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I sogni di Krissy

Aveva sempre avuto un unico, secondo lei, bellissimo sogno; quello di sgambettare in televisione. Quello di mostrare il culo alle telecamere, di farsi vedere abbracciata al calciatore, al ricco imprenditore o al manager di successo. Non aveva studiato, non è che fosse particolarmente vispa né intelligente. Era ambiziosa, questo glielo riconosco. Un’oca giuliva fuori e una ragazzina piena di debolezze, frustrazioni e dubbi dentro. Questa era Cristina, quando la conobbi. A sapere che sarebbe finita così male sarei stato

meno gentile con lei.

Ma lasciatemi raccontare di come andarono le cose. Atto I: una maialina sulle scale

Piangeva. La prima volta che la vidi piangeva. Era seduta sulla gradinata del palazzo in cui lavoravo ed era vestita come…come…si può essere schietti e sinceri, vero? Mica vi scandalizzate? Ecco, allora, era vestita come una buona mignotta. Minigonna, calze a rete, giacchino strizzato in vita come un tubetto di dentifricio quasi finito, capelli pettinati all’ultima moda (ultima, penultima o terzultima per me fa lo stesso…non seguo le mode) e trucco gradevole ma tutt’altro che leggero.

Lì per lì ho pensato di avere a che fare con una troietta come tante. Beh, a conti fatti la prima impressione era quella giusta. Ma non a tutte le troiette mi affeziono, sapete? Per questo ripensare a quel momento mi fa un po’ male.

“Ciao. Qualcosa non va?” le chiesi, pensando fra me e me a quanto dovesse sembrare stupida quella domanda. Se uno piange, per forza c’è qualcosa che non va.

O no? “No” mi fa lei “Tutto a posto”
“Perché piangi, allora?”

“Ma nulla…mi hanno solo scartata”

“Ah” esclamai. In quel palazzo si tenevano le prove per un programma televisivo che sarebbe andato in onda da lì a due mesi. Lo sapevo da qualche giorno. Il genere del programma ve lo potete immaginare. Quando si fanno le selezioni per scegliere una quarantina di volenterose ragazzine con poco cervellino e gambe lunghe, c’è un unico genere di programma che si può mettere in piedi.

Un programma da cerebrolesi.

“Ti è andata male, eh?” chiesi. “Sì, come sempre”

“Beh, avrai la tua occasione” “Sul serio?”

“Sì, sei una bella ragazza”

“Sì, sono una bella ragazza di ventiquattro anni!”

Disse quel numero come se confessasse un crimine dei più atroci. Ventiquattro anni. Io ne ho trentuno e mi sento ancora un ragazzino, lei ne aveva quasi dieci meno di me e si comportava come se la sua vita dovesse terminare entro l’anno.

In effetti quante veline, letterine e stupidine varie vi sono, di più di ventiquattro anni? A quell’età sei già una pera marcia pronta a cadere dall’albero. Così ti fa credere il dorato mondo della TV. E chi siamo noi, comuni mortali, per obbiettare di fronte a ciò che ci viene proposto dalla Dea TV? Cristina, a ventiquattro anni, si sentiva vecchia e pronta ad essere messa in disparte.

“Dai, ti offro un caffè” le ho detto.

“No, devo andare” mi ha risposto con un po’ di arroganza. Sembrava non vedesse l’ora di togliersi dai piedi questo coglione invadente. Comprensibile, le uniche persone con cui valga la pena mostrare un briciolo di gentilezza sono quelle che ti possono portare in alto. Ma lei non mi conosceva.

“Insisto. Ci sediamo al tavolo di un bar e mi racconti tutta la storia. Magari ti posso aiutare a realizzare il tuo sogno”

Cristina mi guarda in obliquo.

“Davvero?”

“Sì”

“Chi sei?”

Le dico il mio nome (a voi no, accontentatevi di Tom). “Lavori in televisione?”

“Beh, in un certo senso è così. Sono uno scrittore. Di recente mi hanno chiesto di fare il consulente per una serie di documentari in prima serata. Forse ne avrai sentito parlare”
Cristina s’illumina. Per un attimo resto stupito anch’io. E’ bellissima. Come avranno fatto quei froci del casting a scartarla?

Indago e vengo subito a capo della questione.

“Senti, tu conosci qualcuno nell’ambiente?” domando. “No, nessuno”

“Capisco” le dico “In questo caso è naturale che non ti abbiano presa in considerazione” “Davvero?”

“Tutte le ragazze che vanno in televisione hanno…diciamo, qualche aiutino da dietro” Raccomandazione. Una brutta parola.

Raggiungiamo il più vicino bar e ci prendiamo qualcosa da bene. Cristina passa subito alle domande che contano.

“Tu puoi aiutarmi a farmi conoscere?”

“Può darsi.

Come ti ho detto conosco parecchia gente” “E…. ”

“Sì, è gente assai influente” Sorride.

“Parlami di te. Chi sei, da dove vieni” chiedo. “Mi chiamo Cristina. Vengo da Napoli” “Tutto qui?”
“Tutto qui” “Sei diplomata?” “No”
“Ah”

“E’ un male?” “No…no…”

“A che serve il diploma, sul palco?” “Certo, certo…a che serve?” “Lavori?”

“Qualche volta. Ho fatto la hostess. Ma così, una volta e via…lavori fissi non se ne trovano”

“E che lavoro cerchi?”

“E’ ovvio! Lavorare in televisione!”

“Un lavoro…che so, da impiegata…qualcosa di normale?”

Non vi dico che faccia fa Cristina a queste parole.

Sembra che le abbia proposto di scopare un vecchio bavoso con l’HIV. No, il lavoro normale non le piace proprio. A che serve, il lavoro normale, quando si hanno delle belle cosce lunghe e disponibilità d’alloggio per una fava o due lì nel mezzo?

E d’improvviso sento nascere una cordiale antipatia per questa ragazzetta pretenziosa e senza qualità. Andate via le lacrime resta solo una gran voglia di arrivare alla vetta senza faticare.

Senza quel suo visino disfatto dal pianto che ispira tenerezza, Cristina appare per quel che è; una piccola mignottella annebbiata dalle facili promesse del successo.
A questo punto, però, ho promesso di aiutarla e lo farò. Non è nelle mie abitudini, disattendere una promessa. Però la ricompensa è un altro discorso.

“Senti, Cristina…e se io ti aiutassi ad arrivare dove vuoi tu che cosa saresti disposta a fare, per me? Sei bella.

Mi piacerebbe conoscerti…diciamo, più approfonditamente” La ragazza non si scompone più di tanto. Non è granché intelligente, ma sa che in questo mondo, per arrivare, qualche letto lo devi conoscere.

“Io divido l’appartamento con un’altra ragazza” risponde subito.

“Non c’è problema. Verrai da me. Ma ti avverto che io ho gusti un po’ particolari. Mi piace sottomettere le mie amanti”

Cristina alza le spalle. “Va bene”

Come sarebbe a dire “va bene”? Che gran troia ho trovata!

“E mi piace anche veder sottomessa una ragazza da un’altra ragazza” “Certo.

Io quale sarei? Quella che sottomette o che viene sottomessa?” “Quella che viene sottomessa” rispondo bruscamente.
“In che modo, dovrei essere sottomessa? Corde, falli di gomma…”

“No, più semplice. Lingua. La tua. Sul corpo del padrone e della padrona. Dappertutto” “Hummm…beh, come si dice…non si fa niente per niente. Vogliamo andare?”

Ci resto un po’ male. Non ha fatto una piega di fronte ad una proposta che altri giudicherebbero indecente. Mi domando quante, fra le aspiranti telemignotte televisive, siano disposte a tutto come questa qui.

Poi non ho il tempo di fare altri ragionamenti. “Allora” mi fa Cristina “Vogliamo andare?”

“Sì, piccola. Arrivo subito”

Il conto del bar è sulle cinque euro. Ne lascio cadere dieci sul tavolo e me ne vado. Oggi ho idea che prenderò un giorno di riposo.

UN INVITO A CENA- IL MERCOLEDÌ

Tornato a casa non faccio altro che pensare all umiliazione subita. Eppure non mi sono fermato, ho continuato a succhiare il dildo fino a che non restasse una sola goccia, una minima traccia del suo sperma. Anche quando lui è uscito, non ho smesso, volevo, desideravo tutta la sua sborra. Sono davvero così troia come dice lui?? Eppure nella mia vita ne ho combinate tante, a volte ho fatto di proposito la troia perché mi piaceva.

Ma non me ne sono mai preoccupato. Lui è riuscito a farmi sentire diverso, una sensazione più reale. Possibile che a 44 anni scopro di essere davvero cosi troia? Vado a letto molto confuso. Mi giro, mi rigiro, ma non riesco a dormire. Guardo il telefonino e sono le due. Lo spengo. Prendo mezzo sonnifero e mi addormento. Alle sette la maledetta sveglia suona. Questa volta la lascio suonare più volte. Poi con calma mi metto seduto sul bordo del letto e guardo il cell.

Ho quasi paura ad accenderlo, ma devo farlo. Mi aspetto un suo messaggio, invece niente. Strano, eppure ero sicurissimo. Mah forse si è stancato o ha capito che non deve rompere di notte. Un po’ mi dispiace, ma perché????? Comunque faccio la doccia, mi vesto, e quando sto per uscire vedo una busta ai piedi della porta. Giuro che rabbrividisco!!! Il solo pensiero che sia un suo messaggio mi spaventa a morte. La prendo in mano, la apro e dentro trovo una foto!!! Riconosco il suo cazzo in primo piano.

Giro la foto e c’è un suo mess scritto
” Notte troia, sono le due e mezza. Come vedi dalla foto sono eccitato e la colpa è tua. Più tardi al lavoro, alle 9. 30 esatte , devi andare nella sala ristoro, troverai un cappuccino ancora caldo con una schiuma speciale. Bevilo tutto. Notte troia!!!”
Non so se sono più preoccupato del fatto che sto coglione è venuto alle due e mezza del mattino davanti alla porta di casa mia, o se qualcuno al lavoro potesse accorgersi del gioco perverso che Ioan aveva partorito stamattina!!!
Agitatissimo corro al lavoro.

Per due ore faccio finta di fare qualcosa , ma in realtà continuo a fissare l’ora. Alle nove e 28 minuti mi alzo e dico a mia sorella che vado a prendere un caffè. Corro verso la sala ristoro, non c’era nessuno. Vedo sopra il tavolo un cappuccino ancora fumante. Cazzo l’ho mancato per poco. Mi avvicino e prendo il bicchiere in mano. Lo osservo bene e noto chiaramente che non è schiuma quella che galleggia , ma una calda, bianca, densa, copiosa sborrata.

Non ci potevo credere!!!! Ioan aveva macchiato un caffè con il suo sperma. Non so cosa fare, se bere tutto o gettarlo via. Ed ecco che mentre ho il bicchiere in mano entra mia sorella
” Sei scappato via, non ho fatto in tempo a dirti di portarmi un orzo!!! Tu che hai preso” mi chiede avvicinandosi alla macchina dei caffè
” Un cappuccino, bello schiumoso!!” Rispondo e inizio a berlo, piano piano, finché finisce.

Uno dei migliori cappuccini della mia vita!!!! In qualche modo è riuscito a farmi fare la troia anche stamattina.
Mentre mia sorella ritorna in ufficio, io devo trovare Ioan. Non so bene perché, lo devo vedere. Faccio il giro per dietro e arrivo al magazzino 3, sicuro di trovarlo la. Ma non c’è. Chiedo in giro, nessuno l’ha visto. Ma come? Nessuno lo ha visto oggi?? Eppure ci deve essere, mi ha preparato il cappuccino.

Ritorno in sala ristoro. Trovo dentro mio padre e altri due collaboratori. Li vedo ridere come pazzi. Chiedo a mio padre se avesse visto Ioan. E lui mi risponde che oggi non viene, che ha telefonato che sta male. E continua a ridere insieme agli altri. A quel punto completamente confuso chiedo cosa avessero tanto da ridere.
” È una scommessa che avevamo fatto con Ioan. Lui dice che tra le donne che lavorano qua ce n’è una in particolare più troia di tutte.

Ma tanto troia. Così tanto da essere sicuro al cento per cento che se avessimo lasciato sul tavolo un caffè pieno di sborra, lei trovandolo se lo sarebbe bevuto!!!!” Mi spiega mio padre
” E allora? Perché ridete? Cosa è successo? Che avete fatto???” Chiedo io con un groppo allo stomaco che quasi mi sento svenire.
” Ma niente, siccome per noi Ioan è sempre il solito esagerato, abbiamo voluto fare una prova, ma così per ridere!!” Continua mio padre.

” E quindi??? Dai sono curioso!!! Raccontami. ” gli dico facendo finta di essere allegramente curioso.
” Insomma alle nove abbiamo preso un caffè espresso dalla macchinetta e a turno tutti e tre siamo andati in bagno e…. si hai capito no..e poi lo abbiamo messo sul tavolo e siamo usciti. Dopo venti minuti siamo tornati e il caffè era sparito. E il bicchiere vuoto è dentro il cestino. Lo abbiamo segnato con una X.

È proprio quello!!!” E indica il bicchiere sul cestino e solo in quel momento mi accorgo della X scritta a penna!!!
” Quindi qualcuna delle ragazze lo ha bevuto? E avete visto chi?” Chiedo terrorizzato
” Macché Dio bono, è stata talmente veloce che non siamo riusciti a vedere nessuna!!! Ma Ioan aveva ragione, c’è una gran troia , e anche schifosa secondo me, perché solo una porca schifosa può fare una cosa del genere!!!” Sentenzia mio padre ancora ridendo.

” Secondo me ce n’è più di una qua dentro!!” Esclamo io. E poi chiedo a mio padre se posso andare a casa perché è tutta la notte che sto male e lui ovviamente acconsente. Esco dagli uffici e fuori c’è un caldo afoso tremendo. Inizio a sudare, mi sento male!!!! Arrivo alla macchina appena in tempo, accendo l’aria condizionata e mi stendo un po’. Sono sotto shock. Non riesco nemmeno a pensare.

Non voglio pensare!!! Squilla il cell. È lui. Accetto la chiamata ma non riesco a parlare.
” Chi è la mia troia????” La sua voce mi mette i brividi. Chiudo la chiamata senza dire nulla. Dentro la macchina mi gira la testa , e una frase rimbomba ovunque: chi è la mia troia?????? Chi è la mia troia???? CHI È LA MIA TROIA??????????.

Elisa libera di essere troia

Elisa libera di essere troia

Ciao, i protagonisti sono veri, ma i loro nomi non importano perciò li inventerò e ai fini della storia mi chiamerò Tito.
D’aspetto appaio un po’ di sovrappeso, cioè non sono magro ma neanche una palla sproporzionata, sono alto 1. 78 per 95 Kg non molto allenato.
Questa storia si svolge non molti giorni fa quando Elisa si è mollata con il suo ragazzo.
Elisa è sempre stata una ragazza solare e un po’ sprovveduta o almeno così tutti pensavamo, le capitava spesso di fare degli (ops!!!) Tipo mostrare le mutande sempre dai colori molto appariscenti o di vestirsi in modo provocante per poi dire che si vergognava per i centimetri di pelle nuda.

Ma ora torniamo alla storia, due giorni dopo essere tornata single Elisa mi invitò ad andare a casa sua dicendo che stava male per la solitudine, io non vidi niente di strano, erano 2 giorni che su i social si lamentava per la solitudine.
Quella sera stessa andai a casa sua trovando già la altri amici, eravamo in sei tutti maschi, ma facendo i lavori più diversi non era la prima volta che arrivavamo ad orari diversi.

Salimmo in casa trovando la porta aperta e lei dalla cucina ci urlo “Accomodatevi in salotto che arrivo subito”, dopo qualche minuto lei arrivò con le bevande, era vestita con un vestito a fiori lungo e calzava le pantofole. Iniziammo la serata parlando aspettando che arrivassero le ragazze, non pensavamo lei non le avesse neanche chiamate.
fatto sta che non so cosa ci fosse dentro le bevande ma io personalmente mi senti avvampare d’eccitazione e gli altri non sembravano sentirsi diversamente, lei nel frattempo ci provocava, prima si chinò a 90° mostrando per bene il suo sederino per prendere il vassoio con i bicchieri da portare via e andando in cucina ancheggiava.

Tornata si sedette tra me e Renzo, mentre parlavamo continuava a far cadere la mano sulle nostre gambe (la maiala stava controllando il punto di cottura).
Nessuno le saltava addosso solo perché c’erano gli altri, all’improvviso Elisa balzò in piedi e disse “devo farvi vedere una cosa” e svanì in un’altra stanza, a questo punto ci sentivamo come arieti proti a scornarci per la femmina, ci aveva caricati per bene.
Quando tornò nella stanza non crederete mai come si presentò, indossava un completo reggiseno nero di pizzo che conteneva seni di quarta misura di cui si intravedevano i capezzoli, scendendo mutandine tanga di pizzo nero da cui si intravedeva un monte pronunciato con peluria tagliata a striscia, poi calze autoreggenti che fasciavano gambe atletiche e in fine sandalo di vernice nero con tacco.

Gli sguardi di tutti erano calamitati come fossimo leoni con la gazzella, Elisa vedendo la nostra reazione si girò di trequarti mostrandoci il suo sedere sodo e tondo esclamando “qualcuno vuole darsi da fare? ”, aggiungo che la sua espressione e il suo sguardo sembravano dire, vieni qui che ti succhio anche l’anima.
Fu come a Pamplona, ci fiondammo da lei come tori e togliendoci i vestiti come se andassero a fuoco.

Qui il ricordo si fa confuso, posso dirvi con certezza poco di cosa fecero gli altri, cosa feci io invece me lo ricordo benissimo.
Ero il più vicino, perciò fui il primo ad accomodarmi, mi attaccai al suo collo mentre le sfilavo le spalline, un istante dopo c’era già qualcuno che armeggiava con la chiusura del reggiseno e qualcuno le stava sfilando le mutandine, una volta nuda lei esclamò “ragazzi ora calmatevi, vi voglio prendere tutti e sfogarmi ” si gettò in ginocchio e prese a spompinare e segare tutti i cazzi che trovava, inutile dire che rimanemmo poco li passivi ad aspettare il ritorno del nostro turno, la sollevammo, la portammo al divano per poi uno la impalava mentre gli altri si alternavano a incularla, farsi spompinare e segare.

Elisa ululava quando non aveva la bocca piena, io dalla mia stavo provando tutti i suoi buchi, quando fui pronto per venire ero nella sua passera e pensai “vengo fuori o la farcisco?”, pensiero inutile perché stavo già svuotandomi nel suo utero, lei mollò l’uccello che aveva in bocca e strillo “riempitemi tutti i buchi” eseguimmo tutti, chi nella passera e chi nel culo ma nessuno in bocca, Elisa non tardò a dimostrare la sua delusione e imbronciata disse “Uffa, volevo provare cosa si prova ad assaggiare almeno la sborra di uno di voi” e iniziò a raccogliere con le dita quello che le colava dalla passera per portarselo alla bocca.

Renzo sornione e con un mezzo sorriso esclamò “Ragazzi non ce la faccio a vedere una bella ragazza delusa, che ne dite di soddisfarle anche questo desiderio?” accettammo tutti e dopo esserci ripresi, con l’aiuto di pompini, seghe e spagnole la esaudimmo scaricandoci uno dopo l’altro riempiendole la bocca e imbiancandole anche la faccia e le tette.
finito tutto pareva uscita da un porno, tutta coperta di sperma che anche le colava fuori da tutti i buchi e avidamente lei raccoglieva tutto per gustarselo con una faccia di godimento.

Non so se capiterà più una gangbang , ma lei afferma che non vuole più dover pensare a qualcuno d’altro oltre se stessa e alle sue esigenze.
Pregusto che succederà ancora o quantomeno che io me la scoperò ancora sperando di soddisfare una tigre divoratrice inaspettata come lei.

Afose giornate Mantovane

Con un alias diverso negli episodi “Cugini” ho descritto l’esperienza estiva, quella in cui passai dalle esperienze private a quella pubblica di troietta dei miei cuginetti.
Gli ingredienti del pasticcio sono, un minuscolo paese agricolo della piana mantovana, dove tutti sanno di tutti, un gruppo di ragazzi con età oscillante fra i teenager e la maggiore età, pertanto le ragazze erano frequentabili solo sotto lo sguardo attento di parenti o vicini, ecc le scappatelle erano rare, contingentate come tempi e a forte rischio di sganassone.

Insomma maschi e femmine sempre ben separati.
Noi maschietti potevamo scorrazzare per i campi o andare a fare il bagno al fiume.
Le abitudini erano ferree, nelle ore più cade del pomeriggio, quando il sole picchiava duro, cessavano tutte le attività, il paese intero cadeva nelle braccia di morfeo.
Che palle, per noi pieni di ormoni e di vita, ma era propio in quelle ore che noi attuavamo le nostre strategie.

Ormai dopo quella festa in casa, fra me e i cuginetti erano cessati gli imbarazzi, anzi andavo io da loro sperando in qualche nuova trovata.
Nelle borse della moto portavo sempre il necessario, asciugamano e costume da bagno, la gonna che avevamo abilmente sequestrato alla cugina, le scarpe con zeppa, e l’immancabile Leocrema, tanto utile per tutti gli usi, per evitare troppe manovre mettevo i pantaloncini senza le mutande e una maglietta.
Erano circa le due del pomeriggio decisi di fare una sorpresa a Marco, i suoi lavoravano in fabbrica a Mantova e fino a sera non sarebbero rientrati, sapevo che era sempre eccitato e pronto.

Capitai dalui mentre stava riparando la moto in garage.
Entrai e gli chiesi qualcosa di fresco da bere, tempo di andare a prendere nel frigorifero la classica acqua e tamarindo rapidissimo mi denudai misi le scarpe, la gonna e una dose di crema sullo sfintere. Appena mi vide il suo costume da bagno non fu più in grado di contenere i 24 centimetri di cui era dotato, mentre sulla sua faccia si era disegnato un sorriso idiota di felice sorpresa.

Bando alle ciance partii all’arrembaggio :“Marco ti andrebbe di mettermelo in culo” , contemporaneamente appoggiai una gamba sul vecchio divano e allargai le chiappe con la mano mettendo in evidenza il buco, non fece un fiato appoggiò la cappella spinse forte e me lo infilò tutto in un colpo solo, che volete a me piace farmelo infilare così.
Arrivato in fondo si fermò qualche secondo, e poi iniziò il magico gioco del su e giù dentro e fuori.

Lo incitavo con “Dai inculami , siii cosi tutto in culo”, anzi dirglielo eccitava anche me, mi gustavo le spinte profonde. Purtroppo fu breve era talmente eccitato che gli bastarono dieci minuti per allagarmi il culo, ma che volete non tutti i giorni è festa ma il pomeriggio era ancora lungo.
Vuoi per la prestazione vuoi che non c’era un filo di vento ma il caldo era opprimente, la soluzione: andare al canale a fare il bagno.

Passammo a prendere anche Francesco, il terzo complice e via tra i campi di granoturco fino al canale.
Qualche tuffo una nuotata poi Marco vista la solitudine del posto si tolse il costume, con le braccia appoggiate al bordo del canale mi chiese sottovoce:“Hai mai fatto un pompino ?”.
Effettivamente non ne avevo mai fatti come non mi ero mai fatto inculare fino a quella festa, ero un po’ titubante, ma perché non provarci, ormai puttana ero e puttana rimanevo.

L’acqua del canale arrivava giusta alle mie spalle, con poca fatica gli alzai le gambe mettendolo a galleggiare in orizzontale, avvicinai la bocca alla sua cappella e leccai, il sapore era quello dell’acqua, per cui fui incoraggiato a infilarmelo in bocca, e cominciai ad appoggiare le labbra, lo feci entrare in bocca e sentii il un sospiro di soddisfazione, incoraggiato cominciai a succhiare e ad ogni movimento della mia testa sentivo una vibrazione dalle sue gambe unito a un gemito di piacere, non riuscivo però a farglielo indurire, era l’effetto dell’acqua fredda, purtroppo o per fortuna, la cosa mi piaceva volevo continuare quel gioco.

Uscimmo dall’acqua ci sdraiammo sul prato, sotto il sole caldo le cose migliorarono, mentre mi impegnavo con il pompino sentii salire l’eccitazione, e in quel mentre avvenne quello che speravo succedesse, due mani mi allargarono le chiappe, era Francesco, mi puntò la cappella, bagnata a tal punto che non dovetti nemmeno usare la crema, aspetti il momento della spinta, lo incoraggiai con :“ dai dai adesso mi incula siiii, dai sfonda il culo alla troia” ,spinse la cappella risalì veloce e forte, un calore piacevole si impadronì della mia pancia, entrò fino in fondo e un brivido di piacere profondo piacere mi corse fino al cervello.

Un cazzo in culo e uno in bocca, mai provato, ero eccitatissimo, passammo una mezzora favolosa
i due si alternavano, il piacere era talmente alienante che non riuscii a capire chi dei due me lo stesse sbattendo in culo e chi in bocca bocca, capii che quello dietro veniva quando mi afferrò forte le spalle spingendolo e bloccandolo bene in fondo, ebbi solo una reazione quando il liquido caldo mi schizzò in bocca mentre due mani mi bloccavano la testa, lasciai che la sborra calda colasse e poi ripresi a succhiaire di gusto quella cappella.

Quando tornai sulla terra dalle emozioni capii che fu Marco a godere del pompino con quasi ingoio.
Francesco nonostante mi avesse già allagato il culo non mi toglieva quel palo dal culo, gli si afflosciò un attimo ma poi rispingendolo con due colpetti, se lo fece venire duro di nuovo e senza toglierlo riprese, fu stupendo perché mi riinculò con una calma e una profondità meravigliosa, me lo faceva sentire tutto, mentre Marco si gustava lo spettacolo da vicino di quel cazzo che andava avanti e indietro, anzi si divertiva a dare ordini :”Dai tutto in un colpo, Veloce adesso, dai forte fammi sentire le palle che sbattono”, io igemevo di piacere, mi stavo davvero divertendo e soprattutto stavo godendomi la quarta inculata di quel giorno.

Quando sentii i colpi farsi più decisi e veloci capii che l’apoteosi era vicina appena mi disse “Stingi quel culo puttana che ti vengo dentro” mi masturbai e venimmo quasi in contemporanea. Fu davvero un pomeriggio da favola come altri che seguirono.

Visita urologica imbarazzante

STORIA VERA
Soffro di una malattia che si chiama di La Peyronie. Non è grave, è solo un pochino fastidiosa. In pratica ho il pene un po’ curvato verso l’alto da metà in su. Ce l’ho da sempre e mi sono sempre vergognato di farmi vedere da un medico, ma a 21 anni, spinto dalla mia ragazza, vado a farmi visitare dal medico, che mi manda dall’urologo per una visita più precisa.
Dopo qualche settimana mi presento all’ambulatorio, entro e ci trovo non una, ma ben quattro donne: la dottoressa, l’infermiera e due studentesse.

Cominciamo bene. All’inizio mi siedo e la dottoressa comincia a chiedermi delle cose, prima generali e poi specifiche, ad esempio se avevo dolore o fastidio durante i rapporti sessuali o la masturbazione o se la mia fidanzata dice di provare fastidio. Poi mi dice di spogliarmi e mettermi in piedi per la visita. Questo ovviamente me lo aspettavo, faccio un sospiro e mi tiro giù pantaloni e mutande. Non sono fiero del mio pene.

Misurerebbe 13 cm e mezzo se fosse dritto, ma essendo storto sembra pure più corto. A parte la mia ragazza, non l’aveva mai visto nessuno, nemmeno sotto le docce in piscina, perché mi lavo col costume.
Comunque la dottoressa non mi visita subito e manda avanti le due studentesse. Mentre una delle due si mette i guanti, l’altra comincia a prendermelo in mano senza guanti e lo tocca in vari punti per sentire le placche fibrose.

La dottoressa le fa notare che di solito ci si mette i guanti per igiene e lei risponde “chiedo scusa, è l’abitudine”. Ilarità generale mentre io divento rosso in faccia. Intanto anche l’altra ha finito di mettersi i guanti e comincia a maneggiarmelo insieme alla collega.
La situazione diventa quasi pornografica. Sono nudo in compagnia di quattro donne. L’infermiera, si fa i cazzi suoi col cellulare ma ogni tanto butta l’occhio. La dottoressa scrive al computer e ogni tanto dà istruzioni alle studentesse su come e dove toccare per la visita.

Le due ragazze intanto toccano su e giù per il cazzo, palpano e quasi massaggiano (senza malizia, eh) per cercare di sentire le placche. Una, ancora senza guanti, è una ragazza normale mentre l’altra è molto carina, un po’ in carne, ma con due occhi verdi da favola e soprattutto un paio di tettone da urlo che si intravedono dalla scollatura del vestito sotto il camice. Sono tutte e due chine a guardarmi e toccarmi il cazzo e non posso fare a meno di fissare quelle due bocce.

Ovviamente succede il patatrac. Tocca e ritocca, domande sulla mia vita sessuale, quattro donne nella stanza, due che me lo maneggiano, l’occhio che cade sulla scollatura e ovviamente comincia a diventarmi duro. Provo a distrarmi, a pensare ad altre cose, ma è impossibile. Loro ovviamente se ne accorgono, lasciano andare e guardano la dottoressa in cerca di istruzioni. Lei alza lo sguardo e dice “Oh, perfetto, ci servirebbe proprio vederlo in erezione per valutare la deviazione dell’asse.

Tu non ti preoccupare e non ti sentire in imbarazzo, è normale che succeda in situazioni come questa, soprattutto alla tua età”. Sarà pure normale, ma io mi vorrei sotterrare.
Poi continua: “Quello che ti stavo per spiegare è che serve una foto del pene da allegare in cartella per quando farai visite da altri specialisti. Ti avrei chiesto di farla con calma a casa, ma dato che siamo qui possiamo già fare tutto, che ne dici?”.

Annuisco un po’ imbarazzato e lei chiede alle ragazze di fare tre foto col loro cellulare, una di fronte e due di profilo dai lati opposti. Imbarazzo estremo.
Fatto questo, la dottoressa si mette i guanti, mi visita mentre spiega ancora qualcosa alle studentesse, poi mi dice di rivestirmi. Mentre mi spiega le ultime cose, per fortuna mi si rammollisce di nuovo, così posso uscire dall’ambulatorio con dignità, anche se più imbarazzato che mai.

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Diario di un segaiolo – Primi pensieri cuck

Quando Marianna mi raccontò il suo sogno, col sorriso stampato in faccia e prendendomi per i fondelli, feci buon viso ma in realtà un pochino la cosa mi infastidiva.
Dopo un po’ di tempo quel fastidio si trasformò quasi in paranoia e paura. Son sempre stato insicuro di me stesso, con qualche complesso sul fisico, un’adolescenza passata con l’acne che mi ha precluso diverse possibilità di avvicinarmi alle ragazze. A tutto questo si aggiungeva l’invidia per Mario per il solito discorso dell’esperienza con le ragazze.

Il fatto che potesse fregarmi la fidanzata non mi faceva certo fare i salti di gioia e anche se ciò accadeva in un sogno di un’amica il turbamento rimase.
Tra me e Paola il rapporto procedeva sempre in maniera abbastanza monotona, io cominciai a non esser più soddisfatto dei pochi rapporti che avevamo, per lei invece era tutto normale.
“Amore, non mi va di farlo se non ne ho voglia!” mi disse
“Ma come fai a non averne voglia tutti sti giorni? Non ti piace? Non ti piaccio io o lui (riferendomi al pene)?” provai a ribattere io cercando di capire se era così di natura
“No no, mi piace ma io son fatta così, non posso farci nulla!” mi rispose lei
“Tesoro nell’ultimo mese lo abbiamo fatto 4 volte…4 volte, non trovi siano poche?” le domandai
“Beh sì, è un po’ pochino!” mi rispose sorridendo “Ma a volte ho periodi di preoccupazioni per gli esami, poi il ciclo… mi spiace!” aggiunse.

Quando faceva il visino dolce non le resistevo e mi scioglievo come neve al sole. Sta di fatto che non scopammo neanche la sera di quel discorso, tanto per cambiare.
Cominciai a riprendere in mano il mio pene con una certa frequenza e ci diedi dentro in solitaria. Ripensavo alle scopate con lei, alle sue mani che mi tastavano lo scroto, al suo viso quando mi masturbava standomi sotto, alla megasborrata sul preservativo che feci alla vigilia di Natale, dopo una settimana di astinenza e con lei in intimo rosso e truccatissima, bellissima sul mio letto.

Anche quella volta non pareva molto felice di farlo, quasi mi diede il contentino. Neanche si spogliò del tutto, rimase in reggiseno per tutta la scopata e solo sul finale le tirai fuori un seno e lo palpai mentre ero a cavalcioni sopra di lei e le scopavo la mano.
“Sei la più bella di tutte amore!”
Glielo dicevo sempre quando mi faceva venire; le sussurravo quanto fossi fortunato di avere una donna come lei.

Insomma, erano le classiche frasi da innamorato. La realtà però era che sia io che lei non sembravamo al 100% soddisfatti.
Durante i rapporti cominciai quindi a farle domande tipo “Ti piace?” o “Lo senti bene” e fuori dal letto continuavo a domandarle “Secondo te è troppo corto?” o “Forse è troppo curvo!”.
Se non se n’era accorta prima si stava accorgendo ora delle mie insicurezze ma non fece nulla per tranquillizzarmi.

Come sempre decideva lei quando aprire le gambe e più passava il tempo più sembrava un contentino da darmi.
La frequenza dei rapporti rimaneva deprimente e io per trovare ispirazione ritornai a scavare all’episodio di quel famoso sogno di Marianna.
Nel mio subconscio pensai “Forse non vuole scopare con me perché non le piaccio, le piace un altro, magari le piace Mario!”
Potevano piacerle tanti altri ragazzi ma per me l’unico indiziato era Mario, non perché fosse vero ma perché era quello che volevo.

Scrissi un sms a Marianna chiedendole di raccontarmi in dettaglio il sogno:
“Quale sogno?” mi rispose lei sorpresa
“Dai. Quello stronzo famoso di Mario e Paola, che combinavano quei due nel sogno?” scrissi io
“Oh Gesù, sarà una roba di 2 mesi fa, perché vuoi saperlo?” mi rispose
“Una curiosità, che male c’è?” dissi io
“Boh, si toccavano e si baciavano duro, tutto qua!” mi disse lei
“Dove si toccavano?” chiesi io sempre più incuriosito e fastidiosamente in erezione
“Oh cazzo, vuoi proprio i dettagli? Come mai? È successo qualcosa per caso?” mi disse lei quasi preoccupata.

“No tutto tranquillo cara, volevo solo conoscere quanto era depravata la tua fantasia” dissi io allegandole uno smile
“Ahahahaha, se vuoi proprio saperlo lei gli toccava il pacco e lui il seno e limonavano di brutto” rispose lei allegandomi lo smile con la linguetta di fuori.
Ero fastidiosamente in erezione, il mio corpo reagiva con piacere a leggere quelle cose… Ma non ero geloso? Che stava succedendo?
“Come mai limonava proprio con Mario e non con me? Avete mai parlato di lui per caso?” gli scrissi io ormai col pene in mano.

Lei ci mise un po’ a rispondere
“Beh Mario ce lo siamo guardate un po’ di volte, ancora non stavate insieme. Qualche commento sul culo e sul pacco ma niente di che! Non esser geloso, è roba di anni fa eh! Poi appena lei ha saputo che lui era 2 anni più piccolo ha fatto la snob!” mi rispose lei
Rilessi quella frase diverse volte mentre mi masturbavo sempre più eccitato e continuai a indagare:
“Ahahahaha che porcelline, non vi facevo così! Addirittura gli fissavate il pacco? E che avrebbe di bello il suo scusa?” chiesi io.

Effettivamente non guardai mai il pacco di nessun ragazzo, ci mancherebbe. Ingenuo com’ero però non pensavo che la mia Paola buttasse l’occhio anche in quelle zone.
“Ma che ne capisci tu?! Mario ha un salsiccione tra le gambe, fidati, si vede da come riempie i pantaloni, canadesi comprese!” rispose lei con uno smile sorridente.
Marianna ci aveva buttato l’occhio per anni sul pacco di Mario, ne fu invaghita per diverso tempo e immagino non si lasciasse perdere l’occasione gustarselo per bene ogni volta che poteva.

Io invece non ci facevo caso e quindi fu solo dopo quello scambio di sms che scoprii che una delle cause dei successi amorosi del mio caro amico stava in mezzo alle sue gambe. Lo conoscevo da anni ma solo ora ero al corrente che era un dotato. Al mare usava sempre bermuda larghe per cui nascondeva bene le sue doti ma non abbastanza per un attento occhio femminile.
Sul culo invece si, era risaputo che il suo culo da calciatore dilettante aveva un discreto successo e diverse amiche glielo palparono per divertimento.

Non volevo esser troppo ossessivo in quelle domande a Marianna così arrivai al dunque e le chiesi cosa le aveva confidato Paola mentre commentavano pacco e culo del mio amico
“Cosa pensi che dicesse? Quello che dici tu quando vedi due belle tette e un culetto no? Ha detto che ha un bel culo ma che sul pacco avrebbe voluto verificare perché non si fidava, secondo lei un po’ lo imbottisce! Che scema!”
Rimasi quasi sbigottito e scrissi un eloquente “Ah!”
“Ehi, non esser geloso e paranoico, son cazzate di anni fa! Poi te l’ho scritto, non voleva mica farselo, per lei era ancora un bambino e non gli piaceva manco come si vestiva.

È voluta uscire quasi subito con te infatti!”
Mi scrisse lei per tranquillizzarmi ma ormai era tardi. Ero infastidito, invidioso, geloso ma allo stesso tempo oscenamente eccitato così tanto da dirigermi in bagno e spararmi una sega incredibile.
Schizzai parecchio quel giorno, le gambe quasi mi tremavano, sensazione che quella sega portava con sé emozioni fortissime e contrastanti.
Ne fui quasi infastidito da quei pensieri osceni; mi eccitavo ad immaginare quelle due porcelline che fissavano il pacco di Mario e bisbigliavano tra loro oscenità.

Mi immaginavo lo sguardo da brava fanciulla di Paola ipnotizzato in direzione del membro del mio caro amico, magari mentre mordeva il labbro inferiore immaginandosi cosa potesse trovare dentro quei pantaloni.
Chissà quante volte ha pensato a quel membro nella sua intimità.
Passarono giorni dove cercai di spazzar via quei pensieri scabrosi eppure non riuscivo a vedere Paola con lo stesso sguardo di prima; ora quando si usciva in giro stavo attento a dove andasse a parare il suo sguardo, se cadeva sul pacco dei ragazzi, se li guardava in modo provocante.

Ero diventato paranoico e questi pensieri cominciarono ad entrare nella mia testa anche durante il sesso.
Lei però pareva quella di sempre, nessun comportamento sospetto e la solita poca voglia di scopare.
Il pensiero di lei che fissava il pacco di Mario ormai era diventato quasi fisso e allora decisi di prendere l’argomento molto alla larga:
“Tesoro, ma se io non fossi mai esistito saresti uscita con qualche mio amico?” domanda stupida ma tant’è.

“Che domanda strana amò, credo di no, son tutti più piccoli di me!” rispose
“Cazzo, più piccoli? Avranno 1, massimo 2 anni in meno, mica sono poppanti!” gli dissi io
“Si però si vestono da ragazzini, parlano come ragazzini!” rispose lei
All’epoca dei fatti noi andavamo per i 24 anni, gli altri stavano tra i 23 e i 21, Mario aveva 22 anni.
“Ne trovi qualcuno carino?” gli chiesi io tranquillamente
“Mario non è brutto…” mi disse lei e lì sentii quasi una fitta
“Però è piccolo giusto?” risposi io ridacchiando
“Esatto” rispose lei sorridendo
“Beh però non sembra dai, è più alto e piazzato di me e credo pure giù stia messo meglio!” azzardai io
“Secondo me è imbottito giù” disse lei con naturalezza e senza imbarazzo
“E te che ne sai?” la provocai io
“Boh, amò si vede, è troppo gonfio per me!” disse lei ridendo
Mi confermava quello che anni fa confidò a Marianna senza nessun problema.

La gelosia si fece crescente e allora le domandai:
“Ma scusa, ti sei messa a guardalo laggiù?”
“Si amò, quando ci siamo conosciuti me lo fece notare Mary! Che tonto, secondo me si mette dentro una pera!” mi disse sempre ridendo
“Mah, sarà!” risposi io cercando di uscire dall’argomento
“Come mai queste domande amore?” mi disse lei guardandomi
Le sorrisi rispondendo “Naa, così giusto per curiosità!”
Quell’argomento al momento mi aveva provocato fastidio, soprattutto la naturalezza e disinvoltura con cui lei aveva risposto.

Era un discorso stupido, un po’ come se fossi geloso dei suoi ex o di chi le tolse la verginità, degli attori che le piacevano.
Il guaio è che ormai non usciva più dalla mia testa. La mia dolce e seria metà aveva un lato malizioso e curioso probabilmente tipico di tutte le donne. Ci stavo insieme da oltre 1 anno e mezzo ma ancora non la conoscevo pienamente.
Un weekend ci organizzammo in modo che lei potesse dormire da me il sabato sera.

Quel sabato uscimmo per conto nostro poi verso fine serata ci incontrammo con gli altri e ci restammo per un’oretta scarsa, il tempo di un giro di consumazioni e via.
C’era anche Mario che era tornato quel weekend dall’Università. Studiava fuori e tornava 2 weekend al mese. Lo conoscevo fin da bambino, amico fedele e sincero, raramente capitava di esser in polemica. Tante passioni condivise insieme, interessi in comune, bevute e divertimenti vari.

Si divertiva con le ragazze, raramente era tipo da relazioni di oltre 1 anno; nonostante non avesse problemi a trovarsi una donna anche lui aveva avuto delusioni varie. In quel periodo era libero, paradossalmente era l’unico del gruppo senza una ragazza!
I rapporti tra lui e Paola erano buoni ma non più intensi di quelli che Paola aveva con gli altri. Il più delle volte lei parlava con me o con la ragazza di qualche amico.

Insomma, comportamenti sospetti neanche mezzo.
Serviva qualcosa di più per alimentare le mie nuove fantasie.
Si continuava a scopare poco e quelle poche volte quando lei mi afferrava il pene mi veniva in mente il malsano pensiero che invece del mio pene la potesse esserci quello di Mario a godere dei servizi della mia dea.
Cominciai a fare anche flop nelle prestazioni. Mi masturbavo tantissimo al pensiero di loro due insieme, la cronologia del mio pc era intasa di siti su cuckold.

Al momento dello scopare per diverse volte il pene cominciò ad afflosciarsi dentro lo splendido corpo di Paola.
Solo viaggiando con la fantasia e grazie all’aiuto delle sue abili mani il pene riprendeva vigore e faceva il suo dovere.
Lei però rimase quasi indifferente, non ci fece troppo caso. Ad esser sinceri non so quanto godesse con me dentro da un bel po’ di tempo a quella parte. Sembrava assente. Nuda, al mio fianco, era bellissima ma era come avere il pane e non i denti.

Non saprei dirvi se era una dalla figa larga o stretta, profonda o corta, visto che non ho altri metri di paragone; la sensazione era che il mio salsicciotto l’avesse un po’ stancata.
Non che prima mi saltasse addosso, però col tempo la frequenza dei rapporti era sempre più bassa e lei manco sudava più sotto le lenzuola, stava lì a farsi scopare alla missionaria e poi mi dava la botta finale mentre stavo a cavalcioni su di lei.

Un pomeriggio primaverile ci incontrammo e mi diede una notizia terribile e improvvisa:
“Forse dovremo prenderci una pausa noi due, io ti voglio bene ma non sta più funzionando, forse te ne sei reso conto!” mi disse lei in lacrime
“Oh amore io non voglio perderti, magari è solo un momento passeggero, perché rovinare tutto?” la implorai io
Effettivamente non pareva convintissima di finirla lì. Sia chiaro, ero inesperto e verginello ma alle pause non ci ho mai creduto e la paura di non averla più era troppa.

Un tocco di fica simile non mi sarebbe più capitato in vita mia.
Parlammo tra di noi, ci sfogammo e discutemmo sul da farsi. Uscimmo più spesso dalla città, le feci regali improvvisi e il nostro rapporto riprese quota e pure sotto le coperte i rapporti erano tornati più frequenti.
La paura di perderla aveva allontanato temporaneamente i pensieri cuckold provati fino ad allora.
Successe poi qualcosa che cambiò definitivamente il nostro rapporto.

L’estate successiva, per la prima volta da quando stavamo insieme, decidemmo di fare una giornata di mare tutti insieme e c’eravamo proprio tutti. Eravamo almeno 15 ragazzi in tutto, c’era anche Mario e Marianna.
Marianna salì in macchina con me e Paola, gli altri si divisero in altre 3 macchine.
Era una bella comitiva e fu una giornata che pareva promettere divertimento non fosse per la mia malizia. Già dalla sera prima il pensiero di vedere Marianna e Paola insieme con Mario in costume era qualcosa che mi turbava e non poco.

Mi ero promesso di osservare i comportamenti di quelle due appena potevo e purtroppo o per fortuna quello che temevo si avverò.

schiava trav 5

Sabato 14 all’ora prestabilita sono a mestre per l’appuntamento …. indosso pantaloni neri larghi e un pullover scollato a V bianco niente intimo ne calze avendoli eliminati tutti con grande stupore di mia moglie.
A proposito di lei l’altra sera non è stato poco il suo disappunto al mio rifiuto di far all’amore..ho dovuto mentire con tutte le mie forze per risultare credibile…mi sentivo un verme…la stessa cosa ho dovuto fare ieri sera …per fortuna stasera devo incontrarmi con Nicola e perciò per quanto la riguarda stanotte sono di turno.

Una mercedes nera si ferma davanti a me dentro c’è il mio Padrone alla guida e mi fa cenno di salire….
!” ORA ANDIAMO A FARTI BELLA TROIA!” sogghignò Dopo circa 10 minuti ci fermammo davanti un caseggiato …non sembrava proprio un beauty center anzi era proprio misero come posto.
Appena dentro il mio Padrone parlava con un paio di ragazze vestite con un camice rosa e un uomo di mezza età che sembrava un medico.

” Venga”mi fece cenno una delle ragazze. “Si distenda sul lettino , ora ci occuperemo del suo corpicino rendendolo bello liscio dalla testa ai piedi,poi il nostro medico le darà una cura ormonale e le indicherà come verrà assunta…quindi vedrà che il pelo non sarà più un problema per lei…e non solo quello …. RISERO ENTRAMBI lasciandomi sbigottita.
Mi applicarono la ceretta prima sulle gambe poi sul petto intorno al sedere non trattenendo le risate vedendo il mio tatuaggio.

Il dolore della ceretta fu nulla a confronto della vergogna per le loro risate e battutine…ma sopportai …anzi se devo essere sincera mi bagnai pure e lo notarono….
Finita l’operazione mi spalmarono il corpo con della crema profumata …. si presero cura delle unghie delle mani e dei piedi..una volta sistemate chiesero al mio Padrone se potessero smaltarle…lui rispose che potevano usare lo smalto solo per i piedi perchè sono sposata e non voleva per il momento che mia moglie sapesse quanto checca ero.

Si dedicarono poi ai capèlli…non corti ma nemmeno lunghi ma quanto bastava per dar loro un giro femminile che avrei potuto nascondere usando del gel. Allo stesso tempo l’altra estetista si occupava delle soppraciglia assotiglliandole e arricciando le ciglia. Finita l’operazione il medico mi diede una capsula e dell’acqua non ritenendo utile informarmi a cosa fosse servita. Mi fu ordinato di vestirmi e di seguire il mio Padrone ma mentre lo stavo per fare una delle estetiste si rivolse al mio Signore e lui rispose sorridendo : ” PERCHE’ NO?
ABBIAMO UN PO’ DI TEMPO
GABRIELLA E’ DA UN PO’ CHE NON VEDI UNA FIGA VERO? BENE ,LA NOSTRA AMICA MI HA CHIESTO CHE AVREBBE VOGLIA DI FARSI LECCARE DA TE ..TE LA SENTI? OPPURE SEI FROCIA ANCHE DI LINGUA?
Mi sentii morire..mi stava trattando come una merda,ma non ebbi nemmeno il tempo di rispondere che la brunetta si sollevò il camice abbasso le mutandine e mi ficcò la fica sul naso strofinandocela sopra…mi sembrava di soffocare era bagnatissima mi stava lavando la faccia con la sua vagina ..me la fotteva come fosse fosse stata un cazzo..tutti intorno ridevano di me e mi esortavano a leccare strofinare annusare …quando venne lo fece tra i miei capelli dicendomi che quello era il miglior profumo per attirare gli uomini e che io ero stata creata per quello…..
Dentro di me mi sentivo strana la pastiglia che mi aveva dato il dottore mi faceva sentire stranamente debole e con lo stomaco sottosopra….

Uscimmo e ci avviammo verso Marcon all’ipermercato Valecenter…..
“Questa è una lista di indumenti intimi ,di calze ,camicie da notte babydoll abiti gonne e camicie…. tu hai i soldi se non ti bastano ne aggiungerai dei tuoi …. io non vengo con te..devo fare altre cose mentre ti aspetto…. muoviti che dopo devo portarti ad un sexy shop….

Daniela…la mia amica su internet

Mi trovavo solo a casa, ero molto annoiato, cosi accendo il computer e navigando su vari siti pornografici inizio a cercare qualcosa di nuovo per potermi masturbare. Dopo una breve ricerca di alcuni minuti ne apro uno riguardante solo giovani ragazze di zona. Non appena si è caricata la pagina inizio a sfogliare le varie foto e mi salvavo le più belle in un hardisk apposito per rivederle con calma dopo, fino a quando la mia attenzione non si sofferma su un album in particolare, è di una fantastica ragazza mora in intimo, eccitato clicco sopra e non appena aperto mi appaiono sullo schermo una quindicina di immagini.

Capisco subito che sono fotografie amatoriali. Nella prima c’e il primo piano del seno ( direi una terza abbondante ) in quella dopo mostra da vicino il suo magnifico culetto mentre indossa un piccolo perizomino nero che le va a scomparire tra le chiappe. Le altre la mostravano mentre si era messa a pecorina, poi con le gambe aperte o a candela e in altre posizioni varie ma in nessuna di loro si riusciva a vederla in viso, nonostante cio mi ero fissato su di lei…mi ero completamente innamorato…aveva un fisico perfetto che con la lingerie addoso mi riusciva ad eccitare in un modo pazzesco.

Cliccando sul nick dell’autore apro la chat erotica e senza perdere tempo gli scrivo subito un messaggio. Il giorno seguente tornando su quel sito lo apro e trovo nei messaggi la sua risposta, fortunatamente è anche online cosi comincio a parlarci facendogli prima i soliti complimenti per la sua bellezza, poi dopo aver rotto il ghiaccio iniziamo a raccontarci un po per uno le nostre varie voglie e desideri erotici, anche i più strani o perversi.

Presa confidenza con lei le chiedo se le va di mandarmi altre sue foto hot in privato e per mia fortuna accetta dicendomi solo di aspettare un momento che si prepari. Inizia a inviarmi tutte foto…una piu sexy dell’altra, ma dopo una trentina ancora non le vedo la faccia. sfogliando quelle che mi ha mandato noto alcuni particolari, ingrandisco e osservo il luogo in cui sono shittate, mi sembra familiare, di averlo gia visto.

Pensando a lungo mi viene in mente la casa di una mia amica, oltretutto somiglia anche a la modella ma pensavo di sbagliarmi cosi le scrivo dove abita e mi rispornde che sta propio nella mia zona. Messaggiando ancora con domande a tranello riesco ad evere la certezza che è proprio lei, la mia amica daniela! mi sarebbe sempre piaciuto scopare con lei ma non immaginavo che fosse cosi porca. Daniela ormai la conosco da tantissimi anni e spesso mi sono masturbato pensandola e poi sinceramente l’aria da porcona ce l’ha sempre avuta.

Deciso a portare a termine il mio sogno continuo a parlare con lei per giorni fino a proporgli un appuntamento, lasciandogli di scegliere anche il luogo che preferiva. Riservata non vuole farsi vedere in giro cosi mi da appuntamento per la sera successiva in un posto abbastanza buio e isolato dicendomi di prepararmi a tutto perche le perversioni che ci siamo detti per chat sono vere e che ha voglia di sfogarle su di me.

Nell’attesa continuavo a masturbarmi su quelle foto immaginando già cosa avrei fatto con la mia amica daniela e pensavo alla sua reazione nel trovare me all’appuntamento, con la consapevolezza che ora sapevo tutte le sue perversioni, le sue voglie erotiche e soprattutto dal fatto che possedevo una quantità enorme delle sue foto pornografiche.

Le mutandine dell';ospite

Per qualche mese all’estero usai le più famose app di dating, tra cui, ovviamente, Tinder. E devo dire che sono state piuttosto utili, perciò ritornato qui in Italia ho deciso di fare un tentativo. Una mattina appena sveglio apro l’app e inizio a scorrere tra le foto, incappando quasi subito in un match: era A. , una graziosa ragazza ucraina della mia età.
Hi there! How’s going?
Dopo pochissimo ecco la sua risposta
Hi! Not bad, thanks, and you? What are you doing now?
Le risposi velocemente, mi chiese di vederci subito.

Non ci credevo, sarà un fake? Oppure una ragazza in vacanza con poco tempo a disposizione? Bo, fatto sta che in un baleno mi ritrovai a lavare questi dubbi sotto la doccia. Ci accordammo di vederci in una famosa piazza della mia città dopo un’ora. Prima di uscire mi diede il suo numero chiedendomi di contattarla lì eventualmente, in quanto non aveva internet fuori dell’alloggio. Lo salvai e mi lanciai fuori casa. La mattinata era splendida, si stava da Dio.

Arrivato al luogo dell’appuntamento riguardai le foto per cercare di riconoscerla, e in effetti non ci misi molto ad individuarla, eccola! Mah…aspetta, c’era un’altra ragazza con lei, questo non me l’aveva detto! E lei non era nemmeno questa bellezza, ma la sua amica… stupenda! Alta, fisico perfetto, dei leggins a farmi individuare la perfezione delle sue gambe. Ci presentammo e iniziammo a parlare un po’ in inglese, un po’ in italiano. E. , la sua bellissima amica, non parlava che la sua lingua, perciò fu piuttosto difficile aprire un canale di conversazione con lei… a parole.

I suoi sguardi però erano piuttosto comprensibili. Mi chiesero di portarle in giro per la città. Mentre con orgoglio davo sfoggio del mio lato ciceroniano, loro mi spiegarono che erano qui in vacanza giusto un paio di giorni, che A. conosceva molto bene l’Italia in quanto ha fatto l’erasmus a Bologna, che avrebbe voluto ritornare a vivere qui dopo la laurea. Camminammo molto, finchè verso sera ci ritrovammo in un bar a bere. Andai in bagno e quando tornai le vidi preoccupate, che parlavano tra loro: chiesi se andasse tutto bene e A.

mi rispose che l’host della casa dove alloggiavano le aveva scritto che per un’urgenza l’indomani avrebbe dovuto lasciare l’Italia e che quindi doveva disdire la prenotazione per la notte seguente. In pratica loro non sapevano dove andare a dormire il giorno dopo. L’idea mi balenò subito, ma attesi qualche minuto. Finii il mio vino e proposi loro di farle dormire da me, ovviamente gratis, anzi, avrei preparato loro una squisita cenetta. Mi guardarono assolutamente grate per la proposta.

Facemmo un ulteriore giro, ed E. provò a parlare con me in un inglese stentatissimo. Le chiesi un po’ di lei, mi disse che lavorava in ufficio ma la sua passione era la palestra. Tirò fuori il suo cellulare e mi mostrò alcune foto in cui posava per una collezione di costumi da bagno, rimasi allibito dalla perfezione del suo corpo. La riempii di complimenti, lei mi guardava con aria soddisfatta e lasciva. Cazzo, pensavo, se mi faccio questa qui appendo le palle al chiodo.

Con mia grande delusione mi dissero che erano stanche e che volevano tornare all’alloggio. Proposi loro di lasciare le valigie da me la mattina seguente, così potevano girare tranquillamente per la città, io ero impegnato durante il giorno ma le avrei aspettate per la cena. Cercai di far capire a E. in un sol sguardo tutto quello che avevo da dirle, mentre mi salutava salendo sul bus. Mi rispose con un sorriso misterioso. Tornai a casa frastornato per l’avventura.

Aprii facebook e mi arrivarono le loro richieste di amicizia. Dopo cena iniziai a sfogliare l’instagram di E. , non potendo fare a meno di masturbarmi: era bellissima cazzo, una modella. La mattina seguente suonarono e mi lasciarono le loro valigie, dandomi appuntamento per il tardo pomeriggio. Uscii di casa ma non potei che pensare a lei. Dopo pranzo mi liberai dagli impegni per fare spesa e per sistemare un po’ la stanza, non volevo fare brutta figura.

Mentre rifacevo il letto vidi i loro bagagli nell’angolo, e fu un lampo: mi gettai sul borsone di E. , lo aprii facendo attenzione alla disposizione del contenuto. Mi fermai un attimo a pensare se era giusto o no una cosa del genere, ma ricordandomi il corpo di lei mi convinsi. Estrassi un tablet, un phon e dei vestiti, finchè non arrivai a una sacca scura. La aprii e svuotai il contenuto sul pavimento: c’erano dei calzini e due paia di mutandine.

Uno nero, di pizzo, elegante, L’altro violaceo, con una fantasia di fiorellini di vari colori. Strinsi entrambe le mutandine sul naso e respirai con decisione: signori, l’odore del paradiso. Un aroma così denso e dolce di ragazza che non sentivo da tanto, da troppo. La paura e l’eccitazione di essere scoperto era altissima, come se E. potesse entrare da un momento all’altro e scoprirmi in quel modo, accovacciato accanto alla sua borsa con le sue mutande sporche in mano.

Questa perversione era nuova per me, mi sentivo sporco, colpevole, ma allo stesso tempo eccitatissimo. Il mio cazzo stava scoppiando, perciò le presi e le portai in bagno. Lo tirai fuori e iniziai a segarmi pensando a lei che le indossava, assaporando il suo odore buonissimo. Poi le aprii sul lavandino per vederle meglio, e mi accorsi di un dettaglio devastante: quelle nere erano sporche di umori. Un alone biancastro ricopriva gran parte del sottile cavallo.

A quella vista rischiai l’infarto. Si era toccata la sera precedente? A chi pensava? Forse pensava a me? Le presi e le portai al naso ancora una volta, poi la perversione mi prese completamente: volli macchiarle anche io col mio sperma. Le misi attorno al mio cazzo pulsante e continuai la masturbazione. Bastarono pochi colpi e il flusso uscì copioso. Mentre esplodevo in un orgasmo senza precedenti feci attenzione a schizzarle per bene. Ritornato in me dopo la petite mort, velocemente rimisi le mutandine nel sacco, richiusi il borsone e iniziai la preparazione della cena: le ragazze dovevano essere a momenti.

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Il mio trentesimo compleanno

Era il 6 aprile di qualche anno fa (15 anni fa precisamente) e avevo organizzato a casa mia una festicciola tra amici e amiche per festeggiare il mio trentesimo compleanno.

Ci divertimmo tantissimo, eravamo circa venti persone, un po di musica in sottofondo un bel buffet di rustici e alcolici e la serata trascorse serenamente.

Io ero un po brillo e tutta la serata mi piaceva parlare e scherzare con una mia amica di nome Monica.

Premessa che non è stata mai il mio tipo

La serata proseguì fino a mezzanotte circa quando decidemmo, un gruppetto di noi, di proseguire la serata in una discoteca a pochi km da casa mia.

Alla fine rimanemmo solo una decida di noi e gli altri si dileguarono in altri modi…

Andammo a ballare e naturalmente c’era anche Monica
Anche qui iniziammo a bere e anche parecchio. Credo una decina di bottiglie di prosecco.

Mi ricordo che cerano tantissime belle ragazze ed io ero carico come una molla, pronto a conoscere qualcuna.
Ad un certo punto della serata Monica mi si avvicina e inizia a ballare vicino a me……ma mano iniziava sempre più ad avvicinarsi, sempre di più…. il culo strisciava sempre più intensamente al mio cazzo. Mi accorgevo che voleva sentire il mio cazzo che si faceva sempre più grande……. e ci stava riuscendo alla grande.

Iniziamo a ballare come due veri porci ci toccavamo con gesti eleganti ma nello stesso tempo sensuali con sguardi sempre più penetranti.
A lei piaceva molto sentire il mio cazzo vicino al suo culo a alla sia figa……e cercava sempre di più il contatto.
Ogni tanto cercavo di allontanarla perchè non era il mio tipo, ma lei non mi lasciava.
Ad un certo punto finiamo di ballare , perché cambiano la musica ed era un pezzo che non ci piaceva ad entrambi e ci mettiamo a parlare faccia a faccia tenendoci le mani sui fianchi, io a lei e lei a me, ma la sua mano sinistra ad un certo punto finisce nella mia tasca davanti e mi tocca il cazzo ancora duro….

mi sussurra nell’orecchio complimenti amico mio ti posso giurare che un cazzo così duro non l’ho mai sentito…. e ci mettiamo a ridere entrambi…. Rimane così per qualche minuto fino a che non mi lascia….
A fine serate oramai erano passate le 4 mentre ci mettiamo in macchina Monica mi si avvicina e mi sussurra all’orecchio, ho deciso di farti un regalo extra se accompagni prima gli altri a casa.
Secondo voi cosa ho fatto? ….. L’ho accompagnata per ultima
Mentre accompagnavo gli altri amici lei era seduta dietro e mi veniva in mente la sua toccata ed il cazzo subito si risvegliò ed immaginavo anche che regalo aveva intenzione di farmi….

Furono 30 minuti più lunghi della mia vita…..
Accompagnati tutti lei passò avanti al mio fianco e durante il tragitto parlavamo di quello che era successo in disco. Lei confessò che io le piacevo molto ma sapeva anche che io in quel periodo ero interessato ad una nostra amica.
Arrivati quasi sotto casa sua mi disse di girare in un vicoletto cieco, fermai la macchina spensi il motore.
Le chiesi allora che regalo mi hai riservato ……
Lei senza vergogna, senza inibizioni mi disse “A me piace molto fare i pompini e questa notte ti voglio regalare una mia performans, poi mi dirai se sono brava, Ti va?””
Il ti va? poteva anche evitarlo, io le risposi semplicemente, un regalo non va mai rifiutato sopratutto questo tipo di regalo…..
Subito mi slaccio la cintura mi abbasso i pantaloni e inizio a confezionarmi il regalo….

Inizio a leccarlo come una vera e propria professionista, io rimasi un po sconvolto perché non mi aspettavo una elevata esperienza in pompini.
Lo leccava, lo ingoiava ed ogni tanto se lo sbatteva anche vicino alle labbra…. Fantasticaaaa, volevo che non finisse mai, lei non diceva nemmeno una parola, non si staccava mai. Le piaceva che il mio cazzo era duro come un marmo era l’unica cosa che avevo interpretato…..la sua saliva mi aveva bagnato anche le palle…..
Gli feci solo una domanda mentre me lo succhiava, gli dissi “Ti piace con ingoio o senza ingoio”” e lei lasciando per un attimo mi disse “Con ingoio”” Io esultai dentro di me come un attaccante segna un gol in finale di coppa campioni….

evvaiiiiii senza una goccia a terra….
Dopo un po il mio piacere esplose nella sua bocca senza fine……non me lo lasciò finché non era pulito….
Finito si alzò e mi disse …..”Ecco qui pulito e sistemato” e con le dita si pulì le lebbra (anche se erano già pulite, gesto che a me mi fa impazzire) e concluse “Hai visto che bel regalo che ti ho fatto?, Anche se anche mi hai fatto un bel regalo” E mi diede un bacio sulle labbra…..Adesso accompagnami a casa che sono le cinque passate……

Per fortuna il regalo me l’ha continuato a fare per un bel po……