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Avventura tra negozio e piscina

Sospensori leopardati? Qui? All’Olympus!? Beh, io non ero d’accordo,, ma a qualcuno potevano piacere… “Sospensori leopardati fluorescenti… Raccomandatati dai dottori. ” Perché i dottori avrebbero dovuto raccomandare sospensori fluorescenti? Oh bene… scelsi la mia taglia e li sganciai dalla sbarra… Mi guardai intorno nel negozio e vidi che c’erano solamente sei persone, un cliente (io) e cinque del personale… il mio sguardo si spostò sul ragazzo alla cassa verso cui stavo andando. Era alto quasi un metro e novanta, biondo e di circa vent’anni.

Misi il mio acquisto sul banco, lui lo prese, mi rivolse un piccolo sorriso e poi disse: “Le dispiace aspettare un momento, signore, devo andare a controllare una cosa per questo articolo. “
Scomparve in una stanza sul retro, così decisi di dare un’occhiata al resto del personale. Era giovedì pomeriggio e non avevano meglio da fare che chiacchierare tra di loro. Due ragazzi, due ragazze, tutti in tenuta sportiva (ma cosa ci si aspetta in un negozio sportivo?) E non erano molto interessanti, piuttosto tradizionali, niente di eccentrico!
Il biondo ritornò con un sorriso sfacciato sulla faccia, prese una borsa da dietro il banco e ci inserì la shitola, fece una breve pausa che portò la mia attenzione al pezzo di carta sulla shitola dove lessi “Urgente.

” Ero confuso mentre lo guardavo e lui disse “Sono sei e novantanove, per favore signore. ” Misi un biglietto da 10 sul banco: “Grazie, signore, ecco il resto. Ritorni presto. “
Finì con un altro sorriso e c’era dell’ironia alla sua voce. Presi la borsa, il mio resto ed uscii gettando uno sguardo al resto del personale che non sembrava aver notato la mia presenza. Guardai l’orologio. 13 e 15. Ora di pranzo!
McDonalds era il mio prossimo scalo.

Preso il cibo, mi misi a cercare un posto tranquillo (non era difficile, c’erano solo quattro altri clienti, ed uno di loro era un ubriacone che stava quasi per essere buttato fuori…) e l’angolo più privato del posto. Ora, questo era difficile, avete mai provato a trovare un angolo privato da McDonalds che non sia il bagno? Quei luoghi sono progettati per farti sentire vulnerabile mentre mangi, se sei completamente solo. Trovai un posto quasi ideale: al piano superiore, nascosto dietro una pianta di plastica.

A quel punto cedetti alla curiosità, appoggiai il vassoio e presi la shitola dalla borsa di Olympus, l’aprii e ne uscirono tre cose: sospensori nero e rosa; un bigliettino piegato con la scritta “Urgente” e un pacchetto in carta rosa e nero. Misi giù sospensori e pacchetto e aprii il biglietto. C’era scritto:
Ciao!
puoi ritenermi maleducato a mettere una comunicazione nel pacchetto dei tuoi sospensori, in tal caso non leggere questa lettera.

Mettila nel bidone più vicino.
(Io lessi…)
Allora hai deciso di continuare a leggere. Hai appena acquistato un articolo molto interessante e stavo chiedendomi se ti piacerebbe provarlo… presto… e magari con un aiuto.
OK, se non ti va per favore non portare il biglietto al mio direttore. Sto rischiando il mio lavoro nella speranza che tu voglia incontrarmi. Penso che tu l’abbia comprato per attirare l’attenzione e mostrare i sospensori. Quindi, ritorna al negozio e vai al banco accessori (dove sono tutti i sospensori ed i proteggi caviglie), ti incontrerò là così potremo sistemare qualche cosa.

Carlo.
Dannazione! Avevo comprato quei sospensori per attirare l’attenzione. Finii rapidamente il mio pasto, poi andai (leggi “feci una volata”!) da Olympus. Entrai nel negozio e vidi delle famiglie che stavano facendo acquisti per i loro bambini. Ora c’erano sei commessi, Carlo mi vide e si avviò verso il banco degli accessori. Andai a raggiungerlo e decisi di fare ‘la prima mossa. ‘ “Ciao! Ho trovato il tuo biglietto. “
“Sì, um, non hai pensato… “
“No, mi piacerebbe incontrarti.

Dove? “
La sua faccia si accese, e mi fece pensare… forse non era così vecchio. Ora avrei detto circa diciannove anni … quindi solo un anno più di me… e aveva anche un bell’accento. Rispose: “Beh, che ne diresti del centro divertimenti?”
“Sì, va vene. Quando?”
“Io stacco alle due. Posso incontrarti fuori dal centro alle due… e cinque”, e poi, quando uno dei bambini si avvicinò: “No, mi spiace signore, non ne abbiamo verdi fluorescente, solo rosa fluorescente, ma ce ne sono di altro tipo.

” Sorrise di nuovo ed andò ad aiutare il bambino. Mentre uscivo gettai uno sguardo al mio orologio, erano le 13 e 49, così attraversai lentamente la città ed arrivai al centro alle due.
Carlo arrivò in perfetto orario, indossava pantaloni della tuta neri ed una maglietta Olympus bianca, aveva anche una grande borsa “Head” blu. Toccava a lui di avviare la conversazione. “Ciao, vedo che ci sei”, sorrise indicando il centro. “Andiamo a nuotare?”
“Sì, perché no.

” Risposi entusiasta.
Poi lui sorrise e disse: “A proposito, non conosco il tuo nome!”
Risi e risposi: “Gianni per Giovanni. “
“OK, Gianni per Giovanni, entriamo. “
Salimmo la scalinata ed entrammo. La donna dei biglietti ci guardò appena. “Sì…?”
“Uh, due, per per favore per il nuoto. “
“Due euro e trenta. “
“OK, ecco qui, grazie. “
Carlo prese i biglietti e la chiave dell’armadietto, io lo seguii nello spogliatoio.

Come spogliatoio era piuttosto normale: piastrelle bianche, panche di legno, l’odore dolce di sudore, niente di insolito, a parte l’assenza di cabine private. C’erano altre tre persone oltre a Carlo e me, ascoltando le loro conversazioni, scoprii che si chiamavano Davide, Andy ed Igor.
Dovevano avere sui 18 anni e piuttosto ben piantati. Davide era alto un metro e settantacinque, piuttosto pallido e portava slip tradizionali bianchi. Aveva anche capelli bagnati. Capii che avevano già nuotato… quindi le mie speranze di vedere uno di loro nudo erano finite, pensai.

Andy comunque aveva ancora il costume da bagno, Speedo ‘Bikini’ bianchi, molto affascinanti.
In quel momento mi resi conto di non avere costume e asciugamano. Ne parlai a Carlo, lui tirò fuori un paio di Bikini neri ed un asciugamano. “Dunque”, disse sorridendo (che magnifico sorriso!i). “È probabile che tu abbia bisogno di questi!” Mi girai per riportare la mia attenzione su Andy, lo vidi lasciar cadere il costume e girarsi verso il muro.

Bel culo… Carlo mi disse: “Vado in bagno. ”
Poi Igor. Wow! Era alto più di un metro e ottanta, leggermente abbronzato, e molto ben fatto. Era entrato da poco dopo essere stato sotto la doccia, quindi chiaramente era nudo. Era piuttosto peloso, aveva un corpo molto muscoloso ed un grande pene intonso. Mi sorrise, raccolse il suo asciugamano, si voltò e cominciò ad asciugarsi.
Dov’era Carlo? Decisi di andare a cercarlo e mi avviai verso il bagno dove lo vidi che stava pisciando, si voltò e mi sorrise.

Sentii improvvisamente una spinta ad orinare. Quando finimmo ritornammo nello spogliatoio ed andammo al nostro angolo.
Non c’era nessun altro nella stanza ed io mi rivolsi a Carlo. Lui slacciò i bottoni della sua maglietta, se la sfilò dalla testa e la mise nella sua borsa. Si sedette e si tolse sneakers e calze (anch’io decisi a quel punto di togliermi scarpe e calze). Lui aveva uno splendido torace liscio, con braccia muscolose ed un ombelico peloso.

Mise i pollici tra il suo corpo ed i pantaloni e li portò ai fianchi. Li spinse giù, ne uscì e li mise nella sua borsa. Si girò verso di me, indossava sospensori leopardati… ed era enorme! Rimase a gambe aperte di fronte a me e disse: “Cosa ne pensi?”
Mi abbassai e piantai un bacio sul suo ombelico… poi indietreggiai. Le sue gambe erano muscolose come il resto del suo corpo, ed erano anche lievemente pelose.

Si girò, aveva un culo molto bello. Leggermente abbronzato e molto liscio, io gli baciai la schiena.
“Tocca a te” Disse girandosi verso di me, evidentemente eretto. Io mi slacciai i bottoni della camicia, poi me la tolsi e mi misi di fronte a lui, ora indossavo solo i miei Levi 501, senza mutande. Lui aspettò. Lentamente sbottonai la patta e spinsi giù i jeans, ne uscii e lo fissai negli occhi.
Lui si inginocchiò, continuando a guardarmi, e baciò lentamente il mio pene, spingendo la lingua nel mio prepuzio, poi si alzò e si tolse i sospensori.

Era enorme! Mi inginocchiai e lo baciai allo stesso modo. “Abbiamo tutto il tempo dopo che abbiamo nuotato” disse e prese il suo costume da bagno. Io mi misi quello nero che mi aveva dato lui e me lo sistemai, non che fosse troppo piccolo, ero io molto grosso, grazie a lui.
Andammo ai nostri armadietti, mettemmo via la nostra roba, poi uscimmo nella piscina. Lui fece un tuffo in corsa perfetto (gambe e braccia diritte) e nuotò velocemente verso l’altro lato della piscina.

Io, invece, ero più interessato ai corpi che ci circondavano! Contai solo dodici persone, non inclusi i bagnini e Carlo (ed io): sette femmine e cinque maschi. Le donne erano in gruppo, dovevano avere circa 14 anni, ridevano scioccamente e si guardavano intorno. I maschi? C’erano tre uomini più anziani e due ragazzi di circa 14 anni che sembravano conoscere le ragazze del gruppo.

Carlo ed io passammo l’ora seguente nuotando uno vicino all’altro.

Ad un tratto lui mi prese, mi tirò giù il costume e me lo strofinò leggermente, mi rimise il costume e poi ricominciò da capo… nessuno vide. Vedemmo andarsene tutti quando risalimmo e c’era solo un “congresso di donne” che passarono il loro tempo a guardarci guastandoci il divertimento. C’erano anche tre fustacci ma sembravano particolarmente etero.

Quando ritornammo nello spogliatoio, Carlo bisbigliò “Bene, qui è dove comincia il divertimento! Corriamo nelle docce.

” Io mi affrettai ma Carlo non mi seguì: andò al suo armadietto e prese qualche cosa.
I tre ragazzi erano nelle docce, come ho detto erano dei bei fusti e sbirciando oltre il muro della doccia, vidi che si stavano tutti masturbando. Una vista molto bella, ma appena girai l’angolo con un’erezione, scomparvero… evidentemente erano timidi.

Carlo venne dietro di me e mi baciò la nuca, poi cominciò a massaggiarmi l’ano con della gelatina lubrificante.

Proseguì massaggiandomi le palle, poi quando si inginocchiò di fronte a me, vidi che il suo pene, enorme tra le sue cosce, ora stava toccando il pavimento. Iniziò a succhiarmi con cura leccandomi delicatamente il prepuzio… e poi succhiando. Le mie mani andarono ai lati della sua testa a tirarlo lentamente avanti ed indietro lungo la mia asta.

Mi massaggiò ancora l’ano col lubrificante e sul pavimento vidi il tubo di lubrificante ed un involucro di preservativi, chiaramente! Io stavo avvicinandomi lentamente all’orgasmo, lui comprese e smise tutto quello che stava facendo, subito e completamente.

Io quasi venni, ma riuscii a calmarmi e mi ordinò di inginocchiarmi… era il suo turno.

Si mise in piedi di fronte a me e, quando fui inginocchiato, torreggiava sopra di me. Presi lentamente il suo pene nella mia bocca come lui aveva fatto col mio. Prese la mia testa… Io cominciai a leccare la punta del suo pene. Le sue mani cominciarono a fare forza tirandomi avanti ed indietro lentamente, mentre io gli leccavo il prepuzio il più profondamente possibile.

Aveva un sapore tanto buono quanto Carlo era bello. Lui cominciò a lamentarsi, io allungai una mano verso il pavimento, raccolsi il tubo di gelatina e cominciai lentamente a massaggiargli l’ano. Le sue mani fecero più forza…
Io mi fermai, presi il pacchetto dei preservativi e mi alzai. I nostri uccelli si toccarono. “Carlo, io voglio incularti. “
“Mmmmmm, per favore fallo. ” Rispose, e si voltò.

Dissigillai uno dei preservativi e lo srotolai sul mio pene.

Baciandogli un po’ la schiena, lo penetrai. Gemevamo ambedue molto rumorosamente e lui aprì le gambe il più possibile. Io cominciai a muovermi lentamente dentro di lui. Le sue mani mi tenevano le cosce ed io afferrai poi il suo pene, lentamente cominciai a masturbarlo e c’era ancora della gelatina sulla mia mano…

Il nostro grugnire e gemere non era passato inosservato e due ragazzi cominciarono a sbirciare dall’angolo. Io venni! Era l’orgasmo più sorprendente che avessi mai avuto.

I due ragazzi entrarono e cominciarono a masturbarsi mentre ci guardavano.

“Cosa state guardando? ” Disse Carlo (la sua voce era appena percettibile).
“Uh, nulla!”
“Venite qui. “
I ragazzi si avvicinarono. Io mi inginocchiai di fronte a quello col pene più grosso e lo presi in bocca. Mi venne in bocca trenta secondi più tardi, poco prima del suo amico che aveva avuto lo stesso trattamento da Carlo. Poi loro se ne andarono.

“Oh, bene, non erano eccezionali ma…” Dissi, ma fui interrotto da Carlo che mi aveva penetrato improvvisamente. Emisi un forte gemito e mi rilassai. Lui mi prese il cazzo e mi masturbò con forza… indietro ed avanti, mentre cominciava a lamentarsi. Anch’io lo feci e sborrammo insieme!

Appena finito ci facemmo una doccia e ci rilassammo. Io avevo appena avuto l’esperienza più formidabile della mia vita. Andammo a prendere i vestiti nei nostri armadietti e poi ritornammo vicini, avevamo ancora in bocca il sapore dello sperma dei ragazzi… Ci masturbammo… Poi ci asciugammo ed io mi misi i sospensori nuovi.

“Che ne diresti di una sauna ?” Disse Carlo.

I sogni di Krissy

Aveva sempre avuto un unico, secondo lei, bellissimo sogno; quello di sgambettare in televisione. Quello di mostrare il culo alle telecamere, di farsi vedere abbracciata al calciatore, al ricco imprenditore o al manager di successo. Non aveva studiato, non è che fosse particolarmente vispa né intelligente. Era ambiziosa, questo glielo riconosco. Un’oca giuliva fuori e una ragazzina piena di debolezze, frustrazioni e dubbi dentro. Questa era Cristina, quando la conobbi. A sapere che sarebbe finita così male sarei stato

meno gentile con lei.

Ma lasciatemi raccontare di come andarono le cose. Atto I: una maialina sulle scale

Piangeva. La prima volta che la vidi piangeva. Era seduta sulla gradinata del palazzo in cui lavoravo ed era vestita come…come…si può essere schietti e sinceri, vero? Mica vi scandalizzate? Ecco, allora, era vestita come una buona mignotta. Minigonna, calze a rete, giacchino strizzato in vita come un tubetto di dentifricio quasi finito, capelli pettinati all’ultima moda (ultima, penultima o terzultima per me fa lo stesso…non seguo le mode) e trucco gradevole ma tutt’altro che leggero.

Lì per lì ho pensato di avere a che fare con una troietta come tante. Beh, a conti fatti la prima impressione era quella giusta. Ma non a tutte le troiette mi affeziono, sapete? Per questo ripensare a quel momento mi fa un po’ male.

“Ciao. Qualcosa non va?” le chiesi, pensando fra me e me a quanto dovesse sembrare stupida quella domanda. Se uno piange, per forza c’è qualcosa che non va.

O no? “No” mi fa lei “Tutto a posto”
“Perché piangi, allora?”

“Ma nulla…mi hanno solo scartata”

“Ah” esclamai. In quel palazzo si tenevano le prove per un programma televisivo che sarebbe andato in onda da lì a due mesi. Lo sapevo da qualche giorno. Il genere del programma ve lo potete immaginare. Quando si fanno le selezioni per scegliere una quarantina di volenterose ragazzine con poco cervellino e gambe lunghe, c’è un unico genere di programma che si può mettere in piedi.

Un programma da cerebrolesi.

“Ti è andata male, eh?” chiesi. “Sì, come sempre”

“Beh, avrai la tua occasione” “Sul serio?”

“Sì, sei una bella ragazza”

“Sì, sono una bella ragazza di ventiquattro anni!”

Disse quel numero come se confessasse un crimine dei più atroci. Ventiquattro anni. Io ne ho trentuno e mi sento ancora un ragazzino, lei ne aveva quasi dieci meno di me e si comportava come se la sua vita dovesse terminare entro l’anno.

In effetti quante veline, letterine e stupidine varie vi sono, di più di ventiquattro anni? A quell’età sei già una pera marcia pronta a cadere dall’albero. Così ti fa credere il dorato mondo della TV. E chi siamo noi, comuni mortali, per obbiettare di fronte a ciò che ci viene proposto dalla Dea TV? Cristina, a ventiquattro anni, si sentiva vecchia e pronta ad essere messa in disparte.

“Dai, ti offro un caffè” le ho detto.

“No, devo andare” mi ha risposto con un po’ di arroganza. Sembrava non vedesse l’ora di togliersi dai piedi questo coglione invadente. Comprensibile, le uniche persone con cui valga la pena mostrare un briciolo di gentilezza sono quelle che ti possono portare in alto. Ma lei non mi conosceva.

“Insisto. Ci sediamo al tavolo di un bar e mi racconti tutta la storia. Magari ti posso aiutare a realizzare il tuo sogno”

Cristina mi guarda in obliquo.

“Davvero?”

“Sì”

“Chi sei?”

Le dico il mio nome (a voi no, accontentatevi di Tom). “Lavori in televisione?”

“Beh, in un certo senso è così. Sono uno scrittore. Di recente mi hanno chiesto di fare il consulente per una serie di documentari in prima serata. Forse ne avrai sentito parlare”
Cristina s’illumina. Per un attimo resto stupito anch’io. E’ bellissima. Come avranno fatto quei froci del casting a scartarla?

Indago e vengo subito a capo della questione.

“Senti, tu conosci qualcuno nell’ambiente?” domando. “No, nessuno”

“Capisco” le dico “In questo caso è naturale che non ti abbiano presa in considerazione” “Davvero?”

“Tutte le ragazze che vanno in televisione hanno…diciamo, qualche aiutino da dietro” Raccomandazione. Una brutta parola.

Raggiungiamo il più vicino bar e ci prendiamo qualcosa da bene. Cristina passa subito alle domande che contano.

“Tu puoi aiutarmi a farmi conoscere?”

“Può darsi.

Come ti ho detto conosco parecchia gente” “E…. ”

“Sì, è gente assai influente” Sorride.

“Parlami di te. Chi sei, da dove vieni” chiedo. “Mi chiamo Cristina. Vengo da Napoli” “Tutto qui?”
“Tutto qui” “Sei diplomata?” “No”
“Ah”

“E’ un male?” “No…no…”

“A che serve il diploma, sul palco?” “Certo, certo…a che serve?” “Lavori?”

“Qualche volta. Ho fatto la hostess. Ma così, una volta e via…lavori fissi non se ne trovano”

“E che lavoro cerchi?”

“E’ ovvio! Lavorare in televisione!”

“Un lavoro…che so, da impiegata…qualcosa di normale?”

Non vi dico che faccia fa Cristina a queste parole.

Sembra che le abbia proposto di scopare un vecchio bavoso con l’HIV. No, il lavoro normale non le piace proprio. A che serve, il lavoro normale, quando si hanno delle belle cosce lunghe e disponibilità d’alloggio per una fava o due lì nel mezzo?

E d’improvviso sento nascere una cordiale antipatia per questa ragazzetta pretenziosa e senza qualità. Andate via le lacrime resta solo una gran voglia di arrivare alla vetta senza faticare.

Senza quel suo visino disfatto dal pianto che ispira tenerezza, Cristina appare per quel che è; una piccola mignottella annebbiata dalle facili promesse del successo.
A questo punto, però, ho promesso di aiutarla e lo farò. Non è nelle mie abitudini, disattendere una promessa. Però la ricompensa è un altro discorso.

“Senti, Cristina…e se io ti aiutassi ad arrivare dove vuoi tu che cosa saresti disposta a fare, per me? Sei bella.

Mi piacerebbe conoscerti…diciamo, più approfonditamente” La ragazza non si scompone più di tanto. Non è granché intelligente, ma sa che in questo mondo, per arrivare, qualche letto lo devi conoscere.

“Io divido l’appartamento con un’altra ragazza” risponde subito.

“Non c’è problema. Verrai da me. Ma ti avverto che io ho gusti un po’ particolari. Mi piace sottomettere le mie amanti”

Cristina alza le spalle. “Va bene”

Come sarebbe a dire “va bene”? Che gran troia ho trovata!

“E mi piace anche veder sottomessa una ragazza da un’altra ragazza” “Certo.

Io quale sarei? Quella che sottomette o che viene sottomessa?” “Quella che viene sottomessa” rispondo bruscamente.
“In che modo, dovrei essere sottomessa? Corde, falli di gomma…”

“No, più semplice. Lingua. La tua. Sul corpo del padrone e della padrona. Dappertutto” “Hummm…beh, come si dice…non si fa niente per niente. Vogliamo andare?”

Ci resto un po’ male. Non ha fatto una piega di fronte ad una proposta che altri giudicherebbero indecente. Mi domando quante, fra le aspiranti telemignotte televisive, siano disposte a tutto come questa qui.

Poi non ho il tempo di fare altri ragionamenti. “Allora” mi fa Cristina “Vogliamo andare?”

“Sì, piccola. Arrivo subito”

Il conto del bar è sulle cinque euro. Ne lascio cadere dieci sul tavolo e me ne vado. Oggi ho idea che prenderò un giorno di riposo.

schiava trav per sempre 2

“Fai davvero schifo! Capelli corti piedi e mani non curate ,non sei
truccata e non hai nemmeno i fori per gli orecchini. Ma cosa cazzo
credi di essere? Dovrò lavorare parecchio per trasformarti troia!”
La mia Padrona sogghignò e allo stesso tempo mi fece segno di sedermi
alla scrivania dove vi trovai dei fogli scritti a computer e una
penna,sembrava un contratto ed in effetti lo era,mi venne ordinato di
leggerlo ad alta voce e di firmarlo.

Se non avessi acconsentito ogni
cosa che mi riguardava foto video e quant’altro sarebbero stati
divulgati. Ansiosamente inizia a leggere:
“IO SOTTOSCRITTO GABRIELE ECC ECC NELLE MIE PIENE FACOLTA’ MENTALI E
FISICHE CON QUESTO CONTRATTO ACCONSENTO DI :
1. CONSEGNARE OGNI MIO AVERE AL MIO PADRONE ( nome e cognome)
2. RINUNCIARE AD OGNI DIRITTO E DECISIONE DALLA DATA ODIERNA
3. RINUNCIARE ALL’ IDENTITA’ MASCHILE ALLA VIRILITA’E ALLA SESSUALITA’
PRECEDENTE.
4. RINUNCIARE ALL’ORGOGLIO
5.

RINUNCIARE A QUALSIASI OGGETTO ABITO O ALTRO CHE POSSA RICONDURE
ALLA MIA VITA PRECEDENTE : QUINDI VESTITI FOTO OD OGGETTI PRETTAMENTE
MASCHILI VERRANNO GETTATI VIA O REGALATI
6. ASSUMERE CURA ORMONALE FEMMINILE E SOTTOPORMI A ORCHIECTOMIA E
PROCEDERE LEGALMENTE AL CAMBIO DI IDENTITA’ E CONSEGUENTEMENTE AL
CAMBIO TOTALE ANAGRAFICO PRESSO LE SEDI LEGALI.
7. RINUNCIARE TOTALMENTE ALLE DONNE E PROTENDERE LA PROPRIA
SESSUALITA’ VERSO L’UOMO ADORANDOLO CURANDOLO ED IMPARANDO CON VARI
PROCEDIMENTI DI APPRENDIMENTO AL SUO APPAGAMENTO SESSUALE.

8. ESSERE COMPLETAMENTE NELLE MANI DEL PROPRIO PADRONE E DI CHI LUI INDICHERA’
9. NON RIFIUTARE MAI GLI ORDINI DEL PADRONE
10. AVERE LA CONSAPEVOLEZZA CHE OGNI ERRORE SARA’ PUNITO ANCHE
SEVERAMENTE NELLA MODALITA’ DECISA AL MOMENTO DAL PADRONE
11. DA OGGI IN POI IL MIO NOME E’ FEDERICA GABRIELLA E TALE NOME MI
ACCOMPAGNERA’ PER IL RESTO DELLA MIA VITA.
12. OGNI PROCEDIMENTO SARA’ IRREVERSIBILE E QUINDI SARA’ IMPOSSIBILE
TORNARE ALLA VITA PRECEDENTE.

LETTO COMPRESO E SIGLATO DA:
GABRIELE ………. IN DATA ……………

Ma stavano davvero facendo sul serio???? Davvero pensavano che avessi
firmato? Nemmeno avesse compreso cosa stavo pensando colui che sarebbe
diventato il mio Padrone fece una cosa che mai mi sarei aspettata:
tirò fuori il suo cazzo e iniziò a strofinarmelo sul viso
“Dai che è questo che vuoi troia che aspetti a firmare? Dai che non
vedi l’ora….

se non è vero alzati e vattene altrimenti inizia a
leccarmi i coglioni e capirò la tua volontà…non una parola o ti alzi o
lecchi!”
Passarono alcuni minuti in cui guardai la maestosità del suo
membro…credo fosse almeno 25 cm e grosso non so quanto ma grosso…. le
palle pelose pure erano piuttosto grosse e la cappella umida mi
sbatteva sulle narici come a farsi annusare…oddio amavo il suo
odore…ero nata per quello…. presi in bocca le sue palle e leccai le
succhiai e annusai ,abbassai ulteriormente i pantaloni del mio Master
e lo supplicai di girarsi…non me ne fregava nulla che la Mistress mi
stesse filmando aprii le chiappe del mio Uomo e leccai il buco del
culo e le palle le chiappe le gambe pelose nuovamente i coglioni poi
la cappella e poi tutto il cazzo per intero…sbocchinai come la più
troia delle puttane la più infoiata delle checche la più vacca delle
cagne…..mentre mi sborrava in gola presi in mano la penna e firmai il
mio futuro…..
Max ( il mio Padrone ) aveva una villa enorme ,appena il taxy partì
non mi portò dentro di essa ma mi tirò per le braccia e mi spinse
dentro al garage …sul pavimento si trovava un vecchio tappeto una
ciotola con dell’acqua e un vaso di vetro di cui non capivo l’uso….

“Dormirai qui cagna e cerca di riposare che domani ti aspetterà una
giornata pesante !
“Si Padrone “ esclamai
Al mattino mi alzai tutta dolorante,il tappeto non era abbastanza
spesso per essere comodo e la notte umida e fredda mi ha indolenzito
ogni muscolo,avevo bisogno di fare la pipì ma non vedevo attorno a me
nessun bagno quindi capii a che serviva quel vaso di vetro e feci
quello di cui avevo la necessità senza valutare che poi avrei dovuto
disfarmene del mio liquido.

Dopo quella che presumo sia stata circa un’ora ( non avevo più ne
orologio ne anelli o collane ero stata privata di ogni avere ) Max
entrò,guardò con disappunto il vaso pieno della mia urina ma non fece
commenti,disse solo di seguirlo.
Entrammo nella villa mi consegnò una vestaglia di raso gialla
impreziosita di tulle ai polsi e al collo mi fece cenno di togliermi
il babydoll e mi accompagnò al bagno.

“ Ora ti fai una doccia dopodichè indossi la vestaglia e le ciabattine
e appena finito vieni in sala. Ci sono delle persone venute apposta
per te!”
Esegui ogni direttiva e tutta profumata scesi verso la sala dove
c’erano due ragazze e un uomo vestito da parrucchiere.
“Ora gabriella ti presento Mario ,Francesca e Marta loro si
prenderanno cura del tuo corpo cercando di renderlo femminile. Mario
si occuperà dei tuoi capelli anche se corti vedremo di darci una
parvenza di femminilità.

Marta e Francesca invece si occuperanno delle
tue unghie della foratura dei tuoi lobi e del trucco e della ceretta
…..per il momento ci serviremo di questa poi ho in mente altro per te
. Quando sarà finito tutto questo ritorni alla tua stanza sopra il
letto ci troverai degli abiti ,li indosserai ed uscirai con me
dobbiamo sistemare alcune cose. ”
Mi stava trasformando…..le orecchie mi vennero bucate ed impreziosite
con un paio di orecchini d’oro.

Il corpo completamente liscio le
unghie limate e smaltate di rosso e i miei capelli evevano adottato un
taglio simile a quello di Brigitte Nielsen su Rocky 4 e come lei
decolorati e platinati!un trucco pesante copriva i miei occhi dandoli
risalto e un rossetto vivace ingrossava le mie labbra e le rendeva
sensuali…adatte allo scopo a cui il mio Padrone le avrebbe destinate!
Salii nella stanza sopra un letto matrimoniale vi trovai un’abito nero
senza maniche con una profonda scollatura sulla schiena e una cerniera
che lo richiudeva fino alla base delle mie coscie,un paio di
brasiliane nere trasparenti un reggicalze della stessa tinta e un paio
di calze a rete con la riga dietro,per concludere un paio di scarpe
nere tacco presumo 12 una cavigliera d’argento un’orologio dello
stesso metallo un’anello con una O che penzolava da un secondo
anellino e una collana di cuoio nera con una specie di aggancio come
il collare dei cani…..
Andiamo Gabriella Federica……
Mi ritrovai in una specie di clinica dal nome piuttosto strano
“CLINICA ESTASIA” appena entrati al front office ci indirizzarono al
2° piano dal professor Bergamo.

Mentre salivo sentii il sudore colarmi
dalla schiena non tanto per il caldo ma per un’ansia
incontrollabile,una sorte di sesto senso…non capivo perchè ma
quell’ambiente mi metteva a disagio e mi impauriva.
“Benvenuto Max è questa la signorina che dovevi portarmi?” chiese la
persona di notevole stazza alto all’incirca 190 cm. per circa un
centinaio di kg spalle larghe camice bianco capelli bianchi e occhi
azzurri. Un bell’uomo ma in quel momento non era quello che mi
interessava.

“Si è lei ” rispose il mio Signore.
“bene piccola spogliati completamente e distenditi sul lettino”
“completamente nuda? ” balbettai
“Obbedisci cagna!” Esclamò il mio Padrone
Mi spogliai completamente e mi distesi non senza imbarazzo sul
lettino. Il medico proseguì nella visita prima una visita normalissima
come si eseguono in qualsiasi ambulatorio poi invece iniziò a palparmi
i testicoli fino a farmi quasi male…quando vide che la palpazione
stava eccitandomi si mise a ridere e disse qualcosa che mi raggellò il
sangue:ӏ calda la signorina eh? ma non importa sono gli ultimi fuochi
d’artificio”
Detto questo mi face girare e mettermi a 4 zampe sul lettino
,allargare le gambe e le natiche.

Mi infilò tutto d’un colpo un dito
dentro,ricordo che saltai come una rana seguita dalle loro
risate…..provai una vergogna tremenda quando in seguito alla
penetrazione il mio clito si indurì….
“Le piace proprio tutto eh alla tua schiava,soggetto interessante!
Bene alzati in piedi piccola che ora ti farò una punturina,sei
fortuanata sai è una puntura costosa il tuo Padrone non bada a spese!”
“Ma che puntura è ? Che iniezione mi sta facendo?”
Nessuna risposta….

mi fecero rivestire e ce ne andammo dopo i saluti
e la raccomandazione del medico di tornare dopo una quindicina di
giorni.
La notte non riuscii a dormire bene ,sudavo e avevo una nausea
terribile. Al mattino mi alzai mi feci una doccia e stranamente notai
che la ricrescita del pelo non era così veloce come al solito mentre i
capelli iniziarono già a crescere e mi doleva un pochino i capezzoli
ma non ci badai molto.

Soprà il tavolo della cucina notai un
biglietto: “Sono dovuto uscire molto presto,tu preparati per le 10 che
ti vengo a prendere. MAX
Stranamente non mi diede ordini sul come vestirmi e perciò decisi di
mia volontà cosa indossare…faceva piuttosto caldo e perciò optai per
una gonna nera lucida a pieghe molto leggera e una canotta rosa di
raso sotto indossai una minisottoveste e un paio di perizoma color
carne,un paio di sandali tacco 10 cavigliera orecchini anello e
collana….

non me la sentivo di mettermi le calze troppo caldo.
All’orario prestabilito il mio Signore arrivò mi squadrò dalla testa
ai piedi mi fece cenno di togliermi la collana ed indossare quella che
mi aveva portata lui,una collana di velluto rosa con un pendaglio a
forma di osso con su scritto da una parte “SISSY” e dall’altra :
PROPRIETA’ DI PADRONE MAX.
Una volta agganciata era impossibile toglierla visto che aveva una
chiusura di sicurezza numerica conosciuta solo dal mio Padrone.

“Ora andiamo piccola ci sono un paio di cose che dobbiamo fare e a cui
io tengo ma prima prendi questa pillola!”
Mi porse una pillola grande come certi antibiotici fortunatamente
divisibile in due ,la spezzai e inghiottii prima un pezzo poi
l’altro,sapevo che ra inutile chiedere che fosse non avrei avuto
risposta…ormai io non avevo possibilità di decisione….
Vidi la macchina fermarsi nelle vicinanze di quello che fu il mio
appartamento ,il mio Padrone mi diede delle precise indicazioni di
quello che dovevo fare…mi sentii sprofondare ma tremante mi
indirizzai verso la portineria del condominio.

” Buongiorno Pietro” esclamai ad occhi bassi
“Prego la conosco sign…..ma tu sei Gabriele? “
“Si Pietro sono io…ti prego non interrompere ciò che sto per dirti
altrimenti non troverei più la forza! Io ho donato il mio appartamento
al Signor Massimo Rossi e d’ora in poi qualsiasi lettera o altro che
mi riguardi lo devi mandare a questo indirizzo che ti ho scritto in
questo foglio. Ti ringrazio e ti saluto…non so se capiterò nuovamente
qui quindi ti auguro ogni bene….

ciao”
Me ne andai lasciando quello che spesso è stato un mio caro amico
inebetito e senza parole col foglietto in mano e gli occhi
sbarrati….
Appena in macchina scoppiai in un pianto continuo sapevo che questo
era solo l’inizio.
Seconda meta la banca qui mi aspettava un’altra mazzata.
Riuscii ad avere un colloquio col direttore mio vecchio amico,spiegai
la situazione dissi che ero in un periodo di cambiamento che
probabilmente includeva anche il mio sesso ed identità e che quindi
prima che ciò accadesse avrei spostato completamente il mio conto a
favore di Massimo Rossi …fornii l’iban del mio Padrone e prosciugai
così ogni mio avere
Ero ridotta a non avere più una casa mia e i miei 145.

000 euro che
avevo in conto corrente passarono di mano…non avevo più nulla
nemmeno me stessa perchè ero diventata una schiava…una sissy!
Completamente svuotata seguii il mio Padrone in un ambulatorio
veterinario non riuscendo a capacitarmi che ci facessi…magari il mio
Padrone voleva adottare un cucciolo…magari…. ma non avevo fatto i
conti con la sua mente contorta…ero io il cucciolo e dovevano
inserirmi il microchip sottocutaneo……. il veterinario chiese al mio
Padrone quale fosse il mio nome per farmi il libretto …perfino
registrata come un cane…..lui rispose che mi chiamavo gabriella
federica ma che il mio nome di a****le era lola e indicò la mia coscia
sinistra come posto idoneo per inserire il chip…..
E non era finita..ora veniva la parte legale….

mi portò da un
fotografo e mi fece shittare alcune fototessera e con esse andammo
negli uffici del comune e più precisamente da un amico suo
responsabile all’anagrafe.
“Ciao carissimo Andrea ,il mio Padrone disse stringendoli la mano
“Ho qui con me un’amica a cui devo far cambiare le generalità e tu sai
benissimo perchè ,queste sono le sue foto il suo nome nuovo
l’indirizzo di residenza ecc sono tutti scritti sul foglio che ti
allego ,nello stesso troverai la sua identità originale che deve
sparire completamente dalla faccia della terra come se non fosse mai
esistita quindi questo vale anche per l’atto di nascita e qualsiasi
altro documento precedente ….

puoi farlo? “
“Certo che si ma tu sai che queste cose hanno un costo elevato!”
“Non preoccuparti di questo pagheremo quello che serve e alla fine
anche Gabriella ti ringrazierà a modo suo…vero gabri?”
Risero e Andrea mi palpò il culo per sentirne la consistenza…..
“Niente male…. è ancora vergine? ” chiese
“Non completamente ma bella stretta”
Risate a non finire per loro una somma tristezza per me. Si misero
daccordo per il ritiro della documentazione e per il pagamento e ci
avviamo verso diosolosa dove….

.

Irreversibile

Questo non è solo un “racconto” ma quasi una confessione di come sono stato abusato da un vero Porco! Già da piccolo adoro mettere i vestiti di mia madre, nei pomeriggi solo in casa… cosi come mi piace provare i suoi trucchi, mettere l’ombretto, il rossetto ed anche un po’ di cipria …e osservarmi con il volto femminile.

Il mio è sempre stato un corpo molto esile, poco maschile: spalle strette, capelli lisciatissimi lunghi con un taglio più femminile che maschile. Sono nata a Palermo, in una famiglia umile ma felice, mio padre muratore, un vero è onesto lavoratore, e mia madre, la classica casalinga di carattere allegra e maniaca delle pulizie.
Il passaggio dalle medie al liceo è stato traumatico sotto tantissimi punti di vista, anche perché; L’intero istituto era composto per lo più da ragazzi, con cui non avevo un grandissimo rapporto,(quasi tutti).

All’epoca frequentavo il mio primo anno di liceo…e stavo lentamente e confusamente, scoprendo la mia personalità piena di complessi, desideri contraddittori, pulsioni contrastanti e voglie a cui non sapevo se dar sfogo o reprimere.
Un giorno una mia compagna di classe (Alessia) mi chiese se volessi andare con lei travestito da femmina ad una festa di carnevale organizzata dal nostro istituto. Dicendo: “ E normale travestirsi, lo stiamo facendo tutti! Dai ti prego!! Io voglio travestirmi da Jessica Rabbit! e tu? ..Se vuoi, puoi usare se vuoi le mie cose o di mie sorella!!” Ovviamente mi piaceva travestirmi… ma segretamente, sempre e solo in privato…E quale miglior e unica occasione per farlo in pubblico? Il presto era ideale…
Aldilà di tutto si trattava solo di una festicciola scolastica, come tutte le altre…
La mattina seguente, verso le 8 , la raggiunsi puntuale a casa sua… Penso di aver cambiato mille colori per il misto di voglia, eccitazione e vergogna che provavo mentre Alessia e le sorella mi preparavano, facendomi indossare un po’ di tutto! “Dai non fare il difficile, hai pure i capelli lunghi, sarai uno spettacolo, prova questo, metti questo ecc..” Indossando tutte quelle cose attillate la mia eccitazione era anche alle stelle, avevo una voglia incredibile di indossare nuovamente abiti femminili e di uscire finalmente in pubblico, che nessuno poteva immaginare.. Ma anche tanta paura… Per la reazione dei miei “amici”…
Avendo un guardaroba stracolmo di vestitini da far invidia a qualsiasi sex shop.

Come mi aspettavo.. Il lavoro delle mie nuove amichette è stato più che soddisfacente!! Indossavo: una mini nera di pelle lucida, calze di seta nere con la riga dietro ed un paio di scarpe rosse col tacco a spillo! Sopra avevo un corpetto anch’esso nero a tono con la mini gonna e per finire, trucco molto pesante!! Naturalmente, mi vergognavo un po’, avevo paura delle conseguenze, anche perché; Più che una donna.. Sembravo una vera puttana!! Loro erano divertite e con un sorriso complice mi rassicurarono con un: “Fidati di noi Farai un successone!” Di sicuro quella scelta è stata anche la mia e come tante altre volte, alcune scelte si scontano per tutta la vita!
Verso le 8:30, il papà di Alessia, un po’ indispettito per il nostro travestimento eccessivo, specialmente il mio! Ci accompagnò in auto a scuola, dicendo però: che dovevamo trovarci un passaggio per il ritorno.

In macchina ricordo che mi guardava moltissimo per come ero conciata… A disagio in quel momento pensavo mille cose!!! (Se si è un ragazzo e ci si è travestiti da donna per divertimento magari la cosa non suona più tanto giusta). Ma ero troppo eccitata conciata in quel modo , , e dei suoi sguardi indispettiti e del passaggio per il ritorno non ci volevo pensare assolutamente… al momento.
La festa….. si svolgeva in una palestra molto piccola! Il campo di pallavolo adibito a sala da ballo era illuminato solo con luci basse e colorate, e chi non ballava stava seduto ai lati di quello spazio quasi immerso nella totale oscurità.

Conciato in quel modo, notai subito una serie di sguardi e battutine su di me. Inutile dire che tutto ciò mi imbarazzava parecchio, avevo anche previsto tutto questo, però mi sono sentito solo ed abbandonato. Alcuni ragazzi (che non conoscevo), di qualche anno più grandi di me, iniziarono perfino ad urlarmi qualsiasi oscenità in dialetto stretto davanti hai professori, che guardavano divertiti la scena.. Oggi si direbbe bullismo? Allora era semplicemente uno scherzo… e ovviamente più andava avanti la festa più si beveva, e più i ragazzi diventavano fastidiosi.

Fino a quando…
Cominciai a notare anche lo sguardo sempre più insistente del bidello!! “ per tutti Zio Franco”. Un omone di mezz’età. La mascolinità fatta persona con quella testa rasata, alto sul metro e novanta, robusto, scapolo e di moralità molto chiacchierata. Lo guardai sorpresa tutto il tempo, ma lui continuava a fissarmi….
(Faccio una premessa: non avevo mai capito che a zio Franco piacessero i ragazzini, era un po’ grezzo ma molto gentile con noi, ci sorrideva sempre, era sempre molto disponibile insomma un gigante buono).

La situazione è stata imbarazzante fin da subito, con i miei compagni di classe, ero sempre meno a mio agio, ma nonostante tutto sbirciavo quel suo pacco, che sembrava scoppiare all’interno dei jeans, e quando mi sorprendeva a fissarlo mi sorrideva, abbassava lo sguardo e faceva correre le dita su quella Mazza!
Avendo tutta la mattinata per stare insieme a me senza interferenze con troppi professori, subito è diventato Mio amico, e tra una chicchera e l’altra mi ritrovai poco dopo, seduto sulle sue ginocchia a guardare gli altri che ballano… In braccio mi raccontava storie delle sue avventure, in breve: Cercava di farmi capire che la vita sarebbe stata divertente e piacevole solo che io mi fossi conformata ai suoi consigli.. Mi soffiava nelle orecchie e mi dava piccole leccatine e bacetti molto dolci.. Inoltre sotto il mio culetto avvertivo una cosa grossa e calda che cercava di farsi posto fra le mie natiche!…Devo dire che tutto ciò mi piaceva, è stato quasi Romantico.

Ma nel posto e nel momento sbagliato! Quando avvertì che mi stava piacendo molto cominciò a toccarmi senza esitazione le cosce e mi spiegò, Blaterando assurde logiche confusionali, che se volevo avere le tette come quelle delle mie compagne di liceo dovevo farmi scopare da lui!!!!
A disagio dopo quella Teoria assurda, un po’ per la musica alta e qualche drink di troppo… Decisi di allontanarmi da lui un attimo, sentivo troppo caldo, dovevo rilassarmi e corsi in bagno.

Entrando chiusi la porta, semi distrutta… Accendo una sigaretta, tiro le prime boccata e comincio tranquillizzarmi… Finalmente, ci voleva proprio ..un po’ di silenzio…
Poco dopo però, sentì dei passi pesanti e veloci dall’altra parte della porta, il fumo è rimasto denso intorno a me, e quando si aprì la porta entrò Lui.. zio Franco! (il bidello). “Ehi signorina ha sbagliato questo è il bagno degli uomini..” disse sorridendo. Io Diventai come un peperone e subito mi alzai dalla tazza, cercando di spegnere la sigaretta.

“Rilassati scema, lo sai già non lo dico a nessuno!” .. Mentre fumavo parlava continuando a massaggiarsi il cazzo, che notai si stava ingrossando sempre di più. Tempestandomi con mille e inutili complimenti… sapevo benissimo dove voleva arrivare!
“Stai benissimo vestito cosi, E dimmi: Non ho ancora capito bene! Di cosa ti sei travestita? Da puttana he?” Mentre ricominciava l’ennesimo e ambiguo scambio di parole, sentì la sua grossa mano alzarmi la mini.. (Premetto che: Non mi era mai successo niente del genere con nessun’uomo, figuratevi con un tipo di quell’età!) Scioccata, rimasi bloccata tra il terrore e lo stupore di ciò che stava facendo….

E non so come, ma con molta naturalezza, di colpo si aprì pure la patta per farmelo vedere… e lo tirò fuori!! (Ha Un Cazzone Enorme!! Grossissimo!! Sembra una lattina di coca-cola, un po’ più più lunga!)
In un attimo facendo finta di nulla, lo aggirai di shitto, maldestramente.. Volevo uscire dal bagno.

Per me era l prima volta che vedevo un cazzone cosi grosso dal vivo, e malgrado il mio disagio, senza un briciolo di vergogna si avvicino dietro di me e iniziò pure a strusciarsi pesantemente.
Pietrificata dalla vergogna nel sentirmi puntare da quel grosso e viscido affare, sentivo una sensazione mai provata fino ad allora, e mentre Il suo respiro aumentava insieme alla mia voglia, sottovoce mi disse: “…Minchia che culo! Te lo voglio fottere! Sai? Tanto Lo so che ti piace!” Tentò sia con le buone che con le cattive di aprirmi le gambe, rassicurandomi che solo all’inizio avrei potuto provare fastidio.

Ma le gambe le tenevo strette, nell’imbarazzo più assoluto. che mai avevo provato prima!
Aveva grande esperienza nel toccarmi, e pensavo a quanti culetti di ragazzine e ragazzini avrà deflorato, aperto.

In una parola sola, sfondato! Nel silenzio più assoluto, continuando a toccarmi, non contento prese la mia mano e la mise sul suo uccello che evidentemente era in erezione da quasi tutta la mattinata.
E stato il primo per me! Non ne avevo mai toccato uno in vita mia e quando la mia mano lo toccò, sentii un brivido pazzesco, ma nello stesso tempo non sapevo dove iniziare!!!! Come un maestro e la sua allieva, mise la sua mano sulla mia e cominciò a farmela muovere sul suo coso.

Io quasi in maniera automatica, per pochi secondi continuai da sola quel gesto per me assolutamente nuovo, senza sapere bene cosa stessi facendo.
Sapevo che Stavo rischiando troppo, e sopraffatta dalle paure, e dal timore che qualcuno scoprisse le mie più intime voglie inconfessabili, Scappai come un fulmine da quel bagno in piena paranoia. Lasciandolo li, ancora con il suo cazzo sudicio in mano! (Temevo tantissimo di essere classificato a scuola come un “frocetto”)
In palestra la festa era quasi finita, e non ho capito quanto tempo ho perso in bagno! ..La mia amica Ale? l’avevo vista appartarsi con il suo fidanzato, bidonandomi li, e non sapendo che fare, rimasi un paio di minuti da solo in cortile a pensare a tutto ciò che mi era capitato.

Quella sorta di trauma dentro i cessi con il bidello, aveva sfondato una porta già aperta nel mio inconscio!!!!! Lo vissuta quasi come una definitiva rivelazione..
A piedi e lontanissimo da casa, decisi a malincuore di incamminarmi dondolando sui i tacchi, con non poche difficoltà.

( mi piace molto indossare tacchi altissimi, però non sono indicate per le lunghe camminate).
Completamente da sola! Vestita in quel modo (con il ricordo di quel cazzone che avevo toccato in bagno che mi perseguitava), iniziai subito a percorrere strade e stradine secondarie e meno trafficate per raggiungere casa. Inutile dirvi che Avevo una Fifa pazzesca! Del giudizio degli altri, In primis!! La mia famiglia.. ma anche gli amici, che ho sempre snobbato fin dalle scuole medie, sentendomi fuori posto in loro presenza ma di cui adesso temo il giudizio,( è tutto assurdo, io sono assurda).

Dondolando in modo maldestro e incerto, con quelle scomode scarpe, i piedi ed i polpacci mi si erano indolenziti, non ero abituata a camminare cosi tanto sui tacchi alti! Osservavo con on molta attenzione alcune macchine che procedevano lentamente, quasi stupiti dalla mia presenza, alcuni facendo anche più di un giro per osservarmi attentamente. Come una prostituta, mi sono sentita! …Un oggetto. Avanzando veloce, ma in modo maldestro ( maledette scarpe!) dentro di me avvertivo un grande senso di impotenza.

Pensando che mi sarebbe potuto succedere di tutto e di più! La mia ansia e angoscia aumentava ad ogni macchina che passava pensavo si trattasse di mia madre o peggio…( mio padre), e tra le tante auto che passarono quel giorno.. Ne notai una in particolare. Mi seguiva da lontano, lentamente…
Nel giro di pochi minuti, (ad un centinaio di metri da casa mia), si fermo davanti a me, e lentamente il finestrino si abbassò.

Mentre mi avvicinai mi accorsi che sempre Lui.. il bidello era tornato alla carica!! ”Ciao piccola.

Sei ancora offesa con me?? Scusami se ti ho fatto paura in bagno…Dai non fare la bambina!” “Gioia mia! Vivo in aperta campagna qua vicino, e sono desideroso di invitarti a casa mia!”
Quella sue parole, la sua voce sicura, da vero Uomo, accompagnata dal mio pensiero di essere finalmente trattata come una donna, mi fece offuscare la vista.

Diciamo che Persi la ragione! Ma Al di là del sesso, c’era l’aspetto di essere veramente apprezzata per la mia femminilità, e tramite Lui, avrei potuto scoprire ogni mia fantasia con tranquillità.
“Dai non ti vergognare, lo capito che ti piace la minchia!!! Fidati..daii. Dimmi quanti soldi vuoi per venire con me ??”
Il panico mi attacco lo stomaco, ed il cuore mi balzò in gola, quasi impedendomi di parlare, mentre quelle sue parole attraversavano la mia mente.. Paura, voglia di scappare, di scopare, ecc….. Quando, ad un tratto sentii la mia voce uscire di sua spontanea volontà, totalmente incontrollata, chiedendogli ” 30 Euro”!!! (Per uno studente come me sarebbe un ottimo extra per potermi permettere alcune piccole spese inutili che sogno da tempo…)
Quello ti apre! Vattene di corsa!!! Urlava parte della mia coscienza!
Colto all’improvviso da quella mia assurda richiesta inaspettata, apri lo sportellone felice come un bambino e mi disse in fretta e furia; “Va bene.

Dai Sali, Andiamo…”
Era impossibile tornare indietro, ma provate ad immaginate voi le mie sensazioni! Ero confusa spaventata, curiosa ma anche eccitata. Vicino a Lui Non ero più io, Il solo pensiero che un uomo cosi maschio, della sua stazza, che mi aveva corteggiato tutto quel tempo e offerto anche dei soldi, mi faceva sentire speciale…
Zio Franco è un uomo deciso molto autoritario, non mi chiede mai il permesso per nulla!, Fa e basta! Seduto in macchina sentii subito, la sua mano posarsi sulla mia coscia sinistra, stringerla un poco e poi accarezzarla.

La cosa mi colse di sorpresa all’inizio, soprattutto nel bel mezzo del traffico l’imbarazzo m’impediva quasi di respirare. Lui Raccontava alcune delle sue esperienze avute con tanti ragazzini. Come se nulla fosse! Tutto questo: continuando ad accarezzarmi e stringermi le cosce!
In quei momenti lo ascoltavo in silenzio, non sapevo più che altro cosa dire o fare!… Io avevo ben poco da raccontare se non storielle poco soddisfacenti, considerata la mia verginità, e totale inesperienza, con il sesso.

Strada facendo lontani dal traffico. Poco dopo lo guardai armeggiare freneticamente con i pantaloni. All’inizio sembrava avesse un forte bisogno! Di quelli urgenti! Ma poi… sentii la sua mano sulla mia nuca……Spingendomi la testa verso il basso….
“Hai preso i soldi? Ora tocca a te …giusto?… Dai piccola ciuccialo un po’ mentre guido!”
Naturalmente era la prima volta che incontro un uomo, non era più solo una fantasia; “Ho paura!”.

Scioccato dai suoi modi grezzi, mi abbassai verso le sue gambe, infilai la mia mano e lo sentii Durissimo! Tenendo vicino quel cazzone riuscivo a sentire quanto fosse forte quell’odore pungente.. Tremolante dal piacere misto alla paura, e con la mia coscienza che urlava “ Basta!Basta! Fermati!Stop!” Inizio ad accompagnare il suo palo , dentro la mia bocca!! ( ero eccitato un po, lo ammetto), ma quel cazzone viscido la prima volta mi faceva un po’ schifo sul mio volto ingenuo, da liceale tutto casa e chiesa!
Cercando di essere gentile e servizievole, credevo di gestire quella folle situazione, ma in realtà non voleva sborrare adesso, preannunciandomi che dovevo essere ancora penetrata a dovere!!!.

Il suo stile esplicito da maniaco mettono sicuramente paura, però allo stesso tempo mi lusingava l’aspetto di essere considerata quasi come una donna…
(In quell’auto , si può dire ho vissuto i miei primi 15 minuti più intensi della mia vita, con quel seppur veloce, mio primo pompino!)
Appena arrivammo a casa sua!!! Il casolare, somiglia ad una casa strega, perennemente avvolta da una fitta nebbia. L’abitazione è isolata nella campagna a ridosso della zona industriale, con un breve e malmesso vialetto d’accesso.. Appena entrati c’è una sorta di vecchio salottino con divano, TV e un angoletto per cucinare …tutto molto lugubre… Come il bagno (pessimo), ed una sola camera con un lettone vecchio.

Ancora con la mandibola indolenzita e la bocca impastata dal mio primo pompino, con una scusa gli chiesi, se potevo sistemarmi velocemente il trucco ed i capelli in bagno…. Avvisandomi; “NON perdiamo TROPPO tempo però!!”
In quei secondi chiusa in bagno ero agiatissima! (Adesso che faccio?) Avevo troppa paura…Cosa mi sarebbe successo al culo?? Perché ero stata così incosciente? Si può essere più pazzi di cosi? …non avevo scelta
Poco dopo entrai in camera un po’ impaurita ma convinta… Lui era disteso sul letto! In totale silenzio! Sicuramente Non avevo mai visto un uomo di quell’età comportarsi cosi ” Sembrava un pazzo furioso.

” Nudo, pieno di peli, e agitatissimo con quella mazza sempre dritta tra le mani come un depravato mi squadrava dalla testa ai piedi..
Appena mi fece cenno, per avvicinarmi a lui.. mi tirò subito a se’ come una bambola, e gli finii proprio sopra.

Tra le sue grosse e pelose braccia, sentivo il suo cazzo umido e appiccicoso strusciarmi tra le mie gambe… Poi mi fece leccare per bene il suo dito medio e infilò la sua mano nelle mutandine.

Ebbi immediatamente un sussulto, quando senti il suo dito calloso nel culo. “ Ti piace adesso? “ mi chiese. Ero frastornata, lo guardai con occhi tristi e dissi; “Però brucia!“
“ Tranquilla TROIA, quando te lo sfondo quel culo poi vedrai che ti abitui e ti passa subito!”
Lo avevo sognato una vita al pensiero di stare con un ragazzo,( Ma non immaginavo cosi !! ) Ma perché insultarmi cosi? Ci siamo conosciuti questa mattina in modo civile, e adesso a casa sua mi chiamava puttana! Se vi chiedete la motivazione che mi spingeva a restare li, (oltre i soldi che sono solo un ottimo pretesto), devo ammettere che il suo modo grezzo, Maschio, egoista e opportunista, aveva fatto shittare nella mia testolina qualcosa che mi spingeva a sottomettermi…
Ho solo cercato di mettere dei paletti “a parole”, volevo precisare alcuni limiti, ad esempio il preservativo.. Ma lui quella volta neanche mi ascoltò, e quando si decise che era arrivata l’ora di impalarmi si alzo di shitto, mi prese per un braccio (facendomi male) bloccandomi a pancia in giù sul letto.

Per la paura… vista anche la sua stazza, ma anche per l’eccitazione non opposi più alcuna resistenza, mentre sentivo il suo petto pesante, sudato e peloso schiacciarmi la mia schiena. il mio sederino pieno di saliva, iniziava a dilatarsi piano piano e con molto dolore e fatica, accolsi quel primo cazzo nel Culo!!!!
In quei momenti provavo un mix di dolore e piacere mentre il suo cazzo mi scivolava lentamente in profondità, potevo quasi sentire le sue palle pelose pungermi le chiappe … e quando pensai che il peggio fosse passato… Il Porco iniziò a scoparmi sempre più forte, talmente forte che mi stava letteralmente aprendo! “ Zio Basta!! Mi fai male!! Fermati!!” gli ripetevo, urlavo e mi dimenavo come se mi stesse violentando, ma al tempo stesso .. era quello che avevo sempre sognato!!
Adesso c’era la realtà, non si trattava più di fantasia, ma uomini, Uomini Veri.. Quel giorno ogni briciolo di mascolinità residuo in me, svani per SEMPRE mentre vengo sodomizzata con forza e senza sosta… Dopo un bel quarto d’ora… stravolta con quel palo tra le chiappe gli ripetevo, piangendo, se il mio buchetto sarebbe ritornato come prima! “Ora Sta t’zitt che voglio sborrarti in gola! Succhia sta minchia Dai”.

…il culo mi brucia da morire…
Farsi imbrattare la bocca quella volta è stato un atto di sottomissione Lui ….

soprattutto d’umiliazione per me.. Confusa ed in preda a mille sensi di colpa (sono fatta cosi), lo presi in bocca e iniziai a sentirlo pulsare, pensavo che la saliva fosse d’improvviso troppa!! Caldissima, ma con un sapore.. era stano!! ma pochi secondi dopo, In pratica stavo annegando con la sua sborra!! E ovviamente non ce la feci a bere tutto quel suo orgasmo gelatinoso, perché mi faceva troppo schifo, più che latte sa di piscio!! .. di sapore salato direi…
Quando lo tolse dalla mia bocca, la sua sborra caldissima, mi fini anche sui vestiti, in viso, tra i capelli….

E’ appiccicosissima! Non l’avrei mai immaginata cosi abbondante! E mentre immagino, come spiegare ad Alessia tutte quelle macchie sulla sua minigonna, le scarpe, calze ecc.. Una miriade di altri schizzi roventi e violenti, continuano a piovere sulla mia faccia. Quasi come un battesimo!
In macchina verso casa con grande sicurezza ed esperienza parlava solo lui, e non ricordo bene di cosa ma alla fine, parlandomi come una vera prostituta; mi chiese se e quando avremmo potuto rivedermi… Io non gli promisi mai nulla, anche perché; faceva tutto lui.

E non vi nascondo che in auto con quell’ uomo, avevo il terrore che mio padre, mi trovasse in auto con lui, piena di sborra e travestita come una zoccola.
Quella mattina provai gioie così smodate che mi stravolsero tutta la vita in maniera irreversibile. Inconsapevole allora di quello che sarei diventata, pensai che: prendendo nel culo un cazzo del genere, più troia di così non sarei mai potuta essere! …Anche se.. In futuro mi sarei smentito/a.

Raku-yaki! – parte 1

Di tutto quello che poteva piacermi delle terre nipponiche, mai avrei considerato le ceramiche Raku. Stregato dalle tazze da Thé del Sol Levante, consacrai svariati fine settimana all’apprendimento della tecnica con l’audace voglia di tirar su qualche soldo per rimpolpare le mie miserevoli entrate mensili di operaio.
Lo spirito Raku la cui traduzione sta per “comodo, rilassato, piacevole, gioia di vivere” era una valido armistizio per lo spirito bellicoso dei miei appuntamenti settimanali in dojo, dove da ormai dieci anni tra echimosi , incrinature, vittorie e sconfitte, mi vedeva concentrato nella pratica del K1.

“Necessiti di usare le mani anche per altro” rifletteva mia madre durante un pranzo domenicale, “che dare pugni alle persone o battere l’acciaio in ditta finisce con farti perdere dolcezza nel toccare gli altri”.
Effettivamente palesavo che ero ormai incapace di sorreggere bicchieri troppo sottili senza romperli e persino il gatto scampava come ballando il Limbo alle carezze, per via delle mani che ormai sembravano avere la consistenza di ciò che saldavo.

Pensai che era ora di mettere l’acciaio a sbollire nel Mare di Sardegna in una solitaria vacanza algherese, la prima dopo anni passati in compagnia della mi ex ,la cui fine relazione è stata sicuramente il KO sentimentale peggiore della mia vita.
Dopo aver collocato i bagagli in appartamento, inizio a vagare per le graziose vie del piccolo centro, tra negozi di gioielli realizzati con i coralli, botteghe di cibarie locali e ristoranti, soffermandomi di fronte ad un negozio di ceramiche.

Incuriosito da una serie di oggetti ritraenti ricci di mare, indugio su uno in particolare in nero opaco, scoprendo che è stato realizzato in tecnica Raku.
“Inutile spendere 80 euro, lo replicherò identico di ritorno a casa” pensai ed estrassi intrepidamente lo smartphone per rubare uno shitto, quando un “Mi scusi, ma le foto sono proibite!” mi surgela all’improvviso.
Quella che mi si para davanti lesta e leggera è un’ bell’esemplare di donna sarda sulla trentina dalle forme morbide, i cui fianchi appaiono torniti da un abile scultore.

Il viso delicato è contornato da una cashita di splendidi capelli lisci di color castano chiaro, ingemmato da una leggera sventagliata di lentiggini stagliate su naso e zigomi.
Con tono risoluto ella mi incenerisce con i suoi magnifici occhi verdi e con il suo accento gradevolmente robotico prosegue dicendomi “Cancelli le immagini, siamo in uno spazio privato e sono vietate foto e filmati”.
La mia natura di cronico giullare mi suggerisce una goliardata degna di un Monicelli: le consegno il telefono e molto candidamente le dico: “Mi scusi signorina, non volevo creare problemi.

Eccole il telefono, può controllare da se che non ho shittato fotografie” sapendo che nella galleria che le stavo mostrando oltre ad alcune delle mie opere, c’era anche un mio nudo integrale.
Reduce dell’ennesimo taglio del peso prima di una gara, la mia definizione muscolare era ormai prossima ad uno scorticato da tavola anatomica; psoas, pettorali e quadricipiti erano al massimo dello splendore. Mi ero immortalato di fronte ad uno specchio in una mattinata in cui una considerevole erezione, tracciava un’eccitata linea retta con tanto di glande semi-scoperto e lievemente inumidito.

Lei bypassò le prime due immagini di tazze da me realizzate, per poi incappare nel nudo. Come realizzò, sbarrò gli occhi e io con impudica fraudolenta innocenza, dissi “Ops mi scusi, ero convinto di averla cancellata” recuperando lesto il telefono.
Lei allargando un sorriso dimezzato dall’imbarazzo stagliato su di un rossore in viso da guinness, pronunziò un goffo “Ehm, oh no, mi scusi lei!” ed io per riportarla in una dimensione meno imbarazzante le chiesi “Mi scusi, ma è lei a realizzare queste ceramiche?”
“Sì, ho il mio laboratorio oltre quella porta” indicandone una verso il fondo del negozio “realizzo tutto autonomamente e ho un mio forno personale per la cottura delle mie produzioni.

È per caso interessato all’acquisto di qualcosa che vede esposto?”
“Valuterò, consideri che sono arrivato circa due ore fa, apprezzo molto il suo lavoro comunque, lei è un’artista incredibile” le risposi e lei replicò “preferisco definirmi artigiana, comunque non esiti a ripassare, il negozio è aperto fino alle 20. 30”
“Non mancherò, arrivederci!” e ridacchiando sotto il baffi, ma sinceramente affascinato dai suoi lavori, uscii per la strada ammaliato dalla bellissima artigiana Raku. Le mie fantasie più eccitate prendevano forma sul tornio delle mie focose fantasie.

(continua!).

Sandra

La voce al telefono era un sommesso sussurro, ma aveva un tono deciso, quasi intransigente. Sandra sogghignò tra sé e sé: era sempre così… quando la chiamavano, parlavano sempre sottovoce per paura che qualcuno, chissà chi, li sentisse, ma allo stesso tempo le parlavano come se lei fosse di loro proprietà, come se lei fosse la loro serva. Illusi.
Mise giù il telefono e tornò a studiare. Qualche ora dopo, completamente nuda ed in ginocchio sotto un tavolo da poker, stava ancora sogghignando.

Passava a random da un cazzo all’altro, tutti ritti, tutti lucidi della sua saliva. Gli uomini cui quelle obbedienti appendici appartenevano stavano giocando, cercando di non perdere la concentrazione ogniqualvolta la ragazza imboccava il loro pene teso, lo succhiava, lo leccava, lo mordicchiava, per poi abbandonarlo e passare al prossimo: ritenevano che rendesse il gioco più interessante.
Ritenevano che lei fosse al loro servizio… poveri sciocchi, non sospettavano che fosse l’esatto contrario: erano loro, questi uomini di mezza età arrapati ed affamati di figa giovane che le garantivano divertimento e soldi.

La chiamavano, la scopavano, la pagavano. Tutti godevano, anche e soprattutto Sandra, ma i soldi fluivano dalle loro tasche a quelle di lei, quindi alla fine dei conti quella che usciva da quelle serate più ricca, e senza perderci nulla, era proprio lei.
Aveva capito presto che tra le gambe possedeva una miniera d’oro, anzi che l’intero suo corpo era una miniera d’oro.
Ricordava ancora con la massima chiarezza, dopo quasi quattro anni, la faccia del vicino quando, a quindici anni, si era tolta il vestitino sul bordo della di lui piscina per il primo bagno della stagione: avidità e desiderio passarono in un lampo distorcendogli i lineamenti.

La fortuna di Sandra fu di stare guardando proprio in quella direzione in quel preciso istante.
Imbarazzata e sorpresa aveva abbassato lo sguardo, che era capitato sul davanti del suo costume chiaro che iniziava a gonfiarsi. Lui se ne accorse e chiuse immediatamente i lembi dell’accappatoio.
La ragazza era giovane ma non ingenua, anzi.
Aveva capito subito cosa fosse successo. Era cresciuta molto quell’inverno sotto i vestiti pesanti: l’estate precedente era una ragazzina goffa e spigolosa, ora era sulla via di diventare una donna.

Le sue gambe si erano tornite, i suoi fianchi allargati e la sua vita stretta. Il seno, l’anno prima fresco e tondo, era cresciuto, e sarebbe cresciuto ancora un pochino, ma già riempiva abbondantemente i triangoli di un costume ormai troppo piccolo.
E ora un uomo l’aveva notato. Si era emozionata all’idea, si era anche eccitata, ma la sua mente pragmatica aveva iniziato a far girare le rotelline per capire come sfruttare la situazione a proprio vantaggio.

Sapeva, dai discorsi di amiche più grandi, dalla tv e dai libri, che c’erano uomini disposti a tutto per del sesso. E che c’erano uomini che prediligevano le ragazzine.
Non comprò costumi nuovi quell’anno, nonostante le insistenze della mamma che continuava a ripeterle che quelli che aveva erano troppo piccoli, fingendo fitte di rabbia adolescenziale verso la perfida madre che voleva privare la povera figlia dei capi d’abbigliamento preferiti.
E andò in piscina dai vicini il più possibile, con la scusa di chiacchierare con Angelica, la loro figlia che aveva un anno meno di lei, cercando di andarci soprattutto nel weekend quando lui era a casa, mostrandogli tutto quello che c’era da mostrare nei suoi costumi ristretti, carezzandosi mentre metteva la crema solare e a volte anche scoprendosi “accidentalmente” un capezzolo o un pochino di pelo inguinale quando nessun altro guardava, e rimanendo ogni volta soddisfatta delle reazioni che suscitava.

Il pover’uomo passò tutta la prima parte dell’estate semiseduto sulla sdraio con un giornale sulle gambe.
Si presentò sulla loro porta una domenica pomeriggio che sapeva benissimo che né Angelica né la madre sarebbero state a casa, fingendo di essersene scordata.
Il vicino ovviamente non ci pensò nemmeno a mandarla a casa.
Sandra gli chiese di tenerle compagnia in piscina, e senza aspettarlo si tuffò nella vasca. Ne riemerse senza la parte superiore del costume, “accidentalmente” persa nell’impatto con l’acqua…
Dieci minuti dopo era stesa sul lettino a bordo piscina, senza più nemmeno il pezzo sotto del costume e la testa del vicino tra le cosce.

Per la prima volta qualcuno che non fosse sua madre o il dottore aveva visto la sua intimità, la stava toccando, addirittura leccando… e a Sandra piaceva, oh se le piaceva. Più che masturbarsi, quello era sicuro. Venne sulle labbra avide dell’uomo che la bevvero tutta.
Ma non perse la testa: se la tenne ben stretta e funzionante sulle spalle: altri cinque minuti dopo aveva il glande del vicino che le accarezzava la vulva lubrificata di saliva e umori dell’orgasmo, e cinquecento euro nella borsa: il prezzo della sua verginità.

Il piacere provato non aveva diminuito l’eccitazione, anzi… il cuore le batteva a mille, la vagina pulsava pronta e bagnata, la mente era in fiamme per l’ottenuto traguardo e le infinite possibilità che le si aprivano davanti
Quando lui spinse, entrando dove nessuno era mai stato, aprendola, dilatandola, riempiendola, non provò il dolore che aveva preventivato ma solo piacere, piacere, piacere.
Venne di nuovo, proprio mentre lui la riempiva di sperma.
Finse disperata preoccupazione, accusandolo di non avere preso precauzioni (in realtà Sandra aveva iniziato di nascosto a assumere anticoncezionali un paio di settimane prima), e mezzora dopo gli si concesse di nuovo in cambio della promessa da parte di lui di pagarle la pillola ogni mese.

E scoprì che agli uomini piaceva versare lo sperma anche al di fuori della vagina: se lo sciacquò dal seno poco dopo, in piscina.
Imparò molte altre cose in quei mesi, sul sesso, sul corpo degli uomini e sul proprio corpo.
Fece pagare al vicino, in molti modi diversi (soldi, regali, passaggi in macchina, ricariche telefoniche) ogni singolo amplesso, ogni pompino che gli concesse per tutta la durata delle scuole superiori fino al giorno che era partita per una città lontana e l’università.

E non solo a lui… lasciò, se non proprio dei cuori infranti, parecchi cazzi a secco quando si trasferì.
Non le fu difficile farsi un nuovo “giro”, ben più ampio e lucroso, lontano dalla piccola cittadina di provincia da cui proveniva, in cui tutti conoscono tutti ed è difficile muoversi senza suscitare pettegolezzi.
Qui invece milioni di persone si incrociavano senza nemmeno guardarsi…
I suoi pensavano che facesse la cameriera in un pub per pagarsi le spese e contribuire all’affitto, mentre lei accumulava denaro in un conto di cui nessuno era a conoscenza.

Ma non erano solo i soldi che le interessavano: ci teneva a riuscire bene all’università, e ci teneva a farlo senza barare. Per questo aveva deciso che non sarebbe andata a letto con alcun professore o assistente per ottenere voti più alti. Ma ciò non le impediva di farlo coi compagni di corso più bravi…
Ce n’era uno, Luigi, un secchione sfigato talmente perso nel suo mondo che non parlava mai con nessuno, bravissimo ma da cui nessuno era mai riuscito ad ottenere una spiegazione, un aiuto nello studio.

Gli aveva preso la verginità nei bagni dell’ultimo piano del terzo dipartimento, un amplesso goffo e rapido fatto di colpi inesperti e gemiti soffocati per non farsi sentire dalla gente che passava di fuori. Ora lui trascorreva a casa di Sandra almeno un pomeriggio la settimana a scopare e studiare, e i voti già alti di lei avevano avuto un’impennata.
E ora era qui, come molte altre sere, perfettamente truccata, coi lunghi capelli biondi raccolti in cima alla
testa che le ricadevano sulle spalle, le scarpe dal tacco vertiginoso e nient’altro addosso, che passava da un cazzo all’altro tra le gambe di un tavolo da poker.

Loro, in giacca e cravatta con solo i falli che sporgevano dai calzoni slacciati, pensavano di dominarla ma era lei che aveva tutto il potere, il potere di farli impazzire di desiderio, il potere di dire di no quando non le andava sapendo che l’avrebbero richiamata, e soprattutto il potere di chi ha, letteralmente, i denti intorno alla parte del corpo più preziosa per un maschio.
Sapeva cosa sarebbe successo di lì a poco: uno di loro, probabilmente il biondo poiché aveva sentito il suo cazzo sobbalzare più degli altri tra le sue labbra, si sarebbe stancato di questo gioco, l’avrebbe tirata fuori da sotto il tavolo e l’avrebbe stesa sul piano da gioco, spargendo fiches ovunque.

Poi le avrebbe allargato le gambe e l’avrebbe penetrata con foga maltrattenuta, mentre un altro, presumibilmente il più vecchio del tavolo, le avrebbe infilato il membro in bocca, per tenersi caldo mentre gli altri, a turno, la scopavano in vagina o nel culo. Quando anche l’ultimo si fosse soddisfatto, avrebbero ripreso a giocare, e lei sarebbe tornata sotto il tavolo a resuscitare falli mosci coperti di sperma.
Avrebbero creduto che i suoni che emetteva ad ogni orgasmo fossero fasulli, e forse in fondo al proprio cuore uno di loro, tornando a casa e guardando le proprie figlie adolescenti addormentate, avrebbe anche provato pietà per lei.

A riprova del suo potere, le cose andarono quasi come le aveva previste: il biondo la fece uscire da sotto il tavolo e la spinse sullo schienale della poltrona, piegata in due con le gambe a penzoloni e la testa che sfiorava la seduta.
Poi il biondo si infilò uno dei preservativi che avevano posato sul tavolo, le allargò le gambe ed entrò in lei deciso, facendola gemere e tremare di piacere, mentre il più anziano le sollevava la testa e le imboccava un cazzo umido e teso.

Con la coda dell’occhio vide gli altri due che se lo menavano, in attesa.
Il biondo entrava e usciva da lei con foga, montandola con l’urgenza di chi si vuole svuotare le palle, e venne prima che lei potesse godere. Lo sostituì il riccio, col cazzo grosso e gonfio, che la riempì muovendosi con metodica calma. Dentro, fuori, dentro, fuori, le dita che cercavano e trovavano i capezzoli di Sandra, le palle che le premevano sul clitoride.

Il riccio, approssimandosi all’orgasmo, aumentò il ritmo e la forza delle spinte e la ragazza venne una volta, poi una seconda, mugolando intorno al membro che inesorabile le scopava la bocca.
L’uomo che la stava montando, un istante prima di venire si sfilò da lei, si tolse il preservativo e le venne sulla schiena.
Il terzo prese subito il suo posto: lungo e sottile le batteva sul fondo causandole un sublime mix di dolore e piacere.

Non ci mise molto: anche prima, mentre lo succhiava, era stato sul punto di venire un paio di volte, ma non aveva lo spirito di iniziativa del biondo e aveva aspettato che qualcun altro facesse la prima volta. Non vinceva mai nelle serate in cui Sandra rimaneva fino a mattina e li vedeva fare i conti, e non avrebbe mai vinto, pensò ora mentre lo sentiva sussultare e sobbalzare dentro di lei dopo solo pochi violenti, frettolosi e poco abili colpi.

Poi il più anziano del gruppo si mise dietro di lei e lentamente le penetrò la vagina con il pene incappucciato.
Era lui che la chiamava con quell’assurdo tono perentorio sotto voce. Si mosse con la calma del padrone, e mentre la prendeva le infilava il pollice nell’ano, allargando l’orifizio. Ben consapevole di quello che stava per accadere Sandra gemette, portando le mani indietro ad allargarsi le chiappe in un chiaro invito.

Lui si ritrasse dalla vagina e con un unico colpo glielo infilò nel culo. Sandra gridò, contorcendosi come un pesce preso all’amo venendo sotto i colpi inesorabili che le squassavano le viscere.
E poi via, di nuovo sotto al tavolo a resuscitare cazzi unti di lubrificante dei preservativi, con i propri umori vischiosi che le colavano tra le gambe.
Dopo la doccia, parte integrante dell’accordo che Sandra stipulava coi suoi clienti, la ragazza infilò con cura i propri vestiti, costosi ed eleganti, prese la borsa Vuitton originale, ora molto più pesante di quando era arrivata, e si avviò verso l’uscita.

I suoi clienti, ancora al tavolo da gioco, la salutarono.
Appagata e soddisfatta Sandra avviò la macchina e partì alla volta di casa. Domani aveva l’ultimo esame del primo anno ed era certa che l’avrebbe passato brillantemente, come gli altri.

Mia moglie e Said

Domenica pomeriggio, pieno inverno, fuori è giorno ma l’aria è permeata da una triste luce soffusa, la televisione è accesa su una rete privata dove quattro bambocci simulano una specie di salotto di discussione infamandosi uno con l’altro per dimostrare a tutti quanto siamo caduti in basso. Sdraiati sul divano annoiati e assenti, fissiamo quasi ipnotizzati il cubo luminoso che mostra immagini che per noi non hanno senso in quel momento. Mia moglie è vestita solo con una vestaglietta che le copre appena il culo e lascia in evidenza seno e gambe.

E’ sempre così bella anche quando è in desabillè, la amo anche per questo, sa essere sexy in qualunque momento della giornata. Amo l’inverno ed amo anche questi momenti di stallo, dove quasi il tempo sembra essersi fermato anche solo per un istante, ed ecco che l’istante finisce in un attimo. Il campanello suona rompendo quell’ipnosi irreale che si era venuta a creare. Quasi in trance mia moglie si alza per andare a vedere chi è, scosta lo spioncino e sorridendo apre la porta con un sorriso, dall’alto delle scale la sento dire: “Ciao, vieni entra pure, non aver paura del cane, è tanto buono” “Chi è amore?” dico quasi assonnato “E’ un ragazzo di colore che ha dei bellissimi tappeti” “Chi? Come scusa? Tu fai entrare uno sconosciuto coi tempi che corrono senza neanche pensarci su?” “Ma dai, non ti preoccupare, voglio solo vedere che merce vende” sorride e nel frattempo ecco che entra il tappetaro.

Alto, pelle scura, lineamenti alquanto grossolani fanno da cornice ad un viso che ha comunque un certo fascino. La sua pelle odora di selvaggio, non di sporco, ma di un aroma intenso che è tipico della razza di colore. La cosa mi irrita alquanto, non sono razzista anzi, ammiro chi viene in Italia e almeno prova a fare qualcosa, però uno sconosciuto in casa mia di domenica mi fa proprio incazzare. Ormai la cosa è fatta, si presenta con il suo armamentario di tappeti e comincia a sciorinare la solita storia, viene dal Senegal, ha fame, deve mangiare e così via.

Scopro che si chiama Said, e a dire il vero è anche simpatico e per nulla invadente. Mia moglie per niente intimidita dal fatto di essere seminuda davanti ad un estraneo, si mostra interessata ai tappeti, mentre noto Said che non le stacca gli occhi di dosso. Maliziosa come non mai, comincia a fargli domande sulla qualità dei tappeti e se per caso avesse dei tabriz. Il ragazzo dice che per il momento ne è sprovvisto, ma alcuni amici di sua conoscenza potevano procurargliene alcuni.

Vedendo che la situazione si stava protraendo per le lunghe dei tappeti non men ne poteva interessare nulla, decido di sbarazzarmi di Said,dicendo che non ci interessava la merce e comunque per aiutarlo gli avremmo regalato 10 euro. Acconsentendo alla mia proposta, mia moglie va in camera e ritorna con la cifra pattuita. Said nell’accettare il denaro accarezza con malizia la mano di mia moglie e ringraziando saluta e se ne va. Avendo notato la cosa, mi ero leggermente incazzato, ma allo stesso tempo l’idea di mia moglie con uno stallone di colore che la trapana ben bene mi eccitava alquanto.

Sentivo uno strano piacere misto a perversione nell’immaginare la mia donna che gode ad essere stantuffata da una colosso di ebano, il suo corpo bianco e candido, le sue tettine con i capezzoli rosa e la sua fighina stretta e calda, che accoglie un grosso cazzone nero. Sapevo comunque che poteva solo essere una mia fantasia, non sarebbe mai stata possibile una simile situazione nella relatà, troppi timori e troppe paure avrebbero frenato questa folle idea.

Rimasti soli comincio a parlare con mia moglie dei vari problemi che questi ragazzi devono sopportare, le umiliazioni che sono costretti a subire, i viaggi su quei barconi e le speranze che ripongono nella nostra terra. “Mi ha fatto piacere aiutare Said, mi sento meglio, è come aver fatto una buona azione, non trovi caro?” “Si, effettivamente 10 euro non sono nulla, però almeno qualcosa da mangiare si può procurare. Ma hai visto come ti guardava? Certo che potevi almeno ricomporti un attimo, ci mancava solo che ti saltava addosso davanti a me” rispondo io.

“Ma dai smettila, guardare ma non toccare, e poi almeno si è rifatto un po’ gli occhi poverino, chissà se ha mai visto un corpo di donna italiana” “Ma sai che sei davvero una civetta? Comunque vedi di stare attenta, perchè non ci vuole niente che te lo ritrovi davanti al portone, e se sei sola un po’ mi preoccuperei fossi in te” “Ma dai amore, cosa vai a pensare, e poi sembrava così dolce, sono sicura che non è come pensi tu” “Speriamo” ribatto un po’ sull’incazzereccio “non ho per niente voglia di portati al commissariato per stupro subito, la devi smettere di comportarti come se tutti fossero dei santi a questo cazzo di mondo” La breve parentesi ci aveva comunque svegliati dal torpore ipnotico in cui eravamo sprofondati, e aveva eccitato entrambi.

Vedere mia moglie così seminuda mi aveva fatto tirare l’uccello da matti, così senza pensarci due volte l’ho presa sul divano, lasciando scorrere la fantasia a briglie sciolte. Uccelli di dimensioni enormi la trapanavano ovunque, sandwich e gang bang si alternavano nella mia mente, dove io ero spettatore incredulo ed ammutolito dal piacere. Godemmo entrambi come due forsennati, scambiandoci i nostri pensieri più sconci fatti di doppie penetrazioni e sodomie selvagge.
L’indomani andai di buon ora al lavoro, salutando la mia consorte, che si attardava ancor a letto prima di sbrigare le faccende di casa.

Al lavoro non facevo altro che pensare a Said, sperando nel mio cuore che si presentasse a casa proprio mentre non c’ero, e che costringesse quella porcona di mia moglie a soddisfarlo in tutti i modi. Era un tarlo che mi trapanava il cervello, al solo pensiero l’uccello si svegliava dal torpore del lunedì e diventava turgido, non ne potevo più. Dopo pranzo alla mensa dò uno squillo a casa che trova risposta immediata “Pronto?” “Ciao sono io.

Come va? Ho finito di pranzare ora torno in ufficio” “Ciao tesoro qui il solito tram tram, ho appena finito di pulire casa. Ha chiamato mio fratello, mi ha chiesto se stasera ceniamo con loro” “Ok, digli che va bene, ci vediamo stasera allora, non penso di fare tardi. Ciao a dopo” “Ok a stasera allora” Nel momento di attaccare il telefono, ho percepito in maniera nitida il campanello di casa che suonava. Chi cazzo era? Un turbine di pensieri si avvicendavano nella mia mente.

Chi poteva essere? Said? Qualche parente? Ero in preda ad una strana eccitazione, dovevo sapere. Telefono immediatamente in ufficio accampando una scusa patetica riguardo al pranzo in mensa, dovevo assolutamente tornare a casa, dovevo sapere e vedere. Mi precipito in macchina, metto in moto e mi avvio verso ciò che spero sia una intrigante sorpresa. Fortunatamente lavoro a pochi chilometri quindi in 10 minuti sono arrivato. Mi fermo un po’ prima, non voglio che mi senta nessuno, non voglio che nessuno sappia che non sono al lavoro.

Cammino di foga, le tempie battono forte, uno strano formicolio pervade tutto il mio corpo, ho le mani fredde, sono eccitatissimo, spero che la mia paura sia realtà, anzi lo desidero con tutto mè stesso, lo voglio dal profondo. Le finestre sono tutte chiuse, gli scuri serrati, strano, molto strano pur essendo inverno è una splendida giornata di sole. In silenzio quasi senza respirare salgo le scale che mi separano dal portone di casa, appoggio per un attimo l’orecchio alla porta, sento dei rumori o per lo meno mi sembra.

Non sono sicuro, non sono sicuro più di nulla ma devo sapere. Infilo lentamente la chiave nella toppa, la giro trattenendo il respiro e apro. Varco l’uscio con passo felpato, e sento dei lamenti provenire dalla camera da letto. L’uccello mi si rizza in men che non si dica in un orgia di desiderio, paura, eccitazione elevata all’ennesima potenza, mi tolgo le scarpe per non fare nessun tipo di rumore e lentamente mi avvicino.

Sento distintamente le voci di due uomini più quella di mia moglie che si limita a emettere dei gemiti sommessi “Mmmmm, mmmm” I due parlano una lingua che non capisco, solo quando si rivolgono a lei stentano un italiano molto strano che lascia comunque intendere che le stanno per fare la festa. Mi sembra di morire, la stanno per scopare selvaggiamente. Sempre al limite di una malsana eccitazione voglio vedere, non mi basta più ascoltare, voglio che i miei occhi si inebrino di ciò che ho desiderato dal profondo delle mie viscere, ma mentre mi avvicino, urto un vaso.

Il rumore li mette in allarme ed entrambi si recano verso il corridoio dove ero accovacciato. Said e un suo amico mi si presentano con indosso solo un paio di jeans, che comunque rivelano un pacco notevole. “Che cazzo state facendo?” sento mia moglie gemere dalla stanza come se finalmente con il mio arrivo la situazione sia cambiata. Non ho il tempo di reagire, mi prendono e mi portano in camera da letto, dove vedo mia moglie imbavagliata e legata alla spalliera del letto a gambe divaricate.

Mi prendono mi spogliano e mi costringono a sedere su una sedia, dove meticolosamente mi legano mani e piedi. Sono immobilizzato e devo guardare, la situazione è un misto di eccitazione e paura, a fatica riesco a non mostrare un erezione da paura. Il mio cazzo con la cappella turgida fa bella vista di sè, i due ridono e si avvicinano al letto. Sanno che hanno tutto il tempo, e si vogliono godere la cavalcata che si presenta alquanto lunga ed eccitante.

Nel frattempo mia moglie tenta di divincolarsi e liberarsi dalla stretta delle corde, ma non ce n’è bisogno Said la slega e le dice di stare calma che è meglio per tutti, tanto suo marito a quanto pare apprezza la situazione. Guardandomi si rende conto che è la verità, e quasi per volermi punire si abbandona come un manichino nelle mani dei due porci, che nel frattempo si sono spogliati e mostrano in bella vista due uccelli veramente grossi, Said fa bella mostra di una canna molto lunga ma non grossa di circonferenza, l’amico che scopro chiamarsi Moad, o per lo meno penso, ha un cazzo con una circonferenza spaventosa.

Si mettono ai lati della donna e la costringono a masturbarli entrambi, poi con forza le schiaffano il cazzo in bocca, prima uno poi l’altro “No, non voglio. Mmmm ba…..sta, vi pre….. mmmm” mentre la porca succhia, le stringono le tette, i capezzoli, le loro mani le frugano la figa. Dopo qualche minuto di succhiate la prendono e la mettono a pecorina, Moad le si mette con la bocca sotto la figa, quasi a chiederle di sedersi sulla sua faccia, e Said intanto le schiaffa l’uccello in bocca.

Non resisto più e schizzo copiosamente senza neanche potermi toccare. I due ridono e mia moglie si limita a dirmi tra un gemito e l’altro “Bastardo, ti eccita così tanto vedermi scopata vero? Mmmmm, guarda cosa mi stanno facendo cornuto. ” Intanto la ritrosia iniziale della porcona, comincia a far largo a un certo godimento visibile da come sta succhiando l’uccello del negrone. Moad intanto si è messo a leccare con abili colpi anche il culo, passando, come se avesse un pennello, dalla base della figa fino al buco del culo, dove incede spingendo sempre più a fondo la lingua nel forellino.

“Ooooooo, sssssiiiiiiii, bravo bel negrone, leccami tutta. Dai così che… vengoooo” Non fa a tempo a dire questo che Said le riversa in gola un fiotto di sborra bollente che le inonda faccia e bocca. “Mmmm, quanta crema calda” L’uccello del negrone rimane comunque in tiro e non sembra essere soddisfatto per ora. Moad intanto ha appoggiato il cazzo nel fighino stretto della porca e con un colpo solo lo infila fino ai coglioni.

“Aaahh” un urlo di dolore squarcia l’aria che odora di sesso e sudore, “così mi sfondiiiii. ” Inizia un lento su e giù, mia moglie è un lago di umori che le colano lungo le cosce, l’andrivieni dell’a****le comincia a farsi sempre più intenso, e sempre più intenso diventa il piacere della maiala che dopo aver pulito ben bene la sua bocca di sperma comincia a urlare come un cagna, proferendo sconcezze immonde da far rabbrividire la più navigata troia da strada.

Said intanto si gode lo spettacolo masturbandosi ed infilando ritmicamente l’uccello in bocca a mia moglie che si cimenta in un ingoio spaventoso. Moad al limite dell’orgasmo, mostrando una resistenza fuori dal normale sfila il cazzo dalla figa e si stende sul letto. Said prende mia moglie e sollevandola come un manichino la fa sedere sulla pancia dell’amico, spalancandole oscenamente le gambe le alza il bacino e appoggia l’orifizio del culo su quel totem di carne.

“Noooooo, sei pazzo, mi sfonda” Said con sguardo diabolico ride e per tutta risposta la mette a pecora affinchè Moad la possa trapanare ancora in figa. “Eccooo siiiii, così mi piace. Dio com’è grosso, che cazzo enorme lo sento fino in gola. Guarda maritino, cornuto che non sei altro, mi stanno scopando come volevi tuuuuu, siiiiiii. ” Un altro orgasmo sopraggiunge scuotendola da dentro, mentre Said le ha infilato un dito nel culo per prepararla ad un tremendo ed infernale sandwich.

Dopo averle umettato ben bene il buchetto proibito appoggia la cappella del suo lungo cazzone e lentamente comincia a penetrarla, su e giù, su e giù, e ad ogni colpo l’uccello entra sempre di più. Moad con ancora il cazzo ben piantato nella figa stringe le tettine di mia moglie e le infila la lingua in bocca. “Mmmm sono tutta piena, bravo così inculami lentamente, piano piano, dai, dai haaaaa” non fa in tempo a dire così che con un colpo l’uccello le si pianta nel culo fino ai coglioni.

I due cominciano a muoversi in perfetta sincronia quando Moad usciva dalla figa, Said entrava nel culo e viceversa fino ad aumentare il ritmo in un sandwich mostruoso che aveva come ripieno la mia amata mogliettina. Sborro per la seconda volta dando della troia a mia moglie, che ormai non sente più nulla presa da orgasmi che le sconquassano figa e culo. Che spettacolo vedere il suo bianco corpo chiuso tra due giganti di ebano che le stantuffano i due buchetti.

Dopo averla trombata in maniera forsennata per 10 minuti le si levano da dentro e cambiano posizione, ora è pronta per farsi impalare da Moad, che rimasto steso sul letto e col cazzo in tiro è in attesa del piatto forte, il culo di mia moglie. Said la solleva prendendola in braccio e tenendole divaricato il culo me lo mostra, era completamente dilatato e rosso. Avevo di nuovo il cazzo in tiro “Slegatemi urlavo non ne posso più, la voglio scopare è troppo” ma era come se la mia voce non venisse sentita, in tutta risposta la impalano su quel cazzone che le scivola in culo come se fosse di burro.

“Haaaaaa. E’ enorme” urla la troia ma sono parole al vento, Moad comincia a pomparla lentamente ma ritmicamente “Ho ancora un buco libero, dai infilamelo nella figa negro di merda, riempitemi tutti i buchi” seduta su Moad e col culo pieno da quel cazzo enorme dopo un po’ di movimento per goderselo ben bene si stende e allargando le gambe, offre la figa a Said, che col cazzo ancora in tiro le sbatte l’uccello fino alle palle, e di nuovo il sandwich ricomincia, ritmicamente Moad esce dal culo e Said entra in figa, fino a che entrambi escono ed entrano assieme.

“Godooooooo, rompetemi tutta, sono una vaccaaaa, daiiii sborratemi in culo e in figa, spaccatemi. Siiiii” Con un urlo i due le riversano litri di sborra calda dentro i due buchetti, continuando a pomparla per un po’ fino a che esausti crollano ai due lati, lasciandola completamente distrutta da una scopata memorabile. Riavutasi dallo sconquassante orgasmo, la mia lei mi si avvicina e prendendomi in bocca l’uccello comincia a pomparmelo come una cagna, ancora legato le sborro in bocca dicendole quanto la amo.

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Figa d';acciaio

Lo specchietto retrovisore alzava il sipario su una calda mattina di inizio Ottobre. Un mese che annuncia l’inverno in molti posti, ma non a Roma. Qui gli ultimi squarci d’estate regalano giornate di sole e temperature elevate. Valentina osservò le macchine dietro di lei, riflesse nello specchietto. Poggiò le mani affusolate e ben curate e lo spostò di pochi centimetri per potersi guardare. I suoi occhi verdi raccontavano bugie, le labbra carnose peccaminosi segreti.

I lunghi capelli neri cadevano copiosi sulle spalle. Il viso sembrava uscito da un fotoromanzo osé. Valentina sorrise e scese dalla macchina. Nel voltarsi per chiudere lo sportello due operai, a pochi metri da lei, rimasero come incantati davanti alla sua silhouette. Era impossibile non guardarla. Valentina era bellissima e il suo abbigliamento era il frutto più proibito: una poliziotta della stradale. Non una semplice vigilessa, ma la ex recluta più alta come punteggio al C.

A. P. S. Il suo lavoro consisteva nel pattugliare la Cassia e la Flaminia, due arterie nevralgiche del nord della capitale. Valentina si allontanò dalla macchina e superò i due operai. Lei notò come la guardavano, e anche se era lo stesso sguardo di libidine che la “seguiva” sin dai tempi del liceo, lei non poté che provare una ventata di piacere. Essere guardate e desiderate è uno dei pochi piaceri che una donna non baratterebbe mai.

Specialmente Valentina.

“Che culo da dea” – disse uno dei due uomini. Come dargli torto. Due cupole di carne tonda e soda che gli allenamenti in palestra, e l’originale tocco di Dio, tonificavano ogni giorno. A 26 anni Valentina era nel fiore della bellezza e della sensualità. Gli stretti pantaloni neri della divisa, e la camicia abbottonata poco facevano per nascondere le sue gambe sinuose e la sua terza piena. 1. 70 cm di proibito peccato.

Valentina era consapevole della sua bellezza, come ogni mantide sapeva tessere ragnatele di sguardi e provocazioni. Il carattere deciso e maniacale nel lavoro, l’ambizione e la prorompente sensualità non potevano certo passare inosservati. I colleghi più giovani facevano a gara nell’invitarla ad uscire dopo il lavoro, i più anziani parlottavano tra loro come marinai in licenza. “Figa d’acciaio”, questo era il soprannome che le avevano dato. Ai tempi della scuola uno dei ragazzi dell’ultimo anno scrisse sul muro dei bagni: “Valentina P.

se te lo fa venire duro, tu sbattila al muro”. A ben vedere le espressioni erano cambiate, ma la protagonista restava lei.
Valentina entrò in un bar e ordinò un caffè. I tagli di budget e personale fecero sì che da circa un mese, lei pattugliasse in solitaria. La cosa non le dispiaceva affatto. Poteva godersi il piacere di multare un uomo spericolato, senza irritare il collega. Lui la detestava quando si faceva prendere la mano, ma era così divertente vedere gli occhi di rabbia di certi uomini mentre lei staccava il blocchetto delle multe.

Quelli stessi guidatori che vivevano nello stereotipo che “la donna non sa guidare”, erano costretti ad abbassare i toni e svuotare di 100-150 euro il portafogli.

Valentina uscì dal bar e una grossa moto balzò sul marciapiede a pochi metri da lei. Era un Harley Davidson con una lunga processione di stemmi militari sulla fiancata. A guidarla un uomo di circa 35 anni, capelli neri corti e occhiali da sole, il casco dimenticato in chissà quale garage.

Sembrava uscito da un film alla Easy Rider, ma il suo aspetto non aveva nulla dell’hippie sognatore dell’autostrada americana. I tratti marcati e i muscoli scolpiti sotto la nera t-shirt attillata, ricordavano un biker di provincia, cresciuto ad addominali, film d’azione e spacconate.
“Ma come diavolo guida! Scenda subito dal marciapiede!” – intimò Valentina, tutto d’un fiato con la sua voce calda ma decisa.
“Non ti scaldare dolcezza, vado a comprare le sigarette e torno” – rispose l’uomo con malcurata indifferenza.

Nel farlo scese dalla moto e si tolse gli occhiali. Il suo viso era duro, ma attraente. Non era certo il tipo di uomo che una donna vorrebbe come marito della propria figlia, ma aveva il fascino rude e virile di chi ti dice con gli occhi: “Bella te la faccio fare io una vera scopata”. E probabilmente ci riusciva senza troppo sudare.
“Ma dove credi di andare? Arrivi qui tutto gas, senza casco e piazzi la tua moto bella e fresca sul marciapiede” – continuò Valentina.

“Ma chiudi un occhio cowgirl. Ci metto un minuto” – rispose l’uomo incamminandosi verso il bar-tabacchi. Valentina bruciò di rabbia. Di certo non era abituata ad essere trattata come la donna invisibile. Quell’uomo non si era curato della sua autorità, non aveva fatto una piega. La poliziotta tirò fuori il blocchetto e cominciò a scrivere.
“Ora vediamo chi ride stronzetto” – pensò mentre aggiungeva un’infrazione dietro l’altra. Staccò il foglio ed incastrò la multa tra una fessura posta accanto allo specchietto.

Poi se ne andò.

Il motociclista tornò dopo oltre dieci minuti, la sigaretta in bocca e l’andatura spavalda.
“Puttana troia ma che cazzo…Quella stronza mi ha lasciato il regalino” – l’uomo sputò fuori le parole ad alta voce.
“Hey Diego. Sei stato marchiato anche tu da Figa d’Acciaio?”
“Che cosa?” – Diego si voltò e dietro di lui sopraggiunse Renato, il meccanico dello sfasciacarrozze lì vicino. Capelli brizzolati e pancia gonfia di birra.

“Certo, Figa d’Acciaio. Quel gran tocco di troia travestita da poliziotta. Oramai ci ha purgati tutti in zona” – L’uomo si avvicinò a Diego con passo pesante.
“180 euro ma a questa troia dà di volta il cervello…”
“Beh dai, meglio essere multati da una principessina del genere che da un vecchio stronzo con il distintivo”.
“Sarà anche bella, ma è una stronza…perché Figa d’Acciaio?” – chiese Diego, per la prima volta interessato alla conversazione.

“Ma hai visto che personalino? ‘Na modella prestata all’Arma. Un culo da far risvegliare i morti, cristo. E poi dovrebbe fare la testa di cuoio, o qualcosa del genere. Quella tipa ha grinta da vendere. Penso che da quando è arrivata, al centro operativo servano i pompieri per spengere i calori!”
“Immagino di sì” – la risposta di Diego fu concisa, la sua mente già si perdeva in labirinti indicibili.
“Beh ti saluto Diego, ti lascio ai tuoi pagamenti” – sogghignò Riccardo nel voltarsi.

“Fottiti bello mio. Ciao”
Diego montò in moto, ma ci vollero un paio di minuti prima che si decidesse di muoversi. I suoi pensieri presero forma come gli stessi modi sbrigativi con cui trattava le puttanelle che si scopava. In breve pianificò il modo per domare quella spavalda e bellissima poliziotta. Il giorno seguente il motociclista avrebbe avuto la sua vendetta.

La sezione del centro operativo sulla Cassia era tutto, tranne che una fortezza inespugnabile.

Un piano d’uffici, gli spogliatoi, la sala computer e video-sorveglianza. In fondo svolgeva compiti di collegamento, burocrazia interna e cambio di vetture. Di conseguenza capitava spesso che un agente restasse solo durante la pausa pranzo. Era più che sufficiente. Valentina lo sapeva, perciò non aveva problemi a “sorvegliare” la sezione, quando toccava a lei il turno. Mancanze di gestione dall’alto, ed eccessiva fiducia che, quel giorno, gettarono Valentina faccia a faccia con le sue paure, le sue fantasie, e i suoi inconfessabili desideri.

Diego entrò in sezione alle 13. 08. Si incamminò verso gli uffici e si trovò davanti Valentina.
“Buongiorno cowgirl” – esordì l’uomo.
“Salve…” – rispose Valentina con un pizzico di sorpresa. I suoi occhi furbi squadrarono l’uomo. Era vestito come il giorno prima. Ma questa volta Valentina notò meglio l’aspetto dell’uomo. Le braccia muscolose e i jeans stretti rendevano quell’uomo di una bellezza ruvida, i suoi profondi occhi neri poco inclini ai compromessi.

In un altro momento Valentina l’avrebbe trovato anche attraente, sicuramente incontrandolo in un night si sarebbe divertita a provocarlo. Ma questo non era quel momento. Nonostante il caldo non era certo la stagione per indossare i sandali. Eppure Diego calzava delle infradito marroni. Dettaglio che Valentina immagazzinò con disappunto, vista la sua idiosincrasia per i grossi piedi maschili.
“Vedo che è sola. Meglio, cosi possiamo parlare con calma della mia multa. Non crede di aver esagerato?” – il tono pacato nascondeva solo in parte la profonda aggressività dei suoi modi.

“Mi segua nel mio ufficio”.
Valentina precedeva di un metro il motociclista. Dietro di lei gli occhi di Diego sapevano come ingannare il tempo della breve passeggiata. Il sedere di Valentina si muoveva come la musica orientale sul corpo di una danzatrice. Impossibile reprimere il ritmo. Lei non aveva nemmeno bisogno di sculettare per esaltare la bellezza del suo fondoschiena. Era perfetto. Fuori programma arrivò un forte schiaffetto di Diego. La sua mano colpì potente il culo di Valentina, per poi ritrarsi come un serpente.

“Ma cosa cazzoooo faiiii?” – Valentina si voltò di shitto, strillando. Alzo il braccio per mollare uno schiaffo di orgogliosa riposta, ma Diego fu lesto nel fermarlo con una presa decisa.
“Hey bella non è colpa mia se il tuo culo parla e chiede attenzioni. Non vorrai farne una tragedia…” Valentina lo guardò con occhi rabbiosi e di sfida. Eppure la sicurezza con cui l’uomo teneva stretto il suo braccio, rimanendo impassibile a fissarla, la turbava e la stordiva.

“Avanti entra e siediti deficiente” – rispose nervosa.

Il motociclista sprofondò sulla sedia. A gambe larghe lasciò che la forma del suo cazzo, in crescente erezione, fosse ben visibile agli occhi di Valentina.
“Beh questo non è il luogo per pagare la multa quindi credo che…”:
“Ma io non sono qui per pagare. Anzi per farmi una chiacchierata con te dolcezza. Cosa cazzo mi rappresentano 180 euro. Su andiamo! – Diego la interruppe bruscamente.

“Innanzitutto modera il linguaggio. E poi andiamo lo dico io. Forse non ti è chiaro il codice di comportamento, figuriamoci quello stradale, allora…. ” – Valentina iniziò l’elenco delle sue infrazioni, e del suo comportamento così irrispettoso verso un pubblico ufficiale. Le sue parole si susseguirono con la naturale sicurezza di sempre. Tuttavia i suoi occhi, come un muscolo involontario, si soffermarono più volte sull’evidente gonfiore sotto la patta di Diego. L’uomo se ne accorse, fece finta di niente pregustandosi il seguito.

Valentina continuò a parlare, scacciando ogni pensiero indecente. Non era proprio il momento di rispondere a provocazione con provocazione. E lei era una maestra in ogni forma di seduzione. Inoltre la rudezza del motociclista la spaventava quanto il cazzo duro sotto i jeans attraevano i suoi occhi, inevitabilmente e senza controllo.
“E questo è tutto, non credo ci sia altro da aggiungere” – Valentina si alzò e si diresse verso la porta. Determinata nel chiudere in fretta la conversazione e salutare l’uomo.

“A mai più rivederci” – pensò. L’ultimo pensiero formulato con raziocinio prima dell’oblio.

Il motociclista la prese per i fianchi e la trascinò sulla sedia. Una mossa rapita e violenta. In pochi istanti Valentina si ritrovò sopra le gambe di Diego. La presa era fortissima, i suoi fianchi armoniosi erano diventati di dominio dell’uomo. Iniziò a risalire con la mano sinistra palpandole il seno, con la destra scese e strinse le sue cosce.

Mosse decise, di una rude voracità a****le.
“Nooo! Che fai? Lasciami subito, subito ti ho detto” – Valentina urlò. E per la prima volta nella sua vita non furono urla spavalde. Il tono era spaventato ed incerto. Cercò di dimenarsi, di sfuggire alla presa, ma fu una lotta inutile e fallita in partenza. Diego aveva trenta centimetri in altezza, una cinquantina di muscoli di peso e un’indecifrabile foga di vantaggio su di lei.

“Lasciamiiiii, lasciamiiiii” – parole inascoltate. La mano di Diego scivolò sotto i bottoni della divisa e raggiunse le tette di Valentina. Le dita scansarono il reggiseno e come regalo ebbero i suoi capezzoli, induriti dall’adrenalina ed indifesi.
“Nooo fermoo. Aaahhhhh” – Valentina sentì i suoi capezzoli stretti in una morsa brutale. Quanto possono far male delle dita quando sono ben guidate.
“Sei già eccitata e ancora non lo sai. Vero cagna?” – Diego sapeva di quale essenza profumava l’atteggiamento e il corpo della poliziotta.

Sapeva che appena lei avrebbe superato lo shock e l’umiliazione di essere sottomessa, sia la sua mente che il suo corpo risponderà sì. Era solo questione di tempo e ogni barriera sarebbe stata sbriciolata in mille pezzi. Lui ne era convito, e l’ora successiva non fece che avvalorare le sue certezze.

Ma questo Valentina ancora non poteva prevederlo. Tutto ciò che provava in quei terribili istanti era paura ed impotenza. Capiva che quei violenti palpeggiamenti erano solo la prefazione di un libro già scritto: lo stupro e l’umiliazione di ogni centimetro della sua bellezza.

Diego si alzò di shitto e la spinse a terra, in ginocchio. Con una mano strinse forte i suoi capelli e tirò. Un urlo si perse tra i locali della sezione.
“Stammi a sentire bella mia. Io non pago un bel cazzo. Sei tu che paghi me per il tempo che mi hai fatto perdere. E la pagherai con la tua bocca…tanto per cominciare”.
Diego si slacciò i pantaloni e tirò fuori un cazzo maestoso.

La grossa vena in mezzo aveva il colore di una palude, il glande puzzava d’alcolismo, la lunghezza superava quella di ogni ragazzo o scappatella avuta in passato. Valentina se ne accorse con un solo sguardo pieno di terrore.
“Ti ho detto di lascarmiiii. Sono una poliziotta per Dio, tu sei pazzo!” – urlò mossa da orgogliosa rabbia, prima di ricevere uno schiaffo che quasi la sbatté a terra.
“Guarda il mio cazzo puttana! Hai visto come l’hai ridotto a forza di muovere il culo mentre ti ribellavi? E guarda che coglioni gonfi mi hai fato con tutte le tue contravvenzioni di merda.

E guarda puttana. Guardaaaaa” – Diego le urlava tenendola inginocchiata, la camicetta slacciata e una tetta quasi fuori dal reggiseno. Valentina guardò quel cazzo duro a pochi centimetri dalla sua bocca. In un attimo pensò a tutti i sacrifici fatti per vincere concorsi e salire di grado. Al contrario avrebbe potuto “accomodarsi” e mettere in copertina il suo bel viso su tutte le riviste patinate in edicola. E poi lo sapeva, in cuor suo lo sapeva che sarebbe successo.

Il suo culo e i suoi modi provocatori erano un invito allo stupro sin del liceo, e quanto è dura la vita di una bella donna poliziotto in un mondo pazzo come il nostro. Era solo questione di tempo e sarebbe successo. Un gruppo di alcolizzati il sabato notte, un immigrato, uno stalker, persino un collega respinto. Era come scritto nel destino che ora si presentava per il conto, sotto forma di un motociclista dai muscoli gonfi di cattive intenzioni.

“Cominciamo a divertirci troia” – Diego le ficcò il cazzo duro in bocca e iniziò a scoparsela. Si perché più che un pompino fu uno scempio orale. Il cazzo le sprofondava in gola fino a soffocarla, pompava cinque o sei volte, poi usciva e la schiaffeggiava sulle labbra.. Valentina non era mai stata usata così. Lei era una maestra di pompini, i suoi occhi verdi raccontavano bugie ma anche verità, ed una di queste era che nessuno rimaneva insoddisfatto al contatto delle sue labbra carnose.

I suoi ragazzi si abbandonavano a lei, ma il motociclista non aveva questa intenzione. La scopò in bocca con foga a****lesca per oltre dieci minuti, poi rallentò il ritmo e lasciò a Valentina il modo di proseguire.
“Succhia puttana, succhia più che puoi, siii” – Valentina iniziò quel pompino forzato. Nonostante la situazione riuscì a dare piacere con poche pennellate di lingua. Quando il cazzo le invadeva la gola chiudeva gli occhi. Poi gli apriva mentre faceva scivolare la lingua sul glande e su tutto il cazzo.

Guardava il motociclista con occhi sottomessi. Era la sua cagna. Ogni tanto Diego le tirava forte i capelli, come a ricordarle chi era il padrone. Gemiti di piacere e urletti di dolore si sommavano in una sinfonia.
“Dai che ti piace succhiare, dai puttana, continua, siii” – Alcune gocce di sperma iniziarono a scivolare nella sua bocca. Un sapore amaro che lei conosceva bene. Schizzi che anticipavano un orgasmo ancora lontano da venire.

Diego si piegò leggermente con il busto e iniziò a palparle le tette. Finì di sbottonare la camicia e strappò il reggiseno. Mentre Valentina continuava quel violento pompino, lui faceva ciò che voleva della sua terza così soda.

“Siii sei una brava cagna. Ora andiamo nello spogliatoio e iniziamo a galoppare” – Diego la scostò e la fece alzare, abbracciandola come un trofeo. Valentina fu trascinata fuori dall’ufficio e condotta verso gli spogliatoi.

Diego sapeva come muoversi là dentro.
“AAAHHHH lasciami, ora bastaaa” – La bella poliziotta scalciò e urlò. Ma la leonessa era in gabbia. Diego la gettò sulla panca tra le due file di armadietti. La guardò voglioso, toccandosi il cazzo. Poi si sfilò la maglietta mostrando pettorali scolpiti ed una “tartaruga” invidiabile. Si tolse i jeans, e i sandali, e si avvento sul corpo della ragazza.
“Nooooo non lo fare, smettilaaa” – Valentina cercò un appiglio, una via di fuga.

Provò a graffiare la schiena del suo aggressore, ma lui quasi non se ne accorse. La baciò sul collo e divorò in bocca i suoi capezzoli dritti. Immobilizzata sotto il suo peso, Valentina non poté fare più nulla. Si dimenava, ma Diego le sfilò i pantaloni con una facilità irrisoria.
“Mutandine di pizzo nere, Wow! Ora vediamo cosa nascondi sotto Figa d’Acciaio” – A quelle parole Valentina provo un brivido per tutto il corpo.

Allora anche lui era a conoscenza di quel nomignolo. Il suo potere sugli uomini e suoi colleghi si sbriciolò nell’istante che l’uomo le ficco 25 cm di cazzo in fica. Senza preavvisi. Senza ditalini di prefazione o baci di benvenuto. Tutto dentro in un solo spaventoso colpo.
“AAAAHHHH NOOOOO” – Valentina fu violata e le sue proteste furono come carta straccia. Inutili. Diego la scopava continuando a baciarla ovunque, sul corpo e sul collo.

Con le braccia la teneva ferma. Poi, improvvisamente, la baciò in bocca. Una frustata al suo orgoglio. La lingua dell’uomo si fece strada dietro le sue labbra. Un bacio violento, ma passionale. Valentina veniva scopata e baciata. Ogni colpo di cazzo era come un atto d’accusa a tutti gli ammiccamenti fatti negli anni. Quel lungo bacio rubato fermò il tempo del dominio e della spavalderia. Ora era solo una troia, sottomessa ed impotente. Sentiva il cazzo farsi strada dentro di lei, e brividi di paura scendere per tutto il corpo.

Le sue tette si muovevano all’unisono con le spinte di reni dell’uomo. La sua bocca era impastata di saliva e sperma. I pettorali dell’uomo odoravano di garage. Sentiva i suoi muscoli sfregarsi sulla pelle morbida e profumata. Contrasti e divergenze. Diego la scopava sempre più deciso e rabbioso. I muscoli dei glutei si contraevano, i bicipiti sull’attenti per prevenire gesti di ribellione di Valentina, ma lei si era arresa. I suoi occhi erano gonfi di rabbia e luccicanti di lacrime in arrivo.

No. Non sarebbe successo. Lui la stava violentando, ma non poteva dargli questa soddisfazione. Valentina trattenne le lacrime e cercò di pensare ad altro. Ma ogni colpo la riportava lì, in quello spogliatoio. Dopo un infinito numero di gemiti, Diego si fermò. Il cazzo uscì da lei, gonfio e con qualche goccia di sperma sulla punta. Una pausa prima del nuovo giro di giostra.

Il motociclista la prese per i fianchi e la sollevò dalla panca.

Con una mossa decisa la spinse contro uno degli armadietti, la faccia premuta contro la fredda plastica dello sportelletto. Vista da dietro era come una Venere moderna: i fianchi sottili confluivano in un sedere prosperoso come quello di una ballerina brasiliana, ma con la pelle color mattino.
“Da sballo qua dietro. Eh puttana!” – Diego iniziò a palpare il sue culo perfetto e la sculacciò due o tre volte. Colpi violenti che morivano in una stretta che faceva affondare i polpastrelli tra la carne.

Valentina gemette di dolore, ma le braccia chiuse a x dietro la sua schiena non potevano accennare nessuna difesa. Diego riprese a scoparla da dietro. Con foga anche maggiore. Il cazzo prendeva possesso delle sue pareti vaginali, bagnate di umori. Scivolava dentro di lei violentando il suo corpo, ma inebriando i suoi sensi. Valentina lo capì quando Diego lo tirò fuori per sbatterlo con prepotenza sulle sue chiappe. Negli istanti che intercorsero tra quei “massaggi” e una nuova penetrazione, Valentina desiderò solamente di ricevere un’altra poderosa spinta da quel cazzo marmoreo.

La sua “Figa d’Acciaio” era un lago in cui confluivano tutti i desideri proibiti, tutte le oscure fantasie. Cos’era successo? Forse era il freddo della plastica sul suo volto che si scontrava con il calore tra le gambe. Forse era la vista dei vestiti stracciati a terra, mischiati a quelli di Diego in un abbraccio mortale mentre chi li indossava affondava, attimo dopo attimo, in acque torbide e meravigliose. Forse era l’energia a****lesca di quell’uomo.

I muscoli sudati addosso a lei, quel cazzo che non accennava un cedimento. Diego la stava scopando, la stava trattando come l’ultima puttana della notte. Ed era bellissimo.
“Ti stai bagnando. Vero troia? – le sussurrò Diego.
“Si..” – rispose ad occhi chiuse. Sottomessa.
“Beh goditela puttana. Goditela! – L’eccitazione di Valentina non spostò di un millimetro i modi del motociclista. Non fece nessuna concezione alla gentilezza. I suoi baci sul collo e sulle braccia nude erano succhiotti profondi, i colpi di cazzo mitragliate sulla sua intimità.

Nessun uomo aveva mai osato trattarla così. Come carne per il sesso, da usare e sottomettere. Quando Valentina sentì le fitte di un orgasmo imminente si senti come morire. Per rinascere. La bella e irraggiungibile “Figa d’Acciaio” non esisteva più, ora c’era solo una donna che voleva godere e venire nell’umiliazione. E così fece. La sua vagina fu inondata di sangue e umori. Diego continuò a scoparla con maggior vigore, esaltato dallo scettro di potere su Valentina.

Dopo pochi istanti la poliziotta venne ancora; il primo orgasmo multiplo della sua vita. Una sensazione indescrivibile. Diego raggiunse l’orgasmo in contemporanea con il terzo di Valentina. Le due intimità si incontrarono e vennero insieme. Getti copiosi di sperma inondarono la rossa fica, il glande affogava trionfante in quel fiume di lussuria.

Il cazzo di Diego usci da lei. L’uomo la voltò e la guardo. Il volto di Valentina era dolcemente sconvolto.

I suoi occhi erano spalancati sul nuovo mondo appena scoperto. Le labbra chiedevano baci prepotenti, i capelli spettinati e senza regole. Diego la schiaffeggiò per due volte. Non furono percosse bastarde per farle del male. Fu piuttosto un avvertimento: “Ora godi, ma ricordati che sei sotto il mio dominio”. Le labbra dei due si incontrarono. Valentina si lasciò baciare. Attimi di parità presto disintegrati. Diego la gettò violentemente a terra. Le mise un piede sullo stomaco, poi lo fece risalire su per il corpo fino alla faccia.

A pochi centimetri dal su meraviglioso viso.
“Lecca puttana”. – parole secche. Senza appello.
“Ma sei impazzito? Io…”
“Ti ho detto di leccare. Subitolo” – Diego le poggiò forte il piede sulle labbra e iniziò a muoverlo. Valentina sentì spezzarsi dentro di lei, l’ultimo muro di fiero orgoglio. Quell’uomo aveva abusato di lei, ora voleva umiliarla del tutto. Se c’era una cose che lei odiava erano grandi piedi maschili. E quelli di Diego avevano una pianta larga e lunga; e maleodorante.

Ora si trovava con il viso schiacciato sotto quello schifo. Sottomessa e senza fuga. La sua lingua toccò la pelle del tallone un attimo prima che la mente ordinò di farlo. Fu per spirito di conservazione, paura di una reazione davvero violenta, o fu perché ormai i ruoli erano definiti? Diego comandava e lei doveva solo obbedire. A qualsiasi richiesta.
“Cosi brava cagnetta, lavora!” – Diego si gustò leccate e baci di Valentina al suo piede masturbandosi.

Dai suoi occhi un quadro magnifico e irriverente: “Figa d’Acciaio” nuda e sottomessa e costretta ad un feticismo forzato. Cinque minuti passarono, ma furono lunghi un secolo. Un conato di vomito per quella malsana costrizione, venne ricacciato dalle risate e dalle urla di Diego. I suoi piedi puzzavano di anfibi e sudici calzini. Poi il volto di Valentina riapparve, bellissimo e sperduto.

“Coraggio cagna, finiamo la corsa in bellezza” – Diego la prese e la mise in ginocchio accanto alla panca.

Le piegò il busto in avanti, lasciando il suo maestoso culo in esposizione. Prese le manette dai pantaloni della divisa e l’ammanettò con i polsi dietro la schiena. Il motivo era evidente. Valentina lo capì e urlò:
“Nooo ti prego questo nooooo” – la sua voce tremava di un panico mai provato. Valentina era vergine. Il suo buchetto era inviolato. L’ultimo e inaccessibile portone, oltrepassato quello solo l’Inferno e il Paradiso.
“Ohh sìì, questo sì puttana!” – Diego sputò sul buchetto chiuso, una lubrificazione posticcia ed inutile.

Perché Valentina avrebbe urlato e sofferto in ogni caso.
“Noooo aiutoooooo”
“Ferma e godi culo di marmo!” – Diego soffocò le sue urla con la mano e appoggiò il cazzo tra le chiappe.
“Mmmmpf” – La bocca di Valentina intonò urla silenziose, i suoi occhi spalancati dalla paura di un dolore che arrivò come una fucilata di un plotone d’esecuzione. La sua ultima verginità venne così abbattuta. Il cazzo lacerò le pareti ed entrò.

Scavò in lei e la inculò con a****lesca prepotenza. Ogni colpo era accolto da gemiti e scosse di paura. E il pianto non poté esser più ricacciato via. Le lacrime le rigarono il volto, taglienti come frecce. Valentina sentì come divedersi in due. Diego lacerò carne e orgoglio alla stessa maniera.
“Mmmmpf” – Il dolore arrivò alle tempie di Valentina, così come il piacere nel profondo di lei. Negli anfratti più nascosti della sua lussuria.

I modi violenti e quell’abuso continuo la eccitarono nuovamente. Continuò a piangere, ma questo non fermò le ondate e i fremiti su tutta la sua pelle. I capezzoli dritti cercavano appigli nel vuoto, il calore la fasciava ovunque. Il dolore ballava con il piacere a ritmi vertiginosi. La sodomia continuò fin quasi allo svenimento. Poi Diego si staccò da lei e la spinse per i capelli a terra accanto agli armadietti. Si lasciò andare ad un osceno ed ultimo orgasmo.

Le schizzò in faccia, mischiando così sperma alle lacrime. Si avvicinò e con la mano la cosparse di liquido seminale dal viso fin sulle tette.

“Sei stata una scopata fantastica. Credo proprio che ci rivedremo…” – Con quelle parole Diego si rivestì e se ne andò. Erano quasi le 15 e Valentina fu lasciata nuda, ammanettata ed umiliata nello spogliatoio della sezione. Smise di piangere, rimanendo immobile. Come stordita e alla ricerca di ricordi e perché.

Quelle ultime due ore l’avevano fatta morire e rinascere. Un rumore la svegliò dai pensieri. Era la porta che si apriva.
“Oh Cristo! Cosa ti hanno fatto???” – La sua collega Micaela la raggiunse sconvolta. Le tolse le manette e la guardò impietrita. Il volto di Valentina era uno straccio di sperma e lacrime, ma i suoi occhi fiorivano d’eccitazione perversa. Valentina si toccò tra le gambe e si infilò un dito nella vagina.

Poi li tirò fuori e lo leccò con una lunga e rallentata succhiata. Guardò la sua collega e disse:
“È stato bellissimo…”.

A casa del diavolo ( capitolo finale )

“Sei pronta? Il mio Master si rivolse a me con un tono
particolare,freddo e distante come parlasse di una cosa invece che di
una persona. Risposi che lo ero.
Senza un’uletriore parola mi fece indossare un collare rosa e un
guinzaglio dello stesso colore…nell’anello in cui veniva agganciato il
guinzaglio una targhetta a forma d’osso in metallo con su scritto il
mio nome da cagna “Pinkslip” e il mio stato di sissy.

Stranamente non
notavo altro nessun segno di possesso. Una dimenticanza o ……
La risposta l’avrei avuta in un’istante,scesi la scale con il mio
Padrone e le sue ancelle…. in un salone un’odore acre di fumo,una
figura maschile attendeva seduta ,non riuscii a vederne il volto
seminascosto dall’ombra ma riuscii a scorgere dei pantaloni neri
attilati e una giacca e capelli neri…nulla più finchè non si alzò in
piedi facendomi sobbalzare : era di una bellezza incredibile: attorno
i 190 cm occhi chiari.

capelli neri e pizzetto curatissimi,carnagione
olivastra fisico atletico e un frustino tra le mani.
“Gabriella ti presento Mark , come capirai ben presto dal suo accento
non è italiano ma lo parla alquanto bene,soprattutto si fa
capire,specialmente in certi ambiti ( risata generale ) …Lui da oggi è
a tutti gli effetti il tuo nuovo Padrone! A differenza mia non tollera
le mezze misure e perciò sarà bene che tu lo ascolti.

Ti faccio una
premessa, Mark ti ha comperata! Si hai capito bene…tu sei costata a
Mark 30. 000 euro! Di solito le schiave mi rendono molto di più ma devi
capire che tu non sei più giovane e quindi sei un tantino
sottovalutata …ossia in offerta speciale ! ( altra risata ). Ma ora è
tempo che sia lui a parlare. Prego Mark. “
L’uomo prima di iniziare il suo discorso mi fece cenno di
accovacciarmi ai suoi piedi con la testa appoggiata sulle sue scarpe
…mi prese per la testa e obbligò le mie labbra a stare a stretto
contatto con il cuoio e iniziò a prendere parola.

“ Come ha detto Roberto mi chiamo Mark e non amo le mezze misure. Cosa
significa questo? Ora mi spiegherò meglio. Ogni mio ordine per quanto
impossibile e per quanto possa superare i tuoi limiti di schiava DEVE
essere eseguito! Tu NON hai diritto alla tua privacy,non hai diritto a
lavorare perché tu lavorerai da me senza ovviamente alcun stipendio.
Verrai pagata con vitto ( deciso da me incurante dei tuoi gusti ) e
alloggio.

Sono io che possiedo te non il contrario quindi sono IO che
decido se scoparti oppure se farti scopare da altri,che ti piacciano o
no ,spesso saranno persone che pagano per i tuoi servigi,quindi non
sarà una cosa rara che siano alquanto bruttini o peggio. Il livello
delle loro perversioni contribuirà ad accrescere il valore del
compenso per cui nulla è escluso se non i*****le. Puoi dimenticare la
tua parvenza di virilità ,è tassattivamente proibito a te ricevere il
dono dell’orgasmo sempre che non lo decida io e sempre anale! Sin da
subito ti verrà impedito di toccare la tua clito con una gabbia di
castità, ti verrà aperta un paio di volte al giorno per la pulizia
intima,ogni eventuale parvenza di erezione verrà punita e bloccata
finchè la cura che ti faremo non lo renderà totalmente impossibile.

Da
domani DEVI chiamare le seguenti persone: I tuoi datori di lavoro ,tua
madre e tuo padre ed eventuali fratelli! A loro comunicherai ciò che
segue :
Lavoro: DA OGGI COMUNICO LE MIE DIMISSIONI DALLA VOSTRA AZIENDA IN
QUANTO IN ATTESA DI CAMBIARE IL MIO SESSO DEVO ESEGUIRE ALCUNI
PROCEDIMENTI CHE RENDONO IMPOSSIBILE IL MIO IMPIEGO PRESSO DI VOI.
Famiglia: CARI GENITORI SO DI DARVI UN PROFONDO DOLORE MA DEVO ESSERE
SINCERA CON VOI, IO NON MI SONO MAI SENTITA UN MASCHIO E LA MIA INDOLE
SESSUALE E’ TUTTA INDIRIZZATA VERSO GLI UOMINI SONO IMPEGNATA AL
MOMENTO CON UN PERCORSO DI TRANSAZIONE , OSSIA SONO DECISA A DIVENTARE
DONNA DEFINITIVAMENTE E COSA PIU’ IMPORTANTE VOGLIO DEDICARMI ALL’UOMO
CHE SI PRENDE CURA DI ME IN MODO TOTALE…QUINDI VI PREGO NON CERCATEMI,
VERRO’ IO DA VOI QUANDO I TEMPI SARANNO MATURI.


Sentire ciò che diceva mi fece piangere ,avrei perso i miei amici il
mio lavoro e i miei cari e peggio ancora non sarei stata più quello
che sono…definitivamente! Una cosa è sottomettersi travestirsi e
umiliarsi…. una cosa è perdere per sempre una parte di te tanto
importante…
Riprese a parlare. “ SE PENSI CHE QUESTO SIA TUTTO TI SBAGLI! LE MIE
PUNIZIONI NON SONO UN COLPO DI CINGHIA MA MOLTO PIU DURE QUINDI CERCA
DI COMPORTARTI BENE ALTRIMENTI TI DRIZZERO’ E FORGIERO’ A MIO
PIACIMENTO…E PER FINIRE MA VEDRAI CHE NON E’ TUTTO , VERRAI SOTTOPOSTA
DA UN LUMINARE ( LA COSA COSTERA’ PARECCHIO MA TE LA PAGHERAI CON LE
TUE MARCHETTE ) OLTRE ALLA VAGINOPLASTICA ,COSA CHE NON MI SODDISFA
IN SE,VERRAI SOTTOPOSTA AD UN TRAPIANTO!
Tremante e con gli occhi fuori dalle orbite alzai la testa dalle sue
scarpe…”quale trapianto Signore? “
“SIGNORI E SIGNORE LA QUI PRESENTE GABRIELLA OLTRE A RITROVARSI UNA
BELLA FICHETTA SARA’ PARTE DI UN’OPERAZIONE ALL’AVANGUARDIA! IN POCHE
PAROLE LE VERRANNO TRAPIANTATI IN TOTO GLI ORGANI FEMMINILI PER LA
PROCREAZIONE! UNA COSA IMPOSSIBILE FINORA….

MA SOLO FINORA.
QUINDI SE NON AVETE CAPITO VE LO SPIEGHERO’ MEGLIO IN PAROLE
SEMPLICI,GABRIELLA SARA’ FEMMINA A TUTTI GLI EFFETTI, GODRA’ COME UNA
FEMMINA MA COSA ANCORA PIU’ IMPORTANTE POTRA’ AVERE FIGLI!!!!!!!!”.

A casa del diavolo ( sottomissione di una trav )

Non viaggio moltissimo in treno ,anzi devo dire che lo uso molto raramente ma nelle condizioni in cui mi era stato ordinato dal mio Padrone Roberto proprio non credevo fosse mai stato possibile. Sotto i miei abiti maschili indossavo un paio di calze nere con la riga reggicalze nero e rosso smerlettato un reggiseno dello stesso colore e tipo e un babydoll trasparentissimo nero…. questi ultimi poi evidentissimi se solo mi fossi arrischiata di togliere la giacca visto che indossavo una camicia bianca.

Avevo il terrore che chiunque potesse scorgerli….
Nel mio scompartimento a parte una signora di mezza età e il marito c’erano solo dei ragazzi che tornavano da una gita a Venezia…. mezzi morti dalla stanchezza sembrava visto che se ne stavano tranquilli a dormicchiare nelle loro poltrone. Poco prima che il treno partisse prese posto vicino a me una signorina distinta molto elegante e curata dal profumo inebriante…se non fosse che le indicazioni e le volontà del mio Master concernenti il gentil sesso nei miei confronti avrei tentato di farci amicizia….

ma io lo sapevo che queste cose avrei dovute dimenticarle…il mio destino sarebbe stato occuparmi di Lui ed eventualmente solo degli uomini…il mio addestramento avrebbe portato a ciò.
“Fossi in lei andrei in bagno a sistemarle”
Non capivo a cosa si riferisse la mia compagna di viaggio e glielo chiesi stupita.
“ Mi riferisco alla calza, il suo reggicalze si vede bene che si è staccato attraverso i pantaloni”
Sentii il mondo crollarmi…se n’era accorta e come lei chiunque avrebbe potuto accorgersene!
“Non si preoccupi, non parlerò …ho altre direttive per LeI”
DIRETTIVE? QUALI DIRETTIVE??? chiesi
“Se non l’hai già capito è Roberto che mi ha mandata da te…..il viaggio non è lunghissimo ma quanto basta perché sia un piccolo inferno/paradiso per te troietta, io ho carta bianca su di te quindi ora vai in bagno ti sistemi la calza e ti metti dentro il tuo culo questo bel plug! “
Mi porse un pacchetto mi fece cenno di obbedire ed è quello che feci.

Una volta in bagno abbassai i pantaloni e sistemai la giarrettiera…poi venne il turno del plug…. avevo il buchino completamente asciutto e non sapevo come fare.. provai con la saliva ma nulla…. poi vidi del sapone liquido e mi aiutai con quello…. mi scivolò dentro fino alla fine…pensai che davvero ero diventata una troia come aveva detto lei. Approfittai del fatto che ero in bagno e feci la pipì’ ovviamente seduta come mi era stato insegnato, mi asciugai risistemandomi i pantaloni ed uscii…
“Ti sei sistemata le calze?” Mi urlò.

Tutti i passeggeri vicini a noi iniziarono una parata di risolini e di sgomitate…mi sentii sprofondare.
“E rispondi scema! “
Altre risate stavolta più forti ,finché uno dei ragazzi non urlò…. e dai rispondi no?
Mi sedetti e a bassa voce risposi che era tutto a posto.
“Mica ti hanno sentito sai? Parla forte…ti sei sistemata le calze????? Anzi facciamo una cosa abbassati i pantaloni e mostraci se le hai sistemate…ahahahahah! HO DETTO ALZATTI IN PIEDI VAI VICINO AI RAGAZZI E TIRATI GIU’ I PANTALONI! ”
Quasi in trance obbedii…mi avvicinai con le lacrime agli occhi, sfilai la cinta il bottone e poi la zip….

i pantaloni caddero alle caviglie..i ragazzi prima divertiti ora sembravano eccitati…chiesero se potessero toccare e la signora rispose affermativamente …..iniziarono ad accarezzarmi prima le calze poi le cosce poi il sedere nudo evidenziando la visione del mio plug con una “wow” mi fecero girare..osservarono il mio clito chiuso in una gabbia rosa e mi fecero cenno di rivestirmi.
“Signora ma questa specie di donna o cosa cazzo è lo piglia solo in culo o fa pure i pompini?” chiese il più grande dei ragazzi”
“Beh vedi gabriella è una schiava,la schiava di Master Roberto io non so esattamente cosa fa ma ve lo posso far dire da lei se volete! Gabriella sii gentile racconta a questi ragazzi cosa sei e cosa fai”
Al mio silenzio fece seguito il suo urlo: “ CAZZO! SEI DEFICIENTE O COSA? RISPONDI COSA CAZZO FAI E COSA SEI O TI FACCIO SPOGLIARE E ALLA PROSSIMA FERMATA TE NE ESCI IN BABYDOLL!”
“ Il mio nome è gabriele ma da oltre un mese io mi chiamo gabriella,sono schiava di Padrone Roberto il mio unico e meraviglioso Master,io non saprei cosa fare senza di lui e perciò mi sottometto completamente alla sua volontà.

Oltre al travestimento io devo assoggettarmi ad una sessualità prettamente femminile quindi si io pratico il fellatio e il sesso anale passivo. ”
“OSSIA LO PIGLI IN CULO E SPOMPINI? PARLA COME MANGI,AHAHAHHAHAH”
“Si”
“SI COSA CAGNA?”
“Lo prendo in culo e in bocca signore”
“E allora vieni con me al cesso”
“STAI CALMO BAMBINO…LEI NON VIENE DA NESSUNA PARTE…. VI SIETE GODUTI LO SPETTACOLO MA QUESTO E’ BEN ALTRO”
Mentre stavo quasi per ringraziarla venne il resto del discorso, quanto mi sbagliavo.

“QUELLO CHE VOGLIO DIRE E’ CHE GABRIELLA FARA’ QUELLO CHE VOLETE OSSIA VI SPOMPINERA’ TUTTI E SI FARA’ INCULARE DA TUTTI MA CII SONO DUE PREZZI DA PAGARE! DOVRETE PAGARE PRIMA DI TUTTO LA SUA “MARCHETTA” DI 30 EURO A TESTA E COSA PIU’ IMPORTANTE NON DOVRETE IN NESSUN CASO SPRECARE NESSUNA GOCCI DEL VOSTRO SPERMA…SCEGLIETE VOI IL BUCO …MA NON SPORCATELE GLI ABITI …. IN POCHE PAROLE SBORRATELE DENTRO!”
Mi stavo per alzare per scappare via quando la signora mi spinse verso terra mi prese per il capelli ed esortò i ragazzi a spogliarmi dei miei abiti maschili….

Quello che seguì fu un turbinio di seghe di pompini di leccate di culo di palle e dopo avermi tolta il plug vennero le inculate…. i ragazzi fecero un muro attorno a me sembrava si fossero svegliati tutto d’un pezzo e le loro prestazioni furono instancabili …quando ebbero finito erano circa le 2 di notte…non ebbi nemmeno la forza di rivestirmi la gola e il sedere mi bruciavano il gusto di sperma pervadeva le mie labbra la lingua la gola e il palato…..ricordo che fu lei a rimettermi il plug quasi temesse delle eventuali perdite spermatiche e a rivestirmi….

prendemmo sonno tutti fino al mattino quando arrivammo a destinazione…al momento di scendere i ragazzi mi salutarono e mi abbracciarono dicendosi felici della mia conoscenza..uno di loro addirittura mi diede un bacio in bocca…. scesi la scaletta in compagnia della signora ( non sapevo ancora il suo nome) e seguendola come una cagnetta mi ritrovai con lei seduta al bar della stazione…. mentre si faceva colazione suonò il suo cellulare, rispose con un sorriso e dopo poche parole riattaccò.

“ Era il tuo Padrone, arriva tra una decina di minuti con la sua macchina ,nel frattempo questi sono gli ordini: via la giacca la tieni in mano, togli i mocassini ed indossi il tacco 12 nere, e nel tempo che ci separa dal suo arrivo usi questi! “
Rossetto rimmel matita e trucchi vari e dulcis in fundo smalto per le unghie…..dovevo truccarmi davanti a tutti! O MIO DIO!
“Vado alla toilette troia vedi di non andartene via da sola !” rise
Andarmene da sola e dove? In una città che non conoscevo vestita per metà enfemme …
Passarono dieci minuti e di lei nemmeno l’ombra! Mentre iniziavo a preoccuparmi il cameriere venne verso di me con un pacchetto in mano.

“La signora che era con lei mi ha detto di consegnare questo biglietto e questa borsetta. ”
Mi vennero i sudori freddi …mi aveva lasciata sola in mezzo al bar della stazione in una città sconosciuta e senza ne biglietti ne soldi per tornare a casa…. Aprii il biglietto ed iniziai a leggerlo:
“schiava di merda immagino sia con le lacrime di ansia e paura..dai non preoccuparti…apri la borsetta ci troverai un cellulare con cui verrai contattata dal tuo Padrone i tuoi trucchi da troia,i documenti e un preservativo ..non chiedermi a cosa serve sono ordini del tuo Master….

Ah per quanto riguarda il conto l’ho pagato io mentre il tuo portafoglio con i 300 euro e il bancomat me li tengo io…accendi veloce il cellulare tra un po’ riceverai altri ordini…. ”
Una volta acceso lo smartphone ricevetti un messaggio vocale su whatsapp.
“Cara la mia servetta riconosci la mia voce? Sono il tuo Padrone ! Se già non sei uscita dalla stazione fallo subito ,troverai nel piazzale un tassista corporatura robusta capelli e barba lunghi veste in pantaloni chiari e camicia azzurra …esegui tutto ciò che ti ordinera’ come fossi io con te.

Alla fine del viaggio ci sarò io ad attenderti…a dopo “Roberto
Notai subito appena uscita il tassista e lui notò me …mi fece accomodare sui sedili posteriori entrò e mise in moto senza una parola almeno fino a quel momento …. Notai che stavamo deviando verso la campagna è devo essere onesta avevo un po di timore…questa gente io non la conoscevo …. e se fossero stati dei criminali? Dei maniaci?
Fermò l’auto e mi disse di spogliarmi e rimanere con il mio intimo e di uscire poi dalla macchina…in seguito mi fece piegare verso il cofano sollevare il babydoll e mi avviso’ che mi avrebbe colpita con la cinghia…30 colpi per natica, non avrei potuto urlare ma sopportare….

la durata della punizione sembrava eterna,non urlai ma piansi come una bambina…quando vidi che si fermò stavo per rialzarmi ma lui mi spinse nuovamente contro l’autovettura ,frugo’ nella mia borsetta e senza nemmeno curarsi di ungermi mi scopo’…. mi dava dei colpi terribili sembrava volesse rompermi tutta,per spingere ancora più forte affermava le mie carni martoriandole…il mio buchino mi sembrava fosse stato dato alle fiamme…non provavo piacere ma solo dolore…. Ad un certo punto mi sollevò e mi scaravento’ per terra con il suo cazzotti saldamente dentro di me,persi una scarpa il mio piedino sinistro rimase coperto unicamente dalla mia calza velatissima ,pensai a cosa avrebbe pensato qualche eventuale passante a quella visione quando sentii il bastone di carne uscire da me e il mio aguzzino prendermi per i capelli e trascinarmi verso l’albero più vicino…persi anche la seconda scarpa….

Mi fece sedere con il culo nudo a contatto con la terra e i sassi mi schiaffeggio’ e mi costrinse dopo essersi tolto il preservativo a spompinarlo…dentro e fuori dalla gola e poi venne il turno di farsi leccare il buco del culo…poi di nuovo il cazzo… poi le scarpe e poi il culo …schiaffi sputi e poi di nuovo in gola…finché con un grunito non mi venne in bocca…. ingoiai tutto fino all’ultima goccia e crollai a terra.

“Pensi di fare la siesta puttana? “ disse aprendo il portabagagli. “Entra qui dentro,non vorrai mica sporcarmi i sedili vero?”
Ero in uno stato terribile calze rotte non avevo più le scarpe il babydoll mezzo strappato e il corpo sporco di terra …. salii come potevo dentro il bagagliaio e mi distesi…piansi come non avevo pianto mai…il portello si richiuse.
Trascorse un bel po’ di tempo ..il percorso fu piuttosto impervio, buche strade scoscese e curva a non finire finchè l’auto non si fermò e io fui fatta scendere dal portabagagli non senza fatica.

“Siamo arrivati piccola troia vedi quella villa in fondo al viale ? Ci vai a piedi non sono più di dieci minuti, mi raccomando i piedini eh? Ci sono tanti sassolini…ahahahahahah!”
“ Può darmi le mie cose per favore?” chiesi quasi supplicante.
“Se intendi il resto dei tuoi abiti le scarpe documenti e soldi scordateli…. ,suona al campanello di villa Sofia e aspetta ,a proposito hai un culetto che è un burro….

ahahahhahahah” e partì.
Rimasi in mezzo alla strada lacera e sporca e mezza nuda con la sensazione di mille occhi che potessere vedermi…deridermi…. violentarmi. I piedi mi dolevano le calze erano quasi sparite e le unghie smaltate cozzavano con lo sporco…. mi sarei presentata al mio Master in questo stato…cosa avrebbe detto di me?
Arrivai davanti al cancello della villa…maestoso come lo era la costruzione d’epoca sicuramente settecentesca…..suonai e dopo un periodo breve ma solo di tempo la cancellata si aprì.

Camminai lungo il viale quando una voce femminile dall’alto di una terrazza mi esortò a fermarmi e a camminare a 4 zampe fino ad arrivare alla meta…come una brava cagna mi disse ! Non era ancora il mio Padrone ma non potevo far altro che obbedire…. feci la cagna…..
Quando arrivai al portone lo trovai aperto…..entrai camminando eretta normalmente …..mi guardai attorno
e scorsi arrivare due bellissime donne vestite come cavallerizze con tanto di stivali e frustino.

Mah, credevo che Roberto avesse gusti migliori! Sei cicciona ,puzzi e sei lercia …. hai bisogno di una strigliata.