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Una sera in piscina

E sempre stata una mia fantasia vederla nuda e magari che facesse qualcosa con altri, pero lei quando a letto fantasticavo su questo si stizziva.
Quella sera pero …..
L’ho accompagnata ad un corso d’aggiornamento fuori citta, la sera un suo collega invito mia moglie, io e gli altri due colleghi presenti al corso a cenare da lui.
Possedeva una bella casa con piscina un bel giardino mangiammo fuori bevemmo un po’ anche mia moglie che di solito non beve mai.

La giornata di giugno era calda e afosa uno dei presenti propose visto il caldo e la piscina disponibile del collega di un bel tuffo per rinfrescarci un po’. Il proprietario disse e lì a nostra disposizione io non parlai mia moglie chiese ma voi avete i costumi?
La risposta fu no ma ci tuffiamo nudi, mia moglie disse ma voi siete matti io nuda con voi tre maschi siete fuori e poi rivolgendosi a me disse tu lo faresti?
Allora delle chiese ma non hai mai fatto il bagno nuda a mezzanotte in spiaggia, lei rispose di no.

Loro dissero be noi lo facciamo e iniziarono a spogliarsi, mia moglie mi guarda perplessa ed io gli dico dai andiamo a rinfrescarci anche noi intanto cosa vuoi che sia vedono due tette e un po’ di pelo e iniziai a spogliarmi, mi tuffai e la invitai a entrare dicendoli che era magnifico, anche i suoi colleghi la invitarono dicendogli di non vergognarsi intanto era fatta come tutta e loro non era la prima volta che ne vedevano una nuda e non si sarebbero scandalizzati.

Mia moglie si verso un altro bicchiere di vino lo beve tutto d’un fiato si alza e inizia a spogliarsi i suoi colleghi esultarono facendogli un applauso dicendogli brava. Io ero già eccitato un po’ confuso era la prima volta che lo faceva ora, era in intimo in piedi a bordo piscina noi in acqua rimase li ferma un po’ poi ….. si tolse il reggiseno e libero la sua terza che si manteneva ancora su nonostante i suoi 37 anni e dalla piscina ci fu un boato di gioia e vidi che anche gli altri erano eccitati c’è l’avevano duro.

Poi si giro dandoci il lato b e si tolse anche gli slip dicendo chiudete gli occhi che entro, naturalmente nessuno chiuse gli occhi, si giro ed entro mi venne vicino e mi diede un bacio, parlammo un po’ ogni tanto gli tiravano un po’ d’acqua ci divertivamo e vedevo che ogni tanto guardava sotto i loro cazzi duri, la cosa mi eccitava parecchio. Giorgio usci dalla piscina e andò a prendere 5 bicchieri e del limoncello co il suo cazzo duro in bella vista mia moglie lo segui con lo sguardo poi Luca disse Giorgio guarda come te lo guarda e lei divento rossa e si appoggio a me io la abbracciai e le toccai le tette gli diedi un bacchio arrivo Giorgio con i bicchieri di limoncino si sedette a bordo piscina giusto in parte a mia moglie con il suo cazzo ancora dritto gli diede il bicchiere mentre Dario si sedette anche lui a bordo piscina e lo sguardo di mia moglie si sposto su di lui non l’avevo notato sottacqua ma aveva un cazzo enorme penso 24,25 considerando i miei 18.

Vide subito mia moglie che lo guardava e gli disse mai visto cosi grande, dopo alcuni istanti a bocca aperta disse no e divento rossa mentre noi scoppiamo in una risata.
I tre colleghi uscirono rimmanemmo noi due dentro lontani da sguardi e orecchie indiscrette gli dissi ti piaccerebbe mettere in atto le nostre fantasie e lei ma sei fuori ma era un sei fuori bo penso non convinto l’aiutai a uscire arrivo Dario li porse l’asciugamano e la scuadro da testa ai piedi dicendogli sei verramente figa, Luca ridendo disse intanto non ti fa un pompino che gli fai i complimenti mia moglie gli fece il dito medio e disse e chi te lo dice che non glielo faccio.

Tutti di shitto mi guardarono e Luca sempre lui disse non lo fa c’e suo marito e io risposi perche se non ci fossi lo farebbe? Lui siiii credimi e penso non solo a lui poi ci girrammo verso mia moglie e…….. stava toccando quel cazzo enorme di Dario io m i bloccai Luca rimase a bocca aperta Giorgio stava arrivando con altri limoncini si fermo davanti a loro poggio il vassoio per terra mentre vidi la mano di Dario toccarle la figa Giorgio si alzo mi guardo un attimo e inizio a toccarle le tette Luca era sempre fermo si giro verso di me verso loro e mia moglie si stava baciando con Dario e Giorgio le stava succhiando le tette allora io mi avvicino a loro mia moglie si stacca con la bocca da Dario Giorgio si ferma lei mi guarda senza staccare la mano da quel enorme cazzo passano alcuni secondi la bacio ci riguardiamo negli occhi vedo ls sua voglia gli prendo la testa tra le mani gli do un altro bacio poi gli guido la testa verso quel cazzo lei lo prende in bocca e inizia un pompino meraviglioso Giorgio le stava rittocando le tette Luca solo in quel momento realizzo penso quello che stava accadendo e esclamo arrivo mentre io avevo gia la lingua sulla sua figa mai sentita piena di umori cosi me la gustai un po poi fecci spazzio a Giorgio vedi Luca succhiarli le tette mentre lei aveva ancora quel cazzo in bocca lo spompinava con tanta passione mai vista io mi sedetti e mi gustai quella scena tanto fantasticata un po.

Poi Luca disse a Dario basta ora godere della sua bocca ora tocca a me lo scanso e infilo il suo in bocca a mia moglie Dario allora scanso Giorgi e infilo la sua lingua in quella figa fradicia d’umori, Giorgio si avvicino a Luca e mia moglie inizio a succhiare due cazzi cosi mi avicinai a loro ora ne aveva tre. Dario si stacco dalla figa con la lingua e la penetro con qun cazzo enorme mia moglie urlo di piacere.

Continuammo un po finche Dario non disse sto venendo allora mia moglie mollo tutto si giro e lo presse tutto in bocca mentre Luca aprofitto del buco libro e infilo il suo cazzo finche non venne il suo momento e sborro sulle sue tette ora cera Giorgio e sborro anche lui sulle sue tette ora infilai il mio mentre a Dario era tornato duro e stava gia rigodendo della sua bocca io gli venni dentro ,lei intanto continuava con quel pompino meraviglioso.

Aveva la sborra che colava dalla sua bella fighetta e andai a leccarla finche Dario non arrivo col suo cazzo lo avicino alla figa mi sfiorro la lingua la penetro di nuovo io l’asciai posto e andai a baciare mia moglie sapeva da cazzi ma era una cosa fantastica. Dario disse vengo pero questa volta mia moglie non si giro lo prese dentro urlando tutto il suo piacere. UN nuovo tuffo in piscina per lavarci l’odore del sesso uscimmo ci rivestiamo salutiamo lasciandoci con ci rivediamo?.

Kevin massaggiatore cubano

Ciao ragazzi,
ancora dolorante per la fantastica festa con i miei amichetti di circa 10 giorni fa’
mi sono concesso qualche giorno di digiuno sessuale, ero davvero arrossato e per almeno 3 giorni non riuscivo neanche ad andare al bagno, mi succede sempre quando esagero con grossi pistoloni.
Dopo qualche giorno torno per il mio appuntamento settimanale dalla mia estetista Gloria
che da qualche anno si occupa del mio fisico facendo di me una gran figa con una pelle vellutata come afferma soddisfatta lei.

In realtà mi ha chiamato chiedendomi di passare per provare un nuovo massaggiatore assunto qualche giorno prima che secondo lei sta risquotendo un discreto successo tra le sue clienti.
Più incuriosito che altro mi reco presso il salone e comincio a fare tutti i trattamenti di routine
mi fanno accomodare in una saletta per massaggi e mi sdraio aspettando il mio turno e socchiudendo gli occhi.
Improvvisamente la mia estetista entra accompagnando una persona che non conosco ma non vedo perchè sdraiato, passati davanti io sollevo la testa e vedo questo bellissimo ragazzo sorridente.

gloria ci presenta e si raccomanda di trattarmi bene e di fare tutto ciò che richiedo, lui sorride dicendo che vedrà di accontentarmi. Detto ciò comincia a massaggiarmi con le sue grandi mani , un massaggio energico, maschio che mi eccita tanto che per due volte chiedo di interrompere. ad occhi chiusi lo immagino nudo che mi massaggia a letto e poi mi scopa dolcemente come piace a me.
Finito il massaggio sono eccitatissimo, lui mi ha anche massaggiato le chiappe facendomi i complimenti per il mio fisico e la mia pelle bianchissima e soffice, io lo ringrazio lasciandogli una mancia e dicendo che non mi dispiacerebbe prendere un cafe fuori dal salone e lasciando il mio numero; spero ardentemente che mi chiami, mi sono innamorato di quella voce, del fisico e del modo gentile che ha di mostrarsi e comportarsi.

Ieri pomeriggio mi squilla il telefono , era Kevin, che piacevole sorpresa, ciao come va? Bene rispondo , tu?
lui mi ribatte: bene grazie, mi avevi chiesto di chiamarti e come vedi?
Sono al lavoro ma se vuoi alla chiusura ci possiamo vedere.
Sono basito, non pensavo di interessargli e invece….
Gli rispondo che sono a casa e non ho impegni, e se vuole possiamo vederci per un aperitivo.

Lui mi ribatte che mi chiama appena finisce e ci risentiamo più tardi.

Sono eccitatissimo, è davvero carino e chissà il resto, mi preparo mettendo roba comoda , non si sa mai. esco e vado all’appuntamento , in centro dove di solito mi fermo per l’aperitivo e dove ho conosciuto gran parte dei miei amanti.
il barman che mi conosce mi lascia sempre il solito tavolo, dico sempre che mi porta fortuna.

Kevin arriva con un pò di ritardo , si accomoda e mentre beviamo mi chiede sei conthai visto che ti ho chiamato?
Pur essendo contentissimo ed eccitato mantengo un contegno sobrio dicendo che comunque mi ha fatto piacere si sia ricordato e propongo un film al cinema, quindi ci alziamo e ci incamminiamo.
Vedo che lui non mi sembra entusiasta e a metà strada cambio idea: perchè non andiamo a casa mia dico
e lui :no , andiamo a casa mia, non mi sento di contraddirlo e lo accontento.

Zona loreto mi dice, viale Monza
mi dirigo verso lindirizzo indicatomi e in 10 minuti siamo a casa sua, piccolina ma molto bella e accogliente.
mi mette subito a mio agio: accomodati, mi dice mentre arriva con una bottiglia di vino bianco e due calici.
versa il vino e brindiamo , poi mi chiede: due minuti che mi cambio scusa
Mentre sorseggio il vino lui arriva con una canotta e un paio di calzoncini aderenti, BELLISSIMO, fisico da paura nerissimo e con due metri di altezza… un grosso mandingo che tra poco……..
Allora dimmi di te ,mi dice, io sono un pò confuso e lui lo sa, magari ha parlato con la mia estetista e lei , che mi vuole bene gli ha chiesto di farmi divertire.

In men che non si dica mi ritrovo il suo braccio dietro che mi avvicina a lui , siamo vicinissimi con i visi e io lo bacio teneramente, lui ricambia avvolgendomi tra le sue braccia, bacia benissimo ed ha un buonissimo sapore
mentre mi bacia mi accarezza dicendomi che tra poco mi farà impazzire.
E’ da quando mi ha massaggiato che non vede l’ora di possedermi. io sono arrapatissimo e gli chiedo: fammi andare in camera che mi spoglio e ti aspetto a letto amore, non avere fretta e alzandomi corro in camera da letto e in 30 secondi sono nudo sotto le lenzuola.

Condom e gel sul comodino, lo chiamo con voce soffusa, caro vieni.
Le luci sono basse e lui arriva nella penombra , si presenta con un grosso cazzo nero di almeno 23 cm. molto grosso almeno 5/6 cm di diametro eretto ,io mi avvicino e lo bacio sulla capela leccando l’apertura e dicendo :piacere di conoscerti spero non mi deluderai!!.
Si sdraia a fianco a me abbracciandomi e baciandomi, mi stringe a se, io allargo le gambe e mi faccio strusciare lo scroto dal suo grosso cetriolo nero che va avanti e indietro, sempre nella stessa posizione mi butto sopra , lui continua a pompare , è cosi lungo che viene fuori come se mi trapassasse.

Lui mi solleva con le sue grosse braccia e mi gira per un 69 , comincia a leccarmi il buchetto avidamente e io altrettanto avidamente comincio a leccare e ciuppare il suo grosso palo nero.
dopo qualche minuto mentre infoiatissimo lo lecco e succhio viene improvvisamente inondandomi la bocca con una quantita industriale di sperma.
Io eccitatissimo la lecco ed ingoio avidamente dicendo: ti è piaciuto allora??
Sei bravissimo ed io sono eccitatissimo, ma non è finita.

Lo credo bene ribatto, metti il condom gli dico mentre mi spalmo il gel nel buchetto avido, lui vuole fare la tua conoscenza, non si accontenta di una leccata e mettendomi nella mia posizione preferita: su un fianco aspetto che il mio amore mi penetri.
AAAhh è davvero grosso piano, fai piano amore è molto grosso.
Sento che quando entra la sua cappella le mie carni si allargano, decidiamo di cambiare gel, lui ne ha uno che usa da tanto che non conoscevo, appena spalmato lui comincia ad entrare , sento un enorme calore, ma niente dolore, lui è dentro e mi pompa lentamente sento tutta la sua grossezza e una goduria come non mai.

mi viene voglia di prenderlo a pecora e gli chiedo di uscire mettendomi in questa nuova posizione,
Dai inculami adesso amore, lui non si fa ripetere l’invito e spruzzando un po di gel mi incula mettendosi dietro di me.
AhHh dai bello esclamo mentre lui mi pompa , che bello, che grosso, come sono troia.
Sento che lui è eccitatissimo, si butta a pancia in aria e mi mette su di lui, e mi incula a smorzacandela
E’ bellissimo lui pompa velocemente ormai il mio culo lo ospita senza problemi, sto godendo cosi tanto che vengo sul suo petto, vengo sospirando e baciandolo in bocca con la sua lingua annodata alla mia
lui senza uscire mi gira su un lato e continua ad incularmi stringendomi a se finchè non viene spruzzando all’interno del condom nel mio culo.

Non ti fermare amore gli sussurro, non ti fermare sto per godere lui indemoniato continua finche non vengo nuovamente , quasi svengo dal piacere.
Lui estrae il suo cazzo e me lo infila in bocca, io succhio avidamente per ripulirlo mentre lui mi lecca il mio buchetto seviziato dicendomi che non aveva mai scopato una troia come me e che vuole rivedermi e conoscermi meglio.
Poi cadiamo esausti e dormiamo fino alla mattina dopo.

.

Tre per me

Ciao cari
Eravamo rimasti che in visita ai miei amici avevo assaggiato il cuginetto giovane che mi ha dato un saggio della sua bravura.
Ero comunque tornato per levarmi una voglia che gia da tempo ho sperando che i miei due amichetti mi aiutino ad esaudire questo desiderio.
E’ da tempo infatti che mi piacerebbe ricevere due cazzi nel culetto simultaneamente.
Alcune amiche con le quali ha parlato al riguardo sostengono che se i partners sono in gamba con la doppia anale si gode molto di piu’ che con uno nel culo ed uno in figa.

Io sono. Entusiasta di provare con i miei due nuovi amici.
Sono nella loro casa sdraiato ed abbracciato al loro cuginetto e vedo che rientrano sorridenti, ti sei annoiato con il mio cuginetto?
No anzi abbiamo passato un’ora fantastica rispondo mentre mi alzo e li vado a baciare, un bellissimo intermezzo.
Dai adesso pranziamo , poi avremo modo di parlare mi risponde Bonifax mentre comincia a preparare un succulento profumato cous cous.

Chiedo un telo da bagno perche’ vorrei fare una doccia ma devo dire la verita’ sono eccitato , Sedrick mi indica il bagno dicendomi che mi allunga lui il telo.
Entro e comincio a lavarmi, mentre mi insapono sento una presenza alle spalle, e’ Sedrick che miguarda affascinato dicendomi che sono un gran pezzo di gnoccone e che lo sto eccitando ; io sorrido e gli dico : accomodati amore , lui non se lo fa ripetere e tirati via i calzoncini , era gia a petto nudo, questo gigante peloso entra nella doccia e comincia a sbacciuchiarmied a d insaponarmi insinuando le sue mani giganti nelle mie parti intime.

E’ alle mie spalle e mentre si muove sento il suo enorme palo nero che mi struscia all’interno delle coscie.
E’ veramente grosso ed io mi allargo ed inclino per poterlo accoglierenel migliore dei modi , lui continua a strusciarsi la cappella sul mio orifizio desideroso che ancora dilatato dalla precedente penetrazione aspetta l’intrusione del grosso citriolo infuocato.
Mi manca quasi il respiro tanto sono eccitato , lui mi bacia il collo con ardore e mi strizza i capezzoli durissimi sento che mi spalma mentre sono avvinghiato allo spruzzatore quallcosa , sembra crema, scoprio’ poi essere bagnoschiuma e allargandomi con le due mani mi penetra , io sono gia dilattato ed entra agevolmente comincia a pomparmi sollevandomi in peso, lui e’ piu alto e forte , mi brucia mentre lui mi incula ma sto godendo come un matto , improvvisamente lo estrae e mi gira prendendomi su di se in braccio per poi ri incularmi da davanti mentre mi spinge veso il muro.

Ci baciamo, io stringo e accarezzo i suoi possenti muscoli e vengo sulla sua pancia in un bellissimoorgasmo anale , lui continua a pompare velocemente finoa che non sento un enorme spruzzo copioso dentro di me.
Anche lui e venuto inondandomi il culo , lo estrae ancora duro mentre mi inginocchio per rendere omaggio a quel bellissimo cazzone nero che mi ha mandato in estasi cominciando a leccarlo e ciupparlo per bene.

Abbiamo poi finito di lavarci per bene.

Luca e la sottomissione di Cinzia

Sono fermo in un Autogrill del GRA in attesa di conoscere quella che negli ultimi tre mesi è stata la mia schiava virtuale e cioè CINZIA.
È tutto iniziato per gioco quando ho letto un suo racconto basato sulla sottomissione e le ho fatto i miei complimenti chiedendole, allo stesso tempo, se potevamo provare a scriverne uno a quattro mani.
All’inizio lei non mi ha neanche risposto ma dopo una settimana, quando ormai ero sicuro del suo silenzioso rifiuto mi ha risposto dicendomi che la mia proposta la stuzzicava ma che non sapeva come fare.

“sono una principiante”
mi scrisse senza specificare, tra l’altro, se intendeva come scrittrice o come sottomessa
Devo dire che anche io ero inesperto, forse meno di lei, per quanto riguardava lo scrivere ma avevo già fatto delle esperienze come master.
Di getto ho risposto alla sua mail per ringraziarla della risposta e dicendo che fare una prova non le sarebbe costato nulla e che se voleva la “nostra” storia poteva tranquillamente rimanere tra noi senza pubblicarla.

“Io sto cercando una donna con cui divertirmi, permettimi il termine, non realmente bensì virtualmente. Non pretenderò prove o altro. Pensavo di vivere una storia insieme a te. Io scriverò alcuni racconti e tu li seguirai per descrivere le tue sensazioni, i tuoi pensieri, i tuoi piaceri e i tuoi dolori. Se vuoi potremmo inventare due personaggi o descriverci intanto chi mai saprà se quello che scriviamo è reale o meno. Inoltre se non pubblichiamo il “lavoro” nessuno saprà mai nulla di tutto ciò.


“si, potrebbe essere interessante. Possiamo provare ma senza impegno! Però, scusami la domanda offensiva ma te la devo fare, chi mi assicura che tu non pubblicherai mai nulla?”
“Bhè, oltre a dire che il sospetto potrebbe essere reciproco, devo risponderti che ci vuole fiducia. In fin dei conti questa è alla base del BDSM (almeno per me). La sottomessa ha fiducia nel suo master perché sa che lui non supererà mai i limiti prefissati e che avrà sempre il controllo della situazione.

Il master invece sa che la sottomessa utilizzerà la parola di sicurezza con tranquillità, senza nessuna remora o paura, e quindi avrà la tranquillità necessaria per dirigere il gioco. “
Dopo qualche altro scambio di mail, dove prendemmo la decisione di inventare due personaggi mantenendo però i nomi reali (CINZIA e LUCA), aver ricevuto la descrizione del suo corpo virtuale, arrivò il momento di iniziare.
La cosa più importante dell’accordo era che il racconto non sarebbe stato pubblicato se non dietro in consenso di entrambi e che erano ammesse, logicamente, consigli e/o critiche sul lavoro altrui per meglio vivere la storia.

I racconti dovevano essere di una giusta lunghezza e che, possibilmente, avremmo tenuto uno scambio di mail giornaliero per coltivare la nostra amicizia.
L’unica cosa che le chiesi era quella di immedesimarsi il più possibile con il suo personaggio e “per aiutarla”, ma sinceramente soprattutto per togliermi una soddisfazione, pretesi un saluto dalla mia sottomessa ogni mattina. Sarebbe bastato un semplice “Ciao Sir” (lo preferisco a master) per sentirmi più importante.
Il momento più difficile fu scrivere le prime parole per creare un prologo alla nostra relazione virtuale.

Ci siamo conosciuti tramite un’amica comune che è all’oscuro delle nostre vite segrete. Nessuno può dire chi sono io realmente se non quelle che sono state le mie sottomesse, LUISA e PAOLA.
Non ne ho avute altre anche quelle che si erano preposte successivamente non erano altro che perditempo. Infatti mi è bastato il primo incontro con loro per capire che erano solamente donne curiose, magari anche vogliose di imparare, che non avrebbero mai accettato di sottomettersi realmente a qualcuno.

Quella che per loro era timidezza, segno di possibile sottomissione, per me era tutt’altro. Infatti alle prime parole, ai primi semplici comandi, il loro sguardo tradiva quello che pensavano in quel momento. Ogni volta le ho ringraziate e salutate dicendole, per il loro bene, di pensare bene alle loro scelte. Di ponderare il tutto cercando di ragionare e di non mentirsi. Ho rilasciato a tutte il mio cellulare per chiamarmi dopo averlo fatto e nessuna, come era chiaro fin dall’inizio, mi ha più chiamato.

Questo fino a quando non ti ho incontrato in quella festa e sono rimasto colpito da te, dal tuo corpo, altezza normale con un gran seno ed un culo perfetto, leggermente sovrappeso, occhi marroni chiaro, sempre in movimento alla ricerca di un qualcosa che sembra non trovi mai, attenti a tutto quello che succede nei tuoi dintorni, ma pronti ad abbassarsi quando incroci lo sguardo di qualcun’altro.
Quella sera mi sono a giocare con te guardandoti fissa e vedere le tue reazioni.

Ad un certo punto sei arrossita e non hai più guardato dalla mia parte. Mi sono avvicinato a te rivolgendomi alla nostra amica comune per chiederle di ballare. La pista era piena di gente che ballava fuori tempo e che, tra le continue risate, si urtava continuamente.
Lei era bella come sempre ma tutta la comitiva sapeva che non era interessata a flirt perchè felicemente accompagnata con quella che per un lungo periodo era stata la sua miglior amica.

Quindi non se la prese quando le chiesi qualcosa di più su di te.
Mi disse che non ti conosceva da molto, che eri single ma non alla ricerca, e che ti vedeva “strana” ma senza sapersi spiegarne il motivo. Sicuramente però non eri lesbica, altrimenti lo avrebbe capito subito. Le chiesi se sapeva dove abitavi e lei me lo disse con un sorriso tra le labbra augurandomi buona fortuna.
Quando tornammo al tavolo mi sedetti al mio posto e ripresi a guardarti senza mai rivolgendoti la parola.

“Accidentalmente” le nostre mani si sfiorarono quando prendemmo la bottiglia dell’acqua al centro della tavola. La tua shittò all’indietro come se colpita da una scossa elettrica, lasciandomi padrone della bottiglia. La presi e te ne versai un bicchiere prima di versarla nel mio. Tutto questo in assoluto silenzio con i tuoi occhi abbassati verso terra.
“sì” mi dissi “potrebbe essere quella giusta”
Dopo un po’ salutai e me andai.
“Casualmente” ci incontrammo il giorno successivo sotto casa sua.

Notai il suo sguardo sorpreso quando mi vide, lessi la sua volontà di tornare indietro, di far finta di non avermi visto, ma non te ne diedi possibilità.
“Ciao Cinzia”
“oh ciao Luca” mi rispondetti guardandomi negli occhi per un secondo prima di abbassarli “come mai da queste parti?”
“ti stavo aspettando” risposi tranquillamente
“mi … mi stavi aspettando? Perchè?”
“si ti stavo aspettando ed il perchè lo sai altrimenti la tua reazione non sarebbe stata quella di arrossire bensì quella di alterarti”
il suo silenzio mi disse che avevo fatto centro.

“Ora ho fretta e non posso fermarti. Ti lascio il mio cellulare. Se sei interessata, e se non ho sbagliato, mi chiamerai altrimenti puoi benissimo buttare il biglietto da visita e .. addio”
Inviai una mail a CINZIA dicendole che volevo fare le cose con calma e che attendevo al sua risposta e che speravo di non averla delusa.
Mi chiamo Cinzia ho ventotto anni e sono single. Questo non perchè mi manchino le occasioni, anche se in verità non tantissime, di uscire con qualcuno ma perché non ho ancora trovato l’uomo giusto.

Sono sempre stata timida ed ho bisogno di un uomo che sappia guidarmi e amarmi. A dirla tutta in questo momento sento il bisogno soprattutto di una guida. Lo so che molte non capiranno il mio pensiero, e non dico che sbaglino, ma sono giunta alla conclusione che non mi interessa. Almeno in questo sono ferma e sicura.
Questo è il motivo per cui declino tutti gli inviti che ricevo da parte di coloro che hanno in mente solamente una cosa.

Io amo il sesso, come tutti, ma per me deve essere particolare e non una scopata e via.
Il sesso comprende l’autorità che trovo solamente nell’uomo che si dimostra superiore a me. In tutto.
Questo l’ho scoperto da poco tempo e da allora è così. Cerco sempre di trovare il mio SIR ma non ce ne sono poi tanti. Si leggendo racconti nei siti erotici sembra che ce ne siano migliaia e migliaia ma quella è solamente fantasia.

L’altra sera sono andata a cena con la mia amica FRANCESCA per festeggiare il suo compleanno. La sua compagna (sì, lei è lesbica) non era potuta venire a causa di un imprevisto ma mi ha dato la possibilità di parlare con qualcuno in mezzo a tutti quei sconosciuti.
Solamente un nome mi è rimasto impresso, quello di Luca, perchè è veramente un bellissimo ragazzo che non passa inosservato e che, logicamente, mi ha colpito.

Durante la cena lui sedeva quasi di fronte a me e molte volte ho visto il suo sguardo che mi scrutava. All’inizio la cosa mi dava fastidio ma poi mi sono sentita quasi eccitata da quei sguardi. Sono arrossita e, con la scusa di vedere quelli che ballavano, ho cercato di non guardare più da quella parte. Ma il suo sguardo lo “sentivo”! La pelle della mia faccia bruciava sotto quegli occhi fissi su di me ed io mi sono accorta solamente alla fine che ero eccitata e che non avevo fatto altro che guardare per terra.

Ad un certo punto ho allungato la mano per prendere una bottiglia d’acqua e … ho sentito una scossa quando la sua mano ha toccato la mia! Gentilmente mi ha versato un bicchiere d’acqua ed io non ho avuto il coraggio o la forza di berlo. Avevo sete ma non riuscivo a bere. Mi sentivo sottomessa a questo sconosciuto senza averci parlato se non quando ci hanno presentato.
“Piacere Cinzia” “Piacere Luca” queste sono state le sole due frasi che ci siamo scambiati in tutta la serata.

Quando è andato via sono rimasta delusa ma cosa mi aspettavo?
Con lui è scomparsa anche l’eccitazione e la voglia di rimanere così dopo una decina di minuti ho salutato anch’io. Sinceramente speravo quasi di vederlo fuori dal locale in attesa di me, ma logicamente questo succede solamente nei film e nei sogni.
Oggi mentre tornavo a casa ho visto un ragazzo fermo davanti al portone di casa mia che sembrava stesse in attesa di qualcuno.

In quel momento lui si girò e … sono rimasta a bocca aperta nel riconoscere Luca. La mia testa è stata infestata di pensieri di diverso tipo, dal girarmi e tornare indietro, far finta di non averlo riconosciuto oppure correre tra le sue braccia. Mentre pensavo però ho continuato a camminare a testa bassa e me lo sono trovato quasi di fronte. Avevo deciso di tirare dritto facendo finta di non averlo visto quando lui mi salutò
“Ciao Cinzia”
“oh ciao Luca” risposi alzando la testa per un fugace sguardo “come mai da queste parti?” gli chiesi mentre lottavo con me stessa per non far notare l’eccitazione che si stava impossessando di me
“ti stavo aspettando” me rispose Luca con assoluta calma
la sua risposta mi lasciò quasi di stucco facendomi arrossire ancora di più (se possibile) “mi … mi stavi aspettando? Perchè?” gli chiesi mentre sentivo un turbinio si stava impossessando della mia pancia (e non solo)
“si ti stavo aspettando ed il perchè lo sai altrimenti la tua reazione non sarebbe stata quella di arrossire bensì quella di alterarti”
Quelle parole mi colpirono come una coltellata.

Ci speravo, lo desideravo, e Luca con quelle poche parole mi aveva messo a nudo. Stavo cercando il coraggio di dire qualcosa quando lui mi interruppe dicendo
“Ora ho fretta e non posso fermarti. Ti lascio il mio cellulare. Se sei interessata, e se non ho sbagliato, mi chiamerai altrimenti puoi benissimo buttare il biglietto da visita e .. addio” e se ne andò.
Sono rimasta inebetita con quel biglietto da visita in mano per non so quanto tempo incapace di muovermi e di respirare prigioniera di un’emozione indescrivibile.

Sono salita a casa pensando cosa volesse veramente Luca da me. Il suo comportamento, e la sua sicurezza potevano significare tutto e niente.
Che mi piacesse era chiaro, non ero stata l’unica a rimanere colpita da lui ieri sera, ma … chi era veramente? Intendeva solo portarmi a letto o, dio volesse, voleva qualcos’altro da me?
Forse per lui avrei fatto anche l’eccezione di accettare un incontro di puro sesso ma, lo volevo con tutta me stessa, che fosse quello che speravo.

A quel punto la paura si impossessò di me. La paura di sbagliarmi, di illudermi, di restare delusa, o peggio di deluderlo. Non sapevo cosa fare. Chiaramente lo avrei chiamato. Però volevo sapere qualcosa di più di Luca.
Nel suo biglietto da visita che stringevo ancora in mano oltre al cellulare era indicata la sua mail personale.
Per mia fortuna accendere il PC e scrivere la mail fu tutt’uno. Solo quando l’ebbi finita e la rilessi capii che non avrei mai avuto il coraggio di spedirla perchè, nel caso che lui non fosse quello che speravo, avrei fatto una figura da immatura.

Cominciai a camminare avanti e indietro nella stanza cercando di ponderare le cose e, non so dopo quanti chilometri, la spedii.
“Ciao Luca,
mi scuso se ti disturbo con questa mail ma ho bisogno di sapere e, conoscendomi, non ci riuscirei mai al telefono.
Le tue parole mi hanno lasciato interdetta. Cosa intendevi con “il perchè lo sai altrimenti la tua reazione non sarebbe stata quella di arrossire”?
Sei un bel ragazzo e penso che tutte le donne, sincere, possano fare un pensierino a passare una serata con te.

Non ci vedo nulla di male, siamo adulti e vaccinati. Quindi cosa c’era di “sbagliato” nella mia reazione? Ecco vorrei saperlo prima di chiamarti, perchè sia ben chiaro che lo farò!
Cinzia”
Solo dopo averla spedita sono andata a farmi una doccia fredda per calmare la mia eccitazione.
Quando lessi la sua risposta capii che avremmo scritto una storia fantastica! Cinzia era riuscita a farmi capire le sue sensazioni con assoluta precisione, e senza esagerare.

Se avesse scritto solamente il “seguito” sarebbe stato molto peggio.
Ora toccava a me inserendo, magari, qualcosa di spinto per leggere la sua reazione.
Leggere la sua mail ha confermato quello che pensavo di Cinzia. Non pensavo arrivasse a tanto, al punto da non aver il coraggio di chiedermelo tramite una telefonata, ma per me era meglio così. Le avrei fatto capire chi sono nella realtà, quella sconosciuta a tutti, e l’avrei portata senza difficoltà dove volevamo entrambi.

Ero tentato di parlarci a voce ma alla fine preferii “pagarla” con la stessa fredda moneta.
“Cinzia,
se avessi l’intenzione di scoparti lo avrei fatto ieri sera senza incontrare nessuna difficoltà. Con te o con chiunque altra donna presente, a parte logicamente la nostra amica Francesca, e non parlo solamente di quelle presenti al tavolo.
Ti avrei parlato invece di osservarti solamente, e tu saresti caduta tra le mie braccia proprio come farai a breve.

Ma tu hai capito chi sono!
è per questo non dovevi mancarmi di rispetto!
Non ho tempo da perdere con chi non ha il coraggio di riconoscere il proprio io. Non ti mentire e soprattutto non farlo con ME!
Sono giustamente esigente.
“sottomissione e obbedienza” questo è il motto che insegno alle mie discepole. Accettalo e ti farò felice.
Per farlo dovrai farmi sapere tutto di te. Paure, tabù, desideri, esperienze e qualunque altra cosa che può servirmi.

Hai scelto questo modo freddo di comunicare e per ora te lo concedo ma in seguito sarai punita per ciò.
Non farmi aspettare, lo odio”.

Bonifax e Sedrick secondo incontro

Ciao a tutti
Ho recentemente conosciuto due ragazzi africano ad una festa e dopo una fantastica scopata a casa mia nella quale ci siamo promessi che ci saremo ritrovati, sto cercando i due dei neri per un secondo round.
Sono appena uscito dal mio appuntamento con l’estetista , ceretta integrale, massaggi e sauna inoltre palestra 3 volte alla settimana , la forma e importante.
Sento Sedrick al telefono, ci scambiamo i vari convenevoli e gli chiedo cosa fa di bello, mi annoio, ribatto: vorrei venirti a trovare , e lui : mmm cosa vuoi fare?
Niente dai ci vediamo beviamo qualcosa, chiama Bonifax dai.

Ribatte, viviamo insieme dai passa.
Non mi faccio ripetere l’invito e mi fiondo nel loro appartamento.
Sono molto eccitato e chiedo al taxista di correre perche ho un appuntamento urgente.
Arrivo in zona Loreto e faccio fino al loro indirizzo un pezzo di strada a piedi.
Suono e dopo un secondo mi apre un bellissimo ragazzo nero alto magro rasato a zero , ha un asciugamano alla vita ed un fisico fantastico, credo di aver sbagliato e mi scuso ma da dietro appare Sedrick, e mio cugino, non hai sbagliato.

Notevolmente stupito, sopratutto per il bellissimo incontromi accomodo e vengo. Accolto dai padroni di casa.
Ci baciamo ed anche il cugino mi bacia , piacere Omar, sei molto carino , gli dico e lui: grazie , anche tu ribatte sedendosi al mio fianco seminudo sul divano.
I miei amici sembra vogliano dirmi qualcosa e capisco nel momento in cui mi chiedono di aspettarli a casa con Omar, rientreranno in quaranta minuti.

Escono per una commissione ma mi dicono vedrai , non ti annoierai.
Io comincio a parlare con il mio nuovo amico che comunque sembra contento di fare la mia conoscenza , lo vedo dal rigonfiamento che ha sotto il telo che ricopre la sua vita.
Di cosa ti occupi? Studio mi risponde, universita’ chissa quante fidanzate hai ribatto, no sono single , risponde allungando un braccio verso a spalliera come per abbracciarmi.

A me piace altro mormora , ohh e cosa ,rispondo , i maschietti carini come te.
Si avvicina e mi bacia sulle labbra accarezzandomi, poi si alza e fa cadere il telo mostrandomi un cazzo nero enorme, lo muove avanti e indietro scoprendo una bellissima cappella lucida enorme e sorridendomi.
Sono infoiato , ho addosso una maglietta ed un pantalone da palestra aderente , in 5 secondi sono nudo tra le sue braccia baciandolo e strizzando i suoi capezzoli
Sento il suo palo che si insinua tra le mie cosce.

Arrivando quasi dietro , sto impazzendo e comincio a baciarlo scendendo sul suo corpo fino ad arrivare al grosso citriolo che ansioso aspetta la mia bocca, lo bacio e lo prendo in bocca avidamente, ha un sapore buonissimo e mentre lo ciuccio lo scapello nella mia bocca, e una cosa che mi fa impazzire.
Lui poi vuole fare un 69 , siamo sul divano ma ci trasferiamo sul tappeto , molto piu comodo, vedo che alui piace molto il mio corpo affusolato e femminile completamente depilato e ammorbidito e setato dalle creme sto per venire , mi blocco e lo prendo per il suo arnese, ci alziamo e mi butto sul divano a pecora e gli mormoro : dai scopami adesso , lui non si fa ripetere l’invito, e si infila un condom misura xl , poi con il gel che gli porgo mi spruzza attorno al mio buchetto e con un dito comincia a penetrarmi per lubrificare mente con l’altra mano lubrifica il suo grosso cazzo nero che credo sia almeno 23 cm ma almeno 5 cm di diametro con una cappella bellissima.

Non resisto piu, dai entra, mormoro e lui ubbidiente prova a penetrarmi , un grosso dolore pervade il diametro del mio buchetto, sento tutta la dilatazione ma sono troppo eccitato e’ entrato, prima piano poi sempre piu veloce comincia a pomparmi baciandomi e morsicandomi il collo irrigidito dalla posizione e mi chiede: ti piace?
Si amore dai , pompa sempre piu forte , sono un lago di libidine, siamo sudatissimi ed eccitati sento improvvisamentee una strana pressione come se fosse venuto, si era arrivato, lo estrae e io lo prendo in bocca per leccare quello che e rimasto.

Ci sdraiamo esausti e nel metre tornano i miei amici
Continua”……………

Godendo di Anna…

Ti avevo mandato il
numero del mio cell. ma non mi avevi chiamato ne tanto meno
accennato nelle tue mail che lo avresti fatto, pensavo ad una tua
fantasia e non avevo insistito oltre sull’argomento, tanto avevamo di
cui scrivere su Anna.
Seduto, anzi,
stravaccato sulla più classica delle poltrone, leggevo un libro senza
molta convinzione ed ascoltavo la tv accesa, ero inquieto non sapevo
cosa fare, forse presagivo qualcosa che doveva accadere, ma più il
tempo passava lento io più mi annoiavo.

Ad un tratto il mio cell si
mette a squillare, meravigliato ,visto che non aspettavo nessuna
chiamata vedo chiamata privata, di solito non rispondo poi vista l’
atmosfera decido, e schiaccio il tasto verde, una voce maschile mi
chiede “Marco?”,subito realizzo, R… ? , rispondo e tu subito mi
confermi. Mi dici se sono pronto a scoparmi Anna stasera, visto che
lei ha voglia ed ha bevuto un po’, rispondo subito di si ed anche il
mio cazzo si rizza per l’eccitazione, non perdiamo altro tempo mi dai l’
indirizzo il piano dove abiti e mi dici che lascerai la porta aperta,
intanto tu stuzzicherai Anna per farla scaldare di più.

Mi faccio una
doccia veloce, e via di corsa verso questa,che si
prospetta una eccitante, avventura. Arrivo a destinazione trovo
facilmente la vostra abitazione grazie alle tue indicazioni ed entro
eccitatissimo. Entro , vedo una luce soffusa e mi dirigo in quella
direzione, vi trovo, finalmente posso conoscere anche te, Anna è stesa
sul divano e tu gli stai facendo un ditalino e le sue mutande sono zuppe di umori,
Anna emette dei sospiri irregolari come il tuo ritmo sul suo
grilletto, si gira verso di me ma non mi vede, allora con un intesa
sostituisco la mia mano alla tua, lei sussulta ma si adegua al nuovo
ritmo, tu cominci a toccarti si vede che ai il cazzo in tiro è una
situazione arrapate al massimo.

D’intesa alzo il bacino di Anna e gli
sfilo gli ormai inutili slip completamente fradici e te li passo, tu
gli annusi e gli dici che lei profuma di troia, Anna sospira più
forte sembra venire allora tu dici adesso ti scopo, io nel frattempo mi
sono tirato fuori l’uccello e lo faccio scivolare dentro con un colpo
unico lei gradisce e viene, sborrando come una fontana allagando di umori il mio
cazzo ed il lenzuolo.

Passato l’attimo lei si
placa ed inizia a gustarsi l’uccello che ha in pancia, ti chiama, R.. R…ti
dice più forte, più piano comanda il ritmo, io mi adeguo sempre in
silenzio, tu mentre ci guardi ti fai una sega fantastica seguendo il
nostro ritmo con la tua mano, devi gustartela veramente a fondo.
Continuiamo cosi come se fossimo uno solo tutti allo stesso ritmo, le
sue meravigliose tette saltano ballano che voglia di sborrarle sopra,
ti segnalo questa mia richiesta e tu mi fai cenno che si può fare.

La sua fica mi risucchia ed il tuo sguardo è
calamitato dal nostro “scopare” ad un certo punto lei improvvisamente
esclama R… sei un bastardo ma ti amo per quanto mi fai godere,senza
di te… non finisce che viene nuovamente. Ci guardiamo e sorridiamo
pensiamo che abbia capito il nostro giochetto e che ci abbia giocato.
ma questo non fa che sextenare i nostri istinti, io inizio a pompare
più forte tu ad aumentare il ritmo della sega, poi insieme io esco
dalla sua gocciolante fica tu ti avvicini e gli sborriamo sul seno la
inondiamo siamo in paradiso ed anche lei da brava porca senza freni
gradisce e viene ancora mentre si spalma la sborra come se fosse crema.

Continuo a stuzzicarla insieme finchè non si addormenta. La
mettiamo a letto, mi offri una birra facciamo due chiacchiere su altre cose
, sappiamo entrambi che è stato bello e non c’è bisogno di parlarne, ma è ancora più bello
conservare le proprie sensazioni. Ti saluto e vado via, so già che ti
scriverò per ringraziarti della serata raccontandoti le mie sensazioni.

Bonifax e Sedrick nuovi toys

Ciao,
Volevo condividere, per gli amanti dei ragazzi neri l’ultima conoscenza fatta nei giorni scorsi durante una festa alla quale sono stato per accompagnare due amiche.
Era una festa brasiliana con un sacco di bei ragazzi e ragazze, tutti veramente carini e allegri.
Appena entrati ci accoglie questa musica e cominciamo a ballare, le mie amiche si sextenano ed io scruto cercando qualcosa diinteressante.
Dopo circa 20 minuti si avvicinano dei ragazzi e circondoci cominciano a ballare a fianco facciamo finta di niente ma ci accorgiamo che sono interessati alla mie amiche che la sera sono davvero in tira e bellissime tanto che nel giro di mezzora spariscono con due di loro
Io, rimasto solo, mi avvicino al bar e trovato uno sgabbello in disparte mi siedo e ordino un cocktail che sorseggio con gusto.

Noto che ci sono due uomini sulla cinquantina che mi guardano con insistenza e sussurrano tra loro, io , per. Far vedere che mi sono accorto sorrido e sprizzo l,occhio come per dire: avvicinatevi. Sembra abbiano capito, si alzano e mi raggiungono, sono davvero alti e grossi sembrano culturisti , due metri per 120 kg di nera carne e muscoli. Ciao come va? Io sono Sedrick e lui bonifax siamo nuovi e pensavamo di capire da te com’era l’ambiente.

Io rispondo che son nuovo e che ero con due amiche che adesso erano via , loro mi rispondono che le avevano notate ma erano più interessati a me.
Immagino cosa succedera’ di li a poco e ofro loro da bere, uno si siede davanti a me e l’altro mi si avvicina a fianco , prima presentandosi e poi appoggiando una delle sue mani sulla sedia dove ero seduto.
Parliamo del più e del meno e sento ad un tratto strusciare qualcosa vicino al mio culo e Sedrick che mi sta accarezzando il culo.

Lo guardo sorridendo e mi sollevo leggermente per favorire la cosa e sbadattamente gli tocco la patta per tastare il suo interesse.
Sembra che sotto il pantalone ci sia un grosso arnese in attesa di fare la mia conoscenza.
Sono, siamo molto eccitati e Bonifax si alza per andare via io mentre tocco Sedrick tocco anche lui che tralaltro e quello che più mi attrae e vedo che anche lui e eccitato , Mi sento al centro di una bellissima situazione , e buio con luci stroboscopiche, e chiedo al cameriere di servirci in un angolo riservato con tende una bottiglia e di renderci invisibili per mezzora, lui ubbidisce e ci trasferiamo tutti e tre nel prive’.

Manco entrato sento una mano nel culo e l’ altro che mi abbraccia e mi bacia in bocca infilando una grossa lingua che esplora la mia bocca.
Esplode la libidine, li bacio tutti e due ci baciamo insieme e fantastico sono arrapatissimo e chiedo loro di mostrarmi i loro attributi , loro velocemente si aprono i pantaloni laciandoli cadere e mostrandomi due uccelli da paura: uno completamente scappellato e uno piùgrosso non scappellato, la mia passione che comincio a ciuppare non appena mi inginocchio.

A turno mi faccio scopare la bocca nella quale entrano a stento ci baciamo e io succhio avidamente , poi non so chi mi sbotona i pantaloni mettendo a nudo il mio bellissimo culetto depilato e comincia a leccarmelo per ammorbidirlo , io ne frattempo succhio avidamente uno di loro e noto che tra loro si baciano come se fossero amanti.
La cosa mi sconvolge che decido di portarli a casa mia per concludere l’incontro.

Ci rivestiamo, paghiamo e con un taxi ci dirigiamo a casa mia , durante il tragitto tengo alta la temperatura massaggiando i miei due pistoni neri con i quali fara conoscenza iil mio buchetto umido.
Arrivati a destinazione saliamo velocemente, e’ notte tardi e non voglio che il vicinato senta niente
Non porto mai nessuno a casa.
Appena entrati ci spogliamo baciandoci e toccandoci mi prendono in bracio e mi portano in bagno.

Dove facciamo sempre abbracciati una rapida doccia e ci precipitiamo nel mio enorme letto. Io mi butto al centro e loro ai due lati, cominciamo a baciarci ed abbraciarci, io comincio a succhiare il mio citriolone preferito sdraiato pancia a terra , e’ una sensazione fantastica in quanto lo scapello all’interno della bocca con suo e mio enorme piacere, Sedrick si avvicina geloso ficcandomi in bocca il suo cazzone che vuole essere succhiato.
Io li accontento tutti e due , mentre loro si baciano abbracciati io succhio due cazzoni enormi , sono cosi lunghi che riesco ad appoggiarli uno all’altro e li lecco come un enorme Magnum al cioccolato.

Mormoro a Bonifax di scoparmi e lui ubbidiente , mentre continuo a pompare l’altro si sposta e viene dietro di me cominciando a leccarmi il mio buchetto umido , con un dito mi spalma un po di gel continua a massaggiare , gli chiedo di indossare un condom ma lui aveva gia provveduto e si stava mettendo la crema per prepararsi ad incularmi.
Mi metto su un fianco con la testa tra le coscie di Sedrick che continuo a ciucciare anche perche il suo cazzo e piu grosso e lo terrò per dopo.

Bonifax mi viene dietro, mi solleva una gamba e comincia a penetrarmi , molto piano sento il suo cazzo che entra dentro di me, sono abituato, ma e sempre una esperienza fantastica ogni volta e sempre diverso e piacevolmente diverso.
Si mi sta scopando , entra ed esce ed io sono in paradiso emetto dei piccoli sospiri in sincronia con i suoi movimenti e sto per godere mentre mi soffoco con un cazzo enorme in gola.

Ormai entra ed esce con facilita’ e chedo all’ altro di passare a pomparmi mentre prendo in bocca il mio cazzone preferito scapellandolo e coprendolo a mio piacere l’ altro citriolone e piu grosso ma entra anche lui con facilita e Sedrick anche lui mi pompa con maestria io succhio avidamente Bonifax finche non viene copiosamente nella mia faccia e avidamente lo lecco e ingoio la sua crema calda.
Lui si inchena verso di me e mi bacia in bocca leccando anche lui il suo umore.

Sedrick eccitatissimo mi pompa sempre piu rapidamente finché non veniamo insieme, io sulle lenzuola e lui sfilatosi il condom, nella mia bocca dove accolgo e ingoio la sua calda abbondante crema.
Siamo stremati e dormiamo fino alla mattina quando si congedano.
Rimaniamo comunque che ci rincontreremo nei prossimi giorni, ho chiesto loro di scoparmi insieme nel culo e penso di riuscirci
Baci bacetti
Carlito.

Figa d';acciaio

Lo specchietto retrovisore alzava il sipario su una calda mattina di inizio Ottobre. Un mese che annuncia l’inverno in molti posti, ma non a Roma. Qui gli ultimi squarci d’estate regalano giornate di sole e temperature elevate. Valentina osservò le macchine dietro di lei, riflesse nello specchietto. Poggiò le mani affusolate e ben curate e lo spostò di pochi centimetri per potersi guardare. I suoi occhi verdi raccontavano bugie, le labbra carnose peccaminosi segreti.

I lunghi capelli neri cadevano copiosi sulle spalle. Il viso sembrava uscito da un fotoromanzo osé. Valentina sorrise e scese dalla macchina. Nel voltarsi per chiudere lo sportello due operai, a pochi metri da lei, rimasero come incantati davanti alla sua silhouette. Era impossibile non guardarla. Valentina era bellissima e il suo abbigliamento era il frutto più proibito: una poliziotta della stradale. Non una semplice vigilessa, ma la ex recluta più alta come punteggio al C.

A. P. S. Il suo lavoro consisteva nel pattugliare la Cassia e la Flaminia, due arterie nevralgiche del nord della capitale. Valentina si allontanò dalla macchina e superò i due operai. Lei notò come la guardavano, e anche se era lo stesso sguardo di libidine che la “seguiva” sin dai tempi del liceo, lei non poté che provare una ventata di piacere. Essere guardate e desiderate è uno dei pochi piaceri che una donna non baratterebbe mai.

Specialmente Valentina.

“Che culo da dea” – disse uno dei due uomini. Come dargli torto. Due cupole di carne tonda e soda che gli allenamenti in palestra, e l’originale tocco di Dio, tonificavano ogni giorno. A 26 anni Valentina era nel fiore della bellezza e della sensualità. Gli stretti pantaloni neri della divisa, e la camicia abbottonata poco facevano per nascondere le sue gambe sinuose e la sua terza piena. 1. 70 cm di proibito peccato.

Valentina era consapevole della sua bellezza, come ogni mantide sapeva tessere ragnatele di sguardi e provocazioni. Il carattere deciso e maniacale nel lavoro, l’ambizione e la prorompente sensualità non potevano certo passare inosservati. I colleghi più giovani facevano a gara nell’invitarla ad uscire dopo il lavoro, i più anziani parlottavano tra loro come marinai in licenza. “Figa d’acciaio”, questo era il soprannome che le avevano dato. Ai tempi della scuola uno dei ragazzi dell’ultimo anno scrisse sul muro dei bagni: “Valentina P.

se te lo fa venire duro, tu sbattila al muro”. A ben vedere le espressioni erano cambiate, ma la protagonista restava lei.
Valentina entrò in un bar e ordinò un caffè. I tagli di budget e personale fecero sì che da circa un mese, lei pattugliasse in solitaria. La cosa non le dispiaceva affatto. Poteva godersi il piacere di multare un uomo spericolato, senza irritare il collega. Lui la detestava quando si faceva prendere la mano, ma era così divertente vedere gli occhi di rabbia di certi uomini mentre lei staccava il blocchetto delle multe.

Quelli stessi guidatori che vivevano nello stereotipo che “la donna non sa guidare”, erano costretti ad abbassare i toni e svuotare di 100-150 euro il portafogli.

Valentina uscì dal bar e una grossa moto balzò sul marciapiede a pochi metri da lei. Era un Harley Davidson con una lunga processione di stemmi militari sulla fiancata. A guidarla un uomo di circa 35 anni, capelli neri corti e occhiali da sole, il casco dimenticato in chissà quale garage.

Sembrava uscito da un film alla Easy Rider, ma il suo aspetto non aveva nulla dell’hippie sognatore dell’autostrada americana. I tratti marcati e i muscoli scolpiti sotto la nera t-shirt attillata, ricordavano un biker di provincia, cresciuto ad addominali, film d’azione e spacconate.
“Ma come diavolo guida! Scenda subito dal marciapiede!” – intimò Valentina, tutto d’un fiato con la sua voce calda ma decisa.
“Non ti scaldare dolcezza, vado a comprare le sigarette e torno” – rispose l’uomo con malcurata indifferenza.

Nel farlo scese dalla moto e si tolse gli occhiali. Il suo viso era duro, ma attraente. Non era certo il tipo di uomo che una donna vorrebbe come marito della propria figlia, ma aveva il fascino rude e virile di chi ti dice con gli occhi: “Bella te la faccio fare io una vera scopata”. E probabilmente ci riusciva senza troppo sudare.
“Ma dove credi di andare? Arrivi qui tutto gas, senza casco e piazzi la tua moto bella e fresca sul marciapiede” – continuò Valentina.

“Ma chiudi un occhio cowgirl. Ci metto un minuto” – rispose l’uomo incamminandosi verso il bar-tabacchi. Valentina bruciò di rabbia. Di certo non era abituata ad essere trattata come la donna invisibile. Quell’uomo non si era curato della sua autorità, non aveva fatto una piega. La poliziotta tirò fuori il blocchetto e cominciò a scrivere.
“Ora vediamo chi ride stronzetto” – pensò mentre aggiungeva un’infrazione dietro l’altra. Staccò il foglio ed incastrò la multa tra una fessura posta accanto allo specchietto.

Poi se ne andò.

Il motociclista tornò dopo oltre dieci minuti, la sigaretta in bocca e l’andatura spavalda.
“Puttana troia ma che cazzo…Quella stronza mi ha lasciato il regalino” – l’uomo sputò fuori le parole ad alta voce.
“Hey Diego. Sei stato marchiato anche tu da Figa d’Acciaio?”
“Che cosa?” – Diego si voltò e dietro di lui sopraggiunse Renato, il meccanico dello sfasciacarrozze lì vicino. Capelli brizzolati e pancia gonfia di birra.

“Certo, Figa d’Acciaio. Quel gran tocco di troia travestita da poliziotta. Oramai ci ha purgati tutti in zona” – L’uomo si avvicinò a Diego con passo pesante.
“180 euro ma a questa troia dà di volta il cervello…”
“Beh dai, meglio essere multati da una principessina del genere che da un vecchio stronzo con il distintivo”.
“Sarà anche bella, ma è una stronza…perché Figa d’Acciaio?” – chiese Diego, per la prima volta interessato alla conversazione.

“Ma hai visto che personalino? ‘Na modella prestata all’Arma. Un culo da far risvegliare i morti, cristo. E poi dovrebbe fare la testa di cuoio, o qualcosa del genere. Quella tipa ha grinta da vendere. Penso che da quando è arrivata, al centro operativo servano i pompieri per spengere i calori!”
“Immagino di sì” – la risposta di Diego fu concisa, la sua mente già si perdeva in labirinti indicibili.
“Beh ti saluto Diego, ti lascio ai tuoi pagamenti” – sogghignò Riccardo nel voltarsi.

“Fottiti bello mio. Ciao”
Diego montò in moto, ma ci vollero un paio di minuti prima che si decidesse di muoversi. I suoi pensieri presero forma come gli stessi modi sbrigativi con cui trattava le puttanelle che si scopava. In breve pianificò il modo per domare quella spavalda e bellissima poliziotta. Il giorno seguente il motociclista avrebbe avuto la sua vendetta.

La sezione del centro operativo sulla Cassia era tutto, tranne che una fortezza inespugnabile.

Un piano d’uffici, gli spogliatoi, la sala computer e video-sorveglianza. In fondo svolgeva compiti di collegamento, burocrazia interna e cambio di vetture. Di conseguenza capitava spesso che un agente restasse solo durante la pausa pranzo. Era più che sufficiente. Valentina lo sapeva, perciò non aveva problemi a “sorvegliare” la sezione, quando toccava a lei il turno. Mancanze di gestione dall’alto, ed eccessiva fiducia che, quel giorno, gettarono Valentina faccia a faccia con le sue paure, le sue fantasie, e i suoi inconfessabili desideri.

Diego entrò in sezione alle 13. 08. Si incamminò verso gli uffici e si trovò davanti Valentina.
“Buongiorno cowgirl” – esordì l’uomo.
“Salve…” – rispose Valentina con un pizzico di sorpresa. I suoi occhi furbi squadrarono l’uomo. Era vestito come il giorno prima. Ma questa volta Valentina notò meglio l’aspetto dell’uomo. Le braccia muscolose e i jeans stretti rendevano quell’uomo di una bellezza ruvida, i suoi profondi occhi neri poco inclini ai compromessi.

In un altro momento Valentina l’avrebbe trovato anche attraente, sicuramente incontrandolo in un night si sarebbe divertita a provocarlo. Ma questo non era quel momento. Nonostante il caldo non era certo la stagione per indossare i sandali. Eppure Diego calzava delle infradito marroni. Dettaglio che Valentina immagazzinò con disappunto, vista la sua idiosincrasia per i grossi piedi maschili.
“Vedo che è sola. Meglio, cosi possiamo parlare con calma della mia multa. Non crede di aver esagerato?” – il tono pacato nascondeva solo in parte la profonda aggressività dei suoi modi.

“Mi segua nel mio ufficio”.
Valentina precedeva di un metro il motociclista. Dietro di lei gli occhi di Diego sapevano come ingannare il tempo della breve passeggiata. Il sedere di Valentina si muoveva come la musica orientale sul corpo di una danzatrice. Impossibile reprimere il ritmo. Lei non aveva nemmeno bisogno di sculettare per esaltare la bellezza del suo fondoschiena. Era perfetto. Fuori programma arrivò un forte schiaffetto di Diego. La sua mano colpì potente il culo di Valentina, per poi ritrarsi come un serpente.

“Ma cosa cazzoooo faiiii?” – Valentina si voltò di shitto, strillando. Alzo il braccio per mollare uno schiaffo di orgogliosa riposta, ma Diego fu lesto nel fermarlo con una presa decisa.
“Hey bella non è colpa mia se il tuo culo parla e chiede attenzioni. Non vorrai farne una tragedia…” Valentina lo guardò con occhi rabbiosi e di sfida. Eppure la sicurezza con cui l’uomo teneva stretto il suo braccio, rimanendo impassibile a fissarla, la turbava e la stordiva.

“Avanti entra e siediti deficiente” – rispose nervosa.

Il motociclista sprofondò sulla sedia. A gambe larghe lasciò che la forma del suo cazzo, in crescente erezione, fosse ben visibile agli occhi di Valentina.
“Beh questo non è il luogo per pagare la multa quindi credo che…”:
“Ma io non sono qui per pagare. Anzi per farmi una chiacchierata con te dolcezza. Cosa cazzo mi rappresentano 180 euro. Su andiamo! – Diego la interruppe bruscamente.

“Innanzitutto modera il linguaggio. E poi andiamo lo dico io. Forse non ti è chiaro il codice di comportamento, figuriamoci quello stradale, allora…. ” – Valentina iniziò l’elenco delle sue infrazioni, e del suo comportamento così irrispettoso verso un pubblico ufficiale. Le sue parole si susseguirono con la naturale sicurezza di sempre. Tuttavia i suoi occhi, come un muscolo involontario, si soffermarono più volte sull’evidente gonfiore sotto la patta di Diego. L’uomo se ne accorse, fece finta di niente pregustandosi il seguito.

Valentina continuò a parlare, scacciando ogni pensiero indecente. Non era proprio il momento di rispondere a provocazione con provocazione. E lei era una maestra in ogni forma di seduzione. Inoltre la rudezza del motociclista la spaventava quanto il cazzo duro sotto i jeans attraevano i suoi occhi, inevitabilmente e senza controllo.
“E questo è tutto, non credo ci sia altro da aggiungere” – Valentina si alzò e si diresse verso la porta. Determinata nel chiudere in fretta la conversazione e salutare l’uomo.

“A mai più rivederci” – pensò. L’ultimo pensiero formulato con raziocinio prima dell’oblio.

Il motociclista la prese per i fianchi e la trascinò sulla sedia. Una mossa rapita e violenta. In pochi istanti Valentina si ritrovò sopra le gambe di Diego. La presa era fortissima, i suoi fianchi armoniosi erano diventati di dominio dell’uomo. Iniziò a risalire con la mano sinistra palpandole il seno, con la destra scese e strinse le sue cosce.

Mosse decise, di una rude voracità a****le.
“Nooo! Che fai? Lasciami subito, subito ti ho detto” – Valentina urlò. E per la prima volta nella sua vita non furono urla spavalde. Il tono era spaventato ed incerto. Cercò di dimenarsi, di sfuggire alla presa, ma fu una lotta inutile e fallita in partenza. Diego aveva trenta centimetri in altezza, una cinquantina di muscoli di peso e un’indecifrabile foga di vantaggio su di lei.

“Lasciamiiiii, lasciamiiiii” – parole inascoltate. La mano di Diego scivolò sotto i bottoni della divisa e raggiunse le tette di Valentina. Le dita scansarono il reggiseno e come regalo ebbero i suoi capezzoli, induriti dall’adrenalina ed indifesi.
“Nooo fermoo. Aaahhhhh” – Valentina sentì i suoi capezzoli stretti in una morsa brutale. Quanto possono far male delle dita quando sono ben guidate.
“Sei già eccitata e ancora non lo sai. Vero cagna?” – Diego sapeva di quale essenza profumava l’atteggiamento e il corpo della poliziotta.

Sapeva che appena lei avrebbe superato lo shock e l’umiliazione di essere sottomessa, sia la sua mente che il suo corpo risponderà sì. Era solo questione di tempo e ogni barriera sarebbe stata sbriciolata in mille pezzi. Lui ne era convito, e l’ora successiva non fece che avvalorare le sue certezze.

Ma questo Valentina ancora non poteva prevederlo. Tutto ciò che provava in quei terribili istanti era paura ed impotenza. Capiva che quei violenti palpeggiamenti erano solo la prefazione di un libro già scritto: lo stupro e l’umiliazione di ogni centimetro della sua bellezza.

Diego si alzò di shitto e la spinse a terra, in ginocchio. Con una mano strinse forte i suoi capelli e tirò. Un urlo si perse tra i locali della sezione.
“Stammi a sentire bella mia. Io non pago un bel cazzo. Sei tu che paghi me per il tempo che mi hai fatto perdere. E la pagherai con la tua bocca…tanto per cominciare”.
Diego si slacciò i pantaloni e tirò fuori un cazzo maestoso.

La grossa vena in mezzo aveva il colore di una palude, il glande puzzava d’alcolismo, la lunghezza superava quella di ogni ragazzo o scappatella avuta in passato. Valentina se ne accorse con un solo sguardo pieno di terrore.
“Ti ho detto di lascarmiiii. Sono una poliziotta per Dio, tu sei pazzo!” – urlò mossa da orgogliosa rabbia, prima di ricevere uno schiaffo che quasi la sbatté a terra.
“Guarda il mio cazzo puttana! Hai visto come l’hai ridotto a forza di muovere il culo mentre ti ribellavi? E guarda che coglioni gonfi mi hai fato con tutte le tue contravvenzioni di merda.

E guarda puttana. Guardaaaaa” – Diego le urlava tenendola inginocchiata, la camicetta slacciata e una tetta quasi fuori dal reggiseno. Valentina guardò quel cazzo duro a pochi centimetri dalla sua bocca. In un attimo pensò a tutti i sacrifici fatti per vincere concorsi e salire di grado. Al contrario avrebbe potuto “accomodarsi” e mettere in copertina il suo bel viso su tutte le riviste patinate in edicola. E poi lo sapeva, in cuor suo lo sapeva che sarebbe successo.

Il suo culo e i suoi modi provocatori erano un invito allo stupro sin del liceo, e quanto è dura la vita di una bella donna poliziotto in un mondo pazzo come il nostro. Era solo questione di tempo e sarebbe successo. Un gruppo di alcolizzati il sabato notte, un immigrato, uno stalker, persino un collega respinto. Era come scritto nel destino che ora si presentava per il conto, sotto forma di un motociclista dai muscoli gonfi di cattive intenzioni.

“Cominciamo a divertirci troia” – Diego le ficcò il cazzo duro in bocca e iniziò a scoparsela. Si perché più che un pompino fu uno scempio orale. Il cazzo le sprofondava in gola fino a soffocarla, pompava cinque o sei volte, poi usciva e la schiaffeggiava sulle labbra.. Valentina non era mai stata usata così. Lei era una maestra di pompini, i suoi occhi verdi raccontavano bugie ma anche verità, ed una di queste era che nessuno rimaneva insoddisfatto al contatto delle sue labbra carnose.

I suoi ragazzi si abbandonavano a lei, ma il motociclista non aveva questa intenzione. La scopò in bocca con foga a****lesca per oltre dieci minuti, poi rallentò il ritmo e lasciò a Valentina il modo di proseguire.
“Succhia puttana, succhia più che puoi, siii” – Valentina iniziò quel pompino forzato. Nonostante la situazione riuscì a dare piacere con poche pennellate di lingua. Quando il cazzo le invadeva la gola chiudeva gli occhi. Poi gli apriva mentre faceva scivolare la lingua sul glande e su tutto il cazzo.

Guardava il motociclista con occhi sottomessi. Era la sua cagna. Ogni tanto Diego le tirava forte i capelli, come a ricordarle chi era il padrone. Gemiti di piacere e urletti di dolore si sommavano in una sinfonia.
“Dai che ti piace succhiare, dai puttana, continua, siii” – Alcune gocce di sperma iniziarono a scivolare nella sua bocca. Un sapore amaro che lei conosceva bene. Schizzi che anticipavano un orgasmo ancora lontano da venire.

Diego si piegò leggermente con il busto e iniziò a palparle le tette. Finì di sbottonare la camicia e strappò il reggiseno. Mentre Valentina continuava quel violento pompino, lui faceva ciò che voleva della sua terza così soda.

“Siii sei una brava cagna. Ora andiamo nello spogliatoio e iniziamo a galoppare” – Diego la scostò e la fece alzare, abbracciandola come un trofeo. Valentina fu trascinata fuori dall’ufficio e condotta verso gli spogliatoi.

Diego sapeva come muoversi là dentro.
“AAAHHHH lasciami, ora bastaaa” – La bella poliziotta scalciò e urlò. Ma la leonessa era in gabbia. Diego la gettò sulla panca tra le due file di armadietti. La guardò voglioso, toccandosi il cazzo. Poi si sfilò la maglietta mostrando pettorali scolpiti ed una “tartaruga” invidiabile. Si tolse i jeans, e i sandali, e si avvento sul corpo della ragazza.
“Nooooo non lo fare, smettilaaa” – Valentina cercò un appiglio, una via di fuga.

Provò a graffiare la schiena del suo aggressore, ma lui quasi non se ne accorse. La baciò sul collo e divorò in bocca i suoi capezzoli dritti. Immobilizzata sotto il suo peso, Valentina non poté fare più nulla. Si dimenava, ma Diego le sfilò i pantaloni con una facilità irrisoria.
“Mutandine di pizzo nere, Wow! Ora vediamo cosa nascondi sotto Figa d’Acciaio” – A quelle parole Valentina provo un brivido per tutto il corpo.

Allora anche lui era a conoscenza di quel nomignolo. Il suo potere sugli uomini e suoi colleghi si sbriciolò nell’istante che l’uomo le ficco 25 cm di cazzo in fica. Senza preavvisi. Senza ditalini di prefazione o baci di benvenuto. Tutto dentro in un solo spaventoso colpo.
“AAAAHHHH NOOOOO” – Valentina fu violata e le sue proteste furono come carta straccia. Inutili. Diego la scopava continuando a baciarla ovunque, sul corpo e sul collo.

Con le braccia la teneva ferma. Poi, improvvisamente, la baciò in bocca. Una frustata al suo orgoglio. La lingua dell’uomo si fece strada dietro le sue labbra. Un bacio violento, ma passionale. Valentina veniva scopata e baciata. Ogni colpo di cazzo era come un atto d’accusa a tutti gli ammiccamenti fatti negli anni. Quel lungo bacio rubato fermò il tempo del dominio e della spavalderia. Ora era solo una troia, sottomessa ed impotente. Sentiva il cazzo farsi strada dentro di lei, e brividi di paura scendere per tutto il corpo.

Le sue tette si muovevano all’unisono con le spinte di reni dell’uomo. La sua bocca era impastata di saliva e sperma. I pettorali dell’uomo odoravano di garage. Sentiva i suoi muscoli sfregarsi sulla pelle morbida e profumata. Contrasti e divergenze. Diego la scopava sempre più deciso e rabbioso. I muscoli dei glutei si contraevano, i bicipiti sull’attenti per prevenire gesti di ribellione di Valentina, ma lei si era arresa. I suoi occhi erano gonfi di rabbia e luccicanti di lacrime in arrivo.

No. Non sarebbe successo. Lui la stava violentando, ma non poteva dargli questa soddisfazione. Valentina trattenne le lacrime e cercò di pensare ad altro. Ma ogni colpo la riportava lì, in quello spogliatoio. Dopo un infinito numero di gemiti, Diego si fermò. Il cazzo uscì da lei, gonfio e con qualche goccia di sperma sulla punta. Una pausa prima del nuovo giro di giostra.

Il motociclista la prese per i fianchi e la sollevò dalla panca.

Con una mossa decisa la spinse contro uno degli armadietti, la faccia premuta contro la fredda plastica dello sportelletto. Vista da dietro era come una Venere moderna: i fianchi sottili confluivano in un sedere prosperoso come quello di una ballerina brasiliana, ma con la pelle color mattino.
“Da sballo qua dietro. Eh puttana!” – Diego iniziò a palpare il sue culo perfetto e la sculacciò due o tre volte. Colpi violenti che morivano in una stretta che faceva affondare i polpastrelli tra la carne.

Valentina gemette di dolore, ma le braccia chiuse a x dietro la sua schiena non potevano accennare nessuna difesa. Diego riprese a scoparla da dietro. Con foga anche maggiore. Il cazzo prendeva possesso delle sue pareti vaginali, bagnate di umori. Scivolava dentro di lei violentando il suo corpo, ma inebriando i suoi sensi. Valentina lo capì quando Diego lo tirò fuori per sbatterlo con prepotenza sulle sue chiappe. Negli istanti che intercorsero tra quei “massaggi” e una nuova penetrazione, Valentina desiderò solamente di ricevere un’altra poderosa spinta da quel cazzo marmoreo.

La sua “Figa d’Acciaio” era un lago in cui confluivano tutti i desideri proibiti, tutte le oscure fantasie. Cos’era successo? Forse era il freddo della plastica sul suo volto che si scontrava con il calore tra le gambe. Forse era la vista dei vestiti stracciati a terra, mischiati a quelli di Diego in un abbraccio mortale mentre chi li indossava affondava, attimo dopo attimo, in acque torbide e meravigliose. Forse era l’energia a****lesca di quell’uomo.

I muscoli sudati addosso a lei, quel cazzo che non accennava un cedimento. Diego la stava scopando, la stava trattando come l’ultima puttana della notte. Ed era bellissimo.
“Ti stai bagnando. Vero troia? – le sussurrò Diego.
“Si..” – rispose ad occhi chiuse. Sottomessa.
“Beh goditela puttana. Goditela! – L’eccitazione di Valentina non spostò di un millimetro i modi del motociclista. Non fece nessuna concezione alla gentilezza. I suoi baci sul collo e sulle braccia nude erano succhiotti profondi, i colpi di cazzo mitragliate sulla sua intimità.

Nessun uomo aveva mai osato trattarla così. Come carne per il sesso, da usare e sottomettere. Quando Valentina sentì le fitte di un orgasmo imminente si senti come morire. Per rinascere. La bella e irraggiungibile “Figa d’Acciaio” non esisteva più, ora c’era solo una donna che voleva godere e venire nell’umiliazione. E così fece. La sua vagina fu inondata di sangue e umori. Diego continuò a scoparla con maggior vigore, esaltato dallo scettro di potere su Valentina.

Dopo pochi istanti la poliziotta venne ancora; il primo orgasmo multiplo della sua vita. Una sensazione indescrivibile. Diego raggiunse l’orgasmo in contemporanea con il terzo di Valentina. Le due intimità si incontrarono e vennero insieme. Getti copiosi di sperma inondarono la rossa fica, il glande affogava trionfante in quel fiume di lussuria.

Il cazzo di Diego usci da lei. L’uomo la voltò e la guardo. Il volto di Valentina era dolcemente sconvolto.

I suoi occhi erano spalancati sul nuovo mondo appena scoperto. Le labbra chiedevano baci prepotenti, i capelli spettinati e senza regole. Diego la schiaffeggiò per due volte. Non furono percosse bastarde per farle del male. Fu piuttosto un avvertimento: “Ora godi, ma ricordati che sei sotto il mio dominio”. Le labbra dei due si incontrarono. Valentina si lasciò baciare. Attimi di parità presto disintegrati. Diego la gettò violentemente a terra. Le mise un piede sullo stomaco, poi lo fece risalire su per il corpo fino alla faccia.

A pochi centimetri dal su meraviglioso viso.
“Lecca puttana”. – parole secche. Senza appello.
“Ma sei impazzito? Io…”
“Ti ho detto di leccare. Subitolo” – Diego le poggiò forte il piede sulle labbra e iniziò a muoverlo. Valentina sentì spezzarsi dentro di lei, l’ultimo muro di fiero orgoglio. Quell’uomo aveva abusato di lei, ora voleva umiliarla del tutto. Se c’era una cose che lei odiava erano grandi piedi maschili. E quelli di Diego avevano una pianta larga e lunga; e maleodorante.

Ora si trovava con il viso schiacciato sotto quello schifo. Sottomessa e senza fuga. La sua lingua toccò la pelle del tallone un attimo prima che la mente ordinò di farlo. Fu per spirito di conservazione, paura di una reazione davvero violenta, o fu perché ormai i ruoli erano definiti? Diego comandava e lei doveva solo obbedire. A qualsiasi richiesta.
“Cosi brava cagnetta, lavora!” – Diego si gustò leccate e baci di Valentina al suo piede masturbandosi.

Dai suoi occhi un quadro magnifico e irriverente: “Figa d’Acciaio” nuda e sottomessa e costretta ad un feticismo forzato. Cinque minuti passarono, ma furono lunghi un secolo. Un conato di vomito per quella malsana costrizione, venne ricacciato dalle risate e dalle urla di Diego. I suoi piedi puzzavano di anfibi e sudici calzini. Poi il volto di Valentina riapparve, bellissimo e sperduto.

“Coraggio cagna, finiamo la corsa in bellezza” – Diego la prese e la mise in ginocchio accanto alla panca.

Le piegò il busto in avanti, lasciando il suo maestoso culo in esposizione. Prese le manette dai pantaloni della divisa e l’ammanettò con i polsi dietro la schiena. Il motivo era evidente. Valentina lo capì e urlò:
“Nooo ti prego questo nooooo” – la sua voce tremava di un panico mai provato. Valentina era vergine. Il suo buchetto era inviolato. L’ultimo e inaccessibile portone, oltrepassato quello solo l’Inferno e il Paradiso.
“Ohh sìì, questo sì puttana!” – Diego sputò sul buchetto chiuso, una lubrificazione posticcia ed inutile.

Perché Valentina avrebbe urlato e sofferto in ogni caso.
“Noooo aiutoooooo”
“Ferma e godi culo di marmo!” – Diego soffocò le sue urla con la mano e appoggiò il cazzo tra le chiappe.
“Mmmmpf” – La bocca di Valentina intonò urla silenziose, i suoi occhi spalancati dalla paura di un dolore che arrivò come una fucilata di un plotone d’esecuzione. La sua ultima verginità venne così abbattuta. Il cazzo lacerò le pareti ed entrò.

Scavò in lei e la inculò con a****lesca prepotenza. Ogni colpo era accolto da gemiti e scosse di paura. E il pianto non poté esser più ricacciato via. Le lacrime le rigarono il volto, taglienti come frecce. Valentina sentì come divedersi in due. Diego lacerò carne e orgoglio alla stessa maniera.
“Mmmmpf” – Il dolore arrivò alle tempie di Valentina, così come il piacere nel profondo di lei. Negli anfratti più nascosti della sua lussuria.

I modi violenti e quell’abuso continuo la eccitarono nuovamente. Continuò a piangere, ma questo non fermò le ondate e i fremiti su tutta la sua pelle. I capezzoli dritti cercavano appigli nel vuoto, il calore la fasciava ovunque. Il dolore ballava con il piacere a ritmi vertiginosi. La sodomia continuò fin quasi allo svenimento. Poi Diego si staccò da lei e la spinse per i capelli a terra accanto agli armadietti. Si lasciò andare ad un osceno ed ultimo orgasmo.

Le schizzò in faccia, mischiando così sperma alle lacrime. Si avvicinò e con la mano la cosparse di liquido seminale dal viso fin sulle tette.

“Sei stata una scopata fantastica. Credo proprio che ci rivedremo…” – Con quelle parole Diego si rivestì e se ne andò. Erano quasi le 15 e Valentina fu lasciata nuda, ammanettata ed umiliata nello spogliatoio della sezione. Smise di piangere, rimanendo immobile. Come stordita e alla ricerca di ricordi e perché.

Quelle ultime due ore l’avevano fatta morire e rinascere. Un rumore la svegliò dai pensieri. Era la porta che si apriva.
“Oh Cristo! Cosa ti hanno fatto???” – La sua collega Micaela la raggiunse sconvolta. Le tolse le manette e la guardò impietrita. Il volto di Valentina era uno straccio di sperma e lacrime, ma i suoi occhi fiorivano d’eccitazione perversa. Valentina si toccò tra le gambe e si infilò un dito nella vagina.

Poi li tirò fuori e lo leccò con una lunga e rallentata succhiata. Guardò la sua collega e disse:
“È stato bellissimo…”.

Le “tettine” di mia moglie

Come diamanti nel fango
di antonio andrea fusco e altri

Alcuni anni fa mia moglie e io abbiamo deciso di passare il fine anno in montagna e abbiamo prenotato l’albergo compresa la festa di fine anno.
Mentre la vacanza procede tranquilla incontriamouna giovane coppia, anche loro nello stesso albergo, due giovani gradevoli e simpatici: lui un giovane sui trent’anni, alto e atletico, lei sui venticinque, mora, molto attraente.

Con loro passiamo alcune mattinate incontrandoci spesso per la colazione.
Fin da subito noto che mia moglie incontrava il loro interesse, molto spesso la guardavano e poi si bisbigliavano qualcosa all’orecchio; la cosa un po’ mi diverte e un po’ mi sembra strana; di certo la compagnia di Sonia a Elena fa bene, la rende meno rigida, più alerta e disponibile.
Il suo atteggiamento e il suo abbigliamento, grazie a Sonia cambiano, rendendola più sicura di sé e del proprio corpo, il suo grosso seno non sembra più essere un problema (spesso Elena diceva che era troppo grosso e volgare); alcune volte sento Sonia dirle “Il tuo seno é così bello, non dovresti nasconderlo ma esibirlo con scollature ampie e profonde” quasi che Sonia provi una certa attrazione per Elena o, quanto meno, per il suo seno prosperoso, visto che spesso le sue mani lo sfiorano e, in almeno un paio di occasioni, é netta l’impressione di una palpata di tette da parte di Sonia alle quali Elena reagisce con risate sonore senza sottrarvisi.

Sandro, dal canto suo, spesso mi chiede dettagli di Elena e non perde occasione, soprattutto dopo che aver bevuto un po’, di accennare alla prosperosità di Elena con frasi del tipo: “certo che con tutto quel ben di Dio te la spasserai un sacco”, oppure, “lì in mezzo ti ci divertirai un sacco”.
Insomma, in me si va formando l’idea che in Sandro e Sonia ci sia una certa debolezza per la prosperosità di Elena e le sue tettone.

L’ultimo dell’anno Elena e Sonia passano tutto il pomeriggio insieme a fare shopping e la sera mi diventa evidente il motivo: le due hanno passato un sacco di tempo assieme per prepararsi.
Quando Elena mi si presenta davanti resto senza fiato, il suo abituale abbigliamento castigato ha lasciato il posto a qualcosa di estremamente sexy e provocante: indossa un paio di pantaloni di velluto stirato rosso che disegnano le forme del suo sedere, e un top molto corto e attillato che lascia scoperto l’ombelico e mette in evidenza il grosso seno, la scollatura è così larga, profonda e schiaccia assieme e verso l’alto le tettone che sembrava ti vogliano saltare addosso; insomma dà l’idea di una di quelle starlette che fanno di tutto per farsi strada a colpi di tette; devo dire la verità: la cosa, oltre a sorprendermi, mi eccita molto e non posso non pensare a tutti quegli sguardi vogliosi che si sarebbero soffermati con libidine nella sua scollatura senza sentire il desiderio di vedere le sue tettone toccate, palpate e usate in tutti i modi per il sesso
Devo ammetterlo: quando ci sono di mezzo le tette di Elena divento un vero porco, del resto non ho certo limiti nell’usarle e, per fortuna, Elena non si tira indietro.

Con l’inizio della festa mi é subito evidente che Sandro e Sonia hanno qualcosa in mente: Sonia continua a riempire il bicchiere di Elena, mentre Sandro le guarda le tette senza ritegno.
Il bere comincia a fare effetto su Elena, riducendo le sue inibizioni e così si dimena ballando incurante del fatto che le sue pesanti tette molto spesso rischiano di saltare fuori dalla scollatura; questo fà si che in molti si presentano per ballare con lei per strusciarsi contro il suo seno pesante, in modo più o meno evidente, senza che Elena se ne abbia a male.

Poco prima di mezzanotte Sandro chiede di ballare un lento con Elena, mentre stanno ballando vedo le mani di lui soffermarsi sui suoi fianchi per poi spostarsi ai lati del seno schiaccinadolo a volte con dolcezza e a volte con vigore, strappando a Elena dei gridolini divertiti; la scena mi provoca uan certa eccitazione che non riesco a nascondere; in fianco a me Sonia inizia a parlarmi: “certo che sei fortunato, Elena ha davvero delle belle tette” io riesco solo ad annuire e lei: “hai mai pensato di condividerle con qualcuno?”
La domanda mi coglie di sorpresa e mi scopro a risponderle: “Si molte volte, ma vorrei condividere solo il suo seno e non altro e non credo che questa limitazione sarebbe accettata, in più Elena non ne vuole sapere”.

Le mi sorride e: “beh si tratta di trovare le persone giuste, che sia interessate solo al suo seno e non ad altro, magari una coppia, entrambe attratti dal suo seno, nella quale lei limiti il suo lui, che te ne pare dell’idea?”
Io sorrido: “una coppia un po’ come voi due?”
Lei ricambia il sorriso: “direi di si, le sue tette piacciono molto a tutti e due, anzi, a tutti e tre.


Io: “Resta il problema che lei non vorrà. “
Lei: “Diciamo che se fosse ‘fuori combattimento’ non potrebbe avere nulla da obiettare. “
Io: “tipo farla bere a sufficienza?”
Lei: “e magari qualcosa per farla dormire un po’. “
Io: “giusto, mi domando cosa le fareste. “
Lei: “dimmi cosa le fai tu alle tette e noi ci limiteremo, ovviamente ci sarai anche tu a verificare, credo di avere capito che ti piacerebbe molto assistere.


Io: “si assolutamente, mi diverto molto con le sue tette, con ben poche limitazioni, per fortuna non ha mai grosse obiezioni, soprattutto quando é eccitata. “
Lei: “gliele maltratti anche un po’?”
Io mi accorgo che anche lei si sta eccitando e il suo respiro si fa più veloce: “si certo, é una bellezza schiaffeggiargliele e strizzarle. “
Lei, un po’ titubante: ” ….. legarle…..?”
Io: “si, certo, aggiunge qualcosa di estremo alla spagnola.


Lei emette un sospiro di sollievo: “mmmmm bene. “
In quel momento arrivano Elena e Sandro, Sonia fa un cenno di assenso a Sandro mentre io mi rivolgo ad Elena: “Rimettiti a posto, i due monumenti sono quasi usciti. ” in effetti le pesanti tette quasi traboccano dalla scollatura e un’areola fa capolino.
La festa continua tranquilla; dopo la mezzanotte, dopo aver bevuto un altro bicchiere di vino, dove Sonia deve aver messo qualcosa, Elena crolla addormentata; io la prendo in braccio e Sonia con Sandro si offrono di aiutarmi.

Appena arrivati in camera stendo Elena sul letto e subito i due giovani si mettono ai suoi lati, ognuno estrae un seno dal top.
Sonia si rivolge a me: “goditi lo spettacolo!”
Con le mani, Sandro e Sonia, fanno ondeggiare le tette di Elena e subito Sandro: “che meraviglia, e averle tutte per noi!”
Sonia: “dì che sei già duro e gocciolante. “
Detto questo Sonia si tuffa con la testa sul seno che sta maneggiando, subito imitata da Sandro che inizia a succhiare voracemente l’altra tetta.

Nella stanza si sentono i rumori del loro succhiare con frequenti schiocchi dovuti ai succhiotti che stanno facendo alle tettone di Elena.
Io gli dico: “attenti a non consumargliele con tutto quel succhiare. “
Sandro si solleva un attimo per togliersi la camicia: “Io succhierei fino a fargliele gonfiare di latte, altroché. “
Sonia si solleva per togliersi il top, guarda sorpresa il seno che stava succhiando: “cazzo guarda che roba! Il capezzolo le é diventato lungo quasi come quello di una mucca” e Sandro “E noi siamo dei mungitori.


I due giovani si rituffano a succhiarle le tettone e subito Elena comincia a gemere, io mi rivolgo ai due giovani “Siete stati bravi, é già eccitata. ” e Sandro “Forse lo era un po’ già da prima, quando stavamo ballando gliele ho schiacciate un po’ contro il mio cazzo ed ho sentito subito i suoi capezzoli indurirsi. ” e Sonia, scherzando “Porco!!” subito Sandro ricambia “Parli tu! Ho visto come gliele pastrugnavi stasera quando vi preparavate.

” tutti e due scoppiano a ridere e si rituffano a succhiare strappando a Elena mugolii di piacere.
Dopo un poco Sandro “Cazzo non ce la faccio più, mi scoppia. ” io “Ma se vieni di già poi ti rovini la continuazione. ” Sonia “Chi lui? Per due teftone come quelle di Elena é capace di venire sei o sette volte in una nottata, fidati, avvicinati e vieni a vedere. “
Poi Sonia si rivolge a Sandro “Come vuoi che facciamo?” e Sandro “Usa tu le sue tette per farmi sborrare, so che ti piace.


Io mi avvicino e Sonia rivolgendosi a me “É vero, mi piace farlo sborrare maneggiando delle belle tette grosse, in questo modo viene come un cavallo. “
Sandro si mette a ca alcioni del ventre di Elena e lascia scivolare in mezzl alle sue tette il proprio membro; a me sfugge un’esclamazione sorpresa “Cazzo!! Hai proprio un bell’affarone. ” e lui “Per le tette di tua moglie ci vorrebbe quello di un cavallo.

” e io “Non so bene come prenderla questa frase, la considererò un complimento. ” e Sandro “Lo é, fidati. “
Sonia prende con le due mani i capezzoli di Elena e solleva le grosse tette che vengono a contatto del cazzo di Sandro che ha un brivido “Cazzo che bello!! Sono bollenti e morbidissime. ”
Sonia inizia a muoverle avanti e indietro; la scena di Sonia che usa le tettone di mia moglie per segare suo marito é davvero eccitante.

Sandro mugola come un cane mentre anche Elena emette dei gemiti di piacere; il membro di Sandro si ingrossa sempre più con la testa che diventa paonazza per lo sfregamento contro le tette di mia moglie.
Sonia mi dice di avvicinarmi, prende i due capezzoli con una mano sola sballottando le tettone di Elena e senza preavviso infila una mano nei miei pantaloni tirandomi fuori il cazzo e io “Ma Sonia! Cosa ne pensa tuo marito di questo?” Sandro scoppia a ridere “Mi sto scopando le tette di tua moglie, non é certo un problema se la mia ti fà una sega.


Sonia continua a strattonare a spingere con violenza le tette di Elena mentre mi masturba, ben presto i gemiti di Sandro si tramutano in grugniti, il suo cazzo é durissimo e gocciola come un rubinetto, Sonia si appoggia alle tette di Elena deformandole tutte e schiacciandole contro il cazzo di Sandro che grugnisce più forte, io vedo che, tra le tette di Elena zampilla la sborra di Sandro formanro una pozza di liquido appiccicoso biancastro; la scena é così erotica che sto per venire anche io, Sonia dirige il mio membro verso le tette di Elena e ben presto la mia sborra va ad aggiungersi a quella di Sandro che sembra piuttosto soddisfatto “Cazzo che sborrate che abbiamo fatto.

” Sonia lo riprende subito “Adesso però é il mio turno, sai cosa devi fare. “
Sandro prende alla base le tettone sborrate di Elena e le stringe forte e Sonia ci si siede sopra strappando a Elena un breve lamento.
Sonia inizia a poi a moversi avanti e indietro sulle tettone di Elena strofinando la fica e il clitoride contro i capzzoli duri di Elena; il movimento di Sonia diventa più violento schiacciando con forza il seno di Elena mentre entrambe le donne mugolano di piacere con Sonia che dice fasi scurrili “Adesso le tue tettone sono mie vacca che non sei altro, te le massacro a shon di scolartele.


Dopo alcuni minuti anche Sonia viene inondando Elena con il suo orgasmo.
Sandro mi guarda e mi dice “Guarda adesso, lo spettacolo non é ancora finito. ” Sonia mi guarda con aria di sfida “Guarda cosa ci faccio adesso alle tette di tua moglie. ” si sente il tipico suono e sul seno di Elena, sempre schiacciato dal peso di Sonia, si vede scorerre un piccolo fiume di pp che va a lavare i residui di sborra che si trovavano tra le tette mentre Sonia quasi urla “Questo é quello che si meritano le tettone di tua moglie: essere trattati come giocattoli per il sesso e come sborratoi !

Un ex collega di lavoro

“No, vengo io da te in ufficio, dopo il lavoro” così gli rispondo.

Non ce lo voglio oggi in casa mia, nel mio letto, non lo voglio il suo ricordo, il suo odore sui cuscini, le lenzuola che profumano prima di lui e poi umide del suo sudore e del suo sperma. Ex collega del mio ex. Sono io a voler andare nel suo ufficio, sono io che lo spingerò a farlo sulla scrivania e non una qualunque. Io quell’ufficio lo conosco, io su quella scrivania ci ho già fatto l’amore, col mio ex, nei tempi in cui facevo “l’amore”…
Ma oggi non era organizzata la cosa.

E’ lui che mi scrive: “Oggi alle 13. 30?” e io rispondo ok. Non sono particolarmente in tiro con l’abbigliamento né con l’intimo. Sì, ma poi alla fine sono sempre io che mi faccio queste seghementali, con lui poi… che mi chiede spesso di farmi trovare già nuda a toccarmi…

Al lavoro, prima di andare da lui, vado in bagno. Mi ha chiesto una mia foto nell’attesa. Ok, ubbidisco, anche se mi ha sempre dato fastidio eseguire gli ordini, ma a volte lo faccio.

Ho portato con me una penna rossa per aggiungere il mio tocco personale. Mi sollevo la maglia, tiro giù soltanto una spallina del reggiseno e scopro un seno soltanto, su cui scrivo in rosso: “Mordilo”. Io a certe cose ci tengo… shitto la foto e gliela invio. Per il momento si può accontentare. Mi guardo allo specchio per l’ultima volta, mi vedo carina, lui come mi vedrà? In mente sorrido, credo che apprezzerà più che altro doti non visibili di me.

Ok, sono pronta, piuttosto eccitata ma tranquilla, mi rendo conto di quello che sto facendo, sono consapevole.
Mi metto in macchina, mentre guido mi invia un messaggio. E’ la foto del suocazzo… “Vieni a prendertelo” mi scrive. E sto arrivando, dammi un attimo! E lo sa che non riesco a scrivere messaggi e guidare contemporaneamente, quindi non gli rispondo. Raggiungo il suo ufficio, parcheggio, attraverso la strada, è a piano terra, la porta è aperta, entro, lui esce da un’altra stanza e mi viene incontro.

“Ti sei fatta attendere” dice. Niente ciao, viva la sintesi, e va bene così. Diosanto ma lui mi piace da morire, ma non poteva essere meno attraente, così non avrei capitolato? Dieci anni più di me, fisico… da paura, tatuaggi… il mio debole, simpatico, ci sa fare alla grande e no, non gli manca niente, non ci andrei a cena fuori, ma no, non gli si può proprio dire di no.
Mi viene incontro e mi bacia.

Anzi no, lui non bacia, lui divora, lui mangia, lui assapora la mia bocca, la mia lingua, le mie labbra. Ci si fionda contro, dentro, e ne è padrone, rubandomi il fiato. Mi infila una mano sotto la maglia e fa esattamente ciò che ho fatto io in bagno prima, abbassa una coppa del reggiseno e mi stringe il capezzolo tra le dita. Un brivido… dolore, piacere… dolore, piacere… sono corrente alternata…
Mi spinge verso la scrivania che è all’entrata ma io gli dico: “Andiamo nella stanza dietro, così non ci vedono dalla strada” e così mi ritrovo nella stessa stanza di dieci anni fa… cazzosepassa il tempo, ma la scrivania è la stessa, lo ricordo bene.

Lui mi ci fa sedere sopra, mi spinge facendomi allungare, stendere, e mi spoglia, i jeans, gli slip, mentre io mi tiro su la maglia senza toglierla, solo per scoprire i seni, su cui campeggia ancora la scritta. La vedo, sorrido e gli dico: “Ricordati quello che devi fare…” e infatti si abbassa con la bocca su di me e inizia a mordermi i capezzoli mentre la mano strizza l’altro seno.
“Intanto toccati” mi ordina.

Io lo adoro… Lo adoro per questo… Perché è stato il primo a chiedermi di farlo, chissà perché poi, è un gesto così splendido, toccarsi mentre si è osservata da un uomo. E lui lo chiede sempre, vuole che lo faccia in ogni momento, anche mentre glielo prendo in bocca, in ogni posizione, vuole vedermi così. E allora appoggio i piedi su due sedie, così da tenere aperte le gambe e la mano scivola giù…
Ma ci sarà un giorno in cui smetterò di stupirmi di me stessa, del mio corpo, del lago che divento quanto sono così eccitata? No, non credo, neppure adesso.

Sono liquida tra le gambe… sono desiderio liquido… carne non più solida ma sciolta… talmente pulsante e sensibile da divenire quasi dolorosa al contatto con le dita.
Lui mi osserva stesa, è in piedi, é nudo anche lui dalla vita in giù, i pantaloni e boxer a terra, si sta toccando. E io chiudo gli occhi… so che lui c’è, che mi osserva, sento la sua voce, che mi ripete spesso in questi momenti: “Sei uno spettacolo…” Effettivamente vorrei vedermi, vorrei uno specchio sul soffitto.

Mi vedrei persa, completamente, perché, quando mi tocco così, ci sono solo io… io e il mio corpo… e mi piace godere di ogni singola sensazione, seguendo le dita che entrano dentro, ne escono umide, le lascio scivolare più giù per stimolarmi tra le due aperture e poi raggiungere anche l’altra più stretta… e che lui conosce bene.
Sento le sue mani sulle mie gambe, mi interrompe, sposta le due sedie, lascia che le mie gambe scendano giù e lui si posiziona in mezzo.

Mi prende per i fianchi e mi fa scivolare verso il bordo della scrivania… lo affonda in me… senza toccarmi prima, l’avevo già fatto io… esce e rientra… un paio di volte… completamente… La sua forza, le mani che mi stringono e mi attirano a sé, le spinte sempre più profonde, una dietro l’altra… io tutto questo lo desidero, mi piace, mi fa godere…
Mi fa godere la forza che usa su di me, l’idea che lui mi consideri solo un corpo.

Non posso credere a quello che ho scritto… Godere dell’essere usata? Ma sì. Perché io sto facendo esattamente lo stesso con lui, per aumentare la distanza dal passato e sbiadire i ricordi, e proprio qui, su questa scrivania… E lo so che per questo motivo lui si porterà via per sempre un pezzetto di me perché ci sta riuscendo, perché provo finalmente piacere con un altro uomo. A occhi chiusi non mi torna in mente il mio ex ma sento solo il suocazzo che entra ed esce da me… ed è una sensazione che mi dà i brividi…
Mi dice di guardarlo, mi sollevo sui gomiti e la visione è sempre esaltante perchè lui è bellissimo da vedere, e osservare quel suo tratto di carne dura che ci lega, per questi attimi, che scorre facile in me, lo esalta, egocentrico che non è altro, anzi cazzocentrico… come si direbbe, ma aumenta anche la mia di eccitazione anche se so che in quella posizione non raggiungerò l’orgasmo.

Ma io godo anche solo nel far godere, così come gli avevo risposto quando mi aveva chiesto cosa volessi vedere in foto, prima di incontrarlo. “Voglio solo vederti godere…” e così fa… E mi viene dentro… e no, non glielo ho mai chiesto di venirmi addosso, sul seno, come mi piace, non so, si è preso tutto di me però questo non so, decido che non se lo merita ancora.
Ci salutiamo sulla porta, si avvicina e mi deposita un bacio sulle labbra.

Lo guardo stranita e me ne vado. E no, il bacio veloce in bocca sulla porta, come un marito che esce di casa devoto al lavoro, non lo voglio…
Tornerò a lavorare nel pomeriggio stravolta e euforica, come le altre volte in pausa pranzo, con un sorriso sulle labbra che faticherò a trattenere e la mia collega si domanderà: “Ma come mai questa non ride mai e ogni tanto il pomeriggio se ne arriva tutta euforica? Secondo me si fa di qualcosa…” Sì, effettivamente mi sono “fatta”, ma qualcuno…
Quando fai una cosa è perché ne hai voglia, perché ti sembra che in quel momento sia quella più giusta.

Ma poi, guardandola con gli occhi di poi… forse mi chiederò “Ma che cazzo ho fatto?” Ancora non ci credo di essere finita con lui. E sì, dai, anche se non lo ammetterò mai, anche un po’ per vendicarmi del passato, non solo per soddisfare una pura voglia. E un pensiero che mi viene in mente è ogni volta quello di inviare un sms al mio ex: “Mi sto scopando il tuo ex collega.

Viva gli ex!” ma è solo un pensiero passeggero, non scrivo nulla, trattengo ogni istinto autolesionista, ho già dato, per oggi.
Mi metto in macchina e torno a casa, avrei voglia di bere, fino a farmi girare la testa, o semplicemente vagare, con la mente, in auto, senza meta. Intanto mi sballo alzando al massimo il volume della radio e premendo a fondo l’acceleratore… chissà perché io per stare bene, per stare meglio, devo sempre prima farmi un po’ male, devo prima sentirmi un po’ male… E poi non ho voglia di pensare, nè sentire in bocca l’eventuale sapore amaro della vendetta o dei probabili rimorsi o sensi di colpa futuri.

E ogni volta che mi passerà per la testa che la Vendetta è solo l’altra faccia della Giustizia, beh… dovrò ricordarmi di ripetermi che è soltanto una grande sciocchezza.

La passione di Julie

La vidi per la prima volta ad un matrimonio, ricordo che mi passò vicino mentre chiacchieravo tra gli invitati, era vestita con un abito corto blu con drappi azzurri e al collo portava una sciarpa di seta dagli stessi colori.

Era la tipica ragazza mediterranea dal fisico piacevolmente formoso, fluenti capelli mori a boccoli, la pelle abbronzata e occhi scuri, profondissimi.
Rimasi colpito dalla sua bellezza, dalla femminilità, dal portamento, dall’eleganza con cui teneva la pochette tra le mani, dalla spontanea sensualità che trasmetteva nonostante la sua evidente giovane età.
Con una scusa assieme ad altri riuscii ad approcciarla al buffet e tra una battuta e un drink shittammo alcune foto insieme.

Da vicino era ancora più bella, il suo profumo mi inebriava, era proprio una ragazza fantastica, ma forse troppo giovane per me, un mediocre trentenne difficilmente in grado di soddisfare le aspettative di una ragazza bella e giovane come lei.
Decisi di conservare quelle foto nel pc, guardandole di tanto in tanto e fantasticandoci sopra. Fortunatamente questa passione non degenerò mai in ossessione e rimasi col sogno che un giorno avrebbe potuto diventare mia.

Passarono gli anni, riuscii ad avere la sua amicizia su Facebook e potetti così seguire la sua vita, le sue passioni, i suoi amori. Nel frattempo cercavo educatamente di farle sempre complimenti e di incoraggiarla nelle sue attività, sperando di tenermi così vivo nei suoi pensieri. Avevo infatti l’impressione che i complimenti e la mia corte le fossero graditi, così cercai di non farglieli mai mancare!
Non vedendola quasi mai in giro, le mie fantasie erano legate soprattutto a ciò che vedevo dalle poche foto che metteva sul suo profilo Facebook, immaginavo come poteva essere fare sesso con lei, le varie posizioni, come avrebbero potuto essere le sue espressioni mentre mi spompinava o me lo segava, alle cose che poteva dirmi mentre era eccitata…non poche volte mi sono masturbato pensandola.

Un giorno, dal nulla e dopo diverso tempo che non ci sentivamo, ricevo un suo messaggio in cui mi chiede strane informazioni lavorative, forse una scusa per parlarmi, penso io.
Rispondo alla sua domanda e intanto ne approfitto per chiederle come sta e se gradisce un’uscita per un aperitivo.
Con mio estremo piacere accetta e ci vediamo così in un locale.
Parlando mi racconta di essersi lasciata col suo ex dopo una storia abbastanza lunga, mi parla un po’ del suo lavoro ecc.

Le chiedo se vuole vedere la mia nuova attività, avendo da poco aperto un piccolo locale e lei con mia enorme gioia accetta.
Dopo averle mostrato il locale la faccio accomodare nel retro.
Il cuore mi batte a mille, la stanza è piena del suo profumo, io non vedo e non penso che a lei in quel momento.
Gli anni sono passati e Julie è ora più matura, più donna, più in grado di apprezzare i piaceri della vita…
Capisco che è il mio momento, mentre mi trovo dietro di lei mi faccio coraggio e le appoggio le mani sui fianchi, accarezzandoglieli…
Lei si gira con aria sorpresa quindi io la prendo e spingendola contro al muro inizio a baciarla intensamente sul collo e sulla bocca, tenendole le mani strette sul culo cercando di sollevarle il vestito.

Sento il suo respiro affannato, vorrebbe dire qualcosa, non so, io continuo a limonarla e a tenerla stretta…le infilo una mano nelle mutandine, fradicie di umori…
Non voglio staccare la bocca dalla sua e continuando a baciarla mi slaccio i pantaloni e li abbasso lasciandole il membro a portata di mano.
Le prendo una mano, gliela guido sul cazzo e sento con piacere il suo delicato tocco che mi scappella l’asta ormai durissima.

Non ci diciamo una parola, ora è solo il piacere che ci guida, in un attimo sbaragliando gli oggetti sulla scrivania la faccio sdraiare senza nemmeno finire di spogliarla.
Dopo averla baciata, leccata e accarezzata sul seno e sulle gambe tornite e lisce scendo verso il basso e spostandole le mutandine inizio una sapiente leccata su clitoride, piccole e grandi labbra.
Mentre la lecco cerco il suo sguardo, la vedo godere, gemere, respirare affannosamente, mordersi le labbra, sento che è mia…più che mai.

Mi alzo e mi avvicino al suo viso portandole il cazzo alla bocca.
Immediatamente lo accoglie tra le sue labbra carnose, succhiandolo avidamente, mentre io con la mano le sditalino la figa.
“Scopami” mi dice dopo avermelo spompinato per un po’.
Torno dall’altro lato della scrivania, la sistemo a mio piacere tirandola verso di me, prendo le sue gambe, me le metto sulle spalle, appoggio la cappella sulle labbra della sua figa ormai allagata e la faccio entrare lentamente…sento i suoi sospiri, tutta la sua voglia, le scappa un “ahh che bel cazzo hai” e questo non fa altro che arraparmi ulteriormente.

Inizio a sbatterla con forza, stando attento a non venire subito perché la voglio far godere come si deve, glielo spingo dentro fino alle palle, mentre con le mani le accarezzo un po’ le gambe, un po’ il seno che balla su e giù ad ogni colpo…osservo il suo viso, ascolto i suoi gemiti, ci guardiamo, non diciamo nulla, ci fissiamo, sento che non posso sopportare ancora a lungo l’accoglienza della sua figa e i suoi occhi nei miei, ma lei continua a fissarmi, è bellissima, mi fa godere, sempre di più…sei la mia puttana, la mia troia, sto per godere, i miei occhi sono fissi nei suoi….

vengo, vengo, vengooooooooo…. arrivo in un orgasmo violentissimo, dentro di lei, sento che anche lei viene, si inarca per godere meglio, la sente tutta, sente tutta la sborra che schizza dentro, le pulsazioni del cazzo, le sue contrazioni, siamo un corpo unico che gode con intensità incredibile, ho brividi dappertutto, poi caldo, poi ancora brividi, sono in estasi…ci baciamo mentre glielo tengo ancora dentro, non voglio toglierlo, voglio che resti ancora un po’ dentro di lei, nel suo corpo, nella sua femminilità che dopo tanto tempo sono riuscito finalmente a possedere, nel più bello e fantastico dei modi.

Ti amo Julie…

Alexandra: e le altre
di antonio andrea fusco

Lezioni di vero
di antonio andrea fusco.

Roberta e la passione per gli a****li

La mia fidanzata Roberta è da tempo appassionata di equitazione, ed essendo regolarmente iscritta ad un centro ippico, almeno due volte la settimana, quando è libera da impegni di studio (studia Giurisprudenza all’Università di Milano) va a cavalcare, trascorrendo la mattinata al Centro Ippico che è situato in periferia. Avremmo dovuto vederci ieri mattina, dato che era festa, ma, quando passai a casa sua, la domestica mi disse che la signorina era andata a cavalcare.

Decisi quindi di farle una sorpresa, e risalito in macchina mi diressi verso la periferia, per arrivare al centro ippico, senza preavvisarla, anche se avevo provato a chiamarla sul cellulare, che però risultava non raggiungibile. Il traffico era scarso, la giornata festiva aveva trattenuto la gente a casa, per cui in una ventina di minuti raggiunsi la strada dove sorgeva il centro ippico, ed entrai nell’ampio cortile dinanzi alla Club House. Sceso dalla mia vettura notai, parcheggiata poco più in là, la Matiz verde scuro di Roberta, segno inequivocabile che la mia fidanzata era già arrivata, e probabilmente aveva già sellato il cavallo ed era uscita per iniziare il percorso ad ostacoli.

Cercai di entrare nella Club House, ma era troppo presto ed era ancora chiusa. Non avevo voglia di aspettare che arrivasse il gestore seduto in macchina, una cosa che francamente mi dà noia, perciò iniziai a passeggiare per il cortile, quando mi venne in mente che potevo benissimo arrivare sino alle rimesse dove venivano tenuti i cavalli: così avrei raggiunto il triplice scopo di aspettare Roberta, che avrebbe sicuramente riportato il cavallo in rimessa, di evitare una noiosa attesa, osservando i cavalli, che mi sono sempre piaciuti, e di evitare anche il freddo, che per quanto non fosse elevato, dava pur sempre una punta di fastidio.

Mi diressi verso le rimesse, la cui porta di ingresso veniva lasciata semiaperta, come di consueto quando i proprietari degli a****li andavano a prenderli, così da evitare loro attese del personale, la spinsi ed entrai.
L’interno era in penombra, con una temperatura confortevole, e nonostante l’aria fosse comunque caratterizzata da un tono pungente, dovuto alla presenza degli a****li, la cura e la pulizia con cui gli stessi venivano tenuti non la rendeva irrespirabile: non era un aroma fastidioso, pur essendo consapevoli della sua presenza: più che un odore, era un profumo di selvatico, di a****le, non del tutto sgradevole.

Avevo appena iniziato ad avvicinarmi al

primo stallo, dove veniva tenuto un trottatore purosangue di tre anni, quando fui colpito da un mormorio sommesso, che proveniva da uno stallo posto una decina di metri più avanti.

Più che un mormorio, sembrava un gemito, un gemito di godimento. Sicuro di essermi sbagliato, presi in considerazione l’ipotesi che si trattasse di un a****le, magari colpito da qualche malattia improvvisa o da un infortunio improvviso.

Mi avvicinai quindi allo stallo in questione, senza fare rumore, perché le suole di gomma delle mie Tod’s non facevano rumore sul pavimento in cemento ricoperto di paglia asciutta. Man mano che mi avvicinavo, però, potendo sentire meglio i gemiti, che continuavano con lo stesso ritmo, mi resi conto che si trattava di gemiti umani, sicuramente emessi da più persone: adesso potevo sentire chiaramente due gemiti che, come a gara, si sovrastavano uno sull’altro.

Incuriosito, ed anche un po’ preoccupato, non sapendo bene cosa stava succedendo, ero indeciso se entrare o meno di colpo nello stallo, quando mi accorsi che lo stallo vicino a quello dal quale provenivano i gemiti era aperto e vuoto. Devo dire che gli stalli non erano chiusi da un tetto, ma semplicemente divisi l’uno dall’altro da un muro di mattoni, alto circa un paio di metri. Ogni stallo era largo una decina di metri, per consentire al cavallo di potersi muovere, e fissato ad ogni muro c’era, nell’angolo vicino alla porta, una specie di scaffalatura in legno, a due ripiani, larga circa un metro, che serviva, avevo visto, per riporre i finimenti e le altre attrezzature.

Entrai pertanto nello stallo accanto a quello dal quale continuavano a provenire i gemiti, mi inerpicai, cercando di non far rumore, sul secondo ripiano, e mi sporsi, di poco, per vedere cosa stava succedendo. Dall’altra parte del muro, inginocchiata sulla paglia, completamente nuda, a gambe aperte,c’era Roberta. Ed insieme a lei c’erano due uomini, nudi anche loro, che le stavano praticamente di fronte, con i loro cazzi in potente erezione, avvicinati alla bocca di Roberta.

A turno, lentamente, le infilavano il cazzo in bocca, facendoselo leccare, lasciandolo scorrere sino alla radice nella bocca della mia fidanzata, per poi toglierlo e far posto all’altro, che eseguiva lo stesso percorso, con la stessa lentezza. Roberta, ad occhi chiusi, lasciava che i due cazzi, alternativamente, penetrassero fra le sue labbra, arrivassero alla sua gola e tornassero indietro, per ripartire da capo. Le sue mani erano in mezzo alle sue gambe aperte e certamente, anche se non potevo vederlo, si stava

furiosamente sditalinando, ragione questa di una parte dei gemiti che avevo sentito.

Gli altri non erano gemiti, erano commenti, a bassa voce, ma non tanto bassa da non potere, dal posto in cui ero, ormai comprendere le parole.

-Succhia, troia ‘ diceva uno, e l’altro ‘ Ti piace prenderlo in bocca, eh…..’ Puttana – -Pompinara ‘ proseguiva il primo, e così via, in una serie di termini osceni ed offensivi, che a Roberta sembravano piacere. Infatti, ad un certo punto, con una voce che non le avevo mai sentito, e smettendo per un attimo il lento pompino che stava facendo, ma continuando con entrambe le mani una altrettanto lenta ed esperta sega ai due, disse: “Sì sono una troia pompinara, mi piace il cazzo, mi piace prenderlo in bocca e farmi sborrare addosso, lo faccio anche all’università, ai miei compagni di facoltà, una volta l’ho fatto anche a lezione, ero in fondo all’aula, il ragazzo vicino a me si è sbottonato i jeans, me l’ha fatto vedere, ed io mi sono messa tra le sue gambe sotto il banco e gliel’ho preso in bocca finchè non mi ha sborrato in gola.

” I due maschi erano eccitati, infatti ripresero ad infilare i cazzi nella bocca di Roberta, aumentando il ritmo, quasi a volerle scopare la bocca, spingendo forte quando arrivavano in gola, tanto che Roberta aveva quasi una spinta all’indietro con la testa quando la cappella le toccava l’ugola.

E io avevo una mazza da baseball nei calzoni mentre osservavo la mia fidanzata che agiva come una troia in calore, spompinando due sconosciuti.

Sconosciuti, come ebbi modo di capire, soltanto per me:lei infatti li conosceva benissimo, lo si vedeva da come li guardava, da come si faceva accarezzare le tette, piccole e sode, coi capezzolini scuri che si torcevano sotto le dita dei due, da come se li faceva leccare e mordere quando aveva in bocca il cazzo dell’altro da quello libero dei due, da come gli parlava e le parlavano. “Roberta, sei una gran troia – le dicevano – sei una pompinara fantastica, hai una bocca che è una ventosa- e lei fremeva di eccitazione sentendosi chiamare così.

A me ormai l’eccitazione che provavo era diventata superiore a qualsiasi gelosia, del resto era una delle mie fantasie preferite immaginare Roberta chiavata da altri uomini, ed il fatto che ciò succedesse sul serio era in fondo la realizzazione di un mio desiderio.
Lentamente aprii la lampo dei miei jeans e tirari fuori il cazzo, che era

durissimo, iniziando a farmi una sega, mentre continuavo a guardare. I due proseguivano nella loro manovra, e ad un certo punto, osservando Roberta che gemeva sempre di più, uno dei due disse :”Vado a prenderti il tuo amante preferito, Robi e si allontanò uscendo dallo stallo, mentre l’altro, a quelle parole,si era sfilato dalla bocca di Roberta e si era inginocchiato sulla paglia accanto a lei, continuando però ad accarezzarle le tette e la fica con le mani ormai libere.

Roberta aveva chiuso gli occhi ed era in preda ad un orgasmo, ogni volta che le mani dell’uomo le passavano sulle tette aveva un brivido, si passava la lingua sulle labbra con un’aria da vecchia bagascia che non le avevo mai visto.

I passi dell’uomo che era uscito si sentivano risuonare sul cemento del pavimento, con un rumore dei ciottoli un po’ strano.

Quello era uscito nudo e scalzo, il mistero di quel rumore fu risolto subito, perché la porta si aprì e l’uomo rientrò portando con sé, alla cavezza, un magnifico stallone, purosangue, di chiara discendenza inglese, muscoli di velluto, un’aria fiera e nobile, uno splendido a****le.

La mia bocca si era improvvisamente seccata mentre le parole “il tuo amante preferito” mi rimbalzavano in mente. Roberta aveva aperto gli occhi, e si era rimessa in piedi, avvicinandosi al cavallo. L’a****le abbassò la testa, e la portò all’altezza dei seni di Roberta, quasi a volerli fiutare, poi aprì la bocca e diede una leccata alle tette di Roberta, con la sua lingua lunga e spessa.

“Ti ha riconosciuto, troia” – rise l’uomo che era rimasto in ginocchio sulla paglia.

Quasi a confermare quelle parole, il cavallo abbassò la testa e diede una fiutata alla fica di Roberta, sbuffando in segno di approvazione. Roberta si portò di lato al cavallo, ed iniziò ad accarezzare il petto dell’a****le, facendo scorrere la mano sul pelo lucido, mentre l’a****le, come se già sapesse quello che doveva succedere, sembrava tremare di piacere. La mano di Roberta scese verso il ventre del cavallo, e, senza che potessi vedere bene quel che succedeva, si mosse in piccoli shitti sotto il ventre dell’a****le.

D’improvviso, probabilmente sotto l’effetto di quella

stimolazione che significava una lunga pratica da parte della mia fidanzata, dal ventre dell’a****le uscì il suo organo sessuale: un cazzo enorme, di una quarantina di centimetri, chiazzato di bianco e nero, che quasi sfiorava il pavimento. Con mano sicura, Roberta iniziò ad accarezzarlo, movendo la mano lungo quell’asta di carne che si agitava, mentre sia io che i due uomini
la guardavamo affascinati.

Nuda, con le tettine al vento, i capezzolini eretti, il culo a mandolino, le gambe semiaperte, tra le quali era finita l’altra mano di Roberta, i capelli scuri tagliati all’altezza del collo, gli occhi neri lucidi per il godimento, con in mano il cazzo del cavallo a cui continuava a fare una gran sega, era uno spettacolo da mozzare il fiato, tanto che sia io che i due di sotto stavamo furiosamente segandoci, e per fortuna che gli sbuffi del cavallo coprivano, almeno, il rumore della mia sega, nascondendo la mia presenza.

Lentamente, mentre continuava a segare quel cazzo maestoso, si inginocchiò, proprio al di sotto del glande del cavallo, ed avvicinò la sua bocca al cazzo, aprendola al massimo.

Le labbra di Roberta avvolsero, per quanto possibile, la punta di quel cazzo, e le mani di lei lo spinsero all’interno di quelle labbra, per poi iniziare un lento andirivieni della bocca di Roberta sui primi dieci centimetri di quel cazzo: di più non ci entrava nella bocca.

Alternava queste potenti pompate, che lei faceva con un risucchio proprio da troia, con leccate su tutto quel palo, da cima a fondo, ed arrivò persino a leccare le palle del cavallo, per poi tornare a ripiazzarselo in bocca, riprendendo a spompinarlo. Si vedeva che non era la prima volta che lo faceva, e si vedeva anche che le piaceva moltissimo. I due tizi si avvicinarono a lei, staccandola per un attimo dall’a****le. Uno si sdraiò a terra, sotto il ventre del cavallo, ed invitò Roberta su di lui, infilandole, mentre lei si sistemava, il cazzo nella figa ormai sgocciolante di eccitazione, infatti il cazzo sembrò scivolare nella fighetta di Roberta con facilità, L’altro si piazzò dietro a Roberta, e dopo averle sfregato una mano sulle grandi labbra ancora umide, le umettò il buco del culo, introducendo un dito, per poi sostituirlo con il suo cazzo, che, seppure con meno facilità, riuscì ad introdursi abbastanza agevolmente nel culetto di Roberta.

Scopata ed inculata a tempo, Roberta ebbe un gemito di piacere. I due cazzi la martellavano all’unisono, sbattendola da quella vera troia che era. Roberta alzò la mano di quel tanto che bastava per portarsi il cazzo del

cavallo alla bocca e riprendere il suo fantastico pompino, accelerato adesso dalla somma di godimenti che la sua fica ed il suo culo, invasi dai due stantuffi di carne, le provocavano.

La sua bocca era una vera e propria ventosa, una idrovora che succhiava quel cazzo a****le forsennatamente, mentre la mano se lo guidava fra le labbra, da cui entrava ed usciva per quello che la bocca di Roberta, che non è grande, consentiva. I due acceleravano, erano quasi pronti a godere, e si staccarono, uscendo dalla fica e dal culo di Roberta, che invece continuava a spompinare il cavallo che, però, era prossimo a godere anche lui, a quanto potevo vedere.

Roberta accelerò il ritmo, mentre i due si stavano segando davanti alla faccia di lei, aprendo la bocca, ed improvvisamente un fiume di sperma a****le le inondò il viso, le tette, le gambe, le labbra, mentre Roberta in parte lo ingoiava ed in parte lo lasciava scorrere su di lei. Voltò il viso verso i due cazzi umani che stavano per esplodere, e bastò che Roberta passasse la lingua sulle due cappelle per essere nuovamente investita da una serie di schizzi in faccia ed in bocca, che in parte bevve avidamente.

Poi ripulì per bene i due cazzi, leccandoli e prendendoli in bocca, fino a che anche l’ultima gocciolina di sborra fu ripulita alla perfezione.

Nel frattempo avevo goduto anche io, come un maiale, nel vedere quanta troiaggine aveva Roberta. Mentre si asciugava, ed i due si rivestivano, Roberta fissò un appuntamento con i due la prossima settimana.

Ma uno dei due stallieri disse: “senza il cavallo però, deve correre e con i tuoi pompini arriverebbe ultimo.

“Oh – disse lei – per una volta, possiamo farne a meno “. L’accordo venne raggiunto, ed io nel frattempo avevo avuto il tempo di uscire da lì, e tornare rapidamente alla mia macchina, dove mi ero seduto ad aspettarla. La vidi arrivare, dopo circa dieci minuti, vestita da amazzone. “Amore- mi disse – è tanto che aspetti?”

“Dieci minuti”, risposi. Ci baciammo, decidemmo di vederci dopo un’oretta, il tempo per lei di farsi la doccia e cambiarsi a casa sua.

Salimmo sulle nostre auto, per tornare ognuno a casa propria, ma nella mia mente continuavano a passare le immagini di lei con una marea di cazzi in bocca.

La settimana prossima credo proprio che andremo a trovare un mio caro amico che ha un allevamento di cavalli in Toscana.