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Mia Moglie e la sua VOGLIA DI CAZZO…

Mia moglie, bellissima TROIA con una quarta ben sorretta e soda, complice della mia passione cuckold, non smette mai di eccitarmi con i suoi continui tradimenti..
La sua direi che è una vera e naturale VOGLIA DI CAZZO..una voglia irrefrenabile..inarrestabile..ingestibile!
L’effetto sorpresa è la nostra grande passione..
Rincasare dal lavoro e trovare in bagno ben messi in evidenza i suoi slip con la parte che appoggia sulla fica bagnata di sperma oppure trovare dei collant strappati per aver consentito un’estemporanea penetrazione sono per me fonte inesauribile di passione e amore vero per lei..
Spesso capita questo..qualche volta capita qualcosa di più “magico” che mi vede pienamente partecipe nella trama oscura del tradimento stesso…
Un pomeriggio mentre ero ancora in casa le è arrivato un messaggio sul telefonino; ho guardato ed ho riconosciuto il nome, Fabio, titolare socio di un negozio di abbigliamento dove spesso lei fa shopping; leggo:
-“tesoro il mio socio esce tra poco puoi raggiungermi in negozio verso le 19.

30?”
Ho risposto io, scimmiottandone le espressioni, con un secco e convinto:
-“tesò mi faccio bella e vengo da te..”
L’ho quindi subito allertata e lei rimasta felicemente sorpresa nel sapermi così premuroso e deciso, ed ha manifestato tutto il suo compiacimento così:
-“amore quando vado con LUI mi allarga la fica al punto che quando lo tira fuori le mutandine non riescono più a coprirmi perché mi s’infilano in mezzo alle labbra, mi fa impazzire…..ha quel CAZZO grosso, duro e largo dalla cappella alla base che non riesco ad impugnarlo come faccio con te..sai bene quanto sia dotato Fabio..”

(con affermazioni come questa,la mia eccitazione è già alle stelle..sentirsi dire dalla propria moglie che preferisce farsi sbattere da un mezzo estraneo solo perché ha il CAZZO naturalmente più grosso del tuo ti lascia quella dose di “impotenza” che noi CUCK adoriamo..in pochissimi attimi realizzi che TUA MOGLIE, quella che hai sposato in abito bianco.. sarebbe capace, DIREI CAPACISSIMA, di farsi sbattere da chiunque abbia un CAZZO degno di nota!!)

-“In negozio non avremo molto tempo a disposizione; sicuramente ha bisogno di uno sfogo immediato, come spesso è capitato, con una bella sveltina in un camerino di prova.

Mi preparo al meglio per farlo impazzire, ci tengo a farlo felice..”
Godere della preparazione della propria donna, già piena di desiderio ed eccitazione, è sempre un’esperienza indescrivibile. La scelta dell’abbigliamento intimo più arrapante coniugato alla praticità di un rapporto immediato e frenetico mi rende eccitatissimo..
-“amore ci vediamo dopo, pensami..TI AMO!”
Mi bacia accarezzandomi la patta ed esce; nonostante con Fabio non prenda precauzioni data la conoscenza di tanti anni, vedo che ormai esce sempre portando con se i preservativi che di tanto in tanto le compro rimpiazzando i suoi elevati consumi..

Ogni volta l’attesa è un tormento di voglia e di ansia che cerco di calmare dedicandomi alla mia passione preferita: masturbarmi con il porno e le teens..
Ma ill pensiero è sempre lì, martellante, incombente..mi ammazzo di seghe in un mix perfetto di gelosia e depravazione..per un CUCK i momenti più preziosi sono questi..l’attesa ed il non poter far nulla, non sapere nulla..il solo immaginare..il solo pensare alla PROPRIA MOGLIE montata a bestia da un altro MASKIO..sono momenti unici..indescrivibili..si fa tutto per amore..amore per la propria TROIA..le farei far di tutto pur di saperla SODDISFATTA nei suoi ORGASMI!

Dopo un paio di ore è già di ritorno.

Le apro e mi appare un viso sorridente e maliziosamente stanco..
Mi avvicino per baciarla e sento il caratteristico odore dell’alito “post pompino”. La bacio avidamente ma di fatto è una penetrazione con la mia lingua. Lei insiste nel bacio..apre la bocca e mi invita a leccarle bene le labbra e la lingua..è come sukkiare un CAZZO..tanto è forte e acre quell’odore!!
Mi abbraccia forte e mi sussurra:
-“andiamo di là amore mio..ho voglia di dirti com’è andata”
Si siede sul letto per togliersi le scarpe ed io approfitto subito per metterle il mio cazzetto turgido nella bocca e muovermi come se la stessi scopando.

Lei mi accarezza le palle, mi infila un dito di dietro..è troppo premurosa, avrà fatto di sicuro la TROIA penso tra me e me!
Poi si alza e si spoglia e guardandomi con fare sornione si sdraia sul letto con gli slip neri ancora indossati. Intravedo chiaramente una grossa chiazza umida in corrispondenza della fica…. mi chino su di lei per leccarla ma mi dice:
– “aspetta, rallenta..ti racconto cos’è successo..voglio farti sentire quanto ti ho fatto CORNUTO”.

Questo forse è il momento più magico delle corna…il suo racconto dettagliato saprà farmi rivoltare lo stomaco ma eccitarmi al tempo stesso..la adoro, kazzo se la adoro!

-“appena sono arrivata, così come prevedevo, mi ha detto che purtroppo non avevamo molto tempo a disposizione perché il suo socio sarebbe mancato solo un paio d’ore. Essendo ora di chiusura ha abbassato la serranda e mi ha portata in un camerino, in piedi, ed ha cominciato a baciarmi tutta..
Quando mi ha alzato il vestito e mi ha visto in lingerie, come al solito è impazzito; mi ha subito abbassato gli slip ed ha cominciato a leccare la fica quasi da farmi venire subito.

L’ho tirato a me, gli ho sbottonato i jeans ed ho tirato fuori quel palo enorme. Passando le dita sulla punta ho sentito ch’era già bagnato e l’ho strofinato sulla fica.
Non ha resistito molto: l’ha inumidito di più con la saliva e me l’ha infilato dentro facendomi sussultare per l’improvvisa dilatazione. Poi ha cominciato a stantuffare senza che io riuscissi più a muovermi, provavo solo un piacere senza confini..sono venuta due volte, lui continuava con foga, ogni tanto una piccola sosta con il cazzo infilato fino alle palle, e poi riprendeva più forte di prima..è brutale ma sa il fatto suo credimi..”
-“ti ha detto qualcosa su di me?” (chiedo IO)
-“si amore, si eccitava chiedendomi “lo sa tuo marito che ce l’ho il doppio del suo?” oppure dicendomi “quando torni a casa ci starà larghissimo nella tua fica sfondata da me”…poi quelle cose sempre eccitanti “sei la mia puttana, la mia troia..hai bisogno di cazzi grossi come questo per una fica così e non di tuo marito che ha un pisello come quello di un bambino..”; amore era feroce ed inveiva su di te..ti insultava e denigrava ed io permettevo di farlo..scusami ma lo sai che ci tenevo a farlo stare bene e che alla fine diceva solo la verità.. Poi si è sganciato dalla figa, ha sputato sul mio buchetto e con forza, tanta forza mi ha messo il suo enorme CAZZO nel mio culetto..ha cominciato subito a pompare sempre di più e urlandomi contro mi ha detto “puttana sborro..sborrooo puttana!!”.

L’ho spinto dalle chiappe quanto più possibile dentro di me sentendo un fortissimo calore dentro: un’esplosione di sborra da non credere. Sai che adoro farmi venire dietro..sai che impazzisco a sentire quei potenti schizzi nelle mie viscere..mmmmmmmmmm
Siamo rimasti così per un po’ di minuti. Poi lui piano piano ha uscito il CAZZO e me lo ha messo sporco ma ancora RIGIDO anche nella figa..mentre io tiravo subito su gli slip per non fare scolare a terra lo sperma, quello che adesso tu stai toccando, che leccherai e che userai come lubrificante per scoparmi.

Mi sono inginocchiata e gliel’ho pulito per benino con la bocca, succhiando sperma fino all’ultima goccia”. Amore perdonami..amore scusami se ho fatto la TROIA..”

Con il cuore che mi batte a tremila..con le palpitazioni..sono rosso di rabbia in viso..ma tanto eccitato le dico con fermezza:
-“amore adesso è il mio turno..ti prego fammi godere!!”
Le metto due dita dentro e sento la fica allargata e bagnatissima..appena le abbasso le mutandine vedo sborra che si affaccia dalla meravigliosa fessura..comincio a leccare trattenendo in bocca il liquido caldo per poi riversarlo con un intenso bacio nella sua bocca già spalancata e pronta..
La penetro ed il mio cazzetto scivola dentro di lei avvertendo la forte dilatazione che l’uccello di Fabio le aveva provocato con i suoi colpi possenti..
Sono convinto che lei non senta molto..data la differenza di dimensione tra il mio cazzetto ed il CAZZO di Fabio, per questo mi aiuto sgrillettandola per bene..gioco sul suo clito come negli anni ho imparato a fare..così ho imparato a portarla all’orgasmo, aiutandomi con le dita..
E’ larga e zuppa..troppo calda..mi sento avvolto dai residui di seme caldo di un altro uomo e pensando alle dimensioni del suo CAZZO mi eccito anche io molto, moltissimo…
Lei ansima ma sono certo che non sia per la penetrazione..mi insulta..
-”cornuto senti come sono larga..cornuto sei felice che mi abbia pompato anche il culo..cornuto ti piace che tua moglie si faccia sborrare dagli altri..cornuto sei solo un gran cornuto che si fa fottere la mogliettina!!”
Le sue parole, i suoi insulti sono per me una sorta di Viagra naturale..divento più duro e nonostante non sia molto dotato mi applico nel spingerlo dentro più che posso..muovo le dita più veloci sul suo clito e sento che ci siamo quasi..la stringo a me forte..è mia, è mia Moglie..solo mia..

Insieme poi..finalmente..godiamo in un orgasmo indescrivibile e restiamo abbracciati, noi, solo noi..
Lei è una moglie TROIA ed avida ed io sono solo il marito CORNUTO e felice….

Periodo di prova

Nota al racconto:
Mi è costato sacrificio scrivere questo racconto.

Ripercorrere quei momenti della mia vita è sempre doloroso. Ma l’ho voluto scrivere comunque, non tanto per me, quanto per le giovani ragazze (e ragazzi) che, in questi momenti difficili, potrebbero ripercorrere le mie stesse vicende.

L’ho voluto scrivere per loro, per dirgli di non cedere alle facili scorciatoie che loschi figuri potrebbero loro proporre.

La vita è una soltanto.

Così come la dignità!!!

Non so di fatto quanto sia erotico, e di conseguenza apprezzato, questo racconto.

Ma tant’è….

Zia Daniela è sempre Zia Daniela…..

“Le posso portare qualcosa? Un caffè?…”

Lo osservo un po’ inebetita. E’ un bel ragazzo, elegante, intelligente e laureato eppure è lì in piedi come uno scemo in attesa di miei ordini.

No, non potrebbe essere mio figlio e neanche mio nipote anche se, uno strano istinto materno, mi porta a guardarlo con severità.

Nella sua apparente gentile domanda scorgo una nota insopportabile di piaggeria. Potrei chiedergli qualsiasi cosa e, probabilmente, acconsentirebbe con entusiasmo. Sento in lui il desiderio di entrare nelle “grazie” delle persone che possono decidere del suo futuro.

Teresa, la collega più “sfacciata” (per non dire di peggio!!!), va raccontando che spesso gli chiede di massaggiargli la cervicale e che, addirittura, una volta si sia fatta anche fatta massaggiare i piedi. Dice che sia molto bravo, dolce e disponibile.

Ma Teresa è un’esagerata e ormai più nessuno le crede (anche se, in più di un’occasione, è stata colta con le “mani in pasta”. La “pasta” del direttore, per l’esattezza!!!).

Ho un moto interno di tristezza.

Vorrei dirgli in faccia, urlandoglielo magari, di riprendersi la sua dignità, di contare sulle sue capacità e di non aver paura del futuro.

Ma come posso farlo? Il presente lo ha relegato al ruolo di stagista, non remunerato, con la massima ambizione, forse, di ottenere un contratto temporaneo.

Rivivo in un istante tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare per affermarmi nel lavoro: i piccoli soprusi subiti, le gelosie delle colleghe, i ricatti. Il tutto, ovviamente, amplificato dalla mia condizione di donna.

Non dovevi essere soltanto più brava, più efficiente, più determinata. Non bastava.

Penso a tanti anni fa…

Fu subito chiaro, il primo giorno di lavoro. Il datore di lavoro fu chiarissimo.

Non solo voleva che i suoi dipendenti fossero estremamente puntuali, diligenti, professionali e disponibili a non “guardare l’orologio”.

No, non bastava.

Nel caso tu fossi una donna saresti dovuta anche essere vestita elegantemente, con gusto e, perché no, anche con un po’ di malizia che a lui piaceva tanto.

E me lo disse così, come fosse la cosa più naturale del mondo!!!

“Domani la voglio vedere vestita da donna. Non questi abiti scuri. La giacca e i pantaloni li lasci agli uomini. Voi donne avete le gambe….

ah ah ah…. Voglio essere circondato da belle donne…sennò potrei assumere un uomo al posto suo…le pare???”

Dio, che rabbia!!!

Erano anni quelli in cui i termini “mobbing”, “stalking”, “m*****ie sessuali” nessuno sapeva cosa volessero dire.

Le donne erano subordinate e basta.

E se qualcuno in tram te lo appoggiava al sedere te ne stavi zitta per non fare la figura di merda.

CHE RABBIA !!!

Sono cresciuta in quegli anni.

Non ci potevo fare niente!!! Ho cercato, al massimo, di difendermi come potevo. Ho resistito. Ma sono anche dovuta sottostare ad un clima culturale che vedeva, noi donne, più che capaci, semplici oggetti del desiderio.

Mi ricordo di un pomeriggio invernale. Di tanti anni fa…

L’orologio segna quasi l’orario di chiusura e il “padrone” che stanamene mi convoca per quella pratica urgente. Vuol rivedere tutti gli incartamenti, le copie, le firme…vuol essere sicuro che tutto vada bene, che non ci siano errori.

Non gli basta tutto ciò che ho fatto in questi mesi. Ogni volta una revisione completa del mio lavoro quasi fosse alla ricerca di un errore, di un mio passo falso.

E non gli basta che ogni giorno mi occupi del suo soprabito, di annaffiare le piante del suo ufficio, di pensare ad ordinare i fiori per sua moglie (e per l’amante), e che alla giusta ora, non un minuto prima non un minuto dopo, mi presenti a lui con il caffè doppio macchiato con schiuma calda lievemente zuccherato!!! Non gli basta.

Vuole di più. Lo sento e ne ho paura.

Ho passato mesi a testa bassa per dimostrare a tutti quanto valgo. Ma non basta. Ci vuole la sua approvazione finale. Mi presento a lui, un po’ scocciata e molto tremante. Il faldone è gigantesco: ci vorrà del tempo per verificare che tutto sia davvero in regola.

Lo trovo dietro la sua scrivania. La perenne sigaretta accesa ammorba l’aria della stanza.

Lo sguardo severo, indagatore. Gli porgo il faldone e rimango in piedi di fronte alla sua scrivania in attesa di disposizioni.

“…accidenti!!!…non posso perdere tutto questo tempo per verificare che non ci siano cazzate!!! …se devo farle io queste cose a cosa servite tutti quanti?!?!…” – me lo dice stizzito.
“…le garantisco che è tutto a posto!!!…Ho riguardato tutto almeno tre volte. Non manca niente!!!” – replico timidamente

Mi guarda da sopra gli occhiali con il suo sguardo liquido ed inquietante.

Il viso di pietra.

“Dovrei fidarmi di te? Che sei ancora in prova???…stai scherzando vero? Lo sai quanti soldi vale questa pratica?…”

Vuol farmi sentire una pivellina. Inadatta al ruolo che ricopro. Vuol affermare il suo potere su di me. Pur essendo sicura di ciò che ho fatto, tremo all’idea che possa trovare un errore, una mancanza. E’ un collerico, un violento e soprattutto sarà proprio lui a decidere del mio futuro.

Sospiro, ingoio il boccone amaro, abbasso la testa.

“…vieni qui accanto e passami gli incartamenti…non posso passare tutta la serata qui!!!” – dice bofonchiando in malo modo

Giro intorno alla scrivania. Mi pongo al suo fianco e comincio a passargli gli incartamenti nell’ordine che lui mi detta.

“Come mai qui la firma è stata fatta così? Sono state fatte le copie? Hai telefonato per accertarti che sia giusto il numero?…..etc etc..” – mi bombarda di domande, tutte pertinenti e molto impertinenti.

I fascicoli scorrono veloci per fortuna. Tutto sembra a posto. Non un errore, non una virgola fuori posto. La sua voce da aspra sembra ritrovare serenità. Sento la voce dei colleghi per il corridoio. Se ne stanno andando. Tra poco resteremo soli io e lui al piano. E questo non mi va proprio. Mi fa paura (e un po’ schifo) quell’uomo. Ma devo imparare a gestire queste emozioni. Voglio dimostrare la mia professionalità.

Si toglie gli occhiali. Sembra stanco davvero. Si stira sulla poltrona dirigenziale. Mi guarda dal basso verso l’alto. Lo sguardo, stranamente, bonario.

“Quanto ti manca alla fine del periodo di prova?…” – mi chiede modulando la voce
“…una settimana, dottore…” – rispondo quasi sussurrando
“…bene, bene…” – e inforcando nuovamente gli occhiali si mette a leggere con attenzione la relazione finale

E come avevo più volte paventato, quello che non avrei mai voluto succedesse, sta succedendo.

Il dorso della sua mano sfiora la mia gamba. Forse un contatto fortuito? No, purtroppo no. Il contatto lieve, diviene piano piano strisciamento vero e proprio. Leggero, discreto, fatto a fior di pelle.

Mi irrigidisco. Ho paura. Una reazione sbagliata e tutti i mesi trascorsi a lavorare a testa bassa come una matta se ne andrebbero in fumo. E lui lo sa. E ne approfitta: esercita il suo potere!!!

Sfruttando un momento in cui dovevo cambiare foglio, ne approfitto per distaccarmi da lui come se non avessi fatto caso.

Mi allontano impercettibilmente. La sua mano, sfacciatamente, mi insegue. Il contatto adesso non è più timido.

Salto in piedi. Non posso accettare. Lo sguardo di sfida, il suo sorriso sicuro. Silenzio teso. Sto tremando dalla rabbia.

“…che c’è? Vogliamo finire questo lavoro?…io dovrei essere già a casa…lo sai?…ti sto facendo un piacere!!!…altrimenti chiudiamo tutto e se qualcosa non dovesse andar bene…te ne assumerai tutte le responsabilità…. lo sai vero che la prossima settimana decideremo chi ha superato il periodo di prova….

vero?…. ”

Il messaggio è chiaro. Chiarissimo. O bere o affogare.

Mi siedo nuovamente accanto a lui, la sua mano impertinente artiglia la mia coscia senza esitazioni. Ha lo sguardo soddisfatto il porco. Si stende come un gatto sornione sulla sua poltrona dirigenziale in pelle.

“…le altre ragazze sono state molto carine. Tu sei brava ma sei troppo…. rigida. Se solo ti lasciassi andare un po’, non avrei dubbi su chi scegliere.

La sigaretta ancora accesa rotea sulle sue labbra umide. Sembra davvero che sappia come andrà a finire tanto che, con arrogante sicurezza, si slaccia la cintura dei calzoni, si fruga un po’ e sbarella fuori dalla patta il suo mozzicone di carne coronato da grigi peli.

Chiudo gli occhi, mi fa schifo.

Ormai al piano siamo soli. Mi prende la mano e la trascina lì, ad afferrare quella massa di carne inerme.

E’ caldo, voluminoso, ma senza vita. Stringe la sua mano nella mia, la agita lentamente. Si sta masturbando con la mia mano!!! Non guardo, mi fa schifo, vorrei scappare. Ansima. Gli sta piacendo.

“Su, coraggio, non è certo il primo alla tua età…. ah ah ah…[colpo di tosse roco, profondo, da fumatore incallito]…e non sarà neanche l’ultimo se vuoi lavorare…”

Lascia la mia mano. Si accomoda meglio sulla poltrona e allunga una mano sotto la mia giacca ad afferrarmi una tetta.

“Senti che belle tette grosse che hai…non si direbbe. Sei sempre vestita troppo!!!…su…fammi vedere…”

Mi obbliga ad alzarmi, a mettermi di fronte a lui. Il suo sguardo liquido mi disgusta, ma lo lascio fare.

Ho paura delle conseguenze: mesi di impegno buttati al vento, resterei sicuramente senza lavoro e dovrei tornare a vivere con i miei!!! Rinunciare alla mia libertà !!!

Mi sgancia i bottoni della giacca, della camicia, mi palpa le tette da sopra il reggiseno.

“Calatelo. Mi piace vedere la donna che si spoglia…. su, coraggio…. ”

Si spinge all’indietro con la poltrona come a trovare una situazione migliore per gustarsi lo spettacolo. Ho il respiro profondo, deglutisco a fatica. Agguanto il bordo del reggiseno e faccio schizzar fuori le tette.

“Cazzo, che belle!!!…toccatele…. mi piace…” – mi ordina dalla sua posizione di spettatore masturbandosi freneticamente.

Il suo “mozzicone” sta prendendo vita.

E’ tozzo, corto ma tozzo e venoso. Sulle palle lunghi peli bianchi. Seguo comunque i suoi ordini. Mi palpo le tette guardandolo dritto negli occhi: spero che si vergogni di quello che sta facendo (inutile speranza!!!).

“Cazzo…bella che sei…mettiti qui in ginocchio. Coccolatelo tra le tette, fammelo diventare duro!!!”

Ho un moto di repulsione. Non lo voglio fare!!!

“Forza, dai…cazzo…non posso stare qui tutta la sera…. muoviti !!!” – mi incita alzando la voce

La sua voce roca, il tono di comando, mi impongono di fare come dice.

Mi inginocchio ai suoi piedi e gli avvolgo il cazzo umido di piacere tra le tette tanto da farlo scomparire.

“Wooooooo…. che bello!!!…. che meloni che hai!!!…sono morbidissime e lisce. Dai scuotile, segamelo con le tette…. vedrai che ti faccio stare bene dopo…”

Dopo?….

“Le altre ragazze hanno delle tettine che non danno soddisfazione!!! Tu sì che hai delle tettone …ti piace…eh?…dillo…”

Non rispondo, eseguo le consegne con disgusto.

Mi strizza i capezzoli con cattiveria. Non ci sa fare con le donne. E’ soltanto un porco che approfitta della sua posizione.

“Dillo !!!” – mi urla cattivo
“…mi piace…” – rispondo a bassa voce con voce da automa

Potrà approfittare della mia condizione di debolezza, ma non avrà mai la mia soddisfazione.

“Non ho sentito. Dillo meglio…. ” – ripete con soddisfazione scuotendo la testa
“…MI PIACE !!!” – rispondo più ad alta voce con voce, stavolta, quasi incazzata

Agito le tette con ampi movimenti.

Se proprio questa cosa la devo fare, almeno che duri poco.

“Sì…sì…. lavoralo così che mi piace. E vedrai che anche a te piacerà. Tu sei meno zoccola delle altre e mi dà decisamente più soddisfazione prenderti così…ahhh…. ”

Non rispondo. Eseguo aumentando il ritmo, nella speranza che il supplizio finisca alla svelta.

“Se pensi di farmi venire subito sbagli di grosso bambina…ah ah ah…. ce ne vuole per farmi venire.

Non sono uno di quelli sbarbatelli che sarai abituata a sbatterti. Questo per me è solo l’antipasto…. ah ah ah…Alzati…a fammi vedere come sei sotto…. ”

Ho le ginocchia doloranti. Come gratificazione mi strizza nuovamente i capezzoli con violenza. Maledetto!!!

“Forza. Alzati la gonna e vediamo come sei fatta…. ” – mi ordina sbattendosi il membro

Faccio un passo indietro. Mi alzo la gonna ma tanto ho ancora i collant che mi proteggono.

Spero davvero che si accontenti di questo.

“Beh?…forza…voglio vederti la fica…muoviti !!!…” – mi ringhia scappelandosi furiosamente per mantenere l’erezione

Inspiro profondamente, chiudo gli occhi, riverso la testa all’indietro. Stringo i denti con rabbia e, di colpo, mi abbasso mutande e collant. Sento l’aria fresca lambire il pube. Mi sta guardando, lo sento. Sono io che non voglio vedere lui e non voglio sapere cosa sta per fare.

Mi aspetto di tutto.

Forse mi leccherà o si limiterà a toccarmi con le sue mani puzzolenti da fumatore. Forse mi darà altri ordini umilianti, mi chiederà di toccarmi, o di girarmi per mostrargli il sedere, di mettermi a sedere sulla scrivania.

O forse, semplicemente, mi scoperà così, in piedi, come una baldracca.

Mentre aspettavo con terrore la sua ennesima richiesta, il telefono, per fortuna, squillò.

Senza staccarmi gli occhi di dosso, ruggendo, afferra la cornetta

“Che c’è???….

” – grida in malo modo

La scena che segue ha del ridicolo ed è l’unica pietosa soddisfazione che ho provato quel giorno.

“…dille che sono occupato!!!…che scendo tra un minuto…. cosa?…cazzo!!!…” – risponde agitato

Riattacca il telefono sbattendolo con rabbia. Si alza in piedi. I pantaloni e i mutandoni ascellari cadono ai suoi piedi rivelando degli orribili reggicalze (all’epoca qualche uomo li usava…).

E’ agitato, gli tremano le mani cercando di recuperare da terra i pantaloni.

E’ ridicolo !!!…

“Cazzo!!! Muoviti, cretina!!! Rivestiti e sparisci…mia moglie sta salendo…” – dice in preda all’agitazione

Non ho bisogno di seguire il suo consiglio. Nel mentre di questa scena, avevo già provveduto a ricoprire alla meglio le mie parti intime.

Sua moglie sta salendo. L’azienda, ereditata dal padre, è di proprietà sua. La “megera”, come la chiamiamo amichevolmente. Una donna orribile, fredda come un ghiacciolo, avida come pochi. Lei non saluta, rimprovera solamente e ogni volta che deve spendere una lira quasi si mette a piangere.

Tratta il marito come un povero mentecatto (e forse su questo ha ragione).

Non credo che gradirebbe trovare lo stronzo con le braghe calate e il pistolino ritto.

Ho un pensiero. Potrei vendicarmi e creargli un sacco di guai a quello stronzo.

Ma l’istinto mi spinge a scappare da quella stanza fumosa, il più lontano possibile da quell’essere schifoso. Raccatto velocemente la pratica e me la stringo al petto uscendo.

Ho ancora il reggiseno abbassato e la camicia aperta. Ho fatto appena in tempo a chiudere la giacca e tirare su le calze alla bene e meglio. Camminando sento le mutande ostacolare il passo. Ma voglio scappare da qui.

“Ehi…” – mi dice mentre sono sulla porta – “…domani io e te finiamo questo discorsetto…. ok?…”

E’ ancora intento a riabbottonarsi i calzoni, la cintura ancora pendente, la camicia sgualcita.

Fa schifo.

Mi lancia un bacio. Non rispondo e fuggo per il corridoio.

Rumore di tacchi dietro l’angolo. E’ la megera.

Incrociamo lo sguardo solo per un secondo. Non riesco a sostenerlo e abbasso gli occhi salutandola con rispetto.

“Buonasera signora…” – dico stringendo ancora più al petto le pratiche
“Cosa fa ancora qua? Gli straordinari non li pago…… “ – dice passandomi accanto con passo deciso

Il giorno successivo era un venerdì.

Strani appuntamenti, molto movimento nell’ufficio del direttore. Attendevo con ansia l’orario di chiusura, il momento in cui sicuramente mi avrebbe chiamato per finire quel “discorsetto”. Tremavo guardando scorrere le lancette dell’orologio.

Il “discorsetto” non lo finimmo quel giorno. E non lo finimmo mai visto che, durante la pausa del fine settimana, decisi di non cedere a quello schifoso ricatto.

Lunedì comunicai in azienda la mia volontà di interrompere il rapporto di lavoro.

Avrei dovuto stringere la cinghia in attesa di un nuovo impiego che, per fortuna, non tardò ad arrivare.

“Allora?…le serve niente? La vedo stanca…. ” – la sua voce, timidamente, mi risveglia

Guardo l’orologio. I suoi colleghi, sicuramente si sono già defilati e, probabilmente, siamo soli al piano. Il suo sguardo è interrogativo.

Quanto tempo è passato da quando mi ha chiesto se avevo bisogno di qualcosa?

E’ un bel ragazzo, davvero bello.

E ricattabile quanto me tanti anni fa.

Fra qualche settimana sarò io a dover stilare la relazione sul suo operato.

Se gli chiedessi di mettersi accanto a me per rivedere tutto il lavoro fatto probabilmente, bestemmiando dentro di sé, accetterebbe in silenzio.

E se gli facessi advances di tipo sessuale accetterebbe senza battere ciglio.

Gli uomini si fanno meno problemi da questo punto di vista. Magari ne sarebbe addirittura felice.

Chissà….

Racconti immorali

La dolce cuginetta Daniela

Mi ero svegliato per l’odore del caffè che arrivava in camera mia, mi alzai dal letto e, dopo aver indossato un paio di pantaloncini, mi recai in cucina, lì trovai mia cugina.
Indossava una camicia semitrasparente che arrivava appena a coprirle le natiche e per metà sbottonata. Mi avvicinai da dietro e l’abbracciai, le detti un bacio sul collo e le presi le tette fra le mani, subito i capezzoli le si eressero mentre lei cominciò a muovere il culetto strusciandolo sul mio cazzo che subito alzò la testa, lo tirai fuori dai pantaloni e glielo infilai fra le gambe,iniziai a muovermi sfregandoglielo sulla passera.

“Ma come sei già a cazzo ritto di primo mattino?”
“Come faccio a non averlo ritto, arrivo in cucina e trovo una fica come te, mezza nuda che mi si struscia addosso. ”
“Ora, però, fermati che facciamo colazione. A proposito ha telefonato Liliana,ha detto che nel pomeriggio viene a trovarci perché vuole farci una sorpresa. ”
Liliana era una ragazza che avevo conosciuto in quei giorni, aveva la stessa età di mia cugina ed era una sua intima amica, aveva un fisico eccezionale, alta, slanciata, due gambe perfette, natiche rotonde e ben pronunciate, due tette ben fatte e piuttosto grosse, dimostrava più anni di quelli che aveva.

Era conscia di essere una bella ragazza e non perdeva occasione per dimostrarlo, in genere indossava magliette attillate che valorizzavano il seno e pantaloncini aderenti o minigonne ridotte al minimo per evidenziare le cosce e il culetto; con lei mi ero trovato subito bene e ora aspettavo con ansia il pomeriggio per vedere cosa ci aveva preparato. Per il momento avevo un altro problema che dovevo risolvere con urgenza:la mia erezione. Infatti la dolce Danielina si era seduta vicino a me, di traverso, e aveva poggiato i piedi sulla stecca della mia sedia e, per tutto il tempo della colazione, stava aprendo e chiudendo le gambe mostrandomi in continuazione la sua deliziosa gattina.

Resistetti fino al termine della colazione, poi afferrai mia cugina e la feci sedere sul bordo del tavolo, le sfilai la camicetta e, dopo averle allargato le gambe, misi la testa sotto cominciando a baciarle l’interno delle cosce, risalendo verso l’alto passavo la lingua lungo le labbra della sua nocciolina, gliele aprii aiutandomi con le dita, e infilai la lingua leccando avidamente la sua ciliegina.
Le presi il clitoride fra le labbra,lo succhiai,lo mordicchiai con i denti.

Nel frattempo mia cugina si strapazzava le tette strizzandosi e tirandosi i capezzoli: “Basta, non resisto più, voglio il cazzo, ti prego mettimelo dentro, chiavami subito. ”
Sentendo quella richiesta mi staccai da lei, mi tolsi i pantaloni e dopo averla distesa sul tavolo avvicinai l’uccello alla sua fichetta. La sua carnagione bianchissima a malapena tollerava il sole dell’abbronzatura, i suoi seni proporzionati ed i suoi capelli biondi la rendevano quasi diafana e, con la luce che entrava in cucina dal balcone aperto, cominciai a sfregarle la cappella lungo il suo sesso, divertendomi a tormentarla:
“Non ho capito bene, cosa vuoi?”
“Voglio il cazzo!”
“E come lo vuoi il cazzo?”
“Lo voglio nella fica, nel culo, in bocca, mi devi chiavare,inculare,riempire la fica, il culo e la bocca di sborra, la mia passera è diventata di fuoco !”
Le alzai le gambe appoggiandole sulle mie spalle e, in piedi come ero le riempii la passera, rimasi fermo dentro di lei per alcuni istanti, poi cominciai a scoparla; bastarono pochi colpi per fare avere un orgasmo a Dany; sentii i suoi abbondanti succhi bagnarmi il cazzo.

“Fermati ora, mettimelo nel culo!”
Il suo modo di parlare era autoritario, avevo sempre saputo che le donne, quando decidono di lasciarsi andare sono loro a condurre il gioco. Ma quelli erano veri e propri ordini. Una dominatrice che chiedeva al suo servitore di ubbidire al suo volere. Non volli opporre nulla al suo tono improvvisamente autoritario. Uscii dalla sua fichetta, le appoggiai la cappella sul buchetto e lentamente infilai tutto il mio Willy nel suo culetto.

Mentre l’inculavo lei si masturbava stuzzicandosi il clitoride. “Dany, sto per venire!” “No aspetta, lo voglio in bocca, voglio bere la tua sborra. ”
A quel punto mi venne l’idea di prendere la marmellata di mirtilli che era sul tavolo per la nostra colazione e me la spalmai sul Willy. Di sicuro, non mi avrebbe creato un c*** glicemico ma volli fare questo regalo a Danielina che ancora non aveva fatto colazione e, pensai, fosse il caso di vezzeggiarla un po’ fornendole degli zuccheri.

Mi osservò con aria sorpresa e divertita, notando il mio Willy cosparso di marmellata, ancora in erezione. La mia principessina era stata servita. Rimasi in piedi mentre lei, in ginocchio davanti a me, osservandomi con i suoi occhi azzurri e sorridendo, ogni tanto, per quella strana colazione, dopo averlo gustato, in tutta la sua lunghezza, mi prese il cazzo in bocca succhiandolo; nello stesso momento con una mano continuava a sditalinarsi; iniziai a venire riempendole la bocca di brodaglia che lei diligentemente inghiottiva mentre mi ripuliva la cappella, leccando ogni traccia del mio seme.

Dopo aver fatto una doccia ed esserci vestiti siamo andati a spasso. Rientrati a casa, per preparare il pranzo, abbiamo indossato degli abiti da casa, io dei pantaloni corti e Dany la solita canottiera senza nulla sotto; finito di pranzare la zia dovette uscire subito perché aveva da fare in negozio, dopo poco arrivò Liana. Era uno schianto, indossava una camicetta annodata sotto il seno, la scollatura lasciava le tette scoperte fino quasi ai capezzoli; completava l’abbigliamento una gonna scampanata che partiva un palmo sotto l’ombelico e le copriva a malapena le natiche:
“Sei fantastica Liliana!”
“Trovi?”
Così dicendo fece un giro su se stessa, il movimento fece sollevare la mini scoprendo un minislip che davanti copriva a malapena la fica, dietro si trasformava in un filo che spariva fra le natiche lasciandole il culo completamente scoperto.

“Allora…. – disse Dany – qual è la sorpresa che ci hai preparato?”
“Ho trovato un film porno lo vogliamo vedere?”
Andammo in sala e, dopo aver preparato il videoregistratore, ci sedemmo sul divano, io mi misi al centro tra le due ragazze; il film iniziò con due splendide donne, che dopo essersi spogliate iniziarono a carezzarsi,baciarsi fino a che si sdraiarono sul letto cominciando uno splendido sessantanove,la telecamera mostrava degli splendidi primi piani delle lingue che si introducevano dentro le passere, che stuzzicavano i clitoridi.

La visione di quelle immagini produsse in noi una certa eccitazione, io mi ritrovai con un bozzo nei pantaloni che inutilmente cercavo di dissimulare muovendomi sul divano, i miei movimenti attirarono l’attenzione di Liana che si accorse della mia eccitazione.
“Guarda Dany che effetto che fa a tuo cugino la visione di questo film. ”
Nel dire questo mise la mano sul mio cazzo, stringendolo così da evidenziare ancora di più l’erezione: “Non vale, ve ne approfittate perché la mia eccitazione è evidente, ma scommetto che anche voi siete eccitate, anzi voglio proprio vedere.


Così dicendo allungai una mano verso mia cugina, le carezzai i seni sopra la conottiera sentendo i capezzoli ritti, scesi lungo il ventre, arrivai alla fica e mentre lei allargava le gambe le infilai un dito dentro. “Questa è un lago, sentiamo l’altra. ”Mi girai verso Liliana, che continuava a stringermi l’uccello, le misi la mano sopra una coscia dove terminava la mini, iniziai a risalire portando in alto l’orlo della gonna fino a che non le scoprii le mutandine.

Vi poggiai la mano sopra massaggiandole il monte di Venere, lei emise un lieve mugolio mentre allargava le cosce permettendo ad un mio dito di insinuarsi nel cavallo degli slip e di venire a contatto con la sua nocciolina.
Feci scorrere il dito lungo le grandi labbra, glielo infilai dentro trovando anche lei piena di umori, estrassi la mano dalle mutandine e mostrando il dito umido dissi:
“Volete sempre negare di essere eccitate?” Risposero quasi contemporaneamente: “Per dire la verità sentiamo un certo vuoto nelle nostre topine e speriamo che tu possa rimediare.


Mentre mia cugina mi apriva i pantaloni impossessandosi del mio cazzo e iniziando a leccarlo Liana si mise in piedi di fronte a me, dopo aver sciolto il nodo della camicetta se la tolse mostrandoci le sue splendide tette, si prese entrambe le mammelle con le mani carezzandole, prese i capezzoli tra le dita tirandoli e facendoli sporgere più che mai, scese con le mani lungo il ventre fino alla gonna che fece scendere lungo le gambe sfilandola dai piedi.

Quando si girò, facendoci vedere le sue natiche lasciate completamente scoperte, afferrò il bordo delle mutandine abbassandole.
Accompagnò quei pochi centimetri quadrati di stoffa fino ai piedi piegandosi in avanti e facendoci deliziare alla vista del suo culo. Dopo essersi tolta le mutandine si girò verso di noi facendoci vedere il suo bel fichino.
Era splendido, un artista non avrebbe saputo ritarlo con più grazia e delicatezza. La sua conchiglia era circondata da pochissimi peli biondi quasi invisibili, sembrava quella di una bambina.

Quanti atti di devozione in quella mattina d’estate. Mi sentivo un sacerdote laico che accettava atti di devozione da parte delle sue catechiste in adorazione del dio Priapo. Liana si inginocchiò fra le mie gambe e aiutò Dany a leccarmi l’uccello, si alternavano, una mi leccava il tronco, l’altra pensava alla cappella fino a che Liana, imboccato tutto il cazzo cominciò a succhiarmelo avidamente. Mia cugina si tolse la canottiera rimanendo anche lei nuda,avvicinò il suo volto al mio, tirò fuori la lingua passandomela sulle labbra e ci baciammo con amore intrecciando le nostre lingue.

La mia Danielina prese la mia mano portandosela sulla fringuella ed iniziai a carezzargliela, riuscii a penetrarla con due dita per un ditalino. Il lavoro della bocca stava per farmi godere, ma non volevo venirle in bocca, volevo entrare in quella fragolina quasi implume:
“Ferma Liliana, ora voglio scoparti per bene. ”
Lei si alzò in piedi e, mentre mi spostavo sul bordo del divano, lei si
mise sulle mie gambe, mi prese l’uccello in mano e avvicinando la fica si
fece penetrare, prese a muoversi lentamente sul mio cazzo scandendo il ritmo della scopata, allungai le mani sulle sue tette carezzandole, poi avvicinai la mia bocca, tirata fuori la lingua, le leccai i capezzoli, li presi in bocca succhiandoli, stringendoli tra i denti.

Dany, per non restare inoperosa, si inginocchiò tra le mie gambe e tirata fuori la lingua prese a leccare il culetto di Liana, dopo averlo lubrificato ci infilò un dito, mentre l’inculava scese con la lingua sulle mie palle le prese in bocca una per volta succhiandole, risalì con la
lingua e prese a leccare sia la fica di Liana che il mio uccello.
Dopo un poco arrivammo all’orgasmo, Liana si abbandonò sul mio corpo mentre sprizzavo riempendola.

La mia adorata cuginetta si impossessò del mio Willy e succhiò le ultime gocce di seme,poi fece sdraiare Liana vicino a me, si inginocchiò tra le sue cosce spalancate e, tirata fuori la lingua, prese a leccarle la fica ripulendola dai suoi umori e dalla mia brodaglia.
Vedevo la sua lingua penetrare tra le grandi labbra, estrarre tutti i succhi che venivano inghiottiti avidamente. Contemporaneamente con le dita stuzzicava il clitoride provocando nuove ondate di piacere in Liana;quella visione mi provocò una nuova erezione, mi alzai dal divano, andai dietro Dany e dopo averle allargato le natiche con le mani presi a stuzzicarla con il cazzo passandolo dal culetto alla fica,interrompendo per un attimo il suo lavoro mi disse:“Chiavami, la mia topina ha fame, vuole essere riempita dal tuo uccello.

” Entrai lentamente dentro di lei gustando il calore della sua passera, poi presi a scoparla mentre prendevo in mano le sue tette carezzandole;sentivo il mio piacere aumentare, ma non volevo venire nella sua fica,perciò uscii da lei e avvicinai il cazzo al suo culo, appoggiai la cappella al buchino e lentamente la feci entrare, attesi un poco per farla rilassare poi le infilai tutto l’uccello nel culo; presi ad incularla lentamente mentre con le mani le facevo un ditalino.

Dopo poco arrivai all’orgasmo le riempii il culo con lunghi spruzzi disperma, mentre anche lei veniva inondandomi le mani con i suoi succhi,come ci staccammo Liliana si precipitò su di noi ripulendoci con la sua lingua avida. Ci mettemmo di nuovo a sedere sul divano scambiandoci dei baci,intrecciavamo le nostre tre lingue insieme, passando le braccia dietro le loro spalle presi i seni in mano carezzandoli e stuzzicando i capezzoli, loro due, con le mani, si occupavano del mio cazzo, lo carezzavano, lo scappellavano; riuscirono a farmi avere una nuova erezione, a quel puntosi chinarono sul mio uccello iniziarono a farmi un pompino, una mi leccava il tronco, l’altra mi succhiava la cappella fino a che ebbi un altro orgasmo, sborrai riempiendo i loro volti di sperma che subito si ripulirono vicendevolmente.

Facemmo appena in tempo a rivestirci e a sistemare la casa prima del ritorno di mia zia, ma ci ripromettemmo di ripetere l’esperienza alla prima occasione.

La loro prima volta….. in tre

Dopo l’ennesima discussione su whatsapp col mio “compare di marachelle” avevo deciso che era giunto il momento di rimpiazzarlo, di cercarne uno più “stabile”, allora il giorno dopo, recuperato un vecchio profilo su un sito di incontri, caricate nuove foto non troppo esplicite ma accattivanti ho iniziato a valutare alcuni tra i mille profili di ragazzi arrapati che mi scrivevano, risposi ad uno in particolare, ora nn ricordo cosa mi aveva attratta di quel profilo, forse le foto ke sembravano reali, iniziato a chattare, gli confesso la mia bisessualità e il mio gusto x le donne, lui coglie al volo l’occasione e mi dice di avere un’amica con la quale da tempo cercano una bisex….

In un weekend combiniamo l’appuntamento, lei vive da sola, quindi saremo suoi ospiti, iniziamo a chattare in gruppo, ma anche io e lei da sole, fino al lunedì pomeriggio. Come tutti i lunedì sera, anche quel lunedì sono andata in piscina, a fine lezione, stavolta, ho fatto una megadoccia, mi sono rilassata, poi ho indossato un bel reggiseno di pizzo nero, una culotte di raso grigio fumo con i merletti neri, ho asciugato bene i capelli, mi sono truccata leggermente gli occhi, vestita normalmente mi sono messa in macchina e 25 km dopo ero a casa di lei.

la vedevo per la prima volta (oltre alle pochissime foto che ci eravamo scambiate su whatsapp) , mi appare sulla porta una ragazza molto in carne, un viso bello tondo, un faccione che ispira dolcezza, occhi, labbra, naso tutti piccoli, indossa un paio di jeans ed un maglione nero lungo, si intuisce solo che è un po (più di un po 😛 ) in sovrappeso(ma dopotutto, anche io nn sono da meno).
Mi fa accomodare, ci salutiamo con un abbraccio, ovviamente siamo impacciatissime, ma ci sta, ci sediamo in sala da pranzo, mi offre un thè freddo alla pesca (su mio precedente suggerimento 😉 ) e iniziamo a chiacchierare un po, poco dopo mi fa fare il giro della casa: una stanza “funzionale” che diventerà una cameretta – mi dice lei – mi fa vedere il bagno, non grandissimo ma molto pratico, con un tocco di stile, per finire la camera da letto, ha stile anche qui, mi fa vedere che sia sull’armadio che dietro/sotto il letto ci sono dei faretti che accesi singolarmente danno alla camera una bella atmosfera intima, data dalla soffusa luce blu, decidiamo di lasciare acceso solo il faretto dietro il letto, allora mi avvicino a lei che è tesissima, la abbraccio e le accarezzo il viso, le braccia, i fianchi….. senza forzare troppo cerco di baciarla, lei è tesa, decide di spogliarsi da sola, io faccio lo stesso, x entrambe via scarpe, calzini, pantaloni, maglioni….. ci trovimo: io in reggiseno e coulotte, lei in perizoma, reggiseno e una canottiera che ha tenuto su tutto il tempo (credo perché si vede “cicciona”), ci siamo messe sul letto, per lei era la prima volta con una donna, allora il gioco è tutto in mano mia, inizio ad accarezzarla, baciarla tutta, prima da sopra i pochi vestiti che ci sono rimasti, lei imbarazzata cerca di imitarmi, inizia a sciogliersi, ci accarezziamo a vicenda, ci concentriamo un po l’una sui seni dell’altra, lei accarezza i mie, ancora fermi nel reggiseno, io delicatamente scosto il suo cercando e trovando uno splendido capezzolo, lo bacio, lo lecco, lo succhio, ogni tanto lo intrappolo tra i denti e la lingua, lei geme, si sta eccitando, mi accarezza come può, torno su, la bacio, la vezzeggio, mi giro sotto sopra, le accarezzo i piedi (è il debole di entrambe 😀 ) mi avvicino col viso, le faccio sentire il mio respiro, poi dolcissime le mie labbra li baciano, prima chiuse, poi le schiudo x farle sentire un lieve umido, freme mi chiama, mi cerca con le mani, allora lascio delle lievi scie di lingua a mio piacimento su quei piedi (sul dorso dei piedi), inizio a risalire, la mordicchio leggera vicino alla caviglia, avrebbe schizzato se avesse potuto….. mi giro ancora e torno a baciarla, nei suoi occhi c’è tanta lussuria, vorrebbe che fossi un uomo così da potersi far penetrare all’istante, ma non lo sono, allora decide di volerci provare lei, mi toglie il reggiseno e mi accarezza i seni, cerca i miei capezzoli, inizia a leccare il primo, ma a quel punto suona il campanello, lei si alza, si sistema un attimo e va ad aprire la porta, è arrivato il suo amico, il fortunato di turno….. io aspetto lì, sul letto, con addosso solo quella specie di slip….

rientra in camera, lui la segue dopo pochi secondi, ma lei è già tornata sul letto con me, abbiamo ricominciato ad accarezzarci, la presenza di lui la rende più sfacciata, si scioglie di più, il nostro comune obbiettivo è godere e farlo impazzire, mi cerca le labbra, mi bacia, ci accarezziamo, lui si avvicina, la sola idea di avere due porcelle così lo eccita all’inverosimile ed il suo pene è già duro, si spoglia velocemente, io faccio stendere lei, lui le da subito il suo attrezzo in bocca, i convenevoli sono stati saltati, io le prendo ancora un capezzolo in bocca, l’altro tra le dita, lo stringo appena, freme di nuovo, ora è eccitata, si farebbe prendere, usare e abusare da chiunque ora, ma ci sono – solo – io che mi sistemo tra le sue gambe, e inizio a baciarle le cosce cicciotte, l’attacco dell’inguine, ha ancora addosso il perizoma, è tiratissimo, inizio a leccare le grandi labbra, con la lingua scavo sotto il tessuto del piccolo perizoma cercando le piccole labbra, sente la mia lingua che la brama, smette di succhiare per regalarmi una forte serie di gemiti, ma vuole di più, lascia in sospeso l’amico e si sfila il perizoma, aprendomi le cosce più che può, non posso resistere a quella visione, allora la mia lingua si attacca a quella fichetta, è glabra, i pochi peli si percepiscono appena, mi concentro sulle piccole labbra e sul clitoride, purtroppo ha il ciclo e non posso andare oltre, l’assorbente interno la protegge, allora solo usando la lingua la stimolo fino a che sento che ormai è in orbita, la lecco come mai ho leccato una fica prima d’ora, lei cerca di succhiare l’uccello del suo amico tra i gemiti che continua quasi senza sosta a regalarmi, si ferma solo per dire al suo amico che la lecco da sballo….

cosa che non fa altro che compiacermi e spronarmi a farla impazzire ancora di più, il fortunello a quel punto decide che vuole giocare con me, mi si mette dietro, mi abbassa la coulotte e mi scopa senza convenevoli, non è grosso, nemmeno lungo, x la verità al di sotto della media a cui sono abituata, ma è durissimo, scopa discretamente, e io sono già un lago, lo sarebbe anche la mia lussuriosa amica, sotto la mia lingua, se nn fosse “tappata”, lui mi scopa e io lecco con ancora più foga, lei lo incita, lui sbatte forte, veloce, poi si stende, per ricevere le attenzioni delle bocche di entrambe per il suo gioiello, ci scambiano il suo pene come fosse il microfono del karaoke, un affondo in gola a testa, a turno, lo sentiamo impazzire, geme forte…..lei gli monta su, lui le allarga le natiche, non resisto, mi posiziono dietro il suo sedere e inizio a leccarle il buchino, lui le chiede: cosa sta facendo la troia?… lei: mi sta infilando la lingua in culo….

è bellissimo!!!…. le ho bagnato per bene la rosellina anale, ho afferrato l’uccello di lui, e leccavo sia lui che il buchino anale di lei per agevolarli, ma lui non era soddisfatto, la fa mettere a 90° e cerca di incularla violento, lei gli diceva di fare piano, voleva il lubrificante, avendo il ciclo era molto sensibile, allora l’ho spinto sul letto e mi sono messa a succhiargli l’uccello, così lei è potuta andare a prendere il lubrificante, al suo ritorno mi sono spostata io, sono tornata in cucina a dalla tasca del mio giubbotto ho preso due guanti in lattice (usa e getta), tornata in camera ne ho posato uno e infilato l’altro alla mano destra, ho preso il gel e ne ho messo un po sulla mano guantata, le ho unto l’ano, infilando pochissimo un dito, a questo punto ci siamo posizionate entrambe a pecora, io col mio ingombrante sederone rivolto al lato del letto, lei alla mia destra col suo culetto puntato verso di me e la faccia alla testiera del letto, lui si alzato, è venuto dietro di me, e appena ha iniziato a scoparmi, mi incitava anche a penetrare il culo di lei con la mano, io mi godevo quel cazzo ke mi esplorava la fica, ma quello ke mi eccitava di più era il culetto di lei, proprio a portata di mano, accoglieva con dolci gemiti prima un dito, poi due, con due dita le scopavo il culo, lei gemeva, godeva del mio tocco, delicato e dilatatore, infilavo ed estraevo le mie dita dal suo culo, le infilavo ancora e quando erano dentro, le muovevo, premendo sulle pareti del suo ano, che si ammorbidivano e cedevamo facendola gemere sempre di più….

sentendola godere in quel modo, il fortunello non ha resistito, le ha ordinato di girarsi col culo verso di lui, ora ci guardavamo in faccia io e lei, lei col cazzo che le occupava e le esplorava, violento, il culo ormai aperto, le si leggeva in faccia la il godimento e la lussuria di quell’assalto, mi sono distesa quasi accanto a lei ma in modo da infilarmi in parte sotto di lei, così potevo baciarla, accarezzarla, sentire i suoi seni poco più piccoli dei miei, sbattere contro i miei, a piacimento baciavo lei e poi i suoi seni, poi ne ho afferrato uno e l’ho succhiato forte, più forte che potevo, sentivo i suoi fremiti, li ha avvertiti anche il fortunello, che x divertirsi di più ha mollato il suo culo, e si è rintanato nella mia fica che era rimasta in attesa… mentre io continuavo a succhiare il seno di lei, ora lei era libera di muoversi, allora decide di ricambiarmi un po il favore, girandosi sempre a pecora sul letto, stavolta il suo culetto era fuori dalla portata di entrambi i possibili assalti, ma per divertirci entrambe mi mette in faccia i suoi meravigliosi seni e si attacca ai miei, mentre lui continua a scoparmi, a chiamarci troie, lesbiche, puttane, il turpiloquio lo eccitava, ed eccitava anche noi….

dopo un po, si stende e vuole le nostre attenzioni, ma da brave stronze puttanelle, davanti ai suoi occhi, ci scambiamo uno sguardo d’intesa, lasciamo lui su un angolo del letto e ricominciamo ad accarezzarci, a stuzzicarci, baciarci e leccarci tra di noi, intanto lui anche se messo da parte, era talmente eccitato dallo spettacolino che aveva sognato per anni (eravamo il suo fil porno in diretta) che non resisteva all’impulso di menarselo, proprio come se stesse guardando un porno (durante le riprese)….

io ogni tanto davo un’occhiata al fortunello, vedevo la sua eccitazione, allora ho detto a lei: dai, torniamo da lui, guarda come si sente solo ;)…allora ci siamo messe una da un lato e una dall’altro, a turno lo prendevamo in mano, e lo mettevamo in bocca all’altra, lei usava spesso sia le mani che la bocca, io lasciavo che la sua mano lo guidasse nella mia bocca, poi erano le mie labbra a segarlo, mentre la mia lingua gli massaggiava la cappella….

lui volle farsi leccare il buco del culo, non potevo chiedere di meglio, lo feci, e appena la mia lingua accarezzò la sua rosellina, lo sentì gemere, e la rosa si aprì al mio tocco, gli dissi che era una puttanella anche lui, lo dissi a lei: guarda come si sta aprendo per me, per noi :)… ebbe un momento di timore, e disse che non gli piaceva quel gioco, scherzando gli ho sollevato e piegato le gambe col mio stesso corpo a fare da fermo, lasciando il suo buchetto ancora vergine, esposto al “pericolo”….

con la mano guantata ho accarezzato quel buchino che sembrava pronto ad aprirsi, lo abbiamo leccato a turno, io, poi lei, poi ancora io….. era così bagnato e lui gemeva e godeva delle nostre lingue, il cazzo gli pulsava, allora ho lasciato andare le sue gambe, concedendogli una posizione più comoda e piacevole, a gambe distese, io mi sono messa al suo lato, per prendergli il cazzo in bocca comodamente, lei, la sua amante da una vita, tra le sue gambe,la sua mano era più piccola della mia, lei desiderava fargli provare la sensazione di avere il culo occupato da sempre, così, è stato il suo piacere, mentre io gli segavo il cazzo con le labbra, dando una succhiatina qui e la, infilarle dolcemente un dito nel culo, lento e dolce, ma tutto il dito, poi due, e iniziare a stuzzicargli, sotto mie indicazioni, la prostata, con la l’altra mano gli accarezzava le palle e ogni tanto quello che lasciavo del suo cazzo, i suoi gemiti erano forti, intensi, profondi, e sempre più veloci, più vicini, sentivo le pulsazioni del suo cazzo sulle labbra, allora chiudendole intorno al cazzo ho iniziato a succhiare più forte che mai, finché lui, con due dita nel culo, una mano a reggergli e stuzzicargli le palle, e la mia bocca ad aspirargli il cazzo, ci si è svuotato dentro, ho continuato a succhiare fino a quando non si è ritirato e ammosciato, stando molto attenta a non deglutire mai, quando ho mollato, lui era sfinito quasi abbandonato sul letto, lei mi guardava quasi ammirata, il suo cazzo non aveva più un briciolo di energia, allora mi sono sollevata, avvicinata a lei, le ho accarezzato il viso, poi afferrata per il collo l’ho attirata a me, per baciarla, e condividere il frutto delle nostre fatiche, sotto gli occhi increduli ed esterrefatti di lui abbiamo continuato per diversi secondi a scambiarci quel lungo bacio sborroso, sporcandoci e pulendoci a vicenda il viso con le nostre lingue, fino ad ingoiare tutto….

Con un mio ex compagno di classe

Che cose strane capitano nella vita… per anni siedi accanto ad un tuo compagno di classe,passi assieme cinque anni della tua vita e mai immagineresti che un giorno ci avresti fatto del sesso.
Beh a me è capitato la scorsa estate ed è stata una cosa davvero sorprendente ed eccitante.

Con Franco non ci vedevamo dai tempi delle secondarie; le avevamo fatte insieme dal secondo anno, in quanto lui è ripetente, un anno più di me. Simpatico, un pò sbruffone, scansafatiche, ma grande atleta, giocava a calcio nella squadra del mio paese ed ogni tanto capitava anche di giocare assieme in qualche partitella che si faceva tra amici.
Io, già allora, provavo strani sentimenti nei confronti del mio stesso sesso, ma non avevo ancora iniziato a travestirmi.

Certo che l’uccello di Franco si faceva notare sotto la doccia, tutti lo prendevano in giro per quella verga di circa 24 cm di cazzo ed anche io fingendo.
Ma,a volte, quando mi masturbavo nel bagno di casa indossando i collant di mia zia, immaginavo di avere il suo cazzone tra le mani.
Da allora sono passati quasi 27 anni, oggi alla bella età di 53 anni e con quasi 21 di travestimento alle spalle, e una grande quantittà di cazzi presi, la scorsa estate, in occasione di una delle solite cene di classe, ci siamo rivisti.

A dire il vero lui se le è sempre fatte tutte, le cene, io invece che sono allergica a questo tipo di iniziative non vi ho mai partecipato; ma la scorsa estate quando mi è arrivato l’ennesimo invito ero sola, la mia famiglia era in vacanza e perciò decisi di parteciparvi.
La cena era stata organizzata in un ristorante verso Fabriano. Vi andai, ovviamente normale, ma visto che ero sola e la serata era di quelle calde programmai per il dopo cena, una trasformazione per diventare Lucrezia e andare a cercarmi un bel cazzo che mi scopasse.

Il pomeriggio come mio solito mi preparai con bagno, pulizia accurata del mio culetto e uso abbondante di creme. Prima di uscire preparai una borsa con tutto il necessario per il travestimento e partii alla volta del ristorante.
Arrivai verso le 20,30, e trovai quasi tutti, compreso Franco, ci salutammo calorosamente, 27 anni incominciavano a notarsi.
Lo trovai più invecchiato di quanto immaginassi, un pò di pancia, ma lo spirito era sempre quello.

A cena sedemmo vicini e parlammo molto, mi raccontò la sua vita, un matrimonio alle spalle, 2 figli oramai grandi e sposati anche essi. La sua vita che si divideva tra il lavoro con un impresa edile e la campagna, dove viveva da solo in un posto tranquillo e isolato, perchè, come diceva lui, non voleva rotture di coglioni. Mentre parlavamo mi ritornava alla mente sempre quel suo cazzone e mi immaginavo ora a 54 anni come potesse essere.

Verso la fine della cena, eravamo tutti un pò alticci, e mentre alcuni iniziavano ad andare via, noi continuavamo a parlare delle nostre vite ed io provai a stuzzicarlo con l’argomento sesso, donne ecc..
Franco fu abbastanza schietto e mi disse che dopo il divorzio, non ne aveva voluto più sapere di legami, anzi mi confessò ad un certo punto che da qualche tempo aveva scoperto il mondo delle trans. A quella parola rimasi di sasso sgranando gli occhi, lui ridendo e dandomi una pacca sulla coscia, mi dissi, – si hai capito bene, lo dico a te perchè ti ho sempre ritenuto una persona discreta, i trans sono molto più maiali delle donne, gli puoi fare di tutto e loro adorano farselo fare.

Ero allibita e immaginate quanto la cosa potesse essere stata rivelatrice per me; di colpo sentii salire dentro di me un gran fremito di eccitazione. -Franco tu mi stai dicendo che ti scopi dei trans?-,
-sì oramai sono circa quattro anni che scopo con loro e se capita anche qualche bel travestito, ce ne sono alcuni che sono mille volte meglio di una donna e sapessi che bello quando affondo il mio cazzo nel loro culo, le faccio urlare di piacere e qualcuna urla anche per il dolore-.

-Immagino…con quel cazzo che ti ritrovi, ma ancora ti diventa duro ? mi ricordo che avevi una bestia, ti prendavamo anche in giro, ricordi?- Lui facendo una gran risata si mise una manno sul pacco muovendoselo e mi disse, – caro mio, funziona ancora perfettamente e quando lo vedono strabuzzano gli occhi, ma quando lo prendono urlano di piacere-.
Ero tutta eccitata avrei voluto prendergli il cazzo tra le mani e succhiarlo, ma come fare.

Era oramai quasi mezzanotte, ed eravamo rimasti solo noi, eravamo decisamente ubriachi e il problema era di tornare a casa. Franco mi propose di ospitarmi per la notte da lui, le camere non gli mancavano e la casa era a 5 km dal ristorante, colsi al volo l’invito, ero talmente infoiata e senza più nessun freno che ero pronta a provarci.
Arrivammo a casa sua, un casolare effettivamente isolato in cima ad una collina, era una notte di luna piena e si poteva ammirare il panorama fantastico che si vedeva da lì.

Franco entrò a casa e mi fece vedere la mia camera e mi indicò il bagno, dopo di che mi disse che si andava a sdraiare sul prato per godersi le stelle: lì shittò la mia follia, mi dissi -adesso o mai più, o la va o la spacca.
Mi travesto da troia, mi trucco e vado da lui e vediamo che succede-. Andai al bagno con la borsa, mi misi un bel perizoma di pizzo nero, mi unsi tutto il corpo d’olio profumato, mi infilai un minibito aderente e scollatissimo, calzai dei sandali con tacco a spillo 12cm, poi mi truccai sapientemente, ed infine indossai la mia parrucca mora riccia, mi specchiai ero una gran bella troiona.

Con il cuore che batteva a duemila, uscii dal bagno e andai verso la porta d’ingresso, sbirciai fuori e lo vidi seduto su una sdraio, si era tolto la camicia ed era rimasto con le mutande, perfetto.
Da dentro casa lo chiamai, -Franco, quasi quasi vengo a prendere una boccata d’aria anche io- e mentre dicevo così uscii, lui si voltò e rimasse per un attimo bloccato. – Ma…. che cazzo….. ma Roberto, sei tu?-, – si Franco, a dire il vero ora sono Lucrezia-, ero ferma sulla porta, lui si mise a ridere, – ahahahaha, ma dai non mi dire, tu un travestito, non è possibile ed io che credevo….

– -che credevi? sono 27 anni che sogno di prendere in mano quel tuo cazzone-, dicendo così iniziai ad avvicinarmi a lui. Franco si alzò, e mi guradava mentre andavo verso di lui, -cazzo Rob, scusa Lucrezia ma lo sai che sei una gran vaccona e che bel culone che hai, non lo avrei mai immaginato-. Oramai ero davanti a lui, il suo pacco era diventato duro e la punta del suo glande oramai era fuori, ci guardammo negli occhi ed io gli afferrai il cazzo in mano, un fremito mi scosse il corpo a quel contatto, dopo 27 anni finalmente avevo tra le mie mani quel cazzo che mi aveva fatto sognare..
Eravamo uno di fronte all’altra, io che ghermivo il suo cazzo duro e venoso e lui che mi aveva messo una mano tra le natiche e giocava con il mio ano.

Fummo presi da una frenesia sessuale accentuata anche dai fumi dell’alcol, in men che no si dica le nostre lingue si intreccivano spasmodicamente, lui mi spinse addosso al tronco di un albero mentre con le sue mani ruvide, passava dal palpare il mio culo ai miei seni, in un vortice di passione sfrenata, io segavo il suo cazzone sempre più duro, l’odore del suo sesso mi mandava fuori di testa.
Ad un certo punto scivolai in ginocchio e mi ritrovai il suo cazzo in bocca, non riuscivo a prenderlo tutto era troppo grosso, lui me lo spingeva dentro e quasi mi soffocò.

Me lo staccai un attimo per prendere fiato, ma lo ripresi subito in bocca, leccandolo avidamente e bagnandolo con tutta la saliva che avevo, ogni tanto lo tiravo fuori e me lo strusciavo, così viscido, tra i seni e lui – che vacca che sei Robè, si vede che ti piace proprio il cazzo, hai una bocca calda come una figa, me lo farei spompinare le ore, ma voglio anche assaggiare il tuo culo-.

-Sentirai quanto è caldo anche lui-, gli risposi, mentre lui prendeva con le mani quella verga e me la sbatteva in faccia. L’aria era carica di elettricità e di odore di sesso, le mia piccola pisella si era indurita e lui se ne accorse, mi fece tirare su mi girò e si sdraiò sotto di me ed inizio a succhiarla, – mmmmm che pisellina che hai senti come è dura sembra un clitoride, certo che non potevi che fare la travesta co sta cosina-; – è già- gli risposi,- dal momento che le donne non mi interessano più da tanto tempo ora è solo a disposizione dei maschi porcelloni come te-.

Me la succhiava con maestria mentre con la mano mi tirava i testicoli mosci. Poi cambiammo ancora posizione e ci mettemmo a fare un bel sessantanove, io sopra di lui che ripresi a sugargli il cazzone e lui che mi leccava la pisella ma che soprattutto con le dita iniziava a scoparmi il culo, prima con uno e poi via via fino a infilarne tre, lubrificandomi il culo con della saliva. Questa azione mi fece quasi godere, ma riuscii a stento a trattenermi.

Visto l’alto tasso erotico che avevamo raggiunto era il momento di passare a qualcosa di più intenso, mi rialzai e andai a prendere nella borsetta il mio gel lubrificante, che mi misi sull’anno e che spalmai un pò anche sul cazzo di Franco. -Allora tesoro hai deciso lo vuoi prendere tutto ed io non vedo l’ora di dartelo, farò piano all’inizio ma vedrai ti farò uralre di godimento, tanto qui non ci sente nessuno-.

Mi piegai a pecora appoggiandomi sulla sdraia e lui si mise dietro di me e mi punto il cazzo sul mio ano ed iniziò lentamente a farlo entrare, iniziai a sentrlo insinuarsi dentro di me e riempirmi, lo feci fermare un attimo per far allargare bene il mio culo e poi gli dissi di continuare a infilarlo tutto fino alla fine. Ah, che goduria quando entro tutto dentro mi sentivo il culo pieno e lui che mi disse – mamma mia Lucrezia che culo bollente che hai è fantastico come il burro- dicendo così inizio a lentamente a scoparmi, io ero talmente eccitata che il mio clito che si era smosciato di nuovo comunque gocciolava di piacere: – Dio Franco che cazzo che hai mi fai morire, scopami, scopami- gli urlai, e lui non se lo fece ripetere ed inizio a scoparmi con più decisione, il suo cazzo era talemnte grosso che ad ogni affondo mi massagiava la prostata e mi provocava intensi spasmi di godimento, – che gran vacca che sei, devi diventare la mia troia fissa, cazzo, Lucrezia devi essere la mia femmina, ti voglio sfondare per bene- e mentre diceva così mi assestava dei colpi poderosi che facevano sbattere la mia pisella moscia sulla pancia.

Oramai il mio culo era diventatto una vera figa, il suo cazzo entrava ed usciva senza problemi e mentre mi scopava in questo modo godei come una vacca, sbrodolando tutta, ma rimasi eccitata, e con ancora più voglia del suo cazzo che non si stancava di affondare nel mio culo.
Dopo un pò che mi scopava a pecora decidemmo di cambiare posizione, lui si sdraio sull’erba e ed io mi sedetti sul suo palo di carne che scivolo dentro di me, e cos’ continuammo lui che mi sbattave con colpi sempre più forti ed io che mugolavo di piacere, fino a quando sentii che iniziava a muoversi con un ritmo sempre più frenetico fino a quando uralndo mi disse – ecco troia prendi tutta la mia sborraaaaaaaa- e mi venne dentro inondandomi tutta.

Con i nostri corpi che fremevano per l’eccitazione, mi sfilai il cazzo dal culo, e menre mi rialzavo sentii colare tra le gambe il suo sperma misto con i miei umori, mi inginocchiai sul suo cazzo ancora duro e iniziai a leccarlo per pulirlo per bene.
Lo leccai fino a quando non si smosciò, allora mi abbandonai sul prato assieme a lui per riposarmi.
-Cazzo Lucrezia sei una bomba del sesso, ti voglio, rimani da me stanotte ho anora voglia del tuo culo e anche domani, voglio fare tante porcate assieme a te, adesso che ho scoperto questo lato nascosto del mio caro compagno di classe, voglio che diventi la mia femmina, che ne dici?-.

Lo guardai, mentre la mia mano accarezzava il suo palo che iniziava a indurirsi di nuovo e gli dissi, – caro Franco, ora che ti ho provato e chi ti lascia più, voglio il tuo cazzo, lo voglio, lo voglio e lo voglio ancora, stanotte, domani e dopodomani-.
E da allora appena posso corro da dal mio compagno di classe per passare giorni di sesso sfrenato, con lui ma anche con piacevoli varianti, ma questa è un’altra storia.

Il giardiniere

A volte succede che i miei genitori che abitino in una villa appena fuori paese abbastanza isolata e con un ampio giardino mi chiedano di andare a dormire la qualche giorno perché loro vanno in viaggio. Io e il mio compagno ci andiamo sempre volentieri perché oltre ad essere molto grande, è ben imboshita e possiamo fare tutto il rumore che vogliamo.

Per rumore intendo guardare film porno ad alto volume , girare nudi per casa e finalmente godere tra di noi a voce alta!!! Credetemi poter urlare in certi momenti è catartico!! Raddoppia il piacere!! Era estate e i miei sono andati una settimana in crociera. Vacanza per loro ma vacanza anche per noi in piena libertà immersi nel verde e nella natura. Relax totale!!!! Ci trasferiamo qualche giorno da loro. Muniti di una valigia contenente tutti i nostri giocattoli sessuali , e giuro una valigia non basta, pieni di Buoni Propositi!! Ah che meraviglia girare nudi in giardino e farsi coccolare le parti intime dalla fresca brezza di campagna!! Ci ubriachiamo quasi subito e ci deliziamo alla vista dei nostri corpi nudi e i nostri gioielli penzolanti sotto l’ombra degli alberi di acacia ridendo e stuzzicando il nostro appetito sessuale!! Per rendere tutto perfetto a me viene la bellissima idea di fare uno spettacolino al mio amore.

Entro in casa e pesco dalla valigia di Mary Poppins il dildo più grosso che abbiamo , la mia non è stata una scelta casuale capiamoci, volevo proprio quello!!! La riproduzione minuziosa in lattice di un attore porno gay del quale non conosco il nome ma conosco a perfezione la misura del suo uccello!! Dio lo benedica, anzi lo ha già benedetto ma chi se ne frega , era il cazzo di gomma più grosso e ben fatto che avevo nella mia collezione.

Scelto e approvato!!! Mi ungo il buco del culo di lubrificante e ritorno baldanzoso in giardino pronto a stupire il mio compagno con effetti speciali!!! E cosi faccio per la prossima mezz’ora sotto il suo sguardo compiaciuto!! Credo di aver infilato il mio amante artificiale in ogni posizione e ben in vista tutto dentro il mio culo tante di quelle volte da scorgere in Gianni qualche momento di incredulità che durava un attimo visto che lui conosce bene le mie potenzialità!! Il punto massimo lo raggiungo quando lui con un piede mi spinge dentro e fuori il dildo e io godo come una cagna!! Il mio compagno sa che con una sigaretta in bocca e qualche parola porca può farmi quello che vuole!! Così mi fa mettere steso sulla sdraio a pancia in su e gambe all’aria e col mio buco in avanti e ormai bello dilatato si accende una sigaretta e da libero sfogo alla sua voglia di stuprarmi il culo con il grosso giocattolo che avevo scelto per quel meraviglioso pomeriggio.

E cazzo lui da buon figlio di buona donna com’è lo usa con una virilità tale che sembra un arma nelle sue possenti mani. Io godo!!! Godo così tanto da far finta di non sentire quante volte mi dice troia o zoccola. Ma si in fondo in quel momento lo ero. Per lui. Ad un certo punto uno dei miei sensi , l’unico forse che era in grado di ragionare in quel momento,mi dice che c’è qualcosa di strano.

Non capisco bene cosa ma assolutamente qualcosa c’era!!! Senza interrompere Gianni mi guardo un po attorno e come se avessi visto un fantasma sconcertato mi accorgo che nascosto dietro un angolo della casa c’era una figura umana che osservava tutta la scena mio dio chissà da quanto. Non voglio spaventare Gianni e guardo meglio chi si celava nell’ombra e riconosco quasi subito il giardiniere dei miei!!! Rimango di sasso e fermo Gianni e rivolgendomi al nostro guardone gli chiedo” che cazzo ci fai qua?” Lui esce allo scoperto e alla sua vista il mio compagno quasi sviene! Guido, così si chiama , avanza un po verso di noi e subito noto che ha la patta aperta e il cazzo duro dentro le mutande.

Il guardone probabilmente si era toccato o forse segato chi lo sa. Spiega subito le sue ragioni e dice che era venuto per cambiare l’orario di partenza delle pompe di irrigazione. Gianni gli dice scocciato se lo aveva fatto e perché non se n’era andato subito. Lui risponde che avendo visto la mia macchina voleva venirmi a salutare solo che non si aspettava di trovarsi davanti una scena del genere. E incuriosito ammette di essere rimasto a guardare, ma solo per poco.

Tutta la situazione era abbastanza surreale, tra l’imbarazzo e la consapevolezza di aver dato uno spettacolo al limite della decenza o dell’indecenza, questo ancora non lo sapevamo. Ma lo scoprimmo da lì a poco. Noi eravamo ancora completamente nudi. E a parte quell’imprevisto ancora molto eccitati. Senza aspettare altro tempo chiedo a Guido “che cosa esattamente ti ha incuriosito a tal punto da rimanere a guardare?” E lui risponde con un aria quasi di innocenza che era stupefatto da come io riuscissi a prendere in culo una cosa così grossa!!!! Gianni si fa una grassa risata e io mi sento quasi preso in giro!! Mi alzo in piedi e mi avvicino al giardiniere e gli dico che se si fosse spogliato anche lui gli avrei fatto esaminare il mio buco da vicino e con le dita.

Guido non è uno di quei maschi che se vedi per strada ti giri a guardare chiariamo bene. È un ometto normale, sposato, con un figlio gay ma lui non lo sa e una figlia bellissima che è una mia amica. Fisicamente non ha nulla che possa attrarre particolare interesse. E’ magro, non è alto, viso pulito, niente baffi o barba, poco pelo. Non proprio il mio tipo. Ma ormai era la e nel bene o nel male era coinvolto.

E io lo volevo coinvolgere del tutto. O vedere fin dove si sarebbe spinto. Fatto sta che senza esitare si spoglia davanti a me e quando si cala anche le mutande finalmente avevo trovato in lui qualcosa di mooooolto interessante!!!! Quanto carogna sa essere a volte la natura. Dotare di un cazzo da toro un agnellino!!! Non ci avrei mai messo la mano nel fuoco. Neanche un centesimo avrei puntato su di lui. Guido , il giardiniere , chi lo avrebbe mai detto?? Guido, il giardiniere che gran pezzo di tronco aveva tra le gambe!! E due palle penzolanti che dondolavano nel mezzo delle sue cosce a rendere giustizia a due gambette magre e storte.

Tanto da far partire spontaneamente da Gianni un appero’ !!!! Come gli avevo promesso mi giro e mi metto a pecora e gli dico ” esamina pure come tu credi meglio il mio ano”. Lui subito si precipita con una mano sul mio culo e inizia a esplorare con le dita il mio buco. Due poi tre dita e gia mi sente godere. Ti piace, mi chiede , e io si molto. Gianni gli dice di schiaffeggiarmi il culo e lui inizia a darmi di quelle sberle a mano aperta che penso, cazzo ci sa fare molto meglio di tanti altri!!! Gianni gli propone di infilarmi il dildo e lui accetta.

Mi giro a gambe all’aria e mentre Gianni lubrifica il giocattolo lui mi dice” ti piace di più se fumo una sigaretta mentre ti infilo il cazzo di gomma vero?” Caro Guido giardiniere avevi studiato bene la parte mentre ci spiavi! Comunque annuisco e lui prende una sigaretta e la accende, io sono in calore totale!!! Gianni gli passa il dildo e lui me lo punta sul buco del culo. Spinge piano , capisco che ha paura di farmi male, tenero lui! Gli dico spingi forte senza paura un colpo secco!! Con un po di aiuto da parte mia lo fa entrare e leggo nel suo volto sia incredulità che eccitamento!! Ora gioca come vuoi tu, sfoga le tue voglie!!! Lui lo fa ed è bravo.

Capisce subito come muoversi e come darmi massimo piacere!! Ci prende gusto tanto da usare anche un po di violenza. Gianni gli accarezza le palle da dietro , le prende in mano, Guido gli ordina di stringerle e tirarle , più forte!! Mi guarda e mi dice” se prendi un dildo così grosso il mio cazzo non lo sentirai nemmeno” e io gli spiego super velocemente che un cazzo di carne è ben diverso da un pezzo di gomma.

Vuoi provare a infilarlo?? Lui dice di sì e senza altri indugi mette da parte il dildo e mi infila il suo membro. Guido, il giardiniere, voleva provare a scopare un uomo, e lo stava facendo e con grande piacere da parte di entrambi mi stava sbattendo alla grande!!! Gianni si divertiva con le sue palle , le tirava, le ciucciava!!!
Guido mi guarda il mio cazzo duro e grosso e mentre mi sta fottendo me lo prende in mano e inizia a segarmi.

Sono il primo a schizzare!! Un po addosso a me e un po addosso a lui! Poco dopo Gianni gli sborra sulle palle e nel sentire il caldo seme del mio compagno sullo scroto sborra anche lui e mi riempie il ventre di calda sborra tirando un urlo che aveva qualcosa di a****lesco. E bravo Guido… il giardiniere.
Ha piantato i suoi semi e ora aspetta solo che la pianta germogli. E noi la faremo crescere questa nuova pianta ? Chissà.

Le tettone di mia moglie

Alcuni anni fa mia moglie e io abbiamo deciso di passare il fine anno in montagna e abbiamo prenotato l’albergo compresa la festa di fine anno.
Mentre la vacanza procede tranquilla incontriamouna giovane coppia, anche loro nello stesso albergo, due giovani gradevoli e simpatici: lui un giovane sui trent’anni, alto e atletico, lei sui venticinque, mora, molto attraente.

Con loro passiamo alcune mattinate incontrandoci spesso per la colazione.
Fin da subito noto che mia moglie incontrava il loro interesse, molto spesso la guardavano e poi si bisbigliavano qualcosa all’orecchio; la cosa un po’ mi diverte e un po’ mi sembra strana; di certo la compagnia di Sonia a Elena fa bene, la rende meno rigida, più alerta e disponibile.
Il suo atteggiamento e il suo abbigliamento, grazie a Sonia cambiano, rendendola più sicura di sé e del proprio corpo, il suo grosso seno non sembra più essere un problema (spesso Elena diceva che era troppo grosso e volgare); alcune volte sento Sonia dirle “Il tuo seno é così bello, non dovresti nasconderlo ma esibirlo con scollature ampie e profonde” quasi che Sonia provi una certa attrazione per Elena o, quanto meno, per il suo seno prosperoso, visto che spesso le sue mani lo sfiorano e, in almeno un paio di occasioni, é netta l’impressione di una palpata di tette da parte di Sonia alle quali Elena reagisce con risate sonore senza sottrarvisi.

Sandro, dal canto suo, spesso mi chiede dettagli di Elena e non perde occasione, soprattutto dopo che aver bevuto un po’, di accennare alla prosperosità di Elena con frasi del tipo: “certo che con tutto quel ben di Dio te la spasserai un sacco”, oppure, “lì in mezzo ti ci divertirai un sacco”.
Insomma, in me si va formando l’idea che in Sandro e Sonia ci sia una certa debolezza per la prosperosità di Elena e le sue tettone.

L’ultimo dell’anno Elena e Sonia passano tutto il pomeriggio insieme a fare shopping e la sera mi diventa evidente il motivo: le due hanno passato un sacco di tempo assieme per prepararsi.
Quando Elena mi si presenta davanti resto senza fiato, il suo abituale abbigliamento castigato ha lasciato il posto a qualcosa di estremamente sexy e provocante: indossa un paio di pantaloni di velluto stirato rosso che disegnano le forme del suo sedere, e un top molto corto e attillato che lascia scoperto l’ombelico e mette in evidenza il grosso seno, la scollatura è così larga, profonda e schiaccia assieme e verso l’alto le tettone che sembrava ti vogliano saltare addosso; insomma dà l’idea di una di quelle starlette che fanno di tutto per farsi strada a colpi di tette; devo dire la verità: la cosa, oltre a sorprendermi, mi eccita molto e non posso non pensare a tutti quegli sguardi vogliosi che si sarebbero soffermati con libidine nella sua scollatura senza sentire il desiderio di vedere le sue tettone toccate, palpate e usate in tutti i modi per il sesso
Devo ammetterlo: quando ci sono di mezzo le tette di Elena divento un vero porco, del resto non ho certo limiti nell’usarle e, per fortuna, Elena non si tira indietro.

Con l’inizio della festa mi é subito evidente che Sandro e Sonia hanno qualcosa in mente: Sonia continua a riempire il bicchiere di Elena, mentre Sandro le guarda le tette senza ritegno.
Il bere comincia a fare effetto su Elena, riducendo le sue inibizioni e così si dimena ballando incurante del fatto che le sue pesanti tette molto spesso rischiano di saltare fuori dalla scollatura; questo fà si che in molti si presentano per ballare con lei per strusciarsi contro il suo seno pesante, in modo più o meno evidente, senza che Elena se ne abbia a male.

Poco prima di mezzanotte Sandro chiede di ballare un lento con Elena, mentre stanno ballando vedo le mani di lui soffermarsi sui suoi fianchi per poi spostarsi ai lati del seno schiaccinadolo a volte con dolcezza e a volte con vigore, strappando a Elena dei gridolini divertiti; la scena mi provoca uan certa eccitazione che non riesco a nascondere; in fianco a me Sonia inizia a parlarmi: “certo che sei fortunato, Elena ha davvero delle belle tette” io riesco solo ad annuire e lei: “hai mai pensato di condividerle con qualcuno?”
La domanda mi coglie di sorpresa e mi scopro a risponderle: “Si molte volte, ma vorrei condividere solo il suo seno e non altro e non credo che questa limitazione sarebbe accettata, in più Elena non ne vuole sapere”.

Le mi sorride e: “beh si tratta di trovare le persone giuste, che sia interessate solo al suo seno e non ad altro, magari una coppia, entrambe attratti dal suo seno, nella quale lei limiti il suo lui, che te ne pare dell’idea?”
Io sorrido: “una coppia un po’ come voi due?”
Lei ricambia il sorriso: “direi di si, le sue tette piacciono molto a tutti e due, anzi, a tutti e tre.


Io: “Resta il problema che lei non vorrà. “
Lei: “Diciamo che se fosse ‘fuori combattimento’ non potrebbe avere nulla da obiettare. “
Io: “tipo farla bere a sufficienza?”
Lei: “e magari qualcosa per farla dormire un po’. “
Io: “giusto, mi domando cosa le fareste. “
Lei: “dimmi cosa le fai tu alle tette e noi ci limiteremo, ovviamente ci sarai anche tu a verificare, credo di avere capito che ti piacerebbe molto assistere.


Io: “si assolutamente, mi diverto molto con le sue tette, con ben poche limitazioni, per fortuna non ha mai grosse obiezioni, soprattutto quando é eccitata. “
Lei: “gliele maltratti anche un po’?”
Io mi accorgo che anche lei si sta eccitando e il suo respiro si fa più veloce: “si certo, é una bellezza schiaffeggiargliele e strizzarle. “
Lei, un po’ titubante: ” ….. legarle…..?”
Io: “si, certo, aggiunge qualcosa di estremo alla spagnola.


Lei emette un sospiro di sollievo: “mmmmm bene. “
In quel momento arrivano Elena e Sandro, Sonia fa un cenno di assenso a Sandro mentre io mi rivolgo ad Elena: “Rimettiti a posto, i due monumenti sono quasi usciti. ” in effetti le pesanti tette quasi traboccano dalla scollatura e un’areola fa capolino.
La festa continua tranquilla; dopo la mezzanotte, dopo aver bevuto un altro bicchiere di vino, dove Sonia deve aver messo qualcosa, Elena crolla addormentata; io la prendo in braccio e Sonia con Sandro si offrono di aiutarmi.

Appena arrivati in camera stendo Elena sul letto e subito i due giovani si mettono ai suoi lati, ognuno estrae un seno dal top.
Sonia si rivolge a me: “goditi lo spettacolo!”
Con le mani, Sandro e Sonia, fanno ondeggiare le tette di Elena e subito Sandro: “che meraviglia, e averle tutte per noi!”
Sonia: “dì che sei già duro e gocciolante. “
Detto questo Sonia si tuffa con la testa sul seno che sta maneggiando, subito imitata da Sandro che inizia a succhiare voracemente l’altra tetta.

Nella stanza si sentono i rumori del loro succhiare con frequenti schiocchi dovuti ai succhiotti che stanno facendo alle tettone di Elena.
Io gli dico: “attenti a non consumargliele con tutto quel succhiare. “
Sandro si solleva un attimo per togliersi la camicia: “Io succhierei fino a fargliele gonfiare di latte, altroché. “
Sonia si solleva per togliersi il top, guarda sorpresa il seno che stava succhiando: “cazzo guarda che roba! Il capezzolo le é diventato lungo quasi come quello di una mucca” e Sandro “E noi siamo dei mungitori.


I due giovani si rituffano a succhiarle le tettone e subito Elena comincia a gemere, io mi rivolgo ai due giovani “Siete stati bravi, é già eccitata. ” e Sandro “Forse lo era un po’ già da prima, quando stavamo ballando gliele ho schiacciate un po’ contro il mio cazzo ed ho sentito subito i suoi capezzoli indurirsi. ” e Sonia, scherzando “Porco!!” subito Sandro ricambia “Parli tu! Ho visto come gliele pastrugnavi stasera quando vi preparavate.

” tutti e due scoppiano a ridere e si rituffano a succhiare strappando a Elena mugolii di piacere.
Dopo un poco Sandro “Cazzo non ce la faccio più, mi scoppia. ” io “Ma se vieni di già poi ti rovini la continuazione. ” Sonia “Chi lui? Per due teftone come quelle di Elena é capace di venire sei o sette volte in una nottata, fidati, avvicinati e vieni a vedere. “
Poi Sonia si rivolge a Sandro “Come vuoi che facciamo?” e Sandro “Usa tu le sue tette per farmi sborrare, so che ti piace.


Io mi avvicino e Sonia rivolgendosi a me “É vero, mi piace farlo sborrare maneggiando delle belle tette grosse, in questo modo viene come un cavallo. “
Sandro si mette a ca alcioni del ventre di Elena e lascia scivolare in mezzl alle sue tette il proprio membro; a me sfugge un’esclamazione sorpresa “Cazzo!! Hai proprio un bell’affarone. ” e lui “Per le tette di tua moglie ci vorrebbe quello di un cavallo.

” e io “Non so bene come prenderla questa frase, la considererò un complimento. ” e Sandro “Lo é, fidati. “
Sonia prende con le due mani i capezzoli di Elena e solleva le grosse tette che vengono a contatto del cazzo di Sandro che ha un brivido “Cazzo che bello!! Sono bollenti e morbidissime. ”
Sonia inizia a muoverle avanti e indietro; la scena di Sonia che usa le tettone di mia moglie per segare suo marito é davvero eccitante.

Sandro mugola come un cane mentre anche Elena emette dei gemiti di piacere; il membro di Sandro si ingrossa sempre più con la testa che diventa paonazza per lo sfregamento contro le tette di mia moglie.
Sonia mi dice di avvicinarmi, prende i due capezzoli con una mano sola sballottando le tettone di Elena e senza preavviso infila una mano nei miei pantaloni tirandomi fuori il cazzo e io “Ma Sonia! Cosa ne pensa tuo marito di questo?” Sandro scoppia a ridere “Mi sto scopando le tette di tua moglie, non é certo un problema se la mia ti fà una sega.


Sonia continua a strattonare a spingere con violenza le tette di Elena mentre mi masturba, ben presto i gemiti di Sandro si tramutano in grugniti, il suo cazzo é durissimo e gocciola come un rubinetto, Sonia si appoggia alle tette di Elena deformandole tutte e schiacciandole contro il cazzo di Sandro che grugnisce più forte, io vedo che, tra le tette di Elena zampilla la sborra di Sandro formanro una pozza di liquido appiccicoso biancastro; la scena é così erotica che sto per venire anche io, Sonia dirige il mio membro verso le tette di Elena e ben presto la mia sborra va ad aggiungersi a quella di Sandro che sembra piuttosto soddisfatto “Cazzo che sborrate che abbiamo fatto.

” Sonia lo riprende subito “Adesso però é il mio turno, sai cosa devi fare. “
Sandro prende alla base le tettone sborrate di Elena e le stringe forte e Sonia ci si siede sopra strappando a Elena un breve lamento.
Sonia inizia a poi a moversi avanti e indietro sulle tettone di Elena strofinando la fica e il clitoride contro i capzzoli duri di Elena; il movimento di Sonia diventa più violento schiacciando con forza il seno di Elena mentre entrambe le donne mugolano di piacere con Sonia che dice fasi scurrili “Adesso le tue tettone sono mie vacca che non sei altro, te le massacro a shon di scolartele.


Dopo alcuni minuti anche Sonia viene inondando Elena con il suo orgasmo.
Sandro mi guarda e mi dice “Guarda adesso, lo spettacolo non é ancora finito. ” Sonia mi guarda con aria di sfida “Guarda cosa ci faccio adesso alle tette di tua moglie. ” si sente il tipico suono e sul seno di Elena, sempre schiacciato dal peso di Sonia, si vede scorerre un piccolo fiume di pp che va a lavare i residui di sborra che si trovavano tra le tette mentre Sonia quasi urla “Questo é quello che si meritano le tettone di tua moglie: essere trattati come giocattoli per il sesso e come sborratoi !

Un ex collega di lavoro

“No, vengo io da te in ufficio, dopo il lavoro” così gli rispondo.

Non ce lo voglio oggi in casa mia, nel mio letto, non lo voglio il suo ricordo, il suo odore sui cuscini, le lenzuola che profumano prima di lui e poi umide del suo sudore e del suo sperma. Ex collega del mio ex. Sono io a voler andare nel suo ufficio, sono io che lo spingerò a farlo sulla scrivania e non una qualunque. Io quell’ufficio lo conosco, io su quella scrivania ci ho già fatto l’amore, col mio ex, nei tempi in cui facevo “l’amore”…
Ma oggi non era organizzata la cosa.

E’ lui che mi scrive: “Oggi alle 13. 30?” e io rispondo ok. Non sono particolarmente in tiro con l’abbigliamento né con l’intimo. Sì, ma poi alla fine sono sempre io che mi faccio queste seghementali, con lui poi… che mi chiede spesso di farmi trovare già nuda a toccarmi…

Al lavoro, prima di andare da lui, vado in bagno. Mi ha chiesto una mia foto nell’attesa. Ok, ubbidisco, anche se mi ha sempre dato fastidio eseguire gli ordini, ma a volte lo faccio.

Ho portato con me una penna rossa per aggiungere il mio tocco personale. Mi sollevo la maglia, tiro giù soltanto una spallina del reggiseno e scopro un seno soltanto, su cui scrivo in rosso: “Mordilo”. Io a certe cose ci tengo… shitto la foto e gliela invio. Per il momento si può accontentare. Mi guardo allo specchio per l’ultima volta, mi vedo carina, lui come mi vedrà? In mente sorrido, credo che apprezzerà più che altro doti non visibili di me.

Ok, sono pronta, piuttosto eccitata ma tranquilla, mi rendo conto di quello che sto facendo, sono consapevole.
Mi metto in macchina, mentre guido mi invia un messaggio. E’ la foto del suocazzo… “Vieni a prendertelo” mi scrive. E sto arrivando, dammi un attimo! E lo sa che non riesco a scrivere messaggi e guidare contemporaneamente, quindi non gli rispondo. Raggiungo il suo ufficio, parcheggio, attraverso la strada, è a piano terra, la porta è aperta, entro, lui esce da un’altra stanza e mi viene incontro.

“Ti sei fatta attendere” dice. Niente ciao, viva la sintesi, e va bene così. Diosanto ma lui mi piace da morire, ma non poteva essere meno attraente, così non avrei capitolato? Dieci anni più di me, fisico… da paura, tatuaggi… il mio debole, simpatico, ci sa fare alla grande e no, non gli manca niente, non ci andrei a cena fuori, ma no, non gli si può proprio dire di no.
Mi viene incontro e mi bacia.

Anzi no, lui non bacia, lui divora, lui mangia, lui assapora la mia bocca, la mia lingua, le mie labbra. Ci si fionda contro, dentro, e ne è padrone, rubandomi il fiato. Mi infila una mano sotto la maglia e fa esattamente ciò che ho fatto io in bagno prima, abbassa una coppa del reggiseno e mi stringe il capezzolo tra le dita. Un brivido… dolore, piacere… dolore, piacere… sono corrente alternata…
Mi spinge verso la scrivania che è all’entrata ma io gli dico: “Andiamo nella stanza dietro, così non ci vedono dalla strada” e così mi ritrovo nella stessa stanza di dieci anni fa… cazzosepassa il tempo, ma la scrivania è la stessa, lo ricordo bene.

Lui mi ci fa sedere sopra, mi spinge facendomi allungare, stendere, e mi spoglia, i jeans, gli slip, mentre io mi tiro su la maglia senza toglierla, solo per scoprire i seni, su cui campeggia ancora la scritta. La vedo, sorrido e gli dico: “Ricordati quello che devi fare…” e infatti si abbassa con la bocca su di me e inizia a mordermi i capezzoli mentre la mano strizza l’altro seno.
“Intanto toccati” mi ordina.

Io lo adoro… Lo adoro per questo… Perché è stato il primo a chiedermi di farlo, chissà perché poi, è un gesto così splendido, toccarsi mentre si è osservata da un uomo. E lui lo chiede sempre, vuole che lo faccia in ogni momento, anche mentre glielo prendo in bocca, in ogni posizione, vuole vedermi così. E allora appoggio i piedi su due sedie, così da tenere aperte le gambe e la mano scivola giù…
Ma ci sarà un giorno in cui smetterò di stupirmi di me stessa, del mio corpo, del lago che divento quanto sono così eccitata? No, non credo, neppure adesso.

Sono liquida tra le gambe… sono desiderio liquido… carne non più solida ma sciolta… talmente pulsante e sensibile da divenire quasi dolorosa al contatto con le dita.
Lui mi osserva stesa, è in piedi, é nudo anche lui dalla vita in giù, i pantaloni e boxer a terra, si sta toccando. E io chiudo gli occhi… so che lui c’è, che mi osserva, sento la sua voce, che mi ripete spesso in questi momenti: “Sei uno spettacolo…” Effettivamente vorrei vedermi, vorrei uno specchio sul soffitto.

Mi vedrei persa, completamente, perché, quando mi tocco così, ci sono solo io… io e il mio corpo… e mi piace godere di ogni singola sensazione, seguendo le dita che entrano dentro, ne escono umide, le lascio scivolare più giù per stimolarmi tra le due aperture e poi raggiungere anche l’altra più stretta… e che lui conosce bene.
Sento le sue mani sulle mie gambe, mi interrompe, sposta le due sedie, lascia che le mie gambe scendano giù e lui si posiziona in mezzo.

Mi prende per i fianchi e mi fa scivolare verso il bordo della scrivania… lo affonda in me… senza toccarmi prima, l’avevo già fatto io… esce e rientra… un paio di volte… completamente… La sua forza, le mani che mi stringono e mi attirano a sé, le spinte sempre più profonde, una dietro l’altra… io tutto questo lo desidero, mi piace, mi fa godere…
Mi fa godere la forza che usa su di me, l’idea che lui mi consideri solo un corpo.

Non posso credere a quello che ho scritto… Godere dell’essere usata? Ma sì. Perché io sto facendo esattamente lo stesso con lui, per aumentare la distanza dal passato e sbiadire i ricordi, e proprio qui, su questa scrivania… E lo so che per questo motivo lui si porterà via per sempre un pezzetto di me perché ci sta riuscendo, perché provo finalmente piacere con un altro uomo. A occhi chiusi non mi torna in mente il mio ex ma sento solo il suocazzo che entra ed esce da me… ed è una sensazione che mi dà i brividi…
Mi dice di guardarlo, mi sollevo sui gomiti e la visione è sempre esaltante perchè lui è bellissimo da vedere, e osservare quel suo tratto di carne dura che ci lega, per questi attimi, che scorre facile in me, lo esalta, egocentrico che non è altro, anzi cazzocentrico… come si direbbe, ma aumenta anche la mia di eccitazione anche se so che in quella posizione non raggiungerò l’orgasmo.

Ma io godo anche solo nel far godere, così come gli avevo risposto quando mi aveva chiesto cosa volessi vedere in foto, prima di incontrarlo. “Voglio solo vederti godere…” e così fa… E mi viene dentro… e no, non glielo ho mai chiesto di venirmi addosso, sul seno, come mi piace, non so, si è preso tutto di me però questo non so, decido che non se lo merita ancora.
Ci salutiamo sulla porta, si avvicina e mi deposita un bacio sulle labbra.

Lo guardo stranita e me ne vado. E no, il bacio veloce in bocca sulla porta, come un marito che esce di casa devoto al lavoro, non lo voglio…
Tornerò a lavorare nel pomeriggio stravolta e euforica, come le altre volte in pausa pranzo, con un sorriso sulle labbra che faticherò a trattenere e la mia collega si domanderà: “Ma come mai questa non ride mai e ogni tanto il pomeriggio se ne arriva tutta euforica? Secondo me si fa di qualcosa…” Sì, effettivamente mi sono “fatta”, ma qualcuno…
Quando fai una cosa è perché ne hai voglia, perché ti sembra che in quel momento sia quella più giusta.

Ma poi, guardandola con gli occhi di poi… forse mi chiederò “Ma che cazzo ho fatto?” Ancora non ci credo di essere finita con lui. E sì, dai, anche se non lo ammetterò mai, anche un po’ per vendicarmi del passato, non solo per soddisfare una pura voglia. E un pensiero che mi viene in mente è ogni volta quello di inviare un sms al mio ex: “Mi sto scopando il tuo ex collega.

Viva gli ex!” ma è solo un pensiero passeggero, non scrivo nulla, trattengo ogni istinto autolesionista, ho già dato, per oggi.
Mi metto in macchina e torno a casa, avrei voglia di bere, fino a farmi girare la testa, o semplicemente vagare, con la mente, in auto, senza meta. Intanto mi sballo alzando al massimo il volume della radio e premendo a fondo l’acceleratore… chissà perché io per stare bene, per stare meglio, devo sempre prima farmi un po’ male, devo prima sentirmi un po’ male… E poi non ho voglia di pensare, nè sentire in bocca l’eventuale sapore amaro della vendetta o dei probabili rimorsi o sensi di colpa futuri.

E ogni volta che mi passerà per la testa che la Vendetta è solo l’altra faccia della Giustizia, beh… dovrò ricordarmi di ripetermi che è soltanto una grande sciocchezza.

La passione di Julie

La vidi per la prima volta ad un matrimonio, ricordo che mi passò vicino mentre chiacchieravo tra gli invitati, era vestita con un abito corto blu con drappi azzurri e al collo portava una sciarpa di seta dagli stessi colori.

Era la tipica ragazza mediterranea dal fisico piacevolmente formoso, fluenti capelli mori a boccoli, la pelle abbronzata e occhi scuri, profondissimi.
Rimasi colpito dalla sua bellezza, dalla femminilità, dal portamento, dall’eleganza con cui teneva la pochette tra le mani, dalla spontanea sensualità che trasmetteva nonostante la sua evidente giovane età.
Con una scusa assieme ad altri riuscii ad approcciarla al buffet e tra una battuta e un drink shittammo alcune foto insieme.

Da vicino era ancora più bella, il suo profumo mi inebriava, era proprio una ragazza fantastica, ma forse troppo giovane per me, un mediocre trentenne difficilmente in grado di soddisfare le aspettative di una ragazza bella e giovane come lei.
Decisi di conservare quelle foto nel pc, guardandole di tanto in tanto e fantasticandoci sopra. Fortunatamente questa passione non degenerò mai in ossessione e rimasi col sogno che un giorno avrebbe potuto diventare mia.

Passarono gli anni, riuscii ad avere la sua amicizia su Facebook e potetti così seguire la sua vita, le sue passioni, i suoi amori. Nel frattempo cercavo educatamente di farle sempre complimenti e di incoraggiarla nelle sue attività, sperando di tenermi così vivo nei suoi pensieri. Avevo infatti l’impressione che i complimenti e la mia corte le fossero graditi, così cercai di non farglieli mai mancare!
Non vedendola quasi mai in giro, le mie fantasie erano legate soprattutto a ciò che vedevo dalle poche foto che metteva sul suo profilo Facebook, immaginavo come poteva essere fare sesso con lei, le varie posizioni, come avrebbero potuto essere le sue espressioni mentre mi spompinava o me lo segava, alle cose che poteva dirmi mentre era eccitata…non poche volte mi sono masturbato pensandola.

Un giorno, dal nulla e dopo diverso tempo che non ci sentivamo, ricevo un suo messaggio in cui mi chiede strane informazioni lavorative, forse una scusa per parlarmi, penso io.
Rispondo alla sua domanda e intanto ne approfitto per chiederle come sta e se gradisce un’uscita per un aperitivo.
Con mio estremo piacere accetta e ci vediamo così in un locale.
Parlando mi racconta di essersi lasciata col suo ex dopo una storia abbastanza lunga, mi parla un po’ del suo lavoro ecc.

Le chiedo se vuole vedere la mia nuova attività, avendo da poco aperto un piccolo locale e lei con mia enorme gioia accetta.
Dopo averle mostrato il locale la faccio accomodare nel retro.
Il cuore mi batte a mille, la stanza è piena del suo profumo, io non vedo e non penso che a lei in quel momento.
Gli anni sono passati e Julie è ora più matura, più donna, più in grado di apprezzare i piaceri della vita…
Capisco che è il mio momento, mentre mi trovo dietro di lei mi faccio coraggio e le appoggio le mani sui fianchi, accarezzandoglieli…
Lei si gira con aria sorpresa quindi io la prendo e spingendola contro al muro inizio a baciarla intensamente sul collo e sulla bocca, tenendole le mani strette sul culo cercando di sollevarle il vestito.

Sento il suo respiro affannato, vorrebbe dire qualcosa, non so, io continuo a limonarla e a tenerla stretta…le infilo una mano nelle mutandine, fradicie di umori…
Non voglio staccare la bocca dalla sua e continuando a baciarla mi slaccio i pantaloni e li abbasso lasciandole il membro a portata di mano.
Le prendo una mano, gliela guido sul cazzo e sento con piacere il suo delicato tocco che mi scappella l’asta ormai durissima.

Non ci diciamo una parola, ora è solo il piacere che ci guida, in un attimo sbaragliando gli oggetti sulla scrivania la faccio sdraiare senza nemmeno finire di spogliarla.
Dopo averla baciata, leccata e accarezzata sul seno e sulle gambe tornite e lisce scendo verso il basso e spostandole le mutandine inizio una sapiente leccata su clitoride, piccole e grandi labbra.
Mentre la lecco cerco il suo sguardo, la vedo godere, gemere, respirare affannosamente, mordersi le labbra, sento che è mia…più che mai.

Mi alzo e mi avvicino al suo viso portandole il cazzo alla bocca.
Immediatamente lo accoglie tra le sue labbra carnose, succhiandolo avidamente, mentre io con la mano le sditalino la figa.
“Scopami” mi dice dopo avermelo spompinato per un po’.
Torno dall’altro lato della scrivania, la sistemo a mio piacere tirandola verso di me, prendo le sue gambe, me le metto sulle spalle, appoggio la cappella sulle labbra della sua figa ormai allagata e la faccio entrare lentamente…sento i suoi sospiri, tutta la sua voglia, le scappa un “ahh che bel cazzo hai” e questo non fa altro che arraparmi ulteriormente.

Inizio a sbatterla con forza, stando attento a non venire subito perché la voglio far godere come si deve, glielo spingo dentro fino alle palle, mentre con le mani le accarezzo un po’ le gambe, un po’ il seno che balla su e giù ad ogni colpo…osservo il suo viso, ascolto i suoi gemiti, ci guardiamo, non diciamo nulla, ci fissiamo, sento che non posso sopportare ancora a lungo l’accoglienza della sua figa e i suoi occhi nei miei, ma lei continua a fissarmi, è bellissima, mi fa godere, sempre di più…sei la mia puttana, la mia troia, sto per godere, i miei occhi sono fissi nei suoi….

vengo, vengo, vengooooooooo…. arrivo in un orgasmo violentissimo, dentro di lei, sento che anche lei viene, si inarca per godere meglio, la sente tutta, sente tutta la sborra che schizza dentro, le pulsazioni del cazzo, le sue contrazioni, siamo un corpo unico che gode con intensità incredibile, ho brividi dappertutto, poi caldo, poi ancora brividi, sono in estasi…ci baciamo mentre glielo tengo ancora dentro, non voglio toglierlo, voglio che resti ancora un po’ dentro di lei, nel suo corpo, nella sua femminilità che dopo tanto tempo sono riuscito finalmente a possedere, nel più bello e fantastico dei modi.

Ti amo Julie….

Storie di provincia

Ho 42 anni e sono ancora una bella donna. Nata al Sud, avevo studiato per fare la maestra e poi ho seguito un corso di lingua inglese ma, nonostante il mio ottimo curriculum, non ero riuscita a trovare posto in nessuna scuola. Mi sono sposata giovane e poi, per anni, avevo lavorato in una fabbrica di scarpe finché mio marito non era stato trasferito al Nord.
Questa storia comincia un paio d’anni fa… Mia figlia era ormai grande (20 anni) e studiava all’Università.

Io e mio marito avevamo comperato una casa indebitandoci fino al collo finché non accaddero due cose: la ditta in cui lavoravo fallì e a mio marito venne un infarto che lo portò alla tomba. Vedova e piena di debiti, avevo cercato inutilmente un posto di lavoro finché avevo finalmente trovato un buon impiego negli uffici contabili una fabbrica tessile.
La mia ditta aveva un unico proprietario che aveva aveva imposto un regolamento aziendale decisamente severo, e spesso avevo assistito a operaie, operai e personale degli uffici che subivano sanzioni per non avere rispettato le regole.

Le sanzioni andavano dai rimproveri verbali, a lettere di biasimo, a sospensioni dal lavoro e ci furono anche dei licenziamenti per le infrazioni più gravi.
Io, assunta da pochi mesi, non avrei potuto permettermi alcun tipo di sanzione: vedova e piena di debiti mi serviva anche il più piccolo euro se volevo che mia figlia Francy continuasse a studiare. Mantenere stipendio e posto di lavoro era la cosa più importante!
Una collega poi mi mise in guardia da due personaggi; in particolare per noi impiegate, c’era il sig.

Franco, il perito elettronico, addetto ai PC di ufficio e alle macchine elettroniche in officina.
Il sig. Franco aveva anche il compito di controllo del personale e di riferire al proprietario tutto ciò che succedeva.
A sua volta lui si faceva aiutare per il controllo delle operaie dal sig. Giorgio, operaio capo reparto. Due vere spie quindi, che tenevano in continuazione tutti sotto i loro occhi pronti a riferire la minima infrazione.

Quel giorno ero da poco arrivata in ufficio, come al solito in anticipo, e dopo aver avviato il PC aprii la posta elettronica per gli eventuali messaggi dei nostri clienti o fornitori.
C’erano un decina di messaggi, uno dei quali aveva un allegato.
Scordai la disposizione del sig. Franco di non aprire mai e poi mai messaggi con allegati senza prima avvisarlo.
Fu un attimo…e l’allegato aperto fu il veicolo di un virus che infettò immediatamente il mio PC!
Fui presa dal panico!
Non sapevo cosa fare!
In un attimo mi accorsi che il mio posto di lavoro era in pericolo! che fare?
Pensai che l’unico modo che avevo per risolvere il problema era di chiedere aiuto al sig.

Franco per quanto lo temessi e ne provassi repulsione.
Era un uomo orrendo all’apparenza di circa 55 anni, alto e grosso, immagino 100 kg, capelli grigi e faccia sempre contratta in una smorfia di disprezzo. Spesso i suoi sguardi si fermavano su noi ragazze e quando capitava a me mi metteva a disagio.
Stesso personaggio un poco più magro era il suo braccio destro il sig. Giorgio, altrettanto sgradevole di aspetto e di sguardo con la caratteristica comune all’altro di essere un uomo scortese e volgare.

Ero pallida e sudavo freddo quando mi diressi verso l’ufficio del sig. Franco, lo vidi fuori dalla porta che parlava con un collega e beveva un caffè.
Mi avvicinai timidamente e lo chiamai.
“…tu che fai qui..? che vuoi..? non vedi che sto parlando?” mi rispose severamente.
“…hem…veramente avevo bisogno di dirle una cosa…”
“…beh ..allora dilla ‘sta cosa! Che c’è?” incalzò ancor più burbero!
“…avevo bisogno di dirla in privato…”
“..in privato..? va beh…! vai nel mio ufficio che arrivo…”
Mi diressi nel suo ufficio ed entrai; non osai sedermi e lo attesi in piedi vicino alla stanza.

Mi guardai attorno e mi accorsi che era un ufficio disordinato, impregnato di puzzo di fumo e dell’odore di quell’uomo.
Dopo poco entrò chiudendosi la porta alle spalle.
Seduto alla sua scrivania mi chiese in modo sgarbato cosa volevo da lui; con voce tremante raccontai quello che mi era successo.
Non appena ebbi terminato, si alzò in piedi sbattendo una mano sul tavolo ed iniziò, come sua abitudine, ad urlare imprecazioni ed insulti irripetibili, concludendo che con quel danno al PC il mio posto di lavoro aveva le ore contate.

Mentre urlava gli occhi mi si erano riempiti di lacrime ma, con quell’ultima frase, scoppiai in un pianto a dirotto, pregandolo di aiutarmi.
Si rimise seduto.
Con calma riconquistata, mi chiese: “…e se ti aiuto… io che ci guadagno?”
“..la prego! Farò tutto quello che vuole, ma mi aiuti!” dissi disperata.
“ hei…attenzione…hai detto tutto quello che voglio! Una frase importante! Sei sicura di quello che dici?”
“…la prego…non posso perdere il lavoro…io sono vedova piena di debiti per la casa! Mia figlia studia…Saremmo rovinate! …farò tutto quello che vuole se mi aiuta a mettere a posto il guaio!”
Allora il sig.

Franco si alzò, mi venne vicino e abbassando la voce fece le sue richieste…
“Ascolta…bambina…con questo aspetto da suorina…un modo lo avresti per farmi dimenticare la cosa…e mettere a posto quel pc.
Devi sapere che io e mio fratello, e anche il Sig. Giorgio, siamo appassionati di fotografia e piccoli filmati…e…se… tu sei disposta a fare …. qualche foto…. e un filmato …ti metto a posto tutto come se niente fosse successo! …garantito!”
Rimasi a bocca aperta …e..e chiesi “ che genere di filmato?”.

Lui continuò …“tu vieni a casa mia, noi ti facciamo una bella intervista davanti alla telecamera, tu rispondi alle domande, e poi ti chiediamo di fare alcune cose…e se fai tutto tutto quello che vogliamo e se il film viene bene, tutto è dimenticato.
Ricordati che devi fare TUTTO per farmi fare quel lavoretto al pc e coprirti col capo!” e nel dire questo allungo una mano verso il colletto della mia camicia, aprendomelo leggermente, per farmi capire che cosa avrei più o meno dovuto fare.

“Mi devo …svestire… davanti a voi …e poi anche fare cose con voi…???!!! no…no…non voglio…non posso!!!!”
“Fai come vuoi…cretina!
Ma pensaci bene!! il capo non viene nel pomeriggio…hai tempo tutto oggi per pensarci.. se non accetti domani saprà tutto…ed ora fuori di qui! Mi hai già rotto le palle abbastanza!”.
Tornai al lavoro confusa e e preoccupata. Avevo mal di stomaco e mal di testa per la tensione. Per di più il mio PC era fermo e non sapevo cosa fare.

Passai tutta la mattina in crisi e non facevo altro che pensare a cosa fare per togliermi da questo guaio.
Quel i due brutti ceffi mi facevano schifo e rabbia, immaginavo che anche il fratello del sig. Giorgio non sarebbe stato diverso se non peggio.
Cominciavo a pensare che forse avrei potuto provare ad accettare di andare a fare quella intervista e quel film; se mi avessero chiesto di fare cose che proprio non mi sentivo… sarei scappata!
Mi alzai e andai a bussare all’ufficio del sig.

Franco.
Senza avere il coraggio di guardarlo, dissi che mi stava bene la sua proposta a patto che fossero solo foto. Nessun implicazione sessuale!!
“ Benissimo !!! ! Certo: solo foto e un filmino… niente roba porno… solo sexy,,, hai la mia parola. E nessuno ti torcerà un capello… Non siamo delinquenti… Oggi appena usciamo di qui si va a casa mia in campagna…vieni verso le 17,45, così avremo tutto il pomeriggio fino all’ora di cena da dedicarti.

Ci sarai tu, io, mio fratello e Giorgio;. e non vestirti troppo, in pausa pranzo cambiati!”
Mi spiegò come arrivare alla casa e mi fece uscire dal suo ufficio.
Ero sola a casa per pranzo.
Mia figlia sarebbe rientrata solo dopo cena.
Seduta a tavola, con lo stomaco chiuso dalla tensione e dai pensieri, non mi riuscì di mangiare niente.
Prima di uscire per tornare al lavoro mi cambiai.
Mi avevano detto di vestirmi poco, decisi comunque di vestirmi non troppo diversamente dal solito : un vestito nero di cotone che mia arrivava alle ginocchia chiuso da una lampo sulla schiena e una giacchetta in cotone per coprire le spalle; sotto una canottiera leggera,mutande autoreggnti e reggiseno.

Il sig. Franco al pomeriggio non mi prestò la minima attenzione.
Notai però che alle 16,30 uscì dalla ditta insieme al Sig. Giorgio.
Quando arrivai li vidi nel cortile della casa che stavano trafficando attorno a degli attrezzi agricoli. Fu facile capire che il terzo uomo era il fratello del sig. Franco: molto simile a lui nella corporatura e nei tratti del volto, più vecchio, forse anche più sgradevole per via della canottiera sudicia e dei pantaloni vecchi che indossava.

“Eccoti qua!! …brava …puntuale… dai vieni che iniziamo subito”
Li seguii come in trance… come se fosse un’altra e non io, con quegli uomini, in quel posto, in procinto di fare cose che neanche immaginavo.
Era una casa isolata di campagna e si vedeva che non c’era nessuna donna che la curava.
Il disordine era notevole nell’entrata e in cucina, ma loro mi guidarono su per le scale verso una stanza buia ed enorme, credo proprio sopra la stalla.

Accesero le luci e la stanza si illuminò di luci di riflettori come se fosse uno studio fotografico.
Le pareti erano bianche, da un lato c’era un divano pieno di macchie da un altro lato un televisore ed alcune apparecchiature di registrazione con vicino decine di cassette, poi c’era un letto appoggiato al muro, matrimoniale, con lenzuola che non venivano cambiate chissà da quando; oltre a vari riflettori ancora spenti c’erano due telecamere sopra un cavalletto dirette verso il letto e un’altra appoggiata sul divano collegata al televisore.

C’erano anche due macchine fotografiche.
“hai visto che bravi che siamo? Ti piace il nostro studio per le riprese? Sei emozionata? Non parli? Vieni che ti presento mio fratello Achille”.
Lui mi venne incontro con un sorriso strano, mi strinse la mano e allungò le dita per farmi una carezza sulla guancia. D’istinto tentai di ritrarmi.
“Che bella pelle morbida, carina hai paura ?…non ti mangio mica!!! !!”
Diventai rossa e abbassai lo sguardo.

Quella mano enorme, ruvida, da contadino, mi aveva quasi svegliato dalla trance e mi resi conto che ero da sola nelle mani di tre uomini orribili.
Mi feci forza, non volevo perdere il posto di lavoro!
“dai che cominciamo!” disse il Sig. Giorgio e rivolto a me disse “tu mettiti là davanti al letto che accendo i riflettori e intanto leggi questi foglio che poi lo devi leggere ad alta voce davanti alla telecamera e firmarlo….

se non lo firmi e non lo leggi ad alta voce puoi andare via e domani si va dal capo. ”
Mentre leggevo il foglio loro si sedettero sul divano e i riflettori illuminarono la stanza di luce calda.
In pratica lessi che dichiaravo di essere stata io a richiedere di venire in quello “studio cine-fotografico” per effettuare un provino e mettermi alla prova come attrice e che inoltre ero consapevole del contenuto erotico delle riprese per le quali ero assolutamente consenziente; poi avrei dovuto firmare davanti alla telecamera.

Io ancora in realtà non avevo capito tutto quello che avrei dovuto fare; la parola contenuto erotico per me aveva un significato molto vago.
Ero ancora convinta che mi avrebbero fatto solo qualche foto e ripresa con qualche parte del mio corpo scoperta.
Giorgio accese le telecamere sui cavalletti e prese in mano quella sul divano, Franco accese la televisione mentre Achille mi guardava fisso seduto sul divano.
“Ora inizia l’intervista, noi facciamo domande e tu rispondi.

Ti ripeto che se il film viene bene la faccenda del PC si risolve del tutto. Ok?”
Risposi di SI con un filo di voce.
Franco continuò “ fra poco qui farà caldo con tutte queste luci, meglio che ci mettiamo un poco più leggeri tutti quanti…tu togliti quella giacchetta signorina!”
In effetti era una caldo terribile e stavo sudando, così mi tolsi la giacca, e mentre lo facevo notai che i tre uomini si stavano spogliando dalle maglie, rimanendo in canottiera.

I due fratelli erano grassi, grossi e pelosi e sudavano, Giorgio era un poco più magro ma sudava anche lui. Mi facevano schifo!
Giorgio puntò la telecamera verso di me ed iniziò a filmare; mi fece segno di leggere quello che c’era scritto sul foglio; io annuii con la testa e notai che mi potevo vedere nella televisione.
Mi imbarazzai ancora di più ma poi iniziai a leggere, un poco con la
voce tremante ma tutto in un fiato.

Lui si avvicinò con telecamera e penna e mi filmò mentre appoggiata a letto firmavo la “mia” dichiarazione “spontanea”.
Poco dopo iniziarono a farmi le domande:
“Rimani seduta sul letto! Paola…?”
“…Paola”
“quanti anni hai?”
“…fra due mesi compio i 42 anni”
“sei sposata?”
“…vedova…”
“…hai figli?”
“…sì una… studia”
“Hai avuto molti uomini prima di tuo marito defunto?”
“no…no …ci siamo conosciuti da ragazzini e ci siamo fidanzati”
“…allora hai scopato solo con lui,…e con nessun altro…??”
“….

con nessun altro…”
“…e ti piaceva scopare con lui?…ti scopava bene?”
Diventai rossa rossa e non risposi.
“…allora che fai sei muta…ti scopava bene o no il tuo caro maritino?
“…sì…sì..penso di sì…ci volevamo bene!
“Non ti ho chiesto se ti voleva bene !! voglio sapere se godevi!
Quante volte ti scopava e quando ti montava se ci mette molto a sborrare o veniva in tre minuti?
Quel modo volgare di parlare mi metteva in difficoltà, io non usavo certe parole :“… lo facevamo al sabato quando lui non era stanco…io non sono tanto portata per queste cose…e poi…si insomma non è che ci mettavamo molto tempo…”
“…cazzo…abbiamo capito … lui era il classico coniglio…tre minuti e poi dorme! Ha ha ha!”
“ma tu godevi almeno un poco?”
“…sì …credo di sì…mi faceva piacere che lui si soddisfasse…”
“ma che faceva…? ti apriva le gambe ti scopava tre minuti ti sborrava dentro e poi tutto finito?
“…più o meno…è così”
“..e basta…non facevate altro?”
“…no…no..noi facevamo solo quello che vi ho detto..”
Mentre mi facevano le domande avevano iniziato ad accarezzarsi sopra la patta.

Erano eccitati!
Si vedeva dalla forma di quello che si stavano toccando.
Io mi guardai in televisione…ero rossa paonazza e il mio imbarazzo si notava davvero!
“…hai detto che ti veniva dentro…prendi la pillola? Non mi sembri tipa da pillola…!”
“…la prendo per altri motivi…miei personali…”
“…ah …ok!”
“ e altri giochi non ne facevate? Tipo prendergli il cazzo in bocca, farti leccare il culo e la figa, o prendere il cazzo nel culo?”
Nel sentire quei termini chinai lo sguardo e non risposi.

Paola, alzati in piedi …così … brava… e non stare così gobba!! non guardare in terra guarda qua! Se stai così gobba non va bene! Hai delle belle tette grandi, vedo, e le devi mettere in mostra !
Ubbidii, alzai lo sguardo e mi misi più dritta, loro si accarezzavano sempre di più.
“ecco … che misura porti di reggiseno?”
“la terza …”
“Guarda in camera! Hai dei begli occhi… e hai anche dei bei capelli..lì porti sempre così?”
“quasi sempre”
“forse fai bene, ma prova ad alzarli sopra la nuca! ecco così…hai un bel collo…così scoperto…e poi sai più da bambina”
“chissà come sono belle e sode..le tue tette.

! Dai!prova a toccartele…prendile in mano…accarezzati!”
“…no…mi vergogno…”
“il filmino sta venendo bene, non rovinare tutto, ricordati del nostro patto…!! E poi non c’è niente da vergognarsi! Non hai detto che vuoi fare vedere che attrice brava che sei?!”
Piano piano alzai le mani e mi toccai il seno…”va bene così?”
“accarezzati più forte! Stringiti le tette e mentre lo fai apri la bocca e passati la lingua sulle labbra…ecco brava così… tira più fuori la lingua!”
Mentre lo facevo mi vidi in televisione, mi inquadravano le mani sul seno e poi la bocca.

Mi vergognai davvero!
“Sai che hai una bella bocca? Proprio una bella bocca ! E che lingua!!!”
“Con una bocca così puoi fare impazzire gli uomini!!! potresti fare dei bocchini paurosi!!!”
“sai cosa è un bocchino?”
“…sì…credo”
“sai come si deve fare?”
“no…non so fare”
“bene ne parliamo dopo…così vediamo cosa si può fare per insegnarti”
a quelle parole mi venne ancora più angoscia.
“ Il nostro filmino ha un titolo…” bocca , tette e culo” ha ha ha ha!
La bocca l’abbiamo vista, le tette solo dal di fuori, e ora girati….

passiamo al Culo che aspetti??? girati !!!”
Mi girai …
“cazzo…secondo noi anche a culo non sei messa male… hai dei bei fianchi … !!! tirati su il vestito, scopriti!”
esitai…” ALLORA SBRIGATI!!! CHE CAZZO ASPETTI!!” urlò Giorgio.
Mi venne quasi da piangere e mentre singhiozzavo tirai su il vestito fin sopra i fianchi.
“Cazzo che culo che hai!!! che belle chiappe tonde!! appoggia le mani sul letto…chinati in avanti così…dai che viene un bel film!! Ora girati e lascia su il vestito…”
Mi girai ancora singhiozzando con le lacrime che mi scendevano…e col vestito alzato…
“cazzo che figa che sei…chissà che bel pelo che c’è sotto quelle mutande…!”
Achille si alzò e mi si avvicino ancora toccandosi con una mano per farmi vedere come era eccitato.

Gli dissi di non toccarmi ma lui mi si mise dietro e mi ordinò di stare tranquilla e di obbedire. Ebbi paura e mi bloccai in attesa di quello che avrebbe fatto.
Sentii le sue mani sul collo…lasciai andare il vestito e vidi nello schermo del televisore Achille dietro di me, grosso e orribile e le sue mani scendevano verso il mio seno.
Mi toccava e mi ansimava sul collo, mi stringeva fino a farmi male e intanto si strofinava su di me facendomi sentire sui fianchi e sul sedere il contatto del suo corpo e quello che aveva fra le gambe eccitato.

“…NO…. NO…. STIA FERMO…MI…LASCI …MI FA SCHIFO!!!! NOOO!” urlai come una pazza cercando di staccarmi da lui, ma era forte e fu tutto inutile.
“Adesso signorina ti spoglio…vogliamo vederti bene! Quanto sei bella! Voglio sentire quanto sei calda! voglio stringerti e farti sentire il mio cazzo quanto è duro…!!” e con foga mi tiro giù la lampo e mi abbassò il vestito ai piedi.
Ero davanti a loro in lacrime…ma Achille non si fermò.

Ricominciò a strusciarsi e a stringermi il seno , io piangevo…gli chiedevo di smetterla, ma lui mi disse “ STAI ZITTA! Smetti di frignare e fatti toccare…sei una gran figa…hai una culo da favola delle tette dure. Fammi vedere i capezzoli…” infilò le mani sotto la canottiera nel reggiseno e guardò dentro.
Si strusciava stringendomi forte, e prese a leccarmi lungo il collo bagnandomi con la sua saliva. Aveva un odore terribile, le sue mani enormi che mi palpavano mi facevano male.

Mi prendeva i capezzoli fra le dita per stringerli e tirarli.
Nessuno mi aveva mai toccata in quel modo!
Mi teneva prigioniera, era veramente forte la sua stretta, e con una mano si infilò nelle mie mutande.
Cominciai a urlare…”MI LASCI, MI LASCI ANDAREEEE…NOOOO LI’ NOOOO!. “ piangevo.
Ma lui non si fermò, era eccitato e vidi nella televisione la sua faccia mostruosa appoggiata al mio collo…mi leccava sempre più vicino alla bocca fino quasi a leccarmi le labbra…mentre con la mano mi palpava fra le cosce.

“VUOI STARE ZITTA ALLORA!! MI HAI ROTTO IL CAZZO CON LE TUE STORIE!! cazzo che bel pelo morbido che hai ……uhmm oggi mi sa che con questa ci facciamo delle sborrate a fiumi!!!…ho il cazzo di marmo e le palle gonfie…e voi?
“anche noi …ma dai … anche la troietta dell’altro giorno ci ha fatto fare delle belle sborrate!!
“questa qui però è molto meglio!!! a parte il fisico, questa mi fa eccitare perché è proprio inesperta e si fa comandare, l’altra era una piccola troietta cicciottella… non c’è voluto molto per convincerla a farci divertire.

Con tutte le volte che è venuta qui ormai… fa tutto da sola! ! Che bocchini !!!”
“peccato che abbia la bocca piccola…del mio cazzo prende solo poco sotto la cappella!!!” disse Giorgio.
“Cazzo però la sborra l’ha presa…hahaha!! cazzo se ne ha presa ha ha ha!”
“e il culo?? all’inizio ha fatto fatica…ma poi…ora lo tiene fra le chiappe come una ventosa!!! L’ho pompata come un toro!!!”
“ha un bel culo ma senza il burro non l’avremmo avuto!!”
“una spalmata di burro nel buco del culo e…poi tutto è andato liscio!! ha ha haha!”
Quei discorsi mi avevano impaurita!! ero terrorizzata da quello che avrebbero potuto farmi ! Volevo scappare!!!!
“dai allora…andiamo tutti sul letto…!
Achille mettiti comodo che posizioniamo le telecamere…e tu ragazzina vieni qui da me”
Giorgio mi bloccò per le braccia, “adesso mi raccomando comportati bene che è la parte più importante del film!
Cara la mia attrice troia!
Stai ferma che ti tolgo ‘sta roba di dosso , STAI FERMA TI HO DETTO ! STRONZA!! NON HAI ANCORA CAPITO CHE DEVI UBBIDIRE!!! ALTRIMENTI …!!”
“.. sto ferma… sto ferma.. “e mi lasciai spogliare.

“cazzo…davvero hai delle belle tette dure…vieni a sentirle Giorgio”
Si misero a palparmi in due, Giorgio davanti e Franco da dietro.
Iniziarono a leccarmi.
Provai nausea nel sentire la loro lingua sul mio corpo.
Si alternavano a leccarmi il seno e i capezzoli e a palparmi fra le cosce.
Mi stringevano con i loro corpi sudati.
Sentivo il loro pene eccitato contro di me.
Mi palparono e leccarono a lungo, eccitati, con la faccia dallo sguardo eccitato, come maiali.

Dal seno, Franco passo a leccarmi il collo con foga e poi prendendomi per i capelli salì fino alla bocca obbligandomi a baciarlo…con la sua lingua che esplorava con violenza la mia bocca. Cercai ancora di sottrarmi a questo schifo divincolandomi e urlando, ma loro sempre tenendomi prigioniera per i capelli, si passavano la mia bocca l’un l’altro obbligandomi ai loro baci osceni.
“tira fuori la lingua troia!! DAI TROIA FACCI SENTIRE LA TUA LINGUA IN BOCCA!!!”
“…cazzo Franco…questa c’ ha una bocca e una lingua che di cazzi ne prende due interi alla volta!!! non ha una lingua c’ ha un serpente!!!”
Poi mi trascinarono sul letto sempre presa per i capelli.

Loro tre si piazzarono in fondo, in fila, con la schiena appoggiata al muro ed a dei cuscini, con le gambe aperte.
Io fui costretta ad inginocchiarmi sul letto, davanti a loro. Tutti e tre si tolsero i pantloni e restarono in mutande. ,,Achille stava in mezzo, e fu il primo a voler cominciare, mentre Giorgio con la telecamera in mano ci riprendeva da vicino.
“ dai …ciccia… datti da fare… hai visto che cazzo che ho sotto le mutande?… ALLORA CHE CAZZO ASPETTI!!! DATTI DA FARE CON QUELLE MANI !!!
TOCCAMI!”
Ricominciai a piangere…” no …no… per favore… non voglio…non voglio più fare niente…”
“AVVICINATI E TOCCAGLI IL CAZZO!!! STRONZA!!!” urlò Franco.

Mi avvicinai e lo toccai… “Brava…. brava… accarezza…con tutte e due la mani…le palle e il cazzo senti come cresce? …ecco così…uhm che mani che hai…continua…. ”
Sotto la mutande il pene del vecchio mi sembrava enorme; più grande di quello di mio marito e mentre lo accarezzavo vibrava e si muoveva…ma credo che ancora non fosse completamente eretto.
“ ..dai che aspetti…tiralo fuori…prendilo in mano!”
E mentre sotto gli sguardi orrendi di quei vecchi presi l’orlo delle mutande e lo abbassai …il pene uscì di colpo, grande, e feci come mi aveva ordinato …lo presi in mano…era caldo..grosso…”
“…brava così…ora abbassa la pelle…scopri la cappella…così…brava…uhm che goduria….

uhm..così…su…. e giù…. dai..uhm, con l’altra mano toccami le palle..uhm…mi stai facendo caricare di sborra!!!!! che troia che sei…! scommetto che ti piace il mio cazzo!! Dai così…troia!!!”
lo stavo masturbando come lui voleva…non facevo altro che ubbidire come una robot…come se non fossi io a farlo…con la mano destra impugnavo il suo pene che cresceva sempre di più …. duro e con l’altra accarezzavo i suoi testicoli umidi di sudore.
Tirai giù del tutto la pelle che ricopriva …come la chiamava lui, “la cappella”, piuttosto grande col buchino in alto aperto, poi ritirai su la mano e poi ancora giù…“fermati un attimo adesso!.. se no ti sborro in mano… mi stai facendo impazzire!”
Mi fermai.

Giorgio con la telecamera in mano filmava tutto e Franco con le mani sulle mutande mi fece un cenno…
“dai…bella…vieni da me ora tira fuori anche il mio cazzo!”
Mi spostai e iniziai ad accarezzare anche lui…poi scostai anche le sue mutande e feci uscire il suo pene già in erezione…enorme! anche a lui…poi…abbassai la pelle che copriva la sua “cappella” punta e iniziai a masturbarlo…. lentamente…
Mentre lo facevo tenevo lo sguardo basso non volevo guardarli ne farmi guardare ma durò poco…
“hei …che cazzo fai? Se tieni la testa così bassa non ti vediamo in faccia! Alza lo sguardo e guardaci in faccia ogni tanto! Devi guardare un po’ il cazzo che hai in mano e un po’ in faccia a noi! Non guardare le lenzuola del letto! CAPITO!..sei proprio un’attrice del cazzo!”
Alzai lo sguardo e, mentre continuavo a masturbare e toccare i testicoli guardando quei visi alterati dall’eccitazione che mi guardavano sbavando, riabbassai lo sguardo sul pene rosso e gonfio e sulla “cappella” turgida.

“Ora tocca a me “ disse Giorgio.
Mi spostai da lui che mi inquadrava da vicino con la telecamera.
“…dai…troia…toglimi le mutande sfilamele tutte…ecco…così che con la telecamera non riesco… cazzo che bella che sei… che tette…. ti piace il mio cazzo eh…? ecco …così…scappellalo uhm, hai visto che bella cappella…così…brava…uhm ti piace il mio cazzo …troia troia troia dai così…ora guarda in camera mentre mi tocchi le palle e il cazzo…così…guarda qui…tira fuori la lingua…passala sulle labbra…ecco così …brava che troia che sei!!!”
Continuai a cambiare posizione per un po’ prima uno poi l’altro…erano loro che mi dicevano quando smettere e passare all’altro, intanto avevo sfilato le mutande anche a Franco e ad Achille.

L’odore che emanavano era terribile…misto di sudore e …di…non so neanche io come descriverlo.
Quando mi ordinarono di avvicinarmi con la bocca fu terribile!
Fu Giorgio il primo a chiedermelo.
“ dai troia…ora basta con la mano, fatti riprendere mentre lo lecchi! DAI CAZZO ABBASSA QUELLA TESTA E TIRA FUORI LA LINGUA! “
Mi misi di nuovo a piangere…ma fra le lacrime piano piano scesi col viso…l’odore acre mi bloccava… fu allora che Achille mi prese per i capelli e mi obbligò ad abbassare la faccia sul pene di Giorgio.

“dai troia! Ti piace il cazzo eh …adesso lo lecchi tutto !! dalle palle fino alla cappella! DAI TIRA FUORI QUEL CAZZO DI LINGUA!! “
La tirai fuori e iniziai a leccare con la punta della lingua sempre ghermita per li capelli.
Mi veniva da vomitare.
“…uhm brava così…tirala fuori tutta quella lingua…a cucchiaio! Ecco…così tutta fuori e ora usala tutta! dalle palle fino alla cappella…così…brava…uhm..dai che ti filmo …uhm che lingua che hai, tirala fuori tutta ho detto!.

così ecco …sei brava…troia…!
Achille lasciala andare che continua da sola! Ecco…vedi…vedi come è brava…lo sa fare da sola…. la troia!”
Leccavo il pene dalla punta fino ai testicoli cercando di non pensare a niente…ogni tanto Giorgio con la mano sulla testa mi spingeva ritmicamente per farmi leccare meglio, poi mi disse di spalancare la bocca e mi abbassò la testa obbligandomi con tutta la sua forza ad ingoiare il suo pene…mi spinse fino in fondo e quando lo sentii in gola mi venne uno sforzo di vomito.

“..cazzo..non vomitare!!…non ora…!!riprendimi il cazzo in bocca … ecco così …brava e ora succhia…troia succhia!!! succhia forte!!”
Avevo il suo pene in bocca, in sapore acre…quasi salato, succhiavo e andavo su e giù con la testa, mi aiutavo con la mano per tenerlo fermo, sentivo l’uomo che tremava.
“..Cazzo che troia che sei! Rileccami le palle!!! voglio che siano cariche di sborra per dopo…quando schizzo!!! così…così, prendile in bocca…uff..ferma ferma…..basta se no sborro adesso…”
Mi fermò, e senza darmi tregua, Achille mi prese per i capelli e mi fece leccare anche il suo pene e i suoi testicoli.

Mentre succhiavo e leccavo gemeva e si contorceva mi diceva che ero una troia e che gli stavo facendo riempire le palle di sperma; mi spingeva la testa in basso e quando avevo tutto il suo pene in bocca si inarcava…” TROIA ! TROIA! SUCCHIALO COSI’ !INGOIALO FINO ALLE PALLE arggh uhm che cazzo di bocca che hai !”
Mi venne ancora da vomitare… e lui si arrabbiò… e per fortuna lo sforzo mi passò altrimenti gli avrei vomitato addosso.

Smise di tenermi per i capelli e lasciò che facessi da sola.
Lo leccai lungo tutto il pene e attorno alla punta e si mise anche lui a tremare…”..cazzo fermati se no mi fai sborrare…!”
Mi fermai, non ne potevo più, ero stravolta.
Il Sig. Franco mi lasciò riprendere fiato e poi mi prese fra le sue cosce.
“…dai …ormai dovresti aver capito come si lavora di bocca!…leccami il cazzo e le palle…ecco così…così senza ancora toccare la cappella…così…brava…uhm… fermati sulle palle…ecco leccale e succhiale …brava così mi carico di crema bianca tutta per te!…ed ora lecca il cazzo su e giù fino a lla cappella, ahhhh ahhhh così gira attorno alla cappella…così…brava…uhm e ora prendi tutto il cazzo in bocca! Ahhhh così così…così che troia che sei!! mentre lo hai in bocca dacci di lingua….

ecco ecco…ma tu mi vuoi far sborrare!!! non mi sono mai fatto fare una pompa da una bocca così! Cazzo come è fonda!!! fermati fermati!!!”
Mi fermai ansimando con un filo di saliva che mi scendeva dalle labbra fino al suo pene bagnato, ero distrutta ma… non sapevo che ero solo a metà e che volevano fare altri “giochi”.
“riposati un attimo…sei stata brava…e intanto sdraiati a pancia in su con le gambe fuori dal letto.

Noi spostiamo le telecamere”
Feci come avevano detto mentre loro trafficavano, guardavo nel vuoto e pensavo a come ero potuta finire in quella storia.
Forse avrei fatto meglio ad affrontare il capo, ma d’altra parte la paura d rovinare la mia vita non mi aveva lasciato alternative.
Si riavvicinarono al letto.
Ero ancora sdraiata.
Achille si inginocchiò di fianco a me, Giorgio dall’altro fianco con la telecamera, e davanti a me ai piedi del letto si mise Franco.

Lo guardai aprirmi le gambe e abbassarsi con la testa in mezzo alle mie cosce.
Mi accarezzò sopra le mutande, poi spostandole un poco di lato, mi accarezzava anche sotto“…cazzo che bella figa che hai! …via questo cazzo di mutande!”
Me le abbassò di colpo, e mentre io cercavo di fermarlo, quasi strappandole me le tolse di dosso.
Iniziai ad urlare “NOOOOO NON VOGLIOOO “ lui mi disse di stare tranquilla.

“…ehi che pensi io rinunci a scoparti??? La tua figa ha bisogno di sapere cosa vuol dire farsi scopare! E poi tu hai bisogno di sapere cosa vuol dire godere!…. ora ti lecco fino a farti godere, ti lecco anche il culo, ti voglio ficcare la lingua dentro per aprirlo!”
Sentii la su lingua percorrere le grandi labbra su e giù fino al sedere, mi allargava le natiche e si infilava dentro con la lingua nel buco penetrandomi per poi tornare su a cercare il clitoride allargandomi con le dita.

sentivo solo nausea mentre i porci commentavano…
“…ti piace eh!? Ti piace farti leccare la figa … ti faremo bagnare come una troia!
.. e mi leccò ancora più forte, con violenza poi sentii il suo dito farsi largo fra le mie natiche spalancate e penetrare nel mio sedere.
Non mi fece male, sentii che scivolò dentro facilmente bagnato credo di saliva, e mentre continuava a leccarmi il clitoride mi penetrava ritmicamente col dito, spingendolo in fondo, per poi tirarlo fuori.

Ogni tanto toglieva il dito, e poi lo sentivo ritornare nel buco più in alto dentro di me…poi…due dita…dentro con forza…con movimenti anche circolari, e poi di nuovo nel sedere allargandomi fino a…. entrare con due dita, affondando nel mio sedere sempre più bagnato di saliva. Provavo schifo!!
“Calma…dopo ti faccio strillare col mio cazzo! “
Franco si alzò in piedi ed i tre si cambiarono posto.
Mi leccarono tutti e tre, mi fecero tremare ed urlare…
Mentre uno mi leccava gli altri mi giravano la testa prendendomi per i capelli e mi facevano succhiare il loro grosso pene, e con l’altra mano mi stingevano i seni fino quasi a farmi male, ma ormai ero in loro potere…in tutti i sensi.

Quando all’improvviso chi mi stava leccando, in quel momento, Franco, disse: “…e ora basta…lingua ..è ora di prendere il cazzo!
Mi spalancò le gambe, e mentre io iniziai ad urlare di lasciarmi stare …di non farlo, mi puntò la sua cappella all’entrata della fica e mi penetrò, in un colpo solo, fino in fondo.
Lo sentii arrivare tutto dentro di me e il mio pianto, piano piano, si trasformò in singhiozzi, sotto i suoi colpi violenti.

Sentivo i testicoli sbattere sul mio sedere, e lui emettere dei rantoli che mi ricordavano un grugnito, ritmicamente ad ogni spinta dentro di me.
Si passarono l’un l’altro il mio corpo e la mia bocca per un po’, poi…arrivò il momento che temevo…“…. dai ragazzina ora facci sborrare, che non ne possiamo più!
Uno alla volta…prendilo in gola…leccalo…come prima… ci fai un bel lavoro di bocca!”
Cercai di non pensare e ubbidii.

Mi infilai fra le gambe aperte di Franco e iniziai a leccare…aiutandomi con le mani…leccavo e succhiavo come volevano loro.
“ ecco troia …prendimi il cazzo in bocca così …ingoialo fino alle palle …uhm così …lo senti come è duro? LE SENTI COME E’ DUROOO!”
“…sì…è duro …lo sento…”risposi io e ripresi a succhiarlo.
Capii che era quasi al suo culmine e avevo capito che sarei stata obbligata a succhiare e leccare… tutto…e avevo paura, paura dello schifo, non avevo vai visto lo sperma di altri uomini, ne tanto meno messo in bocca; cercavo di immaginarne il sapore e allo stesso tempo pensavo al disgusto di avere in bocca quel liquido.

Sapevo che mi avrebbero costretta e che non avevo altra scelta.
Decisi di non pensarci e e di affrettare la cosa.
Con la mano presi a mastrurbarlo più velocemente, alternavo con il succhiarlo in tutta la sua lunghezza, per poi estrarlo e leccare la punta fino ai testicoli.
Lo sentii tremare sotto di me e gonfiarsi e indurirsi nella mia mano…ero pronta…
“cazzo che brava …. godoooo.
Fra poco sborroooo, eccomi, dai TROIA, dai dai ecco ecco AAAAAAHHHHH! SBORROOOOOO!!”
D’istinto, mentre con la mano lo mastrurbavo, alzai la testa per guardare, ed uno spruzzo denso e caldo mi colpì sulla guancia e sulle labbra, e dalla punta gonfia del pene ad ondate continue, lo sperma bianco usciva, colando sulla mia mia mano.

“ che cazzo fai puttana!!?? continua a succhiare che voglio riempirti la bocca di sborra “e con la mano mi spinse la testa in basso.
Mi costrinse a leccare…e…cominciando dai testicoli… tirai fuori la lingua e leccai.
Rapidamente lo sperma caldo, che colava lungo il pene, mi entro in bocca.
Cercai di reprimere il vomito fermandomi, con la bocca spalancata, in un conato, che per fortuna passò.
Poi con le labbra e la faccia piene di quella viscida crema, salii verso la punta.

Non era il sapore dolciastro a farmi schifo…..ma era l’idea di leccare, mettere in bocca e ingoiare lo sperma proveniente da quel vecchio orrendo.
“…ecco…. così…. troia ti piace la sborra, succhia…troia, riprendimi il cazzo in bocca fino alle palle …. aahhhhhh così così…cosìì succhiami tutto. Aahhhhh che sborrata!!”
Mi fermai solo quando lui smise di tenermi per la testa e mi disse di smettere.
Ero piena di sperma su tutta la faccia, gli occhi, lungo il collo ed anche i capelli e… molto ne avevo in bocca.

Giorgio passò la telecamera a un altro e disse ” e ora tocca noi a sborrare… mettiti seduta in fondo al letto appoggiata al muro sui cuscini che voglio scoparti fra le tette!”
Mi spostai e come mi girai e appoggiando la schiena al mucchio di cuscini mi ritrovai la faccia di Giorgio davanti a me.
Seduto a cavalcioni sulla a mia pancia, e il pene eretto fra il solco dei miei seni.

“ecco ragazzina, fammi una bella sega con le tette… aspetta che mi sistemo meglio…dai prenditi le tette con le mani e stringi il cazzo…in mezzo …così …cazzo che tette …abbassa la testa e leccalo quando la cappella è sulle tue labbra…. dai abbassa quel cazzo di testa!!”
Era un godimento assoluto per lui …il suo pene masturbato dal mio seno e succhiato tutte le volte che lo spingeva in avanti dentro la mia bocca aperta.

Con le mani mi teneva la testa spinta in giù con forza.
Si muoveva col bacino avanti e indietro sempre più eccitato spingendomi forte la punta la punta del suo pene sulla lingua e in bocca.
“ ti piace eh? Troia! Ti piace si o no?… eh?”
“…sì…. sì…mi piace…” mentii
“…sì …dai che fra poco ti sborro in bocca…sulle tette…. ti annego di sborrare. Eccomi …ECCOMI… ARRIVA…..AAAAAHHHHHH ! DAI …CAZZOOOO CHE POI TI SCOPO IN BOCCA!! ”
Mi tenne con forza la testa e tutti gli schizzi caldi arrivarono sulla mia lingua, sulle mie labbra…sul collo e fra i seni.

Non finivano mai i getti, e sempre andando avanti e indietro mi costrinse a leccare.
Sputai quello che riuscii a sputare.
Quando mi costrinse a prenderlo tutto in bocca per accogliere gli ultimi getti, ne lasciai colare ai lati della bocca, ma altri ne inghiottii.
Achille prese velocemente il posto di Giorgio.
“spalanca le labbra troia che voglio scoparti in bocca, ti voglio sborrare in gola!!! riempirti la bocca della mia crema !!!”
Mi prese la testa a due mani e si alzò un poco sulle ginocchia.

Avevo il suo enorme pene davanti a me.
Prima mi fece leccare i testicoli poi salire fino alla punta, e una volta dischiuse le labbra, affondò nella mia bocca.
Mi faceva andare con forza le testa avanti e indietro, ed ogni volta che arrivava in gola mi provocava un conato di vomito, ma non se ne curava, come se proprio volesse farmi vomitare.
“…dai troia, prendilo tutto il mio cazzo! voglio riempirti di cazzo! Fino in gola….

aaahhh mi piace guardarti quando lo senti in gola. Mi piace quando stai per vomitare…. sì…dai …dai !”
Lui voleva farmi vomitare! Il porco schifoso! E ci riuscì quasi.
Nell’ultimo conato, non riuscii quasi a a trattenermi, proprio nel mentre lui era al culmine dell’orgasmo, e con la bocca spalancata nello sforzo, lui si fermò un attimo a guardarmi eccitatissimo.
Fu quella vista che lo fece eccitare ancora di più.
“…cazzo ora sborro….

ECCO ECCO ECCOOO, INGOIAAAA TROIAAA!!”
Lo sentii indurirsi e gonfiarsi in bocca e poi una marea calda mi schizzò sul palato allagando la gola , la lingua…tutto.
Mi obbligò a bere… stringendomi la bocca fra le dita, e continuando a colarmi dentro il suo sperma.
Un poco usciva gocciolando sul seno, ma molto ne ingoiai, fra le sue urla e le risate degli altri.
“BEVI TROIA! INGOIA TUTTO!! BEVI AAAHHHHHH!!!MI FAI GODERE COSI’ !”
Non si accontentò di quello che mi aveva messo dentro…mi fece leccare tutto quello che aveva fra le sue cosce e, parte di quello che avevo su di me togliendolo con le sue dita e facendomele leccare.

Finalmente mi lasciarono libera: nuda sul letto, piena di sperma dalla testa alla pancia, e mi inquadrarono per un ultima volta con la telecamera in quella umiliante condizione compiacendosi del risultato finale.
In quel momento presi coscienza del mio stato, e cercai di coprirmi in qualche modo.
Mi vergognavo della mia nudità.
Cercai anche i miei vestiti.
Loro si stavano ripulendo, e gettarono sul letto anche per me, un rotolo di scottex per pulirmi.

Mi girai dall’altra parte e mi tolsi di dosso tutto lo sperma che avevo, poi infilai le mutande, il reggiseno, la canottiera ma, quando passai al vestito mi fermarono…. ”..hei…che fai…aspetta…c’è tempo!…non sono ancora le sette!…adesso ci beviamo un poco di vino dolce …coi biscotti del forno…Tu vieni sul divano con noi e ci tieni compagnia.
Non hai mai visto dei filmini porno?”
“…no…no …non li ho mai visti…ma io voglio andare a casa…!
“CAZZO! SE DICO CHE TU DEVI VENIRE QUI , VIENI QUI E NON ROMPERE IL CAZZO!” CHIARO ???”
Achille andò giù; tornò poco dopo con un vassoio carico di roba: vino, bicchieri, biscotti e una ciottolina di burro.

Appoggiò tutto sul mobile della televisione.
Mi convinsero a bere e mangiare.
Il vino era buono e ne bevvi abbastanza assieme ai biscotti.
La testa mi girava un pochino, e quando iniziammo a guardare i filmini che loro avevano girato con ragazze della ditta probabilmente ricattate come me, fu normale lasciarmi di nuovo toccare dai tre uomini.
Riconobbi varie ragazze e signore.
Guardare in tv quello che a cui erano state sottoposte mi turbò un poco.

Le vidi in varie posizioni, costrette come me, a soddisfare i loro ricattatori.
Alcune sembravano quasi esperte, e non tanto dispiaciute, ma altre piangevano in continuazione, provando ogni tanto a ribellarsi e ricevendo in cambio urla e minacce.
Le vidi prese da uno da dietro mentre davanti erano costrette a ingoiare il pene di un altro.
Le vidi piangere mentre venivano sodomizzate con forza, tra le risate e le urla di godimento.

La situazione si era scaldata di nuovo, le loro carezze su di me, mentre guardavamo i filmini si erano fatte più eccitate.
Non mi lasciarono il tempo neanche di finire di bere: seduta in mezzo a loro ripresero a baciarmi in bocca spingendo la loro lingua dentro a cercare la mia.
Mi spogliarono in fretta e poi, a turno, mi abbassarono la testa prima per leccare loro il collo… il petto villoso…il loro ventre …e infine il loro pene non ancora eretto.

Il vino e forse i filmini avevano fatto effetto su tutti, me compresa.
Uno alla volta li feci eccitare di nuovo aiutandomi con le mani e la lingua, facendo crescere grosso e duro il loro penne dentro la mia bocca, masturbando e succhiando con foga, come ubriaca del vino.
“…cazzo che troia che sei! Ci sai fare col cazzo! Ti piace il cazzo duro!!”
Mi misi in ginocchio sul pavimento e già loro avevano ricominciato a riprendere con la telecamera.

Passavo da uno all’altro velocemente
Il grosso dito di Franco entrò facilmente, mi stava spalmando il sedere di burro, capii cosa voleva fare.
“…no..nel sedere no…mi fa male…. non voglio…”
Lui non mi ascoltò..e stavolta entrò con due dita unte, spingendole dentro tutte fino in fondo e roteandole come per allargare di più il buco.
“…nooooooo mi lasci! non voglio…nel sedere, nooooo!”
“Apri le chiappe e rilassati che vedrai che si infila bene nel tuo bel culo caldo!! non vedo l’ora, e voi due tenetela ferma.

Mi bloccarono e mentre io piangevo, sentii la punta del suo grosso pene appoggiata al mio buco del sedere…mi prese per le natiche allargandomele.
Con la prima spinta sentii, con molto dolore, la punta penetrarmi, e con la seconda tutto in un colpo affondo il suo pene dentro di me.
Un urlo di dolore mi usci dalla bocca spalancata per lo sforzo, era un dolore terribile essere penetrata nel sedere.
Mi scappò un altro urlo quando lo sentiì nel mio ventre, ma anche lui si mise ad urlare come un pazzo…
“ ARRGGHH CHE CAZZO DI CULO!” poi con dei versi che sembravano dei grugniti di un maiale inizio a sodomizzarmi con forza, ripetutamente, a lungo, sbattendomi forte.

Io stringevo i denti, ma per fortuna il male iniziale era quasi scomparso.
Il burro lo aiutava a scivolare nel mio ventre ed i muscoli del mio sedere avevano ceduto, adattandosi ad accogliere la carne dura di quel uomo.
Sentirlo dentro di me, nella mia pancia, era una sensazione terribile…violenta… e stringevo i denti…tremando…mentre venivo sodomizzata.
“dai troia che ti piace essere inculata …ti piace troia…troia! Aventi, dillo che ti piace dai dillo DILLOO!!
“…sì mi piace….

mi piace …mi piace…” mentii di nuovo
Durò a lungo poi si fermò, mi fece alzare, ci spostammo dietro al divano poi mi fece chinare in avanti appoggiata con la pancia sullo schienale del divano.
“…dai puttana che ora ti inculo di brutto…!
Mi allargò ancora le natiche e mi penetrò in un colpo solo, sodomizzandomi con colpi violenti.
“…TI PIACEEEE?? EH? TROIAAA? DILLO !! TI PIACEEE?”
“…Siiii…siiii…mi piaceee…. ” dissi sottovoce sconvolta dalla vergogna.

All’improvviso Franco si portò davanti a me e mi obbligò a prendere in bocca il suo pene durissimo.
Stava per godere di nuovo, ed allora io iniziai a succhiarlo forte mentre lui andava avanti e indietro nella mia bocca.
Achille si mise dietro di me “ ora voglio incularti io, a dovere!
Mentre succhi il cazzo di Franco, voglio vedere come ti lecchi la sborra mentre si sfondo il culo!”
All’improvviso mi allargò le natiche e mi penetrò fino in fondo, in un solo colpo!
Lui mi sodomizzò lentamente…grugnendo come un porco ad ogni spinta in avanti fermandosi e spingendo contro le mie natiche come se dovesse infilare dentro anche i testicoli.

Non mi dava colpi violenti perché si stava “godendo lo spettacolo” di quello che stavo facendo con la bocca.
Franco con un urlo mi riempì la bocca di sperma…liquido…caldo..che ingoiai e non smisi di farlo fino a che lui non si staccò dalla mia bocca esausto.
“…cazzo…mi hai prosciugato i coglioni…troia…bocchinara!”
Achille però non mi diede tregua. Si chinò in avanti ed aggrappandosi al mio seno iniziò a sodomizzarmi con violenza, mi faceva male al seno tanto lo stringeva e il suo enorme pene affondava in modo spaventoso dentro di me.

Strinsi i denti ancora. Poi si fece portare una cinghia e mentre mi sodomizzava cominciò a frustarmi sulla schiena.
“ ahhhh che inculata!!! che culo che hai puttana!!! troia !!! ti voglio ti voglio ti voglio, sei mia!!! sei stata brava a succhiare la sborra!!! “
Credetti che volesse venire dentro di me, tanto mi sbatteva con eccitazione , invece si fermò e sbuffando dalla fatica, si tirò fuori, correndo rapidamente verso la mia bocca, senza arrivare in tempo; il primo schizzo caldo mi colpì in faccia colandomi lungo il naso, ma subito dopo aprii la bocca e ingoiai anche il suo sperma succhiando forte.

Giorgio sempre con la telecamera in mano volle filmarsi, chiese aiuto ad Franco che mi aprì le natiche, e poi sentii anche il suo pene duro farsi strada nel mio sedere. , tutto fino in fondo.
Franco mi teneva sempre per le natiche e mi spingeva con ritmo verso Giorgio.
Fui sodomizzata a lungo. E tutti avevano anche cominciato a usare la cinghia sulla mia schiena e sulle natiche. Ero distrutta e non vedevo l’ora che finisse questa sottomissione.

Giorgio dopo avermi sbattuta a lungo si cavò fuori e mi disse di girarmi e d inginocchiarmi.
Mi inquadrò con la telecamera dall’alto mentre a bocca spalancata, la lingua fuori e il suo pene in mano mi facevo inondare il volto dal suo sperma abbondante.
Mi inquadrò a lungo mentre il liquido bianco mi colava dagli occhi, dal naso e dalle guance, lungo il collo e sui seni.
Speravo di aver concluso quella mia umiliante performance ma evidentemente mi sbagliavo.

Giusto il tempo di ripulirmi che Giorgio, instancabile era nuovamente su di me.
Mi costrinse nuovamente a prendere in mano il suo pene in modo da eccitarlo e quando, fu nuovamente in tiro, si stese sul materasso, obbligandomi ad impalarmi fronte a lui.
Io iniziai un movimento lento, mentre le sue mani mi martoriavano le tette ed i capezzoli.
Poi mi fece abbassare sul suo ventre, ed io capii le sue intenzioni.

Da dietro, Franco era salito sul letto e puntava la sua asta al mio culo.
“Oh mio Dio, una doppia penetrazione, non credo che riuscirò a resistere” pensai.
Non feci in tempo a rendermene conto che mi trovai infarcita, con un pene nella fica e l’altro nel culo.
Achille riprendeva tutto con la telecamera.
I due si muovevano all’unisono, grugnendo.
Di lì a poco i miei due aguzzini scaricarono nella mia fica e nelle mie viscere il loro liquido caldo.

Mi adagiai sul materasso colando sperma da tutti gli orifizi.
Fu l’ultima scena del film: ripiena di sperma, con tre uomini soddisfatti attorno a me. Pensavo tutto fosse ormai finito e mi alzai per andare in bagno prima di rivestirmi.
“Dove vai, sgualdrina?”
Dissi che non potevo vestirmi se prima non avessi fatto una doccia. Franco si mise a ridere “Doccia?! Ma quella te la facciamo noi adesso, puttana!! Andiamo in bagno… a lavarci tutti e quattro!”
Feci per alzarmi ma Franco me lo impedì… “Ferma lì… tu sei una cagna e quindi ti porteremo in bagno al guinzaglio… Achille, porta qui collare e guinzaglio di Sansone…” Nel giro di pochi secondi mi misero al collo un collare di cuoio al quale assicurarono un guinzaglio “Su da brava, vieni a quattro zampe in bagno… ti ci porta il tuo padrone…” e mi trascinò nuda e lurida di sperma, con le autoreggenti tutte sporche e smagliate mezze arrotolate sulle gambe, fino in bagno.

“Ora ci laviamo tutti… e tutto… anche i buchi del culo…” disse Franco. “Ma prima devo cagare…”
E si accomodò sul water, sempre tenendomi al guinzaglio. mentre gli altri due ridevano.
Franco fece tutti i suoi bisogni poi mi strattonò fino ad avermi vicina.
“Puliscimi il culo, cagna! Prendi la carta igienica… un foglietto soltanto!! Ti consiglio di usarlo bene, perché finito quello non ne potrai prendere altri… se rimane il buco ancora sporco lo finirai di pulire con la lingua… Eccoti il pezzetto di carta” disse dandomi quel rettangolino di carta e poi alzandosi in piedi e girandosi col culo verso di me.

“Pulisci, zoccola!”
Mi ritrovai davanti agli occhi e al naso quel culo peloso, puzzolente, con i peli sporchi di merda. Mi venne un conato di vomito… riuscii a stento a trattenermi.
“Cosa aspetti? Pulisci!!! Se non lo fai ti costringerò a pulire tutto solo con la lingua… comincia!!”
Non avevo scampo. Cercai con il quadratino di carta di togliere il più merda possibile dal buco e dall’interno chiappe, ma la carta era così esigua… la piegai e ripiegai più volte finché fu possibile… poi mi ritrovai in mano un quadratino di pochi centimetri tutto pieno zeppo di merda.

Usarlo ancora sarebbe solo servito a peggiorare la situazione. Lo buttai nel water.
“Brava… ora pulisci di fino con la lingua… quando hai finito passerò un fazzoletto bianco tra le chiappe, proprio sul buco del culo… voglio che rimanga candido… se vedo anche una sola ombra leggera di sporco… tutto quello che hai fatto oggi sarà stato inutile… ti farò licenziare comunque !! Perciò ora datti da fare…”
Avevo cercato di pulire il più possibile… ma ancora qualche striscia di merda sporcava quel culo peloso… e la puzza che emanava era insopportabile.

Non avevo scelta e cominciai a leccare. Lecai con la lingua piatta, poi misi la lingua arrotolata a sigaro per poter pulire bene all’interno del buco. Franco nel frattempo si dimenava.. e mi incitava a pulire bene. Leccai senza posa per almeno un quarto d’ora poi, esausta, staccai la mia lingua da quell’orrendo culo.
Franco si girò: aveva il membro d’acciaio teso davanti a sé. “Brava, me lo fai tirare… ma prima di sborrarti ancora in gola fammi controllare il lavoro fatto”.

Prese un fazzoletto di lino bianco e se lo strusciò per bene sul buco del culo. Poi, non contento, lo infilò col dito su per il buco e lo fece girare più volte all’interno. Poi controllò il risultato.
“Sì… hai fatto un lavoro discreto… non perfetto… ma discreto… ne terrò conto… ora esegui lo stesso lavoro sui miei due compari”.
Sia Giorgio sia Achille pretesero lo stesso servizio e lo stesso risultato.

Ma Achille, dopo quasi venti minuti di leccamento, non fu del tutto soddisfatto e lo disse a Franco.
“Male… molto male… dovrò valutare stanotte il tuo comportamento… ma cercherò di essere comprensivo. Ora finiamo questo bel pomeriggio con tre bei bocchini” e me lo infilarono a turno in bocca obbligandomi poi a bere tutto lo sperma fino all’ultima goccia.
Tornai a casa distrutta nell’anima ma anche nel fisico. Dopo molte ore di pompini e di leccamenti avevo bocca in fiamme e le mascelle indolenzite.

Presi una pillola di sonnifero per non ripensare a ciò che avevo subito, mi infilai nel letto e cercai di dormire.
Al mattino seguente, arrivata al lavoro trovai un bigliettino sul mio PC -“TUTTO A POSTO”-
Franco non era nel suo ufficio. Ma pensai: come aveva potuto in così poco tempo rimettere a posto il mio PC infetto? Forse, il famoso virus…l’aveva mandato lui??
Un piccolo virus creato apposta per spaventarmi e obbligarmi a un pomeriggio di sesso e ricatti??…mah!?.

Comunque, dopo circa venti minuti, squillò il telefono. Era la segretaria del grande capo: il proprietario della ditta, il padrone, voleva vedermi! Io lo avevo incontrato solo un paio di volte nei corridoi della fabbrica e l’avevo trovato arcigno. La sua fama, peraltro, era terribile: aveva modi burberi e il licenziamento facile. Un vero e proprio padrone, di quelli che c’erano una volta.
Corsi in bagno, cercai di darmi una pettinata e di controllare che fossi a posto e andai verso il suo ufficio.

Le sue tre segretarie mi fecero aspettare in piedi pochi minuti. Inutilmente chiesi se sapessero qualcosa, il perché di quella strana convocazione, ma furono tutte glaciali. “Non bene” pensai.
Finalmente una di loro venne avvisata dal gran capo che era giunto il mio momento e mi accompagnò fino alla porta.
All’interno di quell’ufficio, tutto in boiserie e in pelle verde bottiglia con una libreria immensa, dietro a un’imponente scrivania c’era lui, il commendator Salvini.

Davanti alla scrivania c’erano due grandi poltrone: una era vuota, l’altra era occupata ma non potevo vedere chi ci fosse seduto perché gli alti schienali facevano da schermo.
“Ah, eccola, signora Cantoni… stia pure in piedi ma si avvicini…” Aveva lo sguardo glaciale e la voce non prometteva nulla di buono… Che quel mascalzone di Franco non le avesse aggiustato il pc? Perché il padrone aveva voluto vederla?
Restai di ghiaccio quando, fatti pochi passi fino a raggiungere la scrivania vidi, seduto alla poltrona c’era proprio Franco!
“Dunque signora Cantoni, il signor Franco mi ha riferito che lei è una brava ragazza, lavoratrice… ma con i pc davvero non ci sa fare… se non fosse stato per lui avremmo avuto dei problemi con un virus che lei aveva fatto entrare in azienda… ma il signor Franco ha un cuore d’oro e, dopo averle aggiustato il pc è venuto da me ad avvisarmi.

Io volevo sbatterla fuori dalla ditta ma lui mi ha chiesto di non farlo… dice che si fa garante lui e che in qualche mese la trasformerà in una donna superesperta di pc. Perciò mi ha chiesto – e ottenuto – di averla come segretaria particolare: da subito lavorerà nel suo ufficio alle sue dirette dipendenze. L’ufficio del signor Franco non è grande, ma c’è posto per una scrivania supplementare… Veda di non deluderlo perché altrimenti si troverà fuori ditta in un attimo! E gli dica “GRAZIE” perché se non fosse stato per lui io l’avrei già spedita a casa.

Lo ringrazi, svelta!”
“Grazie”, balbettai, ancora sotto choc.
“Bene, signor Franco… ora può andare… lei invece, signora Cantoni, rimanga qui”.
Quando Franco fu uscito il commendator Salvini mi squadrò da capo a piedi più volte. Indossavo una camicetta di nylon rosa e una gonna blu notte. Avevo un collant scuro e scarpe con tacco medio… dopo l’esperienza di ieri non volevo essere appariscente… in quel momento il sesso e gli uomini mi disgustavano…
“Venga qui, di fianco a me!” disse con tono burbero.

Io ubbidii e mi misi al suo fianco.
Sul piano della scrivania c’erano tre foto grandi: nella prima ero seminuda con le mie autoreggenti, nella seconda facevo un pompino, nella terza ero posseduta da Giorgio mentre sbocchinavo il fratello di Franco.
“Non sarà brava coi pc ma per altre cose ci sa fare…”
Ero impietrita dalla situazione e non riuscivo ad aprir bocca.
“Sollevi un po’ la gonna… presto che ho molte cose da fare…”
Ero sconvolta ma sapevo anche che il mio lavoro era appeso a un filo… sollevai la gonna.

“Di più… di più…”
Ubbidii.
“Ah… le donne d’oggi… i collant… li odio i collant… da domani verrà in ufficio con calze e reggicalze, come piace a me, chiaro?”
Annuii con la testa.
“Bene, adesso si sbottoni la camicetta e si metta qui sotto la scrivania… in ginocchio.. svelta!!”
Quando fui sotto, lui si aprì la patta dei pantaloni e tirò fuori il membro. Era grosso ma flaccido.
“Lo lecchi bene, signora Cantoni… palle, asta e cappella.. in continuazione finché non glielo dico io.. chiaro? Adesso cominci a leccare.. svelta!”
Pochi secondi dopo che la mia lingua accarezzava quel cazzo, il membro iniziò a gonfiarsi e indurirsi.

Continuai a lungo mentre il grande capo si impegnò in alcune telefonate di lavoro.
“Bene… ora cominci a succhiare, signora Cantoni… e non smetta finché non glielo ordino io, chiaro? Quando verrò nella sua bocca lei dovrà inghiottire ogni cosa… odio vedere in giro rimasugli… del mio sperma… e quando ha smesso di succhiare la mia linfa continui a tenerlo in bocca… chiaro? Decido io quando dovrà smettere. “.

Sara ed il fratellino feticista

“Come mai hai smesso di tormentare tua sorella, tutto d’un tratto? Hai messo la testa a posto, o ti sei semplicemente scocciato?” chiese papà Andrea a suo figlio Francesco.
“Non mi piace essere monotono” rispose Francesco, 20 anni, che effettivamente aveva sempre tormentato sua sorella Sara, 18 anni, rompendole le shitole e prendendola in giro.
“Te ne rendi conto solo dopo anni e anni di monotonia?” disse il padre, ridacchiando. “Veniamo al dunque: domani mattina io e tua madre partiamo, e mi raccomando! Non fateci trovare casa distrutta, al ritorno”.

“Sì, pa’, non siamo bambini!” disse Francesco, seccato.
“Beh, conoscendovi direi che le mie preoccupazioni sono più che giustificate. Ma sì, dai, negli ultimi giorni ho notato un netto miglioramento; mi fido di voi” disse il padre, dando una pacca sulla spalla di suo figlio.
Effettivamente, erano alcuni giorni che Francesco non aveva minimamente osato di rompere a sua sorella. Ma di certo non era stata la noia a far mettere la testa a posto a Francesco.

Francesco era un ragazzo nella media della sua età, scuro di occhi e di capelli, non il tipico palestrato, ma un fisico apprezzabile dalle ragazze.
Sara, sua sorella, aveva lunghi capelli biondi ed occhi verdi. Anche lei era molto apprezzata da tutti i ragazzi, essendo molto carina.
Fratello e sorella erano molto diversi caratterialmente: Francesco era un tipo pieno di sé, molto vanitoso, estroverso, e spesso anche buffone. Sara era una ragazza molto riservata, e in genere se ne stava tranquilla per conto suo.

Francesco amava tormentare sua sorella: coglieva sempre l’occasione per prenderla in giro, per stuzzicarla, sia davanti la famiglia che davanti gli amici.
Ma lei era sempre rimasta impassibile, in silenzio; o perché incapace di reagire, o perché poco se ne fregava. Qualche volta, invece, aveva anche pianto, silenziosamente ed in segreto.
La svolta c’era stata in un caldo pomeriggio di luglio. I genitori di Sara e Francesco sarebbero dovuti partire per trascorrere dieci giorni al mare; ovviamente, data la loro età, i due fratelli sarebbero rimasti a casa, andando al mare solo occasionalmente, con gli amici.

In quel fatidico pomeriggio, i genitori erano in giro, per le ultime spese per la vacanza; Sara era a casa di un’amica, e Francesco era rimasto da solo, a casa. L’occasione perfetta per smanettarsi con dei filmini fetish.
Sì, nonostante il suo carattere forte, Francesco nascondeva anche un’indole sottomessa. Era un amante dei piedi femminili e della dominazione. Si sentiva schiavo delle belle ragazze, a cui si sarebbe sottomesso molto volentieri. Nonostante avesse già avuto delle ragazze, ancora non era riuscito a realizzare quel suo desiderio nascosto.

L’unico sfogo l’aveva trovato in internet.
Il caso volle che quel pomeriggio Sara aveva deciso di rincasare prima.
Francesco aveva il volume al massimo, sicuro che avrebbe avuto ancora molto tempo a disposizione. Stava vedendo il video di due mistress russe, che dominavano il loro schiavo nella loro lingua, con sottotitoli in inglese.
“Eh bravo!” sentì improvvisamente Francesco. Sua sorella Sara era dietro di lui, e guardava la scena, disgustata. Non sapeva cosa fosse peggio: un uomo nudo ai piedi di due donne, sul monitor del pc di suo fratello, o suo fratello stesso, col suo membro in mano.

Francesco d’istinto stoppò il video e si rialzò velocemente i pantaloni, rosso in volto, e urlò:
“Ma ti decidi a uscire? Cazzo ci fai già a casa?”.
Ma Sara non si mosse di lì.
“A te di certo non dovrebbe importare un cazzo di cosa ci faccia io a casa. E’ casa mia, oltre che casa tua. E di certo non mi faccio dare ordini da te in questo momento. A te questo piace, allora? Questo si nasconde dietro il tuo carattere di merda? Un uomo che si eccita guardando un uomo nudo ai piedi di due sgualdrine che lo frustano? Mi sento proprio delusa.

Stronzo, sì… ma fino a questi livelli no, che cavolo!” urlò Sara, con una calma ed una freddezza spiazzante.
Francesco avrebbe voluto morire per la vergogna.
“E a te non deve importare cosa mi piace… a me piace di tutto, piace cambiare…” fu la prima scusa che riuscì a trovare.
“Ma quale cambiare!” sbraitò Sara. “Ora sarai tu, a cambiare. Le cose in questa casa, cambieranno. Ora sarò io a dominare te.

Ma non come fanno quelle donne in questi schifosissimi video senza trama da quattro soldi. Di certo non ti metterò i piedi in faccia per dieci minuti per poi farti sparare un segone, e sono sicura che lo faresti anche, porco pervertito. Io ti dominerò nel vero senso della parola. D’ora in poi smetterai di usare quel carattere di merda contro di me, e anzi, ti renderai molto utile. Dovrai smettere di rompermi le palle, quando sto con le mie amiche mi devi lasciare in santa pace con loro, devi smetterla di pavoneggiarti, almeno quando ci sono pure io.

E, come detto prima, ti renderai utile per molte cose. Mi puoi fare da tassista, puoi ‘aiutarmi’ a pulire la camera, e tante altre cose.
E poi, se proprio ogni tanto ti voglio far divertire un poco, ti lascerò l’onore di potermi massaggiare i piedi. Tanto, lo so che ti piacerebbe, e voglio anche vedere fino a che punto sei uno schifoso pervertito. Se non accetti queste condizioni, beh… credo che le mie amiche e i tuoi amici potrebbero qualcosa su cui spettegolare.

Io odio farlo, ma loro potrebbero trovarlo divertente. Ai nostri genitori non dirò nulla, per non dargli un gran dispiacere. Ma tu da ora in poi dovrai tremare, quando ci sono io. Ma stai tranquillo, tra pochi giorni mamma e papà partono: hai scelto un ottimo momento per farti trovare in flagrante. Avremo molto tempo per parlare e metterci d’accordo sulle cose. Ora ricomponiti e vai a vedere se in camera mia c’è qualcosa da mettere in ordine”.

‘Che coglione che sono!’ pensò Francesco. L’ultima cosa di cui aveva bisogno era farsi sottomettere da sua sorella… che piano piano si avvicinò, e gli mollò un ceffone forte e sonoro sulla guancia, facendogli molto male.
“A dopo, schiavo” disse Sara, calcando molto accuratamente la parola ‘schiavo’; poi scoppiò a ridere, e se ne andò.
La reazione istintiva di Francesco sarebbe stata quella di picchiarla selvaggiamente… ma dopo tutto, lei era venuta a conoscenza del suo segreto più oscuro.

Una sola parola, e avrebbe perso la dignità. Voleva uscirsene da quella situazione, ma doveva pensare bene come. Sapeva benissimo che sua sorella non era una stupida, e sarebbe stato difficile scendere a patti con lei, dopo anni e anni di tormento.
Francesco andò in camera di Sara, che fortunatamente, non era molto disordinata. Mentre riordinava quelle poche cose che erano in giro, Francesco pensava frenetico: sarebbe riuscito ad uscirsene da quella situazione infernale?
Riordinando la camera di Sara, Francesco rimase ammirato dal suo ordine e dalla sua pulizia.

Fortunatamente, non c’era un granché da ordinare o pulire, il grosso già era stato fatto da Sara. Sulla scrivania, Francesco notò alcune fotografie di sua sorella con alcune amiche: sua sorella era una ragazza molto semplice e sorridente. Rimase qualche minuto a fissare quelle foto; doveva essersi comportato davvero da stronzo, per farsi odiare così tanto da una ragazza così; perché, effettivamente, per arrivare a quel tipo di ricatto, Sara doveva odiarlo davvero parecchio, e Francesco non vedeva un metodo di riappacificazione; Sara aveva finalmente avuto la sua occasione per capovolgere la situazione in famiglia, e difficilmente se la sarebbe fatta scappare.

I giorni successivi, alla vigilia della partenza dei genitori, si avvertivano già i primi segnali di cambiamento: Francesco non osava guardare sua sorella negli occhi, sia per l’imbarazzo di essere stato scoperto a masturbarsi davanti un video fetish, sia per paura che potesse aprire bocca davanti i suoi (anche se effettivamente lei aveva promesso di non proferire parola davanti a loro, ma avrebbe benissimo potuto cambiare idea da un momento all’altro).
I genitori notarono questo improvviso cambiamento, e ciò portò il padre a chiederne il motivo a Francesco, che si giustificò menzionando la noia.

La sera prima della partenza, i genitori fecero le solite raccomandazioni ai figli; di stare attenti alla casa, di non lasciarla troppo da sola, soprattutto di sera, di non sprecare troppa corrente elettrica, e, soprattutto, di non litigare tra di loro.
Dopo le raccomandazioni dei genitori, Sara prese Francesco da parte, tirandolo per un braccio, e gli disse:
“Anche io ho delle raccomandazioni da farti, Francesco. Ma ne parleremo domani mattina, a quattro occhi, tranquilli tranquilli.

Sogni d’oro bambino mio” e gli schioccò un bacio sulla guancia.
Evidentemente, Sara si stava godendo il suo momento di gloria.
La mattina dopo, i genitori partirono, e Francesco rimase a dormire fino a tardi… o almeno, fino al momento in cui Sara entrò in camera sua, accendendo la luce, abbagliando i suoi occhi.
“Spegni quella luce!” urlò Francesco istintivamente.
Sara si sedette lentamente sul suo letto, e gli mollò un ceffone improvviso e violento.

“Ancora pensi di dirmi cosa devo e cosa non devo fare? Allora cominciamo davvero male, Francesco” disse Sara, con una calma allucinante. Non sembrava arrabbiata, voleva semplicemente godersi quei momenti in santa pace, per quella che sapeve essere una tortura per un tipo come suo fratello.
“Tu non puoi permetterti di infrangere le mie regole” continuò Sara. “Oppure… dalla mia bocca potrebbe… ecco… sfuggire che tu ti stavi smanettando davanti al computer.

Ma mica un semplice porno? Ovviamente no! C’erano due belle puttanelle straniere, che si divertivano a schiacciare un uomo nudo ed insignificante… esattamente come te: non dirmi che non ti sarebbe piaciuto essere nei suoi panni; anzi, nei suoi NON panni, visto che era nudo. E poi? Cosa penserebbero i tuoi amici di te? O le mie amiche? Non penso che ci faresti una bella figura, soprattutto coi maschietti. Visto che stronza che sono, Francy? Ma no, dai.

Lo stronzo sei tu, che, pur essendo un sottomesso del cazzo, hai sempre voluto fare la parte del buffone, rompendomi le palle in una maniera indicibile”.
Francesco era seccato di dover riascoltare quelle cose; ogni parola di sua sorella era una pugnalata diritta al cuore. Ma che avrebbe potuto fare? Picchiarla? Avrebbe solo peggiorato le cose. Minacciarla? Ma di cosa? Lei aveva la coscienza pulita, e non gli veniva in mente nessuno stratagemma per sistemare le cose.

Avrebbe solo dovuto collaborare; e si aspettava un prezzo altissimo da pagare. E infatti, sua sorella fu inflessibile.
“Ora cominciamo con le regole” continuò Sara. “Per prima cosa, in casa, sarai sempre tu a mettere in ordine, e visto che sei un buono a nulla, ti dirò io come fare, e guai a te se mi fai ripetere una cosa più di una volta. Poi, papà ha detto che dobbiamo dividerci i momenti in cui accendere l’aria condizionata nelle nostre camere, quando riposiamo o quando andiamo a dormire; inutile dire che tu mi cederai tutte le tue volte.

Tu potrai accenderlo solo quando io non sono in casa, perché quando ci sarò, accenderò sempre e solo il mio, e non pensare minimamente di venire in camera mia per scroccare un po’ di aria fresca, devi marcire al caldo, davanti i tuoi video: farai un mix di sudore, tra calore ed eccitazione. Poi, mi aiuterai economicamente: se mi serve una ricarica telefonica, o qualsiasi altra cosa, come un’uscita, un ingresso in spiaggia o al cinema e tante altre cose, sarai tu a sborsare i soldi, dai tuoi risparmi; i miei me li conserverò con tanto amore.

Inutile dire che se solo lo volessi, tu dovrai accompagnarmi da qualsiasi parte io voglia, a qualsiasi orario, e non m’importa che impegni tu abbia preso; anzi, se hai intenzione di fare qualcosa, vienimi prima a chiedere il permesso, che è meglio. Poi organizzeremo una serata con amici in comune, perché ti voglio osservare durante tutta la serata, e tu dovrai essere teso come una corda di un violino per tutto il tempo, temendo che io possa dire qualcosa; e guai a te se sgarri, potrei davvero parlare senza pietà.

E poi mi darai i numeri di telefono di tutti i tuoi amici più stretti, che devo averli a portata di mano: non sia mai dovessi fare qualche avviso urgente. Su, dai, muoviti!”.
Francesco rimase pietrificato: pretendeva addirittura i numeri dei suoi amici. Un piccolo momento di rabbia, o di nervosismo, e lo avrebbe sputtanato senza pietà.
“I numeri… i numeri dei miei amici? Ti prego, no!” disse Francesco. “Io… io farò tutto quello che vuoi, davvero, e ti chiedo anche scusa per il mio comportamento nei tuoi confronti, davvero, però ti prego, i numeri dei miei amici no! Ti scongiuro”.

Si stava facendo piccolo piccolo.
“Eh no, caro mio. Quanto può essere facile, ora, usare quel termine, quella piccola parola: ‘scusa’? Hai avuto centinaia, migliaia di occasioni per chiedermi scusa, e per cambiare carattere, per cambiare atteggiamento. Ma non lo hai fatto; ed ora le tue scuse non valgono un cazzo, perché non sono sincere, non sono dettate dal tuo cuore, ma dalla tua paura, dal tuo orgoglio: il solo pensiero che io possa dire qualcosa ti terrorizza, non ti lascia respirare.

Ma io la promessa l’ho fatta, ed io le mantengo, le promesse, perché sono una persona corretta, al contrario di te. E come manterrei la promessa di non dire niente se farai filare tutto liscio, così manterrei la promessa di sputtanarti davanti chiunque, se non mi starai a sentire. Ed ora, come ti ho detto prima, dammi i numeri dei tuoi amici. Subito!” esclamò Sara.
Francesco desiderava ardemente di picchiarla, di spaccarle la faccia, il naso, e tutto ciò che aveva a portata di mano; ma così avrebbe solo peggiorato la situazione.

Sarebbe finito nei guai con i suoi genitori, per aver messo le mani addosso a sua sorella, e sarebbe finito nei guai col resto del mondo, perché sua sorella l’avrebbe sicuramente sputtanato. Prese il cellulare, e Sara glielo strappò di mano, copiando i numeri di tutti i suoi amici più stretti.
“Ti piacerebbe leccare i piedi delle mie amiche, verme?” chiese Sara divertita.
“Sara… ti prego, così mi metti in imbarazzo; non mi è facile parlare di questo” fu la risposta di Francesco.

“Ah, ed io mi dovrei preoccupare dei tuoi sentimenti, adesso? Quando tu, per anni, non ti sei fregato di nulla! Non ti importava se io mi sentivo umiliata o meno; l’importante era alzare la cresta. Ma dimmi un po’. Non è che ti piacerebbe provare coi miei?” chiese poi Sara, incuriosita.
“No…” fu la risposta iniziale di Francesco.
“Taci!” urlò Sara, e dicendolo, alzò lentamente il suo piede destro: aveva un piede 38, molto carino, curato, e pulito: Sara amava prendersi cura del proprio corpo; però al momento non aveva nessuno smalto.

Mise lentamente il piede sotto il naso di suo fratello, che ebbe un attimo di esitazione; poi, capendo che non aveva più niente da perdere si lasciò andare: dopo tutto, non aveva mai realizzato le sue fantasie fetish.
Socchiuse lentamente gli occhi, e comincio ad odorare lentamente i piedi della sorella. Non sapevano di niente, forse solo una leggerissima sudorazione, che tuttavia non le facevano puzzare il piede. Poi, mano mano, Francesco cominciava ad abbandonarsi.

Chiuse gli occhi, e baciò appassionatamente il piede di Sara, afferrandolo tra le mani, stampandoselo sul viso.
Sara fu sorpresa da questa improvvisa reazione, e ritrasse il suo piede, dando prima uno schiaffetto sulla guancia del fratello.
“Cazzo, ma tu fai sul serio!” urlò Sara.
Francesco era ancora mezzo tramortito, e Sara notò una lieve erezione tra le cosce di suo fratello.
“Ma allora sei proprio malato!” continuò ad urlare.

“Addirittura eccitarti con tua sorella. I piedi di tua sorella! Sarai mica i****tuoso? O sono i piedi che ti portano in questo stato di catalessi? Oh, cazzo, rispondi!” disse, e gli diede un altro colpo in faccia, col piede. Anzi, cominciò a dargliene più di uno.
“I tuoi…. i tuoi piedi sono bellissimi” disse Francesco, ansimando. Ormai era fatta, era eccitato, e vedeva in sua sorella una potenziale padrona. Se proprio non poteva uscirsene da quella situazione, beh… tanto valeva, rigirarla a modo suo, in suo vantaggio, cercando di trarne piacere, in qualche modo.

“Ah i miei piedi sono belli? E dei bei piedi, di tua sorella per giunta, ti portano a questo stato di eccitazione? Secondo me tu sei malato, bello mio” disse Sara, cominciando a provare sempre più gusto a maltrattare suo fratello, quello che per anni era stato il suo aguzzino. In realtà, Sara non disprezzava i feticisti, disprezzava suo fratello, e ogni scusa era buona per maltrattarlo. Stava approfittando di quella situazione per vendicarsi, semplicemente.

“Sara… ti prego… io…” ma Francesco non continuò mai a dire quello che avrebbe voluto. Stava perdendo la testa, e l’unica cosa che desiderava, in quel momento, era di sottomettersi ai piedi di sua sorella, magari invocando perdono.
“Taci! Stai zitto!” urlò invece Sara. “Non ho per niente voglia di sentire la tua voce, soprattutto ora, che stai arrapato peggio di un cane. Stenditi sul pavimento, cane, ora! E non proferire parola, tieni quella cazzo di bocca chiusa!”.

Ormai si stava calando nel ruolo, ed era consapevole che stava procurando del piacere a suo fratello. Lo fece stendere, e gli stampò i piedi in faccia.
“Dai, bacia! Fammi vedere quanto cazzo sei uno schifoso pervertito. Ti stai umiliando ai piedi di tua sorella minore, della tua sorellina che avevi sempre preso in giro, e questo per sfogare i tuoi desideri malati. Sono pronta a scommettere che nessuna ragazza ti concederebbe di farlo senza considerarti un malato.

Saresti proprio perfetto per essere il cane mio e delle mie amiche. Ma non ti credere che io ti voglia rendere la vita facile, stronzo. So che ti piacerebbe trovare finalmente un gruppo di ragazze che ti trattino per quello che sei, ma per questo ti devi servire ancora di internet. Quando lo vorrò io, è chiaro!”. Dicendo queste cose, Sara muoveva frenetici i suoi piedi sul volto di Francesco, e non sapeva se lui la stesse realmente ascoltando, perché ormai, per lui, esistavano solo i piedi di sua sorella.

Sara notò l’eccitazione di Francesco, e gli mollò un calcio tra le palle, ma lui non si ribellò, anzi, ne trasse piacere.
“Non ti permettere ad eccitarti troppo, schifoso maiale!” urlò Sara.
Nel frattempo, squillò il cellulare di Sara. Stetta una decina di minuti a telefono con una sua amica, durante i quali trascorreva il tempo a tormentare Francesco coi suoi piedi, calpestandolo, infilandogli i piedi in bocca, schiaffeggiandolo, e salendo anche su di lui.

Alla fine della telefonata, Sara levò i piedi dalla faccia di Francesco, e gli ordinò di ricomporsi.
“La festa è finita, schiavo” disse Sara, ridendo. Ricorda cosa ti dissi l’altro giorno: ti avrei concesso un po’ i miei piedi, ma poi stop. I tuoi compiti veri sono quelli di obbedirmi e basta. Sabato sera invito le mie amiche a casa, e tu mi sarai molto utile: mi aiuterai a preparare tutto, e, ovviamente, a fine serata metterai tutto in ordine.

E vedi di obbedire per filo e per segno a ogni cosa che ti dirò… o poi potrebbe scappare la leccatina di piedi a qualche mia amica… ahahah!”.
Francesco era combattuto: era sia eccitato che preoccupato. Quei dieci minuti in cui sua sorella l’aveva trattato da schiavo, si era sentito in paradiso; figuriamoci, poi, cosa sarebbe stato se avesse fatto lo schiavo di tutte le sue amiche. Ma un conto era la fantasia, un altro conto era la realtà.

Ci sarebbe andato di mezzo la sua dignità davanti le amiche di sua sorella, davanti le quali si era sempre professato come un Dio. E poi… il segreto sarebbe stato condiviso da più persone, ragazze, d’altronde. Era improbabile che tutte loro avrebbero mantenuto il segreto; avrebbe fatto il giro di tutto il circondato in un batter d’occhio. Meglio restare cauti, per il momento.
Sara parve leggergli nel pensiero.
“So che questa notizia ti ha turbato, ma ora datti da fare: si deve fare la spesa, e ovviamente la farai tu; e poi si devono rifare i letti, altro compito tuo.

Mentre stai fuori, penso a cos’altro poter farti fare. E poi, con calma, ti dirò le mie intenzioni per sabato sera quali sono. Ora vai!” gli ordinò. E Francesco, che ormai pendeva dalle labbra di sua sorella, si vestì, e si avviò verso la porta, mentre Sara accese l’aria condizionata nella stanza di suo fratello, si sdraiò sul suo lettino, e si addormentò.
Quando Francesco tornò a casa, dopo aver fatto la spesa, trovò sua sorella Sara che dormiva ancora, in camera sua.

Aveva il volto rilassato e il respiro lento. Da un lato gli dispiaceva doverla svegliare… ma d’altro canto lei lo stava maltrattando da giorni, quindi forse sarebbe convenuto lasciarla dormire un po’. Forse così avrebbe avuto un po’ di pace.
Approfittando del fatto che in camera sua era accesa l’aria condizionata, Francesco si sedette stesso lì, sperando che sua sorella si fosse svegliata il più tardi possibile, perché già sapeva che una volta sveglia avrebbe cominciato a comandarlo a bacchetta, e lui non aveva le carte in regola per poter reagire.

Pensando, Francesco realizzò che, nonostante tutto, quella mattina sua sorella lo aveva fatto eccitare in una maniera pazzesca: per la prima volta in vita sua aveva potuto adorare dei piedi femminili, ed era stato, seppur per poco tempo, sottomesso da una donna. La sottomissione che piaceva a lui, non quella che sua sorella gli stava facendo subire. E poi… i piedi di sua sorella erano magnifici; non aveva mai fantasticato sui piedi di sua sorella, e cominciò a pensare che quello era stato un grandissimo errore, perché aveva una ragazza con dei piedi fantastici sotto lo stesso tetto e non ne aveva mai approfittato; dopo tutto, aveva sempre trascorso il suo tempo a maltrattarla.

Mentre pensava, Sara cambiò posizione, girandosi dal lato opposto di Francesco, mettendo in mostra le piante dei piedi. Quella era la visione che faceva impazzire Francesco, che decise di approfittarne.
Si avvicinò lentamente a sua sorella, si inginocchiò ai piedi del letto, e, molto cauto, mise la faccia sotto un suo piede. Era esattamente come prima: Sara era una ragazza molto pulita ed ordinata, per cui non si sentiva un granché di odore, ma non era quello che importava: un po’ di odore leggero si sentiva, ed era la situazione in generale che eccitava Francesco.

Cominciò ad avvertire un’immediata eccitazione, e cominciò a toccarsi il membro, seppur da sopra i pantaloni, che si induriva sempre di più. Sperando che sua sorella non si svegliasse, Francesco continuò così per qualche secondo; quando sarebbe stato al culmine dell’eccitazione sarebbe corso in bagno per spararsi una sega. Ma ovviamente, l’eccitazione gli aveva dato in testa, e perse il controllo: schioccò un sonoro bacio sotto il piede di Sara, che si svegliò istantaneamente.

Non appena vide la scena, ritrasse velocemente il piede e si mise seduta sul letto.
“Ma cosa cazzo stavi facendo? Non posso addormentarmi due secondi, che tu subito mi infili il naso sotto i piedi! Ma tu stai grave proprio! Ti ho detto che ti avrei concesso i miei piedi qualche volta, per farti divertire… ma ogni tanto, quando lo decido io! Questo non ti dà il permesso di buttarti ai miei piedi ogni qual volta tu lo voglia, imbecille! Tu devi obbedirmi e basta, non sto facendo questo per il tuo piacere, ma per il mio! E non farmi perdere la pazienza!” urlò Sara, arrabbiata.

“Scusa, Sara, scusa… io… ho, ecco… perso il controllo, scusa” disse Francesco, con la testa bassa.
“Ancora che mi chiedi scusa? Tu non mi devi chiedere scusa, ho detto! Le tue scuse non sono sincere. Io non ti ho mai sentito chiedere scusa a nessuno, Francesco, e non vedo perché dovresti chiedere scusa a me. Lo fai solo perché c’è il tuo tornaconto personale, perché tu speri che io mi possa intenerire, e magari porre fine a questa tortura, e poi, magari ancora, rigirare la faccenda a piacere tuo.

Si vede proprio che non mi conosci, caro fratello. Sei un lurido egoista, lo sei da sempre. E ora vai a rifare il mio letto, muoviti!”.
Sara continuava ad essere inflessibile. Da lì Francesco capì che avrebbe dovuto pagarla fino alla fine. Sara lo aveva provocato per bene, coi suoi piedi, ma non gli concedeva il contatto, e questo contribuiva a rendergli la vita un inferno: glieli aveva fatti assaggiare, ma ora avrebbe solo potuto desiderarli, oltre che essere sottomesso alle sue volontà.

Mentre Francesco rifaceva il letto di sua sorella, Sara entrò nella stanza, a piedi nudi: un’autentica provocazione, perché Sara, essendo amante della pulizia, non camminava mai scalza. Ovviamente, Francesco impazziva per le ragazze che camminavano a piedi nudi, e smise per qualche secondo di fare quello che stava facendo, fissando intensamente i piedi di Sara, che gli diede uno schiaffo forte,
“Che guardi?” chiese lei, con un’espressione da autentica bastarda. “Sì, cammino a piedi nudi, fa caldo.

Vuol dire che me li laverò qualche volta in più. Tu, piuttosto, non vedi che mi stai rifacendo il letto una schifezza? Rifallo da capo!”.
Sì, si stava effettivamente comportando da bastarda: si sedette di fronte a Francesco, muovendo delicatamente i piedi con fare sensuale, consapevole che la cosa mandasse in estasi Francesco, che impiegò il doppio del tempo per rifare il letto in maniera decente.
Una volta fatto, Francesco chiese:
“Ecco fatto.

Contenta ora?”.
Sara si avvicinò a Francesco, e gli sussurrò a bassissima voce nell’orecchio, facendogli venire un brivido:
“Ma io lo ero anche prima. Solo che mi andava di farti rifare il letto due volte, tanto, fa bene alla salute l’attività fisica. E mi sa che devi rifare anche il tuo per bene, perché dormendo l’ho scomposto un po’ troppo… mi scusi, vero?”. Aveva usato un tono da stronza, gli morse l’orecchio e andò a guardare la TV sul divano.

Durante la mattinata, chiamò diverse volte Francesco, facendosi portare bibite varie, giornali, riviste, libri… non che ne avesse davvero bisogno, ma si divertiva a comandare a bacchetta suo fratello e farlo andare avanti e indietro inutilmente.
“Oggi mi sento allegra” disse Sara sorridendo. “Sei proprio un bravo maggiordomo. E ti concederò l’onore di massaggiarmi i piedi, che ne ho bisogno”.
Francesco iniziò a massaggiare i piedi di Sara, approfittando subito per mettere la faccia sotto i suoi piedi, che, essendo un po’ impolverati, dato che aveva camminato scalza, emanavano un odore un po’ più particolare.

Sara rise sonoramente, e disse:
“Sei proprio senza speranze, feticista. Appena vedi i miei piedi perdi il senno della ragione. Sempre se l’hai mai avuto. Ora vai in bagno e vatti a liberare, poi vieni a lavarmi i piedi, e poi cucini qualcosa”.
“Li… liberarmi? Che intendi?” chiese Francesco, facendo la parte del finto tonto.
“Oh, ma che diavolo, vuoi farmi diventare ancora più volgare? Una ragazze fine come me? Ok! L’hai voluto tu, visto che fai finta di non capire! Vai al cesso, e sparati un segone pensando che io ti stia schiacciando coi miei piedi! Poi sborra, e torna qua, che mi lavi i piedi” rispose Sara seccata.

Francesco eseguì alla lettera; essendo molto eccitato, ci mise due secondi a venire abbondantemente, pensando di essere prostrato ai piedi di sua sorella, che ordinava di pulirglieli ben bene.
Poi, si rese conto del perché sua sorella gli aveva ordinato di masturbarsi prima di lavarle i piedi: subito dopo la masturbazione, Francesco aveva perso tutta la sua eccitazione e tutto il suo entusiasmo, e trovava particolarmente umiliante, poi, dover lavare i piedi proprio a sua sorella minore.

E questo Sara lo doveva saper bene: era proprio intelligente, quella ragazza.
“Già fatto bimbo?” chiese Sara, sorridendo. “Ti ho fatto divertire, ma non pensavi mica che ti rendessi la vita facile. Ora mi lavi i piedi come si deve, ma proprio nel momento in cui non puoi provare eccitazione. Muoviti, che si fa tardi per mangiare poi!”. Francesco si sentiva mortificato. Sara stava riuscendo nel suo intento alla perfezione. Stava diventando una marionetta nelle mani di sua sorella.

Prese una bacinella, e la riempì di acqua e sapone. Dopodiché, Sara immerse i piedi nella bacinella, e chiuse gli occhi, rilassata.
“Ora, Francy, massaggiami i piedi, lentamente. Accarezzali. Tanto, eccitazione a parte, lo so che ti piace. Io mi rilasso un pochettino” disse Sara.
A parte i primissimi momenti, Francesco trovò la cosa molto piacevole.
Toccava a piacimento i piedi di sua sorella, che non proferiva parola, ma continuava ad avere gli occhi chiusi: evidentemente, la cosa piaceva anche a lei.

Francesco le massaggiava i piedi, li solleticava, e le diede addirittura un bacio sul dorso del piede.
“Dì la verità, piccolo: ti sto facendo contento come una Pasqua vero?” chiese Sara, scoppiando a ridere.
Francesco non rispose, ma continuò a lavarle i piedi.
Per qualche momento, fratello e sorella sembravano essere complici.
Francesco si pentì di non aver mai cercato quella complicità. Si rese conto che, in fin dei conti, voleva un gran bene a sua sorella; ma se ne rese conto troppo tardi.

Provava reale pentimento, per i suoi comportamenti eccessivamente sgarbati, ma ormai era troppo tardi. Sua sorella non voleva accettare le sue scuse, ma voleva solo lentamente vendicarsi, e lo stava facendo nel migliore dei modi.
Improvvisamente, Sara parlò, facendo tornare Francesco nel mondo dei vivi:
“Ok, credo che ora i miei piedini siano belli puliti puliti. Asciugameli, e datti da fare in cucina. Lo so, ti piaceva… ma le cose belle non possono durare per sempre” e gli mandò un bacio.

Francesco asciugò i piedi a Sara, si alzò, e l’abbracciò, ma Sara subito lo respinse:
“No! Che fai? Chi ti ha detto di abbracciarmi? Io non voglio! Ma perché devi sempre rovinare i bei momenti in qualche modo? Che ti salta in mente? Ti pensi che abbracciandomi risolvi le cose? Non risolvi un bel niente! Anzi, peggiori solo le cose. E ora sbrigati!”.
Francesco rimase molto male da quella reazione. Quella volta, aveva realmente provato il desiderio di abbracciare sua sorella; ma si era ridotto in quella situazione; Sara non voleva saperne di abbracciarlo.

Andò silenziosamente ai fornelli, e arrangiò qualcosina.
Dovette ovviamente anche apparecchiare, sparecchiare e fare i piatti.
Sara era la tipa che aiutava in casa, senza fare storie; ovviamente, ora, non avrebbe mosso un dito, perché era compito di Francesco fare tutto, che invece, era sempre stato un gran fannullone sfaticato.
Dopo pranzo, Sara comunicò a Francesco che sarebbe andata a riposare in camera sua, accendendo l’aria condizionata.
“Guai a te se mi accorgo che hai acceso l’aria in camera tua.

Potresti pentirtene, e parlo sul serio. E non provare nemmeno a venire in camera mia. Ciao” tagliò corto, e se ne andò.
“Perché non ti fai sentire più?”. Un amico di Francesco lo aveva chiamato, perché aveva notato qualcosa di strano. L’assenza dei genitori sarebbe stata motivo di baldoria per Francesco, che avrebbe invitato amici, sarebbe uscito, andato al mare, feste, tutto senza tregua. Ed invece, Francesco si era rinchiuso in casa, perdendo quasi tutti i contatti col mondo esterno, e la cosa aveva insospettito il suo migliore amico.

“Non è che non mi faccio sentire… è che, sai… i miei non ci sono, e vogliono che io stia attento alla casa, a mia sorella… davvero, nulla contro nessuno, ma quest’anno i miei sono stati inflessibili”. Francesco ebbe una risposta pronta, ed anche convincente, anche se il suo amico ne rimase un po’ deluso, chiedendogli di vedersi il prima possibile.
Francesco però voleva prima chiedere il permesso a Sara; a cosa si era ridotto.

Dopo qualche minuto, Sara uscì dalla sua camera, con gli occhi pieni di sonno.
“Ho sentito quello che dicevi al tuo amico” disse, accarezzandogli il volto. “E hai dato un’ottima risposta. Vedo che i primi risultati dell’educazione si vedono. Sai che mi devi chiedere il permesso, per qualunque cosa. Non ti azzardare a prendere decisioni da solo. E a proposito. Ho sentito le mie amiche: siccome sabato sera c’è una festa, alla quale mi accompagnerai tu, ovviamente, abbiamo deciso di anticipare la pizzata a casa per stasera.

Questo significa che sarai tu ad andare in pizzeria a prendere le pizze; però, prima di scendere, preparerai le tavole. Poi, ricordati di andare a comprare le bibite. E passerai la serata con noi, non pensare che io ti dia il permesso di uscirtene o di passare la serata in camera tua a smanettarti davanti due piedi. E ricorda il nostro patto: dovrai obbedirmi per filo e per segno, o, stasera, le mie amiche avranno argomenti su cui farsi due risate.

Sono stata chiara?”. Continuava ad essere spietata. Sembrava un inferno, un vortice senza fine, dove l’unica tregua concessa era quando Sara gli concedeva per un po’ i suoi piedi.
Francesco trascorse il pomeriggio pensieroso, preoccupato che Sara potesse farsi scappare qualcosa di bocca; lei non parlò molto, durante il pomeriggio, gli concesse un po’ di libertà: aveva deciso di lasciargliela quel pomeriggio, perché era consapevole che lui, preoccupato per la serata, non se la sarebbe goduta in pieno.

Ormai la psiche di Francesco dipendeva strettamente da quella di Sara. Era una sottomissione psicologica. Lei aveva in pieno potere suo fratello.
Quando arrivarono le amiche di Sara, in serata, furono molto sorprese nel vedere Francesco che collaborava in casa: conoscevano molto bene la situazione in famiglia, e sapevano che Francesco era un gran buffone. E a tavola, Sara accentuò la cosa:
“Francy, versami un po’ di coca; Francy, passami un altro pezzo di pizza; Francy, vai a prendermi una forchetta pulita”.

Sapeva che per Francesco la cosa era molto umiliante. Lui non proferì parola tutta la serata, fino a quando, in un momento di distrazione, un’amica di Sara prese Francesco da parte, e gli chiese:
“Ma si può sapere che cazzo ti prende? Ti vuoi rendere ridicolo, o cosa? Una via di mezzo non esiste? Prima facevi il buffone, ora sembri lo schiavetto di tua sorella. Ma diamoci una calmata!”.
“Senti, tu non puoi capire, fatti i cazzi tuoi!” urlò Francesco esasperato.

Fortuna per lui che Sara non si accorse di questa scenetta.
“Come sei servizievole, stasera!” disse un’altra amica di Sara, ma questa con un tono gentile e cordiale.
“Eh, hai visto?” intervenne Sara. “Esistono ancora i cavalieri. Anche nel cuore di un duro, si può nascondere un gentiluomo. Basta che la sorellina gli chiede un piccolo favore, e lui subito si addolcisce”.
Qualche amica rimase sconvolta, qualcun’altra semplicemente ammirata.
In serata non ci furono più accenni all’improvviso e sconcertante cambiamento di carattere di Francesco.

A fine serata, tutte le amiche ringraziarono e se ne andarono via, eccetto Valeria.
Valeria era la migliore amica di Sara.
“Stasera Valeria dormirà a casa nostra” comunicò Sara a Francesco. “Dormiremo nel lettone di mamma e papà”.
Le due ragazze si chiusero nella stanza dei genitori, e Francesco si stese un po’ sul divano, perdendo tempo col computer. Si era tranquillizzato; ormai Sara stava con la sua amica, Valeria, e si sarebbe dimenticata completamente di lui.

Fino a quando… Sara chiamò Francesco, che la raggiunse nella camera da letto.
“Siediti con noi, Francy” cominciò a dire Sara. “Ora dobbiamo spiegare alcune cose a Valeria. Lei è la mia migliore amica, e si è accorta che c’è qualcosa che non va; non vorrai mica che io menta a Valeria?”.
Francesco sgranò gli occhi, terrorizzato.
“Che… che cazzo vuoi fare, Sara? E le tue promesse? No, no! Non ti permettere! Ho fatto quello che vuoi, ora devi mantenere la tua promessa!” urlò Francesco, tremando per la rabbia e la paura.

“Francesco, tu non sei nessuno per dirmi cosa devo o non devo fare. Io non dirò questa cosa a nessuno, stasera avrei potuto sputtanarti davanti tutte, ma non l’ho fatto. Ma Valeria… Valeria è la mia migliore amica. Non voglio mentire a lei. Lei è una sorella, per me. Con lei ho avuto un rapporto fraterno, quello che tu mi hai sempre negato. Ed ora, tu, non hai il diritto di starmi a chiedere di non farlo.

Io lo farò. Racconterò tutto a Valeria. Sarà il nostro segreto a tre. E saremo gli unici tre a saperlo. Sempre che tu faccia procedere tutto secondo i piani” disse Sara. Niente da fare. Ora era lei a comandare. Francesco non poté fare altro che tremare in silenzio, col respiro affannoso.
“Che succede, Sara?” chiese Valeria, un po’ preoccupata.
“No, non succede niente” rispose Sara, succedendo. “Però ti volevo informare di alcune cose.

Tu lo sai, vero, che ci sono alcuni uomini che amano i piedi delle donne? Che amano sottomettersi ad una donna che gli faccia da padrona?”.
“Sì” rispose Valeria, con un’espressione strana sul volto, che di certo non esprimeva un interesse positivo.
“E beh; Francesco è uno di quelli. Sì, Francesco” disse Sara, perché Valeria aveva assunto un’espressione letteralmente stupita e sconvolta.
“Qualche giorno fa” continuò Sara “Ho sgamato Francesco mentre si divertiva a smanettarsi il suo coso davanti uno di quei video.

Avresti dovuto vedere, Vale: due donne vestite in cuoio, in una specie di stanza strana, che sottomettevano un uomo nudo. Lo picchiavano, se lo mettevano sotto i piedi… e queste cose piacciono a Francesco. Per mettergli un pochettino i piedi sotto il naso, si è eccitato, è andato in estasi ed ha avuto un’erezione; eppure io sono sua sorella, una ragazza su cui (spero!) non ha mai avuto una minima fantasia. E questo è meraviglioso, non trovi? Finalmente ho scoperto questo lato del suo carattere, e sono finalmente riuscita a zittirlo ed abbassargli la cresta.

Ora mi deve obbedire per filo o per segno, o questa storia farà il giro del circondato. Tanto, conoscendo alcune delle nostre amiche, non mi stupirei che la notizia si diffondesse per tutta la città. Ma visto che io non sono una bastarda quanto lui, sono scesa a patti. Se farà tutto quello che voglio io, e recupererà (e credimi, il percorso è molto, ma molto lungo) io manterrò questo segreto per sempre. Ma se sgarrerà… beh; per lo meno, le ragazze che conosce sapranno di questa sua passione perversa.

Troverà di certo qualcuna che lo accontenterà”.
Sara sorrideva, soddisfatta. Valeria, invece, non aveva preso a ridere la cosa, sembrava più che altro delusa, se non proprio disgustata.
“E’ vero, Francesco? Davvero sei un malato dei piedi?” chiese Valeria.
Non potendo fare altrimenti, Francesco ammise tutto, senza avere il coraggio di guardare Valeria negli occhi:
“Sì, è vero. Sono feticista”.
Valeria non sapeva cosa dire, e guardò Sara negli occhi, che le disse:
“Ora, Valeria, dobbiamo farci due risate, e tu mi aiuterai.

Per prima cosa, facciamogli desiderare un po’ i nostri piedi, ti faccio vedere come si arrapa, poi, quando vede che non può averli, si dispera come un bambino che non ha avuto la sua caramella. E poi… alla festa di sabato sera ci sarà anche lui, con noi. Non perché si debba godere la festa, ma perché deve vivere tutta la serata col terrore che una delle due possa spettegolare su di lui. Ci stai, Vale?”.

Valeria parve riflettere qualche secondo.
“Ma sì, dai. E che dovrei fare, coi miei piedi? Non so in che condizioni siano… ho avuto le ballerine tutta la giornata, e tu lo sai, non sono proprio favorevoli all’odore. O a lui piace così?” chiese Valeria, un po’ sconcertata.
“La prima regola è questa” spiegò Sara. “A te non deve importare cosa piaccia o cosa non piaccia a lui. Nemmeno io so, in realtà, se preferisce i piedi puliti o sporchi, puzzolenti o non.

Ma a me non importa di lui, importa solo di me. La stessa cosa deve essere con te. Se i tuoi piedi puzzano non fa niente, dopo potrai lavarteli, puoi farti anche la doccia se vuoi. Ora levati le scarpe, e mettici un piede a un centimetro dal naso, senza toccarlo. Se vedi che si avvicina, sposta il piede: non deve assoultamente toccarlo. E tu” disse poi, rivolgendosi al fratello, minacciosa: “Non azzardare a bloccare i suoi piedi con le mani per stamparteli in faccia, né di toccare in generale i nostri piedi, o saranno guai.

Valeria, tu sei autorizzata a mollargli un ceffone ogni volta tu lo voglia”.
Valeria si sfilò le ballerine, e non aveva nemmeno i calzini; subito si sprigionò un certo aroma nella stanza. Non era una puzza sconvolgente, ma era un notevole odore di piedi, che avevano bisogno di una bella lavata. Mise, poi, lentamente il piede davanti il naso di Francesco, che rimase estasiato: un po’ perché era una ragazza estranea, e non sua sorella, un po’ perché il piede emanava un certo odore, si eccitò più del dovuto, cosa che le due ragazze notarono subito, scoppiando a ridere.

“Lo vedi? Gli basta un piede, e lo metti fuori gioco” disse Sara, mettendo anche lei un piede sotto il naso di Francesco, vicino quello di Valeria. Il piede di Valeria era simile a quello di Sara, ma quello di Sara era il più bello; anche se Francesco, in quel momento desiderava fortemente i piedi di Valeria. Annusava fortemente l’aria, e questo fece ridere ancora di più le due ragazze.
Francesco, avendo perso il lume della ragione, avvicinò il naso al piede di Valeria, che subito lo ritrasse, pronta.

Sara gli diede uno schiaffo in faccia col piede, facendolo male. Valeria si mise le mani davanti la bocca.
“Ma non lo farai male?” chiese, preoccupata.
“Sicuramente sì, ma a me non importa mica; quando mai si è importato lui di me?” disse Sara.
“Non ti permettere mai più di fare quello che non ti è stato chiesto!” continuò Sara, contro Francesco. “Vale” disse poi, rivolgendosi all’amica: “Se vuoi, picchialo anche tu.

Non si permetterebbe mai di reagire”.
“No, Sara, no. Non me la sento… non dirmi niente, ma davvero… non me la sento di picchiarlo addirittura, scusami…” rispose Valeria, guardando in un certo modo divertita la scena, anche se Francesco le faceva un po’ pena, in quel momento.
“Ma no, ma figurati, non sei obbligata a fare nulla di quello che non vuoi” disse Sara, sorridendo. “Ora, visto che Francesco ha fatto il bravo cagnolino durante la serata, gli voglio fare un regalo.

Vale: facciamo la bicicletta con i piedi: mettiamoci piede contro piede, proprio vicino la sua faccia, e pedaliamo un po’. Ti va bene?”.
“Sì, certo, questo sì” rispose Valeria, sorridendo a sua volta.
Fecero la bicicletta, ridendo, e Francesco, eccitato come non mai, cominciò a toccarsi il membro, in perfetta erezione. Questa scena andò avanti per circa cinque minuti.
A un certo punto, Sara scoppiò a ridere:
“Che ti dicevo? Un paio di piedi, ed è KO.

Ora, Vale, ti va di fargli un regalino? Fatti baciare i piedi. Fa un po’ di solletico, ma è divertente”.
Valeria mise i piedi in faccia a Francesco, che poté sentirne l’odore intenso, finalmente: non poteva farci nulla, i piedi delle ragazze erano la sua ragione di vita. Baciò i piedi di Valeria con una certa insistenza, fino a che non li ritrasse.
“Vedo che ti piace” disse Valeria, sorridendo. “Stanotte portati le mie scarpe in camera, sono sicura che ti divertirai.

E mi raccomando: sono nere, non farmele trovare bianche!”. Ed entrambe le ragazze scoppiarono a ridere incessantemente.
Francesco prese le scarpe di Valeria, ma Sara lo stoppò, afferrandolo per la maglia:
“Come si dice?”.
“G… grazie!” rispose Francesco, affannato.
“Bravo” disse Sara, gli diede uno schiaffetto, riscoppiò a ridere, e lo lasciò correre in camera sua, dove Francesco non perse tempo a venire abbondantemente, annusando fortemente le scarpe di Valeria, che emanavano un odore forte, ma non sgradevole, mentre le due ragazze, rilassate, parlavano dei fatti propri.

Francesco si svegliò molto presto ed eccitatissimo. Aveva dormito tutta la nottata con le scarpe di Valeria vicino al naso. La leggenda era vera allora: le ballerine facevano odorare i piedi in un modo particolare, e le stesse scarpe avevano un odore paradisiaco. Francesco si era masturbato svariate volte, durante la nottata, fino al momento in cui non si era svuotato completamente. Pareva realmente di dormire col naso sotto i piedi di Valeria.

Desiderava come non mai di andare a mettere di nuovo il naso sotto i suoi piedi. Al solo pensiero, gli venne nuovamente un’erezione istantanea, che, essendo mattina, era ancora più forte del solito.
Però rimase cauto: da una parte, voleva fare qualche gioco di dominazione con Valeria e con sua sorella, ma dall’altra, preferiva che sua sorella restasse calma, a dormire, perché se si fosse svegliata accelerata, non gli avrebbe lasciato un attimo di pace, soprattutto ora che stava con la sua amica.

Francesco si alzò, ed andò lentamente vicino la camera di sua sorella: la porta era chiusa, e non sentiva nessun rumore provenire da lì dentro, né parlare. Evidentemente stavano ancora dormendo; anzi, sicuramente, perché era di mattina presto. Magari erano anche andate tardi a dormire la sera precedente… non c’era motivo per andare di fretta.
Francesco tornò tranquillamente in camera sua. Cominciò ad annusare di nuovo le scarpe di Valeria: era uno degli odori più belli che avesse mai sentito.

Come avrebbe fatto, a staccarsene, una volta che Valeria se le fosse riprese?
Poi pensò che c’era sempre sua sorella, in casa, comunque, che pure a volte indossava delle ballerine: appena avrebbe trovato un momento in cui era da solo in casa, sarebbe andato a fare un’annusata alle scarpe di sua sorella.
A quell’idea, ovviamente, si eccitò ancora di più di quanto non lo fosse. Poi gli venne una grandissima idea: accese il computer portatile, e se lo portò a letto.

Si mise a navigare un po’ su vari siti fetish. Ne trovò uno di quelli che preferiva: due donne russe che dominavano lo schiavo, spietatamente.
Nella scena in cui una delle due padrone mise il piede in faccia allo schiavo, Francesco si mise la scarpa di Valeria sotto il naso, immaginando che lei stesse lì, davanti a lui, a dominarlo senza pietà. Questi pensieri lo fecero eiaculare immediatamente; un’eiaculazione senza pietà, abbondante, che lo scosse dal piacere; era come se non avesse eiaculato per mesi interi, anche se in realtà quella notte si era segato moltissime volte; ma la novità di aver annusato finalmente i piedi di una ragazza, e, soprattutto, quella di poter dormire con accanto delle ballerine molto odorose, gli aveva quasi drogato gli ormoni, e non poteva fare a meno di fantasticare su Valeria, ma non solo: si aprivano anche gli scenari in cui lui era lo schiavo di Valeria e di Sara, contemporaneamente.

Ci mise un bel po’ a riprendersi da quell’orgasmo potente; si mise rilassato, sul letto, senza nemmeno stoppare il video.
Guardando il video a freddo, rifletteva su una cosa: sua sorella aveva ragione. Alla fine, l’unica cosa bella del video (a parte le due donne, entrambe bellissime), erano i piedi di quelle due padrone, e i momenti in cui lo schiavo li adorava; per il resto, non c’era trama, non c’era dialogo.

Le uniche cose che sapevano dire, erano: ‘Leccami i piedi schiavo’, ‘Sei un verme schiavo’, e lo schiavo diceva solo: ‘Sì, padrona’, o ‘No, padrona’. Non avevano una trama. Le due padrone non erano coinvolgenti; lui si sarebbe annoiato subito a farsi dominare da due padrone così, che peraltro non erano nemmeno padrone, ma delle attrici scadenti; l’unica cosa che avevano di buono erano i piedi e il fisico.
Invece, sua sorella… cominciava a rendersi conto di quanto coinvolgente fosse, psicologicamente, sua sorella.

Non aveva avuto bisogno di vestiti in cuoio, attrezzature varie o una passione fetish per ridurlo ai suoi piedi: aveva del talento naturale. Ora Francesco desiderava fortemente sottomettersi a Sara e Valeria: a Sara per il modo in cui lo coinvolgeva, e a Valeria per l’odore dei suoi piedi.
Ma Sara glielo aveva detto: era consapevole di eccitare suo fratello quando lo dominava o gli concedeva i piedi; ma non gli avrebbe reso la vita facile.

Gli avrebbe solo fatto incrementare il desiderio.
Qualcuno tentò di aprire la porta, ovviamente senza successo.
‘Toc toc’.
“Francesco, apri! Che ci fai chiuso in camera?” disse Valeria, dietro la porta.
“U– un attimo!” urlò Francesco, impappinato.
Levò in fretta il video fetish, si pulì dalla sborra, e posò le scarpe di Valeria per terra, dopodiché andò ad aprire a Valeria, che nel frattempo continuava a bussare.
Francesco aprì la porta, e si ritrovò davanti Valeria, con gli occhi gonfi di sonno, i capelli spettinati, con la canotta e un pantaloncino corto, e a piedi nudi.

A Francesco era sempre piaciuta Valeria: una ragazza snella, con un bel seno (anche se non troppo abbondante), capelli neri e ricci, di qualche centimetro più alta di Sara. E quella visione lo mandò letteralmente in estasi. Se le ragazze erano belle già di prima mattina, spettinate, senza vestiti eleganti, e soprattutto senza trucco, allora erano davvero belle. E poi Francesco amava le donne che camminavano a piedi nudi. In quel momento, poi, in cui i suoi ormoni lavoravano frenetici…
“Che stavi facendo, maialino?” chiese Valeria curiosa, ridendo ed avanzando.

Francesco, invece, arretrò, verso il suo letto. “Perché stavi chiuso dentro? Ti stavi masturbando, vero? Ammettilo, dai, che ti stavi smanettando il grilletto. Stavi con le mie scarpe, vero? Com’era? Ti è piaciuto? Puzzavano? Su, dai parla!”.
“Accidenti, Valeria, di mattina già sei un fiume in piena? Io sto morendo di sonno” disse Francesco, cercando di cambiare argomento, perché si sentiva leggermente imbarazzato.
“Anche io ho sonno” disse Valeria col sorriso in bocca “Ma sono curiosa.

Su dai, dimmi, ti sei masturbato odorando le mie scarpe? Dai parla”.
Aveva un entusiasmo non da lei; sembrava davvero curiosa ed interessata, al contrario della sera precedente, in cui sembrava negativamente sorpresa ed imbarazzata. Forse stava sciogliendo il ghiaccio… o semplicemente era la presenza di Sara ad imbarazzarla.
Francesco andò a sedersi sul suo letto, e così fece Valeria, mettendo i piedi incrociati. Francesco li fissò per qualche istante: erano davvero belli, e li desiderava.

Si sarebbe giocato questa carta, tentando di arrivare in qualche modo ai piedi di Valeria.
“Sì Valeria. Sono stato tutta la notte a odorare le tue scarpe” disse Francesco.
“AHAHAHAHAHAHAHA” Valeria scoppiò a ridere rumorosamente, facendo diventare Francesco piccolo piccolo. “Non ci posso credere! Davvero hai odorato le mie scarpe tutta la nottata? AHAHAHAHA”.
Francesco non rispose nulla, ma si limitò a fissarle i piedi.
“Dai, Francesco, non te la prendere” disse Valeria, accarezzando Francesco sulla guancia.

“E’ divertente, ma non ci trovo nulla di male”.
Nel dirlo, alzò una coscia, e mise il piede sul ginocchio di Francesco: salì, poi, piano piano per la coscia, toccando la coscia di Francesco con tutta la sua pianta. Poi mise il tallone all’inguine, toccando la pancia di Francesco con le dita dei piedi.
“Oh mamma, ma guardatelo!” esclamò Valeria. “Ti sto toccando un po’ con il mio piedino, e il tuo amichetto risorge.

Ma se una ragazza ti mette i piedi in faccia tu diventi una bomba del sesso? Una rockstar sessuale, tipo un porno divo? AHAHAHAHAHA”. Valeria trovava la faccenda molto divertente, invece Francesco stava combattendo una guerra interiore. Avrebbe voluto saltarle addosso e scoparsela, ovviamente passando prima per i suoi piedi, sempre se le sue palle avessero resistito e non avessero fatto schizzare tutto immediatamente.
“No, dai, Vale, è mattina, capiscimi…” si giustificò Francesco.

“Ma quale mattina!” rispose Valeria. “Vogliamo scommettere? I piedi non hanno orario”.
Mise il piede destro sulla faccia di Francesco, e lo esortò ad annusarlo. Sapevano di sudore, anche se leggermente meno odorosi della sera precedente, ma l’odore era comunque ben impregnato sotto la sua pianta. Francesco cominciò ad annusare a pieni polmoni, e nel frattempo, Valeria, gli diede qualche colpettino sul pene con l’altro piede.
Francesco ogni tanto sobbalzava, e cercava di trattenersi per non eiaculare nelle mutande.

Valeria levò il piede dalla sua faccia, e disse:
“Beh, io noto che la tua eccitazione deriva dai miei piedi. Se te lo facessi oggi pomeriggio, il tuo amicone reagirebbe allo stesso modo, scommetto” e riprese a ridere.
Francesco non ci badò, ma prese entrambi i piedi di Valeria e se li mise sulla faccia, e lui si distese.
Stettero in quella posizione per circa cinque minuti, quando poi Valeria chiese:
“Ok, ma ora fino a quando dobbiamo stare così?”.

Francesco si era talmente rilassato in quella posizione che si era quasi addormentato.
“Fammi stare un altro po’, ti prego. Mi piace troppo” disse Francesco, con aria di supplica.
“Mi fai quasi tenerezza, piccolino” disse Valeria, che aveva cominciato ad accarezzare la faccia di Francesco coi piedi.
“Sembra di guardare Fetish Channel” disse Sara all’improvviso.
Entrambi, Valeria e Francesco sobbalzarono, e si ricomposero.
“Vedo che vi stavate divertendo” continuò Sara.

“Cos’è, ci hai preso gusto, Vale?” chiese sorridendo.
Valeria diventò tutta rossa, e disse:
“Effettivamente… sì, ci stavamo facendo due risate”.
Lo disse con noncuranza, ma era evidente il suo imbarazzo.
“Tu invece, maiale, ti stavi eccitando, ovviamente” disse Sara, questa volta con un tono sprezzante, guardando il rigonfiamento fra le cosce di suo fratello.
“Mi perdonerai, Valeria, ma questa situazione non deve diventare una festa per Francesco. Ogni tanto sì, qualche minuto di svago ci può stare.

Ma non dobbiamo esagerare. Ieri sera ha annusato i nostri piedi, stanotte lo hai fatto dormire con le tue scarpe a portata di mano, ora gli stavi mettendo i piedi in faccia. Questa è musica per le sue orecchie. Non dimentichiamoci che sta in punizione, non in vacanza” continuò Sara.
Valeria sembrò un po’ mortificata.
“Sì Sara, hai ragione, scusami…” disse, abbassando lo sguardo.
Francesco fece caso che Sara aveva una forte influenza anche sulla sua amica.

Aveva veramente un carattere così forte? Ma come mai non aveva mai reagito alle sue provocazioni e ai suoi sfottò continui?
“No, no. Non ti scusare, figurati” disse Sara, sorridendo. “E’ solo che questo maiale ne approfitta. Ma la vera dominazione non è questa; questo è solo feticismo. Roba da pervertiti come lui. La vera dominazione è un’altra cosa. Non confondiamo le fantasie malate di mio fratello con la realtà”.
Era proprio come aveva immaginato lui.

Ormai si era creato un feeling naturale tra le due menti: quella di Sara, che dominava senza scrupoli, e quella di Francesco, che subiva senza dire una parola.
“Ora, Francesco” continuò Sara “Mi serve una ricarica telefonica. E voglio che tu me la vada a fare subito”.
“Ti… ti fai fare la ricarica da tuo fratello?” chiese Valeria, stupita.
“Ovviamente” rispose Sara. “Che ti credi, che la punizione sia mettergli i piedi in faccia? Una cosa da manuale, che lo faccia godere? Ma assolutamente no.

Da ora in poi le ricariche me le farà lui. Come le cene, le uscite, la benzina in macchina, gli ingressi alle discoteche, mi pagherà tutto Francesco. Ma non solo ora, che i nostri genitori sono fuori. Durerà fino a quando Francesco vuole che io custodisca il suo segreto. Noi, visto che lo sai pure tu. Mi farà da tassista anche; quindi, Vale, anche tu sai che per qualsiasi cosa, c’è Francesco a disposizione”.

“Oh, cavolo, che situazione” disse Valeria, guardando il pavimento.
“I momenti di piacere si pagano cari, Vale. Hai visto? Ora sono lo schiavetto della mia sorellina” disse Francesco.
“Ma non fare il ridicolo” disse Sara. “Questa situazione l’hai creata tu, negli anni, facendo una continuazione il mongoloide, pur sapendo che a me la cosa dava fastidio. Però io me ne sono stata zitta. Anche fin troppo. Trovandoti a spararti un segone, avrei potuto piuttosto farmi due risate.

Ma visto che tu ti sei sempre professato Dio, quando poi sei solo un pervertito che casca ai piedi delle donne… era mio dovere farti cambiare ruolo anche nella vita reale; non mi piacciono le maschere, o le doppie facce. Sei uno schiavo, e tale devi essere. La coerenza è sempre la prima cosa. Ed ora muoviti, vai!” urlò, e Francesco non perse tempo.
“Hai una mente diabolica, davvero” commentò Valeria, una volta che Francesco era uscito dalla camera.

“No” rispose semplicemente Sara. “Ho una mente molto semplice. Mi ero semplicemente stufata dell’infantilismo di mio fratello. Ed io, non essendo per nulla infantile, non ho mai chiesto aiuto; non perché non lo volessi, ma perché volevo risolvermi questa situazione da sola; ed ora hai visto? Se mio fratello fosse stato un vero Dio, a quest’ora ero io che dovevo stare con la testa calata, soprattutto coi nostri genitori sono fuori. Invece? E’ Dio che cala lo sguardo quando lo guardo negli occhi.

Allora, chi è Dio tra noi due?”.
“Tu” rispose Valeria. “La Dea in questa casa sei tu, Sara, ma lo sei sempre stata”.
“Che gentile che sei, ma no” rispose Sara. “Io non sono come mio fratello, non mi professo nessuno. E’ questa la differenza principale tra noi due”.
Ma Valeria aveva cambiato espressione del viso.
“Che c’è, Vale?” chiese Sara, preoccupata.
“Invece sì” rispose Valeria.
“Invece sì, cosa?” chiese Sara.

“Tu sei una Dea; una vera Dea. Ti posso baciare i piedi, Dea? Te lo meriti. Assolutamente. Ho cambiato idea su di te. Sei la donna più grande che io abbia mai conosciuto” disse Valeria, con gli occhi spalancati, e il respiro affannato.
“Spero… spero tu stia scherzando!” esclamò Sara. Che diavolo stava succedendo a Valeria? Impazziva?
“No, non scherzo. Ti voglio baciare i piedi, e secondo me, dopo, quando torna tuo fratello, ci possiamo divertire per bene, noi tre.

Abbiamo tutto il tempo possibile a disposizione” disse Valeria.
Sara fissò negli occhi Valeria per molti secondi. Sembrava ipnotizzata. Più di suo fratello anche. Ora che ci rifletteva, era riuscita a sottomettere suo fratello, una buffone rude e forte. Ed ora, Valeria, la sua migliore amica, insisteva per poterle baciare i piedi. Ma cosa stava succedendo al mondo?
“Ma stai diventando matta? Non sono né feticista, né lesbica, né i****tuosa” rispose Sara, con un tono secco.

“Nemmeno io sono lesbica” disse Valeria. “Non devi fare sesso né con me, né con tuo fratello. Giochiamo solo un poco coi piedi. Io ora voglio i tuoi. E dopo possiamo sottomettere tuo fratello. Poi sabato sera c’è una festa… vengo a dormire qua, e annienteremo Francesco con i nostri piedi sudati e puzzolenti. Ma poi decideremo ogni cosa man mano, non programmiamo nulla. Ma ora Sara, ti prego: fatti baciare i piedi”.

“Sì, però torniamo in camera dei miei” disse Sara, pensando che ormai ogni briciolo di buonsenso fosse sparito dal corpo di Valeria. “Non vorrei che il porco, tornando, possa trovarci in quello stato. Buffone com’è, dovrei solo picchiarlo”.
Le due ragazze tornarono nella camera da letto; Sara chiuse la porta a chiave, e coprì lo spiraglio della chiave con un panno. Dopodiché, si stese sul letto, e si rilassò.
Mise i piedi in faccia a Valeria, che cominciò ad odorare e a baciare.

“I tuoi piedi non sanno di niente, Sara. Cioè, voglio dire… non sono come i miei. I miei puzzano molto di più” disse Valeria, stampandosi il piede di Sara sulla guancia.
“Io sono una maniaca della pulizia, Vale, lo sai. Mi cambio calze o calzini tutti i giorni, mi lavo una continuazione… è normale che non sappiano di niente” disse Sara, massaggiando la guancia di Valeria con le dita dei piedi.
“Non dipende solo da questo, Sara.

Anche io mi lavo spesso, ma i miei piedi puzzano di più. Sarà una cosa personale” disse Valeria, abbandonandosi sempre di più ai piedi dell’amica.
“Allora sarà così” rispose Sara. “Farai la felicità dei feticisti più estremi ed esigenti”.
Sara accarezzava dolcemente il viso di Valeria, toccandole il naso, gli occhi, le sopracciglia, il collo, le braccia, e i capelli.
“Mi piace afferrarti i capelli tra i piedi” disse Sara, a un certo punto.

“Sono così morbidi”.
“Anche a me piace molto. Sai, tuo fratello è un genio proprio, con queste passioni” rispose Valeria.
“Non esageriamo” disse Sara. “Giocare coi piedi ci sta, ma tutto il resto è da malati. A proposito di mio fratello: dopo ti va di farci fare un pediluvio da Francesco?” propose.
“Assolutamente sì!” esclamò Valeria, sorridendo. Dopodiché, si stese, si stampò i piedi di Sara in faccia, e si rilassò.

“Tu mi stai nascondendo qualcosa”.
Francesco era seduto a un tavolino di un bar, col suo migliore amico, Stefano.
Stefano aveva notato qualcosa di strano in Francesco. Sapeva che i momenti in cui i suoi genitori erano fuori, lui approfittava sempre per fare baldoria, sia in casa che fuori, con gli amici. Ma invece, questa volta, era letteralmente sparito. Non si era mai fatto sentire.
“Te l’ho detto” rispose Francesco.

“I miei mi hanno raccomandato di prestare più attenzione alla casa, di stare attento a mia sorella… scocciature”.
“Ma per favore!” protestò Stefano. “Tutti noi abbiamo i momenti in cui i nostri genitori sono fuori, e tu anche li hai avuti in passato. Ma nessuno si comporta come stai facendo tu ora. Dì la verità: hai qualche ragazza per sotto le mani, e non vuoi che si sappia in giro?”.
“No, Stefano, non c’entrano le ragazze” disse Francesco.

“E allora cosa?” chiese Stefano, curioso. Era abbastanza seccato dal fatto che Francesco non volesse confidarsi con lui.
“Te l’ho detto, Stefano!” urlò Francesco. “E’ inutile che continui a chiedere. Ti ho detto le cose come stanno; se mi vuoi credere bene, altrimenti non so che dirti”.
“E’ ovvio, non ti credo” disse Stefano, alzandosi dal tavolino. “Tu stai cercando di nascondere qualcosa. E questo mi dà fastidio, perché noi due siamo amici, e non ci dobbiamo nascondere le cose.

Non ti voglio obbligare a dire cose che non vorresti, ma almeno non mentire, cazzo. E’ palese che sta succedendo qualcosa. Ma sappilo, io prima o poi lo scoprirò. Ci vediamo” tagliò corto, e se ne andò.
Francesco rimase qualche minuto da solo, seduto al tavolino del bar, a riflettere. Sua sorella aveva spezzato tutti gli equilibri: influenzava il suo modo di vivere in casa, e stava turbando le relazioni che lui aveva con la gente: prima con le sue amiche, ora anche con i suoi amici; e non stava muovendo un dito.

L’inferno sarebbe stato quando sarebbero tornati a casa i genitori, che già, prima della partenza, avevano notato qualcosa di strano. Era praticamente sotto scacco. E sua sorella ne godeva.
Quando fece ritorno a casa, dopo aver fatto la ricarica al cellulare di sua sorella, trovò le due ragazze in cucina, che mangiavano qualcosa; lui, invece, aveva fatto colazione al bar, col suo amico.
“Era lunga la fila per le ricariche, scommetto” commentò sarcastica Sara, una volta che Francesco era entrato.

“Non era lunga la fila” rispose Francesco. “Mi sono fermato a prendere qualcosa al bar”.
“E nemmeno hai portato qualcosa a tutt’e due?” chiesa Sara, quasi severa. “Sei proprio un buono a nulla. Mi ero quasi dimenticata che sei un egoista di razza. Ti addestrerò anche su questo. Ma ora passiamo al sodo: io e Valeria gradiremmo che tu ci lavassi i piedi. Vai a prendere due bacinelle e riempile di acqua”.

Francesco, come un robot, andò in veranda a prendere due bacinelle, e le riempì di acqua tiepida e sapone.
Le due ragazze si sedettero sul divano, sfilandosi le pantofole.
“Dai un’ultima annusata ai miei piedi puzzolenti, prima che poi me li lavi” disse Valeria, alzando un piede a mezz’aria. Francesco si inginocchiò, e prese tra le mani il piede di Valeria: emanava sempre lo stesso odore paradisiaco, che sconvolgeva la mente di Francesco.

Era anche leggermente impolverato. Evidentemente aveva camminato a piedi nudi. Il naso di Francesco toccò la pianta del piede di Valeria; sarebbe rimasto così per l’eternità. Era l’odore più bello che avesse mai sentito. Avrebbe mai potuto immaginarlo? Non aveva bisogno di viaggiare, per trovare posti meravigliosi. Bastava mettersi sotto i piedi di una ragazza per trovare un posto meraviglioso.
“Penso possa bastare” disse Sara, e Valeria abbassò il piede, rimanendo Francesco un po’ deluso.

“Mi raccomando schiavo” disse Sara a Francesco. “Valeria è nostra ospite. Fai un servizio come si deve. I suoi piedi devono uscire come nuovi. Tu sei bravo a massaggiare”.
“Darò il mio massimo impegno, Sara. Dopo li lavo anche a te” rispose Francesco.
“Ma che gentile!” disse Sara ironicamente.
Le due ragazze immersero i piedi nelle bacinelle, e Francesco si era seduto per terra. Aveva appena cominciato a lavare i piedi di Valeria, massaggiandoli con cura, quando il suo cellulare squillò.

“Ma chi ti cerca a quest’ora?” esclamò Sara, con un’espressione scocciata.
“Non saprei” rispose Francesco. “Ora controllo”. Il suo sguardo parve immobilizzarsi.
“Allora, chi è? Si può sapere? Perché fai quella faccia da mongoloide?” disse Sara, vedendo che Francesco non accennava ad una reazione.
“E’… è Stefano, Sara. Stefano. Che faccio… rispondo?” chiese Francesco.
“Sei un cucciolo, Francesco. Così mi piaci” disse Sara. “Sì, rispondi. Sicuramente Stefano ha da dirti qualcosa di importante”.

“Stefano?” rispose Francesco. “Sì? Sì, sono a casa. Cosa?” fece un’espressione spaventata con gli occhi. “Ve… venire a casa? A quest’ora? Perché?”.
Sara fece un sorriso ed un segno col pollice. Francesco impallidì: capì che doveva farlo venire.
“Ok allora!” disse, fingendo entusiasmo. “Fra quanto vieni, allora?” chiese.
“Puoi aprire il portone” disse Stefano dall’altro capo del telefono. “Sto sotto casa tua”.
Francesco impallidì, se possibile, ancora di più.

Aprì il portone, ed andò ad accogliere Stefano alla porta.
“Fai venire Stefano in cucina” urlò Sara. “Voglio salutarlo”.
Ovviamente Sara voleva approfittare per farsi due risate, tenendo Francesco sotto scacco.
Francesco fece accomodare Stefano, che salutò Sara e Valeria, che ovviamente conosceva di vista.
“Ciao Stefano, come va?” chiese Sara, sorridendo.
“Ehi Sara. Bene e tu? Ma che state facendo voi due?” chiese Stefano, e rise.
“Ci rilassiamo un po’.

Anche se fa caldo, avere i piedi nell’acqua calda è sempre piacevole. Tanto, che abbiamo da fare a quest’ora di mattina?” rispose Sara.
“Pare più che giusto” disse Stefano.
Guardò Francesco: era palesemente in imbarazzo, e fissava il pavimento. Cercava di capire cosa non andasse.
“Che ne dici, Francesco, ci vediamo un film stasera?” propose Stefano.
Istintivamente, Francesco stava per rispondere di sì, poi successe qualcosa di strano: a Sara scomparve il sorriso di faccia, e fissò Francesco.

Francesco guardò Sara negli occhi. Si guardarono per dei lunghi istanti; Sara non sbatté nemmeno le palpebre. Fissava solo severamente Francesco. E Francesco era letteralmente incantato.
“Allora?” chiese Stefano.
“Stefano ti ha fatto una domanda, Francesco. Ti svegli?” disse Sara, continuando a fissare intensamente suo fratello negli occhi.
“Non mi dire niente, Stefano. Facciamo un’altra volta? Stasera…” Francesco non sapeva che dire; ma evidentemente aveva risposto giusto, perché Sara aveva smesso di fissarlo.

Valeria, intanto, si guardava i piedi, imbarazzata.
Seguirono attimi di silenzio, e Stefano capì che era meglio lasciar perdere. Sarebbe stato meglio affrontare Francesco a quattr’occhi.
“D’accordo, non fa nulla. Organizziamo in queste sere, poi. Io vado, ci vediamo” disse Stefano, e filò via.
“Vedi, Valeria?” disse improvvisamente Sara. “La dominazione reale è questa. E’ bastato fissare Francesco negli occhi per fargli dire di no a Stefano. Non è quella cosa che fanno in quei video su cui Francesco si spara le seghe.

Quelle cose sono cose per segaioli, appunto. A Francesco piace la dominazione? Dovrebbe essere contento. Lo sto dominando, e lui non batte ciglio”.
Francesco e Valeria si fissarono negli occhi. Erano entrambi sbalorditi da quel semplice ragionamento di Sara.
“Bene, ora puoi ricominciare a lavarci i piedi” disse Sara.
Cominciò da Valeria: si risedette per terra, e prese di nuovo il piede di Valeria tra le mani. A Francesco non piacevano i piedi in quello stato: troppo puliti, senza nessun odore, se non di sapone.

Non avevano nulla di un piede. Ma dovette tuttavia eseguire il suo lavoro. Massaggiò con cura ogni dito, ed anche gli spazi tra le dita. Poi massaggiò il tallone, e salì su per la pianta. Ogni tanto Valeria ridacchiava a causa del solletico.
“Cavolo, com’è rilassante farsi massaggiare i piedi” commentò Valeria. “Ti posso assumere come massaggiatore personale?” chiese, ridendo.
Ma Francesco era troppo preso dai suoi piedi, per poter rispondere. Fece la stessa cosa all’altro piede.

Poi passò ai piedi di sua sorella, che però disse:
“Ho cambiato idea. Non ho voglia di farmi massaggiare i piedi. Asciugameli, muoviti”.
Francesco asciugò i piedi di Sara, che si stese sul divano, mettendo i piedi sulle cosce di Valeria, che però fece finta di nulla.
“Rimani a mangiare con noi, Vale?” chiese Sara. “Sto insegnando Francesco a cucinare qualcosa. Spero vivamente che la cucina non vada a fuoco”.
Valeria rise; poi disse:
“No, Sara, ti ringrazio.

Sto fuori casa da ieri pomeriggio, preferisco ritirarmi”.
“Bene” disse Sara. “Francesco, vai a prendere le scarpe di Valeria. Però fai in fretta, non masturbarti, mi raccomando. E portale con la bocca”.
Francesco andò in camera sua; le scarpe di Valeria stavano ancora lì. Le annusò: avevano sempre lo stesso odore paradisiaco. Prenderle in bocca, invece, fu il difficile. Non riusciva a prenderle in modo che si reggessero bene; cadevano spesso. Fino a che non le afferrò coi denti, e le portò in cucina.

“Infila le scarpe a Valeria, e baciale i piedi” ordinò Sara.
Francesco infilò le scarpe a Valeria, e le baciò i dorsi dei piedi.
Valeria salutò e se ne andò, con la generica promessa di rivedersi sabato sera, alla festa della loro amica.
“Vieni a sederti vicino a me” disse Sara a Francesco. Stava stesa sul divano. Questa richiesta sorprese molto Francesco.
Gli mise i piedi sulle cosce. Francesco li fissò intensamente: i piedi di Sara erano effettivamente più belli di quelli di Valeria.

“Che io ti abbia messo i piedi sulle cosce, non significa che tu debba fissarli” disse Sara, facendo tornare Francesco nel mondo dei vivi. “Sono dei piedi, Francesco. Piedi. Non è possibile che vedendo i piedi di una ragazza tu smetta di vivere. Vai in catalessi”.
Francesco era stanco di quella situazione. Aveva bisogno di rilassarsi un po’. E sua sorella era una spina nel fianco. Era una tortura psicologica. Francesco amava sì i piedi di sua sorella, ma lei metteva sempre in atto la stessa tattica: glieli faceva desiderare, per poi negarglieli e tormentarlo psicologicamente anche.

“Seguimi un attimo in camera mia” continuò Sara. “Voglio provare il vestito per la festa di sabato sera. E tu devi aiutarmi. Devi prendermi i vestiti dall’armadio, ed ovviamente dopo sarai tu a mettere tutto in ordine. E pretendo che tu metta in ordine meticolosamente, a patto che tu debba starci tutta la giornata”.
Sara aveva gusto nell’abbigliamento. Qualsiasi vestito indossasse, le stava una meraviglia, e sapeva abbinare anche bene.
“Striscia verso la scarpiera, e scegli un paio di scarpe eleganti col tacco” ordinò Sara.

Francesco eseguì: si inginocchiò e strisciò verso la scarpiera, nonostante gli facesse male alle ginocchia.
Prese le scarpe che più gli piacevano, e le portò a Sara.
“Stenditi sul pavimento, che ti metto un poco i piedi in faccia” disse lei.
Francesco si stese, e Sara appoggiò delicatamente i piedi sulla faccia di Francesco.
“Il nostro rapporto sta migliorando, non trovi?” chiese Sara.
Francesco non rispose. Sara gli mollò un ceffone col piede, tanto da farlo male.

“Ho fatto una domanda, stronzo” disse Sara. “Noi due non litighiamo più, e ci capiamo con un semplice sguardo. Credo che i veri ruoli in questa casa siano questi. Non trovi anche tu?”.
Francesco, per tutta risposta, schioccò un fortissimo bacio sotto il piede di sua sorella.
“Perché cazzo non rispondi alle mie domande, razza di maniaco!” urlò Sara, arrabbiata.
“Po… posso infilarti io le scarpe, padrona?” chiese Francesco.
Sara guardò dall’alto suo fratello: ormai era andato.

Era al culmine dell’eccitazione, e non avrebbe più ragionato se non si fosse masturbato.
“Mettimi le scarpe” confermò Sara.
Francesco baciò i piedi di Sara, e poi le infilò le scarpe.
“Mi metta il tacco in faccia, padrona” scongiurò Francesco.
“Siamo passati al lei?” chiese Sara divertita. “I tacchi decido io quando e dove usarli. Te li pianterei nel culo, ma non voglio essere così cattiva. Mi conserverò questa carta come punizione estrema.

Ed ora apri la bocca”.
Francesco, che era una marionetta nelle mani di sua sorella, aprì la bocca. Sara gli infilò il tacco in bocca, e disse:
“Bravo, schiavo. Ora succhiami il tacco. Fa come se tu fossi una pornostar e il mio tacco fosse un cazzo!” disse Sara, e scoppiò a ridere fortemente.
Francesco arrossì, ma obbedì all’ordine di sua sorella. Cominciò a succhiare i suoi tacchi con la massima devozione.

“Sai, schiavo, credo che alla festa ci divertiremo un mondo” disse Sara. “Indosserò queste scarpe. Nella peggiore delle ipotesi mi succhierai i tacchi. Nella migliore delle ipotesi mi leccherai i piedi”.
Francesco smise di succhiare i tacchi di Sara.
“Perché hai smesso? Continua verme!” esclamò Sara.
Ma Francesco non ne volle sapere. Anzi, si rialzò, e si sedette affianco a sua sorella, sul suo letto.
Sara guardò disgustata suo fratello.

“Chi ti ha dato il permesso di sederti accanto a me?” chiese arrabbiata. “Ti sto facendo fare esattamente quello che ti piace. Dovresti ringraziarmi in ginocchio! Invece non hai un minimo di riconoscenza!”.
“Non si tratta di questo, Sara!” disse Francesco, tornando a chiamarla per nome. “Tu non mantieni le tue promesse. Sto facendo tutto quello che vuoi. Però hai infranto la nostra promessa, dicendo che Valeria è la tua migliore amica ed hai voluta informarla su tutto.

Ho accettato senza batter ciglio, e tu mi hai promesso che non dirai più nulla a nessuno!”.
“Ma tu usi il cervello quando parli?” chiese Sara esasperata. “Che io abbia detto a Valeria della tua passione, ti deve solo far piacere, perché Valeria ti ha fatto odorare i suoi piedi e ti ha fatto dormire con le sue scarpe a portata di mano. E non mi venire a dire che non ti è piaciuto.

Ti sei sparato delle seghe immense. E poi io sto mantenendo la mia promessa. Non dirò niente a nessuno. Tu mi leccherai semplicemente i piedi e basta; non sarò io a dire alla gente che tu sei feticista. Se la gente ti vedrà, lo scoprirà da sola. Se non ti vedrà, non lo saprà mai”.
“Sei… sei semplicemente una bastarda!” urlò Francesco. “Io lo sapevo che non avrei dovuto fidarmi di te. Hai usato questi trucchetti; e alla fine comunque hai trovato il modo per far venire a galla il mio feticismo davanti la gente.

Io… io ti odio!”.
“Il bastardo sei tu, qui. Sei sempre stato tu ad umiliare me. E non t’importava se c’era qualcuno davanti. Perché dovrei importarmene io, ora? Tu mi prendevi in giro per motivi futili. Io invece per motivi seri. Tu sei feticista. Seriamente feticista. I piedi femminili ti mandano in tilt, e l’hai dimostrato davanti me e Valeria. Sabato sera, che ti piaccia o no, tu mi leccherai i piedi, in discoteca.

Se sarai un bravo mentitore, saprai che scusa inventare. Ma la gente dovrà vederti mentre lecchi i piedi a tua sorella. Sicuramente sarà una bella scena: divertente per la gente normale, schifosa per gli schizzinosi, ed eccitante per gli altri feticisti che sicuramente ci saranno alla festa” disse Sara, pregustandosi ogni singola parola.
“Io mi rifiuto di leccarti i piedi in pubblico. Non era nei patti” disse Francesco.
“Allora sarò costretta a mandare un messaggio ad ognuno dei tuoi amici Vuoi far diffondere la notizia davvero? Io non parlerò solo di feticismo.

Anche di sottomissione. Sai quante risate si faranno i tuoi amici, dopo aver scoperto che ti piacciono le donne volgari dell’est che sottomettono uomini nudi. Farai sicuramente una bella figura. E nel peggiore dei casi, dirò tutto anche a mamma e papà. Devono pur smettere di pensare che il loro maschietto sia un Dio. A te la scelta” rispose Sara. “Tanto” aggiunse “Qualche tuo amico già sospetta di qualcosa; Stefano si è accorto che io ti ho bloccato solo guardandoti negli occhi”.

L’idea che i suoi amici venissero a sapere di questa sua passione lo facevano morire di vergogna.
“Scusami Sara” disse Francesco. “Farò tutto quello che vuoi. Ti leccherò i piedi sabato sera in discoteca. Troveremo un posticino più riservato e tranquillo?”.
Sara mollò un ceffone a Francesco.
“Quante volte ti devo dire che non mi devi chiedere scusa?” disse Sara. “Le tue scuse sono dettate dalla paura e dalla vergogna.

Accetterò le tue scuse solo quando saranno sincere. Ed ora non lo sono per niente. Riguardo il posto in cui farlo, lo faremo dove me ne verrà voglia”,
Francesco sperava che tutto ciò sarebbe finito il prima possibile. Amava la dominazione della donna sull’uomo, ma quella era piuttosto una vera e propria tortura psicologica.
“Sì padrona” disse Francesco, un po’ per l’eccitazione, un po’ per intenerire sua sorella, che sorrise.
“Piccolo” disse Sara, continuando a sorridere.

“Ma tu lo sai che ho una bella sorpresa per te, per sabato sera?”.
Francesco tremò. Che intenzioni aveva, ora, sua sorella?
“Quale sorpresa padrona?” chiese.
“E se te lo dicessi ora perderesti tutto il gusto” rispose Sara. “Non sarebbe più una sorpresa. La sorpresa è bella perché scoprirai di cosa si tratta solo al momento. Credo proprio che ti piacerà un mondo, cagnolino. Comunque vado a mangiare qualcosa, sto morendo di fame.

Nel frattempo riordina in camera mia; dopo deve sembrare come nuova. E’ chiaro cagnolino?”.
“Sì padrona” fu l’unica risposta che Francesco seppe dare.
“Bene!” disse Sara, che si alzò dal suo lettino e si avviò in cucina, lasciando Francesco da solo in camera sua; stava tremando, chiedendosi cosa Sara avesse deciso di combinare quel fatidico sabato sera.
Francesco riordinò in camera di Sara meticolosamente. Lui non se la cavava male a riordinare le cose, solo che era molto sfaticato, ed aveva paura che sua sorella facesse la pignola solo per il gusto di fargli rifare le cose, come aveva fatto per il letto.

Evitò di guardare sua sorella negli occhi quando tornò in cucina. Si era pentito di averla chiamata padrona. Alcune volte, l’idea di sottomettersi ai piedi di sua sorella lo eccitava come non mai; altre volte, invece, lo imbarazzava da morire; un po’ perché era sua sorella, un po’ perché cominciava seriamente ad odiarla, dopo tutto quello che gli stava facendo passare. Aveva intenzione di farsi leccare i piedi in pubblico, in discoteca: sarebbe stato il massimo dei disonori, quello di farsi trovare inginocchiato ai piedi di sua sorella, mentre glieli leccava.

Ma non aveva una grande scelta: sua sorella avrebbe fatto la spia e l’avrebbe messo in imbarazzo con tutti i conoscenti in men che non si dica. Sembrava un labirinto senza uscita. Era in trappola.
Quella sera, Sara stava seduta sul divano in cucina, guardando la televisione; ovviamente era lei a decidere quali programmi guardare; Francesco si sarebbe dovuto adattare, se avesse voluto approfittare dell’aria condizionata, ovviamente accesa in cucina, dove stava Sara; quindi non poteva accenderla in camera sua, dove faceva un calore infernale.

Tra la tv e l’aria fresca, Francesco scelse l’aria fresca. Si addormentò sulla poltrona: erano giorni che doveva dormire senza aria fresca, sudando e soffrendo; l’aria fresca lo stava davvero rilassando di parecchio.
A un certo punto, Sara gli scosse il braccio, facendolo svegliare di botto.
“Che fai, dormi?” chiese lei, sorridendo, sapendo di averlo svegliato.
Francesco la guardò storto, con gli occhi pieni di sonno, e non rispose, cercando un’altra posizione comoda sulla poltrona.

“Cos’è, il caldo non ti fa dormire, Francesco?” continuò Sara. “O sei eccitato per sabato sera? Ti aspetta una gran leccata di piedi, stai nel tuo” disse, continuando a sorridere, come se stesse facendo a suo fratello il regalo del secolo, ma ben sapendo che questa situazione lo stava uccidendo psicologicamente.
“Sara…” disse lentamente Francesco. Poi si stoppò.
“Che c’è?” chiese Sara, alzando le sopracciglia.
“Credi che potrei andare a prendere qualcosa con degli amici?” chiese Francesco con un tono molto annoiato.

Chiedere il permesso a sua sorella era l’ultima cosa che avrebbe voluto fare, ma d’altra parte non aveva scelta.
“Mi fai quasi commuovere, Francy” disse Sara. “Vedo che le mie fatiche per addestrarti funzionano alla grande. Sì, vai. E quando torni portami qualcosa di buono da mangiare. Una pizza, magari, con qualcosa di rosticceria. E poi qualcosa di dolce, come un cornetto. Vai”.
Francesco moriva dalla voglia di picchiarla. In un modo o nell’altro, si promise che sarebbe uscito da quella situazione; ma il percorso era bello lungo e tortuoso.

Uscì, e s’incontrò con i suoi amici, che manifestarono ironicamente il loro stupore nel rivedere Francesco.
Trascorsero una serata piacevole, seduti a un tavolino di un bar, chiacchierando e giocando a carte.
Era da tempo che non si divertiva e non si svagava così tanto: da quando sua sorella l’aveva scoperto a masturbarsi sul web, la sua vita era diventata praticamente un inferno. Gli unici momenti di svago li aveva avuti, paradossalmente, quando sua sorella e Valeria gli avevano messo i piedi in faccia.

Quello che per lui sarebbe dovuto essere un paradiso, ma che lentamente gli stava rendendo la vita un inferno.
Mancava mezz’ora circa a mezzanotte, e Francesco sarebbe rimasto molto volentieri per qualche altra ora con i suoi amici; ma in poco tempo le pizzerie avrebbero chiuso, e non avrebbe potuto portare la pizza a sua sorella, che sicuramente, pignola com’era diventata, non avrebbe reagito bene.
“Ragazzi, io mi avvio” disse Francesco controvoglia.

I suoi amici fecero un’espressione stupita, qualcuno di loro controllò l’orologio, mentre Stefano fece la faccia rassegnata, come se si aspettasse che qualcosa succedesse.
“Sai” disse uno di loro, sarcasticamente. “Persino Cenerentola potette ritirarsi a mezzanotte in punto. Non penso che la carrozza se ne scappi”.
Francesco non sapeva che scusa inventare. Che era stanco? Che non voleva lasciare casa sola? Optò nel dire la verità. Una ‘mezza’ verità.
“Mia sorella mi ha chiesto se potevo portarle una pizza, al mio ritorno… e fra poco le pizzerie chiudono” buttò giù lì.

Qualcuno lo guardò scandalizzato.
“E tu? Dille che vada lei a prendersela, no? Che sono queste cose? Ti fai influenzare una serata da tua sorella? Proprio tu?”.
Era effettivamente insolita quella decisione. Ma poteva mai Francesco dire che sua sorella lo ricattava?
“Mia sorella non mi chiede mai niente, perché sa che deve starsene zitta. Una volta tanto si può fare” fu la risposta pronta di Francesco.
“Va bene” disse uno dei suoi amici.

“Portale la pizza e poi torna qua”.
“Non credo proprio” disse Francesco. “Sto stanco, mi scoccio poi di riscendere. Ci vediamo la prossima volta…”.
Così dicendo, si avviò, ma Stefano lo seguì.
“Chi deve starsene zitto tra te e Sara?” chiese.
Francesco si fermò, poi si girò verso Stefano, e gli chiese:
“Che intendi dire?”.
“L’altra volta tua sorella ti ha zittito con uno sguardo” rispose Stefano. “Ed ora ti ha chiesto una pizza, e tu gliela porti pure.

E dopo non esci più. Se proprio vuoi sapere la verità, Francesco, secondo me Sara ti sta ricattando per qualcosa”.
Francesco sentì la sua faccia bollire.
“Ma cosa stai dicendo, Stefano. Sei impazzito?” chiese.
“Potrei farti la stessa domanda” rispose Stefano. “Ma ora torna da tua sorella, non vorrei farti fare tardi. Ma stai tranquillo, che prima o poi scoprirò che cazzo sta succedendo in casa tua. A proposito. Sabato sera che vogliamo fare?”.

Era una provocazione evidente.
“Sabato sera devo andare ad una festa” rispose Francesco.
“Che festa?” chiese Stefano insospettito.
“Il diciottesimo di un’amica di mia sorella” disse Francesco.
“Un’amica di tua sorella… capisco. E’ chiaro. Ciao Francesco” concluse Stefano.
Ci mancava solo che Stefano iniziasse ad indagare, ora, pensò Francesco infastidito. La situazione già era difficile di per sé, poi ci si metteva anche lui. Ma d’altronde, lui era suo amico; come dargli torto?
Tornando a casa comprò una pizza e un cornetto, per portarli a sua sorella; ma quando tornò a casa, Sara stava dormendo sul divano, con la televisione accesa.

Posò la pizza e il cornetto sul tavolo, poi si avvicinò a Sara: dormiva profondamente. All’interno, Francesco, aveva sentimenti contrastanti: vedendola così indifesa, gli veniva voglia di soffocarla con un cuscino, o di picchiarla molto forte; ma dall’altro lato, si rese conto che in fin dei conti le voleva bene; ma non era quello il momento di pensarci. Lui l’aveva tormentata per anni, ed ora si stava vendicando, e non era il momento adatto per farsi intenerire.

Che fare? Ammazzarla, inscenare una rapina, e finirla lì?
Poi gli venne una grande idea. Visto che sua sorella non parlava di svegliarsi, Francesco prese le sue ciabattine, molto cautamente, e se le portò al naso: avevano un ottimo odore. Poi annusò i piedi di sua sorella: rispetto all’ultima volta erano leggermente più odorosi, ma sempre di meno rispetto a quelli di Valeria. Ma per Francesco quello non era un problema; che fossero più o meno odorosi, non era una cosa fondamentale.

Quello che importava era che i piedi fossero belli. E i piedi di sua sorella parevano disegnati da un artista. Stette circa dieci minuti ad odorare, e minuto dopo minuto il suo membro diventava sempre più grande.
Poi decise di giocarsi il tutto per tutto. Scrisse un bigliettino: ERA UN PECCATO SVEGLIARTI. RISCALDA LA PIZZA QUANDO TI SVEGLI. FRANCESCO.
Poi corse in camera di Sara il più in fretta possibile, e chiuse la porta a chiave.

Aprì la scarpiera, e prese tre paia di scarpe: un paio di cuoio, un paio col tacco, e un paio di ballerine. Le annusò tutte e tre: quelle col tacco non sapevano di nulla, e le posò immediatamente; quelle di cuoio puzzavano leggermente; e le ballerine, ovviamente, erano quelle che odoravano di più. Posò anche le scarpe di cuoio, e si stese sul lettino di sua sorella, slacciandosi i pantaloni e portandosi le ballerine al naso.

Respirò a pieni polmoni l’odore paradisiaco delle scarpe di sua sorella, poi cominciò a toccarsi il pene, che crebbe a dismisura; qualche secondo di tempo, e venne abbondantemente; pervaso di piacere, Francesco cercò di ricomporsi il prima possibile; mise in ordine in camera di Sara, e corse in cucina, per controllare la situazione: fortunatamente Sara dormiva, ancora nella stessa posizione di prima; Francesco si chiese se non fosse il caso di mangiare pizza e cornetto; ma poi si disse che avrebbe voluto dare una buona impressione a Sara, così rimase tutto sul tavolo ad andò in camera sua, approfittando del sonno di Sara per accendere un po’ il condizionatore in camera sua, che negli ultimi giorni era diventato un forno.

Quanto amava sua sorella che dormiva: poteva fare quello che voleva, poteva accendere l’aria condizionata, e soprattutto poteva darsi alla pazza gioia alle sue scarpe. Si chiese se non era il caso di metterle i sonniferi nei pasti, ogni tanto.
Erano le due di notte, e Francesco dormiva beatamente nel suo lettino, con l’aria condizionata accesa. Si sentì chiamare silenziosamente: Sara era lì, seduta sul suo letto. Francesco spense istintivamente il condizionatore.

“No, accendilo” disse Sara. Francesco eseguì.
“E’ stato un pensiero molto carino, lasciarmi il bigliettino” disse Sara sorridendo. Francesco era imbarazzato: non si aspettava quella dolcezza da sua sorella; anche perché non ne avevano mai condivisa.
“Ero stanchissima” continuò Sara. “Non ti ho sentito arrivare. E’ stato bello trovare la sorpresa sul tavolo. Camera mia è un forno comunque” aggiunse.
“Accendi il condizionatore, no?” disse Francesco. “Spengo il mio, l’ho tenuto due ore acceso”.

“No, tienilo pure acceso” disse Sara. “Dormo con te. Fammi spazio”.
Questo spiazzò Francesco. Che si stesse scocciando, Sara, di tormentarlo? Decise di giocarsi quest’occasione alla maniera migliore possibile. Fece spazio a Sara, che si abbracciò a lui, e si addormentò istantaneamente.
Doveva essere proprio stanca morta. Francesco approfittò per toccarle i piedi, sotto le lenzuola. Mise la pianta del suo piede contro la pianta del piede di Sara: il contatto piede contro piede era una cosa che lo faceva letteralmente impazzire.

Ma Francesco non riusciva a dormire: era troppo eccitato. Si alzò e andò di nuovo in camera di Sara: rovistò un po’ tra le sue cose, e prese un paio di collant da un cassetto: odorò la parte dei piedi: non era un odore fortissimo, ma comunque sufficiente per farlo eccitare; poi riprese le ballerine, e se le portò di nuovo al naso: non ci volle molto tempo perché si eccitasse di nuovo, per poi venire di nuovo: un altro orgasmo molto potente.

Tornò a letto, esausto: sua sorella aveva occupato tutto il suo letto, e si era anche scoperta. Francesco approfittò per infilare il naso sotto i suoi piedi: erano bene o male odorosi come prima; odorò tra le dita, un luogo in genere in cui l’odore era più forte; Sara scostò leggermente il piede, ed aprì gli occhi. Si alzò a mezzobusto sul letto, ma non commentò il fatto che Francesco le stesse annusando i piedi; si limitò a dire, invece:
“Sei rumoroso di notte”.

Francesco si andò a stendere di nuovo, ed entrambi si addormentarono immediatamente.
La mattina dopo Francesco si svegliò carico di entusiasmo: cominciava a sperare che Sara si fosse annoiata di trattarlo male.
Andò in cucina e preparò la colazione. Sara si presentò qualche ora dopo, con gli occhi ancora gonfi di sonno.
“Buongiorno dormigliona” disse Francesco sorridendo.
“Non pensare che sia finita” disse Sara con un tono secco. “Che io ti abbia lasciato un po’ di pace non significa che le cose siano cambiate tra di noi.

Sono meno arrabbiata, perché si cominciano a vedere i risultati del cambiamento in questa casa; ma non credere che questo significhi la fine del nostro patto. Tu continuerai ad essermi sottomesso. E anche il patto è sempre lo stesso; prova a sgarrare, e tutti sapranno della tua indole”.
Francesco si sentì come colpito da un proiettile al cuore. Era tutta un’illusione. E Sara lo stava facendo ritornare coi piedi per terra.
“Domani sera” continuò Sara “C’è la festa della mia amica.

Ricordati della mia promessa: ho una sorpresa per te. Non so se sia bella o brutta; sta a te deciderlo. Se sarai abile, allora la sorpresa sarà bella; se sarai impacciato, allora si potrebbe trasformare in un vero e proprio inferno”.
Francesco non disse nulla; non trovava nulla da dire. Cominciò ad essere seriamente preoccupato: cosa aveva in mente Sara? Aveva due spine nei fianchi ora: da una parte Sara, che lo metteva sotto pressione, Stefano dall’altra, che aveva capito molte cose, ma voleva scoprire la vera causa quale fosse.

La sera della festa, Sara si preparò molto in fretta: non era come quelle ragazze che perdevano ore e ore davanti l’armadio e davanti lo specchio. Già sapeva cosa mettere: un vestitino splendido, e un paio di scarpe coi tacchi, quelle che aveva scelto Francesco.
“Vestiti elegantemente” ordinò Sara a Francesco. “Una camicia, ed un paio di pantaloni decenti. Non fargli prendere la polvere”.
Francesco odiava vestirsi elegantemente, soprattutto in periodi estivi; ma ora non aveva scelta: doveva obbedire a sua sorella, o sarebbero stati guai.

Passarono a prendere Valeria, e si avviarono alla discoteca.
Durante il tragitto, Francesco non parlò molto, né le due amiche gli diedero molto da parlare; Francesco era molto teso. Sperava che la serata finisse il più presto possibile. Lui, che amava le feste in discoteca, si era ridotto a sperare che la festa finisse presto.
Una volta in discoteca, Sara indicò dei divanetti a Francesco; lui pensava che fosse il luogo in cui avrebbe dovuto leccarle i piedi, ma Sara gli disse semplicemente che quello era un loro punto di ritrovo.

“Non penserai mica che io passa la mia serata incollata a te?” disse Sara, come se l’idea di passare la serata col fratello la disgustasse quasi. Per Francesco era quasi la stessa cosa; più tempo passava lontano da Sara, più stava tranquillo.
C’era un motivo specifico per il quale Francesco amava le feste in discoteca più di ogni altro tipo di festa: c’erano ragazze coi tacchi e coi sandali, sempre coi tacchi.

Spesso, le ragazze, durante le pause tra un ballo e l’altro, si sfilavano le scarpe, perché i piedi erano ovviamente stanchi, e quelle visioni mandavano Francesco in paradiso.
Francesco studiava i piedi di ogni ragazza che entrava.
Quando andarono a fare gli auguri alla festeggiata, Sara le disse:
“Ho un regalo speciale per te, Jessica. Ma non te lo darò qua, in mezzo alla gente; è una cosa privata. Dovrai vedertene bene da sola”.

Jessica sembrava eccitata, ma anche divorata da una fortissima curiosità. Guardò Francesco con un’occhiata interrogatoria; ma Francesco inarcò le spalle, per far capire che nemmeno lui sapeva di cosa si trattasse.
La prima parte della serata, Sara stette lontana da Francesco. Più Valeria gli fece compagnia. Francesco amava ballare, ma dal momento in cui si sentiva molto agitato, preferì trascorrere la serata sul divanetto che gli aveva indicato Sara.
Valeria, dopo aver ballato un po’, gli si avvicinò, si sfilò una scarpa e gli disse:
“Sai, credo che stanotte i miei piedi puzzeranno molto di più dell’altra volta.

Dovresti provare, sai” e gli mise un piede sul ginocchio.
Francesco evitò di guardarle il piede: sapeva che se l’avesse guardato, difficilmente sarebbe resistito: o avrebbe affondato il naso sotto la pianta, o sarebbe dovuto correre in bagno per masturbarsi; e Francesco non voleva ridursi a questo. Allora improvvisò un massaggio con nonchalance, come se la cosa non lo riguardasse.
“Perché non guardi il mio piede?” chiese Valeria. “Non ti piace più?”.

“Vuoi stare zitta?” urlò Francesco, guardandola storto.
Valeria parve non essersi accorta che erano in un luogo pieno di gente. Si mise le mani davanti la bocca, e ritirò il piede.
“Mi era sfuggito… scusami Francesco” disse; pareva realmente pentita.
“No, non ti preoccupare, non è nulla” rispose lui. “Vorrei solo evitare di mostrare in piazza questa cosa”.
Valeria poggiò il piede nudo a terra, strisciandolo leggermente sul pavimento; Francesco, a questo punto non poté fare a meno di guardare.

Valeria gli si avvicinò all’orecchio e gli disse:
“Ti piacerebbe poterlo pulire con la tua lingua, non è vero?”.
Francesco fece lo stesso con l’orecchio di Valeria.
“Sì, e dopo se vuoi vieni a casa. Te lo pulisco tutta la nottata”.
Valeria scoppiò in una risata molto rumorosa. Qualcuno lì intorno si girò. Francesco arrossì e si guardò tra le gambe.
“Magari un’altra volta” rispose, cercando di calmarsi dalle risate.

“Farò in modo che i miei piedi diventino neri e puzzolenti. Tanto, a te piace. E dovrai pulirmeli bene. Altrimenti lo sai. Sara mi ha autorizzato a sputtanarti se solo lo volessi. Se solo lo volessi, tu dovresti diventare il mio schiavo in men che non si dica. Ma evitiamo di farti andare in overdose di piedi e di piacere”.
Che stronza pure lei! Evidentemente era un’epidemia tra amiche.
Francesco si avvicinò a Valeria, e le sussurrò nell’orecchio:
“Se vuoi possiamo andare in macchina.

Posteggiamo da qualche parte e ti lecco i piedi”.
Valeria parve rifletterci qualche secondo, ma poi scosse la testa.
“No. Ti ripeto, non esageriamo col piacere. Poi cominceresti ad approfittarne” rispose.
“Che padrona che sei” disse Francesco, con aria di sfida. “Secondo me anche tu ti fai comandare a bacchetta da Sara. Non sei capace di decidere da sola?”.
Valeria era stata chiaramente colpita al cuore da quelle parole. Era evidente che Sara esercitava una grandissima influenza su di lei.

“Pensa ciò che vuoi” rispose. “Io non devo dimostrare niente a nessuno. Sei tu che dovresti esserci devoto, che pur sapendo delle tue perversioni malate, non solo non abbiamo fatto la spia, ma ti abbiamo concesso i nostri piedi anche, facendoti godere. E tu così ci ringrazi? Ha ragione Sara. Un fratello così va trattato peggio degli schiavi dell’antichità. Quelli che erano veri schiavi, non questi pippaioli come te”.
Francesco alzò gli occhi al soffitto, imprecando sotto voce.

Non bastava Sara, ora ci si metteva anche Valeria. Evitarono di guardarsi per alcuni minuti, e stavano entrambi imbronciati.
“Valeria!”. Sara si stava avvicinando e chiamava l’amica. “Vale, puoi distrarre un attimo Jessica? Devo fare un attimo una cosa, ma lei non deve accorgersene; non deve farci caso”.
“Sì, subito vado” rispose Valeria annoiata.
“Succede qualcosa?” chiese Sara preoccupata.
“No, niente” rispose Valeria. “E’ solo che alcune persone sono proprio patetiche.

Proprio come i filmini che guardano”. E si alzò, dirigendosi verso Jessica.
Sara si sedette affianco a suo fratello, guardandolo storto.
“E’ inutile che mi guardi così” disse lui sulla difensiva. “Ho solo fatto un’osservazione che le ha dato fastidio. Anche voi due lo state facendo da giorni con me”.
Sara evidentemente aveva altro per la testa, e volle evitare di discutere.
“Ora stammi bene a sentire” disse Sara. “Se vuoi che fili tutto liscio, dovrai fare quello che dico io.

O mi faccio prestare un microfono e faccio l’annuncio delle tue pratiche preferite qui davanti a tutti. Non farai in tempo a scappare che tutti sapranno di che pasta sei fatto”.
“Dai, levati la scarpa e facciamolo una volta per tutte” disse Francesco rassegnato.
“No, non voglio che mi lecchi i piedi, lasciamo perdere questo” rispose Sara. “Dovrai fare due cose. Prima di tutto, c’è una stanzetta con dei divanetti al piano di sopra, e in genere è deserta e chiusa.

Ho fatto in modo di recuperare la chiave. Tu ora recati lì dentro, siediti su uno dei divani, accendi il lume piccolo e spegni le luci grandi: deve essere una stanza in penombra. Una volta lì aspetta: ti raggiungeranno delle ragazze, e tu dovrai leccarle i piedi; sarai il loro zerbino leccapiedi”.
Francesco fece un’espressione scandalizzata.
“Ma sei pazza?” esclamò. “Le ragazze non sapranno tenere la bocca chiusa e il mio segreto sarà scoperto!”.

“Noi ragazze spesso possiamo essere molto più serie di voi ragazzi” rispose Sara. “E poi dovresti esserne contento. Ti sto mettendo sul piatto d’argento un gruppetto di ragazze che si faranno leccare i piedi molto volentieri. E se poi non rischi, non troverai mai una ragazza che se li faccia leccare, e di certo non puoi contare per l’eternità su di me: ti dovrai accontentare di internet, e mi dici cosa c’è di bello sui video su internet?”.

“Va bene, le leccherò i piedi” rispose Francesco. “Però mi devi garantire che non dicano niente a nessuno!”.
“Io non garantisco un bel niente” rispose Sara. “Io le illustro la situazione; sta a loro poi rispettare i piani, non trovi? Non gestisco io i loro cervelli. Ora, passiamo al piano B. Dobbiamo fare un grandissimo regalo a Jessica; ho parlato coi suoi genitori, verrà a dormire da noi stanotte; tu dovrai essere il suo schiavo per una nottata intera, fino all’alba, o meglio, fino a quando lei non varcherà la soglia di casa nostra per tornare a casa.

Dovrai obbedirle, dovrai leccarle i piedi, farle da sputacchiera, da pony, da trampolino, da zerbino, da sacco da box, e da qualunque cosa lei vorrà. Le ho promesso un regalo d’oro, e tu dovrai soddisfarla a pieno. Guai a te se rimarrà delusa del mio regalo, caro Francesco. Sarai tu a pagarne le conseguenze. Ed ora avviamoci alla stanza di sopra, muoviti!”.
Francesco la seguì, e salirono di sopra. Entrarono nella stanzetta; era buia, in penombra, e c’erano molti divanetti, tappeti e comodini.

Era una stanza molto comoda per potersi rilassare un poco. Ma sembrava che di relax ne avrebbe vissuto poco lui.
“Io non parteciperò, e nemmeno Valeria e Jessica,” disse Sara.
“Sarai solo con altre ragazze. Se sarai bravo, ti divertirai come non mai; se non sarai bravo, tutto questo potrebbe trasformarsi in un vero e proprio inferno, come ti ho detto già. Buon divertimento” disse, facendo uno strano ghigno con la bocca.

Uscì dalla stanza, rimanendo Francesco da solo; era carico di eccitazione e preoccupazione. Se fosse stato sicuro che le ragazze avrebbero mantenuto il segreto, sarebbe stato l’uomo più felice della Terra. Ma le ragazze, si sa… quando c’è qualcosa su cui spettegolare, sono quasi sempre contente. E non solo le ragazze, ma chiunque.
Non volle preoccuparsi molto di questo, perché Sara aveva lasciato intendere che erano ragazze serie, cominciò a preoccuparsi di altro: non aveva mai vissuto un’esperienza di gruppo.

Come sarebbe stato essere lo schiavo di più ragazze contemporaneamente nella realtà?
Francesco camminava avanti e indietro nervosamente nella stanzetta, in attesa delle ragazze. C’erano momenti in cui prevaleva il nervosismo, momenti in cui era l’eccitazione a prevalere. Dopotutto, sarebbe stato lo schiavo di un gruppo di ragazze, uno dei suoi sogni proibiti; e poi, in nottata, sarebbe dovuto essere lo schiavo di Jessica, una ragazza molto carina, inoltre aveva sempre fantasticato sui suoi piedi.

Sua sorella aveva ragione: se avesse mantenuto la calma, se fosse filato tutto liscio, quello sarebbe stato il paradiso per lui; altrimenti… meglio non pensarci.
Improvvisamente, la porta della stanza si aprì, ed entrarono circa una decina di ragazze; una di loro accese la luce. Francesco le contò: erano otto.
Non male, come prima volta per una dominazione di gruppo.
Francesco ne conosceva qualcuna, qualche altra, invece, solo di vista.

Effettivamente, appartenevano tutte alla scuola in cui andava sua sorella, in cui era andato anche lui, appartenevano tutte a giri di amicizie in comune.
Francesco le squadrò l’una dopo l’altra: erano tutte bellissime, e tutte indossavano, ovviamente, le scarpe coi tacchi, qualcuna addirittura dei sandali, sempre coi tacchi.
Gli cominciarono a sudare le mani, ed ebbe un’erezione istantanea.
Una ragazza ruppe il silenzio:
“Allora sei tu quello che ama leccare i piedi?” gli chiese.

“Sì” rispose semplicemente Francesco.
La ragazza che gli aveva fatto la domanda, che Francesco conosceva solo di vista, una bella ragazza dai lunghi capelli biondi, gli si avvicinò con un’espressione di superiorità.
“Cominciamo già male” disse, e gli diede uno schiaffo fortissimo, così forte da fargli molto male; in confronto, quelli che gli aveva dato sua sorella erano semplici carezze. “Devi dire: ‘Sì, Padrona’. Hai capito?” disse, e gliene diede un altro di schiaffone.

“Sì, Padrona” rispose Francesco.
Le altre sette ragazze risero, ma la bionda rimase seria ed impassibile.
“Bene” commentò. “Io conosco tua sorella, tutte noi la conosciamo. Sapevo di fama che aveva un fratello a cui andava insegnata l’educazione, e lei sta cominciando l’addestramento. Per un tipo difficile come te, questo è già un ottimo lavoro; con uno schiaffo già obbedisci, figuriamoci con altro. Quando poi tu eri il tipo da voler fare il galletto”.

Francesco guardò per terra. Sentiva il volto in fiamme. C’era un motivo valido, se a parlare per prima era stata lei; aveva un carattere molto forte e sicuro di sé. Cominciò a sospettare che lei fosse la leader del suo gruppo di amicizie.
“Sapete questo chi è?” chiese a qualche ragazza, che evidentemente non conoscevano bene Francesco. “E’ il fratello di Sara, la ragazza bionda con cui ho parlato prima di salire.

Sara è la tipica ragazza che mi piace. E’ una che non se la tira, e soprattutto è una che si fa i fatti suoi. E questo cornuto di suo fratello, invece di apprezzare sua sorella per quello che era, le rompeva il cazzo giorno per giorno. Avrei voluto vedere se avesse avuto una di quelle ochette pettegole e vanitose come avrebbe reagito. Ma forse è quello che avrebbe meritato. Sara ha avuto la fortuna di trovarlo con le mani nelle mutande, e ha approfittato per pianificare una sua vendetta personale.

E infatti, questo stronzo sta avendo quello che si merita. Sara è stata a dir poco geniale. Il suo piano finale è che tutte le ragazze di cui si fida debbano sapere quanto pervertito sia suo fratello, una cosa di cui tutte le altre persone, tra cui i suoi amici, dovranno rimanere all’oscuro. E questo è il suo Jolly. Se caso mai Francesco sgarrasse dai piani rispettati, lo sputtanerà per l’intera città. Io l’avrei fatto subito, questo porco mi sta sui coglioni, e io gli avrei già fatto perdere la faccia”.

Francesco non poteva credere alle proprie orecchie: allora Sara aveva programmato tutto con la massima precisione.
Forse era questo ciò che intendeva: se si fosse comportato bene, avrebbe goduto ad essere umiliato da quelle ragazze; se si fosse comportato male… beh, sarebbe stato sputtanato per l’intera città.
“Perché ti piacciono i piedi, Francesco?” chiese un’altra ragazza, con cui non aveva mai parlato prima.
“Schiavo!” urlò la bionda leader. “Dovete chiamarlo schiavo, che sono queste cose? Lui è uno schiavo, e da schiavo va trattato”.

“Io proporrei anche faccia da culo” disse un’altra.
“Fate così” concluse la leader. “Ognuna di voi lo chiami con l’insulto che più le piace. Lui invece dovrà chiamare padrona ognuno di noi. Facciamo così! Ognuna sceglie un insulto, e lo chiamerà così per tutto il tempo. Ci state?”.
Ci fu un mormorio di eccitazione. Le ragazze accettarono.
“Bene” disse la bionda. “Io lo chiamerò schiavo. Semplicemente schiavo. Voi altre invece?”.

“Faccia da culo” rispose quella che aveva proposto quel nomignolo.
“Leccapiedi!” esclamò un’altra.
“Verme!” urlò un’altra, ridendo come non mai.
“Troia” disse un’altra, spietata.
Le altre tre decisero per “Fallito”, “Pisellino” e “Pervertito”.
“Benissimo” disse sempre la bionda; era quasi sempre lei a prendere il gioco in mano. “Ora che abbiamo deciso i tuoi nomi, schiavo, passiamo al sodo. Spegni la luce principale, e vieniti ad inginocchiare a me.

Muoviti!”.
Francesco si avviò verso la luce, ma una ragazza gli diede un calcio nelle palle così forte da farlo piegare in due, dicendo:
“Vedo che le maniere buone non danno risultati, faccia da culo! Devi dire ‘Sì, Padrona’ quando ti comandiamo qualcosa. Capito stronzo leccapiedi?”.
“S… sì padrona” rispose Francesco affannato.
“Ehi!” protestò un’altra ragazza. “Hai rubato il mio nomignolo!”.
“Fanculo i nomignoli. Lo dobbiamo umiliare a dovere e voglio divertirmi.

Se c’è qualcuno che deve attenersi alle regole è lui, di certo non noi”.
Francesco spense la luce, ed andò ad inginocchiarsi ai piedi della ragazza bionda.
Provò un’eccitazione ancor più forte di quando aveva annusato i piedi di Valeria. Ora stava subendo una vera e propria dominazione, ed avrebbe voluto goderne. Si limitò a fissare i piedi della sua nuova padrona, senza però fare nulla. Dopo circa una decina di secondi, la ragazza ruppe il silenzio.

“Che aspetti schiavo!” urlò. “Comincia a baciarmi i piedi. Mettiti tutto steso, sul pavimento, e baciami i piedi, partendo dalla punta della scarpa, fino ad arrivare al collo del piede”.
Francesco cominciò a baciarle il piede destro: diede tanti baci delicati, baciando ogni centimetro quadrato del dorso del suo piede.
“Anche le parti laterali della scarpa e i tacchi. Muoviti!”.
Francesco obbedì, con una crescente eccitazione. Il tono della ragazza era molto autoritario, sapeva benissimo quello che faceva.

“Ma allora veramente lo fanno” disse una di loro, con un tono stupito, come se avesse fatto una scommessa assurda, che non credeva si potesse avverare.
“Ovvio che lo fanno” rispose la ragazza che lo chiamava faccia da culo. “Fanno questo, e anche peggio. Voglio vedere fino a che punto può arrivare la loro perversione”. Si avvicinò di shitto a Francesco. “Girati con la faccia verso l’alto!” ordinò, e gli sbatté il piede, ancora con la scarpa, in pieno volto, facendolo male ancora una volta.

Francesco mugolò.
“Invece di lamentarti, pensa a rispondere alla domanda che ti ha fatto prima una delle tue padrone!” urlò.
“Q… quale domanda? Non ricordo…” rispose Francesco.
Le ragazze si guardarono in faccia tra di loro, scuotendo la testa.
Gli si avvicinò una ragazza bassina, coi dei lunghi capelli ricci castani, e gli disse:
“Voglio sapere cosa cazzo provate voi depravati fissati per i piedi quando ce li leccate!”.
Francesco ci pensò su.

Come avrebbe mai potuto descrivere la sensazione di oblio provocata dai piedi delle ragazze?
“Non saprei dirlo, padrona” rispose Francesco. “Posso solo dire che è bellissimo, ma non so descrivere con esattezza cosa si prova”.
Tutte le ragazze scoppiarono a ridere.
“Bello? Mi dici cosa ci sarebbe di bello? Io proprio non vi capisco, sono negata, mi spiace”.
“Lo scopriremo subito cosa prova il depravato” disse la bionda. “Spogliati. Rimarrai solo in mutande” ordinò, e Francesco eseguì immediatamente.

Una volta spogliato, la sua erezione da sotto le mutande era evidente. Le ragazze scoppiarono nuovamente a ridere.
“Cazzo, fai sul serio tu” disse un’altra. “Ma dimmi, cos’ha la figa che non va? Per un paio di piedi ti ecciti così?” e di nuovo tutte a ridere.
“Questi sono esseri speciali” disse la bionda. “Nessuna li capisce, nessuna li vuole capire. Sua sorella, invece, l’ha capito benissimo. Ma ci pensate? Quando hai uno di questo tra le mani, puoi fargli fare tutto quello che vuoi.

Obbediscono a bacchetta. E se caso mai volessero ribellarsi, li si può minacciare di svelare il loro schifoso segreto a tutti. Così ritornano ad essere buoni, e si fanno punire pure. A parte il fatto che la maggior parte di loro si lascia punire molto volentieri. Vero verme?” chiese poi, rivolgendosi a Francesco.
“Sì padrona” rispose lui.
“AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!”. Ci fu una sonorissima risata di gruppo.
La bionda si sedette su un divanetto.

“Vieni in ginocchio ai miei piedi e levami le scarpe porco schifoso. E vedi di essere delicato nei movimenti, o acchiapperai una bella mazzata. Ma a te piace, vero?”.
“Sì padrona” rispose Francesco.
Andò ai piedi della padrona bionda, e molto lentamente le sfilò entrambe le scarpe: aveva tra i piedi più belli che avesse mai visto, con lo smalto rosso scuro. Quando le levò le scarpe, l’odore intenso dei suoi piedi invase la stanza.

“Oh mio Dio!” commentò una di loro. “E questo povero ragazzo dovrà mettere il naso sotto i tuoi piedi? Ma sopravviverà?”. Tutte risero, eccetto la bionda.
“Voglio vedere quando metterà il naso sotto i piedi tuoi che dovrà succedere” rispose, e di nuovo tutte risero. “Ma che io sappia a questo piace la puzza dei piedi, quindi magari è il contrario, se non li annusa non sopravvive. E’ giusto schiavo?” chiese.
“Mi piace moltissimo l’odore dei suoi piedi, padrona” rispose Francesco.

Di nuovo risate generali, che, mentre da una parte mortificavano il povero Francesco, dall’altra lo eccitavano come non mai.
“Ti piace la puzza dei miei piedi? Bene, infila il naso tra le dita. Voglio vedere se poi cambi idea. Muoviti, annusa!” ordinò la bionda.
Francesco non perse tempo. Affondò la sua faccia sotto i piedi della biondina. In mezzo secondo, la puzza intensa dei piedi di quella ragazza gli penetrò nel naso, riempiendo i suoi polmoni, ma principalmente il suo cervello e il suo membro.

A confronto, i piedi di Valeria odoravano di rose. Puzzavano davvero tanto; non si era fatta la doccia, a giudicare dall’intensità dell’odore; e poi i piedi erano davvero molto sudati, cosa che incrementava l’odore forte.
Francesco annusava talmente forte che si sentiva il rumore dei suoi respiri per tutta la stanza, cosa che faceva ridere tutte le ragazze.
“Ora capisco perché tua sorella ha preferito non assistere a questa scena. Sei proprio ridicolo” commentò la ragazza coi capelli ricci.

“Com’è l’odore schiavo?” chiese la padrona bionda.
“Bellissimo padrona” disse Francesco, parlando ormai in totale affanno.
“Puzzano parecchio?”.
“Sì padrona. I suoi piedi puzzano molto”.
“E ti piace?” chiese lei, mordendosi le labbra.
“Sì padrona”.
Ancora risate.
“Bene” continuò la padrona. “Ora lecca, muoviti! Voglio che la tua sudicia lingua tocchi ogni parte dei miei piedi. E devi pulire lo sporco tra le dita”.
“Sì padrona” disse Francesco.

Cominciò a leccarle i piedi: cominciò dal tallone, facendo dei movimenti in piroetta con la lingua. Poi salì su per la pianta, strisciando intensamente. Infine, leccò le dita, infilando la lingua tra gli spazi di ogni dito. Leccandole i piedi, l’odore diveniva sempre più intenso e nauseabondo, a causa del contatto della sua saliva con i suoi piedi, che già di per sé erano molto odorosi.
“Stop!” disse la padrona, e Francesco si alzò immediatamente.

“Ora un po’ di calpestamento, verme! Stenditi sul pavimento!” ordinò, e Francesco eseguì.
La bionda salì sulle cosce di Francesco, poi fece qualche piccolo passettino, arrivando allo stomaco; diede un calcio forte alle palle di Francesco, che urlò dal dolore. Per zittirlo, la bionda gli mise un piede sulla bocca.
“Già che ti lamenti?” chiese. “E non abbiamo nemmeno cominciato. E quando passerai all’azione con le altre che succederà?”.
Salì con entrambi i piedi sulla faccia di Francesco, che sperò di poter sopravvivere a tanta pressione, e tanta puzza dei suoi piedi anche.

Dopo quella che sembrò un’eternità, la bionda scese dalla faccia di Francesco, provocandogli un sospiro di sollievo.
“Ragazze, su, levatevi tutte le scarpe!” disse, e tutte le ragazze se le tolsero.
In quella stanza, ora, si respirava principalmente odore di piedi. Un non feticista difficilmente sarebbe resistito senza rimanerne disgustato.
La ragazza coi capelli ricci si accovacciò vicino Francesco, mettendo il suo volto a pochi centimetri da quello di Francesco, che improvvisamente, sentì un mix di odori diversi: tabacco, alcool, fondotinta, profumo e sudore.

“Apri la bocca” ordinò lei.
Francesco aprì la bocca, e lei lo sputò in bocca.
“Bene, ora ingoia!” ordinò, e tutte, per l’ennesima volta, scoppiarono a ridere.
Poi si sputò su un piede, e gli disse:
“Ora lecca la mia saliva sul mio piede, proprio come fanno i cagnolini!”. Le ragazze ulularono quasi dalle risate, molte di loro erano accovacciate, in lacrime.
“Sì padrona” disse Francesco, leccandole la saliva sul piede.

Prese il suo mignolo in bocca, e cominciò a succhiare.
“Wow, che cosa rilassante!” commentò la ragazza, chiudendo gli occhi.
“Ti sta praticamente facendo un pompino al dito!” disse la bionda, e tutte di nuovo risero.
“Ora annusa i piedi di tutte, e dì chi ha l’odore più buono. Stenditi!” ordinò la riccia.
Francesco si stese, e tutte le ragazze gli si avvicinarono; a turno, gli misero i piedi in faccia.

Tutte le ragazze avevano dei piedi molto belli, più o meno puliti, più o meno odorosi. Ogni annusata che faceva, il suo pene cresceva di un pochetto.
Ormai, inebriato dalla puzza dei piedi di quelle otto ragazze, per lui non c’era più differenza tra un piede e l’altro.
“Ora, schiavo, dimmi” disse la bionda. “Quali sono i tuoi piedi preferiti?”.
“I piedi di mia sorella” rispose Francesco. Tutte si guardarono, stupite.

Qualcuna si portò le mani alla bocca.
“Sto parlando di noi otto, coglione!” urlò la bionda, dandole uno schiaffo sulla faccia.
“Ah, mi scusi” commentò Francesco. “Quelli della ragazza coi capelli ricci, signora” disse.
La bionda parve visibilmente offesa: era la seconda volta che si aspettava che Francesco la designasse come la migliore, ed era la seconda volta che veniva delusa.
“Ahah, che gentile!” commentò la riccia. “Ma io, sinceramente, con te ci farei altro…”.

“Basta così!” disse la bionda. “Una volte uscite da questa sala, te lo potrai scopare fino a farvi venire il vomito. Ma ora lui è il nostro schiavo, e da tale si deve comportare!”. Non riusciva a nascondere la sua delusione per non essere stata designata come la migliore.
“Se guardassi l’orologio” disse la riccia “Ti accorgerai che lo sarà ancora per poco. La festa sta per finire”.
“Già?” chiesero all’unisono la bionda e Francesco.

La bionda a voce, Francesco con il pensiero.
“Capisco” continuò la bionda. “Bene, schiavo: ora calati le mutande. Noi sette ti metteremo i piedi per tutto il corpo, e la riccia, siccome è la tua reginetta, ti farà una sega con i piedi. Le verrai sui piedi, e alla fine leccherai tutto”.
Le ragazze gli misero i piedi ovunque: sulla testa, sul naso, sul petto, sulle cosce. Francesco annusava avidamente i piedi delle ragazze che glieli avevano messi in faccia.

La riccia gli prese il pene tra i piedi: faceva dei movimenti che mandarono Francesco in paradiso.
Talmente in paradiso, che non perse due secondi a venire copiosamente, tra le risate di tutte le ragazze, eccetto la bionda.
Francesco era letteralmente scosso dal piacere.
“Lecca, checca!” disse la riccia.
Per Francesco fu molto difficile farlo, soprattutto nell’istante appena dopo l’orgasmo: si sentiva svuotato, ridicolo, e imbarazzato. Con molto disgusto, pulì il piede della riccia da tutto il suo sperma.

Le ragazze si rimisero le scarpe, ed uscirono tutte, tranne la bionda, che rimase faccia a faccia con Francesco.
“Sei semplicemente un fallito” gli disse. Evidentemente cercava la sua vendetta per il fatto che Francesco non le aveva dato il primato dei piedi. “Non voglio più averci nulla a che fare con te. Dimenticati di me. Ora rivestiti, che vado a chiamare tua sorella”. Ed uscì, sbattendo la porta alle spalle. Francesco aspettò circa un paio di minuti, poi entrò sua sorella.

“Com’è andata?” chiese Sara.
“Benino” commentò Francesco.
“Benino?” chiese Sara stupita. “Credevo che ti piacesse leccare piedi!”.
“Quelle ragazze, a parte una, non ci sapevano fare. Certo, i piedi erano belli, mi piaceva leccarglieli, ma loro non ci sapevano fare”.
“Tralasciamo i dettagli, per favore” disse Sara. “Ho una notizia da darti: Jessica ha bevuto troppo, si è sentita male e ha vomitato. Non sarà in grado di venire a casa stanotte.

Staremo da soli, a quanto pare”.
Francesco sorrise.
“E’ inutile che ridi tu!” urlò lei. “Questa è stata solo una parentesi. Ma le cose tra di noi non sono affatto cambiate. Mi piace questa condizione, e tale rimarrà fino a che non mi sarò scocciata; e credimi, Francesco, non mi scoccerò tanto facilmente. Dovrai continuare ad obbedirmi, a farmi da tassista, a farmi servizi, e dovrai sempre chiedermi il permesso quando vorrai fare qualcosa.

Io conosco sempre il tuo segreto perverso, e se sgarrerai, sai cosa succederà. Non credo ti farà piacere una cosa del genere”.
“No” disse Francesco. “Penso proprio di no”.
“Perfetto” disse Sara sorridendo. “Tra pochi giorni torneranno mamma e papà. Ho proprio una voglia matta di divertirmi nel vedere le loro facce stupite quando ti comanderò a bacchetta e tu eseguirai come un robot. Ma poi avremo tempo di discutere su questo.

Ora torniamo a casa”.
“Sara, ti posso baciare un piede?” supplicò Francesco.
Sara si girò di shitto, perché ormai si stava già avviando verso l’uscita.
“Non ti bastano mai i piedi brutto pervertito? Sei un assatanato. Comunque no! Quando saremo a casa, se ne avrò voglia, ti concederò l’onore di baciarmi i piedi, altrimenti buona fortuna con internet. Ricorda che sei tu che devi obbedire a me, non io che devo far eccitare te.

Lo farò solo se mi vorrò divertire. Ed ora, prima che ti arrivi un ceffone, filiamo diritti a casa! E questa è la mia ultima parola!” disse Sara, per poi dirigersi di nuovo verso l’uscita.
Salutarono vari amici e i genitori della festeggiata, che ora era stesa, tutta sudata e pallida, e poi si diressero verso la macchina
“Che schifo di festa!” commentò Sara, mentre facevano ritorno a casa.
‘E già, proprio uno schifo di festa!’ pensò Francesco, mentre Sara si sfilava una scarpa e metteva un piede sul cruscotto.

Non si sprigionò alcun odore nell’aria.
Francesco lo fissò intensamente, e Sara gli disse:
“Non lo faccio per te, ho i piedi stanchi. Vediamo di non fare incidenti e di tornare a casa vivi”.
Tutta una questione di stile, pensò Francesco.
Le ragazze possono avere anche i piedi più belli del mondo, ma se non sanno dominare, non lo sanno fare, non ci sono scuse. Non basta un bel piede per saper dominare.

Invece, sua sorella… lei sì che era tagliata. Non lo faceva per piacere, ma lo faceva alla grande, e lui ne era rapito. Ce l’aveva nel DNA, ma non lo sfruttava; questo era quello che aveva detto anche la bionda. Sara non era tipa da tirarsela. Cosa che la rendeva ancora più interessante.
Ma, interessante o meno, Francesco fece un sorriso amaro, sapendo bene che sua sorella gli avrebbe dettato condizioni umilianti riguardo il ritorno dei loro genitori.

La mattina dopo, Francesco si svegliò come al solito prima di sua sorella, che era più dormigliona.
Rifletté sulla nottata appena trascorsa: se fosse successo in un altro contesto, con altre ragazze, sarebbe stato l’uomo più felice della Terra. Ma invece… succedeva tutto mentre era soggiogato alle perfide volontà di sua sorella, che aveva un piano umiliante da attuare una volta che sarebbero tornati i genitori; poi, la ragazza bionda che aveva gestito la dominazione non ci sapeva fare, o, almeno, a Francesco non piaceva quel tipo di padrona così.

Ora che ci rifletteva, era da quando sua sorella lo stava tormentando che aveva sviluppato altri tipi di gusti; per così dire, era diventato più esigente, e questo a causa dell’estrema influenza che Sara esercitava su di lui.
C’erano alcune cose che non riusciva a sopportare: la situazione che si stava creando con i suoi amici, soprattutto con Stefano, che aveva capito che Francesco stava sotto lo schiaffo di sua sorella, e ne era in parte deluso, aspettandosi una reazione di orgoglio da parte di Francesco; poi, temeva il ritorno dei genitori, sperando che non si venisse a creare la stessa situazione che con gli amici.

Suo padre aveva notato un certo cambiamento. Ma un conto era smettere di tormentare sua sorella, un altro conto era esserne sottomesso senza sbattere ciglio.
Francesco cominciava a desiderare i piedi di Jessica. Magari con lei la dominazione sarebbe stata diversa.
Si doveva sfogare in qualche modo. Andò silenziosamente in camera di sua sorella, e prese un paio di calze che stavano sulla sua poltrona.
Andò in bagno e si chiuse a chiave.

Si portò le calze al naso: quello era il paradiso. Annusò violentemente la parte dei piedi, che emanavano un odore paradisiaco. Non era una puzza sgradevole o intensa, ma finalmente Francesco poté sentire in forma più forte l’odore dei piedi di sua sorella.
Cominciò a smanettarsi violentemente, pensando a Sara, Valeria e Jessica che gli mettevano i piedi in faccia contemporaneamente. Venne abbondantemente, si ripulì, e portò le calze in camera di sua sorella.

Fortunatamente Sara non si era accorta di nulla. Francesco si diresse in cucina, dove Sara lo raggiunse un’oretta dopo.
“Giorno. Come hai dormito?” chiese Francesco.
Sara gli fece un’occhiataccia.
“Rubati un’altra volta le mie calze di nascosto per masturbarti, e qua finisce male” disse lei, con lo sguardo torvo. “Non osare mai più entrare in camera mia senza chiedere il permesso, brutto porco schifoso pervertito. Un altro passo falso, e chiamo tutti i tuoi amici spiegandogli tutti i tuoi gusti.

Giuro che la prossima volta lo faccio”.
Francesco si portò le mani alla faccia. Stava commettendo troppi errori banali, e stava rischiando grosso, perché sua sorella non aveva l’aria di una che scherzava.
“Sara, ti prego, scusami. E’ che… i tuoi piedi sono…” cominciò Francesco, ma Sara avanzò velocemente verso di lui, bloccandogli la parola. Gli diede un pugno fortissimo nello stomaco, facendolo piegare in due, e poi subito dopo due potentissimi calci nelle palle.

Francesco si accasciò per terra, dolorante.
“Ti ho già detto che non devi usare quella parola con me” disse Sara, gelida. “Non devi chiedermi scusa, è inutile. Non accetto le tue scuse”.
Avanzò verso i fornelli, calpestando la mano di Francesco e dandogli un calcio sul volto.
“Le mie parole vanno al vento, a quanto pare” disse Sara, mentre si preparava qualcosa da mangiare. “Tu hai interpretato malissimo le mie parole e le mie intenzioni.

Ora in casa comando io; e questo significa che tu devi eseguire alla lettera ogni mio ordine, non che tu mi debba infilare il naso sotto i piedi ogni volta che ti venga voglia, come fanno quegli attori da quattro soldi in quei filmini schifosi che ti vedi. Ed ora alzati, che sei ridicolo là terra”.
Francesco si alzò, dolorante, e si andò a sedere sul divano.
Osservò sua sorella: era molto pallida, ed aveva i capelli spettinati.

O era molto scocciata, o era turbata per qualcosa. Ed ovviamente era lui a farne le spese.
Squillò il telefono di casa. Sara guardò Francesco con lo sguardo minaccioso, e gli disse:
“Ti muovi a rispondere?”.
Ovviamente era lui a doversene occupare. Lui che non aveva mai risposto a telefono, cosa che odiava profondamente fare; e Sara aveva lasciato a lui la patata bollente.
“Pronto?”.
Quando Francesco rispose sentì la voce di Jessica, e si sentì gelare.

“Ciao Francesco, sono Jessica. Sara è in casa?”.
“Te la passo subito” disse Francesco con voce tremante. Si era improvvisamente eccitato; aveva ancora un regalo in sospeso, ed era di avere lui come schiavo.
L’idea di fare lo schiavo di Jessica lo intrigava di parecchio, anche se lo rendeva molto nervoso.
Francesco diede il telefono a Sara.
“Pronto?” disse con una voce molto gentile, ma con una faccia molto scocciata.

“Ciao Jessica. Sì, tutto bene, e a te? Quando ce ne siamo andati eri un po’ malconcia, scusami se non ti ho salutata… ma ora come va, meglio?
Eh, sì, immagino. Con tutto quello che hai bevuto è normale pure che ti scoppi la testa. Ah sì, giusto, il mio regalo… sei curiosa?”
Qui Sara sbuffò silenziosamente. “Sì, è normale… però il fatto lo sai qual è? Quel regalo sarebbe dovuta essere una cosa del momento.

Non so se ora ti possa piacere più… magari non ci trovi più sfizio, il momento magico è passato. Vuoi vederlo lo stesso, capisco. Beh, allora puoi passare a casa mia? Quando vuoi tu. Tu quando sei libera? Oggi pomeriggio? Per me va benissimo. Vieni appena sei pronta. Ah, Jessica, mi raccomando vieni da sola: è importante. Ok, ci vediamo dopo, ciao”.
Sara posò il telefono. Sbuffò di nuovo.
“E’ proprio scema Jessica” disse a Francesco.

“Ieri sera ha bevuto talmente tanto da sentirsi male e vomitare. Proprio un bellissimo metodo per trascorrere e rovinarsi un diciottesimo. Ed ora che fa? Mi chiama che vuole vedere il mio regalo speciale che le avevo promesso. Naturalmente sei tu come schiavo. Ma lei sarebbe dovuta venire da noi la nottata e schiavizzarti per tutta la nottata a suo piacimento. Ma visto che quell’idiota ha preferito ridursi in una poltiglia, non ha potuto.

Ed ora ovviamente è curiosa. Avrebbe dovuto aspettare me che la chiamassi, però, per darle il regalo, sempre se avessi voluto. Che stronza!”.
“E… quindi?” chiese Francesco.
“Quindi che?” chiese Sara infastidita. “Non hai sentito mentre parlavo? Jessica viene oggi pomeriggio. Se accetta tu farai il suo schiavo per un pomeriggio. Fra qualche giorno tornano mamma e papà, e tu non avrai più tantissime occasioni per dedicarti alle tue cose malate qui in casa.

Quando torneranno la tua vita cambierà ancora di più in peggio: dovrai obbedirmi a bacchetta e basta, guai se ti farai scovare con le mie scarpe o calze in mano. Poi ne parleremo con calma. E se non accetta, arrivederci e grazie!”.
Francesco era carico di tensione ed eccitazione. Il suo nervosismo t****lava nell’aria, ma sua sorella fece finta di niente.
Verso le quattro del pomeriggio chiamò di nuovo Jessica, per annunciare che sarebbe arrivata di lì a poco tempo.

“Cavolo, questa qui è proprio impaziente!” commentò Sara. “Allora, mentre Jessica sarà qui, caso mai accettasse, io uscirò. Approfitto per fare un po’ di shopping, devo anche comprare un po’ di trucco. Ed ovviamente contribuirai tu economicamente. Prendo il tuo portafogli, so io quanto mi serve, e a te non deve importare, ormai i tuoi conti li porto io”.
Quest’altro ci mancava. Mettere i suoi risparmi in mano a sua sorella. Coi suoi lei era una ragazza con i piedi per terra, non amava spendere troppo, preferiva conservare ed accumulare.

Ora, invece, aveva anche i suoi soldi in mano, e lì di certo non avrebbe badato a spese. Un altro guaio. Ed ovviamente Francesco non avrebbe potuto protestare.
Suonò il citofono: era Jessica. A Francesco cominciarono a sudare le mani per il nervosismo.
Sara andò ad accogliere Jessica alla porta. Era vestita molto sexy: faceva molto caldo, quindi aveva una semplice canotta, che le metteva in evidenza il seno, un paio di pantaloncini corti e ai piedi dei semplici sandali aperti.

L’unica cosa che stonava era la sua espressione stanca e delle occhiaie spaventose; effettivamente la notte prima si era presa una sbronza, quindi era naturale che stesse in quelle condizioni. Ma ciò non scalfiva comunque la sua bellezza. Francesco aveva fantasticato più volte su Jessica, e spesso e volentieri anche sui suoi piedini, che però non aveva mai avuto l’occasione di vedere da vicino.
Le due amiche si salutarono con un bacio.
Jessica si sistemò i capelli con un movimento molto grazioso, e poi disse, con un tono di voce leggermente emozionato:
“Madonna Sara, mi stai tenendo in ansia da ieri sera.

Mi vuoi dire cos’è questo regalo speciale e segreto di cui parlavi?”.
“E’ una cosa molto speciale” rispose Sara. “Qualcosa che non tutte possono avere. Si tratta di una cosa particolare, e devi essere brava a fartela piacere, altrimenti si perde tutto lo sfizio. Se però te l’avessi dato in nottata, con l’atmosfera post festa, sarebbe stato molto più eccitante”.
Sara si fermò con le spiegazioni, provocando in Jessica uno stato ancor più di agitazione.

“E allora?” chiese Jessica, che non ne poteva più di quella straziante attesa. “Mi vuoi dire sì o no qual è questo benedetto regalo?”.
Sara sorrise. “Ci mancherebbe” disse. “Avevo parlato coi tuoi genitori, ed avevamo accordato per farti venire a dormire qua, da noi. Il tuo regalo era avere mio fratello come schiavo tutta la nottata: sarebbe stato il tuo giocattolo, avresti potuto fargli ciò che volevi, sottometterlo, umiliarlo, calpestarlo. Il tuo zerbino personale.

Anche se all’inizio rompere il ghiaccio può sembrare difficile, ma una volta presa confidenza è una goduria, credimi. E mio fratello subisce passivamente queste cose. Lo aggradano. Si è fatto un esame di coscienza, e ha capito che il suo ruolo nella vita è quello: servire le donne a 360 gradi. Lui è il mio schiavo personale, questo è il nostro segreto più oscuro. E il mio regalo era questo: cederti per una nottata il mio schiavo per farti divertire.

Ora la nottata è passata, ma se tu vuoi puoi benissimo recuperare. Io fra poco esco, e avrai tutto il pomeriggio per divertirti come meglio credi. Francesco è il tuo schiavo, e puoi fare ciò che vuoi”.
Francesco era rosso per l’imbarazzo. Ci fu qualche secondo di silenzio. Jessica osservò intensamente Francesco, che non osava ricambiare lo sguardo, e poi tornò a fissare Sara.
“Sapevo di questi uomini che amano fare gli schiavi delle donne” disse Jessica.

“Ma non avevo mai fantasticato di averne uno. Quindi mi stai dicendo che io posso fare di tuo fratello ciò che voglio? Ma davvero? E lui accetta? Come funziona?”.
Evidentemente si sentiva un po’ in colpa, ma la sua curiosità era notevole.
“Te l’ho spiegato come funziona” disse Sara. “Semplicemente, lui è il tuo schiavo, e tu puoi ordinargli qualsiasi cosa desideri. Lo puoi picchiare, insultare, deridere, calpestare, poi a lui piacciono i piedi.

Gli puoi mettere i piedi in faccia, lo puoi cavalcare, ti puoi far massaggiare i piedi. Qualsiasi cosa tu voglia, davvero. Se hai fantasia, gli puoi far fare le cose più umilianti possibili, solo per il tuo divertimento, per farti due risate. Abbiamo solo oggi purtroppo a disposizione, perché poi tornano i nostri genitori dalle vacanze, e sarà difficile che io possa cedere il mio schiavo personale a qualcun altro. Anche perché ripeto, è il nostro segreto più oscuro.

E io devo chiederti di mantenerlo. Questo è il tuo regalo di compleanno. Ora decidi, accetti o no?”.
Jessica scrutò Francesco attentamente, che ancora non osava staccare gli occhi dal pavimento.
“Sembra divertente” commentò Jessica. “Diabolico, ma divertente. Credo che accetterò. Ma come hai fatto a ridurre tuo fratello tuo schiavo?” chiese curiosa.
“Abbiamo semplicemente entrambi capito quali erano i nostri ruoli in questa casa. Nulla di eccezionale. Ma ora devo scendere, sto di fretta.

E ricorda: non avere mai pietà di lui. E’ il tuo schiavo per un pomeriggio, tu sei la padrona, e devi essere unicamente tu a decidere le cose. Al mio ritorno fammi sapere com’è andata. Caso mai si fosse rivelato deludente, lo punirò senza pietà” disse Sara, che poi si avvicinò velocemente a Francesco.
“Hai sentito bene, schiavo?” disse, calandosi perfettamente nel ruolo di una dominatrice esperta. “Per qualche ora apparterrai alla mia amica Jessica, quindi vedi di obbedire ad ognuno dei suoi ordini.

Sei il suo regalo, e devi essere perfetto; anche se effettivamente di perfetto tu non hai niente proprio, ma lasciamo perdere, facciamo finta di nulla. Ora baciami i piedi, che devo uscire. Muoviti!”.
Francesco si inginocchiò ai piedi di sua sorella, e le baciò devotamente entrambi i piedi.
Jessica aveva l’espressione incredula quando Sara uscì dalla porta.
Francesco non disse una parola, ma continuava a fissare il pavimento. Aspettava che fosse Jessica a fare il primo passo.

Cercò di pensare al lato positivo delle cose. Finalmente avrebbe realizzato la fantasia di leccare i piedi di Jessica, e voleva godersi quei momenti. A quanto pareva, al ritorno dei suoi genitori la sua vita sarebbe diventata un vero e proprio inferno. Quel periodo era stata una semplice passeggiata; una vacanza.
“Tua sorella è proprio una gran puttana” disse Jessica improvvisamente.
Francesco la guardò sbalordito. Si sarebbe aspettato subito uno – In ginocchio schiavo! – , ed invece Jessica l’aveva sorpreso.

Dicendo questo, si sedette poi sulla poltrona in cucina.
“Non è vero” disse Francesco. “Non lo è”.
Jessica scoppiò a ridere.
“Sì, Francesco, lo è” disse Jessica. “Non vedi come ti ha ridotto? Sei lo schiavo di tua sorella minore, e ti ha anche prestato per un pomeriggio a me. E poi te la difendi pure. La tua dignità dov’è andata a finire?”.
“Questi non sono affari di nessuno” disse Francesco.

“E’ stata una scelta di entrambi per un motivo ben preciso”.
“AHAHAHAHAHAHAHAHAHA” Jessica scoppiò in una risata molto potente.
“Sei uno schiavo ribelle, a quanto vedo. E quindi ti chiamerò Spartaco, almeno fino al momento in cui non sarai diventato uno schiavo docile. Comunque tu non hai deciso un bel niente. Ha deciso tutto tua sorella, e tu le stai anche dietro. Credi che sono scema, Spartaco?” e continuò a ridere. “Ma tu vuoi essere fedele solo alla tua padrona reale, vero?” continuò.

“Ma vedi che sbagli, Spartaco. Tua sorella, la tua padrona, mi ha autorizzato a fare ciò che volevo. E di lamentarmi in caso tu non mi fossi piaciuto. Che c’è? Ti piace così tanto essere punito da tua sorella? AHAHAHAHAHAHAHA!” Ancora risate.
Francesco non parlò. Jessica ci sapeva fare anche lei, al contrario di Valeria (al quale Francesco piacevano sì i piedi, ma non il suo modo di dominare) e della bionda che lo aveva dominato in discoteca.

“Hai perso la lingua, cane?” disse Jessica. “Cane Spartaco. Questa sì che è bella” e continuò a ridere. Poi d’un tratto fece un’espressione storta col viso, e gli urlò contro: “Ora accendi l’aria condizionata, che si muore di caldo, e portami una bibita fresca. Veloce!”.
Francesco accese l’aria condizionata, ed andò a prendere un tè freddo per Jessica. Lei bevve quasi tutto il bicchiere, lasciando solo una piccola parte di tè. Ci sputò abbondantemente dentro e disse:
“Bevi Spartaco”.

Francesco bevve, e questo fece ridere Jessica ancora di più.
“Accidenti, che invidia!” disse Jessica. “Vorrei avere anche io un fratello così. Uno schiavo in casa che obbedisce a qualunque ordine, che ti diverte anche. Tu sei divertente nel tuo essere ridicolo. Non mi annoierei mai con te. Ma a te non piace scopare, Spartaco?” chiese.
Ma perché facevano tutte quella domanda? Perché, secondo loro, essere schiavi feticisti implicava il non voler scopare? Erano tutti di quell’idea, difficile che tutta la società cambiasse idea.

“Sì” rispose mortificato Francesco. “Mi piace scopare”.
“Ah, quindi te la danno pure. Non si vergognano?” commentò spietata Jessica. “E comunque, Spartaco, devi dire ‘Sì padrona’. Non mi piacciono i ribelli, mi sa che ti punirò”.
“Chiedo scusa, padrona” fu la risposta pronta di Francesco.
“Wow. Vedo che impari in fretta. Tua sorella ti ha addestrato a dovere allora?” chiese Jessica.
“Sì padrona” ripeté Francesco.

i****to

Faceva un gran freddo quella mattina.
Il vento, fuori, sembrava non volere più fermare le sue raffiche impetuose.
Dal caldo del mio letto diedi un’ occhiata annoiata al termometro che segnava appena 2 gradi.
“Cacchio che freddo !!” esclamai ancora assonnato, e mi rimboccai le coperte fino al naso beandomi di quella giornata di ferie.
Dopo una ventina di minuti però, la voce imperiosa di mia madre mi costrinse a superare il momento di torpore e ad alzarmi dal letto.

Ancora in stato di semi incoscienza mi diressi verso il bagno per la solita doccia mattutina.
Non accesi la luce (come al solito) e mi iniziai a spogliare.
Non appena abbassai le mutande una voce mi fece sussultare.
“Però … complimenti!”
“Ma…. chi…. ?” – dissi rialzando i boxer con un gesto repentino.
Era mia sorella, impegnata a depilarsi le gambe, che aveva lanciato quell’ apprezzamento nei confronti del mio sesso.

“Ma che dici Linda !! sei impazzita ?!”
“No, ho solo fatto un complimento al mio fratellone ! chissà quante ragazze ti corrono appresso !” disse accennando un sorriso malizioso.
“Dai Linda, finiscila ! scusami piuttosto se sono entrato senza bussare ma di solito a quest’ ora tu sei al lavoro. ”
“Si fratellone, vero, ma dimentichi che da oggi anche io mi godo le mie ferie, e non solo quelle spero!”
“Che intendi dire ?”
“Avvicinati che te lo spiego”
Non feci a tempo ad avvicinarmi che mi aveva abbassato i boxer ed aveva preso in bocca il mio pene.

In un attimo mi resi conto di cosa stava accadendo: mia sorella mi stava facendo un bocchino e per giunta mi piaceva !
L’ ancestrale divieto si fece strada dentro di me fino a fare si che con un gesto velocissimo mi liberai da quella calda accoglienza e scappai nella mia stanza.
Mi gettai sul letto ripensando a quello che era accaduto e notai che la cosa non mi era dispiaciuta affatto anzi il mio pene era ancora dritto e turgido, un senso di eccitazione mi aveva pervaso, ripensavo insistentemente alla bocca di quella che non era più mia sorella ma una donna che mi aveva cominciato un sapiente pompino che io avevo interrotto.

Ripensavo alla sua bocca che scorreva sul mio membro ed ai suoi occhi che mi fissavano languidi.
A quel ricordo mi masturbai venendo sulla mia mano ma appena mi stavo per pulire sentì di nuovo una voce femminile alle mie spalle.
“Che fai ora ? lo sprechi su un fazzolettino di carta ?”
Era ancora lei, mia sorella, era entrata nella mia stanza mentre mi masturbavo.
“Aspetta, dammi la mano, io non sono per sprecare le cose buone ! e poi sono una golosona !”
Mi prese la mano e cominciò a leccarla e succhiarla come fosse stata una caramella, il contatto con quella lingua non fece che accrescere la mia eccitazione e sentivo il pene spingermi sui boxer.

Ci sapeva fare la mia sorellona porca ! Aveva una maestria incredibile, leccava e succhiava le dita, il palmo, fino a ripulirmela completamente.
Appena finito si leccò le labbra, emise un sospirone come se avesse appena bevuto un bicchiere d’ acqua fresca e mi disse: “Buooono!!! Dolce e saporito ! veramente ottimo !” Mi posò il palmo della mano sul pene cominciando a carezzarmelo e dicendo “hai anche un bel pisello, spero che me lo farai assaggiare con più calma la prossima volta, timidone ! mi piacerebbe anche sentirlo dentro prima o poi, devi essere un grande scopatore tu ! le tue donne che dicono delle tue performances ?”
“Bhe, veramente….

io …..”
“Nooooo ! Fratellone sei ancora vergine ?”
“Si !”
“Sei vergine e rifiuti un pompino ? Mica sarai un frocetto ?”
“No !! un pompino mi piacerebbe ma…. ma tu… sei mia sorella !”
“Ma daiii – aggiunse lei – mica ho detto che dobbiamo sposarci o avere figli, ci dobbiamo solo divertire un poco! da piccoli giocavamo agli indiani, ora che siamo cresciuti ci divertiamo in altro modo no ? E’ solo un gioco ! O preferisci ancora gli indiani ? Pensaci e fammi sapere !”.

Rimasi inebetito non sapevo che dire mia sorella era così disinibita ? Cavolo ma fino all’ altro ieri guardava i cartoni !!
Sentì la porta richiudersi e, nel silenzio della mia stanza cominciai a pensare alle parole di mia sorella.
“Solo un gioco” in effetti l’ idea non mi dispiaceva, una 27enne infoiata che mi invitava a scopare, chissà quanti avrebbero voluto essere al posto mio, ripensai alle parole del mio amico Gianni che aveva sempre sostenuto di volere morire affogato dalla quinta di mia sorella, oppure a Filippo che mi diceva sempre che le chiappe di mia sorella lo facevano andare in tiro al solo pensiero e che se fosse stata sua sorella se la sarebbe scopata senza pietà.

Mi convinsi e mi preparai a fare capire a mia sorella che il “giochetto” mi stava bene mi vestì, e scesi, pronto per il pranzo.
Mia madre era in cucina a preparare, mia sorella la stava aiutando io accesi la TV e preparai la tavola quando suonò il telefono, mia madre andò a rispondere ed io ebbi l’ occasione di rimanere solo con mia sorella.
“Allora Linda, io ci avrei pensato, mi sta bene il gioco come lo chiami tu ! ma con mamma come facciamo ? se ci scopre sono cavoli amari per tutti e due !”
“E bravo il mio fratellino, ti sei convinto ! con mamma no problem ci divertiamo solo quando abbiamo via libera ! e poi mica è detto che dobbiamo divertirci solo in casa ! ci sono tanti posti ! Il garage, la macchina, il bagno di un bar e anche se ci scoprisse non credo farebbe dei problemi, mamma è molto all’ avanguardia in questo senso … vedrai, non ti pentirai di avermi scelta come compagna di giochi !” ed abbozzò un sorriso languido.

“Era papà al telefono, ragazzi ! ha detto che non torna a pranzo, quindi tutti a tavola !”
La voce di mia madre mi fece trasalire, presi le portate e mi diressi verso la tavola preceduto da mia sorella la quale cominciò ad ancheggiare sussurrandomi: “che faresti al mio culetto fratellone? Lo vorresti toccare ? lo sai che sono senza mutandine ?
Io abbassai la zuppiera con il sugo all’ altezza dell’ inguine per non fare notare l’ erezione che mi avevano procurato quelle parole.

Mi accomodai a tavola e cercai di distrarmi guardando la televisione ma il pensiero di mia sorella seduta di fronte a me senza le mutande in dosso mi faceva sentire un senso strano di ansia allo stomaco, le mani mi tremavano e credo che fossi anche sudato.
Pranzammo senza ulteriori allusioni da parte di mia sorella e alla fine del pranzo mi ero leggermente calmato.
Ci sedemmo tutti e tre sul divano a guardare la Tv e mia madre come al solito si appisolò, mia sorella ne approfittò prendendomi la mano e portandosela su una coscia.

Mi iniziò a guidare la mano lentamente verso la sua figa e sussurrando per non svegliare mia madre disse : “hai visto che ho messo le autoreggenti come piacciono a te ? ti ho visto sai, ti ci avvolgi il pisellone ogni tanto e ci sborri dentro! Sono abbastanza velate, fratellino ? ti piacciono ? dai, dimmelo che ti piacciono !”
Le sue parole non facevano altro che aumentare la mia erezione e appena il mio mignolo raggiunse la sua fessura lei ebbe un sussulto e mi disse : “ed ora puoi continuare anche solo vero ? dai, infila il dito nella fessurina ! la senti com’è bagnata ?”.

Io ero terrorizzato all’ idea che mia madre potesse svegliarsi quindi tenevo un occhio a quelle cosce da sballo fasciate nelle autoreggenti ed un occhio a mia madre che se ci avesse scoperto non l’ avrebbe certamente presa bene, malgrado mia sorella sostenesse il contrario.
Mia sorella cominciò a mugolare “hmmm, mi fai morire, sei bravo con le dita, ci sai fare !”
A quella frase mia madre si cominciò a svegliare passarono pochi decimi di secondo e tutti e due eravamo di nuovo composti a guardare la TV come due bravi bimbetti e non come due fratelli i****tuosi.

Verso le 20. 00 mio padre rientrò a casa raggiante di gioia in quanto era riuscito a concludere un affare piuttosto importante, baciò mia madre, e ci disse di prepararci perchè ci avrebbe portato a cena fuori.
Mentre mi vestivo mia sorella mi chiamò e mi disse di seguirla, mi porto vicino alla porta della camera dei miei genitori e mi disse di ascoltare.
“Non sento niente !” esclamai dopo pochi secondi.

“Appunto – disse lei – secondo te che fanno li dentro in silenzio ?”
“Si staranno preparando ! che domande. ”
“E’ li che sbagli fratellone, guarda dal buco della serratura !”
Mi chinai e vidi una scena degna del migliore film a luci rosse.
Mia madre stava facendo una spagnola a mio padre che ne pareva visibilmente soddisfatto e muoveva il bacino avantri e indietro.
“Ma gli scopa le tette ?!” dissi io
“Si – aggiunse mia sorella – e anche lui ha un bel pisellone ! adesso ho capito da chi hai preso !”
“Cazzo ma sei una vacca ! Quello è tuo padre !”
“Che ci posso fare se mi piace il cazzo ! a me non interessa chi ci sia attaccato dietro, mi piace solo il cazzo di un uomo!”
Mi dovevo rassegnare ad avere una sorella ninfomane che si sarebbe scopata pure il padre pur di avere un pisello tra le mani, devo dire però che la cosa cominciava a piacermi.

Dopo circa un’ oretta mia madre e mio padre ci chiamarono chiedendoci se eravamo pronti e aggiungendo che ci aspettavano in garage.
Mia sorella usci dalla sua stanza vestita e truccata come una vera vacca che gioca a fare la santarellina.
Tailleur nero con gonna poco sopra al ginocchio, calze velatissime color carne, delle scarpe con i tacchi alti con una fibbia alla caviglia ed un trucco che metteva in risalto la sua bocca da pompinara.

“Cazzo che figona !” dissi io “Ti pianteranno gli occhi addosso per tutta la sera”.
“Questo è niente – disse lei – guarda cosa ho fatto !”
Si alzò la gonna mostrandomi che non aveva indossato le mutandine poi abbassò la gonna e sbottonò la giacca del tailleur mettendo in mostra le sue stupende tettone senza reggiseno.
I capezzoli già duri e puntati verso l’ alto, le areole brune e grandi, la sua fica appena vista mi fecero l’ effetto di una intera confezione di viagra ebbi una violenta erezione ma lei mi disse : “Già duro ? trattieniti altrimenti non ci arrivi alla fine della serata ! Ti sborri nei calzoni prima della mezzanotte ! Ho in serbo delle sorpresine per te !”.

L’ idea delle “sorpresine”, come le chiamava lei, mi fece peggiorare la situazione mi sentivo il pene umido, duro e dolorante dentro i calzoni non sapevo come fare per allentare la morsa dell’ eccitazione indossai il cappotto che, data la sua larghezza, riusciva a coprire quell’ imbarazzante bozzo ed uscimmo.
In macchina parlammo del più e del meno, dell’ affare concluso da mio padre e del fatto che se tutto andava come lui sperava mi avrebbe regalato la tanto sospirata macchina.

A quelle parole mia sorella mi guardò e mi disse : “Una macchina tutta tua ?? beneeeee ! Un fratellone guidatore ! Spero mi darai un passaggio qualche volta !”, io risposi che certamente non avrei rifiutato un passaggio a mia sorella e lei mi disse in un orecchio : “Finalmente un posto dove potremo trombare in santa pace !” e si mise a ridere della mia faccia sconvolta.
Arrivammo al ristorante e, come previsto, a partire dai camerieri fino ai clienti, tutti gli occhi dei maschietti erano puntati su quel gran pezzo di fica che era appena entrata nel locale.

“Ti mangiano con gli occhi” dissi io e lei si limitò ad una risatina maliziosa.
Mi andai a lavare le mani e sentì che i camerieri stavano tirando a sorte il “fortunato” che avrebbe servito il tavolo 14.
Tornai al tavolo e, dopo pochi minuti, il vincitore si presentò menu alla mano. Mia sorella si appoggiò al tavolo in maniera tale da fare capire al cameriere che non portava il reggiseno, infatti il malcapitato sgranò gli occhi e cominciò a sudare … potevo ben capirlo una quinta in bella mostra non capita tutti i giorni.

Mangiammo benissimo e, in attesa del dessert, mia sorella disse che andava in bagno a darsi una rinfreshita, si alzò e si diresse verso il bagno scortata dagli sguardi della intera sala.
Mi era parso che vicino alla porta del bagno avesse lanciato un sorriso malizioso a qualcuno ma pensai che non sarebbe arrivata a tanto, che era solo una mia impressione.
Il dubbio mi attanagliava, però, e decisi di controllare con i miei occhi.

“Vado a lavarmi le mani” dissi ai miei e mi diressi anche io in bagno.
Aprì la porta del bagno delle donne e come sospettavo non vi trovai nessuno, idem in quello degli uomini.
Dove cacchio si era cacciata mia sorella ?
Attrasse la mia curiosità una porticina con su scritto “personale di servizio” e mi avvicinai silenziosamente.
Appena fui vicino abbastanza cominciai a sentire dei sospiri e dei gemiti.

Decisi di aprire molto lentamente la porta per farmi uno spiraglio dal quale guardare e, appena mi abituai alla penombra della stanzetta, vidi quello che sospettavo.
Mia sorella era poggiata ad un lavandino con le braccia larghe, la giacca del tailleur completamente abbassata sui fianchi e la gonna alzata in vita, le sue tette ondulavano ritmicamente, lei strabuzzava gli occhi e gemeva leccandosi le labbra con fare voluttuoso.
Aprì ancora di più la porta per vedere il fortunato scopatore e… sorpresa: il cameriere che ci aveva servito a tavola si stava inculando mia sorella.

“Sei una gran troia !” diceva il cameriere e lei rispondeva a tono dicendo “Siiii, hmmm, sono la tua troia …. che bel cazzo hai… sfondami il culo…. mettilo tutto dentro …. ti sento, sei duro come il marmo … hahaaa … mi bruci dentro come il fuoco !”
Ero intento ad osservare il culo di mia sorella sfondato da quel possente membro quando alzando lo sguardo mi accorsi che mia sorella si era accorta della mia presenza e guardava nella mia direzione dicendo : “Ti piace ? dai porco dimmelo che ti piace !” rivolta al cameriere ma guardando me che con un filo di voce sussurrai “Si, mi piaci da morire”.

Richiusi la porta e la senti urlare di godimento, mi infilai nel bagno degli uomini chiusi la porta e mi masturbai per scaricare l’ eccitazione accumulata in un’ intera giornata.
Tornai a tavola che mia sorella era già seduta e, vedendomi arrivare, mi sorrise con sguardo complice.
Il cameriere (con un viso visibilmente soddisfatto) portò il dessert ed il conto mio padre andò a pagare e finito il dolce uscimmo.
In macchina mia sorella mi disse ad un orecchio: “Visto tutto ?” ed io “Si, ho apprezzato lo spettacolino, ma sono un poco geloso!”.

“Lo avevamo detto, era un gioco, non siamo sposati, non devono esistere gelosie, io scopo con chi voglio e quando voglio …. anche con un cameriere se mi va ! e poi era tanto carino, per non parlare del suo cazzo ! lo sai che mi brucia ancora il culetto !?”
“Puttana, mi sto eccitando di nuovo !” questa frase la fece esplodere in un risolino acuto e malizioso.
“Che avete da dirvi di così segreto voi due la dietro??” disse mio padre “Niente papà, Marco mi ha raccontato una barzelletta” disse lei “e noi non possiamo sentirla ?”, “No….

no papà è un poco sporchina e mi vergogno un pò a raccontarla a te e la mamma”, “E la racconti a tua sorella ? con che faccia ?” disse mio padre ridendo, io stavo per rispondere che gli raccontavo le barze zozze con la stessa faccia con cui lei si faceva inculare nei cessi di un ristorante, ma mi trattenni e diedi una evasiva risposta buttando la cosa sul comico.
Mia sorella nel frattempo si stava aggiustando una calza mostrandomi apposta la sua peluria bionda ancora visibilmente umida dalla recente eccitazione ed io tornai in tiro come e più di prima.

“Wow, certo che ne hai avute di erezioni oggi ! devi stare proprio male, vero fratellone ?” mi sussurrò lei.
“Fanculo” – le risposi ad un orecchio.
Arrivammo sotto casa e mio padre disse “Ok, stasera vi faccio un regalo, io e la mamma saliamo a casa ma vi lascio la macchina, potete andare dove volete basta che vi portiate anche il cellulare così vi possiamo rintracciare”.
Mio padre che mi lasciava la macchina ? Cacchio! avrebbe dovuto concluderne più spesso di affari come quello !
“Ok, papi, grazie – disse Linda – ci facciamo un giro e rientriamo, niente di particolare”.

Mi misi alla guida e mia sorella al posto del passeggero dopo le ultime raccomandazioni di fare piano di mia madre partimmo senza una meta precisa.
“Lo sai che hanno trovato il modo di liberarsi di noi per farsi una santa scopata, vero ?” disse Linda.
“Si che lo so, sono imbranato, ma questo lo avevo capito anche io” risposi seccato.
“Allora senti imbranatone, che ne dici di fermare questa macchina in un posto appartato per fottere un poco come si deve la tua cara sorellina maggiore?” A quelle parole rimasi come stordito, non sapevo cosa fare, era una intera giornata che venivo sottoposto a sollecitazioni erotiche di ogni genere, la mia eccitazione era tale che pur di sfogarmi mi sarei scopato un buco in un muro ma sentirmi offrire una fottuta da mia sorella mi bloccava, non riuscivo a dire si e non riuscivo nemmeno ad oppormi.

“Senti Linda, tu sei un gran pezzo di figa, mi ecciti veramente, mi hai provocato per tutto il giorno, solo a pensare che sotto questo vestito non hai nulla mi arrapo da morire, ma… ma sei mia sorella !!! non posso scopare con te !”.
“Lo sapevo, ho il fratello frocio ! Eri d’accordo anche tu a divertirci insieme no ?! Adesso che fai mi lasci la fica in fiamme ?! a saperlo prima dal cameriere mi facevo fare servizio completo ! Glie lo prendevo anche in bocca, mi facevo trapanare anche la fica ! almeno non rimanevo con sta voglia ! Sai che ti dico stronzo mi faccio trapanare dal primo che passa, giuro !”
Nel frattempo mi ero fermato e con la coda dell’ occhio mi accorsi che si stava avvicinando una persona, incominciai a tremare, conoscendo mia sorella e avendo visto come si era fatta scopare da quel cameriere che neanche conosceva, la sapevo capace di fermare un tizio qualsiasi e chiedergli se voleva fare sesso con lei.

Man mano che la figura si avvicinava la mia ansia aumentava poi il tizio svoltò un angolo e la strada rimase deserta.
Cazzo che spavento, pensai !
Riaccesi la macchina e mi diressi verso casa “dove vai ora, imbecille ?” ; “A casa !” risposi.
“Ma bravo, lascia almeno scopare loro, no ?! Se arriviamo adesso li troviamo in pieni preliminari, la mamma non ha nemmeno cominciato a succhiarlo che arriviamo noi a rompere ….

i coglioni !”
“Hai ragione, che facciamo allora ?”, “io l’ alternativa te la avevo data ! ma siccome sei un imbecille puritano adesso facciamo quello che dico io !”
“Va bene, dove si va allora ?”
“A casa di Gianni, è un mese che ci invita a casa sua e stasera è il suo compleanno”
“Ma non abbiamo neanche un regalo, che figura facciamo ?!”
A queste parole lei mi guardò con sfida e mi disse : “Il regalo per Gianni….. sono io ! Sbaglio o ti ha sempre detto che avrebbe tanto desiderato morire tra le mie tette !?”
“Cazzo Linda ! non puoi farmi questo ! scoparti il mio migliore amico no ! se si sparge la voce che ho una sorella ninfomane sono fottuto !”
“No bello, casomai ad essere fottuta sono io ! ma nel mio caso non mi dispiace per niente.


Ero in una situazione difficile mia sorella aveva una gran voglia di fottere, io ero eccitatissimo per tutti quei discorsi sul sesso, i miei erano a casa che si godevano la loro scopata, e avrei dovuto portare mia sorella in regalo al mio migliore amico !
“No Linda ! a costo di scoparti io per tutta la notte, ma a casa di Gianni non ti porto !”
“Ma allora … che aspetti cretino ! fermati in quel vicoletto ! aspettavo queste parole ! dai, scopiamo ! non me ne è mai fottuto un emerito cazzo di quel mollaccione di Gianni !”
Non avevo ancora fermato la macchina che il mio cazzo era già fuori dai pantaloni e preda della sua sapiente lingua, mi leccava la cappella in maniera incredibile e con una mano mi massaggiava le palle.

“Uhmfhm …. fratellone che pisello magnifico hai … voglio provare tutto stasera”
Io non riuscivo a parlare ma presi coraggio e cominciai a massaggiarle il culo sodo cominciando a tirare su la gonna.
Le scoprì le tette e lei mi disse : “Che te ne pare ? Ti piacciono ? aspetta te le faccio provare !”
Mi strinse il pene in mezzo alle tette e cominciò a fare su e giù con quel seno poderoso.

Sborrai quasi subito tra la sua faccia e le sue tette in fiotti lunghi e potenti.
“Wow, che esuberanza ! mica avrai finito vero ?”
“Non lo so Linda, ti ripeto che per me è la prima volta, non so quante ne posso fare !”
“Non ti preoccupare sono sicura che adesso durerai un sacco, anche perchè lo voglio nella fica che stasera è ancora rimasta a secco !”.
Mi abbassò la spalliera del sedile, si alzò la gonna mettendo in mostra le sue meravigliose cosce fasciate da quelle strepitose autoreggenti e incomincio a menarmelo, poi lo prese nuovamente in bocca succhiando più forte di prima ed il mio pisello tornò di nuovo dritto.

“Benone ! – disse cominciando a salire su di me – adesso tocca alla mia … hmmm … fichetta” e si impalò sul mio pene.
Provai una sensazione strana, un misto di dolore e piacere insieme, ma era quest’ ultimo a prevalere.
Linda cominciò a muoversi disegnando un otto col bacino e mi sussurrava parole del tipo : “ti piace la tua sorellona porcella ? Senti come è calda la mia fica ? pompa, maiale, pompami ! Spaccami !”
Parole che non facevano altro che eccitarmi ancora di più allora presi coraggio e con un gesto sincronizzato al suo movimento le piantai un dito nel culo.

Lei con un urlo soffocato dal piacere urlò “HAHAAAA … Siiiiiiiiii, che belloooo !” e mi inondò il cazzo dei suoi umori, io venni poco dopo in un’ altra sborrata che non mi sarei aspettato (era la quarta della giornata).
Ci ricomponemmo, mia sorella mentre si rivestiva mi baciò in un bacio lungo ed infoiato, con la lingua e mi disse : “Sei un amante da urlo ! Ti amo ! spero che vorrai ancora scopare con me ci sono tante cose che non abbiamo fatto ! e poi il mio culetto lo devo anche a te … almeno solo perché sei mio fratello !”.

Rientrammo a casa abbastanza stanchi, i miei dormivano, e mia sorella dopo avermi salutato con un bacio profondo mi disse : “Riposati bene, saranno giorni faticosi questi ! mi sono venute alcune ideuzze … e siccome papà parte per Londra domani, tu rimani l’ unico pisello in giro per casa …. lo dovrai sostituire”. Non capì questa sua deduzione ma ero troppo stanco per analizzarla e mi andai a coricare.
La mattina dopo mi alzai molto tardi, ancora stravolto dalla “esuberanza” di mia sorella.

Andai in bagno cercando di trovare refrigerio sotto la doccia, ma il ricordo degli avvenimenti della sera prima mi portava un senso di eccitazione incredibile che neanche la doccia riusciva a sopire.
Il gioco mi piaceva e adesso volevo vedere dove sarebbe arrivata la fantasia erotica di mia sorella Linda.
“Ragazzi, sveglia, tra poco arriva lo zio” urlò mia madre dal piano di sotto.
Vidi uscire mia sorella dalla sua stanza, perfettamente vestita e truccata, sapeva di buono ed il suo odore mi inebriò.

“Ciao, scopone ! Come va ?”
“Dai Linda, non chiamarmi a quel modo !”
“Cavolo ! e come allora ?! Sei il migliore amante che abbia mai avuto !”
La sua affermazione mi fece piacere, ero un grande scopatore, e pensare che fino a dieci ore fa ero vergine !
“Dai, scendiamo di sotto !”. Mi si piantò davanti lungo tutto il percorso che portava dalle stanze da letto al piano di sotto e la vista di quel sedere tondo e sodo mi estasiava (credo anche che il mio sguardo non doveva essere dei più intelligenti).

Scendemmo ad attendere lo zio e a dare una mano a mia madre.
Dopo circa una decina di minuti suonarono alla porta.
“Ciao zione !” – disse mia sorella abbracciando zio Carlo con una prorompente carica di affetto.
“Wow, che affetto sconsiderato che ha mia nipote nei miei confronti !”
Dopo i soliti saluti ed un buon aperitivo ci sedemmo a tavola; io e mia sorella uno accanto all’ altra e di fronte a noi mia madre e mio zio (mio padre, come già detto, era partito la mattina stessa molto presto).

Mentre mangiavamo mia sorella fece cadere il tovagliolo e si chinò per raccoglierlo, appena rialzatasi mi fece un cenno lasciandomi intendere di fare lo stesso.
Mio zio e mia madre guardavano la tv e ci davano il profilo, io feci cadere una posata e mi calai per raccoglierla.
Sotto al tavolo, tra la penombra ed i riflessi azzurrati che la tv emanava, mi si presentò una scena incredibile: mio zio aveva il cazzo fuori dai pantaloni e mia madre lo stava masturbando lentamente.

La mia eccitazione era cresciuta, mi stava cominciando una erezione (in effetti stavo rischiando di vivere il resto dei miei giorni in perenne erezione, se le cose fossero continuate così).
Vedevo mio zio che socchiudeva gli occhi fissando lo schermo della tv e mia madre che, di tanto in tanto, si passava, voluttuosa, la lingua sulle labbra.
Guardai mia sorella che era visibilmente eccitata e si era messa una mano tra le gambe.

Incominciai ad avere fastidio per la prepotente erezione che spingeva dentro i pantaloni e speravo in una mossa risolutoria da parte di mia sorella, forse si sarebbe alzata per andare in bagno a masturbarsi, io l’ avrei seguita e avrei potuto ……. cavolo ! stavo diventando un maiale !
Non si mosse, mi guardò, mi sorrise provocante ma rimase seduta.
“Stronza !” pensai “Fino a ieri avresti pagato per scoparmi e ora che ne ho bisogno io stai ferma come un ciocco !”
Dopo una decina di minuti mio zio venne (me ne accorsi dall’ espressione che prese in volto) e mi incuriosì pensando a come mia madre avrebbe eliminato le tracce della sborrata, ma non mi ci volle molto a capirlo.

Si portò il fazzoletto alla bocca, coprì la mano e leccò tutto con cura.
Il gesto mi richiamò alla mente la mattina precedente, quando mia sorella mi scoprì mentre mi masturbavo.
“Ma guarda, madre e figlia hanno gli stessi modi … sarà colpa del DNA ?” pensai
La scena mi aveva veramente eccitato al massimo e mia sorella continuava a rimanere seduta.
Chi si alzò per prima fu mia madre che si diresse verso la cucina, solo allora mia sorella si alzò dicendo: “Ti do una mano a sparecchiare mamma” e mi lanciò un’ occhiata come per dirmi “Ti ho fregato !”; mio zio si alzò in un secondo momento per andare al bagno.

Mi alzai anche io portando in cucina le ultime cose che erano rimaste in tavola e mentre mi avvicinavo sentì mia sorella e mia madre che parlavano.
“Mamma, sbaglio o stavi masturbando lo zio prima ?” disse mia sorella.
“Bhè, si, è da quando siamo ragazzi che facciamo questo giochetto: lui si siede a fianco a me, mi struscia un ginocchio contro la gamba ed io capisco che vuole una pugnetta.


“Però ! ma dovunque siate ?”
“Si, lo accontento sempre …. una volta lo abbiamo fatto al teatro, un’ altra in un taxi, anche ad una mostra, ed una volta in treno. ”
“Cavoli ! ma, con papà come fai ?”
Papà non ha mai sospettato nulla e poi mica lo cornifico, mi limito solo ad un divertimento ogni tanto; anche se il pene dello zio mi piacerebbe sentirlo dentro ogni tanto, ha un bell’ arnese sai ?”
“Ho apprezzato mamma, mentre glie lo menavi ho sbirciato sotto al tavolo, è vero ha un bel pisello.


Ma che cazzo di discorsi erano tra una madre ed una figlia ! La cosa mi spiazzava definitivamente: avevo una madre ed una sorella ninfomani che parlavano di cazzi, seghe, voglia di scopare, ritenevano il sesso un divertimento, un gioco.
“Sai mamma, anche Roby ha un pisello niente male, e lo usa anche benino per essere alle prime armi !”
“Come ? ti sei scopata tuo fratello ?!”
“Mi sono divertita !… tutto qui ! mi faceva un sacco di tenerezza: 26 anni e ancora vergine ! mi dava fastidio vederlo masturbarsi davanti ai film porno o in bagno, non ti pare che fosse ora di fargli sapere cosa era una sana scopata ?”
“In effetti, meglio con te che con una puttana ! Mi ero accorta delle sue seghe mattutine e mi ero riproposta di insegnargli qualche giochino per iniziarlo alle gioie del sesso”.

Mia madre non era per niente sconvolta dalla notizia che io e mia sorella ce la spassavamo e per di più mi avrebbe voluto fare scoprire di persona cosa significasse scopare !
Ero realmente sconvolto, sapevo delle voci che correvano su mia madre, ma non gli avevo dato molto peso “La gente appena vede una bella donna che si abbiglia in maniera sexy, la etichetta subito come puttana” avevo sempre sostenuto.
Mi feci coraggio ed entrai in cucina con i piatti in mano, mia madre e mia sorella si guardarono e si scambiarono un risolino di complicità, Sistemammo la cucina, poi mia madre si allontanò dicendo che andava a fare un risposino.

“Hai sentito vero ?” mi disse Linda
“Si che ho sentito ! sono sconvolto”
“Ora che siamo soli ti posso confessare un segreto: la prima scopata l’ ho fatta con mamma, lei mi ha insegnato a farlo, ecco perché siamo così in confidenza da quel punto di vista. ”
Cazzo che notizia, Mia madre aveva insegnato a scopare a mia sorella ?!
“Ma … ?!”
“Si ! Mi ha spiegato cosa accadeva e poi mi ha rimorchiato un collega di papà … ancora oggi ci divertiamo tra noi femminucce !! ma credo che anche tu comincerai a fare parte integrante delle nostre feste! Prometti mooolto bene!”.

Avevo bisogno di riflettere mi misi il cappotto ed uscì, non sapevo cosa fare, ero eccitato e confuso al tempo stesso, vagavo senza una meta precisa, avevo anche pensato di pagare una prostituta ma non ebbi il coraggio, decisi di rientrare a casa.
Mia sorella era nella sua camera intenta a leggere un libro, di mio zio e mia madre nessuna traccia.
Andai in cucina a prepararmi una cioccolata calda quando sentì dei rumori provenire dal garage, mi avvicinai alla porta ed aprii lo spioncino.

Nel garage c’era mio zio intento a sistemare un vecchio frullatore che non usavamo più da anni.
Entrai per comunicargli l’ inutilità della sua premura.
“Ciao zio, non ci sprecare tempo ed energie, lo dobbiamo buttare quel ferro vecchio”
Mio zio saltò per aria appena mi vide.
“Mi hai spaventato ! a dirti la verità non avevo alcuna intenzione di ripararlo, stavo solo cercando di ammazzare il tempo in cerca di vecchi ricordi.


“Hai visto la mamma ?”, gli chiesi
“E’ andata a comprare …. il caffè, si era accorta che era finito. ” Lessi nella sua voce un certo nervosismo.
“Capito, buon divertimento col ferro vecchio allora, io mi vado a gustare la cioccolata. ”
Me ne tornai in cucina e mi versai il cioccolato nella tazza e mi misi a ciondolare per la stanza con la tazza in mano quando sentì la voce di mia madre che rientrava nel garage.

“Eccomi, li ho trovati, ma in una tabaccheria, sono dovuta andare in un quartiere dove non mi conoscessero. ” , le sentì dire.
“Perché tutte queste precauzioni ?”
“Nel quartiere tutti sanno che mio marito non c’è, e se mi vedono comprare dei profilattici ….. insomma ci vuole poco a capire … no ? Soprattutto con le voci che girano su di me. ”
“Hai ragione, ma adesso cominciamo ! è da quando siamo ragazzini che aspetto !”
Cazzo ! mia madre aveva concesso a mio zio la fica ?!
Corsi in camera a dirlo a Linda la quale non si fece pregare e scese con me in cucina di gran lena.

Appena arrivati ci mettemmo ad ascoltare.
“Io, veramente, Carlo … non saprei se facciamo bene !”
“Adesso che fai la santarellina ? Ti sei fatta inculare da mezzo paese quando eravamo ragazzi ! Che hai ora ? Ti sei dimenticata come si fa ? O sei fuori allenamento e ti si è stretto il buco ?”
Cacchio, allora non gli dava la fica ma il culo ! Lo spettacolo sarebbe stato unico !
Mia sorella si stava già accarezzando i seni ed i capezzoli spingevano imperiosi contro il maglioncino ! Ci guardammo per un attimo, complici e voyeur.

Io avevo iniziato un lentissimo massaggio al mio pene, che ormai era duro come la roccia e mi faceva addirittura male per l’ erezione.
“Dai, mettimi il preservativo come sai fare tu !” disse mio zio tirando fuori dai pantaloni un bigolo incredibile: lungo e grosso che strappò un “wow” di apprezzamento a mia sorella (ci avreste giurato, vero ?).
Mia madre scartò un profilattico e se lo portò alla bocca, poi si inginocchiò e cominciò a srotolarlo con le labbra sul pene dello zio.

Mentre eseguiva l’ acrobatica inguainatura cominciò lentamente ad alzarsi la gonna, scoprendo un paio di cosce ancora ben fatte e fasciate da un paio di collant neri che riflettevano la luce come fa la seta.
Mio zio la alzò prendendola dalle spalle, la fece girare poggiandola al cofano della macchina che era parcheggiata in garage e cominciò ad abbassarle sia le mutandine che i collant fino a metà coscia.
“Hai visto che bel culo che ha la mamma ?” mi disse mia sorella che nel frattempo aveva cominciato lentamente a masturbarsi.

“E’ vero, ha un culo da favola !” dissi io.
Nel frattempo mio zio aveva poggiato la punta del pene sul buchino della mamma e cominciava a spingere tra gli urli ed i gemiti di quest’ ultima visibilmente eccitata.
Dopo un paio di spinte, il pisello dello zio penetrò completamente nel sedere di mia madre la quale cominciò a muoversi come solo la migliore delle puttane sa fare.
“Guarda che brava la mamma !” disse Linda “dimmi la verità, ti piacerebbe farle il servizietto come sta facendo adesso lo zio vero ?”
Io ormai avevo tirato fuori il pene e mi stavo masturbando molto lentamente, quasi seguendo il ritmo dell’ inculata che si stava proponendo ai miei occhi.

“Si, si Linda, mi piacerebbe, vorrei tanto sfondare il culo a mamma ! Mi piace il suo culo !”
Ormai non connettevo più, i miei ormoni erano in un tale subbuglio che il grado di parentela era annullato dallo stato emotivo in cui mi trovavo.
Presi mia sorella per i fianchi, le alzai la gonna e le piantai il pene nella fica che era un vero lago di umori.
La mamma urlava, lo zio rantolava di piacere.

“Che bel culo caldo che hai ! Quanti te lo hanno messo qui dentro ? dai dimmelo quanti !”
“Tanti Carlo, tanti, anche il garzone del bar, se ti interessa, quando mi porta il caffè vuole sempre come mancia il mio culo ! E adesso anche mio fratello ! Spaccami, porco, sbattilo dentro più forte ! Fammi sentire le palle sulla fica !”.
“Senti com’è porca la mamma Linda ! ecco perché il ragazzo del bar viene sempre con piacere a casa ! E’ la mancia che gli interessa.

” Dicendo questo sentì delle contrazioni fortissime e venni nella passera di Linda che ormai non si reggeva più sulle gambe.
Mio zio venne dopo un paio di minuti tra urli e incitamenti di mia madre che sbrodolò dalla fica una quantità di umori da non credersi.
Io e Linda ci ricomponemmo ed andammo verso le nostre camere (eravamo troppo sconvolti dall’ eccitazione per nasconderlo).
Quando scesi al piano di sotto mia madre era sola ed io mi misi a sedere accanto a lei.

“Senti mamma, io avrei da dirti una cosa”
“Dimmi piccolo, cosa c’è ?”
“Sai, dopo pranzo io mi sono preparato una cioccolata”
“Si, ho visto la tazza sporca in cucina …. tutto qui ? Hai quella faccia seria solo perché hai bevuto della cioccolata ? Alla tua età mica ti devo dire io cosa devi o non devi bere, mi pare che sei grande abbastanza per decidere da solo !”
“No ! no, mamma, non è questo, è che mi sarei trattenuto a bere mentre…hem… si mentre … insomma…”
“Haaa, hai visto me e lo zio che ci divertivamo in garage ?”
“S..ss…si ! E me lo dici così ?”
“E come dovrei dirtelo ? Ci stavamo solo divertendo un poco, mica abbiamo ucciso nessuno !”
Quelle parole mi spiazzarono, in quella casa il sesso era considerato un “passatempo” con chiunque fosse fatto.

“In effetti non hai tutti i torti mamma, vi siete divertiti parecchio però”
“Hmm …. si lo zio è proprio bravo! Tu piuttosto che facevi mentre io e lo zio ci divertivamo?”
“Hem… ero eccitato e anche Linda lo era”
“Anche Linda era li con te ? ma siete due impiccioni, non si può neanche prenderlo in culo in pace che voi siete li a spiare !” e scoppiò in una fragorosa risata che io assecondai (in effetti in quel clima la battuta non era male).

“Ma dimmi una cosa, non facciamo che per caso data la comune eccitazione ti è scappato il pisello dai pantaloni e per sbaglio si è infilato nella fichetta di tua sorella e lei abbia anche gradito?”
“bhè, insomma…io…io…veramente…. un poco” dissi imbarazzatissimo.
“Solo un poco ? Mi deludi ! Guarda che non gli fai mica male ! Tua sorella è una troietta niente male ! Lo sa prendere bene e poi ha una certa esperienza, tutta merito mio modestamente.

” Aggiunse con fierezza.
“Lo so, Linda mi ha detto che tu ….. ”
“Le ho fatto fare un bel po’ di pratica”
“Ma come ?”
“E va bene curiosone, per esempio la prima volta io e Linda andammo a prendere papà in ufficio, erano quasi le due ed erano rimasti in pochi al lavoro. A Linda è sempre piaciuto un collega di papà che ha circa quarant’ anni, ed in effetti ha un bel fisico ed è un bell’ uomo, non ti nascondo che anche io un paio di volte ci ho fatto un pensierino.

Comunque, eravamo nell’ ufficio di papà sedute sul divano ad aspettare che papà finisse una riunione, vidi che tua sorella aveva lo sguardo puntato su quell’ uomo, allora le consigliai di scoprire un po’ di più le gambe per mostrare il pizzo delle calze se voleva attrarre la sua attenzione e dopo chiamai il collega di papà. Lo intrattenni un poco parlando del più e del meno notando che il suo sguardo si posava con insistenza sulle cosce di tua sorella.

Dopo un paio di minuti mi allontanai con la scusa di andare in bagno. Per farla breve tua sorella si è fatta scopare da quel maschione nell’ ufficio di papà. ”
La storia mi aveva eccitato parecchio e la mamma se ne accorse.
“Ma, Roberto, ti sei eccitato ? Povero piccolo, forse non dovevo raccontarti questa storia mi devo fare perdonare ! Cosa vorresti che ti facesse la mamma ? Sono brava sai, so fare un sacco di cose! Vediamo te lo prendo in mano ? o preferisci la bocca ? Non ti offro il sederino perché ancora mi brucia, ma in compenso ho una passerina niente male ! Ti va di provare ?” e dicendo questo cominciò ad alzarsi la gonna.

La cosa mi sconvolgeva, mia madre si stava offrendo, le avrei potuto dire qualsiasi cosa in quel momento, avrei potuto persino scoparla ma mi alzai e me ne andai in camera mia.
La lasciai sul divano e notai nei suoi occhi uno sguardo che mi sembrò di delusione.
Ripensai tutto il giorno a quello sguardo, cercavo di capire cosa volesse dirmi con quegli occhi azzurro mare, ma non riuscivo a capirlo.

Uscì dalla mia stanza pronto a chiederlo direttamente a lei e mi diressi verso la sua camera, bussai alla porta e lei mi disse di entrare.
Si stava vestendo, aveva in dosso un vestito rosso che la fasciava in maniera divina mettendo in risalto tutte le sue curve, la scollatura era molto ampia e mi permetteva di notare l’ assenza del reggiseno e lo notai ancora di più quando si chinò in avanti per cercare nel portagioie una spilla.

Aveva dei seni magnifici, con le areole larghe ed i capezzoli tondi e grossi.
“Che cosa guardi !? porcellino ! Le tette della mamma ?”
“No!… no mamma scusami ! è che … niente lascia perdere !”
“Mettiamo fine a questo strazio per il tuo povero pisello ! Mi metto una spilla per chiudere la scollatura, anche per evitare che qualcuno, al cinema, mi violenti … no?”
“Si, infatti è meglio ! Ma, ma, quale cinema ?” aggiunsi io ancora inebetito.

“Ha, già, dimenticavo, andiamo al cinema, io e te ! Ma tu cosa volevi dalla mamma ? Dovevi chiedermi qualcosa ?”
“No, no mamma nulla, vado a prepararmi !”
“Aspetta un attimo solo, dammi un consiglio, che calze metto con questo vestito ?”
Dicendo questo aprì un cassetto pieno di calze di ogni tipo ne prese tre modelli e li posò sul letto come per mostrarmi un campionario e mi rifece la domanda.

“Allora ?! Quali metto?”
Indicai un paio di autoreggenti talmente velate da sembrare quasi invisibili; lei le prese e cominciò ad indossarle con fare malizioso.
“Però, sei un buongustaio in fatto di calze ! Hai scelto le più costose sai ? Devo portarti con me la prossima volta che le vado a comprare, sono sicura che ti divertirai”.
Mi richiusi la porta alle spalle e mi andai a vestire.
Uscì dalla mia stanza vestito e profumato, mia madre era già giù che mi aspettava.

“Hei, tiratardi che non sei altro, se non ti sbrighi perdiamo anche l’ ultimo spettacolo. ”
“Eccomi mamma, sono pronto, possiamo andare, ciao Linda ci vediamo più tardi”
Mia sorella mi spiazzo completamente dandomi un bacio con la lingua che mi lasciò senza fiato.
“E a me niente ?” disse la mamma mentre si avvicinava a mia sorella.
Si sorrisero e cominciarono a limonare come due vacche, mia sorella allungò una mano sotto la gonna e la mise tra le cosce di mia madre che emise un sospiro di godimento.

“Wow, mi devo rimettere il rossetto adesso” disse la mamma.
Io ormai ero in totale stato di catalessi e la mia erezione era terribile, le gambe mi cedevano, avevo capito che quella non sarebbe stata una serata normale.
Arrivammo al cinema e, pagati i biglietti, ci accomodammo in sala, non c’era molta gente: un signore sulla cinquantina nella terza fila, una coppia di ragazzi nella stessa fila in cui eravamo io e mia madre e una anziana signora in prima fila.

“La crisi del cinema !” disse mia madre ridendo ed io insieme a lei.
“Perché non mi vai a prendere qualcosa da bere Robertino ?”
“Vado subito mamma”
Le presi un chinotto che sapevo tra le sue bibite preferite.
Tornai in sala mi accomodai sulla poltrona alla sua sinistra e le porsi il chinotto ma notai che il signore della terza fila si girava spesso a guardarla.
Capì solo dopo qualche istante il motivo di quegli sguardi insistenti: mia madre aveva tolto la spilla dal vestito e quindi la sua scollatura concedeva un vasto panorama e pergiunta aveva preso a succhiare quella cannuccia simulando un bocchino; stava sbocchinando un chinotto ! era il massimo !
Si spensero le luci e la proiezione cominciò.

Durante il primo tempo mia madre mi si avvicinò e mi sussurrò all’ orecchio: “Roby, c’è uno che mi ha messo una mano tra le cosce”.
Mi girai leggermente, giusto per osservare cosa stesse accadendo con la coda dell’ occhio, e vidi che il signore della terza fila si era spostato ed adesso sedeva accanto a mia madre, muovendogli la mano in mezzo alle gambe.
La cosa più strana e che mia madre cominciava ad emettere dei soffocati mugolii di piacere.

Stavo cominciando a sentire il solito turbamento e la solita prepotente erezione.
Mia mamma era li, accanto a me, e tra le cosce aveva la mano di un prefetto sconosciuto, provandone piacere.
”Cavoli se ci sa fare !” mi disse “Mi sta facendo sbrodolare la passera” e dicendo questo mi afferrò con prepotenza il pene attraverso i pantaloni.
Ebbi un sussulto misto ad un immenso piacere, soprattutto quando gli sentì dire: “Quasi, quasi me lo porto in bagno!” ma non si riferiva al tizio seduto accanto a lei, ma al mio pene.

Infatti richiuse le gambe, allontanò con fermezza il suo occasionale vicino e, presami la mano, mi tirò verso il bagno del cinema.
Richiuse la porta alle sue spalle e la bloccò con il fermo di sicurezza, mi appoggiò spalle al muro e mi disse : “ Ti piace la tua mammina troia ? Adesso la mamma te lo prende in bocca e se sarai bravo ci faremo una scopata memorabile … forza, tiralo fuori, fai vedere alla mamma come sei cresciuto!”.

Ero in un tale stato di eccitazione che non mi resi conto dell’ imminente atto i****tuoso che stavamo per compiere.
Tirai fuori il mio pisello, ormai dolorante e gonfio, lei non disse una parola, lo guardò con gli stessi occhi che può avere chi vede una pietanza dopo un mese di digiuno, si inginocchiò e lo prese con la bocca cominciando uno dei pompini più belli della mia vita.
Le uniche cose che sentivo in quel bagno erano i suoi risucchi osceni ed i mugolii di piacere che emetteva ogni volta che si rialzava per prendere fiato (cosa che accadeva molto raramente), sentivo lo sperma salire dalle palle con insistenza e credo che lei se ne accorse, infatti mi strinse il pene alla base e diede un risucchio più forte degli altri.

Proruppi in una interminabile serie di schizzi nella sua gola e ad ogni schizzo corrispondeva un suo gemito di piacere.
Non sprecò una goccia del mio seme ingoiando tutto e dicendo: “Sa di buono, hai un cazzo magnifico, ti ho fatto proprio bene, ma ti voglio sentire dentro, ho la passera in fiamme ! Perché non spegni il fuoco col tuo idrante ?!” e dicendo questo cominciò ad alzare in vita il vestito e ad abbassare gli slip alle caviglie.

Si appoggiò con le mani ad un cesso pensile, divaricò oscenamente le cosce, si allargò la fica con due dita e mi disse : “Ti piace la passera della mamma ?”
“Si, si mamma, è stupenda, sembra di velluto!”
“E allora che aspetti ? Sei o no un maschietto ?”
Ero bloccato, le gambe non rispondevano ai comandi del mio cervello, avevo davanti a me una passera aperta eppure non riuscivo a muovere un passo, sapevo che era la fica di mia mamma, non di una donna qualsiasi e questo mi bloccava.

“Hei, piccolino, che hai ? Sei spaventato perché sono la mamma ? Magari se fossi una troietta qualsiasi mi avresti già sfondata ! Dico bene ?”
“Si mamma, io … io … ecco, non ci riesco ! Porca puttana, sei mia madre !”
La mamma si ricompose, tirò su gli slip e mi abbracciò, potevo sentire il calore del suo corpo, un calore non di madre ma di femmina. Aveva le guance arrossate ed il rossetto sbavato dal bocchino che mi aveva appena fatto, con un dito le tolsi una sbavatura dal labbro inferiore, lei capì, si abbasso la gonna e si diete una ritoccata al trucco.

“Non mi hai voluta scopare, mi rendo conto delle tue paure (che ti farò superare) ma non puoi lasciarmi in queste condizioni”.
Si mise una mano sotto la gonna, armeggiò un poco con gli slip e tirò fuori le dita completamente grondanti di umori profumati.
“La mamma sta scolando, mi sono eccitata da matti e adesso devo fare qualcosa per farmi passare la voglia che mi hai fatto venire con quel pompino”.

Ero terrorizzato dall’ idea che potesse scoparsi chiunque avesse incontrato (ne era capace a freddo, figuriamoci con quella smania che aveva adesso).
“Va bene mamma, allora io me ne torno a casa, ti lascio sola. ” Mi fermò per un braccio con una forza incredibile e, con tono quasi incazzato, mi disse:
“Cosa fai ora ? Torni a casa ? E appena tua sorella ti vede solo cosa le dici ? Che hai lasciato mamma in un cinema a scoparsi lo scopabile perché non hai avuto il coraggio di trobaglierla? Eh no roby, tu ora rimani con me e mi guardi agire, se è il caso e se incontriamo la persona giusta !”.

Era decisamente infoiata alla grande, non conoscevo questo lato della mamma ma avevo come la strana sensazione che mi ci sarei dovuto abituare.
Tornammo a sederci, ma in un’ altra fila, ormai nel cinema non c’era più nessuno, tranne la coppietta che presa da una pomiciata ai limiti dell’ osceno non si era neanche accorta che il film era finito e le luci si erano riaccese.
“Cosa aspettiamo mamma ?”
“Che ti si sgonfi il pisello ! Vorrai mica uscire in strada in quelle condizioni ?!”
Effettivamente ero in uno stato pietoso avevo, ben visibile attraverso i pantaloni, una prepotente erezione in atto che non accennava a smettere.

“Figlio mio ! ma sei incredibile ! Ti ho appena fatto un pompino ed hai ancora il cazzo così in tiro che potresti fotterti dieci donne di fila !”
Dicendo questo mi posò una mano sul pene ed esclamò: “Porc…. ma è durissimo !”
Mi alterai un poco di quelle continue provocazioni le tolsi la mano dalla patta con tanta di quella decisione che credo di averle fatto anche male.
“Cazzo mamma, smettila ! Se continui a fare la troia, come credi che mi passerà questa erezione !”
Mi guardò dritto negli occhi, quasi con odio, si alzò di shitto, mi porse il cappotto e con una freddezza inaudita mi ordinò : “Andiamo !”
Uscimmo dal cinema lei fermò un taxi e tornammo a casa.

Rimase fredda per tutta la sera, la notte la sentii masturbarsi in modo violentissimo mentre sussurrava il mio nome.

La caduta di Serena – capitolo 12

Capitolo 12.
“Bu-buongiorno Serena…” disse l’uomo, arrivato di fronte a loro. Sulla quarantina, in maglietta e calzoncini, piuttosto prestante… imbarazzato, ma forse più rapito da quell’inaspettata visione…
“Buongiorno Tiziano…” mormorò lei, nella vergogna più completa. La camicetta offriva già con la scollatura una visione da capogiro, il fatto che fosse bagnata poi, rendeva Serena un qualcosa di sublime… il corpo disegnato dal tessuto bagnato, areole e capezzoli perfettamente visibili… per un uomo che già le faceva il filo, questo era un offrirsi che chiunque avrebbe colto come invito a scopare…
Marco sorrideva, godendosi l’espressione di Tiziano, i suoi occhi… che passavano in quel momento dal corpo di Serena, a lui… oh no, non a lui, ma alla mano che continuava a tenere tra i capelli di Serena…
E lui decise di far capire ancor meglio la situazione… Tolse la mano dai capelli di lei, per allungarla oltre la siepe e presentarsi…
“Piacere, io sono Marco, il capo di Serena.

” Disse sibillino.
Tiziano lo guardò perplesso, ma ricambiò il gesto e si presentò.
“Vedo che non è l’unico a dedicarsi al lavoro di mattina presto” diceva Marco, allegro, e nel contempo, si stringeva ancor di più a Serena, facendo scomparire il braccio dietro il corpo di lei… un gesto che a Tiziano non sfuggì… Lo intuiva fin troppo bene…
E lo sapeva ancor meglio Serena, sentendola scendere lungo la schiena, e poi sulle chiappe… un lievissimo pizzicotto… e il senso era chiaro.

Suo malgrado, Serena allargò le gambe, immaginando la nuova stimolazione… non era pronta… non era pronta a resistere. Non sfogava il suo piacere dal giorno prima e… No! Marco non si stava indirizzando verso il suo taglio… cercava…
“Uh!” le sfuggì dalle labbra, quando un dito dell’uomo le entrò nel culo.
Tiziano, con una faccia incredula, e continuando a guardarla, rispose comunque a Marco…
“Sì… io… finchè sono in ferie… meglio farli con il fresco questi lavoretti” e si soffermò un attimo fissando il viso di Serena, che si stava mordendo il labbro, lasciando fare al suo capo… cosa? La palpava? La masturbava? Che razza di puttanella saltava fuori… “… con le mani sono bravo…” proseguì, con un sorriso ora che niente aveva di misterioso…
“Eh, la capisco, Tiziano… io invece sono qui perché Serena voleva parlarmi per un aumento, pensi un po…” e lo diceva iniziando a muovere il dito… avanti… indietro… avanti… indietro…
Serena serrava la mascella, ma la sua rigidità, e il tentativo ormai inutile di nascondere quello a cui era sottoposta, la portava solo ad inarcare il corpo, offrendo le sue tette ad una vista ancora più completa…
“Beh” fece Tiziano, leccandosi le labbra “non mancano gli argomenti per discutere, a quanto vedo…”
Serena sprofondava nella vergogna, offerta in quel modo, stava ricevendo i commenti che si riservano ad una vera puttana… e come doveva essere? Vestita di nulla, con un dito che le stava masturbando il culo… e disperatamente, si rendeva conto, eccitando…
Il gioco perverso di Marco… ad una ad una, le persone che gravitavano attorno a lei, dovevano percepirla sia come porca assoluta… ma anche come proprietà privata di lui… e come sempre, il gioco risultava perfetto… compreso il fatto di tenerla sempre in una condizione di eccitazione costante…
Serena implorante si voltò verso Marco… che le facessero quello che volevano… ma non lì! Non i giardino!
Ma Marco aveva ben altre idee, prima di rientrare…
“Vedremo se saprà convincermi” rispondeva intanto a Tiziano, con un sorrisetto sulle labbra “invece, volevo chiederle… lei fa piccoli lavori, Tiziano… non è che domani mattina, verso le dieci, aiuterebbe Serena? Ha qualcosina da sistemare in casa,,,
Serena si sentì gelare… l’indomani… il suo giorno libero… e Marco stava già organizzando come passarlo… tentò di divincolarsi… di togliersi da quella masturbazione, e il ragazzo fu lesto, togliendo la mano dal culo di lei e riprendendola per i capelli.

Con rudezza le girò il viso verso di sé…
“Qualche problema? Il signor Tiziano credo che un favore te lo farebbe, no?” disse, voltandosi verso l’uomo…
Gli occhi di Serena si fecero lucidi… non riusciva a spiccicare mezza parola… e il cuore le andò a mille sentendo le parole di Tiziano…
“Volentieri! Domani mattina alle dieci va benissimo!” disse con occhi da porco, che guizzavano dalle tette di lei alla mano di Marco, che la trattava come un oggetto, a quanto pareva… Tiziano pregustava il divertimento… tanto la moglie sarebbe uscita presto, e lui sarebbe stato libero di avere per le mani quel gran pezzo di figa tettona che desiderava da mesi… Sentiva il cazzo duro… sentiva l’acquolina in bocca…
Dietro di loro, vicino alla porta, semi nascosta, stava Sonia…
Osservava la scena, tenendo tra le mani il guinzaglio, pronto all’uso… C’era una parte di lei che si chiedeva che diavolo stesse facendo… Era sempre stata una ragazzina piuttosto schiva, certo, il sesso le piaceva eccome e le sue esperienze le aveva avute… però niente di esaltante.

Una routine, più che altro, dovuta anche al fatto di essere carina, anzi, di piacere… forse proprio per il fatto di essere sulle sue…
E quella parte di lei le diceva che non andava bene quello che faceva… che non poteva partecipare alla riduzione in schiavitù di una donna, che non era giusto…
Ma.
L’altra parte di lei, quella che le faceva fremere il corpo vedendo Serena semi nuda in giardino, quella che al guinzaglio aveva portato a pisciare la gran signora… quella parte voleva di più, aveva fame…
La fame di avere sotto le sue mani quasi inesperte, la possibilità di giocare con una dama che si riteneva al di sopra di giovani come lei, che se la tirava… la fame dovuta alle scosse che quel tormentare dava al suo corpo… anche ora si sentiva fradicia dentro i jeans, all’idea di cosa doveva fare a Serena non appena fossero rientrati…
La sera prima, un messaggio l’aveva avvertita di trovarsi a quell’ora davanti a quell’indirizzo, senza se e senza ma.

E lei era accorsa… chiaramente, Marco l’avrebbe anche pagata per quei servizi, ma l’avrebbe fatto anche gratis! Ed era dura da ammettere, ma quando Marco le aveva fatto capire, prima di entrare in quella casa, che avrebbe voluto anche altro… beh… aveva detto “sì, signore” senza esitare… Quello era il genere d’uomo che la calamitava… che poi le permetteva di abusare della gran dama tettona…
Sì, aveva detto. E sì avrebbe risposto ad ogni richiesta di lui…
E adesso stava lì… in attesa di loro… di lui, e dei suoi ordini… di lei, e della possibilità di tortur… ma sì, diciamolo… di torturarla… E un nuovo sorriso imbarazzato le nacque sul viso…
Alla siepe, nel frattempo, Tiziano fu distratto dal suo godersi la situazione da un rumore alle sue spalle…
“Ehm… ci vediamo domani mattina allora… io scappo a finire…” e corse verso il vaso, senza dare spiegazioni.

Le intuì Marco, vedendo la moglie dell’uomo uscire dalla casa, e diretta verso il garage, verso suo marito…
Marco non potè non notare che la signora in questione era carina, pantalone elegante e canotta rimandavano l’immagine di una donna piacente…
La donna non li aveva scorti, e lui, con calma, trascinò Serena verso la casa… era soddisfatto, l’indomani si preannunciava molto interessante… ma c’era ancora molto da fare sull’oggi…
Serena, spinta all’interno della casa, si lasciò guidare da Marco nella posizione a quattro zampe.

Singhiozzava, senza capacità di opporsi alle mani di Sonia che ora le stava rimettendo il guinzaglio…
Ubbidire in silenzio… ma come poteva?? Da una parte, Marco la rendeva puttana agli occhi di tutti… dall’altra permetteva ad una ragazzina di trattarla come… come… non riusciva nemmeno a dirlo…
E intanto Marco, portando una busta e il secchio, guidava Sonia verso il bagno… cosa ancora dovevano farle? Per lo meno, l’avevano fatta rientrare… ma come sarebbe mai riuscita a guardare ancora in faccia il vicino? Lei l’aveva tenuto sempre a distanza, lusingata dalle occhiate, ma mai disposta a concedere di più… mentre l’indomani se lo sarebbe ritrovato in casa… e con quale libertà?
Pensava a questo mentre, giunti in bagno, le indicavano di posizionarsi sullo scendi vasca, rimanendo a quattro zampe…
“Bene puttana” cominciò Marco, mentre Sonia prendeva dalle sue mani il secchio e iniziava a riempirlo al rubinetto della vasca “chiaramente, doccia e vasca non sono più cosa per te… stamattina penserà Sonia a lavarti…”
Serena guardò prima la ragazzina, poi Marco…
“Che… che significa? Io dovrei… dovrei farmi lavare??? Da questa puttanella???” quasi gridò Serena.

Marco sospirò, a dimostrare la sua stanchezza verso simili uscite…
Si chinò su Serena, la mano nei capelli, ad avvicinarle l’orecchio alla sua bocca…
“Perché devi farmi fare queste figure davanti a Sonia… è qui apposta per te, per tenerti pulita… è la tua padroncina, ed è così che la chiamerai ora…” disse in un sussurro Marco.
Serena non poteva sopportare l’idea di essere nelle mani di una ragazzina. La stavano umiliando su tutti i fronti, ed era costretta ad accettare tutto… ma perché anche quello??
“Non puoi pretendere che io stia zitta… io… ahhhh!!!” urlò, quando lui tirò forte i capelli.

“Hai capito male, puttana… non lo pretendo, è così punto e basta. ” Sentenziò Marco. Poi prese il capo del guinzaglio e lo chiuse ad occhiello attorno al termosifone. Serena si ritrovava così bloccata a terra nella stessa maniera in cui era nel negozio di a****li… e sempre al cospetto di Sonia… solo che questa volta, a quanto pareva, la ragazzina aveva un ruolo decisamente più attivo. Infatti, alzando gli occhi, Serena in piena angoscia, vide Sonia indossare una sorta di guanto in spugna ed avvicinare al suo corpo umiliato il secchio con l’acqua…
“Un momento, Sonia” disse Marco, fermando la giovane “se non mi sbaglio, ti ha offeso, la nostra gran puttana…” disse Marco, guardando serio Sonia, mentre Serena dal basso ascoltava a bocca aperta, sconcertata.

“Sì, signore” disse la ragazzina, e Serena notò ancora quell’insulso incresparsi degli angoli della bocca… si imbarazzava la stronzetta, ma rideva… bastarda!!!
“Allora mi sembra giusto tu cominci a punire, quando vieni offesa, e che pretendi le scuse. Dico bene, Sonia?” chiedeva ancora Marco, le braccia incrociate sul petto.
“Sì signore, mi sembra giusto. ” Disse elettrizzata lei, un’emozione che la scuoteva, ma che stemperava sempre in quell’atteggiamento contenuto ed ingannatore…
Serena guardava la ragazzina con occhi di fuoco, cosa che non sfuggì a Marco…
“Vedo che ci intendiamo perfettamente, Sonia… ora fammi vedere come metti in pratica l’addestramento della nostra puttana…” disse l’uomo, appoggiandosi al lavandino, braccia incrociate, rilassato e pronto a godersi lo spettacolo.

Perché di spettacolo si trattava… la sua puttana, nuda e al guinzaglio, ai piedi di una giovane che indubbiamente dimostrava un sadismo emergente che lui gradiva non poco… ma non solo quello… lo stesso sadismo la rendeva disponibile ad una volontaria sottomissione che sarebbe stata piacevole, sicuramente…
Sonia e Serena si fissarono occhi negli occhi per diversi secondi… Colma di rabbia Serena, assolutamente tranquilla Sonia… E con quella tranquillità Serena la vide sfilarsi il guanto di spugna, chinarsi a bagnarlo nel secchio, fino a renderlo intriso d’acqua… Nemmeno Marco capiva cosa stesse facendo, e gli occhi divertiti erano curiosi…
Serena respirava veloce, aspettandosi le mani di lei sul corpo… aspettandosi l’umiliazione del lavaggio da parte di quella stronzetta e invece…
“Ahiaaaaa!!!!” urlò Serena, piegandosi sui gomiti.

Sonia appena usato il guanto bagnato sulla sua schiena, come una rudimentale frusta, che non lasciava segni. Marco ora sorrise apertamente al suo indirizzo.
Sonia, con un’espressione soddisfatta, lo guardò “l’ho imparato tempo fa, per cani indisponenti…” spiegò, senza scomporsi. Poi si chinò davanti a Serena, lenta… le accarezzò piano i capelli…
“Mi vuoi offendere ancora, signora?” chiese quasi con dolcezza.
Serena, che sentiva ancora il bruciore del colpo, alzò lo sguardo incredula, sentendo quel tono di voce che sapeva di presa in giro… cercò di ritrarsi, ma il collare la inchiodava lì dov’era… Ecco com’era ridotta… lei, donna in carriera, piacente, sposata, rispettabile… Al guinzaglio.

Schiava. Usata e frustata ora da una ragazzina che arrivava appena alla metà dei suoi anni… E ancora quel guanto si alzava, e….
“AHIAAAAAAAAA!!!!!” urlò ancora, quando lo sentì abbattersi sui fianchi. Ancora ricadde sui gomiti, ancora la mano di Sonia tornava ad accarezzarla…
“Dimmi gran signora, mi vuoi offendere ancora?” chiedeva ancora la ragazzina.
“N-no… giuro… n-no… scusami… scu-scusami…” balbettò a testa bassa Serena, sconfitta.
Sonia voltò il capo verso Marco, con l’espressione di chi ha svolto bene il compitino…
“Sì, direi che va bene.

” disse l’uomo, osservando il tutto con estremo interesse “Ora devo fare alcune telefonate di lavoro. Voglio ritrovare la puttana ben ripulita, Sonia. ”
“Sì signore, sarà fatto. ” Disse lei, smettendo di accarezzare la testa di Serena e rimettendosi il guanto.
“Bene. Abbiamo un altro po’ di tempo, visto che tu cominci alle 14. 00 in negozio e Paola apre il negozio da sola… ma la mia puttana ha diversi impegni importanti oggi…” disse lui, guardando Serena che restava a capo china, subendo le parole del suo aguzzino.

Marco stava per uscire dal bagno, telefono in mano. Si soffermò un attimo sulla soglia…
“Sonia… ripulita, e assolutamente calda… spero di essermi spiegato. ” Disse lui, guardandola intensamente.
Serena tremava. E tremava ancor di più rivedendo sul viso di Sonia quella goduria malamente celata… di chi voleva fare la santarellina puzzando di diavolo… E nuovamente si rese conto di una cosa… desiderava che Marco restasse… in quelle oscene torture, in quelle umiliazioni… desiderava che Marco restasse, quasi divenisse per lei una sicurezza che nessun altro avrebbe esagerato su di lei…
Questo le stava facendo quel demonio… le si insinuava dentro in una maniera che non aveva previsto…
E tremava, mentre risentiva la voce quasi atona, da automa piacevolmente sottomessa di Sonia, che gli rispondeva…
“Sì, signore.

Assolutamente calda…” e sorrise, quasi da bimba.
Un assenso di Marco in risposta, e la porta si richiuse, lasciandole sole… Serena a quattro zampe, nuda, vulnerabile rispetto ad una ragazzina pronta a lavarla come si lava un a****le…
Sonia intinse il guanto nel secchio, con lentezza, come pure con lentezza cominciò a passarlo sulle spalle di Serena, che singhiozzava, guardandola incredula… lo stava facendo… le passava quella sorta di spugna, prima sulle spalle… poi sulle braccia… La guardava in faccia, vedendo quanta serietà la giovane stava impiegando… ora le prendeva un polso, per alzarlo… Serena rifiutò per un attimo di lasciarsi trattare in quel modo… tenne la mano ben piantata a terra…
“Dammi la zampa, su, signora.

” Disse Sonia, quasi dolce.
Zampa. Era quello che aveva detto. No… non poteva accettarlo… non così…
“Ma perché mi fai… AHHH!!!” urlò Serena, colpita in pieno volto da uno schiaffo di Sonia.
Tentò subito di rialzare il capo, pronta ad urlare contro la ragazzina, ma fu raggiunta ancora da un’altra sberla, seguita poi da un’altra, finchè Serena non ricadde con il volto tra le braccia, singhiozzante e sconvolta.
“Signora… mi spiace, credimi… ma mi hanno dato carta bianca sull’addestramento… e il tempo non è poi molto… la zampa, adesso, per favore…” disse quasi con rammarico Sonia, come se le fosse costato sofferenza prenderla a ceffoni…
Serena si rialzò sui gomiti… il guinzaglio non le permetteva di ergersi ulteriormente… fissò Sonia, mentre questa le alzava il braccio, lo passava per bene con il guanto… lenta, fin sotto le ascelle… E poi, un pezzo alla volta, tutto il suo corpo… il ventre… le gambe… il viso, le sue tette… senza che lei osasse più protestare…
Anche perché il lavaggio di Sonia cominciava a diventare per lei agonia… Serena era fin troppo sensibile, costretta fin dalla sera prima alle continue stimolazioni senza appagamento… e non poteva rimanere indifferente a quelle mani che ora passavano e ripassavano sui capezzoli… il corpo si tendeva, seppur cercasse di non farlo notare, e Sonia insisteva… insisteva… iniziando a provare un deciso piacere nel mettere in pratica quella sottile tortura… Un piacere che passava al sadico quando vedeva la gran signora mordersi le labbra piuttosto di far fuoriuscire anche solo un gemito…
E Sonia era smaniosa di raccogliere quella piccola sfida, mentre si posizionava dietro la cagnolina che aveva alla sua mercè, pronta a iniziare la parte interessante del lavare… quella tra le cosce della cagnolina…
Immediatamente, Serena serrò le gambe.

“Sonia… Sonia… non cadere nel loro gioco… almeno tu… non diventare… non diventare come loro” cercò di balbettare Serena, senza riuscire nemmeno a vedere dietro, costretta com’era dal guinzaglio.
Sperava di dissuadere quella ragazzina, di portare almeno lei dalla sua parte…
“AHIIIA!!!! PERCHE’?????” si ritrovò invece ad urlare all’improvviso, dopo il ceffone ricevuto sul culo.
“Devi divaricare per bene le ginocchia, signora. E, per favore, non parlarmi. Il signore non credo gradirebbe.

” Le disse Sonia.
Serena stava per ribellarsi ancora, ma in quel mentre rientrò Marco.
“Qualche problema, Sonia?” chiese lui, indifferente verso Serena. E quell’indifferenza lo faceva sudare… Non era facile ammirare quel corpo al guinzaglio… quelle femmina stupenda e sottomessa e non scoparla immediatamente… ma tutto doveva svolgersi con ordine…
“La signora tentava di dissuadermi dal mio lavoro… e ancora non apriva le gambe per bene” disse quasi dispiaciuta la giovane.

Marco accigliandosi, si chinò a lato di Serena, alzandole il capo dopo averla presa per i capelli.
“E’ vero quel che dice Sonia?” chiese secco.
Serena lo vedeva tra le lacrime, lacrime di rabbia, di angoscia, ma anche di frustrazione pura… come poteva permettere di essere toccata da lei? Dopo la tortura sessuale della sera prima, il suo corpo avrebbe ceduto anche sotto le dita di quella stronzetta… il gioco a cui l’avevano sottoposta l’aveva ormai assoggettata agli ordini della sua figa, anziché della sua mente…
“No… io… dio mio… “ farfugliò Serena, e vide Marco sorridere.

“Apri le gambe allora, puttana. O hai veramente protestato? Se fosse così, dovrei punirti ancora…” disse Marco, lasciando in sospeso la frase…
Serena singhiozzò, chiudendo gli occhi, sconfitta anche questa volta… lentamente aprì le ginocchia, esponendo completamente la sua figa davanti a Sonia. Marco non mollava la presa dai capelli di Serena, la voleva guardare bene in faccia…
“Bene… ora Sonia, procedi pure. Solo esternamente, mi raccomando, e attenta a non farla godere… ” Disse Marco, mentre la ragazzina iniziava a passare il guanto lungo il taglio di Serena che, sotto gli occhi dell’uomo, emise subito un gemito… E Marco, divertito, osservava quel viso cambiare… gli occhi di lei velarsi di eccitazione… di agonia, quando le mani di Sonia divenivano insistenti…
Marco lasciò i capelli di Serena, e sciolse il collare… fece un cenno a Sonia, che smise di passare il guanto.

Subito dopo, l’uomo fece distendere la sua cagna sul tappetino, ventre in alto, e montò sopra di lei, le braccia della donna bloccate dalle gambe di lui, le belle tettone a disposizione… i capezzoli duri pronti ad essere succhiati… Serena ansimava… disperatamente rifiutando il pensiero che covava dentro… che lui glielo infilasse tra le cosce… che spegnesse quel fuoco che si sentiva dentro…
Ed invece lo vide prendere qualcosa dalla tasca della giacca… un pennarello… avvicinarlo al seno sinistro…
“C-che f-fai… Marco… che stai…” disse con voce impastata dall’eccitazione…
Lui non rispose subito… prese a passare il pennarello sulla pelle di lei… rapidamente…
“Ecco fatto” disse quand’ebbe finito “Ed ora, un paio di shitti…” ed estrasse dall’altra tasca il telefono…
Serena spalancò gli occhi “Perché… perché il mio telefono?!!?? No! Che hai scritto!!! Che fai?!?” urlò cercando di divincolarsi, ma il corpo di lui la serrava senza scampo.

Marco shittò una decina di foto, in cui le tette di Serena risaltavano piene, bianche e eccitanti… coronate dalla scritta che vi aveva apposto, e che lei non poteva vedere… né vide, dato che Marco la fece cancellare immediatamente da Sonia.
“Ed ora, cominciamo a vestirti, partiamo dagli accessori… ” Disse lui, rialzandosi dal suo corpo e prendendola per i capelli, rimettendola a quattro zampe e inserendole il cilindro vibrante nella figa… immediatamente, lo accese…
“N-no… n-non anco-ancora…” diceva Serena, sentendosi immediatamente un lago tra le cosce… iniziò a dimenarsi… preda dell’eccitazione crescente, pur conscia della presenza di Sonia lì accanto, che la vedeva ora quasi gocciolare dal piacere… Fu il delirio a farle commettere l’errore…
Senza nemmeno rendersene conto, alzò la mano sul polso di Marco, e strinse, lasciando il segno delle unghie sulla pelle di lui…
Il cilindro si spense.

Gocciolante e rabbiosa, Serena sentì la stretta tra i capelli allentarsi. Voltò il capo, solo per vedere Marco che pescava dalla busta due paia di collant e tornava verso di lei…
“Scusami… Marco… scusamiahiiiaaaaaaaa!!!!” gridò lei, quando fu ripresa per i capelli e indirizzata a quattro zampe verso la scala, con Sonia che seguiva. Con brutalità l’uomo la guidò verso la stanza da letto, e le indicò l’abito che Paola aveva lasciato per lei… abito usato, che Paola stessa non si era preoccupata di lavare…
“Indossalo.

” Sentenziò Marco, serissimo.
Serena sapeva di aver commesso un errore, come sapeva che Marco, così silenzioso e brutale, non poteva che essere infuriato. Non proferì quindi parola e si limitò ad ubbidire, indossando il vestito…
Era un vestitino estivo elasticizzato, color crema, con gonna che arrivava due dita sopra il ginocchio… in teoria, doveva essere semplicemente provocante… in teoria…
Le forme di Serena erano più abbondanti di quelle di Paola, di un niente, ma quel tanto che bastava per renderlo una seconda pelle….

Specialmente sul seno tirava in maniera tale da rendere oltremodo visibili i suoi capezzoli… e, si accorse Serena angosciata, era costretta a tirarlo… visto che non si chiudeva con bottoni o zip, ma incrociando un lembo fino a fermarlo sul fianco con un fermaglio… il risultato era a dir poco da mozzare il fiato…
Il culo era stretto nell’abito, così come il seno, già comunque esibito dalla profonda scollatura… il tessuto così teso poi lasciava capire non solo la fin troppo ovvia assenza di reggiseno, ma anche di altro intimo…
E tutto sapeva di Paola… e di sesso…
Il vestito infatti era percepibilmente usato e non lavato, Serena lo sentiva dagli odori, fin troppo conosciuti ormai, quell’essenza che le persone riconoscevano senza tuttavia riuscire a inquadrare con precisione… un odore che alla fine attirava…
E le macchie… sotto il seno… semplici aloni, non netti, ma comunque chiari…
Umiliazione che si sommava ad umiliazione… indossare gli abiti sporchi di colei che l’aveva usata per il suo piacere… Serena l’avrebbe uccisa… subito…
“Piacevole l’effetto” disse Marco guardandola “ho scopato Paola quattro sere fa mentre indossava questo vestito… e si vede pure…” continuò sogghignando.

Serena si guardò ancora una volta, avvilita…
“Non posso andare a lavorare così… non posso Marco…” cercò di dire lei. Marco tornò serio, toccandosi il punto dove lei l’aveva segnato…
“No? Io penso che sarai anche peggio di così oggi, e te la sei guadagnata da sola come sempre la punizione… a cominciare da subito… visto che non sei convinta del tuo abbigliamento, sentiremo subito un’altra opinione…” e detto questo, la prese per i capelli, guidandola nuovamente al piano di sotto.

Sonia li seguiva, sia divertita che incuriosita…
Ma soprattutto eccitata. Non lo dava a vedere, perché l’imbarazzo verso Marco le imponeva inconsciamente sempre di controllarsi, ma ormai la sua parte più perversa aveva chiaramente il sopravvento verso di lei…
Eccitata… perversamente eccitata, mentre guardava Marco sospingerla verso l’ampia finestra del salotto, mentre lo osservava aprire velocemente la finestra… non capiva, ma era rapita ancora una volta da quanto accadeva… Serena sottomessa, che si lasciava spingere contro il davanzale, viso verso l’esterno, una debole protesta ora, mentre Marco le legava un polso al termosifone, sotto la finestra… una protesta subito sedata dallo sguardo duro di lui… come le piaceva quell’uomo… e poi l’altro polso…
Serena si ritrovava bloccata, legata con le braccia distese ma distanti una decina di centimetri dal corpo, sia a destra che a sinistra… cosa le voleva fare… non lo sapeva, non lo intuiva… capiva solo che aveva sbagliato ancora…
Ubbidire… e non lo aveva fatto… per di più, questa volta Marco non smetteva quell’atteggiamento brutale, iroso, che lei stessa aveva provocato… Ma perché si stava incolpando, diamine! L’avevano trattata come si tratta una bestia, un a****le da compagnia e…
Ubbidire.

E non l’aveva fatto bene…
Godere.
Dipendeva dal suo ubbidire…
Sottomettersi… Basta! Ancora quel lavaggio del cervello che le imponevano, a cui doveva resistere… se solo avesse avuto modo di sfogare almeno la tensione sessuale… se solo l’avessero lasciata ragionare con lucidità…
E invece si ritrovava legata di nuovo, inspiegabilmente in quel modo, non capiva e…
Marco le si fece accanto. Sbirciò fuori… e sorrise, sadico.
Serena rimase dapprima atterrita, vedendo quel ghigno, poi l’atterrimento divenne terrore quando sentì le parole di Marco, urlate, fuori dalla finestra…
“Signor Tiziano? Signor Tiziano?” chiamò a gran voce.

Serena andò nel panico. Bloccata alla finestra, visibile dalla vita in su… anche se vestita, temeva la punizione paventata da Marco…
“Marco… Marco, ti scongiuro… che vuoi fare?? E’ un mio vicino… mi ha già vista in condizioni…dio mio, ti scongiuro, fammi quello che vuoi ma…”
La voce di lui era un sussurro, mentre la guardava ghignando…
“Vedrai, puttana… anzi, sarà Tiziano a vedere che cagna in calore è la sua vicina…”
Serena non ebbe il tempo di replicare, Tiziano comparve lungo la siepe, distante un tre metri dalla loro finestra… l’espressione incuriosita si trasformò in sorriso pieno… dalla sua posizione vedeva parzialmente il corpo di Serena, ma quelle boccione trattenute a stento dal vestito gli bastavano per farlo sudare… il suo capo vicino a lei gli stava facendo dei bei regali quel giorno…
Marco sorrideva ancora, considerando che l’uomo dall’altra parte non poteva nemmeno intuire che Serena aveva le mani bloccate… perfetto…
“Ehilà, avevate bisogno?” chiedeva Tiziano.

“Sì…” rispose Marco, sempre al fianco di Serena “vede, la signora qui presente pensa di non stare bene con questo vestitino… volevamo un’altra opinione…”
Tiziano si leccò le labbra, prima di rispondere…
“Beh… da quello che vedo, Serena, sei incantevole…”
“Ringrazialo puttana…” sussurrava Marco al suo orecchio. Serena, troppo imbarazzata, rimaneva però esitante…
“Oh!” ebbe un sussulto, gemendo, quando il cilindro si attivò… l’ordine implicito era chiaro…
“G-grazie… g-grazie mille…” riuscì a sussurrare, prima di voltarsi implorante verso Marco, che le sorrise, spostandosi dietro di lei, in una sorta di abbraccio da dietro.

“Sicuro signor Tiziano?” chiedeva ancora lui, accarezzando dolcemente il ventre di lei… “eppure la signora era convinta che le stringesse troppo qui su…” e lo diceva facendo scorrere le mani fino a passarle sotto i seni…
Serena sentiva già le gambe tremare, sottoposta alle vibrazioni del cilindro e, istintivamente, tirava sui legacci, per tentare di fermare le mani di Marco, che a quanto pareva era deciso ad offrire al vicino un’esperienza da ricordare… ma era bloccata… le mani legate, il corpo di Marco che la premeva contro il davanzale… e la voglia… la voglia che le impediva di ragionare… la sua figa che gocciolava lungo l’interno delle cosce…
“No, no” diceva Tiziano, strabiliato “non sfigura proprio… anzi…” continuò, incapace di deviare lo sguardo da quel corpo… sentiva il cazzo duro come poco prima, non sapeva perché, ma quella troia aveva deciso di farlo impazzire quella mattina… Troia, proprio una troia… pensava mentre la guardava muoversi palesemente eccitata, mentre le mani del suo capo andavano ora ai capezzoli… vedeva quelle dita girare intorno a quei chiodini, con lei che si dimenava tutta…
“Vedi Serena? Tu dicevi che si vedevano troppo i tuoi capezzoli…” diceva Marco guardandola e continuando a stimolarle i chiodini duri come marmo da sopra il tessuto.

La testa di Serena si inarcò all’indietro… lo scavare del cilindro, assieme a quella lenta masturbazione dei capezzoli la stava guidando verso il godere, lì, davanti ad un uomo che da quel giorno in poi l’avrebbe guardata non più come una signora distaccata, ma come una vacca pronta a tutto…
“M-marco… t-ti prego… oddiooo… oddiooo…” sussurrava Serena mentre tirava come una forsennata sui legacci, umiliata, esposta, ma soprattutto delirante…
“Vuoi che spenga puttana?” chiedeva Marco in un sussurro.

Eccola la domanda che la mandava in crisi… lo voleva? Troppo stimolata, troppo portata al limite… se ne voleva infischiare di dove fosse e davanti a chi… voleva urlare il suo orgasmo, voleva cazzo, voleva cazzo!!! Ma al solito il gioco sadico in cui Marco la trascinava le imponeva un’unica scelta… non poteva, non lì… fu quindi con disperazione che rispose…
“S-sì… bastar… sì signore… sì!” diceva continuando a dimenarsi contro di lui, ormai al limite…
Il cilindro si spense… la voce di Marco all’orecchio…
“ora ubbidiente… e sorridente, puttana…” disse lieve, per poi tornare a rivolgersi a Tiziano, che li fissava…
“Sa, signor Tiziano, la nostra bella Serena è sempre così insicura riguardo al suo vestire, non è vero Serena?” chiedeva sempre cingendola da dietro e sempre giocando con i suoi capezzoli… Lei mise in faccia un sorriso isterico… in testa una parola… ubbidire…
“Sì…i-io… penso… es-essere troppo… troppo in mos-mostra…” diceva balbettando
Tiziano guardava quella puttana… quella puttana che si era presentata in camicetta bagnata davanti a lui e che ora si lasciava palpare senza alcun ritegno…
“No Serena! Sei una bella donna… sempre pensato, lo sai…” diceva malizioso “solo che fin’ora eri stata sempre troppo coperta a dire la verità…”
Marco prese la parola rapido.

“l’aiuto io ora a scegliere i suoi abiti…” disse, mentre una mano scendeva lungo il fianco di Serena… “è già tanto bella, quindi ho optato per la semplicità… ad esempio, un semplice fermaglio invece di bottoni…” e, mentre lo diceva, le mani di Marco lo sganciavano…
Serena quasi non respirava, pur mantenendo un sorriso di pietra sul viso… gli occhi le divenivano lucidi, mentre Marco apriva i lembi del vestito… di più… sempre di più… lasciandoli ora a ricadere a filo dei capezzoli… bastava un niente perché il vestito rivelasse il suo seno davanti a Tiziano…
“Vedi Tiziano?” continuava ora Marco, passandole due dita lente, dall’ombelico, fin quasi ai capezzoli, ancora celati alla vista del vicino… Che dava l’impressione di sbavare.

Tiziano non riusciva a crederci… quell’uomo la stava spogliando davanti a lui… le tette erano quasi scoperte… grosse, bianche… E quella vaccona si lasciava fare tutto!! Non solo, ma a quanto pareva, sorrideva pure mentre il suo capo se la godeva con lei…
“Vedo vedo… immagino che avrai ottenuto l’aumento, vero Serena?” chiedeva Marco, la voce impastata dall’eccitazione… com’era dura attendere il giorno successivo… l’indomani, con la scusa dei lavori, avrebbe tentato in tutti i modi di piantargli il cazzo ovunque a quella troia…
“I-io… io n-non soooh….

” Nuovi gemiti… le mani di Marco… leggere… continuavano a stimolarla… dal collo, giù… leggere… lungo il profilo dei seni… una che le entrava sotto il lembo del vestito, a ghermirle un capezzolo… l’altra che scendeva ancora… vicinissima alla sua figa, ma senza sfiorarla… impazziva… impazziva di voglia e vergogna…
“Oh… stavamo finendo di discuterne proprio ora” disse Marco “infatti, se ci vuole scusare un secondo…” e d’improvviso, tirò la tenda, senza però chiudere la finestra.

Appena Tiziano fu tagliato fuori vista, Marco scostò ancora di più i lembi del vestito di lei, prendendo le sue tette a piene mani, stringendosi corpo contro corpo…
“Prima hai fatto qualcosa che non dovevi, puttana…” sussurrò lui.
Serena fremente, non poteva fare altro che limitare l’ira di lui…
“Per f-favore Marco… ti chiedo… ti chiedo perd-perdono…” disse flebile, attenta a non farsi udire oltre la tenda, dove sapeva il vicino era in ascolto… ecco come la stava riducendo… esibita come una troia, legata, eppure costretta a chiedere perdono… ad un passo dall’umiliarsi per chiedere altro… ii cilindro dentro di lei… quelle mani sul suo seno, che stringevano sapientemente un corpo già portato al limite…
“Perdono? Bisogna meritarselo…” continuò lui, togliendo ora una mano dal seno di lei , abbassandosi la zip dei pantaloni e scostando la gonna di Serena…
“N-no… per favore… per… qui… no….

” Balbettò lei, ma il capo le ricadde sulla spalla di lui, le labbra si serrarono, cercando di evitare gemiti, mentre sentiva il cazzo dell’uomo strusciare sull’interno coscia, a pochi centimetri dalla sua figa…
“M-Marco… Mar… oddio…” fu costretta a mordersi il labbro… il membro di lui… Marco gliel’appoggiava al taglio… piccoli tocchi… bagnava la punta e lo muoveva di pochi millimetri avanti e indietro… avanti e indietro…
“Ahh!!” le sfuggì dalle labbra. Istintivamente, una mano tirò sui legacci… l’inutile tentativo di coprirsi la bocca, di non far udire nulla… frustrazione, angoscia… non poteva fare nulla per non farsi udire, se non cercare di dominarsi… ma il bisogno…
Troppo stimolata… troppo portata al limite, e per troppo tempo…
“Senti senti come cola la figa della puttana…” sussurrava Marco “hai tanta voglia di cazzo…”
“N-non… io… mio… marito… il… suo… voglio il suo!!” sibilò lei.

Marco sorrise, sentendo quelle parole biascicate, in netto contrasto con i movimenti di lei, che tentavano di avere più contatto… contatto che lui concedeva solo a piccole dosi…
“Davvero puttana? Vuoi il cazzo dell’imbecille? Secondo me, vuoi il mio…” disse ancora lui, mettendo una mano nella tasca…
“NOOO!!! Spe-spegni!!!” urlò Serena, quando il cilindro si accese, facendola piegare sulle ginocchia, le mani ancora saldamente legate al termosifone… le tette seguivano la danza senza controllo che la donna eseguiva mentre cercava di non soccombere al piacere…
Marco le si portò di fianco, il cazzo ben eretto nella mano, a pochi centimetri dal viso di lei…
Nel suo delirio, Serena spalancò gli occhi… chi voleva ingannare… avrebbe preso quel membro tra le cosce immediatamente… lo avrebbe cavalcato, succhiato… doveva godere, doveva godere!!
A Marco non sfuggirono quegli occhi carichi di voglia…
“Allora puttana” sussurrava ancora “non lo vuoi? Su, dillo…”
Serena chiuse gli occhi un istante… cadeva ancora… precipitava… così come Marco voleva.

Non c’erano umiliazioni abbastanza forti da annullarle la voglia. Quella tortura sessuale la piegava ai suoi voleri sempre, sempre…
E Sonia, appoggiata al tavolo dietro di loro, osservava tutto silenziosa. Immobile, occhi estremamente interessati, ma ancora non pienamente soddisfatti… sapeva che era sbagliato, sapeva che non era giusto nemmeno il solo pensarlo… ma voleva vedere la sua cagnolina ancora più giù… E poi, c’era l’altro particolare… le sue mutandine erano zuppe… Ma eccola, eccola la resa…
“S-sì.. lo… voglio…oddio od-ddio…” diceva Serena, incapace di star ferma, il cazzo di Marco davanti agli occhi.

“Puttana, voglio sentirti dire che vuoi tanto cazzo…” bisbigliò lui.
“I-io… ta… voglio… v-voglio tanto… voglio tanto cazzooohh!!!” disse Serena, serrando subito la bocca.
“Non ho sentito bene, puttana… a voce più alta, per favore. ” Precisò Marco, sorridendo.
Serena fremeva, chinava il capo, tornava ora a guardare il membro di lui… ma non poteva urlare… il vicino… il vicino avrebbe sentito…
Il cilindro si spense.
“No!!! A-accendi!! Ti… ti prego!!! Ho bisogno… Marco ho bisogno!!” sputò fuori, guardandolo disperata in faccia.

Ma lui rimaneva immobile, ricambiando lo sguardo.
“Mio… Mio Dio…” sussurrò, ormai oltre il confine della sconfitta “io… io voglio tanto cazzo… per favore…”
“Non ho sentito ancora, puttana. ”
E per tre secondi, il cilindro vibrò ancora, squassandola…
“OMMERDAAAAA! IO VOGLIO TANTO CAZZO!!! DAMMI IL TUO CAZZO PER FAVORE!!!!” urlò a pieni polmoni.
Il sorriso di Marco era di trionfo. Nuovamente, l’aveva piegata alla sua volontà. Guardava quella tettona ansimante, legata e inginocchiata ad implorare di essere scopata… Molto diversa dalla spocchiosa signora di qualche tempo prima… ma era ancora all’inizio… l’avrebbe spogliata di tutto, l’avrebbe fatta dipendere dal suo cazzo in tutto e per tutto.

Certo che ora lui doveva svuotarsi… e quella tettona era lì, pronta a subire di tutto… ma…
Un’occhiata andò verso Sonia, lì, ferma, ubbidientemente silenziosa.
Uno schiocco di dita di Marco, e la ragazzina si avvicinò, portandosi vicina a Serena, che la guardò smarrita.
Che succedeva? Si era umiliata come Marco voleva, gli aveva urlato in faccia quanto voleva il suo cazzo… ora… perché aspettava??
Una sorta di tacita complicità scorreva tra i due in piedi lì accanto… lo vedeva dal loro modo guardarsi… Marco, sempre padrone assoluto della situazione… e quella troietta con quel fare da servetta…
“Dunque Sonia, dimmi tu… se il mio cazzo non viene svuotato subito, dovrò soddisfare la nostra puttana…” disse Marco, espressione furba in viso.

La ragazza non dubitò sul senso di quella frase. Né fece espressioni di sorpresa. Guardò Serena per qualche istante, e poi sorrise, di una falsa remissività…
“No, signore, posso provvedere io…” disse inginocchiandosi.
Serena restò sconvolta. Non si disse che le era risparmiato un altro abuso… no… mente e corpo… Marco la trasformava… isterica ora, davanti a quella scena…
“No… ma che fai??? Io! Io voglio il cazzo!!!” diceva tirando sui collant che la imprigionavano.

“Magari la prossima volta, puttana… quando imparerai la vera ubbidienza…” sussurrò Marco, mentre una mano accarezzava il viso di Sonia, e poi traeva la testa verso il membro eretto.
“Marco, ti scongiuro!!! Fammi godere!!! Ti sto implorando!!!!” quasi urlava Serena, incurante di chi poteva udirla…
Il viso di lui tradì un secondo di visibile piacere, mentre Sonia se lo infilava in bocca e iniziava a lavorarglielo…
“Mani dietro la schiena Sonia… se vuoi fare la brava servetta, fai sempre come ti dico…” diceva lui, ignorando ora Serena, resa furiosa da quello che vedeva.

Sonia intanto, ubbidiente, si metteva in posizione, lasciando che Marco le guidasse il movimento, avanti e indietro.
“Me la pagherai troia!!! Me la pagherai bastarda!!!” continuava Serena. Sonia continuava il suo spompinare, ma gli occhi adesso si spostavano verso la cagna legata… con sguardo di vittoria lappava e lappava, trionfante su di lei.
“Vedi puttana, cosa vuol dire essere ubbidienti?” diceva Marco, godendosi il succhiare di Sonia “ma non preoccuparti… godrai anche tu oggi, puoi starne certa… ma per ora, la tua punizione continua…” e lo disse riaccendendo il cilindro…
“ODDIO… fammi god-godere… p-per… fa-favore!!” continuava a gemere Serena, divincolandosi, senza riuscire a togliere gli occhi dalla bocca di Sonia che, eccitata alla vista di quella tortura, aumentava il ritmo fino ad arrivare ad un succhiare forsennato…
Marco godeva e si divertiva… godeva della bocca della ragazzina, tutta concentrata soddisfarlo, e nel contempo si divertiva, nell’accendere e spegnere di continuo il cilindro, fermandolo sempre qualche istante prima del godere di Serena…
La voleva a pezzi, la voleva strisciante… e la voleva puttana agli occhi di tutti… ed anche su quel punto, in quel momento, stava raggiungendo l’obbiettivo, visto l’implorare di Serena, dopo aver fermato nuovamente la vibrazione dentro di lei…
“LO C-CAPISCI CHE HO BISOGNO DI GODERE!!! TI IMPLORO ANCORA… DAMMI IL TUO CAZZO!!! PER FAVORE!!!” urlò, prima di ricadere a capo chino, sconfitta.

Le mani di Marco, ora sulla testa di Sonia… a spingerle il membro in gola… e lei arrendevole e compiaciuta, come fosse un premio, riceveva tutto il seme di lui, lo ingoiava senza proteste…
Appena Marco finì di schizzare, glielo estrasse dalla bocca.
“Molto bene, Sonia. Chiaro che per guadagnarti il piacere di servirci, sia me, che Paola, dovrai essere servizievole sempre… e in premio, chiaramente, avrai molte altre gioie, oltre all’addestramento della cagna… Voglio il tuo sì ora, un sì che sarà incondizionato.

” Disse guardandola in viso, dall’alto in basso.
“Sì signore. ” Disse lei, senza esitare. Non sapeva cosa la spingesse di preciso, se fosse il fascino dell’uomo che gli stava davanti, il piacere di tormentare Serena, o entrambe le cose indistintamente, ma sapeva che lo voleva, proprio come aveva detto lui… incondizionatamente…
Serena, singhiozzante, osservava quel mercanteggiare di carne… dove lei era stata ceduta anche a quella troietta… Una bastarda che in pratica, si era venduta per poter continuare ad abusare di lei… Per poter continuare a vederla ridotta ad implorare cazzo, per poter continuare quel trasformarla che prevedeva la perdita di ogni sua dignità…
Nessuna via d’uscita… avevano in mano tutto di lei, e avevano in mano lei! Marco spezzava sempre e comunque ogni sua resistenza, spezzava la sua volontà e… disperatamente… le stava cambiando ogni priorità… il liberarsi da quella schiavitù diveniva secondario rispetto al soddisfare le sue voglie…
Sentiva mani che le liberavano i polsi… le braccia le ricaddero lungo il corpo… Il fuoco nel ventre… aveva implorato e avrebbe implorato ancora…
“Richiuditi il vestito , puttana, è tempo di andare.

” Disse brutalmente Marco guardandola dall’alto in basso.
Serena, con mani tremanti, ubbidì.
Cinque minuti dopo, Marco apriva la porta d’ingresso, sospingendo Serena fuori, in giardino. Lei non capiva perché Sonia non li stesse seguendo.
Fu Marco a chiarire la cosa.
“Sonia, sistema tutto e portami quanto ti ho detto. Poi vai a fare le copie delle chiavi di casa… A mezzogiorno in negozio. ” disse secco.
“Sì, volentieri, signor Marco.

” Disse la ragazzina, richiudendo la porta.
Serena ebbe un sussulto, quasi di rivolta, ma Marco la guardò con occhi di fuoco.
“Problemi puttana? Voglio avere libero accesso a questa casa. Quando, come e con chi voglio. Chiaro. ”
Torcendosi le mani in grembo, Serena riuscì ad ingoiare le sue proteste, dicendo solo un flebile “sì…”, ma si sentiva colpita al cuore… le chiavi di casa… della sua casa… in mano loro.

Nessun limite. Le volevano entrare in ogni intimità. Addirittura Sonia rimaneva lì, a scavare nelle sue cose…
E la colpa era sua… per aver tradito, per essersi concessa una, una sola scopata in giro!!!
Non ebbe il tempo di commiserarsi…
“Andate? Complimenti Serena, devi aver ottenuto l’aumento a quanto sentivo…” sorrideva Tiziano, malizioso, da dietro la bassa siepe.
Lei diventò paonazza, tentò di voltarsi di spalle, ma di nuovo Marco la prendeva per i capelli, esponendo non solo la vergogna che aveva dipinto in faccia, ma anche il suo essere vestita da troia…
“Diciamo che è sulla buona strada, signor Tiziano…” sorrise Marco “mi raccomando domani, alle dieci…”
“Sicuro che ci sarò!” disse lui di shitto “non mancherei per nulla al mondo…”
I due si salutarono rapidi, mentre Serena si sentiva il cuore in gola, mentre Marco le ordinava di salire in auto.

Appena Marco si mise in strada, Serena si fece piccola sul sedile. Puttana… puttana anche agli occhi del vicino… e se avesse detto qualcosa a Stefano… al suo Stefano… non osava nemmeno pensarci… Ma sicuramente Marco aveva provveduto a tutto…
E come sempre, tutto dipendeva sempre dal suo totale ubbidire…
Stefano… avrebbe voluto sentirlo… pensava, mentre si avvicinavano al centro commerciale.
Non immaginava che nel frattempo Paola non era rimasta con le mani in mano…

Whatsapp…
-ciao Stefano… sono Paola… spero tu abbia pensato un po a me stanotte…
-Paola, per favore, te lo ripeto, sono sposato, lavori con mia moglie…
-lo so bene.

Però non posso fare a meno di pensare a te che mi succhi i capezzoli… mi basta che tu mi dica che ti sarebbe piaciuto farlo…
-devo lavorare ora, per favore, Paola.
-sì o no?
-ovvio che sì… sei bella e provocante… ora per favore, devo staccarmi dal cellulare.
-ok… mi chiedevo solo, prima di staccare, se la gradissi una foto delle mie tette…
-sì.
-a minuti te la invio.

Ti spiace se ogni tanto ti scrivo?
-… no.
-a più tardi allora, e… pensami 😉
Stefano si passò la mano sul viso… aveva detto sì, quando doveva dire no… ma… una foto… non era niente di che… poi le avrebbe detto basta.
Le mani sudavano, non pensava che in realtà non riusciva a riporre il cellulare… desiderava rivedere quel corpo….

Sensazioni di un giovane depravato: La signora Lui

Avevo ** anni e appena finita la scuola andai a trovare mia sorella Lisa che si trovava in un’altra città per seguire un corso post laurea. Lisa aveva trovato una stanza presso una vedova, in modo da pesare meno sul bilancio della casa. Dopo due giorni che ero li di domenica venne a casa la signora Luisa, una amica della padrona di casa. Luisa aveva ** anni ed era vedova. Appena mi vide con i miei fumetti preferiti mi invitò ad andare a casa sua.

Il marito aveva collezionato fumetti di ogni tipo. Io accettai. Ho sempre adorato i fumetti.
Il giorno dopo verso le dieci ero già dalla signora Luisa. La proprietaria di casa di mia sorella non venne ad accompagnarmi. Ma mi diede tutte le istruzioni per raggiungere la casa della sua amica. La signora Luisa mi accolse e mi portò nello studio del marito. Il marito aveva collezionato tantissimi fumetti di ogni genere. Lei mi lasciò li da solo e mi invitò a pranzo chiedendomi di farle compagnia.

La signora Luisa era una donna curata e piacente. Dimostrava almeno dieci anni in meno. Io guardai i fumetti e ne trovai di bellissimi, appena ne trovavo uno interessante lo poggiavo sulla scrivania. Appena giunsi dietro la poltrona trovai dei fumetti che attirarono subito la mia attenzione. Fumetti porno. MMMMMM ne presi due a caso e mi sedetti su una poltrona. La prima storia parlava di un rapporto di dominazione: la moglie dominava il marito in vari modi Il mio cazzo reagì all’istante e mi immersi nella lettura con un cazzo durissimo nelle mutande.

Continuavo la lettura e il cazzo m si gonfiava. Ad un tratto apparve la signora Luisa. Non avevo sentito i suoi passi. Lei si sedette sul bracciolo e disse <<Erano i preferiti di mio marito. Ti piace questa storia?>> io un po imbarazzato risposi vagamente << stavo dando solo un’occhiata, non è il mio genere preferito…>> cercavo di mentire per uscire da quella situazione. La signora Luisa guardando la mia vistosa erezione mi interruppe << al lui piace>>, indicando il mio cazzo duro.

Io arrossì in un secondo e farfugliai << si…. in effetti>>. Lei mi chiese << fammi vedere quanto ti piace il fumetto. Apri la cerniera e mostrami quanto ti è venuto duro>>. Cazzo mi stava dicendo queste cose. Evvai. In un secondo avevo aperto a cerniera e il mo membro svettò fuori dai pantaloncini. Lei prese delicatamente il mio cazzo e lo scappellò invitandomi a stare tranquillo e rilassato. Mise un po di saliva sull’altra mano e iniziò ad accarezzare la cappella.

Io chiusi gli occhi, ero in estasi. Dopo qualche secondo non sentì più la sua mano sul mio cazzo aprì gli occhi e la signora Luisa era in piedi. <<Seguimi e porta con te il fumetto. >> io la segui in camera da letto. Lei mi fece stendere sul letto, diede un’occhiata al fumetto e mi chiese<< ti piacerebbe se ti facessi le cose che hai visto nel fumetto?>>. Io non potevo crederci. <<Siiiiiiiiiii >>.

Allora lei con un sorrisino mi disse << a volte sentirai un po di dolore, ma vedrai che ti piacerà moltissimo. Tu fidati di me. Al porco di mio marito piacevano tantissimo. Tu sei un depravato come lui. >>.
Aprì l’armadio e prese una piccola borsetta. La aprì e tirò fuori una cordicella. <<Adesso ti legherò coglioni e cazzo così non sborri in un secondo e potrai goderti le mie mani per molto tempo.

>> Si inginocchiò mi massaggio le palle e iniziò a legarle. Fece passare la cordicella alla base del cazzo e dei coglioni. Poi in mezzo tra le palle e poi solo alla base del cazzo. Avevo le palle strizzate e separate. <<vedrai come ti farò godere porco>>. Si sollevò la gonna, mostrandomi le autoreggenti, si sfilò le mutandine senza mostrarmi la sua figa nascosta dalla gonna. Fece dondolare le sue mutandine prima sul mio cazzo eretto accarezzandolo e poi me li fece dondolare sul mio viso.

<< Da quanto annusi gli slip delle ragazze porco?>>. Io risposi << da qualche anno>> e lei ribattè <<come quel maiale del mio maritino. Apri la bocca pervertito e ciuccia le mie mutandine>>. Io esegui e mi ritrovai con le sue mutandine in bocca. <<Ciucciale come se fossero il mio capezzolo, lecca i miei umori, la mia piscia. >>. Io mugolavo e sentivo il mio cazzo contrarsi. << guarda quanto ti piace leccare i miei umori.

Sei un porco nato ora voglio sentire quante sono piene le tue palline. >> prese una palla con la destra e l’altra con la sinistra e mentre le accarezzava lentamente mi diceva<< mica ti sarai svuotato le palle sulle mutandine di tua sorella? le sento vuote, brutto porcellone. >> Poi afferro la mia asta duro e rossa e iniziò ad accarezzarla lentamente. << Su e giù porcellino, la vedi la mia mano come ti accarezza il cazzo?>>.

Io mugolavo di piacere era bellissimo. Ad un certo punto mi sferrò uno schiaffo sul cazzo. << Non devi sborrare>>. Al dolore immediato segui una piacevolissima sensazione. << Ti piace maialone, sei un vero schiavetto. L’ho subito capito. >>. Fantastico era una situazione bellissima. Luisa prese l’olio si lubrificò le mani e iniziò a segarmi prima lentamente, poi più veloce. Poi si fermava e mi accarezzava i coglioni tirandoli verso di se. Poi riprendeva a segarmi lentamente e poi veloce.

Ero in paradiso ma appena stavo per sborrare lei giù con quattro bei schiaffoni al cazzo. <<Decido io quanto devi sborrare. Sei il mio schiavo. >> Continuò a torturarmi il cazzo per un bel po. poi mi porto in bagno e mi fece un bidè con acqua fredda. Spense l’erezione dl mio cazzo. <<Ora si mangia>>.
Dopo pranzo lei si distese sul letto<< Non devi toccarti il cazzo altrimenti il gioco finisce qua.

>> Si tiro fuori le tette e i disse di succhiare i suoi capezzoli. Iniziai a succhiarli con passione. Lei nel frattempo si accarezzava la fica. Poi avvicinava il suo dito colmo di umori della sua fica al capezzolo e me li faceva ciucciare insieme. <<Senti il sapore della mia fica. Senti come è umida. Succhia porco la mia broda>>.

Dopo un po sentivo il suo respiro accorciarsi , le sue dita era sempre più umide e raggiunse l’orgasmo.

Poi mi disse<<Ora sono stanca vai a casa, ma mi raccomando non sborrare e non segarti. Voglio che i tuoi coglioni siano piene di sborra per me. Stasera annusa gli slip di Lisa ma non toccarti non devi sborrare altrimenti non gioco più con te. >>. Le diedi un bacio sulla bocca e andai a casa.
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Il giorno dopo alle dieci ero già davanti al portone della Signora Luisa. Avevo già il cazzo in erezione.

Luisa mi aprì in vestaglia.
# << Ciao prego>>
<< Salve>> risposi e mi chiusi la porta alle spalle.
#<< vedo che hai già il cazzo duro. Sei un vero porcellino ti viene duro appena senti l’odore di fregna>>
<<Si, ieri mi è piaciuto moltissimo>>
#<< A casa ti sei toccato?>>
<<No. >>
#<< Hai annusato gli slip di Lisa?>>
<<Si li ho annusati e leccati>>
#<< Ma non hai sborrato, non ti sei toccato , ma ti sarà venuto duro, vero?>>
<<Si duro come il marmo>>
#<< Bravo porcellino, sei uno schiavetto ubbidiente.

Seguimi>>
La signora mi condusse nello studio del marito, lei si sedette sulla poltrona e mi aprì i pantaloncini. Il mio cazzo uscì all’improvviso e lei esclamò
#<< Bene, bene è già duro come la pietra. Te lo faccio indurire porco?>>
<<Si tantissimo>>
Luisa aprì la borsetta e tirò fuori un attrezzo in pelle. Una fibbia larga ed una stretta. Lei mi prese il cazzo e strinse la fibbia stretta alla base del cazzo.

Poi la fibbia più larga la strinse intorno alle palle. I coglioni erano spinti in fuori e lontani dal cazzo.
#<< Mi piace vedere i cazzi legati e le palline costrette. >>
Luisa iniziò ad accarezzarmi le palle con le sue mani unte di olio.
#<< Vedere il tuo cazzo in questo stato mi fa bagnare la fica. >>
Si avvicinò con la bocca al mio cazzo tirò fuori la lingua e colpì il frenulo.

Poi diede una piccola leccata alla cappella.
#<<Ora ti sego, ma tu non devi venire. >>
Afferrò il cazzo è iniziò a menarmelo velocemente.
<<Uhhhhhhhh sto per venire…. >>
#<< No porco. >> e sferrò un bello schiaffo al mio cazzo durissimo.
Il dolore sparì subito e si trasformò in piacevole calore. Poi un altro schiaffo sul cazzo. Poi con la sinistra teneva il cazzo contro la mia pancia e con la destra iniziò a dare degli schiaffetti alle palle.

#<< Guarda come ballano. Vedrai che ti piacerà. Sei uno schiavetto meraviglioso. >>
L’orgasmo si smorzò e così anche il dolore. Lei iniziò a menarmelo prima lentamente e poi velocemente. Non si fermava me lo segava come una forsennata. Poi si fermò e mi schiaffeggiò le palle.
#<< Ti piace farti schiaffeggiare le palle?>>
<< Si Signora>>
#<<Bravo mi devi chiamare Signora o Padrona. CAPITO?>>
<<Si>>
Lei mi strinse fortissimo le palle nella sua mano
#<<COME?>> urlò
<<Si Padrona>>
#<<Ora vieni con me al bagno che ti lavo il culetto>>
Aprì l’acqua calda e mi insaponò il culetto e lo lavò per bene.

Una sensazione piacevolissima.
Poi mi portò in camera da letto e mi fece mettere a quattro zampe.
#<<Bravo fai il cagnolino. Perché ora la tua zietta vuole aprire il tuo culetto>>
<<No il culo no>>
#<<come osi porco di merda. Ora ti devo punire per bene>>
Prese una cinghia dall’armadio e mi diede 3 cinghiate forti sul culo. Le chiappe avvamparono in un secondo e il dolore mi fece uscire le lacrime.

Luisa iniziò ad accarezzarmi delicatamente la carne arrossata dalle cinghiate.
#<<La zietta ti ha fatto male povero porcellino. Adesso passerà tutto. Solo ce sei stato disubbidiente. Hai capito chi decide?>>
<<Si>>
La sua mano strinse le mie palle
#<<Come?>>
<<Mi scusi Padrona>> riuscì a dire mentre sentivo i miei testicoli schiacciati nella sua mano.
#<<Bravo pervertito>> disse, mentre sentì il suo dito umidificato accarezzarmi il buchetto del culo.

Il piacere era tantissimo. lei massaggiò anche la mia prostata.
#<< Uhhhhh che bel culetto stretto stretto. Dovrò allargarlo piano piano. Vedrai come ti piacerà porco. >>
Il suo dito indugiò un po sul mio buchetto e lo massaggiò roteando e spingendo lentamente verso l’interno. Il mio cazzo riprese ad erigersi quasi subito.
#<< vedi che ti piace porcellino di un depravato. Il cazzo non mente mai. Mio marito mi implorava di sfondargli il culetto e così farai tu.

Ora stenditi>>. Io mi distesi e lei si tolse la vestaglia. Il suo seno splendido si manifestò ai miei occhi. Indosso aveva i collant neri. lei salì sul letto e si sedette sul mio viso.
#<< senti l’odore della mia figa? Vedere il tuo cazzo eretto, il tuo culo vergine e stretto mi fa bagnare la fregna. Ora sniffa la fica e leccala con la tua lingua. Mentre ti accarezzo il cazzo.

Ma stai attento a non sborrare. CAPITO?>>
<<Si padrona>>
L’odore della sua figa mi penetrava le narici. Era la prima volta che l mia bocca toccava una fica anche se coperta dal nylon. Il mio cazzo era di marmo e sentivo che avrei sborrato ad un solo suo tocco.
#<<Quanto è duro. Il mio odore ti fa arrapare. Sei un cagnolino. Ahhhhhhhhh. Basterebbe che te lo sfiorassi per farti sborrare come un maialino.

Ma ancora non voglio. Ahhhhhhhhhhh>>
Lei muoveva il suo bacino strofinando culo e figa sul mio viso. Lei mugolava e aumentava il ritmo.
#<<Bravo cagnolino, fammi venire. Fai sborrare la tua zietta. Si così bravo lecca maialino>>
Iniziò a muoversi come una forsennata. Il nylon era zuppo di saliva e dei suoi umori.
#<<vai, vai lecca sto venendoooooooo>> e urlò.

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Il terzo giorno la Signora Luisa venne a casa della Signora Anna, la proprietaria di casa di Lisa, per uscire a far compere insieme.

Dopo aver preso il caffè le due uscirono di casa. Ma prima di uscire la Signora Luisa mi diede un sacchetto.
#<<Ci sono dei fumetti di mio marito. Leggili mentre siamo a far compere>>. Io ringraziai. Appena loro uscirono io andai nella mia camera. Lisa aprì la porta e mi disse << Ciao fratellino io vado. La Signora Luisa ti ha portato dei fumetti? E’ dolcissima vero?>> io annuì. Appena fui solo aprì il sacchetto.

Subito vidi un fumetto BDSM e un sacchetto. Nel sacchetto c’era lo strumento che la Signora usava per stringermi le palle e il cazzo e una videocassetta. Aprendo il fumetto trovai un messaggio della Signora Luisa.

“Ciao schiavetto,
ora eseguirai le mie istruzioni, mentre siamo fuori. Prendi le cinghie di cuoio e ti leghi le palline e il cazzetto come ti ho insegnato.
Ti metti nudo in salone e ti guardi il film porno della cassetta.

Dovrai menarti il cazzetto per 10 secondi e poi non lo tocchi per 30 secondi. Devi fare questo per tutta la durata del film. ATTENZIONE NON DOVRAI SBORRARE. QUANDO STAI PER VENIRE SCHIAFFEGGIATI IL CAZZO.
Finito il film vai in stanza di Lisa e ti leggi il fumetto annusando gli slip di Lisa. NON TIDOVRAI TOCCARE IL CAZZO.
appena finirai il fumetto vai in camera tua e ASPETTACI SENZA TOCCARE IL CAZZETTINO.

Dopo pranzo io andrò a casa e dopo mezz’ora tu uscirai di casa e verrai da me. Ad Anna dirai che ti vai a fare un giro.
RIPORTA IL SACCHETTO. NON SBORRARE PORCELLINO PERVERTITO.
LA TUA PADRONA”

Io esegui le sue indicazioni. Vidi il film segandomi secondo le regole datemi dalla mia Padrona. Dovetti schiaffeggiarlo parecchie volte per evitare di sborrare. Alla fine del film con il cazzo eretto all’inverosimile mi spostai in stanza di Lisa e cercai nel cesto dei panni sporchi.

Trovai due slip belli zozzi e odorosi. Li annusai e li leccai come un porco depravato. Iniziai a leggere il fumetto in cui la moglie sodomizzava il marito in diversi modi. Avrei voluto toccarmi il cazzo e sborrare. Ma la costrizione datami dalla mia Padrona mi dava molto piacere. Dovetti schiaffeggiare il mio cazzo duro come il marmo per scongiurare una sborrata. L’odore intenso della fregna di Lisa e i disegni di quel fumetto mi rendevano sempre più porco.

Il mio cazzo si contraeva. Iniziai a desiderare di subire le medesime azioni che la moglie infliggeva al marito. Ero eccitatissimo. Non sborravo da un po. Iniziai a sentire il mio culetto stringersi quando il mio cazzo sobbalzava a causa dell’odore pungente della fica di mia sorella. Quella piacevole tortura finì.
Andai in camera e attesi il loro ritorno. I pensieri perversi non mi abbandonarono e mi fecero stare con il cazzo eretto per quasi tutta l’attesa.

Rivedevo nella mia mente le scene del fumetto, del film risentivo nelle mie narici il profumo della micetta di Lisa e il cazzo andava su. Poi il pensiero di subire la sodomizzazione mi eccitava maggiormente.

Anna e Luisa tornarono. Dopo pranzo Luisa andò via e io la segui dopo mezz’ora.
Suonai il campanello. Lei mi aprì in vestaglia e con i tacchi. Entrai e subito mi apostrofò
#<< Porco pervertito vai in bagno.

Hai voglia vero?>>
Io risposi << Si>>
#<<Lo sai che oggi ti sverginero’ il buchetto del culo?>>
Io <<Si Padrona>>
In bagno lei mi fece il bidè. Mi lavo’ con cura cazzo e culetto. Le sue mani sul mio ano mi facevano eccitare come un porco.
#<< Quanto sei maiale. Vedi quanto vuoi che io giochi con il tuo culetto? guarda il tuo cazzetto come si gonfia appena sfioro il tuo buco del culo.

Pervertito>>
Mi portò in stanza da letto. Mi lego’ coglioni e cazzo e mi fece sedere su una poltrona con le gambe sui braccioli. Il mio culetto era a sua disposizione…..

Lei iniziò ad accarezzarmi le palline a baciarle e a leccarle. Poi con l’indice accarezzò il mio ano lentamente e la mia prostata. Poi la sua bocca ancora sulle mie palle tese e con i denti mordicchiò la pelle dello scroto.

Prese del lubrificante e mi massaggiò il buchetto.
La signora Luisa mi guardò e prese un piccolo oggetto a forma di cazzo. Lo bagno’ con la sua saliva e iniziò a massaggiarmi il culo.
Lentamente e con calmo lo infilò nel mio culetto. Il mio cazzo era durissimo e teso. Mosse il piccolo fallo nel mio culetto avanti e indietro lentamente e a volte lo faceva roteare. Io stavo godendo come un porco.

Mentre mi stava scopando il culetto con l’altra mano delicatamente afferro il mio cazzo e lo avvicinò alla sua bocca. La sua lingua massaggiò il mio frenulo e la mia cappella mostruosamente tesa. Mentre con l’altra continuava a giocare con il mio buchetto.

…………………

Con mia sorella Linda e mia madre

Faceva un gran freddo quella mattina.
Il vento, fuori, sembrava non volere più fermare le sue raffiche impetuose.
Dal caldo del mio letto diedi un’ occhiata annoiata al termometro che segnava appena 2 gradi.
“Cacchio che freddo !!” esclamai ancora assonnato, e mi rimboccai le coperte fino al naso beandomi di quella giornata di ferie.
Dopo una ventina di minuti però, la voce imperiosa di mia madre mi costrinse a superare il momento di torpore e ad alzarmi dal letto.

Ancora in stato di semi incoscienza mi diressi verso il bagno per la solita doccia mattutina.
Non accesi la luce (come al solito) e mi iniziai a spogliare.
Non appena abbassai le mutande una voce mi fece sussultare.
“Però … complimenti!”
“Ma…. chi…. ?” – dissi rialzando i boxer con un gesto repentino.
Era mia sorella, impegnata a depilarsi le gambe, che aveva lanciato quell’ apprezzamento nei confronti del mio sesso.

“Ma che dici Linda !! sei impazzita ?!”
“No, ho solo fatto un complimento al mio fratellone ! chissà quante ragazze ti corrono appresso !” disse accennando un sorriso malizioso.
“Dai Linda, finiscila ! scusami piuttosto se sono entrato senza bussare ma di solito a quest’ ora tu sei al lavoro. ”
“Si fratellone, vero, ma dimentichi che da oggi anche io mi godo le mie ferie, e non solo quelle spero!”
“Che intendi dire ?”
“Avvicinati che te lo spiego”
Non feci a tempo ad avvicinarmi che mi aveva abbassato i boxer ed aveva preso in bocca il mio pene.

In un attimo mi resi conto di cosa stava accadendo: mia sorella mi stava facendo un bocchino e per giunta mi piaceva !
L’ ancestrale divieto si fece strada dentro di me fino a fare si che con un gesto velocissimo mi liberai da quella calda accoglienza e scappai nella mia stanza.
Mi gettai sul letto ripensando a quello che era accaduto e notai che la cosa non mi era dispiaciuta affatto anzi il mio pene era ancora dritto e turgido, un senso di eccitazione mi aveva pervaso, ripensavo insistentemente alla bocca di quella che non era più mia sorella ma una donna che mi aveva cominciato un sapiente pompino che io avevo interrotto.

Ripensavo alla sua bocca che scorreva sul mio membro ed ai suoi occhi che mi fissavano languidi.
A quel ricordo mi masturbai venendo sulla mia mano ma appena mi stavo per pulire sentì di nuovo una voce femminile alle mie spalle.
“Che fai ora ? lo sprechi su un fazzolettino di carta ?”
Era ancora lei, mia sorella, era entrata nella mia stanza mentre mi masturbavo.
“Aspetta, dammi la mano, io non sono per sprecare le cose buone ! e poi sono una golosona !”
Mi prese la mano e cominciò a leccarla e succhiarla come fosse stata una caramella, il contatto con quella lingua non fece che accrescere la mia eccitazione e sentivo il pene spingermi sui boxer.

Ci sapeva fare la mia sorellona porca ! Aveva una maestria incredibile, leccava e succhiava le dita, il palmo, fino a ripulirmela completamente.
Appena finito si leccò le labbra, emise un sospirone come se avesse appena bevuto un bicchiere d’ acqua fresca e mi disse: “Buooono!!! Dolce e saporito ! veramente ottimo !” Mi posò il palmo della mano sul pene cominciando a carezzarmelo e dicendo “hai anche un bel pisello, spero che me lo farai assaggiare con più calma la prossima volta, timidone ! mi piacerebbe anche sentirlo dentro prima o poi, devi essere un grande scopatore tu ! le tue donne che dicono delle tue performances ?”
“Bhe, veramente….

io …..”
“Nooooo ! Fratellone sei ancora vergine ?”
“Si !”
“Sei vergine e rifiuti un pompino ? Mica sarai un frocetto ?”
“No !! un pompino mi piacerebbe ma…. ma tu… sei mia sorella !”
“Ma daiii – aggiunse lei – mica ho detto che dobbiamo sposarci o avere figli, ci dobbiamo solo divertire un poco! da piccoli giocavamo agli indiani, ora che siamo cresciuti ci divertiamo in altro modo no ? E’ solo un gioco ! O preferisci ancora gli indiani ? Pensaci e fammi sapere !”.

Rimasi inebetito non sapevo che dire mia sorella era così disinibita ? Cavolo ma fino all’ altro ieri guardava i cartoni !!
Sentì la porta richiudersi e, nel silenzio della mia stanza cominciai a pensare alle parole di mia sorella.
“Solo un gioco” in effetti l’ idea non mi dispiaceva, una 27enne infoiata che mi invitava a scopare, chissà quanti avrebbero voluto essere al posto mio, ripensai alle parole del mio amico Gianni che aveva sempre sostenuto di volere morire affogato dalla quinta di mia sorella, oppure a Filippo che mi diceva sempre che le chiappe di mia sorella lo facevano andare in tiro al solo pensiero e che se fosse stata sua sorella se la sarebbe scopata senza pietà.

Mi convinsi e mi preparai a fare capire a mia sorella che il “giochetto” mi stava bene mi vestì, e scesi, pronto per il pranzo.
Mia madre era in cucina a preparare, mia sorella la stava aiutando io accesi la TV e preparai la tavola quando suonò il telefono, mia madre andò a rispondere ed io ebbi l’ occasione di rimanere solo con mia sorella.
“Allora Linda, io ci avrei pensato, mi sta bene il gioco come lo chiami tu ! ma con mamma come facciamo ? se ci scopre sono cavoli amari per tutti e due !”
“E bravo il mio fratellino, ti sei convinto ! con mamma no problem ci divertiamo solo quando abbiamo via libera ! e poi mica è detto che dobbiamo divertirci solo in casa ! ci sono tanti posti ! Il garage, la macchina, il bagno di un bar e anche se ci scoprisse non credo farebbe dei problemi, mamma è molto all’ avanguardia in questo senso … vedrai, non ti pentirai di avermi scelta come compagna di giochi !” ed abbozzò un sorriso languido.

“Era papà al telefono, ragazzi ! ha detto che non torna a pranzo, quindi tutti a tavola !”
La voce di mia madre mi fece trasalire, presi le portate e mi diressi verso la tavola preceduto da mia sorella la quale cominciò ad ancheggiare sussurrandomi: “che faresti al mio culetto fratellone? Lo vorresti toccare ? lo sai che sono senza mutandine ?
Io abbassai la zuppiera con il sugo all’ altezza dell’ inguine per non fare notare l’ erezione che mi avevano procurato quelle parole.

Mi accomodai a tavola e cercai di distrarmi guardando la televisione ma il pensiero di mia sorella seduta di fronte a me senza le mutande in dosso mi faceva sentire un senso strano di ansia allo stomaco, le mani mi tremavano e credo che fossi anche sudato.
Pranzammo senza ulteriori allusioni da parte di mia sorella e alla fine del pranzo mi ero leggermente calmato.
Ci sedemmo tutti e tre sul divano a guardare la Tv e mia madre come al solito si appisolò, mia sorella ne approfittò prendendomi la mano e portandosela su una coscia.

Mi iniziò a guidare la mano lentamente verso la sua figa e sussurrando per non svegliare mia madre disse : “hai visto che ho messo le autoreggenti come piacciono a te ? ti ho visto sai, ti ci avvolgi il pisellone ogni tanto e ci sborri dentro! Sono abbastanza velate, fratellino ? ti piacciono ? dai, dimmelo che ti piacciono !”
Le sue parole non facevano altro che aumentare la mia erezione e appena il mio mignolo raggiunse la sua fessura lei ebbe un sussulto e mi disse : “ed ora puoi continuare anche solo vero ? dai, infila il dito nella fessurina ! la senti com’è bagnata ?”.

Io ero terrorizzato all’ idea che mia madre potesse svegliarsi quindi tenevo un occhio a quelle cosce da sballo fasciate nelle autoreggenti ed un occhio a mia madre che se ci avesse scoperto non l’ avrebbe certamente presa bene, malgrado mia sorella sostenesse il contrario.
Mia sorella cominciò a mugolare “hmmm, mi fai morire, sei bravo con le dita, ci sai fare !”
A quella frase mia madre si cominciò a svegliare passarono pochi decimi di secondo e tutti e due eravamo di nuovo composti a guardare la TV come due bravi bimbetti e non come due fratelli i****tuosi.

Verso le 20. 00 mio padre rientrò a casa raggiante di gioia in quanto era riuscito a concludere un affare piuttosto importante, baciò mia madre, e ci disse di prepararci perchè ci avrebbe portato a cena fuori.
Mentre mi vestivo mia sorella mi chiamò e mi disse di seguirla, mi porto vicino alla porta della camera dei miei genitori e mi disse di ascoltare.
“Non sento niente !” esclamai dopo pochi secondi.

“Appunto – disse lei – secondo te che fanno li dentro in silenzio ?”
“Si staranno preparando ! che domande. ”
“E’ li che sbagli fratellone, guarda dal buco della serratura !”
Mi chinai e vidi una scena degna del migliore film a luci rosse.
Mia madre stava facendo una spagnola a mio padre che ne pareva visibilmente soddisfatto e muoveva il bacino avantri e indietro.
“Ma gli scopa le tette ?!” dissi io
“Si – aggiunse mia sorella – e anche lui ha un bel pisellone ! adesso ho capito da chi hai preso !”
“Cazzo ma sei una vacca ! Quello è tuo padre !”
“Che ci posso fare se mi piace il cazzo ! a me non interessa chi ci sia attaccato dietro, mi piace solo il cazzo di un uomo!”
Mi dovevo rassegnare ad avere una sorella ninfomane che si sarebbe scopata pure il padre pur di avere un pisello tra le mani, devo dire però che la cosa cominciava a piacermi.

Dopo circa un’ oretta mia madre e mio padre ci chiamarono chiedendoci se eravamo pronti e aggiungendo che ci aspettavano in garage.
Mia sorella usci dalla sua stanza vestita e truccata come una vera vacca che gioca a fare la santarellina.
Tailleur nero con gonna poco sopra al ginocchio, calze velatissime color carne, delle scarpe con i tacchi alti con una fibbia alla caviglia ed un trucco che metteva in risalto la sua bocca da pompinara.

“Cazzo che figona !” dissi io “Ti pianteranno gli occhi addosso per tutta la sera”.
“Questo è niente – disse lei – guarda cosa ho fatto !”
Si alzò la gonna mostrandomi che non aveva indossato le mutandine poi abbassò la gonna e sbottonò la giacca del tailleur mettendo in mostra le sue stupende tettone senza reggiseno.
I capezzoli già duri e puntati verso l’ alto, le areole brune e grandi, la sua fica appena vista mi fecero l’ effetto di una intera confezione di viagra ebbi una violenta erezione ma lei mi disse : “Già duro ? trattieniti altrimenti non ci arrivi alla fine della serata ! Ti sborri nei calzoni prima della mezzanotte ! Ho in serbo delle sorpresine per te !”.

L’ idea delle “sorpresine”, come le chiamava lei, mi fece peggiorare la situazione mi sentivo il pene umido, duro e dolorante dentro i calzoni non sapevo come fare per allentare la morsa dell’ eccitazione indossai il cappotto che, data la sua larghezza, riusciva a coprire quell’ imbarazzante bozzo ed uscimmo.
In macchina parlammo del più e del meno, dell’ affare concluso da mio padre e del fatto che se tutto andava come lui sperava mi avrebbe regalato la tanto sospirata macchina.

A quelle parole mia sorella mi guardò e mi disse : “Una macchina tutta tua ?? beneeeee ! Un fratellone guidatore ! Spero mi darai un passaggio qualche volta !”, io risposi che certamente non avrei rifiutato un passaggio a mia sorella e lei mi disse in un orecchio : “Finalmente un posto dove potremo trombare in santa pace !” e si mise a ridere della mia faccia sconvolta.
Arrivammo al ristorante e, come previsto, a partire dai camerieri fino ai clienti, tutti gli occhi dei maschietti erano puntati su quel gran pezzo di fica che era appena entrata nel locale.

“Ti mangiano con gli occhi” dissi io e lei si limitò ad una risatina maliziosa.
Mi andai a lavare le mani e sentì che i camerieri stavano tirando a sorte il “fortunato” che avrebbe servito il tavolo 14.
Tornai al tavolo e, dopo pochi minuti, il vincitore si presentò menu alla mano. Mia sorella si appoggiò al tavolo in maniera tale da fare capire al cameriere che non portava il reggiseno, infatti il malcapitato sgranò gli occhi e cominciò a sudare … potevo ben capirlo una quinta in bella mostra non capita tutti i giorni.

Mangiammo benissimo e, in attesa del dessert, mia sorella disse che andava in bagno a darsi una rinfreshita, si alzò e si diresse verso il bagno scortata dagli sguardi della intera sala.
Mi era parso che vicino alla porta del bagno avesse lanciato un sorriso malizioso a qualcuno ma pensai che non sarebbe arrivata a tanto, che era solo una mia impressione.
Il dubbio mi attanagliava, però, e decisi di controllare con i miei occhi.

“Vado a lavarmi le mani” dissi ai miei e mi diressi anche io in bagno.
Aprì la porta del bagno delle donne e come sospettavo non vi trovai nessuno, idem in quello degli uomini.
Dove cacchio si era cacciata mia sorella ?
Attrasse la mia curiosità una porticina con su scritto “personale di servizio” e mi avvicinai silenziosamente.
Appena fui vicino abbastanza cominciai a sentire dei sospiri e dei gemiti.

Decisi di aprire molto lentamente la porta per farmi uno spiraglio dal quale guardare e, appena mi abituai alla penombra della stanzetta, vidi quello che sospettavo.
Mia sorella era poggiata ad un lavandino con le braccia larghe, la giacca del tailleur completamente abbassata sui fianchi e la gonna alzata in vita, le sue tette ondulavano ritmicamente, lei strabuzzava gli occhi e gemeva leccandosi le labbra con fare voluttuoso.
Aprì ancora di più la porta per vedere il fortunato scopatore e… sorpresa: il cameriere che ci aveva servito a tavola si stava inculando mia sorella.

“Sei una gran troia !” diceva il cameriere e lei rispondeva a tono dicendo “Siiii, hmmm, sono la tua troia …. che bel cazzo hai… sfondami il culo…. mettilo tutto dentro …. ti sento, sei duro come il marmo … hahaaa … mi bruci dentro come il fuoco !”
Ero intento ad osservare il culo di mia sorella sfondato da quel possente membro quando alzando lo sguardo mi accorsi che mia sorella si era accorta della mia presenza e guardava nella mia direzione dicendo : “Ti piace ? dai porco dimmelo che ti piace !” rivolta al cameriere ma guardando me che con un filo di voce sussurrai “Si, mi piaci da morire”.

Richiusi la porta e la senti urlare di godimento, mi infilai nel bagno degli uomini chiusi la porta e mi masturbai per scaricare l’ eccitazione accumulata in un’ intera giornata.
Tornai a tavola che mia sorella era già seduta e, vedendomi arrivare, mi sorrise con sguardo complice.
Il cameriere (con un viso visibilmente soddisfatto) portò il dessert ed il conto mio padre andò a pagare e finito il dolce uscimmo.
In macchina mia sorella mi disse ad un orecchio: “Visto tutto ?” ed io “Si, ho apprezzato lo spettacolino, ma sono un poco geloso!”.

“Lo avevamo detto, era un gioco, non siamo sposati, non devono esistere gelosie, io scopo con chi voglio e quando voglio …. anche con un cameriere se mi va ! e poi era tanto carino, per non parlare del suo cazzo ! lo sai che mi brucia ancora il culetto !?”
“Puttana, mi sto eccitando di nuovo !” questa frase la fece esplodere in un risolino acuto e malizioso.
“Che avete da dirvi di così segreto voi due la dietro??” disse mio padre “Niente papà, Marco mi ha raccontato una barzelletta” disse lei “e noi non possiamo sentirla ?”, “No….

no papà è un poco sporchina e mi vergogno un pò a raccontarla a te e la mamma”, “E la racconti a tua sorella ? con che faccia ?” disse mio padre ridendo, io stavo per rispondere che gli raccontavo le barze zozze con la stessa faccia con cui lei si faceva inculare nei cessi di un ristorante, ma mi trattenni e diedi una evasiva risposta buttando la cosa sul comico.
Mia sorella nel frattempo si stava aggiustando una calza mostrandomi apposta la sua peluria bionda ancora visibilmente umida dalla recente eccitazione ed io tornai in tiro come e più di prima.

“Wow, certo che ne hai avute di erezioni oggi ! devi stare proprio male, vero fratellone ?” mi sussurrò lei.
“Fanculo” – le risposi ad un orecchio.
Arrivammo sotto casa e mio padre disse “Ok, stasera vi faccio un regalo, io e la mamma saliamo a casa ma vi lascio la macchina, potete andare dove volete basta che vi portiate anche il cellulare così vi possiamo rintracciare”.
Mio padre che mi lasciava la macchina ? Cacchio! avrebbe dovuto concluderne più spesso di affari come quello !
“Ok, papi, grazie – disse Linda – ci facciamo un giro e rientriamo, niente di particolare”.

Mi misi alla guida e mia sorella al posto del passeggero dopo le ultime raccomandazioni di fare piano di mia madre partimmo senza una meta precisa.
“Lo sai che hanno trovato il modo di liberarsi di noi per farsi una santa scopata, vero ?” disse Linda.
“Si che lo so, sono imbranato, ma questo lo avevo capito anche io” risposi seccato.
“Allora senti imbranatone, che ne dici di fermare questa macchina in un posto appartato per fottere un poco come si deve la tua cara sorellina maggiore?” A quelle parole rimasi come stordito, non sapevo cosa fare, era una intera giornata che venivo sottoposto a sollecitazioni erotiche di ogni genere, la mia eccitazione era tale che pur di sfogarmi mi sarei scopato un buco in un muro ma sentirmi offrire una fottuta da mia sorella mi bloccava, non riuscivo a dire si e non riuscivo nemmeno ad oppormi.

“Senti Linda, tu sei un gran pezzo di figa, mi ecciti veramente, mi hai provocato per tutto il giorno, solo a pensare che sotto questo vestito non hai nulla mi arrapo da morire, ma… ma sei mia sorella !!! non posso scopare con te !”.
“Lo sapevo, ho il fratello frocio ! Eri d’accordo anche tu a divertirci insieme no ?! Adesso che fai mi lasci la fica in fiamme ?! a saperlo prima dal cameriere mi facevo fare servizio completo ! Glie lo prendevo anche in bocca, mi facevo trapanare anche la fica ! almeno non rimanevo con sta voglia ! Sai che ti dico stronzo mi faccio trapanare dal primo che passa, giuro !”
Nel frattempo mi ero fermato e con la coda dell’ occhio mi accorsi che si stava avvicinando una persona, incominciai a tremare, conoscendo mia sorella e avendo visto come si era fatta scopare da quel cameriere che neanche conosceva, la sapevo capace di fermare un tizio qualsiasi e chiedergli se voleva fare sesso con lei.

Man mano che la figura si avvicinava la mia ansia aumentava poi il tizio svoltò un angolo e la strada rimase deserta.
Cazzo che spavento, pensai !
Riaccesi la macchina e mi diressi verso casa “dove vai ora, imbecille ?” ; “A casa !” risposi.
“Ma bravo, lascia almeno scopare loro, no ?! Se arriviamo adesso li troviamo in pieni preliminari, la mamma non ha nemmeno cominciato a succhiarlo che arriviamo noi a rompere ….

i coglioni !”
“Hai ragione, che facciamo allora ?”, “io l’ alternativa te la avevo data ! ma siccome sei un imbecille puritano adesso facciamo quello che dico io !”
“Va bene, dove si va allora ?”
“A casa di Gianni, è un mese che ci invita a casa sua e stasera è il suo compleanno”
“Ma non abbiamo neanche un regalo, che figura facciamo ?!”
A queste parole lei mi guardò con sfida e mi disse : “Il regalo per Gianni….. sono io ! Sbaglio o ti ha sempre detto che avrebbe tanto desiderato morire tra le mie tette !?”
“Cazzo Linda ! non puoi farmi questo ! scoparti il mio migliore amico no ! se si sparge la voce che ho una sorella ninfomane sono fottuto !”
“No bello, casomai ad essere fottuta sono io ! ma nel mio caso non mi dispiace per niente.


Ero in una situazione difficile mia sorella aveva una gran voglia di fottere, io ero eccitatissimo per tutti quei discorsi sul sesso, i miei erano a casa che si godevano la loro scopata, e avrei dovuto portare mia sorella in regalo al mio migliore amico !
“No Linda ! a costo di scoparti io per tutta la notte, ma a casa di Gianni non ti porto !”
“Ma allora … che aspetti cretino ! fermati in quel vicoletto ! aspettavo queste parole ! dai, scopiamo ! non me ne è mai fottuto un emerito cazzo di quel mollaccione di Gianni !”
Non avevo ancora fermato la macchina che il mio cazzo era già fuori dai pantaloni e preda della sua sapiente lingua, mi leccava la cappella in maniera incredibile e con una mano mi massaggiava le palle.

“Uhmfhm …. fratellone che pisello magnifico hai … voglio provare tutto stasera”
Io non riuscivo a parlare ma presi coraggio e cominciai a massaggiarle il culo sodo cominciando a tirare su la gonna.
Le scoprì le tette e lei mi disse : “Che te ne pare ? Ti piacciono ? aspetta te le faccio provare !”
Mi strinse il pene in mezzo alle tette e cominciò a fare su e giù con quel seno poderoso.

Sborrai quasi subito tra la sua faccia e le sue tette in fiotti lunghi e potenti.
“Wow, che esuberanza ! mica avrai finito vero ?”
“Non lo so Linda, ti ripeto che per me è la prima volta, non so quante ne posso fare !”
“Non ti preoccupare sono sicura che adesso durerai un sacco, anche perchè lo voglio nella fica che stasera è ancora rimasta a secco !”.
Mi abbassò la spalliera del sedile, si alzò la gonna mettendo in mostra le sue meravigliose cosce fasciate da quelle strepitose autoreggenti e incomincio a menarmelo, poi lo prese nuovamente in bocca succhiando più forte di prima ed il mio pisello tornò di nuovo dritto.

“Benone ! – disse cominciando a salire su di me – adesso tocca alla mia … hmmm … fichetta” e si impalò sul mio pene.
Provai una sensazione strana, un misto di dolore e piacere insieme, ma era quest’ ultimo a prevalere.
Linda cominciò a muoversi disegnando un otto col bacino e mi sussurrava parole del tipo : “ti piace la tua sorellona porcella ? Senti come è calda la mia fica ? pompa, maiale, pompami ! Spaccami !”
Parole che non facevano altro che eccitarmi ancora di più allora presi coraggio e con un gesto sincronizzato al suo movimento le piantai un dito nel culo.

Lei con un urlo soffocato dal piacere urlò “HAHAAAA … Siiiiiiiiii, che belloooo !” e mi inondò il cazzo dei suoi umori, io venni poco dopo in un’ altra sborrata che non mi sarei aspettato (era la quarta della giornata).
Ci ricomponemmo, mia sorella mentre si rivestiva mi baciò in un bacio lungo ed infoiato, con la lingua e mi disse : “Sei un amante da urlo ! Ti amo ! spero che vorrai ancora scopare con me ci sono tante cose che non abbiamo fatto ! e poi il mio culetto lo devo anche a te … almeno solo perché sei mio fratello !”.

Rientrammo a casa abbastanza stanchi, i miei dormivano, e mia sorella dopo avermi salutato con un bacio profondo mi disse : “Riposati bene, saranno giorni faticosi questi ! mi sono venute alcune ideuzze … e siccome papà parte per Londra domani, tu rimani l’ unico pisello in giro per casa …. lo dovrai sostituire”. Non capì questa sua deduzione ma ero troppo stanco per analizzarla e mi andai a coricare.
La mattina dopo mi alzai molto tardi, ancora stravolto dalla “esuberanza” di mia sorella.

Andai in bagno cercando di trovare refrigerio sotto la doccia, ma il ricordo degli avvenimenti della sera prima mi portava un senso di eccitazione incredibile che neanche la doccia riusciva a sopire.
Il gioco mi piaceva e adesso volevo vedere dove sarebbe arrivata la fantasia erotica di mia sorella Linda.
“Ragazzi, sveglia, tra poco arriva lo zio” urlò mia madre dal piano di sotto.
Vidi uscire mia sorella dalla sua stanza, perfettamente vestita e truccata, sapeva di buono ed il suo odore mi inebriò.

“Ciao, scopone ! Come va ?”
“Dai Linda, non chiamarmi a quel modo !”
“Cavolo ! e come allora ?! Sei il migliore amante che abbia mai avuto !”
La sua affermazione mi fece piacere, ero un grande scopatore, e pensare che fino a dieci ore fa ero vergine !
“Dai, scendiamo di sotto !”. Mi si piantò davanti lungo tutto il percorso che portava dalle stanze da letto al piano di sotto e la vista di quel sedere tondo e sodo mi estasiava (credo anche che il mio sguardo non doveva essere dei più intelligenti).

Scendemmo ad attendere lo zio e a dare una mano a mia madre.
Dopo circa una decina di minuti suonarono alla porta.
“Ciao zione !” – disse mia sorella abbracciando zio Carlo con una prorompente carica di affetto.
“Wow, che affetto sconsiderato che ha mia nipote nei miei confronti !”
Dopo i soliti saluti ed un buon aperitivo ci sedemmo a tavola; io e mia sorella uno accanto all’ altra e di fronte a noi mia madre e mio zio (mio padre, come già detto, era partito la mattina stessa molto presto).

Mentre mangiavamo mia sorella fece cadere il tovagliolo e si chinò per raccoglierlo, appena rialzatasi mi fece un cenno lasciandomi intendere di fare lo stesso.
Mio zio e mia madre guardavano la tv e ci davano il profilo, io feci cadere una posata e mi calai per raccoglierla.
Sotto al tavolo, tra la penombra ed i riflessi azzurrati che la tv emanava, mi si presentò una scena incredibile: mio zio aveva il cazzo fuori dai pantaloni e mia madre lo stava masturbando lentamente.

La mia eccitazione era cresciuta, mi stava cominciando una erezione (in effetti stavo rischiando di vivere il resto dei miei giorni in perenne erezione, se le cose fossero continuate così).
Vedevo mio zio che socchiudeva gli occhi fissando lo schermo della tv e mia madre che, di tanto in tanto, si passava, voluttuosa, la lingua sulle labbra.
Guardai mia sorella che era visibilmente eccitata e si era messa una mano tra le gambe.

Incominciai ad avere fastidio per la prepotente erezione che spingeva dentro i pantaloni e speravo in una mossa risolutoria da parte di mia sorella, forse si sarebbe alzata per andare in bagno a masturbarsi, io l’ avrei seguita e avrei potuto ……. cavolo ! stavo diventando un maiale !
Non si mosse, mi guardò, mi sorrise provocante ma rimase seduta.
“Stronza !” pensai “Fino a ieri avresti pagato per scoparmi e ora che ne ho bisogno io stai ferma come un ciocco !”
Dopo una decina di minuti mio zio venne (me ne accorsi dall’ espressione che prese in volto) e mi incuriosì pensando a come mia madre avrebbe eliminato le tracce della sborrata, ma non mi ci volle molto a capirlo.

Si portò il fazzoletto alla bocca, coprì la mano e leccò tutto con cura.
Il gesto mi richiamò alla mente la mattina precedente, quando mia sorella mi scoprì mentre mi masturbavo.
“Ma guarda, madre e figlia hanno gli stessi modi … sarà colpa del DNA ?” pensai
La scena mi aveva veramente eccitato al massimo e mia sorella continuava a rimanere seduta.
Chi si alzò per prima fu mia madre che si diresse verso la cucina, solo allora mia sorella si alzò dicendo: “Ti do una mano a sparecchiare mamma” e mi lanciò un’ occhiata come per dirmi “Ti ho fregato !”; mio zio si alzò in un secondo momento per andare al bagno.

Mi alzai anche io portando in cucina le ultime cose che erano rimaste in tavola e mentre mi avvicinavo sentì mia sorella e mia madre che parlavano.
“Mamma, sbaglio o stavi masturbando lo zio prima ?” disse mia sorella.
“Bhè, si, è da quando siamo ragazzi che facciamo questo giochetto: lui si siede a fianco a me, mi struscia un ginocchio contro la gamba ed io capisco che vuole una pugnetta.


“Però ! ma dovunque siate ?”
“Si, lo accontento sempre …. una volta lo abbiamo fatto al teatro, un’ altra in un taxi, anche ad una mostra, ed una volta in treno. ”
“Cavoli ! ma, con papà come fai ?”
Papà non ha mai sospettato nulla e poi mica lo cornifico, mi limito solo ad un divertimento ogni tanto; anche se il pene dello zio mi piacerebbe sentirlo dentro ogni tanto, ha un bell’ arnese sai ?”
“Ho apprezzato mamma, mentre glie lo menavi ho sbirciato sotto al tavolo, è vero ha un bel pisello.


Ma che cazzo di discorsi erano tra una madre ed una figlia ! La cosa mi spiazzava definitivamente: avevo una madre ed una sorella ninfomani che parlavano di cazzi, seghe, voglia di scopare, ritenevano il sesso un divertimento, un gioco.
“Sai mamma, anche Roby ha un pisello niente male, e lo usa anche benino per essere alle prime armi !”
“Come ? ti sei scopata tuo fratello ?!”
“Mi sono divertita !… tutto qui ! mi faceva un sacco di tenerezza: 26 anni e ancora vergine ! mi dava fastidio vederlo masturbarsi davanti ai film porno o in bagno, non ti pare che fosse ora di fargli sapere cosa era una sana scopata ?”
“In effetti, meglio con te che con una puttana ! Mi ero accorta delle sue seghe mattutine e mi ero riproposta di insegnargli qualche giochino per iniziarlo alle gioie del sesso”.

Mia madre non era per niente sconvolta dalla notizia che io e mia sorella ce la spassavamo e per di più mi avrebbe voluto fare scoprire di persona cosa significasse scopare !
Ero realmente sconvolto, sapevo delle voci che correvano su mia madre, ma non gli avevo dato molto peso “La gente appena vede una bella donna che si abbiglia in maniera sexy, la etichetta subito come puttana” avevo sempre sostenuto.
Mi feci coraggio ed entrai in cucina con i piatti in mano, mia madre e mia sorella si guardarono e si scambiarono un risolino di complicità, Sistemammo la cucina, poi mia madre si allontanò dicendo che andava a fare un risposino.

“Hai sentito vero ?” mi disse Linda
“Si che ho sentito ! sono sconvolto”
“Ora che siamo soli ti posso confessare un segreto: la prima scopata l’ ho fatta con mamma, lei mi ha insegnato a farlo, ecco perché siamo così in confidenza da quel punto di vista. ”
Cazzo che notizia, Mia madre aveva insegnato a scopare a mia sorella ?!
“Ma … ?!”
“Si ! Mi ha spiegato cosa accadeva e poi mi ha rimorchiato un collega di papà … ancora oggi ci divertiamo tra noi femminucce !! ma credo che anche tu comincerai a fare parte integrante delle nostre feste! Prometti mooolto bene!”.

Avevo bisogno di riflettere mi misi il cappotto ed uscì, non sapevo cosa fare, ero eccitato e confuso al tempo stesso, vagavo senza una meta precisa, avevo anche pensato di pagare una prostituta ma non ebbi il coraggio, decisi di rientrare a casa.
Mia sorella era nella sua camera intenta a leggere un libro, di mio zio e mia madre nessuna traccia.
Andai in cucina a prepararmi una cioccolata calda quando sentì dei rumori provenire dal garage, mi avvicinai alla porta ed aprii lo spioncino.

Nel garage c’era mio zio intento a sistemare un vecchio frullatore che non usavamo più da anni.
Entrai per comunicargli l’ inutilità della sua premura.
“Ciao zio, non ci sprecare tempo ed energie, lo dobbiamo buttare quel ferro vecchio”
Mio zio saltò per aria appena mi vide.
“Mi hai spaventato ! a dirti la verità non avevo alcuna intenzione di ripararlo, stavo solo cercando di ammazzare il tempo in cerca di vecchi ricordi.


“Hai visto la mamma ?”, gli chiesi
“E’ andata a comprare …. il caffè, si era accorta che era finito. ” Lessi nella sua voce un certo nervosismo.
“Capito, buon divertimento col ferro vecchio allora, io mi vado a gustare la cioccolata. ”
Me ne tornai in cucina e mi versai il cioccolato nella tazza e mi misi a ciondolare per la stanza con la tazza in mano quando sentì la voce di mia madre che rientrava nel garage.

“Eccomi, li ho trovati, ma in una tabaccheria, sono dovuta andare in un quartiere dove non mi conoscessero. ” , le sentì dire.
“Perché tutte queste precauzioni ?”
“Nel quartiere tutti sanno che mio marito non c’è, e se mi vedono comprare dei profilattici ….. insomma ci vuole poco a capire … no ? Soprattutto con le voci che girano su di me. ”
“Hai ragione, ma adesso cominciamo ! è da quando siamo ragazzini che aspetto !”
Cazzo ! mia madre aveva concesso a mio zio la fica ?!
Corsi in camera a dirlo a Linda la quale non si fece pregare e scese con me in cucina di gran lena.

Appena arrivati ci mettemmo ad ascoltare.
“Io, veramente, Carlo … non saprei se facciamo bene !”
“Adesso che fai la santarellina ? Ti sei fatta inculare da mezzo paese quando eravamo ragazzi ! Che hai ora ? Ti sei dimenticata come si fa ? O sei fuori allenamento e ti si è stretto il buco ?”
Cacchio, allora non gli dava la fica ma il culo ! Lo spettacolo sarebbe stato unico !
Mia sorella si stava già accarezzando i seni ed i capezzoli spingevano imperiosi contro il maglioncino ! Ci guardammo per un attimo, complici e voyeur.

Io avevo iniziato un lentissimo massaggio al mio pene, che ormai era duro come la roccia e mi faceva addirittura male per l’ erezione.
“Dai, mettimi il preservativo come sai fare tu !” disse mio zio tirando fuori dai pantaloni un bigolo incredibile: lungo e grosso che strappò un “wow” di apprezzamento a mia sorella (ci avreste giurato, vero ?).
Mia madre scartò un profilattico e se lo portò alla bocca, poi si inginocchiò e cominciò a srotolarlo con le labbra sul pene dello zio.

Mentre eseguiva l’ acrobatica inguainatura cominciò lentamente ad alzarsi la gonna, scoprendo un paio di cosce ancora ben fatte e fasciate da un paio di collant neri che riflettevano la luce come fa la seta.
Mio zio la alzò prendendola dalle spalle, la fece girare poggiandola al cofano della macchina che era parcheggiata in garage e cominciò ad abbassarle sia le mutandine che i collant fino a metà coscia.
“Hai visto che bel culo che ha la mamma ?” mi disse mia sorella che nel frattempo aveva cominciato lentamente a masturbarsi.

“E’ vero, ha un culo da favola !” dissi io.
Nel frattempo mio zio aveva poggiato la punta del pene sul buchino della mamma e cominciava a spingere tra gli urli ed i gemiti di quest’ ultima visibilmente eccitata.
Dopo un paio di spinte, il pisello dello zio penetrò completamente nel sedere di mia madre la quale cominciò a muoversi come solo la migliore delle puttane sa fare.
“Guarda che brava la mamma !” disse Linda “dimmi la verità, ti piacerebbe farle il servizietto come sta facendo adesso lo zio vero ?”
Io ormai avevo tirato fuori il pene e mi stavo masturbando molto lentamente, quasi seguendo il ritmo dell’ inculata che si stava proponendo ai miei occhi.

“Si, si Linda, mi piacerebbe, vorrei tanto sfondare il culo a mamma ! Mi piace il suo culo !”
Ormai non connettevo più, i miei ormoni erano in un tale subbuglio che il grado di parentela era annullato dallo stato emotivo in cui mi trovavo.
Presi mia sorella per i fianchi, le alzai la gonna e le piantai il pene nella fica che era un vero lago di umori.
La mamma urlava, lo zio rantolava di piacere.

“Che bel culo caldo che hai ! Quanti te lo hanno messo qui dentro ? dai dimmelo quanti !”
“Tanti Carlo, tanti, anche il garzone del bar, se ti interessa, quando mi porta il caffè vuole sempre come mancia il mio culo ! E adesso anche mio fratello ! Spaccami, porco, sbattilo dentro più forte ! Fammi sentire le palle sulla fica !”.
“Senti com’è porca la mamma Linda ! ecco perché il ragazzo del bar viene sempre con piacere a casa ! E’ la mancia che gli interessa.

” Dicendo questo sentì delle contrazioni fortissime e venni nella passera di Linda che ormai non si reggeva più sulle gambe.
Mio zio venne dopo un paio di minuti tra urli e incitamenti di mia madre che sbrodolò dalla fica una quantità di umori da non credersi.
Io e Linda ci ricomponemmo ed andammo verso le nostre camere (eravamo troppo sconvolti dall’ eccitazione per nasconderlo).
Quando scesi al piano di sotto mia madre era sola ed io mi misi a sedere accanto a lei.

“Senti mamma, io avrei da dirti una cosa”
“Dimmi piccolo, cosa c’è ?”
“Sai, dopo pranzo io mi sono preparato una cioccolata”
“Si, ho visto la tazza sporca in cucina …. tutto qui ? Hai quella faccia seria solo perché hai bevuto della cioccolata ? Alla tua età mica ti devo dire io cosa devi o non devi bere, mi pare che sei grande abbastanza per decidere da solo !”
“No ! no, mamma, non è questo, è che mi sarei trattenuto a bere mentre…hem… si mentre … insomma…”
“Haaa, hai visto me e lo zio che ci divertivamo in garage ?”
“S..ss…si ! E me lo dici così ?”
“E come dovrei dirtelo ? Ci stavamo solo divertendo un poco, mica abbiamo ucciso nessuno !”
Quelle parole mi spiazzarono, in quella casa il sesso era considerato un “passatempo” con chiunque fosse fatto.

“In effetti non hai tutti i torti mamma, vi siete divertiti parecchio però”
“Hmm …. si lo zio è proprio bravo! Tu piuttosto che facevi mentre io e lo zio ci divertivamo?”
“Hem… ero eccitato e anche Linda lo era”
“Anche Linda era li con te ? ma siete due impiccioni, non si può neanche prenderlo in culo in pace che voi siete li a spiare !” e scoppiò in una fragorosa risata che io assecondai (in effetti in quel clima la battuta non era male).

“Ma dimmi una cosa, non facciamo che per caso data la comune eccitazione ti è scappato il pisello dai pantaloni e per sbaglio si è infilato nella fichetta di tua sorella e lei abbia anche gradito?”
“bhè, insomma…io…io…veramente…. un poco” dissi imbarazzatissimo.
“Solo un poco ? Mi deludi ! Guarda che non gli fai mica male ! Tua sorella è una troietta niente male ! Lo sa prendere bene e poi ha una certa esperienza, tutta merito mio modestamente.

” Aggiunse con fierezza.
“Lo so, Linda mi ha detto che tu ….. ”
“Le ho fatto fare un bel po’ di pratica”
“Ma come ?”
“E va bene curiosone, per esempio la prima volta io e Linda andammo a prendere papà in ufficio, erano quasi le due ed erano rimasti in pochi al lavoro. A Linda è sempre piaciuto un collega di papà che ha circa quarant’ anni, ed in effetti ha un bel fisico ed è un bell’ uomo, non ti nascondo che anche io un paio di volte ci ho fatto un pensierino.

Comunque, eravamo nell’ ufficio di papà sedute sul divano ad aspettare che papà finisse una riunione, vidi che tua sorella aveva lo sguardo puntato su quell’ uomo, allora le consigliai di scoprire un po’ di più le gambe per mostrare il pizzo delle calze se voleva attrarre la sua attenzione e dopo chiamai il collega di papà. Lo intrattenni un poco parlando del più e del meno notando che il suo sguardo si posava con insistenza sulle cosce di tua sorella.

Dopo un paio di minuti mi allontanai con la scusa di andare in bagno. Per farla breve tua sorella si è fatta scopare da quel maschione nell’ ufficio di papà. ”
La storia mi aveva eccitato parecchio e la mamma se ne accorse.
“Ma, Roberto, ti sei eccitato ? Povero piccolo, forse non dovevo raccontarti questa storia mi devo fare perdonare ! Cosa vorresti che ti facesse la mamma ? Sono brava sai, so fare un sacco di cose! Vediamo te lo prendo in mano ? o preferisci la bocca ? Non ti offro il sederino perché ancora mi brucia, ma in compenso ho una passerina niente male ! Ti va di provare ?” e dicendo questo cominciò ad alzarsi la gonna.

La cosa mi sconvolgeva, mia madre si stava offrendo, le avrei potuto dire qualsiasi cosa in quel momento, avrei potuto persino scoparla ma mi alzai e me ne andai in camera mia.
La lasciai sul divano e notai nei suoi occhi uno sguardo che mi sembrò di delusione.
Ripensai tutto il giorno a quello sguardo, cercavo di capire cosa volesse dirmi con quegli occhi azzurro mare, ma non riuscivo a capirlo.

Uscì dalla mia stanza pronto a chiederlo direttamente a lei e mi diressi verso la sua camera, bussai alla porta e lei mi disse di entrare.
Si stava vestendo, aveva in dosso un vestito rosso che la fasciava in maniera divina mettendo in risalto tutte le sue curve, la scollatura era molto ampia e mi permetteva di notare l’ assenza del reggiseno e lo notai ancora di più quando si chinò in avanti per cercare nel portagioie una spilla.

Aveva dei seni magnifici, con le areole larghe ed i capezzoli tondi e grossi.
“Che cosa guardi !? porcellino ! Le tette della mamma ?”
“No!… no mamma scusami ! è che … niente lascia perdere !”
“Mettiamo fine a questo strazio per il tuo povero pisello ! Mi metto una spilla per chiudere la scollatura, anche per evitare che qualcuno, al cinema, mi violenti … no?”
“Si, infatti è meglio ! Ma, ma, quale cinema ?” aggiunsi io ancora inebetito.

“Ha, già, dimenticavo, andiamo al cinema, io e te ! Ma tu cosa volevi dalla mamma ? Dovevi chiedermi qualcosa ?”
“No, no mamma nulla, vado a prepararmi !”
“Aspetta un attimo solo, dammi un consiglio, che calze metto con questo vestito ?”
Dicendo questo aprì un cassetto pieno di calze di ogni tipo ne prese tre modelli e li posò sul letto come per mostrarmi un campionario e mi rifece la domanda.

“Allora ?! Quali metto?”
Indicai un paio di autoreggenti talmente velate da sembrare quasi invisibili; lei le prese e cominciò ad indossarle con fare malizioso.
“Però, sei un buongustaio in fatto di calze ! Hai scelto le più costose sai ? Devo portarti con me la prossima volta che le vado a comprare, sono sicura che ti divertirai”.
Mi richiusi la porta alle spalle e mi andai a vestire.
Uscì dalla mia stanza vestito e profumato, mia madre era già giù che mi aspettava.

“Hei, tiratardi che non sei altro, se non ti sbrighi perdiamo anche l’ ultimo spettacolo. ”
“Eccomi mamma, sono pronto, possiamo andare, ciao Linda ci vediamo più tardi”
Mia sorella mi spiazzo completamente dandomi un bacio con la lingua che mi lasciò senza fiato.
“E a me niente ?” disse la mamma mentre si avvicinava a mia sorella.
Si sorrisero e cominciarono a limonare come due vacche, mia sorella allungò una mano sotto la gonna e la mise tra le cosce di mia madre che emise un sospiro di godimento.

“Wow, mi devo rimettere il rossetto adesso” disse la mamma.
Io ormai ero in totale stato di catalessi e la mia erezione era terribile, le gambe mi cedevano, avevo capito che quella non sarebbe stata una serata normale.
Arrivammo al cinema e, pagati i biglietti, ci accomodammo in sala, non c’era molta gente: un signore sulla cinquantina nella terza fila, una coppia di ragazzi nella stessa fila in cui eravamo io e mia madre e una anziana signora in prima fila.

“La crisi del cinema !” disse mia madre ridendo ed io insieme a lei.
“Perché non mi vai a prendere qualcosa da bere Robertino ?”
“Vado subito mamma”
Le presi un chinotto che sapevo tra le sue bibite preferite.
Tornai in sala mi accomodai sulla poltrona alla sua sinistra e le porsi il chinotto ma notai che il signore della terza fila si girava spesso a guardarla.
Capì solo dopo qualche istante il motivo di quegli sguardi insistenti: mia madre aveva tolto la spilla dal vestito e quindi la sua scollatura concedeva un vasto panorama e pergiunta aveva preso a succhiare quella cannuccia simulando un bocchino; stava sbocchinando un chinotto ! era il massimo !
Si spensero le luci e la proiezione cominciò.

Durante il primo tempo mia madre mi si avvicinò e mi sussurrò all’ orecchio: “Roby, c’è uno che mi ha messo una mano tra le cosce”.
Mi girai leggermente, giusto per osservare cosa stesse accadendo con la coda dell’ occhio, e vidi che il signore della terza fila si era spostato ed adesso sedeva accanto a mia madre, muovendogli la mano in mezzo alle gambe.
La cosa più strana e che mia madre cominciava ad emettere dei soffocati mugolii di piacere.

Stavo cominciando a sentire il solito turbamento e la solita prepotente erezione.
Mia mamma era li, accanto a me, e tra le cosce aveva la mano di un prefetto sconosciuto, provandone piacere.
”Cavoli se ci sa fare !” mi disse “Mi sta facendo sbrodolare la passera” e dicendo questo mi afferrò con prepotenza il pene attraverso i pantaloni.
Ebbi un sussulto misto ad un immenso piacere, soprattutto quando gli sentì dire: “Quasi, quasi me lo porto in bagno!” ma non si riferiva al tizio seduto accanto a lei, ma al mio pene.

Infatti richiuse le gambe, allontanò con fermezza il suo occasionale vicino e, presami la mano, mi tirò verso il bagno del cinema.
Richiuse la porta alle sue spalle e la bloccò con il fermo di sicurezza, mi appoggiò spalle al muro e mi disse : “ Ti piace la tua mammina troia ? Adesso la mamma te lo prende in bocca e se sarai bravo ci faremo una scopata memorabile … forza, tiralo fuori, fai vedere alla mamma come sei cresciuto!”.

Ero in un tale stato di eccitazione che non mi resi conto dell’ imminente atto i****tuoso che stavamo per compiere.
Tirai fuori il mio pisello, ormai dolorante e gonfio, lei non disse una parola, lo guardò con gli stessi occhi che può avere chi vede una pietanza dopo un mese di digiuno, si inginocchiò e lo prese con la bocca cominciando uno dei pompini più belli della mia vita.
Le uniche cose che sentivo in quel bagno erano i suoi risucchi osceni ed i mugolii di piacere che emetteva ogni volta che si rialzava per prendere fiato (cosa che accadeva molto raramente), sentivo lo sperma salire dalle palle con insistenza e credo che lei se ne accorse, infatti mi strinse il pene alla base e diede un risucchio più forte degli altri.

Proruppi in una interminabile serie di schizzi nella sua gola e ad ogni schizzo corrispondeva un suo gemito di piacere.
Non sprecò una goccia del mio seme ingoiando tutto e dicendo: “Sa di buono, hai un cazzo magnifico, ti ho fatto proprio bene, ma ti voglio sentire dentro, ho la passera in fiamme ! Perché non spegni il fuoco col tuo idrante ?!” e dicendo questo cominciò ad alzare in vita il vestito e ad abbassare gli slip alle caviglie.

Si appoggiò con le mani ad un cesso pensile, divaricò oscenamente le cosce, si allargò la fica con due dita e mi disse : “Ti piace la passera della mamma ?”
“Si, si mamma, è stupenda, sembra di velluto!”
“E allora che aspetti ? Sei o no un maschietto ?”
Ero bloccato, le gambe non rispondevano ai comandi del mio cervello, avevo davanti a me una passera aperta eppure non riuscivo a muovere un passo, sapevo che era la fica di mia mamma, non di una donna qualsiasi e questo mi bloccava.

“Hei, piccolino, che hai ? Sei spaventato perché sono la mamma ? Magari se fossi una troietta qualsiasi mi avresti già sfondata ! Dico bene ?”
“Si mamma, io … io … ecco, non ci riesco ! Porca puttana, sei mia madre !”
La mamma si ricompose, tirò su gli slip e mi abbracciò, potevo sentire il calore del suo corpo, un calore non di madre ma di femmina. Aveva le guance arrossate ed il rossetto sbavato dal bocchino che mi aveva appena fatto, con un dito le tolsi una sbavatura dal labbro inferiore, lei capì, si abbasso la gonna e si diete una ritoccata al trucco.

“Non mi hai voluta scopare, mi rendo conto delle tue paure (che ti farò superare) ma non puoi lasciarmi in queste condizioni”.
Si mise una mano sotto la gonna, armeggiò un poco con gli slip e tirò fuori le dita completamente grondanti di umori profumati.
“La mamma sta scolando, mi sono eccitata da matti e adesso devo fare qualcosa per farmi passare la voglia che mi hai fatto venire con quel pompino”.

Ero terrorizzato dall’ idea che potesse scoparsi chiunque avesse incontrato (ne era capace a freddo, figuriamoci con quella smania che aveva adesso).
“Va bene mamma, allora io me ne torno a casa, ti lascio sola. ” Mi fermò per un braccio con una forza incredibile e, con tono quasi incazzato, mi disse:
“Cosa fai ora ? Torni a casa ? E appena tua sorella ti vede solo cosa le dici ? Che hai lasciato mamma in un cinema a scoparsi lo scopabile perché non hai avuto il coraggio di trobaglierla? Eh no roby, tu ora rimani con me e mi guardi agire, se è il caso e se incontriamo la persona giusta !”.

Era decisamente infoiata alla grande, non conoscevo questo lato della mamma ma avevo come la strana sensazione che mi ci sarei dovuto abituare.
Tornammo a sederci, ma in un’ altra fila, ormai nel cinema non c’era più nessuno, tranne la coppietta che presa da una pomiciata ai limiti dell’ osceno non si era neanche accorta che il film era finito e le luci si erano riaccese.
“Cosa aspettiamo mamma ?”
“Che ti si sgonfi il pisello ! Vorrai mica uscire in strada in quelle condizioni ?!”
Effettivamente ero in uno stato pietoso avevo, ben visibile attraverso i pantaloni, una prepotente erezione in atto che non accennava a smettere.

“Figlio mio ! ma sei incredibile ! Ti ho appena fatto un pompino ed hai ancora il cazzo così in tiro che potresti fotterti dieci donne di fila !”
Dicendo questo mi posò una mano sul pene ed esclamò: “Porc…. ma è durissimo !”
Mi alterai un poco di quelle continue provocazioni le tolsi la mano dalla patta con tanta di quella decisione che credo di averle fatto anche male.
“Cazzo mamma, smettila ! Se continui a fare la troia, come credi che mi passerà questa erezione !”
Mi guardò dritto negli occhi, quasi con odio, si alzò di shitto, mi porse il cappotto e con una freddezza inaudita mi ordinò : “Andiamo !”
Uscimmo dal cinema lei fermò un taxi e tornammo a casa.

Rimase fredda per tutta la sera, la notte la sentii masturbarsi in modo violentissimo mentre sussurrava il mio nome.

Lezioni di vero
di antonio andrea fusco
Collegamento:.

La mia famiglia e mia sorella Linda

Faceva un gran freddo quella mattina.
Il vento, fuori, sembrava non volere più fermare le sue raffiche impetuose.
Dal caldo del mio letto diedi un’ occhiata annoiata al termometro che segnava 2 °C.
“Cacchio che freddo !!” esclamai ancora assonnato, e mi rimboccai le coperte fino al naso beandomi di quella giornata di ferie.
Dopo una ventina di minuti però, la voce imperiosa di mia madre mi costrinse a superare il momento di torpore e ad alzarmi dal letto.

Ancora in stato di semi incoscienza mi diressi verso il bagno per la solita doccia mattutina.
Non accesi la luce (come al solito) e mi iniziai a spogliare.
Non appena abbassai le mutande una voce mi fece sussultare.
“Però … complimenti!”
“Ma…. chi…. ?” – dissi rialzando i boxer con un gesto repentino.
Era mia sorella, impegnata a depilarsi le gambe, che aveva lanciato quell’ apprezzamento nei confronti del mio sesso.

“Ma che dici Linda !! sei impazzita ?!”
“No, ho solo fatto un complimento al mio fratellone ! chissà quante ragazze ti corrono appresso !” disse accennando un sorriso malizioso.
“Dai Linda, finiscila ! scusami piuttosto se sono entrato senza bussare ma di solito a quest’ ora tu sei al lavoro. ”
“Sì, fratellone, vero, ma dimentichi che da oggi anche io mi godo le mie ferie, e non solo quelle spero!”
“Che intendi dire ?”
“Avvicinati che te lo spiego”
Non feci a tempo ad avvicinarmi che mi aveva abbassato i boxer ed aveva preso in bocca il mio pene.

In un attimo mi resi conto di cosa stava accadendo: mia sorella mi stava facendo un bocchino e per giunta mi piaceva !
L’ ancestrale divieto si fece strada dentro di me fino a fare si che con un gesto velocissimo mi liberai da quella calda accoglienza e scappai nella mia stanza.
Mi gettai sul letto ripensando a quello che era accaduto e notai che la cosa non mi era dispiaciuta affatto anzi il mio pene era ancora dritto e turgido, un senso di eccitazione mi aveva pervaso, ripensavo insistentemente alla bocca di quella che non era più mia sorella ma una donna che mi aveva cominciato un sapiente pompino che io avevo interrotto.

Ripensavo alla sua bocca che scorreva sul mio membro ed ai suoi occhi che mi fissavano languidi.
A quel ricordo mi masturbai venendo sulla mia mano ma appena mi stavo per pulire sentì di nuovo una voce femminile alle mie spalle.
“Che fai ora ? lo sprechi su un fazzolettino di carta ?”
Era ancora lei, mia sorella, era entrata nella mia stanza mentre mi masturbavo.
“Aspetta, dammi la mano, io non sono per sprecare le cose buone ! e poi sono una golosona !”
Mi prese la mano e cominciò a leccarla e succhiarla come fosse stata una caramella, il contatto con quella lingua non fece che accrescere la mia eccitazione e sentivo il pene spingermi sui boxer.

Ci sapeva fare la mia sorellona porca ! Aveva una maestria incredibile, leccava e succhiava le dita, il palmo, fino a ripulirmela completamente.
Appena finito si leccò le labbra, emise un sospirone come se avesse appena bevuto un bicchiere d’ acqua fresca e mi disse: “Buooono!!! Dolce e saporito ! veramente ottimo !” Mi posò il palmo della mano sul pene cominciando a carezzarmelo e dicendo “hai anche un bel pisello, spero che me lo farai assaggiare con più calma la prossima volta, timidone ! mi piacerebbe anche sentirlo dentro prima o poi, devi essere un grande scopatore tu ! le tue donne che dicono delle tue performances ?”
“Bhe, veramente….

io …..”
“Nooooo ! Fratellone sei ancora vergine ?”
“Si !”
“Sei vergine e rifiuti un pompino ? Mica sarai un frocetto ?”
“No !! un pompino mi piacerebbe ma…. ma tu… sei mia sorella !”
“Ma daiii – aggiunse lei – mica ho detto che dobbiamo sposarci o avere figli, ci dobbiamo solo divertire un poco! da piccoli giocavamo agli indiani, ora che siamo cresciuti ci divertiamo in altro modo no ? E’ solo un gioco ! O preferisci ancora gli indiani ? Pensaci e fammi sapere !”.

Rimasi inebetito non sapevo che dire mia sorella era così disinibita ? Cavolo ma fino all’ altro ieri guardava i cartoni !!
Sentì la porta richiudersi e, nel silenzio della mia stanza cominciai a pensare alle parole di mia sorella.
“Solo un gioco” in effetti l’ idea non mi dispiaceva, una 27enne infoiata che mi invitava a scopare, chissà quanti avrebbero voluto essere al posto mio, ripensai alle parole del mio amico Gianni che aveva sempre sostenuto di volere morire affogato dalla quinta di mia sorella, oppure a Filippo che mi diceva sempre che le chiappe di mia sorella lo facevano andare in tiro al solo pensiero e che se fosse stata sua sorella se la sarebbe scopata senza pietà.

Mi convinsi e mi preparai a fare capire a mia sorella che il “giochetto” mi stava bene mi vestì, e scesi, pronto per il pranzo.
Mia madre era in cucina a preparare, mia sorella la stava aiutando io accesi la TV e preparai la tavola quando suonò il telefono, mia madre andò a rispondere ed io ebbi l’ occasione di rimanere solo con mia sorella.
“Allora Linda, io ci avrei pensato, mi sta bene il gioco come lo chiami tu ! ma con mamma come facciamo ? se ci scopre sono cavoli amari per tutti e due !”
“E bravo il mio fratellino, ti sei convinto ! con mamma no problem ci divertiamo solo quando abbiamo via libera ! e poi mica è detto che dobbiamo divertirci solo in casa ! ci sono tanti posti ! Il garage, la macchina, il bagno di un bar e anche se ci scoprisse non credo farebbe dei problemi, mamma è molto all’ avanguardia in questo senso … vedrai, non ti pentirai di avermi scelta come compagna di giochi !” ed abbozzò un sorriso languido.

“Era papà al telefono, ragazzi ! ha detto che non torna a pranzo, quindi tutti a tavola !”
La voce di mia madre mi fece trasalire, presi le portate e mi diressi verso la tavola preceduto da mia sorella la quale cominciò ad ancheggiare sussurrandomi: “che faresti al mio culetto fratellone? Lo vorresti toccare ? lo sai che sono senza mutandine ?
Io abbassai la zuppiera con il sugo all’ altezza dell’ inguine per non fare notare l’ erezione che mi avevano procurato quelle parole.

Mi accomodai a tavola e cercai di distrarmi guardando la televisione ma il pensiero di mia sorella seduta di fronte a me senza le mutande in dosso mi faceva sentire un senso strano di ansia allo stomaco, le mani mi tremavano e credo che fossi anche sudato.
Pranzammo senza ulteriori allusioni da parte di mia sorella e alla fine del pranzo mi ero leggermente calmato.
Ci sedemmo tutti e tre sul divano a guardare la Tv e mia madre come al solito si appisolò, mia sorella ne approfittò prendendomi la mano e portandosela su una coscia.

Mi iniziò a guidare la mano lentamente verso la sua figa e sussurrando per non svegliare mia madre disse : “hai visto che ho messo le autoreggenti come piacciono a te ? ti ho visto sai, ti ci avvolgi il pisellone ogni tanto e ci sborri dentro! Sono abbastanza velate, fratellino ? ti piacciono ? dai, dimmelo che ti piacciono !”
Le sue parole non facevano altro che aumentare la mia erezione e appena il mio mignolo raggiunse la sua fessura lei ebbe un sussulto e mi disse : “ed ora puoi continuare anche solo vero ? dai, infila il dito nella fessurina ! la senti com’è bagnata ?”.

Io ero terrorizzato all’ idea che mia madre potesse svegliarsi quindi tenevo un occhio a quelle cosce da sballo fasciate nelle autoreggenti ed un occhio a mia madre che se ci avesse scoperto non l’ avrebbe certamente presa bene, malgrado mia sorella sostenesse il contrario.
Mia sorella cominciò a mugolare “hmmm, mi fai morire, sei bravo con le dita, ci sai fare !”
A quella frase mia madre si cominciò a svegliare passarono pochi decimi di secondo e tutti e due eravamo di nuovo composti a guardare la TV come due bravi bimbetti e non come due fratelli i****tuosi.

Verso le 20. 00 mio padre rientrò a casa raggiante di gioia in quanto era riuscito a concludere un affare piuttosto importante, baciò mia madre, e ci disse di prepararci perchè ci avrebbe portato a cena fuori.
Mentre mi vestivo mia sorella mi chiamò e mi disse di seguirla, mi porto vicino alla porta della camera dei miei genitori e mi disse di ascoltare.
“Non sento niente !” esclamai dopo pochi secondi.

“Appunto – disse lei – secondo te che fanno li dentro in silenzio ?”
“Si staranno preparando ! che domande. ”
“E’ li che sbagli fratellone, guarda dal buco della serratura !”
Mi chinai e vidi una scena degna del migliore film a luci rosse.
Mia madre stava facendo una spagnola a mio padre che ne pareva visibilmente soddisfatto e muoveva il bacino avantri e indietro.
“Ma gli scopa le tette ?!” dissi io
“Si – aggiunse mia sorella – e anche lui ha un bel pisellone ! adesso ho capito da chi hai preso !”
“Cazzo ma sei una vacca ! Quello è tuo padre !”
“Che ci posso fare se mi piace il cazzo ! a me non interessa chi ci sia attaccato dietro, mi piace solo il cazzo di un uomo!”
Mi dovevo rassegnare ad avere una sorella ninfomane che si sarebbe scopata pure il padre pur di avere un pisello tra le mani, devo dire però che la cosa cominciava a piacermi.

Dopo circa un’ oretta mia madre e mio padre ci chiamarono chiedendoci se eravamo pronti e aggiungendo che ci aspettavano in garage.
Mia sorella usci dalla sua stanza vestita e truccata come una vera vacca che gioca a fare la santarellina.
Tailleur nero con gonna poco sopra al ginocchio, calze velatissime color carne, delle scarpe con i tacchi alti con una fibbia alla caviglia ed un trucco che metteva in risalto la sua bocca da pompinara.

“Cazzo che figona !” dissi io “Ti pianteranno gli occhi addosso per tutta la sera”.
“Questo è niente – disse lei – guarda cosa ho fatto !”
Si alzò la gonna mostrandomi che non aveva indossato le mutandine poi abbassò la gonna e sbottonò la giacca del tailleur mettendo in mostra le sue stupende tettone senza reggiseno.
I capezzoli già duri e puntati verso l’ alto, le areole brune e grandi, la sua fica appena vista mi fecero l’ effetto di una intera confezione di viagra ebbi una violenta erezione ma lei mi disse : “Già duro ? trattieniti altrimenti non ci arrivi alla fine della serata ! Ti sborri nei calzoni prima della mezzanotte ! Ho in serbo delle sorpresine per te !”.

L’ idea delle “sorpresine”, come le chiamava lei, mi fece peggiorare la situazione mi sentivo il pene umido, duro e dolorante dentro i calzoni non sapevo come fare per allentare la morsa dell’ eccitazione indossai il cappotto che, data la sua larghezza, riusciva a coprire quell’ imbarazzante bozzo ed uscimmo.
In macchina parlammo del più e del meno, dell’ affare concluso da mio padre e del fatto che se tutto andava come lui sperava mi avrebbe regalato la tanto sospirata macchina.

A quelle parole mia sorella mi guardò e mi disse : “Una macchina tutta tua ?? beneeeee ! Un fratellone guidatore ! Spero mi darai un passaggio qualche volta !”, io risposi che certamente non avrei rifiutato un passaggio a mia sorella e lei mi disse in un orecchio : “Finalmente un posto dove potremo trombare in santa pace !” e si mise a ridere della mia faccia sconvolta.
Arrivammo al ristorante e, come previsto, a partire dai camerieri fino ai clienti, tutti gli occhi dei maschietti erano puntati su quel gran pezzo di fica che era appena entrata nel locale.

“Ti mangiano con gli occhi” dissi io e lei si limitò ad una risatina maliziosa.
Mi andai a lavare le mani e sentì che i camerieri stavano tirando a sorte il “fortunato” che avrebbe servito il tavolo 14.
Tornai al tavolo e, dopo pochi minuti, il vincitore si presentò menu alla mano. Mia sorella si appoggiò al tavolo in maniera tale da fare capire al cameriere che non portava il reggiseno, infatti il malcapitato sgranò gli occhi e cominciò a sudare … potevo ben capirlo una quinta in bella mostra non capita tutti i giorni.

Mangiammo benissimo e, in attesa del dessert, mia sorella disse che andava in bagno a darsi una rinfreshita, si alzò e si diresse verso il bagno scortata dagli sguardi della intera sala.
Mi era parso che vicino alla porta del bagno avesse lanciato un sorriso malizioso a qualcuno ma pensai che non sarebbe arrivata a tanto, che era solo una mia impressione.
Il dubbio mi attanagliava, però, e decisi di controllare con i miei occhi.

“Vado a lavarmi le mani” dissi ai miei e mi diressi anche io in bagno.
Aprì la porta del bagno delle donne e come sospettavo non vi trovai nessuno, idem in quello degli uomini.
Dove cacchio si era cacciata mia sorella ?
Attrasse la mia curiosità una porticina con su scritto “personale di servizio” e mi avvicinai silenziosamente.
Appena fui vicino abbastanza cominciai a sentire dei sospiri e dei gemiti.

Decisi di aprire molto lentamente la porta per farmi uno spiraglio dal quale guardare e, appena mi abituai alla penombra della stanzetta, vidi quello che sospettavo.

Mia sorella era poggiata ad un lavandino con le braccia larghe, la giacca del tailleur completamente abbassata sui fianchi e la gonna alzata in vita, le sue tette ondulavano ritmicamente, lei strabuzzava gli occhi e gemeva leccandosi le labbra con fare voluttuoso.
Aprì ancora di più la porta per vedere il fortunato scopatore e… sorpresa: il cameriere che ci aveva servito a tavola si stava inculando mia sorella.

“Sei una gran troia !” diceva il cameriere e lei rispondeva a tono dicendo “Siiii, hmmm, sono la tua troia …. che bel cazzo hai… sfondami il culo…. mettilo tutto dentro …. ti sento, sei duro come il marmo … hahaaa … mi bruci dentro come il fuoco !!!!”
Ero intento ad osservare il culo di mia sorella sfondato da quel possente membro quando alzando lo sguardo mi accorsi che mia sorella si era accorta della mia presenza e guardava nella mia direzione dicendo : “Ti piace ? dai porco dimmelo che ti piace !” rivolta al cameriere ma guardando me che con un filo di voce sussurrai “Si, mi piaci da morire”.

Richiusi la porta e la senti urlare di godimento, mi infilai nel bagno degli uomini chiusi la porta e mi masturbai per scaricare l’ eccitazione accumulata in un’ intera giornata.
Tornai a tavola che mia sorella era già seduta e, vedendomi arrivare, mi sorrise con sguardo complice.
Il cameriere (con un viso visibilmente soddisfatto) portò il dessert ed il conto mio padre andò a pagare e finito il dolce uscimmo.
In macchina mia sorella mi disse ad un orecchio: “Visto tutto ?” ed io “Si, ho apprezzato lo spettacolino, ma sono un poco geloso!”.

“Lo avevamo detto, era un gioco, non siamo sposati, non devono esistere gelosie, io scopo con chi voglio e quando voglio …. anche con un cameriere se mi va ! e poi era tanto carino, per non parlare del suo cazzo ! lo sai che mi brucia ancora il culetto !?”
“Puttana, mi sto eccitando di nuovo !” questa frase la fece esplodere in un risolino acuto e malizioso.
“Che avete da dirvi di così segreto voi due la dietro??” disse mio padre “Niente papà, Marco mi ha raccontato una barzelletta” disse lei “e noi non possiamo sentirla ?”, “No….

no papà è un poco sporchina e mi vergogno un pò a raccontarla a te e la mamma”, “E la racconti a tua sorella ? con che faccia ?” disse mio padre ridendo, io stavo per rispondere che gli raccontavo le barze zozze con la stessa faccia con cui lei si faceva inculare nei cessi di un ristorante, ma mi trattenni e diedi una evasiva risposta buttando la cosa sul comico.
Mia sorella nel frattempo si stava aggiustando una calza mostrandomi apposta la sua peluria bionda ancora visibilmente umida dalla recente eccitazione ed io tornai in tiro come e più di prima.

“Wow, certo che ne hai avute di erezioni oggi ! devi stare proprio male, vero fratellone ?” mi sussurrò lei.
“Fanculo” – le risposi ad un orecchio.
Arrivammo sotto casa e mio padre disse “Ok, stasera vi faccio un regalo, io e la mamma saliamo a casa ma vi lascio la macchina, potete andare dove volete basta che vi portiate anche il cellulare così vi possiamo rintracciare”.
Mio padre che mi lasciava la macchina ? Cacchio! avrebbe dovuto concluderne più spesso di affari come quello !
“Ok, papi, grazie – disse Linda – ci facciamo un giro e rientriamo, niente di particolare”.

Mi misi alla guida e mia sorella al posto del passeggero dopo le ultime raccomandazioni di fare piano di mia madre partimmo senza una meta precisa.
“Lo sai che hanno trovato il modo di liberarsi di noi per farsi una santa scopata, vero ?” disse Linda.
“Si che lo so, sono imbranato, ma questo lo avevo capito anche io” risposi seccato.
“Allora senti imbranatone, che ne dici di fermare questa macchina in un posto appartato per fottere un poco come si deve la tua cara sorellina maggiore?” A quelle parole rimasi come stordito, non sapevo cosa fare, era una intera giornata che venivo sottoposto a sollecitazioni erotiche di ogni genere, la mia eccitazione era tale che pur di sfogarmi mi sarei scopato un buco in un muro ma sentirmi offrire una fottuta da mia sorella mi bloccava, non riuscivo a dire si e non riuscivo nemmeno ad oppormi.

“Senti Linda, tu sei un gran pezzo di figa, mi ecciti veramente, mi hai provocato per tutto il giorno, solo a pensare che sotto questo vestito non hai nulla mi arrapo da morire, ma… ma sei mia sorella !!! non posso scopare con te !”.
“Lo sapevo, ho il fratello frocio !! Eri d’accordo anche tu a divertirci insieme no ?! Adesso che fai mi lasci la fica in fiamme ?! a saperlo prima dal cameriere mi facevo fare servizio completo ! Glie lo prendevo anche in bocca, mi facevo trapanare anche la fica ! almeno non rimanevo con sta voglia ! Sai che ti dico stronzo mi faccio trapanare dal primo che passa, giuro !”
Nel frattempo mi ero fermato e con la coda dell’ occhio mi accorsi che si stava avvicinando una persona, incominciai a tremare, conoscendo mia sorella e avendo visto come si era fatta scopare da quel cameriere che neanche conosceva, la sapevo capace di fermare un tizio qualsiasi e chiedergli se voleva fare sesso con lei.

Man mano che la figura si avvicinava la mia ansia aumentava poi il tizio svoltò un angolo e la strada rimase deserta.
Cazzo che spavento, pensai !
Riaccesi la macchina e mi diressi verso casa “dove vai ora, imbecille ?” ; “A casa !” risposi.
“Ma bravo, lascia almeno scopare loro, no ?! Se arriviamo adesso li troviamo in pieni preliminari, la mamma non ha nemmeno cominciato a succhiarlo che arriviamo noi a rompere ….

i coglioni !”
“Hai ragione, che facciamo allora ?”, “io l’ alternativa te la avevo data ! ma siccome sei un imbecille puritano adesso facciamo quello che dico io !”
“Va bene, dove si va allora ?”
“A casa di Gianni, è un mese che ci invita a casa sua e stasera è il suo compleanno”
“Ma non abbiamo neanche un regalo, che figura facciamo ?!”
A queste parole lei mi guardò con sfida e mi disse : “Il regalo per Gianni….. sono io ! Sbaglio o ti ha sempre detto che avrebbe tanto desiderato morire tra le mie tette !?”
“Cazzo Linda ! non puoi farmi questo ! scoparti il mio migliore amico no ! se si sparge la voce che ho una sorella ninfomane sono fottuto !”
“No bello, casomai ad essere fottuta sono io ! ma nel mio caso non mi dispiace per niente.


Ero in una situazione difficile mia sorella aveva una gran voglia di fottere, io ero eccitatissimo per tutti quei discorsi sul sesso, i miei erano a casa che si godevano la loro scopata, e avrei dovuto portare mia sorella in regalo al mio migliore amico !
“No Linda ! a costo di scoparti io per tutta la notte, ma a casa di Gianni non ti porto !”
“Ma allora … che aspetti cretino ! fermati in quel vicoletto ! aspettavo queste parole ! dai, scopiamo ! non me ne è mai fottuto un emerito cazzo di quel mollaccione di Gianni !”
Non avevo ancora fermato la macchina che il mio cazzo era già fuori dai pantaloni e preda della sua sapiente lingua, mi leccava la cappella in maniera incredibile e con una mano mi massaggiava le palle.

“Uhmfhm …. fratellone che pisello magnifico hai … voglio provare tutto stasera”
Io non riuscivo a parlare ma presi coraggio e cominciai a massaggiarle il culo sodo cominciando a tirare su la gonna.
Le scoprì le tette e lei mi disse : “Che te ne pare ? Ti piacciono ? aspetta te le faccio provare !”
Mi strinse il pene in mezzo alle tette e cominciò a fare su e giù con quel seno poderoso.

Sborrai quasi subito tra la sua faccia e le sue tette in fiotti lunghi e potenti.
“Wow, che esuberanza ! mica avrai finito vero ?”
“Non lo so Linda, ti ripeto che per me è la prima volta, non so quante ne posso fare !”
“Non ti preoccupare sono sicura che adesso durerai un sacco, anche perchè lo voglio nella fica che stasera è ancora rimasta a secco !”.
Mi abbassò la spalliera del sedile, si alzò la gonna mettendo in mostra le sue meravigliose cosce fasciate da quelle strepitose autoreggenti e incomincio a menarmelo, poi lo prese nuovamente in bocca succhiando più forte di prima ed il mio pisello tornò di nuovo dritto.

“Benone ! – disse cominciando a salire su di me – adesso tocca alla mia … hmmm … fichetta” e si impalò sul mio pene.
Provai una sensazione strana, un misto di dolore e piacere insieme, ma era quest’ ultimo a prevalere.
Linda cominciò a muoversi disegnando un otto col bacino e mi sussurrava parole del tipo : “ti piace la tua sorellona porcella ? Senti come è calda la mia fica ? pompa, maiale, pompami ! Spaccami !”
Parole che non facevano altro che eccitarmi ancora di più allora presi coraggio e con un gesto sincronizzato al suo movimento le piantai un dito nel culo.

Lei con un urlo soffocato dal piacere urlò “HAHAAAA … Siiiiiiiiii, che belloooo !” e mi inondò il cazzo dei suoi umori, io venni poco dopo in un’ altra sborrata che non mi sarei aspettato (era la quarta della giornata).
Ci ricomponemmo, mia sorella mentre si rivestiva mi baciò in un bacio lungo ed infoiato, con la lingua e mi disse : “Sei un amante da urlo ! Ti amo ! spero che vorrai ancora scopare con me ci sono tante cose che non abbiamo fatto ! e poi il mio culetto lo devo anche a te … almeno solo perché sei mio fratello !”.

Rientrammo a casa abbastanza stanchi, i miei dormivano, e mia sorella dopo avermi salutato con un bacio profondo mi disse : “Riposati bene, saranno giorni faticosi questi ! mi sono venute alcune ideuzze … e siccome papà parte per Londra domani, tu rimani l’ unico pisello in giro per casa …. lo dovrai sostituire”. Non capì questa sua deduzione ma ero troppo stanco per analizzarla e mi andai a coricare.

La mattina dopo mi alzai molto tardi, ancora stravolto dalla “esuberanza” di mia sorella.

Andai in bagno cercando di trovare refrigerio sotto la doccia, ma il ricordo degli avvenimenti della sera prima mi portava un senso di eccitazione incredibile che neanche la doccia riusciva a sopire.
Il gioco mi piaceva e adesso volevo vedere dove sarebbe arrivata la fantasia erotica di mia sorella Linda.
“Ragazzi, sveglia, tra poco arriva lo zio” urlò mia madre dal piano di sotto.
Vidi uscire mia sorella dalla sua stanza, perfettamente vestita e truccata, sapeva di buono ed il suo odore mi inebriò.

“Ciao, scopone ! Come va ?”
“Dai Linda, non chiamarmi a quel modo !”
“Cavolo ! e come allora ?! Sei il migliore amante che abbia mai avuto !”
La sua affermazione mi fece piacere, ero un grande scopatore, e pensare che fino a dieci ore fa ero vergine !
“Dai, scendiamo di sotto !”. Mi si piantò davanti lungo tutto il percorso che portava dalle stanze da letto al piano di sotto e la vista di quel sedere tondo e sodo mi estasiava (credo anche che il mio sguardo non doveva essere dei più intelligenti).

Scendemmo ad attendere lo zio e a dare una mano a mia madre.
Dopo circa una decina di minuti suonarono alla porta.
“Ciao zione !” – disse mia sorella abbracciando zio Carlo con una prorompente carica di affetto.
“Wow, che affetto sconsiderato che ha mia nipote nei miei confronti !”
Dopo i soliti saluti ed un buon aperitivo ci sedemmo a tavola; io e mia sorella uno accanto all’ altra e di fronte a noi mia madre e mio zio (mio padre, come già detto, era partito la mattina stessa molto presto).

Mentre mangiavamo mia sorella fece cadere il tovagliolo e si chinò per raccoglierlo, appena rialzatasi mi fece un cenno lasciandomi intendere di fare lo stesso.
Mio zio e mia madre guardavano la tv e ci davano il profilo, io feci cadere una posata e mi calai per raccoglierla.
Sotto al tavolo, tra la penombra ed i riflessi azzurrati che la tv emanava, mi si presentò una scena incredibile: mio zio aveva il cazzo fuori dai pantaloni e mia madre lo stava masturbando lentamente.

La mia eccitazione era cresciuta, mi stava cominciando una erezione (in effetti stavo rischiando di vivere il resto dei miei giorni in perenne erezione, se le cose fossero continuate così).
Vedevo mio zio che socchiudeva gli occhi fissando lo schermo della tv e mia madre che, di tanto in tanto, si passava, voluttuosa, la lingua sulle labbra.
Guardai mia sorella che era visibilmente eccitata e si era messa una mano tra le gambe.

Incominciai ad avere fastidio per la prepotente erezione che spingeva dentro i pantaloni e speravo in una mossa risolutoria da parte di mia sorella, forse si sarebbe alzata per andare in bagno a masturbarsi, io l’ avrei seguita e avrei potuto ……. cavolo ! stavo diventando un maiale !
Non si mosse, mi guardò, mi sorrise provocante ma rimase seduta.
“Stronza !” pensai “Fino a ieri avresti pagato per scoparmi e ora che ne ho bisogno io stai ferma come un ciocco !”
Dopo una decina di minuti mio zio venne (me ne accorsi dall’ espressione che prese in volto) e mi incuriosì pensando a come mia madre avrebbe eliminato le tracce della sborrata, ma non mi ci volle molto a capirlo.

Si portò il fazzoletto alla bocca, coprì la mano e leccò tutto con cura.
Il gesto mi richiamò alla mente la mattina precedente, quando mia sorella mi scoprì mentre mi masturbavo.
“Ma guarda, madre e figlia hanno gli stessi modi … sarà colpa del DNA ?” pensai
La scena mi aveva veramente eccitato al massimo e mia sorella continuava a rimanere seduta.
Chi si alzò per prima fu mia madre che si diresse verso la cucina, solo allora mia sorella si alzò dicendo: “Ti do una mano a sparecchiare mamma” e mi lanciò un’ occhiata come per dirmi “Ti ho fregato !”; mio zio si alzò in un secondo momento per andare al bagno.

Mi alzai anche io portando in cucina le ultime cose che erano rimaste in tavola e mentre mi avvicinavo sentì mia sorella e mia madre che parlavano.
“Mamma, sbaglio o stavi masturbando lo zio prima ?” disse mia sorella.
“Bhè, si, è da quando siamo ragazzi che facciamo questo giochetto: lui si siede a fianco a me, mi struscia un ginocchio contro la gamba ed io capisco che vuole una pugnetta.


“Però ! ma dovunque siate ?”
“Si, lo accontento sempre …. una volta lo abbiamo fatto al teatro, un’ altra in un taxi, anche ad una mostra, ed una volta in treno. ”
“Cavoli ! ma, con papà come fai ?”
Papà non ha mai sospettato nulla e poi mica lo cornifico, mi limito solo ad un divertimento ogni tanto; anche se il pene dello zio mi piacerebbe sentirlo dentro ogni tanto, ha un bell’ arnese sai ?”
“Ho apprezzato mamma, mentre glie lo menavi ho sbirciato sotto al tavolo, è vero ha un bel pisello.


Ma che cazzo di discorsi erano tra una madre ed una figlia ! La cosa mi spiazzava definitivamente: avevo una madre ed una sorella ninfomani che parlavano di cazzi, seghe, voglia di scopare, ritenevano il sesso un divertimento, un gioco.
“Sai mamma, anche Roby ha un pisello niente male, e lo usa anche benino per essere alle prime armi !”
“Come ? ti sei scopata tuo fratello ?!”
“Mi sono divertita !… tutto qui ! mi faceva un sacco di tenerezza: 26 anni e ancora vergine ! mi dava fastidio vederlo masturbarsi davanti ai film porno o in bagno, non ti pare che fosse ora di fargli sapere cosa era una sana scopata ?”
“In effetti, meglio con te che con una puttana ! Mi ero accorta delle sue seghe mattutine e mi ero riproposta di insegnargli qualche giochino per iniziarlo alle gioie del sesso”.

Mia madre non era per niente sconvolta dalla notizia che io e mia sorella ce la spassavamo e per di più mi avrebbe voluto fare scoprire di persona cosa significasse scopare !
Ero realmente sconvolto, sapevo delle voci che correvano su mia madre, ma non gli avevo dato molto peso “La gente appena vede una bella donna che si abbiglia in maniera sexy, la etichetta subito come puttana” avevo sempre sostenuto.
Mi feci coraggio ed entrai in cucina con i piatti in mano, mia madre e mia sorella si guardarono e si scambiarono un risolino di complicità, Sistemammo la cucina, poi mia madre si allontanò dicendo che andava a fare un risposino.

“Hai sentito vero ?” mi disse Linda
“Si che ho sentito ! sono sconvolto”
“Ora che siamo soli ti posso confessare un segreto: la prima scopata l’ ho fatta con mamma, lei mi ha insegnato a farlo, ecco perché siamo così in confidenza da quel punto di vista. ”
Cazzo che notizia, Mia madre aveva insegnato a scopare a mia sorella ?!
“Ma … ?!”
“Si ! Mi ha spiegato cosa accadeva e poi mi ha rimorchiato un collega di papà … ancora oggi ci divertiamo tra noi femminucce !! ma credo che anche tu comincerai a fare parte integrante delle nostre feste! Prometti mooolto bene!”.

Avevo bisogno di riflettere mi misi il cappotto ed uscì, non sapevo cosa fare, ero eccitato e confuso al tempo stesso, vagavo senza una meta precisa, avevo anche pensato di pagare una prostituta ma non ebbi il coraggio, decisi di rientrare a casa.
Mia sorella era nella sua camera intenta a leggere un libro, di mio zio e mia madre nessuna traccia.
Andai in cucina a prepararmi una cioccolata calda quando sentì dei rumori provenire dal garage, mi avvicinai alla porta ed aprii lo spioncino.

Nel garage c’era mio zio intento a sistemare un vecchio frullatore che non usavamo più da anni.
Entrai per comunicargli l’ inutilità della sua premura.
“Ciao zio, non ci sprecare tempo ed energie, lo dobbiamo buttare quel ferro vecchio”
Mio zio saltò per aria appena mi vide.
“Mi hai spaventato ! a dirti la verità non avevo alcuna intenzione di ripararlo, stavo solo cercando di ammazzare il tempo in cerca di vecchi ricordi.


“Hai visto la mamma ?”, gli chiesi
“E’ andata a comprare …. il caffè, si era accorta che era finito. ” Lessi nella sua voce un certo nervosismo.
“Capito, buon divertimento col ferro vecchio allora, io mi vado a gustare la cioccolata. ”
Me ne tornai in cucina e mi versai il cioccolato nella tazza e mi misi a ciondolare per la stanza con la tazza in mano quando sentì la voce di mia madre che rientrava nel garage.

“Eccomi, li ho trovati, ma in una tabaccheria, sono dovuta andare in un quartiere dove non mi conoscessero. ” , le sentì dire.
“Perché tutte queste precauzioni ?”
“Nel quartiere tutti sanno che mio marito non c’è, e se mi vedono comprare dei profilattici ….. insomma ci vuole poco a capire … no ? Soprattutto con le voci che girano su di me. ”
“Hai ragione, ma adesso cominciamo ! è da quando siamo ragazzini che aspetto !”
Cazzo ! mia madre aveva concesso a mio zio la fica ?!
Corsi in camera a dirlo a Linda la quale non si fece pregare e scese con me in cucina di gran lena.

Appena arrivati ci mettemmo ad ascoltare.
“Io, veramente, Carlo … non saprei se facciamo bene !”
“Adesso che fai la santarellina ? Ti sei fatta inculare da mezzo paese quando eravamo ragazzi ! Che hai ora ? Ti sei dimenticata come si fa ? O sei fuori allenamento e ti si è stretto il buco ?”
Cacchio, allora non gli dava la fica ma il culo ! Lo spettacolo sarebbe stato unico !
Mia sorella si stava già accarezzando i seni ed i capezzoli spingevano imperiosi contro il maglioncino ! Ci guardammo per un attimo, complici e voyeur.

Io avevo iniziato un lentissimo massaggio al mio pene, che ormai era duro come la roccia e mi faceva addirittura male per l’ erezione.
“Dai, mettimi il preservativo come sai fare tu !” disse mio zio tirando fuori dai pantaloni un bigolo incredibile: lungo e grosso che strappò un “wow” di apprezzamento a mia sorella (ci avreste giurato, vero ?).
Mia madre scartò un profilattico e se lo portò alla bocca, poi si inginocchiò e cominciò a srotolarlo con le labbra sul pene dello zio.

Mentre eseguiva l’ acrobatica inguainatura cominciò lentamente ad alzarsi la gonna, scoprendo un paio di cosce ancora ben fatte e fasciate da un paio di collant neri che riflettevano la luce come fa la seta.
Mio zio la alzò prendendola dalle spalle, la fece girare poggiandola al cofano della macchina che era parcheggiata in garage e cominciò ad abbassarle sia le mutandine che i collant fino a metà coscia.
“Hai visto che bel culo che ha la mamma ?” mi disse mia sorella che nel frattempo aveva cominciato lentamente a masturbarsi.

“E’ vero, ha un culo da favola !” dissi io.
Nel frattempo mio zio aveva poggiato la punta del pene sul buchino della mamma e cominciava a spingere tra gli urli ed i gemiti di quest’ ultima visibilmente eccitata.
Dopo un paio di spinte, il pisello dello zio penetrò completamente nel sedere di mia madre la quale cominciò a muoversi come solo la migliore delle puttane sa fare.
“Guarda che brava la mamma !” disse Linda “dimmi la verità, ti piacerebbe farle il servizietto come sta facendo adesso lo zio vero ?”
Io ormai avevo tirato fuori il pene e mi stavo masturbando molto lentamente, quasi seguendo il ritmo dell’ inculata che si stava proponendo ai miei occhi.

“Si, si Linda, mi piacerebbe, vorrei tanto sfondare il culo a mamma ! Mi piace il suo culo !”
Ormai non connettevo più, i miei ormoni erano in un tale subbuglio che il grado di parentela era annullato dallo stato emotivo in cui mi trovavo.
Presi mia sorella per i fianchi, le alzai la gonna e le piantai il pene nella fica che era un vero lago di umori.
La mamma urlava, lo zio rantolava di piacere.

“Che bel culo caldo che hai ! Quanti te lo hanno messo qui dentro ? dai dimmelo quanti !”
“Tanti Carlo, tanti, anche il garzone del bar, se ti interessa, quando mi porta il caffè vuole sempre come mancia il mio culo ! E adesso anche mio fratello ! Spaccami, porco, sbattilo dentro più forte ! Fammi sentire le palle sulla fica !”.
“Senti com’è porca la mamma Linda ! ecco perché il ragazzo del bar viene sempre con piacere a casa ! E’ la mancia che gli interessa.

” Dicendo questo sentì delle contrazioni fortissime e venni nella passera di Linda che ormai non si reggeva più sulle gambe.
Mio zio venne dopo un paio di minuti tra urli e incitamenti di mia madre che sbrodolò dalla fica una quantità di umori da non credersi.
Io e Linda ci ricomponemmo ed andammo verso le nostre camere (eravamo troppo sconvolti dall’ eccitazione per nasconderlo).
Quando scesi al piano di sotto mia madre era sola ed io mi misi a sedere accanto a lei.

“Senti mamma, io avrei da dirti una cosa”
“Dimmi piccolo, cosa c’è ?”
“Sai, dopo pranzo io mi sono preparato una cioccolata”
“Si, ho visto la tazza sporca in cucina …. tutto qui ? Hai quella faccia seria solo perché hai bevuto della cioccolata ? Alla tua età mica ti devo dire io cosa devi o non devi bere, mi pare che sei grande abbastanza per decidere da solo !”
“No ! no, mamma, non è questo, è che mi sarei trattenuto a bere mentre…hem… si mentre … insomma…”
“Haaa, hai visto me e lo zio che ci divertivamo in garage ?”
“S..ss…si ! E me lo dici così ?”
“E come dovrei dirtelo ? Ci stavamo solo divertendo un poco, mica abbiamo ucciso nessuno !”
Quelle parole mi spiazzarono, in quella casa il sesso era considerato un “passatempo” con chiunque fosse fatto.

“In effetti non hai tutti i torti mamma, vi siete divertiti parecchio però”
“Hmm …. si lo zio è proprio bravo! Tu piuttosto che facevi mentre io e lo zio ci divertivamo?”
“Hem… ero eccitato e anche Linda lo era”
“Anche Linda era li con te ? ma siete due impiccioni, non si può neanche prenderlo in culo in pace che voi siete li a spiare !” e scoppiò in una fragorosa risata che io assecondai (in effetti in quel clima la battuta non era male).

“Ma dimmi una cosa, non facciamo che per caso data la comune eccitazione ti è scappato il pisello dai pantaloni e per sbaglio si è infilato nella fichetta di tua sorella e lei abbia anche gradito?”
“bhè, insomma…io…io…veramente…. un poco” dissi imbarazzatissimo.
“Solo un poco ? Mi deludi ! Guarda che non gli fai mica male ! Tua sorella è una troietta niente male ! Lo sa prendere bene e poi ha una certa esperienza, tutta merito mio modestamente.

” Aggiunse con fierezza.
“Lo so, Linda mi ha detto che tu ….. ”
“Le ho fatto fare un bel po’ di pratica”
“Ma come ?”
“E va bene curiosone, per esempio la prima volta io e Linda andammo a prendere papà in ufficio, erano quasi le due ed erano rimasti in pochi al lavoro. A Linda è sempre piaciuto un collega di papà che ha circa quarant’ anni, ed in effetti ha un bel fisico ed è un bell’ uomo, non ti nascondo che anche io un paio di volte ci ho fatto un pensierino.

Comunque, eravamo nell’ ufficio di papà sedute sul divano ad aspettare che papà finisse una riunione, vidi che tua sorella aveva lo sguardo puntato su quell’ uomo, allora le consigliai di scoprire un po’ di più le gambe per mostrare il pizzo delle calze se voleva attrarre la sua attenzione e dopo chiamai il collega di papà. Lo intrattenni un poco parlando del più e del meno notando che il suo sguardo si posava con insistenza sulle cosce di tua sorella.

Dopo un paio di minuti mi allontanai con la scusa di andare in bagno. Per farla breve tua sorella si è fatta scopare da quel maschione nell’ ufficio di papà. ”
La storia mi aveva eccitato parecchio e la mamma se ne accorse.
“Ma, Roberto, ti sei eccitato ? Povero piccolo, forse non dovevo raccontarti questa storia mi devo fare perdonare ! Cosa vorresti che ti facesse la mamma ? Sono brava sai, so fare un sacco di cose! Vediamo te lo prendo in mano ? o preferisci la bocca ? Non ti offro il sederino perché ancora mi brucia, ma in compenso ho una passerina niente male ! Ti va di provare ?” e dicendo questo cominciò ad alzarsi la gonna.

La cosa mi sconvolgeva, mia madre si stava offrendo, le avrei potuto dire qualsiasi cosa in quel momento, avrei potuto persino scoparla ma mi alzai e me ne andai in camera mia.
La lasciai sul divano e notai nei suoi occhi uno sguardo che mi sembrò di delusione.
Ripensai tutto il giorno a quello sguardo, cercavo di capire cosa volesse dirmi con quegli occhi azzurro mare, ma non riuscivo a capirlo.

Uscì dalla mia stanza pronto a chiederlo direttamente a lei e mi diressi verso la sua camera, bussai alla porta e lei mi disse di entrare.
Si stava vestendo, aveva in dosso un vestito rosso che la fasciava in maniera divina mettendo in risalto tutte le sue curve, la scollatura era molto ampia e mi permetteva di notare l’ assenza del reggiseno e lo notai ancora di più quando si chinò in avanti per cercare nel portagioie una spilla.

Aveva dei seni magnifici, con le areole larghe ed i capezzoli tondi e grossi.
“Che cosa guardi !? porcellino ! Le tette della mamma ?”
“No!… no mamma scusami ! è che … niente lascia perdere !”
“Mettiamo fine a questo strazio per il tuo povero pisello ! Mi metto una spilla per chiudere la scollatura, anche per evitare che qualcuno, al cinema, mi violenti … no?”
“Si, infatti è meglio ! Ma, ma, quale cinema ?” aggiunsi io ancora inebetito.

“Ha, già, dimenticavo, andiamo al cinema, io e te ! Ma tu cosa volevi dalla mamma ? Dovevi chiedermi qualcosa ?”
“No, no mamma nulla, vado a prepararmi !”
“Aspetta un attimo solo, dammi un consiglio, che calze metto con questo vestito ?”
Dicendo questo aprì un cassetto pieno di calze di ogni tipo ne prese tre modelli e li posò sul letto come per mostrarmi un campionario e mi rifece la domanda.

“Allora ?! Quali metto?”
Indicai un paio di autoreggenti talmente velate da sembrare quasi invisibili; lei le prese e cominciò ad indossarle con fare malizioso.
“Però, sei un buongustaio in fatto di calze ! Hai scelto le più costose sai ? Devo portarti con me la prossima volta che le vado a comprare, sono sicura che ti divertirai”.
Mi richiusi la porta alle spalle e mi andai a vestire.
Uscì dalla mia stanza vestito e profumato, mia madre era già giù che mi aspettava.

“Hei, tiratardi che non sei altro, se non ti sbrighi perdiamo anche l’ ultimo spettacolo. ”
“Eccomi mamma, sono pronto, possiamo andare, ciao Linda ci vediamo più tardi”
Mia sorella mi spiazzo completamente dandomi un bacio con la lingua che mi lasciò senza fiato.
“E a me niente ?” disse la mamma mentre si avvicinava a mia sorella.
Si sorrisero e cominciarono a limonare come due vacche, mia sorella allungò una mano sotto la gonna e la mise tra le cosce di mia madre che emise un sospiro di godimento.

“Wow, mi devo rimettere il rossetto adesso” disse la mamma.
Io ormai ero in totale stato di catalessi e la mia erezione era terribile, le gambe mi cedevano, avevo capito che quella non sarebbe stata una serata normale.
Arrivammo al cinema e, pagati i biglietti, ci accomodammo in sala, non c’era molta gente: un signore sulla cinquantina nella terza fila, una coppia di ragazzi nella stessa fila in cui eravamo io e mia madre e una anziana signora in prima fila.

“La crisi del cinema !” disse mia madre ridendo ed io insieme a lei.
“Perché non mi vai a prendere qualcosa da bere Robertino ?”
“Vado subito mamma”
Le presi un chinotto che sapevo tra le sue bibite preferite.
Tornai in sala mi accomodai sulla poltrona alla sua sinistra e le porsi il chinotto ma notai che il signore della terza fila si girava spesso a guardarla.
Capì solo dopo qualche istante il motivo di quegli sguardi insistenti: mia madre aveva tolto la spilla dal vestito e quindi la sua scollatura concedeva un vasto panorama e pergiunta aveva preso a succhiare quella cannuccia simulando un bocchino; stava sbocchinando un chinotto ! era il massimo !
Si spensero le luci e la proiezione cominciò.

Durante il primo tempo mia madre mi si avvicinò e mi sussurrò all’ orecchio: “Roby, c’è uno che mi ha messo una mano tra le cosce”.
Mi girai leggermente, giusto per osservare cosa stesse accadendo con la coda dell’ occhio, e vidi che il signore della terza fila si era spostato ed adesso sedeva accanto a mia madre, muovendogli la mano in mezzo alle gambe.
La cosa più strana e che mia madre cominciava ad emettere dei soffocati mugolii di piacere.

Stavo cominciando a sentire il solito turbamento e la solita prepotente erezione.
Mia mamma era li, accanto a me, e tra le cosce aveva la mano di un prefetto sconosciuto, provandone piacere.
”Cavoli se ci sa fare !” mi disse “Mi sta facendo sbrodolare la passera” e dicendo questo mi afferrò con prepotenza il pene attraverso i pantaloni.
Ebbi un sussulto misto ad un immenso piacere, soprattutto quando gli sentì dire: “Quasi, quasi me lo porto in bagno!” ma non si riferiva al tizio seduto accanto a lei, ma al mio pene.

Infatti richiuse le gambe, allontanò con fermezza il suo occasionale vicino e, presami la mano, mi tirò verso il bagno del cinema.
Richiuse la porta alle sue spalle e la bloccò con il fermo di sicurezza, mi appoggiò spalle al muro e mi disse : “ Ti piace la tua mammina troia ? Adesso la mamma te lo prende in bocca e se sarai bravo ci faremo una scopata memorabile … forza, tiralo fuori, fai vedere alla mamma come sei cresciuto!”.

Ero in un tale stato di eccitazione che non mi resi conto dell’ imminente atto i****tuoso che stavamo per compiere.
Tirai fuori il mio pisello, ormai dolorante e gonfio, lei non disse una parola, lo guardò con gli stessi occhi che può avere chi vede una pietanza dopo un mese di digiuno, si inginocchiò e lo prese con la bocca cominciando uno dei pompini più belli della mia vita.
Le uniche cose che sentivo in quel bagno erano i suoi risucchi osceni ed i mugolii di piacere che emetteva ogni volta che si rialzava per prendere fiato (cosa che accadeva molto raramente), sentivo lo sperma salire dalle palle con insistenza e credo che lei se ne accorse, infatti mi strinse il pene alla base e diede un risucchio più forte degli altri.

Proruppi in una interminabile serie di schizzi nella sua gola e ad ogni schizzo corrispondeva un suo gemito di piacere.
Non sprecò una goccia del mio seme ingoiando tutto e dicendo: “Sa di buono, hai un cazzo magnifico, ti ho fatto proprio bene, ma ti voglio sentire dentro, ho la passera in fiamme ! Perché non spegni il fuoco col tuo idrante ?!” e dicendo questo cominciò ad alzare in vita il vestito e ad abbassare gli slip alle caviglie.

Si appoggiò con le mani ad un cesso pensile, divaricò oscenamente le cosce, si allargò la fica con due dita e mi disse : “Ti piace la passera della mamma ?”
“Si, si mamma, è stupenda, sembra di velluto!”
“E allora che aspetti ? Sei o no un maschietto ?”
Ero bloccato, le gambe non rispondevano ai comandi del mio cervello, avevo davanti a me una passera aperta eppure non riuscivo a muovere un passo, sapevo che era la fica di mia mamma, non di una donna qualsiasi e questo mi bloccava.

“Hei, piccolino, che hai ? Sei spaventato perché sono la mamma ? Magari se fossi una troietta qualsiasi mi avresti già sfondata ! Dico bene ?”
“Si mamma, io … io … ecco, non ci riesco ! Porca puttana, sei mia madre !”
La mamma si ricompose, tirò su gli slip e mi abbracciò, potevo sentire il calore del suo corpo, un calore non di madre ma di femmina. Aveva le guance arrossate ed il rossetto sbavato dal bocchino che mi aveva appena fatto, con un dito le tolsi una sbavatura dal labbro inferiore, lei capì, si abbasso la gonna e si diete una ritoccata al trucco.

“Non mi hai voluta scopare, mi rendo conto delle tue paure (che ti farò superare) ma non puoi lasciarmi in queste condizioni”.
Si mise una mano sotto la gonna, armeggiò un poco con gli slip e tirò fuori le dita completamente grondanti di umori profumati.
“La mamma sta scolando, mi sono eccitata da matti e adesso devo fare qualcosa per farmi passare la voglia che mi hai fatto venire con quel pompino”.

Ero terrorizzato dall’ idea che potesse scoparsi chiunque avesse incontrato (ne era capace a freddo, figuriamoci con quella smania che aveva adesso).
“Va bene mamma, allora io me ne torno a casa, ti lascio sola. ” Mi fermò per un braccio con una forza incredibile e, con tono quasi incazzato, mi disse:
“Cosa fai ora ? Torni a casa ? E appena tua sorella ti vede solo cosa le dici ? Che hai lasciato mamma in un cinema a scoparsi lo scopabile perché non hai avuto il coraggio di trobaglierla? Eh no roby, tu ora rimani con me e mi guardi agire, se è il caso e se incontriamo la persona giusta !”.

Era decisamente infoiata alla grande, non conoscevo questo lato della mamma ma avevo come la strana sensazione che mi ci sarei dovuto abituare.
Tornammo a sederci, ma in un’ altra fila, ormai nel cinema non c’era più nessuno, tranne la coppietta che presa da una pomiciata ai limiti dell’ osceno non si era neanche accorta che il film era finito e le luci si erano riaccese.
“Cosa aspettiamo mamma ?”
“Che ti si sgonfi il pisello ! Vorrai mica uscire in strada in quelle condizioni ?!”
Effettivamente ero in uno stato pietoso avevo, ben visibile attraverso i pantaloni, una prepotente erezione in atto che non accennava a smettere.

“Figlio mio ! ma sei incredibile ! Ti ho appena fatto un pompino ed hai ancora il cazzo così in tiro che potresti fotterti dieci donne di fila !”
Dicendo questo mi posò una mano sul pene ed esclamò: “Porc…. ma è durissimo !”
Mi alterai un poco di quelle continue provocazioni le tolsi la mano dalla patta con tanta di quella decisione che credo di averle fatto anche male.
“Cazzo mamma, smettila ! Se continui a fare la troia, come credi che mi passerà questa erezione !”
Mi guardò dritto negli occhi, quasi con odio, si alzò di shitto, mi porse il cappotto e con una freddezza inaudita mi ordinò : “Andiamo !”
Uscimmo dal cinema lei fermò un taxi e tornammo a casa.

Rimase fredda per tutta la sera, la notte la sentì masturbarsi in modo violentissimo mentre sussurrava il mio nome.