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L';estetica del cazzo

Fin da piccola i miei genitori mi hanno trascinata per musei, pinacoteche e gallerie d’arte.

Che barba !!!

Loro affermavano che, anche se mi annoiavo, in realtà stavo accumulando cultura e conoscenza.

Vero, verissimo. Ma che barba !!!

Ricordo i miei piedi che si strascicavano a fatica lungo quei corridoi infiniti. Chilometri di quadri, statue, vasi e manufatti di ogni genere di cui non mi fregava assolutamente niente.

I figli sono troppo spesso vittime delle ambizioni dei genitori.

In età adolescenziale però, quando i primi pruriti fanno la loro comparsa, trovai nuovi stimoli e curiosità e, quello che fino ad allora non avevo notato, divenne l’obiettivo di ogni visita museale.

Il corpo nudo.

Il corpo nudo di uomini e di donne. Corpi strani, spesso deformi e tormentati, altre volte eroici ed algidi.

Ma sempre e comunque corpi nudi.

Tanto erano diversi dai corpi delle persone che mi circondavano da risultare artefatti, sintetici, irreali, sproporzionati.

Donne dai corpi opulenti con piccoli seni adolescenziali, uomini muscolosi, altissimi, con piselli a dir poco ridicoli al cospetto delle loro masse muscolari.

Di fronte all’estasi di mia madre ai piedi di un Ercole potentissimo, esternai la mia perplessità sulle proporzioni della figura dell’uomo. La risposta, anche se divertita, fu molto accademica e fredda e non mi chiarì affatto il dilemma che mi ponevo: ma gli uomini, anche quelli muscolosissimi, ce l’hanno davvero così piccolo?

Solo alcuni anni dopo potei chiarirmi, è proprio il caso di dire toccando con mano, il dilemma.

No, gli uomini, mediamente, non lo hanno piccolo come Ercole!!!

Che bello l’organo genitale maschile !!!

Ha mille nomi e mille forme diverse ed è sempre una sorpresa (non sempre positiva…ah ah ah…) quando il tuo partner te lo esibisce per la prima volta.

L’emozione di quando slacci la cintura, dopo aver pregustato palpandone la consistenza, l’impaccio di liberare l’oggetto del desiderio, l’ansia di poterlo vedere libero da costrizioni e ritrovarsi in ginocchio di fronte allo svettare della potenza della natura….

…ah…quanti ricordi !!!

No, questa non vuol essere un’ode al maschio (o ancor meno al suo membro!!!).

Semmai vorrebbe essere una sorta di catalogazione, seppur limitata, dei generi, delle specie e delle caratteristiche (negative e positive) delle mie esperienze.

Potrei iniziare tipo con…. mi ricordo di…. mi ricordo…

Mi ricordo di quando mi nascosi un pomeriggio intero in un canneto. Noiosissime vacanze in campagna in compagnia di soli maschi.

Loro giocavano sempre a calcio mentre io mi annoiavo a comporre ghirlande di fiori. L’unica volta che provai a giocar con loro a calcio fui severamente redarguita da mio padre. Non era cosa per ragazzine.

Altri tempi.

Li vedevo giocare, sudare, litigare. E io seduta silenziosa a bordo campo. Avevamo tutti intorno ai tredici, quattordici anni. Nessuno di noi (o meglio di loro…) pensava al sesso. Io ero già “diventata” donna e, a dirvi la verità, al sesso un po’ ci pensavo.

Più che al sesso, pensavo alla scoperta dell’altro sesso. Erano anni ormai che mi chiedevo come fosse il “pisello”.

Così, vista la loro strana abitudine di pisciare in compagnia al grido di “chi non piscia in compagnia o è un ladro o è una spia”, decisi di nascondermi dentro un canneto in posizione favorevole ad ammirare per la prima volta uno “spettacolo” riservato al genere maschile.

Quel giorno non ne volevano saper proprio di pisciare.

Sentivo le loro urla, il pallone rimbalzare, le imprecazioni per un goal sbagliato. Nel frattempo, le zanzare, mi stavano martirizzando.
E finalmente, dopo tanta attesa, gli arrivò l’agognato stimolo!!!

Arrivò prima il più piccolo del gruppo che, indifferente alla presenza dei compagni, si abbassò i calzoncino iniziando ad irrigare le piante sottostanti. Era circa cinque metri sopra di me e trattenendo il respiro, strizzai gli occhi per mettere a fuoco il suo pisellino.

Mi ricordo…mi ricordo ancora….

Mi ricordo del mio primo ragazzetto timido. Era spaventato più di me e quando si spogliò non mi dette neanche la possibilità di osservare ciò che mi stava per penetrare.

Fui io ad incoraggiarlo, curiosa.

Non mi parve paragonabile a quello di Ercole o David. Era molto peloso, storto sulla sinistra e il prepuzio non ricopriva il glande.

A quello ne sono seguiti molti altri: lunghi e lunghissimi, alcuni tanto corti da sparirti in mano (sigh!!!), tozzi come tappi di damigiana, superbi e presuntuosi, curvi in su, curvi in giù, dritti come un palo, a cono, alcuni con cappelle a punta, altri con cappelle simili ad albicocche, qualcuno sproporzionato rispetto alle palle, altri con palle sproporzionate rispetto al fusto…

Insomma, ogni volta che cali un paio di braghe ad un uomo, non sai mai cosa ti capita.

Un po’ come la shitola di cioccolatini di Forrest Gump.

Avventura tra negozio e piscina

Sospensori leopardati? Qui? All’Olympus!? Beh, io non ero d’accordo,, ma a qualcuno potevano piacere… “Sospensori leopardati fluorescenti… Raccomandatati dai dottori. ” Perché i dottori avrebbero dovuto raccomandare sospensori fluorescenti? Oh bene… scelsi la mia taglia e li sganciai dalla sbarra… Mi guardai intorno nel negozio e vidi che c’erano solamente sei persone, un cliente (io) e cinque del personale… il mio sguardo si spostò sul ragazzo alla cassa verso cui stavo andando. Era alto quasi un metro e novanta, biondo e di circa vent’anni.

Misi il mio acquisto sul banco, lui lo prese, mi rivolse un piccolo sorriso e poi disse: “Le dispiace aspettare un momento, signore, devo andare a controllare una cosa per questo articolo. “
Scomparve in una stanza sul retro, così decisi di dare un’occhiata al resto del personale. Era giovedì pomeriggio e non avevano meglio da fare che chiacchierare tra di loro. Due ragazzi, due ragazze, tutti in tenuta sportiva (ma cosa ci si aspetta in un negozio sportivo?) E non erano molto interessanti, piuttosto tradizionali, niente di eccentrico!
Il biondo ritornò con un sorriso sfacciato sulla faccia, prese una borsa da dietro il banco e ci inserì la shitola, fece una breve pausa che portò la mia attenzione al pezzo di carta sulla shitola dove lessi “Urgente.

” Ero confuso mentre lo guardavo e lui disse “Sono sei e novantanove, per favore signore. ” Misi un biglietto da 10 sul banco: “Grazie, signore, ecco il resto. Ritorni presto. “
Finì con un altro sorriso e c’era dell’ironia alla sua voce. Presi la borsa, il mio resto ed uscii gettando uno sguardo al resto del personale che non sembrava aver notato la mia presenza. Guardai l’orologio. 13 e 15. Ora di pranzo!
McDonalds era il mio prossimo scalo.

Preso il cibo, mi misi a cercare un posto tranquillo (non era difficile, c’erano solo quattro altri clienti, ed uno di loro era un ubriacone che stava quasi per essere buttato fuori…) e l’angolo più privato del posto. Ora, questo era difficile, avete mai provato a trovare un angolo privato da McDonalds che non sia il bagno? Quei luoghi sono progettati per farti sentire vulnerabile mentre mangi, se sei completamente solo. Trovai un posto quasi ideale: al piano superiore, nascosto dietro una pianta di plastica.

A quel punto cedetti alla curiosità, appoggiai il vassoio e presi la shitola dalla borsa di Olympus, l’aprii e ne uscirono tre cose: sospensori nero e rosa; un bigliettino piegato con la scritta “Urgente” e un pacchetto in carta rosa e nero. Misi giù sospensori e pacchetto e aprii il biglietto. C’era scritto:
Ciao!
puoi ritenermi maleducato a mettere una comunicazione nel pacchetto dei tuoi sospensori, in tal caso non leggere questa lettera.

Mettila nel bidone più vicino.
(Io lessi…)
Allora hai deciso di continuare a leggere. Hai appena acquistato un articolo molto interessante e stavo chiedendomi se ti piacerebbe provarlo… presto… e magari con un aiuto.
OK, se non ti va per favore non portare il biglietto al mio direttore. Sto rischiando il mio lavoro nella speranza che tu voglia incontrarmi. Penso che tu l’abbia comprato per attirare l’attenzione e mostrare i sospensori. Quindi, ritorna al negozio e vai al banco accessori (dove sono tutti i sospensori ed i proteggi caviglie), ti incontrerò là così potremo sistemare qualche cosa.

Carlo.
Dannazione! Avevo comprato quei sospensori per attirare l’attenzione. Finii rapidamente il mio pasto, poi andai (leggi “feci una volata”!) da Olympus. Entrai nel negozio e vidi delle famiglie che stavano facendo acquisti per i loro bambini. Ora c’erano sei commessi, Carlo mi vide e si avviò verso il banco degli accessori. Andai a raggiungerlo e decisi di fare ‘la prima mossa. ‘ “Ciao! Ho trovato il tuo biglietto. “
“Sì, um, non hai pensato… “
“No, mi piacerebbe incontrarti.

Dove? “
La sua faccia si accese, e mi fece pensare… forse non era così vecchio. Ora avrei detto circa diciannove anni … quindi solo un anno più di me… e aveva anche un bell’accento. Rispose: “Beh, che ne diresti del centro divertimenti?”
“Sì, va vene. Quando?”
“Io stacco alle due. Posso incontrarti fuori dal centro alle due… e cinque”, e poi, quando uno dei bambini si avvicinò: “No, mi spiace signore, non ne abbiamo verdi fluorescente, solo rosa fluorescente, ma ce ne sono di altro tipo.

” Sorrise di nuovo ed andò ad aiutare il bambino. Mentre uscivo gettai uno sguardo al mio orologio, erano le 13 e 49, così attraversai lentamente la città ed arrivai al centro alle due.
Carlo arrivò in perfetto orario, indossava pantaloni della tuta neri ed una maglietta Olympus bianca, aveva anche una grande borsa “Head” blu. Toccava a lui di avviare la conversazione. “Ciao, vedo che ci sei”, sorrise indicando il centro. “Andiamo a nuotare?”
“Sì, perché no.

” Risposi entusiasta.
Poi lui sorrise e disse: “A proposito, non conosco il tuo nome!”
Risi e risposi: “Gianni per Giovanni. “
“OK, Gianni per Giovanni, entriamo. “
Salimmo la scalinata ed entrammo. La donna dei biglietti ci guardò appena. “Sì…?”
“Uh, due, per per favore per il nuoto. “
“Due euro e trenta. “
“OK, ecco qui, grazie. “
Carlo prese i biglietti e la chiave dell’armadietto, io lo seguii nello spogliatoio.

Come spogliatoio era piuttosto normale: piastrelle bianche, panche di legno, l’odore dolce di sudore, niente di insolito, a parte l’assenza di cabine private. C’erano altre tre persone oltre a Carlo e me, ascoltando le loro conversazioni, scoprii che si chiamavano Davide, Andy ed Igor.
Dovevano avere sui 18 anni e piuttosto ben piantati. Davide era alto un metro e settantacinque, piuttosto pallido e portava slip tradizionali bianchi. Aveva anche capelli bagnati. Capii che avevano già nuotato… quindi le mie speranze di vedere uno di loro nudo erano finite, pensai.

Andy comunque aveva ancora il costume da bagno, Speedo ‘Bikini’ bianchi, molto affascinanti.
In quel momento mi resi conto di non avere costume e asciugamano. Ne parlai a Carlo, lui tirò fuori un paio di Bikini neri ed un asciugamano. “Dunque”, disse sorridendo (che magnifico sorriso!i). “È probabile che tu abbia bisogno di questi!” Mi girai per riportare la mia attenzione su Andy, lo vidi lasciar cadere il costume e girarsi verso il muro.

Bel culo… Carlo mi disse: “Vado in bagno. ”
Poi Igor. Wow! Era alto più di un metro e ottanta, leggermente abbronzato, e molto ben fatto. Era entrato da poco dopo essere stato sotto la doccia, quindi chiaramente era nudo. Era piuttosto peloso, aveva un corpo molto muscoloso ed un grande pene intonso. Mi sorrise, raccolse il suo asciugamano, si voltò e cominciò ad asciugarsi.
Dov’era Carlo? Decisi di andare a cercarlo e mi avviai verso il bagno dove lo vidi che stava pisciando, si voltò e mi sorrise.

Sentii improvvisamente una spinta ad orinare. Quando finimmo ritornammo nello spogliatoio ed andammo al nostro angolo.
Non c’era nessun altro nella stanza ed io mi rivolsi a Carlo. Lui slacciò i bottoni della sua maglietta, se la sfilò dalla testa e la mise nella sua borsa. Si sedette e si tolse sneakers e calze (anch’io decisi a quel punto di togliermi scarpe e calze). Lui aveva uno splendido torace liscio, con braccia muscolose ed un ombelico peloso.

Mise i pollici tra il suo corpo ed i pantaloni e li portò ai fianchi. Li spinse giù, ne uscì e li mise nella sua borsa. Si girò verso di me, indossava sospensori leopardati… ed era enorme! Rimase a gambe aperte di fronte a me e disse: “Cosa ne pensi?”
Mi abbassai e piantai un bacio sul suo ombelico… poi indietreggiai. Le sue gambe erano muscolose come il resto del suo corpo, ed erano anche lievemente pelose.

Si girò, aveva un culo molto bello. Leggermente abbronzato e molto liscio, io gli baciai la schiena.
“Tocca a te” Disse girandosi verso di me, evidentemente eretto. Io mi slacciai i bottoni della camicia, poi me la tolsi e mi misi di fronte a lui, ora indossavo solo i miei Levi 501, senza mutande. Lui aspettò. Lentamente sbottonai la patta e spinsi giù i jeans, ne uscii e lo fissai negli occhi.
Lui si inginocchiò, continuando a guardarmi, e baciò lentamente il mio pene, spingendo la lingua nel mio prepuzio, poi si alzò e si tolse i sospensori.

Era enorme! Mi inginocchiai e lo baciai allo stesso modo. “Abbiamo tutto il tempo dopo che abbiamo nuotato” disse e prese il suo costume da bagno. Io mi misi quello nero che mi aveva dato lui e me lo sistemai, non che fosse troppo piccolo, ero io molto grosso, grazie a lui.
Andammo ai nostri armadietti, mettemmo via la nostra roba, poi uscimmo nella piscina. Lui fece un tuffo in corsa perfetto (gambe e braccia diritte) e nuotò velocemente verso l’altro lato della piscina.

Io, invece, ero più interessato ai corpi che ci circondavano! Contai solo dodici persone, non inclusi i bagnini e Carlo (ed io): sette femmine e cinque maschi. Le donne erano in gruppo, dovevano avere circa 14 anni, ridevano scioccamente e si guardavano intorno. I maschi? C’erano tre uomini più anziani e due ragazzi di circa 14 anni che sembravano conoscere le ragazze del gruppo.

Carlo ed io passammo l’ora seguente nuotando uno vicino all’altro.

Ad un tratto lui mi prese, mi tirò giù il costume e me lo strofinò leggermente, mi rimise il costume e poi ricominciò da capo… nessuno vide. Vedemmo andarsene tutti quando risalimmo e c’era solo un “congresso di donne” che passarono il loro tempo a guardarci guastandoci il divertimento. C’erano anche tre fustacci ma sembravano particolarmente etero.

Quando ritornammo nello spogliatoio, Carlo bisbigliò “Bene, qui è dove comincia il divertimento! Corriamo nelle docce.

” Io mi affrettai ma Carlo non mi seguì: andò al suo armadietto e prese qualche cosa.
I tre ragazzi erano nelle docce, come ho detto erano dei bei fusti e sbirciando oltre il muro della doccia, vidi che si stavano tutti masturbando. Una vista molto bella, ma appena girai l’angolo con un’erezione, scomparvero… evidentemente erano timidi.

Carlo venne dietro di me e mi baciò la nuca, poi cominciò a massaggiarmi l’ano con della gelatina lubrificante.

Proseguì massaggiandomi le palle, poi quando si inginocchiò di fronte a me, vidi che il suo pene, enorme tra le sue cosce, ora stava toccando il pavimento. Iniziò a succhiarmi con cura leccandomi delicatamente il prepuzio… e poi succhiando. Le mie mani andarono ai lati della sua testa a tirarlo lentamente avanti ed indietro lungo la mia asta.

Mi massaggiò ancora l’ano col lubrificante e sul pavimento vidi il tubo di lubrificante ed un involucro di preservativi, chiaramente! Io stavo avvicinandomi lentamente all’orgasmo, lui comprese e smise tutto quello che stava facendo, subito e completamente.

Io quasi venni, ma riuscii a calmarmi e mi ordinò di inginocchiarmi… era il suo turno.

Si mise in piedi di fronte a me e, quando fui inginocchiato, torreggiava sopra di me. Presi lentamente il suo pene nella mia bocca come lui aveva fatto col mio. Prese la mia testa… Io cominciai a leccare la punta del suo pene. Le sue mani cominciarono a fare forza tirandomi avanti ed indietro lentamente, mentre io gli leccavo il prepuzio il più profondamente possibile.

Aveva un sapore tanto buono quanto Carlo era bello. Lui cominciò a lamentarsi, io allungai una mano verso il pavimento, raccolsi il tubo di gelatina e cominciai lentamente a massaggiargli l’ano. Le sue mani fecero più forza…
Io mi fermai, presi il pacchetto dei preservativi e mi alzai. I nostri uccelli si toccarono. “Carlo, io voglio incularti. “
“Mmmmmm, per favore fallo. ” Rispose, e si voltò.

Dissigillai uno dei preservativi e lo srotolai sul mio pene.

Baciandogli un po’ la schiena, lo penetrai. Gemevamo ambedue molto rumorosamente e lui aprì le gambe il più possibile. Io cominciai a muovermi lentamente dentro di lui. Le sue mani mi tenevano le cosce ed io afferrai poi il suo pene, lentamente cominciai a masturbarlo e c’era ancora della gelatina sulla mia mano…

Il nostro grugnire e gemere non era passato inosservato e due ragazzi cominciarono a sbirciare dall’angolo. Io venni! Era l’orgasmo più sorprendente che avessi mai avuto.

I due ragazzi entrarono e cominciarono a masturbarsi mentre ci guardavano.

“Cosa state guardando? ” Disse Carlo (la sua voce era appena percettibile).
“Uh, nulla!”
“Venite qui. “
I ragazzi si avvicinarono. Io mi inginocchiai di fronte a quello col pene più grosso e lo presi in bocca. Mi venne in bocca trenta secondi più tardi, poco prima del suo amico che aveva avuto lo stesso trattamento da Carlo. Poi loro se ne andarono.

“Oh, bene, non erano eccezionali ma…” Dissi, ma fui interrotto da Carlo che mi aveva penetrato improvvisamente. Emisi un forte gemito e mi rilassai. Lui mi prese il cazzo e mi masturbò con forza… indietro ed avanti, mentre cominciava a lamentarsi. Anch’io lo feci e sborrammo insieme!

Appena finito ci facemmo una doccia e ci rilassammo. Io avevo appena avuto l’esperienza più formidabile della mia vita. Andammo a prendere i vestiti nei nostri armadietti e poi ritornammo vicini, avevamo ancora in bocca il sapore dello sperma dei ragazzi… Ci masturbammo… Poi ci asciugammo ed io mi misi i sospensori nuovi.

“Che ne diresti di una sauna ?” Disse Carlo.

Quasi amici

Racconto (in parte) immaginario

Quando tornai a casa, dopo l’incontro con il bidello, ero naturalmente spaesato, il mio stato d’animo era agitato, quasi sconvolto. Cosa avevo fatto??? Anni di educazione moralista mi facevano sentire in colpa a tal punto che nelle ore successive la frase che continuavo a ripetermi era; “Hai voluto provare un’esperienza nuova, l’hai fatto, ti sei tolto questo dubbio, ora basta non farlo più. ”

Nel frattempo erano passati giorni, forse una settimana ed ogni tanto il bidello dava segni della sua presenza con un sms, o una chiacchierata veloce nei corridoi.

Chiaramente cercava un approccio, cercava di capire il perché di tanta mia diffidenza. Io nel frattempo inventavo scuse: impegni familiari, i compiti, influenza, ma avevo vergogna a dirgli la verità, a confessargli che non me la sentivo di incontrarlo ancora. Da quella fatidica mattina tante cose erano cambiate in me, soprattutto vedevo le cose con altri occhi, sotto un’altra prospettiva, percependo cose che prima non avrei mai notato. Passai quindi attraverso diversi stati emotivi prima di tornare ad avere un discreto equilibrio, e catapultato in quella nuova dimensione dopo quella volta a casa sua …il gioco mi sfuggi un po’ di mano e cominciammo gradualmente ad incontrarci almeno una volta alla settimana, diventando ufficialmente la sua femminuccia personale!

Purtroppo nella mia scuola quello che facevo con il bidello aveva fatto il giro dell’istituto.

Alcuni bulli vociferavano che io ci stavo con tutti, altri che ero una troia, un ricchione, frocio di merda, ecc.. Ammetto che non è stato facilissimo all’inizio, anche perché tra una lezione e l’altra ero così preso dal dover fare pompini e prenderlo nel culo dal bidello che pure la mia pagella era quasi un disastro! (Continuando così non sarei arrivato al secondo anno.

)
Durante la ricreazione, cercavo sempre di rimanere lontano da Zio Franco, per evitare di alimentare i soliti sospetti su di me… ma cosi facendo Iniziai ad avvicinarmi “involontariamente” ad altri bidelli… Notando anche in loro certi atteggiamenti sempre più ambigui.
“Ormai lo capito da come mi guardano! Come provano il contatto!..” In apparenza sembravano persone tranquille, molto rispettose che salutano sempre gentilmente, però se mi vedevano da solo, lontano dai professori o qualche stupido compagno di classe, cercano in ogni modo il modo di toccarmi, e alcune volte venivano a sbattermi addosso di proposito! Facendomi sentire quei pacchi perennemente in tiro!!!!

Oltre gli sguardi a me rivolti, nel giro di pochissimo tempo, aggiungevano sempre qualche commento volgare! Hanno iniziato con: “Ciao belli capelli! Che belle gambe ” poi… “culo da favola, bocca da pompini, quanto prendi? Ecc..!” Arrivando quindi alla facile conclusione che Zio Franco aveva raccontato tutto ai suoi colleghi… E come una vera (ma ingenua) puttanella, per la prima volta venni anche rimproverata per il mio modo di camminare! “Sempre a sculettare in mezzo ai bidelli! Ma non ti vergogni ?” Mi disse l’anziana Prof di Matematica.

“Non c’è niente da capire! Non lo devi fare più, altrimenti ti gireranno intorno per tutta la vita! Capito?” Dal Io non capivo, limitandomi a dire che non ci vedevo nulla di male.

E’ il mio modo di camminare! Dal mio ingenuo punto di vista, non ancheggiavo! …cioè non lo facevo proprio apposta….

Poi fu la volta del vecchio prof. di Inglese: con la sua espressione arcigna mi fece un sacco di domande sulla mia famiglia, sulle mie abitudini extrascolastiche, su come mi vestivo quando non andavo a scuola, ecc. Facendomi capire che la sessualità fosse un argomento troppo importante, e naturalmente questo all’inizio un po’ mi spaventava. (Anche lui mi guardava sempre in modo strano, ma questa è un’altra storia…)

Ritornando a scuola; (un anonimo lunedì di inizio marzo).

Giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di quel periodo. Volevo essere in qualunque altro posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo. Si scoppiava dal caldo! Ora di matematica! Dio che noia! Sempre le stesse identiche cose, sempre le stesse lagne e prediche della vecchia professoressa che cerca di far capire ad un branco di idioti che: 1 + 1 fa 2 ..? Io invece, com’è mia abitudine, utilizzo questa inutile ora per andare in bagno, dove in genere ho la possibilità di staccare la spina e sgranchirmi un po’ le gambe…Alzai la mano, cercando di avere il mio visino più sofferente possibile, e chiedo alla Prof di poter andare al bagno…Lei! Se pur capendo la sceneggiata, da il via libera per il mio quarto d’ora di libertà! Ripetendomi:“Ragazzino, mi raccomando non stare troppo fuori! Come tuo solito però!”

Mentre sono li a fumarmi la sigaretta dopo nemmeno 5 minuti sentì bussare; Toc, Toc ..e aprì la porta… Pensavo si trattasse di un mio compagno di classe, (anche lui sfuggito a quelle ore di noia mortale).

Ma riconobbi subito quelle mani enormi e callose sulle mie spalle, che mi spinsero indietro con forza… facendomi quasi sedere sulla tazza del cesso!! Tra le novità di quel periodo, c’era la così detta “sveltina” nei bagni di scuola, con zio Franco… “Mah… Cosi si entra ?? Che vuole, ma è impazzito? Se ci vede qualcuno? Se ci sente qualcuno ?? ” Parlando sempre con un filo di voce! Guardandomi con disprezzo rispose; “Tranquillo non esagerare! Ormai lo sanno tutti che sei ricchione!!!” (Gli voglio bene! Però è fatto cosi.

Certe volte dall’eccitazione non sa nemmeno lui quello che dice. ) In quei momenti deliranti… In primis a scuola, avevo solo paura di essere vista dai tanti e anche troppi, ragazzi omofobi che giravano nell’istituto.

(La mia classe ne era piena)

Finita la sigaretta mi feci coraggio! Aprii la bocca e iniziai a ciucciare quel cazzone enorme, in modo veloce. Avevo voluto la bicicletta e ora dovevo pedalare. Certo, il fatto era che la bicicletta in questione era un grosso cazzo da soddisfare in cambio di una misera paghetta, (che non avrebbe mai colmato il vuoto che avevo dentro).

Dopo neanche 2 minuti di gioco, con quella mazza, (sperando invano che sborrasse subito), prendendomi per i capelli mi spinge violentemente faccia al muro! Cominciando a incularmi freneticamente senza pietà, quasi come un a****le! Ormai lo conosco, lo lascio fare. Sperando che finisca il prima possibile. Il mio buchino con un po’ di saliva cominciava ad accoglierlo molto bene, nonostante le grosse dimensioni. Ma all’inizio faceva sempre tanto male… e Lui a dire il vero se ne sempre fregato altamente del mio dolore iniziale, ma in quelle situazioni non lo biasimo troppo.

In bagno, e penso anche nel corridoio… si iniziava a sentire solo i miei gemiti sempre più acuti e il rumore del suo grosso corpo che picchia contro il mio culetto. Ma quella volta! Non contento dei miei mugolii, che assecondavano quelle spinte esagerate, pronta per accogliere la sua sborra ovunque e comunque, mi tolse completamente i pantaloni, e mi annuncia! “Aspetta Bimba, vediamo chi c’è fuori. ”

Chiusa in quel cesso, aspettando che ritornasse al più presto, guardavo tutte quelle scritte oscene sui muri del bagno, e ogni volta che ci entravo per fumare, la voglia di cazzo mi assale, suscitandomi desideri e pensieri indicibili…

Persa tra quelle scritte volgari e ignoranti, un po’ di piscio qua e là, e qualche mozzicone di sigarette dopo qualche minuto, vidi spalancare la porta, all’improvviso! Trovando dall’altra parte; Zio Franco con il resto dei Bidelli!!!
“Stai tranquilla, e fai la brava! Amici sono!!” La mia mente era confusa, in totale imbarazzo! Tranquilla? Amici? Fai la brava? Cosa voleva dire? E cosa volevano fare?
Ammetto che con Tony non mi sarebbe dispiaciuto, ma… Uno che non mi piaceva e mai pensavo ci sarei andata era Stefano, (anche lui bidello, addetto al terzo piano).

Il classico tamarro all’antica di circa 40 anni. Pieno di tatuaggi, anelli, e collane d’oro al collo!!
Inizialmente cercavo di sdrammatizzare presentandomi a loro con un tono di voce da femminuccia. E Tony (il bidello più vecchio del gruppo) con disprezzo spiegava ai colleghi.. “con molto sarcasmo” che faccio la troia solo perché non voglio faticare! “Ma tranquilla qualche giro ce lo facciamo lo stesso!” …rivolgendosi a me!
Che dovevo fa’? Bè…di fronte a quelle parole, non so cosa mi è successo realmente… Ricordo solo che Stefano si piazzò per primo dietro di me cominciando a incularmi lentamente fino a mettermelo tutto nel culo.

(Fortuna che ero già dilatata). Ma nonostante ero in paranoia perché dovevo rientrare in classe, cominciavo a godere, quasi come una pazza…
Devo premettere che pur essendo passivissimo per me la penetrazione anale è sempre dolorosa, soprattutto all’inizio, la causa è dovuta al fatto che il mio ano è stretto e si adatta molto lentamente a chi mi penetra e quella volta, più del solito l’inculata è stata Dolorosissima!!!

Cercai di divincolarmi per riprendermi un attimo, ma la giostra sembrava non si fermasse mai, e quando persero interesse verso il mio culo sfondato, (dopo un intenso quarto dora), si misero in piedi intorno a me, iniziando a sborrarmi in faccia… Tutti Insieme …In modo quasi sincronizzato.

NON avevo Mai provato una cosa così… ho pure due conati come di vomito, per il forte e acido odore di sperma che ho sul viso, nei capelli, ed anche i vestiti!… “E adesso…? Che figura ci faccio in classe?” Ho tutti i capelli fradici di Sborra! Cazzo! E dovevo pure correre immediatamente in classe! (A prescindere dalla sborra che avevo in testa, era passata un abbondante mezzora!!)

In fretta e furia.. iniziai con dei fazzolettini imbevuti, a pulirmi il viso, incazzata per il tempo che mi stava facendo perdere, e malgrado il mio nervosismo, Stefano con un tono malizioso se ne uscì sfottendomi pure; “Puttana, avevamo paura che restavi incinta” La risposta mi offese e mi fece incazzare, anche perché ridevano tutti, e con il mio buchetto che ancora mi bruciava e pulsava, gli dissi che avrebbero potuto venirmi in bocca o nel culo, in mille modi!! Ma non c’era certo bisogno di imbrattarmi i capelli in quel modo.

Quello che hanno fatto, vista la loro età, non me l’aspettavo proprio, e non aveva senso. Comunque ormai quello che era fatto era fatto e non c’era molto da aggiungere..
Dopo quell’orgia ero consapevole di aver firmato con i bidelli l’ennesima condanna per quei 5 anni. Il mio destino da liceale non era più solo quello di studiare, e vedermi ogni tanto con Zio Franco! Ma diventare la puttana della sua comitiva.

(I Bidelli)…

Tutto bene quello che finisce… a letto

Tutto bene quello che finisce… a letto

La prima volta che Tommaso vide Tim ne fu immediatamente attirato. Era stato introdotto in classe dal segretario del liceo alcuni giorni dopo l’inizio delle lezioni. Il professore evidentemente lo sapeva ed annunciò alla classe:
“Questo è Tim P. , si è appena trasferito qui e quindi comincia un po’ in ritardo. ” Cercò in giro per la classe un posto vuoto e Tommaso vide la nuca di Tim diventare di un rosso acceso mentre gli sguardi di tutta la classe erano incentrati su di lui.

Non aveva nulla di cui aver vergogna. Tim era ben messo, poteva vedere delle spalle larghe sotto il nuovo blazer del liceo. I capelli erano neri e lievemente lunghi dietro e si arricciavano sotto il colletto. La pelle era abbronzata e gli occhi del più chiaro grigio possibile.
L’insegnante indicò un posto vicino a Giorgia: “Per ora siediti là, Tim, finché non ti sarai ambientato e fatto degli amici. ”
Tim scappò al posto indicatogli e si sedette evidentemente desideroso di uscire il più presto possibile dalla ribalta.

Tommaso, che dieci minuti prima aveva chiesto a Kevin di sedersi vicino a lui, bestemmiò sotto voce. Ora si era accollato lo sgraziato Kevin e la sua acne incipiente quando avrebbe potuto avere quell’angelo seduto accanto a se. Guardò e vide che Tim aveva già cominciato a conversare con Giorgia che sembrava contenta di questo.

L’ora di lezione finì e la campanella annunciò la prima ora di matematica, Tommaso raggiunse Giorgia e Tim mentre uscivano dall’aula.

“Ciao” Disse: “Io sono Tommaso: Benvenuto alla Colonia Penale. Sai dov’è l’aula di matematica?”
Tim gli sorrise e Tommaso si sciolse ma Giorgia non mollava così facilmente. “Va bene, Tommaso” Disse: “Il signor Ughi mi ha chiesto di seguirlo oggi. Gli mostrerò l’aula di matematica. ”
“Ma è nel mio gruppo di matematica. ” Obiettò Tommaso: “Non è il caso che tu devii dal tuo percorso. Lo porterò al posto giusto, non lo rapirò.

” Io lo desidero, pensò tra di sé.
Giorgia tuttavia continuava a non mollare ma Tim disse ragionevolmente: “Se siamo nello stesso gruppo” Il cuore di Tommaso diede un grande sobbalzo ma poi Tim aggiunse rivolto alla ragazza: “Ci vediamo più tardi. ”
Giorgia se ne andò, Tim aspettò che fosse fuori della portata dell’udito e poi disse: “Grazie per avermi liberato dal vampiro!” Una cosa scortese ma non particolarmente impropria. Comunque fece ridere Tommaso anche se, ad essere sincero con se stesso, lei stava facendo ne più ne meno quello che lui stava tentando di fare.

Da quel momento cominciarono ad essere i migliori amici scoprendo le cose che avevano in comune e quelle a cui erano interessati individualmente ma l’interesse dell’altro divenne presto il loro.
Tommaso scoprì che la famiglia di Tim stava solo ad un paio di strade da casa sua e presto divenne un frequente visitatore di quella casa.
Quel settembre fu la fine di un’estate perfetta con giornate soleggiate, poco lavoro di scuola e necessità di stare all’aria aperta.

I genitori di Tim erano all’antica e pensavano che soldi vanno guadagnati, così Tim spesso aveva un lungo elenco di lavori da fare in casa per guadagnarsi la mancetta indispensabile, come sapevano i due ragazzi, per comprare le cose essenziali nella vita da teenager. I genitori Tommaso avevano un atteggiamento più lassista, dandogli soldi quando li chiedeva e così lui aiutava spesso l’amico nei suoi lavori. Naturalmente sarebbe andato fino alla fine del mondo se Tim gliel’avesse chiesto.

Un week-end dopo circa tre settimane da quando erano diventati amici, Tim gli disse che avrebbe dovuto pulire il tetto della casa dalle foglie e dal muschio che si era accumulato durante i mesi estivi e che, con l’autunno e la pioggia, l’acqua avrebbe avuto problemi ad evacuare scendendo lungo il muro rovinandolo.
Tommaso diede immediatamente la sua disponibilità, ammettendo tuttavia di non essere molto avvezzo all’altezza.
“Nessun problema” Disse Tim.

“Tutto quello che devi fare è tenere la scala mentre io salgo e mi prendo tutta la gloria. ”
Era un’altra brillante, calda giornata di fine estate e Tim, quando l’amico arrivò, indossava una maglietta grigia e dei pantaloncini molto corti, anche se non particolarmente stretti. Le sue lunghe gambe erano abbronzate per il sole dell’estate. Nelle scarpe da ginnastica non portava calze. Tommaso lo guardò dalla testa fino ai piedi con una familiare ed improvvisa vampata di lussuria, come se stesse facendo correre le mani su quei pantaloncini blu

“OK, comandante.

” Disse Tim: “Alziamo questa scala. ” Alzarono la scala di alluminio sul muro e l’appoggiarono alla grondaia. “Ora appoggia un piede sullo scalino più basso e non falla scivolare. ” Lui salì rapidamente e Tommaso mise obbediente il piede sul piolo più basso. Tim era già quasi in cima e Tommaso guardando in su si accorse che poteva vedere quelle magnifiche gambe. Avrebbe potuto giurare che Tim non indossava mutande e quello che riusciva a vedere sembrava essere la forma di un paio di palle nella gamba sinistra dei pantaloncini.

Ma erano un po’ in ombra, lui si sentiva quasi svenire e non era sicuro se fosse la febbre dell’immaginazione che gli stava dando una stimolazione così intensa, poi capì che gli stava diventando duro nei jeans.
Tim continuò a muoversi appoggiandosi ad una gamba ed all’altra mentre liberava la grondaia e lasciava cadere a terra, sotto di lui, le foglie alla base del muro. Tommaso continuò a tentare di migliorare la visione sbirciando prima in una gamba e poi nell’altra per cercare di vedere più chiaramente, ma Tim era sei metri sopra di lui che aveva il sole splendente negli occhi ed era sempre più frustrato.

Improvvisamente Tim lo chiamò: “Non riesco a lavorare con una sola mano. Pensi di riuscire a venire su e tenermi le gambe per permettermi di farlo con tutte e due le mani?”
La paura di Tommaso per l’altezza era notevole ma il suo desiderio lo era addirittura di più.
Ma non voleva mostrarsi troppo ansioso: “Tenterò” Disse.
“Non guardare giù” Disse Tim incoraggiandolo. “Continua a guardare in su” Gli consigliò, cosa di cui Tommaso non aveva bisogno.

Lentamente si avvicinò a quelle gambe, tenendo lo sguardo incollato all’apertura tra loro ed i pantaloncini. Ora ne era sicuro, Tim non indossava mutande. Poteva vedere la protuberanza del suo culo e, quando Tim si girò per guardarlo e si appoggiò sulla gamba destra, lui riuscì a vedere con chiarezza l’uccello che pendeva annidato nel cespuglio di peli pubici.
Tommaso deglutì, sentì come se la gola gli si fosse chiusa improvvisamente ed era sicuro che l’eccitazione che sentiva fosse chiara sulla sua faccia.

Ma Tim non sembrò notarlo.
“Ben fatto” Disse. “Stai facendo benissimo. ” Tommaso era arrivato a pochi gradini sotto l’amico. La sua faccia era al livello dei polpacci dell’altro ed avrebbe potuto appoggiare la guancia contro i suoi muscoli vellutati.
“OK” Disse Tim: “Ora afferrami la gamba. ” Tommaso gli prese la caviglia ma non andava bene. “No” Disse Tim: “Devi tenermi più in alto. Così non potresti trattenermi se perdessi l’equilibrio.


Tommaso salì un altro paio di gradini e, facendosi audace, mise una mano sulla coscia sinistra, sotto la protuberanza del suo culo ed appena dentro la gamba dei pantaloncini. Tim si irrigidì per un momento, ma poi si rilassò come se quello non fosse quello che aveva voluto dire, ma forse poi aveva deciso che sarebbe stato stupido cavillare su alcuni centimetri. Si rivolse di nuovo alla grondaia e con ambedue le mani tese cominciò a radunare i rifiuti.

Si spostava da una gamba all’altra e Tommaso sentì qualche cosa di molle strisciare sul dorso della mano.
Potevano solo essere le palle o l’uccello. Alzò leggermente le dita e le spostò delicatamente contro qualunque cosa fosse. Non ne era sicuro ma pensò che la protuberanza sul davanti dei pantaloncini si fosse piuttosto sviluppata. Quando Tim spostò di nuovo il peso sulla gamba sinistra, Tommaso alzò la mano di un paio di centimetri ed ora era pressoché nella fessura del culo di Tim, mentre le dita girarono sul davanti appoggiandosi sicuramente ad un paio di palle calde e lievemente sudate.

Ma Tim finì troppo presto di raccogliere la spazzatura ed afferrò la scala con le sue mani.
“Ok, amico. ” Disse: “Ora puoi lasciare andare amenoche tu stia attaccato per non precipitare. Andiamo a ripararci da questo sole. ” Tommaso poteva vedere goccioline di sudore sulla fronte e sui cespugli sotto le braccia. Sembrava aver caldo ed essere piuttosto agitato, non era sicuro fosse per il sole o per le sue attività.

La mamma di Tim era in soggiorno con dei libri sparsi di fronte a sè, studiava sociologia o qualche cosa di noioso a morte secondo Tim che gli disse: “Abbiamo finito con la grondaia, mamma. Ora andiamo di sopra. ”
“Grazie Tim. C’è un po’ di Coca cola nel frigor se vuoi qualche cosa da bere. Potresti approfittarne per mettere ordine nella tua stanza. ”
I ragazzi presero delle lattine ed andarono nella camera di Tim.

Una volta dentro, Tommaso si guardò intorno, non c’era mai stato prima. Il letto era fatto ma c’erano vestiti sul pavimento e libri e CD sparsi su tutte le superfici disponibili. Tommaso mise le lattine sul tavolino accanto al letto. Dal soffitto pendevano modelli di aeroplani, rifiniti a meraviglia e ben dipinti. Alcuni erano della Seconda Guerra Mondiale e Tim riconobbe uno Spitfire.
“Non sapevo che costruivi modelli” Disse Tommaso.
“Non lo faccio più, solo non li ho tirati giù.


“Sei un po’ disordinato!” Commentò l’amico guardando la confusione che c’era intorno.
Tim, invece di rispondere si tolse la maglietta e, prima che Tommaso si rendesse conto di quello che stava facendo, gli avvolse l’indumento sudato intorno alla testa. Aveva un profumo di giovane sudore fresco ma, invece di respingerlo, lo eccitò immediatamente. Respirò profondamente ma poi la cautela gli disse che quella non era proprio una reazione normale così finse di lottare contro la maglietta che l’avvolgeva.

Ma Tim la teneva fermamente intorno alla sua testa e non la lasciava andare.
“Scusati!” Ordinò. “Di ‘Tim, sei di solito molto ordinato ma le cose ti sono uscite di mano’. ”
Tommaso capiva da dove proveniva la sua voce anche se non riusciva a vederlo, fece un affondo improvviso nella sua direzione ed afferrò il suo corpo, sentendo la carne nuda del suo torace e della schiena. Tim lasciò cadere la maglietta e per un momento i due ragazzi lottarono.

Poi Tim, che era il più forte, gettò Tommaso sopra il letto e saltò su di lui.
Si sedette sul suo torace e gli tenne le braccia sopra la testa. Il suo inguine era a pochi centimetri dalla faccia dell’amico. A Tommaso sarebbe piaciuto restare così per sempre ma ancora una volta capì che non era un atteggiamento accettabile. Lottava ma i suoi occhi erano su quella protuberanza così vicina… e contemporaneamente così lontana.

“Dillo!” Disse Tim.
Tommaso non voleva cedere così facilmente. Se l’avesse fatto Tim si sarebbe tolto e lui stava godendo troppo.
Tentò di spingerlo via spingendo in alto il corpo, Tim perse l’equilibrio, precipitò in avanti cadendogli sulla faccia e lui riuscì a sentire l’odore sano, sudato dell’altro e la forma del suo uccello attraverso la stoffa dei pantaloncini. Allungò una mano, afferrò una delle lattine ghiacciate di Coca cola dal tavolino e la portò delicatamente ma sadicamente in mezzo alla schiena surriscaldata del ragazzo.

“Aaaaahhh!” Gridò l’altro ed il suo inguine gli si appoggiò sulla faccia tentando di allontanarsi dalla lattina ghiacciata. Tommaso sentì la verga contro la bocca, l’aprì e premette delicatamente sulla forma con i denti.
Per uno glorioso, meraviglioso momento Tim rimase sdraiato là, un momento prolungato che Tommaso avrebbe voluto durasse mille anni, poi l’amico si spinse rapidamente via e mormorò qualche cosa a proposito di affrettarsi a pulire perché sua madre sarebbe venuta presto a controllare.

Quella sera Tommaso fece la doccia e, mentre si asciugava i capelli, si guardò nello specchio che, di nascosto a suo padre, aveva installato in camera sua. Vide un ragazzo magro, con una faccia sottile ed un caschetto di capelli biondi diritti. Indossava solo un paio di boxer bianchi ed una camicia di denim. Il suo corpo era ancora informe ed angoloso ma almeno il suo stomaco era piatto e non aveva brufoli.

Si chiese se qualcuno poteva pensare che fosse attraente. Se solamente fosse una ragazza, pensò ma poi rabbrividì. Non voleva essere una ragazza.
Quei seni molli e quelle anche grasse! E niente uccello! Infilò una mano nelle mutande e lo toccò. Non avrebbe voluto perderlo. Se solo Tim l’avesse toccato come stava facendo lui, pensò. Avrebbero potuto fare cose ben più eccitanti insieme.
Pensando a quello che era accaduto, o almeno quasi accaduto quel pomeriggio, Tommaso sentì la sua verga indurirsi, la prese nelle sue mani e soddisfece la sua frustrazione nell’unico modo che conosceva.

Il giorno seguente era sabato ed i due ragazzi avevano pensato di salire sulla collina, portandosi dei panini e pensando di stare fuori tutto il giorno. Il sole sorse asciugando rapidamente la rugiada sull’erba e le allodole cantavano mentre loro salivano il ripido pendio che conduceva al tumulo neolitico situato sulla cresta della collina.
Erano felici della compagnia dell’amico e le loro braccia e spalle strusciavano contro quelle dell’altro mentre chiacchieravano sugli eventi importanti della loro vita e rimanevano silenziosi di tanto in tanto quando non era necessario parlare.

C’erano poche persone intorno, solo qualcuno che portava a spasso il cane e cominciarono ad avere caldo. Tim si tolse la camicia, se l’allacciò intorno alla vita e Tommaso ammirò la definizione del corpo del suo amico, nulla di eccessivo prodotto dall’allenarsi in una palestra, ma la naturale bella figura di un sano teenager. Tommaso si tenne la maglietta.

Giunsero in cima alla collina dove il vento soffiava. Tim si rimise la maglietta e si sedettero sul tumulo erboso a mangiare i loro panini.

Cumuli di nubi bianche e lanuginose attraversavano il brillante cielo blu. Era come essere in cima al mondo. Tommaso si sedette con la schiena contro una pietra su cui c’erano delle incisioni. Si chiese da quante migliaia di anni erano là e chi le aveva fatte. Tim si appoggiò sulla schiena vicino a lui e guardò il cielo.
Non parlarono ed ognuno tenne per sé i propri pensieri ma quando il sole cominciò a scaldare i suoi jeans, Tommaso sentì il calore avvolgere il suo corpo, sentendolo sensualmente giocare intimamente con la sua pelle attraverso i vestiti.

Si sdraiò sull’erba e mise le mani dietro la testa, allargando le gambe per offrirsi aperto e vulnerabile in sacrificio al sole. Sentendosi impacciato spostò le gambe e si coprì i lombi, che si stavano gonfiando, con le mani una sopra l’altra, proteggendo, nascondendo, quello che c’era sotto, stringendo delicatamente, scrollando in modo che la verga si stendesse senza impedimenti lungo la sua gamba.
Diede un’occhiata al suo amico che era sdraiato quieto accanto a lui ma ad occhi chiusi, forse era addirittura addormentato.

La maglietta gli si era un po’ alzata mostrando il suo stomaco piatto e le sue gambe erano larghe. Sembrava stravaccato ed indifeso, Tommaso conobbe un momento di completa felicità.
Cosa poteva esserci di meglio di quella pace ed appagamento? Beh, chiaramente lui sapeva quello che poteva esserci di meglio, se solamente Tim avesse potuto vedere la questione che ora aveva bisogno di attenzione ed incalzava nei suoi jeans. O se lui avesse potuto unire la sua mano a quella perenne eccitante protuberanza negli shorts di Tim e sapere che l’azione sarebbe stata ben accolto e reciproca.

Se solo! Sospirò piano, evidentemente non sufficientemente piano perché Tim si alzò a sedere.
“Cosa c’è?” Chiese.
Per un momento Tommaso pensò di dirgli qual’era il problema ma sapeva di non potere.
“Non è nulla. Se solo non dovessimo ritornare, se potessimo stare qui per sempre!”
“Saresti presto affamato, tu sei uno struzzo, giovane Tommaso. Appena il tuo stomaco comincia a brontolare, correresti come un fulmine giù per la collina a chiede una pizza alla mamma.

” E saltò in piedi di fronte a Tommaso.
“Non ti ho mai visto rifiutare il cibo. ” Replicò Tommaso: “Infatti ti sei già sbafato i panini che ci siamo portati. E chi ha mangiato l’altro pezzo di torta di mele che la mamma aveva messo nel sacchetto?”
“Se non la smetti diventerai un grassone” Aggiunse Tim beffandolo.
“Io… grasso!” Disse Tommaso alzandosi ed avanzando minacciosamente.
Fingendo terrore Tim si girò e corse giù per la collina inseguito da Tommaso.

Tim era atletico e sarebbe scappato facilmente se non fosse inciampato in una radice affiorante. Gridò, cadde e rotolò su un paio di volte, dopo di che rimase sdraiato sulla schiena ad occhi chiusi.
Tommaso arrivò un secondo più tardi e si gettò accanto a lui.
“Tutto bene, Tim?” Disse ma Tim non rispose.
“Tim” Ripeté e mise una mano sul suo torace, sentì il cuore battere. Poi si accorse che gli occhi dell’amico erano aperti e che stava sorridendo.

“Bastardo” Disse e si gettò a cavalcioni sul suo corpo. Tim lottò nel tentativo di cacciarlo via, poi improvvisamente rimase sdraiato.
Tim guardò Tommaso ad occhi spalancati: “Ieri… nella mia camera…”
Tommaso si mosse verso il basso trovandosi sull’inguine dell’altro ragazzo. Sentì una forma che stava diventando rapidamente dura. Sentì la sua erezione crescere e capì che stava spingendo contro i jeans.
Con notevole audacia si alzò un po’ e mise sotto una mano a sentire l’attrezzo dell’amico che si stava gonfiando.

I suoi occhi non gli lasciarono mai la faccia. Poi Tim chiuse gli occhi e non proferì parola.
Tommaso rapidamente si girò ed a cavalcioni sul torace di Tim chinò la faccia per essere a pochi centimetri dal suo inguine. La sua mano continuava a palpare l’uccello ora completamente esteso sotto la stoffa. Tremando raggiunse la zip e lentamente l’aprì. Quel giorno Tim indossava un paio di morbide mutande bianche che nascondevano quello che lui stava cercando.

Trovò l’apertura, si tuffò nel calore e sfoderò quell’uccello che aveva sempre sognato. Si alzò, orgoglioso ed eretto, la testa che già trasudava una goccia trasparente di eccitazione.
Lentamente e con grande attenzione, sporse la lingua, leccò via la goccia e poi prese il pene nella sua calda ed umida bocca. Dietro di lui sentì un sospiro.

Erano le otto quando Tommaso arrivò a casa di Tim la sera seguente.

L’amico gli aprì la porta e sembrò contento di vederlo ma una volta che furono seduti intorno al tavolo della cucina a bere una tazza di caffè istantaneo, sembrò piuttosto a disagio.
C’era silenzio.
“Dove sono andati i tuoi genitori?” Chiese Tommaso per rompere il ghiaccio.
“Eh… ad una mostra. ”
“Quando ritorneranno?”
“Oh, verso le undici… Guarda, Tommaso, per ieri…”
‘Ci siamo?’ Pensò Tommaso ma Tim guardava la tavola di fronte a lui e non diceva niente.

“Dovremmo parlarne. ” Disse Tommaso. “Dopo tutto è accaduto. ”
“Non avrebbe dovuto accadere. ” Disse Tim.
“Ti è piaciuto?”
Non ci fu risposta.
“Non è così?” Insistette.
“Era sbagliato. ”
“Io non penso che qualche cosa che non fa danno a qualcun altro possa essere così sbagliata. ”
Di nuovo Tim non disse niente.
“Ti è piaciuto quello che ti ho fatto?”
Ci fu una lunga pausa… poi: “Sì… e…”
“E…?”
“Ed avrei voluto farlo a te.


Fu la volta di Tommaso di non dire niente.
“Tommaso. ”
“Sì?”
“Ti ho detto che i miei genitori sono ad una mostra? Beh, non è vero. Sono via per il fine settimana. Mi hanno lasciato solo. Hanno detto che ero abbastanza vecchio per aver cura di me stesso. ”
Ci fu una pausa ancora più lunga mentre Tommaso assimilava quelle informazioni. Poi disse: “Non pensi che dovremmo metterci più comodi?”
Andarono nella camera di Tim, era una sera fredda e lui accese ambedue i caloriferi.

In breve l’ambiente fu caldo. Si sedettero sul letto, uno di fianco all’altro, così vicini che le loro cosce si toccavano.
Tommaso mise la mano sulla coscia di Tim e lentamente la spostò verso l’alto. Tim si sdraiò sulla schiena, l’amico raggiunse il suo inguine e lo strinse piano attraverso la stoffa dei jeans. Tim lo afferrò per le braccia e lo tirò su di sè. Le loro facce erano vicine e la bocca di Tommaso si allacciò a quella dell’amico.

Ci fu un momento di resistenza e poi Tim rispose aprendo la bocca e lasciando che la lingua si congiungesse con quella di Tommaso. Nello stesso tempo strinsero insieme i loro corpi, pelvi contro pelvi quasi tentando di entrare uno nell’altro.
Tim si staccò per respirare:”Togliamoci i vestiti. ” Disse.
Rapidamente si tolsero scarpe e calze, camicie, maglie, jeans e mutande finché non rimasero completamente nudi uno di fronte all’altro. Rabbrividirono per freddo ed eccitazione e salirono sul letto, tenendosi abbracciati, le lingue e le mani che esploravano il corpo dell’altro.

Tommaso si mosse lentamente in giù sul corpo dell’amico, baciando e leccando. Fece una pausa per succhiargli i capezzoli, poi scese e mise la lingua nell’ombelico. L’altro rise e si contorse e lui andò ancora più giù a sentire la lanugine di peli pubici intorno a quell’uccello che stava germogliando.
“Girati. ” Disse Tim a voce alta ed eccitata: “Così posso fare lo stesso a te. Tommaso non ebbe bisogno di una seconda esortazione e presto le facce di ambedue i ragazzi erano seppellite nell’inguine dell’altro.

Tommaso fece correre la lingua su e giù sull’asta eretta e poi leccò le giovani palle sode, ne prese a turno una in bocca delicatamente. Poi ritornò sull’uccello e lo prese in bocca il più profondamente possibile. Sentì che la sua erezione era stata presa nella calda bocca di Tim e conobbe l’estasi.
Mise un braccio sulle gambe dell’amico ed esplorò delicatamente il suo culo. Trovò il buco corrugato e vi inserì un dito.

Lo sentì ansare e poi lo sentì fare lo stesso. Spinse con più forza mentre continuava a succhiare e lo masturbava con la mano libera.
Tim ansò: “Sto venendo!” E poi strinse di nuovo la bocca sull’attrezzo dell’amico.
Ci fu un caldo e salato spruzzo nella bocca di Tommaso ma soprattutto sentì il suo inguine essere fonte di piacere, esplodendo e pulsando ancora ed ancora.

Dopo di quello rimasero sdraiati, appiccicosi e soddisfatti, felici di essere insieme, carezzandosi di quando in quando, scoprendo lentamente ed attentamente, le parti segrete dell’altro.

Poi Tommaso disse: “Ho fame. ” Si ricordò che non mangiava da mezzogiorno ed ora erano le nove di sera.
“Anch’io. ” Disse Tim: “Sono affamato. ”
Si alzarono e mentre andavano in cucina Tim disse: “Devi andare a casa stasera? Potresti restare qui… se vuoi. ”
Tommaso voleva. Mentre Tim preparava dei toast, lui chiamò casa sperando che non rispondesse suo padre, andò bene, sentì sua madre all’altro capo.
“È un po’ tardi.

” Lui disse: “Posso rimanere da Tim? Sua mamma non ha problemi e domani posso andare dirittamente a scuola da qui. ” Bene, pensò tra di sè, se lei non sa che non ci sono i genitori, non può avere problemi.
Avuta l’autorizzazione ufficiale a rimanere, pensarono alla cena ed a quello da fare poi.
“Vorrei fare una doccia” Disse Tim.
“Facciamola insieme. ” Suggerì Tommaso.
Si spinsero l’un l’altro nel box ridendo.

Tim aprì l’acqua in modo da scaldare l’ambiente e si insaponarono l’un l’altro. Quando arrivarono all’inguine dell’altro, erano eccitati, la schiuma scivolava sugli uccelli eretti e sulle palle.
“Girati!” Disse Tim
Tommaso lo fece e sentì le mani insaponate sfregare la fessura del suo culo. Rilassò i muscoli ed un dito fu inserito, poi due. Lui si curvò per permettere un accesso migliore.
Improvvisamente Tim disse: “Posso metterci dentro il mio uccello?”
Tommaso lo voleva, voleva sentire Tim dentro di lui, essere parte di lui.

“Sì” Disse, poi sentì la punta del pene che premeva contro il buco e poi spingeva. Tentò di rilassarsi ma ansò quando il cazzo di Tim violò il suo sfintere. Ma poi era dentro. Lo sentiva dentro di sé ed il pensiero che era Tim lo faceva eccitare ancora di più.
Lo circondò con le sue mani, gli prese l’uccello e lo strofinò con la schiuma facendole scivolare deliziosamente su e giù.

Spinse indietro per farsi penetrare ulteriormente e Tim cominciò a muoversi dentro e fuori, sempre più rapidamente mentre si avvicinava all’orgasmo.
Poi Tim gli mormorò in un orecchio: “Oh Tom, ti amo, ti amo” e Tommaso lo sentì spruzzare dentro di lui mentre anche lui contemporaneamente veniva sparando fiotti sul pavimento.

Tornarono in soggiorno e rimasero seduti a guardare film sino a tarda notte alla tv, accoccolati sul divano. Più tardi condivisero lo stesso letto e passarono la loro prima notte insieme.

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Un piccolo aiuto

Non era tutti i giorni vacanza, di tanto in tanto come buoni samaritani aiutavamo i vari parenti.
Uno degli zii ormai pensionato stava per rientrare al paesello natale dalla Svizzera, la sua casa era rimasta inattiva per diversi anni.
In avanscoperta erano arrivati i figli due gemelli più o meno della nostra età, il loro compito era
di iniziare i lavori di ripulitura con eliminazione del vecchio e ormai consunto mobilio.

La squadra lavori era formata da me; Marco; e i due Gemelli per il trasporto c’era un carretto trainato da un vecchio trattore.
Un viaggio dopo l’altro arrivò mezzogiorno e finalmente il pranzo, chiaro che durante le ore di lavoro ci eravamo scambiati varie opinioni, commenti e scherzi.
Come da copione era una giornata caldissima e prima di pranzo ci stava una bella doccia, da farsi con il tubo dell’acqua del giardino e un pezzo di sapone sole.

Io fui l’ultimo mi asciugai e sorpresa, i miei vestiti e le mie scarpe erano sparite.
Dovevo aspettarmelo sapevo che i lontani cugini svizzeri o Marco mi avrebbero fatto qualche tiro, in fondo io non ero da meno e ragazzi miei in gruppo o ci stai o te ne vai.
dal piano superiore sentii:“Marco ci ha detto che ti piacciono le scarpe, ti abbiamo portato un regalo”
M lanciarono dal alto un paio di sandaletti da donna della mia taglia, rimasi stupito perchè erano nuove e pure carine.

Va bene alla guerra come alla guerra dicono i francesi, volete mettermi alla prova, misi le scarpe sgattaiolai fino alla moto e dai borsoni ritirai gonna e la camicia.
Feci la mia apparizione al piano superiore, i gemelli prima rimasero un po’ basiti poi scoppiarono in prima in una risata e insieme a Marco in un applauso.
Mi restituirono i miei vestiti ma io imperterrito rimasi in abiti femminili essere in quella situazione mi faceva sentire un tremolio eccitante nella pancia.

Pranzato ci sedemmo a riposare su un vecchio materasso buttato a terra, mi posizionai in mezzo ai gemelli per chiacchierare, Marco si era assopito sul vecchio sofà ormai semi distrutto.
Intorno la campagna silente guardai verso i pantaloncini dei gemelli e fissavo i sandaletti che mi avevano regalato, perché non tentare.
Accarezzai sopra i pantaloncini, nessuna reazione negativa anzi una lieve erezione, infilai piano piano le mani nei pantaloncini prima dell’uno poi dell’altro, capii che i gemelli gradivano il massaggio.

Entrambi lentamente abbassarono e poi si tolsero i pantaloncini.
Notai che lo avevano discretamente grosso le palle belle gonfie, insomma non ci volle gran che a convincerli ad accettare le attenzioni.
La sega piaceva a entrambi lo si capiva dai mugolio, quindi perché non andare oltre, dovevo come sempre stupire e colpire nel segno:”Allora vi piacerebbe mettermelo in culo ?”.
Si guardarono serrando le labbra, scambiandosi uno sguardo di furbo consenso e annuendo con la testa, ma non ebbero il coraggio di iniziare, risolsi la situazione a modo mio, misi le labbra sulla cappella di uno gli presi le mani e gli indicai cosa fare, poi sdraiato a pancia in giù allargai le chiappe con le mani.

Finalmente mentre il primo si faceva spompinare conducendo la mia testa il secondo avvistato il bersaglio puntò e pian piano fece entrare la sua grossa cappella fino ad arivare in fondo.
Ritmo regolare e costante niente fretta, da buoni gemelli lavoravano in sincrono, sentivo l’eccitazione aumentare, il piacere di quei cazzi che salivano e scendevano mi portarono al punto che per la prima volta venni senza toccarmi.
Continuammo a gustare i relativi piaceri, finché un colpo di clacson e il rumore di un motore ci distolse.

Marco da buon complice corse dabbasso e caricò alcune masserizie, non voleva perdere tempo o interrompere l’idillio, salutò lo zio con: “Gli altri stanno lavorando nel retro” , già sul mio retro e lo disse sicuramente ridendo tra i baffi.
Pericolo scampato, però quella situazione come nella prima esperienza mi fece contrarre e obbligò il gemello che mi stava inculando a spingermelo dentro fortissimo per non uscire, contemporaneamente preso da un fremito di ulteriore piacere dato dal pericolo aumentai la velocità e la profondità di spompinamento del altro.

Fecero decisamente fatica a non mugolare in quel momento topico, poi ripartito il trattore e con la certezza di essere isolati finalmente chi era dietro accelerò e con un ululato mi riempì di sborra calda.
Passò dietro il secondo e ripartì, nel frattempo era risalito Marco che, naturalmente ci guardava e ci aveva osservati nei minuti precedenti masturbandosi alla grande, me lo cacciò in bocca mentre il suo bacino oscillava fuori controllo, quindi tenendomi ferma la testa per bene fece in modo che la sua cappella non uscisse dalla mia bocca mentre con un grido veniva, a quel segnale anche il secondo gemello eccitatissimo mi martellò con tutta la sua forza e scaricò una discreta quantità di liquido in me.

Eravamo esausti ma data la giovane età il recupero fu rapido.
Pensate sia finita, macché Marco recuperò il pomello di una porta in porcellana con attaccata una catena, prima che potessi alzarmi, me la infilo lasciando penzolante la catena.
Di tanto in tanto mi alzavano la gonna per controllare la catena penzolante.
I controlli li aizzavano passate circa circa due ore uno dei gemelli non resistette mi alzò la gonna e gli venne duro all’istante.

Tolta il pomello mi fece mettere a pecora e con mi inculò con il suo bel cazzone, per togliergli ogni ritegno feci in modo che mi sborrasse in faccia.
Inutile dire che non appena gli altri videro si lanciarono, mi Incularono di nuovo e pure a loro chiesi la classica sborrata in faccia.
Al tramonto mi rivestii e finalmente rincasammo tutti soddisfatti.
Per i tre giorni successivi, ormai fatta quella approfondita conoscenza, fecero quello che a me piaceva, senza remore o inutili inibizioni.

Appena erano belli carichi, i gemelli senza preavviso mi prendevano, mi abbassavano i pantaloncini e mi inculavano; erano talmente bravi a farlo che non ne avevo mai abbastanza, come non potevo fare a meno die Marco che riusciva a farmi fare quei meravigliosi pompini e a venirmi in bocca, muovendo meravigliosamente il bacino, bloccandomi la testa senza darmi la possibilità di spostarmi.
Lo zio che coordinava il lavoro ci ringraziò con una bella mancia e dichiarando che non aveva mai visto dei lavoratori tanto volenterosi.

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Insonnia d’Amore

La tua partenza è domani. Ci siamo salutati con eccessiva cordialità. In una tensione gravida di cose non dette. Io avrei potuto darti risposte concrete e assolute. Tu, troppo occupato ad inseguire il treno colmo d’iniziatici miraggi, hai dimostrato indolenza nel carpire e afferrare tutti i miei appunti di volo. E’ oramai notte fonda e devo ripararmi nella mia dimora. Ho fatto predisporre un piccolo scrittoio di legno di cedro. Pout pourri e coppe con petali di fiori, incensieri d’ottone e vasetti di cristallo pieni di confetti con tappi d’ambra molata.

Tovagliato e cortesia in morbido tessuto di fiandra e cuscini sparsi ovunque, odorosi di tegumenti d’olio essenziale di macis. Nella scelta della qualità dei singoli prodotti, regna un’indescrivibile eccitazione. Come una proverbiale direttrice di scena, ho immediatamente intuito l’esaltazione nell’occhio del mio sovrapposto. Ingiustificata, senza comprensione. Poiché la mia veglia cronica non è altro che una costipazione. Un’intossicazione di carta e d’Amore. Il giovane portiere, al piano terra, mi rifila tra le mani un prisma di bacetti al cioccolato.

Appeso alla corolla di raso blu, recita il biglietto: “Ora è notte”. Strano per la scrittura ed anche per lo stile. Quasi il nutrimento in un voluttuoso precetto di un immacolato utente dall’inchiostro simpatico. Deduco alla fine, sia l’omaggio dolce di un altro uomo, uscito timidamente in avanscoperta dal mio piccolo branco di scorpene melliflue. Ho lo stomaco pieno d’assenzio che mi torna in bocca, mentre l’ascensore del Grand Hotel Royal precipita verso le stelle.

Nella metafora comune dei più nobili Sentimenti, devo escogitare qualcosa per diluire ed evaporare la tua presenza. Questa modesta alterazione di nefandezze mi permette di rimirarmi ancora allo specchio con lo stesso coraggio di sempre. E depredare ogni palpito in eccesso. Senza cipria né rossetto, sento l’ultima stilla d’alcool adulterarmi il grembo. Nella peculiarità di un sentore intrepido, decido che qualcosa è incompiuto e devio il percorso, per raggiungerti nella tua stanza. E calare finalmente le mie carte.

Come nella chimica della libido, attribuisco lo stato d’agitazione e spoliazione, alla stessa stregua di una droga o di una pozione miracolosa. Per solitudine ritrovata, rinascerò stavolta nella sterminata fascia di petali del mio notturno, che tutti gli altri allentano, per seguire il ritmo del sonno confortevole. Sempre sposa alla naturale onniscienza, sto per congiungermi all’evento. Nell’incandescente fornace di ricercato stile, passerò le ore a macchiarti di percezione e penna. Conoscendo oramai a memoria tutte le tue pieghe e le opere stampate nei vecchi trafiletti di giornale.

Mirabilie che hanno germogliato fatua luce, per corrompere e adulterare il mio cuore. Ceralacca nobile e carta da lettere profumata. Incastro il passpartout e apro la porta. La notte appare semplice come una linea retta.
Nel mio delirante vanto mi aggiro intorno al letto matrimoniale disfatto. Tu dormi. Con circospezione, in gran segreto. Come un’ospite che non vuole disturbare, mi avvicino allo scrittoio, bruciando alla candela tutti i vessilli corteggiati sulle requie. Le parole che non hai detto.

Guardando il corpo disteso e nudo e mi convinco che ho ragione. Quella carne bianca e tenera come burro da spalmare sul pane degli Angeli. Pronta a lasciarsi infiltrare, bacio dopo bacio in una croccante competizione dietro la quale non ha mai smesso di pulsare l’arduo gioco delle sistole e delle diastole. Se potessi raccontarti i dettagli della mia vera storia, non riusciresti mai a capire. Oramai sei tu, invischiato in un groviglio d’apparenza e casualità obbligata.

Io ti ho solo istruito a svolgere un compito nel quale ogni mossa disorienta e porta lontano. Il mistero del passato, il corteggiamento degli animi, il minuetto degli aggettivi e della sintassi. Sei talmente confuso che non sai nemmeno distinguere in un abisso di benessere, il solenne godimento che interviene e soccorre gli amplessi trasudati di riflesso nelle specchiere lucenti. La mia maniacale propensione a vivisezionare tutte le ammonizioni illustrate e le intonazioni della voce.

Sono io che ti opprimo con i miei muri spessi, nei quali ho vissuto prigioniera spalancando porte e finestre per dare alla luce una libertà alacre ed evanescente. Aprendo i cancelli che non portano a nessun luogo, ieri come oggi, con tutta la sorveglianza rivolta alla mia insonne materia lignea, così visibilmente complice nel conservare la sua corteccia densa e contorta che annuso e sfoglio, a filo di pagina. La nostra camera. Le pause insolite in una fede di cavezza, più forte delle catene e più tenaci dei grani liberati nella galleria di quadri viventi.

Quella Primavera appesa che mi hai regalato. Il gruppo immobile di persone vive, sospese nel rossore del bengala su quello di tenue arancio. Il quadro che mi ha adeshito in silenzio, giace arrampicato verso l’arcata e sfrangiato d’antica filigrana. La tua bellezza arresa davanti ai miei occhi, vivifica una volontà di riaffermare la più grande Passione d’Amore in una stagione di picche senza prese né regine su cui puntare. Sul tavolo delle possibilità ancora esistenti, nell’onnipresenza potenziale dove ogni lembo di carta forma una coppia, solo io rimango in gara.

Tu, mio compagno, sei degnamente scartato. Mi avvicino al letto attraverso un fluido invisibile che mi unisce, la vena connettiva che ci lega l’uno l’altro e disegna un cerchio nuovo, freddo. Rotondo, come la ruota di uno zero. A quest’ora il silenzio è talmente profondo che pare di udire perfino il fruscio dell’acqua scorrere nelle vecchie tubature idrauliche. Come per vocazione, rimango in balia a seguire le scintillanti linee gemelle delle sopracciglia e le labbra morbide che si schiudono.

Sento le palpitazioni che mi picchiano le tempie, mentre fisso disfatta i tuoi occhi serrati e forieri. Se solo volessi, potrei scorgere sotto le lenzuola la collinetta rigonfia del tuo sesso. Che non oso toccare. Seguo il solco delle vive rughe con tenerezza. Io che non ho paura dei silenzi e delle facce vuote e bianche. Tremo di fronte a queste fessure cremisi, tralignando fuori dai limiti di questa nuova straripante contingenza. Le ombre si adagiano su di me, coprendomi con un fitto strato di tinte scure.

Penetro in grassetto la fitta cabala d’associazioni con parole sfatte e incantatrici. Sangue e inchiostro. Perché ogni esistenza ha la sua croce ed ogni corpo la sua crepa. Una convulsa fascia ludica intessuta di dialoghi morsicati. Spari, fuochi, dispacci, smentite. L’improvvisa esplosione avvolta in un omogeneo e insensato gioco di valori. L’esperienza drammatica d’Amore e Delitto forma blocchi imprevedibili. Sbocchi impossibili. Con te volevo credere che era ancora possibile amare ad antri aperti e scoscesi.

Che ogni volta appaiono più morbidi e impregnati. Rimangono lì, appesi alla parete o legati alle mie mani per invischiarmi nella viscosa ragnatela del pentimento fulmineo. Mi afferra la gola invece che le labbra e disonora la mia sbiadita e crudele Sindone che protegge il tempo e il ricordo. Quindi non è possibile sperare nell’umido scalpiccio di due cervi impigliati per le corna. Ammettere di aver perso è sventrarsi della prima crepa. Poi della seconda.

Mi chiedo oggi a che serve perseverare con una sensazione obliqua che è solo apparenza all’inclinazione degli eventi. Forse è venuto il momento di restituirmi quello che ho perduto. Se non per me, per l’altra donna che viene dopo di me. Magari più ironica e generosa, meno azzardata e attentatrice. Fuggo via nell’articolato intrigo di cunicoli, sporgenze, falsi angoli che rendono il mio animo complicato e labirintico. Sto per sgusciare da un’oscura lotta intestina o forse è un semplice cambio di guardia.

I recalcitranti Inseparabili cominciano a pestarsi la coda. Il risveglio brusco nella cesura netta tra la notte e il giorno, segue modalità squisitamente crude e accecanti. Oramai sono solo un trofeo da esibire con diritto e rassegnazione alla luce del sole. Il punto d’osservazione in cui mi trovo non mostra più niente di quello che ho scritto stavolta. Il riposo e la simulazione non sono richieste, in questo versante d’esplorazioni. Sono una somma d’immagini deformate dei miei trofei, che messe insieme celano dall’indiscrezione degli sguardi altrui.

Le identità utili, che più per compagnia e consolazione, sembrano sopravvissute per la solitudine e la viandanza. Rientro nel mio appartamento e sorprendo qualcuno in piedi, davanti allo scrittoio di legno di cedro, con le spalle curve e le mani nervose. Sta frugando tra i miei fogli segreti. E’ il giovane portiere. “Ora è giorno” mi sorride. Tra zuccherosi baci e note fresche come la vita buia scolpita dagli eventi, approda l’epilogo appassionato di una partita a carte, capace di rallegrare ogni specie d’indivisibile congiunto.

Consumiamo insieme la colazione, tra fasci ingombranti di giornali e novelle e indiscrezioni. Sussurrati e ridenti nella fragranza dei petali di fiori ed essenze di macis. Ho la lingua dolce di cioccolata mentre l’ascensore del Grand Hotel Royal si affretta a planare al piano terra. Grata di Veglia e d’Amore, costringerò anche oggi i miei interventi ad una morsa d’ali d’Angelo e di Demonio, per spalancare buoni modelli di vita in trama leggera. Capaci di ospitare e raccontare ogni specie d’Inseparabile riunito.

Noto in tutti i reparti, che qualche eletto ha predisposto celle aperte e spiragli su un qualsiasi lato. Un reticolato intelligente e adatto ad un fornito e ardito allevamento. Oramai il tuo sonno interminabile non mi riguarda. Ci penserà qualcun altro a somministrarti il conto, alla partenza. Non riconoscendo ostacoli mentali e sensibili, né penne sbavate d’inchiostro indelebile, rientro serena in ufficio. Le sistemazioni migliori per me insonne, rimangono sempre gli appunti di volo.

Non rischiando d’obliterare il biglietto, per un nuovo e surreale Romanzo d’Amore.

Impossibile resistere

Era l’età nella quale in cui, un gioco divertente e sopra le righe ripeti più e più volte aspettando con ansia la prossima partita. Insomma era scoccata un intesa e una complicità davvero speciale, a me piaceva trovarmi all’improvviso in una situazione strana e ai miei cugini piaceva prendermi.
A volte non era possibile utilizzare il pomeriggio, specialmente quel del sabato o della domenica, già quei pomeriggi li passavamo in gruppo, e allora perché non approfittare dei dopocena.

si quelle lunghe e noiose serate in cui i parenti si riunivano in una sola abitazione per giocare a carte, parlare di malattie e morti o guardare vecchi film alla TV.
In uno di quei sabati era la mia casa quella libera, il primo ad arrivare fu Francesco. Gli offrii una gazzosa fresca, lui non era un assaltatore, aveva bisogno della carica di lancio.
“Mi dai dieci minuti devo fare la doccia e torno, intanto guarda la TV”, era la scusa per andare in bagno e preparami, feci una doccia veloce e tutti i preparativi necessari, tra cui allargare la sfintere, per un giochino che mi era venuto in mente.

Uscii pronto alla battaglia con solo l’asciugamano in vita, che naturalmente feci cadere subito, aveva voglia di fare qualcosa ma era indeciso, il mio culo era ben lubrificato e pronto, lui guardava me e la bottiglietta, Feci la mia mossa: “Allora prendi la bottiglia e cacciamela qui” allargai il buco, la prese e cominciò a spingere, gli feci vedere che doveva usare un movimento oscillante e rotatorio. Piano piano la bottiglia saliva, eccola ora spingeva nel punto più resistente, feci un sospiro e passato il punto salì tutta all’improvviso lasciando fuori solo il collo, da li cominciò a tirarla fuori e a rimetterla, vedere il mio culo che si allargava e si richiudeva lo caricò, lui prese coraggio e si tolse i pantaloni prese il suo uccello in mano, gli era diventato di marmo.

Mi buttai sul tappeto, con un cuscino sotto la pancia, e finalmente me lo infilò facendomelo sentire tutto, avanti e indietro dentro e fuori, sempre più forte quasi al culmine iniziò con: “Troia me lo hai fatto indurire, adesso ti sfondo, stringi quel culo puttana, fammi godere troia”.
Con quelle parole mi eccitava, sapevo di essere una troia ormai, e di contro io rispondevo: “Dai tutto dentro, dai spingi, me lo devi rompere il culo”.

Così aumentava la forza delle spinte, sentivo il rumore delle sue palle che sbattevano forte. Meno male che la casa era isolata e avremmo visto da lontano l’arrivo di qualcuno.
“Stò per venire troia” Venne tirandomi forte per le spalle, e finì dicendomi “Dio mio che inculata favolosa, neanche con la morosa mi viene così duro” e senza accorgersene mi dette un bacio sulla schiena.

Da lontano sentimmo il rombo della moto di Marco che stava imboccando la stradina sterrata, l’unica luce era quella della TV, il resto era buio, solo le stelle e una falce di luna, ne approfittai scesi le scale esterne della casetta e gli andai in contro nel prato antistante, chiaramente ero nudo.

Vedeva la mia siluette perché il sole cocente mi aveva abbronzato e reso simile allo sfondo scuro, rimaneva in evidenza solo il segno del costume, feci lo spiritoso “Ma lo sai che Francesco mi ha messo in culo la bottiglia della gazzosa” mi girai mostrando le chiappe allargate cercando di evidenziare il buco, sapevo che avrebbe reagito bene era un a****le da monta, si calò i pantaloncini, prese in mano l’uccello già abbastanza duro,e senza troppi complimenti me lo infilò fino in fondo con un solo colpo ( diciamo che ormai la strada era fatta) e li in giardino in piedi iniziò a farmi gustare i suoi 24 centimetri, solo che le zanzare erano un tormento, meglio tornare in casa.

Mentre Francesco guardava Marco mi inculava con calma, guardando meglio nella penombra mi resi conto che Francesco non solo guardava, ma ancora eccitato e si stava masturbando, alla grande, poverino perché lasciarlo solo, mi posizionai e avvicinai le labbra alla cappella, prima una passata con la lingua poi la cappella in bocca e vai di pompino. Giocammo cosi e dopo una ventina di minuti Marco venne, come suo solito riempiendomi il culo con una discreta quantità di sborra caldissima, neanche il tempo di toglierlo, che Francesco me lo sbattè nuovamente dentro, questa volta ormai addestrato ripeteva :”Troia, Puttana, ti allago il culo, te lo faccio sentire fino nella gola, guarda come gode,”.

Aveva finalmente imparato e spingeva spingeva, finalmente con colpi forti e profondi mi inondò con la sua seconda scarica di sborra, era decisamente sfinito e le palle gli si erano ridotte di parecchio. Non passò neanche un minuto che sentii l’uccello di Marco ancora dietro, il guaio è che stavo venendo e purtroppo venni, ma Marco non mollava anzi venendo il mio culo si era ristretto e lui godeva ancora di più, di buono c’era che ero pieno del loro liquido scivoloso, mi rilassai e ripresi a sentire piacere, favoloso quando Marco riesplose.

Mi Guardarono se ne avessero avuto la forza ne avrebbero fatto una terza, e io non avrei rifiutato ma propio non gli si raddrizzava.
Ora ero io che volevo venire ma non ci riuscivo mi serviva qualcosa di grosso dietro, indicai la bottiglietta, Francesco, che ormai conosceva il trucco me la ricacciò con metodo in culo e finalmente di fronte a loro ebbi la mia seconda favolosa venuta. Quindi una bella doccia e buonanotte, in attesa di un nuovo giorno.

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Afose giornate Mantovane

Con un alias diverso negli episodi “Cugini” ho descritto l’esperienza estiva, quella in cui passai dalle esperienze private a quella pubblica di troietta dei miei cuginetti.
Gli ingredienti del pasticcio sono, un minuscolo paese agricolo della piana mantovana, dove tutti sanno di tutti, un gruppo di ragazzi con età oscillante fra i teenager e la maggiore età, pertanto le ragazze erano frequentabili solo sotto lo sguardo attento di parenti o vicini, ecc le scappatelle erano rare, contingentate come tempi e a forte rischio di sganassone.

Insomma maschi e femmine sempre ben separati.
Noi maschietti potevamo scorrazzare per i campi o andare a fare il bagno al fiume.
Le abitudini erano ferree, nelle ore più cade del pomeriggio, quando il sole picchiava duro, cessavano tutte le attività, il paese intero cadeva nelle braccia di morfeo.
Che palle, per noi pieni di ormoni e di vita, ma era propio in quelle ore che noi attuavamo le nostre strategie.

Ormai dopo quella festa in casa, fra me e i cuginetti erano cessati gli imbarazzi, anzi andavo io da loro sperando in qualche nuova trovata.
Nelle borse della moto portavo sempre il necessario, asciugamano e costume da bagno, la gonna che avevamo abilmente sequestrato alla cugina, le scarpe con zeppa, e l’immancabile Leocrema, tanto utile per tutti gli usi, per evitare troppe manovre mettevo i pantaloncini senza le mutande e una maglietta.
Erano circa le due del pomeriggio decisi di fare una sorpresa a Marco, i suoi lavoravano in fabbrica a Mantova e fino a sera non sarebbero rientrati, sapevo che era sempre eccitato e pronto.

Capitai dalui mentre stava riparando la moto in garage.
Entrai e gli chiesi qualcosa di fresco da bere, tempo di andare a prendere nel frigorifero la classica acqua e tamarindo rapidissimo mi denudai misi le scarpe, la gonna e una dose di crema sullo sfintere. Appena mi vide il suo costume da bagno non fu più in grado di contenere i 24 centimetri di cui era dotato, mentre sulla sua faccia si era disegnato un sorriso idiota di felice sorpresa.

Bando alle ciance partii all’arrembaggio :“Marco ti andrebbe di mettermelo in culo” , contemporaneamente appoggiai una gamba sul vecchio divano e allargai le chiappe con la mano mettendo in evidenza il buco, non fece un fiato appoggiò la cappella spinse forte e me lo infilò tutto in un colpo solo, che volete a me piace farmelo infilare così.
Arrivato in fondo si fermò qualche secondo, e poi iniziò il magico gioco del su e giù dentro e fuori.

Lo incitavo con “Dai inculami , siii cosi tutto in culo”, anzi dirglielo eccitava anche me, mi gustavo le spinte profonde. Purtroppo fu breve era talmente eccitato che gli bastarono dieci minuti per allagarmi il culo, ma che volete non tutti i giorni è festa ma il pomeriggio era ancora lungo.
Vuoi per la prestazione vuoi che non c’era un filo di vento ma il caldo era opprimente, la soluzione: andare al canale a fare il bagno.

Passammo a prendere anche Francesco, il terzo complice e via tra i campi di granoturco fino al canale.
Qualche tuffo una nuotata poi Marco vista la solitudine del posto si tolse il costume, con le braccia appoggiate al bordo del canale mi chiese sottovoce:“Hai mai fatto un pompino ?”.
Effettivamente non ne avevo mai fatti come non mi ero mai fatto inculare fino a quella festa, ero un po’ titubante, ma perché non provarci, ormai puttana ero e puttana rimanevo.

L’acqua del canale arrivava giusta alle mie spalle, con poca fatica gli alzai le gambe mettendolo a galleggiare in orizzontale, avvicinai la bocca alla sua cappella e leccai, il sapore era quello dell’acqua, per cui fui incoraggiato a infilarmelo in bocca, e cominciai ad appoggiare le labbra, lo feci entrare in bocca e sentii il un sospiro di soddisfazione, incoraggiato cominciai a succhiare e ad ogni movimento della mia testa sentivo una vibrazione dalle sue gambe unito a un gemito di piacere, non riuscivo però a farglielo indurire, era l’effetto dell’acqua fredda, purtroppo o per fortuna, la cosa mi piaceva volevo continuare quel gioco.

Uscimmo dall’acqua ci sdraiammo sul prato, sotto il sole caldo le cose migliorarono, mentre mi impegnavo con il pompino sentii salire l’eccitazione, e in quel mentre avvenne quello che speravo succedesse, due mani mi allargarono le chiappe, era Francesco, mi puntò la cappella, bagnata a tal punto che non dovetti nemmeno usare la crema, aspetti il momento della spinta, lo incoraggiai con :“ dai dai adesso mi incula siiii, dai sfonda il culo alla troia” ,spinse la cappella risalì veloce e forte, un calore piacevole si impadronì della mia pancia, entrò fino in fondo e un brivido di piacere profondo piacere mi corse fino al cervello.

Un cazzo in culo e uno in bocca, mai provato, ero eccitatissimo, passammo una mezzora favolosa
i due si alternavano, il piacere era talmente alienante che non riuscii a capire chi dei due me lo stesse sbattendo in culo e chi in bocca bocca, capii che quello dietro veniva quando mi afferrò forte le spalle spingendolo e bloccandolo bene in fondo, ebbi solo una reazione quando il liquido caldo mi schizzò in bocca mentre due mani mi bloccavano la testa, lasciai che la sborra calda colasse e poi ripresi a succhiaire di gusto quella cappella.

Quando tornai sulla terra dalle emozioni capii che fu Marco a godere del pompino con quasi ingoio.
Francesco nonostante mi avesse già allagato il culo non mi toglieva quel palo dal culo, gli si afflosciò un attimo ma poi rispingendolo con due colpetti, se lo fece venire duro di nuovo e senza toglierlo riprese, fu stupendo perché mi riinculò con una calma e una profondità meravigliosa, me lo faceva sentire tutto, mentre Marco si gustava lo spettacolo da vicino di quel cazzo che andava avanti e indietro, anzi si divertiva a dare ordini :”Dai tutto in un colpo, Veloce adesso, dai forte fammi sentire le palle che sbattono”, io igemevo di piacere, mi stavo davvero divertendo e soprattutto stavo godendomi la quarta inculata di quel giorno.

Quando sentii i colpi farsi più decisi e veloci capii che l’apoteosi era vicina appena mi disse “Stingi quel culo puttana che ti vengo dentro” mi masturbai e venimmo quasi in contemporanea. Fu davvero un pomeriggio da favola come altri che seguirono.

Le mie storie (61)

Sono passati quasi due mesi da quando ho raccontato del weekend di Pasquetta passato insieme a Davide, mi sembra ormai 1 eternità. In privato mi avete chiesto cosa fosse successo, ed io vi rispondo in modo che anche per il futuro non ci siano equivoci. Tutto è cominciato 1 ventina d’anni fa quando mi frequentavo con 1 ragazzetto alcuni anni più piccolo di me (chi ha letto le mie storie sa di chi sto parlando).

All’epoca ero spensierata, ero piuttosto libera di testa e non solo, così, quando lui ebbe regalato 1 delle prime macchinette digitali, io non ebbi problemi a farmi fotografare anche nuda da lui. Ricordo ancora che nel computer aveva oltre alle mie foto, 1 serie di foto rubate a zie ed amiche della madre. Mentre scrivo, a ripensarci adesso scappa ancora 1 sorriso, per quanto fosse “malato” di sesso; i patti però erano chiari, le mie foto le avrebbe dovute e potute vedere solo lui.

Invece 1 giorno scoprii che le aveva fatte vedere ad 1 suo amico, e quel giorno il nostro rapporto si incrinò in maniera decisa. Passarono mesi in cui lui fece di tutto per chiederne scusa, io alla fine lo perdonai anche ma sotto sotto sapevo che, quel tipo di curioso rapporto nato per caso, non sarebbe più potuto riprendere. Sia chiaro, non sono una che porta rancore assolutamente, tanto che l’ho rivisto l’anno scorso e lo abbiamo fatto in nome dei vecchi tempi, ma la fiducia in determinate situazioni è alla base di tutto.

Così quando ho deciso di infilarmi in quest’altra situazione tutt’altro che usuale (stare con 1 ragazzo di vent’anni più giovane non mi era mai capitato), dissi a Davide che non avevo particolari tabù per quanto riguarda il sesso, ma non avrebbe mai dovuto fotografarmi “nuda”. Lui lo aveva promesso, mi aveva detto che non c’erano problemi, che era 1 cosa che non avrebbe mai fatto. Invece in maniera del tutto casuale, qualche giorno dopo quel famoso weekend, ho trovato delle mie foto nel suo cellulare, del mio corpo, mentre dormivo.

Mi disse di rispondere, ma da imbranata quale sono, sbagliai il tasto, attivando la memoria delle foto dove uscirono 1 decina di shitti fatti in Umbria. Da quel momento abbiamo chiuso, nonostante lui stia cercando di raddrizzare la situazione. Ribadisco, soprattutto quando si crea 1 determinata intimità, e chi mi legge sa di quale grado di intimità stia parlando, la mancanza di fiducia azzera tutto.
Naturalmente però se sono qui a scrivere, vuol dire che qualcosa è successo e così, dopo questa lunga premessa (che risponde anche alle vostre richieste di 1 mia foto), comincio il racconto del weekend appena passato.

La delusione per come è finita con Davide, non è stata poca, oltretutto purtroppo mi si leggeva in faccia. Ancora 1 volta, è mancata la sincerità dall’altra parte. Per fortuna sul lavoro non mi sono fatta prendere da tristezze e cose varie. All’inizio della settimana scorsa, il mio capo dopo essere stato, in maniera molto gentile, respinto di nuovo, avendo capito che stavo passando un periodo non proprio dei migliori, ha deciso di mandarmi in trasferta per il weekend ad una riunione di lavoro a Bari.

All’inizio ho tentennato, poi lui (che sotto sotto oltre ad essere un gran professionista, mi vuole anche bene) mi ha convinta, dicendo che avrei incontrato sicuramente altri coetanei e mi sarei divertita visto che il posto dove si teneva il tutto era particolarmente bello. Così venerdì mattina dopo essermi fatta la valigia, finalmente piena di cose estive, mi sono messa in macchina direzione Puglia. Sapevo che da Napoli sarebbero venute delle altre persone, ma non conoscendole ho preferito partire da sola anche perché non ero nello stato d’animo adatto.

L’unica cosa che mi spingeva in maniera positiva ad andare, erano state le foto dell’albergo che oltre ad avere la piscina esterna ed interna, quasi a voler esorcizzare il mio passato, aveva anche la beauty farm.
Arrivata sul posto, mi sembrava di essere partita per un viaggio lontanissimo, all’ingresso ho avvertito un’aria nuova, i profumi ed il caldo mi hanno subito rilassata. Dopo aver velocemente preso possesso della stanza, mi sono messa il costume e sono andata in piscina a fare un bagno.

Il primo incontro di lavoro ci sarebbe stato il pomeriggio quindi avevo almeno quattro ore di sole da prendere. Al di là dei quattro/cinque napoletani che naturalmente conoscevo, degli altri sapevo soltanto qualche nome oppure al massimo qualche foto legata ad un gruppo che abbiamo sul cellulare, al quale però io partecipo pochissimo. Mentre ero immersa nei miei pensieri stesa, come piace a me, sul lettino, mi si avvicina uno che si presenta “piacere Giacomo da Firenze” io lo guardo un po’ sorpresa, dopo tutto ignoravo totalmente chi potesse essere.

Lui avendo capito la mia freddezza continua “scusami ma ho chiesto se fossero venuti già quelli dello studio, gentilmente una bella accoglienza mi ha detto che c’eri tu “. Dopo aver fulminato con il pensiero colui che aveva scelto la sottoscritta per far fare amicizia a tale Giacomo, la mia napoletanità nonche istintiva indole amichevole faceva il suo ingresso “ciao io sono Francesca vengo da Napoli”. Dopo aver ascoltato il mio nome, come se fosse stato colto da un fulmine, si allarga in un sorriso e mi ricorda che l’anno scorso, prima delle vacanze avevamo seguito una pratica insieme a colpi di e-mail reciproche, dove si era instaurata anche una simpatia destata naturalmente da coinvolgimento lavorativo.

Effettivamente aveva ragione, appena mi ha ricordato la cosa, mi sono un po’ rilassata anche perché all’epoca ricordo benissimo le sue battute scritte, per cercare di alleggerire la cosa. Poi con la mia partenza, quello strano scambio epistolare era terminato senza più ricominciare, ed io naturalmente lo avevo completamente dimenticato. Sedutosi di fianco a me abbiamo cominciato a chiacchierare, ed anche lui era venuto solo, anche perché a Firenze diciamo che “la nostra struttura” è piuttosto piccolina (scusate se sono vaga circa il mio lavoro, ma preferisco così).

Ad ora di pranzo nella sala ristorante erano arrivati praticamente tutti, da Milano, da Roma e quelli che conoscevo da Napoli. Si è formato subito un bel gruppone metà donne e metà maschietti, i quali nel progettare la serata avevano già avuto informazioni su un locale dove andare. Naturalmente il lavoro doveva essere tabù nelle discussioni, salvo quando si era nella sala conferenze dove ci saremmo dovuti vedere nel pomeriggio. Così, tornata in stanza, mi sono concessa un po’ di relax con un dildo (ricordo di Davide) e quella pennichella che in genere faccio soltanto nel weekend, rilassata e contenta per aver deciso di andare.

Svegliata dal rumore del cellulare, ho indossato il tailleur classico (gonna e giacca blu e camicetta bianca) e sono scesa. Neanche a farlo apposta, ero di fianco a Giacomo che dagli sguardi però tutt’altro che contento di lavorare. Per fortuna dopo un paio d’ore, eravamo liberi di nuovo che si trattava soltanto di decidere cosa fare dopo cena. Intanto un paio di ragazzi di Napoli (Laura e Marco, due colleghi che oltretutto sono sposati tra loro), dopo aver visto chiacchierare con il fiorentino, ridendo mi hanno fatto presente che su di lui, nel gruppo telefonico, giravano parecchie leggende metropolitane visto che in Toscana era praticamente l’unico rappresentante.

Quando ho saputo questa notizia, la mia curiosità nei suoi confronti è aumentata a dismisura. Prima di cenare, la maggioranza aveva deciso di andare in un locale a passare la serata. All’ora di cena, il mio nuovo amico era piuttosto lontano dalla sottoscritta, seduto tra due colleghe di Milano (piuttosto esuberanti in tutti i sensi). La curiosità mischiata a un tantino di gelosia, e non ricevere più le sue attenzioni, mi hanno fatto chiedere chi fossero quelle tipe; in breve ho capito che lui aveva avuto una mezza storia con entrambe (non contemporaneamente), e che adesso cercavano di palleggiarselo, visto che, sempre secondo alcune leggende, era un grosso amatore.

Ad essere sincera, prima di sapere tutte queste cose su di lui, io al ho avuto l’impressione di un quarantenne piacevole, simpatico e brillante ma non particolarmente farfallone. Mentre mangiavo, da lontano cercavo di cogliere qualche sua sfaccettatura, qualche altro lato del suo carattere. Intanto le due milanesi (guardie del corpo), facevano di tutto per non essere indifferenti al resto del tavolo. Certo, essendo sempre sincera, devo dire che non erano affatto male, visto che oltre ad essere alte più di una settanta ognuna, avevano anche un fisico piuttosto invidiabile.

L’unica cosa che a me non piaceva (ma sono gusti molto personali) era un trucco eccessivo che le faceva entrambi, più volgari di quanto in realtà non fossero.
Tornata in stanza, un po’ delusa, e anche rosicante, ho deciso che per la serata nel locale mi sarei messa, piuttosto in tiro (per quanto possibile). Così ho indossato 1 mutandina nera trasparente e sopra 1 vestitino elasticizzato che per quanto mi rendesse grosso il sedere, mi esaltava allo stesso tempo i seni lasciando scoperte le spalle.

Certo le altre donne del gruppo erano parecchio più vistose della sottoscritta, anche perché io insieme ad 1 altra eravamo le più anziane diciamo; però come spesso succede, le mie belle tettone non passavano inosservate, alimentando le classiche battute alle quali sono abituata da 1 vita. Il locale era molto bello, ci siamo divertiti e devo dire che il fiorentino è stato piuttosto galante oltre che spesso vicino. Ho capito di non essergli indifferente da come metteva le mani sui fianchi quando ballavamo insieme e dalle cose che ogni tanto mi sussurrava all’orecchio.

Ma appena tornati in albergo, ognuno è andato nella propria stanza. Io ho fatto appena in tempo a mettermi la maglietta lunga che uso in questo periodo come pigiama, e sono crollata. Sabato mattina 1 gruppetto di noi dopo colazione si è dato appuntamento nella palestra dell’albergo per fare qualche esercizio. Giacomo con la scusa di controllare i miei esercizi per i glutei (ahimè credo inutili), ogni tanto 1 mano sulla chiappa la allungava, ed io sorridendo lo lasciavo fare.

Poi il pranzo e dopo l’ultima riunione di lavoro alla quale siamo andati tutti vestiti in maniera assolutamente casual (io ero in maglietta e gonna a jeans), siamo saliti in camera mia perché dovevo lasciargli delle carte. Eravamo seduti sul letto, dopo aver preso la pratica in questione ed avergliela data, lui l’ ha infilata nella sua borsa e poi si è girato a guardarmi. È stata 1 cosa quasi automatica, ci siamo baciati subito, molto a lungo.

La sua mano si è insinuata fra le mie cosce, poi 1 volta arrivata alla mutandina mi ha stesa con la schiena sul letto, e dopo avermela sfilata velocemente, si è fiondato con la lingua in mezzo. Mi sono ritrovata con gli occhi a guardare il soffitto, le gambe allargate e piegate, la gonna tirata su e la sua bocca che giocava con la mia micia. Dopo poco ero lì che ansimavo di piacere, bagnata e felice, sentivo alternarsi dentro di me le sue dita e le sue labbra.

Poi i miei gemiti sono diventati sempre più frequenti sino all’orgasmo. Allora, solo allora si è tirato su, e dopo essersi sbottonato di pantaloni, è salito a cavalcioni sopra di me. Io mi stavo ancora riprendendo dalla fatica e dall’eccitazione, ho preso 1 cuscino e dopo averlo messo sotto la testa l’ho guardato in faccia ringraziando; non mi ero ancora accorta che aveva il pantalone aperto. I suoi occhi si sono rivolti verso il basso, io ho seguito lo sguardo ed ho visto il boxer grigio; ho messo a fuoco bene ed ho notato la sagoma enorme del suo uccello che arrivava quasi fino al fianco sinistro.

Essendo la mutanda attillata, la forma del suo membro veniva esaltata dal grigio, ed io mi sono chiesta se fosse vero tutto quel ben di dio. Ho allungato la mano verso di lui, l’ho messa dentro all’elastico e quando lo ho impugnato mi sono resa conto di avere a che fare con qualcosa che non vedevo e sentivo da parecchio (dai tempi del ragazzino). L’ho tirato fuori ed era grosso dannatamente grosso e lungo; lui sorrideva, probabilmente non era la prima volta che si trovava di fronte ad una reazione così stupita.

“Benedica!” Mi è uscito spontaneo. Lui mantenendo il sorriso a 32 denti come di quello contento per questo regalo di madre natura, mi ha guardato e mi ha detto “è bello vero?” Ed allora mi è scappata 1 risata “ma quanto è grosso?” Gli ho fatto, mentre con la mano piccola che mi ritrovo cercavo di misurarlo scorrendo lungo lungo. Neanche il tempo di ricevere la sua risposta che si era fatto minacciosamente più avanti poggiandosi sui miei seni ed avvicinando la sua cappella a pochi centimetri dalle mie labbra.

Il passo successivo è stato naturale, ho sollevato il capo e con la lingua gli ho leccato la punta. Piano piano la mia bocca ha cominciato a prenderlo sempre più dentro, lui lentamente lo infilava sempre di più ed io ho cominciato a fare avanti e indietro succhiandolo. Adesso le parti erano completamente invertite, io avevo in mano (anzi in bocca) il pallino del gioco, mentre lui con le mani appoggiate sul letto respirava sempre più affannosamente.

Ma ero un po’ scomoda, così, dopo essermelo tolto momentaneamente di dosso, l’ho fatto appoggiare sullo schienale del letto. Un altro sguardo compiaciuta e stupita al suo uccello e poi mi sono chinata con la testa a riprendere quel meraviglioso pompino che avevo interrotto. La bocca e le mani si muovevano armoniosamente lungo la sua asta, e mentre godeva io succhiavo. Poi gli ho sentito dire “sto per venire, sto per venire” e dopo qualche secondo la sua felicità è cominciato ad uscire copiosa più che mai.

Io non mi sono tirata indietro, e mentre godeva con la bocca cercavo di sentire il suo sapore che effettivamente non era male. Dopo essermi pulita, ed aver pulito anche lui con 1 fazzolettino di carta, mi sono avviata verso il bagno, mentre lui mi faceva presente che si era fatta una certa ora e doveva vedersi con altri 2 colleghi. Ci siamo dati appuntamento a cena, 1 veloce bacio e le 2 porte che si chiudevano quasi contemporaneamente.

Seduta sulla tazza a fare pipì, con in bocca ancora il sapore aspro ma piacevole del suo sperma, mi sono soffermata a pensare a quell’uccellone ed al fatto che allora le leggende su quel collega fiorentino non erano poi così infondate. Mi sono buttata sotto la doccia per cercare di togliermi quel pensiero fisso dalla mente, ma ormai era quasi impossibile. Tra 1 cosa e l’altra mi sono preparata per la serata, con l’intento di concludere la notte in bellezza.

Vestitino un po’ sopra le ginocchia, molto leggero (faceva 1 caldo pazzesco), stivaletti e perrizoma (rigorosamente senza reggiseno). Così sono scesa a cenare, prendendo posto accanto al mio nuovo amico… Mentre mangiavamo, sotto al tavolo le nostre mani ogni tanto si toccavano e toccavano quanto di bello avevamo l’1 per l’altra. Lui mi tirava su il vestitino accarezzandomi la coscia sinistra, io con la mano gli palpavo il pacco da sopra al pantalone. Poi siamo usciti tutti per l’ultima sera e già nella macchina che ci portava al locale, le sue dita erano a caldo nella mia micia bagnata, mentre io cercavo di mantenere l’eccitazione senza farmene accorgere dagli altri ragazzi presenti nell’auto.

Vi risparmio le 2 ore di discoteca, dove ci siamo sextenati senza mai perderci di vista. Finalmente verso le 2 abbiamo ripreso la via dell’albergo e per non destare nell’occhio, siamo andati in 2 auto diverse. Poi arrivati nella hall, un messaggino sul mio cellulare diceva “camera tua oppure mia?” Io naturalmente ho scelto di giocare in casa… in camera pardon. Così dopo qualche minuto ho sentito bussare, il tempo di aprire ed eravamo di nuovo soli faccia a faccia.

Le sue mani sul mio culo che rapidamente cercavano di sollevare il vestitino per poi infilarsi nel perizoma, le mie mani a sbottonare il suo pantalone per tirare fuori dallo slip il suo uccello che al momento era ancora dormiente. Mentre le nostre lingue si incrociavano, sentivo sotto i polpastrelli crescere il suo membro ad ogni movimento della mia mano. Poi mi ha presa in braccio e dopo avermi portata sul letto, ed aver indossato il preservativo nel giro di 10 secondi, mi ha allargato le cosce e me lo ha messo dentro.

Era grosso, faceva anche un po’ male, ma lui spingeva ed io mischiavo l’eccitazione con il leggero dolore. Avevo le gambe per aria, le sue braccia intanto mi avevano abbassato il vestitino da sopra, i miei seni erano debordati fuori letteralmente, e dopo aver visto lo stupore nei suoi occhi, per quanto fossero grossi, ci si è fiondato sopra con la bocca leccandoli in maniera alternata, prima 1 poi l’altro. Intanto ero venuta , ma lui no, e continuava a spingere sempre più dentro, mettendo a dura prova l’elasticità della mia povera patata, mai così bagnata, ma mai così allargata (non era più abituata a certe grandezze, nonostante Cuba).

Poi 1 ultima penetrazione ed il suo profilattico si è riempito di sperma. Stanco si è steso accanto a me, poi, con molta calma, dopo aver tolto tutto ciò che lo proteggeva, è andato a buttarlo nel bagno. “Era l’unico che avevo, adesso come facciamo? Io voglio ancora scoparti!” Questa è stata la sua frase appena tornato. Io l’ho guardato sorridendo e gli ho detto “calmo calmo, prima di tutto prendo la pillola, poi chi ti ha detto che io voglio scopare ancora?” Mentre parlavo però, la mia faccia appena soddisfatta, ed ancora con un po’ d’affanno per l’eccitazione, mi tradiva.

Lui così mi ha preso 1 coscia con la mano e mi ha detto “lo so che ne vuoi ancora, bella Napoletana”. Sono sgattaiolata nel bagno, mi sono spogliata, anche perché i vestiti erano già quasi tolti e dopo essermi data una sciacquata ed una risistemata generale sono uscita, solo con le mutandine. Dopo avermi vista per la prima volta in piedi come mamma mi ha fatta, il buon fiorentino ha di nuovo magnificato la grandezza dei miei seni con un’espressione toscana che adesso non ricordo ma che al momento mi ha fatto tanto ridere.

Lui intanto aveva ancora su i pantaloni e la camicia; io mi sono messa sotto le coperte, e dopo aver tolto anche il perizoma ed averglielo mostrato, gli ho detto semplicemente “allora? Che si fa?” Nel giro di pochi secondi era nudo anche lui, sopra di me, con l’uccello che cercava avidamente di trovare l’ingresso della mia micia anche se non era ancora completamente duro; le mani incollate alle tette, le labbra alle mie labbra ed eravamo di nuovo lì a godere insieme.

Quel grosso uccello aveva il potere di farmi venire subito, così per rilassare un po’ la mia patatina, dopo aver avuto un orgasmo, nonostante lui fosse ancora super eccitato, me lo sono sfilato da dentro e l’ho invitato a mettermelo fra le tette (cosa che piace sempre fare a tutti i maschietti). Avevo sotto controllo la situazione, ma non avevo considerato che all’ennesima apparizione della sua cappella che usciva dai miei seni, mi è venuto letteralmente in faccia, inondandomi di sperma.

Non sapevo cosa prendere per pulirmi, lo avevo dappertutto, poi mi ha passato un po’ di carta igienica e ho ritrovato la vista, mentre lui sorrideva soddisfatto.
Era notte inoltrata, quando è tornato nella sua stanza. La mattina dopo ci siamo salutati come se nulla fosse, i miei colleghi di Napoli appena mi hanno incontrata a colazione hanno capito che avevo passato la notte con lui, lei sottovoce mi ha chiesto se fossero vere le voci che giravano intorno a lui; dopo aver avuto la mia conferma, mi ha guardata con un po’ di invidia (simpatica).

Poi ho preso la mia macchina e sono tornata a Napoli… forse dovrebbe venire per lavoro a fine giugno… in tal caso, abbiamo già detto che ci vedremo.

vendita

Era un appassionato di fotografia,aveva inserito un annuncio su varie riviste e finalmente era arrivata una risposta,tra l’altro l’incontro ci sarebbe stato in un bar alla stazione del paese vicino,prezzo accettato,l’unica seccatura provare la macchina ,l’acquirente aveva uno studio lì vicino.
Non aveva problemi , camera usata e trattata bene,si trattava di perdere un paio d’ore e chiacchierare naturalmente. Se andava tutto bene come sembrava,avrebbe cambiato l’attrezzatura e sostituita con il nuovo sistema digitale.

Arrivo’ in macchina alla stazione di Grandate,la persona era gia’ lì,una borsa per macchine fotografiche come concordato,si presento’ ,si diressero al bar dove ordinarono un caffe’ e si sedettero. Il nostro Marco comincio’ a tirare fuori la mercanzia e l’altro comincio’ a provarla,shitti,messa a fuoco,esame degli obiettivi ,cerco’ di tirare un po’ sul prezzo senza insistere troppo,chiese di provarla con un rullino che avrebbe sviluppato in camera oscura,veniva con lui o l ‘avrebbe aspettato lì?
Che domanda,certo che andava con lui penso’ ” se poi non torni?”
Era modestamente solo un fotomaatore,viveva ina villa vicina e nella cantina teneva una piccola camera oscura,faceva servizi fotografici e ogni tanto l’aiutava una vecchia amica che gli faceva da aiuto badava alla casa, un po’ da segretaria,,lui con i computer non ci capiva molto.

Salirono in macchina e si lascio’ indicare la strada,uscirono dal paese ,su per una collina ed arrivarono alla villa,un po’ fuori mano,cancello automatico ed entrarono,parcheggiando davanti casa,un edificio di due piani,grandi finestre ma tutte con le inferriate,l’altro sembro’ capire e gli spiego’ che gli avevano rubato gia’ tre volte,anche l’attrezzatura fotografica,per quello ne cercava una, sperava che con il nuovo sistema le cose andassero meglio.
Li stava aspettando una signora,vestiva da cameriera,un po’ strana veramente,non giovane, truccata,grembiulino,crestina sembrava quasi la protagonista di uno spettacolo teatrale in costume.

“E’ Daniela,come ti dicevo,adesso la usero’ come modella con la tua attrezzatura,facciamo in fretta ch anche tu avrai da fare,vieni giu’ in cantina che ti faccio vedere la sala posa,poi ci pigliamo un te’,almeno io, tu quello che vuoi,intanto sviluppo i negativi”
Scendemmo,sala grande,luci,anelli alle pareti,una pedana,le solite cose,Daniela era scesa con noi,schiaccio’ un po di interruttori e si mise in pedana,caricarono la macchina,la misero su un treppiedi , la collegarono ai flash e il tizio si mise a fotografarla mentre si muoveva a suon di musica,fecero in fretta,salirono di sopra,mentre l’altro si era chiuso in un’altra stanza per sviluppare.

La Daniela mi fece accomodare in un salotto e dopo avermi chiesto cosa desideravo bere mi lascio’ da solo,c’erano dei raccoglitori di foto ,tutte primi piani di uomini e donne,sempre uomini e donne,era l’atteggiamento che era strano,sembravano sorrisi come un po’ forzati,non so.. non erano naturali,le fotomodelle raramente sorridono ma si capisce ,e’ il loro modo,ma queste….
Ritorno’ Daniela,si era cambiata,sempre strana pero’…gonna nera lunga,camicia bianca,sempre col trucco inappuntabile,una collana strana,sembrava quasi un collare,va be’ fatti suoi,sali’ anche il suo amico”Fatto ,ho messo le pellicole in bagno,dieci minuti e abbiamo finito,visto i miei album?Mi strizzo’ l’occhio,naturalmente questo e’ quello che si puo’ vedere gratis,il resto e’ sotto chiave,sai gli piacciono le foto un po’spinte,io li accontento e li vendo,cioe’ le vendo ,le foto voglio dire e per questo c’e’ Daniela che con Internet e’ un genio..comunque un po’ di pazienza e finiamo subito,vuoi vedere?”
Le pellicole erano in un armadio essiccatore e si erano asciugate,ritaglio’ dei negativi e li mise in un ingranditore e li proietto’,aveva un bella tecnica di ripresa perche’ la Daniela era stata fotografata benissimo,merito suo e anche della mia attrezzatura modestamente.

“Sì,sì riconobbe tutto perfetto,torniamo su e pago quello che e’ stato concordato,un te’ mentre conti. Ti interesserebbe un bel servizio fotografico?Te lo farei gratis,hai un bel fisico,te lo ha mai detto nessuno,un po’ effeminato,non offenderti,ma proprio un bel fisico.
Cercai si svicolare sul discorso, tornammo di sopra per il te’ in modo da chiudere lì e andarmene,certe allusioni mi avevano sempre dato fastidio.
La Daniela era li’ a servire,”Te’ verde?Te’ nero?Altro?”,bevevo mentre contavo i soldi e si parlava di tutto e di niente,pero’ mi sentivo girare la testa,il cliente e la Daniela si zittirono e si guardavano sogghignando.

“E anche questo e’ fatto” mi parve di aver sentito prima di addormentarmi..

II
Mi risvegliai mezzo intontito,facevo fatica a muovermi,anzi non ci riuscivo proprio,mi sentivo la gambe e le braccia spalancate,cercavo di chiuderle e di girarmi ma ero come impedito,cominciavo a rendermi conto di essere legato,non solo ero anche imbavagliato,avevo qualcosa in bocca che mi permetteva di mugolare ma non di gridare,sembrava una palla di gomma,una ball gag ?Ma dove diavolo mi trovavo ?
facevo fatica a vedere,ero al buio un po’ di luce nella penombra
filtrava da dietro,una finestra quasi chiusa?
Stavo tornando lucido,ma ero sempre legato e imbavagliato,cominciavo a ricordare…il te’…la villa…la stazione..l’annuncio,la villa!Ero finito in mano a qualche gruppo di pervertiti?La Daniela me la ricordavo,ma l’altro il fotografo ?Non sapevo neanche come si chiamava.

Dove diavolo ero?Ero su un letto,duro,ma sicuramente un letto,non riuscivo a capire cosa mi bloccava le caviglie e i polsi,ma erano fissi,non riuscivo a muoverli.
Ad un certo punto si accesa la luce,davanti a me una porta ed una voce che diceva di stare tranquillo,stavano per arrivare ad aiutarmi.
Aiutarmi?Mugolavo ancora piu’ forte ma non risposero,continuavo a cercare di gridare ma mi usciva solo qualche gemito e nient’altro.
Non capivo quanto tempo era passato,finalmente la porta si apri’ ed entrarono la Daniela e il fotografo con una bottiglia d’acqua.

“Tranquillo. Se stai tranquillo ti leviamo il bavaglio e ti diamo un po’ d’acqua,guarda la bevo io cosi’ sei sicuro che non ti facciamo altri scherzi”
Scherzi?Brutti bastardi!Feci si’ con la testa e mi tolsero dalla bocca la palla. Cercavo di parlare ma non ci riuscivo avevo la bocca indolenzita e cominciai a bere.
“Allora bello mio,hai capito,ti abbiamo preso ed ora ci fai divertire,un po’ di foto e tutto si sistema”
Che scemi,altro che un po’ di foto,una denuncia non ve la leva nessuno pensavo.

“Noi ci divertiamo a fotografare i nostri soggetti,prima e dopo la cura. Si’ la cura perche vi trasformiamo in trans e vi vendiamo su internet,e’ un affare che rende un bel po’ e come ti ho detto ci fa divertire perche’ dopo un po’vi facciamo diventare collaborativi!Adesso la Daniela ti fa vedere come”
Daniela si avvicino’ con un frustino ,mi alzo’ i calzoni e mi sfioro’. Una scossa elettrica ed un sussulto. ancora una scossa ed io tremavo tutto.

III
Ritornarono dopo un po’,mentre continuavo a pensare al loro strano discorso,con una siringa in mano.
“Trnaquillo,serve solo a rilassarti un po’,senza fare troppe storir,adesso ti spogliamo e ti portiamo giu’ per un po’ di foto,dobbiamo mostrarti alla nostra clientela e vediamo cosa gli piace”
Mi liberarono e seduto sul letto cominciai a spogliarmi,mi meraviliavo di me stesso,gli ubbidivo senza reagire,mi fecero alzare,polsi legati messi sul davanti,un bavaglio ,un collare con la catena e mi fecero uscire.

La stanza dava su un corridoio con in fondo una scala che portava giu’ alla loro maledetta sala di posa.
Mi girava un po’ la testa e Marco mi sorreggeva ,mentre Daniela mi tirava con lacatena,scesi in basso vidi che’ c’era una specie di baldacchino,ci avvicinammo…. era una specie di gogna,mi fecero inginocchoare e mi ci infilarono la testa.
“Bravo,adesso accendiamo le luci e cominciamo lo spettacolo,la vedi la telecamera?”
Cominciarono con le scosse,un mugolio,una scossa e un altro mugolio,io continuavo a gemere mentre una mano mi allargava il sedere e mi infilava qualcosa di grosso e freddo dentro il buco.

“Su,su,quasi ci siamo e’ un bel gioiellino quello che ti porti dentro,da ora in poi sarai il verde come il suo colore,agitati un po’ mentre ti guardano rendi l’asta piu’ piccante”
Comincio’ con un frustino vero e continuava con le scosse.
“OK,per adesso basta,tirati su che ti incateno con la faccia al muro
Cosa c’e’?” era la Daniela che si era avvicinata e gli bisbiglio’ qualcosa.
“Si’?Vogliono vederlo in erezione?va bene ,pero’ tocca a te darti da fare”
Mi misero davanti alla telecamera e cominciarono a massaggiarmi il sesso,era proprio brava,in poco tempo quella troia mi aveva fatto venire.

mi lascio’ e torno’ al computer,dopo un po’ di smanettare torno’ dal mio seviziatore.
“Cosa?Ma questa e’ nuova!Comunque se serve alla vendita…..
si rivolse a me “Senti sai che sei il primo?Te lo avevo detto che mi sembravi un po’ …diciamo ..effeminato,bene qualcuno ti vuole vedere vestito da donna e mi chiede anche cosa metterti,meno male che c’e’ la Daniela che ha l’occorrente”.
Sparirono tutti e due e dopo un po’ tornarono,comincio’ il calvario:calze autoreggenti,tacchia a spillo,reggicalze,corsetto,
“No le mutandine non servono e’ ammosciato,se lo vogliono diritto ci pensera’ ancora Daniela”
Mi misero faccia al muro,ero anche bendato e ricominciarono con la frusta,poi con le scosse elettriche,era un continuo ,poi si fermarono e sentivo qualcuno smanettare la computer,era la Daniela ,lo capii da un suono di meraviglia seguito da un silenzio.

La sentivo parlottare con qual bastardo di Marco e anche li’ altro suono di stupore seguito da una risata.
“Non e’ possibile,non ci credo,e’ la prima volta ed e’ la somma piu’ alta per una vendita…. allora …carina. lo sai chi ti vuole ..verdina..una coppia di anziani,lei e’ una lesbica matura …ti vuole operata e con la quinta di seno,ha degli agganci con una clinica di chirurgia plastica,qui vicino,in Svizzera. Noi cominciamo con una curetta ormonale poi ti vengono a prendere per l’operazione,su coraggio bella c’e’ sempre una prima volta…e’ il mercato bellezza !!!”
Mi sentii svenire

IV

Mi risvegliai a letto,ero libero piu’ o meno, a parte un collare che mi teneva legato
Ero sempre vestito con le scarpe,la calze,il busto stretto con le giarrettiere,mentre cercavo di svestirmi,si accese la luce e si apri’la porta,erano sempre loro il fotografo e la Daniela.

“Allora come va?Dobbiamo parlare. forse si potrebbe evitare quello che hai saputo,ma dovresti essere sincera o meglio sincero. che preferisci?Sai come?cosa puoi offrirci in cambio ,conosci qualche donna da vendere al tuo posto? Carina almeno,anche se con la chirurgia ora si fanno miracoli,dobbiamo pero’ drogarti per essere sicuri che tu non menta e poi devi tacere,non offenderti ma non possiamo rischiare ,il nostro e’ un business che ci rende bene ed e’ un peccato finirlo,una chiacchierata tranquilla e la finiamo qui.

Ero cosi’ preoccupato e spaventato che dissi subito che ero d’accordo,l’unico problema era… chi dargli in cambio?L’importante era restare uomo ,poi avrei sistemato tutto con una bella denuncia.
Daniela sembrava avere gia’ saputo ,perche’ tiro’ fuori una siringa e mentre mi pungeva diceva “Adesso ce ne parli un po’,cosi’non puoi fotterci”
Come al solito mi ripresi,sempre legato al letto e sempre vestito da donna,accanto a me incatenata ad una sedia e con la testa coperta da un cappuccio pesante,come per una deprivazione sensoriale una donna.

“Brava,sei stata sincera,abbiamo catturato anche tua moglie,non e’ quella che ci avevi descritto,ma sara’ un omaggio per i compratori. E’ passata una settimana da quando abbiamo parlato ma l’abbiamo addestrata bene,niente cibo e acqua,solo pompini,ti fara’ un bel regalo prima dell’operazione,non avrai certo pensato che ti lasciassimo andare,ora che siete spariti tutti e due, siamo tranquilli che nessuno vi cerchera’,vedrai che meraviglia e’ diventata,non la riconoscerai piu’ per come l’abbiamo addestrata,non hai idea di che abile troia sia diventata,adesso la provi,vedrai sara’ un piacere anche se l’ultimo,
Mi misero una ball gag,mi misero su un’altra sedia,li vidi tirarla su , inginocchiata davanti a me,polsi e caviglie legate”Ti mettiamo un bel cappuccio per non farti sentire,lo leviamo a lei e la facciamo lavorare,vedrai sara’ un piacere,capisci non deve riconoscerti.

La mia compagna era diventata bravissima,bocca stretta,lingua guizzante. calda e morbida ,non l’aveva mai fatto cosi’ bene la stronza da quando stavamo insieme,ingoio’ tutto mentre prima si rifiutava.
Chiaramnete non potevo gemere ne’ sentire niente.
Dopo un po’ mentre ancora godevo per il lavoro della mia compagna,mi sentii trascinare per terra e mi levarono il cappuccio e la pallina.
“Adesso cominciamo il tuo addestramento,devi imparare a sollazzare le signore e lavorarle come si deve,alla tua donna ci ho pensato io e mi sembra diventata una esperta,no?Adesso tocca a te fare lo stesso con Daniela,mattina,pomeriggio e sera e se non lo farai bene..”
Imparai presto come si lavorara,Daniela non diceva niente,scosse elettriche sui capezzoli e frustate sul sedere se non usavo bene la lingua,purtroppo capii come aveva fatto ad addestrare mia moglie diventai anch’io un esperto.

Una mattina non so come ma capii che erano nervosi,mi bendarono,mi fecero scendere le scale e fui legata in ginocchio su un tappeto,avevo capito che era la sala,le scosse e le frustate furono parecchie,c’era un profumo diverso e quando mi tolsero il foulard dagli occhi vidi una signora anziana che mi aveva tenuto la testa premuta sul suo sesso.
“Si’,disse ai due seduti accanto a lei,manca di entusiasmo ,ma a questo col tempo si rimedia”,poi rivolto a me,”Sono la tua nuova padrona,posso farti operare del tutto , limitarmi ai seni,lasciarti cosi’,un po’ trans dipende da te,se sei piu’ brava..adesso ricomincia e datti da fare”
Mi detti da fare al massimo,perche’ la sentivo sospirare a piu’ non posso…e mia moglie?Ma che si arrangiasse adesso ho altro a cui pensare.. dovevo salvare le mie pall….

!

 V

“bene,ti stai dando fare,adesso ti sta arrivando l’entusiasmo ,basta un po’ di incoraggiamento “vero?
Si mise a ridacchiare e mi bendo’
Dopo un po’ che mi davo da fare sentii la voce dell’altro. il suo compagno.
“Adesso basta con lei e vediamo cosa sai fare con me,dovrebbe essere piu’ facile,sai cosa ci piace. ma devi giocare diversamente che con mia mogli,smetti e apri la bocca”.
Che dovevo fare,ubbidii e mi mise in in bocca qualcosa che sembrava un anello e mi costringeva a tenere la bocca spalancata senza poterla chiudere.

“Capirai che e’ meglio stare sicuri!” e mi spinse la testa verso di lui.
“Vediamo un po’ se lo sai risvegliare,senti come e’ piccolo,datti da fare”
“Basta una scossa sui capezzoli?C’e’ qualcosa che ti fara’ lavorare meglio”. Qulacosa di freddo mi entro’ nel sedere.
“Si’ caro mio e’ di metallo e fa passare meglio la corrente”
Arrivarono le scosse sui capezzoli e all’interno di intensita’ sempre piu’ forte.
“Allora vuoi farmi sentire la lingua?Accarezzalo sulla punta e scendi piano piano sull’anello.

sono qui aspetto”
Che dovevo fare ?i capezzoli anche senza le scosse mi facevano male,cominciai a leccarlo. ad ascoltare i suoi “consigli”,bene lo stavo facendo crescere,lo sentivo sempre piu’ in bocca e in gola,respiravo a fatica e mi spingeva la testa sempre piu’ a fondo
“Avanti giu’,giu’..continua…su e giu’,voglio sentire le labbra scorrere,scommetto che non lo chiedevi a quella puttana di tua moglie,a proposito abbiamo comprato anche lei,ci farete divertire tutti e due..datti da fare schiavo,piu’ veloce fammi godere o ti frusto”
Lo sentivo ansimare e gemere ,mentre qualcosa di caldo mi schizzava in gola.

“non so se e’ la prima volta per te,ma ho sempre pensato che solo un uomo sa come si fanno i pompini al suo padrone,adesso comunque leccalo ancora e puliscilo bene”,una scossa sottolineo’ l’ordine.
Rivolto alla mogle”Bene mia cara,mi pare che lui e la moglie vadano bene,da addestrare ancora un po’, che ne dici se lo diciamo anche a lei che lo schiavo e’ suo marito?”
“Aspetta ancora un po’. la sorpresa sara’ ancora piu’ grande quando la vedra’” e si mise a sghignazzare.

Quando…. la vedra’…. cosa significava?
Sentii dei rumori come se si alzassero e si misero a parlare con chi mi aveva catturato.
Qualcuno mi levo’ il dildo,ma il sollievo duro’ poco ,fu sostituito da un altro piu’ grande,
Comincio’ a parlare Daniela”Devi abituarti a farti allargare il buchetto cara mia,la tua padrona vuole giocare a farti fare la donna. Domani ti porta in clinica per l’operazione,comunque visto che ti considera un buon acquisto vuole essere carina con te,vuole che tua moglie ti faccia godere come uomo per l’ultima volta in vita tua,non sa ancora chi sei,un bavaglio e un cappuccio a entrambi cosi’ tu non puoi parlare per farti riconoscere.

A proposito,non so se l’hai capito,ma ormai e’ drogata,non so se faranno lo stesso con te,preparati a goderti la serata”
Mi slego’ l’anello che avevo in bocca,mi mise un bavaglio a forma di pene,un cappuccio,mi fece alzare e mi tiro’ con un guinzaglio fuori dalla stanza.

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