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Una sera in piscina

E sempre stata una mia fantasia vederla nuda e magari che facesse qualcosa con altri, pero lei quando a letto fantasticavo su questo si stizziva.
Quella sera pero …..
L’ho accompagnata ad un corso d’aggiornamento fuori citta, la sera un suo collega invito mia moglie, io e gli altri due colleghi presenti al corso a cenare da lui.
Possedeva una bella casa con piscina un bel giardino mangiammo fuori bevemmo un po’ anche mia moglie che di solito non beve mai.

La giornata di giugno era calda e afosa uno dei presenti propose visto il caldo e la piscina disponibile del collega di un bel tuffo per rinfrescarci un po’. Il proprietario disse e lì a nostra disposizione io non parlai mia moglie chiese ma voi avete i costumi?
La risposta fu no ma ci tuffiamo nudi, mia moglie disse ma voi siete matti io nuda con voi tre maschi siete fuori e poi rivolgendosi a me disse tu lo faresti?
Allora delle chiese ma non hai mai fatto il bagno nuda a mezzanotte in spiaggia, lei rispose di no.

Loro dissero be noi lo facciamo e iniziarono a spogliarsi, mia moglie mi guarda perplessa ed io gli dico dai andiamo a rinfrescarci anche noi intanto cosa vuoi che sia vedono due tette e un po’ di pelo e iniziai a spogliarmi, mi tuffai e la invitai a entrare dicendoli che era magnifico, anche i suoi colleghi la invitarono dicendogli di non vergognarsi intanto era fatta come tutta e loro non era la prima volta che ne vedevano una nuda e non si sarebbero scandalizzati.

Mia moglie si verso un altro bicchiere di vino lo beve tutto d’un fiato si alza e inizia a spogliarsi i suoi colleghi esultarono facendogli un applauso dicendogli brava. Io ero già eccitato un po’ confuso era la prima volta che lo faceva ora, era in intimo in piedi a bordo piscina noi in acqua rimase li ferma un po’ poi ….. si tolse il reggiseno e libero la sua terza che si manteneva ancora su nonostante i suoi 37 anni e dalla piscina ci fu un boato di gioia e vidi che anche gli altri erano eccitati c’è l’avevano duro.

Poi si giro dandoci il lato b e si tolse anche gli slip dicendo chiudete gli occhi che entro, naturalmente nessuno chiuse gli occhi, si giro ed entro mi venne vicino e mi diede un bacio, parlammo un po’ ogni tanto gli tiravano un po’ d’acqua ci divertivamo e vedevo che ogni tanto guardava sotto i loro cazzi duri, la cosa mi eccitava parecchio. Giorgio usci dalla piscina e andò a prendere 5 bicchieri e del limoncello co il suo cazzo duro in bella vista mia moglie lo segui con lo sguardo poi Luca disse Giorgio guarda come te lo guarda e lei divento rossa e si appoggio a me io la abbracciai e le toccai le tette gli diedi un bacchio arrivo Giorgio con i bicchieri di limoncino si sedette a bordo piscina giusto in parte a mia moglie con il suo cazzo ancora dritto gli diede il bicchiere mentre Dario si sedette anche lui a bordo piscina e lo sguardo di mia moglie si sposto su di lui non l’avevo notato sottacqua ma aveva un cazzo enorme penso 24,25 considerando i miei 18.

Vide subito mia moglie che lo guardava e gli disse mai visto cosi grande, dopo alcuni istanti a bocca aperta disse no e divento rossa mentre noi scoppiamo in una risata.
I tre colleghi uscirono rimmanemmo noi due dentro lontani da sguardi e orecchie indiscrette gli dissi ti piaccerebbe mettere in atto le nostre fantasie e lei ma sei fuori ma era un sei fuori bo penso non convinto l’aiutai a uscire arrivo Dario li porse l’asciugamano e la scuadro da testa ai piedi dicendogli sei verramente figa, Luca ridendo disse intanto non ti fa un pompino che gli fai i complimenti mia moglie gli fece il dito medio e disse e chi te lo dice che non glielo faccio.

Tutti di shitto mi guardarono e Luca sempre lui disse non lo fa c’e suo marito e io risposi perche se non ci fossi lo farebbe? Lui siiii credimi e penso non solo a lui poi ci girrammo verso mia moglie e…….. stava toccando quel cazzo enorme di Dario io m i bloccai Luca rimase a bocca aperta Giorgio stava arrivando con altri limoncini si fermo davanti a loro poggio il vassoio per terra mentre vidi la mano di Dario toccarle la figa Giorgio si alzo mi guardo un attimo e inizio a toccarle le tette Luca era sempre fermo si giro verso di me verso loro e mia moglie si stava baciando con Dario e Giorgio le stava succhiando le tette allora io mi avvicino a loro mia moglie si stacca con la bocca da Dario Giorgio si ferma lei mi guarda senza staccare la mano da quel enorme cazzo passano alcuni secondi la bacio ci riguardiamo negli occhi vedo ls sua voglia gli prendo la testa tra le mani gli do un altro bacio poi gli guido la testa verso quel cazzo lei lo prende in bocca e inizia un pompino meraviglioso Giorgio le stava rittocando le tette Luca solo in quel momento realizzo penso quello che stava accadendo e esclamo arrivo mentre io avevo gia la lingua sulla sua figa mai sentita piena di umori cosi me la gustai un po poi fecci spazzio a Giorgio vedi Luca succhiarli le tette mentre lei aveva ancora quel cazzo in bocca lo spompinava con tanta passione mai vista io mi sedetti e mi gustai quella scena tanto fantasticata un po.

Poi Luca disse a Dario basta ora godere della sua bocca ora tocca a me lo scanso e infilo il suo in bocca a mia moglie Dario allora scanso Giorgi e infilo la sua lingua in quella figa fradicia d’umori, Giorgio si avvicino a Luca e mia moglie inizio a succhiare due cazzi cosi mi avicinai a loro ora ne aveva tre. Dario si stacco dalla figa con la lingua e la penetro con qun cazzo enorme mia moglie urlo di piacere.

Continuammo un po finche Dario non disse sto venendo allora mia moglie mollo tutto si giro e lo presse tutto in bocca mentre Luca aprofitto del buco libro e infilo il suo cazzo finche non venne il suo momento e sborro sulle sue tette ora cera Giorgio e sborro anche lui sulle sue tette ora infilai il mio mentre a Dario era tornato duro e stava gia rigodendo della sua bocca io gli venni dentro ,lei intanto continuava con quel pompino meraviglioso.

Aveva la sborra che colava dalla sua bella fighetta e andai a leccarla finche Dario non arrivo col suo cazzo lo avicino alla figa mi sfiorro la lingua la penetro di nuovo io l’asciai posto e andai a baciare mia moglie sapeva da cazzi ma era una cosa fantastica. Dario disse vengo pero questa volta mia moglie non si giro lo prese dentro urlando tutto il suo piacere. UN nuovo tuffo in piscina per lavarci l’odore del sesso uscimmo ci rivestiamo salutiamo lasciandoci con ci rivediamo?.

Avventura tra negozio e piscina

Sospensori leopardati? Qui? All’Olympus!? Beh, io non ero d’accordo,, ma a qualcuno potevano piacere… “Sospensori leopardati fluorescenti… Raccomandatati dai dottori. ” Perché i dottori avrebbero dovuto raccomandare sospensori fluorescenti? Oh bene… scelsi la mia taglia e li sganciai dalla sbarra… Mi guardai intorno nel negozio e vidi che c’erano solamente sei persone, un cliente (io) e cinque del personale… il mio sguardo si spostò sul ragazzo alla cassa verso cui stavo andando. Era alto quasi un metro e novanta, biondo e di circa vent’anni.

Misi il mio acquisto sul banco, lui lo prese, mi rivolse un piccolo sorriso e poi disse: “Le dispiace aspettare un momento, signore, devo andare a controllare una cosa per questo articolo. “
Scomparve in una stanza sul retro, così decisi di dare un’occhiata al resto del personale. Era giovedì pomeriggio e non avevano meglio da fare che chiacchierare tra di loro. Due ragazzi, due ragazze, tutti in tenuta sportiva (ma cosa ci si aspetta in un negozio sportivo?) E non erano molto interessanti, piuttosto tradizionali, niente di eccentrico!
Il biondo ritornò con un sorriso sfacciato sulla faccia, prese una borsa da dietro il banco e ci inserì la shitola, fece una breve pausa che portò la mia attenzione al pezzo di carta sulla shitola dove lessi “Urgente.

” Ero confuso mentre lo guardavo e lui disse “Sono sei e novantanove, per favore signore. ” Misi un biglietto da 10 sul banco: “Grazie, signore, ecco il resto. Ritorni presto. “
Finì con un altro sorriso e c’era dell’ironia alla sua voce. Presi la borsa, il mio resto ed uscii gettando uno sguardo al resto del personale che non sembrava aver notato la mia presenza. Guardai l’orologio. 13 e 15. Ora di pranzo!
McDonalds era il mio prossimo scalo.

Preso il cibo, mi misi a cercare un posto tranquillo (non era difficile, c’erano solo quattro altri clienti, ed uno di loro era un ubriacone che stava quasi per essere buttato fuori…) e l’angolo più privato del posto. Ora, questo era difficile, avete mai provato a trovare un angolo privato da McDonalds che non sia il bagno? Quei luoghi sono progettati per farti sentire vulnerabile mentre mangi, se sei completamente solo. Trovai un posto quasi ideale: al piano superiore, nascosto dietro una pianta di plastica.

A quel punto cedetti alla curiosità, appoggiai il vassoio e presi la shitola dalla borsa di Olympus, l’aprii e ne uscirono tre cose: sospensori nero e rosa; un bigliettino piegato con la scritta “Urgente” e un pacchetto in carta rosa e nero. Misi giù sospensori e pacchetto e aprii il biglietto. C’era scritto:
Ciao!
puoi ritenermi maleducato a mettere una comunicazione nel pacchetto dei tuoi sospensori, in tal caso non leggere questa lettera.

Mettila nel bidone più vicino.
(Io lessi…)
Allora hai deciso di continuare a leggere. Hai appena acquistato un articolo molto interessante e stavo chiedendomi se ti piacerebbe provarlo… presto… e magari con un aiuto.
OK, se non ti va per favore non portare il biglietto al mio direttore. Sto rischiando il mio lavoro nella speranza che tu voglia incontrarmi. Penso che tu l’abbia comprato per attirare l’attenzione e mostrare i sospensori. Quindi, ritorna al negozio e vai al banco accessori (dove sono tutti i sospensori ed i proteggi caviglie), ti incontrerò là così potremo sistemare qualche cosa.

Carlo.
Dannazione! Avevo comprato quei sospensori per attirare l’attenzione. Finii rapidamente il mio pasto, poi andai (leggi “feci una volata”!) da Olympus. Entrai nel negozio e vidi delle famiglie che stavano facendo acquisti per i loro bambini. Ora c’erano sei commessi, Carlo mi vide e si avviò verso il banco degli accessori. Andai a raggiungerlo e decisi di fare ‘la prima mossa. ‘ “Ciao! Ho trovato il tuo biglietto. “
“Sì, um, non hai pensato… “
“No, mi piacerebbe incontrarti.

Dove? “
La sua faccia si accese, e mi fece pensare… forse non era così vecchio. Ora avrei detto circa diciannove anni … quindi solo un anno più di me… e aveva anche un bell’accento. Rispose: “Beh, che ne diresti del centro divertimenti?”
“Sì, va vene. Quando?”
“Io stacco alle due. Posso incontrarti fuori dal centro alle due… e cinque”, e poi, quando uno dei bambini si avvicinò: “No, mi spiace signore, non ne abbiamo verdi fluorescente, solo rosa fluorescente, ma ce ne sono di altro tipo.

” Sorrise di nuovo ed andò ad aiutare il bambino. Mentre uscivo gettai uno sguardo al mio orologio, erano le 13 e 49, così attraversai lentamente la città ed arrivai al centro alle due.
Carlo arrivò in perfetto orario, indossava pantaloni della tuta neri ed una maglietta Olympus bianca, aveva anche una grande borsa “Head” blu. Toccava a lui di avviare la conversazione. “Ciao, vedo che ci sei”, sorrise indicando il centro. “Andiamo a nuotare?”
“Sì, perché no.

” Risposi entusiasta.
Poi lui sorrise e disse: “A proposito, non conosco il tuo nome!”
Risi e risposi: “Gianni per Giovanni. “
“OK, Gianni per Giovanni, entriamo. “
Salimmo la scalinata ed entrammo. La donna dei biglietti ci guardò appena. “Sì…?”
“Uh, due, per per favore per il nuoto. “
“Due euro e trenta. “
“OK, ecco qui, grazie. “
Carlo prese i biglietti e la chiave dell’armadietto, io lo seguii nello spogliatoio.

Come spogliatoio era piuttosto normale: piastrelle bianche, panche di legno, l’odore dolce di sudore, niente di insolito, a parte l’assenza di cabine private. C’erano altre tre persone oltre a Carlo e me, ascoltando le loro conversazioni, scoprii che si chiamavano Davide, Andy ed Igor.
Dovevano avere sui 18 anni e piuttosto ben piantati. Davide era alto un metro e settantacinque, piuttosto pallido e portava slip tradizionali bianchi. Aveva anche capelli bagnati. Capii che avevano già nuotato… quindi le mie speranze di vedere uno di loro nudo erano finite, pensai.

Andy comunque aveva ancora il costume da bagno, Speedo ‘Bikini’ bianchi, molto affascinanti.
In quel momento mi resi conto di non avere costume e asciugamano. Ne parlai a Carlo, lui tirò fuori un paio di Bikini neri ed un asciugamano. “Dunque”, disse sorridendo (che magnifico sorriso!i). “È probabile che tu abbia bisogno di questi!” Mi girai per riportare la mia attenzione su Andy, lo vidi lasciar cadere il costume e girarsi verso il muro.

Bel culo… Carlo mi disse: “Vado in bagno. ”
Poi Igor. Wow! Era alto più di un metro e ottanta, leggermente abbronzato, e molto ben fatto. Era entrato da poco dopo essere stato sotto la doccia, quindi chiaramente era nudo. Era piuttosto peloso, aveva un corpo molto muscoloso ed un grande pene intonso. Mi sorrise, raccolse il suo asciugamano, si voltò e cominciò ad asciugarsi.
Dov’era Carlo? Decisi di andare a cercarlo e mi avviai verso il bagno dove lo vidi che stava pisciando, si voltò e mi sorrise.

Sentii improvvisamente una spinta ad orinare. Quando finimmo ritornammo nello spogliatoio ed andammo al nostro angolo.
Non c’era nessun altro nella stanza ed io mi rivolsi a Carlo. Lui slacciò i bottoni della sua maglietta, se la sfilò dalla testa e la mise nella sua borsa. Si sedette e si tolse sneakers e calze (anch’io decisi a quel punto di togliermi scarpe e calze). Lui aveva uno splendido torace liscio, con braccia muscolose ed un ombelico peloso.

Mise i pollici tra il suo corpo ed i pantaloni e li portò ai fianchi. Li spinse giù, ne uscì e li mise nella sua borsa. Si girò verso di me, indossava sospensori leopardati… ed era enorme! Rimase a gambe aperte di fronte a me e disse: “Cosa ne pensi?”
Mi abbassai e piantai un bacio sul suo ombelico… poi indietreggiai. Le sue gambe erano muscolose come il resto del suo corpo, ed erano anche lievemente pelose.

Si girò, aveva un culo molto bello. Leggermente abbronzato e molto liscio, io gli baciai la schiena.
“Tocca a te” Disse girandosi verso di me, evidentemente eretto. Io mi slacciai i bottoni della camicia, poi me la tolsi e mi misi di fronte a lui, ora indossavo solo i miei Levi 501, senza mutande. Lui aspettò. Lentamente sbottonai la patta e spinsi giù i jeans, ne uscii e lo fissai negli occhi.
Lui si inginocchiò, continuando a guardarmi, e baciò lentamente il mio pene, spingendo la lingua nel mio prepuzio, poi si alzò e si tolse i sospensori.

Era enorme! Mi inginocchiai e lo baciai allo stesso modo. “Abbiamo tutto il tempo dopo che abbiamo nuotato” disse e prese il suo costume da bagno. Io mi misi quello nero che mi aveva dato lui e me lo sistemai, non che fosse troppo piccolo, ero io molto grosso, grazie a lui.
Andammo ai nostri armadietti, mettemmo via la nostra roba, poi uscimmo nella piscina. Lui fece un tuffo in corsa perfetto (gambe e braccia diritte) e nuotò velocemente verso l’altro lato della piscina.

Io, invece, ero più interessato ai corpi che ci circondavano! Contai solo dodici persone, non inclusi i bagnini e Carlo (ed io): sette femmine e cinque maschi. Le donne erano in gruppo, dovevano avere circa 14 anni, ridevano scioccamente e si guardavano intorno. I maschi? C’erano tre uomini più anziani e due ragazzi di circa 14 anni che sembravano conoscere le ragazze del gruppo.

Carlo ed io passammo l’ora seguente nuotando uno vicino all’altro.

Ad un tratto lui mi prese, mi tirò giù il costume e me lo strofinò leggermente, mi rimise il costume e poi ricominciò da capo… nessuno vide. Vedemmo andarsene tutti quando risalimmo e c’era solo un “congresso di donne” che passarono il loro tempo a guardarci guastandoci il divertimento. C’erano anche tre fustacci ma sembravano particolarmente etero.

Quando ritornammo nello spogliatoio, Carlo bisbigliò “Bene, qui è dove comincia il divertimento! Corriamo nelle docce.

” Io mi affrettai ma Carlo non mi seguì: andò al suo armadietto e prese qualche cosa.
I tre ragazzi erano nelle docce, come ho detto erano dei bei fusti e sbirciando oltre il muro della doccia, vidi che si stavano tutti masturbando. Una vista molto bella, ma appena girai l’angolo con un’erezione, scomparvero… evidentemente erano timidi.

Carlo venne dietro di me e mi baciò la nuca, poi cominciò a massaggiarmi l’ano con della gelatina lubrificante.

Proseguì massaggiandomi le palle, poi quando si inginocchiò di fronte a me, vidi che il suo pene, enorme tra le sue cosce, ora stava toccando il pavimento. Iniziò a succhiarmi con cura leccandomi delicatamente il prepuzio… e poi succhiando. Le mie mani andarono ai lati della sua testa a tirarlo lentamente avanti ed indietro lungo la mia asta.

Mi massaggiò ancora l’ano col lubrificante e sul pavimento vidi il tubo di lubrificante ed un involucro di preservativi, chiaramente! Io stavo avvicinandomi lentamente all’orgasmo, lui comprese e smise tutto quello che stava facendo, subito e completamente.

Io quasi venni, ma riuscii a calmarmi e mi ordinò di inginocchiarmi… era il suo turno.

Si mise in piedi di fronte a me e, quando fui inginocchiato, torreggiava sopra di me. Presi lentamente il suo pene nella mia bocca come lui aveva fatto col mio. Prese la mia testa… Io cominciai a leccare la punta del suo pene. Le sue mani cominciarono a fare forza tirandomi avanti ed indietro lentamente, mentre io gli leccavo il prepuzio il più profondamente possibile.

Aveva un sapore tanto buono quanto Carlo era bello. Lui cominciò a lamentarsi, io allungai una mano verso il pavimento, raccolsi il tubo di gelatina e cominciai lentamente a massaggiargli l’ano. Le sue mani fecero più forza…
Io mi fermai, presi il pacchetto dei preservativi e mi alzai. I nostri uccelli si toccarono. “Carlo, io voglio incularti. “
“Mmmmmm, per favore fallo. ” Rispose, e si voltò.

Dissigillai uno dei preservativi e lo srotolai sul mio pene.

Baciandogli un po’ la schiena, lo penetrai. Gemevamo ambedue molto rumorosamente e lui aprì le gambe il più possibile. Io cominciai a muovermi lentamente dentro di lui. Le sue mani mi tenevano le cosce ed io afferrai poi il suo pene, lentamente cominciai a masturbarlo e c’era ancora della gelatina sulla mia mano…

Il nostro grugnire e gemere non era passato inosservato e due ragazzi cominciarono a sbirciare dall’angolo. Io venni! Era l’orgasmo più sorprendente che avessi mai avuto.

I due ragazzi entrarono e cominciarono a masturbarsi mentre ci guardavano.

“Cosa state guardando? ” Disse Carlo (la sua voce era appena percettibile).
“Uh, nulla!”
“Venite qui. “
I ragazzi si avvicinarono. Io mi inginocchiai di fronte a quello col pene più grosso e lo presi in bocca. Mi venne in bocca trenta secondi più tardi, poco prima del suo amico che aveva avuto lo stesso trattamento da Carlo. Poi loro se ne andarono.

“Oh, bene, non erano eccezionali ma…” Dissi, ma fui interrotto da Carlo che mi aveva penetrato improvvisamente. Emisi un forte gemito e mi rilassai. Lui mi prese il cazzo e mi masturbò con forza… indietro ed avanti, mentre cominciava a lamentarsi. Anch’io lo feci e sborrammo insieme!

Appena finito ci facemmo una doccia e ci rilassammo. Io avevo appena avuto l’esperienza più formidabile della mia vita. Andammo a prendere i vestiti nei nostri armadietti e poi ritornammo vicini, avevamo ancora in bocca il sapore dello sperma dei ragazzi… Ci masturbammo… Poi ci asciugammo ed io mi misi i sospensori nuovi.

“Che ne diresti di una sauna ?” Disse Carlo.

Padrone VII

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei!”
Era radiosa, ormai erano passati diversi giorni da quando Padrone l’aveva ricompensata con un’intera confezione delle sue caramelle preferite, ricompensa per aver messo il collare, ma questo non spiegava il motivo per cui lei lo togliesse solo per lavarsi e per dormire ma che comunque al mattino era la prima cosa che indossava appena aperti gli occhi. In ascensore, sola come al solito, si specchiava e si piaceva.

I capelli lunghi le scendevano sciolti quasi fino a metà schiena, le spalle con un po’ di abitudine erano aperte e tese senza più la voglia di nascondere i suoi seni prosperosi, ma la cosa che la allietava più di tutte era il sapere di avere un segreto al collo celato sotto un sottile strato di seta ma che nessuno notava.
Camminava con passo deciso facendo suonare i tacchi sul duro pavimento mentre si avvicinava alla sua postazione.

Non c’era ancora nessuno in ufficio, non che le importasse, avrebbe comunque fatto quella camminata da passerella con tutti gli occhi addosso, non si sentiva più in soggezione per il giudizio degli altri, non le importavano più i pensieri lussuriosi che poteva provocare, perché ora lei si sentiva appagata sapendo che Padrone la apprezzava e la valorizzava per quello che era.
Arrivò al suo angolino ed andò subito al cassetto. C’era un biglietto piegato, nient’altro.

Lo prese e lo aprì sapendo già di trovare un ordine.

Lascia la porta socchiusa ed aspettami alle 18 bendata ed in ginocchio in corridoio.
Padrone

Due sentimenti corsero paralleli e la attanagliarono. Finalmente avrebbe conosciuto Padrone, da soli loro due, avrebbero potuto parlare e lei… lei… l’altro pensiero si fece strada e sovrascrisse il primo, non aveva abbastanza tempo per prepararsi, per presentarsi al meglio, voleva andare dal parrucchiere, dall’estetista, ma non poteva uscire in anticipo dal lavoro, era in scadenza di contratto e voleva che glielo rinnovassero, cosa che non sarebbe accaduta se prendeva un pomeriggio libero senza preavviso.

Le salì l’ansia di non riuscire a prepararsi come aveva pianificato da tempo quando fantasticava su un loro possibile incontro, mentalmente escludeva una voce della lista per poi riprenderla quando toglieva qualcosa di più lungo ed impossibile da realizzare.
“Sempre la prima ad arrivare. ”
La voce di Claudia la fece saltare, si girò e nascose dietro la schiena il biglietto.
“… Già…”
rispose Rossana, ma finita di dire quell’unica sillaba si accorse che il minimo d’ordine che aveva fatto nei suoi pensieri svanì del tutto lasciandole una tabula rasa.

“Qualcosa non va? Ti vedo pensierosa. ”
“No no, tutto apposto…”
Dentro di sé si malediceva e malediceva la sua collega per aver interrotto i suoi pensieri, era sicura che senza quella spinta di adrenalina che aveva avuto alla prima impressione si sarebbe dimenticata qualcosa di fondamentale.
Si sedette, lasciando intendere a Claudia che avrebbe cominciato a lavorare subito affinché la lasciasse in pace, così fu e lei poté riprendere i suoi pensieri, ormai rovinati e da ricostruire dalle fondamenta e senza slancio.

Per tutto il giorno fu distratta, continuava a guardare l’orologio, ricontrollava la lista delle cose da fare nella mezz’oretta che aveva dal suo tipico orario di rientro a casa e l’appuntamento, riguardava l’orologio e non era passato neanche un minuto. Era una follia! Aveva un milione di cose da fare ed era bloccata lì, più pensava e più le saliva l’ansia.
Quando scoccarono le 17 shittò come una molla, aveva già sistemato la sua scrivania, prese le sue cose e si diresse verso l’ascensore alla velocità massima che i tacchi le permisero.

Per tutto il tragitto in autobus fissò l’orologio scoccare i secondi troppo lentamente. Arrivata a casa per prima cosa tolse le scarpe per muoversi più in fretta, per quanto era fortunata, invece della mezz’ora che aveva previsto aveva solo venti minuti. Niente doccia, non ce l’avrebbe mai fatta, passò in bagno solo per buttare nel cesto dei panni da lavare la camicetta che si era sfilata mentre camminava e per irrorarsi di profumo. Troppo! Dall’armadio in camera da letto prese una camicetta bianca che poteva andar bene con la gonna scura che indossava, la infilò e chiuse solo un bottone giusto per non farla muovere troppo, gli altri li avrebbe sistemati dopo.

Andò in salotto, come mai lei che è di solito così ordinata ora invece le sembra che tutto fosse fuori posto?! Prendendo a destra e a manca oggetti da mettere a posto o da far sparire dietro l’anta di un armadietto si fece strada verso la cucina, la guardò e le venne voglia di chiudere la porta a chiave e far finta che quella porta affacciasse sul nulla, era pulita e rassettata ma per lei era come vedere il cassetto dei calzini del padre… Tolse dalla vista tutto quello che nella sua mania e frenesia momentanea le sembrasse fuori posto.

Guardò l’orologio. 5 minuti! Come era possibile?! Cosa aveva fatto per tutto quel tempo? Guardò fuori dalla finestra per vedere se qualcuno che potesse essere Padrone fosse sotto il palazzo. Nulla. Corse in camera e prese tutto quello che sembrava portasse disordine e lo buttò nell’armadio, rassettò il letto, corse in bagno, spruzzò altro profumo e si spazzolò i capelli. Che disastro! Non riusciva più a pensare ad altro che non fosse una tragedia.

Si abbottonò la camicetta e per la fretta saltò un bottone e dovette ricominciare da capo. Guardò l’orologio. Era tardi! Andò alla finestra, nessuno, e se fosse già entrato nel palazzo? Lei lo doveva aspettare in corridoio. Corse alla porta d’entrata, infilò di nuovo le scarpe, abbassò la maniglia e lasciò uno spiraglio aperto. Fece un passo in dietro e si inginocchiò a terra con qualche lamentela da parte della gonna.
Il cuore le andava a mille, sentiva pulsare tutto il corpo, il respiro corto ed affannato tentava ogni volta di strappare un bottone alla camicetta.

In ginocchio era scomoda ed i tacchi di certo non aiutavano, lei guardava fissa lo spiraglio della porta aspettando che si allargasse. Una folgorazione, le tornò in mente il bigliettino, si doveva ancora bendare. Si guardò attorno per cercare qualcosa, con difficoltà cercò di alzarsi, rinunciò quando capì di poter usare il foulard che aveva al collo. Del resto stava per incontrare Padrone, non era necessario tener celato il collare. Annodò la stoffa e le si fece buio.

Che ora era? Quanto tempo era passato? Le sembrava un’eternità. Cercava di stare attenta ad ogni rumore che provenisse dalla porta. Il ronzio dell’ascensore più di una volta, la lasciò senza respiro mentre lentamente sorpassava il suo piano e continuava a salire lentamente. Se qualcuno del suo pianerottolo avesse visto la sua porta socchiusa e avesse provato ad entrare per sapere se andava tutto bene l’avrebbe trovata lì in ginocchio, bendata e con un collare, avrebbe dovuto cambiare appartamento per la vergogna.

Un rumore di passi cadenzati, dapprima lontani e poi sempre più vicini, le fece rizzare le orecchie. Sembrava che qualcuno stesse salendo le scale, gradino dopo gradino, quando si fermò era sicura che lo aveva fatto davanti al suo portoncino. Era Padrone, ne era sicura. Attraverso la stoffa della sua benda vide la luce aumentare e poi le arrivò un soffio d’aria gelida addosso. Fremette, non era mai stata così agitata, aveva paura che muovere un singolo muscolo avrebbe rovinato tutto.

Un passo più vicino e la porta si chiuse. Rimase immobile, sentiva la presenza di qualcuno davanti a lei ma rimaneva in silenzio, rimase pietrificata nonostante il dolore alle gambe per la posizione scomoda. I passi ricominciarono, si allontanavano da lei, andavano verso la sua camera, entrarono e tacquero di nuovo. Cosa stava succedendo? Aveva una voglia matta di togliersi la benda e correre in camera ma la paura di una punizione di Padrone non le fece neanche girare la testa in quella direzione, era paralizzata e tesa.

I passi ripresero, si avvicinavano, si fermarono davanti a lei. Le sembrava che insieme al profumo di muschio che ormai aleggiava riusciva a percepire il calore di un corpo, poi una mano le si poggio sulla testa e accarezzandole i capelli toccò la sua guancia infuocata. Non ci credeva, era tutto reale, non lo stava sognando, sospirò come per prendere il tempo prima di parlare ma la voce profonda dell’uomo che le stava davanti la colse di sorpresa

“Sei stata brava.

Fatti trovare pronta domani alle 22. ”

Dapprima sentì soltanto il suono di quella voce, era da molto che se la immaginava ed ora che l’aveva finalmente sentita la sua immaginazione le sembrò così povera. Era profonda, dura e severa ma in qualche modo rassicurante, faceva perfetto specchio alla personalità di Padrone. Quando la sua mente smise di fantasticare e soffermarsi su cose così velleitarie si accorse che c’era anche un messaggio in quel suono, quando lo capì sentì il rumore del portoncino chiudersi.

Padrone non le stava più accarezzando la guancia, non ne sentiva più la presenza. Improvvisamente si sentì sola, abbandonata e nello sconforto pronto a sfociare in disperazione. Tolse la benda, non le avrebbe più pesato un’eventuale punizione se era per lenire questo stato. Non c’era nessuno, era sola. Tentò di slanciarsi verso la porta per inseguire Padrone ma era stata per troppo tempo in ginocchio che le sue gambe non la ressero e cadde a faccia in avanti riuscendo a proteggersi solo all’ultimo istante.

Si sentiva una fallita abbandonata, una lacrima già le solcava il viso.
Dopo qualche minuto riuscì ad alzarsi, si affacciò per le scale ma non c’era nessuno, neanche un minimo suono. Andò alla finestra per guardare in strada, niente anche lì. Aveva solo voglia di rannicchiarsi sul letto e sfogare il pianto che stava trattenendo a stento, quando attraversò la soglia della camera rimase senza parole. Sul letto, affianco a della stupenda lingerie avorio, era steso con cura un abito blu scuro in velluto lucido, a terra, ai suoi piedi delle scarpe in raso dello stesso colore.

Non sapeva se ridere o piangere. Aveva un appuntamento con Padrone!

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

Io e la mia (ex) prof

La storia che sto per raccontarvi risale a circa 2 anni fa quando avevo appena 18 anni e stavo frequentando l’ultimo anno di superiori con annesso “esame di maturità”.
Con la maturità andò abbastanza bene ma ciò che conta è che iniziai una relazione con una “matura”, trattasi della mia professoressa di economia. Lei 51 anni, una donna in carne, capelli scuri lunghi e un abbondante seno sulla quale una volta mi ero sparato una sega.

Negli ultimi mesi scolastici, il mio andamento non era buono, soprattutto nella sua materia e così mi propose di andare a ripassare di pomeriggio a casa sua (eh no, quel pomeriggio non successe un bel nulla) così seppur inizialmente esitante decisi di andarci senza alcun secondo interesse.

Arrivato a casa sua mi ospita e aveva preparato dei biscotti, così iniziò a farmi da ripetizione dopodichè scambiammo due chiacchiere e mi raccontò della sua passione per il ballo.

Si fece e tardi e vedendo che non tornavano nè il marito nè i figli gli chiesi se facessero sempre così tardi e scoprii che in realtà era divorziata e il figlio viveva con il padre.

Nei giorni successivi continuai ad andare a prendere ripetizioni e man mano si ampliavano le conoscenze reciproche dell’uno e dell’altra. Quella prof che tanto mi sembrava antipatica e rigida in classe si stava rivelando una signora gentilissima, socievole e divertente.

Si avvicinava sempre più l’esame e passavo sempre più ore a ripetere.

In quella casa notai una cosa però, la signora seppur benestante con una casa veramente spaziosa con annesso giardino e piscina all’esterno era sola. Una casa enorme per una signora sola. Così parlando del più e del meno mi disse che sarebbe voluta andare a prendersi un caffè sopra Posillipo io per scherzo dissi: “anch’io” e mi chiese se mi sarebbe fatto piacere farla compagnia.

Infatti il pomeriggio seguente non facemmo ripetizione e andammo a prenderci un caffè lì, la situazione ci metteva entrambi a disagio ma passammo un bel pomeriggio. I giorni successivi proseguimmo le ripetizioni e lei volle “sdebitarsi” il caffè a tutti i costri offrendomi un pranzo al nominato ristorante “La reginella”. Pranzammo e lei mi chiese se dopo l’esame non sarei scomparso perchè si era affezionata tantissimo a me.

In realtà io volevo attendere fino all’esame e poi vaporizzarmi ma la svolta avvenne proprio durante quella settimana.

Fino ad allora l’avevo sempre trovata composta con abiti che nascondevano completamente le forme ma a 4 giorni dall’esame con un caldo torrido mi ospitò con una canottiera molto scollata e pantaloncini scusandosi che era in quelle condizioni per il caldo ma io scherzando dissi magari facciamo anche un bagno in piscina. Lei era molto timida e “signora” e aveva vergogna a farsi vedere in costume ma dopo tanto insistenza accettò mentre io avrei dovuto farmi il bagno in slip.

Ma non avevo considerato che vedendola in costume mi sarebbe venuta un’erezione esagerata quasi volevo scappare ma lei diceva: “dai ora ti vergogni tu? hai gli slip non preoccuparti vieni in acqua” ma appena tolsi pantaloncino si vedeva in modo netto il cazzo gonfio sopratutto quando entrai in acqua lo slip divenne quasi trasparente ed era come se fossi col cazzo di fuori. Lei si fece rossa rossa ma molto imbarazzata fece finta di nulla dopodichè nel giro di 10 minuti si andò a rivestire e mi portò uno slip pulito che gli era rimasto del figlio.

Quando tornai a casa iniziai a segarmi su quelle tettone e iniziò a diventare il mio chiodo fisso. Il giorno seguente ritornai da lei (sarebbe dovuto essere l’ultimo giorno di ripetizione) e lei mi fece trovare due costumi che mi aveva comprato come regalo e una bella cenetta come buon auspicio per l’esame.

La serata terminò dopo aver guardato un pò la tv e tornai a casa, dopodichè la rividi direttamente dopo l’esame per rifesteggiare con un’altra cenetta.

Quella sera venne un temporale fortissimo con il quale non si poteva uscire e lei disse se vuoi puoi dormire qui tanto ho delle camere in più, così avvisai i miei genitori dicendo che ero da un amico e decisi di dormire lì.
Quando si fece orario di andare a letto lei si andò a cambiare in bagno e mi misi a spiare dal occhiello le sue abbondanti linee per poi segarmi e sborrare nel suo stesso letto.

Infatti dormimmo nello stesso letto ma seppur non successe nulla mi segai mentre dormiva sborrando nelle lenzuola e rimanendo col cazzo all’aria. La mattina dopo quando se ne accorse rimase sconvolta e gli spiegai tutta la situazione, AVEVO PERSO LA TESTA PER LEI. Così mi piombai e provai a baciarla e come risposta ricevetti le sue labbra e la sua lingua che non si opposero subito provai a spogliarla per scoparmela ma lei non volle finchè non si decise di concedermi soltanto una semplice sega.

Mi misi disteso sul letto e lei con le sue mani con tanta esperienza mi fece una sega eccezionale, me lo maneggiava con calma e con passione fino a che non la sborrai in 5 minuti tra le sue mani.

Di lì iniziò una vera e propria storia tra noi, mi riempiva di regali, vacanze, crociere ecc.. ma del sesso non se ne parlava al limite mi concedeva qualche sega una quantum dovetti aspettare diverso tempo per la prima scopata (infatti ve la racconterò in una storia separatamente).

Da allora fino ad oggi siamo stati insieme, ormai abbiamo una vita insieme e stiamo progettando di fare un figlio in modo che i miei siano costretti ad accettare la situazione. Mi fa fare il signore insieme a lei senza farmi mancare nulla è quasi come se pensasse lei alla casa però ci sono stati comunque dei problemi nel nostro percorso.

In seguito vi racconterò della nostra prima scopata, dell’incontro con i miei ecc…

Seguite!.

Stra-ordinaria amministrazione familiare

A circa 50 km dalla città, in un fitto bosco di querce secolari sorge una vecchia costruzione che si erge su tre livelli. La costruzione è vecchia solo esternamente. Gli ambienti interni sono stati ristrutturati senza alterare l’architettura originale. Al piano rialzato vi dimora una signora di 45 anni. È una bella donna. Il tempo è passato invano sul suo corpo. Ha un fisico ancora giovanile. Le sue forme sono come scolpite nel marmo.

Da quando ha perso il marito in un incidente d’auto si è segregata, insieme ai due figli, un maschio ed una femmina, in questa costruzione. I figli sono cresciuti e si sono sposati. Entrambi vivono nella stessa palazzina. La femmina abita al primo piano. Ha 30 anni; un marito che l’ama ed un figlio di sedici anni. È una bellissima donna. È bruna. Occhi blu. Alta 175 cm. Lunghe gambe, un ben tornito culetto ed un seno (4^ taglia) da suscitare invidia in molte donne.

Il maschio un ragazzone di 32 anni abita al secondo piano. Anche lui ha un figlio di sedici anni ed una moglie che in quanto a bellezza fa concorrenza alla cognata. Le due donne sono gelose non dei loro mariti ma del loro corpo. Entrambe, insieme alla matriarca, frequentano palestre e centri di benessere. Ogni giorni le tre donne dedicano almeno un ora del loro tempo alla cura del corpo. Nel piano interrato hanno ricavato, oltre al locale magazzino, uno spazio attrezzato a palestra ed uno a sauna che usano regolarmente.

I due cugini sono nel pieno del loro sviluppo fisico e mentale. Entrambi hanno le sembianze di due guerrieri dell’antica Sparta. Sono l’orgoglio dei genitori ed in particolare della nonna. Questa li adora. Hanno molte ammiratrici. Ogni giorno ragazze, colleghe di scuola dei due cugini, riempiono i piani della casa con la loro presenza. Tutte corteggiano spietatamente i due ragazzi i quali ben consci del loro sex appeal si pavoneggiano e fanno nascere false speranze.

Queste frequentazioni femminili danno fastidio alle padrone di casa. Alla nonna perché, per un verso, si vede invadere la casa da ragazzine che rompono la sua tranquillità e, per altro verso, perché le rubano l’attenzione dei ragazzi. Alle madri perché sono gelose dei propri figli. Ai due cugini questo atteggiamento della nonna e delle loro madri fa piacere. Il loro comportamento è continuamente rivolto ad incrementare i sentimenti astiosi delle donne di casa nei confronti delle loro spasimanti.

Questo ha una ragione precisa. Tutto ha inizio in una afosa giornata d’estate. I due cugini insieme alle rispettive madri ed alla nonna si trovano nella palestra di casa. Il caldo è eccesivo. Tutti sono sudati. Le donne hanno i costumi completamente impregnati di sudore. La prima a non resistere al caldo è la nonna. La donna si reca nella doccia e si libera del costume. Dimentica di chiudere la porta. I ragazzi dalla posizione in cui si trovano hanno una visuale completa della nudità della loro nonna.

La bellezza del fisico di Yvonne (questo è il nome) magnetizza i loro sguardi. Ne restano abbagliati. La donna si accorge di loro. Invece di chiudere la porta si gira completamente offrendo ai loro occhi i magnifici globi di alabastro che danno corpo alle sue mammelle, il suo ventre piatto, le sue belle gambe e il cespuglietto di neri peli. Resta ferma per circa due minuti e poi si gira facendo si che gli sguardi dei nipoti si posino sulle rotondità del suo splendido culo.

È il colmo. I ragazzi non resistono. Entrambi si allontanano velocemente dalla palestra. La nonna li vede allontanarsi e sul suo viso si allarga un sorriso di compiacimento. Nuda rientra nel locale palestra. La nuora e la figlia al vederla nuda si guardano intorno alla ricerca dei ragazzi. Yvonne: “State tranquille. Sono andati via” La donna racconta loro quello che è accaduto poco prima. Le due donne la guardano incredule poi i loro sguardi si incrociano e scoppiano a ridere.

Yvonne si unisce a loro. “Mamma li hai scioccati. Poverini. Perché l’hai fatto?” “Ho voluto mostrare loro com’è fatta una vera donna” “Sei gelosa delle marmocchiette che ronzano intorno ai tuoi nipoti?” “Si! Perché voi forse non lo siete?” “Non so se tua nuora lo è. Parlo per me. E’ vero. Sono gelosa, ma non per questo mi spoglio per farmi vedere nuda da mio figlio. Tu non solo ti sei fatta vedere nuda ma con il tuo comportamento li hai anche provocati.

Ti rendi conto di quello che hai fatto. Loro non vedranno più in te la loro nonna” “Questa è la vera ragione per cui ho dato loro in visione il mio corpo nudo. Volevo vedere se piaccio ancora e il fatto di vedere due ragazzini, anche se miei nipoti, che alla vista della mia nudità scappano per andarsi a masturbare mi riempie di felicità. Voglio che mi vedano come una donna. Voglio suscitare in loro desideri inconfessabili.

Ogni volta che mi vedono la loro mente deve lavorare di fantasia. Devono fare cattivi pensieri” È la nuora (Janet) a intervenire nel dialogo: “L’assenza di un uomo nel letto di tua madre le sta giocando dei brutti scherzi. I cattivi pensieri li fa anche lei” Holly: “Che intendi dire?” Janet: “Penso proprio che la mia bella suocera entrerebbe volentieri nel letto dei nostri figli. Ti dico di più. Se succederà non mi dispiacerà” Holly: “Che cavolo ti salta in mente? Troveresti giusto che tuo figlio si facesse una galoppata con tua suocera, ovvero con sua nonna?” Janet: “Perché tu non ti faresti cavalcare da mio figlio? Non fare la santarellina.

E talmente palese che lo desideri che non fai niente per nasconderlo. Quando è nel tuo raggio visivo lo mangi con gli occhi. Confessalo” La figlia di Yvonne arrossisce. L’espressione del suo viso è la prova che sua cognata ha visto giusto. Holly: “Sì, lo confesso. Amo tuo figlio e desidero che mi scopi. Da quando ho capito anche tu vorresti che mio figlio ti chiavasse. Ecco perché hai detto che non ti dispiacerebbe che i nostri figli entrassero nel letto della loro nonna.

Però non è giusto. Lei avrebbe a disposizione due giovani puledri ed a noi ne toccherebbe uno solo” “Non è detto” È stata Yvonne ha parlare. La figlia e la nuora la guardarono con un espressione interrogativa dipinta sul volto. “Ora ragazze, ci facciamo una bella e rigenerante sauna; dopo andremo da me e continueremo il discorso. Mentre parlavate mi è balenata un’idea che risolverebbe il vostro e mio problema”. Dopo la sauna fanno anche una doccia e con i loro corpi avvolti in bianchi accappatoi si recano nell’appartamento di Yvonne.

Qui si liberano degli involucri di stoffa e, nude, si siedono sul divano. Yvonne: “Se le cose vanno in porto e spero ardentemente che avvenga, voi due sapete a cosa andiamo incontro? Con l’entrata nei nostri letti dei due puledrini noi consumeremmo quello che il mondo esterno a queste mura chiama i****to. Io sono la loro nonna e voi due siete le loro zie” Janet: “Yvonne non è proprio come dici. L’i****to lo consumereste solamente tu e tua figlia.

Per quanto mi riguarda il mio non sarebbe i****to perché il figlio di Holly non è mio consanguineo. Sì, è mio nipote perché la madre è la sorella di mio marito, ma fra me ed il ragazzo non c’è nessun legame di sangue. Potrei anche farmi ingravidare. Il bambino che nascerebbe non avrebbe problemi” Holly: “Hai capito, mamma? La mia cara cognata viaggia sul sicuro. Lei si scoperebbe mio figlio e non correrebbe nessun rischio se non quello, in caso che mio fratello scopra la tresca, di arrivare al divorzio” Yvonne: “Al divorzio ci arriveresti anche tu se tuo marito viene a sapere che ti fai chiavare da tuo nipote.

Smettetela di beccarvi a vicenda ed ascoltatemi. In primo luogo dovete promettere che tutto quello che diremo e faremo sarà un nostro segreto e nessuno dovrà mai sapere niente di quello che accadrà fra queste mura. Siete d’accordo?” Le due cognate si guardarono ed all’unisono diedero il loro assenso. Yvonne: “Bene. Quando io parlo di i****to non lo dico senza ragion veduta. Quello che dice Janet a proposito di tuo figlio è vero. Ma è anche vero che i due ragazzi vivono sotto lo stesso tetto.

Fino a quando credete che la relazione che avrete separatamente con loro resterà chiusa nella loro mente. Tenuto conto che entrambi verranno a stare nel mio letto e questo per loro non sarà un segreto, essi si parleranno e si confideranno l’un l’altro. La vostra relazione verrà a galla. Scoppieranno le gelosie fra loro. Questa è una cosa che non dovrà mai nascere altrimenti sarà la fine” Holly: “Perché dovrebbero essere gelosi? E di chi?” Yvonne: “Bimbe, sveglia! Loro due insieme si sollazzano con la propria nonna e non si domanderanno il perché con voi non dovrebbe essere lo stesso?” Janet: “Yvonne …..” Holly: “Mamma dove vuoi arrivare?” Janet: “Holly, tua madre sta dicendo che noi due dovremmo fare così come farà lei.

Oltre che giacere ognuna con il proprio nipote dovremmo farci chiavare anche dai nostri rispettivi figli”. La donna non crede alle proprie orecchie. Guarda la madre. Holly: “E’ vero quello che sta dicendo Janet? Tu vuoi che io mi faccia chiavare oltre che da mio nipote anche da mio figlio? E lo stesso dovrebbe fare mia cognata? E tutto per evitare tragedie? Mamma l’età ti fa brutti scherzi. Piuttosto che farmi montare da mio figlio preferisco rinunciare anche a trastullarmi con il figlio di Janet” Yvonne: “Che male faresti? La tua passera darebbe ospitalità ad un bel ragazzo.

” Holly: “Ma è mio figlio. Mamma sei decisamente impazzita. ” Si alza, indossa l’accappatoio ed esce di corsa dal salone. Si sente sbattere la porta. Sono rimaste in due. Janet:“Hai combinato un bel casino. Così hai mandato tutto al monte. ” Yvonne: “Tu non hai detto come la pensi?” Janet: “Avevo bisogno di una piccola spinta. Cara Yvonne io mio figlio lo desidero già da un bel po’ e sono sicura che anche lui sia innamorato di me.

Lo so perché un giorno ho avuto l’occasione di leggere quello che lui chiama giornale di bordo. È una cartella elettronica dove tiene conservate tutta una serie di lettere a me dedicate. Iniziano tutte con: -Al mio unico amore: mia madre-. Ha una fervida immaginazione. Oltre a scrivere i suoi sentimenti che nutre nei miei confronti descrive anche quello che lui farebbe se si accoppiasse con me. Cara suocera i suoi scritti fanno invidia a scrittori di racconti hard.

” Yvonne: “Che amorevole porcellino. E tu?” Janet: “Dopo quel giorno ho cominciato a guardarlo con occhi diversi e ho concretizzato nelle mie fantasie i suoi scritti. Mi sono masturbata desiderandolo. L’ho provocato più e più volte. Ma oltre a trovare i suoi slip pieni di sperma non ci sono mai state altre reazioni. ” Yvonne: “Poverino. Deve essere frustrante avere tutti i giorni una bella donna che ti ronza intorno, desiderarla e non avere il coraggio di confessarle il proprio amore.

Lui ti vuole ma il fatto di essere tuo figlio lo blocca. A mio parere devi essere tu a fare il primo passo. ” Janet:“Credo che tu abbia ragione. Ti giuro che a partire da questo momento appena capiterà l’occasione lo violenterò. E poi dedicherò le mie attenzioni al figlio di Holly. A proposito. E tua figlia? Cosa credi che farà?” Yvonne: “Non stiamo a preoccuparci. Lasciamole il tempo di metabolizzare la mia proposta.

Vedrai che si convincerà. Da oggi anche lei guarderà suo figlio con occhi diversi. La bellezza del ragazzo la coinvolgerà fino al punto di concedersi. ” Janet: “Abbiamo parlato dei tuoi nipoti e abbiamo trascurato gli altri due stalloni. Come faremo a nascondere loro le nostre maialate? Io amo mio marito e non voglio correre il rischio di divorziare da lui. ” Yvonne: “Perché non lo coinvolgi nella tua storia? Le armi non ti mancano.

” Janet: “Certo sarebbe bello averli entrambi: padre e figlio nel mio letto e farmi possedere da loro due insieme. ” Yvonne:“Hai una fervida fantasia. Immagino la scena. Tu fra loro due. Uno ti prende davanti e l’altro ti chiava dietro. Chi dei due sarebbe il fortunato a romperti il culo?” Janet: “Nessuno dei due. Il culo l’ho dato ad un mio cugino quando ero ancora una ragazzina. Mi facevo chiavare nel culo per non correre il rischio di essere ingravidata.

” Yvonne: “Che donna che sei. Mi hai suggerito una splendida idea. Per non farli entrare in competizione farò in modo che i miei nipoti mi stringano in un unico abbraccio” Janet: “E chi sarebbe il primo a farti il culo?” Yvonne: “Credi di essere la sola ad essersi fatta sodomizzare? Cara nuora, tu hai una suocera lussuriosa. Io, sessualmente parlando le ho provate tutte. E prima che me lo chiedi ti dico che le mie performance sessuali si sono tutte consumate in ambito familiare.

” Janet: “Che intendi per ambito familiare?” Yvonne: “Quello che stai pensando. Il mio corpo è stato il giocattolo con cui i maschi di famiglia hanno giocato. Prima il mio defunto marito. Fu lui a deflorare il mio culo. Dopo la sua morte, in un momento di sconforto, mio figlio mi fece sua. Disse che mi aveva sempre amata. Divenni la sua amante. La storia dura ancora anche se con minore intensità. Mio figlio mi chiavò anche il giorno del vostro matrimonio.

Ricordo ancora quel giorno. Eravamo al pranzo matrimoniale. Stavo, con Holly, seduta insieme ai tuoi genitori allo stesso tavolo. Sentivo i suoi occhi cercarmi. Lo guardai. Lui si alzò e venne verso di noi. Si avvicinò al tavolo a cui stavo seduta e chinandosi mi sussurrò all’orecchio il suo desiderio di avermi. Mi invitò a seguirlo. Lo seguii. Passammo per il tuo tavolo e ti dicemmo che ci allontanavamo perché lui aveva necessità di parlarmi.

Ricordi? Ti diedi anche un bacio sulla fronte. Ci allontanammo e andammo nella stanza che l’albergo aveva riservato a voi due per il dopo pranzo. Appena dentro, chiudemmo la porta a chiave, ci liberammo dei vestiti e ci amammo. La nostra carica di libidine non si esauriva. Mai come quella volta fui amata con tanta intensità. Tuo marito nello spazio di un ora mi prese più volte. Poi dopo esserci ricomposti nell’aspetto ritornammo nel salone del ricevimento.

Da allora mio figlio, pur continuando ad amarmi, raramente viene a visitare il mio letto. ” Janet aveva ascoltato in silenzio la confessione della suocera. Alcuni minuti di silenzio scesero fra loro. Janet allungò il viso verso quello della suocera e la baciò sulle labbra. “Yvonne, finalmente so che mi vuoi bene. Ho tanto aspettato questa tua confessione. Ho sempre saputo che tuo figlio è uno dei tuoi amanti. Non farmene una colpa ma vi ho spiati.

Questo non mi ha mai sconvolta. Ti dirò di più. Quando intuivo che veniva da te ero contenta. Mi dicevo che era preferibile fossi tu la donna che riusciva a dargli amore piuttosto che saperlo fra le braccia di un’altra. Se fosse andato con un’altra donna lo avrei perso. Saperlo fra le tue braccia mi rassicura. Lo ami molto?” “È il mio tormento. Quando non viene a trovarmi vado in ansia. ” Janet: “Ora che so.

Che ne diresti se organizzassimo un incontro a tre con lui quale interprete principale” “Tu faresti questo? Ti faresti amare da tuo marito in mia presenza?” “Per la verità è al contrario. Desidero vedere tuo figlio mentre ti chiava. Voglio vedere il suo pene sparire nella tua vagina” “E poi?” “Vedremo gli sviluppi” “Dio. Che porca che sei. ” “Credevi di essere la sola? Hai altro da confidarmi? Questo è il momento adatto” “Hai ragione.

Voglio che i veli che mi circondano siano tutti strappati. Si ho altro da confidarti. Poi lo farò anche con Holly. Voglio che anche lei sappia che donna ha per madre. Janet, oltre tuo marito e tua cognata ho un altro figlio. Ha la stessa età di tuo figlio. L’ho concepito nello stesso periodo” “Non dirmi che il padre è tuo figlio?” “Non dire scemenze. Sono sì una pervertita ma non fino al punto da farmi ingravidare da mio figlio anche se tuo marito ha più volte espresso il desiderio di mettermi incinta.

No. Il padre è il marito di Holly” “Ecco chi è l’altro uomo che ti frequenta. Sapevo che doveva esserci qualcun altro oltre tuo figlio ma non sono mai riuscita a capire chi fosse. Ti sei fatta chiavare da tuo genero e gli hai partorito un figlio? E dove lo tenete?” “Vive con i nonni. Riuscii a nascondere la gravidanza fino al quinto mese. Poi il pancione cresceva e dovetti allontanarmi. Andai a vivere con i miei genitori ai quali dissi tutta la verità sulle origini della gravidanza.

Vi restai per circa due anni. È stato un periodo carico di tensione ed allo stesso tempo pieno di felicità. Avevo un figlio da far crescere. Lo allattavo. Mio genero, il padre del bambino, ci faceva visita di continuo. Ancora oggi il padre gli fa visita tutti i giorni. Io lo vedo tre volte alla settimana. Il ragazzo sa tutto. È a conoscenza che suo padre non è mio marito e sa che la moglie del padre è mia figlia.

Il mio desiderio è di vederlo in questa casa. Il padre ed io lo vorremmo con noi” “Ti aiuterò a farlo venire” “Te ne sarò per sempre riconoscente e grata” “Non lo farò per niente. Voglio essere pagata per il mio aiuto e voglio che tu mi dia un acconto” “Vuoi che ti paghi per aiutarmi a portare il mio secondo figlio a vivere con me? Cosa vuoi? Soldi?” “Non sono soldi quelli che voglio da te.

Sei mai stata corteggiata da una donna?” “Non lo so. Se è successo non me ne sono accorta. Perché lo chiedi?”. Janet si avvicina alla suocera fino ad entrare in contatto con il corpo nudo della madre di suo marito. Solleva una mano e la poggia su una delle tette di Yvonne. La fa scorrere su quella splendida superficie con delicatezza. La suocera ha un sussulto. “Cosa fai?” “Yvonne, ti voglio. Ti desidero. Ti amo” “Mi ami? Parli come un uomo” “E’ cosi.

Ti amo come un uomo ama la sua donna. Voglio fare l’amore con te” “Oh dio. Vuoi scoparmi? Sei una donna. Non l’ho mai fatto con una donna”. Intanto le carezze delle mani di Janet sul prosperoso seno della suocera si fanno più insistenti. Ogni tanto le dita pizzicano i grossi capezzoli che nel frattempo si sono inturgiditi. La nuora avvicina la sua bocca a quella della suocera e vi posa le sue labbra.

Inconsciamente Yvonne dischiude le labbra e la lingua della nuora guizza veloce invadendo la sua cavità orale. Un bacio carico d’amore ha inizio. Anche se la lingua che gli sta rovistando la bocca è quella di una donna a Yvonne piace essere baciata. Risponde a quella invasione mettendo in azione la sua lingua. La incrocia e insieme danno vita ad un lungo e dolce duello. Le lingue si attorcigliano, si avviluppano. Yvonne succhia la lingua della nuora come fosse un capezzolo.

Di colpo Janet smette di baciare la suocera e porta la sua bocca sul bianco collo. Lo morde strappandole gemiti di piacere. La bocca scorre sul corpo della matriarca. Arriva sulle mammelle. Yvonne gonfia il torace ed offre le sue grosse mammelle alla vorace bocca della nuora. La lingua di Janet vibra veloce sulle rotondità delle grosse mammelle della suocera che si abbandona a gemiti sempre più sonori facendo così capire alla nuora che il trattamento che sta subendo è di suo gradimento.

La punta della lingua di Janet gioca con i grossi capezzoli di Yvonne. Li lecca, li titilla e infine li ospita, a turno, nella sua bocca e li succhia con rabbia. Il modo di succhiare le mammelle della suocera da parte di Janet è quello di una bambina affamata che si arrabbia perché latte non ne esce. Intanto una mano di Janet si è portata fra le gambe di Yvonne ed ha raggiunto il fitto cespuglio di neri peli che nascondono l’entrata della vagina.

Le dita si muovono frenetiche fra i neri peli. Yvonne allarga le cosce per favorire la manovra della nuora. Prima un dito e poi due si inoltrano fra lo spacco che divide le grandi labbra della polposa fica della suocera e penetrano nell’orifizio vaginale. Incomincia lentamente a chiavarla. Il corpo di Yvonne sotto l’azione congiunta della bocca e delle dita della nuora va in fibrillazione. Accompagna il piacere che prova con urla e nitriti e questa dimostrazione di piacere fa si che Janet intensifichi la sua azione.

Le sue dita si muovono con più velocità nella fica di Yvonne. Le mammelle sono prese d’assalto anche dai denti. I capezzoli vengono sottoposti a dei morsi dati non con l’intento di provocare dolore ma di dare piacere che raggiunge il suo culmine in uno sconvolgente orgasmo che invade il corpo di Yvonne scuotendolo tutto. La mano di Janet raccoglie il frutto del suo lavorio e lo porta alla sua bocca. Con la lingua lo raccoglie nel cavo orale.

Lo trattiene. Si allunga sul corpo di Yvonne. Porta la bocca sulla bocca della suocera e le travasa nel cavo orale gli umori prima raccolti dalla vagina. Yvonne li accetta di buon grado. Prima li assapora schiacciandoli sotto al palato e poi li ingoia. “Hai un buon sapore” “Mi è piaciuto molto. Non pensavo di avere un buon sapore. Non credevo che una donna potesse darmi tanto piacere. Mi hai fatto godere. Dobbiamo approfondire questo tema.

Credo proprio che noi due ci intenderemo. Sarai la mia amante donna” “Anche per me è la mia prima volta con una donna. Sono contenta che ti sia piaciuto. Quanti amanti vuoi avere. Tuo figlio, tuo genero, io, i tuoi nipoti. Chi altro?” “Tutti quelli che vivono sotto questo tetto dovranno passare per il mio letto e amarmi come io li amo” “Anche tua figlia?” “Dopo oggi? Si anche lei? Prima però devo diventare brava e tu sarai lo strumento che mi permetterà di esercitarmi.

Non è facile far godere una donna”. La nuora la guarda divertita. La bacia e si rannicchia al suo fianco. Yvonne l’abbraccia e insieme si assopiscono. È così che i due giovani rampolli le trovano. La porta di casa non è stata completamente chiusa da Holly. È socchiusa. Loro entrano e vanno nel salone. Li giunti vedono la nonna distesa nuda sul divano che stringe con le braccia il corpo nudo di Janet. Si fermano a guardare.

Si riempiono gli occhi delle magnificenze che quei splendidi corpi stanno offrendo alla loro vista. Ne sono ammaliati. Piano, senza fare rumore, si allontanano ed escono dalla casa. In silenzio si addentrano nel folto degli alberi. Raggiungono uno spiazzo erboso e si siedono sull’erba. Erik (figlio di Janet): “Hai visto? Sono nude e abbracciate fra loro. La nonna già l’avevamo vista ma non credevo che mia madre avesse un corpo cosi arrapante. Cosa credi che abbiano fatto?” Robby (figlio di Holly): “Ehi! Quella è tua madre”.

Erik: “E’ vero, ma è una donna e purtroppo anche bella”. Robby: “Andresti a letto con tua madre? La chiaveresti?” Erik: “Che male ci sarebbe. È una donna e questo giustifica qualsiasi azione nei suoi confronti. Sì, la chiaverei e sono sicuro che a lei piacerebbe essere chiavata da suo figlio” Robby: “Sei un depravato” Erik: “In quanto a questo lo sei anche tu. Non dimenticare che siamo andati dalla nonna per tentare di entrare nel suo letto.

Non vedo che differenza ci possa essere nel chiavare la propria nonna e chiavare la propria madre. Eppoi credo che anche a te piacerebbe chiavare mia madre. Ti ho visto quando la guardi. Hai sempre gli occhi pieni di libidine. E trovandoci in tema ti dico subito che tua madre mi fa una corte spietata. Anche lei mi vorrebbe nel suo letto” Robby: “Che mia madre ti fa la corte me ne sono accorto anch’io.

Che tua madre mi piaccia hai pienamente ragione. Ti dico di più. Io amo mamma da molto tempo. Fino ad ieri mi sono masturbato pensando a lei. Vorrei essere il suo amante. ” Erik: “Credo che nostra nonna possa aiutarci ad entrare nel letto delle nostre madri. Dobbiamo però riuscire ad entrare nel suo letto. Torniamo da lei e vediamo cosa succede. Più di una sberla non può darci. Non penso che ce la darà.

Ricordati che si è mostrata nuda ben sapendo che noi eravamo li a guardarla. A mio parere la nonna sta aspettando una nostra avance. ” Robby: “Non credo che sia il momento. Insieme a lei c’è anche tua madre. Le hai viste. Stanno nude, abbracciate, distese sul divano. Ho il sospetto che abbiano avuto un rapporto lesbico. ” Erik: “Sospetto? Caro cugino quelle due hanno scopato. Si sono amate. Seguimi. Vedrai che i nostri desideri si realizzeranno presto.

” Intanto Yvonne e Janet sono ancora sul divano. Yvonne sta dicendo alla nuora che ha visto i due puledri entrare nel salone e fermarsi a guardarle. Janet: “Credi che abbiano capito?” Yvonne: “Sì. E ci ricatteranno. Noi staremo al loro gioco. Faremo finta di spaventarci e cederemo alle loro richieste. Questo è il momento di piegare tuo figlio alle tue voglie. Io mi prenderò cura del figlio di Holly. Impareranno a loro spese con chi hanno a che fare.

Fra poco li vedremo entrare da quella porta. Mi raccomando. Non far trasparire la tua libidine. Facciamo finta di continuare a dormire. ” L’attesa non si fa sentire. Dopo circa un’ora la porta si apre e i due cugini fanno il loro ingresso nel salone. Alla vista dei due corpi nudi avvinghiati fingono sconcerto. Robby: “Nonna!” – Erik: “Mamma” Le due donne, al sentire le voci dei ragazzi, hanno un sobbalzo. La prima a mettersi seduta è Janet che raccoglie il proprio accappatoio si copre le mammelle e il centro delle cosce.

Yvonne si mostra ancora assonnata. Lentamente si mette a sedere e si copre, anche lei, con l’accappatoio. Lo fa in modo maldestro. Di proposito lascia scoperta una mammella che attira l’attenzione dei ragazzi. Janet: “Come siete entrati? Perché siete qui? Cosa volete?” Robby: “La porta è aperta. Volevamo parlare con la nonna. Piuttosto voi cosa stavate facendo nude ed abbracciate. ” Yvonne: “Non credo che dobbiamo dare a voi spiegazioni del perché stavamo abbracciate.

In quando all’essere nude avevamo caldo. Adesso girate i tacchi e andate via. ” Janet ha chinato la testa come fosse stata colta in fragranza di reato. Anche lei con una accorta mossa fa balzare fuori dall’accappatoio una tetta con il capezzolo inturgidito. Erik alla vista della tetta della madre sgrana gli occhi. Guarda il cugino che ha gli occhi incollati sulla mammella della nonna. Erik: “Sappiamo benissimo come avete trascorso il vostro tempo.

Vi siete sollazzate. Avete fatto l’amore. Siete due lesbiche. Lo dirò a mio padre. ” Janet prima lancia un’occhiata alla suocera e poi: “No! Ti prego non dire niente a tuo padre. Sì! È vero ci siamo amate. È stato un momento di debolezza. Fa caldo e ci siamo eccitate. Ti prometto che non accadrà più” Erik: “Delle tue promesse non ho che farmene. Ci vuole ben altro per farmi stare zitto” Yvonne si alza in piedi e lascia cadere l’accappatoio.

È completamente nuda. I due ragazzi guardano affascinati quella fulgida bellezza. Le sue sode e grosse mammelle, nonostante l’età, riescono ancora a vincere la forza di gravita ed i capezzoli sembrano le testate di due missili che puntano verso il cielo. Sculettando in modo impressionante la maliarda va a chiudere la porta a chiave. “Così nessuno ci disturberà. Hai capito cosa vogliono questi due mascalzoncelli per non palesare al resto della famiglia la nostra debolezza?” Janet imita la suocera.

Anche lei lascia scivolare via l’accappatoio. I ragazzi incominciano a sudare. Credevano di avere in pugno le due donne invece si stanno rendendo conto che sono loro ad essere accalappiati. Janet si avvicina al figlio. Gli gira intorno. Con voce flebile gli sussurra nell’orecchio parole suadenti: “Guardami. È me che vuoi per stare zitto? Ho letto le tue lettere. So che mi desideri. Su dillo?” Erik si sente venire meno. Si sente un topo in trappola.

Sua madre sa dei suoi reconditi desideri. Continua ad esplorare con occhi avidi il corpo nudo della madre. Janet allunga una mano e la poggia sul pantalone del figlio, all’altezza del fallo. Lo stringe. Il ragazzo ha un sussulto. “Gridalo. Voglio sentirti gridare il tuo desiderio di avermi” Erik: “Sì Mamma. È vero. Ti voglio. Voglio fare l’amore con te. ” Janet: “Finalmente l’hai detto. Poverino quando hai penato? Lo sai che anche la tua mammina ti vuole? Lo sai che sei l’incubo dei miei sogni? Bastava un tuo minimo cenno ed io sarei caduta ai tuoi piedi pronta ad offrirti il mio corpo.

Vieni. Oggi i tuoi desideri si concretizzeranno. Sarò tua. ” Yvonne: “E tu mio bel porcellino non vuoi bene alla tua nonnina? Vieni lasciamoli soli. Hanno molte cose da dirsi e noi siamo di troppo. ” Prima di uscire dal salone Yvonne si gira ancora una volta e vede la nuora che sta spogliando suo figlio. Sorride. Prende per mano il nipote e lo trascina nella propria camera da letto.

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Storie in famiglia 3

Robby segue la nonna come un cucciolo.

I suoi occhi sono puntati sull’ondeggiare delle bianche e sode natiche di Yvonne. Non riesce a staccare gli occhi da quella meraviglia. “Non hai altro cui guardare? Ti piace il mio culo?” Il ragazzo non risponde. Giungono alla camera da letto. Yvonne l’apre ed entra trascinandosi dietro il nipote. Chiude la porta e raggiunto il centro della stanza si gira verso il ragazzo. Gli sta davanti. Robby, di fronte a quello splendore di donna, deglutisce più volte.

“Eccoci arrivati. Che intenzioni hai? Vuoi continuare a mangiarmi con gli occhi? Scommetto che il tuo pisellino non è d’accordo. ” Si avvicina. Afferra la cintura dei pantaloni e la sgancia. Fa scorrere la zip e introduce la mano nell’apertura. Incontra l’asta turgida del nipote che preme contro la stoffa degli slip. L’aggancia con le dita e lo stringe. “Ho ragione. Lui è più propenso ad interpretare il ruolo per cui è nato. Vieni.

Accontentiamolo. ” Senza lasciare la presa indietreggia verso il letto facendo in modo che il ragazzo la segua. Si siede sul letto. “Ora liberiamo quest’uccello del paradiso dalla gabbia e vediamo com’è fatto. ” Nel mentre la nonna armeggia con i suoi pantaloni Robby ha gli occhi puntati sulle due grosse lune che seguendo il respiro della proprietaria si sollevano e si abbassano con un ritmo regolare. Intanto la nonna è riuscita nel suo intento.

Il cazzo del nipote è lì svettante come un missile pronto a partire. “Dio com’è bello e quanto è grosso. È una meraviglia. Non ho mai visto un fallo cosi bello come il tuo. Lascia che lo guardi. Voglio che le sue fattezze si imprimano nella mia mente. ” Il cazzo del ragazzo sotto lo sguardo avido della nonna vibra. Sembra essere dotato di vita propria. “Oh dio, deve essere molto arrabbiato. Ci penso io a calmarlo.

” Avvicina la bocca al grosso glande e schiocca un sonoro bacio sulla punta. Robby nitrisce come un puledrino. La nonna lo guarda negli occhi e senza distogliere lo sguardo continua a baciare il glande. Poi con le dita esercita una pressione sull’asta di carne facendola appoggiare sul ventre del nipote. La bocca della nonna si sposta dal glande e va a posarsi sulla borsa scrotale. Dilata le labbra e il cavo orale è pronto ad accogliere i coglioni del nipote.

Le labbra si richiudono imprigionando i testicoli che subito vengono prima leccati e poi succhiati. “Nonnaaa Sìììì!“. La donna lascia i testicoli e facendo vibrare la lingua sulla superficie del salsicciotto di dura carne risale fino al glande e poi fa il percorso inverso. Il povero Robby incomincia a magnificare l’azione della nonna sul suo cazzo. “Sì, nonna. È stupendo quello che mi stai facendo. Non smettere. Dio, quando ho sognato questo momento. ” La nonna smette di leccare l’asta e giunta con la bocca in cima al glande fa in modo che il bastone del nipote trovi alloggio nella sua cavità orale.

Tenendolo ben fermo con le labbra incomincia a succhiarlo. Lo tratta come fosse un capezzolo da cui deve sgorgare latte. Le labbra lo mungono e la lingua lo schiaccia contro il palato. Il respiro del ragazzo si fa pesante. I guaiti sono più frequenti. Il denso latte sta montando lungo il condotto uretrale. Arriva in cima al glande e dilaga nella bocca di Yvonne. I primi fiotti di sperma le arrivano direttamente in gola.

I successivi è lei che, dopo averli schiacciati contro il palato per gustarne il sapore, li convoglia nella sua gola. Per il giovincello è troppo. Come un fuscello si abbatte sul letto. La nonna gli è sopra. Lo libera di tutti gli indumenti. Lo cavalca. Il suo culo è sulla pancia del nipote. Le sue mani sono sul petto del ragazzo. Lo guarda. “Hai visto? Non c’è voluto molto per calmare la tua bestia” “Nonna ma tu le bestie le calmi sempre in questo modo?” “Ti è piaciuto?” “E lo domandi? A un certo punto mi sono sentito leggero come una piuma.

Mi auguro che ci sia un continuo” “Dipende da te. Non è solo il tuo coso che ha bisogno di essere calmato. Anche la mia fucina reclama il suo pompiere. È da stamane che è infuocata. Sta aspettando che il tuo idrante spenga il fuoco che la divora” “Dammi una mezzora e sarò pronto a spegnere il tuo fuoco” “Non posso aspettare mezz’ora. Hai un altro strumento che puoi utilizzare: usa quello. Lo sai fare?” “L’ho visto fare nei filmini porno.

Si credo che riuscirò a spegnere l’incendio che ti sta bruciando dentro” “Non l’hai mai fatto?” “No!” “Oh dio, alla tua età non hai mai leccato la fica di una donna? Scusa ma tu con le ragazze che ci fai?” “Nonna quelle che vedi gironzolare per casa non sono le mie ragazze. Io sono sì innamorato ma di nessuna di loro” “Non voglio essere impicciona ma posso sapere chi è questa donna che ami? Sono tua nonna, a me puoi dirlo” “Ho vergona” Yvonne guarda suo nipote dritto negli occhi.

“Ho capito. Scommetti che indovino chi è?” “Non credo che ci riuscirai” “Mi prometti che mi dirai la verità se indovino?” “Si!” “Allora vediamo un po’. Tu ami una donna che per te rappresenta tutto. Allo stesso tempo altre donne sono oggetto dei tuoi desideri. Di queste due una sono io e fin qui ci siamo. La seconda è tua zia Janet. Prima che continui mi dici se sono sulla pista giusta?” “Sì nonna lo sei.

Tu e la madre di Erik siete parte dei mie sogni erotici” “Non ti spaventa avere una relazione con una donna della mia età? La stessa cosa vale per tua zia. Anche se è di molto più giovane di me ha il doppio della tua età. ” Robby allunga le mani ed artiglia le mammelle di Yvonne. Le strizza. ”Dimmi quale ragazza della mia età ha tette belle come le tue e quale ragazza ha un culo come il tuo.

Nonna tu le quindicenni le batti tutte. Lo stesso vale per zia Janet. ” “Non stringerle troppo forte che mi fai male. Esagerato. Comunque la mia micina ti ringrazia del complimento ed è in attesa di una visita del tuo alieno. Con me problemi non ne sono sorti perché sono stata io, e con piacere, a volerti nel mio letto. Con tua zia problemi non ne sorgeranno perché anche lei sta aspettandoti. La terza donna che poi è la prima è quella che per te rappresenta il problema più grosso.

Ha la stessa età di Janet e si chiama Holly. Mio piccolo puledrino tu sei innamorato di tua madre. E’ così? Ho indovinato?” Robby diventa più rosso di un peperoncino. Allenta la presa sulle tette della nonna e le mani cadono sul letto. “Dai, dimmi se ho visto giusto? Hai promesso? Anche se il tuo silenzio ed il tuo rossore mi dicono che ho indovinato voglio sentirtelo dire. Se lo dirai ti farò parte dei miei segreti.

Ami tua madre?” Robby smette di guardare sua nonna. Gira la testa in altra direzione e un flebile sì gli esce dalla bocca. “Non ho capito. Liberati. Gridalo che ami tua madre. Non commetti nessun peccato. La storia e piena di amori tra madri e figli e di padri e figlie. Su piccolino liberati della tua angoscia. Dillo”. Robby torna a guardare la nonna si solleva e l’abbraccia. Yvonne si china in avanti e poggia le sue tette sul torace del nipote.

“Si nonna. Amo mia madre. L’amo al punto da sognarla tutte le notti. Il mio desiderio di lei è diventato un ossessione. Non so cosa fare”. Yvonne si china e gli da un bacio sulla fronte poi sugli occhi ed infine sulla bocca. “Hai mai provato a dirglielo?” “E’ mia madre. Come si fa a dire alla propria madre ti amo. Vorrei essere il tuo amante. ” “Eppure è facile. In questo momento Erik sta, nel salone, facendo sesso con la madre.

Tuo zio, il fratello di tua madre, mio figlio, in un giorno di mio sconforto, mi fece distendere sul divano e mi chiavò. Lo fa ancora. Lo amo. Trovandoci in tema ti dico che anche tuo padre è un mio amante. Con lui ho generato un figlio che ha la tua stessa età. Serghej, tuo zio e Janet ne sono a conoscenza. Janet sa anche che il marito di tanto in tanto viene a trascorrere qualche giorno nel mio letto.

Anche tua madre sa della relazione che ho con Serghej e con tuo padre. Aggiungi all’elenco il tuo nome e quello di Erik e vedrai che tua nonna non è una santarellina. Ritornando a tua madre non tormentarti va da lei e dille che l’ami. Vedrai che ti accoglierà a braccia aperte. ” “Nonna sei straordinaria. Ti amo” “Lo so. Perché non dedichi il tuo tempo a spegnere il focherello che continua a divampare nella mia fornace”.

Yvonne si appoggia alla spalliera del letto. Tira su le gambe e le allarga al massimo. La sua vagina è in piena esposizione. Robby la guarda affascinato. Yvonne mette le dita sulle grandi labbra ed esercitando una pressione le dilata scoprendo le piccole labbra l’inizio dell’orifizio vaginale, l’uretra ed infine il clitoride. Poco più sotto un altro forellino si mostra agli occhi avidi di Robby. “Dio, nonna. Che meraviglioso spettacolo. Hai una fica magnifica” “Veramente la trovi bella.

Ti piace?” “E lo domandi? Non vedo l’ora di mangiarla. Deve essere squisita” “Accomodati. Lei desidera sentire le tue calde labbra sulla sua bocca. Vuole che la tua lingua la frughi in ogni suo anfranto. Dio non resisto più. Vieni e fa il tuo dovere”. Il ragazzo si pone carponi fra le bianche cosce della nonna. Avvicina la testa verso la stupenda visione. Vi poggia sopra le sue labbra e incomincia a baciarla. La nonna lancia un lungo ululato.

Robby le morde le grandi labbra. “Si, così. Mangiala tutta. Oh dio come mi piace quando la mordi”. Il ragazzo porta una mano in prossimità dell’orifizio vaginale. Un suo dito si insinua nell’oscuro antro. La nonna lo accoglie con un lungo nitrito. La bocca del ragazzo si sposta sulle piccole labbra. Le sente fremere. Pulsano. Le circuisce con le labbra e le imprigiona. Le succhia e le lecca. “Nonna hanno uno squisito sapore”. Un altro dito si accompagna a quello già dentro la vagina.

Il ragazzo incomincia a stantuffare le dita nella vagina della nonna la quale solleva il bacino andando incontro alle dita del nipote. Intanto la sua bocca continua a lavorarle le piccole labbra. Robby per un attimo smette di leccare le piccole labbra quel tanto che basta per accorgersi che una protuberanza fa capolino dall’angolo alto della stupenda vagina. E’ un piccolo ma ben evidente glande di un pronunciato clitoride. Il ragazzo ci si avventa con la bocca; lo aggancia con le labbra e ci gioca con la lingua.

Yvonne lo accoglie con un lungo e sonoro nitrito. “Si mio dolce ed amorevole nipotino. Hai trovato il mio organo del piacere. Fallo vibrare. Fa che esprima la sua gioia di sentire la tua lingua vibrare sul suo capo. ” Robby non ha bisogno dell’incitamento della nonna. La sua lingua sta già vibrando, frenetica, intorno a quel luccicante pistoncino. Ancora pochi attimi e dopo un ultima leccatina comincia a succhiarlo. Senza saperlo sta praticando un pompino alla nonna.

Yvonne gli dimostra il suo gradimento portando le mani sulla testa del ragazzo, afferra i capelli e spinge la testa del nipote contro la sua vagina. Intanto le dita di Robby continuano a pistonare nella grossa fica della matriarca. Il corpo di Yvonne è attraversato da vibrazioni. La donna sta per avere un orgasmo. Un grido più forte comunica al ragazzo che la nonna sta per raggiungere il suo piacere. Smette di spompinarle il clitoride.

Allontana la testa dalla vagina e punta gli occhi sull’intera vagina. E’ cosi che vede l’eiaculazione della nonna. Dalla uretra, ad ondate costanti, fuoriesce un denso liquido giallognolo. È lo sperma di sua nonna. Gli piace vederla godere. “Nonna sei magnifica. La tua vagina sembra un vulcano. Sta eruttando magma. Mi piacerebbe assaggiarlo. ” “Perché non lo fai? Io il tuo l’ho bevuto e l’ho trovato buono. ” “Veramente posso lapparlo?” “Cosa aspetti?” Robby si precipita a lappare quel denso liquido che continua ad uscire dall’uretra di Yvonne.

Con la lingua raccoglie lo sperma di sua nonna e lo convoglia nella sua gola. “Nonna è squisito” “Sono contenta che ti piaccia. Lappane pure quanto ne vuoi”. Robby lappa tutto ed opera anche una accurata pulizia dentro e fuori la vagina. “Nonna. Girati e mettiti carponi come fossi una cagna” “Perché?” “Voglio chiavarti” “Oh dio. È quello che desidero anch’io. Non puoi chiavarmi standomi davanti” “No. Se ti chiavo standoti davanti non ti sento mia.

Invece prendendoti standoti dietro non solo ti chiavo ma ti possiedo. Sarai veramente mia” “Ho sempre pensato che ad un uomo bastasse mettere il suo cazzo nella fica di una donna per sentirsi soddisfatto. Non ho mai pensato al possesso. Tu non solo vuoi chiavarmi ma vuoi anche possedermi? Vuoi che sia la tua cagna?” “Si nonna. Tu dovrai appartenermi. Dovrai essere mia. Quando saremo insieme ti chiaverò sempre standoti dietro” “Amore non ti facevo così perverso”.

Yvonne si gira e posiziona il suo corpo cosi come gli ha chiesto suo nipote. “Allarga le cosce e poggia le spalle sul letto”. Yvonne esegue la richiesta di suo nipote. “Vuoi altro?” Robby si porta dietro la nonna. Con una mano afferra il suo cazzo e lo accompagna contro lo spacco che divide in due le grandi labbra della polposa vagina della nonna. Una spinta ed il grosso glande si fa strada verso l’interno.

Yvonne lancia un gemito. Il puledro si stende sulla schiena della nonna e le passa le braccia intorno al torace ancorandosi con le mani alle grosse mammelle. Un ulteriore spinta ed il grosso cazzo affonda completamente nella vagina della nonna. La spinta si esaurisce solo quando il glande si scontra con il collo dell’utero. La cagna Yvonne lancia un lungo ululato. “Mio possente stallone. Sono tua. Possiedimi”.
Robby incomincia a pompare il suo cazzo nella vagina della nonna.

Lo fa lentamente. Le sue dita strizzano i grossi capezzoli. “Nonna ti piace il mio idrante?” “Oh amore. È stupendo. Hai un cazzo da far invidia ai bronzi di Riace. Pompa e spegni il fuoco nella mia fornace” “Nonna. Spegnerò il tuo fuoco. Ti farò gridare di fermarmi”. Il torello non sa di avere sotto di se una cagna in calore e non sa che quando sua nonna è infoiata non basta un cazzo, che per quanto grosso possa essere, a farla gridare di smettere.

Eppure riesce a farle raggiungere le vette del piacere. Il suo lento modo di stantuffare il suo cazzo nella vagina della nonna è esilarante. La donna esprime il suo gradimento gemendo, ululando e nitrendo in continuazione ed ad ogni affondo del cazzo del nipote nella sua infuocata vagina. Il ragazzo pur essendo giovane dimostra di avere esperienza. Eppure per lui è la prima volta che sta con una donna. È la sua prima chiavata.

In effetti sta mettendo in pratica tutto quello che ha letto nei libri e visto su internet e tutto quello che ha sentito nei discorsi dei suoi compagni. E ci riesce bene. Sta chiavando una donna bellissima e lo sta facendo come un uomo adulto. Forse meglio. Che poi questa donna che sta sotto di se è anche sua nonna poco importa. Lui l’ama e l’amore è importante in un rapporto. Il cazzo di Robby entra ed esce dalla pucchiacca di Yvonne alla velocità di un millimetro al secondo e trattandosi di un fallo lungo 180 mm ci vogliono circa tre minuti perché il possente randello completi l’operazione del dentro fuori.

Yvonne è completamente partita. La sua mente si è svuotata. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. In uno sprazzo di lucidità prega il nipote di porre fine a quel dolce tormento. “Basta. Non ce la faccio più. Ti prego poni fine a questo piacevole supplizio”. Robby si sente riempire di orgoglio. È riuscito a farsi implorare dalla nonna di smetterla. La cagna è giunta alla fine della resistenza. L’azione di pompaggio del cazzo nella vagina della nonna subisce una variazione di ritmo.

La cavalcata passa dal passo lento al trotto e poi al galoppo sfrenato. Yvonne sembra ritrovare vigore. Invece il ragazzo le usa violenza. Con il suo ariete assesta del violenti colpi nella fica della donna da sembrare che voglia sfondarla. La donna grida il suo piacere. Il suo corpo sembra percosso da uno tsunami di ormoni. Anche Robby sta per avere il suo tsunami. Insieme giungono all’apice del piacere. Insieme godono. Yvonne eiacula riempiendo la sua vagina di succulenti liquidi e Robby eiacula nella vagina della nonna innaffiandola con il suo sperma.

I due densi liquidi si fondono e danno origine ad un lago i cui confini sono tracciati dalle rosse pareti della vagina di Yvonne. Quando il culmine del piacere incomincia a defluire Yvonne si abbatte sul letto e perde conoscenza. Anche Robby si abbatte di schiena sul letto. Da bravo ometto non si cura minimamente delle condizioni della nonna. È pieno di sé. Ha posseduto e chiavato una delle tre donne di casa. Ora tocca alle altre due.

Con l’immagine della madre proiettata sul soffitto della stanza si addormenta. Yvonne è la prima a recuperare la cognizione del tempo. Andando con il pensiero a quanto è successo qualche ora prima il suo viso si apre ad un sorriso di compiacimento. Suo nipote l’ha chiavata e posseduta e questo basta a farla sentire soddisfatta. Guarda il nipote steso nudo al suo fianco. Il primo obiettivo è stato raggiunto. Un gemito richiama la sua attenzione.

Robby si sta svegliando. “Non credere che il nostro discorso si sia esaurito. Tu, mio giovane mandrillo, hai ancora molte cose da dirmi”. Il resto della notte trascorre con i loro corpi sempre avvinghiati in un unico abbraccio. Il mattino li sorprende con il ragazzo che sta facendo colazione succhiando una tetta della nonna che gli sorregge la mammella come lo stesse allattando. Yvonne guarda il nipote succhiare la sua mammella ed il pensiero corre al mattino precedente quando tese la rete per accalappiare i due nipotini.

Ne ha catturato uno solo. Il secondo gli è momentaneamente sfuggito. La mancata cattura dell’altro nipote è dovuta alla discesa in campo di sua nuora che ha preso la splendida decisione di farsi cavalcare dal figlio. La sera prima, mentre trascina il figlio di sua figlia nella propria stanza si è voltata ed ha visto che Janet, sua nuora, sta spogliando Erick. Il che significa che la cattura dell’altro nipote è rinviata a data da destinarsi.

Nel frattempo si sarebbe sollazzata con il puledro che sta nel suo letto.

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Storie in famiglia 4

È intenta a sbottonare la camicia di suo figlio e con la coda dell’occhio vede la suocera allontanarsi insieme al nipote in direzione della stanza da letto. Cosa avrebbero fatto i due una volta chiusosi dentro è facilmente immaginabile ma a lei non interessa. Importa, invece, quello che si accinge a fare lei.

Avrebbe amato Erick. Di li a qualche minuto suo figlio l’avrebbe posseduta. Il solo pensarlo la eccita al punto da farla bagnare fra le cosce. La camicia è completamente sbottonata. Gliela fa sfilare. Il torace nudo del ragazzo e ben visibile. È liscio. Non vi è ombra di peli. Lei lo accarezza con delicatezza facendo scorrere sul petto del ragazzo i polpastrelli delle sue dita. “Dai. Non stare lì come una mummia. Toccami anche tu.

Si vede lontano un miglio che desideri toccarmi. Sono qui per questo. Voglio, desidero che tu faccia scorrere le tue mani sul mio corpo. ” “Sei mia madre. ” “Sono anche una donna. E qui ora, davanti a te, c’è una donna desiderosa di essere amata. Quindi niente moralismi. ” La donna si avvicina al figlio quel tanto che basta a schiacciare le sue mammelle contro il torace del figlio il quale sentendo la pressione dei turgidi capezzoli contro il suo petto ha un sobbalzo.

“Mamma?” “Si?” “Hai un seno favoloso. È duro e i tuoi capezzoli sono due bulloni. Sembrano voler perforarmi il petto. ” “Ti piacciono?” “Sì. Non ho mai viste mammelle cosi belle. ” “Sono tue. Vieni andiamo sul divano. Staremo più comodi. ” La madre gli prende una mano e insieme si dirigono verso il divano. “Spogliati. Togliti i pantaloni e gli slip. Voglio vedere come sei fatto. ” Erick sotto lo sguardo arrapato della madre si sfila i pantaloni e toglie anche gli slip.

Il pudore lo porta a coprire il pene con le mani. Janet sorride. Si siede sul divano e prendendo una mano del figlio lo attira a se. Quando gli è vicino prende l’altra mano che ancora copre il pene e la tira via. Il cazzo di Erick si libra nell’aria come un uccello che ha acquistato la sua libertà. La madre lo guarda compiaciuta. “È come l’ho immaginato. Bello, lungo e grosso. ” Allunga le mani e le porta sulle natiche del figlio.

Il cazzo di Erick giunge in contatto con la bocca della madre. La donna avvicina le labbra al glande e gli da uno schioccante bacio. Erick geme. “Mammaaaaaa. ” Janet tira fuori la lingua e lo lecca. “Hai un buon sapore. ” La lingua di Janet scorre sulla superficie della grossa asta di carne. Scende giù fino a raggiungere i testicoli. Apre la bocca e la borsa scrotale sparisce al suo interno. Le labbra si chiudono intorno ai testicoli.

La lingua vibra sulla grinzosa pelle. Li succhia. Erick non riesce a trattenere un lungo nitrito. “iiihihih Mamma mi fai morire” La donna continua a succhiare i testicoli gonfi di ormoni impazziti. “Mamma non ce la faccio più. Sto per venire”. Janet smette di succhiare le palle e, veloce, porta la bocca sul glande. Lo avvolge con le labbra e aspetta. Uno, due secondi e dalla uretra vengono eruttati potenti ed abbondanti fiotti di denso sperma.

Sembra un vulcano in eruzione. I fiotti di sperma invadono la bocca di Janet e scivolano nella arida gola. Li ingoia tutti. Con le labbra munge la bestia per far uscire i residui fermatisi lungo il condotto uretrale. Poi si ritrae e poggia la schiena contro la spalliera del divano. Il figlio è davanti a lei nudo e con il cazzo che si sta afflosciando. “Amore da quanto tempo è che non ti scarichi.

Sembravi un fiume in piena. Sono contenta perché significa che ti è piaciuto. ” “Mamma l’ultima l’ho fatta insieme a Robby dopo aver visto la nonna nuda. Certo che mi è piaciuto. Mi hai fatto un pompino che dire favoloso è poco. Non ti fa schifo ingoiare il mio sperma?” “Amore ti ho solo succhiato le palle. Il pompino è altra cosa. Quando te lo farò allora sì che morirai di piacere. Perché dovrebbe farmi schifo.

È buono. Tuo padre mi innaffia la gola ogni qualvolta facciamo sesso. E solo più acidulo. Il tuo ha un buon sapore. Un poco asprigno ma gradevole al palato. Vieni a baciarmi. Ne ho ancora qualche goccia in bocca. Vedrai, piacerà anche a te. ” Il ragazzo si siede sul divano ed abbraccia la madre che gli porge la sua bocca. Erick accosta le sue labbra a quelle della madre e la bacia. La sua lingua guizza verso le labbra dischiuse di Janet.

Le valica e si addentra nella bocca dove incontra la lingua della madre ed insieme danno vita ad un furioso duello. Si avviluppano e si succhiano le rispettive lingue. Erick, succhiando la lingua della madre, sta anche assaporando il suo stesso sperma di cui la bocca di Janet è ancora impregnata. Una mano della donna si avventura verso il basso ventre del figlio. Incontra il pene che sta rinvigorendosi. Lo artiglia con le dita e lo stringe.

Il cazzo comincia a fremere. Lentamente si indurisce e cresce nella mano di Janet. “Ecco. È così che ti voglio. Sempre pronto a rispondere alle mie necessità. Ora mi stendo e tu mio amato ometto entrerai lì da dove anni addietro sei uscito. ” Janet si stende sul divano. Tira su le gambe e le porta verso il suo corpo. Le allarga. “Vieni. Entra in me. Possiedimi. Chiavami”. Erick è affascinato dalla posizione assunta da sua madre.

Per la prima volta vede la vagina di sua madre. E’ da lì che è passato per venire alla luce. La rosea fica di Janet è un magnete. Lui si lasca attrarre. La sua bocca è sulla vagina della madre. Le sue labbra sono sulle grandi labbra della prima meraviglia del mondo. Sono anni che sogna quel momento. La bacia. La madre geme. Incomincia a leccarla. La madre nitrisce. La lingua si insinua fra le grandi labbra e incontra le piccole labbra.

Le avviluppa. Le titilla. Le succhia. Janet guaisce. La lingua del figlio sta rovistando il roseo orifizio vaginale. Ne esplora le pareti. La vulva incomincia a riempirsi di secrezioni vaginali. Erick in un primo momento ha una reazione di disgusto. Vorrebbe tirarsi indietro. Le mani della madre non glielo permettono. Lo trattiene premendo la testa del figlio sulla sua figa. Il ragazzo è costretto a leccare i succhi vaginali di sua madre. Li trova di suo gusto.

Li lappa e li ingoia. Janet lo afferra per i capelli e sposta la testa quel tanto che basta a far si che le labbra del figlio incontrino il suo inturgidito ed allungato clitoride. “Lo vedi? Quello che stai guardando è un altro dei miei organi del piacere. Forse il più importante. Rassomiglia ad un cazzo di piccole dimensioni. Aggancialo e trattalo come fosse un vero cazzo. Fammi un pompino. Voglio eiaculare nella tua bocca cosi come tu hai scaricato il tuo sperma nella mia.

” “Dio, mamma. Sei eccitante quando ti esprimi. ” “E’ la voglia di te che mi fa essere così. ” Erick si lancia sul clitoride della madre. Lo imprigiona fra le sue labbra e con la punta della lingua titilla il glande del clitoride materno. Janet lancia un lungo muggito. Il ragazzo lecca e succhia la parvenza di cazzo che sta nell’angolo in alto della vagina della madre, Il corpo di Janet comincia a tremare.

La pressione delle mani sulla testa di Erick si fa più forte. Il respiro diventa affannoso. L’orgasmo sta montando possente e veloce. Un urlo da maiala sgozzata le esce dalla gola. Solleva il bacino e viene. Dalla sua uretra scorgono fiotti di denso e cremoso liquido perlaceo che si riversano nella bocca del figlio. Le ondate di sperma si susseguono una dietro l’altra. Il ragazzo fa fatica a ingurgitarle. La madre si calma e si lascia andare sul divano.

Il ragazzo opera un’accurata pulizia della vagina materna. Poi si solleva e si distende sul corpo della madre. “Ora tocca a te assaggiare i tuoi succhi. Baciami. ” Janet non se lo fa ripetere. Avvicina la bocca a quella del figlio e introduce la sua lingua fra le caldi labbra. Con la lingua frulla il cavo orale del suo puledro e raccoglie gli umori che il figlio non ha ingoiato. “Sei un vero mandrillo.

Chi è la tua maestra?” “Sei tu mamma. ” “Non dire cretinate. ” “Sì mamma. Tutto quello che fin qui abbiamo fatto lo avevo già fatto nei miei sogni. ” “Vuoi dire che non sei mai stato con una ragazza? Sei ancora vergine?” “Si. La ragazza che voglio sei tu e non ci sono altre. ” “Oh amore. Lasciati stringere. Io sono la tua prima donna. Dio come sono contenta. Io tua madre sono la donna che raccoglierà la verginità di suo figlio.

Vieni entra in me. ” Con una mano afferra il cazzo del figlio e lo guida a trovare lo spacco della sua vagina. Erick si lascia condurre. Quando Janet sente il glande del cazzo del figlio farsi strada fra le grandi labbra della sua vagina lo circonda con le gambe incrociandole sulla schiena del ragazzo. Porta le mani sulle natiche del figlio e lo attira a se. Allo stesso tempo solleva il bacino e aiuta il figlio a penetrarla.

Il cazzo di Erick affonda nel ventre materno così come un piolo affonda nella bruna terra. Le pareti della vagina secernono liquidi sufficienti a favorire il cammino del cazzo nel profondo del ventre materno. “Mamma. Dimmi che non sto sognando. Sono dentro di te. Ti sto chiavando” “Sì figlio mio. Amore mio. Il tuo sogno si è realizzato. Mi stai possedendo. Sono orgogliosa di te. Da oggi sei il mio dolce amante”. Erick non riesce a capacitarsi di stare chiavando la propria madre.

Questa volta non è un sogno. La donna dei suoi sogni proibiti sta li, distesa sotto di lui e la sua vagina sta ospitando il suo cazzo. Sta effettivamente chiavando sua madre. Sta sollevato sulle braccia e guarda sua madre negli occhi che lo ricambia con uno sguardo carico d’amore.
“Erick, figlio mio anche per me quello che sto vivendo insieme a te è un momento fantastico e meraviglioso. Anch’io sto concretizzando un mio desiderio.

Sto accogliendo nel mio ventre il frutto da me stessa generato. ”
Il ragazzo incomincia a pompare il suo grosso fallo nella polposa e calda fica di sua madre. Il ritmo che impone al suo dentro fuori è lento. Janet sembra apprezzare il modo di chiavare di suo figlio. I suoi gemiti e i suoi nitriti sono l’espressione concreta di quando gradisce il modo in cui suo figlio la sta possedendo. Lo sfregamento del cazzo del figlio contro le pareti della sua vagina le provocano sensazioni che fanno navigare la sua mente negli spazi infiniti del piacere.

Janet sta vivendo una seconda prima volta. Il figlio continua a stantuffare il cazzo dentro il ventre della madre e lo fa con amore. Gradualmente il dentro fuori aumenta di intensità. Erick avverte che il proprio corpo vuole esplodere. “Mamma mi stanno venendo meno le forze”
“Amore cerca di resistere. Voglio godere insieme a te. Ti dirò io quando puoi”
Janet porta una mano fra il suo corpo e quello del figlio.

Aggancia il clitoride con le dita e lo picchietta sul glande. Le sensazioni si propagano per tutto il suo corpo. Le invadono il cervello. Esplodono in miriadi di scintille. Urla il suo piacere. “Siii Dai Lasciati andare”. Erick imprime alla chiavata un ritmo più veloce. La madre ulula e grida. L’orgasmo sta giungendo implacabile. Afferra il figlio per i capelli e attira la testa verso di se. Incolla le labbra su quelle del figlio e gode.

“Oh amore. Come è bello”. Erick sente la madre godere e questo gli procura una gioia infinita che si trasforma in godimento. Sente lo sperma salire lungo il condotto uretrale. “Mamma, sto…. ” “Si, figlio mio. ho capito. Scarica pure il tuo piacere dentro il mio ventre. Non preoccuparti. Innaffia la mia infuocata fucina e spegni il fuoco che la pervade. ” Il ragazzo affonda con forza il cazzo nella fica di sua madre e dal glande vengono sparati una sequela di abbondanti fiotti di sperma che vanno ad infrangersi contro l’utero di Janet.

L’atto d’amore tra madre e figlio ha raggiunto il suo apice. Erick si lascia andare sul corpo della madre. “Mamma ti amo” “Lo so. L’ho sempre saputo. Oggi abbiamo concretizzato i nostri desideri e realizzati i tuoi e miei sogni. Mi hai chiavato ed io ti ho posseduto. Questo è l’inizio di un lungo ed infinito rapporto. Da oggi sono la tua amante. Ora ritiriamoci nella nostra casa. Verrai a dormire nel mio letto” “E papà?” “E’ fuori.

Starà via alcuni giorni per lavoro. ” Si alzano dal divano. Janet raccoglie il suo accappatoio e insieme al figlio esce dalla casa di Yvonne. Salgono al secondo piano e si infilano nel loro appartamento. Raggiugono di corsa la camera matrimoniale e si infilano sotto le lenzuola. Si abbracciano e si addormentano. Nel corso della notte Erick si sveglia. Sua madre è lì, nuda, stretta tra le sue braccia e con la schiena che preme contro il suo petto.

Le sue braccia le cingono il torace e le mani sono chiuse sulle prorompenti mammelle. Il respiro della madre è regolare. Sta dormendo. Lui solleva la testa e la guarda. Janet ha il viso disteso e sembra sorridere. Riporta la testa sul cuscino e la mente va a quanto è accaduto in casa della nonna. Lì, lui e sua madre si sono amati. Hanno fatto sesso consensualmente. Anzi lo hanno cercato, invocato. Le immagini dell’amplesso avuto con sua madre sono ancora presenti nella sua mente.

È stato sconvolgente. Quei pensieri gli stimolano gli ormoni che rispondono subito alle sue sollecitazioni. Il cazzo si inalbera e si indurisce. Con le mani allarga le natiche della madre e lo infila nella fenditura. Incomincia a spingere. Il glande e vicino al buco del culo di Janet. La donna si sveglia allarmata. Il figlio sta tentando di sodomizzarla. “Cosa stai tentando di fare?” “Mamma voglio farti il culo. ” “Vuoi sodomizzarmi? È passato un bel pò di tempo da quando un cazzo è entrato nel mio culo.

Sentirò dolore e non mi piace soffrire. ” “Mamma non ti userò violenza. Fammi entrare. Se mi dirai di fermarmi mi fermerò. ” La donna resta in silenzio per qualche minuto. Pensa al suo sogno di avere nel letto il marito ed il figlio contemporaneamente. ”Lo prometti? Se mi sentirai gridare per il dolore ti fermerai?” “Sì mamma. ” “Va bene. Io ho preso la tua verginità ed è giusto che tu abbia qualcosa in cambio.

Non posso darti la mia verginità perché quella la prese tuo padre però ti darò il mio culo che tenuto conto del tempo trascorso dall’ultima volta che sono stata inculata è come se fosse vergine. Vai in bagno. Nell’armadietto troverai della crema emolliente. Prendila e ritorna qui. ” Il ragazzo si precipita ed un minuto dopo è di ritorno. La madre è già pronta. Si è messa carponi a pancia in giù. Il culo sollevato e con le gambe allargate.

“Vieni. Aiutami a prepararlo a ricevere il tuo cazzo. ” “Cosa vuoi che faccia?” “Devi leccarmi il buchetto. Mi dovrai eccitare. Mi spalmerai la crema intorno al buchetto non trascurando di introdurla anche dentro e poi …. Ti dirò io quando puoi farlo entrare”. Erick si china dietro sua madre e affonda il viso fra le bianche natiche del culo della madre. Tira fuori la lingua e comincia a leccare il roseo sfintere. La madre guaisce.

Lui continua imperterrito. Non si limita solo a leccare il buco del culo di Janet. Porta una mano fra le cosce della madre e aggancia il clitoride. Lo strizza. Lo tortura. Sua madre lancia un lungo ululato. “Mamma sembri una cagna. ” “Siiii; soooono la tua cagna. Mi stai deliziando. È la prima volta che mi leccano il culo ed è eccitante. ” L’azione delle dita di Erick sul clitoride della madre producono il loro effetto.

Janet è partita per un viaggio astrale. “Dai spalma la crema. Non dimenticare di metterla anche dentro e spalmala anche sul tuo cazzo. ” Erick affonda le dita nel vasetto della crema e ne tira fuori una quantità abbondante. La spalma sullo sfintere del culo della madre. Un suo dito si fa strada nel buco anale. Riempie il buco di crema emolliente. “Mamma dovrebbe bastare” “Figliolo non credi che sia opportuno calzare il preservativo?” “No mamma.

Voglio sentire la nuda carne del tuo culo stringersi attorno al mio cazzo e voglio che il mio sperma non sia trattenuto da involucri estranei. Quando eiaculerò voglio farlo nel tuo retto” “Non ti facevo così maiale. Dai comincia. ” Erick punta il glande contro il buco del culo di Janet e comincia a spingere. Il grosso glande ha difficoltà a penetrare lo stretto buco del culo. Janet vincendo il dolore tenta di rilassarsi in modo da favorire la penetrazione.

Dopo una serie di tentativi il glande riesce a valicare lo stretto orifizio anale. Janet lancia un grido di dolore che viene soffocato dal cuscino che sta mordendo. Erick ferma la spinta. “Mamma mi dispiace; non voglio farti male. ” “Non preoccuparti. Continua a spingere. ” Il ragazzo riprende la spinta. Il cazzo, favorito dalla crema, scivola nel culo della donna. Sale lungo il condotto anale e si inoltra nell’intestino retto. La spinta si esaurisce allorché lo scroto urta contro la vagina.

“Mamma sono tutto dentro. Ho il cazzo affondato nel tuo culo. Ora posso dire che sei veramente mia. Ti sto possedendo” “Prima di chiavarmi il culo aspetta che mi sia abituata ad avere il tuo cazzo nel buco”. Erick si abbandona sulla schiena di Janet e le circonda il torace con le braccia. Con le dita artiglia le mammelle della madre e le strizza; le pastrugna; gioca con i capezzoli. Tutte manovre per dare piacere alla madre e fatte per alleviare il dolore provocato dalla penetrazione del suo cazzo nel culo materno.

Janet apprezza le attenzioni del figlio e glielo fa capire emettendo mugolii di piacere. I minuti passano veloci. È Janet a dare il via al figlio. “Dai Erick, figlio mio, completa l’opera iniziata. Chiava il mio culo e godi. Innaffiami l’intestino con il tuo caldo sperma. ” Erick si lancia al galoppo e stantuffa con veemenza il suo cazzo nel culo della madre. Janet si sente come se la stessero spaccando in due. Incita il figlio con frasi e parole oscene che in condizioni normali mai avrebbe pronunciato.

Erick è ormai preda di un raptus. Sta inculando la madre e questo è il massimo delle sue voglie. “Mamma il tuo culo mi è sempre piaciuto ma mai avrei pensato che tu mi concedessi di chiavarlo. ” Il pompaggio del suo cazzo nel culo della madre aumenta d’intensità. Diventa più frenetico. La madre lancia grida di dolore miste a muggiti di piacere. Le piace che il figlio le stia fottendo nel culo. Erick raggiunge il culmine ed eiacula nel culo della madre.

Il suo sperma viene espulso dal glande come fosse un vulcano in eruzione e dilaga nel retto materno. La sodomizzazione di Janet da parte del figlio ha cosi termine. Erick sfila il cazzo dal buco del culo della madre e si precipita in bagno dove viene raggiunto da Janet. Entrambi entrano nel vano doccia e si lavano a vicenda. Janet, con amore materno, lava e pulisce il cazzo del figlio facendo molto attenzione a liberarlo delle impurità di cui si è impregnato stando infilato nel suo culo.

I due si abbracciano e si baciano più volte. Hanno scoperto che il loro amore è aperto ad ogni perversione e sono pronti a tutto pur di soddisfarle. Dopo essersi asciugati ritornano a letto tenendosi per mano come due fidanzatini. Il resto della notte lo trascorrono continuando ad amarsi. Il mattino li sorprende mentre sono lanciati in uno sconvolgente 69. Janet ha la testa fra le gambe del figlio e gli sta succhiando il cazzo.

Erick ha la testa fra le cosce della madre e le sta leccando la vagina. Entrambi mugolano e nitriscono. Entrambi raggiungono il culmine del godimento eiaculando l’uno nella bocca dell’altro il piacere raggiunto. Poi si abbandonano sul letto e, esausti, si addormentano. I giorni che seguono quella loro prima notte sono, per i due amanti, una vera e propria luna di miele. Si avvicina, però, il momento del rientro del padre e questo innervosisce Erick.

Vede nel padre la figura che si frappone fra lui e la madre. “Mamma, non ti importa quando papà sarà a casa? La sua presenza ci impedirà di stare assieme. Non potrò più amarti. ” “Chi ti dice che non potremo più amarci? Non darti pensiero. Noi due continueremo a stare nello stesso letto cosi come abbiamo fatto in tutti questi giorni. Tuo padre non è un ostacolo al nostro amore. ” “Cosa stai cercando di dirmi?” “Sappi che io amo tuo padre e non sarà certamente il mio amore per te che me lo farà perdere.

Del resto nemmeno tua nonna è riuscita ad allontanarlo da me. ” “Che centra la nonna in tutto questo?” “Bimbo tua nonna è come me. Anche lei ha ospitato suo figlio nel suo letto. Tuo padre è il suo amante. E da quel giorno che sai anche tuo cugino è entrato a far parte del suo harem. Sono sicura che anche tu mi tradirai con tua nonna. Lei ti vuole e non sarò certamente io a impedirle di possederti.

C’è di più. Il marito di tua zia fa parte dell’entourage della nonna. Con Geoffry la relazione è stata più profonda. I due hanno messo al mondo un bimbo che oggi ha la tua stessa età. Vuoi sapere altro? OK. Tuo zio vorrebbe possedermi cosi come ha fatto con la suocera. Vuole ingravidarmi. Lo so perché l’ha confidato alla moglie. Fino ad oggi ho resistito alle sue avance. Il perché della mia resistenza? È presto detto.

C’eri tu. Ti volevo. Mi rubavi il sonno. Ora che il mio giovane stallone mi ha cavalcato credo che gli cederò. Anche a me attizza il pensiero di farmi fecondare. Ti darò un fratellino o una sorellina. E poi c’è tuo cugino. Non posso certo lasciarlo senza concedermi. Un’ultima cosa. Tuo padre è anche l’amante di tua zia: la sorella. ” “Dio che famiglia. Ma non mi hai detto come intendi agire con mio padre.

Gli dirai di noi due?” “Certo che glielo dirò. Farò di più. La sera stessa che lo metterò al corrente della nostra relazione tu verrai a dormire insieme a me e insieme a tuo padre. Io starò in mezzo e voi due ai miei lati. Ci divertiremo. ” “Mamma sei impareggiabile. Questo rafforza il mio amore per te. ” “Tu non hai niente da confidarmi? Non hai qualche desiderio nascosto? Oltre me e tua nonna non è che hai fatto un pensierino anche sulla madre di tuo cugino?” “Come hai fatto a capirlo? Sì desidero chiavarla” “Sono una donna e so vedere un uomo che sbava per una mia simile.

Approfitta del fatto che tuo cugino sta ancora trastullandosi con tua nonna. Vai da lei e digli che la vuoi” “Non sei gelosa?” “Perché dovrei esserlo? Quando tornerai da me avrai sempre il tuo cazzo attaccato al tuo corpo. Tua zia si farà chiavare ma non ti staccherà il cazzo”

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Storie in famiglia 5

Erick non sta nella pelle. Sua madre gli ha detto che non si stancherà nel farsi cavalcare e lo farà anche in presenza di suo padre.

Gli ha anche detto che zia Holly lo vorrebbe nel suo letto. Incomincia a pensare ad Holly sempre con più insistenza. Sua madre lo percepisce. A letto la sua irruenza si è affievolita. Decide di dare una piccola spinta psicologica al figlio. “Erick, figliolo, non ti sembra che sia giunto il momento che tu faccia visita a tua zia?” “Mamma è un po’ che ci sto pensando. Non te l’ò detto per non offenderti” “Domani mattina, dopo che tuo zio sarà uscito, andrai da lei.

Non avere paura di tuo zio; ci penserò io a tenerlo lontano. Tu pensa solo a fare il tuo dovere con tua zia. Non tornare da me se non l’avrai sessualmente soddisfatta. Da questo momento, per evitarti tentazioni che possono influire sulle tue prestazioni, ti starò lontana. Non mi cercare. ” Esce dalla stanza e sparisce dalla casa; in effetti va in giardino e chiama suo cognato col telefonino portatile. Gli chiede, prima di rientrare a casa, di passare da lei.

Poi chiama suo marito e gli suggerisce di allungare i suoi impegni per almeno un altro mese. Serghej intuisce il perché dell’invito a tenersi lontano da casa per un tempo così lungo. Senza fare domande assicura la moglie che non farà ritorno a casa fino a quando non sarà lei a chiamarlo. Le augura di trascorrere delle giornate di piacevole divertimento. Janet è soddisfatta. Lei e suo figlio hanno campo libero e tempo a disposizione.

Rientra in casa e vede il figlio che si sta preparando per uscire. Sorride. Non gli chiede niente. Ha capito. Erick dopo essersi fatto la doccia indossa una maglietta, gli slip ed i jeans ed esce di casa. Prima che la porta si chiude alle sue spalle sente la voce della madre che gli augura di avere successo. Senza voltarsi il ragazzo esce e si precipita giù per le scale. Raggiunge la porta dell’appartamento della zia e pigia il dito sul pulsante del campanello.

Pochi minuti e la porta si apre. Holly, sua zia, gli è davanti. È avvolta in un accappatoio ed ha i capelli bagnati. È appena uscita dalla doccia. “Oh! Sei tu. Vieni entra. ” Erick entra e chiude la porta. Segue la zia fin dentro il salone. “Aspettami qui. Cinque minuti e sono da te. ” I minuti diventano sessanta. Holly è ritornata in bagno e si sta guardando allo specchio. Una vampata di calore la pervade il corpo.

Il viso diventa rosso. La micetta che alberga fra le sue gambe lancia miagolii sempre più forti. I capezzoli si inturgidiscono e le mammelle si induriscono. Uno degli oggetti di desiderio di cui ha discusso con sua madre e sua cognata sta lì in casa sua. Non che le dispiaccia. Al contrario il suo corpo lo desidera. È come lo aspettasse. Avrebbe preferito che ad aspettarla nel salone ci fosse suo figlio. Purtroppo Yvonne non lo lascia andare.

Non può lasciarlo ancora ad aspettare. Si libera dell’accappatoio e indossa una camicia che le arriva fino a metà coscia. Sotto non ha niente. La micetta e le tette sono libere. Non sono costrette ad essere circondate da indumenti di cui si può benissimo farne a meno. L’abbottona fino sotto la linea delle tette. Holly ha delle mammelle che farebbero la felicità delle più belle dive del mondo della celluloide. Ne sanno qualcosa suo marito e suo fratello che si sono deliziati leccandole e succhiando latte dai suoi capezzoli.

Ne sa qualcosa sua cognata che, nonostante abbia tette altrettante favolose, la invidia. Holly è orgogliosa delle sue mammelle. Ne va fiera. Il resto delle gambe che sbucano da sotto la camicia sono altrettanto belle. Come pure è bello il suo culo bianco con le fattezze di un mandolino capovolto. Per non parlare delle labbra carnose che si ritrova e degli splendenti occhi di colore blu. Ama il suo corpo. Con questo pensiero nella mente arriva nel salone.

Al vederla il nipote schizza in piedi dal divano. Sua zia, bella, seducente, solare è lì davanti a lui. Ne è ammaliato. “Come mai sei qui. È un bel pò che non ti fai vedere. Dove sei stato tutto questo tempo?” Erick non può certamente dirle che per circa un mese si è trastullato fra le braccia di sua madre. Il ragazzo non sa che sua zia è al corrente di quello che sta succedendo al piano superiore della villa.

“Mi è venuto voglia di vederti. Lo so. Sono stato assente, ma ero molto impegnato. ” Holly sa in che tipo di impegno si è trovato ad affrontare il nipote. “Non è che tua madre c’entri qualcosa con le tue mancate visite? Ti ha forse impedito di venirmi a trovare?” Il ragazzo abbassa lo sguardo verso il pavimento. “No zia! Sono io che avevo timore di venire a trovarti. ” Holly lo guarda e capisce.

Deve incalzarlo. Non deve lasciarselo sfuggire. “Timore? Perché dovresti averne? Mica ti mangio. Sono forse una strega?” “Ecco l’hai detto. Sei una strega e mi hai stregato” “Che cavolo dici? Ti ho stregato?” “Sì. Zia Sono innamorato di te. Tu mi piaci da morire. Voglio fare l’amore con te” “Tu … Tu vuoi scoparmi? Sono tua zia: La sorella di tuo padre” “Sei anche una donna e per di più molto bella. Sono sicuro che anche tu desideri essere montata da me.

” Può benissimo abbandonare la tattica di circuirlo. Suo nipote non si dimostra affatto complessato dal fatto di stare parlando a sua zia. “Sei uno sfrontato. Non so chi mi trattenga dal prenderti a schiaffi” “Quello che ti trattiene è la voglia che hai di me. Sono sicuro che è così” “Cosa ti da questa certezza?” Erick si avvicina alla zia alza le mani e, sotto lo sguardo di Holly, sbottona tutti i bottoni della camicia.

Infila le mani nell’apertura e le poggia sulle tette. “La tua nudità è la certezza. Il tuo seno sodo libero dal reggiseno e la tua fica libera da mutande. E poi c’è il tempo che hai impiegato per fare ritorno. Mi hai lasciato solo per circa un’ora. Hai impiegato tutto questo tempo per convincerti che le cose devono andare così come le hai sognate. Tu mi ami” Holly deve riconoscere che suo nipote ha ragione.

“Sì ti amo. Baciami. ” È fatta. Sua madre ha ragione. Bastava dirglielo e sua zia si sarebbe concessa senza porre ostacoli. Le loro bocche si uniscono in un lungo bacio carico di desideri. Le loro lingue si sfidano. Si avviluppano e danno vita ad un lungo e furioso duello. La zia non smette di frullare la sua lingua nella bocca del nipote il quale diventa cianotico per mancanza d’aria. La donna è una furia.

Lo spinge facendolo cadere seduto sul divano. Si libera della camicia. Si siede sulle gambe del nipote. Porta le mani sotto le mammelle. Gonfia il torace e offre i suoi globi d’alabastro a suo nipote. “Baciale. Leccale. Succhiale. So che ti piacciono. I tuoi occhi non le danno tregua. Hai sempre sbirciato nelle mie scollature. Prendile, sono tue. ” Gli occhi di Erick brillano di cupidigia. Sua zia lo invita a giocare con le sue tette.

Lui ci si avventa. Le sue mani strizzano le sode poppe. Con i polpastrelli dell’indice e del pollice torce i capezzoli e li tira come volesse allungarli. “Così mi fai male. Fai piano. Non trattarle male. Non scapperanno” “Zia hai delle tette favolose. Non ho mai visto mammelle belle come le tue. Nemmeno la nonna e mamma le hanno cosi belle” “Hai visto le tette di mia madre e di tua madre. Quando? Dove?” “A casa della nonna.

Era presente anche tuo figlio”. Erick non dice che dopo si è trastullato con il corpo della madre e che ha giocato con le tette materne. Sa di essersi sbilanciato. Per riparare all’errore fatto si precipita a prendere fra le labbra uno dei grossi e scuri capezzoli e comincia a succhiare come un cucciolo affamato che si aggrappa alla mammella della propria madre per trarne sostentamento. Holly ha già allattato suo nipote. L’ha fatto quando Erick era un cucciolo d’uomo.

Gli ha dato latte cosi come l’ha dato al figlio. A lei piaceva tenerli attaccati al proprio seno e allattarli. Ora, però, le sue tette non producono latte e non può sfamare il porcellino che è attaccato alle sue voluminose poppe. La mancanza di latte non sembra dispiacere suo nipote che succhia le mammelle di sua zia come se ce ne fosse. L’atto d’amore di suo nipote le provoca piacere. Sente l’utero contrarsi e poi rilassarsi.

Una sua mano si insinua fra le sue gambe. Le dita agganciano il clitoride e si spara una sega. Dopo pochi minuti sta già godendo. Raccoglie i suoi umori con le dita e li spalma sui suoi capezzoli costringendo il nipote a leccarli come fossero gocce di latte. Erick è contento. Sua zia lo sta nutrendo. A lui piace quel sapore asprigno. “Basta succhiare. Ho la micetta in fiamme. Spetta a te spegnere le fiamme che la divorano” Lo costringe ad alzarsi dalle sue gambe.

Si libera della camicia e poi fa spogliare il ragazzo. Di fronte al corpo nudo di suo nipote Holly non riesce a trattenere una esclamazione di meraviglia. Il ragazzo è ben fatto. Un particolare del corpo del nipote attira la sua attenzione: il cazzo. Sembra un ariete. Ne è magnetizzata. “Erick, hai una verga che è favolosa. Ed è puntata verso la mia bocca. Vuoi che ti faccia un pompino?” Dalla bocca del ragazzo non esce nessun suono.

Nonostante abbia trascorso gli ultimi giorni della sua vita fra le braccia della madre non riesce a superare il senso di vergogna. Solo un lieve cenno del capo dice che accetta la proposta della zia. “Vieni. Avvicinati” Il glande è alla portata delle sue labbra. Holly china la testa e poggia le sue labbra sul lucido glande. Uno schiocco ed il ragazzo geme. È l’inizio della scalata alla vetta del piacere. La zia ha dato il primo bacio alla vibrante asta di carne del nipote.

La donna fa scorrere le sue caldi labbra sulla superficie del cazzo. Raggiunge i testicoli. Apre la bocca e li accoglie nel suo caldo cavo orale. Le labbra si chiudono su di loro. La zia glieli succhia. Erick ulula. Holly li libera dall’abbraccio delle sue labbra. La sua lingua guizza verso l’esterno e la fa vibrare sull’inturgidita asta di rosea carne. Lentamente risale leccando lungo il pennone che le è davanti. Arriva in cima e lo fa entrare nella sua bocca.

Lascia che scivoli verso il profondo della sua gola. Lo munge con le labbra. Lo succhia. Il nipote è in preda al delirio. La zia gli sta facendo un pompino di quelli con la P maiuscola. Di certo è più brava della madre. Ha un modo di succhiare il cazzo che sembra voglia svuotarlo della sua linfa vitale. “Dio. Zia. Continuando a succhiarmi il cazzo così come stai facendo presto ti eiaculerò in bocca” La zia non gli risponde.

Imperterrita continua a succhiare il cazzo del nipote. Erick è ormai sul punto di esplodere. Afferra la testa della zia e la blocca contro il suo pube. Spinge il bacino in avanti e il piacere lo invade. Dalla sua uretra vengono espulsi copiosi fiotti di caldo sperma che si riversano nella gola della donna che li ingoia tutti. La zia si sta nutrendo dello sperma del nipote. Con le labbra continua a mungere il possente cazzo per far uscire tutto il miele che ancora stagna nel condotto uretrale.

Alla fine il ragazzo si sente svuotato e si lascia andare sul divano. Holly lo guarda. È compiaciuta per aver dato piacere a suo nipote. Ha bevuto l’elisir direttamente dalla fonte. Gli è piaciuto. La sua mente gli dice che quanto prima tornerà ad abbeverarsi. Urge calmare la fame della micina i cui miagolii si fanno sentire a grande distanza. Conscia che il nipote è ancora scioccato per il pompino ricevuto Holly ha necessità che il ragazzo riprenda al più presto il proprio vigore.

Con una mano avvolge il cazzo del nipote e lo mena. Erick sa che la zia non gli darà tregua. La madre è stata un ottima maestra. Sa che deve impegnarsi a fondo se vuole calmare la libidine di sua zia. Veloce spinge la zia a sedersi sul divano. La costringe ad allargare le cosce in modo tale che la vagina è pronta ad accoglierlo. Fionda la testa al centro delle cosce e porta la bocca sulla vagina.

Prima la bacia e poi la lecca. Al contatto della lingua sulle grandi labbra la zia ha un brivido e nitrisce. La lingua di Erick guizza veloce sulla superficie della polposa vagina facendo delle rapide puntate all’interno dell’orifizio vaginale. Nella sua esplorazione la lingua di Erick incontra le piccole labbra e si sofferma a titillarle nonché a succhiarle. Holly dimostra il suo gradimento, per il lavoro che il nipote sta facendo sulla vagina, con lunghi miagolii alternati a possenti nitriti.

La vagina produce secrezioni che il giovane Erick lappa con golosità il nettare che sua zia produce in continuazione. Nella sua esplorazione vaginale la lingua si imbatte in una piccola rosea e lucida protuberanza. È il clitoride. L’organo genitale femminile che opportunamente stimolato è capace di mandare in estasi la più fredda delle donne. Non è il caso di Holly. Appena la punta della lingua di suo nipote si posa sul glande del clitoride un ululato riempie il salone.

È il momento atteso da Erick. Il ragazzo sa che quello è il momento. Deve far godere sua zia. Avvolge il pistoncino con le sue labbra e lo succhia. Holly muggisce. Un dito del ragazzo penetra la vagina e la chiava. L’azione combinata della bocca di Erick sul clitoride e il pistonare del dito nella vagina provocano nella donna grandi esplosioni ormonali. Il corpo di Holly vibra. Accompagna il raggiungimento dell’orgasmo con lungi nitriti di piacere.

Erick si alza in piedi e costringe sua zia a girarsi a pancia sotto. Le fa assumere la posizione cosiddetta “alla pecorina”. Si posiziona dietro di lei e la penetra. Sua zia grida per la violenza del colpo ricevuto ma non si sottrae. Al contrario lo incita. Il grosso glande si apre la strada fra i ricci e folti peli che ornano la vagina di Holly; ne profana l’entrata ed entra nella calda alcova.

Lei lo accoglie adattando le sue pareti alla grossa circonferenza del cazzo. Comprime i muscoli vaginali e munge il muscolo di carne che è dentro il suo ventre. Erick appoggia le mani sui fianchi di Holly e comincia a chiavarla. Lo fa lentamente. Il suo lento dentro fuori è dettato dal desiderio di non solo avere piacere, ma di dare piacere alla zia. Lui desidera che la zia goda. È estasiato. Il solo pensare di stare chiavando la sorella di suo padre gli provoca scariche di adrenalina.

Attraverso lo specchio si vedono le mammelle della donna che, sotto la spinta dei colpi che il suo cazzo da alla vagina, dondolano come due campane. La donna è sovrastata dal piacere. Dalla sua bocca escono suoni incomprensibili. Il ragazzo si stende sulla schiena della donna; le circonda il torace con le braccia e con le mani si aggrappa alle dondolanti mammelle. Le dita artigliano i capezzoli e li strizzano fino a farle male.

La donna grida. Gli morde il collo. Il corpo di Holly è attraversato da scosse. Il nipote accelera il ritmo delle spinte. Il cazzo di Erick entra ed esce dal ventre della zia sempre più veloce. Un urlo squassa il silenzio del salone. La donna ha raggiunto un orgasmo seguito subito dopo da un secondo e poi da un terzo. Anche il ragazzo è all’apice della vetta del piacere. Un grugnito accompagna l’esplosione del vulcano.

Come lava che esce dal vulcano cosi lo sperma esce dal cazzo di Erick. Tre, quattro fiotti di denso e caldo sperma si riversano nel ventre di Holly. La innaffiano e la riempiono dando vita ad un lago in cui si perdono le secrezioni vaginali di Holly e del suo stesso sperma- I due corpi madidi di sudore, esausti, si abbattono l’uno sull’altro ponendo fine al loro amplesso. La prima a riprendersi è Holly.

La bella donna guarda il guerriero steso al suo fianco. Fa scorrere lo sguardo sul corpo nudo del ragazzo. I suoi occhi si fermano sul fallo del nipote. Nonostante sia afflosciato riconosce che è un bel cazzo. Il suo ventre ha dato ospitalità a quella meraviglia. Ne ha goduto e ne godrà ancora per l’intera durata del giorno e della notte. il desiderio di avere il figlio nel proprio letto è per il momento accantonato.

Allunga una mano e prende il telefono. Compone il numero della cognata. La voce di Janet la raggiunge. “Voglio avvisarti che tuo figlio è qui con me e ci resterà fino a domattina. ” La cognata gli risponde che lo sa. “Sono stata io ad incoraggiarlo a venire da te” “Sai che fine abbia fatto mio figlio?” “Non dirmi che ti sei decisa a farti cavalcare? In questo momento è di certo ancora a trastullarsi con tua madre.

La conosci. Quando tua madre ha un giovane puledro che si lascia cavalcare diventa una ninfomane. Dovrai aspettare che la sua libidine si esaurisca. Un ultima cosa. Tuo marito è qui con me e ci resterà per un bel po’. Ho deciso di farmi ingravidare. Lui è d’accordo. Spero che non ti dispiaccia” Holly guarda il ragazzo steso al suo fianco. Sua madre gli darà un fratellino o una sorellina. “Ti faccio i miei auguri più felici”.

Riattacca il telefono e aspetta che il nipote si svegli. La guerra è appena iniziata.

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I più votatiI più vistiI più commentatiAutori top Storie in famiglia 6

Da quando Holly ha vinto la guerra ingaggiata con suo nipote Erick è trascorso quasi un anno.

La cognata Janet è al nono mese di gravidanza. Mancano pochi giorni al parto. Il padre del bambino che porta in grembo è il marito di Holly. Geoffry dopo aver ingravidato Janet si è trasferito nell’appartamento della suocera. Il figlio nato dal loro rapporto è venuto a stare con la madre. Yvonne ha lasciato libero suo nipote Robby di fare ritorno nella casa materna. Il vuoto lasciato dal nipote è stato occupato da suo genero.

Erick è ritornato ad occuparsi del corpo della madre reso più attraente dalla gravidanza. Serghej, il marito di Janet, chiamato dalla moglie ha fatto ritorno a casa. Ha trovato il suo posto nel letto occupato dal figlio. Hanno discusso della situazione venuta a crearsi e di comune accordo, così come Janet ha previsto, decidono di far costruire un letto più grande dove è possibile stare comodamente in tre: la donna, il marito ed il figlio-amante.

Nel frattempo Serghej trova ospitalità nel letto dell’amante: sua sorella Holly che, tenuto conto delle condizioni fisiche in cui suo figlio è ridotto dopo la lunga permanenza nel letto della nonna, è ben lieta di accogliere suo fratello nella camera da letto. Di giorno dedica le sue attenzioni al recupero delle forze di suo figlio e di notte soddisfa la sue voglie sessuali facendosi cavalcare forsennatamente da suo fratello. Il tempo passa. Janet partorisce una bella bambina.

Yvonne, nonostante l’età, è nuovamente gravida. Serghej è tornato nel proprio appartamento. Insieme al figlio giocano con il corpo di Janet che si dona con grande soddisfazione alle voglie dei due uomini. Robby il figlio di Holly recupera, grazie alle cure amorevoli della madre e grazie alla forzata astinenza sessuale, le proprie forze. Il suo fallo è tornato ad indurirsi. Holly sorveglia con malcelato interesse il recupero del figlio. Ogni notte si reca nella stanza di Robby e si siede in poltrona con gli occhi fissi su un punto del corpo del ragazzo in attesa di qualche segno di ripresa.

Il segnale arriva. Un mattino Holly va dal figlio a portargli la colazione a letto. Il ragazzo sta ancora dormendo. Holly poggia il vassoio sul comodino e va ad aprire la finestra/balcone. La luce entra nella stanza. Holly ritorna verso il letto e vede. Il figlio sta dormendo nudo. È disteso sulla schiena. Il suo sguardo è attratto dal pennone che dal basso ventre del figlio si inalbera verso il cielo. Un palo lungo almeno 20 cm.

e con un diametro di 3 cm. e con un glande lucido e splendente è quanto di più bello abbia visto circolare in quella casa ed appartiene a suo figlio. Un cazzo di quelle dimensioni non l’ha mai visto. Ne suo marito, ne suo fratello e tantomeno suo nipote Erick l’hanno cosi lungo e così grosso. Ecco spiegato il motivo per cui sua madre non lasciava che suo nipote tornasse da lei. Al suo posto avrebbe fatto lo stesso.

Prende la poltrona e l’avvicina al letto. Ci si siede e si ferma a guardare la meraviglia delle meraviglie: il cazzo di suo figlio. Pensieri perversi le turbinano nella mente. Una mano si infilla nello spacco della camicia e si sofferma su una mammella. L’accarezza. Con due dita aggancia un capezzolo e lo strizza. Un mugolio le esce dalle labbra. L’altra mano è scivolata fra le sue gambe e con le dita si picchietta il clitoride.

È talmente presa dai pensieri osceni che non si accorge che il figlio si è svegliato. Robby non è per niente infastidito dalla presenza della madre. Ne tantomeno gli da fastidio il fatto che sua madre si stia masturbando. Sua nonna Yvonne lo faceva spesso in sua presenza. A lui piaceva vedere la nonna mentre si masturbava. Si eccitava. La stessa cosa gli accade vedendo sua madre che con una mano si tortura un capezzolo e con l’altra si sgrilletta il clitoride.

Un urlo liberatorio gli dice che sua madre sta avendo un orgasmo e sta godendo. È un urlo che lo eccita al punto tale da fargli indurire il cazzo fino ad avere la sensazione che stia per scoppiare. Si alza e si avvicina alla madre. Prende il cazzo con una mano e lo avvicina alla bocca della donna. Holly istintivamente dischiude la labbra e il glande vi si intrufola fra loro. Le viene naturale leccare e succhiare la poderosa verga di calda carne.

Robby afferra la testa della madre con le mani e la blocca contro il suo pube. Holly avviluppa il glande con la lingua e lo lecca mentre la sue labbra mungono il favoloso cazzo del figlio. Robby sente il piacere invadere il corpo cavernoso. Lo sente scorrere verso la cima del glande ed esplodere nella bocca della madre la quale ingoia tutta la lava che il vulcano del figlio sta eruttando nella sua bocca.

L’eruzione si estingue. Il ragazzo si distende sul letto, Il cazzo perde la sua boria e si affloscia. Holly ritorna sulla terra. Avverte il sapore dello sperma impiastricciarle la bocca. Guarda il figlio e nota che il palo si è afflosciato. “Cosa è successo?” “Quello che ho sempre desiderato. Ho goduto nella tua bocca. ” ”Oh dio. Ti ho fatto un pompino?” “No, mamma. Non credo proprio che quello sia stato un pompino. Se cosi fosse ne resterei deluso.

No. Hai solo bevuto il mio sperma. ” Indicando il fallo afflosciato. “Che fine ha fatto il tuo attrezzo?” “Sta riposando. ” “Lo sa che deve trasformarsi in idrante? Deve spegnere il fuoco che divampa nella mia vagina. Lo sa che deve trasformarsi in un ariete? Deve sfondare le mura della mia fortezza. Lo sa che la mia micina vuole ospitarlo per un periodo indefinito nella sua casa?” “Mamma lo sai che sto aspettando questi momenti già da quando ho cominciato a fantasticare sul sesso? Lo sai che sei l’incubo dei miei sogni notturni? Lo sai che le mie prime polluzioni notturne erano a te dedicate? Lo sai che ti amo e voglio stare sempre con te? Dormire nel tuo letto.

Essere il tuo amante? Mamma, voglio fecondarti; voglio ingravidarti. ” Holly non si aspetta questa dichiarazione d’amore da parte del figlio. Si fa prendere dal panico. “Non ho capito. Ripeti le ultime parole. ” “Hai sentito bene. Voglio che tu partorisca un figlio mio. ” Robby, suo figlio, vuole inseminarla. È decisamente impazzito. Una cosa è farsi chiavare e un’altra è dargli un figlio. Stare con sua nonna lo ha fatto uscire di senno.

“Non si può. Noi possiamo amarci all’infinito ma io e te non possiamo mettere al mondo dei bambini. Non ne faccio una questione morale. Lo dico perché è geneticamente sbagliato. Se non ci fossero conseguenze mi farei ingravidare. Per favore, amore mio, scaccia questo assurdo pensiero dalla tua mente. Prendi pure il mio corpo. Possiedimi. Chiavami. Ma non chiedermi di essere la tua scrofa. Niente figli. ” Cosa sta succedendo? Il cucciolo d’uomo vuole che la donna di suo padre ovvero sua madre gli dia un figlio.

Cosa deve fare per distogliere la mente del figlio da quell’assurdo pensiero. “Vuoi un figlio? L’unica donna in questa villa che può dartelo è tua zia Janet. Chiedilo a lei. Ha da poco partorito un figlio di tuo padre. Vedrai che sarà contenta di farsi nuovamente ingravidare. ” “Mamma il figlio voglio farlo con la donna che amo e quella sei tu. ” Che pasticcio. Ha penato per averlo con lei ed ora corre il rischio di perderlo di nuovo per una gravidanza.

Ha creduto che il figlio volesse solo possederla. Chiavarla. Ma mai avrebbe pensato che si spingesse fino al punto di chiederle di fargli un figlio. Quella assurda richiesta l’ha gettata nello sconforto più assoluto. Ha bisogno di parlarne con qualcuno. Le vengono in mente due sue amiche: Una psicologa ed una ginecologa. Esce dalla stanza di Robby e va nella sua stanza. Si chiude dentro. Prende il telefono e compone il primo numero. Poi chiama anche il secondo numero.

Ha parlato con entrambe ed ha fissato per il fine settimana, a casa della ginecologa, un incontro a tre. Il sabato mattina si reca all’appuntamento con le amiche. È la prima ad arrivare a casa della ginecologa. “Ciao Holly. Ti trovo in perfetta forma. Sei sempre più bella. Spero che ti tratterrai a tenermi compagnia. ” L’amica le da un bacio sulle labbra e l’abbraccia stringendola forte. Cinque minuti ed ecco che anche la psicologa è ad abbracciare la bella Holly.

“È trascorso molto tempo dall’ultima volta che sei venuta a farmi visita. A che dobbiamo questa chiamata?” Holly le guarda. Sono le sue più care amiche. Tra loro non ci sono segreti. Ognuna di loro conosce vita, morte e miracoli delle altre. Hanno in comune molte cose tranne una. L’unica ad essere sposata è Holly. Le altre due sono libere. Non hanno legami tranne quelli con i figli di cui non ne conoscono la paternità.

Tutte e tre sono bisex. Piacciono agli uomini come alle donne. Fra loro tre ci sono stati e ci sono ancora anche legami omosessuali. Le tre donne sono state compagne di letto. Anche se i loro incontri amorosi durano ancora raramente si vedono. “Ragazze, mi trovo in un grosso pasticcio. Sono innamorata. ” Le due amiche la guardano e poi si guardano. È la psicologa a parlare. “Ci hai chiesto di incontrarci per dirci che sei innamorata? Questo sta ad indicare che l’uomo in questione non appartiene alla ristretta cerchia familiare.

Da quel che sappiamo gli uomini di famiglia sono assidui frequentatori del tuo talamo. Tuo marito e tuo fratello fanno a gara per depositare il loro cazzo nella tua vagina. Tu ne sei soddisfatta. Perché ti vuoi imbarcare in una nuova storia. E chi è questo stallone che ha attirato le tue attenzioni su di se?” “Sappiate che gli uomini di famiglia sono diventati tre. Oltre i due di cui già sapete se ne aggiunto un terzo: mio nipote.

” È il turno della ginecologa. “Tuo nipote? Il figlio di tuo fratello. Ma è un ragazzo. Ti sei portata a letto Erick? Lo hai scopato. Scusa se te lo dico: sei diventata una puttana. È di lui che sei innamorata?” “Ti prego di non offendere. No. Non è di Erick che sono innamorata ma di suo cugino, mio figlio Robby. ” Le due la guardano a bocca aperta. “Tu ami tuo figlio? Tu che hai sempre detto che non avresti mai fatto sesso con un tuo figlio vai ad innamorarti proprio di Robby.

” “Riconosco di aver avuto torto. Come mia madre che si fa chiavare da mio fratello, anch’io desidero farmi cavalcare da mio figlio. ” “Vuoi dire che non lo hai ancora chiavato?” “No. Ha solo scaricato il suo squisito sperma nella mia gola. ” “Gli hai fatto un pompino?” “No. Ha messo il suo cazzo nella mia bocca ed ha goduto. ” “Deve essere un vero maiale. ” “Lo ha addestrato sua nonna, mia madre.

” “Tua madre ti ha preceduto e gli ha fatto da maestra. Brava Yvonne. Merita un encomio solenne. Ancora non ci hai detto la vera ragione per cui ci hai convocate. Sono sicura che non è l’amore per tuo figlio che ti ha spinto a chiamarci. ” Holly le fissa negli occhi. “Vuole un figlio. ” “Chi vuole un figlio?” “Robby vuole fecondarmi. Vuole ingravidarmi. Ha detto che solo concependo un figlio suo gli do la dimostrazione di amarlo veramente.

Ecco perché vi ho chiamate. Cosa devo fare?” Le due amiche le si avvicinano. La psicologa è la prima a parlare. “Poverina. Sei in un bel pasticcio. ” La ginecologa le dice di non farne un dramma. “Continua a prendere la pillola. Portalo a letto. Digli che hai bisogno di riflettere sulla sua richiesta. Mentre rifletti ti fai chiavare. E poi…” “Poi verrà pure il momento che dovrò dargli una risposta. ” La ginecologa la prende per mano e la invita a seguirla.

La psicologa le sta dietro. Raggiungono una stanza. La porta viene aperta ed entrano. Nella camera ci sono un ragazzo di circa 20 anni; una ragazza di 18 anni ed una bambina di due anni. I tre sono tutti figli della ginecologa la quale si china sulla bambina e la prende in braccio. “Questa è il poi. ” E indicando suo figlio “e questo è suo padre. ” Holly la guarda con aria sconvolta.

Esce dalla stanza e ritorna nel salone. La psicologa e la ginecologa con la bambina in braccio la seguono. “Hai partorito una figlia che è frutto del rapporto che hai con tuo figlio. Ti sei fatta ingravidare dal tuo primogenito? L’hai tenuto nascosto anche a noi due. Perché?” “L’unica a non saperlo eri tu. Non te l’ho detto perché sapevo in anticipo le tue reazioni. Eppoi non sono l’unica a trovarsi in questa situazione.

” Holly sposta i suoi occhi sulla psicologa la quale tende una mano verso il viso dell’amica e l’accarezza. “Amore. Sono nella stessa condizione. Anch’io ho una figlia avuta con il mio primogenito e sono contenta. ” Holly è sconvolta. Le sue compagne di letto si sono accoppiate come bestie con i rispettivi figli e dall’accoppiamento sono nati due bambini. È questa la sorte che le spetta se si fa chiavare da suo figlio? Anche lei sarà come se fosse una cagna che soggiace alle voglie del maschio.

Con la mente in subbuglio Holly raccoglie la sua borsa e va via. Rientra a casa e si dirige in camera sua. Si spoglia lasciando solo il reggiseno e le mutande di pizzo nero. Si distende sul letto e chiude gli occhi. Immagini da film hard le si proiettano nella mente. Si vede lei stessa in posizione carponi e il figlio che le è dietro disteso sulla sua schiena con le mani ancorate alle sue tette.

Si vede nuda con il pancione cresciuto a dismisura e il figlio che la monta standogli dietro. Si vede con un bambino fra le braccia che sta succhiando latte dalle sue mammelle mentre Robby la guarda. Mentre le scene si susseguono uno dietro l’altra avverte una presenza ad un lato del letto. Apre gli occhi e lo vede. È Robby. È nudo. La sua figura la sovrasta. “Mamma sei bellissima. ” La sta guardando con occhi carichi di desiderio.

“Mamma mi faresti un pompino. Di quelli con la P maiuscola. ” Solo allora si accorge che il cazzo del figlio si erge imperioso e punta verso di lei. L’oggetto dei suoi desideri, l’incubo dei suoi sogni è lì davanti ai suoi occhi e le sta parlando. Vuole essere baciato; leccato; succhiato. Holly si sbottona il reggiseno e le sue bellissime tette esplodono balzando sotto gli occhi avidi del figlio. “Stenditi. ” Il ragazzo prende posto sul letto.

La madre si porta fra le gambe del figlio e gliele fa allargare. Circonda il cazzo del giovane puledro con le sue mammelle e lo massaggia. “Mamma è bellissimo quello che mi stai facendo. ” Lei non risponde. Continua a massaggiare quel grosso fallo con le sue tette per diversi minuti. Poi smette. Con la mano avvolge il giovane fallo e lo stringe. China la testa verso il luccicante glande e lo bacia. Robby geme.

La madre tira fuori la lingua e la fa vibrare sopra ed intorno a quel grosso glande. Le papille della lingua lo sentono pulsare. Senza staccare la lingua dalla superficie del favoloso oggetto scende leccando l’intera asta. Giunge sui testicoli. Sono gonfi e bollenti. Li lecca. Apre la bocca e con le labbra li circonda. Li succhia. Il figlio mugola di piacere. Sostituisce la bocca con il palmo di una mano. Leccando risale lungo la verga.

Fa scorrere la lingua più volte sulla superficie del cazzo. Ritorna sul glande. Con la punta della lingua solletica il prepuzio. Dischiude le labbra ed il grosso glande sparisce nella bocca materna. Robby ha un sussulto. Sente la lingua della madre avviluppare il suo glande. Gli piace. Lancia un lungo ululato. Deve fare un grosso sforzo per non sollevare il bacino e affondare il cazzo nella gola della madre. A farlo scivolare verso la profondità della sua gola ci pensa la madre.

Holly incomincia a farsi penetrare la bocca. Lo fa lentamente. Il cazzo di Robby scivola nella bocca della madre che lo riceve facendo lavorare la sua lingua che lecca veloce la lunga asta di carne. Le labbra di Holly toccano il pube del figlio. Gli ispidi peli che formano la corona che circonda la base del fallo le solleticano il naso. Il cazzo del figlio, 20 cm di dura carne, è interamente affondato nella sua bocca.

Il glande ha raggiunto la trachea. Lei stessa è sorpresa della capacità di ricezione della sua bocca. Pochi secondi di sosta e poi riprende a far indietreggiare lentamente la bocca senza smettere di far vorticare la lingua intorno al glande. Quando le labbra incontrano il prepuzio Holly riprende a far scorrere la bocca di nuovo verso la radice del cazzo. L’operazione si ripete per diverse volte. Ad ogni su e giù gli ululati di Robby si fanno sempre più intensi è più ravvicinati.

Holly capisce che il figlio sta per avere il suo momento di godimento. Il ragazzo sente salire lungo il condotto uretrale il suo piacere che culmina in una esplosione di sperma che fuoriuscendo come lava da un vulcano raggiunge la gola di Holly. Uno, due, tre, quattro potenti bordate di denso sperma vengono sparate nella gola materna che si premunisce di convogliarle nel proprio stomaco. Quando è sicura che il cazzo del figlio non ha più il denso liquido da farle bere Holly si solleva e si siede a cavalcioni del figlio.

Poggia le mani sul petto del ragazzo e aspetta. Robby apre gli occhi e guarda sua madre. Holly vede negli occhi del figlio il compiacimento per quello che ha ricevuto. “Mamma, sei stata fantastica. Hai succhiato il mio cazzo come nessun’altra ha mai fatto. Hai superato tua madre che pure è una maestra nell’arte del succhiare cazzi. ” Holly è soddisfatta. “Sono contenta che ti sia piaciuto. Non credi che meriti un premio. ” “Cosa vuoi che ti dia?” “Perché non mi ripaghi della stessa moneta.

La mia micina vorrebbe essere baciata e leccata. ” “Non sia mai detto che non faccia godere mia madre. Dai scendi dalla mia pancia ed allarga le cosce che voglio mangiartela la tua fighetta. ” Holly si sfila le mutandine; poggia la schiena contro la spalliera del letto; allarga le cosce a 160°; tira su le gambe contro il suo corpo; poggia le dita sulle grandi labbra e facendo pressione le allarga mettendo in mostra le parti nascoste della sua polposa vagina.

“Il piatto è servito. Puoi mangiare. Spero che ti piaccia. ” Robby resta affascinato dalla bellezza della figa materna. “Mamma, è stupenda. Hai una pucchiacca grossa, rosea e luccicante. ” Si mette carponi fra le cosce della madre. Passa le braccia sotto i glutei e ancora le mani alle bianche natiche. Fionda la testa sull’organo da cui ha avuto origine il suo essere uomo. La sua bocca entra in contatto con le grandi labbra.

Le morde. I peli che fanno da corona alla superba vagina gli entrano nel bocca. L’odore di fregna in calore gli penetra nel naso. Lo inebria. Continua a mordere. La madre geme. “Figliolo da quant’è che non mangi?” Robby smette di mordere e incomincia a leccare. La sua lingua spazia sulla intera superficie vaginale della madre. La punta della lingua incontra le piccole labbra che fanno da ali all’orifizio vaginale. Le circonda con le labbra e dopo aver fatto guizzare la punta della lingua su quelle gonfie e pulsanti ali di farfalla incomincia a succhiarle.

Holly ha un brivido. Le piace quello che il figlio sta facendo alla sua sorca. Il sangue che le circola nelle vene aumenta di velocità. Il ragazzo penetra l’orifizio vaginale con la lingua e spazia sulle rosee pareti leccandole e lappando le secrezioni vaginali che, abbondanti, colano verso la sua bocca. Ai brividi che le percorrono il corpo Holly vi aggiunge anche dei tremiti e nitriti di piacere. La donna ha un primo orgasmo.

L’esplorazione dell’organo genitale materno prosegue instancabile. Le sue labbra incontrano il clitoride che è del tutto fuoriuscito dal suo nascondiglio. Il glande clitorideo viene circondato dalle labbra di Robby. Prima lo titilla con la punta della lingua poi lo lecca. La donna solleva il bacino. Il figlio smette di leccare e comincia a succhiare l’inturgidito clitoride. Sta facendo un pompino a sua madre. La donna si dimena sul letto in preda a forti convulsioni.

Un secondo orgasmo la invade. Questo è accompagnato dalla fuoriuscita dall’uretra materna di liquido denso e cremoso. Holly sta godendo. Robby lappa il nettare materno e lo ingoia. Lo trova squisito e gradevole al palato. Quando l’ape regina smette di produrre miele Robby si solleva e si distende sul corpo della madre. Non deve darle tregua. La sua verga punta dritto verso l’orifizio vaginale. Il grosso glande è fra le grandi labbra. Una spinta del bacino e l’ariete si apre la strada verso l’interno.

Favorito dalle secrezioni vaginali il cazzo di Robby scivola nel ventre della madre. Il grosso glande incontra il collo dell’utero e la spinta si ferma. Durante la penetrazione Holly lancia lunghi ululati. Suo figlio è entrato nel suo corpo. La sta chiavando. Non avrebbe mai creduto di arrivare a farsi chiavare dal proprio figlio. Il DNA ereditato da sua madre Yvonne ha favorito l’incontro tra la propria figa ed il cazzo del figlio. Solleva le gambe e le porta dietro la schiena del figlio circondandolo in un forte abbraccio.

Il sogno finalmente si sta realizzando. Nessun dubbio le attraversa la mente. Sa che sta avendo un rapporto i****tuoso. Ma non è forse i****tuoso anche il rapporto che da anni ha con il fratello? Lo ha cercato; lo ha voluto. Lei vuole possedere suo figlio come uomo. Ci è riuscita. Con una spinta i due corpi rotolano sul letto e si fermano solo quando Robby si ritrova disteso di schiena e la madre gli è a cavalcioni con il cazzo saldamente piantato nel suo ventre.

I muscoli vaginali di Holly avvolgono il cazzo del figlio in un caldo e piacevole abbraccio. Spetta a lei cavalcarlo. Poggia le mani sul torace del figlio e da inizio ad un lento galoppo. Le sue mammelle schiaffeggiano il viso di Robby che non se le lascia sfuggire. Riesce ad afferrare, uno per volta, i grossi capezzoli ed a succhiarli. Le unghia di Holly affondano nei muscoli pettorali di Robby. I grosso globi d’alabastro sono due campane in movimento continuo.

La donna, ad ogni sgroppata, lancia possenti nitriti imitata dal figlio che emette suoni di cui non si capisce a quali a****li paragonarli. Di sicuro appartengono all’a****le uomo. Il galoppo gradualmente aumenta l’andatura fino a diventare sfrenato. Il corpo di Holly incomincia a tremare. L’orgasmo sta salendo verso il cervello. Lo invade. La sconvolge. Urla. Gode. Viene. Allo stesso istante il figlio eiacula nel ventre materno. Lei sente il caldo sperma del figlio inondarle la vagina e schiacciarsi contro il suo utero.

Arriva la quiete. I due si guardano negli occhi. Sorridono. Non serve parlare per dirsi che si amano. Da quel giorno madre e figlio non smetteranno più di amarsi. Robby si trasferisce nella camera da letto della madre e insieme si lanciano in furiose galoppate. La mente di Holly raggiunge la tranquillità psicologica. Le notti non sono più prede di sogni carichi di sesso. Dorme tranquilla sapendo che il figlio è sempre pronto a soddisfare i sui istinti a****leschi.

 .

Nottata di Corna..

Serata disko..musica a palla..
Buio e penombra, corpi che si muovono frenetici a ritmi indiavolati, suoni che picchiano, effetti stroboscopici che proiettano strane ombre, laser che tagliano l’aria, abiti succinti, brillanti, odore di corpi, aria colma di voglie libidinose e peccaminose. Tanti giovani..molto giovani..bellissime fighette e stupendi fighetti attorno a me..
Sono appoggiato ad una colonna con un bicchiere di vodkaRedBull in mano, lo scuoto in continuazione, mi piace sentire il rumore dei cubetti di ghiaccio che cozzano tra loro.

Vicino a me ci sono due ragazzetti. Ci danno dentro con la lingua, le mani del tizio sono all’opera sotto la superminigonna della biondina, la quale si muove evidentemente scossa dai continui stimoli che riceve al suo dolce grillettino.
Ma avrà poi le mutandine? Mah? Mi piacerebbe essere al posto del suo lui, le infilerei senza pensarci almeno due dita nella fessurina per farla strillare. Che età avranno? 18/20? Forse un po’ troppo giovani per il sottoscritto, anche se la fica MOLTO giovane alla fine è l’unica che ancora mi attira..
Sento un’alitata nel mio orecchio ed una vocina che sussurra “Vorresti scopartela, vero? Porco…”.

Subito dopo una mano mi tocca la patta leggermente gonfia strizzando un po’ l’arnese.
Ho un lieve sussulto, sorrido e mi giro. É mia moglie che mi sta guardando con occhi da felino. È sera di caccia, sta cercando prede. Le rispondo “Come fai a saperlo?” e lei “ Hai il CAZZO già duro, maiale”.
Ridiamo, poi ci fermiamo disturbati, per così dire, dal gemito della nostra vicina, deve essere venuta.
Ci osserva ancora provata per l’orgasmo, arrossisce un po’ per l’imbarazzo, sposta la mano del suo ragazzo e si tira giù la mini, quindi se ne va verso i bagni.

Lui ne approfitta per dirigersi al bancone, vedo che si annusa le dita, sapranno dei suoi umori, sembra le voglia ostentare come un trofeo.
Devo pisciare, indico a mia moglie che vado al cesso, lei si prende il mio bicchiere finendosi con un sorso la mia vodkaRedBull. Si siede su un divanetto, lascia di proposito scoperte gambe e parte dell’interno coscia.
Sto scaricando l’uccello su un orinatoio attaccato al muro, quando si posiziona un signore su quello accanto al mio.

Tira fuori il pisello e mentre si svuota mi sorride abbassando poi lo sguardo sul mio di pisello. Ricambio il sorriso, mentre lo scuoto per far uscire le ultime gocce e prima che riesca a riposizionarlo nelle mutande, la mano del tipo si impossessa della mia cappella lisciandola con le dita.
“Vuoi che te lo succhi?” mormora, cominciando a menarmelo con foga. “Ehi ehi” ribatto “frena bello…” lo blocco immediatamente staccando la sua mano.

“Vabbè che sei un bel ragazzo..ma diciamo che stasera non è la serata giusta perché sono assieme alla gelosona di mia moglie, ok?”. “Come vuoi…ma non sai cosa ti perdi, ti farei venire in un minuto da quanto bene lo aspiro il CAZZO” ribatte con un sorrisetto famelico.
Esco di corsa dal bagno pensando “Peccato..aveva davvero una gran voglia di sukkiarmelo e potevamo spassarcela un pochino!”. Però mi ha fatto venire decisamente voglia di godere, di spruzzare in qualche modo stasera..
È cominciata una musica tipo martello che sfonda i timpani, le luci sono psichedeliche, il bianco degli abiti lampeggia come fari nella notte, mani e teste si liberano in movimenti incontrollati.

Non vedo più Valeria, la cerco invano. Mi fermo al bancone a prendermi un altro VodkaRedBull, sono colto da un po’ d’ansia.
Sento vibrare il cellulare in tasca, leggo il messaggio, mi aspetta alla macchina.
Mi precipito al parcheggio pensando chissà cosa e la trovo accucciata dietro la nostra auto a spompinare un paio di ragazzi della stessa età di quelli visti all’interno poco fa.
La sua bocca famelica si avventa su quelle nerchie gonfie insalivandole per bene, i filamenti che lasciano le sue labbra ad ogni risucchio mi provocano sconquassi interiori.

Le cappelle sono enormi e sembrano voler prendere il volo come una mongolfiera dal resto del bastone. La troia di Valeria manco mi degna di uno sguardo, continua a succhiare avidamente, colpi precisi dentro e fuori, prima uno poi l’altro. Mentre ingoia quello del ricciolino sega con maestria quello più piccolo ma grosso del biondo.
I due stronzetti penseranno di aver fatto bingo stanotte, andranno tutti super eccitati come dopo una sniffata di coca a raccontare le lodi della loro conquista “Oh raga ma sapete che ieri ci siamo scopati una milf.

Si un puttanone di quarantanni, le abbiamo sborrato in bocca alla troia…mmm..”
Ho il CAZZO che mi esplode se ci penso.
Sono seminascosto da un suv nero per gustarmi la scena, loro non mi vedono. Il ricciolino ha un fisico atletico ed una mazza niente male, dritta e fiera con un glande a punta, quasi un missile, da un pugno al suo compare ridendo, poi prende la testa di Valeria bloccandogliela. Ora gli scopa con forza la bocca, lei lo guarda con gli occhi spalancati subendo quell’atto senza nulla proferire, lasciandosi gonfiare le guance ad ogni colpo.

Intanto il biondo più fighetto e gracile si è abbassato e sta infilando una mano esplorativa tra le cosce della moglie pure lei accucciata a gambe divaricate. La vedo gemere, vuol dire che la sta sditalinando.
Valeria ora si alza e si appoggia alla portiera alzando le natiche ed offrendo il culo ai due tizi “Scopatemi porci…dai… voglio sentirlo fino in fondo…!!!”
Il biondo le alza la gonna, le tira giù il tanga e senza indugiare le lecca da dietro la fregna pelosa e colma di umori.

Ne vedo il luccichio mentre la sua lingua entra in contatto con le labbra gonfie. Si muove da basso verso l’alto andando a violare anche lo sfintere strettino.
Il suo amico si masturba tenendosi il CAZZO bello in tiro. Il belloccio si prepara a fotterla a pecorina, mi sego più velocemente, mmm… eccolo che entra, come coltello nel burro. La cappella si perde nel suo ventre ed inizia un movimento a stantuffo che fa sussultare e gridare Valeria.

I due si invertono, mia moglie fa una smorfia di dolore nel momento in cui viene sventrata dal ricciolo (lo dicevo che il suo pisello era impegnativo), il piacere aumenta. Infatti le sue dita scivolano sempre più velocemente sul clitoride fino a provocarle l’orgasmo. I decibel della sua voce si alzano, è incontrollata come il lago che le esce dalla passera.
Il ragazzo non smette di spingere, nel mentre l’amico si sta facendo menare l’uccello dalle mani sapienti di lei.

Non resisto e sborro sulla carrozzeria del macchinone, lasciando sul nero lucido delle belle macchie bianche gocciolanti, giusto nel momento in cui il ricciolo estrae la mazza e la lascia scaricarsi sulle chiappe di mia moglie. Il biondo contorcendo il volto in smorfie evidenti viene pure lui sulle sue tette, è talmente potente il getto che alcune gocce le raggiungono il viso ed i capelli.
Appena il duo dei giovani BULL si allontana, mi avvicino a Valeria.

Lei mi guarda e sorride “Hai goduto guardone?”. “Certo amore, sei troppo fica quando scopi con gli altri, poi se giovani e carini ancor di più”.
Ride, poi si accuccia e fa uscire una pioggia dorata deliziosa dalla sua fessurina aperta. Il mio CAZZO torna in tiro, lo posiziono a contatto sulle sue labbra e lascio che la cappella vi si strofini sopra. Le apre dolcemente baciandomela e poi inghiottendola con molta delicatezza.

Il rumore del piscio mi istiga pensieri turpi, ho voglia di leccarle la fica.
Mi lascio spompinare un po’, quindi apro la portiera dell’auto e la sbatto sul sedile, mi piego ed inizio a baciarla e leccarla ovunque attorno alla patonza. L’odore acre mi investe le narici, i peletti mi solleticano, mi trasformo in un toro, la mia lingua è una girandola mossa dal vento, veloce entra ed esce da quel pertugio, arriva sino alla mini protuberanza, la mordicchia e poi torna giù.

Gli umori la invadono nuovamente, come i gemiti di piacere.
Sto per impalarla quando una voce alle mie spalle mi disturba “Signori per favore, questo è un luogo pubblico”.
Mi giro e vedo solo una maglietta attillata che ricopre una montagna di carne con un mega pacco in evidenza tra le gambe.
Balbetto qualcosa imbarazzato, ma la moglie interviene “Voglio scoparmelo, lasciamelo”.
Hulk fa un ghigno malefico e si slaccia la cinta dei pantaloni, le mutande fanno fatica a contenere il cannone.

Mi prende una mano all’improvviso e me la sbatte sulla sua nerchia facendomela palpare per bene.
“Fatti dire dal tuo maritino qua, che cosa ti trapana a breve”. Il suo palo esce ancora un po’ molliccio, vorrei spostare la mano ma l’energumeno non mi lascia, la stringe e mi fa male.
Mi fa impugnare il coso e accompagna il movimento su e giù. Non riesco a proferir parola, Valeria si sta masturbando come una pazza, l’altra mano di Neanderthal le sta stringendo la tetta, facendole esplodere il capezzolo.

Sento il suo arnese gonfiarsi mentre lo sto segando, che bello, mi eccita, ora è duro come roccia. Me lo fa accompagnare all’imbocco della fregna. Mi da uno spintone e comincia a fottersi quella troia di mia moglie che lo accoglie e gambe oscenamente divaricate. È talmente grosso che Valeria urla dal dolore all’impatto del missile nel bunker, poi si rilassa e lo lascia entrare, sprofonda sotto i colpi poderosi del gigante, si agita, gode.

“Dai CORNUTO mettiti in ginocchi dietro di me e guarda come ti scopo la vacca della tua consorte… sta puttana mangiacazzi…”.
Obbedisco e mi gusto sta scena da dietro queste due palle d’artiglieria che penzolano, sbattono sulle chiappe di Valeria, la figa tirata al massimo e sconquassata dall’urto del tornado che la sta invadendo.
“Toccami le palle e strizzamele che sto per venire CORNUTO”.
Obbedisco di nuovo, nuovi spasmi di piacere dentro di me, sto perdendo gocce dall’uccello quasi senza accorgermene, mentre Hulk ha lasciato partire una fontana sul monte di venere di Valeria.

Finisco di scoparmi la mogliettina che vuole venire pure lei, urla al secondo orgasmo ed io sborro nel suo ventre. Il buttafuori mi prende la testa di forza e mi fa leccare tutto lo sperma dal suo pube e parte del mio che fuoriesce dalla pesca.
Sono sazio e carico come non mai, Valeria è sudata. Ci ricomponiamo pronti a tornare a casa, quando passano davanti a noi i due ragazzini visti dentro la disco a fare i porcellini.

Salgono sulla macchina a fianco la nostra, io metto la retro, ma con la coda dell’occhio noto che lei si toglie la maglietta restando con le tettine al vento, i capezzolini sono dritti come chiodi. Si stanno baciando focosamente. Lui è in ginocchio pronto per la monta ed ha già fuori dai jeans un CAZZO eretto e duro come mai il mio lo sia mai stato..
Mi fermo di colpo, mi giro verso Valeria, sguardo d’intesa immediato..io la conosco, lei mi conosce..
Scendiamo dall’auto contemporaneamente.

Busso al loro finestrino.
Si girano spaventati, mi riconoscono, lo abbassano.
Dico “Buonasera…. che ne dite se giochiamo insieme…”
Sorridono…e ci chiedono 200euro..
Bhè alla fine per farsi due diciottenni non credo si tratti di una grossa cifra..accetto e sgancio due pezzi da cento ed invito a seguirli a casa nostra..
Valeria per tranquilizzarli ulteriormente sale i auto con loro..
Passeremo ancora un’ora di sesso perverso e le mie CORNA avranno modo di crescere ancora..il ragazzetto si farà Valeria e la sua fidanzatina si lascerà solo sfiorare dalle mia mano..
Praticamente alla fine dei giochi mi ritroverò (come al solito) la moglie scopata da sconosciuti con la consapevolezza di aver anche speso 200euro per farmela scopare ulteriormente..
Adoro essere CORNUTO..Valeria adora godere e fare la TROIA…

La mia esperienza con una coppia cuckold parte 45

-Quarantacinquesima parte-

La mattina successiva ci svegliammo tardi, erano le undici passate quando le labbra di Simona mi fecero aprire gli occhi:
– “Sveglia dormiglione, a che ora devi essere al campo?”;
– “Buongiorno, alle 14,00, giochiamo alle 15, sono a pezzi stamattina, il tempo fuori com’è?”;
– “Piove a dirotto tesoro, ti bagnerai come un pulcino oggi pomeriggio…. ”;
– “La cosa non mi preoccupa, mi piace giocare sotto l’acqua. ”;
Andammo in cucina, vista l’ora presi solo un caffè, Paolo non era in casa, era andato a prendersi un aperitivo con il direttore dell’assicurazione dove lavoravo, guardammo un po’ di TV e dopo aver pranzato andammo al campo per la partita.

La strana coppia composta da Simona e Roberta quel giorno era completata da Paolo e Mario, il direttore dell’assicurazione dove lavoravo, pioveva tantissimo e giocammo una partita molto dura, scontri e fallacci dovuti anche al campo che era davvero in pessime condizioni. Vincemmo la partita 3 a 1, segnai una doppietta, verso la metà del secondo tempo mi rifilarono un calcione da dietro sulla caviglia che mi piegò letteralmente le gambe, non ebbi nemmeno la forza di reagire, la botta era stata davvero forte, mi fecero uscire e mi portarono nell’infermeria per un controllo, poi al pronto soccorso dove mi diagnosticarono una forte distorsione alla caviglia destra, avrei dovuto restare a riposo per almeno 15 giorni.

Tornammo a casa verso le 18, 00, la caviglia era gonfia e mi faceva male, me l’avevano fasciata stretta, Simona si calò nei panni dell’infermiera e la cosa la riempiva di soddisfazione. Mi fece accomodare sul divano con la gamba sulla poltrona, lei si sarebbe occupata di ogni cosa, mi portò un aperitivo con delle tartine e si sedette accanto a me, mentre Paolo aveva iniziato a preparare la cena:
– “Sei molto gentile Simona, ma non sono un invalido…”;
– “Hai sentito cosa hanno detto in ospedale? Devi tenere la caviglia a riposo e non fare sforzi, poi lo sai che mi piace viziarti…”.

Prese una tartina e mi imboccò, subito dopo un bacio, intanto la sua mano scivolava nei pantaloni, lo tirò fuori cominciando a segarmelo, poi si abbassò e prese in bocca la cappella:
– “La cosa mi piace, forse è proprio quello di cui ho bisogno in questo momento…. ”;
– “Di cosa avresti bisogno in particolare?”;
– “Di un tuo pompino, di quelli sconvolgenti che sai fare solo tu…”;
– “E’ proprio quello che avevo intenzione di fare…rilassati tesoro, lascia fare a me…”.

Delicatamente mi sfilò i pantaloni e gli slip, cominciò a leccarmi il piede che non era fasciato, era da un po’ che non si dedicava alle mia estremità, intanto si masturbava, baciò a lungo anche quello fasciato, i suoi occhi erano fissi su di me, salì lungo le gambe baciandole e leccandole, arrivò alle palle e si soffermò a lungo mentre mi segava con una mano, ansimava eccitata mentre mi sussurrava parole dolci, in quel momento entrò Paolo:
– “Ragazzi la cena era quasi pronta…”.

Simona lo guardò mentre era intenta a leccarmi le palle e con tono di disprezzo lo apostrofò:
– “Non vedi che sono impegnata, siediti e guarda in silenzio oppure vai fuori dai coglioni, Gianluca ha bisogno delle mie cure…”;
– “Scusate, vado a spegnere altrimenti si brucia tutto. ”;
– “Fai quello che vuoi basta che non rompi più le palle!”.
Mi scappò una risata, quell’ometto era proprio un pirla, Simona si prese il cazzo in bocca subito dopo, preso dall’eccitazione spinsi la sua testa con violenza verso il basso, senza fare una piega restò ferma a farsi dirigere, cominciai a scoparle con forza la bocca, respirava a fatica, sapeva che mi piaceva, sbavava moltissimo, quando rallentai prese fiato e dopo averlo asciugato con la lingua mi guardò con gli occhi lucidi sussurrandomi:
– “Ti prego fallo ancora…”.

Non me lo feci ripetere, quando tornò Paolo sua moglie aveva il viso completamente devastato, lo guardai mentre le sbattevo il cazzo in gola con forza, lui ammirava la scena evidentemente compiaciuto di come la stavo trattando, le tirai su la testa prendendola dai capelli, sospirò guardandomi con gli occhi lucidi e pieni di eccitazione:
– “Ti piace il cazzo vero?”;
– “Da morire, mi piace il tuo cazzo, solo ed unicamente il tuo…”;
– “Fammi sborrare Simona, manca poco…”;
– “Posso farti venire con i piedini?”;
– “Fai quello che vuoi…”.

Si sfilò le autoreggenti, mi fece allungare le gambe sul divano, ricominciò a succhiarmelo con passione, intanto accarezzava le palle, quando sentì che stavo per venire si coricò anch’essa, mi prese il cazzo tra i suoi piedi segandomelo dolcemente, sborrai in maniera copiosa, schizzando ovunque, accarezzò ancora un po’ il mio cazzo, poi prese un piede e cominciò a leccarselo, ingoiando lo sperma di gusto, sorridendo e guardandomi negli occhi eccitata, lo aveva fatto altre volte e mi era piaciuto tantissimo, mi piaceva vederglielo fare.

Leccò accuratamente lo sperma che colava in mezzo alle dita dei suoi piedi, essendo agile e snodata passava la lingua facilmente anche sulle piante, i suoi occhi erano fissi su di me, sorrideva soddisfatta, presi la sua testa facendola scendere in mezzo alle mie gambe, la sua calda lingua adesso leccava palle e buco del culo, riprese a succhiarmi il cazzo che era rimasto perennemente duro, lo gustava con una passione ed una dedizione assoluta, accompagnai la sua testa sulle gocce che erano cadute sulla pelle del divano, non esitò a ripulire anche quelle, sempre con gli occhi su di me, ero stravolto dalla sua porcaggine assoluta, il dolore era passato in secondo piano, non mi sarei mai abituato ad una donna così, ogni volta riusciva a sorprendermi e farmi perdere la testa.

La baciai a lungo mentre continuava a segarmi, non ne aveva mai abbastanza, la sentivo sottomessa, la volevo usare fino in fondo, riusciva a tirar fuori la parte più spregiudicata di me, la presi per i capelli tirandole la testa indietro, spalancò la bocca e sorrise, mi guardò intensamente e mi disse:
– “Dimmi, cosa devo fare?”;
– “Devo pisciare…”;
– “Falla addosso a me ti prego…”;
– “Lo sai che sei una troia vero?”;
– “Si, sono la tua cagnetta…”.

Mi prese per mano accompagnandomi in bagno, non sentivo nemmeno più il dolore talmente ero eccitato, entrò nella vasca, si inginocchiò al suo interno, si raccolse i capelli legandoseli dietro, mi avvicinai e si prese il cazzo in bocca all’istante, leccava la cappella e restava con la bocca aperta, pronta a ricevere la mia urina, pisciai piano riempiendole la bocca e fermandomi quando la vedevo piena, la ingoiava e si rimetteva nella posizione di prima, lo feci più volte fino a svuotarmi completamente, alla fine era completamente stravolta in viso, aveva ingoiato fino all’ultima goccia della mia urina ed era visibilmente soddisfatta, guardò Paolo che si era gustato la scena ad occhi spalancati e gli disse:
– “Lo vedi quanto sono sporca Paolo?”.

Lui non le rispose, la guardava senza parlare, leccò nuovamente il mio cazzo e poi gli disse:
– “Sono sua Paolo, solo sua, tu non conti niente, lo spettacolo è finito scemo, vai a preparare la cena che ho fame!”.
Se ne andò a testa bassa mentre lei mi sorrideva soddisfatta, mi feci un bidet, lei una doccia e poco dopo raggiungemmo il marito per cenare.
Dopo cena Paolo se ne andò a casa sua, noi guardammo un film per poi andare a letto verso mezzanotte.

La mattina successiva mi svegliai per andare al lavoro, la caviglia era un po’ meno gonfia ma facevo fatica a camminare, Simona mi accompagnò in ufficio, non riuscivo a guidare.
Ci vollero alcuni giorni per poter tornare ad essere autonomo, la caviglia cominciò a funzionare decentemente nel fine settimana, in quel periodo scopammo in maniera selvaggia almeno tre volte al giorno, con la scusa che non potevamo uscire mi consumò letteralmente il cazzo e le serate erano all’insegna del sesso, senza tregua e limiti.

Venerdì andai per la prima volta al lavoro da solo, nella pausa pranzo non tornai a casa, mangiai in un bar con i colleghi, uno di loro festeggiava il compleanno e volle offrirci il pranzo. Alla fine della giornata andai a trovare i miei prima di rincasare, mentre uscivo da casa loro incontrai Roberta con una sua amica, parlammo della mia caviglia e del fatto che non mi ero fatto vedere al bar per tutta la settimana, quella sera ci saremmo andati, mi parlava in maniera sensualissima, sentivo un gran desiderio di possederla.

Tornai a casa e dopo aver cenato andammo al bar, avevo voglia di Roberta, era più di una settimana che non stavo con lei e la desideravo molto, quella sera poi era una gioia per gli occhi; indossava un vestitino rosso molto corto che la fasciava in maniera straordinaria, le lanciai diverse occhiate sensuali, ricevendone in cambio altrettante, Simona seguiva il mio comportamento con molto interesse, era eccitata nel vedermi flirtare con lei a distanza, ero particolarmente caldo, mi avvicinai e le sussurrai:
– “Ti voglio fuori all’istante!”.

Senza aggiungere altro percorsi il corridoio che portava nel vicolo a passo lento, dopo aver aperto la porta restai fermo ad aspettarla, comparve subito dopo, mentre si dirigeva verso di me la guardavo con il sangue che mi ribolliva nelle vene, il suo modo di camminare ed il suo sorriso mi fecero perdere ogni tipo di controllo, aspettai che uscisse, chiusi la porta, mi appoggiai con la schiena contro il muro, la presi da dietro abbracciandola, la baciai sul collo, lei spostò i capelli dall’altro lato permettendomi di poterlo fare meglio, spinse il culo contro il mio cazzo che era duro come il marmo, lo ondeggiò mentre le succhiavo il lobo dell’orecchio, si eccitava moltissimo quando lo facevo, infilai una mano sotto al suo vestito sollevandoglielo, spostai il perizoma e cominciai a passare il dito sul suo clitoride, colava umori in maniera esagerata, solitamente era restìa a certe effusioni in luoghi potenzialmente pericolosi nell’essere scoperti, quella sera invece sembrava incurante di dove ci trovassimo e che qualcuno potesse vederci.

Cominciò immediatamente a gemere, si girò con la testa verso di me baciandomi con passione:
– “Mi sei mancato tanto la settimana scorsa…”;
– “Anche tu, avrei voluto chiamarti ma ero sempre con Simona oppure al lavoro. ”;
– “Avrei voluto esserci io a prendermi cura di te…”;
– “Lo stai facendo adesso…”;
– “Si, tra poco ti farò vedere quanto mi sei mancato, voglio il tuo cazzo Gianluca…”.
Era sfacciata, eccitata, le mie dita cominciarono a penetrarla, ansimava mentre continuava a parlarmi:
– “Non ti fermare Gianluca, sento il tuo cazzo in mezzo alle mie chiappe, lo voglio dentro di me…”.

Con una mano la masturbavo e con l’altra accarezzavo i suoi seni mentre le baciavo il collo, continuava ad ondeggiare con il culo contro il mio cazzo, sentivo il desiderio di penetrarla crescere, si girò, mi slacciò la cintura, mi sfilò i pantaloni e gli slip, lo prese in bocca e cominciò un pompino strepitoso, accompagnando con la mano ed insalivandomelo abbondantemente, girai lo sguardo e notai che qualcuno ci stava osservando, riconobbi la sagoma di Simona, era uscita dal bar ed aveva raggiunto il vicolo, approfittando che Roberta era con il volto contro di me si era avvicinata senza che la potesse vedere, presi la sua testa facendogliela aderire alla mia pancia, Simona arrivò a pochi metri da noi, mettendosi dietro ad un muretto sul lato sinistro rispetto alla mia visuale.

In quel modo poteva godere di una totale visuale di quello che stava succedendo, mi eccitava da impazzire la cosa, Roberta era completamente persa, senza inibizioni in quel modo non mi era mai successo di ammirarla, non si preoccupava minimamente che ci potessero scoprire, la feci alzare, la girai con il sedere verso di me nella posizione precedente al pompino, mi abbassai leggermente per essere all’altezza giusta e la penetrai nella figa, era così bagnata che sentivo i suoi umori che colavano abbondanti.

La scopavo lentamente ma con un ritmo costante, lei muoveva il suo meraviglioso corpo affondando ogni colpo fino in fondo, la abbracciai stringendola forte girandole la testa sul lato destro, baciandola sul collo, intanto guardavo Simona, si stava masturbando, vedevo chiaramente le sue mani muoversi sotto il suo vestito ed il suo volto in estasi, Roberta ansimava tantissimo, ebbe un orgasmo, sentii chiaramente che stava schizzando umori come mai le avevo sentito fare, non era necessario che mi fermassi con lei e credo che ne ebbe altri in sequenza a giudicare da quanto si dimenava e gemeva.

Stavo per esplodere, se ne accorse, se lo sfilò e si inginocchiò davanti a me, mi segai davanti al suo viso schizzandolo abbondantemente, le sporcai parecchio anche i capelli, quando finii di sborrare era completamente ricoperta di sperma, sorrise, si spostò quella che aveva sugli occhi e prima di riprenderlo in bocca mi disse:
– “Ma quanta ne avevi?”.
Ripulì lo sperma dal suo volto usando il mio cazzo, spostandoselo in bocca ed ingoiandolo:
– “Non ti riconosco più Roberta, fino a poco tempo fa non avresti mai fatto certe cose…”;
– “E’ colpa tua, sei tu che mi stai facendo fare cose che non avrei mai pensato di accettare, pensa che mi piace perfino il sapore del tuo sperma ultimamente.

E tu quale Roberta preferisci? Quella più innocente oppure come sono ora?”;
– “Mi piacciono entrambe, forse adesso è più divertente fare sesso con te, questo si…”;
– “Mi sono dovuta adeguare, l’amante deve essere più disinibita a letto, non trovi? Adesso vado in bagno a ripulirmi, mi hai ridotta malissimo e mi devo rifare il trucco, è stato bellissimo tesoro, ci rivediamo tra un po’, racconterai tutto a Simona anche questa volta?”.
Girai lo sguardo verso Simona, si era rimessa dietro al muretto per non farsi vedere ma mi stava guardando, la fissai negli occhi per un istante, poi tornai a rivolgermi a Roberta e le risposi:
– “Credo che abbia capito quello che siamo venuti a fare qui…”.

Roberta mi sorrise, si alzò, mi baciò con passione e tornò nel bar. Raggiunsi Simona che mi abbracciò baciandomi:
– “Siete stati favolosi, sta diventando una vera troietta la tua Roberta…”;
– “Mai quanto te comunque, adesso torniamo dentro, passa da dove sei arrivata, non voglio che ci veda rientrare insieme…”;
– “Ti voglio anch’io, adesso…”;
– “A casa, non ti preoccupare, avrai anche te la tua dose…”;
– “Dai adesso, qui!”;
– “Non insistere Simona, ho detto che voglio rientrare al bar adesso.

”.
A malincuore ci congedammo, rientrai nel bar e mi fermai in bagno, quando uscii Roberta stava anche lei raggiungendo gli altri, percorremmo il corridoio insieme, in silenzio, scambiandoci unicamente un paio di sguardi d’intesa, quando arrivammo Simona la guardò sorridendole, lei capì tutto, sgranò gli occhi e sorridendo mi sussurrò all’orecchio:
– “Siete due depravati! C’era anche lei li fuori con noi vero?”.
Mi limitai a sorriderle, il solo fatto che avesse intuito tutto e non si fosse arrabbiata mi fece letteralmente esplodere il cazzo nei jeans, tornai a fantasticare su come sarebbe stato straordinario averle entrambe a letto, la sua reazione mi stupì, passò il resto della serata a sorridere quando i nostri sguardi si incrociavano e la cosa mi mandò in pappa il cervello.

Quando salimmo in macchina per rientrare a casa Simona iniziò subito a parlare di quello che era successo:
– “Secondo me Roberta è pronta per entrare nelle nostre serate…”;
– “Non credo Simona. ”;
– “Invece ne sono convinta, dovresti parlargliene, è bellissima, l’ho guardata prima mentre la scopavi, non hai idea di quanto avrei voluto leccarla mentre il tuo cazzo era dentro di lei…”;
– “Così mi mandi in tilt, sarebbe il mio sogno avervi a letto insieme…”.

Entrammo in casa e si buttò su di me, trascinandomi a letto all’istante, ci baciammo e spogliammo in un baleno, si mise con la testa in mezzo alle mie gambe leccandomelo avidamente:
– “Sento il profumo della sua figa sul tuo cazzo…”.
Leccava di gusto e lo succhiava in maniera straordinaria, era eccitata, bollente e desiderosa quanto me di provare questa esperienza:
– “Immaginaci entrambe intente a succhiarti il cazzo, le nostre lingue passerebbero su ogni cm del tuo corpo a lungo…”;
– “Non ti fermare Simona…”;
– “Mentre io te lo succhio lei ti lecca le palle, tu staresti li a goderti il nostro lavoro di bocca, scommetto che saresti in estasi…”;
– “Lo sono anche adesso, ma immaginarvi entrambe in mezzo alle mie gambe sarebbe un sogno….

”;
– “Poi mentre io te lo succhio tu le leccheresti la figa, sarebbe grondante di umori come lo era prima, vorresti scopare prima lei, la prenderesti a pecorina, io sarei sotto a leccarti le palle mentre la penetri…”;
– “Mi stai facendo impazzire Simona…”;
– “Poi passeresti a scopare me, prima nella figa e poi nel culo, forte come sai che adoro…”.
Raccontava eccitata entrando nei minimi dettagli mentre mi faceva un pompino a dir poco straordinario, mi guardava negli occhi come al solito, sentivo il calore della sua bocca e della sua lingua in ogni centimetro del mio sesso, avrei voluto che non si fermasse mai, le accarezzavo la testa, lei accompagnava il mio gesto come una gattina che fa le fusa.

– “Dopo avermi fatto godere come solo tu sai fare passeresti al suo culetto, il suo è più stretto, per agevolare la penetrazione te lo insaliverei io per bene, mentre la inculi io leccherei il suo clitoride e le tue palle, ogni tanto lo tireresti fuori per fartelo succhiare, lo dirigerei io dentro al suo ano, finchè la sentiresti godere, infine toccherebbe a te venire, ci inginocchieremmo davanti al tuo cazzo e ci inonderesti di sperma, ce lo scambieremmo leccandolo dai nostri volti mentre tu ci guarderesti soddisfatto…”;
– “Cazzo Simona basta, adesso vieni qui!!!”.

La feci sedere sul mio cazzo inculandola senza prepararla minimamente, comparve una leggera smorfia di dolore sul suo viso ma scomparve all’istante, cominciò a cavalcarmi come una forsennata, era così bagnata che i suoi umori colavano e schizzavano sul mio corpo ad ogni affondo, ebbe un orgasmo in tempo record, mi chiese di fermarmi lasciandosi il cazzo piantato tutto dentro nel suo ano, le gambe le tremavano fortissimo, appoggiò le mani sul mio petto, quasi a sorreggersi per non cadere, una pozza di umori si era formata sulla mia pancia, chiuse gli occhi e si passò la lingua sulle labbra, ruotai leggermente il bacino e le sue gambe tornarono a tremare:
– “Mi fai impazzire Gianluca…”.

Vedevo la sua figa pulsare, il suo culo si contraeva ripetutamente, colava sudore dalla sua fronte, stava avendo ripetuti orgasmi, sapevo che questa sua caratteristica la portava al limite dello svenimento, in quel momento era quello il suo desiderio e la lasciavo fare, si sapeva gestire, se lo sfilò poco dopo:
– “Ho bisogno di prendere fiato scusa…”.
Leccò i suoi umori dalla mia pancia, sempre con gli occhi puntati su di me, la adoravo in quei momenti, sentivo che stavo per scoppiare e lo intuì anche lei, tornò a cavalcarmi, stavolta nella figa, era così bagnata che quasi non mi rendevo conto di averla penetrata, bastarono pochi colpi per fare in modo che scoppiassi dentro di lei, la inondai di sperma, inarcò la schiena leggermente indietro, cominciò a colare fuori dalla sua vagina, la raccolse con le dita e la ingoiò spalmandosela prima sulle labbra, mi guardava soddisfatta e sorridente:
– “Cazzo Simona quanto sei bella…”;
– “Cazzo Gianluca quanto mi scopi bene…”.

Restò in quella posizione a lungo, continuando a ripetere gli stessi gesti, sentivo che l’eccitazione non cessava, il cazzo restava duro nonostante mi bruciasse ed ero esausto, lei invece dimostrava di non averne avuto ancora abbastanza.
Scese, mi prese per mano e mi accompagnò sotto la doccia, la invitai ad inginocchiarsi e cominciai a pisciarle addosso, era divertita e la ingoiava sorridente, quella donna ormai non mi sorprendeva più e queste depravazioni facevano parte dell’ordinarietà.

Continua….

lei e la mia cravatta

Racconto scritto per una mia cara amica:

Dopo essere riuscita a superare l’ingorgo di traffico, giungo in agenzia e, come sempre, saluto tutti i dipendenti con il buongiorno.
Andrea, elegante come sempre, è già al lavoro ed oggi indossa giacca e pantaloni di lino, camicia con cravatta e un paio di mocassini.
Mi avvicino a lui e gli sussurro: “ricordati che stasera sei a cena a casa mia, non dimenticarlo!”
E lui: “Non potrei dimenticare il tuo invito per nessun motivo “.

La giornata trascorre veloce tra gli impegni lavorativi e alle 18 , usciamo dall’ufficio dandoci appuntamento per le 20. 30.
Andrea mi saluta in maniera amichevole con un bacio sulle guance.
Che fatica fare finta che tra noi non ci sia nulla, in ufficio sembriamo due estranei, mentre la nostra passione con l’andare del tempo ci ha coinvolti sempre di più, ed ora non possiamo fare a meno l’uno dell’altro.
Finalmente alle 20.

30 Andrea, sempre puntualissimo, suona al citofono di casa e, varcata la soglia della mio appartamento lo faccio accomodare in salotto nell’attesa che la cena sia pronta.
Nell’attesa sorseggiamo un aperitivo e, mentre chiacchieriamo, gli dico: “stasera sarai il mio toyboy, sarò io a condurre il gioco e tu mi soddisferai come io deciderò”.
Andrea eccitato e sorpreso dalla mia proposta, non ha neppure il tempo di accettare o rifiutare che si ritrova bendato e con le mani legate dietro la schiena…ma mi lascia fare perché sa che posso condurlo alle vette del piacere.

Mi siedo e, prendendolo per la cravatta, lo faccio inginocchiare ai miei piedi e gli ordino di annusarli, baciarli e leccarli.
Prontamente obbedisce ai miei ordini…poi, lentamente, lo tiro verso l’alto facendo in modo che continui a baciare e leccare le mie gambe.
La situazione sta eccitando entrambi..il respiro diventa sempre più affannoso e quando porto la sua testa sotto la mia gonna un gridolino di piacere sfugge alle mie labbra.

Andrea è infoiato, vorrebbe denudarsi e prendermi con violenza ma non può, glielo consento…e gli spingo la testa sulle mie mutandine ormai fradice.
Con la lingua e con le labbra cerca di farsi strada per arrivare al mio frutto del piacere ma voglio che l’attesa che intensifica l’eccitazione, raggiunga vette inesplorate.
Quindi lo costringo a leccarmi ancora da sopra le mutandine e a fargli aspirare i miei umori.
Ormai è un a****le infoiato..un a****le che non vede l’ora di essere liberato per prendere il comando sulla sua preda…ma questa sera è lui la preda.

Anche io non ne posso più, voglio sentire la sua lingua sulla mia carne, voglio godere..e così, sempre bendato e legato lo tiro per la cravatta facendolo sdraiare sul tappeto.
Mi sfilo le mutandine ormai zuppe e gliele faccio annusare e leccare..e nel frattempo slaccio ed abbasso i suoi pantaloni consentendo, così, al suo gioiello di carne di emergere…e difatti emerge nella sua imponenza, lucido e svettante verso l’alto.
Mi abbasso e faccio in modo che le mie mutandine lo sfiorino dolcemente…e lui ad ogni tocco sussulta e pulsa sempre più vistosamente.

Andrea è al limite…è eccitatissimo e sta per godere…ma altrettanto lo sono io…quindi mi metto a cavalcioni su di lui e nell’istante in cui gli schiaccio la figa in faccia..affondo la mia bocca sul suo membro prendendolo interamente.
In quell’istante preciso un orgasmo a****lesco invade entrambi che godiamo nelle reciproche bocche…
Continuiamo a leccarci reciprocamente fino a quando il respiro diventa nuovamente normale e poi..dopo un po andiamo a consumare la cena che, nel frattempo, si è completamente raffreddata.

Se interessati, potrei raccontarvi il dopocena.
.

lei e la mia cravatta

Racconto scritto per una mia cara amica:

Dopo essere riuscita a superare l’ingorgo di traffico, giungo in agenzia e, come sempre, saluto tutti i dipendenti con il buongiorno.
Andrea, elegante come sempre, è già al lavoro ed oggi indossa giacca e pantaloni di lino, camicia con cravatta e un paio di mocassini.
Mi avvicino a lui e gli sussurro: “ricordati che stasera sei a cena a casa mia, non dimenticarlo!”
E lui: “Non potrei dimenticare il tuo invito per nessun motivo “.

La giornata trascorre veloce tra gli impegni lavorativi e alle 18 , usciamo dall’ufficio dandoci appuntamento per le 20. 30.
Andrea mi saluta in maniera amichevole con un bacio sulle guance.
Che fatica fare finta che tra noi non ci sia nulla, in ufficio sembriamo due estranei, mentre la nostra passione con l’andare del tempo ci ha coinvolti sempre di più, ed ora non possiamo fare a meno l’uno dell’altro.
Finalmente alle 20.

30 Andrea, sempre puntualissimo, suona al citofono di casa e, varcata la soglia della mio appartamento lo faccio accomodare in salotto nell’attesa che la cena sia pronta.
Nell’attesa sorseggiamo un aperitivo e, mentre chiacchieriamo, gli dico: “stasera sarai il mio toyboy, sarò io a condurre il gioco e tu mi soddisferai come io deciderò”.
Andrea eccitato e sorpreso dalla mia proposta, non ha neppure il tempo di accettare o rifiutare che si ritrova bendato e con le mani legate dietro la schiena…ma mi lascia fare perché sa che posso condurlo alle vette del piacere.

Mi siedo e, prendendolo per la cravatta, lo faccio inginocchiare ai miei piedi e gli ordino di annusarli, baciarli e leccarli.
Prontamente obbedisce ai miei ordini…poi, lentamente, lo tiro verso l’alto facendo in modo che continui a baciare e leccare le mie gambe.
La situazione sta eccitando entrambi..il respiro diventa sempre più affannoso e quando porto la sua testa sotto la mia gonna un gridolino di piacere sfugge alle mie labbra.

Andrea è infoiato, vorrebbe denudarsi e prendermi con violenza ma non può, glielo consento…e gli spingo la testa sulle mie mutandine ormai fradice.
Con la lingua e con le labbra cerca di farsi strada per arrivare al mio frutto del piacere ma voglio che l’attesa che intensifica l’eccitazione, raggiunga vette inesplorate.
Quindi lo costringo a leccarmi ancora da sopra le mutandine e a fargli aspirare i miei umori.
Ormai è un a****le infoiato..un a****le che non vede l’ora di essere liberato per prendere il comando sulla sua preda…ma questa sera è lui la preda.

Anche io non ne posso più, voglio sentire la sua lingua sulla mia carne, voglio godere..e così, sempre bendato e legato lo tiro per la cravatta facendolo sdraiare sul tappeto.
Mi sfilo le mutandine ormai zuppe e gliele faccio annusare e leccare..e nel frattempo slaccio ed abbasso i suoi pantaloni consentendo, così, al suo gioiello di carne di emergere…e difatti emerge nella sua imponenza, lucido e svettante verso l’alto.
Mi abbasso e faccio in modo che le mie mutandine lo sfiorino dolcemente…e lui ad ogni tocco sussulta e pulsa sempre più vistosamente.

Andrea è al limite…è eccitatissimo e sta per godere…ma altrettanto lo sono io…quindi mi metto a cavalcioni su di lui e nell’istante in cui gli schiaccio la figa in faccia..affondo la mia bocca sul suo membro prendendolo interamente.
In quell’istante preciso un orgasmo a****lesco invade entrambi che godiamo nelle reciproche bocche…
Continuiamo a leccarci reciprocamente fino a quando il respiro diventa nuovamente normale e poi..dopo un po andiamo a consumare la cena che, nel frattempo, si è completamente raffreddata.

Se interessati, potrei raccontarvi il dopocena.
.

le tettone di Nadia

Conosco N da quando avevo 16 anni, tra di noi già all’epoca nacque una grande intesa e simpatia, ma non dal punto di vista sessuale.
Infatti N era una ragazza molto timida e totalmente lontana dalle Maiale assatanate di sesso che noi machietti cerchiamo a quall’età.
Tuttavia devo dire che la ragazza era fatta proprio bene. Una bellissima bocca carnosa e rossa, un seno 5°misura che stava su da solo
ed ancora oggi mi chiedo come sia possibile, un fisico benfatto formosa ma mai grassa e un bel culo a mandolino.

Purtroppo tanta abbondanza non era da lei sfruttata anzi. mai N si vestiva provocante e mai metteva in rislato le sue grazie;
per questo diventammo amici senza che mai ci provassi.
A 15 anni di distanza, ci siamo visti un paio di vole in tutto, le comunico la mia intenzione di sposarmi. Ci incontriamo e le dò l’invito,
la trovo sempre bella e sempre opulenta.
Mentre la guardo e parliamo, mi scappa spesso lo sguardo sul suo decoltè messo ben in mostra da una scollatura generosa, e contraria alla sua
natura di donna pudica.

Lei mi sorride e mi dice:
Guardami in faccia quando parliamo!
IO: Scusa non Volevo è che mi scappa lo sguardo non ricordavo che fossero così grosse!
N: Come ti sei dimenticato 15 anni fa quando mi hai vista in ragiseno nella camera d’albergo alla gita della scuola?
Un lampo mi passò sulla fronte, non ricordavo affatto quell’episodio, ma tutto mi tornò in mente.
N: quella notte dormimmo insieme ed ancora mi chiedo come mai non provasti nemmeno a toccarmi?
IO: Mi sento un coglione! Non so risponderti!
N: Lo sai che quando mi hai comunicato che ti sposavi, la notte stessa ho sognato che ci provavi con me?
IO: Davvero! E cosa succedeva? Mi beccavo un ceffone?
N: No il bello è che io ci stavo!
A questa risposta un impulso investe il mio cazzo, che inizia ad irrigidirsi, così diventai più audace.

IO: Ma come io ti ho sempre considerata una Puritana!
N: Ero stupida ed ho capito cosa mi sono persa in tutto quel tempo che cercavo l’amore vero. Oggi cerco solo divertimento e buon sesso.
IO: Caspita, ma da quando tempo non ci si vede da secoli?
N: Cosa c’è sei intimorito?
IO: Ma che dici, intimorito da te? Sei tu che dovresti temermi visto che sei in auto con un lupo!
E poi io non sono un qualsiasi altro uomo, so resistere a qualsiasi provocazione.

N: non per vantarmi ma credo proprio che se io volessi tu cadresti ai miei piedi.
IO: Ti sfido ufficialmente fammi vedere se sei capace!
Lei allora senza proferir parola e passandosi la lingua carnosa
sulle rosse labbra lentamente e con maestria fa
uscire la tetta destra dalla scollatura.
La visione mi fa seccare la gola e la pressione mi sale al cervello, ma dovevo e volevo resistere in fodo dovevo sposarmi.

La sua tettona era meravigliosa, una palla di carne con una aureola rosa, grande il doppio di una moneta da 2€ ed un capezzolo turgidissimo,
tanto che avrei potuto attaccarci un quadro.
Ero inebedito.
N: Cosa c’è non vuoi un po’ di lattuccio, piccolo porcellino?
Cazzo avevo davanti a me una vera maiala vogliosa di scopare, ciò che avevo sempre desiderato nella vita si realizzava!
Avendomi visto indeciso fece lei la prima mossa.

Mi spinse la testa verso le due tettone ed iniziò a strofinarmele in faccia.
Il cazzo oramai mi stava scoppiando nella patta.
N: vediamo quanto ce l’hai grosso?
Così dicendo in un lampo mi sbottonò e mi afferrò la mazza che svettava nelle sue mani.
Oramai ero nelle sue mani, così le afferrai con forza la testa e la spinsi verso il mio cazzone.
Lei subito lo fece sparire nella sua bocca.

Era così brava da far sembrare che io non avessi mai ricevuto un pompino nella mia vita.
La sua lingua roteava intorno alla mia cappella, poi si staccava dal mio cazzo pur accompagnando il pompino con una spettacolare leccata.
La sensazione era unica. Sapientemente scendeva con la lingua fino alle palle per poi risalire fino alla cappella ed ingoiare interamente i miei 18 cm.
Dopo quel lavoro da professionista, la mia eccitazione era al massimo e l’adrenalina mi invadeva il cervello oramai volevo solo possedere quella maialona che stava spompinandomi con tanta foia.

Abbandonata ogni riserva, afferrai il mio cazzo glielo tolsi dalle labbra carnose e lo appoggiai alle sue enormi tettone.
IO: Fammi una spagnola vediamo se sei altrettanto brava!
N: E’ la mia specialità non sai quanti uomini mi hanno innaffiato le gemelle! Ora te lo stritolo!
E così dicendo serrò le sue tette intorno al mio uccello ed io lo vidi sparire in quel bellissimo ammasso di carne.
Le sue tette erano durissime e mi stritolavano il cazzo, lei poi si aiutava strizzandole all’inverosimile.

Iniziavo ad essere affannato. Allora lei si fermò.
N: Ehi mica vorrai già venire? Dobbiamo ancora giocare mio bel porcellone.
IO: Cazzo sei bravissima ma da quanto hai imparato a fare queste porcate?
N: Da quando ho scoperto il piacere di far godere gli uomini!
Così dicendo si fiondò sul mio cazzo e lo succhiò così forte da farmi perdere l’equilibrio, fu una sensazione bellissima mista a un po’ di dolore.

Io: Fai piano mica è di ferro il mio uccello?
N: Di ferro no! Però è un bel palo!
La guardai mentre diceva quelle parole, e la sua faccia da troia, le sue labbra carnose e rosse, il suo sguardo voglioso fecero shittare in me un impulso irrefrenabile.
Mi avvicina al suo orecchio e le dissi: Togliti la gonna e gli slip voglio leccarti la fica!
N: Basta che mi alzi la gonna, perchè sono senza mutande quindi puoi leccarmi benissimo!
La scaraventai sul sedile, aprii la portiera dell’auto, la tirai verso l’esterno per le gambe e le aprii con forza.

La sua figa era stupenda, sembrava un’ostrica chiusa ed affusolata.
Immersi il mio viso nella sua fessura, lei emise un gemito quando la mia lingua la penetrò.
Era un lago, bagnatissima e capiente.
La leccavo come un forsennato, lei mi gridava di leccare più forte e di farla godere.
Allora iniziai a lapparla intensamente e contemporanemente le spingevo tre dita nella figona, che entravano senza troppi problemi.
Io: ce l’hai proprio larga ma quanti cazzi ti sei fatta in questi anni?
N: Tanti anche e soprattutto di colore!
Io: Cazzo che troia che sei! e continuai a leccarla fino a sentirla urlare di piacere per un orgasmo mostruoso che le provocai.

Ripresasi dall’orgasmo, mi afferrò l’uccello e mi disse.
N: Sono una gran troia e mi piace, mi piace essere vacca e voglio provar sempre nuove sensazioni. Oggi voglio il tuo cazzo.
Io: E’ arrivato il momento che un gran porco dia una bella lezione ad una gran scrofa come te!
N: Si dammelo tutto! Fai vedere a questa maiala come tratti una troia!
Le spalancai le gambe, le alzai verso il tettuccio dell’auto, e si vedeva la sua figona grondande di umori, che erano arrivati
al sul bel buchetto che mi sembrava non tanto utilizzato.

Le appoggiai il cazzo alla fica e lo strofinavo in modo che gli umori uterini venissero portati verso il buchetto.
N: Ahh! Ma che fai dai scopami nella fica!
IO: No cara decido io quando e dove scoparti!
N: No per favore non metterlo nel culo sono vergine ed ho paura di farmi male!
IO: Come una cagna come te non l’ha mai preso in culo?
N: No, ho paura che mi faccia male, ti prego scopami nella figa!
Mentre lei finiva di proferire quella preghiera, il mio cazzo stava già entrando di forza nel suo culo.

Era veramente stretto ed era veramente vergine.
Per un attimo le mancò il respiro,poi cercò di divincolarsi, ma oramai il cazzo stava entrando grazie anche alla lubrificazione
degli umori vaginali.
N: Mi fai male!
IO: non preoccuparti ti abituerai!
Le iniziai a massaggiare a figona fradicia, le misi prima due poi 4 dita dentro per alleviarle il dolore.
Nel frattempo spingevo il mio cazzo sempre più infondo nel suo culo, ma non riuscivo più ad avanzare.

Così mi dedicai al fisting oramai le mie 4 dita erano tutte dentro e lei ansimava e gemeva.
Quindi diedi un colpo secco al suo culo ed il mio cazzo entrò completamente.
INIZIAI A STANTUFFARALA senza ascoltare i suoi lamenti pensando solo a me.
N: basta mi brucia, esci.
Io: Zitta troia comando io, ti svango tutto il culo ti sfondo!
N: Mhh! Ahhh! Siiii!
IO: allora ti piace PORCONA?
N: Sii! Ancora! Ancora SBATTIMI!
A quelle parole, tutte le inibizioni sparirono.

spingevo come un forsennato come se volessi dal culo farlo arrivare in bocca.
La sua faccia era goduriosa, si leccava le labbra e si masturbava la ficona. Mi guardava e mi diceva: Sono una gran porca vero?
IO: Non ho mai incontrato una troia come te! Sei proprio una gran TROIONA!
Mentre la inculavo lei era difronte a me a cosce spalancate e vedevo le sue tettone che sballonzolavano ad ogni mio colpo e
questo mi faceva arrapare ancora di più.

Oramai ero al limite e stavo per venire, lei se ne accorse e disse:
N: Voglio che mi vieni in faccia! Dai inginocchiati sul sedile posteriore ed inizia a menartelo così mi fai una maschera di bellezza!
Come un automa obbedii,anche se non capivo perchè dovessi andare sul sedile posteriore visto che ero fuori dall’auto mentre la inculavo.
Iniziai a menarlo con foga, lei me lo leccava ed ansimava.
Le sborrai 7 fiotti di sperma in viso, tutto, i suoi occhi, la sua bocca ed i suoi capelli erano coperti di banco sperma.

Mentre il mio sperma le scendeva sul viso, lei con la lingua cercava di prederne per assaggiarlo.
Il mio cazzo si era completamente scaricato ed aveva perso di rigidità
Improvvisamente sentii N. Ansimare e la vedevo muoversi ritmicamente come se stesse cavalcando un cazzo.
Non riuscivo a vedere perchè era buio e l’abitacolo dell’auto non era illuminato, quindi guardai attentamente
e mi accorsi che quella gran troia mi aveva fatto salire sul sedile posteriore, perchè così lei potesse impalarsi sul freno a mano.

Aveva la leva del freno a mano tutta nella fica.
A quella visione il mio cazzo in un attimo riprese vigore.
N: Però niente male! Sei di nuovo in tiro. Dai mettimelo in bocca così mi immagino che siete in due a scoparmi!
La sua faccia da troia ancora grondande di sperma, la leva del cambio che continuava a penetrarla ed il mio cazzo nella sua bocca
non ho resistito e le venni in bocca in poche pompate.

Da quella sera ci furono altri incontri in cui tutti miei più incoffessati desideri divennerò realtà.