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L';estetica del cazzo

Fin da piccola i miei genitori mi hanno trascinata per musei, pinacoteche e gallerie d’arte.

Che barba !!!

Loro affermavano che, anche se mi annoiavo, in realtà stavo accumulando cultura e conoscenza.

Vero, verissimo. Ma che barba !!!

Ricordo i miei piedi che si strascicavano a fatica lungo quei corridoi infiniti. Chilometri di quadri, statue, vasi e manufatti di ogni genere di cui non mi fregava assolutamente niente.

I figli sono troppo spesso vittime delle ambizioni dei genitori.

In età adolescenziale però, quando i primi pruriti fanno la loro comparsa, trovai nuovi stimoli e curiosità e, quello che fino ad allora non avevo notato, divenne l’obiettivo di ogni visita museale.

Il corpo nudo.

Il corpo nudo di uomini e di donne. Corpi strani, spesso deformi e tormentati, altre volte eroici ed algidi.

Ma sempre e comunque corpi nudi.

Tanto erano diversi dai corpi delle persone che mi circondavano da risultare artefatti, sintetici, irreali, sproporzionati.

Donne dai corpi opulenti con piccoli seni adolescenziali, uomini muscolosi, altissimi, con piselli a dir poco ridicoli al cospetto delle loro masse muscolari.

Di fronte all’estasi di mia madre ai piedi di un Ercole potentissimo, esternai la mia perplessità sulle proporzioni della figura dell’uomo. La risposta, anche se divertita, fu molto accademica e fredda e non mi chiarì affatto il dilemma che mi ponevo: ma gli uomini, anche quelli muscolosissimi, ce l’hanno davvero così piccolo?

Solo alcuni anni dopo potei chiarirmi, è proprio il caso di dire toccando con mano, il dilemma.

No, gli uomini, mediamente, non lo hanno piccolo come Ercole!!!

Che bello l’organo genitale maschile !!!

Ha mille nomi e mille forme diverse ed è sempre una sorpresa (non sempre positiva…ah ah ah…) quando il tuo partner te lo esibisce per la prima volta.

L’emozione di quando slacci la cintura, dopo aver pregustato palpandone la consistenza, l’impaccio di liberare l’oggetto del desiderio, l’ansia di poterlo vedere libero da costrizioni e ritrovarsi in ginocchio di fronte allo svettare della potenza della natura….

…ah…quanti ricordi !!!

No, questa non vuol essere un’ode al maschio (o ancor meno al suo membro!!!).

Semmai vorrebbe essere una sorta di catalogazione, seppur limitata, dei generi, delle specie e delle caratteristiche (negative e positive) delle mie esperienze.

Potrei iniziare tipo con…. mi ricordo di…. mi ricordo…

Mi ricordo di quando mi nascosi un pomeriggio intero in un canneto. Noiosissime vacanze in campagna in compagnia di soli maschi.

Loro giocavano sempre a calcio mentre io mi annoiavo a comporre ghirlande di fiori. L’unica volta che provai a giocar con loro a calcio fui severamente redarguita da mio padre. Non era cosa per ragazzine.

Altri tempi.

Li vedevo giocare, sudare, litigare. E io seduta silenziosa a bordo campo. Avevamo tutti intorno ai tredici, quattordici anni. Nessuno di noi (o meglio di loro…) pensava al sesso. Io ero già “diventata” donna e, a dirvi la verità, al sesso un po’ ci pensavo.

Più che al sesso, pensavo alla scoperta dell’altro sesso. Erano anni ormai che mi chiedevo come fosse il “pisello”.

Così, vista la loro strana abitudine di pisciare in compagnia al grido di “chi non piscia in compagnia o è un ladro o è una spia”, decisi di nascondermi dentro un canneto in posizione favorevole ad ammirare per la prima volta uno “spettacolo” riservato al genere maschile.

Quel giorno non ne volevano saper proprio di pisciare.

Sentivo le loro urla, il pallone rimbalzare, le imprecazioni per un goal sbagliato. Nel frattempo, le zanzare, mi stavano martirizzando.
E finalmente, dopo tanta attesa, gli arrivò l’agognato stimolo!!!

Arrivò prima il più piccolo del gruppo che, indifferente alla presenza dei compagni, si abbassò i calzoncino iniziando ad irrigare le piante sottostanti. Era circa cinque metri sopra di me e trattenendo il respiro, strizzai gli occhi per mettere a fuoco il suo pisellino.

Mi ricordo…mi ricordo ancora….

Mi ricordo del mio primo ragazzetto timido. Era spaventato più di me e quando si spogliò non mi dette neanche la possibilità di osservare ciò che mi stava per penetrare.

Fui io ad incoraggiarlo, curiosa.

Non mi parve paragonabile a quello di Ercole o David. Era molto peloso, storto sulla sinistra e il prepuzio non ricopriva il glande.

A quello ne sono seguiti molti altri: lunghi e lunghissimi, alcuni tanto corti da sparirti in mano (sigh!!!), tozzi come tappi di damigiana, superbi e presuntuosi, curvi in su, curvi in giù, dritti come un palo, a cono, alcuni con cappelle a punta, altri con cappelle simili ad albicocche, qualcuno sproporzionato rispetto alle palle, altri con palle sproporzionate rispetto al fusto…

Insomma, ogni volta che cali un paio di braghe ad un uomo, non sai mai cosa ti capita.

Un po’ come la shitola di cioccolatini di Forrest Gump.

Visita urologica imbarazzante

STORIA VERA
Soffro di una malattia che si chiama di La Peyronie. Non è grave, è solo un pochino fastidiosa. In pratica ho il pene un po’ curvato verso l’alto da metà in su. Ce l’ho da sempre e mi sono sempre vergognato di farmi vedere da un medico, ma a 21 anni, spinto dalla mia ragazza, vado a farmi visitare dal medico, che mi manda dall’urologo per una visita più precisa.
Dopo qualche settimana mi presento all’ambulatorio, entro e ci trovo non una, ma ben quattro donne: la dottoressa, l’infermiera e due studentesse.

Cominciamo bene. All’inizio mi siedo e la dottoressa comincia a chiedermi delle cose, prima generali e poi specifiche, ad esempio se avevo dolore o fastidio durante i rapporti sessuali o la masturbazione o se la mia fidanzata dice di provare fastidio. Poi mi dice di spogliarmi e mettermi in piedi per la visita. Questo ovviamente me lo aspettavo, faccio un sospiro e mi tiro giù pantaloni e mutande. Non sono fiero del mio pene.

Misurerebbe 13 cm e mezzo se fosse dritto, ma essendo storto sembra pure più corto. A parte la mia ragazza, non l’aveva mai visto nessuno, nemmeno sotto le docce in piscina, perché mi lavo col costume.
Comunque la dottoressa non mi visita subito e manda avanti le due studentesse. Mentre una delle due si mette i guanti, l’altra comincia a prendermelo in mano senza guanti e lo tocca in vari punti per sentire le placche fibrose.

La dottoressa le fa notare che di solito ci si mette i guanti per igiene e lei risponde “chiedo scusa, è l’abitudine”. Ilarità generale mentre io divento rosso in faccia. Intanto anche l’altra ha finito di mettersi i guanti e comincia a maneggiarmelo insieme alla collega.
La situazione diventa quasi pornografica. Sono nudo in compagnia di quattro donne. L’infermiera, si fa i cazzi suoi col cellulare ma ogni tanto butta l’occhio. La dottoressa scrive al computer e ogni tanto dà istruzioni alle studentesse su come e dove toccare per la visita.

Le due ragazze intanto toccano su e giù per il cazzo, palpano e quasi massaggiano (senza malizia, eh) per cercare di sentire le placche. Una, ancora senza guanti, è una ragazza normale mentre l’altra è molto carina, un po’ in carne, ma con due occhi verdi da favola e soprattutto un paio di tettone da urlo che si intravedono dalla scollatura del vestito sotto il camice. Sono tutte e due chine a guardarmi e toccarmi il cazzo e non posso fare a meno di fissare quelle due bocce.

Ovviamente succede il patatrac. Tocca e ritocca, domande sulla mia vita sessuale, quattro donne nella stanza, due che me lo maneggiano, l’occhio che cade sulla scollatura e ovviamente comincia a diventarmi duro. Provo a distrarmi, a pensare ad altre cose, ma è impossibile. Loro ovviamente se ne accorgono, lasciano andare e guardano la dottoressa in cerca di istruzioni. Lei alza lo sguardo e dice “Oh, perfetto, ci servirebbe proprio vederlo in erezione per valutare la deviazione dell’asse.

Tu non ti preoccupare e non ti sentire in imbarazzo, è normale che succeda in situazioni come questa, soprattutto alla tua età”. Sarà pure normale, ma io mi vorrei sotterrare.
Poi continua: “Quello che ti stavo per spiegare è che serve una foto del pene da allegare in cartella per quando farai visite da altri specialisti. Ti avrei chiesto di farla con calma a casa, ma dato che siamo qui possiamo già fare tutto, che ne dici?”.

Annuisco un po’ imbarazzato e lei chiede alle ragazze di fare tre foto col loro cellulare, una di fronte e due di profilo dai lati opposti. Imbarazzo estremo.
Fatto questo, la dottoressa si mette i guanti, mi visita mentre spiega ancora qualcosa alle studentesse, poi mi dice di rivestirmi. Mentre mi spiega le ultime cose, per fortuna mi si rammollisce di nuovo, così posso uscire dall’ambulatorio con dignità, anche se più imbarazzato che mai.

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Tre per me

Ciao cari
Eravamo rimasti che in visita ai miei amici avevo assaggiato il cuginetto giovane che mi ha dato un saggio della sua bravura.
Ero comunque tornato per levarmi una voglia che gia da tempo ho sperando che i miei due amichetti mi aiutino ad esaudire questo desiderio.
E’ da tempo infatti che mi piacerebbe ricevere due cazzi nel culetto simultaneamente.
Alcune amiche con le quali ha parlato al riguardo sostengono che se i partners sono in gamba con la doppia anale si gode molto di piu’ che con uno nel culo ed uno in figa.

Io sono. Entusiasta di provare con i miei due nuovi amici.
Sono nella loro casa sdraiato ed abbracciato al loro cuginetto e vedo che rientrano sorridenti, ti sei annoiato con il mio cuginetto?
No anzi abbiamo passato un’ora fantastica rispondo mentre mi alzo e li vado a baciare, un bellissimo intermezzo.
Dai adesso pranziamo , poi avremo modo di parlare mi risponde Bonifax mentre comincia a preparare un succulento profumato cous cous.

Chiedo un telo da bagno perche’ vorrei fare una doccia ma devo dire la verita’ sono eccitato , Sedrick mi indica il bagno dicendomi che mi allunga lui il telo.
Entro e comincio a lavarmi, mentre mi insapono sento una presenza alle spalle, e’ Sedrick che miguarda affascinato dicendomi che sono un gran pezzo di gnoccone e che lo sto eccitando ; io sorrido e gli dico : accomodati amore , lui non se lo fa ripetere e tirati via i calzoncini , era gia a petto nudo, questo gigante peloso entra nella doccia e comincia a sbacciuchiarmied a d insaponarmi insinuando le sue mani giganti nelle mie parti intime.

E’ alle mie spalle e mentre si muove sento il suo enorme palo nero che mi struscia all’interno delle coscie.
E’ veramente grosso ed io mi allargo ed inclino per poterlo accoglierenel migliore dei modi , lui continua a strusciarsi la cappella sul mio orifizio desideroso che ancora dilatato dalla precedente penetrazione aspetta l’intrusione del grosso citriolo infuocato.
Mi manca quasi il respiro tanto sono eccitato , lui mi bacia il collo con ardore e mi strizza i capezzoli durissimi sento che mi spalma mentre sono avvinghiato allo spruzzatore quallcosa , sembra crema, scoprio’ poi essere bagnoschiuma e allargandomi con le due mani mi penetra , io sono gia dilattato ed entra agevolmente comincia a pomparmi sollevandomi in peso, lui e’ piu alto e forte , mi brucia mentre lui mi incula ma sto godendo come un matto , improvvisamente lo estrae e mi gira prendendomi su di se in braccio per poi ri incularmi da davanti mentre mi spinge veso il muro.

Ci baciamo, io stringo e accarezzo i suoi possenti muscoli e vengo sulla sua pancia in un bellissimoorgasmo anale , lui continua a pompare velocemente finoa che non sento un enorme spruzzo copioso dentro di me.
Anche lui e venuto inondandomi il culo , lo estrae ancora duro mentre mi inginocchio per rendere omaggio a quel bellissimo cazzone nero che mi ha mandato in estasi cominciando a leccarlo e ciupparlo per bene.

Abbiamo poi finito di lavarci per bene.

Una moglie da ammirare 1

Ciò che sto per raccontare, una storia vissuta realmente fino a 5 anni fa.
La storia ebbe inizio circa 15 anni fa vissuta da me Luigi oggi ho compiuto 67 anni mentre Elena mia moglie, ne avrebbe avuti 60 anni.
Io e mia moglie ci siamo conosciuti in età giovanissima, e tutto ciò che era sesso le avevo insegnato tutto, questo gli piaceva molto sperimentando molte cose, aiutato da molte cassette porno di tutti i generi che di solito si vedevano insieme, per farmi piacere lei voleva fare ciò che vedeva, diventando una persona scaltra in fatto di sesso era sempre vogliosa di cazzo, per me era una vera delizia.

Dopo 20 anni di matrimonio, andava benissimo sia di convivenza che di sesso, poi successe la cosa che non mi sarei mai aspettato, dopo una visita di normale amministrazione, venne fuori che dovevo fare un piccolo intervento in cui mi avevano assicurato che era una cosa da poco, cosi decisi di effettuare l’intervento.
Dopo l’intervento mi avevano detto che per un piccolo periodo di circa 2 mesi non avevo più una erezione, ma poi si tornava alla normalità.

Passarono 2 mesi ma della mia virilità non si vedeva nulla, andai di nuovo per un controllo, loro dicevano che era tutto normale assicurandomi che le mie erezioni uscivano fuori.
Dopo circa 5 mesi ancora nulla in cui questa cosa cominciava a darmi fastidio, per loro era tutto normale, Mia moglie Elena faceva del tutto per rianimarlo, ma lui non ne voleva sapere nulla.
Dopo un anno in queste condizioni ero caduto in depressione, spingendo anche mia moglie a farsi un amante per dare sfogo alle sue esigenze di sesso, visto che era una persona giovane e visto che gli piaceva fare sesso ma lei rifiuto questa mia richiesta.

Ero ossessionato da questa mi situazione nel vedere mia moglie che anche lei stava cadendo in una depressione.
Dopo circa 2 anni, un giorno senza dire a lei delle mie intenzioni, presi una iniziativa, Avendo fatto amicizia con Aldo in cui ci incontravamo nel parco portando i nostri cani, piano piano entrammo in confidenza in cui Aldo si era separato dalla moglie 2 anni prima aveva tre anni meno di me, mentre si passeggiava iniziarono le nostre confidenze di come erano andate le cose con sua moglie che la trovo a letto con un suo spasimante e per questo si era rotto il matrimonio, mentre io le raccontavo il mio problema che mi era accaduto.

Passarono circa 20 giorni presi Aldo dicendogli se era disposto a fare sesso con mia moglie visto che erano circa 3 anni che non lo faceva ma ad una condizione che doveva corteggiarla senza che lei sapesse che ero stato io ad organizzate tutto.
Da quel giorno Aldo inizio a frequentare la nostra casa, le faceva sempre dei complimenti che Elena iniziava ad accettarli anche quando erano un pochino spinti, vedevo mia moglie che lo guardava sempre più con insistenza, sembrava che lo volesse denudare con gli occhi.

Quella stessa sera dissi a Elena cose ne pensava di Aldo, lei rispose che era interessante e simpatico, le dissi se voleva fare sesso con lui, lei disse di si forse per via dei anni persi, le risposi che io accettavo che lo facesse, ma lei disse che se lo doveva fare io dovevo essere presente.
Parlai con Aldo spiegando di ciò che aveva detto Elena che il dovevo essere presente mentre facevano sesso, accetto, dopo 2 giorni ci invito da lui a cena, dissi a mia moglie di essere sex il più possibile, infatti si mise una camicetta di senza senza reggiseno con una gonna molto ridotta visto che il suo fisico lo permetteva.

Dopo una bellissima cena ci sedemmo sul divano mentre Aldo si mise in poltrona difronte a noi, mia moglie di muoveva in continuazione e nel farlo mostrava le sue gambe per non dire che il suo petto fuoriusciva quasi del tutto dalla camicetta, vedevo mia moglie che era già in preda della sua libidine, a quel punto dissi di scambiarsi posto con Aldo in cui si sedette accanto a Elena poco dopo fece scivolare la mano in mezzo alle cosce, mia moglie ebbe un sussulto che si giro prendendolo per il viso attaccando la sua bocca alla sua, io ero li inerme, ma contento di ciò che stava per accadere, lui con le mano la denudava facendola rimanere del tutta nuda, gli faceva dei complimenti per il suo corpo fino a che inizio a leccargli la fica ad ogni leccata lei gemeva fino a che lo prego di mettere dentro il suo cazzo in fica visto che era già abbastanza duro, lo appoggio sulle labbra della fica spingendolo tutto dentro andava su e giù dentro mentre Elena aveva dei orgasmi, poco dopo lo tiro fuori godendo tutta la sborra sulla pancia.

Rimasero nudi fino a che dopo circa 1 ora Elena prese a lavorare il cazzo con la bocca, visto che non era appagata, lo fece diventare di nuovo duro per poi conficcarselo nella fica, questa volta Aldo godette dopo circa 20 minuti mentre mia moglie aveva un orgasmo dietro l’atro. Ci salutammo, una volta a casa le domandai se gli era piaciuto e se voleva lo poteva rifare di nuovo, lei disse di si che gli era piaciuto moltissimo solo una cosa mi dispiace per te che non parteci, io sono contento ugualmente.

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IL MIO PLUG

Prima di iniziare per quelli che non sanno cosa sia un plug anale andate a vedere una mia foto qua. Il mio plug ha un nome, o meglio io gli ho dato un nome. Per tutto quello che ha subito e gli ho fatto passare il nome che più lo rappresenta , a mio avviso chiaramente, è SPARTACO!!! Nome che mi ricorda un gladiatore romano, maschio e cazzuto. Io amo il mio Spartaco. Ricordo come fosse ieri la sera che entrò a far parte della mia vita , e non fu il solo posto in cui entrò !! Non sapevo cosa fare e avendo già un reparto giochi ben fornito , decisi di prendere la macchina e andare a fare visita al mio amico Fausto, titolare di un piccolo sexyshop non lontano da casa mia, per completare la mia collezione con un oggetto che scandalosamente mi mancava: un bel plug !!! Arrivai al negozio, erano le 23 circa , e quando entrai Fausto, conoscendo le mie esigenze particolari, come di consueto chiuse il negozio, attaccando sulla porta un foglio con scritto VENGO SUBITO.

Se avesse scritto ” torno subito” sarebbe stata una menzogna!!!! Lo era comunque, anche se iin modo più veritiero, nel senso che Fausto non era un uomo che veniva subito, ma ci metteva un bel po’. Comunque dopo avermi salutato alla sua solita maniera, cioè togliendosi i pantaloni e restando col cazzo a penzoloni, e facendo lo stesso con me, lasciandomi a culo scoperto, mi chiese che cosa mi servisse. Risposi un plug.

E lui me ne fece vedere diversi , di diverse misure e materiali. Allora nel vedermi indeciso volle sapere su quale misura ero più indirizzato. Non ebbi esitazioni nel rispondere che la misura che stavo cercando era esattamente quella del suo uccello, che ritenevo di circonferenza perfetta. Al che lui mi propose di provarne qualcuno non prima di avermi messo il suo cazzo nel culo, in modo da trovare con più precisione quello giusto.

Mi sembrò un’ottima idea!!! Fausto, che aveva un occhio di riguardo per il suo cliente preferito approfittò per farmi provare un lubrificante nuovo che a detta sua non lasciava le mani unte o appiccicose. Ritenni cortese accettare il suo invito. Apri’ una confezione nuova mentre io gli stavo succhiando il cazzo per farglielo venire il più duro possibile. Mi lubrifico’ il buco del culo e mi infilo il suo grosso membro dentro il mio corpo.

Senza troppi movimenti, mi lasciò il tempo per memorizzare la circonferenza del suo pene, e quando gli dissi che ero pronto per provare il primo plug, lui tolse di colpo il cazzo dal mio culo e dopo un altra svelta spatolata di quel devo ammettere molto efficace lubrificante mi infilò di netto il primo plug. Ahia!!! che maniere Fausto!! Sempre il solito. Comunque convenni che quel plug non aveva la circonferenza che volevo.

Allora lo tolse con la stessa grazia che usò nel mettermelo. Mi fece provare il secondo. Niente , nemmeno questo era quello giusto. Nella sua immensa saggezza Fausto ritenne che fosse il caso di rinfrescare la mia memoria e mi impalò di nuovo il culo col suo pisellone. Questa volta avendolo prima ben lubrificato mi scopo’ , e bene direi, mi fece suo tra i vibratori e i dildo. Gli scaffali tremarono finché non si lasciò andare e urlò di godimento nel riempirmi il culo di sperma caldo.

Forza Fausto, proviamo il terzo plug!!! E finalmente lo trovai. Il mio Spartaco. Avendo il culo pieno di sborra decidemmo che era meglio che lo tenessi su, almeno finché non fossi arrivato a casa e potessi scaricare tutto lo sperma che avevo dentro di me. Quindi pagai, mi rivestii, e con Spartaco nel culo uscii dal negozio. Fui felicissimo!!!! Spartaco mi fece godere fin da subito!!! Quando salii in macchina e mi sedetti con Spartaco che spingeva dentro di me mi sembrò di essere in paradiso.

Tanto che neanche me ne accorsi che nel passare sula corsia opposta per dirigermi verso casa, una volante della polizia mi fermò. Proprio di fronte al negozio. Forse mi stavano aspettando, non lo so. Ricordo solo che quando mi chiesero patente e libretto mi accorsi di non avere il portafogli in tasca della tuta. Lo avevo probabilmente dimenticato da Fausto. Che gran casino. Quando spiegai al poliziotto che la patente non l’avevo con me, allora lui mi chiese cosa avessi comprato al sexyshop.

Non ebbi il coraggio di parlargli dì Spartaco. Tanto più che Fausto non mi fece nemmeno lo scontrino. Allora risposi che non avevo comprato nulla. E perché allora avevo tirato fuori il portafogli per poi dimenticarlo in negozio? La domanda fu più che lecita. Ma non ottenendo nessuna risposta, il poliziotto mi invitò a scendere dalla macchina. Fu allora che mi ricordai che il mio amico cazzone Fausto vendeva popper di sottobanco!!! E di sicuro il poliziotto volle accertarsi che io non avessi acquistato della droga.

Scesi e mi fece mettere di spalle con le mani dietro la nuca. Non fece nemmeno in tempo a perquisirmi che accadde l’inverosimile che tuttavia mi tolse da quella spiacevole situazione. Io indossavo un paio di pantaloni neri della tuta tagliati al ginocchio, chissà perché non misi gli slip quella sera. Io cercai con tutto me stesso e con tutta la volontà di stringere le chiappe. Ma complice tutto il lubrificante usato in precedenza e lo sperma di Fausto che spingeva , SPARTACO quella sera volle fare il suo debutto in società , e si lasciò scivolare fuori dal mio buco per poi cadere a terra passando da un lato dei miei pantaloni.

Si fermo’ proprio davanti agli stivali del poliziotto. Con tutta la sua imponenza, unto di sborra ma fiero, restò immobile finché con un calcio il poliziotto lo allontanò facendolo ruzzolare sotto la mia macchina, restai in silenzio ma preoccupato per il mio Spartaco. Finché il poliziotto non mi disse di andarmene , forse più scandalizzato e imbarazzato lui di me. Recuperai il mio amore da sotto la mia auto, e di fretta me ne andai verso casa!!! Durante il tragitto mi assicurai che Spartaco stesse bene e non avesse subito danni.

Fu in quell’istante che ci innamorammo l’uno dell’altro!!! Un amore vero, sincero, eterno. La nostra storia continua tutt’ oggi, e continuerà per tutta vita. Il mio grande amore, SPARTACO!!!.

Cambiare in Meglio parte 2

Ciao sono sempre Franca, voglio continuare a raccontare la mia storia di donna, Paolo mi ha fatto godere meravigliosamente, anche se con lui poi sono nati dei problemi adesso voglio confidarmi e raccontare come è andata a finire…

Con Marco mio marito frequentavamo spesso Paolo e Katia, sua moglie, a loro non erano venuti figli, noi abbiamo una coppia in età scolare. Uscivamo insieme ed erano molto felici di stare con i nostri bambini.

Naturalmente con Paolo avevamo pianificato tutto nei minimi particolari per non destare alcun sospetto. Ci incontravamo una o due volte al mese, sfogandoci completamente. Lui e Marco sono colleghi e fanno i turni.
Quando mio marito è di mattina stacca il pomeriggio, allora programmiamo perché Paolo si mette il turno di sera. La mattina mi alzo come al solito e porto i bambini a scuola dove fanno tempo pieno. Poi vado a fare un po’ di spesa, prendo un autobus e mi faccio caricare in un posto lontano da Paolo in macchina.

Una veloce corsa fuori città, lui ha una seconda casa sfitta, Paolo mi offre una bella colazione al Bar, e poi andiamo a casa sua, facciamo tutti e due la doccia e lo facciamo fino all’ora di pranzo fino allo stordimento, un’altra bella doccia e siamo fuori a pranzo, poi lui mi accompagna al posto convenuto e quindi riprendo l’auto e vado a prendere i bambini.

All’inizio tutto è andato liscio, Paolo mi faceva anche dei regalini, tipo una cavigliera d’oro, un pendant, oppure un cellulare, io ero molto felice perché la sua virilità sembrava non finire mai, c’è l’aveva sempre duro e mi faceva godere molto, ci piaceva usare il turpiloquio, ma poi ci siamo fatti troppo trascinare, e i nostri incontri non erano più quelli di una coppia di appassionati amanti, ma qualcosa che non riuscivo più a definire.

Paolo ha cominciato a dimostrare una certa possessività nei miei confronti, insieme ad una crescente aggressività, lui molto educato, gentile e razionale, a letto con me ha cominciato a manifestare la sua rabbia repressa, ed io mi sono sentita come un oggetto di piacere nelle sue mani, ma questo mi piaceva perché mi faceva sentire completamente sua, tanto da dimenticare completamente mio marito ed i miei figli.

Poi la situazione è come degenerata, Paolo diventava sempre più porco, chiedendomi sempre cose più azzardate, mi aveva sottomessa completamente, tanto che quando scopavamo parlava sempre lui usando il turpiloquio.

Diceva che io ero la sua Zoccola, la sua Puttana schiava, e che lui era il mio Padrone e che gli dovevo obbedienza, questo all’inizio mi piaceva, perché mi faceva sentire sua, quando ci spogliavamo per fare l’amore lui si sedeva su una poltrona, ed io mi dovevo inginocchiare davanti a lui e baciargli i piedi dicendo che lui era il mio padrone. Lui con un tono arrogante mi domandava se gli avevo messo le corna, ed io impaurita gli dicevo di no…, poi ha voluto che gli leccassi il buco del culo e via dicendo….

Poi ha chiesto di sodomizzarmi, ma io non volevo perché anche se lo facevo prima di avere figli, ora dopo due parti mi sono venute le emorroidi e per me è molto doloroso avere un rapporto anale, ma lui lo ha voluto lo stesso, adesso praticamente lui quasi non mi possiede più per via naturale ma solo in quel modo, e per me non è come prima.
Ora si è inventato una nuovo posizione per umiliarmi ancora di più mentre mi sodomizza da dietro, porta avanti una gamba schiacciandomi la testa con un piede, intanto me ne dice di tutti i colori, tipo “Godi…godi nel culo Troia! Alla faccia di quel cornuto di tuo marito!” – “Vedrai che prima o poi te lo rompo questo culo Puttana…che è quello che ti meriti, ma quante corna gli hai messo a quel povero Marco…ma adesso ci sono io a fartela pagare!”

Poi siccome a me piace bere lo sperma, lui alla fine del rapporto me lo mette in bocca e mi dice “Adesso bevi il tuo sperma Zoccola!”.

Poi si confida, sempre usando il turpiloquio, ed offendendo Katia dice “Mi ci voleva proprio una Porca come tè, perché mia moglie sembra una morta quando me la fotto!”
Insomma la situazione è diventata insostenibile, sono andata a visita da un proctologo, il quale mi ha consigliato vivamente di non avere più rapporti anali, a Paolo non gliene importa nulla anzi quando mi sodomizza, è molto contento, e quando me lo tira fuori dice: “Finalmente te l’ho rotto il culo sei contenta? Adesso puliscilo bene Troia!”.

Insomma oltre ad essere umiliata, dovevo sopportare il dolore fisico, non è più un rapporto ma una tortura…! Così ho deciso di mandarlo affanculo il più presto possibile, ma in che modo ?
Franca.

Il tranello di Francesco e il clistere dalla zia i

La pancia gli doleva da piegarsi in due e in più c’era l’interrogazione di matematica, e lui stava ripetendo la quinta. Se la poteva giocare. Erano cinque giorni che non andava di corpo, colpa di tutti quei panini senza acqua, invece di pranzare. Sua madre gli dava sempre della frutta che lui non mangiava mai. Comunque, non è certo questo ciò che avrebbe detto. Avrebbe raccontato di avere un bruciore allo stomaco, forse i peperoni, e chi lo sa.

Fatta! Niente scuola oggi! Però… restava da risolvere un altro problema, farsi passare i lancinanti crampi al basso ventre, dovuti al blocco intestinale. Il tappo era oramai così grosso e indurito che non riusciva a farlo uscire dal sedere. Era bloccato lì all’imboccatura dell’ampolla rettale.
Sua madre entrò sentendolo lamentarsi. “stai bene Francesco? Hai l’aria pallida…” “mi brucia lo stomaco, mammina”. Lei si avvicino al letto e si avvicinò alla fronte del figlio, leggermente più calda del normale, per effetto della grave stitichezza.

In quel momento dalle lenzuola uscì inesorabile una flatulenza demoniaca, con una punta di fogna. “Francesco, tesoro hai problemi a fare la cacca?” “No mamma! Fatta ieri!””Mmmm… ma oggi non hai l’interrogazione di recupero?? Come si fa?” “Mi spiace molto mamy, avevo studiato tanto” “E va be, che possiamo farci. Se stai male stai male” disse, con una punta di limone. “Non ti preoccupare, nella sfortuna siamo fortunati. C’è in visita una tua lontana zia che fa l’infermiera da molti anni, è un po’ all’antica ma… non fallisce mai, per quanto talvolta sembri uscita da un collegio delle suore.

A Francesco l’idea faceva automaticamente serrare le chiappe. Ma ormai era fatta, c’era solo da sperare di fargliela. Nel frattempo la madre chiamò la zia infermiera e le disse che sospettava un trucco e oltre al trucco il sospetto bisogno di un’evacuazione immediata. La zia capì la situazione, le disse che avrebbe gestito la cosa in modo da ottenere ambo gli obiettivi, e con un solo trattamento!
Quando la zia arrivò francesco sentì che lei e la madre ridacchiavano e poi si dicevano cose tipo “questo lo porto io” “no quello dopo” “si ma sono già nella mia borsa” e via discorrendo.

Le due stavano preparando tutto l’occorrente per trattare vigorosamente il suo intestino, e sbloccarlo dal tappone. Ma lui non poteva ancora neanche lontanamente immaginare quanto gli avrebbe bruciato il sedere.
Una volta nella stanza del discolo, la zia lo salutò e baciò sorridente, poi apri la borsa e appoggiò sul comodino un termometro e un vasetto, e infine una peretta schizzetto minuta e azzurra. “Francesco, lo sai che un clisterino ti aiutebbe molto a sentirti meglio? Magari poi ne facciamo uno piccino picciò, o se preferisci ho anche questi” ed estrasse un paio di microclismi vecchio stile alla malva e glicerina, e una shitola di supposte di glicerina per adulti.

Il terrore si impossessò di Francesco che arrossì di brutto e comincio a frignare “ma non mi servono quelli! “ “Va bene va bene, se non ti servono allora niente”.
Poi sollevò le coperte, giusto in tempo per percepire l’ennesimo peto pestilenziale, e fece una smorfietta, poi comincio a palpare la pancia del nipote e lo stomaco, per scoprire senza più ombra di dubbio il bolide insinuato nei suoi bassi intestini. Altra smorfietta.

“Ok caro, ora tirati su a sedere” e in quella lo prese per le braccia in modo deciso ma professionale , e se lo stese sulle ginocchia, visto che era seduta sul bordo del letto. “Cosa fai zia!” “Ti prendo la temperatura caro, se hai la febbre potrebbe essere appendicite! Ed è dal sedere che devo prenderla, per forza. Ora stai buono che non succede nulla”. La zia indossò un ditale di lattice, lo immerse nel vasetto di vasellina.

La madre abbassò amorevolmente il pigiama e le mutande del figlio, fin sotto le natiche. Fu allora che successe. Lui se ne stava lì applastato senza alternativa, sperava non sarebbe stato doloroso un termometro nel culo, che vergogna però. Poi improvvisamente sentì la madre che gli spalancava le natiche e qualcosa di caldo tentare di forzarli il buchetto, già infiammato dai fallimentari tentativi di defecazione. “Spingi come se facessi la cacca e non ti farò male” preso dalla disperazione lui spinse, e in due movimenti fastidiosi il dito di sua zia era infilato nel suo sedere fino in fondo “avevi detto che no faceva male!”.

Lo sentiva che palpava e spingeva. La zia estrasse un dito con la punta sporca di marrone scuro. “Mmmmm…” smorfietta. Dopo gli infilò l’indolore termometro e attese “Francesco, ragazzo mio. Porta pazienza che abbiamo quasi finito”. Non aveva febbre, solo una leggera –e sospetta- alterazione. “Caro, ti ho fatto un’esplorazione anale, ed ho trovato un tappo di prima categoria là dentro! Bisogna subito fare un clistere, o forse un paio. Non sarà una passeggiata, ti avviso.

E ti consiglio di mangiare la frutta che ti dà tua madre, forse più tardi capirai perché, e studiare non ti parrà poi così insensato. ” “No mammina, no voglio farlo il clistere! Farò qualsiasi altra cosa ma il clistere no!” “Franceschino, purtroppo sei troppo costipato oramai per qualsiasi altro tipo di rimedio, e non vorrei fossero costretti ad estrarlo manualmente…” Lui impallidì, e in quell’attimo di distrazione si ritrovò sulle ginocchia della zia, a mutande calate fino al ginocchio.

“Mi potresti aprire due supposte cara? Meglio cominciare con queste”. In realtà le supposte erano un extra di punizione per il tranello. “No no! Anche le supposte no! Non le sopporto! Bruciano!”.
E fu allora che la zia smise di sorridere. Spinse giù il nipote, col sedere bene in vista, e lo sculacciò sonoramente, finchè lui smise di agitarsi e si arrese alle supposte. Supposte e sculacciate. L’ano era ancora un po’ lubrificato ma non molto, e la zia inserì entrambe in un sol gesto, la prima fino in fondo, la seconda solo fino allo sfintere, poi con una sculacciata lo costrinse a serrare lo sfintere e la supposta entrò con un singulto del ragazzo.

“Aia! Mi bruciano dentro! Voglio farle uscire!” E via di sculacciare a chiappe strette dalle mani della madre. Tornata la quiete, le due donne lo fecero attendere dieci interminabili minuti con le supposte che non si scioglievano ma bruciavano assai, e gli partì un crampo fenomenale. “Bene giovanotto, ora sei pronto per il clistere. ” Sua madre nel frattempo aveva portato in camera l’occorrente, precedentemente preparato in cucina. Una peretta arancione media con cannula fina a punta a bulbo più grosso.

Sistemarono Francesco sul bordo del letto con il sedere rivolto verso di loro e la testa sulla coperta. Il ragazzo arrossì furiosamente quando gli abbassarono la testa e sollevarono il culetto. Poi nuovamente chiappe spalancate, dito unto nel culo, questa volta solo di tre centimetri, e poi la voce aspra della zia “e adesso guai a te se si ti muovi. Comincia invece a respirare con la bocca e profondamente, che ora ti somministro la purga”.

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Il trattamento inizio in modo soft, con la perettina azzurra piena al colmo di olio d’oliva tiepido per rilassare e lubrificare. Gliela spremette con una lentezza insopportabile “così si entra per bene “. E poi fu la volta della pera arancione media, il clistere saponato infallibile ma assai irritante e fastidioso. La zia infilo la punta grossetta della pera che in un gluck scomparve dentro il culetto, e poi metà del resto. Anche questa volta la peretta fu somministrata con esagerata lentezza, Francesco sempre più rosso in viso si nascondeva la smorfia che aveva sulla faccia.

L’acqua tiepida gli entrava nel retto e una volta riempita l’ampolla rettale si insinuava, con grande dolore al pancino e fitte alla glicerina, dove giaceva il pietrone, e su su. La seconda peretta “te ne faremo almeno tre, poi ti libererai del grosso e ne faremo altre due per lavare via il sapone, che altrimenti ti vengono anche le emorroidi” non fu così. Senti una grande pressione dolorosa, poiché la zia la stava spremendo con forza, per spezzare il fecaloma spiegava arcigna.

E la terza peretta durò addirittura cinque minuti! A quel punto lo fecero sistemare sopra una bacinella, e Francesco tra lamenti e un paio di lacrime evacuò le supposte, dei sassetti neri, e due blocchi di feci compatte che lo dilatarono alle lacrime.
Dopo una mezz’ora di tregua lo avvisarono che erano in arrivo le altre due perette, lui protesto ma smise quando vide lo sguardo minaccioso della zia. Stavolta si trattava però di due pere da 750cl! 😥
Questa è la storia del povero discolo Franceschino, che dopo questa disavventura dovette seguire una dieta vegetale per una settimana e un ciclo di clisteri alla camomilla per un mese intero.

I metodi all’antica funzionano sempre!
:(.

La prigione della salute. Capitolo 2: un usuraio s

CAPITOLO 2 – uN USURAIO SENZA SPERANZA

Nel corso degli anni, al mio amico assistente toccò di assistere a scene davvero imbarazzanti, ma mai come la disavventura che ha per protagonista Walter, l’usuraio recidivo.
Walter era un uomo di mezza età che aveva giocato con gli averi di molti tra amici e parenti. Schiavo delle abitudini, ora che si trovava in un ambiente nuovo non poteva più contare sulla sua evacuazione quotidiana, da ben quattro giorni, la qual cosa lo infastidiva assai perchè avrebbe dovuto ricorrere all’aiuto dell’infermieria e raccontare tutto.

Per lui era come calare le braghe, figurativamente (e anche realmente!).
Tuttavia dovette arrendersi e chiedere una visita per “costipazione”. Ma durante la giornata nessuno lo convocò. Alle 9 di sera i detenuti tornarono in cella, Walter compreso, alle prese con un gran mal di pancia e dei peti infernali! Tuttavia, dopo quindici minuti, la chiave girò ed entrò un’infermiera di mezza età, piuttosto corpulenta, seguita dal mio amico assistente sanitario che portava con sè il carrello delle meraviglie (meraviglie per chi legge ma non per Walter!!).

Non mancava nulla, dai microclismi alle supposte effervescenti all’acqua saponata. E sopra a tutto, spiccando nel suo bel arancione carico, la pera da 250 ml, già carica e unta in punta con la vaselina. Si diressero verso Walter: “a causa di un caso di appendicite che ci ha occupato per tutto il pomeriggio, dobbiamo procedere alla visita qui. Ora assuma la posizione ginocchia gomiti e cali le braghe”. Walter arrossi violentemente colto senza preavviso.

Era arrivato il momento di calare le braghe!! Visibilmente imbarazzato Walter si abbassò i pantaloni e obbedì ai comandi. Due mani abbassarono le mutande quel tanto che bastava per scoprire la parte interessata. L’infermierona, si mise il ditale in lattice e prese la vasellina “ora metti la testa sul cuscino e solleva il culetto, ho qui una bella purga per te!”. Walter non poteva resistere e cercò di alzarsi “aspettate!!” ma le mani del mio amico lo afferrarono e lo costrinsero a piegarsi sulle ginocchia della matrona dalla mano pesante, che dopo due sonore sculacciate, spalancò con mano esperta le natiche e infilò il suo dito grassoccio nello sfintere contratto.

“ahhhhh! ahhhh! un attimo un attimo!”. “Qui c’è un bel tappone da far uscire, ed è bello grosso. Ce l’hai proprio qui, ma non esce, vero?” l’infermierà ammiccò ironicamente. Poi afferrò la shitola dei microlismi e ne estrasse quattro. “Sei così pieno che ci stanno solo questi qui”. E così, sentendosi trattato come un moccioso, Walter subì ben quattro microclismi, natiche separate, punta del microclisma che infastidisce il buchetto, inserimento irritante, bruciore provocato dal glicerolo e un gran bisogno di evacuare.

Lo fecero attendere tenendogli chiuse le natiche per cinque lunghissimi minuti, in cui i suoi compagni di cella, nel silenzio generale, facevano finta di non vedere ma vedevano benissimo, alcuni si eccitarono, alcuni si preoccuparono pensando al proprio sfintere.
Walter riusci infine ad evacuare un grosso blocco, e l’infermiera dovette somministrargli successivamente 3 pere arancioni saponate perchè si liberasse dei suoi pesi.
A Walter furono applicati spesso clisteri e supposte. Ma quell’episodio nella cella, col culo apero di fronte a tutti, non l’avrebbe mai dimenticato!.

Quel dottore bello e impossibile

Mi trovavo in uno studio medico, in una clinica, dove avrei subito un piccolo intervento , voluto espressamente da me, dovevo fare la chiusura delle tube. Il mio matrimonio era in crisi da tempo e non avevo intenzione di correre rischi, visto che in quel periodo la mia vita sessuale era piuttosto intensa, ma questa è un ‘altra storia ,fortunatamente acqua passata
Dopo aver fatto l’accettazione mi accompagnano in camera. ,in attesa del medico che mi avrebbe visitato.

Ero tranquilla, nel giro di pochi minuti arriva un’infermiera che mi spiega velocemente la prassi, ed ecco che entra un medico, e che medico, un ragazzo giovane, moro , non molto alto , circo 1,75 con profondi occhi scuri dal taglio un po asiatico , una folta capigliatura un po selvaggia oserei dire ma il suo aspetto mi risulta subito simpatico e infatti non mi sbaglio,si iniziò subito a discorrere come se già ci conoscessimo si presenta, ERIC,” bel nome” dico io.

… i nostri occhi si incrociarono parecchie volte durante quel breve colloquio e io noto subito che sarebbe stata, nonostante fossi in clinica in attesa di sala operatoria, una conoscenza interessante.
Fu subito complicità cominciammo subito a chiacchierare, quindi mi disse di seguirlo nel suo studio dove mi avrebbe visitato, entriamo a mi chiede di spogliarmi la mutandina, mi indica il lettino e io mi accomodo tranquillamente a gambe aperte per la visita.

Sempre chiacchierando piacevolmente mi fa un’ecografia e mi spiega come avrebbe eseguito l’intervento. , si scherza e io noto che si prepara per la visita manuale interna, ma senza indossare i guanti. comincia ad ispezionare la mia fica prima all’esterno passa con le dite tutto intorno tra la grandi e le piccole labbra fermandosi a stuzzicarmi il clitoride , io gemo e lui infila di colpo un dito e inizia a ruotarlo dentro di me provocandomi un sussulto che a lui non sfugge, ci guardiamo fissi e lui vede la mia forte eccitazione e con un sorrisino beffardo continua i suoi movimenti infilandoci anche un altro dito, sempre più veloce mentre io ormai completamente eccitata e persa nella sua prepotente masturbazione mi lascio andate a gemiti e urletti fino a quando il mio piacere gli esplode sulla mano che lui con sapiente lentezza estrae e annusa emettendo un sospiro compiaciuto.

Mi allunga una mano e mi aiuta a rialzarmi, ci guardiamo sorridendo e io gli dico ” Eric , è stato davvero un piacere”…..
Torno nella mia stanza ripensando con piacere alla visita insolita di quel giovane dottore, torna l’infermiera e mi chiede di indossare il camice in procinto di essere portata in sala operatoria e di lì a poco sono pronta , un’altra volta sul lettino a gambe aperte davanti a lui che con un sorrisino di intesa mi accarezza piacevolmente una coscia e mi chiede se sono pronta.

Preanestesia , mascherina e…. l’ultima cosa che vedo è il suo viso sorridente fra le mie cosce.
Cosa sia successo li dentro non lo so , ma quello che è successo prima non lo dimentico.
Mi risveglio in camera , Eric viene a controllare come sto e mi dice di riposarmi che avrei passto la notte in ospedale. “ Ci vediamo domani mattina per le dimissioni e fissiamo la prossima visita di controllo….

” “ non vedo l’ora …” gli rispondo io sorridendo….

GIACOMA emergenza evacuazione.

“La signora Giacomina chiamò una sera la C. A. con impellente necessità di un
CLISTERE. ”
Opero nel settore Sanitario, e sebbene mantengo riserbo per il segreto
professionale, questa storia capitatami, ad inizio carriera ,è scevra di
qualsiasi motivazione che possa ritenersi segreta in quanto le persone
citate non potrebbero essere mai individuate, e tanto meno che pure
essendo una storia vera potrebbe essere anche inventata…a voi il dubbio…
All’ incirca delle 2100 di un Sabato sera, mi giunge la telefonata di una
64 enne zitella all’ altro capo della città; il suo problema, tipico da
nevrosi, era che da circa tre giorni non evacuava e questo le provocava
malessere psicologico e somatizzando anche fisico.

Malgrado l’ età , la
signora mostrava un timbro di voce caldo, e non so spiegare il perche
aveva una sensualità nell’ esprimersi sebbene non molto istruita. Per la
verità ella non richiedeva una semplice visita “ domiciliare”; ella ,con
mio grande imbarazzo iniziale,richiedeva che mi recassi a casa sua per
praticarle un Clistere…. si proprio quello….
Il Clistere è formato da una Sacca dove si riempie con il liquido
( generlmente è praticato nella pratica pre operatoria, ma anche da
persone che praticano la Idrocolonterapia o da donne o uomini che lo usano
prima della penetrazione di sesso anale), che può essere acqua e
glicerina, o infusi di camomilla o erbe, il tutto ad una temperatura sui
23° del liquido , ed infine un deflussore con cannula, che termina con un
beccuccio di circa 15 cm.

che và collocato nel retto previa lubrificazione
con vaselina;la sacca è fornita di rubinetto, imn modo da regolarne lo
scorrimento del liquido.
Al mio diniego di quella richiesta la signora incominciò ad imprecare, e a
nulla valsero le mie spiegazioni sul fatto che quel tipo di prestazione,
non rientrava nei miei compiti. Ad un certo punto capì la chiave del
problema, e vista la mia passione per le donne mature, decisi di andare a
valutare quel caso; lei contentissima pensando he avessi accosentito
seduta stante alla sua richiesta esordi.

” bene preparo lo scaletto!!!!!”
Giunsi all’ uscio dell’ abitazione e dopo aver bussato il citofono, la
signora Giacoma mi venne ad aprire la porta…..Mi sì presentò all’ aspetto
come una signora sovrappeso ma non eccessivamente, ma con dei fianchi
larghissimi e delle belle tette, una quarta circa, che si intravedevano
sotto una canotta trasparente, priva di reggiseno, e con un paio di
mutande di cotone bianche. Ancora piacente secondo mè , e zitella era la
tipica nevrotica matura Ittiopriva, in crisi di nervi.

Mi accomodai nella
stanza dove ai lati di un largo e alto lettone matrimoniale, fiancheggiava
una scala che sarebbe dovuta servire ad appendere la sacca….
“ Allora il Clistere l’ avete portato?”
“ No Signora, per il momento avete bisogno di essere visitata e poi
domattina in forma privata, verrò con il tutto a praticarle il
clistere!!!!”””
“ Maronn’ teng’ mle e panzz’!!!”””
La invitai a distendersi sul lettone e incominciai a palpargli il grosso
addome con mani dolce e sensuali, mentre lei sembrava essere molto
collaborante, le feci scoprire la maglietta per palparle quelle tette che
sebbene cadenti si erano inturgidite al mio massaggio, con dei capezzoloni
scuri e allungati.

Incominciai a succhiarli …” Ma che stai facendo?”
“ Zitta è terapia!!!” risposi avendo capito l’ origine del suo
malessere…..Mhhhh succhiai come un bambino e vecchia bagascia sembrava
goderne. Poi mi rimisi a massargli il pancione e una mano si intrufolò,
sotto l’ elastico delle mutande, e la invitai ad abbasarle…. Le mie dita si
ritrovarono incollate, di un liquido filante e appiccicoso,e da l’ poco
avrebbe incominciato a secernere un liquido più viscoso.

Incominciai a baciarla sulla pancia, e da lì a poco mi ritrovai con suo
gran piacere con il mio viso piantato in mezzo al figone peloso e fradicio
, a leccarne gli umori; la zoccolona mi squitò in bocca due e tre volte
gemendo di piacere e sbuffando come una vacca si autocomplimentandosi
chiedendo “ Hai visto che figone che ho?” Eccome la vacca stava scaricando
le sue voglie represse nella mia bocca….

Dovetti ricompormi e sebbene
eccitato, le riferii che mi sarei dovuto sciaquare, e che da lì a l’
indomani sarei tornato per praticargli il clistere. Ma questo ve lo
racconto in un altra storia.