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Avventura tra negozio e piscina

Sospensori leopardati? Qui? All’Olympus!? Beh, io non ero d’accordo,, ma a qualcuno potevano piacere… “Sospensori leopardati fluorescenti… Raccomandatati dai dottori. ” Perché i dottori avrebbero dovuto raccomandare sospensori fluorescenti? Oh bene… scelsi la mia taglia e li sganciai dalla sbarra… Mi guardai intorno nel negozio e vidi che c’erano solamente sei persone, un cliente (io) e cinque del personale… il mio sguardo si spostò sul ragazzo alla cassa verso cui stavo andando. Era alto quasi un metro e novanta, biondo e di circa vent’anni.

Misi il mio acquisto sul banco, lui lo prese, mi rivolse un piccolo sorriso e poi disse: “Le dispiace aspettare un momento, signore, devo andare a controllare una cosa per questo articolo. “
Scomparve in una stanza sul retro, così decisi di dare un’occhiata al resto del personale. Era giovedì pomeriggio e non avevano meglio da fare che chiacchierare tra di loro. Due ragazzi, due ragazze, tutti in tenuta sportiva (ma cosa ci si aspetta in un negozio sportivo?) E non erano molto interessanti, piuttosto tradizionali, niente di eccentrico!
Il biondo ritornò con un sorriso sfacciato sulla faccia, prese una borsa da dietro il banco e ci inserì la shitola, fece una breve pausa che portò la mia attenzione al pezzo di carta sulla shitola dove lessi “Urgente.

” Ero confuso mentre lo guardavo e lui disse “Sono sei e novantanove, per favore signore. ” Misi un biglietto da 10 sul banco: “Grazie, signore, ecco il resto. Ritorni presto. “
Finì con un altro sorriso e c’era dell’ironia alla sua voce. Presi la borsa, il mio resto ed uscii gettando uno sguardo al resto del personale che non sembrava aver notato la mia presenza. Guardai l’orologio. 13 e 15. Ora di pranzo!
McDonalds era il mio prossimo scalo.

Preso il cibo, mi misi a cercare un posto tranquillo (non era difficile, c’erano solo quattro altri clienti, ed uno di loro era un ubriacone che stava quasi per essere buttato fuori…) e l’angolo più privato del posto. Ora, questo era difficile, avete mai provato a trovare un angolo privato da McDonalds che non sia il bagno? Quei luoghi sono progettati per farti sentire vulnerabile mentre mangi, se sei completamente solo. Trovai un posto quasi ideale: al piano superiore, nascosto dietro una pianta di plastica.

A quel punto cedetti alla curiosità, appoggiai il vassoio e presi la shitola dalla borsa di Olympus, l’aprii e ne uscirono tre cose: sospensori nero e rosa; un bigliettino piegato con la scritta “Urgente” e un pacchetto in carta rosa e nero. Misi giù sospensori e pacchetto e aprii il biglietto. C’era scritto:
Ciao!
puoi ritenermi maleducato a mettere una comunicazione nel pacchetto dei tuoi sospensori, in tal caso non leggere questa lettera.

Mettila nel bidone più vicino.
(Io lessi…)
Allora hai deciso di continuare a leggere. Hai appena acquistato un articolo molto interessante e stavo chiedendomi se ti piacerebbe provarlo… presto… e magari con un aiuto.
OK, se non ti va per favore non portare il biglietto al mio direttore. Sto rischiando il mio lavoro nella speranza che tu voglia incontrarmi. Penso che tu l’abbia comprato per attirare l’attenzione e mostrare i sospensori. Quindi, ritorna al negozio e vai al banco accessori (dove sono tutti i sospensori ed i proteggi caviglie), ti incontrerò là così potremo sistemare qualche cosa.

Carlo.
Dannazione! Avevo comprato quei sospensori per attirare l’attenzione. Finii rapidamente il mio pasto, poi andai (leggi “feci una volata”!) da Olympus. Entrai nel negozio e vidi delle famiglie che stavano facendo acquisti per i loro bambini. Ora c’erano sei commessi, Carlo mi vide e si avviò verso il banco degli accessori. Andai a raggiungerlo e decisi di fare ‘la prima mossa. ‘ “Ciao! Ho trovato il tuo biglietto. “
“Sì, um, non hai pensato… “
“No, mi piacerebbe incontrarti.

Dove? “
La sua faccia si accese, e mi fece pensare… forse non era così vecchio. Ora avrei detto circa diciannove anni … quindi solo un anno più di me… e aveva anche un bell’accento. Rispose: “Beh, che ne diresti del centro divertimenti?”
“Sì, va vene. Quando?”
“Io stacco alle due. Posso incontrarti fuori dal centro alle due… e cinque”, e poi, quando uno dei bambini si avvicinò: “No, mi spiace signore, non ne abbiamo verdi fluorescente, solo rosa fluorescente, ma ce ne sono di altro tipo.

” Sorrise di nuovo ed andò ad aiutare il bambino. Mentre uscivo gettai uno sguardo al mio orologio, erano le 13 e 49, così attraversai lentamente la città ed arrivai al centro alle due.
Carlo arrivò in perfetto orario, indossava pantaloni della tuta neri ed una maglietta Olympus bianca, aveva anche una grande borsa “Head” blu. Toccava a lui di avviare la conversazione. “Ciao, vedo che ci sei”, sorrise indicando il centro. “Andiamo a nuotare?”
“Sì, perché no.

” Risposi entusiasta.
Poi lui sorrise e disse: “A proposito, non conosco il tuo nome!”
Risi e risposi: “Gianni per Giovanni. “
“OK, Gianni per Giovanni, entriamo. “
Salimmo la scalinata ed entrammo. La donna dei biglietti ci guardò appena. “Sì…?”
“Uh, due, per per favore per il nuoto. “
“Due euro e trenta. “
“OK, ecco qui, grazie. “
Carlo prese i biglietti e la chiave dell’armadietto, io lo seguii nello spogliatoio.

Come spogliatoio era piuttosto normale: piastrelle bianche, panche di legno, l’odore dolce di sudore, niente di insolito, a parte l’assenza di cabine private. C’erano altre tre persone oltre a Carlo e me, ascoltando le loro conversazioni, scoprii che si chiamavano Davide, Andy ed Igor.
Dovevano avere sui 18 anni e piuttosto ben piantati. Davide era alto un metro e settantacinque, piuttosto pallido e portava slip tradizionali bianchi. Aveva anche capelli bagnati. Capii che avevano già nuotato… quindi le mie speranze di vedere uno di loro nudo erano finite, pensai.

Andy comunque aveva ancora il costume da bagno, Speedo ‘Bikini’ bianchi, molto affascinanti.
In quel momento mi resi conto di non avere costume e asciugamano. Ne parlai a Carlo, lui tirò fuori un paio di Bikini neri ed un asciugamano. “Dunque”, disse sorridendo (che magnifico sorriso!i). “È probabile che tu abbia bisogno di questi!” Mi girai per riportare la mia attenzione su Andy, lo vidi lasciar cadere il costume e girarsi verso il muro.

Bel culo… Carlo mi disse: “Vado in bagno. ”
Poi Igor. Wow! Era alto più di un metro e ottanta, leggermente abbronzato, e molto ben fatto. Era entrato da poco dopo essere stato sotto la doccia, quindi chiaramente era nudo. Era piuttosto peloso, aveva un corpo molto muscoloso ed un grande pene intonso. Mi sorrise, raccolse il suo asciugamano, si voltò e cominciò ad asciugarsi.
Dov’era Carlo? Decisi di andare a cercarlo e mi avviai verso il bagno dove lo vidi che stava pisciando, si voltò e mi sorrise.

Sentii improvvisamente una spinta ad orinare. Quando finimmo ritornammo nello spogliatoio ed andammo al nostro angolo.
Non c’era nessun altro nella stanza ed io mi rivolsi a Carlo. Lui slacciò i bottoni della sua maglietta, se la sfilò dalla testa e la mise nella sua borsa. Si sedette e si tolse sneakers e calze (anch’io decisi a quel punto di togliermi scarpe e calze). Lui aveva uno splendido torace liscio, con braccia muscolose ed un ombelico peloso.

Mise i pollici tra il suo corpo ed i pantaloni e li portò ai fianchi. Li spinse giù, ne uscì e li mise nella sua borsa. Si girò verso di me, indossava sospensori leopardati… ed era enorme! Rimase a gambe aperte di fronte a me e disse: “Cosa ne pensi?”
Mi abbassai e piantai un bacio sul suo ombelico… poi indietreggiai. Le sue gambe erano muscolose come il resto del suo corpo, ed erano anche lievemente pelose.

Si girò, aveva un culo molto bello. Leggermente abbronzato e molto liscio, io gli baciai la schiena.
“Tocca a te” Disse girandosi verso di me, evidentemente eretto. Io mi slacciai i bottoni della camicia, poi me la tolsi e mi misi di fronte a lui, ora indossavo solo i miei Levi 501, senza mutande. Lui aspettò. Lentamente sbottonai la patta e spinsi giù i jeans, ne uscii e lo fissai negli occhi.
Lui si inginocchiò, continuando a guardarmi, e baciò lentamente il mio pene, spingendo la lingua nel mio prepuzio, poi si alzò e si tolse i sospensori.

Era enorme! Mi inginocchiai e lo baciai allo stesso modo. “Abbiamo tutto il tempo dopo che abbiamo nuotato” disse e prese il suo costume da bagno. Io mi misi quello nero che mi aveva dato lui e me lo sistemai, non che fosse troppo piccolo, ero io molto grosso, grazie a lui.
Andammo ai nostri armadietti, mettemmo via la nostra roba, poi uscimmo nella piscina. Lui fece un tuffo in corsa perfetto (gambe e braccia diritte) e nuotò velocemente verso l’altro lato della piscina.

Io, invece, ero più interessato ai corpi che ci circondavano! Contai solo dodici persone, non inclusi i bagnini e Carlo (ed io): sette femmine e cinque maschi. Le donne erano in gruppo, dovevano avere circa 14 anni, ridevano scioccamente e si guardavano intorno. I maschi? C’erano tre uomini più anziani e due ragazzi di circa 14 anni che sembravano conoscere le ragazze del gruppo.

Carlo ed io passammo l’ora seguente nuotando uno vicino all’altro.

Ad un tratto lui mi prese, mi tirò giù il costume e me lo strofinò leggermente, mi rimise il costume e poi ricominciò da capo… nessuno vide. Vedemmo andarsene tutti quando risalimmo e c’era solo un “congresso di donne” che passarono il loro tempo a guardarci guastandoci il divertimento. C’erano anche tre fustacci ma sembravano particolarmente etero.

Quando ritornammo nello spogliatoio, Carlo bisbigliò “Bene, qui è dove comincia il divertimento! Corriamo nelle docce.

” Io mi affrettai ma Carlo non mi seguì: andò al suo armadietto e prese qualche cosa.
I tre ragazzi erano nelle docce, come ho detto erano dei bei fusti e sbirciando oltre il muro della doccia, vidi che si stavano tutti masturbando. Una vista molto bella, ma appena girai l’angolo con un’erezione, scomparvero… evidentemente erano timidi.

Carlo venne dietro di me e mi baciò la nuca, poi cominciò a massaggiarmi l’ano con della gelatina lubrificante.

Proseguì massaggiandomi le palle, poi quando si inginocchiò di fronte a me, vidi che il suo pene, enorme tra le sue cosce, ora stava toccando il pavimento. Iniziò a succhiarmi con cura leccandomi delicatamente il prepuzio… e poi succhiando. Le mie mani andarono ai lati della sua testa a tirarlo lentamente avanti ed indietro lungo la mia asta.

Mi massaggiò ancora l’ano col lubrificante e sul pavimento vidi il tubo di lubrificante ed un involucro di preservativi, chiaramente! Io stavo avvicinandomi lentamente all’orgasmo, lui comprese e smise tutto quello che stava facendo, subito e completamente.

Io quasi venni, ma riuscii a calmarmi e mi ordinò di inginocchiarmi… era il suo turno.

Si mise in piedi di fronte a me e, quando fui inginocchiato, torreggiava sopra di me. Presi lentamente il suo pene nella mia bocca come lui aveva fatto col mio. Prese la mia testa… Io cominciai a leccare la punta del suo pene. Le sue mani cominciarono a fare forza tirandomi avanti ed indietro lentamente, mentre io gli leccavo il prepuzio il più profondamente possibile.

Aveva un sapore tanto buono quanto Carlo era bello. Lui cominciò a lamentarsi, io allungai una mano verso il pavimento, raccolsi il tubo di gelatina e cominciai lentamente a massaggiargli l’ano. Le sue mani fecero più forza…
Io mi fermai, presi il pacchetto dei preservativi e mi alzai. I nostri uccelli si toccarono. “Carlo, io voglio incularti. “
“Mmmmmm, per favore fallo. ” Rispose, e si voltò.

Dissigillai uno dei preservativi e lo srotolai sul mio pene.

Baciandogli un po’ la schiena, lo penetrai. Gemevamo ambedue molto rumorosamente e lui aprì le gambe il più possibile. Io cominciai a muovermi lentamente dentro di lui. Le sue mani mi tenevano le cosce ed io afferrai poi il suo pene, lentamente cominciai a masturbarlo e c’era ancora della gelatina sulla mia mano…

Il nostro grugnire e gemere non era passato inosservato e due ragazzi cominciarono a sbirciare dall’angolo. Io venni! Era l’orgasmo più sorprendente che avessi mai avuto.

I due ragazzi entrarono e cominciarono a masturbarsi mentre ci guardavano.

“Cosa state guardando? ” Disse Carlo (la sua voce era appena percettibile).
“Uh, nulla!”
“Venite qui. “
I ragazzi si avvicinarono. Io mi inginocchiai di fronte a quello col pene più grosso e lo presi in bocca. Mi venne in bocca trenta secondi più tardi, poco prima del suo amico che aveva avuto lo stesso trattamento da Carlo. Poi loro se ne andarono.

“Oh, bene, non erano eccezionali ma…” Dissi, ma fui interrotto da Carlo che mi aveva penetrato improvvisamente. Emisi un forte gemito e mi rilassai. Lui mi prese il cazzo e mi masturbò con forza… indietro ed avanti, mentre cominciava a lamentarsi. Anch’io lo feci e sborrammo insieme!

Appena finito ci facemmo una doccia e ci rilassammo. Io avevo appena avuto l’esperienza più formidabile della mia vita. Andammo a prendere i vestiti nei nostri armadietti e poi ritornammo vicini, avevamo ancora in bocca il sapore dello sperma dei ragazzi… Ci masturbammo… Poi ci asciugammo ed io mi misi i sospensori nuovi.

“Che ne diresti di una sauna ?” Disse Carlo.

Quasi amici

Racconto (in parte) immaginario

Quando tornai a casa, dopo l’incontro con il bidello, ero naturalmente spaesato, il mio stato d’animo era agitato, quasi sconvolto. Cosa avevo fatto??? Anni di educazione moralista mi facevano sentire in colpa a tal punto che nelle ore successive la frase che continuavo a ripetermi era; “Hai voluto provare un’esperienza nuova, l’hai fatto, ti sei tolto questo dubbio, ora basta non farlo più. ”

Nel frattempo erano passati giorni, forse una settimana ed ogni tanto il bidello dava segni della sua presenza con un sms, o una chiacchierata veloce nei corridoi.

Chiaramente cercava un approccio, cercava di capire il perché di tanta mia diffidenza. Io nel frattempo inventavo scuse: impegni familiari, i compiti, influenza, ma avevo vergogna a dirgli la verità, a confessargli che non me la sentivo di incontrarlo ancora. Da quella fatidica mattina tante cose erano cambiate in me, soprattutto vedevo le cose con altri occhi, sotto un’altra prospettiva, percependo cose che prima non avrei mai notato. Passai quindi attraverso diversi stati emotivi prima di tornare ad avere un discreto equilibrio, e catapultato in quella nuova dimensione dopo quella volta a casa sua …il gioco mi sfuggi un po’ di mano e cominciammo gradualmente ad incontrarci almeno una volta alla settimana, diventando ufficialmente la sua femminuccia personale!

Purtroppo nella mia scuola quello che facevo con il bidello aveva fatto il giro dell’istituto.

Alcuni bulli vociferavano che io ci stavo con tutti, altri che ero una troia, un ricchione, frocio di merda, ecc.. Ammetto che non è stato facilissimo all’inizio, anche perché tra una lezione e l’altra ero così preso dal dover fare pompini e prenderlo nel culo dal bidello che pure la mia pagella era quasi un disastro! (Continuando così non sarei arrivato al secondo anno.

)
Durante la ricreazione, cercavo sempre di rimanere lontano da Zio Franco, per evitare di alimentare i soliti sospetti su di me… ma cosi facendo Iniziai ad avvicinarmi “involontariamente” ad altri bidelli… Notando anche in loro certi atteggiamenti sempre più ambigui.
“Ormai lo capito da come mi guardano! Come provano il contatto!..” In apparenza sembravano persone tranquille, molto rispettose che salutano sempre gentilmente, però se mi vedevano da solo, lontano dai professori o qualche stupido compagno di classe, cercano in ogni modo il modo di toccarmi, e alcune volte venivano a sbattermi addosso di proposito! Facendomi sentire quei pacchi perennemente in tiro!!!!

Oltre gli sguardi a me rivolti, nel giro di pochissimo tempo, aggiungevano sempre qualche commento volgare! Hanno iniziato con: “Ciao belli capelli! Che belle gambe ” poi… “culo da favola, bocca da pompini, quanto prendi? Ecc..!” Arrivando quindi alla facile conclusione che Zio Franco aveva raccontato tutto ai suoi colleghi… E come una vera (ma ingenua) puttanella, per la prima volta venni anche rimproverata per il mio modo di camminare! “Sempre a sculettare in mezzo ai bidelli! Ma non ti vergogni ?” Mi disse l’anziana Prof di Matematica.

“Non c’è niente da capire! Non lo devi fare più, altrimenti ti gireranno intorno per tutta la vita! Capito?” Dal Io non capivo, limitandomi a dire che non ci vedevo nulla di male.

E’ il mio modo di camminare! Dal mio ingenuo punto di vista, non ancheggiavo! …cioè non lo facevo proprio apposta….

Poi fu la volta del vecchio prof. di Inglese: con la sua espressione arcigna mi fece un sacco di domande sulla mia famiglia, sulle mie abitudini extrascolastiche, su come mi vestivo quando non andavo a scuola, ecc. Facendomi capire che la sessualità fosse un argomento troppo importante, e naturalmente questo all’inizio un po’ mi spaventava. (Anche lui mi guardava sempre in modo strano, ma questa è un’altra storia…)

Ritornando a scuola; (un anonimo lunedì di inizio marzo).

Giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di quel periodo. Volevo essere in qualunque altro posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo. Si scoppiava dal caldo! Ora di matematica! Dio che noia! Sempre le stesse identiche cose, sempre le stesse lagne e prediche della vecchia professoressa che cerca di far capire ad un branco di idioti che: 1 + 1 fa 2 ..? Io invece, com’è mia abitudine, utilizzo questa inutile ora per andare in bagno, dove in genere ho la possibilità di staccare la spina e sgranchirmi un po’ le gambe…Alzai la mano, cercando di avere il mio visino più sofferente possibile, e chiedo alla Prof di poter andare al bagno…Lei! Se pur capendo la sceneggiata, da il via libera per il mio quarto d’ora di libertà! Ripetendomi:“Ragazzino, mi raccomando non stare troppo fuori! Come tuo solito però!”

Mentre sono li a fumarmi la sigaretta dopo nemmeno 5 minuti sentì bussare; Toc, Toc ..e aprì la porta… Pensavo si trattasse di un mio compagno di classe, (anche lui sfuggito a quelle ore di noia mortale).

Ma riconobbi subito quelle mani enormi e callose sulle mie spalle, che mi spinsero indietro con forza… facendomi quasi sedere sulla tazza del cesso!! Tra le novità di quel periodo, c’era la così detta “sveltina” nei bagni di scuola, con zio Franco… “Mah… Cosi si entra ?? Che vuole, ma è impazzito? Se ci vede qualcuno? Se ci sente qualcuno ?? ” Parlando sempre con un filo di voce! Guardandomi con disprezzo rispose; “Tranquillo non esagerare! Ormai lo sanno tutti che sei ricchione!!!” (Gli voglio bene! Però è fatto cosi.

Certe volte dall’eccitazione non sa nemmeno lui quello che dice. ) In quei momenti deliranti… In primis a scuola, avevo solo paura di essere vista dai tanti e anche troppi, ragazzi omofobi che giravano nell’istituto.

(La mia classe ne era piena)

Finita la sigaretta mi feci coraggio! Aprii la bocca e iniziai a ciucciare quel cazzone enorme, in modo veloce. Avevo voluto la bicicletta e ora dovevo pedalare. Certo, il fatto era che la bicicletta in questione era un grosso cazzo da soddisfare in cambio di una misera paghetta, (che non avrebbe mai colmato il vuoto che avevo dentro).

Dopo neanche 2 minuti di gioco, con quella mazza, (sperando invano che sborrasse subito), prendendomi per i capelli mi spinge violentemente faccia al muro! Cominciando a incularmi freneticamente senza pietà, quasi come un a****le! Ormai lo conosco, lo lascio fare. Sperando che finisca il prima possibile. Il mio buchino con un po’ di saliva cominciava ad accoglierlo molto bene, nonostante le grosse dimensioni. Ma all’inizio faceva sempre tanto male… e Lui a dire il vero se ne sempre fregato altamente del mio dolore iniziale, ma in quelle situazioni non lo biasimo troppo.

In bagno, e penso anche nel corridoio… si iniziava a sentire solo i miei gemiti sempre più acuti e il rumore del suo grosso corpo che picchia contro il mio culetto. Ma quella volta! Non contento dei miei mugolii, che assecondavano quelle spinte esagerate, pronta per accogliere la sua sborra ovunque e comunque, mi tolse completamente i pantaloni, e mi annuncia! “Aspetta Bimba, vediamo chi c’è fuori. ”

Chiusa in quel cesso, aspettando che ritornasse al più presto, guardavo tutte quelle scritte oscene sui muri del bagno, e ogni volta che ci entravo per fumare, la voglia di cazzo mi assale, suscitandomi desideri e pensieri indicibili…

Persa tra quelle scritte volgari e ignoranti, un po’ di piscio qua e là, e qualche mozzicone di sigarette dopo qualche minuto, vidi spalancare la porta, all’improvviso! Trovando dall’altra parte; Zio Franco con il resto dei Bidelli!!!
“Stai tranquilla, e fai la brava! Amici sono!!” La mia mente era confusa, in totale imbarazzo! Tranquilla? Amici? Fai la brava? Cosa voleva dire? E cosa volevano fare?
Ammetto che con Tony non mi sarebbe dispiaciuto, ma… Uno che non mi piaceva e mai pensavo ci sarei andata era Stefano, (anche lui bidello, addetto al terzo piano).

Il classico tamarro all’antica di circa 40 anni. Pieno di tatuaggi, anelli, e collane d’oro al collo!!
Inizialmente cercavo di sdrammatizzare presentandomi a loro con un tono di voce da femminuccia. E Tony (il bidello più vecchio del gruppo) con disprezzo spiegava ai colleghi.. “con molto sarcasmo” che faccio la troia solo perché non voglio faticare! “Ma tranquilla qualche giro ce lo facciamo lo stesso!” …rivolgendosi a me!
Che dovevo fa’? Bè…di fronte a quelle parole, non so cosa mi è successo realmente… Ricordo solo che Stefano si piazzò per primo dietro di me cominciando a incularmi lentamente fino a mettermelo tutto nel culo.

(Fortuna che ero già dilatata). Ma nonostante ero in paranoia perché dovevo rientrare in classe, cominciavo a godere, quasi come una pazza…
Devo premettere che pur essendo passivissimo per me la penetrazione anale è sempre dolorosa, soprattutto all’inizio, la causa è dovuta al fatto che il mio ano è stretto e si adatta molto lentamente a chi mi penetra e quella volta, più del solito l’inculata è stata Dolorosissima!!!

Cercai di divincolarmi per riprendermi un attimo, ma la giostra sembrava non si fermasse mai, e quando persero interesse verso il mio culo sfondato, (dopo un intenso quarto dora), si misero in piedi intorno a me, iniziando a sborrarmi in faccia… Tutti Insieme …In modo quasi sincronizzato.

NON avevo Mai provato una cosa così… ho pure due conati come di vomito, per il forte e acido odore di sperma che ho sul viso, nei capelli, ed anche i vestiti!… “E adesso…? Che figura ci faccio in classe?” Ho tutti i capelli fradici di Sborra! Cazzo! E dovevo pure correre immediatamente in classe! (A prescindere dalla sborra che avevo in testa, era passata un abbondante mezzora!!)

In fretta e furia.. iniziai con dei fazzolettini imbevuti, a pulirmi il viso, incazzata per il tempo che mi stava facendo perdere, e malgrado il mio nervosismo, Stefano con un tono malizioso se ne uscì sfottendomi pure; “Puttana, avevamo paura che restavi incinta” La risposta mi offese e mi fece incazzare, anche perché ridevano tutti, e con il mio buchetto che ancora mi bruciava e pulsava, gli dissi che avrebbero potuto venirmi in bocca o nel culo, in mille modi!! Ma non c’era certo bisogno di imbrattarmi i capelli in quel modo.

Quello che hanno fatto, vista la loro età, non me l’aspettavo proprio, e non aveva senso. Comunque ormai quello che era fatto era fatto e non c’era molto da aggiungere..
Dopo quell’orgia ero consapevole di aver firmato con i bidelli l’ennesima condanna per quei 5 anni. Il mio destino da liceale non era più solo quello di studiare, e vedermi ogni tanto con Zio Franco! Ma diventare la puttana della sua comitiva.

(I Bidelli)…

I sogni di Krissy

Aveva sempre avuto un unico, secondo lei, bellissimo sogno; quello di sgambettare in televisione. Quello di mostrare il culo alle telecamere, di farsi vedere abbracciata al calciatore, al ricco imprenditore o al manager di successo. Non aveva studiato, non è che fosse particolarmente vispa né intelligente. Era ambiziosa, questo glielo riconosco. Un’oca giuliva fuori e una ragazzina piena di debolezze, frustrazioni e dubbi dentro. Questa era Cristina, quando la conobbi. A sapere che sarebbe finita così male sarei stato

meno gentile con lei.

Ma lasciatemi raccontare di come andarono le cose. Atto I: una maialina sulle scale

Piangeva. La prima volta che la vidi piangeva. Era seduta sulla gradinata del palazzo in cui lavoravo ed era vestita come…come…si può essere schietti e sinceri, vero? Mica vi scandalizzate? Ecco, allora, era vestita come una buona mignotta. Minigonna, calze a rete, giacchino strizzato in vita come un tubetto di dentifricio quasi finito, capelli pettinati all’ultima moda (ultima, penultima o terzultima per me fa lo stesso…non seguo le mode) e trucco gradevole ma tutt’altro che leggero.

Lì per lì ho pensato di avere a che fare con una troietta come tante. Beh, a conti fatti la prima impressione era quella giusta. Ma non a tutte le troiette mi affeziono, sapete? Per questo ripensare a quel momento mi fa un po’ male.

“Ciao. Qualcosa non va?” le chiesi, pensando fra me e me a quanto dovesse sembrare stupida quella domanda. Se uno piange, per forza c’è qualcosa che non va.

O no? “No” mi fa lei “Tutto a posto”
“Perché piangi, allora?”

“Ma nulla…mi hanno solo scartata”

“Ah” esclamai. In quel palazzo si tenevano le prove per un programma televisivo che sarebbe andato in onda da lì a due mesi. Lo sapevo da qualche giorno. Il genere del programma ve lo potete immaginare. Quando si fanno le selezioni per scegliere una quarantina di volenterose ragazzine con poco cervellino e gambe lunghe, c’è un unico genere di programma che si può mettere in piedi.

Un programma da cerebrolesi.

“Ti è andata male, eh?” chiesi. “Sì, come sempre”

“Beh, avrai la tua occasione” “Sul serio?”

“Sì, sei una bella ragazza”

“Sì, sono una bella ragazza di ventiquattro anni!”

Disse quel numero come se confessasse un crimine dei più atroci. Ventiquattro anni. Io ne ho trentuno e mi sento ancora un ragazzino, lei ne aveva quasi dieci meno di me e si comportava come se la sua vita dovesse terminare entro l’anno.

In effetti quante veline, letterine e stupidine varie vi sono, di più di ventiquattro anni? A quell’età sei già una pera marcia pronta a cadere dall’albero. Così ti fa credere il dorato mondo della TV. E chi siamo noi, comuni mortali, per obbiettare di fronte a ciò che ci viene proposto dalla Dea TV? Cristina, a ventiquattro anni, si sentiva vecchia e pronta ad essere messa in disparte.

“Dai, ti offro un caffè” le ho detto.

“No, devo andare” mi ha risposto con un po’ di arroganza. Sembrava non vedesse l’ora di togliersi dai piedi questo coglione invadente. Comprensibile, le uniche persone con cui valga la pena mostrare un briciolo di gentilezza sono quelle che ti possono portare in alto. Ma lei non mi conosceva.

“Insisto. Ci sediamo al tavolo di un bar e mi racconti tutta la storia. Magari ti posso aiutare a realizzare il tuo sogno”

Cristina mi guarda in obliquo.

“Davvero?”

“Sì”

“Chi sei?”

Le dico il mio nome (a voi no, accontentatevi di Tom). “Lavori in televisione?”

“Beh, in un certo senso è così. Sono uno scrittore. Di recente mi hanno chiesto di fare il consulente per una serie di documentari in prima serata. Forse ne avrai sentito parlare”
Cristina s’illumina. Per un attimo resto stupito anch’io. E’ bellissima. Come avranno fatto quei froci del casting a scartarla?

Indago e vengo subito a capo della questione.

“Senti, tu conosci qualcuno nell’ambiente?” domando. “No, nessuno”

“Capisco” le dico “In questo caso è naturale che non ti abbiano presa in considerazione” “Davvero?”

“Tutte le ragazze che vanno in televisione hanno…diciamo, qualche aiutino da dietro” Raccomandazione. Una brutta parola.

Raggiungiamo il più vicino bar e ci prendiamo qualcosa da bene. Cristina passa subito alle domande che contano.

“Tu puoi aiutarmi a farmi conoscere?”

“Può darsi.

Come ti ho detto conosco parecchia gente” “E…. ”

“Sì, è gente assai influente” Sorride.

“Parlami di te. Chi sei, da dove vieni” chiedo. “Mi chiamo Cristina. Vengo da Napoli” “Tutto qui?”
“Tutto qui” “Sei diplomata?” “No”
“Ah”

“E’ un male?” “No…no…”

“A che serve il diploma, sul palco?” “Certo, certo…a che serve?” “Lavori?”

“Qualche volta. Ho fatto la hostess. Ma così, una volta e via…lavori fissi non se ne trovano”

“E che lavoro cerchi?”

“E’ ovvio! Lavorare in televisione!”

“Un lavoro…che so, da impiegata…qualcosa di normale?”

Non vi dico che faccia fa Cristina a queste parole.

Sembra che le abbia proposto di scopare un vecchio bavoso con l’HIV. No, il lavoro normale non le piace proprio. A che serve, il lavoro normale, quando si hanno delle belle cosce lunghe e disponibilità d’alloggio per una fava o due lì nel mezzo?

E d’improvviso sento nascere una cordiale antipatia per questa ragazzetta pretenziosa e senza qualità. Andate via le lacrime resta solo una gran voglia di arrivare alla vetta senza faticare.

Senza quel suo visino disfatto dal pianto che ispira tenerezza, Cristina appare per quel che è; una piccola mignottella annebbiata dalle facili promesse del successo.
A questo punto, però, ho promesso di aiutarla e lo farò. Non è nelle mie abitudini, disattendere una promessa. Però la ricompensa è un altro discorso.

“Senti, Cristina…e se io ti aiutassi ad arrivare dove vuoi tu che cosa saresti disposta a fare, per me? Sei bella.

Mi piacerebbe conoscerti…diciamo, più approfonditamente” La ragazza non si scompone più di tanto. Non è granché intelligente, ma sa che in questo mondo, per arrivare, qualche letto lo devi conoscere.

“Io divido l’appartamento con un’altra ragazza” risponde subito.

“Non c’è problema. Verrai da me. Ma ti avverto che io ho gusti un po’ particolari. Mi piace sottomettere le mie amanti”

Cristina alza le spalle. “Va bene”

Come sarebbe a dire “va bene”? Che gran troia ho trovata!

“E mi piace anche veder sottomessa una ragazza da un’altra ragazza” “Certo.

Io quale sarei? Quella che sottomette o che viene sottomessa?” “Quella che viene sottomessa” rispondo bruscamente.
“In che modo, dovrei essere sottomessa? Corde, falli di gomma…”

“No, più semplice. Lingua. La tua. Sul corpo del padrone e della padrona. Dappertutto” “Hummm…beh, come si dice…non si fa niente per niente. Vogliamo andare?”

Ci resto un po’ male. Non ha fatto una piega di fronte ad una proposta che altri giudicherebbero indecente. Mi domando quante, fra le aspiranti telemignotte televisive, siano disposte a tutto come questa qui.

Poi non ho il tempo di fare altri ragionamenti. “Allora” mi fa Cristina “Vogliamo andare?”

“Sì, piccola. Arrivo subito”

Il conto del bar è sulle cinque euro. Ne lascio cadere dieci sul tavolo e me ne vado. Oggi ho idea che prenderò un giorno di riposo.

Come in un sogno, in un gioco

La luce del fuoco disegna lampi asincroni e tenui sulle pareti, le fiamme proiettano le nostre ombre in direzioni casuali e mutevoli, è un effetto psichedelico, ma molto rallentato, che riempie lo spazio tra di noi, attori immobili delle nostre immagini del momento. Mi stai davanti e io ti vedo attraverso il controluce impazzito del fuoco, che arde voluminoso nel caminetto, hai spento tutte le luci, sacerdotessa esperta di questo rito pagano della tua fantasia, le tue linee sono morbide e disegnano intorno al tuo corpo un profilo slanciato, la mia mente si sforza di riproporre un’immagine familiare di te, scorre al suo interno la lista delle foto scambiate sull’e-mail del contrabbando libidinoso, e poi le discussioni e gli orgasmi in un monitor umido di desiderio.

Ora sto cercando di ricondurre questa tua figura di adesso a qualche cosa che so, o che è già stato, il mio pensiero si muove animato da un’energia rapida e urgente: la paura.
Cerco di guardarmi da fuori, mi sforzo di assumere una prospettiva esterna a me stesso, che mi ricomprenda in qualche schema banale e rassicurante, un’avventura, uno sporco incontro, una storia a temine, “sesso e nulla più…..” mi dico in tono rassicurante e indolente.

Penso a mia moglie e al bozzolo di inganni in cui l’ho rinchiusa, da lì non mi vede ma non crederebbe ugualmente ai suoi occhi, la immagino muoversi appagata nella sua casa, cerco di reprimere lo stupido senso di colpa che si fa strada facilmente in un punto scosceso della mia coscienza, ma sono troppo concentrato nell’immagine di me stesso per non pensare a lei. Lei intanto mi guarda, ha accatastato i miei vestiti vicino al camino, mi balena in mente il pensiero idiota del dolce tepore di quando li potrò rimettere, sono completamente nudo, era nei patti della sera prima: “Ti spoglio completamente e tu non mi puoi toccare, sarai il mio giocattolo perverso”.

La mia pelle ha il colore caldo dei riflessi del fuoco, se cominciassi a sanguinare nessuno se ne accorgerebbe. Lei ha occhi di un nero concavo, nell’oscurità della stanza scintillano, di una luce residuale e profonda, pozzi bui di stelle lontane, mi catturano con il loro acume melmoso, io mi sento di una nudità ancora più denudata, una figurina secondaria dell’umiliazione fisica, ha le pupille dilatate e la bocca leggermente socchiusa in una sorta di sorriso definitivo e compiaciuto, guardo il suo seno, i suoi fianchi rotondi e sensuali, ha messo la gonna di pelle nera di quella fotografia, piccole linee rigonfie sui glutei delimitano il contorno delle sue mutandine, porta calze velatissime, che sfumano come in un’aureola evanescente intorno alle caviglie sottili.

Un tacco lungo affinato e indecente, prolungamento dei suoi stessi pensieri, la fa sembrare altissima, sottile e potente. Mi rendo conto che il suo abbigliamento rappresenta meticolosamente qualche parte di me, lo conosco già: era in tutte le conversazioni notturne davanti al computer e in ogni fotografia che ci siamo scambiati al mercato osceno della comune perversione. Questo appuntamento è il capolinea, pericoloso, inopportuno quanto inevitabile, come un destino accessorio e secondario nella mia vita, un ramo della mia fantasia che pensavo seccato dalla banale quotidianità di una vita tranquilla, ma che ora rivive percorso da desideri troppo ingombranti e veloci.

Ci sono arrivato per inerzie successive, con la speranza che lei non ci fosse: avrei aspettato un po’ e poi sarei andato via col cuore sollevato. Ora mi guardi come un felino addomesticato da circo, so che non puoi farmi del male ma ho paura di te. Mi fa un po’ male a sinistra e sento caldo davanti e freddo, alla schiena. Il legaccio al polso lo hai serrato di più e ora mi duole, mi sento aderente e consono alla curvatura di questa sedia, ne seguo gli angoli col mio corpo, formando un segno visibile, come un quattro nell’ombra.

Provo a muovere le gambe ma rimangono serrate alle legature, così pure le braccia, sento formicolii gelidi diffondersi attraverso le vene in una direzione tra fuori e dentro, tra pelle e anima.
“Ora ti lego alla sedia – mi hai detto – vedrai che ti piace, ho portato le corde, lo farei con le calze ma il patto era che io restassi vestita, ricordi?”.
Il pesante nastro adesivo grigio posato sulle labbra da zigomo a zigomo mi obbliga a respirare col naso, sento le mie labbra paralizzate come appiattite in un’espressione di stupore.

Passi i tuoi occhi dappertutto sul mio corpo bianco, li fai scivolare nelle pieghe delle ascelle, fai scrutare loro le spalle, li fai scendere lungo il declinare dolce del torace fino alla pancia, poi verso la piega tenera del bacino, per tuffarli sul mio sesso, e farli poi riaffiorare più avanti e giù veloci e famelici per le gambe, fino alle caviglie serrate alla sedia con la corda sottile e penetrante. Per associazioni di immagini ora guardi i miei polsi, e chiudi il cerchio e la gabbia in cui mi hai rinchiuso.

Non sento emozioni catalogabili nel senso comune del termine, quanto piuttosto un languore, un formicolio, che si diffonde al limite esterno della mia pelle, come a difesa o in attesa di qualcosa. Non sono eccitato, non lo so perché, forse per dispetto o forse è colpa di mia moglie, ma il mio membro se ne sta afflosciato come svuotato o scuoiato da tribù primitive della mia coscienza. Lei se ne accorge e con un’ombra di disprezzo negli occhi pare all’improvviso animarsi di lussuriose intenzioni.

“Cos’è? Non ti piace? O non ci hai mai provato? Guardami, ora mi tocco per te”.
Avrei voluto darle dei baci, piccoli baci di superficie per capire chi fosse e magari trovare la via, ma ora, da questa posizione, mi stanno balenando nella testa migliaia immagini di sue possibili versioni e possibilità. Vedo la sua mano salire su per il suo petto, seguire lentamente la curva tenera del seno, insinuarsi nella piega della camicetta di raso, poi in successione rapida vedo il seno nudo, chiaro e il capezzolo viola e turgido.

L’altra mano, seguendo itinerari opposti, è affondata tra le cosce, premuta contro un punto basso del ventre, le ginocchia si sono unite e formano una sorta di tenaglia nella quale è racchiuso il suo sesso.
Il suo respiro si fa pesante, sembra assumere forme e volumi e viaggiare sulle stesse onde dei riflessi del fuoco su di noi, sento il cuore che mi batte sul collo, pompa sangue e attesa e sudore. Ora mi fissa di nuovo e i suoi occhi sono pugnali lanciati, sento un languore su per la schiena gelida, intanto lei si solleva un poco la gonna e si sfila le mutandine, le vedo a terra tra le sue scarpe, si china a raccoglierle, si avvicina e me le passa sulla fronte e poi me le preme sul naso “Senti il profumo del mio sesso, sai quante volte l’ho sentito sulle mie dita quando ci parlavamo di notte.

” Parla con una voce sussurrata, che mi arriva trasportata dalla luce del fuoco insieme all’odore denso e pungente del suo sesso, mi viene da pensare all’odore del mare nelle mareggiate d’inverno. Ora si abbassa, la vedo inginocchiarsi davanti alla mia sedia, vedo la sua testa passarmi a pochi centimetri, ne subisco il profumo, ma ho una percezione dilatata della realtà per cui il movimento di lei mi sembra lunghissimo, infinito, lei guarda in direzione del mio pene, lo sfiora col suo respiro, ci sento sopra il peso dei suoi occhi che scrutano e del suo naso che aspira, mi predispongo a percepire una qualsiasi sensazione umida di contatto che dia una direzione al tutto, invece lei gira la testa di lato e dice “Dai entra ! Puoi entrare ora !”.

E’ come se si accendesse una flash nella mia testa, per un attimo tutte le idee si fermano abbagliate e non capisco bene cosa stia accadendo, lei ha i gomiti poggiati sulle mie ginocchia nude, sento una pressione e capisco che si sta alzando. Di fianco qualcuno o qualcosa si muove, quasi ne intuisco il calore e il volume, l’ombra si espande laterale e si avvicina a lei, ora lo vedo, un uomo alto e vestito con una giacca blu e pantaloni grigi, ha il viso liscio e un’espressione per bene, gli occhi hanno angolature a scendere, ha capelli lunghi, tirati indietro e raccolti in un corto codino, lei gli va incontro e lo abbraccia, dopo un tempo incalcolabile, si voltano dalla mia parte, mi viene da pensare ai cacciatori dei safari, lei dice: ”Ti presento mio marito”.

Il nastro adesivo mi preme sulle labbra, sento di avere un’espressione acquosa e poco comprensibile, il fatto mi rassicura, mi si allineano nella mente tutte le ipotesi più abiette e banali, mi viene da ridere e comincio a sudare di un sudore immaginario e mi sento ingabbiato in un vicolo dell’infelicità. Ora lui la gira di spalle, le poggia le mani sui fianchi, non parla, le solleva la gonna, vedo le sue natiche chiare brillare come di bianco vapore, lui ci poggia le mani sopra e le stringe con forza.

Lei ha inarcato un poco la schiena e ha chiuso gli occhi, sembra godere di quella stretta energica, ora si volta e si accovaccia piano davanti a lui. Seduta sui talloni mi guarda e mi pare di leggere in fondo ai suoi occhi tutta la scena che seguirà, gli sbottona la patta dei pantaloni e tira fuori il suo pene già eccitato, mi guarda di nuovo mentre passa la lingua sulle palle, poi a salire sull’asta, fino alla sommità della cappella, chiude gli occhi e ingoia tutto con una bramosia a****lesca.

Vedo il pene dell’uomo apparire e sparire nel senso della lunghezza intorno alle sua labbra, lo ingoia tutto e poi lo fa rispuntare umido e turgido, lui è come svenuto in un’espressione allucinata e contemplativa. Per lunghi minuti rimango come imbalsamato nel mio stupore, poi lei si accorge che il suo uomo è arrivato, allora si alza, lo porta vicino a me tirandolo per il pene, me lo vedo proprio davanti; lei gli passa alle spalle, e da dietro comincia a masturbarlo, vedo la sua mano vicinissima percorrere ferocemente l’uccello, ogni tanto si ferma e se la passa sulla lingua così per rendere il movimento più fluido, poi, come una scossa a bassa tensione che scuote l’uomo, lei stringe con più forza e lo fa esplodere forte, un fiotto caldo e violento mi colpisce tra il collo e la spalla, sento il contatto tra il liquido e la mia pelle come un tocco leggero ma denso, poi rivoli giù per il petto a sporcare la mia identità frustrata.

Lui si accascia quasi svuotato, lei lo aggira, si avvicina mi guarda e dice “Ti amo piccola troietta stupita, ora ti pulisco” si abbassa e comincia a leccare lo sperma del suo uomo, lo raccoglie con la lingua e lo ingoia con movimenti fluidi da palcoscenico, lui intanto ha iniziato a toccarsi di nuovo, ha appoggiato una mano sulla mia spalla per sorreggersi e guarda il mio pene. Lei lecca, io sento la sua lingua strisciare ruvidamente oppure dolcemente sulla mia pelle, scivola sul seme, se ne impregna e ingoia, piano piano la sento avvicinarsi, come un serpente untuoso al mio membro, ci gira intorno indolente e sorniona, l’odore dello sperma è pungente, mi sento umido e appiccicoso, lui continua a toccarsi, ora la visione della moglie lo eccita di nuovo, lei se ne accorge e con una mano si dedica a lui, contemporaneamente sento come una ventosa umida e viva, guardo e vedo che lei me lo ha preso in bocca e me lo risucchia forte in gola, sento la sua lingua premerlo sul palato, come a volerlo svuotare.

Onde violente mi partono dal cervello e vanno a riempire i campi essiccati dei miei sensi, la vista del pene dell’uomo che si ingrossa riempie tutto il mio campo visivo, sento come un bruciore al ventre, il fuoco continua a illuminarci con variazioni calde e diradate, disegna profili avvinghiati e spudorati, un ritmo lugubre e a****le si è insinuato tra le nostre figure e sincronizza i piaceri delle nostre solitudini, vorrei che mi strappassero la benda dalla bocca e sputare lontano questo piacere immondo che mi sta divorando, l’uomo pare leggere qualcosa nei miei occhi, prende il bordo del pesante nastro e lo strappa via.

Finalmente liberate le mie labbra si espandono al respiro, l’uomo ora non guarda più la sua donna ma la mia bocca, lei intanto mi fa sentire il calore della sua lingua tra le cosce mentre con la mano me lo stringe, mi viene come un guizzo rallentato di piacere dal ventre e la disperazione lentamente cambia forma e colore, sono immobilizzato, incastrato e stritolato tra leve di un piacere invincibile, l’uomo libera il suo pene dalla morsa della mano della donna, afferra la mia testa dalla nuca e la spinge in avanti contro il suo uccello di nuovo eccitato, io chiudo gli occhi e lo prendo tra le labbra, poi apro la bocca lo sento scorrere accompagnato da un colpo misurato di bacino.

Ora sono una puttana formidabile, sento il suo cazzo avanti e indietro sulla lingua, io ne seguo il profilo trovando di volta in volta la giusta pressione, ne percepisco le vibrazioni, che si ricongiungono a qualcosa della mia eccitazione, onde della stessa madre che mi attraversano schiantandosi nella bocca di lei che mugola rapita. Il seme dell’uomo è sgorgato lento e non copioso, l’ho sentito in gola scendere attraverso i miei sensi e bagnare i territori vergini e assetati della mia perversione, lui se lo tiene in mano, quasi dolorante e io gli stillo le ultime gocce con la punta della lingua, lei ha capito, scosta le labbra dal mio, il mio pene, e inizia a masturbarmi con il ritmo di chi vuole farlo scoppiare subito, lo fissa un attimo, i suoi occhi sono diamanti neri, io mi sento deragliare sopra a un brivido caldo e violento, l’uomo si china e la sua bocca si apre a rubare le prime gocce pure e opaline della mia verginità indecente.

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Una donna come Michela

Avevo sempre sognato una donna come Michela, ma, dopo l’ennesima delusione, mi ero quasi arreso tentando di convincermi che una donna così albergava solo nel mio immaginario erotico ed in quello di chissà quanti uomini. Poi ho conosciuto lei: capelli lunghi e lisci di un rosso peccaminoso, non molto alta ma con un fisico decisamente atletico che, attraverso la generosa scollatura posteriore del vestito, lascia intravedere i diversi anni passati in palestra. Il vitino da vespa si appoggia su un culetto tondo e sodo il quale prosegue con due gambe che sembrano scolpite da Michelangelo tanto sono perfette.

Poi le caviglie, ho sempre avuto un debole per le caviglie, sottili ma decise, circondate da tre cinghiette nere delle scarpe, punta aguzza e tacco a spillo, in metallo, 12cm. Somigliano molto ai modelli che si trovano nei cataloghi di indumenti dei sexy shop. L’attrazione tra noi era stata fortissima sin dal primo momento, poi con il desiderio di conoscerci meglio, soprattutto sotto il profilo sessuale, avevamo scoperto di amare le stesse cose, praticamente tutto.

Amanti della masturbazione, dei film hard e delle riviste per soli adulti, io con tendenze S/M, lei impazzita per l’a****l-sex. Finalmente avevamo trovato il partner giusto con cui dare sfogo a tutte le nostre fantasie, anche le più spinte, per troppi anni represse. Ed eccoci lì, lei seduta sul tavolo della cucina, con il vestito raccolto in grembo, le cosce spalancate inguainate in un paio di calze nere e rigorosamente con la cucitura, una guepiere con i laccetti sul petto che le stringe la vita tanto da far schizzare fuori le tette, non molto grandi, ma perfette con i capezzoli grossi e sempre in tiro.

I tacchi a spillo conficcati sul mio petto mentre mi dedico alla leccata di turno della passera, ovviamente completamente depilata per aumentarne le sensazioni al contatto con la mia lingua. Sta sfogliando una rivista anal per eccitarsi di più ed intanto dalla sua fica escono in continuazione rivoli di umore che io ingoio avidamente. Lei non riesce a star zitta ed una serie di mugolii misti ad apprezzamenti sul mio operato le escono dalla bocca ed io mi eccito pensando alla baldracca della porta accanto che sicuramente sarà dietro la porta ad ascoltare le nostre evoluzioni erotiche.

A volte mi viene voglia di aprire la porta d’ingresso a sorpresa per vedere se si limita ad ascoltare o si diverte anche a sgrillettarsi.
L’orgasmo di Michela arriva come al solito impetuoso e mi riporta con la mente a quello che sto facendo.
La sua fica cola e palpita sotto le mie stilettate, mi implora di smettere perché la clitoride le è diventata troppo sensibile, ma io le blocco le gambe con le mani e continuo a leccarla sempre più forte godendo di tutte le sue vibrazioni.

Alla fine cedo e le regalo un attimo di relax del quale lei mi ringrazia andando alla ricerca del mio cazzo che ormai è all’ultimo stadio dell’inturgidimento. Sa che non sono un coniglio e che soddisfarmi sarà un impresa e questo la eccita ancora di più. Mentre mi succhia l’uccello facendoci sopra dei delicati giochi di lingua io penso a quale sarà il prossimo gioco.
“Devo assolutamente pisciare,” mi dice lei, “aspettami un attimo che vado in bagno e torno subito”.

Ecco l’idea, mi stendo sul pavimento e la faccio sedere con la fica bene aperta sulla mia bocca e le ordino di pisciare lì. Lei, sempre ubbidiente, si accovaccia in modo da offrirmi la miglior vista della sua vulva e, dopo qualche istante, ecco che le prime gocce di pioggia dorata arrivano a bagnarmi la lingua. Io non resisto e comincio a massaggiarmi l’uccello e lei alla vista della mia eccitazione esplode in una pisciata gigantesca.

Mi prende la testa fra le mani e mi spinge la bocca sulla sua fica in modo che io sia costretto a berla tutta, cosa che io faccio con molto piacere. Poi mi chiede di pulirgliela con la lingua e di dedicarmi un po’ anche al suo culetto. La richiesta è chiara: vuole essere inculata. Non aspettavo altro, inizio ad insalivargli per bene lo sfintere fino a quando lo sento aprirsi alle spinte della mia lingua.

La faccio alzare in piedi e la giro a pecorina con le mani appoggiate al muro. Punto il cazzo e spingo con tutta la forza che ho. Lei grida e vedo che le scendono alcune lacrime dagli occhi, ma questo non fa che aumentare la mia foia e comincio a pomparla senza riserva. Si vede ad occhio che sta soffrendo, ma non si sposta di un millimetro sotto l’incalzare dei colpi del mio cazzo.

Poi il dolore cessa e comincia a salirle l’orgasmo. Stella è una vera maiala e riesce a godere con ogni parte del suo corpo, anche con il culo. L’inculata procede a ritmo serrato, il mio cazzo si fa più grosso ad ogni affondo, ma ormai il suo ano si è talmente allargato che non avverto più nessuna resistenza. È giunto il momento per passare al big boy, un cazzo in lattice di 25cm di circonferenza.

Lentamente esco dal suo sfintere e le ordino di non muoversi; dal suo sguardo eccitato ed impaurito intuisco che lei ha già capito le mie intenzioni, nonostante ciò non dice niente anche se vorrebbe fermarmi. Io sono arrapatissimo e, tirato fuori il fallo, glielo passo sopra la fica per inumidirlo un po’, giusto quanto basta per farlo scivolare meglio. Le faccio allargare le chiappe con le mani e appoggio la punta del cazzone al suo sfintere.

Un po’ di pressione e già comincia a farsi strada, aumento la pressione e riesco a far entrare la cappella. Mi fermo un istante per prendere bene la mira e poi giù, di cattiveria fino alle palle. Adesso 20cm di fallo artificiale le stanno sfondando il culo, penso che di questo passo, prima o poi, sarà pronta anche per ricevere la mia mano dentro al culo ma per il momento mi limito al fallo che comunque non si discosta molto come dimensione.

La vedo mordersi il labbro inferiore con forza e non riesco a capire se quella sbavatura sulla bocca è di rossetto oppure di sangue. La cosa non mi interessa, il solo desiderio è di cominciare a stantuffarla con forza ed è quello che faccio. Lei cerca di allargarsi le chiappe il più possibile per aumentare la facilità di penetrazione e ridurre il dolore, facendo questo la vedo impiantarsi le unghie laccate di rosso sui suoi glutei.

Adesso la mia perversione sta arrivando al limite: con decisione le afferro una mano e gliela posiziono sul fallo costringendola a pomparsi da sola. “Con forza le intimo, devi spingerlo con forza” ed ogni volta che la vedo rallentare il ritmo la sculaccio violentemente sulle natiche. Dopo un po’ di colpi la mano inizia a farmi male ed allora ricorro ad una cinghia in pelle per frustarla a dovere. Lo spettacolo mi ha eccitato all’inverosimile ed ho bisogno di un po’ di sollievo quindi la prendo per i capelli e le ficco il mio cazzo in bocca.

Lei lo succhia avidamente sperando che, una volta venuto, la smetterò con quel gioco sadico, ma io non ho nessuna intenzione di godere subito e quindi controllo la mia sborra che ormai mi sta facendo scoppiare i coglioni. Dopo una ventina di minuti decido di darle un po’ di riposo, ma la obbligo a tenersi il cazzo ben conficcato nel culo. Altra fantasia. Prendo il cuneo vaginale, quello con la pompetta per essere gonfiato e lo sostituisco al fallo, nel suo culo.

La faccio sedere sul tavolo e le faccio mettere il cazzone di gomma nella fica. “Fottiti la fica con questo” le ordino e lei lentamente comincia a trombarsi con il super cazzone toccandosi la clitoride per cercare un po’ di piacere. Ormai non ce la faccio più, devo sborrare. Quindi gli rimetto il cazzo in bocca e comincio a scoparla tra le labbra. Sul tavolo mi accorgo che sono rimaste alcune mollette da bucato e ne prendo due per attaccargliele sui capezzoli i quali si stringono fino ad appiattirsi.

Lei mi guarda, ma non osa toglierle, anche se dal suo sguardo si vede chiaramente che la fanno soffrire, e continua a impalarsi con il fallo, sempre più forte, presa da un’eccitazione che la sta portando violentemente all’orgasmo. Io scopandola in gola comincio ad azionare la pompetta per far gonfiare il cuneo che ha nel culo. Ad ogni spinta di cazzo corrisponde una pompata: la sfida ora è se lei riuscirà a farmi venire prima che io le spacchi completamente lo sfintere.

Quindi con un impegno mai visto comincia a spompinarmi, smettendola anche di sgrillettarsi per aiutarsi con la mano a masturbarmi.
Io godo e continuo a pompare aria nel cuneo. La difficoltà con la quale vedo il cazzone di gomma entrarle nella fica mi fa capire che ormai il culo deve essere allargato al massimo. Il cazzo comincia ad avere le pulsazione pre-orgasmiche e lei, all’idea di sfarsi sborrare nella gola si eccita ancora di più e intensifica la pompate nella fica.

Vengo un istante prima di lei, riempiendole la bocca a tal punto che alcune gocce di sperma le fuoriescono dalle labbra. Ingoia tutto e con un ultimo sforzo si ficca il cazzone nella fica, fino in fondo, talmente in profondità che non riesco a capacitarmi delle dimensioni del suo utero.
Urla e geme in preda ad un orgasmo intensissimo che le fa dimenticare immediatamente tutte le sofferenze patite, lasciandola stravolta distesa sul tavolo, con i due cazzoni ancora ben conficcati nella fica e nel culo, incapace per il momento di toglierli.

Io la guardo e nel compiacermi di quella visione sento la porta della mia vicina guardona aprirsi e richiudersi velocemente.

Padrone VIII

Quella notte dormì sul divano. Non aveva voglia di spostare i regali di Padrone, anche per paura di rovinarli, li avrebbe dovuti indossare per uscire con Lui! Semplicemente aveva chiuso la porta per evitare che Momo andasse a dormirci sopra, cosa che aveva fatto anche al mattino dopo essersi preparata per andare in ufficio. Era sabato, solo mezza giornata di lavoro, quindi aveva tempo per prepararsi al meglio, per evitare inconvenienti prima ancora di iniziare a lavorare aveva telefonato all’estetista ed alla parrucchiera per prendere appuntamento.

La cosa che le risultò difficile fu dover togliere il collare, non era più abituata a stare senza ma per tutto il tempo lo tenne nella borsa dove andava ad afferrarlo e tastarlo in continuazione.
Il pomeriggio passò nei preparativi, era agitata, molto, ma questa volta riuscì a fare tutto, però aspettò solo l’ultimo momento per indossare i vestiti che le aveva lasciato Padrone il giorno precedente. Si guardò nel grande specchio in camera, il vestito era bellissimo, con una scollatura quadrata ed aderente fino alla vita da dove poi scendeva un ampia gonna a pieghe.

Mancava solo l’ultimo tocco. Slacciò il collare e lo ripose con cura sul comodino, prese il chocker abbinato al vestito che aveva trovato in una shitolina e lo indossò. La medaglietta dorata pendeva esattamente al centro della gola e le piaceva come spiccava sull’abito scuro. Era pronta, prese un cuscino ed andò alla porta, la socchiuse e si inginocchiò su di esso, prese il foulard e si bendò come il giorno prima.
Non passò molto prima che sentì quei passi cadenzati risuonare nella tromba delle scale.

Si avvicinavano, Padrone si avvicinava, oggi finalmente lo avrebbe visto, gli avrebbe parlato. Le arrivò dell’aria gelida addosso e si irrigidì ancora, sentì un passo e la porta chiudersi, le mani di Padrone le accarezzarono i capelli, le era vicinissimo, ne sentiva il calore ed il profumo muschiato. La tensione della benda si allentò e mentre le scivolava sul viso lui le disse

“Questa non è più necessaria. ”

lei teneva gli occhi bassi per abituarsi alla luce, quando finalmente iniziò ad alzarli di fronte a lei c’era un uomo in completo scuro che le porgeva una mano per farla alzare.

Lo guardava in viso, non lo conosceva, non sapeva chi fosse, le era sufficiente riconoscere in lui Padrone. Prese la mano e si alzò. Con quei tacchi era alta quasi un metro e ottanta ma per guardarlo negli occhi doveva alzare lo sguardo solo di poco, non era come nel sogno, non era talmente alto da farla sembrare una bambina, ma quegli occhi, così profondi, incutevano timore, al limite della paura reverenziale, anche l’atteggiamento deciso e calmo faceva aleggiare intorno a lui un’aura di rispetto.

Era più grande di lei, ma non riusciva a stabilire di quanto, il suo corpo era forte, si intuiva anche con tutti i vestiti addosso ma in lui c’era anche quel modo di fare esperto che si acquisisce solo con l’età.

“Andiamo. ”

Le prese sottobraccio e la condusse alla porta. Lui prese le chiavi, lui diede le mandate alla serratura, lui mise le chiavi in tasca e lei a guardare imbambolata.

Scesero per le scale, con i tacchi alti non era un’impresa facile per Rossana ma Padrone non forzava l’andatura, la teneva sottobraccio e la sosteneva. Usciti dal palazzo una macchina li stava aspettando, l’autista aprì la portiera, lei entrò e si spostò sull’altro lato per far posto a Padrone.
Il tragitto in macchina sembrò irreale, Rossana non aveva neanche mai preso un taxi, non sapeva se poteva parlare apertamente davanti all’autista e così lasciò che tutte le domande che aveva accumulato da tempo le turbinassero in testa aspettando che qualcuno interrompesse il silenzio per permettere anche a lei di parlare, ma non avvenne.

La macchina sfrecciando sotto i lampioni si diresse fuori città.
Era tutto come un sogno, non si rendeva neanche conto di dove fosse o per quanto avessero viaggiato, seguiva con lo sguardo le luci nella notte ed aveva timore di guardare gli altri due uomini che condividevano la sua stessa macchina. Si fermarono di fronte una villa, l’autista aprì a Padrone che dopo essere sceso tese la mano a lei per aiutarla ad uscire.

Si incamminarono sottobraccio verso l’ampia porta d’entrata che era aperta ed illuminata, ad aspettarli c’era un cameriere. Allora era un ristorante, pensò Rossana. L’enorme sala con i tavolini riccamente apparecchiati era vuota, c’erano solo loro tre. Il cameriere li condusse ad un tavolino vicino la vetrata che affacciava sulla vallata e dopo averla fatta accomodare sparì dietro un angolo.
Si guardava attorno un po’ in ammirazione un po’ per domandarsi il motivo di quella solitudine, il ristorante era bellissimo e curato eppure era vuoto, mentre vagabondava con lo sguardo incontrò quello di Padrone che la stava fissando, lei sorrise imbarazzata ed abbassò gli occhi, non sapeva cosa fare.

Per fortuna arrivò il cameriere con la prima portata a spezzare quel momento, ma non avevano ordinato… o si era distratta così tanto? Mangiò in silenzio e con la testa china, si sentiva gli occhi di Padrone addosso e quando si azzardava a sbirciare in alto lo trovava a guardarla. Aveva la testa che le faceva male per tutte le domande che voleva fare ma che quando alzava gli occhi le si fermavano in gola, quando per l’ennesima volta i loro occhi si incrociarono lei era pronta ad abbassarli di nuovo ma lui con voce calma e profonda le disse

“Parla pure, hai qualcosa da chiedermi.

Erano state le prime parole da quando erano usciti da casa ed erano tutto ciò che aspettava ma in un certo senso aveva ancora timore di parlare così, nell’agitazione se parlare o meno, parlò con voce acuta e velocemente, quasi a sovrapporre una parola con la successiva
“Chi sei? Come mi conosci? Perché hai iniziato questo gioco? Dove porta tutto questo?”
Rimase un attimo in silenzio e sentì quel silenzio riecheggiare in tutta la sala e si vergognò infinitamente, non riuscendo più a guardare Padrone abbassò di nuovo gli occhi sulla tovaglia di cui ormai conosceva perfettamente la trama fine.

Passò qualche istante, poi arrivò la voce di Padrone ad avvolgerla

“Guardare al passato fa rimanere bloccati a ciò che non è più. Guardare al futuro è legarsi alla limitatezza della propria immaginazione. L’unica opzione è il presente. Dimmi, ti piace essere qui ed ora?”

Rossana aveva alzato gli occhi e quella domanda le era stata posta fissandola dritta in faccia. Non pensò a come rispondere, lasciò che la bocca parlasse al posto suo
“Sì… ma non è vivere alla giornata che ti permette di affittare un intero ristorante di lusso il sabato sera…”
Ascoltò le sue parole come fosse una spettatrice, solo dopo si accorse che potevano risultare offensive, stava per piegare di nuovo la testa quando vide un sorriso sulle labbra di Padrone

“Vivere il presente non significa arrivare fino al prossimo tramonto, significa sentirsi vivi in ogni singolo istante e fare ciò che si desidera, i frutti raccolti sono i più deliziosi.

Su un’altra cosa ti sbagli, non ho affittato il ristorante. È mio. ”

Era affascinata da quell’uomo e da quelle parole. Continuava a sentirsi in soggezione ma allo stesso tempo si sentiva bene.
La cena finì, il cameriere li accompagnò all’uscita dove trovarono l’autista ad aspettarli vicino alla macchina. Il nuovo, silenzioso, tragitto li riportò al punto d’origine, proprio sotto l’appartamento di Rossana. Come prima, Padrone la aiutò ad uscire dalla macchina e la prese sottobraccio, l’autista gli porse un pacchetto ed entrarono nel palazzo.

Salirono dalle scale, sempre rispettando l’andatura di lei, lui aprì il portoncino e lo richiuse alle loro spalle lasciando le chiavi sul mobile lì vicino.
Sempre in silenzio la accompagnò in camera da letto. Lei era un fascio di nervi, non sapeva cosa sarebbe accaduto ma allo stesso tempo si lasciava guidare senza fare resistenza alcuna. Si fermarono ad un passo dal letto e lui la fece girare. Erano davvero vicini, Rossana sentiva il calore del corpo di quell’uomo a pochi centimetri da sé, quando riuscì ad afferrare il coraggio per muoversi con le labbra verso di lui se lo vide quasi sparire dagli occhi.

Si era accovacciato, lei lo guardò perplessa, poi lui posò delicatamente la mano sulla caviglia di lei che assecondando i suoi movimenti sfilò una scarpa e poi l’altra. Padrone tornò in piedi ed ora lo sguardo di lei vagava nella regione non ben definita tra le clavicole ed il collo di lui, ora sì che lo sentiva ergersi indefinitamente alto. La afferrò dalle spalle e la fece girare, con una mano le spostò i lunghi capelli da un lato e con l’altra afferrò la chiusura lampo e cominciò a farla scendere lungo la spina dorsale.

Più che spogliarla sembrava accarezzarla attraverso la stoffa. Aperto completamente il vestito la aiutò a sfilare delicatamente le braccia dalle maniche, senza fretta, sfiorando appena la pelle tiepida di lei. Il vestito si afflosciò sui suoi fianchi e lui dolcemente lo fece scendere finché non cadde a terra.
Rossana sentiva con tutta la pelle esposta la presenza di quell’uomo dietro di lei che sicuramente la stava accarezzando con gli occhi, le piaceva quello sguardo, le pareva che la apprezzasse, che non la vedesse come un mero corpo ma come era veramente e questo la faceva sentire a suo agio.

Due dita le si poggiarono tra le scapole, la percorse un brivido, le dita scesero e si fermarono quando incontrarono il reggiseno, lei sospirò e la tensione intorno al suo busto diminuì di colpo. Le dita non la toccavano più.

“Girati. ”

Quella voce profonda le vibrò dentro e l’accese tutta. Si girò, labbra umide, zigomi in fiamme, sguardo in alto a cercare i suoi occhi, quando si incontrarono sentì che le spalline del reggiseno le stavano calando facendolo infine cadere senza suono sopra il vestito.

Lui si abbassò di nuovo sempre tenendo gli occhi in quelli di lei che lo videro inginocchiarsi e senza distogliere lo sguardo fece andare le mani a colpo sicuro sui fianchi di Rossana proprio sull’elastico delle culottes, lo afferrò e lo tirò in basso. La stoffa scese lentamente sulle gambe tornite e quando il suo sesso venne esposto sentì il respiro di lui che le ghiacciava gli umori che la bagnavano, sentì quel brivido risalirle la spina dorsale ed incendiarla di desiderio dal di dentro.

Quando l’intimo fu alle sue caviglie Padrone tornò in piedi davanti a lei, per tutto il tempo non avevano smesso di guardarsi, lei sentiva il proprio desiderio crescere e moltiplicarsi ad ogni istante passato, bramava che la toccasse invece di sentire centellinato il tempo in cui le loro pelli si incontravano. Lui portò le mani dietro il collo di Rossana, come per abbracciarla ma invece di trarla a sé slacciò il chocker. Ora era nuda, completamente, tutta la sua pelle era alla mercé degli occhi di Padrone.

Lui si allontanò di un passo lasciandola bloccata ed irrigidita sul posto, prese la shitola che gli aveva consegnato l’autista, l’aprì e usando solo gli indici tirò fuori una vestaglia da notte di seta avorio. Tornò da Rossana

“Alza le braccia. ”

Lei eseguì, lui lasciò che la stoffa morbida che le aveva sospeso sopra le ricoprisse il corpo. Con un gesto elegante le fece uscire i capelli da sotto la vestaglia e con una carezza amorevole sul viso la fece stendere sul letto.

Rossana si lasciava guidare, completamente devota al volere di lui ma non riusciva a capire perché la stava comprendo con le coperte e perché fosse ancora vestito, non aveva visto quanto lo desiderasse? Quando era inginocchiato davanti a lei non aveva sentito il profumo del suo desiderio?
Lui le accarezzava il viso e le sorrideva, per un attimo si fece buio per lei, quando riaprì gli occhi lui era ancora seduto sul letto ad accarezzarla, attimi di buio si susseguirono sempre più frequentemente e sempre più a lungo ma i suoi occhi si riaprirono sempre sulla figura di Padrone… del suo Padrone…
L’ultima volta che li riaprì la stanza era al buio e Padrone di spalle stava uscendo dalla porta.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

marika la moglie schiava(cap. 1 prologo castità fo

chi mi vuole contattare può scrivere a [email protected] com

Marika è una mia affezionata lettrice che non ha mai trovato il coraggio di manifestarsi fino a un giorno uggioso di fine gennaio.

Mi confida che è sposata, ma che spesso anche insieme al marito legge i miei racconti eccitandosi amorevolmente anche insieme a lui. La cosa però che le fa leggere e rileggere i miei racconti e a masturbarsi con essi è il suo immaginare che io sia un padrone perverso.

Mi dice anche che quando scopa con suo marito ha degli orgasmi molto più forti quando pensa ai miei racconti, alle mie storie e a un padrone perverso come me.

Devo dire che di primo impatto non avevo dato tanta importanza alle sue mail e pensavo che fosse la solita infoiata da sfumatura di grigio e non una vera schiava o una donna che esprimeva il potenziale di una schiava.

Marika capì il mio scetticismo e mi mandò le foto di una sessione che aveva fatto con una padrona.

Le foto erano molto belle , si sa infatti che sono particolarmente sensibile alle sessioni bdsm tra donne decisi quindi di metterla alla prova.

Come spessa mi capita per testare la volontà di sottomissione decisi di imporle la castità forzata,una scelta che si è rivelata più azzerata del solito data la volontà di sottomissione di Marika. Il suo essere continuamente in calore le rende difficile questa prova e il fatto che debba resistere alla voglia di scopare di suo marito per obbedire al suo padrone eccita in modo particolare anche me, infatti adoro schiave sposate sottomesse a tal punto di mettere le voluttà del loro padrone sopra il proprio marito.

Il primo giorno si rivela subito difficoltoso, dopo poche ore di castità già mi scrive che ogni mia parola la fa sobbalzare e che ha subito capito che questa prova sarà per lei un suplizio per esempio mi confessa che quando va in bagno si bagna al solo pensiero di non potersi toccare e questo la sta mandando in tilt. La sera mi racconta poi che quando stringe le gambe si sente tutta vogliosa e che suo marito la stuzzicava in continuazione perchè voleva scopare, ma lei si rifiutava.

Il giorno dopo mi racconta che durante la notte suo marito aveva sempre più voglia di scopare e che lei si è rifiutata facendogli solo una carezza e da qui ho capito che finalmente ho trovato una vera nuova schiava a cui avrei potuto far fare di tutto e su cui sfogare le mie perversione di dominatore.

La sera del secondo giorno si faceva per Marika ancora più difficoltoso comincia a bagnarsi senza neppure toccarsi, ogni volta che andava in bagno diventava umida e questa cosa la faceva impazzire.

Il terzo giorno si fa sempre più terribile per Marika ormai completa travolta dalla voglia le mutandine si inzuppano in continuazione della voglia repressa, bastano poche ore perchè si inzuppino delle sue voglie. Decido quindi per umiliarla ancora di più facendole indossare delle mutandine bianche: lo spettacolo è stato stupendo sono bastati pochi minuti per vedere la macchia bagnata con le sue voglie sulle mutande.

Suo marito nel frattempo è sempre più impaziente e sempre più voglioso di scopare e fa sempre più fatica a resistere alle sue avance finchè deve ammettere di essere diventata una mia schiava e che non può disubbidirmi, che le ho ordinato di stare una settimana in castità e che deve farlo per non essere punita severamente.

La reazione di suo marito fu da una parte compiaciuta dall’altra incominciò a insultarla volgarmente per sottolineare come avesse sposato una cagna, una troia contribuendo ad eccitarla ancora di più facendo soffrire maggiormente la sua passerina di voglia.

schiava trav per sempre 2

“Fai davvero schifo! Capelli corti piedi e mani non curate ,non sei
truccata e non hai nemmeno i fori per gli orecchini. Ma cosa cazzo
credi di essere? Dovrò lavorare parecchio per trasformarti troia!”
La mia Padrona sogghignò e allo stesso tempo mi fece segno di sedermi
alla scrivania dove vi trovai dei fogli scritti a computer e una
penna,sembrava un contratto ed in effetti lo era,mi venne ordinato di
leggerlo ad alta voce e di firmarlo.

Se non avessi acconsentito ogni
cosa che mi riguardava foto video e quant’altro sarebbero stati
divulgati. Ansiosamente inizia a leggere:
“IO SOTTOSCRITTO GABRIELE ECC ECC NELLE MIE PIENE FACOLTA’ MENTALI E
FISICHE CON QUESTO CONTRATTO ACCONSENTO DI :
1. CONSEGNARE OGNI MIO AVERE AL MIO PADRONE ( nome e cognome)
2. RINUNCIARE AD OGNI DIRITTO E DECISIONE DALLA DATA ODIERNA
3. RINUNCIARE ALL’ IDENTITA’ MASCHILE ALLA VIRILITA’E ALLA SESSUALITA’
PRECEDENTE.
4. RINUNCIARE ALL’ORGOGLIO
5.

RINUNCIARE A QUALSIASI OGGETTO ABITO O ALTRO CHE POSSA RICONDURE
ALLA MIA VITA PRECEDENTE : QUINDI VESTITI FOTO OD OGGETTI PRETTAMENTE
MASCHILI VERRANNO GETTATI VIA O REGALATI
6. ASSUMERE CURA ORMONALE FEMMINILE E SOTTOPORMI A ORCHIECTOMIA E
PROCEDERE LEGALMENTE AL CAMBIO DI IDENTITA’ E CONSEGUENTEMENTE AL
CAMBIO TOTALE ANAGRAFICO PRESSO LE SEDI LEGALI.
7. RINUNCIARE TOTALMENTE ALLE DONNE E PROTENDERE LA PROPRIA
SESSUALITA’ VERSO L’UOMO ADORANDOLO CURANDOLO ED IMPARANDO CON VARI
PROCEDIMENTI DI APPRENDIMENTO AL SUO APPAGAMENTO SESSUALE.

8. ESSERE COMPLETAMENTE NELLE MANI DEL PROPRIO PADRONE E DI CHI LUI INDICHERA’
9. NON RIFIUTARE MAI GLI ORDINI DEL PADRONE
10. AVERE LA CONSAPEVOLEZZA CHE OGNI ERRORE SARA’ PUNITO ANCHE
SEVERAMENTE NELLA MODALITA’ DECISA AL MOMENTO DAL PADRONE
11. DA OGGI IN POI IL MIO NOME E’ FEDERICA GABRIELLA E TALE NOME MI
ACCOMPAGNERA’ PER IL RESTO DELLA MIA VITA.
12. OGNI PROCEDIMENTO SARA’ IRREVERSIBILE E QUINDI SARA’ IMPOSSIBILE
TORNARE ALLA VITA PRECEDENTE.

LETTO COMPRESO E SIGLATO DA:
GABRIELE ………. IN DATA ……………

Ma stavano davvero facendo sul serio???? Davvero pensavano che avessi
firmato? Nemmeno avesse compreso cosa stavo pensando colui che sarebbe
diventato il mio Padrone fece una cosa che mai mi sarei aspettata:
tirò fuori il suo cazzo e iniziò a strofinarmelo sul viso
“Dai che è questo che vuoi troia che aspetti a firmare? Dai che non
vedi l’ora….

se non è vero alzati e vattene altrimenti inizia a
leccarmi i coglioni e capirò la tua volontà…non una parola o ti alzi o
lecchi!”
Passarono alcuni minuti in cui guardai la maestosità del suo
membro…credo fosse almeno 25 cm e grosso non so quanto ma grosso…. le
palle pelose pure erano piuttosto grosse e la cappella umida mi
sbatteva sulle narici come a farsi annusare…oddio amavo il suo
odore…ero nata per quello…. presi in bocca le sue palle e leccai le
succhiai e annusai ,abbassai ulteriormente i pantaloni del mio Master
e lo supplicai di girarsi…non me ne fregava nulla che la Mistress mi
stesse filmando aprii le chiappe del mio Uomo e leccai il buco del
culo e le palle le chiappe le gambe pelose nuovamente i coglioni poi
la cappella e poi tutto il cazzo per intero…sbocchinai come la più
troia delle puttane la più infoiata delle checche la più vacca delle
cagne…..mentre mi sborrava in gola presi in mano la penna e firmai il
mio futuro…..
Max ( il mio Padrone ) aveva una villa enorme ,appena il taxy partì
non mi portò dentro di essa ma mi tirò per le braccia e mi spinse
dentro al garage …sul pavimento si trovava un vecchio tappeto una
ciotola con dell’acqua e un vaso di vetro di cui non capivo l’uso….

“Dormirai qui cagna e cerca di riposare che domani ti aspetterà una
giornata pesante !
“Si Padrone “ esclamai
Al mattino mi alzai tutta dolorante,il tappeto non era abbastanza
spesso per essere comodo e la notte umida e fredda mi ha indolenzito
ogni muscolo,avevo bisogno di fare la pipì ma non vedevo attorno a me
nessun bagno quindi capii a che serviva quel vaso di vetro e feci
quello di cui avevo la necessità senza valutare che poi avrei dovuto
disfarmene del mio liquido.

Dopo quella che presumo sia stata circa un’ora ( non avevo più ne
orologio ne anelli o collane ero stata privata di ogni avere ) Max
entrò,guardò con disappunto il vaso pieno della mia urina ma non fece
commenti,disse solo di seguirlo.
Entrammo nella villa mi consegnò una vestaglia di raso gialla
impreziosita di tulle ai polsi e al collo mi fece cenno di togliermi
il babydoll e mi accompagnò al bagno.

“ Ora ti fai una doccia dopodichè indossi la vestaglia e le ciabattine
e appena finito vieni in sala. Ci sono delle persone venute apposta
per te!”
Esegui ogni direttiva e tutta profumata scesi verso la sala dove
c’erano due ragazze e un uomo vestito da parrucchiere.
“Ora gabriella ti presento Mario ,Francesca e Marta loro si
prenderanno cura del tuo corpo cercando di renderlo femminile. Mario
si occuperà dei tuoi capelli anche se corti vedremo di darci una
parvenza di femminilità.

Marta e Francesca invece si occuperanno delle
tue unghie della foratura dei tuoi lobi e del trucco e della ceretta
…..per il momento ci serviremo di questa poi ho in mente altro per te
. Quando sarà finito tutto questo ritorni alla tua stanza sopra il
letto ci troverai degli abiti ,li indosserai ed uscirai con me
dobbiamo sistemare alcune cose. ”
Mi stava trasformando…..le orecchie mi vennero bucate ed impreziosite
con un paio di orecchini d’oro.

Il corpo completamente liscio le
unghie limate e smaltate di rosso e i miei capelli evevano adottato un
taglio simile a quello di Brigitte Nielsen su Rocky 4 e come lei
decolorati e platinati!un trucco pesante copriva i miei occhi dandoli
risalto e un rossetto vivace ingrossava le mie labbra e le rendeva
sensuali…adatte allo scopo a cui il mio Padrone le avrebbe destinate!
Salii nella stanza sopra un letto matrimoniale vi trovai un’abito nero
senza maniche con una profonda scollatura sulla schiena e una cerniera
che lo richiudeva fino alla base delle mie coscie,un paio di
brasiliane nere trasparenti un reggicalze della stessa tinta e un paio
di calze a rete con la riga dietro,per concludere un paio di scarpe
nere tacco presumo 12 una cavigliera d’argento un’orologio dello
stesso metallo un’anello con una O che penzolava da un secondo
anellino e una collana di cuoio nera con una specie di aggancio come
il collare dei cani…..
Andiamo Gabriella Federica……
Mi ritrovai in una specie di clinica dal nome piuttosto strano
“CLINICA ESTASIA” appena entrati al front office ci indirizzarono al
2° piano dal professor Bergamo.

Mentre salivo sentii il sudore colarmi
dalla schiena non tanto per il caldo ma per un’ansia
incontrollabile,una sorte di sesto senso…non capivo perchè ma
quell’ambiente mi metteva a disagio e mi impauriva.
“Benvenuto Max è questa la signorina che dovevi portarmi?” chiese la
persona di notevole stazza alto all’incirca 190 cm. per circa un
centinaio di kg spalle larghe camice bianco capelli bianchi e occhi
azzurri. Un bell’uomo ma in quel momento non era quello che mi
interessava.

“Si è lei ” rispose il mio Signore.
“bene piccola spogliati completamente e distenditi sul lettino”
“completamente nuda? ” balbettai
“Obbedisci cagna!” Esclamò il mio Padrone
Mi spogliai completamente e mi distesi non senza imbarazzo sul
lettino. Il medico proseguì nella visita prima una visita normalissima
come si eseguono in qualsiasi ambulatorio poi invece iniziò a palparmi
i testicoli fino a farmi quasi male…quando vide che la palpazione
stava eccitandomi si mise a ridere e disse qualcosa che mi raggellò il
sangue:ӏ calda la signorina eh? ma non importa sono gli ultimi fuochi
d’artificio”
Detto questo mi face girare e mettermi a 4 zampe sul lettino
,allargare le gambe e le natiche.

Mi infilò tutto d’un colpo un dito
dentro,ricordo che saltai come una rana seguita dalle loro
risate…..provai una vergogna tremenda quando in seguito alla
penetrazione il mio clito si indurì….
“Le piace proprio tutto eh alla tua schiava,soggetto interessante!
Bene alzati in piedi piccola che ora ti farò una punturina,sei
fortuanata sai è una puntura costosa il tuo Padrone non bada a spese!”
“Ma che puntura è ? Che iniezione mi sta facendo?”
Nessuna risposta….

mi fecero rivestire e ce ne andammo dopo i saluti
e la raccomandazione del medico di tornare dopo una quindicina di
giorni.
La notte non riuscii a dormire bene ,sudavo e avevo una nausea
terribile. Al mattino mi alzai mi feci una doccia e stranamente notai
che la ricrescita del pelo non era così veloce come al solito mentre i
capelli iniziarono già a crescere e mi doleva un pochino i capezzoli
ma non ci badai molto.

Soprà il tavolo della cucina notai un
biglietto: “Sono dovuto uscire molto presto,tu preparati per le 10 che
ti vengo a prendere. MAX
Stranamente non mi diede ordini sul come vestirmi e perciò decisi di
mia volontà cosa indossare…faceva piuttosto caldo e perciò optai per
una gonna nera lucida a pieghe molto leggera e una canotta rosa di
raso sotto indossai una minisottoveste e un paio di perizoma color
carne,un paio di sandali tacco 10 cavigliera orecchini anello e
collana….

non me la sentivo di mettermi le calze troppo caldo.
All’orario prestabilito il mio Signore arrivò mi squadrò dalla testa
ai piedi mi fece cenno di togliermi la collana ed indossare quella che
mi aveva portata lui,una collana di velluto rosa con un pendaglio a
forma di osso con su scritto da una parte “SISSY” e dall’altra :
PROPRIETA’ DI PADRONE MAX.
Una volta agganciata era impossibile toglierla visto che aveva una
chiusura di sicurezza numerica conosciuta solo dal mio Padrone.

“Ora andiamo piccola ci sono un paio di cose che dobbiamo fare e a cui
io tengo ma prima prendi questa pillola!”
Mi porse una pillola grande come certi antibiotici fortunatamente
divisibile in due ,la spezzai e inghiottii prima un pezzo poi
l’altro,sapevo che ra inutile chiedere che fosse non avrei avuto
risposta…ormai io non avevo possibilità di decisione….
Vidi la macchina fermarsi nelle vicinanze di quello che fu il mio
appartamento ,il mio Padrone mi diede delle precise indicazioni di
quello che dovevo fare…mi sentii sprofondare ma tremante mi
indirizzai verso la portineria del condominio.

” Buongiorno Pietro” esclamai ad occhi bassi
“Prego la conosco sign…..ma tu sei Gabriele? “
“Si Pietro sono io…ti prego non interrompere ciò che sto per dirti
altrimenti non troverei più la forza! Io ho donato il mio appartamento
al Signor Massimo Rossi e d’ora in poi qualsiasi lettera o altro che
mi riguardi lo devi mandare a questo indirizzo che ti ho scritto in
questo foglio. Ti ringrazio e ti saluto…non so se capiterò nuovamente
qui quindi ti auguro ogni bene….

ciao”
Me ne andai lasciando quello che spesso è stato un mio caro amico
inebetito e senza parole col foglietto in mano e gli occhi
sbarrati….
Appena in macchina scoppiai in un pianto continuo sapevo che questo
era solo l’inizio.
Seconda meta la banca qui mi aspettava un’altra mazzata.
Riuscii ad avere un colloquio col direttore mio vecchio amico,spiegai
la situazione dissi che ero in un periodo di cambiamento che
probabilmente includeva anche il mio sesso ed identità e che quindi
prima che ciò accadesse avrei spostato completamente il mio conto a
favore di Massimo Rossi …fornii l’iban del mio Padrone e prosciugai
così ogni mio avere
Ero ridotta a non avere più una casa mia e i miei 145.

000 euro che
avevo in conto corrente passarono di mano…non avevo più nulla
nemmeno me stessa perchè ero diventata una schiava…una sissy!
Completamente svuotata seguii il mio Padrone in un ambulatorio
veterinario non riuscendo a capacitarmi che ci facessi…magari il mio
Padrone voleva adottare un cucciolo…magari…. ma non avevo fatto i
conti con la sua mente contorta…ero io il cucciolo e dovevano
inserirmi il microchip sottocutaneo……. il veterinario chiese al mio
Padrone quale fosse il mio nome per farmi il libretto …perfino
registrata come un cane…..lui rispose che mi chiamavo gabriella
federica ma che il mio nome di a****le era lola e indicò la mia coscia
sinistra come posto idoneo per inserire il chip…..
E non era finita..ora veniva la parte legale….

mi portò da un
fotografo e mi fece shittare alcune fototessera e con esse andammo
negli uffici del comune e più precisamente da un amico suo
responsabile all’anagrafe.
“Ciao carissimo Andrea ,il mio Padrone disse stringendoli la mano
“Ho qui con me un’amica a cui devo far cambiare le generalità e tu sai
benissimo perchè ,queste sono le sue foto il suo nome nuovo
l’indirizzo di residenza ecc sono tutti scritti sul foglio che ti
allego ,nello stesso troverai la sua identità originale che deve
sparire completamente dalla faccia della terra come se non fosse mai
esistita quindi questo vale anche per l’atto di nascita e qualsiasi
altro documento precedente ….

puoi farlo? “
“Certo che si ma tu sai che queste cose hanno un costo elevato!”
“Non preoccuparti di questo pagheremo quello che serve e alla fine
anche Gabriella ti ringrazierà a modo suo…vero gabri?”
Risero e Andrea mi palpò il culo per sentirne la consistenza…..
“Niente male…. è ancora vergine? ” chiese
“Non completamente ma bella stretta”
Risate a non finire per loro una somma tristezza per me. Si misero
daccordo per il ritiro della documentazione e per il pagamento e ci
avviamo verso diosolosa dove….

.

Raku-yaki! – parte 2

“Il match di 3 anni fa a Rimini con quell’agente della Polizia Penitenziaria, deve aver lasciato il segno. Ma sei completamente uscito di senno per fare una cosa del genere?!”
Una lezione che non imparavo mai era che non dovevo mai raccontare a Massimo questo genere di cose.
Il mio amico Massimo era un uomo all’antica per i suoi detrattori; per gli altri, era semplicemente un uomo come non ce ne sono più.

Ormeggiato all’idea di maschio cavaliere senza macchia, fiocinava a punta di biasimo la mia indisciplinata voglia di sesso e goliardia.
“Non credere che certe cazzate incantino le donne: probabilmente penserà che sei il solito macho scemo con la sindrome del pugile suonato. Non facevi prima a parlarci un po’ e a chiederle se era disponibile per un caffè? Hai dimenticato la maturità mentale sul traghetto?”
Il rispetto che avevo per Massimo, persona pragmatica ed istruita, mi fece piegare le gambe: nonostante io serbassi la spregiudicatezza tipica dell’adolescenza, avevo un certo rispetto per la sua vita di padre e marito devoto.

Mio padre se ne andò di casa quando ero bambino, lasciando a mia madre l’ostico compito di crescermi e di escogitare una buona scusa per giustificare il fatto che “papi” se ne evase dal suo ruolo perché incapace di sopportare la torchiatura d’avere una famiglia.
In Massimo vedevo il padre che non ho mai avuto e il suo rimproverarmi infantilismo mi faceva male. Malauguratamente non sapeva che anche Laura, la mia ex, mi lasciò per lo stesso motivo.

Laura era come uno di quegli avversari che nonostante ti sforzi di frantumare a pugni e calci contraendo ogni fibra muscolare che possiedi, non accennano cedimento e ti vengono sempre sotto. La sua loquela era l’arma più arrotata che possedeva, presumibilmente complice il suo essere avvocata. Dialetticamente crudele e sarcasticamente pericolosissima, trovava sempre legittime argomentazioni per disfare le mie difese e conseguentemente, maciullare il mio ego.
Sessualmente parlando come per alcune persone autoritarie, gradiva che la prendessi con forza e che la dominassi.

Non era abituata ad essere contraddetta o subordinata a qualcuno nella sua vita, per cui probabilmente ricercava in quello una sorta di equilibrio.
Amava che le congiungessi i seni con forza, che durante una pecorina le schiaffeggiassi le natiche sino a segnarla; amava che la penetrassi intensamente stringendole una mano sulla gola e che pian piano, le facessi scivolare tutte le dita in bocca fino a provocarle qualche conato.
Fu l’unica donna con cui ebbi una relazione a gradire il sesso anale, facendosi mettere anche in posizioni malagevoli e contorsive in cui la penetrazione era molto profonda e ai limiti del dolore.

Potevo penetrarla anche per lunghi periodi di tempo e sembrava volerne sempre di più. Pareva aver capito che spesso a qualche ora dall’allenamento, i miei livelli ormonali fossero particolarmente bendisposti ad una scopata irruenta; ben consapevole che tailleur e tacchi alti mi rendevano particolarmente libidinoso, mi aspettava a casa con lo stesso vestito indossato al lavoro.
Talvolta trattenere gli orgasmi con lei era piuttosto difficile: aveva una certa telepatia sessuale che creava un’ intesa tra di noi rasentante la perfezione.

Sono fermamente convinto che conoscesse il mio corpo meglio di come lo conosco io.
Mi chiedo se quella e s c o rt che invitò a testimoniare per un caso di giovani squillo, non le avesse insegnato qualcosa, perché oggi a ripensare al suo mascara colato e al suo viso imbrattato di orgasmo dopo essersi ingoiata il mio cazzo fino alla base , torno eccitato; peccato che la nostalgia del suo stringermi stretto alla fine delle asperità, innamorato di una creatura risoluta quanto dolce, disperdeva tutto rendendo la malinconia particolarmente mordace.

Terminato di parlare con Massimo, mi organizzai per una capatina in spiaggia tanto per distendere i nervi, quando nel raggiungere l’auto vengo sorpreso da un “buongiorno!” e da un sorriso inaspettato. La bella ceramista mi incrocia per la strada ed io, tachicardico e arrossito, le faccio un cenno con la testa sorridendo d’imbarazzo.
Con indosso un vestitino estivo a fiori a fasciare un seno generosissimo, sandali infradito neri con anellini e cavigliera ad abbellirle dei piedi magnifici, mi irradia con un insperato sorriso luminoso che avrebbe sciolto un ghiacciaio.

“Allora, quando viene a trovarmi in negozio?” chiede, lasciandomi spiazzato; penso che a meno che non abbia modellato e cotto qualcosa con cui percuotermi, poteva rivelarsi una buona occasione per conoscerla meglio.
“Le va bene verso le cinque?”
“Facciamo verso orario di chiusura che se lo gradisce le mostro anche il laboratorio a patto che mi dia del tu. Sara!” dice porgendomi la mano.
“Sandro” rispondo io.
“Quindi, a stasera?”
Annuisco deglutendo con forza saliva al pensiero che la cosa potesse avere audaci sviluppi.

(continua).

Resta fermo

Nota al Racconto: Un gesto estremo per una donna ha un valore diverso per un uomo. Quando le differenze tra i due sessi fanno la differenza.

Mi fanno ancora male i muscoli. E’ stata una notte davvero intensa. Anche per te, credo.

Eppure sei lì, in piedi, nudo, di fronte al microscopico lavandino della nostra stanza d’albergo portoghese. Il pavimento in legno emana odore di foresta ed umanità. La persiana scalcinata permette alla luce del sole di baciare il tuo corpo perfetto come un lama radente.

Questo strano gioco di luce ti dipinge per quello che sei: una statua di un’eroe ellenico. Un bronzo di Riace, incredibilmente mio. Osservo le tue spalle da canottiere, la schiena ben disegnata, lo stretto bacino, i tuoi glutei muscolosi, le gambe possenti.

Accarezzo il tuo corpo con i miei occhi che durano fatica a stare aperti. Sono ancora incredula. Tutto quel ben di Dio è toccato a me!!! Neanche un mese fa mi sembravi irraggiungibile.

“Sei sveglia?…” – mi chiedi guardandomi con i tuoi occhi neri attraverso lo specchio

Sospiro languida come per risponderti di sì. Pigri rumori della strada interrompono il ruvido scorrere della lama sul tuo viso. Che gesto maschio quello del radersi!!!

Mi sorridi complice. Nuda, mi stiro sul letto, il piacevole fresco delle lenzuola in lino. Mi lanci un bacio nel riflesso. Ci siamo regalati l’un l’altro stanotte!!! Quante volte lo abbiamo fatto? Non ricordo.

L’ultima, probabilmente, sognando anche se sulla mia pelle percepisco ancora il tuo piacere ormai secco.

Come fai ad essere così sveglio?

Ti sciacqui il viso e ti insaponi nuovamente. Seconda passata di lametta per la tua barba fitta e nera. Ah…se ti fossi raso ieri sera!!! Quanto sarebbe stato meglio. Sento ancora la pelle sensibilizzata dal passaggio del tuo viso che, come carta vetro, ha lasciato i suoi maschi segni ovunque tanto che, mi sembra di sentire ancora la tua presenza sul collo, sul seno, tra le gambe.

Sento pulsare tra le cosce. Ma non è il desiderio di farlo nuovamente. E’ il semplice desiderio di te. Ti volti verso di me. Sento una fitta di desiderio ancora più forte che mi impone di toccarmi. I tuoi pettorali, gli addominali scolpiti, il bruno cespuglio di peli che incornicia il tuo membro, stanco, ma sempre affascinante.

“Sei incredibile !!! Hai ancora voglia?…non ti è bastato?…”
“RESTA FERMO!!!…” – gli grido mentre la mia mano è già partita

Che rabbia che mi fai!!! Non capisci? Non è il mio organo sessuale che mi spinge a fare questo.

Non è la voglia di godere ancora. E’ un regalo, un dono che ti voglio fare e che parte dal cervello, dal cuore, dallo stomaco. Rimani fermo, ti prego. Fammi soltanto ammirare il tuo corpo, i tuoi occhi. E ti prego, non dire niente. Rovineresti tutto con le tue improprie considerazioni maschili.

Hai un espressione sorpresa mentre mi osservi. Cerco di immaginare cosa vedi. Le mie gambe larghe, le dita che allargano le grandi labbra come a creare lo spazio per la tua vista.

Penetrami con quei tuoi occhi neri…li sento!!! Hai la faccia insaponata, la mano ferma a mezz’aria col rasoio in mano. E stai obbedendo alla mia richiesta. Immobile, fermo, attonito. L’unico movimento è quello del tuo membro che risponde, come un “grazie”, al mio regalo.

A nessuno, mai, ho regalato questo. Il gesto più intimo di una donna. Lo sto regalando a te, sfacciatamente, spudoratamente. Sono tua!!! E vedere che ti stai eccitando mi gratifica.

L’eccitazione va alle stelle. Ci guardiamo dritti negli occhi. Forse hai capito?

La tua mano corre verso il tuo sesso eretto. Vuoi ricambiare il dono? Fallo. Fallo, amore mio.

Lo fai lentamente. Con lussuriosa sapienza. Lo tratti bene il tuo membro!!! Lo scappelli, lo sventoli per fargli acquisire quella forma che poche ore prima mi ha devastata. Sostieni il sacco glabro dei testicoli. Anche tu, adesso, sei sulla mia lunghezza d’onda.

E’ come se stessimo nuovamente facendo l’amore. Ti sento. Dentro, addosso, ovunque.

Ti volti verso di me. Il mio sesso ed il tuo…. sono in asse. Basterebbe un passo e mi saresti nuovamente dentro. Ma il regalo è questo: guarda quanto amo te, il tuo corpo. Guarda quanto ti desidero. Alzo con fatica le gambe doloranti, le allargo. Sono tutta tua.

E vengo…vengo per l’ennesima volta. Soffoco a stento i lamenti del piacere mentre ti osservo.

Anche tu stai per esplodere. Riversi la testa all’indietro come in uno sforzo. La tua mano accelera sul membro ormai gonfio e violaceo. Lo strizzi, lo trattieni, lo soffochi.

Poche gocce del tuo piacere si depositano come petali di un fiore incandescente.

Distillato d’amore?

Un nuovo flusso di calore violento mi assale. Il calore del tuo seme sul mio corpo.

Ci siamo regalati una cosa davvero grande!!!

Ti aspetto tra le mie braccia.

Chiudo gli occhi nell’attesa di un abbraccio, un bacio a fior di labbra.

Quando riapro gli occhi tu stai di nuovo curando la tua barba.

“Sei proprio una porcellina…. ” – dici ridendo

Neanche il coraggio di evitare il diminutivo.

Non hai capito niente gran bel pezzo di Bronzo di Riace!!!.