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La prima volta ….2 cazzi

Ci risiamo, con i primi caldi, torna la voglia di bagni e tuffi, di fresco, di qualche situazione di refrigerio, visto che il mare è lontano, le alternative sono : la piscina …. ma troppo caos …. Il fiume ….. pericoloso …. o il lago …. decisamente abbordabile.

Armati di telo mare costume e bottiglia di acqua ghiacciata, ci incamminiamo sulla riva del lago che abbiamo scelto. Siccome la voglia è di libertà, cerchiamo un posto poco frequentato, e dopo un quarto d’ora di cammino, arriviamo nel luogo perfetto, una radura con erba bassa e schiacciata, segno che è usata sovente, un ingresso in acqua comodo, e piante tutte in torno.

Ci spogliamo completamente di vestiti ed inibizioni, e in un attimo siamo dentro a sguazzare come i bambini nella piscinetta.

Tempo 10 minuti, dalla vegetazione, sbucano tre ragazzi, dalla presunta eta di 25 / 30 anni. Porca miseria, penso, ci hanno invaso il nostro piccolo paradiso terrestre, menomale che hanno avuto l’ intelligenza di star al limite della radura, ovvero una decina di metri.

I tre, fan finta di niente, ma danno delle belle occhiate alla 4° di seno che sballonzola tra i giochi d’ acqua.

Al momento di uscire, Robi mi guarda preoccupata, per il fatto di esser completamente nuda, io la tranquillizzo, non credo ci sian pericoli.

Mentre ci avviamo agli asciugamani, vedo i ragazzi darsi gomitate, facendo finta di esser indifferenti, e parlottando tra loro. Dopo aver confabulato un po’, capisco questa agitazione, eran indecisi sul togliere i costumi o no, chiaramente da sfacciati, si tolgon tutto.

Vedo subito Robi, inforcare gli occhialoni da sole, e far la finta tonta, guardando di traverso i tre cazzi di giovane età, svettare all’ aria.

Poi decide di mettersi la crema solare, insistendo con estenuante lentezza, sul seno bello turgido, fin dove riesce, e poi chiede il mio aiuto, ma son sicuro che se avesse domandato ai ragazzi …. si sarebbe trovata con sei mani ovunque.

Parto dalla schiena, e comincio a schizzare liquido solare, come se fosse una sborrata gigante, poi con movimenti lenti forse fin che mai esasperanti, la spalmo ovunque, soprattutto sul lato del seno, che solitamente resta bianco.

Robi se ne accorge, di tutto questo esagerare, e mi redarguisce con un “ piantala di far il cretino, non vedi i ragazzi che mi divorano con gli occhi, e son lì col cazzo duro in mano …. ”

In effetti, è vero, i ragazzi … son impegnati a non farsi vedere … tutti rigidi ….

Ricomincio con la crema solare, partendo dalle caviglie, salendo con lunghe spalmate verso il culo, e interno coscia, e qui esce la maiala che è in lei … invece di trovar da ridire … allarga le cosce ogni volta che arriva la mano all’ incrocio ….

Dopo queste spalmate … vedo due dei tre ragazzi, alzarsi con il cazzo completamente in tiro, … buttarsi in acqua, forse per evitare spiacevoli figure, solo uno tiene duro, l’ unico di carnagione scura, tipo marocchino o tunisino, lui resta lì imperterrito col cazzo duro in mano … e proprio a dirla tutta un gran cazzo.

Dopo un attimo, Robi si gira a pancia in su, e vedo che si infila il perizoma, alzandosi in piedi, dicendomi che con il caldo, a furia di bere, deve far la pipi….

Ok rispondo reazione naturale, e la vedo infilarsi nella vegetazione.

Io son coricato, e curo i ragazzi in acqua, che si stanno schizzando tra di loro, poi mi giro a guardare il magrebbino e ….. cazzo è sparito.

Immediatamente mi alzo, e seguo il sentiero che ha preso Robi, facendo attenzione a non essere scoperto. Dopo pochi metri, vedo il ragazzo nascosto dietro una pianta, intento a farsi una sega, guardando la mia piccola, che qualche metro più avanti, è accucciata, con la fica in bella vista, dato il perizoma scostato, che sta facendo pipi, tanta pipi, che non finisce mai ….

Arrivo alle spalle del ragazzo, che non mi ha sentito, e gli sussurro all’ orecchio …. ” Ti piace è …. ” Lui si spaventa, si allontana da me per paura e smette di toccarsi

“ Si, mi piace da morire, non ho mai visto un seno così grosso, restare bello alto, e soprattutto così dal vivo”
Mi shitta la scimmia e dico … “ Ti piacerebbe toccarlo …..” ….. “ Non so cosa pagherei per poterlo fare “ e così dicendo, ricomincia a smanacciare il grosso cazzo scuro.

Nel frattempo, lei ha finalmente finito, e cercando di ricomporsi, ci viene in contro, non capendo la situazione, composta da me, con il cazzo duro, che parlo con un ragazzo nudo, anche lui con il suo affarone tra le mani, intento a menarselo

La fermo e le dico “ Amore, guarda il povero ragazzo, come è conciato per colpa tua, fai qualcosa per farlo rilassare “
Lei mi guarda stranita, poi guarda il cazzone del ragazzo, i suoi occhi, spalancati per poter vedere meglio le tette.

“ E cosa devo fare …. ” Dice lei, sapendo già cosa poteva fare …. ” Più che una sega …..”

A queste parole, il movimento della mano , del ragazzo aumenta di ritmo … e gli occhi brillano

Robi si inginocchia sull’ erba, trovandosi faccia / cazzo con il marocchino, allunga una mano, prende in mano il bastone di carne, e comincia un su e giù da professionista, passando la manina sul glande, per poi scendere al sacchetto dei coglioni, gonfio da esplodere, e risalire alla punta.

Io, per non esser da meno, le metto nell’ altra mano il mio, forse meno grosso del ragazzo, ma con altrettanta voglia di esplodere.
Il suo movimento di mani è perfetto, sale e scende alternatamente sui due cazzi rigidi, pensando che quella era la prima volta con due cazzi a disposizione. Dopo un po’ decide di baciare in punta di labbra, la cappella scura, facendo tremare il ragazzo, per poi spostarsi sul mio … infilandolo in bocca per metà.

La cosa si protrae per circa 5 minuti, quando, il ragazzo si fa intraprendente, e chiede se può toccarle le tette, …. un attimo di silenzio …. E poi lei si spinge in avanti, verso il ragazzo.

Che da ragazzo, si era trasformato in polpo, sembrava che le mani si fossero decuplicate, la maiala si sentiva mani ovunque, le tette non si vedevano più …. Scomparse sotto le manone del giovane, che si agitava sempre più, sudava e ansimava.

In mezzo a tutto questo trambusto, la porca non ha mai mollato le prese ai cazzi, anzi aumentava il ritmo, sperando che tutto finisse prima possibile. Ed infatti, ad un certo momento, percepi il trmare del giovane, e fece giusto in tempo a retrocedere quel tanto che basta, per non farsi sborrare in faccia.

Uno, due, tre schizzi enormi, seguiti da altri meno grossi, ma belli densi, coprirono quasi completamente il seno sinistro di Robi, io eccitato come non mai, prendo in mano il mio cazzo e lo punto diritto sul seno destro, e lo schizzo tutto abbondantemente di sborra più spessa di quella del ragazzo.

Che scena, la mia maiala, con tutte le tette colanti sborra, inginocchiata difronte a due cazzi semirigidi, sgocciolanti ….. mmmm che spettacolo

Siccome siamo tutti e tre nudi, a parte il perizoma di Robi, chiaramente umido all’ altezza della fica, non ci resta che incamminarci verso il lago, per poter calmare i bollenti spiriti, e darci una sciaccuata.

Giunti in spiaggia, troviamo gli altri due, finalmente mosci, che ci guardano stupiti, soprattutto lei … con tutto il davanti appiccicato.

Risata generale e bagno. Mentre ero in acqua, vicino a lei, le chiedo se le è piaciuto maneggiare due cazzi contemporaneamente.
Lei facendo si con la testa, si avvicina all’ orecchio sussurrandomi …. ” A te è piaciuto, vedermi con un altro cazzo in mano , che mi sborrava, ….. pensa se lo avessi infilato dentro, lungo e grosso com’è …. ”

Non so che espressione potessi avere, ma lei guardandomi …” Sei il solito porco …” e io nella mia mente penso ….. senti chi parla.

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Una sera in piscina

E sempre stata una mia fantasia vederla nuda e magari che facesse qualcosa con altri, pero lei quando a letto fantasticavo su questo si stizziva.
Quella sera pero …..
L’ho accompagnata ad un corso d’aggiornamento fuori citta, la sera un suo collega invito mia moglie, io e gli altri due colleghi presenti al corso a cenare da lui.
Possedeva una bella casa con piscina un bel giardino mangiammo fuori bevemmo un po’ anche mia moglie che di solito non beve mai.

La giornata di giugno era calda e afosa uno dei presenti propose visto il caldo e la piscina disponibile del collega di un bel tuffo per rinfrescarci un po’. Il proprietario disse e lì a nostra disposizione io non parlai mia moglie chiese ma voi avete i costumi?
La risposta fu no ma ci tuffiamo nudi, mia moglie disse ma voi siete matti io nuda con voi tre maschi siete fuori e poi rivolgendosi a me disse tu lo faresti?
Allora delle chiese ma non hai mai fatto il bagno nuda a mezzanotte in spiaggia, lei rispose di no.

Loro dissero be noi lo facciamo e iniziarono a spogliarsi, mia moglie mi guarda perplessa ed io gli dico dai andiamo a rinfrescarci anche noi intanto cosa vuoi che sia vedono due tette e un po’ di pelo e iniziai a spogliarmi, mi tuffai e la invitai a entrare dicendoli che era magnifico, anche i suoi colleghi la invitarono dicendogli di non vergognarsi intanto era fatta come tutta e loro non era la prima volta che ne vedevano una nuda e non si sarebbero scandalizzati.

Mia moglie si verso un altro bicchiere di vino lo beve tutto d’un fiato si alza e inizia a spogliarsi i suoi colleghi esultarono facendogli un applauso dicendogli brava. Io ero già eccitato un po’ confuso era la prima volta che lo faceva ora, era in intimo in piedi a bordo piscina noi in acqua rimase li ferma un po’ poi ….. si tolse il reggiseno e libero la sua terza che si manteneva ancora su nonostante i suoi 37 anni e dalla piscina ci fu un boato di gioia e vidi che anche gli altri erano eccitati c’è l’avevano duro.

Poi si giro dandoci il lato b e si tolse anche gli slip dicendo chiudete gli occhi che entro, naturalmente nessuno chiuse gli occhi, si giro ed entro mi venne vicino e mi diede un bacio, parlammo un po’ ogni tanto gli tiravano un po’ d’acqua ci divertivamo e vedevo che ogni tanto guardava sotto i loro cazzi duri, la cosa mi eccitava parecchio. Giorgio usci dalla piscina e andò a prendere 5 bicchieri e del limoncello co il suo cazzo duro in bella vista mia moglie lo segui con lo sguardo poi Luca disse Giorgio guarda come te lo guarda e lei divento rossa e si appoggio a me io la abbracciai e le toccai le tette gli diedi un bacchio arrivo Giorgio con i bicchieri di limoncino si sedette a bordo piscina giusto in parte a mia moglie con il suo cazzo ancora dritto gli diede il bicchiere mentre Dario si sedette anche lui a bordo piscina e lo sguardo di mia moglie si sposto su di lui non l’avevo notato sottacqua ma aveva un cazzo enorme penso 24,25 considerando i miei 18.

Vide subito mia moglie che lo guardava e gli disse mai visto cosi grande, dopo alcuni istanti a bocca aperta disse no e divento rossa mentre noi scoppiamo in una risata.
I tre colleghi uscirono rimmanemmo noi due dentro lontani da sguardi e orecchie indiscrette gli dissi ti piaccerebbe mettere in atto le nostre fantasie e lei ma sei fuori ma era un sei fuori bo penso non convinto l’aiutai a uscire arrivo Dario li porse l’asciugamano e la scuadro da testa ai piedi dicendogli sei verramente figa, Luca ridendo disse intanto non ti fa un pompino che gli fai i complimenti mia moglie gli fece il dito medio e disse e chi te lo dice che non glielo faccio.

Tutti di shitto mi guardarono e Luca sempre lui disse non lo fa c’e suo marito e io risposi perche se non ci fossi lo farebbe? Lui siiii credimi e penso non solo a lui poi ci girrammo verso mia moglie e…….. stava toccando quel cazzo enorme di Dario io m i bloccai Luca rimase a bocca aperta Giorgio stava arrivando con altri limoncini si fermo davanti a loro poggio il vassoio per terra mentre vidi la mano di Dario toccarle la figa Giorgio si alzo mi guardo un attimo e inizio a toccarle le tette Luca era sempre fermo si giro verso di me verso loro e mia moglie si stava baciando con Dario e Giorgio le stava succhiando le tette allora io mi avvicino a loro mia moglie si stacca con la bocca da Dario Giorgio si ferma lei mi guarda senza staccare la mano da quel enorme cazzo passano alcuni secondi la bacio ci riguardiamo negli occhi vedo ls sua voglia gli prendo la testa tra le mani gli do un altro bacio poi gli guido la testa verso quel cazzo lei lo prende in bocca e inizia un pompino meraviglioso Giorgio le stava rittocando le tette Luca solo in quel momento realizzo penso quello che stava accadendo e esclamo arrivo mentre io avevo gia la lingua sulla sua figa mai sentita piena di umori cosi me la gustai un po poi fecci spazzio a Giorgio vedi Luca succhiarli le tette mentre lei aveva ancora quel cazzo in bocca lo spompinava con tanta passione mai vista io mi sedetti e mi gustai quella scena tanto fantasticata un po.

Poi Luca disse a Dario basta ora godere della sua bocca ora tocca a me lo scanso e infilo il suo in bocca a mia moglie Dario allora scanso Giorgi e infilo la sua lingua in quella figa fradicia d’umori, Giorgio si avvicino a Luca e mia moglie inizio a succhiare due cazzi cosi mi avicinai a loro ora ne aveva tre. Dario si stacco dalla figa con la lingua e la penetro con qun cazzo enorme mia moglie urlo di piacere.

Continuammo un po finche Dario non disse sto venendo allora mia moglie mollo tutto si giro e lo presse tutto in bocca mentre Luca aprofitto del buco libro e infilo il suo cazzo finche non venne il suo momento e sborro sulle sue tette ora cera Giorgio e sborro anche lui sulle sue tette ora infilai il mio mentre a Dario era tornato duro e stava gia rigodendo della sua bocca io gli venni dentro ,lei intanto continuava con quel pompino meraviglioso.

Aveva la sborra che colava dalla sua bella fighetta e andai a leccarla finche Dario non arrivo col suo cazzo lo avicino alla figa mi sfiorro la lingua la penetro di nuovo io l’asciai posto e andai a baciare mia moglie sapeva da cazzi ma era una cosa fantastica. Dario disse vengo pero questa volta mia moglie non si giro lo prese dentro urlando tutto il suo piacere. UN nuovo tuffo in piscina per lavarci l’odore del sesso uscimmo ci rivestiamo salutiamo lasciandoci con ci rivediamo?.

Io e la mia (ex) prof

La storia che sto per raccontarvi risale a circa 2 anni fa quando avevo appena 18 anni e stavo frequentando l’ultimo anno di superiori con annesso “esame di maturità”.
Con la maturità andò abbastanza bene ma ciò che conta è che iniziai una relazione con una “matura”, trattasi della mia professoressa di economia. Lei 51 anni, una donna in carne, capelli scuri lunghi e un abbondante seno sulla quale una volta mi ero sparato una sega.

Negli ultimi mesi scolastici, il mio andamento non era buono, soprattutto nella sua materia e così mi propose di andare a ripassare di pomeriggio a casa sua (eh no, quel pomeriggio non successe un bel nulla) così seppur inizialmente esitante decisi di andarci senza alcun secondo interesse.

Arrivato a casa sua mi ospita e aveva preparato dei biscotti, così iniziò a farmi da ripetizione dopodichè scambiammo due chiacchiere e mi raccontò della sua passione per il ballo.

Si fece e tardi e vedendo che non tornavano nè il marito nè i figli gli chiesi se facessero sempre così tardi e scoprii che in realtà era divorziata e il figlio viveva con il padre.

Nei giorni successivi continuai ad andare a prendere ripetizioni e man mano si ampliavano le conoscenze reciproche dell’uno e dell’altra. Quella prof che tanto mi sembrava antipatica e rigida in classe si stava rivelando una signora gentilissima, socievole e divertente.

Si avvicinava sempre più l’esame e passavo sempre più ore a ripetere.

In quella casa notai una cosa però, la signora seppur benestante con una casa veramente spaziosa con annesso giardino e piscina all’esterno era sola. Una casa enorme per una signora sola. Così parlando del più e del meno mi disse che sarebbe voluta andare a prendersi un caffè sopra Posillipo io per scherzo dissi: “anch’io” e mi chiese se mi sarebbe fatto piacere farla compagnia.

Infatti il pomeriggio seguente non facemmo ripetizione e andammo a prenderci un caffè lì, la situazione ci metteva entrambi a disagio ma passammo un bel pomeriggio. I giorni successivi proseguimmo le ripetizioni e lei volle “sdebitarsi” il caffè a tutti i costri offrendomi un pranzo al nominato ristorante “La reginella”. Pranzammo e lei mi chiese se dopo l’esame non sarei scomparso perchè si era affezionata tantissimo a me.

In realtà io volevo attendere fino all’esame e poi vaporizzarmi ma la svolta avvenne proprio durante quella settimana.

Fino ad allora l’avevo sempre trovata composta con abiti che nascondevano completamente le forme ma a 4 giorni dall’esame con un caldo torrido mi ospitò con una canottiera molto scollata e pantaloncini scusandosi che era in quelle condizioni per il caldo ma io scherzando dissi magari facciamo anche un bagno in piscina. Lei era molto timida e “signora” e aveva vergogna a farsi vedere in costume ma dopo tanto insistenza accettò mentre io avrei dovuto farmi il bagno in slip.

Ma non avevo considerato che vedendola in costume mi sarebbe venuta un’erezione esagerata quasi volevo scappare ma lei diceva: “dai ora ti vergogni tu? hai gli slip non preoccuparti vieni in acqua” ma appena tolsi pantaloncino si vedeva in modo netto il cazzo gonfio sopratutto quando entrai in acqua lo slip divenne quasi trasparente ed era come se fossi col cazzo di fuori. Lei si fece rossa rossa ma molto imbarazzata fece finta di nulla dopodichè nel giro di 10 minuti si andò a rivestire e mi portò uno slip pulito che gli era rimasto del figlio.

Quando tornai a casa iniziai a segarmi su quelle tettone e iniziò a diventare il mio chiodo fisso. Il giorno seguente ritornai da lei (sarebbe dovuto essere l’ultimo giorno di ripetizione) e lei mi fece trovare due costumi che mi aveva comprato come regalo e una bella cenetta come buon auspicio per l’esame.

La serata terminò dopo aver guardato un pò la tv e tornai a casa, dopodichè la rividi direttamente dopo l’esame per rifesteggiare con un’altra cenetta.

Quella sera venne un temporale fortissimo con il quale non si poteva uscire e lei disse se vuoi puoi dormire qui tanto ho delle camere in più, così avvisai i miei genitori dicendo che ero da un amico e decisi di dormire lì.
Quando si fece orario di andare a letto lei si andò a cambiare in bagno e mi misi a spiare dal occhiello le sue abbondanti linee per poi segarmi e sborrare nel suo stesso letto.

Infatti dormimmo nello stesso letto ma seppur non successe nulla mi segai mentre dormiva sborrando nelle lenzuola e rimanendo col cazzo all’aria. La mattina dopo quando se ne accorse rimase sconvolta e gli spiegai tutta la situazione, AVEVO PERSO LA TESTA PER LEI. Così mi piombai e provai a baciarla e come risposta ricevetti le sue labbra e la sua lingua che non si opposero subito provai a spogliarla per scoparmela ma lei non volle finchè non si decise di concedermi soltanto una semplice sega.

Mi misi disteso sul letto e lei con le sue mani con tanta esperienza mi fece una sega eccezionale, me lo maneggiava con calma e con passione fino a che non la sborrai in 5 minuti tra le sue mani.

Di lì iniziò una vera e propria storia tra noi, mi riempiva di regali, vacanze, crociere ecc.. ma del sesso non se ne parlava al limite mi concedeva qualche sega una quantum dovetti aspettare diverso tempo per la prima scopata (infatti ve la racconterò in una storia separatamente).

Da allora fino ad oggi siamo stati insieme, ormai abbiamo una vita insieme e stiamo progettando di fare un figlio in modo che i miei siano costretti ad accettare la situazione. Mi fa fare il signore insieme a lei senza farmi mancare nulla è quasi come se pensasse lei alla casa però ci sono stati comunque dei problemi nel nostro percorso.

In seguito vi racconterò della nostra prima scopata, dell’incontro con i miei ecc…

Seguite!.

Sandra

La voce al telefono era un sommesso sussurro, ma aveva un tono deciso, quasi intransigente. Sandra sogghignò tra sé e sé: era sempre così… quando la chiamavano, parlavano sempre sottovoce per paura che qualcuno, chissà chi, li sentisse, ma allo stesso tempo le parlavano come se lei fosse di loro proprietà, come se lei fosse la loro serva. Illusi.
Mise giù il telefono e tornò a studiare. Qualche ora dopo, completamente nuda ed in ginocchio sotto un tavolo da poker, stava ancora sogghignando.

Passava a random da un cazzo all’altro, tutti ritti, tutti lucidi della sua saliva. Gli uomini cui quelle obbedienti appendici appartenevano stavano giocando, cercando di non perdere la concentrazione ogniqualvolta la ragazza imboccava il loro pene teso, lo succhiava, lo leccava, lo mordicchiava, per poi abbandonarlo e passare al prossimo: ritenevano che rendesse il gioco più interessante.
Ritenevano che lei fosse al loro servizio… poveri sciocchi, non sospettavano che fosse l’esatto contrario: erano loro, questi uomini di mezza età arrapati ed affamati di figa giovane che le garantivano divertimento e soldi.

La chiamavano, la scopavano, la pagavano. Tutti godevano, anche e soprattutto Sandra, ma i soldi fluivano dalle loro tasche a quelle di lei, quindi alla fine dei conti quella che usciva da quelle serate più ricca, e senza perderci nulla, era proprio lei.
Aveva capito presto che tra le gambe possedeva una miniera d’oro, anzi che l’intero suo corpo era una miniera d’oro.
Ricordava ancora con la massima chiarezza, dopo quasi quattro anni, la faccia del vicino quando, a quindici anni, si era tolta il vestitino sul bordo della di lui piscina per il primo bagno della stagione: avidità e desiderio passarono in un lampo distorcendogli i lineamenti.

La fortuna di Sandra fu di stare guardando proprio in quella direzione in quel preciso istante.
Imbarazzata e sorpresa aveva abbassato lo sguardo, che era capitato sul davanti del suo costume chiaro che iniziava a gonfiarsi. Lui se ne accorse e chiuse immediatamente i lembi dell’accappatoio.
La ragazza era giovane ma non ingenua, anzi.
Aveva capito subito cosa fosse successo. Era cresciuta molto quell’inverno sotto i vestiti pesanti: l’estate precedente era una ragazzina goffa e spigolosa, ora era sulla via di diventare una donna.

Le sue gambe si erano tornite, i suoi fianchi allargati e la sua vita stretta. Il seno, l’anno prima fresco e tondo, era cresciuto, e sarebbe cresciuto ancora un pochino, ma già riempiva abbondantemente i triangoli di un costume ormai troppo piccolo.
E ora un uomo l’aveva notato. Si era emozionata all’idea, si era anche eccitata, ma la sua mente pragmatica aveva iniziato a far girare le rotelline per capire come sfruttare la situazione a proprio vantaggio.

Sapeva, dai discorsi di amiche più grandi, dalla tv e dai libri, che c’erano uomini disposti a tutto per del sesso. E che c’erano uomini che prediligevano le ragazzine.
Non comprò costumi nuovi quell’anno, nonostante le insistenze della mamma che continuava a ripeterle che quelli che aveva erano troppo piccoli, fingendo fitte di rabbia adolescenziale verso la perfida madre che voleva privare la povera figlia dei capi d’abbigliamento preferiti.
E andò in piscina dai vicini il più possibile, con la scusa di chiacchierare con Angelica, la loro figlia che aveva un anno meno di lei, cercando di andarci soprattutto nel weekend quando lui era a casa, mostrandogli tutto quello che c’era da mostrare nei suoi costumi ristretti, carezzandosi mentre metteva la crema solare e a volte anche scoprendosi “accidentalmente” un capezzolo o un pochino di pelo inguinale quando nessun altro guardava, e rimanendo ogni volta soddisfatta delle reazioni che suscitava.

Il pover’uomo passò tutta la prima parte dell’estate semiseduto sulla sdraio con un giornale sulle gambe.
Si presentò sulla loro porta una domenica pomeriggio che sapeva benissimo che né Angelica né la madre sarebbero state a casa, fingendo di essersene scordata.
Il vicino ovviamente non ci pensò nemmeno a mandarla a casa.
Sandra gli chiese di tenerle compagnia in piscina, e senza aspettarlo si tuffò nella vasca. Ne riemerse senza la parte superiore del costume, “accidentalmente” persa nell’impatto con l’acqua…
Dieci minuti dopo era stesa sul lettino a bordo piscina, senza più nemmeno il pezzo sotto del costume e la testa del vicino tra le cosce.

Per la prima volta qualcuno che non fosse sua madre o il dottore aveva visto la sua intimità, la stava toccando, addirittura leccando… e a Sandra piaceva, oh se le piaceva. Più che masturbarsi, quello era sicuro. Venne sulle labbra avide dell’uomo che la bevvero tutta.
Ma non perse la testa: se la tenne ben stretta e funzionante sulle spalle: altri cinque minuti dopo aveva il glande del vicino che le accarezzava la vulva lubrificata di saliva e umori dell’orgasmo, e cinquecento euro nella borsa: il prezzo della sua verginità.

Il piacere provato non aveva diminuito l’eccitazione, anzi… il cuore le batteva a mille, la vagina pulsava pronta e bagnata, la mente era in fiamme per l’ottenuto traguardo e le infinite possibilità che le si aprivano davanti
Quando lui spinse, entrando dove nessuno era mai stato, aprendola, dilatandola, riempiendola, non provò il dolore che aveva preventivato ma solo piacere, piacere, piacere.
Venne di nuovo, proprio mentre lui la riempiva di sperma.
Finse disperata preoccupazione, accusandolo di non avere preso precauzioni (in realtà Sandra aveva iniziato di nascosto a assumere anticoncezionali un paio di settimane prima), e mezzora dopo gli si concesse di nuovo in cambio della promessa da parte di lui di pagarle la pillola ogni mese.

E scoprì che agli uomini piaceva versare lo sperma anche al di fuori della vagina: se lo sciacquò dal seno poco dopo, in piscina.
Imparò molte altre cose in quei mesi, sul sesso, sul corpo degli uomini e sul proprio corpo.
Fece pagare al vicino, in molti modi diversi (soldi, regali, passaggi in macchina, ricariche telefoniche) ogni singolo amplesso, ogni pompino che gli concesse per tutta la durata delle scuole superiori fino al giorno che era partita per una città lontana e l’università.

E non solo a lui… lasciò, se non proprio dei cuori infranti, parecchi cazzi a secco quando si trasferì.
Non le fu difficile farsi un nuovo “giro”, ben più ampio e lucroso, lontano dalla piccola cittadina di provincia da cui proveniva, in cui tutti conoscono tutti ed è difficile muoversi senza suscitare pettegolezzi.
Qui invece milioni di persone si incrociavano senza nemmeno guardarsi…
I suoi pensavano che facesse la cameriera in un pub per pagarsi le spese e contribuire all’affitto, mentre lei accumulava denaro in un conto di cui nessuno era a conoscenza.

Ma non erano solo i soldi che le interessavano: ci teneva a riuscire bene all’università, e ci teneva a farlo senza barare. Per questo aveva deciso che non sarebbe andata a letto con alcun professore o assistente per ottenere voti più alti. Ma ciò non le impediva di farlo coi compagni di corso più bravi…
Ce n’era uno, Luigi, un secchione sfigato talmente perso nel suo mondo che non parlava mai con nessuno, bravissimo ma da cui nessuno era mai riuscito ad ottenere una spiegazione, un aiuto nello studio.

Gli aveva preso la verginità nei bagni dell’ultimo piano del terzo dipartimento, un amplesso goffo e rapido fatto di colpi inesperti e gemiti soffocati per non farsi sentire dalla gente che passava di fuori. Ora lui trascorreva a casa di Sandra almeno un pomeriggio la settimana a scopare e studiare, e i voti già alti di lei avevano avuto un’impennata.
E ora era qui, come molte altre sere, perfettamente truccata, coi lunghi capelli biondi raccolti in cima alla
testa che le ricadevano sulle spalle, le scarpe dal tacco vertiginoso e nient’altro addosso, che passava da un cazzo all’altro tra le gambe di un tavolo da poker.

Loro, in giacca e cravatta con solo i falli che sporgevano dai calzoni slacciati, pensavano di dominarla ma era lei che aveva tutto il potere, il potere di farli impazzire di desiderio, il potere di dire di no quando non le andava sapendo che l’avrebbero richiamata, e soprattutto il potere di chi ha, letteralmente, i denti intorno alla parte del corpo più preziosa per un maschio.
Sapeva cosa sarebbe successo di lì a poco: uno di loro, probabilmente il biondo poiché aveva sentito il suo cazzo sobbalzare più degli altri tra le sue labbra, si sarebbe stancato di questo gioco, l’avrebbe tirata fuori da sotto il tavolo e l’avrebbe stesa sul piano da gioco, spargendo fiches ovunque.

Poi le avrebbe allargato le gambe e l’avrebbe penetrata con foga maltrattenuta, mentre un altro, presumibilmente il più vecchio del tavolo, le avrebbe infilato il membro in bocca, per tenersi caldo mentre gli altri, a turno, la scopavano in vagina o nel culo. Quando anche l’ultimo si fosse soddisfatto, avrebbero ripreso a giocare, e lei sarebbe tornata sotto il tavolo a resuscitare falli mosci coperti di sperma.
Avrebbero creduto che i suoni che emetteva ad ogni orgasmo fossero fasulli, e forse in fondo al proprio cuore uno di loro, tornando a casa e guardando le proprie figlie adolescenti addormentate, avrebbe anche provato pietà per lei.

A riprova del suo potere, le cose andarono quasi come le aveva previste: il biondo la fece uscire da sotto il tavolo e la spinse sullo schienale della poltrona, piegata in due con le gambe a penzoloni e la testa che sfiorava la seduta.
Poi il biondo si infilò uno dei preservativi che avevano posato sul tavolo, le allargò le gambe ed entrò in lei deciso, facendola gemere e tremare di piacere, mentre il più anziano le sollevava la testa e le imboccava un cazzo umido e teso.

Con la coda dell’occhio vide gli altri due che se lo menavano, in attesa.
Il biondo entrava e usciva da lei con foga, montandola con l’urgenza di chi si vuole svuotare le palle, e venne prima che lei potesse godere. Lo sostituì il riccio, col cazzo grosso e gonfio, che la riempì muovendosi con metodica calma. Dentro, fuori, dentro, fuori, le dita che cercavano e trovavano i capezzoli di Sandra, le palle che le premevano sul clitoride.

Il riccio, approssimandosi all’orgasmo, aumentò il ritmo e la forza delle spinte e la ragazza venne una volta, poi una seconda, mugolando intorno al membro che inesorabile le scopava la bocca.
L’uomo che la stava montando, un istante prima di venire si sfilò da lei, si tolse il preservativo e le venne sulla schiena.
Il terzo prese subito il suo posto: lungo e sottile le batteva sul fondo causandole un sublime mix di dolore e piacere.

Non ci mise molto: anche prima, mentre lo succhiava, era stato sul punto di venire un paio di volte, ma non aveva lo spirito di iniziativa del biondo e aveva aspettato che qualcun altro facesse la prima volta. Non vinceva mai nelle serate in cui Sandra rimaneva fino a mattina e li vedeva fare i conti, e non avrebbe mai vinto, pensò ora mentre lo sentiva sussultare e sobbalzare dentro di lei dopo solo pochi violenti, frettolosi e poco abili colpi.

Poi il più anziano del gruppo si mise dietro di lei e lentamente le penetrò la vagina con il pene incappucciato.
Era lui che la chiamava con quell’assurdo tono perentorio sotto voce. Si mosse con la calma del padrone, e mentre la prendeva le infilava il pollice nell’ano, allargando l’orifizio. Ben consapevole di quello che stava per accadere Sandra gemette, portando le mani indietro ad allargarsi le chiappe in un chiaro invito.

Lui si ritrasse dalla vagina e con un unico colpo glielo infilò nel culo. Sandra gridò, contorcendosi come un pesce preso all’amo venendo sotto i colpi inesorabili che le squassavano le viscere.
E poi via, di nuovo sotto al tavolo a resuscitare cazzi unti di lubrificante dei preservativi, con i propri umori vischiosi che le colavano tra le gambe.
Dopo la doccia, parte integrante dell’accordo che Sandra stipulava coi suoi clienti, la ragazza infilò con cura i propri vestiti, costosi ed eleganti, prese la borsa Vuitton originale, ora molto più pesante di quando era arrivata, e si avviò verso l’uscita.

I suoi clienti, ancora al tavolo da gioco, la salutarono.
Appagata e soddisfatta Sandra avviò la macchina e partì alla volta di casa. Domani aveva l’ultimo esame del primo anno ed era certa che l’avrebbe passato brillantemente, come gli altri.

Dopo i quaranta la voglia è tanta

Sono stata, proprio oggi pomeriggio, in un nuovo negozio di abbigliamento intimo. I prezzi sono invitanti. I costumi da bagno splendidi e anche l’intimo e’ carino.
Cosi’ ho infilato in borsa la carta di credito e mi sono preparata psicologicamente allo shopping selvaggio ! La mia intenzione era di acquistare un paio di bikini per il mare, qualche mutandina carina e un paio di reggiseni. Il negozio e’ molto carino, open space. Oltre all’abbigliamento esposto ordinatamente sulle grucce, vi sono angoli accoglienti con divani e poltroncine.

Mi e’ venuta incontro una bella signora sui 45 – 50 anni, molto elegante, ben truccata. Ha allontanato con garbo la giovane commessa , e , stimando che la mia eta’ fosse vicina alla sua , ha deciso che sarebbe stato suo compito accontentarmi, mentre la ragazza avrebbe pensato ad un gruppetto di studentesse curiose e vocianti.
Ho chiesto subito alla proprietaria di poter provare qualche costume e qualche reggiseno. Dopo essersi accertata di quali fossero le mie preferenze e la mia taglia , mi ha fatta accomodare in camerino e , poco dopo , e’ arrivata con una montagna di costumi….

uno piu’ bello dell’altro.
“Provi con comodo, fra poco tornero’ e mi dira’ quali siano le sue preferenze”.
Mi e’ parso che la signora, nel chiudere la porta, abbia lanciato uno sguardo di ammirazione alle mie lunghe gambe snelle , ormai nude…Io infatti, nell’attesa , avevo gia’ sfilato la gonna e mi preparavo a slacciare anche la camicetta.
Ho pensato che la colpa fosse tutta della mia fantasia e della mia “voglia di donna” che , in questo periodo, piu’ che in altri, mi accompagna e mi eccita.

Non so cosa darei, infatti, per provare le attenzioni di una lesbica.
E’ un desiderio, un sogno che coltivo da almeno vent’anni. Non ho mai avuto una vera esperienza lesbo. Una sola volta nella vita ho invitato a casa una cara amica , dopo averle fatto confessare che anche lei sarebbe stata curiosa di provare…ma non fu una serata particolarmente eccitante…probabilmente entrambe avremmo desiderato che fosse l’altra a prendere l’iniziativa. Cosi’ fini’ che ci masturbammo a vicenda senza provare il desiderio di ripetere l’esperienza.

Personalmente ho continuato a desiderare di restare in balia di una vera

lesbica per alcune ore, sarei disposta ad assoggettarmi a tutte le sue voglie ed ai suoi capricci, pur di godere della sua lingua esperta e delle sue attenzioni.
Quindi , probabilmente, la mia permanente eccitazione e la mia fervida fantasia …. hanno fatto scorgere, nello sguardo della Signora, un interesse piu’ profondo di quello che solitamente riserva una proprietaria di boutique ad una cliente bendisposta agli acquisti.

Infatti la Signora (la chiamero’ in questo modo, ignorando il suo nome) poco dopo ha discretamente bussato al camerino chiedendo di poter entrare per constatare di persona quali fossero le mie esigenze e quale fosse la vestibilita’ dei costumi che mi aveva proposto. In quel momento indossavo un due pezzi Calvin Klein color petrolio che mi stava davvero bene. La Signora , molto soddisfatta, mi ha aiutato ad aggiustare le spalline ed e’ tornata di corsa in magazzino per sottopormi premurosamente altri modelli e colori.

Nella totale solitudine del camerino mi sono sentita un tantino disillusa. Di nuovo, per l’ennesima volta, avevo creduto di poter suscitare l’interesse sessuale di una donna…e invece, come al solito, avevo preso lucciole per lanterne.
Nel frattempo la Signora entrava ed usciva sottoponendomi una quantita’ di modelli e colori da capogiro. Ero stanca di provare ed avevo quasi deciso per due modelli semplici ma decisamente sexy…Si avvicinava l’ora di chiusura , non mi ero resa conto di avere trascorso quasi 40 minuti chiusa in quel bugigattolo privo di aerazione.

Ho sentito la Signora congedare la commessa e mi sono affrettata ad indossare l’ultimo costume …per lasciare che la Signora potesse chiudere e tornare a casa.
Indosso lo slip e sto per afferrare il reggiseno, sto studiando i lacci ed i ganci, giusto per capire come andra’ allacciato …. quando la porta del camerino si apre.
La Signora non ha bussato, questa volta……imbarazzata, mi copro come posso il seno, abbondante e prosperoso.

La Signora si scusa. Credeva che io lo avessi gia’ indossato, e si offre di aiutarmi ad allacciarlo.
Si pone alle mie spalle. Afferra il reggiseno e lo appoggia sui miei seni nudi. Sento le sue mani che cercano di afferrare i lacci per la chiusura, ma curiosamente le sue mani indugiano abbastanza a lungo sui miei fianchi e sulla schiena.
Sara’ colpa della mia solita immaginazione….
Le mani di lei , alla ricerca dei lacci, quasi accarezzano i miei fianchi, poi si

attardano sulle coppe del costume, quasi a sistemarlo meglio….

poi , inequivocabilmente, le sue mani scivolano sotto la stoffa e , da dietro, indugiano alla ricerca dei capezzoli che, pronti, si induriscono al contatto. Percepisco il suo respiro sul collo e sento il suo corpo aderire completamente alla mia schiena ed ai miei glutei, appena coperti da un misero slip da mare. Questa volta non posso dare la colpa alla mia fervida fantasia. La Signora mi sta accarezzando lentamente, languidamente. Le sue mani e le sue dita stuzzicano i miei seni , vedo nello specchio ,che campeggia di fronte a me , la sua sagoma alle mie spalle.

Sento che con abilita’ e dolcezza sta liberandomi del’inutile stoffa del costume che avrei dovuto provare. Lo fa scivolare sfilandomelo dalla testa. Ora sono in piedi, mi vedo allo specchio. Ho indosso solo la parte inferiore del costume ed ho una magnifica donna alle mie spalle che mi massaggia sapientemente il seno. Vedo le sue dita abilissime stringersi intorno ai capezzoli per eccitarli. Mi sfugge un gemito. Ho paura di cio’ che potrebbe accadere , ma al contempo ho una voglia folle di abbandonarmi al piacere.

La Signora interpreta il mio gemito come un apprezzamento alla sua abilita’ ed ora le sue mani scendono sui miei fianchi ed abbassano lo slip. Sono immobile come una statua. Ho voglia ed ho paura di cio’ che potrebbe accadere. Attendo, fremente, che Lei si spinga a fare di piu’. Ora sono nuda. La Signora e’ sempre alle mie spalle ed accarezza il mio corpo in silenzio, con lentezza passa dai seni al monte di Venere, si sofferma sui fianchi, scende alle cosce, risale al seno.

Percepisco ora la sua lingua sul collo ..la sento guizzare , umida, la sento leccare la nuca …. Percepisco un comando dolcissimo e vi obbedisco diligentemente. Le sua mani spingono affinche’ io ruoti su me stessa ed offra la totale visione del mio corpo nudo ed inerme alle sue voglie perverse. Mi guarda. Mi studia. Mi sorride ora… Mi spinge verso la poltroncina che campeggia in un angolo, straripante di costumi. Le sue braccia , forti e volitive, mi accompagnano affinche’ io mi sieda.

Subito lei e’ sopra e dentro di me. La sua bocca sfiora la mia e vi penetra con dolce violenza. La sua lingua esplora tutta me stessa , strappandomi nuovi gemiti di sorpresa e di piacere. Le sua mani sono inarrestabili, irraggiungibili e giocano, carezzano, titillano, si muovono…
Ora la sua lingua scende verso i seni , li bagna di saliva e carezza dolcemente prima un capezzolo, poi l’altro. Percepisco un lieve morso su entrambi.

Gemo. Non posso fare altro. Lei non parla. Io non oso pronunciare altro che gemiti di sommesso piacere.
E’ come se fra noi fosse nata una tacita intesa…godere senza sapere nulla l’una dell’altra…. senza presentazioni, senza nomi…. sono sufficienti i nostri corpi e le nostre voglie.
La Signora scende verso l’ombelico , vi penetra con la punta della lingua. Io, oltre a godermi le mille sensazioni che Lei sa donare…mi godo lo spettacolo allo specchio.

Mi vedo semisdraiata sulla poltroncina, in totale balia di questa insaziabile troia, che vuole farmi godere….
La sua lingua sa farsi desiderare. Ormai io la vorrei sentire dentro di me, profondamente …vorrei godere fra le sue labbra senza ritegno alcuno…. ma la porca sa bene come farsi desiderare e presto abbandona il mio ventre per dedicarsi alle braccia…. ora scende dolcemente a leccarmi le cosce…. dopo un istante lambisce con lussuria il polpaccio ed afferra il mio piede.

Infila alcune delle mie dita nella sua bocca, bagnandole di saliva e senza smettere di guardarmi negli occhi.
Io vorrei urlare. Vorrei implorarla di farmi godere, di farmi venire ,ma non oso interrompere questo silenzio carico di tensione e di attesa….
Sta deliberatamente succhiando i miei piedi come fossero falli maschili, infila il mio alluce frale labbra umide e succhia…. lecca…. La mia vagina ormai ha abbondantemente bagnato la poltroncina in attesa di quanto desidera piu’ d’ogni altra cosa …e finalmente la Signora abbandona il mio piede, sale lentissimamente, sempre fissando il mio viso , con la lingua , a lambire la gamba, si avvicina alla coscia , istintivamente mi apro..Ora la voglio, lo voglio ! Lei alza lo sguardo , mi fissa e fa comparire la lingua fra le labbra , la muove velocemente guardandomi negli occhi …Io gemo e per la prima volta imploro:

“ Ti prego….


Sorride, abbassa il capo e finalmente percepisco il muscolo bagnato e bollente guizzarmi fra le cosce.
Mi apro ancora di piu’.
Lei raggiunge il mio bottoncino e lo accudisce con amore, con perizia, con esperienza consumata.
Sento finalmente un brivido bollente partire dal cervello e raggiungere il clitoride. Finalmente godo…. finalmente mi abbandono alle sensazioni straordinarie di questa porca abilissima ed esperta. Mi sento gemere, mi sento gridare, le afferro il capo e me lo spingo contro.

La sua lingua saetta sul clito, le sue labbra lo afferrano e lo suggono , simulando un pompino. La sua lingua scende fra le mie labbra e penetra in me. Sento un cazzetto bagnato , piccolo , ma muscoloso …. che mi penetra con piccoli colpi ben assestati… Non so quante volte abbia gridato ed abbia implorato di non smettere, di continuare, di farmi venire ancora e ancora…. Ora Lei torna sul clitoride duro e percepisco due, forse tre delle sue dita spingersi dentro di me…prepotenti ed abili…fino a farmi urlare per l’ennesimo orgasmo….

mentre la lingua e le labbra non smettono di succhiare e leccare il bottoncino durissimo e teso. Non so per quanto tempo Lei si sia divertita a farmi godere…. Sono semplicemente certa di non avere mai goduto tanto. La Signora si e’ dedicata alla mia fica per minuti interminabili, ore …. Senza nulla chiedere in cambio. Ancora completamente vestita ha semplicemente dedicato al mio piacere tutte le sue abilita’. Ma ora sento che si muove….

Si allontana da me e mi lascia , sola ed abbandonata sulla poltroncina del camerino. Penso che , dopo tanta dedizione, abbia diritto ad un attimo di pausa, magari a bere un sorso d’acqua…. chissa’…
Sento che sta trafficando a qulche passo da me. Porte che si aprono e si richiudono. Passi che tornno verso il camerino. La Signora ricompare sulla porta. In braccio tiene un magnifico cagnolino bianco, un batuffolo di peli candidi circonda un musetto malizioso e vispo…In un istante mi domando dove abbia tenuto nascosto quel cane durante le ore di apertura negozio…a poi un altro pensiero attraversa fulmineamente la mia mente…Mi chiedo cosa voglia fare la mia dolce e perversa Signora offrendomi quel dolcissimo esemplare di White Terrier da guardare.

Un breve istante ed immediatamente comprendo. La Signora e’ sola , sicuramente e’ una lesbica convinta e …. probabilmente quando la voglia di sesso la possiede…si concede alle grazie di una linguetta maliziosa e discreta.
Non ho il tempo di riflettere. Lei appoggia il batuffolo a terra poi afferra le mie mani e , con decisione mi costringe ad accomodarmi sul pavimento del camerino. Mi accompagna con la schiena a terra, dolcemente.

Apre le mie cosce e tiene divaricate le mie gambe forzando le mie ginocchia. Quasi immediatamente percepisco un soffio caldo sulla fica …e subito dopo sento il nasino bagnato del Terrier farsi strada fra i miei umori , abbondantissimi ed umidi. Ho sentito dire che molte donne stimolano il cane con del burro o dello yogurth …. ma probabilmente il Terrier non ne ha bisogno in questo momento. Io sono talmente bagnata ed eccitata che lui , immediatamente , si insinua a leccare voracemente la mia femminilita’.

La Signora sorride e si accomoda sulla poltroncina. Io sono a terra, completamente umiliata dalla sua volonta’ ed , al contempo, eccitata in modo estremo dalla situazione …. Apro , mio malgrado, le gambe fino a poggiare quasi le ginocchia sul pavimento…la linguetta di lui non si fa attendere. Dopo avermi annusata ed avere percepito la mia calda eccitazione il cane insinua con consumata abilita’ la linguetta fra e mie labbra gonfie e inizia una estenuante, terribile, lunghissima ….

danza sul mio clito e nella mia vagina dischiusa, Sento l sua lingua dura e muscolosa muoversi velocissima sul clitoride…. sento la stessa lingua frugarmi dentro a caccia di umori e di liquidi…. che non si fanno certamente attendere.
Godo copiosamente sulla lingua del Terrier che mi penetra e mi fa gridare…..Ho gli occhi quasi sempre chiusi, ma quando il coraggio di un istante mi spinge ad aprirli, intravvedo la Signora che osserva lo spettacolo con ingorda ammirazione….

La sento incitare il fedele amico , sottovoce, quasi il suo fosse un linguaggio segreto e totalmente incomprensibile.
Certamente deve essere estremamente eccitante guardare la mia passerina lambita dalle avide e velocissime leccate del cagnolino…. Mi sollevo lievemente alzando il bacino…il piccolo si insinua fino a leccarmi il culetto…poi torna, disordinatamente , all’imbocco della vagina..per poi tornare al clitoride, ormai durissimo, estremamente eccitato e gonfio…. Sto impazzendo, sto sognando…sto venendo in modo vergognoso.

E mi rendo conto che e’ eccitante da morire il fatto che lei mi guardi mentre lo faccio. Mi contorco, nell’ultimo , spasmodico orgasmo…. in modo esageratamente plateale…per darle l’opportunita’ di beneficiare fino in fondo di questo mio anomalo spettacolo… Espello un ultimo fiotto di piacere che il cane sugge avidamente …fino a ripulirmi completamente. Sono scioccata, sconvolta, distrutta dalla vergogna, dal piacere, dallo stupore. Lei afferra semplicemente il cane, lo accarezza con amore e se ne va con lui.

Probabilmente lo riaccompagna la’ dove lui e’ abituato a stare durante le ore di apertura del negozio. Poi torna da me. Io mi sono rivestita in qualche modo…. lei e’ tornata da me sorridendo …. mi ha accompagnato all’uscita sul retro del negozio.
Per la prima volta l’ho sentita parlare….
“ Sei una troia formidabile, ti aspetto domani sera , dopo la chiusura…per continuare a giocare con te. Ma domani, ricorda bene, dovrai anche tu farmi godere.


E dopo avermi leccato con sensualita’ le labbra per l’ultima volta, mi ha spinta fuori dal suo negozio chiudendo a chiave il portoncino del retro- bottega.

Lezioni di vero
di antonio andrea fusco
Collegamento:.

Jotaro, il mio amore giapponese – Capitolo 4

Capitolo 4 Diventiamo amanti fissi

Non c’era dubbio alcuno che ci amassimo veramente. Ogni volta che facevamo l’amore ci avvicinavamo ulteriormente uno all’altro. In privato ci comportavamo come dei romanticoni. In pubblico agivamo come ragazzi normali. Come tutti gli innamorati avevamo delle discussioni. Ma non erano mai abbastanza violente da separarci. Erano parte della nostra relazione, i dolori della relazione se volete. I genitori di Jotaro ci dissero che era molto normale che accadesse.

La prima volta che litigammo ebbi paura che stessimo per separarci. Io non volevo perderlo. Avevamo litigato su uno stupido compito di scuola. Più tardi risultò che ci eravamo sbagliati tutti e due, ma quello non era importante. Il fatto era che avevamo avuto il nostro primo vero litigio ed io mi sentivo molto infelice. Non ci parlammo per una settimana. Alla fine suo padre ci diede una lavata di capo. Ci eravamo veramente meritati quella sgridata.

“Voi due dovete smetterla di comportarvi come bambinetti e risolvere questo sciocco piccolo litigio!” Disse: “Voi due non dovete troncare una grande amicizia per un piccolo disaccordo su di un compito di scuola. ”
Capii che aveva ragione ed anche Jotaro. Restammo seduti nella sua stanza per un po’, senza parlare. Io fui il primo a rompere il silenzio: “Jotaro, mi spiace per le cose che ho detto. Io non volevo. Per favore perdonami.

Io ho… io ho paura di perdere la tua amicizia e il tuo amore. ”
Lui mi guardò e poi si alzò: “Davide, è stata mia la colpa, ho iniziato io, e ti sto chiedendo di perdonarmi. Ti ho detto cose spiacevoli. Mi dispiace. ”
Ci guardammo a lungo, poi io mi alzai e lo abbracciai. Cominciammo a piangere mentre ci stringevamo l’uno all’altro. Capii che ora andava tutto bene. Vorrei poter dire che fu l’unico litigio nei cinque anni che restammo insieme, ma ce ne fu qualcun altro.

Ma ritornammo sempre a baciarci ed a recuperare il nostro accordo. Capimmo che le discussioni erano una parte sana della nostra relazione e che ci portavano a comprendere meglio come l’altro vedeva le cose. Litigammo su cose banali, la scuola, i fatti del giorno e cose che ci avevano colpiti personalmente. Parlavamo anche delle nostre paure, specialmente io. Jotaro non aveva niente da temere dai suoi genitori che sapevano. I miei invece non sapevano e quella era la vera paura, cosa sarebbe successo se l’avessero scoperto? Mia mamma era così omofoba! Mio papà, beh non sapevo quello che pensava dei gay finché alla fine mi rivelai quattro anni fa.

La sua reazione fu che aveva avuto dei sospetti, ma che aveva scelto di non dire niente a causa della mamma.
Ritornando a noi avevo paura che la mamma mi avrebbe portato in una clinica e ciò mi provocava degli incubi. Li raccontai a Jotaro che mi confortò meglio che poteva. Avevo incontrato Jotaro nel 1979, quando avevo sedici anni. Allora non c’era alcuno supporto per i giovani gay. Ora hanno eccellenti gruppi di appoggio dove andare per avere aiuto, ora specialmente ci sono siti web da consultare e la comunità gay adulta finalmente si è resa conto che esiste una gioventù gay.

Ma nei tardi anni settanta e primi ottanta non c’era alcun genere di appoggio. Dovevi soffrire in silenzio e mentire era la tragedia.
Triste ma vero.

Comunque noi eravamo come qualsiasi coppia. Facevamo tutto insieme. Andavamo in bicicletta insieme, andavamo a giocare a bowling insieme, facevamo raccolta di fumetti, giocavamo col suo computer e ci amavamo. Facevamo piani per il nostro futuro.
“Dove pensi che saremo tra dieci anni?” Gli chiesi un pomeriggio.

“Saremo ancora insieme, questo è sicuro. Tu sei l’unica cosa che desidero nella mia vita”
“È figo. Mi piace questo pensiero!” Dissi.
“Anche a me. Sto pensando di andata all’università per studiare computer seriamente. Ho sentito dire che è l’attività del futuro. ” Disse lui.
“Mi hai fatto interessare a quel tema. Tu ne sai più di me. ” Dissi accoccolandomi più vicino a lui nel letto.
Jotaro mi baciò sulla guancia.

“Mi hai fatto molte domande su come funzionano e su quello che possono fare. Forse dovresti andare all’università e frequentare gli stessi miei corsi. Poi potremmo metterci in affari e lavorare insieme in quel campo. ”
Sorrisi: “È un’idea magnifica!”
“Anch’io lo penso. Ci sto pensando da tanto e finalmente ho decise cosa voglio fare per il resto della mia vita oltre ad amarti. ” Disse lui.
L’abbracciai. Jotaro sapeva sempre cosa dire per farmi sentire bene; probabilmente era l’unica persona che realmente mi capiva, anche se altre persone dicevano di farlo.

Gli chiesi: “Perché la gente dice continuamente che mi capiscono quando invece non è così?”
“È perché loro non sono intimi con te come lo sono io. Per capire veramente qualcuno devi essere molto intimo con lui. Ecco perché tu ed io andiamo così d’accordo. Ecco perché i miei genitori vanno così d’accordo. Noi siamo così intimi che qualche volta io so precisamente quello che tu stai pensando o stai per dire. Io so quello che tu sei capace di fare.

Io so quelli che sono i tuoi limiti e voglio aiutarti a superarli sempre di più. Io voglio aiutarti a superare le tue paure e le tue disabilità (Lui sapeva della mia incapacità di sentire e dei miei problemi a scuola, e continuamente mi incoraggiava a fare meglio. ) ed aiutarti a superare i tuoi dubbi. Io voglio aiutarti a trovare la tua identità ed anche la tua identità sessuale. Io voglio aiutarti a superare il dolore che senti profondamente dentro di te perché la tua madre biologica ti ha abbandonato (Lui sapeva che ero un bambino adottato) ed a superare la tua paura che la tua famiglia scopra di te.


Io accennai col capo: “Io capisco molte cose di te, amore. Sto imparando come pensi, perché fai le cose in un certo modo, perché sei diverso da me, i tuoi tic, perché mi ami nel modo in cui lo fai. ”
“Questo è perché siamo una così grande coppia!” Disse sorridendo.
Aveva ragione. L’ho imparato allora ed in altre relazioni che ho avuto, anche quando non funzionavano, anche quando l’altro mi ha sfruttato finanziariamente ed abusato di me, quando l’altro era troppo lontano e voleva solo giocare.

Qualche volta l’amore è una cosa così complicata da immaginare. Ma tra Jotaro e me non fu mai complicato. Sapevamo di amarci l’un l’altro e di prenderci cura uno dell’altro.

Jotaro toccò il mio torace nudo in quel suo modo unico e capii subito che voleva fare l’amore con me. Misi da parte le mie preoccupazioni e mi concentrai su quello che lui stava facendo. Sentii le sue dita muoversi sul mio torace e giocare coi miei capezzoli che si stavano indurendo.

Io mi lamentai piano, era bello! La sua mano destra graffiò leggermente il mio uccello che divenne immediatamente duro ed eretto. Fece il solletico alle mie palle mentre succhiava e leccava i miei capezzoli.

“Jo, oh Jo questo…..” Io sospirai.
Lui sapeva quello che stavo tentando di dire. Mi baciò sulla bocca ed io risposi al bacio il più appassionatamente possibile. La sua mano prese il mio cazzo e lo accarezzò.

Sentii che mi stavo avvicinando alla liberazione. Jotaro rallentò le carezze.
“Non ancora, amore. Ti voglio dentro di me. Voglio sentirti venire dentro di me, amore. ”
Io sospirai, volevo essere dentro di lui. Scese baciandomi il torace, aumentando in me le sensazioni. Fece scivolare il mio pene rigido nella sua bocca e lo succhiò dolcemente. Lo sentii aprire il cassetto del comodino e mettermi in mano il tubo di lubrificante. L’aprii e ne spremetti un po’ sulle mie dita.

Lubrificai la sua rosa spingendo due dita contro l’apertura e sentendole scivolare dentro. Lo sentii lamentarsi piano quando mossi le dita profondamente dentro di lui.
“Ora sono pronto per te, amore. Io ti voglio dentro di me” Bisbigliò.
Si mise sulla schiena ed io mi spostai tra le sue gambe. Lentamente pigiai il mio cazzo contro la sua rosa e lo sentii scivolare dentro. Dio, era così bello essere dentro di lui.

Quasi eiaculai immediatamente. Lottai per resistere e spinsi dentro il resto dei miei quindici centimetri. Finalmente fui completamente all’interno. Lo guardai negli occhi e vi vidi un amore profondo. Cominciai a muovere il mio uccello dentro e fuori, facendogli l’amore più dolce che potevo. Mi sentii come se fossi in un altro luogo. Le sensazioni erano così intense! Mi lamentai e gemetti facendogli l’amore, volendo dargli piacere. Jotaro dava piacere al mio cazzo spremendolo con forza col suo muscolo anale ad ogni colpo dentro di lui.

Alla fine fu troppo!
“Jo…. sto per venire…. sborro…. sborro…. oh, amore!” Gridai mentre sentivo lo sperma viaggiare rapidamente attraverso il mio pene e riempirlo.
Lo inculai duramente e velocemente mentre sentivo la sua rosa stringere la mia verga. Quella fu una delle eiaculazioni più intense che avessi mai avuto. Dopo che ebbi finito di sborrare, Jotaro mi tenne nelle sue braccia e mi strofinò la schiena mentre io rimanevo fermo. Non riuscivo a parlare.

Non ce n’era bisogno. Io ero così felice di essere con lui e di fare l’amore con lui. Lui sapeva che l’amavo moltissimo. Ambedue sapevamo che il sesso non era necessario per provare che realmente ci amavamo. Lo facevamo per celebrare il nostro amore uno per l’altro. Non ci può essere più grande gioia che fare l’amore con qualcuno molto speciale per la tua vita!

Rimasi con lui quella notte. I miei genitori erano fuori di città e così le mie sorelle.

Mio fratello era in collegio, così potevo stare con Jotaro. La mattina seguente ci mettemmo sotto il portico a guardare sorgere il sole. Jotaro si alzò e cominciò il suo Tai Chi. Era una vera esperienza guardarlo fare nudo. Mi piaceva guardarlo mentre lo faceva nudo. Era come guardare un lento balletto. Anch’io lo stavo imparando, Jotaro me lo insegnava. Mi sentivo sempre veramente bene dopo averlo fatto. Penso che mi migliorasse la giornata.

Facemmo colazione e poi andammo a fare una doccia insieme. Erano le vacanze estive e avevamo progettato di andare in bicicletta ad un piccolo lago vicino alla città dove era possibile pescare. La giornata era brillante e chiara. Trovammo una radura tranquilla dove c’era dell’ombra. Ci mettemmo i costumi da bagno e strofinammo l’olio solare sul corpo dell’altro. Era bello sentire le sue mani su di me.
“A cosa stai pensando, Dave?” Mi chiese dopo un po’.

“Ho dei pensieri interessanti. Uno è quello di mamma e papà che mi scoprono e mi buttano fuori di casa. I tuoi genitori mi portano in Giappone quando tu ci ritorni. Io vivo con te per il resto della nostra vita. Un altro è che loro mi fanno rinchiudere, tu vieni arrestato mentre cerchi di liberarmi e vieni rispedito in Giappone. Io riesco a scappare ed intrufolarmi su un aereo che va in Giappone, in qualche modo riesco a trovarti.

I tuoi genitori mi accolgono e mi aiutano a restare lì. Un altro è che i miei genitori mi danno ai tuoi genitori, dicendo di portarmi lontano e di non permettermi di tornare mai più. ”
“Se tu venissi a vivere con me in Giappone, saremmo molto felici insieme. La società giapponese è molto tollerante con i gay. Penso che la comunità gay è un po’ più accettata là che non qui. Inoltre la nostra storia è molto ricca di cose come amore gay ed amore p**o.

Scommetto che non lo sai. ” Disse Jotaro.
“No, non lo sapevo! Che cosa magnifica! Ho sentito di p**o ma li chiamano m*****atori di bambini. Come mai li conosci così bene?” Chiesi
“Mio zio è uno di loro, è stato lui, come ti ho detto, quello che mi ha mi insegnato tutto sul sesso. ”
“I tuoi genitori lo sanno?”
“Sì, gliel’avevano chiesto loro di insegnarmi. ”
“Davvero?” Chiesi sorpreso.
“Sì. Anch’io fui sorpreso.

Non pensavo che sapessero di me. Era così, ma non mi caricarono di dolore. Io ho altri tre fratelli sposati, così il Clan continuerà. ”
“Sono veramente fighi, Jotaro. Sei stato troppo fortunato!”
“Lo so. Davide, non ti dovresti preoccupare che i tuoi genitori lo scoprano. Se faranno qualche cosa interverremo, per ora goditi la tua vita. Sii felice. Tuttavia non sarebbe male organizzare uno o due piani di intervento che spero non si debbano mai attuare.

” Disse seriamente.
Discutemmo alcuni progetti e ne concordammo due buoni. Ringraziando Dio, non furono mai necessari. Ambedue i piani includevano l’assistenza della sua famiglia. Era bello sapere che loro stavano alle mie spalle.

Ci godemmo il resto della giornata pescando e nuotando. Nuotammo nudi nel lago, poi ci facemmo audaci e facemmo l’amore sulla riva, rotolando anche nell’acqua mentre Jotaro mi inculava.
Fu un’esperienza selvaggia per tutti e due! Portammo a casa il pesce che avevamo peshito e ci facemmo una frittura.

Era una sera estiva veramente calda, così dormimmo all’aperto sotto le stelle. La visione delle innumerevoli stelle ci fece sentire piccoli, ma sapevamo che noi avevamo uno spazio in questo grande disegno chiamato vita. Forse noi non potevamo cambiare il mondo, ma di sicuro avremmo cambiato la vita l’uno dell’altro. L’amore fatto sotto le stelle fu un’esperienza unica per noi. Sentire la brezza serale e fresca sui nostri corpi nudi mentre lo facevamo era un’esperienza che non dimenticherò mai.

Lo facemmo più volte che non nei cinque anni che fummo insieme, era fantastico. Fortunatamente i vicini non ci sorpresero mai.

Passammo molto tempo insieme durante quell’estate. Questo aiutò a cementare ulteriormente la nostra relazione. Chiacchieravamo, facevamo molte cose insieme. I suoi genitori mi invitarono sempre ad andare con loro quando facevano del turismo. I miei genitori sapevano che eravamo amici di scuola, ma non sapevano che eravamo innamorati. Per fortuna! Mi chiedo come avrebbero reagito se gli avessi detto che ci amavamo.

A loro piaceva Jotaro, e mi avevano detto che avevo trovato un buon amico. Per loro era assolutamente corretto, Jotaro era solo un amico. Lui invece era il mio amore, il mio partner, il mio tutto. Lui mi completava.

La nostra vita di sesso fu buona fino a circa la metà di luglio di quell’anno. All’improvviso Jotaro cambiò.
“Davide, guarda cosa ho trovato!” Mi disse emozionato.
“Cosa?” Chiesi.
Mi mostrò un pezzo di gomma che aveva la forma di un cazzo.

Vibrò nella mia mano quando l’accese.
“Cosa diavolo è?” Esclamai.
“Si chiama vibratore, un dildo vibrante. ” Spiegò. “Ci metti su preservativo e te lo metti dentro, poi l’accendi. ”
“La gente usa queste cose?” Domandai.
“Sì. Magnifico, huh?”
“Non so. ” Dissi incerto.
“Provalo, Davide. Se non ti piace non te lo farò usare più. Prometto!”
“Ok. ” Dissi d’accordo.
Mi sdraiai sulla schiena e ci srotolai sopra un preservativo.

Dopo avere strofinato il lubrificante su di me, lui lo spinse lentamente dentro di me e l’affondò sino all’elsa. Era della stessa taglia del cazzo di Jotaro, quindi non ci fu dolore. Lo girò. Dapprima ci fu come un piccolo ronzio, poi aumentò la velocità e cominciò veramente a vibrare. Dio, era strano, ma bello! Jotaro lo muoveva lentamente dentro e fuori del mio sedere e lo torceva. Ragazzi, com’era bello! Tuttavia io preferivo il suo uccello e lui lo sapeva.

Jotaro si piegò sul mio cazzo eretto e cominciò a succhiarmi. Era troppo ed io venni rivestendo le sue tonsille col mio sperma caldo. Poi crollai sospirando in estasi.
“Ti è Piaciuto?” Lui bisbigliò.
“Sì. Ma io preferisco il tuo cazzo eretto e vivo, amore. Quello è molto più piacevole” Dissi.
“Lo so. Ma ho pensato che sarebbe stata un’esperienza interessante per te. E per me!” Disse ridendo.
“A che altro di selvaggio hai pensato?” Volli sapere.

Il suo ghigno era sufficiente per avvertirmi.
“Bene, dato che hai chiesto……” E rise ancora.
“Ho paura di chiedere!” Gemetti.
Lui rise ancora di più. “C’è molto tempo per scoprirlo, amore. ”
Per il momento ci divertimmo con quello!

Che ne dite? Val la pena di continuare?.

La mia esperienza con una coppia cuckold parte 42

-Quarantaduesima parte-

Le settimane successive trascorsero senza particolari accadimenti, Paolo riprese a raggiungerci nei fine settimana e mi incontrai con Roberta un po’ di volte, ultimamente il nostro ritrovo era tornata ad essere la tana, come ai vecchi tempi, erano incontri clandestini, almeno questo credeva lei, in realtà io tenevo sempre informata Simona sulle mie scappatelle, raccontandole poi quello che avevamo fatto mentre la scopavo, insomma si eccitava ad essere tradita e voleva successivamente un dettagliato resoconto mentre facevamo sesso.

Il campionato di calcio della mia squadra cominciò la seconda settimana di settembre, questa volta partii titolare fin dalla prima partita e le mie prestazioni migliorarono notevolmente. Il fatto simpatico è che sia Roberta che Simona erano sempre presenti, anche nelle trasferte, a volte una vicina all’altra con il gruppo di amici che mi seguiva abitualmente, ero imbarazzato, mi sarei aspettato a breve una lite tra di loro, invece fortunatamente non successe niente del genere.

Durante la terza settimana di settembre, il mercoledì per la precisione, mi chiamarono dalla concessionaria, era arrivata la mia nuova auto, decisamente in anticipo rispetto al mese e mezzo che avevano previsto, ricordo benissimo quando ricevetti la telefonata, ero appena uscito dal lavoro, sarei andato a ritirarla il venerdì successivo, Paolo avrebbe anticipato raggiungendoci il giovedì sera, erano necessarie le sue firme per l’intestazione dell’auto, mi presi ferie per poter essere presente alla consegna, in fin dei conti l’auto era destinata a me e non avrei mai delegato nessuno a ritirarla.

Giovedì sera Paolo mi parlò anche del lavoro, non mi propose l’ingresso nella sua società, sia per motivi logistici, in quanto mi sarei dovuto traferire, sia per evidenti imbarazzi nel dover lavorare al suo fianco. Quello che mi propose era un posto in un’assicurazione molto importante della mia città, lui collaborava da anni con la sede centrale ed avevano bisogno di un impiegato amministrativo nell’agenzia della mia città, non era necessaria esperienza specifica nel settore, mi avrebbero formato loro, l’unica capacità che richiedevano era l’uso del computer, io fortunatamente ho sempre avuto un buon rapporto con la tecnologia ed anche nel supermercato dove lavoravo lo usavo spesso, quindi la cosa non mi preoccupava più di tanto, mi avrebbe accompagnato il venerdì pomeriggio per un colloquio con il responsabile dell’agenzia.

Parlammo a lungo della proposta, era una decisione importante per me, avrei dovuto mollare un lavoro stabile per intraprenderne uno completamente nuovo, pieno di incognite e soprattutto a tempo determinato, almeno all’inizio, sicuramente più prestigioso e che mi garantiva uno stipendio decisamente maggiore, ma la scelta andava ponderata bene. Mi rassicurò, gli accordi erano stati precisi ed il mio periodo di prova era una formalità, avrei dovuto essere totalmente incompatibile con il lavoro per non essere confermato.

Da un lato ero attirato per poter avere un miglioramento lavorativo, quello attuale non mi dava molta soddisfazione, dall’altro il fatto di essere raccomandato mi dava fastidio, non avevo mai avuto bisogno di “spintarelle”, però volevo provarci, ero fortemente deciso a rischiare.
Simona ci lasciò parlare senza intervenire, quando i nostri discorsi terminarono si avvicinò a me, si sedette sulle mie ginocchia, mi baciò dolcemente e poi esclamò:
– “Se avete finito con i vostri noiosissimi discorsi io avrei voglia di cazzo, del tuo naturalmente Gianluca…”.

Si alzò e fece cadere a terra il vestitino che indossava, sotto era completamente nuda, tornò a sedersi sulle mie gambe, stavolta il bacio fu appassionato, il suo meraviglioso corpo era in fremito, sentivo la pelle d’oca alzarsi mentre accarezzavo le sue splendide cosce, cominciai a masturbarla, era bagnata in maniera impressionante, poco dopo si piazzò a quattro zampe davanti a me, prendendosi il mio cazzo in bocca con foga, chiese al marito di dedicarsi ai suoi buchetti, ormai ero abituato a vedere scene del genere, ma ogni volta provavo una serie di sensazioni diverse, ebbe un orgasmo molto in fretta, scalciò via in malo modo Paolo che tornò a sedersi sulla poltrona, rantolando con il mio cazzo in bocca, si strozzava come al solito insalivandolo abbondantemente.

Dopo aver preso fiato si sedette sulle mie gambe penetrandosi e cominciando a cavalcarmi con molta frenesia, scopammo a lungo in quella posizione, quando sentì che stavo per venire mi chiese di farlo dentro di lei:
– “Ti prego riempimi con il tuo seme Gianluca!!!”.
Sborrai dentro di lei, si fermò tenendoselo piantato dentro fino in fondo accarezzandomi le palle, sembrava quasi volesse strizzarle per farne uscire di più, mi fece quasi male:
– “Hey, fai piano così mi fai male!”
– “Scusami tesoro ma sto venendo…”.

Ebbe un orgasmo molto intenso, le gambe tremarono, non aveva la forza di scendere e sfilarselo da dentro, la feci quindi scivolare di fianco, restò seduta sul divano per qualche secondo baciandomi, poi si inginocchiò a ripulirmelo, leccò lo sperma che era colato sul divano, poi raccolse con le dita quello all’interno della sua figa ingoiandolo avidamente, sempre guardandomi negli occhi, questa era la cosa che più mi esaltava di lei. Dopo aver terminato il suo show andò dal marito, si sedette sulle sue gambe e lo baciò con passione, gli tirò fuori il cazzo e gli fece un pompino che lo fece venire in due minuti scarsi, ingoiò anche lo sperma di Paolo, infine si alzò visibilmente soddisfatta, ero rimasto seduto a guardarla, lei ci sorrise e disse:
– “Stasera sono molto soddisfatta, possiamo andare a farci la doccia tesoro…”.

Mi prese per mano e dopo esserci fatti la doccia andammo a dormire.
La mattina successiva andammo alla concessionaria verso le 10,00, dopo aver sbrigato le formalità burocratiche per ritirare l’auto, un meccanico ci accompagnò nel deposito dove era ritirata; era bellissima, uscimmo insieme io e Simona, Paolo tornò a casa con la sua auto. Appena usciti dalla concessionaria Simona mi chiese:
– “Ti piace tesoro?”;
– “Certo che si, uno spettacolo!”;
– “Dobbiamo sverginarla, mi porti a scopare?”.

Si sollevò il vestitino che indossava, sotto non aveva intimo, cominciò a masturbarsi bagnandosi le dita con la saliva, l’eccitazione saliva anche a me nel vederla, la guardai e le dissi:
– “Così mi bagnerai tutti i sedili nuovi…”;
– “Non mi interessa, al massimo li cambieremo, poi sono di pelle, non si rovineranno…”.
Detto questo mi cominciò ad accarezzare il cazzo, era durissimo, sorrise, cominciò a sbottonarmi i jeans, fortunatamente la concessionaria non era in centro ed intuendo cosa volesse fare avevo imboccato una strada provinciale, poco trafficata a quell’ora, mi tirò fuori il cazzo, si abbassò e cominciò a succhiarmelo, presi una stradina di campagna e mi fermai sotto ad un ponte, si poteva stare tranquilli in quel posto, spinsi la testa di Simona facendoglielo prendere in gola fino in fondo, senza opporsi lo faceva entrare accarezzandoli le palle, in quel momento squillò il suo cellulare, infilò la mano nella borsa, era il marito, mi sorrise e gli rispose:
– “Ciao tesoro, scusa ma stiamo collaudando l’auto nuova, ti saluto perchè ho il cazzo di Gianluca in gola ed è maleducazione parlare con la bocca piena.

”.
Chiuse la conversazione ricominciando il suo lavoro, poco dopo scivolammo sui sedili posteriori, mi cavalcò mettendo i piedi sui sedili, penetrandosi in profondità ed aggrappandosi alle mie spalle, poi si girò dandomi la schiena e la inculai a lungo, le sborrai dentro. Ci ripulimmo e tornammo verso casa, facendo un lungo giro per mettere alla prova come si deve la nuova auto.
Rientrammo a casa verso le 13, Paolo aveva preparato il pranzo e discutemmo delle impressioni che mi aveva lasciato l’auto, oltre a quello che avevamo combinato io e Simona suo sedili posteriori.

Verso le 15 andammo all’appuntamento per il nuovo lavoro; l’agenzia era in pieno centro, in uno stabile storico e molto ampio, ci accompagnarono nell’ufficio del direttore dell’agenzia, un ometto fisicamente molto simile a Paolo e pressappoco della stessa età, ci accolse in maniera molto cordiale e dopo un lungo colloquio, durante il quale volle testare le mie capacità nell’utilizzo del computer e mi spiegò di cosa mi sarei dovuto occupare, al termine confermò il suo interesse alla mia assunzione.

La mia reazione fu molto decisa e spontanea, accettai immediatamente la proposta, riservandomi solo di comunicare la data precisa in cui avrei potuto liberarmi dal mio vecchio impiego, non volevo creare problemi, si erano sempre comportati correttamente con me e mi sembrava brutto andarmene senza dar loro il tempo di cercare un sostituto. Mi risposero che avrei dovuto fare in modo di liberarmi in fretta, volevano farmi iniziare al più presto, considerando che avrei avuto bisogno di un periodo di formazione, partendo praticamente da zero.

Quando uscimmo dall’agenzia accompagnai Paolo a casa, per poi andare subito a comunicare la notizia al supermercato: il direttore non la prese benissimo, ma capì l’opportunità che mi avevano concesso, mi disse che avrebbe immediatamente contattato la direzione centrale per venirmi incontro e liberarmi al più presto possibile, contrattualmente avrebbero potuto liberarmi non prima di tre mesi. Telefonò davanti a me ed alla fine della discussione mi comunicò che mi potevano liberare entro 15 giorni, avevano una richiesta di trasferimento nel nostro punto vendita di un ragazzo che lavorava in un’altra sede e voleva avvinarsi a casa sua, era perfetto, lo ringraziai e telefonai per comunicarlo all’assicurazione.

La mia vita stava prendendo una nuova strada, anche lavorativa, l’incontro con Simona e Paolo stava segnando sempre di più questo periodo, stravolgendolo sotto tutti i punti di vista. Andai anche dai miei genitori, anche loro furono molto sorpresi e dubbiosi per la notizia, poi mi fecero gli auguri, in fin dei conti era una possibilità da non lasciarsi sfuggire, mio padre soprattutto fu molto orgoglioso che mi avessero scelto, gli dissi che era stato Paolo a raccomandarmi e mi chiesero di ringraziarlo da parte loro.

Tornai a casa che erano ormai le 19, Simona e Paolo erano entrambi in salone a chiacchierare, mi dissero che avevano prenotato un tavolo in un ristorante molto famoso per festeggiare auto e nuovo lavoro, mi sentivo eccitato per tutti questi cambiamenti ed anche un po’ imbarazzato, ero riconoscente ma non volevo sentirmi in debito con loro. Simona si avvicinò sorridente, sedendosi sulle mie gambe:
– “Tesoro sei felice? Mi sembri tanto pensieroso…”;
– “Certo che sono felice, insomma come potrei non esserlo, però non sono abituato a sentirmi in debito con gli altri, insomma io quel poco che ho ottenuto nella vita me lo sono sempre guadagnato con le mie forze, vi sono grato sia per l’auto che per il lavoro, però non so come sdebitarmi e nemmeno cosa ho fatto per essermelo meritato, la cosa mi fa sentire a disagio…” – mi rispose Paolo:
– “Non devi sentirti a disagio Gianluca, per la persona che sei ti avrei raccomandato indipendentemente dal tuo rapporto con Simona; ti confido che solitamente io non spingo mai la candidatura di nessuno, difficilmente mi espongo, nel tuo caso è diverso, sei una persona troppo intelligente per il lavoro che stai facendo, te lo dico con sincerità, hai solo bisogno che qualcuno creda nelle tue potenzialità, in fin dei conti per emergere a volte non bastano le sole capacità, devi trovare qualcuno che ti inserisca in certi ambienti.

Sono sicuro che in breve tempo il direttore dell’agenzia mi telefonerà per ringraziarmi, te lo ripeto, meritavi un’opportunità e sono stato io a dartela, il fatto che ti senti a disagio è l’ulteriore dimostrazione di quanto tu sia una ragazzo con la testa sul collo…”;
– “Ti ringrazio Paolo, soprattutto per quello che hai detto…“ – Simona mi sorrise, mi baciò e mi disse:
– “Per l’auto invece è stata un’idea mia, tra poco sarà inverno, non potevamo continuare a girare in moto e nemmeno far conto su quella di tua madre, sapevo che ti piaceva e non ho resistito…”;
– “Vabbè, vi ringrazio di nuovo…”;
Cenammo e poi andammo al bar, c’era parecchia gente, Roberta compresa, fui costretto a pagare da bere per l’auto nuova, poi andai a fare un giro di prova con Marco, piaceva moltissimo anche a lui e volle provarla.

Approfittai del giro per confidargli che era un loro regalo e pure del cambio di lavoro, restò nuovamente sbalordito:
– “Certo che hai un culo tu, ti scopi una figa esagerata davanti al marito, ti fanno regali costosi ed in più ti trovano un lavoro nuovo, non ti sembra di esagerare?”;
– “Sono d’accordo con te amico, non so davvero cosa dire, ricorda che solo tu sai tutto, devi mantenere il segreto…”;
– “Non dirlo nemmeno per scherzo, lo sai che non ti tradirei mai, e di Roberta cosa mi dici?”;
– “In che senso scusa, cosa c’entra Roberta?”;
– “So che scopate, non fare il finto tonto…”;
– “E tu come fai a saperlo?”;
– “A parte che si vede che vi scambiate occhiate in continuazione, poi se andate a scopare in lavanderia al campo non puoi pretendere di non essere notato…”;
– “Cazzo chi mi ha visto?”;
– “Si dice il peccato ma non il peccatore…”;
– “Ma niente, è stato un piccolo peccatuccio, niente di che…”;
Evitai di approfondire il discorso ed anche lui rispettò la mia volontà di non sbottonarmi troppo, concluso il giro tornammo dagli altri, continuando la serata fino verso le 2 del mattino, sabato avrei dovuto lavorare al mattino, tornammo a casa e ci addormentammo in fretta.

La mattina successiva al supermercato fu davvero imbarazzante, la voce delle mie dimissioni si era sparsa in fretta, passai il tempo a raccontare a tutti dove sarei andato a lavorare, erano tutti dispiaciuti che me ne andassi, ma felici dell’opportunità che mi era capitata.
A pranzo Simona mi disse che quella sera sarebbe voluta andare in un locale in Svizzera, vicino a Lugano, me ne aveva già parlato tempo prima; si trattava di un posto dove si faceva scambio di coppie, voyeurismo, sesso di gruppo e tutte le possibili deviazioni sessuali.

Non mi ero mai convinto della proposta, ma ormai non mi spaventava più niente, partimmo per Lugano appena terminato di mangiare, dista un centinaio di chilometri dalla mia città ed arrivammo nel pomeriggio, passammo il resto della giornata visitando la città. Considerando che la serata sarebbe finita molto tardi riservammo due camere in un hotel, una matrimoniale per noi ed una singola per Paolo, cenammo in un ristorante ed arrivammo al locale intorno alle 23.

Il posto si trovava appena fuori città, un enorme cancello conduceva in una vecchia ed enorme villa, ben ristrutturata e curata, erano soci di questo esclusivo club da parecchi anni, erano andati altre volte da soli e con Massimo, il ragazzo con cui stava Simona prima di me, mi avevano spiegato come funzionava e cosa avrei potuto vedere. In base alle auto parcheggiate non credo che ci fossero più di un centinaio di persone all’interno, dopo aver pagato l’ingresso entrammo nel salone principale: l’illuminazione era scarsa, era presente un grosso bancone bar, l’arredamento era antico, alcune persone indossavano delle mascherine per non farsi riconoscere, tutto intorno erano presenti una serie di divanetti con relativi tavolini, alcune coppie si baciavano, dei singoli guardavano mentre altri parlavano con loro, probabilmente accordandosi per il “dopo”.

Ero molto curioso, io non avevo mai frequentato posti simili, mi spiegarono che le coppie potevano entrare in contatto con un singolo da coinvolgere nei loro giochi, oppure semplicemente concordarsi per esibirsi davanti a loro mentre facevano sesso, altre coppie invece preferivano farlo davanti a tante persone, insomma ognuno poteva trovare libero sfogo ai propri desideri. Il locale era frequentato da coppie e singoli selezionatissimi, nessuno avrebbe mai creato problemi ne disordini, era tutto ben gestito e controllato dal personale, sempre presente e vigile ma discreto con i clienti.

Ci sedemmo ad un tavolino, Simona indossava un abito nero cortissimo molto elegante, una generosa scollatura metteva in mostra i suoi rotondi seni, da sotto il vestitino spuntavano le balze delle calze autoreggenti che portava, tacchi altissimi con i soliti nastri legati sulle caviglie, i lunghi capelli erano sciolti sulle spalle ed era truccata in maniera abbastanza evidente, bellissima e sensuale come poche altre. Dopo pochi minuti si avvicinò un’altra coppia, intorno alla quarantina, lui alto e dall’aria molto distinta, lei bellissima e vestita in maniera molto provocante:
– “Scusate, possiamo sederci accanto a voi?” – rispose Simona in modo molto cordiale:
– “Prego, accomodatevi.

”.
Dopo una serie di convenevoli la tipa, parlando con Simona, che aveva intrattenuto la maggior parte dei dialoghi, arrivò al sodo:
– “Posso chiedervi cosa cercate di preciso?”;
– “Niente di particolare, il mio compagno non era mai stato in posti come questo e volevo farglielo conoscere, mio marito ci accompagna, invece voi?”;
– “Il tuo compagno mi piace molto e volevo sapere se c’era la possibilità di conoscerlo meglio…mio marito è passivo, non ci interessa lo scambio di coppia, sono io che sono interessata a lui…”.

La cosa era curiosa, pensavo fossero li per Simona, invece la tipa era interessata a me, da una parte ne ero lusingato, era davvero molto bella, nonostante fosse parecchio più grande di me, dall’altra mi sembrava di essere al mercato, Simona mi guardò come a chiedermi cosa ne pensassi, le feci segno con la mano che ci avrei pensato io e le risposi:
– “Siamo qui per dare un’occhiata, non siamo interessati a nient’altro…”;
– “Ti chiedo scusa se mi sono permessa, credevo di poter approfondire la tua conoscenza, tutto qui, se ti ho offeso o disturbato non era mia intenzione.

”;
– “Nessuno si è offeso, semplicemente non sono interessato e la prossima volta se devi chiedere qualcosa parla con me…”;
– “Ok, capisco, togliamo il disturbo allora, è un vero peccato però…”.
Prese la mano del marito, si alzarono e si allontanarono, guardai Simona e Paolo e dissi:
– “Ma pensa te, credevo che voi foste una strana coppia ma loro vi battono 10 a 0, cazzo che coraggio la tipa, manco sapeva chi fossi e già voleva portarmi a letto, ho capito bene vero?” – Simona sorrise, mettendosi la mano davanti alla bocca, poi mi rispose:
– “Certo che voleva portarti a letto, hai fatto colpo, non sei contento?”;
– “Mah, sinceramente sono un più imbarazzato che contento…”;
– “Era molto bella lei, dovresti esserne orgoglioso…”.

Mi cominciò ad accarezzare una gamba, si spostò sulle palle per poi salire lungo la lunghezza del cazzo, che era naturalmente diventato duro come il marmo, ci baciammo, mi infilò una mano nei pantaloni cominciando a segarmelo, la guardai e le sussurrai:
– “Non ho intenzione di dare spettacolo davanti a tutti, lo sai che non sono il tipo…”;
– “Ok, ci sono anche delle camere dove possiamo stare tranquilli e soli se vuoi, volevo solo stuzzicarti un po’, tutto qui…”;
– “Ti conosco bene Simona, sono sicuro che se io fossi d’accordo faresti sesso con me su questo divanetto davanti a tutti…”;
– “Davanti a tutti lo farei volentieri, non qui però, ci sono delle camere apposta per farlo, qui non si può…”;
– “In che senso?”;
– “Vieni, ti faccio vedere…”.

Mi prese per mano, uscimmo dal salone percorrendo un corridoio:
– “Qui ed al terzo piano ci sono delle camere dove si può fare sesso in tranquillità, se vuoi dopo possiamo andarci io e te…”.
Il corridoio conduceva in un altro salone, più piccolo del precedente, al centro si stavano esibendo delle ragazze facendo la lap dance, tutto intorno alcune coppie e singoli guardavano lo spettacolo chiacchierando, lasciammo il salone percorrendo un altro corridoio:
– “In queste stanze si può fare sesso di gruppo in maniera privata, se ascolti sentirai probabilmente i gemiti provenire dal loro interno, sempre se sono occupate…”.

Ci fermammo lungo il corridoio ed in effetti si sentivano chiaramente voci e gemiti, lei sorrise e mi disse:
– “Cosa ti avevo detto?”;
– “Certo che tu qui sei di casa…”;
– “Ci siamo venuti spesso, te lo avevo detto…”;
– “Le hai frequentate anche tu queste stanze?”;
– “Non ho mai fatto sesso di gruppo, non lo farei mai, in realtà la mia fantasia sarebbe farlo davanti a tutti ma solo con il mio uomo, quindi con te…”;
– “Non accadrà mai!”;
– “Lo, so, anche Massimo non ha mai accettato, non insisterò perché so come sei fatto, però mi piacerebbe davvero tanto…”;
– “Scordatelo!”.

Alla fine del corridoio entrammo in un altro salone, in mezzo alla stanza c’era una specie di enorme teca di vetro, non riuscii a capire esattamente cosa ci fosse all’interno perché c’era tanta gente attorno, man mano che ci avvicinammo vidi che un uomo ed una donna, entrambi con una mascherina, stavano allegramente facendo sesso su un letto. In quel momento lui la stava scopando a pecorina, la ragazza aveva il volto rivolto verso di noi e si passava la lingua sulle labbra sorridendo, altre coppie che assistevano si baciavano mentre i singoli si accarezzavano il cazzo da sopra i pantaloni, Simona mi appoggiò la mano sul cazzo, era chiaramente duro, mi sussurrò all’orecchio:
– “Immagina noi due li dentro, li lasceremmo tutti a bocca aperta…”.

Non le risposi, nel frattempo la ragazza si era girata cominciando a fare un pompino al tipo, lui era in piedi davanti al letto mentre lei era a quattro zampe sul letto, aveva un gran bel culo ed i suoi buchetti erano rivolti verso di noi, la gente intorno commentava ad alta voce quello che vedeva ed incitava il tipo a ricominciare a scoparla. Una coppia esattamente di fronte a noi si stava strusciando con molta passione, ad un certo punto la ragazza si inginocchiò e cominciò a fargli un pompino, attorno a loro gli apprezzamenti ed i commenti la incitavano a non fermarsi, lei sorrideva continuando il suo lavoro, Simona mi sussurrò:
– “Sei scioccato?”;
– “Beh, insomma, ma quella all’interno della teca è una coppia oppure due messi li dalla direzione del locale?”;
– “Sono una coppia reale, li conosco entrambi, anche se hanno la mascherina li ho riconosciuti, lui tempo fa aveva cercato di approcciarmi ma a lei non piaceva Paolo, quindi non combinammo niente…”;
– “Volevano fare uno scambio di coppia?”;
– “In realtà volevano fare sesso a quattro, però ero sola con Paolo, sai quanto è scarso a letto, sarebbe stato comunque impossibile, anche se fosse stata disposta lei…”;
– “Non pensavano esistessero posti simili.

Invece la tizia che sta spompinando quel ragazzo la conosci?”;
– “No, non so chi siano, saranno una coppia nuova, lui ha un cazzo enorme, hai visto?”;
In effetti il tipo aveva davvero un cazzo molto grosso e lungo, la tipa se lo gustava davanti agli occhi di tutti, la sua performance aveva attirato l’interesse dei presenti, distraendoli dalla coppia all’interno della teca. Poco dopo tornammo tutti quanti a rivolgere il nostro interesse su di loro, attirati dalle urla della ragazza, il tipo aveva cominciato ad incularla, si era messa a quattro zampe su letto e lui la cavalcava con forza, i suoi seni prosperosi danzavano sotto le martellate sempre più energiche del suo compagno, il volto era un misto di dolore e piacere, gemeva forte guardando negli occhi le persone al di fuori e lo incitava a scoparla più forte.

Simona tornò ad accarezzarmi il cazzo:
– “Mmm adesso faccio difficoltà a mantenere la calma, lo sai quanto mi piace quando mi inculi in quel modo…”;
– “Hehehe, se vuoi ci appartiamo per un po’…”;
– “Oh si, mi è venuta tanta voglia, posso guardare ancora un po’ prima, ti spiace?”;
– “Non ho fretta io, poi sono curioso anch’io…”;
– “Hai il cazzo durissimo, ti sei eccitato vero?”;
– “Credo che sia normale, poi se continui ad accarezzarlo…”;
– “Se vuoi te lo succhio subito un po’, che ne dici? Ho una voglia matta di sentire i sapore del tuo cazzo…”;
– “Non insistere, qui no…”;
– “Ti prego…”;
– “Ti ho detto di no Simona, piantala!”.

Mi guardò con aria dispiaciuta, non me la sentivo proprio di esibirmi davanti a tutta quella gente, mi abbracciò restandomi alle spalle, mi infilò una mano dentro ai pantaloni toccandomelo, intanto mi sussurrava all’orecchio:
– “E’ un dilettante, tu quando mi inculi mi spacchi in due, se solo vedessero come mi monti tu resterebbero a bocca aperta…”.
Evitai di risponderle, la lasciai fare, i suoi movimenti all’interno dei miei pantaloni avevano attirato l’attenzione delle persone vicine a noi, era già imbarazzante così, non posso immaginare se si fosse messa a farmi un pompino, capì poco dopo il mio disagio e che non le avrei mai permesso di andare oltre, tornò quindi a guardare la coppia restandomi a fianco.

Poco dopo il tipo venne in faccia alla sua donna riempiendola di sperma, un applauso di tutti i presenti salutò la coppia, senza rivestirsi uscirono dalla teca, dirigendosi verso una porta nell’angolo a sinistra del salone per poi entrarci chiudendosela alle spalle.
Lo spettacolo era terminato, quindi la gente pian piano uscì dal salone, Simona mi prese per mano portandomi in un altro corridoio, ci fermammo davanti ad un bancone:
– “Qui si va alla piscina, però non abbiamo preso i costumi stasera, se vuoi ci possiamo tornare un’altra volta, oppure comprarli qui…”;
– “Dipende, cosa intendi per piscina? Non credo che sia una come tutte le altre…”;
– “In effetti non ti sbagli: c’è una piscina coperta dove ci si può fare il bagno in costume oppure nudi, un paio di vasche idromassaggio dove si può entrare in dieci per volta e giocare tutti insieme, cose di questo tipo…”;
– “Ok, allora magari ci facciamo un giro la prossima volta, non mi sembra molto interessante…”;
Al secondo piano della struttura si poteva accedere tramite delle scale, sia vicino alla piscina che dall’ingresso principale, erano presenti un’altra serie di saloni, dalla parte della piscina si trovavano delle stanze adibite a massaggi, eseguiti da personale professionista del club, alcune di esse erano a disposizione di clienti che lo eseguivano ad altri oppure al proprio compagno.

Proseguendo c’erano delle stanze alle quali si poteva accedere inserendo dei gettoni, all’interno c’erano ragazze o coppie che si esibivano per i clienti, l’ultimo salone del secondo piano era ad ingresso riservato, Simona mi disse:
– “Questa stanza non l’abbiamo mai vista, entrano solo le persone che vogliono partecipare ad un’orgia, singoli o coppie, non essendo interessati ti so dire ben poco, mi hanno solo detto che ci sono dei tappeti e dei cuscini, luce bassissima e libertà totale, però mi risulta che sia poco frequentata.

Al terzo piano sono presenti una serie di camere dove intimità e tranquillità permettono a chiunque di fare sesso distante dagli occhi degli altri, se vuoi ne possiamo prendere una…”;
– “Come vuoi, però possiamo andare in hotel, la nostra camera ci aspetta…”;
– “Tutto questo tour mi ha messo una gran voglia, che ne dici se ci appartiamo io e te, soli soletti?”;
– “Come vuoi. ”,
Ci baciammo con passione, Simona ordinò a Paolo di andare a riservarci una camera, lo aspettammo avvinghiati lungo il corridoio, incuranti del passaggio di altre persone.

Il marito tornò pochi minuti dopo con la chiave di una camera, ci congedammo da lui e salimmo al terzo piano da soli. Appena arrivati al pianerottolo un tizio ci accolse, si poteva entrare solo se in possesso delle chiavi di una camera, pochi secondi dopo entrammo nella nostra, mi saltò letteralmente al collo, dopo pochi secondi eravamo completamente nudi ed avvinghiati uno all’altra sul letto, prima di cominciare a fare sul serio prese il cellulare, chiamò il marito e gli disse:
– “Non ti vogliamo tra le palle Paolo, però lascerò il cellulare acceso, così potrai ascoltare ed immaginare cosa stiamo facendo, se vuoi segarti fallo pure tesoro…”.

Mi sorrise e mi invitò ad un lungo e intensissimo “69”, grondava come una fontana e gemeva come una pazza, era evidente come volesse farsi sentire da Paolo, si infilava il cazzo in gola con una violenza inaudita, la sentivo tossire quando esagerava con gli affondi, ebbe un orgasmo in pochi minuti, fortunatamente non arrivò a squirtarmi in faccia, ma la quantità di umori che colarono dalla sua figa fu impressionante, scivolò leggermente verso il basso, un fremito lungo le sue gambe mi fece intuire quanto le stesse piacendo:
– “Ohhh siii vengo!!!”.

Si girò appena riprese il controllo delle gambe, si piazzò in mezzo alle mie ricominciando a leccarmelo e succhiarmelo, intanto continuava a commentare quanto le fosse piaciuto e quanto avesse voglia di essere scopata, non appena avesse ripreso fiato. Pochi minuti dopo mi cavalcò, penetrandosi in profondità, il rumore della sua figa bagnata si alternava ai suoi gemiti, poco dopo la feci mettere a pecorina, il volto era rivolto verso il cellulare, in quel modo poteva commentare e farsi sentire meglio dal marito, stringeva forte le lenzuola con le mani e le mordeva con la bocca, le piaceva molto, era evidente, passai ad incularla, mi piazzai in piedi sul letto dietro di lei, mi abbassai e lo infilai fino in fondo con decisione, aumentando immediatamente ritmo ed affondi :
– “Ohhh siii che bello siiiii!!! Mi stai letteralmente spaccando il culo Gianluca, così così!!!”.

I miei piedi erano all’altezza del suo viso, si allungò cominciando a leccarmeli, era bellissimo vederglielo fare, sborrai poco dopo nel suo intestino:
– “Ohhh siii cazzo, sono piena del tuo sperma, lo sento dentro di me Gianluca, è caldo…”.
Stremato mi coricai sul letto, ero sudatissimo, la stanza era molto calda, si fiondò a ripulirmelo leccandomi palle e buco del culo, lo fece a lungo, infine si avvicino al cellulare, lo prese e disse:
– “Dovresti vedere come sono ridotta Paolo, ho il culo in fiamme e la bocca piena di sperma, se fossi qui con me te la farei assaggiare, anche se conosci benissimo il suo sapore, vecchio schifoso!!!”.

Riagganciò il telefono, mi aveva stremato, restammo abbracciati per un po’ per poi andare a farci la doccia, ci rivestimmo, la aspettai mentre si truccava, poi tornammo da Paolo, ci stava aspettando al nostro tavolo al piano di sotto, accanto a lui c’era una coppia, ebbi l’impressione che avessero ascoltato quello che avevamo fatto, lei mi guardava e sembrava decisamente eccitata, inoltre si scambiavano segni d’intesa, ci presentò e poco dopo se ne andarono, non indagai per avere conferma delle mie impressioni in quanto non mi interessava un granché.

Terminammo la serata poco dopo, andammo in hotel e ci addormentammo velocemente.

Continua….

Luisa

“Lei ammirava la mia apertura mentale, anche se non condivideva il mio modo un po’ troppo libertino di intendere i rapporti sessuali…”
Mia cugina Luisa è una gran bella donna, che ha quasi quaranta anni. Da molti anni avevamo l’abitudine di uscire insieme per fare lunghe passeggiate durante le quali parlavamo di tutto. Qualche volta ci è capitato di parlare di sesso e l’ho scoperta ingenua e curiosa al tempo stesso. Lei ammirava la mia apertura mentale, anche se non condivideva il mio modo un po’ troppo libertino di intendere i rapporti sessuali.

In fondo sapevo che quello che lei non voleva ammettere era di essere giudicata da me, più piccolo di lei, come una donna di facili costumi, ma da come mi parlava in certi momenti, sentivo che aveva una serie di desideri insoddisfatti. Sapevo anche che provava per me una certa attrazione, dal modo in cui mi si rivolgeva, e da espliciti apprezzamenti.
Una volta capitò che lei mi passasse a trovare senza preavviso.

Ero appena uscito dalla doccia e indossavo ancora l’accappatoio rosso porpora bagnato. Mi piaceva molto vedere la reazione che provocavo nelle donne che mi sapevano nudo sotto l’involucro di spugna. Decisi di provare anche con lei. Ci sedemmo sul divano ed io, che avevo lasciato la cinta dell’accappatoio un po’ troppo allentata, mi adoperavo in tutti i modi per lasciare ampie “visuali” a quella che in quel momento non vedevo più come mia cugina ma come una bella figa qualsiasi.

Lei faceva finta di niente, anche se la notavo abbastanza tesa e faceva di tutto per dissimulare il suo evidente imbarazzo.

Tuttavia, ebbi la prova che la cosa non la infastidiva perché continuava a parlare degli argomenti più disparati. A un certo punto disse: “se ti muovi un altro po’ rimani nudo!”. Questa affermazione mi lasciò un po’ sorpreso; non pensavo di essermi spinto fino a quel punto. Divenuto improvvisamente rosso, iniziai a farfugliare delle scuse, che il mio ruolo mi imponeva, ma fu lei a fermarmi.

“No, puoi anche togliertelo proprio, se vuoi. ” Con il sangue alla testa, mi sfilai quello stupido filtro e rimasi nudo, con il cazzo che mi era arrivato fino all’ombelico. Lei mi continuava a squadrare sorridendo, ancora vestita. Quel giorno indossava un vestitino corto, le sue cosce, belle e affusolate, venivano fuori abbondantemente dalla gonna. Continuava a parlarmi delle cose più disparate, dall’ultimo film visto al prossimo viaggio, e nel frattempo fissava il suo sguardo sul mio cazzo dolorante dall’eccitazione.

Mi stava facendo morire, la troia. Poi, d’un tratto, mi chiese se avevo qualcosa di forte, un superalcolico o una canna. Ma come, le risposi, tu non bevi e non fumi! Mi disse che in quel momento ne aveva bisogno. Senza fiatare, mi diressi verso la cucina e presi una bottiglia di gin.
Al mio ritorno, la vidi con la gonna sollevata e con una mano che si agitava furiosamente nelle mutande. La sua espressione aveva iniziato a cambiare.

Non più la donna controllata e affettuosa che conoscevo, ma una femmina in calore. “Sai – mi disse – con mio marito non scopo più da tempo. Non hai idea di quanto desidero farmi sbattere da un maschio”. “Perché non me lo hai fatto capire prima, cugina?” le dissi. Mentre ci confessavamo simili desideri le mie mani la avevano già spogliata. Lei era sul divano e, continuando a masturbarsi, si mise a culo in su.

A cavalcioni sulla sua schiena, mi chinai a baciarle la fica fradicia di umori e lei, con le dita che le affondavano nella vulva, provvedeva a nutrirmi di tutto il suo succo mettendomele in bocca. Poi, sempre con le dita, si spinse più su, fino ad olearsi il buco del culo che mi si esibiva proprio all’altezza del mento. Non capivo, erano chissà quanti mesi che non scopava e non lo voleva nella fregna, come qualsiasi donna avrebbe voluto? Prese il bicchiere di gin che le avevo versato e lo bevve tutto d’un fiato.

“Sbattimelo nel culo – mi disse – ho bisogno di una sensazione fortissima per godere”. Senza farmelo ripetere due volte, girai alle sue spalle; non ci fu bisogno di grossi sforzi: il mio cazzo aveva una consistenza paragonabile a quella del marmo, il suo ano a quella del burro. Glielo infilai dentro quasi tutto con un solo colpo e lei, contemporaneamente, venne con un urlo. La sua fica colava succhi afrodisiaci ed io, che ero appena all’inizio, glielo infilai dentro e cominciai a scoparla.

Dopo un primo tentativo di fermarmi, lei cominciò ad assecondare il mio andirivieni con un movimento ondeggiante del suo bel culo. Venne di nuovo nel giro di due minuti, ed io ancora rimasi a secco. Dall’osso sacro al monte di Venere, mia cugina era un lago. Il mio cazzo le scivolava ovunque senza riuscire a fermarsi.
Di nuovo guadagnai il suo culo, tanto era ormai una porta spalancata. Lei non reagiva più, era stremata, ma non mi impediva di stantuffarle a dovere il suo posteriore ed anzi, mi incitava a venire.

Quando mi sentii al termine della corsa, glielo sfilai dal di dietro e, tenendolo stretto per impedire lo schizzo, le andai vicino alla faccia e con l’altra mano le forzai le mandibole, spalancandole la bocca. “Bevi, puttana”; non finii di dirlo che un’eruzione di sperma le aveva invaso la gola. I ripetuti schizzi che uscirono dal mio cazzo le andarono dappertutto e poi iniziarono a colare fra le sue tette sode. Nel frattempo, lei mi si era avvinghiata come una ventosa e le sue labbra toccavano lo scroto.

“Che cosa ci siamo persi per tutti questi anni…” le dissi. “Facciamo finta che la vita cominci adesso” mi rispose lei leccandosi la faccia piena di sperma.

Il mio autostoppista – Capitolo 3

Capitolo 3

L’anno nuovo

Mi svegliai e sentii delle voci, mi guardai intorno e vidi che la televisione era ancora accesa, io ero sdraiato sul pavimento. Hitch aveva la testa appoggiata al mio torace e mi stringeva. Cominciai a ricordare cosa era accaduto la notte precedente.
Hitch ed io stavamo festeggiando l’anno nuovo ed eravamo andati in un bar. La musica picchiava nelle nostre orecchie, il battito era ossessionante. Prima di andare al bar per un drink avevamo cenato fuori.

Il cibo era buono e dopo la cena avevamo cominciato a fare piani per l’anno che stava arrivando. Discutemmo delle vacanze e Hitch sembrava entusiasta. Lui andò al banco per prendere un paio di drink per noi. Lo guardai mentre si allontanava. I suoi jeans erano stretti ed abbracciavano il suo corpo. Sapevo cosa c’era sotto i vestiti ed avrei voluto che stessimo a casa invece che lì. Dovette leggere nella mia mente, perché mi chiese se potevamo andare a casa dopo un drink.

Una volta a casa, accendemmo la televisione per vedere la palla cadere in Time Square. Ci sdraiammo sul pavimento di fronte alla televisione. Hitch prese coperte e cuscini e disse: “Ora è molto meglio. “ Tirò su la coperta e si accocolò. Quando gli ero vicino amava appoggiare la testa sul mio torace. Per la maggior parte delle sere si addormentava mentre ascoltava il battito del mio cuore.
Mi sbottonò la camicia e mi accarezzò il torace.

Si fermò al mio capezzolo e ci giocò, amava farlo ed io amavo che me lo facessero. Mi baciò mentre la sua mano giocava coi pochi peli che avevo sul torace. Mi tolsi la camicia e gli tolsi la sua. Ignorammo la televisione mentre cominciavamo a fare l’amore. Ci togliemmo tutto eccetto la biancheria intima e le nostre braccia e gambe si avvolsero intorno all’altro. Lui fece scivolare una mano sotto le mutande. Mi fece delicatamente un ditalino al buco del culo mentre con l’altra mano cercava e trovava il mio cazzo duro e lo stringeva.

Il mio pensiero ritornò dal nostro primo incontro fino al presente. Amavo questo uomo e volevo stare sempre con lui. Come in trance lo guidai, tutto si muoveva lentamente mentre mi toglieva le mutande e mi lubrificava il buco del culo. Mi strinse con forza mentre mi penetrava e lentamente mi inculava. Sentii ogni spinta, ogni bacio ed assaporai i momenti. Mentre mi fotteva, io manipolavo il mio uccello con movimenti lenti che coincidevano coi suoi.

Il suo pene ed i miei movimenti erano come una cosa sola. Sentii il suo corpo pronto ad eiaculare ed io lo ero altrettanto. Alcune scosse al mio cazzo, improvvisamente lo sentii venire ed io sparai il mio carico. Lui tolse la verga e mi baciò per un tempo che mi sembrò infinito. Poi prese le nostre mutande che erano sul pavimento e le usò per asciugarci. Quindi riprese la sua posizione con la testa sul mio torace e si accocolò.

Ci coprii con una coperta e lo abbracciai forte.
Mentre mi addormentavo sentii alla televisione: “10… 9… 8…”
Ora era mattina. Spensi la televisione col telecomando. Hitch era nella sua solita posizione con la testa sul mio torace. Mi ricordai del vecchio detto: “Quello che fai all’inizio del nuovo anno, lo farai tutto l’anno. ” Se quel detto è vero, sarebbe stato un grande anno.

Vacanza

L’aereo decollò, eravamo in vacanza, destinazione Maui, Hawaii.

Guardammo il depliant durante il volo e lui cominciò a giocare ad un gioco chiamato ‘Dove lo vuoi fare’. Ognuno di noi a turno sceglievamo un posto dove fare sesso. Lui stava scegliendo tutti i posti segnati sulla mappa.
Il pilota annunciò che stavamo atterrando. La nostra eccitazione crebbe quando vedemmo l’isola avvicinarsi sempre più. L’atterraggio fu tranquillo, prendemmo i nostri bagagli ed andammo a prendere la nostra macchina a noleggio.
Il tempo era caldo per essere gennaio, specialmente se lo si confrontava con i rigidi inverni delle nostre parti.

Ci dirigemmo verso l’albergo e ci stupimmo ad ogni curva per gli splendidi panorami dell’oceano o delle montagne. Tutto era lussureggiante e verde.
Il nostro albergo era il Kaanapali Beach Resort e la nostra stanza dominava l’oceano. Andammo immediatamente sul balcone a goderci il panorama, potevamo vedere in lontananza il dorso delle balene che danzavano nell’acqua. Lui mise il suo braccio intorno a me: “Sediamoci per qualche minuto e godiamoci questa vista. ”
Tolse i cuscini dalle due sdraio e li mise sul pavimento.

Si sdraiò e mi fece sdraiare di fronte a sè. Guardammo il panorama, lui mi avvolse con le sue braccia e mi prese la mano. Il sole del pomeriggio era piacevole. Faceva caldo sul balcone. Alzò la mia mano e la baciò. Io mi voltai, mi chinai e lo baciai sulle labbra.
Cominciò a spogliarmi, non ci volle molto prima che fossimo sdraiati nudi. Mi girai verso di lui e ci avvolgemmo braccia e gambe.

Lo baciai a lungo e forte, la mia lingua cercò la sua e la trovò. Cominciai a baciargli il collo, lui si appoggiò indietro e mi si arrese. Mi spostai in giù alla sua ascella. Leccai i peli biondi e lasciai che la mia lingua esplorasse l’area. Alzò il braccio più in alto e respirò profondamente a più riprese mentre io continuavo a leccare.
Mi baciò sopra la testa, io mi spostai al suo torace e ci feci correre sopra la lingua in giù verso il suo cazzo.

Lui mi prese la testa e mi guidò al suo uccello eretto. Affamato lo presi in bocca. Dopo un po’ sentii le sue mani prendermi, si sedette e mi spostò dove poter raggiungere il mio pene. Si sdraiò di nuovo sul cuscino e prese il mio uccello in bocca. Le sue mani mi strinsero il sedere e cullò le mie anche mentre mi divorava l’uccello.
Gli piaceva prendere il mio cazzo profondamente in bocca, affondava la faccia nel mio pube prima di retrocedere e poi immergerlo di nuovo più profondamente.

Io continuavo a tenere il suo facendo turbinare la lingua intorno alla cappella.
Gli affondai un dito nel sedere e lui aumentò il movimento dondolante. Venne per primo. Sentii lo sperma colpire la mia bocca. Io ingoiai rapidamente e mi preparai per il colpo seguente. Poi sentii il mio uccello fare lo stesso. Bevemmo lo sperma uno dell’altro.
Tornai a sdraiarmi guardando giù dal balcone, vedemmo ragazzi che facevano surf ed il dorso delle balene.

Lui disse: “Questo è il numero 1. ” Mi ricordai del nostro gioco sull’aereo. Se avesse tenuto fede al suo elenco, sarebbe stata una vacanza piena di occupazioni.

Ci svegliammo prima dell’alba ed andammo al Haleakala Crater per vedere l’aurora. Lui dormì in macchina per la maggior parte del viaggio. Percorremmo strada che serpeggiave verso la cima del vulcano inattivo, andammo sul ponte di osservazione, faceva notevolmente freddo. Mi stette vicino, soprattutto per scadarsi.

Mise il suo braccio intorno al mio e le nostre dita si attorcigliarono. Eravamo vestiti molto leggeri e qualche cosa di più pesante sarebbe stato ben accetto. Quando il sole sorse a est, vedemmo che era valsa la pena del viaggio. La cupola del vulcano apparve presto di fronte a noi, era deserto con nient’altro che coni di scorie rossi ed ocra. Dopo aver fatto fotografie ed avere goduto dell’aurora, andammo in macchina per scaldarci un po’.

La bellezza del cono era incredibile. Lui disse: “Ora capisco perché hai messo questo posto in alto nel tuo elenco dove fare sesso. ” “Sì, ma fa troppo freddo. Mi piacerebbe andare sulla cima per farlo. ” Si chinò su di me e mi bisbigliò in un orecchio: “Forse possiamo sempre farlo. ”
Cominciò a mordicchiarmi il lobo dell’orecchio, mi slacciò la giacca, mise le mani sotto la camicia e mi strofinò il torace.

Mosse verso il basso la mano e la fece scivolare nei miei pantaloni. Mi spostai sul sedile per dargli più spazio. Al primo secondo che la sua lingua toccò il mio orecchio, il mio cazzo balzò in vita.
Mi slacciò i pantaloni ed io alzai le anche per permettere che cadessero alle mie ginocchia. Si mosse rapidamente e prese il mio cazzo in bocca. La sua mano si mosse a prenderlo, lo strinse un po’ e lo menò.

Lo stavamo facendo sul vulcano, la vista era magnifica, la bellezza della zona circostante incredibile. Lui mi stava leccando l’asta dalla base alla punta. Con la bocca percorse su e giù la parte inferiore del mio cazzo. Strinse l’uccello alla base e lo spinse profondamente nella sua bocca. Esitò poi cominciò a succhiare.
Io guardavo le isole che apparivano in lontananza, capii cosa voleva dire stare in paradiso. Continuò a succhiarmi sempre più velocemente, sentivo che stavo sempre più avvicinandomi all’orgasmo.

Gli misi una mano sulla testa mentre lui continuava a muoversi su e giù. Alla fine lasciai andare il mio carico di sperma. Lui aspettò finché non ebbi finito completamente e lo bevve tutto. Tolse la bocca dal mio uccello, ne baciò la punta, leccò via la sborra che vi era rimasta e poi lo baciò un’ultima volta. Si mise a sedere e si asciugò la bocca col dorso della mano.
Si spostò verso di me e mi abbracciò.

Ancora una volta mi mordicchiò il lobo dell’orecchio e disse: “Ti amo!. ” Mi avvolse tra le sue braccia, fece scivolare le dita verso la mia mano e le nostre dita si attorcigliarono. Posò la testa sulla mia spalla e guardammo il sole salire nel cielo. Era l’inizio di un giorno meraviglioso.

Eravamo a Hana che è sul lato orientale di Maui, per arrivarci c’erano 80 chilometri di strada tortuosa ma il viaggio ha le grandi viste dell’oceano, giungla, e cashite.

La nostra prima sosta fu a Seven Sacred Pools, lui fu preso dalla bellezza pura e semplice del posto. Scendemmo alla linea costiera e guardammo gli uccelli piombare nella spuma.
Trovammo un sentiero e lo prendemmo, con nostro stupore entrò in una foresta di bambù. Il vento soffiava attraverso la foresta ed il suono era come di 1000 campane che suonassero contemporaneamente. Il sentiero usciva dalla foresta e vedemmo la cashita in lontananza.

Era una visione magica.
Ci arrivammo e scoprimmo che era possibile andare dietro all’acqua dove c’era una caverna. L’acqua formava una tenda, la luce del sole ballava sull’acqua e formava piccoli arcobaleni.
Io avevo un asciugamano da spiaggia nel mio zaino e lo posai su un’area erbosa dietro l’acqua. Potevamo vedere fuori e giù nella valle. Hitch voleva attraversare lo spruzzo d’acqua. Si spogliò rapidamente restando con le mutande e corse sotto l’acqua.

Mi mi fece cenno di raggiungerlo, anch’io mi spogliai e mi unii a lui. Mi spruzzò e continuò finché non gli bloccai le braccia e cademmo nell’acqua. Io caddi sulla schiena e guardando in alto vedevo l’acqua che precipitava dalla rupe sopra di noi. Era una visione magnifica.
Lo persi di vista, mi guardai intorno ma non lo vedevo. Improvvisamente uscì dall’acqua, mi abbracciò e vi precipitammo di nuovo. Piantò un bacio sulle mie labbra e mi strinse.

Ci sdraiammo nell’acqua poco profonda. I nostri slip erano incollati al nostro corpo. Andammo sulla coperta e ce li togliemmo. Mi sdraiai per primo e vidi la luce del sole riflettersi sul suo corpo. La sua pelle brillava. Non l’avevo mai visto così bello come in quel momento. Il suo cazzo era duro ed eretto. Si sdraiò su di me e mi baciò.
Mi alzò le gambe e strofinò l’uccello contro la fessura del mio sedere.

Mentre mi baciava fece scivolare dentro l’uccello e mi penetrò. Era bello sentire il suo pene dentro di me. Mise le braccia massicce intorno alle mie gambe, le tenne alte, spinse le sue anche ed io sentii il suo cazzo dentro di me.
Guardavo il suo torace muscoloso e le braccia mentre spingeva. Lo guardai fare l’amore con me mentre la cashita piombava sotto di noi. Tentai di prendermi il cazzo ma lui afferrò le mie braccia e le unì sopra la mia testa.

La sua faccia era a pochi centimetri dalla mia. Mi diede un bacio appassionato e lungo e poi venne. Sentii il suo carico riempirmi. Quando ebbe finito si mosse lentamente scendendo al mio uccello e lo prese in bocca.
Io ero vicino a sborrare ma ora volevo resistere e godermi quel momento. Lui usava il mio cazzo con frenesia, non riuscii a resistere di più e venni. Quando finii allargai le braccia e Hitch precipitò nel mio abbraccio.

Restammo sdraiati bevendo quel momento, godendo della vista e dei rumori che ci circondavano.

Non appena iniziò il volo lui afferrò una coperta dall’assistente di volo, la drappeggiò su di noi e cominciò a dormire. Stavamo tornando da quella che era stata una delle migliori vacanze. Si accoccolò vicino a me e mi circondò con le sue braccia. Lo baciai sulla cima della testa, meritava di dormire, avevamo avuto un ultimo giorno abbastanza occupato alle Hawaii.

Tutto era cominciato all’alba, dopo averla ammirata andammo in spiaggia. Trovammo un posto appartato. La sensazione del sole sui nostri corpi era grande. Lui prese la lozione abbronzante e l’applicò al mio corpo. Lo fece lentamente e coprì ogni centimetro del mio torace. Quando arrivò ai miei Speedo, si assicurò di applicarla alla mia linea di abbronzatura. Le sue dita scesero e giunsero al mio cazzo. Lo carezzò a sufficienza per coprire l’intera lunghezza della mia asta.

Il mio uccello crebbe e si posò di lato.
Dopo di che passò alle mie gambe e quando raggiunse ancora una volta gli Speedo, andò oltre la linea di abbronzatura e strisciò contro le palle. Si attardò a sufficienza facendo correre le dita attraverso il mio pube. Ero eccitato. Lui rise mentre afferrava il mio braccio e se lo avvolgeva attorno. Mi baciò sulla guancia. Sapeva che non potevo fare nulla dato che eravamo sulla spiaggia dove era probabile che altri vedessero.

Lo alzai e lo trascinai in acqua. Andammo a guado finché l’acqua non ci coprì le spalle. Misi le mani nel suo costume ed afferrai il suo cazzo e le palle. Ce l’aveva già duro come una pietra. Lui mi tirò giù il costume ed afferrò il mio uccello. Ci baciammo mentre giocavamo l’uno con il cazzo dell’altro. Avevo trovato un luogo sicuro. Ci masturbammo finché non sparammo i nostri carichi nell’acqua. Ci stringemmo e ci baciammo.

Ci tirammo su i costumi e ci avviammo verso il nostro asciugamano. Ci sdraiammo sotto i raggi del sole. Lui si addormentò. Ad un certo punto si girò e mi avvolse. La sua testa cercava un posto dove appoggiarsi, abbassai il braccio e lasciai che lui gli si appoggiasse.
Quel pomeriggio andammo in stanza per prepararci per la cena. Lavai via la sabbia dal mio corpo, mi misi delle mutande pulite e decisi di fare un sonnellino mentre lui si lavava.

Quando mi svegliai era addormentato vicino a me nudo, la testa appoggiata al mio torace. Lo baciai sulla testa, lui si svegliò e sbadigliò. Mi vide sdraiato vicino a sè e mi baciò sulla guancia dicendo: “Ti amo!”
Abbassò la mano alle mie mutande e la appoggiò sul mio cazzo. Mi sentii rimescolare ed il mio uccello crebbe. Lui mise la mano sotto le mutande e mi manipolò il pene finché non fui completamente eretto.

Si mise a sedere e mi tolse le mutande, poi si mise a gambe divaricate su di me ed appoggiò il mio cazzo tra le sue natiche. Mi diede un bacio lungo e forte. Spostò dietro di sè una mano, guidò l’uccello al suo sedere e lasciò che lo penetrassi. Io rimasi sdraiato guardandolo salire e scendere sul mio pene. Il suo cazzo era completamente eretto, si chinò in avanti e mi baciò.
Alzai le anche e spinsi il mio uccello profondamente dentro di lui.

Lui continuò mentre io lo inculavo. Quando fui prossimo ad eiaculare il pene scivolò fuori dal suo sedere. Hitch lo afferrò e mi masturbò fino a che non ne uscì un bianco colpo di sperma. Mentre accadeva io presi il suo cazzo e lo carezzai. Il suo uccello sparò il suo carico sul mio corpo mescolandosi al mio. Quando ebbe finito di sborrare si accoccolò vicino a me avvolgendomi con le sue braccia. Respirandomi nell’orecchio disse: “Ti amo!”
La luci dell’aeroplano furono spente, Hitch mise la testa sotto il mio braccio.

Io tirai la coperta su di noi per tenerci caldi. Lo abbracciai, lo baciai sulla testa e mi addormentai.

Con il terzo capitolo finisce questo racconto, come ho detto alla fine del primo capitolo non ne sono completamente soddisfatto ed il numero relativamente basso di lettori me ne ha dato conferma, ma non tutte le ciambelle riescono col buco. Spero che dall’archivio esca qualche cosa di migliore.
Comunque attendo come sempre i vostri commenti.

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Diario di un segaiolo – La fidanzatina

L’immagine della mia cara sorella che regalava immenso piacere al suo amichetto super dotato rimase impressa nella mia testa per tantissimo tempo al punto che fui ossessionato dalla pratica della spagnoletta.
Nel web cercavo solo video sull’argomento, era la posizione che più di tutte mi eccitava vedere. Ogni volta che vedevo quelle scene nel web, le ricollegavo a quell’estate sconvolgente e l’orgasmo non tardava ad arrivare.
Fu una candida ossessione; quando rivedevo Cristina anche solo leggermente scollata ripensavo al suo fortunato amico che stantuffava quelle meravigliose mammelle.

Fortunatamente lei era praticamente sempre assente studiando fuori e ci si vedeva praticamente d’estate o alle feste comandate a casa dei miei. Avesse continuato a vivere in casa con me probabilmente sarei diventato totalmente ossessionato e non sarebbe stata una cosa buona.
Il lavoro di elettrotecnico mi portava via tempo e pensieri e una sorta di colpo di grazia a quel pensiero fisso me lo diede un’altra ragazza, agli antipodi della mia formosa sorella, ma che aveva fatto breccia nel mio cuore.

Si chiamava Paola ed era amica di amici. La vidi diverse volte in giro negli anni precedenti, molto meno in tempi recenti tanto che pensai non vivesse più in città ma anche lei fosse partita per l’università.
Nella mia isola il 60% delle ragazze e donne sono tipicamente mediterranee; occhi scuri, more, più o meno formose. Seguono le brunette e in minoranza biondine. Le rosse invece sono proprio rarità.
Paola apparteneva alla maggioranza, stessa categoria di Cristina ma fisico diverso.

Mia sorella non era certo slanciata ma le curve le aveva abbondanti ,avanti e pure dietro. Paola invece era molto magra e le curve erano leggermente evidenti nel di dietro ,praticamente assenti davanti. (una sua foto in bianco e nero qui –>>
Pare strano ma persi la testa per una con la seconda di seno; il culo era un potenziale mandolino ma andava lavorato. Nel complesso era slanciata, due bellissimi fianchi che apprezzai solo dopo non averli più tra le mani, magra ma non scheletrica.

Curatissima, molto femminile nei modi di fare, mai volgare nel vestirsi, timida e un po’ silenziosa la conobbi facendo esplicita richiesta a Marianna, un amica con cui i rapporti erano buoni ma non intensi.
Una di quelle persone che becchi in giro e la saluti e chiedi come stai ma con cui non si esce mai insieme la sera. Il nostro gruppo di amici era praticamente di soli uomini salvo le volte che, saltuariamente, si univano la o le fidanzate dei vari elementi.

Quando Marianna la presentò al gruppo pensai subito di partire in svantaggio rispetto alla concorrenza dei miei amici, in particolare Mario che in adolescenza mi aveva sempre fregato le ragazze che puntavo. Ovviamente me le fregava prima che io ci provassi con loro quindi non si può dire fosse un infame. Spesso, per non dire sempre, non sapeva neanche che a me certe ragazze piacevano. Ovviamente loro stesse puntavano subito a lui che è sempre piaciuto più di me.

Avevo un complesso di inferiorità nei suoi confronti nonostante fosse più piccolo di me di 2 anni.
Si era sverginato in fretta mentre io a mala pena avevo iniziato a masturbarmi. Così, nonostante fosse più piccolo lui aveva nettamente più esperienza di me con le donne.
La prima volta che Marianna portò Paola nel gruppo stavamo tutti al bar e ci presentammo tutti con lei. Era proprio carina e fu apprezzata da tutti, Mario compreso.

Avevo messo un po’ in chiaro le cose confidandogli che avevo voglia di provarci con Paola e così riuscii ad avere strada libera.
A mio vantaggio ci fu il fatto che Paola pareva non avere particolari interessi per gli altri e già da subito riuscimmo a stringere un rapporto più stretto.
Iniziammo così a frequentarci per conto nostro; da bravo cavaliere raramente le feci pagare un conto al bar o un invito a cena.

Cominciai a farle capire che mi interessava approfondire la conoscenza ma lei inizialmente pareva restia:
“Sto bene da sola in questo periodo, al momento ti vedo come un amico!”
Un po’ tutti nella vita si sono sentiti dire queste frasi da una ragazza; io le conoscevo bene dall’adolescenza ma accettarle ora non mi andava proprio. Volevo quella ragazza, ormai avevo totalmente smesso di masturbarmi su vip o su porno, ero innamorato e il pensiero fisso era per Paola.

Quando uscivamo insieme non si vestiva mai provocante. Jeans e maglioni nei mesi più freddi, maglie a collo alto e gonne lunghe nei mesi più caldi. Non aveva bisogno di vestirsi provocante per farmi impazzire. Vedevo quel visino da brava ragazza e perdevo automaticamente la testa per lei.
“Non so se siamo fatti per stare insieme” mi respingeva lei mentre io insistevo e quasi imploravo
“Ti prego, prova a darmi una possibilità!” le dissi mettendomi in una pericolosa situazione.

Implorare una donna infatti la mette in una posizione di dominio. Paola da lì a poco infatti confidò a Marianna di avermi totalmente in pugno: “Per me farebbe qualsiasi cosa!”.
Era effettivamente vero, stavo uscendo pazzo da quella situazione di stallo. Avevo una ragazza favolosa a pochi cm ma non potevo toccarla e baciarla.
Marianna mi aiutò in maniera fondamentale. Con Paola erano amiche ma non certo intime e per me provava comunque un sano affetto.

Il nostro rapporto di amicizia crebbe quel periodo perché io le confidavo le mie difficoltà nel concretizzare qualcosa con Paola. Mi propose quindi di uscire con un’altra sua amica.
“Forse è meno bella di Paola ma è in gamba e molto simpatica” mi disse
Così lo scambio di sms con Paola e le uscite si ridussero all’osso fino al nulla totale con mio gran dispiacere.
Stavo troppo male e Elena, l’amica di Marianna, rappresentò una soluzione di ripiego.

Era effettivamente simpatica e alla mano ma chimicamente non shittava nulla con lei, non mi piaceva in pratica.
Il fatto che Paola non avesse più il controllo sul suo zerbino, cioè me, le fece shittare l’allarme.
Fu Marianna a confidarle che io mi sentivo con un’altra e da allora Paola cambiò totalmente registro nei miei confronti. Per quanto fosse carina infatti non aveva la fila di uomini davanti alla porta. Come scritto prima era riservata e in quegli anni lì l’unico social dove la gente si incontrava era il buon vecchio Badoo.

Facebook e gli smartphone non esistevano mica, se volevi conoscere qualcuno dovevi metterci la faccia reale
Sta di fatto che in quel periodo, forse per non sentirsi sola, forse perché quando rischi di perdere qualcuno ne cominci ad apprezzare le qualità, lei si rifece sotto e mi chiese di uscire. Ovviamente il richiamo di quella bella passerotta fu irresistibile. Mi sentivo con Elena ma volevo Paola.
Uscimmo e la sera stessa fu lei a stamparmi un bacio intenso.

Nacque ufficialmente la nostra relazione ed è impossibile descrivere l’emozione che provai.
Ma siamo su un sito porno, quindi passiamo al lato sessuale che è ciò che interessa di più.
La sua riservatezza era totale. La prima volta che si spogliò davanti a me fu come ammirare una venere. Era splendida, due tettine sode e un mandolino non sodo ma apprezzabile. Non faceva sport, probabilmente aveva solo bisogno di un po’ di squat perché geneticamente era veramente ben predisposta.

La vagina la rasava ma lasciava la strisciolina al centro. Mani affusolate e delicate, da pianista. Il primo rapporto fu totalmente manuale e fu lei a tirarmi una sega mentre eravamo ancora vestitissimi. Era un giorno d’autunno di una decina di anni fa. Me la fece sulla sua macchina, una piccola city car di seconda mano, regalo di suo padrino. Non conosceva ancora il mio pene per cui le prime volte la dovetti guidare nella sega; lei ne fu sorpresa “E’ la prima volta che mi capita!” disse dopo che le feci notare che mi stava facendo più male che godere.

Sapete, quando si ha una cappella grossa la risalita del prepuzio nell’atto della sega risulta complicata; in questo caso il pene o lo si scappella solo parzialmente o, se lo si scappella tutto, lo si fa risalire con calma e non con fretta. Lei lo stava facendo risalire con troppa fretta e il prepuzio si scombussolava tutto. Allora le presi la sua calda manina e le feci stringere il pene sotto la guida della mia sapiente mano che impose il ritmo giusto fino allo spruzzo finale.

Una parte dello schizzo finì nel suo cruscotto, altro colò sulle nostre mani. Lei era abbastanza schizzinosa e aveva sempre a portata di mano le salviette con le quali si ripulì subito la mano. Fu il primo orgasmo manuale che ebbi con lei. Nelle seghe successive cominciò ad imparare a muoversi da sola e stavolta con una mano impugnava il mio pene e con l’altra un fazzoletto per raccogliere il seme.
Dopo anni di seghe solitarie avere quella moretta li a fianco che mi sorrideva e me lo menava era bellissimo.

La sua vagina mi rimase off limits per almeno 2 mesi buoni da quel primo bacio.
Era tutto un mondo nuovo per me, verginello assoluto. Avevo appena imparato a limonare, ora era il tempo della prima scopata.
Paola non era vergine, ufficialmente almeno altri due cazzi erano entrati dentro di lei prima di me. La masturbai un po’ maldestramente prima di penetrarla. La cappella era la parte più impegnativa da far entrare.

Lei non vedeva cazzi da anni e ritrovarsi 15 cm di circonferenza che le dilatano la fica le fece un po’ male. Decidemmo che da quel giorno mi avrebbe guidato lei nella penetrazione dandomi indicazioni su quando spingere e che ritmo tenere.
Nonostante fossi verginello riuscivo a stantuffare parecchio e in maniera duratura, merito soprattutto dei preservativi. Non ho mai saputo quanto sarei potuto durare senza visto che i nostri rapporti furono dal primo all’ultimo protetti.

Lei era ossessionata dalla paura di restare incinta; temeva le pillole ma allo stesso modo temeva pure il preservativo e così fin dal primo rapporto mi disse:
“Quando stai per venire ti prego tiralo fuori, non venire dentro, non si sa mai sia bucato il preservativo!”
Non era una porca a letto, questo era chiaro, ma io l’amavo da morire ed ero strafelice anche di scoparla solo alla missionaria.
Mentre glielo spingevo fino in fondo era bello poterla baciare e leccare sotto il collo per poi risalire fino alla sua bocca e infilarci dentro la mia lingua; in quel momento preciso, sentire la sua lingua dentro la mia bocca mi faceva impazzire e aumentavo il ritmo spingendo più che potessi fino a farle quasi male.

Lei non urlava mentre si scopava, la sentivo gemere perché ovviamente stando attaccati anche se era silenziosa, il suo gemere si sentiva.
Mi avvisava sempre quando stava per venire e quello era il segnale che di lì a poco avrei dovuto togliere il disturbo e uscire dal suo corpo.
Completamente scappellato ma sempre dentro il lattice del preservativo, arrivava il momento di spruzzare. Per tutto il tempo in cui son stato con lei abbiamo sempre mantenuto quest’ordine: prima il suo orgasmo, poi il mio.

Fondamentalmente uscivo dalla sua fica con delicatezza (anche in fase di uscita le feci male qualche volta) e da li a poco lei lo prendeva in mano e lo masturbava fino a farmi venire.
Per molti forse non è il massimo ma per me avere la donna dei sogni nuda sotto o al mio fianco, appena scopata che mi fa venire con le sue mani era il massimo.
Nel primo periodo eravamo rimasti con questi standard: ci masturbavamo a vicenda nei preliminari, completamente nudi o nella sua macchina o nel letto di casa mia, quindi missionaria e quindi sega subito dopo nella stessa posizione.

Quando cominciammo ad avere sempre più confidenza iniziarono le sperimentazioni delle varianti. Lei sopra di me sia messa di fronte che di spalle e le prime volte che provai a montarla a 90, solo ed esclusivamente in fica eh.
A 90 anche col preservativo addosso la mia resistenza calava in maniera incredibile; non le resistevo proprio, impazzivo a veder quel culetto. Purtroppo però non avevo l’esperienza e la lunghezza necessaria per renderlo piacevole pure a lei.

Non ci provammo troppe volte onestamente, era troppo difficile per me. La prima volta dopo 4 colpi dovetti tirarlo fuori e segarmelo sopra le sue chiappe perché non resistevo neanche un po’. Fu l’unica volta in cui venni prima di lei, ovviamente con preservativo addosso.
Quella del preservativo fu anche un’autocondanna da parte mia. Dopo un annetto insieme mi feci audace e le proposi un modo nuovo per farmi venire: io messo a cavalcioni sopra di lei!
Lei in quella posizione conosceva solo la sega spagnola: “Ma non ho abbastanza tette per farla!” mi disse.

“Ma non con le tette amore, mi devi segare con la mano!” le risposi io.
Fu in assoluto la posizione più bella che feci con lei. Ancora oggi cerco porno che abbiano un finale simile, personalmente mi fa impazzire.
E così, ogni volta che finivo di scoparla in figa, che fosse il sedile reclinabile o il letto di casa, montavo a cavalcioni su di lei e mi facevo coccolare dalle sue ormai sapienti mani.

Il tutto però sempre col preservativo addosso; ecco perché vi parlai di autocondanna…
Le prime volte che mi misi a cavalcioni le dissi “Vorrei pure toglierlo il profilattico ma poi rischierei di sporcarti tutta amore mio!”
“Ecco bravo, allora tienilo!” mi rispose lei sorridendomi.
Avrei potuto schizzarla tutta, dal seno al suo visino innocente ed invece avevo una visione talmente romantica di lei che per me era quasi un peccato imbrattarla tutta del mio seme.

Fu così che non la schizzai mai!
Un’altra cosa fondamentale del nostro rapporto fu il sesso orale mai ricambiato. Quando potevo e mi veniva concesso provavo sempre a leccarle la fica. D’altro canto non ho mai insistito nel ricevere un pompino e non le chiesi neanche se ne avesse mai fatto qualcuno prima.
L’apice di questo trattamento fu raggiunto durante il primo 69 che facemmo dove, mentre io ci davo dentro di lingua, lei invece ci dava dentro di sega senza mai prenderlo in bocca.

Le chiesi il perché di tanta resistenza e lei mi rispose “Scusami tesoro, ma non mi piace l’odore!”
Non ho mai saputo che odore possano avere altri cazzi, se di coccolino o betulle o semplicemente di cazzo come il mio.
Eppure mi facevo la doccia ogni giorno e le chiesi di provarlo a succhiare anche sotto la doccia, tutto bello insaponato, ma niente anche lì. Il massimo che mi concesse fu una serie di baci mentre lo percorreva tutto dalla base fino alla punta mentre stavamo entrambi a letto.

Mi faceva impazzire quando percorreva il mio corpo baciandomi tutto; mancava però sempre la ciliegina, un bel pompino per finire il tutto.
Queste negazioni e autonegazioni all’inizio furono assolutamente trascurate da me ma col tempo divennero il substrato su cui nacquero le mie perversioni.
Dopo circa un anno e mezzo di relazione dove i rapporti sessuali erano circa 2 a settimana se andava bene, notai una certa fase di stanca in entrambi.

Facevamo sempre le stesse cose, magari in posti diversi, ma sempre posizioni classiche. Durante la missionaria il mio pene ogni tanto perdeva in durezza e allora lei sapientemente allungava la manina e mi toccava le palle stimolandomi. Mi faceva impazzire anche solo sentire le sue dita scivolare tra le mie cosce ed andare ad afferrarmi le palle.
Fu Marianna però a farmi scoprire un lato di me che avevo oscurato ma che è sempre esistito.

Mi confidò un sogno che fece “Non per allarmarti ma stanotte ho fatto un sogno di merda, c’erano Paola e Mario in effusioni amorose! Forse è meglio che stai attento” mi disse quasi ridendo.
Anche io sorrisi e poi la mandai a fare in culo in maniera amichevole.
Con Paola mi ero scoperto esser molto geloso in quell’anno e mezzo; ero geloso degli attori o celebrità che le piacevano da morire, ero geloso se passeggiando qualcuno provava a guardarle dentro le scollature o provava a fissarla.

L’estate era un periodo un po’ critico, tra gonne e scollature con rischi di scapezzolamenti.
Non che si vestisse in maniera provocante. Persino in intimo non riuscii mai a vederla in perizoma, eppure li aveva! Stessa cosa al mare, aveva dei normalissimi costumi due pezzi, nulla di provocante.
Quel sogno di Marianna cominciò ad esser un tarlo; all’inizio non ci feci quasi caso però nel mentre scavava sempre più in profondità insinuandosi dentro la mia testa e covando tutta una serie di fantasie perverse.

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