Archivi tag: cali

L';estetica del cazzo

Fin da piccola i miei genitori mi hanno trascinata per musei, pinacoteche e gallerie d’arte.

Che barba !!!

Loro affermavano che, anche se mi annoiavo, in realtà stavo accumulando cultura e conoscenza.

Vero, verissimo. Ma che barba !!!

Ricordo i miei piedi che si strascicavano a fatica lungo quei corridoi infiniti. Chilometri di quadri, statue, vasi e manufatti di ogni genere di cui non mi fregava assolutamente niente.

I figli sono troppo spesso vittime delle ambizioni dei genitori.

In età adolescenziale però, quando i primi pruriti fanno la loro comparsa, trovai nuovi stimoli e curiosità e, quello che fino ad allora non avevo notato, divenne l’obiettivo di ogni visita museale.

Il corpo nudo.

Il corpo nudo di uomini e di donne. Corpi strani, spesso deformi e tormentati, altre volte eroici ed algidi.

Ma sempre e comunque corpi nudi.

Tanto erano diversi dai corpi delle persone che mi circondavano da risultare artefatti, sintetici, irreali, sproporzionati.

Donne dai corpi opulenti con piccoli seni adolescenziali, uomini muscolosi, altissimi, con piselli a dir poco ridicoli al cospetto delle loro masse muscolari.

Di fronte all’estasi di mia madre ai piedi di un Ercole potentissimo, esternai la mia perplessità sulle proporzioni della figura dell’uomo. La risposta, anche se divertita, fu molto accademica e fredda e non mi chiarì affatto il dilemma che mi ponevo: ma gli uomini, anche quelli muscolosissimi, ce l’hanno davvero così piccolo?

Solo alcuni anni dopo potei chiarirmi, è proprio il caso di dire toccando con mano, il dilemma.

No, gli uomini, mediamente, non lo hanno piccolo come Ercole!!!

Che bello l’organo genitale maschile !!!

Ha mille nomi e mille forme diverse ed è sempre una sorpresa (non sempre positiva…ah ah ah…) quando il tuo partner te lo esibisce per la prima volta.

L’emozione di quando slacci la cintura, dopo aver pregustato palpandone la consistenza, l’impaccio di liberare l’oggetto del desiderio, l’ansia di poterlo vedere libero da costrizioni e ritrovarsi in ginocchio di fronte allo svettare della potenza della natura….

…ah…quanti ricordi !!!

No, questa non vuol essere un’ode al maschio (o ancor meno al suo membro!!!).

Semmai vorrebbe essere una sorta di catalogazione, seppur limitata, dei generi, delle specie e delle caratteristiche (negative e positive) delle mie esperienze.

Potrei iniziare tipo con…. mi ricordo di…. mi ricordo…

Mi ricordo di quando mi nascosi un pomeriggio intero in un canneto. Noiosissime vacanze in campagna in compagnia di soli maschi.

Loro giocavano sempre a calcio mentre io mi annoiavo a comporre ghirlande di fiori. L’unica volta che provai a giocar con loro a calcio fui severamente redarguita da mio padre. Non era cosa per ragazzine.

Altri tempi.

Li vedevo giocare, sudare, litigare. E io seduta silenziosa a bordo campo. Avevamo tutti intorno ai tredici, quattordici anni. Nessuno di noi (o meglio di loro…) pensava al sesso. Io ero già “diventata” donna e, a dirvi la verità, al sesso un po’ ci pensavo.

Più che al sesso, pensavo alla scoperta dell’altro sesso. Erano anni ormai che mi chiedevo come fosse il “pisello”.

Così, vista la loro strana abitudine di pisciare in compagnia al grido di “chi non piscia in compagnia o è un ladro o è una spia”, decisi di nascondermi dentro un canneto in posizione favorevole ad ammirare per la prima volta uno “spettacolo” riservato al genere maschile.

Quel giorno non ne volevano saper proprio di pisciare.

Sentivo le loro urla, il pallone rimbalzare, le imprecazioni per un goal sbagliato. Nel frattempo, le zanzare, mi stavano martirizzando.
E finalmente, dopo tanta attesa, gli arrivò l’agognato stimolo!!!

Arrivò prima il più piccolo del gruppo che, indifferente alla presenza dei compagni, si abbassò i calzoncino iniziando ad irrigare le piante sottostanti. Era circa cinque metri sopra di me e trattenendo il respiro, strizzai gli occhi per mettere a fuoco il suo pisellino.

Mi ricordo…mi ricordo ancora….

Mi ricordo del mio primo ragazzetto timido. Era spaventato più di me e quando si spogliò non mi dette neanche la possibilità di osservare ciò che mi stava per penetrare.

Fui io ad incoraggiarlo, curiosa.

Non mi parve paragonabile a quello di Ercole o David. Era molto peloso, storto sulla sinistra e il prepuzio non ricopriva il glande.

A quello ne sono seguiti molti altri: lunghi e lunghissimi, alcuni tanto corti da sparirti in mano (sigh!!!), tozzi come tappi di damigiana, superbi e presuntuosi, curvi in su, curvi in giù, dritti come un palo, a cono, alcuni con cappelle a punta, altri con cappelle simili ad albicocche, qualcuno sproporzionato rispetto alle palle, altri con palle sproporzionate rispetto al fusto…

Insomma, ogni volta che cali un paio di braghe ad un uomo, non sai mai cosa ti capita.

Un po’ come la shitola di cioccolatini di Forrest Gump.

La prigione della salute. Capitolo 2: un usuraio s

CAPITOLO 2 – uN USURAIO SENZA SPERANZA

Nel corso degli anni, al mio amico assistente toccò di assistere a scene davvero imbarazzanti, ma mai come la disavventura che ha per protagonista Walter, l’usuraio recidivo.
Walter era un uomo di mezza età che aveva giocato con gli averi di molti tra amici e parenti. Schiavo delle abitudini, ora che si trovava in un ambiente nuovo non poteva più contare sulla sua evacuazione quotidiana, da ben quattro giorni, la qual cosa lo infastidiva assai perchè avrebbe dovuto ricorrere all’aiuto dell’infermieria e raccontare tutto.

Per lui era come calare le braghe, figurativamente (e anche realmente!).
Tuttavia dovette arrendersi e chiedere una visita per “costipazione”. Ma durante la giornata nessuno lo convocò. Alle 9 di sera i detenuti tornarono in cella, Walter compreso, alle prese con un gran mal di pancia e dei peti infernali! Tuttavia, dopo quindici minuti, la chiave girò ed entrò un’infermiera di mezza età, piuttosto corpulenta, seguita dal mio amico assistente sanitario che portava con sè il carrello delle meraviglie (meraviglie per chi legge ma non per Walter!!).

Non mancava nulla, dai microclismi alle supposte effervescenti all’acqua saponata. E sopra a tutto, spiccando nel suo bel arancione carico, la pera da 250 ml, già carica e unta in punta con la vaselina. Si diressero verso Walter: “a causa di un caso di appendicite che ci ha occupato per tutto il pomeriggio, dobbiamo procedere alla visita qui. Ora assuma la posizione ginocchia gomiti e cali le braghe”. Walter arrossi violentemente colto senza preavviso.

Era arrivato il momento di calare le braghe!! Visibilmente imbarazzato Walter si abbassò i pantaloni e obbedì ai comandi. Due mani abbassarono le mutande quel tanto che bastava per scoprire la parte interessata. L’infermierona, si mise il ditale in lattice e prese la vasellina “ora metti la testa sul cuscino e solleva il culetto, ho qui una bella purga per te!”. Walter non poteva resistere e cercò di alzarsi “aspettate!!” ma le mani del mio amico lo afferrarono e lo costrinsero a piegarsi sulle ginocchia della matrona dalla mano pesante, che dopo due sonore sculacciate, spalancò con mano esperta le natiche e infilò il suo dito grassoccio nello sfintere contratto.

“ahhhhh! ahhhh! un attimo un attimo!”. “Qui c’è un bel tappone da far uscire, ed è bello grosso. Ce l’hai proprio qui, ma non esce, vero?” l’infermierà ammiccò ironicamente. Poi afferrò la shitola dei microlismi e ne estrasse quattro. “Sei così pieno che ci stanno solo questi qui”. E così, sentendosi trattato come un moccioso, Walter subì ben quattro microclismi, natiche separate, punta del microclisma che infastidisce il buchetto, inserimento irritante, bruciore provocato dal glicerolo e un gran bisogno di evacuare.

Lo fecero attendere tenendogli chiuse le natiche per cinque lunghissimi minuti, in cui i suoi compagni di cella, nel silenzio generale, facevano finta di non vedere ma vedevano benissimo, alcuni si eccitarono, alcuni si preoccuparono pensando al proprio sfintere.
Walter riusci infine ad evacuare un grosso blocco, e l’infermiera dovette somministrargli successivamente 3 pere arancioni saponate perchè si liberasse dei suoi pesi.
A Walter furono applicati spesso clisteri e supposte. Ma quell’episodio nella cella, col culo apero di fronte a tutti, non l’avrebbe mai dimenticato!.