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L';estetica del cazzo

Fin da piccola i miei genitori mi hanno trascinata per musei, pinacoteche e gallerie d’arte.

Che barba !!!

Loro affermavano che, anche se mi annoiavo, in realtà stavo accumulando cultura e conoscenza.

Vero, verissimo. Ma che barba !!!

Ricordo i miei piedi che si strascicavano a fatica lungo quei corridoi infiniti. Chilometri di quadri, statue, vasi e manufatti di ogni genere di cui non mi fregava assolutamente niente.

I figli sono troppo spesso vittime delle ambizioni dei genitori.

In età adolescenziale però, quando i primi pruriti fanno la loro comparsa, trovai nuovi stimoli e curiosità e, quello che fino ad allora non avevo notato, divenne l’obiettivo di ogni visita museale.

Il corpo nudo.

Il corpo nudo di uomini e di donne. Corpi strani, spesso deformi e tormentati, altre volte eroici ed algidi.

Ma sempre e comunque corpi nudi.

Tanto erano diversi dai corpi delle persone che mi circondavano da risultare artefatti, sintetici, irreali, sproporzionati.

Donne dai corpi opulenti con piccoli seni adolescenziali, uomini muscolosi, altissimi, con piselli a dir poco ridicoli al cospetto delle loro masse muscolari.

Di fronte all’estasi di mia madre ai piedi di un Ercole potentissimo, esternai la mia perplessità sulle proporzioni della figura dell’uomo. La risposta, anche se divertita, fu molto accademica e fredda e non mi chiarì affatto il dilemma che mi ponevo: ma gli uomini, anche quelli muscolosissimi, ce l’hanno davvero così piccolo?

Solo alcuni anni dopo potei chiarirmi, è proprio il caso di dire toccando con mano, il dilemma.

No, gli uomini, mediamente, non lo hanno piccolo come Ercole!!!

Che bello l’organo genitale maschile !!!

Ha mille nomi e mille forme diverse ed è sempre una sorpresa (non sempre positiva…ah ah ah…) quando il tuo partner te lo esibisce per la prima volta.

L’emozione di quando slacci la cintura, dopo aver pregustato palpandone la consistenza, l’impaccio di liberare l’oggetto del desiderio, l’ansia di poterlo vedere libero da costrizioni e ritrovarsi in ginocchio di fronte allo svettare della potenza della natura….

…ah…quanti ricordi !!!

No, questa non vuol essere un’ode al maschio (o ancor meno al suo membro!!!).

Semmai vorrebbe essere una sorta di catalogazione, seppur limitata, dei generi, delle specie e delle caratteristiche (negative e positive) delle mie esperienze.

Potrei iniziare tipo con…. mi ricordo di…. mi ricordo…

Mi ricordo di quando mi nascosi un pomeriggio intero in un canneto. Noiosissime vacanze in campagna in compagnia di soli maschi.

Loro giocavano sempre a calcio mentre io mi annoiavo a comporre ghirlande di fiori. L’unica volta che provai a giocar con loro a calcio fui severamente redarguita da mio padre. Non era cosa per ragazzine.

Altri tempi.

Li vedevo giocare, sudare, litigare. E io seduta silenziosa a bordo campo. Avevamo tutti intorno ai tredici, quattordici anni. Nessuno di noi (o meglio di loro…) pensava al sesso. Io ero già “diventata” donna e, a dirvi la verità, al sesso un po’ ci pensavo.

Più che al sesso, pensavo alla scoperta dell’altro sesso. Erano anni ormai che mi chiedevo come fosse il “pisello”.

Così, vista la loro strana abitudine di pisciare in compagnia al grido di “chi non piscia in compagnia o è un ladro o è una spia”, decisi di nascondermi dentro un canneto in posizione favorevole ad ammirare per la prima volta uno “spettacolo” riservato al genere maschile.

Quel giorno non ne volevano saper proprio di pisciare.

Sentivo le loro urla, il pallone rimbalzare, le imprecazioni per un goal sbagliato. Nel frattempo, le zanzare, mi stavano martirizzando.
E finalmente, dopo tanta attesa, gli arrivò l’agognato stimolo!!!

Arrivò prima il più piccolo del gruppo che, indifferente alla presenza dei compagni, si abbassò i calzoncino iniziando ad irrigare le piante sottostanti. Era circa cinque metri sopra di me e trattenendo il respiro, strizzai gli occhi per mettere a fuoco il suo pisellino.

Mi ricordo…mi ricordo ancora….

Mi ricordo del mio primo ragazzetto timido. Era spaventato più di me e quando si spogliò non mi dette neanche la possibilità di osservare ciò che mi stava per penetrare.

Fui io ad incoraggiarlo, curiosa.

Non mi parve paragonabile a quello di Ercole o David. Era molto peloso, storto sulla sinistra e il prepuzio non ricopriva il glande.

A quello ne sono seguiti molti altri: lunghi e lunghissimi, alcuni tanto corti da sparirti in mano (sigh!!!), tozzi come tappi di damigiana, superbi e presuntuosi, curvi in su, curvi in giù, dritti come un palo, a cono, alcuni con cappelle a punta, altri con cappelle simili ad albicocche, qualcuno sproporzionato rispetto alle palle, altri con palle sproporzionate rispetto al fusto…

Insomma, ogni volta che cali un paio di braghe ad un uomo, non sai mai cosa ti capita.

Un po’ come la shitola di cioccolatini di Forrest Gump.

Raku-yaki! – parte 2

“Il match di 3 anni fa a Rimini con quell’agente della Polizia Penitenziaria, deve aver lasciato il segno. Ma sei completamente uscito di senno per fare una cosa del genere?!”
Una lezione che non imparavo mai era che non dovevo mai raccontare a Massimo questo genere di cose.
Il mio amico Massimo era un uomo all’antica per i suoi detrattori; per gli altri, era semplicemente un uomo come non ce ne sono più.

Ormeggiato all’idea di maschio cavaliere senza macchia, fiocinava a punta di biasimo la mia indisciplinata voglia di sesso e goliardia.
“Non credere che certe cazzate incantino le donne: probabilmente penserà che sei il solito macho scemo con la sindrome del pugile suonato. Non facevi prima a parlarci un po’ e a chiederle se era disponibile per un caffè? Hai dimenticato la maturità mentale sul traghetto?”
Il rispetto che avevo per Massimo, persona pragmatica ed istruita, mi fece piegare le gambe: nonostante io serbassi la spregiudicatezza tipica dell’adolescenza, avevo un certo rispetto per la sua vita di padre e marito devoto.

Mio padre se ne andò di casa quando ero bambino, lasciando a mia madre l’ostico compito di crescermi e di escogitare una buona scusa per giustificare il fatto che “papi” se ne evase dal suo ruolo perché incapace di sopportare la torchiatura d’avere una famiglia.
In Massimo vedevo il padre che non ho mai avuto e il suo rimproverarmi infantilismo mi faceva male. Malauguratamente non sapeva che anche Laura, la mia ex, mi lasciò per lo stesso motivo.

Laura era come uno di quegli avversari che nonostante ti sforzi di frantumare a pugni e calci contraendo ogni fibra muscolare che possiedi, non accennano cedimento e ti vengono sempre sotto. La sua loquela era l’arma più arrotata che possedeva, presumibilmente complice il suo essere avvocata. Dialetticamente crudele e sarcasticamente pericolosissima, trovava sempre legittime argomentazioni per disfare le mie difese e conseguentemente, maciullare il mio ego.
Sessualmente parlando come per alcune persone autoritarie, gradiva che la prendessi con forza e che la dominassi.

Non era abituata ad essere contraddetta o subordinata a qualcuno nella sua vita, per cui probabilmente ricercava in quello una sorta di equilibrio.
Amava che le congiungessi i seni con forza, che durante una pecorina le schiaffeggiassi le natiche sino a segnarla; amava che la penetrassi intensamente stringendole una mano sulla gola e che pian piano, le facessi scivolare tutte le dita in bocca fino a provocarle qualche conato.
Fu l’unica donna con cui ebbi una relazione a gradire il sesso anale, facendosi mettere anche in posizioni malagevoli e contorsive in cui la penetrazione era molto profonda e ai limiti del dolore.

Potevo penetrarla anche per lunghi periodi di tempo e sembrava volerne sempre di più. Pareva aver capito che spesso a qualche ora dall’allenamento, i miei livelli ormonali fossero particolarmente bendisposti ad una scopata irruenta; ben consapevole che tailleur e tacchi alti mi rendevano particolarmente libidinoso, mi aspettava a casa con lo stesso vestito indossato al lavoro.
Talvolta trattenere gli orgasmi con lei era piuttosto difficile: aveva una certa telepatia sessuale che creava un’ intesa tra di noi rasentante la perfezione.

Sono fermamente convinto che conoscesse il mio corpo meglio di come lo conosco io.
Mi chiedo se quella e s c o rt che invitò a testimoniare per un caso di giovani squillo, non le avesse insegnato qualcosa, perché oggi a ripensare al suo mascara colato e al suo viso imbrattato di orgasmo dopo essersi ingoiata il mio cazzo fino alla base , torno eccitato; peccato che la nostalgia del suo stringermi stretto alla fine delle asperità, innamorato di una creatura risoluta quanto dolce, disperdeva tutto rendendo la malinconia particolarmente mordace.

Terminato di parlare con Massimo, mi organizzai per una capatina in spiaggia tanto per distendere i nervi, quando nel raggiungere l’auto vengo sorpreso da un “buongiorno!” e da un sorriso inaspettato. La bella ceramista mi incrocia per la strada ed io, tachicardico e arrossito, le faccio un cenno con la testa sorridendo d’imbarazzo.
Con indosso un vestitino estivo a fiori a fasciare un seno generosissimo, sandali infradito neri con anellini e cavigliera ad abbellirle dei piedi magnifici, mi irradia con un insperato sorriso luminoso che avrebbe sciolto un ghiacciaio.

“Allora, quando viene a trovarmi in negozio?” chiede, lasciandomi spiazzato; penso che a meno che non abbia modellato e cotto qualcosa con cui percuotermi, poteva rivelarsi una buona occasione per conoscerla meglio.
“Le va bene verso le cinque?”
“Facciamo verso orario di chiusura che se lo gradisce le mostro anche il laboratorio a patto che mi dia del tu. Sara!” dice porgendomi la mano.
“Sandro” rispondo io.
“Quindi, a stasera?”
Annuisco deglutendo con forza saliva al pensiero che la cosa potesse avere audaci sviluppi.

(continua).

Io e la mia (ex) prof

La storia che sto per raccontarvi risale a circa 2 anni fa quando avevo appena 18 anni e stavo frequentando l’ultimo anno di superiori con annesso “esame di maturità”.
Con la maturità andò abbastanza bene ma ciò che conta è che iniziai una relazione con una “matura”, trattasi della mia professoressa di economia. Lei 51 anni, una donna in carne, capelli scuri lunghi e un abbondante seno sulla quale una volta mi ero sparato una sega.

Negli ultimi mesi scolastici, il mio andamento non era buono, soprattutto nella sua materia e così mi propose di andare a ripassare di pomeriggio a casa sua (eh no, quel pomeriggio non successe un bel nulla) così seppur inizialmente esitante decisi di andarci senza alcun secondo interesse.

Arrivato a casa sua mi ospita e aveva preparato dei biscotti, così iniziò a farmi da ripetizione dopodichè scambiammo due chiacchiere e mi raccontò della sua passione per il ballo.

Si fece e tardi e vedendo che non tornavano nè il marito nè i figli gli chiesi se facessero sempre così tardi e scoprii che in realtà era divorziata e il figlio viveva con il padre.

Nei giorni successivi continuai ad andare a prendere ripetizioni e man mano si ampliavano le conoscenze reciproche dell’uno e dell’altra. Quella prof che tanto mi sembrava antipatica e rigida in classe si stava rivelando una signora gentilissima, socievole e divertente.

Si avvicinava sempre più l’esame e passavo sempre più ore a ripetere.

In quella casa notai una cosa però, la signora seppur benestante con una casa veramente spaziosa con annesso giardino e piscina all’esterno era sola. Una casa enorme per una signora sola. Così parlando del più e del meno mi disse che sarebbe voluta andare a prendersi un caffè sopra Posillipo io per scherzo dissi: “anch’io” e mi chiese se mi sarebbe fatto piacere farla compagnia.

Infatti il pomeriggio seguente non facemmo ripetizione e andammo a prenderci un caffè lì, la situazione ci metteva entrambi a disagio ma passammo un bel pomeriggio. I giorni successivi proseguimmo le ripetizioni e lei volle “sdebitarsi” il caffè a tutti i costri offrendomi un pranzo al nominato ristorante “La reginella”. Pranzammo e lei mi chiese se dopo l’esame non sarei scomparso perchè si era affezionata tantissimo a me.

In realtà io volevo attendere fino all’esame e poi vaporizzarmi ma la svolta avvenne proprio durante quella settimana.

Fino ad allora l’avevo sempre trovata composta con abiti che nascondevano completamente le forme ma a 4 giorni dall’esame con un caldo torrido mi ospitò con una canottiera molto scollata e pantaloncini scusandosi che era in quelle condizioni per il caldo ma io scherzando dissi magari facciamo anche un bagno in piscina. Lei era molto timida e “signora” e aveva vergogna a farsi vedere in costume ma dopo tanto insistenza accettò mentre io avrei dovuto farmi il bagno in slip.

Ma non avevo considerato che vedendola in costume mi sarebbe venuta un’erezione esagerata quasi volevo scappare ma lei diceva: “dai ora ti vergogni tu? hai gli slip non preoccuparti vieni in acqua” ma appena tolsi pantaloncino si vedeva in modo netto il cazzo gonfio sopratutto quando entrai in acqua lo slip divenne quasi trasparente ed era come se fossi col cazzo di fuori. Lei si fece rossa rossa ma molto imbarazzata fece finta di nulla dopodichè nel giro di 10 minuti si andò a rivestire e mi portò uno slip pulito che gli era rimasto del figlio.

Quando tornai a casa iniziai a segarmi su quelle tettone e iniziò a diventare il mio chiodo fisso. Il giorno seguente ritornai da lei (sarebbe dovuto essere l’ultimo giorno di ripetizione) e lei mi fece trovare due costumi che mi aveva comprato come regalo e una bella cenetta come buon auspicio per l’esame.

La serata terminò dopo aver guardato un pò la tv e tornai a casa, dopodichè la rividi direttamente dopo l’esame per rifesteggiare con un’altra cenetta.

Quella sera venne un temporale fortissimo con il quale non si poteva uscire e lei disse se vuoi puoi dormire qui tanto ho delle camere in più, così avvisai i miei genitori dicendo che ero da un amico e decisi di dormire lì.
Quando si fece orario di andare a letto lei si andò a cambiare in bagno e mi misi a spiare dal occhiello le sue abbondanti linee per poi segarmi e sborrare nel suo stesso letto.

Infatti dormimmo nello stesso letto ma seppur non successe nulla mi segai mentre dormiva sborrando nelle lenzuola e rimanendo col cazzo all’aria. La mattina dopo quando se ne accorse rimase sconvolta e gli spiegai tutta la situazione, AVEVO PERSO LA TESTA PER LEI. Così mi piombai e provai a baciarla e come risposta ricevetti le sue labbra e la sua lingua che non si opposero subito provai a spogliarla per scoparmela ma lei non volle finchè non si decise di concedermi soltanto una semplice sega.

Mi misi disteso sul letto e lei con le sue mani con tanta esperienza mi fece una sega eccezionale, me lo maneggiava con calma e con passione fino a che non la sborrai in 5 minuti tra le sue mani.

Di lì iniziò una vera e propria storia tra noi, mi riempiva di regali, vacanze, crociere ecc.. ma del sesso non se ne parlava al limite mi concedeva qualche sega una quantum dovetti aspettare diverso tempo per la prima scopata (infatti ve la racconterò in una storia separatamente).

Da allora fino ad oggi siamo stati insieme, ormai abbiamo una vita insieme e stiamo progettando di fare un figlio in modo che i miei siano costretti ad accettare la situazione. Mi fa fare il signore insieme a lei senza farmi mancare nulla è quasi come se pensasse lei alla casa però ci sono stati comunque dei problemi nel nostro percorso.

In seguito vi racconterò della nostra prima scopata, dell’incontro con i miei ecc…

Seguite!.

Padrone VI

“Buon giorno”
“Fino ad adesso non è stato un granché… praticamente uno schifo”
Cercando di far presto e bagnando dappertutto con l’ombrello fradicio passò con un mezzo sorriso davanti alla guardia giurata. Era in ritardo, un terribile ritardo per i suoi standard, con quel diluvio i trasporti pubblici avevano di nuovo dato il loro peggio. In ascensore cercò di darsi una sistemata ma non c’è poi molto da fare quando si è mezzo inzuppati, le porte si aprirono di fronte al capo che la fissava mentre lei cercava di staccarsi in qualche modo i capelli dalla faccia, dall’espressione che gli vide riflessa nello specchio sapeva già che il capo aveva equivocato, lei non era una di quelle smorfiosette che si guarda e si pettina ad ogni specchio incontrato, ma dalla situazione non sembrava proprio.

“Le pare questa l’ora di arrivare in ufficio?”
tuonò lui
“… è che… le strade sono bloccate…”
balbettò qualcosa lei
“Non è una ragione valida. Al lavoro!”
Proprio una bella giornata! Ci mancava anche che il capo la riprendesse. Si vergognava, anche perché quel rimprovero lo avevano sentito quasi tutti ed ora la fissavano mentre si dirigeva nel suo angolino. Mai quella strada le era sembrata così lunga. Che poi fino a quel giorno era sempre arrivata in orario, anzi, molto prima degli altri, ma per quello nessuno la elogiava, per una singola volta che arriva in ritardo non le avevano neanche dato la possibilità di spiegare.

Frustrata e paonazza in viso per la brutta figura si sedette alla sua scrivania.
“Tranquilla, mettiti al lavoro che non è successo nulla”
la voce di Claudia dall’altra parte del divisorio la scosse da quello stato di torpore dove i pensieri le turbinavano incontrollati nella testa. Era vero, si fece forza ed iniziò a lavorare più duramente del solito, senza nessuna distrazione, dritta filata fino all’ora di pranzo. Solo allora si accorse di non aver ancora controllato il cassetto che usava per comunicare, o meglio, che Padrone usava per comunicare con lei.

Lo aprì. Ecco, lo sapeva, giornata pessima! C’era dentro qualcosa, una shitola quadrata e lei la vedeva solo ora, neanche quell’operazione sciocca le era riuscita quella mattina. Si guardò in torno per vedere se c’erano occhi indiscreti nei paraggi, l’ufficio era semi vuoto, prese la shitola e lesse il biglietto che l’accompagnava

Indossalo.
Padrone

Semplice, diretto, come sempre, un modo che le lasciava poca scelta ma che le piaceva. Diede un’altra occhiata intorno ed poi aprì la shitola, al centro c’era una spessa striscia di cuoio grezzo con degli inserti ed una fibbia in metallo.

Troppo grande per essere un braccialetto, pensò lei, poi come folgorata dalla giusta intuizione si portò la mano al collo. Non poteva essere, si disse, Padrone… quella parola le diede la sua risposta, chi si firma Padrone naturalmente poteva regalare quegli oggetti. Ed ora, cosa doveva fare lei? La giornata già la faceva sentire uno schifo non le andava proprio di rischiare un’altra punizione da Padrone. Risoluta si alzò, mise il pacchetto nella borsa ed andò verso il bagno, ma non quello dell’ufficio bensì quello al piano di sotto dove c’era l’archivio e che quindi era sempre deserto.

Infatti già dal corridoio silenzioso sapeva che non avrebbe incontrato nessuno, ma per sicurezza, controllo per bene che non ci fosse nessuno in bagno. Chiuse a chiave la porta che dava sul corridoio ed andò verso il grande specchio, posò la borsa sul ripiano del lavandino e tirò fuori la shitola con timore, come fosse di cristallo e lei potesse romperla. La poggiò con delicatezza vicino la borsa, la aprì e rimase a fissare il contenuto.

Si guardò allo specchio per chiedersi se ne era davvero sicura, annuì titubante e sciolse il foulard, poggiandolo senza curarsene troppo nella borsa. Prese il collare con timore, più lo avvicinava al collo e più il groppo allo stomaco si stringeva, lo poggiò sulla pelle calda ed il freddo degli inserti in metallo le provocarono un brivido che le si propagò per tutta la schiena. Rimase immobile, morse il labbro che non smetteva di tremare, guardando in basso cercava di calmare il respiro affannoso che gonfiava ritmicamente il suo petto dove i capezzoli cominciavano a notarsi da sotto i vestiti.

Quando il suo calore riuscì ad avvolgere anche il collare riuscì a muoverlo per poterlo allacciare, la parte interna era ruvida e solo ora notava il forte odore di cuoio naturale. La differenza con il foulard di seta era netta, si guardò allo specchio per allacciarlo, c’era un solo foro, lo chiuse, era stretto ma riusciva a respirare. Non si sentiva più sé stessa, il respiro tornò affannoso e la sua mente si riempì di pensieri che non riusciva ad afferrare.

Un rumore dal corridoio la fece trasalire, non voleva essere vista in quello stato, il primo istinto fu quello di prendere il foulard e coprire il collare, lo annodò e lo sistemò in fretta per non far vedere la striscia di pelle al di sotto. Prese la borsa e quasi scappò dal bagno, quando tirò la porta la trovò chiusa, l’aveva chiusa lei a chiave! Scoppiò a ridere per la situazione, si era fatta prendere dal panico per nulla, non si sentiva neanche più nulla.

Pensandoci non sentiva neanche più il fastidio del collare, tornò allo specchio per controllare se si vedesse da sotto la seta e poi uscì dal bagno e terminò la sua giornata lavorativa.

Tornata a casa si sentì distrutta, dopo il rimprovero del capo non si fermò un attimo e lavorò più duramente del solito ed ora sentiva tutto il peso di quello che aveva fatto. Si fermò davanti lo specchio nel corridoio per vedere quanto dalla faccia si capisse la sua stanchezza.

Aveva proprio bisogno di una dormita, pensò tra sé. Sciolse il foulard e sorrise, per metà giornata aveva indossato quel collare e nessuno si era accorto di nulla, non aveva visto nessuna espressione strana, nessuna faccia interrogativa o divertita. Tolse anche quello, si aspettava la leggera sfumatura più rossa sulla pelle che la ruvidezza della pelle grezza le aveva lasciato, ma non era nulla di irreparabile. Si sentiva troppo stanca per tutto, persino di mangiare, così andò in camera da letto e si mise a dormire.

Quando riaprì gli occhi era ancora buio, solo la luce della Luna rischiarava un po’ la stanza. Ancora mezzo assonnata si guardò intorno, aveva lasciato i vestiti a terra, ma non le andava proprio di alzarsi e metterli a posto, girò ancora gli occhi, c’era qualcosa di strano, una figura che non capiva cosa fosse, quando pensò che potesse essere una persona shittò all’indietro per cercare di allontanarsi. Quella figura rimase immobile.

Era davvero un uomo, spalle larghe e possenti, non riusciva a vedere il viso ma le sembrava fosse squadrato. Perché non si muoveva? Era sveglia del tutto e non si era solo immaginata quella figura? Riprese il respiro che la paura le aveva tolto e si rilassò un minimo per cercare di mettere a fuoco la situazione. Se fosse davvero una persona, vedendola sveglia avrebbe dovuto fare qualcosa, scappare o altro, invece se ne stava immobile nella semi oscurità.

Se fosse un ladro o qualcuno che le volesse fare del male sarebbe andata come pensava e se invece fosse Padrone? Lui sì, non si sarebbe scomposto al suo risveglio.
Fantasticando in questo modo non si accorse che l’uomo si era mosso ed aveva disteso il braccio verso di lei. Una grande mano forte le si chiuse sull’avambraccio, sentiva la pressione di ogni dito che la teneva saldamente ma senza farle del male.

L’uomo la tirò verso di sé come se lei fosse una bambola di pezza senza peso, la portò in corridoio, tenendola per il braccio come una bambina che segue il padre e per la possenza del suo corpo poteva essere così, lei cercava di sbirciare i tratti per cercare di riconoscerlo, per cercare almeno di vederlo in viso, ma era troppo buio e non ci riusciva. Arrivati davanti la porta di casa, il corridoio era completamente al buio, lui si fermò, si girò di fronte a lei e a colpo sicuro prese il collare da sopra la cassettiera dove lei lo aveva lasciato e le cinse il collo.

La scarica di brividi la percorse ancora una volta come era successo a lavoro e… si svegliò veramente questa volta.
La stanza era in ordine come al solito ed il vestito era a terra come nel sogno, ma ormai il sole la rischiarava, si girò per cercare quell’uomo, non lo vide, portò la mano al collo, niente collare. Era stato solo un sogno allora. Si alzò per andare a fare colazione, ma invece di andare in cucina andò verso la porta d’ingresso, si guardò allo specchio, sul collo c’era solo l’ombra del segno del giorno precedente, sorrise, prese il collare e lo indossò.

I suoi occhi non mentirono quando ammise a sé stessa quello che in fondo già sapeva, era Sua.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

UN INVITO A CENA- IL MERCOLEDÌ

Tornato a casa non faccio altro che pensare all umiliazione subita. Eppure non mi sono fermato, ho continuato a succhiare il dildo fino a che non restasse una sola goccia, una minima traccia del suo sperma. Anche quando lui è uscito, non ho smesso, volevo, desideravo tutta la sua sborra. Sono davvero così troia come dice lui?? Eppure nella mia vita ne ho combinate tante, a volte ho fatto di proposito la troia perché mi piaceva.

Ma non me ne sono mai preoccupato. Lui è riuscito a farmi sentire diverso, una sensazione più reale. Possibile che a 44 anni scopro di essere davvero cosi troia? Vado a letto molto confuso. Mi giro, mi rigiro, ma non riesco a dormire. Guardo il telefonino e sono le due. Lo spengo. Prendo mezzo sonnifero e mi addormento. Alle sette la maledetta sveglia suona. Questa volta la lascio suonare più volte. Poi con calma mi metto seduto sul bordo del letto e guardo il cell.

Ho quasi paura ad accenderlo, ma devo farlo. Mi aspetto un suo messaggio, invece niente. Strano, eppure ero sicurissimo. Mah forse si è stancato o ha capito che non deve rompere di notte. Un po’ mi dispiace, ma perché????? Comunque faccio la doccia, mi vesto, e quando sto per uscire vedo una busta ai piedi della porta. Giuro che rabbrividisco!!! Il solo pensiero che sia un suo messaggio mi spaventa a morte. La prendo in mano, la apro e dentro trovo una foto!!! Riconosco il suo cazzo in primo piano.

Giro la foto e c’è un suo mess scritto
” Notte troia, sono le due e mezza. Come vedi dalla foto sono eccitato e la colpa è tua. Più tardi al lavoro, alle 9. 30 esatte , devi andare nella sala ristoro, troverai un cappuccino ancora caldo con una schiuma speciale. Bevilo tutto. Notte troia!!!”
Non so se sono più preoccupato del fatto che sto coglione è venuto alle due e mezza del mattino davanti alla porta di casa mia, o se qualcuno al lavoro potesse accorgersi del gioco perverso che Ioan aveva partorito stamattina!!!
Agitatissimo corro al lavoro.

Per due ore faccio finta di fare qualcosa , ma in realtà continuo a fissare l’ora. Alle nove e 28 minuti mi alzo e dico a mia sorella che vado a prendere un caffè. Corro verso la sala ristoro, non c’era nessuno. Vedo sopra il tavolo un cappuccino ancora fumante. Cazzo l’ho mancato per poco. Mi avvicino e prendo il bicchiere in mano. Lo osservo bene e noto chiaramente che non è schiuma quella che galleggia , ma una calda, bianca, densa, copiosa sborrata.

Non ci potevo credere!!!! Ioan aveva macchiato un caffè con il suo sperma. Non so cosa fare, se bere tutto o gettarlo via. Ed ecco che mentre ho il bicchiere in mano entra mia sorella
” Sei scappato via, non ho fatto in tempo a dirti di portarmi un orzo!!! Tu che hai preso” mi chiede avvicinandosi alla macchina dei caffè
” Un cappuccino, bello schiumoso!!” Rispondo e inizio a berlo, piano piano, finché finisce.

Uno dei migliori cappuccini della mia vita!!!! In qualche modo è riuscito a farmi fare la troia anche stamattina.
Mentre mia sorella ritorna in ufficio, io devo trovare Ioan. Non so bene perché, lo devo vedere. Faccio il giro per dietro e arrivo al magazzino 3, sicuro di trovarlo la. Ma non c’è. Chiedo in giro, nessuno l’ha visto. Ma come? Nessuno lo ha visto oggi?? Eppure ci deve essere, mi ha preparato il cappuccino.

Ritorno in sala ristoro. Trovo dentro mio padre e altri due collaboratori. Li vedo ridere come pazzi. Chiedo a mio padre se avesse visto Ioan. E lui mi risponde che oggi non viene, che ha telefonato che sta male. E continua a ridere insieme agli altri. A quel punto completamente confuso chiedo cosa avessero tanto da ridere.
” È una scommessa che avevamo fatto con Ioan. Lui dice che tra le donne che lavorano qua ce n’è una in particolare più troia di tutte.

Ma tanto troia. Così tanto da essere sicuro al cento per cento che se avessimo lasciato sul tavolo un caffè pieno di sborra, lei trovandolo se lo sarebbe bevuto!!!!” Mi spiega mio padre
” E allora? Perché ridete? Cosa è successo? Che avete fatto???” Chiedo io con un groppo allo stomaco che quasi mi sento svenire.
” Ma niente, siccome per noi Ioan è sempre il solito esagerato, abbiamo voluto fare una prova, ma così per ridere!!” Continua mio padre.

” E quindi??? Dai sono curioso!!! Raccontami. ” gli dico facendo finta di essere allegramente curioso.
” Insomma alle nove abbiamo preso un caffè espresso dalla macchinetta e a turno tutti e tre siamo andati in bagno e…. si hai capito no..e poi lo abbiamo messo sul tavolo e siamo usciti. Dopo venti minuti siamo tornati e il caffè era sparito. E il bicchiere vuoto è dentro il cestino. Lo abbiamo segnato con una X.

È proprio quello!!!” E indica il bicchiere sul cestino e solo in quel momento mi accorgo della X scritta a penna!!!
” Quindi qualcuna delle ragazze lo ha bevuto? E avete visto chi?” Chiedo terrorizzato
” Macché Dio bono, è stata talmente veloce che non siamo riusciti a vedere nessuna!!! Ma Ioan aveva ragione, c’è una gran troia , e anche schifosa secondo me, perché solo una porca schifosa può fare una cosa del genere!!!” Sentenzia mio padre ancora ridendo.

” Secondo me ce n’è più di una qua dentro!!” Esclamo io. E poi chiedo a mio padre se posso andare a casa perché è tutta la notte che sto male e lui ovviamente acconsente. Esco dagli uffici e fuori c’è un caldo afoso tremendo. Inizio a sudare, mi sento male!!!! Arrivo alla macchina appena in tempo, accendo l’aria condizionata e mi stendo un po’. Sono sotto shock. Non riesco nemmeno a pensare.

Non voglio pensare!!! Squilla il cell. È lui. Accetto la chiamata ma non riesco a parlare.
” Chi è la mia troia????” La sua voce mi mette i brividi. Chiudo la chiamata senza dire nulla. Dentro la macchina mi gira la testa , e una frase rimbomba ovunque: chi è la mia troia?????? Chi è la mia troia???? CHI È LA MIA TROIA??????????.

Padrone V

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Dopo i giorni frenetici per la chiusura del trimestre era di nuovo tornato tutto alla normalità. Era la prima ad arrivare in ufficio e le piaceva la sensazione di essere sola in un posto così grande che poteva considerare tutto suo, almeno fino a quando non arrivavano i colleghi, ma la cosa che più la spronava al mattino era la possibilità di avere un qualche tipo di contatto con Padrone.

Tutto era partito come gioco ed ora invece le sembrava che quello sconosciuto in qualche modo la conoscesse, ma che anche la comprendesse più a fondo di quello che altri potessero fare.
Arrivata alla sua postazione salutò con un sorriso la foto di Momo e si diresse al solito cassetto, abitudine ormai consolidata che se anche non vi trovava nulla di nuovo al suo interno le piaceva questa sorta di rito mattutino. Lo aprì.

Giorno fortunato, c’era una shitola chiusa da un nastro di raso, sotto al quale era appoggiato un biglietto piegato

Indossalo e lascia il tuo nella shitola.
Padrone

Sorrideva. Un nuovo regalo. Tanti ultimamente e quindi compiti semplici da svolgere. Sciolse con cura il nodo ed aprì la shitola lentamente. Rimase affascinata dal pregio della stoffa, dalle finiture elaborate… poi si riprese e chiuse di colpo il coperchio. Era in ufficio e quello nella shitola era un reggiseno, che vergogna se qualcuno l’avesse vista! Si guardò attorno per constatare di essere ancora da sola.

Nessuno, per fortuna. Guardò di nuovo la shitola come se riuscisse a vedere attraverso il coperchio, cercava di capire cosa fare, rileggeva il bigliettino e sapeva che a differenza dei sali da bagno questo compito lo poteva svolgere lì, anzi doveva farlo, doveva lasciare il suo reggiseno al posto di quello che le aveva dato Padrone. Il suo istinto le diceva di farlo, la ragione cercava ogni sottigliezza per impedirglielo, nel frattempo si guardava attorno per controllare se qualche collega fosse arrivato.

Cedette all’istinto, lo avrebbe fatto, ma non lì nella stanza comune. Prese la shitola, la mise nella borsa e si diresse verso il bagno. Mentre camminava cercava ancora di trovare delle scuse per non farlo, per trovare un appiglio per sorvolare su quella parte del gioco. Che Padrone fosse uno di quei maniaci che comprano intimo usato su internet?! Assurdità, non poteva concepirlo, se fosse solo quello che senso avrebbe dare in cambio un altro reggiseno, per di più costoso.

Nulla, proprio nulla le sembrava si potesse appuntare. Quello era un regalo ed in più aveva l’ordine di lasciare in cambio qualcosa, il suo intimo di sicuro era molto meno costoso, alla fin fine era un guadagno da parte sua…
All’improvviso le tornarono in mente tutte le facce interrogative delle commesse dei negozi quando chiedeva loro dei reggiseni e quelle piacevolmente colpite dei suoi ex una volta nuda davanti a loro, la sua mano istintivamente si infilò nella borsa e iniziò a farsi strada nel coperchio della shitola.

Ma non lì, non poteva, era ancora in corridoio.
Fin dalla pubertà, appena il suo corpo cominciò a cambiare, notò che le attenzioni dei compagni nei suoi confronti erano cambiate, le accennate forme di donna che si andavano pian piano formando, sempre più generose erano il punto focalizzante degli sguardi dei maschi, perfino uomini dell’età del padre la guardavano in quel nuovo modo strano, lussurioso, morboso che la facevano sentire sporca al solo accorgersi dei loro pensieri.

Così cominciò a vestirsi in modo poco appariscente a cercare di nascondere le forme, le stingeva, le dissimulava curvando le spalle, tanto che ora, anni dopo, le commesse nei negozi di intimo si interrogavano silenziosamente se la taglia che lei dava era giusta. Era giusta, sì, ma nessuno lo sapeva, per questo aveva timore che anche Padrone si confondesse.
Arrivata in bagno, profumo di detersivi e splendore su tutte le superfici, meglio del suo bagno a casa.

Andò dritta all’ultima porticina per il water, chiuse la porta ed abbassò la tavoletta, poggiò la borsa, tirò fuori la shitola. L’aprì lentamente.
Il raso di un celeste chiaro era finemente ricamato, tono su tono, motivi floreali a coprire completamente le coppe, le sembravano abbastanza capienti. Tirò fuori dalla shitola il reggiseno, cercò la targhetta. Non c’era. La sua impressione era giusta, nessuna marca, nessun simbolo, cuciture e ricami perfetti, era artigianale! Profumava di nuovo, lo avvicinò al petto, lo poggiò sotto i seni, sembrava della giusta taglia.

Sorrise.
Uno dopo l’altro aprì tutti i bottoni della camicetta rivelando il suo reggiseno “normale” che assolutamente sfigurava alla presenza dell’altro. Tolse la camicetta e slacciò il reggiseno, anche se grandi i seni erano sodi e stavano su naturalmente. Abbassò le braccia e lasciò scivolare via il suo intimo. Prese l’altro, quasi massaggiandone la stoffa, accarezzandola per sentire lo stacco netto tra il raso ed il ricamo. Lo portò sotto il seno, lo tirò un po’ più su facendolo scivolare sulla pelle della pancia.

Accolse come un guanto la sua femminilità. I gancetti si incontrarono perfettamente dietro la sua schiena, lo allacciò. Neanche le spalline erano da regolare, perfette. Perfetto tutto, ora che lo aveva indosso ne apprezzava ancora di più la fattura. Lo accarezzava, le piaceva, sentiva persino i capezzoli da sotto la stoffa che si inturgidivano.
Si ricordò di essere a lavoro e non poter seguire ciò che quel calore al basso ventre le suggeriva di fare.

Infilò la camicetta senza abbottonarla, prese il suo reggiseno e lo piegò per metterlo nella shitola, quando però scostò la carta velina rimase perplessa. C’era dell’altro da parte di padrone. Stessa stoffa, stessi ricami, lo prese. Un paio di slip, no, culottes brasiliane. Le vedeva, le toccava, ma sembrava non capire cosa farne poi, senza pensarci, come se il corpo si muovesse da solo, cominciò a tirarsi su la gonna fino a che non riuscì facilmente ad infilarci sotto le mani.

Due dita si infilarono nell’elastico degli slip ed li portarono in basso, fino alle ginocchia. Era strana la sensazione di non avere nulla sotto la gonna, ma ora era più importante la sensazione degli slip che erano caduti alle caviglie. Tenendosi e con cura li sfilò dai tacchi, li piegò e li ripose nella shitola. Facendo attenzione a non rovinare il regalo di Padrone infilò le culottes un piede dopo l’altro e poi le tirò su facendole scivolare sulla pelle delle gambe, sempre più su, spinse la gonna in alto per riuscire ad indossarle.

Che strana sensazione, non aveva mai indossato culottes brasiliane, si sentiva sia avvolta che esposta ma decisamente le piaceva di sapere che in quel modo era più provocante per il regalo di una persona che non aveva mai visto o che comunque non sapeva chi fosse ma che sembrava conoscere i suoi gusti e riusciva a spingerla verso cose nuove ma che una volta scoperte le piacevano.
Aveva voglia di aprire la porticina così com’era con la camicetta sbottonata e la gonna alzata fino alla vita per riuscire a specchiarsi nel grande specchio sulla parete opposta del bagno, sapeva di essere sola, ma non aveva così tanto coraggio.

Aveva la mano sulla maniglia e gli occhi bassi a guardare i seni salire e scendere sotto i respiri profondi. Ancora un attimo di indecisione poi il pudore prevalse e si rivestì a dovere. Confezionò il pacchetto da lasciare a Padrone e lo mise nella borsa.
Un’ultima controllata all’abbigliamento ed uscì, si guardò allo specchio, tutto apposto. Guardò con più attenzione focalizzandosi sul seno, sapeva che era grande ma sapeva anche di riuscire a dissimularlo bene, Padrone invece lo sapeva ed apprezzava, non sapeva se apprezzava davvero ma secondo lei non poteva essere altrimenti.

E se quel regalo stava ad indicare di valorizzare di più la sua femminilità? Del resto tutti i regali fin ora ricevuti sembravano avere come scopo quello di valorizzarla e farla sentire bene. Si guardò attentamente allo specchio e cominciò a tirare in dietro le spalle, a spingere il petto in fuori, o meglio, a portarlo dove doveva essere. Si girò di tre quarti, era voluttuoso, ma le sue forme abbondanti erano sinuose sul suo corpo e si trovò bella.

Dopo tanto tempo e tante insicurezze quell’istante le sembrò quello in cui finalmente si accettava.
Uscì dal bagno, erano ormai arrivati tutti in ufficio, camminava fiera e felice nel corridoio e tra i colleghi, vedeva molti di loro girarsi e guardarla con apprezzamenti appena trattenuti. Non le dispiaceva più, non le importava, sapeva che questa metamorfosi era dovuta da una persona e lei dedicava a quella stessa persona il riconoscimento che stava ottenendo da quegli sguardi.

Il mattino seguente, nel solito cassetto, ritrovò l’intimo che aveva lasciato il giorno precedente e le sue caramelle preferite.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

PADRE E FIGLIA- seconda parte

Rimasi sulla soglia della porta attonito. Perché Mario era nudo? Eppur sapeva che stavamo arrivando. Perché la mano sul culo della figlia? Ma soprattutto perché per Anna tutto ciò sembrava così normale? ” Hai visto Guerrino il mio papà?” Mi chiese lei voltando la testa all’indietro ma rimanendo ben salda al padre. ” Lo vedo eccome il tuo papà!!!”lanciando uno sguardo a Mario come per dire Che cazzo stai facendo?. Lui mi guardò a sua volta e fece un cenno con la testa come per dire Stai tranquillo è tutto a posto.

Chiusi la porta ed entrai, curioso di capire in che situazione mi fossi messo. Lo so, ora vi chiederete perché non sono venuto via, perché rimasi li per poi come al solito pentirmi. La verità? Ero curioso ma anche preoccupato per la bambina. Appoggiai la borsa a terra e mi lanciai nel l’ennesima avventura. ” Il papà si è fatto male alla caviglia, non ce la fa a prenderti in braccio zoccoletta!!” E la fece scendere.

Era già la seconda volta che la chiamava zoccoletta. Quindi non fu un caso la prima volta. Era abituato a chiamarla così. Mario era in piedi e Anna gli arrivava all’altezza del pacco, riabbracciò il padre con la guancia appoggiata al suo pene. Sembrò provasse piacere nel sentire il morbido e folto pelo nero accarezzare il suo volto. ” Ti sei fatto tanto male babbo? Un bacino e passa tutto?” Disse lei stringendosi più forte al papà.

Mario mi guardò cercando il mio permesso. Feci cenno di si con la testa, in fondo sono tenerezze che si fanno tra genitori e figli. Un bacio sulla bua, quante volte mia madre da bambino lo fece con me. Ma si, pensai, fatti baciare sta caviglia. ” Si Anna un bacetto al papi e passa tutto!!!” Rispose Mario Purtroppo o non purtroppo il bacio lei al padre lo diede, e piu di uno, ma non alla caviglia.

La ragazzina iniziò a dare bacini al pisellone del padre!!!! Che pur non eccitato era un bel pezzo di carne. Lo baciò tutto, ogni centimetro. Inutile dire che il cazzo di Mario iniziò a reagire a quei piccoli dolci bacetti. Ma lui la fermò prima. ” Brava la mia bambina, mi è passato tutto!” Disse lui allontanandola di qualche centimetro. Lui mi guardò imbarazzato, poi mandò Anna in camera a sistemare le sue cose così rimanemmo soli.

” Non pretendo nessuna spiegazione, non sono stato un santo nemmeno io alla sua età, voglio solo capire se questa cosa fra voi due e’ consapevolmente accettata e desiderata da entrambi, o se in qualche maniera tu l’hai spinta, obbligata, non dico abusata, ma costretta. Insomma lei lo fa perché le piace o c’è altro sotto ?”. Lui sorrise, e riconobbi il Mario del giorno prima. ” Non voglio risponderti, voglio che sia tu a giudicare.

Fai da spettatore e fingi che qualunque cosa accada , sia normale. Fidati di me. ” Sembrò molto sincero, e decisi di credergli. ” Dammi una sigaretta va, che sono agitato” risposi. ” Non ti do nulla. Siediti in poltrona e goditi lo spettacolo. Ma spogliati anche tu, nudo, senza imbarazzo. Ok?” Così feci, mi spogliai completamente e mi accomodai in poltrona. Mario si spaparanzo’ sul divano. ” Zoccoletta ?? Hai finito? Vieni dal papà??” Chiamò così la figlia.

E lei apparse dalla camera come una fatina delle favole, ma in versione pornografica!!! Tutta nuda, indossando solo un paio di ali rosa di tulle e un paio di gambaletti sempre rosa sotto alle ginocchia. I codini legati con due nastri di raso anch’esso rosa, a forma di fiocco con il nastro lungo che arrivava fino alle tettine piccole ma perfettamente sviluppate. La patatina era già ricoperta di pelo , dello stesso colore castano dei capelli.

Le labbra appena colorate con il lucida labbra rosa. Ad un tratto non mi sembrò poi cosi bambina, a parte l’abbigliamento, era una giovane adolescente , una donna in versione tascabile. ” Dimmi papi , cosa ti serve?” Chiese amorevolmente Anna. ” Prendi una sigaretta al papà e a Guerrino?”. E lei prese il pacchetto di sigarette e l’accendino da sopra il tavolo. Venne prima da me. Tirò fuori una sigaretta, me la mise in bocca e me la accese.

Poi corse dal padre e fece la stessa cosa. Le vidi il culetto, perfetto, liscio come la seta. ” Non ti sei ancora lavata oggi ?” Lei rispose di no. ” Piccola sporcacciona, sento l’odore della tua fighetta. Lo hai fatto apposta vero? ” lei rispose di si. ” Spiega a Guerrino che birichina che sei. Digli perché non ti sei lavata la patata!!”. Disse Mario. Allora lei si girò verso di me e con voce e fare da monella confessò ” Non mi sono lavata in mezzo alle gambe perché so che il papà sentendo la puzza non resiste e mi mangia tutta!!!! ” e rise.

Allora lui ribatte’ ” Hai capito Guerrino che troietta la mia Anna? Per farsi leccare la passera dal babbo la lascia sporca e puzzosa!!! E allora guarda cosa mi fa fare !!!” E afferrò la figlia per i fianchi, se la mise in piedi sopra il divano e lui con la testa appoggiata allo schienale la fece sedere sulla sua faccia e iniziò a divorare il pube della figlia. Con una tale voracità che sembrava un a****le e lei la sua preda, il pasto del giorno.

Lei all’inizio rise, poi dal riso passò al gemito, e dopo qualche minuto dal gemito passò all’ orgasmo. Quando Mario se la tolse dalla faccia e rimise la figlia a terra , aveva tutta la barba nera unta, ricoperta di umore vaginale. Rimasi in silenzio, anche quando lui disse alla figlia ” Non chiedi a Guerrino se vuole qualcosa da bere? Vai in cucina e sul lavello c’è un bicchiere grande pulito. Me lo porti?” Lei corse.

Non pensai alle intenzioni di Mario , ancora stravolto e eccitato dalla precedente scena. Quando Anna tornò con in mano quello che era inequivocabilmente un boccale di birra, mi sorse il dubbio. Ma non dissi nulla. ” Ora zoccoletta di papà, appoggia il bicchiere a terra e riempilo più che puoi di pipì “. Così lei fece. Ne riempi metà. ” Ora prendi il bicchiere e portalo al papi. Tienilo ben saldo mi raccomando!!!” E lei tenendo con due mani il grosso bicchiere , lasciò che il padre ci infilasse dentro il pisello e pisciasse fino a riempirlo tutto.

” Senza bagnare per terra, piano piano portalo a Guerrino e poi corri dal papi”. Lei attenta a non rovesciare neanche una goccia, mi portò il bicchiere. Era pesante e caldo. Me lo lasciò tra le mani e corse dal padre. ” Ci credi Anna che Guerrino riesce a bere tutto il bicchiere in un solo sorso?” Chiese il porco alla sua zoccoletta. E lei facendo un espressione di stupore rispose” No!!! Non ci credo!!! Fa schifo la pipì, è tanta quella.

Secondo me vomita!!!”. Piccola ingenua , ne devi fare ancora di strada !!! Ovviamente per me era un gioco da ragazzi, ma non faccio mai niente per niente. E allora decisi di fare una scommessa e dissi ” Se io lo bevo tutto, senza interruzione, poii voi fate una cosa per me?” ” Che cosa?” Chiese Mario. Ed io, stanco di subire tutte quelle scenette senza partecipare feci la mia scommessa ” mentre tu Mario mi scopi a novanta, lei da sotto mi succhia l’uccello, così io mi becco una sborrata in culo e lei in bocca!!!” ” Assolutamente non se ne parla, chiedi troppo !!! Ora stai esagerando Guerrino !!” Esclamò lui.

Non dovetti neanche rispondere che la puttanella disse ” Dai papi, digli di si, tanto non ce la fa, sono sicura!!! Fa troppo schifo!!! Vedrai che vinciamo noi, accetta babbo. Sono proprio curiosa di vedere se ha il coraggio di bere tutto il bicchiere. Vedrai che si ferma subito, ha ha ha!!!” Sebbene Mario conoscesse molto bene la mia abilità, difronte allinsistenza della figlia non riuscì a non accettare la scommessa. Mi guardò e muovendo solo le labbra lessi la sua supplica ” ti prego no”.

Pensai , allora perché hai riempito sto bicchiere ? Per far divertire voi due e basta? Iniziai a bere , e per mia fortuna il sapore non era male. Senza mai fermarmi, con un unico solo lento sorso svuotai tutto il boccale. ” No papi!!! L’ha bevuto tutto !!! E ora?” Disse lei preoccupata al padre. ” E ora cazzo, visto che hai insistito tu , dobbiamo pagare la scommessa!!! Forza succhiamelo e fammelo venire duro!!!!” Il tono di Mario era molto infastidito.

Io mi alzai , mi appoggiai con le mani al tavolo, culo a novanta, gambe divaricate, dissi ” Quando volete io sono pronto!!!” E mi accesi una sigaretta. In pochi secondi il cazzo di Mario venne duro come il marmo. Tolse le ali da fatina alla figlia e la trascinò con se. ” Che devo fare papi?” Chiese lei e furono le sue ultime parole. Lui le ordinò ” che minchia vuoi fare? Vai sotto e prendigli il cazzo in bocca e non lasciarlo finché te lo ordino io, ok???” Impaurita dal tono incazzato del padre si infilò in ginocchio sotto di me e mi prese l’uccello già duro in bocca.

Sentii le mani forti di Mario afferrarmi le chiappe, spalancarle e sputarmi sul buco del culo. Poi vi appoggio la cappella , e con violenza mi impalò con un unico colpo secco. Pensai che fosse giusto così, strinsi i denti e mi godetti scopata e pompino. Quando venne lui dentro di me io venni in bocca a lei che molto brava ingoiò tutto!!! Mario non si fermò subito , dopo avere sborrato continuò un altro po a scoparmi finché il cazzo iniziò a sgonfiarsi.

Allora lo sfilò dal culo, e ordinò alla figlia di fare altrettanto, e lei si tolse il mio uccello dalla bocca. Si alzò e corse dal padre. Io con la flemma di un condannato a morte, mi rimisi in sesto, mi vestii, li guardai e dissi ” Ci vediamo al mare domani?”. Nessuno dei due rispose. Allora me ne andai. Il giorno dopo al mare non vennero, e neanche i giorni successivi. Meglio così, finalmente un po’ di meritato relax!!!! FINE.

PADRE E FIGLIA-prima parte

Qualche estate fa, 5 o 6 non ricordo, avevo come tutti gli anni affittato un ombrellone e un lettino in riva al mare in uno stabilimento balneare che andava molto di moda. Per lo più era frequentato da ragazzi giovani, ma soprattutto non da gente del posto e non da famiglie con bambini. Amavo andarci in settimana perché l’ambiente era molto tranquillo e ci si poteva rilassare. Il primo ombrellone della prima fila proprio a ridosso della battigia era ormai mio.

Il padrone sapeva che non doveva darlo a nessun altro. Ero l’unico del posto ad avere questo privilegio. Gli altri erano tutti forestieri di città, chi veniva giornaliero, chi per una settimana. Quindi i miei vicini di ombrellone erano sempre diversi. Era luglio, e un lunedì dopo pranzo con lo scooter mi recai al mare. L’ombrellone vicino al mio era stato affittato per tutta la settimana da un signore padovano. Un bell’uomo sulla quarantina, molto distinto, riservato, sempre con occhiali da sole e una barba nera molto curata, che gli conferiva ancor più un aria seriosa.

Quando arrivai al mio posto lui era già steso sul lettino, un po’ all’ombra un po’ al sole. Indossava un classico costume a slip da uomo, stretto al punto giusto, che gli faceva un bel pacco davanti. Pensai che stesse dormendo, quindi non lo salutai e iniziai a spogliarmi. Dopo essermi steso anche io sul lettino, sentii una voce che mi chiamava ” Ehi ragazzo, piacere sono Mario ” , mi alzai seduto e vidi che era lui che mi tendeva la mano.

” Piacere, io sono Guerrino ” risposi ricevendo una stretta di mano forte e vigorosa. ” Che nome strano, Guerrino…sei di queste parti?”. Gli risposi di si , e che il mio nome era appunto un nome tipico chioggiotto. Mi chiese se avessi una sigaretta da offrirgli, perché le sue etc etc …manco lo ascoltavo, intento a prendere il pacchetto dallo zaino. Vi sfilò una sigaretta e se la mise tra le labbra coperte dalla barba nera e ne tirò fuori un altra e me la mise in bocca.

Gli passai un accendino e prima accese la mia e poi la sua. Fu un gesto molto galante. Così fumando iniziammo a parlare. Venne fuori che lui era fresco di divorzio, che lavorava in tribunale, e che aveva una figlia poco più che dodicenne, che viveva con la madre. Ma che forse l’avrebbe raggiunto li al mare per qualche giorno. Se la troia della madre le avesse dato il permesso. Testuali parole. Mi racconto’ della sua situazione familiare molto complicata, mentre io lo ascoltavo e ogni tanto gli fissavo il pacco.

Aveva un bel pelo nero folto, che gli usciva dai lati del costume. Poi il discorso si fece stucchevole, e la sua voce grossa e profonda rotta dal pianto, e smisi di guardargli il pacco. Insomma gli mancava sua figlia, erano molto legati, la madre gliela faceva vedere poco, bla bla bla. Persi l’interesse. Nei due giorni seguenti ci conoscemmo meglio, era un uomo colto e intelligente, mi piaceva ascoltarlo. Mi affascinava. E pure io gli stavo simpatico, visto che mi ripeteva continuamente ” Se viene mia figlia te la presento, se viene mia figlia….

“. Durante quei giorni, ogni tanto, veniva a salutarmi qualche amico che era anche lui in quella spiaggia. Tutti gay. Qualcuno palesemente gay. E qualcuno con il solito tatto da checca si lanciava in sproloqui e battute decisamente tendenziose. Mario si stendeva sul lettino, ascoltava, e quando se ne andavano ritornava come nulla fosse a chiacchierare con me. Pensai che di sicuro avesse capito che ero gay, ma molto educatamente si faceva gli affari suoi.

Il mercoledì restammo al mare più del solito. Verso le sette della sera si stava da Dio, e il mare era una tavola piatta. Mi propose di fare un bagno. Era un momento ideale, e quindi accettai. Ci alzammo e dopo due passi avevamo già i piedi in acqua. Era ancora calda. Camminammo un po’ prima di raggiungere un livello sufficiente per tuffarci. Mario conto’ fino a tre e ci tuffammo assieme. Una sensazione piacevolissima.

Quando emersi in superficie , l’acqua mi arrivava appena sotto l’ombellico. Ma non vidi Mario. Dopo qualche secondo riemerse anche lui, a circa tre metri da me. Mi avvicinai a lui nuotando a rana. L’acqua era limpidissima , e subito mi accorsi che Mauro non aveva il costume. Piuttosto un bel pesciolone che galleggiava appena sotto la superficie del mare. Lui con le mani si asciugò gli occhi, ma del costume non c’era traccia.

” Mauro , che fine ha fatto il tuo costume?”gli chiesi sbalordito. Lui si guardò sotto, si tocco’ il pacco e disse ” Cazzo!!!! Vuoi vedere che mi si è sfilato durante il tuffo?”. Non credetti nemmeno per un attimo a quella eventualità, ma stetti al gioco. ” Sarà sott’acqua allora , bisogna trovarlo!!!” Dissi. ” Ma io non riesco a tenere gli occhi aperti sott’acqua, mi bruciano!!!! Per favore guarda tu se lo trovi!!!” Rispose con tono preoccupato.

Allora due erano le cose, o era serio e veramente aveva perso il costume, o era furbo e molto bravo a recitare. Ero curioso di scoprire quali delle due era quella vera. Così mi tuffai piano sotto acqua. Per prima cosa gli guardai il cazzo. Uno spettacolo , un pezzo di barriera corallina!!! Poi subito dopo guardai il fondale, e vidi che teneva il costume sotto un piede. Beccato!!!! Mauro era un bel furbetto!!! Riemersi per respirare, a distanza ravvicinata, e lui mi chiese ” Lo hai visto?”.

E io risposi” Il costume che tieni sotto il piede o il cazzone che tieni tra le gambe?”. Lui allora, per la prima volta dopo tre giorni sorrise, e il bianco dei denti che risaltavano ancor più tra il nero scuro della barba fece di quel sorriso uno dei sorrisi più sexy che avessi mai visto. ” Dai scemotto, ti ho fatto uno scherzo!!! Ora spostati che devo fare la pipì !!” Esclamò Mauro , mentre il cazzo galleggiava davanti alla mia faccia.

” E che scherzo sarebbe spiegami!!” Dissi, non spostandomi di un centimetro. ” Dai volevo solo giocare, mica te la sarai presa? Se non ti sposti però ti becchi una pisciatona addosso, e allora si che ti incazzi!!!”. Senza dire una parola, gli afferrai i fianchi e tornai con la testa sott’acqua e gli presi il cazzo in bocca. ” Che fai guerrino??? Ti ho detto che devo pisciare, e ne devo fare così tanta che dubito che resisterai senza respirare sott’acqua!!!! E ‘ questo che vuoi? Affogare col mio piscio? Vediamo, io vado eh…Ecco,ecco che arriva!!! Aaaahhhh!!!”.

Giuro che piuttosto che dargliela vinta sarei stato disposto pure ad annegare. Ma non successe, ho dei buoni polmoni io!!! E solo quando finì di pisciare, mi staccai dal suo enorme pesce e riemersi. ” Non credevi che ci sarei riuscito eh? Di la verità !” Gli dissi con espressione soddisfatta. ” Sono allibito !!!! Ma in senso piacevole, intendiamoci!!! Mi hai stupito. Mi viene da pensare quante altre cose mi stupirebbero di te!!!!!” ” Ah guarda, non puoi nemmeno immaginare!!!! Mettiti il costume va, che torniamo a riva!!” E mentre ci incamminammo verso terra , lui disse una cosa che mi lasciò perplesso.

Disse ” Eh si, devo proprio farti conoscere mia figlia!!!” Ci asciugammo, ci vestimmo, ci salutammo e tornammo a casa. Ma quella frase mi tormento’ per tutta la notte. Il giorno dopo andai al mare più che intenzionato a cercare di capire quale fosse il nesso tra quello che era successo e l’ossessione di farmi conoscere la figlia. Mauro non c’era. L’ombrellone era chiuso, il lettino vuoto. Pensai che forse sarebbe arrivato più tardi.

E mentre lo aspettavo mi addormentai sotto il sole. Non so per quanto tempo dormii. Forse qualche ora. Finché nell’oscurità del sonno sentii una voce dapprima flebile ” Guerrino, Guerrino” poi più forte tanto da riportarmi nel mondo reale ” Guerrino, Guerrino, su svegliati!!!” Aprii piano piano gli occhi, abbagliato dal sole. Mi ci vollero alcuni minuti per destarmi del tutto. Fu allora che vidi in piedi di fianco a me una ragazzina, coi codini, molto molto carina.

” Chi sei tu?” Gli chiesi. ” Sono Anna e tu se Guerrino vero?”. Anna, Anna, ah si mi venne in mente che la figlia di Mauro si chiamava proprio così. ” Sei la figlia di Mauro per caso?” Le chiesi, buttando l’occhio sul l’ombrellone, che però era ancora chiuso. ” Si sono io , tu se un amico del mio papà!!!”. La osservai bene. Era davvero bella, con un vestitino rosa, molto simpatica e solare.

” Scusa Anna, ma dove è il tuo papà??? Come sei arrivata fin qua?” Non riuscivo a darmi una spiegazione. ” La mamma mi ha fatto prendere la corriera a Padova, e sono arrivata qua da sola, volevo fargli una sorpresa,vedi ho la borsa!” E mi fece vedere una piccola valigia. ” E come facevi a sapere che questa è la spiaggia dove ha l’ombrellone il papà? E come facevi a sapere chi sono io???!!”.

Per un attimo non mi resi conto che la stavo quasi sgridando, e che forse era pure spaventata. ” Scusami Anna, vieni siediti qua vicino a me che cerchiamo insieme di capire cosa è successo” le dissi con tono rassicurante. Lei si sedette sul lettino con me e mi spiegò ” Tutte le sere io e papà ci telefoniamo. Mi ha raccontato tutto, il nome della spiaggia, e che ha come vicino di ombrellone un ragazzo simpatico che si chiama Guerrino, che avete fatto amicizia e il bagno insieme.

Sono venuta qua oggi per fargli una sorpresa. Ma non c’è il mio papà. Per fortuna che ci sei tu, ho capito subito che sei l’amico di mio papà. Ma lui dove è????” Mi fece una tenerezza immensa. ” Il tuo papà non è venuto oggi, non so perché, anche io pensavo di trovarlo. Ma tu non sai dove dorme, in quale albergo???” Le chiesi. Lei mi disse che il padre aveva affittato un appartamento, ma non sapeva dove.

” Non hai il numero di cellulare di tuo papà , lo chiamiamo subito. ” Dalla borsetta tirò fuori un telefonino, me lo diede e mi disse ” Cerca papà nella rubrica e chiamalo tu, ho paura che si arrabbi con me!!!”. Piccola!!! Cercai il numero e lo trovai. Chiamai Mauro. Quasi subito rispose ” Ciao piccola zoccoletta di papà!!! Come stai???”. ” Mauro, sono Guerrino, dove sei???” Dissi un po’ imbarazzato. ” Guerrino??? E perché chiami col telefono di Anna? Mi è apparso il suo nome!!! Che minchia succede?” Mai sentito così incazzato.

Gli spiegai tutta la situazione, gli passai sua figlia. Poi parlò ancora con me. La sera prima si era slogato una caviglia e non riusciva a guidare la macchina. Mi spiegò dove aveva l’appartamento. Mi vestii. Mi caricai sullo scooter la ragazzina e il bagaglio e mi diressi verso casa di lui. Quando arrivai, feci scendere Anna, presi la sua borsa e ci dirigemmo verso casa del papà. Suonai il campanello, e quando Mauro ci apri era completamente nudo!!! La figlia gli saltò addosso per abbracciarlo tutta felice, e lui le mise una mano su per là gonnellina e le palpò il culo.

CONTINUA.

A casa del diavolo ( capitolo finale )

“Sei pronta? Il mio Master si rivolse a me con un tono
particolare,freddo e distante come parlasse di una cosa invece che di
una persona. Risposi che lo ero.
Senza un’uletriore parola mi fece indossare un collare rosa e un
guinzaglio dello stesso colore…nell’anello in cui veniva agganciato il
guinzaglio una targhetta a forma d’osso in metallo con su scritto il
mio nome da cagna “Pinkslip” e il mio stato di sissy.

Stranamente non
notavo altro nessun segno di possesso. Una dimenticanza o ……
La risposta l’avrei avuta in un’istante,scesi la scale con il mio
Padrone e le sue ancelle…. in un salone un’odore acre di fumo,una
figura maschile attendeva seduta ,non riuscii a vederne il volto
seminascosto dall’ombra ma riuscii a scorgere dei pantaloni neri
attilati e una giacca e capelli neri…nulla più finchè non si alzò in
piedi facendomi sobbalzare : era di una bellezza incredibile: attorno
i 190 cm occhi chiari.

capelli neri e pizzetto curatissimi,carnagione
olivastra fisico atletico e un frustino tra le mani.
“Gabriella ti presento Mark , come capirai ben presto dal suo accento
non è italiano ma lo parla alquanto bene,soprattutto si fa
capire,specialmente in certi ambiti ( risata generale ) …Lui da oggi è
a tutti gli effetti il tuo nuovo Padrone! A differenza mia non tollera
le mezze misure e perciò sarà bene che tu lo ascolti.

Ti faccio una
premessa, Mark ti ha comperata! Si hai capito bene…tu sei costata a
Mark 30. 000 euro! Di solito le schiave mi rendono molto di più ma devi
capire che tu non sei più giovane e quindi sei un tantino
sottovalutata …ossia in offerta speciale ! ( altra risata ). Ma ora è
tempo che sia lui a parlare. Prego Mark. “
L’uomo prima di iniziare il suo discorso mi fece cenno di
accovacciarmi ai suoi piedi con la testa appoggiata sulle sue scarpe
…mi prese per la testa e obbligò le mie labbra a stare a stretto
contatto con il cuoio e iniziò a prendere parola.

“ Come ha detto Roberto mi chiamo Mark e non amo le mezze misure. Cosa
significa questo? Ora mi spiegherò meglio. Ogni mio ordine per quanto
impossibile e per quanto possa superare i tuoi limiti di schiava DEVE
essere eseguito! Tu NON hai diritto alla tua privacy,non hai diritto a
lavorare perché tu lavorerai da me senza ovviamente alcun stipendio.
Verrai pagata con vitto ( deciso da me incurante dei tuoi gusti ) e
alloggio.

Sono io che possiedo te non il contrario quindi sono IO che
decido se scoparti oppure se farti scopare da altri,che ti piacciano o
no ,spesso saranno persone che pagano per i tuoi servigi,quindi non
sarà una cosa rara che siano alquanto bruttini o peggio. Il livello
delle loro perversioni contribuirà ad accrescere il valore del
compenso per cui nulla è escluso se non i*****le. Puoi dimenticare la
tua parvenza di virilità ,è tassattivamente proibito a te ricevere il
dono dell’orgasmo sempre che non lo decida io e sempre anale! Sin da
subito ti verrà impedito di toccare la tua clito con una gabbia di
castità, ti verrà aperta un paio di volte al giorno per la pulizia
intima,ogni eventuale parvenza di erezione verrà punita e bloccata
finchè la cura che ti faremo non lo renderà totalmente impossibile.

Da
domani DEVI chiamare le seguenti persone: I tuoi datori di lavoro ,tua
madre e tuo padre ed eventuali fratelli! A loro comunicherai ciò che
segue :
Lavoro: DA OGGI COMUNICO LE MIE DIMISSIONI DALLA VOSTRA AZIENDA IN
QUANTO IN ATTESA DI CAMBIARE IL MIO SESSO DEVO ESEGUIRE ALCUNI
PROCEDIMENTI CHE RENDONO IMPOSSIBILE IL MIO IMPIEGO PRESSO DI VOI.
Famiglia: CARI GENITORI SO DI DARVI UN PROFONDO DOLORE MA DEVO ESSERE
SINCERA CON VOI, IO NON MI SONO MAI SENTITA UN MASCHIO E LA MIA INDOLE
SESSUALE E’ TUTTA INDIRIZZATA VERSO GLI UOMINI SONO IMPEGNATA AL
MOMENTO CON UN PERCORSO DI TRANSAZIONE , OSSIA SONO DECISA A DIVENTARE
DONNA DEFINITIVAMENTE E COSA PIU’ IMPORTANTE VOGLIO DEDICARMI ALL’UOMO
CHE SI PRENDE CURA DI ME IN MODO TOTALE…QUINDI VI PREGO NON CERCATEMI,
VERRO’ IO DA VOI QUANDO I TEMPI SARANNO MATURI.


Sentire ciò che diceva mi fece piangere ,avrei perso i miei amici il
mio lavoro e i miei cari e peggio ancora non sarei stata più quello
che sono…definitivamente! Una cosa è sottomettersi travestirsi e
umiliarsi…. una cosa è perdere per sempre una parte di te tanto
importante…
Riprese a parlare. “ SE PENSI CHE QUESTO SIA TUTTO TI SBAGLI! LE MIE
PUNIZIONI NON SONO UN COLPO DI CINGHIA MA MOLTO PIU DURE QUINDI CERCA
DI COMPORTARTI BENE ALTRIMENTI TI DRIZZERO’ E FORGIERO’ A MIO
PIACIMENTO…E PER FINIRE MA VEDRAI CHE NON E’ TUTTO , VERRAI SOTTOPOSTA
DA UN LUMINARE ( LA COSA COSTERA’ PARECCHIO MA TE LA PAGHERAI CON LE
TUE MARCHETTE ) OLTRE ALLA VAGINOPLASTICA ,COSA CHE NON MI SODDISFA
IN SE,VERRAI SOTTOPOSTA AD UN TRAPIANTO!
Tremante e con gli occhi fuori dalle orbite alzai la testa dalle sue
scarpe…”quale trapianto Signore? “
“SIGNORI E SIGNORE LA QUI PRESENTE GABRIELLA OLTRE A RITROVARSI UNA
BELLA FICHETTA SARA’ PARTE DI UN’OPERAZIONE ALL’AVANGUARDIA! IN POCHE
PAROLE LE VERRANNO TRAPIANTATI IN TOTO GLI ORGANI FEMMINILI PER LA
PROCREAZIONE! UNA COSA IMPOSSIBILE FINORA….

MA SOLO FINORA.
QUINDI SE NON AVETE CAPITO VE LO SPIEGHERO’ MEGLIO IN PAROLE
SEMPLICI,GABRIELLA SARA’ FEMMINA A TUTTI GLI EFFETTI, GODRA’ COME UNA
FEMMINA MA COSA ANCORA PIU’ IMPORTANTE POTRA’ AVERE FIGLI!!!!!!!!”.

Il massaggio della nonna

La storia che sto per raccontare è realmente accaduta a me la scorsa estate, per la precisione il 12 Agosto.
Una giornata caldissima in cui a casa arrivò la telefonata di un cugino di mia madre che la avvertì dell’improvvisa morte dello Zio Giacomo, che abitava a quasi 300 km da noi.
Immediata la partenza di mia madre, mio padre ed il nonno per l’ultimo saluto.
La nonna a causa delle sue non perfette condizioni di salute, rimase a casa con me.

Quella mattina mi ero svegliato con un fortissimo mal di schiena che quasi mi impediva di muovermi. La nonna se ne accorse ben presto e mi consigliò di trattare la zona con una pomata apposita.
Mia nonna, 84 anni, robusta, tette grosse, flaccide e con un gran culo… mi aveva sempre fatto fantasticare, ma fino a quel giorno non avevo mai pensato che potesse realmente accadere qualcosa di “bello”. Mi divertivo ad abbracciarla, sentire le sue tette contro il mio corpo.

Mi piaceva sfiorarle il culo fingendo fosse un contatto casuale, ma non avevo mai tentato di andare oltre.
Quel giorno ebbi un lampo di genio per farmi toccare un po’ dalla mia dolce nonnina. Avevo un dolore alla schiena, fortissimo… ma inventai che quel dolore arrivava fin giù alla gamba.
“D’accordo, adesso ci pensa la nonna, mettiti sul letto”
Così feci. Mi tolsi la maglietta e rimasi in pantaloncini.
Dopo qualche istante arrivò la nonna che, spremutasi un po’ di pomata sulle mani, cominciò a massaggiarmi la schiena.

Mi lasciai trasportare da quel dolce massaggio finchè la nonna mi chiese: “allora dov’è che scende il dolore?”
“Qui nonna”, le dissi… toccandomi la coscia e l’interno coscia posteriore. Mi abbassò i pantaloncini e cominciò a massaggiare.
Passarono appena pochi secondi e mi disse “forse è il caso di abbassare gli slip perchè non riesco a massaggiarti per bene”
Probabilmente feci una faccia stranita perchè la nonna poi proseguì “ti vergogni? sai quante volte ti ho lavato da piccolo? lo conosco bene il tuo passerotto sai?”
Sentendo quelle parole il mio pene ebbe un sussulto e lo sentii andare leggermente in erezione.

“Dai forza, non ti vergognerai della tua vecchia nonna? mi giro, ho capito…”
Si girò un attimo e mi abbassai completamente le mutande, prima di rimettermi a pancia in giù sul materasso
“Ma che bel culetto!”, esclamò divertita. “Dai nonna, arrossisco”.
E riprese a massaggiare. Prima il culo, poi la coscia, interno coscia… via così per 3-4 minuti quando forse per sbaglio, finisce troppo all’interno coscia e mi sfiora le palle. Mi lascio sfuggire un gemito di piacere e la nonna mi dice: “ti ho sentito sai… vuoi un massaggio extra?”
“cosa intendi?” le dico ridacchiando.

Mi ripreme con le dita le palle.
A quel punto non aspettai un solo secondo in più. Divertito mi girai su me stesso ed eccoci lì finalmente. La mia nonna con le mani unte di pomata ed il mio pisello, mezzo floscio, pronto a farsi coccolare da lei.
“Però… lo ricordavo più piccolo, complimenti nipotone”.
Vidi la nonna chinarsi, prenderlo in bocca con un veloce movimento di lingua e farmelo diventare durissimo nel giro di un attimo.

“Non penserai di divertirti da solo…” mi disse. Si alzò il vestito che indossava e le due enormi tette vennero fuori all’improvviso. Ero frastornato, non credevo a ciò che stava accadendo… e spinto dalla voglia di vederla completamente nuda le toccai la fica ancora nascosta tra i mutandoni bianchi.
“Fermo, quello è il premio finale”, adesso divertiti un po’ con queste, mi disse indicandosi le tette.
Salì a cavalcioni su di me e mi affondò la faccia tra le enormi tette.

Nel frattempo sentivo il mio pisello sfregare sulle sue mutande. Ansimavo, stavo godendo da morire… avevo paura di venire già così dopo poco tempo, la nonna forse lo capì, si fermò un attimo, smise di cavalcarmi e mi disse guardando il pene: “come pulsa… è presto per venire, ti rimassaggio la schiena”.
Sperava che il mio pisello si calmasse, ma averla lì mezza nuda e sapendo qual’era il premio finale… i miei 16 cm continuavano a svettare.

Non mi rigirai per farmi massaggiare la schiena. Rimasi lì, fermo… col pisello in tiro. La nonna con le mani unte iniziò a massaggiarmi prima le palle e poi l’intera asta. Ansimavo, ero felice, sarei venuto volentieri… ma facevo di tutto per distrarmi e per far durare il più a lungo possibile quei momenti.
Con gli occhi chiusi, completamente rilassato, lasciai che la nonna facesse del mio pisello qualsiasi cosa. Mi massaggiava il prepuzio dolcemente, poi scendeva lungo l’asta, poi ancora il prepuzio, il mio punto più sensibile, le palle… fino a quando cominciai a sentire una sensazione di caldo.

Riaprii gli occhi e la nonna si era seduta sopra il mio cazzo.
Accarezzandomi mi sussurrò: “è l’ora del premio, stai per esplodere”
Abbassai lo sguardo, fissai i suoi mutandoni ed in maniera sensuale se li calò. Eccola la sua fica, bella cicciotella.
Cominciò a muoverla sul mio pene, avanti e indietro, avanti e indietro…non ce la feci più. Sborrai copiosamente. 5-6 schizzi che finirono sul mio ventre.
La nonna un po’ affranta mi disse che le sarebbe piaciuto avere tutto quel ben di dio dentro di sè, ma per quella volta ormai era andata così.

Si rivestì ed uscì dalla camera dicendomi “quando vuoi un massaggio, basta chiederlo”.