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Una sera in piscina

E sempre stata una mia fantasia vederla nuda e magari che facesse qualcosa con altri, pero lei quando a letto fantasticavo su questo si stizziva.
Quella sera pero …..
L’ho accompagnata ad un corso d’aggiornamento fuori citta, la sera un suo collega invito mia moglie, io e gli altri due colleghi presenti al corso a cenare da lui.
Possedeva una bella casa con piscina un bel giardino mangiammo fuori bevemmo un po’ anche mia moglie che di solito non beve mai.

La giornata di giugno era calda e afosa uno dei presenti propose visto il caldo e la piscina disponibile del collega di un bel tuffo per rinfrescarci un po’. Il proprietario disse e lì a nostra disposizione io non parlai mia moglie chiese ma voi avete i costumi?
La risposta fu no ma ci tuffiamo nudi, mia moglie disse ma voi siete matti io nuda con voi tre maschi siete fuori e poi rivolgendosi a me disse tu lo faresti?
Allora delle chiese ma non hai mai fatto il bagno nuda a mezzanotte in spiaggia, lei rispose di no.

Loro dissero be noi lo facciamo e iniziarono a spogliarsi, mia moglie mi guarda perplessa ed io gli dico dai andiamo a rinfrescarci anche noi intanto cosa vuoi che sia vedono due tette e un po’ di pelo e iniziai a spogliarmi, mi tuffai e la invitai a entrare dicendoli che era magnifico, anche i suoi colleghi la invitarono dicendogli di non vergognarsi intanto era fatta come tutta e loro non era la prima volta che ne vedevano una nuda e non si sarebbero scandalizzati.

Mia moglie si verso un altro bicchiere di vino lo beve tutto d’un fiato si alza e inizia a spogliarsi i suoi colleghi esultarono facendogli un applauso dicendogli brava. Io ero già eccitato un po’ confuso era la prima volta che lo faceva ora, era in intimo in piedi a bordo piscina noi in acqua rimase li ferma un po’ poi ….. si tolse il reggiseno e libero la sua terza che si manteneva ancora su nonostante i suoi 37 anni e dalla piscina ci fu un boato di gioia e vidi che anche gli altri erano eccitati c’è l’avevano duro.

Poi si giro dandoci il lato b e si tolse anche gli slip dicendo chiudete gli occhi che entro, naturalmente nessuno chiuse gli occhi, si giro ed entro mi venne vicino e mi diede un bacio, parlammo un po’ ogni tanto gli tiravano un po’ d’acqua ci divertivamo e vedevo che ogni tanto guardava sotto i loro cazzi duri, la cosa mi eccitava parecchio. Giorgio usci dalla piscina e andò a prendere 5 bicchieri e del limoncello co il suo cazzo duro in bella vista mia moglie lo segui con lo sguardo poi Luca disse Giorgio guarda come te lo guarda e lei divento rossa e si appoggio a me io la abbracciai e le toccai le tette gli diedi un bacchio arrivo Giorgio con i bicchieri di limoncino si sedette a bordo piscina giusto in parte a mia moglie con il suo cazzo ancora dritto gli diede il bicchiere mentre Dario si sedette anche lui a bordo piscina e lo sguardo di mia moglie si sposto su di lui non l’avevo notato sottacqua ma aveva un cazzo enorme penso 24,25 considerando i miei 18.

Vide subito mia moglie che lo guardava e gli disse mai visto cosi grande, dopo alcuni istanti a bocca aperta disse no e divento rossa mentre noi scoppiamo in una risata.
I tre colleghi uscirono rimmanemmo noi due dentro lontani da sguardi e orecchie indiscrette gli dissi ti piaccerebbe mettere in atto le nostre fantasie e lei ma sei fuori ma era un sei fuori bo penso non convinto l’aiutai a uscire arrivo Dario li porse l’asciugamano e la scuadro da testa ai piedi dicendogli sei verramente figa, Luca ridendo disse intanto non ti fa un pompino che gli fai i complimenti mia moglie gli fece il dito medio e disse e chi te lo dice che non glielo faccio.

Tutti di shitto mi guardarono e Luca sempre lui disse non lo fa c’e suo marito e io risposi perche se non ci fossi lo farebbe? Lui siiii credimi e penso non solo a lui poi ci girrammo verso mia moglie e…….. stava toccando quel cazzo enorme di Dario io m i bloccai Luca rimase a bocca aperta Giorgio stava arrivando con altri limoncini si fermo davanti a loro poggio il vassoio per terra mentre vidi la mano di Dario toccarle la figa Giorgio si alzo mi guardo un attimo e inizio a toccarle le tette Luca era sempre fermo si giro verso di me verso loro e mia moglie si stava baciando con Dario e Giorgio le stava succhiando le tette allora io mi avvicino a loro mia moglie si stacca con la bocca da Dario Giorgio si ferma lei mi guarda senza staccare la mano da quel enorme cazzo passano alcuni secondi la bacio ci riguardiamo negli occhi vedo ls sua voglia gli prendo la testa tra le mani gli do un altro bacio poi gli guido la testa verso quel cazzo lei lo prende in bocca e inizia un pompino meraviglioso Giorgio le stava rittocando le tette Luca solo in quel momento realizzo penso quello che stava accadendo e esclamo arrivo mentre io avevo gia la lingua sulla sua figa mai sentita piena di umori cosi me la gustai un po poi fecci spazzio a Giorgio vedi Luca succhiarli le tette mentre lei aveva ancora quel cazzo in bocca lo spompinava con tanta passione mai vista io mi sedetti e mi gustai quella scena tanto fantasticata un po.

Poi Luca disse a Dario basta ora godere della sua bocca ora tocca a me lo scanso e infilo il suo in bocca a mia moglie Dario allora scanso Giorgi e infilo la sua lingua in quella figa fradicia d’umori, Giorgio si avvicino a Luca e mia moglie inizio a succhiare due cazzi cosi mi avicinai a loro ora ne aveva tre. Dario si stacco dalla figa con la lingua e la penetro con qun cazzo enorme mia moglie urlo di piacere.

Continuammo un po finche Dario non disse sto venendo allora mia moglie mollo tutto si giro e lo presse tutto in bocca mentre Luca aprofitto del buco libro e infilo il suo cazzo finche non venne il suo momento e sborro sulle sue tette ora cera Giorgio e sborro anche lui sulle sue tette ora infilai il mio mentre a Dario era tornato duro e stava gia rigodendo della sua bocca io gli venni dentro ,lei intanto continuava con quel pompino meraviglioso.

Aveva la sborra che colava dalla sua bella fighetta e andai a leccarla finche Dario non arrivo col suo cazzo lo avicino alla figa mi sfiorro la lingua la penetro di nuovo io l’asciai posto e andai a baciare mia moglie sapeva da cazzi ma era una cosa fantastica. Dario disse vengo pero questa volta mia moglie non si giro lo prese dentro urlando tutto il suo piacere. UN nuovo tuffo in piscina per lavarci l’odore del sesso uscimmo ci rivestiamo salutiamo lasciandoci con ci rivediamo?.

Valeria e il marito

Erano giorni che continuavo a pensare a Valeria, al suo profumo, alla sua pelle delicata, al sapore della sua fighetta stretta.
Il mio cazzo diventava enorme ogni volta. Spingeva contro la patta dei pantaloni e mi faceva male.
Avevo una voglia infinita di lei, ma non volevo solo scoparla, ma la volevo dominare completamente. Volevo far diventare il marito un cuckold e scoparmi Valeria davanti a lui. Avevo scoperto di avere un amico in comune con suo marito e colsi l’occasione per farlo entrare nel nostro giro di partite di calcetto.

In uno spogliatoio si dice di tutto e lui avrebbe potuto ammirare le mie dimensioni e gli avrei potuto mostrare anche qualche mio video con Carla o qualche altra mia scopamica.
Continuavo a messaggiare con Valeria e le mie conversazioni con lei erano sempre più hot. Ormai lei desiderava il mio cazzone come io desideravo la sua fighetta stretta, ma cercavo di prolungare l’attesa per farla sextenare, magari davanti al maritino.
Dopo la prima partita avevo potuto osservare la “dotazione” del marito di Valeria.

Piuttosto normale, troppo normale per una donna così vogliosa.
Capivo quanto invece potesse sentirsi piena con il mio cazzone. Per istigarla e continuare a tenerla in pugno, le inviavo spesso le foto del mio cazzo duro e lei mi rispondeva con le foto della sua fighetta bagnata.
La desideravo impazientemente ma volevo portare avanti il mio piano.
Approfittai del fatto che il maritino fosse lento a prepararsi per tornare a casa così, dopo la seconda partita me la presi con calma e restammo soli negli spogliatoi.

<<Sei sposato?>> Gli chiesi, sorridendo dentro di me, conoscendo già la risposta ma soprattutto perché mi ero già scopato quella bomba della moglie.
<<Sì. Tu?>>
<<No, no. Non riesco a stare solo con una donna. Ho diverse scopamiche. >>
<<Dici?>>
<<Sì, non mi credi?>>
<<Non ti conosco abbastanza per dirlo. >> E sorrise.
Sollevai il mio cazzo che anche da moscio faceva la sua porca figura rispetto al suo cazzetto. <<Con questo cazzo, non mi è difficile entrare tra le cosce di ogni donna.

>>
Lui si sentì piuttosto a disagio, probabilmente pensando alle sue normali dimensioni.
<<Ti lascio vedere qualche video. >> Aggiunsi.
Ancora senza mutande e con il cazzo che mi penzolava, presi il mio smartphone e gli mostrai alcuni video con Carla e con un altro paio di mie scopamiche.
Erano video che già avevo selezionato per l’occasione, dove le pompavo alla grande, in ogni loro pertugio. Tutte belle donne, non da meno di Valeria, ma Valeria era ormai al centro dei miei desideri da settimane.

I nostri cazzi si indurirono a sentire quei gemiti e guardando quelle immagini.
Il mio cazzo era quasi il doppio del suo.
<<Sono sicuro che se tua moglie potesse vederlo, si farebbe scopare senza pensarci due volte. >>
<<Non conosci mia moglie. Lei è fedelissima. >>
“Dovresti averla vista quando mi diceva di spingerglielo forte nel culo. ” Pensai e ridevo dentro di me.
<<Dicono tutti così. Sai quante mogli insoddisfatte ho conosciuto? Ma le esperienze migliori sono gli scambi di coppia e i mariti cuckload.

>>
<<Hai avuto queste esperienze?>>
<<Certo. >> Intanto mi rivestivo e facevo calmare la mia erezione, era imbarazzante essere duro senza nessuna donna in giro e con un altro uomo nelle vicinanze.
<<Ti piacerebbe provare?>>
<<No, non sono il tipo e neppure mia moglie. >>
<<Glielo hai chiesto?>>
<<No, ma sono sicuro. >>
<<Non esserlo così tanto. Non conosco tua moglie, ma ho conosciuto tante donne che dovevano essere fedelissime. >>
<<Mi stai dicendo di mettere alla prova mia moglie?>>
<<Non ci conosciamo così bene.

Potremmo fare una cena a quattro con Carla. La bionda. Ti piaceva vero? Ti ho visto mentre ti accarezzavi il cazzo a vederla. >> E sorrisi.
<<Tua moglie com’è?>> Chiesi a bruciapelo.
<<È meravigliosa. >>
<<Hai una foto?>>
Mi mostrò una foto casta della moglie. Se avesse saputo che già le avevo ispezionato ogni singolo lembo di pelle, cosa avrebbe pensato?
<<Accidenti. Una bella gnocca. >>
Incalzai. <<Questa foto mi stimola davvero.

Che ne dici di una cena a quattro e poi vediamo come avanza la serata?>>
<<Ma io non ti conosco bene e poi mia moglie…>>
<<Tua moglie cadrà inebriata quando vedrà le mie dimensioni, fidati…>> Iniziavo in qualche modo a deriderlo per farlo sentire insignificante, ma allo stesso tempo per sfidarlo sulla fedeltà della moglie. Già immaginavo Valeria inginocchiata davanti a me a ciucciarmi il cazzone davanti al marito. Stava per ritornarmi duro solo al pensiero, così ritornai a parlare.

<<Allora? Che ne dici? Non ti piace Carla? Hai visto che è una belva a letto?>>
<<Sì, ma mia moglie…>>
<<Vi divertirete entrambi. O più che tua moglie hai paura di non essere all’altezza con Carla?>>
Continuavo a metterla sul tono della sfida per provocarlo e spingere ad accettare.
<<Non è questo. Sono anche io un bel torello. >>
<<Hai video tuoi?>>
<<No, ma te lo posso assicurare. >>
<<Certo, certo. >> Continuavo a percularlo.

<<Comunque non ti sto invitando a fare una serata e uno scambio di coppia al primo appuntamento, ma ti sto dicendo che possiamo iniziare a conoscerci. Poi magari quando sarai solo chiederai a tua moglie cosa ne pensa di me. Io farò lo stesso con Carla e se loro sono d’accordo, potremmo in futuro incontrarci per uno scambio. >>
Le mie intenzioni erano di avere uno scambio al primo appuntamento, ma le mie parole erano per rassicurarlo.

Si notava che avesse interesse, ma allo stesso tempo aveva una paura folle di fare una stronzata con la moglie, non conoscendo che Valeria fosse già la mia troia.
<<Dai Sabato. Io e Carla siamo liberi. Ti posso assicurare che lei è una bomba. >>
Lui ci pensò qualche secondo.
<<Solo una cena?>>
<<Sì, al primo appuntamento non mi è mai capitato di avere uno scambio completo, neppure con le coppie più infoiate.

>> Stavo raccontando un mare di bugie per convincerlo.
Titubò ancora, ma poi cedette <<ok, facciamo sabato. >> Il corpo di Carla era perfetto e sicuramente aveva fatto centro nei pensieri perversi del marito di Valeria.
Ci scambiammo i numeri.
Avvisai Valeria. Le scrissi che Sabato avrebbe avuto una grossa sorpresa e che il marito si sarebbe trasformato in un cuckload.
Lei si spaventò. <<Cosa diavolo vuoi fare? Io amo mio marito.

>>
<<Anche lui ama te. Ma gli ho proposto una cena a quattro con Carla e non ha rifiutato. Stiamo meditando di fare uno scambio di coppia. >>
<<Mio marito?>>
<<Sì. È un piccolo porcellino. Dovevi vedere come si toccava il cazzo mentre gli mostravo un mio vecchio video con Carla. >>
<<Sul serio?>>
<<Certo. E lasciatelo dire. Non è così dotato come immaginavo. Il mio cazzo è il doppio del suo. Ora capisco perché mi vuoi così intensamente.

>>
<<Stronzo. >>
<<Ti scoperò davanti a tuo marito. Non sei felice?>>
<<Ma stai scherzando vero?>>
<<No piccola troietta. Sabato vedrai. Fammi solo il piacere di far finta di non conoscermi, ovviamente. >>
<<Va bene. >> Disse in modo accondiscendente e ubbidiente la mia piccola troietta.
A fine conversazione le inviai la foto del mio cazzone duro alla massima erezione. “Sabato te lo infilo tutto nel culo davanti a tuo marito. ” Le scrissi.

Lei rispose con la foto del suo buchetto del culo.
“Fagli vedere come desidero essere sfondata”.
Arrivò il Sabato. Carla era già stata indottrinata da me. Avrebbe dovuto prendere l’iniziativa prima con me e poi andare dal marito di Valeria, così da lasciarmi il campo libero con il mio desiderio più perverso.
Carla aveva un vestitino aderente che mostrava tutte le sue curve. Senza reggiseno e senza mutande. Aveva dei capezzoli già turgidi.

Valeria non era da meno, esplosiva nel suo vestitino nero con una scollatura da paura che mostrava un seno prorompente.
Valeria fu un ottima attrice, nonostante durante la cena non mancavo di metterle la mano sulla coscia sotto il tavolo e spingermi oltre per stuzzicarla.
Intanto Carla faceva lo stesso con il maritino di Valeria.
L’atmosfera iniziava a surriscaldarsi e il vino aiutava la serata ad accelerare.
Durante la cena avevamo parlato del più e del meno, lavoro, vacanze, progetti, ma era il momento giusto per spostare l’attenzione su qualcosa di più eccitante.

<<Valeria, tuo marito è davvero fortunato, lo sai? Darei qualsiasi cosa per una notte con te. >>
<<E io darei qualsiasi cosa per una notte con te. >> Disse Carla rivolgendosi al marito di Valeria e stringendogli il pacco duro sotto il tavolo.
Valeria non sapeva cosa dire e neppure il marito, ma Carla si avvinghiò a lui e inizio a succhiargli il collo, mentre con la mano continuava a strofinargli il cazzo prima sul pantalone, e poi sbottonandolo.

<<Che ne dici se ci diamo anche noi da fare?>> Mi rivolsi a Valeria.
Le abbassai una spallina e le tirai fuori una delle sue enormi tette. La inizia a stringere forte mentre lei guardava il marito che si faceva aprire la patta dei pantaloni da Carla.
Iniziai a succhiare il capezzolo di Valeria mentre lei iniziava a stringermi la testa contro al suo petto.
Con la mano mi intrufolai in mezzo alle sue gambe che erano già un lago.

La mia erezione era spaventosamente visibile anche dal pantalone. Mi alzai in piedi e puntai la patta verso il viso di Valeria che mi apri la cerniera. E mi abbassò il pantalone. Il mio cazzone era già fuori dalle mutande che non potevano contenerlo più.
<<È grandissimo!>> Esclamò Valeria. Come se non lo conoscesse già.
<<Vedi?>> Rivolgendomi al marito. <<Cosa ti avevo detto? Tutte troie. >>
E iniziai a schiaffeggiare il viso di Valeria con il mio cazzon duro.

<<Tua moglie da ora sarà la mia troia. >>
Non avevo paura a essere troppo duro. Carla era inginocchiata tra le cosce dell’uomo e glielo succhiava voracemente, mentre l’uomo le teneva la testava e dettava il ritmo.
Io presi Valeria per i capelli e la feci muovere sulle ginocchia e avvicinare al marito.
Eravamo molto vicini e mentre lui guardava spinsi nella gola di Valeria, tutto il mio cazzone duro. Si stava abituando al mio cazzone mentre il marito guardando la scena venne nella gola di Carla che continuava a succhiarglielo.

Scopavo la gola di Valeria come un cavallo scopa la sua giumenta e lo sguardo del marito cornuto, mi eccitava da morire. Tutto il suo make up si scioglieva mentre continuavo ad affondare il mio cazzo nella sua bocca.
Presi Carla per i capelli, e la portai vicino al mio cazzone. Le due donne mi leccavano il cazzo mentre il maritino di Valeria continuava ad osservare.
Avevo le mie mani sulle due teste delle due donne.

<<Valeria cosa provi ad assaggiare un vero cazzo?>> Le chiesi.
<<È meraviglioso. >> Mi rispose come una gattina in calore.
Il marito guardava e si toccava per farselo tornare duro.
Io non riuscivo più a contenermi a causa di quelle due bocche che si alternavano a succhiare e leccare tutta la mia asta comprese le palle. Venni in faccia ad entrambe che si scrutarono per qualche secondo e iniziarono a leccarsi a vicenda per provare la mia sborra calda.

Dopo qualche altra leccata la mia verga era già pronta per la fighetta di Valeria.
Intanto Carla tornò a dedicarsi al marito che era tornato a sua volta duro. Lo eccitava vedermi trattare la moglie come una troia.
Iniziai a massaggiare la fighetta strabagnata di Valeria con la mia cappella. Era sensibilissima e si stava bagnando ancora di più. Addirittura gocciolava, talmente fosse bagnata.
Carla si era seduta sul cazzetto del marito che provava a scoparla con foga, ma Carla era abituata a ben altra foga.

Misi Valeria a pecora sul tavolo a vista del marito. Spinsi violentemente il mio cazzone duro nella sua fighetta.
La schiena di Valeria si inarcò cercando di farlo entrare il più possibile e emettendo un urlo non male. Le misi la mano sulla bocca e le spinsi tutto il mio cazzo fino alle palle. Mentre il marito strabuzzava gli occhi. Iniziai a scoparla come un a****le violento. L’idea che il marito ci guardasse mi infoiava in una maniera incredibile.

Sentivo Valeria gemere profondamente come non aveva fatto nelle altre occasioni che ci eravamo visti.
Il marito si faceva cavalcare con foga da Carla che lo fece venire nella sua fighetta depilata.
Era stremato sulla sedia, con il cazzetto moscio, mentre Carla si avvicinava a Valeria e iniziava a baciarle la bocca, mentre continuavo a pomparla forte fino a farla venire due volte.
Con un movimento rapido, mi sputai sulla mano, la passai per il suo buchetto del culo e tirai fuori l’asta dalla sua fighetta completamente fracida.

Misi la punta dritta verso il suo buchetto e glielo aprii senza pietà.
Il marito guardando la scena tornò duro e venne a riprendersi Carla per incularsela a sua volta.
<<Mi stai distruggendo. >> Mormorò Valeria tra un gemito e l’altro.
<<Sei la mia troia, fai vedere a tuo marito cosa sei ora. >> E continuavo a sfondarle il culo e sculacciarla, mentre di tanto in tanto le tiravo i capelli.

Mentre continuavo a pomparla, il marito venne dentro al culo di Carla, palesemente insoddisfatta delle prestazioni dell’uomo.
La feci avvicinare. Tirai fuori il cazzone dal culo di Valeria e lo misi in bocca a Carla che se lo faceva arrivare in gola.
<<Vedi? Sono il padrone qui. Tua moglie merita di più del tuo cazzetto. >>
Tirai di nuovo il cazzo dalla bocca di Carla e lo infilai di nuovo nel culo di Valeria.

La tirai su. Ero in piedi e spingevo lei su e giù sul mio cazzone di fronte all’uomo.
La sua figa era aperta davanti a lui e completamente fracida.
<<La vedi come si incula tua moglie? Te l’avevo detto che sarebbe caduta ai miei piedi. >>
<<Digli che è un cornuto Valeria. E digli che non hai mai goduto come con me. >>
<<Sei un cornuto. Non ho mai goduto così in vita mia.

>> Mentre continuava a gemere sotto i colpi del mio cazzo duro.
La portai in camera da letto. La misi giù sul letto con la testa giù e il culo all’aria. E continuai a pomparla forte. Il marito si stava toccando e tornando duro e stava tornando a prendersi Carla che stava leccando la figa di Valeria.
<<No. Non la meriti. Sei un frocetto. Masturbati da solo. >> Gli dissi.
<<Loro meritano un cazzo come il mio.

Non il tuo cazzetto. >>
L’uomo si sentì umiliato, ma mi obbedì, mentre continuavo a pomparmi la moglie e davo razioni di cazzo anche all’insoddisfatta Carla.
Le scopai entrambe per tutta la notte. Tanti orgasmi e tanto sperma sulle lenzuola della coppia. Mentre il marito continuava a masturbarsi più volte sulla sedia guardandoci.
Mi addormentai in mezzo alle due donne. Tutte e tre nudi. Mentre il marito si era addormentato sulla sedia tutto solo, con tutte le mani impiastricciate della sua sborra.

Valeria mi sussurrò: <<Sono felice mio toro. Hai mostrato all’uomo che amo come voglio essere scopata. >>
<<Io continuerò a scoparti. Come hai visto lui si è eccitato parecchio stasera. Ti scoperà con più convinzione in futuro, ma non lo farà mai come me. >>
<<Come te è impossibile mio toro. A quando la prossima?>>
<<Domani mattina non avete ospiti vero?>>
Valeria sorrise e mi baciò mentre con la mano tornò a stringermi il cazzo.

.

L’odore del sesso

Cos’è successo?
Dove sei andata? Dove è finita la ragazzina a cui infilavo le margherite
tra i capelli, quelli fluenti, lunghi e lisci come seta, non quella
acconciatura da matrona romana che hai ora, che giocava e si rotolava nei
prati con me e rideva e si scherniva e poi mi baciava d’impluso con tutta
la foga spensierata dei vent’anni?

Ti guardo ora. Non sei più la stessa. L’espressione indurita tra gli occhi
e lo sguardo cupo che non si accende più per me.

Niente più corse nella
spiaggia deserta all’imbrunire, niente più falò e stelle cadenti e baci e
carezze e ansimi e sussurri e il tuo corpo morbido e il mio teso e proteso
verso di te.

Una fila interminabile di ombrelloni. Tutti dello stesso color ruggine,
perfettamente allineati. In questo nostro nuovo mondo non c’è più spazio
per il disordine.
Una casa di proprietà, due figli, un rassicurante conto in banca e un suv
nuovo fiammante come si conviene ad una famiglia come la nostra.

Tutte le
cose giuste e al loro posto.

Lo vedo. Lo vedo come lo guardi, non è una novità per me quel tuo sguardo
sornione e malizioso.
Mediamente alto, mediamente sovappeso e mediamento sposato. Pizzetto e
tempia rasata. Occhi azzurri.
Io gli occhi ce li ho marroni, il colore più anonimo dell’universo. Come me.
Sguardi ricambiati e insistenti tra le sdraio e i lettini unti di crema
solare e corpi bagnati.

Sguardi azzurri e neri che si intrecciano, sopra i nostri bambini che
giocano assieme, sopra la noia del matrimonio, sopra la noia di tutta
questa vita.
`Allora vado’
`Sì, resto io con i bambini’
Si è truccata. Solo un velo leggero, ma c’è. Non ci sarebbe nessun bisogno
di restare. Giulia e Federico dormono come sassi e in ogni caso sono
abbastanza grandi per poter stare qualche ora da soli.
Ma non ne ho voglia.

Non ho più voglia di attrezzatissimi villaggi con le
palme, di vialetti lindi e ordinati, di animatori forsennati e insistenti
e dei loro giochini demenziali. Ho voglia di disordine.
Chiudo gli occhi. In questo momento vorrei essere su una spiaggia deserta,
con il vento dell’oceano che ti soffia forte sul viso e una ragazza che si
lasci infilare fiori tra i capelli.

E invece esco. D’impulso. Aria. Ho bisogno di aria.

Il tirreno non è
l’atlantico ma se chiudo gli occhi potrei farlo diventare, non sono poi
così vecchio da non saper più sognare.
Passo accanto all’anfiteatro, tronfio di musica e baldoria.
Dall’altoparlante la voce del capo animazione che arringa la folla in
delirio da vacanza. Stanno facendo un gioco, mi sembra ci capire,
reclutano coppie tra gli uomini-bambini e li fanno giocare insieme proprio
come grossi bambinoni ritardati. Sto per passare oltre quando qualcosa mi
induce a fermarmi.

Una risata che ben conosco, in quel bosco di rumori e
schiamazzi. Una risata argentina, fresca e allegra come non la sentivo più
da vent’anni.
Infatti è lei sul palco. Accanto, tra lei e l’animatore c’è il tipo della
spiaggia.
Ondeggia, si muove e ride in quel gioco per bambini deficenti.
Il tipo col pizzetto è istrionico, si vede lontano un miglio che cerca di
far colpo su di lei, che d’altro canto non si rifiuta affatto.

Se volete
far colpo su mia moglie fatevi venire gli occhi blu. Sono una garanzia.
Ecco, dovrei sentire dolore adesso, gelosia la chiamano, e invece nulla.
Il vuoto.
Il gioco prevede che i due si struscino e si intrecciano in posizioni
complicatissime, chiaramente erotiche. I suoi seni si posano sulla schiena
dell’uomo, che si volta sopreso. Ha chiaramente gradito e lo sguardo che
le getta nella scollatura è carico di cupidigia.

Sorride soddisfatta. Ha notato l’abbraccio azzuro sui propri seni e lo
sguardo che gli rivolge è più di una promessa.
Non so perché lo faccio.
Perché me ne sto acquattato dietro un salice, nell’ombra deserta dei campi
sportivi a spiare come un guardone mia moglie che si concede ad uno
sconosciuto.
Neanche una traccia di quel dolore che dovrebbe arrivare e non arriva.
Rimango a guardarlo mentre le palpa il seno, lo stringe con forza, le mani
a coppa sopra la stoffa leggera del vestito estivo.

Non le aveva così grandi una volta le tette. Credo le siano cresciute con
le gravidanze e dopo sono rimaste lì voluminose e ingombranti, pronte a
far la gioia di qualche infedele con gli occhi azzurri e il pizzetto.
La bacia sul collo e subito vedo mia moglie arrendersi languidamente con
la libido sul viso.
Se volete scoparvi mia moglie baciatela sul collo. Non resiste, garantito.
Affonda una mano nella scollatura, impasta a lungo, a semicerchio poi le
sbottona il vestito.

Una mammella, grossa e pesante sguscia fuori dal reggiseno, mezzo
abbassato.
E’ bianca come il latte e la sua apparizione imprevista e prepotente
squarcia il buio della notte e mi suscita un brivido del tutto inspettato.
Non lo conosco più il tuo corpo. Non conosco queste tue nuove forme
procaci da signora. Troppo tempo è passato dall’ultima volta che ti ho
sfilato la camicia da notte e ammirato il tuo corpo nudo nella luce
tiepida e discreta della nostra camera.

Ti bacia le tette. Una alla volta. Succhia, e quei larghi alveoli viola
che così tante volte ho leccato, spariscono ingoiati nel lordo pizzetto di
una bocca estranea e sconosciuta.
Ti solleva la gonna, mentre tutto intorno i grilli iniziano a frignare
salmi ossequiosi.
Le mutandine bianche, nel fondo delle cosce abbronzate. La sua mano che vi
penetra, tu che reclini il capo e sospiri.
E’ fatta, chiaramente si è arresa, niente più impedirà a quest’uomo di
scoparsi mia moglie nel silenzio complice di quest’angolo appartato.

Non certo io che me ne sto impietrito dietro questo albero piangente a
ruminare sentimenti che dovrei provare e non provo e altri nuovi che non
dovrei avere e ho.
Si inginocchia davanti a te e la sua nuca rasata sparisce sotto la gonna
nera, le mutandine cadono alle caviglie e tu strabuzzi gli occhi, sospiri
e lasci che quest’uomo, di cui non conosci neanche il nome, ti lecchi
voluttuosamente la fregna.

Te l’ho insegnato io questo gioco. All’inizio non volevi saperne di
rapporti orali. Cose da a****li dicevi. Solo poco alla volta ti sei
lasciata andare ai miei baci e alle mie esplorazioni bagnate.
`porca miseria, sto venendo!’ mi hai urlato con voce ridicolmente ingenua
quella prima volta. Mi sembra di sentire ancora il bruciore delle tue
cosce sulle guance, il tuo sapore sozzo sulle lingua.
E’ la vampata di un attimo poi torno al presente.

Il presente ora è
davanti a me, sotto la luce diafana dei lampioni del campo di
pallacanestro. E’ mia moglie, quella che ho sposato più di dieci anni fa,
è la madre dei miei figli che poggiata contro un albero, le mutande calate
e le gambe divaricate, si fa leccare la fica da quest’uomo.
In fondo sapevo che sarebbe arrivato questo momento. Lo sapevo dal giorno
in cui ho iniziato a non guardarla più mentre si spogliava, la sera.

Ad
ignorarla per giornate intere a respingere digustato l’idea di dover fare
qualcosa con quell’arpia velenosa con cui avevo appena finito di
azzuffarmi per una luce lasciata accesa o per il volume troppo alto.
Qualche estemporanea e sbrigativa avventura extraconiugale, mi aveva
definitivamente spento ogni residuo trasporto.
Eppure mi sembra di scoprirti in una luce nuova mentre quest’uomo ti
spoglia e si spoglia a sua volta davanti a te.
Forse sarà per quel seno bianco che ciondola mollemente fuori dalla
spallina, o forse sarà anche per la mano che ora gli insinui nei
pantaloni, ma qualcosa mi si muove dentro.

Un desiderio nuovo che credevo
ormai scomparso mi assale nel vedere quella mano muoversi nei pantaloni
dello sconosciuto.
Gli stai toccando il cazzo. Stai stringendo un cazzo che non è il mio. E
muovi quella mano stancamente mentre lui ti abbassa vestito e reggiseno in
unica soluzione e le mammelle ti balzano fuori tremolando come due
sacchetti di gelatina.
Lavori per liberarlo, cinghia bottoni, lampo e infine arrivi.
Un brivido e una fitta violenta al costato quando finalmente ti vedo
stringergli il cazzo eretto.

Lo masturbi mollemente, con quel ritmo stanco
che ben conosco. Non dura molto. Lui ti pone le mani sulle spalle
costringendoti ad abbassarti. Lo sappiamo tutti e tre cosa devi fare, ora.
O almeno quello che lui pretende da te.
Ecco. Ora voglio proprio vedere cosa succederà. Se davvero mia moglie se
lo farà mettere in bocca quel cazzo schifoso. Perché lei la odia sul serio
questa cosa qui.
Dopo anni di insistenze e tentativi io ci avevo perso ogni speranza a
farmi fare una pompa da mia moglie finchè nella più inaspettata delle
sere, per la prima ed unica volta, successe davvero.

Era morta sua madre quella stessa mattina e non so se per la depressione
seguita o cosa ma finimmo a letto praticamente subito e lì tra un
singhiozzo e una lacrima mia moglie finalmente acconsentì a farselo
mettere in bocca.
Mi sembrò di toccare il cielo con un dito, anche se tecnicamente non fu
una gran cosa. Era la prima volta in vita sua che lo faceva e non sapeva
bene come muoversi.

Se lo strofinò un po’ tra le labbra aperte e quando
finalmente si decise ad infilarselo in bocca non gli riuscì di andare
oltre il glande.
Io comunque eiaculai quasi subito. Non me ne accorgo al momento, ma anche i grilli hanno smesso di lagnarsi e ora siamo tutti lì ad aspettare e vedere cosa farà mia moglie.
E finalmente Marianna si muove. Lo tiene tretto nel pugno, apre la bocca,
si china e –proprio in quel momento con un gran fracasso partono gli
irrigatori automatici.

Per una attimo la scena è comica, tu balzi in piedi
nuda e lui, che ti viene dietro, con quel cazzo penzoloni sembra quasi un
satiro che rincorre la preda.
Si rincorrono e cercando di allontanarsi dal getto d’acqua finiscono per
cadervi proprio sotto e avvinghiati uno all’altra tentano di liberarsi
degli ultimi indumenti che hanno indosso.

E ora guardate me. Sono quello di spalle, stempiato e un po’ ingobbito.
Guardatemi mentre mi masturbo guardando mia moglie fare sesso con un altro
uomo.

Guardatemi mentre le ammiro il corpo nudo e abbronzato e la riscopro
come fosse la prima volta.
Tra le pieghe della gonna sollevata in vita, le si intravede la fica.
Smetto anche di masturbarmi per osservare meglio questo buco che una volta
mi apparteneva e dove presto un altro uomo penetrerà al posto mio, se non
faccio niente.
E’ da così tanto tempo che non gliela vedo che mi sorprendo a scoprirla
perfettamente liscia e glabra.

Non sapevo si depilasse là. Ai nostri tempi
o alla nostra età, non c’era e non c’è questa moda di radersi il pube. Il
fatto che l’abbia fatto me la fa riscoprire più giovane e disponibile.
Forse non è ancora gelosia ma inizio a provare quantomeno invidia per
questo stronzo con gli occhi azzurri che è riuscito a portarsi a letto,
cioè sul prato, mia moglie con le sue nuove tette e la figa depilata.

Succede senza che me ne accorga. Lei è distesa prona e lui le è sopra
mordicchiandogli l’orecchio. Adesso dovrei intervenire e strappargliela
via. Mi accorgo che sta succedendo qualcosa solo quando vedo il culo nudo
di lui muoversi ritmicamente su e giù.
Una fitta mi trapassa il cuore. Dovrei scappar via ora oppure saltargli
sopra e strapparglielo di dosso, qualunque cosa. E invece rimango qui a
soffrire guardando mia moglie che si fa scopare come una cagna da un altro.

Vi vedo bene ora che ti ha fatto mettere carponi. Non si è preso neanche
il disturbo di toglierti il vestito. Hai la gonna arrotolata sulla schiena
e dalle spalline abbassate le pesanti mammelle, fuori dal reggiseno
oscillano violentemente, dal viso allo stomaco, infrangendosi con un tonfo
sordo ora su uno e poi sull’altro.
Neanche le più trucide mignotte si fanno sbattere così in mezzo al campo
di uno squallido giardino periferico.

Puttana! Puttana! Puttana! Grido.
Poi vengo sborrando copiosamente sulle margherite. Rientri che è quasi l’alba. Sgaiattoli in bagno cercando di non far
rumore. Mi assicuro che i bambini dormano e ti raggiungo. In mano tengo
stretta una sbarra di ferro.
Sei davanti allo specchio e ti bagni il viso. Hai gli occhi cerchiati di
rosso. Devi aver pianto. Sollevi lo sguardo e guardi senza capire la mia
faccia truce riflessa nel chiarore del neon.

Hai dei lividi sul collo e sulle braccia. Una spallina del vestito è
strappata e sotto si vede la mammella gonfiare il reggiseno. Puzzi di
sesso ed erba bagnata.
Sento un brivido alla schiena mentre sollevo la pesante sbarra. Mi fai
schifo, ti odio come non mai e ho una voglia matta di scoparti.
Senza una parola ti vengo dietro con la sbarra spianata. Ti strappo di
nuovo il vestito, denudantoti il petto e affondo il viso nell’incavo del
collo.

Ti irrigidisci, poi chiudi gli occhi e ti lasci andare e mi
carezzi, cercando con la tua bocca la mia. Sobbalzi quando senti la mia
sbarra infilarsi tra le tue chiappe.
Ti faccio chinare sul lavandino, scopro la tua fica, la tua nuova fica,
depilata e sozza e guardo la tua faccia attonita rattrappirsi in una
smorfia di piacere mentre la mia sbarra penetra lentamente dentro di te.

mobili Ikea

Ciao, è Adele che vi scrive oggi. Vi racconterò come abbiamo giocato e stuzzicato un’altra coppietta. La cosa bella anche di questa situazione è che tutto è iniziato in maniera estremamente naturale.

L’anno scorso, ad Agosto, finita l’università e trovato un lavoretto, la cugina di mio marito Luca ha deciso di andare a convivere con il suo ragazzo. Hanno trovato un appartamentino in affitto a Portogruaro, in provincia di Venezia, non troppo distante da Pordenone, dove abitiamo noi.

Come molti giovani hanno deciso di prendere i mobili aggiuntivi della casa all’Ikea – nell’appartamento il proprietario forniva solo i mobili della cucina.

Facendo lavori un po’ precari e con turni da negozio, Cecilia e Andrea (la cugina di Luca e il suo ragazzo) avrebbero rischiato di dormire per terra per molte settimane, in quanto non avevano molto tempo per montare i mobili e i tempi in cui entrambi fossero a casa assieme contemporaneamente erano pochi.

Così noi due ci siamo offerti di aiutarli nel montaggio mobili (tanto ormai siamo espertissimi montatori di mobili Ikea). Visti anche i nostri impegni saremmo andati di sabato e domenica.

Visto il caldo e visto il lavoro da fare siamo andati entrambi vestiti alla buona: pantaloni corti stile “tuta da ginnastica” e maglietta o canotta. Il sabato Andrea lavorava per cui in casa c’era solo Cecilia. Come immaginate montare mobili Ikea in un appartamento piccolo è un po’ come giocare a twister… ve lo ricordate? ci si accuccia, ci si piega, si strofina il corpo sul mobile per aiutarsi nel fissaggio… ecc.

E così notai, non molto contenta a dire il vero, che Luca di tanto in tanto sbirciava nella canottiera della cugina Cecilia. Certo aveva anche il reggiseno sotto la canottiera, ma sapete com’è: con certi movimenti il seno iniziava a sgusciarle fuori e io stessa notai un po’ di capezzolo di Cecilia, figuratevi mio marito…

Fu così che ebbi una certa idea.

Ed eccoci a domenica: in questa giornata Cecilia lavorava al centro commerciale (poverina) mentre Andrea, il suo ragazzo, era a casa; io e Luca presenti ad aiutare.

Premetto che io Andrea proprio non lo conoscevo: giovane di 26 anni, non palestrato ma tenuto bene, simpatico ma a pelle non era proprio il mio tipo… per fortuna. Però la domenica sarebbe stato il mio bersaglio.

Eh già, guardando come mio marito sbirciava sua cugina ho avuto una certa idea, e questa idea parte dall’abbigliamento. Canottiera con scollo a V ma non troppo scollacciata, shorts stile ginnasti anni ’80 e sotto niente reggiseno (vi ricordo che porto una seconda) e tanga intimissimi, di quelli in tessuto sintetico senza cuciture.

Per non essere sfacciata e gustarmi appieno il mio piano, ho atteso il momento adatto per ciò che bramavo. Finalmente iniziamo a montare la struttura del letto, per cui era necessario essere almeno in due. Con un po’ di fortuna Luca è rimasto in bagno a montarsi dei mobili da solo (bravo, fuori dai piedi amore mio) ed io sono rimasta ad aiutare Andrea.
Per iniziare a farlo abboccare parto offrendogli un bel downblouse che non coglie subito però: per alzare delle lunghe assi mi metto praticamente a novanta di fronte a lui dall’altro capo dell’asse.

Siccome non alza la testa verso me e le mie tette lo richiamo con un discorso senza senso, tipo “allora Andrea, dove le spostiamo? …” ma niente lui risponde guardando in giro, ma io non demordo e richiamo la sua attenzione domandando in maniera sciocca: “chissà se è comoda questo modo di sollevare gli assi”.
Oh… Alleluja, Andrea finalmente volge lo sguardo a me e nota i miei seni, i miei capezzoli ciondolanti che attendevano d’essere rubati con uno sguardo proprio da lui.

Sì, li ha visti, lo so: ha avuto un attimo in cui è rimasto incantato. Evvai: un primo colpo messo a segno.
Più avanti dobbiamo lavorare molto vicini, per fissare gli angoli della struttura del letto. Così lascio a lui di fare l’uomo mentre io, gli reggo i montanti di legno. Io, per far ciò, mi siedo col culo sul pavimento, rannicchio un po’ le gambe, portandomi le ginocchia al petto, ma divarico bene le gambe, le apro bene permettendo ad Andrea di intravedere l’attacco tra gamba e pube, mostrando spudoratamente il tanga.

Andrea lo nota e anch’io, da questa breve distanza, noto che qualcosa bolle sotto i pantaloni. stringendo le viti porta il suo sguardo al centro delle mie gambe, verso la mia figa coperta ancora da un lembo di tessuto, ma facendogli vedere per bene sotto i miei shorts.
A questo punto dalla porta passa Luca, mio marito, che butta l’occhio dentro la stanza e nota la mia posizione. Ci guardiamo e con mio sommo piacere noto che gradisce quello che sto facendo e mi mostra che si morde il labbro, come se stesse godendo di ciò che stava succedendo.

Luca se ne va e mi lascia fare il mio gioco.
Io, mentre Andrea si gira in cerca dell’ennesima vite Ikea da fissare, con un movimento fulmineo riesco a scostare le mutandine, però è anche vero che sono un po’ stufa di stare seduta sul pavimento, per cui mi metto in ginocchio; e così riesco a inclinarmi in avanti, con la scusa di prendere una vite per passarla (inutilmente) ad Andrea, e gli mostro le mie belle tettine ancora una volta, ma da molto più vicino.

Credo stesse per scoppiare in quel momento allora da stronzetta quale sono me lo sono giocato e l’ho guardato dritto neglio occhi sorridendogli sorniona, poi quel che capirà saranno affari suoi… anche se il mio intento è quello di dirgli “godi pure guardandomi le tette… slurp”.
Arriva il momento della regolazione dei piedini del letto… mmh che fremito. Non ero convinta di fare quello che ho fatto, iniziavo a temere d’aver esagerato, ma poi ho pensato che le mutandine le avevo scostate apposta, così ho preso un bel respiro e via: per regolare un piedino mi accuccio sulle ginocchia tenendo il culo in alto e puntandolo dritto verso la faccia di Andrea, insistendo in quella posizione, con gli shorts cortissimi e la figa per metà esposta.

Io avevo la sensazione di essere completamente nuda, sentivo che le grandi labbra erano scoperte, all’aria, anche se sotto delle mutandine messe male e degli shorts che ormai non coprivano nulla. A quel punto non ho capito più nulla e così ho iniziato a dondolare il culo avanti e indietro, come se mi stessi masturbando. desideravo essere presa lì in quel momento, desideravo farmi impalare da un semisconosciuto con mio marito nell’altra stanza. Volevo che mi leccasse la figa, che ci mettesse dentro due o tre dita, oppure uno di quei cazzo di pezzi dell’Ikea…
tutto d’un tratto torno in me stessa e mi rendo conto di aver iniziato ad andare oltre, per cui mi ricompongo e finisco di regolare il piedino del letto assumendo una posizione meno provocatoria.

Quando mi girai mi sentivo un po’ in colpa, temevo d’aver esagerato. Andrea dal canto suo era imbarazzato e quando mi aveva di fronte non riusciva a guardarmi negli occhi.

Finito il pomeriggio di lavoro tornammo a casa. A casa Luca mi disse che aveva montato solo un paio di cosette, perché per il resto del tempo restò dietro la porta, alle spalle di Andrea, a sbirciare quel che stavo facendo.

Luca ad un certo punto non ce la fece più e così si chiuse in bagno e si fece un bel segone dopo avermi visto esibire così.

Quante occasioni di montare… con Ikea!.

Incontro con Sandra

Gli ho dato appuntamento al bar Centrale, sai quello in piazza, e visto che non ci conosciamo a parte la mia descrizione gli ho detto cosa indossavo, e cosa leggevo sorseggiando un caffè, le novelle di Pirandello.
Vedo arrivare una splendida signora vestita in maniera elegante e seducente, per niente volgare, ed in cuor mio spero che sia lei. Mi si avvicina e con fare deciso esordisce” Marco” ci metto un attimo a reagire ed annuisco, lei elegantemente si siede, chiamo il cameriere e lei ordina un te freddo alla pesca.

Iniziamo a chiacchierare, ed entrambi siamo soddisfatti dell’altro, la conversazione verte su temi comuni ma è viva e piacevole. Finito il te invito Sandra a venire con me, ho prenotato una camera presso l’hotel Diffusion nella centralissima via Garibaldi, per Sandra niente di clandestino e nascosto. Ho preso una camera con idromassaggio ed ogni altro confort anche se solo per poche ore tutto deve essere indimenticabile. Appena entrati l’aiuto a togliere lo spolverino e subito la sua sensualità mi cattura.

La stringo a me ed inizio a baciarla, sento il calore delle sue labbra e cerco la sua lingua, schiude le labbra ed entro in lei, le nostre lingue iniziano ad esplorarsi sempre più voluttuosamente ed il bacio si trasforma in un sensuale gioco di lingue dove ognuno cerca di prevalere sull’altro cercandosi. Poso la mia mano sul suo seno, subito un sospiro di piacere, ed un lieve sussurro stringi più forte, cosa che faccio subito con suo grande piacere sottolineato dai sui gemiti sempre più forti.

Andiamo verso il letto le chiedo di spogliarsi, mi guarda perplessa, ma inizia a farlo, lentamente, io seduto sulla poltrona di fronte mi apro la patta e lo tiro fuori ed inizio a menarmelo, mi fulmina con lo sguardo ma la rassicuro che non mi tirerò una sega. È stupenda con le sue tette enormi, la sua figa calda da cui si intravedono i primi umori di godimento, decido di giocare più pesante.

Le dico di mettersi davanti a me con le gambe divaricate e masturbarsi, esita ma l’eccitazione che la sta prendendo prevale ed esegue, le dico di infilarsi due dita nella figa, le passa prima nella sua bocca mimando un pompino, ed inizia a sdidalinarsi sempre più forte. La fermo, mi spoglio e la faccio avvicinare, gli succhio le dita, che buon sapore ha la sua sbroda. La faccio inginocchiare e gli offro il mio cazzo da succhiare già eccitato dallo spettacolo precedente, inizia leccare con grande maestria, si sente e si vede che è molto abile nell’arte del pompino, iniziando a leccare la cappella con piccoli colpi di lingua poi improvvisamente lo ingoia fino a farmi sentire la gola, poi alternando “ingoiate” con ritmo violento ad altre di estrema lentezza.

Un piacere immenso si irradiava dal mio cazzo sottoposto al quel trattamento di lingua ed anche a lei provava piacere si sentiva dalla foga dagli occhi lucida e dalle dite che si muovevano sulla sua figa.
Difficile resistere e prima di esplodere la mia sborra nella sua bocca l’ho fermata presa in braccio e sdraiata sul letto con foga le ho aperto le gambe e dopo avere ammirato la sua figa bagnata mi sono lanciato per leccarla, che sensazione averla sotto la mia lingua, leccarle dolcemente il grilletto, penetrarla con la lingua succhiarla avidamente, docente alternando i ritmi della leccata.

Lei , come mi avevi detto, godeva come una matta un fiume di sbroda si riversava dalla sua figa ormai aperta ed offerta completamente ai miei assalti.
Anche lei dopo essere venuta più volte mi ha fermato e con un sussurrro da risvegliare un morto mi ha detto”voglio il tuo cazzo dentro”. Gli sono montato subito sopra ed con un colpo deciso gli ho messo il cazzo nella figa ed ho cominciato a pompare dando colpi secchi entrando fino in fondo, che goduria per entrambi , il mio cazzo scivolava dentro di lei ed eravamo fuori dalla realtà senza tempo, la realtà e stata riportata dalla sborra che sentivo montare, ci siamo capiti con un’occhiata e mi ha detto prima passalo tra le tette che poi ti finisco con la bocca, mi sono sfilato da lei, e salendo a cavalcioni su di lei ho messo il cazzo tra le tette, lei prese le tette tra le sue mani mi ha stretto il cazzo ed io ho cominciato ad andare su è giù, lei godeva e mi trasmetteva sensazioni uniche… poi con un voce ed una faccio più porca che mai mi dice dammelo in bocca che ho sete, e senza aspettare ingoia il mio cazzo ed inizia a pompare in un modo irresistibile ho subito capito che non sarei durato a lungo ed in infatti in capo a pochi minuti di quel porco trattamento inizio a svuotare la mia sborra nella sua bocca senza alcun preavviso ma sono un urlo strozzato in gola per il troppo piacere, ma la porca non è stata colta di sorpresa aveva sentito le pulsazioni ed era pronta ad ingoiare tutto senza sprecare nulla e sorpresa sento che anche lei ha un orgasmo di quelli sconvolgenti.

Saziata la sua sete di sborra e placati gli animi ci accorgiamo che il tempo è volato si è fatto tardi, ci guardiamo, poi la faccio girare e guardo il suo culo, lei capisce e dice , al diavolo il tempo andiamo a fare un bagno con idromassaggio compreso, e nudi ci fondiamo in bagno riempiamo la vasca ed iniziamo a giocare insaponandoci a vicenda tette, cazzo, figa schiene buco del culo ed ogni centimetro di pelle.

L’eccitazione sale velocemente il mio cazzo riprende vigore e la sua figa si riempie di dolce miele, inizio ad esplorare il suo buchetto si nota che ha già preso qualche bel cazzo e quando metto un po’ di bagnoschiuma sul buco ed infilo il dito sento dopo un leggero irrigidimento un lamento di goduria, continua allora a penetrarla con un diti ,poi passo due, ed infine ci metto il terzo lei si sente piena e mi dice “sfondami il culo” esco le dite e ciò che appare e un buco largo rosso e palpitante perdo la testa e nella stessa vasca con lei carponi con violenza le caccio il cazzo nel culo e mi fermo così.

Lei tira un respiro forte, forse sono stato un pò violento, ma non le ho fatto male, lei strige l’ano intorno a mio cazzo lo sento con una forza incredibile, e girandosi mi dice “inculami bastardo, sfondami non era questo che volevi”. Inizio ad incularla il cazzo scorre nel suo culo a meraviglia,grazie anche al bagnoschiuma, un culo fantastico avvolgente, nuovamente perdiamo la cognizione del tempo, dopo un po’ torniamo sul letto, si sdraia di fianco e nuovamente entro nel suo culo, pompo con determinazione e quando sento che lei viene anche per il ditalino che gli facevo non resisto più e gli sborro nel culo.

Rimango senza fiato,poi lentamente esco dal suo culo, e dal buchetto esce un filo di sborra, il buco rimane dilatato per qualche istante uno spettacolo arrapante come pochi,ci scambiamo ancora qualche carezza poi andiamo in bagno per lavarci, mi arrapo ancora quando la vedo sul bidè che si lava, ma non c’è più tempo e soprattutto energie per continuare. Si riveste con calma e sensualità cosa non meno eccitante dello spogliarello iniziale, mentre si veste mi sussurra che sono un bastardo, che le ho sfondato il culo e prosciugata tutta la figa, ma la sua sottile indole di passività ha gradito le mie attenzioni sia più forti e dominati che dolci e sottomesse, siamo stanchi ma soddisfatti, il suo pensiero adesso è per il suo uomo che le ha donato un momento esaltante, mi dice poi che assisterà alla sua masturbazione mentre eccitato leggerà il resoconto del nostro incontro.

Donna straordinaria Sandra. Prendiamo un veloce caffè e torniamo ad essere gli anonimi amici virtuali fino al prossimo incontro.

Voglia di cose porche. parte 4 – finale

Avevo la mano sinistra ancora impiastricciata dei suoi succhi perciò tirandole giù il vestito per scoprirle il seno le avevo cosparso le mammelle dei suoi umori ed ora ero lì che mi gustavo la consistenza dei suoi capezzoli ed il sapore della figa in un unico assaggio godurioso. Gliele leccavo, le succhiavo, le mordicchiavo e poi le succhiavo ancora in un amplesso frenetico che mi stava mandando in paradiso. O all’inferno se volete, ma stavo godendo troppo di quella dicotomia tra il suo sapore di candido latte e l’uso peccaminoso che riesce a farne.

Io amo questa donna e con lei voglio andare oltre ogni limite.

Sveva sentiva quanto stessi godendo delle sue tette, ed entrambi ora godevamo anche del fatto che ci fosse un terzo, un uomo a godere del nostro piacere, questo dovette mandarla completamente in estasi perché mi afferrò la testa con la mano sinistra e continuava a schiacciarmela contro quelle magnifiche poppe che si ritrova fino a ficcarmele quasi completamente in bocca.

Non ci capimmo più niente, eravamo solo carne e piacere infinito.

Non so se in quegli attimi lei guardasse il nostro voyeur, ho sempre pensato di si, e lo pensai soprattutto in quel momento visto il suo inaspettato gesto, era la prima volta che mi costringeva ad ingoiare le sue porche tette, ma devo dire che non mi dispiacque, anzi mi infoiò ulteriormente. Ripresi un minimo di controllo sul mio corpo ed infilai nuovamente prima tre dita e subito dopo quattro nella sua grondante figa, ma di forza come si fa con le puttane.

Fece un sussulto tale che sobbalzò dalla mia gamba, e a quel punto inarcò la schiena all’indietro appoggiandosi con le spalle al pilastrino del gazebo sotto il quale eravamo e allargò le cosce all’inverosimile. Con questo gesto improvviso mi stappò le mammelle dalla bocca e con la mano penzoloni mi afferrò il cazzo un po’ per reggersi e non cadere ma soprattutto perché ormai aveva un gran bisogno di sentirsi in contatto diretto con quel pezzo di carne che già da un po’ mi esplodeva nei pantaloni.

Stava per sbottonarmeli infatti ma non ci riuscì perché cominciai a rovistarle la figa con un ardore tale che le tolsi la forza di fare qualunque gesto, non potette far altro che abbandonarsi alla lussuria e lasciarsi fare tutto ciò che volevo. A quel punto avevo di nuovo io il controllo della situazione e lo sapevo. Sentii il porco che è in me lacerare i vestiti e venir fuori come Hulk. Alzai lo sguardo e cercai il guardone..
Che delusione! Non aveva nemmeno il cazzo fuori, si stava a mala pena palpando da sopra il pantalone..

Sveva era lì in preda alle mie voglie di cose porche, con gli occhi chiusi e a cosce larghe che mugolava da vera troia, e l’unico spettatore era un voyeur ortodosso a cui bastava guardare.. io volevo di più!
Finii comunque il lavoro iniziato e le misi la figa veramente in subbuglio infilandoci a tratti l’intera mano dentro fino alle nocche, venne come non mai davanti all’omino che si ritrovò davanti una gocciolante brioche slabbrata.

Passato qualche minuto, ci riprendemmo entrambi, salutammo il nostro spettatore e facemmo un giro per il locale. Non so perché ma quell’individuo così imprigionato nella sua perversione ci turbò, all’inizio sembrava quasi dispiacere per quello che poteva essere e non era stato, ma a pensarci bene, ci aveva proprio turbato, ci aveva lasciato paradossalmente una sensazione di sporco. Per carità, nulla contro i voyeur, racconto solo la nostra esperienza, che in quel caso, in quel contesto, poteva essere più aperta e di condivisione, ed invece percepimmo quell’uomo come solo, capace di provare piacere solo se fosse rimasto “solo”, e ciò ci fece sentire sporchi, inanimati, oggetti da non toccare ma da cui trarre solo quel proprio specifico piacere, e non ci piacque affatto.

Non ce lo dicemmo, ma per qualche minuto io e Sveva pensammo di andarcene, non era come ce lo aspettavamo. Infatti eravamo partiti per farci un giro del locale ma vedemmo passare quell’uomo e tornammo immediatamente indietro. Ci venne la botta romantica per cui uscimmo di nuovo fuori a guardare la luna; era bellissima quella sera e ci abbracciamo forte.

Stavamo quasi per andare via quando indicando la capannina etnica dissi a Sveva:
“Ti va di stare un po’ lì e poi andiamo via?”
“Si, va bene” replicò.

Si trattava di una capannina rotonda, semitrasparente perché costruita completamente con quelle cannucce di bambù che si trovano nelle località di mare, ed un tetto conico. Al posto della porta una tendina millefili sempre realizzata con pezzetti del medesimo materiale, di quelle che il venticello delle sere di fine estate sposta e suona soffiandoci attraverso. All’interno solo un lettone a tre piazze in similpelle con ai lati due poltroncine.

Ci piacque.

Dava la sensazione di intimità poiché era chiusa ma allo stesso tempo era intrigante poiché in realtà molto si poteva sentire ed intravedere da fuori. Sveva si stese sul lettone ed io accanto a lei.
Ora era anche più bella, aveva sul viso la paura e l’ingenuità di chi si affida a te perché sa che è in un mondo ancora troppo sconosciuto, ed inoltre il chiarore della luna e quei bambù di sfondo le donavano un’aria troppo particolare.

La fissai dritto negli occhi, la strinsi forte al mio petto e la baciai con amore. Fu un bacio delicato, sentimentale, di quelli che dai alla donna della tua vita e che vorresti non finissero mai. E infatti non finiva più e si andava trasformando; man mano che la mia bocca accarezzava la sua, la sua massaggiava la mia, e ci succhiavamo a vicenda le labbra e le nostre lingue andavano danzando su un immaginario crescendo rossiniano fino ad arrivare al suo apice quando mi ritrovo Sveva a farmi un pompino alla lingua.

Meraviglioso!

La afferro per le spalle, la stringo ancora di più a me, la bacio con ancora più passione e comincio a strusciarmi sulla sua coscia destra per farle sentire il mio cazzo gonfio e ormai dolorante, era così stracolmo di sperma che sarebbe bastato che lei me lo guardasse per farmi eruttare. Lei era lì abbandonata e serena tra le mie braccia, la vidi lasciarsi andare sempre di più con gli occhi chiusi ed allora li chiusi anch’io.

Allo stesso tempo non ce la facevo più, dovevo tirar fuori il cazzo e infilarglielo da qualche parte, e così feci. Abbassata la zip il pisello shittò fuori come la molla di un marchingegno quindi mi accinsi verso di lei strizzandole le tette e affondando ancora di più la mia lingua nella sua bocca. Sveva cominciò allora ad ansimare focosamente, volevo scoparla perciò cercai di scavalcare la sua gamba con la mia lasciando sempre il pene in contatto con la sua pelle, ma mi resi conto che non potevo.

Sveva aveva le cosce serrate e mugolava sempre di più, ma non era solo per le fantasie a cui si era abbandonata, sull’altra coscia, quella lontana da me, c’era una mano ed io l’avevo urtata col ginocchio. Forse era la sua, “ma no non starebbe godendo così tanto” -pensai- perciò ritrassi un po’ il ginocchio ed eccone un’altra, sull’altra coscia, quella su cui mi stavo arrampicando, ed era proprio in mezzo alle mie gambe che accarezzava Sveva ma che io strusciandomi su di lei sfioravo con la cappella.

Ero così eccitato che non riuscivo ad aprire gli occhi, non volevo vedere per paura di venirmene nei calzoni per quanto le mie palle fossero piene.

Più queste mani si muovevano più Sveva gemeva come una puttanella alla prima penetrazione; feci per muovermi ancora quando sentii una terza mano all’altezza del suo polpaccio. Ora era troppo, non potevo continuare a stare con gli occhi chiusi, dovevo vedere, li apro e ci sono due giovani uomini sui 30-35 anni che la stavano accarezzando ovunque con una modalità che conoscevo: la accarezzavano in maniera decisa nel tentativo di allargarle le cosce.

Pochi istanti e decisi, dovevo ritrarre la mia gamba per agevolarli e così feci. Uno di loro si era spinto sotto il vestitino ma non le toccava la figa da sopra, le aveva invece infilato di forza la mano all’inguine tra le cosce serrate nel tentativo di stimolarla da sotto e fargliele aprire, mentre l’altro si prodigava in un massaggio più delicato per tutta la lunghezza delle sue bellissime gambe.

Ero estasiato, guardavo questi due bramosi di avere la mia donna, che senza chiedere nulla si erano infilati nel nostro letto e la stavano toccando ovunque.

Mi girai per guardarla in volto e mi resi conto che era travolta dall’eccitazione, alcuni spasmi alle gambe invece preannunciavano che stava quasi per mollare e lasciarsi sopraffare da quei maschi vogliosi di possederla. Mi immaginai subito disteso supino sul letto, Sveva che mi faceva il pompino migliore di sempre a pecora e quei due a sbatterla con vigore da dietro come piace a lei.

La nostra voglia di cose porche stava trovando soddisfazione ed ancora di più ne avrebbe trovato a breve.

Ma non tutte le ciambelle riescono col buco.

Sveva infatti ebbe un sussulto, spalancò gli occhi improvvisamente, mi abbracciò e mi chiese di mandarli via.
“Avete chiesto il permesso a qualcuno?” -feci a loro con tono minaccioso-
“Ma noi.. veramente.. pensavamo ve ne foste accorti..”
“Ripeto, avete chiesto il permesso a qualcuno?” -incalzai alzando ancora di più il tono-
“No, ci dispiace..”
E andarono via.
“Ora è tutto ok.

Ti sei spaventata?” -le chiesi dolcemente-
“Si un po’ si. Non me lo aspettavo!”
“Però stavi godendo come una monella!”
“Si” e mi sorrise maliziosa e ingenua allo stesso tempo.

Quell’avventura si concluse comunque con un suo magistrale pompino. Glielo chiesi esattamente nella posizione che avevo sognato e col culo rivolta verso la porta:
“Così chiunque si affacci deve poter ammirare la tua figa spalancata!”
“Si ma promettimi che non fai entrare nessuno!”
“Promesso!”
Le inondai la bocca di tutto il seme caldo accumulato durante l’intera serata, e lei fiera svettava il suo culo all’aria come la gran puttanella che è dentro, anche se la sua parte “bambolina svampita” mi ha lasciato con un sogno nel cassetto che spero vorrà presto riaprire!.

Voglia di cose porche. parte 3

“Inserire il denaro o la tessera”
“Arrivederci”
Il casello dell’autostrada era varcato e ormai mancava veramente poco per raggiungere il paradiso delle cose porche. Mai una voce metallica ha suscitato più fremiti, la sensazione era di aver appena varcato fisicamente il confine che separa passione ed erotismo e perversione.

Imboccammo una strada provinciale buia, in aperta campagna, senza la benché minima illuminazione pubblica, ovunque mi girassi non vedevo altro che oscure distese di terra dove al massimo si potevano riconoscere sullo sfondo le sagome di vecchi casolari o di alberi solitari, tutto contornato da flebili ombre dettate dalla luce che la luna e le stelle possono offrire in una fresca sera di settembre.

Il cuore cominciò a battere forte, mi voltai verso di lei e colsi nel suo sguardo fisso lì fuori la stessa ansia che stavo provando io. Si accavallarono mille pensieri e mille dubbi mi assalirono ma il piede sull’accelleratore non indugiò mai, e chilometro dopo chilometro arrivammo fuori una villetta apparentemente dozzinale, come molte altre in quella zona, tant’è vero che la superammo senza nemmeno notarla. L’unico dettaglio che mi aveva insospettito era il cancello elettronico illuminatissimo e le evidenti telecamere di sorveglianza in bella vista.

Percorremmo comunque poche centinaia di metri ancora, ma il navigatore era convinto: “Hai superato la tua destinazione!”
“Deve essere quella” dissi
“Forse si” mi rispose Sveva
Feci inversione e tornammo indietro. Entrai nel piccolo vialetto e mi fermai al cancello. In quel momento mi venne in mente il film di Kubrick “Eyes Wide Shut”, mi aspettavo che qualcuno ci venisse incontro, e mi sforzai pure di ricordarmi se il giorno prima al telefono il signore mi avesse indicato una password per l’ingresso.

Poi scrollai la testa come a dire – brr sveglia! – e accennai un sorriso per il pensiero appena fatto. Ora stavo volando un po’ troppo con la fantasia!

Proprio in quel momento il cancello automatico cominciò a scorrere sul suo binario, l’ansia cresceva sempre più e con essa ora faceva capolino una nuova erezione dopo il sublime pompino che Sveva mi aveva fatto in autostrada. Davanti a noi, in leggera discesa, comparve un immenso parcheggio in cui c’erano già una ventina di auto parcheggiate, mentre sulla nostra destra campeggiava una struttura a ferro di cavallo dislocata tutta al piano terra, di un color arancio acceso, e nel cui angolo interno spiccava l’ingresso blu illuminato da luci rosa.

Insomma già dall’apparenza non poteva essere altro.

Parcheggiammo e scendemmo dall’auto sorridenti, l’ansia andava scemando lasciando spazio ad uno spirito goliardico.
“Vediamo di che si tratta!” esclamai, e Sveva annuì divertita.
Ci incamminammo verso la porta, e fu allora che le presi la mano e me la portai sul cazzo, volevo sapesse che ero di nuovo eccitato.
“Senti qui!”
“Non ti basta mai” disse lei guardandomi con gli occhi curiosi e goduriosi.

Adesso era lei che mi tirava per farmi accellerare il passo.

Eravamo finalmente dentro. Un piccolo ingressino accoglieva una scrivania per la registrazione dei soci e dietro due uomini sulla cinquantina a spiegarci il regolamento. Uno di loro poi ci accompagnò all’interno, dove ci presentò una loro socia che ci fece fare un tour all’interno delle varie aree della struttura: disco, dinner, privé, sala coppie, sala voyeur, il giardino e la capannina etnica.

A parte l’area esterna, tutte le sale interne erano collegate da un corridoio angusto e tremendamente buio, ma la signora ci tranquillizzò dicendoci che appena gli occhi si fossero abituati ci saremmo mossi agevolmente.

Sveva era particolarmente silenziosa, la ascoltava parlare in dialetto laziale mentre ci descriveva tutto ciò che vedevamo, era divertita dal sentirla commettere tanti errori nell’esprimersi, mentre io ero curioso di sapere tutto e le facevo domande a raffica.

Una di queste cominciò così: “Abbiamo visto dal sito un calendario di eventi che organizzate ma che non erano descritti in dettaglio, ci spiega come ci si organizza di solito?”
“Bhè niente di particolare, i nostri soci sono persone comuni a cui piace venire qui a divertirsi. Organizziamo serate a TEME e poi il resto lo fa la fantasia di ognuno!”
Infine ci accompagnò al buffet di benvenuto e ci augurò buona serata!

Non fece in tempo ad allontanarsi che scoppiammo entrambi in una fragorosa risata.

Quel SERATE A TEME ci aveva così colpito che continuammo a scherzarci su per mesi. Però ci aveva fatto anche bene, ci aveva rilassato, avevamo ora davvero la percezione che quel posto fosse fatto da persone comuni per persone comuni. Perciò prendemmo un aperitivo e ci accomodammo in discoteca a sorseggiarlo.

Ci guardammo intorno e vedemmo una decina di coppie che ai vari angoli o vicino alle varie colonne sorseggiavano il loro drink, e tutti sembravamo scrutarci l’un l’altro alla ricerca di possibili compagni di giochi.

“Ti piace qualcuna?” mi chiese Sveva divertita.
Fino ad allora avevo visto un po’ di donne e tutte con pochi lembi di stoffa addosso, la situazione era molto eccitante ma nessuna aveva ancora carpito la mia attenzione.
“Non particolarmente -dissi- ma sono molto eccitato! Usciamo?”
Mi alzai ed andai verso il giardino. Sveva mi seguì.

Ci preparammo due piattini con un po’ di stuzzichini, prendemmo altri due drink ed uscimmo per accomodarci ad uno dei tavoli apparecchiati all’esterno.

Presto ci raggiunse il presidente dell’associazione, l’uomo che ci aveva accolto all’ingresso, e che dandoci nuovamente il benvenuto si sedette in mezzo noi. Sveva gli stava letteralmente facendo strabuzzare gli occhi, il suo generoso decolleté e le sue cosce nude erano ben in mostra, ed il tizio ne era evidentemente attratto. Non passò molto tempo infatti prima che, parlando del più e del meno, con nonchalance le appoggiasse la mano sulla coscia e cominciasse ad accarezzargliela.

Lei si irrigidì, non si aspettava tanta intraprendenza, e cercò subito il mio sguardo; io la guardai con complicità, era un po’ come se ci stessimo dicendo vediamo questo dove vuole arrivare.

Chiacchierammo una quindicina di minuti, durante i quali lui si autoeloggiava per la sua professionalità e per il fatto che avesse ricevuto numerosi inviti a partecipare ai giochi di alcuni soci storici ma che si era sempre rifiutato; intanto la sua mano continuava a scorrere sulle cosce che Sveva teneva volutamente ben serrate, non era affatto il suo tipo.

Dopo un po’ dovette cogliere il messaggio ed infatti, con una scusa, salutò augurandoci ancora buon divertimento.

Mi accorsi che mi aveva ingelosito quella mano, ma come ogni volta in qualche precedente occasione poi quel sentimento era diventato la legna da ardere che alimentava il fuoco della passione, e che mi portava sempre ad un livello di eccitazione superiore.

Nel frattempo l’apericena si era concluso, la signora delle SERATE A TEME aveva sparecchiato, per cui adesso toccava alla fantasia di ognuno.

Man mano tutti i presenti, una quarantina di persone all’incirca, cominciarono a sparpagliarsi per il locale, noi e pochi altri preferimmo restare lì al ciascuno al suo tavolo, ed il nostro era di fianco alla capannina etnica.
“Vieni siediti sulle mie gambe!”, le porsi la mano per accompagnarla verso di me e Sveva sembrò proprio che non aspettasse altro, in un attimo era seduta sulla mia gamba destra.

La strinsi forte con una mano sul fianco mentre con l’altra cominciai a massaggiarle il ventre, poi le porsi la lingua.

Lei cominciò subito a succhiarmela con maestria e ad avvolgermela con la sua in un abbraccio vorticoso. Era come penetrare reciprocamente l’uno la bocca dell’altro e ciò ci eccitò terribilmente. Presto avevamo entrambi le bocche estremamente bagnate dalle lingue con cui ci stimolavamo ovunque dentro e fuori del cavo orale, gli occhi chiusi in preda al godimento e le mani frenetiche alla ricerca del sesso dell’altro. Insomma ora c’eravamo solo noi ed il nostro piacere incuranti di ciò che ci accadesse intorno.

Avevo fatto scorrere la mia mano sinistra dal ventre alle cosce e continuavo ad accarezzargliele con un movimento delicato ma deciso che dal ginocchio andava verso l’inguine spingendo sempre di più per divaricargliele. Come sempre Sveva all’inizio fa resistenza, ma più per il piacere d’essere sopraffatta dalla forza maschia che per reale opposizione, infatti poco dopo cedette e si lasciò accarezzare la figa con l’intera mano. Mi piace da morire sentirla completamente in mio potere, ed in quel momento volevo affermare il mio dominio stringendo con forza l’intera vagina nel palmo della mano fino a far arrivare i polpastrelli a sfiorarle il buco del culo.

Un sussulto e non potette più far altro che spalancare le cosce e sottostare al mio volere. Entrambi continuammo a tenere gli occhi chiusi, a mugolare per l’intenso piacere che ci stavamo dando e per l’eccitazione della situazione in cui ci eravamo messi. Aveva la figa ridotta ad una pozza bollente di umori, con le micro mutande di pizzo nero che aveva indossato ormai fradice e completamente immerse tra le grandi labbra.

Ci infilai al primo colpo due dita dentro con grande facilità ma già al secondo colpo erano diventate tre; stava sbrodolando come mai prima d’allora, era veramente incredibile.

Intanto aveva iniziato a succhiarmi le labbra e a disegnarne il contorno con la punta dura della sua lingua. Mi fece ribollire il sangue dentro, avevo il cazzo viola pronto ad esplodere, ma le infilai dentro la fessa ben quattro dita e cominciai a ravanare come un forsennato contro la parete vaginale del clitoride fino a farla squirtare.

Non mi bastò, ora volevo il seno, volevo che le sue bellissime tette sode fossero fuori, con i suoi chiarissimi capezzoli ben in mostra ed alla mercé della vista di tutti. Perciò con la mano destra le sbottonai un po’ il vestito dietro le spalle e con la sinistra glielo abbassai sul davanti; dovetti lottare un po’ anche stavolta ma ormai Sveva era un fiume di goduria in piena e non ci volle molto.

Io non resisto alle tette della mia compagna, se sono scoperte io DEVO succhiargliele, perciò aprii gli occhi per cercare la mia fonte del piacere, ma con mio sommo stupore trovo un tizio seduto accanto a noi. Circa quarantacinque anni, capelli corti brizzolati, fisicamente esile e con la faccia da buono. Anche Sveva rinviene, lo vede e fa un cenno come per coprirsi pudicamente stringendosi addosso a me. Sembravamo entrambi essere stati svegliati da un bellissimo sogno.

Intendiamoci lo stupore era dovuto al fatto che nessuno di noi due si fosse accorto della sua presenza, la fantasia che qualcuno ci guardasse ci piaceva, ne eravamo eccitati ma ritrovarcelo a un metro senza accorgercene ci aveva colto di sorpresa. Doveva essere lì già da qualche minuto perché aveva avuto il tempo di portarsi una sedia, posizionarla giusto di fronte alla figa spalancata di Sveva e mettersi comodo a godersi lo spettacolo.

Lo fisso, lui mi sorride e mi fa “Hai una bellissima donna!”, ed io imperterrito “Lo so!”. Mi volto verso di lei, la afferro per le spalle e cerco di staccarmela da dosso per succhiarle quei bellissimi capezzoloni rosa chiaro.

lei e la mia cravatta

Racconto scritto per una mia cara amica:

Dopo essere riuscita a superare l’ingorgo di traffico, giungo in agenzia e, come sempre, saluto tutti i dipendenti con il buongiorno.
Andrea, elegante come sempre, è già al lavoro ed oggi indossa giacca e pantaloni di lino, camicia con cravatta e un paio di mocassini.
Mi avvicino a lui e gli sussurro: “ricordati che stasera sei a cena a casa mia, non dimenticarlo!”
E lui: “Non potrei dimenticare il tuo invito per nessun motivo “.

La giornata trascorre veloce tra gli impegni lavorativi e alle 18 , usciamo dall’ufficio dandoci appuntamento per le 20. 30.
Andrea mi saluta in maniera amichevole con un bacio sulle guance.
Che fatica fare finta che tra noi non ci sia nulla, in ufficio sembriamo due estranei, mentre la nostra passione con l’andare del tempo ci ha coinvolti sempre di più, ed ora non possiamo fare a meno l’uno dell’altro.
Finalmente alle 20.

30 Andrea, sempre puntualissimo, suona al citofono di casa e, varcata la soglia della mio appartamento lo faccio accomodare in salotto nell’attesa che la cena sia pronta.
Nell’attesa sorseggiamo un aperitivo e, mentre chiacchieriamo, gli dico: “stasera sarai il mio toyboy, sarò io a condurre il gioco e tu mi soddisferai come io deciderò”.
Andrea eccitato e sorpreso dalla mia proposta, non ha neppure il tempo di accettare o rifiutare che si ritrova bendato e con le mani legate dietro la schiena…ma mi lascia fare perché sa che posso condurlo alle vette del piacere.

Mi siedo e, prendendolo per la cravatta, lo faccio inginocchiare ai miei piedi e gli ordino di annusarli, baciarli e leccarli.
Prontamente obbedisce ai miei ordini…poi, lentamente, lo tiro verso l’alto facendo in modo che continui a baciare e leccare le mie gambe.
La situazione sta eccitando entrambi..il respiro diventa sempre più affannoso e quando porto la sua testa sotto la mia gonna un gridolino di piacere sfugge alle mie labbra.

Andrea è infoiato, vorrebbe denudarsi e prendermi con violenza ma non può, glielo consento…e gli spingo la testa sulle mie mutandine ormai fradice.
Con la lingua e con le labbra cerca di farsi strada per arrivare al mio frutto del piacere ma voglio che l’attesa che intensifica l’eccitazione, raggiunga vette inesplorate.
Quindi lo costringo a leccarmi ancora da sopra le mutandine e a fargli aspirare i miei umori.
Ormai è un a****le infoiato..un a****le che non vede l’ora di essere liberato per prendere il comando sulla sua preda…ma questa sera è lui la preda.

Anche io non ne posso più, voglio sentire la sua lingua sulla mia carne, voglio godere..e così, sempre bendato e legato lo tiro per la cravatta facendolo sdraiare sul tappeto.
Mi sfilo le mutandine ormai zuppe e gliele faccio annusare e leccare..e nel frattempo slaccio ed abbasso i suoi pantaloni consentendo, così, al suo gioiello di carne di emergere…e difatti emerge nella sua imponenza, lucido e svettante verso l’alto.
Mi abbasso e faccio in modo che le mie mutandine lo sfiorino dolcemente…e lui ad ogni tocco sussulta e pulsa sempre più vistosamente.

Andrea è al limite…è eccitatissimo e sta per godere…ma altrettanto lo sono io…quindi mi metto a cavalcioni su di lui e nell’istante in cui gli schiaccio la figa in faccia..affondo la mia bocca sul suo membro prendendolo interamente.
In quell’istante preciso un orgasmo a****lesco invade entrambi che godiamo nelle reciproche bocche…
Continuiamo a leccarci reciprocamente fino a quando il respiro diventa nuovamente normale e poi..dopo un po andiamo a consumare la cena che, nel frattempo, si è completamente raffreddata.

Se interessati, potrei raccontarvi il dopocena.
.

lei e la mia cravatta

Racconto scritto per una mia cara amica:

Dopo essere riuscita a superare l’ingorgo di traffico, giungo in agenzia e, come sempre, saluto tutti i dipendenti con il buongiorno.
Andrea, elegante come sempre, è già al lavoro ed oggi indossa giacca e pantaloni di lino, camicia con cravatta e un paio di mocassini.
Mi avvicino a lui e gli sussurro: “ricordati che stasera sei a cena a casa mia, non dimenticarlo!”
E lui: “Non potrei dimenticare il tuo invito per nessun motivo “.

La giornata trascorre veloce tra gli impegni lavorativi e alle 18 , usciamo dall’ufficio dandoci appuntamento per le 20. 30.
Andrea mi saluta in maniera amichevole con un bacio sulle guance.
Che fatica fare finta che tra noi non ci sia nulla, in ufficio sembriamo due estranei, mentre la nostra passione con l’andare del tempo ci ha coinvolti sempre di più, ed ora non possiamo fare a meno l’uno dell’altro.
Finalmente alle 20.

30 Andrea, sempre puntualissimo, suona al citofono di casa e, varcata la soglia della mio appartamento lo faccio accomodare in salotto nell’attesa che la cena sia pronta.
Nell’attesa sorseggiamo un aperitivo e, mentre chiacchieriamo, gli dico: “stasera sarai il mio toyboy, sarò io a condurre il gioco e tu mi soddisferai come io deciderò”.
Andrea eccitato e sorpreso dalla mia proposta, non ha neppure il tempo di accettare o rifiutare che si ritrova bendato e con le mani legate dietro la schiena…ma mi lascia fare perché sa che posso condurlo alle vette del piacere.

Mi siedo e, prendendolo per la cravatta, lo faccio inginocchiare ai miei piedi e gli ordino di annusarli, baciarli e leccarli.
Prontamente obbedisce ai miei ordini…poi, lentamente, lo tiro verso l’alto facendo in modo che continui a baciare e leccare le mie gambe.
La situazione sta eccitando entrambi..il respiro diventa sempre più affannoso e quando porto la sua testa sotto la mia gonna un gridolino di piacere sfugge alle mie labbra.

Andrea è infoiato, vorrebbe denudarsi e prendermi con violenza ma non può, glielo consento…e gli spingo la testa sulle mie mutandine ormai fradice.
Con la lingua e con le labbra cerca di farsi strada per arrivare al mio frutto del piacere ma voglio che l’attesa che intensifica l’eccitazione, raggiunga vette inesplorate.
Quindi lo costringo a leccarmi ancora da sopra le mutandine e a fargli aspirare i miei umori.
Ormai è un a****le infoiato..un a****le che non vede l’ora di essere liberato per prendere il comando sulla sua preda…ma questa sera è lui la preda.

Anche io non ne posso più, voglio sentire la sua lingua sulla mia carne, voglio godere..e così, sempre bendato e legato lo tiro per la cravatta facendolo sdraiare sul tappeto.
Mi sfilo le mutandine ormai zuppe e gliele faccio annusare e leccare..e nel frattempo slaccio ed abbasso i suoi pantaloni consentendo, così, al suo gioiello di carne di emergere…e difatti emerge nella sua imponenza, lucido e svettante verso l’alto.
Mi abbasso e faccio in modo che le mie mutandine lo sfiorino dolcemente…e lui ad ogni tocco sussulta e pulsa sempre più vistosamente.

Andrea è al limite…è eccitatissimo e sta per godere…ma altrettanto lo sono io…quindi mi metto a cavalcioni su di lui e nell’istante in cui gli schiaccio la figa in faccia..affondo la mia bocca sul suo membro prendendolo interamente.
In quell’istante preciso un orgasmo a****lesco invade entrambi che godiamo nelle reciproche bocche…
Continuiamo a leccarci reciprocamente fino a quando il respiro diventa nuovamente normale e poi..dopo un po andiamo a consumare la cena che, nel frattempo, si è completamente raffreddata.

Se interessati, potrei raccontarvi il dopocena.
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storia in autogrill 2

la continuazione

Sono totalmente ostaggio dei 2 che si denudano e tirano fuori 2 cazzi durissimi e gonfi e sono vogliosi di me…

mi sfilano le calze e mi spingono sul letto dietro ai sedili (mi mettono in posizione pecorina mentre marco viene avanti al mio viso e roberto si mette dietro e mi lecca l’ano e la figa a ritmo alternato e forsennato)

Marco mi scioglie i capelli e li raccoglie in una coda tra le sue mani e porta la capella a poggiare sulle mie labbra e mi dice:
Apri la bocca non farmi incazzare (e mi tira un ceffetto sulla guancia)brava cosi (e inizia scoparmi la bocca)…

Sento roberto dietro armeggiare con le dita e le labbra tra culo e figa…a un certo punto nn lo sento +…e inizia a sfregare la sua enorme cappella contro le grandi labbra…chiedendomi:
lo vuoi?lo desideri? (neanche il tempo di rispondere che entra con tutta forza dentro e inizia a scoparmi la vagina a mo di porno attore con forza e colpi secchi e ripetuti mentre mi afferra per le tette penzolanti)

Circa una 10ina di minuti e mi ritrovo la bocca piena di sperma di Marco che prima mi fa ingoiare e poi dice a Roberto
(dai ora vieni tu avanti)mentre roberto si sfila (mando giu il sapore dello sperma di marco..che ne fa talmente tanta che esce dalla bocca)roberto viene avanti e la sua cappella e molto + grande fatico ad aprire la bocca… mentre marco passa dietro e inizia a schiaffeggiarmi il sedere e dice (o roby hai visto che culone che cià sta troia) e inizia a sfregare la cappella contro le grandi labbra..

Mentre roberto me lo infila in bocca riprendono tutti e 2 allo stesso ritmo di prima con un po di difficoltà in + per la bocca… Marco da colpi ancora + violenti e secchi che tolgono il respiro..mentre roberto dalla troppa eccitazione in bocca dura pochissimo e mi schizza nell uscire dalla bocca in faccia…

Mentre nn vedo quasi nulla (ne ho molta sugli okki) sento roberto uscire dalla vagina ed entrare durissimo e di forza nel culo (vergine tra l altro) dio come e stretta marcooo…(e inizia ad aprirmi e molto umido ma io son molto secca) urlo dal dolore ma nessuno può sentirmi (tendine calate e vetri insonorizzati) e continua a pompare gridandomi zitta troia zitta… (marco passa a sukkiarmi i capezzoli e maneggiare le tette mentre si masturba)….

A un certo punto (circa una 20ina di minuti dopo) un urlo di piacere (ohooooo) e una forte sensazione di calore pervade il mio culo (roberto mi era venuto dentro e stava continuando a dare colpi di eiaculazione e di cazzo…

(si sposta quasi sfinito sul sedile mentre Marco) anche io voglio il tuo culo anche io… e si mette dietro…io lo supplico perchè mi avrebbe fatto male (ti prego no no) ma lui durissimo prima si inumidisce della mia figa e poi apre le chiappe e lo spinge dentro con forza facendomi urlare tanto ke roberto si preoccupa (ohi tt ok??) gli faccio cenno di si (cn le lacrime agli okki) mentre marco inizia a pompare sempre più forte…sempre più forte… e mi fa dondolare (mentre mi afferra per le tette e le palpa forte) prendi vacca prendi (ta…ta…ta…ta…ta…) e poco dopo viene dentro anche lui (urlando di piacere)…

Mentre mi lasciano un po li sul letto stanca e dolorante…bussano alla porta del camion…ero un po rasserenata forse qualcuno aveva sentito le mie urla…invece era un loro amico che vedendo il camion era passato a salutarli…

Da sotto vedendoli nudi e non vedendo me, pensava che stessero amoreggiando tra di loro e ha iniziato a prenderli in giro… i 2 vistisi costretti gli dicono no…no..shhhh che dici… (lo fanno salire e mi vede sul letto) oddio e questa ki è??
E loro è una vacca che abbiamo incontrato in autogrill ci stavamo divertendo tutti insieme… (fissandomi nuda si lecca anche lui le labbra e si avvicina…)che bella che sei,guarda che tette e che culo…oh raga (gli sussura all orekkio se può divertirsi anke lui) i 2 dicono si si certo (timorosi di qualche denuncia forse) e si cala i pantaloni….

Fortunatamente la sua dote non era gran chè ed ero già “larga”,mi mette a pecorina e inizia a battermi anche lui dietro ma nn sentivo nulla ormai (mi tastava le tette ma dietro nn lo sentivo…sentii solo quando anche lui venne dentro) si risistemò i calzoni ringraziò i 2 e se ne andò…

Ormai ridotta in quelle condizioni e i 2 ormai sazi, mi aiutarono a rivestire e a scendere dal camion mi ringraziarono tante volte, presi l auto e guidai fino casa… fortunatamente non incontrai nessuno lungo la strada erano tutti al matrimonio… alla sposa dissi che avevo forato ed avevo fatto tardi….

un esperienza unicaaaaa.