Archivi tag: arte

L';estetica del cazzo

Fin da piccola i miei genitori mi hanno trascinata per musei, pinacoteche e gallerie d’arte.

Che barba !!!

Loro affermavano che, anche se mi annoiavo, in realtà stavo accumulando cultura e conoscenza.

Vero, verissimo. Ma che barba !!!

Ricordo i miei piedi che si strascicavano a fatica lungo quei corridoi infiniti. Chilometri di quadri, statue, vasi e manufatti di ogni genere di cui non mi fregava assolutamente niente.

I figli sono troppo spesso vittime delle ambizioni dei genitori.

In età adolescenziale però, quando i primi pruriti fanno la loro comparsa, trovai nuovi stimoli e curiosità e, quello che fino ad allora non avevo notato, divenne l’obiettivo di ogni visita museale.

Il corpo nudo.

Il corpo nudo di uomini e di donne. Corpi strani, spesso deformi e tormentati, altre volte eroici ed algidi.

Ma sempre e comunque corpi nudi.

Tanto erano diversi dai corpi delle persone che mi circondavano da risultare artefatti, sintetici, irreali, sproporzionati.

Donne dai corpi opulenti con piccoli seni adolescenziali, uomini muscolosi, altissimi, con piselli a dir poco ridicoli al cospetto delle loro masse muscolari.

Di fronte all’estasi di mia madre ai piedi di un Ercole potentissimo, esternai la mia perplessità sulle proporzioni della figura dell’uomo. La risposta, anche se divertita, fu molto accademica e fredda e non mi chiarì affatto il dilemma che mi ponevo: ma gli uomini, anche quelli muscolosissimi, ce l’hanno davvero così piccolo?

Solo alcuni anni dopo potei chiarirmi, è proprio il caso di dire toccando con mano, il dilemma.

No, gli uomini, mediamente, non lo hanno piccolo come Ercole!!!

Che bello l’organo genitale maschile !!!

Ha mille nomi e mille forme diverse ed è sempre una sorpresa (non sempre positiva…ah ah ah…) quando il tuo partner te lo esibisce per la prima volta.

L’emozione di quando slacci la cintura, dopo aver pregustato palpandone la consistenza, l’impaccio di liberare l’oggetto del desiderio, l’ansia di poterlo vedere libero da costrizioni e ritrovarsi in ginocchio di fronte allo svettare della potenza della natura….

…ah…quanti ricordi !!!

No, questa non vuol essere un’ode al maschio (o ancor meno al suo membro!!!).

Semmai vorrebbe essere una sorta di catalogazione, seppur limitata, dei generi, delle specie e delle caratteristiche (negative e positive) delle mie esperienze.

Potrei iniziare tipo con…. mi ricordo di…. mi ricordo…

Mi ricordo di quando mi nascosi un pomeriggio intero in un canneto. Noiosissime vacanze in campagna in compagnia di soli maschi.

Loro giocavano sempre a calcio mentre io mi annoiavo a comporre ghirlande di fiori. L’unica volta che provai a giocar con loro a calcio fui severamente redarguita da mio padre. Non era cosa per ragazzine.

Altri tempi.

Li vedevo giocare, sudare, litigare. E io seduta silenziosa a bordo campo. Avevamo tutti intorno ai tredici, quattordici anni. Nessuno di noi (o meglio di loro…) pensava al sesso. Io ero già “diventata” donna e, a dirvi la verità, al sesso un po’ ci pensavo.

Più che al sesso, pensavo alla scoperta dell’altro sesso. Erano anni ormai che mi chiedevo come fosse il “pisello”.

Così, vista la loro strana abitudine di pisciare in compagnia al grido di “chi non piscia in compagnia o è un ladro o è una spia”, decisi di nascondermi dentro un canneto in posizione favorevole ad ammirare per la prima volta uno “spettacolo” riservato al genere maschile.

Quel giorno non ne volevano saper proprio di pisciare.

Sentivo le loro urla, il pallone rimbalzare, le imprecazioni per un goal sbagliato. Nel frattempo, le zanzare, mi stavano martirizzando.
E finalmente, dopo tanta attesa, gli arrivò l’agognato stimolo!!!

Arrivò prima il più piccolo del gruppo che, indifferente alla presenza dei compagni, si abbassò i calzoncino iniziando ad irrigare le piante sottostanti. Era circa cinque metri sopra di me e trattenendo il respiro, strizzai gli occhi per mettere a fuoco il suo pisellino.

Mi ricordo…mi ricordo ancora….

Mi ricordo del mio primo ragazzetto timido. Era spaventato più di me e quando si spogliò non mi dette neanche la possibilità di osservare ciò che mi stava per penetrare.

Fui io ad incoraggiarlo, curiosa.

Non mi parve paragonabile a quello di Ercole o David. Era molto peloso, storto sulla sinistra e il prepuzio non ricopriva il glande.

A quello ne sono seguiti molti altri: lunghi e lunghissimi, alcuni tanto corti da sparirti in mano (sigh!!!), tozzi come tappi di damigiana, superbi e presuntuosi, curvi in su, curvi in giù, dritti come un palo, a cono, alcuni con cappelle a punta, altri con cappelle simili ad albicocche, qualcuno sproporzionato rispetto alle palle, altri con palle sproporzionate rispetto al fusto…

Insomma, ogni volta che cali un paio di braghe ad un uomo, non sai mai cosa ti capita.

Un po’ come la shitola di cioccolatini di Forrest Gump.

Che fessa !!!

All’epoca ero una giovanissima studentessa fuori sede. La grande città mi affascinava. C’era proprio tutto tutto: negozi, locali, cinema, teatri, concerti, traffico, smog…. insomma la vita!!! Vivevo per conto mio in un piccolo monolocale limitrofo al centro storico della città.

Quel giorno era venerdì. Me lo ricordo perfettamente. Avevo inventato l’ennesima balla ai miei pur di non tornare a casa per il fine settimana. Non mi andava di perdere un intero giorno in attese snervanti di treni e corriere.

Avrei preferito starmene per conto mio magari in compagnia di un bel libro. Erano pochi mesi che frequentavo l’università e ancora non avevo inneshito troppe amicizie.

Così quel pomeriggio di inizio primavera decisi di farmi un bel pic nic in solitaria. Scelsi una zona remota del più grande parco della città. Mi conquistai una bella panchina e dopo un bel paio di panini mi dedicai alla lettura di “Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse.

La lettura mi coinvolse talmente che non mi accorsi neanche del tempo che passava. Ogni tanto uno stuzzichino e poi pagine su pagine che scorrevano davanti ai miei occhi. Tanto era bello quel libro che quasi mi dispiaceva divorarmelo così alla svelta.

“Non è il nostro compito quello di avvicinarci, così come s’avvicinano il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra.

La nostra mèta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro, d’imparar a vedere ed a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento. ” – sentii una voce maschile alle mie spalle
“Cosa?…” – sobbalzai guardando con sorpresa l’uomo
“Oh, mi scusi signorina…. non volevo spaventarla. Sono semplicemente rimasto incantato dal gusto, dalla passione, che sta mettendo nel leggere quel libro meraviglioso. Narciso e Boccadoro ….

giusto? …ah… Herman Hesse tocca il cuore!!!…. soprattutto dei giovani…” – disse con pacata serenità l’uomo che, senza chiedere il permesso, si era già seduto sulla panchina
“…sì…effettivamente è affascinante …”
“…ho riconosciuto la copertina…. li ho tutti i libri di Herman Hesse…. anche in edizioni diverse. “

L’uomo, sicuramente pensionato, era vestito in completo grigio di ottima fattura, indossava scarpe inglesi e dal taschino spuntava un elegante fazzoletto ricamato. Il capo canuto, ordinatamente pettinato, emanava un ottimo odore di acqua di colonia.

Gli occhi azzurri vivaci, il parlare saggio e calmo.

Queste caratteristiche mi fecero dimenticare istantaneamente il sobbalzo di paura che mi aveva causato ed i suoi modi eleganti e gentili mi predisposero ad un atteggiamento assolutamente positivo nei suoi confronti. In fondo erano diverse ore che stavo leggendo e scambiare due parole, soprattutto con una persona così gentile e colta, mi faceva davvero piacere.

Mi affascinò con alti ragionamenti filosofici, citando autori classici e consigliandomi letture a me sconosciute.

Il tempo passò velocemente, tanto velocemente che ci trovammo ad uscire dal parco che oramai era già buio. In quelle ore ci eravamo raccontati molto della nostra vita. Mi salutò con cortesia porgendomi la mano come si conviene ad un gentleman.

Tornai a casa che la testa mi girava dall’euforia. Quell’uomo mi aveva affascinata.

Il giorno successivo tornai al parco (e alla solita panchina) nella speranza di trovarlo nuovamente. Ma, ahimè, trascorsi solitaria tutto il pomeriggio in compagnia dei miei libri.

Ero stata sciocca a non chiedergli un appuntamento…o, che ne so, riferimenti per poterlo incontrare di nuovo. Mi sentivo come una scolaretta al suo cospetto: sentivo che da quell’uomo avrei potuto imparare tanto.

Ammetto che anche la domenica provai a cercarlo. Purtroppo sembrava davvero che il nostro incontro fosse stato, oltre che piacevolissimo, assolutamente occasionale.

Il lunedì mi svegliai di malumore. Cielo nero gonfio di pioggia. E le lezioni all’università che mi attendevano per tutto il santo giorno.

Bleah. Avrei preferito starmene sotto le coperte a gozzovigliare. Ma il senso del dovere prevalse e così, infilata la giacca e raccolto libri e zaino mi diressi verso la facoltà trascinando i piedi.

“Signorina…..signorina…..” – sentii una voce trafelata alle mie spalle
“…oh…che bello!!!…mi fa piacere rivederla…. ” – esclamai felice
“…l’ho vista da lontano e l’ho riconosciuta subito. Sta andando a lezione?…”
“…Sì…. ma non ho neanche troppa voglia…. “
“…signorina, non mi deluda !!!….

è importante lo studio…lo sa…. “
“…certo…però oggi…preferirei starmene a parlare come l’altro giorno. È stata una bella giornata…anzi..lo sa?…sabato ho comprato alcuni dei libri che mi ha consigliato…”
“…ne sono felice…senta…. ci possiamo vedere a pranzo se è libera…e se non ha meglio da fare che uscire con vecchietto…eh eh eh…. “
“…ma che dice???…ah ah ah…mi dica dove e quando…”

Mi disse il nome di una trattoria che stava là vicino.

Concordammo l’orario e ci salutammo.
Le lezioni sembravano non finire mai ed ero eccitatissima all’idea di incontrare nuovamente quella persona così affascinante. Arrivai alla trattoria con mezz’ora di ritardo!!! (maledetti professori!!!)

L’uomo era già seduto al tavolo, sempre elegantissimo, profumato e sorridente. Mi scusai del ritardo. Il cameriere presentò velocemente i menù. Marcello (il nome del mio nuovo amico), ordinò come se di quella trattoria fosse un cliente abituale e consigliò anche me di degustare alcuni piatti che, a detta sua, erano i migliori della città.

Accettai di seguire anche nella degustazione del cibo colui che ormai aveva assunto il ruolo di mentore. E durante il pranzo mi affascinò ulteriormente narrando suoi aneddoti, viaggi, conoscenze…era un turbinio di sapere. Aveva girato il mondo, conosceva quattro lingue, dipingeva, suonava il violino…. e poi???

Se solo avesse avuto 20 anni di meno…..ahhhhhhhhhhhhh [languido sospiro]

Effettivamente le scelte dei piatti e del vino furono davvero azzeccate tanto che, a fine pasto, mi ritrovai con i sensi appagati.

Durante l’attesa del cameriere, Marcello, con una semplice penna biro fece un schizzo del mio viso su un tovagliolo di carta. Rimasi stupita dalla sua maestria!!! Quell’uomo non raccontava balle: era davvero un artista.

“Che bello…. accidenti!!!…ma è bravissimo !!!” – esclamai sorpresa
“…ti prego…. diamoci del tu…. te l’ho detto che ne ho fatte tante in vita mia…per un certo periodo ci ho anche campato facendo i ritratti…. e poi tu….

sei talmente bella…. giovane…che è un piacere ritrarti. ”
“Oh…. grazie…” – risposi arrossendo
“…ah…potessi farti un ritratto come si deve…..sarebbe davvero bello. ”

Non risposi al suo sospiro. I suoi commenti mi avevano imbarazzata. Mentre ero immersa nei miei pensieri e il silenzio era sceso tra noi condito solamente da sguardi intensi di Marcello, arrivò il cameriere.

“…i signori…desiderano un caffè?…”
“…ah…io…” – ma fui interrotta da Marcello che, più veloce di me….

“No…. no grazie, giovanotto…. il caffè io lo adoro fatto in casa…con la macchinetta…. adoro sentire l’atmosfera della casa che si satura di aroma…mi piace attendere…berlo caldissimo…l’espresso è un’aberrazione dei nostri tempi che…. bla bla bla…. ”

Tenne lì in piedi il povero cameriere sciorinandogli tutta una sua visione del tempo, del gusto, dei sapori…. etc…etc…. ogni qualsiasi piccolo argomento diventava per Marcello una sorta di stimolo per una lezione. Ma non era pesante o noioso tanto che, anche il cameriere, pur richiesto da altri tavoli, si perse in una dotta disquisizione sui tempi della cucina….

etc…etc. Era un tipo davvero incredibile!!!

E arrivò il conto.

“Oh…ma che sbadato. Daniela, perdonami. Che figuraccia!!!”
“Che è successo?…”
“..Ma niente!!! Ma come??? Ti volevo offrire il pranzo e solo adesso mi accorgo di non aver con me il portafogli…ma che figura!!! Senti vado a parlare con la proprietaria che mi conosce …e…. ”
“Ma no…dai…. che problemi ci sono? Pago io…tranquillo!!!”
“No, assolutamente!!! Non lo posso permettere…una ragazza che mi paga il pranzo!!! Da quando in qua si può permettere una cosa del genere?…”

Discutemmo, un po’ scherzando e un po’ no, e alla fine, strappandogli il conto di mano mi mossi in direzione della cassa e di prepotenza pagai.

“Ma grazie…grazie…. io davvero mi sento in obbligo…”
“…ma su…cosa vuole…. ooops…cosa vuoi che sia?…. sarà per la prossima volta…ok?…”
“Ci puoi scommettere…ho in mente un ristorantino favoloso e ti ci voglio davvero portare…e bla bla bla bla…..”

Avevo però bisogno di un caffè. Avevo mangiato come un camionista e bevuto come un cammello!!!…e fu proprio lui a sottolineare quel bisogno….

“Si…. ora, dopo questo lauto pasto, ci vorrebbe davvero un buon caffè….

tu volevi prendere quell’orribile espresso…. ma vuoi mettere il gusto di farlo in casa, preparare la macchinetta, accendere il fuoco…il rumore del caffè che sale…. l’aroma…ahhhh…..che meraviglia!!!…ti inviterei volentieri anche da me…ma abito lontano e poi…. una ragazza a casa di un uomo solo…..non so quanto sia il caso…. ecco…. ”
“…ah…non vedo grossi problemi per questo. Sono una ragazza moderna…mica devo difendere l’onore…. ah ah ah…. ma via, su…. te lo offro io il caffè…ti va?….

io abito qui vicino…. in due minuti ci siamo…. ”
“…ma non vorrei…insomma…. non vorrei fosse…. sconveniente…ecco…in fondo ci conosciamo appena…. ”
“…stai tranquillo…. abito sola…. e nessuno verrà a sapere di questa cosa “scandalosa”…ah ah ah…e così ti faccio anche vedere i libri che ho comprato…. ”

Col senno di poi direi che quel gesto fu davvero una leggerezza. Una leggerezza di un’ingenua ragazza affascinata da quell’uomo che rappresentava un mondo fantastico.

Ero ammaliata…ipnotizzata. Coi suoi modi gentili e premurosi mi seguì fino al mio monolocale. Addirittura, visto che non vi era altra seduta che il mio letto, si imbarazzò nel sedersi. Preparai il caffè (seguendo i suoi consigli sul rituale!!!), l’aria si riempì d’aroma, bevemmo seduti sul letto in assoluto silenzio l’amara bevanda ustionante.

“Ti posso fare un ritratto?…. ” – mi chiese a bruciapelo
“…non credo di avere materiali da disegno….


“…mi basta un foglio…. una matita…. ”
“…ma dai…mi imbarazzo. Non sono adatta a fare la modella…. ”
“…stai tranquilla. Ho ritratto centinaia di donne…. poche però con la tua bellezza…. e quegli occhi!!!”
“…i miei occhi?…che hanno i miei occhi?…”
“…nessuno ti ha mai detto che i tuoi occhi sono fantastici?…. dentro si nasconde la vita, il sole, la gioia…. e quando ti guardo mi sento giovane anche io…”
“…oh…no…. non me l’ho mai detto nessuno…e onestamente non credo di avere degli occhi particolari….


“…tu giudichi solo l’aspetto…non il carico emotivo dell’espressione…dell’anima…le sensazioni che emani…bla bla bla bla…” – e si dilungò in una sorta di mantra ossessivo nel decantare la mia bellezza, la mia gioventù, la mia freschezza, la mia curiosità…etc…. etc…. etc…

Ero imbarazzatissima anche perché, Marcello, nel dire queste cose aveva preso le mie mani tra le sue e i suoi vivaci occhi azzurri mi avevano come inebetita. Me ne stavo lì seduta accanto a lui, a bocca aperta, a farmi ricoprire di lusinghe tanto che accettai senza riserve di farmi fare il ritratto.

Avevo capito che quell’uomo avrebbe potuto ottenere da me qualsiasi cosa. E non ne avevo paura…anzi. Era, incredibilmente diventato il mio obiettivo quello di gratificare ed assecondare ogni sua richiesta. Tanto che….

“…ti faresti fare un ritratto…. nuda?…”
“…oh…no…io non……mi vergogno…”
“…oh…capisco. Ma non devi considerarmi uomo. Io sono carta…matita…. e tu sei arte…. arte pura. Bellezza che deve essere trasmessa al futuro…. ”
“…ma spogliarmi…. addirittura…. ”
“…mi basta poco…vorrei ritrarti di spalle…i capelli raccolti verso l’alto…un lenzuolo drappeggiato a coprire il seno…capisci cosa vorrei fare?…”

Incredibile.

Con le sole parole e lenti movimenti delle mani, riusci a trasmettermi l’immagine perfettamente…. e mi piaceva. Nessuna volgarità. Nessuna malizia. Accettai. Accettai a condizione che però lui si voltasse mentre mi spogliavo. Non ebbe difficoltà anzi, confermò le sue buone intenzioni uscendo dalla stanza. Quel gesto mi incoraggiò e quindi, trovato un lenzuolo adatto e raccolti i capelli sulla nuca, mi preparai ad essere ritratta.

Quando Marcello rientrò, sistemo le luci in maniera tale che l’immagine risultasse per come ce l’aveva in mente.

Scusandosi, mi accomodò il drappeggio sfiorandomi appena con le sue mani delicate. E fu silenzio…..silenzio rotto solo dallo scorrere veloce della matita…rapidi segni…insistite sfumature.

“Ce la fai a rimanere così?…. ” – mi chiese gentilmente dopo un bel po’ di tempo
“…si…sono comoda…. ”
“…potresti far calare un po’ il telo?…”
“…così?…. ” – dissi facendo scivolare il lenzuolo lungo la schiena
“…no…aspetta…lo sistemo io…. scusa…”

Le sue mani aggiustarono il drappeggio.

Mani morbide, fresche, ben curate…. stavano sfiorando il mio corpo, la mia schiena…. fino ad arrivare al seno. Sospirai per colpa dei brividi che mi stava facendo provare. Lo ammetto. Era riuscito a farmi eccitare. E tanto.

La cosa non sfuggì a Marcello: troppo colto, troppo intelligente, troppo sensibile per non capire che ero totalmente in suo potere. Era in piedi dietro di me. Lo sentivo. Le sue mani sulle spalle come a modellare la forma che poi avrebbe riportato sulla carta.

Il disegno della nuca…le orecchie…. altri brividi…. un mio sospiro più forte. E le sue mani che senza indugio scivolarono dalle spalle al seno a cercare i punti sensibili e il suo corpo mi fu addosso. Percepivo prepotente il suo premere tra le scapole.

Lasciai cadere la testa all’indietro e il suo volto mi fu davanti e il bacio dolce, profondo…. artistico…mi fece girare talmente la testa tanto che il telo fu abbandonato dalle mie mani e mi ritrovai completamente nuda di fronte a lui.

Nessuna vergogna, solo desiderio. Desiderio di un uomo che sarebbe potuto essere mio padre. Ma non lo era. Ero sua. Volevo essere sua.

Mi volle ammirare…. ogni singola parte del mio corpo…esaltandola e decantandola…. tanto che, ancor prima che facesse qualcosa, mi ritrovai sull’orlo di un orgasmo intenso. E poi iniziò a baciarmi ovunque come fossi una dea…non tralasciando i piedi…le mani…gli occhi…. ero abbandonata totalmente ai suoi voleri. E quando, dopo avermi torturata di baci ovunque, mi baciò lì…..la mia resistenza all’orgasmo crollò….

tanto che al primo colpo di lingua…. esplosi in un urlo liberatorio devastante.

Non mi dette neanche il tempo di rifiatare che, sollevandomi le gambe si piazzò di fronte a me e, dopo aver armeggiato velocemente con i suoi pantaloni, mi infilò lasciandomi senza fiato.

Quell’uomo non solo aveva una gran cultura…. aveva anche una gran…WOW !!! Mi sentii piena…. piena come non lo ero mai stata…. sentivo le pareti della vagina al limite dell’espansione.

E così come era abile nel disegno, tanto era abile nello scopare. Lenti colpi, intervallati da accelerazioni improvvise, ritmate…come se capisse perfettamente come lo volevo, dove lo volevo, quanto lo volevo….

E venni…. venni tante di quelle volte che alla fine persi il conto. Lui sembrava completamente ed esclusivamente dedicato al mio piacere come se di fatto sapesse gestire il suo. A questo non ero davvero abituata. I partner che fino ad allora avevo avuto, mettevano quasi sempre in primo piano il loro piacere…magari poi scusandosi e domandando goffamente se mi fosse piaciuto.

Lui no. Sapeva quanto piacere mi stava dando e me ne avrebbe dato finché non fossi stata io a dire basta. E non volevo dire basta…. ero entrata in uno stato di grazia in cui non ero mai stata…e non volevo che finisse….

“Spogliati…. spogliati…ti voglio sentire…” – gli chiesi ebbra di piacere
“…no…perderei la mia dignità…. i corpi dei vecchi sono brutti…. goditi solo il mio amore…chiudi gli occhi e ascolta solo il tuo corpo…il mio sesso….

e bla bla bla…. ” – attaccò una filippica che, onestamente, non riesco a ricordare, sconvolta come ero dal piacere che mi stava dando.

Ricordo solamente che volle che mi mettessi in più posizioni. Sembrava quasi che il tempo si fosse fermato. Io, giovane e distrutta dal piacere e lui, con un’erezione infinita che appagava desideri fino ad allora per me sconosciuti.

Quando, stravolta e sudata, chiesi pietà, mi uscì da dentro producendo un rumore come di bottiglia che si stappa.

Sentiva la vagina pulsare faticando a chiudersi nella posizione naturale.
Mi accasciai sul letto come svenuta. Fu allora che, mettendosi sul letto a mio fianco, mi presentò il suo “scettro dell’amore” davanti al viso…

“Voglio mettere la mia firma su questo tuo corpo…. su questa opera d’arte che ho avuto l’onore di apprezzare…. ”

Onestamente. Non riuscivo a prenderlo in bocca tanto era grosso il glande. Un fragolone violaceo che si staccava per dimensioni da un robusto fusto non lunghissimo ma grosso e venoso.

Ricordo solo che, dopo lo sforzo per cercare di accontentarlo con la bocca, i muscoli della mascella erano come anestetizzati. E il calore della sua “firma” mi bagnò completamente il seno.

Ansimavo come una matta. Ero in piena crisi d’ossigeno. Mi aveva distrutta.

Dolcemente, dopo aver riposto nella custodia il suo cannone, si adagiò al mio fianco coccolandomi come pochi uomini nella mia vita hanno fatto. Dolci parole, carezze gentili….

Gli occhi si chiusero…cullati dalle sue dolci parole.

Mi svegliai dopo non so quanto tempo. Il buio era calato sulla città. Tastai accanto a me alla ricerca di Marcello. Lo chiamai. Nessuna risposta. Accesi la luce del comodino.

Se n’era andato. In silenzio…

Pensai che fosse stato l’ennesimo gesto carino di un uomo davvero eccezionale. Sul tavolo i suoi schizzi del mio ritratto. Tutti degli incompiuti.

Soddisfatta, languida….

mi lanciai sotto la doccia. Avevo bisogno di ristorarmi dopo la folle scopata del pomeriggio. L’accappatoio caldo, il tepore dei termosifoni. Mi sarei accoccolata sul letto per ritemprarmi le forze. Magari leggendo un libro…il libro che mi ero portata dietro…nella borsa…

Dov’era finita la borsa? E il portafoglio?…al ristorante? No…con le chiavi avevo aperto casa.

E mi colse un atroce sospetto quando notai tutti i cassetti dell’armadio aperti.

Compleanno al mare

Il compleanno della moglie!

Sono felicemente sposato con M. da diversi anni. La nostra relazione è stabile e con alti e bassi prosegue da tanto tempo, eravamo assieme anche prima del matrimonio e devo dire che il nostro rapporto va alla grande. Avevamo litigato molto agli inizi, ma abbiamo messo in chiaro tutti i problemi, fino a trovarci in accordo su molte cose, pochi litigi tanto dialogo. Quindi tra noi c’è tanta intesa, su tutto, soprattutto sessualmente; oltre al rispetto e all’amore.

E anche se siamo una coppia aperta, con lei tendenzialmente gelosa, sotto le lenzuola va alla grande, mai trovato una che scopa così. Da quando abbiamo scoperto che non può avere figli, ci divertiamo di più a godere delle gioie del sesso.
Dopo anni di frequentazione ci divertiamo anche a trovare nuovi stimoli, cercando di non causare strappi o gelosie tra noi. So che lei è una donna particolare, ama il sesso forse anche più di me, per questo io le concederei delle scappatelle.

Con la fame di uomo che ha mi meraviglia che una vorace come lei si accontenti di un uomo solo. Inoltre, da qualche anno mi capita di pensarla con altri uomini e questo fatto mi eccita da morire, e anche se non si è mai tradita sono sicuro che ogni tanto qualche “scopamico” occasionale se lo fa. Basta che non abbia problemi, da parte mia le ho detto che la cosa non mi disturberebbe, so che ama solo me, e potrebbe bastarmi.

Io comunque la tengo occupata e non le faccio mai mancare ciò che più desidera, in tutti i sensi, e per stuzzicarla sono arrivato anche di tentarla con qualche proposta di scambio di coppia. Lei però non accetta per sua smania di possesso, dice che non divide un ottimo amante con altre. Mentre facciamo l’amore questi pensieri ci fan impazzire. Mi diverto a volte a fingere di essere un estraneo, il postino, o l’idraulico, o la squadra di rugby che a turno se la scopa, per spingerla anche ad andare al dunque, magari in un privèè.

Però lei non ha mai desiderato andare al dunque, resta tutta una nostra fantasia e giura che io le basto! Le credo, ma vedo che per lei è un sacrificio, e tutta la sua arte è quasi sprecata.

Oggi è il suo compleanno e di sicuro si aspetta qualcosa di speciale, ma non sa quanto lo sarà…. Mi sono organizzato per lei qualcosa che di anno in anno ho rimuginato e rimandato in attesa del momento propizio.

Siamo al mare, in un appartamentino in affitto, un’anonima coppia di aiutanti quarantenni e mentre lei deve ancora tornare dalla spiaggia io mi ero organizzato tutta la cosa con un paio di venditori ambulanti ivoriani conosciuti per caso anni prima, ma affidabili che ora sono ben nascosti nell’armadio.
Eccola, rientra in casa allegra, la accolgo con un lungo bacio e la mando a fare la doccia. Esce con indosso solo un asciugamano, ce l’ho già duro al pensiero di quello che succederà…
Mi guarda con occhi da gatta e mi chiede se mi ricordo che giorno è.

Le rispondo: ”Certo tesoro, un giorno che non dimenticherai”, lei sorride ammiccante: ”Cos’hai in mente?” “Ho prenotato una cena di pesce per stasera, in un ristorante romantico…” rispondo vago, ma so che non le basta una cena, e mi sorride incerta ma la capisco non soddisfatta. Dice: “abbiamo un paio d’ore, potresti farmi la festa, vorrei stimolare l’appetito!”
“Perchè no, aspetta e vedrai che ti sistemo anche quella fame” le dico io. “Vai in camera da letto e aspettami” “Ok , ma non farmi attendere troppo.

”… Metto intanto un sottofondo con musica classica, il Bolero di Ravel e altri brani piacevoli, che mi servono per creare l’atmosfera ed eliminare il silenzio.

Nonostante qualche chilo di troppo è un gran pezzo di gnocca, languida e distesa sul letto. Entro in camera da solo e la trovo già nuda, bella, con quei suoi capelli biondi e mossi che le circondano il viso.
Le dico “Ora ti voglio bendare” – “Va bene, mi piace, ma cosa hai in mente?”.

“Lo scoprirai tranquilla, lascia fare a me, ti fidi vero?”.
Mi avvicino con delle fasce di stoffa scure e robuste in mano. La bacio e intanto la bendo, con il bendaggio scuro e ben fissato e la lego con le stringhe morbide e leggere al letto. Lei si lascia fare, come estasiata, porge le mani che lego assieme con il nastro sui polsi e tiro l’altro capo che arriva sul montante vicino all’armadio in modo da farle tenere la testa vicina al bordo e poi altre due fettucce di nastro fisse sulle caviglie, le gambe restano ben aperte e legate con i due nastri che arrivano ai due lati fissati poi ai piedini del letto.

La accarezzo e la faccio fremere. “Mi stai eccitando come una troia!”

Faccio uscire ora piano gli altri due uomini, lei non si è ancora accorta di nulla, controllo la benda sul viso …e la bacio appassionatamente e inizio a leccarla e a baciarle il collo, poi scendo, le accarezzo il seno e le succhio i capezzoli, sta già gemendo, la porca. Scendo con la lingua fino all’ombelico e poi tra le sue gambe.

Ha la fica tutta bagnata, è uno spettacolo, le lecco le grandi labbra e le infilo pure due dita dentro più che posso e le muovo su e giù, poi le titillo la clitoride con dei brevi colpetti di lingua, mi sta implorando di non smettere, ma io mi stacco perché il bello deve ancora venire.
Intanto i due ospiti in perfetto silenzio e senza far rumore si sono tolti le tute da ginnastica con cui si erano nascosti ed ora tutti nudi si stanno menando entrambi il cazzo, neri duri e dotati, non vedono l’ora di infilarglielo.

Sono attorno al letto, pronti a sbattersela a più non posso e io pure. Salgo sul letto cercando di esser rumoroso e mi metto a cavalcioni appoggiandomi al suo seno, che manipolo con ruvidezza, poi le infilo il mio cazzo nella calda bocca, lei lo adora, me lo succhia con voracità. Le urlo: “non penserai mica di esser qui a divertirti! sei una donna cattiva e sarai punita!!!” Mi sposto sul suo viso con tutto il corpo e lei lecca le palle, bramosa lecca ovunque arrivando fino all’ano, poi le rimetto la mia asta in bocca e glielo spingo sempre di più, fino in gola, lei lo ingoia con gusto, che gran troia!
Glielo tolgo e poi lo infilo subito nella sua vagina, è caldissima, se non ci sto attento rischio di venire subito…no, non devo, è ancora lungo il gioco.

Lei chiede “Si! Così! puniscimi con il tuo bastone!!!”
Intanto uno dei due, un giovane negro ben dotato si avvicina al bordo del letto, al mio cenno le gira dolcemente la testa e glielo infila in bocca.
Io li sprono dicendo: “Tieni puttana! Oggi assaggerai la giusta punizione per una come te! Non ti basta certo una sola bastonata!”
Lei rimane inizialmente sorpresa, ma non si sottrae, e assapora e studia con la lingua e la bocca quest’asta lunga e grossa che poi si divora con gusto e un secondo dopo è già lì che geme di piacere.

Sono eccitatissimo, e dico: “Dai troia succhia, succhialo bene! Ti piace questo bel didlo nuovo che ti ho comprato? Ti scopo come dico io, ti piace eh? Sì che ti piace, sei proprio una gran zoccola, prendi tutto quello che ti arriva dai!”.
Sentire queste parole la eccitano ancora di più e la sbatto con violenza, lei con la bocca piena mugula, e in un attimo di pausa del nero che la irruma mi implora di non smettere di fotterla e ho intenzione di assecondarla, ma cazzo quanto è difficile non venire ora! Intanto il secondo ora le sta accarezzando i seni, lei inarca la schiena e poi le bacia i suoi capezzoli turgidi con i labbroni enormi.

Lei ora si è bloccata, ha capito che c’è qualcosa che non torna, contrae la vagina e gode, il resto del copro è fermo, in attesa e guardingo, sembra come svenuta in balia degli eventi! Il primo ne approfitta per scoparsi la bocca aperta ed inerte.
Il negro che succhiava i seni di sicuro con quelle tette grosse ci si vuole fare una spagnola ed infatti…. ora lei ha capito che si tratta di un’orgia, per un momento si toglie il cazzo dalla bocca e mi ringrazia.

“Che bello!!! che gusto, come fai…. siii come hai organizzato? che bello, bel regalo! Ti sono davvero grata… ah grazie caro!”
“Di niente amore” Le rispondo io, “Per una fica come te questo e molto altro”.

Riesco a darle ancora qualche botta ma sento che sto per venire, e mi ritiro sentendola contrarre e gemere di piacere, ed un grosso dito nero capisce e mi sostituisce subito e lei squirta innaffiando la mano e gemendo con il cazzo nero in bocca producendo un rumore strano, di puro godimento.

A questo punto decidiamo di girarla a novanta, sleghiamo i lacci e lei, ancora bendata e ubriaca di piacere si lascia sollevare.
Il più dotato di noi tre si stende sul letto e la fa sedere di sopra e le infila il suo enorme cazzo già bello che stimolato, lei urla e geme, apprezza e collabora; è brava nei movimenti del bacino, figurati se non ne approfitta per salire in cattedra! Una simile seduta la riempie di sicuro!
A questo punto decido di approfittare per la distrazione che ha con quel bel cazzone e vado ad esplorare il suo culo fantastico, pieno e sodo al punto giusto.

Lo ungo un po’ con gli umori che le escono abbondanti dalla fica e poi mi appoggio con il cazzo ed entro.
Lei sobbalza “Dio che spettacolo, che stretto!”. Lei gode ancora. intanto, l’altro negrone dopo la spagnola ora glielo ficca tutto in bocca, mia moglie sta impazzendo impegnata su tutti i fronti, sento i suoi umori scendere lungo le gambe, dev’essere al limite dell’eccitazione… ma tiene botta!
Continuiamo per un po’ in questa piacevole posizione e poi ci scambiamo.

Dopo la bocca anche questo ora vuole scoparsela e se la mette sopra, lei gli da la schiena così può continuare a succhiare noi due che stiamo per venire…. Lei ora è sopra e si scopa con foga l’ospite, ma dopo diversi colpetti anche il secondo pure vuole provare quel bel culo e glielo infila senza tanti preliminari…lei lancia un gridolino di piacere e si muove dolcemente, avanti e indietro, su e giù, intanto io le faccio reclinare un po’ sulla schiena per scoparmela davanti, mentre due mani nere la tengono per i seni, strizzandoli.

Altra doppia penetrazione, il primo per non farle mancar nulla le infila il cazzo pieno dei suoi umori in bocca, ma per non venite troppo presto a volte lo ritira e le offre il resto: lei gli lecca allora le palle. Con maestria Milly ora che ha le mani libere cerca di massaggiare chi le stà davanti e ne prende una alla volta e le succhia poi con la mano le afferra entrambe e ci gioca con la lingua.

Guardo davanti a me il negro sudato, quasi paonazzo in viso, anche lui non ce la fa più… con uno sguardo ci capiamo che è il momento.

Ora la facciamo inginocchiare a terra e uno dopo l’altro le veniamo in bocca e sul viso. Tra una e l’altra lei ha il tempo di commentare: “che bello! urca che sborrate!” e a bocca aperta lei ingoia tutto e poi ci lecca delicatamente i membri, uno ad uno.

Quando ripassa al mio dice: “Questo lo conosco bene!” poi ribacia gli altri due e lecca le ultime gocce con voluttà dicendo “Piacere!” con voce languida e sensuale.
Appena riprendono fiato i due a turno le leccano di nuovo la fica, con delicatezza, ed i capezzoli e ancora una volta viene, urlando di piacere, ed alla fine resta adagiata sul letto, ancora bendata.
Ora i due ospiti si rivestono silenziosi e li faccio uscire, con lei semi addormentata e languida.

Non vogliono nemmeno la mancia che avevo promesso.
Torno da lei e tolta la benda le chiedo come sta e lei: “benissimo amore, grazie per questi regali super, ma direi che non occorre un’altra ricorrenza per riprovare, che ne dici?”

FINE? no…
La moglie colpisce ancora! Il ritorno di Milly

Son passati due giorni e la mia signora ora richiede un’altra seduta con gli amici. E allora gli avviso di venirci a trovare per un’altra serata.

Lei quella sera si rinchiude in bagno, e si mette in ghingheri.
Si sta truccando e profumando dopo la doccia, ed io invece preparo i drink e la macchina da presa, questa volta ci facciamo pure un filmino.
Suonano alla porta, e li ricevo, li saluto e li faccio entrare, sono vestiti con la solita tuta e mi dicono che stavano facendo jogging leggero per scaricare la tensione, vedo che sono carichi e li faccio accomodare nel divanetto, piazzo per bene la telecamera davanti e chiedo se a loro va bene.

Ottenuto un sorriso, mi dicono che sono due giorni che pensano al secondo round, e che si sentono in forma.

Arriva vestita di bianco, appena vede i due la signora resta sorpresa, ma non si scompone, vedendo i due ragazzoni già seduti, mi guarda. Mi fa un sorrisone forzato, e lesta lesta si siede in mezzo ai due!
– Ma che bei maschioni scuri, dovevo immaginare che per avere sostanza serviva il colore!
E inizia a toccarli senza pudore, da sopra i pantaloni leggeri.

– Siete contenti di essere qui sento, siete già duri come il marmo!
E così dicendo inizia a esplorare meglio dentro le mutande, mentre lo fa mi guarda con aria di sfida:
– E te mi raccomando fai delle belle riprese che poi mi voglio guardare! Metto a fuoco bene, cercando di non inquadrare troppo i visi, che se vengono bene li mettiamo su xHamster.
Usi lo zoom. Ora in primo piano si vedono il suo intimo in seta accarezzato da due mani scure, mentre ai lati ci sono due membri neri accarezzati dalle sue mani bianche.

Sono tutti e tre a loro agio, e lentamente masturbandoli lei gli spoglia sempre di più, mentre un alone di umidità inizia a bagnarle l’intimo. Devo spostarmi con la telecamera, perché alzandosi mi copre la visuale, mi sposto e la trovo già con la testa a servire il più giovane dei due, che mugola di piacere e cerca di tenerla tranquilla, mentre lei spompina famelica, mentre il secondo è sceso sfilandole le mutande a leccarla tra le gambe.

Con un rantolo, troppo presto il primo le viene già in bocca, scusandosi di non aver saputo resistere, lei ride e lo rassicura che va bene così, si gira e inizia a succhiare il secondo, mentre il primo si rilassa infilandole tutto il dito dentro la fica. In un paio di minuti anche il secondo le viene in bocca, e lei
ora dice: “bene, ora sarete più resistenti e pronti a scoparmi per bene!”
Così dicendo li prende per i cazzi rimasti duri e li trascina verso la camera da letto.

Si pone sopra a gambe aperte ed inizia a farsi montare… il più giovane rimasto prestante la penetra con forza, l’altro viene servito di bocca fino a quando dopo diversi minuti riprende consistenza, lei si gode la scopata e geme con il cazzo in bocca. Poi quando lo sente pronto si mette sopra al primo rimasto duro e inizia a infilarselo dietro, trascinando il primo dentro davanti, per una doppia penetrazione che la manda in estasi:
– “che bello, non avevo mai provato di meglio, mi manca solo il tuo uccello da succhiare…” e con la mano mi fa cenno di avvicinarmi; la assecondo cercando di tenere a fuoco al meglio la telecamera, e riesco a riprendere dall’alto la sua testa che succhia ed inghiotte pure il mio pene, pronto e duro, mentre il suo corpo è scosso dai colpi che i due riescono a dare e dai fremiti dei suoi orgasmi.

La vedo godere in un limbo di piaceri, e presto anche le mie palle si svuotano, mentre lei succhia avida pure tutti i miei schizzi.
Mi concentro meglio nelle riprese e riesco a riprendere i due che la montano e a turno escono per schizzare sul suo ventre e sui suoi grossi seni.
Finisco sfocando riprendendo il suo corpo e per non farla riconoscere perdo nel film il sorriso di lei che ora giace estasiata.

.

LA SEDIA

Ecco una di quelle esperienze che da giovane mi hanno regalato tanta gioia e felicità. E mi hanno insegnato una pratica nuova che negli anni poi ho perfezionato , l’arte del Rimming!! Rimming è una parola inglese che in italiano in ambito sessuale sta ad indicare la più comune leccata di bucho de culo. Ma piano, solo ed esclusivamente il buco del culo e appena attorno e non oltre!! Quindi un area ristretta e ben definita.

Oh Dio , ristretta a seconda dal soggetto!! Comunque l’ano e dintorni. Amo la lingua inglese perché con una parola indicano ogni tipo di gioco sessuale. Rimming, spanking, sonding, fisting, punching, etc.. fantastico!!! Ero a metà tra i venti e i trenta circa, e di leccate di culo ne avevo date e ricevute un numero indefinibile di volte. Ma non ero mai riuscito a farlo così bene come quella volta che vi sto per raccontare.

Il mio amico Nicola ha uno zio che da ragazzo andò a vivere in Germania, a Berlino. Secondo il mio amico il motivo fu per vivere la propria omosessualità più liberamente, ma la ragione non fu mai chiara, anche perché lo zio non si è mai dichiarato ne’ con la famiglia ne’ con il mio amico, pur sapendo al contrario della omosessualità del nipote. Uno zio un po’ strano, ma giustissimo!!! Per Natale era solito tornare in Italia, così che imparai a conoscerlo bene, e di conseguenza mi ospitò e lo fa ancora quando vado io a Berlino.

Città stupenda, avanti cento anni rispetto al resto del mondo. Soprattutto il mondo gay. Comunque un Natale che venne in Italia mi portò un regalo. Forse ispirato da qualche mio racconto, non lo so, un regalo molto particolare. Era una bella shitola grande, non volle dirmi nulla , solo di aprirla quando sarebbe ripartito e che il regalo mi sarebbe piaciuto moltissimo. Passammo qualche serata assieme, finché ahimè tornò a Berlino. Prima di salutarci in aereoporto mi diede una busta chiusa e mi disse” Buon divertimento!!!”.

Tornato a casa, mi chiusi in camera. Io e la shitola ancora infiocchettata. Per prima cosa aprii la busta. Pensavo che dentro ci fosse una lettera dello zio, invece con mio stupore erano 4 fogli di istruzione per il montaggio dell’oggetto nella shitola che lo zio sapientemente aveva tradotto in italiano , scrivendo a penna sotto ogni indicazione. Osservai velocemente quello che era a tutti gli effetti il libretto di istruzioni con tanto di figure e nel vedere l’ultimo disegno, cioè l’oggetto misterioso completamente montato , rimasi molto perplesso.

Li per li non capii davvero cosa fosse quella strana cosa a metà tra un cesso e una sedia. Non mi restava che aprire la shitola e seguire le istruzioni scritte dallo zio. Scartai il pacco in tre secondi. Era una shitola di cartone con delle frasi in tedesco e una sola parola in inglese scritta più in grande : RIMMING CHAIR. Dentro trovai , oltre ai pezzi principali, anche le viti, i bulloni, una chiave inglese, insomma come avessi comprato uno sgabello da Ikea!!! E come tutte le cose di Ikea, seguendo le istruzioni passo per passo in mezz’ora assemblai tutto alla perfezione.

Guardai il disegno, poi quello strano ibrido davanti a me ed erano identici. Ok, ottimo lavoro. Rimaneva solo cercare di capire di cosa si trattasse. Una tavoletta di un cesso montata su 4 gambe in ferro regolabili in altezza. La tavoletta mi sembrò subito più solida di una normale. Non aveva il coperchio. Solo una tavoletta in plastica aperta sul davanti. Ben saldata alle 4 gambe. Pensai ad uno scherzo. Non c’era internet allora, almeno io ancora non lo usavo, sarebbe stato utilissimo in quel momento.

Guardai nel vocabolario di inglese il significato della parola Rimming, visto che Chair già sapevo che era la sedia. Trovai che la parola Rim aveva il significato di ” orlo, bordo, cerchio” , non era un verbo come farebbe pensare quell’ ing usato di solito per indicare l’infinito o il congiuntivo in inglese. Rimming, cosa poteva significare. Boh, mi spogliai e mi sedetti sul finto cesso. Appena lo feci notai che quell’apertura sul davanti serviva per lasciare palle e cazzo libere di dondolare.

Ma la cosa che mi incuriosì di più fu che una volta seduto , la tavoletta aveva un inclinazione tale da mettere in tensione le chiappe e aprirti il buco del culo. Una seduta comodissima, ben diversa da un water normale. Lo zio non mi avrebbe mai regalato una cosa inutile, e fu proprio pensando a lui che mi venne l’ispirazione: quella era una sedia per farsi leccare il buco del culo!!!! Ma ovvio, come ho fatto a non arrivarci subito!!! Ad un tratto mi sembrò il regalo più bello del mondo!!! Mi vennero in mente le infinite possibilità di utilizzo!!! Cambiai modus operandi e mi stesi sotto.

Wow!!! Ecco questa è la mia posizione ideale!!! Mi immaginai un buco del culo bello peloso da leccare per ore tutto intorno. Ecco!!! Orlo, bordo!!! Mi illuminai d’immenso!!! Tutto entusiasta non mi bastava altro che trovare il buco adatto. E pensai……e pensai…quello si, quello no, ma forse quell’altro!!! Poi valutai che non era una cosa da portarsi in giro come uno zaino. Quindi dovevo pensare a qualcuno che fosse disponibile a venire a casa mia.

Subito!!!! Dove cazzo l’avrei potuto trovare??? E chi???? In quel periodo me la facevo spesso con un mio collega di lavoro, provai a telefonargli ma il cell era spento. Mi feci forza e con la scusa del lavoro lo chiamai a casa e la moglie mi disse che era al bar a guardare la Juve sul maxi schermo. Conoscevo il bar ed era pure vicino a casa mia. Spinto da una voglia di culo pazzesca andai in quel bar.

Entrai ed era pieno di uomini che guardavano la partita di calcio. Belli alterati dall’alcol, facevano un casino pazzesco. Mi guardai attorno, cercai per bene, ma del mio collega non vidi l’ombra. In compenso notai più di uno che mi ispirava sentimenti da maiale. Uno in particolare mi mandava fuori di testa. Ma la missione mi sembrò impossibile. Ormai rassegnato, presi una birra al bar , magari il mio collega sarebbe comparso all’improvviso. Mi scolai la birra e prima di andar via chiesi dove era il bagno.

Mi scappava una pisciata!!! Entrai in bagno, c’era un cesso solo. Mentre stavo pisciando entrò quello che avevo notato in precedenza. ” Su su sbrigati che fra poco finisce il primo tempo!!” Disse con voce roca. ” bella partita eh? ” mi chiese. ” Guarda onestamente il calcio non mi piace” risposi. ” E cosa ci fai qua allora ?” Disse. ” Cercavo un mio amico per invitarlo a casa mia e leccargli il culo!!!” O la va o la spacca.

Ero pure un po’ ubriaco, ma anche lui non scherzava!!! ” E lo hai trovato?” Mi chiese. Allora dopo avermi chiuso la cerniera , mi girai e gli risposi dispiaciuto”Macché magari!!! Ho una voglia di leccare un bel culo peloso , in relax a casa mia !!!!” Lo guardai bene, non era male, un bel maschio sulla cinquantina, scuro di capelli e pelo. Barba da fare. Tracagnotto. ” Hai la TV a casa tua?” Mi domandò.

” 50 pollici ti bastano?” Risposi. ” A te 20 cm ti bastano?” Disse ridendo , si capiva che era brillo. ” Vuoi venire a casa mia? Ho birra da bere e uno schermo TV tutto per te e una sedia particolare. Ti lecco il culo per tutto il secondo tempo della partita”. Non avevo grosse speranze. ” Fammi pisciare che poi andiamo. ” Disse. ” No,no. Pisci a casa mia. Andiamo via subito” temendo che l’attimo fosse troppo fuggente.

Non so come ma in un attimo prese il giubbotto e salimmo in macchina. ” Devo prendere le sigarette” disse. Non volevo fermarmi e gli dissi” Se ti piace fumare un toscano ne ho un paio”. ” Grande!!! Sigaro e leccata di culo!!! Ci divertiamo!!!” Non mi sembrò vero!! Pensai che un colpo di fortuna così non me lo sarei mai immaginato!!! Velocemente, arrivammo a casa mia. Entrammo nel mio appartamento. Lui vide la TV e mi disse” Accendi , accendi , metti la partita!!!” Appena in tempo inizio’ il secondo tempo.

Presi una birra, un sigaro, e gli chiesi di togliersi i vestiti. Mentre si spogliava andai in camera a prendere la sedia e la appoggiai per terra al centro della sala davanti alla TV. Lui la vide e mi disse ” devo sedermi su questa?” Risposi di si. Mi spogliai anche io mentre lui si accomodò sulla sedia. Gli accesi il sigaro, gli detti la birra e dopo averlo valutato per bene, mi stesi sotto la sedia.

Solo la testa. E nel raggiungere il buco del culo vidi un gran bel cazzo e due belle grosse palle pelose. E sentii tutti gli odori di maschio che tanto amo. Finché perfettamente posizionato mi ritrovai il suo buco del culo a portata di lingua. Bello, scuro, peloso, puzzolente!!! Non dovevo nemmeno alzare la testa, bastava aprissi la bocca e iniziassi a leccare. E così feci!!! Iniziai a tintinnare con la punta della lingua il buco peloso.

Subito lui disse” Cazzo siii… mi piace !!!” Allora passai la lingua prima intorno al buco e poi dentro al buco. Più volte finché la puzza iniziava a sparire. Lui godeva come un maiale. Ad un tratto appoggia i suoi piedi sul mio petto e il culo si abbassa di un centimetro, quel che bastava per bloccare la mia bocca e obbligarmi a respirare dal suo buco!! Leccai sempre più avidamente e il suo buco iniziò a rilassarsi ed aprirsi per farsi penetrare con la mia lingua.

Che buco meraviglioso!!!! Lui fingeva indifferenza commentando la partita, ma godeva come un matto. Fece un paio di scorregge e me le respirai tutte. Dopo venti minuti di leccata continua mi disse che doveva pisciare. Ecco a cosa serviva l’apertura sul davanti. Abbandonai per qualche minuto il buco e spostandomi un po’ indietro gli presi il cazzo in bocca, e senza dirgli nulla ,lui piscio’ nella mia bocca e io bevvi tutto il suo piscio forte da maschio.

Ne fece un litro. Quando finì mi disse”Torna a leccarmi il culo porco maiale!!!” Allora ti piace? Pensai. E per il resto della partita non feci altro che passare la mia lingua intorno, dentro, poi ancora intorno a quel buco fantastico. Sarei rimasto così per tutta la vita. Ma ahimè le cose belle finiscono sempre. E fini’ pure la partita di calcio. Lui doveva tornare dalla moglie. Ma lo obbligai a non alzarsi ancora,non prima di regalargli un gran pompino con ingoio.

Se lo meritava. Ci rivestimmo e lo riaccompagnai al bar dove aveva la macchina. Prima di scendere mi disse ” Se ti va posso venire a vedere qualche altra partita a casa tua, se ti va…”. Risposi di si, sentendo l’odore del suo culo che mi aveva impregnato tutta la barba. Inutile dire che guardò molte partite a casa mia. E qualche volta si portò dietro qualche amico. Facendo i turni per sedersi sulla mia sedia!!! Ad oggi ho avuto il piacere di far accomodare a casa mia una gran quantità di culi.

Ora che ci penso non ho mai detto nulla al riguardo allo zio di Nicola , non l’ho mai ringraziato. Il solito stronzo!!!!!.

Le vacanze di Giulia

Mi sono svegliata ed e’ ancora notte fonda.
Sento la pelle liscia delle sue gambe che leggermente sfregano le mie. La sue pelle ha un profumo dolce, particolarmente leggero e sa di buono; il suo corpo caldo, appoggiato al mio mi infonde serenità. Ha un corpo bellissimo ed una sensualità strepitosa…mi fà impazzire!
Mi giro leggermente e vedo mio marito, Roberto, anche lui appoggiato a me, con il suo respiro imponente ed il suo viso disteso, comprensivo e buono anche nel sonno.

Ancora non riesco bene a capacitarmi di come tutto ciò sia accaduto, che ci ha portati qui, io, mio marito e Adele nello stesso letto, nudi e sessualmente appagati; forse perché le cose si sono svolte talmente in fretta che ancora oggi faccio fatica e riordinarle.

Mi chiamo Giulia, ho 32 anni.

Mi sono sposata quando avevo vent’anni con Marco; ero sull’altare a pronunciare il fatidico “si” così poco convinta che un anno dopo, il mio rifugio sessuale era la doccia con il suo generoso soffione e dopo due anni ero dall’avvocato a preparare le pratiche della separazione.

Un matrimonio sbagliato, come tanti, dettato dalla consuetudine e dai principi, dalla voglia di uscire dalla casa famigliare e cominciare a sentirsi liberi, grandi ed indipendenti. Insomma, la più facile scelta sbagliata che una persona può fare, scontata dagli anni di fidanzamento che obbligatoriamente sfocia nel matrimonio. Il tutto senza pensare alle opportunità della vita che a quei tempi sembrava disegnata con un tratto possente e scontato.
Dopo la separazione mi sono sistemata in un piccolo appartamento molto accogliente; per nulla dispiaciuta della scelta che avevo fatto, ho cominciato a prendere in mano la mia vita, ricominciando tutto daccapo.

Persi, ovviamente, le amicizie o meglio il contatto con quelle persone che credevo mi volessero bene e che con gli anni trascorsi insieme potessi definire amiche o amici; ma ormai ero così convinta della mia nuova scelta che non avevo nessun rimpianto.
Cambiai anche posto di lavoro e mi ritrovai assunta presso una piccola impresa locale, abbandonando il posto “sicuro” che avevo ottenuto presso una multinazionale farmaceutica.
La mia nuova vita trascorreva felice e serena; mi ero buttata a capofitto nel nuovo lavoro cercando di dare il massimo apporto a tutte le cose che facevo; spesso lavoravo dodici ore al giorno e rincasavo la sera stanca e soddisfatta.

Passavo il mio tempo libero a leggere, fare shopping ed a guardare tutte le mie serie tv preferite in compagnia di popcorn e schifezze varie.
La mia voglia sessuale era ampiamente soddisfatta dai bagni caldi, spazzole ed oggetti vari che mi facevano compagnia quando andavo a letto la sera.
Non avevo più intenzione di pensare ad uomo, dopo la delusione accumulata dalle mie esperienze adolescenziali e concluse con un fallimento matrimoniale.

L’ennesimo uomo che, dedito al lavoro, riempiva il poco tempo libero con il suo passatempo preferito: il calcio!
La tristezza raggiungeva il culmine al giovedì quando, di riposo dal lavoro, passava l’aspirapolvere in casa per poi pretendere il compenso sessuale alla sera nel lettone, come dire “sono bravo, me lo sono guadagnato!”.
A ripensarci anche gli altri non erano poi tanto diversi. Quindi, senza rimpianti di aver lasciato quello giusto per quello sbagliato, decisi di non cercare più nessuno.

Così, chiusi il capitolo uomini, nel senso che ero stanca di pensare che fosse obbligatorio averne uno per poter vivere. Volevo dimostrare a me stessa che si può vivere anche senza, evitando di cadere nelle braccia del primo coglione di turno.
E si poteva vivere bene anche senza la compagnia di quelle persone che credevo mi fossero pure amiche!
Scoprii così di avere tanto tempo a disposizione della mia persona che cominciai a riempire soddisfacendo tutte le mie voglie alle quali prima non potevo dedicare tempo, comprese quelle sessuali in tranquilla solitudine!
Stavo veramente bene.

Un giorno, arrivata in ufficio, vidi il mio capo, Roberto, molto turbato. Non avevo particolare confidenza ma mi spinsi a chiedergli se era tutto a posto e lui mi rispose che la sera prima aveva cacciato la moglie perché l’aveva scoperta a frequentare un’altro e dopo una lunga discussione capi di esser stato più volte cornificato.
Mi venne quasi da sogghignare! Il mio capo era un bell’uomo, giovane per aver tutto quello che aveva e si era fatto da solo; un tipo sicuramente ammirevole e serio, forse anche troppo poiché io fino a quel momento lo giudicavo stronzo! Dopo quello che mi disse mi risultò più simpatico, diciamo più umano.

Nel periodo seguente non accadde nulla di diverso dal solito, a parte il fatto che il mio capo mi era diventato più simpatico; così, spesso, ci trovavamo a parlare del più e del meno.
Sapeva esser molto loquace ed essendo una persona colta ed intelligente, ascoltarlo era piacevole. Inoltre non aveva quel modo di parlare al maschile, i suoi punti di vista nei ragionamenti erano sempre aperti, quasi al femminile. Sapeva parlare di tutto!
Passarono i mesi e ormai erano fissi i pranzi insieme, accompagnati da lunghe e piacevoli chiacchierate sino a quando un giorno, uscendo dall’ufficio, mentre stavo aprendo la porta la sentii chiudere violentemente mentre una mano afferrava il mio braccio; mi girai e vidi i suoi occhi pieni di passione che mi stavano penetrando.. Si avvicinò e cominciò a baciarmi.

Fu un fulmine a ciel sereno! Roberto ci sapeva proprio fare! Dopo quell’episodio mi ci vollero quindici giorni per riprendermi…ma cominciò una storia che dopo quattro anni mi portò per la seconda volta sull’altare! Questa volta in piena coscienza, felice e serena.
Unico problema è che stare con Roberto non ha fatto che peggiorare la poca stima che avevo ormai per gli uomini, fatta eccezione per lui che più passava il tempo e più lo trovavo speciale!
Subito dopo il matrimonio nacque il nostro piccolo Flavio, creatura stupenda che ogni giorno mi riempie di gioia, impegni, panni da lavare e stanchezza! Quindi una vita regolare, serena senza particolari guizzi.

Unico svago sono le vacanze estive.
Ogni anno facciamo due tipi di vacanze, una definita “culturale” ovvero trascorriamo una settimana circa presso qualche città d’arte o storica ed una definita “relax” ovvero per circa tre settimane soggiorniamo presso il nostro piccolo appartamento in Liguria.
Ed anche quest’anno dopo una la vacanza culturale a Londra, partimmo per la Liguria.

Tutto normale, tutto come sempre, ma questa volta accadde qualcosa di inverosimile! Una successione di fatti che credo sia parte di un disegno superiore, del nostro destino.

Partiti da casa, ci fermammo per la solita tappa di metà strada per caffè e bisognini.
Mi diressi verso i bagni ed aprendo la porta per l’ingresso riservato alle donne mi scontrai con una ragazza; come al solito, io che sono tendenzialmente irruenta in tutte le cose che faccio, le sbatto letteralmente la porta in faccia. Mentre lei si copriva il volto, io mi abbassai a raccogliere la sua borsa ed i suoi effetti personali che erano fuoriusciti replicando imbarazzata le mie scuse.

Alzandomi vidi in viso questa bella ragazza che con un sorriso divertito mi rincuorava. Aveva vicino a se un bel bambino che aveva circa l’età del mio Flavio e lei era la sua mamma.
Ci lasciammo con le mie infinite scuse ed i suoi sorrisi.

Devo precisare che tendo sempre a guardare le altre donne, come sono vestite, pettinate, truccate ed i loro atteggiamenti, infantili, altezzosi, boriosi o altro, non per un pettegolezzo da riportare ma per verificare quanto poco mi sentissi di appartenere a quel mondo femminile.

Non che io mi senta, come si suol dire, “un maschiaccio” ma non mi riconosco in quello stereotipo di donne che a parer mio seguono dei cliché a seconda della categoria di appartenenza; io mi sento varia, diversa, senza un archetipo o modello preciso da seguire, senza una marca di vestiti o di gioielli che mi rappresenti, mi sento libera di interpretare le mie giornate dai vestiti agli accessori. Purtroppo dopo aver conosciuto tante donne e ragazze mi sono sempre sentita un po’ diversa e quindi con poco feeling con le altre.

Per cui il mio occhio è sempre attento a vedere le donne che mi stanno intorno così da poterne tracciare immediatamente il profilo e, a priori, pensare se con l’una o l’altra potrei potenzialmente condividere un amicizia; dico questo perché alla fine, dopo la mia separazione e la perdita di tutte le amicizie, sono rimasta sempre sola, prima, e con Roberto, dopo. Dalla delusione provata, non son più riuscita a condividere un’amicizia vera con nessuno, maschio o femmina.

E devo dire che un po’ cominciava a mancarmi, sopratutto femminile, con cui condividere quelle cose o quelle piccole angosce prettamente femminili che Roberto, pur quanto attento e sensibile, non riesce e non può colmare.

Di quello scontro con quella ragazza, mi colpì il suo sorriso estremamente sincero e vero nonché la stravaganza del suo abbigliamento, non eccessivo ma particolare. Quindi, dandomi come sempre della stupida per i miei modi irruenti, tornai al bancone bar per il caffè che Roberto mi aveva già ordinato.

Non riuscii neanche a cominciare il racconto di quanto era appena accaduto in bagno che girandomi urtai involontariamente qualcuno e contemporaneamente sentii infrangersi a terra qualcosa.
Dio mio oggi sono un disastro più del solito! Mi girai incazzatissima con me stessa e mi ritrovai davanti la ragazza del bagno leggermente sporca di caffè sulla maglia che mi guardava incredula.
Mentre lei sfoggiava di nuovo il suo stupendo sorriso io credo di aver assunto la faccia più ebete che riuscissi mai a fare! Non mi uscì una parola.

Mi rimisi a terra per raccogliere i cocci mentre lei si abbassava con me e guardandomi mi disse ” scusa ma c’è l’hai con me?”
La guardai imbarazzata farfugliando qualcosa come dire “.. Scusa..io..non..cioè…” Quando lei cominciò a ridere, con una risata piena, sincera, divertita.
Ci alzammo e mentre continuavo con le mie scuse lei mi tese la mano e mi disse “senti, io sono Adele e lui è Davide. Penso che mi devi un caffè!”
Mentre tendevo la mano per presentarmi e continuare il mio monologo di scuse, Roberto era già alla cassa a prendere un altro caffè.

Bevemmo infine il caffè e facemmo quattro chiacchiere. Anche loro in direzione mare per le vacanze estive.
Uscimmo insieme e ci salutammo con le mie scuse che facevano da eco.

Durante il restante viaggio continuai a parlare con Roby di quanto mi avesse colpito quella ragazza. Sola, con suo figlio, che se ne andava al mare! Quindi tosta, di carattere. In più la serenità e tranquillità che ha dimostrato negli episodi che mi avevano messo in grande imbarazzo.

Ah, che disastro che sono.

Dopo l’episodio della mia separazione, mi sono fatta mille dubbi e mille domande su me stessa. Mi sono ritenuta sciocca e volevo diventare un’altro tipo di donna, indipendente e sicura di se stessa. Cresciuta con una madre invadente, troppo appariscente, vezzosa ed egocentrica, mi son sempre sentita troppo piccola per qualsiasi cosa, sempre apparentemente insicura anche se dentro di me sapevo ciò che volevo. Figlia unica, mi sentivo scaricare quotidianamente addosso tutta la boria di mia madre che mi incitava a truccarmi, vestirmi osé, ad essere spavalda ed in contrapposizione sentirmi dire che non potevo fare questo o quello,perché ero troppo debole, esile, sensibile.

Insomma, paure, angosce, esuberanze e tutto quello che può caratterizzare una madre apparentemente felice ma profondamente delusa della sua vita, del suo matrimonio con un uomo che, a suo dire, non la valorizzava, non la comprendeva o anche non la meritava, veniva sistematicamente vomitato nella mia persona. Da qui forse inizia la mia avversità al mondo femminile alla ricerca precoce di un maschio che mi facesse sentire me stessa. Ma la cosa non andò bene rimanendo ampiamente delusa sino al mio matrimonio.

Le cose cambiarono con la mia separazione, cercando nella mia solitudine la vera Giulia. Cosa che stava funzionando fino a quando mi son messa con Roberto; con lui son tornata ad essere la donna dipendente di sempre, appesa alle sue labbra ed ai suoi pensieri. Forse mi piace essere così poiché sono tendenzialmente una persona generosa che si dedica tanto agli altri; e poi comunque lui mi lascia tutto il tempo e lo spazio che mi serve per sentirmi autonoma, anche se poi nella realtà il mio cervello è sempre connesso al suo.

Ogni tanto i miei pensieri tornano alla mia vera e completa indipendenza da tutti con il dubbio di autostima che si genera pensando a se e come ce l’avrei fatta da sola e di come sarebbe poi stata la mia vita. Comunque con Roberto stavo bene, mi sentivo completa, donna, mamma ed ogni tanto single con i miei piccoli momenti di intimità.

Arrivati a destinazione, dopo aver fatto le faccende casalinghe più urgenti, ci precipitammo in spiaggia a soddisfare il più scontato dei desideri di ogni bambino: il bagno nel mare!
Dopo aver fatto felice il piccolo Flavio, seduti sotto l’ombrellone vedemmo il bagnino venire verso di noi per preparare la postazione vicino.

Era metà luglio e la stagione estiva per i bagnini e’ nel suo pieno fermento. Socchiudo gli occhi in cerca di relax e sento arrivare i nuovi vicini di spiaggia. Nulla di che, cose normali per noi che, soggiornando per tre settimane, ci vedevamo spesso cambiare i vicini di ombrellone.
Ad un tratto mi sento il cuore in gola. Una voce di donna famigliare che parla con il bagnino. Apro gli occhi mi giro e chi vedo? Adele!
“Adele!” Esclamo con un grande sorriso.

“Giulia! No, non ci posso credere!” Risponde lei.
“Non avrai intenzione di chiudermi l’ombrellone in testa spero!” E scoppiò nella sua fantastica risata!
Ero imbarazzata ma felice!
Cominciammo subito a parlare mentre i bambini si scambiavano i giochi e scavavano enormi fosse nella sabbia.
Roberto si inserì inizialmente nei discorsi del più e del meno ma poi si isolò a prendersi la tintarella.
Il pomeriggio trascorse in un baleno ed alla fine ci salutammo con il classico “ci vediamo domani!”.

La sera, a casa ero eccitatissima. Continuavo a parlare, raccontando a Roby di quello che ci eravamo dette. Per la prima volta ero contenta di aver parlato così tanto con una ragazza senza aver di che dire o di polemizzare. Mi piaceva.
La sera andammo a letto e facemmo sesso con grande entusiasmo. Mi sentivo bene, felice, appagata ed ero eccitata per l’indomani. Non sarebbe stata la vacanza con la solita routine, piacevole, ma sempre la solita.

La mattina di buon ora mi alzai a preparare le colazioni sul terrazzo. Il nostro appartamento ha un bel soggiorno, con una cucina a vista, che si affacciava sul grande terrazzo che si affaccia sul mare, un disimpegno porta nella zona notte che accoglie la cameretta di Flavio, un bagno e la nostra camera che ha un bel balcone che si affacciava ai monti retrostanti coltivati ad uliveti.
Eravamo all’ultimo piano di una piccola costruzione di appartamenti a schiera e per come era stato progettato l’edificio godevamo di una notevole privacy.

Il terrazzo ha un pergolato in ferro con agganciata una tenda retrattile, utile a ripararci dal sole ed alla sera dall’umidità. Il tutto è contornato da grossi vasi addobbati con piante mediterranee che fanno da cornice al mare.
Un appartamento veramente grazioso che avevamo comperato qualche anno fà e che con il tempo abbiamo personalizzato.

Finita la colazione scendemmo in spiaggia e ritrovai Adele. Lei soggiornava in una pensione vicino a casa nostra ed aveva prenotato per due settimane.

Trascorsero così i primi giorni, tra spiaggia, bagni ed anche uscite serali, sempre in compagnia di Adele e suo figlio Davide. I ragazzi si trovavano bene insieme, condividevano giochi e passatempi. Penso di non aver mai visto Flavio star così in armonia con un altro bambino.
Intanto con Adele continuavamo a parlare del tutto e di più. Avevamo sempre qualcosa da dire e da raccontarci, delle nostre vite, esperienze e di qualche pettegolezzo su vip e non vip.

La cosa che mi faceva veramente piacere e che in tutto ciò che dicevamo ci trovavamo sempre in perfetto accordo, anche sull’educazione dei bambini.

La storia di Adele era un po’ particolare. Anche lei si era sposata giovanissima con una persona atipica, un ragazzo dolce delicato ed alternativo. Con lui lei aveva provato mille cose, vacanze alternative all’insegna dell’autostop, spiagge naturaliste, qualche tiro di canna, serate con chitarra e rum, e persino una notte a tre, lui, l’amico di lui e lei; mi raccontò che pur quanto le apparisse riluttante la cosa non voleva deludere il suo uomo che pareva ci tenesse moltissimo.

Sicura dell’amore reciproco di prestò anche a questa esperienza. Adele si dimostrava una persona veramente aperta e con un grado di intelligenza superiore, portando per ogni casa fatta vista e vissuta una morale ed un insegnamento significativo.

Esteticamente mi somigliava abbastanza, tutte e due alte un metro e sessantotto, longilinee con una terza di seno. Lei aveva capelli mori, perfettamente spettinati, con un taglio apparentemente sbarazzino ma complesso. Il viso dai lineamenti fini e dolci, non spigolosi, con gli occhi di un azzurro molto intenso.

Curata nelle mani e nei piedi, con smalti colorati in abbinamento ai suoi vestiti. Perfettamente depilata, non sembrava aver problemi di peluria fulgida.

Io sono meno attenta ai dettagli, le mie unghie non sono sempre perfettamente smaltate ed i miei peli sulle gambe sono abbastanza insistenti. Cerco di radermi quotidianamente con il rasoio anche se mi rendo conto che una buona ceretta avrebbe dei risultati più efficaci. Fondamentalmente sono un po’ pigra sulla mia cura personale anche se ammiro le donne semplici ed impegnate che, come lei, riescono ad arrivare anche li.. Io purtroppo, anche quando mi ci metto di buona lena, dopo un po’ mi perdo! Anche io ho un taglio di capelli abbastanza corto e scompigliato ma in un modo meno preciso di quello di Adele.

Insomma, mi definisco pratica e poco esteta, anche se a volte Roby me lo fa notare e non posso che riconoscergli la ragione.
Adele mi raccontò di tutto il periodo del suo matrimonio fino alla sua separazione con conseguente divorzio.

Quando entrò nel dettaglio delle motivazioni che la portarono a quella sofferta decisione rimasi letteralmente a bocca aperta.
Mi raccontò che una sera, rientrando a casa dal lavoro ad un orario imprevisto, trovò suo marito in camera da letto insieme al suo amico che facevano sesso.

Adele si sentì mancare. Era si una ragazza aperta ed a suo marito aveva già dato molto in tal senso ma quello che stava vedendo andava oltre. Suo marito legato al letto con il suo amico che sodomizzava. Chiuso l’episodio, cercarono di parlarne insieme per capirne le ragioni; per Adele c’era anche il torto subito per la sua estromissione a questa cosa.

Lei lo aveva seguito in tutte le sue scorribande condividendone le mille situazioni, anche sessuali, fino ad avere un esperienza a tre con il suo migliore amico, situazione generata per esaudire un tormentoso desiderio che lui aveva da quando era adolescente.

Passarono diversi mesi alla ricerca di ritrovare l’intesa e l’armonia, psicologica e sessuale, ma ormai sembrava che qualcosa si fosse definitivamente rotto. Adele era ormai delusa, non tanto per l’atto sessuale, che con grande fatica aveva in qualche modo cercato di digerire, ma perché lui lo aveva fatto di nascosto, quindi aveva tradito quel rapporto basato sulla totale lealtà e trasparenza.
Così circa un anno dopo decisero di finire il loro matrimonio. Adele dopo quella esperienza si fece un idea dell’uomo ancor più degenera di quella che mi ero fatta io! Decise così che avrebbe vissuto sola con suo figlio, abbandonando l’idea di avere ancora bisogno di qualche uomo per il resto della sua vita, fatta salva l’ipotesi di trovarne uno così eccezionale da fargli cambiare idea.

Ma per lei il capitolo era chiuso ritenendo che di tempo per cercare il giusto principe non ne aveva e non ne voleva dedicare.

Mi spiegò poi, in chiave molto umoristica, tutte le sue tecniche e l’elenco dei suoi giocattoli per un appagamento sessuale che non lasciasse minimo spazio al ripensamento di poterlo fare con una figura umana! “Se proprio ne voglio uno vero lo trovo in cinque secondi!” Mi disse. E proprio questa sua sicurezza la portava a non cercare nessuno.

Aveva quello con la ventosa da appiccicare alla sponda del letto per simulare una pecorina, aveva quello,per il punto “g”, aveva i cosiddetti “rabbit” per una stimolazione completa, vibratori vari anche tascabili tipo finto rossetto per ogni evenienza, insomma, di tutto e di più per sentirsi appagata e senza impegno, per soddisfarsi in ogni momento con un giochino diverso utile in funzione del tempo che poteva avere a disposizione. Mi disse anche che il suo preferito era uno stimolatore tipo “rabbit” particolarmente silenzioso che utilizzava la sera quando andava a letto; lo infilava e si coricava a pancia sotto, lasciandolo inserito e con un telecomando lo azionava.

Si poteva muovere e strofinare nel massimo silenzio e raggiunto l’orgasmo, senza nulla fare, lo spegneva con il bottone del telecomandi o che teneva con la mano sotto il cuscino. Poi si addormentava e durante la notte rigirandosi nel sonno senza neanche accorgersene lo sfilava. Diceva che era il modo più bello per godere senza fare la minima fatica, con la goduria di potersi addormentare subito dopo senza impegni, parole, baci ed oneri aggiuntivi.

Il suo modo di essere, così decisa e determinata, semplice e pratica, mi affascinava ogni giorno di più, ad ogni parola che diceva, ad ogni pensiero che esprimeva.

Dopo un po’ di giorni passati insieme ed al fiume di parole fatte, mi sembrava di conoscere Adele da sempre.
Parlavamo ormai senza alcun minimo riserbo su tutto. Sembravamo le classiche amiche di sempre che avevano trascorso la loro vita insieme.

Ci spalmavamo la crema solare reciprocamente, ci abbracciavamo nelle passeggiate serali, con Roby che brontolava dicendo di sentirsi escluso, ci davamo il bacino serale prima di rincasare, insomma Adele non era più un estranea, era diventata parte della mia vita. Sarà forse stato per tutto quello che ci eravamo raccontate o forse perché stavamo così bene insieme, che la sentivo veramente una parte importante di me.

E tutto in pochi giorni.

Alcune sere non avendo voglia di passeggiare ci ritrovavamo sul terrazzo di casa nostra a chiacchierare e bere mirto ghiacciato, mentre i bambini giocavano in cameretta. In quelle sere era l’occasione per Adele, che portava con sè la sua attrezzatura da estetista amatoriale, per curarmi le unghie della mani e dei piedi. La cosa che mi lasciò inizialmente a disagio è che dopo avermi lavorato le unghie, mi passava e sulle mani e sui piedi una crema che diceva essere rilassante.

Dopo avermi unto per bene, stava lì a massaggiarmi, sopratutto i piedi.
Già io sono particolarmente sensibile sui piedi, tanto che appena qualcuno me li massaggia mi vengono i brividi; nelle mani di Adele sentivo di provare anche di più.

Via le prime volte, che come ho detto ero imbarazzata, poi ci godevo veramente a farmi massaggiare i piedi da lei; mi piaceva anche pensare che proprio lei, Adele, si prendesse cura del mio corpo.

Mi piaceva il suo gusto, ammiravo il suo carattere; sapere di essere fuggita dalle grinfie delle finte cure di mia madre con i suoi gusti dozzinali per essere ora lì, coccolata ed iniziata alla giusta cura di eleganza, da una persona dotata buon gusto, alternativa, sbarazzina ma allo stesso tempo fine e delicata, mi dava serenità e sicurezza. Mi sentivo bene, Adele mi dava sicurezza, nel senso che sapeva alimentare la mia autostima valorizzandomi sia moralmente che fisicamente.

Sentivo che il mio corpo e la mia mente cominciavano a rispondere in modo diverso, diciamo che forse iniziavano a comunicare tra di loro.

Spesso mi sono trovata ad analizzarmi cercando di capire come potessi sentirmi divisa in due; da una parte il mio corpo e dall’altra quello a cui pensavo io. C’è’ sempre stata discordanza, nel senso che se la mia mente diceva una cosa il resto di me ne percepiva un’altra.

Questo problema me lo sono trascinato per anni ed in queste occasioni sentivo dentro me un coro all’unisono.

Tutto si stava riallineando come le corde di una chitarra che premute nei punti giusti suonano un accordo.

Il nostro terrazzo era arredato con un grande tavolo in ferro con il piano di appoggio rivestito in maiolica, sedie in ferro con gonfi cuscini bianchi e da un angolo in cui vi è un grande divano corredato da due poltrone il tutto realizzato in ratan di color panna con grandi cuscini bianchi.

Quando passavamo le serate a chiacchierare io e Adele ci mettevamo sul divano mentre Roby stava seduto al tavolo con i piedi appoggiati su di una sedia. Ci piaceva creare un atmosfera particolare con delle candele che scaldavano la penombra della luna e delle luci provenienti dalla città che vedevamo sottostante.

Una sera, mentre Adele mi massaggiava con grande cura e delicatezza i piedi, mi accorsi che il mio tallone poggiava sopra il suo pube mentre la punta del mio alluce strofinava leggermente il suo seno.

Mi accorsi che aveva il capezzolo turgido ed il mio alluce continuava a sfiorarlo in seguito ai movimenti circolari che lei faceva con le mani sul mio piede. Sentivo, durante il movimento delle sue mani, una leggera pressione del mio tallone sul suo pube, quasi ritmica.
Quella sera ero un po’ più stanca del solito, forse per il sole pomeridiano, e quindi più silenziosa. Mentre Adele e Roby parlavano animatamente sulla fedeltà maschile, io mi abbandonavo in quella bellissima sensazione che mi procurava il massaggio.

Ero così rilassata e priva di moralismi che l’idea del mio alluce che sfregava il capezzolo di Adele oltre al mio tallone lì sopra al suo pube caldo, a contatto della sua morbida e liscia gonna in seta e lino, cominciai ad eccitarmi. Mi sentivo particolarmente bagnata.
Nella penombra dell’ambiente, facendo finta di niente, infilai la mano dentro la mia mutandina e cominciai a toccarmela. Ero fradicia. Non volevo spaventarmi come sempre, facendomi mille domande inutili.

Decisi di godermi il momento, continuando a toccarmela dolcemente.

Ero in estasi.

Meno male che a stento ci si vedeva in viso poiché in quella circostanza penso di aver avuto una faccia con una espressione da drogata.

Non raggiunsi l’orgasmo perché ero così goduriosa che volevo non finisse mai. Era un momento strano, particolare, una sensazione mai provata prima.
Le loro voci calme, la serenità che mi assaliva, la stanchezza…non sò per quale alchimia ma mi sentivo veramente bene, a posto, come dire, non avevo debiti con nessuno.

Ad un tratto Adele mi guardò e con un sorriso dolce e malizioso mi strizzò l’occhio. “Cazzo mi ha sgamata? Che figura!” Pensai. Ma lei imperterrita si rigirò a parlare con Roby e continuò a massaggiarmi il piede tanto quanto e come prima. Questa cosa mi fece subito stare molto bene. Nessun debito, nessun imbarazzo, nessun rimpianto. Quello che avevo e quello che stavo provando era giusto ed era tutto per me, meritato!

Quando Adele quella sera decise di rincasare in albergo per portare il piccolo Davide a letto, ci salutammo con un piccolo abbraccio ed il solito bacio serale.

Questa volta percepii sull’angolo della mia bocca le sue labbra morbide, carnose, calde e particolarmente umide. Mi girai ed attenta che nessuno mi vedesse con la lingua raccolsi l’umido lasciatomi al bordo della bocca. Che buon sapore. Che eccitazione.

Che serata fantastica! Stavo bene, sopratutto con me stessa. Sentivo un equilibrio interiore che non avevo mai provato prima.

Quella notte con Roby fu una guerra di sesso! Non riuscivo a placare il mio desiderio.

Penso che mi fece venire tre volte; o meglio, penso di esser venuta tre volte! Per me era un avvenimento dato che in genere, dopo la prima volta, mi stendo stecchita a dormire!

Sentivo il mio corpo particolarmente ricettivo, sentivo la mia pelle strofinare contro quella di Roberto e tutto mi dava eccitazione e desiderio. Mi sentivo come una lamina di rame pronta a trasmettere il più piccolo impulso elettrico ai miei sensi.

Una cosa mai provata prima. Avevo preso coscienza del mio corpo e della mia mente e li stavo gestendo in contemporanea come un direttore di orchestra fá con i suoi componenti, il tutto senza fare il minimo sforzo!

Sentivo di aver fatto un passo avanti con me stessa, un passo importante. Non premeditato.

Il giorno dopo fu tutto fantasticamente normale.
Con Adele nessun riferimento specifico.

In spiaggia, oltre a parlare del tutto e di più, come di abitudine ormai, ci divertivamo a fare apprezzamenti sul corpo dei passanti.

Come sempre la nostra attenzione ricadeva sui corpi femminili; tanto con lusinghe tanto con commenti dispregiativi. Eravamo sicuramente attratte di più dai corpi di donna e, se ne valeva la pena, anche sottili riferimenti sessuali. Se poi si univa anche Roby, le lusinghe finivano in apprezzamenti espliciti!
Spesso poi cadevamo in complimenti personali, da Adele verso me e viceversa.

Quel pomeriggio, come usavamo ormai fare, Adele mi stava spalmando una crema protettiva e rassodante sulla schiena, mentre io, sdraiata e goduriosa sul lettino della spiaggia, non potevo non guardarla con gli occhi socchiusi.

Vedevo il suo corpo, veramente bello, femminile, sensuale, curato ma allo stesso tempo dinamico, onesto, reale. Non so come dire esattamente ma quello che voglio descrivere è il corpo di una persona sincera onesta trasparente solare simpatica bella e dove tutte queste caratteristiche prettamente caratteriali venivano istantaneamente riprodotte dal suo corpo.

Tendenzialmente non mi sono mai eccitata a guardare un corpo, tantomeno femminile. Quello che mi ha sempre colpito delle persone sono sempre stati gli atteggiamenti.

Fino a quel momento solo quelli mi portavano all’eccitazione.

Adesso, per la prima volta, riuscivo a stabilire un connubio tra atteggiamenti e forme, tra carattere e corpo.

Il problema è che stavo parlando di una donna!
Non sarò diventata lesbica?

Eppure il membro maschile mi piace, caldo, possente ed imprevedibile nelle movenze. Sopratutto quello di Roby, generoso nelle dimensioni, elegante e pulito. Di quello certo non potrei farne a meno!

Però dovevo anche riconoscere che il corpo di Adele, unito alla sua persona, effettivamente mi eccitava.

Stavo cominciando a vedere il suo corpo come uno strumento di piacere ma avevo paura a soffermarmi su questo pensiero. Quando toccò a me cospargere la schiena di Adele con la crema e massaggiarla per farla assorbire dalla pelle, mi resi conto che in quel momento la stavo toccavo in modo diverso dal solito. Ero più sensuale nei movimenti e mi piaceva seguire le sinuosità del suo corpo con le mie mani.

Da quell’istante cominciai a guardarla con occhi diversi; spesso ero attratta dai suoi seni, dalle sue natiche, dalle sue mani, dal suo collo, dalle sue labbra.

Due sere dopo ci ritrovammo a salire molto tardi dalla spiaggia poiché i ragazzi vollero fare l’ultimo bagno alle sette di sera.
Poveri ragazzi, per loro era stata una giornata lunga, caldissima ed a quell’ora si poteva assaporare la tranquillità del mare.
Decidemmo con Roberto di invitare a casa Adele e Davide per la cena, visto che in albergo probabilmente avrebbero dovuto accontentarsi degli avanzi.

Roby appena rincasati si mise alla griglia per scottare dei gamberi e degli scampi comperati freschi la mattina al porto. Io e Adele eravamo impegnate a fare la doccia alle piccole pesti.

Una volta sistemati i ragazzi dissi ad Adele se voleva farsi anche lei una doccia. Dapprima non voleva accettare per non occupare lo spazio di Roberto ma poi quando gli dissi che potevamo recuperare facendola insieme subito accettò.
Ci spogliammo ed entrammo in doccia.

Fortunatamente Roby, quando comprammo l’appartamento, fece togliere la vasca da bagno esistente e nello stesso spazio fece realizzare una grande doccia. Pertanto era comoda anche per due persone.

Entrate nella doccia non riuscii a non guardare il corpo nudo di Adele. Mi sembrò che anche lei fece lo stesso.
Cominciammo a lavarci sghignazzando come due ragazzine fino a quando io gli dissi “girati che ti lavo la schiena”.
Lei si girò, mi passò il sapone ed io cominciai delicatamente ad insaponarla.

Mentre lo facevo, dolcemente portai le mie mani al suo collo e vidi che lei si inarcò leggermente emettendo un piccolo gemito. Continuai con le mie mani che dalla schiena pian piano scivolavano sulla sua pancia e risalivano sino ai suoi seni. Mi fermai, le mie mani tornarono sulla sua schiena e piano piano scivolavano verso i suoi glutei. Avevo un corpo sodo, perfetto. Lei dolcemente si girò, prese la saponetta e cominciò a passarmela sul petto.

La appoggiò e cominciò a massaggiarmi.
Pian piano scese sopra i miei seni, li prese delicatamente da sotto e li strizzò pian piano verso l’alto e poi verso il basso. Io ero intenta a guardare le sue mani che mi toccavano e quando alzai gli occhi mi ritrovai il suo viso a meno di un centimetro di distanza.
Chiusi gli occhi e appoggiai le mie labbra sulle sue. Fu un bacio sensazionale, morbido, delicato, sensuale.

Sentii un brivido dentro di me, come una scossa elettrica. La presi da un fianco con la mano e la avvicinai a me. Mentre l’acqua ci scrosciava addosso, sentivo il calore del suo corpo sul mio ed i nostri pubi si sfioravano. Sentivo il suo pelo contro il mio che forte irrompeva nella mie labbra vaginali solleticandomi il clitoride! Ci staccammo un attimo e lei sorridendo mi disse ” facciamo fare la doccia anche a Roby o ci chiudiamo dentro?”
Ribaciandola velocemente le dissi
“già non lo caghiamo, se poi gli togliamo anche la doccia stavolta mi sa che si incazza!”.

Ridemmo, finimmo di lavarci, ci asciugammo e ci rivestimmo. Poi andammo in cucina a dare il cambio a Roberto. Mi sentivo un po’ in colpa con Roberto ma ero sicura dentro di me che in qualche modo lui aveva già capito tutto e mi stava lasciando fare.
Gli chiedemmo di aprirci una bottiglia di prosecco prima andare a farsi la doccia.
Lui ci guardò con occhio strano, prima l’una e poi l’altra.

Poi disse “Tutto a posto stronzette? Mi state nascondendo qualcosa?” Ed all’unisono noi rispondemmo “Ma figurati!” Con una risata reciproca finale. E qui capii che Roby era con me!
Bonfocchiò qualcosa e se ne andò a farsi al doccia.

Intanto io e Adele ci dedicammo alla cena dei ragazzi sorseggiando vino e rubacchiando qualche scampo al piatto che Roberto aveva appena preparato e lasciato al caldo sopra la griglia.
La serata trascorse come tante altre.

Io e Adele sul divanetto mentre Roby spedito vicino al tavolo.
I miei piedi nelle mani di Adele ed io a goducchiarmi il massaggio plantare.
I ragazzi si erano addormentati, stravolti dalla calda giornata e dal bagno serale.
Io è Adele decidemmo di metterli a letto e lasciarli dormire tranquilli. Semmai Adele sarebbe venuta all’indomani mattina prima che si fossero svegliati.

Ad un tratto Roby disse che lui sarebbe entrato in casa per l’appuntamento televisivo con il motomondiale.

È un fan di Valentino Rossi!
Io e Adele ci ritrovammo quindi sole a chiacchierare e a coccolarci. Ad un tratto Adele si sporse verso me, mi prese dietro la nuca, mi avvicinò al suo viso e cominciò a baciarmi. Ovviamente io non feci alcuna resistenza, anzi, stavo giusto pensando alla stessa cosa, forse da tutta la sera; anzi, pensandoci bene da quando, per forza di cose, siamo dovute uscire dalla doccia.

Fu un bacio emozionante. Pieno di saliva e di sesso. Sentivo la quantità di umido aumentare tanto nella bocca tanto in mezzo alle mie gambe. A dire il vero il mio pensiero non era focalizzato sul fatto che stavo baciando una donna ma che stavo baciando e quel bacio mi piaceva.
Ero eccitata dall’uso di un corpo e non dalla persona che lo deteneva.
Una sensazione che avevo provato per la prima volta solo la sera prima con Roberto, quando eccitatissima riuscii a fare sesso in modo diverso dal solito, con grande godimento.

Stavo finalmente provando la sensazione di usare il corpo a soli fini sessuali, senza pensieri, senza legami.
In quel momento stavo assaporando Adele con massima serenità poiché sentivo che lei mi stava dando parte del suo corpo per il solo piacere fisico.
Ad un tratto, non stando più nella pelle la guardai e le dissi “Andiamo in camera?”
Lei mi guardò con un piccolo sorriso compiaciuto ma con lo sguardo rivolto all’interno del soggiorno e mi disse:
“Cosa diciamo a Roby?”
Ero così presa dall’eccitazione che prontamente gli risposi:
“Bè, gli diciamo che se vuole può guardare!”
Adele mi rifilò un altro bacio e poi mi disse:
“A me va bene! Andiamo!”

Eccitatissima mi alzai e avvicinandomi a Roberto, mano nello mano con Adele, lo baciai con la lingua e gli dissi
“noi andiamo un po’ di là nel lettone.

Se vuoi puoi venire a vedere!”
Lo ribaciai sempre con la lingua e poi, io e Adele, andammo in camera.

Ci sdraiammo sul letto e con molta calma cominciammo a baciarci. Baci passionali e salivosi.
Io a letto sono sempre stata una persona definita “passiva” fino alla sera prima.
Effettivamente mi sono sempre rinchiusa nella mia mente a cercare di assaporare le sensazioni per trovare il mio godimento. Ho sempre ritenuto dannoso per la mia goduria qualsiasi rumore, interferenza e partecipazione attiva.

Dovevo concentrarmi per raggiungere l’orgasmo e qualsiasi cosa mi portava distrazione facendomi poi disperdere le sensazioni.

Adesso provavo una sensazione diversa. Avevo un desiderio di sfregamento dei nostri corpi, avevo voglia di sentirla e di godere del suo corpo.
Mentre ci baciavamo, ci stavamo spogliando reciprocamente. Io le tolsi la maglietta e lei mi sbottonò la camicetta. Che strana sensazione. Sentivo un profumo buono ed estremamente femminile; non ne ero abituata.

Cominciai a leccarle i seni, la mia lingua girava delicata intorno ai suoi capezzoli. Li succhiavo leggermente e li sentivo divenire sempre più turgidi e sodi. Intanto Adele si rilassava, stendendosi e togliendosi con gesta morbide la sua gonna; poi si tolse anche le mutandine con un gesto estremamente elegante e sensuale, aprendo poi le gambe ed invitandomi a scendere.
Non volevo essere precipitosa, volevo godermi il momento. Annusavo la sua pelle che emanava un profumo di sesso.

Più la leccavo e più sentivo profumo di sesso.
Il mio cervello cominciò ad impazzire quando sentii l’umore sprigionato dalla sua vagina. Era un profumo incredibile, buono, pieno. Prima di scendere la feci girare sulla pancia. Volevo mordicchiarle quel culo sodo.
Intanto sentivo dei rumori provenire dal soggiorno. Era Roby che stava venendo in camera accompagnato da una sedia! Entrò senza dire nulla, socchiuse la porta ed uscì nel balcone. Si accomodò sulla sedia e si accese una sigaretta.

Lo guardai di sfuggita un po’ imbarazzata e lui prontamente mi fece l’occhiolino con il pollice destro alzato.
Mi sentii a posto, sicura, autorizzata.
Adele alzò la testa, guardò la scena di Roby, fece un sorriso e si allungò per baciarmi.
Ci baciammo passionalmente e poi ripresi la mia esplorazione del suo corpo.
La leccai dappertutto, schiena, glutei gambe, polpacci e piedi. Anche i suoi piedi profumavano di sesso. Lei si girò e mi invitò nuovamente verso il suo ventre.

Me la presi con calma, passando la mia lingua fino ad arrivare li. Mi piaceva.
La leccai con tutta la saliva che avevo in bocca. Anche se non c’è n’era affatto bisogno poiché già lei era un lago!
La leccavo dolcemente, roteavo la mia lingua intorno alle sue labbra vaginali succhiandole ogni tanto il clitoride.
La sentivo gemere.
Il suo bacino cominciava ad inarcarsi con un ritmo sempre più intenso.

La cosa strana fu che cominciavo a provare piacere non nel sentirla gemere ma nel leccarla e toccarla.
Sembrava che il mio corpo fosse diventato istantaneamente ricettivo, che ogni poro della mia pelle fosse collegato al mio sesso.
Mi venne istintivo, ad un tratto, pormi sopra di lei, strusciando il mio bacino sopra il suo.
La vedevo in viso, negli occhi, vedevo la sua bocca carnosa aperta che tremava.
Mi buttai a capofitto a baciarla continuando a muovermi con andamento rotatorio del mio bacino.

Sentivo il suo pube appiccicato al mio, la sentivo bagnata; anch’io non scherzavo.
Scivolava tutto così facilmente e naturalmente che ad un tratto non sapevo se ero con un uomo o con una donna.
Ero con il sesso, lo sentivo, lo percepivo come una presenza che ti entra dentro ed in un attimo venni pervasa da una fitta tremenda con un istantaneo calore che bruciava tutti i miei nervi, al limite del dolore ed al massimo dell’intensità.

Credo di aver urlato poiché poco dopo vidi Roby che trafficava con le finestre!

Mentre ancora ero invasa da queste scosse alternate, sentivo Adele che stendeva le sue gambe con una serie di sussulti. Era venuta anche lei!

Ancora fortemente eccitata non riuscivo a staccare le mie labbra da quelle di Adele che ricambiava con concitata passione.
Sentii un tremendo desiderio di mettere le mie labbra vaginali nella sua bocca.

Così mi girai ed appoggiai il mio ventre sopra il suo viso.
Adele non perse tempo e subito cominciò a leccarmela.
Ad ogni passata della sua lingua ancora partivano delle scosse nelle mie gambe.
Mi misi anch’io a leccargliela.
La sentivo bene, le sue labbra calde dentro di me.
Ci muovevamo insieme, all’unisono. Sino a quando non venni per la seconda volta! Ma non mi abbandonai a me stessa come ero solita fare, continuavo nell’azione con più passione, trasmettendo ad Adele la mia sensazione di estasi.

Bastò ancora poco, credo, che anche Adele raggiunse ancora l’orgasmo, con una contrazione ancora più violenta della prima. La sentivo gemere in modo profondo, completo, pieno.

Stavolta mi lasciai andare. Mi accasciai su di un fianco e subito Adele si girò e cominciò a baciarmi. Sul collo, sui seni, sulle braccia ed infine le mani. Cosa strana. Piacevolissima!

Mentre cercavamo di prendere fiato, si presentò Roberto vicino a noi.
Povero, pensai.

Da un lato credo sia l’uomo più fortunato del mondo, uno dei pochi che abbia potuto assistere ad una scena del genere dal vivo, fatta da persone che non stavano fingendo, dall’altra pensai che ormai anche il suo cervello doveva essere devastato, insieme ai suoi testicoli gonfi e trepidanti.
Mentre lui mi dava una carezza in viso, io allungai una mano verso il suo pene.
Urka! Era durissimo, un palo enorme.

Sentivo il suo sangue pompare come verso un tunnel chiuso e che tra un po’ sarebbe scoppiato.
Non sapevo che fare.
Guardai Adele che mi sorrise leggermente e mi sussurrò:
“Povero Roby. Gli verrà un colpo!”
Ci sorridemmo, complici di aver escluso lui, l’uomo, quello che in genere si siede a capotavola e vuole essere servito per primo!
Ma questo non era Roberto, lui era diverso e non meritava questo supplizio.

Subito glielo tirai fuori dai boxer e comincia a toccarglielo, mentre ancora baciavo Adele.
Non sapevo se essere un po’ gelosa di Roberto o di Adele.
Sta di fatto che cercai di non pensarci, perché se veramente avessi dovuto pensare, non sapevo a quale parte rinunciare.
Mentre toccavo il membro di Roby, Adele allungò una mano verso le sue natiche avvicinandolo alle nostre bocche.
Cominciammo quindi al leccarglielo mentre ancora ci stavamo baciando; le nostre bocche divise, o meglio unite, dal grosso membro di Roberto.

Poi alternativamente cominciammo a succhiarglielo. Roberto non durò moltissimo.
Probabilmente era troppo eccitato.
Ci inondo le bocche con la sua sperma mentre noi ce la dividevamo da buone amiche con la lingua.
Poi, ci stendemmo tutti e tre sul letto, spossati e goduriosi.
Io mi addormentai subito come un sasso.

Mi svegliai la mattina con un bacione di Adele! Aprii gli occhi e la vidi splendente e sorridente.

Mi disse “facciamo colazione? Ho una fame tremenda!” Le sorrisi subito anch’io, senza nessun pensiero o pregiudizio sulla notte appena passata.
Roby era già sul terrazzo che si beveva un caffè e trafficava con il suo ipad.
Si svegliarono anche i ragazzi e riprendemmo le abitudini di tutti i giorni, spiaggia, bagni e sole.

Per tutta la giornata nessuno disse niente, tutto era normale. Una piccola parentesi, un piccolo segreto.

Anche se il nostro feeling era migliorato.
Anche Roby era tranquillo e sereno. Spesso mi si avvicinava e mi baciava con un dolce sorriso accompagnata da un “ti amo”!
Invece con Adele si limitava a fargli qualche carezza sui capelli, ma sempre attento a non invadere e a non offendere.

Quella giornata fini con una passeggiata serale, con Roby in mezzo a noi che abbracciandoci ci proteggeva. Era una sensazione molto strana.

Era già capitato che io e Adele facessimo le estremità laterali di Roby con lui che ci appoggiava le sue braccia sulle nostre spalle ma questa volta era diverso.

Avevamo fatto del sesso insieme!

Credevo che vedere un’altra donna vicino a Roberto mi avesse fatto impazzire di gelosia.
Invece con Adele no.
Forse perché sono stata io a scegliere lei e ad imporla a lui. O forse perché io volevo così tanto lei che pur di averla ero disposta e lasciarle anche un po’ di Roberto.

Sta di fatto che mi sentivo bene.

Passeggiando quella sera, io e Adele ci tenevamo le mani, congiunte dietro la schiena di Roby. E a dirla tutta mi divertivo a farle palpeggiare il culo di Roberto mente Adele sorrideva e mi faceva facce strane.

Quella notte quando andai a letto sentivo le lenzuola accarezzarmi la pelle.
Ero particolarmente sensibile e molto eccitata.
Chiudevo gli occhi e vedevo le scene della sera, prima con Adele e poi insieme con Roberto.

Che spettacolo.
Non ero mai stata così, una goduria piena, un insieme di emozioni e sensazioni che rendevano il mio corpo dilatato in ogni suo poro, pronto a raccogliere ogni sensazione, ogni movimento, ogni filo di aria che mi circondava per filtrarne il nettare pieno di sapori ed umori. Ed in tutto questo, per la prima volta in vita mia, mi sentivo padrona del mio corpo; il mio cervello raccoglieva le informazioni che provenivano dai miei sensi, le elaborava secondo il mio desiderio e le rilasciava al mio corpo per le più belle sensazioni che questo poteva regalarmi.

Mentre rivedevo le immagini scolpite nella mia mente, cominciai a toccarmi. Roberto era lì, vicino a me, assopito. Non ero sicura che stesse dormendo o se fosse ancora sveglio alla ricerca del sonno. Decisi di toccarmi ugualmente. In quel momento non avevo voglia di stancarmi a fare del sesso con lui. Avevo voglia di riprovare un po’ di goduria ma in pieno relax.
E fare sesso comunque è impegnativo!

Quindi cominciai a toccarmi.

Ero a pancia sotto, mi infilai prima una mano sotto la pancia e poi anche l’altra. Se Roby fosse stato sveglio e mi avesse sentito…tanto meglio! Era ancora più eccitante! Anzi, speravo proprio fosse sveglio e mi sentisse. Magari poteva masturbarsi anche lui se la cosa lo eccitava o meglio ancora che mi lasciasse godere di me stessa e poi mi cacciasse all’ultimo secondo il suo grosso membro in bocca e venire dentro di me.

Il mio corpo cominciò ad avere un moto circolatorio e sussultorio. Ansimavo, piano ma ansimavo. Non volevo nascondermi, ero finalmente sicura di me stessa. Stavo cominciando a godere e sentii Roberto muoversi; continuai, senza aprire gli occhi e sentendomi ancora più eccitata. Non vedere quello che poteva fare mi elettrizzava ancora di più di quanto già lo fossi. Conosco bene Roby e sò che è un gran porco. Continuai fino a quando un onda di calore non invase il mio corpo, partendo dalla punta dei piedi fin sù, al mio cervello, con scosse di brivido continue.

Mentre tutto ciò accadeva mi sentii letteralmente inondare una natica di liquido caldo che poi lentamente scendeva verso il mio interno cosia.
Roberto sei grande! Pensai.
Si era veramente masturbato guardandomi nella penombra della camera ed al posto della mio bocca aveva scelto il mio fondoschiena come punto di raccolta del suo seme.
Ora lo sentivo,leggermente accasciato sulla mia schiena che ansimava tremolante poco dopo mi spalmava con l’estremità del suo membro il liquido seminale su tutta la mia chiappa.

Si ridistese al mio fianco e cominciò e leccarmi l’angolo della mia bocca. Io la aprii leggermente per fare entrare la sua succosa lingua ed assaporarmi il suo alito di sesso.
Poi mi sussurrò “bella goduta! Ti amo troietta!”. Si distese a pancia all’aria ed io allungai la mano sul suo membro a raccogliere ancora qualche impulso mentre lo sentivo,lentamente sgonfiarsi.

Che esperienza. Che vittoria.

Da oggi non mi sarei più nascosta a masturbarmi nei vari angoli della casa agli orari più impensabili con l’ansia che non ci fosse e non mi sentisse nessuno.

Da oggi l’avrei fatto comodamente nel mio letto, rilassata e senza paura. Roberto aveva inteso il messaggio al volo, ovvero mi tocco da sola perché voglio solo una coccola, non impegnativa, non stancante.
Una semplice coccola della buonanotte, come da adolescente ero abituata a farmi tutte le sere prima di addormentarmi.
Fare l’amore o fare sesso è un altra cosa; ci vuole impegno ed energia. Questa è e deve rimanere una semplice coccola.

E se Roberto mi sentirà quando me la farò, potrà godere di se stesso in mia compagnia, utilizzando anche il mio corpo se vuole, ma senza chiedermi niente.

Avevo fatto un altro grande passo in avanti; stavo veramente cambiando! Mi sentivo ogni giorno più sicura, decisa ed in armonia con me stessa.
E stavo crescendo insieme a Roberto che mi seguiva in modo discreto.

Dio quanto lo amo!

Sa starmi vicino senza essere invadente, sa capirmi, sa stimolarmi.

Mi ricordo ancora quando mi regalò il primo sex-toy che inizialmente usammo insieme e poi mi spinse ad usarlo da sola, alla ricerca della mia femminilità e sessualità.
Mi rendo conto di aver avuto una adolescenza sessualmente castrata. Saranno stati quei deficienti di ragazzi che mi sono frequentata, sarà stata la figura di mia madre e ciliegina quel coglione di primo marito che mi sono sposata!
Avevo poi ripreso un attimo in mano me stessa quando andai a vivere da sola ma forse ormai era troppo tardi.

O forse questo è quello che ho creduto fino a questo momento. Non è mai troppo tardi. Adele per me è stata la giusta miccia che probabilmente è arrivata al momento giusto, in un momento della mia vita dove con maturità posso affrontare le situazioni e gestirle.

Se Adele è la miccia Roby ė la miscela con i giusti ingredienti e, grazie al cielo, è mio marito!

Mi alzai leggermente e diedi a Roberto un lungo bacio.

“Ti amo!” Gli dissi. “Io di più!” Mi rispose con voce assonnata lui. Lo abbracciai e mi addormentai soddisfatta e felice.

Il giorno a venire era l’ultimo giorno per Adele e Davide.
Mi sentivo triste.
Non volevo che andassero via! Stavo vivendo un momento particolare della mia vita e non volevo che finisse così. Volevo e dovevo capire di più!
A pranzo parlai con Roby sulla possibilità di ospitare per ancora qualche giorno Adele a casa nostra.

Lui mi guardò serio e mi disse ” Sei sicura? È veramente quello che vuoi? Non voglio che questa cosa incida negativamente nel nostro rapporto… Va bene tutto ma.. Io ti amo e non voglio perderti!”.
Rimasi in silenzio, in cerca di risposte sincere. Poi alzai lo sguardo e risposi ” Roby, non so cosa mi stia succedendo ma credimi, ti giuro che per te non è cambiato nulla, ti amo forse ancor più di prima, tenuto presente che prima ti amavo da morire… Nulla può toccare l’amore che provo per te! E che questa cosa mi sta facendo capire ancora di più me stessa e ti giuro che se a te va bene, che non ti urta, tutto questo non ti porterà via niente…anzi…”
Non riesco a finire la frase che lui sorridendo mi dice ” anzi vuol dire che non devo stare li a guardare come un pirla, vero?”
“sei il solito porco!” Gli rispondo, alzandomi ed abbracciandolo!
“La chiamo subito per chiederglielo?”
“Chiama!” Mi rispose Roby con sguardo amoverovole.

Chiamai Adele e dovetti insistere mezz’ora per convincerla. Alla fine dopo due ore erano a casa nostra con i loro bagagli!
Di nuovo eccitata di gioia, prendemmo gli asciugamani ed andammo in spiaggia.
Wow, ancora qualche giorno insieme.
Quel pomeriggio mi sono gustata il suo corpo, guardandola mentre prendeva il sole, mentre giocava con i bimbi, mentre facevamo il bagno. E li non mancava occasione per toccarci. Volevo ancora usare quel corpo.

Mi dava sensazioni strane, piacevoli, bellissime. E lei mi faceva stare bene. Capivo che non mi ero innamorata, Adele mi faceva parlare, star bene ma amare è una cosa diversa. Mi ero affezionata ma una cosa era chiara nella mia mente. Non era amore, era amicizia e sesso. Amore era quello che provavo per Roby. E chiarito questo, mi sono immediatamente sentita benissimo, perfetta, pronta a riprendermi quel corpo e goderne delle sue forme e dei suoi profumi.

Ma stavolta anche con Roby.
Non volevo che lui fosse tagliato fuori, dove sono io c’è lui, ciò che mangio io mangia lui, ciò che scopo io scopa lui! E questo è amore!
Unico problema era sapere cosa ne pensava Adele!
Per tutta la vacanza abbiamo fatto apprezzamenti a tizia e a caio, scambiandoci furbesche occhiate quando vedevamo un bel culo di una ragazza o un generoso pacco di qualche ragazzo.

Nonché scambiandoci complimenti ed apprezzamenti sui nostri corpi.
Quindi, avevo ben capito che Adele non era lesbica ma si trovava in una fase dove la presenza di un uomo era ancora ingombrante per lei, per quello che aveva vissuto e provato; e certo non cercava una donna poiché non era lesbica. Forse anche se più aperta e disinibita di me in qualche modo aveva anche lei delle problematiche interiori da risolvere e forse io, come lei per me, ero lo strumento giusto per cominciare mettere in ordine qualcosa, per cominciare a tornare a sorridere al sesso ed a tutte le sue componentistiche, spirituali e fisiche che esso è in grado di regalarci.

Rientrati a casa subito di routine la doccia bimbi, doccia io insieme ad Adele e per ultimo, dopo aver preparato qualcosa di sfizioso alla griglia, doccia Roby.
Ovvio che nella doccia con Adele non potevano mancare palpatine e baci!
Cenetta e chiacchierata sulla politica con bicchierini di mirto come contorno!
Messi a nanna i ragazzi, io e Adele eravamo sul divanetto a criticare un giornale di moda senza farci mancare le coccole- massaggi, sia ai piedi, sia alla schiena e sul collo; Roby era entrato ormai in casa a trafficare con il pc per via di alcune mail di lavoro.

Pensavo ancora alla situazione che si era creata con Adele ed avevo qualche sassolino da sistemare prima che fosse tutto chiaro e trasparente. Dovevo in qualche modo dirgli che il mio non era amore, accertarmi che non lo fosse neanche per lei e poi la cosa più imbarazzante, capire come gestire Roberto. Non volevo escluderlo, piuttosto avrei rinunciato ad Adele. Nello stesso momento avevo comunque una gran voglia, voglia di lei di lei e me, di Roberto, di tutto.

Mi cominciava a surriscaldarsi il cervello.
Così, ad un certo punto, presi coraggio e cominciai a parlare con Adele dell’argomento.
Guardandola le dissi “ho voglia, voglia di te!”.
Lei mi guardo dolce e mi rispose “anch’io , tanta tanta!”
Aspettai un attimo e ripresi a parlarle “Sai, Roby si è offerto di dormire sul divano… Ma devo essere sincera…un po’ mi dispiace. “
Il viso di Adele si fece serio.

Abbassò per un attimo lo sguardo e poi mi disse con voce pacata “Senti Giulia, io detesto gli uomini… E tu lo sai! Mi fanno schifo! Ma tendenzialmente anche le donne mi fanno schifo! Come te, anch’io mi ritrovo in questa situazione nuova e .. strana… Tu mi piaci molto, sei carina, particolarmente simpatica e mi stò affezionando a te alla velocità della luce..ma con questo non pensare che mi sia innamorata di te… Mi piaci e non so per quale strano motivo mi ecciti!
Sono anni che non ho rapporti sessuali con nessuno e tu mi sei piaciuta…non so neanche io perché…non sono mai stata prima con una donna…e neanche avevo mai pensato di farlo…cioè non veramente..cioè..”
La interruppi sorridendole e le risposi subito sollevata per quello che aveva appena detto “ma guarda che anche per me è così…”.

Un attimo di silenzio e poi un reciproco sorrisone!
Quelle parole erano la liberazione reciproca!
Niente sentimenti, se non pura stima ed amicizia.
Niente che pregiudicasse il nostro futuro sessuale pensando di esser d’un tratto diventate lesbiche.
Niente, solo un gioco, un apprezzamento fisico reciproco.
Un modo per crescere, in serenità reciproca.
Un ritorno alle origini, alla scoperta della propria sessualità, come delle bambine che capiscono che il loro corpo è in grado di regalare delle sensazioni meravigliose e che riescono ad unire il corpo e la mente e si uniscono sviluppando con giochi banali, come il dottore e la paziente, il loro istinto sessuale.

Forse entrambe queste esperienze non le avevamo avute alla giusta etá, trovandoci poi già cresciute e catapultate nel mondo sessuale; un mondo che ha cominciato qualcun altro a gestire per noi su di noi e non da noi per noi. Quindi una corsa per adattarci alle esigenze altrui trascurando le nostre, proprio perché le nostre non le conoscevamo. E non parlo di poter raggiungere semplicemente un orgasmo sotto la doccia o con il cuscino, parlo di avere un identità sessuale, una fantasia ed in qualche modo una partecipazione attiva.

Come esser in un tavolo con persone che discutono e ritrovarsi a non parlare o peggio non aver nulla da dire, quando invece rinchiusi nella propria camera di cose da dire c’è n’erano tante, tantissime. Adesso probabilmente stavamo cominciando a parlare anche noi a quel tavolo e potevamo liberamente dire la nostra e forse..avere anche ragione!

Ci fu un lungo abbraccio, forte e sincero.
Poco dopo lei, scostandosi e guardandomi negli occhi mi disse “Giulia, con Roby per me non ci sono problemi.. Se non li avete voi…senza offesa, sopratutto per Roby ma per me in questa occasione lui è solo un fallo di carne…” Poi la sua bocca fece un mezzo ghigno e continuò “si cioè, direi .. molto meglio di quello in silicone che uso di solito!”.

Scoppiai a ridere sia perché pensavo alla faccia che avrebbe potuto fare Roberto se avesse sentito questa cosa, lui permaloso com’è, poi perché pensai alla piccola collezione di giocattoli che avevo a casa ed a quante volte, mentre li usavo, speravo si tramutassero in calda carne profumata.
Adele, preoccupata di aver parlato male, per cercare di spiegarsi meglio subito aggiunse “non fraintendere, ti prego! Volevo dire che non mi dispiace come persona..cioè, non che provi un’attrazione particolare, cioè ..insomma.. È tuo marito e sò che vi amate e sono contenta, io non c’entro niente…Se devo pensare al sesso con te ed insieme condividiamo un gioco in più e che quel gioco è lui..beh…non mi dà nessun fastidio..se poi so che tu ci tieni…beh, insomma, in tutta verità anche a me non fà proprio schifo! E poi, ripeto, so che è tuo marito, e non mi chiede niente, nessun impegno, è pulito, discreto…e ce l’ha pure grosso…insomma…” Accennando ad un sorriso malizioso continuò “…insomma dai, ..per me va bene!”.

Il cuore mi si riempì di gioia!
L’abbracciai nuovamente. Mi sentivo eccitatissima, come se fossi una bambina golosa che, portata nella più grande pasticceria del mondo che esponeva interminabili banchi pieni di dolcetti, qualcuno le aveva appena detto di prenderne e mangiarne quanti ne avesse voluti senza che ognuno di quei dolcetti potesse farli male o ingrassare!
A quel punto le sussurrai nell’orecchio “io me la sento parecchio bagnata…e tu?”
Prontamente mi prese la mano e se la infilò sotto la gonnella fiorata.

Era senza mutande ed era bagnatissima anche lei!

Entrammo in casa, ci assicurammo che i ragazzi dormissero. Erano due angioletti cotti di stanchezza! Chiudemmo la porta per bene e poi mano nella mano andammo da Roby. Lui si girò guardandoci prima negli occhi e poi si soffermò sulle nostre mani congiunte. Io mi abbassai al suo orecchio e gli sussurrai “..noi andiamo di lá..se vuoi raggiungerci noi ne saremmo molto contente..” Lo baciai con la lingua e insieme ad Adele mi diressi verso la camera da letto.

Da uomo intelligente che è Roberto, non si precipitò immediatamente in camera. Ci lasciò un generoso lasso di tempo che io ed Adele sfruttammo al meglio, tra baci, leccate, carezze ed esplorazioni varie. Io mi sentivo travolta di eccitazione e passione.
Cominciammo sedendoci sul letto e con molta calma iniziammo a baciarci. Alternavamo lunghi baci con la lingua e molta saliva togliendoci reciprocamente qualche indumento. Sempre con calma e dolcezza. Quando ci toglievamo qualcosa, lo facevamo a rallentatore, per gustarci quanto veniva nascosto dall’indumento.

Poi la sensazione dei tessuti che scivolano lentamente sulla pelle danno una sensazione molto eccitante. Con molta passione poi affondavamo reciprocamente la nostra bocca sulla parte di corpo appena scoperta e lasciata nuda. Quando Adele mi tolse le mutandine, me le fece scivolare piano sulle gambe accompagnando con la sua bocca salivosa l’indumento sino a sfilarlo dai piedi. A quel punto mi prese la gamba e cominciò a leccarmi e succhiarmi ogni dito del piede, prima l’uno e poi l’altro, alternando con qualche piccolo morso che mi dava un impulso elettrico direttamente al mio cervello.

Poi risalì ancora piano, leccando accuratamente ogni millimetro quadrato della mia pelle, arrivando poi lateralmente alle mie labbra vaginali. Cominciai a risentire quel piacevole calore che mi invadeva il cervello. Ero in estasi. Raggiunsi l’orgasmo in un attimo. Ero troppo carica! Delicatamente Adele si distaccò leggermente e continuò la risalita verso la mia bocca passando dall’ombelico, da entrambi i seni soffermandosi non poco sui miei capezzoli che parevano degli interruttori che se toccati riaccendevano il desiderio sessuale e la voglia di godere ancora.

Arrivata alla mia bocca ci soffermammo per un succoso e saporito bacio. Poi la presi delicatamente e la feci sdraiare a pancia sotto. Cominciai dalla sua bellissima schiena, perfettamente inarcata da poter mettere in risalto le forme del suo perfetto sedere, sodo, atletico ma carnoso. Leccai le sue ascelle assaporando un profumo sapido e pieno. Scesi piano sino a quel magnifico culo che a quel punto cominciai a mordicchiare. Adele si mise un cuscino sotto la pancia in modo da mostrarsi ancor più verso il mio viso e divaricando le gambe, aiutarmi a poter infilare la mia lingua in mezzo a quelle carnose labbra del sesso.

Anche Adele non durò moltissimo ed in men che non si dica sentivo le forti contrazioni orgasmiche che risucchiavano la mia lingua dentro di lei.
Rimasi ancora li a gustarmi il suo profumo e quella splendida visione.
Ad un tratto, senza che neanche me ne accorgessi sentii la mano di Roberto accarezzarmi i capelli mentre ancora ero intenta nelle gambe di Adele. Alzai la testa e lui cominciò a baciarmi, prosciugando la mia bocca del succo di Adele.

Poi si diresse verso il viso di Adele e le diede un semplice bacio sulla bocca. Adele ricambiò e gli fece un grande sorriso. Poi Adele si girò e prese con la mano destra la sua testa e con la mano sinistra la mia accompagnandole entrambe verso il suo ventre. Io e Roby stavamo leccando insieme per la gioia di Adele. Quando Adele fu sazia, si alzò leggermente e mi prese per mano tirandomi vicino a se.

Cominciò a baciarmi in modo passionale mentre Roby si dedicava al mio bassoventre. Poi Roby si eresse per penetrarmi e Adele scese con il viso giù a condurre il gioco con le sue mani. Mi penetrava a ritmo che diceva lei alternando a piacere di Roberto qualche succhiata al suo membro. E quando poi riprendeva la penetrazione lei dolcemente accompagnava la sua lingua con movimenti circolari sul mio clitoride. Esplosi poco dopo in un orgasmo mai provato prima.

Mi si contrassero i muscoli addominali così forte che mi pareva di aver dei crampi. Delicatamente Roby uscì da me senza venire mentre Adele si distendeva sopra il mio corpo. Vidi Roby che cominciava a penetrare Adele. Sentivo i colpi che penetravano Adele e nel sussulto sentivo rimbalzare i generosi testicoli di Roby che sbattevano ritmicamente sul mio sesso, facendomi ancora sussultare data l’estrema sensibilità lasciata dall’orgasmo appena sfogato. Il tutto mentre Adele appoggiava delicatamente il suo viso sopra la mia guancia e la sua bocca sul mio orecchio, facendomi sentire ogni minimo sussulto di respiro, un respiro sempre più affannoso e sempre più profondo finché non la sentii gemere per l’orgasmo che stava invadendo il suo corpo.

Roby era stato bravissimo ed era riuscito a non venire ancora. Aspettai che Adele si godesse appieno questo momento tenendola stretta a me mentre le accarezzavo i capelli.
Dopo tutti quegli anni finalmente un membro maschile! In carne e ..pelle!
Quando poi lei alzo la testa, ci baciammo intensamente. Poi di nuovo con la testa sollevata mi guardò con quel l’occhio di intesa per farmi capire che ora dovevamo sistemare Roby per le feste!
Ci alzammo e lo prendemmo buttandolo a schiena sul letto.

Io da un fianco e Adele dall’altro cominciammo a leccargli il membro mentre lui con le mani continuava a giocare con le nostre fighe bagnatissime. Esplose anche lui con un getto che io ed Adele condividemmo fino all’ultima goccia. Stremate ci appoggiammo al petto di Roberto guardandoci soddisfatte negli occhi. Era stata un esperienza fantastica. Sorridemmo a Roby che ancora stava cercando di regolarizzare il respiro ed io gli dissi “Senta capo, come siamo andate? È stato tutto di suo gradimento?” E Roby prontamente rispose “è troppo presto per esprimere un giudizio.

C’è ancora molto lavoro da fare prima!”. “Che stronzo!” Dissi sogghignando guardando Adele che subito replicò con un accenno di sorriso “perdonami socia ma credo che questa volta abbia ragione il capo!”.
Fecimo tutti una soffocata risata e poi nel massimo rilassamento, sfiniti, ci distendemmo tutte e tre abbracciati nel lettone.

I seguenti giorni furono stupendi.
Estremamente rilassate io e Adele facevamo le mamme, di giorno e le geishe la notte.

Quando cominciavamo a chiamare Roberto con il titolo di “capo” voleva dire che stava shittando il momento porco! Meno male che la presenza dei ragazzi ci dava un freno altrimenti penso che avremmo passato quei giorni chiusi dentro tra camera e frigorifero per mangiare.

Purtroppo era arrivato il momento di tornare a casa.
Cercammo con contegno di lasciarci con la promessa di rivederci entro la settimana seguente. Certo che poi arrivati a casa sarebbe diventato tutto più complicato ma decidemmo che ci avremmo pensato.

Alla fine era importante anche solo poterci vedere!

Ripresa la quotidianità, tutto tornò come prima. O meglio, quasi tutto.
Io sono letteralmente cambiata. Sono molto più sicura, decisa, determinata e meno pasticciona. Con Roberto va tutto alla grande, anche grazie al mio miglioramento sia di sicurezza psicologica sia fisica. Facciamo sesso regolarmente con grande soddisfazione e quando invece sono stanca mi masturbo tranquillamente a letto con Roberto. A volte partecipa a volte dorme veramente!
Son passati nove mesi da quella vacanza.

Con Adele ci sentiamo telefonicamente tutti i giorni.
Ci vediamo almeno una volta la settimana per fare shopping, bere il caffè o pranzare insieme. Le nostre abitazioni distano circa trenta minuti di macchina e quindi è facile trovarsi a metà strada.
Quando ci vediamo da sole siamo due amiche modello, niente sesso niente baci. Ci guardiamo sempre con attenzione e con eccitazione ma tutto si deve fermare li.
Roberto ha preso un piccolo appartamento in affitto in un paese che si trova equidistante tra noi.

Una volta ogni quindici giorni sistemiamo i rispettivi pargoli dai nonni e ci troviamo tutti e tre, io Adele e Roberto. In genere ceniamo in qualche ristorantino, ci godiamo la serata e poi ci rifugiamo in quella che abbiamo chiamato la “cuccia del piacere”.
Il modo di fare sesso tra di noi si è leggermente evoluto; ora abbiamo degli accessori, nulla di estremo, tipo dei frustini, manette di cuoio bende per il viso e qualche giocattolo.

Chi si è comportato male nel precedente periodo subisce poi una piccola punizione! A volte entrambe a volte l’una o l’altra! Nella cenetta che svolgiamo prima, infatti, alla fine ognuna di noi due deve raccontare gli episodi che a loro avviso sono reputati dei brutti comportamenti, tipo esser arrivata tardi al lavoro, aver guardato il pacco di qualche uomo, essersi toccata di nascosto o sciocchezze simili. Insomma un modo piacevole per aprire la fantasia e lo spirito di quello che potrà accadere dopo nella cuccia del piacere, il tutto a discrezione del “capo” che per l’occasione si mette maschera e maglia di pelle nera!
A volte invece improvvisiamo dei veri teatrini, sempre con il solito preambolo a cena che poi si trasforma in spettacolo nel nostro rifugio.

Abbiamo fatto anche la paziente con il dottore e l’infermiera, il professore e le alunne, insomma aperti ad ogni fantasia.
Un gioco sessuale in continua evoluzione con il solo spirito di divertirsi e provare un po’ di piacere; un anti stress collettivo tra persone che si vogliono bene, una condivisione di amore e amicizia.

Questa sera abbiamo giocato come tre bambini, con entusiasmo, serenità e appagamento. È bellissimo. Ora non vedo l’ora delle prossima vacanze estive che stiamo sognando e programmando da quando siamo ritornati l’ultima volta.

Non so quanto questa cosa potrà andare avanti ma non voglio neanche preoccuparmene. La cosa più importante è che ho trovato completamente me stessa.

14
Una collaboratrice,
Anni fa viaggiavo moltissimo per la mia attività. 50 mila chilometri all’anno in auto erano la regola. Oggi dopo aver assunto due venditori interni negli ultimi otto anni, il mio ruolo è prevalentemente interno e mi consente quindi una costante presenza anche qui sul sito.

Questa storia narra del mio ritorno anticipato da un viaggio in Toscana che ancora oggi ho tenuto per me in quanto adoro come gente e come regione.

Ho la fortuna di avere un team di collaboratori davvero unito e propositivo e non nego che il piacere della mia attività è anche avere a che fare con un ambiente che mi segue in modo spontaneo.
Credo di aver contribuito a tutto questo in quanto di carattere sono molto aperto e come ho imparato da mio padre, amo rispettare la gente.

Le mie collaboratrici sanno di poter contare su un rapporto schietto e sincero.
A loro chiedo solo di essere professionali ed aiutarmi a mantenere sereno il clima lavorativo.
Questa premessa è d’ obbligo per descrivere quanto accadde allora.

Alle 18 rientro in anticipo dal viaggio e decido quindi di fare una scappata in ufficio.
Utilizzo l’entrata per gli uffici che pensavo di trovare deserti in quanto il mio socio quella settimana era in ferie.

Con sorpresa vedo invece una luce provenire dal laboratorio dove svolgiamo un’attività di conto lavoro per la nostra clientela.
Nel laboratorio lavorano 4 ragazze fisse ed una quinta che ha scelto il part-time per motivi familiari.
Ho pensato che si fossero dimenticate di spegnere, ma con sorpresa vi ho trovato Sara. E’ la responsabile del laboratorio, una delle veterane visto che è con noi dal 1997, una delle più fidate.

A quel tempo 35 anni, sposata con un bimbo di 7.

Tipica bellezza mediterranea dovuta all’origine siciliana dei suoi genitori. Capelli neri ricci, occhi marroni , corpo flessuoso ed insieme prosperoso nei fianchi e nella terza di seno, belle gambe, sguardo aperto, un filo malizioso.
Integerrima nella sua fedeltà matrimoniale, a detta delle sue colleghe.

La trovo al computer, le arrivo alle spalle e solo quando vicino mi faccio sentire.

La sua reazione è stranamente scomposta. La vedo digitare velocemente i tasti e cambiare immagine della videata. Non avendo gli occhiali, purtroppo non riesco a leggere nulla.

“Ciao, scusa, sono rimasta un poco a chattare con mia sorella, tra 10 minuti me ne vado”
“Fai con comodo, io sono in ufficio per un’oretta se hai bisogno”

Dopo 15 minuti bussa alla mia porta per salutarmi e se ne va.

Rimango perplesso.

In lei c’era qualcosa che prima non mi aveva convinto, soprattutto il suo atteggiamento e la sua reazione che erano state eccessive se effettivamente stava solo dialogando con la sorella.

Decido di approfondire se possibile la cosa. Vado al laboratorio, accendo il PC, logicamente conosco la sua password e clicco l’icona riguardante la posta aziendale.

Mi appaiono in entrata una serie di mail di clienti conosciuti, mi sembra tutto regolare, vado alla posta inviata, idem come sopra.

Sto per desistere pensando ad un mio errore, quando vedo una cartella denominata “archivio”.

Tento di aprirla, ma mi viene richiesta un’ulteriore password. Digito allora il nome del marito, accesso negato. Faccio un ulteriore tentativo con il nome del figlio e la finestra si apre. Nessuna traccia di mail della sorella, piuttosto una lunga fila di mail con il nostro ex responsabile della contabilità.

In 29 anni di attività non abbiamo mai licenziato nessuno, abbiamo solo costretto ad andarsene due persone per comportamenti veramente scorretti: un magazziniere perennemente assente e questo contabile che non faceva nulla di quanto gli venisse richiesto, tra l’altro ci dava informazioni errate sui pagamenti dei clienti e sul loro stato, facendoci fare spesso cattive figure con loro a cui andavamo a chiedere spiegazioni mentre i loro bonifici erano già stati correttamente inviati.

Sapevo che era molto amico di Sara, non sapevo che a distanza di due anni dal suo allontanamento, si sentissero ancora.
Apro l’ultima mail inviata quella sera e capisco e…. capisco tutto.

Era il forward di alcune altre scambiate quel giorno, anche in orari di lavoro, dove Sara parlava, oddio meglio insultava pesantemente il mio socio. Una serie di invettive e di giudizi negativi sul suo operato e i suoi modi di fare.

Non una parola su di me, ma la cosa mi crea un fastidio tremendo anche perché un paio erano indirizzate, forse per errore anche ad altri indirizzi.

So bene che il mio socio non sia il massimo della simpatia, ama far sentire il suo potere ed è assurdo con persone che sai essere fidate e professionali al massimo,
Posso capire quindi che generi qualche antipatia, ma il suo comportamento è stato sempre assolutamente integerrimo con tutte ed in ogni caso non meritorio di questo atteggiamento.

Spengo il PC e passo il giorno dopo a chiedere in giro con discrezione se Sara parla di lui in modo cosi negativo anche in altri ambiti. Più di una mia collaboratrice mi conferma frasi dure e commenti sarcastici.

Mi sento tradito, anche se tutto questo non riguarda me; non pretendo che le nostre dipendenti ci adorino, ma nemmeno che sparlino in giro.

Decido, vista anche l’ assenza del mio socio di non parlare subito con lui e di affrontare invece Sara alla fine del giorno dopo.

Verso le 1600 le chiedo se può fermarsi un attimo dopo l’orario di lavoro.
Non è una richiesta sospetta perché capita che a fine giornata si parli del lavoro svolto.
Entra con indosso il camice di lavoro bianco. In luglio pur essendoci l’aria condizionata, le ragazze in laboratorio lavorano solo con il camice, si sentono più libere nei movimenti.
Si siede compita davanti alla mia scrivania

“Sara, mi confermi che l’altra sera parlavi con tua sorella vero?”
Di colpo la vedo nervosa, si stringe con forza le mani.

“Certo, scusami se ho usato il Pc aziendale invece di farlo a casa”
“Quello sarebbe nulla lo sai e di cosa dialogavate se non sono indiscreto?”

Sembra tranquillizzarsi
“Oh di un poco di tutto, bimbi, prossime vacanze, i soliti discorsi”
“Discorsi tipo questi?”

Apro il cassetto e le porgo le mail incriminate che ho stampato la sera prima.
La vedo sbiancare, le guarda a lungo, farfuglia qualcosa di incomprensibile.

“Da te non me lo sarei mai aspettato Sara”
“Ti prego scusami, è stato quello stronzo; mi ha tirata dentro, lo sai che non sopportava il tuo socio”

“Sei una delusione, oltre a scaricare su altri colpe tue continui a mentirmi. Non ti dico chi me lo ha detto, ma so per certo che sono settimane che questi discorsi li fai anche in pubblico, in pausa pranzo”

Non reagisce, non dice nulla, abbassa solo il capo
“Peccato, ne parlerò con lui lunedì prossimo”

“No ti prego, sai come è fatto, quello mi sbatte fuori in cinque minuti; non posso perdere il lavoro con il mutuo e le altre spese in ballo”

“Sara, sai bene come concepisco il lavoro qui e un fatto simile non posso soffocarlo nel nulla”
“Ti prego, ti giuro che non succederà più”

La guardo, ha il respiro pesante dalla tensione; il camice si riempie ad evidenziare il suo splendido seno.

“Ti stimo molto Sara, hai fatto tanto per noi, ma non posso passarci sopra quindi nei prossimi giorni dovrai dimostrami che hai capito di avere sbagliato, perché non ammetterò un secondo episodio simile”

“Grazie sei come sempre un tesoro, non te ne pentirai”

“Me lo auguro, ora libera due bottoni sopra e due in basso del camice”

Era sul punto di alzarsi pensando fosse finita e di averla scampata; si blocca e mi guarda stranita
“Che… Che cosa dovrei fare?”

“Hai capito bene” “ il mio tono diventa di colpo autoritario e la mia voce bassa amplia l’effetto dell’ordine su di lei.

Mi guarda allibita, mi conosce, non si aspetta una simile richiesta da colui che mai l’ha tentata né importunata.

Sostengo il suo sguardo fissandola negli occhi, capisce che non sto scherzando

Incomincia a slacciare i due bottoni sopra lasciando intravvedere un reggiseno nero che contiene a malapena il suo seno.
Poi passa alla parte sotto mostrando un perizoma ridotto dello stesso colore.

“Intimo succinto, interessante, visto che hai le mani già in zona, apri del tutto il camice e divarica le gambe”

“No dai, basta cosi, ho capito di aver sbagliato, non puoi chiedermi questo”

Come reazione mi spingo leggermente indietro con la sedia e comincio a passare la mano sul mio inguine che mostra pantaloni eleganti tesi per quello che sto vedendo.

Capisce che non è finita e che non ammetto discussioni
Si apre tutto il camice sotto, solo un paio di bottoni a metà camice evitano una completa visione del suo corpo di giovane puledra.

“Sei proprio una gran figa, l’ho sempre immaginato, ora toccati”
“Che cosa?, non chiedermi questo, non lo farò mai”

Per me è come se non avesse parlato, deve pagare per quello che ha fatto; all’inizio avevo pensato di fermarmi a questo punto, ma mi sto eccitando e il suo tono è ancora troppo deciso e arrogante.

In momenti passati della mia attività, due collaboratrici mi avevano fatto capire in modo esplicito di desiderare un rapporto con me, ma per una forma di rispetto dei ruoli, non avevo mai dato speranze ai loro desideri. Sara non era tra di loro, e questo ora, forse, mi eccita ancora di più.

“Prima sopra il tessuto, poi sotto”

Mi guarda con durezza, non avevo mai visto quello sguardo prima, ma la mano va in mezzo alle gambe; la muove lentamente sul perizoma.

Assumo un espressione diversa volutamente laida, mano sul mento e l’altra sul pacco.

Comincia ad ansimare: eccitazione? tensione?

Quando la sua mano va sotto il perizoma mi alzo. Rimango in piedi davanti a lei come per osservarla. In realtà voglio farle vedere tutta la mia eccitazione.

Dopo un lungo sguardo tra di noi, il suoi occhi cadono proprio ai miei pantaloni e credo non sia la mia immaginazione che mi porta a vedere una mano che si muove più veloce sotto il perizoma.

Mentre si sta toccando comincio a girarle intorno, la sua mano si muove ora decisa.

Le accarezzo i capelli, le sfioro le spalle, le percorro le braccia.

Mugola di piacere, le slaccio un ulteriore bottone e faccio un giro intorno a lei.
“mmmmh sei un bastardo, questo è un prezzo troppo caro”

Non le rispondo, mi fermo dietro di lei, le slaccio l’ultimo bottone ed il camice si apre totalmente

Ho una visuale stordente.

La testa leggermente reclinata, i seni che si alzano e si abbassano veloci, la mano che scompare sotto il perizoma, le sue cosce tornite, la sua pelle liscia
Appoggio il mio bacino alla sua nuca. Le faccio sentire il mio cazzo duro attraverso i pantaloni leggeri. Lo strofino a lungo.

“dai bas..ta, lasci..ami anda…re”

Noto però che non rifiuta quel contatto, mi sembra anzi che lo acuisca.

Le porgo in mano il righello che avevo preso dalla mia scrivania durante il mio muovermi intorno a lei.

“passa la parta piatta sulla figa sotto il perizoma …esegui”

“sei uno…str…”

“muta, esegui!” le faccio capire che nella sua posizione non deve permettersi commenti. Prende il righello…. allarga oscenamente le gambe, lo infila dall’alto nel perizoma e comincia a farlo scorrere sulla figa.

Il respiro aumenta…. vorrebbe dire qualcosa, ma non ci riesce presa da tensione e da eccitazione.

“Ora piegalo di sbieco e continua”

Il suo viso comincia a denotare il cambiamento per l’eccitazione dovuta allo spigolo del righello quando sfiora il clitoride.

“Ora slacciati il reggiseno!”

Posa lentamente il righello, smette di toccarsi, rimane a lungo immobile.

Poi sospirando porta le mani dietro, sotto il camice, e dopo pochi attimi il reggiseno scivola verso il basso liberando due seni duri e sodi che rimangono sostenuti anche senza aiuti. E’ proprio splendida.

“Si, sei davvero splendida, una puledra da montare”
“Ma come ti permet…” La prendo per i capelli.

“Vuoi che io non parli a chi sai e quindi salvarti il culo?”

Dopo un lungo attimo, fa un cenno d’assenso con la testa.

“Bene allora muta….. riprendi il righello e passalo sulle tette e sui capezzoli. Ti rimando cosi dal maritino, con le tette che sanno della tua figa. E ora succhiami il cazzo”

Mi guarda dura, quasi con odio. Le sue mani vanno incerte ai miei pantaloni. Abbassa la zip ed il mio cazzo duro le si presenta come una molla davanti alla bocca

“Succhia, tutto dentro”

Rimane a fissare il mio fallo scuro senza fare nulla.

Prendo allora dalla giacca che ancora indosso il cellulare, lei capisce cosa sto per fare.

Dischiude la bocca e se lo infila in bocca incominciando a lavorare con labbra e lingua.
Ha una bocca molto carnosa, da pompinara; mi ha sempre dato quest’idea.

“mmm.. brava, continua, allora la bocca la sai usare anche per altre cose… non solo per insultare”

Con le mani le palpo le tette con durezza.

Anche se non vuole darmelo a vedere, capisco che le piace ed insisto.
Le pizzico i capezzoli, la palpo a piene mani.

Aumenta il ritmo della bocca, pensa di finire in fretta e di cavarsela.
Ad un certo punto la fermo ed inizio a scoparle la bocca….

“mmmh non resp, non respiro”

Con una delle mani scendo al perizoma, lo scosto e la penetro con due dita.

Interrompe un attimo…. mugola e poi riprende a pompare come se non vedesse cazzo da mesi.

“Ti stai bagnando puttana, ti piace vero?”

Fa cenno di no con la testa.
Aumento con forza il ritmo della penetrazione, ansima in continuo e la sua bocca si stringe sempre di più sul mio cazzo.

“senti il rumore delle mie dita, sei un lago”
“mmmmh, aaaaah, mmm ferm… fermati ti t.. prego”

Come risposta aumento il ritmo, è troppo eccitante vedere i suoi seni ballonzolare senza sosta.

“alzati, ora ci mettiamo qualcosa di più duro nella tua fighetta”
“no, dai, ti fin..isco con la bocc..a por. co ”

La faccio alzare, la faccio sedere sulla mia scrivania, le divarico le gambe, le strappo il perizoma, glielo infilo in bocca e sempre completamente vestito in un colpo secco la penetro

“noooo, aaghh mmmm…. “

Comincio a spingere prendendola per i fianchi, l’ho ficcata cosi perché voglio vederla in faccia; vedere l’eccitazione che prende posto della durezza nel suo sguardo.

Non devo aspettare molto.

I colpi che affondano nella sua figa sono secchi, duri

“non ti scopa cosi il tuo maritino vero?”
“mmm, n.. no, lui mi, mi vuole .. ben.. bene”

“ma a te pia.. ce cosi vero zoccola?”
“s.. sei un.. un porco”
“ma a te piace cosi vero?” le urlo

La faccio stendere sulla scrivania, porto le sue gambe sulle mie spalle, mi appiglio ai suoi seni e continuo a scoparla entrando fino in fondo

“dimmelo….

ti piace cos..ì vero troia?”
“mmmmh si, è vero, mmmm, mi piace c… cosi”

Alterno colpi secchi a un ritmo più dolce. Colpi corti ma ripetuti a ficcate lente e prolungate.

“mmmmh mio dio, sto, sto per ven.. venire”
“prendilo tutto puttana, tutto”
“aaaaaah vengo, aaaaah nooo…. ”

Non resisto più a lungo nemmeno io, faccio appena tempo ad uscire schizzandola sul viso e sul petto.
L’aria nel mio ufficio è davvero pesante.

“Ti serva di lezione Sara, il posto l’hai conservato, ma non ammetterò altri episodi simili. Ora rivestiti senza lavarti, andrai a casa sapendo di troia”

Si riveste e senza nemmeno guardarmi ne salutarmi, esce e se ne va.

La mattina dopo arrivo in ufficio che lei è già presente..
Saluto tutte e mi aspetto di non ricevere risposta da lei
La mia sorpresa è totale quando girandosi mi guarda, sorride e dice

“Buona giornata capo, spero sia gradevole e positiva come ieri.

15
Indecente come il cazzo di Satana
Questa è una storia vera, una mia fantasia appagata che non ho più rifatto, ma che un giorno ripeterò.
La dedico a una lettrice che mi ha contattato che ha fantasie assai simili.

Un giugno di diversi anni fa, come spesso fortunatamente mi capita ero in Toscana per lavoro regione che adoro. Mentre guidavo verso Arezzo ricordavo un episodio avvenuto anni prima in compagnia.

Si era bevuto bene durante una cena al ristorante e si decise di fare un gioco. Quattro coppie, ognuno di noi doveva confessare una sua fantasia erotica. Io espressi proprio questa pensando di scandalizzare le fidanzate dei miei amici, la mia era già al corrente della cosa. Invece con mia sorpresa due su tre ridendo, ammisero che…. con me l’avrebbero fatto anche per metà prezzo che avevo indicato.

Torniamo alla Toscana; adoro la sua gente, il territorio verdeggiante ondulato, la possibilità di avere nel raggio di poche decine di chilometri città d’arte perfettamente conservate, mare, colline.

Per non parlare poi della cucina; la Val d’Orcia, la strada del Chianti classico o come preferite del Gallo Nero partendo da Castellina, ti lasciano a bocca aperta per bellezza e opportunità enogastronomiche

Quel pomeriggio tornavo da Castiglion Fiorentino che nonostante il nome è in provincia d’Arezzo, felice per una trattativa importante conclusa con un cliente che corteggiavo da tempo. Ero euforico e volevo qualcosa di particolare per festeggiare, ma senza sapere che cosa.

Entrando per la via principale di Arezzo scorgo una donna che cammina sul marciapiede.
Ero in coda e ho avuto tempo per osservarla. Sui 40/42, altezza intorno al 1. 60 forse meno senza tacchi, elegante in un completo blu scuro castigato ma che la fasciava in modo sensuale, camminata molto sexy.

Mi balena di colpo un’idea, ardita, illogica, forse folle. Di mettere in pratica quella fantasia che durante il viaggio era riapparsa nella mia mente.

16

La prima volta in tre

La prima volta che la mia compagna ha deciso di provare l’esperienza in tre è stato durante un nostro viaggio ad Istanbul!
Essere lontani da chi ci conosce dalle nostre abitudini disinibisce più di ogni altra cosa.
Era stata una lunga giornata in giro a visitare la moschea blu, il topkapi, Santa Sofia seduti su una panchina a riposare lei non si era curata di coprirsi le gambe ne di stringerle quel pò che basta.

Di fronte a noi dei giovanotti cominciano a guardare con insistenza, si alzano girano cercano di guadagnare una visuale migliore, le dico nell’orecchio che sta facendo arrapare questi giovanotti e lei di rimando : “e non ti eccita?”
Fra il dire e il fare c’è il mare ma la mia erezione è stata immediata, le propongo di sceglierne uno da portare in albergo, lei nicchia e si tira indietro. La sera in albergo ricordiamo l’accaduto e lei mi dice che parecchie volte nelle file è stata palpata, le chiedo dettagli e mi dice che il culo e le tette sono state oggetto di molte attenzioni, uno in particolare, nel gran bazar mentre contrattavo l’acquisto, le ha carezzato il sedere infilandole le mani nel solco fino a toccarle l’ano.

La mia eccitazione è a mille e di li a scopare il passo è stato breve….
Dopo il sesso un pò di fame, le propongo di restare in camera e prendere qualche sandwich, andata ordiniamo.
Restiamo nudi, dopo una decina di minuti di chiacchiere con molte fantasie, suonano alla porta, indosso l’accappatoio e vado ad aprire, il cameriere con i nostri sandwich, lo lascio passare e richiudo la porta alle mie spalle, percorro il brevissimo tratto fra la porta e la camera e noto il cameriere che cerca di organizzare il carrello mentre lei è lì sul letto coperta con il lenzuolo solo fra le gambe, le sue belle tette sono lì in bella vista, è la prima volta, Lisa si lascia guardare, palpare ma è la prima volta che si mostra.

Il ragazzotto è anche attraente, ci provo!
“Vuoi dargli tu la mancia?” le dico in inglese affinchè il ragazzo capisca.
Lisa mi guarda eccitata “Ma certo!”
La risposta, insperata, è arrivata, si alza dal letto è nuda, i suoi 42 anni sono molto ben portati, il seno ancora sodo, un pò di pancetta per la gravidanza la rende ancora più attraente, arriva davanti al ragazzo si inginocchia gli apre la patta e tira fuori un bell’uccello consistente, si vede che Lisa fa ancora effetto, subito lo porta alla bocca e inizia un pompino.

E’ incredibile, mi aspettavo lo baciasse e si lasciasse toccare, invece ha cominciato un pompino.
Il ragazzo apprezza, le dice in inglese che è una brava pompinara e lei insiste per bene, il cazzo del ragazzo cresce nella sua bocca che lo lubrifica per bene.
Sono eccitato mi tolgo l’accappatoio e mi avvicino, Lisa ha il cazzo di un altro uomo in bocca!!!!!!
Mi eccita molto, le porgo anche il mio, lei lo afferra con la mano libera, me lo stringe sta spompinando come una pazza, poi passa a me ma solo per pochi secondi, torna a concentrare la sua attenzione sul bel cazzo che ha fra le labbra.

Mi abbasso la tocco fra le gambe è già fradicia…….. le sussurro all’orecchio “scopalo”, non se lo fa ripetere si alza aiuta il ragazzo a spogliarsi, lo tocca dappertutto poi si gira e si inginocchia sul letto, il bel culo alto,il ragazzo non esita un secondo le fionda in figa il suo cazzo senza esitazione, per tutta la lunghezza!
Prima di conoscerci Lisa ha avuto ovviamente altri uomini tutti bendotati ma la sento ululare come non ha mai fatto con me, mi guarda con gli occhi sbarrati e dice “è grosso!!”
Le chiedo se vuole che smetta, il ragazzo la sta pompando con un ritmo ed una forza notevoli e lei mi guarda dicendomi “NO!!!”
La vedo che è vicina a godere, conosco i segni, lui pompa come un forsennato, le sue tette ballano, mi stendo vicino a lei, Lisa mi si appoggia addosso, mi bacia, sento le nosre lingue battere per i colpi del ragazzo, mi dice “ti amo” e viene urlando tutto il suo piacere e si abbandona su di me.

Il ragazzo si ferma, il suo cazzo è ben piantato dentro la mia Lisa, mi guarda si sfila e mi sorride, capisco cosa vuole comincia a toccarle il culo prima dolcemente poi le sue mani diventano più ardite, un dito nel suo buchetto, due dita lei apre gli occhi, mi guarda e mi chiede “vuoi lasciargli anche il culo?”
Le sussurro che la amo la faccio scivolare su di me e mi piazzo in modo da penetrarla lei capisce mi dice che non ha mai provato così.

Sento le dita del ragazzo che si fanno strada nel suo culetto, geme mi dice che sono un porco, un maiale, che mi piace farla scopare dagli altri, sono bene dentro di lei, l’attiro contro di me, la bacio lei si irrigidisce un attimo.
Il ragazzo gli ha piantato la cappella nel culo, la sento cedere, sento il suo cazzo che si fa strada nel culo di Lisa, lentamente ma senza incertezze, lei dice è troppo, ma sento che il ragazzo spinge ancora non accenna a fermarsi.

Lisa mi dice che è troppo grosso che le uscira dalla gola!!!!!
E’ tutto dentro il suo culo!
Comincia a sfilarsi pochi centimetri poi spinge dentro ancora, la guardo è completamente persa, io sono ancora fermo dentro di lei, le dico “godi amore”.
Il ragazzo comincia a pompare il suo culo come un trapano a percussione, io comincio a muovermi, Lisa sta già godendo e poi ancora, dopo pochi minuti le dico che sto venendo e spingo la mia sborra profondamente nella sua figa, aiutato dai miei susslti e daquelli di Lisa che continua a venire sento il ragazzo irrigidirsi e piantarsi profondamente nel culo di Lisa sborrandole dentro e dandole della puttana.

Le dico nell’orecchio che Lei è davvero una troia, la mia troia

23

Un patto con il diavolo

1
– Signora, le medicine, ancora… ma insomma? – sapevo che Maria se la prendeva davvero e la cosa, come sempre, mi faceva sorridere.
– Maria cara, non mi sgridare… non mi servono più! – il sorriso lento si spense. Non solo per la tristezza, che ormai faceva parte della mia vita di tutti i giorni, come un ombra che non schiarisce, ma per il dolore fisico che adesso mi costava ogni piccolo gesto.

La povera donna non capiva che quegli intrugli non curavano niente. Non c’era cura per la mia malattia: in realtà prendevo solo dei potenti antidolorifici. Ero talmente assuefatta ai farmaci che a mala pena blandivano il mio malessere.
– Portami in terrazza, voglio godermi l’ultimo sole dell’autunno. Quest’anno è stato caldo, mai come il sole di Atene o di Capri, intendiamoci, ma… – Maria ascoltava poco, lo sapevo. La maledetta serva mi trattava come fosse mia madre, e se lo poteva permettere.

Certamente aveva fatto di più lei per me, che la mia madre vera; sempre assetata di soldi, come tutta la famiglia del resto.
Sulla grande terrazza, c’erano i soliti mazzi di fiori: si ricordavano ancora di me. Non erano tanti, certo, non come una volta.
Ricevevo dei bigliettini da “abituè” che non saltavano una sola settimana, che cari.
Il maggiordomo aspettò che Maria mi sistemasse nella poltroncina di rattan, sapeva che non volevo essere vista, ero incapace persino di camminare da sola.

La Tour era lontana ma rassicurante, quella mattina nell’autunno incombente, chissà perché ripensai a lui, dopo tanti anni…
– Ci sarebbe la signorina Corbett de “Le Figarò”, ormai passa tutte le mattine. – Stavolta non mi arrabbiai ma ne risi. Comunque non la ricevetti: megera.
Sapevo bene cosa voleva da me: l’intervista, il giornale, tutte balle! Lei voleva conoscere il mio segreto. Stupida, illusa! Era grassottella ma sana e robusta, ma non era certo per invidia che non mollavo, anzi… era per il suo bene!
2

-… osservava uno stagno dove tre cigni facevano evoluzioni graziose.

Conosceva bene quei meravigliosi uccelli! L’anatroccolo si lanciò disperato verso di loro gridando: “ Ammazzatemi, non sono degno di voi!” –
Jane stavolta era certa, non si sbagliava: le piccole dita si erano mosse, anche se impercettibilmente. Emozionata incalzò la sua lettura, scandendo bene le ultime parole della fiaba:
– Lui che era stato per tanto tempo un brutto anatroccolo era finalmente felice e ammirato. –
Un piccolo bagliore proprio vicino all’occhio sinistro: era una lacrima.

La volontaria shittò in piedi e corse verso il corridoio:
– Infermiera… presto, presto: si sta svegliando! –
Fu una festa per tutto il reparto, la bambina era stata data per spacciata, invece ora si riprendeva lentamente.
Aveva passato quasi un mese in c***, dopo l’incidente; peccato che quando iniziò a riprendere conoscenza la sua mamma non fosse lì.

Ricordare quei momenti del passato mi seccava la lingua e la gola; riprendendomi dai ricordi, scartai sulla sedia.

Avevo sempre dato grande importanza a quei momenti. Non l’avevo mai confessato a nessuno ma da ragazzina mi convinsi che ero nata due volte, la prima volta per volere di Dio, ma la seconda volta per intercessione del diavolo…
Naturalmente, in entrambi i casi, la mia avida e disamorata “mammina” era, sentimentalmente assente. Sorrisi amara tra me e me, ero talmente rassegnata all’inimicizia di mia madre che quasi non mi faceva più male.

Qualcuno suonava il violino, sulla Senna, rallegrando i turisti del Bateaux mouches.
Eh sì, della mia prima vita non ricordavo più niente, ma dopo l’incidente, decisi che sarei diventata un Cigno, a qualunque costo! Anch’io sarei stata tanto ammirata, da dover nascondere il viso sotto le ali, per schernirmi. Ero solo una bambina ma mantenni la promessa.
Tornai in casa.
Decisi di cambiarmi, avevo quasi voglia di uscire ma rinunciai. In casa mi sentivo forte, nonostante i dolori insopportabili, ma debole e vulnerabile fuori.

Maria mi seguiva discreta. Ci ‘perdemmo’ nel guardaroba: vestiti, sete, broccati, abiti di scena… un mare di scarpe.
Il mio bauletto; i trucchi: lo aprii. Sul fondo trovai la piccola fiala, non la aprivo da 20 anni; sul fondo l’ultima goccia ambrata. La presi, la strinsi tra le mani.
Uscendo, mi venne in mente un’altra cosa:
– Ferma! – dissi – Devi fare una cosa, ti ricompenserò, lo giuro! – risi: era un vecchio gioco, tra di noi.

Maria conosceva bene la mia tirchieria ma ero certa che non me ne volesse, dopotutto lei sapeva gestirla al meglio.
Ero legata a tutte le cose, persino alle monete; Maria era l’unica che riusciva a farmi spendere i soldi per vivere, senza di lei saremmo morti tutti di fame!
– Vedi quella piccola valigia di cartone? Sai cosa contiene? – la serva mi guardò, sorpresa:
– Oh no, che non lo so è chiusa, con la combinazione… –
– Hai sbirciato, allora…? –
– No, che non ho sbirciato, signora – disse educatamente annoiata – solo che quella… ‘cosa’ l’abbiamo presa, per poi posarla, decine di volte, e lei non si è mai decisa ad aprirla! Mai.

– recitò, come fosse una cantilena.
– Ah, Mery, sei insostituibile. – Era vero, solo lei mi teneva allegra – Non c’è bisogno di aprirla. E poi mi sono scordata la combinazione: è passato troppo tempo. Eppure, c’è stato un periodo in cui l’aprivo tutti i giorni, come il cestino della merenda per la scuola da bambina. Prendila! – poi ci allontanammo nel corridoio – Ascoltami bene – dissi seria – domattina questa ‘cosa’ deve sparire dalla faccia della terra: so che mi posso fidare di te.

– Maria non rispose.
Mi feci sistemare in poltrona, davanti alla finestra, con la ‘nostra cartella’ sulle gambe e, dopo tanti anni, mi decisi a ripensare a quei giorni.

17

L’assoluzione

– Padre… ho peccato… –
La grata del confessionale, in alluminio traforato, gli impediva di vedere il volto del confessore.
Era entrato in chiesa, una chiesa scarsamente illuminata, austera e praticamente deserta, a parte due donne anziane che pregavano sedute sulle panche di legno, e subito si era diretto verso il confessionale di sinistra.

Aveva intravisto un movimento nell’ombra, e da quello aveva arguito che il prete si accingesse alle confessioni.
E così si era messo in ginocchio di fronte alla grata.

– Padre… ho peccato… –
Un movimento nel confessionale, seguito da uno schiarirsi di voce.
– Padre… –
– Ehm… sì, figliolo… ho sentito… sono qui –
– Padre… ho gravemente peccato, e ho bisogno di confessarmi… –
– E’ un pò tardi figliolo… ero entrato nel confessionale solo per riprendere il breviario… devo dire Messa tra pochi minuti… perché non torni domani… –
– No ! Non posso aspettare ! Devo liberarmi la coscienza… ora… subito… il peccato che ho commesso mi opprime e… e… –
– E va bene figliolo… cerchiamo però di essere concisi al massimo… –
– Grazie Padre, e che Dio gliene renda merito –
Un nuovo movimento nel confessionale, seguito da un lungo e stanco sospiro.

– Allora figliolo… dimmi tutto… –

– Ecco… vede Padre… lei deve sapere che io sono sposato da dodici anni, con una donna brutta, grassa, cattiva, acida e insopportabile… una vera e propria arpia… –
– Non è bello ciò che dici… tua moglie è la tua compagna nella vita… –
– Lo so… ma questa è la verità… è una donna bisbetica e arrogante… la sposai solo perché era ricca sfondata… ed oggi me ne pento… ma allora… –
– Bisognava che tu ci pensassi prima, però… ora è troppo tardi… comunque… vai avanti… che devo dire Messa… –
– Certo Padre… grazie… allora… ieri sera sono andato ad una cena fra colleghi di lavoro… sa, quelle riunioni alle quali non ci si può sottrarre… e a questa cena erano presenti due ragazze, assunte da pochi mesi, e che lavorano nella segreteria generale… –
– Uhm… non credo sia rilevante sapere dove loro lavorino… –
– Ha ragione, Padre… mi scusi se sono prolisso… –
– Non ti preoccupare… e che peccato tu puoi mai aver commesso ad una cena fra colleghi ? Magari qualche pensiero impuro su queste due ragazze… ? –
– No… cioè… i pensieri ci sono anche stati… ma è quello che è accaduto dopo la cena che mi angoscia… –
– Dopo la cena ? –
– Sì… perché le due ragazze, che vivono insieme in un appartamentino in affitto, mi hanno chiesto di accompagnarle a casa con la macchina… –
– Ahi… ora inizio a capire… e immagino che le due in questione non siano brutte e antipatiche come tua moglie… –
– Brutte ? Quelle due ? Sono due pezzi di fi… ehm… mi scusi Padre… a volte ho la tendenza ad avere un linguaggio un pò troppo scurrile… sono splendide… bionde e prorompenti… con le curve al punto giusto… –
– Figliolo ! –
– Mi scusi Padre… è che mi lascio prendere la mano… sono bellissime… e poi sono giovani… –
– Uhm… capisco… sai, a volte il diavolo assume sembianze suadenti e conturbanti… –
– E’ vero padre… verissimo… e questa volta quel diavolaccio non si è risparmiato di certo… due sventole da urlo… due zocc… ehm… due bellezze assolutamente straordinarie… –
– Cerca si moderare il linguaggio, figliolo… siamo in una chiesa, via… insomma… le hai dunque riportate a casa e … –
– Già… e così mi hanno invitato a salire su da loro… –
– Povero figliolo… ora capisco la tua pena infinita… sei caduto in tentazione… –
– E’ proprio così, Padre.

Mi hanno offerto da bere (eravamo tutti già un pò brilli) e poi… poi… –
– Liberati figliolo… alleggerisciti dal peso che ti opprime senza imbarazzi… coraggio… io sono qui per questo… –
– E poi, Padre… sì, insomma… hanno messo della musica… una musica che ha creato una certa atmosfera… e si sono spogliate… –
– Uhm… dunque i tuoi occhi hanno assistito ad uno spogliarello vero e proprio ?… e com’erano… com’erano… ? –
– Prego, Padre ? –
– Volevo dire, figliolo… cioè… immagino che la vista oscena e disgustosa di quei due corpi… –
– Oscena e disgustosa un cavolo padre… mi scusi, ma… ero eccit… ehm… ero arrap… ehm… ero interessato da quelle nudità… –
– Capisco.

Rabbrividisco al solo pensiero, ma capisco la tua debolezza… dimmi, figliolo… ma sono rimaste completamente nude ? –
– Sì, nude nude, ma… non vedo che importanza abbia… –
– Bisogna che io conosca i dettagli, figliolo… l’assoluzione di un peccato così grave passa per la conoscenza… devi essere preciso ed accurato nella tua esposizione… –
– Se lo dice lei, Padre… comunque… le due ragazze sono rimaste completamente nude… e poi si sono sedute accanto a me, sul divano… –
– Oh Gesù… non c’è limite alla spudoratezza… quale volgarità… quale maleducazione… –
– Già… e poi mi hanno spogliato in un attimo… le loro mani erano voraci, frenetiche, dannatamente esperte… lei capisce, Padre… sono rimasto vittima di quelle due troi… ehm… delle due colleghe… –
– Eh… vittima… si fa presto a dire vittima… potevi scappare, fuggire, respingerle… se proprio non ti andava di restare lì… –
– Scappare ?… e mica sono matto, Padre… cerchi di capire… tutta quel ben di Dio a mia disposizione… –
– Lascia stare Dio, figliolo… –
– Scusi, Padre… –
– Di nulla… e che la carne sia debole è risaputo, figliolo… –
– Insomma… lei ha capito perfettamente… e non credo sia necessario che io vada avanti… –
– I dettagli, figliolo… i dettagli sono fondamentali… l’assoluzione piena necessita che tu sia preciso ed esaustivo… –
– E’ un pò imbarazzante, Padre… non vorrei farle perdere troppo tempo… lei deve dire Messa… –
– La Messa può aspettare… è più importante la salvezza di un’anima che si è persa nel peccato… –
– Lei è molto buono, Padre… allora, come le dicevo… eravamo nudi, seduti sul divano, e le due ragazze hanno iniziato ad accarezzarmi e a baciarmi… –
– Dove ? Su una guancia ? Sugli occhi ? Ti hanno messo una mano tra i capelli ? –
– Ehm… no… mi baciavano sul… sul… sul coso… –
– Uuuhhhhh… ooohhhhh… e magari con la lingua, eh ? –
– Non ho capito, Padre… –
– No… dicevo… parlavano la nostra lingua, le due ragazze ? –
– Sì… sì… sono italiane… ma non vedo come… –
– Vai avanti, figliolo… –
– Ecco… insomma… mi hanno spompin… ehm… baciato a lungo… ed io godevo come un porc… ehm… come mai mi è accaduto in passato, Padre… –
– E ti credooohhh !!! –
– Prego ? –
– No… stavo recitando il Credo… per preparare l’assoluzione da questo grave e ignobile peccato… e poi che è successo ? –
– Ecco… questa è la parte più difficile… francamente eviterei di… –
– I dettagli, figliolo, i dettagli… ricordiamoci della loro vitale importanza…-
– Va bene, va bene… è lei l’esperto… una delle due si è messa in ginocchio sul tappeto e mi ha chiesto di… –
– Umpf… vai avanti… ma che te le devo strappare di bocca le parole, cazzo… –
– Padre !! –
– Ho solo detto che avresti dovuto scappare come un razzo… –
– Non ho potuto, Padre, ero troppo infoia… ehm… coinvolto dalla situazione… –
– Anch’io… ohhhhhhh… –
– Anche lei, Padre ?? –
– Quando sento di simili peccati, ne rimango coinvolto e soffro assieme al peccatore… ma vai avanti… –
– Ehm… insomma… mi ha chiesto di… come dire…non trovo il termine giusto… ecco… sodomizzarla, Padre… sodomizzarla, ha capito ? –
– Ho capito… mica sono scemo… e tu… uuuhhhhh… immagino l’hai incula… uuuhhh… presa, figliolo, verooohhh ? –
– Sì, Padre… certo… me la sono inchiapp… ehm … montata… –
– Bravo… bene…uhhhh… ahhhhhh… e com’era ? Stretta… ooohhhh ?? –
– Ma Padre… –
– Devo conoscere i dettagli… mmmmhhhh… –
– No… non era stretta per nulla… tutto l’ufficio se la sbat… ehm… la frequenta… –
– E l’altra ragazzaaahhhh ? –
– No… l’altra non ha voluto darmi il cu… ehm… –
– Brutta stronza… –
– Padre !! –
– No… mi rivolgevo a questa mosca che mi tormentaaahhhh… –
– Ah… ecco… –
– Quindi l’altra… ohhhhh… ha solo assistito alla scena ? –
– Macchè.

Mentre io… insomma… facevo quella roba lì… lei si è messa davanti all’amica… ha spalancato le gambe… e si è fatta leccare la fig… ehm… come dire… il davanti…-
– Uhhhhhh… lurida troiona lesbica… ahhhhh…. –
– Padre !! –
– Tranquillo… è sempre con la mosca che me la prendooohhhh… –
– Uhm… credevo che… –
– Su… su … l’assoluzioneeehhhhhh è vicina… stavi dicendo cheeehhhhh… –
– Niente Padre… abbiamo scop…. ehm… ci siamo accoppiati per quasi tre ore di fila… una vera e propria orgia… erano diaboliche ed insaziabili… –
– Che bucio di culo che hai avuto a beccare due ninfomani… ahhhhh… ohhhhhhh… –
– Padre !! –
– Non ti preoccupare… ohhhhhh….

fa tutto parteeehhhh dell’espiazione del peccato… uhhhhhh… –
– Padre… ma… si sente bene ? –
– Aspetta… mmmhhh…. un attimo ancoraaaahhhhh…. ohhhhhhhhhh… sììhhhhh… ecco… fiuuuuuu… ora sto proprio bene… –
– Mi assolve, Padre ??
– Ti ho già assolto, figliolo. Dovrai dire una decina di Ave Maria…
– Una decina, Padre ??
– Una decina, sì… nove, dieci, undici… dinne quante caz…. quante ti senti di dirne… –
– Va bene, Padre… grazie… mi sento meglio… ora la lascio alla Messa….


– Aspetta, figliolo… non avresti per caso un fazzolettino… sai… ho un brutto raffreddore… –
– E no, Padre… mi dispiace… –
– Poco male, figliolo… farò con la tonaca… –

18

Corteggiare una donna offrendole una somma di denaro per qualche ora di sesso. Non di certo una professionista del settore, viene a mancare del tutto la competizione, giustamente lei accetta praticamente chiunque, basta che paghi, in poche parole non c è alcun gusto, mentre io amo le imprese difficili e più difficili sono più riesco a tirare fuori la parte più intensa di me.

Riesco ad accostare mentre sta giungendo e con la solita banale scusa le chiedo una via che non trovo. La targa non toscana mi aiuta ad essere credibile.

La donna è molto gentile e nel piegarsi in avanti il giacchino si apre un poco permettendomi la visione di una terza davvero notevole.

“Grazie Signora, lei è stata molto gentile e se mi posso permettere è davvero attraente”
Arrossisce ma prontamente risponde
“Ma anche molto sposata” come per mettere subito dei paletti invalicabili.

“Non ne dubito, una donna bella come lei, non rimane di certo single. Se la tranquillizza lo sono anch’ io. Sarebbe cosi cortese da dedicarmi 5 minuti del suo tempo, avrei una cosa delicata da chiederle. Penso che dai miei modi abbia intuito che non rischia nulla”

Vedo che si guarda intorno
“Va bene, basta che siano 5 minuti, anche perché penso di star facendo una cosa sbagliata”

La faccio salire e ci dirigiamo verso un parcheggio periferico lì vicino.

Nel tragitto le racconto qualcosa di me e del mio lavoro poi arrivo al punto.

“Onestà per onestà la via era solo una scusa per conoscerla, conosco la città benissimo visto che ci vengo diverse volte l’anno”
“Beh almeno è sincero, però ora mi riferisca quello che voleva dirmi così poi la saluto”

“La verità è che lei mi piace davvero tantissimo e dal primo istante ho pensato che devo averla”
Deglutisce ed è imbarazzata
“La ringrazio, un complimento garbato anche se forte, fa sempre piacere, ma non mi sembra il caso di continuare”
Non le lascio il tempo di andare oltre

“Vede, vorrei tanto avere il tempo per corteggiarla come meriterebbe una donna della sua classe.

E’ vero che vengo spesso ad Arezzo, ma non cosi spesso per poterlo mettere in pratica. Ma prima mi sono detto che avrei dovuto fare di tutto per averla”

Mentre parlo vedo il suo volto che si contrae, si vede che è nervosa
.
“So che sto per proporle un qualcosa che potrebbe offenderla, farla arrabbiare e le assicuro che sarebbe giustificato perché so di non essere per niente etico e galante, ma quel che vedo vale di sicuro il rischio di una sua legittima reazione negativa.

Ad Arezzo mi fermo due notti in quanto domani vado in giornata a Roma, le offro 500 euro per qualche ora di sesso”

Le parole escono di getto colpendola, di sicuro non se lo aspettava.

Rimane in silenzio, mi aspetto una reazione negativa, magari uno schiaffo, invece dopo un poco le appare un sorriso stentato sebbene nervoso.

“In effetti dovrei sentirmi offesa, e difatti lo sono, perché mi sta trattando alla stregua di una puttana, ma devo ammettere che un’altra parte di me è lusingata dalle sue poco etiche attenzioni.

Ha usato parole e modi garbati e forse quella parte di me che oggi non viene troppo desiderata e considerata da mio marito e dal suo crescente disinteresse ne è lusingata. Il problema è che non l’ho mai tradito e non vado con il primo che passa, anche se la sua proposta ammetto mi intriga anche perché fatta da un uomo che ispira fiducia”

Con un sorriso la ringrazio per le parole e per non essersi inalberata.

“Magari la deludo, ma devo pensarci, in questo momento non so proprio che fare. Lei avrà di certo un cellulare, mi dia il numero e se sarà il caso la chiamerò. Ma non ci conti troppo. Per il tempo non avrei problemi in quanto gioco spesso a bridge con le mie amiche al club visto che mio marito lavora sempre”

“Domani ho un appuntamento da un cliente sul raccordo anulare alle 11.

Al massimo alle 16 sarò di ritorno ad Arezzo, spero lei accetti”
Ci salutiamo e mi dirigo verso Bibbiena dove di solito dormo in un Relais delizioso e tranquillo con vista panoramica sul Casentino.

La mattina dopo arrivo puntuale dal mio cliente senza aver ricevuto telefonate. Considero svanito il tutto, ma all’uscita quando riaccendo il cellulare, trovo un numero sconosciuto di Arezzo.

Salgo in auto e lo compongo. Risponde lei e dopo qualche chiacchera banale, le parole che mi fanno venire una forte erezione non trattenuta dai pantaloni eleganti che quel giorno indossavo.

“Ci ho pensato a lungo e stanotte mi sono data anche della stupida per non aver accettato subito e alla fine.. beh lei ha vinto. Se le va bene ci possiamo trovare al parcheggio di ieri alle 16. Fino a mezzanotte non avrò’ problemi a restare. A proposito mi chiamo Rossana e ho una Smart gialla”

Incredibile, non ci eravamo nemmeno presentati

“Ne sono felice, io sono Marco, al suo arrivo mi troverà, ah voglio lei si vesta …in tema, mi raccomando”

”Porco, non si preoccupi lei paga per avermi troia e una troia avrà”
Quando riattacco sono talmente duro che potrei venire in pochi secondi”

Per le 1545 sono al parcheggio, non voglio rimanga sola se arriva in anticipo.

La vedo arrivare, parcheggia di fianco a me, apre la portiera e rimango basito.
Indossa una gonna gialla al ginocchio con ampio spacco centrale e una canotta abbottonata, ma leggermente scollata, scarpe nere con tacco alto.

Poggia una gamba per scendere e la gonna si apre fino all’inguine. Rimane in quella posizione il tempo di prendere borsetta e giacchino. La visuale è tremendamente sexy in contrasto con la donna elegante e casta del giorno prima.

Il mio cazzo reagisce subito. Entra nel mio Suv e mi dà un bacio sulla guancia.

“Non mi intendo troppo di questi paraggi, ha un’idea di dove andare?”
Accavalla le gambe, mi guarda maliziosa e dice.

“Prima di dirti dove andare, ho voglia di un bacio” Bene è già passata al tu, è già nella parte e il suo viso denota una gran voglia.

Ci scambiamo un lungo e sensuale bacio dove la mia mano va alla sua schiena nuda e la sua percorre tutta con le unghie mentre lei accarezza la mia gamba fino a constatare la mia eccitazione.

“mmmmh, baci davvero bene, ora so che ho fatto bene ad accettare, prendi per Cortona”

Durante il tragitto di circa 15 minuti il mio sguardo cade più volte sullo spacco aperto e sui seni che il suo respiro affannoso rendono eccitanti nel loro movimento.

Le metto una mano sulla gamba nuda che lei accompagna con la sua sopra la mia.

“Se non ti copri un poco mi fermo alla prima laterale e ti scopo in auto”

“Bla bla bla quante parole, vedremo dopo” e mi sorride maliziosa

Le prendo allora la mano e la porto sul mio pacco.

Sente il cazzo ancora duro, deglutisce, si avvicina e mi sussurra da pochi centimetri
“in quella camera ti farò morire”

Sceglie un bell’alberghetto vicino a Cortona
Appena in camera la spingo contro la parete

“ti sei divertita ad eccitarmi prima vero?”

“mmmmh e lo sei ancora, fammi sentire puttana oggi”

Una mano va subito sotto la gonna mentre ci baciamo con furia e passione. Sento le sue labbra ovunque , prima sul collo, poi sbottonati in fretta alcuni bottoni della camicia, sul petto
Le rovisto per un po’ la figa sotto il perizoma in pizzo poi passo al suo seno.

Le slaccio la canotta dopo averla prima sollevata per nascondere le mie mani sotto a pastrugnare le sue tette

“mmmmh ti piacciono vero? Ho visto come le guardavi ieri mentre ero piegata”

“Sei più troia di quel che pensavo, girati zoccola”
La faccio girare, le sfilo la canotta, le sgancio il reggiseno che lascia cadere e le prendo da dietro, baciandole a lungo il collo e spingendo il mio bacino contro il suo culo a mimare la penetrazione

“mmmh porco, mi fai morire, sono un lago”

“lo sento, volevi sentirti una puttana eccoti servita”
Mi stacco vado al portafoglio, tiro fuori i 500 Euro e glieli metto nella borsetta tranne una banconota con cui le titillo a lungo il clitoride

“Cosi quando spenderai questa si sentirà il tuo profumo di troia eccitata”
“Porco”

Mi appoggio alla parete togliendomi la camicia
“spogliami tu”

Mi sorride con malizia avvicinandosi molto lentamente, è sexy da morire nuda con solo la gonna e le scarpe alte.

Va diritta al mio pacco e comincia a percorrere più volte il mio cazzo attraverso i pantaloni.

Poi guardandomi negli occhi, si abbassa e comincia a leccarlo e a morderlo sempre sopra i pantaloni. Mentre lo fa mi guarda toccandosi tra le cosce. Slaccia poi la cintura, abbassa la lampo, il mio cazzo colpisce la sua guancia come una frustata.

Sembra non veda un cazzo da una vita tanta è la voglia che ci mette nel succhiarmelo con le sue mani a tastare i miei coglioni duri.

“Via le mani, usa solo la…bocca troia”
Obbedisce subito mugolando, le piace essere apostrofata e guidata, piantando le sue unghie nelle mie cosce muscolose.

Ad un certo punto le metto una mano sulla nuca e comincio a scoparla in bocca.

Mugola di continuo “ti piace succhiare vero troietta”
Fa un cenno d assenso con la testa senza fermarsi, sono di marmo, ho voglia di farmela.

La fermo di colpo, la giro mettendole le mani contro la parete, le alzo la gonna, ansima che è un piacere, le strappo il perizoma

“tanto con quello che ti ho dato ne compri quanti ne vuoi” e la infilo con un colpo secco.

Entro con facilità tanto è bagnata, muove all’indietro il bacino per cercare tutta la penetrazione, ad un certo punto mi fermo
“scopati da sola puttanone”

E’ incredibile come con movimenti circolari del bacino riesca ad arrivare alla punta del mio cazzo per poi riaccoglierlo tutto. E’ bravissima

Le faccio girare la bocca e ci baciamo con dolcezza e passione

“mmmmh, dio che bello, n… non… god…. godevo più cosi da tempo”

“datti da fare bambina che poi voglio farti anche il culo”

Glielo schiaffeggio i mentre con la mano vado alla sua bocca infilandone due dita.

Quasi me le stacca, mi irrigidisco, è troppo eccitante, lei lo capisce
“che bello tesoro, vengo anch’io, insiemeeeee”

Prendo il mio cazzo con la mano, lo estraggo, la faccio girare e flettere davanti a me e la inondo tutta.

“Su troietta ora pulisciti con le dita succhiandole perbene”
Nel farlo alterna la sua bocca e con la mia che capta cosi il suo profumo di figa misto alla mia eccitazione.

Ci stendiamo sul letto stanchi ma abbracciati.
E’ languida da morire, una gattina

“Sai, adesso te lo posso confessare. Non ho bisogno di soldi, mio marito mi tiene in un lusso quasi eccessivo e questo mi fa pensare mi nasconda qualcosa, forse un’altra donna, anche perché mi cerca sempre meno”

Da come vestiva e da come si poneva l’avevo intuito.

“Diciamo che senza volerlo, hai incontrato una mia fantasia.

Farmi pagare una volta nella vita da uno sconosciuto. Mi ha sempre solleticato, ma avevo paura. Tu hai saputo stuzzicare questo mio lato. Oggi prendo i tuoi soldi perché è giusto, ma dalla prossima volta, se tu vorrai ci sarà, potrai fare di me quello che vuoi senza un euro perché mi sta piacendo da morire, e… spero non mmm sia fini. ta oggi mmm cazzo ”

Parla in quel modo e a fatica in avevo preso a solleticarle il foro anale con un dito, che la troia cercava con i movimenti del suo bacino.

La faccio stendere sul letto con le gambe appoggiate e lentamente la lecco tutta scendendo verso il suo interno cosce. Adoro leccare e credo lei senta quanto mi piace perché mugola di continuo

Mentre le sto leccando la figa, con una mano prendo il suo cellulare sul comodino accanto.

“Telefona al cornuto…ora”

“Che…por..co ma tu…fermati mentre parlo”

L’accontento, rimango in mezzo alle sue cosce soffiando sulla figa calda

“Ciao amore tutto bene? volevo solo sentirti per vedere se andava tutto bene”

Dopo una breve pausa
“Guarda la solita parti..ta.. no.. iosa”

La voce di colpo le si rompe….

ho ricominciato a leccarle la figa a tradimento. La prendo per il culo e la spingo forte contro la mia lingua. Con la mano libera tenta di tenermi lontano, ma sono troppo forte per lei, così si arrende…

“Amo…re cre..do che…verso …mezzanotte…torno…. ” Una volta parlato, la mano va a coprire il cellulare

“mmmmmmmmmmmmm sei un…o str…onzo mmmmm”

“Va …… bene…amore…. no no…. st..o be…ne …. ti…amo”

Una volta chiusa la telefonata
“aaahgghhhhh venggoooo mmmmmmmmmmm”

Ci baciamo per l’ennesima volta e sarà cosi per molte volte quel pomeriggio.

Lei mi guarda sorridendo
accarezzando con lentezza la mia erezione

“ho capito porco, so cosa vuoi ora” e girandosi mormora ” inculami ”

Abbiamo fatto l’amore a lungo, fu bellissimo. Ci siamo rivisti un mese dopo poi un poco per lontananza, un po’ perché forse era giusto cosi la cosa è finita rimanendo per entrambi un bel ricordo
Una fantasia appagata e non più ripetuta, per ora…….

16

Oltre ogni censura

Giuro che non lo so.

Davvero, non ho idea di come noi si sia finiti a
parlare di vibratori alle nove del mattino. In un bar, in mezzo a gente
che beve caffè con la faccia stropicciata dal sonno.
Non lo so e non me ne frega un cazzo, persino; è più quello che mi è
scappato di bocca ad un certo punto, che mi preoccupa. No, dico, se
proprio mi dovevo impegolare in un discorso a base di roba da sbattersi
nella figa o nel culo, potevo restare sul vago, no?
Che so, conversazione salottiera, sguardo scafato e battutine lievi.

No,
dovevo proprio dirti “Che poi, non so perché, non ne ho mai posseduto uno,
di vibratore”.
Voilà. Piatta, banale, e ingenua che neanche Heidi. L’ho vista proprio, la
lampadina che ti si accendeva nello sguardo. Bling! ha fatto, tipo
flipper.

“Ah, beh, se è per questo si rimedia. Ne ho alcuni, a casa, te li faccio
provare, così poi decidi quale preferisci. ”
O vacca miseria. Non è che hai cercato una forma dubitativa qualsiasi,
chessò “UNA VOLTA CHE HAI TEMPO passi da me, SE TI VA, e
MAGARI, ci dai un’occhiata, COSI’ PER RIDERE, EH”.

No, no, dai per scontato che io poi ci venga, a casa tua. A PROVARLI,
cazzo. Si intende davanti a te, o con la tua collaborazione, o magari…
che minchia ne so. Scenari sempre più imbarazzanti mi si disegnano in
mente. E si vedono tutti dalla mia faccia, a giudicare da come stai
sorridendo.
Lascio schiantare il discorso in un rovinìo di nessi logici.

Ma tanto lo so, che non finisce qui.

Tu, figurati, boia chi molla.
Che poi lo so già che clima c’è a casa tua. Intanto, chiamala casa: uno
scannatoio da intellettuale simil-etnico, coi libri per terra, il mega
flat
screen e l’armadio da scarestia del ‘700, che ti pare di esser lì per
farti scopare dal parroco.
Mi innervosisce, casa tua. Così piena di cose morbide,
divani/tappeti/cuscini, che è fin troppo facile scivolarci sopra, e così
piena di robe cogli occhi, statue e maschere e ritratti dell’antenato, che
una si crede all’esame di maturità.

Già un’altra volta, sono uscita di lì con le ginocchia molli e la faccia
in fiamme.
Avevi così insistito perché venissi da te a pranzo, che come minimo mi ero
aspettata che mi venissi ad aprire in vestaglia di seta
leopardata, sventolando un goldone.
Naturalmente, tutto il contrario: pranzo normalissimo, seduti a distanza
di sicurezza, caffè e convenevoli vari. Mi ero alzata per andarmene
che ero quasi rilassata, vè.

Poi, sulla porta, mi sono girata a mezzo per
salutarti. E com’è come non è, mi ero ritrovata la tua lingua in bocca.

E mica poca, no: un bacio sfacciatissimo e bagnato, labbra succhiate e
lingua in giro fra i denti, e poi solo labbra e di nuovo lingua, un
sacco. Tutto senza toccarmi, senza stringermi o tenermi ferma. Solo bocca
spalancata e occhi socchiusi, per un momento lunghissimo.

Pensa te se di mezzo ci mettiamo anche un vibratore.

Gesù, Giuseppe e
Maria.

E’ ovvio che adesso sono qui, spostando il peso da un piede all’altro,
davanti a questa pregiata porta di noce. Anche oggi, nessuna
vestaglia leopardata; quasi quasi ci resto male. Dentro c’è una luce
strana, azzurrognola, che fa abbastanza ospedale. Mi siedo rigida al
tavolo da pranzo, mentre tu mi ronzi intorno, chiacchierando del più e del
meno. Ti accomodi sul divano, batti con la mano sul cuscino,
invitante (“qua, Fuffi!”); io esito, chissà perché.

Se non volevo venire,
potevo anche restare a casa, col gatto sulle ginocchia e affrontare
serena la vecchiaia. Senza saper niente di vibratori, né di biondini un
po’ pelati che mi porgono una tazza.

Oddìo, che è? Cioccolata. Setosa e profumata di vaniglia, nonché di
qualchecosaltro che individuo solo al terzo sorso. Rum, porca troia.
Bevi e mi sorridi sopra l’orlo della tazza. Io mi abbarbico alla mia, e
cerco spasmodica di tenere viva la conversazione.

Tu, figurati. Sorridi,
mi
versi un altro po’ di diabolica bevanda. Ho la bocca foderata di
dolcissimo veleno. Manco lo schienale, e mi accascio semisghemba sui
cuscini. Ti siedi ai miei piedi, mi prendi la tazza. E poi tutte e due le
scarpe, sfilandole una alla volta, senza mollarmi con gli occhi.

“Comoda?” (eh, comenò, ora mi addormento pure)
Ti alzi e sparisci alle mie spalle; la luce ora ha toni da acquario
tropicale, macchie di buio si allargano, scivolando dagli angoli.

Ho
caldo, il rum, probabilmente. Ma anche no. Chiudo gli occhi. Un oggetto
tiepido mi scivola lungo il collo. Non voglio guardare.

“Ehi, apri gli occhi. ” (ecco, appunto)
Nella luce bluastra della stanza un oggetto scintilla freddo nella tua
mano. Sono quasi delusa. E’ una sorta di cilindro satinato, argenteo,
che somiglia a un portapenne, e ricorda un cazzo solo per calibro e
lunghezza. Se lo sapevo, evitavo tutto sto cancan e rimanevo in ufficio
a contemplare l’Uniposca indelebile blu, che mi sa che era lo stesso.

“Toccalo. “

L’attrezzo è gradevole al tatto: tiepido (dài: l’hai scaldato prima? nel
microonde?) e liscio senza essere scivoloso. Lo reggi dalla base, mi
trovo ad accarezzarlo con tutte e due le mani, provo a stringerlo, a
meneggiarlo come se fosse vero. Non è molto convincente; molto
meglio i tuoi occhi che mi ridono in faccia, mentre ti avvicini. Mi baci,
solo il labbro inferiore, mentre mi appoggi il portapenne al collo.

La
gola mi vibra, dolcemente, senza rumore, e la tua bocca mangia la mia,
piano. Chiudo di nuovo gli occhi, mentre continui a baciarmi, e
passeggiarmi ‘sto accidenti di tubo sulla pelle, sempre più giù.
Sento i bottoni cedere, slacciarsi, la camicia scivolarmi dalle spalle. La
mia pelle è percorsa da brividi meccanici e da tremori maledettamente
reali; la tua lingua segue una traiettoria che si incrocia e diverge,
capricciosa, da quella del tubo, ho la gola, le tette tremule e bagnate,
e
sempre più caldo.

Intingi un dito, poi due, nella mia bocca; ci stropicci i miei capezzoli,
quasi meditabondo. Mi manca un po’ il fiato. Uno, due respiri
profondi, e l’ossigeno finisce di ubricarmi per bene. Tiro indietro la
testa, ti offro la gola, le tette umide e tremanti, tipo vittima al
sacrificio.
Ora il diabolico aggeggio staziona dalle parti del mio ombelico scoperto:
la tua lingua continua ad esplorarmi qua e là, capricciosamente,
bocca collo tette e adesso pancia, maledetto te.

Così, tanto per darmi un tono, ti sbottono la camicia: odore di limone e
muscoli lisci ma duri, sei magro ma ben fatto, porca miseria. Tiro in
dentro la pancia, proprio mentre stai iniziando a mordicchiarla, vibro e
vengo risucchiata fra i tuoi denti, sempre più in basso, e zio fanale,
com’è come non è, mentre fuori è ormai notte e il divano mi inghiotte
(notare la rima) son qui che scalcio quel che resta delle mie mutande.

Eh ben, ci siamo: chiudo gli occhi, non ce la faccio, ‘sto eros
semi-cyborg ancora non mi convince, e invece. Invece sento solo dita e
lingua, uno scalpiccìo umido e irresistibile fra le cosce aperte, baci e
morsi e carezze lente e spinte, morbidissime, tremanti spinte contro la
mia passera, spinte DENTRO la mia passera, porca la miseriaccia porca, sei
qui che mi baci e mi scopi col portapenne e manco me n’ero accorta.

No, mi
pare solo che la mia carne, e la mia testa soprattutto, siano solo un
tenerissimo, tremolante budino in cui affondi la bocca, e
le dita, e, ma sì, anche un cucchiaio, un magico cucchiaio vibrante che
scava, scava, mi scava fuori sospiri e piaceri.

Spalanco gli occhi, sulla tua schiena nuda e bluette, sputando un po’ di
anima e di fiato, e mi dico che in fondo, la vita del collaudatore
mica ha da essere così male.

17
Sono la cagna di mio padre

Mi padre stava intrattenendosi con un collega, i loro sguardi erano rivolti a me, appena avvicinata riuscii ad ascoltare le ultima frasi, beato te ad avere…” Eccomi a Torino ad accompagnare mio padre per un convegno, ufficialmente sono al sua nuova segretaria.
Arrivati in albergo ci sistemiamo nella camera; letti separati, una veloce doccia e trovandomi lui nudo davanti avrei voluto qual cos’altro, ma non vi era tempo ci attendevano per il ricevimento, indossa un intimo color carne, perizoma sottilissimo e minuscolo reggiseno a balconcino, calze autoreggenti un vestito corto abbastanza scollato sul dietro capelli raccolti, scarpine nere tacco undici.

Ben truccata ma non pesantemente, ero pronta non sto a dire quanti complimenti ricevetti dal mio uomo padre, prendemmo il taxi e ci portò a destinazione, appena entrati non vi dico i complimenti che si sprecavano su di me, molti si complimentavano con mio padre, dove hai trovata una segretaria come questa, beato te e altro ancora.
Durante il ricevimento dovetti recarmi in bagno, una signora segretaria di un collega di mio padre si offrì di accompagnarmi dicendomi, vorrei farmi una sigaretta, appena entrate tentai di chiudere la porta, ma, disse, non chiudere, la volta scorsa una collega è rimasta bloccata dentro, mi alzo il vestito, sfilo il perizoma e cerco di fare pipì vedo aprirsi la porta, è lei, dicendomi scusami, ho visto la vigilanza se mi vedono che fumo sono cazzi amari, il suo sguardo si posa sulla mia fica depilata, che bella fica che hai e, senza attendere risposta, prese della carta igienica, chinatasi, iniziò ad asciugarmela io immobile non sapevo che dire, né che fare, lei vedendo il mio stato, disse rilassati ora ti faccio sentire una cosa che non avrai mai provato, inizio a leccarmi la fica, in effetti, sapeva il fatto suo, era un’abile leccatrice, sapeva dove insistere, poco dopo estrasse dalla borsetta un piccolo vibro, mi disse, sai lo porto sempre con me, è abbastanza utile durante il viaggio, me lo fece leccare e subito dopo me lo trovai infilato nella fica, leccava e mi scopava iniziai godere, prese a leccarmi e succhiarmi il clito facendomi impazzire raggiunsi un orgasmo fenomenale mi disse se ti va potresti ricambiare il favore, accettai e alzatasi il vestito, si mise a pecorina appoggiando le mani sul water, da dietro iniziai a leccarle la fica e il buchetto del culo, rimase meravigliata da come leccavo, si voltò e mi disse: “allora non sei una santarellina sei una bella troietta bisex, ti piace vero?”

“certo…..”, risposi e ripresi il mio lavoro, con il vibratore in mano, iniziai a farmi strada nel suo culetto, vidi che la cosa era di suo gradimento, iniziai a incularla e contemporaneamente leccavo la sua fica, venne inondandomi la faccia con i suoi umori, ci baciammo, rimettemmo a posto il trucco e ritornammo al ricevimento.

Ritornando da mio padre, mi disse: “tutto a posto”, “sì certo” rispose lei, la sua segretaria aveva avuto un leggero mancamento, ma ora era tutto apposto, il ricevimento continuò per diverso tempo, la signora spesso restava ad osservarmi e nel momento di incrociare i nostri sguardi mi sorrideva passandosi la lingua sulle labbra. Finito il tutto chiesi a mio padre che volevo essere accompagnata in albergo, mi chiese che problema avessi, risposi; “nulla e che voglio stare un po’ con te sai ho fame”

“se è fame di lui – rispose indicandomi il pacco – ti accontento subito, chiamo un taxi e partiamo”
Arrivati in camera, mi spogliai subito restando in intimo, lui disse: “dammi il tempo di una rinfreshita e arrivo subito.


Lui è dentro la doccia, tolgo l’intimo ed entro anch’io nella doccia, inizio a lavargli le spalle, gli dico: “dai la mamma te lo fa sempre, visto che ora ci sono io te lo posso fare”, inizio a insaponare la schiena, e non solo la schiena, quando arrivo ai suoi glutei gli dico “hai un bel culetto papi, e inizio a insaponare quel bellissimo pezzo di carne.
Anche lui insapona me, parte dalle spalle soffermandosi ai miei seni e poi arriva direttamente alla mia fica, siamo pieni di schiuma, con una sciacquata, inginocchiandomi, gli do un antipasto, prendo a succhiargli il cazzo, lui posa le mani sulla mia testa bloccandomela e inizia scoparmi in bocca.

Io nel frattempo mi sparo un ditalino, mentre lui mi scopa in bocca porto una mano al suo sedere, inizio a massaggiare le palle e intrufolando le dita nel solco delle chiappe arrivo al suo buchetto soffermandomi all’ingresso, non so che mi prese, ma iniziai a spingere quel dito nel suo culetto e,con mio stupore, notai che la cosa era di suo gradimento.
Mi chiese di continuare, lui scopava me in bocca, io inculavo lui con il dito, e con l’altra mano mi sditalinavo, venne riempiendomi la bocca di sperma, il mio orgasmo non ci mise molto ad arrivare, ingoiai tutto lo sperma che tenevo in bocca, stremata mi sedetti nel piatto doccia, lui mi baciò in bocca dicendomi “sei stata formidabile, ma questo è solo l’antipasto sapessi, dopo cena ti farò toccare il cielo.


Tornati in camera, indossai un pantalone a vita bassa color bianco una maglietta corta che lasciava libero l’ombelico, avevo indossato un perizoma rosa, che traspariva abbastanza dal pantalone, uscimmo e ci recammo al ristorante, i camerieri molto gentili ci fecero accomodare, portarono acqua e del vino bianco la cena si svolse tutta a base di pesce, feci una scorpacciata di ostriche, mi disse: sai che stiamo consumando una cena molto afrodisiaca e io di risposta mi tolsi una scarpina e allungai il piede andato a toccare il suo pacco, lui sorrise e mi accarezzò il piede tenendoselo sul pacco che si andava gonfiando.

Dovemmo smettere, potevano scoprirci, la cena si protrasse a lungo, la mia eccitazione era alle stelle, sentivo il perizoma inzuppato di umori, alzandomi dissi a papi che avevo necessità di andare in bagno, appena entrata sfilai pantalone e perizoma e iniziai a torturarmi il clito: dovevo godere non ce la facevo più, avevo nella borsetta una bottiglietta di profumo, la presi, la leccai per bene, passandomela tra le tette e subito dopo la infilai dentro la fica, piena di umori, l’accolse tutta , con una mano mi scopava e con l’altra alternavo a toccarmi i capezzoli e il clitoride, dopo un po’ la volli provare anche dietro, mi chinai leggermente in avanti sporgendo il culetto e messa abbastanza saliva iniziai a spingerla dentro il mio forellino.

La bottiglietta entrò in un baleno, l’orgasmo stava crescendo, ero quasi all’apice del piacere la bottiglietta stava dando i suoi frutti, alternavo tra il culetto e la conchiglietta, venni esplodendo un orgasmo formidabile, mi girava la testa, per la forte goduta, mi diedi una rimessa appunto e ritornai in sala.
Mio padre stava intrattenendosi con un collega, i loro sguardi erano rivolti a me, appena avvicinata riuscii ad ascoltare le ultime frasi, “beato te ad avere una segretaria come quella, appena mi congiunsi a loro, lui mi disse porgendomi il suo biglietto da visita: signorina se decidi di mollare il tuo datore di lavoro non perdere tempo, telefonami un posto per te lo trovo immediatamente”, accennai ad un piccolo sorriso, avrei voluto buttare le braccia al collo di mio padre baciarlo promettendogli che non sarebbe mai successa una cosa del genere , ma dovevo contenermi, altrimenti scopriva la magagna, erano guai, tornammo a sederci, eravamo solo noi lui mi disse: “ehi porcellina… ti vedo un po’ pallidina sono sicuro che in bagno non hai fatto solo pipì, vero? Dimmi la verità ormai ti conosco troppo bene dal lato sessuale, ti sei masturbata.

” Annuii con la testa, “brava qui ne abbiamo ancora per un po’, ma, credo che tra un’oretta sarà tutto finito, poi ci pensa papi a farti un bel regalino, ridemmo e continuammo la cena con tutto il solito tran tran. Finito il tutto e salutati i commensali rientrammo in albergo, giunti in camera mi buttai sotto la doccia, io iniziai a prepararmi, indossai un completino intimo rosso comprendente un perizoma a fiorellini ricamato, un reggiseno a balconcino sempre rosso smerlettato, calze a rete autoreggenti nere con bordo rosso, per l’occasione mi ero portata un paio di sandali tacco nove, sempre rossi, infilai un vestito elasticizzato nero cortissimo arrivava appena sotto i glutei, mi truccai abbastanza pesante,mettendo fard e un rossetto rosso fuoco, una bella pettinata raccogliendo i capelli con delle forcinelle guardandomi allo specchio ero una troia di alta classe, appena apparve alla porta con addosso l’accappatoio aperto, il mio sguardo andò al suo pezzo forte, in un baleno gli venne duro, senza bisogno di toccarlo.

Mi disse “amore mio mi stupisci sempre di più, sei una Venere, vuoi farmi morire, vero? – ed io – “sì amore mio voglio farti morire di piacere” e mi buttò le braccia al collo baciandomi e sfregandomi la lingua in bocca, mi disse: vorresti farmi uno spogliarello?
Dopo aver cercato sul satellite un canale musicale, iniziai a ballare, lui seduto sul letto appoggiato di schiena al muro si gustava il mio gioco, ogni tanto toccava le sue parti intime, mentre stavo sfilandomi l’abito mi disse “aspetta, balla ancora un po’ senza togliertelo di dosso sei troppo bella” , dopo poco si alzò con il suo bel cosone durissimo si avvicinò baciandomi di nuovo, prese a palpare il seno, lentamente fece scendere il vestito liberandomi il seno che subito fu preda della sua bocca, una mano la portò sotto il vestito in cerca della mia nocciolina che trovò allagata di umori, mi prese in braccio e mi posò sul letto, mi allargò le gambe, sfilandomi il perizoma e la sua lingua prese a titillarmi il più bel posto.

Lui con la lingua è un maestro sa dove leccarmi, alternava clito interno, fica e culetto, ogni volta che si posava sul mio culetto i brividi di piacere mi arrivavano al cervello e poi, quando cercava di forzarlo infilandomela dentro, allora mi rilassavo e non capivo più nulla, venne sopra di me mettendoci alla classica posizione del 69, presi in bocca il suo membro durissimo, con il movimento del bacino prese a scoparmi in bocca, lavoravo solo con la lingua al resto pensava lui.

La mia dolce albicocca stava scoppiando, voleva essere penetrata: gli dissi “papi ti voglio dentro non resisto più”, scese dal letto, ed io, “papi fai di me quello che vuoi. ”
Prese le mie gambe se le poggiò sulle spalle, e presosi il pezzo in mano iniziò a passarmelo sulla passerina soffermandosi sul clito, diedi un urlo dicendogli mettimelo dentro non resisto e subito dopo iniziò a farsi strada dentro di me, mi sentivo aprire nonostante ormai fossi abituata a prenderlo, mi pareva sempre la prima volta, un leggero dolorino, ma subito passò e iniziai a sentire il cielo, mi stava scopando in un modo fantastico, a volte veloce e poi subito rallentava, con le mani mi strapazzava i capezzoli, dopo quasi quindici minuti di scopata nella classica posizione mi disse “cambiamo posizione….

, voglio fotterti dappertutto e farta latrare com una vecchia cagna. ”
Così presi in mano il suo cazzo guidandomelo dentro e me lo infilai in un sol colpo tutto dentro. Non avrei mai pensato di poter essere così troia.
Era fantastico, salivo e scendevo dal quel palo, ogni volta che scendevo pareva che se ne infilasse sempre di più, con le gambe indolenzite continuai a cavalcare, dovetti arrendermi, mi alzai e senza dire nulla mi misi a pecorina sul letto, lui venne dietro di me e riprese a scoparmi, dopo un po’ sentii i suoi pollici farsi strada nel mio sfintere, era giunto il momento del buchetto.

Dopo averlo allenato preparandolo con le dita, sfilò il cazzo dalla fica e prese lentamente a incularmi, non ci volle molto, infatti, lentamente me lo infilò tutto dentro accusando pochissimo dolore, mi diede delle sensazioni formidabili ogni volta il mio papino mi faceva toccare il cielo. Cambiammo posizione perché le gambe non mi reggevano più.
Ritornammo alla classica posizione del missionario, con le gambe poggiate sulle spalle, riprese ad incularmi, ormai non reagivo più, erano trascorse quasi due ore, le volte che ero venuta non le ricordavo più, e lui sempre duro usciva dal mio culetto ed entrava nella fica, questo per parecchie volte.

Quando ormai anche lui era giunto a capolinea mi disse “dove vuoi essere riempita” – ed io – “su tutto il corpo” così, sfilato il cazzo dal culetto, si posizionò in ginocchio di fronte alla fica e iniziò a masturbarsi e subito mi scaricò addosso ad una marea di sperma, i primi schizzi mi arrivarono in faccia subito tirai fuori la lingua cercando di leccarli, mi trovai tutto il corpo impiastricciato della sua roba, mi venne vicino, con la punta del suo cazzo mi spalmò tutto il suo nettare che avevo sul corpo soffermandosi sui capezzoli, poi con il cazzo in bocca, cercai di raccogliere le ultime gocce di sperma rimaste, quando il cazzo era ormai tornato a riposo, lui mi baciò e senza darmi una ripulita mi addormentai.

18

Colpi decisi e appassionati

La missione nell’ex Jugoslavia è finita. Adesso si torna a casa fino alla prossima esigenza naturalmente, giacché è una normale rotazione e un ideale ricambio dei reparti e delle sezioni. Questi abituali e ordinari pensieri attraversavano la mente del sergente, intanto che lasciava scorrere il vassoio alla mensa del “self service” del campo base. Il suo umore non era né euforico né triste, poiché era il suo lavoro.

Lo attendevano lunghi mesi d’addestramento e di stancanti esercitazioni fino alla prossima missione operativa, però era anche giunto il momento di tirare un po’ il fiato per curarsi e occuparsi delle faccende di casa sua. Quando era fuori, sembrava così come se tutto restasse congelato, quasi interrotto e sospeso. Il tempo però scorreva ugualmente e i problemi grandi e piccoli da risolvere pigramente e in modo silenzioso s’accumulavano.  

Quella sera, l’ultima sera al campo prima della partenza, l’unica lieta e piacevole novità era donata dalla presenza in fila accanto a lui di Sandra, la volontaria dell’ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), con la quale aveva appoggiato e partecipato a tanti servizi in sua compagnia.

Lui per una sera si era sganciato dai suoi uomini concedendosi un colpo di vita, anche se ciò gli avrebbe attirato addosso i loro commenti linguacciuti e pettegoli. Lui l’aveva incontrata nel pomeriggio al campo e le aveva rivolto un cortese invito per la cena, certo il posto non era molto poetico né intimo, eppure non c’erano altre scelte. Non era infatti possibile uscire da soli in città per una cena romantica e comunque senza essere armati fino ai denti.

Quanti servizi di scorta ai convogli umanitari avevano svolto lui e i suoi uomini in quei mesi? Non li contava più. Quante volte lui e Sandra si erano trovati a fianco a fianco in quelle occasioni? In sostanza tutte, ciononostante il loro rapporto era sempre stato correttamente professionale e di collaborazione. Niente di più, ma per una sera, in realtà l’ultima, si poteva fare un’eccezione, dopotutto a lui la ragazza era sempre piaciuta, pressapoco sui trent’anni d’età, non si può dire che fosse bella, tuttavia era cortese e carina anche negli atteggiamenti e nei modi.

In particolare lo avevano colpito i suoi occhi verdi, seppure il fisico scomparisse infagottato com’era dentro quella divisa di servizio dell’ACNUR, però s’intuiva solamente che lei era snella e che appariva un esemplare di donna dinamica e solerte, in ogni modo aveva un suo fascino.  

Sandra, viceversa, non aveva mai guardato il sergente con gli occhi che non fossero rigorosamente e strettamente professionali. Del resto aveva dei saldi principi etici e morali, inoltre un fidanzato che aveva conosciuto frequentando un’associazione di volontariato cattolica.

Solamente quella sera, quando il sergente l’aveva invitata lei si era concessa d’ammirarlo con un’attenzione e un interesse diverso, con occhi nuovi. Aveva compreso che il sergente era un uomo sui quarant’anni, di statura media, stempiato con i capelli cortissimi, un fisico sportivo, gli occhi scuri e penetranti, assieme a due braccia forti che sbucavano dalle maniche della mimetica arrotolate sui bicipiti.  
Quello che lei aveva sempre saputo, apprezzandolo ed elogiandolo, era che il sergente era un tipo deciso e risoluto senza essere però mai arrogante né scortese, per queste prerogative i suoi uomini lo rispettavano e si fidavano di lui, per il fatto che in diverse occasioni la sua risolutezza aveva tratto Sandra fuori dagli impicci.

Sandra ricordava bene di quando il sergente era dovuto intervenire con i suoi uomini per difenderla da quei miliziani che volevano assaltare il camion degli aiuti umanitari dei quali si volevano appropriare, mentre i volontari erano impegnati a distribuire i viveri alla popolazione bisognosa, in mezzo sovente a popolazioni inospitali e ostili. E di quando, ancora alcuni individui inquietanti e maligni armati l’avevano infastidita e m*****ata per lungo tempo insieme con alcune sue colleghe.

 
In quell’occasione erano lì, uno di fronte all’altra e la conversazione scorreva piacevole, a tratti intima, con le impressioni, i ricordi e persino i progetti da compiere. Durante tutti quei mesi Sandra non aveva mai percepito né provato un desiderio fisico, considerato che lei era troppo impegnata e assai stanca, poi da ultimo il suo fidanzato era addirittura lontano. Lei lo avrebbe rivisto il mese prossimo, in quanto i loro rapporti fisici erano sempre stati piacevoli e soddisfacenti.

E poi lui era sempre così delicato, gentile e premuroso, ma durante tutto quel periodo Sandra non ci aveva mai pensato. Walter sì, lui il desiderio lo aveva provato e lo sperimentava ancora adesso. Le rigide norme di comportamento nei confronti della popolazione locale avevano sempre dissuaso e sconsigliato qualsiasi approccio, quindi, come tutti o quasi, a parte i trasgressori, avevano dovuto lavorare di fantasia e di genialità. E’ alquanto inconsueto come in certe situazioni anche l’ambiente più freddo e anonimo, possa diventare intimo e caldo secondo il nostro temperamento.

Tale era in quel momento la situazione sia per Walter che per Sandra, in quanto presi dalla conversazione non si curavano di ciò che avveniva loro intorno, perché anche si fossero trovati in uno dei ristoranti più eleganti e raffinati sarebbe stata la stessa cosa.  

Sandra si stava sciogliendo lentamente, quella fredda e rigorosa volontaria era in quel momento diventata una donna sensibile. Condizionava e influiva certo l’addio imminente, eppure c’era nell’aria una sensazione che si stesse perdendo qualcosa che non sarebbe tornato mai più.

Le emozioni personali adesso trovavano spazio, la mano di Sandra scorreva spesso fra i capelli insolitamente sciolti, perché forse cominciava a capire perché aveva accettato quell’invito senza pensarci troppo su. Terminarono la cena, si alzarono e riposero i vassoi, giacché la sera era tiepida e invogliava a fare due passi. Innegabile ed evidente, poiché tutte quelle installazioni del campo non potevano essere definite e descritte come uno scenario particolarmente complice, però la luna che splendeva in cielo e che rischiarava i loro volti era quella di sempre.

La stessa in realtà che si sarebbe potuta ammirare benissimo anche da una spiaggia dei tropici. In giro si vedevano poche persone, intorno c’era abbastanza buio. I due conversavano tranquillamente, stavano bene, erano rilassati, scherzavano e ogni tanto restavano in silenzio per un po’ senza avvertire alcun disagio, senza pensare al domani.  

Walter notò che la chiusura lampo della felpa di Sandra era insolitamente abbassata fino a lasciare intravedere il solco fra i seni della ragazza.

Walter si fermò, agguantò la mano di Sandra e l’avvicinò a sé, la cinse con un braccio e iniziò a baciarla. L’onda del desiderio e della lussuria si faceva sentire prepotentemente. Sandra cercò di resistere mentendo a sé stessa, poiché tentò di sottrarsi da quell’abbraccio senza troppa convinzione, infine cedette lasciando che gli eventi facessero il loro corso, schiuse le labbra e lasciò che la lingua di Walter andasse a incontrare la sua.  

L’uomo sentiva il calore della bocca della ragazza, il suo cuore che batteva forte nel petto insieme alla dolce morbidezza dei suoi seni.

Lui la strinse con sempre maggiore foga e impeto, Sandra ricambiava il suo abbraccio con energia, dopo si baciarono con un trasporto esclusivo, per lunghi minuti, del tutto incuranti di ciò che avveniva intorno, senza il minimo imbarazzo né timore che qualcuno potesse vederli. Walter sentiva le sue tempie pulsare, il sangue che si scaldava, la testa che non ragionava, avvertiva l’urgenza del desiderio, ora subito, perché anche lo sguardo della ragazza spifferava e tradiva lo stesso desiderio.

La vita esigeva e reclamava la sua parte.  

Dopo tutti gli orrori e le violenze di cui erano stati testimoni in quei mesi, era come se la tensione accumulata e stoccata da entrambi, si scaricasse sui loro sensi affrancando prima e liberando in seguito un’onda d’energia e di vivacità inarrestabile. Walter l’afferrò per mano e dopo si diressero verso il piazzale dove erano sistemati i container del materiale e degli aiuti umanitari.

Al momento era buio, in giro non c’era nessuno in giro, tuttavia non era comunque il caso di farsi notare, perché a poca distanza in sordina si trovava in giro un servizio di ronda. Lui provò ad aprire la porta d’un container, poi un’altra, però nulla da fare. Sandra s’appoggiò con le spalle alla parete di uno di essi e lo tirò a sé. Entrambi ansimavano come presi da una febbre, Sandra poteva sentire il membro di Walter crescere contro il suo ventre, alquanto stretto nei pantaloni della mimetica.

Non poteva arrestare le proprie mani che in quel momento gli aprivano la cerniera dei pantaloni e frugavano nelle mutande per liberare quel prigioniero in cerca di spazio. Ora finalmente il cazzo di Walter era nella sua mano, grosso, duro, teso verso di lei e pulsante. Questo episodio l’eccitava da morire, vederlo protendersi dalla patta dei pantaloni della mimetica. Lei era sorpresa della sua stessa audacia e intraprendenza, in quell’occasione fece scorrere la sua mano su e giù lungo il membro coprendone e scoprendone a intervallo la punta e suscitando i gemiti del sergente, che intanto la pressava contro la parete del container.

L’uomo doveva prenderla, doveva averla subito, ora, lì e possederla.  

Con dolce ma decisa energia la fece girare, la cinse e intanto strofinava il suo cazzo contro di lei. Sandra appoggiò le mani alla parete e si chinò leggermente, inarcando la schiena e protendendosi verso Walter per sentirlo meglio. Lui le calò i pantaloni della tuta e le mutandine fino alle caviglie scoprendo il suo sedere. Walter non ragionava più, delirava, era fuori di sé per il desiderio e per l’assoluta urgenza con cui voleva prenderla.

Sandra allargò le gambe più che poté, perché lui con una mano potesse stringere e accarezzare la sua fica ormai calda e bagnata a dovere. La ragazza sentiva i suoi fluidi scivolarle lungo le cosce e Walter avrebbe voluto leccarla per abbeverarsi a quella fonte, ma non c’era tempo. Una mano di Sandra si posò su quella di Walter accompagnandola nel movimento, poi con il cuore tremante afferrò il cazzo di Walter e lo guidò dentro di sé.

 

I loro respiri erano affannosi, Walter con una dolce ma decisa pressione, spinse fino in fondo liberando un grido soffocato della ragazza, poi si ritrasse e di nuovo spinse fino in fondo. I colpi erano decisi, energici e profondi, Walter affondava con furia, affamato com’era. Le sue mani stringevano con forza i fianchi della ragazza mentre le sue braccia poggiate alla parete del container si piegavano talora sotto i colpi. Sandra si sorprese nel pensare che le piacesse essere scopata così, senza nessuna dolcezza, come travolta da un uragano.

E tutto ciò non somigliava per niente agli amplessi pieni di tenerezza che aveva avuto con il suo ragazzo.
I pantaloni abbassati sulle caviglie di Sandra non le consentivano di allargare le gambe come Walter avrebbe voluto. Allora lui la fece voltare e la sollevò prendendola con le mani dietro le ginocchia appoggiandola con la schiena alla parete del container. Le liberò una gamba e lasciò che i pantaloni e le mutandine restassero a penzolare sull’altra caviglia, poi spinse di nuovo con forza il suo cazzo dentro di lei.

Walter non rifletteva più, sragionava, perché pensava soltanto al suo intimo piacere e a quello della ragazza accumulato e inespresso da troppo tempo che sentiva crescere e che stava per giungere rapido, tumultuoso e veemente. A ogni affondo vigoroso di Walter, il culo di Sandra andava a percuotere la parete del container che rimandava indietro un concavo e cupo suono metallico.   Sandra si toccò il clitoride per accelerare il suo godimento, mentre il cazzo di Walter scorreva agevolmente dentro di lei.

Lui sentì i testicoli indurirsi e il suo ventre contrarsi, finché con un rantolo liberò il getto caldo, denso e gelatinoso del suo sperma dentro di lei. Forse per il piacere di sentirsi inondata, probabilmente per il calore che avvertiva o per la gioia del piacere che stava dando all’uomo, il suo orgasmo giunse subito dopo come un’onda, improvviso, rapido e liberatorio. Allora Walter affondò ancora qualche colpo per assecondare tutto il piacere della ragazza.

 
Sandra, spossata e ansimante s’abbandonò fra le braccia di Walter che continuava a sostenerla, in seguito lui lasciò le sue gambe, ma Sandra esausta infine s’accasciò. Le gambe si piegavano, a quel punto lei si sedette con le spalle appoggiate alla parete del container con la bocca socchiusa per riprendere fiato. Anche Walter era ormai senza pensieri, senza volontà, in quanto brividi di piacere ancora attraversavano e facevano sussultare il suo corpo, da ultimo anche lui cadde giù.

 
Al momento entrambi erano seduti per terra, appoggiati con la schiena al container senza fiato, con le bocche semiaperte e ansimanti. Lei agguantò nella sua mano il cazzo di Walter che ancora usciva dai pantaloni, lo strinse e lo accarezzò lentamente.  
Casualmente e incolpevolmente però, qualche vellutata goccia tardiva di sperma scivolò lungo le sue dita e andò a confondersi e a mescolarsi con le altre macchie della tuta mimetica.

19

Sonia, sorellina mia…

“Mi dispiace Sonia, non so cosa mi è preso, fatto sta che leggere quello che scrivevi, beh, hai visto no che reazione?”
“Ho visto sì scemino” “E…” “Pensaci per Martedì ….


Cosa mi devo aspettare adesso? Una volta premuto INVIO non si torna indietro, e da una semplice battuta ne è nato un invito in piena regola, un invito a casa mia, per Martedì mattina, da me, io e lei ….

Era da un po’ che non ci sentivamo, le nostre vite non riuscivano a combaciare, vuoi il lavoro, vuoi le famiglie, anche se questo termine mi fa un po’ sorridere, visto che lei E’ parte della mia famiglia ….

Sonia, trenta anni di sorella, sorellastra per la precisione, figlia di mio papà e …. Più di dieci anni di differenza, un legame mai sbocciato definitivamente, c’è sempre stato affetto ma con distanza, negli ultimi anni qualche messaggio di circostanza, gli auguri per le ricorrenze, niente di più.

Io, 42 anni persi per la nebbia, traducendo una locuzione tipicamente veneziana, una famiglia persa per strada, una moda degli ultimi anni evidentemente questa, un padre che non c’è mai stato, una sorella, una sorellastra, Sonia appunto, un fratellastro da qualche parte nel mondo, credo, e mi fermo qui, nessun cugino perché mio papà ha compensato anche per il resto della famiglia.

Con Sonia ci siamo sentiti ultimamente perché giravano voci che suo marito le facesse le corna, la volevo mettere in guardia su quello che si diceva in giro, poi un messaggio tirava l’altro, un prima confidenza velata, una seconda meno velata, fino a che è sbottata, confessandomi con non poco imbarazzo la loro situazione. Io leggevo attonito quello che lei mi scriveva, senza dir niente scoprivo che lo sapeva, che non ne andava di certo orgogliosa, ma che comunque era ricambiato, lei sapeva di lui ma non il contrario.

Mi ha confidato il nome dell’amante e per poco non mi prendeva un colpo visto che lo conosco bene, mi ha confidato com’è cominciata, quando si vedevano, poi come per togliersi un sasso dallo stomaco, ha iniziato a raccontarmi cosa facevano nei loro incontri, a grandi linee come uno scambio di messaggi può lasciar immaginare, ma pur sempre confidenze parecchio intime….
Non mi sono sconvolto dai racconti, mi ha fatto pensare solo il fatto che la povera ed innocente sorellina fosse in realtà capace di architettare una cosa del genere.

Poi si sa che la mente di un uomo vola in un istante quando si parla di sesso, e immaginarla in quegli atteggiamenti è stato un attimo, e, sempre come un lampo, un certo desiderio si è fatto strada in me ….
Non che mi facesse schifo la sorellina, anzi, c’è da dire che papà ha dei buoni geni in corpo da trasmettere, e le sue compagne non sono state da meno, quindi ci difendiamo egregiamente tutti quanti in famiglia, Sonia probabilmente ha una marcia in più, almeno adesso nella mia mente, e immaginarla nuda nel mio letto, beh, fa il suo bel effetto.

Tra una sua confidenza e l’altra sono riuscito a mandarle anch’io qualche messaggio, facendo un po’ il cascamorto dicendole quanto fosse una bella donna, di come capivo tutti gli uomini che le ronzavano attorno, le confessavo la mia solitudine, la mia voglia di avere una donna vicino, dal canto suo qualche complimento di facciata, sul fatto che fossi un bell’uomo anch’io, per metterla in ridere poi mi ha detto che se solo avesse avuto l’occasione mi avrebbe fatto la festa ….

E l’occasione perché non crearla?
“Sonia, martedì sono a casa da solo la mattina, visto che sei in ferie, passa a trovarmi no? Che un paio di idee ce le avrei per sopperire a questa sensazione di solitudine che ho …. “

E’ partita un po’ così la cosa

“Ah si? Visto che siamo fratello e sorella non so proprio cosa tu possa avere in mente, perché niente possiamo fare … “ la sua risposta

“Ti mando una foto così vedi che effetto FRATERNO mi stai facendo???”

E senza attendere risposta le invio una mia foto a torso nudo, in slip aderenti, con l’AMICO in piena salute compresso tra gli elastici.

“TU SEI FUORI………!!!!!!”

“Scusa Sonia, mi sono lasciato prendere un po’ la mano, ma sai …. “

E lascio il discorso cadere, sperando che il mio finto pentimento la faccia restare, e non scappare come temo ….

Sono seguiti altri messaggi, fino all’ultimo, dopo averle augurato la buonanotte, senza risposta da parte sua …

Non mi aspetto niente, anche se idee ne ho tante, nella mia mente ho già preparato l’incontro, nei piccoli dettagli, dal farla accomodare in divano all’offrirle da bere, dal chiederle come vanno le cose a casa al parlare anche di frivolezze, dal volerla abbracciare al darle un casto bacio sul collo, dal tenerla stretta sperando che non si voglia staccare al cominciare a sussurrarle quanto bella è nell’orecchio ….

NUOVO MESSAGGIO

“E’ sempre valido l’invito per stamattina?”

Mezzo infarto ….

“Certo!!!! Sempre per te!!!”

“Arrivo tra mezz’ora, ma non farti strane idee però Emoticon wink “

Ecco, mani avanti, e adesso?

Al momento della premiazione agli Oscar come miglior film erotico del secolo, ecco che mi sveglia dal sogno col suo pragmatismo, mettendo ste benedette mani avanti!!!!

La mezz’ora vola via velocissima per sistemare la casa, suona alla porta, le apro, sale le scale, entra, si accomoda, mi sta ad almeno un metro di distanza, il sorriso che avevo stampato in faccia lascia il posto ad un velo di tristezza, me l’ero immaginata diversamente la mattinata ….

Sono in piedi come un ebete e lei è seduta in cucina, un po’ spazientita della scarsa accoglienza, un po’ nervosa, le dita delle mani che tamburellano sulla tavola, mani lisce, mani curate, mani affusolate che al solo pensiero di cosa potrebbero prendere in quel momento ….

Mani che mi passano davanti agli occhi

“Ehi??? Ci sei??? Sei imbambolato????”

“Scusa Sonia, ero un attimo sov****nsiero”

“Ho visto….

comunque un’altra volta evita di mandarmi foto del genere, per due motivi, mio marito l’ha vista e non ti dico che rottura di palle, gli ho spiegato che avevi sbagliato numero e non era per me, che nella foto eri tu, se ne è capacitato solo dopo che ha riconosciuto il tatuaggio in un’altra foto che avevo per fortuna …. “

“Mi dispiace Sonia, non so cosa mi è preso, fatto sta che leggere quello che scrivevi, beh, hai visto no che reazione?”

“Ho visto sì, scemino”

“E scusa, ma mi ha detto per due motivi, o sbaglio? Uno è tuo marito, l’altro?”

“L’altro è ….

Un lampo

“Ma Sonia, che fai?”

“Che faccio? Mi hai fatto venire una voglia l’altra sera stronzo !!!!”

Il film ha preso una piega un po’ diversa, dal provarci, adesso mi ritrovo piacevole vittima della sua voglia, la sua mano che mi prende il membro nel pieno della sua erezione, la sua bocca che mi cerca, il suo corpo che si fa contro il mio ed non sto certo lì a guardare e “subire”.

Con la forza della mia età la faccio sentire bella, desiderata, la spoglio con la foga e la capacità che l’esperienza mi ha dato in questi anni, un piacevole gioco eccitante, non volgare, non banale, la sento sempre contro di me, la sento desiderosa e desiderabile, le mie mani che per la prima volta la scoprono in questa nuova veste di amante, mani che cercano di capire perché la natura ci ha fatti così, belli ma fratelli, mani che se ne fregano di questi spiacevoli convenevoli, mani che le uniche barriere che incontrano non sono quelle mentali ma i vestiti che abbiamo addosso ….

La bimba è capace, si sente, si vede, la maestria con cui mi accarezza la dice lunga su quello che mi aspetta, quelle mani nervose hanno lasciato il posto a mani sicure, che sanno, che vogliono, che fanno ….

Mi massaggiano, l’asta, la base, i testicoli, il glande, indistintamente, con leggerezza ed erotismo, mani che accarezzano il mio corpo, mani che mi regalano piacere, mani che aiutate dalla bocca si prodigano in un pompino da brividi alla schiena, lingua che da piacere infinito, occhi che mi guardano complici mentre la testa esegue il più naturale dei movimenti …

Le mie accompagnano i movimenti della testa, la tentazione di spingerla verso di me è forte, forte come la sua capacità di far sparire dentro la sua bocca tutto il mio pene, senza soffocare ….

Ma voglio godere anch’io di quel corpo tanto bello, di quel regalo che Madre Natura ha fatto a noi uomini, la prendo sopra la tavola, lei bagnata si lascia andare, sentire quel piacevole calore è una sensazione che non sentivo da un po’, sempre un bel posto, sempre un bel porto dove approdare.

La guardo distesa sulla tavola, i seni liberi, le mani che si tengono le gambe, per darle più piacere gioco un po’ con il suo clitoride mentre la penetro, cosa che le piace tanto anche, e quel piacere non me lo voglio perdere, mi sfilo, mi chino, mi tuffo con tutta la faccia tra le sue gambe, a godere appieno dei suoi umori, della sua voglia, del suo desiderarmi ….

I suoi piedi mi spingono via delicatamente, scende dalla tavola e si gira, si china regalandomi lo spettacolo del suo culetto in primo piano, mi rialzo e senza pensarci rientro dentro, per la porta principale, le prendo i capelli con la mano destra, glieli tiro un po’ così da farle inarcare la schiena, si morde le labbra, si prende i seni tra le mani, io la prendo per un fianco, la cavalco a più non posso, forti mugolii le escono dalle labbra che si sta mordendo, sta godendo, ed io con lei, non c’è tempo in questo momento, non ci sono né le ore né i minuti, un secondo come una vita, un piacere infinito, un piacere che non tarda però a venire, in tutti i sensi.

Lei trema, le lascio i capelli, la testa si appoggia al tavolo, le prendo i fianchi con entrambe le mani, gli ultimi affondi, uno, due, esco, me lo prendo in mano, grosso e duro, le appoggio il glande sul solco delle natiche, il contatto col suo corpo mi fa venire, le vengo lungo la schiena fino a prenderle i capelli ….

Il tempo di recuperare due forze in croce, e poi a far la doccia, assieme, dove li abbiamo ancora qualcosa da dirci, da darci, forse anni di desideri soffocati ed inespressi …

20
Il diario erotico di Brigitte

Caro diario, oggi in ufficio è stata un’agonia, non ne potevo più.

Non vedevo l’ora di tornare a casa! Peccato che a casa non ci fosse nessuno ad aspettarmi, che palle! Così ho ripreso a fantasticare sulla mia titolare, che ha l’ufficio in fondo al corridoio. Anche oggi la sentivo parlare al telefono incazzata nera. Come vorrei che usasse con me quel tono furioso e perentorio che usa con suo marito! Almeno credo lo usi con suo marito… Comunque ad un certo punto se n’è uscita dall’ufficio traballando dalla rabbia sui suoi tacchi e io con la porta spalancata la
fissavo seduta alla mia scrivania.

Mi ha anche fatto un cenno di saluto e io le ho risposto annuendo con la testa! Ha delle gambe veramente da urlo e… beh, detta fra noi a me piacerebbe far urlare lei! Vabbè dai, questo può andare bene come passatempo in ufficio quando non ce la faccio più a stare con la faccia sul monitor del computer, però non posso andare avanti così! Devo assolutamente trovarmi qualche donnina con cui… diciamo elegantemente “amoreggiare”.

Ma che amoreggiare! Voglio uscire con qualcuna per poi portarmela a casa e dopo aver bevuto un bicchierino scoparmela fino allo sfinimento! Che porca che sono, diario. Sei l’unico con cui riesca a usare questo linguaggio. Vabbè, per stasera basta, vado a dormire, domani guarderò ancora le splendide gambe della mia titolare e cercherò
di conoscere qualcuna in chat. Buona notte 🙂
02-04-2012

Ieri sera ho fatto colpo in chat! Non ci posso credere! Ho conosciuto una sulla quarantina, bella… beh, in effetti non ho visto una sua foto, ha scritto che per motivi di riservatezza non si fa vedere in foto.

La cosa assurda è che lo faccio anch’io, solo

che quando lo fanno gli altri mi da fastidio! Vabbè. Comunque stasera ci vediamo in un locale frequentato soprattutto da scambisti o comunque da gente che vuole rimanere più o meno in incognito, sono straemozionata! Non vedo l’ora! Devo solo pensare a come vestirmi. Oddio, non ci devo pensare se no mi vengono le paranoie. Comunque, visto che a te posso dire tutto.. te lo dico.

Spero sia una gnocca da paura e di farmela fino allo sfinimento! Sono o non sono una porca, diario? Bene, ora corro a prepararmi!
A presto! 03-04-2012
Caro diario, non ci posso credere! Non hai idea di quello che è successo! Te lo devo assolutamente raccontare!
Allora, mi preparo, esco e mi dirigo al famigerato locale in cui devo beccare BellaMonella (scusa, ieri avevo dimenticato di dirti qual’era il suo nick). Insomma, mi siedo a un tavolo e ci appoggio una rosa rossa, simbolo che doveva identificarmi, dato che non c’eravamo viste in foto.

Aspetto e aspetto e non arriva nessuno. A un certo punto vedo una scarpa con tacco nero accompagnata da una caviglia sexy spuntare sotto un tendaggio che porta alle toilette e marciare con agitazione. Così rimango immobile a fissarla per almeno cinque minuti, cercando di indovinare il motivo che la spinge ad essere così sulle spine. Mi decido ad alzarmi per andarmene ormai convinta che BellaMonella mi abbia dato buca, quando la sexy caviglia se ne esce dal retro del tendaggio svelando anche le forme del resto del corpo.

Insomma, vedo due gambe da urlo reggersi sulle scarpe nere, una minigonna molto corta, sempre nera, due… scusa se lo dico… tette da far paura e alla fine il viso. E qui viene la parte migliore! La donna si avvicina al tavolo dicendomi “sono BellaMonella”, si siede, toglie gli occhiali da sole e chi è? La mia titolare! Voglio dire, è mai possibile?! Una sorpresa simile non me la sarei mai aspettata! Insomma, io rimango a bocca aperta e lei si mette a ridere.

Per cercare di distogliermi dallo stupore chiedo di bere una birra, lei invece prende un’acqua minerale. Alla fine, dopo avermi fatto una breve panoramica della sua insoddisfazione di coppia (eterosessuale ci tengo a precisare), mi chiede di andare nel privé del locale. Secondo te io che faccio? Accetto ovviamente! Insomma, ci dirigiamo nello stanzino, non è neanche male. Insomma lei si siede sul letto, ma io la invito subito ad alzarsi e la sbatto contro il muro.

Vedendomi agire così mi chiede di continuare a farlo, anche di più. Insomma, le tiro giù di colpo la gonna e annuso il pizzo nero delle sue mutandine. Accarezzo quelle sue cosce che desideravo da tanto tempo, le lecco, le graffio. Lei è in estasi, sembra volesse da un po’ la stessa cosa. Le palpeggio i glutei con entrambe le mani, continuando a leccarle e morderle le gambe. Poi lei mi prende la testa con le mani e mi preme la faccia tra le due gambe.

Continuando a palpeggiarle e graffiarle i glutei infilo la faccia sotto i suoi slip neri e mi addentro tra le sue labbra con la lingua, per esplorare anche l’interno. La mia lingua continua a scavare in lei, che in piedi contro il muro non sta più nella pelle. Insomma, facendola venire in quel modo porto una mano sulla mia vagina e i dedico anche a me, con le dita. Alla fine mi rialzo la bacio in bocca e le dico che aspettavo quel momento da tempo.

Lei risponde dicendomi che lo stesso era per lei. Così ci salutiamo con la promessa di rivederci ancora in ambito extra lavorativo e questo mi rende molto felice.
Certo però… se la cosa continua non avrà più senso che continui a scriverti le mie frustrazioni sessuali, caro diario. Grazie per l’attenzione.
Brigitte
21
La confessione di suor Clarissa
“Qualche volta, Madre… quando mi trovo sola nel buio… penso a cose impure”, sussurrò suor Clarissa, inginocchiata nella penombra di una stanza gelida.

“Si, dimmi, sorella, non ti preoccupare, siamo qui per confessare i nostri peccati”, rispose la Madre Superiora con il suo lento sussurrare. Suor Clarissa sospirò nell’ombra e, dopo una breve pausa, riprese il suo racconto. “A volte immagino di non essere sola e di…”, si fermò. “Tranquilla sorella, raccontami tutto”, la invitò la Superiora. “No, non posso dirlo”, disse suor Clarissa in tono risoluto, quasi aggressivo. “Avanti, non ti preoccupare”, insisté la Madre. Nel buio, suor Clarissa estrasse da un punto segreto dell’ampia veste una fiaschetta
e bevve una lunga boccata del liquido alcolico contenuto.

“Che stai facendo, sorella?”, chiese la Superiora, “stai bevendo? Durante la confessione non si mangia e non si beve, dovresti saperlo”. “Ogni tanto penso a voi, Madre”, confessò suor Clarissa, aiutata dai poteri dell’alcol. Rasserenata, la Madre disse: “Bene, tutte noi ci pensiamo l’una l’altra, siamo tutte sorelle…”. “No!”, esclamò, secca, suor Clarissa, “io la penso… carnalmente, Madre”. “Oddio”, sussurrò la Superiora, “non può essere…”. “Invece può essere, Madre, lei… non pensa forse a me nello stesso modo?!”, gridò la suora.

“No… no, non accetto questa conversazione… questa confessione, no, vattene”, disse la Madre Superiora alzandosi di shitto, “torna nella tua cella, non voglio più sentire neanche una parola da te per almeno una settimana, rimani lì questo tempo a riflettere sui tuoi peccati”, concluse in tono severo allontanandosi, per poi scomparire dietro la porta della piccola cappella. Suor Clarissa si piegò sulle ginocchia e pianse con disperazione, l’alcol l’aveva indotta ad essere più sincera di quanto potesse immaginare e ora quella sincerità la stava gettando in un baratro di disperazione.

Dopo una mezzora di pianto, se ne tornò, lenta e sfiancata, alla sua cella, per gettarsi sul letto come un sacco di patate. Inizialmente si assopì, poi ripensò alla Madre Superiora e al suo tono di spietata severità. Questo pensiero iniziò a creare in lei quella ormai nota sensazione, la stessa che aveva tentato di descrivere alla Superiora. Cercò in tutti i modi possibili di scacciare quel pensiero impuro ma non vi riuscì. Finì con l’alzarsi a sedere sul letto a gambe divaricate, con una mano che cercava di intrufolarsi sotto l’ingombrante veste, nel disperato tentativo di raggiungere il pube.

“Ah, Madre…”, disse fra sé chiudendo gli occhi e toccandosi finalmente la vagina, dopo una lunga lotta con le infinite pieghe del tessuto. Le sue dita riuscirono ad intrufolarsi sotto gli scomodi mutandoni di lana e si strofinarono per la prima volta sulle grandi labbra, umide di desiderio. D’improvviso qualcuno bussò in modo secco alla porta della cella. “Chi è?”, chiese spaventata suor Clarissa, ricoprendosi le grazie a tutta velocità. “Sono suor Agata, aprimi, devo dirti una cosa importante!”, rispose una voce allarmata.

La suora si affrettò ad aprire la porta e si trovò faccia a faccia con l’espressione stravolta della consorella. “Vogliono mandarti via!”, esclamò suor Agata, “se ne parla già in tutto il convento, la Madre superiora vuole trasferirti! Ma com’è possibile?”. “Forse è colpa mia”, sussurrò suor Clarissa abbassando lo sguardo al pavimento, “per caso si sa anche già quando?”, aggiunse poi con un sorriso venato di sarcasmo. “Dicono già domani mattina! Ma cos’è successo? Come può essere che ti mandino via così?”, gridò la sorella.

“Non ti preoccupare”, rispose teneramente suor Clarissa voltando le spalle, “va tutto bene, questa è l’ultima notte in cui… io e la Madre Superiora saremo assieme”. “Cosa? Che vuol dire? Non capisco…” insisté l’altra, ma la monaca senza aggiungere altro si richiuse nella cella e ritornò al suo letto. Si addormentò e dopo un’oretta di sogni irrequieti si svegliò, scoprendosi bagnata tra le gambe. Iniziò a piangere sottovoce, ma d’un tratto decise di seguire il caldo impulso che sentiva dentro di sé.

Divaricò quindi le gambe, sollevò la veste e andò in cerca ancora una volta della vagina. Iniziando precocemente a gemere, si sfiorò molto delicatamente, quasi assecondando un lieve ripensamento ma, nel sentire il piacere che nasceva dal tocco delle dita, continuò in modo più deciso. Nel suo scoprire le gioie della carne non si accorse dei passi che si avvicinavano furibondi. Senza annunciarsi, la Madre Superiora irruppe come una furia dentro la cella semibuia, sgranando gli occhi nel trovare la suora intenta a fare ciò che stava facendo.

“Colta persino in flagrante peccato!”, gridò la Madre con voce sconvolta. Oramai il danno era fatto, così Suor Clarissa decise di non fermarsi e continuò a toccarsi guardando la Superiora, il proibito oggetto del suo desiderio, aumentando per di più la foga del gesto. “Come ti permetti?”, urlò la Superiora irrompendo nella cella, ma l’altra lasciò cadere pesantemente la testa sul cuscino, continuando a guardarla in faccia. “Vi voglio Madre”, balbettò ansimando e agitando la mano sotto la veste, mentre la Superiora la fissava con aria sempre più indignata.

“Poche storie”, concluse la superiora cambiando tono e voltandosi verso la porta, “domani sarai trasferita”. La Superiora rimase immobile per un lungo momento, dando le spalle all’altra, e sospirò profondamente. “Quello che tu mi proponi…”, sussurrò, con tono ora devastato, “mi stuzzica, ma… non è possibile”. Detto questo agguantò la maniglia con l’intenzione andarsene, ma suor Clarissa si alzò di shitto, afferrò la sottana e trascinò la Superiora nella cella, chiudendo infine la porta con un colpo secco.

“È da tanto tempo che vi desidero, Madre”, ammise andando incontro alla superiora con passo felpato, “non è sbagliato, forse la cosa sbagliata era non dirvelo”. La Madre si ammutolì guardando un punto nel buio. Suor Clarissa si avvicinò ancora e quando fu abbastanza vicina, posò una mano sul viso della Madre e lo voltò in direzione del suo. Quindi, ad occhi chiusi, posò le labbra su quelle dell’altra, che dopo un primo sobbalzo si afflosciò, lasciandosi scivolare sul letto.

Suor Clarissa si stese al suo fianco e, nonostante l’ingombrante abito, riuscì a intrufolarsi con una mano nei mutandoni della Superiora. “No, che fai…”, cercò di resistere la Madre, cedendo però immediatamente ai propri sensi. Come avesse improvvisamente perso l’uso della parola, la Superiora rimase immobile, accasciata sul letto a bocca spalancata, con un’espressione di stupore per l’inedito calore che sentiva tra le gambe. La sua volontà era stata ormai annientata dai sensi, che si esprimevano crudi e turbolenti nella carne grazie al gesto penetrante della giovane suora.

“Madre…”, sussurrò dopo un paio di minuti suor Clarissa, gemendo lei stessa. Ma la Superiora non rispose, continuava a fissare il soffitto a bocca aperta, come ipnotizzata dal piacere. Suor Clarissa sentì le pareti vaginali della Madre dilatarsi, così si addentrò ancora un po’ più a fondo, mentre l’altra iniziava a gemere sottovoce. Suor Clarissa alzò lo sguardo verso la Madre, il cui corpo sembrava sottostare alla sua volontà, e nel vedere l’espressione di godimento sul suo viso raggiunse il culmine dell’eccitazione.

Spinse quindi le dita dell’altra mano dentro di sé, sentendosi travolgere da cima a fondo da un piacere mai sentito fino a quel momento. Ansimando ad occhi strabuzzati, suor Clarissa si accasciò sul gelido pavimento della cella, abbandonando la Madre sola sul letto. I respiri affannosi di entrambe sembravano suonare all’unisono, diventando gradualmente più lenti, fino a scomparire del tutto nel buio. “Vi confesso, madre”, disse sottovoce dopo un po’ suor Clarissa, “che sognavo questo momento da molto tempo.

Questa è la confessione che volevo farvi oggi”.

22

Wild sex con Giorgia

Quando ho lasciato il suo appartamento serbavo nitido sulla pelle l’odore pregnante del sesso consumato nel corso di una notte intera. Un sesso sfrenato, assurdo, delirante, ma irrinunciabile perché follemente vitale.
Non avrei mai pensato, dopo avere scambiato poche parole con uno sconosciuto, incontrato casualmente al bancone di un bar dove avevo appuntamento con Giorgia, di finire nel suo letto.

Invece mi sono ritrovata a intrecciare il mio corpo con la sua carne, sniffare gli odori, scambiare gli umori, in un susseguirsi di deliranti amplessi impreziositi da gemiti di piacere.
Mentre scendevo in tutta fretta le scale, con i capezzoli turgidi per effetto dei suoi baci, decisa a raggiungere come ogni mattina il posto di lavoro in ospedale, pensavo a come avevo potuto soggiacere, senza ribellarmi, alle violenze di cui ero stata vittima consenziente per una notte intera.

Scendendo i gradini del condominio percepivo, insistente, un forte dolore all’ano, effetto delle sevizie brutali a cui mi aveva sottoposto quell’uomo, ma del suo piacere sadico non mi importava granché poiché non avevo alcuna intenzione di ripetere, perlomeno con lui, quel tipo di esperienza. Finalmente libera e non più sottomessa al suo potere ero certa che sarei riuscita a dimenticare quell’uomo, ma non avrei potuto scordare tanto facilmente quanto era accaduto fra le mura di quell’appartamento.

Una volta raggiunto androne del condominio, dopo avere disceso in tutta fretta i quattro piani di scale, mi sono fermata. Il tempo di riassestare la gonna, sistemare il reggiseno, stirare la camicetta verso il basso, dopodiché mi sono affacciata sulla strada.
Mentre camminavo sui lastroni sconnessi del marciapiede il bruciore all’ano mi disturbava parecchio. Quello che provavo era un dolore del tutto simile a quello che mi coglie ogni volta che ho prurito vaginale, anzi, no, molto peggio.

Seppure dolorante mi sono trovata, senza rendermene conto, a succhiare il dito che, dietro sua sollecitazione, gli avevo infilato più volte nel buco del culo che ancora odorava della notte di travolgente passione.
Alla fermata dell’autobus, distante poco più di un isolato dall’appartamento che avevo lasciato, sono salita sul primo mezzo pubblico diretto verso l’ospedale. Una volta in clinica, scambiate le consegne con le colleghe del turno di notte, sono andata dritta nella stanza della caposala.

Da uno degli armadietti che custodiscono i medicinali ho recuperato una confezione di Gentalyn pomata, dopodiché mi sono affrettata a cospargere l’unguento dentro e fuori l’orifizio anale.
A pensarci bene avrei potuto fare ricorso a un farmaco antifungino, scegliendolo fra quelli di cui faccio abitualmente uso per ridurre il prurito procuratomi da infezioni da candida, ma le ripetute violenze a cui mi aveva costretto quell’uomo mi avevano lacerato il lume dell’ano e procurato una perdita di sangue.

Era questa la vera ragione per cui avevo preferito fare ricorso all’antibiotico piuttosto che a qualsiasi altro farmaco.

La notte trascorsa a fare sesso con quell’uomo era stata shockante. Per tutto il tempo trascorso in sua compagnia avevo cloroformizzato la mia coscienza e accettato che facesse di me tutto quello che voleva. Quando alle prime luci dell’alba ho accennato ad andarmene, per recarmi sul posto di lavoro, ha ricominciato a scoparmi trattenendomi con la forza accanto a sé.

Ho faticato non poco a convincerlo che dovevo assolutamente recarmi in clinica. Prima di lasciarmi libera ha voluto scoparmi ancora un’ultima volta nel culo. E io non ho potuto esimermi dal compiacerlo.

Ancora stento a credere di avere fatto sesso con uno sconosciuto per una notte intera. Eppure non è frutto della mia fantasia o di un brutto sogno. E’ accaduto per davvero. Ci siamo incontrati per caso all’Happy Bar ed è stato un colpo di fulmine.

Stavo tranquillamente seduta davanti al bancone del pub, intenta a sorseggiare un long-drink, in attesa dell’arrivo di Giorgia, quando ha occupato lo sgabello a trampolo accanto al mio e ha cominciato a parlarmi in modo confidenziale.
Il ricordo di quanto è accaduto successivamente si fa confuso nella mia mente. Non ho memoria di nient’altro, ma soltanto che abbiamo seguitato a bere entrambi. Suppongo che abbia lasciato cadere nel mio bicchiere qualche droga perché, tutt’a un tratto, mi sono sentita disinibita, euforica, fortemente attratta da lui e ammaliata dalle parole che gli uscivano dalla bocca.

Non scarto nemmeno l’idea che mi abbia ipnotizzata perché mi sono trovata indifesa alla sua mercé, ubbidiente, docile e remissiva. Così quando mi ha detto – Andiamo! – l’ho assecondato e gli sono andata appresso, seguendolo fuori dal pub senza fare nessun tipo di resistenza, infischiandomene dell’appuntamento che avevo fissato con Giorgia.
– Togliti le mutandine. – ha detto mentre in ascensore salivamo i quattro piani che ci separavano dalla sua abitazione. Non ho avuto alcuna esitazione, ho dato seguito alla sua richiesta e ho fatto scendere il tanga sino alle caviglie.

Lui le ha raccolte, dopodiché ha accostato il tessuto alle narici procurandosi una singolare ebbrezza nello sniffare l’odore di cui era pregno il tanga; quello della mia figa.
Appena varcata la soglia dell’appartamento ha chiuso la porta, sbattendola con un calcio dietro sé, e mi ha spinto contro una parete. Senza scomporsi mi si è messo davanti. Ha sollevato le braccia e le ha stese sopra le mie spalle facendo aderire il palmo delle mani contro la parete.

Mi ha guardata fissa negli occhi e mi ha detto:
– Sei bella da morire. Ti voglio, adesso!
Conquistata da quelle parole mi sono sciolta i capelli, sino allora tenuti insieme da un nastro e, mentre mi baciava sul collo, ho allentato la cerniera della gonna che lui si è subito premurato di trascinare sino al pavimento. Mi sono ritrovata col pube esposto, privo delle mutandine, completamente indifesa e alla sua mercé. Allora si è inginocchiato ai miei piedi e ha posto il muso all’altezza delle labbra grondanti di umore della figa.

– Ce l’hai bellissima. – ha detto sorprendendomi non poco.
– Ripetilo ancora. – l’ho supplicato con un filo di voce, poi gli ho accostato il capo contro la pelliccia di peli neri che mi veste la figa.
– Ce l’hai bellissima.
– Sì?
– Voglio godere sino allo stremo delle forze di ogni buco del tuo bellissimo corpo. – ha detto prima di tuffarsi col muso fra le mie cosce.

Allora mi sono premurata di spalancare le gambe per meglio fargli cogliere l’odore che ardeva prepotente dentro di me, certa che gli avrei facilitato l’accesso della lingua nella figa.
Allupata com’ero non stavo più nella pelle. Desideravo farmi succhiare il clito e raggiungere al più presto l’orgasmo, dopodiché mi sarei fatta penetrare dal suo cazzo.
Si è messo a leccarmi la figa con dei movimenti disordinati, incaponendosi con la punta della lingua a blandirmi l’ingresso della vulva.

Ho lasciato cadere ogni difesa, contravvenendo alle mie convenzioni morali, e ho lasciato che depredasse il mio corpo come meglio lo appetiva. A ogni leccata di lingua ho cominciato a spargere nell’aria dei gemiti di piacere. L’ho fatto in maniera sfacciata perché volevo dargli a intendere che gradivo il suo operato. Ha seguitato a leccarmi come un forsennato fintanto che mi ha fagocitato il clito, oramai gonfio ed esteso, fra le labbra. Ha scappucciato il tessuto che lo avvolgeva e ha iniziato a succhiarmelo muovendo la bocca avanti e indietro.

Sottoposta a questo tipo di sollecitazioni sono stata colta da istintivi fremiti piacere che mi hanno scosso lo scheletro da capo a piedi.
Ero eccitatissima, anzi da stare male. Ho cominciato a dibattermi, poi ho preso a urlare come una matta e ho tentato di svincolarmi dalla sua stretta. Più volte ho accennato a chiudere le cosce per il troppo piacere, diventato dolore, che avvertivo. Lui invece, persuaso del godimento che stava procurandomi, ha mantenuto strette le mani intorno alle cosce, attento a conservarmi le gambe bene allargate e ha seguitato a succhiarmi il clito sino a farmi raggiungere l’orgasmo.

Soltanto allora si è staccato da me. A quel punto si è messo ritto in piedi, ha abbassato pantaloni e boxer, e mi ha spinto il capo verso il basso. Mi sono ritrovata inginocchiata ai suoi piedi con la cappella davanti alla bocca. Senza che me lo chiedesse mi sono affrettata a stringere il cazzo nel palmo della mano. Ho infilato la cappella fra le labbra e l’ho spinta in avanti sino a farla sbattere contro le adenoidi, sul fondo della gola, poi ho preso a spompinarlo spingendomi con le labbra sino alla radice del cazzo.

Non troppo grosso, in verità.
Ho seguitato a succhiare per un tempo che mi è parso interminabile. Sembrava non dovesse mai eiaculare, anche se dai suoi gemiti riuscivo a cogliere che stava godendo.
Nel momento in cui ha incominciato a tremare tutto, trascinato in un incontrollato vortice di piacere, perché prossimo a eiaculare, ho smesso di succhiare. Il flusso di liquido lattiginoso e continuo mi ha riempito la bocca. Pareva non dovesse mai cessare di sborarre.

Non ha estratto immediatamente la cappella dalla bocca. Ce l’ha lasciata ancora un po’ perché potessi godere sino all’ultima pulsazione del cazzo. Ho fatto in modo che non andasse dispersa una sola goccia del suo prezioso nettare. Ho deglutito tutto lo sperma prima di mettermi a leccare le residue tracce che gli fluivano dalla cappella, mentre il cazzo perdeva di consistenza e si ammosciava.
Abbiamo seguitato a fare sesso per tutta la notte dando sfogo ai nostri istinti primitivi.

E’ stato un sesso travolgente, violento, brutale. Ci siamo addentati, picchiati, presi a schiaffi, lasciando sui nostri corpi tracce di ecchimosi sanguinolente. A più riprese ho spalmato sul mio corpo lo sperma che gli fuoriusciva dal cazzo prima che lui decidesse di leccarlo asportando ogni residua traccia dalla mia pelle.
Quando mi ha sistemata carponi, obbligandomi a tenere le mani appoggiate sul pavimento e il culo sollevato, ho subito intuito quali fossero le sue intenzioni.

Non mi sono ritratta e ho lasciato che mi penetrasse l’ano con un dito umido di saliva. Lo ha fatto con molta delicatezza, ruotando più volte il dito nella cavità, ritraendolo e spuntandoci sopra ogni volta dei grumi di saliva.
Ha proseguito nella sua azione, dilatandomi sempre di più il buco del culo, sino a quando si è messo a gambe flesse, cavallo del mio deretano, e ha accompagnato la cappella nella cavità dell’ano.

In attesa di quel momento avevo fatto in modo di rilassare la muscolatura dell’orifizio anale, vogliosa di accogliere il cazzo nella sua interezza dentro me. Nell’attimo in cui ho avvertito la cappella risalire nella cavità intestinale mi è scoppiato in gola un urlo di dolore che non sono riuscita a trattenere.
Quando ho avuto il cazzo tutto dentro l’uomo ha cominciato a muoverlo con cautela, inanellando dei lievi movimenti del bacino, sospingendo avanti e indietro la cappella, poi ha impresso un ritmo più violento alla scopata.

Ho morso le labbra per mitigare il dolore che avvertivo persistere all’ano. Ma dopo un po’ che mi inculava il bruciore e la sofferenza hanno fatto spazio a un impulsivo piacere. Ho cominciato a godere di quella penetrazione e ho preso ad ansimare.
Per niente pago dei miei gemiti ha mutato atteggiamento ed è diventato ancora più violento. Ha cominciato a estrarre la cappella e mi ha penetrata ripetutamente dilatandomi a dismisura lo sfintere.

A ogni penetrazione ho avuto l’impressione che il cuore stesse per uscirmi dal petto. Godevo ogni qualvolta sentivo il cazzo risalire nell’intestino e urlavo. Urlavo come una indemoniata.
Ha seguitato a scoparmi in quel modo rabbioso senza un attimo di tregua smanioso di raggiungere l’orgasmo. Tutt’a un tratto mi ha afferrata per i capelli e mi sono trovata ancora una volta inginocchiata ai suoi piedi. Ha avvicinato il cazzo impiastricciato di escrementi alla mia bocca e mi ha obbligata a fagocitarlo così com’era.

Desiderava venire nella mia bocca e anch’io lo volevo. Una somma di fiotti di sperma mi ha riempito la gola. Ho deglutito il fluido lattiginoso ingerendolo fino all’ultima goccia, poi sono andata a sdraiarmi sul letto dove mi aveva accompagnata in precedenza.

Fare sesso con uno sconosciuto, farlo in tre, o magari scopare davanti a delle persone che stanno a guardare sono soltanto alcuni degli inconfessati desideri erotici di noi donne.

Questo è quanto è emerso da uno studio portato avanti da un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan e pubblicati di recente sul Journal of Sexual Medicine. La rivista americana ha pubblicato anche la top five dei desideri erotici che riguardano noi donne. Al primo posto c’é quello di fare sesso con uno sconosciuto, un uomo di cui non si sa nulla e di cui non si deve sapere nulla anche dopo avere fatto sesso.

Proprio come è accaduto a me quella notte. Tutto sommato non sono un pervertita, anzi secondo quanto asseriscono quei ricercatori la mia condotta rientra nella normalità.

23

La donna di classe

Sono solo, sulla scrivania del mio ufficio. Sono il dirigente di un’impresa di un certo rilievo, sempre preso da problemi : affari e procedure complicate, incontri e trattative convulse. L’intero stabile, è la sede dell’azienda. Diverse stanze, sempre riempite dal vivai di dipendenti, segretarie, clienti.

Ora, per un attimo, mi ci trovo da solo. E’ un momento di stanchezza. Mi lascio andare sullo schienale della poltroncina. : pensieri particolari si impossessano di me. Lascio un attimo i pensieri del lavoro, e mi abbandono a fantasie erotiche. Già, il mio ruolo è quello che, nell’immaginario collettivo e nei films, viene collegato a grandi quantità di amanti e di avventure trasgressive; quello che, vista la posizione, con un semplice schiocco delle dita può avere donne a completa disposizione! Invece, la realtà è ben diversa, e diverse sono anche le mie fantasie.

Sono molto attaccato alla famiglia, a mia moglie Flavia. Oggi lei ha trentotto anni: è sempre una gran bella donna, raffinata ed elegante. Le voglio davvero bene. E sono certissimo che mi è sempre stata fedele.
Ora, sento un trambusto provenire dalle stanze vicine : il personale del mio ufficio ha ripreso il lavoro. Mi avvio, a passi lenti nel corridoio: alcuni degli impiegati stanno discorrendo tra loro, in una stanza; non si sono accorti della mia presenza.

Sento che parlano di donne. Sono Valerio, un maturo ragioniere, e Fausto, il giovane ventunenne da poco assunto : un ragazzo un po’ “sparone”, che si vanta spesso di conquiste amorose. Una frase di Valerio mi colpisce : “Perché, non te la faresti la moglie del capo?”. Resto immobile ad ascoltare, senza essere visto. Fausto risponde “Me la farei, sì”, afferma, “ma mi sembra una donna irraggiungibile, troppo di classe. ”
Valerio, sogghignando, aggiunge: “Sono proprio quelle che sembrano così, le più grandi troie!”.

Fausto riprende : “Beh, certo che darle una passata non mi dispiacerebbe”.
Resto un attimo allibito: stanno parlando certamente di mia moglie Flavia. Ho sempre immaginato che, ogni volta che viene qui, alla ditta, susciti desideri tra gli uomini: ma sentirlo dire così, esplicitamente, mi dà una sensazione strana. Rimango incerto, senza capire bene quale reazione effettiva quelle frasi mi stiano dando. Poi, un senso strano, indescrivibile, si impossessa, improvvisamente, dei miei sensi.

Mi suggerisce idee particolari. I due uomini non si sono accorti che ho sentito tutto.
Torno nella mia stanza. Ripenso a qualche giorno fa : quando mia moglie ha visto, per la prima volta, Fausto e mi ha detto di essere colpita dal suo aspetto fisico, dagli occhi celesti.
Alzo il telefono, chiamo Flavia. Tante volte l’ho pregata di raggiungermi in ufficio, per impegni sopraggiunti. Così non si stupisce quando le dico: “Vieni, ho una sorpresa.

Vestiti
molto elegante, ben truccata. ” Mi dice che indosserà la camicia bianca, la giacca e la gonna scure, calze nere e stivali. Sarà qui fra una ventina di minuti. Sicuramente, pensa che abbiamo ricevuto qualche invito importante, come talvolta capita. Mi siedo sulla poltrona, e sento un fuoco sempre crescente che si sviluppa dentro di me. Un desiderio, forse folle, si sta impadronendo dei miei sensi.
Flavia arriva nei tempi previsti. Entra: è straordinariamente sexy.

Sicuramente, nel passaggio, i miei dipendenti l’avranno divorata con lo sguardo. La faccio sedere sulla poltrona. Poi alzo la cornetta e chiamo la segretaria : le chiedo di mandarmi Fausto, e poi, per un po’, non passarmi telefonate, perché ho una riunione importante. Pochi secondi, e il ragazzo entra. Lo invito a richiudere la porta, che si apre solo dall’interno. Lui mi guarda con aria interrogativa, lo invito a sedersi sull’altra poltrona. Dalla mia scrivania, scruto entrambi : uno sguardo dissimulato è già scivolato tra loro due.

Quindi, in maniera diretta e brutale, rompo il silenzio : “Allora, Fausto, ho sentito che gradiresti scopare mia moglie. ” Inutile descrivere lo stupore e il senso di smarrimento che, istantaneamente, si dipinge sui volti di entrambi. Lui bofonchia qualcosa tipo: “Ma no…”, arrossendo spaventosamente. Capisco l’immenso imbarazzo che gli incute il mio ruolo, la paura di un rimprovero, la vergogna di fronte a quella signora che ha descritto così alta ed irraggiungibile. Flavia, invece, mi sembra sul punto di esplodere d’ira…ma, subito, si rasserena e mi guarda semplicemente stupita.

E’ il segnale che aspettavo, la conferma che il gioco da me programmato può andare avanti con successo.
“E’ una donna irraggiungibile, piena di classe?”, domando ancora a Fausto. Lui fa un sorriso amaro : ha compreso che ho sentito il discorso; si aspetta forse un rimprovero. Invece, sorrido e mi rivolgo a Flavia: “Hai capito, quali sentimenti ispiri?” Non dice nulla, ma accavalla le gambe sulla poltrona. Probabilmente quelle parole hanno soddisfatto la sua femminilità.

Ma non so fino a che punto accetterà di collaborare col gioco che sto dirigendo. Mi rivolgo ancora a Fausto : “Cosa ti piace di lei?”. L’uomo, come in una repentina liberazione dall’imbarazzo, la guarda e dice: “Tutto. ”
“Bene. ” dico allora; “Questo giovane ti ammira, Flavia. E tu come lo vedi?”
Mia moglie ha un attimo di esitazione. Comprende che, da questa risposta, dipende il seguito della vicenda. Poi, con naturalezza, risponde : “Beh, è un bel ragazzo.

Più giovane ed aitante di te. ”
Tutto sta andando secondo la migliore delle ipotesi. Allora dico a Flavia: “Non ti sembrerebbe opportuno fargli vedere, di te, qualcosa di più?”
Il dado è tratto! Lo sguardo del giovane è sempre più stupefatto. Flavia comincia a togliersi la giacca. Poi ha un attimo di esitazione e mi dice: “Ehi, ricorda : sei tu che mi hai dato l’ordine!” Vuole puntualizzare! Capisco che il gioco l’attira, è disponibile.

Ma, forse, ha paura che voglio solo metterla alla prova : cerca una conferma ufficiale da parte mia, per garantirsi il “dopo”. Io, con tono scherzoso, le rispondo: “Sai bene che qui dentro sono il capo. Quindi, tutto ciò che dico io si può fare…anzi, si deve fare”, ed emetto una risata. Lei si sbottona lentamente la camicetta e la fa volare sul bordo della scrivania. Con mia grande sorpresa, scopro che non indossava il reggipetto: le sue tette maestose sventolano liberamente, i capezzoli appaiono turgidi.

Fausto resta immobile a guardarla, con gli occhi spalancati. Quel po’ di eccitazione che già avevo dentro, sale a dismisura. Ma resto tranquillamente seduto alla mia scrivania: la mia postazione di comando.
“Adesso, via le calze!” dico, con tono perentorio. Flavia si toglie, elaboratamene, uno stivale alla volta. Poi, con gesto misurato, forse volutamente lento, sfila, una alla volta, le calze scure, lasciandole cadere sul pavimento. Quindi, resta così, ritta a piedi nudi sul pavimento, con le gambe completamente scoperte sotto la gonna.

Vedo Fausto che comincia a massaggiarsi la patta. Provo un’eccitazione sconfinata : penso che, appena al di là della porta, c’è una gran quantità di persone che vedono mia moglie come donna elegante e irraggiungibile; e, se, invece, potessero guardare qui dentro, la vedrebbero così totalmente disponibile! Avrei la tentazione di spalancare quella porta, invitando tutti ad entrare e guardare! Ma, per ora, mi limito a parlare a Fausto. “Allora? Non ti sembra il caso di dimostrare la tua credibilità di donnaiolo?” Finalmente, il ragazzo si avvicina a Flavia.

Si sta sbloccando, ha compreso che tutto ciò non è una trappola o un inganno. Le pone le mani sui seni, accarezza, palpa, stringe. Lei sembra lasciarsi andare: mi sorprende un po’, forse da tempo desiderava qualcosa del genere. E’ lei per prima a baciarlo in bocca, mentre si lascia nuovamente cadere sulla poltrona: le lingue si avviluppano. Io guardo con un eccitazione incredibile. Mi viene il dubbio che Flavia possa avermi già tradito, in questi anni: l’idea mi dà un fastidio terribile.

Ma non per le corna in sé: per il fatto che, se così fosse stato, non ne sarei stato partecipe; mi avrebbe fatto perdere un piacere incredibile, come quello che, in questo momento, mi sta avvolgendo.
I due corpi si separano un attimo: Flavia deve liberarsi degli ultimi ingombri: la gonna e le mutande. Poi, i due accennano a rituffarsi sulla poltrona, ma li fermo un attimo. “Ehi, prima voglio una prova di fedeltà”.

Loro sembrano domandarsi dove voglio arrivare. Faccio cenno a Flavia di porsi di fronte a me, sul bordo opposto della scrivania. Quindi le prendo le mani e le piego il corpo in avanti, verso di me. Resta così, piegata con il davanti sulla scrivania ed il culo rivolto allo spazio dove Fausto è ritto in piedi. Nonostante stiamo insieme da molti anni, solo recentemente, e con una certa ritrosia, Flavia mi ha concesso il didietro.

Ora lo metto a disposizione di quel giovane quasi sconosciuto. Lascio libere la mani di mia moglie: è lei stessa, con quelle stesse mani, ad aprire il buco posteriore, per consentire l’ingresso del giovane. Questi estrae finalmente l’uccello, le va dietro e affonda con pochi colpi nel deretano di Flavia. La vedo esprimere inizialmente una smorfia, poi prende lei stessa a seguire il ritmo della penetrazione, a guidarlo coi movimenti del bacino. Fausto affonda sempre più forte, ma lo invito a trattenersi, a non chiudere quel gioco così presto.

E penso alla particolarità di tutto questo gioco: io svolgo, in esso, il ruolo del cornuto, quello che, nell’immaginario collettivo, è visto con disprezzo e derisione. In realtà, invece, sto conducendo io tutta la questione : sono io il vero padrone, anche se Flavia e Fausto, indubbiamente, vi stanno partecipando con godimento. Il mio ruolo di potere, il potere di capo della ditta : anziché utilizzarlo per sedurre altre donne, lo sto sfruttando per farmi cornificare da mia moglie, davanti ai miei occhi.

Solo chi l’ha provato, può capire l’immenso piacere che da una simile situazione deriva! Solo chi lo condivide, può comprendere perché, in questo momento, morirei dalla voglia di chiamare tutto il personale di là, per mostrare la mia donna elegante ed irraggiungibile, completamente nuda sul pavimento, mentre l’ultimo dei ragazzetti le sta sfondando il culo.
E’ Flavia che, a un certo punto, si divincola da quella morsa. Attraversando il pavimento a piedi nudi, torna a sdraiarsi sulla poltrona, col ventre in avanti.

E’ un invito. Fausto le monta sopra. Finalmente, la penetra davanti. Vedo le gambe di mia moglie che si avvinghiano strettamente al bacino dell’uomo, le piante dei suoi piedi, un po’ impolverate per le camminate, si strofinano su e giù lungo la sua schiena. Lo spettacolo è incredibilmente eccitante: mi scopro anch’io con l’uccello in mano. Sono ancora combattuto, nell’ultimo, esiguo, sprazzo di lucidità, tra l’immensa voglia, suggerita dalla passione, di aprire la porta affinché qualcuno veda; e le considerazioni che mi spingono a non “sputtanarmi” troppo sul lavoro, per poter tornare, domani, ai normali rapporti professionali.

Certo, non potrà essere così con Fausto, che sempre più violentemente pompa nel corpo di mia moglie. Sta per venire. Io so bene che Flavia, in questo periodo, non prende alcuna precauzione antigravitazionale. Ma l’eccitazione è per me tale che, mi rendo conto, fermarlo ora sarebbe un peccato. Il rischio, invece, aumenta immensamente il piacere. Così gli grido: “Fagli tutto dentro : riempila”. Flavia potrebbe fermarlo, e l’accetterei. Invece, lei non si ribella : anzi, vedo le sue gambe che si agitano ancor più velocemente.

Un mugghio lamentoso dell’uomo annuncia che sta riempiendo l’utero di Flavia. Anche lei appare invasata, estasiata.
Appena il ragazzo si solleva, e vedo lo sperma che cola dalla fessura di mia moglie, esplodo anch’io un fiotto incredibile di sperma, inondando il pavimento.
Per ricomporci, basta qualche momento. Mi rivolgo a Fausto: “Vestiti, svelto. Vai da Valerio e controllate insieme la pratica che sapete: mi serve una relazione entro domani. ” Immediatamente, ho ripreso con lui il ruolo che mi compete.

Indirettamente, gli faccio capire che, per ora, deve tacere. Non so se Fausto vorrà raccontare a qualcuno l’accaduto: ma, certamente, sapremo impedirlo, oppure fare in modo che nessuno possa crederlo vero.
Lui lascia la stanza, Flavia riprende lentamente a vestirsi. Entrambi, evitiamo qualsiasi commento sulla vicenda. Sì, ora non possiamo e non vogliamo trarre conclusioni : avremo tempo, poi, di parlare, riflettere e valutare su quanto accaduto. Di stabilire se sia un episodio da rimuovere o l’inizio di un diverso rapporto di vita.

La aiuto a ricomporsi: uscendo, apparirà ancora la donna elegante e di classe, come sempre. Di nuovo, la guarderanno passare, con desiderio, come donna irraggiungibile : senza immaginare che passa con la vagina ripiena dello sperma di un estraneo.
Ecco, ora sono di nuovo solo, alla mia scrivania. Guardo, intorno a me, le carte del lavoro. E comincio a domandarmi se quanto descritto sia accaduto veramente, o non sia stato piuttosto soltanto il sogno di un momento di assopimento, provocato dall’immensa stanchezza.

24

Claudia

Toccami!
Claudia s’alza improvvisamente dalla poltrona e si dirige verso il tavolo da pranzo che abbiamo in sala, solleva un po’ la gonna e ci si siede sopra, poi appoggia le mani dietro il sedere e reclina un po’ la schiena. Non capisco a chi sia rivolto l’invito, se a me o a Marco.
La sua reazione è stata così inaspettata che ci coglie di sorpresa tutti e due, è vero che la discussione stava vertendo su temi come dire… piccanti, ma lei non dava alcun segno esteriore d’eccitazione.

La guardiamo, ci guardiamo e restiamo indecisi; il suo invito era chiaramente al singolare. Il tempo è nostro nemico, non vogliamo rischiare che l’attesa la raffreddi. D’istinto, dopo un’ ulteriore rapida occhiata, facciamo per alzarci tutti e due.

Toccami tu, Sonia! – chiede lei in quel preciso momento.
Marco ed io restiamo di sasso, non voleva noi. Ci risediamo e ci accontentiamo del ruolo di spettatori per ora.
Sonia, la ragazza di Marco, si alza lenta dal divano e raggiunge Claudia.

Si pone davanti a lei e appoggia le mani sulle ginocchia velate dalle calze. Quelle mani sottili e slanciate con le unghie curatissime risaltano sul nero del Lycra mentre le muove piano verso l’orlo della gonna. Quando passano nell’interno delle cosce, Claudia sospira e si apre sin dove la gonna lo consente.
Sonia sa come toccare una donna, accarezza Claudia come piace essere accarezzata a lei. È dolce, ma le sue mani premono forte, si fanno sentire mentre s’insinuano sotto la gonna.

Claudia fa forza sui polsi e solleva il sedere per facilitare Sonia che le sta scoprendo del tutto le gambe spingendo sempre più in alto la gonna.
Carlo ed io ci guardiamo, nei suoi occhi leggo un’eccitazione che deve essere del tutto simile alla mia, vedere le nostre donne che si toccano attiva la nostra fantasia e ci fa sognare. Mi pare di sentire i suoi pensieri, so esattamente cosa gli passa per la testa.

Non è telepatia, solo esperienza; tanti anni passati insieme, tante donne avute in comune, tanti giochini come questo organizzati l’uno con la complicità dell’altro hanno fatto in modo che le nostre perversioni non fossero più un segreto per noi. Tutti e due stiamo aspettando che le mani di Sonia s’infilino sotto gli slip di Claudia per sfilarglieli.
Rimaniamo leggermente delusi quando lei, dopo aver sfiorato attraverso il tessuto, il pube di Claudia sposta le mani sulla camicetta ed inizia a sbottonarla.

“Donne!” pensiamo all’unisono Marco ed io, sempre così attente ai preliminari. Un uomo le avrebbe prima di tutto sfilato gli slip e stimolato il clitoride. Invece una donna stuzzica un’altra donna stimolandole tutto il corpo. Dovremmo imparare da loro.
Sonia le sfila la camicetta, Claudia è praticamente passiva, poi s’interessa al seno racchiuso nelle coppe del reggipetto. Ne segue il contorno sfiorando con un dito la pelle sul bordo del reggiseno. Claudia ha chiuso gli occhi e ascolta.

Sonia passa sulla sua schiena e libera il seno, con grazia sfila il reggiseno poi lo ripone sul tavolo. Ora ha i suoi capezzoli davanti e non resiste alla tentazione di prenderli tra le dita, accarezza il seno di Claudia senza mai prenderlo tra le mani, scivola con le dita sulle mammelle, ne segue la forma, si sofferma su capezzoli, ma non lo stringe mai.
Claudia riapre gli occhi, li fissa su Sonia e socchiude le labbra estasiata dalle sue mani.

Sei stupenda! – le dice – Grazie!
Sonia lascia cadere le mani nuovamente sulle gambe e avvicina il viso a quello di Claudia. Le loro labbra si uniscono per un istante, poi si allontanano di poco per colmare quello spazio con le rispettive lingue.
Sonia si allontana da Claudia mentre lei dice:
– Toccami tu ora! – e con gli occhi punta me
Mi alzo dal divano per prendere il posto della nostra amica, raggiungo Claudia e le appoggio le mani sulle gambe proprio come Sonia aveva fatto poco prima di me.

Prima di continuare volgo lo sguardo verso i due amici: Carlo è sul divano che pare una civetta tanto ruota il collo per non perdersi la scena, Sonia è sulla poltrona che prima occupavo io. È emblematica la scelta di quella posizione, evidentemente non vuole avvicinarsi al suo ragazzo, non intende distrarlo e distrarsi con lui, vuole godersi lo spettacolo.
Lascio scivolare le mani sulle gambe della mia donna, salgo sino al pube e lo sfioro solamente.

Claudia geme sommessamente a mo’ d’invito, ma memore delle valutazioni di poco prima risalgo il suo corpo sino al seno. Io, però, lo stringo tra le mani; mi piace troppo la sua consistenza ed il suo volume. Lo palpeggio, le stuzzico i capezzoli, poi scendo con le mani sulla vita e la cingo mentre avvicino il mio viso al suo.
Che intenzioni hai? – le sussurro in un orecchio
Toccami! – è l’unica cosa che riesce a dire con la voce che tradisce una forte eccitazione.

L’accontento.
Infilo una mano tra i suoi capelli per accarezzarle la nuca mentre con l’altra seguo le linee del busto, aspetto che il suo respiro divenga più veloce poi, finalmente, raggiungo il pube. Infilo un dito sotto gli slip e le accarezzo la morbidissima e ridotta peluria, lei ama depilarsi completamente ma ogni tanto lascia ricrescere una striscia sottile, è calda. Separo, con qualche difficoltà, le grandi labbra e la trovo bagnata, non resisto e le spingo un dito dentro trovandola dilatata e pronta.

Inizio ad eccitarmi sul serio e a desiderare il suo corpo; le sfilo gli slip aiutato da lei. Come li ho riposti sul tavolo vicino al reggiseno lei dice.
Adesso toccami tu! – rivolta a Marco.
Devo controllare la mia eccitazione, altrimenti non riesco ad assecondare il suo gioco. Mi faccio da parte mentre arriva Marco. Non ritorno sul divano ma resto in piedi al centro della stanza in modo da avere una visione migliore.

Marco si ritrova davanti Claudia praticamente nuda con la gonna raggrumata sul suo bacino, le calze autoreggenti, le scarpe e nient’altro. Una donna eccitata e pronta che vuole solo più essere presa, non le resta molto da fare e difatti la sua prima mossa è quella di penetrarla con un dito mentre con l’altra mano le stringe la vita. Claudia geme più forte adesso, appoggia i piedi su due sedie e si lascia cadere distesa sul tavolo.

Marco continua a stimolarla sul clitoride e sui capezzoli mentre lei muove il pube invitante. La sente sempre più aperta ed invitante, allora lo vedo appoggiare l’altra mano poco sotto il pube, tra le natiche, e cercare per un istante prima di spingerle un dito profondamente nell’ano. Claudia geme più forte ora che è stimolata nei suoi due punti preferiti, solleva leggermente il bacino per facilitare il compito del suo amico e si lascia godere.

Sonia si è alzata dalla poltrona per vedere meglio. Mi sfiora prima di raggiungere il divano e inginocchiarsi sul sedile. Prima di inclinarsi in avanti solleva la sua gonna sino in vita; è un invito per me.
Intanto Claudia non riesce più a contenersi, dimena il pube tanto che Marco fatica a seguirlo con la mano.
Toccami di più! – rantola Claudia – ma… non con la mano!
Marco capisce al volo, era ciò che stava aspettando: velocemente si apre i pantaloni e libera il membro che sta per scoppiare, lo avvicina alla vulva della mia donna e la penetra subito a fondo.

Claudia lascia uscire un grido rauco mentre spinge in alto il bacino. Si lascia prendere in quel modo passiva, poi si solleva sui gomiti ed inizia a collaborare. Nel frattempo mi avvicino a Sonia che è praticamente a novanta gradi sul divano e le accarezzo le natiche ed i fianchi. Non voglio prenderla ora, prima intendo godermi lo spettacolo di Claudia e Marco.
Claudia non dura a lungo, evidentemente si era eccitata per tutta la serata al pensiero di cosa intendeva fare; raggiunge quasi subito l’orgasmo lasciando stupito Marco.

Lei ansima stimolata dalle ondate di piacere e dalle penetrazioni di Marco, vedo il suo corpo teso dal piacere e ne traggo come sempre una profonda eccitazione.
Continua a toccarmi! – lo prega Claudia quando intuisce che Marco sta per uscire da lei.
Lui è ben felice di soddisfarla e torna a muoversi nel suo ventre con colpi lenti e profondi che le fanno sobbalzare il seno.
È troppo per me e per Sonia.

Lei si volta verso di me e con gli occhi mi chiede di prenderla. Si alza dal divano e velocemente si spoglia, rimane solo con le calze come Claudia e si pone innanzi a me appoggiando una mano sui miei genitali.
Sono indeciso tra il farla inginocchiare sul divano come stava prima e prenderla così o portarla sul tavolo al fianco di Claudia. Ricordo quella volta che ci siamo scambiati il partner sul letto, una coppia a fianco dell’altra, è stato molto eccitante ma Sonia ha un sedere ed una schiena in grado di generare un orgasmo solo con la loro vista, la spingo delicatamente verso il divano.

Lei capisce al volo le mie intenzioni e si posiziona. Mi metto dietro di lei e mi libero velocemente dei calzoni, brandisco il membro e sto per guidarlo dentro di lei quando sento Claudia gemere per un nuovo orgasmo. Sonia ed io restiamo immobili a guardarli, vogliamo sorbire tutto il loro piacere prima di prenderci il nostro. Marco è ormai allo stremo stimolato dal pube di Claudia, che si muove come se volesse risucchiare tutta la sua essenza dentro di se, rimane immobile dentro di lei lasciandole il compito di farlo godere.

Claudia sta ancora godendo, si capisce da come si muove e dai suoi mugolii, spinge il bacino contro Marco poi alza il pube indi esegue il movimento contrario più volte. Continua il quel modo sin quando lo sente spingere in avanti il membro, allora capisce che sta per venire e si fa incontro per prenderlo tutto quanto dentro. Appena lo sente pulsare si ferma e rimane immobile ad ascoltare il seme che si allarga nel suo ventre.

I suoi occhi hanno un’espressione di malizioso piacere, non li rivolge verso di noi ma sa che la stiamo osservando rapiti.
Quando lei si lascia andare sul tavolo rilassando tutti i muscoli Marco esce lentamente da lei, un rigolo di sperma segue il suo membro e inizia a fuoriuscire dalla vulva di Claudia. Lui appoggia le mani sul ventre e l’accarezza dolcemente.
Sonia si volta verso di me e con gli occhi mi chiede di farle provare quello che la mia donna ha appena avuto, sto per accontentarla quando Claudia chiede:
Toccatemi!
… toccatemi tutta… tutti!
Usa un tono di voce al quale non si può resistere, Sonia ed io lasciamo i divano per accontentarla, uniamo le nostre mani a quelle di Marco sul corpo di Claudia e l’accarezziamo dappertutto, in ogni anfratto, non trascuriamo nessuno dei suoi punti erogeni.

Lei si gode le nostre carezze, pare che riesca a seguire ognuna delle sei mani che ha addosso. Marco è appagato dal rapporto appena concluso e la tocca con dolcezza ma Sonia ed io siamo eccitati e ancora carichi, la tocchiamo con voglia, scarichiamo sulla sua pelle il nostro desiderio e lei pare apprezzare.
Il membro mi duole tanto sono eccitato, ogni tanto sfiora una natica di Sonia al mio fianco e mi pare d’esplodere, ma la serata è stata avviata e guidata da Claudia; lasciamo che sia lei per ora a godere delle nostre attenzioni.

.

Krissy nell’ Officina delle Bambole

Si era vestita con cura: tacchi alti, calze velate color visone, setificate, scarpe con tacco alto e minigonna. Maria Cristina era appena uscita da un negozio dove aveva completato il suo shopping di quella mattina e per le strade del centro di Roma camminava, ancheggiando leggermente. Era una bellissima quarantenne, con capelli con taglio stile anni ’50 ed un concorso come magistrato appena vinto. Si apprestava ad essere una donna bella, potente e desiderata con i suoi 53 chili ed i suo 170 centimetri di altezza.

Le sue gambe, deliziose e modellate da anni di ginnastica artistica, la rendevano un oggetto del desiderio, voleva che tutti la guardassero e si ricordassero di lei.
Sposata con un medico e madre di tre figlie, manteneva ancora il fascino e l’allure di una diciottenne. Molte sue colleghe di lavoro le invidiavano esattamente questa sua capacità. Aver realizzato completamente la sua vita di moglie e madre ed essere sempre pronta per qualche flirt.

Sedette accavallando le gambe, in attesa, al tavolino del bar dove ci davano sempre appuntamento. Erano passati dieci anni, tanti, troppi, ma nel mio cuore non era cambiato nulla: la volevo con la stessa intensità di allora, volevo rivivere con lei il sogno d’amore della mia giovinezza. Era diventata una compagnia di un fascino eccezionale.
La sua innata sensualità le aveva suggerito il look più adatto ad evidenziare le sue doti: i suoi capelli neri erano raccolti a scoprire la nuca, giacca avvitata e chiusa ad arte sul macramè del reggiseno, gonna corta cucita addosso con spacco.

Gli uomini rimanevano incantati quando nelle cene private conquistavano un posto tra le sue gambe e scoprivano che non portava le mutandine. Indossava sempre reggicalze o autoreggenti perché sosteneva che la sua albicocca dovesse respirare; avevo sempre apprezzato sempre la sua gnoccolina, rotonda e succosa come una fragola. Marycri aveva fatto del suo corpo un oggetto di piacere raffinato, per pochi eletti.
Erano passati molti anni ma, nonostante quel tempo, ingiusto per un amante disperato, come me, e affamato del suo corpo, riuscivo e vederla ed amarla.

Ai nostri incontri, clandestini e silenziosi, si accompagnava una sorta di mestizia per il tempo trascorso ad amare persone sbagliate. Figure di donne improbabili, per me, uomini molto ricchi e narcisi, per lei. Non avrebbe dovuto concedersi a tutti in maniera sciagurata. Il suo corpo era, per me, una pietra preziosa da intagliare e far brillare. La sua anima era popolata di figure misteriose che le strappavano i capelli in unioni deliranti fatte di odore di sesso ed idiozie, raccontate per conquistare la mia Afrodite.

Era sempre gentile, calda, sensuale, affabulatoria e “fabulosa” mentre si donava a me in modo totale e completo. Quella mattina di aprile le avrei raccontato tutto del mio passato.
Era vezzosamente gelosa di tutte le altre donne possedute da me. Non avrebbe mai rincorso l’idea che il suo corpo era diventato per me come un’ostia fine, minuscola e lieve.
La Natura le aveva donato la Grazia, e la Grazia le donava la Vita e le Strade per incontrare la Felicità.

Ormai avevo commesso l’errore di considerarla una dea, di allontanarla, forse, dopo aver sofferto tanto nel desiderio del suo corpo, ma dopo aver passato pochi minuti in quell’incontro al caffè mi resi conto della mia anima che gridava e desiderava la sua carnagione color latte. Avrei voluto sciogliere ed accarezzare i suoi capelli neri per poter stringere i polpacci e le sue lunghe gambe.
Erano ritornate le mie mani, avide di corpi di donne, e la mia sete di amore e di sesso.

Il mio sguardo andò sulle sue gambe e poi più in su, sui fianchi,sul seno, e le guardai i suoi occhi neri, come la pece. Decidemmo di spostarci tra la confusione dei turisti del centro a casa mia.
Così furono esaurite tutte le nostre domande perché, dopo pochi istanti già morivano sulle lingue avide che si intrecciavano, si riconoscevano, si impadronivano delle parole e del discorso lasciato in sospeso tutti gli interrogativi e le ansie.

Nell’intimità dell’appartamentino, inciampando tra i vestiti mentre ci spogliavamo, i nostri corpi si cercarono per unirsi: due mezze mele che ricomponevano il frutto bello e rosso, di azzurro e di mare, della giovinezza.
Ci siamo amati, quella mattina del nostro primo incontro, dopo anni in cui ho elemosinato, gridato, pianto e desiderato il suo corpo in modo struggente, con quel male al cuore che appaga e sfinisce, e dà senso alla vita. Si alzò dal letto col reggicalze ancora addosso, letto in cui per tutta la notte eravamo stati dei frammenti di luce spezzata, dei battiti di ali riflessi in uno specchio, come naufraghi in una tempesta.

Da quel giorno Maria Cristina divenne mia, la mia amica, la mia amante, la mia divinità da profanare.
Era ormai diventata sempre più agile e leggera,ad ogni nostro incontro. Mentre i mie baci percorrevano ogni centimetro del suo corpo e le mie angosce pendevano dalle sue labbra, si faceva sempre più strada, nella sua testolina, un desiderio perverso che avrebbe voluto realizzare con la mia collaborazione.
Era una vecchia idea del liceo, prima che si fidanzasse con quello che poi è diventato il suo attuale marito.

Fu molto chiara:”Vedi Antonio, quello che desideravamo entrambi è successo; io sarò magistrato e tu lavori per una importante casa editrice. Il nostro amore è sfociato nella passione che covava come fuoco sotto la cenere. Desidero di più. Non mi basta più mio marito e rischi di non bastarmi più tu.
Ti pongo una condizione, se la accetti potremo continuare a vederci, altrimenti diciamoci addio ed il mio corpicino non lo sfiorerai più neanche con uno sguardo.


“Va bene…” faccio io, costretto ad accettare ogni condizione per non perdere la sua anima che convogliava le ferite della sua adolescenza in quella proposta. Avrebbe desiderato di essere sottomessa ed avrebbe affidato a me la conduzione del gioco. Eravamo d’accordo, in un certo senso avrei “venduto” il suo corpo, lei sarebbe diventata il mio giocattolino prezioso.
Un giorno mi aveva fissato un incontro a casa sua, a Milano. L’arredamento del suo studio era di quanto più erotico ci possa essere, le poltroncine in legno massiccio con ampi braccioli davanti ad un ampio tavolo e, dietro a questo, una sorta di trono con lo schienale molto alto.

Al muro c’era un arazzo con scene di caccia, sotto le sedie ed il tavolo un antico tappeto, poi ancora un mobile basso, uno specchio. Dalla finestra, racchiusa in spessi tendaggi rossi, t****lava pochissima luce e l’illuminazione nella stanza era circoscritta ad una lampada a stelo che poggiava sulla scrivania.
La principessa Krissy sapeva di cosa avremmo parlato.
Mi avvicinai da dietro e ripetei, dopo averle spiegato esattamente cosa avrebbe dovuto fare, la domanda: “accetti ?”, un flebile sì, mi fece sussultare e cambiare il tono di voce, adesso ero il suo padrone.

Era una condizione indispensabile per poterla portare in quel luogo e, in qualche modo, proteggerla. “Prendi un foglio di carta – le dissi – inizieremo a scrivere insieme le mie regole che solo ora potrai discutere con me. ” Sentendo già un tono diverso della voce, ebbe paura che volessi usarla subito e si affrettò a dire che dopo avrebbe avuto da fare. La rassicurai, ma ripetei l’ordine e lo eseguì.
“Scrivi” le dissi con tono imperativo, e dettai: da questo momento accetto di essere di sua proprietà, la chiamerò padrone e mai mi dovrò rivolgere a lei con tono impertinente o aggressivo o dandole del tu; lei potrà insultarmi, offendermi, umiliarmi, punirmi, espormi, nelle modalità che ritiene necessarie, ma mi promette che non proverò dolore, che non avrò mai segni persistenti sul corpo, che non ci saranno mai terze persone e che comunque, in ogni momento potrò sottrarmi dicendo la parola concordata…STOP.


Aveva qualcosa da aggiungere: “Ti prego, Antonio, non farmi mai imbavagliare o legare completamente, accetto anche lo shit ed il pissing. ”
Acconsentii ma le spiegai che in alcuni posti non siamo noi ad avere il controllo di ogni cosa, si creano situazioni per cui è difficile controllarsi.
Si valicano dei confini fissati dal nostro Super-Io e si finisce in una dimensione surreale dove il corpo diviene oggetto delle fantasie più oscene.

La scrittura nervosa evidenziava l’eccitazione, firmammo e le accarezzai dolcemente il collo per poi tastare il seno, le sussurrai: “Ora il primo ordine: voglio controllare la tua eccitazione, le dissi, togliti le mutandine e consegnamele!” Sembrò smarrita, balbettò che attendeva un’altra persona, che doveva andare in palestra, che avrebbe fatto tutto, ma il giorno dopo; bastò una mia occhiata a lei e al foglio che aveva appena firmato per farle dire il suo primo “Sì, padrone.


Era troppo ligia al dovere per dire di no. Davanti a me si alzò la gonna quel tanto che bastava per poter raggiungere le mutandine, con un gesto rapido, e senza guardarmi, me le porse. Come pensavo, erano bagnate, la baciai sulla guancia e le dissi che sarei venuto il giorno dopo alle ventuno. Alle nove di sera mi ripresentai presso il suo vecchio studio di avvocato. Nuovamente la segretaria mi accolse, le chiesi se gentilmente potesse farmi una fotocopia di un documento che mi sarebbe servito successivamente.

Un pretesto per far passare come appuntamento di lavoro questo nuovo incontro con Krissy. Mi disse che l’avrebbe fatta immediatamente e così fu, subito dopo avvisò la dottoressa che sarebbe andata a casa e che io ero arrivato; sentii un “va bene, ci vediamo domani, digli che attenda un attimo”.
La ragazza andò via salutandomi. Passò un attimo ed il meccanico rumore di chiavistelli che chiudevano da dentro la porta d’ingresso dette il via al gioco.

Uscii nell’atrio, la vidi e non mi trattenni dal bloccarla, farle appoggiare le braccia al muro e palparle pesantemente la figa ed il seno, poi ripresi il controllo e le ordinai di spogliarsi completamente, inginocchiarsi e attendere. Fu così che, dopo un paio di sessioni di bondage con me, la mia amica mi chiese di conoscere alcuni miei amici che amavano il sesso estremo. Come mai la moglie benestante di un medico, madre di tre splendide ragazze desiderasse, quasi all’età di cinquanta anni una cosa del genere, non volevo saperlo.

Dopo le mie riluttanze nel farle capire che non conoscevo bene quell’ambiente, che tutti usavano nomi finti e nessuno voleva farsi conoscere, lei continuava ad insistere. Era diventato imbarazzante, per me, incontrarla il fine settimana e ascoltare le sue richieste. E dire che tra noi c’erano stati incontri favolosi, eravamo vecchi compagni di liceo che si erano avventurati in un gioco perverso; adesso come faceva ad essere così sfrontata? Comunque riuscii a rintracciare Mangiafuoco, un amico realmente molto pericoloso, arrestato più volte perché affiliato ad un clan mafioso e con qualche precedente per violenza privata.

Gli accennai al fatto, non senza qualche timore. Non esitò a chiedermi soldi, cinquemila euro, era la cifra per partecipare a quegli “incontri”, non un centesimo di meno e la mia “donna” (mai detta una bugia più grossa) avrebbe avuto un trattamento di riguardo ed il godimento garantito. “Vuole anche la gabbia ? – mi domandò Mangiafuoco. ”Non lo so – risposi – ma questo farà alzare il prezzo?” “Sì, passiamo dai 5.

000 ai 7. 000 e le garantiamo anche una nerchia nera, quella di Billy. ”
“Non credo voglia la Gabbia, per il momento facciamola entrare, poi sarà lei a decidere i trattamenti che vorrà, per i soldi a chi deve darli?”
“Tu lo conosci, parla con Black Jack, è lui il cassiere… e fammi avere una foto della troia. ”
La gabbia era una vera gabbia di ferro di circa dieci metri quadrati, agganciata al soffitto di queste vecchie catacombe.

Per le persone chiuse, quasi sempre ignude, nella gabbia c’erano due componenti eccitanti: l’altezza da terra che faceva dondolare la gabbia ed il freddo delle catacombe, ormai adibite a cantine,che, insieme alla benda nera che copriva il volto, garantivano incredibili erezioni agli uomini ed una sacro terrore per le donne che, in genere, dopo una trentina di minuti, spruzzavano eccitate sotto le mani esperti dei ragazzi super-palestrati che le liberavano da quella prigione.
Così ci siamo dati appuntamento una sera per le foto in un caffè fuori città.

Avrebbe dovuto consegnarmi, oltre a qualche foto per farne una sorta di lasciapassare per farla entrare, anche i settemila euro per il suo “divertimento”.
Cercai nuovamente di parlarle e di farle comprendere che sarebbe stata un’esperienza di confine, non si sarebbe trattato della solita chiavatina familiare: fece finta di non ascoltarmi.
Continuavo a domandarmi come avesse potuto sapere, in una città grande come Roma, di cosa mi occupassi, cosa scrivessi e come facevo a conoscere la peggiore feccia di quella metropoli.

I racconti dovevano pur nascere da qualche altro fatto che avevo sentito raccontare, no? Avrei voluto portarmela a letto tante volte ma ci eravamo persi di vista, lei nel fare la sua vita da donna dell’high society ed io nei bassifondi a raccattare le vite degli altri per cercare di farne narrazione.

Avemmo un paio di incontri per preparare questo nuovo “inizio” ma dopo due chiacchiere veloci o un caffè, ognuno riprendeva la sua strada.

In questi incontri notai con un certo disagio che una suo modo di fare, da sempre esistente, quello di strusciarsi addosso al suo interlocutore, era decisamente aumentato e immancabilmente il suo seno si strofinava sul mio braccio. Ogni volta si stringeva sempre di più, sorrideva e continuava a parlare con noncuranza. Quel giorno cercai di allontanarmi con un pretesto ma Krissy mi seguì domandandomi se potevo raggiungerla a casa per sistemarle il portatile che non funzionava a dovere.

Arrivato a casa sua trovai il computer acceso sul tavolino accanto al divano e, mentre Rosita, la segretaria, si assentava per mettersi comoda, cominciai ad armeggiare sul portatile. Aprii un paio di cartelle dove si intravedevano delle icone di alcune foto e ci cliccai sopra … ebbi un sobbalzo … ne aprii un’altra e un’altra ancora, le cartelle erano piene di foto di Krissy, nuda ed in posizioni decisamente hard, non mi accorsi che era tornata ed era dietro di me, sentii la sua voce sussurrare: “…sono bella vero?…” ma non ebbi il tempo di rispondere perché la sua mano era già scivolata sulla patta dei miei pantaloni e si era stretta sul mio uccello.

Krissy mi slacciò i pantaloni, tirò fuori il mio uccello e, dopo aver fatto scivolare la mano su e giù per un paio di volte, avvicinò la sua bocca al glande e comincio e leccare, prima delicatamente, quasi solleticandolo, poi sempre più voracemente fino a far sparire Willy nella sua bocca. Ero senza parole, affascinato dal suo modo di fare e sorpreso dalla sua maestria. L’eccitazione prese il sopravvento, la sistemai sulla poltrona, il suo culetto rivolto verso di me, il suo sorriso sembrava un invito ad osare, mentre si teneva la figa aperta con le dita e mi diceva di scoparla.

Il mio uccello le fu subito dentro, fui molto deciso, tanto che il suo corpo formoso sembrava smontarsi ad ogni colpo.
Ebbi l’impressione di avere una bambolina tra le mani che le stringevano il culetto. Vi infilai le dita, lei sobbalzò con un grido, mentre baciavo la rosellina dell’ano e la riempivo di saliva.
La Signora delle feste milanesi ansimava e gridava mentre le appoggiavo il cazzo sul suo culetto voglioso. Pensavo di doverlo forzare, di doverlo rompere.

Invece scivolò giù facilmente. Il lavoro era già stato fatto e questo mi fece arrabbiare molto.
Cominciai a stantuffarla con sempre maggiore violenza, era uscita anche qualche goccia di sangue, non mi interessava, donna Cristina gridava in modo osceno come se la stessero strangolando. Mi diede fastidio e le tappai la bocca con la mano senza smettere di sbatterla con forza, lei mi morse ed io aumentai il ritmo e la forza dei miei colpi fino a sentirla urlare di piacere.

Con un ultimo colpo le riempii riempiendole il culo con il mio seme. Ancora stravolto sentii Krissy dirmi “domani non perdiamo tempo con il caffè, ok ?”, risi di gusto mentre pensavo che l’indomani avrei risparmiato venti euro di aperitivo e avrei avuto un’oretta in più per sfondarle il culo. Però la timorata di Dio, la donna pia e caritatevole dell’alta società era in fregola, e di parere diverso. Così, senza pensare al domani, ricominciò a leccarmi l’uccello … quel giorno, dopo oltre due decenni, ebbi modo di conoscere davvero la mia insospettabile amica.

Mangiafuoco era stato molto preciso nell’indicazione del luogo e mi aveva accennato a quello che le sarebbe successo.
Venne la sera del gioco. Andai a casa sua per accompagnarla. Dovevamo raggiungere l’Officina delle Bambole. Un nome da negozio di rigattiere per un aristocratico e squallido commercio di corpi.
Lei andò a prendere i soldi che mi consegnò in una busta. Scendemmo e la accompagnai. Mangiafuoco riconobbe la mia macchina, chiese i soldi e poco dopo, passando da un ristorante scendemmo, in un cunicolo con delle sale ampie ed illuminate scarsamente dove si intravedevano molte donne vestite da suora e molti uomini vestiti con fruste e flagelli che esibivano, per il resto i loro enormi cazzi.

C’erano anche uomini di colore muscolosi, sembravano pronti ad intervenire, ma in realtà si aspettava ancora un po’ di gente. Black Jack, dopo aver contato i soldi, concesse a me di essere il primo con Krissy…”poi sarà nostra…potrai soltanto guardarla soffrire. ”
Non mi rimaneva che annuire ed iniziare quella che sembrava la triste danza di una giostra. Tirai fuori dalla borsa di donna Cristina un piccolo frustino con in punta una manina di cuoio, mi tolsi la camicia e le chiesi se si era correttamente ricordata di procurare tutto ciò che le avevo ordinato.

Disse di sì. “Bene, le dissi, allora va’ a prendere gli oggetti camminando carponi, disponili davanti a me in modo che possa controllare. Sbrigati troia !” Detto questo, le assestai una leggera frustatina sulle natiche, poi le consegnai in bocca anche il frustino. Come pensavo, forse apposta, forse per vera dimenticanza, mancavano le pinze. “Pensavi di risparmiarti le torture alle tette? povera illusa, ora inginocchiati e porta le mani sulla testa, partiamo subito da lì.

” Si portò in posizione, mi avvicinai e guardandola negli occhi per capire il confine tra il piacere ed il dolore, le strinsi i capezzoli tra le dita ora alzandoli ora abbassandoli.
Le dissi di ripetere con me: “un ordine del mio padrone non si scorda mai…” per svariate volte, poi mollai la presa e la istruii sulle posizioni che intendevo farle assumere e che volevo fossero assunte immediatamente a seguito di un semplice comando.

Alla parola ” esposta” avrebbe dovuto chinarsi accovacciata con le gambe più aperte possibile, le mani sulla testa; alla parola ” punizione” doveva inginocchiarsi con le mani dietro la schiena; alla parola ” disponibile” la volevo carponi, le gambe leggermente divaricate, la testa bassa in modo da esporre bene le natiche. “Esposta… ” le ordinai per prova, e ella si posizionò, la corressi con il frustino, divaricandole di più le gambe ed insultandola per la sua presunta inadeguatezza.

“Attendimi così che ti preparo”, le dissi, e così facendo la bendai, mi soffermai a guardarla per alcuni attimi per godermi quella visione in solitudine, poi portai al centro della stanza una delle sedie che erano lì e l’accompagnai fino a farla sedere sopra, le sollevai entrambe le gambe e le legai ai braccioli. Il suo vestito Versace, le sue autoreggenti e la sua biancheria costosa erano sparite, era nuda come un uccellino su quella sedia in pelle di cuoio.

Le scarpe le rubò una delle Bambole che erano lì…. era diventata all’improvviso povera, sola e nuda. Dopo un primo rapporto avuto con uno dei boys che erano lì, armeggiai con la sua nocciolina e raccolsi con le dita i succhi del suo clitoride. Glieli feci assaggiare, la sbendai e, mentre la slegavo, le sussurrai che era solo l’inizio e che era ora che anch’io prendessi le mie soddisfazioni. Le ordinai di portarsi in posizione di disponibilità e lei, ormai travolta dalla frenesia lo fece così bene che avrei voluto immediatamente farla mia, ma le mie intenzioni erano altre, volevo prima la sua bocca e desideravo farlo umiliandola ulteriormente.

La feci inginocchiare, le mani dietro la schiena, la lingua fuori, con le dita le presi entrambi i capezzoli e le appoggiai il glande sulla lingua. “Ora, le dissi, non dovrai lasciarne cadere nemmeno una goccia” e così facendo iniziai ad indietreggiare lentamente. Lei con fatica si trascinò dietro, cercando di allentare la tensione sui capezzoli ed evitando di perdere il contatto con il mio membro. Pochi attimi dopo sfogai tutta la mia libidine in un copioso flotto che le entrò in bocca, cadde per terra, le riempì la lingua.

Le lasciai i capezzoli e severamente le intimai di leccare ogni goccia di sperma caduta sul pavimento. Rilassato, seduto sulla poltrona mi gustai la schiava, che nuda e sottomessa, carponi stava umilmente leccando sul pavimento il mio seme. Appena finì, pretesi che continuasse a leccarmi per farmi un completo servizio di pulizia. Dovevo riprendermi, pertanto optai per usarla come burattino esibizionista. A seguito di ordini perentori e decisi dovette posizionarsi in tutte le pose più oscene ed umilianti.

Una sua innocua richiesta, quella di andare in bagno mi fece venire l’idea di umiliarla costringendola ad urinare davanti a me, dopo una lunga attesa e le sue suppliche di rinunciare alla cosa, la derisi e la accompagnai in bagno per lavarsi. In seguito, iniziai un piccolo interrogatorio, le chiesi se si masturbasse sovente e in che modo lo facesse e poi volli che lo facesse davanti a me. Sfruttando le gambe di un tavolaccio da osteria che si trovava in quel cunicolo con lei a quattro zampe, le aprii le cosce da dietro e con il frustino picchiettai più volte sulla parte interna delle cosce e più delicatamente sulle labbra della figa.

Passai delicatamente un dito nell’orifizio dell’ano e, lasciando lì il dito pollice di una mano, con l’altra, armato di un grosso dildo la penetrai dolcemente ma inesorabilmente.
“Puttanella, le sussurrai, ora ti faccio piangere dal piacere. ”
Manovrai a lungo con una mano e con l’altra finché, spossata, mi implorò di fermarmi. Ora era veramente alla frutta come energia fisica e nervosa; era giunto il momento di fermarsi. Andare oltre avrebbe significato bruciare una storia che poteva ancora continuare con soddisfazione per entrambi.

La sollevai in posizione eretta e, a ben pensarci non era più stata così da quasi un’ora e mezza, la accarezzai dolcemente sul viso e le chiesi se le fosse piaciuto.
La sua reazione fu inaspettata, mi baciò avidamente e il trasporto ci portò ad avere un rapporto dolce e normale. Prima di lasciarla le chiesi di rimanere nuda finché non fossi uscito e di ricordarsi che sarebbe stata sempre la mia schiava.

.

INSEGNANTE DI POMPINI-prima parte

Che io fossi un abile bocchinaro questo già lo sapevo, ma che un giorno avessi dovuto usare questo mio dono, frutto di anni di studio e bocconi amari, al servizio di mogli inesperte mai me lo sarei aspettato!!! Tutto iniziò da un incontro furtivo con uno dei tanti uomini sposati vogliosi di ricevere una pompa fatta come si deve o anche una pompa semplice, visto che le mogli rifiutano o addirittura sono disgustate dal rapporto orale col proprio marito.

Premessa: cari miei, ma perché vi sposate queste donne per cosi dire timorate di Dio, castigate, poco inclini al sesso, inorridite da una pratica antica più dell’uomo stesso che dicesi fellatio? per chi volesse qualche cenno storico. Insomma incontro quest’uomo sulla quarantina, un uomo molto bello, sexy, simpatico, con tutte le sue cose al punto giusto, anzi direi sopra la media. Sposato. Amo gli uomini sposati, hanno sempre qualcosa che non ti aspetti , in questo caso la moglie dopo la nascita del loro primo genito, non gli aveva più preso l’uccello in bocca.

Un classico della mitologia matrimoniale!!! Insomma 15 anni che non le faceva un pompino. Povera creatura!!! Ma come puoi solo pensare di sopravvivere a questa tortura. Tra l’altro mi confessa che neanche prima lei era tutto sto granché di abilità. Ma piccolo mio, che te la sei sposata a fare dico io????? Vieni da zio Guerrino che sistemiamo le cose. Diamo a Cesare, così si chiama lo giuro, quel che è di Cesare!!!! Viene a casa mia una sera verso le otto , molto imbarazzato , molto impacciato, ma molto bono!!! Qua bisogna fare velocemente prima che l’uomo mi si ammosci per l’ansia.

Lo faccio accomodare sul divano, gli offro una birra, lo avviso che se vuol fumare lo può fare pure. Situazione per me eccellente. Gli tolgo le scarpe, gli massaggio i piedi e già prova un certo piacere , si rilassa. Gli sfilo i pantaloni. Gli accarezzo le cosce pelose e ben tornite, strofino la faccia sopra le mutande e gia sento qualcosa muoversi!!! Gli tolgo pian piano gli slip bianchi. Ora lui è seduto su un comodo divano, birra da una parte, sigaretta in bocca, gambe divaricate.

Cazzo e palle all’aria. Si sente un Re!!! Inizio ad annusare il pacco, cosa che lo stuzzica perché nota il mio interesse per il suo odore di maschio!!! Si deve sentire il capo, il padrone!!!! Comincio dalle palle, grosse, pelose, simbolo di virilità da sempre. Un uomo senza palle non è un uomo, così ho sentito dire. Lui mi osserva e si accende un altra sigaretta. Lecco le palle , ed ecco il primo sussulto!!! Siiiii!!!! Le lecco tutte, poi le succhio, secondo sussulto !!!! Sei mio ormai.

Rimango a ciucciare quelle splendide palle finché non lo vedo in totale relax e pronto ad iniziare a ricevere il miglior pompino della sua vita. Aspetto quel momento esatto e senza usare le mani, gli afferro deciso la cappella in bocca. Solo la cappella, grossa e pulsante, eccitata, bagnata, e gioco di labbra e di lingua. I sussulti diventano gemiti, note musicali, inizia il concerto!!! Il cazzo gli diventa grosso e duro, forse non l’ha mai visto così grosso!!!! Che spreco, un così perfetto pezzo di legno che solo madre natura poteva con la sua arte scolpire con una tale precisione, abbandonato, trascurato, come un Picasso lasciato marcire in una soffitta!!! Ci metto tutta la mia innata esperienza e regalo a questo sfortunato un pompino vero, quasi magistrale, che a detta sua e cito testualmente ” finalmente so cosa è un pompino!!!!!” E quando sborra lo porto in paradiso e ingoio tutto e continuo fino a che non lo sento più pregare e ringraziare ilSignore Dio Cristo!!! Mi fermo solo allora.

Lui è esausto, come avesse fatto da solo tutto il lavoro, ma comprendo ogni suo respiro, ogni suo affanno. Un piacere così non lo aveva mai provato. È destabilizzante. Ci metti un po’ a riprendere conoscenza e tornare alla realtà. E quando torna sul pianeta terra, mi guarda e prova a dirmi qualcosa lo anticipo io e gli dico” lo so, non serve dire nulla, i tuoi occhi parlano per te. Comunque complimenti, gran cazzo, gran sborrata, grande tu!!!”.

Lui sorride sconcertato e mi dice con un filo di voce” tu ti complimenti con me???? Pazzesco!!! Sappi solo che la mia gratitudine non si può spiegare a parole. Sei stato magnifico, ma questo me lo avevi fatto capire, ma hai superato ogni mia più rosea aspettativa. Dimmi solo come posso sdebitarmi ora, ammesso che si possa trovare qualcosa di tale o eguale valore!!!”. Rispondo solo” per me è stato un grande onore e piacere.

Non è così semplice trovarsi davanti a una tale bellezza e venirne ispirato. Sdebitarti? Non chiedo altro se non la possibilità di deliziarmi ancora in futuro del tuo nettare , mio caro Cesare!!!” Sembra una piece teatrale!!!! ” e me lo chiedi pure!!!! Anche tutti i giorni se posso e tu vuoi!!!!”. Non dico tutti i giorni, ma una o due volte a settimana Cesare viene a trovare la sua Cleopatra. Ok ora la smetto dai.

Insomma Cesare per un mese si fa sentire spesso e ogni volta si diverte sempre di più, compreso il sottoscritto. Un giorno mi chiama e al tel mi chiede se può portare un suo caro amico, anche lui con la stessa sindrome da deficit da fellatio. Perché no, penso io, e accetto. Il suo amico, un po’ più adulto di lui ma altrettanto sexy e disperato, entra in casa e si presenta. Mi stringe la mano ” piacere Massimo!! Sicuro che non disturbo?” Chiede imbarazzato.

” ogni amico di Cesare è mio amico, mettiti pure comodo, come fosse casa tua”. Cesare gli ribatte” te l’ho detto di stare tranquillo, ora ci spogliamo, ci mettiamo sul divano, Guerrino ci offre una birra, ci accendiamo una sigaretta e ci pensa lui” e cosi fanno. Inutile dire che anche Massimo fa parte di quella fascia di uomini che la natura ha donato di dotazioni superiori alla media. Donne? Ma ci fate o ci siete? Insomma due cazzi fantastici, due pompini fantastici!!! Un gioco da ragazzi.

I complimenti si sprecano da entrambi le parti. Cesare e Massimo diventano buoni frequentatori di casa mia. Poi all’improvviso si aggiunge un terzo amico, bisognoso di cure. Mi sento una suffragetta!!! Mi parlano di un altro amico, anzi due. Però non li vogliono portare da me. Vogliono portare me da loro. Non capisco esattamente cosa stavano macchinando. Finché Cesare mi dice” abbiamo parlato con le nostre mogli. Abbiamo spiegato il problema e il perché abbiamo agito tradendole.

All’inizio si sono arrabbiate, poi quando abbiamo parlato di te, che sei un uomo e non una donna, si sono calmate. Hanno iniziato a ragionare, a comprendere, e hanno proposto una soluzione per superare questa sorte di crisi sessuale e matrimoniale. Se tu sei d’accordo ovviamente!!!”. Oltre modo incuriosito chiedo” quale sarebbe questa miracolosa soluzione???”. E loro” due lezioni a settimana da impartire alle nostre signore su come si pratica un perfetto pompino!!!!!”. CONTINUA.

La caduta di Serena – Capitolo 0

Capitolo 9.
“Passiamo un secondo lì davanti, allungami il computer, Paola. ” Stava dicendo Marco al telefono.
Serena gli stava dietro, assolutamente remissiva. Giunti alla porta del negozio, trovarono Paola, con il pc in mano e la sua borsetta.
“Allora ci vediamo più tardi Marco, appena chiudo arrivo. Cosa devo portare?” chiedeva, tendendo il computer all’altro.
“Tutto, non si sa mai cosa ci può servire…” rispose Marco.
Paola si avvicinò a Serena, consegnandole la borsetta e prendendole il mento tra due dita “Ciao gran signora, ci vediamo più tardi… e come ci vedremo…” le disse con un ghigno.

Serena scosse il viso, ad allontanare quelle dita, che tanti tormenti le avevano già generato.
Paola non se la prese “oh, non preoccuparti, dopo non potrai sfuggire… ciao cara. ” Le disse. Serena si sentì gelare a quelle parole. Marco riprese ad avanzare verso l’uscita, e lei svelta si mise al passo. Guardava solo avanti… in poche ore, quel luogo era diventato fonte di potenziale imbarazzo ovunque… Uscire… sarebbe stato un toccasana ora, se non fosse stato per la prospettiva…
Nessuna tregua.

Marco non ne concedeva. Si era approfittato di lei, l’aveva sporcata con il suo seme, se l’era fatta nel senso più stretto del termine, aveva lasciato che altri giocassero con lei e con la sua dignità…
Ma niente bastava. Nel mentre uscivano dal centro commerciale, tentava di prepararsi all’inattendibile. Ovviamente senza riuscirci.
Raggiunsero l’auto di lui, che aprì le serrature. Una volta saliti, Serena lo vide trafficare con il navigatore… le venne quasi un sorriso isterico quando vide con quanta facilità impostava lo strumento sull’indirizzo di casa sua… Marco sapeva tutto… controllava tutto.

O meglio, controllava adesso la sua vita, un pezzettino di più ad ogni istante che passava.
Se pensava ai suoi errori, dovuti realmente ad una fame sessuale che l’aveva presa ad un certo punto, poteva comprendere il pagare… ma a quel modo… totale, senza limiti… Marco non si accontentava di scoparla, no… voleva tutto di lei. E quel rapporto con quella bastarda di Paola poi… che si stava rivelando una pervertita assatanata…
Pensava, mentre si avvicinavano a casa sua, distante non più di dieci minuti dal centro commerciale.

Marco fece l’ultima svolta, all’interno del quartiere tranquillo dove viveva lei, e si fermò al civico esatto. Fino a quel momento era rimasto in silenzio, quasi come se lei non esistesse.
“Eccoci qui”, disse parcheggiando addossato al marciapiede, davanti alla villettina a schiera di lei. Una bella casetta, constatò lui, con un giardinetto ben curato antistante, una proprietà confinante con due case laterali.
Serena era tesa allo spasimo. Per quanto avesse cercato mentalmente di prepararsi a quel momento, non era riuscita a calmarsi… Erano lì, davanti a casa sua… Marco stava per invadere il luogo dove viveva con suo marito, e lo invadeva forte del fatto che possedeva tutti i suoi segreti e che poteva di nuovo abusare di lei con un semplice schiocco di dita… lì, dove aveva costruito gran parte della sua vita…
Tesa… tesa… allungò la mano verso la maniglia, per scendere.

“Aspetta, puttana. ” Disse lui, fermandola.
Lei lo guardò incerta, senza parlare.
“Passami le chiavi di casa, puttana. ” Le disse, secco.
Serena aprì la piccola borsa, frugò un attimo, e una volta trovate, gliele tese.
“Bene, poi domani provvederò a farne alcune copie, per me, Paola… e a chi ne avrà bisogno. ” disse ancora lui, quasi pensieroso. Serena deglutì. C’erano risvolti a cui non aveva minimamente pensato.

Tipo quello.
Marco le stava dicendo che praticamente lui e chissà chi altri potevano accedere a casa sua quando volevano… tra le sue cose, quando più gli garbava… era inaccettabile…. Doveva adesso scegliere bene le parole, mentre lui aveva già aperto la portiera per scendere.
“Marco… non mi sembra il caso, sì insomma… mio marito, o anche i vicini, se vedessero gente che entra e esce…” farfugliò lei, nel tono più umile che potesse trovare.

Un sospiro di Marco…
“Parli ancora come se tu potessi decidere qualcosa…” disse scrollando il capo lui, in una sorta di piccolo e stanco rimprovero. La mano nella tasca… il telecomando adesso in mano…
Serena impallidì. “No, non qui! Entriamo in casa prima, ti pregooohh!!!” concluse con un gemito, piegandosi in avanti, sotto il riaccendersi del cilindro vibrante. Sguardo a destra e a sinistra, mentre non riusciva a stare ferma sul sedile… gente che passava lì a canto, passeggiando, obbligandola a contenere ciò che voleva esplodere… vibrava, stimolava… la rendeva liquida…
“M-marco… bast…ta! Oddiooo… no… non… n-on speg… spegnere…” disse all’improvviso lei, sentendo nuovamente l’orgasmo alle porte…
Ma lui aveva progetti diversi.

Spense il cilindro, con un tocco.
Serena appoggiò la fronte al cruscotto, ansimando a bocca aperta, le braccia a circondarsi il ventre…
“Vedi cosa intendevo, puttana. Tu non decidi nulla, assolutamente nulla. Ora scendi. ” Ordinò lui, smontando dall’auto.
Serena impiegò qualche secondo a ritrovare le forze, poi fece quanto ordinato. Si appoggiò alla macchina, mani incrociate sul petto… tutti la conoscevano, e lei si stava presentando in quel modo e con un uomo accanto, davanti a vicini che si erano sempre dimostrati fin troppo ficcanaso… non doveva farsi notare… ripartì veloce verso la porta di casa, attraversando il piccolo giardino.

Marco la seguiva con assoluta calma e quando raggiunse la donna davanti alla porta, lei si accorse che aveva con sé il pc. Brutto segno. Poi, con un gesto da padrone, Marco prese la chiave e aprì la porta, con Serena alle spalle. , che la richiuse immediatamente.
Lui si voltò subito verso di lei, serissimo, mentre lei sentiva quanto quel bastardo influisse su di lei in un modo subdolo… si sentiva infatti a disagio anche dentro la sua stessa casa… senza ordini, nemmeno lì riusciva a muoversi con disinvoltura.

Era nelle sue mani, ovunque.
“Nuda, puttana. I vestiti proprio non ti servono ora. ” Disse lui.
Non che si aspettasse niente di meno, ma per Serena era sempre fonte di estremo imbarazzo e di tremore spogliarsi davanti a lui, che pure l’aveva già usata a più riprese. Non osava però nemmeno esitare, non lì, se in pubblico lui non si era fatto problemi, in privato come avrebbe potuto punirla…
Iniziò quindi a togliersi gli abiti, sotto lo sguardo attento e impenetrabile di Marco.

Lui non poteva che ammirare quel corpo… l’aveva posseduto, l’aveva sporcato, l’aveva umiliato… ma non gli bastava mai… Di donne ne aveva avute ben più di parecchie, ma già con l’arrivo di Paola aveva cambiato marcia… Il concretizzarsi del potere su Serena, aveva dato la definitiva stura alla sua personalità. Scoparla, umiliarla, degradarla… beh, sotto ogni aspetto, tutto gli dava estrema soddisfazione. Decisamente, l’avrebbe portata oltre la schiavitù e di sicuro, non l’avrebbe mai fatta uscire dalla sua gabbia.

Serena finì di togliersi gonna e camicetta. Marco represse un sorriso nel vederla riporre gli abiti ordinatamente sul mobiletto d’entrata, per poi coprirsi con mani e braccia alla bell’e meglio… Una puttana che non smetterà mai di vergognarsi davanti a me… pensava ancora Marco…
A Serena non sfuggì quello sguardo di scherno, che presagiva una perdita di pazienza da parte di lui… lasciò ricadere le braccia lungo i fianchi, esponendosi davanti a lui, con gli occhi che si facevano lucidi… Pensava di leggere un che di approvazione in Marco… nulla.

Rimaneva impassibile, semmai, duro.
“Ora mi fai fare un bel giro di questa casetta… però a quattro zampe, puttana. Quando ci sono io, tu sei la cagna qui. O vuoi forse dirmi che sei una persona?” chiese infine lui, avvicinandosi di un passo.
Serena si morse il labbro. Era nuda davanti a lui, e non gli bastava. Più giù. Era quello il senso costante di tutto… più giù, sempre più giù…
“No…” bisbigliò lei, chinandosi sulle ginocchia, e assumendo la posizione.

“Bene, puttana, fammi strada, e attenta a non gocciolare in giro…” disse lui, pc sempre in mano, ammirando quel culo e quella figa luccicante totalmente in vista. Serena non replicò, conscia dell’umido che si sentiva tra le cosce… nonostante tutto, lo stimolare continuo di tutta la giornata, più il cilindro, facevano in modo che il corpo aggiungesse vergogna a quella che già provava…
Degradata in quel modo, si mise in marcia, lentamente, su mani e ginocchia, guidandolo lungo il salotto, non grande, ma carino, con il suo tavolo robusto da sei posti che campeggiava al centro, un divano, con un bel tavolinetto antistante, e mobili in arte povera che legavano con il tavolo.

Serena procedeva, silenziosa, attraversando una porta, che li introdusse nella cucina, non piccola, all’americana, con tanto di penisola che fungeva da piano di lavoro.
“Quella porta, dove dà, puttana?” chiese Marco, che si studiava ogni angolo della casa.
“S-sul retro…c’è un piccolo giardino…” disse piano lei.
Lui l’aprì, e controllò l’esterno. Ambiente curato, con un gazebo in legno, con tanto di tavolo e sedie. Più in fondo, una sorta di rimessa per gli attrezzi.

“Ottimo”, pensò Marco, richiudendo la porta.
“Proseguiamo puttana. ” Le disse, attendendo fosse lei a fargli strada… c’era poco da fare, Marco ostentava freddezza, ma quelle tettone che oscillavano ad ogni passo della sua cagna, gli procuravano un’erezione da primato… “al tempo” si disse “tra poco…”, si ripeteva, imponendosi pazienza…
Dal salotto, un piccolo corridoio portava al bagno, decisamente carino, con tanto di doccia ampia, ma pure la vasca da bagno, splendente.

Serena lo guidò poi ancora verso l’ingresso, alla base della scala… e li si fermò, a testa bassa. Non sapeva cosa doveva fare… a quattro zampe non poteva salire… e Marco apprezzò nuovamente quel suo attendere ordini… una puttana, certo, ma che un po alla volta imparava…
“Alzati, puttana. Per questa volta le farai in piedi. Abbiamo fretta, e tante cose su cui riflettere, prima che arrivi l’imbecille. ”
Serena si rialzò piano, sentendosi ancora bruciare per le offese gratuite che il bastardo rivolgeva a suo marito… anche se… no.

Era vero… non la scopava abbastanza da lungo tempo, e… magari… forse… se lo meritava e… no! No! Doveva stare attenta… il gioco di Marco, la sua trappola mentale… la voleva guidare a quel convincerla inconsciamente… no. Non poteva caderci.
Si incamminò lungo la scala, ben conscia dello spettacolo che offriva… C’era poi il cilindretto… spento, ma specialmente salendo faceva sentire netta la sua presenza… Per forza non ritrovava mai completamente lucidità, Marco la manteneva costantemente bagnata, costantemente tormentata…
E poi, quando lui decideva, la portava ad implorare… a farle fare e dire cose che provenivano direttamente dalla sua voglia… Un bastardo, un maledetto porco che sapeva sempre dove colpire… ed ora lo stava portando in visita nella sua casa… sua? Dio mio… lui avrebbe abusato anche di quella, avrebbe invaso ogni angolo dell’abitazione come stava facendo con il suo corpo e la sua mente…
Giunsero in cima alle scale, Serena si voltò solo un secondo verso Marco e, senza parlare, capì che doveva tornare nella sua posizione a quattro zampe.

Proseguì quindi sottomessa verso un altro bagno, più piccolo, ma sempre ben curato. Marco l’osservò veloce… tutto faceva tesoro… e mentre lei si incamminava verso un’altra stanza, capiva anche cosa voleva tenere per ultima, quasi che potesse arrivare chissà cosa ad interrompere quell’umiliante tour… ma la lasciva fare, tanto la meta finale sarebbe giunta…
Ora un piccolo studiolo, arredato sobriamente, niente di speciale… molti libri, doveva essere una stanza che usava prevalentemente l’imbecille…
Serena era ferma al centro della stanza… serviva una spintarella a quanto pareva…
“Puttana, la camera da letto ora.

” Sibilò lui.
Lei ebbe un piccolo sussulto, ma iniziò a muoversi, ben sapendo che nulla poteva evitare quell’ultima tappa…
Entrarono. E Marco sorrise, visto che trovava il particolare che stava cercando. Letto, armadio, tappeto… sì, cose normali… ma era la piccola scrivania alla parete che lo colpiva, proprio di fianco al letto, con il computer portatile sotto carica, e il modem in bella vista. Perfetto, come desiderava lui.
“Molto bene, puttana.

C’è tutto l’essenziale a quanto vedo…” disse, dando un’occhiata all’intorno, poi si voltò verso di lei “ora monta sul letto, stessa posizione, mentre sistemo il mio pc. ” E difatti lo appoggiava sul cassettone ai piedi del letto, voltandolo verso di lei.
Serena scosse il capo. Un’ora… un’ora e un quarto al massimo e suo marito sarebbe arrivato… cosa doveva ancora fare quel bastardo. Si sistemò sul letto, come le era stato ordinato, e osservava Marco aprire il suo piccolo pc e armeggiare… “No…” sussurrò, vedendo che stava approntando tutto per una nuova registrazione…
Marco si voltò verso di lei, e cominciò a spogliarsi piano “Puttana, devi capire che sarai molto spesso sotto l’occhio della cam… ora facciamo un’altra bella registrazione, poi stanotte terrai acceso il tuo computer, direttamente collegato con me.


Serena sudava freddo. L’uomo che ora le stava davanti, stava finendo di togliersi scarpe e pantaloni, ed ovviamente si stava preparando a divertirsi con lei… ma era l’invasione che aveva predetto a gettarla nel panico… aveva detto che lei era sua, e manteneva la parola. La cam accesa di notte… laddove pensava di avere un minimo di spazio dove rifugiarsi…
Ma non c’era tempo per pensare. Marco si stava avvicinando al suo viso, con solo le mutande ancora addosso…
“Forza puttana, toglimele…” le ordinò, quando fu a due centimetri da lei.

Le lacrime le bagnavano gli occhi ora… nel suo letto, con un altro, il tutto registrato… ma come poteva…
E poi sussultò… la vibrazione era cominciata. Alzò la testa di shitto, e vide quello che non aveva notato prima… lui aveva il piccolo telecomando in mano… E certo, così nel video sarebbe risultata infoiata come lui desiderava…
La cosa peggiore, è che Marco otteneva il risultato che voleva.
A chi avesse mostrato il video, avrebbe visto una donna a quattro zampe che agitava il culo, a cosce ben divaricate, con una faccia trasfigurata dalla voglia, che ora avvicinava la mano alle mutande dell’uomo che le stava davanti…
“No, no puttana.

Niente zampe. Con la tua bocca da pompinara, me le abbassi…” disse Marco, con voce vellutata… Serena lo guardò un attimo, con disperazione, ma tornava il bisogno, forte, prepotente…
Marco manteneva la velocità del cilindro molto bassa, quel tanto da confonderle la mente, mentre lei avvicinava la bocca al bordo delle mutande… l’afferrava con i denti, e tirava, gemendo, in giù… prima da un lato poi dall’altro… e appena ebbe il cazzo di lui davanti agli occhi, sentì la vibrazione aumentare…
E lei aprì la bocca, a un niente da quel membro, ansimando…
Marco la prese per i capelli, tenendola inchiodata lì, dov’era.

Un tocco al telecomando e Serena ebbe un moto di frustrazione… Aprì e chiuse la bocca due volte… il culo scrollato con forza, nel tentativo di ricreare il movimento del cilindretto… e infine cedette… “R-riaccendilo…” disse semplicemente, a denti stretti.
Marco sorrise, sentendo sotto la mano il tentativo di lei di spingersi verso il suo cazzo… la pazienza pagava, infatti, tenendola sempre sotto eccitazione, la vera tortura non era più l’accendere il cilindro, ma spegnerlo… La mente di lei… Marco gliela fotteva, con consumata maestria…
“Senti senti la mia puttana… ha bisogno di cazzo, o sbaglio…” chiese lui, schernendola.

Lei stringeva gli occhi, decisa a non dargli quell’ultima soddisfazione…
“Ahh… bastard-do!!” sibilò però d’improvviso. Marco accendeva e spegneva ora, velocemente, cavando dalla sua gola piccoli gemiti. E lui continuava, divertendosi a vederla combattere con sé stessa…
Acceso… spento… acceso… spento… mentre la teneva sempre in piena visione del suo cazzo…
Serena artigliava le coperte, ripeteva i suoi “no” all’infinito… ma si trovava nelle mani di chi sapeva come spezzare le sue resistenze…
Non urlò.

Non offese. Non tentò la ricerca di pietà…
Semplicemente, aprì la bocca e con la punta della lingua trovò il membro di lui. Marco sorrise, mentre la guidava nel movimento… se lo fece lappare dalla base alla punta, sempre fermandola quando tentava di metterselo in bocca…
Frustrazione e voglia avevano il sopravvento… Serena cadeva… e cadeva…
“Cosa… cosa vuoi c-che faccia ancora…” chiese con un tono sia rabbioso che esasperato.
Marco le alzò il capo, tirandola per i capelli… “tante cose, tettona…” disse, obbligandola a spostarsi fino a quando Serena non si trovò con la faccia rivolta al suo pc… Poi fu lui a salire sul letto, e a posizionarsi dietro di lei… Due dita entrarono nella figa della donna, a recuperare il cilindro… lo facevano uscire, piano… per farle sentire ogni millimetro, per vederla una volta di più contorcersi con quel bel culo a cercare anche il minimo contatto, per cercare un orgasmo che la liberasse…
Una volta sfilato, lo appoggiò sulle coperte, mentre da dietro la riprendeva per i capelli… li tirava, di modo che la webcam del pc potesse inquadrarle perfettamente il viso e le tettone penzolanti…
“Dillo… dì che vuoi il mio cazzo nella figa…” disse lui, sfiorandole con il glande l’interno delle cosce…
“M-metti… mettilo… n-no… non… posso… posso più…” singhiozzava lei, in un delirio che le faceva ignorare dove si trovasse… la registrazione… e di chi fosse il cazzo che si strusciava contro di lei… doveva godere, ne aveva bisogno!
“Dillo, puttana…” le bisbigliava ancora lui, prendendolo in mano e passandoglielo sul taglio…
“Ca-zzo… metti… mettimi il c… cazzo nella figaaaaaaaaHHH ODDDDIOOOOOOO!!!” urlò, quando lui con una spinta glielo piantò tutto dentro, rimanendo poi immobile, mentre la sua puttana piantava le unghie nelle coperte, pronta a nuovi colpi, che però non giungevano…
“A… anc.. cora…” ansimò, tentando di impalarsi da sola, ma la stretta di Marco la obbligava a stare ferma.

“Non muoverti puttana… ferma…” le diceva, vincendo i sussulti di lei “ne vuoi ancora quindi… allora dì per bene cos’è tuo marito…” ordinò lui, che sentiva la figa della donna come burro fuso attorno al suo cazzo…
“p… per favoree… m-mar… marco… no! No!” si allarmò lei, sentendolo indietreggiare, pronto ad uscire.
“Cos’è tuo marito…” incalzò ancora lui.
“I-imbecille… mio marito… è… un imbecille OHHHAAHHHHH!!!!” urlò ancora, quando Marco lo ripiantò dentro.

Di nuovo immobile. Ma questa volta, la diga era ormai crollata. Serena era oltre il delirio.
“F-fottimi… t-ti sco-scongiuro… è i-imbe-imbecille… n-non mi… s-scopa…scopa abb..abbastanza!!!” urlò lei, a beneficio dell’ego di Marco e della cam, che registrava impietosa.
“Brava puttana… e adesso, lo stronzo ti scopa per bene…” sentenziò lui. Ed iniziò a sbatterla senza tregua. Avanti e indietro, a fondo… un colpo, due… cinque… tutti a pieno cazzo, tutti colpi a toglierle il respiro, fino a farle gridare l’orgasmo, impazzita… “OHHHHSIGNOREEEEEEEEEE!!!!” e ricadde con il viso sulle coperte, sfinita, gocciolante… ma nessuna tregua le era concessa.

Marco la tirò ancora per i capelli, a farla inginocchiare sul suo cazzo, mentre lui artigliava le sue tette, e spingeva, spingeva, nello stesso modo brutale… impalava, toccava, le leccava il viso, il collo, le strizzava i capezzoli mentre lei impazziva sotto le sue mani… il culo di lei si dimenava, senza costrizioni, ancora e ancora, fino al nuovo, potente orgasmo…
“Sto go… godendo an… ancooosììììììììììì!” e si inarcò, mentre rapido Marco le allargava le braccia, per metterla in piena mostra… E poi fu rapido, a rigettarla a quattro zampe per infilarglielo in bocca, senza cercare il pompino, tenendole anzi la testa bloccata, a fotterla in gola come fosse la sua figa…
Serena non aveva la forza di opporre la minima resistenza e si arrendeva al sentirsi usata proprio come lui voleva… da schiava, da puttana… da cagna in calore… mentre il suo dentro e fuori cresceva d’intensità, mentre comunque serrava le palpebre sapendo che il momento stava giungendo…
Ed eccolo… glielo piantava fino in fondo… gli schizzi direttamente a riempirle la gola… quelle mani che la trattenevano… e l’unica scelta, l’ingoiare…
Quando Marco la liberò dalla presa, Serena si tolse senza fiato, tossendo lo sperma in eccesso, direttamente sulle coperte.

Il primo istinto di lei, fu di passare la mano su quell’umido… e realizzò… tutto quanto… il dopo, tornava ad essere l’atterraggio brutale nella realtà…
Si voltò furiosa, verso Marco, che già scendeva dal letto e raccoglieva il suo pc, nudo com’era…
“Tu… porco! Bastardo! E’ questo il gioco?!?! Farmi perdere la testa per poi spingermi a… a… questo????” disse, tornando a quella stupida e inadatta posizione pudica, gambe raccolte e braccia intorno al seno…
Marco si fermò.

L’espressione non prometteva nulla di buono, mentre si avvicina di nuovo a lei… e Serena si pentì subito di quello sfogo, lo comprese, pur cercando di reggere lo sguardo di lui.
Il sospiro di Marco, prima di parlare, era eloquente… era quello di chi ha tentato di avere pazienza con la stupidella di turno, ma che scopre che è un metodo che non funziona…
“Vedi, puttana” iniziò, mentre si fregava le mani una con l’altra “quello che non sopporto, sono le intemperanze, e questo già dovresti saperlo… specialmente da una troia che ha appena goduto come una pazza, e poi tenta di fare la santarellina…”
“Non… tu! Tu mi porti al limite, solo per farmi apparire come…” continuò lei, ed impercettibilmente però si ritraeva… Marco incombeva su di lei…
“Al limite? Ancora non hai visto nulla… ad esempio, non sai quanto mi piacciano le tette rosse…” disse lui, gli occhi che si stringevano in due fessure…
“Che… che vuol dire?” chiese lei, guardandosi il seno un attimo… quando capì, era tardi.

Marco salì sul letto, e rapido, la stese, mettendosi a cavalcioni su di lei, le braccia della donna bloccate dalle sue ginocchia. Serena, già sfinita, fece qualche tentativo per liberarsi, ma era decisamente intrappolata.
“Fermo Marco, ti prego, ti scongiuro!! Ti chiedo scusa!!! Mio marito sarà qui tra non molto e ahiiiaaaaaaa!!!” la sberla, secca, fortissima, arrossò immediatamente il seno destro. Serena sentiva il fuoco dov’era stata colpita… non aveva nulla a che fare con i colpi presi nel negozio…
“bastaahhhiiaa!!!” urlò ancora, altro colpo, violento, sul seno sinistro.

Serena piangeva adesso apertamente, mentre i colpi diventavano cinque, sei… nove… dieci… e le tettone, sotto l’occhio attento di lui, mostravano il rossore che ricercava…
“Le mani mi prudono ancora puttana, hai per caso qualcos’altro da aggiungere?” chiese lui.
“no… no… ti prego… fa male…” singhiozzò lei.
“Cosa sei?” chiese Marco, fregandosi ancora le mani
“La… la tua puttana. ” Rispose veloce Serena, ad occhi chiusi.
“Bene, puttana. Adesso provvediamo a vestirti, visto che l’imbecille arriverà tra poco.

Alzati. ” Disse lui, spostandosi dal corpo di Serena e scendendo dal letto.
Serena rimase un momento distesa, poi si rese conto di non poter tardare, se non voleva essere trovata da Stefano completamente nuda con un altro uomo… aveva solo un’urgenza… e non c’era più tempo…
Si rialzò, e una volta giù dal letto, si rivolse a Marco.
“Io… dovrei… andare in bagno. ” Bisbigliò.
L’uomo si era già rimesso scarpe e pantaloni.

Gli bastò voltarsi e guardare il bel seno di lei arrossato.
Lei capì al volo. Mordendosi il labbro, a capo chino, si inginocchiò…
“Posso per favore andare in bagno, Signore…” chiese mortificata.
“ok, puttana. Ti ci accompagno io. A quattro zampe, subito. ” Ordinò lui, che rimase a guardarla sospirare, ma, ovviamente, sottostare alla sua volontà. Già la possedeva, in più, in quella casa, stava una volta di più stabilendo l’estensione del suo potere su di lei…
Serena si indirizzò verso il piccolo bagno accanto alla camera da letto, mascella serrata dalla tensione… come si era ridotta… nuda a quattro zampe, dopo aver chiesto il permesso di andare nel suo bagno a chi l’aveva appena usata e riempita… E quel bastardo creava in lei anche l’assurda vergogna del godere… lo odiava, glielo sputava in faccia quell’odio… e poi lui la portava a danzare sul suo cazzo, a chiedere di essere scopata… Le sue debolezze… i suoi punti vulnerabili… Marco ci sguazzava e, puntualmente, otteneva tutto ciò che voleva…
Anche ora… se ne stava lì davanti a lei, a braccia incrociate, mentre lei si sedeva sulla tazza… almeno si fosse voltato… no… gli occhi si facevano lucidi… la fece e si ripulì alla svelta, atterrita, violentata nell’intimo…
E a parte quello che le aveva appena fatto fare, davanti a lui, Serena necessitava disperatamente di una doccia, per tirarsi via quell’odore di sesso… di Marco, da dosso… Non c’era più tempo però.

Una semplice doccia… chissà cosa sarebbe divenuta, nelle mani di quel porco… Sperava solo che suo marito non si accorgesse di nulla. E forse, quella era la parte più facile…
“E’ un imbecille” diceva la vocina nella sua testa… No! Non doveva soccombere a quei pensieri….
“Puttana, in camera, che scegliamo qualcosa da farti mettere addosso…” ordinò Marco. Lei non disse nulla e nemmeno si fece la domanda sul come avanzare… tornò a quattro zampe e lo seguì.

Giunti in camera, Marco si rivestì veloce, mentre Serena attendeva ai suoi piedi. Appena ebbe fatto, spalancò l’armadio, iniziando a controllare il vestiario. Un gesto fatto con assoluta padronanza, che lei visse come un’ulteriore invasione… le sue cose, oltre che lei, erano a disposizione del bastardo…
E lui prendeva abiti, gli dava un’occhiata, li ributtava nell’armadio, poi ne prendeva altri… prese poi in mano una maglia larga, a manica corta, leggera, abbinata ad una gonna al ginocchio altrettanto leggera.

Gettò le due cose a terra, insieme ad un paio di sandali. La giornata volgeva verso una serata mite, e quegli abiti di certo non avrebbero stonato… Non erano nemmeno esagerati in quanto all’essere provocanti ma, in assenza di intimo, divenivano assolutamente accessibili.
“Vestiti puttana. ” Comandò lui.
Serena non se lo fece ripetere, si rialzò e velocemente indossò quanto le era stato messo davanti. La maglia si rivelava parecchio quando si abbassava, e i capezzoli si intuivano perfettamente sotto il tessuto, ma era senz’altro un miglioramento, rispetto alla camicetta…Non potè sentirsi però un attimo sollevata.

Marco aveva già in mano il cilindro vibrante.
“Allarga le zampe, puttana. ” Ordinò.
“M-ma… io pensavo che non…” balbettò lei.
Lo sguardo di lui fu più che sufficiente. Lei capì che non c’era scampo. Divaricò le gambe e girò la testa di lato, mentre lui provvedeva a reinserire l’oggetto. “Ecco…” pensava Serena “sotto controllo… sempre… sempre… sempre…”.
Ed era perfettamente vero. Quel telecomando che lui portava in tasca, rappresentava un sistema di controllo perfetto in qualsiasi luogo si trovassero, e in mezzo a chiunque… L’ansia di lei era a mille… Stefano… non sapeva nulla, e non doveva sapere nulla… ma che intenzioni aveva Marco?
L’ovvia soluzione stava in lei.

Ubbidienza. E il marito non avrebbe saputo nulla.
Ubbidienza. E forse quella serata sarebbe passata senza tragedie…
Marco raccolse il suo pc, ed assieme scesero al piano di sotto. Lui permise a Serena di mettere nel cesto della biancheria sporca la gonna e la camicetta con cui si era esposta tutto il giorno. Appena ebbe finito, sentì un suono provenire dal suo cellulare. Fu Marco a prenderlo dalla sua borsetta, e a leggere il whatsapp appena arrivato.

“Ah, è l’imbecille… tra quindici minuti è qui. Ok… ecco, può bastare come risposta. ” Disse, rimettendo il cellulare nella borsetta. Poi si voltò verso Serena, in piedi accanto a lui, spaventata da tutta quella situazione.
“Preoccupata puttana?” chiese Marco, guardandola.
Lei si tormentava le mani, oltre l’agitazione. “Ti chiedo per favore… non far capire nulla a Stefano… te lo chiedo per favore…” implorò.
Marco le girò attorno, e si posizionò dietro di lei, cingendola con le braccia, le mani che risalivano sotto la maglia, a raggiungerle i seni… non era mai sazio per quanto riguardava quelle tettone….

Iniziò a stringerle delicatamente, mentre sussurrava all’orecchio di lei…
“Cosa non devo far capire… che sei una puttana? O che ti ho appena fatto godere…” chiedeva lui, sentendola irrigidirsi sotto le sue mani…
“Oppure che hai appena bevuto dal mio cazzo? O forse che hai paura che capisca dall’odore di sperma che hai addosso…” continuava lui, sentendo i capezzoli della donna indurirsi ancora sotto i suoi tocchi…
Serena tremava ad occhi chiusi, non osava dire nulla, anche perché nulla era possibile replicare…
“Vedi puttana, ti basterà una semplice cosa… compiacermi, sempre.

Stasera farai da mangiare, servirai a tavola, da brava donnina di casa… il resto, quello che pretenderò da te, lo capirai lungo la serata… Oh, quasi dimenticavo… Paola sarà qui tra un’oretta, le ho detto di chiudere prima…”
Un nuovo sussulto nel corpo di Serena, Paola… quasi aveva dimenticato che sarebbero stati in due gli stronzi quella sera…e nel mentre sentiva i suoi sensi riaccendersi… Marco non smetteva di stuzzicarla, rendeva ancora i suoi capezzoli troppo recettivi…
Intanto Marco continuava a sussurrarle… “Paola… devi ricordarti che ha la mia autorizzazione per giocare con te, puttana… quindi, voglio vederti assolutamente servizievole anche con lei, chiaro, puttana?”
“S-sì…” sussurrò lei, angosciata e calda al tempo stesso.

Poi udì il rumore di chiavi nella porta… Si sganciò rapidamente dall’abbraccio sessuale di Marco, che con un sorrisetto la lasciò andare… Non aveva nemmeno il tempo di calmarsi, sentiva il suo respiro in pieno affanno…
La porta si aprì.
Stefano entrando trovò sua moglie nell’ingresso, con accanto un giovane che doveva essere appunto il suo capo. Fece un gran sorriso.
“Buonasera, ciao tesoro. ” Esordì, chinandosi per ricevere un lieve bacio da lei, e tese la mano stretta prontamente da Marco.

I due si presentarono, mentre Serena sentiva il cuore a mille.
Marco osservava l’uomo… la quarantina passata, vestito elegantemente, con una valigetta in mano, che posò accanto al mobile d’ingresso. Piacente, anche se portava addosso quella faccia stanca di chi sostiene tutto il mondo. “E imbecille. ” Pensò, considerando che a una tettona come sua moglie serviva altro che un bacetto di saluto…
“Serena” disse l’uomo “perché non prepari un po di aperitivi, mentre mi sistemo un attimo… vuoi? Scusami Marco, torno subito.

” Disse, dirigendosi presumibilmente verso il bagno, mentre la moglie si indirizzava piano verso la cucina.
Marco la seguì, mentre sentiva il rumore della porta del bagno aprirsi e chiudersi. La donna stava prendendo una bottiglia di vino bianco dal frigo, per poi appoggiarla sulla penisola, pronta a prendere i bicchieri. Fu più lesto Marco, a prendere lei per le spalle.
Sottovoce, Serena protestò “no… che fai…” mentre la sospingeva contro un mobile e le alzava la maglia.

“Per favore… tra poco ritorna… no!” ma lui aveva già cominciato a leccarle le tette, con avidità. Veloce, famelico… la protesta di Serena diveniva debole… la tensione… orecchie tese a sentire…
Come sentì la porta del bagno riaprirsi, Marco si staccò, posizionandosi ad un metro da lei, visibilmente accaldata, mentre guardando lui si sarebbe visto un’espressione quasi annoiata.
“Ed eccomi qui” disse sorridente Stefano. I due chiacchieravano del più e del meno, attendendo Serena che, con mani tremanti, finiva di preparare i bicchieri di vino.

Poi si trasferirono nel salotto. Lei a dire il vero stette solo un minuto, visto che doveva preparare, mentre Marco invitava Stefano a parlare…
Serena, dalla cucina, ansiosa e in allerta, lo sentiva porre le domande a suo marito… domande mirate, a scoprire le abitudini giornaliere in quella casa…
“Quindi Stefano lavori nell’amministrativo…” chiedeva Marco, al che l’altro gli rispondeva affermativamente, e aggiungeva che al mattino visto il traffico, partiva prestino…
“A che ora?” chiedeva Marco.

“Alle sette sono già in partenza, altrimenti non arrivo più. ” Rispose Stefano.
Marco cambiava di continuo discorso, ma pescava sempre quello che gli interessava…
“Bella casa… certo, spero non ti succeda come a me, vicini un po’ fastidiosi…” diceva Marco, leggero, sorseggiando il suo vino.
Serena, sentiva tutto… e a quella domanda, drizzò le orecchie… “non dire niente, non dire niente…” pregava… ma suo marito chiaramente non aveva motivo per mantenere il silenzio.

“Bah, fastidiosi… c’è qui vicino una donna, abita proprio nella casa accanto, Michela, che Serena proprio non sopporta… dice che si mette in mostra per me, ma io credo lo faccia con tutti, si è separata da poco, ha un figlio diciottenne… sì insomma, secondo me sta solo cercando qualcuno a caso… Però Serena la detesta e Michela lo sa bene, vero tesoro?” concluse sghignazzando lui, non sapendo che Marco annotava tutto mentalmente…
Lo sapeva però Serena, che si passò una mano sul viso prima di rispondere “Sì… è fastidiosa…” disse semplicemente.

“basta Stefano… zitto per carità…” continuava a pensare…
“E cosa dovrei dire io, allora” continuava invece il marito “c’è il tizio che abita sull’altra traversa… ha il giardino sul retro che confina con il nostro… quello quando vede Serena, le stenderebbe il tappeto rosso ai piedi…” disse con un sorriso di compiacimento.
Marco sorrise a sua volta “dai, è lusinghiero, è un complimento a te che hai scelto una bella moglie…”
“e difatti la vivo così, mi ritengo fortunato e… gli altri guardano!” concluse Stefano.

“ridi ridi imbecille…” pensava Marco “ma soprattutto continua a parlare…” i suoi occhi furbi se la godevano, quando incrociavano quelli di Serena che faceva capolino ogni tanto… la donna si vergognava… ma non solo… sapeva che lui stava giocando, e giocando bene al gatto con il topo… e lei non poteva dir nulla per fermare la situazione…
Nel quarto d’ora che seguì, Marco si era fatto dire molte cose, tra un discorso e l’altro… infatti ora sapeva che lui si addormentava presto, visto che arrivava stanchissimo la sera, mentre Serena stava un po al pc a giochicchiare e che spesso si spostava con il portatile nello studiolo di sopra per non disturbare il maritino che dormiva… sapeva adesso anche che avevano una casettina al mare, distante un’oretta, dove andavano a rilassarsi saltuariamente…
Informazioni preziose, che lui avrebbe saputo gestire bene…
Profumi di cibarie si diffondevano nell’aria, mentre suonò il campanello dell’entrata.

Andò una Serena atterrita ad aprire, seguita dal marito. Doveva essere Paola, immaginava lei… così che il teatrino sarebbe continuato…
Serena aprì. E restò di sasso.
Aveva sempre visto Paola sul posto di lavoro… una bella donna, per carità, ma troppo casual nel vestire… roba da jeans e pratica maglietta, comunque abiti sportivi.
Paola, lì sulla porta, era completamente diversa. Una giacchettina scura chiusa a livello del seno, aderente ma nel contempo elegante, che rivelava l’attaccatura del seno, peraltro importante.

Gonna a mezza coscia, in tinta, su calze velate… Truccata in maniera decisa, ma non volgare. Occhi e labbra risaltavano.
“Salve. ” Disse con occhi da predatrice all’indirizzo di Serena.
“Ciao Paola…” rispose lei, ancora strabiliata da quella trasformazione.
“Buonasera” disse suo marito, e Paola gli si fece incontro, salutandolo con un sorriso a 32 denti.
“Ma buonasera!! Finalmente ci conosciamo!” disse stringendo la mano e tirandolo a sé per due baci sulle guance “sapesse quanto ci ha parlato di te Serena!”
Il marito, colpito da tanta esuberanza, le fece strada all’interno, dove Paola salutò con calore anche Marco.

Stefano cercava di capire se erano una coppia… pareva di sì… non si capiva…
Serena intanto si dirigeva in cucina. Marco si alzò per seguirla “Aspetta, ti do una mano, intanto fanno conoscenza Stefano e Paola…” disse, anche se sapeva che in realtà doveva dire che lasciava Stefano nelle grinfie di Paola…
Giunto in cucina, trovò Serena ai fornelli… a quanto pareva, stava facendo una pasta con un qualche sughetto, qualcosa indubbiamente di veloce.

Appena lei vide Marco avanzare verso di sé, mise le mani avanti e disse un silenzioso “no…” al suo indirizzo… Lui si fermò un secondo, ma solo per azionare il cilindro…
Il sussulto di Serena confermava che la vibrazione funzionava bene… Paola intratteneva Stefano nell’altra stanza, con discorsi leggeri, mentre Marco bloccava fisicamente Serena contro la penisola…
“Ti p-prego… no!” sussurrava disperata Serena, terrorizzata dalla possibilità che suo marito comparisse all’improvviso. Il cilindro intanto vibrava, mettendola nel pallone più completo…
“Buona e zitta, puttana…” le sibilò lui all’orecchio, voltandola di colpo e passandole una mano sul viso… Lei si divincolava, vuoi per liberarsi, vuoi per la stimolazione, ma non riusciva a sfuggire.

L’angoscia su tutto…
“N-non… per… per favore…” sussurrava… sentiva dall’altra parte la risata squillante di Paola, mentre suo marito parlava… bastardi… una intratteneva, l’altro ne approfittava… con tutti i rischi connessi, tanto non era certo la loro relazione in gioco…
“Succhiami per bene le dita…” le disse Marco all’orecchio, mentre gliene infilava due in bocca… e lei eseguì, veloce, sperando che quell’assurdo rischio finisse subito… dentro e fuori, dentro e fuori, insalivava le dita di Marco…
Che rapide adesso le fece uscire… la mano che scendeva per poi insinuarsi sotto la gonna… Serena costretta dal corpo di lui a stare lievemente piegata sul piano di lavoro… le dita… lei le sentiva sulle chiappe ora… ma…
“No! NO!” quasi le sfuggì l’urlo… Marco non stava cercando la sua fighetta… “Non lì!!! Dio, non lì!!!”
Serena si mise la mano sulla bocca, a soffocare il gemito potente… Marco le aveva infilato le due dita nel culo… lasciandola adesso senza fiato… ancora tentò di divincolarsi, e lui la prese per i capelli, mentre iniziava a muovere dentro e fuori le dita… E Serena drammaticamente scoprì qualcosa di sé in quel momento… il dolore era stato solo di un secondo… ora i suoi occhi spalancati dicevano che quel trattamento la stava portando assieme al cilindro ad un livello di gocciolamento oltre ogni limite…
“Serena, hai bisogno?” chiedeva suo marito, dall’altra stanza…
La sua mano corse a tentare di afferrare il polso di Marco… non riusciva, non riusciva a fermarlo… e doveva rispondere, prima che il silenzio sembrasse strano…
“N…no… quasi pronto!!” e serrò la mascella, mentre si sentiva sul punto di esplodere… quell’attacco… in quel modo inaspettato… sentiva il corpo incendiarsi di voglia… nell’impossibilità di emettere anche solo un gemito… la stava per far godere lì dov’era… il culo si muoveva ondeggiando… le gambe si divaricarono al massimo…
E Marco si fermò… tolse le dita e spense il cilindro, lasciandola ricadere sui gomiti, contro la penisola…
Lui si chinò solo un attimo, all’orecchio di lei…
“Solo un assaggio… il culo te lo rompo poi…” e si allontanò, passando nell’altra stanza.

Serena si riscosse… era paonazza in volto, grondante tra le cosce… ma doveva portare di là i piatti…
Prima finire di apparecchiare, disse la sua mente confusa, eccitata… mortificata…
Prese le posate al volo, e passò nel salotto… quello che vide, la lasciò perplessa, e la fece innervosire non poco…
Paola sedeva davanti a suo marito, con Marco a fianco… quella maledetta si era aperta la giacca, mostrando un corpetto azzurrino che mostrava parecchio delle sue grazie, e guardava fisso suo marito, mentre lui continuava a raccontare aneddoti… Lo sguardo di Paola, languido… senza far nulla di che, stava facendo la seducente…
E visto l’atteggiamento galvanizzato di Stefano, non è che stesse solo facendo la seducente, riusciva ad ammaliarlo…
Lo sguardo di Paola cadde un attimo su di lei, occhi roventi e divertiti…
Occhi che dicevano “fai la brava, o te lo cuocio a puntino, il tuo caro marito…”
Lei era nelle mani di due perversi.

Completamente.

la figlia dell';harem

Sono sempre appartenuta a mio padre.
L’ho conosciuto quando avevo circa sette anni. Mia madre, che credo ne avesse circa 19, quella sera mi lavò e profumò e mi portò con lei nel letto enorme di mio padre.
Mi faceva una certa impressione con quella barba scura, gli occhi grandi e chiari, le spade scintillanti appese al balbacchino e quel battacchio fra le gambe.
Mi trovai fra mille cuscini ricoperta di attenzioni di mia madre e ai baci di quell’uomo che mi pareva un gigante.

Mi carezzò e baciò a lungo ovunque ma poi si concentrò fra le mie cosce e mi pare di ricordare che mi addormentai rilassata dalla sua bocca che dolcemente coccolava la mia piccola vulva.
Da allora quasi tutte le notti rimanevo nel lettone. Quasi perchè quando era la notte della preferita,
o meglio della prima moglie, la moglie sposata per “politica” anni fa, ormai avanti con gli anni ma ancora una donna di grande bellezza, nessuna donna ragazzo o bimba divideva il letto con loro.

Mi piaceva il grande letto dove spesso vi era mia madre altre donne.
Mio padre, prima di dormire, trovava sempre la voglia di infilare la sua testa fra le mie piccole cosce che aprivo a lui con piacere, e aspettavo queste coccole per addormentarmi come le bimbe aspettano la storia della buona notte.
Guardavo con interesse quello che facevano nel letto attorno a me. E mi piaceva vedere il grande battacchio che mio padre aveva fra e sue cosce, così diverso da mè, sparire nelle pancie o nelle bocche delle frequentatrici del lettone.

Mi piaceva infilarmi fra i corpi nudi e avevo l’autorizzazione di baciare, toccare o mordere dove volevo. Una ragazza mi iniziò all’arte di usare la mia bocca sulla sua vulva e capii come questa cosa provocasse grande piacere anche alle altre fanciulle o donne assai di più di quanto ne ricevessi io da miompadre. Divenni presto molto richiesta a questa incombenza. Le donne, riconoscenti dei miei servizi, mi assicuravano che avrei goduto molto di più dei favovi di mio padre fra pochi anni quancdo il mio corpo sarebbe diventato maturo per questo piacere.

Ma aprire le cosce alla bocca di mio padre era già per me una piacevolissima cosa..
Mi piaceva molto consolare le fanciulle che venivano frustate e carezzare con unguenti le loro natiche e la schieva rigata dalla frusta. A volte ero io stessa a chiedere a mio padre di frustarne una per poi poterla avere nel letto da consolare e carezzare. Alla fine la fanciulla finiva per dimenticare il dolore della frusta sotto la mia bocca che si attaccava come una sanguissuga alla sua vulva.

Fui poi iniziata a tenere la testa fra le cosce di mio padre.
Poi mio padre mi volle vicino mentre infilava con foga il battacchio nella gola di una donna. Appena uscì dalla sua bocca miordinò di baciare la donna nella bocca. Baciare in bocca le ragazze non era cosa nuova per me e obbedii immediatamente. Mi ritrovai a dividere con la donna lo sperma che le riempiva la bocca. Mi ritrassi mentre lui rideva e mi spingeva la testa verso quella bocca piena che mi aspettava aperta…
Sapevo che riutarsi di obbedire significava finire nella sala attigua, con le braccia aperte legate a due colonne e una vecchia dal corpo devastato dalla frusta che si dilettava a lasciarti simmetrici segni sulle natiche.

Divisi lo sperma con la donna. E subito dopo mi inginocchiai davanti a lui come aveva fatto prima la donna e aprii la bocca per ricevere il suo membro.
Rise e mi infilò la punta ma evitò di spingere come era solito fare con le altre.
Venne delicatamente nella mia bocca che poi chiuse con la grande mano obbligandomi ad ingoiare.
Da quella sera quasi ogni giorno si serviva della mia bocca ma sempre con una certa delicatezza.

Date le mie dimensioni di bimba di sette otto anni non avrei neppure potuto ricevere in gola il membro per intero. Così lo sbatteva con forza nella gola di una delle sue donne e poi si scaricava nella mia piccola bocca aperta allo spasimo. Quindi obbligava la donna a dividere con me la sua delizia pretendendo lunghi baci.
Ma dopo qualche tempo iniziò a pretendere di più da me.
Se la bocca non era fisicamente in grado di ricevere per intero il suo membro e la mia vulva era ancora immatura per essere aperta, restavo una sola alternativa per possedermi totalmente.

Avevo spesso assistito alla sodomizzazione di donne, fanciulle e ragazzini e sapevo che spesso questi non solo non ne traevano piacere ma anche lo subivano con evidente dolore.
In particolare era molto doloroso per quei ragazzetti che gli venivano donati e che sverginava con passione violenta tenuti fermi dalle donne rovesciati sul ventre su un cavalletto che posizionava il sedere del fanciullo alla giusta altezza dell membro eretto dei mio padre.
Ma a me, sua figlia, non sarebbe toccato di essere presa senza la dovuta preparazione.

Fu così che ogni giorno, su sue istruzioni, una donna si dedicava a preparare il mio sederino di bimba al suo destino.
Mi stendevo a bocconi sulle sue ginocchia e lei mi ungeva il buchetto e lo titillava a lungo.
Contemporaneamente mi titillava la fighetta per rendere più piacevole l’operazione.
Infilava poi un dito nel buchetto e lo lavorava a lungo. Aveva una sincera passione per questo lavoro che la portava spesso all’orgasmo.

La seduta durava molto tempo e finiva con infilarmi un piccolo cilindretto ben lubrificato nel culetto. Cilindretto che fissava con delle strisce di cuioi ai miei fianchi.
Mio padre, vedendendomi cinta così, mi copriva di attenzioni e coccole e mi assicurava che mi avrebbe presto potuta godere totalmente facendo di me la sua favorita.
Mi coprì di gioielli, collane braccialetti, catenelle attorno alla vita.
Mi fece forare i lobi delle orecchie per inserire grandi orecchini.

Poi mi fece forare l’ombelico per ornarlo di perle. Infine, in sua presenza, mi forarono i capezzolini che spuntavano su minuscole montagnette dure, per inserirci alri gioielli.
Giravo per l’harem suscitando l’invidia di tutte le schiave e le concubine esibendo con orgoglio i ricchi ornamenti.
E puntualmente mi sottoponevo alle cure della mia istruttrice. Ogni giorno veniva cambiato il cilindro che mi allargava il culetto, mentre quello del giorno prima veniva consegnato a lui a dimostrazione dei miei progressi.

Nel giro di un mese la mia istruttrice riuscì ad infilarmi nel culetto un cilindro delle dimensioni di un pene, anche se nettamente inferiori a quello che mi aspettava.
Naturalmente durante questo periodo di apprendistato non ero affatto esentata dal servire con la bocca il mio padre padrone. A volte lo soddisfavo da sola senza l’aiuto di altre bocche, adoperandomi con le mani a contenere la foga dell’assalto e quindi ricevendo solo in piccola parte il membro.

Ma la mia lingua e le mie labbra lavoravano veloci e con sapienza portandolo sempre ad eiacularmi in gola. Dargli grande soddisfazione era per mè un orgoglio. Così fui io a chiedergli di essere presa nel culetto la prima vota davanti a tutte le sue donne.
E così fù.
Diede una grande festa per l’occasione. Ci furono cene e danze, combattimenti fra guerrieri, corse di cavalli. La festa durò tutto il giorno e quando calò la sera diede inzio alla cerimonia.

L’evento si sarebbe tenuto nel giardino. Alle colonne laterali furono legate 10 donne e 2 fanciulli.
Nude e legate con il ventre alla colonna in modo da esporre i culi. In mezzo al giardino il cavalletto, ricoperto di coperte di morbida lana, era pronto per me.
Venni portata scortata da quattro donne velate che mi spogliaroo completamente e posizionarono sul cavalletto, legandomi sopra di questo a gambe e braccia aperte ma col culetto sporgente.

Per questo erano stati ricavati del poggiapiedi sulle gambe del cavalletto che mi permettevano di restare comodamente nella posizione.
Lui entrò coi vestiti più belli e infierì personalmente sui culi esposti per provocarsi la migliore erezione.
Mentre si dedicava a segnare natiche e schiene delle schiave e dei ragazzetti, la mia istruttrice provvedeva a ungermi sia esternamente che in profondità. Prima di allontanarsi mi inocoraggiò
con un “ora sei pronta a divenire la favorita dell’harem”
dalla mia posizione non vedevo altro che le gambe delle donne presenti, ma infine davanti ai miei occhi mio padre presentò il suo membro in piena erezione.

Frustare lo aveva eccitato per bene e ora io lo avrei soddisfatto pienamente.
Lo senti posizionarsi dietro e puntare sul mio buchetto semiaperto dall’unguento il suo membro.
Il cuore mi batteva all’impazzata. Il mio culetto era ormai per lui. Sarei stata sua pienamente. Gli avrei dato tutto il piacere possibile a qualunque costo.
E lui non fù violento come era solito nello sverginare le schiave. Entrò in mè con dolcezza allargandomi e ritirandosi più e più volte.

Ero ormai abituata alle dita della mia istruttrice e al cilindretto di legno che lei muoveva in me ma sentivo questo intruso farsi largo con una dimensione che mi pareva assurda. Iniziai a piangere per il dolore ma anche a gridare “si si siii sii” come mi aveva suggerito di fare l’istruttrice.
Lo sentii entrare ancora più a fondo e mi sembrava di essere spaccata a metà. Sentivo gridare le donne che lo incitavano a spaccarmi.

Mio padre si agitava ormai furiosamente dentro di mè nel mio corpiccino che però ora era in grado di riceverlo. Scoppiò un getto che mi sembrò invadermi ino alla gola e persi i sensi.
Da allora sono la figlia favorita, la moglie favorita, ma sopratutto il suo culo favovorito.

CYROS IL KENIANO

Sono le 20. 00 di sabato sera sto cenando e squilla il telefono, dall altra parte una voce straniera profonda molto bassa. Avevo messo la mattina un annuncio su internet dove cercavo una coppia di uomini che mi facessero provare la doppia anale. Ciros al telefono sembrava una persona tranquilla e disponibile anche carina nei modi e vista la provenienza africana lo sottopongo ad un piccolo interrogatorio telefonico da parte mia dove lui mi assicura di essere snello e dotato e di vivere nella mia stessa zona.

Perfetto mollo la mia cena e parto x andare a prenderlo, dopo 20 minuti eravamo già a casa mia. Era un bel ragazzo snello alto un bel viso con denti bianchissimi e con la pelle cioccolato fondente, insomma un negro vero. Durante il tragitto in macchina mentre lui mi parlava delle sue condizioni di vita e della sua storia ho allungato la mia mano x verificare le sue dimensioni, che però con mia grande delusione erano davvero scarse.

Un po in imbarazzo mi smonto un pochino e comincio a pensare come avrei potuto divertirmi con lui, nel frattempo eravamo davanti il cancello di casa mia. Entriamo lui si accomoda io vado di corsa a vestirmi da troia vera di tutto punto tacchi alti giarrettiera calze ecc. Esco dal bagno e lo trovo nudo sul divano, era un bronzo di riace con il suo cazzetto già in tiro. Prendo un superalcolico e cominciamo a parlare e a bere poi ad un certo punto lui mi prende per mano e mi porta in camera da letto si sdraia e comincia a baciarmi ovunque come se fossi la fidanzata, aveva ste Manone snelle e lunghe che mi frugavavano dapertutto e le labbra grandi e bollenti che molto presto mi ritrovai sulla mia bocca con tutta la lingua.

Era bravo il negretto ci sapeva fare, mi aveva completamente rilassata con lo sua arte e totalmente sottomessa con la sua autorevolezza nel tocco. Era delicato e forte nello stesso momento ed ogni volta, che forzava sui miei seni o tra le mie fantastiche chiappe bianche, mi baciava come un innamorato x rassicurarmi.

Insomma da quel momento in poi avrebbe potuto fare di me quello che voleva, avevamo stabilito i ruoli: lui mi dominava.

Ad un certo punto mentre mi frugavava ovunque il suo tono di voce cambio’ e con il suo vocione, che sembrava un trombone mi disse: ” prendi il gel e poi mettiti a pecorina sul letto”. Non me lo feci dire due volte era così bravo con le dita. Iniziò a massaggiare la mia fighetta delicatamente con movimenti circolari delle dita chiedendomi di guardarlo mentre lo faceva ed io stavo come una vacca chiappe all aria in estasi mentre la mungono con la testa girata verso di lui.

Era bravo cazzo! mi stava facendo impazzire con quelle dita, la mia fighetta si era completamente dilatata, ma il furbetto ancora non c aveva ancora infilato nulla. “Guardami troia” lo faccio passandomi la lingua sulle labbra e sento immediadamente 4 delle sue dita entrarmi dentro come un coltello caldo nel burro. “Sei contenta zoccola” io non dissi nulla ma lui sapeva che mi stava facendo impazzire, cominciavo a spingere dal piacere con i miei fianchi e lui mi dilatava sempre di più con le sue dita aggiungendo ogni tanto un po di gel.

Lo guardavo fisso mostrandogli il mio piacere sul viso cosicché ad un certo punto lui sfila le dita e mi mostra la mano mettendola a forma di Cuneo con il pollice tra le quattro dita. Io un po preoccupata ma eccita come una verginella lo rassicuro con gli occhi facendo un sorriso e un gesto di si con la testa. “Mignottona” e presto la sua mano a cuneo che comincia a spingere dentro di me, comincio a pensare: hai capito il negretto aveva il cazzetto ma un suo programma preciso, e questo mi fa sentire ancora più sottomessa, ancora più troia.

Lui spingeva delicatamente ed ogni tanto con due dita di entrambi le mani me le infilava come uno speculum x dilatarmi sempre di più. La sua spinta con la mano a cuneo diventava sempre più forte e oramai sentivo distintamente le nocche della mano ma ancora non mi aveva penetrato completamente. La volevo fortemente tutta dentro di me e mi aveva talmente eccitata e dilatata che poteva tranquillamente affondarla, ma lui aveva altri programmi, con la sua voce potente mi disse” mettiti in piedi con le mani appoggiate al muro e le gambe unite e non dire nulla” si avvicinò si mise dietro di me mi palpeggio’ le chiappe per un pò schiaffeggiandole x bene dicendo”no fiatare non dire nulla e non mi guardare”.

Sentì la sua mano a cuneo appoggiarsi tra le mie chiappe, una spinta secca e profonda ed era tutta dentro di me, ero talmente eccita ed aperta che sentii solo piacere e gli dissi: ” ancora negro” lui sfilo’ la mano prese un po di rincorsa e la rituffo’ dentro la mia figa. Da li in poi continuò sempre sfilando e ed infilando fino a quando non la sentivo entrare ed uscire con estrema facilità e piacere.

A quel punto lui si inginocchi dietro di me mi mostro non il cuneo ma il suo pugno, tese il braccio e teso e rigido mi entrò dentro, non so neanche descrivere la sensazione: troia, impaurita, dolore, piacere e subito dopo mentre lui mi scopava con il pugno ed il suo braccio sempre teso pieno di muscoli un orgasmo violento ma stranissimo come la senzazione di quando si va al bagno ma 10 volte più forte ed estremamente piu lungo e continuo sotto i suoi colpi nella figa sempre più decisi e incalzanti.

Urlavo come una somara. Per la prima volta mi sono sentita una vera vacca bravo Ciros.