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I sogni di Krissy

Aveva sempre avuto un unico, secondo lei, bellissimo sogno; quello di sgambettare in televisione. Quello di mostrare il culo alle telecamere, di farsi vedere abbracciata al calciatore, al ricco imprenditore o al manager di successo. Non aveva studiato, non è che fosse particolarmente vispa né intelligente. Era ambiziosa, questo glielo riconosco. Un’oca giuliva fuori e una ragazzina piena di debolezze, frustrazioni e dubbi dentro. Questa era Cristina, quando la conobbi. A sapere che sarebbe finita così male sarei stato

meno gentile con lei.

Ma lasciatemi raccontare di come andarono le cose. Atto I: una maialina sulle scale

Piangeva. La prima volta che la vidi piangeva. Era seduta sulla gradinata del palazzo in cui lavoravo ed era vestita come…come…si può essere schietti e sinceri, vero? Mica vi scandalizzate? Ecco, allora, era vestita come una buona mignotta. Minigonna, calze a rete, giacchino strizzato in vita come un tubetto di dentifricio quasi finito, capelli pettinati all’ultima moda (ultima, penultima o terzultima per me fa lo stesso…non seguo le mode) e trucco gradevole ma tutt’altro che leggero.

Lì per lì ho pensato di avere a che fare con una troietta come tante. Beh, a conti fatti la prima impressione era quella giusta. Ma non a tutte le troiette mi affeziono, sapete? Per questo ripensare a quel momento mi fa un po’ male.

“Ciao. Qualcosa non va?” le chiesi, pensando fra me e me a quanto dovesse sembrare stupida quella domanda. Se uno piange, per forza c’è qualcosa che non va.

O no? “No” mi fa lei “Tutto a posto”
“Perché piangi, allora?”

“Ma nulla…mi hanno solo scartata”

“Ah” esclamai. In quel palazzo si tenevano le prove per un programma televisivo che sarebbe andato in onda da lì a due mesi. Lo sapevo da qualche giorno. Il genere del programma ve lo potete immaginare. Quando si fanno le selezioni per scegliere una quarantina di volenterose ragazzine con poco cervellino e gambe lunghe, c’è un unico genere di programma che si può mettere in piedi.

Un programma da cerebrolesi.

“Ti è andata male, eh?” chiesi. “Sì, come sempre”

“Beh, avrai la tua occasione” “Sul serio?”

“Sì, sei una bella ragazza”

“Sì, sono una bella ragazza di ventiquattro anni!”

Disse quel numero come se confessasse un crimine dei più atroci. Ventiquattro anni. Io ne ho trentuno e mi sento ancora un ragazzino, lei ne aveva quasi dieci meno di me e si comportava come se la sua vita dovesse terminare entro l’anno.

In effetti quante veline, letterine e stupidine varie vi sono, di più di ventiquattro anni? A quell’età sei già una pera marcia pronta a cadere dall’albero. Così ti fa credere il dorato mondo della TV. E chi siamo noi, comuni mortali, per obbiettare di fronte a ciò che ci viene proposto dalla Dea TV? Cristina, a ventiquattro anni, si sentiva vecchia e pronta ad essere messa in disparte.

“Dai, ti offro un caffè” le ho detto.

“No, devo andare” mi ha risposto con un po’ di arroganza. Sembrava non vedesse l’ora di togliersi dai piedi questo coglione invadente. Comprensibile, le uniche persone con cui valga la pena mostrare un briciolo di gentilezza sono quelle che ti possono portare in alto. Ma lei non mi conosceva.

“Insisto. Ci sediamo al tavolo di un bar e mi racconti tutta la storia. Magari ti posso aiutare a realizzare il tuo sogno”

Cristina mi guarda in obliquo.

“Davvero?”

“Sì”

“Chi sei?”

Le dico il mio nome (a voi no, accontentatevi di Tom). “Lavori in televisione?”

“Beh, in un certo senso è così. Sono uno scrittore. Di recente mi hanno chiesto di fare il consulente per una serie di documentari in prima serata. Forse ne avrai sentito parlare”
Cristina s’illumina. Per un attimo resto stupito anch’io. E’ bellissima. Come avranno fatto quei froci del casting a scartarla?

Indago e vengo subito a capo della questione.

“Senti, tu conosci qualcuno nell’ambiente?” domando. “No, nessuno”

“Capisco” le dico “In questo caso è naturale che non ti abbiano presa in considerazione” “Davvero?”

“Tutte le ragazze che vanno in televisione hanno…diciamo, qualche aiutino da dietro” Raccomandazione. Una brutta parola.

Raggiungiamo il più vicino bar e ci prendiamo qualcosa da bene. Cristina passa subito alle domande che contano.

“Tu puoi aiutarmi a farmi conoscere?”

“Può darsi.

Come ti ho detto conosco parecchia gente” “E…. ”

“Sì, è gente assai influente” Sorride.

“Parlami di te. Chi sei, da dove vieni” chiedo. “Mi chiamo Cristina. Vengo da Napoli” “Tutto qui?”
“Tutto qui” “Sei diplomata?” “No”
“Ah”

“E’ un male?” “No…no…”

“A che serve il diploma, sul palco?” “Certo, certo…a che serve?” “Lavori?”

“Qualche volta. Ho fatto la hostess. Ma così, una volta e via…lavori fissi non se ne trovano”

“E che lavoro cerchi?”

“E’ ovvio! Lavorare in televisione!”

“Un lavoro…che so, da impiegata…qualcosa di normale?”

Non vi dico che faccia fa Cristina a queste parole.

Sembra che le abbia proposto di scopare un vecchio bavoso con l’HIV. No, il lavoro normale non le piace proprio. A che serve, il lavoro normale, quando si hanno delle belle cosce lunghe e disponibilità d’alloggio per una fava o due lì nel mezzo?

E d’improvviso sento nascere una cordiale antipatia per questa ragazzetta pretenziosa e senza qualità. Andate via le lacrime resta solo una gran voglia di arrivare alla vetta senza faticare.

Senza quel suo visino disfatto dal pianto che ispira tenerezza, Cristina appare per quel che è; una piccola mignottella annebbiata dalle facili promesse del successo.
A questo punto, però, ho promesso di aiutarla e lo farò. Non è nelle mie abitudini, disattendere una promessa. Però la ricompensa è un altro discorso.

“Senti, Cristina…e se io ti aiutassi ad arrivare dove vuoi tu che cosa saresti disposta a fare, per me? Sei bella.

Mi piacerebbe conoscerti…diciamo, più approfonditamente” La ragazza non si scompone più di tanto. Non è granché intelligente, ma sa che in questo mondo, per arrivare, qualche letto lo devi conoscere.

“Io divido l’appartamento con un’altra ragazza” risponde subito.

“Non c’è problema. Verrai da me. Ma ti avverto che io ho gusti un po’ particolari. Mi piace sottomettere le mie amanti”

Cristina alza le spalle. “Va bene”

Come sarebbe a dire “va bene”? Che gran troia ho trovata!

“E mi piace anche veder sottomessa una ragazza da un’altra ragazza” “Certo.

Io quale sarei? Quella che sottomette o che viene sottomessa?” “Quella che viene sottomessa” rispondo bruscamente.
“In che modo, dovrei essere sottomessa? Corde, falli di gomma…”

“No, più semplice. Lingua. La tua. Sul corpo del padrone e della padrona. Dappertutto” “Hummm…beh, come si dice…non si fa niente per niente. Vogliamo andare?”

Ci resto un po’ male. Non ha fatto una piega di fronte ad una proposta che altri giudicherebbero indecente. Mi domando quante, fra le aspiranti telemignotte televisive, siano disposte a tutto come questa qui.

Poi non ho il tempo di fare altri ragionamenti. “Allora” mi fa Cristina “Vogliamo andare?”

“Sì, piccola. Arrivo subito”

Il conto del bar è sulle cinque euro. Ne lascio cadere dieci sul tavolo e me ne vado. Oggi ho idea che prenderò un giorno di riposo.

Esordi BSX a 15 anni…..

Da adolescente facevo nuoto con frequenza quasi giornaliera per recuperare una postura sbagliata.
La piscina era frequentata da pallanuotisti..i semi professionisti avevano dai 25 ai 30anni..
Contrariamente al “pensiero comune” la piscina è un ambiente molto molto gay..
A causa dei miei orari di studio intensi, mi trovavo negli spogliatoi spesso con il turno serale dei pallanuotisti.
Avendo spesso la testa tra le nuvole mi attardavo e spesso rimanevo tra gli ultimi ad uscire..
Non ho un ricordo di cosa kakkio facessi tutto quel tempo per prepararmi ma sta di fatto che ci mettevo un’oretta buona..
Ricordo però che guardavo i loro corpi perfetti e scolpiti con qualcosa in più della normale invidia!
A metà inverno mi era capitato più di una volta di subire episodi di “nonnisno”..tipici degli ambienti sportivi agonistici..
Io poi ero davvero giovane..tra i 15 ed i 16 anni..ovviamente ancora più che palesemente vergine..
Tra di loro, credo tra i più grandi, c’era un ragazzo antipaticissimo e borioso..
Purtroppo mi aveva preso di mira e forse aveva anche notato che io (involontariamente spero) li guardassi tutti un pò troppo e con insistenza attirato da quei corpi perfetti e da quei maestosi uccelli!
Iniziarono gli “sfottò” un pochino più pesanti e iniziarono a prendermi in giro per il fatto che fossi ancora vergine in quanto il mio pisello non penzolava libero fuori dalla sua guaina ma era ancora chiuso come un bocciolo prematuro ahimè..
Arrossivo..mi agitavo..tentavo di rispondere alle loro “battitacco”..ma alla fine “subivo”..ogni giorno di più..
Una sera..mi bloccarono nella doccia..tipo quelle scene dei film americani dove poi fanno qualche terribile scherzo al malcapitato di turno?
Bè qualcosa del genere..ma con un finale diverso..
In due mi tennero fermo nella doccia e lui, questo rompipallefacciadikazzo, mi allargò le gambe e prese il mio tenero pisello tra le mani..
Iniziarono a schernirmi dicendo che erano settimane che li fissavo insistentemente (io guardavo più che altro le loro spalle enormi e dritte..)..mi strinse l’uccello tra le mani ed iniziò a palparlo..io non mi scomposi e rimasi praticamente immobile..nè gridai né detti di matto..staccai semplicemente la mente dal corpo (certo del fatto che in un luogo del genere avrebbero solo cercato di spaventarmi)..
Lui si mise insistente ad armeggiare con il glande tirando giù la pelle del pisello..
Pizzicava con forza la cappella e uno dei due che mi tappava la bocca in modo cmq maldestto mi infilò due dita in gola..
Ero fermo..bagnato della doccia..i vapori rendevano l’ambiente umido e caldo..
Iniziò con un accenno di sega a due mani..tipo prima una e poi l’altra..
Il pisello ovviamente non rispondeva alle loro insistenti manovre..
Poi lui dall’accappatoio fece spuntare il suo boa e come per mostrarmi quanto fosse più MASKIO di me iniziò a menarselo dicendo di fissarlo attentamente..iniziò a raccontarmi di quante fike e culi avesse rotto con quella mazza..e quante pupe si fosse portato a letto a differenza mia!!
Mi stava umiliando..insultando..ma non avevo ancora capito cosa mi sarebbe successo..
Quella sua mano me la fece annusare..non c’era alcun odore perché anche lui era fresco di doccia..ma quel gesto..quel maledetto gesto provocò in me una sorta di sussulto nelle parti basse..ebbi un’erezione immediata..fulminea..il pisello diventò dritto e duro duro..
Se ne accorsero tutti..mollarono un attimo la presa quasi sorpresi anche loro!!
Poi il bullo..riprese il mio pisello in mano e disse a tutti che mi ero eccitato!!
Gli sguardi cambiarono..i loro occhi diventarono occhi di predatori..ed io sentii che stavo per diventare la loro preda!
Ripartirono le offese..e FINALMENTE iniziò a segarmi di nuovo..questa volta per davvero..
Provai una sensazione di felicità..sentii quasi le farfalle allo stomaco..
Lo strinsi a me più forte che potetti..aggrappandomi a quelle braccia di MASKIO!
Io chiusi gli occhi a memoria..ricordo vagamente..ero eccitato..avevo anche il pisello umido da una sorta di preeiaculazione!!
E mi ritrovai con il pisello sempre più rigido nella sua mano..
La sega divenne reale e fatta bene..
Si avvicinarono tutti..tutti attorno a me..quasi fossi la loro “vittima sacrificale”!!
Sentivo i loro enormi corpi vicino a me ed in quel fastidioso caldo umido mi lasciai così andare..
I loro UCCELLONI erano così vicini..ma così vicini che sembrano ancora più grandi!!
Un attimo prima..solo un attimo prima che io venissi..lui arrestò la sua mano ed interruppe il “mio piacere” di colpo!
Mi disse che avrei dovuto continuare da solo..e mi fece rendere conto che ormai..fino a quel punto ci ero arrivato da solo..perchè da diversi minuti non mi tenevano più con la forza..ero rimasto lì di mia volontà!
Mi fecero girare verso la doccia..mi piegai in avanti un pochino e completai quell’opera di perversione davanti a loro..
Feci uno spruzzo pazzesco sotto i loro gridolini di apprezzamento!
Poi uno ad uno mi accerchieranno con le loro maestose minkie in mano e mi infilarono in successione le loro cappelle in bocca..
Fu così che andò..li sbokkinai tutti..uno dopo l’altro mi inondarono la bocca, il viso ed il petto..
Fui bravissimo..a mio agio..in un ruolo che avevo intravisto solo sulle riviste porno..
Ma invece di una pornodiva ero stato IO a farli godere..io..un ragazzetto allora esile e timido li aveva fatti GODERE TUTTI..wow!
Fui felice di questo..appagato..soddisfatto di vare il loro seme bollente che mi colava addosso!
Poi rientrai in doccia..aprii l’acqua e aspettai che tutti loro fossero andati via prima di uscire!
Fu una nottata complicata..ma strana..ebbi modo di agitarmi in preda a “colpe e timori” che non avevo per poi lasciare andare in due seghe assurde sul ricordo di quanto successo..
In quella piscina non ci tornai più..
Quella fu la mia prima esperienza bsx, anzi gay..da quel giorno capii che prima o poi mi sarebbe tornato il desiderio di CAZZO e di MASKIO FORTE e VERO..
Ho atteso per anni ed una volta sposato con Valeria finalmente ho potuto dare libero sfogo alle mie pulsioni..condividere con LEI la passione per il CAZZO è stato liberatorio!
Ci piace il CAZZO..si lo ammettiamo!!!!
Lo adoriamo!!!.

Sorpresa per matura

Mi reco spesso al mare vicino a Roma e spesso vado in una spiaggia dpove si pratica il nudismo. Giorni fa c’era una coppia sui 60anni con Lei ancora affascinante e con un bel corpo. Io come al solito mi metto in disparte tranquillo a prendere il sole integrale e la coppia era a circa 10m da me. Quando mi sono spogliato mi sono steso e messo steso tranquillo e beato. però sentivo che qualcuno mi osservava, mi sentivo scrutato e mi alzo e mi accorgo che la Lei di coppia mi osservava ogni tanto.

Guardava il mio corpo ed il mio cazzo beato sotto il sole. Passano circa 20 minuti e la tizia continua a guardarmi e fissarmi. In un attimo il marito si allontana per farsi un bagnetto a mare visto che il caldo iniziava a farsi sentire, e mi accorgo che la sua donna si alza e mi si avvicina per chiedermi se gli facevo una sigaretta visto che Lei le aveva dimentocate in macchina. Io gli faccio la sigaretta ed alla fine prima di tornare sul suo asciugamano, mi dice, “che bel cazzo che hai lo vorrei prendere tutto…” Si gira e si allontana.

Verso le 15. 00 vedo che la coppia si divide, il marito si riveste e va via. Bene adesso prendo io l’iniziativa e mi vado a stendere vicino a lei. Felice sia io che lei di stare vicino mi inizia a raccontare delle sua vita degli ultimi anni e tra questo mi confessa che vorrebbe trovare un uomo che un bel cazzo che la sfondi per bene. Io a questo punto mi offro volontario…..e lei inizialmente si fa una risata, forse incredula della situazione.

Dopo poco mi fa presente che abita vicino alla spiaggia e che il marito era andato via perchè doveva andare a lavoro. Bene Lei mi invita a casa sua. Cazzo già immaginavo di sbattergli il mio cazzo nel culo e sfondarla senza pietà. Arriviamo a casa sue e ci facciamo subito una doccia. Lei sotto la doccia inizia a toccarmi il cazzo che subito dopo diventa durissimo dritto e bello grosso. Io di mio inizio a toccarla tutta ed infilo subito le dita nella sua figa bagnatissima, e dopo gli infilo un dito nel culo cercando di capire se ci sarebbe stata a farselo mettere dietro.

Che lo dico afare? Sia figa che culo erano aperti alla grande. Andammo subito a letto e dopo un bel 69, la giro e gli sbatto in fica i miei 23 cm duri grossi. Lei inizia a godere come una vera troia…. infatti lo era, e io la sbatto con colpi poderosi nella figa facendogli entrare tutto il mio cazzo dentro. Pecosina sublime, poi smorzacandela e varie…. Lei sborra tre volte urlando come una matta.

Alla fine ecco la mio sesso preferito e che amo alla follia. nuova pecorina, Lei che prende il mio cazzo e lo infila nel culo. Appena untrata la cappella, io gli do un colpo forte e lo faccio entare tutto nel suo culo dilaniato ed aperto più che mai, ed inizio ad incularla alla follia con colpi esagerati. lei che si dimenava e che mi confidava che mai aveva preso nel culo un cazzone grosso e che stava realizzando il suo sogno.

Alla fine io godo sborrandogli in faccia getti continui di sborra, facendola soffocare di sborra. Finito il tutto lei mi mostra il suo buco di culo, che una volta da me allargato con le mani, mi appare una carverna spalancata, che meraviglia. Il tutto nell’attesa che il suo cornuto del marito torni a casa con il suo cazzetto, pronto ad entare nelle caverne che gli ho fatto. questo succede giorni fa, ed oggi la tizia continua a farsi sfondare da me ogni volta che il marito non è in casa.

Che belle le donne mature, le amo.

QUELLA METROPOLITANA …..GALEOTTA

Era da tempo che la mia signora, voleva far un giro per Milano, per “ assaporare “ il caos cittadino, cosa alla quale abbiamo rinunciato anni fa, per andar a vivere in campagna.

L’ occasione, era una delle solite fiere fuori salone, e siccome la giornata prevista era di quelle calde, ne avremmo approfittato per un po’ di sole, per le ossa.

Robi, aveva optato per sandali con zeppa, comodi, per evitare affaticamento, una gonnella di jeans, che finiva con una balza di pizzo, forse un po’ corta, e una maglietta aderente color beige, che metteva in mostra la sua 4°.

Diciamo che non passava inosservata, anzi forse un tantino appariscente, ma si sa, alla maiala piace così.

In giro per la città, la solita bolgia, da prendersi a gomitate, per poter veder bene le cose più interessanti, io invece, poco interessato, stavo sempre un paio di passi indietro, tanto per non prendere gomitate gratuitamente.

Questo mi permetteva di guardar la mia piccola, da un punto di vista generico, e devo dire, che ogni volta che si sporgeva in avanti per curiosare da vicino, più approfonditamente, si vedeva benissimo la piega delle chiappe, ed ogni volta producevano un sussulto piacevole al sottoscritto e al ben capitato di turno.

Ad un certo punto, mi accorgo, che un paio di ragazzi, età stimata, circa 28 / 30 anni, curano ogni movimento di lei, e la cosa mi mette sul chi và là.

Li vedo abbassarsi sulle ginocchia, ogni volta che lei si sporge in avanti, per poter osservare meglio, lei chiaramente ignara della cosa.
Allora decido di avvicinarmi a Robi, e facendo finta di esser uno sconosciuto, le chiedo qualcosa in riguardo alle cose esposte, per poi avvisarla dei due ragazzi che la stan curando da qualche tempo, in modo da tener ben salda la borsetta.

Faccio finta di niente e mi allontano, mentre lei, si gira con fare disinteressato, a cercare con lo sguardo, i due ragazzi, che la stanno osservando, i loro sguardi si incontrano, ed entrambi sorridono, con quei sorrisi di circostanza.

Ad un certo punto, i due, si fanno intraprendenti, si avvicinano, tanto, al punto che, quando lei si abbassa come al solito, uno dei due, si trova così vicino da urtarla con il pacco gonfio dei pantaloni.

Robi, si alza di shitto, scusandosi, dicendo che non voleva esser così maldestra, per tutta risposta, il ragazzo sfacciato, le fa notare che invece lui voleva urtarla, mettendo in mostra un notevole rigonfiamento.

A lei scappa una risata, ma la cosa finisce lì. Lei si gira verso me, per capire cosa fare, ed io con un cenno, le faccio capire di entrare nel negozio difronte. Così facendo, i due ragazzi, spiazzati, proseguono lentamente per il loro percorso.

Entro anch’io e subito lei mi viene in contro ridendo, dicendomi, che secondo lei, i ragazzi, non puntavano la borsetta ma ben altro, risata generale.

Dopo qualche minuto, usciamo, e con piacere, notiamo che i ragazzi, non sono più visibili, bene, possiamo finire il nostro giro, senza troppe preoccupazioni, se non qualche altro complimento pesante, rivolto al bel culo che ogni volta lei mette in mostra, qualora si sporge in avanti.

Ma si sapeva, che sarebbe andata così, con una gonnellina inguinale …..ma che attizza ….

Pian piano, ci avviamo alla fermata della metro, meno male, penso, non son abituato alla bolgia, meglio la nostra quiete agreste.
Saliamo sul vagone, e come molte volte capita, non siamo vicini, tra di noi ci sono tre / quattro persone.

Alla prima fermata, la gente si muove, chi scende e chi sale, faccio per avvicinarmi …… e vedo che davanti a Robi, salgono i due della fiera, e si posizionano dietro lei, schiena al vetro.

Mi blocco subito, meglio tener le distanze dal “ nemico “ ….

Robi fa finta di niente, si gira con calma, ed accenna un sorriso. Ad un certo punto, durante il trambusto del cambio passeggeri, vedo Robi sussultare ed irrigidirsi, il solito intraprendente ragazzo, le ha appoggiato una mano su una chiappa, e la tiene lì , ferma, in attesa di reazioni.

Lei si gira con calma, verso di me, per una mia reazione, ma io le faccio intendere, che sia lei a decidere.

Mentre aspetto la sua reazione, guardo la mano del ragazzo, che continua ad accarezzare la chiappa di Robi, che si gira guardando il ragazzo, ma senza un espressione, che sia eloquente, e si rigira.

Dopo un attimo, vedo il secondo ragazzo, sistemarsi in modo da far da paravento, è a questo punto, che vedo lei, che si irrigidisce ulteriormente, mentre rossa in viso, si morsica un labbro.

Penso, ci siamo, shitta la rissa, lei si gira, guardandomi con la faccia paonazza, io le mimo con le labbra la frase: ti tocca la fica ?….

lei con un cenno mi indica si …. Lo fermo …. Le dico con le labbra … e lei fa cenno di no con la testa …. Che troia, penso …..

Mi sposto un po’ per vedere, ed in effetti, vedo il ragazzo che ravana tra le cosce della mia piccola, che comincia ad agitarsi e a mordersi sempre di più il labbro. Io l’ ho così duro, che non stà più nello slip
Anche i ragazzi maiali, hanno il loro problema, a mascherare l’ erezione.

Altro trambusto, con cambio passeggeri, e il porco intensifica il lavoro di dita, nella fica di famiglia.

Robi comincia a tremare, ci siamo, tra un po gode, spero solo che non lo faccia a bocca aperta, altrimenti … che figura …. Di colpo si irrigidisce, e cominciano a scenderle una quantità esagerata di goccioloni di sudore … ha goduto …. la porca.

Altra fermata, i due ragazzi, si spostano dalla postazione, e il porco nel muoversi, le sussurra qualcosa all’ orecchio e poi scende, mentre si richiudono le porte.

A questo punto mi avvicino, e chiedo come và, lei mi guarda con la faccia rilassata, di chi ha appena goduto con due dita nella fica, e mi dice “ Benissimo …. è stata una cosa indescrivibile …. ”

Le chiedo cosa abbia sussurrato il ragazzo passando, e lei mi dice che il porco si è sborrato nei pantaloni, ridendo.

Io la bacio in bocca e le sussurro “ sei una gran troia …..” e lei di risposta, appoggia la mano sul mio pacco ancora duro e sussurra “ si ….. la tua troia ….. porco”

Cazzo ….

ha ragione ….

ANGELO, IL CAMIONISTA -ultima parte

Bello pulito e risciacquato , ora toccava a me insaponare Angelo. Apri’ l’acqua e dopo essersi ben bagnato, chiuse la doccia. Si posizionò difronte a me, mani dietro la nuca, gambe divaricate, aspettandomi” Da dove vuoi che inizi???” Chiesi. E lui mi disse” prima di iniziare ho un bisogno impellente!!! Però se non ti va dimmelo subito!!” Che cosa doveva fare di così urgente? ” Dimmi pure, senza problemi!!!” Gli ripetei. ” Devo fare la cacca, e dopo vorrei che mi lavassi tu il culo.

Ti va?” Propose. ” Ma certo che mi va, anzi se la fai dandomi le spalle mi piacerebbe guardare da vicino!!” Fece così, si attaccò alla rete dandomi la schiena, accucciandosi un po’, mostrandomi il buco del culo. Al primo sforzo vidi il suo buco dilatarsi e uscire una punta marrone scuro. Al secondo sforzo uscì un paio di cm di uno stronzo, grosso, ma grosso che gli vidi parte dello sfintere ” Cazzo Angelo!!!! Mi sa che devi fare uno stronzo grosso come un cazzo!!! ” esclamai!!! ” Lo so, lo sento, ti andrebbe di fare una cosa per me??? ” ” certo che si!!!” Risposi.

” Quando vedi che lo stronzo è per metà fuori , tu rispingemelo dentro!!! Ti prego!!!” Wow che idea eccitante, pensai!!! ” Come te lo spingo dentro??” Gli chiedo. E lui mi rispose ” Con quello che vuoi, l’ideale sarebbe che me lo spingessi dentro con la bocca, come se stessi facendo un pompino!!! Ma sbrigati perché sta per uscire!!”. Senza commentare mi fiondai verso il suo culo, lo feci alzare a 90, e presi in bocca lo stronzo grosso e duro, risucchiandelo leggermente fuori e subito dopo ,aiutandomi con la lingua, spingendolo di nuovo tutto dentro.

Lo stronzo non sapeva di nulla , tanto era duro e compatto, ma cazzo era lungo e grosso come un cazzo di un attore porno. Angelo si stava facendo scopare il culo dallo stronzo e godeva. Lo succhiavo velocemente sempre più fuori e con la stessa rapidità lo risputavo tutto sul per il suo culo. Il suo buco era così dilatato che poteva prendere un cazzo senza problemi. Allora tentai velocemente di sostituire lo stronzo col mio uccello grosso e duro.

Lasciai uscire tutto lo stronzo facendolo cadere a terra, e con shitto felino mi alzai e gli infilai su per il culo il mio uccello già duro e grosso. Angelo se ne accorse ma non disse nulla. Così iniziai a scoparmelo con irruenza, sentendolo godere. I miei colpi si facevano sempre più potenti e profondi, finché fece una cosa che mi lascio allibito. Col mio cazzo in culo, spinse fuori un altro stronzo grosso quanto il primo!!! Una sensazione bellissima, che mi fece sborrare dentro di lui.

Quando mi tolsi, guardai a terra e i due cannoli di cacca erano integri, anche il secondo che uscì mentre avevo il mio cannolo di carne dentro il suo buco. ” Ti è piaciuto?” Mi chiese. ” Moltissimo!!!” E gli insaponai la schiena e il culo, lavandoglielo per bene. Poi si girò, e mentre gli lavavo il petto peloso mi baciò. Un bacio lungo e passionale. Maschio, barba contro barba. Mi succhio’ i capezzoli, come volesse bere latte materno.

Mi fece impazzire!!!!! Gli insaponai il pacco, le cosce , e baciandoci ci risciacquammo sotto l’acqua ancora fresca. Il sole batteva ancora forte, e ci asciugammo colpiti dai suoi raggi. ” Non pensavo fossi così porco !!!'” Gli dissi. ” Senti chi parla!!!!” E ridemmo mentre il sole asciugava i nostri corpi nudi. ” Ti piace la figa?” Mi chiese. E io risposi di no. ” ti piace fare la figa?” A quella domanda risposi di si.

” Dai fammi una camminata sculettando!” Mi ordinò. Tanto non ci vedeva nessuno, e iniziai a camminare verso il fondo del tir sculettando. E poi lo stesso muovendo i fianchi tornando indietro. ” Sei proprio una troia!!!” Certo, perché negarlo. ” E tu sei un gran bel maschio!!!” Ricambiai il complimento. Sentimmo una macchina passare, oramai era quasi l’ora di inizio del solito batuage. Mi chiese dove avessi i vestiti. Mi mandò a vestirmi facendomi passare sotto la portiera.

Andai velocemente verso la mia auto e mi ricomposi. Poi tornai per salutarlo. Lui si era messo un paio di pantaloncini e una canotta. Mi lasciò il cell e dopo un lungo bacio mi disse” chiamami quando vuoi!!!” E me ne andai. Non lo chiamai mai. Mi sono tenuto il suo ricordo per tutti questi anni. Angelo, il camionista. Il numero uno!!!! FINE.

Alina

<<E vieni…>> dice con un lento sorriso, il mio cervello anestetizzato recepisce piacere in tutto il corpo, la cappella è ben stretta tra alluce e indice del suo piede destro, mi munge così in un olio di noci commestibile…
Il mio cazzo freme e raggiunge l’orgasmo, schizzando a ripetizione al tocco fresco e duro del suo piede, il mio sistema nervoso si spegne per qualche secondo, il mio corpo si svuota in una libidine segreta.

Al mio risveglio un suo piede gioca ancora con il mio pene convalescente, l’altro è imperlato di seme e mi sfrega la coscia nuda, le dita squadrate passano sul mio inguine innaffiato di sperma tiepido…guardo le sue gambe nude nel muto piacere dell’orgasmo, io non indosso nulla, lei è scalza ma ho intravisto la sua fica da sotto la gonna.
Il piacere che provai a venire al tocco del suo piede la prima volta, io adagiato su un sottile materasso a terra, lei seduta su una poltrona ad armeggiare dall’alto sul mio pene con i piedi scalzi e lubrificati…l’orgasmo fu così intenso che il giorno successivo mi masturbai pensando al nostro incontro…nel mentre, i suoi piedi mi parvero senza odore, ma andando via, in auto, mi sentii la faccia pervasa da un aroma perverso di piedi femminili, piedi di una donna sulla cinquantina che in un buio pomeriggio di febbraio mi praticò un footjob – puro piacere, più forte di molte scopate, il mio cazzo da adolescente duro sotto le mutande grigie bagnate di liquido prima ancora di spogliarmi…mi dimenticai di tutto per circa un’ora, i suoi piedi stampati sulla faccia cieca per quasi tutto il tempo…
<<Come sei carino…>>
Leccai le sue piante nude come un bambino lecca il suo primo gelato…mezzo svenuto, un piede premuto sulla faccia priva di espressione, gli occhi chiusi mentre respiravo tra le sue dita…l’altro piede a sfregarmi il cazzo duro contro le mutande grigie, il tocco legnoso del suo piede, il peso della sua gamba attraverso la pianta, le dita ad artiglio che uncinavano la cappella, facendomi sibilare di piacere… i suoi tacchi neri riversi sul pavimento, le calze poggiate su una sedia…mi chiese di togliermi le mutante, era ora di farlo…il pene guizzò fuori dritto, godevo ad avere i suoi occhi sul mio corpo…me lo prese così, che ero ancora in piedi…lei seduta di fronte a me, i piedi asciutti, nudi, si chiusero delicatamente intorno al mio cazzo, mi voltai a guardare la scena nello specchio alla mia sinistra, lo smalto arancione nella fioca luce arancione della stanza…provai un piacere forte e innaturale quando mi schiacciò il pene contro lo stomaco con la pianta, un piacere molto vicino all’orgasmo…purtroppo non ho più sperimentato quel piacere…
Il nostro secondo incontro ebbe luogo qualche mese dopo, credo a maggio, subito prima della maturità…trovai una diversa disposizione dell’arredamento nella stanza, riconobbi il divano color sabbia…non indossava calze, e poco dopo essere entrato, mi ritrovai con il suo piede nudo sulla faccia, ad annusarlo selvaggiamente in una folle ricerca di molecole di sudore e acidi grassi…non ricordo molto, non mi tolsi la maglietta che finì per rimanere inzaccherata di sperma…appena uscito mi diressi verso la macchina, cercando di nascondere maldestramente la macchia dallo sguardo di una ragazza che avrà avuto la mia età…riflettei sul fatto che preferivo di gran lunga essere masturbato dai piedi di una donna col doppio dei miei anni, che perder tempo dietro alle ragazze…mi fece arrivare sfregandomi il pene in un’altra maniera, ma non ricordo quale…
Nel nostro ultimo incontro mi prese il pene con entrambe le mani, masturbandomi in una doppia sega oliata e rumorosa che si concluse con un orgasmo incontenibile…mi svuotai in preda a forti schizzi ritmati, un brivido mi sconquassava mentre il piacere mi accecò con un lampo incolore sotto le palpebre.

<<Forse l’abbiamo strapazzato un po’ troppo…>> sorrise con dolce ammiccamento.
Avevo passato la mezz’ora precedente sdraiato sul divano con lei, la faccia sepolta nelle sue piante, totalmente stordito….

OPERE DI “PENE” PER DONNE DI CHIESA (1)

Da cultore delle donne anziane (dai settant’anni in su) ho la buona e sana abitudine di recarmi spesso in chiesa, un luogo solitamente frequentato da esponenti del gentil sesso in età avanzata.
Si pensa, erroneamente, che a messa vadano solo donne cattolicissime che ripudiano il sesso, mentre invece in tante cosiddette “bizzocche” alberga un’intensa voglia di accoppiarsi con l’uomo, specie se più giovane di loro.
Provate, ad esempio, ad entrare in chiesa da una porta laterale anziché da quella della facciata principale: mentre attraversate a ritroso il luogo sacro per andarvi a sedere su una delle ultime panche, vedrete tanti sguardi di fedeli mature ed anziane fissare il vostro cavallo dei pantaloni, probabilmente alla ricerca del loro “oggetto di desiderio”.

Il sottoscritto, pertanto, proprio in chiesa ha fatto tante conquiste, entrando dalle porte laterali, squadrando la situazione e “concentrandomi” sulle “fedeli” che notavo essere particolarmente interessate alle mie parti intime.
Tra queste, nelle ultime settimane, ne ho adocchiate due, entrambe ultrasettantenni ed originarie del Nord Italia, ma vedove di mariti siciliani che avevano lasciato loro le case in cui abitare in un paese vicino al mio.
Una, di nome Leda, è un donnone robusto e dal culo generoso, ma con le gambe muscolose che vanno ad assottigliarsi sino alle caviglie, mentre la sua amica, di nome Pina, ha un fisico asciutto, molto simile a quello della “mitica” Granny Shirley (tra intenditori del porno maturo ci intendiamo…).

Ho notato che queste due signore si recavano insieme ogni sera in chiesa per la novena in onore del santo patrono del loro paese, e che puntualmente, quando facevo ingresso dalla porta laterale situata accanto all’altare maggiore, dopo avermi fugacemente guardato in viso puntavano i loro occhi sulla mia “patta”. Allora mi son detto: «Queste due me le devo urgentemente fottere…». Così, qualche settimana fa, ho deciso di far di tutto per tentare un qualche approccio con loro.

Mi son seduto quindi sulla loro stessa panca in maniera tale che, al momento dello “scambiatevi un gesto di pace”, potessi stringere loro la mano sfregando le loro piante con il mio dito a mo’ di solletico (inequivocabile manifestazione di interesse sessuale). Così feci, e già notai in loro un particolare trasporto verso di me, fatto di sorrisi e sguardi compiacenti.
Alla fine della messa uscimmo “casualmente” insieme dalla stessa porta laterale da cui ero solito entrare, ma non sapevo che pretesto prendere per avviare una qualche discussione con loro.

Intanto ci avvicinavamo al transitatissimo crocevia antistante alla chiesa, ed ho subito notato che le due anziane, per via dell’età, esitavano ad attraversare la strada, timorose che qualche autoveicolo se le mettesse sotto. Allora mi feci avanti io e, bloccando il traffico con il segnale della mia mano, le feci attraversare.
«Grazie!… Grazie!…», mi disse Leda, ossia la signora robusta.
«Si figuri!…», risposi io. «Siamo fedeli cattolici ed è, quindi, nostro dovere dare una mano d’aiuto a chi ha una qualche difficoltà».

LEDA: «Ooohhh… Ma lei è un ragazzo d’oro!… Oggi non se ne trova di gente così buona ed altruista. Possiamo offrirle un caffè? Io e la mia amica Pina a quest’ora, dopo la messa, lo prendiamo sempre».
IO: «Con piacere! Ma ve lo offro io».
LEDA: «Vabbè… Intanto andiamo al bar e poi… decidiamo chi paga».
Alla fine pagai io, e la signora Leda, che delle due amiche era la più loquace, mi disse che avrebbe ricambiato offrendomi un caffè a casa sua.

LEDA: «Lei e Pina (ossia la sua amica) tenetevi pronti per domenica prossima: sotto casa mia passerà la processione del santo patrono e ci tengo a vederla insieme a voi. Sa, caro amico: qui da noi è bellissimo veder passare il santo sotto casa, e visto che lei è stato così gentile voglio farle questo “regalo” insieme al mio caffè e dopo, magari, a qualche bel piatto di spaghetti…».
Mentre ci scambiavamo i numeri di telefono, già pregustavo i piaceri cui sarei andato incontro con queste nuove amicizie “ecclesiastiche”…
(continua).

Sensazioni di un giovane depravato(2)

Ero da solo a casa ed ero in bagno. Stranamente non mi stavo segando il cazzo ma stavo leggendo i miei fumetti preferiti.
Sentì il portone aprirsi e dopo qualche secondo si aprì la porta del bagno. Era Lisa la mia sorella maggiore.
Lisa: << Scusami ma devo fare pipi mi sta scappando>>
Io:<< Come faccio?>>
Lisa:<<dai alzati mi sto facendo addosso>>
Io mi alzai e mi girai, ma grazie allo specchio vedevo tutto.

Lisa si tirò giù i leggins e gli slip mostrandomi il suo meraviglioso pelo nero.
Lisa è poco pelosa ma sia le ascelle e la sua fighetta sono ben fornite di pelo. Lei si rasa le ascelle ma la fighetta ha un bel cespuglio.
Si sedette e si lasciò andare con un sospiro all’azione che le liberò la vescica.
Il rumore della sua piscia mi fece sobbalzare il cazzo.

Un odore forte ma piacevole di piscia raggiunse le mie narici e il mio cervello facendomi indurire il cazzo. Lei finita la minzione si alzò prese un po di cartaigenica si pulì la figa. Io a bocca aperta e a cazzo duro mi gustai quella visione. Ancora non era pulita. Altra carta, e io guardai ancora il suo pelo. Si ripulì, si infilò gli slip e leggins.
Mi diede un bacio sulla guancia mentre io nascondevo la mia erezione dandogli le spalle e con il fumetto.

Lisa:<< Scusami, scappo c’è Sandro che mi aspetta. Ciaoooo>>
Mi girai e vidi un pezzo di carta nel cesso e l’altro era sul pavimento.
Mi risedetti sul cesso. Avevo il cazzo durissimo. Presi la carta dal pavimento e annusai. Quell’odore pungente di piscia mi faceva scoppiare il cazzo. Rivedevo la sua figa pelosa. Annusavo l’odore della sua piscia. Avevo il cazzo durissimo.
Nella mia mente fece capolino l’idea di assaggiare quel succo.

Poggiai le labbra sulla carta e tirai fuori la lingua. La testa mi scoppiava il cazzo stava per esplodere. Succhiai la sua pioggia e il mio cazzo esplose appena assaporai il suo sapore pungente. Ebbi un sussulto e iniziai a schizzare come un cavallo.
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Ero steso sul divano a guardare un film di Tinto Brass. A casa c’era solo mia sorella Lisa che stava studiando per un esame universitario. I miei erano ancora fuori.

Serena Grandi mi aveva fatto venire un cazzo di marmo. I miei pantaloncini erano gonfiati dal mio cazzo. Lo avevo scalpellato in modo che la cappella strofinasse contro le mutande. Questo lo facevo anche quando mi mettevo a letto a pensare alle varie porca te. Entrò Lisa. Non l’avevo sentita.
Lisa:<<cosa stai guardando?>>
Io arrossi in un secondo. Per fortuna la mia postura nascondeva in qualche modo la mia erezione.
Io:<< non lo so ho girato da poco è un film italiano>>
Lisa:<< bello fammi spazio che lo guardiamo insieme.

>>
Lei si sedette e mi disse di poggiare la mia testa sulle sue gambe e iniziò ad accarezzarmi i capelli.
Le piaceva tanto farlo e a me piaceva moltissimo ricevere le sue carezze.
Lei indossava degli short in jeans. E il mio viso poggiava direttamente sulla sua pelle. Il contatto del mio viso sulle sue cosce e le sue mani tra miei capelli mi facevano arrapare il cazzo che mi stava esplodendo nelle mutande.

Nel frattempo le scene diventavano sempre più calde ma rimanemmo in completo silenzio.
Mentre mi accarezzava i capelli ,notai anche che i suoi capezzoli iniziarono a toccarmi la testa. I suoi capezzoli erano turgidi e li sentivo toccare la mia testa. Lisa muoveva leggermente le gambe e le stringeva per massaggiarsi la fighetta. Anche lei
si stava eccitando. Il mio cazzo scalpellato e marmoreo era accarezzato dalle mie mutande e dai piccoli movimenti del mio bacino.

Continuammo a vedere il film senza fiatare.
I nostri leggeri movimenti stimolavano le nostre parti intime. I suoi capezzoli erano dei chiodi che spuntavano dalla maglietta. L’odore della pelle delle sue cosce mi facevano contrarre il cazzo che si strofinava sulle mie mutande. Segretamente ci stavamo masturbando
uno vicino all’altro.
A un certo punto Lisa si alzò. <Vado in camera> mi disse. Prima di sparire diede una occhiata al mio cazzo e notò la mia erezione spudoratamente in evidenza.

Lei mi invitò ad andare a letto con un sorriso malizioso. <<Non fare tardi dai vai a letto, notte>> mi disse ed uscì dalla stanza.
Io aspettai qualche minuto, spensi la tv e mi diressi verso la mia stanza. Passai davanti alla stanza di Lisa ma era vuota. Dove è andata Lisa? Silenziosamente scivolai verso la mia camera, passando davanti al bagno. La porta era chiusa. Mi chinai e guardai dalla toppa della chiave.

Lisa era seduta sul bordo della vasca era senza short. La sua mano era negli slip e si muoveva freneticamente. L’altra mano accarezzava i seni. I miei occhi erano rapiti da quella visione. Il mio cazzo lascio uscire il mio seme all’interno delle mie mutande senza toccarlo. Lisa godette subito dopo. Io andai in camera e sentì Lisa andare nella sua.
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La prima volta con Gi.

“Perizoma strappato. Cazzo
Il mio perizoma, no.
Strappato. Ma che cazzo. NO.
Ricordavo il dolore mentre il centimetro di stoffa si lacerava tra le mie chiappe e mi apriva il culo. Stupido maschio.
Pugno. Si. Si merita di esser ricordato.
Amico di Ale e Lu; Arrivarono per la settimana del mobile. Quando loro arrivano si portano sempre dietro un sacco di diasagio e liquore di terrano.
Anda lubiana sempre comunque e dovunque.

E così fu anche quella volta a Milano. Li ospitai qualche giorno. In salotto mancavano solo rettili e a****li vivi per corredare al meglio lo scenario apocalittico che si presentava con le prime luci dell’alba. CALIGO.
Pugno era un elemento nuovo. Io non ero in piena forma quella sera. Le sue intenzioni le avevo già capite. Lo capivo da come mi fissiva. Dal suo respiro che cambiava mentre mi fissiava. I miei occhi dicevano si la mia voce no.

Avevo fumato. Il mio sistema parasimpatico era troppo sballato per fare qualsiasi cosa.
Lo feci tornare qualche sera dopo.
Ormai erano le quattro del mattino. Pugno stava arrivando. Nulla più da bere. Ale guardava lo schermo del pc con un occhio solo. La messa a fuoco non c’era più. Lu si era chiuso in stanza e odiava tutti. Ale urlava “eroina” dal balcone. Qualcuno suonò alla porta. Era il vicino di casa.

Giovane bocconiano pugliese che voleva parlarci di un avvenimento successo la settiamana prima: qualcuno gli aveva lanciato della merda sulla porta e stava indagando. Non voleva accettare il fatto che qualche suo coinquilino avesse fatto delle storie di droga con gli arabi del 42 e quella era la vendetta. Colsi l’occasione per chiedergli se avesse dell’alcool in casa. Si presentò poco dopo con del gin da malditesta.
Ok. Avevamo finito pure la vodka alla pesca, oramai eravamo al Vetril.

Cazzo e Anche il vicino si uni all’allegra compagnia.
Pugno arrivò. Giusto giusto. Arrivò.
Presi l’ultima sigaretta. Perfetto.
“qualcuno mi accompagna a prendere un pacchetto di sigarette?”
Adoro questa scusa.
Ale distolse l’occhio buono dal computer e mugugnò qualcosa. Non lo guardai neanche. Stavo guardando pugno e lui guardava me.
“allora?”
“andiamo”
Ascensore. Schiacciai tutti i tasti. Ad ogni piano si fermava, le porte si aprivano e poi si chiudevano ma noi non uscivamo.

Lingue, mani, tette. Scendeva e risaliva. Sembrava che andasse più veloce del solito. Si fermava e ripartiva. Pelle, sempre più pelle. Arrivammo al piano terra. No. non era ancora abbastanza. Schiacciai il bottone per l’ultimo piano. La soffitta.
La porta non era chiusa a chiave.
Mi tirò giù le calze di nylon. Sentivo il cemento rovinato sotto ginocchia. Mi teneva i capelli. Glielo succhiavo famelica al buio. Odore di legno e di umidità.

Voglia. Sempre più voglia.
Mi venne in bocca. Non ero preoccupata. Avevamo ancora tanto tempo. Lo lascai venire. Mi asciugai lo sperma dalla bocca con il dorso della mano e lo lanciai in terra. Fece il rumore di uno sputo. Lo avevo fatto veramente? Incredula.
Andammo a prendere le sigarette in silenzio. Ridendo e poi Silenzio. Ma cosa raccontiamo su di sopra?
Risalimmo.
Erano tutti come li avevamo lasciati.
Io no.

Dopo queste cose lasci dietro briciole di te. La tua anima e il tuo candore infantile si sbriciolano poco alla volta. Ne perdi sempre un poco, un poco per volta. Lo si capisce dalla luce degli occhi. Quasi spenta. Il colorito della pelle. Grigio. Lucide fisse sfere nere circondate da ombre grigio verde.
Fumammo e bevemmo ancora. Ci toccavamo di nascosto. Ormai ale era quasi cieco.
Andammo in camera di lia. La mia vecchia camera.

Il mio vecchio e adorato materasso.
Mi strappò le calze. E evidentemente anche il perizoma. Aveva un bel cazzo largo. Finalmente.
Me la faceva salire. Mi prendeva. Mi teneva. Spingeva.
Fu un bella scopata.
Settimane dopo mi sbronzai di limoncello e venne a casa mia in piena notte. Inaugurai il mio nuovo kimono.

Non c’è scritto che la prima prima volta che ci siamo visti pioveva, faceva freddo e mi hai prestato la tua giacca”.

Una notte da Davide

Quando restavo a dormire nella vecchia casa di Davide, poiché la sua stanza era piccola, dovevo dormire nella stanza degli ospiti. I suoi genitori andavano a letto presto e anche noi perché il giorno seguente c’era scuola. Ora però era estate e noi potevamo stare alzati fino a tardi. La nuova stanza di Davide era nel seminterrato lontano da tutti. La scala era sull’altro lato della casa. Lui aveva la sua TV e anche il telefono!

Dopo cena l’aiutai a scaricare le sue shitole, ognuna aveva scritto il suo nome ed erano accatastate in sala e nell’ingresso.

Avevamo spostato parecchia roba quando decidemmo di andare a letto. Io ero veramente stanco e anche se l’idea di stare su fino a tardi fosse allettante, avevo voglia di andare a letto.

Andai in bagno per primo e mi lavai i denti, mi misi il pigiama e una maglietta pulita. Da giovane ero piuttosto timido e non ero abituato ad essere visto nudo. Davide era più disinvolto, quando uscii per lasciargli il posto in bagno, aveva solo le mutande.

Quando uscì io ero già a letto e lui scivolò vicino a me e spense la luce.

Parlammo della sua casa nuova, di scuola e di alcune delle cose che avevamo progettato di fare quell’estate. Penso di essermi addormentato perché non ero sicuro di cosa mi avesse svegliato. Ero sdraiato ed ascoltavo, ma l’unico rumore che sentivo era il respiro di Davide. Mi sentivo tranquillo ma era duro capire perché. Mentre ero sdraiato cominciai a capire quello che mi aveva svegliato.

Mentre stavo ricominciando a sonnecchiare notai che Davide si era girato borbottando incoerentemente qualche cosa. Quando si girò il suo braccio si appoggiò leggermente sul mio stomaco. Io stavo per girarmi sopra la schiena per farglielo cadere altrove, quando lui cominciò a borbottare e cominciò a muoversi. Pensai che fosse scomodo ed avrebbe spostato il braccio ma scoprii che la sua mano ora era vicina il mio inguine. Io stavo cominciando ad essere più sveglio, mi stava diventando un po’ duro e mi sentivo a disagio.

La sua mano si stava muovendo lentamente più vicino al mio inguine e non ero sicuro di cosa volesse fare. Avevo pelle d’oca dappertutto quando la sua mano toccò il mio pene. Lasciò che la sua mano restasse là per qualche secondo. Non sapevo se fosse sveglio o no e non sapevo cosa avrei detto se avessi dovuto parlare. Avrei potuto girarmi, ma ero in una condizione così strana che non lo feci. Mi piaceva la sensazione e volevo che continuasse.

Dopo qualche secondo le dita di Davide cominciarono a strofinare lentamente su e giù sulla protuberanza nel mio pigiama. Capii che probabilmente era sveglio e mi stavo chiedendo cosa stesse facendo. Io non mi ero mai masturbato e non sapevo che strofinando ci si potesse sentire così. Specialmente quando qualcun’altro lo faceva per me.

Il mio uccello si era impigliato nelle pieghe del pigiama, col movimento si liberò; alla fine la testa cominciò a spuntare dalla patta del pigiama.

Davide stava facendo correre le dita sul mio cazzo. La sua mano ora stava strisciando sulla cima del mio pene ed era così bello, io ero veramente eccitato.

Avevo cominciato a respirare più affannosamente e questo fece capire che anch’io ero sveglio. Davide smise di toccarmi e si girò verso di me. Dopo aver aspettato qualche secondo per vedere se ero ancora addormentato, estrasse lentamente il mio cazzo dalla patta. Ora era duro come doveva essere ed io ero in paradiso.

Tentai di non respirare troppo pesantemente.

Lui cominciò a far correre leggermente le dita lungo l’asta del mio pene toccandolo appena. Mi masturbava mentre lo faceva. Su e giù, su e giù andavano le sue dita. Io non potevo muovermi. Era troppo bello per fare qualcosa che lo facesse fermare. Le sue dita si chiudevano lentamente sul mio cazzo, tiravano lentamente la pelle su e giù mentre mi strofinavano.

Il suo ritmo stava aumentando ed io mi sentivo piuttosto strano.

Mentre la pelle saliva e scendeva avevo quasi la sensazione di dover andare in bagno. Avevo paura di fare la pipì su di noi. Tentai di fare del mio meglio per respingere quella sensazione. Ora stava masturbandomi piuttosto forte e quella sensazione che avevo stava cambiando. Non so come descriverlo, ma era veramente eccezionale.

I miei occhi erano chiusi ma vedevo, sapevo che non stavo sognando ma vedevo Davide. Lui stava stando in piedi vicino il lago senza vestiti.

Anch’io non li avevo, volevamo fare il bagno nudi e stavamo andando verso l’acqua. Io continuavo a guardare per vedere quello sembrava il suo cazzo ma non riuscivo a vederlo.

Le dita di Davide erano intorno al mio uccello e stavano muovendosi alla velocità del lampo. Il mio ‘sogno’ sembrò scomparire quando sentii una sensazione come di qualche cosa che si muoveva su per il mio cazzo. Sentivo quel formicolio nelle mie palle e quella sensazione di voler sparare qualche cosa che era nel mio pene.

Stavo ansando e sentii un’esplosione dalla punta del mio pene. Stavo sprizzando sulla mano di Davide, sulla mia t-shirt e dappertutto. La sensazione durò per un quella che sembrò un’eternità. Davide continuava a tenermi l’uccello e questo continuava a farmi venire. Io ero in un’altra dimensione! Colori ed immagini balenavano oltre i miei occhi chiusi ed era meraviglioso.

Prima che me ne rendessi conto Davide aveva fatto scivolare il mio pene nel mio pigiama.

Io non me n’ero accorto e lui mi stava scuotendo il braccio tentando di svegliarmi. Aprii gli occhi, chiedendomi perché non mi lasciava dormire, come non capivo quello che diceva: “Svegliati! Hai un incubo!”
Guardai e vidi quel fluido appiccicoso e bianco latteo sulla mia t-shirt. Davide disse: “Sembra che tu abbia avuto un sogno bagnato! “. “Cosa intendi?” Lui spiegò che crescendo qualche volta il mio cazzo sarebbe esploso così mentre sognavo di persone che mi piacevano.

Penso tentasse di farmi credere che avevo avuto un sogno e per questo era accaduto, ma sapevo che non era così. Lui toccò lo sperma e ne strofinò dentro le dita:. “Dio, che casino hai fatto! Sarà meglio che tu pulisca. ” Andò in bagno e prese un asciugamano per me. Cominciai a passarlo su t-shirt e pigiama quando lui mi prese l’asciugamano, mi alzò la t-shirt e cominciò a strofinarmi lo stomaco per pulirmi, poi mi tirò giù il pigiama e strofinò l’asciugamano sul mio cazzo: “Sei veramente sporco, facciamo una doccia.

Si avviò verso il bagno ed io lo seguii. Aprì la doccia ed aggiustò la temperatura dell’acqua mentre io scivolavo fuori dai miei vestiti. Saltai nel box e chiusi la porta. Dopo pochi secondi la porta si aprì e Davide entrò. Un brivido mi salì su per la schiena. Mi girai e provai ad uscire, ero imbarazzato, confuso e volevo andare a casa. “Guarda questo” lui disse. Quando girai la testa, vidi la sua mano sul suo uccello.

Era duro e lo stava strofinandolo, come aveva fatto con me. Non riuscivo a distogliere gli occhi da quello che stava facendo. Non sapevo cosa dire.

“Sai che puoi strofinarlo quando è duro così e sparerà come hai fatto a letto. Forza, prova, è veramente super!” Lo guardai per un altro secondo o due, non sapendo cosa fare. Poiché non mi toccavo, allungò una mano, prese la mia e la mise sul suo pene, poi sposto la mia mano su e giù, io cominciavo di nuovo a sentirmi strano,a guardarlo masturbarmi.

Quando lui tolse la mano, mi accorsi che la mia continuava a muoversi. Non riuscivo a fermarmi e guardavo, quella sensazione stava tornando e non volevo fermarmi. Lui cominciò a sparare sperma sulle pareti della doccia.

Rimasi stupito, sparò come un estintore. Io venni di nuovo, ma uscirono solo poche gocce. Tuttavia la sensazione era là mentre la mia testa stava esplodendo. Restammo là a guardarci giocare con noi stessi.

Eravamo amici da tempo, ma io non sapevo che lui era così, avevamo parlato di tutto ma mai di sesso.

Parlavamo solo di scherzi sexy come tutti. Non parlammo più di quella notte o della mattina dopo. Cominciammo a mettere le sue cose sulle mensole e non parlammo molto. Io non sapevo cosa avrei potuto dire su quello che era accaduto. Tutto sembrava come un sogno.

Quando mi vennero a prendere e stavo salendo in macchina, Davide mi disse: “Torna presto a dormire da me. ” Ci pensai per un secondo o due e dissi: “Sicuro, forse il prossimo fine settimana.

” Non so perché ero così pronto a provarlo di nuovo, ma penso che ci fossero ancora delle cose che Davide poteva insegnarmi!.