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Quasi amici

Racconto (in parte) immaginario

Quando tornai a casa, dopo l’incontro con il bidello, ero naturalmente spaesato, il mio stato d’animo era agitato, quasi sconvolto. Cosa avevo fatto??? Anni di educazione moralista mi facevano sentire in colpa a tal punto che nelle ore successive la frase che continuavo a ripetermi era; “Hai voluto provare un’esperienza nuova, l’hai fatto, ti sei tolto questo dubbio, ora basta non farlo più. ”

Nel frattempo erano passati giorni, forse una settimana ed ogni tanto il bidello dava segni della sua presenza con un sms, o una chiacchierata veloce nei corridoi.

Chiaramente cercava un approccio, cercava di capire il perché di tanta mia diffidenza. Io nel frattempo inventavo scuse: impegni familiari, i compiti, influenza, ma avevo vergogna a dirgli la verità, a confessargli che non me la sentivo di incontrarlo ancora. Da quella fatidica mattina tante cose erano cambiate in me, soprattutto vedevo le cose con altri occhi, sotto un’altra prospettiva, percependo cose che prima non avrei mai notato. Passai quindi attraverso diversi stati emotivi prima di tornare ad avere un discreto equilibrio, e catapultato in quella nuova dimensione dopo quella volta a casa sua …il gioco mi sfuggi un po’ di mano e cominciammo gradualmente ad incontrarci almeno una volta alla settimana, diventando ufficialmente la sua femminuccia personale!

Purtroppo nella mia scuola quello che facevo con il bidello aveva fatto il giro dell’istituto.

Alcuni bulli vociferavano che io ci stavo con tutti, altri che ero una troia, un ricchione, frocio di merda, ecc.. Ammetto che non è stato facilissimo all’inizio, anche perché tra una lezione e l’altra ero così preso dal dover fare pompini e prenderlo nel culo dal bidello che pure la mia pagella era quasi un disastro! (Continuando così non sarei arrivato al secondo anno.

)
Durante la ricreazione, cercavo sempre di rimanere lontano da Zio Franco, per evitare di alimentare i soliti sospetti su di me… ma cosi facendo Iniziai ad avvicinarmi “involontariamente” ad altri bidelli… Notando anche in loro certi atteggiamenti sempre più ambigui.
“Ormai lo capito da come mi guardano! Come provano il contatto!..” In apparenza sembravano persone tranquille, molto rispettose che salutano sempre gentilmente, però se mi vedevano da solo, lontano dai professori o qualche stupido compagno di classe, cercano in ogni modo il modo di toccarmi, e alcune volte venivano a sbattermi addosso di proposito! Facendomi sentire quei pacchi perennemente in tiro!!!!

Oltre gli sguardi a me rivolti, nel giro di pochissimo tempo, aggiungevano sempre qualche commento volgare! Hanno iniziato con: “Ciao belli capelli! Che belle gambe ” poi… “culo da favola, bocca da pompini, quanto prendi? Ecc..!” Arrivando quindi alla facile conclusione che Zio Franco aveva raccontato tutto ai suoi colleghi… E come una vera (ma ingenua) puttanella, per la prima volta venni anche rimproverata per il mio modo di camminare! “Sempre a sculettare in mezzo ai bidelli! Ma non ti vergogni ?” Mi disse l’anziana Prof di Matematica.

“Non c’è niente da capire! Non lo devi fare più, altrimenti ti gireranno intorno per tutta la vita! Capito?” Dal Io non capivo, limitandomi a dire che non ci vedevo nulla di male.

E’ il mio modo di camminare! Dal mio ingenuo punto di vista, non ancheggiavo! …cioè non lo facevo proprio apposta….

Poi fu la volta del vecchio prof. di Inglese: con la sua espressione arcigna mi fece un sacco di domande sulla mia famiglia, sulle mie abitudini extrascolastiche, su come mi vestivo quando non andavo a scuola, ecc. Facendomi capire che la sessualità fosse un argomento troppo importante, e naturalmente questo all’inizio un po’ mi spaventava. (Anche lui mi guardava sempre in modo strano, ma questa è un’altra storia…)

Ritornando a scuola; (un anonimo lunedì di inizio marzo).

Giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di quel periodo. Volevo essere in qualunque altro posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo. Si scoppiava dal caldo! Ora di matematica! Dio che noia! Sempre le stesse identiche cose, sempre le stesse lagne e prediche della vecchia professoressa che cerca di far capire ad un branco di idioti che: 1 + 1 fa 2 ..? Io invece, com’è mia abitudine, utilizzo questa inutile ora per andare in bagno, dove in genere ho la possibilità di staccare la spina e sgranchirmi un po’ le gambe…Alzai la mano, cercando di avere il mio visino più sofferente possibile, e chiedo alla Prof di poter andare al bagno…Lei! Se pur capendo la sceneggiata, da il via libera per il mio quarto d’ora di libertà! Ripetendomi:“Ragazzino, mi raccomando non stare troppo fuori! Come tuo solito però!”

Mentre sono li a fumarmi la sigaretta dopo nemmeno 5 minuti sentì bussare; Toc, Toc ..e aprì la porta… Pensavo si trattasse di un mio compagno di classe, (anche lui sfuggito a quelle ore di noia mortale).

Ma riconobbi subito quelle mani enormi e callose sulle mie spalle, che mi spinsero indietro con forza… facendomi quasi sedere sulla tazza del cesso!! Tra le novità di quel periodo, c’era la così detta “sveltina” nei bagni di scuola, con zio Franco… “Mah… Cosi si entra ?? Che vuole, ma è impazzito? Se ci vede qualcuno? Se ci sente qualcuno ?? ” Parlando sempre con un filo di voce! Guardandomi con disprezzo rispose; “Tranquillo non esagerare! Ormai lo sanno tutti che sei ricchione!!!” (Gli voglio bene! Però è fatto cosi.

Certe volte dall’eccitazione non sa nemmeno lui quello che dice. ) In quei momenti deliranti… In primis a scuola, avevo solo paura di essere vista dai tanti e anche troppi, ragazzi omofobi che giravano nell’istituto.

(La mia classe ne era piena)

Finita la sigaretta mi feci coraggio! Aprii la bocca e iniziai a ciucciare quel cazzone enorme, in modo veloce. Avevo voluto la bicicletta e ora dovevo pedalare. Certo, il fatto era che la bicicletta in questione era un grosso cazzo da soddisfare in cambio di una misera paghetta, (che non avrebbe mai colmato il vuoto che avevo dentro).

Dopo neanche 2 minuti di gioco, con quella mazza, (sperando invano che sborrasse subito), prendendomi per i capelli mi spinge violentemente faccia al muro! Cominciando a incularmi freneticamente senza pietà, quasi come un a****le! Ormai lo conosco, lo lascio fare. Sperando che finisca il prima possibile. Il mio buchino con un po’ di saliva cominciava ad accoglierlo molto bene, nonostante le grosse dimensioni. Ma all’inizio faceva sempre tanto male… e Lui a dire il vero se ne sempre fregato altamente del mio dolore iniziale, ma in quelle situazioni non lo biasimo troppo.

In bagno, e penso anche nel corridoio… si iniziava a sentire solo i miei gemiti sempre più acuti e il rumore del suo grosso corpo che picchia contro il mio culetto. Ma quella volta! Non contento dei miei mugolii, che assecondavano quelle spinte esagerate, pronta per accogliere la sua sborra ovunque e comunque, mi tolse completamente i pantaloni, e mi annuncia! “Aspetta Bimba, vediamo chi c’è fuori. ”

Chiusa in quel cesso, aspettando che ritornasse al più presto, guardavo tutte quelle scritte oscene sui muri del bagno, e ogni volta che ci entravo per fumare, la voglia di cazzo mi assale, suscitandomi desideri e pensieri indicibili…

Persa tra quelle scritte volgari e ignoranti, un po’ di piscio qua e là, e qualche mozzicone di sigarette dopo qualche minuto, vidi spalancare la porta, all’improvviso! Trovando dall’altra parte; Zio Franco con il resto dei Bidelli!!!
“Stai tranquilla, e fai la brava! Amici sono!!” La mia mente era confusa, in totale imbarazzo! Tranquilla? Amici? Fai la brava? Cosa voleva dire? E cosa volevano fare?
Ammetto che con Tony non mi sarebbe dispiaciuto, ma… Uno che non mi piaceva e mai pensavo ci sarei andata era Stefano, (anche lui bidello, addetto al terzo piano).

Il classico tamarro all’antica di circa 40 anni. Pieno di tatuaggi, anelli, e collane d’oro al collo!!
Inizialmente cercavo di sdrammatizzare presentandomi a loro con un tono di voce da femminuccia. E Tony (il bidello più vecchio del gruppo) con disprezzo spiegava ai colleghi.. “con molto sarcasmo” che faccio la troia solo perché non voglio faticare! “Ma tranquilla qualche giro ce lo facciamo lo stesso!” …rivolgendosi a me!
Che dovevo fa’? Bè…di fronte a quelle parole, non so cosa mi è successo realmente… Ricordo solo che Stefano si piazzò per primo dietro di me cominciando a incularmi lentamente fino a mettermelo tutto nel culo.

(Fortuna che ero già dilatata). Ma nonostante ero in paranoia perché dovevo rientrare in classe, cominciavo a godere, quasi come una pazza…
Devo premettere che pur essendo passivissimo per me la penetrazione anale è sempre dolorosa, soprattutto all’inizio, la causa è dovuta al fatto che il mio ano è stretto e si adatta molto lentamente a chi mi penetra e quella volta, più del solito l’inculata è stata Dolorosissima!!!

Cercai di divincolarmi per riprendermi un attimo, ma la giostra sembrava non si fermasse mai, e quando persero interesse verso il mio culo sfondato, (dopo un intenso quarto dora), si misero in piedi intorno a me, iniziando a sborrarmi in faccia… Tutti Insieme …In modo quasi sincronizzato.

NON avevo Mai provato una cosa così… ho pure due conati come di vomito, per il forte e acido odore di sperma che ho sul viso, nei capelli, ed anche i vestiti!… “E adesso…? Che figura ci faccio in classe?” Ho tutti i capelli fradici di Sborra! Cazzo! E dovevo pure correre immediatamente in classe! (A prescindere dalla sborra che avevo in testa, era passata un abbondante mezzora!!)

In fretta e furia.. iniziai con dei fazzolettini imbevuti, a pulirmi il viso, incazzata per il tempo che mi stava facendo perdere, e malgrado il mio nervosismo, Stefano con un tono malizioso se ne uscì sfottendomi pure; “Puttana, avevamo paura che restavi incinta” La risposta mi offese e mi fece incazzare, anche perché ridevano tutti, e con il mio buchetto che ancora mi bruciava e pulsava, gli dissi che avrebbero potuto venirmi in bocca o nel culo, in mille modi!! Ma non c’era certo bisogno di imbrattarmi i capelli in quel modo.

Quello che hanno fatto, vista la loro età, non me l’aspettavo proprio, e non aveva senso. Comunque ormai quello che era fatto era fatto e non c’era molto da aggiungere..
Dopo quell’orgia ero consapevole di aver firmato con i bidelli l’ennesima condanna per quei 5 anni. Il mio destino da liceale non era più solo quello di studiare, e vedermi ogni tanto con Zio Franco! Ma diventare la puttana della sua comitiva.

(I Bidelli)…

Le mie storie (63)

È incredibile come ancora una volta una mia giornata qualunque, prenda una piega assolutamente inaspettata. In passato mi succedeva più spesso, con il passare degli anni la quotidianità accompagna la vita con più certezze. Evidentemente sabato non era così. Con il caldo di questi ultimi giorni, sono scesa a fare la spesa verso le undici. Tornata a casa con due buste piene di roba, dopo averle sistemate in cucina e nel frigorifero, sono andata nel bagno a darmi una sciacquata soprattutto alla parte di sopra (la doccia naturalmente l’avevo già fatta al mattino).

Il tempo di asciugarmi, togliermi quella fastidiosa gonna jeans che mi ostino a mettere nonostante la temperatura, e di indossare un camicione con i bottoni acquistato in Marocco, che sento da lontano squillare il cellulare nella borsa. Non faccio in tempo a rispondere e quando vedo il numero, ignoro assolutamente chi possa essere. In genere non richiamo chi non conosco anche perché la maggior parte delle volte sono i soliti rompishitole. Così mi butto sul letto per riposarmi un po’ e dopo aver guardato per un paio di minuti il cellulare decido di scoprire chi sia.

Dopo un paio di squilli sento la voce inconfondibile di Robert, il suo accento spagnolo. Subito mi viene in mente la nottata passata con lui una decina di giorni fa; ma da allora il silenzio più assoluto. Nessuna notizia né da lui né tanto meno dalla mia amica Renata che, credo sia rimasta un po’ male, a dispetto di ciò che invece volesse far apparire, per quello che è successo. Il mio amico cubano dopo i classici convenevoli, mi racconta che erano di ritorno da Capri (il plurale mi fa capire che erano andati più persone), che Renata li aveva dovuti lasciare per un problema di lavoro e che poiché lunedì sarebbe partito, voleva venirmi a salutare.

In quel momento ho alzato gli occhi al cielo; dirgli di sì avrebbe voluto dire preparare un pranzo che non era assolutamente nei miei piani (mi sarei mangiata un panino veloce), ma dirgli di no sarebbe stato un po’ scortese. Così faccio per invitarlo e lui ribatte con “è un problema se viene pure Mario (Un suo amico cubano che vive a Napoli e fa il maestro di salsa)?” Oramai ero in ballo e chiaramente non ho potuto esimermi dal dirgli di sì.

Improvviso una pennetta pomodoro, provola e melanzane, sacrifico la mozzarella che avrebbe dovuto fare da pranzo per la sottoscritta, in luogo del secondo ed affetto il melone. Nel giro di una mezz’oretta mi sono sbrigata alla grande. Puntuale all’1:30 sento squillare il citofono, sono loro. Naturalmente li accolgo con il mio comodissimo souvenir marocchino, ed un po’ di trucco in faccia giusto per cercare di nascondere (ahimè con grossa difficoltà) la stanchezza. Saluto Robert, che si presenta con il gelato; poi Mario che nel ringraziarmi tradisce una piacevole inflessione napoletana che invade il suo spagnolo.

Ci accomodiamo e dopo un paio di minuti cominciamo a mangiare. Mi raccontano di questa gita a Capri insieme a Renata ed altre persone (ci resto un po’ male per non essere stata invitata anche se avrei avuto da lavorare). Robert magnifica una volta di più la bellezza del nostro golfo e tra una chiacchiera e l’altra si finisce una bottiglia di vino in tre. Prima del gelato faccio il caffè, e mentre armeggio con la macchinetta, Robert sparecchia mentre il suo amico comincia a spulciare i miei cd.

Non faccio in tempo a riempire le tazzine che dal mio stereo comincia ad uscire una musica cubana, figlia di un disco comprato l’anno scorso durante la famosa vacanza. Mario mi prende per mano e mi trascina in mezzo al salone, coinvolgendomi in una salsa improvvisata (molto improvvisata). Sono costretta ad aprire un paio di bottoni in basso al vestito per cercare di non fare proprio la figura dell’imbranata (quale sono). Intanto Robert ci guarda seduto mentre sorseggia il caffè.

Io con gli occhi cerco di ricordargli le figuracce fatte l’anno prima “a casa sua”, ma lui sorride e mi dice che sono brava. Intanto il buon Mario comincia a stringere un po’ più del dovuto, io faccio finta di niente ma avverto le sue mani sui miei fianchi. Poi finalmente la canzone finisce ed io cado sul divano stremata (un po’ per scherzo, un po’ per l’età). Il mio improvvisato compagno di ballo, come se niente fosse si avvia verso il suo amico a prendere il caffè, ed insieme cominciano a parlottare in uno spagnolo stretto che non capisco.

Mentre sono appoggiata con la schiena sul divano e le gambe completamente allungate, non mi rendo conto che il vestito si è sbottonato un po’ troppo e lo spacco centrale arriva fin sopra la mia mutanda nera semitrasparente. Mi tiro un po’ su proprio nel momento in cui Robert viene a sedersi vicino. sto per chiudere un bottone, ma lui poggia la sua mano sopra la mia e dopo avermi fermato, la insinua in mezzo alle cosce.

Io lo guardo esterrefatta, gli faccio segno che il suo amico (in quel momento di spalle) potrebbe beccarci. Lui comincia a succhiarmi il lobo dell’orecchio e mi sussurra “lo puoi mandare via, gli ho detto che avrei avuto piacere a stare solo con te, ma se vuoi può anche restare” In quel momento il cuore comincia a battere all’impazzata (giuro, per un attimo mi sono anche preoccupata). Non sono pronta alla risposta, la sua mano che mi accarezza la micia da sopra lo slip mi sta contemporaneamente eccitando e confondendo.

Il suo respiro nell’orecchio, é come una droga; cerco un punto della stanza da fissare per riprendere il controllo, ma niente, sono completamente andata. Intanto Mario si gira e guarda il suo amico di spalle che gioca con il mio orecchio, mentre i miei occhi tradiscono l’eccitazione. Vorrei dire a Robert di salutare il suo amico, mi sento a disagio per certe cose a casa mia, e come se profanassi un santuario, ma più passano i secondi e più nella mia testa cominciano ad affiorare i ricordi dell’anno scorso nell’albergo cubano.

Guardo la porta d’ingresso terrorizzata che possa squillare all’improvviso il campanello, poi mi ricordo che i miei sono fuori città. Robert intanto con le dita ha spostato la mutandina dall’alto ed ha cominciato a giocare con il mio clitoride. Il tempo passa veloce e lento nello stesso momento, sento le sue mani dappertutto, vedo da lontano lo sguardo di Mario che osserva, poi quasi contemporaneamente Robert appoggia le sue labbra sulle mie, ed il suo dito medio affonda nella mia micia completamente bagnata.

Sono in estasi. Robert continua a farmi godere mentre con l’altra mano comincia a sbottonare il camicione fino a quando non ne tira fuori un seno che porta alle labbra per succhiare il capezzolo. La schiena sul divano ed il capo reclinato all’indietro in preda all’eccitazione massima, il mio respiro affannoso viene coperto da un paio di labbra;apro gli occhi e mi ritrovo il volto di Mario davanti, e la sua lingua che cerca di farsi spazio nella mia bocca; chiudo gli occhi per un attimo, giusto il tempo per capire a cosa sto andando incontro e poi li riapro per intrecciare la mia lingua alla sua.

Robert é con la testa immersa tra i miei seni e la mano destra dentro il mio slip che con due dita continua ad entrare ed uscire. Mario e dietro al divano in ginocchio con il suo viso sopra il mio intento a baciarmi. Dopo qualche minuto di questa situazione, non riesco più a tenermi , e vengo tra le dita del mio amico cubano. Mentre cerco di smaltire l’orgasmo riprendendo fiato, Mario si sposta e si alza in piedi mentre Io sollevo il capo e con le mani accarezzo i capelli di Robert.

Il tempo di cercare un suo bacio che una mano mi gira il volto e mi ritrovo l’uccello di Mario a pochi centimetri dalla bocca. Non è duro, anzi è penzolante, lui lo alza verso la mia bocca, io mi avvicino fino a prenderlo fra le labbra. Comincio a succhiarglielo mentre il peso di Robert che si stacca dal mio corpo mi regala un attimo di respiro e leggerezza. L’uccello è diventato duro intanto ed io mi stacco un attimo per riprendere fiato e capire dove sia finito Robert.

È in ginocchio sul divano che si apre il pantalone, poi mi prende la mano sinistra e se la porta fin sopra lo slip. Io lo guardo, scuoto il capo come per dirgli “hai visto cosa mi stai facendo fare” e poi gli abbasso l’elastico per tirarglielo fuori e cominciare a menarglielo. Mario eccitato quanto mai, me lo rimette in bocca e con una mano spinge il mio viso contro il suo membro; io ricomincio quello che stavo facendo ed un po’ con le labbra, un poco la mano, lo faccio venire (per fortuna sul pavimento).

Robert invece dopo essersi messo a cavalcioni su di me, infila il suo uccello tra le tettone e dopo averlo sfregato alcune volte, gode schizzandomi sotto al collo. Ci guardiamo tutti e tre, e scoppiamo a ridere per come siamo combinati. Mario con il pantalone ancora aperto si avvia in cucina a prendere dei tovaglioli di carta che poi passa alla sottoscritta ed al suo amico. Io mi ripulisco alla bene meglio così come fa Robert, mentre lui si mette in ginocchio a smacchiare il parquet.

Fa molto caldo, dopo una decina di minuti di assoluto riposo, mi alzo per andare a bere ed istintivamente chiudo un bottone del vestito. Mi disseto apprezzando quel bicchiere d’acqua come non mi succedeva da una vita, poi prendo la bottiglia e la porto nel salone dove posso appoggiarla sul tavolino davanti ai due amici seduti sul divano. Mentre bevono, sono di fronte a loro e guardandoli comincio ad abbottonarmi il resto del vestito, pensando chissà perché che la situazione fosse arrivata al termine.

Robert muovendo il capo mi chiede cosa stia facendo, io gli rispondo che mi sto ricomponendo, lui mi dice che non ha ancora finito, l’amico sorridendo annuisce alla sua affermazione. Mi invitano a sedermi in mezzo a loro, io gli dico di andare in camera da letto, ma loro insistono e così, dopo avermi fatto spazio mi fanno accomodare al centro. Mentre mi siedo ricordo al mio amico cubano quanti anni ho, di ricordarsi che non sono più una ragazzina, lui come se nulla fosse, appoggia la sua mano sul mio culo e mi accompagna giù fino al divano.

Li guardo in maniera alternata, in questa situazione non so proprio cosa fare (vi sembrerà strano ma giuro che è così), resto in silenzio, bloccata come a volergli far capire che devono prendere loro l’iniziativa. Passa circa un minuto di assoluto disagio generale, io da un certo punto di vista vorrei chiuderla in quel momento, perché ritrovo quell’inadeguatezza che avevo avvertito un’oretta prima. Prendo coraggio e faccio per alzarmi appoggiando le mie mani sulle loro ginocchia.

Non sono completamente in piedi quando sento la mano di Robert infilarsi sotto il vestito per risalire velocemente fin sopra la mutanda; comincia a massaggiarmi il culo un po’ dentro e un po’ fuori lo slip, poi prende l’elastico di lato e lo tira giù prima a destra e poi a sinistra, poi un’altra volta a destra ed infine a sinistra finché non cade per terra tra le mie gambe. Mario se ne accorge, lo raccoglie dopo avermi fatto alzare i piedi e se lo porta al naso per annusarlo.

Mi fanno sedere di nuovo e insieme mi aprono tutto il vestito. Robert viene verso la mia faccia per baciarmi mentre con la mano solleva e Palpeggia con insistenza il seno sinistro; Mario mi mette la mano tra le cosce per allargarmene bene, poi dopo avermi accarezzato un po’ con la mano, lo sento farsi spazio con la lingua tra i peli della mia fica. La lingua di Robert mi arriva fin quasi in gola, i suoi baci sono veementi ed io ricambio volentieri.

Mario intanto mi solleva la gamba sinistra e mi allarga la micia fino a farci entrare tre dita. I nostri corpi sono incastrati fra loro, ed io non so neanche come, ma mi sfilo le maniche del camicione per rimanere tutta nuda. Ad un certo punto sento tirarmi un po’ più giù il divano, Robert si sposta e mi ritrovo il suo amico davanti senza pantaloni con l’uccello duro che mi solleva ed incomincia a scoparmi.

Sono eccitatissima, ma in un momento di lucidità chiedo di andare in camera da letto. Per un attimo Mario sembra non ascoltarmi e continua a spingerlo dentro, poi appena vede l’amico avviarsi, si ferma, mi dà una mano a sollevarmi ed in silenzio arriviamo sul mio letto. Robert ci aspetta steso sopra, io appoggio le ginocchia sul materasso e con la bocca comincio a succhiargli l’uccello. Il tempo di cominciare. che dietro di me sento divaricarmi le natiche ed entrare nella micia di nuovo Mario.

Ho un orgasmo con l’uccello in bocca, quasi mi manca l’aria, Robert si toglie da sotto e sparisce dalla mia vista. Sono stanca, fa caldo, ma capisco che loro non hanno ancora finito. Si danno il cambio, riprende la scopata, vedo apparire accanto alla mia faccia il membro di Mario che mi accarezza il viso umido di piacere, sposto la bocca un paio di volte poi mi arrendo a riprenderlo in bocca. La mia fica è stanca, lo sono anche io; mi giro e mi siedo sul letto, affannando dico ai ragazzi che sono al capolinea, loro ridono mentre si toccano in ginocchio sul materasso, poi dopo aver scambiato qualche altra frase circostanza che mi da la possibilità di riprendere le forze, comincio a masturbarli insieme, contemporaneamente.

Poi Robert viene vicino al mio orecchio e mi sussurra un qualcosa che sinceramente non capisco se non per l’ultima parola”culo”. Lo vedo spostarsi verso il comodino e rovistare dentra in cerca di qualcosa, gli faccio capire che non è il momento, che non mi va. Lui sorride e desiste. Li faccio avvicinare al mio viso, devo proteggere la mia patata e quindi decido (con piacere) di sacrificare la bocca. Prima uno, poi l’altro, poi tutte e due le cappelle insieme.

Sento l’umido, sento i loro sapori diversi che mi bagnano la lingua; poi Mario si allontana un attimo per poi venirmi addosso all’improvviso. Robert invece continua a spingermelo in bocca fino a quando, avvertendomi del suo orgasmo mi dà il tempo di toglierlo dalla bocca e di poggiarlo sui seni per accogliere il suo sperma.
Sono esausta, Mario guarda l’orologio e si rende conto che è tardi, Robert invece con calma comincia a rivestirsi.

Io ho bisogno di una doccia, così li saluto ancora “bagnata” non prima di aver sussurrato all’orecchio del mio amico cubano “peccato, se fossi rimasto qualche altro giorno… ti avrei accontentato”.
Al momento non lo sapevo ancora, ma quella frase mi è stata per così dire “fatale”, perché mentre scrivo, è lunedì, lui è in volo sull’oceano Atlantico, ma ieri (domenica) me lo sono ritrovato a casa per un ultimo saluto… mi avete capito.

(Non so però se raccontarvelo o meno…).

Tutto bene quello che finisce… a letto

Tutto bene quello che finisce… a letto

La prima volta che Tommaso vide Tim ne fu immediatamente attirato. Era stato introdotto in classe dal segretario del liceo alcuni giorni dopo l’inizio delle lezioni. Il professore evidentemente lo sapeva ed annunciò alla classe:
“Questo è Tim P. , si è appena trasferito qui e quindi comincia un po’ in ritardo. ” Cercò in giro per la classe un posto vuoto e Tommaso vide la nuca di Tim diventare di un rosso acceso mentre gli sguardi di tutta la classe erano incentrati su di lui.

Non aveva nulla di cui aver vergogna. Tim era ben messo, poteva vedere delle spalle larghe sotto il nuovo blazer del liceo. I capelli erano neri e lievemente lunghi dietro e si arricciavano sotto il colletto. La pelle era abbronzata e gli occhi del più chiaro grigio possibile.
L’insegnante indicò un posto vicino a Giorgia: “Per ora siediti là, Tim, finché non ti sarai ambientato e fatto degli amici. ”
Tim scappò al posto indicatogli e si sedette evidentemente desideroso di uscire il più presto possibile dalla ribalta.

Tommaso, che dieci minuti prima aveva chiesto a Kevin di sedersi vicino a lui, bestemmiò sotto voce. Ora si era accollato lo sgraziato Kevin e la sua acne incipiente quando avrebbe potuto avere quell’angelo seduto accanto a se. Guardò e vide che Tim aveva già cominciato a conversare con Giorgia che sembrava contenta di questo.

L’ora di lezione finì e la campanella annunciò la prima ora di matematica, Tommaso raggiunse Giorgia e Tim mentre uscivano dall’aula.

“Ciao” Disse: “Io sono Tommaso: Benvenuto alla Colonia Penale. Sai dov’è l’aula di matematica?”
Tim gli sorrise e Tommaso si sciolse ma Giorgia non mollava così facilmente. “Va bene, Tommaso” Disse: “Il signor Ughi mi ha chiesto di seguirlo oggi. Gli mostrerò l’aula di matematica. ”
“Ma è nel mio gruppo di matematica. ” Obiettò Tommaso: “Non è il caso che tu devii dal tuo percorso. Lo porterò al posto giusto, non lo rapirò.

” Io lo desidero, pensò tra di sé.
Giorgia tuttavia continuava a non mollare ma Tim disse ragionevolmente: “Se siamo nello stesso gruppo” Il cuore di Tommaso diede un grande sobbalzo ma poi Tim aggiunse rivolto alla ragazza: “Ci vediamo più tardi. ”
Giorgia se ne andò, Tim aspettò che fosse fuori della portata dell’udito e poi disse: “Grazie per avermi liberato dal vampiro!” Una cosa scortese ma non particolarmente impropria. Comunque fece ridere Tommaso anche se, ad essere sincero con se stesso, lei stava facendo ne più ne meno quello che lui stava tentando di fare.

Da quel momento cominciarono ad essere i migliori amici scoprendo le cose che avevano in comune e quelle a cui erano interessati individualmente ma l’interesse dell’altro divenne presto il loro.
Tommaso scoprì che la famiglia di Tim stava solo ad un paio di strade da casa sua e presto divenne un frequente visitatore di quella casa.
Quel settembre fu la fine di un’estate perfetta con giornate soleggiate, poco lavoro di scuola e necessità di stare all’aria aperta.

I genitori di Tim erano all’antica e pensavano che soldi vanno guadagnati, così Tim spesso aveva un lungo elenco di lavori da fare in casa per guadagnarsi la mancetta indispensabile, come sapevano i due ragazzi, per comprare le cose essenziali nella vita da teenager. I genitori Tommaso avevano un atteggiamento più lassista, dandogli soldi quando li chiedeva e così lui aiutava spesso l’amico nei suoi lavori. Naturalmente sarebbe andato fino alla fine del mondo se Tim gliel’avesse chiesto.

Un week-end dopo circa tre settimane da quando erano diventati amici, Tim gli disse che avrebbe dovuto pulire il tetto della casa dalle foglie e dal muschio che si era accumulato durante i mesi estivi e che, con l’autunno e la pioggia, l’acqua avrebbe avuto problemi ad evacuare scendendo lungo il muro rovinandolo.
Tommaso diede immediatamente la sua disponibilità, ammettendo tuttavia di non essere molto avvezzo all’altezza.
“Nessun problema” Disse Tim.

“Tutto quello che devi fare è tenere la scala mentre io salgo e mi prendo tutta la gloria. ”
Era un’altra brillante, calda giornata di fine estate e Tim, quando l’amico arrivò, indossava una maglietta grigia e dei pantaloncini molto corti, anche se non particolarmente stretti. Le sue lunghe gambe erano abbronzate per il sole dell’estate. Nelle scarpe da ginnastica non portava calze. Tommaso lo guardò dalla testa fino ai piedi con una familiare ed improvvisa vampata di lussuria, come se stesse facendo correre le mani su quei pantaloncini blu

“OK, comandante.

” Disse Tim: “Alziamo questa scala. ” Alzarono la scala di alluminio sul muro e l’appoggiarono alla grondaia. “Ora appoggia un piede sullo scalino più basso e non falla scivolare. ” Lui salì rapidamente e Tommaso mise obbediente il piede sul piolo più basso. Tim era già quasi in cima e Tommaso guardando in su si accorse che poteva vedere quelle magnifiche gambe. Avrebbe potuto giurare che Tim non indossava mutande e quello che riusciva a vedere sembrava essere la forma di un paio di palle nella gamba sinistra dei pantaloncini.

Ma erano un po’ in ombra, lui si sentiva quasi svenire e non era sicuro se fosse la febbre dell’immaginazione che gli stava dando una stimolazione così intensa, poi capì che gli stava diventando duro nei jeans.
Tim continuò a muoversi appoggiandosi ad una gamba ed all’altra mentre liberava la grondaia e lasciava cadere a terra, sotto di lui, le foglie alla base del muro. Tommaso continuò a tentare di migliorare la visione sbirciando prima in una gamba e poi nell’altra per cercare di vedere più chiaramente, ma Tim era sei metri sopra di lui che aveva il sole splendente negli occhi ed era sempre più frustrato.

Improvvisamente Tim lo chiamò: “Non riesco a lavorare con una sola mano. Pensi di riuscire a venire su e tenermi le gambe per permettermi di farlo con tutte e due le mani?”
La paura di Tommaso per l’altezza era notevole ma il suo desiderio lo era addirittura di più.
Ma non voleva mostrarsi troppo ansioso: “Tenterò” Disse.
“Non guardare giù” Disse Tim incoraggiandolo. “Continua a guardare in su” Gli consigliò, cosa di cui Tommaso non aveva bisogno.

Lentamente si avvicinò a quelle gambe, tenendo lo sguardo incollato all’apertura tra loro ed i pantaloncini. Ora ne era sicuro, Tim non indossava mutande. Poteva vedere la protuberanza del suo culo e, quando Tim si girò per guardarlo e si appoggiò sulla gamba destra, lui riuscì a vedere con chiarezza l’uccello che pendeva annidato nel cespuglio di peli pubici.
Tommaso deglutì, sentì come se la gola gli si fosse chiusa improvvisamente ed era sicuro che l’eccitazione che sentiva fosse chiara sulla sua faccia.

Ma Tim non sembrò notarlo.
“Ben fatto” Disse. “Stai facendo benissimo. ” Tommaso era arrivato a pochi gradini sotto l’amico. La sua faccia era al livello dei polpacci dell’altro ed avrebbe potuto appoggiare la guancia contro i suoi muscoli vellutati.
“OK” Disse Tim: “Ora afferrami la gamba. ” Tommaso gli prese la caviglia ma non andava bene. “No” Disse Tim: “Devi tenermi più in alto. Così non potresti trattenermi se perdessi l’equilibrio.


Tommaso salì un altro paio di gradini e, facendosi audace, mise una mano sulla coscia sinistra, sotto la protuberanza del suo culo ed appena dentro la gamba dei pantaloncini. Tim si irrigidì per un momento, ma poi si rilassò come se quello non fosse quello che aveva voluto dire, ma forse poi aveva deciso che sarebbe stato stupido cavillare su alcuni centimetri. Si rivolse di nuovo alla grondaia e con ambedue le mani tese cominciò a radunare i rifiuti.

Si spostava da una gamba all’altra e Tommaso sentì qualche cosa di molle strisciare sul dorso della mano.
Potevano solo essere le palle o l’uccello. Alzò leggermente le dita e le spostò delicatamente contro qualunque cosa fosse. Non ne era sicuro ma pensò che la protuberanza sul davanti dei pantaloncini si fosse piuttosto sviluppata. Quando Tim spostò di nuovo il peso sulla gamba sinistra, Tommaso alzò la mano di un paio di centimetri ed ora era pressoché nella fessura del culo di Tim, mentre le dita girarono sul davanti appoggiandosi sicuramente ad un paio di palle calde e lievemente sudate.

Ma Tim finì troppo presto di raccogliere la spazzatura ed afferrò la scala con le sue mani.
“Ok, amico. ” Disse: “Ora puoi lasciare andare amenoche tu stia attaccato per non precipitare. Andiamo a ripararci da questo sole. ” Tommaso poteva vedere goccioline di sudore sulla fronte e sui cespugli sotto le braccia. Sembrava aver caldo ed essere piuttosto agitato, non era sicuro fosse per il sole o per le sue attività.

La mamma di Tim era in soggiorno con dei libri sparsi di fronte a sè, studiava sociologia o qualche cosa di noioso a morte secondo Tim che gli disse: “Abbiamo finito con la grondaia, mamma. Ora andiamo di sopra. ”
“Grazie Tim. C’è un po’ di Coca cola nel frigor se vuoi qualche cosa da bere. Potresti approfittarne per mettere ordine nella tua stanza. ”
I ragazzi presero delle lattine ed andarono nella camera di Tim.

Una volta dentro, Tommaso si guardò intorno, non c’era mai stato prima. Il letto era fatto ma c’erano vestiti sul pavimento e libri e CD sparsi su tutte le superfici disponibili. Tommaso mise le lattine sul tavolino accanto al letto. Dal soffitto pendevano modelli di aeroplani, rifiniti a meraviglia e ben dipinti. Alcuni erano della Seconda Guerra Mondiale e Tim riconobbe uno Spitfire.
“Non sapevo che costruivi modelli” Disse Tommaso.
“Non lo faccio più, solo non li ho tirati giù.


“Sei un po’ disordinato!” Commentò l’amico guardando la confusione che c’era intorno.
Tim, invece di rispondere si tolse la maglietta e, prima che Tommaso si rendesse conto di quello che stava facendo, gli avvolse l’indumento sudato intorno alla testa. Aveva un profumo di giovane sudore fresco ma, invece di respingerlo, lo eccitò immediatamente. Respirò profondamente ma poi la cautela gli disse che quella non era proprio una reazione normale così finse di lottare contro la maglietta che l’avvolgeva.

Ma Tim la teneva fermamente intorno alla sua testa e non la lasciava andare.
“Scusati!” Ordinò. “Di ‘Tim, sei di solito molto ordinato ma le cose ti sono uscite di mano’. ”
Tommaso capiva da dove proveniva la sua voce anche se non riusciva a vederlo, fece un affondo improvviso nella sua direzione ed afferrò il suo corpo, sentendo la carne nuda del suo torace e della schiena. Tim lasciò cadere la maglietta e per un momento i due ragazzi lottarono.

Poi Tim, che era il più forte, gettò Tommaso sopra il letto e saltò su di lui.
Si sedette sul suo torace e gli tenne le braccia sopra la testa. Il suo inguine era a pochi centimetri dalla faccia dell’amico. A Tommaso sarebbe piaciuto restare così per sempre ma ancora una volta capì che non era un atteggiamento accettabile. Lottava ma i suoi occhi erano su quella protuberanza così vicina… e contemporaneamente così lontana.

“Dillo!” Disse Tim.
Tommaso non voleva cedere così facilmente. Se l’avesse fatto Tim si sarebbe tolto e lui stava godendo troppo.
Tentò di spingerlo via spingendo in alto il corpo, Tim perse l’equilibrio, precipitò in avanti cadendogli sulla faccia e lui riuscì a sentire l’odore sano, sudato dell’altro e la forma del suo uccello attraverso la stoffa dei pantaloncini. Allungò una mano, afferrò una delle lattine ghiacciate di Coca cola dal tavolino e la portò delicatamente ma sadicamente in mezzo alla schiena surriscaldata del ragazzo.

“Aaaaahhh!” Gridò l’altro ed il suo inguine gli si appoggiò sulla faccia tentando di allontanarsi dalla lattina ghiacciata. Tommaso sentì la verga contro la bocca, l’aprì e premette delicatamente sulla forma con i denti.
Per uno glorioso, meraviglioso momento Tim rimase sdraiato là, un momento prolungato che Tommaso avrebbe voluto durasse mille anni, poi l’amico si spinse rapidamente via e mormorò qualche cosa a proposito di affrettarsi a pulire perché sua madre sarebbe venuta presto a controllare.

Quella sera Tommaso fece la doccia e, mentre si asciugava i capelli, si guardò nello specchio che, di nascosto a suo padre, aveva installato in camera sua. Vide un ragazzo magro, con una faccia sottile ed un caschetto di capelli biondi diritti. Indossava solo un paio di boxer bianchi ed una camicia di denim. Il suo corpo era ancora informe ed angoloso ma almeno il suo stomaco era piatto e non aveva brufoli.

Si chiese se qualcuno poteva pensare che fosse attraente. Se solamente fosse una ragazza, pensò ma poi rabbrividì. Non voleva essere una ragazza.
Quei seni molli e quelle anche grasse! E niente uccello! Infilò una mano nelle mutande e lo toccò. Non avrebbe voluto perderlo. Se solo Tim l’avesse toccato come stava facendo lui, pensò. Avrebbero potuto fare cose ben più eccitanti insieme.
Pensando a quello che era accaduto, o almeno quasi accaduto quel pomeriggio, Tommaso sentì la sua verga indurirsi, la prese nelle sue mani e soddisfece la sua frustrazione nell’unico modo che conosceva.

Il giorno seguente era sabato ed i due ragazzi avevano pensato di salire sulla collina, portandosi dei panini e pensando di stare fuori tutto il giorno. Il sole sorse asciugando rapidamente la rugiada sull’erba e le allodole cantavano mentre loro salivano il ripido pendio che conduceva al tumulo neolitico situato sulla cresta della collina.
Erano felici della compagnia dell’amico e le loro braccia e spalle strusciavano contro quelle dell’altro mentre chiacchieravano sugli eventi importanti della loro vita e rimanevano silenziosi di tanto in tanto quando non era necessario parlare.

C’erano poche persone intorno, solo qualcuno che portava a spasso il cane e cominciarono ad avere caldo. Tim si tolse la camicia, se l’allacciò intorno alla vita e Tommaso ammirò la definizione del corpo del suo amico, nulla di eccessivo prodotto dall’allenarsi in una palestra, ma la naturale bella figura di un sano teenager. Tommaso si tenne la maglietta.

Giunsero in cima alla collina dove il vento soffiava. Tim si rimise la maglietta e si sedettero sul tumulo erboso a mangiare i loro panini.

Cumuli di nubi bianche e lanuginose attraversavano il brillante cielo blu. Era come essere in cima al mondo. Tommaso si sedette con la schiena contro una pietra su cui c’erano delle incisioni. Si chiese da quante migliaia di anni erano là e chi le aveva fatte. Tim si appoggiò sulla schiena vicino a lui e guardò il cielo.
Non parlarono ed ognuno tenne per sé i propri pensieri ma quando il sole cominciò a scaldare i suoi jeans, Tommaso sentì il calore avvolgere il suo corpo, sentendolo sensualmente giocare intimamente con la sua pelle attraverso i vestiti.

Si sdraiò sull’erba e mise le mani dietro la testa, allargando le gambe per offrirsi aperto e vulnerabile in sacrificio al sole. Sentendosi impacciato spostò le gambe e si coprì i lombi, che si stavano gonfiando, con le mani una sopra l’altra, proteggendo, nascondendo, quello che c’era sotto, stringendo delicatamente, scrollando in modo che la verga si stendesse senza impedimenti lungo la sua gamba.
Diede un’occhiata al suo amico che era sdraiato quieto accanto a lui ma ad occhi chiusi, forse era addirittura addormentato.

La maglietta gli si era un po’ alzata mostrando il suo stomaco piatto e le sue gambe erano larghe. Sembrava stravaccato ed indifeso, Tommaso conobbe un momento di completa felicità.
Cosa poteva esserci di meglio di quella pace ed appagamento? Beh, chiaramente lui sapeva quello che poteva esserci di meglio, se solamente Tim avesse potuto vedere la questione che ora aveva bisogno di attenzione ed incalzava nei suoi jeans. O se lui avesse potuto unire la sua mano a quella perenne eccitante protuberanza negli shorts di Tim e sapere che l’azione sarebbe stata ben accolto e reciproca.

Se solo! Sospirò piano, evidentemente non sufficientemente piano perché Tim si alzò a sedere.
“Cosa c’è?” Chiese.
Per un momento Tommaso pensò di dirgli qual’era il problema ma sapeva di non potere.
“Non è nulla. Se solo non dovessimo ritornare, se potessimo stare qui per sempre!”
“Saresti presto affamato, tu sei uno struzzo, giovane Tommaso. Appena il tuo stomaco comincia a brontolare, correresti come un fulmine giù per la collina a chiede una pizza alla mamma.

” E saltò in piedi di fronte a Tommaso.
“Non ti ho mai visto rifiutare il cibo. ” Replicò Tommaso: “Infatti ti sei già sbafato i panini che ci siamo portati. E chi ha mangiato l’altro pezzo di torta di mele che la mamma aveva messo nel sacchetto?”
“Se non la smetti diventerai un grassone” Aggiunse Tim beffandolo.
“Io… grasso!” Disse Tommaso alzandosi ed avanzando minacciosamente.
Fingendo terrore Tim si girò e corse giù per la collina inseguito da Tommaso.

Tim era atletico e sarebbe scappato facilmente se non fosse inciampato in una radice affiorante. Gridò, cadde e rotolò su un paio di volte, dopo di che rimase sdraiato sulla schiena ad occhi chiusi.
Tommaso arrivò un secondo più tardi e si gettò accanto a lui.
“Tutto bene, Tim?” Disse ma Tim non rispose.
“Tim” Ripeté e mise una mano sul suo torace, sentì il cuore battere. Poi si accorse che gli occhi dell’amico erano aperti e che stava sorridendo.

“Bastardo” Disse e si gettò a cavalcioni sul suo corpo. Tim lottò nel tentativo di cacciarlo via, poi improvvisamente rimase sdraiato.
Tim guardò Tommaso ad occhi spalancati: “Ieri… nella mia camera…”
Tommaso si mosse verso il basso trovandosi sull’inguine dell’altro ragazzo. Sentì una forma che stava diventando rapidamente dura. Sentì la sua erezione crescere e capì che stava spingendo contro i jeans.
Con notevole audacia si alzò un po’ e mise sotto una mano a sentire l’attrezzo dell’amico che si stava gonfiando.

I suoi occhi non gli lasciarono mai la faccia. Poi Tim chiuse gli occhi e non proferì parola.
Tommaso rapidamente si girò ed a cavalcioni sul torace di Tim chinò la faccia per essere a pochi centimetri dal suo inguine. La sua mano continuava a palpare l’uccello ora completamente esteso sotto la stoffa. Tremando raggiunse la zip e lentamente l’aprì. Quel giorno Tim indossava un paio di morbide mutande bianche che nascondevano quello che lui stava cercando.

Trovò l’apertura, si tuffò nel calore e sfoderò quell’uccello che aveva sempre sognato. Si alzò, orgoglioso ed eretto, la testa che già trasudava una goccia trasparente di eccitazione.
Lentamente e con grande attenzione, sporse la lingua, leccò via la goccia e poi prese il pene nella sua calda ed umida bocca. Dietro di lui sentì un sospiro.

Erano le otto quando Tommaso arrivò a casa di Tim la sera seguente.

L’amico gli aprì la porta e sembrò contento di vederlo ma una volta che furono seduti intorno al tavolo della cucina a bere una tazza di caffè istantaneo, sembrò piuttosto a disagio.
C’era silenzio.
“Dove sono andati i tuoi genitori?” Chiese Tommaso per rompere il ghiaccio.
“Eh… ad una mostra. ”
“Quando ritorneranno?”
“Oh, verso le undici… Guarda, Tommaso, per ieri…”
‘Ci siamo?’ Pensò Tommaso ma Tim guardava la tavola di fronte a lui e non diceva niente.

“Dovremmo parlarne. ” Disse Tommaso. “Dopo tutto è accaduto. ”
“Non avrebbe dovuto accadere. ” Disse Tim.
“Ti è piaciuto?”
Non ci fu risposta.
“Non è così?” Insistette.
“Era sbagliato. ”
“Io non penso che qualche cosa che non fa danno a qualcun altro possa essere così sbagliata. ”
Di nuovo Tim non disse niente.
“Ti è piaciuto quello che ti ho fatto?”
Ci fu una lunga pausa… poi: “Sì… e…”
“E…?”
“Ed avrei voluto farlo a te.


Fu la volta di Tommaso di non dire niente.
“Tommaso. ”
“Sì?”
“Ti ho detto che i miei genitori sono ad una mostra? Beh, non è vero. Sono via per il fine settimana. Mi hanno lasciato solo. Hanno detto che ero abbastanza vecchio per aver cura di me stesso. ”
Ci fu una pausa ancora più lunga mentre Tommaso assimilava quelle informazioni. Poi disse: “Non pensi che dovremmo metterci più comodi?”
Andarono nella camera di Tim, era una sera fredda e lui accese ambedue i caloriferi.

In breve l’ambiente fu caldo. Si sedettero sul letto, uno di fianco all’altro, così vicini che le loro cosce si toccavano.
Tommaso mise la mano sulla coscia di Tim e lentamente la spostò verso l’alto. Tim si sdraiò sulla schiena, l’amico raggiunse il suo inguine e lo strinse piano attraverso la stoffa dei jeans. Tim lo afferrò per le braccia e lo tirò su di sè. Le loro facce erano vicine e la bocca di Tommaso si allacciò a quella dell’amico.

Ci fu un momento di resistenza e poi Tim rispose aprendo la bocca e lasciando che la lingua si congiungesse con quella di Tommaso. Nello stesso tempo strinsero insieme i loro corpi, pelvi contro pelvi quasi tentando di entrare uno nell’altro.
Tim si staccò per respirare:”Togliamoci i vestiti. ” Disse.
Rapidamente si tolsero scarpe e calze, camicie, maglie, jeans e mutande finché non rimasero completamente nudi uno di fronte all’altro. Rabbrividirono per freddo ed eccitazione e salirono sul letto, tenendosi abbracciati, le lingue e le mani che esploravano il corpo dell’altro.

Tommaso si mosse lentamente in giù sul corpo dell’amico, baciando e leccando. Fece una pausa per succhiargli i capezzoli, poi scese e mise la lingua nell’ombelico. L’altro rise e si contorse e lui andò ancora più giù a sentire la lanugine di peli pubici intorno a quell’uccello che stava germogliando.
“Girati. ” Disse Tim a voce alta ed eccitata: “Così posso fare lo stesso a te. Tommaso non ebbe bisogno di una seconda esortazione e presto le facce di ambedue i ragazzi erano seppellite nell’inguine dell’altro.

Tommaso fece correre la lingua su e giù sull’asta eretta e poi leccò le giovani palle sode, ne prese a turno una in bocca delicatamente. Poi ritornò sull’uccello e lo prese in bocca il più profondamente possibile. Sentì che la sua erezione era stata presa nella calda bocca di Tim e conobbe l’estasi.
Mise un braccio sulle gambe dell’amico ed esplorò delicatamente il suo culo. Trovò il buco corrugato e vi inserì un dito.

Lo sentì ansare e poi lo sentì fare lo stesso. Spinse con più forza mentre continuava a succhiare e lo masturbava con la mano libera.
Tim ansò: “Sto venendo!” E poi strinse di nuovo la bocca sull’attrezzo dell’amico.
Ci fu un caldo e salato spruzzo nella bocca di Tommaso ma soprattutto sentì il suo inguine essere fonte di piacere, esplodendo e pulsando ancora ed ancora.

Dopo di quello rimasero sdraiati, appiccicosi e soddisfatti, felici di essere insieme, carezzandosi di quando in quando, scoprendo lentamente ed attentamente, le parti segrete dell’altro.

Poi Tommaso disse: “Ho fame. ” Si ricordò che non mangiava da mezzogiorno ed ora erano le nove di sera.
“Anch’io. ” Disse Tim: “Sono affamato. ”
Si alzarono e mentre andavano in cucina Tim disse: “Devi andare a casa stasera? Potresti restare qui… se vuoi. ”
Tommaso voleva. Mentre Tim preparava dei toast, lui chiamò casa sperando che non rispondesse suo padre, andò bene, sentì sua madre all’altro capo.
“È un po’ tardi.

” Lui disse: “Posso rimanere da Tim? Sua mamma non ha problemi e domani posso andare dirittamente a scuola da qui. ” Bene, pensò tra di sè, se lei non sa che non ci sono i genitori, non può avere problemi.
Avuta l’autorizzazione ufficiale a rimanere, pensarono alla cena ed a quello da fare poi.
“Vorrei fare una doccia” Disse Tim.
“Facciamola insieme. ” Suggerì Tommaso.
Si spinsero l’un l’altro nel box ridendo.

Tim aprì l’acqua in modo da scaldare l’ambiente e si insaponarono l’un l’altro. Quando arrivarono all’inguine dell’altro, erano eccitati, la schiuma scivolava sugli uccelli eretti e sulle palle.
“Girati!” Disse Tim
Tommaso lo fece e sentì le mani insaponate sfregare la fessura del suo culo. Rilassò i muscoli ed un dito fu inserito, poi due. Lui si curvò per permettere un accesso migliore.
Improvvisamente Tim disse: “Posso metterci dentro il mio uccello?”
Tommaso lo voleva, voleva sentire Tim dentro di lui, essere parte di lui.

“Sì” Disse, poi sentì la punta del pene che premeva contro il buco e poi spingeva. Tentò di rilassarsi ma ansò quando il cazzo di Tim violò il suo sfintere. Ma poi era dentro. Lo sentiva dentro di sé ed il pensiero che era Tim lo faceva eccitare ancora di più.
Lo circondò con le sue mani, gli prese l’uccello e lo strofinò con la schiuma facendole scivolare deliziosamente su e giù.

Spinse indietro per farsi penetrare ulteriormente e Tim cominciò a muoversi dentro e fuori, sempre più rapidamente mentre si avvicinava all’orgasmo.
Poi Tim gli mormorò in un orecchio: “Oh Tom, ti amo, ti amo” e Tommaso lo sentì spruzzare dentro di lui mentre anche lui contemporaneamente veniva sparando fiotti sul pavimento.

Tornarono in soggiorno e rimasero seduti a guardare film sino a tarda notte alla tv, accoccolati sul divano. Più tardi condivisero lo stesso letto e passarono la loro prima notte insieme.

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La mia seconda prima volta

Note al racconto:
Pubblico questa mia prima storia, divisa in cinque capitoli, tutta insieme. Non utilizzerò le strategie che molti usano per avere più numero di letture di centellinare un capitolo per volta. Non me ne frega niente. Chi lo vorrà leggere lo legga (sono proprio curiosa di sapere quanti vorranno sapere come va a finire). Ne sarò felice.

Com’è nel mio stile, non farò abuso di riferimenti espliciti ad atti sessuali.

E’ un racconto erotico giocato sul fil di spada…del dico ma non dico…faccio ma non faccio.

Sono i sogni, le aspettative, i desideri che si nascondevano in una giovane ragazza…tanti anni fa.

Prologo
Ormai mi sono presa l’impegno di scrivere la mia biografia erotica.

E lo farò…piano piano…cercando di ricordare onestamente la strada che mi ha condotto fin qui. Non so se mi farà bene, non so se vi interesserà.

Ma lo farò comunque mi ci volessero anni scriverò dei miei eccessi, delle mie follie, dei miei sbagli.

Ometterò, per pietà nei vostri confronti (e anche dei miei), la prima vera volta in cui ho avuto un rapporto sessuale. Vi dirò solamente che ero giovane, troppo giovane e che, come a molti (molte più che altro!!!) è capitato, l’esperienza non è stata delle più esaltanti. Anzi. Ricordo solo la delusione del gesto.

Mi immaginavo chissà cosa e invece, in pochi secondi, non ero più vergine e mi ero trasformata in donna (insoddisfatta!!!…. ah ah ah). Ma si sa…. le prime volte sono quasi sempre deludenti soprattutto se il fidanzatino è un tuo coetaneo, novizio come te, imbranato, emozionato…etc..etc.

Ricordo che era un sabato d’inverno e che lui aveva casa libera. Ci mettemmo più tempo a trovare il coraggio di farlo che non a farlo.

Come ci spogliammo, entrambi, eravamo in una sorta di sogno onirico. Io terrorizzata, lui eccitato oltre misura. La penetrazione non fu dolorosa e durò talmente poco che quasi non me ne accorsi. Alla delusione dell’evento si sommò anche il suo comportamento da stronzo: una volta ottenuto ciò che desiderava, oltre ad andarlo a raccontare ai quattro venti, non volle più saperne di me. Adolescente mezza sega!!!

Quell’esperienza davvero poco piacevole mi indusse a prendere la determinazione che se avessi dovuto scopare nuovamente, lo avrei fatto solo ed esclusivamente con una persona più matura che fosse in grado, oltre che compiacermi come donna, avesse anche la buona creanza di non sputtanarmi in giro.

Non sto a dirvi se ero minorenne o maggiorenne.
Ero già donna…. e parecchio donna!!! Con i miei sogni, le mie voglie, le mie speranze.

Spesso con Sara (la mia amica del cuore dai tempi delle elementari), parlavamo di sesso, di ragazzi, di sogni erotici tanto che, spesso, ci ritrovavamo eccitate a dismisura sognando che, prima o poi, avremmo incontrato “quello giusto”, quello che “ci avrebbe fatto diventare donne al 100%”.

Sogni adolescenziali che ci portavano, in una sorta di limbo erotico, a giocare reciprocamente con i nostri corpi, simulando quello che aspettavamo succedesse con “un bel maschione”.

Ma di questo ve ne parlerò un’altra volta.

Oggi voglio ricordarmi della mia seconda prima volta. Quella vera…direi. L’esperienza che mi ha fatto diventare donna davvero e che mi ha fatto capire quanto bello fosse il sesso.

L’estate successiva alla “prima volta” sarebbe stata, per mia scelta, l’estate della vera iniziazione alle meraviglie del sesso.

Non sarei tornata in città senza aver scopato come si deve. Me lo presi come punto d’impegno. Anzi, con Sara, il giorno in cui ci salutammo ce lo giurammo vicendevolmente: “O qui si scopa o si muore!!!” (eccessi di gioventù…. ah ah ah).

Sardinia’s dream
Quell’anno i miei avevano fissato una meravigliosa villetta vista mare in Sardegna.

Posto meraviglioso, oltre che dal punto di vista naturalistico, anche dal punto di vista della vita notturna.

Il tutto faceva sperare bene. Vero è che la villetta risultava un pò fuori dall’abitato…. parecchio fuori dall’abitato e, non avendoci la compagnia adatta, mi risultava abbastanza difficile uscire da sola la sera….

In qualche maniera avrei fatto !!!…. anche contro la volontà dei miei che, ovviamente, non volevano che me ne andassi in giro la notte sola soletta (paura del lupo cattivo???).

Di giorno cercavo di frequentare le spiaggie più frequentate da coetanei in maniera tale da trovare un punto d’appoggio per le uscite serali e in men che non si dica, riuscii a fare amicizia con un gruppo di ragazzi (e ragazze) di altre città.

Il problema era quello di raggiungerli in paese la sera. Alcuni, molto gentilmente, si offrirono di venirmi a prendere in motorino ma i miei ebbero, strano a dirsi, da obiettare.

E così mi ritrovai a trascorrere lunghe serate sul bellissimo terrazzo vista mare a giocare a carte con mia mamma !!!…..che palle !!!

Dopo neanche una settimana che eravamo in villeggiatura ci raggiunse Tiziano, il socio in affari di mio padre.

Di diversi anni più giovane di mio padre, Tiziano, era davvero un bell’uomo, atletico, sportivo, dinamico e con quel difettuccio di essere costantemente alla ricerca di donne!!! (o sesso???). Questo “difettuccio” gli era costato non solo la brusca fine del matrimonio ma anche una pesante crisi economica visto che la moglie (giustamente) lo aveva praticamente spogliato di tutti i suoi beni. Mio padre, rigido ed austero com’è tuttora, non lo apprezzava molto dal punto di vista umano ma, visto che ormai la loro collaborazione era più che ventennale, lo considerava una sorta di fratello minore…la pecora nera della famiglia.

Anche mia mamma ci era affezionata nonostante tutto ed il suo arrivo portò un po’ di allegria in casa.

Tiziano, un terremoto vivente, organizzò immediatamente per la serata un barbecue di pesce e la mattina successiva, andò in paese a noleggiare un gommone per poter effettuare escursioni in mare. Beh…qualcosa si stava muovendo e, in cuor mio, speravo davvero che lui si potesse trasformare in una sorta di alleato per le mie uscite serali.

Purtroppo non fu così !!! Nonostante l’aiuto di Tiziano, i miei furono irremovibili e non ne volevano sapere di mie uscite notturne a bordo di scooter guidati da emeriti sconosciuti.

Così, alla fine, mi costrinsero ad architettare un piano di fuga!!! Erano giorni ormai che frequentavo questo gruppo di ragazzi in spiaggia e, con uno di Torino in particolar modo, di cinque anni più grande di me, mi trovavo particolarmente bene. Concordai proprio con lui un appuntamento a tarda sera vicino a casa mia.

Erano circa le undici di sera. Tiziano era l’unico sveglio: per mia fortuna se ne stava sdraiato a fumarsi il suo sigaro toscano e a godersi la brezza marina. Di soppiatto me ne uscii dal retro, scavalcai il cancelletto per evitare rumori e, dopo aver attraversato un piccolo boschetto, raggiunsi il luogo dell’appuntamento: Riccardo (il mio nuovo amico torinese), se ne stava a bordo della sua Vespa in mia attesa…. che carino!!!….

e con la luce della luna che gli illuminava il volto…. mmmmhhh…quegli occhi nerissimi…quei riccioli…le spalle larghe…..oddio…. stavo quasi per saltargli addosso!!! Ma mi trattenni…. (che errore!!!)…e lui, carinissimo, spinse la Vespa a motore spento fino alla strada e poi…. brooom…in un battibaleno fummo in paese.

E via…in giro per locali, e via cocktail…e via…in discoteca…. e poi in spiaggia, il falò…la chitarra…. le canzoni di Battisti…. (bleah!!!)…. e in un balletto furono le quattro di notte.

Riccardo, dopo essere stato gentile nell’accompagnarmi, non mi aveva considerato per quasi tutta la serata e, nonostante lo marcassi stretto, sembrava quasi che mi volesse evitare.

Era tardi. Forse troppo tardi…e mio padre troppo mattiniero. Sarebbe stato meglio se fossi tornata a casa…sperando magari…. come dire…almeno in un “bacino della buonanotte”.
Così come all’andata fu gentile e premuroso, anche al ritorno fu altrettanto galantuomo…. anzi …oserei dire…(purtroppo)…indifferente e, nonostante mi fossi appiccicata alla sua schiena con le tette e che le mie mani scivolarono lungo le sue cosce….

niente…niente di niente. Nessun tipo di reazione. E fu così “gentile” tanto da accompagnarmi a piedi nel boschetto buio abbandonando la Vespa lungo la strada.

“Ok” – mi dissi – “…è il momento. Ora o mai più!!!”

Mi bloccai di fronte a lui. Gli occhi negli occhi. Lo abbracciai non lesinando un contatto completo del mio corpo. “…mi piaci…” – gli sussurrai. Silenzio. Alzai lo sguardo verso di lui….

Riccardo sospirò come se cercasse tutto il sangue freddo che aveva a disposizione.

“…lo avevo capito. Anche a me piaci…. però…. ”
“…però?…”
“…sono fidanzato. Fidanzato ed innamorato…e lei…. la mia ragazza, la prossima settimana viene qui da me…. capisci?…non voglio fare cazzate…. scusami se ti ho fatto sperare che ci potesse essere qualcosa tra di noi…. scusami…”

E detto questo, a testa china e camminando veloce, se ne andò. Sentii in lontananza il rumore della Vespa che tornava verso il paese.

PORCA PUTTANA !!!….

ma dico io!!!…fai tanto il carino, il galante…ti lancio messaggi, li assecondi…ci troviamo in una situazione d’oro…..e chi mi va a capitare??? …un bravo ragazzo che è fedele alla sua ragazza???….

Con questa rabbia addosso e con l’ansia che la mia fuga venisse scoperta mi accinsi a rientrare in casa cercando di non fare rumore ma, non appena varcato il cancelletto di servizio…..

“Signorina…. è questa l’ora di tornare a casa???….

Lanciai un urlo soffocato. Guardai in direzione della voce e vidi solamente il tizzone luminoso del sigaro di Tiziano.

“Cazzo…mi hai fatto prendere uno spaghetto…. ”
“Anche a me…ma lo sai che ore sono???…eh?…. mi sono accorto che eri uscita dal retro e mi sono messo qui ad aspettarti…..ma che fai?…esci di nascosto?…. e se ti beccano i tuoi?…. se ti succede qualcosa…lo sai che casino???…”
“…lo so lo so….

è la prima volta…scusami…. non credo che lo farò più…. ” – gli riposi con tono di scusa mista a delusione
“…vieni qua…che ti succede?…è andata storta la serata?…”

Mi stesi accanto a lui su di una sdraio. Gli raccontai di quello che era successo, della sfiga di incontrare l’unico uomo fedele, del fatto che chiusa in casa mi stavo davvero annoiando…. insomma…mi sfogai…mi confessai come mi sarei potuta confessare ad un amico….

quasi ad un fratello.

“Ah ah ah…. ti sei beccato quello “fedele”???…ah ah ah…incredibile…. a me non è mai riuscito resistere ad una cosa del genere…. ah ah ah…. che gioventù!!!…. ”
“…sì…sì…lo so fin troppo bene quali sono le tue…. diciamo…abitudini…. ”
“…ah…non mi giudicare male. Il fatto è che le donne mi piacciono troppo…. e probabilmente anche io piaccio a loro…ah ah ah…. non so resistere…. non ci posso fare niente….

Ci stavamo confidando reciprocamente in piena onestà i nostri segreti. In fondo lui era come uno di famiglia…. che, tra l’altro, mi aveva tenuto sulle sue gambe da piccola.

“Senti…ora andiamo a letto…. ti faccio una promessa…. per il tempo che sarò vostro ospite farò di tutto per farti divertire…. sei d’accordo? Lo so…. avresti il bisogno di stare con quelli della tua età…ma visto che i tuoi sono così…accontentati di me…e, se ti va, domattina escursione alle isolette qui davanti in gommone….

ok?…. ”
“…wow…bellissimo…ok…dai…. grazie…. mi raccomando con i miei…..acqua in bocca!!!…”
“…non ti preoccupare…. e tu promettimi che non farai più cazzate del genere…. ok?….
“…ok…..’notte…”

Una torrida giornata di mare
La mattina successiva, alla notizia che io e Tiziano, avremmo fatto un’escursione alle isolette in gommone, le obiezioni dei miei furono quanto di più noioso una ragazza potesse sopportare.

Adesso, da madre (e zia) mi domando se quelle obiezioni erano davvero di tipo contingente (del tipo: è pericoloso, non sai nuotare bene, tutto il giorno sotto il sole) oppure, di fatto, non nutrissero troppa fiducia in Tiziano considerandolo un po’ il “lupo cattivo”.

Di certo Tiziano non fece niente per tranquillizzare i miei visto che la mattina si presentò in slip bianchi che non nascondevano (anzi esaltavano) la sua esuberante mascolinità. Di certo si sentivano imbarazzati ed impotenti di fronte a quella decisione. Non avrebbero di fatto potuto seguirci visto che mio padre non sa nuotare e che mia madre soffre terribilmente il mal di mare.

Mentre con poderose vogate spingeva il gommone al largo, mi voltai.

Vidi solamente mio padre sul terrazzo con un binocolo seguire i nostri movimenti.

“Certo che non hanno proprio fiducia in noi due…ah ah ah…. ”
“…sono molto apprensivi…. troppo apprensivi!!!”

Di certo, il comportamento dei miei mi fece riflettere. Il loro essere in apprensione era sicuramente dettato dall’uscita in mare aperto…. però…però…anche la pessima reputazione di Tiziano…. e fu proprio in quel momento che vidi per la prima volta quell’abbronzatissimo quarantenne come papabile obiettivo erotico.

In fondo cosa volevo?

Un maschio. E lui era maschio. Parecchio maschio.

Possibilmente che non rompesse troppo le shitole con complicazioni sentimentali.
E lui su questo era una garanzia.

Che fosse decisamente esperto e che sapesse introdurmi ai piaceri del sesso.
E su questo Tiziano, per ciò che raccontava mio padre, era davvero il Number One. Pareva che buona parte del suo successo professionale fosse dovuto alla sua capacità di circuire le clienti.

Quindi…grossa esperienza.

Mentre se ne stava seduto alla guida del gommone lo osservai meglio. Davvero un bell’uomo e quei pochi giorni di mare gli avevano dato anche quell’aspetto più selvaggio che tanto mi piace ancora. Qualche filo bianco sulle tempie, il petto largo e muscoloso…e quello slip bianco che sembrava messo apposta per attirare lo sguardo. Per fortuna gli occhiali da sole mi consentivano di squadrarlo per bene tanto da arrivare alla conclusione che il mio Target Erotico dell’estate….

era proprio lui.

Certo…. c’erano da superare diverse difficoltà e rischi. In fondo mi aveva tenuto sulle gambe da piccola, mi aveva visto crescere ed inoltre, un eventuale gaffe sarebbe stata davvero difficile da gestire visti l’affetto e gli interessi che condivideva con mio padre. Sarebbe stato davvero disposto a scoparsi la figlia del suo socio e amico fraterno? Era davvero, come dicevano, uno senza scrupoli quando c’era da scopare? Dovevo agire con molta cautela ed indurre Tiziano a fare il primo passo.

Non c’è peggior cosa (o migliore?) per un uomo quando una donna si mette in testa che se lo deve scopare!!!

Arrivammo in posto circondato da isolotti, l’acqua celeste, i gabbiani padroni incontrastati. Approdammo su un’isoletta brulla e deserta, la spiaggia bianca. Stendemmo gli asciugamani e dopo un bagno rinfrescante ci stendemmo al sole.

E qui, con assoluta indifferenza, lanciai il primo attacco. Mi tolsi il reggiseno.

Tiziano, quasi come se non fosse successo niente di importante non reagì.

In fondo era “abituato” al corpo femminile. Quindi tetta più tetta meno….

“Tua mamma sarebbe d’accordo?…. ”
“…non credo…ah ah ah…. ma è lontana e non mi vede…”
“…e se ti bruci?…occhio che la pelle lì è molto sensibile…”

Secondo attacco. Crema solare!!!

“…mi spalmo un bel po’ di crema…così evito di ustionarmi…”

Ed iniziai un lento e lungo massaggio alle tette. Così…come se lui non fosse lì a guardarmi…

Infatti era proprio come se lui non ci fosse, visto che se ne stava bello rilassato ad occhi chiusi.

Non voleva guardare per rispetto o…. per evitare…???…

Il primo e il secondo attacco non ebbero grand’ effetto su di lui. In fondo era un uomo navigato che stava al mare con la figlia del suo miglior amico…. mica poteva…..

Mi sdraiai anche io riflettendo quale sarebbe potuto essere il terzo. Tiziano sembrava dormisse.

Decisi che il terzo attacco, dopo aver sollecitato la vista, sarebbe stato basato sul tatto.

Avrei dovuto inventarmi qualcosa per farmi toccare…o toccare io lui…. così decisi di gettarmi di nuovo in acqua. Tiziano si voltò a bocconi. La testa rivolta verso l’interno dell’isola. Manco mi guardava.

Un assalto alle spalle. Ecco…sì…. sarei potuta uscire dall’acqua e simulando un gioco…. un dispetto…stendermi sulla sua schiena col mio corpo gelido e bagnato…. in fondo poteva essere una cosa innocente…. e mi avrebbe consentito il contatto col suo corpo.

Una reazione l’avrebbe pur avuta…no???

Arrivai piano piano alle sue spalle…. sembrava davvero addormentato. Mi stesi sul suo corpo strusciandolo più che potevo. I capezzoli erano eretti a causa degli sbalzi di temperatura, il suo corpo come di fuoco….

“…. ahhhhh…. che bellezza…. mi ci voleva proprio una rinfreshita…. che bello !!!…” – rispose come se il massimo dell’effetto fosse dovuto allo shock termico.

Questo seppe solo dire. Rimasi su di lui finché le temperature dei corpi si equilibrarono.

Immobile a godersi il fresco. Nessun accenno al fatto che il mio corpo nudo strusciava sul suo….

Terzo attacco. Fallito. Speravo in una reazione …in un sobbalzo…magari…voltandosi ci saremmo trovati faccia a faccia…. petto contro petto…. sesso contro sesso…. ed invece…. nulla!!!

Delusa mi stesi nuovamente al sole. Meditando nuove strategie di seduzione. Quell’uomo, forse a ragione, mi giudicava un taboo: troppo giovane, troppo rischiosa. Non sapevo proprio più cosa inventarmi per lanciare segnali a Tiziano.

Caddi per l’ennesima volta in una sorta di smania dovuta alla delusione delle mie aspettative. Ma come??? Un uomo, una donna (anche se troppo giovane), un’isola deserta…il mare, il sole, il canto dei gabbiani…. e non ti viene in mente di fare una bella scopata??? Mi stava montando la rabbia quando, voltandosi supino, il mio sguardo cadde sullo slip bianco che si era gonfiato a dismisura.

“OK. ” – pensai felice tra me e me – “WOW….

allora…ah ah ah…. vuoi resistermi??…ecco…ma effetto te l’ho fatto!!!…non sei di legno…”

Daniela 1 – Tiziano 0

Probabilmente si accorse che il mio sguardo insisteva su quel promettente rigonfiamento e, balzato in piedi di shitto, si lanciò in acqua velocemente. Un raffreddamento gli avrebbe consentito di affrontare la permanenza sull’isolotto più serenamente??? Nuotò un po’, forse per sfogare l’eccitazione che gli avevo causato. Mentre lo osservavo nuotare stavo già studiando il quarto attacco: stimolare l’orgoglio (stupido orgoglio) maschile.

Come fu fuori dall’acqua, e presi di mira con delle battute allusive il suo costumino bianco (adesso sgonfio!!!)…

“Certo…quel costume bianco…. non nasconde proprio niente…” – dissi simulando quasi imbarazzo
“Ah ah ah…sì…è un po’…osé…ah ah ah…tua mamma stamani mi ha guardato come fossi un mostro…ma è davvero così osceno?…a me non sembra…. ”
“…quando è asciutto no…ma bagnato…. è come se tu fossi…. nudo…. ah ah ah…. ”
“…ooops…non volevo davvero imbarazzarti….

” – rispose coprendosi con le mani
“…figurati…. e poi mica sei il primo uomo che vedo nudo…” – gli risposi dandomi le arie di donna vissuta (ah ah ah…. )
“…ah sì?…e quanti uomini nudi hai già visto…signorina?…”
“…abbastanza…per la mia età…. ”
“…anche questo immagino debba restare un segreto tra noi due?…”
“…già…. ”

Cadde nuovamente il silenzio. Lui si rimise supino a prendere il sole. Io inquieta. Il tempo passava e non stava succedendo niente.

Non osavo affondare il colpo.

“…hai mai fatto nudismo?…” – mi chiese a bruciapelo
“…no!!!…ah ah ah…e dove?…. perché tu sì?…”
“…ah…io adoro prendere il sole nudo. Oggi no perché ci sei tu…ma quando sono andato in giro da solo in gommone…mi sdraio sul fondo e zac…. ah…..è una meraviglia…con una mia ex andavamo in Francia…. lì ci sono delle spiagge meravigliose per fare nudismo…e nessuno che rompe le palle…”
“…dev’essere bello…comunque se vuoi levarti il costume…non fare complimenti…non mi imbarazzo di certo….


“…no no…piccola. Non scherziamo. Non voglio creare problemi né a me…né a te…”
“…che problemi?…siamo qui…soli…io e te…. pensi che lo vada a dire ai miei?…ah ah ah”
“…meglio di no. Discorso chiuso. ” – rispose secco senza guardarmi

Mi sdraiai sorridendo. Anche il quarto attacco aveva prodotto risultati. Comunque Tiziano si era aperto, aveva confidato qualcosa di intimo e si era imbarazzato. Il nudismo con me non sarebbe stato solamente pratica di libertà.

Avrebbe potuto assumere aspetti maliziosi.

Daniela 2 – Tiziano 0 (?)

A questo punto dovevo dimostrargli che ero alla sua altezza e che potevo fare le cose che lui faceva (con la sua ex!!!). Senza che lui se ne accorgesse, slacciai il fiocco degli slip e lo feci scivolare rimanendo completamente nuda. La brezza marina che soffiava sul pelo della micina amplificava la sensazione eccitante che stavo vivendo. Lui immobile non si accorse di niente, io ridevo sotto i baffi in attesa di una sua reazione.

Che non si fece attendere.

“Ma che c…. ”
“ah ah ah…..” – gli esplosi a ridere in faccia – “che hai?…ti imbarazzo?…. ”
“Daniela!!!…non fare cazzate ti prego…. rimettiti il costume…. se casualmente qualcuno…”
“…ma qualcuno chi???…dai…mi hai fatto venir voglia di provare con i tuoi racconti…. la sensazione di libertà…il sole sulla pelle…. mica ti stai scandalizzando?…. ”

Struffiò come se fosse in difficoltà. Si mise a sedere meditabondo con lo sguardo lanciato verso l’orizzonte del mare.

Io invece mi sdraiai nuovamente (avendo cura di lasciare le gambe leggermente divaricate…hi hi hi…. malandrina!!!). Chiusi gli occhi in attesa di un qualche evento.

Mi aspettavo una carezza leggera, un dito che casualmente sfiora, un bacio…. o ancor meglio…. lui che si stende sul mio corpo e mi possiede lì…su quella spiaggia deserta…. sarebbe stato davvero un bell’esordio come donna. Persa com’ero in queste immagini, non me ne vergogno, mi bagnai talmente tanto che sentii chiaramente colare piacere tra le mie cosce.

E mi ripetevo mentalmente “dai coglione…che aspetti???…scopami!!!…non la vedi com’è eccitata…pulsa…..forza stallone…fammi diventare donna sul serio!!!…. ”

E invece….

“Ehi…svegliati…. sono quasi le quattro…ci vuole quasi un’ora a tornare…sennò poi i tuoi stanno in pensiero…. dai…. rivestiti che io preparo il gommone…. ”

Nel mio cervello ci fu una specie di CRASH…. come se si fosse spezzata un intero negozio di cristalli…. non feci neanche in tempo ad alzare lo sguardo che Tiziano era già chino sul gommone per preparare il ritorno.

Un po’ triste e sconsolata (per l’ennesima volta), mi rivestii e con il muso lungo, come quello di una bimba a cui è negata la gioia di un giocattolo, salii sul gommone.

Anche Tiziano non aveva molta voglia di parlare durante il ritorno. Qualcosa, di certo, era successo in lui. E il gonfiore del suo slip, per fortuna, me lo stava dimostrando!!!…Almeno quello!!!

Sogni e desideri di una notte d’estate
Come fummo a casa Tiziano fu preso in “consegna” da mio padre.

Se ne andarono sulla terrazza a fumare e vidi che stavano discutendo in maniera molto seria. Io, invece, fui “torchiata” da mia madre che mi seguiva ovunque bombardandomi di domande…del tipo “dove siete stati?…era bello?…c’era altra gente?…ti ha dato noia il mare?…il sole?…ti sei bruciata?…” …e da buona figlia…. le rispondevo evasivamente sottolineando ogni cosa con un bel “che palle !!!”….

Era evidente a quel punto che i miei non avevano troppa fiducia in Tiziano.

E se non avevano fiducia, tanto da sospettare che potesse fare il “lumacone” con la propria figlia…..voleva proprio dire che il nostro ospite era davvero un libertino impenitente.

Fu una cena un po’ mesta. Silenziosa. Tiziano se ne andò a letto molto presto adducendo la stanchezza della giornata in mare, mia madre non aveva voglia di giocare a carte e mio padre preferì mettersi a leggere un libro in terrazza piuttosto che a letto.

Sembrava davvero che qualcosa di strano fosse successo. Vista la situazione un po’ tesa, dopo aver educatamente salutato i genitori, mi diressi verso la mia cameretta.

Salendo le scale uno strano ritmico cigolio proveniente dalla stanza di Tiziano attirò la mia attenzione. Se non avessi saputo che era da solo avrei giurato che lì dentro c’erano due persone che stavano scopando. Con il cuore in gola per la paura di essere scoperta mi avvicinai alla porta e, come la peggiore delle curiose, accostai l’occhio al buco della serratura.

Non vedevo molto visto che l’interno era illuminato soltanto dalla luce della luna. Le lenzuola, i suoi piedi…e il ritmo del cigolio sempre più veloce…lamenti soffocati…. e poi la luce del comodino si accese. Balzai all’indietro riguadagnando la strada di camera mia. Ma la curiosità mi spinse a rischiare. Vedevo da sotto la porta la luce accesa…tremando…avvicinai nuovamente l’occhio.

Seduto sul letto, Tiziano, con l’aiuto di un asciugamano si stava ripulendo del proprio piacere.

Il suo membro pendeva tra le gambe arrossato dalla masturbazione che doveva essere stata particolarmente intensa. Una forte vampata di calore mi assalì tra le gambe. E poi fu buio.

Stesa sul mio letto non riuscivo a prendere sonno dopo quella scena. Si era masturbato pensando a me? Speravo di sì.

Daniela 3 – Tiziano 0 (??) … giochi da ragazzina…

Decisi che per darmi quiete e riuscire a dormire….

avrei ricambiato. Mi ci volle poco…..davvero molto poco. Dopo l’orgasmo davvero intenso crollai in un sonno profondo popolato da immagine erotiche davvero estreme. Ed il protagonista era solo e soltanto lui: Tiziano.
La mattina mi svegliai appagata ma smaniosa. Era come se avessi trascorso una folle notte di sesso e ne avessi avuto ancora voglia. Scesi veloce le scale per raggiungere gli altri. Avevo voglia di rivedere lui. Era diventata una sorta di fissazione.

“Buongiorno mamma, buongiorno papà…. e Tiziano?…. ”
“…mah…è uscito presto…ha preso il gommone…non saprei non ha detto niente…senti ci hanno telefonato i Brambilla…. ci aspettano oggi pomeriggio e poi restiamo a cena da loro…e poi il solito burraco…che ne dici???…. ”
“…non contate su di me…io non ci vengo di certo!!!…due palle…Il burraco poi…ma state scherzando vero?…già non volete che esca la sera…e che debba rimanere confinata qua…ieri perché sono andata con Tiziano in mare mi avete fatto un terzo grado.

Caspita…. ma sono un po’ cresciuta non ve ne siete accorti???…non sono più una bambina…. ”

Me ne tornai in camera continuando ad urlare improperi nei loro confronti. Nessuna reazione da parte loro. Rimasi a leggere tutta la mattina. Ogni tanto mi affacciavo alla finestra per vedere se riuscivo ad intravedere all’orizzonte Tiziano col gommone.

Toc toc…..mia mamma….

“Tesoro…noi andiamo…. sei proprio sicura di voler rimanere qua da sola?…a noi dispiace un po’ saperti sola….


“Starò benissimo…. e poi c’è Tiziano…no?…. mica starò sola tutto il giorno…”
“Senti…. per quanto riguarda Tiziano…. insomma io e tuo padre siamo un po’ sul chi va là…sai che tipo è…no?…e saperti da sola con lui…. ci fa un po’ paura…lo so…è stupido…però…ne ha combinate troppe in vita sua…”
“E pensi che possa insidiare me???…ah ah ah…. dopo che mi ha tenuta in collo da piccola???…ma dai…ieri, se lo vuoi proprio sapere, si è comportato davvero come un fratello maggiore e mi ha fatto passare una bellissima giornata!!! …e tutte le tue domande ansiose al ritorno mi hanno davvero stressato!!!” – risposi pensando che in fondo la miglior tecnica di difesa è proprio l’attacco
“…ok…ok….

scusami…. anzi…scusaci…. Io e tuo babbo siamo stati molto in ansia ieri. Ci sono cose di Tiziano che forse non conosci e probabilmente è bene che tu continui ad ignorare. Tuo padre stava quasi per disdire per oggi. Sono stata io a convincerlo. Ti dico solo una cosa. Stai attenta e comportati bene…. ho fiducia in te…dammi un bacino…. in frigo c’è pronto da mangiare…ok?…. noi torneremo tardissimo…. come al solito quando giochiamo a burraco….

ah ah ah…..ciao…. ”

Quelle parole, quelle raccomandazioni, quella “fiducia” …mi pesarono addosso come un macigno. In fondo ero io a volermi fare Tiziano…e non viceversa come sospettavano loro. Adesso avrei dovuto tradire la loro fiducia e procedere nel mio piano di “diventare donna”.

Il tempo passava. All’orizzonte il gommone non s’intravedeva. Scesi in spiaggia dove incontrai il gruppo di amici: Riccardo mi salutò mentre se ne stava abbracciato alla sua ragazza.

Che rabbia!!! Ed era pure brutta !!!…. ma di lui ormai non mi interessava più…e il mio sguardo, nonostante in maniera molto carina cercassero di coinvolgermi in giochi o discussioni, era piantato verso il mare. I miei pensieri rivolti al ritorno di Tiziano: cosa avrei potuto architettare…come potevo sedurlo???

Tornai alla villa. Il piano era: vestito elegante e scollatissimo, cena a lume di candela in terrazzo, cenetta condita con ottimo vino bianco fresco, musica di sottofondo…magari un languido lento abbracciati…..mi avrebbe resistito???… (quanta banale immaginazione da giovani!!!)

Cena a lume di candela
Tornò (finalmente) al tramonto.

Ed io ero pronta: vestito in lamé scollatissimo e cortissimo, tacchi a spillo, tavolo apparecchiato finemente, vino fresco cibo pronto.

Ed eccitatissima…direi…pronta all’uso!!!

Sembrava cotto dal sale e dal sole. I capelli impiastricciati di sabbia e salsedine, il corpo brunito dal sole di una giornata in mare. Che maschio !!!

“Ta taaaaaa…..i miei stasera non ci sono…. ed ho organizzato una cenetta a lume di candela…che ne dici?…” – esordii balzando in piedi come una stupida bimba
“…bene…sono a digiuno da stamani…ho una fame boia!!!…però prima dammi almeno il tempo di farmi una doccia…guarda in che stato sono ridotto…” – mi rispose bruscamente senza degnarmi di uno sguardo
“…dove sei stato di bello oggi?…perché non mi hai chiamata?…come mai sei rientrato così tardi?…è tutto il giorno che ti aspetto…” – non riusci a trattenere tutta questa valanga di domande come la peggiore delle fidanzate o delle mogli

Lui, che già sembrava stanco e un po’ ombroso nei miei riguardi, si diresse senza neanche considerarmi verso la doccia esterna…e calatosi il costume si gettò sotto il getto d’acqua.

“Oh…ma…. ”
“…passami un bagno schiuma…. e uno shampoo…. ” – mi ordinò bruscamente

Obbedii con le gambe che mi tremavano. Quel cambio di atteggiamento mi aveva spiazzato. Sempre allegro, giocoso e disponibile…. direi riguardoso nei miei confronti…adesso invece prepotentemente maschio che ordina e prende ciò che vuole. C’era una sorta di arroganza nel suo comportamento tanto che, a fine doccia, neanche si rimise il costume e stesosi su di una sdraio si accese il suo (maledetto) sigaro.

In piedi di fronte a lui sembravo una scolaretta sotto interrogazione. Non osavo fiatare ipnotizzata com’ero da quella carica ignorante di testosterone.

“Allora, signorina…. che hai da guardare?…non volevi questo ieri?…ti scandalizzo?…eh?…” – mi chiese in tono di sfida
“…non mi aspettavo che tu…”
“…ti è piaciuto spiarmi stanotte?…credi che non me ne sia accorto?…”
“…ah…scusa…io non…è che…ho…”
“…a me non piace essere spiato…per niente!!!…e tanto meno essere provocato da una ragazzina e dover far finta di niente….

lo sai che non è nella mia natura…cosa vuoi da me?…. cos’è questa carnevalata?…il vestitino elegante?…il vino fresco?…le candele?…. cosa vuoi da me?…. vuoi provocarmi?…per cosa?…ti piace questo gioco?…eh?…. perché sai che io non posso toccarti neanche con un dito?…”
“…io speravo …”
“…lo sai che palle mi ha fatto tuo papà ieri sera quando siamo tornati??? domande su domande…che mi hanno profondamente offeso…e alla fine abbiamo litigato…non so se io e lui potremo continuare a lavorare insieme….

credo che a settembre cercherò una situazione diversa…mi ha rotto veramente le palle!!!…”
“…che domande ti ha fatto?…”
“…nessuna diretta. Ovviamente, non avendo le palle necessarie. Ma era chiarissimo che il suo sospetto fosse quello che ti puoi immaginare…. e immagino che anche tua mamma ti abbia tartassato…”
“…sì…e oggi mi ha fatto anche delle raccomandazioni…” – risposi istintivamente sbagliando
“…. benissimo!!!…a questo punto mi sento definitivamente sciolto da ogni sorta di impegno morale nei loro confronti.

Vado su, preparo la valigia e me ne vado…..”

Gettò il sigaro in mezzo ad un cespuglio e, deciso ed incazzato come non lo avevo mai visto, se ne andò sparato in camera sua. Lo raggiunsi spaventata dagli eventi. Cercai in qualche maniera di rabbonirlo giustificando i miei che erano fatti in quella maniera e che erano preoccupati per me…e che…bla bla bla…

Senza neanche guardarmi con decisione metteva le sue cose dentro il borsone alla rinfusa.

Si infilò deciso un paio di pantaloni (senza neanche le mutande sotto)…una camicia aperta sul davanti. Mi passò accanto guardandomi incazzatissimo.
“…non ti preoccupare. Non ce l’ho con te…e non racconterò di certo a quel coglione di tuo padre tutta questa storia tra me e te…. ” – mi dette un bacino sulla fronte – “…in bocca al lupo, signorina…”

Dopo neanche un minuto la sua macchina stava percorrendo il vialetto sterrato alzando una nuvola di polvere.

In piedi col mio vestitino di lamé osservai il tavolo apparecchiato, il vino fresco, la candela che stava lentamente consumando.

Mi misi a sedere e piansi silenziosamente.

Ero solo una stupida, presuntuosa ed ingenua ragazzina.
E avevo creato, col mio comportamento solo un gran casino.

“…sei bella quando piangi…”

Lo spavento per quella voce mi fece alzare di shitto dalla tavola facendomi rovesciare (e rompere ahimé!!!) i bicchieri di cristallo che avevo scelto per quella cenetta romantica.

Riccardo, imbarazzato come un bimbo, se ne stava a pochi metri da me con la testa bassa a fissare il pavimento

“…che ci fai qui?…come sei entrato?…”
“…scusa…non volevo spaventarti…è che…oggi al mare…ti ho vista agitata…guardavi il mare…eri triste…e credevo che la colpa fosse mia…”
“…ma no…no…è che è successo un casino…”
“…ho litigato con la mia ragazza…. ci siamo lasciati…e se n’è già andata via…e allora sono corso qui…sono passato dal boschetto…e ho visto quel signore che se ne andava…e che eri sola…allora…ho trovato il coraggio di entrare…scusami io…”
“…che vuoi Riccardo?…questa è già una vacanza abbastanza di merda…”
“…sei bellissima…e io sono solo un coglione a non aver capito subito che ti amo…”

Le parole lasciarono spazio ai fatti.

La serata fu lunga, intensa e, alla fine di essa, mi ritrovai donna.

Epilogo
Riccardo mi fece diventare donna. Molto donna!!! Riuscimmo con complicati sotterfugi a vederci praticamente ogni sera. Una volta tornati nelle rispettive città, dopo un paio di lettere di amore intenso, scomparve nel nulla. Adesso siamo (incredibilmente) “amici” su Facebook!!!

I miei il giorno dopo, resesi conto della partenza di Tiziano e dopo un lungo interrogatorio a me, decisero che in fondo era meglio che le cose fossero andate così.

Erano anni che mio padre si lamentava del socio e del suo “stile” di vita e di lavoro.

Sentii solamente mio padre al telefono che urlava parole di fuoco nei confronti dell’ex amico fraterno.

Tiziano, per le notizie che ho potuto avere da mia madre, aprii a settembre un’agenzia per fare concorrenza spietata a papà.

Le cose non gli andarono troppo bene tanto che, dopo aver cercato di far pace con mio padre, dovette chiudere.

Pare che abbia trovato lavoro in tutt’altro settore come dipendente. Dopo alcuni anni si accasò con una ragazza russa bellissima.

Adesso Tiziano ha due figli, un’utilitaria rugginosa, un cane ed una suocera a carico.

Irreversibile

Questo non è solo un “racconto” ma quasi una confessione di come sono stato abusato da un vero Porco! Già da piccolo adoro mettere i vestiti di mia madre, nei pomeriggi solo in casa… cosi come mi piace provare i suoi trucchi, mettere l’ombretto, il rossetto ed anche un po’ di cipria …e osservarmi con il volto femminile.

Il mio è sempre stato un corpo molto esile, poco maschile: spalle strette, capelli lisciatissimi lunghi con un taglio più femminile che maschile. Sono nata a Palermo, in una famiglia umile ma felice, mio padre muratore, un vero è onesto lavoratore, e mia madre, la classica casalinga di carattere allegra e maniaca delle pulizie.
Il passaggio dalle medie al liceo è stato traumatico sotto tantissimi punti di vista, anche perché; L’intero istituto era composto per lo più da ragazzi, con cui non avevo un grandissimo rapporto,(quasi tutti).

All’epoca frequentavo il mio primo anno di liceo…e stavo lentamente e confusamente, scoprendo la mia personalità piena di complessi, desideri contraddittori, pulsioni contrastanti e voglie a cui non sapevo se dar sfogo o reprimere.
Un giorno una mia compagna di classe (Alessia) mi chiese se volessi andare con lei travestito da femmina ad una festa di carnevale organizzata dal nostro istituto. Dicendo: “ E normale travestirsi, lo stiamo facendo tutti! Dai ti prego!! Io voglio travestirmi da Jessica Rabbit! e tu? ..Se vuoi, puoi usare se vuoi le mie cose o di mie sorella!!” Ovviamente mi piaceva travestirmi… ma segretamente, sempre e solo in privato…E quale miglior e unica occasione per farlo in pubblico? Il presto era ideale…
Aldilà di tutto si trattava solo di una festicciola scolastica, come tutte le altre…
La mattina seguente, verso le 8 , la raggiunsi puntuale a casa sua… Penso di aver cambiato mille colori per il misto di voglia, eccitazione e vergogna che provavo mentre Alessia e le sorella mi preparavano, facendomi indossare un po’ di tutto! “Dai non fare il difficile, hai pure i capelli lunghi, sarai uno spettacolo, prova questo, metti questo ecc..” Indossando tutte quelle cose attillate la mia eccitazione era anche alle stelle, avevo una voglia incredibile di indossare nuovamente abiti femminili e di uscire finalmente in pubblico, che nessuno poteva immaginare.. Ma anche tanta paura… Per la reazione dei miei “amici”…
Avendo un guardaroba stracolmo di vestitini da far invidia a qualsiasi sex shop.

Come mi aspettavo.. Il lavoro delle mie nuove amichette è stato più che soddisfacente!! Indossavo: una mini nera di pelle lucida, calze di seta nere con la riga dietro ed un paio di scarpe rosse col tacco a spillo! Sopra avevo un corpetto anch’esso nero a tono con la mini gonna e per finire, trucco molto pesante!! Naturalmente, mi vergognavo un po’, avevo paura delle conseguenze, anche perché; Più che una donna.. Sembravo una vera puttana!! Loro erano divertite e con un sorriso complice mi rassicurarono con un: “Fidati di noi Farai un successone!” Di sicuro quella scelta è stata anche la mia e come tante altre volte, alcune scelte si scontano per tutta la vita!
Verso le 8:30, il papà di Alessia, un po’ indispettito per il nostro travestimento eccessivo, specialmente il mio! Ci accompagnò in auto a scuola, dicendo però: che dovevamo trovarci un passaggio per il ritorno.

In macchina ricordo che mi guardava moltissimo per come ero conciata… A disagio in quel momento pensavo mille cose!!! (Se si è un ragazzo e ci si è travestiti da donna per divertimento magari la cosa non suona più tanto giusta). Ma ero troppo eccitata conciata in quel modo , , e dei suoi sguardi indispettiti e del passaggio per il ritorno non ci volevo pensare assolutamente… al momento.
La festa….. si svolgeva in una palestra molto piccola! Il campo di pallavolo adibito a sala da ballo era illuminato solo con luci basse e colorate, e chi non ballava stava seduto ai lati di quello spazio quasi immerso nella totale oscurità.

Conciato in quel modo, notai subito una serie di sguardi e battutine su di me. Inutile dire che tutto ciò mi imbarazzava parecchio, avevo anche previsto tutto questo, però mi sono sentito solo ed abbandonato. Alcuni ragazzi (che non conoscevo), di qualche anno più grandi di me, iniziarono perfino ad urlarmi qualsiasi oscenità in dialetto stretto davanti hai professori, che guardavano divertiti la scena.. Oggi si direbbe bullismo? Allora era semplicemente uno scherzo… e ovviamente più andava avanti la festa più si beveva, e più i ragazzi diventavano fastidiosi.

Fino a quando…
Cominciai a notare anche lo sguardo sempre più insistente del bidello!! “ per tutti Zio Franco”. Un omone di mezz’età. La mascolinità fatta persona con quella testa rasata, alto sul metro e novanta, robusto, scapolo e di moralità molto chiacchierata. Lo guardai sorpresa tutto il tempo, ma lui continuava a fissarmi….
(Faccio una premessa: non avevo mai capito che a zio Franco piacessero i ragazzini, era un po’ grezzo ma molto gentile con noi, ci sorrideva sempre, era sempre molto disponibile insomma un gigante buono).

La situazione è stata imbarazzante fin da subito, con i miei compagni di classe, ero sempre meno a mio agio, ma nonostante tutto sbirciavo quel suo pacco, che sembrava scoppiare all’interno dei jeans, e quando mi sorprendeva a fissarlo mi sorrideva, abbassava lo sguardo e faceva correre le dita su quella Mazza!
Avendo tutta la mattinata per stare insieme a me senza interferenze con troppi professori, subito è diventato Mio amico, e tra una chicchera e l’altra mi ritrovai poco dopo, seduto sulle sue ginocchia a guardare gli altri che ballano… In braccio mi raccontava storie delle sue avventure, in breve: Cercava di farmi capire che la vita sarebbe stata divertente e piacevole solo che io mi fossi conformata ai suoi consigli.. Mi soffiava nelle orecchie e mi dava piccole leccatine e bacetti molto dolci.. Inoltre sotto il mio culetto avvertivo una cosa grossa e calda che cercava di farsi posto fra le mie natiche!…Devo dire che tutto ciò mi piaceva, è stato quasi Romantico.

Ma nel posto e nel momento sbagliato! Quando avvertì che mi stava piacendo molto cominciò a toccarmi senza esitazione le cosce e mi spiegò, Blaterando assurde logiche confusionali, che se volevo avere le tette come quelle delle mie compagne di liceo dovevo farmi scopare da lui!!!!
A disagio dopo quella Teoria assurda, un po’ per la musica alta e qualche drink di troppo… Decisi di allontanarmi da lui un attimo, sentivo troppo caldo, dovevo rilassarmi e corsi in bagno.

Entrando chiusi la porta, semi distrutta… Accendo una sigaretta, tiro le prime boccata e comincio tranquillizzarmi… Finalmente, ci voleva proprio ..un po’ di silenzio…
Poco dopo però, sentì dei passi pesanti e veloci dall’altra parte della porta, il fumo è rimasto denso intorno a me, e quando si aprì la porta entrò Lui.. zio Franco! (il bidello). “Ehi signorina ha sbagliato questo è il bagno degli uomini..” disse sorridendo. Io Diventai come un peperone e subito mi alzai dalla tazza, cercando di spegnere la sigaretta.

“Rilassati scema, lo sai già non lo dico a nessuno!” .. Mentre fumavo parlava continuando a massaggiarsi il cazzo, che notai si stava ingrossando sempre di più. Tempestandomi con mille e inutili complimenti… sapevo benissimo dove voleva arrivare!
“Stai benissimo vestito cosi, E dimmi: Non ho ancora capito bene! Di cosa ti sei travestita? Da puttana he?” Mentre ricominciava l’ennesimo e ambiguo scambio di parole, sentì la sua grossa mano alzarmi la mini.. (Premetto che: Non mi era mai successo niente del genere con nessun’uomo, figuratevi con un tipo di quell’età!) Scioccata, rimasi bloccata tra il terrore e lo stupore di ciò che stava facendo….

E non so come, ma con molta naturalezza, di colpo si aprì pure la patta per farmelo vedere… e lo tirò fuori!! (Ha Un Cazzone Enorme!! Grossissimo!! Sembra una lattina di coca-cola, un po’ più più lunga!)
In un attimo facendo finta di nulla, lo aggirai di shitto, maldestramente.. Volevo uscire dal bagno.

Per me era l prima volta che vedevo un cazzone cosi grosso dal vivo, e malgrado il mio disagio, senza un briciolo di vergogna si avvicino dietro di me e iniziò pure a strusciarsi pesantemente.
Pietrificata dalla vergogna nel sentirmi puntare da quel grosso e viscido affare, sentivo una sensazione mai provata fino ad allora, e mentre Il suo respiro aumentava insieme alla mia voglia, sottovoce mi disse: “…Minchia che culo! Te lo voglio fottere! Sai? Tanto Lo so che ti piace!” Tentò sia con le buone che con le cattive di aprirmi le gambe, rassicurandomi che solo all’inizio avrei potuto provare fastidio.

Ma le gambe le tenevo strette, nell’imbarazzo più assoluto. che mai avevo provato prima!
Aveva grande esperienza nel toccarmi, e pensavo a quanti culetti di ragazzine e ragazzini avrà deflorato, aperto.

In una parola sola, sfondato! Nel silenzio più assoluto, continuando a toccarmi, non contento prese la mia mano e la mise sul suo uccello che evidentemente era in erezione da quasi tutta la mattinata.
E stato il primo per me! Non ne avevo mai toccato uno in vita mia e quando la mia mano lo toccò, sentii un brivido pazzesco, ma nello stesso tempo non sapevo dove iniziare!!!! Come un maestro e la sua allieva, mise la sua mano sulla mia e cominciò a farmela muovere sul suo coso.

Io quasi in maniera automatica, per pochi secondi continuai da sola quel gesto per me assolutamente nuovo, senza sapere bene cosa stessi facendo.
Sapevo che Stavo rischiando troppo, e sopraffatta dalle paure, e dal timore che qualcuno scoprisse le mie più intime voglie inconfessabili, Scappai come un fulmine da quel bagno in piena paranoia. Lasciandolo li, ancora con il suo cazzo sudicio in mano! (Temevo tantissimo di essere classificato a scuola come un “frocetto”)
In palestra la festa era quasi finita, e non ho capito quanto tempo ho perso in bagno! ..La mia amica Ale? l’avevo vista appartarsi con il suo fidanzato, bidonandomi li, e non sapendo che fare, rimasi un paio di minuti da solo in cortile a pensare a tutto ciò che mi era capitato.

Quella sorta di trauma dentro i cessi con il bidello, aveva sfondato una porta già aperta nel mio inconscio!!!!! Lo vissuta quasi come una definitiva rivelazione..
A piedi e lontanissimo da casa, decisi a malincuore di incamminarmi dondolando sui i tacchi, con non poche difficoltà.

( mi piace molto indossare tacchi altissimi, però non sono indicate per le lunghe camminate).
Completamente da sola! Vestita in quel modo (con il ricordo di quel cazzone che avevo toccato in bagno che mi perseguitava), iniziai subito a percorrere strade e stradine secondarie e meno trafficate per raggiungere casa. Inutile dirvi che Avevo una Fifa pazzesca! Del giudizio degli altri, In primis!! La mia famiglia.. ma anche gli amici, che ho sempre snobbato fin dalle scuole medie, sentendomi fuori posto in loro presenza ma di cui adesso temo il giudizio,( è tutto assurdo, io sono assurda).

Dondolando in modo maldestro e incerto, con quelle scomode scarpe, i piedi ed i polpacci mi si erano indolenziti, non ero abituata a camminare cosi tanto sui tacchi alti! Osservavo con on molta attenzione alcune macchine che procedevano lentamente, quasi stupiti dalla mia presenza, alcuni facendo anche più di un giro per osservarmi attentamente. Come una prostituta, mi sono sentita! …Un oggetto. Avanzando veloce, ma in modo maldestro ( maledette scarpe!) dentro di me avvertivo un grande senso di impotenza.

Pensando che mi sarebbe potuto succedere di tutto e di più! La mia ansia e angoscia aumentava ad ogni macchina che passava pensavo si trattasse di mia madre o peggio…( mio padre), e tra le tante auto che passarono quel giorno.. Ne notai una in particolare. Mi seguiva da lontano, lentamente…
Nel giro di pochi minuti, (ad un centinaio di metri da casa mia), si fermo davanti a me, e lentamente il finestrino si abbassò.

Mentre mi avvicinai mi accorsi che sempre Lui.. il bidello era tornato alla carica!! ”Ciao piccola.

Sei ancora offesa con me?? Scusami se ti ho fatto paura in bagno…Dai non fare la bambina!” “Gioia mia! Vivo in aperta campagna qua vicino, e sono desideroso di invitarti a casa mia!”
Quella sue parole, la sua voce sicura, da vero Uomo, accompagnata dal mio pensiero di essere finalmente trattata come una donna, mi fece offuscare la vista.

Diciamo che Persi la ragione! Ma Al di là del sesso, c’era l’aspetto di essere veramente apprezzata per la mia femminilità, e tramite Lui, avrei potuto scoprire ogni mia fantasia con tranquillità.
“Dai non ti vergognare, lo capito che ti piace la minchia!!! Fidati..daii. Dimmi quanti soldi vuoi per venire con me ??”
Il panico mi attacco lo stomaco, ed il cuore mi balzò in gola, quasi impedendomi di parlare, mentre quelle sue parole attraversavano la mia mente.. Paura, voglia di scappare, di scopare, ecc….. Quando, ad un tratto sentii la mia voce uscire di sua spontanea volontà, totalmente incontrollata, chiedendogli ” 30 Euro”!!! (Per uno studente come me sarebbe un ottimo extra per potermi permettere alcune piccole spese inutili che sogno da tempo…)
Quello ti apre! Vattene di corsa!!! Urlava parte della mia coscienza!
Colto all’improvviso da quella mia assurda richiesta inaspettata, apri lo sportellone felice come un bambino e mi disse in fretta e furia; “Va bene.

Dai Sali, Andiamo…”
Era impossibile tornare indietro, ma provate ad immaginate voi le mie sensazioni! Ero confusa spaventata, curiosa ma anche eccitata. Vicino a Lui Non ero più io, Il solo pensiero che un uomo cosi maschio, della sua stazza, che mi aveva corteggiato tutto quel tempo e offerto anche dei soldi, mi faceva sentire speciale…
Zio Franco è un uomo deciso molto autoritario, non mi chiede mai il permesso per nulla!, Fa e basta! Seduto in macchina sentii subito, la sua mano posarsi sulla mia coscia sinistra, stringerla un poco e poi accarezzarla.

La cosa mi colse di sorpresa all’inizio, soprattutto nel bel mezzo del traffico l’imbarazzo m’impediva quasi di respirare. Lui Raccontava alcune delle sue esperienze avute con tanti ragazzini. Come se nulla fosse! Tutto questo: continuando ad accarezzarmi e stringermi le cosce!
In quei momenti lo ascoltavo in silenzio, non sapevo più che altro cosa dire o fare!… Io avevo ben poco da raccontare se non storielle poco soddisfacenti, considerata la mia verginità, e totale inesperienza, con il sesso.

Strada facendo lontani dal traffico. Poco dopo lo guardai armeggiare freneticamente con i pantaloni. All’inizio sembrava avesse un forte bisogno! Di quelli urgenti! Ma poi… sentii la sua mano sulla mia nuca……Spingendomi la testa verso il basso….
“Hai preso i soldi? Ora tocca a te …giusto?… Dai piccola ciuccialo un po’ mentre guido!”
Naturalmente era la prima volta che incontro un uomo, non era più solo una fantasia; “Ho paura!”.

Scioccato dai suoi modi grezzi, mi abbassai verso le sue gambe, infilai la mia mano e lo sentii Durissimo! Tenendo vicino quel cazzone riuscivo a sentire quanto fosse forte quell’odore pungente.. Tremolante dal piacere misto alla paura, e con la mia coscienza che urlava “ Basta!Basta! Fermati!Stop!” Inizio ad accompagnare il suo palo , dentro la mia bocca!! ( ero eccitato un po, lo ammetto), ma quel cazzone viscido la prima volta mi faceva un po’ schifo sul mio volto ingenuo, da liceale tutto casa e chiesa!
Cercando di essere gentile e servizievole, credevo di gestire quella folle situazione, ma in realtà non voleva sborrare adesso, preannunciandomi che dovevo essere ancora penetrata a dovere!!!.

Il suo stile esplicito da maniaco mettono sicuramente paura, però allo stesso tempo mi lusingava l’aspetto di essere considerata quasi come una donna…
(In quell’auto , si può dire ho vissuto i miei primi 15 minuti più intensi della mia vita, con quel seppur veloce, mio primo pompino!)
Appena arrivammo a casa sua!!! Il casolare, somiglia ad una casa strega, perennemente avvolta da una fitta nebbia. L’abitazione è isolata nella campagna a ridosso della zona industriale, con un breve e malmesso vialetto d’accesso.. Appena entrati c’è una sorta di vecchio salottino con divano, TV e un angoletto per cucinare …tutto molto lugubre… Come il bagno (pessimo), ed una sola camera con un lettone vecchio.

Ancora con la mandibola indolenzita e la bocca impastata dal mio primo pompino, con una scusa gli chiesi, se potevo sistemarmi velocemente il trucco ed i capelli in bagno…. Avvisandomi; “NON perdiamo TROPPO tempo però!!”
In quei secondi chiusa in bagno ero agiatissima! (Adesso che faccio?) Avevo troppa paura…Cosa mi sarebbe successo al culo?? Perché ero stata così incosciente? Si può essere più pazzi di cosi? …non avevo scelta
Poco dopo entrai in camera un po’ impaurita ma convinta… Lui era disteso sul letto! In totale silenzio! Sicuramente Non avevo mai visto un uomo di quell’età comportarsi cosi ” Sembrava un pazzo furioso.

” Nudo, pieno di peli, e agitatissimo con quella mazza sempre dritta tra le mani come un depravato mi squadrava dalla testa ai piedi..
Appena mi fece cenno, per avvicinarmi a lui.. mi tirò subito a se’ come una bambola, e gli finii proprio sopra.

Tra le sue grosse e pelose braccia, sentivo il suo cazzo umido e appiccicoso strusciarmi tra le mie gambe… Poi mi fece leccare per bene il suo dito medio e infilò la sua mano nelle mutandine.

Ebbi immediatamente un sussulto, quando senti il suo dito calloso nel culo. “ Ti piace adesso? “ mi chiese. Ero frastornata, lo guardai con occhi tristi e dissi; “Però brucia!“
“ Tranquilla TROIA, quando te lo sfondo quel culo poi vedrai che ti abitui e ti passa subito!”
Lo avevo sognato una vita al pensiero di stare con un ragazzo,( Ma non immaginavo cosi !! ) Ma perché insultarmi cosi? Ci siamo conosciuti questa mattina in modo civile, e adesso a casa sua mi chiamava puttana! Se vi chiedete la motivazione che mi spingeva a restare li, (oltre i soldi che sono solo un ottimo pretesto), devo ammettere che il suo modo grezzo, Maschio, egoista e opportunista, aveva fatto shittare nella mia testolina qualcosa che mi spingeva a sottomettermi…
Ho solo cercato di mettere dei paletti “a parole”, volevo precisare alcuni limiti, ad esempio il preservativo.. Ma lui quella volta neanche mi ascoltò, e quando si decise che era arrivata l’ora di impalarmi si alzo di shitto, mi prese per un braccio (facendomi male) bloccandomi a pancia in giù sul letto.

Per la paura… vista anche la sua stazza, ma anche per l’eccitazione non opposi più alcuna resistenza, mentre sentivo il suo petto pesante, sudato e peloso schiacciarmi la mia schiena. il mio sederino pieno di saliva, iniziava a dilatarsi piano piano e con molto dolore e fatica, accolsi quel primo cazzo nel Culo!!!!
In quei momenti provavo un mix di dolore e piacere mentre il suo cazzo mi scivolava lentamente in profondità, potevo quasi sentire le sue palle pelose pungermi le chiappe … e quando pensai che il peggio fosse passato… Il Porco iniziò a scoparmi sempre più forte, talmente forte che mi stava letteralmente aprendo! “ Zio Basta!! Mi fai male!! Fermati!!” gli ripetevo, urlavo e mi dimenavo come se mi stesse violentando, ma al tempo stesso .. era quello che avevo sempre sognato!!
Adesso c’era la realtà, non si trattava più di fantasia, ma uomini, Uomini Veri.. Quel giorno ogni briciolo di mascolinità residuo in me, svani per SEMPRE mentre vengo sodomizzata con forza e senza sosta… Dopo un bel quarto d’ora… stravolta con quel palo tra le chiappe gli ripetevo, piangendo, se il mio buchetto sarebbe ritornato come prima! “Ora Sta t’zitt che voglio sborrarti in gola! Succhia sta minchia Dai”.

…il culo mi brucia da morire…
Farsi imbrattare la bocca quella volta è stato un atto di sottomissione Lui ….

soprattutto d’umiliazione per me.. Confusa ed in preda a mille sensi di colpa (sono fatta cosi), lo presi in bocca e iniziai a sentirlo pulsare, pensavo che la saliva fosse d’improvviso troppa!! Caldissima, ma con un sapore.. era stano!! ma pochi secondi dopo, In pratica stavo annegando con la sua sborra!! E ovviamente non ce la feci a bere tutto quel suo orgasmo gelatinoso, perché mi faceva troppo schifo, più che latte sa di piscio!! .. di sapore salato direi…
Quando lo tolse dalla mia bocca, la sua sborra caldissima, mi fini anche sui vestiti, in viso, tra i capelli….

E’ appiccicosissima! Non l’avrei mai immaginata cosi abbondante! E mentre immagino, come spiegare ad Alessia tutte quelle macchie sulla sua minigonna, le scarpe, calze ecc.. Una miriade di altri schizzi roventi e violenti, continuano a piovere sulla mia faccia. Quasi come un battesimo!
In macchina verso casa con grande sicurezza ed esperienza parlava solo lui, e non ricordo bene di cosa ma alla fine, parlandomi come una vera prostituta; mi chiese se e quando avremmo potuto rivedermi… Io non gli promisi mai nulla, anche perché; faceva tutto lui.

E non vi nascondo che in auto con quell’ uomo, avevo il terrore che mio padre, mi trovasse in auto con lui, piena di sborra e travestita come una zoccola.
Quella mattina provai gioie così smodate che mi stravolsero tutta la vita in maniera irreversibile. Inconsapevole allora di quello che sarei diventata, pensai che: prendendo nel culo un cazzo del genere, più troia di così non sarei mai potuta essere! …Anche se.. In futuro mi sarei smentito/a.

Le mie storie (62)

Eccomi di nuovo qui pronta a raccontarvi quella che potrei definire “una scopata annunciata”. È un periodo in cui sto lavorando parecchi, mi ritiro a casa stanca morta e voglia di uscire non ne ho per niente. La settimana scorsa mi arriva sul cellulare un messaggio di Renata che diceva che era venuta a trovarla Robert uno dei ragazzi cubani che abbiamo conosciuto l’estate scorsa. Io naturalmente mi sono resa disponibile in caso di cene e feste, dicendole che avrei avuto piacere ha salutarlo.

Renata un paio di giorni dopo mi tiene al telefono 1 vita raccontandomi che era riuscita a mandare il figlio a casa del padre (lei è separata) e che se la stava passando molto bene con il suo “amico”. Effettivamente anche durante le vacanze cubane, fra di loro si era creato 1 bel feeling, tanto che lui avrebbe voluto venire in Italia anche prima, ma lei si era tirata indietro. Lunedì scorso (mentre vi scrivo è giovedì) Renata organizza una cena a casa sua insieme ad altre amiche ed amici alcuni dei quali cubani residenti a Napoli.

La serata è molto divertente, l’incontro con Robert è fin troppo affettuoso, infatti il suo abbraccio termina con 1 manata piena sul culo e lui che ridendo conferma i complimenti al mio didietro tra le risate di 1 paio di suoi amici e della stessa Renata che non sembra infastidita dai modi utilizzati verso la sottoscritta. Per la verità, tornando indietro con la memoria, in quel di Cuba avevamo diviso equamente i nostri accompagnatori, ed anche io ero stata con Robert.

Tra pasta, mozzarella, melanzane, salsicce e altro ben di dio che non scrivo per non farvi venire l’acquolina in bocca, tutto sembra andare per il meglio, fino a quando la padrona di casa non riceve 1 telefonata. Non volendo mi accorgo, pur senza capire cosa stia dicendo, che si sta alterando, così quando chiude il cellulare istintivamente le vado incontro per cercare di aiutarla. Lei mi dice che il figlio sta tornando a casa perché il padre ha dovuto anticipare un problema di lavoro e quindi glielo ha rispedito indietro.

Renata non sa come fare con Robert, perché chiaramente non può ospitarlo con il ragazzo in casa. Io le suggerisco di farlo andare a casa dei suoi compatrioti, dicendole che non ci sarebbe stato problema, lei invece mi chiede di ospitarlo a casa mia, lasciandomi un po’ stupita per una serie di motivi che potrete immaginare. Anzi quando io dopo aver tentato blandamente di rifiutare, pian piano accetto, lei ridendo mi fa “così ti diverti un po’ anche tu”.

A fine serata, lei spiega la situazione al suo amico dicendo che sarebbe stato soltanto per una sera (ed effettivamente è stato così, perché il figlio poi è partito per Capri con amici). Salutiamo tutti, ed andiamo via direzione casa mia. In macchina lui mi racconta che con Renata sta molto bene, che vorrebbe fare le cose più seriamente. Dalle sue parole capisco che vorrebbe trasferirsi qui, magari anche sposarla, dopo tutto nonostante sia più giovane di lei (ed anche della sottoscritta), è comunque un ragazzo laureato, di una certa cultura.

Arrivati a destinazione, lo porto nella camera cosiddetta degli ospiti e dopo aver fatto insieme a lui il letto gli dico che vado al bagno. Lui si sistema e quando esco lo trovo davanti al televisore. Sono circa le 2, io indosso una maglietta molto lunga e sotto la mutandina, lui invece è in canottiera e boxer, e devo dire che c’è 1 bel vedere davvero, nonostante ricordassi l’estate scorsa, vedermelo davanti un’altra volta non mi ha lasciata certo indifferente.

Chiacchieriamo sul divano ancora una mezz’oretta e poi ci salutiamo ognuno nella propria stanza. Mi infilo sotto il lenzuolo ed accendo la televisione, dopo averla guardata un po’ la spengo e mi giro di fianco per dormire. Passa qualche minuto e sento la mia porta socchiusa fare 1 leggera refola di vento; poi il mio lenzuolo si solleva e dopo 1 paio di secondi sento la sua presenza dietro la mia schiena. La sua mano si infila tra le mie cosce e dopo avere spostato di lato il bordo dello slip con 1 dito entra nella mia micia.

Io giro la testa e mi ritrovo le sue labbra che mi baciano mentre con gli occhi sorride. Piano piano mi toglie la maglia e poi la mutanda; sento le sue mani esplorare il mio corpo un po’ ovunque, mi prende 1 seno con la mano ed incomincia a stringere giocando con il capezzolo tra le dita, poi finalmente dietro poggia il suo uccello bello duro ed io mi piego un poco a cucchiaino spostando il sedere un po’ all’indietro verso di lui.

La sua mano mi allarga una natica e mi solleva un po’ la coscia giusto il tempo per mettermelo dentro ed incominciare a muoverlo avanti e indietro. La posizione non è delle più comode, ma il suo uccello liscio lungo esattamente come me lo ricordavo mi penetra con meravigliosa facilità. Poi lui si alza in mezzo al letto e dopo avermi invitato a fare lo stesso, mi fa mettere a quattro zampe per poi ricominciare a scoparmi.

Chiudo gli occhi e mi ritrovo a Cuba, un anno fa, in quella stanza d’albergo dove insieme a Renata ed ai suoi amici ci divertimmo tanto. Sento le sue dita giocare con le mie labbra e poi entrare in bocca, comincio a succhiarle mentre lui continua a farmi godere. Poi le braccia mi vengono meno, appoggio la faccia sul materasso e vengo; sento la sua voce che mi dice “brava, brava…” e poi la mia schiena si bagna del suo sperma.

Per un paio di minuti resto stesa a pelle di Leone per riprendermi, lui si appoggia allo schienale del letto e mi guarda. Riprendo le forze e vado in bagno a pulirmi; quando torno lo trovo esattamente come lo avevo lasciato, soltanto che il lenzuolo non copre più il suo uccello che “riposa” sulla sua gamba sinistra. Mi metto di fianco a lui appoggiata con la testa sul braccio, è da più di un mese che non dormivo con un uomo, è una bella sensazione.

Mi parla di Napoli, dice che somiglia a l’Avana, che i napoletani sono molto simpatici ed espansivi, poi il braccio sopra il quale ho appoggiato il mio collo all’improvviso si anima alla sua estremità. Poggia la mano sotto il seno sinistro e comincia a “palleggiare” letteralmente, mentre contemporaneamente continua a descrivere le meraviglie della nostra città. Si ferma, prende tutta la mammella nella mano ed incomincia a massaggiarla; mi guarda e con un veloce movimento di bacino sposta il suo uccello da sinistra a destra.

Io rido e poi allungo la mano fino a prenderlo fra le dita. Lentamente gli scopro la cappella fino a giù per poi risalire e nascondergliela. Robert reclina il capo all’indietro e chiude gli occhi mentre io continuo con la mia sega. Il suo uccello diventa sempre più grosso tra i miei polpastrelli piccoli, quando è finalmente duro e lungo, mi chino con la testa e glielo prendo in bocca. Cerco di andare più in fondo possibile, con le labbra arrivo a sfiorargli le palle, è tutto depilato, mi sembra un tubo tutto nero.

Comincio a sentire la sua punta umida, mi sollevo e con un gesto atletico (di cui mi sorprendo) gli salgo a cavalcioni. Lui scivola sul cuscino mentre io mi muovo sopra di lui facendo ballare le mie tettone. Ogni volta che torno giù, lo sento sempre più dentro, sempre più in fondo alla mia micia. Godo di nuovo come una pazza, mi fermo su di lui, che si solleva, mi fa poggiare la schiena sul letto, e dopo avermi allargato ed alzato le cosce, mi scopa fino a venirmi sulla pancia.

Sono circa le tre di notte quando dopo essermi lavata per l’ennesima volta, mi rimetto la maglietta per dormire. Lui si piazza di fianco a me girato dall’altro lato.
Apro gli occhi che sono le otto e qualche minuto; per fortuna approfittando della cena di Renata, ho lasciato detto allo studio che sarei arrivata per le 10:30. Robert dorme beato, lo guardo per qualche secondo e poi vado a fare il caffè.

Mentre aspetto, chiamo Renata e le dico che per le dieci ci dobbiamo incontrare in piazza. Lei mi chiede come sia andata la nottata, io ridendo le dico… bene, bene. Il caffè comincia ad uscire, saluto la mia amica e vado a svegliare il mio ospite con il profumo di Napoli. Mi seggo accanto a lui, che dopo aver aperto gli occhi mi saluta con un sorriso. Si mette seduto, mi ringrazia per l’ennesima volta dell’ospitalità mentre sorseggia il caffè, io gli dico che devo andare a fare la doccia, lui fa un cenno d’assenso, poi mentre mi allontano vedo con la coda dell’occhio che mi segue in bagno.

Mi tolgo la maglia ed entro nella cabina, lui fa pipì (particolarmente lunga) e dopo, mentre ancora sto regolando la temperatura si infila anche lui dentro. L’acqua comincia a scendere, lui mi abbraccia e comincia a baciarmi vigorosamente; i nostri corpi sono uniti più che mai, sento il suo uccello pulsare contro la mia micia. Le sue mani scendono entrambi dietro la mia schiena fino ad agguantarmi il sedere. Mi palpeggia con gusto, con determinazione, con un dito arriva a stuzzicare il buchetto del culo ; io non me lo aspetto e mi irrigidisco un attimo, lui con una mano su una chiappa e l’altra sotto un ginocchio, mi solleva e dopo avermi appoggiato al muro me lo mette dentro.

Fra l’eccitazione e l’acqua che scende, faccio fatica a respirare, mi aggrappo a lui con le braccia e con le gambe, mentre scivolo con la schiena lungo il muro sotto i colpi del suo uccello. Le mie urla tradiscono l’ennesimo orgasmo, lui continua ancora per un po’, poi si ferma, mi fa poggiare le gambe a terra e dopo averlo tirato fuori, con le mani se lo tocca fino a venirmi addosso. Con la spugna intrisa di bagnoschiuma, acqua e sperma, mi lavo, esco e lascio lui dentro continuare a lavarsi.

Mi vesto da lavoro, gonna e giacca blu, camicetta bianca e scarpe con tacco moderato. Lui indossa il pantalone ed una maglietta grigia, mi fa i complimenti per l’abbigliamento e dopo aver portato in cucina le tazzine di caffè (ed averle lavate), va nella camera degli ospiti a chiudere la valigia. Sono le dieci ed un quarto quando in piazza da lontano vedo Renata che mi saluta. Robert mi dà un bacio sulla guancia, la solita manata sul sedere e si avvia verso di lei.

Una bella nottata non c’è che dire, lui ripartirà a fine giugno… chissà.

UN INVITO A CENA- IL VENERDÌ

Sconvolto e impaurito, mi do per malato e rimango a casa tutto il mercoledì pomeriggio e il giovedì. Dico al lavoro che ho preso un virus intestinale, e mi rinchiudo in casa. Metto la macchina in garage e chiudo tutte le finestre. Rimango al buio, neanche accendo la TV. Mi butto a letto e dormo per 24 ore. Mi sveglio che è giovedì quasi a mezzogiorno. Penso che forse è stato tutto un brutto incubo, un orribile sogno.

Ma presto mi rendo conto che quello che è successo è tutto reale. Allora la mia testa inizia a pensare, a rivivere ogni momento, a ripetere ogni singola parola, frase.
Rimango così per ore, finché una voce dentro di me mi riporta nel presente e mi rimprovera
“. Guerrino, che ti sta succedendo?? Cosa stai facendo? Cosa ti mette così in crisi? Tu che sei sempre stato forte e coraggioso, che ne hai passate di tutti i colori e te la sei sempre cavata? Reagisci Guerrino!!! Tira fuori le palle , le tue grosse palle da uomo e trova una soluzione!!”.

È vero, la mia coscienza che mi sta parlando , il mio cuore, la mia ragione o chi che sia dice la verità. Troppe ne ho passate nella mia vita, anche di più brutte , molto brutte, e ho sempre vinto. A 44 anni forse sono stanco di trovarmi implicato in situazioni di merda, ma non posso dargliela vinta!! Non dopo quello che mi ha fatto. Questo non è un gioco, uno dei tanti dove ci si stuzzica, ci si diverte a eccitarsi, si flerta pesantemente, si usa ogni tattica per conquistare l’altro.

Perché nel sesso come in guerra ogni arma è lecita, l’ho sempre pensata così. Ma in questo caso il nemico gioca sporco!!! E ha bisogno di uno che gioca più sporco di lui. E io so come si gioca sporco. Eccome se lo so. Ora tocca a me rispondere alla sua offensiva. Il giovedì sera chiamo un mio padre e gli racconto tutto. Lui all’inizio ride, ma quando gli racconto della storia del caffè pieno di sborra e che ero io quella troia che l’ha bevuto rimane shockato e le risate si fanno più amare.

E dalla risata passa alla rabbia e all’incazzamento. Resta solo un po’ stranito dalla mia reazione, lui che conoscendomi molto bene si aspettava un po’ più di coraggio da parte mia. Allora capisce che tutta sta storia mi ha preso molto male , e come abbiamo già fatto in passato, quando uno dei due era nei casini, escogitiamo un piano.
Alle due e mezza della notte mando un mess a Ioan :
” Scusami se sono sparito per due giorni ma avevo bisogno di pensare, e ho capito che hai ragione tu, sono una troia, e per me sarebbe un onore diventare la tua troia !!! Ma è meglio se ne parliamo domani mattina al lavoro.

Ti aspetto alle 10 nel magazzino 3. Baci”
Venerdì mattina. Mi alzo, mi vesto , vado al lavoro con la mia macchina. Mio padre , prima che arrivassi in ufficio, manda Ioan a fare due consegne, in modo che non mi veda prima delle dieci. Dico a mia sorella che deve dire a tutti che io non sono al lavoro. Soprattutto a Ioan. Lei senza fare domande mi dice ok. Io prendo la mia borsa, e senza farmi vedere da nessuno corro al magazzino 3.

Mi raggiunge mio padre. Mi aiuta a sistemarmi come avevamo deciso e chiude il portone e se ne va. Rimango al buio e aspetto. Ioan rientra dal giro di consegne. Mia sorella mi racconterà poi che entra in ufficio e chiedendo di me. Lei gli risponde che sto ancora male e che anche oggi non sarei venuto al lavoro. Lui fa una faccia sbalordita
” Sei sicura che oggi Guerrino non c’è??” Chiede lui.

” Certo, perché ti dovrei mentire ? Se vai in parcheggio vedi che la sua macchina non c’è. Ma perché che cosa vuoi da mio fratello?”” Dice lei.
” No, niente, niente, ero solo sicuro che…. fa lo stesso, nessun problema!” Ed esce un po’ deluso e confuso. Mia sorella lo vede andare nel parcheggio delle macchine a controllare se ci fosse anche la mia. La vede. Ci guarda dentro. E proprio in quel momento gli arriva un mess sul cellulare
” Sono la tua troia, ti aspetto al magazzino 3.

Sbrigati che sono tutta un fuoco. !!”
Lui torna in ufficio e chiede a mia sorella se era sicura che io non ci fossi, e lei risponde di sì al centoxcento.
” Vabbè, ehm…senti io devo andare un attimo a casa, questione di mezz’ora. Poi torno ok?” Dice alla mia sister. Ed esce. Facendo il giro per il retro dello stabilimento, senza farsi notare, arriva davanti al portone del magazzino 3 e lo trova chiuso a chiave.

Incatenato. Allora fa il giro sul retro dove c’è una porta , una seconda entrata che di solito è sempre chiusa. Prende in mano l’enorme mazzo di chiavi che aprono ogni serratura , ogni lucchetto, ogni mezzo di tutto lo stabile e trovata quella giusta ,la apre. Entra, richiude la porta e nel buio quasi totale urla
” Guerrino? Sei qua? Sono Ioan!!!”
” Certo che sono qua !!! Ti aspettavo!!! Vieni da me!!!” Gli rispondo io con voce più dolce.

Lui avanza verso la mia voce.
” Dove sei troia che non ti vedo??? ” chiede lui.
” Sono dietro la fila di pallets, nuda come una puttana che ti aspetto !!” Gli spiego. E lui fa il giro del mucchio ammassato uno sopra l’altro dei pallets di legno e mi vede, illuminato da un po’ di luce che arriva da una finestra in alto, e si blocca. Sono in piedi, completamente nudo, di schiena, braccia sopra la testa con le mani ammanettate a un pallet, gambe divaricate con le caviglie anch’esse ammanettate al pallet più basso.

” Cosa ci fai messo così ?? ” chiede lui
” Ti aspettavo!!! Volevi una dimostrazione della mia devozione a te, eccola!! Sono così da ore, da stamattina, legata come una troia per te, per il mio maschio!!! Aspettando solo che arrivassi e mi scopassi!!!” Gli dico con voce bassa, sottomessa.
” E hai fatto tutta da sola, ti sei spogliata , legata, tutto questo per me? Che gran troia che sei!!! ” e inizia a spogliarsi , completamente nudo.

Ha già il cazzo di marmo. Mi abbraccia da dietro , sento il suo sudore caldo addosso ovunque. Si struscia , mi prende i capezzoli con le dita e me li strizza forte. Sente che io godo!!! Mi morde il collo, si avvicina al mio orecchio e mi sussurra
” Chi è la mia troia????” Questa volta non ho dubbi, e convinto rispondo ” Io sono la tua troia!!!” E ansimo.
” Allora se sei la mia troia lo vuoi nel culo , vero???” Mi chiede ficcandomi due dita su per il buco.

” Si mio maschio, mio padrone, voglio il tuo enorme cazzo tutto dentro di me!!!” E lui senza farselo ripetere due volte si sputa sulla cappella, la punta contro il mio buco e spinge forte il suo grosso arnese in fondo al mio culo.
” Ti piace troia? Lo senti il mio cazzo tutto dentro? Rispondimi troia mia” mi chiede Ioan iniziando a pompare sempre piu violentemente.
” si lo sento!!”
” Dillo più forte Troia!!”
” Si lo sento!!!” Alzando la voce.

Mentre lui mi sbatte come un toro.
” Più forte “”
” Si lo sento!!”
“. Ti ho detto più forte”. E con tutta la voce che ho in gola urlo ” siiiii!!! Lo sento papà’!!!!!!” E a quel punto si spalanca il portone del magazzino ed entrano mio padre con due poliziotti, suoi amici.
” Papà, papà!!! Aiuto!!! ” grido mentre Ioan è ancora dentro di me!!!!
” Che cazzo sta succedendo qua???” Esclama mio padre mentre i due poliziotti, ( grazie Stefano e Paolo!!!) afferrano per le braccia Ioan e lo immobilizzano.

” Papà, meno male che mi avete trovato, sono due giorni che quel bastardo mi tiene qua rinchiuso!!! ” dico piangendo.
” Ma cosa dici??? È una bugia!! Ti ho trovato già così , neanche mezz’ora fa!!!” Si difende Ioan
” Zitto lei!! E come avrebbe fatto ad ammanettarsi da solo?? Me lo spieghi!!!” Gli urla nell’orecchio uno dei due poliziotti.
” Lui, lui mi ha ammanettato qua!!! ” grido io.

” Dove sono le chiavi bastardo!!” Gli chiede mio padre
” Io non ce l’ho!!! Vi ho detto che l’ho trovato già così!” Si difende sempre più disperato il rumeno
” Guarda sul mazzo di chiavi, le tiene la in mezzo a tutte le altre!!” Esclamo io. E mio padre prende dai pantaloni a terra di Ioan l’enorme mazzo di chiavi e lo passa a uno dei due poliziotti. E guarda caso, in mezzo a tutte quelle chiavi, trova quelle delle manette.

Mio padre con estrema furbizia , la mattina prima che arrivasse Ioan al lavoro, aveva inserito una copia delle chiavi sul grande mazzo che Ioan lascia sempre appeso in spogliatoio. Il poliziotto mi libera , finalmente.
” Come ti spieghi che le chiavi erano nel tuo mazzo????” Gli chiede mio padre.
” Non lo so, davvero…. non lo so, ” risponde Ioan rendendosi conto di essere stato fregato.
” Signor B.

che facciamo? Dica lei. Qua il reato è grave, sequestro di persona, violenza, stupro, sono anni di galera!!!” Dice uno dei poliziotti.
” Potete pure andare, faccio io 4 chiacchiere con sta persona e poi vi faccio sapere. ” così mio padre congeda i due poliziotti, che escono , lasciandoci tutti e tre soli.
” Cosa dici Guerrino, come ci dobbiamo comportare adesso con Ioan?” Mi chiede mio babbo. Guardo Ioan e sembra un cane bastonato.

Ha capito che lo abbiamo fregato, e che se vogliamo rischia grosso.
” Senti papà, io credo che abbia imparato la lezione. Lo vuoi denunciare? Denuncialo. Lo vuoi solo licenziare? Licenzialo. Però che spreco sarebbe. Un così bell’uomo, maschio, bravissimo a scopare. Non si trova tutti i giorni. ” dico guardando la faccia ormai rassegnata di Ioan.
” E quindi che vuoi che faccia? Decidi tu. Lo sai che per me conta più di tutto la tua felicità!!” Mi rincuora mio padre accarezzandomi il culo.

” Facciamo così!!!! Lui continua a lavorare qua, come non fosse successo nulla. Ma ogni tanto, quando ho voglia, me lo porto a casa per farmi scopare!!! Durante l’orario di lavoro ovviamente, come facesse parte delle sue mansioni. E se non viene è come facesse un assenza ingiustificata, quindi ore non pagate. Che ne pensi?” Chiedo a mio papà.
” Per me va bene piccolo mio. E per te Ioan va bene???” Gli chiede
” Certo, per me va benissimo.

Anzi vi ringrazio per non licenziarmi” risponde il rumeno ancora tutto nudo.
” Non devi ringraziare me, ma Guerrino. Su forza, ora vi lascio. Rivestitevi e tornate al lavoro!!” E con una pacca nel culo esce dal magazzino.
” Grazie Guerrino, e scusa per tutto quello che ti ho detto o fatto” mi dice Ioan abbracciandomi.
” Prima di vestirci, finiamo quello che stavamo facendo ok? D’altronde siamo in orario di lavoro giusto?” E dicendo questo mi abbasso e prendo in bocca il cazzo del mio dipendente e lo spompino.

Lo faccio godere, ingoio tutto, mi alzo e gli dico” Ora chi è la puttana di chi???”. Non risponde. Si tocca il petto con la mano. Molto meglio di qualsiasi parola. FINE.

I sogni di Krissy

Lezioni di vero

Quanti anni erano passati.
I ricordi dell’ infanzia gli tornavano in mente uno dopo l’altro, mentre percorreva gli stanzoni vuoti della vecchia casa.
Si erano trasferiti da oltre dieci anni, ora lui era praticamente un giovanotto.
Aveva passato da un’ altra parte tutta l’ adolescenza e la gioventù e, si sa, quegli anni per i giovani sono paragonabili ad un abisso temporale. Pieni di cambiamenti fisici e psicologici.

La crisalide diventa farfalla ed è pronta per affrontare il suo destino: forte e matura.

La vecchia casa di famiglia si era liberata, da poco, dagli inquilini e si erano detti: perche tenerla abbandonata?
D’ accordo con i genitori, avrebbe organizzato lì il suo studietto di disegno (aveva appena terminato il primo anno di Ingegneria) e, pensò tra se, per portarci anche qualcuna delle sue conquiste.
Cosi, per scopare, non avrebbe dovuto più ricorrere ai mille, scomodi espedienti che rendevano ancora più bramoso e intrigante il sesso
giovanile.

Immaginandosi le scene di cui sarebbe stato protagonista si senti come un pascià, pronto a spalancare la porta del suo Harem privato.
Qualche giorno dopo, entrando nel portone pieno di scartoffie da portare in casa, si incrociò con un giovanotto longilineo dall’ aspetto familiare.
Dopo un attimo di esitazione, lo squadrò, poi disse: – Ehi! Simone! –
L’altro rispose con un sorrisetto sardonico.
– Ciao – aggiunse Lucio – da quanto tempo… –
– Però! Mi avevano detto che eri tornato.

– disse Simone.
– E tu, invece? Non ti sei mai mosso dalla vecchia casa? – chiese.
– E dove vuoi che vada? I vecchi sono morti e mi hanno lasciato la casa. Almeno riesco a viverci… –
Lo guardò con comprensione e dissi: – Mi dispiace, non sapevo. –
E, Simone: – Lascia perdere è relativo, in realtà ero stato adottato.
– Dai, mi ha fatto piacere rivederti, io ci sarò spesso… Vieni a trovarmi, non farti problemi, attraversi il pianerottolo e sei da me… tanto sono sempre da solo.


– Ok! – disse – vedremo. Ciao, allora, adesso vado. – e Simone si perse tra i vicoletti antichi.
L’ attività di giovane dalle larghe prospettive si ampliò e si intensificò per Lucio. Inoltre si era alla fine degli anni settanta e le ragazze dell’ epoca erano in piena rivoluzione sessuale.
Le minigonne e i minishorts impazzavano, le discoteche per gli studenti erano aperte dalle 10 di mattina … le occupazioni universitarie e le “comuni” erano all’ ordine del giorno e il sesso si praticava in ogni sua forma: spesso e volentieri.

Cicciolina e Moana erano le nuove ambasciatrici della ricerca erotica.
Naturalmente per Lucio avere uno studio-garconniere non poteva che rappresentare un grande vantaggio.
Inutile dire che l’ andirivieni di amici e ragazze in abiti succinti non passava inosservato nel vicoletto. Ma i tempi erano cambiati, le case erano piene di studenti in affitto che arrivavano da tutto il Sud per frequentare le varie facoltà universitarie. Nessuno più si fossilizzava a controllare cosa succedeva agli altri: la vecchia città, diventava una metropoli.

Intanto, il povero Simone sbarcava il lunario alla meglio e soprattutto essendo chiuso e schivo: non batteva chiodo.
Gli incontri di pianerottolo si susseguivano e spesso, in tutta onestà di intenti, Lucio provò a inserirlo nel giro di facili scopate … ma con nessun risultato pratico.
Un pomeriggio di tranquillità relativa Lucio invitò l’ amico di infanzia ad accomodarsi per chiacchierare un poco e per fargli vedere i suoi progetti … e anche per dimostrargli che non era solo un satiro, ma anche uno studente attento e appassionato.

Parlarono del più e del meno … all’ epoca un whisky e una Marlboro accompagnavano di prassi ogni chiacchierata.
Il discorso, a un certo punto, cadde sull’ argomento: sesso.
Lucio incitava Simone a non farsi troppi problemi nell’ abbordare una ragazza, magari anche una di quelle amiche che spesso, seminude si aggiravano per casa sua.
Ma l’altro era “tosto” e proprio non se la sentiva di paragonarsi all’ amico, che nella sua immaginazione limitata era, praticamente, un vero play boy.

Quando l’ argomento diventò più diretto, Lucio disse: – Ma allora insomma, come fai? Non scopi? –
La risposta di Simone tendeva al vago e al sibillino, ma in realtà non negava di limitarsi all’ auto erotismo per soddisfare il suo piacere.
E Lucio ridacchiava.
I “rossori” e le titubanze dell’ amico, praticamente ancora vergine lo divertivano, e un po’ lo stimolavano.
Negli ultimi anni di grande attività fisica, Lucio non si era negato neppure come gigolò, e poco importava se i suoi amici generosi, erano donne mature o uomini importanti, con la passione per il “pisello”.

Parlare con un ingenuo come Simone lo stuzzicava.
L’ età era quella in cui, se non arrivava almeno due volte al giorno, si sentiva a disagio: e così un po’ per esibizionismo e un po’ per fare sesso con un uomo senza ricevere un compenso, ma per il puro piacere di dominare, lo eccitò.
Con disinvoltura seppe ritrovare nella mente dell’ amico i ricordi di infanzia e così, quasi per gioco, cominciarono a rinvangare il passato.

– Ricordi quando me lo prendevi in bocca – diceva Lucio, mentre tirava fuori il cazzo già duro dai pantaloncini.
– In quella stanzetta scura – disse – ricordo ancora quelle volte che arrivavi da sotto, da dietro alle mie gambe … mettevi la testa sotto le palle ed, io abbassandolo con la mano, ti premevo il cazzo in bocca. –
Simone non aveva né la forza né la volontà per reagire e così, ancora una volta, come se il tempo non fosse mai passato, si sedette sul divano e, senza remore, cominciò a fargli un bocchino.

In poche ore il leone rampante e arrapato che si nascondeva in Lucio aveva avuto di nuovo la meglio sull’ altro giovane.
Simone, ammirato e soggiogato dalla forte personalità dell’ amico, riprese il suo ruolo supino, di strumento sessuale, rassegnato e grato, nelle mani di Lucio, più furbo e dotato.
Naturalmente anche in lui si nascondeva una forte carica sessuale ed erotica.
Quel ruolo gli piaceva. Infatti mentre succhiava il cazzo dell’ amico e gli leccava la sacca dei coglioni, si sentiva in tiro il suo arnese, come mai prima.

Ripresero il menage da dove l’ avevano lasciato tanti anni prima.
Ma adesso erano uomini.
I cazzi erano grossi e duri.
E la sborra non era acquiccia, ma sperma abbondante, denso e gustoso.
Ora prendere il cazzo in mano di un altro non era più un gioco non meglio identificato, ma una precisa masturbazione dell’ altro.
Gli incontri omosessuali tra i due, non erano più supportati da uno scambio di figurine o di soldatini, e non si potevano più giustificare come un gioco … nonostante Simone amasse pensare di subire un piccolo maltrattamento, occasionale ma piacevole, e Lucio si giustificasse con se stesso, pensando di usare la bocca e le mani dell’ amico, come surrogato più arrapante di una masturbazione solitaria.

Infatti il rapporto si evolvette nei mesi successivi: diventando sempre più morboso e trasgressivo.
Simone rimaneva arroccato nella sua posizione di orso solitario, mentre la vita e le avventure di Lucio si arricchivano di nuove conquiste e di compagnie femminili sempre più coinvolgenti, eppure …
Eppure non passava un mese che, nell’ ombra segreta del suo studio, non si incontrassero almeno due o tre volte, per imparare i limiti e i confini del sesso proibito … sempre che questi confini esistessero davvero.

Dopo che Simone aveva ripreso il suo ruolo di gregario accondiscendente alle esigenze del capobranco, iniziarono a sperimentare le nuove vie del piacere omosessuale.
Così per Simone iniziò un tirocinio in cui l’ amico esperto gli insegnava come donargli piacere e trarne, dal semplice servirlo.
Il ragazzo fingeva di imparare con difficoltà, soprattutto per compiacere l’ amico e non deluderlo, ma intanto anche il suo coso, nei pantaloni si agitava come un serpente, mai domo.

Così Simone imparò a fare la sega a Lucio in maniera perfetta, aspettando fino alla sborrata, che di prassi, si faceva sgorgare nell’ altra mano, in attesa davanti al glande rubizzo, con le dita raccolte a forma di conchiglia.
Poi si perfezionò nel bocchino e imparò, per compiacere l’ amico, che lo pretendeva, a farsi arrivare in bocca, soffocando nella sborra e tossendo, avvilito, schizzi di sperma e saliva contemporaneamente.
Il suo amichetto gli diceva che le sue donne gli facevano questo e l’ altro non doveva essere da meno.

Sempre più spesso gli permetteva di togliersi i pantaloni e le ridicole mutande bianche, anni cinquanta.
Sempre più spesso gettava un occhio preoccupato verso il cazzo strano dell’ amico, dove i problemi di rapportarsi con gli altri, sembravano rappresentati “fisicamente”.
Il “coso” di Simone infatti era particolare secondo lui.
La pelle del prepuzio non aveva forse mai oltrepassato il glande per intero, infatti successivamente scoprì che, per l’ amico, era fonte di dolore lo scappellamento completo: soprattutto quando il pene era duro (cosa che per i loro incontri era la norma, del resto).

Aveva una forma che, contrariamente al normale, lo rendeva storto verso il basso, invece di svettare in alto nel classico “alzabandiera”.
Ma ancora più piacevolmente preoccupante era il fatto, che quando il cazzo dell’ amico era molto duro, diventava perfettamente diritto.
Era come un’ asta, un manico, che spuntava orizzontalmente dal corpo magro del giovane amico.
Inoltre, quando si eccitava sul serio, il suo cazzo diventava veramente notevole e, pensava con raccapriccio Lucio, probabilmente non era ancora al massimo delle sue capacità espressive, visto che dopo tutto, lui nemmeno glielo toccava … ancora.

Ovviamente, nell’intimità fisica dei primi rapporti, qualche volta il pene di Simone aveva sfiorato l’amico, che però non me aveva fatto un dramma. Magari poi nei suoi sogni ripensava a quel contatto infinitesimale, senza ammetterlo neppure con se stesso.
Lucio continuava a frequentare l’ università e a studiare.
Poi iniziò le prime attività e continuava a scopare con la sua ragazza fissa o con una conquista occasionale.
Ma la vera libidine inconfessabile lo attendeva in quel gioco di ruoli, estremamente complesso, che avveniva ogni tanto con l’ amico Simone.

Dopo le seghe lunghe e languide, offerte quasi come un servizio, erano passati a Simone che diventava sempre più bravo nel fargli i pompini.
La cosa era andata avanti e quindi, facendolo sembrare più un premio che un piacere personale, anche Lucio aveva cominciato a concedere qualche attenzione a Simone.
Questo lo faceva in modo distaccato, quasi controvoglia, non voleva rinnegare così apertamente la parte di maschio, dura e violenta, tipica dei giovani del suo stampo.

Però poi, in realtà, seguiva a ruota le performance di Simone.
Quindi anche Lucio imparò a prenderglielo in mano.
Una volta aveva provato a unire i loro due peni e a masturbarli in contemporanea, non poteva nascondere il piacere unico che questo sfregamento provocava.
Specialmente quando, in piedi l’ uno contro l’ altro, dai due piccoli orifizi la sborra eruttava quasi contemporaneamente, spandendosi, calda e appiccicosa, sulle sue mani.
Sempre per non dispiacere l’ amico, così disponibile e servizievole, aveva voluto tentare a prenderglielo in bocca.

Le prime volte il gesto era abbozzato, quasi controvoglia e con fredda partecipazione, ma poi … pian piano si era dovuto rendere conte che aspettava quegli incontri omosessuali, con maggior eccitazione di qualsiasi altro appuntamento erotico.
Desiderava imparare sempre meglio a fare il pompino a Simone e il sangue gli ribolliva nelle vene, quando si accorgeva che il cazzo del suo amico, sollecitato dalla sua lingua, si ingrossava a dismisura.
Spesso lo misurava controllandone il “calibro” sulla pancia di Simone.

Quando il ragazzo era al massimo del piacere e non capiva più niente, il suo cazzo superava di molto l’ ombelico e la pelle di seta era più tesa che mai.
Simone una volta aveva trovato il coraggio di chiedere: – Posso venire in bocca? – ma Lucio per orgoglio maschile (come se non fosse impegnato a fargli un languido bocchino), aveva risposto di no.
Salvo, in seguito, a desiderare nei suoi sogni, quello spruzzo di sborra, che tanto scioccamente aveva rifiutato.

Venne poi il tempo in cui cominciarono a desiderare qualcosa di più. Praticamente si ricordarono che, tanti anni prima, negli angoli più bui del vicolo o per le scale di sera, qualche volta, più per istinto che per conoscenza, Lucio aveva appoggiato il suo membro giovanile dietro le natiche di Simone.
Allora non sapevano nemmeno bene il perché, però sentivano il gusto proibito di quel gesto di possesso dell’ uno nei confronti dell’ altro che, supino, si donava.

Ora erano adulti e sarebbe stato ridicolo se, come allora, avessero contato quante “botte” l’ uno desse all’ altro, pur senza una effettiva penetrazione.
Così non senza reticenze da parte di Simone, Lucio vinse la sua ritrosia.
Forte dell’ esperienza fatta con le ragazze, riuscì ad ottenere che l’ amico si rassegnasse a dargli il culo … inutile dire che Simone era vergine, di dietro.
Un pomeriggio estivo, intimò a Simone di stendersi sul solito divano e di porsi su un fianco, abbassandosi il Jeans fino alle ginocchia, poi con calma, anche Lucio si stese sull’ angusto spazio del divano.

Il suo cazzo si indurì, come, e anche più, del solito, e per tenere tranquillo Simone, glielo prese in mano da sotto le gambe schiuse.
Poi, sempre per rendere arrendevole ed eccitato il suo amico, si abbassò dietro il suo culo, in bella mostra.
Da sotto il taglio netto delle natiche, fioriva lo scroto compatto di Simone, scuro e profumato di umido. Poco oltre, dalle gambe strette tra loro per bloccarlo in posizione, il cazzo del giovane sembrava una piccola terza gamba.

Lucio leccò ripetutamente tutto quel pacco, trovandolo delizioso.
Si divertiva a prendere il pene di Simone tra le labbra e poi, nel perderlo, perché la posizione forzata rendeva il cazzo del giovane elastico e sfuggente.
Intanto, frugando e baciando sotto i coglioni di Simone, Lucio iniziò a bagnargli il buchetto con delle linguate piene di saliva.
La libidine del rapporto era sempre più cocente, fino a quando Lucio si decise a provare a penetrarlo, questa volta sul serio.

Si mise ben piantato alle spalle dell’ amico.
Entrambi poggiavano sul lato destro del corpo. L’ altro era magro e abbastanza leggero, probabilmente ormai era rilassato e arrapato, infatti, Lucio, con le sue grosse e forti mani non trovava difficoltà a gestirne i fianchi in modo da portare la chiappe dischiuse del ragazzo a favore del suo cazzo in tiro.
Bagnò ancora una volta di saliva il buchetto dell’ altro, che sentiva morbido e arrendevole al massaggio delle dita.

Altre volte aveva penetrato un culo maschile o femminile, ma mai la verginità anale dell’ altro era stata per lui tanto significativa.
Non che ci tenesse sentimentalmente per Simone, ma di sicuro il loro era un rapporto estremamente particolare, che si combatteva a suon di posizioni psicologiche, più che a ritmo di semplice sesso.
Lucio dominava, nella vita e nel sesso, la personalità più arrendevole e pacata di Simone ma, allo stesso tempo, era come se si prendesse responsabilità dell’ amico e lo considerasse un suo paggio al quale era affezionato e a cui riservava le attenzioni migliori.

Il loro rapporto era segreto e intrigante.
Fuori da quella casa ogni uno tornava ad essere una persona perfettamente normale e, soprattutto, eterosessuale.
Lucio era deciso a godersi quei momenti al massimo per renderli memorabili. Così iniziò a rompere il sedere al suo amico con estrema cautela.
Il suo cazzo era veramente enorme però e dovette adoperare molta delicatezza.
Dopo alcuni estenuanti minuti di tentativi, il cazzo nerboruto di Lucio li teneva collegati come un grosso tubo, l’ uno nel culo dell’ altro.

Simone era esausto e dolente, e più volte si era lamentato nel subire quell’ ennesima mortificazione, eppure aveva accettato tacitamente di essere inculato dall’ amico più potente, come se fosse un atto dovuto, un segno del destino.
Ovviamente la cosa era anche eccitante al punto che con la mano si cercava il buco tra le gambe e lo trovava completamente invaso da quel tronco di carne, che sfociava alla radice nelle morbide palle piene di sperma.

Quello sperma, lo sapeva, inderogabilmente sarebbe confluito nella profondità del suo culo, ne era certo.
Ma non tutto successe così rapidamente.
Quando lo sfintere, con un ultimo gemito, aveva accettato lo spessore del cazzo di Lucio non erano che all’ inizio della bonaria punizione.
Gli uscì dalle terga e gli carezzò il culo, per dargli il tempo di riprendersi dai postumi della innaturale dilatazione.
Ma subito dopo l’ inculata riprese, con ben altri ritmi e maggiore decisione.

Lo trascinò davanti allo specchio e lo fece abbassare a novanta gradi.
Mentre il giovane si prendeva le caviglie per tenersi in equilibrio, Lucio lo impalò perfettamente, per non permettergli di cadere.
Il giovane si sentì venire meno, mentre assisteva allo specchio a quella scena da film, ben rendendosi conto dalle pulsazioni che gli si scaricavano nel culo, che il soggetto era lui stesso.
Venne poi posseduto, sempre nel culo e sempre per tutta la lunghezza del cazzo di Lucio, sia gitato di faccia che di dietro, poggiato sulla scrivania.

Infine dopo oltre mezz’ ora e una caterva innumerevole di penetrazioni, ritornarono sul divano.
A Simone bruciava il culetto, ormai definitivamente sfondato, ma non desisteva dal farsi fottere, perché il piacere di subire l’ inculata dall’ amico era troppo intenso.
Sul divano, si dovette stendere supino, con un cuscino sotto il bacino e una delle cosce, che per meglio spalancare il deretano, penzolava dal lato libero.
Lucio era sudato e arrapato.

Ancora una volta, sostenendosi sul braccio si posizionò dietro il giovane e ancora una volta lo inculò con decisione.
Il ritmo divenne costante e distaccato.
La mente di Lucio vagava nei paradisi del piacere, mentre si accasciava pesantemente su Simone, che pur soffrendo per quel peso invadente, non aveva il coraggio di fermarlo.
Infine, gli sentì accelerare il respiro e ansimare … e infine , pesando solo su di lui, gli strinse con le mani le chiappe intorno al cazzo che impalava quel minuscolo culo, come per farne una guaina più stretta, idonea al suo piacere, cattivo.

E così gli venne dietro.
Scaricando la sua rabbia e la sete di dominio, tutta nel sedere dolorante arrossato.
Sprofondava in lui con tutta la forza, e sborrò tanto profondamente nell’ ano del giovane, che ancora il giorno dopo, in bagno, egli si sentì scorrere dal sedere alcune gocce dello sperma ricevuto il giorno prima. L’ intimità tra i due arrivava a livelli sempre più profondi.
Lucio, sicuro dell’ affidabilità dell’ amico e certo della sua totale complicità, si lascio andare anch’ egli, senza più farsi troppi scrupoli o imporsi remore.

Giustificandosi con se stesso per il fatto che Simone gli dava tutto se stesso senza chiedere e senza pretendere nulla di più, gli piaceva pensare di fare dei piccoli sacrifici per l’ amico, che non aveva mai chiavato con una donna vera.
Cominciò a ingoiare il suo sperma, dopo avergli praticato il bocchino talmente in profondità, da aver spesso lacrimato per il soffocamento, in conseguenza dell’ introduzione esagerata del glande nella gola.

Aveva scoperto che la posizione più favorevole era quella in cui si stendeva sul divano a pancia in sopra, posizionando la testa rovesciata su un bracciolo.
La dominazione del cazzo in quella posizione era totale.
Il giovane era libero di chiavarglielo in bocca a suo piacimento, comodamente in piedi, con la possibilità di governare il ritmo e la profondità della penetrazione.
Dal canto suo, vedeva in primo piano il cazzo in arrivo o mentre lo pompava.

Vedeva anche il sacco coi coglioni, poteva carezzarlo e spesso, in un assurdo tentativo figurato, pur avendo la bocca piena fino alla radice del pene, cercava di spingerci dentro, almeno una, delle palle di Simone.
Spesso, questi gli sborrava in gola, senza che nemmeno riuscisse a sentirne il gusto. Infatti quando veniva così, Simone, diventava una corda tesa: tutto il corpo si irrigidiva e il cazzo fermo, sprofondato in bocca a Lucio, e lui era totalmente bloccato.

Il glande, gonfio, sborrava a fiotti vibrando violentemente insieme all’ asta. Aveva il dono di restare duro e in tiro a lungo, anche dopo la sborrata.
Capitava così che, Lucio, doveva soccombere per non contrariare l’ amico e aspettare a volte anche un quarto d’ora, fino a che il pescione di Simone, gli liberasse la bocca.
Dopo questo tipo di pompa, le mascelle erano indolenzite.
Di contro, però, la situazione era talmente arrapante che spesso Lucio si masturbava, tenendo in bocca quell’ asta prepotente che mandava odore e sapore di sborra calda.

Di questo passo, non ci volle molto per decidersi a sacrificarsi fino in fondo per l’ amico. Con la scusa di fargli provare com’ è fottere una ragazza, ammise il pene di Simone nel culo.
Non fu una passeggiata, come credeva.
Infatti la sua speranza era che sapendolo mettere dietro, sarebbe stato altrettanto bravo a prenderlo, tra le natiche.
Ma non era così.
La colpa era anche di Simone però, che si ritrovava quel cazzo ballerino, un pene che, alle sollecitazioni rispondeva fin troppo “elasticamente” … e così, quando si trattò di sverginare il culo dell’ amico, divenne grosso come quello di un cavallo.

Ormai non è che si potesse tirare indietro, anzi il gonfiore della cappella di Simone, lo rese ancora più lascivo e desideroso.
Si preparò stendendosi su un lettino, con un cuscino sotto la pancia.
Allargò le cosce per dare spazio a Simone che iniziò ad armeggiare dietro di lui.
Per prima cosa, con lo sfintere, sentì perfettamente la cappella tonda che si posizionava, al centro del punto giusto per penetrare.

Fu una sensazione difficile da raccontare: era come se vedesse quella grossa palla, estranea, che tentava di diventare parte della sua stessa carne.
Quando Simone iniziò a spingere, capì che era condannato.
Gli avrebbe fatto male.
Ma era troppo arrapato per dire di no.
Si rassegnò a diventare uno che lo prende “in culo”.
Cercò di scacciare tutti i preconcetti e le frasi fatte, volgari, legate in maniera figurata a questo evento.

Cercò di pensare che dopo tutto non era che una atto sessuale come gli altri, un momento di piacere che finiva lì.
Nulla di male. Una tantum.
Nel buio nascosto di quella casa dimenticata, donava un emozione all’ amico. Quell’ amico che si fotteva da quasi un anno, profittando del suo culo a suo piacimento.
Si convinse che era un dono.
Una sensazione da regalare a chi, diversamente, forse non avrebbe mai provato il piacere di … possedere.

Mentre i pensieri turbinavano nella testa, Simone si era bagnato il cazzo di saliva e ripartiva all’ attacco.
Riprese ad armeggiare col suo buchetto finché … finché, con un guizzo, la capocchià di Simone, gli spaccò l’ ano in due, superando la resistenza, involontaria, dello sfintere.
Il dolore fece saltare Lucio, che sgusciò in avanti; mortificato e offeso, col culo indolenzito.
Non aveva mai provato niente di simile. Mai.
Era un dolore deciso e umiliante, ma allo stesso tempo gli dava il desiderio perverso di provarlo ancora, per avere e dare piacere.

Si massaggiò le natiche, facendole vibrare con le dita, per rilassarsi.
Era confuso sul da farsi … non sapeva se tirarsi indietro, non sapeva se ormai, avere il culo rotto, non gli avrebbe permesso mai più di essere “maschio” come prima.
L’ amico era in attesa, arrapato e un po’ confuso.
– Mi hai fatto male! – disse Lucio, languido. – Fai piano. E’ la prima volta, lo sai. Lo faccio solo per te.


Purtroppo quelle parole non convinsero il maschio pratico che c’ era in lui. Si rese conto che era cambiato.
Il desiderio di prenderlo ancora nel culo non era da “macho”, né era un favore, semplice, da offrire ad un amico.
Dopo alcuni minuti si calmò e riprovarono.
Simone fu più dolce nell’ entrare e Lucio, con sorpresa, scoprì che il male era quasi del tutto sparito.
Restava quella strana sensazione di carne estranea che viaggiava nella sua.

Capì perché alle donne … e a molti uomini piaceva.
Era il colmo del piacere, darsi totalmente.
Dare il culo era un atto amorevole di sottomissione, che dava brividi di piacere e sensazioni profonde che nessun altro atto poteva eguagliare.
Simone se lo chiavò a lungo, sempre così: distesi sul letto.
Ogni tanto gli faceva cambiare la posizione delle gambe.
Prima il giovane lo aveva tenuto con le gambe e il culo spalancati, mentre lui, con le ginocchia serrate, si era messo dentro, oscenamente, spingendo spesso troppo a fondo l’ asta e provocandogli qualche fastidio, che lo faceva saltare in avanti.

Poi, al contrario, gli strinse le gambe e le serrò, mentre lui si sedette
praticamente sulle sue terga, col cazzo che sprofondava nel culo ben fatto di Lucio.
A volte, tenendosi sulle mani, il ragazzo si fermava col cazzo infisso nell’ ano solo per metà.
In quelle occasioni, Lucio, con le dita controllava sia il pene di lui, scoprendolo enorme e tosto, sia lo stato del suo sfintere.
Era molle e dilatato, al punto che ci poteva infilare anche il dito, per controllare i contorni del cazzo che lo stava ingroppando.

Una vera libidine.
Era stancante prenderlo nel culo ripetutamente, ma non si ribellò.
Quell’ esercizio lo aveva reso languido e passivo, lievemente femmineo.
Scoprì un piacere nuovo: aspettare che “l’altro” finisca di fottere.
Imparò la grande differenza tra l’ orgasmo maschile e quello femminile.
La donna, o chi “dona” e si “fa fare”, può permettersi di godersi tutta una serie di sensazioni, molto simili all’ orgasmo fisico, prolungandole all’ infinito e gustandosi tutti i momenti dell’ accoppiamento.

Il maschio, sopra di lui, col cazzo dentro, invece, non provava che un crescendo di arrapamento, concentrato violentemente sull’ atto materiale e sullo sfregamento fisico che lo avrebbe portato ad arrivare.
Lucio, sottomesso a quel cazzo, invece imparava a godere costantemente del piacere e della furia dell’ altro.
Simone sudato ed eccitato gli diede le ultime, selvagge botte, intensissime, poi uscì dal suo culo e fece in modo di farlo girare.

Lucio ebbe giusto il tempo di aprire la bocca, mentre l’ amico con un mugugno a****le, cominciò a schizzargli sperma in faccia e in bocca … a litri.
Col culo dolorante e indolenzito, ma non era mai stato così arrapato.
Aspettò che l’ amico stremato si poggiasse sul fianco.
Allora girò la testa, di quel tanto che bastava, per succhiargli il cazzo, miracolosamente duro, come prima che fosse venuto, e succhiando si diede pochi colpi al pene, che era quasi molle, piccolo e morbido,così sborrò copiosamente sulla sua pancia.

Restarono distesi per parecchio tempo, ritemprandosi.
Passò ancora qualche mese.
Dopo quella esperienza, Lucio era rimasto abbastanza turbato.
Era perplesso e aveva una leggera forma di crisi interna. I suoi rapporti con la sua donna si intensificarono: quasi volesse provare a se stesso che nulla era cambiato.
Era il maschio, lievemente prepotente di sempre.
Voleva essere superficiale, disincantato e “chiavettiere”.
Cercò anche qualche vecchia amicizia femminile, per il semplice gusto di scoparsela … ma il piacere proibito di donare il suo buco a Simone, non riusciva a toglierselo dalla testa.

Prima, quando lui si inculava l’ altro ragazzo, aveva spesso pensato di non dover temere alcuna implicazione. Anzi, giustificava il suo rapporto in maniera unilaterale: lui era più maschio che mai.
Ecco perché, vista la “potenza” sempre arrapata del suo sesso, prendeva tutto ciò che gli capitava d’ avanti.
Poco importava se si trattasse di una commessa diciottenne di passaggio, della sua donna o del suo amichetto: lui, tirava fuori il suo arnese … e fotteva.

Dietro, avanti, nella bocca … per lui erano solo buchi, foderi, in cui infilare la sua spada in cerca di soddisfazione.
Cercava di glissare con se stesso sul fatto che farlo con l’ altro, aveva per lui un gusto diverso, più rilassato, senza ansia da prestazione, nessuna gelosia o tensione …
Era sempre passato, con estrema superficialità, anche sulle emozioni intense che gli dava prendere in mano un altro membro; spesso metterselo in bocca e fargli schizzare sborra copiosamente.

Oppure scaricare, ora con foga, ora con delicatezza, il suo piacere nel sedere stretto dell’ altro.
Ma adesso che lo aveva preso nel culo, le sue certezze vacillavano totalmente.
Capi che il problema non era fisico, ma mentale.
Ma la cosa che non volle capire, ma che volle riprovare: era il piacere intenso di dare.
Dare piacere col suo ano dilatato, usato dall’ amico per goderne, era una sensazione che non lo abbandonava … capì, finalmente che non avrebbe più potuto, né voluto farne a meno.

Così decise con se stesso che, come a carnevale era lecito essere matti per un giorno, lui ogni tanto si sarebbe preso una pausa.
Avrebbe dimenticato per qualche ora la sua virilità, per donarsi al suo amico per il piacere omosessuale che traeva dal suo corpo.
Era passato quasi un mese … da quella che avrebbe dovuta essere la prima (e l’ ultima volta) che permetteva a Simone di farselo.
Per tutto quel tempo aveva evitato accuratamente di incontrarlo, ma adesso che era deciso, non si fece più problemi, anzi.

Aveva una grande voglia di tornare dal sua amico per stuzzicarlo e … per la prima volta, informarsi se anche a lui era piaciuto, il suo “dono”.
Quando, dopo pochi giorni, si incontrarono, Lucio capì che molte cose erano cambiate.
Il loro rapporto aveva adesso una connotazione affettiva e una complicità ancora più decisiva e netta.
Anche l’ altro era cambiato, era diventato più maschio e volitivo.
Aveva assaporato il desiderio di possesso.

Lucio, contro la sua volontà, non poté fare a meno di chiedergli, lascivamente, se lo aveva pensato e se lo aveva desiderato.
La risposta fu un sì duro, ma dopo gli fece capire che aveva sognato le sue natiche tonde, giorno e notte e che si era masturbato spesso pensando a lui. Invece di farlo rabbrividire, queste affermazioni gli diedero piacere.
Per la prima volta apprezzava il suo corpo, con un’ ottica estetica completamente nuova e provò piacere a constatare di avere veramente un bel culo.

Ricordò che anche delle donne glielo avevano detto e anche che aveva delle belle gambe.
Ci ripensò con un sorriso, cercando di decifrare se per caso, quelle furbe creature, avevano voluto sottintendere qualche “messaggio” che lui non aveva saputo cogliere, al momento.
Il loro rapporto da quella volta fu meraviglioso ed eccitante.
Dopo una caterva di preliminari, dopo un sessantanove che li aveva soffocati entrambi, più volte, Lucio aspettava, come una condanna inoppugnabile che l’ amico gli chiedesse di fargli, ancora un volta, il culo.

Sentiva che era il suo più grande desiderio. Forse nei suoi sogni, inculare Lucio, aveva anche il sapore nascosto di fottersi una donna.
E questo lo arrapava ancora di più.
Quando stava quasi per implorarlo di farselo, Simone si decise a prendere l’ iniziativa e gli sussurrò: – Dai, adesso fattelo mettere nel culo! –
Lucio ebbe un brivido caldo che gli attraversò tutto il corpo.
Aveva addosso solo la camicia, tutta stropicciata, ormai.

Non la tolse, però.
Si alzò dal divano e si poggiò sul tavolo, offrendo le natiche nude al membro rubizzo di Simone.
Quella volta imparò che il culo non ha verginità … lo sfintere non era un imene. Imparò che dopo un giorno o massimo due, nei quali non veniva sfondato, ritornava praticamente intatto e doveva essere forzato di nuovo.
Così, quando Simone lo penetrò, il dolore della dilatazione si ripresentò tale e quale, come la prima volta.

Lucio lo spinse con le mani fuori dall’ ano, e aspettò che la sensazione di spaccatura passasse.
Si sfregò le natiche con le mani e se le massaggiò, lamentandosi sommessamente.
Simone, in piedi, aspettava preoccupato, aveva paura che tutto finisse lì; che la sua “preda” non avesse più intenzione di farsi penetrare. Ma non era così. Lucio gli sussurrò: – Dai mettimelo adesso … ma fai piano. –
Simone lo accarezzò a lungo e lo lubrificò con la saliva.

Lucio imparò a rilassare il muscolo e ad abbandonarsi completamente.
L’ inculata riprese lenta e piacevole.
Dopo pochi minuti il culetto di Lucio era del tutto rilassato e il cazzone di Simone lo stantuffava senza remore.
Lucio si divertì a cambiare posizioni, imitando le donne con cui era stato.
Si fece fottere in piedi, dopo essersi portato davanti allo specchio di un armadio, vedere la scena del cazzo dell’ altro che gli viaggiava dietro, aggiunse piacere al piacere.

Poi si mise di nuovo sul tavolo da lavoro.
Stavolta però, girato di faccia, con le gambe all’ aria.
Simone pose gli avambracci sotto le ginocchia per sostenerlo e tenerlo fermo. Le sue natiche erano posizionate poco fuori il bordo del tavolo, e l’ altro giovane lo inculava facilmente, mentre spingeva, se lo tirava dalle gambe, verso il suo bacino.
Per la sborrata finale tornarono a mettersi in piedi, davanti allo specchio.

Quando capì lui era pronto a venire, Lucio si abbassò completamente in avanti,per dilatare al massimo le chiappe.
Simone intanto lo teneva per i fianchi, attirandolo con le mani verso il suo sesso, fino a quando, tremante per l’ eccitazione lo sborrò, spingendo, se possibile, ancora più dentro l’ enorme willy che si ritrovava e bloccandogli il culo. Lucio impazzì. La situazione di essere bloccato da quel palo, come se una volta inserito, dovesse per forza sottostare ai comandi e alle voglie dell’ amico gli diedero un senso di impotenza, femminea e lasciva, che gli fece salire la pressione.

Simone tirò fuori il pene dall’ ano e se lo controllò. Era scappucciato e totalmente e pieno di sperma. Si ricoprì il glande rosso con la pelle del prepuzio, ma per fortuna il cazzone gli restò in tiro.
Lucio non seppe rinunciarci.
Approfittando del suo culo aperto e lubrificato da una dose super di sborra, si spostò verso dietro e, senza aiutarsi con le mani, riuscì a “catturare” il cazzo di Simone, usando solo il suo buco come fosse una ventosa: aveva preso di nuovo il palo nel di dietro.

Era tutto bagnato e il pene dell’ amico sguazzava nella sborra.
Con la pressione a mille, lievemente chino in avanti, si tirò qualche colpo di sega. Subito, dal suo cazzo barzotto, cominciò a colare lo sperma, a fiotti e goccioloni.
Con la mano sporca di sborra si toccò l’ ano, dove trovò il liquido seminale dell’ amico, che ormai era diventato della spuma bianca.
Facendo sgattaiolare fuori il cazzo di Simone dal suo budello arrossato, si leccò le dita, assaporando quella strana panna, lievemente salata.

L’ attività tra i due amici restò cadenzata e piacevole ancora per alcuni mesi, poi la vita cambiò le cose.
La casa di Lucio fu venduta.
Il lavoro e gli impegni aumentarono … si persero di vista.

Seconda Parte: Perversi

Da quelle esperienze passarono oltre dieci anni.
Simone trascinava metodicamente più o meno la stessa vita. Aveva pochi amici ed ebbe ancor meno esperienze.
Qualcuno provò a presentargli una ragazza … ma con scarsi risultati pratici.

Lucio, più volitivo e agguerrito, invece fece una carriera fulminante, soprattutto perché accettò un lavoro che lo teneva quasi tutta la settimana in giro per l’ Italia e a volte per l’ Europa.
Ebbe una serie notevole di storie e di tresche e poi … si sposò.
Sua moglie, Filomena, si dimostrò sin dal primo momento una ragazza eccezionale, nonostante giovanissima e più piccola di lui di ben dodici anni.
Si conobbero infatti quando lui era un uomo fatto e lei una ventenne di provincia.

Filomena decise da subito che lui sarebbe stato l’ uomo della sua vita e si comportò di conseguenza, con fedeltà e abnegazione, sopportò il lavoro di Lucio che lo rendeva incontrollabile, soffrendo di gelosia, e soprattutto nella certezza che per lui, lei non era che una delle tante.
Come per i marinai, sapeva che Lucio aveva probabilmente una donna in ogni “porto”. Lo sapeva dagli amici che ne ammiravano “le imprese” e la simpatia.

Ma le cose, tra loro, non andarono per il peggio, al contrario …
Come lui amava dire: erano andati d’accordo perché si incontravano a metà strada. Lei era una ragazzina troppo matura, mentre lui era un uomo maturo ancora infantile.
Il lavoro di Lucio, col tempo, invece di essere un ostacolo si rivelò una buona opportunità, che sfruttarono al meglio.
Servì per permettere loro di viaggiare insieme e godersi dei lunghi e piacevoli periodi in giro per i posti più incantevoli, i ristoranti più occulti, le enoteche più esclusive.

Le altre, che significavano già poco per lui, sparirono rapidamente dalla sua vita. Cominciarono a convivere e poi si sposarono, sotto gli occhi increduli di familiari e amici.
Filomena era una ragazza semplice, senza grilli per la testa e trovò anche lavoro, così mise in pratica le sue capacità e cominciò a contribuire attivamente al menage: cosicché Lucio poté permettersi di adeguare la sua attività, ad un sistema di vita più regolare e a sempre minori viaggi di lavoro.

I loro rapporti erano ottimi. Filomena aveva praticamente imparato il sesso da lui.
Prima aveva avuto le normali e relative esperienza di una ragazza di provincia, un ragazzo, che probabilmente sarebbe diventato, per noia e per convenzione, il suo futuro marito.
Stare con Lucio era molto più impegnativo e lei faceva del suo meglio per stare al passo con i desideri, mai paghi del suo uomo.
Pur essendo molto “tranquilla” nel quotidiano, era disponibile: come le auto di grossa cilindrata, dava il meglio e il massimo, appena raggiunto il giusto numero di giri.

La sua serietà personale e il fatto che amici e colleghi, non conoscessero questa sua caratteristica, ne avevano fatto una donna estremamente fedele. Nell’ intimità, invece, non si tirava mai indietro, e lui aveva molto pepe e tantissime fantasie, sempre nuove, da proporle.
Lei accettava perché lui sapeva identificare il momento giusto per attuare i suoi sogni proibiti.
A Lucio non era difficile mantenersi “in tiro”, perché Filomena era stupenda, una modella e migliorava col passare del tempo, e diventare sempre più bona.

Bruna, tratti decisi, meridionale, con degli intensi ed espressivi occhi verdi, che risaltavano di più d’ estate, con l’ abbronzatura.
Altissima e prorompente, per anni Lucio non riusciva a credere che lei riuscisse ad essergli totalmente fedele.
Col tempo l’ uomo si dovette convincere che era proprio così: Filomena era tutta sua … un “impresa” impegnativa per un uomo solo.
Governare e soddisfare quel metro e ottanta di deliziosa carne ben tornita non era sempre facile.

Le lunghe cosce che sfociavano al vertice in una figa miracolosamente piccola e delicata, due seni da primato, grandi e prepotenti e un culo che era un vero giardino delle delizie.
Sua moglie era talmente “tanta” che spesso le loro fantasie vertevano sulla possibilità di avere un rapporto a tre, che avrebbe permesso a Filomena di provare nuove e intense esperienza (e un po’ di inconfessabile relax a lui), sapeva che con quel fisico e tanta eccitazione, la donna si sarebbe potuta permettere di spompare, con disinvoltura una mezza caserma.

La passione di lei era farlo all’ aperto e magari in luoghi dove avrebbero potuti essere visti o scoperti.
Spesso lei sentiva perfettamente che lui avrebbe desiderato rapporti promiscui e lei avrebbe fatto del suo meglio per accontentarlo, ma almeno all’ inizio era troppo gelosa e si addolorava a sopportare una esperienza simile … un paio di volte provarono con qualche amica occasionale, ma fu un disastro.
Anche lui non volle tirare la corda, rendendosi conto di quanto lei ne soffrisse.

Un aspetto della sessualità di lui, che capiva poco era il segretissimo piacere che lui provava a farsi toccare, baciare e leccare il culo.
Spesso lei si metteva sottosopra rispetto a lui nel letto e gli faceva il pompino da dietro, dopo ampie e prolungate linguate nel buchetto.
Capiva che questo gli piaceva tanto dalla durezza del membro e dall’ abbondanza dell’ eiaculazione.
Avevano anche tenuto, nascosti e segreti, un paio di cosi di gomma che avevano a volte adoperato per lei, ma anche per lui.

Filomena non poteva nascondere che dopo un poco aveva trovato eccitante, penetrare dietro al marito con quegli aggeggi.
La voluttà che lui provava le davano adrenalina pura.
Ovviamente … nei suoi pensieri, si era anche domandata, come e dove, lui avesse imparato a godere nel farsi penetrare il culo, ma non aveva mai avuto il coraggio di chiederlo.
Una cosa che le piaceva tantissimo era fargli il bocchino tenendogli due e anche tre dita infisse nel culo.

In effetti il sedere era un poco il centro del loro piacere.
Lui era espertissimo nel penetrarvi in maniera quasi indolore e sapeva gestire la durezza del pene con abilità: ficcandolo dentro appena appena rizzato, per poi lasciare che si gonfiasse tra le natiche della sua donna. Capitava molto spesso che la facesse venire una o due volte, poi, dato che non usavano preservativi e lei non prendeva niente, lui le chiedeva di preparargli il buchetto.

Allora Filomena si metteva di lato e aspettava paziente (e arrapata) che si masturbasse veloce dietro di lei.
L’ oscillazione veloce del glande faceva si che ogni tanto le urtasse le chiappe, sollecitando il buchetto in attesa, cosa che aumentava il piacere della ragazza.
Spesso mentre aspettava,con sottomissione la penetrazione imminente, si masturbava con delicatezza pure lei.
Lucio si dava gli ultimi colpi alla mazza e poi la infilzava, incurante del fatto che la sfondava senza preavviso.

Le infilava la canna dietro solo per metà, perché con le dita si teneva il cazzo e sentiva lo sperma che passava dal canaletto e si riversava in culo alla moglie.
Poi, una volta che aveva eiaculato per bene, lo tirava fuori per un attimo, permettendo allo sperma di raggiungere l’ esterno e gocciolare dall’ ano.
A volte questo esercizio era accompagnato dal gorgoglio della aria pompata in precedenza, che usciva dal sedere, mista alla sborra.

Ben conoscendo i gusti della sua donna, rientrava in lei, premendo forte e riempiendola tutta. Quello era il segnale per Filomena di finirsi in pace e con soddisfazione, la sua masturbazione.
Quella mattina Lucio non credette ai suoi occhi, quando nell’ androne del suo ufficio, incontrò Simone, che seduto aspettava qualcuno.
Lo salutò cordialmente e subito si fece accompagnare a prendere il primo caffè.
Parlarono a lungo e si raccontarono le rispettive esistenze negli anni passati senza sapere più nulla l’ uno dell’ altro.

Si scoprì così che Simone, da quasi un anno lavorava per una azienda di servizi che era collegata a quella di Lucio.
Che aveva anche saputo che dell’ amico, ma che non era riuscito a incontrarlo, fino ad ora.
Per caso, quel giorno era toccato a Simone venire in ditta a recuperare alcuni materiali.
Mai era successo che, alla luce del sole, facessero mai riferimento ai loro incontri segreti e anche quel giorno non venne fatto nessun accenno ai rapporti omosessuali che avevano vissuto.

Si lasciarono scambiandosi il numero dei rispettivi cellulari, con la promessa di rivedersi.
Quell’ incontrò risvegliò in lui tutta la libidine accumulata negli anni, mentre ripensava, arrossendo di piacere e non di vergogna, a quello che avevano fatto insieme e a quello che il suo amico era riuscito a ottenere da lui, in passato.
Come era già successo alcune volte, nel pomeriggio, quando tutti erano andati già via, Simone si collegò col PC a un sito porno, dove cercò un breve filmino amatoriale, nel quale si vedevano solo le
natiche di un uomo abbastanza grosso.

Dietro di lui si posizionava un altro, più magro e con un cazzo notevole.
Nei pochi minuti del filmato venivano immortalate ben due sborrata, che il magro depositava dietro il malcapitato compagno, che messo a pecora si prestava ad essere posseduto.
Si masturbò ricordando i vecchi tempi e cercando le similitudini con le inculate di Simone, fino schizzarsi sulla pancia tutto il piacere.
Dopo qualche giorno si sentirono e, naturalmente, ricominciarono a vedersi saltuariamente.

Simone purtroppo non sosteneva bene né l’ età, né lo stress psicologico, dovuto alla sua solitudine e al suo carattere molto passivo.
Però, incontrare Lucio fu per lui un toccasana e si riprese alla grande.
Un pomeriggio, ad esempio, chiamò l’ amico e gli comunicò di avere qualche ora da dedicargli, prima di rientrare, l’ amico gli disse che nel suo ufficio c’ erano gli operai per dei lavori di ristrutturazione.

Per il resto … era estate e gli altri colleghi erano in ferie.
Lucio credeva che non si sarebbero potuti vedere, ma l’ altro lo invitò a passare lo stesso.
Così fece, parcheggiò a qualche isolato di distanza e poi raggiunse la sede della ditta dove lavorava Simone.
Questi gli aprì, e lo fece entrare come un clandestino.
Invece di recarsi nel solito studio, l’ amico lo fece entrare in un piccolo sgabuzzino al piano terra, alle spalle del centralino.

Poi gli disse di aspettare un attimo e lo lasciò lì, praticamente al buio.
Lucio si sentì abbastanza maltrattato, quasi come una battona, che viene ricevuta per sfogarsi al più presto.
Infatti le cose andarono proprio così.
L’ amico tornò dopo pochi minuti, gli ribadì che di sopra c’ erano gli operai e che dovevano sbrigarsi.
Lui, quasi offeso, gli disse che sarebbe potuto tornare un altro giorno, ma niente da fare, l’ altro era sempre più ringalluzzito dalla disponibilità ormai sottomessa di Lucio, e gli disse di no.

– Fai presto, non perdere tempo, girati che te lo metto nel culo! – E così fece. L’amico, confuso e impreparato, si voltò e si slacciò i pantaloni, abbassandosi lievemente in avanti e poggiando le mani su un piccolo lavello.
Appena le terga furono a disposizione, Simone si mise dietro di lui e dopo essersi passato il palmo pieno di saliva sul glande, già gonfio, glielo ficco dentro, senza complimenti.
Lo fotté rapidamente per non più di tre minuti, poi gli sfilò il cazzo da dietro e lo fece inginocchiare davanti a lui, glielo mise in bocca con altrettanta foga e in pochi attimi,bloccandogli la nuca con la mano, gli scaricò in bocca un sacco di sperma.

Era tanta, come spesso accadeva, perché essendo di carattere pesante e metodico, preferiva programmare con anticipo notevole i loro incontri, in modo che nei giorni precedenti non si masturbava, per arrivare forte e carico all’ appuntamento.
Una volta profittato di lui, in culo e in bocca, l’ amico quasi lo cacciò via: il rischio di essere scoperti era troppo forte.
Lucio si ritrovò fuori, frastornato dalla rapidità con cui tutto era avvenuto.

Simone l’ aveva usato, come si chiava con una puttana.
Il culo indolenzito dalla rapida successione di botte ricevute all’ improvviso, la bocca sporca di seme, risalì in auto, arrapatissimo da quel trattamento e si recò a casa, dove, con una scusa portò Filomena nella veranda e se la fottette con la stessa veemenza con cui era stato preso.
Le sborrò sulla schiena, producendo un quantitativo incredibile di quel seme, che aspettava da ore di esplodere fuori.

Dopo, lei ancora eccitata lo baciò vogliosa e lui si augurò che non sentisse il senso di attaccaticcio e l’ odore dello sperma secco sulle sue labbra.
Intanto non bisogna pensare che il suo compagno si fosse trasformato in un accanito violentatore di culi. L’ uomo ormai era, se possibile, ancora più sensibile e schivo di quando era un ragazzo.
La sua natura non era cambiata e neanche i suoi desideri.

Fin da giovane aveva accettato e ammesso di essere servile e accondiscendente nei confronti del “capobranco”.
Anelava spesso di essere soddisfatto a sua volta e penetrato nel rapporto anale, ma i loro rapporti erano talmente occasionali che raramente Lucio si poteva dedicare alle sue natiche vogliose.
Quello a cui non rinunciava era di prenderlo in bocca, spesso durante uno struggente sessantanove.
Ma Lucio andava da lui soprattutto per prenderlo.
Si potevano vedere poche volte all’ anno e sempre per poco tempo.

Così l’ uomo, che faceva il maschio a tutto tondo, nella vita di tutti i giorni, ormai vedeva quei rapporti come la soddisfazione segreta di un suo alter ego, sempre più femmineo, obbediente e lascivo.
E il suo amico, messo per strada dalle parole e dalla sua gestualità esplicita, faceva del suo meglio per accontentarlo, a volte accumulando un ulteriore stress nella sua già travagliata e difficile esistenza.
Difficilmente aveva problemi di erezione, ma era importante che l’ appuntamento tra loro fosse fissato con qualche giorno di anticipo, altrimenti il giovane arrancava, senza poter concludere granché.

A volte gli era capitato di dovere rinviare qualche “visitina” perché troppo stanco e debole. Magari poche ore prima si era fatto una sega e non aveva recuperato ancora le sue labili forze.
Lucio, invece, andava da lui per farsi spaccare e Simone lo capiva, e ce la metteva tutta, ma non sempre riusciva a venire, a sborrare.
Anche questo era uno stress, perché sapeva di deludere le aspettative del suo amico.

Una volta aveva espresso il desiderio di pisciare in bocca a Lucio, che se ne stupì e rifiutò categorico … ma la volta successiva, al telefono, lo avvisò di non fare la pipì fino a quando, nel pomeriggio, non si sarebbero incontrati.
Infatti quel giorno, per prima cosa andarono in bagno.
Se Simone non avesse conservato tanto piscio nella vescica, non avrebbe mai trovato la forza per farlo, invece dopo alcuni tentativi riuscì a fare la pipì nella bocca del suo amico.

Erano davanti al cesso. Lucio in ginocchio di fianco al vaso e Simone in piedi. che orinava lentamente. Il piscio caldissimo inondava la bocca ora aperta ora chiusa di Lucio, che si lasciava riempire fino all’ orlo per poi far scorrere il liquido giallo fuori dalle labbra, senza fretta.
Ne sentiva il sapore strano e la puzza addosso. E godette di tanta sottomissione passiva a quel cazzo che orami era diventato il suo idolo del piacere.

Filomena dopo qualche tempo si accorse che qualcosa non andava per il verso giusto. Bisogna sapere che il marito non era più lo scavezzacollo di un tempo; l’ uomo dedicava alla famiglia tutto il suo tempo libero e, sul lavoro, era praticamente sempre rintracciabile e … tracciabile.
Per Lucio una moglie giovane, bella e fedele ormai bastava e avanzava, inoltre Filomena era quieta ma non schiva.
Le piaceva il sesso e le piaceva molto farlo col marito che sapeva sorprenderla e appagare, sempre.

Le piccole trasgressioni, lo strap-on che ogni tanto gli praticava, non facevano che eccitarla ulteriormente.
Quando facevano all’ amore erano tante le fantasie che lui inventava soprattutto in merito ai rapporti a tre.
Spesso le chiedeva se qualcuno aveva tentato di farsela e lei ingenuamente rispondeva di no. Allora era lui a prendere l’ iniziativa e a raccontarle quello che poteva succedere …
Inventava la situazione, l’ imbarazzo di lei che si trasformava in piacere e la paura che il marito la scoprisse, che si trasformava nel piacere sfrenato di fargli le corna.

Non solo lei si sarebbe dovuta far chiavare da un altro, ma Lucio avrebbe dovuto saperlo. Magari sarebbe stato di fuori, costretto ad aspettare che la moglie finisse di fottersi l’ altro.
Lei intanto eccitata e vincente, avrebbe esagerato, con grida e parole sconce, il suo piacere, in modo che lui si fosse sentito umiliato e impotente … e che questo “maltrattamento” gli avesse reso ancora più sextenata l’ eccitazione e il frutto di una feroce masturbazione.

A volte, Lucio, inseriva questo “terzo incomodo” invisibile e inesistente, anche nel loro menage erotico, allora raccontava di come sarebbe stato farlo in tre e di come avrebbe potuto essere intrigante se lui stesso, si fosse trovato a doverlo prendere in bocca.
A Filomena piacevano quei racconti.
Il fatto che Lucio inventasse anche delle storie in cui anche lui era costretto a prendere il cazzo di un estraneo la rendeva un po’ perplessa, ma non ne faceva un problema.

La dovizia dei particolari dei racconti davano da pensare … ma lei era una ragazza quieta e non amava speculare troppo.
Seguire il marito nelle sue esigenze e nelle sue fantasie erotiche era già fin troppo soddisfacente, per le sue aspettative.
Era certa che se non avesse sposato Lucio, molte delle cose che aveva scoperto e operato nei rapporti sessuali, non avrebbe nemmeno saputo che esistevano.
Le sue vecchie amiche e coetanee in paese, si erano ingrassate o lasciate andare, come donne e mamme.

Quindi, Filomena era una donna appagata.
Ma non era stupida e, naturalmente, era anche molto gelosa.
Non solo si accorse che il marito da qualche mese aveva spesso la testa da un’ altra parte, ma aveva anche notato una attività insolita del suo telefonino. Si era anche appuntata un numero “sospetto”, ma ad indagini più accurate, risultò trattarsi di uno studio tecnico che progettava la logistica per aziende di trasporto e stoccaggio.

Ma la cosa che fece shittare il campanello d’ allarme fu una scoperta che fece grazie alla distrazione e alla totale fiducia di lui.
A volte per i loro giochi erotici si servivano di preservativi.
Era lei stessa che ne comprava una shitola in farmacia, ogni tanto.
Poi venivano occultati in un armadio, lontani da occhi indiscreti … e spesso dimenticati, per l’ uso sporadico che ne facevano.
Quando Filomena diede un’ occhiata ai profilattici … scoprì che ne mancavano due.

Non poteva essere certa, né poteva affermare che fossero stati usati per tradirla, ma il sangue alla testa le salì ugualmente.
Pochi giorni dopo, era di sabato, un pomeriggio che lei si doveva recare dai genitori, Lucio evitò accuratamente di farsi coinvolgere e inventò una scusa per potersi liberare ed uscire da solo.
Aveva appuntamento con Simone, naturalmente.
Non immaginava neppure minimamente dei sospetti della moglie, inoltre non aveva mai pensato ai suoi giochi erotici come ad un tradimento; per lui quello era diventato quasi un hobby, una valvola di sfogo, alla ricerca di piaceri che nessun altro rapporto avrebbe potuto procurargli.

Verso le cinque si preparò.
Con civetteria evitò di indossare gli slip sotto i jeans e poi si ricordò
che l’ altro, come spesso accadeva, gli aveva chiesto di portare i preservativi.
Ma quando aprì la shitola si accorse che era del tutto vuota … tranne che per un bigliettino, scritto in fretta dalla moglie: “Ti stai divertendo?”
Il mondo gli crollò addosso. Una caterva di sentimenti simile a una valanga.

Era arrabbiato. Era impaurito. Era impreparato.
Cosa sapeva Lei? E quanto sapeva?
Come avrebbe potuto spiegarle o giustificare il suo comportamento?
Per assurdo, non aveva neppure un amante.
Infatti in quel momento, avrebbe preferito mostrare alla moglie una bella ragazza che usciva dall’ armadio, piuttosto che ammettere di avere rapporti sessuali con un uomo. Aveva paura che lei non avrebbe mai capito.
Quel giorno l’ umore di Filomena era nero come la pece e il marito, incapace di decidere che comportamento seguire, se ne stava sulle sue.

Faceva l’ offeso, cercando di sbottonarsi il meno possibile, con la speranza di salvarsi in corner, appena se ne fosse presentata l’ occasione.
Passarono alcuni giorni, quasi due settimane … erano in uno stato di stallo che non faceva bene a nessuno; poi lui decise di sbloccare la situazione.
Filomena era sua moglie e si era sempre dimostrata all’ altezza in ogni situazione, doveva tentare … non poteva lasciare che il loro rapporto si deteriorasse così, andando alla deriva.

Una notte le si avvicinò nel loro lettone e lei non lo respinse.
Con molta dolcezza le comunicò che c’ era qualcosa di lui che lei non sapeva … le parlò di una vecchia amicizia maschile, che si era protratta nel tempo: un rapporto che lui preferiva non spiegarle ancora a parole, ma che ci avrebbe tenuto lei capisse e … che gli credesse.
Per fare questo la invitò ad andare con lui a trovare questo suo amico
col quale, spiegò, in passato era successo qualcosa.

Niente d’ importante, qualcosa di puramente fisico … lui lo aveva incontrato e il “vizio” lo aveva tentato a riprovarci.
Filomena, dal canto suo, tirò un gran respiro di sollievo, non avrebbe sopportato di essere stata tradita proprio quando aveva la certezza della fedeltà di lui.
Certo non immaginava fin dove si era spinto il marito con l’ altro, il suo amico, però qualcosa lei aveva pur sospettato, quando lui le aveva fatto capire che il grosso pene di gomma che aveva portato una volta a casa, poteva servire a giocare con lei, ma anche a penetrare dietro di lui.

Lucio chiamò Simone, era parecchio che non si sentivano.
Gli comunicò di avere una sorpresa per lui, voleva fargli conoscere sua moglie … l’ amico non seppe rispondere né capiva le implicazioni di quella visita.
Non sapeva cosa e quanto sapesse di loro due la donna ed era certo che si sarebbe trovato in grande disagio, davanti a lei.
Tra tutti e tre, l’ unico che si scioglieva in brodo di giuggiole e di fantasie, era Lucio.

Mentre loro erano preoccupati, lui era gongolante: progettava che da quell’ incontro sarebbe nato ben altro che un semplice chiarimento delle rispettive posizioni.
Era deciso a trascinare l’ amico nel suo menage, anche se non osava pensare come questo si sarebbe potuto evolvere.
Una sera che Simone era di notte col turno, organizzò l’ appuntamento.
Arrivarono verso le dieci di sera e portarono qualcosa da mangiare da una rosticceria e una bottiglia di vino frizzante.

Prima di entrare lui disse alla moglie ancora una volta: – Tesoro, sicuro che te la senti di conoscerlo? – le carezzò la guancia con tenerezza – guarda che se non ti va, possiamo tornarcene a casa. Io voglio solo che tu sia tranquilla su di me e che mi creda. –
Ma lei era decisa ad affrontare la cosa; e poi conosceva troppo bene il marito per non sapere che tutto questo lo eccitava enormemente.

Entrarono nell’ ingresso dell’ ufficio silenzioso e deserto.
Lucio conosceva la strada per raggiungere l’ ufficio tecnico, dove il suo amico era impegnato in alcuni controlli di routine.
Essendo l’ unico tecnico che viveva da solo gli capitava spesso di lavorare la notte, durante le feste e in piena estate. Ma starsene da solo non gli dispiaceva.
Lucio ormai a suo agio, si comportò come sempre in maniera simpatica e brillante, li presentò e fece gli elogi dell’ uno e dell’ altra.

L’ altro, da persona semplice, si trovò subito in sintonia con Filomena; dopotutto anche lei era una persona semplice ed aperta, e poi, entrambi, subivano il fascino di suo marito.
Mangiarono qualche stuzzichino, assaggiarono il vino, chiacchierarono del più e del meno.
Il giovane ne aveva ancora per qualche minuto, intanto la coppia si spostò in una sala attigua, dove c’ era un tavolo per riunioni e un salottino in pelle.

Con disinvoltura, come se fosse del tutto a suo agio, lui si rivolse a sua moglie, invitandola ad accomodarsi.
Poi con complicità profonda le chiese di aspettare un attimo, le disse che voleva controllare come l’ avesse presa il suo amico. L’ aveva già avvertita che si trattava di un soggetto con le sue fisime e con dei tempi di reazione tutti suoi.
Tornò da Simone nella sala controllo e lo trovò teso e sulle sue.

– Ehi! – fece Lucio – che hai? Che te ne pare di Filomena? –
E l’ altro: – E’ una bellissima donna … un’ altra vittima? –
– Ma che cavolo dici? Sei sempre prevenuto. Chi pensi che ti abbia portato qui: una zoccola? – disse convinto – “Lei” è mia moglie, capisci? La donna che amo e con cui vivo. Cosa credi che la porto in giro a fottere? Siamo qui perché qui ci sei tu, e io ti stimo … lo sai.


Poi concluse: – E lei è qui perché si fida di me! –
– Ok, capito – disse l’ amico laconico – ma io che c’ entro? Che devo fare? State di là e io vi aspetto … –
– Ma tu sei scemo ? – lo apostrofò Lucio – Ho fatto il diavolo a quattro per portarla. Adesso finisci le tue cose e poi ci raggiungi … non ti preoccupare, non devi fare niente … tranquillo.


Poi aggiunse: – E io che pensavo che Filomena ti sarebbe piaciuta. – poi ironico – Scusa, sai? La prossima volta ti porto Miss Universo! –
– Ma cosa dici? – disse Simone – Per me è bellissima … ma, ma io che cosa c’ entro? –
– Basta … appena ti liberi vieni da noi … poi si vedrà; capito? –
Lucio tornò dalla moglie. Anche Filomena era abbastanza impacciata e confusa.

Lui capì che non era più tempo di chiacchierare.
Le si avvicinò e cominciò a baciarla, tirandola verso di lui e facendola alzare in piedi.
Nella sala le luci erano accese, non tutte, ma accese … andava bene così!
Lucio baciava e carezzava sua moglie. Fu contento che lei si fosse preparata al meglio: indossava una gonna lunga ma svasata ed ampia, morbidissima, e una maglietta nera attillata; non aveva messo il reggiseno e la maglietta non riusciva assolutamente a trattenere i suoi enormi, prorompenti seni.

Carezzandola spostò le mani sotto la gonna. Lei aveva scelto di indossare le calze di seta color carne, tenute da un reggicalze bianco.
Ottima scelta, pensò il marito.
La moglie si era preparata come si deve per l’ incontro, voleva dire che l’ idea l’ aveva solleticata alquanto. Bene!
Lucio decise che era ora di iniziare le danze.
Sempre tenendola vicino a se, come una coppia di studenti che si scambiano smancerie, la guidò verso una zona della stanza in cui, attraverso la porta, vedevano Simone, che si attardava tra le attrezzature.

Naturalmente, in quella posizione, anche Simone vedeva loro.
Infatti, il giovane notò le due figure. Gli sembrava di guardare un film impossibile, di cui lui non poteva essere certo il protagonista.
Cercò di sfuggire a quella realtà notando quanto gli sembrasse irreale
quella scena.
A pochi passi da lui il suo amico baciava, con la lingua che non trovava pace, la sua bellissima moglie.
La donna, che lui non aveva mai visto, era uno spettacolo.

Più alta di lui, aveva forme giunoniche che si intravvedevano da sotto gli abiti.
Quando Lucio, con gesto calcolato, le infilò la mano sotto la gonna, Simone sussultò. Cercava di non guardare, ma non riusciva a farne a meno.
L’ amico faceva in modo che lui potesse vedere … tutto, sotto la gonna della moglie, mostrandogliela poco a poco, come in uno spettacolo di spogliarello.
Intanto Filomena, dopo un attimo di smarrimento, capì che il marito stava facendo in modo che l’ altro uomo la vedesse, si lasciò andare per superare la vergogna.

Lo lasciò fare.
L’ idea di essere vista, spiata e, probabilmente, di piacere a quello sconosciuto, si rivelava sempre più intrigante ed eccitante.
La sensazione per la donna era fortissima, essendo lei molto seria e castigata nel quotidiano, non si era mai messa in mostra così … ma si fidò del marito, lasciando che lui facesse come meglio credeva.
Si godeva quei momenti intensi, sentendo gli occhi bramosi e increduli dello sconosciuto su di se, mentre il suo uomo le alzava completamente la gonna, facendole mettere in mostra le natiche chiare.

Il perizoma bianco di Filomena non ne nascondeva la rotondità, anzi le definiva in tutto il loro splendore.
L’ uomo. stupefatto e ipnotizzato da tanto ben di dio, si accorse che suo malgrado, il cazzo si induriva sotto i pantaloni.
Il marito visitava con le mani sapienti il corpo di lei e, facendo finta di niente, le alzava la gonna e poi la abbassava, spostandosi e carezzando le sue gambe. Si pose di fronte a lei e, rapidamente, le tirò fuori i seni dalla scollatura della maglietta, facendoli pendere in tutta la loro bellezza.

L’ altro restò di stucco. Le sue esperienza con le donne erano talmente esigue e limitate che era sbalordito da quelle montagne di carne e da quei capezzoli turgidi e puntati, grossi come un dito pollice.
La voglia matta di succhiare a quelle mammelle e di palparle lo colse impreparato.
Con la stessa semplicità con cui si sarebbe aggiustato la cravatta, il suo amico fece appoggiare la moglie a una sedia con le mani e si spostò dietro di lei, i seni della donna pendevano davanti come due palloncini chiari.

Quindi in un attimo, glielo chiavò in figa e cominciò a sbatterla: le due mammelle oscillarono in maniera sconvolgente.
Per lui fu facile infilarlo in un colpo solo, visto che lei aveva la figa bagnata e desiderosa. Lui se la scopava di botto, perché sapeva che alla moglie piaceva che si facesse così.
Lei era una donna abbastanza freddina nel quotidiano ma, e il marito lo sapeva bene, diventava un vulcano durante i loro amplessi.

Mentre sentiva che la sbatteva da dietro, godette a mostrare tutto di se allo sconosciuto, che la guardava inebetito dall’ altra stanza.
Lo sfidò con lo sguardo vacuo e invitante, mentre le due enormi tette ballonzolavano come campane, dove i capezzoli facevano da batacchio.
Simone aveva già inventato troppo lavoro per quella sera, non poteva restare a guardare come un idiota. Trovò il coraggio di avviarsi verso la stanza in cui l’ amico si stava chiavando la moglie senza ritegno.

– Vieni, entra … – gli disse con voce rotta Lucio.
Cercò di spiaccicare qualche parola che non si capì … poi si allontanò, dicendo: – Torno subito, voglio lavarmi le mani. –
Allora l’ amico tirò il cazzo fuori dalla figa della moglie, si mise al suo fianco e le disse: -Allora, amore, che ne dici?
Ti piace o vuoi che andiamo via?-
Lei sorrise, mentre si aggiustava la gonna e rimetteva i seni nella maglia: – Non lo so – disse – e tutto così strano … così nuovo.


Poi aggiunse: – Restiamo dai, per me l’ importante e che ci sia anche tu, il resto va bene. –
– Bello – disse il marito.
Nel frattempo il suo amico rientrò.
L’ altro lo invitò a sedersi sul divano, poi disse ammiccante: – Allora, che ne dici, ti piace Lei? –
L’ altro con un sorriso forzato e impacciato disse. – Che domande … è bellissima! –
– Ok – rispose – adesso te la faccio vedere bene.

– Poi, rivolto alla moglie aggiunse: – Vieni tesoro. –
Lei, pazza di piacere, si fece guidare davanti a Simone.
Si sentiva venire, ad essere esposta così, come un a****le alla fiera,
completamente in balia del marito, che faceva del suo corpo quel che
gli piaceva.
Venne posizionata a favore delle luci e a pochi passi dall’ uomo, che cercava di sembrare indifferente, mentre invece aveva la testa che gli girava come una trottola.

Forse per questo l’ amico lo aveva fatto sedere …
Invitò la sua donna a togliersi la gonna; cosa che lei fece non senza un pizzico di voluttà.
– Vieni, Simone, tirale i seni fuori dalla maglietta, lei vuole. –
Simone non poteva certo tirarsi indietro e poi l’ atmosfera nella stanza era talmente tesa, che i movimenti sembrava avvenissero al rallentatore.
Si alzò dal divano, mentre Filomena non riuscì a evitare di guardare con voluttà, il grosso rigonfiamento sotto la patta dei suoi pantaloni.

Le mani piccole e impacciate cercarono le due tette. Il giovane trafficava con mano inesperta e con molta vergogna; eppure quei palpeggiamenti non potevano che farle girare la testa, si sentiva profanata da mani estranee, per la prima volta dopo tanti anni.
Avere per le mani quei seni morbidi e consistenti era una sensazione mai provata. Il cazzo del giovane pulsava all’ impazzata.
Non aveva mai avuto rapporti con una donna.

Avendo abbondantemente superata la trentina, credeva che ormai non sarebbe mai successo, soprattutto perché si vergognava temendo di essere valutato come un imbecille.
Invece, adesso, tastando e cogliendo a piene mani i seni, che il suo amico gli aveva concesso, trovò la dolcezza infinita di quella moglie.
Per lei, sentire in maniera palpabile, l’ ingenuità dell’ giovane aumentava il piacere di donarsi, di farsi scoprire amorevolmente da quell’ uomo, praticamente ancora vergine.

I modi delicati e il rispetto reverenziale con cui toccava e saggiava, trasmettevano alla donna tutto l’ abisso di desideri repressi, che si celavano nell’ animo dell’ uomo.
Fu grata a suo marito, quando le tolse le mutandine e poi la invitò a sedersi a cosce aperte, per accontentare la vista dell’ amico.
Lei lo fece con voluttà, e il marito, portò il giovane per mano fino al divano, poi coi gesti lo invitò a mettersi in ginocchio davanti a lei e ad avvicinarsi, pericolosamente, alla sua figa spalancata.

Allora lui si lasciò andare con la bocca affamata su quella fessura, leccando, baciando, assaporando …era come se volesse rifarsi di tutte le mignotte che non si era fatto in vita sua.
L’ altro, svelto, si abbassò i calzoni e mise il suo cazzo tra le labbra della moglie. Mentre la piccola lingua dell’ altro, inesperto le esplorava la vagina, allora la donna, incapace di trattenersi, cominciò a venire, sospirando ed emettendo piccoli gemiti.

– Non fermarti – incitò il marito, di modo che il suo amico continuasse con scrupolo a slinguare nella figa di lei, mentre si aiutava anche con le dita per aprirle le grandi labbra.
Lei se ne veniva e mugolava, mentre teneva in bocca il cazzo duro di suo marito. Si fermarono e si calmarono.
La donna, ormai, era un’ altra: se ne stava tra i due uomini, come una troia esperta ed emancipata.

Non provava nessuna vergogna, pur essendo vestita solo della maglietta e del reggicalze. Le calze le aveva tenute, come aveva visto fare in qualche filmino porno, visto col marito. Si tenne anche le scarpe col tacco, convinta di sembrare più arrapante agli occhi dei suoi partner. I due si erano seduti al suo fianco.
Il marito, si era tolto tutto, ora indossava solo la camicia aperta sul petto.
Passando le mani sopra la moglie raggiunse il suo amico e gli tolse i pantaloni.

L’ altro non ebbe il coraggio di fermarlo e rimase con quelle sue mutande di cotone anteguerra, alte fino all’ ombelico.
Attraverso lo spacco laterale, Lucio fece svettare il suo cazzo diritto.
Filomena, nonostante si fosse lasciata andare tanto, provò un attimo di smarrimento alla vista di quel cazzone, tanto nuovo e tanto diverso da quello di Lucio.
Era grosso e lungo. Non poteva vedere lo scroto perché era dentro le mutande di lui.

Vedere che comunque il marito aveva maneggiato quel pene maschile con tanta disinvoltura e familiarità, le diede un brivido, che non sapeva ancora come interpretare.
– Carezza il cazzo a Simone, tesoro, gli piacerà! – disse lui e lei si fece rossa e calda … dal piacere.
Prese in mano quel grosso stantuffo, valutandone la durezza.
Era bellissimo sentirlo tra le dita.
Si accorse, che al contrario di altri cazzi, aveva la pelle del prepuzio quasi chiusa sul glande.

Dentro si intravvedeva il buchetto voglioso di Simone, che si schiudeva; le venne voglia di succhiarlo … ma non osava.
Allora il marito fece alzare in piedi il suo amico, e le disse di liberarlo delle sue mutande … e poi aggiunse:
– Amore, fai quello che desideri … non mi dispiace. –
Lei non se lo lasciò ripetere. Approfittò del giovane in piedi e gli baciò il cazzo. Lo leccò accuratamente e con la lingua scavò nella pelle morbida per raggiungere il glande, caldo e arrossato.

Poi assicurandosi che suo marito guardasse, lo prese tutto in bocca.
Era duro, ma liscio come una seta, lo testò con la lingua, cercando di scoprirne gusto e sapore e per cercare di conservare quella sensazione il più a lungo possibile. La ragazza amava masturbarsi, appena era sola e tranquilla e, così, desiderava che quel ricordo speciale si imprimesse bene nella sua mente.
Simone era nel pallone e quei pochi movimenti che faceva, li faceva in maniera veramente impacciata.

Era troppo per lui tutto quello e tutto insieme. Anche la donna era comunque lievemente impacciata.
Lucio capì che, come prima volta, poteva bastare.
Con discrezione aveva già deciso come dovesse finire quella serata. Guidò la moglie sul divano e fece cenno al suo amico di avvicinarsi, gli fece aprire le gambe e sistemarsi in piedi dal lato della testa della moglie.
Lui si mise dietro all’ amico, carezzandogli le cosce e la schiena e fece si che si prendesse il pene tra le mani.

Egli si tirò una sega, masturbandosi proprio come piaceva a lui e in pochi minuti venne, vibrando e mugolando mentre chiudeva gli occhi.
Lo sperma cadde addosso a Filomena come una pioggia estranea, zampillandole sul petto, sulla pancia e, in parte, un faccia.
Le gocce che raggiunsero le labbra vennero leccate avidamente dalla donna.
Allora suo marito, nel più tradizionale dei modi, le salì addosso e le penetrò tra le gambe.

Ordinò al suo amico di tenerle i piedi in alto, affinché si godesse la vista di quella chiavata, che avveniva davanti a lui.
A freddo, poi, avrebbe ripensato a tutto quello e avrebbe imparato a non divinizzare la sua donna, ma a desiderare che tornasse a trovarlo, per fotterla come un troia e per riempirla di cazzo. Proprio la “carica” che il marito desiderava sentire.
Intanto pompava con veemenza e velocemente, quando fu pronto, si mise in piedi sul divano, immediatamente intimò al suo amichetto:
– Fammi sborrare, presto! –
Simone ebbe un attimo di esitazione, ma poi l’ eccitazione ebbe la meglio e così dimostrò alla donna, quanto era bravo a fare il cazzo in mano a suo marito … dopotutto, gli tirava le seghe da quando lei era ancora alle elementari.

La seconda ondata di sborra spruzzò dal glande di Lucio e si aggiunse allo sperma già sparso sul petto di Filomena.
La donna, intanto si faceva il ditalino ed era perduta in un orgasmo tutto suo.
Subito dopo, andarono via, senza nemmeno lavarsi.
Abitavano fuori città e ci volle un po’ per tornare a casa. Fecero il viaggio in silenzio: lui le dava il tempo di sedimentare ciò che era accaduto.

Sapeva che in tre si sarebbe potuto ottenere molto di più, ma non aveva voluto strafare.
Suo moglie e il suo vecchio amico erano stati come “ubriachi”, e lui non voleva che andasse così; voleva che si conoscessero, si studiassero e imparassero a desiderarsi con prepotenza, per godersi, come lui, il meglio che quel rapporto poteva dare.
Arrivati a casa, lei, stanca e languida si recò verso la doccia, lasciando la porta del bagno aperta.

La donna fece scorre via tutti i vestiti, lasciandoli per terra.
Poi staccò il reggicalze e infine si fece scivolare via le calze di seta.
Tutta la sua roba era macchiata di goccioloni bianchi, era sperma misto agli umori della sua figa. La traccia tangibile che non aveva sognato.
Il fatto che non si potesse stabilire a chi dei due appartenesse la sborra le fece ribollire il sangue.
Suo marito l’ aveva seguita e l’ abbracciò teneramente di spalle.

La confortò con parole dolci, ma la sua voce era bassa e carica di erotismo. Mentre la carezzava tutta, la annusava.
Lei sapeva di sudore, di sperma e di lussuria.
Allora lui cambiò registro e cominciò a rimproverala con parole lussuriose, fingendo risentimento e sorpresa, per le porcate che le aveva visto fare quella sera, davanti ai suoi occhi, per giunta.
– E così hai appena provato un altro cazzone!Non ti vergogni? –
E lei, mentre lo baciava, rispose sfrontatamente di no.

– Ah … – disse lui – e poi ti ho vista mentre facevi il bocchino, ti pare bello? – Lei mugolo qualcosa di indefinito, e lui la incalzò: – E ti e piaciuto tenerlo nella bocca? –
– Oh, si – disse Filomena – era grosso e mi spingeva … –
Lucio, intanto le passò dietro e tirò fuori la verga, già arrapata.
– Sai disse – mentre cercava il buco della moglie, tra le sue cosce – sai ho visto che ti piaceva quando lui si tirava la sega … guardavi il suo cazzo, estasiata.

Ma ti piace così tanto? –
Intanto lei era a pecora, con le mani poggiate su uno sgabello e lui la scopava come a lei piaceva, facendo sbattere le palle sul suo sedere.
– Ma anche tu gli hai toccato il cazzo … anche a te piaceva. – disse con voce rotta lei.
Le dava alcune botte, poi si fermava con tutto il coso dentro e spingeva ancora, da fermo.
Continuò a parlarle come a lei tanto piaceva, ma stavolta le storie che raccontava non erano invenzioni o fantasie … solo un paio d’ ore prima, la timorata e tranquilla Filomena aveva assaggiato due cazzi e aveva ricevuto addosso una doccia di sperma emessa da due uomini.

Intanto che lei sognava, Lucio la chiavava.
Pensò al cazzo di Simone, lo desiderò ancora, pensò che sarebbe successo ancora e che l’ uomo, praticamente uno sconosciuto, quasi certamente l’ avrebbe montata … magari in quella stessa postura e le avrebbe spinto dentro un cazzo del tutto nuovo.
Chissà se a lui era piaciuta? Se la desiderava …
Ma era convinta di si.
Era troppo felice di succhiarle i seni, e con quanto gusto le aveva succhiato la figa … e la sua lingua, poi, era di fuoco, non si fermava mai.

Era decisa: voleva ancora quel cazzone, tutto dentro e voleva anche la sborra calda dell’ amico di suo marito: voleva che impazzisse per lei e che desiderasse di farsela continuamente.
Lucio, si accorse che lei si abbandonava e stava per venire, allora prese dal mucchio dei panni dismessi, il top nero.
Era intriso dello sperma del suo amico e lo piazzò sul viso della moglie.
Lei venne annusando e leccando la stoffa profumata, e lui le diceva di odorare, odorare la prova tangibile di quanto era stata puttana, a prendere un altro pene nella bocca … e, mentre lei aveva orgasmi multipli e costanti, lui aggiunse che era sicuro, che se quell’ altro le avesse chiesto di sborrare in bocca, lei gli avrebbe ingoiato tutto, senza batter ciglio.

Quanto aveva ragione …
Ma suo marito lo sapeva benissimo, mentre a sua volta veniva ancora sul morbido sedere della moglie, a goccioloni. Erano passate quasi due settimane dall’ incontro.
Lucio telefonò a Simone, ma il suo amico fu abbastanza laconico e vago nelle risposte; allora pensò che era meglio incontrarsi da vicino per capire le reazioni e le intenzioni del giovane.
Dopotutto c’ era di mezzo anche la moglie e, di conseguenza, il loro rapporto diventava una questione “di famiglia”.

In questo caso lui voleva andare sul sicuro. Mai si sarebbe sognato di tirare le persone che amava in qualche problema o in uno scandalo.
Si diedero appuntamento per il sabato sera, trovò una scusa plausibile e si recò al solito studio.
Alle otto il giovane era già da solo e lui lo raggiunse.
Dopo pochi convenevoli, arrivò al sodo.
– Allora, che ne dici? Che te ne pare di mia moglie? – come sempre, quando affrontava questo argomento, gli tremava lievemente la voce.

Simone era impegnato, o fingeva di esserlo, mentre sistemava delle cose su una specie di consolle.
– Come vuoi che risponda? Lo sai bene che è molto bella … il guaio è che è capitata nelle tue mani. – disse con un sorrisetto.
– E che vorresti dire? – rispose lui.
– Lo sai che voglio dire, tu usi le persone e sempre per il tuo comodo o i tuoi scopi! –
Conoscendolo, non se la prese, era un vittimista; ma cercò di chiarirgli le idee: – Tu sei mezzo scemo se credi che io approfitti di qualcuno …
specialmente se si tratta di mia moglie, che amo … o di te, che nonostante non lo apprezzi, sei un amico per me.


– Se, se … – disse Simone, col sorrisetto di prima – amico … poi fece una battuta scema.
– Certo, amico! E poi come puoi pensare che io ti faccia toccare mia moglie, la donna che amo, contro la sua volontà e, magari, da uno qualunque? –
Si mise seduto: – E’ certo che le ho parlato e che ho controllato se a lei va … e sai che ha detto? Che sei un bravo ragazzo e che le piaci.


Simone ebbe un brivido, ma sperò che il suo amico non se ne fosse accorto.
Al solo pensare al corpo e alla pelle di lei, gli mancava il fiato.
Naturalmente l’ intesa e la depravazione raggiunta con l’ altro era potente, come sempre, insomma: non è che lui avesse cambiato gusti o non desiderasse più di farsi l’ amico.
Ma il fatto che egli gli avesse offerta la moglie lo eccitava e lo faceva sentire più forte e più maschio.

Inoltre aveva intuito che in quel gesto erotico si nascondeva anche il piacere di fargli omaggio, una forma di sottomissione sottile, che superava di gran lunga in intensità, il dominio fisico che aveva già raggiunto.
– La vuoi vedere ancora? – gli chiese l’ amico all’ improvviso?
– Ti pare possibile che non mi farebbe piacere? Se vi va … si, mi piacerebbe. – ammise.
Allora lui disse, con voce roca: – A lei piaci.

L’ altra volta non l’ hai chiavata …
che ne dici?
Se ti va te la faccio scopare … –
– Uffa! – sbuffò l’ altro impacciato.
Lui capì che l’ amico si vergognava e non reggeva quella conversazione.
– Ok, allora te lo prometto, la prossima volta te la spoglio e te la faccio prendere, magari da dietro come piace a te! – rise, ma era già eccitato.
Ora Simone era seduto e lui decise di passare all’ azione, senza aggiungere altro.

Con estrema delicatezza si sedette e avvicinò la sedia alla sua.
Mentre il suo amico si occupava di sistemare gli ultimi moduli su un tavolo con la consolle, lui gli tastò il pantalone alla ricerca del pene.
Con naturalezza gli aprì la patta e liberò l’ arnese di lui dallo slippino: iniziò a accarezzarlo, stringerlo, scoprirlo.
Gli toccava l’ asta di sopra e di sotto, gli cercava la sacca con le palle con una mano, mentre l’ altra girava intorno al pene , già in tiro.

Mentre gli maneggiava il cazzo dalla pelle di seta, si accorse che l’ amico cominciava a essere sempre più eccitato.
Preferì non parlare più della moglie, visto che lui non sapeva sostenere quel discorso, ma si avvicinò al suo orecchio e sussurrò:
– Vuoi pisciarmi in bocca? –
– Uhm … sì – sussurrò quell’ altro.
Si abbassò con la testa e iniziò a baciare il cazzo del suo amico, intanto che lui sistemava le ultime cose.

Poi si alzarono. Si denudò completamente e precedette l’ amico in uno degli ampi bagni.
Mentre l’ amico faceva i suoi comodi, gli piacque dimostrargli la sua sottomissione, come se lo volesse pacifico e non arrabbiato.
Così si inginocchiò in uno dei vani doccia.
Erano pulitissimi, perche quasi nessuno li usava mai.
Aspettava, senza fretta, guardando con disinvoltura i movimenti di Simone.
Il giovane si sbottonò la camicia ma non la tolse.

Invece con calma si sfilò i le scarpe e i calzini, mettendoli da parte.
Poi tolse i pantaloni, che piegò e ripose su un porta asciugamani.
Il suo cazzo spingeva le mutande all’ antica, disegnando una protuberanza informe.
Poi anche le mutande vennero tolte.
Lui con libidine diversa dal solito, si godette lo spettacolo del fisico asciutto e sottile del ragazzo. Il cazzo dritto più che mai svettava da quel corpo, era grande e lungo.

I gesti lenti e la disinvoltura nel non affrettarsi, rendevano languida quella prolungata attesa. Invece di infastidirlo, aumentavano il desiderio.
Il giovane entrò nella doccia a sua volta, aveva acceso tutte le luci.
Lui capì che voleva umiliarlo e dominarlo … e stette al gioco.
L’ amico si abbassò e cominciò a carezzargli il corpo delicatamente.
Intanto l’ altro chiuse un attimo gli occhi e il suo pensiero volò a Filomena, immaginò quanto le sarebbero piaciute quelle carezze … e pensò anche che lui avrebbe permesso che l’ altro gliele facesse.

Dopo avergli carezzato i fianchi, le spalle e le natiche, si spinse con le mani tra le sue gambe. Il suo cazzo era moscio, ma questo non gli dispiacque, anzi gli diede delle forti strizzate, lasciando che le mani tremassero forte, mentre teneva tutto il pacco tra le dita.
Dopo alcuni minuti si alzò in piedi. Uscì un attimo dalla doccia per pendere alcuni asciugamani di carta e ritornò. Lucio, eccitato più che mai si era messo per terra a gambe aperte.

L’ amico, più intraprendente di come non era mai stato, si mise in piedi dinanzi a lui, col cazzo puntato, e disse: – Non ho pisciato da stamattina … perché volevo che tu la prendessi tutta quanta! –
– Va bene – rispose l’ altro – se vuoi, puoi farla. – Aveva capito che portargli sua moglie, era stato un gesto che aveva ingigantito il senso di potenza e di potere dell’ amico su di lui.

Questa sensazione, quasi femminea, di bonaria sottomissione, come se accontentare i desideri più porci dell’ amico fosse un suo preciso dovere, era per lui totalmente nuova.
Lo stupore massimo era che invece di fargli rabbia o di avere una reazione negativa, gli piaceva e lo rendeva languido e disponibile.
L’ altro aveva intuito bene, anche cedergli la moglie, per godersela, non era solo una forma di depravazione, ma anche un gesto di donare piacere e di permettergli la condivisione di un “bene” importante.

Era pronto e teso adesso, e gli disse:
-Adesso, stai zitto e apri la bocca! –
Lui lo accontentò subito. Spalancò le labbra piene di desiderio.
Il suo amico glielo infilò immediatamente in bocca, ma non tutto; il glande era libero. Chiuse gli occhi per concentrarsi.
I minuti passarono lentamente. Dai piccoli colpi di cazzo che gli sussultava sotto il palato, Lucio capì che l’ uomo era pronto per mingere, ma non riusciva a lasciarsi andare.

Senza fare il minimo rumore, e senza dargli alcuna fretta, se ne stette buono buono, cercando di nascondere il desiderio che aumentava ad ogni attimo di ricevere in gola quella pioggia, calda e dorata.
Infatti, pochi attimi dopo, lo spruzzo iniziò, cogliendolo di sorpresa.
L’ uomo, eccitato e carico, gli prese la testa tra le mani per impedirgli di lasciarsi uscire il coso di bocca.
Lucio, preso alla sprovvista e inondato di piscio, si avvilì e la bevve, cominciando a tossire.

Il resto della pisciata si svolse in maniera meno cruenta, l’ orina col suo calore, scorreva dalla sua bocca dopo averla inondata, passando sulla lingua, e percorreva tutto il corpo dell’ uomo, per poi gocciolargli a terra dalla punta del suo scroto, alla fine del percorso.
Soddisfatto il desiderio del suo “padrone” senza battere ciglio, si lavò sotto la doccia e dopo si asciugò.
In silenzio il giovane lo prese per un braccio e lo accompagnò di nuovo nell’ ufficio tecnico.

In genere andavano direttamente nella sala riunioni, ma quella volta, lo volle prendere sul tavolo da lavoro, dove c’ era la consolle, era leggermente inclinato.
Il suo amico si aspettava i soliti convenevoli, in genere si scambiavano seghe e pompini … ma non andò così quella volta.
Simone prese dalla tasca della camicia un preservativo, uno di quelli che gli aveva lasciato l ‘ amico durante una delle sue visite – Mettilo sul mio coso! – intimò, deciso.

L’ altro continuò felice ad obbedire. Recitava una parte sempre più sottomessa e supina; gli piaceva tanto quel nuovo tono del loro gioco ed era felice di accontentare l’ amico, che finalmente si era deciso a tirar fuori “le palle”.
Era pronto e prono per soddisfare i suoi comandi e i suoi desideri.
Infilò non senza difficoltà il profilattico sul cazzo dell’ amico più duro che mai. Era talmente di pietra e gonfio, che cominciò a nutrire un minimo di paura a vederlo così dotato e così aggressivo allo stesso tempo.

Dopotutto, sapeva che quei preliminari potevano voler dire solo una cosa, Simone voleva metterglielo nel culo.
Era titubante per il semplice motivo che non sempre era “pronto” a farsi fottere. A volte si era fatto male, altre volte ci era voluta molta pazienza ed estrema dolcezza. Intanto vedeva l’ amico torvo e deciso e si augurò con tutto il cuore di farcela a sopportare, perché era sicuro che lui era deciso a farselo e non avrebbe ammesso scuse.

– Appoggiati al tavolo – disse, brusco.
Per un attimo gli sembrò tanto strano e fuori posto, starsene nudo, là in quell’ ambiente estraneo, ad obbedire agli ordini stentorei di un altro maschio. Lievemente spaventato, si abbassò in avanti e con gesto rapido si riempì la mano di saliva, che sparse velocemente sull’ orifizio anale.
Senza altri preamboli, Simone gli mise la capocchia enorme tra le natiche e lo infilzò completamente.

Lucio lo prendeva nel culo molto saltuariamente ed ogni volta, il primo colpo, gli faceva male.
La prassi voleva che dopo averlo sfondato, il suo amico si fermasse e tirasse il pene fuori dal pertugio, aspettando tacitamente qualche minuto per dargli la possibilità di riprendersi.
Ma quella volta andò in maniera molto diversa.
Il cazzo non uscì. Al contrario, l’ uomo, restò fermo, aggrappato ai suoi fianchi, col corpo che pesava tutto sul sedere dell’ amico.

Il dolore fu notevole e la speranza che gli desse un attimo di respiro fu vana.
L’ altro non glielo tolse dal culo, anzi, dopo qualche secondo cominciò a scopare in un modo strano e violento, diverso dal solito.
Lo fotteva nel culetto come fanno i cani: una serie velocissima di affondo, sempre più in profondità, una ricerca spasmodica di penetrazione, fino poi a restare immobile, tutto infisso, per riprendere fiato.

Poi ricominciava a sfondarlo con tutto il peso e la forza.
Per un poco, la vittima cercò di sopportare gli assalti e di ignorare il bruciore delle natiche.
Voleva fare del suo meglio per accontentare le voglie dell’ amico, pur sapendo che poi, a casa, gli avrebbe bruciato per un paio di giorni e che, probabilmente, gli aveva spaccato il culo a sangue.
Ma la cosa terribile era che il cazzo era ormai troppo lungo: quando spingeva in fondo, con tutte le forze, la punta del glande, spingeva, dandogli una fitta insopportabile sul fondo del culo.

Dopo alcuni minuti, non ce la fece proprio più, e riuscì a divincolarsi.
Scappò via nella stanza dove cera il divano, massaggiandosi l’ ano indolenzito.
– Ehi – disse lamentoso – ma che vuoi farmi? Mi sfondi il culo se continui così … –
Dirlo era eccitante e così si decise a provare ancora. Mentre si stendeva sul divano per accontentarlo, disse: – Ti prego, non farmi male ancora … – ma fu inutile.

Simone, come un segugio, col pene gli ritrovò il buco e riprese a incularlo, come un forsennato. Ancora la dilatazione lo fece gemere e lamentarsi.
Sfuggì a quel maglio, scivolando in avanti, ma l’ altro, inesorabile, lo puntò di nuovo e riprese a dare colpi. Era diventata una vera caccia al suo buco dolorante. Impaurito, ma incapace di dire di no, Lucio si alzò e andò a poggiarsi alla scrivania, l’amico lo inseguì, incalzandolo e, messosi in una posizione favorevole, lo inculò ancora e ancora.

Dopo circa un quarto d’ ora di assalti sempre veloci e sempre violenti, lo sfintere era talmente bagnato e dilatato, che il pene dell’ amico non trovava più alcun ostacolo ad entrare. Il sedere della sua vittima era diventato largo come la figa di una battona, talmente aperto che per rincarare la dose di quella specie di vendetta punitiva, ogni tanto Simone, chiudeva le dita della sua mano, che per fortuna era piccola, e la affondava nel suo ano, fino al polso, senza incontrare resistenza.

L’ unica cosa che ancora lo faceva scappare dal maglio dell’ amico era il colpo finale, dato con tutto il peso, perché la punta estrema del cazzone diventava come uno stiletto e gli procurava fitte nella pancia.
Allora Lucio che cercava di sfuggire non faceva che trovare una nuova posizione, ma il cazzo rientrava in lui, implacabile.
A un certo punto, quando era sul divano senza forze, e tanto per non cambiare, stava prendendo una serie di colpi nel deretano, Simone si sfilò dal culo e gli si parò davanti, masturbandosi il cazzo.

Gli intimò: – Voltati e stai pronto, ti voglio sborrare in bocca! –
Si sfilò il profilattico, mentre l’ altro obbediva e si girava a faccia in su.
Ebbe la conferma della violenza subita appena vide il glande, completamente estroflesso del suo amico.
Nonostante la fìmosi non si fosse mai spezzata, la capocchia del ragazzo era tutta fuori dal prepuzio tesissimo e, quasi certamente, doveva fargli un gran male.
Si abbatté a quattro zampe sull’ amico e se lo chiavò in bocca, come stesse sverginando una fanciulla.

Venne a lungo e in grande quantità. Lucio, che non lo aveva mai visto così arrabbiato, bevve la sborra senza fiatare e senza un lamento.
Mentre ancora teneva in gola il suo cazzo che si calmava e si afflosciava;
mentre non si sentiva più il buco del culo per le troppe percosse subite: completamente sfiancato, Lucio si carezzò il glande del cazzo che finalmente aveva trovato un attimo di tranquillità per rizzarsi.

Senza vedere niente e senza provare particolare piacere, sentì che anche il suo sperma eruttava dal buchetto, come la lava, lenta erutta da un vulcano. Dopo molto tempo e senza una parola, trovò la forza di alzarsi dal divano bagnato. Gli faceva male dappertutto.
Le mandibole erano indolenzite per la forzata apertura a cui erano state sottoposte. A ogni passo gli faceva male il culo.
Quando si andò a lavare, lo trovò così sfondato che dubitò avesse potuto mai ritornare allo stato normale.

Per la prima volta, provò paura e sgomento per quei suoi strani rapporti omosessuali. Stavolta avevano superato ogni limite e lui temeva di non ritrovare più la sua personalità.
Si vestì in silenzio. Simone sembrava un toro che aveva perso le forze, ma non la rabbia. Si salutarono come al solito.
Probabilmente, entrambi dovettero pensare la stessa cosa: “forse questa è l’ ultima volta che lo facciamo”.
Montò in macchina.

Era tardissimo.
Guidando allucinato verso casa, per la prima volta si sentì non più come un uomo vizioso, ma più come una “femmina” profanata: come una puttana che per quel suo uomo avrebbe fatto qualsiasi cosa, anche quelle che non se la sentiva di fare.
A casa, Filomena lo aspettava sveglia e questo acuì le sue sofferenze.
Lei non disse nulla, né inveì contro di lui, però era chiaro che aspettava una spiegazione.

Lui si spogliò e la portò a letto, per mano.
Spensero le luci.
Prese la sua mano e pian piano la portò verso il basso, sul suo corpo nudo.
Ma non le fece toccare il cazzo, bensì il suo ano, discinto e aperto.
Lei sussultò temendo il peggio …
ma lui le disse:
– No, non ti preoccupare. Non è niente , però, devi sapere che … –
E cominciò a raccontarle molte cose della sua vita che la moglie ignorava completamente.

Lei era una brava ragazza, suo marito le aveva insegnato praticamente tutto e ascoltò con piacere e senza giudicare, quella parte nascosta della sessualità di lui. Lui temeva di disgustarla, ecco perché aveva taciuto, ma lei aveva già capito che qualcosa ci doveva essere stato tra lui e l’ amico Simone. Insomma, due più due fa quattro: che cosa facevano durante i loro incontri, che come ormai sapeva c’ erano sempre stati, fin da giovanissimi?
L’ unica cosa che gli chiese è se tra loro avessero dei “ruoli” definiti o se si facevano l’ un l’ altro indifferentemente.

Insomma, volle capire se anche il marito si inculava completamente l’ amico, visto che il trattamento che aveva ricevuto quella sera, la diceva lunga sul fatto che Lucio lo prendeva nel culo, eccome!
Infine l’ uomo le parlò di quella sera e dell’ aggressività, improvvisa, dell’ altro. Ne parlarono e sembrò lampante ad entrambi, che il fattore sextenante era stato conoscere sua moglie.
Lui gli disse anche di aver promesso all’ amico che si sarebbero incontrati ancora, o meglio, che lui gli avrebbe portato la sua bellissima moglie, per cedergliela e per permettergli di farne ciò che più gli piaceva.

Ormai giocavano un perverso gioco di ruolo.
Lui fingeva di essere succube dell’ amico e di non potergli negare nulla, compresa la sua moglie. Mentre lei, finse di essere risentita e spaventata da quella opportunità.
Allora gli sussurrò nel buio della loro camera: – Ma, come hai fatto a impegnarti così, amore? –
Lui si finse contrito e addolorato.
-Ti rendi conto, che ti sei impegnato anche per me? –
– E … adesso? – tacque, come se stesse valutando le ripercussioni di quelle affermazioni sulle sue prestazioni sessuali.

– E se lui ti chiede che vuole farmi?
E se lui volesse farmi lo stesso servizio che ti ha appena fatto … io dovrei obbedire e accettare che il suo cazzo, mi entri tutto dentro e tutto dietro?
Ce l’ ha pure abbastanza grosso … tra l’ altro.
A te non dispiacerebbe se mi incula a sangue? Sapresti sopportare questa umiliazione? –
Lucio arrapò e anche la moglie era bagnata ormai.

Disse: – E che posso fare ? Ho promesso. Sai cosa ha detto anche? Che vuole venire nella tua bocca! Ed io, ancora una volta, non ho saputo dire di no … – Continuando a stuzzicarsi con quelle parole, fecero all’ amore, grati a Simone, che anche se non c’ era rendeva così eccitante il loro rapporto.
Una settimana dopo, il marito chiese alla donna se stava prendendo la pillola e lei rispose di si e, inoltre, che erano da poco finite le mestruazioni.

Allora Lucio le chiese se per il sabato successivo poteva fare in modo che fossero soli, a casa. Lei capì che qualcosa bolliva in pentola e gli promise di fargli sapere al più presto.
Purtroppo non fu possibile, ma riuscì a fare in modo che la sorella venisse a casa loro per il sabato, con la scusa di una cena di lavoro, così loro avrebbero potuto uscire senza problemi e, magari, pernottare anche fuori.

Allora lui avvisò Simone. Il giovane cambiò turno con un collega, che fu ben felice di avere il sabato libero. Filomena era contenta di ritornare in quell’ ambiente così estraneo, pieno di lucette, rumori elettrici, strane attrezzature, stanze informali piene di finestroni e cristalli …
L’ ultima volta si ricordava che spogliarsi era stato eccitante, immaginava che, nascosti nell’ ombra mille occhi la potessero spiare; magari con delle telecamere nascoste avrebbero ripreso le sue prestazioni “da troia”, guardandosele più e più volte, e facendo sesso … usando le su immagini come quelle di una pornodiva.

L’eccitazione aumentava in lei, man mano che il sabato si avvicinava.
Un paio di volte uscì senza indossare gli slip, e bagnandosi segretamente mentre parlava con le persone del suo quotidiano.
Dentro di se sogghignava e le sarebbe piaciuto da impazzire stupire quella gente. La moglie casta, tranquilla, pacifica, in realtà, presto avrebbe fottuto con un estraneo.
Avrebbe maneggiato e ricevuto dentro un cazzo nuovo, mentre il suo proprio marito, aspettava e subiva l’ umiliazione di vederla profanata.

E lei avrebbe gridato ed esagerato il piacere che provava, per ostentare la sua puttanaggine.
Dal fruttivendolo, dove si sceglieva la frutta migliore, non le sfuggirono le solite occhiate del figlio del titolare. Il ragazzo era grezzo, ma piacevole. Aveva poco più di vent’ anni e lei immaginò che gli sarebbe piaciuto scoparla … non poteva certo mai immaginare che lei sarebbe stata ben lieta di farselo, lì e subito, perché aveva la figa completamente bagnata.

Non poteva farne a meno … allora, si guardò intorno per essere sicura che non ci fossero altri, poi, con la scusa di raccogliere un frutto che le era caduto di mano, si chinò, con le gambe abbronzate ritte sui tacchi delle Chanel color crema.
Lo fece lentamente, assicurandosi che il giovanotto vedesse. La stretta gonna bianca di tela venne sollevata in maniera esagerata, per permetterle di fingere di cercare il frutto tra le casse.

Il giovanotto da dietro, strabuzzò gli occhi, rimanendo impietrito: non riusciva a concepire con chiarezza quell’ immagine da sogno, che gli si parava davanti. La signora Filomena, quella bonona, che tante seghe gli aveva ispirato, si abbassava sempre più in avanti e non si accorgeva che la sua gonna saliva lentamente, come un sipario, liberando le gambe e mettendo in mostra fino a parte del il culo e le grandi labbra abbozzate. La visione durò un attimo, poi la donna si rialzò, in tutta la sua statuaria bellezza, era alta almeno dieci centimetri più di lui.

Si voltò e lo guardò, aveva un sorrisetto strano: – Ah, Salvatore,tu stai qui? – gli disse – guarda che mi è caduta una mela tra le ceste, prendila tu che io non ci arrivo! – E sculettando, passò davanti al giovane inebetito e andò verso la cassa, per pagare.
Salvatore era shoccato. Ci mise qualche minuto a riprendersi, poi scrollando la testa continuò a ripetersi che era stata una visione, e che quello che credeva di aver visto non era mai accaduto.

Però il cazzo grosso e spesso, gli era venuto durissimo, nel vecchio jeans logoro e sdrucito.
Il sabato successivo, la giornata sembrava non passare mai.
Mentre in casa facevano le solite azioni, meccanicamente, quasi non si parlarono. Nell’ aria c’ era un tensione che si sarebbe potuta toccare con un dito.
Suo marito aveva le farfalle in pancia, sicuro che l’ incontro della sera sarebbe stato decisivo. Stavolta avrebbe visto davvero l’ effetto che gli faceva vedere sua moglie chiavata da un altro e, per ora, non faceva che sentirsi molto su di giri … era come se una delicata tortura gli venisse inflitta, come una droga.

Quei pensieri gli facevano male ma, allo stesso tempo, non avrebbe saputo rinunciarvi.
Anche sua moglie era su di giri e aspettava con curiosità e apprensione l’ arrivo della sera.
Il suo chiodo fisso era il cazzo di Simone.
Per una strana forma di “transfert” lei vedeva l’ altro più sotto l’ aspetto del suo membro, che come persona. Idolatrava nei suoi pensieri quel cilindro di carne, meravigliosamente nuovo, a cui avrebbe voluto dedicarsi amorevolmente.

Era deciso: non avrebbe mai detto di no a nessuno dei desideri espressi dal possessore di quel cazzone.
Come una bacchetta magica (quale esempio più calzante) aveva potere su di lei: in pratica mentre Simone, per lei non significava quasi niente, amava il suo cazzo con tutto il cuore e lo voleva felice, appagato e coccolato.
La sera scelse con cura il suo abbigliamento: mini grigia elasticizzata, voleva che fosse ben chiaro che sotto indossava il reggicalze per tenere su le calze di seta nere con la riga.

Top nero, reggipetto nero, a mezza coppa.
Portò anche dei profilattici, sapeva che a volte, i due amici li usavano per i loro “giochetti”.
Le scarpe di vernice nera, con i tacchi a spillo, le aveva acquistate apposta per l’ occasione, ispirandosi ai filmini che qualche volta il marito le aveva mostrato. Niente profumo, usò solo un velo di deodorante ascellare, voleva che i suoi odori di donna, pian piano, si fondessero con quelli dei maschi, in quella serata che si profilava rovente.

Arrivarono poco dopo le dieci. Portarono dei pasticcini freschi e del vino frizzante. Simone li accolse amabilmente, ostentando anche troppa gentilezza nei modi, ma comunque era sincero … era contento di rivederli, e ancora più raggiante di rivedere la “bona” Filomena.
Era abbagliato. Si trovava di fronte una panterona, vestita da pin up, fasciata da una minigonna elegantissima, sotto si intravvedevano lievi protuberanze … probabilmente era il reggicalze.
Le calze nere le stilizzavano le gambe.

Di sopra indossava un top, che le modellava in modo incredibile i due grandi seni, che si sporgevano appetitosi.
Il giovane, una donna così, l’aveva vista solo in fotografia. Mentre sistemava le ultime cose da controllare, assaggiarono qualche dolcetto e sorseggiarono il vino nei bicchieri di carta.
Poi lui li invitò ad accomodarsi nello studio con i divani, mentre terminava i suoi controlli.
I due coniugi non trovarono obiezioni, Lucio intanto tirò fuori dal taschino una micro camera: sarebbe servita per immortalare i momenti più piccanti.

Tutti quei preparativi, quella specie di cerimoniale, caricarono di libido la donna: si senti preda di quei due maschi, che non aspettavano atro che di infilarle il pene da qualche parte ma, allo stesso tempo, si sentì padrona di un enorme potere.
Sapeva di potere e di dovere dare piacere a due uomini.
La gioia maggiore era data dal senso di totale libertà in cui si sarebbe potuta muovere … non è da tutte, godersi tutta la libidine della trasgressione e al tempo stesso agire, senza timore di essere scoperta, spiata, ricattata.

Nessun marito a cui dare conto, al contrario, suo marito era proprio lì, con lei e non vedeva l’ ora di vederla fottere da quel bastardo, che chissà quante seghe si era fatto ricordando il suo corpo nudo.
Si spostarono nella sala; la porta a doppia anta di cristallo, li divideva dallo studio tecnico. Lucio la baciò, cominciava ad essere eccitato più che mai.
Abbracciandola e carezzandola, le fece scivolare giù, giù la gonna, poi si abbassò per sfilargliela completamente.

Erano in penombra, ma la sua siluette era spettacolare, e glielo disse, poi aggiunse: – Sono sicuro che lo farai impazzire, stasera. Ti va? –
Lei assentì, felice di trovarsi lì, sentiva caldo alle tempie.
Sedettero affianco sul divano, lui la carezzava con tenerezza, ma non prendeva altre iniziative. La moglie capì che quella sera sarebbe stata una serata molto particolare … il marito voleva concedere “la preda” all’ amico del tutto intatta.

Dopo circa un quarto d’ora, le disse: – Tesoro, vai, vai pure a prenderlo di là, sono certo che aspetta che noi facciamo la prima mossa … è timido e, credo, che per lui sarai la prima donna in cui potrà penetrare. –
– Va bene – disse lei, complice – vado a tentarlo … – sorrise e se ne andò, ben felice di gironzolare senza gonna in quell’ ufficio estraneo, per presentarsi al cospetto di uno che a stento conosceva.

– Ciao – gli disse, una volta di là – non ci raggiungi? –
Il povero ragazzo, davanti a quella meraviglia, cercò di darsi comunque un tono: – Si, adesso vengo, … ehm … se volete cominciare, fate pure … –
– No, ti aspetto … Lui mi ha portata per te, lo sai? Ti stima molto. –
Il giovane non sapeva più cosa rispondere, poi trovò il coraggio e la forza per essere galante: – Bhe, ecco … io … io non vorrei assolutamente che tu ti sforzassi … io … – balbettò ancora qualche parolina senza senso.

Intanto Filomena si era avvicinata, anche troppo, a lui.
Era seduto sulla poltroncina con le rotelle, e cominciava a perdere il controllo … lei si fermò a pochi millimetri da lui, i fianchi e il sedere, la carnagione chiara spiccava sulle calze nere: si voltò per fargli ammirare il suo culo, completamente esposto, sottolineato solo dal sottilissimo perizoma.
Non si era mai sentita tanto esposta e tanto felice di esibire il suo corpo.

Si sentiva come una merce preziosa da esporre a quell’ uomo arrapato.
– Nessuno sforzo per me, caro – gli sussurrò con voce suadente – mi piace accontentarti … come Lucio del resto, vogliamo solo che tu stia bene, con noi. –
Diede uno sguardo alla porta vetrata, dietro, nella penombra, avverti il guizzo felino dello sguardo di suo marito.
Si avvicinò ancora di più, strusciandosi alle gambe e al volto dell’ amico.

Lui non ce la fece più e, con le piccole mani, cominciò a carezzarla con desiderio malcelato. Aveva sete di lei!
Si sentiva da come la toccava. Era impacciato, ma allo stesso tempo godeva talmente di quel contatto, che diventava il più arrapante dei partner.
Dal canto suo il giovane amico si lasciava sempre più andare: come un bambino che scarta piano un regalo troppo a lungo desiderato.
Questa volta non era più impacciato e insicuro … adesso la voleva.

E voleva imparare come era fatta, dove era morbida, in quali punti era soda, quali i punti più segreti da scoprire, quali parti di lei, una volta toccate, gli facevano maggior effetto sul cazzo.
Il marito, intanto, non riusciva a starsene seduto.
In piedi dietro la porta osservava la scena di Filomena, che più troia che mai, si comportava come una esperta spogliarellista dalle mosse feline.
Era estasiato e arrabbiato al tempo stesso … il terrore che la moglie gli sfuggisse di mano era presente e terribile, ma allo stesso tempo, vederla agire e farsi toccare il quel modo lubrico dal suo amichetto, che sbavava letteralmente per quel contatto.

A ogni carezza cercava di rubarle tutta l’ anima. Avrebbe dovuto essere impacciato e inesperto … invece vedeva la sua donna arrapare di lui e, ne era sicuro: lei rincarava la dose, per fargli ancora più male.
La vide accarezzargli il pene che gonfiava i pantaloni, ripetutamente, mentre lui le impastava le natiche con le mani e le spingeva la bocca tra i seni. La tirava a se con le manine sulle chiappe enormi e completamente nude.

Spingeva e si godeva il culo e le morbide tette della sua vera moglie, che stupendolo, lei prese l’iniziativa.
Tirò su dalla poltrona il loro amico, per le mani, e prese il suo posto sulla poltroncina; gli disse qualcosa, probabilmente: – Vieni, leccamela tutta! –
Infatti lei sedette tutta verso il davanti e allargò oscenamente le cosce sui due braccioli. L’ altro si inginocchiò per godersi quell’ anfiteatro meraviglioso. Iniziò ad esplorarla, con le mani, con le dita e con la bocca.

La mogliettina “innocente” aveva spostato il perizoma dalla figa, e lo teneva distante dal suo spacco.
Aveva la figa quasi rasata, con un piccolo triangolino di pelo al punto giusto, l’ altro la leccava con piacere e lena, Lucio vedeva la testa che si muoveva seguendo la lingua che penetrava in lei, a ripetizione.
La moglie era in visibilio, con gli occhi socchiusi e l’ espressione estatica. Sbuffava e soffiava dalla bocca.

Si fece trasbordare i due grossi seni, dal top. Il suo amico, lesto, ne prese possesso con le mani … impastandole da padrone, come fosse tutta roba sua.
Poi si alzava e succhiava i capezzoli, mentre si dedicava alla figa con le dita. Il marito si faceva una ragione di tutto questo, almeno ci provava; si era sbottonato il pantalone e si menava il cazzo da solo, come un collegiale sfigato e solitario.

Era chiaro che quei due non sentivano la sua mancanza, si cercavano, si strusciavano, arrapavano l’ uno dell’ altro.
Lui si senti offeso di ricevere tanto poco interesse … non era più la gelosia, ma il fatto che non si curavano per nulla di lui. Sua moglie e il suo più intimo amico, che aveva fatto incontrare personalmente, se la godevano, senza provare la minima considerazione per lui.
La cosa era ….

quanto di più arrapante gli fosse mai capitato.
La bocca dello stomaco gli doleva per la tensione incredibile, il cazzo cercava una immediata via di sfogo per una valanga di sperma, che a stento riuscì a trattenere. Era oltraggioso aspettare … aspettare che qui due porci sfogassero le loro voglie e le loro privazioni … a spese sue. Quell’ idiota che a oltre trent’ anni, non aveva mai avuto l’ onore di toccare nemmeno una bagascia, adesso si spassava sua moglie: la donna più irraggiungibile del paese, il punto di riferimento dei segaioli più insoddisfatti, ritenuta del tutto intoccabile, sdegnosa e schiva.

E sua moglie, dopo anni di continua, costante ed esagerata fedeltà, quasi incredibile a crederci, tutt’ a un tratto, si sbrodolava e si faceva slinguare a tutto spiano da quello, che aveva appena conosciuto.
E lui, l’ unico, vero chiavettiere del gruppo, mortificato e dimenticato … nella sala d’ attesa.
Nell’ altra stanza, intanto, l’ amico era completamente ubriaco di figa. Mai gli era capitato di immergere il viso in tanto bene, un profumo inebriante gli saliva per le nari, nuovo, mai senito … mentre un sapore delicatissimo, lievemente salato, delicatamente frizzante, si spandeva sulla sua lingua, che viaggiava, mai paga, in quello spacco meraviglioso e invitante.

Ogni tanto quella figa diventava talmente liquida, che lui era costretto a succhiare, ad asciugare quegli umori, che lui stesso, con la saliva, sollecitava. Era stupendo esplorare con le labbra e con la lingua quella figa, che doveva essere certamente estremamente piccola.
Tra chiacchiere da trivio e descrizioni sommarie aveva immaginato che molte fighe dovevano essere grosse e rigonfie, invece adesso gli si parava davanti alla bocca un taglietto delicato.
I pochi peli del pube raccoglievano, al di sopra, profumi e umidità.

Con le dita e con la lingua, la schiudeva, come si apre una rosa, e all’ interno nuovi petali, ancora più piccoli e delicati, facevano da cornice a un taglio più profondo, caldo e umido … immaginò che forse, tra poco e per gentile concessione, la sua verga avrebbe potuto essere accolta, in quella vagina paradisiaca. Il capogiro che seguiva a quel pensiero lo salvò dal venirsi nei pantaloni.
Sopra il buco caldo, un bottoncino di carne rosea e gustosissimo, attirava le sue labbra e si lasciava succhiare con voluttà.

Quando leccava e succhiava il bottone, la donna si inarcava e sussultava alle sue sollecitazioni: in quei momenti si sentiva un re!
Lei, sotto le mani e la bocca del giovane uomo, si godeva il rapporto, spietatamente fisico, che il marito le aveva regalato, ma il piacere più inteso le veniva dalla zoccolagine che esprimeva in quelle pose discinte, sapendo, perfettamente, che, nella stanza accanto, lui moriva letteralmente di piacere e di gelosia.

Sapeva che quella scena frustrante e anomala, gli sarebbe rimasta impressa per sempre nella mente … e immaginava le volte in cui, l’ avrebbe fatta venire, chiavando e sussurrandole all’ orecchio tutto il suo disappunto e i suoi rimproveri al piacere perverso che lei, evidentemente, stava provando. Filomena venne. In un turbinio di sensazioni, mugolii e languore.
Simone fu preso alla sprovvista quando lei, con una voce irriconoscibile, glielo comunicò … parlando a stento e spezzando le parole con i singulti del piacere.

Impazzì di orgoglio e di piacere, non aveva mai provato la sensazione di far arrivare una donna.
Si rilassarono un attimo. Poi, lasciata la poltroncina, si spostarono nella stanza accanto, dove raggiunsero Lucio, in piedi, che si carezzava il cazzo.
La donna si recò un attimo al bagno, anche per riprendersi.
Lucio, intanto, chiese a Simone se lei gli piaceva e, come per controllare di persona, gli infilò la mano nei pantaloni, passando da sopra la cintura.

Il pene di Simone, non era duro come si sarebbe immaginato: troppe emozioni, probabilmente. Quando la moglie tornò, trovò il marito che con la mano tastava il cazzo di Simone, ebbe un brivido, ma non disse nulla.
Lucio si spostò e la abbracciò, per consolarla.
Poi slacciò il pantalone dell’ amico, che lasciò fare, ed anche il suo.
Liberò dagli slip i due cazzi e, visto che il più in tiro era il suo, disse a Simone: – Guardami adesso, come la chiavo – e con delicata determinazione, mise la moglie in piedi, gambe aperte, lievemente china in avanti.

Con le mani le aprì la fessa e ce lo cacciò dentro, con noncuranza.
Poiché lo infilò fino alle sue palle, la moglie ebbe un sussulto per la spinta ricevuta.
Poi aggiunse: – Dopo, se ti va, la faccio chiavare pure a te! –
Cominciò a scopare la moglie, senza toccarla, come se la infilzasse con uno spiedo, poi tornasse indietro, per aggiustare il tiro e poi, subito dopo, ficcava di nuovo.

Con lentezza e costanza, procedeva nel corpo di lei, mentre l’ amico, in piedi, poco più in là guardava la scena con lo sguardo attento.
Dopo alcuni minuti, uscì dalla figa, ma disse alla moglie di aspettare, così come stava, piegandosi a novanta gradi.
Lei accettò l’ ordine senza un lamento e si abbassò, poggiando le braccia sulla spalliera di una poltrona, in attesa che qualcuno facesse il suo comodo con la sua figa.

Il giovane, capito che forse era il suo turno, si lasciò prendere dall’ emozione. Il coso tra le sue gambe si afflosciò, quasi senza vita.
Il suo amico, senza fretta, spense la luce nella sala, in modo che restasse in penombra, illuminata solo dalla luce dello studio attiguo.
Sott’ occhi, Filomena, eccitata e vogliosa, vide una scena che non sarebbe mai riuscita a immaginare: il marito si inginocchiò davanti al suo amico e gli prese il cazzo flaccido tra le labbra.

Lo vide lavorare con maestria. Dopo il primo sgomento, lo invidiò sia per la bravura con cui faceva il pompino, sia perché le venne voglia di cazzo in bocca. Ma non si mosse. Aspettò, come le era stato ordinato.
Passarono alcuni minuti, intensamente arrapanti.
Simone si rilassò, poi intostò e premette più volte il pene in gola a Lucio.
Questi, quando lo trovò abbastanza duro, avvicinò il cazzo di lui alla vagina della moglie, e trovato il buco, gli piazzò il cazzo del suo amico dentro.

L’ uomo restò per qualche attimo impappinato dalla goduria, ma in pochi minuti capì il sistema.
La ragazza, dal canto suo, cominciò a sentire che la verga si faceva sempre più grossa e dura. L’ amico spingeva con sempre maggior vigore, e per aggiungere potenza ai suoi colpi, la tratteneva per i fianchi con le mani sottili. Visto che le piaceva tanto farsi scopare dall’ altro, il marito si pose davanti e glielo infilò in bocca.

Simone stabiliva il ritmo e Filomena ad ogni colpo ricevuto nella figa, si spostava in avanti: nel far questo si ritrovava il nerbo di Lucio tutto in bocca.
Quando il giovane cominciò a sbuffare e a sudare dopo una estenuante chiavata, Lucio tirò via la moglie da quel cazzo voglioso, perché non arrivasse.
Si calmarono …
La donna sedette sul divano. Suo marito prese per mano il suo amico e lo guidò al fianco della moglie, lei anche se non esperta, subito divenne curiosamente interessata ai due grossi cazzi in tiro.

Li carezzò, studiò con gusto il cazzo nuovo, li valutò, li avvicinò per paragonarli. Era un gioco meraviglioso, che le provocava una lieve ebbrezza.
Volle vedere le palle dei due e poi leccarle, poi si fece coraggio e iniziò a praticare il doppio bocchino. Cercò di infilarli entrambi in bocca e, alla infine, ci riuscì. Mentre spompinava, suoni gutturali nascevano, rendendo ancora più oscena e arrapante la situazione.
La donna si godette a lungo la situazione, e se il marito non l’ avesse fermata, avrebbe continuato per ore.

L’uomo fece distendere il suo amico sul divano, con indosso solo la maglietta e il pene eretto, poi, sopra di lui, fece adagiare quello spettacolo meraviglioso che era sua moglie, solo con le calze, il reggicalze e il top, raccolto come una striscia, che le teneva i seni in bella mostra.
Lei non attese spiegazioni, si inserì il grosso pene in vagina e iniziò a strusciarci sopra, con movimenti circolari.
Subito dopo cominciò a mugolare e a eccitarsi pur mantenendo un pizzico di perplessità … era certa che il suo uomo avrebbe provato a incularla, approfittando della sua posizione.

Come chi si deve lanciare col paracadute, era preparata e l’ aveva desiderato da sempre di farsi fottere da dietro e davanti contemporaneamente, ma adesso, che era arrivato il momento della verità, aveva un poco di paura.
Come temeva lui arrivò. Ma per prima cosa cominciò a leccare tutto ciò che trovava davanti: quindi figa, culo, cazzo dell’ amico e anche le sue palle.
Un paio di volte, travolto dal desiderio, lo sfilò dalla vagina della moglie per ficcarselo tutto in bocca.

Subito dopo, quasi per scusarsi, era lui stesso a reindirizzare il cazzone di Simone, nella figa di Filomena, divenuta larga ed elastica.
Lei intanto, un poco sudata, si spostò con voluttà i lunghi capelli neri su un lato della testa; si teneva con le mani sulle spalle di Simone e aspettava la prossima mossa di suo marito.
Questi, smise di leccare e delicatamente si avvicinò alle spalle di lei.
Armeggiò col suo arnese, come se cercasse qualcosa, mentre con l’ altra mano sulla spalla della moglie, la spinse delicatamente ma con fermezza a introdursi dentro tutto il pene dell’ altro, per poi restare ferma e completamente chinata verso il davanti.

Fu così che all’ improvviso, provò la più grande divaricazione mai provata nella figa, non si fece male, ma restò senza fiato per l’ emozione …
Con sorpresa dovette accettare di averne ben due di cazzoni, dentro lei, adesso. Anche il suo amico ci mise un poco a capire cosa fosse accaduto.
Lui si fermò in figa, tutto dentro e immobile, per dare il tempo ai due che stavano chiavando di abituarsi alla sensazione nuova.

Sua moglie si riprese giusto per ritornare a sentirsi sconvolta ancora una volta, perché con le dita andò a frugarsi le grandi labbra e scoprirsi dilatata da due membri. Le palle morbide e umide dei due formavano un solo, soffice cuscino, una sensazione meravigliosa al tatto che la fece trasalire.
Dentro sentiva le due teste che spingevano, indipendenti, in punti diversi della sua figa. Poi, dopo alcuni minuti di assestamento, lento e inesorabile, Lucio diede il ritmo alla più fantastica pompata che la moglie potesse immaginare.

I due cazzi la divaricavano, scontrandosi dentro di lei, come due pistoni impazziti. Il moto era sorprendente e inconcepibile, cosicché, la figa di Filomena non riusciva ad abituarsi al moto incostante, ne ai guizzi che le capocchie effettuavano nell’ utero.
Cominciò a ululare dal piacere, mentre tutto le ruotava intorno e lei si sentiva di continuo tentata di svenire dal piacere. Passò un tempo incredibile e incalcolabile. Poi si alzarono in piedi e il marito si dedicò alla moglie, rimettendola a novanta gradi e chiavandosela, poi pregò l’ amico di spostarsi in avanti per metterglielo in bocca, cosa che Simone fece con molto piacere, tirandosi su la camicia per avere l’inguine libero.

Dopo poco Lucio decise di cambiare buco e con poco sforzo e senza patemi, lo mise in culo a Filomena che lo accolse con un gemito, non potè esprimersi meglio, perché stava succhiando l’ altro cazzo. Ma durò poco, perché Simone ormai era troppo arrapato e desiderava venire, con tutto se stesso.
Allora non si dimenticò del suo antico amore, il posticino confortevole e sicuro in cui aveva già versato litri di sperma, così con delicatezza, sgusciò col pene dalla bocca di lei e raggiunse le terga di Lucio.

Come se stessero effettuando una danza che conoscevano bene, il ragazzo si bagnò la testa del cazzo di saliva e adeguandosi al ritmo, poggiò la grossa capocchia all’ ingresso della ano del suo amico.
Al momento più opportuno si decise e assestò il colpo di grazia alle natiche del suo amichetto: glielo infilò senza complimenti fino alle palle, piene.
Lucio, troppo arrapato per sentire dolore, si godette quel paletto piantato nel culo col massimo della goduria.

Sua moglie sentì il nuovo ritmo dato dall’ inculata: ora erano le spinte date dalle natiche di Simone a propagarsi attraverso i due cazzi, arrivando dall’ amico del marito e attraverso il suo culo sfondato, fino al suo sedere, anche esso completamente divaricato.
L’ amico non riuscì a venire nel suo culo accogliente, come avrebbe desiderato, almeno non per quella prima sborrata, che sarebbe stata estremamente carica.
Infatti, quando il cazzo gli faceva male per quanto era gonfio, Lucio inventò un nuovo gioco, per il finale di quel “primo round”.

Li prese per mano e li portò con se nella stanza accanto, sistemo la moglie sulla sedia con le ruote, conoscendone anche le possibilità più segrete …
Filomena aprì le cosce e Simone fu invitato ad abusare della moglie del suo amico, nella più tradizionale delle chiavate.
L’ uomo trovò la posizione più comoda per penetrare in profondità la figa aperta, che lo allettava tra quelle stupende cosce, ammantate di arrapantissime calze nere.

Appena trovò il giusto ritmo, aiutandosi con la sedia con le ruote, chiavò l’ arnese in Filomena e iniziò a trapanarsela.
Svelto e felino il marito si pose seduto per terra sotto di loro.
Lo spettacolo in primo piano era da brivido: il cazzone che ben conosceva, ora veniva donato a sua moglie … cosicché lei si godeva la potente chiavata di un estraneo.
Vedeva il membro che usciva fino al glande, per poi riaprirsi un varco spazioso tra le grandi labbra e infilarsi come un locomotore infinito nel buco di sua moglie, spingendo fino a i coglioni, che sbattendole sulla figa bagnata emettevano una specie di schiaffo liquido.

Lui leccava da sotto e succhiava e la moglie con l’ ultimo urlo, comunicò ai due che ricominciava a venire. Infatti, gocciolava.
Il povero amico non era pratico di come viene una donna, ma da come lei lo disse e li avvertì, provo una stretta alle palle, incontenibile, e non preoccupandosi assolutamente di nulla, iniziò la più lunga e copiosa sborrata della sua esistenza.
Filomena non era stata avvertita e non poteva sapere che Simone aveva il dono di restare col cazzone in tiro, anche dopo la sborrata, a volte anche per un quarto d’ ora.

Caratteristica che Lucio sapeva adoperare in maniera sopraffina.
Così quando con sua sorpresa, nonostante annegata di sperma,
Lucio fece in modo di far continuare l’ esecuzione della chiavata dall’ amico, ormai in trance, lei non si fermò più, e venne in maniera multipla continuamente per un tempo interminabile.
La resistenza e la potenza di Simone fecero si che Lucio, da sotto si prendesse la sua buona dose di sborra in bocca, succhiando avidamente, e non solo; appena la situazione gliene dava adito, prendeva il cazzo dell’ amico tutto in bocca, giusto un paio di affondo, per pulirlo, e poi lo regalava di nuova alla sua lei, infilato nel suo grembo.

Quando finalmente Simone smontò dalla donna, esausto, il marito si mise in piedi e silenziosamente la sborrò tutta, seni, gambe, figa e bocca, dal pene lo sperma fuoriusciva silenzioso, con i fiotti che non trovavano fine.
Si riposarono e bevvero. Si lavarono e ogni uno di loro si diede una sistemata. Avevano passato insieme circa due ore di passione. Simone accese un piccolo televisore che trasmetteva i programmi della notte e mentre loro si riposavano un attimo, indecisi sul da farsi, si spostò nello studio tecnico per dare un tocco al lavoro e controllare dei resoconti.

Lucio, aveva rimesso su gli slip, mentre la sua signora provava un piacere perverso e nuovo a girare tutta nuda, di sotto. Sorseggiarono del vino, lui si abbandono sul divano, con uno sguardo distratto alla tv.
Dopo un poco, sua moglie disse: – Ma Simone che fine a fatto? –
Lucio rispose vago, poi le disse, sottovoce e senza cura: – Se vuoi puoi andare a vedere che fa … di là, no? –
Lei non se lo fece ripetere e si allontanò con entusiasmo.

Passarono altri minuti e nessuno dei due tornava … Lucio ebbe un presentimento e proprio non riuscì a starsene sulle sue.
Con passo felpato si accostò alla porta dello studio, ma niente.
I due non c’ erano. Sempre senza far rumore, cercò ancora in altre stanze, fino a che nella penombra di un archivio nascosto, li intravide tra gli scaffali, senza che loro si accorgessero di lui. Filomena civettava e Simone cercava di baciarla, poi lo vide riaprirsi i pantaloni e tirare fuori ancora una volta il suo pene, già duro, toccò le spalle di sua moglie per invitarla ad abbassarsi e fargli il bocchino, lei obbedì, come se quello fosse il suo mestiere, incurante che il marito non c’ era e neppure doveva sapere.

Dopo il pompino che durò giusto il tempo di fargli assaporare il suo dominio, l’ uomo, come tanto gli piaceva, volle farsi una sveltina, col preservativo.
Lo diede alla moglie, che sorridendo, glielo indossò sul cazzo, carezzandolo,
Simone allora, senza amore, ma solo con voglia, la trattò come una troia.
La fece adattare a pecora, tra gli scaffali e per fottere meglio, le fece poggiare il piede su un ripiano.
Senza togliersi i calzoni, con gesto rapido si fece uscire dalla patta i due coglioni, il profilattico rifletteva la luce, rendendo il pene di Simone estremamente visibile, così Lucio non potè non assistere a quella veloce e potente chiavata.

L’ amico se la scopò in poco meno di cinque minuti, tirandosela a favore del cazzo dai fianchi.
Ma la sua specialità era chiavarlo nel culo e non seppe resistere, le premette con la mano sulla schiena per far si che il suo sedere si inarcasse ancor di più, con la mano indirizzò il grosso membro tra le natiche della ragazza e senza ritegno la inculò selvaggiamente, sotto gli occhi di Lucio, che non poteva ribellarsi, pur vedendo l’uso selvaggio che il suo migliore amico faceva di sua moglie.

Lei, da vera puttana, se la godeva come se prenderlo in culo fosse una passeggiata.
Che troia … Lucio capì che se non lo aveva cornificato con mezzo paese era solo per la mancanza della giusta occasione.
Infatti, appena trovato uno sconosciuto col cazzo grosso, si era fatta infilzare, con estrema disponibilità, in ogni buco.
Il suo amico non si trattenne più e sborrò rapido nel preservativo, con lo sguardo perduto nel piacere.

La paura di essere scoperto, glielo fece estrarre subito dal buco del culo di lei. Filomena arrapatissima dalla sveltina, effettuata con la paura che Lucio arrivasse all’ improvviso, gli prese il preservativo pieno di sborra liquida e gli pulì il cazzo dai residui di sperma con la lingua, come lui le aveva intimato, secco.
Il marito fece appena in tempo a rientrare per non essere visto, mentre la bocca dello stomaco lo faceva soffrire, di piacere e di dolore.

Dopo poco, si rivestirono e si congedarono, come se niente di particolare fosse accaduto. Lucio invitò Simone a casa, qualche giorno che avesse potuto. Era ovvio che si sarebbe fermato anche per la notte.
– Sempre se vuoi ancora chiavare Filomena, voglio dire, se ti è piaciuto.
Magari vuoi prenderla anche da dietro? –
L’ amico, sorrise impacciato, confermando che gli era piaciuto tantissimo.
Avrebbe voluto aggiungere qualche complimento per la donna, ma non seppe cosa dire.

Si vergognò, dovendo nascondere all’ amico, che proprio poco prima aveva inzuppato a profusione il grosso membro nell’ ano dilatato di sua moglie.
Viaggiarono in silenzio per tutto il ritorno, finché arrivati nel giardino fuori casa, Lucio trovò la forza di dirle: – Ma dove sei stata, quando siete spariti tutti e due? – Lei arrossì, non per vergogna, ma per il ritorno di pensieri lascivi riguardanti quella serata veramente speciale.
Allora Lucio la incalzò:
– Non mi dire che ti sei fatta chiavare di nascosto? –
Lei tacque.

– Ti ha voluta ancora? – chiese – non gli era bastato? –
– Ti ho donata a lui, ti ho potata fino da lui per farlo fottere … e quello, quel cane, ti ha voluta chiavare anche di nascosto … ? –
Poi continuò: – E tu, come una troia ci sei stata, non sapevi dire di no? Come ha fatto? – la incalzava, mentre il cazzo gli tonava duro.
Ti ha voluto sborrare ancora … e dove… e quanta … era? E … il suo cazzo ti piaceva? –
E mentre le sussurrava con rabbia tante parole sconce e offensive, scesero dall’ auto e si spostarono sul sedile posteriore.

Le saltò subito addosso e spostato il filo dei tanga la sfondò ancora una volta. E quando stavano per venire insieme, con immenso amore, lei prese il profilattico pieno di sperma dell’ amico che aveva conservato. Ormai liquefatto, ma ancora profumato, fece scorrere lo sperma tra le loro bocche che si baciavano e leccavano, appassionate.
Un ultimo pensiero di gratitudine al grosso cazzo dell’ amico Simone, che quella sera aveva servito tutti i loro buchi e poi se ne venirono insieme, più complici e innamorati che mai.

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Rapita e torturata dal nemico

Quando aveva fatto le esercitazioni al campo militare Laura era stata avvertita che se fosse stata catturata non sarebbe stata un’esperienza facile. In quella regione del centro Africa le tribù locali sottoponevano i soldati prigionieri a ogni tipo di tortura. Ma la passione di Laura per l’esercito, benché donna e molto bella, le aveva fatto cancellare ogni paura.
E così era partita per la sua prima missione di ricognizione in quel territorio lontano e quasi inesplorato, nel bel mezzo della foresta.

Erano in perlustrazione con la sua squadra, quando all’improvviso dal folto della boscaglia erano comparsi decine e decine di ribelli locali. Presto furono circondati e sottoposti a un fuoco incrociato.
La sua squadra in breve si disperse, ognuno per cercare di salvarsi. Così Laura rimase sola, nascosta dietro un folto cespuglio, sperando di passarla liscia. Ben presto, invece, venne avvistata e catturata. Era sola, gli altri commilitoni evidentemente erano riusciti in qualche modo a salvarsi.

Dopo una lunghissima camminata venne condotta in un villaggio e qui incontrò l’unica persona che parlava la sua lingua. Questi era anche il capo villaggio e ben presto, in modo brutale, le spiegò la situazione: “maledetti bianchi, venite qui nella nostra terra e volete imporre la vostra legge, ma noi vi uccideremo tutti. Tu intanto resterai nostra prigioniera e useremo i filmati delle torture che ti faremo per convincere ogni altro invasore estero a lasciarci in pace”.

Venne portata in una capanna e legata all’interno di una gabbia e poi per qualche ora non successe più nulla. Dopo, il capo del villaggio, un negro alto quasi due metri con un corpo molto muscoloso, entrò nella capanna e le rivolse la parola. “Lurida troia, adesso vedrai cosa vuol dire far parte di un esercito nostro nemico. E stai tranquilla, filmeremo tutto e lo manderemo alle vostre televisioni”.
Quindi nella capanna entrarono altri due negri, uno con una telecamera e l’altro con una grande borsa.

Laura venne presa, fatta uscire dalla gabbia, spogliata violentemente dai due negri, messa sdraiata su un tavolaccio che c’era lì e legata con mani e piedi alle quattro gambe del tavolo. Si trovò così in una posizione molto scomoda, con la testa fuori dal tavolo e con le gambe aperte in modo osceno.
Intanto avevano aperto la borsa e avevano cominciato a tirare fuori fruste, candele, mollette da bucato, corde e una serie di altri oggetti.

Il capo del villaggio le si avvicinò, mentre un altro aveva già iniziato a riprendere tutta la scena con la telecamera. “Ora faremo vedere al mondo quanto sono troie le donne occidentali e cosa succederà a loro se continueranno a venire come forze di occupazione nella nostra terra”. Intanto aveva cominciato a toccarla con una mano, che partendo da una gamba risaliva fino all’inguine, passava sulla sua fica, sulla pancia e fino alle tette.

Laura aveva provato a urlare e a liberarsi: “maledetti bastardi lasciatemi stare”, ma uno schiaffo l’aveva immediatamente fatta desistere. Quella mano continuava a fare su e giù sul suo corpo, mentre il capo del villaggio parlava agli altri presenti in una lingua a lei incomprensibile. Laura, intanto, nonostante la situazione, con quelle carezze si stava un po’ sciogliendo. Incredibilmente si stava eccitando.
Improvvisamente il negro smise di toccarla, prese una frusta e cominciò a frustarla sulle tette e sulla fica.

La frusta era fatta con fibre vegetali e ad ogni colpo bruciava, ma non così tanto. La cosa strana era che Laura tra le carezze di prima e questa situazione imbarazzante ormai era molto eccitata. In fin dei conti uno dei suoi sogni erotici ricorrenti era quello di essere violentata da un negro, che la trattava male e la sculacciava. Quante volte di notte si era ritrovata nel suo letto a immaginarsi questa situazione, per poi masturbarsi fino a raggiungere orgasmi fortissimi.

Questa volta, però, la situazione era vera e lei ne era terrorizzata. Ma nonostante tutto il suo corpo reagiva agli stimoli sorprendendola come mai avrebbe immaginato. Piano piano, ad ogni colpo di frusta che la colpiva sui capezzoli o sul clitoride, lei si eccitava sempre di più. I mugolii di dolore per le frustate si mischiarono così anche a lamenti di piacere e capezzoli e clitoride erano gonfi, dritti e duri come mai prima nella sua vita.

Laura sperava che i suoi aguzzini non se ne accorgessero, perché sarebbe morta dalla vergogna a farsi scoprire in una situazione del genere, oltretutto mentre veniva filmata. Ma il capo del villaggio non ci mise molto a notare che la sua fica si era tutta bagnata. Immediatamente smise di frustarla e le mise una mano tra le gambe. Laura era un lago e i suoi umori le colavano ormai fuori dalla fica. Il capo scoppiò in una risata e disse qualcosa ai suoi compagni.

Quello con la telecamera si spostò subito in modo da poter riprendere bene in primo piano la sua fica. Quando il cameramen si fu ben posizionato, il capo le infilò brutalmente due dita nella fica, facendo gemere Laura. Iniziò a fare un lento dentro e fuori, ogni tanto tirando fuori la mano e dandole uno schiaffo proprio in mezzo alle cosce, sul clitoride. Laura ormai stava con le cosce apertissime, con gli occhi chiusi e sentiva l’orgasmo montarle dentro.

A ogni schiaffo sulla fica emetteva un urletto per il momentaneo dolore, ma la cosa la eccitava sempre di più. Il suo clitoride era ormai gonfio e sporgente e la sua fica grondante di umori. Ogni tanto il capo tirava fuori le dita dalla sua fica e le mostrava gocciolanti alla telecamera ridendo. Poi gliele mise anche in bocca: “lecca troia, facci vedere quanto ti piace”. Laura non aveva mai fatto una cosa del genere e si sentiva umiliata ma era eccitatissima.

In breve si trovò a leccare ben bene le dita di quell’uomo, che intanto con l’altra mano aveva ricominciato a toccarla tra le cosce.
Quando le dita furono ben pulite, con quella mano il negro cominciò a tirarle e a torcerle i capezzoli, che nel frattempo era anch’essi diventati lunghi e dritti. Laura mugolava, vinta dal dolore ma sopratutto dal piacere e ormai non capiva più niente. L’unica cosa che aveva in mente era l’orgasmo che le stava crescendo dentro e che tra breve sarebbe esploso.

Improvvisamente l’uomo si fermò: “stupida puttana, pensi che siamo qui per farti divertire?” le disse. Laura era furibonda per tutta la situazione, perché non era riuscita e raggiungere l’orgasmo e anche per questa sua reazione all’accaduto. In fin dei conti era stata catturata dai nemici e lei invece di provare schifo e paura si era lasciata coinvolgere in quello che era diventato un vero gioco erotico.
Il capo allora aveva preso un grosso ramo di legno, inciso a forma di grosso cazzo e perfettamente levigato e glielo aveva infilato nella figa.

Ma poi aveva anche preso le mollette da bucato e una ad una le aveva posizionate sui capezzoli e sul clitoride. Laura aveva le parti intime in fiamme, ma quella grossa presenza nella sua fica le teneva vivo il moto dell’orgasmo, che era sempre lì, presente e pronto ad arrivare, ma che non riusciva a sfogarsi. Con una mano il capo faceva fare dentro e fuori al cazzo di legno, mentre con l’altra tirava le mollette su capezzoli e clitoride.

Laura ormai gridava e gemeva come una cagna in calore, con la fica e le tette in fiamme ma bagnatissima. Soprattutto la molletta sul clitoride le dava sensazioni fortissime e stranissime. Sicuramente faceva male, ma in fondo proprio perché faceva male il suo corpo trovava la cosa eccitantissima. E nonostante tutto, ancora una volta stava per venire.
Il negro a quel punto le infilò un dito nel culo e iniziò un veloce e avanti e dietro che in breve portò Laura ad un orgasmo di un’intensità mai provata prima.

Dalla sua fica partì un getto di umori, uno schizzo vero e proprio, che bagnò tutto il negro che la stava masturbando. Con l’orgasmo Laura non riuscì s trattenere un potente urlo liberatorio, seguito da una serie infinita di mugolii, ansimando e gemendo veramente come una cagna in calore, con spasmi che le squassavano tutto il corpo. Dopo un po’ le sensazioni dell’orgasmo svanirono e per Laura fu come risvegliarsi e tornare alla dura realtà.

I negri ridevano e il capo le disse: “adesso mandiamo questo film alla CNN, così facciamo vedere al mondo di che pasta sono fatte le puttane bianche che vengono nel nostro paese”. Laura si sentì morire. Lei ripresa mentre veniva torturata, tutta nuda in posizione oscena e per di più che mostrava al mondo quanto la cosa le piacesse, con la sua fica tutta aperta e bagnata e con quell’orgasmo così umiliante per una soldatessa nella sua condizione.

Venne slegata e rimessa nella gabbia, seduta e con le mani legate ai lati: “così non puoi masturbarti, troia” le disse il capo ridendo. Il suo corpo era ancora incredibilmente eccitato e lei aveva una voglia matta di masturbarsi e di raggiungere l’orgasmo. La posizione in cui l’avevano messa, però, non le consentiva neanche di strusciare la fica contro il pavimento per provare a masturbarsi in quel modo. Era sfinita, eccitata come non mai nella sua vita e sconvolta dai mille pensieri che le frullavano nella testa.

Ormai sola da un bel po’ di tempo, riuscì comunque ad addormentarsi.
Il giorno dopo il capo venne nella capanna svegliarla. “Lurida troia, adesso riprendiamo con il trattamento di ieri e con il filmato”. Questa volta la portarono fuori dalla capanna, all’aperto, in mezzo al villaggio, e la legarono in piedi ad una croce di pali messi a X. Ancora una volta era nuda, con le cosce aperte, alla mercè di chiunque volesse divertirsi con lei.

Ben presto si avvicinò una piccola folla di abitanti del villaggio, che le urlavano contro, le tiravano contro frutta e ortaggi e le sputavano. Il capo venne e disse qualcosa e tutti smisero di darle addosso. E il suo compare con la telecamera si mise lì a fianco per filmarla di nuovo. Poi le disse: “ieri sembra proprio che ti sei divertita, adesso vediamo se è la stessa cosa”. Riprese a carezzarla sulla fica guardandola dritta negli occhi.

“Vediamo se questa puttana bianca anche questa volta si eccita davanti a tutti”.
Laura si vergognava come mai nella vita, eppure sentiva ancora una volta l’eccitazione montarle dentro. “Sporco negro, non credere che mi fai paura” disse, quasi per darsi coraggio. Ma non fece in tempo a finire la frase che il capo le prese il clitoride tra indice e pollice e glielo strinse. Laura si piegò sulle gambe ed emise un forte mugolio.

Sentì all’inizio una fitta dolorosa, ma poi come il giorno prima questo dolore si tramutò in eccitazione fortissima. Laura era stupita delle reazioni del suo corpo, che andavano assolutamente contro la sua volontà, ma non riusciva a trattenersi. Immediatamente il mugolio di dolore si tramutò in mugolio di piacere e la sua fica riprese a grondare succhi. Ancora una volta il capo le levò le dita dalla fica e mostrò alla folla quanto fossero bagnate, dicendo un qualcosa che sextenò l’ilarità di tutti.

“Questa volta, puttana, ti frusteremo ben bene, ma prima ti voglio fare un bel giochetto. Vedrai che sorpresa.
”Un altro negro venne con una corda in mano, una corda lunga, grossa e ruvida. Questa le fu legata in vita e poi passata da sotto in mezzo alle cosce. Tirata da davanti verso l’alto si andò a infilare tra le labbra della sua fica ormai lubrificatissima. La corda venne legata alla parte alta della croce e tirata molto forte.

Adesso Laura aveva la corda che le spaccava in due la fica e che le spingeva forte sul clitoride, già gonfio ed eccitato di suo. Inoltre ad ogni movimento la corda strusciava nelle sue parti intime. Un negro venne con una frusta e di nuovo Laura si trovò a dover subire colpi in tutte le parti del corpo, ma soprattutto sulle tette e sulla fica. Ad ogni colpo lei dava uno scossone con il corpo e la corda le schiacciava e irritava il clitoride.

Il capo credeva che questo sarebbe stato veramente troppo per Laura, ma incredibilmente invece il suo corpo dimostrò di volerne sempre di più.
Ormai Laura aveva perso ogni remora: “Sporco negro, dai frustami, tanto non mi fai niente” urlava. Ma intanto gemeva sempre più forte e di nuovo sentiva l’orgasmo salirle dentro. Improvvisamente il capo con un colpo di machete tagliò la corda e smise di frustarla, proprio quando ormai Laura era prossima all’orgasmo.

“Lurida troia, vuoi solo godere? E invece io non te lo permetterò”. Laura questa volta aveva veramente il terrore negli occhi. Si stava accorgendo che per lei la vera tortura non era ricevere frustate e maltrattamenti alla fica, ma non poter raggiungere l’orgasmo. Il negro prese a masturbarla quasi con dolcezza, ridendo e sghignazzando. Laura spingeva il bacino contro la sua mano con il viso stravolto dalla voglia di godere. Ma ogni volta che si avvicinava all’orgasmo, il capo levava la mano e un altro negro le tirava una secchiata di acqua gelida addosso.

L’acqua le toglieva il fiato per alcuni secondi e aveva il potere di azzerare quasi del tutto il suo livello di eccitazione.
Poi si ricominciava da capo con le carezze, alternate ogni tanto a schiaffi sulla fica e sul clitoride. Laura era stravolta, gemeva e mugolava, aveva i succhi della sua fica che le colavano lungo le cosce, era sempre prossima all’orgasmo ma non gli veniva mai permesso di raggiungerlo. Per la prima volta cominciò a cedere psicologicamente e a chiedere pietà: “Maledetto porco fammi godere, dai infilami qualcosa nella fica e fammi godere”.

Erano parole che fino a due giorni prima Laura non avrebbe mai immaginato che potessero uscire dalla sua bocca.
Ancora una volta il suo corpo prese alla sprovvista tutti, Laura per prima che in una situazione del genere aveva i sensi in fiamme, e il capo del villaggio che mai avrebbe creduto ad una reazione del genere da parte di una soldatessa bianca. Un nuovo potentissimo orgasmo si impossessò di Laura appena le dita del negro le strinsero con violenza per l’ennesima volta il clitoride e ancora una volta dalla sua fica sgorgarono copiosi umori come uno schizzo potente di sborra.

Laura era stravolta, ormai vinta fisicamente e psicologicamente, terribilmente combattuta internamente tra il terrore per la tortura subita e l’eccitazione sessuale che avrebbe trovato inimmaginabile fino a qualche giorno prima. Improvvisamente si sentirono partire dalla boscaglia dei colpi di mitragliatore. Dai margini del villaggio i suoi compagni militari stavano facendo un’irruzione tra i ribelli, che in brevissimo cominciarono a scappare e a dileguarsi nella boscaglia. Alcuni compagni immediatamente la slegarono e la portarono via, raccogliendo anche la telecamera che era caduta per terra.

Laura a quel punto svenne.
Quando riprese conoscenza era nell’ospedale da campo del suo accampamento, con i commilitoni che le erano più amici lì vicino. Lei in realtà avevo solo bisogno di essere rifocillata e già la flebo che durante la notte le avevano fatta l’aveva di nuovo rimessa abbastanza in forma. In breve, sentendosi decisamente meglio, chiese di essere dimessa, anche perché sapeva di dover andare dal suo comandante per fare rapporto.

Appena un’ora dopo era libera e si stava dirigendo verso la casa del comandante. Quando entrò venne accolta molto bene e fatta subito mettere a suo agio. Le fu chiesto di raccontare per filo e per segno quello che le avevano fatto, per denunciare la cosa alla corte suprema, che avrebbe processato i ribelli catturati. Laura però si vergognava di raccontare esattamente tutte le sensazioni provate e fu molto vaga. Il comandante iniziò ad irritarsi, perché capiva che il racconto non era veritiero.

Laura però non ce la faceva a confessare tutto. Allora l’atmosfera cambiò: “Cosa credi, che non l’abbiamo visto il filmato? Ti sei divertita a farti torturare dai negri ribelli? Ti sembra questo il comportamento per un soldato della nostra caratura?” Laura voleva morire per la vergogna, ma si ostinava a non voler ammettere al verità. Il comandante allora si alzò, girò intorno alla scrivania e le ordinò: “in piedi soldato”. Laura shittò sull’attenti. Il comandante le disse: “riposo soldato” e Laura assunse la classica posizione con le mani dietro la schiena e le gambe leggermente divaricate.

Il comandante le mise una mano tra le cosce sibilando: “immobile soldato, se non vuoi finire sotto corte marziale” e prese a muovere la mano e a cercarle il clitoride. E Laura in un attimo fu di nuovo un lago….

Elisa libera di essere troia

Elisa libera di essere troia

Ciao, i protagonisti sono veri, ma i loro nomi non importano perciò li inventerò e ai fini della storia mi chiamerò Tito.
D’aspetto appaio un po’ di sovrappeso, cioè non sono magro ma neanche una palla sproporzionata, sono alto 1. 78 per 95 Kg non molto allenato.
Questa storia si svolge non molti giorni fa quando Elisa si è mollata con il suo ragazzo.
Elisa è sempre stata una ragazza solare e un po’ sprovveduta o almeno così tutti pensavamo, le capitava spesso di fare degli (ops!!!) Tipo mostrare le mutande sempre dai colori molto appariscenti o di vestirsi in modo provocante per poi dire che si vergognava per i centimetri di pelle nuda.

Ma ora torniamo alla storia, due giorni dopo essere tornata single Elisa mi invitò ad andare a casa sua dicendo che stava male per la solitudine, io non vidi niente di strano, erano 2 giorni che su i social si lamentava per la solitudine.
Quella sera stessa andai a casa sua trovando già la altri amici, eravamo in sei tutti maschi, ma facendo i lavori più diversi non era la prima volta che arrivavamo ad orari diversi.

Salimmo in casa trovando la porta aperta e lei dalla cucina ci urlo “Accomodatevi in salotto che arrivo subito”, dopo qualche minuto lei arrivò con le bevande, era vestita con un vestito a fiori lungo e calzava le pantofole. Iniziammo la serata parlando aspettando che arrivassero le ragazze, non pensavamo lei non le avesse neanche chiamate.
fatto sta che non so cosa ci fosse dentro le bevande ma io personalmente mi senti avvampare d’eccitazione e gli altri non sembravano sentirsi diversamente, lei nel frattempo ci provocava, prima si chinò a 90° mostrando per bene il suo sederino per prendere il vassoio con i bicchieri da portare via e andando in cucina ancheggiava.

Tornata si sedette tra me e Renzo, mentre parlavamo continuava a far cadere la mano sulle nostre gambe (la maiala stava controllando il punto di cottura).
Nessuno le saltava addosso solo perché c’erano gli altri, all’improvviso Elisa balzò in piedi e disse “devo farvi vedere una cosa” e svanì in un’altra stanza, a questo punto ci sentivamo come arieti proti a scornarci per la femmina, ci aveva caricati per bene.
Quando tornò nella stanza non crederete mai come si presentò, indossava un completo reggiseno nero di pizzo che conteneva seni di quarta misura di cui si intravedevano i capezzoli, scendendo mutandine tanga di pizzo nero da cui si intravedeva un monte pronunciato con peluria tagliata a striscia, poi calze autoreggenti che fasciavano gambe atletiche e in fine sandalo di vernice nero con tacco.

Gli sguardi di tutti erano calamitati come fossimo leoni con la gazzella, Elisa vedendo la nostra reazione si girò di trequarti mostrandoci il suo sedere sodo e tondo esclamando “qualcuno vuole darsi da fare? ”, aggiungo che la sua espressione e il suo sguardo sembravano dire, vieni qui che ti succhio anche l’anima.
Fu come a Pamplona, ci fiondammo da lei come tori e togliendoci i vestiti come se andassero a fuoco.

Qui il ricordo si fa confuso, posso dirvi con certezza poco di cosa fecero gli altri, cosa feci io invece me lo ricordo benissimo.
Ero il più vicino, perciò fui il primo ad accomodarmi, mi attaccai al suo collo mentre le sfilavo le spalline, un istante dopo c’era già qualcuno che armeggiava con la chiusura del reggiseno e qualcuno le stava sfilando le mutandine, una volta nuda lei esclamò “ragazzi ora calmatevi, vi voglio prendere tutti e sfogarmi ” si gettò in ginocchio e prese a spompinare e segare tutti i cazzi che trovava, inutile dire che rimanemmo poco li passivi ad aspettare il ritorno del nostro turno, la sollevammo, la portammo al divano per poi uno la impalava mentre gli altri si alternavano a incularla, farsi spompinare e segare.

Elisa ululava quando non aveva la bocca piena, io dalla mia stavo provando tutti i suoi buchi, quando fui pronto per venire ero nella sua passera e pensai “vengo fuori o la farcisco?”, pensiero inutile perché stavo già svuotandomi nel suo utero, lei mollò l’uccello che aveva in bocca e strillo “riempitemi tutti i buchi” eseguimmo tutti, chi nella passera e chi nel culo ma nessuno in bocca, Elisa non tardò a dimostrare la sua delusione e imbronciata disse “Uffa, volevo provare cosa si prova ad assaggiare almeno la sborra di uno di voi” e iniziò a raccogliere con le dita quello che le colava dalla passera per portarselo alla bocca.

Renzo sornione e con un mezzo sorriso esclamò “Ragazzi non ce la faccio a vedere una bella ragazza delusa, che ne dite di soddisfarle anche questo desiderio?” accettammo tutti e dopo esserci ripresi, con l’aiuto di pompini, seghe e spagnole la esaudimmo scaricandoci uno dopo l’altro riempiendole la bocca e imbiancandole anche la faccia e le tette.
finito tutto pareva uscita da un porno, tutta coperta di sperma che anche le colava fuori da tutti i buchi e avidamente lei raccoglieva tutto per gustarselo con una faccia di godimento.

Non so se capiterà più una gangbang , ma lei afferma che non vuole più dover pensare a qualcuno d’altro oltre se stessa e alle sue esigenze.
Pregusto che succederà ancora o quantomeno che io me la scoperò ancora sperando di soddisfare una tigre divoratrice inaspettata come lei.