Archivi tag: jeans

Mia Moglie e la sua VOGLIA DI CAZZO…

Mia moglie, bellissima TROIA con una quarta ben sorretta e soda, complice della mia passione cuckold, non smette mai di eccitarmi con i suoi continui tradimenti..
La sua direi che è una vera e naturale VOGLIA DI CAZZO..una voglia irrefrenabile..inarrestabile..ingestibile!
L’effetto sorpresa è la nostra grande passione..
Rincasare dal lavoro e trovare in bagno ben messi in evidenza i suoi slip con la parte che appoggia sulla fica bagnata di sperma oppure trovare dei collant strappati per aver consentito un’estemporanea penetrazione sono per me fonte inesauribile di passione e amore vero per lei..
Spesso capita questo..qualche volta capita qualcosa di più “magico” che mi vede pienamente partecipe nella trama oscura del tradimento stesso…
Un pomeriggio mentre ero ancora in casa le è arrivato un messaggio sul telefonino; ho guardato ed ho riconosciuto il nome, Fabio, titolare socio di un negozio di abbigliamento dove spesso lei fa shopping; leggo:
-“tesoro il mio socio esce tra poco puoi raggiungermi in negozio verso le 19.

30?”
Ho risposto io, scimmiottandone le espressioni, con un secco e convinto:
-“tesò mi faccio bella e vengo da te..”
L’ho quindi subito allertata e lei rimasta felicemente sorpresa nel sapermi così premuroso e deciso, ed ha manifestato tutto il suo compiacimento così:
-“amore quando vado con LUI mi allarga la fica al punto che quando lo tira fuori le mutandine non riescono più a coprirmi perché mi s’infilano in mezzo alle labbra, mi fa impazzire…..ha quel CAZZO grosso, duro e largo dalla cappella alla base che non riesco ad impugnarlo come faccio con te..sai bene quanto sia dotato Fabio..”

(con affermazioni come questa,la mia eccitazione è già alle stelle..sentirsi dire dalla propria moglie che preferisce farsi sbattere da un mezzo estraneo solo perché ha il CAZZO naturalmente più grosso del tuo ti lascia quella dose di “impotenza” che noi CUCK adoriamo..in pochissimi attimi realizzi che TUA MOGLIE, quella che hai sposato in abito bianco.. sarebbe capace, DIREI CAPACISSIMA, di farsi sbattere da chiunque abbia un CAZZO degno di nota!!)

-“In negozio non avremo molto tempo a disposizione; sicuramente ha bisogno di uno sfogo immediato, come spesso è capitato, con una bella sveltina in un camerino di prova.

Mi preparo al meglio per farlo impazzire, ci tengo a farlo felice..”
Godere della preparazione della propria donna, già piena di desiderio ed eccitazione, è sempre un’esperienza indescrivibile. La scelta dell’abbigliamento intimo più arrapante coniugato alla praticità di un rapporto immediato e frenetico mi rende eccitatissimo..
-“amore ci vediamo dopo, pensami..TI AMO!”
Mi bacia accarezzandomi la patta ed esce; nonostante con Fabio non prenda precauzioni data la conoscenza di tanti anni, vedo che ormai esce sempre portando con se i preservativi che di tanto in tanto le compro rimpiazzando i suoi elevati consumi..

Ogni volta l’attesa è un tormento di voglia e di ansia che cerco di calmare dedicandomi alla mia passione preferita: masturbarmi con il porno e le teens..
Ma ill pensiero è sempre lì, martellante, incombente..mi ammazzo di seghe in un mix perfetto di gelosia e depravazione..per un CUCK i momenti più preziosi sono questi..l’attesa ed il non poter far nulla, non sapere nulla..il solo immaginare..il solo pensare alla PROPRIA MOGLIE montata a bestia da un altro MASKIO..sono momenti unici..indescrivibili..si fa tutto per amore..amore per la propria TROIA..le farei far di tutto pur di saperla SODDISFATTA nei suoi ORGASMI!

Dopo un paio di ore è già di ritorno.

Le apro e mi appare un viso sorridente e maliziosamente stanco..
Mi avvicino per baciarla e sento il caratteristico odore dell’alito “post pompino”. La bacio avidamente ma di fatto è una penetrazione con la mia lingua. Lei insiste nel bacio..apre la bocca e mi invita a leccarle bene le labbra e la lingua..è come sukkiare un CAZZO..tanto è forte e acre quell’odore!!
Mi abbraccia forte e mi sussurra:
-“andiamo di là amore mio..ho voglia di dirti com’è andata”
Si siede sul letto per togliersi le scarpe ed io approfitto subito per metterle il mio cazzetto turgido nella bocca e muovermi come se la stessi scopando.

Lei mi accarezza le palle, mi infila un dito di dietro..è troppo premurosa, avrà fatto di sicuro la TROIA penso tra me e me!
Poi si alza e si spoglia e guardandomi con fare sornione si sdraia sul letto con gli slip neri ancora indossati. Intravedo chiaramente una grossa chiazza umida in corrispondenza della fica…. mi chino su di lei per leccarla ma mi dice:
– “aspetta, rallenta..ti racconto cos’è successo..voglio farti sentire quanto ti ho fatto CORNUTO”.

Questo forse è il momento più magico delle corna…il suo racconto dettagliato saprà farmi rivoltare lo stomaco ma eccitarmi al tempo stesso..la adoro, kazzo se la adoro!

-“appena sono arrivata, così come prevedevo, mi ha detto che purtroppo non avevamo molto tempo a disposizione perché il suo socio sarebbe mancato solo un paio d’ore. Essendo ora di chiusura ha abbassato la serranda e mi ha portata in un camerino, in piedi, ed ha cominciato a baciarmi tutta..
Quando mi ha alzato il vestito e mi ha visto in lingerie, come al solito è impazzito; mi ha subito abbassato gli slip ed ha cominciato a leccare la fica quasi da farmi venire subito.

L’ho tirato a me, gli ho sbottonato i jeans ed ho tirato fuori quel palo enorme. Passando le dita sulla punta ho sentito ch’era già bagnato e l’ho strofinato sulla fica.
Non ha resistito molto: l’ha inumidito di più con la saliva e me l’ha infilato dentro facendomi sussultare per l’improvvisa dilatazione. Poi ha cominciato a stantuffare senza che io riuscissi più a muovermi, provavo solo un piacere senza confini..sono venuta due volte, lui continuava con foga, ogni tanto una piccola sosta con il cazzo infilato fino alle palle, e poi riprendeva più forte di prima..è brutale ma sa il fatto suo credimi..”
-“ti ha detto qualcosa su di me?” (chiedo IO)
-“si amore, si eccitava chiedendomi “lo sa tuo marito che ce l’ho il doppio del suo?” oppure dicendomi “quando torni a casa ci starà larghissimo nella tua fica sfondata da me”…poi quelle cose sempre eccitanti “sei la mia puttana, la mia troia..hai bisogno di cazzi grossi come questo per una fica così e non di tuo marito che ha un pisello come quello di un bambino..”; amore era feroce ed inveiva su di te..ti insultava e denigrava ed io permettevo di farlo..scusami ma lo sai che ci tenevo a farlo stare bene e che alla fine diceva solo la verità.. Poi si è sganciato dalla figa, ha sputato sul mio buchetto e con forza, tanta forza mi ha messo il suo enorme CAZZO nel mio culetto..ha cominciato subito a pompare sempre di più e urlandomi contro mi ha detto “puttana sborro..sborrooo puttana!!”.

L’ho spinto dalle chiappe quanto più possibile dentro di me sentendo un fortissimo calore dentro: un’esplosione di sborra da non credere. Sai che adoro farmi venire dietro..sai che impazzisco a sentire quei potenti schizzi nelle mie viscere..mmmmmmmmmm
Siamo rimasti così per un po’ di minuti. Poi lui piano piano ha uscito il CAZZO e me lo ha messo sporco ma ancora RIGIDO anche nella figa..mentre io tiravo subito su gli slip per non fare scolare a terra lo sperma, quello che adesso tu stai toccando, che leccherai e che userai come lubrificante per scoparmi.

Mi sono inginocchiata e gliel’ho pulito per benino con la bocca, succhiando sperma fino all’ultima goccia”. Amore perdonami..amore scusami se ho fatto la TROIA..”

Con il cuore che mi batte a tremila..con le palpitazioni..sono rosso di rabbia in viso..ma tanto eccitato le dico con fermezza:
-“amore adesso è il mio turno..ti prego fammi godere!!”
Le metto due dita dentro e sento la fica allargata e bagnatissima..appena le abbasso le mutandine vedo sborra che si affaccia dalla meravigliosa fessura..comincio a leccare trattenendo in bocca il liquido caldo per poi riversarlo con un intenso bacio nella sua bocca già spalancata e pronta..
La penetro ed il mio cazzetto scivola dentro di lei avvertendo la forte dilatazione che l’uccello di Fabio le aveva provocato con i suoi colpi possenti..
Sono convinto che lei non senta molto..data la differenza di dimensione tra il mio cazzetto ed il CAZZO di Fabio, per questo mi aiuto sgrillettandola per bene..gioco sul suo clito come negli anni ho imparato a fare..così ho imparato a portarla all’orgasmo, aiutandomi con le dita..
E’ larga e zuppa..troppo calda..mi sento avvolto dai residui di seme caldo di un altro uomo e pensando alle dimensioni del suo CAZZO mi eccito anche io molto, moltissimo…
Lei ansima ma sono certo che non sia per la penetrazione..mi insulta..
-”cornuto senti come sono larga..cornuto sei felice che mi abbia pompato anche il culo..cornuto ti piace che tua moglie si faccia sborrare dagli altri..cornuto sei solo un gran cornuto che si fa fottere la mogliettina!!”
Le sue parole, i suoi insulti sono per me una sorta di Viagra naturale..divento più duro e nonostante non sia molto dotato mi applico nel spingerlo dentro più che posso..muovo le dita più veloci sul suo clito e sento che ci siamo quasi..la stringo a me forte..è mia, è mia Moglie..solo mia..

Insieme poi..finalmente..godiamo in un orgasmo indescrivibile e restiamo abbracciati, noi, solo noi..
Lei è una moglie TROIA ed avida ed io sono solo il marito CORNUTO e felice….

Avventura tra negozio e piscina

Sospensori leopardati? Qui? All’Olympus!? Beh, io non ero d’accordo,, ma a qualcuno potevano piacere… “Sospensori leopardati fluorescenti… Raccomandatati dai dottori. ” Perché i dottori avrebbero dovuto raccomandare sospensori fluorescenti? Oh bene… scelsi la mia taglia e li sganciai dalla sbarra… Mi guardai intorno nel negozio e vidi che c’erano solamente sei persone, un cliente (io) e cinque del personale… il mio sguardo si spostò sul ragazzo alla cassa verso cui stavo andando. Era alto quasi un metro e novanta, biondo e di circa vent’anni.

Misi il mio acquisto sul banco, lui lo prese, mi rivolse un piccolo sorriso e poi disse: “Le dispiace aspettare un momento, signore, devo andare a controllare una cosa per questo articolo. “
Scomparve in una stanza sul retro, così decisi di dare un’occhiata al resto del personale. Era giovedì pomeriggio e non avevano meglio da fare che chiacchierare tra di loro. Due ragazzi, due ragazze, tutti in tenuta sportiva (ma cosa ci si aspetta in un negozio sportivo?) E non erano molto interessanti, piuttosto tradizionali, niente di eccentrico!
Il biondo ritornò con un sorriso sfacciato sulla faccia, prese una borsa da dietro il banco e ci inserì la shitola, fece una breve pausa che portò la mia attenzione al pezzo di carta sulla shitola dove lessi “Urgente.

” Ero confuso mentre lo guardavo e lui disse “Sono sei e novantanove, per favore signore. ” Misi un biglietto da 10 sul banco: “Grazie, signore, ecco il resto. Ritorni presto. “
Finì con un altro sorriso e c’era dell’ironia alla sua voce. Presi la borsa, il mio resto ed uscii gettando uno sguardo al resto del personale che non sembrava aver notato la mia presenza. Guardai l’orologio. 13 e 15. Ora di pranzo!
McDonalds era il mio prossimo scalo.

Preso il cibo, mi misi a cercare un posto tranquillo (non era difficile, c’erano solo quattro altri clienti, ed uno di loro era un ubriacone che stava quasi per essere buttato fuori…) e l’angolo più privato del posto. Ora, questo era difficile, avete mai provato a trovare un angolo privato da McDonalds che non sia il bagno? Quei luoghi sono progettati per farti sentire vulnerabile mentre mangi, se sei completamente solo. Trovai un posto quasi ideale: al piano superiore, nascosto dietro una pianta di plastica.

A quel punto cedetti alla curiosità, appoggiai il vassoio e presi la shitola dalla borsa di Olympus, l’aprii e ne uscirono tre cose: sospensori nero e rosa; un bigliettino piegato con la scritta “Urgente” e un pacchetto in carta rosa e nero. Misi giù sospensori e pacchetto e aprii il biglietto. C’era scritto:
Ciao!
puoi ritenermi maleducato a mettere una comunicazione nel pacchetto dei tuoi sospensori, in tal caso non leggere questa lettera.

Mettila nel bidone più vicino.
(Io lessi…)
Allora hai deciso di continuare a leggere. Hai appena acquistato un articolo molto interessante e stavo chiedendomi se ti piacerebbe provarlo… presto… e magari con un aiuto.
OK, se non ti va per favore non portare il biglietto al mio direttore. Sto rischiando il mio lavoro nella speranza che tu voglia incontrarmi. Penso che tu l’abbia comprato per attirare l’attenzione e mostrare i sospensori. Quindi, ritorna al negozio e vai al banco accessori (dove sono tutti i sospensori ed i proteggi caviglie), ti incontrerò là così potremo sistemare qualche cosa.

Carlo.
Dannazione! Avevo comprato quei sospensori per attirare l’attenzione. Finii rapidamente il mio pasto, poi andai (leggi “feci una volata”!) da Olympus. Entrai nel negozio e vidi delle famiglie che stavano facendo acquisti per i loro bambini. Ora c’erano sei commessi, Carlo mi vide e si avviò verso il banco degli accessori. Andai a raggiungerlo e decisi di fare ‘la prima mossa. ‘ “Ciao! Ho trovato il tuo biglietto. “
“Sì, um, non hai pensato… “
“No, mi piacerebbe incontrarti.

Dove? “
La sua faccia si accese, e mi fece pensare… forse non era così vecchio. Ora avrei detto circa diciannove anni … quindi solo un anno più di me… e aveva anche un bell’accento. Rispose: “Beh, che ne diresti del centro divertimenti?”
“Sì, va vene. Quando?”
“Io stacco alle due. Posso incontrarti fuori dal centro alle due… e cinque”, e poi, quando uno dei bambini si avvicinò: “No, mi spiace signore, non ne abbiamo verdi fluorescente, solo rosa fluorescente, ma ce ne sono di altro tipo.

” Sorrise di nuovo ed andò ad aiutare il bambino. Mentre uscivo gettai uno sguardo al mio orologio, erano le 13 e 49, così attraversai lentamente la città ed arrivai al centro alle due.
Carlo arrivò in perfetto orario, indossava pantaloni della tuta neri ed una maglietta Olympus bianca, aveva anche una grande borsa “Head” blu. Toccava a lui di avviare la conversazione. “Ciao, vedo che ci sei”, sorrise indicando il centro. “Andiamo a nuotare?”
“Sì, perché no.

” Risposi entusiasta.
Poi lui sorrise e disse: “A proposito, non conosco il tuo nome!”
Risi e risposi: “Gianni per Giovanni. “
“OK, Gianni per Giovanni, entriamo. “
Salimmo la scalinata ed entrammo. La donna dei biglietti ci guardò appena. “Sì…?”
“Uh, due, per per favore per il nuoto. “
“Due euro e trenta. “
“OK, ecco qui, grazie. “
Carlo prese i biglietti e la chiave dell’armadietto, io lo seguii nello spogliatoio.

Come spogliatoio era piuttosto normale: piastrelle bianche, panche di legno, l’odore dolce di sudore, niente di insolito, a parte l’assenza di cabine private. C’erano altre tre persone oltre a Carlo e me, ascoltando le loro conversazioni, scoprii che si chiamavano Davide, Andy ed Igor.
Dovevano avere sui 18 anni e piuttosto ben piantati. Davide era alto un metro e settantacinque, piuttosto pallido e portava slip tradizionali bianchi. Aveva anche capelli bagnati. Capii che avevano già nuotato… quindi le mie speranze di vedere uno di loro nudo erano finite, pensai.

Andy comunque aveva ancora il costume da bagno, Speedo ‘Bikini’ bianchi, molto affascinanti.
In quel momento mi resi conto di non avere costume e asciugamano. Ne parlai a Carlo, lui tirò fuori un paio di Bikini neri ed un asciugamano. “Dunque”, disse sorridendo (che magnifico sorriso!i). “È probabile che tu abbia bisogno di questi!” Mi girai per riportare la mia attenzione su Andy, lo vidi lasciar cadere il costume e girarsi verso il muro.

Bel culo… Carlo mi disse: “Vado in bagno. ”
Poi Igor. Wow! Era alto più di un metro e ottanta, leggermente abbronzato, e molto ben fatto. Era entrato da poco dopo essere stato sotto la doccia, quindi chiaramente era nudo. Era piuttosto peloso, aveva un corpo molto muscoloso ed un grande pene intonso. Mi sorrise, raccolse il suo asciugamano, si voltò e cominciò ad asciugarsi.
Dov’era Carlo? Decisi di andare a cercarlo e mi avviai verso il bagno dove lo vidi che stava pisciando, si voltò e mi sorrise.

Sentii improvvisamente una spinta ad orinare. Quando finimmo ritornammo nello spogliatoio ed andammo al nostro angolo.
Non c’era nessun altro nella stanza ed io mi rivolsi a Carlo. Lui slacciò i bottoni della sua maglietta, se la sfilò dalla testa e la mise nella sua borsa. Si sedette e si tolse sneakers e calze (anch’io decisi a quel punto di togliermi scarpe e calze). Lui aveva uno splendido torace liscio, con braccia muscolose ed un ombelico peloso.

Mise i pollici tra il suo corpo ed i pantaloni e li portò ai fianchi. Li spinse giù, ne uscì e li mise nella sua borsa. Si girò verso di me, indossava sospensori leopardati… ed era enorme! Rimase a gambe aperte di fronte a me e disse: “Cosa ne pensi?”
Mi abbassai e piantai un bacio sul suo ombelico… poi indietreggiai. Le sue gambe erano muscolose come il resto del suo corpo, ed erano anche lievemente pelose.

Si girò, aveva un culo molto bello. Leggermente abbronzato e molto liscio, io gli baciai la schiena.
“Tocca a te” Disse girandosi verso di me, evidentemente eretto. Io mi slacciai i bottoni della camicia, poi me la tolsi e mi misi di fronte a lui, ora indossavo solo i miei Levi 501, senza mutande. Lui aspettò. Lentamente sbottonai la patta e spinsi giù i jeans, ne uscii e lo fissai negli occhi.
Lui si inginocchiò, continuando a guardarmi, e baciò lentamente il mio pene, spingendo la lingua nel mio prepuzio, poi si alzò e si tolse i sospensori.

Era enorme! Mi inginocchiai e lo baciai allo stesso modo. “Abbiamo tutto il tempo dopo che abbiamo nuotato” disse e prese il suo costume da bagno. Io mi misi quello nero che mi aveva dato lui e me lo sistemai, non che fosse troppo piccolo, ero io molto grosso, grazie a lui.
Andammo ai nostri armadietti, mettemmo via la nostra roba, poi uscimmo nella piscina. Lui fece un tuffo in corsa perfetto (gambe e braccia diritte) e nuotò velocemente verso l’altro lato della piscina.

Io, invece, ero più interessato ai corpi che ci circondavano! Contai solo dodici persone, non inclusi i bagnini e Carlo (ed io): sette femmine e cinque maschi. Le donne erano in gruppo, dovevano avere circa 14 anni, ridevano scioccamente e si guardavano intorno. I maschi? C’erano tre uomini più anziani e due ragazzi di circa 14 anni che sembravano conoscere le ragazze del gruppo.

Carlo ed io passammo l’ora seguente nuotando uno vicino all’altro.

Ad un tratto lui mi prese, mi tirò giù il costume e me lo strofinò leggermente, mi rimise il costume e poi ricominciò da capo… nessuno vide. Vedemmo andarsene tutti quando risalimmo e c’era solo un “congresso di donne” che passarono il loro tempo a guardarci guastandoci il divertimento. C’erano anche tre fustacci ma sembravano particolarmente etero.

Quando ritornammo nello spogliatoio, Carlo bisbigliò “Bene, qui è dove comincia il divertimento! Corriamo nelle docce.

” Io mi affrettai ma Carlo non mi seguì: andò al suo armadietto e prese qualche cosa.
I tre ragazzi erano nelle docce, come ho detto erano dei bei fusti e sbirciando oltre il muro della doccia, vidi che si stavano tutti masturbando. Una vista molto bella, ma appena girai l’angolo con un’erezione, scomparvero… evidentemente erano timidi.

Carlo venne dietro di me e mi baciò la nuca, poi cominciò a massaggiarmi l’ano con della gelatina lubrificante.

Proseguì massaggiandomi le palle, poi quando si inginocchiò di fronte a me, vidi che il suo pene, enorme tra le sue cosce, ora stava toccando il pavimento. Iniziò a succhiarmi con cura leccandomi delicatamente il prepuzio… e poi succhiando. Le mie mani andarono ai lati della sua testa a tirarlo lentamente avanti ed indietro lungo la mia asta.

Mi massaggiò ancora l’ano col lubrificante e sul pavimento vidi il tubo di lubrificante ed un involucro di preservativi, chiaramente! Io stavo avvicinandomi lentamente all’orgasmo, lui comprese e smise tutto quello che stava facendo, subito e completamente.

Io quasi venni, ma riuscii a calmarmi e mi ordinò di inginocchiarmi… era il suo turno.

Si mise in piedi di fronte a me e, quando fui inginocchiato, torreggiava sopra di me. Presi lentamente il suo pene nella mia bocca come lui aveva fatto col mio. Prese la mia testa… Io cominciai a leccare la punta del suo pene. Le sue mani cominciarono a fare forza tirandomi avanti ed indietro lentamente, mentre io gli leccavo il prepuzio il più profondamente possibile.

Aveva un sapore tanto buono quanto Carlo era bello. Lui cominciò a lamentarsi, io allungai una mano verso il pavimento, raccolsi il tubo di gelatina e cominciai lentamente a massaggiargli l’ano. Le sue mani fecero più forza…
Io mi fermai, presi il pacchetto dei preservativi e mi alzai. I nostri uccelli si toccarono. “Carlo, io voglio incularti. “
“Mmmmmm, per favore fallo. ” Rispose, e si voltò.

Dissigillai uno dei preservativi e lo srotolai sul mio pene.

Baciandogli un po’ la schiena, lo penetrai. Gemevamo ambedue molto rumorosamente e lui aprì le gambe il più possibile. Io cominciai a muovermi lentamente dentro di lui. Le sue mani mi tenevano le cosce ed io afferrai poi il suo pene, lentamente cominciai a masturbarlo e c’era ancora della gelatina sulla mia mano…

Il nostro grugnire e gemere non era passato inosservato e due ragazzi cominciarono a sbirciare dall’angolo. Io venni! Era l’orgasmo più sorprendente che avessi mai avuto.

I due ragazzi entrarono e cominciarono a masturbarsi mentre ci guardavano.

“Cosa state guardando? ” Disse Carlo (la sua voce era appena percettibile).
“Uh, nulla!”
“Venite qui. “
I ragazzi si avvicinarono. Io mi inginocchiai di fronte a quello col pene più grosso e lo presi in bocca. Mi venne in bocca trenta secondi più tardi, poco prima del suo amico che aveva avuto lo stesso trattamento da Carlo. Poi loro se ne andarono.

“Oh, bene, non erano eccezionali ma…” Dissi, ma fui interrotto da Carlo che mi aveva penetrato improvvisamente. Emisi un forte gemito e mi rilassai. Lui mi prese il cazzo e mi masturbò con forza… indietro ed avanti, mentre cominciava a lamentarsi. Anch’io lo feci e sborrammo insieme!

Appena finito ci facemmo una doccia e ci rilassammo. Io avevo appena avuto l’esperienza più formidabile della mia vita. Andammo a prendere i vestiti nei nostri armadietti e poi ritornammo vicini, avevamo ancora in bocca il sapore dello sperma dei ragazzi… Ci masturbammo… Poi ci asciugammo ed io mi misi i sospensori nuovi.

“Che ne diresti di una sauna ?” Disse Carlo.

Le mie storie (63)

È incredibile come ancora una volta una mia giornata qualunque, prenda una piega assolutamente inaspettata. In passato mi succedeva più spesso, con il passare degli anni la quotidianità accompagna la vita con più certezze. Evidentemente sabato non era così. Con il caldo di questi ultimi giorni, sono scesa a fare la spesa verso le undici. Tornata a casa con due buste piene di roba, dopo averle sistemate in cucina e nel frigorifero, sono andata nel bagno a darmi una sciacquata soprattutto alla parte di sopra (la doccia naturalmente l’avevo già fatta al mattino).

Il tempo di asciugarmi, togliermi quella fastidiosa gonna jeans che mi ostino a mettere nonostante la temperatura, e di indossare un camicione con i bottoni acquistato in Marocco, che sento da lontano squillare il cellulare nella borsa. Non faccio in tempo a rispondere e quando vedo il numero, ignoro assolutamente chi possa essere. In genere non richiamo chi non conosco anche perché la maggior parte delle volte sono i soliti rompishitole. Così mi butto sul letto per riposarmi un po’ e dopo aver guardato per un paio di minuti il cellulare decido di scoprire chi sia.

Dopo un paio di squilli sento la voce inconfondibile di Robert, il suo accento spagnolo. Subito mi viene in mente la nottata passata con lui una decina di giorni fa; ma da allora il silenzio più assoluto. Nessuna notizia né da lui né tanto meno dalla mia amica Renata che, credo sia rimasta un po’ male, a dispetto di ciò che invece volesse far apparire, per quello che è successo. Il mio amico cubano dopo i classici convenevoli, mi racconta che erano di ritorno da Capri (il plurale mi fa capire che erano andati più persone), che Renata li aveva dovuti lasciare per un problema di lavoro e che poiché lunedì sarebbe partito, voleva venirmi a salutare.

In quel momento ho alzato gli occhi al cielo; dirgli di sì avrebbe voluto dire preparare un pranzo che non era assolutamente nei miei piani (mi sarei mangiata un panino veloce), ma dirgli di no sarebbe stato un po’ scortese. Così faccio per invitarlo e lui ribatte con “è un problema se viene pure Mario (Un suo amico cubano che vive a Napoli e fa il maestro di salsa)?” Oramai ero in ballo e chiaramente non ho potuto esimermi dal dirgli di sì.

Improvviso una pennetta pomodoro, provola e melanzane, sacrifico la mozzarella che avrebbe dovuto fare da pranzo per la sottoscritta, in luogo del secondo ed affetto il melone. Nel giro di una mezz’oretta mi sono sbrigata alla grande. Puntuale all’1:30 sento squillare il citofono, sono loro. Naturalmente li accolgo con il mio comodissimo souvenir marocchino, ed un po’ di trucco in faccia giusto per cercare di nascondere (ahimè con grossa difficoltà) la stanchezza. Saluto Robert, che si presenta con il gelato; poi Mario che nel ringraziarmi tradisce una piacevole inflessione napoletana che invade il suo spagnolo.

Ci accomodiamo e dopo un paio di minuti cominciamo a mangiare. Mi raccontano di questa gita a Capri insieme a Renata ed altre persone (ci resto un po’ male per non essere stata invitata anche se avrei avuto da lavorare). Robert magnifica una volta di più la bellezza del nostro golfo e tra una chiacchiera e l’altra si finisce una bottiglia di vino in tre. Prima del gelato faccio il caffè, e mentre armeggio con la macchinetta, Robert sparecchia mentre il suo amico comincia a spulciare i miei cd.

Non faccio in tempo a riempire le tazzine che dal mio stereo comincia ad uscire una musica cubana, figlia di un disco comprato l’anno scorso durante la famosa vacanza. Mario mi prende per mano e mi trascina in mezzo al salone, coinvolgendomi in una salsa improvvisata (molto improvvisata). Sono costretta ad aprire un paio di bottoni in basso al vestito per cercare di non fare proprio la figura dell’imbranata (quale sono). Intanto Robert ci guarda seduto mentre sorseggia il caffè.

Io con gli occhi cerco di ricordargli le figuracce fatte l’anno prima “a casa sua”, ma lui sorride e mi dice che sono brava. Intanto il buon Mario comincia a stringere un po’ più del dovuto, io faccio finta di niente ma avverto le sue mani sui miei fianchi. Poi finalmente la canzone finisce ed io cado sul divano stremata (un po’ per scherzo, un po’ per l’età). Il mio improvvisato compagno di ballo, come se niente fosse si avvia verso il suo amico a prendere il caffè, ed insieme cominciano a parlottare in uno spagnolo stretto che non capisco.

Mentre sono appoggiata con la schiena sul divano e le gambe completamente allungate, non mi rendo conto che il vestito si è sbottonato un po’ troppo e lo spacco centrale arriva fin sopra la mia mutanda nera semitrasparente. Mi tiro un po’ su proprio nel momento in cui Robert viene a sedersi vicino. sto per chiudere un bottone, ma lui poggia la sua mano sopra la mia e dopo avermi fermato, la insinua in mezzo alle cosce.

Io lo guardo esterrefatta, gli faccio segno che il suo amico (in quel momento di spalle) potrebbe beccarci. Lui comincia a succhiarmi il lobo dell’orecchio e mi sussurra “lo puoi mandare via, gli ho detto che avrei avuto piacere a stare solo con te, ma se vuoi può anche restare” In quel momento il cuore comincia a battere all’impazzata (giuro, per un attimo mi sono anche preoccupata). Non sono pronta alla risposta, la sua mano che mi accarezza la micia da sopra lo slip mi sta contemporaneamente eccitando e confondendo.

Il suo respiro nell’orecchio, é come una droga; cerco un punto della stanza da fissare per riprendere il controllo, ma niente, sono completamente andata. Intanto Mario si gira e guarda il suo amico di spalle che gioca con il mio orecchio, mentre i miei occhi tradiscono l’eccitazione. Vorrei dire a Robert di salutare il suo amico, mi sento a disagio per certe cose a casa mia, e come se profanassi un santuario, ma più passano i secondi e più nella mia testa cominciano ad affiorare i ricordi dell’anno scorso nell’albergo cubano.

Guardo la porta d’ingresso terrorizzata che possa squillare all’improvviso il campanello, poi mi ricordo che i miei sono fuori città. Robert intanto con le dita ha spostato la mutandina dall’alto ed ha cominciato a giocare con il mio clitoride. Il tempo passa veloce e lento nello stesso momento, sento le sue mani dappertutto, vedo da lontano lo sguardo di Mario che osserva, poi quasi contemporaneamente Robert appoggia le sue labbra sulle mie, ed il suo dito medio affonda nella mia micia completamente bagnata.

Sono in estasi. Robert continua a farmi godere mentre con l’altra mano comincia a sbottonare il camicione fino a quando non ne tira fuori un seno che porta alle labbra per succhiare il capezzolo. La schiena sul divano ed il capo reclinato all’indietro in preda all’eccitazione massima, il mio respiro affannoso viene coperto da un paio di labbra;apro gli occhi e mi ritrovo il volto di Mario davanti, e la sua lingua che cerca di farsi spazio nella mia bocca; chiudo gli occhi per un attimo, giusto il tempo per capire a cosa sto andando incontro e poi li riapro per intrecciare la mia lingua alla sua.

Robert é con la testa immersa tra i miei seni e la mano destra dentro il mio slip che con due dita continua ad entrare ed uscire. Mario e dietro al divano in ginocchio con il suo viso sopra il mio intento a baciarmi. Dopo qualche minuto di questa situazione, non riesco più a tenermi , e vengo tra le dita del mio amico cubano. Mentre cerco di smaltire l’orgasmo riprendendo fiato, Mario si sposta e si alza in piedi mentre Io sollevo il capo e con le mani accarezzo i capelli di Robert.

Il tempo di cercare un suo bacio che una mano mi gira il volto e mi ritrovo l’uccello di Mario a pochi centimetri dalla bocca. Non è duro, anzi è penzolante, lui lo alza verso la mia bocca, io mi avvicino fino a prenderlo fra le labbra. Comincio a succhiarglielo mentre il peso di Robert che si stacca dal mio corpo mi regala un attimo di respiro e leggerezza. L’uccello è diventato duro intanto ed io mi stacco un attimo per riprendere fiato e capire dove sia finito Robert.

È in ginocchio sul divano che si apre il pantalone, poi mi prende la mano sinistra e se la porta fin sopra lo slip. Io lo guardo, scuoto il capo come per dirgli “hai visto cosa mi stai facendo fare” e poi gli abbasso l’elastico per tirarglielo fuori e cominciare a menarglielo. Mario eccitato quanto mai, me lo rimette in bocca e con una mano spinge il mio viso contro il suo membro; io ricomincio quello che stavo facendo ed un po’ con le labbra, un poco la mano, lo faccio venire (per fortuna sul pavimento).

Robert invece dopo essersi messo a cavalcioni su di me, infila il suo uccello tra le tettone e dopo averlo sfregato alcune volte, gode schizzandomi sotto al collo. Ci guardiamo tutti e tre, e scoppiamo a ridere per come siamo combinati. Mario con il pantalone ancora aperto si avvia in cucina a prendere dei tovaglioli di carta che poi passa alla sottoscritta ed al suo amico. Io mi ripulisco alla bene meglio così come fa Robert, mentre lui si mette in ginocchio a smacchiare il parquet.

Fa molto caldo, dopo una decina di minuti di assoluto riposo, mi alzo per andare a bere ed istintivamente chiudo un bottone del vestito. Mi disseto apprezzando quel bicchiere d’acqua come non mi succedeva da una vita, poi prendo la bottiglia e la porto nel salone dove posso appoggiarla sul tavolino davanti ai due amici seduti sul divano. Mentre bevono, sono di fronte a loro e guardandoli comincio ad abbottonarmi il resto del vestito, pensando chissà perché che la situazione fosse arrivata al termine.

Robert muovendo il capo mi chiede cosa stia facendo, io gli rispondo che mi sto ricomponendo, lui mi dice che non ha ancora finito, l’amico sorridendo annuisce alla sua affermazione. Mi invitano a sedermi in mezzo a loro, io gli dico di andare in camera da letto, ma loro insistono e così, dopo avermi fatto spazio mi fanno accomodare al centro. Mentre mi siedo ricordo al mio amico cubano quanti anni ho, di ricordarsi che non sono più una ragazzina, lui come se nulla fosse, appoggia la sua mano sul mio culo e mi accompagna giù fino al divano.

Li guardo in maniera alternata, in questa situazione non so proprio cosa fare (vi sembrerà strano ma giuro che è così), resto in silenzio, bloccata come a volergli far capire che devono prendere loro l’iniziativa. Passa circa un minuto di assoluto disagio generale, io da un certo punto di vista vorrei chiuderla in quel momento, perché ritrovo quell’inadeguatezza che avevo avvertito un’oretta prima. Prendo coraggio e faccio per alzarmi appoggiando le mie mani sulle loro ginocchia.

Non sono completamente in piedi quando sento la mano di Robert infilarsi sotto il vestito per risalire velocemente fin sopra la mutanda; comincia a massaggiarmi il culo un po’ dentro e un po’ fuori lo slip, poi prende l’elastico di lato e lo tira giù prima a destra e poi a sinistra, poi un’altra volta a destra ed infine a sinistra finché non cade per terra tra le mie gambe. Mario se ne accorge, lo raccoglie dopo avermi fatto alzare i piedi e se lo porta al naso per annusarlo.

Mi fanno sedere di nuovo e insieme mi aprono tutto il vestito. Robert viene verso la mia faccia per baciarmi mentre con la mano solleva e Palpeggia con insistenza il seno sinistro; Mario mi mette la mano tra le cosce per allargarmene bene, poi dopo avermi accarezzato un po’ con la mano, lo sento farsi spazio con la lingua tra i peli della mia fica. La lingua di Robert mi arriva fin quasi in gola, i suoi baci sono veementi ed io ricambio volentieri.

Mario intanto mi solleva la gamba sinistra e mi allarga la micia fino a farci entrare tre dita. I nostri corpi sono incastrati fra loro, ed io non so neanche come, ma mi sfilo le maniche del camicione per rimanere tutta nuda. Ad un certo punto sento tirarmi un po’ più giù il divano, Robert si sposta e mi ritrovo il suo amico davanti senza pantaloni con l’uccello duro che mi solleva ed incomincia a scoparmi.

Sono eccitatissima, ma in un momento di lucidità chiedo di andare in camera da letto. Per un attimo Mario sembra non ascoltarmi e continua a spingerlo dentro, poi appena vede l’amico avviarsi, si ferma, mi dà una mano a sollevarmi ed in silenzio arriviamo sul mio letto. Robert ci aspetta steso sopra, io appoggio le ginocchia sul materasso e con la bocca comincio a succhiargli l’uccello. Il tempo di cominciare. che dietro di me sento divaricarmi le natiche ed entrare nella micia di nuovo Mario.

Ho un orgasmo con l’uccello in bocca, quasi mi manca l’aria, Robert si toglie da sotto e sparisce dalla mia vista. Sono stanca, fa caldo, ma capisco che loro non hanno ancora finito. Si danno il cambio, riprende la scopata, vedo apparire accanto alla mia faccia il membro di Mario che mi accarezza il viso umido di piacere, sposto la bocca un paio di volte poi mi arrendo a riprenderlo in bocca. La mia fica è stanca, lo sono anche io; mi giro e mi siedo sul letto, affannando dico ai ragazzi che sono al capolinea, loro ridono mentre si toccano in ginocchio sul materasso, poi dopo aver scambiato qualche altra frase circostanza che mi da la possibilità di riprendere le forze, comincio a masturbarli insieme, contemporaneamente.

Poi Robert viene vicino al mio orecchio e mi sussurra un qualcosa che sinceramente non capisco se non per l’ultima parola”culo”. Lo vedo spostarsi verso il comodino e rovistare dentra in cerca di qualcosa, gli faccio capire che non è il momento, che non mi va. Lui sorride e desiste. Li faccio avvicinare al mio viso, devo proteggere la mia patata e quindi decido (con piacere) di sacrificare la bocca. Prima uno, poi l’altro, poi tutte e due le cappelle insieme.

Sento l’umido, sento i loro sapori diversi che mi bagnano la lingua; poi Mario si allontana un attimo per poi venirmi addosso all’improvviso. Robert invece continua a spingermelo in bocca fino a quando, avvertendomi del suo orgasmo mi dà il tempo di toglierlo dalla bocca e di poggiarlo sui seni per accogliere il suo sperma.
Sono esausta, Mario guarda l’orologio e si rende conto che è tardi, Robert invece con calma comincia a rivestirsi.

Io ho bisogno di una doccia, così li saluto ancora “bagnata” non prima di aver sussurrato all’orecchio del mio amico cubano “peccato, se fossi rimasto qualche altro giorno… ti avrei accontentato”.
Al momento non lo sapevo ancora, ma quella frase mi è stata per così dire “fatale”, perché mentre scrivo, è lunedì, lui è in volo sull’oceano Atlantico, ma ieri (domenica) me lo sono ritrovato a casa per un ultimo saluto… mi avete capito.

(Non so però se raccontarvelo o meno…).

QUELLA METROPOLITANA …..GALEOTTA

Era da tempo che la mia signora, voleva far un giro per Milano, per “ assaporare “ il caos cittadino, cosa alla quale abbiamo rinunciato anni fa, per andar a vivere in campagna.

L’ occasione, era una delle solite fiere fuori salone, e siccome la giornata prevista era di quelle calde, ne avremmo approfittato per un po’ di sole, per le ossa.

Robi, aveva optato per sandali con zeppa, comodi, per evitare affaticamento, una gonnella di jeans, che finiva con una balza di pizzo, forse un po’ corta, e una maglietta aderente color beige, che metteva in mostra la sua 4°.

Diciamo che non passava inosservata, anzi forse un tantino appariscente, ma si sa, alla maiala piace così.

In giro per la città, la solita bolgia, da prendersi a gomitate, per poter veder bene le cose più interessanti, io invece, poco interessato, stavo sempre un paio di passi indietro, tanto per non prendere gomitate gratuitamente.

Questo mi permetteva di guardar la mia piccola, da un punto di vista generico, e devo dire, che ogni volta che si sporgeva in avanti per curiosare da vicino, più approfonditamente, si vedeva benissimo la piega delle chiappe, ed ogni volta producevano un sussulto piacevole al sottoscritto e al ben capitato di turno.

Ad un certo punto, mi accorgo, che un paio di ragazzi, età stimata, circa 28 / 30 anni, curano ogni movimento di lei, e la cosa mi mette sul chi và là.

Li vedo abbassarsi sulle ginocchia, ogni volta che lei si sporge in avanti, per poter osservare meglio, lei chiaramente ignara della cosa.
Allora decido di avvicinarmi a Robi, e facendo finta di esser uno sconosciuto, le chiedo qualcosa in riguardo alle cose esposte, per poi avvisarla dei due ragazzi che la stan curando da qualche tempo, in modo da tener ben salda la borsetta.

Faccio finta di niente e mi allontano, mentre lei, si gira con fare disinteressato, a cercare con lo sguardo, i due ragazzi, che la stanno osservando, i loro sguardi si incontrano, ed entrambi sorridono, con quei sorrisi di circostanza.

Ad un certo punto, i due, si fanno intraprendenti, si avvicinano, tanto, al punto che, quando lei si abbassa come al solito, uno dei due, si trova così vicino da urtarla con il pacco gonfio dei pantaloni.

Robi, si alza di shitto, scusandosi, dicendo che non voleva esser così maldestra, per tutta risposta, il ragazzo sfacciato, le fa notare che invece lui voleva urtarla, mettendo in mostra un notevole rigonfiamento.

A lei scappa una risata, ma la cosa finisce lì. Lei si gira verso me, per capire cosa fare, ed io con un cenno, le faccio capire di entrare nel negozio difronte. Così facendo, i due ragazzi, spiazzati, proseguono lentamente per il loro percorso.

Entro anch’io e subito lei mi viene in contro ridendo, dicendomi, che secondo lei, i ragazzi, non puntavano la borsetta ma ben altro, risata generale.

Dopo qualche minuto, usciamo, e con piacere, notiamo che i ragazzi, non sono più visibili, bene, possiamo finire il nostro giro, senza troppe preoccupazioni, se non qualche altro complimento pesante, rivolto al bel culo che ogni volta lei mette in mostra, qualora si sporge in avanti.

Ma si sapeva, che sarebbe andata così, con una gonnellina inguinale …..ma che attizza ….

Pian piano, ci avviamo alla fermata della metro, meno male, penso, non son abituato alla bolgia, meglio la nostra quiete agreste.
Saliamo sul vagone, e come molte volte capita, non siamo vicini, tra di noi ci sono tre / quattro persone.

Alla prima fermata, la gente si muove, chi scende e chi sale, faccio per avvicinarmi …… e vedo che davanti a Robi, salgono i due della fiera, e si posizionano dietro lei, schiena al vetro.

Mi blocco subito, meglio tener le distanze dal “ nemico “ ….

Robi fa finta di niente, si gira con calma, ed accenna un sorriso. Ad un certo punto, durante il trambusto del cambio passeggeri, vedo Robi sussultare ed irrigidirsi, il solito intraprendente ragazzo, le ha appoggiato una mano su una chiappa, e la tiene lì , ferma, in attesa di reazioni.

Lei si gira con calma, verso di me, per una mia reazione, ma io le faccio intendere, che sia lei a decidere.

Mentre aspetto la sua reazione, guardo la mano del ragazzo, che continua ad accarezzare la chiappa di Robi, che si gira guardando il ragazzo, ma senza un espressione, che sia eloquente, e si rigira.

Dopo un attimo, vedo il secondo ragazzo, sistemarsi in modo da far da paravento, è a questo punto, che vedo lei, che si irrigidisce ulteriormente, mentre rossa in viso, si morsica un labbro.

Penso, ci siamo, shitta la rissa, lei si gira, guardandomi con la faccia paonazza, io le mimo con le labbra la frase: ti tocca la fica ?….

lei con un cenno mi indica si …. Lo fermo …. Le dico con le labbra … e lei fa cenno di no con la testa …. Che troia, penso …..

Mi sposto un po’ per vedere, ed in effetti, vedo il ragazzo che ravana tra le cosce della mia piccola, che comincia ad agitarsi e a mordersi sempre di più il labbro. Io l’ ho così duro, che non stà più nello slip
Anche i ragazzi maiali, hanno il loro problema, a mascherare l’ erezione.

Altro trambusto, con cambio passeggeri, e il porco intensifica il lavoro di dita, nella fica di famiglia.

Robi comincia a tremare, ci siamo, tra un po gode, spero solo che non lo faccia a bocca aperta, altrimenti … che figura …. Di colpo si irrigidisce, e cominciano a scenderle una quantità esagerata di goccioloni di sudore … ha goduto …. la porca.

Altra fermata, i due ragazzi, si spostano dalla postazione, e il porco nel muoversi, le sussurra qualcosa all’ orecchio e poi scende, mentre si richiudono le porte.

A questo punto mi avvicino, e chiedo come và, lei mi guarda con la faccia rilassata, di chi ha appena goduto con due dita nella fica, e mi dice “ Benissimo …. è stata una cosa indescrivibile …. ”

Le chiedo cosa abbia sussurrato il ragazzo passando, e lei mi dice che il porco si è sborrato nei pantaloni, ridendo.

Io la bacio in bocca e le sussurro “ sei una gran troia …..” e lei di risposta, appoggia la mano sul mio pacco ancora duro e sussurra “ si ….. la tua troia ….. porco”

Cazzo ….

ha ragione ….

Mia zia Rosa

Qualche settimana fa’ venne a trovarci a casa, mia zia Rosa, la sorella maggiore di mia madre, una donna di 53 anni anche se ne dimostra 40 ,alta 160 cm, capelli neri non molto lunghi, una 6° di seno, un culo bello grosso (ho sempre amato vederla in costume), fianchi larghi e di bellezza normale; ho sempre avuto un debole per lei sin da piccolo quando alle medie mi si iniziava ad alzare l’uccello, lei è stata la mia dea e il soggetto per ogni mia sega, è un segreto che non ho mai rivelato a nessuno.

Venne da noi per un caffè e chiacchierare con mia madre, erano verso le 14:00, che suonò al campanello:
-DING DONG-

IO: Chi è?
ZIA: Sono zia Rosa, apri Gianni.
-APRO LA PORTA-
IO: Ciao zia
-LA BACIO SULLE GUANCE E LA ABBRACCIO STRETTA PER SENTIRE L’IMMENSITA’ DELLE SUE TETTONE-
ZIA: Non c’è mamma?
IO: No zia, non so dov’è andata, se vuoi la chiamo sul cellulare, ma entra pure siediti in cucina…

mamma era stata fuori tutto il giorno con mia sorella ed io rimasi a casa da solo tutto il pomeriggio… immediatamente corsi un camera mia per chiudere tutti i video porno che stavo vedendo e spensi il PC… quando d’un tratto mia zia mi chiama dalla cucina

ZIA: Gianni non chiamarla sul cellulare, forse ha da fare, vieni qui…

Vado da lei ed iniziamo a fare due chiacchiere che da tanto che non ne facevamo, infondo con lei mi confidavo molto più che con mia madre:
ZIA: Allora come va’ a scuola
IO: Bene
ZIA ti vedo inquieto oggi è successo qualcosa?
IO: No Zia è solo che non so proprio che fare oggi
ZIA: ti senti annoiato? Con le ragazze come va?
IO: abbastanza bene
ZIA: fai sesso?
a quella domanda rimasi di stucco ma risposi:
IO: si certo
ZIA: e come lo fai? te lo sei già fatto succhiare ?
IO: si da alcune ragazze a scuola, ma la cosa che mi piace di più è quando lo infilo nel culo
a quelle parole la conversazione di venne più intrigante… non riuscivo a credere che mia zia mi stesse parlando di sesso e come le interessi sapere la mia vita sessuale…
ZIA: davvero ti piace fare sesso anale? Anche a me piace tanto, sai ti confido un segreto, mi piace farmi montare con violenza il culo, però sono tantissimi anni che non lo faccio, mi raccomando è un segreto che resta fra noi questo
IO: certo zia
sa che quello che mi dice resta sempre fra noi
ZIA: spero che ci sia qualche tua amica che le piace nel culo
IO: non proprio sai, però mi piace sentirle godere… in quei momenti mi eccito da matti
ZIA: come le invidio queste ragazzine, mi piacerebbe farmi inculare
IO: però zia se mi posso permettere tu hai un bellissimo culo e a me piace molto
ZIA: ti ringrazio davvero di piace? Anche se non più bello sodo?
IO: Si si certo
d’un tratto si alza viene davanti a me si gira di spalle, si alza il vestitino estivo e si abbassa le mutandine
IO: zia ma che fai?
ZIA: è un mio regalo per il bel complimento che mi hai fatto
Non riuscivo a capire se fosse un sogno o la realtà, mia zia davanti a me che si strofina il culone sul mio cazzo da sopra gli jeans,
dopo di che si leva completamente le mutandine da sotto al vestitino, poi si gira e mentre lo fa’ le do’ una pacca sul culo e lei ne sembra felice.

ZIA: cosa ti piace del mio culo?
IO: che è grosso
ZIA: cosi ti piace il culo grosso?
IO: anche il seno grosso se per questo
a quel punto il gioco messo in atto da mia zia continua si alza la maglietta scollata e se la toglie e mi mostra il suo generosissimo seno, prende la mia mano destra e ma la porta sul suo seno
ZIA: dai stringilo tranquillo non essere timido
ed io senza farmi pregare le strinsi il seno con entrambe le mani, dopo di che si rimette la maglietta e mi ringrazia per la mia sincerità ed onestà nei suoi confronti, però sentivo sotto il mio pene che era diventato duro,

così mia zia decide di andarsene e mi saluta con una carezza sul pacco.

Passarono due giorni da quel pomeriggio, quando mia zia ritornò a casa mia, ma questa volta c’era anche mia mamma, dopo circa un’ora che parlassero mia mamma dice:
MAMMA: Rosa ti dispiace aspettare qui? devo accompagnare Patrizia (mia sorella) a fare ripetizioni di matematica
ZIA: tranquilla va’ pure
e ci ritrovammo nuovamente soli in casa, mia zia stava pulendo delle tazzine e spazzando per terra in cucina ed indossava una gonna che le arrivava poco sopra il ginocchio e una maglietta scollata e abbastanza trasparente dal quale si vedeva che non portava il reggiseno,

mentre era china a raccogliere la polvere da terra, io da gran furbo le passai accanto e le diedi una pacca sul sedere, lei sobbalzò un attimo e mi sorrise
ZIA: se ti va fallo tutte le volte che vuoi
IO: grazie Zia, come posso resistere ad un culo così bello
dopo l’aiutai a scendere dalla sedia mentre riponeva le tazzine nella mensola e l’afferrai per i fianchi, dopo essere scesa (oramai avevo avuto il permesso) le do un’altra pacca sul sedere e come risposta sempre un suo sorriso…poi mentre risistema il detergente per piatti sotto il lavandino, mi avvicino e l’abbraccio da dietro

ZIA: che fai?
IO: ho voglia di abbracciarti
il mio pene era talmente duro che anche lei se ne era accorta
ZIA: guarda che da sotto non porto le mutandine
come sentii quelle parole le misi una mano in mezzo alle gambe fin sotto la gonna per accertarmi che fosse vero ed infatti era senza mutandine, a quella scoperta il mio pene divenne ancora più duro e la voglia salì in me, iniziai a palparle la fica con tutta la mano mentre lei si ritraeva indietro spingendo il suo culo contro il mio pene, poi con le dita piano piano le allargo la patata, fino a farle entrare dentro e iniziare a masturbarla, ad ogni movimento sentivo il suo ansimare sempre più forte e la sua fica bagnarsi sempre di più:
ZIA: dai su continua, fammi godere …
IO: certo che ti faccio godere
la faccio abbassare in avanti, le alzo la gonna, le faccio divaricare le gambe e la inizio a baciare il culo, poi le infilo le dita nella fica già bagnata ed inizio a masturbarla sempre di più sempre più forte e lei gode come una porca non riesce a trattenersi le piace troppo
ZIA: si continua così, ancora continua più forte nipotino mio… mmm…
le alzai completamente la gonna e continuai a masturbarla e sentivo fra le dita lo sciacquettio dei suoi umori che colavano dalla fica sul pavimento sembrava si fosse urinata a dosso e dopo essersi liberata si accasciò ansimante gonfiando ripetutamente il suo seno, nel frattempo mi abbasso i pantaloni e le mutande e tiro fuori il mio cazzo oramai durissimo e lo punto sulla fica oramai aperta di mia zia, lei sente il mio glande

ZIA: Su fallo entrare ho voglia di cazzo
non me lo feci ripetere due volte e le penetrai e continuai a spingere sempre di più aggrappandomi ai suoi fianchi mentre lei godeva
ZIA_ dai si più forte, più forte dai montami, sbatti la zia violentemente, fammelo sentire fino in fondo,dimmi che sono una troia!
IO: sei la mia troia ! la mia zia puttana da sfondare!
ZIA: si bravissimo così ancora di più!

continuai a sbatterla fino a quando le sborrai nella fica, tirai fuori il cazzo , lei si girò verso di me e con voce gonfia ed ancora eccitatissima mi dice
ZIA: ne voglio ancora e poi mi devi inculare ricordi che mi piace?! Vieni stallone mio ora ti porto in paradiso
mi portò in camera mia mentre la sua fica grondava ancora dei suoi umori e di sperma, si spogliò completamente si mise a pancia sotto e culo in su sul mio letto con la copertina di Dragon Ball Z e lì la montai ed iniziai a sfondarle il culo facendola urlare di piacere
ZIA: si dai continua più forte, rompimi il culo dai lo voglio!
IO: si zia troia ti spacco il culo!

e così continuai ancora mentre dalla sua fica i suoi umori avevano oramai bagnato tutte le lenzuola, fino a quando vengo per la seconda volta sborrandola tutto dentro il culone rosso e gonfio!
Restai su di lei per un po’ , poi le sfilai il cazzo dal culo, lei si sdraio sul letto sfinita e mi ringrazia per la bella scopata
ZIA: ti ringrazio infinitamente Gianni, ne avevo davvero una gran voglia
IO: tutte le volte che lo vuoi mi chiami ed io corro da te
ZIA: grazie porcellino mio
dandomi un bacio in bocca e leccandomi il pene.

.

No 3

„Zieh dich aus!“ Diesmal also kein langes Warten. Er steht direkt hinter mir, legt seine Hände auf meine Brüste, als ich mir das Kleid über den Kopf ziehe. Wir haben uns zu lange nicht gesehen, auch wenn es nur ein paar Tage waren. Ich spüre seine Erektion durch seine Jeans. Er dreht mich rum, drückt mich mit einer Hand auf die Knie und beginnt mit der anderen seine Hose aufzuknöpfen. „Sag hallo…“, sagt er leise.

Ich gehorche und nehme ihn in den Mund. Als er seine Hand auf meinen Hinterkopf legt, um mir das Tempo vorzugeben, öffne ich die Augen und sehe zu ihm auf. Er liebt es, wenn ich das tue. Er stöhnt und zieht meinen Kopf härter über seinen Ständer. „Hoch mit dir, wir haben noch viel vor!“, befiehlt er lächelnd. Sobald ich stehe, wirft er mich auf das Bett und bindet mich fest, die Arme über dem Kopf, die Beine gespreizt.

Er setzt sich neben mich und lässt einen Finger in mich gleiten. Als er merkt, wie feucht ich schon bin, nimmt er einen zweiten dazu und fickt mich, erst langsam, dann fordernder, fester. „Du brauchst es, oder?“ fragt er. „Ja, Meister,“ antworte ich stöhnend. „Gutes Mädchen. Du bist so eine brave Sklavin. “ „Danke, Meister. “ „Wenn meine kleine Schlampe schon wieder so bereit ist, dann können wir ja einen Zahn zulegen,“ sagt er mit einem wölfischen Lächeln und zieht seine Finger aus mir, nur um sie mit einem Dildo zu ersetzen.

Das Glas ist kalt und hart, aber ich genieße es. Er hört auf, lässt den Dildo aber in mir. Ich winde mich in meinen Fesseln. „Kopf hoch!“ befiehlt er und setzt mir eine Maske auf. „Du brauchst was Größeres, hm? Kann das sein, du kleine Hure?“ Er hat mein Kinn fest in der Hand und dreht mein Gesicht zu sich. Bevor ich antworten kann, habe ich ihn im Mund. Er zieht mir den Glasdildo raus und steckt dafür einen größeren aus Gummi in meine nasse Pussy.

Er bewegt sich, mal schnell, mal langsam, in meinem Mund, genießt es, fickt mich hart, lässt sich von mir lecken. Eine Hand liegt auf meinen Hinterkopf und hält mich in Position. Der Dildo, der so tief in mir ist, sich aber nicht bewegt, macht mich verrückt. Er weiß das und fängt an mit meinem Kitzler zu spielen. Das macht mich noch verrückter und ich beginne zu zittern. Ich ziehe an meinen Fesseln, aber sie geben nicht nach.

Ich kann meine Beine nicht zusammennehmen, ich muss sie für ihn offenlassen. „Gefällt dir das? Brauchst du das? Oder brauchst es vielleicht so?“ Er nimmt seine Hand weg und hält mir stattdessen einen Massagestab auf meine Klit. Meine Reaktion darauf ist so heftig, wie es meine Fesseln erlauben. Er ist immer noch in meinem Mund und unterdrückt mein Stöhnen. „Du kommst doch nicht ohne zu fragen, oder?“ Ich will meinen Kopf bewegen, aber seine Hand hält mich eisern fest.

„Nein, das machst du nicht,“ sagt er, „du bist ja ein braves Mädchen. Mit vollem Mund spricht man nicht, da kann man auch nicht fragen. Und wenn man nicht fragen kann, darf man auch nicht kommen. “ Seine Logik ist bestechend, aber ich weiß nicht, wie lange ich es noch schaffe, seinen Befehlen Folge zu leisten. Mein ganzer Körper zittert unkontrolliert. Er lässt mich zappeln. Auf einmal nimmt er den Massagestab weg und zieht sich aus meinem Mund zurück.

Ich keuche auf, japse nach Luft, bis er meinen Mund mit seinen Lippen verschließt. „Du bist nicht gekommen, oder?“ fragt er nach einem langen, intensiven Kuss. „Nein, Meister,“ bringe ich immer noch zitternd hervor. „Braves Mädchen,“ sagt er und streichelt meine Haare. „Du weißt, dass ich dich sonst bestrafen muss, nicht wahr?“ „Ja, Meister. “ Er kniet sich zwischen meine Beine, zieht den Dildo raus und fickt mich. Tief und fordernd. Er ist die ganze Zeit über hart geblieben, ich fühle, wie sehr er es will.

Ich wölbe mich ihm entgegen, biete mich an, warte darauf, dass er kommt. Plötzlich zieht er sich aus mir zurück und füllt mich wieder mit einem Dildo. Er ist aus Glas und nochmal größer als die beiden davor, ungefähr so wie er selbst. „Bitte, Meister, ich…“ beginne ich. Er unterbricht mich. „Was?“, fragt er und setzt mir wieder den Massagestab auf. Ich stöhne auf. Der Dildo ist so groß und so hart, dass ich mir ein bisschen weh tue, wenn ich zittere.

Ich versuche, das Zittern zu unterdrücken, aber das ist so gut wie unmöglich. „Bitte, bitte, ich kann nicht…ich will…bitte Meister“, stottere ich vor mich hin, während er mich wieder an den Rand des Orgasmus bringt. „Halt die Klappe!“, befiehlt er. „Du kommst nicht, bevor ich komme, ist das klar?“ „Ja, Meister“, bringe ich nach einigen Anläufen heraus. Er hat fast seine komplette Sammlung an Dildos an mir durchprobiert und treibt mich nun mit diesem Ding in den Wahnsinn.

Ich weiß nicht, wie ich nicht kommen soll. Ich stöhne und wimmere und zerre an meinen Fesseln. „Willst du kommen?“, fragt er. „Ja, Meister, ja, bitte, bitte“, flehe ich ihn an. Mit
einem Ruck zieht er den Dildo aus mir und fängt an, mich auszupeitschen. Ich brauche einen Moment um zu begreifen, dass das Glasding in mir der Griff der Peitsche gewesen sein muss. Er schlägt auf die Innenseiten meiner Oberschenkel und auf meine nasse, empfindliche Pussy.

„Besser, Sklavin? Geht es jetzt wieder?“, fragt er kalt. „Ja, Meister, ja, danke Meister. “ Er steckt den Griff der Peitsche zurück in seine neue Halterung und bringt auch den Massagestab wieder in Position. „Dann können wir ja weitermachen,“ sagt er fröhlich und schaltet ihn ein. Ich weiß nicht, wie oft er das macht. Die Abstände zwischen meinen fast-Orgasmen und den darauffolgenden Schlägen werden immer kürzer. Manchmal gönnt er mir dazwischen kurze Pausen, in denen er hingebungsvoll meinen Mund fickt, bis er selbst fast kommt.

Ich bin völlig fertig. Ich verstehe, dass ich nicht kommen werde, bevor er nicht genug von dem Spiel hat. Ich lasse mich fallen. Meine Welt besteht nur noch aus ihm, seinen Händen, den Toys auf mir. Seinen Befehlen. Ich werde nicht kommen. Als er diesmal die Peitsche entfernt, bekomme ich dafür ihn und er nimmt mich hart. „Willst du?“, fragt er atemlos. „Ja, Meister,“ keuche ich zurück. „Was bekomme ich dafür?“ „Was du willst, Meister,“ antworte ich ohne eine Sekunde zu überlegen.

Er kann jetzt alles mit mir machen. „Sehr gut. “ Er küsst mich heftig, schenkt mir einen letzten, harten Stoß und steckt wieder den Peitschengriff zwischen meine Beine, tief in mich hinein. Dann stellt er sich neben mich und nimmt den Massagestab. „Du darfst. Wenn ich fertig bin. “ Ich verstehe erst nicht, aber dann spüre ich seine schnellen Bewegungen. Er braucht nicht lange. Ich bewundere seine Koordination. Ich zucke kurz zusammen, als er einmal quer über mich kommt.

Ich habe sein Sperma auf dem Bauch, den Brüsten und im Gesicht, aber ich habe jetzt auch die Erlaubnis zu kommen und als ich das tue, fühlt es sich an, als würde ich in tausend Teile zerspringen. Er nimmt den Massagestab weg und zieht vorsichtig den Dildo aus mir. Dann kniet er sich neben das Bett und schlingt die Arme um meinen Oberkörper. Er küsst sich von meiner Haut und lässt es mich dann von seinen Lippen lecken, bis ich wieder sauber bin.

Dabei streichelt er mein Haar und lacht, weil ich immer noch zucke. Er nimmt mir die Augenbinde ab. „Ich liebe diesen leeren Blick,“ sagt er und küsst mich. Lange. Ich bin völlig fertig. Er bindet meine Hände los und ich klammere mich an ihn. Es ist mehr ein Reflex als eine Entscheidung. Er hält mich ein paar kostbare Minuten lang im Arm. Dann küsst er mich auf den Scheitel. „Du weißt, dass wir noch nicht fertig sind?“, fragt er gespielt streng.

Ich sehe ihn nur verwirrt an, was ihn wieder zum Lachen bringt. Seine Hand wandert zwischen meine Beine, findet meine feuchte Pussy und beginnt zu massieren. Ich stöhne und halte mich an ihm fest. „Meine süße Sklavin hat doch noch nicht genug von ihren Meister oder etwa doch?“ Ich bin ernsthaft versucht, nein zu sagen. Ich habe das Gefühl, nicht aufstehen zu können, ohne umzufallen. „Oder braucht sie etwa eine kalte Dusche?“ Okay, nein, das nun wirklich nicht.

Ich schüttele den Kopf. Aus dem Nichts neben dem Bett zaubert er einen schon ziemlich weit geschmolzenen Eiswürfel und schiebt ihn mir rein. „Sicher ist sicher,“ sagt er grinsend. Eiskaltes Wasser läuft über meine Schenkel. „Na hopp, stell dich hin, zeig mir deinen Arsch. Du bist doch vorbereitet, oder?“ „Ja, Meister. “ Ich komme mühsam auf die Füße. Er schiebt mich durch den Raum und bindet meine Hände an die Decke. Das Wasser läuft meine Beine hinunter.

Er kniet sich vor mich und leckt es ab. „Alles machst du dreckig,“ sagt er mit einem liebevollen Klapps auf meine Pussy und einem spöttischen Seitenblick auf das Bett. „Es tut mir Leid, Meister. “ „Schon gut, Sklavin. “ Er beginnt, an meinen Füßen herumzuwerkeln. Er legt mir Manschetten an und befestigt eine Stange daran. Ich kann die Beine nicht mehr zusammennehmen und meine Hände sind ebenfalls unverrückbar an die Decke gebunden. Lange kann ich über meine missliche Lage allerdings nicht nachdenken.

Er setzt mir wieder die Augenbinde auf und beginnt, mir nach Strich und Faden den Hintern zu versohlen. Dazu benutzt er seine schönen Hände und sein ganzes Arsenal an Peitschen, Paddeln und Gerten. Als er mit der ersten Runde fertig ist, beginnt er liebevoll, mich zu dehnen. Erst seine Finger, dann immer größer werdende Plugs verschwinden in mir, nur um kurz später wieder herausgeholt und von mir sauber geleckt zu werden. Zwischendurch schlägt er mich weiter.

Meine Kehrseite wird intensiv bearbeitet, aber auch meine Brüste und meine Pussy kommen nicht zu kurz. Dann zieht er meine Hüfte zu sich, beugt mich so weit vor, wie die Fesselung es zulässt und nimmt mich von hinten. In
meinem Po steckt ein Plug und mit einer Hand hält er den Massagestab an meine Klit, während er langsam aber tief und fordernd in mich stößt. Er steigert sein Tempo und ich bin kurz davor, zu kommen, als er plötzlich aufhört.

„Jetzt machen wir genau das gleiche wie eben. Nur auf der anderen Seite!“, verkündet er und lacht über mein entsetztes Aufkeuchen. „Leider kann ich dir so nichts Gutes in den Mund stecken. Du wirst hiermit vorliebnehmen müssen,“ sagt er und knebelt mich. Dann beginnt er, mich mit allem zu ficken, was er für geeignet hält. Immer wieder hört er auf, plugged mich für die Übergangszeit und kümmert sich um meine Pussy. Er leckt mich, spielt mit mir, macht mich mit dem Stab verrückt und nimmt mich im Stehen.

Meine Knie zittern schon lange, als er bei dem großen Glasdildo ankommt. Er lässt die Peitsche sanft auf meinen Po klatschen. „Willst du den auch?“ fragt er. Ich schüttele den Kopf. „Aber gefickt werden willst du schon?“ Ich zögere kurz, dann nicke ich. „Hast du das denn verdient?“ Kopfschütteln, kein Zögern. „Und würdest du trotzdem für mich dieses große, harte Ding in dich aufnehmen?“ Ich nicke ergeben. „Du bist so ein braves Mädchen. “ Er steht hinter mir, sein Gesicht an meinem Nacken.

Er küsst mich. Eine Hand liegt auf meiner Brust, die andere lässt die Peitsche fallen und wandert meinen Rücken hinab. Seine Finger gleiten tief in meinen vorgedehnten Po. Dann nimmt er beide Hände nach oben, macht mich los. Ich falle gegen ihn. Damit hat er anscheinend gerechnet. Lachend fängt er mich auf und sortiert mich ins Bett. Ich liege auf dem Bauch, die Beine immer noch von der Stange gespreizt. Er legt sich auf mich und dringt in mich ein.

Er schiebt seine Hände unter mich, will mich festhalten, mich gleichzeitig fingern und ich zucke und stöhne unter seinen Berührungen. Dann hört er auf, entfernt die Stange und dreht mich rum. Er nimmt mir die Augenbinde ab und küsst mich, während er wieder in mich eindringt. Eine Weile lang nimmt er meine beiden Löcher abwechselnd, dann entscheidet er sich für hinten. „Du darfst“, flüstert er in mein Ohr. Die glatte Haut seines harten, flachen Bauches reibt über meine nasse Klit und er ist tief und hart in mir.

Als er seinen Rhythmus steigert und in mir kommt, komme ich mit ihm. Wieder zerspringe ich in tausend Scherben. Er bleibt kurz in mir, dann legt er sich erschöpft neben mich und zieht mich in seine Arme. Ich zittere immer noch, schon wieder, keine Ahnung. Er sieht mir ins Gesicht, lacht und küsst mich. „Genauso will ich dich haben“, sagt er stolz. Ich sehe also scheinbar so fertig aus, wie ich mich fühle. Es ist mir egal.

Ich bleibe in seinen Armen liegen, bis er mich ins Bad scheucht und wir es unter der Dusche langsam und liebevoll noch einmal tun.

Un ricordo estivo

Premessa: le mie storie non sono porno, ma sono autobiografiche e vere.

——————————————————————————————————————————-

E’ un ferragosto di vento, di un forte vento, ma Anna non vuole rinunciare ad una gita sul mare.

Si veste come nelle sue domeniche di settembre inoltrato, le spalle nude, ma con un velo di nylon sulla pelle delle gambe.

Io guardo tra il mio guardaroba, un jeans e una maglietta a V, ma chiudo il secondo cassetto, non porterò il costume…
– …ma perché no? –
– …fa troppo freddo per farsi il bagno… – le rispondo.

– Non ci sono proprio più gli uomini coraggiosi dei miei tempi… – mi replica con provocazione e sarcasmo, intanto che fruga nel penultimo cassetto per tirar fuori un doppio pezzo azzurro e turchese.

Lo rotea in area con un sorriso ed uno sguardo di sfida, e nel passo lento di avvicinamento, poco dopo che mi volto non curante, sento che qualcosa mi arriva in testa… Sì, mi ha lanciato un pezzo! Per gioco, certo, il superiore per l’appunto, e appena lo raccolgo da terra e lo apro per notare quanto è striminzito, lei si avvicina e lo strappa tra le mani con un: – ..dai qua! – restituendomi furtivamente un bacio sulla guancia.

Poi rapidamente mette il costume nella borsetta, guarda l’orologio, è pronta.
Partiamo.

Prendo la guida della sua barchetta verso Sestri Levante, con l’incertezza che possa piovere da un momento all’altro. La sua mano sinistra tiene per tutto il tempo il capello giallo e con la destra abbraccia il poggiatesta del mio sedile.

Mi parla del viaggio che ha programmato per fine agosto, una crociera greca, vorrebbe che l’accompagnassi, ma non posso assentarmi dagli impegni di lavoro.

– Mi lasci sempre sola – sussurra con una voce e un’espressione di un finto lamento smascherato da un sorriso accennato per confermare l’ironia di questo tempo in cui siamo troppo spesso assieme.

Sì, penso, stiamo troppo assieme ed è poco sano. Dovrebbe reinventarsi una vita mia zia, uscire di più con le sue amiche,con i suoi spasimanti che la inseguono telefonicamente, diversamente lei continua a coinvolgermi in qualche passatempo, da quelli brevi di mezza giornata alle gite fuori porta di una giornata intera… ora una crociera? No, sarebbe troppo.

– Metto benzina – e inserisco la freccia per voltare a destra.
Mi rifornisco al selfservice, tanto per risparmiare qualche centesimo in più che non risolverà di certo il caro benzina.

Prima di partire Anna vuole passare ai servizi e mi chiede di sorvegliarle la porta del bagno.
Faccio storie, anche perché: che vergogna c’è tra donne? E poi ci saranno certamente le serrature! Ma inutile discutere con mia zia, mi prende per mano come fossi un ragazzino e ci avviamo verso i servizi.

Entro, con imbarazzo proprio nel momento in cui una donna sta per uscire da una porta in fila tra le tante, con uno sguardo intollerante.

Anna mi chiede di reggerle la borsetta. Apre la porta ed effettivamente noto che la chiusura è rotta. Saranno rotte anche tutte le altre? Mi domando e mi prende curiosità di verificare, ma mi arresto poiché non sia mai cosa mi aspetta dietro la porta; potrei finire per essere scambiato per un maniaco.

Si sentono i rumori delle vesti di mia zia, poi il suono dell’acqua che scende in disordine. Fortunati noi uomini che possiamo almeno prendere la mira ed attutire il rumore sulla ceramica.

Finito il rumore sento la sua voce occorre oltre la porta che ci separa…
– Lorenzo? Nella borsetta dovrebbero esserci dei fazzolettini, passamene uno… –
Apro la chiusura a cerniera e prendo a frugare oltre il costume, facendomi varco tra il lucida labbra, gli specchietti, dei bigliettini, il portafoglio, cellulare… c’è di tutto… ed ecco che finalmente trovo uno scompartimento dove è situato un pacchetto di clinex.

Apro il pacchetto e sorreggendo tutto il resto nell’altra mano, dischiudo leggermente la porta cercando di far passare solo il braccio con il fazzoletto…

– …ma cosa fai!? – esclama deridendo.
– ma come cosa faccio? Non mi hai detto di passarti un fazzoletto –
– Sì, appunto, ma se non entri non ci arrivo. –

Ritiro il braccio, come fosse una proboscide acrobaticamente allungata per raggiungerla.

Apro la maniglia ed entro.
– …Chiudi la porta e tienila da dentro così non entra nessuno e dai qui… – Allunga una mano e prende il fazzoletto che riesce ora a raggiungere perfettamente.

Sto per dirle che non mi sembra il caso di rimanere li, ma so che poi mi direbbe scocciata frasi che conosco già a memoria: che faccio troppe storie, che io non sono un estraneo, che sono suo nipote e lei non si vergogna di suo nipote.

Allora sto zitto e lei difatti si comporta non curante con disinvoltura, come se non esistessi.
E’seduta sulla tazza coperta da uno di quelle carte copriwater monouso, ma il sostegno della carta igienica ha solo un cartoncino spoglio.

Si cala ancora un po’ lo slip di pizzo che rimane sostenuto dai fianchi larghi ed impigliato tra le cosce leggermente divaricate; si alza leggermente con impazienza, sorreggendo con l’altro braccio la gonna bianca che tenta di cadere.

Da ancora qualche strattonata allo slip con la mano che tiene il fazzoletto ma sembra sia impigliato in qualcosa…

– Aiuto…– dice come un intercalare a cui non do importanza, ma poi aggiunge – Ma mi vuoi aiutare…!? – e sbuffa quasi scocciata. – Stai calma…– mi avvicino, lasciando la maniglia della porta e continuando a sorreggere fazzoletti e borsetta con l’altra mano come un acrobata.

Afferro lo slip imprigionato e portando la mano sotto il margine ultimo della gonna, mi accorgo che si è fermato sullo spigolo di un reggicalze.

Lo libero e lo abbasso con un movimento rapido per tornare prontamente al mio ruolo di guardiano della porta. Anna passa il fazzoletto bianco tra le cosce verso il buio dell’inguine e l’ombra della gonna che ondeggia sulle cosce. Distolgo lo sguardo, ma subito mi reclama un altro fazzoletto; il pacchetto di clinex lo tengo ancora in mano.

– Ma ti sei messa il reggicalze per andare al mare? –
– E dunque? Lo sai che tua zia non è normale, non mette calze normali, che non fa cose normali e poi a te cosa importa di cosa mi metto sotto la gonna? Dai qui… – una seconda strattonata per prendermi il fazzoletto, che si strappa lasciando un piccolo quadrattino sulle mia dita che rimangono immobili, ma questa volta non è scocciata, me ne accorgo perché fa un leggero sorriso sottile, come se la cosa la divertisse.

Finisce di pulirsi, poi si alza e tira su lo slip con tutte e due le mani, fa un simmetrico movimento di fianchi e bacino che fa sistemare meglio il pizzo trasparente sulle membra e le natiche precedentemente nude. In quel momento riesco ad osservare bene il reggicalze.

Poi la gonna bianca che teneva alzata, cade in un colpo secco come la caduta di sipario.

Si volta con una mossa di shitto, un volteggio ed un leggero scocco di tacco, una piroetta da tanghera che le apre lo spacco per dare visione l’ultima volta ancora alla bretella blu che serra una calza; un pugno contro lo scarico di forza seguita dalla sua esclamazione ultima:

– Fatto! Ripartiamo Lorenzo! –.

Il giorno della visita.

Anna, il giorno della visita. 5

……………………si tira su mi dice dai: andiamo, scalda l’acqua e prepara il contenitore, prende un asciugamano in bagno lo mette sopra il cuscino si toglie il sotto. E si distende.
Sono pronto prendo dello shampoo, allargo le natiche e……………………………

Giovedì mattina, un grande giorno per me, quello che ti cambia la vita.

Sono elettrico, ventidue anni fino a pochi mesi pensavo a divertirmi con la compagnia, lavoro, discoteca la sera, un turno in Croce …. mamma a casa che lava, stira, e ti cucina. Aver imparato a proprie spese molte cose, sentire i grandi, io dalla mia esser orfano di padre “caduto sul lavoro” mi ha dato l’opportunità di imparare. Il bisogno di fare una puntura alla mamma per male ad un spalla a quattordici anni , mi ha dato l’input fare il volontario, problemi anche quando gli è stata consigliata una colon.

E’ una donna energica sicura di se, contenta dei mie progressi. Quante volte mi mandava dalla zia Maria (sorella più giovane) costipata e depressa. Loro due sono state il mio banco di prova. Mi ha invogliato a prendere la patente, non ha ancora molto digerito la storia con Anna. (forse una punta di gelosia, il solo figlio e maschio).
Mi chiama, per sapere se andavo a pranzo, io”certamente deve venire anche Luisa” sempre correre, la mattina passa in un lampo.

Rientrando a casa, trovo Luisa che arriva, sale con me in ascensore ci scambiamo due parole, fidanzati, lavoro, impegni. Sulla porta di ingresso la mamma che dice di lavarsi le mani che è pronto. Guardo Luisa negli occhi grandi castani bellissimi, parlava dei problemi della sua mamma, di quelli che mi hanno preceduto nella cura del loro corpo, Piero il vecchio infermiere, Gianni (mio compagno di turno), il loro modo di comportansi peraltro professionale, ed io con i primi due buchi non si era accorta di nulla quasi volessi prenderla in giro quando le dicevo di vestirsi.

Finimmo il pranzo, Luisa “mentre tua mamma prepara il caffè, mi fai la puntura” io certo andiamo, mi lavo le mani preparo la siringa Luisa che sapeva dove andare era già sul mio letto con i jeans abbassati, e le mutandine rosa a metà gamba, mentre sto iniettando il medicinale arriva la mamma con il caffè “scusatemi ops me ne vado dice lei”, Luisa resta, sussultò appena quando si sentì sfilare l’ago e premere col batuffolo di cotone imbevuto d’alcool, il massaggio si è protratto per un minuto, mi alzo per buttare siringa e ovatta lasciando Luisa il tempo di riprendersi, e andammo a bere il caffè.

Mamma “mi dice a che ora vieni a casa pomeriggio”, “alle sedici, mi lavo, cambio e vado” Lei “ok, ti lascio tutto in camera”. E con Luisa scendiamo le scale ognuno per il proprio lavoro.
Alle sedici rientrato in casa per farmi una doccia e cambiarmi, sento suonare il campanello di casa, il marito della Signora Enrica del quarto piano ha bisogno delle iniezioni, gli è stato fatto il mio nome dalla vicina, mi dice “ io sono incapace di fare delle punture, cercavo qualche anima pia capace per farle.

” Dopo avermi specificato il problema ho preso accordi, “Adesso vengo su e facciamo la prima e dopo vediamo per il seguire” mi doccio, mi vesto, prendo dalla shitola di Luisa due siringhe e salgo al quarto, il marito sentendo la porta dell’ascensore aprirsi mi apre la porta e mi porta in cucina preparò la medicina, e insieme ci dirigemmo verso la stanza da letto. Enrica era sdraiata sul letto e stava riposando,il marito cerca di svegliarla, ma lei stava proprio male per riuscire a dire una parola, sposta il lenzuolo, fino alla parte bassa del sedere la maglietta, e mi invitò a farle la puntura, abbasso le mutandine, ed faccio la puntura.

Massaggiai bene e tirai su le mutandine e coprii Enrica. Saluto, arrivederci a domani a mezzogiorno e scappo da Anna.
Caterina alla finestra mi vede, mi apre e dice Anna è sotto la doccia, se vuoi puoi farmi la puntura, “ok” oggi il menù del giorno “Dicloreum”, facendosi forza da sola, si tira su la gonna ed abbassa le mutandine e si mette sul letto di Marco, preparo il tutto e la raggiungo in camera, io”si rilassi, più è rilassata meno sente l’iniezione, ok lei “si,si” come la tocco con il batuffolo freddo dell’alcool si irrigidisce, “Caterina, non ci siamo capiti” come si rilassa la buco, e in un minuto finisco, sfilo l’ago la massaggio nel mentre esce dal bagno Anna che con lo sguardo mi fulmina, si avvicina mi da un bacio e va in camera a vestirsi.

La mamma si alza si riveste, e accende sotto la caffettiera, butto via cotone e siringa e metto nel sacchetto la confezione di fiale. Esce dalla camera Anna in pantaloni a fiori e maglietta più sensuale che mai, prende dal cassetto gli esami e li mette nella borsa. Mi siedo, Anna finisce di vestirsi, indossa i sandali è più bella che mai.

Beviamo il caffè, Caterina ci da la chiave della Yaris e ci avviamo all’ospedale, siamo in anticipo abbiamo tempo per cercare parcheggio e medico senza affannarci, parcheggiano vicino all’ingresso e ci avviamo agli ascensori, saliamo con altre persone che vanno dai parenti ricoverati, siamo gli ultimi a scendere Anna mi stringe forte la mano, è emozionata come una ragazzina, forse io lo sono più di lei non lo faccio vedere. Giunti nello studio ci fanno accomodare e aspettiamo circa 30 minuti prima di entrare,nel frattempo entrano e escono un paio di coppie.

Esce un’altra coppia e il dottore,il Dottor Renzo 65 anni, alto, brizzolato ci chiama e ci fa accomodare nello studio. “Bene vedo che siete giovani” ci dice, e dopo una miriade di domande su di noi ci scheda guarda gli esami che abbiamo portato e dice ad Anna “Signora prima vada in bagno, e si spogli tolga il pantalone, le calze e lo slip,”Anna si chiude in bagno e dopo aver sentito uno scroscio d’acqua apre la porta ed esce solo con la maglietta e le scarpe.

Il dottore dice di accomodarsi sul lettino, si stendersi e di poggiare le gambe sui sostegni. La fa indietreggiare per bene e poi mi chiama “Venga ad assistere alla visita” la vedo con le cosce aperte con tutta la figa spalancata rossa in viso. Quella posizione particolare, quella vista panoramica di quella bella figa ricoperta da un boscaglia nera, e vedere che anche un altro uomo la stava osservando mi eccito in maniera eccessiva.

Il dottore si era infilato i guanti, e inizio la sua visita infilando un dito nella figa che sussulto con un gridolino da sopra al lettino. “Si rilassi Signora che va tutto bene” diceva, mentre girata la testa verso di me che ero a fianco del lettino stringeva sempre di più la mia mano. Dopo aver infilato con la mano destra il dito mentre con la sinistra premeva sul pube,toglie il dito e ne infila due incominciando a fare un movimento circolatorio di avanti e indietro.

Poi dice “Qui tutto bene, adesso le faccio un ispezione anale, si rilassi che in un attimo finisco” e con un dito e un pò di crema piano lo infila nel culo, che ha un sussulto all’indietro. Mentre ispezionava l’ano, con l’altro dito lo infila in vagina. Finito con l’ispezione anale “tutto bene,anche pulita”si alza si toglie i guanti e prende uno starno strumento a forma di becco di papero. Gli domando a cosa serve tanto per rompere il ghiaccio,mi dice che di li a poco lo avrei visto.

Gli spalma sopra del gel lo infila nella vagina. Gira la vite e si allarga. Si chiama Speculum e serve per vedere all’interno. Mi chiama e dice “Venga a vedere anche lei” e mi spiega tutto una serie di cose che io non sentivo preso dalla visione di tutto ciò. Mi lascia davanti e prende un cotton fioch “serve per fare un tampone per effettuare il Pap Test. ” Finito lo sfila e dice “Ok abbiamo finito si rivesta è tutto a posto.

”Anna si alza si riveste mentre parliamo, chiedo: pillola, cerotto, anello, oppure iniezione? il Dottore ci delucida sulle differenze, e ci prescrive; anello o iniezione da fare ogni tre mesi stava a noi(Anna)decidere. Il mio pensiero e la mia eccitazione erano troppi che non vedevo l’ora di ritornare a casa. Ci salutammo, uscimmo e mentre eravamo in macchina rivedendo nella mia mente tutta la visita e dico “però che bel mestiere quello del ginecologo” e Anna mi dice “ma dai che vergogna, mi hai visto in quello stato” e mi da una pacca sulle spalle.

Intanto il mio quarto piano. cazzo era ancora duro.
Caterina che ci aspetta chiede come è andata “noi tutto bene”. E ci bacia entrambi”.
Come mamma va via Anna corre in bagno a lavarsi.

E ci buttiamo sul letto a coccolarci. Intanto tra una cosa e l’altra sono già le venti. Anna mentre ci coccolavamo mi dice” la visita l’abbiamo fatta al pelo, ho un mal di reni” il ciclo è in arrivo. Abbiamo cinque giorni per decidere quale concezionale assumere. Ci alziamo e ceniamo con quello che di buono a preparato Caterina, discutiamo sono altri cinque giorni di dolori, comunque opta per l’iniezione e sconsolata mi dice “Questa volta il giro del mondo lo hai fatto sul mio sedere” “Certamente dico io”.

Sentiamo aprire la porta era Marco che rientrava da pallone, tutto allegro.
Anna, Marco mangia e poi fatti la doccia, Lui si mamma. “Aspetta però” gli dice Anna, Marco spiritoso “ Mamma, un’altra bandierina questa sera?” Lei “Stronzo”….. ed io che ho nascosto l’iniezione all’Enrica del quarto piano.

Continua.

Cosa non fare dopo un pranzo in famiglia

Ogni volta che ci vediamo so che mi osservi. Non posso dire che mi dispiaccia.
Sei un uomo affascinante, elegante, bello ma tenebroso. Sei l’uomo che sicuramente molte hanno desiderato e mi eccita ogni volta pensare e poi trovare conferma nei tuoi occhi sfuggenti che non puoi fare a meno di guardare proprio me, e il mio corpo giovane e snello.

Fin da piccola mi dicono che ti assomiglio e questa cosa mi ha sempre resa orgogliosa, tra i tre eri il fratello più bello, la mamma è sempre stata un po’ invidiosa.

Ogni volta che ti vedo c’è anche la zia e capisco che per te non debba essere facile, avete la stessa età ma i suoi 45 anni pesano sui suoi fianchi, la sua cellulite, i capelli sempre più radi e gli occhi sempre più stanchi. Tu invece riesci a rimanere affascinante sempre, o sono io che ormai non riesco a evitare di fantasticare?

Non posso credere di esserci riuscita, sì lo so che non si fa, lo sai anche tu, siamo zio e nipote, non si fa.

Non si dovrebbe fare.. Ma noi lo abbiamo fatto e mi vengono ancora i brividi a ripensarci..

Quella domenica eravate venuti tutti a pranzo da noi. Ovviamente, come per i ragazzini quando si esce la sera, mi sono messa in tiro apposta per te: trucco, jeans attillati, reggiseno col push up. E ho ottenuto come sempre quello che volevo, che tu mi osservassi e ti soffermassi più del dovuto quando ho distolto lo sguardo dopo il bacio di saluto e le due battute che ci scambiamo sempre.

Dev’essere dura la vita in una famiglia dove tua moglie non lavora e hai due figli tanto agitati che quando sei a casa non ti lasciano mai in pace, si nota dal tuo sguardo rassegnato, che avrebbe voglia di qualche distrazione ma non può, proprio non può.

Dopo quel pranzo è avvenuto il miracolo: siete soliti rimanere da noi, la zia chiacchiera con la mamma e i bambini giocano, ma non si sa come loro sono usciti per una passeggiata, io dovevo studiare, e papà era completamente preso dalla partita di rugby che davano dopo pranzo, rinchiuso nel suo studio.. Tu ti eri appisolato sul divano in salotto, e quando sono scesa per cercare il computer mi è venuto in mente di farti uno scherzo svegliandoti con un “Buh!” e una pacca sulla spalla.

Ti sei svegliato di soprassalto e così, sempre per giocare, mi hai presa per le spalle e tirata verso di te.. Ridevo come quando facevo la lotta con te da piccola. Ma questa volta era diverso, ridendo ti ho guardato negli occhi e ho capito di non poter resistere più, ti desideravo troppo. Presa dalla pazzia ti ho baciato, è durato poco perché volevo vedere subito la tua reazione.. Avevi l’aria stupita, ma non troppo.

Mi hai solo sussurrato: “Sei sicura?” e io ho annuito sorridendo. “Quando mi guardi con quegli occhi da cerbiatto impazzisco, letteralmente”.

Ero già completamente tua, e lo sapevi. Ho solo 18 anni e poca esperienza. Hai capito subito con grande piacere che mi sarei affidata completamente a te.

Mi hai stretto tra le tue braccia possenti per baciarmi di nuovo, mentre ti spostavi per metterti seduto sentivo le tue mani che mi scendevano lungo la schiena.

” Avevi voglia di toccarmi il culo vero?” “Sì, da quando ti è diventato così bello e sodo.. Non sai quante volte ho sognato di tenerlo tra le mani, senza sentire neanche un briciolo di grasso molle o cellulite” e mentre lo dicevi me lo stringevi tra le mani, mi ci hai dato una pacca e mi hai fatto sussultare. “Ti piace insomma?” “Lo adoro.. Ora voltati”.
Mi hai fatta girare di schiena e sedermi sopra di te, ti sei goduto la vista del mio culo che strofinavo sul tuo pacco, ormai troppo gonfio, lo sentivo da sotto i jeans.

Ho preso l’iniziativa e mi sono in ginocchio davanti a te, ti ho slacciato la cintura e tirato giù pantaloni e boxer tutti insieme.
Per quanto ti avevo osservato sapevo già che sarebbe stato notevole, tu invece non ti aspettavi che in un attimo me lo sarei infilato tutto in bocca. Te lo succhiavo con piacere e sembrava che anche tu apprezzassi molto.. Qualche leccata partendo dalla base fino alla punta e sentivo il tuo sforzo per trattenere possibili rumori in modo da non rischiare troppo.

La consapevolezza di provocarti un piacere così forte riusciva a farmi pentire sempre meno di ciò che stavamo facendo.

A un certo punto hai deciso di farmi smettere, mi hai tirata su per i capelli. ” Almeno puoi toglierti i pantaloni?” avevamo paura che spogliarsi avrebbe portato troppe complicazioni se fosse arrivato qualcuno all’improvviso.. Ma dopotutto ci vuole un attimo a infilarsi un paio di jeans.
Così ti monto di nuovo addosso e sento ancora meglio quello che hai tu, sotto le mutande, mentre mi struscio su di te come se la mia fica già bagnata non avesse mai sentito niente di più duro.

Ho fatto per baciarti ma mi hai allontanata, mi hai tirato su la maglietta e sei rimasto qualche secondo in contemplazione della mia terza abbondante di reggiseno, che nel frattempo si era spostato e lasciava già intravedere più di una semplice scollatura.. Allora hai portato entrambe le tette fuori dalle coppe e hai cominciato a leccarmi i capezzoli. Me li stringevi tra le labbra, li succhiavi avidamente, mi stavi facendo morire dalla voglia di essere presa e sbattuta da te violentemente.

E come se non bastasse, hai infilato una mano sotto le mie mutandine completamente fradice per toccarmi e farmi godere come non avevo mai goduto.
Ti ho amato in quel momento, ho cominciato a chiederti di scoparmi e tu non rispondevi, allora ti imploravo lamentandomi, e continuavi con quella bocca e quelle dita, allora ti odiavo, ma questo non riuscivo a dirtelo.

Al limite della mia sopportazione ti sei fermato e hai deciso finalmente di darmi ascolto: “Ok dolcezza, adesso vedrai..”.

Mentre lo dicevi mi hai fatta sdraiare, ti sei sfilato i pantaloni e ti sei messo davanti a me. Vederti in camicia proprio lì.. Non posso neanche ricordare l’effetto che mi facevi. Le gambe hai deciso di tirarmele su e mi hai sfilato le mutandine. Capivo dal tuo viso che non vedevi l’ora di mettermelo dentro, ma prima ti sei chinato e me l’hai leccata un po’, ero completamente depilata e la tua barba mi faceva il solletico, tanto perché soffrissi ancora qualche attimo.

Quando mi hai infilato il tuo cazzo enorme tutto dentro, senza esitare, è stato il momento migliore, lo sentivo andare dentro e fuori e mi bagnavo sempre di più. Continuavi a farmi tenere le gambe alzate e questo mi dava una sensibilità che non avevo mai provato prima.

Ad un certo punto ti sei avvicinato a me e mi hai baciata, poi mi hai chiesto: ” Posso prenderti anche da dietro? Mi piacerebbe troppo”.

Forte ma anche delicato, avrei potuto desiderare di meglio? “Certo che puoi, non vedevo l’ora!” ho risposto.
Allora ci siamo alzati e mi sono appoggiata in avanti sul bracciolo del divano, portando il mio culo ben in alto e appoggiandomi coi gomiti al cuscino.
Questa volta non ha potuto resistere un secondo e mi ha penetrata subito, senza pietà, ti sentivo tutto dentro di me, il tuo corpo battere contro il mio, le tue braccia allungarsi per raggiungere i miei capezzoli e strizzarli.

Stavo per venire e non riuscivo a trattenere i gemiti di piacere che cominciavano a farsi sentire troppo, allora mi hai messo una mano sulla bocca. Quell’orgasmo proibito è stato il più lungo e intenso che abbia mai avuto.

Poi è stato il tuo turno di venire, mi hai chiesto se prendevo la pillola e mentendo ti ho risposto di sì perché volevo sentire che effetto mi avrebbe fatto il tuo sperma caldo dentro di me, era la prima volta che lasciavo farlo a qualcuno.

Dopo l’ultimo colpo sei venuto e mi hai riempita del tuo liquido caldissimo, continuando a muoverti lentamente e godendo come non avevi mai fatto prima, o almeno, così mi hai detto.
Poi mi hai chiesto di rimanere ferma e hai messo il tuo cazzo ancora gonfio e pulsante davanti a me per farmi succhiare quello che era rimasto..

Ci siamo rivestiti velocemente e io sono tornata in camera mia, tu hai acceso la televisione.

Ogni volta che ci vediamo so che mi osservi, e ogni volta quello sguardo fisso su di me mi fa desiderare di essere soli all’istante, perché ho una voglia matta di te.

Daniela…la mia amica su internet 2

Ero ancora incredulo, ma dopo averla vista su quel sito porno ero riuscito a scoprire la vita segreta della mia amica Daniela e finalmente stavo per incontrarla. Vado nel punto che ci siamo dati l’appuntamento circa con un’ora di anticipo, ansioso del suo arrivo nel frattempo ci messaggio un po’ scrivendogli come mi piacerebbe che si vestisse, ma lei mi rassicura dicendomi che avrebbe indossato degli abiti eccitanti comprati apposta per l’occasione. Nell’attesa guardavo le sue foto finché non arriva e si parcheggia vicino alla mia auto, abbassiamo entrambi i finestrini ma quando si gira e trova me nella macchina resta sorpresa e subito mi chiede cosa ci faccio li.

Senza rispondere scendo e avvicinandomi al suo sportello entro in auto e le dico che le devo parlare di una cosa. Daniela è scioccata dalla situazione e si sente a disagio nel farsi vedere da me vestita in quella maniera, non poteva essere più porca di così. Indossava delle calze coprenti nere con una minigonna di jeans stretta quasi inesistente e sopra un corpetto di raso nero lucido, anche quello molto aderente, che lasciava intravedere il reggiseno rosso mente gli comprimeva il seno rendendolo bello sodo.

Con gli occhi fissi ad ammirare tale bellezza le passo la bustina dove avevo le sue foto e le dico di aprirla. Tirate fuori immediatamente si riconosce in quelle immagini, resta senza parole e capisce allora che sono io la persona della chat con cui si doveva incontrare. Riprendo le foto e tolte di mezzo Daniela è ancora in silenzio e non sa cosa dirmi così mentre mi avvicino a lei gli chiedo se quello che mi ha raccontato era vero oppure no.

Senza guardarmi e con un filo di voce sussurra un si, intanto inizio a accarezzargli la coscia e salendo arrivo a toccarla vicino all’inguine sfiorando di poco la figa. La bacio sul collo e la palpeggio per tutto il corpo, poi infilo una mano nel seno e massaggiandolo la incito a mostrarmi le sue famose doti da troia. Daniela lentamente si lascia andare e comincia a tastarmi il cazzo da sopra i pantaloni cercando di tirarmelo fuori mentre allargando le gambe fa salire su la minigonna mettendo in bella vista il minuscolo perizoma che a fatica copriva le grosse labbra della sua fichetta.

La guardavo ed era bellissima, la lingerie che indossava la rendevano ancora più sexy e attraente aumentando l’eccitazione che stavo provando verso di lei. Completamente innamorato la continuo a guardare mentre afferra con decisione il mio cazzo già durissimo iniziando a masturbarmi. È una vera porca, in un attimo la spoglio lasciandola solo con le calze, perizoma e reggiseno, poi le monto sopra e posizionato il cazzo tra le sue cosce mi preparo a penetrala.

La puttanella della mia amica si era già totalmente bagnata e senza problemi l’enorme pisello gli entra dentro, emette dei piccoli gemiti di piacere così inizio a spingere in profondità. Daniela ansimava sempre più forte e stringendola a me la baciavo con passione. Ora stava partecipando in pieno al rapporto è mentre la scopavo come una grande vacca la sentivo che mi incitava a non smettere. Girata la penetro a pecorina e le metto anche alcune dita nel culo fino a quando arrivato mi prega di volerlo ingoiare tutto, io sfilandolo lo avvicino al suo viso e Daniela masturbandomi si lascia schizzare e si fa riempire la bocca dal mio caldo sperma.

Finito di gustarsi la sborrata ci rivestiamo entrambi e mi promette che in cambio del mio silenzio lei sarebbe stata disponibile ogni volta che volevo bastava chiamarla e si prestava a me. Con un caloroso bacio la saluto dicendole che ci saremmo sentiti presto e salendo nella mia auto vado via lasciandola sola.