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Avventura tra negozio e piscina

Sospensori leopardati? Qui? All’Olympus!? Beh, io non ero d’accordo,, ma a qualcuno potevano piacere… “Sospensori leopardati fluorescenti… Raccomandatati dai dottori. ” Perché i dottori avrebbero dovuto raccomandare sospensori fluorescenti? Oh bene… scelsi la mia taglia e li sganciai dalla sbarra… Mi guardai intorno nel negozio e vidi che c’erano solamente sei persone, un cliente (io) e cinque del personale… il mio sguardo si spostò sul ragazzo alla cassa verso cui stavo andando. Era alto quasi un metro e novanta, biondo e di circa vent’anni.

Misi il mio acquisto sul banco, lui lo prese, mi rivolse un piccolo sorriso e poi disse: “Le dispiace aspettare un momento, signore, devo andare a controllare una cosa per questo articolo. “
Scomparve in una stanza sul retro, così decisi di dare un’occhiata al resto del personale. Era giovedì pomeriggio e non avevano meglio da fare che chiacchierare tra di loro. Due ragazzi, due ragazze, tutti in tenuta sportiva (ma cosa ci si aspetta in un negozio sportivo?) E non erano molto interessanti, piuttosto tradizionali, niente di eccentrico!
Il biondo ritornò con un sorriso sfacciato sulla faccia, prese una borsa da dietro il banco e ci inserì la shitola, fece una breve pausa che portò la mia attenzione al pezzo di carta sulla shitola dove lessi “Urgente.

” Ero confuso mentre lo guardavo e lui disse “Sono sei e novantanove, per favore signore. ” Misi un biglietto da 10 sul banco: “Grazie, signore, ecco il resto. Ritorni presto. “
Finì con un altro sorriso e c’era dell’ironia alla sua voce. Presi la borsa, il mio resto ed uscii gettando uno sguardo al resto del personale che non sembrava aver notato la mia presenza. Guardai l’orologio. 13 e 15. Ora di pranzo!
McDonalds era il mio prossimo scalo.

Preso il cibo, mi misi a cercare un posto tranquillo (non era difficile, c’erano solo quattro altri clienti, ed uno di loro era un ubriacone che stava quasi per essere buttato fuori…) e l’angolo più privato del posto. Ora, questo era difficile, avete mai provato a trovare un angolo privato da McDonalds che non sia il bagno? Quei luoghi sono progettati per farti sentire vulnerabile mentre mangi, se sei completamente solo. Trovai un posto quasi ideale: al piano superiore, nascosto dietro una pianta di plastica.

A quel punto cedetti alla curiosità, appoggiai il vassoio e presi la shitola dalla borsa di Olympus, l’aprii e ne uscirono tre cose: sospensori nero e rosa; un bigliettino piegato con la scritta “Urgente” e un pacchetto in carta rosa e nero. Misi giù sospensori e pacchetto e aprii il biglietto. C’era scritto:
Ciao!
puoi ritenermi maleducato a mettere una comunicazione nel pacchetto dei tuoi sospensori, in tal caso non leggere questa lettera.

Mettila nel bidone più vicino.
(Io lessi…)
Allora hai deciso di continuare a leggere. Hai appena acquistato un articolo molto interessante e stavo chiedendomi se ti piacerebbe provarlo… presto… e magari con un aiuto.
OK, se non ti va per favore non portare il biglietto al mio direttore. Sto rischiando il mio lavoro nella speranza che tu voglia incontrarmi. Penso che tu l’abbia comprato per attirare l’attenzione e mostrare i sospensori. Quindi, ritorna al negozio e vai al banco accessori (dove sono tutti i sospensori ed i proteggi caviglie), ti incontrerò là così potremo sistemare qualche cosa.

Carlo.
Dannazione! Avevo comprato quei sospensori per attirare l’attenzione. Finii rapidamente il mio pasto, poi andai (leggi “feci una volata”!) da Olympus. Entrai nel negozio e vidi delle famiglie che stavano facendo acquisti per i loro bambini. Ora c’erano sei commessi, Carlo mi vide e si avviò verso il banco degli accessori. Andai a raggiungerlo e decisi di fare ‘la prima mossa. ‘ “Ciao! Ho trovato il tuo biglietto. “
“Sì, um, non hai pensato… “
“No, mi piacerebbe incontrarti.

Dove? “
La sua faccia si accese, e mi fece pensare… forse non era così vecchio. Ora avrei detto circa diciannove anni … quindi solo un anno più di me… e aveva anche un bell’accento. Rispose: “Beh, che ne diresti del centro divertimenti?”
“Sì, va vene. Quando?”
“Io stacco alle due. Posso incontrarti fuori dal centro alle due… e cinque”, e poi, quando uno dei bambini si avvicinò: “No, mi spiace signore, non ne abbiamo verdi fluorescente, solo rosa fluorescente, ma ce ne sono di altro tipo.

” Sorrise di nuovo ed andò ad aiutare il bambino. Mentre uscivo gettai uno sguardo al mio orologio, erano le 13 e 49, così attraversai lentamente la città ed arrivai al centro alle due.
Carlo arrivò in perfetto orario, indossava pantaloni della tuta neri ed una maglietta Olympus bianca, aveva anche una grande borsa “Head” blu. Toccava a lui di avviare la conversazione. “Ciao, vedo che ci sei”, sorrise indicando il centro. “Andiamo a nuotare?”
“Sì, perché no.

” Risposi entusiasta.
Poi lui sorrise e disse: “A proposito, non conosco il tuo nome!”
Risi e risposi: “Gianni per Giovanni. “
“OK, Gianni per Giovanni, entriamo. “
Salimmo la scalinata ed entrammo. La donna dei biglietti ci guardò appena. “Sì…?”
“Uh, due, per per favore per il nuoto. “
“Due euro e trenta. “
“OK, ecco qui, grazie. “
Carlo prese i biglietti e la chiave dell’armadietto, io lo seguii nello spogliatoio.

Come spogliatoio era piuttosto normale: piastrelle bianche, panche di legno, l’odore dolce di sudore, niente di insolito, a parte l’assenza di cabine private. C’erano altre tre persone oltre a Carlo e me, ascoltando le loro conversazioni, scoprii che si chiamavano Davide, Andy ed Igor.
Dovevano avere sui 18 anni e piuttosto ben piantati. Davide era alto un metro e settantacinque, piuttosto pallido e portava slip tradizionali bianchi. Aveva anche capelli bagnati. Capii che avevano già nuotato… quindi le mie speranze di vedere uno di loro nudo erano finite, pensai.

Andy comunque aveva ancora il costume da bagno, Speedo ‘Bikini’ bianchi, molto affascinanti.
In quel momento mi resi conto di non avere costume e asciugamano. Ne parlai a Carlo, lui tirò fuori un paio di Bikini neri ed un asciugamano. “Dunque”, disse sorridendo (che magnifico sorriso!i). “È probabile che tu abbia bisogno di questi!” Mi girai per riportare la mia attenzione su Andy, lo vidi lasciar cadere il costume e girarsi verso il muro.

Bel culo… Carlo mi disse: “Vado in bagno. ”
Poi Igor. Wow! Era alto più di un metro e ottanta, leggermente abbronzato, e molto ben fatto. Era entrato da poco dopo essere stato sotto la doccia, quindi chiaramente era nudo. Era piuttosto peloso, aveva un corpo molto muscoloso ed un grande pene intonso. Mi sorrise, raccolse il suo asciugamano, si voltò e cominciò ad asciugarsi.
Dov’era Carlo? Decisi di andare a cercarlo e mi avviai verso il bagno dove lo vidi che stava pisciando, si voltò e mi sorrise.

Sentii improvvisamente una spinta ad orinare. Quando finimmo ritornammo nello spogliatoio ed andammo al nostro angolo.
Non c’era nessun altro nella stanza ed io mi rivolsi a Carlo. Lui slacciò i bottoni della sua maglietta, se la sfilò dalla testa e la mise nella sua borsa. Si sedette e si tolse sneakers e calze (anch’io decisi a quel punto di togliermi scarpe e calze). Lui aveva uno splendido torace liscio, con braccia muscolose ed un ombelico peloso.

Mise i pollici tra il suo corpo ed i pantaloni e li portò ai fianchi. Li spinse giù, ne uscì e li mise nella sua borsa. Si girò verso di me, indossava sospensori leopardati… ed era enorme! Rimase a gambe aperte di fronte a me e disse: “Cosa ne pensi?”
Mi abbassai e piantai un bacio sul suo ombelico… poi indietreggiai. Le sue gambe erano muscolose come il resto del suo corpo, ed erano anche lievemente pelose.

Si girò, aveva un culo molto bello. Leggermente abbronzato e molto liscio, io gli baciai la schiena.
“Tocca a te” Disse girandosi verso di me, evidentemente eretto. Io mi slacciai i bottoni della camicia, poi me la tolsi e mi misi di fronte a lui, ora indossavo solo i miei Levi 501, senza mutande. Lui aspettò. Lentamente sbottonai la patta e spinsi giù i jeans, ne uscii e lo fissai negli occhi.
Lui si inginocchiò, continuando a guardarmi, e baciò lentamente il mio pene, spingendo la lingua nel mio prepuzio, poi si alzò e si tolse i sospensori.

Era enorme! Mi inginocchiai e lo baciai allo stesso modo. “Abbiamo tutto il tempo dopo che abbiamo nuotato” disse e prese il suo costume da bagno. Io mi misi quello nero che mi aveva dato lui e me lo sistemai, non che fosse troppo piccolo, ero io molto grosso, grazie a lui.
Andammo ai nostri armadietti, mettemmo via la nostra roba, poi uscimmo nella piscina. Lui fece un tuffo in corsa perfetto (gambe e braccia diritte) e nuotò velocemente verso l’altro lato della piscina.

Io, invece, ero più interessato ai corpi che ci circondavano! Contai solo dodici persone, non inclusi i bagnini e Carlo (ed io): sette femmine e cinque maschi. Le donne erano in gruppo, dovevano avere circa 14 anni, ridevano scioccamente e si guardavano intorno. I maschi? C’erano tre uomini più anziani e due ragazzi di circa 14 anni che sembravano conoscere le ragazze del gruppo.

Carlo ed io passammo l’ora seguente nuotando uno vicino all’altro.

Ad un tratto lui mi prese, mi tirò giù il costume e me lo strofinò leggermente, mi rimise il costume e poi ricominciò da capo… nessuno vide. Vedemmo andarsene tutti quando risalimmo e c’era solo un “congresso di donne” che passarono il loro tempo a guardarci guastandoci il divertimento. C’erano anche tre fustacci ma sembravano particolarmente etero.

Quando ritornammo nello spogliatoio, Carlo bisbigliò “Bene, qui è dove comincia il divertimento! Corriamo nelle docce.

” Io mi affrettai ma Carlo non mi seguì: andò al suo armadietto e prese qualche cosa.
I tre ragazzi erano nelle docce, come ho detto erano dei bei fusti e sbirciando oltre il muro della doccia, vidi che si stavano tutti masturbando. Una vista molto bella, ma appena girai l’angolo con un’erezione, scomparvero… evidentemente erano timidi.

Carlo venne dietro di me e mi baciò la nuca, poi cominciò a massaggiarmi l’ano con della gelatina lubrificante.

Proseguì massaggiandomi le palle, poi quando si inginocchiò di fronte a me, vidi che il suo pene, enorme tra le sue cosce, ora stava toccando il pavimento. Iniziò a succhiarmi con cura leccandomi delicatamente il prepuzio… e poi succhiando. Le mie mani andarono ai lati della sua testa a tirarlo lentamente avanti ed indietro lungo la mia asta.

Mi massaggiò ancora l’ano col lubrificante e sul pavimento vidi il tubo di lubrificante ed un involucro di preservativi, chiaramente! Io stavo avvicinandomi lentamente all’orgasmo, lui comprese e smise tutto quello che stava facendo, subito e completamente.

Io quasi venni, ma riuscii a calmarmi e mi ordinò di inginocchiarmi… era il suo turno.

Si mise in piedi di fronte a me e, quando fui inginocchiato, torreggiava sopra di me. Presi lentamente il suo pene nella mia bocca come lui aveva fatto col mio. Prese la mia testa… Io cominciai a leccare la punta del suo pene. Le sue mani cominciarono a fare forza tirandomi avanti ed indietro lentamente, mentre io gli leccavo il prepuzio il più profondamente possibile.

Aveva un sapore tanto buono quanto Carlo era bello. Lui cominciò a lamentarsi, io allungai una mano verso il pavimento, raccolsi il tubo di gelatina e cominciai lentamente a massaggiargli l’ano. Le sue mani fecero più forza…
Io mi fermai, presi il pacchetto dei preservativi e mi alzai. I nostri uccelli si toccarono. “Carlo, io voglio incularti. “
“Mmmmmm, per favore fallo. ” Rispose, e si voltò.

Dissigillai uno dei preservativi e lo srotolai sul mio pene.

Baciandogli un po’ la schiena, lo penetrai. Gemevamo ambedue molto rumorosamente e lui aprì le gambe il più possibile. Io cominciai a muovermi lentamente dentro di lui. Le sue mani mi tenevano le cosce ed io afferrai poi il suo pene, lentamente cominciai a masturbarlo e c’era ancora della gelatina sulla mia mano…

Il nostro grugnire e gemere non era passato inosservato e due ragazzi cominciarono a sbirciare dall’angolo. Io venni! Era l’orgasmo più sorprendente che avessi mai avuto.

I due ragazzi entrarono e cominciarono a masturbarsi mentre ci guardavano.

“Cosa state guardando? ” Disse Carlo (la sua voce era appena percettibile).
“Uh, nulla!”
“Venite qui. “
I ragazzi si avvicinarono. Io mi inginocchiai di fronte a quello col pene più grosso e lo presi in bocca. Mi venne in bocca trenta secondi più tardi, poco prima del suo amico che aveva avuto lo stesso trattamento da Carlo. Poi loro se ne andarono.

“Oh, bene, non erano eccezionali ma…” Dissi, ma fui interrotto da Carlo che mi aveva penetrato improvvisamente. Emisi un forte gemito e mi rilassai. Lui mi prese il cazzo e mi masturbò con forza… indietro ed avanti, mentre cominciava a lamentarsi. Anch’io lo feci e sborrammo insieme!

Appena finito ci facemmo una doccia e ci rilassammo. Io avevo appena avuto l’esperienza più formidabile della mia vita. Andammo a prendere i vestiti nei nostri armadietti e poi ritornammo vicini, avevamo ancora in bocca il sapore dello sperma dei ragazzi… Ci masturbammo… Poi ci asciugammo ed io mi misi i sospensori nuovi.

“Che ne diresti di una sauna ?” Disse Carlo.

Io e la mia (ex) prof

La storia che sto per raccontarvi risale a circa 2 anni fa quando avevo appena 18 anni e stavo frequentando l’ultimo anno di superiori con annesso “esame di maturità”.
Con la maturità andò abbastanza bene ma ciò che conta è che iniziai una relazione con una “matura”, trattasi della mia professoressa di economia. Lei 51 anni, una donna in carne, capelli scuri lunghi e un abbondante seno sulla quale una volta mi ero sparato una sega.

Negli ultimi mesi scolastici, il mio andamento non era buono, soprattutto nella sua materia e così mi propose di andare a ripassare di pomeriggio a casa sua (eh no, quel pomeriggio non successe un bel nulla) così seppur inizialmente esitante decisi di andarci senza alcun secondo interesse.

Arrivato a casa sua mi ospita e aveva preparato dei biscotti, così iniziò a farmi da ripetizione dopodichè scambiammo due chiacchiere e mi raccontò della sua passione per il ballo.

Si fece e tardi e vedendo che non tornavano nè il marito nè i figli gli chiesi se facessero sempre così tardi e scoprii che in realtà era divorziata e il figlio viveva con il padre.

Nei giorni successivi continuai ad andare a prendere ripetizioni e man mano si ampliavano le conoscenze reciproche dell’uno e dell’altra. Quella prof che tanto mi sembrava antipatica e rigida in classe si stava rivelando una signora gentilissima, socievole e divertente.

Si avvicinava sempre più l’esame e passavo sempre più ore a ripetere.

In quella casa notai una cosa però, la signora seppur benestante con una casa veramente spaziosa con annesso giardino e piscina all’esterno era sola. Una casa enorme per una signora sola. Così parlando del più e del meno mi disse che sarebbe voluta andare a prendersi un caffè sopra Posillipo io per scherzo dissi: “anch’io” e mi chiese se mi sarebbe fatto piacere farla compagnia.

Infatti il pomeriggio seguente non facemmo ripetizione e andammo a prenderci un caffè lì, la situazione ci metteva entrambi a disagio ma passammo un bel pomeriggio. I giorni successivi proseguimmo le ripetizioni e lei volle “sdebitarsi” il caffè a tutti i costri offrendomi un pranzo al nominato ristorante “La reginella”. Pranzammo e lei mi chiese se dopo l’esame non sarei scomparso perchè si era affezionata tantissimo a me.

In realtà io volevo attendere fino all’esame e poi vaporizzarmi ma la svolta avvenne proprio durante quella settimana.

Fino ad allora l’avevo sempre trovata composta con abiti che nascondevano completamente le forme ma a 4 giorni dall’esame con un caldo torrido mi ospitò con una canottiera molto scollata e pantaloncini scusandosi che era in quelle condizioni per il caldo ma io scherzando dissi magari facciamo anche un bagno in piscina. Lei era molto timida e “signora” e aveva vergogna a farsi vedere in costume ma dopo tanto insistenza accettò mentre io avrei dovuto farmi il bagno in slip.

Ma non avevo considerato che vedendola in costume mi sarebbe venuta un’erezione esagerata quasi volevo scappare ma lei diceva: “dai ora ti vergogni tu? hai gli slip non preoccuparti vieni in acqua” ma appena tolsi pantaloncino si vedeva in modo netto il cazzo gonfio sopratutto quando entrai in acqua lo slip divenne quasi trasparente ed era come se fossi col cazzo di fuori. Lei si fece rossa rossa ma molto imbarazzata fece finta di nulla dopodichè nel giro di 10 minuti si andò a rivestire e mi portò uno slip pulito che gli era rimasto del figlio.

Quando tornai a casa iniziai a segarmi su quelle tettone e iniziò a diventare il mio chiodo fisso. Il giorno seguente ritornai da lei (sarebbe dovuto essere l’ultimo giorno di ripetizione) e lei mi fece trovare due costumi che mi aveva comprato come regalo e una bella cenetta come buon auspicio per l’esame.

La serata terminò dopo aver guardato un pò la tv e tornai a casa, dopodichè la rividi direttamente dopo l’esame per rifesteggiare con un’altra cenetta.

Quella sera venne un temporale fortissimo con il quale non si poteva uscire e lei disse se vuoi puoi dormire qui tanto ho delle camere in più, così avvisai i miei genitori dicendo che ero da un amico e decisi di dormire lì.
Quando si fece orario di andare a letto lei si andò a cambiare in bagno e mi misi a spiare dal occhiello le sue abbondanti linee per poi segarmi e sborrare nel suo stesso letto.

Infatti dormimmo nello stesso letto ma seppur non successe nulla mi segai mentre dormiva sborrando nelle lenzuola e rimanendo col cazzo all’aria. La mattina dopo quando se ne accorse rimase sconvolta e gli spiegai tutta la situazione, AVEVO PERSO LA TESTA PER LEI. Così mi piombai e provai a baciarla e come risposta ricevetti le sue labbra e la sua lingua che non si opposero subito provai a spogliarla per scoparmela ma lei non volle finchè non si decise di concedermi soltanto una semplice sega.

Mi misi disteso sul letto e lei con le sue mani con tanta esperienza mi fece una sega eccezionale, me lo maneggiava con calma e con passione fino a che non la sborrai in 5 minuti tra le sue mani.

Di lì iniziò una vera e propria storia tra noi, mi riempiva di regali, vacanze, crociere ecc.. ma del sesso non se ne parlava al limite mi concedeva qualche sega una quantum dovetti aspettare diverso tempo per la prima scopata (infatti ve la racconterò in una storia separatamente).

Da allora fino ad oggi siamo stati insieme, ormai abbiamo una vita insieme e stiamo progettando di fare un figlio in modo che i miei siano costretti ad accettare la situazione. Mi fa fare il signore insieme a lei senza farmi mancare nulla è quasi come se pensasse lei alla casa però ci sono stati comunque dei problemi nel nostro percorso.

In seguito vi racconterò della nostra prima scopata, dell’incontro con i miei ecc…

Seguite!.

Stra-ordinaria amministrazione familiare

A circa 50 km dalla città, in un fitto bosco di querce secolari sorge una vecchia costruzione che si erge su tre livelli. La costruzione è vecchia solo esternamente. Gli ambienti interni sono stati ristrutturati senza alterare l’architettura originale. Al piano rialzato vi dimora una signora di 45 anni. È una bella donna. Il tempo è passato invano sul suo corpo. Ha un fisico ancora giovanile. Le sue forme sono come scolpite nel marmo.

Da quando ha perso il marito in un incidente d’auto si è segregata, insieme ai due figli, un maschio ed una femmina, in questa costruzione. I figli sono cresciuti e si sono sposati. Entrambi vivono nella stessa palazzina. La femmina abita al primo piano. Ha 30 anni; un marito che l’ama ed un figlio di sedici anni. È una bellissima donna. È bruna. Occhi blu. Alta 175 cm. Lunghe gambe, un ben tornito culetto ed un seno (4^ taglia) da suscitare invidia in molte donne.

Il maschio un ragazzone di 32 anni abita al secondo piano. Anche lui ha un figlio di sedici anni ed una moglie che in quanto a bellezza fa concorrenza alla cognata. Le due donne sono gelose non dei loro mariti ma del loro corpo. Entrambe, insieme alla matriarca, frequentano palestre e centri di benessere. Ogni giorni le tre donne dedicano almeno un ora del loro tempo alla cura del corpo. Nel piano interrato hanno ricavato, oltre al locale magazzino, uno spazio attrezzato a palestra ed uno a sauna che usano regolarmente.

I due cugini sono nel pieno del loro sviluppo fisico e mentale. Entrambi hanno le sembianze di due guerrieri dell’antica Sparta. Sono l’orgoglio dei genitori ed in particolare della nonna. Questa li adora. Hanno molte ammiratrici. Ogni giorno ragazze, colleghe di scuola dei due cugini, riempiono i piani della casa con la loro presenza. Tutte corteggiano spietatamente i due ragazzi i quali ben consci del loro sex appeal si pavoneggiano e fanno nascere false speranze.

Queste frequentazioni femminili danno fastidio alle padrone di casa. Alla nonna perché, per un verso, si vede invadere la casa da ragazzine che rompono la sua tranquillità e, per altro verso, perché le rubano l’attenzione dei ragazzi. Alle madri perché sono gelose dei propri figli. Ai due cugini questo atteggiamento della nonna e delle loro madri fa piacere. Il loro comportamento è continuamente rivolto ad incrementare i sentimenti astiosi delle donne di casa nei confronti delle loro spasimanti.

Questo ha una ragione precisa. Tutto ha inizio in una afosa giornata d’estate. I due cugini insieme alle rispettive madri ed alla nonna si trovano nella palestra di casa. Il caldo è eccesivo. Tutti sono sudati. Le donne hanno i costumi completamente impregnati di sudore. La prima a non resistere al caldo è la nonna. La donna si reca nella doccia e si libera del costume. Dimentica di chiudere la porta. I ragazzi dalla posizione in cui si trovano hanno una visuale completa della nudità della loro nonna.

La bellezza del fisico di Yvonne (questo è il nome) magnetizza i loro sguardi. Ne restano abbagliati. La donna si accorge di loro. Invece di chiudere la porta si gira completamente offrendo ai loro occhi i magnifici globi di alabastro che danno corpo alle sue mammelle, il suo ventre piatto, le sue belle gambe e il cespuglietto di neri peli. Resta ferma per circa due minuti e poi si gira facendo si che gli sguardi dei nipoti si posino sulle rotondità del suo splendido culo.

È il colmo. I ragazzi non resistono. Entrambi si allontanano velocemente dalla palestra. La nonna li vede allontanarsi e sul suo viso si allarga un sorriso di compiacimento. Nuda rientra nel locale palestra. La nuora e la figlia al vederla nuda si guardano intorno alla ricerca dei ragazzi. Yvonne: “State tranquille. Sono andati via” La donna racconta loro quello che è accaduto poco prima. Le due donne la guardano incredule poi i loro sguardi si incrociano e scoppiano a ridere.

Yvonne si unisce a loro. “Mamma li hai scioccati. Poverini. Perché l’hai fatto?” “Ho voluto mostrare loro com’è fatta una vera donna” “Sei gelosa delle marmocchiette che ronzano intorno ai tuoi nipoti?” “Si! Perché voi forse non lo siete?” “Non so se tua nuora lo è. Parlo per me. E’ vero. Sono gelosa, ma non per questo mi spoglio per farmi vedere nuda da mio figlio. Tu non solo ti sei fatta vedere nuda ma con il tuo comportamento li hai anche provocati.

Ti rendi conto di quello che hai fatto. Loro non vedranno più in te la loro nonna” “Questa è la vera ragione per cui ho dato loro in visione il mio corpo nudo. Volevo vedere se piaccio ancora e il fatto di vedere due ragazzini, anche se miei nipoti, che alla vista della mia nudità scappano per andarsi a masturbare mi riempie di felicità. Voglio che mi vedano come una donna. Voglio suscitare in loro desideri inconfessabili.

Ogni volta che mi vedono la loro mente deve lavorare di fantasia. Devono fare cattivi pensieri” È la nuora (Janet) a intervenire nel dialogo: “L’assenza di un uomo nel letto di tua madre le sta giocando dei brutti scherzi. I cattivi pensieri li fa anche lei” Holly: “Che intendi dire?” Janet: “Penso proprio che la mia bella suocera entrerebbe volentieri nel letto dei nostri figli. Ti dico di più. Se succederà non mi dispiacerà” Holly: “Che cavolo ti salta in mente? Troveresti giusto che tuo figlio si facesse una galoppata con tua suocera, ovvero con sua nonna?” Janet: “Perché tu non ti faresti cavalcare da mio figlio? Non fare la santarellina.

E talmente palese che lo desideri che non fai niente per nasconderlo. Quando è nel tuo raggio visivo lo mangi con gli occhi. Confessalo” La figlia di Yvonne arrossisce. L’espressione del suo viso è la prova che sua cognata ha visto giusto. Holly: “Sì, lo confesso. Amo tuo figlio e desidero che mi scopi. Da quando ho capito anche tu vorresti che mio figlio ti chiavasse. Ecco perché hai detto che non ti dispiacerebbe che i nostri figli entrassero nel letto della loro nonna.

Però non è giusto. Lei avrebbe a disposizione due giovani puledri ed a noi ne toccherebbe uno solo” “Non è detto” È stata Yvonne ha parlare. La figlia e la nuora la guardarono con un espressione interrogativa dipinta sul volto. “Ora ragazze, ci facciamo una bella e rigenerante sauna; dopo andremo da me e continueremo il discorso. Mentre parlavate mi è balenata un’idea che risolverebbe il vostro e mio problema”. Dopo la sauna fanno anche una doccia e con i loro corpi avvolti in bianchi accappatoi si recano nell’appartamento di Yvonne.

Qui si liberano degli involucri di stoffa e, nude, si siedono sul divano. Yvonne: “Se le cose vanno in porto e spero ardentemente che avvenga, voi due sapete a cosa andiamo incontro? Con l’entrata nei nostri letti dei due puledrini noi consumeremmo quello che il mondo esterno a queste mura chiama i****to. Io sono la loro nonna e voi due siete le loro zie” Janet: “Yvonne non è proprio come dici. L’i****to lo consumereste solamente tu e tua figlia.

Per quanto mi riguarda il mio non sarebbe i****to perché il figlio di Holly non è mio consanguineo. Sì, è mio nipote perché la madre è la sorella di mio marito, ma fra me ed il ragazzo non c’è nessun legame di sangue. Potrei anche farmi ingravidare. Il bambino che nascerebbe non avrebbe problemi” Holly: “Hai capito, mamma? La mia cara cognata viaggia sul sicuro. Lei si scoperebbe mio figlio e non correrebbe nessun rischio se non quello, in caso che mio fratello scopra la tresca, di arrivare al divorzio” Yvonne: “Al divorzio ci arriveresti anche tu se tuo marito viene a sapere che ti fai chiavare da tuo nipote.

Smettetela di beccarvi a vicenda ed ascoltatemi. In primo luogo dovete promettere che tutto quello che diremo e faremo sarà un nostro segreto e nessuno dovrà mai sapere niente di quello che accadrà fra queste mura. Siete d’accordo?” Le due cognate si guardarono ed all’unisono diedero il loro assenso. Yvonne: “Bene. Quando io parlo di i****to non lo dico senza ragion veduta. Quello che dice Janet a proposito di tuo figlio è vero. Ma è anche vero che i due ragazzi vivono sotto lo stesso tetto.

Fino a quando credete che la relazione che avrete separatamente con loro resterà chiusa nella loro mente. Tenuto conto che entrambi verranno a stare nel mio letto e questo per loro non sarà un segreto, essi si parleranno e si confideranno l’un l’altro. La vostra relazione verrà a galla. Scoppieranno le gelosie fra loro. Questa è una cosa che non dovrà mai nascere altrimenti sarà la fine” Holly: “Perché dovrebbero essere gelosi? E di chi?” Yvonne: “Bimbe, sveglia! Loro due insieme si sollazzano con la propria nonna e non si domanderanno il perché con voi non dovrebbe essere lo stesso?” Janet: “Yvonne …..” Holly: “Mamma dove vuoi arrivare?” Janet: “Holly, tua madre sta dicendo che noi due dovremmo fare così come farà lei.

Oltre che giacere ognuna con il proprio nipote dovremmo farci chiavare anche dai nostri rispettivi figli”. La donna non crede alle proprie orecchie. Guarda la madre. Holly: “E’ vero quello che sta dicendo Janet? Tu vuoi che io mi faccia chiavare oltre che da mio nipote anche da mio figlio? E lo stesso dovrebbe fare mia cognata? E tutto per evitare tragedie? Mamma l’età ti fa brutti scherzi. Piuttosto che farmi montare da mio figlio preferisco rinunciare anche a trastullarmi con il figlio di Janet” Yvonne: “Che male faresti? La tua passera darebbe ospitalità ad un bel ragazzo.

” Holly: “Ma è mio figlio. Mamma sei decisamente impazzita. ” Si alza, indossa l’accappatoio ed esce di corsa dal salone. Si sente sbattere la porta. Sono rimaste in due. Janet:“Hai combinato un bel casino. Così hai mandato tutto al monte. ” Yvonne: “Tu non hai detto come la pensi?” Janet: “Avevo bisogno di una piccola spinta. Cara Yvonne io mio figlio lo desidero già da un bel po’ e sono sicura che anche lui sia innamorato di me.

Lo so perché un giorno ho avuto l’occasione di leggere quello che lui chiama giornale di bordo. È una cartella elettronica dove tiene conservate tutta una serie di lettere a me dedicate. Iniziano tutte con: -Al mio unico amore: mia madre-. Ha una fervida immaginazione. Oltre a scrivere i suoi sentimenti che nutre nei miei confronti descrive anche quello che lui farebbe se si accoppiasse con me. Cara suocera i suoi scritti fanno invidia a scrittori di racconti hard.

” Yvonne: “Che amorevole porcellino. E tu?” Janet: “Dopo quel giorno ho cominciato a guardarlo con occhi diversi e ho concretizzato nelle mie fantasie i suoi scritti. Mi sono masturbata desiderandolo. L’ho provocato più e più volte. Ma oltre a trovare i suoi slip pieni di sperma non ci sono mai state altre reazioni. ” Yvonne: “Poverino. Deve essere frustrante avere tutti i giorni una bella donna che ti ronza intorno, desiderarla e non avere il coraggio di confessarle il proprio amore.

Lui ti vuole ma il fatto di essere tuo figlio lo blocca. A mio parere devi essere tu a fare il primo passo. ” Janet:“Credo che tu abbia ragione. Ti giuro che a partire da questo momento appena capiterà l’occasione lo violenterò. E poi dedicherò le mie attenzioni al figlio di Holly. A proposito. E tua figlia? Cosa credi che farà?” Yvonne: “Non stiamo a preoccuparci. Lasciamole il tempo di metabolizzare la mia proposta.

Vedrai che si convincerà. Da oggi anche lei guarderà suo figlio con occhi diversi. La bellezza del ragazzo la coinvolgerà fino al punto di concedersi. ” Janet: “Abbiamo parlato dei tuoi nipoti e abbiamo trascurato gli altri due stalloni. Come faremo a nascondere loro le nostre maialate? Io amo mio marito e non voglio correre il rischio di divorziare da lui. ” Yvonne: “Perché non lo coinvolgi nella tua storia? Le armi non ti mancano.

” Janet: “Certo sarebbe bello averli entrambi: padre e figlio nel mio letto e farmi possedere da loro due insieme. ” Yvonne:“Hai una fervida fantasia. Immagino la scena. Tu fra loro due. Uno ti prende davanti e l’altro ti chiava dietro. Chi dei due sarebbe il fortunato a romperti il culo?” Janet: “Nessuno dei due. Il culo l’ho dato ad un mio cugino quando ero ancora una ragazzina. Mi facevo chiavare nel culo per non correre il rischio di essere ingravidata.

” Yvonne: “Che donna che sei. Mi hai suggerito una splendida idea. Per non farli entrare in competizione farò in modo che i miei nipoti mi stringano in un unico abbraccio” Janet: “E chi sarebbe il primo a farti il culo?” Yvonne: “Credi di essere la sola ad essersi fatta sodomizzare? Cara nuora, tu hai una suocera lussuriosa. Io, sessualmente parlando le ho provate tutte. E prima che me lo chiedi ti dico che le mie performance sessuali si sono tutte consumate in ambito familiare.

” Janet: “Che intendi per ambito familiare?” Yvonne: “Quello che stai pensando. Il mio corpo è stato il giocattolo con cui i maschi di famiglia hanno giocato. Prima il mio defunto marito. Fu lui a deflorare il mio culo. Dopo la sua morte, in un momento di sconforto, mio figlio mi fece sua. Disse che mi aveva sempre amata. Divenni la sua amante. La storia dura ancora anche se con minore intensità. Mio figlio mi chiavò anche il giorno del vostro matrimonio.

Ricordo ancora quel giorno. Eravamo al pranzo matrimoniale. Stavo, con Holly, seduta insieme ai tuoi genitori allo stesso tavolo. Sentivo i suoi occhi cercarmi. Lo guardai. Lui si alzò e venne verso di noi. Si avvicinò al tavolo a cui stavo seduta e chinandosi mi sussurrò all’orecchio il suo desiderio di avermi. Mi invitò a seguirlo. Lo seguii. Passammo per il tuo tavolo e ti dicemmo che ci allontanavamo perché lui aveva necessità di parlarmi.

Ricordi? Ti diedi anche un bacio sulla fronte. Ci allontanammo e andammo nella stanza che l’albergo aveva riservato a voi due per il dopo pranzo. Appena dentro, chiudemmo la porta a chiave, ci liberammo dei vestiti e ci amammo. La nostra carica di libidine non si esauriva. Mai come quella volta fui amata con tanta intensità. Tuo marito nello spazio di un ora mi prese più volte. Poi dopo esserci ricomposti nell’aspetto ritornammo nel salone del ricevimento.

Da allora mio figlio, pur continuando ad amarmi, raramente viene a visitare il mio letto. ” Janet aveva ascoltato in silenzio la confessione della suocera. Alcuni minuti di silenzio scesero fra loro. Janet allungò il viso verso quello della suocera e la baciò sulle labbra. “Yvonne, finalmente so che mi vuoi bene. Ho tanto aspettato questa tua confessione. Ho sempre saputo che tuo figlio è uno dei tuoi amanti. Non farmene una colpa ma vi ho spiati.

Questo non mi ha mai sconvolta. Ti dirò di più. Quando intuivo che veniva da te ero contenta. Mi dicevo che era preferibile fossi tu la donna che riusciva a dargli amore piuttosto che saperlo fra le braccia di un’altra. Se fosse andato con un’altra donna lo avrei perso. Saperlo fra le tue braccia mi rassicura. Lo ami molto?” “È il mio tormento. Quando non viene a trovarmi vado in ansia. ” Janet: “Ora che so.

Che ne diresti se organizzassimo un incontro a tre con lui quale interprete principale” “Tu faresti questo? Ti faresti amare da tuo marito in mia presenza?” “Per la verità è al contrario. Desidero vedere tuo figlio mentre ti chiava. Voglio vedere il suo pene sparire nella tua vagina” “E poi?” “Vedremo gli sviluppi” “Dio. Che porca che sei. ” “Credevi di essere la sola? Hai altro da confidarmi? Questo è il momento adatto” “Hai ragione.

Voglio che i veli che mi circondano siano tutti strappati. Si ho altro da confidarti. Poi lo farò anche con Holly. Voglio che anche lei sappia che donna ha per madre. Janet, oltre tuo marito e tua cognata ho un altro figlio. Ha la stessa età di tuo figlio. L’ho concepito nello stesso periodo” “Non dirmi che il padre è tuo figlio?” “Non dire scemenze. Sono sì una pervertita ma non fino al punto da farmi ingravidare da mio figlio anche se tuo marito ha più volte espresso il desiderio di mettermi incinta.

No. Il padre è il marito di Holly” “Ecco chi è l’altro uomo che ti frequenta. Sapevo che doveva esserci qualcun altro oltre tuo figlio ma non sono mai riuscita a capire chi fosse. Ti sei fatta chiavare da tuo genero e gli hai partorito un figlio? E dove lo tenete?” “Vive con i nonni. Riuscii a nascondere la gravidanza fino al quinto mese. Poi il pancione cresceva e dovetti allontanarmi. Andai a vivere con i miei genitori ai quali dissi tutta la verità sulle origini della gravidanza.

Vi restai per circa due anni. È stato un periodo carico di tensione ed allo stesso tempo pieno di felicità. Avevo un figlio da far crescere. Lo allattavo. Mio genero, il padre del bambino, ci faceva visita di continuo. Ancora oggi il padre gli fa visita tutti i giorni. Io lo vedo tre volte alla settimana. Il ragazzo sa tutto. È a conoscenza che suo padre non è mio marito e sa che la moglie del padre è mia figlia.

Il mio desiderio è di vederlo in questa casa. Il padre ed io lo vorremmo con noi” “Ti aiuterò a farlo venire” “Te ne sarò per sempre riconoscente e grata” “Non lo farò per niente. Voglio essere pagata per il mio aiuto e voglio che tu mi dia un acconto” “Vuoi che ti paghi per aiutarmi a portare il mio secondo figlio a vivere con me? Cosa vuoi? Soldi?” “Non sono soldi quelli che voglio da te.

Sei mai stata corteggiata da una donna?” “Non lo so. Se è successo non me ne sono accorta. Perché lo chiedi?”. Janet si avvicina alla suocera fino ad entrare in contatto con il corpo nudo della madre di suo marito. Solleva una mano e la poggia su una delle tette di Yvonne. La fa scorrere su quella splendida superficie con delicatezza. La suocera ha un sussulto. “Cosa fai?” “Yvonne, ti voglio. Ti desidero. Ti amo” “Mi ami? Parli come un uomo” “E’ cosi.

Ti amo come un uomo ama la sua donna. Voglio fare l’amore con te” “Oh dio. Vuoi scoparmi? Sei una donna. Non l’ho mai fatto con una donna”. Intanto le carezze delle mani di Janet sul prosperoso seno della suocera si fanno più insistenti. Ogni tanto le dita pizzicano i grossi capezzoli che nel frattempo si sono inturgiditi. La nuora avvicina la sua bocca a quella della suocera e vi posa le sue labbra.

Inconsciamente Yvonne dischiude le labbra e la lingua della nuora guizza veloce invadendo la sua cavità orale. Un bacio carico d’amore ha inizio. Anche se la lingua che gli sta rovistando la bocca è quella di una donna a Yvonne piace essere baciata. Risponde a quella invasione mettendo in azione la sua lingua. La incrocia e insieme danno vita ad un lungo e dolce duello. Le lingue si attorcigliano, si avviluppano. Yvonne succhia la lingua della nuora come fosse un capezzolo.

Di colpo Janet smette di baciare la suocera e porta la sua bocca sul bianco collo. Lo morde strappandole gemiti di piacere. La bocca scorre sul corpo della matriarca. Arriva sulle mammelle. Yvonne gonfia il torace ed offre le sue grosse mammelle alla vorace bocca della nuora. La lingua di Janet vibra veloce sulle rotondità delle grosse mammelle della suocera che si abbandona a gemiti sempre più sonori facendo così capire alla nuora che il trattamento che sta subendo è di suo gradimento.

La punta della lingua di Janet gioca con i grossi capezzoli di Yvonne. Li lecca, li titilla e infine li ospita, a turno, nella sua bocca e li succhia con rabbia. Il modo di succhiare le mammelle della suocera da parte di Janet è quello di una bambina affamata che si arrabbia perché latte non ne esce. Intanto una mano di Janet si è portata fra le gambe di Yvonne ed ha raggiunto il fitto cespuglio di neri peli che nascondono l’entrata della vagina.

Le dita si muovono frenetiche fra i neri peli. Yvonne allarga le cosce per favorire la manovra della nuora. Prima un dito e poi due si inoltrano fra lo spacco che divide le grandi labbra della polposa fica della suocera e penetrano nell’orifizio vaginale. Incomincia lentamente a chiavarla. Il corpo di Yvonne sotto l’azione congiunta della bocca e delle dita della nuora va in fibrillazione. Accompagna il piacere che prova con urla e nitriti e questa dimostrazione di piacere fa si che Janet intensifichi la sua azione.

Le sue dita si muovono con più velocità nella fica di Yvonne. Le mammelle sono prese d’assalto anche dai denti. I capezzoli vengono sottoposti a dei morsi dati non con l’intento di provocare dolore ma di dare piacere che raggiunge il suo culmine in uno sconvolgente orgasmo che invade il corpo di Yvonne scuotendolo tutto. La mano di Janet raccoglie il frutto del suo lavorio e lo porta alla sua bocca. Con la lingua lo raccoglie nel cavo orale.

Lo trattiene. Si allunga sul corpo di Yvonne. Porta la bocca sulla bocca della suocera e le travasa nel cavo orale gli umori prima raccolti dalla vagina. Yvonne li accetta di buon grado. Prima li assapora schiacciandoli sotto al palato e poi li ingoia. “Hai un buon sapore” “Mi è piaciuto molto. Non pensavo di avere un buon sapore. Non credevo che una donna potesse darmi tanto piacere. Mi hai fatto godere. Dobbiamo approfondire questo tema.

Credo proprio che noi due ci intenderemo. Sarai la mia amante donna” “Anche per me è la mia prima volta con una donna. Sono contenta che ti sia piaciuto. Quanti amanti vuoi avere. Tuo figlio, tuo genero, io, i tuoi nipoti. Chi altro?” “Tutti quelli che vivono sotto questo tetto dovranno passare per il mio letto e amarmi come io li amo” “Anche tua figlia?” “Dopo oggi? Si anche lei? Prima però devo diventare brava e tu sarai lo strumento che mi permetterà di esercitarmi.

Non è facile far godere una donna”. La nuora la guarda divertita. La bacia e si rannicchia al suo fianco. Yvonne l’abbraccia e insieme si assopiscono. È così che i due giovani rampolli le trovano. La porta di casa non è stata completamente chiusa da Holly. È socchiusa. Loro entrano e vanno nel salone. Li giunti vedono la nonna distesa nuda sul divano che stringe con le braccia il corpo nudo di Janet. Si fermano a guardare.

Si riempiono gli occhi delle magnificenze che quei splendidi corpi stanno offrendo alla loro vista. Ne sono ammaliati. Piano, senza fare rumore, si allontanano ed escono dalla casa. In silenzio si addentrano nel folto degli alberi. Raggiungono uno spiazzo erboso e si siedono sull’erba. Erik (figlio di Janet): “Hai visto? Sono nude e abbracciate fra loro. La nonna già l’avevamo vista ma non credevo che mia madre avesse un corpo cosi arrapante. Cosa credi che abbiano fatto?” Robby (figlio di Holly): “Ehi! Quella è tua madre”.

Erik: “E’ vero, ma è una donna e purtroppo anche bella”. Robby: “Andresti a letto con tua madre? La chiaveresti?” Erik: “Che male ci sarebbe. È una donna e questo giustifica qualsiasi azione nei suoi confronti. Sì, la chiaverei e sono sicuro che a lei piacerebbe essere chiavata da suo figlio” Robby: “Sei un depravato” Erik: “In quanto a questo lo sei anche tu. Non dimenticare che siamo andati dalla nonna per tentare di entrare nel suo letto.

Non vedo che differenza ci possa essere nel chiavare la propria nonna e chiavare la propria madre. Eppoi credo che anche a te piacerebbe chiavare mia madre. Ti ho visto quando la guardi. Hai sempre gli occhi pieni di libidine. E trovandoci in tema ti dico subito che tua madre mi fa una corte spietata. Anche lei mi vorrebbe nel suo letto” Robby: “Che mia madre ti fa la corte me ne sono accorto anch’io.

Che tua madre mi piaccia hai pienamente ragione. Ti dico di più. Io amo mamma da molto tempo. Fino ad ieri mi sono masturbato pensando a lei. Vorrei essere il suo amante. ” Erik: “Credo che nostra nonna possa aiutarci ad entrare nel letto delle nostre madri. Dobbiamo però riuscire ad entrare nel suo letto. Torniamo da lei e vediamo cosa succede. Più di una sberla non può darci. Non penso che ce la darà.

Ricordati che si è mostrata nuda ben sapendo che noi eravamo li a guardarla. A mio parere la nonna sta aspettando una nostra avance. ” Robby: “Non credo che sia il momento. Insieme a lei c’è anche tua madre. Le hai viste. Stanno nude, abbracciate, distese sul divano. Ho il sospetto che abbiano avuto un rapporto lesbico. ” Erik: “Sospetto? Caro cugino quelle due hanno scopato. Si sono amate. Seguimi. Vedrai che i nostri desideri si realizzeranno presto.

” Intanto Yvonne e Janet sono ancora sul divano. Yvonne sta dicendo alla nuora che ha visto i due puledri entrare nel salone e fermarsi a guardarle. Janet: “Credi che abbiano capito?” Yvonne: “Sì. E ci ricatteranno. Noi staremo al loro gioco. Faremo finta di spaventarci e cederemo alle loro richieste. Questo è il momento di piegare tuo figlio alle tue voglie. Io mi prenderò cura del figlio di Holly. Impareranno a loro spese con chi hanno a che fare.

Fra poco li vedremo entrare da quella porta. Mi raccomando. Non far trasparire la tua libidine. Facciamo finta di continuare a dormire. ” L’attesa non si fa sentire. Dopo circa un’ora la porta si apre e i due cugini fanno il loro ingresso nel salone. Alla vista dei due corpi nudi avvinghiati fingono sconcerto. Robby: “Nonna!” – Erik: “Mamma” Le due donne, al sentire le voci dei ragazzi, hanno un sobbalzo. La prima a mettersi seduta è Janet che raccoglie il proprio accappatoio si copre le mammelle e il centro delle cosce.

Yvonne si mostra ancora assonnata. Lentamente si mette a sedere e si copre, anche lei, con l’accappatoio. Lo fa in modo maldestro. Di proposito lascia scoperta una mammella che attira l’attenzione dei ragazzi. Janet: “Come siete entrati? Perché siete qui? Cosa volete?” Robby: “La porta è aperta. Volevamo parlare con la nonna. Piuttosto voi cosa stavate facendo nude ed abbracciate. ” Yvonne: “Non credo che dobbiamo dare a voi spiegazioni del perché stavamo abbracciate.

In quando all’essere nude avevamo caldo. Adesso girate i tacchi e andate via. ” Janet ha chinato la testa come fosse stata colta in fragranza di reato. Anche lei con una accorta mossa fa balzare fuori dall’accappatoio una tetta con il capezzolo inturgidito. Erik alla vista della tetta della madre sgrana gli occhi. Guarda il cugino che ha gli occhi incollati sulla mammella della nonna. Erik: “Sappiamo benissimo come avete trascorso il vostro tempo.

Vi siete sollazzate. Avete fatto l’amore. Siete due lesbiche. Lo dirò a mio padre. ” Janet prima lancia un’occhiata alla suocera e poi: “No! Ti prego non dire niente a tuo padre. Sì! È vero ci siamo amate. È stato un momento di debolezza. Fa caldo e ci siamo eccitate. Ti prometto che non accadrà più” Erik: “Delle tue promesse non ho che farmene. Ci vuole ben altro per farmi stare zitto” Yvonne si alza in piedi e lascia cadere l’accappatoio.

È completamente nuda. I due ragazzi guardano affascinati quella fulgida bellezza. Le sue sode e grosse mammelle, nonostante l’età, riescono ancora a vincere la forza di gravita ed i capezzoli sembrano le testate di due missili che puntano verso il cielo. Sculettando in modo impressionante la maliarda va a chiudere la porta a chiave. “Così nessuno ci disturberà. Hai capito cosa vogliono questi due mascalzoncelli per non palesare al resto della famiglia la nostra debolezza?” Janet imita la suocera.

Anche lei lascia scivolare via l’accappatoio. I ragazzi incominciano a sudare. Credevano di avere in pugno le due donne invece si stanno rendendo conto che sono loro ad essere accalappiati. Janet si avvicina al figlio. Gli gira intorno. Con voce flebile gli sussurra nell’orecchio parole suadenti: “Guardami. È me che vuoi per stare zitto? Ho letto le tue lettere. So che mi desideri. Su dillo?” Erik si sente venire meno. Si sente un topo in trappola.

Sua madre sa dei suoi reconditi desideri. Continua ad esplorare con occhi avidi il corpo nudo della madre. Janet allunga una mano e la poggia sul pantalone del figlio, all’altezza del fallo. Lo stringe. Il ragazzo ha un sussulto. “Gridalo. Voglio sentirti gridare il tuo desiderio di avermi” Erik: “Sì Mamma. È vero. Ti voglio. Voglio fare l’amore con te. ” Janet: “Finalmente l’hai detto. Poverino quando hai penato? Lo sai che anche la tua mammina ti vuole? Lo sai che sei l’incubo dei miei sogni? Bastava un tuo minimo cenno ed io sarei caduta ai tuoi piedi pronta ad offrirti il mio corpo.

Vieni. Oggi i tuoi desideri si concretizzeranno. Sarò tua. ” Yvonne: “E tu mio bel porcellino non vuoi bene alla tua nonnina? Vieni lasciamoli soli. Hanno molte cose da dirsi e noi siamo di troppo. ” Prima di uscire dal salone Yvonne si gira ancora una volta e vede la nuora che sta spogliando suo figlio. Sorride. Prende per mano il nipote e lo trascina nella propria camera da letto.

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Storie in famiglia 3

Robby segue la nonna come un cucciolo.

I suoi occhi sono puntati sull’ondeggiare delle bianche e sode natiche di Yvonne. Non riesce a staccare gli occhi da quella meraviglia. “Non hai altro cui guardare? Ti piace il mio culo?” Il ragazzo non risponde. Giungono alla camera da letto. Yvonne l’apre ed entra trascinandosi dietro il nipote. Chiude la porta e raggiunto il centro della stanza si gira verso il ragazzo. Gli sta davanti. Robby, di fronte a quello splendore di donna, deglutisce più volte.

“Eccoci arrivati. Che intenzioni hai? Vuoi continuare a mangiarmi con gli occhi? Scommetto che il tuo pisellino non è d’accordo. ” Si avvicina. Afferra la cintura dei pantaloni e la sgancia. Fa scorrere la zip e introduce la mano nell’apertura. Incontra l’asta turgida del nipote che preme contro la stoffa degli slip. L’aggancia con le dita e lo stringe. “Ho ragione. Lui è più propenso ad interpretare il ruolo per cui è nato. Vieni.

Accontentiamolo. ” Senza lasciare la presa indietreggia verso il letto facendo in modo che il ragazzo la segua. Si siede sul letto. “Ora liberiamo quest’uccello del paradiso dalla gabbia e vediamo com’è fatto. ” Nel mentre la nonna armeggia con i suoi pantaloni Robby ha gli occhi puntati sulle due grosse lune che seguendo il respiro della proprietaria si sollevano e si abbassano con un ritmo regolare. Intanto la nonna è riuscita nel suo intento.

Il cazzo del nipote è lì svettante come un missile pronto a partire. “Dio com’è bello e quanto è grosso. È una meraviglia. Non ho mai visto un fallo cosi bello come il tuo. Lascia che lo guardi. Voglio che le sue fattezze si imprimano nella mia mente. ” Il cazzo del ragazzo sotto lo sguardo avido della nonna vibra. Sembra essere dotato di vita propria. “Oh dio, deve essere molto arrabbiato. Ci penso io a calmarlo.

” Avvicina la bocca al grosso glande e schiocca un sonoro bacio sulla punta. Robby nitrisce come un puledrino. La nonna lo guarda negli occhi e senza distogliere lo sguardo continua a baciare il glande. Poi con le dita esercita una pressione sull’asta di carne facendola appoggiare sul ventre del nipote. La bocca della nonna si sposta dal glande e va a posarsi sulla borsa scrotale. Dilata le labbra e il cavo orale è pronto ad accogliere i coglioni del nipote.

Le labbra si richiudono imprigionando i testicoli che subito vengono prima leccati e poi succhiati. “Nonnaaa Sìììì!“. La donna lascia i testicoli e facendo vibrare la lingua sulla superficie del salsicciotto di dura carne risale fino al glande e poi fa il percorso inverso. Il povero Robby incomincia a magnificare l’azione della nonna sul suo cazzo. “Sì, nonna. È stupendo quello che mi stai facendo. Non smettere. Dio, quando ho sognato questo momento. ” La nonna smette di leccare l’asta e giunta con la bocca in cima al glande fa in modo che il bastone del nipote trovi alloggio nella sua cavità orale.

Tenendolo ben fermo con le labbra incomincia a succhiarlo. Lo tratta come fosse un capezzolo da cui deve sgorgare latte. Le labbra lo mungono e la lingua lo schiaccia contro il palato. Il respiro del ragazzo si fa pesante. I guaiti sono più frequenti. Il denso latte sta montando lungo il condotto uretrale. Arriva in cima al glande e dilaga nella bocca di Yvonne. I primi fiotti di sperma le arrivano direttamente in gola.

I successivi è lei che, dopo averli schiacciati contro il palato per gustarne il sapore, li convoglia nella sua gola. Per il giovincello è troppo. Come un fuscello si abbatte sul letto. La nonna gli è sopra. Lo libera di tutti gli indumenti. Lo cavalca. Il suo culo è sulla pancia del nipote. Le sue mani sono sul petto del ragazzo. Lo guarda. “Hai visto? Non c’è voluto molto per calmare la tua bestia” “Nonna ma tu le bestie le calmi sempre in questo modo?” “Ti è piaciuto?” “E lo domandi? A un certo punto mi sono sentito leggero come una piuma.

Mi auguro che ci sia un continuo” “Dipende da te. Non è solo il tuo coso che ha bisogno di essere calmato. Anche la mia fucina reclama il suo pompiere. È da stamane che è infuocata. Sta aspettando che il tuo idrante spenga il fuoco che la divora” “Dammi una mezzora e sarò pronto a spegnere il tuo fuoco” “Non posso aspettare mezz’ora. Hai un altro strumento che puoi utilizzare: usa quello. Lo sai fare?” “L’ho visto fare nei filmini porno.

Si credo che riuscirò a spegnere l’incendio che ti sta bruciando dentro” “Non l’hai mai fatto?” “No!” “Oh dio, alla tua età non hai mai leccato la fica di una donna? Scusa ma tu con le ragazze che ci fai?” “Nonna quelle che vedi gironzolare per casa non sono le mie ragazze. Io sono sì innamorato ma di nessuna di loro” “Non voglio essere impicciona ma posso sapere chi è questa donna che ami? Sono tua nonna, a me puoi dirlo” “Ho vergona” Yvonne guarda suo nipote dritto negli occhi.

“Ho capito. Scommetti che indovino chi è?” “Non credo che ci riuscirai” “Mi prometti che mi dirai la verità se indovino?” “Si!” “Allora vediamo un po’. Tu ami una donna che per te rappresenta tutto. Allo stesso tempo altre donne sono oggetto dei tuoi desideri. Di queste due una sono io e fin qui ci siamo. La seconda è tua zia Janet. Prima che continui mi dici se sono sulla pista giusta?” “Sì nonna lo sei.

Tu e la madre di Erik siete parte dei mie sogni erotici” “Non ti spaventa avere una relazione con una donna della mia età? La stessa cosa vale per tua zia. Anche se è di molto più giovane di me ha il doppio della tua età. ” Robby allunga le mani ed artiglia le mammelle di Yvonne. Le strizza. ”Dimmi quale ragazza della mia età ha tette belle come le tue e quale ragazza ha un culo come il tuo.

Nonna tu le quindicenni le batti tutte. Lo stesso vale per zia Janet. ” “Non stringerle troppo forte che mi fai male. Esagerato. Comunque la mia micina ti ringrazia del complimento ed è in attesa di una visita del tuo alieno. Con me problemi non ne sono sorti perché sono stata io, e con piacere, a volerti nel mio letto. Con tua zia problemi non ne sorgeranno perché anche lei sta aspettandoti. La terza donna che poi è la prima è quella che per te rappresenta il problema più grosso.

Ha la stessa età di Janet e si chiama Holly. Mio piccolo puledrino tu sei innamorato di tua madre. E’ così? Ho indovinato?” Robby diventa più rosso di un peperoncino. Allenta la presa sulle tette della nonna e le mani cadono sul letto. “Dai, dimmi se ho visto giusto? Hai promesso? Anche se il tuo silenzio ed il tuo rossore mi dicono che ho indovinato voglio sentirtelo dire. Se lo dirai ti farò parte dei miei segreti.

Ami tua madre?” Robby smette di guardare sua nonna. Gira la testa in altra direzione e un flebile sì gli esce dalla bocca. “Non ho capito. Liberati. Gridalo che ami tua madre. Non commetti nessun peccato. La storia e piena di amori tra madri e figli e di padri e figlie. Su piccolino liberati della tua angoscia. Dillo”. Robby torna a guardare la nonna si solleva e l’abbraccia. Yvonne si china in avanti e poggia le sue tette sul torace del nipote.

“Si nonna. Amo mia madre. L’amo al punto da sognarla tutte le notti. Il mio desiderio di lei è diventato un ossessione. Non so cosa fare”. Yvonne si china e gli da un bacio sulla fronte poi sugli occhi ed infine sulla bocca. “Hai mai provato a dirglielo?” “E’ mia madre. Come si fa a dire alla propria madre ti amo. Vorrei essere il tuo amante. ” “Eppure è facile. In questo momento Erik sta, nel salone, facendo sesso con la madre.

Tuo zio, il fratello di tua madre, mio figlio, in un giorno di mio sconforto, mi fece distendere sul divano e mi chiavò. Lo fa ancora. Lo amo. Trovandoci in tema ti dico che anche tuo padre è un mio amante. Con lui ho generato un figlio che ha la tua stessa età. Serghej, tuo zio e Janet ne sono a conoscenza. Janet sa anche che il marito di tanto in tanto viene a trascorrere qualche giorno nel mio letto.

Anche tua madre sa della relazione che ho con Serghej e con tuo padre. Aggiungi all’elenco il tuo nome e quello di Erik e vedrai che tua nonna non è una santarellina. Ritornando a tua madre non tormentarti va da lei e dille che l’ami. Vedrai che ti accoglierà a braccia aperte. ” “Nonna sei straordinaria. Ti amo” “Lo so. Perché non dedichi il tuo tempo a spegnere il focherello che continua a divampare nella mia fornace”.

Yvonne si appoggia alla spalliera del letto. Tira su le gambe e le allarga al massimo. La sua vagina è in piena esposizione. Robby la guarda affascinato. Yvonne mette le dita sulle grandi labbra ed esercitando una pressione le dilata scoprendo le piccole labbra l’inizio dell’orifizio vaginale, l’uretra ed infine il clitoride. Poco più sotto un altro forellino si mostra agli occhi avidi di Robby. “Dio, nonna. Che meraviglioso spettacolo. Hai una fica magnifica” “Veramente la trovi bella.

Ti piace?” “E lo domandi? Non vedo l’ora di mangiarla. Deve essere squisita” “Accomodati. Lei desidera sentire le tue calde labbra sulla sua bocca. Vuole che la tua lingua la frughi in ogni suo anfranto. Dio non resisto più. Vieni e fa il tuo dovere”. Il ragazzo si pone carponi fra le bianche cosce della nonna. Avvicina la testa verso la stupenda visione. Vi poggia sopra le sue labbra e incomincia a baciarla. La nonna lancia un lungo ululato.

Robby le morde le grandi labbra. “Si, così. Mangiala tutta. Oh dio come mi piace quando la mordi”. Il ragazzo porta una mano in prossimità dell’orifizio vaginale. Un suo dito si insinua nell’oscuro antro. La nonna lo accoglie con un lungo nitrito. La bocca del ragazzo si sposta sulle piccole labbra. Le sente fremere. Pulsano. Le circuisce con le labbra e le imprigiona. Le succhia e le lecca. “Nonna hanno uno squisito sapore”. Un altro dito si accompagna a quello già dentro la vagina.

Il ragazzo incomincia a stantuffare le dita nella vagina della nonna la quale solleva il bacino andando incontro alle dita del nipote. Intanto la sua bocca continua a lavorarle le piccole labbra. Robby per un attimo smette di leccare le piccole labbra quel tanto che basta per accorgersi che una protuberanza fa capolino dall’angolo alto della stupenda vagina. E’ un piccolo ma ben evidente glande di un pronunciato clitoride. Il ragazzo ci si avventa con la bocca; lo aggancia con le labbra e ci gioca con la lingua.

Yvonne lo accoglie con un lungo e sonoro nitrito. “Si mio dolce ed amorevole nipotino. Hai trovato il mio organo del piacere. Fallo vibrare. Fa che esprima la sua gioia di sentire la tua lingua vibrare sul suo capo. ” Robby non ha bisogno dell’incitamento della nonna. La sua lingua sta già vibrando, frenetica, intorno a quel luccicante pistoncino. Ancora pochi attimi e dopo un ultima leccatina comincia a succhiarlo. Senza saperlo sta praticando un pompino alla nonna.

Yvonne gli dimostra il suo gradimento portando le mani sulla testa del ragazzo, afferra i capelli e spinge la testa del nipote contro la sua vagina. Intanto le dita di Robby continuano a pistonare nella grossa fica della matriarca. Il corpo di Yvonne è attraversato da vibrazioni. La donna sta per avere un orgasmo. Un grido più forte comunica al ragazzo che la nonna sta per raggiungere il suo piacere. Smette di spompinarle il clitoride.

Allontana la testa dalla vagina e punta gli occhi sull’intera vagina. E’ cosi che vede l’eiaculazione della nonna. Dalla uretra, ad ondate costanti, fuoriesce un denso liquido giallognolo. È lo sperma di sua nonna. Gli piace vederla godere. “Nonna sei magnifica. La tua vagina sembra un vulcano. Sta eruttando magma. Mi piacerebbe assaggiarlo. ” “Perché non lo fai? Io il tuo l’ho bevuto e l’ho trovato buono. ” “Veramente posso lapparlo?” “Cosa aspetti?” Robby si precipita a lappare quel denso liquido che continua ad uscire dall’uretra di Yvonne.

Con la lingua raccoglie lo sperma di sua nonna e lo convoglia nella sua gola. “Nonna è squisito” “Sono contenta che ti piaccia. Lappane pure quanto ne vuoi”. Robby lappa tutto ed opera anche una accurata pulizia dentro e fuori la vagina. “Nonna. Girati e mettiti carponi come fossi una cagna” “Perché?” “Voglio chiavarti” “Oh dio. È quello che desidero anch’io. Non puoi chiavarmi standomi davanti” “No. Se ti chiavo standoti davanti non ti sento mia.

Invece prendendoti standoti dietro non solo ti chiavo ma ti possiedo. Sarai veramente mia” “Ho sempre pensato che ad un uomo bastasse mettere il suo cazzo nella fica di una donna per sentirsi soddisfatto. Non ho mai pensato al possesso. Tu non solo vuoi chiavarmi ma vuoi anche possedermi? Vuoi che sia la tua cagna?” “Si nonna. Tu dovrai appartenermi. Dovrai essere mia. Quando saremo insieme ti chiaverò sempre standoti dietro” “Amore non ti facevo così perverso”.

Yvonne si gira e posiziona il suo corpo cosi come gli ha chiesto suo nipote. “Allarga le cosce e poggia le spalle sul letto”. Yvonne esegue la richiesta di suo nipote. “Vuoi altro?” Robby si porta dietro la nonna. Con una mano afferra il suo cazzo e lo accompagna contro lo spacco che divide in due le grandi labbra della polposa vagina della nonna. Una spinta ed il grosso glande si fa strada verso l’interno.

Yvonne lancia un gemito. Il puledro si stende sulla schiena della nonna e le passa le braccia intorno al torace ancorandosi con le mani alle grosse mammelle. Un ulteriore spinta ed il grosso cazzo affonda completamente nella vagina della nonna. La spinta si esaurisce solo quando il glande si scontra con il collo dell’utero. La cagna Yvonne lancia un lungo ululato. “Mio possente stallone. Sono tua. Possiedimi”.
Robby incomincia a pompare il suo cazzo nella vagina della nonna.

Lo fa lentamente. Le sue dita strizzano i grossi capezzoli. “Nonna ti piace il mio idrante?” “Oh amore. È stupendo. Hai un cazzo da far invidia ai bronzi di Riace. Pompa e spegni il fuoco nella mia fornace” “Nonna. Spegnerò il tuo fuoco. Ti farò gridare di fermarmi”. Il torello non sa di avere sotto di se una cagna in calore e non sa che quando sua nonna è infoiata non basta un cazzo, che per quanto grosso possa essere, a farla gridare di smettere.

Eppure riesce a farle raggiungere le vette del piacere. Il suo lento modo di stantuffare il suo cazzo nella vagina della nonna è esilarante. La donna esprime il suo gradimento gemendo, ululando e nitrendo in continuazione ed ad ogni affondo del cazzo del nipote nella sua infuocata vagina. Il ragazzo pur essendo giovane dimostra di avere esperienza. Eppure per lui è la prima volta che sta con una donna. È la sua prima chiavata.

In effetti sta mettendo in pratica tutto quello che ha letto nei libri e visto su internet e tutto quello che ha sentito nei discorsi dei suoi compagni. E ci riesce bene. Sta chiavando una donna bellissima e lo sta facendo come un uomo adulto. Forse meglio. Che poi questa donna che sta sotto di se è anche sua nonna poco importa. Lui l’ama e l’amore è importante in un rapporto. Il cazzo di Robby entra ed esce dalla pucchiacca di Yvonne alla velocità di un millimetro al secondo e trattandosi di un fallo lungo 180 mm ci vogliono circa tre minuti perché il possente randello completi l’operazione del dentro fuori.

Yvonne è completamente partita. La sua mente si è svuotata. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. In uno sprazzo di lucidità prega il nipote di porre fine a quel dolce tormento. “Basta. Non ce la faccio più. Ti prego poni fine a questo piacevole supplizio”. Robby si sente riempire di orgoglio. È riuscito a farsi implorare dalla nonna di smetterla. La cagna è giunta alla fine della resistenza. L’azione di pompaggio del cazzo nella vagina della nonna subisce una variazione di ritmo.

La cavalcata passa dal passo lento al trotto e poi al galoppo sfrenato. Yvonne sembra ritrovare vigore. Invece il ragazzo le usa violenza. Con il suo ariete assesta del violenti colpi nella fica della donna da sembrare che voglia sfondarla. La donna grida il suo piacere. Il suo corpo sembra percosso da uno tsunami di ormoni. Anche Robby sta per avere il suo tsunami. Insieme giungono all’apice del piacere. Insieme godono. Yvonne eiacula riempiendo la sua vagina di succulenti liquidi e Robby eiacula nella vagina della nonna innaffiandola con il suo sperma.

I due densi liquidi si fondono e danno origine ad un lago i cui confini sono tracciati dalle rosse pareti della vagina di Yvonne. Quando il culmine del piacere incomincia a defluire Yvonne si abbatte sul letto e perde conoscenza. Anche Robby si abbatte di schiena sul letto. Da bravo ometto non si cura minimamente delle condizioni della nonna. È pieno di sé. Ha posseduto e chiavato una delle tre donne di casa. Ora tocca alle altre due.

Con l’immagine della madre proiettata sul soffitto della stanza si addormenta. Yvonne è la prima a recuperare la cognizione del tempo. Andando con il pensiero a quanto è successo qualche ora prima il suo viso si apre ad un sorriso di compiacimento. Suo nipote l’ha chiavata e posseduta e questo basta a farla sentire soddisfatta. Guarda il nipote steso nudo al suo fianco. Il primo obiettivo è stato raggiunto. Un gemito richiama la sua attenzione.

Robby si sta svegliando. “Non credere che il nostro discorso si sia esaurito. Tu, mio giovane mandrillo, hai ancora molte cose da dirmi”. Il resto della notte trascorre con i loro corpi sempre avvinghiati in un unico abbraccio. Il mattino li sorprende con il ragazzo che sta facendo colazione succhiando una tetta della nonna che gli sorregge la mammella come lo stesse allattando. Yvonne guarda il nipote succhiare la sua mammella ed il pensiero corre al mattino precedente quando tese la rete per accalappiare i due nipotini.

Ne ha catturato uno solo. Il secondo gli è momentaneamente sfuggito. La mancata cattura dell’altro nipote è dovuta alla discesa in campo di sua nuora che ha preso la splendida decisione di farsi cavalcare dal figlio. La sera prima, mentre trascina il figlio di sua figlia nella propria stanza si è voltata ed ha visto che Janet, sua nuora, sta spogliando Erick. Il che significa che la cattura dell’altro nipote è rinviata a data da destinarsi.

Nel frattempo si sarebbe sollazzata con il puledro che sta nel suo letto.

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Storie in famiglia 4

È intenta a sbottonare la camicia di suo figlio e con la coda dell’occhio vede la suocera allontanarsi insieme al nipote in direzione della stanza da letto. Cosa avrebbero fatto i due una volta chiusosi dentro è facilmente immaginabile ma a lei non interessa. Importa, invece, quello che si accinge a fare lei.

Avrebbe amato Erick. Di li a qualche minuto suo figlio l’avrebbe posseduta. Il solo pensarlo la eccita al punto da farla bagnare fra le cosce. La camicia è completamente sbottonata. Gliela fa sfilare. Il torace nudo del ragazzo e ben visibile. È liscio. Non vi è ombra di peli. Lei lo accarezza con delicatezza facendo scorrere sul petto del ragazzo i polpastrelli delle sue dita. “Dai. Non stare lì come una mummia. Toccami anche tu.

Si vede lontano un miglio che desideri toccarmi. Sono qui per questo. Voglio, desidero che tu faccia scorrere le tue mani sul mio corpo. ” “Sei mia madre. ” “Sono anche una donna. E qui ora, davanti a te, c’è una donna desiderosa di essere amata. Quindi niente moralismi. ” La donna si avvicina al figlio quel tanto che basta a schiacciare le sue mammelle contro il torace del figlio il quale sentendo la pressione dei turgidi capezzoli contro il suo petto ha un sobbalzo.

“Mamma?” “Si?” “Hai un seno favoloso. È duro e i tuoi capezzoli sono due bulloni. Sembrano voler perforarmi il petto. ” “Ti piacciono?” “Sì. Non ho mai viste mammelle cosi belle. ” “Sono tue. Vieni andiamo sul divano. Staremo più comodi. ” La madre gli prende una mano e insieme si dirigono verso il divano. “Spogliati. Togliti i pantaloni e gli slip. Voglio vedere come sei fatto. ” Erick sotto lo sguardo arrapato della madre si sfila i pantaloni e toglie anche gli slip.

Il pudore lo porta a coprire il pene con le mani. Janet sorride. Si siede sul divano e prendendo una mano del figlio lo attira a se. Quando gli è vicino prende l’altra mano che ancora copre il pene e la tira via. Il cazzo di Erick si libra nell’aria come un uccello che ha acquistato la sua libertà. La madre lo guarda compiaciuta. “È come l’ho immaginato. Bello, lungo e grosso. ” Allunga le mani e le porta sulle natiche del figlio.

Il cazzo di Erick giunge in contatto con la bocca della madre. La donna avvicina le labbra al glande e gli da uno schioccante bacio. Erick geme. “Mammaaaaaa. ” Janet tira fuori la lingua e lo lecca. “Hai un buon sapore. ” La lingua di Janet scorre sulla superficie della grossa asta di carne. Scende giù fino a raggiungere i testicoli. Apre la bocca e la borsa scrotale sparisce al suo interno. Le labbra si chiudono intorno ai testicoli.

La lingua vibra sulla grinzosa pelle. Li succhia. Erick non riesce a trattenere un lungo nitrito. “iiihihih Mamma mi fai morire” La donna continua a succhiare i testicoli gonfi di ormoni impazziti. “Mamma non ce la faccio più. Sto per venire”. Janet smette di succhiare le palle e, veloce, porta la bocca sul glande. Lo avvolge con le labbra e aspetta. Uno, due secondi e dalla uretra vengono eruttati potenti ed abbondanti fiotti di denso sperma.

Sembra un vulcano in eruzione. I fiotti di sperma invadono la bocca di Janet e scivolano nella arida gola. Li ingoia tutti. Con le labbra munge la bestia per far uscire i residui fermatisi lungo il condotto uretrale. Poi si ritrae e poggia la schiena contro la spalliera del divano. Il figlio è davanti a lei nudo e con il cazzo che si sta afflosciando. “Amore da quanto tempo è che non ti scarichi.

Sembravi un fiume in piena. Sono contenta perché significa che ti è piaciuto. ” “Mamma l’ultima l’ho fatta insieme a Robby dopo aver visto la nonna nuda. Certo che mi è piaciuto. Mi hai fatto un pompino che dire favoloso è poco. Non ti fa schifo ingoiare il mio sperma?” “Amore ti ho solo succhiato le palle. Il pompino è altra cosa. Quando te lo farò allora sì che morirai di piacere. Perché dovrebbe farmi schifo.

È buono. Tuo padre mi innaffia la gola ogni qualvolta facciamo sesso. E solo più acidulo. Il tuo ha un buon sapore. Un poco asprigno ma gradevole al palato. Vieni a baciarmi. Ne ho ancora qualche goccia in bocca. Vedrai, piacerà anche a te. ” Il ragazzo si siede sul divano ed abbraccia la madre che gli porge la sua bocca. Erick accosta le sue labbra a quelle della madre e la bacia. La sua lingua guizza verso le labbra dischiuse di Janet.

Le valica e si addentra nella bocca dove incontra la lingua della madre ed insieme danno vita ad un furioso duello. Si avviluppano e si succhiano le rispettive lingue. Erick, succhiando la lingua della madre, sta anche assaporando il suo stesso sperma di cui la bocca di Janet è ancora impregnata. Una mano della donna si avventura verso il basso ventre del figlio. Incontra il pene che sta rinvigorendosi. Lo artiglia con le dita e lo stringe.

Il cazzo comincia a fremere. Lentamente si indurisce e cresce nella mano di Janet. “Ecco. È così che ti voglio. Sempre pronto a rispondere alle mie necessità. Ora mi stendo e tu mio amato ometto entrerai lì da dove anni addietro sei uscito. ” Janet si stende sul divano. Tira su le gambe e le porta verso il suo corpo. Le allarga. “Vieni. Entra in me. Possiedimi. Chiavami”. Erick è affascinato dalla posizione assunta da sua madre.

Per la prima volta vede la vagina di sua madre. E’ da lì che è passato per venire alla luce. La rosea fica di Janet è un magnete. Lui si lasca attrarre. La sua bocca è sulla vagina della madre. Le sue labbra sono sulle grandi labbra della prima meraviglia del mondo. Sono anni che sogna quel momento. La bacia. La madre geme. Incomincia a leccarla. La madre nitrisce. La lingua si insinua fra le grandi labbra e incontra le piccole labbra.

Le avviluppa. Le titilla. Le succhia. Janet guaisce. La lingua del figlio sta rovistando il roseo orifizio vaginale. Ne esplora le pareti. La vulva incomincia a riempirsi di secrezioni vaginali. Erick in un primo momento ha una reazione di disgusto. Vorrebbe tirarsi indietro. Le mani della madre non glielo permettono. Lo trattiene premendo la testa del figlio sulla sua figa. Il ragazzo è costretto a leccare i succhi vaginali di sua madre. Li trova di suo gusto.

Li lappa e li ingoia. Janet lo afferra per i capelli e sposta la testa quel tanto che basta a far si che le labbra del figlio incontrino il suo inturgidito ed allungato clitoride. “Lo vedi? Quello che stai guardando è un altro dei miei organi del piacere. Forse il più importante. Rassomiglia ad un cazzo di piccole dimensioni. Aggancialo e trattalo come fosse un vero cazzo. Fammi un pompino. Voglio eiaculare nella tua bocca cosi come tu hai scaricato il tuo sperma nella mia.

” “Dio, mamma. Sei eccitante quando ti esprimi. ” “E’ la voglia di te che mi fa essere così. ” Erick si lancia sul clitoride della madre. Lo imprigiona fra le sue labbra e con la punta della lingua titilla il glande del clitoride materno. Janet lancia un lungo muggito. Il ragazzo lecca e succhia la parvenza di cazzo che sta nell’angolo in alto della vagina della madre, Il corpo di Janet comincia a tremare.

La pressione delle mani sulla testa di Erick si fa più forte. Il respiro diventa affannoso. L’orgasmo sta montando possente e veloce. Un urlo da maiala sgozzata le esce dalla gola. Solleva il bacino e viene. Dalla sua uretra scorgono fiotti di denso e cremoso liquido perlaceo che si riversano nella bocca del figlio. Le ondate di sperma si susseguono una dietro l’altra. Il ragazzo fa fatica a ingurgitarle. La madre si calma e si lascia andare sul divano.

Il ragazzo opera un’accurata pulizia della vagina materna. Poi si solleva e si distende sul corpo della madre. “Ora tocca a te assaggiare i tuoi succhi. Baciami. ” Janet non se lo fa ripetere. Avvicina la bocca a quella del figlio e introduce la sua lingua fra le caldi labbra. Con la lingua frulla il cavo orale del suo puledro e raccoglie gli umori che il figlio non ha ingoiato. “Sei un vero mandrillo.

Chi è la tua maestra?” “Sei tu mamma. ” “Non dire cretinate. ” “Sì mamma. Tutto quello che fin qui abbiamo fatto lo avevo già fatto nei miei sogni. ” “Vuoi dire che non sei mai stato con una ragazza? Sei ancora vergine?” “Si. La ragazza che voglio sei tu e non ci sono altre. ” “Oh amore. Lasciati stringere. Io sono la tua prima donna. Dio come sono contenta. Io tua madre sono la donna che raccoglierà la verginità di suo figlio.

Vieni entra in me. ” Con una mano afferra il cazzo del figlio e lo guida a trovare lo spacco della sua vagina. Erick si lascia condurre. Quando Janet sente il glande del cazzo del figlio farsi strada fra le grandi labbra della sua vagina lo circonda con le gambe incrociandole sulla schiena del ragazzo. Porta le mani sulle natiche del figlio e lo attira a se. Allo stesso tempo solleva il bacino e aiuta il figlio a penetrarla.

Il cazzo di Erick affonda nel ventre materno così come un piolo affonda nella bruna terra. Le pareti della vagina secernono liquidi sufficienti a favorire il cammino del cazzo nel profondo del ventre materno. “Mamma. Dimmi che non sto sognando. Sono dentro di te. Ti sto chiavando” “Sì figlio mio. Amore mio. Il tuo sogno si è realizzato. Mi stai possedendo. Sono orgogliosa di te. Da oggi sei il mio dolce amante”. Erick non riesce a capacitarsi di stare chiavando la propria madre.

Questa volta non è un sogno. La donna dei suoi sogni proibiti sta li, distesa sotto di lui e la sua vagina sta ospitando il suo cazzo. Sta effettivamente chiavando sua madre. Sta sollevato sulle braccia e guarda sua madre negli occhi che lo ricambia con uno sguardo carico d’amore.
“Erick, figlio mio anche per me quello che sto vivendo insieme a te è un momento fantastico e meraviglioso. Anch’io sto concretizzando un mio desiderio.

Sto accogliendo nel mio ventre il frutto da me stessa generato. ”
Il ragazzo incomincia a pompare il suo grosso fallo nella polposa e calda fica di sua madre. Il ritmo che impone al suo dentro fuori è lento. Janet sembra apprezzare il modo di chiavare di suo figlio. I suoi gemiti e i suoi nitriti sono l’espressione concreta di quando gradisce il modo in cui suo figlio la sta possedendo. Lo sfregamento del cazzo del figlio contro le pareti della sua vagina le provocano sensazioni che fanno navigare la sua mente negli spazi infiniti del piacere.

Janet sta vivendo una seconda prima volta. Il figlio continua a stantuffare il cazzo dentro il ventre della madre e lo fa con amore. Gradualmente il dentro fuori aumenta di intensità. Erick avverte che il proprio corpo vuole esplodere. “Mamma mi stanno venendo meno le forze”
“Amore cerca di resistere. Voglio godere insieme a te. Ti dirò io quando puoi”
Janet porta una mano fra il suo corpo e quello del figlio.

Aggancia il clitoride con le dita e lo picchietta sul glande. Le sensazioni si propagano per tutto il suo corpo. Le invadono il cervello. Esplodono in miriadi di scintille. Urla il suo piacere. “Siii Dai Lasciati andare”. Erick imprime alla chiavata un ritmo più veloce. La madre ulula e grida. L’orgasmo sta giungendo implacabile. Afferra il figlio per i capelli e attira la testa verso di se. Incolla le labbra su quelle del figlio e gode.

“Oh amore. Come è bello”. Erick sente la madre godere e questo gli procura una gioia infinita che si trasforma in godimento. Sente lo sperma salire lungo il condotto uretrale. “Mamma, sto…. ” “Si, figlio mio. ho capito. Scarica pure il tuo piacere dentro il mio ventre. Non preoccuparti. Innaffia la mia infuocata fucina e spegni il fuoco che la pervade. ” Il ragazzo affonda con forza il cazzo nella fica di sua madre e dal glande vengono sparati una sequela di abbondanti fiotti di sperma che vanno ad infrangersi contro l’utero di Janet.

L’atto d’amore tra madre e figlio ha raggiunto il suo apice. Erick si lascia andare sul corpo della madre. “Mamma ti amo” “Lo so. L’ho sempre saputo. Oggi abbiamo concretizzato i nostri desideri e realizzati i tuoi e miei sogni. Mi hai chiavato ed io ti ho posseduto. Questo è l’inizio di un lungo ed infinito rapporto. Da oggi sono la tua amante. Ora ritiriamoci nella nostra casa. Verrai a dormire nel mio letto” “E papà?” “E’ fuori.

Starà via alcuni giorni per lavoro. ” Si alzano dal divano. Janet raccoglie il suo accappatoio e insieme al figlio esce dalla casa di Yvonne. Salgono al secondo piano e si infilano nel loro appartamento. Raggiugono di corsa la camera matrimoniale e si infilano sotto le lenzuola. Si abbracciano e si addormentano. Nel corso della notte Erick si sveglia. Sua madre è lì, nuda, stretta tra le sue braccia e con la schiena che preme contro il suo petto.

Le sue braccia le cingono il torace e le mani sono chiuse sulle prorompenti mammelle. Il respiro della madre è regolare. Sta dormendo. Lui solleva la testa e la guarda. Janet ha il viso disteso e sembra sorridere. Riporta la testa sul cuscino e la mente va a quanto è accaduto in casa della nonna. Lì, lui e sua madre si sono amati. Hanno fatto sesso consensualmente. Anzi lo hanno cercato, invocato. Le immagini dell’amplesso avuto con sua madre sono ancora presenti nella sua mente.

È stato sconvolgente. Quei pensieri gli stimolano gli ormoni che rispondono subito alle sue sollecitazioni. Il cazzo si inalbera e si indurisce. Con le mani allarga le natiche della madre e lo infila nella fenditura. Incomincia a spingere. Il glande e vicino al buco del culo di Janet. La donna si sveglia allarmata. Il figlio sta tentando di sodomizzarla. “Cosa stai tentando di fare?” “Mamma voglio farti il culo. ” “Vuoi sodomizzarmi? È passato un bel pò di tempo da quando un cazzo è entrato nel mio culo.

Sentirò dolore e non mi piace soffrire. ” “Mamma non ti userò violenza. Fammi entrare. Se mi dirai di fermarmi mi fermerò. ” La donna resta in silenzio per qualche minuto. Pensa al suo sogno di avere nel letto il marito ed il figlio contemporaneamente. ”Lo prometti? Se mi sentirai gridare per il dolore ti fermerai?” “Sì mamma. ” “Va bene. Io ho preso la tua verginità ed è giusto che tu abbia qualcosa in cambio.

Non posso darti la mia verginità perché quella la prese tuo padre però ti darò il mio culo che tenuto conto del tempo trascorso dall’ultima volta che sono stata inculata è come se fosse vergine. Vai in bagno. Nell’armadietto troverai della crema emolliente. Prendila e ritorna qui. ” Il ragazzo si precipita ed un minuto dopo è di ritorno. La madre è già pronta. Si è messa carponi a pancia in giù. Il culo sollevato e con le gambe allargate.

“Vieni. Aiutami a prepararlo a ricevere il tuo cazzo. ” “Cosa vuoi che faccia?” “Devi leccarmi il buchetto. Mi dovrai eccitare. Mi spalmerai la crema intorno al buchetto non trascurando di introdurla anche dentro e poi …. Ti dirò io quando puoi farlo entrare”. Erick si china dietro sua madre e affonda il viso fra le bianche natiche del culo della madre. Tira fuori la lingua e comincia a leccare il roseo sfintere. La madre guaisce.

Lui continua imperterrito. Non si limita solo a leccare il buco del culo di Janet. Porta una mano fra le cosce della madre e aggancia il clitoride. Lo strizza. Lo tortura. Sua madre lancia un lungo ululato. “Mamma sembri una cagna. ” “Siiii; soooono la tua cagna. Mi stai deliziando. È la prima volta che mi leccano il culo ed è eccitante. ” L’azione delle dita di Erick sul clitoride della madre producono il loro effetto.

Janet è partita per un viaggio astrale. “Dai spalma la crema. Non dimenticare di metterla anche dentro e spalmala anche sul tuo cazzo. ” Erick affonda le dita nel vasetto della crema e ne tira fuori una quantità abbondante. La spalma sullo sfintere del culo della madre. Un suo dito si fa strada nel buco anale. Riempie il buco di crema emolliente. “Mamma dovrebbe bastare” “Figliolo non credi che sia opportuno calzare il preservativo?” “No mamma.

Voglio sentire la nuda carne del tuo culo stringersi attorno al mio cazzo e voglio che il mio sperma non sia trattenuto da involucri estranei. Quando eiaculerò voglio farlo nel tuo retto” “Non ti facevo così maiale. Dai comincia. ” Erick punta il glande contro il buco del culo di Janet e comincia a spingere. Il grosso glande ha difficoltà a penetrare lo stretto buco del culo. Janet vincendo il dolore tenta di rilassarsi in modo da favorire la penetrazione.

Dopo una serie di tentativi il glande riesce a valicare lo stretto orifizio anale. Janet lancia un grido di dolore che viene soffocato dal cuscino che sta mordendo. Erick ferma la spinta. “Mamma mi dispiace; non voglio farti male. ” “Non preoccuparti. Continua a spingere. ” Il ragazzo riprende la spinta. Il cazzo, favorito dalla crema, scivola nel culo della donna. Sale lungo il condotto anale e si inoltra nell’intestino retto. La spinta si esaurisce allorché lo scroto urta contro la vagina.

“Mamma sono tutto dentro. Ho il cazzo affondato nel tuo culo. Ora posso dire che sei veramente mia. Ti sto possedendo” “Prima di chiavarmi il culo aspetta che mi sia abituata ad avere il tuo cazzo nel buco”. Erick si abbandona sulla schiena di Janet e le circonda il torace con le braccia. Con le dita artiglia le mammelle della madre e le strizza; le pastrugna; gioca con i capezzoli. Tutte manovre per dare piacere alla madre e fatte per alleviare il dolore provocato dalla penetrazione del suo cazzo nel culo materno.

Janet apprezza le attenzioni del figlio e glielo fa capire emettendo mugolii di piacere. I minuti passano veloci. È Janet a dare il via al figlio. “Dai Erick, figlio mio, completa l’opera iniziata. Chiava il mio culo e godi. Innaffiami l’intestino con il tuo caldo sperma. ” Erick si lancia al galoppo e stantuffa con veemenza il suo cazzo nel culo della madre. Janet si sente come se la stessero spaccando in due. Incita il figlio con frasi e parole oscene che in condizioni normali mai avrebbe pronunciato.

Erick è ormai preda di un raptus. Sta inculando la madre e questo è il massimo delle sue voglie. “Mamma il tuo culo mi è sempre piaciuto ma mai avrei pensato che tu mi concedessi di chiavarlo. ” Il pompaggio del suo cazzo nel culo della madre aumenta d’intensità. Diventa più frenetico. La madre lancia grida di dolore miste a muggiti di piacere. Le piace che il figlio le stia fottendo nel culo. Erick raggiunge il culmine ed eiacula nel culo della madre.

Il suo sperma viene espulso dal glande come fosse un vulcano in eruzione e dilaga nel retto materno. La sodomizzazione di Janet da parte del figlio ha cosi termine. Erick sfila il cazzo dal buco del culo della madre e si precipita in bagno dove viene raggiunto da Janet. Entrambi entrano nel vano doccia e si lavano a vicenda. Janet, con amore materno, lava e pulisce il cazzo del figlio facendo molto attenzione a liberarlo delle impurità di cui si è impregnato stando infilato nel suo culo.

I due si abbracciano e si baciano più volte. Hanno scoperto che il loro amore è aperto ad ogni perversione e sono pronti a tutto pur di soddisfarle. Dopo essersi asciugati ritornano a letto tenendosi per mano come due fidanzatini. Il resto della notte lo trascorrono continuando ad amarsi. Il mattino li sorprende mentre sono lanciati in uno sconvolgente 69. Janet ha la testa fra le gambe del figlio e gli sta succhiando il cazzo.

Erick ha la testa fra le cosce della madre e le sta leccando la vagina. Entrambi mugolano e nitriscono. Entrambi raggiungono il culmine del godimento eiaculando l’uno nella bocca dell’altro il piacere raggiunto. Poi si abbandonano sul letto e, esausti, si addormentano. I giorni che seguono quella loro prima notte sono, per i due amanti, una vera e propria luna di miele. Si avvicina, però, il momento del rientro del padre e questo innervosisce Erick.

Vede nel padre la figura che si frappone fra lui e la madre. “Mamma, non ti importa quando papà sarà a casa? La sua presenza ci impedirà di stare assieme. Non potrò più amarti. ” “Chi ti dice che non potremo più amarci? Non darti pensiero. Noi due continueremo a stare nello stesso letto cosi come abbiamo fatto in tutti questi giorni. Tuo padre non è un ostacolo al nostro amore. ” “Cosa stai cercando di dirmi?” “Sappi che io amo tuo padre e non sarà certamente il mio amore per te che me lo farà perdere.

Del resto nemmeno tua nonna è riuscita ad allontanarlo da me. ” “Che centra la nonna in tutto questo?” “Bimbo tua nonna è come me. Anche lei ha ospitato suo figlio nel suo letto. Tuo padre è il suo amante. E da quel giorno che sai anche tuo cugino è entrato a far parte del suo harem. Sono sicura che anche tu mi tradirai con tua nonna. Lei ti vuole e non sarò certamente io a impedirle di possederti.

C’è di più. Il marito di tua zia fa parte dell’entourage della nonna. Con Geoffry la relazione è stata più profonda. I due hanno messo al mondo un bimbo che oggi ha la tua stessa età. Vuoi sapere altro? OK. Tuo zio vorrebbe possedermi cosi come ha fatto con la suocera. Vuole ingravidarmi. Lo so perché l’ha confidato alla moglie. Fino ad oggi ho resistito alle sue avance. Il perché della mia resistenza? È presto detto.

C’eri tu. Ti volevo. Mi rubavi il sonno. Ora che il mio giovane stallone mi ha cavalcato credo che gli cederò. Anche a me attizza il pensiero di farmi fecondare. Ti darò un fratellino o una sorellina. E poi c’è tuo cugino. Non posso certo lasciarlo senza concedermi. Un’ultima cosa. Tuo padre è anche l’amante di tua zia: la sorella. ” “Dio che famiglia. Ma non mi hai detto come intendi agire con mio padre.

Gli dirai di noi due?” “Certo che glielo dirò. Farò di più. La sera stessa che lo metterò al corrente della nostra relazione tu verrai a dormire insieme a me e insieme a tuo padre. Io starò in mezzo e voi due ai miei lati. Ci divertiremo. ” “Mamma sei impareggiabile. Questo rafforza il mio amore per te. ” “Tu non hai niente da confidarmi? Non hai qualche desiderio nascosto? Oltre me e tua nonna non è che hai fatto un pensierino anche sulla madre di tuo cugino?” “Come hai fatto a capirlo? Sì desidero chiavarla” “Sono una donna e so vedere un uomo che sbava per una mia simile.

Approfitta del fatto che tuo cugino sta ancora trastullandosi con tua nonna. Vai da lei e digli che la vuoi” “Non sei gelosa?” “Perché dovrei esserlo? Quando tornerai da me avrai sempre il tuo cazzo attaccato al tuo corpo. Tua zia si farà chiavare ma non ti staccherà il cazzo”

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Storie in famiglia 5

Erick non sta nella pelle. Sua madre gli ha detto che non si stancherà nel farsi cavalcare e lo farà anche in presenza di suo padre.

Gli ha anche detto che zia Holly lo vorrebbe nel suo letto. Incomincia a pensare ad Holly sempre con più insistenza. Sua madre lo percepisce. A letto la sua irruenza si è affievolita. Decide di dare una piccola spinta psicologica al figlio. “Erick, figliolo, non ti sembra che sia giunto il momento che tu faccia visita a tua zia?” “Mamma è un po’ che ci sto pensando. Non te l’ò detto per non offenderti” “Domani mattina, dopo che tuo zio sarà uscito, andrai da lei.

Non avere paura di tuo zio; ci penserò io a tenerlo lontano. Tu pensa solo a fare il tuo dovere con tua zia. Non tornare da me se non l’avrai sessualmente soddisfatta. Da questo momento, per evitarti tentazioni che possono influire sulle tue prestazioni, ti starò lontana. Non mi cercare. ” Esce dalla stanza e sparisce dalla casa; in effetti va in giardino e chiama suo cognato col telefonino portatile. Gli chiede, prima di rientrare a casa, di passare da lei.

Poi chiama suo marito e gli suggerisce di allungare i suoi impegni per almeno un altro mese. Serghej intuisce il perché dell’invito a tenersi lontano da casa per un tempo così lungo. Senza fare domande assicura la moglie che non farà ritorno a casa fino a quando non sarà lei a chiamarlo. Le augura di trascorrere delle giornate di piacevole divertimento. Janet è soddisfatta. Lei e suo figlio hanno campo libero e tempo a disposizione.

Rientra in casa e vede il figlio che si sta preparando per uscire. Sorride. Non gli chiede niente. Ha capito. Erick dopo essersi fatto la doccia indossa una maglietta, gli slip ed i jeans ed esce di casa. Prima che la porta si chiude alle sue spalle sente la voce della madre che gli augura di avere successo. Senza voltarsi il ragazzo esce e si precipita giù per le scale. Raggiunge la porta dell’appartamento della zia e pigia il dito sul pulsante del campanello.

Pochi minuti e la porta si apre. Holly, sua zia, gli è davanti. È avvolta in un accappatoio ed ha i capelli bagnati. È appena uscita dalla doccia. “Oh! Sei tu. Vieni entra. ” Erick entra e chiude la porta. Segue la zia fin dentro il salone. “Aspettami qui. Cinque minuti e sono da te. ” I minuti diventano sessanta. Holly è ritornata in bagno e si sta guardando allo specchio. Una vampata di calore la pervade il corpo.

Il viso diventa rosso. La micetta che alberga fra le sue gambe lancia miagolii sempre più forti. I capezzoli si inturgidiscono e le mammelle si induriscono. Uno degli oggetti di desiderio di cui ha discusso con sua madre e sua cognata sta lì in casa sua. Non che le dispiaccia. Al contrario il suo corpo lo desidera. È come lo aspettasse. Avrebbe preferito che ad aspettarla nel salone ci fosse suo figlio. Purtroppo Yvonne non lo lascia andare.

Non può lasciarlo ancora ad aspettare. Si libera dell’accappatoio e indossa una camicia che le arriva fino a metà coscia. Sotto non ha niente. La micetta e le tette sono libere. Non sono costrette ad essere circondate da indumenti di cui si può benissimo farne a meno. L’abbottona fino sotto la linea delle tette. Holly ha delle mammelle che farebbero la felicità delle più belle dive del mondo della celluloide. Ne sanno qualcosa suo marito e suo fratello che si sono deliziati leccandole e succhiando latte dai suoi capezzoli.

Ne sa qualcosa sua cognata che, nonostante abbia tette altrettante favolose, la invidia. Holly è orgogliosa delle sue mammelle. Ne va fiera. Il resto delle gambe che sbucano da sotto la camicia sono altrettanto belle. Come pure è bello il suo culo bianco con le fattezze di un mandolino capovolto. Per non parlare delle labbra carnose che si ritrova e degli splendenti occhi di colore blu. Ama il suo corpo. Con questo pensiero nella mente arriva nel salone.

Al vederla il nipote schizza in piedi dal divano. Sua zia, bella, seducente, solare è lì davanti a lui. Ne è ammaliato. “Come mai sei qui. È un bel pò che non ti fai vedere. Dove sei stato tutto questo tempo?” Erick non può certamente dirle che per circa un mese si è trastullato fra le braccia di sua madre. Il ragazzo non sa che sua zia è al corrente di quello che sta succedendo al piano superiore della villa.

“Mi è venuto voglia di vederti. Lo so. Sono stato assente, ma ero molto impegnato. ” Holly sa in che tipo di impegno si è trovato ad affrontare il nipote. “Non è che tua madre c’entri qualcosa con le tue mancate visite? Ti ha forse impedito di venirmi a trovare?” Il ragazzo abbassa lo sguardo verso il pavimento. “No zia! Sono io che avevo timore di venire a trovarti. ” Holly lo guarda e capisce.

Deve incalzarlo. Non deve lasciarselo sfuggire. “Timore? Perché dovresti averne? Mica ti mangio. Sono forse una strega?” “Ecco l’hai detto. Sei una strega e mi hai stregato” “Che cavolo dici? Ti ho stregato?” “Sì. Zia Sono innamorato di te. Tu mi piaci da morire. Voglio fare l’amore con te” “Tu … Tu vuoi scoparmi? Sono tua zia: La sorella di tuo padre” “Sei anche una donna e per di più molto bella. Sono sicuro che anche tu desideri essere montata da me.

” Può benissimo abbandonare la tattica di circuirlo. Suo nipote non si dimostra affatto complessato dal fatto di stare parlando a sua zia. “Sei uno sfrontato. Non so chi mi trattenga dal prenderti a schiaffi” “Quello che ti trattiene è la voglia che hai di me. Sono sicuro che è così” “Cosa ti da questa certezza?” Erick si avvicina alla zia alza le mani e, sotto lo sguardo di Holly, sbottona tutti i bottoni della camicia.

Infila le mani nell’apertura e le poggia sulle tette. “La tua nudità è la certezza. Il tuo seno sodo libero dal reggiseno e la tua fica libera da mutande. E poi c’è il tempo che hai impiegato per fare ritorno. Mi hai lasciato solo per circa un’ora. Hai impiegato tutto questo tempo per convincerti che le cose devono andare così come le hai sognate. Tu mi ami” Holly deve riconoscere che suo nipote ha ragione.

“Sì ti amo. Baciami. ” È fatta. Sua madre ha ragione. Bastava dirglielo e sua zia si sarebbe concessa senza porre ostacoli. Le loro bocche si uniscono in un lungo bacio carico di desideri. Le loro lingue si sfidano. Si avviluppano e danno vita ad un lungo e furioso duello. La zia non smette di frullare la sua lingua nella bocca del nipote il quale diventa cianotico per mancanza d’aria. La donna è una furia.

Lo spinge facendolo cadere seduto sul divano. Si libera della camicia. Si siede sulle gambe del nipote. Porta le mani sotto le mammelle. Gonfia il torace e offre i suoi globi d’alabastro a suo nipote. “Baciale. Leccale. Succhiale. So che ti piacciono. I tuoi occhi non le danno tregua. Hai sempre sbirciato nelle mie scollature. Prendile, sono tue. ” Gli occhi di Erick brillano di cupidigia. Sua zia lo invita a giocare con le sue tette.

Lui ci si avventa. Le sue mani strizzano le sode poppe. Con i polpastrelli dell’indice e del pollice torce i capezzoli e li tira come volesse allungarli. “Così mi fai male. Fai piano. Non trattarle male. Non scapperanno” “Zia hai delle tette favolose. Non ho mai visto mammelle belle come le tue. Nemmeno la nonna e mamma le hanno cosi belle” “Hai visto le tette di mia madre e di tua madre. Quando? Dove?” “A casa della nonna.

Era presente anche tuo figlio”. Erick non dice che dopo si è trastullato con il corpo della madre e che ha giocato con le tette materne. Sa di essersi sbilanciato. Per riparare all’errore fatto si precipita a prendere fra le labbra uno dei grossi e scuri capezzoli e comincia a succhiare come un cucciolo affamato che si aggrappa alla mammella della propria madre per trarne sostentamento. Holly ha già allattato suo nipote. L’ha fatto quando Erick era un cucciolo d’uomo.

Gli ha dato latte cosi come l’ha dato al figlio. A lei piaceva tenerli attaccati al proprio seno e allattarli. Ora, però, le sue tette non producono latte e non può sfamare il porcellino che è attaccato alle sue voluminose poppe. La mancanza di latte non sembra dispiacere suo nipote che succhia le mammelle di sua zia come se ce ne fosse. L’atto d’amore di suo nipote le provoca piacere. Sente l’utero contrarsi e poi rilassarsi.

Una sua mano si insinua fra le sue gambe. Le dita agganciano il clitoride e si spara una sega. Dopo pochi minuti sta già godendo. Raccoglie i suoi umori con le dita e li spalma sui suoi capezzoli costringendo il nipote a leccarli come fossero gocce di latte. Erick è contento. Sua zia lo sta nutrendo. A lui piace quel sapore asprigno. “Basta succhiare. Ho la micetta in fiamme. Spetta a te spegnere le fiamme che la divorano” Lo costringe ad alzarsi dalle sue gambe.

Si libera della camicia e poi fa spogliare il ragazzo. Di fronte al corpo nudo di suo nipote Holly non riesce a trattenere una esclamazione di meraviglia. Il ragazzo è ben fatto. Un particolare del corpo del nipote attira la sua attenzione: il cazzo. Sembra un ariete. Ne è magnetizzata. “Erick, hai una verga che è favolosa. Ed è puntata verso la mia bocca. Vuoi che ti faccia un pompino?” Dalla bocca del ragazzo non esce nessun suono.

Nonostante abbia trascorso gli ultimi giorni della sua vita fra le braccia della madre non riesce a superare il senso di vergogna. Solo un lieve cenno del capo dice che accetta la proposta della zia. “Vieni. Avvicinati” Il glande è alla portata delle sue labbra. Holly china la testa e poggia le sue labbra sul lucido glande. Uno schiocco ed il ragazzo geme. È l’inizio della scalata alla vetta del piacere. La zia ha dato il primo bacio alla vibrante asta di carne del nipote.

La donna fa scorrere le sue caldi labbra sulla superficie del cazzo. Raggiunge i testicoli. Apre la bocca e li accoglie nel suo caldo cavo orale. Le labbra si chiudono su di loro. La zia glieli succhia. Erick ulula. Holly li libera dall’abbraccio delle sue labbra. La sua lingua guizza verso l’esterno e la fa vibrare sull’inturgidita asta di rosea carne. Lentamente risale leccando lungo il pennone che le è davanti. Arriva in cima e lo fa entrare nella sua bocca.

Lascia che scivoli verso il profondo della sua gola. Lo munge con le labbra. Lo succhia. Il nipote è in preda al delirio. La zia gli sta facendo un pompino di quelli con la P maiuscola. Di certo è più brava della madre. Ha un modo di succhiare il cazzo che sembra voglia svuotarlo della sua linfa vitale. “Dio. Zia. Continuando a succhiarmi il cazzo così come stai facendo presto ti eiaculerò in bocca” La zia non gli risponde.

Imperterrita continua a succhiare il cazzo del nipote. Erick è ormai sul punto di esplodere. Afferra la testa della zia e la blocca contro il suo pube. Spinge il bacino in avanti e il piacere lo invade. Dalla sua uretra vengono espulsi copiosi fiotti di caldo sperma che si riversano nella gola della donna che li ingoia tutti. La zia si sta nutrendo dello sperma del nipote. Con le labbra continua a mungere il possente cazzo per far uscire tutto il miele che ancora stagna nel condotto uretrale.

Alla fine il ragazzo si sente svuotato e si lascia andare sul divano. Holly lo guarda. È compiaciuta per aver dato piacere a suo nipote. Ha bevuto l’elisir direttamente dalla fonte. Gli è piaciuto. La sua mente gli dice che quanto prima tornerà ad abbeverarsi. Urge calmare la fame della micina i cui miagolii si fanno sentire a grande distanza. Conscia che il nipote è ancora scioccato per il pompino ricevuto Holly ha necessità che il ragazzo riprenda al più presto il proprio vigore.

Con una mano avvolge il cazzo del nipote e lo mena. Erick sa che la zia non gli darà tregua. La madre è stata un ottima maestra. Sa che deve impegnarsi a fondo se vuole calmare la libidine di sua zia. Veloce spinge la zia a sedersi sul divano. La costringe ad allargare le cosce in modo tale che la vagina è pronta ad accoglierlo. Fionda la testa al centro delle cosce e porta la bocca sulla vagina.

Prima la bacia e poi la lecca. Al contatto della lingua sulle grandi labbra la zia ha un brivido e nitrisce. La lingua di Erick guizza veloce sulla superficie della polposa vagina facendo delle rapide puntate all’interno dell’orifizio vaginale. Nella sua esplorazione la lingua di Erick incontra le piccole labbra e si sofferma a titillarle nonché a succhiarle. Holly dimostra il suo gradimento, per il lavoro che il nipote sta facendo sulla vagina, con lunghi miagolii alternati a possenti nitriti.

La vagina produce secrezioni che il giovane Erick lappa con golosità il nettare che sua zia produce in continuazione. Nella sua esplorazione vaginale la lingua si imbatte in una piccola rosea e lucida protuberanza. È il clitoride. L’organo genitale femminile che opportunamente stimolato è capace di mandare in estasi la più fredda delle donne. Non è il caso di Holly. Appena la punta della lingua di suo nipote si posa sul glande del clitoride un ululato riempie il salone.

È il momento atteso da Erick. Il ragazzo sa che quello è il momento. Deve far godere sua zia. Avvolge il pistoncino con le sue labbra e lo succhia. Holly muggisce. Un dito del ragazzo penetra la vagina e la chiava. L’azione combinata della bocca di Erick sul clitoride e il pistonare del dito nella vagina provocano nella donna grandi esplosioni ormonali. Il corpo di Holly vibra. Accompagna il raggiungimento dell’orgasmo con lungi nitriti di piacere.

Erick si alza in piedi e costringe sua zia a girarsi a pancia sotto. Le fa assumere la posizione cosiddetta “alla pecorina”. Si posiziona dietro di lei e la penetra. Sua zia grida per la violenza del colpo ricevuto ma non si sottrae. Al contrario lo incita. Il grosso glande si apre la strada fra i ricci e folti peli che ornano la vagina di Holly; ne profana l’entrata ed entra nella calda alcova.

Lei lo accoglie adattando le sue pareti alla grossa circonferenza del cazzo. Comprime i muscoli vaginali e munge il muscolo di carne che è dentro il suo ventre. Erick appoggia le mani sui fianchi di Holly e comincia a chiavarla. Lo fa lentamente. Il suo lento dentro fuori è dettato dal desiderio di non solo avere piacere, ma di dare piacere alla zia. Lui desidera che la zia goda. È estasiato. Il solo pensare di stare chiavando la sorella di suo padre gli provoca scariche di adrenalina.

Attraverso lo specchio si vedono le mammelle della donna che, sotto la spinta dei colpi che il suo cazzo da alla vagina, dondolano come due campane. La donna è sovrastata dal piacere. Dalla sua bocca escono suoni incomprensibili. Il ragazzo si stende sulla schiena della donna; le circonda il torace con le braccia e con le mani si aggrappa alle dondolanti mammelle. Le dita artigliano i capezzoli e li strizzano fino a farle male.

La donna grida. Gli morde il collo. Il corpo di Holly è attraversato da scosse. Il nipote accelera il ritmo delle spinte. Il cazzo di Erick entra ed esce dal ventre della zia sempre più veloce. Un urlo squassa il silenzio del salone. La donna ha raggiunto un orgasmo seguito subito dopo da un secondo e poi da un terzo. Anche il ragazzo è all’apice della vetta del piacere. Un grugnito accompagna l’esplosione del vulcano.

Come lava che esce dal vulcano cosi lo sperma esce dal cazzo di Erick. Tre, quattro fiotti di denso e caldo sperma si riversano nel ventre di Holly. La innaffiano e la riempiono dando vita ad un lago in cui si perdono le secrezioni vaginali di Holly e del suo stesso sperma- I due corpi madidi di sudore, esausti, si abbattono l’uno sull’altro ponendo fine al loro amplesso. La prima a riprendersi è Holly.

La bella donna guarda il guerriero steso al suo fianco. Fa scorrere lo sguardo sul corpo nudo del ragazzo. I suoi occhi si fermano sul fallo del nipote. Nonostante sia afflosciato riconosce che è un bel cazzo. Il suo ventre ha dato ospitalità a quella meraviglia. Ne ha goduto e ne godrà ancora per l’intera durata del giorno e della notte. il desiderio di avere il figlio nel proprio letto è per il momento accantonato.

Allunga una mano e prende il telefono. Compone il numero della cognata. La voce di Janet la raggiunge. “Voglio avvisarti che tuo figlio è qui con me e ci resterà fino a domattina. ” La cognata gli risponde che lo sa. “Sono stata io ad incoraggiarlo a venire da te” “Sai che fine abbia fatto mio figlio?” “Non dirmi che ti sei decisa a farti cavalcare? In questo momento è di certo ancora a trastullarsi con tua madre.

La conosci. Quando tua madre ha un giovane puledro che si lascia cavalcare diventa una ninfomane. Dovrai aspettare che la sua libidine si esaurisca. Un ultima cosa. Tuo marito è qui con me e ci resterà per un bel po’. Ho deciso di farmi ingravidare. Lui è d’accordo. Spero che non ti dispiaccia” Holly guarda il ragazzo steso al suo fianco. Sua madre gli darà un fratellino o una sorellina. “Ti faccio i miei auguri più felici”.

Riattacca il telefono e aspetta che il nipote si svegli. La guerra è appena iniziata.

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Da quando Holly ha vinto la guerra ingaggiata con suo nipote Erick è trascorso quasi un anno.

La cognata Janet è al nono mese di gravidanza. Mancano pochi giorni al parto. Il padre del bambino che porta in grembo è il marito di Holly. Geoffry dopo aver ingravidato Janet si è trasferito nell’appartamento della suocera. Il figlio nato dal loro rapporto è venuto a stare con la madre. Yvonne ha lasciato libero suo nipote Robby di fare ritorno nella casa materna. Il vuoto lasciato dal nipote è stato occupato da suo genero.

Erick è ritornato ad occuparsi del corpo della madre reso più attraente dalla gravidanza. Serghej, il marito di Janet, chiamato dalla moglie ha fatto ritorno a casa. Ha trovato il suo posto nel letto occupato dal figlio. Hanno discusso della situazione venuta a crearsi e di comune accordo, così come Janet ha previsto, decidono di far costruire un letto più grande dove è possibile stare comodamente in tre: la donna, il marito ed il figlio-amante.

Nel frattempo Serghej trova ospitalità nel letto dell’amante: sua sorella Holly che, tenuto conto delle condizioni fisiche in cui suo figlio è ridotto dopo la lunga permanenza nel letto della nonna, è ben lieta di accogliere suo fratello nella camera da letto. Di giorno dedica le sue attenzioni al recupero delle forze di suo figlio e di notte soddisfa la sue voglie sessuali facendosi cavalcare forsennatamente da suo fratello. Il tempo passa. Janet partorisce una bella bambina.

Yvonne, nonostante l’età, è nuovamente gravida. Serghej è tornato nel proprio appartamento. Insieme al figlio giocano con il corpo di Janet che si dona con grande soddisfazione alle voglie dei due uomini. Robby il figlio di Holly recupera, grazie alle cure amorevoli della madre e grazie alla forzata astinenza sessuale, le proprie forze. Il suo fallo è tornato ad indurirsi. Holly sorveglia con malcelato interesse il recupero del figlio. Ogni notte si reca nella stanza di Robby e si siede in poltrona con gli occhi fissi su un punto del corpo del ragazzo in attesa di qualche segno di ripresa.

Il segnale arriva. Un mattino Holly va dal figlio a portargli la colazione a letto. Il ragazzo sta ancora dormendo. Holly poggia il vassoio sul comodino e va ad aprire la finestra/balcone. La luce entra nella stanza. Holly ritorna verso il letto e vede. Il figlio sta dormendo nudo. È disteso sulla schiena. Il suo sguardo è attratto dal pennone che dal basso ventre del figlio si inalbera verso il cielo. Un palo lungo almeno 20 cm.

e con un diametro di 3 cm. e con un glande lucido e splendente è quanto di più bello abbia visto circolare in quella casa ed appartiene a suo figlio. Un cazzo di quelle dimensioni non l’ha mai visto. Ne suo marito, ne suo fratello e tantomeno suo nipote Erick l’hanno cosi lungo e così grosso. Ecco spiegato il motivo per cui sua madre non lasciava che suo nipote tornasse da lei. Al suo posto avrebbe fatto lo stesso.

Prende la poltrona e l’avvicina al letto. Ci si siede e si ferma a guardare la meraviglia delle meraviglie: il cazzo di suo figlio. Pensieri perversi le turbinano nella mente. Una mano si infilla nello spacco della camicia e si sofferma su una mammella. L’accarezza. Con due dita aggancia un capezzolo e lo strizza. Un mugolio le esce dalle labbra. L’altra mano è scivolata fra le sue gambe e con le dita si picchietta il clitoride.

È talmente presa dai pensieri osceni che non si accorge che il figlio si è svegliato. Robby non è per niente infastidito dalla presenza della madre. Ne tantomeno gli da fastidio il fatto che sua madre si stia masturbando. Sua nonna Yvonne lo faceva spesso in sua presenza. A lui piaceva vedere la nonna mentre si masturbava. Si eccitava. La stessa cosa gli accade vedendo sua madre che con una mano si tortura un capezzolo e con l’altra si sgrilletta il clitoride.

Un urlo liberatorio gli dice che sua madre sta avendo un orgasmo e sta godendo. È un urlo che lo eccita al punto tale da fargli indurire il cazzo fino ad avere la sensazione che stia per scoppiare. Si alza e si avvicina alla madre. Prende il cazzo con una mano e lo avvicina alla bocca della donna. Holly istintivamente dischiude la labbra e il glande vi si intrufola fra loro. Le viene naturale leccare e succhiare la poderosa verga di calda carne.

Robby afferra la testa della madre con le mani e la blocca contro il suo pube. Holly avviluppa il glande con la lingua e lo lecca mentre la sue labbra mungono il favoloso cazzo del figlio. Robby sente il piacere invadere il corpo cavernoso. Lo sente scorrere verso la cima del glande ed esplodere nella bocca della madre la quale ingoia tutta la lava che il vulcano del figlio sta eruttando nella sua bocca.

L’eruzione si estingue. Il ragazzo si distende sul letto, Il cazzo perde la sua boria e si affloscia. Holly ritorna sulla terra. Avverte il sapore dello sperma impiastricciarle la bocca. Guarda il figlio e nota che il palo si è afflosciato. “Cosa è successo?” “Quello che ho sempre desiderato. Ho goduto nella tua bocca. ” ”Oh dio. Ti ho fatto un pompino?” “No, mamma. Non credo proprio che quello sia stato un pompino. Se cosi fosse ne resterei deluso.

No. Hai solo bevuto il mio sperma. ” Indicando il fallo afflosciato. “Che fine ha fatto il tuo attrezzo?” “Sta riposando. ” “Lo sa che deve trasformarsi in idrante? Deve spegnere il fuoco che divampa nella mia vagina. Lo sa che deve trasformarsi in un ariete? Deve sfondare le mura della mia fortezza. Lo sa che la mia micina vuole ospitarlo per un periodo indefinito nella sua casa?” “Mamma lo sai che sto aspettando questi momenti già da quando ho cominciato a fantasticare sul sesso? Lo sai che sei l’incubo dei miei sogni notturni? Lo sai che le mie prime polluzioni notturne erano a te dedicate? Lo sai che ti amo e voglio stare sempre con te? Dormire nel tuo letto.

Essere il tuo amante? Mamma, voglio fecondarti; voglio ingravidarti. ” Holly non si aspetta questa dichiarazione d’amore da parte del figlio. Si fa prendere dal panico. “Non ho capito. Ripeti le ultime parole. ” “Hai sentito bene. Voglio che tu partorisca un figlio mio. ” Robby, suo figlio, vuole inseminarla. È decisamente impazzito. Una cosa è farsi chiavare e un’altra è dargli un figlio. Stare con sua nonna lo ha fatto uscire di senno.

“Non si può. Noi possiamo amarci all’infinito ma io e te non possiamo mettere al mondo dei bambini. Non ne faccio una questione morale. Lo dico perché è geneticamente sbagliato. Se non ci fossero conseguenze mi farei ingravidare. Per favore, amore mio, scaccia questo assurdo pensiero dalla tua mente. Prendi pure il mio corpo. Possiedimi. Chiavami. Ma non chiedermi di essere la tua scrofa. Niente figli. ” Cosa sta succedendo? Il cucciolo d’uomo vuole che la donna di suo padre ovvero sua madre gli dia un figlio.

Cosa deve fare per distogliere la mente del figlio da quell’assurdo pensiero. “Vuoi un figlio? L’unica donna in questa villa che può dartelo è tua zia Janet. Chiedilo a lei. Ha da poco partorito un figlio di tuo padre. Vedrai che sarà contenta di farsi nuovamente ingravidare. ” “Mamma il figlio voglio farlo con la donna che amo e quella sei tu. ” Che pasticcio. Ha penato per averlo con lei ed ora corre il rischio di perderlo di nuovo per una gravidanza.

Ha creduto che il figlio volesse solo possederla. Chiavarla. Ma mai avrebbe pensato che si spingesse fino al punto di chiederle di fargli un figlio. Quella assurda richiesta l’ha gettata nello sconforto più assoluto. Ha bisogno di parlarne con qualcuno. Le vengono in mente due sue amiche: Una psicologa ed una ginecologa. Esce dalla stanza di Robby e va nella sua stanza. Si chiude dentro. Prende il telefono e compone il primo numero. Poi chiama anche il secondo numero.

Ha parlato con entrambe ed ha fissato per il fine settimana, a casa della ginecologa, un incontro a tre. Il sabato mattina si reca all’appuntamento con le amiche. È la prima ad arrivare a casa della ginecologa. “Ciao Holly. Ti trovo in perfetta forma. Sei sempre più bella. Spero che ti tratterrai a tenermi compagnia. ” L’amica le da un bacio sulle labbra e l’abbraccia stringendola forte. Cinque minuti ed ecco che anche la psicologa è ad abbracciare la bella Holly.

“È trascorso molto tempo dall’ultima volta che sei venuta a farmi visita. A che dobbiamo questa chiamata?” Holly le guarda. Sono le sue più care amiche. Tra loro non ci sono segreti. Ognuna di loro conosce vita, morte e miracoli delle altre. Hanno in comune molte cose tranne una. L’unica ad essere sposata è Holly. Le altre due sono libere. Non hanno legami tranne quelli con i figli di cui non ne conoscono la paternità.

Tutte e tre sono bisex. Piacciono agli uomini come alle donne. Fra loro tre ci sono stati e ci sono ancora anche legami omosessuali. Le tre donne sono state compagne di letto. Anche se i loro incontri amorosi durano ancora raramente si vedono. “Ragazze, mi trovo in un grosso pasticcio. Sono innamorata. ” Le due amiche la guardano e poi si guardano. È la psicologa a parlare. “Ci hai chiesto di incontrarci per dirci che sei innamorata? Questo sta ad indicare che l’uomo in questione non appartiene alla ristretta cerchia familiare.

Da quel che sappiamo gli uomini di famiglia sono assidui frequentatori del tuo talamo. Tuo marito e tuo fratello fanno a gara per depositare il loro cazzo nella tua vagina. Tu ne sei soddisfatta. Perché ti vuoi imbarcare in una nuova storia. E chi è questo stallone che ha attirato le tue attenzioni su di se?” “Sappiate che gli uomini di famiglia sono diventati tre. Oltre i due di cui già sapete se ne aggiunto un terzo: mio nipote.

” È il turno della ginecologa. “Tuo nipote? Il figlio di tuo fratello. Ma è un ragazzo. Ti sei portata a letto Erick? Lo hai scopato. Scusa se te lo dico: sei diventata una puttana. È di lui che sei innamorata?” “Ti prego di non offendere. No. Non è di Erick che sono innamorata ma di suo cugino, mio figlio Robby. ” Le due la guardano a bocca aperta. “Tu ami tuo figlio? Tu che hai sempre detto che non avresti mai fatto sesso con un tuo figlio vai ad innamorarti proprio di Robby.

” “Riconosco di aver avuto torto. Come mia madre che si fa chiavare da mio fratello, anch’io desidero farmi cavalcare da mio figlio. ” “Vuoi dire che non lo hai ancora chiavato?” “No. Ha solo scaricato il suo squisito sperma nella mia gola. ” “Gli hai fatto un pompino?” “No. Ha messo il suo cazzo nella mia bocca ed ha goduto. ” “Deve essere un vero maiale. ” “Lo ha addestrato sua nonna, mia madre.

” “Tua madre ti ha preceduto e gli ha fatto da maestra. Brava Yvonne. Merita un encomio solenne. Ancora non ci hai detto la vera ragione per cui ci hai convocate. Sono sicura che non è l’amore per tuo figlio che ti ha spinto a chiamarci. ” Holly le fissa negli occhi. “Vuole un figlio. ” “Chi vuole un figlio?” “Robby vuole fecondarmi. Vuole ingravidarmi. Ha detto che solo concependo un figlio suo gli do la dimostrazione di amarlo veramente.

Ecco perché vi ho chiamate. Cosa devo fare?” Le due amiche le si avvicinano. La psicologa è la prima a parlare. “Poverina. Sei in un bel pasticcio. ” La ginecologa le dice di non farne un dramma. “Continua a prendere la pillola. Portalo a letto. Digli che hai bisogno di riflettere sulla sua richiesta. Mentre rifletti ti fai chiavare. E poi…” “Poi verrà pure il momento che dovrò dargli una risposta. ” La ginecologa la prende per mano e la invita a seguirla.

La psicologa le sta dietro. Raggiungono una stanza. La porta viene aperta ed entrano. Nella camera ci sono un ragazzo di circa 20 anni; una ragazza di 18 anni ed una bambina di due anni. I tre sono tutti figli della ginecologa la quale si china sulla bambina e la prende in braccio. “Questa è il poi. ” E indicando suo figlio “e questo è suo padre. ” Holly la guarda con aria sconvolta.

Esce dalla stanza e ritorna nel salone. La psicologa e la ginecologa con la bambina in braccio la seguono. “Hai partorito una figlia che è frutto del rapporto che hai con tuo figlio. Ti sei fatta ingravidare dal tuo primogenito? L’hai tenuto nascosto anche a noi due. Perché?” “L’unica a non saperlo eri tu. Non te l’ho detto perché sapevo in anticipo le tue reazioni. Eppoi non sono l’unica a trovarsi in questa situazione.

” Holly sposta i suoi occhi sulla psicologa la quale tende una mano verso il viso dell’amica e l’accarezza. “Amore. Sono nella stessa condizione. Anch’io ho una figlia avuta con il mio primogenito e sono contenta. ” Holly è sconvolta. Le sue compagne di letto si sono accoppiate come bestie con i rispettivi figli e dall’accoppiamento sono nati due bambini. È questa la sorte che le spetta se si fa chiavare da suo figlio? Anche lei sarà come se fosse una cagna che soggiace alle voglie del maschio.

Con la mente in subbuglio Holly raccoglie la sua borsa e va via. Rientra a casa e si dirige in camera sua. Si spoglia lasciando solo il reggiseno e le mutande di pizzo nero. Si distende sul letto e chiude gli occhi. Immagini da film hard le si proiettano nella mente. Si vede lei stessa in posizione carponi e il figlio che le è dietro disteso sulla sua schiena con le mani ancorate alle sue tette.

Si vede nuda con il pancione cresciuto a dismisura e il figlio che la monta standogli dietro. Si vede con un bambino fra le braccia che sta succhiando latte dalle sue mammelle mentre Robby la guarda. Mentre le scene si susseguono uno dietro l’altra avverte una presenza ad un lato del letto. Apre gli occhi e lo vede. È Robby. È nudo. La sua figura la sovrasta. “Mamma sei bellissima. ” La sta guardando con occhi carichi di desiderio.

“Mamma mi faresti un pompino. Di quelli con la P maiuscola. ” Solo allora si accorge che il cazzo del figlio si erge imperioso e punta verso di lei. L’oggetto dei suoi desideri, l’incubo dei suoi sogni è lì davanti ai suoi occhi e le sta parlando. Vuole essere baciato; leccato; succhiato. Holly si sbottona il reggiseno e le sue bellissime tette esplodono balzando sotto gli occhi avidi del figlio. “Stenditi. ” Il ragazzo prende posto sul letto.

La madre si porta fra le gambe del figlio e gliele fa allargare. Circonda il cazzo del giovane puledro con le sue mammelle e lo massaggia. “Mamma è bellissimo quello che mi stai facendo. ” Lei non risponde. Continua a massaggiare quel grosso fallo con le sue tette per diversi minuti. Poi smette. Con la mano avvolge il giovane fallo e lo stringe. China la testa verso il luccicante glande e lo bacia. Robby geme.

La madre tira fuori la lingua e la fa vibrare sopra ed intorno a quel grosso glande. Le papille della lingua lo sentono pulsare. Senza staccare la lingua dalla superficie del favoloso oggetto scende leccando l’intera asta. Giunge sui testicoli. Sono gonfi e bollenti. Li lecca. Apre la bocca e con le labbra li circonda. Li succhia. Il figlio mugola di piacere. Sostituisce la bocca con il palmo di una mano. Leccando risale lungo la verga.

Fa scorrere la lingua più volte sulla superficie del cazzo. Ritorna sul glande. Con la punta della lingua solletica il prepuzio. Dischiude le labbra ed il grosso glande sparisce nella bocca materna. Robby ha un sussulto. Sente la lingua della madre avviluppare il suo glande. Gli piace. Lancia un lungo ululato. Deve fare un grosso sforzo per non sollevare il bacino e affondare il cazzo nella gola della madre. A farlo scivolare verso la profondità della sua gola ci pensa la madre.

Holly incomincia a farsi penetrare la bocca. Lo fa lentamente. Il cazzo di Robby scivola nella bocca della madre che lo riceve facendo lavorare la sua lingua che lecca veloce la lunga asta di carne. Le labbra di Holly toccano il pube del figlio. Gli ispidi peli che formano la corona che circonda la base del fallo le solleticano il naso. Il cazzo del figlio, 20 cm di dura carne, è interamente affondato nella sua bocca.

Il glande ha raggiunto la trachea. Lei stessa è sorpresa della capacità di ricezione della sua bocca. Pochi secondi di sosta e poi riprende a far indietreggiare lentamente la bocca senza smettere di far vorticare la lingua intorno al glande. Quando le labbra incontrano il prepuzio Holly riprende a far scorrere la bocca di nuovo verso la radice del cazzo. L’operazione si ripete per diverse volte. Ad ogni su e giù gli ululati di Robby si fanno sempre più intensi è più ravvicinati.

Holly capisce che il figlio sta per avere il suo momento di godimento. Il ragazzo sente salire lungo il condotto uretrale il suo piacere che culmina in una esplosione di sperma che fuoriuscendo come lava da un vulcano raggiunge la gola di Holly. Uno, due, tre, quattro potenti bordate di denso sperma vengono sparate nella gola materna che si premunisce di convogliarle nel proprio stomaco. Quando è sicura che il cazzo del figlio non ha più il denso liquido da farle bere Holly si solleva e si siede a cavalcioni del figlio.

Poggia le mani sul petto del ragazzo e aspetta. Robby apre gli occhi e guarda sua madre. Holly vede negli occhi del figlio il compiacimento per quello che ha ricevuto. “Mamma, sei stata fantastica. Hai succhiato il mio cazzo come nessun’altra ha mai fatto. Hai superato tua madre che pure è una maestra nell’arte del succhiare cazzi. ” Holly è soddisfatta. “Sono contenta che ti sia piaciuto. Non credi che meriti un premio. ” “Cosa vuoi che ti dia?” “Perché non mi ripaghi della stessa moneta.

La mia micina vorrebbe essere baciata e leccata. ” “Non sia mai detto che non faccia godere mia madre. Dai scendi dalla mia pancia ed allarga le cosce che voglio mangiartela la tua fighetta. ” Holly si sfila le mutandine; poggia la schiena contro la spalliera del letto; allarga le cosce a 160°; tira su le gambe contro il suo corpo; poggia le dita sulle grandi labbra e facendo pressione le allarga mettendo in mostra le parti nascoste della sua polposa vagina.

“Il piatto è servito. Puoi mangiare. Spero che ti piaccia. ” Robby resta affascinato dalla bellezza della figa materna. “Mamma, è stupenda. Hai una pucchiacca grossa, rosea e luccicante. ” Si mette carponi fra le cosce della madre. Passa le braccia sotto i glutei e ancora le mani alle bianche natiche. Fionda la testa sull’organo da cui ha avuto origine il suo essere uomo. La sua bocca entra in contatto con le grandi labbra.

Le morde. I peli che fanno da corona alla superba vagina gli entrano nel bocca. L’odore di fregna in calore gli penetra nel naso. Lo inebria. Continua a mordere. La madre geme. “Figliolo da quant’è che non mangi?” Robby smette di mordere e incomincia a leccare. La sua lingua spazia sulla intera superficie vaginale della madre. La punta della lingua incontra le piccole labbra che fanno da ali all’orifizio vaginale. Le circonda con le labbra e dopo aver fatto guizzare la punta della lingua su quelle gonfie e pulsanti ali di farfalla incomincia a succhiarle.

Holly ha un brivido. Le piace quello che il figlio sta facendo alla sua sorca. Il sangue che le circola nelle vene aumenta di velocità. Il ragazzo penetra l’orifizio vaginale con la lingua e spazia sulle rosee pareti leccandole e lappando le secrezioni vaginali che, abbondanti, colano verso la sua bocca. Ai brividi che le percorrono il corpo Holly vi aggiunge anche dei tremiti e nitriti di piacere. La donna ha un primo orgasmo.

L’esplorazione dell’organo genitale materno prosegue instancabile. Le sue labbra incontrano il clitoride che è del tutto fuoriuscito dal suo nascondiglio. Il glande clitorideo viene circondato dalle labbra di Robby. Prima lo titilla con la punta della lingua poi lo lecca. La donna solleva il bacino. Il figlio smette di leccare e comincia a succhiare l’inturgidito clitoride. Sta facendo un pompino a sua madre. La donna si dimena sul letto in preda a forti convulsioni.

Un secondo orgasmo la invade. Questo è accompagnato dalla fuoriuscita dall’uretra materna di liquido denso e cremoso. Holly sta godendo. Robby lappa il nettare materno e lo ingoia. Lo trova squisito e gradevole al palato. Quando l’ape regina smette di produrre miele Robby si solleva e si distende sul corpo della madre. Non deve darle tregua. La sua verga punta dritto verso l’orifizio vaginale. Il grosso glande è fra le grandi labbra. Una spinta del bacino e l’ariete si apre la strada verso l’interno.

Favorito dalle secrezioni vaginali il cazzo di Robby scivola nel ventre della madre. Il grosso glande incontra il collo dell’utero e la spinta si ferma. Durante la penetrazione Holly lancia lunghi ululati. Suo figlio è entrato nel suo corpo. La sta chiavando. Non avrebbe mai creduto di arrivare a farsi chiavare dal proprio figlio. Il DNA ereditato da sua madre Yvonne ha favorito l’incontro tra la propria figa ed il cazzo del figlio. Solleva le gambe e le porta dietro la schiena del figlio circondandolo in un forte abbraccio.

Il sogno finalmente si sta realizzando. Nessun dubbio le attraversa la mente. Sa che sta avendo un rapporto i****tuoso. Ma non è forse i****tuoso anche il rapporto che da anni ha con il fratello? Lo ha cercato; lo ha voluto. Lei vuole possedere suo figlio come uomo. Ci è riuscita. Con una spinta i due corpi rotolano sul letto e si fermano solo quando Robby si ritrova disteso di schiena e la madre gli è a cavalcioni con il cazzo saldamente piantato nel suo ventre.

I muscoli vaginali di Holly avvolgono il cazzo del figlio in un caldo e piacevole abbraccio. Spetta a lei cavalcarlo. Poggia le mani sul torace del figlio e da inizio ad un lento galoppo. Le sue mammelle schiaffeggiano il viso di Robby che non se le lascia sfuggire. Riesce ad afferrare, uno per volta, i grossi capezzoli ed a succhiarli. Le unghia di Holly affondano nei muscoli pettorali di Robby. I grosso globi d’alabastro sono due campane in movimento continuo.

La donna, ad ogni sgroppata, lancia possenti nitriti imitata dal figlio che emette suoni di cui non si capisce a quali a****li paragonarli. Di sicuro appartengono all’a****le uomo. Il galoppo gradualmente aumenta l’andatura fino a diventare sfrenato. Il corpo di Holly incomincia a tremare. L’orgasmo sta salendo verso il cervello. Lo invade. La sconvolge. Urla. Gode. Viene. Allo stesso istante il figlio eiacula nel ventre materno. Lei sente il caldo sperma del figlio inondarle la vagina e schiacciarsi contro il suo utero.

Arriva la quiete. I due si guardano negli occhi. Sorridono. Non serve parlare per dirsi che si amano. Da quel giorno madre e figlio non smetteranno più di amarsi. Robby si trasferisce nella camera da letto della madre e insieme si lanciano in furiose galoppate. La mente di Holly raggiunge la tranquillità psicologica. Le notti non sono più prede di sogni carichi di sesso. Dorme tranquilla sapendo che il figlio è sempre pronto a soddisfare i sui istinti a****leschi.

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Sara ed il fratellino feticista

“Come mai hai smesso di tormentare tua sorella, tutto d’un tratto? Hai messo la testa a posto, o ti sei semplicemente scocciato?” chiese papà Andrea a suo figlio Francesco.
“Non mi piace essere monotono” rispose Francesco, 20 anni, che effettivamente aveva sempre tormentato sua sorella Sara, 18 anni, rompendole le shitole e prendendola in giro.
“Te ne rendi conto solo dopo anni e anni di monotonia?” disse il padre, ridacchiando. “Veniamo al dunque: domani mattina io e tua madre partiamo, e mi raccomando! Non fateci trovare casa distrutta, al ritorno”.

“Sì, pa’, non siamo bambini!” disse Francesco, seccato.
“Beh, conoscendovi direi che le mie preoccupazioni sono più che giustificate. Ma sì, dai, negli ultimi giorni ho notato un netto miglioramento; mi fido di voi” disse il padre, dando una pacca sulla spalla di suo figlio.
Effettivamente, erano alcuni giorni che Francesco non aveva minimamente osato di rompere a sua sorella. Ma di certo non era stata la noia a far mettere la testa a posto a Francesco.

Francesco era un ragazzo nella media della sua età, scuro di occhi e di capelli, non il tipico palestrato, ma un fisico apprezzabile dalle ragazze.
Sara, sua sorella, aveva lunghi capelli biondi ed occhi verdi. Anche lei era molto apprezzata da tutti i ragazzi, essendo molto carina.
Fratello e sorella erano molto diversi caratterialmente: Francesco era un tipo pieno di sé, molto vanitoso, estroverso, e spesso anche buffone. Sara era una ragazza molto riservata, e in genere se ne stava tranquilla per conto suo.

Francesco amava tormentare sua sorella: coglieva sempre l’occasione per prenderla in giro, per stuzzicarla, sia davanti la famiglia che davanti gli amici.
Ma lei era sempre rimasta impassibile, in silenzio; o perché incapace di reagire, o perché poco se ne fregava. Qualche volta, invece, aveva anche pianto, silenziosamente ed in segreto.
La svolta c’era stata in un caldo pomeriggio di luglio. I genitori di Sara e Francesco sarebbero dovuti partire per trascorrere dieci giorni al mare; ovviamente, data la loro età, i due fratelli sarebbero rimasti a casa, andando al mare solo occasionalmente, con gli amici.

In quel fatidico pomeriggio, i genitori erano in giro, per le ultime spese per la vacanza; Sara era a casa di un’amica, e Francesco era rimasto da solo, a casa. L’occasione perfetta per smanettarsi con dei filmini fetish.
Sì, nonostante il suo carattere forte, Francesco nascondeva anche un’indole sottomessa. Era un amante dei piedi femminili e della dominazione. Si sentiva schiavo delle belle ragazze, a cui si sarebbe sottomesso molto volentieri. Nonostante avesse già avuto delle ragazze, ancora non era riuscito a realizzare quel suo desiderio nascosto.

L’unico sfogo l’aveva trovato in internet.
Il caso volle che quel pomeriggio Sara aveva deciso di rincasare prima.
Francesco aveva il volume al massimo, sicuro che avrebbe avuto ancora molto tempo a disposizione. Stava vedendo il video di due mistress russe, che dominavano il loro schiavo nella loro lingua, con sottotitoli in inglese.
“Eh bravo!” sentì improvvisamente Francesco. Sua sorella Sara era dietro di lui, e guardava la scena, disgustata. Non sapeva cosa fosse peggio: un uomo nudo ai piedi di due donne, sul monitor del pc di suo fratello, o suo fratello stesso, col suo membro in mano.

Francesco d’istinto stoppò il video e si rialzò velocemente i pantaloni, rosso in volto, e urlò:
“Ma ti decidi a uscire? Cazzo ci fai già a casa?”.
Ma Sara non si mosse di lì.
“A te di certo non dovrebbe importare un cazzo di cosa ci faccia io a casa. E’ casa mia, oltre che casa tua. E di certo non mi faccio dare ordini da te in questo momento. A te questo piace, allora? Questo si nasconde dietro il tuo carattere di merda? Un uomo che si eccita guardando un uomo nudo ai piedi di due sgualdrine che lo frustano? Mi sento proprio delusa.

Stronzo, sì… ma fino a questi livelli no, che cavolo!” urlò Sara, con una calma ed una freddezza spiazzante.
Francesco avrebbe voluto morire per la vergogna.
“E a te non deve importare cosa mi piace… a me piace di tutto, piace cambiare…” fu la prima scusa che riuscì a trovare.
“Ma quale cambiare!” sbraitò Sara. “Ora sarai tu, a cambiare. Le cose in questa casa, cambieranno. Ora sarò io a dominare te.

Ma non come fanno quelle donne in questi schifosissimi video senza trama da quattro soldi. Di certo non ti metterò i piedi in faccia per dieci minuti per poi farti sparare un segone, e sono sicura che lo faresti anche, porco pervertito. Io ti dominerò nel vero senso della parola. D’ora in poi smetterai di usare quel carattere di merda contro di me, e anzi, ti renderai molto utile. Dovrai smettere di rompermi le palle, quando sto con le mie amiche mi devi lasciare in santa pace con loro, devi smetterla di pavoneggiarti, almeno quando ci sono pure io.

E, come detto prima, ti renderai utile per molte cose. Mi puoi fare da tassista, puoi ‘aiutarmi’ a pulire la camera, e tante altre cose.
E poi, se proprio ogni tanto ti voglio far divertire un poco, ti lascerò l’onore di potermi massaggiare i piedi. Tanto, lo so che ti piacerebbe, e voglio anche vedere fino a che punto sei uno schifoso pervertito. Se non accetti queste condizioni, beh… credo che le mie amiche e i tuoi amici potrebbero qualcosa su cui spettegolare.

Io odio farlo, ma loro potrebbero trovarlo divertente. Ai nostri genitori non dirò nulla, per non dargli un gran dispiacere. Ma tu da ora in poi dovrai tremare, quando ci sono io. Ma stai tranquillo, tra pochi giorni mamma e papà partono: hai scelto un ottimo momento per farti trovare in flagrante. Avremo molto tempo per parlare e metterci d’accordo sulle cose. Ora ricomponiti e vai a vedere se in camera mia c’è qualcosa da mettere in ordine”.

‘Che coglione che sono!’ pensò Francesco. L’ultima cosa di cui aveva bisogno era farsi sottomettere da sua sorella… che piano piano si avvicinò, e gli mollò un ceffone forte e sonoro sulla guancia, facendogli molto male.
“A dopo, schiavo” disse Sara, calcando molto accuratamente la parola ‘schiavo’; poi scoppiò a ridere, e se ne andò.
La reazione istintiva di Francesco sarebbe stata quella di picchiarla selvaggiamente… ma dopo tutto, lei era venuta a conoscenza del suo segreto più oscuro.

Una sola parola, e avrebbe perso la dignità. Voleva uscirsene da quella situazione, ma doveva pensare bene come. Sapeva benissimo che sua sorella non era una stupida, e sarebbe stato difficile scendere a patti con lei, dopo anni e anni di tormento.
Francesco andò in camera di Sara, che fortunatamente, non era molto disordinata. Mentre riordinava quelle poche cose che erano in giro, Francesco pensava frenetico: sarebbe riuscito ad uscirsene da quella situazione infernale?
Riordinando la camera di Sara, Francesco rimase ammirato dal suo ordine e dalla sua pulizia.

Fortunatamente, non c’era un granché da ordinare o pulire, il grosso già era stato fatto da Sara. Sulla scrivania, Francesco notò alcune fotografie di sua sorella con alcune amiche: sua sorella era una ragazza molto semplice e sorridente. Rimase qualche minuto a fissare quelle foto; doveva essersi comportato davvero da stronzo, per farsi odiare così tanto da una ragazza così; perché, effettivamente, per arrivare a quel tipo di ricatto, Sara doveva odiarlo davvero parecchio, e Francesco non vedeva un metodo di riappacificazione; Sara aveva finalmente avuto la sua occasione per capovolgere la situazione in famiglia, e difficilmente se la sarebbe fatta scappare.

I giorni successivi, alla vigilia della partenza dei genitori, si avvertivano già i primi segnali di cambiamento: Francesco non osava guardare sua sorella negli occhi, sia per l’imbarazzo di essere stato scoperto a masturbarsi davanti un video fetish, sia per paura che potesse aprire bocca davanti i suoi (anche se effettivamente lei aveva promesso di non proferire parola davanti a loro, ma avrebbe benissimo potuto cambiare idea da un momento all’altro).
I genitori notarono questo improvviso cambiamento, e ciò portò il padre a chiederne il motivo a Francesco, che si giustificò menzionando la noia.

La sera prima della partenza, i genitori fecero le solite raccomandazioni ai figli; di stare attenti alla casa, di non lasciarla troppo da sola, soprattutto di sera, di non sprecare troppa corrente elettrica, e, soprattutto, di non litigare tra di loro.
Dopo le raccomandazioni dei genitori, Sara prese Francesco da parte, tirandolo per un braccio, e gli disse:
“Anche io ho delle raccomandazioni da farti, Francesco. Ma ne parleremo domani mattina, a quattro occhi, tranquilli tranquilli.

Sogni d’oro bambino mio” e gli schioccò un bacio sulla guancia.
Evidentemente, Sara si stava godendo il suo momento di gloria.
La mattina dopo, i genitori partirono, e Francesco rimase a dormire fino a tardi… o almeno, fino al momento in cui Sara entrò in camera sua, accendendo la luce, abbagliando i suoi occhi.
“Spegni quella luce!” urlò Francesco istintivamente.
Sara si sedette lentamente sul suo letto, e gli mollò un ceffone improvviso e violento.

“Ancora pensi di dirmi cosa devo e cosa non devo fare? Allora cominciamo davvero male, Francesco” disse Sara, con una calma allucinante. Non sembrava arrabbiata, voleva semplicemente godersi quei momenti in santa pace, per quella che sapeve essere una tortura per un tipo come suo fratello.
“Tu non puoi permetterti di infrangere le mie regole” continuò Sara. “Oppure… dalla mia bocca potrebbe… ecco… sfuggire che tu ti stavi smanettando davanti al computer.

Ma mica un semplice porno? Ovviamente no! C’erano due belle puttanelle straniere, che si divertivano a schiacciare un uomo nudo ed insignificante… esattamente come te: non dirmi che non ti sarebbe piaciuto essere nei suoi panni; anzi, nei suoi NON panni, visto che era nudo. E poi? Cosa penserebbero i tuoi amici di te? O le mie amiche? Non penso che ci faresti una bella figura, soprattutto coi maschietti. Visto che stronza che sono, Francy? Ma no, dai.

Lo stronzo sei tu, che, pur essendo un sottomesso del cazzo, hai sempre voluto fare la parte del buffone, rompendomi le palle in una maniera indicibile”.
Francesco era seccato di dover riascoltare quelle cose; ogni parola di sua sorella era una pugnalata diritta al cuore. Ma che avrebbe potuto fare? Picchiarla? Avrebbe solo peggiorato le cose. Minacciarla? Ma di cosa? Lei aveva la coscienza pulita, e non gli veniva in mente nessuno stratagemma per sistemare le cose.

Avrebbe solo dovuto collaborare; e si aspettava un prezzo altissimo da pagare. E infatti, sua sorella fu inflessibile.
“Ora cominciamo con le regole” continuò Sara. “Per prima cosa, in casa, sarai sempre tu a mettere in ordine, e visto che sei un buono a nulla, ti dirò io come fare, e guai a te se mi fai ripetere una cosa più di una volta. Poi, papà ha detto che dobbiamo dividerci i momenti in cui accendere l’aria condizionata nelle nostre camere, quando riposiamo o quando andiamo a dormire; inutile dire che tu mi cederai tutte le tue volte.

Tu potrai accenderlo solo quando io non sono in casa, perché quando ci sarò, accenderò sempre e solo il mio, e non pensare minimamente di venire in camera mia per scroccare un po’ di aria fresca, devi marcire al caldo, davanti i tuoi video: farai un mix di sudore, tra calore ed eccitazione. Poi, mi aiuterai economicamente: se mi serve una ricarica telefonica, o qualsiasi altra cosa, come un’uscita, un ingresso in spiaggia o al cinema e tante altre cose, sarai tu a sborsare i soldi, dai tuoi risparmi; i miei me li conserverò con tanto amore.

Inutile dire che se solo lo volessi, tu dovrai accompagnarmi da qualsiasi parte io voglia, a qualsiasi orario, e non m’importa che impegni tu abbia preso; anzi, se hai intenzione di fare qualcosa, vienimi prima a chiedere il permesso, che è meglio. Poi organizzeremo una serata con amici in comune, perché ti voglio osservare durante tutta la serata, e tu dovrai essere teso come una corda di un violino per tutto il tempo, temendo che io possa dire qualcosa; e guai a te se sgarri, potrei davvero parlare senza pietà.

E poi mi darai i numeri di telefono di tutti i tuoi amici più stretti, che devo averli a portata di mano: non sia mai dovessi fare qualche avviso urgente. Su, dai, muoviti!”.
Francesco rimase pietrificato: pretendeva addirittura i numeri dei suoi amici. Un piccolo momento di rabbia, o di nervosismo, e lo avrebbe sputtanato senza pietà.
“I numeri… i numeri dei miei amici? Ti prego, no!” disse Francesco. “Io… io farò tutto quello che vuoi, davvero, e ti chiedo anche scusa per il mio comportamento nei tuoi confronti, davvero, però ti prego, i numeri dei miei amici no! Ti scongiuro”.

Si stava facendo piccolo piccolo.
“Eh no, caro mio. Quanto può essere facile, ora, usare quel termine, quella piccola parola: ‘scusa’? Hai avuto centinaia, migliaia di occasioni per chiedermi scusa, e per cambiare carattere, per cambiare atteggiamento. Ma non lo hai fatto; ed ora le tue scuse non valgono un cazzo, perché non sono sincere, non sono dettate dal tuo cuore, ma dalla tua paura, dal tuo orgoglio: il solo pensiero che io possa dire qualcosa ti terrorizza, non ti lascia respirare.

Ma io la promessa l’ho fatta, ed io le mantengo, le promesse, perché sono una persona corretta, al contrario di te. E come manterrei la promessa di non dire niente se farai filare tutto liscio, così manterrei la promessa di sputtanarti davanti chiunque, se non mi starai a sentire. Ed ora, come ti ho detto prima, dammi i numeri dei tuoi amici. Subito!” esclamò Sara.
Francesco desiderava ardemente di picchiarla, di spaccarle la faccia, il naso, e tutto ciò che aveva a portata di mano; ma così avrebbe solo peggiorato la situazione.

Sarebbe finito nei guai con i suoi genitori, per aver messo le mani addosso a sua sorella, e sarebbe finito nei guai col resto del mondo, perché sua sorella l’avrebbe sicuramente sputtanato. Prese il cellulare, e Sara glielo strappò di mano, copiando i numeri di tutti i suoi amici più stretti.
“Ti piacerebbe leccare i piedi delle mie amiche, verme?” chiese Sara divertita.
“Sara… ti prego, così mi metti in imbarazzo; non mi è facile parlare di questo” fu la risposta di Francesco.

“Ah, ed io mi dovrei preoccupare dei tuoi sentimenti, adesso? Quando tu, per anni, non ti sei fregato di nulla! Non ti importava se io mi sentivo umiliata o meno; l’importante era alzare la cresta. Ma dimmi un po’. Non è che ti piacerebbe provare coi miei?” chiese poi Sara, incuriosita.
“No…” fu la risposta iniziale di Francesco.
“Taci!” urlò Sara, e dicendolo, alzò lentamente il suo piede destro: aveva un piede 38, molto carino, curato, e pulito: Sara amava prendersi cura del proprio corpo; però al momento non aveva nessuno smalto.

Mise lentamente il piede sotto il naso di suo fratello, che ebbe un attimo di esitazione; poi, capendo che non aveva più niente da perdere si lasciò andare: dopo tutto, non aveva mai realizzato le sue fantasie fetish.
Socchiuse lentamente gli occhi, e comincio ad odorare lentamente i piedi della sorella. Non sapevano di niente, forse solo una leggerissima sudorazione, che tuttavia non le facevano puzzare il piede. Poi, mano mano, Francesco cominciava ad abbandonarsi.

Chiuse gli occhi, e baciò appassionatamente il piede di Sara, afferrandolo tra le mani, stampandoselo sul viso.
Sara fu sorpresa da questa improvvisa reazione, e ritrasse il suo piede, dando prima uno schiaffetto sulla guancia del fratello.
“Cazzo, ma tu fai sul serio!” urlò Sara.
Francesco era ancora mezzo tramortito, e Sara notò una lieve erezione tra le cosce di suo fratello.
“Ma allora sei proprio malato!” continuò ad urlare.

“Addirittura eccitarti con tua sorella. I piedi di tua sorella! Sarai mica i****tuoso? O sono i piedi che ti portano in questo stato di catalessi? Oh, cazzo, rispondi!” disse, e gli diede un altro colpo in faccia, col piede. Anzi, cominciò a dargliene più di uno.
“I tuoi…. i tuoi piedi sono bellissimi” disse Francesco, ansimando. Ormai era fatta, era eccitato, e vedeva in sua sorella una potenziale padrona. Se proprio non poteva uscirsene da quella situazione, beh… tanto valeva, rigirarla a modo suo, in suo vantaggio, cercando di trarne piacere, in qualche modo.

“Ah i miei piedi sono belli? E dei bei piedi, di tua sorella per giunta, ti portano a questo stato di eccitazione? Secondo me tu sei malato, bello mio” disse Sara, cominciando a provare sempre più gusto a maltrattare suo fratello, quello che per anni era stato il suo aguzzino. In realtà, Sara non disprezzava i feticisti, disprezzava suo fratello, e ogni scusa era buona per maltrattarlo. Stava approfittando di quella situazione per vendicarsi, semplicemente.

“Sara… ti prego… io…” ma Francesco non continuò mai a dire quello che avrebbe voluto. Stava perdendo la testa, e l’unica cosa che desiderava, in quel momento, era di sottomettersi ai piedi di sua sorella, magari invocando perdono.
“Taci! Stai zitto!” urlò invece Sara. “Non ho per niente voglia di sentire la tua voce, soprattutto ora, che stai arrapato peggio di un cane. Stenditi sul pavimento, cane, ora! E non proferire parola, tieni quella cazzo di bocca chiusa!”.

Ormai si stava calando nel ruolo, ed era consapevole che stava procurando del piacere a suo fratello. Lo fece stendere, e gli stampò i piedi in faccia.
“Dai, bacia! Fammi vedere quanto cazzo sei uno schifoso pervertito. Ti stai umiliando ai piedi di tua sorella minore, della tua sorellina che avevi sempre preso in giro, e questo per sfogare i tuoi desideri malati. Sono pronta a scommettere che nessuna ragazza ti concederebbe di farlo senza considerarti un malato.

Saresti proprio perfetto per essere il cane mio e delle mie amiche. Ma non ti credere che io ti voglia rendere la vita facile, stronzo. So che ti piacerebbe trovare finalmente un gruppo di ragazze che ti trattino per quello che sei, ma per questo ti devi servire ancora di internet. Quando lo vorrò io, è chiaro!”. Dicendo queste cose, Sara muoveva frenetici i suoi piedi sul volto di Francesco, e non sapeva se lui la stesse realmente ascoltando, perché ormai, per lui, esistavano solo i piedi di sua sorella.

Sara notò l’eccitazione di Francesco, e gli mollò un calcio tra le palle, ma lui non si ribellò, anzi, ne trasse piacere.
“Non ti permettere ad eccitarti troppo, schifoso maiale!” urlò Sara.
Nel frattempo, squillò il cellulare di Sara. Stetta una decina di minuti a telefono con una sua amica, durante i quali trascorreva il tempo a tormentare Francesco coi suoi piedi, calpestandolo, infilandogli i piedi in bocca, schiaffeggiandolo, e salendo anche su di lui.

Alla fine della telefonata, Sara levò i piedi dalla faccia di Francesco, e gli ordinò di ricomporsi.
“La festa è finita, schiavo” disse Sara, ridendo. Ricorda cosa ti dissi l’altro giorno: ti avrei concesso un po’ i miei piedi, ma poi stop. I tuoi compiti veri sono quelli di obbedirmi e basta. Sabato sera invito le mie amiche a casa, e tu mi sarai molto utile: mi aiuterai a preparare tutto, e, ovviamente, a fine serata metterai tutto in ordine.

E vedi di obbedire per filo e per segno a ogni cosa che ti dirò… o poi potrebbe scappare la leccatina di piedi a qualche mia amica… ahahah!”.
Francesco era combattuto: era sia eccitato che preoccupato. Quei dieci minuti in cui sua sorella l’aveva trattato da schiavo, si era sentito in paradiso; figuriamoci, poi, cosa sarebbe stato se avesse fatto lo schiavo di tutte le sue amiche. Ma un conto era la fantasia, un altro conto era la realtà.

Ci sarebbe andato di mezzo la sua dignità davanti le amiche di sua sorella, davanti le quali si era sempre professato come un Dio. E poi… il segreto sarebbe stato condiviso da più persone, ragazze, d’altronde. Era improbabile che tutte loro avrebbero mantenuto il segreto; avrebbe fatto il giro di tutto il circondato in un batter d’occhio. Meglio restare cauti, per il momento.
Sara parve leggergli nel pensiero.
“So che questa notizia ti ha turbato, ma ora datti da fare: si deve fare la spesa, e ovviamente la farai tu; e poi si devono rifare i letti, altro compito tuo.

Mentre stai fuori, penso a cos’altro poter farti fare. E poi, con calma, ti dirò le mie intenzioni per sabato sera quali sono. Ora vai!” gli ordinò. E Francesco, che ormai pendeva dalle labbra di sua sorella, si vestì, e si avviò verso la porta, mentre Sara accese l’aria condizionata nella stanza di suo fratello, si sdraiò sul suo lettino, e si addormentò.
Quando Francesco tornò a casa, dopo aver fatto la spesa, trovò sua sorella Sara che dormiva ancora, in camera sua.

Aveva il volto rilassato e il respiro lento. Da un lato gli dispiaceva doverla svegliare… ma d’altro canto lei lo stava maltrattando da giorni, quindi forse sarebbe convenuto lasciarla dormire un po’. Forse così avrebbe avuto un po’ di pace.
Approfittando del fatto che in camera sua era accesa l’aria condizionata, Francesco si sedette stesso lì, sperando che sua sorella si fosse svegliata il più tardi possibile, perché già sapeva che una volta sveglia avrebbe cominciato a comandarlo a bacchetta, e lui non aveva le carte in regola per poter reagire.

Pensando, Francesco realizzò che, nonostante tutto, quella mattina sua sorella lo aveva fatto eccitare in una maniera pazzesca: per la prima volta in vita sua aveva potuto adorare dei piedi femminili, ed era stato, seppur per poco tempo, sottomesso da una donna. La sottomissione che piaceva a lui, non quella che sua sorella gli stava facendo subire. E poi… i piedi di sua sorella erano magnifici; non aveva mai fantasticato sui piedi di sua sorella, e cominciò a pensare che quello era stato un grandissimo errore, perché aveva una ragazza con dei piedi fantastici sotto lo stesso tetto e non ne aveva mai approfittato; dopo tutto, aveva sempre trascorso il suo tempo a maltrattarla.

Mentre pensava, Sara cambiò posizione, girandosi dal lato opposto di Francesco, mettendo in mostra le piante dei piedi. Quella era la visione che faceva impazzire Francesco, che decise di approfittarne.
Si avvicinò lentamente a sua sorella, si inginocchiò ai piedi del letto, e, molto cauto, mise la faccia sotto un suo piede. Era esattamente come prima: Sara era una ragazza molto pulita ed ordinata, per cui non si sentiva un granché di odore, ma non era quello che importava: un po’ di odore leggero si sentiva, ed era la situazione in generale che eccitava Francesco.

Cominciò ad avvertire un’immediata eccitazione, e cominciò a toccarsi il membro, seppur da sopra i pantaloni, che si induriva sempre di più. Sperando che sua sorella non si svegliasse, Francesco continuò così per qualche secondo; quando sarebbe stato al culmine dell’eccitazione sarebbe corso in bagno per spararsi una sega. Ma ovviamente, l’eccitazione gli aveva dato in testa, e perse il controllo: schioccò un sonoro bacio sotto il piede di Sara, che si svegliò istantaneamente.

Non appena vide la scena, ritrasse velocemente il piede e si mise seduta sul letto.
“Ma cosa cazzo stavi facendo? Non posso addormentarmi due secondi, che tu subito mi infili il naso sotto i piedi! Ma tu stai grave proprio! Ti ho detto che ti avrei concesso i miei piedi qualche volta, per farti divertire… ma ogni tanto, quando lo decido io! Questo non ti dà il permesso di buttarti ai miei piedi ogni qual volta tu lo voglia, imbecille! Tu devi obbedirmi e basta, non sto facendo questo per il tuo piacere, ma per il mio! E non farmi perdere la pazienza!” urlò Sara, arrabbiata.

“Scusa, Sara, scusa… io… ho, ecco… perso il controllo, scusa” disse Francesco, con la testa bassa.
“Ancora che mi chiedi scusa? Tu non mi devi chiedere scusa, ho detto! Le tue scuse non sono sincere. Io non ti ho mai sentito chiedere scusa a nessuno, Francesco, e non vedo perché dovresti chiedere scusa a me. Lo fai solo perché c’è il tuo tornaconto personale, perché tu speri che io mi possa intenerire, e magari porre fine a questa tortura, e poi, magari ancora, rigirare la faccenda a piacere tuo.

Si vede proprio che non mi conosci, caro fratello. Sei un lurido egoista, lo sei da sempre. E ora vai a rifare il mio letto, muoviti!”.
Sara continuava ad essere inflessibile. Da lì Francesco capì che avrebbe dovuto pagarla fino alla fine. Sara lo aveva provocato per bene, coi suoi piedi, ma non gli concedeva il contatto, e questo contribuiva a rendergli la vita un inferno: glieli aveva fatti assaggiare, ma ora avrebbe solo potuto desiderarli, oltre che essere sottomesso alle sue volontà.

Mentre Francesco rifaceva il letto di sua sorella, Sara entrò nella stanza, a piedi nudi: un’autentica provocazione, perché Sara, essendo amante della pulizia, non camminava mai scalza. Ovviamente, Francesco impazziva per le ragazze che camminavano a piedi nudi, e smise per qualche secondo di fare quello che stava facendo, fissando intensamente i piedi di Sara, che gli diede uno schiaffo forte,
“Che guardi?” chiese lei, con un’espressione da autentica bastarda. “Sì, cammino a piedi nudi, fa caldo.

Vuol dire che me li laverò qualche volta in più. Tu, piuttosto, non vedi che mi stai rifacendo il letto una schifezza? Rifallo da capo!”.
Sì, si stava effettivamente comportando da bastarda: si sedette di fronte a Francesco, muovendo delicatamente i piedi con fare sensuale, consapevole che la cosa mandasse in estasi Francesco, che impiegò il doppio del tempo per rifare il letto in maniera decente.
Una volta fatto, Francesco chiese:
“Ecco fatto.

Contenta ora?”.
Sara si avvicinò a Francesco, e gli sussurrò a bassissima voce nell’orecchio, facendogli venire un brivido:
“Ma io lo ero anche prima. Solo che mi andava di farti rifare il letto due volte, tanto, fa bene alla salute l’attività fisica. E mi sa che devi rifare anche il tuo per bene, perché dormendo l’ho scomposto un po’ troppo… mi scusi, vero?”. Aveva usato un tono da stronza, gli morse l’orecchio e andò a guardare la TV sul divano.

Durante la mattinata, chiamò diverse volte Francesco, facendosi portare bibite varie, giornali, riviste, libri… non che ne avesse davvero bisogno, ma si divertiva a comandare a bacchetta suo fratello e farlo andare avanti e indietro inutilmente.
“Oggi mi sento allegra” disse Sara sorridendo. “Sei proprio un bravo maggiordomo. E ti concederò l’onore di massaggiarmi i piedi, che ne ho bisogno”.
Francesco iniziò a massaggiare i piedi di Sara, approfittando subito per mettere la faccia sotto i suoi piedi, che, essendo un po’ impolverati, dato che aveva camminato scalza, emanavano un odore un po’ più particolare.

Sara rise sonoramente, e disse:
“Sei proprio senza speranze, feticista. Appena vedi i miei piedi perdi il senno della ragione. Sempre se l’hai mai avuto. Ora vai in bagno e vatti a liberare, poi vieni a lavarmi i piedi, e poi cucini qualcosa”.
“Li… liberarmi? Che intendi?” chiese Francesco, facendo la parte del finto tonto.
“Oh, ma che diavolo, vuoi farmi diventare ancora più volgare? Una ragazze fine come me? Ok! L’hai voluto tu, visto che fai finta di non capire! Vai al cesso, e sparati un segone pensando che io ti stia schiacciando coi miei piedi! Poi sborra, e torna qua, che mi lavi i piedi” rispose Sara seccata.

Francesco eseguì alla lettera; essendo molto eccitato, ci mise due secondi a venire abbondantemente, pensando di essere prostrato ai piedi di sua sorella, che ordinava di pulirglieli ben bene.
Poi, si rese conto del perché sua sorella gli aveva ordinato di masturbarsi prima di lavarle i piedi: subito dopo la masturbazione, Francesco aveva perso tutta la sua eccitazione e tutto il suo entusiasmo, e trovava particolarmente umiliante, poi, dover lavare i piedi proprio a sua sorella minore.

E questo Sara lo doveva saper bene: era proprio intelligente, quella ragazza.
“Già fatto bimbo?” chiese Sara, sorridendo. “Ti ho fatto divertire, ma non pensavi mica che ti rendessi la vita facile. Ora mi lavi i piedi come si deve, ma proprio nel momento in cui non puoi provare eccitazione. Muoviti, che si fa tardi per mangiare poi!”. Francesco si sentiva mortificato. Sara stava riuscendo nel suo intento alla perfezione. Stava diventando una marionetta nelle mani di sua sorella.

Prese una bacinella, e la riempì di acqua e sapone. Dopodiché, Sara immerse i piedi nella bacinella, e chiuse gli occhi, rilassata.
“Ora, Francy, massaggiami i piedi, lentamente. Accarezzali. Tanto, eccitazione a parte, lo so che ti piace. Io mi rilasso un pochettino” disse Sara.
A parte i primissimi momenti, Francesco trovò la cosa molto piacevole.
Toccava a piacimento i piedi di sua sorella, che non proferiva parola, ma continuava ad avere gli occhi chiusi: evidentemente, la cosa piaceva anche a lei.

Francesco le massaggiava i piedi, li solleticava, e le diede addirittura un bacio sul dorso del piede.
“Dì la verità, piccolo: ti sto facendo contento come una Pasqua vero?” chiese Sara, scoppiando a ridere.
Francesco non rispose, ma continuò a lavarle i piedi.
Per qualche momento, fratello e sorella sembravano essere complici.
Francesco si pentì di non aver mai cercato quella complicità. Si rese conto che, in fin dei conti, voleva un gran bene a sua sorella; ma se ne rese conto troppo tardi.

Provava reale pentimento, per i suoi comportamenti eccessivamente sgarbati, ma ormai era troppo tardi. Sua sorella non voleva accettare le sue scuse, ma voleva solo lentamente vendicarsi, e lo stava facendo nel migliore dei modi.
Improvvisamente, Sara parlò, facendo tornare Francesco nel mondo dei vivi:
“Ok, credo che ora i miei piedini siano belli puliti puliti. Asciugameli, e datti da fare in cucina. Lo so, ti piaceva… ma le cose belle non possono durare per sempre” e gli mandò un bacio.

Francesco asciugò i piedi a Sara, si alzò, e l’abbracciò, ma Sara subito lo respinse:
“No! Che fai? Chi ti ha detto di abbracciarmi? Io non voglio! Ma perché devi sempre rovinare i bei momenti in qualche modo? Che ti salta in mente? Ti pensi che abbracciandomi risolvi le cose? Non risolvi un bel niente! Anzi, peggiori solo le cose. E ora sbrigati!”.
Francesco rimase molto male da quella reazione. Quella volta, aveva realmente provato il desiderio di abbracciare sua sorella; ma si era ridotto in quella situazione; Sara non voleva saperne di abbracciarlo.

Andò silenziosamente ai fornelli, e arrangiò qualcosina.
Dovette ovviamente anche apparecchiare, sparecchiare e fare i piatti.
Sara era la tipa che aiutava in casa, senza fare storie; ovviamente, ora, non avrebbe mosso un dito, perché era compito di Francesco fare tutto, che invece, era sempre stato un gran fannullone sfaticato.
Dopo pranzo, Sara comunicò a Francesco che sarebbe andata a riposare in camera sua, accendendo l’aria condizionata.
“Guai a te se mi accorgo che hai acceso l’aria in camera tua.

Potresti pentirtene, e parlo sul serio. E non provare nemmeno a venire in camera mia. Ciao” tagliò corto, e se ne andò.
“Perché non ti fai sentire più?”. Un amico di Francesco lo aveva chiamato, perché aveva notato qualcosa di strano. L’assenza dei genitori sarebbe stata motivo di baldoria per Francesco, che avrebbe invitato amici, sarebbe uscito, andato al mare, feste, tutto senza tregua. Ed invece, Francesco si era rinchiuso in casa, perdendo quasi tutti i contatti col mondo esterno, e la cosa aveva insospettito il suo migliore amico.

“Non è che non mi faccio sentire… è che, sai… i miei non ci sono, e vogliono che io stia attento alla casa, a mia sorella… davvero, nulla contro nessuno, ma quest’anno i miei sono stati inflessibili”. Francesco ebbe una risposta pronta, ed anche convincente, anche se il suo amico ne rimase un po’ deluso, chiedendogli di vedersi il prima possibile.
Francesco però voleva prima chiedere il permesso a Sara; a cosa si era ridotto.

Dopo qualche minuto, Sara uscì dalla sua camera, con gli occhi pieni di sonno.
“Ho sentito quello che dicevi al tuo amico” disse, accarezzandogli il volto. “E hai dato un’ottima risposta. Vedo che i primi risultati dell’educazione si vedono. Sai che mi devi chiedere il permesso, per qualunque cosa. Non ti azzardare a prendere decisioni da solo. E a proposito. Ho sentito le mie amiche: siccome sabato sera c’è una festa, alla quale mi accompagnerai tu, ovviamente, abbiamo deciso di anticipare la pizzata a casa per stasera.

Questo significa che sarai tu ad andare in pizzeria a prendere le pizze; però, prima di scendere, preparerai le tavole. Poi, ricordati di andare a comprare le bibite. E passerai la serata con noi, non pensare che io ti dia il permesso di uscirtene o di passare la serata in camera tua a smanettarti davanti due piedi. E ricorda il nostro patto: dovrai obbedirmi per filo e per segno, o, stasera, le mie amiche avranno argomenti su cui farsi due risate.

Sono stata chiara?”. Continuava ad essere spietata. Sembrava un inferno, un vortice senza fine, dove l’unica tregua concessa era quando Sara gli concedeva per un po’ i suoi piedi.
Francesco trascorse il pomeriggio pensieroso, preoccupato che Sara potesse farsi scappare qualcosa di bocca; lei non parlò molto, durante il pomeriggio, gli concesse un po’ di libertà: aveva deciso di lasciargliela quel pomeriggio, perché era consapevole che lui, preoccupato per la serata, non se la sarebbe goduta in pieno.

Ormai la psiche di Francesco dipendeva strettamente da quella di Sara. Era una sottomissione psicologica. Lei aveva in pieno potere suo fratello.
Quando arrivarono le amiche di Sara, in serata, furono molto sorprese nel vedere Francesco che collaborava in casa: conoscevano molto bene la situazione in famiglia, e sapevano che Francesco era un gran buffone. E a tavola, Sara accentuò la cosa:
“Francy, versami un po’ di coca; Francy, passami un altro pezzo di pizza; Francy, vai a prendermi una forchetta pulita”.

Sapeva che per Francesco la cosa era molto umiliante. Lui non proferì parola tutta la serata, fino a quando, in un momento di distrazione, un’amica di Sara prese Francesco da parte, e gli chiese:
“Ma si può sapere che cazzo ti prende? Ti vuoi rendere ridicolo, o cosa? Una via di mezzo non esiste? Prima facevi il buffone, ora sembri lo schiavetto di tua sorella. Ma diamoci una calmata!”.
“Senti, tu non puoi capire, fatti i cazzi tuoi!” urlò Francesco esasperato.

Fortuna per lui che Sara non si accorse di questa scenetta.
“Come sei servizievole, stasera!” disse un’altra amica di Sara, ma questa con un tono gentile e cordiale.
“Eh, hai visto?” intervenne Sara. “Esistono ancora i cavalieri. Anche nel cuore di un duro, si può nascondere un gentiluomo. Basta che la sorellina gli chiede un piccolo favore, e lui subito si addolcisce”.
Qualche amica rimase sconvolta, qualcun’altra semplicemente ammirata.
In serata non ci furono più accenni all’improvviso e sconcertante cambiamento di carattere di Francesco.

A fine serata, tutte le amiche ringraziarono e se ne andarono via, eccetto Valeria.
Valeria era la migliore amica di Sara.
“Stasera Valeria dormirà a casa nostra” comunicò Sara a Francesco. “Dormiremo nel lettone di mamma e papà”.
Le due ragazze si chiusero nella stanza dei genitori, e Francesco si stese un po’ sul divano, perdendo tempo col computer. Si era tranquillizzato; ormai Sara stava con la sua amica, Valeria, e si sarebbe dimenticata completamente di lui.

Fino a quando… Sara chiamò Francesco, che la raggiunse nella camera da letto.
“Siediti con noi, Francy” cominciò a dire Sara. “Ora dobbiamo spiegare alcune cose a Valeria. Lei è la mia migliore amica, e si è accorta che c’è qualcosa che non va; non vorrai mica che io menta a Valeria?”.
Francesco sgranò gli occhi, terrorizzato.
“Che… che cazzo vuoi fare, Sara? E le tue promesse? No, no! Non ti permettere! Ho fatto quello che vuoi, ora devi mantenere la tua promessa!” urlò Francesco, tremando per la rabbia e la paura.

“Francesco, tu non sei nessuno per dirmi cosa devo o non devo fare. Io non dirò questa cosa a nessuno, stasera avrei potuto sputtanarti davanti tutte, ma non l’ho fatto. Ma Valeria… Valeria è la mia migliore amica. Non voglio mentire a lei. Lei è una sorella, per me. Con lei ho avuto un rapporto fraterno, quello che tu mi hai sempre negato. Ed ora, tu, non hai il diritto di starmi a chiedere di non farlo.

Io lo farò. Racconterò tutto a Valeria. Sarà il nostro segreto a tre. E saremo gli unici tre a saperlo. Sempre che tu faccia procedere tutto secondo i piani” disse Sara. Niente da fare. Ora era lei a comandare. Francesco non poté fare altro che tremare in silenzio, col respiro affannoso.
“Che succede, Sara?” chiese Valeria, un po’ preoccupata.
“No, non succede niente” rispose Sara, succedendo. “Però ti volevo informare di alcune cose.

Tu lo sai, vero, che ci sono alcuni uomini che amano i piedi delle donne? Che amano sottomettersi ad una donna che gli faccia da padrona?”.
“Sì” rispose Valeria, con un’espressione strana sul volto, che di certo non esprimeva un interesse positivo.
“E beh; Francesco è uno di quelli. Sì, Francesco” disse Sara, perché Valeria aveva assunto un’espressione letteralmente stupita e sconvolta.
“Qualche giorno fa” continuò Sara “Ho sgamato Francesco mentre si divertiva a smanettarsi il suo coso davanti uno di quei video.

Avresti dovuto vedere, Vale: due donne vestite in cuoio, in una specie di stanza strana, che sottomettevano un uomo nudo. Lo picchiavano, se lo mettevano sotto i piedi… e queste cose piacciono a Francesco. Per mettergli un pochettino i piedi sotto il naso, si è eccitato, è andato in estasi ed ha avuto un’erezione; eppure io sono sua sorella, una ragazza su cui (spero!) non ha mai avuto una minima fantasia. E questo è meraviglioso, non trovi? Finalmente ho scoperto questo lato del suo carattere, e sono finalmente riuscita a zittirlo ed abbassargli la cresta.

Ora mi deve obbedire per filo o per segno, o questa storia farà il giro del circondato. Tanto, conoscendo alcune delle nostre amiche, non mi stupirei che la notizia si diffondesse per tutta la città. Ma visto che io non sono una bastarda quanto lui, sono scesa a patti. Se farà tutto quello che voglio io, e recupererà (e credimi, il percorso è molto, ma molto lungo) io manterrò questo segreto per sempre. Ma se sgarrerà… beh; per lo meno, le ragazze che conosce sapranno di questa sua passione perversa.

Troverà di certo qualcuna che lo accontenterà”.
Sara sorrideva, soddisfatta. Valeria, invece, non aveva preso a ridere la cosa, sembrava più che altro delusa, se non proprio disgustata.
“E’ vero, Francesco? Davvero sei un malato dei piedi?” chiese Valeria.
Non potendo fare altrimenti, Francesco ammise tutto, senza avere il coraggio di guardare Valeria negli occhi:
“Sì, è vero. Sono feticista”.
Valeria non sapeva cosa dire, e guardò Sara negli occhi, che le disse:
“Ora, Valeria, dobbiamo farci due risate, e tu mi aiuterai.

Per prima cosa, facciamogli desiderare un po’ i nostri piedi, ti faccio vedere come si arrapa, poi, quando vede che non può averli, si dispera come un bambino che non ha avuto la sua caramella. E poi… alla festa di sabato sera ci sarà anche lui, con noi. Non perché si debba godere la festa, ma perché deve vivere tutta la serata col terrore che una delle due possa spettegolare su di lui. Ci stai, Vale?”.

Valeria parve riflettere qualche secondo.
“Ma sì, dai. E che dovrei fare, coi miei piedi? Non so in che condizioni siano… ho avuto le ballerine tutta la giornata, e tu lo sai, non sono proprio favorevoli all’odore. O a lui piace così?” chiese Valeria, un po’ sconcertata.
“La prima regola è questa” spiegò Sara. “A te non deve importare cosa piaccia o cosa non piaccia a lui. Nemmeno io so, in realtà, se preferisce i piedi puliti o sporchi, puzzolenti o non.

Ma a me non importa di lui, importa solo di me. La stessa cosa deve essere con te. Se i tuoi piedi puzzano non fa niente, dopo potrai lavarteli, puoi farti anche la doccia se vuoi. Ora levati le scarpe, e mettici un piede a un centimetro dal naso, senza toccarlo. Se vedi che si avvicina, sposta il piede: non deve assoultamente toccarlo. E tu” disse poi, rivolgendosi al fratello, minacciosa: “Non azzardare a bloccare i suoi piedi con le mani per stamparteli in faccia, né di toccare in generale i nostri piedi, o saranno guai.

Valeria, tu sei autorizzata a mollargli un ceffone ogni volta tu lo voglia”.
Valeria si sfilò le ballerine, e non aveva nemmeno i calzini; subito si sprigionò un certo aroma nella stanza. Non era una puzza sconvolgente, ma era un notevole odore di piedi, che avevano bisogno di una bella lavata. Mise, poi, lentamente il piede davanti il naso di Francesco, che rimase estasiato: un po’ perché era una ragazza estranea, e non sua sorella, un po’ perché il piede emanava un certo odore, si eccitò più del dovuto, cosa che le due ragazze notarono subito, scoppiando a ridere.

“Lo vedi? Gli basta un piede, e lo metti fuori gioco” disse Sara, mettendo anche lei un piede sotto il naso di Francesco, vicino quello di Valeria. Il piede di Valeria era simile a quello di Sara, ma quello di Sara era il più bello; anche se Francesco, in quel momento desiderava fortemente i piedi di Valeria. Annusava fortemente l’aria, e questo fece ridere ancora di più le due ragazze.
Francesco, avendo perso il lume della ragione, avvicinò il naso al piede di Valeria, che subito lo ritrasse, pronta.

Sara gli diede uno schiaffo in faccia col piede, facendolo male. Valeria si mise le mani davanti la bocca.
“Ma non lo farai male?” chiese, preoccupata.
“Sicuramente sì, ma a me non importa mica; quando mai si è importato lui di me?” disse Sara.
“Non ti permettere mai più di fare quello che non ti è stato chiesto!” continuò Sara, contro Francesco. “Vale” disse poi, rivolgendosi all’amica: “Se vuoi, picchialo anche tu.

Non si permetterebbe mai di reagire”.
“No, Sara, no. Non me la sento… non dirmi niente, ma davvero… non me la sento di picchiarlo addirittura, scusami…” rispose Valeria, guardando in un certo modo divertita la scena, anche se Francesco le faceva un po’ pena, in quel momento.
“Ma no, ma figurati, non sei obbligata a fare nulla di quello che non vuoi” disse Sara, sorridendo. “Ora, visto che Francesco ha fatto il bravo cagnolino durante la serata, gli voglio fare un regalo.

Vale: facciamo la bicicletta con i piedi: mettiamoci piede contro piede, proprio vicino la sua faccia, e pedaliamo un po’. Ti va bene?”.
“Sì, certo, questo sì” rispose Valeria, sorridendo a sua volta.
Fecero la bicicletta, ridendo, e Francesco, eccitato come non mai, cominciò a toccarsi il membro, in perfetta erezione. Questa scena andò avanti per circa cinque minuti.
A un certo punto, Sara scoppiò a ridere:
“Che ti dicevo? Un paio di piedi, ed è KO.

Ora, Vale, ti va di fargli un regalino? Fatti baciare i piedi. Fa un po’ di solletico, ma è divertente”.
Valeria mise i piedi in faccia a Francesco, che poté sentirne l’odore intenso, finalmente: non poteva farci nulla, i piedi delle ragazze erano la sua ragione di vita. Baciò i piedi di Valeria con una certa insistenza, fino a che non li ritrasse.
“Vedo che ti piace” disse Valeria, sorridendo. “Stanotte portati le mie scarpe in camera, sono sicura che ti divertirai.

E mi raccomando: sono nere, non farmele trovare bianche!”. Ed entrambe le ragazze scoppiarono a ridere incessantemente.
Francesco prese le scarpe di Valeria, ma Sara lo stoppò, afferrandolo per la maglia:
“Come si dice?”.
“G… grazie!” rispose Francesco, affannato.
“Bravo” disse Sara, gli diede uno schiaffetto, riscoppiò a ridere, e lo lasciò correre in camera sua, dove Francesco non perse tempo a venire abbondantemente, annusando fortemente le scarpe di Valeria, che emanavano un odore forte, ma non sgradevole, mentre le due ragazze, rilassate, parlavano dei fatti propri.

Francesco si svegliò molto presto ed eccitatissimo. Aveva dormito tutta la nottata con le scarpe di Valeria vicino al naso. La leggenda era vera allora: le ballerine facevano odorare i piedi in un modo particolare, e le stesse scarpe avevano un odore paradisiaco. Francesco si era masturbato svariate volte, durante la nottata, fino al momento in cui non si era svuotato completamente. Pareva realmente di dormire col naso sotto i piedi di Valeria.

Desiderava come non mai di andare a mettere di nuovo il naso sotto i suoi piedi. Al solo pensiero, gli venne nuovamente un’erezione istantanea, che, essendo mattina, era ancora più forte del solito.
Però rimase cauto: da una parte, voleva fare qualche gioco di dominazione con Valeria e con sua sorella, ma dall’altra, preferiva che sua sorella restasse calma, a dormire, perché se si fosse svegliata accelerata, non gli avrebbe lasciato un attimo di pace, soprattutto ora che stava con la sua amica.

Francesco si alzò, ed andò lentamente vicino la camera di sua sorella: la porta era chiusa, e non sentiva nessun rumore provenire da lì dentro, né parlare. Evidentemente stavano ancora dormendo; anzi, sicuramente, perché era di mattina presto. Magari erano anche andate tardi a dormire la sera precedente… non c’era motivo per andare di fretta.
Francesco tornò tranquillamente in camera sua. Cominciò ad annusare di nuovo le scarpe di Valeria: era uno degli odori più belli che avesse mai sentito.

Come avrebbe fatto, a staccarsene, una volta che Valeria se le fosse riprese?
Poi pensò che c’era sempre sua sorella, in casa, comunque, che pure a volte indossava delle ballerine: appena avrebbe trovato un momento in cui era da solo in casa, sarebbe andato a fare un’annusata alle scarpe di sua sorella.
A quell’idea, ovviamente, si eccitò ancora di più di quanto non lo fosse. Poi gli venne una grandissima idea: accese il computer portatile, e se lo portò a letto.

Si mise a navigare un po’ su vari siti fetish. Ne trovò uno di quelli che preferiva: due donne russe che dominavano lo schiavo, spietatamente.
Nella scena in cui una delle due padrone mise il piede in faccia allo schiavo, Francesco si mise la scarpa di Valeria sotto il naso, immaginando che lei stesse lì, davanti a lui, a dominarlo senza pietà. Questi pensieri lo fecero eiaculare immediatamente; un’eiaculazione senza pietà, abbondante, che lo scosse dal piacere; era come se non avesse eiaculato per mesi interi, anche se in realtà quella notte si era segato moltissime volte; ma la novità di aver annusato finalmente i piedi di una ragazza, e, soprattutto, quella di poter dormire con accanto delle ballerine molto odorose, gli aveva quasi drogato gli ormoni, e non poteva fare a meno di fantasticare su Valeria, ma non solo: si aprivano anche gli scenari in cui lui era lo schiavo di Valeria e di Sara, contemporaneamente.

Ci mise un bel po’ a riprendersi da quell’orgasmo potente; si mise rilassato, sul letto, senza nemmeno stoppare il video.
Guardando il video a freddo, rifletteva su una cosa: sua sorella aveva ragione. Alla fine, l’unica cosa bella del video (a parte le due donne, entrambe bellissime), erano i piedi di quelle due padrone, e i momenti in cui lo schiavo li adorava; per il resto, non c’era trama, non c’era dialogo.

Le uniche cose che sapevano dire, erano: ‘Leccami i piedi schiavo’, ‘Sei un verme schiavo’, e lo schiavo diceva solo: ‘Sì, padrona’, o ‘No, padrona’. Non avevano una trama. Le due padrone non erano coinvolgenti; lui si sarebbe annoiato subito a farsi dominare da due padrone così, che peraltro non erano nemmeno padrone, ma delle attrici scadenti; l’unica cosa che avevano di buono erano i piedi e il fisico.
Invece, sua sorella… cominciava a rendersi conto di quanto coinvolgente fosse, psicologicamente, sua sorella.

Non aveva avuto bisogno di vestiti in cuoio, attrezzature varie o una passione fetish per ridurlo ai suoi piedi: aveva del talento naturale. Ora Francesco desiderava fortemente sottomettersi a Sara e Valeria: a Sara per il modo in cui lo coinvolgeva, e a Valeria per l’odore dei suoi piedi.
Ma Sara glielo aveva detto: era consapevole di eccitare suo fratello quando lo dominava o gli concedeva i piedi; ma non gli avrebbe reso la vita facile.

Gli avrebbe solo fatto incrementare il desiderio.
Qualcuno tentò di aprire la porta, ovviamente senza successo.
‘Toc toc’.
“Francesco, apri! Che ci fai chiuso in camera?” disse Valeria, dietro la porta.
“U– un attimo!” urlò Francesco, impappinato.
Levò in fretta il video fetish, si pulì dalla sborra, e posò le scarpe di Valeria per terra, dopodiché andò ad aprire a Valeria, che nel frattempo continuava a bussare.
Francesco aprì la porta, e si ritrovò davanti Valeria, con gli occhi gonfi di sonno, i capelli spettinati, con la canotta e un pantaloncino corto, e a piedi nudi.

A Francesco era sempre piaciuta Valeria: una ragazza snella, con un bel seno (anche se non troppo abbondante), capelli neri e ricci, di qualche centimetro più alta di Sara. E quella visione lo mandò letteralmente in estasi. Se le ragazze erano belle già di prima mattina, spettinate, senza vestiti eleganti, e soprattutto senza trucco, allora erano davvero belle. E poi Francesco amava le donne che camminavano a piedi nudi. In quel momento, poi, in cui i suoi ormoni lavoravano frenetici…
“Che stavi facendo, maialino?” chiese Valeria curiosa, ridendo ed avanzando.

Francesco, invece, arretrò, verso il suo letto. “Perché stavi chiuso dentro? Ti stavi masturbando, vero? Ammettilo, dai, che ti stavi smanettando il grilletto. Stavi con le mie scarpe, vero? Com’era? Ti è piaciuto? Puzzavano? Su, dai parla!”.
“Accidenti, Valeria, di mattina già sei un fiume in piena? Io sto morendo di sonno” disse Francesco, cercando di cambiare argomento, perché si sentiva leggermente imbarazzato.
“Anche io ho sonno” disse Valeria col sorriso in bocca “Ma sono curiosa.

Su dai, dimmi, ti sei masturbato odorando le mie scarpe? Dai parla”.
Aveva un entusiasmo non da lei; sembrava davvero curiosa ed interessata, al contrario della sera precedente, in cui sembrava negativamente sorpresa ed imbarazzata. Forse stava sciogliendo il ghiaccio… o semplicemente era la presenza di Sara ad imbarazzarla.
Francesco andò a sedersi sul suo letto, e così fece Valeria, mettendo i piedi incrociati. Francesco li fissò per qualche istante: erano davvero belli, e li desiderava.

Si sarebbe giocato questa carta, tentando di arrivare in qualche modo ai piedi di Valeria.
“Sì Valeria. Sono stato tutta la notte a odorare le tue scarpe” disse Francesco.
“AHAHAHAHAHAHAHA” Valeria scoppiò a ridere rumorosamente, facendo diventare Francesco piccolo piccolo. “Non ci posso credere! Davvero hai odorato le mie scarpe tutta la nottata? AHAHAHAHA”.
Francesco non rispose nulla, ma si limitò a fissarle i piedi.
“Dai, Francesco, non te la prendere” disse Valeria, accarezzando Francesco sulla guancia.

“E’ divertente, ma non ci trovo nulla di male”.
Nel dirlo, alzò una coscia, e mise il piede sul ginocchio di Francesco: salì, poi, piano piano per la coscia, toccando la coscia di Francesco con tutta la sua pianta. Poi mise il tallone all’inguine, toccando la pancia di Francesco con le dita dei piedi.
“Oh mamma, ma guardatelo!” esclamò Valeria. “Ti sto toccando un po’ con il mio piedino, e il tuo amichetto risorge.

Ma se una ragazza ti mette i piedi in faccia tu diventi una bomba del sesso? Una rockstar sessuale, tipo un porno divo? AHAHAHAHAHA”. Valeria trovava la faccenda molto divertente, invece Francesco stava combattendo una guerra interiore. Avrebbe voluto saltarle addosso e scoparsela, ovviamente passando prima per i suoi piedi, sempre se le sue palle avessero resistito e non avessero fatto schizzare tutto immediatamente.
“No, dai, Vale, è mattina, capiscimi…” si giustificò Francesco.

“Ma quale mattina!” rispose Valeria. “Vogliamo scommettere? I piedi non hanno orario”.
Mise il piede destro sulla faccia di Francesco, e lo esortò ad annusarlo. Sapevano di sudore, anche se leggermente meno odorosi della sera precedente, ma l’odore era comunque ben impregnato sotto la sua pianta. Francesco cominciò ad annusare a pieni polmoni, e nel frattempo, Valeria, gli diede qualche colpettino sul pene con l’altro piede.
Francesco ogni tanto sobbalzava, e cercava di trattenersi per non eiaculare nelle mutande.

Valeria levò il piede dalla sua faccia, e disse:
“Beh, io noto che la tua eccitazione deriva dai miei piedi. Se te lo facessi oggi pomeriggio, il tuo amicone reagirebbe allo stesso modo, scommetto” e riprese a ridere.
Francesco non ci badò, ma prese entrambi i piedi di Valeria e se li mise sulla faccia, e lui si distese.
Stettero in quella posizione per circa cinque minuti, quando poi Valeria chiese:
“Ok, ma ora fino a quando dobbiamo stare così?”.

Francesco si era talmente rilassato in quella posizione che si era quasi addormentato.
“Fammi stare un altro po’, ti prego. Mi piace troppo” disse Francesco, con aria di supplica.
“Mi fai quasi tenerezza, piccolino” disse Valeria, che aveva cominciato ad accarezzare la faccia di Francesco coi piedi.
“Sembra di guardare Fetish Channel” disse Sara all’improvviso.
Entrambi, Valeria e Francesco sobbalzarono, e si ricomposero.
“Vedo che vi stavate divertendo” continuò Sara.

“Cos’è, ci hai preso gusto, Vale?” chiese sorridendo.
Valeria diventò tutta rossa, e disse:
“Effettivamente… sì, ci stavamo facendo due risate”.
Lo disse con noncuranza, ma era evidente il suo imbarazzo.
“Tu invece, maiale, ti stavi eccitando, ovviamente” disse Sara, questa volta con un tono sprezzante, guardando il rigonfiamento fra le cosce di suo fratello.
“Mi perdonerai, Valeria, ma questa situazione non deve diventare una festa per Francesco. Ogni tanto sì, qualche minuto di svago ci può stare.

Ma non dobbiamo esagerare. Ieri sera ha annusato i nostri piedi, stanotte lo hai fatto dormire con le tue scarpe a portata di mano, ora gli stavi mettendo i piedi in faccia. Questa è musica per le sue orecchie. Non dimentichiamoci che sta in punizione, non in vacanza” continuò Sara.
Valeria sembrò un po’ mortificata.
“Sì Sara, hai ragione, scusami…” disse, abbassando lo sguardo.
Francesco fece caso che Sara aveva una forte influenza anche sulla sua amica.

Aveva veramente un carattere così forte? Ma come mai non aveva mai reagito alle sue provocazioni e ai suoi sfottò continui?
“No, no. Non ti scusare, figurati” disse Sara, sorridendo. “E’ solo che questo maiale ne approfitta. Ma la vera dominazione non è questa; questo è solo feticismo. Roba da pervertiti come lui. La vera dominazione è un’altra cosa. Non confondiamo le fantasie malate di mio fratello con la realtà”.
Era proprio come aveva immaginato lui.

Ormai si era creato un feeling naturale tra le due menti: quella di Sara, che dominava senza scrupoli, e quella di Francesco, che subiva senza dire una parola.
“Ora, Francesco” continuò Sara “Mi serve una ricarica telefonica. E voglio che tu me la vada a fare subito”.
“Ti… ti fai fare la ricarica da tuo fratello?” chiese Valeria, stupita.
“Ovviamente” rispose Sara. “Che ti credi, che la punizione sia mettergli i piedi in faccia? Una cosa da manuale, che lo faccia godere? Ma assolutamente no.

Da ora in poi le ricariche me le farà lui. Come le cene, le uscite, la benzina in macchina, gli ingressi alle discoteche, mi pagherà tutto Francesco. Ma non solo ora, che i nostri genitori sono fuori. Durerà fino a quando Francesco vuole che io custodisca il suo segreto. Noi, visto che lo sai pure tu. Mi farà da tassista anche; quindi, Vale, anche tu sai che per qualsiasi cosa, c’è Francesco a disposizione”.

“Oh, cavolo, che situazione” disse Valeria, guardando il pavimento.
“I momenti di piacere si pagano cari, Vale. Hai visto? Ora sono lo schiavetto della mia sorellina” disse Francesco.
“Ma non fare il ridicolo” disse Sara. “Questa situazione l’hai creata tu, negli anni, facendo una continuazione il mongoloide, pur sapendo che a me la cosa dava fastidio. Però io me ne sono stata zitta. Anche fin troppo. Trovandoti a spararti un segone, avrei potuto piuttosto farmi due risate.

Ma visto che tu ti sei sempre professato Dio, quando poi sei solo un pervertito che casca ai piedi delle donne… era mio dovere farti cambiare ruolo anche nella vita reale; non mi piacciono le maschere, o le doppie facce. Sei uno schiavo, e tale devi essere. La coerenza è sempre la prima cosa. Ed ora muoviti, vai!” urlò, e Francesco non perse tempo.
“Hai una mente diabolica, davvero” commentò Valeria, una volta che Francesco era uscito dalla camera.

“No” rispose semplicemente Sara. “Ho una mente molto semplice. Mi ero semplicemente stufata dell’infantilismo di mio fratello. Ed io, non essendo per nulla infantile, non ho mai chiesto aiuto; non perché non lo volessi, ma perché volevo risolvermi questa situazione da sola; ed ora hai visto? Se mio fratello fosse stato un vero Dio, a quest’ora ero io che dovevo stare con la testa calata, soprattutto coi nostri genitori sono fuori. Invece? E’ Dio che cala lo sguardo quando lo guardo negli occhi.

Allora, chi è Dio tra noi due?”.
“Tu” rispose Valeria. “La Dea in questa casa sei tu, Sara, ma lo sei sempre stata”.
“Che gentile che sei, ma no” rispose Sara. “Io non sono come mio fratello, non mi professo nessuno. E’ questa la differenza principale tra noi due”.
Ma Valeria aveva cambiato espressione del viso.
“Che c’è, Vale?” chiese Sara, preoccupata.
“Invece sì” rispose Valeria.
“Invece sì, cosa?” chiese Sara.

“Tu sei una Dea; una vera Dea. Ti posso baciare i piedi, Dea? Te lo meriti. Assolutamente. Ho cambiato idea su di te. Sei la donna più grande che io abbia mai conosciuto” disse Valeria, con gli occhi spalancati, e il respiro affannato.
“Spero… spero tu stia scherzando!” esclamò Sara. Che diavolo stava succedendo a Valeria? Impazziva?
“No, non scherzo. Ti voglio baciare i piedi, e secondo me, dopo, quando torna tuo fratello, ci possiamo divertire per bene, noi tre.

Abbiamo tutto il tempo possibile a disposizione” disse Valeria.
Sara fissò negli occhi Valeria per molti secondi. Sembrava ipnotizzata. Più di suo fratello anche. Ora che ci rifletteva, era riuscita a sottomettere suo fratello, una buffone rude e forte. Ed ora, Valeria, la sua migliore amica, insisteva per poterle baciare i piedi. Ma cosa stava succedendo al mondo?
“Ma stai diventando matta? Non sono né feticista, né lesbica, né i****tuosa” rispose Sara, con un tono secco.

“Nemmeno io sono lesbica” disse Valeria. “Non devi fare sesso né con me, né con tuo fratello. Giochiamo solo un poco coi piedi. Io ora voglio i tuoi. E dopo possiamo sottomettere tuo fratello. Poi sabato sera c’è una festa… vengo a dormire qua, e annienteremo Francesco con i nostri piedi sudati e puzzolenti. Ma poi decideremo ogni cosa man mano, non programmiamo nulla. Ma ora Sara, ti prego: fatti baciare i piedi”.

“Sì, però torniamo in camera dei miei” disse Sara, pensando che ormai ogni briciolo di buonsenso fosse sparito dal corpo di Valeria. “Non vorrei che il porco, tornando, possa trovarci in quello stato. Buffone com’è, dovrei solo picchiarlo”.
Le due ragazze tornarono nella camera da letto; Sara chiuse la porta a chiave, e coprì lo spiraglio della chiave con un panno. Dopodiché, si stese sul letto, e si rilassò.
Mise i piedi in faccia a Valeria, che cominciò ad odorare e a baciare.

“I tuoi piedi non sanno di niente, Sara. Cioè, voglio dire… non sono come i miei. I miei puzzano molto di più” disse Valeria, stampandosi il piede di Sara sulla guancia.
“Io sono una maniaca della pulizia, Vale, lo sai. Mi cambio calze o calzini tutti i giorni, mi lavo una continuazione… è normale che non sappiano di niente” disse Sara, massaggiando la guancia di Valeria con le dita dei piedi.
“Non dipende solo da questo, Sara.

Anche io mi lavo spesso, ma i miei piedi puzzano di più. Sarà una cosa personale” disse Valeria, abbandonandosi sempre di più ai piedi dell’amica.
“Allora sarà così” rispose Sara. “Farai la felicità dei feticisti più estremi ed esigenti”.
Sara accarezzava dolcemente il viso di Valeria, toccandole il naso, gli occhi, le sopracciglia, il collo, le braccia, e i capelli.
“Mi piace afferrarti i capelli tra i piedi” disse Sara, a un certo punto.

“Sono così morbidi”.
“Anche a me piace molto. Sai, tuo fratello è un genio proprio, con queste passioni” rispose Valeria.
“Non esageriamo” disse Sara. “Giocare coi piedi ci sta, ma tutto il resto è da malati. A proposito di mio fratello: dopo ti va di farci fare un pediluvio da Francesco?” propose.
“Assolutamente sì!” esclamò Valeria, sorridendo. Dopodiché, si stese, si stampò i piedi di Sara in faccia, e si rilassò.

“Tu mi stai nascondendo qualcosa”.
Francesco era seduto a un tavolino di un bar, col suo migliore amico, Stefano.
Stefano aveva notato qualcosa di strano in Francesco. Sapeva che i momenti in cui i suoi genitori erano fuori, lui approfittava sempre per fare baldoria, sia in casa che fuori, con gli amici. Ma invece, questa volta, era letteralmente sparito. Non si era mai fatto sentire.
“Te l’ho detto” rispose Francesco.

“I miei mi hanno raccomandato di prestare più attenzione alla casa, di stare attento a mia sorella… scocciature”.
“Ma per favore!” protestò Stefano. “Tutti noi abbiamo i momenti in cui i nostri genitori sono fuori, e tu anche li hai avuti in passato. Ma nessuno si comporta come stai facendo tu ora. Dì la verità: hai qualche ragazza per sotto le mani, e non vuoi che si sappia in giro?”.
“No, Stefano, non c’entrano le ragazze” disse Francesco.

“E allora cosa?” chiese Stefano, curioso. Era abbastanza seccato dal fatto che Francesco non volesse confidarsi con lui.
“Te l’ho detto, Stefano!” urlò Francesco. “E’ inutile che continui a chiedere. Ti ho detto le cose come stanno; se mi vuoi credere bene, altrimenti non so che dirti”.
“E’ ovvio, non ti credo” disse Stefano, alzandosi dal tavolino. “Tu stai cercando di nascondere qualcosa. E questo mi dà fastidio, perché noi due siamo amici, e non ci dobbiamo nascondere le cose.

Non ti voglio obbligare a dire cose che non vorresti, ma almeno non mentire, cazzo. E’ palese che sta succedendo qualcosa. Ma sappilo, io prima o poi lo scoprirò. Ci vediamo” tagliò corto, e se ne andò.
Francesco rimase qualche minuto da solo, seduto al tavolino del bar, a riflettere. Sua sorella aveva spezzato tutti gli equilibri: influenzava il suo modo di vivere in casa, e stava turbando le relazioni che lui aveva con la gente: prima con le sue amiche, ora anche con i suoi amici; e non stava muovendo un dito.

L’inferno sarebbe stato quando sarebbero tornati a casa i genitori, che già, prima della partenza, avevano notato qualcosa di strano. Era praticamente sotto scacco. E sua sorella ne godeva.
Quando fece ritorno a casa, dopo aver fatto la ricarica al cellulare di sua sorella, trovò le due ragazze in cucina, che mangiavano qualcosa; lui, invece, aveva fatto colazione al bar, col suo amico.
“Era lunga la fila per le ricariche, scommetto” commentò sarcastica Sara, una volta che Francesco era entrato.

“Non era lunga la fila” rispose Francesco. “Mi sono fermato a prendere qualcosa al bar”.
“E nemmeno hai portato qualcosa a tutt’e due?” chiesa Sara, quasi severa. “Sei proprio un buono a nulla. Mi ero quasi dimenticata che sei un egoista di razza. Ti addestrerò anche su questo. Ma ora passiamo al sodo: io e Valeria gradiremmo che tu ci lavassi i piedi. Vai a prendere due bacinelle e riempile di acqua”.

Francesco, come un robot, andò in veranda a prendere due bacinelle, e le riempì di acqua tiepida e sapone.
Le due ragazze si sedettero sul divano, sfilandosi le pantofole.
“Dai un’ultima annusata ai miei piedi puzzolenti, prima che poi me li lavi” disse Valeria, alzando un piede a mezz’aria. Francesco si inginocchiò, e prese tra le mani il piede di Valeria: emanava sempre lo stesso odore paradisiaco, che sconvolgeva la mente di Francesco.

Era anche leggermente impolverato. Evidentemente aveva camminato a piedi nudi. Il naso di Francesco toccò la pianta del piede di Valeria; sarebbe rimasto così per l’eternità. Era l’odore più bello che avesse mai sentito. Avrebbe mai potuto immaginarlo? Non aveva bisogno di viaggiare, per trovare posti meravigliosi. Bastava mettersi sotto i piedi di una ragazza per trovare un posto meraviglioso.
“Penso possa bastare” disse Sara, e Valeria abbassò il piede, rimanendo Francesco un po’ deluso.

“Mi raccomando schiavo” disse Sara a Francesco. “Valeria è nostra ospite. Fai un servizio come si deve. I suoi piedi devono uscire come nuovi. Tu sei bravo a massaggiare”.
“Darò il mio massimo impegno, Sara. Dopo li lavo anche a te” rispose Francesco.
“Ma che gentile!” disse Sara ironicamente.
Le due ragazze immersero i piedi nelle bacinelle, e Francesco si era seduto per terra. Aveva appena cominciato a lavare i piedi di Valeria, massaggiandoli con cura, quando il suo cellulare squillò.

“Ma chi ti cerca a quest’ora?” esclamò Sara, con un’espressione scocciata.
“Non saprei” rispose Francesco. “Ora controllo”. Il suo sguardo parve immobilizzarsi.
“Allora, chi è? Si può sapere? Perché fai quella faccia da mongoloide?” disse Sara, vedendo che Francesco non accennava ad una reazione.
“E’… è Stefano, Sara. Stefano. Che faccio… rispondo?” chiese Francesco.
“Sei un cucciolo, Francesco. Così mi piaci” disse Sara. “Sì, rispondi. Sicuramente Stefano ha da dirti qualcosa di importante”.

“Stefano?” rispose Francesco. “Sì? Sì, sono a casa. Cosa?” fece un’espressione spaventata con gli occhi. “Ve… venire a casa? A quest’ora? Perché?”.
Sara fece un sorriso ed un segno col pollice. Francesco impallidì: capì che doveva farlo venire.
“Ok allora!” disse, fingendo entusiasmo. “Fra quanto vieni, allora?” chiese.
“Puoi aprire il portone” disse Stefano dall’altro capo del telefono. “Sto sotto casa tua”.
Francesco impallidì, se possibile, ancora di più.

Aprì il portone, ed andò ad accogliere Stefano alla porta.
“Fai venire Stefano in cucina” urlò Sara. “Voglio salutarlo”.
Ovviamente Sara voleva approfittare per farsi due risate, tenendo Francesco sotto scacco.
Francesco fece accomodare Stefano, che salutò Sara e Valeria, che ovviamente conosceva di vista.
“Ciao Stefano, come va?” chiese Sara, sorridendo.
“Ehi Sara. Bene e tu? Ma che state facendo voi due?” chiese Stefano, e rise.
“Ci rilassiamo un po’.

Anche se fa caldo, avere i piedi nell’acqua calda è sempre piacevole. Tanto, che abbiamo da fare a quest’ora di mattina?” rispose Sara.
“Pare più che giusto” disse Stefano.
Guardò Francesco: era palesemente in imbarazzo, e fissava il pavimento. Cercava di capire cosa non andasse.
“Che ne dici, Francesco, ci vediamo un film stasera?” propose Stefano.
Istintivamente, Francesco stava per rispondere di sì, poi successe qualcosa di strano: a Sara scomparve il sorriso di faccia, e fissò Francesco.

Francesco guardò Sara negli occhi. Si guardarono per dei lunghi istanti; Sara non sbatté nemmeno le palpebre. Fissava solo severamente Francesco. E Francesco era letteralmente incantato.
“Allora?” chiese Stefano.
“Stefano ti ha fatto una domanda, Francesco. Ti svegli?” disse Sara, continuando a fissare intensamente suo fratello negli occhi.
“Non mi dire niente, Stefano. Facciamo un’altra volta? Stasera…” Francesco non sapeva che dire; ma evidentemente aveva risposto giusto, perché Sara aveva smesso di fissarlo.

Valeria, intanto, si guardava i piedi, imbarazzata.
Seguirono attimi di silenzio, e Stefano capì che era meglio lasciar perdere. Sarebbe stato meglio affrontare Francesco a quattr’occhi.
“D’accordo, non fa nulla. Organizziamo in queste sere, poi. Io vado, ci vediamo” disse Stefano, e filò via.
“Vedi, Valeria?” disse improvvisamente Sara. “La dominazione reale è questa. E’ bastato fissare Francesco negli occhi per fargli dire di no a Stefano. Non è quella cosa che fanno in quei video su cui Francesco si spara le seghe.

Quelle cose sono cose per segaioli, appunto. A Francesco piace la dominazione? Dovrebbe essere contento. Lo sto dominando, e lui non batte ciglio”.
Francesco e Valeria si fissarono negli occhi. Erano entrambi sbalorditi da quel semplice ragionamento di Sara.
“Bene, ora puoi ricominciare a lavarci i piedi” disse Sara.
Cominciò da Valeria: si risedette per terra, e prese di nuovo il piede di Valeria tra le mani. A Francesco non piacevano i piedi in quello stato: troppo puliti, senza nessun odore, se non di sapone.

Non avevano nulla di un piede. Ma dovette tuttavia eseguire il suo lavoro. Massaggiò con cura ogni dito, ed anche gli spazi tra le dita. Poi massaggiò il tallone, e salì su per la pianta. Ogni tanto Valeria ridacchiava a causa del solletico.
“Cavolo, com’è rilassante farsi massaggiare i piedi” commentò Valeria. “Ti posso assumere come massaggiatore personale?” chiese, ridendo.
Ma Francesco era troppo preso dai suoi piedi, per poter rispondere. Fece la stessa cosa all’altro piede.

Poi passò ai piedi di sua sorella, che però disse:
“Ho cambiato idea. Non ho voglia di farmi massaggiare i piedi. Asciugameli, muoviti”.
Francesco asciugò i piedi di Sara, che si stese sul divano, mettendo i piedi sulle cosce di Valeria, che però fece finta di nulla.
“Rimani a mangiare con noi, Vale?” chiese Sara. “Sto insegnando Francesco a cucinare qualcosa. Spero vivamente che la cucina non vada a fuoco”.
Valeria rise; poi disse:
“No, Sara, ti ringrazio.

Sto fuori casa da ieri pomeriggio, preferisco ritirarmi”.
“Bene” disse Sara. “Francesco, vai a prendere le scarpe di Valeria. Però fai in fretta, non masturbarti, mi raccomando. E portale con la bocca”.
Francesco andò in camera sua; le scarpe di Valeria stavano ancora lì. Le annusò: avevano sempre lo stesso odore paradisiaco. Prenderle in bocca, invece, fu il difficile. Non riusciva a prenderle in modo che si reggessero bene; cadevano spesso. Fino a che non le afferrò coi denti, e le portò in cucina.

“Infila le scarpe a Valeria, e baciale i piedi” ordinò Sara.
Francesco infilò le scarpe a Valeria, e le baciò i dorsi dei piedi.
Valeria salutò e se ne andò, con la generica promessa di rivedersi sabato sera, alla festa della loro amica.
“Vieni a sederti vicino a me” disse Sara a Francesco. Stava stesa sul divano. Questa richiesta sorprese molto Francesco.
Gli mise i piedi sulle cosce. Francesco li fissò intensamente: i piedi di Sara erano effettivamente più belli di quelli di Valeria.

“Che io ti abbia messo i piedi sulle cosce, non significa che tu debba fissarli” disse Sara, facendo tornare Francesco nel mondo dei vivi. “Sono dei piedi, Francesco. Piedi. Non è possibile che vedendo i piedi di una ragazza tu smetta di vivere. Vai in catalessi”.
Francesco era stanco di quella situazione. Aveva bisogno di rilassarsi un po’. E sua sorella era una spina nel fianco. Era una tortura psicologica. Francesco amava sì i piedi di sua sorella, ma lei metteva sempre in atto la stessa tattica: glieli faceva desiderare, per poi negarglieli e tormentarlo psicologicamente anche.

“Seguimi un attimo in camera mia” continuò Sara. “Voglio provare il vestito per la festa di sabato sera. E tu devi aiutarmi. Devi prendermi i vestiti dall’armadio, ed ovviamente dopo sarai tu a mettere tutto in ordine. E pretendo che tu metta in ordine meticolosamente, a patto che tu debba starci tutta la giornata”.
Sara aveva gusto nell’abbigliamento. Qualsiasi vestito indossasse, le stava una meraviglia, e sapeva abbinare anche bene.
“Striscia verso la scarpiera, e scegli un paio di scarpe eleganti col tacco” ordinò Sara.

Francesco eseguì: si inginocchiò e strisciò verso la scarpiera, nonostante gli facesse male alle ginocchia.
Prese le scarpe che più gli piacevano, e le portò a Sara.
“Stenditi sul pavimento, che ti metto un poco i piedi in faccia” disse lei.
Francesco si stese, e Sara appoggiò delicatamente i piedi sulla faccia di Francesco.
“Il nostro rapporto sta migliorando, non trovi?” chiese Sara.
Francesco non rispose. Sara gli mollò un ceffone col piede, tanto da farlo male.

“Ho fatto una domanda, stronzo” disse Sara. “Noi due non litighiamo più, e ci capiamo con un semplice sguardo. Credo che i veri ruoli in questa casa siano questi. Non trovi anche tu?”.
Francesco, per tutta risposta, schioccò un fortissimo bacio sotto il piede di sua sorella.
“Perché cazzo non rispondi alle mie domande, razza di maniaco!” urlò Sara, arrabbiata.
“Po… posso infilarti io le scarpe, padrona?” chiese Francesco.
Sara guardò dall’alto suo fratello: ormai era andato.

Era al culmine dell’eccitazione, e non avrebbe più ragionato se non si fosse masturbato.
“Mettimi le scarpe” confermò Sara.
Francesco baciò i piedi di Sara, e poi le infilò le scarpe.
“Mi metta il tacco in faccia, padrona” scongiurò Francesco.
“Siamo passati al lei?” chiese Sara divertita. “I tacchi decido io quando e dove usarli. Te li pianterei nel culo, ma non voglio essere così cattiva. Mi conserverò questa carta come punizione estrema.

Ed ora apri la bocca”.
Francesco, che era una marionetta nelle mani di sua sorella, aprì la bocca. Sara gli infilò il tacco in bocca, e disse:
“Bravo, schiavo. Ora succhiami il tacco. Fa come se tu fossi una pornostar e il mio tacco fosse un cazzo!” disse Sara, e scoppiò a ridere fortemente.
Francesco arrossì, ma obbedì all’ordine di sua sorella. Cominciò a succhiare i suoi tacchi con la massima devozione.

“Sai, schiavo, credo che alla festa ci divertiremo un mondo” disse Sara. “Indosserò queste scarpe. Nella peggiore delle ipotesi mi succhierai i tacchi. Nella migliore delle ipotesi mi leccherai i piedi”.
Francesco smise di succhiare i tacchi di Sara.
“Perché hai smesso? Continua verme!” esclamò Sara.
Ma Francesco non ne volle sapere. Anzi, si rialzò, e si sedette affianco a sua sorella, sul suo letto.
Sara guardò disgustata suo fratello.

“Chi ti ha dato il permesso di sederti accanto a me?” chiese arrabbiata. “Ti sto facendo fare esattamente quello che ti piace. Dovresti ringraziarmi in ginocchio! Invece non hai un minimo di riconoscenza!”.
“Non si tratta di questo, Sara!” disse Francesco, tornando a chiamarla per nome. “Tu non mantieni le tue promesse. Sto facendo tutto quello che vuoi. Però hai infranto la nostra promessa, dicendo che Valeria è la tua migliore amica ed hai voluta informarla su tutto.

Ho accettato senza batter ciglio, e tu mi hai promesso che non dirai più nulla a nessuno!”.
“Ma tu usi il cervello quando parli?” chiese Sara esasperata. “Che io abbia detto a Valeria della tua passione, ti deve solo far piacere, perché Valeria ti ha fatto odorare i suoi piedi e ti ha fatto dormire con le sue scarpe a portata di mano. E non mi venire a dire che non ti è piaciuto.

Ti sei sparato delle seghe immense. E poi io sto mantenendo la mia promessa. Non dirò niente a nessuno. Tu mi leccherai semplicemente i piedi e basta; non sarò io a dire alla gente che tu sei feticista. Se la gente ti vedrà, lo scoprirà da sola. Se non ti vedrà, non lo saprà mai”.
“Sei… sei semplicemente una bastarda!” urlò Francesco. “Io lo sapevo che non avrei dovuto fidarmi di te. Hai usato questi trucchetti; e alla fine comunque hai trovato il modo per far venire a galla il mio feticismo davanti la gente.

Io… io ti odio!”.
“Il bastardo sei tu, qui. Sei sempre stato tu ad umiliare me. E non t’importava se c’era qualcuno davanti. Perché dovrei importarmene io, ora? Tu mi prendevi in giro per motivi futili. Io invece per motivi seri. Tu sei feticista. Seriamente feticista. I piedi femminili ti mandano in tilt, e l’hai dimostrato davanti me e Valeria. Sabato sera, che ti piaccia o no, tu mi leccherai i piedi, in discoteca.

Se sarai un bravo mentitore, saprai che scusa inventare. Ma la gente dovrà vederti mentre lecchi i piedi a tua sorella. Sicuramente sarà una bella scena: divertente per la gente normale, schifosa per gli schizzinosi, ed eccitante per gli altri feticisti che sicuramente ci saranno alla festa” disse Sara, pregustandosi ogni singola parola.
“Io mi rifiuto di leccarti i piedi in pubblico. Non era nei patti” disse Francesco.
“Allora sarò costretta a mandare un messaggio ad ognuno dei tuoi amici Vuoi far diffondere la notizia davvero? Io non parlerò solo di feticismo.

Anche di sottomissione. Sai quante risate si faranno i tuoi amici, dopo aver scoperto che ti piacciono le donne volgari dell’est che sottomettono uomini nudi. Farai sicuramente una bella figura. E nel peggiore dei casi, dirò tutto anche a mamma e papà. Devono pur smettere di pensare che il loro maschietto sia un Dio. A te la scelta” rispose Sara. “Tanto” aggiunse “Qualche tuo amico già sospetta di qualcosa; Stefano si è accorto che io ti ho bloccato solo guardandoti negli occhi”.

L’idea che i suoi amici venissero a sapere di questa sua passione lo facevano morire di vergogna.
“Scusami Sara” disse Francesco. “Farò tutto quello che vuoi. Ti leccherò i piedi sabato sera in discoteca. Troveremo un posticino più riservato e tranquillo?”.
Sara mollò un ceffone a Francesco.
“Quante volte ti devo dire che non mi devi chiedere scusa?” disse Sara. “Le tue scuse sono dettate dalla paura e dalla vergogna.

Accetterò le tue scuse solo quando saranno sincere. Ed ora non lo sono per niente. Riguardo il posto in cui farlo, lo faremo dove me ne verrà voglia”,
Francesco sperava che tutto ciò sarebbe finito il prima possibile. Amava la dominazione della donna sull’uomo, ma quella era piuttosto una vera e propria tortura psicologica.
“Sì padrona” disse Francesco, un po’ per l’eccitazione, un po’ per intenerire sua sorella, che sorrise.
“Piccolo” disse Sara, continuando a sorridere.

“Ma tu lo sai che ho una bella sorpresa per te, per sabato sera?”.
Francesco tremò. Che intenzioni aveva, ora, sua sorella?
“Quale sorpresa padrona?” chiese.
“E se te lo dicessi ora perderesti tutto il gusto” rispose Sara. “Non sarebbe più una sorpresa. La sorpresa è bella perché scoprirai di cosa si tratta solo al momento. Credo proprio che ti piacerà un mondo, cagnolino. Comunque vado a mangiare qualcosa, sto morendo di fame.

Nel frattempo riordina in camera mia; dopo deve sembrare come nuova. E’ chiaro cagnolino?”.
“Sì padrona” fu l’unica risposta che Francesco seppe dare.
“Bene!” disse Sara, che si alzò dal suo lettino e si avviò in cucina, lasciando Francesco da solo in camera sua; stava tremando, chiedendosi cosa Sara avesse deciso di combinare quel fatidico sabato sera.
Francesco riordinò in camera di Sara meticolosamente. Lui non se la cavava male a riordinare le cose, solo che era molto sfaticato, ed aveva paura che sua sorella facesse la pignola solo per il gusto di fargli rifare le cose, come aveva fatto per il letto.

Evitò di guardare sua sorella negli occhi quando tornò in cucina. Si era pentito di averla chiamata padrona. Alcune volte, l’idea di sottomettersi ai piedi di sua sorella lo eccitava come non mai; altre volte, invece, lo imbarazzava da morire; un po’ perché era sua sorella, un po’ perché cominciava seriamente ad odiarla, dopo tutto quello che gli stava facendo passare. Aveva intenzione di farsi leccare i piedi in pubblico, in discoteca: sarebbe stato il massimo dei disonori, quello di farsi trovare inginocchiato ai piedi di sua sorella, mentre glieli leccava.

Ma non aveva una grande scelta: sua sorella avrebbe fatto la spia e l’avrebbe messo in imbarazzo con tutti i conoscenti in men che non si dica. Sembrava un labirinto senza uscita. Era in trappola.
Quella sera, Sara stava seduta sul divano in cucina, guardando la televisione; ovviamente era lei a decidere quali programmi guardare; Francesco si sarebbe dovuto adattare, se avesse voluto approfittare dell’aria condizionata, ovviamente accesa in cucina, dove stava Sara; quindi non poteva accenderla in camera sua, dove faceva un calore infernale.

Tra la tv e l’aria fresca, Francesco scelse l’aria fresca. Si addormentò sulla poltrona: erano giorni che doveva dormire senza aria fresca, sudando e soffrendo; l’aria fresca lo stava davvero rilassando di parecchio.
A un certo punto, Sara gli scosse il braccio, facendolo svegliare di botto.
“Che fai, dormi?” chiese lei, sorridendo, sapendo di averlo svegliato.
Francesco la guardò storto, con gli occhi pieni di sonno, e non rispose, cercando un’altra posizione comoda sulla poltrona.

“Cos’è, il caldo non ti fa dormire, Francesco?” continuò Sara. “O sei eccitato per sabato sera? Ti aspetta una gran leccata di piedi, stai nel tuo” disse, continuando a sorridere, come se stesse facendo a suo fratello il regalo del secolo, ma ben sapendo che questa situazione lo stava uccidendo psicologicamente.
“Sara…” disse lentamente Francesco. Poi si stoppò.
“Che c’è?” chiese Sara, alzando le sopracciglia.
“Credi che potrei andare a prendere qualcosa con degli amici?” chiese Francesco con un tono molto annoiato.

Chiedere il permesso a sua sorella era l’ultima cosa che avrebbe voluto fare, ma d’altra parte non aveva scelta.
“Mi fai quasi commuovere, Francy” disse Sara. “Vedo che le mie fatiche per addestrarti funzionano alla grande. Sì, vai. E quando torni portami qualcosa di buono da mangiare. Una pizza, magari, con qualcosa di rosticceria. E poi qualcosa di dolce, come un cornetto. Vai”.
Francesco moriva dalla voglia di picchiarla. In un modo o nell’altro, si promise che sarebbe uscito da quella situazione; ma il percorso era bello lungo e tortuoso.

Uscì, e s’incontrò con i suoi amici, che manifestarono ironicamente il loro stupore nel rivedere Francesco.
Trascorsero una serata piacevole, seduti a un tavolino di un bar, chiacchierando e giocando a carte.
Era da tempo che non si divertiva e non si svagava così tanto: da quando sua sorella l’aveva scoperto a masturbarsi sul web, la sua vita era diventata praticamente un inferno. Gli unici momenti di svago li aveva avuti, paradossalmente, quando sua sorella e Valeria gli avevano messo i piedi in faccia.

Quello che per lui sarebbe dovuto essere un paradiso, ma che lentamente gli stava rendendo la vita un inferno.
Mancava mezz’ora circa a mezzanotte, e Francesco sarebbe rimasto molto volentieri per qualche altra ora con i suoi amici; ma in poco tempo le pizzerie avrebbero chiuso, e non avrebbe potuto portare la pizza a sua sorella, che sicuramente, pignola com’era diventata, non avrebbe reagito bene.
“Ragazzi, io mi avvio” disse Francesco controvoglia.

I suoi amici fecero un’espressione stupita, qualcuno di loro controllò l’orologio, mentre Stefano fece la faccia rassegnata, come se si aspettasse che qualcosa succedesse.
“Sai” disse uno di loro, sarcasticamente. “Persino Cenerentola potette ritirarsi a mezzanotte in punto. Non penso che la carrozza se ne scappi”.
Francesco non sapeva che scusa inventare. Che era stanco? Che non voleva lasciare casa sola? Optò nel dire la verità. Una ‘mezza’ verità.
“Mia sorella mi ha chiesto se potevo portarle una pizza, al mio ritorno… e fra poco le pizzerie chiudono” buttò giù lì.

Qualcuno lo guardò scandalizzato.
“E tu? Dille che vada lei a prendersela, no? Che sono queste cose? Ti fai influenzare una serata da tua sorella? Proprio tu?”.
Era effettivamente insolita quella decisione. Ma poteva mai Francesco dire che sua sorella lo ricattava?
“Mia sorella non mi chiede mai niente, perché sa che deve starsene zitta. Una volta tanto si può fare” fu la risposta pronta di Francesco.
“Va bene” disse uno dei suoi amici.

“Portale la pizza e poi torna qua”.
“Non credo proprio” disse Francesco. “Sto stanco, mi scoccio poi di riscendere. Ci vediamo la prossima volta…”.
Così dicendo, si avviò, ma Stefano lo seguì.
“Chi deve starsene zitto tra te e Sara?” chiese.
Francesco si fermò, poi si girò verso Stefano, e gli chiese:
“Che intendi dire?”.
“L’altra volta tua sorella ti ha zittito con uno sguardo” rispose Stefano. “Ed ora ti ha chiesto una pizza, e tu gliela porti pure.

E dopo non esci più. Se proprio vuoi sapere la verità, Francesco, secondo me Sara ti sta ricattando per qualcosa”.
Francesco sentì la sua faccia bollire.
“Ma cosa stai dicendo, Stefano. Sei impazzito?” chiese.
“Potrei farti la stessa domanda” rispose Stefano. “Ma ora torna da tua sorella, non vorrei farti fare tardi. Ma stai tranquillo, che prima o poi scoprirò che cazzo sta succedendo in casa tua. A proposito. Sabato sera che vogliamo fare?”.

Era una provocazione evidente.
“Sabato sera devo andare ad una festa” rispose Francesco.
“Che festa?” chiese Stefano insospettito.
“Il diciottesimo di un’amica di mia sorella” disse Francesco.
“Un’amica di tua sorella… capisco. E’ chiaro. Ciao Francesco” concluse Stefano.
Ci mancava solo che Stefano iniziasse ad indagare, ora, pensò Francesco infastidito. La situazione già era difficile di per sé, poi ci si metteva anche lui. Ma d’altronde, lui era suo amico; come dargli torto?
Tornando a casa comprò una pizza e un cornetto, per portarli a sua sorella; ma quando tornò a casa, Sara stava dormendo sul divano, con la televisione accesa.

Posò la pizza e il cornetto sul tavolo, poi si avvicinò a Sara: dormiva profondamente. All’interno, Francesco, aveva sentimenti contrastanti: vedendola così indifesa, gli veniva voglia di soffocarla con un cuscino, o di picchiarla molto forte; ma dall’altro lato, si rese conto che in fin dei conti le voleva bene; ma non era quello il momento di pensarci. Lui l’aveva tormentata per anni, ed ora si stava vendicando, e non era il momento adatto per farsi intenerire.

Che fare? Ammazzarla, inscenare una rapina, e finirla lì?
Poi gli venne una grande idea. Visto che sua sorella non parlava di svegliarsi, Francesco prese le sue ciabattine, molto cautamente, e se le portò al naso: avevano un ottimo odore. Poi annusò i piedi di sua sorella: rispetto all’ultima volta erano leggermente più odorosi, ma sempre di meno rispetto a quelli di Valeria. Ma per Francesco quello non era un problema; che fossero più o meno odorosi, non era una cosa fondamentale.

Quello che importava era che i piedi fossero belli. E i piedi di sua sorella parevano disegnati da un artista. Stette circa dieci minuti ad odorare, e minuto dopo minuto il suo membro diventava sempre più grande.
Poi decise di giocarsi il tutto per tutto. Scrisse un bigliettino: ERA UN PECCATO SVEGLIARTI. RISCALDA LA PIZZA QUANDO TI SVEGLI. FRANCESCO.
Poi corse in camera di Sara il più in fretta possibile, e chiuse la porta a chiave.

Aprì la scarpiera, e prese tre paia di scarpe: un paio di cuoio, un paio col tacco, e un paio di ballerine. Le annusò tutte e tre: quelle col tacco non sapevano di nulla, e le posò immediatamente; quelle di cuoio puzzavano leggermente; e le ballerine, ovviamente, erano quelle che odoravano di più. Posò anche le scarpe di cuoio, e si stese sul lettino di sua sorella, slacciandosi i pantaloni e portandosi le ballerine al naso.

Respirò a pieni polmoni l’odore paradisiaco delle scarpe di sua sorella, poi cominciò a toccarsi il pene, che crebbe a dismisura; qualche secondo di tempo, e venne abbondantemente; pervaso di piacere, Francesco cercò di ricomporsi il prima possibile; mise in ordine in camera di Sara, e corse in cucina, per controllare la situazione: fortunatamente Sara dormiva, ancora nella stessa posizione di prima; Francesco si chiese se non fosse il caso di mangiare pizza e cornetto; ma poi si disse che avrebbe voluto dare una buona impressione a Sara, così rimase tutto sul tavolo ad andò in camera sua, approfittando del sonno di Sara per accendere un po’ il condizionatore in camera sua, che negli ultimi giorni era diventato un forno.

Quanto amava sua sorella che dormiva: poteva fare quello che voleva, poteva accendere l’aria condizionata, e soprattutto poteva darsi alla pazza gioia alle sue scarpe. Si chiese se non era il caso di metterle i sonniferi nei pasti, ogni tanto.
Erano le due di notte, e Francesco dormiva beatamente nel suo lettino, con l’aria condizionata accesa. Si sentì chiamare silenziosamente: Sara era lì, seduta sul suo letto. Francesco spense istintivamente il condizionatore.

“No, accendilo” disse Sara. Francesco eseguì.
“E’ stato un pensiero molto carino, lasciarmi il bigliettino” disse Sara sorridendo. Francesco era imbarazzato: non si aspettava quella dolcezza da sua sorella; anche perché non ne avevano mai condivisa.
“Ero stanchissima” continuò Sara. “Non ti ho sentito arrivare. E’ stato bello trovare la sorpresa sul tavolo. Camera mia è un forno comunque” aggiunse.
“Accendi il condizionatore, no?” disse Francesco. “Spengo il mio, l’ho tenuto due ore acceso”.

“No, tienilo pure acceso” disse Sara. “Dormo con te. Fammi spazio”.
Questo spiazzò Francesco. Che si stesse scocciando, Sara, di tormentarlo? Decise di giocarsi quest’occasione alla maniera migliore possibile. Fece spazio a Sara, che si abbracciò a lui, e si addormentò istantaneamente.
Doveva essere proprio stanca morta. Francesco approfittò per toccarle i piedi, sotto le lenzuola. Mise la pianta del suo piede contro la pianta del piede di Sara: il contatto piede contro piede era una cosa che lo faceva letteralmente impazzire.

Ma Francesco non riusciva a dormire: era troppo eccitato. Si alzò e andò di nuovo in camera di Sara: rovistò un po’ tra le sue cose, e prese un paio di collant da un cassetto: odorò la parte dei piedi: non era un odore fortissimo, ma comunque sufficiente per farlo eccitare; poi riprese le ballerine, e se le portò di nuovo al naso: non ci volle molto tempo perché si eccitasse di nuovo, per poi venire di nuovo: un altro orgasmo molto potente.

Tornò a letto, esausto: sua sorella aveva occupato tutto il suo letto, e si era anche scoperta. Francesco approfittò per infilare il naso sotto i suoi piedi: erano bene o male odorosi come prima; odorò tra le dita, un luogo in genere in cui l’odore era più forte; Sara scostò leggermente il piede, ed aprì gli occhi. Si alzò a mezzobusto sul letto, ma non commentò il fatto che Francesco le stesse annusando i piedi; si limitò a dire, invece:
“Sei rumoroso di notte”.

Francesco si andò a stendere di nuovo, ed entrambi si addormentarono immediatamente.
La mattina dopo Francesco si svegliò carico di entusiasmo: cominciava a sperare che Sara si fosse annoiata di trattarlo male.
Andò in cucina e preparò la colazione. Sara si presentò qualche ora dopo, con gli occhi ancora gonfi di sonno.
“Buongiorno dormigliona” disse Francesco sorridendo.
“Non pensare che sia finita” disse Sara con un tono secco. “Che io ti abbia lasciato un po’ di pace non significa che le cose siano cambiate tra di noi.

Sono meno arrabbiata, perché si cominciano a vedere i risultati del cambiamento in questa casa; ma non credere che questo significhi la fine del nostro patto. Tu continuerai ad essermi sottomesso. E anche il patto è sempre lo stesso; prova a sgarrare, e tutti sapranno della tua indole”.
Francesco si sentì come colpito da un proiettile al cuore. Era tutta un’illusione. E Sara lo stava facendo ritornare coi piedi per terra.
“Domani sera” continuò Sara “C’è la festa della mia amica.

Ricordati della mia promessa: ho una sorpresa per te. Non so se sia bella o brutta; sta a te deciderlo. Se sarai abile, allora la sorpresa sarà bella; se sarai impacciato, allora si potrebbe trasformare in un vero e proprio inferno”.
Francesco non disse nulla; non trovava nulla da dire. Cominciò ad essere seriamente preoccupato: cosa aveva in mente Sara? Aveva due spine nei fianchi ora: da una parte Sara, che lo metteva sotto pressione, Stefano dall’altra, che aveva capito molte cose, ma voleva scoprire la vera causa quale fosse.

La sera della festa, Sara si preparò molto in fretta: non era come quelle ragazze che perdevano ore e ore davanti l’armadio e davanti lo specchio. Già sapeva cosa mettere: un vestitino splendido, e un paio di scarpe coi tacchi, quelle che aveva scelto Francesco.
“Vestiti elegantemente” ordinò Sara a Francesco. “Una camicia, ed un paio di pantaloni decenti. Non fargli prendere la polvere”.
Francesco odiava vestirsi elegantemente, soprattutto in periodi estivi; ma ora non aveva scelta: doveva obbedire a sua sorella, o sarebbero stati guai.

Passarono a prendere Valeria, e si avviarono alla discoteca.
Durante il tragitto, Francesco non parlò molto, né le due amiche gli diedero molto da parlare; Francesco era molto teso. Sperava che la serata finisse il più presto possibile. Lui, che amava le feste in discoteca, si era ridotto a sperare che la festa finisse presto.
Una volta in discoteca, Sara indicò dei divanetti a Francesco; lui pensava che fosse il luogo in cui avrebbe dovuto leccarle i piedi, ma Sara gli disse semplicemente che quello era un loro punto di ritrovo.

“Non penserai mica che io passa la mia serata incollata a te?” disse Sara, come se l’idea di passare la serata col fratello la disgustasse quasi. Per Francesco era quasi la stessa cosa; più tempo passava lontano da Sara, più stava tranquillo.
C’era un motivo specifico per il quale Francesco amava le feste in discoteca più di ogni altro tipo di festa: c’erano ragazze coi tacchi e coi sandali, sempre coi tacchi.

Spesso, le ragazze, durante le pause tra un ballo e l’altro, si sfilavano le scarpe, perché i piedi erano ovviamente stanchi, e quelle visioni mandavano Francesco in paradiso.
Francesco studiava i piedi di ogni ragazza che entrava.
Quando andarono a fare gli auguri alla festeggiata, Sara le disse:
“Ho un regalo speciale per te, Jessica. Ma non te lo darò qua, in mezzo alla gente; è una cosa privata. Dovrai vedertene bene da sola”.

Jessica sembrava eccitata, ma anche divorata da una fortissima curiosità. Guardò Francesco con un’occhiata interrogatoria; ma Francesco inarcò le spalle, per far capire che nemmeno lui sapeva di cosa si trattasse.
La prima parte della serata, Sara stette lontana da Francesco. Più Valeria gli fece compagnia. Francesco amava ballare, ma dal momento in cui si sentiva molto agitato, preferì trascorrere la serata sul divanetto che gli aveva indicato Sara.
Valeria, dopo aver ballato un po’, gli si avvicinò, si sfilò una scarpa e gli disse:
“Sai, credo che stanotte i miei piedi puzzeranno molto di più dell’altra volta.

Dovresti provare, sai” e gli mise un piede sul ginocchio.
Francesco evitò di guardarle il piede: sapeva che se l’avesse guardato, difficilmente sarebbe resistito: o avrebbe affondato il naso sotto la pianta, o sarebbe dovuto correre in bagno per masturbarsi; e Francesco non voleva ridursi a questo. Allora improvvisò un massaggio con nonchalance, come se la cosa non lo riguardasse.
“Perché non guardi il mio piede?” chiese Valeria. “Non ti piace più?”.

“Vuoi stare zitta?” urlò Francesco, guardandola storto.
Valeria parve non essersi accorta che erano in un luogo pieno di gente. Si mise le mani davanti la bocca, e ritirò il piede.
“Mi era sfuggito… scusami Francesco” disse; pareva realmente pentita.
“No, non ti preoccupare, non è nulla” rispose lui. “Vorrei solo evitare di mostrare in piazza questa cosa”.
Valeria poggiò il piede nudo a terra, strisciandolo leggermente sul pavimento; Francesco, a questo punto non poté fare a meno di guardare.

Valeria gli si avvicinò all’orecchio e gli disse:
“Ti piacerebbe poterlo pulire con la tua lingua, non è vero?”.
Francesco fece lo stesso con l’orecchio di Valeria.
“Sì, e dopo se vuoi vieni a casa. Te lo pulisco tutta la nottata”.
Valeria scoppiò in una risata molto rumorosa. Qualcuno lì intorno si girò. Francesco arrossì e si guardò tra le gambe.
“Magari un’altra volta” rispose, cercando di calmarsi dalle risate.

“Farò in modo che i miei piedi diventino neri e puzzolenti. Tanto, a te piace. E dovrai pulirmeli bene. Altrimenti lo sai. Sara mi ha autorizzato a sputtanarti se solo lo volessi. Se solo lo volessi, tu dovresti diventare il mio schiavo in men che non si dica. Ma evitiamo di farti andare in overdose di piedi e di piacere”.
Che stronza pure lei! Evidentemente era un’epidemia tra amiche.
Francesco si avvicinò a Valeria, e le sussurrò nell’orecchio:
“Se vuoi possiamo andare in macchina.

Posteggiamo da qualche parte e ti lecco i piedi”.
Valeria parve rifletterci qualche secondo, ma poi scosse la testa.
“No. Ti ripeto, non esageriamo col piacere. Poi cominceresti ad approfittarne” rispose.
“Che padrona che sei” disse Francesco, con aria di sfida. “Secondo me anche tu ti fai comandare a bacchetta da Sara. Non sei capace di decidere da sola?”.
Valeria era stata chiaramente colpita al cuore da quelle parole. Era evidente che Sara esercitava una grandissima influenza su di lei.

“Pensa ciò che vuoi” rispose. “Io non devo dimostrare niente a nessuno. Sei tu che dovresti esserci devoto, che pur sapendo delle tue perversioni malate, non solo non abbiamo fatto la spia, ma ti abbiamo concesso i nostri piedi anche, facendoti godere. E tu così ci ringrazi? Ha ragione Sara. Un fratello così va trattato peggio degli schiavi dell’antichità. Quelli che erano veri schiavi, non questi pippaioli come te”.
Francesco alzò gli occhi al soffitto, imprecando sotto voce.

Non bastava Sara, ora ci si metteva anche Valeria. Evitarono di guardarsi per alcuni minuti, e stavano entrambi imbronciati.
“Valeria!”. Sara si stava avvicinando e chiamava l’amica. “Vale, puoi distrarre un attimo Jessica? Devo fare un attimo una cosa, ma lei non deve accorgersene; non deve farci caso”.
“Sì, subito vado” rispose Valeria annoiata.
“Succede qualcosa?” chiese Sara preoccupata.
“No, niente” rispose Valeria. “E’ solo che alcune persone sono proprio patetiche.

Proprio come i filmini che guardano”. E si alzò, dirigendosi verso Jessica.
Sara si sedette affianco a suo fratello, guardandolo storto.
“E’ inutile che mi guardi così” disse lui sulla difensiva. “Ho solo fatto un’osservazione che le ha dato fastidio. Anche voi due lo state facendo da giorni con me”.
Sara evidentemente aveva altro per la testa, e volle evitare di discutere.
“Ora stammi bene a sentire” disse Sara. “Se vuoi che fili tutto liscio, dovrai fare quello che dico io.

O mi faccio prestare un microfono e faccio l’annuncio delle tue pratiche preferite qui davanti a tutti. Non farai in tempo a scappare che tutti sapranno di che pasta sei fatto”.
“Dai, levati la scarpa e facciamolo una volta per tutte” disse Francesco rassegnato.
“No, non voglio che mi lecchi i piedi, lasciamo perdere questo” rispose Sara. “Dovrai fare due cose. Prima di tutto, c’è una stanzetta con dei divanetti al piano di sopra, e in genere è deserta e chiusa.

Ho fatto in modo di recuperare la chiave. Tu ora recati lì dentro, siediti su uno dei divani, accendi il lume piccolo e spegni le luci grandi: deve essere una stanza in penombra. Una volta lì aspetta: ti raggiungeranno delle ragazze, e tu dovrai leccarle i piedi; sarai il loro zerbino leccapiedi”.
Francesco fece un’espressione scandalizzata.
“Ma sei pazza?” esclamò. “Le ragazze non sapranno tenere la bocca chiusa e il mio segreto sarà scoperto!”.

“Noi ragazze spesso possiamo essere molto più serie di voi ragazzi” rispose Sara. “E poi dovresti esserne contento. Ti sto mettendo sul piatto d’argento un gruppetto di ragazze che si faranno leccare i piedi molto volentieri. E se poi non rischi, non troverai mai una ragazza che se li faccia leccare, e di certo non puoi contare per l’eternità su di me: ti dovrai accontentare di internet, e mi dici cosa c’è di bello sui video su internet?”.

“Va bene, le leccherò i piedi” rispose Francesco. “Però mi devi garantire che non dicano niente a nessuno!”.
“Io non garantisco un bel niente” rispose Sara. “Io le illustro la situazione; sta a loro poi rispettare i piani, non trovi? Non gestisco io i loro cervelli. Ora, passiamo al piano B. Dobbiamo fare un grandissimo regalo a Jessica; ho parlato coi suoi genitori, verrà a dormire da noi stanotte; tu dovrai essere il suo schiavo per una nottata intera, fino all’alba, o meglio, fino a quando lei non varcherà la soglia di casa nostra per tornare a casa.

Dovrai obbedirle, dovrai leccarle i piedi, farle da sputacchiera, da pony, da trampolino, da zerbino, da sacco da box, e da qualunque cosa lei vorrà. Le ho promesso un regalo d’oro, e tu dovrai soddisfarla a pieno. Guai a te se rimarrà delusa del mio regalo, caro Francesco. Sarai tu a pagarne le conseguenze. Ed ora avviamoci alla stanza di sopra, muoviti!”.
Francesco la seguì, e salirono di sopra. Entrarono nella stanzetta; era buia, in penombra, e c’erano molti divanetti, tappeti e comodini.

Era una stanza molto comoda per potersi rilassare un poco. Ma sembrava che di relax ne avrebbe vissuto poco lui.
“Io non parteciperò, e nemmeno Valeria e Jessica,” disse Sara.
“Sarai solo con altre ragazze. Se sarai bravo, ti divertirai come non mai; se non sarai bravo, tutto questo potrebbe trasformarsi in un vero e proprio inferno, come ti ho detto già. Buon divertimento” disse, facendo uno strano ghigno con la bocca.

Uscì dalla stanza, rimanendo Francesco da solo; era carico di eccitazione e preoccupazione. Se fosse stato sicuro che le ragazze avrebbero mantenuto il segreto, sarebbe stato l’uomo più felice della Terra. Ma le ragazze, si sa… quando c’è qualcosa su cui spettegolare, sono quasi sempre contente. E non solo le ragazze, ma chiunque.
Non volle preoccuparsi molto di questo, perché Sara aveva lasciato intendere che erano ragazze serie, cominciò a preoccuparsi di altro: non aveva mai vissuto un’esperienza di gruppo.

Come sarebbe stato essere lo schiavo di più ragazze contemporaneamente nella realtà?
Francesco camminava avanti e indietro nervosamente nella stanzetta, in attesa delle ragazze. C’erano momenti in cui prevaleva il nervosismo, momenti in cui era l’eccitazione a prevalere. Dopotutto, sarebbe stato lo schiavo di un gruppo di ragazze, uno dei suoi sogni proibiti; e poi, in nottata, sarebbe dovuto essere lo schiavo di Jessica, una ragazza molto carina, inoltre aveva sempre fantasticato sui suoi piedi.

Sua sorella aveva ragione: se avesse mantenuto la calma, se fosse filato tutto liscio, quello sarebbe stato il paradiso per lui; altrimenti… meglio non pensarci.
Improvvisamente, la porta della stanza si aprì, ed entrarono circa una decina di ragazze; una di loro accese la luce. Francesco le contò: erano otto.
Non male, come prima volta per una dominazione di gruppo.
Francesco ne conosceva qualcuna, qualche altra, invece, solo di vista.

Effettivamente, appartenevano tutte alla scuola in cui andava sua sorella, in cui era andato anche lui, appartenevano tutte a giri di amicizie in comune.
Francesco le squadrò l’una dopo l’altra: erano tutte bellissime, e tutte indossavano, ovviamente, le scarpe coi tacchi, qualcuna addirittura dei sandali, sempre coi tacchi.
Gli cominciarono a sudare le mani, ed ebbe un’erezione istantanea.
Una ragazza ruppe il silenzio:
“Allora sei tu quello che ama leccare i piedi?” gli chiese.

“Sì” rispose semplicemente Francesco.
La ragazza che gli aveva fatto la domanda, che Francesco conosceva solo di vista, una bella ragazza dai lunghi capelli biondi, gli si avvicinò con un’espressione di superiorità.
“Cominciamo già male” disse, e gli diede uno schiaffo fortissimo, così forte da fargli molto male; in confronto, quelli che gli aveva dato sua sorella erano semplici carezze. “Devi dire: ‘Sì, Padrona’. Hai capito?” disse, e gliene diede un altro di schiaffone.

“Sì, Padrona” rispose Francesco.
Le altre sette ragazze risero, ma la bionda rimase seria ed impassibile.
“Bene” commentò. “Io conosco tua sorella, tutte noi la conosciamo. Sapevo di fama che aveva un fratello a cui andava insegnata l’educazione, e lei sta cominciando l’addestramento. Per un tipo difficile come te, questo è già un ottimo lavoro; con uno schiaffo già obbedisci, figuriamoci con altro. Quando poi tu eri il tipo da voler fare il galletto”.

Francesco guardò per terra. Sentiva il volto in fiamme. C’era un motivo valido, se a parlare per prima era stata lei; aveva un carattere molto forte e sicuro di sé. Cominciò a sospettare che lei fosse la leader del suo gruppo di amicizie.
“Sapete questo chi è?” chiese a qualche ragazza, che evidentemente non conoscevano bene Francesco. “E’ il fratello di Sara, la ragazza bionda con cui ho parlato prima di salire.

Sara è la tipica ragazza che mi piace. E’ una che non se la tira, e soprattutto è una che si fa i fatti suoi. E questo cornuto di suo fratello, invece di apprezzare sua sorella per quello che era, le rompeva il cazzo giorno per giorno. Avrei voluto vedere se avesse avuto una di quelle ochette pettegole e vanitose come avrebbe reagito. Ma forse è quello che avrebbe meritato. Sara ha avuto la fortuna di trovarlo con le mani nelle mutande, e ha approfittato per pianificare una sua vendetta personale.

E infatti, questo stronzo sta avendo quello che si merita. Sara è stata a dir poco geniale. Il suo piano finale è che tutte le ragazze di cui si fida debbano sapere quanto pervertito sia suo fratello, una cosa di cui tutte le altre persone, tra cui i suoi amici, dovranno rimanere all’oscuro. E questo è il suo Jolly. Se caso mai Francesco sgarrasse dai piani rispettati, lo sputtanerà per l’intera città. Io l’avrei fatto subito, questo porco mi sta sui coglioni, e io gli avrei già fatto perdere la faccia”.

Francesco non poteva credere alle proprie orecchie: allora Sara aveva programmato tutto con la massima precisione.
Forse era questo ciò che intendeva: se si fosse comportato bene, avrebbe goduto ad essere umiliato da quelle ragazze; se si fosse comportato male… beh, sarebbe stato sputtanato per l’intera città.
“Perché ti piacciono i piedi, Francesco?” chiese un’altra ragazza, con cui non aveva mai parlato prima.
“Schiavo!” urlò la bionda leader. “Dovete chiamarlo schiavo, che sono queste cose? Lui è uno schiavo, e da schiavo va trattato”.

“Io proporrei anche faccia da culo” disse un’altra.
“Fate così” concluse la leader. “Ognuna di voi lo chiami con l’insulto che più le piace. Lui invece dovrà chiamare padrona ognuno di noi. Facciamo così! Ognuna sceglie un insulto, e lo chiamerà così per tutto il tempo. Ci state?”.
Ci fu un mormorio di eccitazione. Le ragazze accettarono.
“Bene” disse la bionda. “Io lo chiamerò schiavo. Semplicemente schiavo. Voi altre invece?”.

“Faccia da culo” rispose quella che aveva proposto quel nomignolo.
“Leccapiedi!” esclamò un’altra.
“Verme!” urlò un’altra, ridendo come non mai.
“Troia” disse un’altra, spietata.
Le altre tre decisero per “Fallito”, “Pisellino” e “Pervertito”.
“Benissimo” disse sempre la bionda; era quasi sempre lei a prendere il gioco in mano. “Ora che abbiamo deciso i tuoi nomi, schiavo, passiamo al sodo. Spegni la luce principale, e vieniti ad inginocchiare a me.

Muoviti!”.
Francesco si avviò verso la luce, ma una ragazza gli diede un calcio nelle palle così forte da farlo piegare in due, dicendo:
“Vedo che le maniere buone non danno risultati, faccia da culo! Devi dire ‘Sì, Padrona’ quando ti comandiamo qualcosa. Capito stronzo leccapiedi?”.
“S… sì padrona” rispose Francesco affannato.
“Ehi!” protestò un’altra ragazza. “Hai rubato il mio nomignolo!”.
“Fanculo i nomignoli. Lo dobbiamo umiliare a dovere e voglio divertirmi.

Se c’è qualcuno che deve attenersi alle regole è lui, di certo non noi”.
Francesco spense la luce, ed andò ad inginocchiarsi ai piedi della ragazza bionda.
Provò un’eccitazione ancor più forte di quando aveva annusato i piedi di Valeria. Ora stava subendo una vera e propria dominazione, ed avrebbe voluto goderne. Si limitò a fissare i piedi della sua nuova padrona, senza però fare nulla. Dopo circa una decina di secondi, la ragazza ruppe il silenzio.

“Che aspetti schiavo!” urlò. “Comincia a baciarmi i piedi. Mettiti tutto steso, sul pavimento, e baciami i piedi, partendo dalla punta della scarpa, fino ad arrivare al collo del piede”.
Francesco cominciò a baciarle il piede destro: diede tanti baci delicati, baciando ogni centimetro quadrato del dorso del suo piede.
“Anche le parti laterali della scarpa e i tacchi. Muoviti!”.
Francesco obbedì, con una crescente eccitazione. Il tono della ragazza era molto autoritario, sapeva benissimo quello che faceva.

“Ma allora veramente lo fanno” disse una di loro, con un tono stupito, come se avesse fatto una scommessa assurda, che non credeva si potesse avverare.
“Ovvio che lo fanno” rispose la ragazza che lo chiamava faccia da culo. “Fanno questo, e anche peggio. Voglio vedere fino a che punto può arrivare la loro perversione”. Si avvicinò di shitto a Francesco. “Girati con la faccia verso l’alto!” ordinò, e gli sbatté il piede, ancora con la scarpa, in pieno volto, facendolo male ancora una volta.

Francesco mugolò.
“Invece di lamentarti, pensa a rispondere alla domanda che ti ha fatto prima una delle tue padrone!” urlò.
“Q… quale domanda? Non ricordo…” rispose Francesco.
Le ragazze si guardarono in faccia tra di loro, scuotendo la testa.
Gli si avvicinò una ragazza bassina, coi dei lunghi capelli ricci castani, e gli disse:
“Voglio sapere cosa cazzo provate voi depravati fissati per i piedi quando ce li leccate!”.
Francesco ci pensò su.

Come avrebbe mai potuto descrivere la sensazione di oblio provocata dai piedi delle ragazze?
“Non saprei dirlo, padrona” rispose Francesco. “Posso solo dire che è bellissimo, ma non so descrivere con esattezza cosa si prova”.
Tutte le ragazze scoppiarono a ridere.
“Bello? Mi dici cosa ci sarebbe di bello? Io proprio non vi capisco, sono negata, mi spiace”.
“Lo scopriremo subito cosa prova il depravato” disse la bionda. “Spogliati. Rimarrai solo in mutande” ordinò, e Francesco eseguì immediatamente.

Una volta spogliato, la sua erezione da sotto le mutande era evidente. Le ragazze scoppiarono nuovamente a ridere.
“Cazzo, fai sul serio tu” disse un’altra. “Ma dimmi, cos’ha la figa che non va? Per un paio di piedi ti ecciti così?” e di nuovo tutte a ridere.
“Questi sono esseri speciali” disse la bionda. “Nessuna li capisce, nessuna li vuole capire. Sua sorella, invece, l’ha capito benissimo. Ma ci pensate? Quando hai uno di questo tra le mani, puoi fargli fare tutto quello che vuoi.

Obbediscono a bacchetta. E se caso mai volessero ribellarsi, li si può minacciare di svelare il loro schifoso segreto a tutti. Così ritornano ad essere buoni, e si fanno punire pure. A parte il fatto che la maggior parte di loro si lascia punire molto volentieri. Vero verme?” chiese poi, rivolgendosi a Francesco.
“Sì padrona” rispose lui.
“AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!”. Ci fu una sonorissima risata di gruppo.
La bionda si sedette su un divanetto.

“Vieni in ginocchio ai miei piedi e levami le scarpe porco schifoso. E vedi di essere delicato nei movimenti, o acchiapperai una bella mazzata. Ma a te piace, vero?”.
“Sì padrona” rispose Francesco.
Andò ai piedi della padrona bionda, e molto lentamente le sfilò entrambe le scarpe: aveva tra i piedi più belli che avesse mai visto, con lo smalto rosso scuro. Quando le levò le scarpe, l’odore intenso dei suoi piedi invase la stanza.

“Oh mio Dio!” commentò una di loro. “E questo povero ragazzo dovrà mettere il naso sotto i tuoi piedi? Ma sopravviverà?”. Tutte risero, eccetto la bionda.
“Voglio vedere quando metterà il naso sotto i piedi tuoi che dovrà succedere” rispose, e di nuovo tutte risero. “Ma che io sappia a questo piace la puzza dei piedi, quindi magari è il contrario, se non li annusa non sopravvive. E’ giusto schiavo?” chiese.
“Mi piace moltissimo l’odore dei suoi piedi, padrona” rispose Francesco.

Di nuovo risate generali, che, mentre da una parte mortificavano il povero Francesco, dall’altra lo eccitavano come non mai.
“Ti piace la puzza dei miei piedi? Bene, infila il naso tra le dita. Voglio vedere se poi cambi idea. Muoviti, annusa!” ordinò la bionda.
Francesco non perse tempo. Affondò la sua faccia sotto i piedi della biondina. In mezzo secondo, la puzza intensa dei piedi di quella ragazza gli penetrò nel naso, riempiendo i suoi polmoni, ma principalmente il suo cervello e il suo membro.

A confronto, i piedi di Valeria odoravano di rose. Puzzavano davvero tanto; non si era fatta la doccia, a giudicare dall’intensità dell’odore; e poi i piedi erano davvero molto sudati, cosa che incrementava l’odore forte.
Francesco annusava talmente forte che si sentiva il rumore dei suoi respiri per tutta la stanza, cosa che faceva ridere tutte le ragazze.
“Ora capisco perché tua sorella ha preferito non assistere a questa scena. Sei proprio ridicolo” commentò la ragazza coi capelli ricci.

“Com’è l’odore schiavo?” chiese la padrona bionda.
“Bellissimo padrona” disse Francesco, parlando ormai in totale affanno.
“Puzzano parecchio?”.
“Sì padrona. I suoi piedi puzzano molto”.
“E ti piace?” chiese lei, mordendosi le labbra.
“Sì padrona”.
Ancora risate.
“Bene” continuò la padrona. “Ora lecca, muoviti! Voglio che la tua sudicia lingua tocchi ogni parte dei miei piedi. E devi pulire lo sporco tra le dita”.
“Sì padrona” disse Francesco.

Cominciò a leccarle i piedi: cominciò dal tallone, facendo dei movimenti in piroetta con la lingua. Poi salì su per la pianta, strisciando intensamente. Infine, leccò le dita, infilando la lingua tra gli spazi di ogni dito. Leccandole i piedi, l’odore diveniva sempre più intenso e nauseabondo, a causa del contatto della sua saliva con i suoi piedi, che già di per sé erano molto odorosi.
“Stop!” disse la padrona, e Francesco si alzò immediatamente.

“Ora un po’ di calpestamento, verme! Stenditi sul pavimento!” ordinò, e Francesco eseguì.
La bionda salì sulle cosce di Francesco, poi fece qualche piccolo passettino, arrivando allo stomaco; diede un calcio forte alle palle di Francesco, che urlò dal dolore. Per zittirlo, la bionda gli mise un piede sulla bocca.
“Già che ti lamenti?” chiese. “E non abbiamo nemmeno cominciato. E quando passerai all’azione con le altre che succederà?”.
Salì con entrambi i piedi sulla faccia di Francesco, che sperò di poter sopravvivere a tanta pressione, e tanta puzza dei suoi piedi anche.

Dopo quella che sembrò un’eternità, la bionda scese dalla faccia di Francesco, provocandogli un sospiro di sollievo.
“Ragazze, su, levatevi tutte le scarpe!” disse, e tutte le ragazze se le tolsero.
In quella stanza, ora, si respirava principalmente odore di piedi. Un non feticista difficilmente sarebbe resistito senza rimanerne disgustato.
La ragazza coi capelli ricci si accovacciò vicino Francesco, mettendo il suo volto a pochi centimetri da quello di Francesco, che improvvisamente, sentì un mix di odori diversi: tabacco, alcool, fondotinta, profumo e sudore.

“Apri la bocca” ordinò lei.
Francesco aprì la bocca, e lei lo sputò in bocca.
“Bene, ora ingoia!” ordinò, e tutte, per l’ennesima volta, scoppiarono a ridere.
Poi si sputò su un piede, e gli disse:
“Ora lecca la mia saliva sul mio piede, proprio come fanno i cagnolini!”. Le ragazze ulularono quasi dalle risate, molte di loro erano accovacciate, in lacrime.
“Sì padrona” disse Francesco, leccandole la saliva sul piede.

Prese il suo mignolo in bocca, e cominciò a succhiare.
“Wow, che cosa rilassante!” commentò la ragazza, chiudendo gli occhi.
“Ti sta praticamente facendo un pompino al dito!” disse la bionda, e tutte di nuovo risero.
“Ora annusa i piedi di tutte, e dì chi ha l’odore più buono. Stenditi!” ordinò la riccia.
Francesco si stese, e tutte le ragazze gli si avvicinarono; a turno, gli misero i piedi in faccia.

Tutte le ragazze avevano dei piedi molto belli, più o meno puliti, più o meno odorosi. Ogni annusata che faceva, il suo pene cresceva di un pochetto.
Ormai, inebriato dalla puzza dei piedi di quelle otto ragazze, per lui non c’era più differenza tra un piede e l’altro.
“Ora, schiavo, dimmi” disse la bionda. “Quali sono i tuoi piedi preferiti?”.
“I piedi di mia sorella” rispose Francesco. Tutte si guardarono, stupite.

Qualcuna si portò le mani alla bocca.
“Sto parlando di noi otto, coglione!” urlò la bionda, dandole uno schiaffo sulla faccia.
“Ah, mi scusi” commentò Francesco. “Quelli della ragazza coi capelli ricci, signora” disse.
La bionda parve visibilmente offesa: era la seconda volta che si aspettava che Francesco la designasse come la migliore, ed era la seconda volta che veniva delusa.
“Ahah, che gentile!” commentò la riccia. “Ma io, sinceramente, con te ci farei altro…”.

“Basta così!” disse la bionda. “Una volte uscite da questa sala, te lo potrai scopare fino a farvi venire il vomito. Ma ora lui è il nostro schiavo, e da tale si deve comportare!”. Non riusciva a nascondere la sua delusione per non essere stata designata come la migliore.
“Se guardassi l’orologio” disse la riccia “Ti accorgerai che lo sarà ancora per poco. La festa sta per finire”.
“Già?” chiesero all’unisono la bionda e Francesco.

La bionda a voce, Francesco con il pensiero.
“Capisco” continuò la bionda. “Bene, schiavo: ora calati le mutande. Noi sette ti metteremo i piedi per tutto il corpo, e la riccia, siccome è la tua reginetta, ti farà una sega con i piedi. Le verrai sui piedi, e alla fine leccherai tutto”.
Le ragazze gli misero i piedi ovunque: sulla testa, sul naso, sul petto, sulle cosce. Francesco annusava avidamente i piedi delle ragazze che glieli avevano messi in faccia.

La riccia gli prese il pene tra i piedi: faceva dei movimenti che mandarono Francesco in paradiso.
Talmente in paradiso, che non perse due secondi a venire copiosamente, tra le risate di tutte le ragazze, eccetto la bionda.
Francesco era letteralmente scosso dal piacere.
“Lecca, checca!” disse la riccia.
Per Francesco fu molto difficile farlo, soprattutto nell’istante appena dopo l’orgasmo: si sentiva svuotato, ridicolo, e imbarazzato. Con molto disgusto, pulì il piede della riccia da tutto il suo sperma.

Le ragazze si rimisero le scarpe, ed uscirono tutte, tranne la bionda, che rimase faccia a faccia con Francesco.
“Sei semplicemente un fallito” gli disse. Evidentemente cercava la sua vendetta per il fatto che Francesco non le aveva dato il primato dei piedi. “Non voglio più averci nulla a che fare con te. Dimenticati di me. Ora rivestiti, che vado a chiamare tua sorella”. Ed uscì, sbattendo la porta alle spalle. Francesco aspettò circa un paio di minuti, poi entrò sua sorella.

“Com’è andata?” chiese Sara.
“Benino” commentò Francesco.
“Benino?” chiese Sara stupita. “Credevo che ti piacesse leccare piedi!”.
“Quelle ragazze, a parte una, non ci sapevano fare. Certo, i piedi erano belli, mi piaceva leccarglieli, ma loro non ci sapevano fare”.
“Tralasciamo i dettagli, per favore” disse Sara. “Ho una notizia da darti: Jessica ha bevuto troppo, si è sentita male e ha vomitato. Non sarà in grado di venire a casa stanotte.

Staremo da soli, a quanto pare”.
Francesco sorrise.
“E’ inutile che ridi tu!” urlò lei. “Questa è stata solo una parentesi. Ma le cose tra di noi non sono affatto cambiate. Mi piace questa condizione, e tale rimarrà fino a che non mi sarò scocciata; e credimi, Francesco, non mi scoccerò tanto facilmente. Dovrai continuare ad obbedirmi, a farmi da tassista, a farmi servizi, e dovrai sempre chiedermi il permesso quando vorrai fare qualcosa.

Io conosco sempre il tuo segreto perverso, e se sgarrerai, sai cosa succederà. Non credo ti farà piacere una cosa del genere”.
“No” disse Francesco. “Penso proprio di no”.
“Perfetto” disse Sara sorridendo. “Tra pochi giorni torneranno mamma e papà. Ho proprio una voglia matta di divertirmi nel vedere le loro facce stupite quando ti comanderò a bacchetta e tu eseguirai come un robot. Ma poi avremo tempo di discutere su questo.

Ora torniamo a casa”.
“Sara, ti posso baciare un piede?” supplicò Francesco.
Sara si girò di shitto, perché ormai si stava già avviando verso l’uscita.
“Non ti bastano mai i piedi brutto pervertito? Sei un assatanato. Comunque no! Quando saremo a casa, se ne avrò voglia, ti concederò l’onore di baciarmi i piedi, altrimenti buona fortuna con internet. Ricorda che sei tu che devi obbedire a me, non io che devo far eccitare te.

Lo farò solo se mi vorrò divertire. Ed ora, prima che ti arrivi un ceffone, filiamo diritti a casa! E questa è la mia ultima parola!” disse Sara, per poi dirigersi di nuovo verso l’uscita.
Salutarono vari amici e i genitori della festeggiata, che ora era stesa, tutta sudata e pallida, e poi si diressero verso la macchina
“Che schifo di festa!” commentò Sara, mentre facevano ritorno a casa.
‘E già, proprio uno schifo di festa!’ pensò Francesco, mentre Sara si sfilava una scarpa e metteva un piede sul cruscotto.

Non si sprigionò alcun odore nell’aria.
Francesco lo fissò intensamente, e Sara gli disse:
“Non lo faccio per te, ho i piedi stanchi. Vediamo di non fare incidenti e di tornare a casa vivi”.
Tutta una questione di stile, pensò Francesco.
Le ragazze possono avere anche i piedi più belli del mondo, ma se non sanno dominare, non lo sanno fare, non ci sono scuse. Non basta un bel piede per saper dominare.

Invece, sua sorella… lei sì che era tagliata. Non lo faceva per piacere, ma lo faceva alla grande, e lui ne era rapito. Ce l’aveva nel DNA, ma non lo sfruttava; questo era quello che aveva detto anche la bionda. Sara non era tipa da tirarsela. Cosa che la rendeva ancora più interessante.
Ma, interessante o meno, Francesco fece un sorriso amaro, sapendo bene che sua sorella gli avrebbe dettato condizioni umilianti riguardo il ritorno dei loro genitori.

La mattina dopo, Francesco si svegliò come al solito prima di sua sorella, che era più dormigliona.
Rifletté sulla nottata appena trascorsa: se fosse successo in un altro contesto, con altre ragazze, sarebbe stato l’uomo più felice della Terra. Ma invece… succedeva tutto mentre era soggiogato alle perfide volontà di sua sorella, che aveva un piano umiliante da attuare una volta che sarebbero tornati i genitori; poi, la ragazza bionda che aveva gestito la dominazione non ci sapeva fare, o, almeno, a Francesco non piaceva quel tipo di padrona così.

Ora che ci rifletteva, era da quando sua sorella lo stava tormentando che aveva sviluppato altri tipi di gusti; per così dire, era diventato più esigente, e questo a causa dell’estrema influenza che Sara esercitava su di lui.
C’erano alcune cose che non riusciva a sopportare: la situazione che si stava creando con i suoi amici, soprattutto con Stefano, che aveva capito che Francesco stava sotto lo schiaffo di sua sorella, e ne era in parte deluso, aspettandosi una reazione di orgoglio da parte di Francesco; poi, temeva il ritorno dei genitori, sperando che non si venisse a creare la stessa situazione che con gli amici.

Suo padre aveva notato un certo cambiamento. Ma un conto era smettere di tormentare sua sorella, un altro conto era esserne sottomesso senza sbattere ciglio.
Francesco cominciava a desiderare i piedi di Jessica. Magari con lei la dominazione sarebbe stata diversa.
Si doveva sfogare in qualche modo. Andò silenziosamente in camera di sua sorella, e prese un paio di calze che stavano sulla sua poltrona.
Andò in bagno e si chiuse a chiave.

Si portò le calze al naso: quello era il paradiso. Annusò violentemente la parte dei piedi, che emanavano un odore paradisiaco. Non era una puzza sgradevole o intensa, ma finalmente Francesco poté sentire in forma più forte l’odore dei piedi di sua sorella.
Cominciò a smanettarsi violentemente, pensando a Sara, Valeria e Jessica che gli mettevano i piedi in faccia contemporaneamente. Venne abbondantemente, si ripulì, e portò le calze in camera di sua sorella.

Fortunatamente Sara non si era accorta di nulla. Francesco si diresse in cucina, dove Sara lo raggiunse un’oretta dopo.
“Giorno. Come hai dormito?” chiese Francesco.
Sara gli fece un’occhiataccia.
“Rubati un’altra volta le mie calze di nascosto per masturbarti, e qua finisce male” disse lei, con lo sguardo torvo. “Non osare mai più entrare in camera mia senza chiedere il permesso, brutto porco schifoso pervertito. Un altro passo falso, e chiamo tutti i tuoi amici spiegandogli tutti i tuoi gusti.

Giuro che la prossima volta lo faccio”.
Francesco si portò le mani alla faccia. Stava commettendo troppi errori banali, e stava rischiando grosso, perché sua sorella non aveva l’aria di una che scherzava.
“Sara, ti prego, scusami. E’ che… i tuoi piedi sono…” cominciò Francesco, ma Sara avanzò velocemente verso di lui, bloccandogli la parola. Gli diede un pugno fortissimo nello stomaco, facendolo piegare in due, e poi subito dopo due potentissimi calci nelle palle.

Francesco si accasciò per terra, dolorante.
“Ti ho già detto che non devi usare quella parola con me” disse Sara, gelida. “Non devi chiedermi scusa, è inutile. Non accetto le tue scuse”.
Avanzò verso i fornelli, calpestando la mano di Francesco e dandogli un calcio sul volto.
“Le mie parole vanno al vento, a quanto pare” disse Sara, mentre si preparava qualcosa da mangiare. “Tu hai interpretato malissimo le mie parole e le mie intenzioni.

Ora in casa comando io; e questo significa che tu devi eseguire alla lettera ogni mio ordine, non che tu mi debba infilare il naso sotto i piedi ogni volta che ti venga voglia, come fanno quegli attori da quattro soldi in quei filmini schifosi che ti vedi. Ed ora alzati, che sei ridicolo là terra”.
Francesco si alzò, dolorante, e si andò a sedere sul divano.
Osservò sua sorella: era molto pallida, ed aveva i capelli spettinati.

O era molto scocciata, o era turbata per qualcosa. Ed ovviamente era lui a farne le spese.
Squillò il telefono di casa. Sara guardò Francesco con lo sguardo minaccioso, e gli disse:
“Ti muovi a rispondere?”.
Ovviamente era lui a doversene occupare. Lui che non aveva mai risposto a telefono, cosa che odiava profondamente fare; e Sara aveva lasciato a lui la patata bollente.
“Pronto?”.
Quando Francesco rispose sentì la voce di Jessica, e si sentì gelare.

“Ciao Francesco, sono Jessica. Sara è in casa?”.
“Te la passo subito” disse Francesco con voce tremante. Si era improvvisamente eccitato; aveva ancora un regalo in sospeso, ed era di avere lui come schiavo.
L’idea di fare lo schiavo di Jessica lo intrigava di parecchio, anche se lo rendeva molto nervoso.
Francesco diede il telefono a Sara.
“Pronto?” disse con una voce molto gentile, ma con una faccia molto scocciata.

“Ciao Jessica. Sì, tutto bene, e a te? Quando ce ne siamo andati eri un po’ malconcia, scusami se non ti ho salutata… ma ora come va, meglio?
Eh, sì, immagino. Con tutto quello che hai bevuto è normale pure che ti scoppi la testa. Ah sì, giusto, il mio regalo… sei curiosa?”
Qui Sara sbuffò silenziosamente. “Sì, è normale… però il fatto lo sai qual è? Quel regalo sarebbe dovuta essere una cosa del momento.

Non so se ora ti possa piacere più… magari non ci trovi più sfizio, il momento magico è passato. Vuoi vederlo lo stesso, capisco. Beh, allora puoi passare a casa mia? Quando vuoi tu. Tu quando sei libera? Oggi pomeriggio? Per me va benissimo. Vieni appena sei pronta. Ah, Jessica, mi raccomando vieni da sola: è importante. Ok, ci vediamo dopo, ciao”.
Sara posò il telefono. Sbuffò di nuovo.
“E’ proprio scema Jessica” disse a Francesco.

“Ieri sera ha bevuto talmente tanto da sentirsi male e vomitare. Proprio un bellissimo metodo per trascorrere e rovinarsi un diciottesimo. Ed ora che fa? Mi chiama che vuole vedere il mio regalo speciale che le avevo promesso. Naturalmente sei tu come schiavo. Ma lei sarebbe dovuta venire da noi la nottata e schiavizzarti per tutta la nottata a suo piacimento. Ma visto che quell’idiota ha preferito ridursi in una poltiglia, non ha potuto.

Ed ora ovviamente è curiosa. Avrebbe dovuto aspettare me che la chiamassi, però, per darle il regalo, sempre se avessi voluto. Che stronza!”.
“E… quindi?” chiese Francesco.
“Quindi che?” chiese Sara infastidita. “Non hai sentito mentre parlavo? Jessica viene oggi pomeriggio. Se accetta tu farai il suo schiavo per un pomeriggio. Fra qualche giorno tornano mamma e papà, e tu non avrai più tantissime occasioni per dedicarti alle tue cose malate qui in casa.

Quando torneranno la tua vita cambierà ancora di più in peggio: dovrai obbedirmi a bacchetta e basta, guai se ti farai scovare con le mie scarpe o calze in mano. Poi ne parleremo con calma. E se non accetta, arrivederci e grazie!”.
Francesco era carico di tensione ed eccitazione. Il suo nervosismo t****lava nell’aria, ma sua sorella fece finta di niente.
Verso le quattro del pomeriggio chiamò di nuovo Jessica, per annunciare che sarebbe arrivata di lì a poco tempo.

“Cavolo, questa qui è proprio impaziente!” commentò Sara. “Allora, mentre Jessica sarà qui, caso mai accettasse, io uscirò. Approfitto per fare un po’ di shopping, devo anche comprare un po’ di trucco. Ed ovviamente contribuirai tu economicamente. Prendo il tuo portafogli, so io quanto mi serve, e a te non deve importare, ormai i tuoi conti li porto io”.
Quest’altro ci mancava. Mettere i suoi risparmi in mano a sua sorella. Coi suoi lei era una ragazza con i piedi per terra, non amava spendere troppo, preferiva conservare ed accumulare.

Ora, invece, aveva anche i suoi soldi in mano, e lì di certo non avrebbe badato a spese. Un altro guaio. Ed ovviamente Francesco non avrebbe potuto protestare.
Suonò il citofono: era Jessica. A Francesco cominciarono a sudare le mani per il nervosismo.
Sara andò ad accogliere Jessica alla porta. Era vestita molto sexy: faceva molto caldo, quindi aveva una semplice canotta, che le metteva in evidenza il seno, un paio di pantaloncini corti e ai piedi dei semplici sandali aperti.

L’unica cosa che stonava era la sua espressione stanca e delle occhiaie spaventose; effettivamente la notte prima si era presa una sbronza, quindi era naturale che stesse in quelle condizioni. Ma ciò non scalfiva comunque la sua bellezza. Francesco aveva fantasticato più volte su Jessica, e spesso e volentieri anche sui suoi piedini, che però non aveva mai avuto l’occasione di vedere da vicino.
Le due amiche si salutarono con un bacio.
Jessica si sistemò i capelli con un movimento molto grazioso, e poi disse, con un tono di voce leggermente emozionato:
“Madonna Sara, mi stai tenendo in ansia da ieri sera.

Mi vuoi dire cos’è questo regalo speciale e segreto di cui parlavi?”.
“E’ una cosa molto speciale” rispose Sara. “Qualcosa che non tutte possono avere. Si tratta di una cosa particolare, e devi essere brava a fartela piacere, altrimenti si perde tutto lo sfizio. Se però te l’avessi dato in nottata, con l’atmosfera post festa, sarebbe stato molto più eccitante”.
Sara si fermò con le spiegazioni, provocando in Jessica uno stato ancor più di agitazione.

“E allora?” chiese Jessica, che non ne poteva più di quella straziante attesa. “Mi vuoi dire sì o no qual è questo benedetto regalo?”.
Sara sorrise. “Ci mancherebbe” disse. “Avevo parlato coi tuoi genitori, ed avevamo accordato per farti venire a dormire qua, da noi. Il tuo regalo era avere mio fratello come schiavo tutta la nottata: sarebbe stato il tuo giocattolo, avresti potuto fargli ciò che volevi, sottometterlo, umiliarlo, calpestarlo. Il tuo zerbino personale.

Anche se all’inizio rompere il ghiaccio può sembrare difficile, ma una volta presa confidenza è una goduria, credimi. E mio fratello subisce passivamente queste cose. Lo aggradano. Si è fatto un esame di coscienza, e ha capito che il suo ruolo nella vita è quello: servire le donne a 360 gradi. Lui è il mio schiavo personale, questo è il nostro segreto più oscuro. E il mio regalo era questo: cederti per una nottata il mio schiavo per farti divertire.

Ora la nottata è passata, ma se tu vuoi puoi benissimo recuperare. Io fra poco esco, e avrai tutto il pomeriggio per divertirti come meglio credi. Francesco è il tuo schiavo, e puoi fare ciò che vuoi”.
Francesco era rosso per l’imbarazzo. Ci fu qualche secondo di silenzio. Jessica osservò intensamente Francesco, che non osava ricambiare lo sguardo, e poi tornò a fissare Sara.
“Sapevo di questi uomini che amano fare gli schiavi delle donne” disse Jessica.

“Ma non avevo mai fantasticato di averne uno. Quindi mi stai dicendo che io posso fare di tuo fratello ciò che voglio? Ma davvero? E lui accetta? Come funziona?”.
Evidentemente si sentiva un po’ in colpa, ma la sua curiosità era notevole.
“Te l’ho spiegato come funziona” disse Sara. “Semplicemente, lui è il tuo schiavo, e tu puoi ordinargli qualsiasi cosa desideri. Lo puoi picchiare, insultare, deridere, calpestare, poi a lui piacciono i piedi.

Gli puoi mettere i piedi in faccia, lo puoi cavalcare, ti puoi far massaggiare i piedi. Qualsiasi cosa tu voglia, davvero. Se hai fantasia, gli puoi far fare le cose più umilianti possibili, solo per il tuo divertimento, per farti due risate. Abbiamo solo oggi purtroppo a disposizione, perché poi tornano i nostri genitori dalle vacanze, e sarà difficile che io possa cedere il mio schiavo personale a qualcun altro. Anche perché ripeto, è il nostro segreto più oscuro.

E io devo chiederti di mantenerlo. Questo è il tuo regalo di compleanno. Ora decidi, accetti o no?”.
Jessica scrutò Francesco attentamente, che ancora non osava staccare gli occhi dal pavimento.
“Sembra divertente” commentò Jessica. “Diabolico, ma divertente. Credo che accetterò. Ma come hai fatto a ridurre tuo fratello tuo schiavo?” chiese curiosa.
“Abbiamo semplicemente entrambi capito quali erano i nostri ruoli in questa casa. Nulla di eccezionale. Ma ora devo scendere, sto di fretta.

E ricorda: non avere mai pietà di lui. E’ il tuo schiavo per un pomeriggio, tu sei la padrona, e devi essere unicamente tu a decidere le cose. Al mio ritorno fammi sapere com’è andata. Caso mai si fosse rivelato deludente, lo punirò senza pietà” disse Sara, che poi si avvicinò velocemente a Francesco.
“Hai sentito bene, schiavo?” disse, calandosi perfettamente nel ruolo di una dominatrice esperta. “Per qualche ora apparterrai alla mia amica Jessica, quindi vedi di obbedire ad ognuno dei suoi ordini.

Sei il suo regalo, e devi essere perfetto; anche se effettivamente di perfetto tu non hai niente proprio, ma lasciamo perdere, facciamo finta di nulla. Ora baciami i piedi, che devo uscire. Muoviti!”.
Francesco si inginocchiò ai piedi di sua sorella, e le baciò devotamente entrambi i piedi.
Jessica aveva l’espressione incredula quando Sara uscì dalla porta.
Francesco non disse una parola, ma continuava a fissare il pavimento. Aspettava che fosse Jessica a fare il primo passo.

Cercò di pensare al lato positivo delle cose. Finalmente avrebbe realizzato la fantasia di leccare i piedi di Jessica, e voleva godersi quei momenti. A quanto pareva, al ritorno dei suoi genitori la sua vita sarebbe diventata un vero e proprio inferno. Quel periodo era stata una semplice passeggiata; una vacanza.
“Tua sorella è proprio una gran puttana” disse Jessica improvvisamente.
Francesco la guardò sbalordito. Si sarebbe aspettato subito uno – In ginocchio schiavo! – , ed invece Jessica l’aveva sorpreso.

Dicendo questo, si sedette poi sulla poltrona in cucina.
“Non è vero” disse Francesco. “Non lo è”.
Jessica scoppiò a ridere.
“Sì, Francesco, lo è” disse Jessica. “Non vedi come ti ha ridotto? Sei lo schiavo di tua sorella minore, e ti ha anche prestato per un pomeriggio a me. E poi te la difendi pure. La tua dignità dov’è andata a finire?”.
“Questi non sono affari di nessuno” disse Francesco.

“E’ stata una scelta di entrambi per un motivo ben preciso”.
“AHAHAHAHAHAHAHAHAHA” Jessica scoppiò in una risata molto potente.
“Sei uno schiavo ribelle, a quanto vedo. E quindi ti chiamerò Spartaco, almeno fino al momento in cui non sarai diventato uno schiavo docile. Comunque tu non hai deciso un bel niente. Ha deciso tutto tua sorella, e tu le stai anche dietro. Credi che sono scema, Spartaco?” e continuò a ridere. “Ma tu vuoi essere fedele solo alla tua padrona reale, vero?” continuò.

“Ma vedi che sbagli, Spartaco. Tua sorella, la tua padrona, mi ha autorizzato a fare ciò che volevo. E di lamentarmi in caso tu non mi fossi piaciuto. Che c’è? Ti piace così tanto essere punito da tua sorella? AHAHAHAHAHAHAHA!” Ancora risate.
Francesco non parlò. Jessica ci sapeva fare anche lei, al contrario di Valeria (al quale Francesco piacevano sì i piedi, ma non il suo modo di dominare) e della bionda che lo aveva dominato in discoteca.

“Hai perso la lingua, cane?” disse Jessica. “Cane Spartaco. Questa sì che è bella” e continuò a ridere. Poi d’un tratto fece un’espressione storta col viso, e gli urlò contro: “Ora accendi l’aria condizionata, che si muore di caldo, e portami una bibita fresca. Veloce!”.
Francesco accese l’aria condizionata, ed andò a prendere un tè freddo per Jessica. Lei bevve quasi tutto il bicchiere, lasciando solo una piccola parte di tè. Ci sputò abbondantemente dentro e disse:
“Bevi Spartaco”.

Francesco bevve, e questo fece ridere Jessica ancora di più.
“Accidenti, che invidia!” disse Jessica. “Vorrei avere anche io un fratello così. Uno schiavo in casa che obbedisce a qualunque ordine, che ti diverte anche. Tu sei divertente nel tuo essere ridicolo. Non mi annoierei mai con te. Ma a te non piace scopare, Spartaco?” chiese.
Ma perché facevano tutte quella domanda? Perché, secondo loro, essere schiavi feticisti implicava il non voler scopare? Erano tutti di quell’idea, difficile che tutta la società cambiasse idea.

“Sì” rispose mortificato Francesco. “Mi piace scopare”.
“Ah, quindi te la danno pure. Non si vergognano?” commentò spietata Jessica. “E comunque, Spartaco, devi dire ‘Sì padrona’. Non mi piacciono i ribelli, mi sa che ti punirò”.
“Chiedo scusa, padrona” fu la risposta pronta di Francesco.
“Wow. Vedo che impari in fretta. Tua sorella ti ha addestrato a dovere allora?” chiese Jessica.
“Sì padrona” ripeté Francesco.

Sara ed il fratellino feticista

Sessuofollia
di antonio andrea fusco

Sara ed il fratellino feticista

“Come mai hai smesso di tormentare tua sorella, tutto d’un tratto? Hai messo la testa a posto, o ti sei semplicemente scocciato?” chiese papà Andrea a suo figlio Francesco.
“Non mi piace essere monotono” rispose Francesco, 20 anni, che effettivamente aveva sempre tormentato sua sorella Sara, 18 anni, rompendole le shitole e prendendola in giro.
“Te ne rendi conto solo dopo anni e anni di monotonia?” disse il padre, ridacchiando.

“Veniamo al dunque: domani mattina io e tua madre partiamo, e mi raccomando! Non fateci trovare casa distrutta, al ritorno”.
“Sì, pa’, non siamo bambini!” disse Francesco, seccato.
“Beh, conoscendovi direi che le mie preoccupazioni sono più che giustificate. Ma sì, dai, negli ultimi giorni ho notato un netto miglioramento; mi fido di voi” disse il padre, dando una pacca sulla spalla di suo figlio.
Effettivamente, erano alcuni giorni che Francesco non aveva minimamente osato di rompere a sua sorella.

Ma di certo non era stata la noia a far mettere la testa a posto a Francesco.
Francesco era un ragazzo nella media della sua età, scuro di occhi e di capelli, non il tipico palestrato, ma un fisico apprezzabile dalle ragazze.
Sara, sua sorella, aveva lunghi capelli biondi ed occhi verdi. Anche lei era molto apprezzata da tutti i ragazzi, essendo molto carina.
Fratello e sorella erano molto diversi caratterialmente: Francesco era un tipo pieno di sé, molto vanitoso, estroverso, e spesso anche buffone.

Sara era una ragazza molto riservata, e in genere se ne stava tranquilla per conto suo.
Francesco amava tormentare sua sorella: coglieva sempre l’occasione per prenderla in giro, per stuzzicarla, sia davanti la famiglia che davanti gli amici.
Ma lei era sempre rimasta impassibile, in silenzio; o perché incapace di reagire, o perché poco se ne fregava. Qualche volta, invece, aveva anche pianto, silenziosamente ed in segreto.
La svolta c’era stata in un caldo pomeriggio di luglio.

I genitori di Sara e Francesco sarebbero dovuti partire per trascorrere dieci giorni al mare; ovviamente, data la loro età, i due fratelli sarebbero rimasti a casa, andando al mare solo occasionalmente, con gli amici.
In quel fatidico pomeriggio, i genitori erano in giro, per le ultime spese per la vacanza; Sara era a casa di un’amica, e Francesco era rimasto da solo, a casa. L’occasione perfetta per smanettarsi con dei filmini fetish.

Sì, nonostante il suo carattere forte, Francesco nascondeva anche un’indole sottomessa. Era un amante dei piedi femminili e della dominazione. Si sentiva schiavo delle belle ragazze, a cui si sarebbe sottomesso molto volentieri. Nonostante avesse già avuto delle ragazze, ancora non era riuscito a realizzare quel suo desiderio nascosto. L’unico sfogo l’aveva trovato in internet.
Il caso volle che quel pomeriggio Sara aveva deciso di rincasare prima.
Francesco aveva il volume al massimo, sicuro che avrebbe avuto ancora molto tempo a disposizione.

Stava vedendo il video di due mistress russe, che dominavano il loro schiavo nella loro lingua, con sottotitoli in inglese.
“Eh bravo!” sentì improvvisamente Francesco. Sua sorella Sara era dietro di lui, e guardava la scena, disgustata. Non sapeva cosa fosse peggio: un uomo nudo ai piedi di due donne, sul monitor del pc di suo fratello, o suo fratello stesso, col suo membro in mano.
Francesco d’istinto stoppò il video e si rialzò velocemente i pantaloni, rosso in volto, e urlò:
“Ma ti decidi a uscire? Cazzo ci fai già a casa?”.

Ma Sara non si mosse di lì.
“A te di certo non dovrebbe importare un cazzo di cosa ci faccia io a casa. E’ casa mia, oltre che casa tua. E di certo non mi faccio dare ordini da te in questo momento. A te questo piace, allora? Questo si nasconde dietro il tuo carattere di merda? Un uomo che si eccita guardando un uomo nudo ai piedi di due sgualdrine che lo frustano? Mi sento proprio delusa.

Stronzo, sì… ma fino a questi livelli no, che cavolo!” urlò Sara, con una calma ed una freddezza spiazzante.
Francesco avrebbe voluto morire per la vergogna.
“E a te non deve importare cosa mi piace… a me piace di tutto, piace cambiare…” fu la prima scusa che riuscì a trovare.
“Ma quale cambiare!” sbraitò Sara. “Ora sarai tu, a cambiare. Le cose in questa casa, cambieranno. Ora sarò io a dominare te.

Ma non come fanno quelle donne in questi schifosissimi video senza trama da quattro soldi. Di certo non ti metterò i piedi in faccia per dieci minuti per poi farti sparare un segone, e sono sicura che lo faresti anche, porco pervertito. Io ti dominerò nel vero senso della parola. D’ora in poi smetterai di usare quel carattere di merda contro di me, e anzi, ti renderai molto utile. Dovrai smettere di rompermi le palle, quando sto con le mie amiche mi devi lasciare in santa pace con loro, devi smetterla di pavoneggiarti, almeno quando ci sono pure io.

E, come detto prima, ti renderai utile per molte cose. Mi puoi fare da tassista, puoi ‘aiutarmi’ a pulire la camera, e tante altre cose.
E poi, se proprio ogni tanto ti voglio far divertire un poco, ti lascerò l’onore di potermi massaggiare i piedi. Tanto, lo so che ti piacerebbe, e voglio anche vedere fino a che punto sei uno schifoso pervertito. Se non accetti queste condizioni, beh… credo che le mie amiche e i tuoi amici potrebbero qualcosa su cui spettegolare.

Io odio farlo, ma loro potrebbero trovarlo divertente. Ai nostri genitori non dirò nulla, per non dargli un gran dispiacere. Ma tu da ora in poi dovrai tremare, quando ci sono io. Ma stai tranquillo, tra pochi giorni mamma e papà partono: hai scelto un ottimo momento per farti trovare in flagrante. Avremo molto tempo per parlare e metterci d’accordo sulle cose. Ora ricomponiti e vai a vedere se in camera mia c’è qualcosa da mettere in ordine”.

‘Che coglione che sono!’ pensò Francesco. L’ultima cosa di cui aveva bisogno era farsi sottomettere da sua sorella… che piano piano si avvicinò, e gli mollò un ceffone forte e sonoro sulla guancia, facendogli molto male.
“A dopo, schiavo” disse Sara, calcando molto accuratamente la parola ‘schiavo’; poi scoppiò a ridere, e se ne andò.
La reazione istintiva di Francesco sarebbe stata quella di picchiarla selvaggiamente… ma dopo tutto, lei era venuta a conoscenza del suo segreto più oscuro.

Una sola parola, e avrebbe perso la dignità. Voleva uscirsene da quella situazione, ma doveva pensare bene come. Sapeva benissimo che sua sorella non era una stupida, e sarebbe stato difficile scendere a patti con lei, dopo anni e anni di tormento.
Francesco andò in camera di Sara, che fortunatamente, non era molto disordinata. Mentre riordinava quelle poche cose che erano in giro, Francesco pensava frenetico: sarebbe riuscito ad uscirsene da quella situazione infernale?
Riordinando la camera di Sara, Francesco rimase ammirato dal suo ordine e dalla sua pulizia.

Fortunatamente, non c’era un granché da ordinare o pulire, il grosso già era stato fatto da Sara. Sulla scrivania, Francesco notò alcune fotografie di sua sorella con alcune amiche: sua sorella era una ragazza molto semplice e sorridente. Rimase qualche minuto a fissare quelle foto; doveva essersi comportato davvero da stronzo, per farsi odiare così tanto da una ragazza così; perché, effettivamente, per arrivare a quel tipo di ricatto, Sara doveva odiarlo davvero parecchio, e Francesco non vedeva un metodo di riappacificazione; Sara aveva finalmente avuto la sua occasione per capovolgere la situazione in famiglia, e difficilmente se la sarebbe fatta scappare.

I giorni successivi, alla vigilia della partenza dei genitori, si avvertivano già i primi segnali di cambiamento: Francesco non osava guardare sua sorella negli occhi, sia per l’imbarazzo di essere stato scoperto a masturbarsi davanti un video fetish, sia per paura che potesse aprire bocca davanti i suoi (anche se effettivamente lei aveva promesso di non proferire parola davanti a loro, ma avrebbe benissimo potuto cambiare idea da un momento all’altro).
I genitori notarono questo improvviso cambiamento, e ciò portò il padre a chiederne il motivo a Francesco, che si giustificò menzionando la noia.

La sera prima della partenza, i genitori fecero le solite raccomandazioni ai figli; di stare attenti alla casa, di non lasciarla troppo da sola, soprattutto di sera, di non sprecare troppa corrente elettrica, e, soprattutto, di non litigare tra di loro.
Dopo le raccomandazioni dei genitori, Sara prese Francesco da parte, tirandolo per un braccio, e gli disse:
“Anche io ho delle raccomandazioni da farti, Francesco. Ma ne parleremo domani mattina, a quattro occhi, tranquilli tranquilli.

Sogni d’oro bambino mio” e gli schioccò un bacio sulla guancia.
Evidentemente, Sara si stava godendo il suo momento di gloria.
La mattina dopo, i genitori partirono, e Francesco rimase a dormire fino a tardi… o almeno, fino al momento in cui Sara entrò in camera sua, accendendo la luce, abbagliando i suoi occhi.
“Spegni quella luce!” urlò Francesco istintivamente.
Sara si sedette lentamente sul suo letto, e gli mollò un ceffone improvviso e violento.

“Ancora pensi di dirmi cosa devo e cosa non devo fare? Allora cominciamo davvero male, Francesco” disse Sara, con una calma allucinante. Non sembrava arrabbiata, voleva semplicemente godersi quei momenti in santa pace, per quella che sapeve essere una tortura per un tipo come suo fratello.
“Tu non puoi permetterti di infrangere le mie regole” continuò Sara. “Oppure… dalla mia bocca potrebbe… ecco… sfuggire che tu ti stavi smanettando davanti al computer.

Ma mica un semplice porno? Ovviamente no! C’erano due belle puttanelle straniere, che si divertivano a schiacciare un uomo nudo ed insignificante… esattamente come te: non dirmi che non ti sarebbe piaciuto essere nei suoi panni; anzi, nei suoi NON panni, visto che era nudo. E poi? Cosa penserebbero i tuoi amici di te? O le mie amiche? Non penso che ci faresti una bella figura, soprattutto coi maschietti. Visto che stronza che sono, Francy? Ma no, dai.

Lo stronzo sei tu, che, pur essendo un sottomesso del cazzo, hai sempre voluto fare la parte del buffone, rompendomi le palle in una maniera indicibile”.
Francesco era seccato di dover riascoltare quelle cose; ogni parola di sua sorella era una pugnalata diritta al cuore. Ma che avrebbe potuto fare? Picchiarla? Avrebbe solo peggiorato le cose. Minacciarla? Ma di cosa? Lei aveva la coscienza pulita, e non gli veniva in mente nessuno stratagemma per sistemare le cose.

Avrebbe solo dovuto collaborare; e si aspettava un prezzo altissimo da pagare. E infatti, sua sorella fu inflessibile.
“Ora cominciamo con le regole” continuò Sara. “Per prima cosa, in casa, sarai sempre tu a mettere in ordine, e visto che sei un buono a nulla, ti dirò io come fare, e guai a te se mi fai ripetere una cosa più di una volta. Poi, papà ha detto che dobbiamo dividerci i momenti in cui accendere l’aria condizionata nelle nostre camere, quando riposiamo o quando andiamo a dormire; inutile dire che tu mi cederai tutte le tue volte.

Tu potrai accenderlo solo quando io non sono in casa, perché quando ci sarò, accenderò sempre e solo il mio, e non pensare minimamente di venire in camera mia per scroccare un po’ di aria fresca, devi marcire al caldo, davanti i tuoi video: farai un mix di sudore, tra calore ed eccitazione. Poi, mi aiuterai economicamente: se mi serve una ricarica telefonica, o qualsiasi altra cosa, come un’uscita, un ingresso in spiaggia o al cinema e tante altre cose, sarai tu a sborsare i soldi, dai tuoi risparmi; i miei me li conserverò con tanto amore.

Inutile dire che se solo lo volessi, tu dovrai accompagnarmi da qualsiasi parte io voglia, a qualsiasi orario, e non m’importa che impegni tu abbia preso; anzi, se hai intenzione di fare qualcosa, vienimi prima a chiedere il permesso, che è meglio. Poi organizzeremo una serata con amici in comune, perché ti voglio osservare durante tutta la serata, e tu dovrai essere teso come una corda di un violino per tutto il tempo, temendo che io possa dire qualcosa; e guai a te se sgarri, potrei davvero parlare senza pietà.

E poi mi darai i numeri di telefono di tutti i tuoi amici più stretti, che devo averli a portata di mano: non sia mai dovessi fare qualche avviso urgente. Su, dai, muoviti!”.
Francesco rimase pietrificato: pretendeva addirittura i numeri dei suoi amici. Un piccolo momento di rabbia, o di nervosismo, e lo avrebbe sputtanato senza pietà.
“I numeri… i numeri dei miei amici? Ti prego, no!” disse Francesco. “Io… io farò tutto quello che vuoi, davvero, e ti chiedo anche scusa per il mio comportamento nei tuoi confronti, davvero, però ti prego, i numeri dei miei amici no! Ti scongiuro”.

Si stava facendo piccolo piccolo.
“Eh no, caro mio. Quanto può essere facile, ora, usare quel termine, quella piccola parola: ‘scusa’? Hai avuto centinaia, migliaia di occasioni per chiedermi scusa, e per cambiare carattere, per cambiare atteggiamento. Ma non lo hai fatto; ed ora le tue scuse non valgono un cazzo, perché non sono sincere, non sono dettate dal tuo cuore, ma dalla tua paura, dal tuo orgoglio: il solo pensiero che io possa dire qualcosa ti terrorizza, non ti lascia respirare.

Ma io la promessa l’ho fatta, ed io le mantengo, le promesse, perché sono una persona corretta, al contrario di te. E come manterrei la promessa di non dire niente se farai filare tutto liscio, così manterrei la promessa di sputtanarti davanti chiunque, se non mi starai a sentire. Ed ora, come ti ho detto prima, dammi i numeri dei tuoi amici. Subito!” esclamò Sara.
Francesco desiderava ardemente di picchiarla, di spaccarle la faccia, il naso, e tutto ciò che aveva a portata di mano; ma così avrebbe solo peggiorato la situazione.

Sarebbe finito nei guai con i suoi genitori, per aver messo le mani addosso a sua sorella, e sarebbe finito nei guai col resto del mondo, perché sua sorella l’avrebbe sicuramente sputtanato. Prese il cellulare, e Sara glielo strappò di mano, copiando i numeri di tutti i suoi amici più stretti.
“Ti piacerebbe leccare i piedi delle mie amiche, verme?” chiese Sara divertita.
“Sara… ti prego, così mi metti in imbarazzo; non mi è facile parlare di questo” fu la risposta di Francesco.

“Ah, ed io mi dovrei preoccupare dei tuoi sentimenti, adesso? Quando tu, per anni, non ti sei fregato di nulla! Non ti importava se io mi sentivo umiliata o meno; l’importante era alzare la cresta. Ma dimmi un po’. Non è che ti piacerebbe provare coi miei?” chiese poi Sara, incuriosita.
“No…” fu la risposta iniziale di Francesco.
“Taci!” urlò Sara, e dicendolo, alzò lentamente il suo piede destro: aveva un piede 38, molto carino, curato, e pulito: Sara amava prendersi cura del proprio corpo; però al momento non aveva nessuno smalto.

Mise lentamente il piede sotto il naso di suo fratello, che ebbe un attimo di esitazione; poi, capendo che non aveva più niente da perdere si lasciò andare: dopo tutto, non aveva mai realizzato le sue fantasie fetish.
Socchiuse lentamente gli occhi, e comincio ad odorare lentamente i piedi della sorella. Non sapevano di niente, forse solo una leggerissima sudorazione, che tuttavia non le facevano puzzare il piede. Poi, mano mano, Francesco cominciava ad abbandonarsi.

Chiuse gli occhi, e baciò appassionatamente il piede di Sara, afferrandolo tra le mani, stampandoselo sul viso.
Sara fu sorpresa da questa improvvisa reazione, e ritrasse il suo piede, dando prima uno schiaffetto sulla guancia del fratello.
“Cazzo, ma tu fai sul serio!” urlò Sara.
Francesco era ancora mezzo tramortito, e Sara notò una lieve erezione tra le cosce di suo fratello.
“Ma allora sei proprio malato!” continuò ad urlare.

“Addirittura eccitarti con tua sorella. I piedi di tua sorella! Sarai mica i****tuoso? O sono i piedi che ti portano in questo stato di catalessi? Oh, cazzo, rispondi!” disse, e gli diede un altro colpo in faccia, col piede. Anzi, cominciò a dargliene più di uno.
“I tuoi…. i tuoi piedi sono bellissimi” disse Francesco, ansimando. Ormai era fatta, era eccitato, e vedeva in sua sorella una potenziale padrona. Se proprio non poteva uscirsene da quella situazione, beh… tanto valeva, rigirarla a modo suo, in suo vantaggio, cercando di trarne piacere, in qualche modo.

“Ah i miei piedi sono belli? E dei bei piedi, di tua sorella per giunta, ti portano a questo stato di eccitazione? Secondo me tu sei malato, bello mio” disse Sara, cominciando a provare sempre più gusto a maltrattare suo fratello, quello che per anni era stato il suo aguzzino. In realtà, Sara non disprezzava i feticisti, disprezzava suo fratello, e ogni scusa era buona per maltrattarlo. Stava approfittando di quella situazione per vendicarsi, semplicemente.

“Sara… ti prego… io…” ma Francesco non continuò mai a dire quello che avrebbe voluto. Stava perdendo la testa, e l’unica cosa che desiderava, in quel momento, era di sottomettersi ai piedi di sua sorella, magari invocando perdono.
“Taci! Stai zitto!” urlò invece Sara. “Non ho per niente voglia di sentire la tua voce, soprattutto ora, che stai arrapato peggio di un cane. Stenditi sul pavimento, cane, ora! E non proferire parola, tieni quella cazzo di bocca chiusa!”.

Ormai si stava calando nel ruolo, ed era consapevole che stava procurando del piacere a suo fratello. Lo fece stendere, e gli stampò i piedi in faccia.
“Dai, bacia! Fammi vedere quanto cazzo sei uno schifoso pervertito. Ti stai umiliando ai piedi di tua sorella minore, della tua sorellina che avevi sempre preso in giro, e questo per sfogare i tuoi desideri malati. Sono pronta a scommettere che nessuna ragazza ti concederebbe di farlo senza considerarti un malato.

Saresti proprio perfetto per essere il cane mio e delle mie amiche. Ma non ti credere che io ti voglia rendere la vita facile, stronzo. So che ti piacerebbe trovare finalmente un gruppo di ragazze che ti trattino per quello che sei, ma per questo ti devi servire ancora di internet. Quando lo vorrò io, è chiaro!”. Dicendo queste cose, Sara muoveva frenetici i suoi piedi sul volto di Francesco, e non sapeva se lui la stesse realmente ascoltando, perché ormai, per lui, esistavano solo i piedi di sua sorella.

Sara notò l’eccitazione di Francesco, e gli mollò un calcio tra le palle, ma lui non si ribellò, anzi, ne trasse piacere.
“Non ti permettere ad eccitarti troppo, schifoso maiale!” urlò Sara.
Nel frattempo, squillò il cellulare di Sara. Stetta una decina di minuti a telefono con una sua amica, durante i quali trascorreva il tempo a tormentare Francesco coi suoi piedi, calpestandolo, infilandogli i piedi in bocca, schiaffeggiandolo, e salendo anche su di lui.

Alla fine della telefonata, Sara levò i piedi dalla faccia di Francesco, e gli ordinò di ricomporsi.
“La festa è finita, schiavo” disse Sara, ridendo. Ricorda cosa ti dissi l’altro giorno: ti avrei concesso un po’ i miei piedi, ma poi stop. I tuoi compiti veri sono quelli di obbedirmi e basta. Sabato sera invito le mie amiche a casa, e tu mi sarai molto utile: mi aiuterai a preparare tutto, e, ovviamente, a fine serata metterai tutto in ordine.

E vedi di obbedire per filo e per segno a ogni cosa che ti dirò… o poi potrebbe scappare la leccatina di piedi a qualche mia amica… ahahah!”.
Francesco era combattuto: era sia eccitato che preoccupato. Quei dieci minuti in cui sua sorella l’aveva trattato da schiavo, si era sentito in paradiso; figuriamoci, poi, cosa sarebbe stato se avesse fatto lo schiavo di tutte le sue amiche. Ma un conto era la fantasia, un altro conto era la realtà.

Ci sarebbe andato di mezzo la sua dignità davanti le amiche di sua sorella, davanti le quali si era sempre professato come un Dio. E poi… il segreto sarebbe stato condiviso da più persone, ragazze, d’altronde. Era improbabile che tutte loro avrebbero mantenuto il segreto; avrebbe fatto il giro di tutto il circondato in un batter d’occhio. Meglio restare cauti, per il momento.
Sara parve leggergli nel pensiero.
“So che questa notizia ti ha turbato, ma ora datti da fare: si deve fare la spesa, e ovviamente la farai tu; e poi si devono rifare i letti, altro compito tuo.

Mentre stai fuori, penso a cos’altro poter farti fare. E poi, con calma, ti dirò le mie intenzioni per sabato sera quali sono. Ora vai!” gli ordinò. E Francesco, che ormai pendeva dalle labbra di sua sorella, si vestì, e si avviò verso la porta, mentre Sara accese l’aria condizionata nella stanza di suo fratello, si sdraiò sul suo lettino, e si addormentò.
Quando Francesco tornò a casa, dopo aver fatto la spesa, trovò sua sorella Sara che dormiva ancora, in camera sua.

Aveva il volto rilassato e il respiro lento. Da un lato gli dispiaceva doverla svegliare… ma d’altro canto lei lo stava maltrattando da giorni, quindi forse sarebbe convenuto lasciarla dormire un po’. Forse così avrebbe avuto un po’ di pace.
Approfittando del fatto che in camera sua era accesa l’aria condizionata, Francesco si sedette stesso lì, sperando che sua sorella si fosse svegliata il più tardi possibile, perché già sapeva che una volta sveglia avrebbe cominciato a comandarlo a bacchetta, e lui non aveva le carte in regola per poter reagire.

Pensando, Francesco realizzò che, nonostante tutto, quella mattina sua sorella lo aveva fatto eccitare in una maniera pazzesca: per la prima volta in vita sua aveva potuto adorare dei piedi femminili, ed era stato, seppur per poco tempo, sottomesso da una donna. La sottomissione che piaceva a lui, non quella che sua sorella gli stava facendo subire. E poi… i piedi di sua sorella erano magnifici; non aveva mai fantasticato sui piedi di sua sorella, e cominciò a pensare che quello era stato un grandissimo errore, perché aveva una ragazza con dei piedi fantastici sotto lo stesso tetto e non ne aveva mai approfittato; dopo tutto, aveva sempre trascorso il suo tempo a maltrattarla.

Mentre pensava, Sara cambiò posizione, girandosi dal lato opposto di Francesco, mettendo in mostra le piante dei piedi. Quella era la visione che faceva impazzire Francesco, che decise di approfittarne.
Si avvicinò lentamente a sua sorella, si inginocchiò ai piedi del letto, e, molto cauto, mise la faccia sotto un suo piede. Era esattamente come prima: Sara era una ragazza molto pulita ed ordinata, per cui non si sentiva un granché di odore, ma non era quello che importava: un po’ di odore leggero si sentiva, ed era la situazione in generale che eccitava Francesco.

Cominciò ad avvertire un’immediata eccitazione, e cominciò a toccarsi il membro, seppur da sopra i pantaloni, che si induriva sempre di più. Sperando che sua sorella non si svegliasse, Francesco continuò così per qualche secondo; quando sarebbe stato al culmine dell’eccitazione sarebbe corso in bagno per spararsi una sega. Ma ovviamente, l’eccitazione gli aveva dato in testa, e perse il controllo: schioccò un sonoro bacio sotto il piede di Sara, che si svegliò istantaneamente.

Non appena vide la scena, ritrasse velocemente il piede e si mise seduta sul letto.
“Ma cosa cazzo stavi facendo? Non posso addormentarmi due secondi, che tu subito mi infili il naso sotto i piedi! Ma tu stai grave proprio! Ti ho detto che ti avrei concesso i miei piedi qualche volta, per farti divertire… ma ogni tanto, quando lo decido io! Questo non ti dà il permesso di buttarti ai miei piedi ogni qual volta tu lo voglia, imbecille! Tu devi obbedirmi e basta, non sto facendo questo per il tuo piacere, ma per il mio! E non farmi perdere la pazienza!” urlò Sara, arrabbiata.

“Scusa, Sara, scusa… io… ho, ecco… perso il controllo, scusa” disse Francesco, con la testa bassa.
“Ancora che mi chiedi scusa? Tu non mi devi chiedere scusa, ho detto! Le tue scuse non sono sincere. Io non ti ho mai sentito chiedere scusa a nessuno, Francesco, e non vedo perché dovresti chiedere scusa a me. Lo fai solo perché c’è il tuo tornaconto personale, perché tu speri che io mi possa intenerire, e magari porre fine a questa tortura, e poi, magari ancora, rigirare la faccenda a piacere tuo.

Si vede proprio che non mi conosci, caro fratello. Sei un lurido egoista, lo sei da sempre. E ora vai a rifare il mio letto, muoviti!”.
Sara continuava ad essere inflessibile. Da lì Francesco capì che avrebbe dovuto pagarla fino alla fine. Sara lo aveva provocato per bene, coi suoi piedi, ma non gli concedeva il contatto, e questo contribuiva a rendergli la vita un inferno: glieli aveva fatti assaggiare, ma ora avrebbe solo potuto desiderarli, oltre che essere sottomesso alle sue volontà.

Mentre Francesco rifaceva il letto di sua sorella, Sara entrò nella stanza, a piedi nudi: un’autentica provocazione, perché Sara, essendo amante della pulizia, non camminava mai scalza. Ovviamente, Francesco impazziva per le ragazze che camminavano a piedi nudi, e smise per qualche secondo di fare quello che stava facendo, fissando intensamente i piedi di Sara, che gli diede uno schiaffo forte,
“Che guardi?” chiese lei, con un’espressione da autentica bastarda. “Sì, cammino a piedi nudi, fa caldo.

Vuol dire che me li laverò qualche volta in più. Tu, piuttosto, non vedi che mi stai rifacendo il letto una schifezza? Rifallo da capo!”.
Sì, si stava effettivamente comportando da bastarda: si sedette di fronte a Francesco, muovendo delicatamente i piedi con fare sensuale, consapevole che la cosa mandasse in estasi Francesco, che impiegò il doppio del tempo per rifare il letto in maniera decente.
Una volta fatto, Francesco chiese:
“Ecco fatto.

Contenta ora?”.
Sara si avvicinò a Francesco, e gli sussurrò a bassissima voce nell’orecchio, facendogli venire un brivido:
“Ma io lo ero anche prima. Solo che mi andava di farti rifare il letto due volte, tanto, fa bene alla salute l’attività fisica. E mi sa che devi rifare anche il tuo per bene, perché dormendo l’ho scomposto un po’ troppo… mi scusi, vero?”. Aveva usato un tono da stronza, gli morse l’orecchio e andò a guardare la TV sul divano.

Durante la mattinata, chiamò diverse volte Francesco, facendosi portare bibite varie, giornali, riviste, libri… non che ne avesse davvero bisogno, ma si divertiva a comandare a bacchetta suo fratello e farlo andare avanti e indietro inutilmente.
“Oggi mi sento allegra” disse Sara sorridendo. “Sei proprio un bravo maggiordomo. E ti concederò l’onore di massaggiarmi i piedi, che ne ho bisogno”.
Francesco iniziò a massaggiare i piedi di Sara, approfittando subito per mettere la faccia sotto i suoi piedi, che, essendo un po’ impolverati, dato che aveva camminato scalza, emanavano un odore un po’ più particolare.

Sara rise sonoramente, e disse:
“Sei proprio senza speranze, feticista. Appena vedi i miei piedi perdi il senno della ragione. Sempre se l’hai mai avuto. Ora vai in bagno e vatti a liberare, poi vieni a lavarmi i piedi, e poi cucini qualcosa”.
“Li… liberarmi? Che intendi?” chiese Francesco, facendo la parte del finto tonto.
“Oh, ma che diavolo, vuoi farmi diventare ancora più volgare? Una ragazze fine come me? Ok! L’hai voluto tu, visto che fai finta di non capire! Vai al cesso, e sparati un segone pensando che io ti stia schiacciando coi miei piedi! Poi sborra, e torna qua, che mi lavi i piedi” rispose Sara seccata.

Francesco eseguì alla lettera; essendo molto eccitato, ci mise due secondi a venire abbondantemente, pensando di essere prostrato ai piedi di sua sorella, che ordinava di pulirglieli ben bene.
Poi, si rese conto del perché sua sorella gli aveva ordinato di masturbarsi prima di lavarle i piedi: subito dopo la masturbazione, Francesco aveva perso tutta la sua eccitazione e tutto il suo entusiasmo, e trovava particolarmente umiliante, poi, dover lavare i piedi proprio a sua sorella minore.

E questo Sara lo doveva saper bene: era proprio intelligente, quella ragazza.
“Già fatto bimbo?” chiese Sara, sorridendo. “Ti ho fatto divertire, ma non pensavi mica che ti rendessi la vita facile. Ora mi lavi i piedi come si deve, ma proprio nel momento in cui non puoi provare eccitazione. Muoviti, che si fa tardi per mangiare poi!”.
Francesco si sentiva mortificato. Sara stava riuscendo nel suo intento alla perfezione. Stava diventando una marionetta nelle mani di sua sorella.

Prese una bacinella, e la riempì di acqua e sapone. Dopodiché, Sara immerse i piedi nella bacinella, e chiuse gli occhi, rilassata.
“Ora, Francy, massaggiami i piedi, lentamente. Accarezzali. Tanto, eccitazione a parte, lo so che ti piace. Io mi rilasso un pochettino” disse Sara.
A parte i primissimi momenti, Francesco trovò la cosa molto piacevole.
Toccava a piacimento i piedi di sua sorella, che non proferiva parola, ma continuava ad avere gli occhi chiusi: evidentemente, la cosa piaceva anche a lei.

Francesco le massaggiava i piedi, li solleticava, e le diede addirittura un bacio sul dorso del piede.
“Dì la verità, piccolo: ti sto facendo contento come una Pasqua vero?” chiese Sara, scoppiando a ridere.
Francesco non rispose, ma continuò a lavarle i piedi.
Per qualche momento, fratello e sorella sembravano essere complici.
Francesco si pentì di non aver mai cercato quella complicità. Si rese conto che, in fin dei conti, voleva un gran bene a sua sorella; ma se ne rese conto troppo tardi.

Provava reale pentimento, per i suoi comportamenti eccessivamente sgarbati, ma ormai era troppo tardi. Sua sorella non voleva accettare le sue scuse, ma voleva solo lentamente vendicarsi, e lo stava facendo nel migliore dei modi.
Improvvisamente, Sara parlò, facendo tornare Francesco nel mondo dei vivi:
“Ok, credo che ora i miei piedini siano belli puliti puliti. Asciugameli, e datti da fare in cucina. Lo so, ti piaceva… ma le cose belle non possono durare per sempre” e gli mandò un bacio.

Francesco asciugò i piedi a Sara, si alzò, e l’abbracciò, ma Sara subito lo respinse:
“No! Che fai? Chi ti ha detto di abbracciarmi? Io non voglio! Ma perché devi sempre rovinare i bei momenti in qualche modo? Che ti salta in mente? Ti pensi che abbracciandomi risolvi le cose? Non risolvi un bel niente! Anzi, peggiori solo le cose. E ora sbrigati!”.
Francesco rimase molto male da quella reazione. Quella volta, aveva realmente provato il desiderio di abbracciare sua sorella; ma si era ridotto in quella situazione; Sara non voleva saperne di abbracciarlo.

Andò silenziosamente ai fornelli, e arrangiò qualcosina.
Dovette ovviamente anche apparecchiare, sparecchiare e fare i piatti.
Sara era la tipa che aiutava in casa, senza fare storie; ovviamente, ora, non avrebbe mosso un dito, perché era compito di Francesco fare tutto, che invece, era sempre stato un gran fannullone sfaticato.
Dopo pranzo, Sara comunicò a Francesco che sarebbe andata a riposare in camera sua, accendendo l’aria condizionata.
“Guai a te se mi accorgo che hai acceso l’aria in camera tua.

Potresti pentirtene, e parlo sul serio. E non provare nemmeno a venire in camera mia. Ciao” tagliò corto, e se ne andò.
“Perché non ti fai sentire più?”. Un amico di Francesco lo aveva chiamato, perché aveva notato qualcosa di strano. L’assenza dei genitori sarebbe stata motivo di baldoria per Francesco, che avrebbe invitato amici, sarebbe uscito, andato al mare, feste, tutto senza tregua. Ed invece, Francesco si era rinchiuso in casa, perdendo quasi tutti i contatti col mondo esterno, e la cosa aveva insospettito il suo migliore amico.

“Non è che non mi faccio sentire… è che, sai… i miei non ci sono, e vogliono che io stia attento alla casa, a mia sorella… davvero, nulla contro nessuno, ma quest’anno i miei sono stati inflessibili”. Francesco ebbe una risposta pronta, ed anche convincente, anche se il suo amico ne rimase un po’ deluso, chiedendogli di vedersi il prima possibile.
Francesco però voleva prima chiedere il permesso a Sara; a cosa si era ridotto.

Dopo qualche minuto, Sara uscì dalla sua camera, con gli occhi pieni di sonno.
“Ho sentito quello che dicevi al tuo amico” disse, accarezzandogli il volto. “E hai dato un’ottima risposta. Vedo che i primi risultati dell’educazione si vedono. Sai che mi devi chiedere il permesso, per qualunque cosa. Non ti azzardare a prendere decisioni da solo. E a proposito. Ho sentito le mie amiche: siccome sabato sera c’è una festa, alla quale mi accompagnerai tu, ovviamente, abbiamo deciso di anticipare la pizzata a casa per stasera.

Questo significa che sarai tu ad andare in pizzeria a prendere le pizze; però, prima di scendere, preparerai le tavole. Poi, ricordati di andare a comprare le bibite. E passerai la serata con noi, non pensare che io ti dia il permesso di uscirtene o di passare la serata in camera tua a smanettarti davanti due piedi. E ricorda il nostro patto: dovrai obbedirmi per filo e per segno, o, stasera, le mie amiche avranno argomenti su cui farsi due risate.

Sono stata chiara?”. Continuava ad essere spietata. Sembrava un inferno, un vortice senza fine, dove l’unica tregua concessa era quando Sara gli concedeva per un po’ i suoi piedi.
Francesco trascorse il pomeriggio pensieroso, preoccupato che Sara potesse farsi scappare qualcosa di bocca; lei non parlò molto, durante il pomeriggio, gli concesse un po’ di libertà: aveva deciso di lasciargliela quel pomeriggio, perché era consapevole che lui, preoccupato per la serata, non se la sarebbe goduta in pieno.

Ormai la psiche di Francesco dipendeva strettamente da quella di Sara. Era una sottomissione psicologica. Lei aveva in pieno potere suo fratello.
Quando arrivarono le amiche di Sara, in serata, furono molto sorprese nel vedere Francesco che collaborava in casa: conoscevano molto bene la situazione in famiglia, e sapevano che Francesco era un gran buffone. E a tavola, Sara accentuò la cosa:
“Francy, versami un po’ di coca; Francy, passami un altro pezzo di pizza; Francy, vai a prendermi una forchetta pulita”.

Sapeva che per Francesco la cosa era molto umiliante. Lui non proferì parola tutta la serata, fino a quando, in un momento di distrazione, un’amica di Sara prese Francesco da parte, e gli chiese:
“Ma si può sapere che cazzo ti prende? Ti vuoi rendere ridicolo, o cosa? Una via di mezzo non esiste? Prima facevi il buffone, ora sembri lo schiavetto di tua sorella. Ma diamoci una calmata!”.
“Senti, tu non puoi capire, fatti i cazzi tuoi!” urlò Francesco esasperato.

Fortuna per lui che Sara non si accorse di questa scenetta.
“Come sei servizievole, stasera!” disse un’altra amica di Sara, ma questa con un tono gentile e cordiale.
“Eh, hai visto?” intervenne Sara. “Esistono ancora i cavalieri. Anche nel cuore di un duro, si può nascondere un gentiluomo. Basta che la sorellina gli chiede un piccolo favore, e lui subito si addolcisce”.
Qualche amica rimase sconvolta, qualcun’altra semplicemente ammirata.
In serata non ci furono più accenni all’improvviso e sconcertante cambiamento di carattere di Francesco.

A fine serata, tutte le amiche ringraziarono e se ne andarono via, eccetto Valeria.
Valeria era la migliore amica di Sara.
“Stasera Valeria dormirà a casa nostra” comunicò Sara a Francesco. “Dormiremo nel lettone di mamma e papà”.
Le due ragazze si chiusero nella stanza dei genitori, e Francesco si stese un po’ sul divano, perdendo tempo col computer. Si era tranquillizzato; ormai Sara stava con la sua amica, Valeria, e si sarebbe dimenticata completamente di lui.

Fino a quando… Sara chiamò Francesco, che la raggiunse nella camera da letto.
“Siediti con noi, Francy” cominciò a dire Sara. “Ora dobbiamo spiegare alcune cose a Valeria. Lei è la mia migliore amica, e si è accorta che c’è qualcosa che non va; non vorrai mica che io menta a Valeria?”.
Francesco sgranò gli occhi, terrorizzato.
“Che… che cazzo vuoi fare, Sara? E le tue promesse? No, no! Non ti permettere! Ho fatto quello che vuoi, ora devi mantenere la tua promessa!” urlò Francesco, tremando per la rabbia e la paura.

“Francesco, tu non sei nessuno per dirmi cosa devo o non devo fare. Io non dirò questa cosa a nessuno, stasera avrei potuto sputtanarti davanti tutte, ma non l’ho fatto. Ma Valeria… Valeria è la mia migliore amica. Non voglio mentire a lei. Lei è una sorella, per me. Con lei ho avuto un rapporto fraterno, quello che tu mi hai sempre negato. Ed ora, tu, non hai il diritto di starmi a chiedere di non farlo.

Io lo farò. Racconterò tutto a Valeria. Sarà il nostro segreto a tre. E saremo gli unici tre a saperlo. Sempre che tu faccia procedere tutto secondo i piani” disse Sara. Niente da fare. Ora era lei a comandare. Francesco non poté fare altro che tremare in silenzio, col respiro affannoso.
“Che succede, Sara?” chiese Valeria, un po’ preoccupata.
“No, non succede niente” rispose Sara, succedendo. “Però ti volevo informare di alcune cose.

Tu lo sai, vero, che ci sono alcuni uomini che amano i piedi delle donne? Che amano sottomettersi ad una donna che gli faccia da padrona?”.
“Sì” rispose Valeria, con un’espressione strana sul volto, che di certo non esprimeva un interesse positivo.
“E beh; Francesco è uno di quelli. Sì, Francesco” disse Sara, perché Valeria aveva assunto un’espressione letteralmente stupita e sconvolta.
“Qualche giorno fa” continuò Sara “Ho sgamato Francesco mentre si divertiva a smanettarsi il suo coso davanti uno di quei video.

Avresti dovuto vedere, Vale: due donne vestite in cuoio, in una specie di stanza strana, che sottomettevano un uomo nudo. Lo picchiavano, se lo mettevano sotto i piedi… e queste cose piacciono a Francesco. Per mettergli un pochettino i piedi sotto il naso, si è eccitato, è andato in estasi ed ha avuto un’erezione; eppure io sono sua sorella, una ragazza su cui (spero!) non ha mai avuto una minima fantasia. E questo è meraviglioso, non trovi? Finalmente ho scoperto questo lato del suo carattere, e sono finalmente riuscita a zittirlo ed abbassargli la cresta.

Ora mi deve obbedire per filo o per segno, o questa storia farà il giro del circondato. Tanto, conoscendo alcune delle nostre amiche, non mi stupirei che la notizia si diffondesse per tutta la città. Ma visto che io non sono una bastarda quanto lui, sono scesa a patti. Se farà tutto quello che voglio io, e recupererà (e credimi, il percorso è molto, ma molto lungo) io manterrò questo segreto per sempre. Ma se sgarrerà… beh; per lo meno, le ragazze che conosce sapranno di questa sua passione perversa.

Troverà di certo qualcuna che lo accontenterà”.
Sara sorrideva, soddisfatta. Valeria, invece, non aveva preso a ridere la cosa, sembrava più che altro delusa, se non proprio disgustata.
“E’ vero, Francesco? Davvero sei un malato dei piedi?” chiese Valeria.
Non potendo fare altrimenti, Francesco ammise tutto, senza avere il coraggio di guardare Valeria negli occhi:
“Sì, è vero. Sono feticista”.
Valeria non sapeva cosa dire, e guardò Sara negli occhi, che le disse:
“Ora, Valeria, dobbiamo farci due risate, e tu mi aiuterai.

Per prima cosa, facciamogli desiderare un po’ i nostri piedi, ti faccio vedere come si arrapa, poi, quando vede che non può averli, si dispera come un bambino che non ha avuto la sua caramella. E poi… alla festa di sabato sera ci sarà anche lui, con noi. Non perché si debba godere la festa, ma perché deve vivere tutta la serata col terrore che una delle due possa spettegolare su di lui. Ci stai, Vale?”.

Valeria parve riflettere qualche secondo.
“Ma sì, dai. E che dovrei fare, coi miei piedi? Non so in che condizioni siano… ho avuto le ballerine tutta la giornata, e tu lo sai, non sono proprio favorevoli all’odore. O a lui piace così?” chiese Valeria, un po’ sconcertata.
“La prima regola è questa” spiegò Sara. “A te non deve importare cosa piaccia o cosa non piaccia a lui. Nemmeno io so, in realtà, se preferisce i piedi puliti o sporchi, puzzolenti o non.

Ma a me non importa di lui, importa solo di me. La stessa cosa deve essere con te. Se i tuoi piedi puzzano non fa niente, dopo potrai lavarteli, puoi farti anche la doccia se vuoi. Ora levati le scarpe, e mettici un piede a un centimetro dal naso, senza toccarlo. Se vedi che si avvicina, sposta il piede: non deve assoultamente toccarlo. E tu” disse poi, rivolgendosi al fratello, minacciosa: “Non azzardare a bloccare i suoi piedi con le mani per stamparteli in faccia, né di toccare in generale i nostri piedi, o saranno guai.

Valeria, tu sei autorizzata a mollargli un ceffone ogni volta tu lo voglia”.
Valeria si sfilò le ballerine, e non aveva nemmeno i calzini; subito si sprigionò un certo aroma nella stanza. Non era una puzza sconvolgente, ma era un notevole odore di piedi, che avevano bisogno di una bella lavata. Mise, poi, lentamente il piede davanti il naso di Francesco, che rimase estasiato: un po’ perché era una ragazza estranea, e non sua sorella, un po’ perché il piede emanava un certo odore, si eccitò più del dovuto, cosa che le due ragazze notarono subito, scoppiando a ridere.

“Lo vedi? Gli basta un piede, e lo metti fuori gioco” disse Sara, mettendo anche lei un piede sotto il naso di Francesco, vicino quello di Valeria. Il piede di Valeria era simile a quello di Sara, ma quello di Sara era il più bello; anche se Francesco, in quel momento desiderava fortemente i piedi di Valeria. Annusava fortemente l’aria, e questo fece ridere ancora di più le due ragazze.
Francesco, avendo perso il lume della ragione, avvicinò il naso al piede di Valeria, che subito lo ritrasse, pronta.

Sara gli diede uno schiaffo in faccia col piede, facendolo male. Valeria si mise le mani davanti la bocca.
“Ma non lo farai male?” chiese, preoccupata.
“Sicuramente sì, ma a me non importa mica; quando mai si è importato lui di me?” disse Sara.
“Non ti permettere mai più di fare quello che non ti è stato chiesto!” continuò Sara, contro Francesco. “Vale” disse poi, rivolgendosi all’amica: “Se vuoi, picchialo anche tu.

Non si permetterebbe mai di reagire”.
“No, Sara, no. Non me la sento… non dirmi niente, ma davvero… non me la sento di picchiarlo addirittura, scusami…” rispose Valeria, guardando in un certo modo divertita la scena, anche se Francesco le faceva un po’ pena, in quel momento.
“Ma no, ma figurati, non sei obbligata a fare nulla di quello che non vuoi” disse Sara, sorridendo. “Ora, visto che Francesco ha fatto il bravo cagnolino durante la serata, gli voglio fare un regalo.

Vale: facciamo la bicicletta con i piedi: mettiamoci piede contro piede, proprio vicino la sua faccia, e pedaliamo un po’. Ti va bene?”.
“Sì, certo, questo sì” rispose Valeria, sorridendo a sua volta.
Fecero la bicicletta, ridendo, e Francesco, eccitato come non mai, cominciò a toccarsi il membro, in perfetta erezione. Questa scena andò avanti per circa cinque minuti.
A un certo punto, Sara scoppiò a ridere:
“Che ti dicevo? Un paio di piedi, ed è KO.

Ora, Vale, ti va di fargli un regalino? Fatti baciare i piedi. Fa un po’ di solletico, ma è divertente”.
Valeria mise i piedi in faccia a Francesco, che poté sentirne l’odore intenso, finalmente: non poteva farci nulla, i piedi delle ragazze erano la sua ragione di vita. Baciò i piedi di Valeria con una certa insistenza, fino a che non li ritrasse.
“Vedo che ti piace” disse Valeria, sorridendo. “Stanotte portati le mie scarpe in camera, sono sicura che ti divertirai.

E mi raccomando: sono nere, non farmele trovare bianche!”. Ed entrambe le ragazze scoppiarono a ridere incessantemente.
Francesco prese le scarpe di Valeria, ma Sara lo stoppò, afferrandolo per la maglia:
“Come si dice?”.
“G… grazie!” rispose Francesco, affannato.
“Bravo” disse Sara, gli diede uno schiaffetto, riscoppiò a ridere, e lo lasciò correre in camera sua, dove Francesco non perse tempo a venire abbondantemente, annusando fortemente le scarpe di Valeria, che emanavano un odore forte, ma non sgradevole, mentre le due ragazze, rilassate, parlavano dei fatti propri.

Francesco si svegliò molto presto ed eccitatissimo. Aveva dormito tutta la nottata con le scarpe di Valeria vicino al naso. La leggenda era vera allora: le ballerine facevano odorare i piedi in un modo particolare, e le stesse scarpe avevano un odore paradisiaco. Francesco si era masturbato svariate volte, durante la nottata, fino al momento in cui non si era svuotato completamente. Pareva realmente di dormire col naso sotto i piedi di Valeria.

Desiderava come non mai di andare a mettere di nuovo il naso sotto i suoi piedi. Al solo pensiero, gli venne nuovamente un’erezione istantanea, che, essendo mattina, era ancora più forte del solito.
Però rimase cauto: da una parte, voleva fare qualche gioco di dominazione con Valeria e con sua sorella, ma dall’altra, preferiva che sua sorella restasse calma, a dormire, perché se si fosse svegliata accelerata, non gli avrebbe lasciato un attimo di pace, soprattutto ora che stava con la sua amica.

Francesco si alzò, ed andò lentamente vicino la camera di sua sorella: la porta era chiusa, e non sentiva nessun rumore provenire da lì dentro, né parlare. Evidentemente stavano ancora dormendo; anzi, sicuramente, perché era di mattina presto. Magari erano anche andate tardi a dormire la sera precedente… non c’era motivo per andare di fretta.
Francesco tornò tranquillamente in camera sua. Cominciò ad annusare di nuovo le scarpe di Valeria: era uno degli odori più belli che avesse mai sentito.

Come avrebbe fatto, a staccarsene, una volta che Valeria se le fosse riprese?
Poi pensò che c’era sempre sua sorella, in casa, comunque, che pure a volte indossava delle ballerine: appena avrebbe trovato un momento in cui era da solo in casa, sarebbe andato a fare un’annusata alle scarpe di sua sorella.
A quell’idea, ovviamente, si eccitò ancora di più di quanto non lo fosse. Poi gli venne una grandissima idea: accese il computer portatile, e se lo portò a letto.

Si mise a navigare un po’ su vari siti fetish. Ne trovò uno di quelli che preferiva: due donne russe che dominavano lo schiavo, spietatamente.
Nella scena in cui una delle due padrone mise il piede in faccia allo schiavo, Francesco si mise la scarpa di Valeria sotto il naso, immaginando che lei stesse lì, davanti a lui, a dominarlo senza pietà. Questi pensieri lo fecero eiaculare immediatamente; un’eiaculazione senza pietà, abbondante, che lo scosse dal piacere; era come se non avesse eiaculato per mesi interi, anche se in realtà quella notte si era segato moltissime volte; ma la novità di aver annusato finalmente i piedi di una ragazza, e, soprattutto, quella di poter dormire con accanto delle ballerine molto odorose, gli aveva quasi drogato gli ormoni, e non poteva fare a meno di fantasticare su Valeria, ma non solo: si aprivano anche gli scenari in cui lui era lo schiavo di Valeria e di Sara, contemporaneamente.

Ci mise un bel po’ a riprendersi da quell’orgasmo potente; si mise rilassato, sul letto, senza nemmeno stoppare il video.
Guardando il video a freddo, rifletteva su una cosa: sua sorella aveva ragione. Alla fine, l’unica cosa bella del video (a parte le due donne, entrambe bellissime), erano i piedi di quelle due padrone, e i momenti in cui lo schiavo li adorava; per il resto, non c’era trama, non c’era dialogo.

Le uniche cose che sapevano dire, erano: ‘Leccami i piedi schiavo’, ‘Sei un verme schiavo’, e lo schiavo diceva solo: ‘Sì, padrona’, o ‘No, padrona’. Non avevano una trama. Le due padrone non erano coinvolgenti; lui si sarebbe annoiato subito a farsi dominare da due padrone così, che peraltro non erano nemmeno padrone, ma delle attrici scadenti; l’unica cosa che avevano di buono erano i piedi e il fisico.
Invece, sua sorella… cominciava a rendersi conto di quanto coinvolgente fosse, psicologicamente, sua sorella.

Non aveva avuto bisogno di vestiti in cuoio, attrezzature varie o una passione fetish per ridurlo ai suoi piedi: aveva del talento naturale. Ora Francesco desiderava fortemente sottomettersi a Sara e Valeria: a Sara per il modo in cui lo coinvolgeva, e a Valeria per l’odore dei suoi piedi.
Ma Sara glielo aveva detto: era consapevole di eccitare suo fratello quando lo dominava o gli concedeva i piedi; ma non gli avrebbe reso la vita facile.

Gli avrebbe solo fatto incrementare il desiderio.
Qualcuno tentò di aprire la porta, ovviamente senza successo.
‘Toc toc’.
“Francesco, apri! Che ci fai chiuso in camera?” disse Valeria, dietro la porta.
“U– un attimo!” urlò Francesco, impappinato.
Levò in fretta il video fetish, si pulì dalla sborra, e posò le scarpe di Valeria per terra, dopodiché andò ad aprire a Valeria, che nel frattempo continuava a bussare.
Francesco aprì la porta, e si ritrovò davanti Valeria, con gli occhi gonfi di sonno, i capelli spettinati, con la canotta e un pantaloncino corto, e a piedi nudi.

A Francesco era sempre piaciuta Valeria: una ragazza snella, con un bel seno (anche se non troppo abbondante), capelli neri e ricci, di qualche centimetro più alta di Sara. E quella visione lo mandò letteralmente in estasi. Se le ragazze erano belle già di prima mattina, spettinate, senza vestiti eleganti, e soprattutto senza trucco, allora erano davvero belle. E poi Francesco amava le donne che camminavano a piedi nudi. In quel momento, poi, in cui i suoi ormoni lavoravano frenetici…
“Che stavi facendo, maialino?” chiese Valeria curiosa, ridendo ed avanzando.

Francesco, invece, arretrò, verso il suo letto. “Perché stavi chiuso dentro? Ti stavi masturbando, vero? Ammettilo, dai, che ti stavi smanettando il grilletto. Stavi con le mie scarpe, vero? Com’era? Ti è piaciuto? Puzzavano? Su, dai parla!”.
“Accidenti, Valeria, di mattina già sei un fiume in piena? Io sto morendo di sonno” disse Francesco, cercando di cambiare argomento, perché si sentiva leggermente imbarazzato.
“Anche io ho sonno” disse Valeria col sorriso in bocca “Ma sono curiosa.

Su dai, dimmi, ti sei masturbato odorando le mie scarpe? Dai parla”.
Aveva un entusiasmo non da lei; sembrava davvero curiosa ed interessata, al contrario della sera precedente, in cui sembrava negativamente sorpresa ed imbarazzata. Forse stava sciogliendo il ghiaccio… o semplicemente era la presenza di Sara ad imbarazzarla.
Francesco andò a sedersi sul suo letto, e così fece Valeria, mettendo i piedi incrociati. Francesco li fissò per qualche istante: erano davvero belli, e li desiderava.

Si sarebbe giocato questa carta, tentando di arrivare in qualche modo ai piedi di Valeria.
“Sì Valeria. Sono stato tutta la notte a odorare le tue scarpe” disse Francesco.
“AHAHAHAHAHAHAHA” Valeria scoppiò a ridere rumorosamente, facendo diventare Francesco piccolo piccolo. “Non ci posso credere! Davvero hai odorato le mie scarpe tutta la nottata? AHAHAHAHA”.
Francesco non rispose nulla, ma si limitò a fissarle i piedi.
“Dai, Francesco, non te la prendere” disse Valeria, accarezzando Francesco sulla guancia.

“E’ divertente, ma non ci trovo nulla di male”.
Nel dirlo, alzò una coscia, e mise il piede sul ginocchio di Francesco: salì, poi, piano piano per la coscia, toccando la coscia di Francesco con tutta la sua pianta. Poi mise il tallone all’inguine, toccando la pancia di Francesco con le dita dei piedi.
“Oh mamma, ma guardatelo!” esclamò Valeria. “Ti sto toccando un po’ con il mio piedino, e il tuo amichetto risorge.

Ma se una ragazza ti mette i piedi in faccia tu diventi una bomba del sesso? Una rockstar sessuale, tipo un porno divo? AHAHAHAHAHA”. Valeria trovava la faccenda molto divertente, invece Francesco stava combattendo una guerra interiore. Avrebbe voluto saltarle addosso e scoparsela, ovviamente passando prima per i suoi piedi, sempre se le sue palle avessero resistito e non avessero fatto schizzare tutto immediatamente.
“No, dai, Vale, è mattina, capiscimi…” si giustificò Francesco.

“Ma quale mattina!” rispose Valeria. “Vogliamo scommettere? I piedi non hanno orario”.
Mise il piede destro sulla faccia di Francesco, e lo esortò ad annusarlo. Sapevano di sudore, anche se leggermente meno odorosi della sera precedente, ma l’odore era comunque ben impregnato sotto la sua pianta. Francesco cominciò ad annusare a pieni polmoni, e nel frattempo, Valeria, gli diede qualche colpettino sul pene con l’altro piede.
Francesco ogni tanto sobbalzava, e cercava di trattenersi per non eiaculare nelle mutande.

Valeria levò il piede dalla sua faccia, e disse:
“Beh, io noto che la tua eccitazione deriva dai miei piedi. Se te lo facessi oggi pomeriggio, il tuo amicone reagirebbe allo stesso modo, scommetto” e riprese a ridere.
Francesco non ci badò, ma prese entrambi i piedi di Valeria e se li mise sulla faccia, e lui si distese.
Stettero in quella posizione per circa cinque minuti, quando poi Valeria chiese:
“Ok, ma ora fino a quando dobbiamo stare così?”.

Francesco si era talmente rilassato in quella posizione che si era quasi addormentato.
“Fammi stare un altro po’, ti prego. Mi piace troppo” disse Francesco, con aria di supplica.
“Mi fai quasi tenerezza, piccolino” disse Valeria, che aveva cominciato ad accarezzare la faccia di Francesco coi piedi.
“Sembra di guardare Fetish Channel” disse Sara all’improvviso.
Entrambi, Valeria e Francesco sobbalzarono, e si ricomposero.
“Vedo che vi stavate divertendo” continuò Sara.

“Cos’è, ci hai preso gusto, Vale?” chiese sorridendo.
Valeria diventò tutta rossa, e disse:
“Effettivamente… sì, ci stavamo facendo due risate”.
Lo disse con noncuranza, ma era evidente il suo imbarazzo.
“Tu invece, maiale, ti stavi eccitando, ovviamente” disse Sara, questa volta con un tono sprezzante, guardando il rigonfiamento fra le cosce di suo fratello.
“Mi perdonerai, Valeria, ma questa situazione non deve diventare una festa per Francesco. Ogni tanto sì, qualche minuto di svago ci può stare.

Ma non dobbiamo esagerare. Ieri sera ha annusato i nostri piedi, stanotte lo hai fatto dormire con le tue scarpe a portata di mano, ora gli stavi mettendo i piedi in faccia. Questa è musica per le sue orecchie. Non dimentichiamoci che sta in punizione, non in vacanza” continuò Sara.
Valeria sembrò un po’ mortificata.
“Sì Sara, hai ragione, scusami…” disse, abbassando lo sguardo.
Francesco fece caso che Sara aveva una forte influenza anche sulla sua amica.

Aveva veramente un carattere così forte? Ma come mai non aveva mai reagito alle sue provocazioni e ai suoi sfottò continui?
“No, no. Non ti scusare, figurati” disse Sara, sorridendo. “E’ solo che questo maiale ne approfitta. Ma la vera dominazione non è questa; questo è solo feticismo. Roba da pervertiti come lui. La vera dominazione è un’altra cosa. Non confondiamo le fantasie malate di mio fratello con la realtà”.
Era proprio come aveva immaginato lui.

Ormai si era creato un feeling naturale tra le due menti: quella di Sara, che dominava senza scrupoli, e quella di Francesco, che subiva senza dire una parola.
“Ora, Francesco” continuò Sara “Mi serve una ricarica telefonica. E voglio che tu me la vada a fare subito”.
“Ti… ti fai fare la ricarica da tuo fratello?” chiese Valeria, stupita.
“Ovviamente” rispose Sara. “Che ti credi, che la punizione sia mettergli i piedi in faccia? Una cosa da manuale, che lo faccia godere? Ma assolutamente no.

Da ora in poi le ricariche me le farà lui. Come le cene, le uscite, la benzina in macchina, gli ingressi alle discoteche, mi pagherà tutto Francesco. Ma non solo ora, che i nostri genitori sono fuori. Durerà fino a quando Francesco vuole che io custodisca il suo segreto. Noi, visto che lo sai pure tu. Mi farà da tassista anche; quindi, Vale, anche tu sai che per qualsiasi cosa, c’è Francesco a disposizione”.

“Oh, cavolo, che situazione” disse Valeria, guardando il pavimento.
“I momenti di piacere si pagano cari, Vale. Hai visto? Ora sono lo schiavetto della mia sorellina” disse Francesco.
“Ma non fare il ridicolo” disse Sara. “Questa situazione l’hai creata tu, negli anni, facendo una continuazione il mongoloide, pur sapendo che a me la cosa dava fastidio. Però io me ne sono stata zitta. Anche fin troppo. Trovandoti a spararti un segone, avrei potuto piuttosto farmi due risate.

Ma visto che tu ti sei sempre professato Dio, quando poi sei solo un pervertito che casca ai piedi delle donne… era mio dovere farti cambiare ruolo anche nella vita reale; non mi piacciono le maschere, o le doppie facce. Sei uno schiavo, e tale devi essere. La coerenza è sempre la prima cosa. Ed ora muoviti, vai!” urlò, e Francesco non perse tempo.
“Hai una mente diabolica, davvero” commentò Valeria, una volta che Francesco era uscito dalla camera.

“No” rispose semplicemente Sara. “Ho una mente molto semplice. Mi ero semplicemente stufata dell’infantilismo di mio fratello. Ed io, non essendo per nulla infantile, non ho mai chiesto aiuto; non perché non lo volessi, ma perché volevo risolvermi questa situazione da sola; ed ora hai visto? Se mio fratello fosse stato un vero Dio, a quest’ora ero io che dovevo stare con la testa calata, soprattutto coi nostri genitori sono fuori. Invece? E’ Dio che cala lo sguardo quando lo guardo negli occhi.

Allora, chi è Dio tra noi due?”.
“Tu” rispose Valeria. “La Dea in questa casa sei tu, Sara, ma lo sei sempre stata”.
“Che gentile che sei, ma no” rispose Sara. “Io non sono come mio fratello, non mi professo nessuno. E’ questa la differenza principale tra noi due”.
Ma Valeria aveva cambiato espressione del viso.
“Che c’è, Vale?” chiese Sara, preoccupata.
“Invece sì” rispose Valeria.
“Invece sì, cosa?” chiese Sara.

“Tu sei una Dea; una vera Dea. Ti posso baciare i piedi, Dea? Te lo meriti. Assolutamente. Ho cambiato idea su di te. Sei la donna più grande che io abbia mai conosciuto” disse Valeria, con gli occhi spalancati, e il respiro affannato.
“Spero… spero tu stia scherzando!” esclamò Sara. Che diavolo stava succedendo a Valeria? Impazziva?
“No, non scherzo. Ti voglio baciare i piedi, e secondo me, dopo, quando torna tuo fratello, ci possiamo divertire per bene, noi tre.

Abbiamo tutto il tempo possibile a disposizione” disse Valeria.
Sara fissò negli occhi Valeria per molti secondi. Sembrava ipnotizzata. Più di suo fratello anche. Ora che ci rifletteva, era riuscita a sottomettere suo fratello, una buffone rude e forte. Ed ora, Valeria, la sua migliore amica, insisteva per poterle baciare i piedi. Ma cosa stava succedendo al mondo?
“Ma stai diventando matta? Non sono né feticista, né lesbica, né i****tuosa” rispose Sara, con un tono secco.

“Nemmeno io sono lesbica” disse Valeria. “Non devi fare sesso né con me, né con tuo fratello. Giochiamo solo un poco coi piedi. Io ora voglio i tuoi. E dopo possiamo sottomettere tuo fratello. Poi sabato sera c’è una festa… vengo a dormire qua, e annienteremo Francesco con i nostri piedi sudati e puzzolenti. Ma poi decideremo ogni cosa man mano, non programmiamo nulla. Ma ora Sara, ti prego: fatti baciare i piedi”.

“Sì, però torniamo in camera dei miei” disse Sara, pensando che ormai ogni briciolo di buonsenso fosse sparito dal corpo di Valeria. “Non vorrei che il porco, tornando, possa trovarci in quello stato. Buffone com’è, dovrei solo picchiarlo”.
Le due ragazze tornarono nella camera da letto; Sara chiuse la porta a chiave, e coprì lo spiraglio della chiave con un panno. Dopodiché, si stese sul letto, e si rilassò.
Mise i piedi in faccia a Valeria, che cominciò ad odorare e a baciare.

“I tuoi piedi non sanno di niente, Sara. Cioè, voglio dire… non sono come i miei. I miei puzzano molto di più” disse Valeria, stampandosi il piede di Sara sulla guancia.
“Io sono una maniaca della pulizia, Vale, lo sai. Mi cambio calze o calzini tutti i giorni, mi lavo una continuazione… è normale che non sappiano di niente” disse Sara, massaggiando la guancia di Valeria con le dita dei piedi.
“Non dipende solo da questo, Sara.

Anche io mi lavo spesso, ma i miei piedi puzzano di più. Sarà una cosa personale” disse Valeria, abbandonandosi sempre di più ai piedi dell’amica.
“Allora sarà così” rispose Sara. “Farai la felicità dei feticisti più estremi ed esigenti”.
Sara accarezzava dolcemente il viso di Valeria, toccandole il naso, gli occhi, le sopracciglia, il collo, le braccia, e i capelli.
“Mi piace afferrarti i capelli tra i piedi” disse Sara, a un certo punto.

“Sono così morbidi”.
“Anche a me piace molto. Sai, tuo fratello è un genio proprio, con queste passioni” rispose Valeria.
“Non esageriamo” disse Sara. “Giocare coi piedi ci sta, ma tutto il resto è da malati. A proposito di mio fratello: dopo ti va di farci fare un pediluvio da Francesco?” propose.
“Assolutamente sì!” esclamò Valeria, sorridendo. Dopodiché, si stese, si stampò i piedi di Sara in faccia, e si rilassò.

“Tu mi stai nascondendo qualcosa”.
Francesco era seduto a un tavolino di un bar, col suo migliore amico, Stefano.
Stefano aveva notato qualcosa di strano in Francesco. Sapeva che i momenti in cui i suoi genitori erano fuori, lui approfittava sempre per fare baldoria, sia in casa che fuori, con gli amici. Ma invece, questa volta, era letteralmente sparito. Non si era mai fatto sentire.
“Te l’ho detto” rispose Francesco.

“I miei mi hanno raccomandato di prestare più attenzione alla casa, di stare attento a mia sorella… scocciature”.
“Ma per favore!” protestò Stefano. “Tutti noi abbiamo i momenti in cui i nostri genitori sono fuori, e tu anche li hai avuti in passato. Ma nessuno si comporta come stai facendo tu ora. Dì la verità: hai qualche ragazza per sotto le mani, e non vuoi che si sappia in giro?”.
“No, Stefano, non c’entrano le ragazze” disse Francesco.

“E allora cosa?” chiese Stefano, curioso. Era abbastanza seccato dal fatto che Francesco non volesse confidarsi con lui.
“Te l’ho detto, Stefano!” urlò Francesco. “E’ inutile che continui a chiedere. Ti ho detto le cose come stanno; se mi vuoi credere bene, altrimenti non so che dirti”.
“E’ ovvio, non ti credo” disse Stefano, alzandosi dal tavolino. “Tu stai cercando di nascondere qualcosa. E questo mi dà fastidio, perché noi due siamo amici, e non ci dobbiamo nascondere le cose.

Non ti voglio obbligare a dire cose che non vorresti, ma almeno non mentire, cazzo. E’ palese che sta succedendo qualcosa. Ma sappilo, io prima o poi lo scoprirò. Ci vediamo” tagliò corto, e se ne andò.
Francesco rimase qualche minuto da solo, seduto al tavolino del bar, a riflettere. Sua sorella aveva spezzato tutti gli equilibri: influenzava il suo modo di vivere in casa, e stava turbando le relazioni che lui aveva con la gente: prima con le sue amiche, ora anche con i suoi amici; e non stava muovendo un dito.

L’inferno sarebbe stato quando sarebbero tornati a casa i genitori, che già, prima della partenza, avevano notato qualcosa di strano. Era praticamente sotto scacco. E sua sorella ne godeva.
Quando fece ritorno a casa, dopo aver fatto la ricarica al cellulare di sua sorella, trovò le due ragazze in cucina, che mangiavano qualcosa; lui, invece, aveva fatto colazione al bar, col suo amico.
“Era lunga la fila per le ricariche, scommetto” commentò sarcastica Sara, una volta che Francesco era entrato.

“Non era lunga la fila” rispose Francesco. “Mi sono fermato a prendere qualcosa al bar”.
“E nemmeno hai portato qualcosa a tutt’e due?” chiesa Sara, quasi severa. “Sei proprio un buono a nulla. Mi ero quasi dimenticata che sei un egoista di razza. Ti addestrerò anche su questo. Ma ora passiamo al sodo: io e Valeria gradiremmo che tu ci lavassi i piedi. Vai a prendere due bacinelle e riempile di acqua”.

Francesco, come un robot, andò in veranda a prendere due bacinelle, e le riempì di acqua tiepida e sapone.
Le due ragazze si sedettero sul divano, sfilandosi le pantofole.
“Dai un’ultima annusata ai miei piedi puzzolenti, prima che poi me li lavi” disse Valeria, alzando un piede a mezz’aria. Francesco si inginocchiò, e prese tra le mani il piede di Valeria: emanava sempre lo stesso odore paradisiaco, che sconvolgeva la mente di Francesco.

Era anche leggermente impolverato. Evidentemente aveva camminato a piedi nudi. Il naso di Francesco toccò la pianta del piede di Valeria; sarebbe rimasto così per l’eternità. Era l’odore più bello che avesse mai sentito. Avrebbe mai potuto immaginarlo? Non aveva bisogno di viaggiare, per trovare posti meravigliosi. Bastava mettersi sotto i piedi di una ragazza per trovare un posto meraviglioso.
“Penso possa bastare” disse Sara, e Valeria abbassò il piede, rimanendo Francesco un po’ deluso.

“Mi raccomando schiavo” disse Sara a Francesco. “Valeria è nostra ospite. Fai un servizio come si deve. I suoi piedi devono uscire come nuovi. Tu sei bravo a massaggiare”.
“Darò il mio massimo impegno, Sara. Dopo li lavo anche a te” rispose Francesco.
“Ma che gentile!” disse Sara ironicamente.
Le due ragazze immersero i piedi nelle bacinelle, e Francesco si era seduto per terra. Aveva appena cominciato a lavare i piedi di Valeria, massaggiandoli con cura, quando il suo cellulare squillò.

“Ma chi ti cerca a quest’ora?” esclamò Sara, con un’espressione scocciata.
“Non saprei” rispose Francesco. “Ora controllo”. Il suo sguardo parve immobilizzarsi.
“Allora, chi è? Si può sapere? Perché fai quella faccia da mongoloide?” disse Sara, vedendo che Francesco non accennava ad una reazione.
“E’… è Stefano, Sara. Stefano. Che faccio… rispondo?” chiese Francesco.
“Sei un cucciolo, Francesco. Così mi piaci” disse Sara. “Sì, rispondi. Sicuramente Stefano ha da dirti qualcosa di importante”.

“Stefano?” rispose Francesco. “Sì? Sì, sono a casa. Cosa?” fece un’espressione spaventata con gli occhi. “Ve… venire a casa? A quest’ora? Perché?”.
Sara fece un sorriso ed un segno col pollice. Francesco impallidì: capì che doveva farlo venire.
“Ok allora!” disse, fingendo entusiasmo. “Fra quanto vieni, allora?” chiese.
“Puoi aprire il portone” disse Stefano dall’altro capo del telefono. “Sto sotto casa tua”.
Francesco impallidì, se possibile, ancora di più.

Aprì il portone, ed andò ad accogliere Stefano alla porta.
“Fai venire Stefano in cucina” urlò Sara. “Voglio salutarlo”.
Ovviamente Sara voleva approfittare per farsi due risate, tenendo Francesco sotto scacco.
Francesco fece accomodare Stefano, che salutò Sara e Valeria, che ovviamente conosceva di vista.
“Ciao Stefano, come va?” chiese Sara, sorridendo.
“Ehi Sara. Bene e tu? Ma che state facendo voi due?” chiese Stefano, e rise.
“Ci rilassiamo un po’.

Anche se fa caldo, avere i piedi nell’acqua calda è sempre piacevole. Tanto, che abbiamo da fare a quest’ora di mattina?” rispose Sara.
“Pare più che giusto” disse Stefano.
Guardò Francesco: era palesemente in imbarazzo, e fissava il pavimento. Cercava di capire cosa non andasse.
“Che ne dici, Francesco, ci vediamo un film stasera?” propose Stefano.
Istintivamente, Francesco stava per rispondere di sì, poi successe qualcosa di strano: a Sara scomparve il sorriso di faccia, e fissò Francesco.

Francesco guardò Sara negli occhi. Si guardarono per dei lunghi istanti; Sara non sbatté nemmeno le palpebre. Fissava solo severamente Francesco. E Francesco era letteralmente incantato.
“Allora?” chiese Stefano.
“Stefano ti ha fatto una domanda, Francesco. Ti svegli?” disse Sara, continuando a fissare intensamente suo fratello negli occhi.
“Non mi dire niente, Stefano. Facciamo un’altra volta? Stasera…” Francesco non sapeva che dire; ma evidentemente aveva risposto giusto, perché Sara aveva smesso di fissarlo.

Valeria, intanto, si guardava i piedi, imbarazzata.
Seguirono attimi di silenzio, e Stefano capì che era meglio lasciar perdere. Sarebbe stato meglio affrontare Francesco a quattr’occhi.
“D’accordo, non fa nulla. Organizziamo in queste sere, poi. Io vado, ci vediamo” disse Stefano, e filò via.
“Vedi, Valeria?” disse improvvisamente Sara. “La dominazione reale è questa. E’ bastato fissare Francesco negli occhi per fargli dire di no a Stefano. Non è quella cosa che fanno in quei video su cui Francesco si spara le seghe.

Quelle cose sono cose per segaioli, appunto. A Francesco piace la dominazione? Dovrebbe essere contento. Lo sto dominando, e lui non batte ciglio”.
Francesco e Valeria si fissarono negli occhi. Erano entrambi sbalorditi da quel semplice ragionamento di Sara.
“Bene, ora puoi ricominciare a lavarci i piedi” disse Sara.
Cominciò da Valeria: si risedette per terra, e prese di nuovo il piede di Valeria tra le mani. A Francesco non piacevano i piedi in quello stato: troppo puliti, senza nessun odore, se non di sapone.

Non avevano nulla di un piede. Ma dovette tuttavia eseguire il suo lavoro. Massaggiò con cura ogni dito, ed anche gli spazi tra le dita. Poi massaggiò il tallone, e salì su per la pianta. Ogni tanto Valeria ridacchiava a causa del solletico.
“Cavolo, com’è rilassante farsi massaggiare i piedi” commentò Valeria. “Ti posso assumere come massaggiatore personale?” chiese, ridendo.
Ma Francesco era troppo preso dai suoi piedi, per poter rispondere. Fece la stessa cosa all’altro piede.

Poi passò ai piedi di sua sorella, che però disse:
“Ho cambiato idea. Non ho voglia di farmi massaggiare i piedi. Asciugameli, muoviti”.
Francesco asciugò i piedi di Sara, che si stese sul divano, mettendo i piedi sulle cosce di Valeria, che però fece finta di nulla.
“Rimani a mangiare con noi, Vale?” chiese Sara. “Sto insegnando Francesco a cucinare qualcosa. Spero vivamente che la cucina non vada a fuoco”.
Valeria rise; poi disse:
“No, Sara, ti ringrazio.

Sto fuori casa da ieri pomeriggio, preferisco ritirarmi”.
“Bene” disse Sara. “Francesco, vai a prendere le scarpe di Valeria. Però fai in fretta, non masturbarti, mi raccomando. E portale con la bocca”.
Francesco andò in camera sua; le scarpe di Valeria stavano ancora lì. Le annusò: avevano sempre lo stesso odore paradisiaco. Prenderle in bocca, invece, fu il difficile. Non riusciva a prenderle in modo che si reggessero bene; cadevano spesso. Fino a che non le afferrò coi denti, e le portò in cucina.

“Infila le scarpe a Valeria, e baciale i piedi” ordinò Sara.
Francesco infilò le scarpe a Valeria, e le baciò i dorsi dei piedi.
Valeria salutò e se ne andò, con la generica promessa di rivedersi sabato sera, alla festa della loro amica.
“Vieni a sederti vicino a me” disse Sara a Francesco. Stava stesa sul divano. Questa richiesta sorprese molto Francesco.
Gli mise i piedi sulle cosce. Francesco li fissò intensamente: i piedi di Sara erano effettivamente più belli di quelli di Valeria.

“Che io ti abbia messo i piedi sulle cosce, non significa che tu debba fissarli” disse Sara, facendo tornare Francesco nel mondo dei vivi. “Sono dei piedi, Francesco. Piedi. Non è possibile che vedendo i piedi di una ragazza tu smetta di vivere. Vai in catalessi”.
Francesco era stanco di quella situazione. Aveva bisogno di rilassarsi un po’. E sua sorella era una spina nel fianco. Era una tortura psicologica. Francesco amava sì i piedi di sua sorella, ma lei metteva sempre in atto la stessa tattica: glieli faceva desiderare, per poi negarglieli e tormentarlo psicologicamente anche.

“Seguimi un attimo in camera mia” continuò Sara. “Voglio provare il vestito per la festa di sabato sera. E tu devi aiutarmi. Devi prendermi i vestiti dall’armadio, ed ovviamente dopo sarai tu a mettere tutto in ordine. E pretendo che tu metta in ordine meticolosamente, a patto che tu debba starci tutta la giornata”.
Sara aveva gusto nell’abbigliamento. Qualsiasi vestito indossasse, le stava una meraviglia, e sapeva abbinare anche bene.
“Striscia verso la scarpiera, e scegli un paio di scarpe eleganti col tacco” ordinò Sara.

Francesco eseguì: si inginocchiò e strisciò verso la scarpiera, nonostante gli facesse male alle ginocchia.
Prese le scarpe che più gli piacevano, e le portò a Sara.
“Stenditi sul pavimento, che ti metto un poco i piedi in faccia” disse lei.
Francesco si stese, e Sara appoggiò delicatamente i piedi sulla faccia di Francesco.
“Il nostro rapporto sta migliorando, non trovi?” chiese Sara.
Francesco non rispose. Sara gli mollò un ceffone col piede, tanto da farlo male.

“Ho fatto una domanda, stronzo” disse Sara. “Noi due non litighiamo più, e ci capiamo con un semplice sguardo. Credo che i veri ruoli in questa casa siano questi. Non trovi anche tu?”.
Francesco, per tutta risposta, schioccò un fortissimo bacio sotto il piede di sua sorella.
“Perché cazzo non rispondi alle mie domande, razza di maniaco!” urlò Sara, arrabbiata.
“Po… posso infilarti io le scarpe, padrona?” chiese Francesco.
Sara guardò dall’alto suo fratello: ormai era andato.

Era al culmine dell’eccitazione, e non avrebbe più ragionato se non si fosse masturbato.
“Mettimi le scarpe” confermò Sara.
Francesco baciò i piedi di Sara, e poi le infilò le scarpe.
“Mi metta il tacco in faccia, padrona” scongiurò Francesco.
“Siamo passati al lei?” chiese Sara divertita. “I tacchi decido io quando e dove usarli. Te li pianterei nel culo, ma non voglio essere così cattiva. Mi conserverò questa carta come punizione estrema.

Ed ora apri la bocca”.
Francesco, che era una marionetta nelle mani di sua sorella, aprì la bocca. Sara gli infilò il tacco in bocca, e disse:
“Bravo, schiavo. Ora succhiami il tacco. Fa come se tu fossi una pornostar e il mio tacco fosse un cazzo!” disse Sara, e scoppiò a ridere fortemente.
Francesco arrossì, ma obbedì all’ordine di sua sorella. Cominciò a succhiare i suoi tacchi con la massima devozione.

“Sai, schiavo, credo che alla festa ci divertiremo un mondo” disse Sara. “Indosserò queste scarpe. Nella peggiore delle ipotesi mi succhierai i tacchi. Nella migliore delle ipotesi mi leccherai i piedi”.
Francesco smise di succhiare i tacchi di Sara.
“Perché hai smesso? Continua verme!” esclamò Sara.
Ma Francesco non ne volle sapere. Anzi, si rialzò, e si sedette affianco a sua sorella, sul suo letto.
Sara guardò disgustata suo fratello.

“Chi ti ha dato il permesso di sederti accanto a me?” chiese arrabbiata. “Ti sto facendo fare esattamente quello che ti piace. Dovresti ringraziarmi in ginocchio! Invece non hai un minimo di riconoscenza!”.
“Non si tratta di questo, Sara!” disse Francesco, tornando a chiamarla per nome. “Tu non mantieni le tue promesse. Sto facendo tutto quello che vuoi. Però hai infranto la nostra promessa, dicendo che Valeria è la tua migliore amica ed hai voluta informarla su tutto.

Ho accettato senza batter ciglio, e tu mi hai promesso che non dirai più nulla a nessuno!”.
“Ma tu usi il cervello quando parli?” chiese Sara esasperata. “Che io abbia detto a Valeria della tua passione, ti deve solo far piacere, perché Valeria ti ha fatto odorare i suoi piedi e ti ha fatto dormire con le sue scarpe a portata di mano. E non mi venire a dire che non ti è piaciuto.

Ti sei sparato delle seghe immense. E poi io sto mantenendo la mia promessa. Non dirò niente a nessuno. Tu mi leccherai semplicemente i piedi e basta; non sarò io a dire alla gente che tu sei feticista. Se la gente ti vedrà, lo scoprirà da sola. Se non ti vedrà, non lo saprà mai”.
“Sei… sei semplicemente una bastarda!” urlò Francesco. “Io lo sapevo che non avrei dovuto fidarmi di te. Hai usato questi trucchetti; e alla fine comunque hai trovato il modo per far venire a galla il mio feticismo davanti la gente.

Io… io ti odio!”.
“Il bastardo sei tu, qui. Sei sempre stato tu ad umiliare me. E non t’importava se c’era qualcuno davanti. Perché dovrei importarmene io, ora? Tu mi prendevi in giro per motivi futili. Io invece per motivi seri. Tu sei feticista. Seriamente feticista. I piedi femminili ti mandano in tilt, e l’hai dimostrato davanti me e Valeria. Sabato sera, che ti piaccia o no, tu mi leccherai i piedi, in discoteca.

Se sarai un bravo mentitore, saprai che scusa inventare. Ma la gente dovrà vederti mentre lecchi i piedi a tua sorella. Sicuramente sarà una bella scena: divertente per la gente normale, schifosa per gli schizzinosi, ed eccitante per gli altri feticisti che sicuramente ci saranno alla festa” disse Sara, pregustandosi ogni singola parola.
“Io mi rifiuto di leccarti i piedi in pubblico. Non era nei patti” disse Francesco.
“Allora sarò costretta a mandare un messaggio ad ognuno dei tuoi amici Vuoi far diffondere la notizia davvero? Io non parlerò solo di feticismo.

Anche di sottomissione. Sai quante risate si faranno i tuoi amici, dopo aver scoperto che ti piacciono le donne volgari dell’est che sottomettono uomini nudi. Farai sicuramente una bella figura. E nel peggiore dei casi, dirò tutto anche a mamma e papà. Devono pur smettere di pensare che il loro maschietto sia un Dio. A te la scelta” rispose Sara. “Tanto” aggiunse “Qualche tuo amico già sospetta di qualcosa; Stefano si è accorto che io ti ho bloccato solo guardandoti negli occhi”.

L’idea che i suoi amici venissero a sapere di questa sua passione lo facevano morire di vergogna.
“Scusami Sara” disse Francesco. “Farò tutto quello che vuoi. Ti leccherò i piedi sabato sera in discoteca. Troveremo un posticino più riservato e tranquillo?”.
Sara mollò un ceffone a Francesco.
“Quante volte ti devo dire che non mi devi chiedere scusa?” disse Sara. “Le tue scuse sono dettate dalla paura e dalla vergogna.

Accetterò le tue scuse solo quando saranno sincere. Ed ora non lo sono per niente. Riguardo il posto in cui farlo, lo faremo dove me ne verrà voglia”,
Francesco sperava che tutto ciò sarebbe finito il prima possibile. Amava la dominazione della donna sull’uomo, ma quella era piuttosto una vera e propria tortura psicologica.
“Sì padrona” disse Francesco, un po’ per l’eccitazione, un po’ per intenerire sua sorella, che sorrise.
“Piccolo” disse Sara, continuando a sorridere.

“Ma tu lo sai che ho una bella sorpresa per te, per sabato sera?”.
Francesco tremò. Che intenzioni aveva, ora, sua sorella?
“Quale sorpresa padrona?” chiese.
“E se te lo dicessi ora perderesti tutto il gusto” rispose Sara. “Non sarebbe più una sorpresa. La sorpresa è bella perché scoprirai di cosa si tratta solo al momento. Credo proprio che ti piacerà un mondo, cagnolino. Comunque vado a mangiare qualcosa, sto morendo di fame.

Nel frattempo riordina in camera mia; dopo deve sembrare come nuova. E’ chiaro cagnolino?”.
“Sì padrona” fu l’unica risposta che Francesco seppe dare.
“Bene!” disse Sara, che si alzò dal suo lettino e si avviò in cucina, lasciando Francesco da solo in camera sua; stava tremando, chiedendosi cosa Sara avesse deciso di combinare quel fatidico sabato sera.
Francesco riordinò in camera di Sara meticolosamente. Lui non se la cavava male a riordinare le cose, solo che era molto sfaticato, ed aveva paura che sua sorella facesse la pignola solo per il gusto di fargli rifare le cose, come aveva fatto per il letto.

Evitò di guardare sua sorella negli occhi quando tornò in cucina. Si era pentito di averla chiamata padrona. Alcune volte, l’idea di sottomettersi ai piedi di sua sorella lo eccitava come non mai; altre volte, invece, lo imbarazzava da morire; un po’ perché era sua sorella, un po’ perché cominciava seriamente ad odiarla, dopo tutto quello che gli stava facendo passare. Aveva intenzione di farsi leccare i piedi in pubblico, in discoteca: sarebbe stato il massimo dei disonori, quello di farsi trovare inginocchiato ai piedi di sua sorella, mentre glieli leccava.

Ma non aveva una grande scelta: sua sorella avrebbe fatto la spia e l’avrebbe messo in imbarazzo con tutti i conoscenti in men che non si dica. Sembrava un labirinto senza uscita. Era in trappola.
Quella sera, Sara stava seduta sul divano in cucina, guardando la televisione; ovviamente era lei a decidere quali programmi guardare; Francesco si sarebbe dovuto adattare, se avesse voluto approfittare dell’aria condizionata, ovviamente accesa in cucina, dove stava Sara; quindi non poteva accenderla in camera sua, dove faceva un calore infernale.

Tra la tv e l’aria fresca, Francesco scelse l’aria fresca. Si addormentò sulla poltrona: erano giorni che doveva dormire senza aria fresca, sudando e soffrendo; l’aria fresca lo stava davvero rilassando di parecchio.
A un certo punto, Sara gli scosse il braccio, facendolo svegliare di botto.
“Che fai, dormi?” chiese lei, sorridendo, sapendo di averlo svegliato.
Francesco la guardò storto, con gli occhi pieni di sonno, e non rispose, cercando un’altra posizione comoda sulla poltrona.

“Cos’è, il caldo non ti fa dormire, Francesco?” continuò Sara. “O sei eccitato per sabato sera? Ti aspetta una gran leccata di piedi, stai nel tuo” disse, continuando a sorridere, come se stesse facendo a suo fratello il regalo del secolo, ma ben sapendo che questa situazione lo stava uccidendo psicologicamente.
“Sara…” disse lentamente Francesco. Poi si stoppò.
“Che c’è?” chiese Sara, alzando le sopracciglia.
“Credi che potrei andare a prendere qualcosa con degli amici?” chiese Francesco con un tono molto annoiato.

Chiedere il permesso a sua sorella era l’ultima cosa che avrebbe voluto fare, ma d’altra parte non aveva scelta.
“Mi fai quasi commuovere, Francy” disse Sara. “Vedo che le mie fatiche per addestrarti funzionano alla grande. Sì, vai. E quando torni portami qualcosa di buono da mangiare. Una pizza, magari, con qualcosa di rosticceria. E poi qualcosa di dolce, come un cornetto. Vai”.
Francesco moriva dalla voglia di picchiarla. In un modo o nell’altro, si promise che sarebbe uscito da quella situazione; ma il percorso era bello lungo e tortuoso.

Uscì, e s’incontrò con i suoi amici, che manifestarono ironicamente il loro stupore nel rivedere Francesco.
Trascorsero una serata piacevole, seduti a un tavolino di un bar, chiacchierando e giocando a carte.
Era da tempo che non si divertiva e non si svagava così tanto: da quando sua sorella l’aveva scoperto a masturbarsi sul web, la sua vita era diventata praticamente un inferno. Gli unici momenti di svago li aveva avuti, paradossalmente, quando sua sorella e Valeria gli avevano messo i piedi in faccia.

Quello che per lui sarebbe dovuto essere un paradiso, ma che lentamente gli stava rendendo la vita un inferno.
Mancava mezz’ora circa a mezzanotte, e Francesco sarebbe rimasto molto volentieri per qualche altra ora con i suoi amici; ma in poco tempo le pizzerie avrebbero chiuso, e non avrebbe potuto portare la pizza a sua sorella, che sicuramente, pignola com’era diventata, non avrebbe reagito bene.
“Ragazzi, io mi avvio” disse Francesco controvoglia.

I suoi amici fecero un’espressione stupita, qualcuno di loro controllò l’orologio, mentre Stefano fece la faccia rassegnata, come se si aspettasse che qualcosa succedesse.
“Sai” disse uno di loro, sarcasticamente. “Persino Cenerentola potette ritirarsi a mezzanotte in punto. Non penso che la carrozza se ne scappi”.
Francesco non sapeva che scusa inventare. Che era stanco? Che non voleva lasciare casa sola? Optò nel dire la verità. Una ‘mezza’ verità.
“Mia sorella mi ha chiesto se potevo portarle una pizza, al mio ritorno… e fra poco le pizzerie chiudono” buttò giù lì.

Qualcuno lo guardò scandalizzato.
“E tu? Dille che vada lei a prendersela, no? Che sono queste cose? Ti fai influenzare una serata da tua sorella? Proprio tu?”.
Era effettivamente insolita quella decisione. Ma poteva mai Francesco dire che sua sorella lo ricattava?
“Mia sorella non mi chiede mai niente, perché sa che deve starsene zitta. Una volta tanto si può fare” fu la risposta pronta di Francesco.
“Va bene” disse uno dei suoi amici.

“Portale la pizza e poi torna qua”.
“Non credo proprio” disse Francesco. “Sto stanco, mi scoccio poi di riscendere. Ci vediamo la prossima volta…”.
Così dicendo, si avviò, ma Stefano lo seguì.
“Chi deve starsene zitto tra te e Sara?” chiese.
Francesco si fermò, poi si girò verso Stefano, e gli chiese:
“Che intendi dire?”.
“L’altra volta tua sorella ti ha zittito con uno sguardo” rispose Stefano. “Ed ora ti ha chiesto una pizza, e tu gliela porti pure.

E dopo non esci più. Se proprio vuoi sapere la verità, Francesco, secondo me Sara ti sta ricattando per qualcosa”.
Francesco sentì la sua faccia bollire.
“Ma cosa stai dicendo, Stefano. Sei impazzito?” chiese.
“Potrei farti la stessa domanda” rispose Stefano. “Ma ora torna da tua sorella, non vorrei farti fare tardi. Ma stai tranquillo, che prima o poi scoprirò che cazzo sta succedendo in casa tua. A proposito. Sabato sera che vogliamo fare?”.

Era una provocazione evidente.
“Sabato sera devo andare ad una festa” rispose Francesco.
“Che festa?” chiese Stefano insospettito.
“Il diciottesimo di un’amica di mia sorella” disse Francesco.
“Un’amica di tua sorella… capisco. E’ chiaro. Ciao Francesco” concluse Stefano.
Ci mancava solo che Stefano iniziasse ad indagare, ora, pensò Francesco infastidito. La situazione già era difficile di per sé, poi ci si metteva anche lui. Ma d’altronde, lui era suo amico; come dargli torto?
Tornando a casa comprò una pizza e un cornetto, per portarli a sua sorella; ma quando tornò a casa, Sara stava dormendo sul divano, con la televisione accesa.

Posò la pizza e il cornetto sul tavolo, poi si avvicinò a Sara: dormiva profondamente. All’interno, Francesco, aveva sentimenti contrastanti: vedendola così indifesa, gli veniva voglia di soffocarla con un cuscino, o di picchiarla molto forte; ma dall’altro lato, si rese conto che in fin dei conti le voleva bene; ma non era quello il momento di pensarci. Lui l’aveva tormentata per anni, ed ora si stava vendicando, e non era il momento adatto per farsi intenerire.

Che fare? Ammazzarla, inscenare una rapina, e finirla lì?
Poi gli venne una grande idea. Visto che sua sorella non parlava di svegliarsi, Francesco prese le sue ciabattine, molto cautamente, e se le portò al naso: avevano un ottimo odore. Poi annusò i piedi di sua sorella: rispetto all’ultima volta erano leggermente più odorosi, ma sempre di meno rispetto a quelli di Valeria. Ma per Francesco quello non era un problema; che fossero più o meno odorosi, non era una cosa fondamentale.

Quello che importava era che i piedi fossero belli. E i piedi di sua sorella parevano disegnati da un artista. Stette circa dieci minuti ad odorare, e minuto dopo minuto il suo membro diventava sempre più grande.
Poi decise di giocarsi il tutto per tutto. Scrisse un bigliettino: ERA UN PECCATO SVEGLIARTI. RISCALDA LA PIZZA QUANDO TI SVEGLI. FRANCESCO.
Poi corse in camera di Sara il più in fretta possibile, e chiuse la porta a chiave.

Aprì la scarpiera, e prese tre paia di scarpe: un paio di cuoio, un paio col tacco, e un paio di ballerine. Le annusò tutte e tre: quelle col tacco non sapevano di nulla, e le posò immediatamente; quelle di cuoio puzzavano leggermente; e le ballerine, ovviamente, erano quelle che odoravano di più. Posò anche le scarpe di cuoio, e si stese sul lettino di sua sorella, slacciandosi i pantaloni e portandosi le ballerine al naso.

Respirò a pieni polmoni l’odore paradisiaco delle scarpe di sua sorella, poi cominciò a toccarsi il pene, che crebbe a dismisura; qualche secondo di tempo, e venne abbondantemente; pervaso di piacere, Francesco cercò di ricomporsi il prima possibile; mise in ordine in camera di Sara, e corse in cucina, per controllare la situazione: fortunatamente Sara dormiva, ancora nella stessa posizione di prima; Francesco si chiese se non fosse il caso di mangiare pizza e cornetto; ma poi si disse che avrebbe voluto dare una buona impressione a Sara, così rimase tutto sul tavolo ad andò in camera sua, approfittando del sonno di Sara per accendere un po’ il condizionatore in camera sua, che negli ultimi giorni era diventato un forno.

Quanto amava sua sorella che dormiva: poteva fare quello che voleva, poteva accendere l’aria condizionata, e soprattutto poteva darsi alla pazza gioia alle sue scarpe. Si chiese se non era il caso di metterle i sonniferi nei pasti, ogni tanto.
Erano le due di notte, e Francesco dormiva beatamente nel suo lettino, con l’aria condizionata accesa. Si sentì chiamare silenziosamente: Sara era lì, seduta sul suo letto. Francesco spense istintivamente il condizionatore.

“No, accendilo” disse Sara. Francesco eseguì.
“E’ stato un pensiero molto carino, lasciarmi il bigliettino” disse Sara sorridendo. Francesco era imbarazzato: non si aspettava quella dolcezza da sua sorella; anche perché non ne avevano mai condivisa.
“Ero stanchissima” continuò Sara. “Non ti ho sentito arrivare. E’ stato bello trovare la sorpresa sul tavolo. Camera mia è un forno comunque” aggiunse.
“Accendi il condizionatore, no?” disse Francesco. “Spengo il mio, l’ho tenuto due ore acceso”.

“No, tienilo pure acceso” disse Sara. “Dormo con te. Fammi spazio”.
Questo spiazzò Francesco. Che si stesse scocciando, Sara, di tormentarlo? Decise di giocarsi quest’occasione alla maniera migliore possibile. Fece spazio a Sara, che si abbracciò a lui, e si addormentò istantaneamente.
Doveva essere proprio stanca morta. Francesco approfittò per toccarle i piedi, sotto le lenzuola. Mise la pianta del suo piede contro la pianta del piede di Sara: il contatto piede contro piede era una cosa che lo faceva letteralmente impazzire.

Ma Francesco non riusciva a dormire: era troppo eccitato. Si alzò e andò di nuovo in camera di Sara: rovistò un po’ tra le sue cose, e prese un paio di collant da un cassetto: odorò la parte dei piedi: non era un odore fortissimo, ma comunque sufficiente per farlo eccitare; poi riprese le ballerine, e se le portò di nuovo al naso: non ci volle molto tempo perché si eccitasse di nuovo, per poi venire di nuovo: un altro orgasmo molto potente.

Tornò a letto, esausto: sua sorella aveva occupato tutto il suo letto, e si era anche scoperta. Francesco approfittò per infilare il naso sotto i suoi piedi: erano bene o male odorosi come prima; odorò tra le dita, un luogo in genere in cui l’odore era più forte; Sara scostò leggermente il piede, ed aprì gli occhi. Si alzò a mezzobusto sul letto, ma non commentò il fatto che Francesco le stesse annusando i piedi; si limitò a dire, invece:
“Sei rumoroso di notte”.

Francesco si andò a stendere di nuovo, ed entrambi si addormentarono immediatamente.
La mattina dopo Francesco si svegliò carico di entusiasmo: cominciava a sperare che Sara si fosse scocciata di trattarlo male.
Andò in cucina e preparò la colazione. Sara si presentò qualche ora dopo, con gli occhi ancora gonfi di sonno.
“Buongiorno dormigliona” disse Francesco sorridendo.
“Non pensare che sia finita” disse Sara con un tono secco. “Che io ti abbia lasciato un po’ di pace non significa che le cose siano cambiate tra di noi.

Sono meno arrabbiata, perché si cominciano a vedere i risultati del cambiamento in questa casa; ma non credere che questo significhi la fine del nostro patto. Tu continuerai ad essermi sottomesso. E anche il patto è sempre lo stesso; prova a sgarrare, e tutti sapranno della tua indole”.
Francesco si sentì come colpito da un proiettile al cuore. Era tutta un’illusione. E Sara lo stava facendo ritornare coi piedi per terra.
“Domani sera” continuò Sara “C’è la festa della mia amica.

Ricordati della mia promessa: ho una sorpresa per te. Non so se sia bella o brutta; sta a te deciderlo. Se sarai abile, allora la sorpresa sarà bella; se sarai impacciato, allora si potrebbe trasformare in un vero e proprio inferno”.
Francesco non disse nulla; non trovava nulla da dire. Cominciò ad essere seriamente preoccupato: cosa aveva in mente Sara? Aveva due spine nei fianchi ora: da una parte Sara, che lo metteva sotto pressione, Stefano dall’altra, che aveva capito molte cose, ma voleva scoprire la vera causa quale fosse.

La sera della festa, Sara si preparò molto in fretta: non era come quelle ragazze che perdevano ore e ore davanti l’armadio e davanti lo specchio. Già sapeva cosa mettere: un vestitino splendido, e un paio di scarpe coi tacchi, quelle che aveva scelto Francesco.
“Vestiti elegantemente” ordinò Sara a Francesco. “Una camicia, ed un paio di pantaloni decenti. Non fargli prendere la polvere”.
Francesco odiava vestirsi elegantemente, soprattutto in periodi estivi; ma ora non aveva scelta: doveva obbedire a sua sorella, o sarebbero stati guai.

Passarono a prendere Valeria, e si avviarono alla discoteca.
Durante il tragitto, Francesco non parlò molto, né le due amiche gli diedero molto da parlare; Francesco era molto teso. Sperava che la serata finisse il più presto possibile. Lui, che amava le feste in discoteca, si era ridotto a sperare che la festa finisse presto.
Una volta in discoteca, Sara indicò dei divanetti a Francesco; lui pensava che fosse il luogo in cui avrebbe dovuto leccarle i piedi, ma Sara gli disse semplicemente che quello era un loro punto di ritrovo.

“Non penserai mica che io passa la mia serata incollata a te?” disse Sara, come se l’idea di passare la serata col fratello la disgustasse quasi. Per Francesco era quasi la stessa cosa; più tempo passava lontano da Sara, più stava tranquillo.
C’era un motivo specifico per il quale Francesco amava le feste in discoteca più di ogni altro tipo di festa: c’erano ragazze coi tacchi e coi sandali, sempre coi tacchi.

Spesso, le ragazze, durante le pause tra un ballo e l’altro, si sfilavano le scarpe, perché i piedi erano ovviamente stanchi, e quelle visioni mandavano Francesco in paradiso.
Francesco studiava i piedi di ogni ragazza che entrava.
Quando andarono a fare gli auguri alla festeggiata, Sara le disse:
“Ho un regalo speciale per te, Jessica. Ma non te lo darò qua, in mezzo alla gente; è una cosa privata. Dovrai vedertene bene da sola”.

Jessica sembrava eccitata, ma anche divorata da una fortissima curiosità. Guardò Francesco con un’occhiata interrogatoria; ma Francesco inarcò le spalle, per far capire che nemmeno lui sapeva di cosa si trattasse.
La prima parte della serata, Sara stette lontana da Francesco. Più Valeria gli fece compagnia. Francesco amava ballare, ma dal momento in cui si sentiva molto agitato, preferì trascorrere la serata sul divanetto che gli aveva indicato Sara.
Valeria, dopo aver ballato un po’, gli si avvicinò, si sfilò una scarpa e gli disse:
“Sai, credo che stanotte i miei piedi puzzeranno molto di più dell’altra volta.

Dovresti provare, sai” e gli mise un piede sul ginocchio.
Francesco evitò di guardarle il piede: sapeva che se l’avesse guardato, difficilmente sarebbe resistito: o avrebbe affondato il naso sotto la pianta, o sarebbe dovuto correre in bagno per masturbarsi; e Francesco non voleva ridursi a questo. Allora improvvisò un massaggio con nonchalance, come se la cosa non lo riguardasse.
“Perché non guardi il mio piede?” chiese Valeria. “Non ti piace più?”.

“Vuoi stare zitta?” urlò Francesco, guardandola storto.
Valeria parve non essersi accorta che erano in un luogo pieno di gente. Si mise le mani davanti la bocca, e ritirò il piede.
“Mi era sfuggito… scusami Francesco” disse; pareva realmente pentita.
“No, non ti preoccupare, non è nulla” rispose lui. “Vorrei solo evitare di mostrare in piazza questa cosa”.
Valeria poggiò il piede nudo a terra, strisciandolo leggermente sul pavimento; Francesco, a questo punto non poté fare a meno di guardare.

Valeria gli si avvicinò all’orecchio e gli disse:
“Ti piacerebbe poterlo pulire con la tua lingua, non è vero?”.
Francesco fece lo stesso con l’orecchio di Valeria.
“Sì, e dopo se vuoi vieni a casa. Te lo pulisco tutta la nottata”.
Valeria scoppiò in una risata molto rumorosa. Qualcuno lì intorno si girò. Francesco arrossì e si guardò tra le gambe.
“Magari un’altra volta” rispose, cercando di calmarsi dalle risate.

“Farò in modo che i miei piedi diventino neri e puzzolenti. Tanto, a te piace. E dovrai pulirmeli bene. Altrimenti lo sai. Sara mi ha autorizzato a sputtanarti se solo lo volessi. Se solo lo volessi, tu dovresti diventare il mio schiavo in men che non si dica. Ma evitiamo di farti andare in overdose di piedi e di piacere”.
Che stronza pure lei! Evidentemente era un’epidemia tra amiche.
Francesco si avvicinò a Valeria, e le sussurrò nell’orecchio:
“Se vuoi possiamo andare in macchina.

Posteggiamo da qualche parte e ti lecco i piedi”.
Valeria parve rifletterci qualche secondo, ma poi scosse la testa.
“No. Ti ripeto, non esageriamo col piacere. Poi cominceresti ad approfittarne” rispose.
“Che padrona che sei” disse Francesco, con aria di sfida. “Secondo me anche tu ti fai comandare a bacchetta da Sara. Non sei capace di decidere da sola?”.
Valeria era stata chiaramente colpita al cuore da quelle parole. Era evidente che Sara esercitava una grandissima influenza su di lei.

“Pensa ciò che vuoi” rispose. “Io non devo dimostrare niente a nessuno. Sei tu che dovresti esserci devoto, che pur sapendo delle tue perversioni malate, non solo non abbiamo fatto la spia, ma ti abbiamo concesso i nostri piedi anche, facendoti godere. E tu così ci ringrazi? Ha ragione Sara. Un fratello così va trattato peggio degli schiavi dell’antichità. Quelli che erano veri schiavi, non questi pippaioli come te”.
Francesco alzò gli occhi al soffitto, imprecando sotto voce.

Non bastava Sara, ora ci si metteva anche Valeria. Evitarono di guardarsi per alcuni minuti, e stavano entrambi imbronciati.
“Valeria!”. Sara si stava avvicinando e chiamava l’amica. “Vale, puoi distrarre un attimo Jessica? Devo fare un attimo una cosa, ma lei non deve accorgersene; non deve farci caso”.
“Sì, subito vado” rispose Valeria annoiata.
“Succede qualcosa?” chiese Sara preoccupata.
“No, niente” rispose Valeria. “E’ solo che alcune persone sono proprio patetiche.

Proprio come i filmini che guardano”. E si alzò, dirigendosi verso Jessica.
Sara si sedette affianco a suo fratello, guardandolo storto.
“E’ inutile che mi guardi così” disse lui sulla difensiva. “Ho solo fatto un’osservazione che le ha dato fastidio. Anche voi due lo state facendo da giorni con me”.
Sara evidentemente aveva altro per la testa, e volle evitare di discutere.
“Ora stammi bene a sentire” disse Sara. “Se vuoi che fili tutto liscio, dovrai fare quello che dico io.

O mi faccio prestare un microfono e faccio l’annuncio delle tue pratiche preferite qui davanti a tutti. Non farai in tempo a scappare che tutti sapranno di che pasta sei fatto”.
“Dai, levati la scarpa e facciamolo una volta per tutte” disse Francesco rassegnato.
“No, non voglio che mi lecchi i piedi, lasciamo perdere questo” rispose Sara. “Dovrai fare due cose. Prima di tutto, c’è una stanzetta con dei divanetti al piano di sopra, e in genere è deserta e chiusa.

Ho fatto in modo di recuperare la chiave. Tu ora recati lì dentro, siediti su uno dei divani, accendi il lume piccolo e spegni le luci grandi: deve essere una stanza in penombra. Una volta lì aspetta: ti raggiungeranno delle ragazze, e tu dovrai leccarle i piedi; sarai il loro zerbino leccapiedi”.
Francesco fece un’espressione scandalizzata.
“Ma sei pazza?” esclamò. “Le ragazze non sapranno tenere la bocca chiusa e il mio segreto sarà scoperto!”.

“Noi ragazze spesso possiamo essere molto più serie di voi ragazzi” rispose Sara. “E poi dovresti esserne contento. Ti sto mettendo sul piatto d’argento un gruppetto di ragazze che si faranno leccare i piedi molto volentieri. E se poi non rischi, non troverai mai una ragazza che se li faccia leccare, e di certo non puoi contare per l’eternità su di me: ti dovrai accontentare di internet, e mi dici cosa c’è di bello sui video su internet?”.

“Va bene, le leccherò i piedi” rispose Francesco. “Però mi devi garantire che non dicano niente a nessuno!”.
“Io non garantisco un bel niente” rispose Sara. “Io le illustro la situazione; sta a loro poi rispettare i piani, non trovi? Non gestisco io i loro cervelli. Ora, passiamo al piano B. Dobbiamo fare un grandissimo regalo a Jessica; ho parlato coi suoi genitori, verrà a dormire da noi stanotte; tu dovrai essere il suo schiavo per una nottata intera, fino all’alba, o meglio, fino a quando lei non varcherà la soglia di casa nostra per tornare a casa.

Dovrai obbedirle, dovrai leccarle i piedi, farle da sputacchiera, da pony, da trampolino, da zerbino, da sacco da box, e da qualunque cosa lei vorrà. Le ho promesso un regalo d’oro, e tu dovrai soddisfarla a pieno. Guai a te se rimarrà delusa del mio regalo, caro Francesco. Sarai tu a pagarne le conseguenze. Ed ora avviamoci alla stanza di sopra, muoviti!”.
Francesco la seguì, e salirono di sopra. Entrarono nella stanzetta; era buia, in penombra, e c’erano molti divanetti, tappeti e comodini.

Era una stanza molto comoda per potersi rilassare un poco. Ma sembrava che di relax ne avrebbe vissuto poco lui.
“Io non parteciperò, e nemmeno Valeria e Jessica” disse Sara. “Sarai solo con altre ragazze. Se sarai bravo, ti divertirai come non mai; se non sarai bravo, tutto questo potrebbe trasformarsi in un vero e proprio inferno, come ti ho detto già. Buon divertimento” disse, facendo uno strano ghigno con la bocca.
Uscì dalla stanza, rimanendo Francesco da solo; era carico di eccitazione e preoccupazione.

Se fosse stato sicuro che le ragazze avrebbero mantenuto il segreto, sarebbe stato l’uomo più felice della Terra. Ma le ragazze, si sa… quando c’è qualcosa su cui spettegolare, sono quasi sempre contente. E non solo le ragazze, ma chiunque.
Non volle preoccuparsi molto di questo, perché Sara aveva lasciato intendere che erano ragazze serie, cominciò a preoccuparsi di altro: non aveva mai vissuto un’esperienza di gruppo.
Come sarebbe stato essere lo schiavo di più ragazze contemporaneamente nella realtà?
Francesco camminava avanti e indietro nervosamente nella stanzetta, in attesa delle ragazze.

C’erano momenti in cui prevaleva il nervosismo, momenti in cui era l’eccitazione a prevalere. Dopotutto, sarebbe stato lo schiavo di un gruppo di ragazze, uno dei suoi sogni proibiti; e poi, in nottata, sarebbe dovuto essere lo schiavo di Jessica, una ragazza molto carina, inoltre aveva sempre fantasticato sui suoi piedi.
Sua sorella aveva ragione: se avesse mantenuto la calma, se fosse filato tutto liscio, quello sarebbe stato il paradiso per lui; altrimenti… meglio non pensarci.

Improvvisamente, la porta della stanza si aprì, ed entrarono circa una decina di ragazze; una di loro accese la luce. Francesco le contò: erano otto.
Non male, come prima volta per una dominazione di gruppo.
Francesco ne conosceva qualcuna, qualche altra, invece, solo di vista. Effettivamente, appartenevano tutte alla scuola in cui andava sua sorella, in cui era andato anche lui, appartenevano tutte a giri di amicizie in comune.
Francesco le squadrò l’una dopo l’altra: erano tutte bellissime, e tutte indossavano, ovviamente, le scarpe coi tacchi, qualcuna addirittura dei sandali, sempre coi tacchi.

Gli cominciarono a sudare le mani, ed ebbe un’erezione istantanea.
Una ragazza ruppe il silenzio:
“Allora sei tu quello che ama leccare i piedi?” gli chiese.
“Sì” rispose semplicemente Francesco.
La ragazza che gli aveva fatto la domanda, che Francesco conosceva solo di vista, una bella ragazza dai lunghi capelli biondi, gli si avvicinò con un’espressione di superiorità.
“Cominciamo già male” disse, e gli diede uno schiaffo fortissimo, così forte da fargli molto male; in confronto, quelli che gli aveva dato sua sorella erano semplici carezze.

“Devi dire: ‘Sì, Padrona’. Hai capito?” disse, e gliene diede un altro di schiaffone.
“Sì, Padrona” rispose Francesco.
Le altre sette ragazze risero, ma la bionda rimase seria ed impassibile.
“Bene” commentò. “Io conosco tua sorella, tutte noi la conosciamo. Sapevo di fama che aveva un fratello a cui andava insegnata l’educazione, e lei sta cominciando l’addestramento. Per un tipo difficile come te, questo è già un ottimo lavoro; con uno schiaffo già obbedisci, figuriamoci con altro.

Quando poi tu eri il tipo da voler fare il galletto”.
Francesco guardò per terra. Sentiva il volto in fiamme. C’era un motivo valido, se a parlare per prima era stata lei; aveva un carattere molto forte e sicuro di sé. Cominciò a sospettare che lei fosse la leader del suo gruppo di amicizie.
“Sapete questo chi è?” chiese a qualche ragazza, che evidentemente non conoscevano bene Francesco. “E’ il fratello di Sara, la ragazza bionda con cui ho parlato prima di salire.

Sara è la tipica ragazza che mi piace. E’ una che non se la tira, e soprattutto è una che si fa i fatti suoi. E questo cornuto di suo fratello, invece di apprezzare sua sorella per quello che era, le rompeva il cazzo giorno per giorno. Avrei voluto vedere se avesse avuto una di quelle ochette pettegole e vanitose come avrebbe reagito. Ma forse è quello che avrebbe meritato. Sara ha avuto la fortuna di trovarlo con le mani nelle mutande, e ha approfittato per pianificare una sua vendetta personale.

E infatti, questo stronzo sta avendo quello che si merita. Sara è stata a dir poco geniale. Il suo piano finale è che tutte le ragazze di cui si fida debbano sapere quanto pervertito sia suo fratello, una cosa di cui tutte le altre persone, tra cui i suoi amici, dovranno rimanere all’oscuro. E questo è il suo Jolly. Se caso mai Francesco sgarrasse dai piani rispettati, lo sputtanerà per l’intera città. Io l’avrei fatto subito, questo porco mi sta sui coglioni, e io gli avrei già fatto perdere la faccia”.

Francesco non poteva credere alle proprie orecchie: allora Sara aveva programmato tutto con la massima precisione.
Forse era questo ciò che intendeva: se si fosse comportato bene, avrebbe goduto ad essere umiliato da quelle ragazze; se si fosse comportato male… beh, sarebbe stato sputtanato per l’intera città.
“Perché ti piacciono i piedi, Francesco?” chiese un’altra ragazza, con cui non aveva mai parlato prima.
“Schiavo!” urlò la bionda leader. “Dovete chiamarlo schiavo, che sono queste cose? Lui è uno schiavo, e da schiavo va trattato”.

“Io proporrei anche faccia da culo” disse un’altra.
“Fate così” concluse la leader. “Ognuna di voi lo chiami con l’insulto che più le piace. Lui invece dovrà chiamare padrona ognuno di noi. Facciamo così! Ognuna sceglie un insulto, e lo chiamerà così per tutto il tempo. Ci state?”.
Ci fu un mormorio di eccitazione. Le ragazze accettarono.
“Bene” disse la bionda. “Io lo chiamerò schiavo. Semplicemente schiavo. Voi altre invece?”.

“Faccia da culo” rispose quella che aveva proposto quel nomignolo.
“Leccapiedi!” esclamò un’altra.
“Verme!” urlò un’altra, ridendo come non mai.
“Troia” disse un’altra, spietata.
Le altre tre decisero per “Fallito”, “Pisellino” e “Pervertito”.
“Benissimo” disse sempre la bionda; era quasi sempre lei a prendere il gioco in mano. “Ora che abbiamo deciso i tuoi nomi, schiavo, passiamo al sodo. Spegni la luce principale, e vieniti ad inginocchiare a me.

Muoviti!”.
Francesco si avviò verso la luce, ma una ragazza gli diede un calcio nelle palle così forte da farlo piegare in due, dicendo:
“Vedo che le maniere buone non danno risultati, faccia da culo! Devi dire ‘Sì, Padrona’ quando ti comandiamo qualcosa. Capito stronzo leccapiedi?”.
“S… sì padrona” rispose Francesco affannato.
“Ehi!” protestò un’altra ragazza. “Hai rubato il mio nomignolo!”.
“Fanculo i nomignoli. Lo dobbiamo umiliare a dovere e voglio divertirmi.

Se c’è qualcuno che deve attenersi alle regole è lui, di certo non noi”.
Francesco spense la luce, ed andò ad inginocchiarsi ai piedi della ragazza bionda.
Provò un’eccitazione ancor più forte di quando aveva annusato i piedi di Valeria. Ora stava subendo una vera e propria dominazione, ed avrebbe voluto goderne. Si limitò a fissare i piedi della sua nuova padrona, senza però fare nulla. Dopo circa una decina di secondi, la ragazza ruppe il silenzio.

“Che aspetti schiavo!” urlò. “Comincia a baciarmi i piedi. Mettiti tutto steso, sul pavimento, e baciami i piedi, partendo dalla punta della scarpa, fino ad arrivare al collo del piede”.
Francesco cominciò a baciarle il piede destro: diede tanti baci delicati, baciando ogni centimetro quadrato del dorso del suo piede.
“Anche le parti laterali della scarpa e i tacchi. Muoviti!”.
Francesco obbedì, con una crescente eccitazione. Il tono della ragazza era molto autoritario, sapeva benissimo quello che faceva.

“Ma allora veramente lo fanno” disse una di loro, con un tono stupito, come se avesse fatto una scommessa assurda, che non credeva si potesse avverare.
“Ovvio che lo fanno” rispose la ragazza che lo chiamava faccia da culo. “Fanno questo, e anche peggio. Voglio vedere fino a che punto può arrivare la loro perversione”. Si avvicinò di shitto a Francesco. “Girati con la faccia verso l’alto!” ordinò, e gli sbatté il piede, ancora con la scarpa, in pieno volto, facendolo male ancora una volta.

Francesco mugolò.
“Invece di lamentarti, pensa a rispondere alla domanda che ti ha fatto prima una delle tue padrone!” urlò.
“Q… quale domanda? Non ricordo…” rispose Francesco.
Le ragazze si guardarono in faccia tra di loro, scuotendo la testa.
Gli si avvicinò una ragazza bassina, coi dei lunghi capelli ricci castani, e gli disse:
“Voglio sapere cosa cazzo provate voi depravati fissati per i piedi quando ce li leccate!”.
Francesco ci pensò su.

Come avrebbe mai potuto descrivere la sensazione di oblio provocata dai piedi delle ragazze?
“Non saprei dirlo, padrona” rispose Francesco. “Posso solo dire che è bellissimo, ma non so descrivere con esattezza cosa si prova”.
Tutte le ragazze scoppiarono a ridere.
“Bello? Mi dici cosa ci sarebbe di bello? Io proprio non vi capisco, sono negata, mi spiace”.
“Lo scopriremo subito cosa prova il depravato” disse la bionda. “Spogliati. Rimarrai solo in mutande” ordinò, e Francesco eseguì immediatamente.

Una volta spogliato, la sua erezione da sotto le mutande era evidente. Le ragazze scoppiarono nuovamente a ridere.
“Cazzo, fai sul serio tu” disse un’altra. “Ma dimmi, cos’ha la figa che non va? Per un paio di piedi ti ecciti così?” e di nuovo tutte a ridere.
“Questi sono esseri speciali” disse la bionda. “Nessuna li capisce, nessuna li vuole capire. Sua sorella, invece, l’ha capito benissimo. Ma ci pensate? Quando hai uno di questo tra le mani, puoi fargli fare tutto quello che vuoi.

Obbediscono a bacchetta. E se caso mai volessero ribellarsi, li si può minacciare di svelare il loro schifoso segreto a tutti. Così ritornano ad essere buoni, e si fanno punire pure. A parte il fatto che la maggior parte di loro si lascia punire molto volentieri. Vero verme?” chiese poi, rivolgendosi a Francesco.
“Sì padrona” rispose lui.
“AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!”. Ci fu una sonorissima risata di gruppo.
La bionda si sedette su un divanetto.

“Vieni in ginocchio ai miei piedi e levami le scarpe porco schifoso. E vedi di essere delicato nei movimenti, o acchiapperai una bella mazzata. Ma a te piace, vero?”.
“Sì padrona” rispose Francesco.
Andò ai piedi della padrona bionda, e molto lentamente le sfilò entrambe le scarpe: aveva tra i piedi più belli che avesse mai visto, con lo smalto rosso scuro. Quando le levò le scarpe, l’odore intenso dei suoi piedi invase la stanza.

“Oh mio Dio!” commentò una di loro. “E questo povero ragazzo dovrà mettere il naso sotto i tuoi piedi? Ma sopravviverà?”. Tutte risero, eccetto la bionda.
“Voglio vedere quando metterà il naso sotto i piedi tuoi che dovrà succedere” rispose, e di nuovo tutte risero. “Ma che io sappia a questo piace la puzza dei piedi, quindi magari è il contrario, se non li annusa non sopravvive. E’ giusto schiavo?” chiese.
“Mi piace moltissimo l’odore dei suoi piedi, padrona” rispose Francesco.

Di nuovo risate generali, che, mentre da una parte mortificavano il povero Francesco, dall’altra lo eccitavano come non mai.
“Ti piace la puzza dei miei piedi? Bene, infila il naso tra le dita. Voglio vedere se poi cambi idea. Muoviti, annusa!” ordinò la bionda.
Francesco non perse tempo. Affondò la sua faccia sotto i piedi della biondina. In mezzo secondo, la puzza intensa dei piedi di quella ragazza gli penetrò nel naso, riempiendo i suoi polmoni, ma principalmente il suo cervello e il suo membro.

A confronto, i piedi di Valeria odoravano di rose. Puzzavano davvero tanto; non si era fatta la doccia, a giudicare dall’intensità dell’odore; e poi i piedi erano davvero molto sudati, cosa che incrementava l’odore forte.
Francesco annusava talmente forte che si sentiva il rumore dei suoi respiri per tutta la stanza, cosa che faceva ridere tutte le ragazze.
“Ora capisco perché tua sorella ha preferito non assistere a questa scena. Sei proprio ridicolo” commentò la ragazza coi capelli ricci.

“Com’è l’odore schiavo?” chiese la padrona bionda.
“Bellissimo padrona” disse Francesco, parlando ormai in totale affanno.
“Puzzano parecchio?”.
“Sì padrona. I suoi piedi puzzano molto”.
“E ti piace?” chiese lei, mordendosi le labbra.
“Sì padrona”.
Ancora risate.
“Bene” continuò la padrona. “Ora lecca, muoviti! Voglio che la tua sudicia lingua tocchi ogni parte dei miei piedi. E devi pulire lo sporco tra le dita”.
“Sì padrona” disse Francesco.

Cominciò a leccarle i piedi: cominciò dal tallone, facendo dei movimenti in piroetta con la lingua. Poi salì su per la pianta, strisciando intensamente. Infine, leccò le dita, infilando la lingua tra gli spazi di ogni dito. Leccandole i piedi, l’odore diveniva sempre più intenso e nauseabondo, a causa del contatto della sua saliva con i suoi piedi, che già di per sé erano molto odorosi.
“Stop!” disse la padrona, e Francesco si alzò immediatamente.

“Ora un po’ di calpestamento, verme! Stenditi sul pavimento!” ordinò, e Francesco eseguì.
La bionda salì sulle cosce di Francesco, poi fece qualche piccolo passettino, arrivando allo stomaco; diede un calcio forte alle palle di Francesco, che urlò dal dolore. Per zittirlo, la bionda gli mise un piede sulla bocca.
“Già che ti lamenti?” chiese. “E non abbiamo nemmeno cominciato. E quando passerai all’azione con le altre che succederà?”.
Salì con entrambi i piedi sulla faccia di Francesco, che sperò di poter sopravvivere a tanta pressione, e tanta puzza dei suoi piedi anche.

Dopo quella che sembrò un’eternità, la bionda scese dalla faccia di Francesco, provocandogli un sospiro di sollievo.
“Ragazze, su, levatevi tutte le scarpe!” disse, e tutte le ragazze se le tolsero.
In quella stanza, ora, si respirava principalmente odore di piedi. Un non feticista difficilmente sarebbe resistito senza rimanerne disgustato.
La ragazza coi capelli ricci si accovacciò vicino Francesco, mettendo il suo volto a pochi centimetri da quello di Francesco, che improvvisamente, sentì un mix di odori diversi: tabacco, alcool, fondotinta, profumo e sudore.

“Apri la bocca” ordinò lei.
Francesco aprì la bocca, e lei lo sputò in bocca.
“Bene, ora ingoia!” ordinò, e tutte, per l’ennesima volta, scoppiarono a ridere.
Poi si sputò su un piede, e gli disse:
“Ora lecca la mia saliva sul mio piede, proprio come fanno i cagnolini!”. Le ragazze ulularono quasi dalle risate, molte di loro erano accovacciate, in lacrime.
“Sì padrona” disse Francesco, leccandole la saliva sul piede.

Prese il suo mignolo in bocca, e cominciò a succhiare.
“Wow, che cosa rilassante!” commentò la ragazza, chiudendo gli occhi.
“Ti sta praticamente facendo un pompino al dito!” disse la bionda, e tutte di nuovo risero.
“Ora annusa i piedi di tutte, e dì chi ha l’odore più buono. Stenditi!” ordinò la riccia.
Francesco si stese, e tutte le ragazze gli si avvicinarono; a turno, gli misero i piedi in faccia.

Tutte le ragazze avevano dei piedi molto belli, più o meno puliti, più o meno odorosi. Ogni annusata che faceva, il suo pene cresceva di un pochetto.
Ormai, inebriato dalla puzza dei piedi di quelle otto ragazze, per lui non c’era più differenza tra un piede e l’altro.
“Ora, schiavo, dimmi” disse la bionda. “Quali sono i tuoi piedi preferiti?”.
“I piedi di mia sorella” rispose Francesco. Tutte si guardarono, stupite.

Qualcuna si portò le mani alla bocca.
“Sto parlando di noi otto, coglione!” urlò la bionda, dandole uno schiaffo sulla faccia.
“Ah, mi scusi” commentò Francesco. “Quelli della ragazza coi capelli ricci, signora” disse.
La bionda parve visibilmente offesa: era la seconda volta che si aspettava che Francesco la designasse come la migliore, ed era la seconda volta che veniva delusa.
“Ahah, che gentile!” commentò la riccia. “Ma io, sinceramente, con te ci farei altro…”.

“Basta così!” disse la bionda. “Una volte uscite da questa sala, te lo potrai scopare fino a farvi venire il vomito. Ma ora lui è il nostro schiavo, e da tale si deve comportare!”. Non riusciva a nascondere la sua delusione per non essere stata designata come la migliore.
“Se guardassi l’orologio” disse la riccia “Ti accorgerai che lo sarà ancora per poco. La festa sta per finire”.
“Già?” chiesero all’unisono la bionda e Francesco.

La bionda a voce, Francesco con il pensiero.
“Capisco” continuò la bionda. “Bene, schiavo: ora calati le mutande. Noi sette ti metteremo i piedi per tutto il corpo, e la riccia, siccome è la tua reginetta, ti farà una sega con i piedi. Le verrai sui piedi, e alla fine leccherai tutto”.
Le ragazze gli misero i piedi ovunque: sulla testa, sul naso, sul petto, sulle cosce. Francesco annusava avidamente i piedi delle ragazze che glieli avevano messi in faccia.

La riccia gli prese il pene tra i piedi: faceva dei movimenti che mandarono Francesco in paradiso.
Talmente in paradiso, che non perse due secondi a venire copiosamente, tra le risate di tutte le ragazze, eccetto la bionda.
Francesco era letteralmente scosso dal piacere.
“Lecca, checca!” disse la riccia.
Per Francesco fu molto difficile farlo, soprattutto nell’istante appena dopo l’orgasmo: si sentiva svuotato, ridicolo, e imbarazzato. Con molto disgusto, pulì il piede della riccia da tutto il suo sperma.

Le ragazze si rimisero le scarpe, ed uscirono tutte, tranne la bionda, che rimase faccia a faccia con Francesco.
“Sei semplicemente un fallito” gli disse. Evidentemente cercava la sua vendetta per il fatto che Francesco non le aveva dato il primato dei piedi. “Non voglio più averci nulla a che fare con te. Dimenticati di me. Ora rivestiti, che vado a chiamare tua sorella”. Ed uscì, sbattendo la porta alle spalle. Francesco aspettò circa un paio di minuti, poi entrò sua sorella.

“Com’è andata?” chiese Sara.
“Benino” commentò Francesco.
“Benino?” chiese Sara stupita. “Credevo che ti piacesse leccare piedi!”.
“Quelle ragazze, a parte una, non ci sapevano fare. Certo, i piedi erano belli, mi piaceva leccarglieli, ma loro non ci sapevano fare”.
“Tralasciamo i dettagli, per favore” disse Sara. “Ho una notizia da darti: Jessica ha bevuto troppo, si è sentita male e ha vomitato. Non sarà in grado di venire a casa stanotte.

Staremo da soli, a quanto pare”.
Francesco sorrise.
“E’ inutile che ridi tu!” urlò lei. “Questa è stata solo una parentesi. Ma le cose tra di noi non sono affatto cambiate. Mi piace questa condizione, e tale rimarrà fino a che non mi sarò scocciata; e credimi, Francesco, non mi scoccerò tanto facilmente. Dovrai continuare ad obbedirmi, a farmi da tassista, a farmi servizi, e dovrai sempre chiedermi il permesso quando vorrai fare qualcosa.

Io conosco sempre il tuo segreto perverso, e se sgarrerai, sai cosa succederà. Non credo ti farà piacere una cosa del genere”.
“No” disse Francesco. “Penso proprio di no”.
“Perfetto” disse Sara sorridendo. “Tra pochi giorni torneranno mamma e papà. Ho proprio una voglia matta di divertirmi nel vedere le loro facce stupite quando ti comanderò a bacchetta e tu eseguirai come un robot. Ma poi avremo tempo di discutere su questo.

Ora torniamo a casa”.
“Sara, ti posso baciare un piede?” supplicò Francesco.
Sara si girò di shitto, perché ormai si stava già avviando verso l’uscita.
“Non ti bastano mai i piedi brutto pervertito? Sei un assatanato. Comunque no! Quando saremo a casa, se ne avrò voglia, ti concederò l’onore di baciarmi i piedi, altrimenti buona fortuna con internet. Ricorda che sei tu che devi obbedire a me, non io che devo far eccitare te.

Lo farò solo se mi vorrò divertire. Ed ora, prima che ti arrivi un ceffone, filiamo diritti a casa! E questa è la mia ultima parola!” disse Sara, per poi dirigersi di nuovo verso l’uscita.
Salutarono vari amici e i genitori della festeggiata, che ora era stesa, tutta sudata e pallida, e poi si diressero verso la macchina
“Che schifo di festa!” commentò Sara, mentre facevano ritorno a casa.
‘E già, proprio uno schifo di festa!’ pensò Francesco, mentre Sara si sfilava una scarpa e metteva un piede sul cruscotto.

Non si sprigionò alcun odore nell’aria.
Francesco lo fissò intensamente, e Sara gli disse:
“Non lo faccio per te, ho i piedi stanchi. Vediamo di non fare incidenti e di tornare a casa vivi”.
Tutta una questione di stile, pensò Francesco.
Le ragazze possono avere anche i piedi più belli del mondo, ma se non sanno dominare, non lo sanno fare, non ci sono scuse. Non basta un bel piede per saper dominare.

Invece, sua sorella… lei sì che era tagliata. Non lo faceva per piacere, ma lo faceva alla grande, e lui ne era rapito. Ce l’aveva nel DNA, ma non lo sfruttava; questo era quello che aveva detto anche la bionda. Sara non era tipa da tirarsela. Cosa che la rendeva ancora più interessante.
Ma, interessante o meno, Francesco fece un sorriso amaro, sapendo bene che sua sorella gli avrebbe dettato condizioni umilianti riguardo il ritorno dei loro genitori.

La mattina dopo, Francesco si svegliò come al solito prima di sua sorella, che era più dormigliona.
Rifletté sulla nottata appena trascorsa: se fosse successo in un altro contesto, con altre ragazze, sarebbe stato l’uomo più felice della Terra. Ma invece… succedeva tutto mentre era soggiogato alle perfide volontà di sua sorella, che aveva un piano umiliante da attuare una volta che sarebbero tornati i genitori; poi, la ragazza bionda che aveva gestito la dominazione non ci sapeva fare, o, almeno, a Francesco non piaceva quel tipo di padrona così.

Ora che ci rifletteva, era da quando sua sorella lo stava tormentando che aveva sviluppato altri tipi di gusti; per così dire, era diventato più esigente, e questo a causa dell’estrema influenza che Sara esercitava su di lui.
C’erano alcune cose che non riusciva a sopportare: la situazione che si stava creando con i suoi amici, soprattutto con Stefano, che aveva capito che Francesco stava sotto lo schiaffo di sua sorella, e ne era in parte deluso, aspettandosi una reazione di orgoglio da parte di Francesco; poi, temeva il ritorno dei genitori, sperando che non si venisse a creare la stessa situazione che con gli amici.

Suo padre aveva notato un certo cambiamento. Ma un conto era smettere di tormentare sua sorella, un altro conto era esserne sottomesso senza sbattere ciglio.
Francesco cominciava a desiderare i piedi di Jessica. Magari con lei la dominazione sarebbe stata diversa.
Si doveva sfogare in qualche modo. Andò silenziosamente in camera di sua sorella, e prese un paio di calze che stavano sulla sua poltrona.
Andò in bagno e si chiuse a chiave.

Si portò le calze al naso: quello era il paradiso. Annusò violentemente la parte dei piedi, che emanavano un odore paradisiaco. Non era una puzza sgradevole o intensa, ma finalmente Francesco poté sentire in forma più forte l’odore dei piedi di sua sorella.
Cominciò a smanettarsi violentemente, pensando a Sara, Valeria e Jessica che gli mettevano i piedi in faccia contemporaneamente. Venne abbondantemente, si ripulì, e portò le calze in camera di sua sorella.

Fortunatamente Sara non si era accorta di nulla. Francesco si diresse in cucina, dove Sara lo raggiunse un’oretta dopo.
“Giorno. Come hai dormito?” chiese Francesco.
Sara gli fece un’occhiataccia.
“Rubati un’altra volta le mie calze di nascosto per masturbarti, e qua finisce male” disse lei, con lo sguardo torvo. “Non osare mai più entrare in camera mia senza chiedere il permesso, brutto porco schifoso pervertito. Un altro passo falso, e chiamo tutti i tuoi amici spiegandogli tutti i tuoi gusti.

Giuro che la prossima volta lo faccio”.
Francesco si portò le mani alla faccia. Stava commettendo troppi errori banali, e stava rischiando grosso, perché sua sorella non aveva l’aria di una che scherzava.
“Sara, ti prego, scusami. E’ che… i tuoi piedi sono…” cominciò Francesco, ma Sara avanzò velocemente verso di lui, bloccandogli la parola. Gli diede un pugno fortissimo nello stomaco, facendolo piegare in due, e poi subito dopo due potentissimi calci nelle palle.

Francesco si accasciò per terra, dolorante.
“Ti ho già detto che non devi usare quella parola con me” disse Sara, gelida. “Non devi chiedermi scusa, è inutile. Non accetto le tue scuse”.
Avanzò verso i fornelli, calpestando la mano di Francesco e dandogli un calcio sul volto.
“Le mie parole vanno al vento, a quanto pare” disse Sara, mentre si preparava qualcosa da mangiare. “Tu hai interpretato malissimo le mie parole e le mie intenzioni.

Ora in casa comando io; e questo significa che tu devi eseguire alla lettera ogni mio ordine, non che tu mi debba infilare il naso sotto i piedi ogni volta che ti venga voglia, come fanno quegli attori da quattro soldi in quei filmini schifosi che ti vedi. Ed ora alzati, che sei ridicolo là terra”.
Francesco si alzò, dolorante, e si andò a sedere sul divano.
Osservò sua sorella: era molto pallida, ed aveva i capelli spettinati.

O era molto scocciata, o era turbata per qualcosa. Ed ovviamente era lui a farne le spese.
Squillò il telefono di casa. Sara guardò Francesco con lo sguardo minaccioso, e gli disse:
“Ti muovi a rispondere?”.
Ovviamente era lui a doversene occupare. Lui che non aveva mai risposto a telefono, cosa che odiava profondamente fare; e Sara aveva lasciato a lui la patata bollente.
“Pronto?”.
Quando Francesco rispose sentì la voce di Jessica, e si sentì gelare.

“Ciao Francesco, sono Jessica. Sara è in casa?”.
“Te la passo subito” disse Francesco con voce tremante. Si era improvvisamente eccitato; aveva ancora un regalo in sospeso, ed era di avere lui come schiavo.
L’idea di fare lo schiavo di Jessica lo intrigava di parecchio, anche se lo rendeva molto nervoso.
Francesco diede il telefono a Sara.
“Pronto?” disse con una voce molto gentile, ma con una faccia molto scocciata.

“Ciao Jessica. Sì, tutto bene, e a te? Quando ce ne siamo andati eri un po’ malconcia, scusami se non ti ho salutata… ma ora come va, meglio? Eh, sì, immagino. Con tutto quello che hai bevuto è normale pure che ti scoppi la testa. Ah sì, giusto, il mio regalo… sei curiosa?” qui Sara sbuffò silenziosamente. “Sì, è normale… però il fatto lo sai qual è? Quel regalo sarebbe dovuta essere una cosa del momento.

Non so se ora ti possa piacere più… magari non ci trovi più sfizio, il momento magico è passato. Vuoi vederlo lo stesso, capisco. Beh, allora puoi passare a casa mia? Quando vuoi tu. Tu quando sei libera? Oggi pomeriggio? Per me va benissimo. Vieni appena sei pronta. Ah, Jessica, mi raccomando vieni da sola: è importante. Ok, ci vediamo dopo, ciao”.
Sara posò il telefono. Sbuffò di nuovo.
“E’ proprio scema Jessica” disse a Francesco.

“Ieri sera ha bevuto talmente tanto da sentirsi male e vomitare. Proprio un bellissimo metodo per trascorrere e rovinarsi un diciottesimo. Ed ora che fa? Mi chiama che vuole vedere il mio regalo speciale che le avevo promesso. Naturalmente sei tu come schiavo. Ma lei sarebbe dovuta venire da noi la nottata e schiavizzarti per tutta la nottata a suo piacimento. Ma visto che quell’idiota ha preferito ridursi in una poltiglia, non ha potuto.

Ed ora ovviamente è curiosa. Avrebbe dovuto aspettare me che la chiamassi, però, per darle il regalo, sempre se avessi voluto. Che stronza!”.
“E… quindi?” chiese Francesco.
“Quindi che?” chiese Sara infastidita. “Non hai sentito mentre parlavo? Jessica viene oggi pomeriggio. Se accetta tu farai il suo schiavo per un pomeriggio. Fra qualche giorno tornano mamma e papà, e tu non avrai più tantissime occasioni per dedicarti alle tue cose malate qui in casa.

Quando torneranno la tua vita cambierà ancora di più in peggio: dovrai obbedirmi a bacchetta e basta, guai se ti farai scovare con le mie scarpe o calze in mano. Poi ne parleremo con calma. E se non accetta, arrivederci e grazie!”.
Francesco era carico di tensione ed eccitazione. Il suo nervosismo t****lava nell’aria, ma sua sorella fece finta di niente.
Verso le quattro del pomeriggio chiamò di nuovo Jessica, per annunciare che sarebbe arrivata di lì a poco tempo.

“Cavolo, questa qui è proprio impaziente!” commentò Sara. “Allora, mentre Jessica sarà qui, caso mai accettasse, io uscirò. Approfitto per fare un po’ di shopping, devo anche comprare un po’ di trucco. Ed ovviamente contribuirai tu economicamente. Prendo il tuo portafogli, so io quanto mi serve, e a te non deve importare, ormai i tuoi conti li porto io”.
Quest’altro ci mancava. Mettere i suoi risparmi in mano a sua sorella. Coi suoi lei era una ragazza con i piedi per terra, non amava spendere troppo, preferiva conservare ed accumulare.

Ora, invece, aveva anche i suoi soldi in mano, e lì di certo non avrebbe badato a spese. Un altro guaio. Ed ovviamente Francesco non avrebbe potuto protestare.
Suonò il citofono: era Jessica. A Francesco cominciarono a sudare le mani per il nervosismo.
Sara andò ad accogliere Jessica alla porta. Era vestita molto sexy: faceva molto caldo, quindi aveva una semplice canotta, che le metteva in evidenza il seno, un paio di pantaloncini corti e ai piedi dei semplici sandali aperti.

L’unica cosa che stonava era la sua espressione stanca e delle occhiaie spaventose; effettivamente la notte prima si era presa una sbronza, quindi era naturale che stesse in quelle condizioni. Ma ciò non scalfiva comunque la sua bellezza. Francesco aveva fantasticato più volte su Jessica, e spesso e volentieri anche sui suoi piedini, che però non aveva mai avuto l’occasione di vedere da vicino.
Le due amiche si salutarono con un bacio.
Jessica si sistemò i capelli con un movimento molto grazioso, e poi disse, con un tono di voce leggermente emozionato:
“Madonna Sara, mi stai tenendo in ansia da ieri sera.

Mi vuoi dire cos’è questo regalo speciale e segreto di cui parlavi?”.
“E’ una cosa molto speciale” rispose Sara. “Qualcosa che non tutte possono avere. Si tratta di una cosa particolare, e devi essere brava a fartela piacere, altrimenti si perde tutto lo sfizio. Se però te l’avessi dato in nottata, con l’atmosfera post festa, sarebbe stato molto più eccitante”.
Sara si fermò con le spiegazioni, provocando in Jessica uno stato ancor più di agitazione.

“E allora?” chiese Jessica, che non ne poteva più di quella straziante attesa. “Mi vuoi dire sì o no qual è questo benedetto regalo?”.
Sara sorrise. “Ci mancherebbe” disse. “Avevo parlato coi tuoi genitori, ed avevamo accordato per farti venire a dormire qua, da noi. Il tuo regalo era avere mio fratello come schiavo tutta la nottata: sarebbe stato il tuo giocattolo, avresti potuto fargli ciò che volevi, sottometterlo, umiliarlo, calpestarlo. Il tuo zerbino personale.

Anche se all’inizio rompere il ghiaccio può sembrare difficile, ma una volta presa confidenza è una goduria, credimi. E mio fratello subisce passivamente queste cose. Lo aggradano. Si è fatto un esame di coscienza, e ha capito che il suo ruolo nella vita è quello: servire le donne a 360 gradi. Lui è il mio schiavo personale, questo è il nostro segreto più oscuro. E il mio regalo era questo: cederti per una nottata il mio schiavo per farti divertire.

Ora la nottata è passata, ma se tu vuoi puoi benissimo recuperare. Io fra poco esco, e avrai tutto il pomeriggio per divertirti come meglio credi. Francesco è il tuo schiavo, e puoi fare ciò che vuoi”.
Francesco era rosso per l’imbarazzo. Ci fu qualche secondo di silenzio. Jessica osservò intensamente Francesco, che non osava ricambiare lo sguardo, e poi tornò a fissare Sara.
“Sapevo di questi uomini che amano fare gli schiavi delle donne” disse Jessica.

“Ma non avevo mai fantasticato di averne uno. Quindi mi stai dicendo che io posso fare di tuo fratello ciò che voglio? Ma davvero? E lui accetta? Come funziona?”.
Evidentemente si sentiva un po’ in colpa, ma la sua curiosità era notevole.
“Te l’ho spiegato come funziona” disse Sara. “Semplicemente, lui è il tuo schiavo, e tu puoi ordinargli qualsiasi cosa desideri. Lo puoi picchiare, insultare, deridere, calpestare, poi a lui piacciono i piedi.

Gli puoi mettere i piedi in faccia, lo puoi cavalcare, ti puoi far massaggiare i piedi. Qualsiasi cosa tu voglia, davvero. Se hai fantasia, gli puoi far fare le cose più umilianti possibili, solo per il tuo divertimento, per farti due risate. Abbiamo solo oggi purtroppo a disposizione, perché poi tornano i nostri genitori dalle vacanze, e sarà difficile che io possa cedere il mio schiavo personale a qualcun altro. Anche perché ripeto, è il nostro segreto più oscuro.

E io devo chiederti di mantenerlo. Questo è il tuo regalo di compleanno. Ora decidi, accetti o no?”.
Jessica scrutò Francesco attentamente, che ancora non osava staccare gli occhi dal pavimento.
“Sembra divertente” commentò Jessica. “Diabolico, ma divertente. Credo che accetterò. Ma come hai fatto a ridurre tuo fratello tuo schiavo?” chiese curiosa.
“Abbiamo semplicemente entrambi capito quali erano i nostri ruoli in questa casa. Nulla di eccezionale. Ma ora devo scendere, sto di fretta.

E ricorda: non avere mai pietà di lui. E’ il tuo schiavo per un pomeriggio, tu sei la padrona, e devi essere unicamente tu a decidere le cose. Al mio ritorno fammi sapere com’è andata. Caso mai si fosse rivelato deludente, lo punirò senza pietà” disse Sara, che poi si avvicinò velocemente a Francesco.
“Hai sentito bene, schiavo?” disse, calandosi perfettamente nel ruolo di una dominatrice esperta. “Per qualche ora apparterrai alla mia amica Jessica, quindi vedi di obbedire ad ognuno dei suoi ordini.

Sei il suo regalo, e devi essere perfetto; anche se effettivamente di perfetto tu non hai niente proprio, ma lasciamo perdere, facciamo finta di nulla. Ora baciami i piedi, che devo uscire. Muoviti!”.
Francesco si inginocchiò ai piedi di sua sorella, e le baciò devotamente entrambi i piedi.
Jessica aveva l’espressione incredula quando Sara uscì dalla porta.
Francesco non disse una parola, ma continuava a fissare il pavimento. Aspettava che fosse Jessica a fare il primo passo.

Cercò di pensare al lato positivo delle cose. Finalmente avrebbe realizzato la fantasia di leccare i piedi di Jessica, e voleva godersi quei momenti. A quanto pareva, al ritorno dei suoi genitori la sua vita sarebbe diventata un vero e proprio inferno. Quel periodo era stata una semplice passeggiata; una vacanza.
“Tua sorella è proprio una gran puttana” disse Jessica improvvisamente.
Francesco la guardò sbalordito. Si sarebbe aspettato subito uno – In ginocchio schiavo! – , ed invece Jessica l’aveva sorpreso.

Dicendo questo, si sedette poi sulla poltrona in cucina.
“Non è vero” disse Francesco. “Non lo è”.
Jessica scoppiò a ridere.
“Sì, Francesco, lo è” disse Jessica. “Non vedi come ti ha ridotto? Sei lo schiavo di tua sorella minore, e ti ha anche prestato per un pomeriggio a me. E poi te la difendi pure. La tua dignità dov’è andata a finire?”.
“Questi non sono affari di nessuno” disse Francesco.

“E’ stata una scelta di entrambi per un motivo ben preciso”.
“AHAHAHAHAHAHAHAHAHA” Jessica scoppiò in una risata molto potente.
“Sei uno schiavo ribelle, a quanto vedo. E quindi ti chiamerò Spartaco, almeno fino al momento in cui non sarai diventato uno schiavo docile. Comunque tu non hai deciso un bel niente. Ha deciso tutto tua sorella, e tu le stai anche dietro. Credi che sono scema, Spartaco?” e continuò a ridere. “Ma tu vuoi essere fedele solo alla tua padrona reale, vero?” continuò.

“Ma vedi che sbagli, Spartaco. Tua sorella, la tua padrona, mi ha autorizzato a fare ciò che volevo. E di lamentarmi in caso tu non mi fossi piaciuto. Che c’è? Ti piace così tanto essere punito da tua sorella? AHAHAHAHAHAHAHA!” Ancora risate.
Francesco non parlò. Jessica ci sapeva fare anche lei, al contrario di Valeria (al quale Francesco piacevano sì i piedi, ma non il suo modo di dominare) e della bionda che lo aveva dominato in discoteca.

“Hai perso la lingua, cane?” disse Jessica. “Cane Spartaco. Questa sì che è bella” e continuò a ridere. Poi d’un tratto fece un’espressione storta col viso, e gli urlò contro: “Ora accendi l’aria condizionata, che si muore di caldo, e portami una bibita fresca. Veloce!”.
Francesco accese l’aria condizionata, ed andò a prendere un tè freddo per Jessica. Lei bevve quasi tutto il bicchiere, lasciando solo una piccola parte di tè. Ci sputò abbondantemente dentro e disse:
“Bevi Spartaco”.

Francesco bevve, e questo fece ridere Jessica ancora di più.
“Accidenti, che invidia!” disse Jessica. “Vorrei avere anche io un fratello così. Uno schiavo in casa che obbedisce a qualunque ordine, che ti diverte anche. Tu sei divertente nel tuo essere ridicolo. Non mi annoierei mai con te. Ma a te non piace scopare, Spartaco?” chiese.
Ma perché facevano tutte quella domanda? Perché, secondo loro, essere schiavi feticisti implicava il non voler scopare? Erano tutti di quell’idea, difficile che tutta la società cambiasse idea.

“Sì” rispose mortificato Francesco. “Mi piace scopare”.
“Ah, quindi te la danno pure. Non si vergognano?” commentò spietata Jessica. “E comunque, Spartaco, devi dire ‘Sì padrona’. Non mi piacciono i ribelli, mi sa che ti punirò”.
“Chiedo scusa, padrona” fu la risposta pronta di Francesco.
“Wow. Vedo che impari in fretta. Tua sorella ti ha addestrato a dovere allora?” chiese Jessica.
“Sì padrona” ripeté Francesco.
“Bene, mi piace così” disse Jessica.

“Ti voglio fare il primo regalo, allora. E non farmene pentire. Mi devi cominciare a baciare i piedi. Ti avverto: ieri sera ho ballato come una pazza in discoteca e ho sudato moltissimo. Sentendomi male, mi sono scocciata di farmi la doccia sia stanotte che stamattina; mi sono solo sciacquata un po’ la faccia e sotto le braccia, così. I piedi non li ho toccati proprio. Penso che dovrebbero puzzare di parecchio. Ma dimmi una cosa: come li preferisci i piedi? Puzzolenti?” e rise.

“Non importa questo, padrona” rispose Francesco. “Se la padrona è brava e ha i piedi belli, mi piacciono sempre. Puliti o sporchi, profumati o puzzolenti”.
“Ah sì?” chiese Jessica, d’un tratto apparentemente nervosetta. “E i miei piedi sono belli? Toglimi i sandali e dimmi come sono i miei piedi!” ordinò. Ma evidentemente temeva il giudizio di Francesco. Non avrebbe sopportato se le avesse detto che i suoi piedi erano brutti. Il suo metodo di dominazione stava nascendo bene; ma non avrebbe potuto far nulla se i suoi piedi non fossero stati belli.

Non aveva mai pensato a questo.
Francesco, tremante, si avvicinò a Jessica: finalmente le avrebbe visto i piedi.
Si inginocchiò lentamente: già dai sandali i suoi piedi sembravano perfetti. Ma possibile che tutte queste ragazze avessero i piedi così belli?
Le sfilò entrambi i sandali, e prese i suoi piedi nudi e sudaticci tra le mani come se fossero due trofei. Erano bellissimi. Francesco li fissò ammirato per qualche secondo; poi Jessica disse:
“Beh, che aspetti? Baciali!”.

Francesco li portò lentamente vicino la bocca, chiuse gli occhi, e li baciò appassionatamente, come se stesse baciando la ragazza dei suoi sogni. Finalmente stava baciando i piedi di Jessica. Si dedicò prima ai dorsi e ai colli di entrambi i piedi; poi affondò la faccia sotto le piante, e cominciò a baciarle, se possibile, ancora con più passione ardente. Annusava intensamente: Jessica aveva ragione, i piedi puzzavano. Ma in quel momento la cosa era ancora più eccitante per lui.

Si stese sul pavimento, e si premette con violenza i piedi di Jessica sulla faccia.
“Schiacciami” implorò Francesco affannato. “Schiacciami, ti prego!”.
Jessica sorrise soddisfatta, ma non volle darlo a vedere.
“A quanto pare è inutile chiederti se ti piaccia o meno” disse lei. “Lo stai dichiarando tu stesso. Ma dimmi un po’, per caso eri affamato di piedi? Sara non ti permette di baciare i suoi?”.
“No” fu la risposta di Francesco.

“Ma ora schiacciami, ti prego!”.
“D’accordo” disse Jessica. “Vediamo fino a quanto sei un maiale”.
Cominciò a schiacciargli la faccia. Gli prese le tempie tra le dita, che muoveva come se lo stesse picchiettando. Poi strisciò le piante sudate per tutta la faccia di Francesco, facendo spesso una pressione forte. Poi, sempre strisciando con una certa forza, scese giù per il collo, fino all’ombelico. Ora gli stava tenendo entrambi i piedi sulla pancia, e picchiettava.

Francesco si stava palesemente rilassando; aveva chiuso gli occhi, e si stava godendo il tutto.
“Ribadisco, tua sorella è una gran puttana proprio” ripeté ancora una volta Jessica. “Sei così affamato di dominazione, e non ti lascia sfogare. Secondo me stai morendo dentro. Ma come funziona dopo? Devi schizzare?”.
“Se lo decide la padrona sì” disse Francesco.
Jessica rise di nuovo.
“Stiamo a vedere” disse. “Se ti comporti da devoto dopo magari ti accontento”.

“Grazie padrona” disse Francesco, prendendo un piede di Jessica in mano e portandoselo alla bocca, continuando ad annusarlo intensamente.
L’odore dei piedi di Jessica era paradisiaco. Sotto i piedi delle ragazze c’era il paradiso vero e proprio. Avrebbe passato la vita intera ad annusare i piedi di Jessica.
“Portami un poco in giro per casa” ordinò improvvisamente Jessica.
“Cosa?” chiese Francesco. Non avrebbe mai voluto staccarsi da quei piedi deliziosi.

“Sì, hai capito bene. Fatti montare un poco” disse lei.
Francesco si mise a quattro zampe, e Jessica lo cavalcò.
Anche se non sembrava, Jessica pesava un accidenti.
A fatica, Francesco cominciò ad avanzare.
“Cammina bestia!” ordinò Jessica, sempre ridendo. Francesco cominciava a sudare. Ogni tanto, mentre lui camminava, Jessica gli provocava la faccia coi piedi. Questo gli fece perdere la concentrazione, a parte le forze, e cadde.
Jessica cadde in avanti, ma riuscì a parare l’urto mettendo le mani per terra.

“Sei proprio un incapace!” urlò, dando un calcio alle palle di Francesco.
‘Ma perché andate a picchiare tutte lì?’ pensò Francesco disperato e dolorante.
“Sei solo un leccapiedi viscido. Torniamo sul divano, che è meglio” commentò Jessica, come se fosse delusa di aver perso il divertimento del momento.
“Stenditi!” ordinò.
Gli salì addosso, sul petto. Francesco trattenne il fiato.
Jessika gli mise un piede sul naso, e questo provocò un’immediata erezione a Francesco, ma Jessika ancora non se n’era accorta.

“Lecca schiavo!” urlò Jessika. “Muoviti! Lucidami tutto il piede!”.
Francesco cacciò la lingua da fuori, e con estrema cura passò la sua lingua lungo tutta la pianta del piede di Jessica.
“L’hai preso per un ghiacciolo? AHAHAHAHA” osservò Jessica, ridendo.
“Mi sono stancata di stare così” disse d’un tratto. “Ora mi siedo, e tu ti dedichi alla pulizia dei miei piedi”.
Si sedette, e fece inginocchiare Francesco.
“Comincia a leccare le piante” ordinò Jessica.

Francesco ricominciò a leccarle i piedi, poi passò alle dita, prendendone uno alla volta in bocca, facendo un massaggio veloce con la sua lingua.
“Pulisci gli spazi tra le dita ora!” disse lei.
Questa era una delle cose che più disgustavano Francesco, ma obbedì senza discutere. L’odore là era nauseabondo.
“Ora leccami ogni unghia, come se mi stessi mettendo lo smalto”.
Questa era una cosa originale. Francesco non aveva mai pensato a questo tipo di fantasia.

Ma alla fine si rivelò una cosa neutrale: le unghie erano solo dure al contatto con la lingua, ed a Francesco era indifferente questa cosa.
Poi Jessica si fece fare un lunghissimo massaggio rilassante ai piedi, facendo stare la faccia di Francesco molto vicino alle sue piante, facendogli sentire l’odore intenso.
“Avvicinati, ma fai in modo di non metterci il naso sotto. Devi sentire l’odore e desiderare il contatto. Devi soffrire!” disse Jessica, deridendolo.

“Ora massaggiati il pene” disse improvvisamente. “Sei un bravo massaggiatore, così ti permetto di massaggiarti a tua volta. Ma non devi masturbarti e non devi assolutamente venire!”.
“Sì padrona” rispose Francesco debolmente.
Il suo membro crebbe a dismisura. Avrebbe avuto voglia di farsi la sega più violenta della sua vita, ma non poteva.
Gli piaceva il modo di dominare di Jessica, anche se per lui sua sorella era insuperabile.
Nei suoi più inconfessabili segreti avrebbe desiderato fare lo stesso con Sara, ma lei non glielo avrebbe mai permesso.

“Ora smetti di massaggiare” disse Jessica “E affonda il tuo naso sotto le mie dita. Ti piacerà”.
Francesco obbedì, e ricominciò ad annusare i piedi di Jessica per l’ennesima volta. Era vicino al paradiso, e se avesse stimolato il suo pene leggermente più forte sarebbe sicuramente venuto nelle mutande.
Improvvisamente sentì girare la chiave nella serratura: Sara stava entrando, con delle buste da shopping in mano.
“Come va?” chiese, evitando di guardare troppo suo fratello che odorava i piedi di Jessica.

“Alla grande” rispose Jessica. “E’ troppo una figata avere uno schiavo a disposizione”.
“Bello, vero?” commentò Sara. “Ma questo è puro feticismo. Con me le cose sono diverse. E’ uno schiavo vero e proprio, ed è diverso da una sessione semplice come la vostra ora”.
“Sì, hai ragione” disse Jessica. “Mi sa che ogni tanto dovrai prestarmelo…”.
“Ah, di certo no” disse fredda Sara. “Francesco è il mio schiavo, e questo era un regalo per te.

A quanto vedo hai gradito di molto. Ma se vorrai usufruirne ancora tutto questo ha un prezzo”.
“E tu” continuò Sara “Smetti di odorare i piedi di Jessica. Il tempo è scaduto”.
“Ma come, già?” protestò Jessica. “Stavamo nel meglio, e tu ci fai smettere proprio ora?”.
“Sarei dovuta tornare, prima o poi, non credi?” disse Sara. “Sono quasi le otto di sera, ho fame e sono stanca. Le cose prima o poi finiscono.

Tranne la schiavitù di mio fratello nei miei confronti”.
“Cazzo, già è quest’ora?” disse Jessica, sbalordita.
Anche a Francesco parve che il tempo era volato. Le cose belle finiscono sempre subito. Tranne per Sara, ovviamente.
“Sì, già è quest’ora” rispose Sara. “Sei stata tu a non saperti regolare bene coi tempi. E tu, schiavo, staccati dai piedi di Jessica e vai giù in portone, che ci sono delle buste della spesa da portare.

Sono parecchie e pesanti, ed ovviamente le porterai tutte tu. Ho speso tutto con i tuoi soldi: alimentari e detersivi per la casa, e un paio di magliette, profumi e trucchi per me. E muoviti, che poi vai a comprare una pizza”.
Francesco shittò.
“Wow” commentò Jessica. “Ma allora fai sul serio”.
Sara fissò Jessica quasi infastidita.
“E secondo te?” disse. “Facevo tutto questo per far godere il pervertito di mio fratello? Glielo concedo solo ogni tanto, ma poi le cose tornano come stavano prima”.

“Di che parlavi quando intendevi che la schiavitù di Francesco ha un prezzo?” chiese Jessika.
“Queste saranno cose da discutersi al momento” rispose Sara. “Ma non ora”.
“Posso rimanere a mangiare una pizza con voi?” chiese Jessica.
“No, mi dispiace” fu la risposta secca di Sara. “Io e Francesco dobbiamo discutere di alcune cose importanti, e dobbiamo essere da soli. Poi non mancheranno di certo le occasioni per mangiare una pizza insieme”.

Jessica rimase delusa, ma non disse niente.
“Ti ringrazio per il regalo” disse poi, dopo una lunga pausa. “E’ stato a dir poco fantastico. Nessuno mai mi aveva fatto un regalo così interessante. Sempre i soliti ciondoli, orologi e braccialetti”.
Sara sorrise.
“Ti capisco” disse comprensiva. “Ora però ci dobbiamo salutare. Ci si vede, Jessica”.
Francesco tornò con le buste della spesa. Era ancora tutto eccitato.
“Ti ha fatto masturbare Jessica?” chiese Sara.

“No” rispose Francesco. “Ma mancava poco, credo”.
“Ah, benissimo!” commentò Sara. “Adesso sarai pieno come una spugna. Meglio così, passerai una serata più carico di tensione. Potrai liberarti quando io starò dormendo. Siediti, che ti devo parlare”.
Era una delle cose che Francesco più temeva di sua sorella. Ogni volta usciva qualche novità umiliante.
“Domani sera” cominciò a spiegare “Invita i tuoi amici a mangiare una pizza qui. Stefano già sospetta che tu stia sotto il mio schiaffo, non so gli altri cosa pensino, ma poco mi frega.

Io mangerò la pizza con voi. Vorrò godermi lo spettacolo di vedere Stefano che cerca di capire cosa succede, e di te che sarai al massimo della tensione. Questi sono i veri piaceri della vita. E poi, quando se ne saranno andati tutti, ti spiegherò le mie condizioni riguardo il ritorno di mamma e papà. Ho già le idee chiare, ma forse passando un’altra giornata mi verrà qualche idea ancora migliore. Ma ora va a comprare una pizza, che ho fame” concluse.

Francesco non rispose nemmeno. Si avviò in pizzeria, consapevole che il giorno dopo sarebbe stato un vero e proprio inferno.
Francesco tornò a casa con le pizze, e lui e Sara cenarono abbastanza silenziosamente.
Dopo cena, Francesco stava per tornare in camera, ma Sara lo stoppò.
“Dove stai andando?” chiese lei.
“In camera mia, sono stanco. Non posso?” chiese Francesco.
“Certo che no” rispose Sara. “Tu stai andando a masturbarti.

Ma ti ho ordinato di non farlo, e non lo farai. Devi soffrire con le palle piene”.
“Non stavo andando a masturbami” rispose Francesco. “Vorrei semplicemente andare a dormire”.
“E a dormire non ci vai” disse semplicemente Sara. “Dimentichi chi comanda ora in casa? Questo è un male. Già mi stai antipatico, poi vuoi anche disubbidire? Che c’è, il fetish ti stanca? Credevo ti piacesse”.
“Non è il fetish che mi stanca” disse Francesco.

“Sto stanco in generale”.
“Oh, poverino” disse Sara, fingendo dispiacere. “Sediamoci sul divano allora. Facciamo due chiacchiere”.
Era una cosa che Francesco stava cominciando ad odiare profondamente. Quando sua sorella voleva parlare, c’era sempre qualche brutta novità.
Comunque si sedette sul divano, e sua sorella gli si sedette affianco, poggiandogli i piedi sulle cosce, molto vicino al membro.
Ovviamente, lo sguardo cadde sui piedi perfetti di sua sorella. Quelli che desiderava di più, ma che non poteva mai avere.

Certo, preferiva essere dominato da Jessica, perché essendo estranea lui era più libero all’eccitazione, ma il modo di dominare di sua sorella, e i piedi di sua sorella, erano un qualcosa di divino.
Sara in un primo momento tacque. Cominciò a roteare tutte e dieci le dita sulle cosce di Francesco, cosa che contribuì ad aumentare la sua eccitazione.
Poi Sara ruppe il silenzio:
“Perché mi fissi i piedi porco?” chiese, come se fosse una cosa strana per Francesco poi, fissare un bel paio di piedi femminili.

“Anche io sono stanca, e non credo che tu mi negherai di farmi rilassare un po’ i piedi addosso a te. Lo so che ti può distrarre, ma pazienza. Dovrai comunque ascoltare con la massima attenzione. Non ripeterò una seconda volta. Se non capisci, peggio per te. Hai capito schiavo?”.
“Sì padrona” disse Francesco, sfiorando delicatamente le piante dei piedi di sua sorella.
Sentì un leggero odore: evidentemente il caldo pomeriggio trascorso a camminare aveva dato i suoi risultati.

Francesco cominciò ad accarezzare i piedi della sorella, ma lei gli diede un’occhiataccia così storta, che lui smise subito di accarezzarli, ma non lasciò la presa.
“LASCIAMI I PIEDI. ORA!” disse Sara, con un tono molto minaccioso.
Francesco, come ipnotizzato, lasciò immediatamente la presa. Sara continuava a guardarlo storto.
“Sei un pervertito” disse lei. “Ti ho messo i piedi addosso, perché è quello che meriti, ma ciò non ti autorizza a toccarmeli.

Sono stata chiara?”.
“Sì padrona” rispose Francesco, rapito dalle sue parole. Stava per chiedere scusa, ma si bloccò immediatamente; sua sorella l’avrebbe sicuramente punito.
“Desideri così tanto i miei piedi, brutto schifoso?” chiese Sara.
“Eh, io…” rispose Francesco balbettando “Cioè… i tuoi piedi sono i piedi più belli che abbia mai visto…”.
Si fermò, impossibilitato a dire altro.
Sara cominciò a fare dei movimenti sensuali con i piedi, strisciandoli delicatamente sulle cosce di suo fratello, spesso sfiorandogli anche il pacco, in crescente erezione.

“Sì, lo so” disse semplicemente Sara. “Effettivamente, i miei piedi sono molto carini. E tu stai sbavando, lo so. Ma io non ti permetto assolutamente di toccarli. Sei così pervertito che ti ecciti con tua sorella. Mi fai schifo, lo sai?”.
Francesco abbassò lo sguardo, e non rispose. Le parole di sua sorella erano molto umilianti, e lui non poteva fare altro che subirle passivamente.
“Ho dei piani per domani” continuò Sara.

“Prima cosa, devi dire ai tuoi amici che non devono venire prima delle nove domani sera. Perché ho dei piani per domani pomeriggio”.
Francesco la guardò preoccupato.
“Quali piani?” chiese.
“Non mi interrompere mentre parlo!” disse Sara, dandogli uno schiaffone pesante sulla guancia ed una forte pedata tra le palle.
“Non lo farò più padrona” rispose Francesco.
Sara fece un risolino, soddisfatta.
“Bene” continuò. “Dicevo, domani sera, dopo le nove fai venire i tuoi amici qua, a mangiare una pizza.

Io starò con voi, e parteciperò animatamente durante la vostra serata. I tuoi amici, anche se già qualcuno sospetta qualcosa, dovranno capire come funzionano ora le cose in questa casa, devono capire che tu stai sotto il mio schiaffo e che mi obbedisci a bacchetta, senza tuttavia capire il perché. Se ti comporterai bene, lo sai. Non dirò niente, e dovrai vedere tu poi che scusa inventare coi tuoi amici. Se il tuo comportamento non mi piacerà, non perderò due secondi a mostrare a tutti loro quei bei video fantastici che ti piace vedere.

Sono stata chiara?”.
“Sì, mia padrona” rispose Francesco, cercando di vedere la parte bella della situazione, ossia, lui che veniva sottomesso da una ragazza, anche se in realtà la ragazza era sua sorella e la situazione era molto a lui svantaggiosa.
“Perfetto” disse Sara, cominciando a massaggiare Francesco con i suoi piedi, trasferendosi dalle cosce alle braccia, al petto, e, talvolta, sfiorandogli il mento e le guance.
Francesco rabbrividiva.
“So che stai morendo dalla voglia di tuffare la tua faccia sotto i miei piedi” disse Sara divertita “E magari anche di farti un bel segone liberatorio, ma devi soffrire un altro po’, fino a quando non ti darò il permesso di andare a dormire”.

“Sì padrona” disse Francesco.
“Che bello godersi il proprio schiavo personale” disse Sara, scendendo di nuovo coi piedi sulle cosce e sul pacco di Francesco. “Ma ora passiamo ai piani di domani pomeriggio. Ho intenzione di farti assistere ad uno spettacolo dal vivo. Vedrai una donna dominare un uomo da vicino. Ma non una di quelle attrici che non sanno nemmeno recitare. Una che lo sappia fare per bene. Però non avrai possibilità di masturbarti, o quella donna di punirà molto, ma molto severamente”.

Francesco si eccitò, se possibile, ancor di più.
“DA, davvero?” chiese. “E… chi è questa donna?”.
Sara sorrise maliziosamente, senza smettere di sfregare i suoi piedi addosso a Francesco.
“Beh, io, naturalmente” disse. “Ho contattato tramite un’amica uno schiavo feticista. E’ disposto a pagarmi per farsi sottomettere. Domani pomeriggio verrà a casa, e io lo dominerò spietatamente. E tu dovrai assistere. Scommetto che ti ecciterai un casino, ma tu non dovrai osare a toccarti, nemmeno sfiorarti.

Se mai lo farai, Francesco, sai la tua punizione quale sarà. Vero, Francesco?”.
“Credo di sì” disse Francesco.
“Bravissimo!” esclamò Sara, battendo le mani. “Dì la verità, non sei contento di vedere la tua padrona in azione? Di vedere un video fetish in versione live? Ma con una protagonista all’altezza? Che ne pensi, verme. Rispondi!”.
“Io…” balbettò Francesco. “Io credo che sia davvero eccitante. Ma sarà dura non masturbarsi, padrona. Davvero dura”.

“Allora siamo d’accordo” disse Sara sorridendo. “Sarà davvero una faticata per te. Ma alla fine, per te così deve essere. Devi trascorrere una vita dura, faticosa ed infernale insieme a me. Questa è la giustizia, mio caro fratello. Stai subendo tutto quello che meritavi di subire. E non provare a masturbarti, o, quando verranno i tuoi amici, ci sarà una bellissima discussione sul fetish che farà rimanere tutti gli ospiti a bocca aperta.

Siamo intesi?”.
“Sì, padrona” rispose lentamente Francesco.
“Che bravo!” disse Sara, sfiorandogli una guancia col piede. “Poi, domani sera, dopo che i tuoi amici se ne saranno andati, discuteremo sul ritorno dei nostri genitori”.
Così dicendo, gli mise il piede sul naso.
“Dai, annusalo!” ordinò.
Francesco annusò: era il paradiso. I piede di sua sorella era più odoroso delle altre volte, ma sempre meno odoroso del piede di Jessica e di Valeria.

Tempo due secondi, che Sara scostò il piede.
“Perfetto, va bene così” disse, mentre Francesco era leggermente stordito.
“Ti ho solo dato uno spunto per farti masturbare, cane” disse Sara. “Anche se penso che ci saresti riuscito ugualmente senza problemi! AHAHAHAHA!” aggiunse poi perfidamente, scoppiando a ridere.
“Buonanotte schiavetto. Domani ci si diverte, non vedo l’ora!” concluse, e si avviò verso camera sua.

Cosa non fare dopo un pranzo in famiglia

Ogni volta che ci vediamo so che mi osservi. Non posso dire che mi dispiaccia.
Sei un uomo affascinante, elegante, bello ma tenebroso. Sei l’uomo che sicuramente molte hanno desiderato e mi eccita ogni volta pensare e poi trovare conferma nei tuoi occhi sfuggenti che non puoi fare a meno di guardare proprio me, e il mio corpo giovane e snello.

Fin da piccola mi dicono che ti assomiglio e questa cosa mi ha sempre resa orgogliosa, tra i tre eri il fratello più bello, la mamma è sempre stata un po’ invidiosa.

Ogni volta che ti vedo c’è anche la zia e capisco che per te non debba essere facile, avete la stessa età ma i suoi 45 anni pesano sui suoi fianchi, la sua cellulite, i capelli sempre più radi e gli occhi sempre più stanchi. Tu invece riesci a rimanere affascinante sempre, o sono io che ormai non riesco a evitare di fantasticare?

Non posso credere di esserci riuscita, sì lo so che non si fa, lo sai anche tu, siamo zio e nipote, non si fa.

Non si dovrebbe fare.. Ma noi lo abbiamo fatto e mi vengono ancora i brividi a ripensarci..

Quella domenica eravate venuti tutti a pranzo da noi. Ovviamente, come per i ragazzini quando si esce la sera, mi sono messa in tiro apposta per te: trucco, jeans attillati, reggiseno col push up. E ho ottenuto come sempre quello che volevo, che tu mi osservassi e ti soffermassi più del dovuto quando ho distolto lo sguardo dopo il bacio di saluto e le due battute che ci scambiamo sempre.

Dev’essere dura la vita in una famiglia dove tua moglie non lavora e hai due figli tanto agitati che quando sei a casa non ti lasciano mai in pace, si nota dal tuo sguardo rassegnato, che avrebbe voglia di qualche distrazione ma non può, proprio non può.

Dopo quel pranzo è avvenuto il miracolo: siete soliti rimanere da noi, la zia chiacchiera con la mamma e i bambini giocano, ma non si sa come loro sono usciti per una passeggiata, io dovevo studiare, e papà era completamente preso dalla partita di rugby che davano dopo pranzo, rinchiuso nel suo studio.. Tu ti eri appisolato sul divano in salotto, e quando sono scesa per cercare il computer mi è venuto in mente di farti uno scherzo svegliandoti con un “Buh!” e una pacca sulla spalla.

Ti sei svegliato di soprassalto e così, sempre per giocare, mi hai presa per le spalle e tirata verso di te.. Ridevo come quando facevo la lotta con te da piccola. Ma questa volta era diverso, ridendo ti ho guardato negli occhi e ho capito di non poter resistere più, ti desideravo troppo. Presa dalla pazzia ti ho baciato, è durato poco perché volevo vedere subito la tua reazione.. Avevi l’aria stupita, ma non troppo.

Mi hai solo sussurrato: “Sei sicura?” e io ho annuito sorridendo. “Quando mi guardi con quegli occhi da cerbiatto impazzisco, letteralmente”.

Ero già completamente tua, e lo sapevi. Ho solo 18 anni e poca esperienza. Hai capito subito con grande piacere che mi sarei affidata completamente a te.

Mi hai stretto tra le tue braccia possenti per baciarmi di nuovo, mentre ti spostavi per metterti seduto sentivo le tue mani che mi scendevano lungo la schiena.

” Avevi voglia di toccarmi il culo vero?” “Sì, da quando ti è diventato così bello e sodo.. Non sai quante volte ho sognato di tenerlo tra le mani, senza sentire neanche un briciolo di grasso molle o cellulite” e mentre lo dicevi me lo stringevi tra le mani, mi ci hai dato una pacca e mi hai fatto sussultare. “Ti piace insomma?” “Lo adoro.. Ora voltati”.
Mi hai fatta girare di schiena e sedermi sopra di te, ti sei goduto la vista del mio culo che strofinavo sul tuo pacco, ormai troppo gonfio, lo sentivo da sotto i jeans.

Ho preso l’iniziativa e mi sono in ginocchio davanti a te, ti ho slacciato la cintura e tirato giù pantaloni e boxer tutti insieme.
Per quanto ti avevo osservato sapevo già che sarebbe stato notevole, tu invece non ti aspettavi che in un attimo me lo sarei infilato tutto in bocca. Te lo succhiavo con piacere e sembrava che anche tu apprezzassi molto.. Qualche leccata partendo dalla base fino alla punta e sentivo il tuo sforzo per trattenere possibili rumori in modo da non rischiare troppo.

La consapevolezza di provocarti un piacere così forte riusciva a farmi pentire sempre meno di ciò che stavamo facendo.

A un certo punto hai deciso di farmi smettere, mi hai tirata su per i capelli. ” Almeno puoi toglierti i pantaloni?” avevamo paura che spogliarsi avrebbe portato troppe complicazioni se fosse arrivato qualcuno all’improvviso.. Ma dopotutto ci vuole un attimo a infilarsi un paio di jeans.
Così ti monto di nuovo addosso e sento ancora meglio quello che hai tu, sotto le mutande, mentre mi struscio su di te come se la mia fica già bagnata non avesse mai sentito niente di più duro.

Ho fatto per baciarti ma mi hai allontanata, mi hai tirato su la maglietta e sei rimasto qualche secondo in contemplazione della mia terza abbondante di reggiseno, che nel frattempo si era spostato e lasciava già intravedere più di una semplice scollatura.. Allora hai portato entrambe le tette fuori dalle coppe e hai cominciato a leccarmi i capezzoli. Me li stringevi tra le labbra, li succhiavi avidamente, mi stavi facendo morire dalla voglia di essere presa e sbattuta da te violentemente.

E come se non bastasse, hai infilato una mano sotto le mie mutandine completamente fradice per toccarmi e farmi godere come non avevo mai goduto.
Ti ho amato in quel momento, ho cominciato a chiederti di scoparmi e tu non rispondevi, allora ti imploravo lamentandomi, e continuavi con quella bocca e quelle dita, allora ti odiavo, ma questo non riuscivo a dirtelo.

Al limite della mia sopportazione ti sei fermato e hai deciso finalmente di darmi ascolto: “Ok dolcezza, adesso vedrai..”.

Mentre lo dicevi mi hai fatta sdraiare, ti sei sfilato i pantaloni e ti sei messo davanti a me. Vederti in camicia proprio lì.. Non posso neanche ricordare l’effetto che mi facevi. Le gambe hai deciso di tirarmele su e mi hai sfilato le mutandine. Capivo dal tuo viso che non vedevi l’ora di mettermelo dentro, ma prima ti sei chinato e me l’hai leccata un po’, ero completamente depilata e la tua barba mi faceva il solletico, tanto perché soffrissi ancora qualche attimo.

Quando mi hai infilato il tuo cazzo enorme tutto dentro, senza esitare, è stato il momento migliore, lo sentivo andare dentro e fuori e mi bagnavo sempre di più. Continuavi a farmi tenere le gambe alzate e questo mi dava una sensibilità che non avevo mai provato prima.

Ad un certo punto ti sei avvicinato a me e mi hai baciata, poi mi hai chiesto: ” Posso prenderti anche da dietro? Mi piacerebbe troppo”.

Forte ma anche delicato, avrei potuto desiderare di meglio? “Certo che puoi, non vedevo l’ora!” ho risposto.
Allora ci siamo alzati e mi sono appoggiata in avanti sul bracciolo del divano, portando il mio culo ben in alto e appoggiandomi coi gomiti al cuscino.
Questa volta non ha potuto resistere un secondo e mi ha penetrata subito, senza pietà, ti sentivo tutto dentro di me, il tuo corpo battere contro il mio, le tue braccia allungarsi per raggiungere i miei capezzoli e strizzarli.

Stavo per venire e non riuscivo a trattenere i gemiti di piacere che cominciavano a farsi sentire troppo, allora mi hai messo una mano sulla bocca. Quell’orgasmo proibito è stato il più lungo e intenso che abbia mai avuto.

Poi è stato il tuo turno di venire, mi hai chiesto se prendevo la pillola e mentendo ti ho risposto di sì perché volevo sentire che effetto mi avrebbe fatto il tuo sperma caldo dentro di me, era la prima volta che lasciavo farlo a qualcuno.

Dopo l’ultimo colpo sei venuto e mi hai riempita del tuo liquido caldissimo, continuando a muoverti lentamente e godendo come non avevi mai fatto prima, o almeno, così mi hai detto.
Poi mi hai chiesto di rimanere ferma e hai messo il tuo cazzo ancora gonfio e pulsante davanti a me per farmi succhiare quello che era rimasto..

Ci siamo rivestiti velocemente e io sono tornata in camera mia, tu hai acceso la televisione.

Ogni volta che ci vediamo so che mi osservi, e ogni volta quello sguardo fisso su di me mi fa desiderare di essere soli all’istante, perché ho una voglia matta di te.

La cuginetta Carlotta

Questo è quello che è successo ad una mia cuginetta di madre tedesca…qualche tempo fa.
Amava molto gli a****li e conduceva una vita degna di una principessina, essendo molto ricca e conoscendo alla perfezione quattro lingue che le hanno permesso di insegnare all’ Università di Bologna. Ma, quando era giovanetta, ha avuto alcuni incontri con a****li. Nonostante i miei zii tenessero nascosta la sua passione, a me ha inviato delle lettere in cui raccontava tutto in dettaglio.

Mi chiamo Carlotta, oggi ho 38 anni e non rivelerò la mia città natale, mi vergogno troppo. Mi vergogno molto anche solo a raccontare quello che mi è successo la scorsa settimana, ma almeno sono dietro un pc quindi questo mi da abbastanza coraggio.
Da tre anni vado ad un maneggio ad appena tre km dalla mia città. Alla mia famiglia non mancano certo i soldi, quindi ho sempre avuto un cavallo di mia proprietà.

Per i primi due anni ho cavalcato con Sweet , una giovane giumenta a cui mi ero molto affezionata.
Quando ho compiuto 18 anni mio padre mi ha regalato un nuovo cavallo, con mio enorme dispiacere. Ero molto affezionata alla mia Sweet e non volevo che andasse chissà dove , venduta a chissà chi. Un paio di volte piansi, a casa, da sola. Mio padre non poteva capirmi, era troppo impegnato con il suo lavoro per rendersi conto che con i soli regali non avrebbe fatto la mia felicità.

Il nuovo cavallo si chiamava King, ma io già lo odiavo perchè per colpa sua io mi ero separata dalla mia Sweet. Ma da lì a poco sarebeb successo qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la mia vita…
Non sono una ragazza bellissima, mi sono sempre reputata carina, ho sempre voluto avere un seno più grande, come mamma. Invece non ne ho proprio, sono piatta, magra. L’unica cosa che si salva del mio fisico sono le gambe, lunghe e belle, e un pò il sedere.

Non ho un fidanzato, mi frequento con un ragazzo che non vuole saperne di impegnarsi. Un giorno vado al maneggio per rilassarmi, è un posto tranquillo con pochissime persone. Spesso non c’è addirittura nessuno. Saluto il proprietario e incontro un mio amico che stava per entrare nei box per strigliare il suo cavallo. Parlottiamo un pò e poi vado da King. Come al solito gli dò da mangiare e poi prendo la spazzola per spazzolarlo, ma quando sto tornando da lui succede una cosa che mi fa restare scioccata……King ha tirato fuori il suo pene, che gli penzola…non mi era mai capitato prima, dato che avevo una femmina, e la cosa mi lascia a bocca aperta! Il suo pene è lungo, lunghissimo…faccio un paio di passi indietro un pò spaventata e mi rendo conto che ho portato la mano sinistra alla bocca e che mi è caduta la spazzola a terra, due passi più avanti, sicuramente appena mi sono accorta del suo membro.

Sono stupita come non mai, e molto confusa. Poi però mi viene in mente che il mio amico potrebbe venire da un momento all’altro e in tal caso l’imbarazzo mi farebbe morire… quindi faccio due passi in avanti e mi chino per prendere la spazzola, ma mentre sono accovacciata alzo lo sguardo e vedo di nuovo…sono a mezzo metro da lui e dal suo pisello. Resto a guardare, a bocca aperta. E’ grosso quanto il mio braccio, fa paura.

Mi alzo e vado via, neanche saluto il mio amico, sono imbarazzata e sconvolta. Chiamo mia madre che viene a prendermi, mi chiede come mai sono tornata prima e io le dico che ho mal di testa. Nella mia mente immagino di dire “Mamma King ha il pisello enorme e mi ha spaventata, e ho deciso di andare via”. Sorrido , ma continuo a pensarci.
Tornata a casa vado in camera mia, mi stendo.

Prendo il metro da sarta di mia mamma per vedere più o meno quanto era lungo il suo pene…forse 35-40 cm…assurdo…. Rivedo King che tira fuori il suo pisello, allora mi alzo e cerco di fare altro, chiamo una mia amica per uscire. Esco e la incontro , ma non le racconto nulla. lei invece mi racconta che nel pomeriggio ha fatto la sua prima sega al suo ragazzo. Mi racconta tutti i dettagli , mi dice anche che il suo ragazzo ce l’ha di 26 cm.

Io ovviamente non le credo, perchè mio fratello maggiore spesso parla di piselli quando è con gli amici, e dicono sempre che le ragazze esagerano parlando del membro dei propri fidanzati, che la media in italia è intorno ai 14 e che se uno ce l’ha di 24 -25 cm dovrebbe andare direttamente da rocco Siffredi a togliergli il posto dato che dicono che lui lo abbia di 23. Comunque, mi fa tornare in mente le seghe fatte al mio pseudo-fidanzato l’estate passata.

Poi mangiamo qualcosa, incontriamo altre amiche e poi torno a casa.
Una volta nel letto, ripenso alle parole della mia amica e al suo racconto della sega. Mi ritorna in mente la prima sega fatta al mio “fidanzato” e senza accorgermene mi ritrovo a chiedermi come sarebbe farne una al mio King…cerco di cacciare questo pensiero dalla testa, mi faccio schifo da sola a pensare una cosa del genere. Però a pensarci meglio, sarebbe bello avere in mano un pisello più grande e più grosso di quello del mio “fidanzato”, ma poi un pensiero mi assale facendomi avere un sobbalzo : quando segavo il mio “fidanzato” mi piaceva vedere quanto spruzzava, a volte spruzzava di più e lo preferivo! E mi chiedo : se il mio ragazzo spruzzava così abbondantemente, quanto avrebbe spruzzato il mio King ?
Il pensiero mi tormenta ,inizio a immaginare il mio King…Immagino che durante una passeggiata solitaria mi fermo a fare il bagno nuda in un ruscello.

Quando esco dall’acqua lui mi vede nuda e si innervosisce. Io cerco di calmarlo, ma noto che ha il cazzo duro. Gli dico “Calmo king non……” ma lui si impenna, puntando l’asta verso di me e butta 3 spruzzi forti e copiosi a un metro di distanza, quasi colpendomi !!! Oppure immaginavo di essere caduta a terra vicino King, e mentre mi rialzo mi aggrappo forte al suo pene per errore. Lui nitrisce forte, eccitao, e io ” calmo King !” ma non la smette, il cazzo resta duro e per paura che spruzzi e sporchi la stalla, gli afferro a due mani il pene e stringo forte cercando di non fare uscire nulla, ma lui sburra lo stesso , butta 3 schizzi forti e imbratta per terra… Oppure immagino che dopo una cavalcata mi accorgo che si è sporcato il pisellone di fango…allora prendo un secchio d’acqua la spugna e inizio a lavarglielo, ma lui inizia a nitrire a muoversi e il pisellone va di qua e di là , io glielo afferro forte e lui butta un paio di spruzzi…
Per dormire ci impiego un sacco, sono agitata e il giorno dopo a scuola sto con la testa tra le nuvole.

Il pomeriggio non voglio andare al maneggio perchè ho paura di fare qualche sciocchezza , ma dopo pranzo penso solo a una cosa : King e il suo pisello gigante. Così vado al maneggio , sperando di essere sufficentemente sola. Invece nel pomeriggio c’è abbastanza confusione, con mio grande rammarico. Chiamo mia mamma e le dico che mi trattengo oltre le diciotto, sperando che ci sia meno gente. Lo lavo tutto per bene, e ora è profumato e lindo! Per fortuna vanno via quasi tutti, alle sei il padrone fa un giro con alcuni altri che come me hanno il cavallo quindi resto da sola con il custode che restava sempre all’ingresso a vedere la Tv.

Vado nella stalla, e mi avvicino al box di King con il cuore in gola. Vorrei che mi aspettasse con il pene già duro, scalpitante , ma so che è impossibile. Lo vedo, entro nel box , chiudo la porta e lascio la finestra aperta in modo da vedere se arriva qualcuno. Resto immobile qualche minuto, non so che fare, sono imbarazzata e spaventata. Finalmente prendo coraggio, lo accarezzo sul muso e sulla schiena, ma del pene nessuna traccia.

Mi decido, metto la mano giù, senza guardare. Tasto un pò , poi ritiro la mano : sento due sfere molto grandi. “Mamma mia che palle che ha…” penso. Rimetto la mano e gliele tocco , sono grandi , una mi riempie la mano ! Gliele tocco, gliele massaggio un po’, e penso “chissà quanto sperma contengono…” Poi sento che c’è qualcosa di strano : sta tirando fuori il pisellone!!! Sono emozionata…resto a guardarlo, poi finalmente mi faccio coraggio.

Allungo una mano e lo afferro, non è durissimo. Lo prendo dalla base e lo agito a destra e sinistra, non so neanche io perchè. Sorrido. Lo stringo di più, faccio su e giù piano un paio di volte, poi una volta forte. Ho una sensazione bellissima ad avere in mano una cosa tanto grande! Rimango ferma a guardarlo, poi su e giù ancora piano e ancora, ma mi rendo conto che lo sto puntando verso di me e subito lo punto per terra perchè se iniziasse a spruzzare sarei inondata…mi fermo per accarezzarlo sul muso, sembra tranquillo, poi torno a massaggiare il suo membro.

Prendo uno sgabello e mi siedo per stare più comoda. Lo afferro in mano e faccio su e giù, piano ,poi cambio mano e ancora continuo a segarlo. Ad un certo punto…Mio Dio !
Gli si allunga ancora….. diventa durissimo, dritto , lungo, grosso…fantastico, incredibile!! Io ho gli occhi di fuori per lo stupore, sarà quasi 70 cm, non ci credo!!! Metto una mano quasi alla punta e cerco di abbassarlo…..devo fare un pò di forza perchè sta su da solo! Appena lo lascio torna su a molla e sbatte sulla pancia…mi alzo tenendolo in mano con la destra e con la sinistra gli massaggio la fronte e dico ” King! Che cazzone che hai!!!” Mi rendo conto di essere stata volgare, ma chi se ne frega, ormai penso che King meriti una ricompensa per avermelo mostrato così duro.

Mi siedo e ci do dentro, su giù su giù e stringo anche con maggiore forza. Voglio farlo spruzzare il più possibile , se lo merita. lo prendo anche con la seconda mano e glielo meno forte ansiosa di vedere quanto ne sarebbe uscito. Prendo il secchio e lo metto a terra vicino al suo pisellone con l’intento di indirizzare gli spruzzi all’interno. Le mani sono un po’ stanche ma non rallento,King nitrisce e sento che il cazzo tira verso l’alto…sento passare sotto le mie mani un flusso , vedo verso la punta e quasi mi viene un infarto.

King butta uno spruzzo violento , lungo e abbondantissimo…il secchio cade per terra per la forza, e il cazzo quasi mi sfugge di mano per la contrazione. Mi alzo in piedi, lo prendo più saldamente e continuo nella sega e lui butta un’altro schizzo forte e copioso. Io sono a bocca aperta e punto il cazzo leggermente verso l’alto…voglio vedere dove cavolo arriva…il terzo spruzzo è spaventoso, quasi un secondo di sborrata che arriva fino al muro del box!!! Io dico “King!!!” non so se gridai o meno…e poi sburrò altre due volte, mentre gli tenevo saldamente il cazzone in mano, anche se mi ero fermata per lo stupore……
Sono felicissima, lo abbraccio e lo accarezzo sul muso e sulla schiena.

Poi vedo il box, c’è sborra per terra e sul muro, a mezzo metro di altezza, il muro era a quasi un metro dal suo pisellone…mamma mia che potenza! Pulisco tutto in fretta e furia, poi torno a casa.

IL BAGNO DELL';INNOCENTE RAGAZZA

Scesi nel fiume, come ogni domenica. Dopo la messa delle sette e mezza. Prima del pranzo. Aveva cucinato anche quella domenica di settembre, la domenica prima della festa di San Sebastiano, la festa grande nel mio paese, tutte le cose che mi piacevano: il prosciutto crudo tagliato fine fine, il formaggio molle, i cullurgiones (ravioli di patate), e il pollo ripieno e per finire carne di pecora col sugo, c’era anche l’agnello arrosto ma di quella carne io non ne mangiavo mai.

Si raccomandò mia mamma, come sempre.
Mi sembra ancora di sentirla, con la sua voce ferma, non tremante, autoritaria, matriarcale:

“Mi che nessuno ti segua Laura”

“Guarda che mi hanno detto che Mario, il figlio del barbiere è uno che si nasconde tra le canne”

“e lasciati la sottoveste per farti il bagno”
“e non toglierti le mutande”

io ascoltavo senza udire le parole che si facevano sempre più lontane e che conoscevo a memoria.

Non mi piaceva fare il bagno nella bacinella grande, dove a turno, tutti dal più piccolo al più grande si immergevano nella stessa acqua.

E Io non ero la più piccola.

Avevo 18 anni ormai, ed ero diventata esigente, inoltre provavo ribrezzo lavarmi in quell’acqua che diventava nera come il mosto, succo dell”uva nera che pigiavo coi miei piedi.

Era più fredda l’acqua del fiume, ma era limpida, trasparente, mi faceva sentire bene.

Il fiume scendeva dalla montagna grande, e anche a settembre ancora, se pur lentamente scorreva, e in quel tratto formava piccoli laghetti, ce n’erano tre,

il primo era quasi nella strada che portava alla casa cantoniera, il secondo era vicino all’ovile del babbo del postino, il terzo, il mio laghetto, era dietro una piccola collina, dove le querce e le canne facevano da barriera naturale contro il vento e impedivano agli occhi dei passanti di vedere con facilità

La domenica tutti avevano impegni.

Chi andava a messa alle 9. 30, perché Don Dino, diventava più bravo a raccontare, a fare la predica, e non era cosi noioso come alla messa delle 7. 30, i più maliziosi dicevano a voce bassa, che il canonau gli metteva le parole buone nella lingua.

Altri ancora si tagliavano i capelli, chi si sistemava le scarpe con lo strutto di maiale, e chi andava nella bettole di signora Virginia a giocare a carte e ad abituare allo stomaco al vino che sarebbe scivolato meglio durante il pranzo della domenica.

I più piccoli giocavano con le ruote fatte di canna, o con pallone fatto di stracci.

Era la quarta volta che mi lavavo nel laghetto del fiume e non più a casa. Quella domenica era diversa dalle altre, mi erano appena passate le mestruazioni, e avevo necessita di purificare la mia pelle. Volevo lavare ogni millimetro del mio corpo. Volevo bere quell’acqua mentre la corrente mi accarezzava i seni.

Arrivai al fiume, avevo portato il cambio, avevo con me il vestito buono della domenica, le scarpe in vernice, le mutande di pizzo, un asciugamano grande il pettine, e un po’ di sapone.

Avevo messo tutto nella bacinella piccola, quella di lamiera, che usavo per fare il bucato.
Sistemai la bacinella nella pietra in alto, dove il ramo di un castagno sfiorava con le fronde la roccia. Tutt’attorno solo il volare delle ultime rondini accompagnate dai loro piccoli, pronte a migrare chissà dove.

Sarei voluta andare con loro. Lontano. Verso l’ignoto. Tolsi dalla bacinella i vestiti da indossare e iniziai a spogliarmi.
La gonna dalle grandi rose rosse, la maglietta di cotone gialla.

Pensai un istante alle raccomandazioni di mia madre, ma tolsi via anche la sottoveste, che era capace di nascondere le trasparenze ma non le voglie del mio giovane corpo.
Tolsi via anche il reggiseno e le mutande, macchiate leggermente di sangue e di umori.

Dopo avrei lavato tutto, e l’indomani per sette giorni sarebbero stati nuovamente i miei vestiti.

Rimasi nuda. Mi abbracciai, in un gesto di timidezza, nascondendomi i seni.

Poi urlai
“evvaaaaiiiiii”

Mi buttai dalla roccia bassa nel laghetto. A bomba come dicono i miei cugini, Tenendomi le gambe su con le mani e chiudendo forte forte gli occhi.

Senti il mio corpo invaso dalla fredda acqua del fiume.

Un senso di pulito mi accolse. E spruzzi di acqua investirono un raggio di tre metri.

Iniziai a lavarmi, insaponai prima i miei capelli, i mei seni , la mia pelosa femminilità, cercai di fare altrettanto con la schiena, senza poche difficoltà, le gambe, i piedi, tutto. Era meraviglioso. Mi immersi nell’acqua, e nuotai, qualche bracciata coi piedi rigorosamente sul fondo, non sapevo nuotare, avevo paura di non toccare, anche se la, ero certa, non c’erano buche.

Ora il mio corpo era completamente pulito. Profumato. Sarei rimasta ore a fare il bagno nuda. Ma sapevo che il tempo era trascorso molto più velocemente di quanto percepissi.

Il mio corpo era bello. Ero alta un metro e sessanta, i miei capelli erano neri come il corvo, e i miei occhi marroni, come le castagne. I miei occhi erano grandi ed espressivi, parlavano a guardarli. Avevo una quarta abbondante, e quei seni ancora sarebbero cresciuti.

Ma non tanto. Avevo labbra morbide e carnose.

Ma quella bocca l’avevo usata soltanto per mangiare e per bere.

Anche se avevo desiderato tante volte baciare. E di fare altre cose. Quelle che la mamma faceva al babbo.

Che ero bella me lo aveva detto Massimo, il figlio del muratore. Aveva 20 anni ed era forte. Non che mi interessassi di lui, ma quel complimento che mi aveva fatto il giorno della Assunta, il 15 agosto, in piazzetta, mi aveva scosso.

Non che non me lo avesse detto altra gente che ero bella, ma quando me lo aveva detto lui mi aveva fatto un altro effetto.
Stavo per uscire dall’acqua. Non avrei voluto. Ma sembrava di sentire in lontananza la voce di mia madre:

“Laaauraaaa”

“Laaaauraaa”

Era giunto il tempo di indossare gli abiti della domenica. Anche perché dopo pranzo dovevamo andare in piazza che c’erano le prove della banda musicale per la domenica successiva e non mi dispiaceva mostrarmi bella.

Decisa ad uscire dall’acqua, mi accorsi che gli occhi mi bruciavano avevo sapone. ed ero costretta a tenerli quasi chiusi.

Misi un piede nella pietra, quella bassa da cui mi ero tuffata, avevo il sole di fronte, gli occhi socchiusi, fui colta dall’incertezza, che lasciò subito spazio alla realtà più scioccante.
C’era Massimo di fronte a me.
Mi aveva seguita.
Sbirciata.
Guardata.
Ora era la.

Di fronte a me. Aveva i calzoni calati e le mutande scese. Con una mano si toccava il pene con un movimento sempre uguale.

Mi disse guardandomi con un sorriso mai visto:

“Laura, le altre tre volte mi sono fatto una sega, ma oggi no”

Non capivo, urlai:

“vattene che ci vedono”

“mio padre ci ammazza”

Continuavo a restare cosi, immobile, sospesa in quella posizione di sali o non sali.

Lui avvicinò il suo cazzo alla mia bocca e mi disse:

“succhialo”

Non sapevo come si faceva. Non lo avevo mai fatto. Non volevo farlo, o forse si. Ero confusa. Sapevo che a mio padre piaceva fare quella cosa, e che anche a mia madre non dispiaceva. Io dalla mia camera lo sentivo, anche se parlavano
piano, che mio padre diceva a mia madre “succhiamelo e toccati”, e dopo qualche istante lui urlava di piacere e che anche lei mugolava.

Avevo sentito che facevano quella cosa, cosi non nascevano più bambini.

Cosi, mi misi il suo pene in bocca.
Succhiai, leccai, e succhiai ancora, un lembo di pelle andava su e giù scoprendo la cappella, che leccavo goffamente e avidamente.
Provai a sfiorarmi, a frugarmi, ma pensai che Gesu non volesse. Tolsi la mano, ma solo per un istante. Era doppio il piacere, quello che provavo in bocca.

E quello che provavo in mezzo alle gambe.

Mi prese un conato di vomito, quando senti in gola quel liquido che sembrava caglio. Un po’ lo ingoiai, altro lo sputai. Mi lavai la bocca, una, due, tre volte. Nel mentre Massimo si era già rivestito ed era scomparso.

Io nuda, infreddolita e non più innocente.

Mi vesti, pensando, che era stato bello. Che avrei dovuto provarlo di nuovo.

Che forse mi sarei sposata con Massimo.

Ti amerò per sempre

PROLOGO

In un giorno qualunque di un anno apparentemente qualunque, Roberta, la mia segretaria, mi passò una chiamata per niente qualunque: all’ altro capo, una voce che conoscevo bene disse solamente:
– Ti piacciono le ostriche?-
– Certo – risposi
– Allora all’ una. – E la telefonata si interruppe.
Sapevo bene chi mi aveva chiamato, dove ci dovevamo incontrare e, soprattutto, conoscevo il significato di quella telefonata: PERICOLO!
Era l’anno di Tangentopoli.

Salii in macchina e dopo mezz’ora ero a Mentone. Quando arrivai al ristorante luogo dell’ incontro, G. , il funzionario che mi aveva telefonato per convocarmi lì, era già arrivato. Mi sedetti al tavolo.
– Che succede?- chiesi
– Calma, gustiamoci le nostre ostriche, mentre ne parliamo. –
Arrivò il cameriere a prendere le ordinazioni. Io scelsi due dozzine di ostriche, di diversa qualità a sei a sei. Il mio ospite, invece, prese un panache con ogni ben di dio.

Durante il pasto conversammo del più e del meno finchè, accendendosi un sigaro in attesa del dessert, disse:
– In due parole, per un pò non ci possiamo più vedere nè sentire. Tutto questo casino di mani pulite può crearti dei problemi, e io non posso più aiutarti. Rischierei troppo, lo capisci vero? Tu hai clienti importanti, e qualcuno potrebbe essere coinvolto in qualche inchiesta. Quel che posso consigliarti è di trovare un luogo dove trasferire tutta la documentazione…ballerina.

Naturalmente da questo posto deve essere impossibile risalire a te. Stai tranquillo per un pò, vedrai che prima o poi passa. –
Ci salutammo con una stretta di mano e ci dirigemmo ognuno alla propria auto.
Guidando, pensavo al problema e, prima di essere arrivato allo studio, avevo trovato la soluzione. Certo, costava caro, ma ero sicuro che i miei assistiti, vista la contingenza, non avrebbero avuto problemi a riconoscere, anche con un ritocco dell’ onorario, l’ importanza del servizio che potevo continuare ad offrire.

Pochi mesi prima un mio vecchio cliente, un noto farmacista, aveva passato la mano a motivo dell’ età e si era trasferito a Roma, dove abitava ospite di un figlio.
Possedeva, appena in collina, una villa lussuosa, con un ampio parco.
Nè lui nè il figlio intendevano venderla, preferendo affittarla.
Aveva dato un incarico informale anche a me, in caso conoscessi qualcuno interessato. Dovevo contattarlo.
Alle tre e mezza ero in studio e, dopo aver firmato alcune carte importanti ed urgenti, dissi a Roberta che sarei tornato in capo a due giorni.

Feci un salto a casa, preparai la valigia e partii alla volta di Roma.
Riuscii ad affittare la villa.
Questo episodio ha dato inizio alla fase della mia vita che costituisce l’ oggetto di questa, e forse di una successiva, narrazione.
Ho scelto di usare uno stile narrativo il più possibile scarno, asciutto, essenziale, evitando di ammantare gli episodi narrati di una componente poetica, aulica che sarebbe del tutto incongrua, se applicata all’ argomento trattato.

Ho scelto di narrare la nuda e cruda verità del comportamento umano, sempre celato e negato a favore di un rassicurante senso del pudore che dirige il quotidiano e le relazioni fra le persone.
Gli avvenimenti si sono svolti così come li racconto, semplicemente e realmente.
Il comune lavoro in villa mi ha fatto scoprire in Roberta una donna, una bellissima donna, molto più giovane di me. All’ epoca, lei aveva 18 anni e io 38.

Un mattino mi svegliai e mi scoprii innamorato di lei, innamorato e…geloso. Le chiesi di sposarmi, e lei accettò con entusiasmo.
Il nostro matrimonio non avrebbe potuto essere più felice. La situazione economica agiata ci permetteva di toglierci parecchi “capricci”. Viaggi, crociere, abiti griffati, gioielli, auto importanti, una bella prima casa, più una in montagna. Insomma, non potevamo lamentarci. La nostra vita sessuale era ancora attiva, anche se, da parte mia, la passione era meno esplosiva rispetto ai primi anni.

Certo, la differenza di età cominciava a farsi sentire. Quando io festeggiai il mezzo secolo, lei aveva appena compiuto 30 anni. Io avevo iniziato la parabola discendente, mentre lei era nella sua piena maturità di femmina, con tutto ciò che ne consegue. Ci amavamo, su questo non avevo il minimo dubbio. Ero ragionevolmente certo che lei non mi avesse mai “tradito”, e neppure io l’ avevo fatto, a meno che non si voglia considerare “tradimento” qualche fugace avventuretta con estemporanee segretarie.

Insomma, la nostra unione era improntata al bello stabile. Ogni tanto, all’ orizzonte si affacciava una nube, sempre la stessa, ma presto il cielo tornava azzurro. Tutto bene, quindi, finchè…

CAPITOLO PRIMO

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In un caldo pomeriggio d’ estate di qualche anno fa, mia moglie entra trafelata in ufficio. Ci baciamo e lei mi prende la mano, portandola verso il suo pube.
– Amore…baciami…-
Dire che sono stupito dal suo comportamento significa usare un eufemismo, ma, vedendola in quello stato di sovraeccitazione, mi affretto a chiudere la porta a chiave.

Lei si è seduta sulla poltrona, ha sollevato la corta e leggera gonna chiara e si sta sfilando il minuscolo perizoma. Liberatasi dall’ impiccio posa i piedi sui braccioli, per aprire al meglio le gambe.
Mi inginocchio sul tappeto e bacio la sua vulva, assaporandone gli umori dal gusto asprigno.
Pochi secondi, forse un minuto, e lei gode, inarcando la schiena più e più volte.
Sto per alzarmi, ma lei mi blocca la testa contro il pube dicendo:
– Ancora, ancora, non ti fermare.


Stavolta le mie manovre durano qualche minuto prima che abbia un nuovo orgasmo. Io mi trattengo fra le sue cosce, finchè lei mi dice:
– Adesso basta, amore… wow, ci voleva proprio. –
Apre la porta del bagno privato ed entra. Io mi siedo sul divano e, quando esce, le afferro una mano e la faccio sedere accanto a me.
E’ calma, rilassata; si appoggia contro lo schienale e mi sorride:
– Beh, cosa c’è? –
– Come, cosa c’è…lo chiedo a te “cosa c’è”.

Non mi dici niente? Come mai questa improvvisata?-
– Mah…così, niente di importante. –
– Non sarà importante ma…sì, sono curioso, e mi piacerebbe che me lo dicessi, qualunque cosa sia. –
– Ok. Oggi ero alla spiaggia. Mentre rientravo, mi sono ricordata che a casa manca il caffè, e sono andata al minimarket. Sai com’è, entri per comprare una cosa e finisci per fare il giro degli scaffali. A quell’ ora, il market è praticamente deserto.

C’ è solo un uomo, anziano, con i capelli bianchi, che sta facendo il mio stesso percorso, fermandosi quando mi fermo io a curiosare e muovendosi quando mi muovo io. Non mi sta proprio addosso, ma è sempre a non più di due metri di distanza. Ad un certo punto, un pò infastidita, mi volto a guardarlo e lui mi sorride. “Che sfacciato…alla sua età, poi. ” Penso.
Sono arrivata allo scaffale del caffè, sempre seguita dal vecchietto.

Ora basta, mi volto bruscamente, decisa a dirgli di smetterla di importunarmi. Lo guardo fisso, e sto per mandarlo a quel paese, quando lui, dopo aver ripetuto il sorriso, si passa ripetutamente la punta della lingua fra le labbra.
Mi blocco: il suo comportamento è talmente assurdo che non so più cosa fare, cosa dire. Continuo a fissarlo, indecisa. Lui, equivocando il mio atteggiamento, abbassa velocemente la lampo dei pantaloni, rivelando uno slip bianco, che a malapena copre un notevole gonfiore.

Lui continua a muovere la lingua come se stesse…e intanto si accarezza il…pacco. A quel punto mi scuoto, afferro la lattina del caffè e mi dirigo velocemente alla cassa. Lui non mi segue, io lo guardo un’ ultima volta e lui mi rivolge un tenero sorriso, facendo spallucce come a voler dire “peccato”. Automaticamente, senza realmente volerlo gli sorrido anch’ io. Depongo l’ acquisto sul tappetino della cassa. La cassiera mi guarda, stupita, e mi dice sottovoce:
– Scusi, signora, ma forse ha un piccolo problema.


– Io? No, non mi sembra. –
– Signora, guardi la gonna…-
Io controllo: davanti è tutto a posto, mi volto per sbirciare dietro e…ho il sedere praticamente scoperto. Scendendo dall’ auto, l’ orlo della gonna si è sollevato ed è rimasto così, mezzo infilato nell’ elastico che ha in vita. Mi affretto a ricompormi, prendo la lattina e salgo in macchina. Ora capisco il comportamento di quell’ uomo: apprezzava lo spettacolo che inconsapevolmente gli stavo offrendo.

– Beh – dico – tutto qui? Hai solo mostrato il tuo splendido…culo, e beato chi si è goduto lo spettacolo: ma che c’ entra con…con la tua voglia improvvisa?-
– C’ entra – sospira lei – c’ entra. Vedi, quel vecchietto si è eccitato a vedere il mio…sedere, e io, mentre guido, continuo a pensare a lui, a lui che muove oscenamente la lingua guardandomi, e fissandomi negli occhi si accarezza quel grosso…affare che ha negli slip.

Ecco, mi sono eccitata, all’ improvviso. Continuo a vedere la sua mano che si accarezza e immagino come doveva essere, quel…cazzo. Penso che, per tutto il tempo in cui mi sono aggirata fra gli scaffali ho avuto il sedere esposto al suo sguardo, e questo pensiero aumenta l’ eccitazione. Per fortuna ero qui vicino, e ho pensato di ricorrere a te, per placare l’ eccitazione. –
Resto in silenzio: per darmi un tono accendo una sigaretta, ma veramente non so cosa dire.

– Dì – mi chiede prendendomi la mano – sei offeso? Ti dispiace che mi sia eccitata pensando ad un altro? Non è stato lui in particolare, ma è stata la situazione…-
– Ma no, figurati – manifesto una sicurezza che non provo – figurati se sono geloso di un vecchio che ti ha guardato il sedere. E…com’ era il vecchietto?-
– Beh, avrà avuto 60 anni o poco più, alto più o meno come me, corporatura media, capelli bianchi.

Niente di particolare. –
– Niente – replico con un sorriso – a parte un cazzo che si è gonfiato in tuo onore. –
– Già…a parte quello… – risponde con un sorriso alzandosi dal divano – E ora lasciami andare, che devo correre a casa a preparare la cena. Stasera…vedrai che sorpresa. –

Quella piccola vicenda apparentemente insignificante ha segnato il punto di svolta della nostra vita coniugale.

Di quell’ episodio non parliamo più; perlomeno, non ne parliamo più “seriamente”.

Ogni tanto, se si presenta l’ occasione, butto lì un…
“Certo che, se una va al market col culetto al vento…”, ma sempre come scherzosa e benevola battuta.
Questo non significa che io non avessi più pensato a quel pomeriggio, e a quello che mi aveva detto.
Non credevo che si trattasse di qualcosa da archiviare con superficialità. Ero anzi, a torto o a ragione, convinto che, inconsciamente o meno, Roberta mi avesse voluto trasmettere un messaggio.

E questo messaggio non era, purtroppo per me, positivo. Quell’ estate, io avevo compiuto 50 anni da qualche mese, mentre mia moglie aveva da poco festeggiato i 31. Trentun’ anni; trentuno, splendidi, anni. Cercavo di ricordare come fossi io alla sua età. Sicuramente, a parte il lavoro, il mio principale interesse era il sesso, che praticavo in spensieratezza ovunque e con chiunque mi si presentasse l’ occasione. Al di là dell’ amarezza che poteva provocarmi il farlo, era giunto il momento, qualche volta temuto, ed altrettante volte rimosso, di affrontare la realtà.

Potevo ragionevolmente pensare che una giovane donna, nel pieno della sua maturità sessuale, non provasse…desideri, pulsioni, comuni ad ogni essere umano? Certo, la sessualità femminile è diversa da quella maschile e…certo, a me Roberta non era indifferente, e continuavo a prodigarle tutte le mie attenzioni per soddisfare le sue…esigenze di donna.
Ma potevo, altrettanto ragionevolmente, ritenere che questo le fosse sufficiente? Lo speravo, certo, ma non dovevo e non volevo illudermi.

Dodici anni con lo stesso uomo non potevano rappresentare tutto l’ universo maschile, per una donna con sane e non represse pulsioni erotiche.
Era questo, secondo me, il messaggio che mia moglie mi aveva trasmesso. Avrebbe potuto dirmi che era eccitata senza spiegarmene il motivo. Invece, l’ aveva fatto, e insistendo sui particolari. Per quanto avesse detto che era stata “la situazione” in generale a provocare la sua eccitazione, in realtà, inconsciamente forse, aveva insistito sul fatto che il vecchietto (che poi tanto vecchio non era) aveva un “pacco” notevole e che muoveva la lingua come se stesse leccando una fica (magari la…SUA fica?).

La conclusione a cui ero giunto era l’ unica possibile, e non aveva senso cercare di negarla: a mia moglie sarebbe piaciuto vivere situazioni che comportavano coinvolgimento sessuale, al di fuori del nostro rapporto. Stabilito questo, la domanda che mi si presentava in tutta la sua urgenza era: che fare?
Nei quasi due mesi trascorsi da quel pomeriggio mi ero ripetuto spesso questa domanda, senza però giungere a nessuna conclusione. Vigliaccheria? Voglia di rimozione? Forse l’ una, forse l’ altra, forse un insieme delle due.

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Will si vergogna e non vuole fare il “crister

Will ha 18 anni. Si sente grande e risponde male, nonostante l’impegno de genitori. Ma arriva un giorno in cui fare i maleducati non gli servirà proprio a nulla. Sono passati quattro giorni dal giorno di Pasqua, e non è ancora riuscito ad andare di corpo. Come da piccolo, ha mangiato troppa cioccolata. E ricorda bene com’è andata a finire l’ultima volta: microclisma!! Ha cercato anche ieri di farla, ma sono uscite, con grande sforzo, solo alcune palline dure, il resto resta lì e non esce.

E il mal di pancia lo piega in due. Si sente una miseria, e a pranzo non mangia quasi, tenendosi il ventre. La madre lo vede e comincia a intuire. Per caso gli ha sentito l’alito, che denota una brutta indigestione. E allora prende l’iniziativa, stavolta non si scappa, Will!
“Will, stai bene? hai una brutta cera…”, “ho solo un po’ di nausea, mamma, che palle”. “hai mal di pancia? ti vedo sofferente”, “Mmmmm… no… io…”.

“adesso chiamo il dottore”. “No! un’altra volta, no!” pensa Will, che comincia a percepire un certo panico. “Allora fai sentire la pancia alla mamma, che di queste cose ne sa, altrimenti lo chiamo seduta stante!”.
Will spera di scamparla, in fondo la mamma non è mica infermiera. Va in camera con sua madre e si stende a pancia in su. Lei gli scopre il ventre e comincia a palparlo con energia, Will si lamenta, e sua madre sente il fecaloma che gli sta tappando il retto.

Capisce che non c’è scelta: ci vuole subito un bel clistere! Will la guarda e capisce. No! Non voglio! Lei si alza e gli spiega che bisogna fare un “cristeretto”, che poi starà subito meglio, altrimenti dovrà portarlo in ospedale. Will sente un nodo in gola, si ribella, sbraita come un bambino, dicendo che lui è grande e il “cristeretto” è una cosa da bambini.
E allora sua madre lo contraddice severamente, dicendogli che certo dovrà fargli un bel clistere, ma non voleva spaventarlo.

Will si comporta come un bambino e si alza, lei lo afferra saldamente e gli sferra due belle sculacciate. “E adesso mi dici da quanti giorni non vai di corpo!” “Va bene va bene! basta! è da Pasqua, sono…”
“Sono quattro giorni, Will! quattro giorni!” Arriva anche il padre, a cui viene spiegata la faccenda: Will è bloccato e non vuole fare il clistere. Non c’è scelta.
La madre si avvia verso l’armadietto dei medicinali, ed estrae una confezione di supposte per adulti, mentre il padre riporta con determinazione il figlio a letto, se lo mette di traverso sulle ginocchia e gli cala i calzoni fino alle ginocchia.

Sopraggiunge la madre con le supposte, e della crema fissan. Will non scalpita più, dopo la razione di sculacciate che gli ha impartito il babbo, si sente come da piccolo, e si vergogna a morte, il volto rosso fuoco quando vede la madre arrivare con una mano guantata. Lei si mette in ginoccho vicino al suo culetto e gli abbassa le mutande, quel che basta per scoprire l’ano, rosso fuoco anche lui per gli ultimi sforzi, vani.

La madre emette un verso di disapprovazione: se gliel’avesse detto prima!
Gli unge delicatamente il buchetto e poi gli dice di spingere un po’. E con quel diversivo spinge il dito guantato attraverso lo sfintere, che si chiude nervosamente attorno al dito. Will si lamenta come un bambino, ma il padre gli dice di essere coraggioso, dopotutto doveva dirlo prima, e non rispondere sempre così male.
La madre nel frattempo esplora il retto del figlio fino a toccare il tappo che gli occlude il basso ventre.

“Will, ti si è formato un tappo. Il clistere è necessario, e le supposte ti daranno fastidio ma devi essere forte e resiste, altrimenti dovrò ripetere tutto da capo, ok?” “Va bene mamma” frigna Will. “Bene, allora cominciamo”.
E’ arrivato il momento, e non c’è stato niente da fare. D’altronde la pancia gli fa davvero male, e non ce la fa più. Sua madre scarta una supposta, allarga le natiche del figlio, la mette in posizione e la spinge con un sol gesto più in fondo che può.

Will stringe le natiche cercando di sottrarsi alla seconda supposta che sua madre sta scartando, e che arriva subito. Gli allarga con forza le natiche, esasperata, afferra la supposta e spinge piano piano, finche non viene rispucchiata dall’ano, poi chiude forte le natiche per facilitarne la risalita, e Will si lamenta. “Basta mamma, lascia! brucia!”. Ma purtroppo, per l’arrogante culetto di Will non è ancora finita. Dopo avergli inserito la terza supposta, sua madre gli dice che il babbo lo aiuterà a tenere il culetto stretto per cinque minuti.

Lei intanto va a prendere delle cose. Ma cosa?? A Will il culo brucia da matti, le supposte gli danno fastidio e non si sciogono. Poi l’impulso ad espellerle prevale ma la mano forte del padre non glielo permette, e continua a massaggiare in circolo, dicendogli di respirare a fondo.
Dopo cinque minuti di tortura e tremendi crampi intestinali, la madre arriva con l’oggetto più temuto da Will, che ha visto usare solo su suo fratello: la peretta arancione, una peretta media, contenente 300cl.

La prima carica è stata riempita con acqua tiepida. “No, anche la peretta no! non bastano le tre supposte?” “Caro figlio mio, le supposte non bastano, ci vuole un lavaggio. dai su, fai il bravo. sei grande ormai, un cristeretto non ha mai ucciso nessuno. Adesso però mettiti in ginocchio con la testa sul cuscino”.

Will sente un brivido giù per la schiena. dev’essere un incubo. Il padre lo fa stendere sul letto a pancia in giù e poi lo costringe a sollevare il sedere e a mettersi sui gomiti.

Che imbarazzo! Gli calano le mutande fino alle ginocchia e mettono asciugamano e bacinella sotto di lui.

Ed ecco che arriva la punta della peretta, unta a dovere. “Respira a fondo, Will, altrimenti ti farà male”. La madre deve spingere un po’ per inserire la punta nel buchetto contratto e Will comincia a sudare copiosamente, un po’ per la tensione, un po’ per l’acqua tiepida che gli riempie in un lampo il poco spazio rimasto vuoto.

Quando l’acqua arriva al fecaloma la mamma deve fare forza con la peretta e Will le dice di fermarsi, che gli fa male. Ma non serve, bisogna andare fino in fondo, è normale che dia così fastidio. La peretta finisce e viene preparata la seconda carica, stavolta somministrata più lentamente, in un silenzio imbarazzante, con Will che volta la faccia e si nasconde nel cuscino, respirando profondamente, adesso.

Dopo un tempo interminabile la peretta viene estratta, ma di nuovo le natiche vengono serrate con forza dal padre.

Solo altri 5 minuti. Ma Will non ce la fa più, e riesce a sedersi sulla bacinella e ad espellere una buona dose d’acqua. Subito dopo pezzi di feci solide e scure, con grande sforzo, e le tre supposte intere. Poi le feci rimangono nuovamente bloccate dentro l’ano spalancato, e Will piagnucola sconsolato. “Ok figlio mio, era meglio aspettarli quei cinque minuti. Non sforzare. distenditi un po’ a pancia in giù. Poi finiamo”.
Will si riposa mentre la madre lascia la stanza per procacciarsi Due clismi preconfezionati.

Ricarica la peretta, una da 500cl adesso. “Bene Will, dai che adesso ti liberi. Su il culetto, ok?”. “Va bene mamma”. Will solleva il sedere rossissimo verso la madre, ormai senza più tentare di ribellarsi. Ha bisogno di scaricarsi.

Nuovamente quella punta che si ingrossa via via, ma più grande, che gli punge il culetto, che fastidio! “Pronto?” “Si” “Un bel respiro e…” e con lentezza esasperante la pera viene svutata nel suo intestino, con grande senso di fastidio.

Di nuovo chiappe strette per cinque minuti e massaggi sulla pancia. Gli sembra di scoppiare. Poi di nuovo a quattro zampe, il padre lo spinge giù in modo che si pieghi bene ed esponga l’orifizio anale.
Dopo un’abbondante lubrificata, la mamma estrae il clisma trasparente a forma di bottiglietta con prolunga bianca, l’ha scaldato insieme all’acqua. E la scena si ripete, interminabile. Un altro clistere infilato tutto d’un botto nel suo sedere bruciante, e poi, non così lentamente, la mamma spreme il clisma fino all’ultima goccia.

Bene, ora sarà finita, pensa Will. Invece manca il secondo clisma, che troneggia già sul suo deretano sollevato e sotto gli occhi di tutti. “Su Will, solo un altro cristeretto e poi puoi fare la cacca” “Ma mamma!”. “Ciao mamma! ciao papa! cosa succede a Will?”. E’ arrivato il fratellino. “Tesoro vai di là, Will si vergogna se guardi intanto che gli faccio il clistere”.

Will non vuole crederci: la vergogna lo assale, mentre la madre avvicina il clisma e infila svelta il beccuccio nel retto, scaricando piuttosto velocemente il contenuto.

Dopo aver aspettato un altro interminabile minuto, a Will vengono lasciate libere le natiche e l’ano, e può finalmente scaricarsi nella bacinella. Stavolta, a pezzi inizialmente grossi e faticosi, evacua il fecaloma, e subito dopo una buona dose di feci stoccate lì da giorni. E’ finita!
… ancora non sa che prima di cena lo aspetta un clistere di pulizia: tre perette di camomilla da mezzo litro, somministrate dalla vecchia zia infermiera. Una cura da ripetere una volta alla settimana per un mese.

Da allora Will vede i suoi genitori in modo diverso. E mangia più verdure.