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Una sera in piscina

E sempre stata una mia fantasia vederla nuda e magari che facesse qualcosa con altri, pero lei quando a letto fantasticavo su questo si stizziva.
Quella sera pero …..
L’ho accompagnata ad un corso d’aggiornamento fuori citta, la sera un suo collega invito mia moglie, io e gli altri due colleghi presenti al corso a cenare da lui.
Possedeva una bella casa con piscina un bel giardino mangiammo fuori bevemmo un po’ anche mia moglie che di solito non beve mai.

La giornata di giugno era calda e afosa uno dei presenti propose visto il caldo e la piscina disponibile del collega di un bel tuffo per rinfrescarci un po’. Il proprietario disse e lì a nostra disposizione io non parlai mia moglie chiese ma voi avete i costumi?
La risposta fu no ma ci tuffiamo nudi, mia moglie disse ma voi siete matti io nuda con voi tre maschi siete fuori e poi rivolgendosi a me disse tu lo faresti?
Allora delle chiese ma non hai mai fatto il bagno nuda a mezzanotte in spiaggia, lei rispose di no.

Loro dissero be noi lo facciamo e iniziarono a spogliarsi, mia moglie mi guarda perplessa ed io gli dico dai andiamo a rinfrescarci anche noi intanto cosa vuoi che sia vedono due tette e un po’ di pelo e iniziai a spogliarmi, mi tuffai e la invitai a entrare dicendoli che era magnifico, anche i suoi colleghi la invitarono dicendogli di non vergognarsi intanto era fatta come tutta e loro non era la prima volta che ne vedevano una nuda e non si sarebbero scandalizzati.

Mia moglie si verso un altro bicchiere di vino lo beve tutto d’un fiato si alza e inizia a spogliarsi i suoi colleghi esultarono facendogli un applauso dicendogli brava. Io ero già eccitato un po’ confuso era la prima volta che lo faceva ora, era in intimo in piedi a bordo piscina noi in acqua rimase li ferma un po’ poi ….. si tolse il reggiseno e libero la sua terza che si manteneva ancora su nonostante i suoi 37 anni e dalla piscina ci fu un boato di gioia e vidi che anche gli altri erano eccitati c’è l’avevano duro.

Poi si giro dandoci il lato b e si tolse anche gli slip dicendo chiudete gli occhi che entro, naturalmente nessuno chiuse gli occhi, si giro ed entro mi venne vicino e mi diede un bacio, parlammo un po’ ogni tanto gli tiravano un po’ d’acqua ci divertivamo e vedevo che ogni tanto guardava sotto i loro cazzi duri, la cosa mi eccitava parecchio. Giorgio usci dalla piscina e andò a prendere 5 bicchieri e del limoncello co il suo cazzo duro in bella vista mia moglie lo segui con lo sguardo poi Luca disse Giorgio guarda come te lo guarda e lei divento rossa e si appoggio a me io la abbracciai e le toccai le tette gli diedi un bacchio arrivo Giorgio con i bicchieri di limoncino si sedette a bordo piscina giusto in parte a mia moglie con il suo cazzo ancora dritto gli diede il bicchiere mentre Dario si sedette anche lui a bordo piscina e lo sguardo di mia moglie si sposto su di lui non l’avevo notato sottacqua ma aveva un cazzo enorme penso 24,25 considerando i miei 18.

Vide subito mia moglie che lo guardava e gli disse mai visto cosi grande, dopo alcuni istanti a bocca aperta disse no e divento rossa mentre noi scoppiamo in una risata.
I tre colleghi uscirono rimmanemmo noi due dentro lontani da sguardi e orecchie indiscrette gli dissi ti piaccerebbe mettere in atto le nostre fantasie e lei ma sei fuori ma era un sei fuori bo penso non convinto l’aiutai a uscire arrivo Dario li porse l’asciugamano e la scuadro da testa ai piedi dicendogli sei verramente figa, Luca ridendo disse intanto non ti fa un pompino che gli fai i complimenti mia moglie gli fece il dito medio e disse e chi te lo dice che non glielo faccio.

Tutti di shitto mi guardarono e Luca sempre lui disse non lo fa c’e suo marito e io risposi perche se non ci fossi lo farebbe? Lui siiii credimi e penso non solo a lui poi ci girrammo verso mia moglie e…….. stava toccando quel cazzo enorme di Dario io m i bloccai Luca rimase a bocca aperta Giorgio stava arrivando con altri limoncini si fermo davanti a loro poggio il vassoio per terra mentre vidi la mano di Dario toccarle la figa Giorgio si alzo mi guardo un attimo e inizio a toccarle le tette Luca era sempre fermo si giro verso di me verso loro e mia moglie si stava baciando con Dario e Giorgio le stava succhiando le tette allora io mi avvicino a loro mia moglie si stacca con la bocca da Dario Giorgio si ferma lei mi guarda senza staccare la mano da quel enorme cazzo passano alcuni secondi la bacio ci riguardiamo negli occhi vedo ls sua voglia gli prendo la testa tra le mani gli do un altro bacio poi gli guido la testa verso quel cazzo lei lo prende in bocca e inizia un pompino meraviglioso Giorgio le stava rittocando le tette Luca solo in quel momento realizzo penso quello che stava accadendo e esclamo arrivo mentre io avevo gia la lingua sulla sua figa mai sentita piena di umori cosi me la gustai un po poi fecci spazzio a Giorgio vedi Luca succhiarli le tette mentre lei aveva ancora quel cazzo in bocca lo spompinava con tanta passione mai vista io mi sedetti e mi gustai quella scena tanto fantasticata un po.

Poi Luca disse a Dario basta ora godere della sua bocca ora tocca a me lo scanso e infilo il suo in bocca a mia moglie Dario allora scanso Giorgi e infilo la sua lingua in quella figa fradicia d’umori, Giorgio si avvicino a Luca e mia moglie inizio a succhiare due cazzi cosi mi avicinai a loro ora ne aveva tre. Dario si stacco dalla figa con la lingua e la penetro con qun cazzo enorme mia moglie urlo di piacere.

Continuammo un po finche Dario non disse sto venendo allora mia moglie mollo tutto si giro e lo presse tutto in bocca mentre Luca aprofitto del buco libro e infilo il suo cazzo finche non venne il suo momento e sborro sulle sue tette ora cera Giorgio e sborro anche lui sulle sue tette ora infilai il mio mentre a Dario era tornato duro e stava gia rigodendo della sua bocca io gli venni dentro ,lei intanto continuava con quel pompino meraviglioso.

Aveva la sborra che colava dalla sua bella fighetta e andai a leccarla finche Dario non arrivo col suo cazzo lo avicino alla figa mi sfiorro la lingua la penetro di nuovo io l’asciai posto e andai a baciare mia moglie sapeva da cazzi ma era una cosa fantastica. Dario disse vengo pero questa volta mia moglie non si giro lo prese dentro urlando tutto il suo piacere. UN nuovo tuffo in piscina per lavarci l’odore del sesso uscimmo ci rivestiamo salutiamo lasciandoci con ci rivediamo?.

Una donna come Michela

Avevo sempre sognato una donna come Michela, ma, dopo l’ennesima delusione, mi ero quasi arreso tentando di convincermi che una donna così albergava solo nel mio immaginario erotico ed in quello di chissà quanti uomini. Poi ho conosciuto lei: capelli lunghi e lisci di un rosso peccaminoso, non molto alta ma con un fisico decisamente atletico che, attraverso la generosa scollatura posteriore del vestito, lascia intravedere i diversi anni passati in palestra. Il vitino da vespa si appoggia su un culetto tondo e sodo il quale prosegue con due gambe che sembrano scolpite da Michelangelo tanto sono perfette.

Poi le caviglie, ho sempre avuto un debole per le caviglie, sottili ma decise, circondate da tre cinghiette nere delle scarpe, punta aguzza e tacco a spillo, in metallo, 12cm. Somigliano molto ai modelli che si trovano nei cataloghi di indumenti dei sexy shop. L’attrazione tra noi era stata fortissima sin dal primo momento, poi con il desiderio di conoscerci meglio, soprattutto sotto il profilo sessuale, avevamo scoperto di amare le stesse cose, praticamente tutto.

Amanti della masturbazione, dei film hard e delle riviste per soli adulti, io con tendenze S/M, lei impazzita per l’a****l-sex. Finalmente avevamo trovato il partner giusto con cui dare sfogo a tutte le nostre fantasie, anche le più spinte, per troppi anni represse. Ed eccoci lì, lei seduta sul tavolo della cucina, con il vestito raccolto in grembo, le cosce spalancate inguainate in un paio di calze nere e rigorosamente con la cucitura, una guepiere con i laccetti sul petto che le stringe la vita tanto da far schizzare fuori le tette, non molto grandi, ma perfette con i capezzoli grossi e sempre in tiro.

I tacchi a spillo conficcati sul mio petto mentre mi dedico alla leccata di turno della passera, ovviamente completamente depilata per aumentarne le sensazioni al contatto con la mia lingua. Sta sfogliando una rivista anal per eccitarsi di più ed intanto dalla sua fica escono in continuazione rivoli di umore che io ingoio avidamente. Lei non riesce a star zitta ed una serie di mugolii misti ad apprezzamenti sul mio operato le escono dalla bocca ed io mi eccito pensando alla baldracca della porta accanto che sicuramente sarà dietro la porta ad ascoltare le nostre evoluzioni erotiche.

A volte mi viene voglia di aprire la porta d’ingresso a sorpresa per vedere se si limita ad ascoltare o si diverte anche a sgrillettarsi.
L’orgasmo di Michela arriva come al solito impetuoso e mi riporta con la mente a quello che sto facendo.
La sua fica cola e palpita sotto le mie stilettate, mi implora di smettere perché la clitoride le è diventata troppo sensibile, ma io le blocco le gambe con le mani e continuo a leccarla sempre più forte godendo di tutte le sue vibrazioni.

Alla fine cedo e le regalo un attimo di relax del quale lei mi ringrazia andando alla ricerca del mio cazzo che ormai è all’ultimo stadio dell’inturgidimento. Sa che non sono un coniglio e che soddisfarmi sarà un impresa e questo la eccita ancora di più. Mentre mi succhia l’uccello facendoci sopra dei delicati giochi di lingua io penso a quale sarà il prossimo gioco.
“Devo assolutamente pisciare,” mi dice lei, “aspettami un attimo che vado in bagno e torno subito”.

Ecco l’idea, mi stendo sul pavimento e la faccio sedere con la fica bene aperta sulla mia bocca e le ordino di pisciare lì. Lei, sempre ubbidiente, si accovaccia in modo da offrirmi la miglior vista della sua vulva e, dopo qualche istante, ecco che le prime gocce di pioggia dorata arrivano a bagnarmi la lingua. Io non resisto e comincio a massaggiarmi l’uccello e lei alla vista della mia eccitazione esplode in una pisciata gigantesca.

Mi prende la testa fra le mani e mi spinge la bocca sulla sua fica in modo che io sia costretto a berla tutta, cosa che io faccio con molto piacere. Poi mi chiede di pulirgliela con la lingua e di dedicarmi un po’ anche al suo culetto. La richiesta è chiara: vuole essere inculata. Non aspettavo altro, inizio ad insalivargli per bene lo sfintere fino a quando lo sento aprirsi alle spinte della mia lingua.

La faccio alzare in piedi e la giro a pecorina con le mani appoggiate al muro. Punto il cazzo e spingo con tutta la forza che ho. Lei grida e vedo che le scendono alcune lacrime dagli occhi, ma questo non fa che aumentare la mia foia e comincio a pomparla senza riserva. Si vede ad occhio che sta soffrendo, ma non si sposta di un millimetro sotto l’incalzare dei colpi del mio cazzo.

Poi il dolore cessa e comincia a salirle l’orgasmo. Stella è una vera maiala e riesce a godere con ogni parte del suo corpo, anche con il culo. L’inculata procede a ritmo serrato, il mio cazzo si fa più grosso ad ogni affondo, ma ormai il suo ano si è talmente allargato che non avverto più nessuna resistenza. È giunto il momento per passare al big boy, un cazzo in lattice di 25cm di circonferenza.

Lentamente esco dal suo sfintere e le ordino di non muoversi; dal suo sguardo eccitato ed impaurito intuisco che lei ha già capito le mie intenzioni, nonostante ciò non dice niente anche se vorrebbe fermarmi. Io sono arrapatissimo e, tirato fuori il fallo, glielo passo sopra la fica per inumidirlo un po’, giusto quanto basta per farlo scivolare meglio. Le faccio allargare le chiappe con le mani e appoggio la punta del cazzone al suo sfintere.

Un po’ di pressione e già comincia a farsi strada, aumento la pressione e riesco a far entrare la cappella. Mi fermo un istante per prendere bene la mira e poi giù, di cattiveria fino alle palle. Adesso 20cm di fallo artificiale le stanno sfondando il culo, penso che di questo passo, prima o poi, sarà pronta anche per ricevere la mia mano dentro al culo ma per il momento mi limito al fallo che comunque non si discosta molto come dimensione.

La vedo mordersi il labbro inferiore con forza e non riesco a capire se quella sbavatura sulla bocca è di rossetto oppure di sangue. La cosa non mi interessa, il solo desiderio è di cominciare a stantuffarla con forza ed è quello che faccio. Lei cerca di allargarsi le chiappe il più possibile per aumentare la facilità di penetrazione e ridurre il dolore, facendo questo la vedo impiantarsi le unghie laccate di rosso sui suoi glutei.

Adesso la mia perversione sta arrivando al limite: con decisione le afferro una mano e gliela posiziono sul fallo costringendola a pomparsi da sola. “Con forza le intimo, devi spingerlo con forza” ed ogni volta che la vedo rallentare il ritmo la sculaccio violentemente sulle natiche. Dopo un po’ di colpi la mano inizia a farmi male ed allora ricorro ad una cinghia in pelle per frustarla a dovere. Lo spettacolo mi ha eccitato all’inverosimile ed ho bisogno di un po’ di sollievo quindi la prendo per i capelli e le ficco il mio cazzo in bocca.

Lei lo succhia avidamente sperando che, una volta venuto, la smetterò con quel gioco sadico, ma io non ho nessuna intenzione di godere subito e quindi controllo la mia sborra che ormai mi sta facendo scoppiare i coglioni. Dopo una ventina di minuti decido di darle un po’ di riposo, ma la obbligo a tenersi il cazzo ben conficcato nel culo. Altra fantasia. Prendo il cuneo vaginale, quello con la pompetta per essere gonfiato e lo sostituisco al fallo, nel suo culo.

La faccio sedere sul tavolo e le faccio mettere il cazzone di gomma nella fica. “Fottiti la fica con questo” le ordino e lei lentamente comincia a trombarsi con il super cazzone toccandosi la clitoride per cercare un po’ di piacere. Ormai non ce la faccio più, devo sborrare. Quindi gli rimetto il cazzo in bocca e comincio a scoparla tra le labbra. Sul tavolo mi accorgo che sono rimaste alcune mollette da bucato e ne prendo due per attaccargliele sui capezzoli i quali si stringono fino ad appiattirsi.

Lei mi guarda, ma non osa toglierle, anche se dal suo sguardo si vede chiaramente che la fanno soffrire, e continua a impalarsi con il fallo, sempre più forte, presa da un’eccitazione che la sta portando violentemente all’orgasmo. Io scopandola in gola comincio ad azionare la pompetta per far gonfiare il cuneo che ha nel culo. Ad ogni spinta di cazzo corrisponde una pompata: la sfida ora è se lei riuscirà a farmi venire prima che io le spacchi completamente lo sfintere.

Quindi con un impegno mai visto comincia a spompinarmi, smettendola anche di sgrillettarsi per aiutarsi con la mano a masturbarmi.
Io godo e continuo a pompare aria nel cuneo. La difficoltà con la quale vedo il cazzone di gomma entrarle nella fica mi fa capire che ormai il culo deve essere allargato al massimo. Il cazzo comincia ad avere le pulsazione pre-orgasmiche e lei, all’idea di sfarsi sborrare nella gola si eccita ancora di più e intensifica la pompate nella fica.

Vengo un istante prima di lei, riempiendole la bocca a tal punto che alcune gocce di sperma le fuoriescono dalle labbra. Ingoia tutto e con un ultimo sforzo si ficca il cazzone nella fica, fino in fondo, talmente in profondità che non riesco a capacitarmi delle dimensioni del suo utero.
Urla e geme in preda ad un orgasmo intensissimo che le fa dimenticare immediatamente tutte le sofferenze patite, lasciandola stravolta distesa sul tavolo, con i due cazzoni ancora ben conficcati nella fica e nel culo, incapace per il momento di toglierli.

Io la guardo e nel compiacermi di quella visione sento la porta della mia vicina guardona aprirsi e richiudersi velocemente.

La mia esperienza con una coppia cuckold parte 46

-Quarantaseiesima parte-

Il fine settimana trascorse senza particolari accadimenti, Paolo era rimasto a casa sua, sarebbe venuto a trovarci il venerdì successivo, scopammo come pazzi parlando sempre della possibile introduzione di Roberta nei nostri giochi, la cosa stava ormai diventando un chiodo fisso, anche per Simona che era ansiosa di fare sesso con la mia amante.
Lunedì sera quando rientrai dal lavoro trovai Simona particolarmente scura in volto, taciturna e triste, le chiesi il motivo e lei mi rispose che semplicemente le era arrivato il ciclo ed era dolorante, intuii subito che era una scusa, mi tornò in mente quello che mi aveva confidato Paolo, il vero motivo del suo cattivo umore non poteva essere altro che la delusione per non essere incinta, però prendeva la pillola, lo faceva spesso davanti ai miei occhi, come poteva anche solo minimamente sperarlo, decisi di chiarire la cosa per l’ennesima volta:
– “Io penso che tu non sia dolorante ma delusa, o sbaglio?”;
– “Perché delusa? Non capisco…”;
– “Hai capito benissimo a cosa mi riferisco Simona, non prendermi in giro, speravi di essere incinta vero?”;
– “Cosa? Non capisco Gianluca, cosa stai dicendo?”;
– “Simona, te lo ripeto per l’ultima volta: non voglio avere figli, soprattutto nella situazione in cui ci troviamo, la cosa mi sta davvero stufando!“.

Spalancò gli occhi ed arrossì vistosamente, deglutì nervosamente, poi mi rispose con un tono di voce estremamente turbato:
– “Lo sai quanto ci tengo, solo che rispetto il tuo pensiero, ciò non toglie che, nonostante prendo la pillola, si possa verificare un miracolo, non lo nego, mi conosci troppo bene ormai per continuare a non dirti come la penso, inoltre erano in ritardo. ”;
– “Questa tua fissa non deve diventare un’ossessione, sai come la penso, punto e basta, non ti azzardare a non prendere i dovuti provvedimenti per evitare di restare incinta perché sarebbe la fine dei nostri rapporti, mi sono spiegato?”;
– “Tranquillo Gianluca, non farei mai una cosa del genere…”;
– “Con questo considero il discorso chiuso per l’ultima volta, ok?”;
– “Promesso, ti chiedo scusa, saprò farmi perdonare promesso.

”.
Si avvicinò sculettando e guardandomi eccitata, mi fece un pompino straordinario, ingoiando di gusto il mio sperma, concluse l’opera guardandomi negli occhi con il viso colante del mio seme dicendo:
– “Questo consideralo solo l’antipasto…”.
Cenammo tranquillamente, era tornata sorridente, servizievole e sensuale come al solito, quella sera sapevo già che l’avrei inculata selvaggiamente, lo desiderava sempre quando aveva il ciclo ed anch’io avevo voglia di farle davvero male.
Mentre mi facevo la doccia suonò il suo cellulare, lo aveva dimenticato in bagno, rispose davanti a me, era Paolo, la avvisava che aveva bisogno di lei per alcune firme, sarebbe dovuta andare a casa loro mercoledì’ e restarci almeno per una settimana.

Non prese molto bene la notizia ma erano questioni importanti e si rassegnò ben presto alla richiesta del marito.
Durante la giornata successiva pensai che sarebbe stato bello avere Roberta con me nei giorni di assenza di Simona, le telefonai nel pomeriggio, proponendole di trasferirmi a casa mia per quella settimana, non sapevo come avrebbe preso la proposta ma accettò volentieri, anche perché aveva la possibilità di non frequentare l’università in quel periodo, poteva trascorrere tutto il tempo che voleva con me, era perfetto.

Quella sera lo dissi a Simona, ero sicuro che non avrebbe avuto niente da obiettare, infatti mi sorprese per l’ennesima volta:
– “Hai avuto un’ottima idea, vorrei essere li con voi, chissà cosa combinerete, posso far installare qualche telecamera? Ne uscirebbero delle scene eccitantissime”;
– “Davvero non ti secca?”;
– “Assolutamente, poi in qualunque caso non sono nella posizione di vietartelo, sei libero di fare quello che vuoi con lei, te lo ripeto, vorrei essere solamente con voi tutto il tempo, vi divertirete un sacco mentre io sarò con quel pirla di mio marito, però non farti sfinire troppo perché quando torno avrò finito il ciclo e dovremmo recuperare il tempo perduto.

”;
– “Tranquilla, lo sai che sono sempre pronto…”;
– “Lo so tesoro mio, a proposito me lo vuoi dare un saluto prima di non vederci per una settimana?”.
Eravamo seduti sul divano in sala, si sedette sulle mie gambe iniziando a baciarmi con molta passione, intanto si spogliò restando completamente nuda, mi slacciò i jeans, mi tolse gli slip, sedendosi sul mio cazzo ed inculandosi senza nessun preliminare, cominciò la sua solita danza, continuando a baciarmi ed a sussurrarmi fantasie su quello che avrei fatto con Roberta nei giorni successivi, durò parecchio e raggiunse un orgasmo meraviglioso, le sue gambe tremarono tantissimo, segnale di quanto le era piaciuto, terminai riempendola del mio seme sul viso, lasciandole ripulire come al solito ogni minima goccia.

Mercoledì mattina andai al lavoro, salutai Simona, avrebbe preso il treno alle 10,00, mi salutò con aria dispiaciuta, mi ribadì che mi sarei dovuto divertire in sua assenza, voleva una relazione dettagliata di cosa avevamo fatto io e Roberta, si raccomandò anche di approfittarne e cercare di convincerla ad un incontro a tre.
Telefonai a Roberta poco prima di cominciare il lavoro, la invitai a passare in ufficio a prendere le chiavi, così poteva sistemarsi prima del mio arrivo per pranzo.

Arrivò puntualissima, indossava un paio di jeans neri che fasciavano il suo meraviglioso culetto in maniera straordinariamente sensuale, pregustavo già il momento in cui lo avrei avuto davanti al cazzo, fu molto formale, in fin dei conti i miei colleghi avevano conosciuto Simona come la mia ragazza, sarebbe stato imbarazzante spiegare chi fosse per me. Con il passare del tempo ed essendo a stretto contatto si era creata una certa confidenza con Paola, la mia collega, la sua curiosità la fece insospettire:
– “Non mi dare della pettegola ma chi era quella bella ragazza?”;
– “Un amica, niente di che…”;
– “Scusa ma come mai le hai dato le chiavi di casa tua?”;
– “Hey, ma cos’è un terzo grado? Studia architettura, il palazzo dove vivo è di suo interesse, considerato che non c’è nessuno in casa è andata a fare delle foto per l’università.

”;
– “Ecco dove l’avevo già vista quella bella ragazza, è la figlia dell’Architetto Tonelli, uno dei nostri clienti più vecchi. “;
– “Con lui invece io non ho un buon rapporto, spero di non incontrarlo mai. ”;
– “E’ amico del direttore, ogni tanto si trovano nel suo ufficio, mi sa che ti toccherà incontrarlo prima o poi…”.
Quell’uomo mi perseguitava, me lo ritrovavo sempre in mezzo ai coglioni, prima al supermercato, adesso qui, speravo con tutto il cuore che non mi mettesse nuovamente il bastone fra le ruote.

Rientrai per la pausa pranzo, trovando Roberta ad accogliermi, ero teso per la notizia di suo padre, si accorse che qualcosa non andava e gliene parlai, purtroppo aveva praticamente tagliato i ponti con lui, però mi promise che se ce ne fosse stato bisogno lo avrebbe invitato a lasciarmi in pace.
Quando tornai al lavoro decisi che non potevo aspettare che scoppiasse la bomba, ero entrato in sintonia con il direttore e gli parlai di come avevo avuto problemi con quel tizio, cercai di essere sincero con lui, non omettendo i particolari più spiacevoli, mi confidò che gli aveva accennato di questo terribile ragazzo di sua figlia e si stupì che ero io, però mi promise che tutto ciò non mi avrebbe cerato problemi, quello che facevano i suoi dipendenti al di fuori del lavoro a lui non interessava, mi riteneva un elemento valido e non sarebbe stato sicuramente questo fatto a rovinarmi la reputazione, anzi mi accennò che presto avrei avuto un altro incarico all’interno dell’agenzia.

Le sue parole mi rincuorarono e continuai a lavorare tranquillamente, mi ero tolto un grosso peso dallo stomaco.
Quando rientrai a casa io e Roberta andammo a farci una corsa insieme, le parlai del mio colloquio con il direttore ed anche lei fu felice di come mi aveva risposto.
Mi preparò un’ottima cenetta al nostro ritorno, era brava ai fornelli, anche se quello che mi stimolava in maniera particolare era il dopo cena, era stata ammiccante e mi aveva stuzzicato tutta la giornata, senza però concedersi, sembrava quasi giocare come il gatto fa con il topo prima di mangiarselo.

Dopo aver sistemato la cucina mi disse che aveva bisogno di farsi un’altra doccia, si sentiva addosso la puzza di quello che aveva cucinato, avevo intuito che era una scusa per prepararsi meglio, la lasciai fare aspettandola in sala con molta ansia. Mi raggiunse poco dopo, indossava solamente un completino intimo rosa davvero sensualissimo ed un paio di scarpe rosse con il tacco altissimo, i capelli legati in una coda di cavallo alta come sapeva che adoravo, sfilò davanti ai miei occhi, il cazzo mi scoppiò negli slip, abbassò lo sguardo e sorrise, si piegò con la testa verso di me dandomi un bacio e mi sussurrò:
– “Allora come ti sembro?”;
– “Mi sembri una Dea scesa sulla Terra, fatti vedere meglio…”.

Sorrise compiaciuta, si girò e fece danzare le sue chiappe davanti ai miei occhi, erano uno spettacolo, secondo me negli ultimi tempi il suo culo si era ancora fatto più tonico e definito, presi il filo del perizoma, lo spostai leggermente, mi bagnai un dito e lo passai sui suoi buchetti, grondava umori in maniera esagerata, aveva voglia, mi concentrai infine su quello del culo, spinse verso la mia mano ansimando, delicatamente infilai la prima falange all’interno, si girò sorridendo, passandosi la lingua sulle labbra, infine con decisione fece entrare completamente il dito, ruotando il culo per farsi stimolare meglio, infilai anche un secondo dito, un fremito pervase il suo corpo, vidi la pelle d’oca sulle sue chiappe, ebbe un attimo di esitazione, probabilmente sorpresa, poi tornò a ruotarlo.

Le mie dita ormai esploravano in profondità le sue chiappe, feci ruotare la mano e con un altro dito le sgrillettavo il clitoride, penetrandole poi contemporaneamente anche la figa, la quantità di umori che grondavano erano un chiaro segnale di quanto ormai si fosse lasciata andare alle gioie del sesso anale, quella sera avrei fatto fare gli straordinari al suo culetto. La guardavo mentre come la più consumata della zoccole roteava il culo con le mie dita conficcate dentro, la ragazza timida e restìa a certe pratiche si era trasformata, era pronta a farsi inculare per compiacermi, dando pure dimostrazione di arrivare al punto di gradirlo, non solo accettarlo, mi aveva proposto di essere la mia amante, ruolo che da sempre criticava e condannava, l’eccitazione e la soddisfazione che mi regalava Roberta erano perfino superiori a quelle di Simona, lei era troia di natura, non si era trasformata per amore.

Ebbe un orgasmo, cosa che raramente le avevo visto provare masturbandole il culo, ansimò ed esclamò a gran voce:
– “Vengo Gianluca, vengo, non ti fermare ti prego!”.
Avevo la mano grondante dei suoi umori, si girò, si sedette sulle mie gambe baciandomi con passione, il suo respiro era affannato e mi sussurrava parole dolci, restammo a lungo in quella posizione, le nostre lingue si intrecciavano in maniera sensualissima, sentivo che i miei sentimenti per lei erano veri e profondi, avrei potuto trascorrere tutta la notte in quel modo senza stufarmi.

Ad un certo punto si alzò, mi guardò intensamente, prese la mia mano invitandomi a seguirla, nella sala c’era una poltroncina con la seduta molto ampia e piatta di tessuto bianco, piuttosto bassa, era talmente scomoda per sedersi che risultava solo un complemento di arredo, si inginocchiò su di essa, abbassandosi fino a far aderire i seni alle sue gambe, sollevò il suo magnifico culo, girò la testa guardandomi eccitata, con le mani aprì le chiappe mostrandomi il suo buco del culo arrossato e dilato dalla mia manipolazione di pochi minuti prima, lo sapeva quanto mi eccitava vederlo fare ad una donna, era consapevole che quel gesto sarebbe stato un invito per me irresistibile, sentii il cazzo gonfiarsi talmente tanto che avrebbe potuto scoppiare, glielo piazzai davanti al viso, lo prese in bocca cominciando a succhiarlo ed insalivandolo abbondantemente, colava letteralmente.

Era sempre stata brava con la bocca ma quella sera lo trovavo particolarmente stimolante, continuava a sorprendermi ogni volta per quanto si era lasciata andare, poco dopo tornai a piazzarmi dietro di lei, si bagnò con la saliva le dita di una mano, inumidendo abbondantemente il buco del culo, infilò dentro prima una, poi due dita, ruotandole all’interno per dilatarlo meglio, sentivo il sangue pulsare, ero eccitatissimo, mi stava invitando a fare quello che aspettavo da tutta la sera, appoggiai il cazzo sul suo buco culo, infilando dentro lentamente solo la cappella, scivolò facilmente al suo interno, mi fermai, attendevo che fosse lei a farmi vedere quanto e come lo desiderava, allungò una mano, arrivando a stringermi una chiappa del culo, puntò con le unghie e con decisone mi tirò verso di lei, il cazzo le entrò con forza tutto dentro, restò ferma per qualche secondo, girandosi verso di me con la bocca spalancata, notai la comparsa della pelle d’oca sulle sue gambe e sulle chiappe, si passò la lingua sulle labbra e mi sussurrò:
– “Fammi male Gianluca…”.

Cominciai ad incularla ad un ritmo sempre maggiore, tornò ad aprirsi le chiappe con forza per agevolare la penetrazione, notavo la tensione nelle sue braccia e come le gambe ogni tanto cedevano sotto i miei affondi, gemeva moltissimo, un misto di dolore e di piacere, senza però minimamente dare l’impressione che volesse che mi fermassi. Sovente estraevo il cazzo per ammirare come il buco del culo restasse dilatato ed arrossato per poi affondarlo nuovamente con forza al suo interno, la vedevo esausta, il suo culo non era abituato a questo tipo di sollecitazione, lo feci uscire, facendolo scivolare nella sua figa, gemette subito moltissimo, mi soprese però quanto fosse bagnata, segnale di grande eccitazione nonostante non amasse l’anale come Simona, cominciai a scoparla mentre con il pollice della mano destra le penetravo nuovamente il culo, bastarono pochi affondi per farle avere un altro orgasmo, fu intenso e lo evidenziò senza freni, chiedendo di non fermarmi.

Ad un certo punto mi chiese di fare una sosta, si inginocchiò e cominciò a spompinarmelo con foga, voleva farmi venire, era evidente come accompagnava con la mano, apriva la bocca e se lo segava pensando che dovessi sborrare, invece ero particolarmente in forma quella sera, la sollevai di peso baciandola, la appoggiai sul tavolo della sala, la feci girare di lato, appoggiai il cazzo sul suo buco del culo e le sussurrai:
– “Non ho ancora finito con te stasera…”.

La inculai nuovamente, in quella posizione il cazzo la penetrava con estrema facilità, alternai entrambi i suoi buchi a lungo, mi guardava eccitata e soddisfatta di come la stavo scopando, fu proprio il suo sguardo a portarmi al punto di raggiungere anch’io l’orgasmo, la feci rimettere in ginocchio e cominciai a segarmi davanti al suo viso, spalancò la bocca e chiuse gli occhi, sborrai in maniera abbondante schizzandola ovunque, aveva il volto completamente ricoperto del mio sperma, teneva gli occhi chiusi per non farli bruciare, se lo prese in bocca per ripulirlo, la guardavo ingoiare di gusto, con le dita tolsi quella che si era fermata sugli occhi porgendogliele da succhiare, quando ebbe gli occhi puliti li riaprì ringraziandomi, poi usando il cazzo si spinse in bocca il resto, adoravo vederle fare queste cose e lei lo sapeva.

La feci alzare, la feci sedere sul tavolo e la baciai con passione sussurrandole parole dolci:
– “Sei meravigliosa Roberta…”;
– “Mi piace tantissimo fare l’amore con te Gianluca, grazie per avermi invitata a stare da te…”;
– “Grazie a te per aver accettato…”;
– “Potrei prenderci gusto lo sai?”;
– “Mai dire mai, Roberta, chissà…”;
– “Sei stato solo un po’ cattivo, mi brucia tanto il sedere…”;
– “Sei stata te a dirmi di farti male, ricordi?”;
– “Ma tu mi hai preso alla lettera, a parte gli scherzi mi è piaciuto moltissimo.

”;
– “E’ piaciuto molto anche a me Roberta, davvero moltissimo. ”.
Continuammo a baciarci ancora per un po’, poi andammo a farci la doccia ed infine a letto, era ormai tardi, chiacchierammo ancora per una buona oretta prima di addormentarci.

Continua….

Raku-yaki! – parte 1

Di tutto quello che poteva piacermi delle terre nipponiche, mai avrei considerato le ceramiche Raku. Stregato dalle tazze da Thé del Sol Levante, consacrai svariati fine settimana all’apprendimento della tecnica con l’audace voglia di tirar su qualche soldo per rimpolpare le mie miserevoli entrate mensili di operaio.
Lo spirito Raku la cui traduzione sta per “comodo, rilassato, piacevole, gioia di vivere” era una valido armistizio per lo spirito bellicoso dei miei appuntamenti settimanali in dojo, dove da ormai dieci anni tra echimosi , incrinature, vittorie e sconfitte, mi vedeva concentrato nella pratica del K1.

“Necessiti di usare le mani anche per altro” rifletteva mia madre durante un pranzo domenicale, “che dare pugni alle persone o battere l’acciaio in ditta finisce con farti perdere dolcezza nel toccare gli altri”.
Effettivamente palesavo che ero ormai incapace di sorreggere bicchieri troppo sottili senza romperli e persino il gatto scampava come ballando il Limbo alle carezze, per via delle mani che ormai sembravano avere la consistenza di ciò che saldavo.

Pensai che era ora di mettere l’acciaio a sbollire nel Mare di Sardegna in una solitaria vacanza algherese, la prima dopo anni passati in compagnia della mi ex ,la cui fine relazione è stata sicuramente il KO sentimentale peggiore della mia vita.
Dopo aver collocato i bagagli in appartamento, inizio a vagare per le graziose vie del piccolo centro, tra negozi di gioielli realizzati con i coralli, botteghe di cibarie locali e ristoranti, soffermandomi di fronte ad un negozio di ceramiche.

Incuriosito da una serie di oggetti ritraenti ricci di mare, indugio su uno in particolare in nero opaco, scoprendo che è stato realizzato in tecnica Raku.
“Inutile spendere 80 euro, lo replicherò identico di ritorno a casa” pensai ed estrassi intrepidamente lo smartphone per rubare uno shitto, quando un “Mi scusi, ma le foto sono proibite!” mi surgela all’improvviso.
Quella che mi si para davanti lesta e leggera è un’ bell’esemplare di donna sarda sulla trentina dalle forme morbide, i cui fianchi appaiono torniti da un abile scultore.

Il viso delicato è contornato da una cashita di splendidi capelli lisci di color castano chiaro, ingemmato da una leggera sventagliata di lentiggini stagliate su naso e zigomi.
Con tono risoluto ella mi incenerisce con i suoi magnifici occhi verdi e con il suo accento gradevolmente robotico prosegue dicendomi “Cancelli le immagini, siamo in uno spazio privato e sono vietate foto e filmati”.
La mia natura di cronico giullare mi suggerisce una goliardata degna di un Monicelli: le consegno il telefono e molto candidamente le dico: “Mi scusi signorina, non volevo creare problemi.

Eccole il telefono, può controllare da se che non ho shittato fotografie” sapendo che nella galleria che le stavo mostrando oltre ad alcune delle mie opere, c’era anche un mio nudo integrale.
Reduce dell’ennesimo taglio del peso prima di una gara, la mia definizione muscolare era ormai prossima ad uno scorticato da tavola anatomica; psoas, pettorali e quadricipiti erano al massimo dello splendore. Mi ero immortalato di fronte ad uno specchio in una mattinata in cui una considerevole erezione, tracciava un’eccitata linea retta con tanto di glande semi-scoperto e lievemente inumidito.

Lei bypassò le prime due immagini di tazze da me realizzate, per poi incappare nel nudo. Come realizzò, sbarrò gli occhi e io con impudica fraudolenta innocenza, dissi “Ops mi scusi, ero convinto di averla cancellata” recuperando lesto il telefono.
Lei allargando un sorriso dimezzato dall’imbarazzo stagliato su di un rossore in viso da guinness, pronunziò un goffo “Ehm, oh no, mi scusi lei!” ed io per riportarla in una dimensione meno imbarazzante le chiesi “Mi scusi, ma è lei a realizzare queste ceramiche?”
“Sì, ho il mio laboratorio oltre quella porta” indicandone una verso il fondo del negozio “realizzo tutto autonomamente e ho un mio forno personale per la cottura delle mie produzioni.

È per caso interessato all’acquisto di qualcosa che vede esposto?”
“Valuterò, consideri che sono arrivato circa due ore fa, apprezzo molto il suo lavoro comunque, lei è un’artista incredibile” le risposi e lei replicò “preferisco definirmi artigiana, comunque non esiti a ripassare, il negozio è aperto fino alle 20. 30”
“Non mancherò, arrivederci!” e ridacchiando sotto il baffi, ma sinceramente affascinato dai suoi lavori, uscii per la strada ammaliato dalla bellissima artigiana Raku. Le mie fantasie più eccitate prendevano forma sul tornio delle mie focose fantasie.

(continua!).

LA CUGINA ASSETATA

LA CUGINA ASSETATA

Ciao a tutti, i protagonisti sono veri, ma i loro nomi non importano perciò li inventerò e ai fini della storia mi chiamerò Tito.
D’aspetto appaio un po’ di sovrappeso, cioè non sono magro ma neanche una palla sproporzionata, sono alto 1. 78 per 95 Kg non molto allenato.
Questa storia si svolge in un giorno molto caldo, ero andato a trovare mia cugina Ramona, ora devo dire che lei è sempre stata stupenda, ha un fisico atletico corredato da due tette 2° misura di forma perfetta e un culo rotondo e ora che è una milf ha un valore aggiunto.

Ora quando arrivai a casa sua non sapevo cosa aspettarmi, questa volta ero carico di mio perché scoparmela era desiderio di lunga data, tanto che per tre giorni non mi ero masturbato per avere le palle abbastanza piene, di contro Ramona ha famiglia e avrei potuto dover passare tutta la visita con anche il resto della sua famiglia, fui fortunato.
Quando lei apri la porta fu una apparizione, aveva un vestito leggero di colore bianco e tutto era come me lo ricordavo, tranne che per i capelli che ora erano rosa confetto.

Mi fece accomodare, la villa era nel silenzio, allora chiesi dove erano gli altri, lei rispose “mio marito è in viaggio, Martina e Olmo sono al parco acquatico con gli amici”, dentro di me stavo già sentendo crescere un tumulto mentre tenevo gli occhi sul suo sedere mentre mi conduceva verso il giardino sul retro dove aveva due sedie, un tavolo, un divanetto, una sdraio e una doccia fa esterno (tanto di vicini non ne ha)
Io mi buttai sul divanetto, Ramona si sedette su una delle sedie accavallando le gambe dandomi la possibilità di vedere sotto la gonna su per tutta la coscia sinistra fino ad un pezzetto di mutandine bianche.

Mentre parlavamo faticavo a non fissare la sotto, tanto che lei doveva essersene accorta visto che inizio a provocarmi.
Prima iniziò “involontariamente” a farsi aria con la gonna per poi ad un certo punto balzare in piedi esclamando “Tito, ti disturba se mi metto a prendere il sole?”, io risposi balbettando per non sbavare “certo che non disturbi, sei a casa tua” sentite le mie parole prontamente si sfilò l’abito e rimase con un 2 pezzi bianco (forse era già nei suoi piani?) il cuoi reggiseno erra composto da due triangoli di stoffa e i cordoncini per sostegno e chiusura.

Si stese prima sul dorso lasciandomi rimirare il suo corpo lucido di crema mentre mi parlava ad occhi chiusi, a questo punto non potevo evitare un’erezione, poi si girò pancia sotto e mi chiese “Tito mi spalmi la crema?” “non riesco ad arrivarci”, io non me lo feci ripetere e mentre spalmavo le feci sentire il mio uccello duro contro il braccio, quando passai alle gambe ebbi la conferma che si stava eccitando anche lei perché le mutandine iniziavano a mostrare l’alone da passera grondante e la sentivo tremare mentre passavo sull’interno cosce.

Oramai era una guerra a chi avesse per far fare all’altro il passo oltre la linea, lei ebbe l’idea di provare a farsi una doccia per far calmare i suoi bollenti spiriti e mimetizzare la chiazza che le bagnava gli slip.
Fu un errore da parte sua, beati i tessuti scadenti, non appena si bagnò tutte le parti del costume diventarono trasparenti, aderenti e per giunta gli si erano induriti i capezzoli, mi sentivo come un cavallo con le briglie tirate, mi trattenevo a stento, lei era diventata rossa appena resasi conto di cosa era successo e ancora di più quando si accorse che i miei pantaloni gonfi da paura.

Gli occhi le luccicavano e si mordeva il labbro, accidenti era inutile andare avanti a giocare, ruppi gli indugi, andai da lei e le presi la mano, la posai sul mio pacco ed esclamai “Ramona questo è merito tuo” e le infilai la lingua in bocca, dopo un leggera titubanza lei iniziò a ricambiare.
Era ora di fare un passo oltre, mentre con una mano ero saldamente ancorato al sedere con l’altra slaccia il laccio attorno al collo e quello sulla schiena facendo cadere il reggiseno a terra, lei nel frattempo continuava a palpare senza sfoderarmelo, dovetti tirarlo fuori e piantarglielo in mano e mentre io ero passato a succhiare quelle tette ancora sode lei iniziò un sega lenta.

Ad un certo punto lei esclamò “Ho sete, non faccio un pompino da quando mi sono sposata, ha mio marito non piacciono”, per me era musica e la feci inginocchiare al volo.
Mai avrei immaginato fosse così esperta e affamata, prima gli diede una leccata dalla radice alla cappella, poi turbinò tutto intorno alla cappella per poi ingoiarlo in un sol colpo e via che lo succhiava avidamente.
Era il paradiso, ma avevamo giocato troppo prima e non resistetti più riempiendole la bocca, lei si staccò un attimo, alzò lo sguardo, inghiottì e con un rivolo di sperma al lato della bocca mi disse “Tito, di già sei venuto?” io le risposi “Ramona, questa è solo la prima ondata, è un po’ che non mi masturbo e ne ho ancora molti di colpi nel caricatore”, lei sorridendo raccolse con il dito il rivolo che le era sfuggito, se lo lecco e poi ripulì fino all’ultima goccia il mio uccello.

A questo punto avevo bisogno un momento per potermi riprendere e avere un’altra erezione, l’idea per passare il tempo non tardò ad arrivare, lei esclamò “Tito, guarda che sorpresa che ho” e si sfilò le mutandine mostrando orgogliosa la sua passera con il pelo scolpito a triangolo tinto di verde prato e riprese “doveva essere una sorpresa per mio marito, ma penso che tu l’apprezzerai di più cugino”, detto questo mi buttò sul divano e lei prese a fare uno spettacolo di danza sexy, accidenti se era brava ed eccitante, non tardai a sentire il serpente che si stava riprendendo, non aspettai che fosse completamente sveglio, volevo brucare quel praticello.

Quindi presi Ramona la buttai sul lettino e affondai la faccia tra le sue cosce, le spalancai la passera, la leccai e succhiai da ogni goccia dei suoi umori, la masturbai anche, fino a che non mi esplose in faccia con un urlo
fortissimo.
Quando riprese respiro sorridendo maliziosamente esclamò “Ora che hai brucato il mio praticello hai anche di intenzione di ararmelo e annaffiarmelo?” “Sai mi sento l’utero inaridito”.
Che avreste fatto voi?
Io ingranai la marcia e dentro, ma lei mi fermò e chiese “Tito, che ne dici se ti cavalco io?” “La missionaria la faccio con mio marito e sono stufa”.

Mi hanno sempre detto di ubbidire a chi ha più anni di me, anche se non si riferissero a questo caso Hahaha.
Una volta sotto lei si impalò lentamente, accidenti era bollente a tal punto che temevo potesse scottarmi, una volta dentro tutto iniziò a dimenarsi come una pornostar e cavalcarmi, io tenevo saldamente le mani sulle sue tette strizzandole di tanto in tanto facendole fare qualche urlo alternato.
Volevo fare ancora una cosa prima di venire, allora gli dissi “Girati che ti voglio mungere come una vacca”.

La cosa le piacque tanto che rispose “sono una vacca da latte, desidero che tu mi munga” e detto questo si sfilò per girarsi e riprendere a cavalcarmi, ma a questo punto avevo le labbra saldamente su i suoi capezzoli, accidenti se erano dolci, quando fui prossimo a venire per la seconda volta le dissi “sto per venire, voi farti un’altra bevuta?” e lei velocemente mi rispose, “ti ho detto che voglio che mi inondi l’utero, ne ho tanto bisogno”.

Allora strinsi il suo pube contro il mio e con un bel colpo gli spinsi lo schizzo quanto più in profondità che potevo, lei urlò “cazzo, sei proprio un fiume in piena”, la trattenni su di me fino all’ultimo schizzo.
Quando mollai la presa lei si sfilò e su mise a sedere sulla sedia a gambe aperte e disse “Ahh, per ora mi sono saziata, ma ho ancora un po’ di fantasie, non sparire, voglio che mi aiuti a realizzarle”.

Prossimamente vi parlerò delle altre fantasie di Ramona, per ora un saluto e commentate.

Voglia di cose porche. parte 4 – finale

Avevo la mano sinistra ancora impiastricciata dei suoi succhi perciò tirandole giù il vestito per scoprirle il seno le avevo cosparso le mammelle dei suoi umori ed ora ero lì che mi gustavo la consistenza dei suoi capezzoli ed il sapore della figa in un unico assaggio godurioso. Gliele leccavo, le succhiavo, le mordicchiavo e poi le succhiavo ancora in un amplesso frenetico che mi stava mandando in paradiso. O all’inferno se volete, ma stavo godendo troppo di quella dicotomia tra il suo sapore di candido latte e l’uso peccaminoso che riesce a farne.

Io amo questa donna e con lei voglio andare oltre ogni limite.

Sveva sentiva quanto stessi godendo delle sue tette, ed entrambi ora godevamo anche del fatto che ci fosse un terzo, un uomo a godere del nostro piacere, questo dovette mandarla completamente in estasi perché mi afferrò la testa con la mano sinistra e continuava a schiacciarmela contro quelle magnifiche poppe che si ritrova fino a ficcarmele quasi completamente in bocca.

Non ci capimmo più niente, eravamo solo carne e piacere infinito.

Non so se in quegli attimi lei guardasse il nostro voyeur, ho sempre pensato di si, e lo pensai soprattutto in quel momento visto il suo inaspettato gesto, era la prima volta che mi costringeva ad ingoiare le sue porche tette, ma devo dire che non mi dispiacque, anzi mi infoiò ulteriormente. Ripresi un minimo di controllo sul mio corpo ed infilai nuovamente prima tre dita e subito dopo quattro nella sua grondante figa, ma di forza come si fa con le puttane.

Fece un sussulto tale che sobbalzò dalla mia gamba, e a quel punto inarcò la schiena all’indietro appoggiandosi con le spalle al pilastrino del gazebo sotto il quale eravamo e allargò le cosce all’inverosimile. Con questo gesto improvviso mi stappò le mammelle dalla bocca e con la mano penzoloni mi afferrò il cazzo un po’ per reggersi e non cadere ma soprattutto perché ormai aveva un gran bisogno di sentirsi in contatto diretto con quel pezzo di carne che già da un po’ mi esplodeva nei pantaloni.

Stava per sbottonarmeli infatti ma non ci riuscì perché cominciai a rovistarle la figa con un ardore tale che le tolsi la forza di fare qualunque gesto, non potette far altro che abbandonarsi alla lussuria e lasciarsi fare tutto ciò che volevo. A quel punto avevo di nuovo io il controllo della situazione e lo sapevo. Sentii il porco che è in me lacerare i vestiti e venir fuori come Hulk. Alzai lo sguardo e cercai il guardone..
Che delusione! Non aveva nemmeno il cazzo fuori, si stava a mala pena palpando da sopra il pantalone..

Sveva era lì in preda alle mie voglie di cose porche, con gli occhi chiusi e a cosce larghe che mugolava da vera troia, e l’unico spettatore era un voyeur ortodosso a cui bastava guardare.. io volevo di più!
Finii comunque il lavoro iniziato e le misi la figa veramente in subbuglio infilandoci a tratti l’intera mano dentro fino alle nocche, venne come non mai davanti all’omino che si ritrovò davanti una gocciolante brioche slabbrata.

Passato qualche minuto, ci riprendemmo entrambi, salutammo il nostro spettatore e facemmo un giro per il locale. Non so perché ma quell’individuo così imprigionato nella sua perversione ci turbò, all’inizio sembrava quasi dispiacere per quello che poteva essere e non era stato, ma a pensarci bene, ci aveva proprio turbato, ci aveva lasciato paradossalmente una sensazione di sporco. Per carità, nulla contro i voyeur, racconto solo la nostra esperienza, che in quel caso, in quel contesto, poteva essere più aperta e di condivisione, ed invece percepimmo quell’uomo come solo, capace di provare piacere solo se fosse rimasto “solo”, e ciò ci fece sentire sporchi, inanimati, oggetti da non toccare ma da cui trarre solo quel proprio specifico piacere, e non ci piacque affatto.

Non ce lo dicemmo, ma per qualche minuto io e Sveva pensammo di andarcene, non era come ce lo aspettavamo. Infatti eravamo partiti per farci un giro del locale ma vedemmo passare quell’uomo e tornammo immediatamente indietro. Ci venne la botta romantica per cui uscimmo di nuovo fuori a guardare la luna; era bellissima quella sera e ci abbracciamo forte.

Stavamo quasi per andare via quando indicando la capannina etnica dissi a Sveva:
“Ti va di stare un po’ lì e poi andiamo via?”
“Si, va bene” replicò.

Si trattava di una capannina rotonda, semitrasparente perché costruita completamente con quelle cannucce di bambù che si trovano nelle località di mare, ed un tetto conico. Al posto della porta una tendina millefili sempre realizzata con pezzetti del medesimo materiale, di quelle che il venticello delle sere di fine estate sposta e suona soffiandoci attraverso. All’interno solo un lettone a tre piazze in similpelle con ai lati due poltroncine.

Ci piacque.

Dava la sensazione di intimità poiché era chiusa ma allo stesso tempo era intrigante poiché in realtà molto si poteva sentire ed intravedere da fuori. Sveva si stese sul lettone ed io accanto a lei.
Ora era anche più bella, aveva sul viso la paura e l’ingenuità di chi si affida a te perché sa che è in un mondo ancora troppo sconosciuto, ed inoltre il chiarore della luna e quei bambù di sfondo le donavano un’aria troppo particolare.

La fissai dritto negli occhi, la strinsi forte al mio petto e la baciai con amore. Fu un bacio delicato, sentimentale, di quelli che dai alla donna della tua vita e che vorresti non finissero mai. E infatti non finiva più e si andava trasformando; man mano che la mia bocca accarezzava la sua, la sua massaggiava la mia, e ci succhiavamo a vicenda le labbra e le nostre lingue andavano danzando su un immaginario crescendo rossiniano fino ad arrivare al suo apice quando mi ritrovo Sveva a farmi un pompino alla lingua.

Meraviglioso!

La afferro per le spalle, la stringo ancora di più a me, la bacio con ancora più passione e comincio a strusciarmi sulla sua coscia destra per farle sentire il mio cazzo gonfio e ormai dolorante, era così stracolmo di sperma che sarebbe bastato che lei me lo guardasse per farmi eruttare. Lei era lì abbandonata e serena tra le mie braccia, la vidi lasciarsi andare sempre di più con gli occhi chiusi ed allora li chiusi anch’io.

Allo stesso tempo non ce la facevo più, dovevo tirar fuori il cazzo e infilarglielo da qualche parte, e così feci. Abbassata la zip il pisello shittò fuori come la molla di un marchingegno quindi mi accinsi verso di lei strizzandole le tette e affondando ancora di più la mia lingua nella sua bocca. Sveva cominciò allora ad ansimare focosamente, volevo scoparla perciò cercai di scavalcare la sua gamba con la mia lasciando sempre il pene in contatto con la sua pelle, ma mi resi conto che non potevo.

Sveva aveva le cosce serrate e mugolava sempre di più, ma non era solo per le fantasie a cui si era abbandonata, sull’altra coscia, quella lontana da me, c’era una mano ed io l’avevo urtata col ginocchio. Forse era la sua, “ma no non starebbe godendo così tanto” -pensai- perciò ritrassi un po’ il ginocchio ed eccone un’altra, sull’altra coscia, quella su cui mi stavo arrampicando, ed era proprio in mezzo alle mie gambe che accarezzava Sveva ma che io strusciandomi su di lei sfioravo con la cappella.

Ero così eccitato che non riuscivo ad aprire gli occhi, non volevo vedere per paura di venirmene nei calzoni per quanto le mie palle fossero piene.

Più queste mani si muovevano più Sveva gemeva come una puttanella alla prima penetrazione; feci per muovermi ancora quando sentii una terza mano all’altezza del suo polpaccio. Ora era troppo, non potevo continuare a stare con gli occhi chiusi, dovevo vedere, li apro e ci sono due giovani uomini sui 30-35 anni che la stavano accarezzando ovunque con una modalità che conoscevo: la accarezzavano in maniera decisa nel tentativo di allargarle le cosce.

Pochi istanti e decisi, dovevo ritrarre la mia gamba per agevolarli e così feci. Uno di loro si era spinto sotto il vestitino ma non le toccava la figa da sopra, le aveva invece infilato di forza la mano all’inguine tra le cosce serrate nel tentativo di stimolarla da sotto e fargliele aprire, mentre l’altro si prodigava in un massaggio più delicato per tutta la lunghezza delle sue bellissime gambe.

Ero estasiato, guardavo questi due bramosi di avere la mia donna, che senza chiedere nulla si erano infilati nel nostro letto e la stavano toccando ovunque.

Mi girai per guardarla in volto e mi resi conto che era travolta dall’eccitazione, alcuni spasmi alle gambe invece preannunciavano che stava quasi per mollare e lasciarsi sopraffare da quei maschi vogliosi di possederla. Mi immaginai subito disteso supino sul letto, Sveva che mi faceva il pompino migliore di sempre a pecora e quei due a sbatterla con vigore da dietro come piace a lei.

La nostra voglia di cose porche stava trovando soddisfazione ed ancora di più ne avrebbe trovato a breve.

Ma non tutte le ciambelle riescono col buco.

Sveva infatti ebbe un sussulto, spalancò gli occhi improvvisamente, mi abbracciò e mi chiese di mandarli via.
“Avete chiesto il permesso a qualcuno?” -feci a loro con tono minaccioso-
“Ma noi.. veramente.. pensavamo ve ne foste accorti..”
“Ripeto, avete chiesto il permesso a qualcuno?” -incalzai alzando ancora di più il tono-
“No, ci dispiace..”
E andarono via.
“Ora è tutto ok.

Ti sei spaventata?” -le chiesi dolcemente-
“Si un po’ si. Non me lo aspettavo!”
“Però stavi godendo come una monella!”
“Si” e mi sorrise maliziosa e ingenua allo stesso tempo.

Quell’avventura si concluse comunque con un suo magistrale pompino. Glielo chiesi esattamente nella posizione che avevo sognato e col culo rivolta verso la porta:
“Così chiunque si affacci deve poter ammirare la tua figa spalancata!”
“Si ma promettimi che non fai entrare nessuno!”
“Promesso!”
Le inondai la bocca di tutto il seme caldo accumulato durante l’intera serata, e lei fiera svettava il suo culo all’aria come la gran puttanella che è dentro, anche se la sua parte “bambolina svampita” mi ha lasciato con un sogno nel cassetto che spero vorrà presto riaprire!.

Voglia di cose porche. parte 2

Quella settimana avevamo entrambi lavorato tanto, eravamo stanchi, ma più si avvicinava il week end più aumentavano i miei pruriti. Era arrivato il momento di realizzare almeno una delle nostre fantasie, e solo a pensare alla carica erotica che sentivo dentro, mi viene duro ancora adesso mentre scrivo.

Sapevo cosa volessi ma non sapevo dove potessi trovarlo. Per alcuni giorni mi piazzo al pc e cerco: “DISCOTECA TRASGRESSIVA”, “SERATA EROTICA”, “EVENTI HOT”, e tutto ciò che la mia mente riusciva a partorire pur di raggiungere il mio obiettivo.

Nulla, non trovai un bel niente nei paraggi ed avevo cominciato a rassegnarmi di dovermi affidare al fato; prima o poi sarebbe capitato e basta se proprio lo volevamo.

Proprio in quel momento però mi venne in mente che a poco più di un’ora da noi c’erano alcuni locali per scambisti. Un genere di locali di cui mi avevano parlato degli amici in passato, poiché ci avevano trascorso delle serate e si erano anche divertiti molto, mi ricordai della zona che mi avevano indicato in quanto da quelle parti se ne potevano trovare più di uno.

Premetto che nonostante gli inviti ricevuti, non ci ero mai voluto andare. Un po’ per pudore, un po’ per paura di trovare ambienti troppo squallidi, mi ero sempre rifiutato, e mai avrei immaginato di avere invece una smisurata voglia di andarci con la mia compagna. Già. Mi stavo scoprendo sempre più eccitato all’idea di partecipare con lei a quel genere di situazioni che mi avevano descritto con dovizia di dettagli.

Appena entrati, avevano pagato l’iscrizione (esosa per i single ma free per le coppie) ed erano stati accolti con garbo dal proprietario, un tipo sui 50, distinto, piacente, che li aveva subito condotti all’angolo bar al piano terra dove aveva offerto loro da bere.

Gli aveva poi spiegato il regolamento della sua associazione, e raccomandato il massimo rispetto per tutti e per la privacy di tutti, e man mano gli aveva fatto fare un giro della struttura. Finiti i convenevoli, qualcuno di loro aveva iniziato a ballare avvinghiato con le signore già in pista, ed aveva ben presto scoperto che erano tutt’altro che sole, i mariti infatti erano seduti ai divanetti per godersi le mogli fare le porche con degli sconosciuti; qualcun altro si era diretto al piano superiore ed aveva subito infilato il cazzo in un glory hole.

Pochi attimi e qualcuno dall’altro lato aveva preso a succhiarglielo con maestria, qualcun altro ancora si era ritrovato in una gang bang nel privé a scopare una perfetta sconosciuta desiderosa di farsi penetrare ovunque.

Nel locale c’era chi voleva avere un ruolo attivo ma anche chi era lì solo per masturbarsi guardando gli altri godere.
Insomma il paradiso delle cose porche.

Ricominciai a cercare e ben presto li trovai tutti.

Visitai i loro siti internet con l’impazienza e l’eccitazione di un bambino che sceglie i suoi regali di Natale. Immaginavo di trovare delle immagini delle serate ed invece, giustamente a tutela della privacy, c’erano solo le foto degli ambienti e l’elenco degli eventi in programma.

Clicco, sfoglio, scorro, analizzo, valuto, leggo recensioni.. mi sento quasi in ansia.. è una decisione importante, non vorrei rovinare la nostra prima volta con la scelta sbagliata.

Alla fine mi decido ed il venerdì sera chiamo per avere informazioni. Mi risponde un uomo dalla voce garbata, mi chiede se sappiamo come funziona, se sono un single o in coppia, se fosse la nostra prima volta, “Sa glielo chiedo per evitare di accettare prenotazioni da più persone provenienti dalla stessa zona”. Mi sentii rassicurato dalle sue precauzioni, perciò confermai la prenotazione di un tavolo per una coppia al sabato sera.

Ero eccitatissimo.

Non vedevo l’ora. Finalmente stavamo per realizzare il nostro sogno erotico.
Decisi di non dire nulla a Sveva fino al giorno successivo. Aspettai impaziente l’arrivo del pomeriggio di sabato per inviarle un messaggio.
“Stasera ti voglio sexy, fammi vedere tutto ciò di cui sei capace!”
“Che intenzioni hai?”
“Divertirmi e vedere fin dove siamo capaci di arrivare”
“Ok”

La sfida era iniziata. Sentivo già la pressione aumentare nel mio pantalone.
Arrivò la sera e passai a prenderla.

Uno squillo e lei uscì.
“Cazzo quanto è bella!” pensai, aveva addosso un vestitino di pelle nera, aderentissimo e scollato da farla sembrare nuda. I capelli ricci biondi selvaggi, le sue bellissime gambe lunghe erano senza calze ma lucide d’olio idratante, mentre ai piedi aveva dei sandali aperti senza tacco intrecciati sopra a mo’ di schiava. Solo a guardarla avevo il cazzo talmente duro che mi faceva male!!

Aveva il passo leggero e fiero mentre si avvicinava alla macchina, era elegante e graffiante come una leonessa; mi fissava per eccitarmi e sentiva che ci stava riuscendo alla grande.

Quando entrò non potetti resistere, la baciai con foga e le misi immediatamente la mano sulla coscia.. era liscia e unta, se non ci avesse aspettato di meglio, l’avrei presa lì dov’eravamo!
“Sei uno schianto” dissi.
“Grazie”
E partimmo.

Mi raccontò di quanta fatica avesse fatto a trovare qualcosa di adatto, che si era dovuta arrangiare (“E menomale!” Pensai) poiché non aveva trovato ciò che avrebbe voluto indossare, e che aveva anche chiamato un’amica (Una gran golosona!) per farsi consigliare su cosa indossare, e che persino quest’ultima, che di remore di solito non ne ha, le avesse chiesto se fosse sicura di mettersi così in mostra.

Intanto avevo imboccato l’autostrada, e la mia mano non si era più scollata dalla sua coscia; continuavo ad accarezzarla e stuzzicarle il clitoride col mignolo, affondando colpi delicati ma decisi. Si parlava di questo e di molto altro quando le chiesi: “Me lo cominceresti a fare un pompino? Sono eccitatissimo!”. Mi sorrise col suo magnifico sorriso quando è imbarazzata ed eccitata. Mi sbottonò il pantalone, mi tirò fuori l’uccello non senza difficoltà visto che era in erezione già da un po’, e mentre si stava piegando ed avvicinando con la bocca al mio cazzo mi chiese: “Dove mi porti?”
“A scopare!” risposi.

Socchiuse gli occhi, si lasciò andare in un gemito voluttuoso di piacere, e cominciò a succhiarmelo come se non ci fosse un domani. Su e giù, su e giù a bocca spalancata, tanto che sentivo il glande penetrarle la gola. Avevo l’uccello completamente zuppo della sua saliva e lei che non smetteva di succhiarlo e leccarlo vorticosamente, ma dovevo anche stare attento alla strada e non fu affatto facile, anche perché poi prese a giocare con le palle e solo lei sa quanto il suo modo di massaggiarmele con la lingua e con le mani mi faccia godere.

Cominciai a sentire le tipiche contrazioni allo scroto che precedono una copiosa sborrata ed in pochi istanti le inondai la faccia e la bocca. Fu particolarmente brava perché per non sporcarmi i pantaloni cominciò a leccarmi ovunque per ripulire tutto.
“Brava amore mio, puliscimi bene che voglio essere impeccabile adesso che arriviamo!”.

Alessia malizia ermafrodita acerba.

Con Alessia primo Orgasmo( 11 anni lei ed io 16; storia vera).
(“ le Donne, le femmine in generale sono figlie di Satana, in quanto, quello che voi maschietti sognate di notte , e vi contorcete svegliandovi madidi di sudore, eccitati, ricordate, le donne lo hanno già fatto!!!!”
Cit. del prof. De Rubertis. )
Avevo 16 anni, e all’ epoca non esisteva Internet, la circolazione delle riviste porno aveva acceso i miei istinti sessuali di maschio sessualmente sviluppato di fine pubertà, pur essendo ancora un adolescente minorenne brufoloso; le mie fantasie sessuali divennero private e presero visione quando furtivamente mi ero impossessato di una rivista porno ” Le Ore” a colori, e per potervi accedere dovetti occultarne una copia nel soffitto del mio condominio, in una trave nascosta in quanto non potevo tenerla in casa; le andavo a guardare da solo, ogni tanto per eccitarmi su quelle scopate, sui pompini, sulle inculate di donne giunoniche o efebiche e di negri superdotati di turno.

Tuttavia senza mai essere giunto in un vero primo orgasmo, sia data la mia incertezza sulla masturbazione (il fai da tè non mi era congeniale,e veramente non ne avevo nemmeno l’ istinto anzi forse avevo paura…) , o sul rapporto sessuale reale non avevo idea; con l’altro sesso un approccio concreto era tuttavia improbabile , ero proprio timido, incompetente e una frana, figuriamoci il resto; avevo bisogno di essere “ stimolato” , “ svezzato” ma da chi?,
Eppure di navi scuola se ne è sempre parlato, ma volesse il caso che nel senso letterale, in quel periodo ” mature signore non ne conoscevo”, ma il destino aveva in serbo un piano per me, per farmi scoprire uomo, e data la situazione che vi racconterò, molti potrebbero storcere il naso, ma allora premetto di chiedere a maschietti e femminucce, come si sarebbero comportati/e al posto mio? Oggi sicuramente è più normale ( oggi ho 48 anni e i fatti descritti si svolsero, quando ero verso i 15-16 anni).

Per anni ho pensato a questa esperienza, diciamo a questo amore, visto che io lo ero davvero innamorato , e non sò se dall’ altra parte data l’ immaturità ero considerato un giocattolo. Da sempre sono stato un romantico, ma il mondo, e le persone in generale , vedono solo materialismo e evidentemente più ciniche diventano manipolatrici, anche se si ci prende una bella soddisfazione , quando capiti di chi si ha a che fare sta a noi decidere se accettare la sfida o declinare ed è certo che nella vita ci sono dei fatti, che accadano semplicemente perchè si desiderano, ed una volta avverati bisogna accettare tutte le conseguenze che ne derivano.

…Sulla rivista donne e uomini che ne facevano di tutti i colori davvero e avevo voglia di eiaculare….

Avevo bisogno di “qualcosa che mi scuotesse”!!! Ma la mia difficoltà, era quella di vivere un’emozione, e non un surrogato. Il calore umano è insostituibile in certe situazioni. Non ho mai avuto la faccia tosta, e si sa con le donne,e bisogna averne tanta se si vuole scopare (non basta un bel faccino o un cazzo grosso). Tuttavia le porche e ninfomani ogni tanto le incroci, e non hanno età e meno male!!!!. Malgrado la natura mi avesse dotato di un aspetto gradevole, mi piacevano, e tutt’ oggi mi piacciono molto le donne, e devo aggiungere che sessualmente mi trovo al di sopra della media, sia per quanto riguarda a passione, sensibilità e diciamola “ dotazione”, nonché resistenza e porcaggine; elementi che avrei scoperto tardi, data la mia natura introversa, forse condizionata da una educazione troppo spartana e rigida sotto certi aspetti.

Pertanto il mio racconto, non è una giustifica ma nemmeno una esaltazione, ma la spiegazione , che nella vita il maschio in generale non circuisce quasi mai ed è sempre la donna o il maschio con istinto da donna che è perversa; sarò sessista ma è così, nell’ ipocrisia delle donne solo il signore degli specchi può comparare…. Nel seguito della mia vita ho avuto occasioni esplicite, non seghe di presunzione, di donne e purtroppo anche uomini che avrebbero avuto volere un rapporto sessuale o romantico con me; io molte volte mi sono negato, ed altre arrivavo fino ad un certo punto, poi al concreto non consumavo perchè non mi interessava più…(eppure amo da dio, in tutti i sensi, è la mia mente e anima che non andava….

).
Ritengo che o essere “ donne”, o avere istinto da femmina, come nei trans o nei trav, o negli omosex, sia più facile e su certi versi più appagante in quanto sedurre è più facile, pur restando convinto che il rapporto tra Uomo e Donna sia il più completo e appagante che esista, molte persone di oggi si dichiarano bisex in quanto omosessuali non convinti, coperti, ma infelici a mio avviso.

Caratterialmente poi, ci sono maschi che sono dentro come femmine, e viceversa donne che si dichiarano lesbiche , raggiungendo l’ apice della perversione.
Tuttavia la seduzione spietata di una giovane ninfetta di circa 3 o quattro anni più piccola di me,( che né avevo 16), ebbero un effetto bomba nel mio cervello e nel mio corpo. Alessia la sorellina del mio amico coetaneo Luca , fu fatale, pur premettendo che non calcolai nulla di quella tempesta che dopo si sextenò in me e in complicità anche di Alessia ( una piccola zoccola….

) che alimentava un fuoco, e che lei da bambina viziata voleva provare come un gioco e malgrado la sua giovane età, sono sicuro che lei provasse il gusto perverso della trasgressione dettata anche dal carattere della piccola; ostinata,viziata,viziosa e imbelle,e lottando con ostinazione riuscì ad ottenere un frutto inaspettato con la stessa ostinazione dei bambini capricciosi ,ma premetto e rimarco che non pensavo, e non avevo realizzato nessuna di tutte le attenzioni che divennero per lei un gioco concreto ,ma per me qualcosa altro se non amore( avrei potuto deflorarla ma non l’ ho fatto…..) ; non ci pensavo affatto, anzi; da sempre che la detestavo, fino al momento in cui invece diventò il mio primo amore, e non potetti farne più a meno.

Conoscevo Luca da bambino; la madre era comare di mia madre e abitando nello stesso stabile e le mie frequentazioni in quella casa erano di famiglia; sebbene i genitori di Luca un po’ altezzosi e superbi, talvolta mi schernivano, per via del mio carattere remissivo soprattutto con i miei genitori; frequentando Luca nei pomeriggi d’ estate, ero sovente intrattenermi a casa sua (avevavamo 16 anni) , e lui non incominciava a prestare più tanto importanza sulla mia presenza, tanto che ipnotizzato da una console Commodore 64, aveva abbandonato la voglia di distruggermi a scacchi sparandosi un video game antesignano,; per noi appunto in cui radio e televisione e riviste rappresentavano un accessibile modo di comunicazione, e i pc all’epoca erano magici.

Alessia era la cocca viziata, da bambina viziata dai genitori era solita intromettersi in tutto, lasciandoci poco spazio delle volte alla mancanza di comunicazione tra maschi , e anche perché la Alessia era davvero un piccolo demone, viziato, abituata ad ottenere tutto ed io che rappresentavo una sua vittima, e mi resi conto, quando oramai era troppo tardi per pensare, che eravamo diventati amanti clandestini in un età in cui si è davvero nei ” giochi proibiti” si trova l’ amore puro.

La Alessia inconsapevolmente, aveva incominciato a sedurmi, sebbene con fare innocente da parte mia subivo, ma la Alessia sadicamente ci rideva e nella sua testolina si era insinuato il germe della malizia, e sebbene acerba nel fisico seppe farsi notare in modo prepotente.
Alessia sebbene femminuccia sembrava un maschietto con un taglio di capelli che molti lo scambiavano per un maschietto, ed ebbi modo di capire che i genitori di Alessia, conoscevano che alla nascita, Alessia, sebbene determinata all’ anagrafe di “ sesso femminile” in quanto tale con vagina e utero e ovaie, presentava al posto del clitoride, un pisellino che si sarebbe sviluppato , ed era un raro caso di “ ermafrodita vero”, ossia era possessore di apparato riproduttivo femminile, ma dotata anche di un “clitoride” grosso come un fagiolino(all’ epoca) , un piccolo pene su una passerina, che madre natura le aveva dotato in seguito al fatto che era il risultato della fusione di due gemelli (maschio e femmina, in un solo essere…..almeno questa è la spiegazione “ rozza medica dell’ ermafroditismo vero”).

Io questo lo ignoravo fino a quando non lo capii di persona. I genitori non avevano mai detto a nessuno di questa “ peculiarità” figuriamoci a noi ragazzini.
Date la circostanze di ” attenzioni “, che Alessia richiedeva in esclusiva da famiglia e genitori, ottenne “ attenzioni” in modo pretestuoso anche da me che ero storico amico di famiglia.. Vi è mai capitato? Di cercare o meglio scoprire tutto quello che si cerca in un attimo.

Beh non parliamo del fatto che io avessi un blocco causato dalla eccessiva timidezza, ma del fastidio che si trasforma in ” piacere” l’eccitazione provocatami mi entrava pian piano nella mente. In poche parole la Alessia aveva implementato l’abitudine di stuzzicare la persone maschili ( alcune…. ) e con me ebbe un grosso affare, non si aspettava la reazione che ne segui,ma lei , pur di ottenermi come l’ ennesimo trofeo personale, e pur non sapendo come si sarebbe evoluta la cosa ,non desisteva nel suo “fare”, anche se cercavo di sottrarmi nei primi tempi.

Sta di fatto che i pomeriggi da Luca prendevano una piega diversa, nel senso che non andavo più a trovare Luca , ma per incontrare Alessia. Luca oramai ignorava che tra me e Alessia sarebbe nata una complicità , diciamo fuori dal previsto e dal comune, data e conosciuta la mia antipatia per la ” piccola peste” non se ne preoccupavano se ricevessi fastidio o ne arrecassi; Luca e li genitori stessi oramai non so se riuscissero a capire quello che stava succedendo ,continuando comunque ad ignorare e a lasciare fare tutto alla cocca di casa, del resto per loro vedere felice Alessia era l’ unica cosa che importava , pur mortificando Luca o chiunque ,continuamente, e soprattutto Alessia avrebbe dovuto sempre fare ciò che voleva….

Se non fosse il fatto che le donne viziate sono sovente anche ” viziose”, ella piccola Alessia non faceva eccezioni, ma ebbe modo di sondare un terreno che lei stessa fu soggiogata. La Alessia era diventata sempre più sfacciata e provocante anche conscia di agire indisturbata , perché al limite sapeva che la colpa e i cazziatoni erano sempre di Luca colpevole di volere escludere la sorellina, e figuriamoci a ogni tentativo di segnalare Alessia nei comportamenti “ anomali”.

Del resto la segreta duplice e ambigua fattezza di quella ninfetta,credo anche cerebralmente, le provocasse istinti “ primordiali” che la scienza o i medici o le persone non capiscono.
Abitavamo in un condominio di periferia, e in verità non andavo molto d’accordo, con gli altri ragazzi del mio stabile, soprattutto con quelli più piccoli, proprio quelli della età di Alessia. Alessia invece era un maschiaccio, ma ragazza, e non solo frequentava esclusivamente maschietti, ma “ legava” in modo “ anormale”, forse un poco dal fatto che inconsciamente avvertisse quella sua diversità un pò per avere sempre tutti al centro delle attenzione fù molto precoce, e lo scoprii col tempo in quanto lei confidatasi; mi raccontò che gli altri ragazzini, l’ avevano iniziata a dei giochi a sfondo sessuale; probabilmente avevano scoperto “ il segreto” di Alessia, nella sua duplice sessualità, e sta di fatto che loro sentendosi un branco ( gente priva di cultura del resto ancora oggi), non so come ,o dove, e quando, avevano “ istruito” Alessia; era la femminuccia del gruppo, sebbene all’ apparenza un maschio; a dire della Alessia spesso tutti riuniti, i ragazzini, si calavano le braghe e gli slip, e Alessia a turno doveva “ intostare” a mano, e forse “ mangiare i pesci” (sue parole)….

Sta di fatto che erano tutti bambini minorenni e nessuno di loro probabilmente, non aveva nemmeno cominciato la pubertà. La Alessia era probabilmente alla ricerca del “ maschio dominante” diverso, anche se non sapeva come dovesse essere fatto, di certo non di quei piccoli “pesciolini”; ebbi figura dominante, nel senso, che una volta riconosciuta nella mia persona la superiorità ,legata al fatto che avessi un cazzo enormemente sviluppato, grosso come una banana, con grossi testicoli, e tanto pelo scuro che dall’ ombelico creavano un vello scuro, dove le mie forme di uomo prendevano risalto, la giovane se ne innamorò perdutamente.

In più Alessia aveva soperto i gentori nell’ atto sessuale:- “ Si papà era addosso a mamma, facevano amore!!!!
A Luca più volte facevo presente del ” nuovo gioco di Alessia, ossia, con le manine incominciava al dì sopra i pantaloni a pompare come si fa con le palline antistress, ma nel mio caso il mio pacco dei pantaloni era diventato l’obiettivo di Alessia e appena giunto in salotto dove Luca non mi disdegnava proprio più, incollato davanti a sto Commodore, impegnato a giocare.

Io nel frattempo sollecitato dalla troietta, dapprima soffrivo ed ero combattuto, e non avrei voluto cedere ad una pulsione che lentamente mi stava sfiancando, compresi e cambiai strategia; volevo vedere la reazione di Alessia, forse l’ avrebbe smessa ,macchè!!!… Fatto vero che incominciavo a prendere gusto di quelle erezioni provocate da quelle manine, e pensai che piuttosto combatterla avrei dovuto agire diversamente, anche perché nel frattempo la puttanella mi provocava delle erezioni, che dolorosamente mi duravano anche dopo essere tornato a casa.

Un pomeriggio fu galeotto e da allora tutto cambiò.
Era rischioso ma dovevo capire….
Il pomeriggio di un giorno di Maggio, premeditai di appartarmi con Alessia e giunto
allo stremo, e le dissi diabolicamente :” vuoi vederlo?” “Poi tu mi fai vedere come sei tu”?
-Lei entusiasta: ” Siiiiii, daiiii!!! “
Mi limitai ad aprire la cerniera e a cacciare parte della cappella; non potevo denudarmi, troppo rischioso….
“Le dimensioni del mio cazzo erano tali che avevo un bozzo sotto i pantaloni e la troietta ne era sollazzata e incuriosita, e oramai lo pretendeva.

Io da parte mia , avevo le grazie di i madre natura ,e scoprii avermi fornito un cazzo ben fatto,con un paio di testicoli grossi e pelosi ad un’ attrezzo che in erezione è un 21 centimetri per 4, 5 di spessore…. –
” Mhh che bello grosso, non pensavo di trovarlo così!!! Che Banana!!!” “ Non è come quello di Paoletto!!!!,io basito…”Si Paoletto e Gianluca hanno il pesce piccolo, il tuo invece è bello, è il pesce e devo mangiarlo”.

Più volte la bloccai, fosse stato per lei mi avrebbe preso il cazzo in bocca subito, ma io non volli, per il momento…. Delle volte farsi scrupoli nella vita è dannoso e ciò che sembra detestare si trasforma, in qualcosa di effimero e piacevole…. Io e Alessia non eravamo più gli stessi. Mi facevo palpare il cazzo e di canto mio incominciavo con le mie dita ad insalivarmi e a cercare spazio negli shorts pigiamino di Alessia, e incominciare amorevolmente il desiderio di possederla, ed ella di essere posseduta tra mille gridolini.

Tuttavia ebbi modo di appurare che Alessia era carina e grande sorpresa, introducendo le mie mani nei suoi slippini ebbi modo di sentire , che oltre alla fessurina, della fighetta, aveva al posto del clitoride, un piccolo cazzetto di poco simile ad un pene appunto non sviluppato come un pene normale appunto, ma era in erezione. Per Alessia ero diventato unico, dal momento che avendo constato e toccato in pieno il pene vero, appartati in cameretta, era compiaciuta di ritrovarsi in mano un cazzo unico, grosso e peloso da fare suo…La ninfetta si sextenava, le mie dita le frugavano la passerina, mentre con un altro dito, a forbice le esploravo il culetto, ed io in impeto le leccai la fighetta per la prima volta e quel piccolo cazzetto che spariva nella mia bocca.. Comprese che ero il maschio dominante e mi impedì che io prendessi in bocca il suo clitoride,la femmina era lei e io doveva asservire pur dirigendo lei il gioco.

Mhhh la troietta da quel giorno mi saltava addosso praticamente…Con un fare possessivo, mi sequestrava con una scusa banale di cui io ero complice…Ero in sua balia dal momento in cui mettevo piede a casa di Luca…Mi saltava sulle ginocchia posizionandosi col culetto esattamente sul mio pacco,e con fare disinvolto cercava la mia erezione sotto i pantaloni, anche quando non potevamo assentarci. Con la scusa di impossessarsi del computer di Luca, pretese di starmi seduta sulle cosce, dietro la scrivania, e furtivamente, attraverso la zip aperta dei miei pantaloni, mi toccava il cazzo negli slip, fingendo di giocare al pc; che diavoletta!!!! Il mio cazzo era così duro che si bagnava pur non raggiungendo l’ orgasmo.

Io a mia volta gli introducevo le dita nelle mutandine…. E questo lo faceva sempre, anche davanti alla madre o al fratello, con una sfacciataggine e una sicurezza, che a pensare oggi, rimango allibito… Era diventata la mia donna e lei consapevole di avere trovato un grosso giocattolo da spupazzare. Sotto il tavolo o mi faceva piedino, o si fiondava seduta col suo culetto acerbo sul mio cazzo muovendo e ancheggiando il bacino con movimenti ondulatori e sussultori mimando l’atto, consapevole del fascino che carpiva dal mio cazzo in erezione e godendo dal fatto che più lo sentiva duro e più ne era contenta.

Era attratta dai cazzi, ma anche dalle donne. Di sovente sempre seduta sul cazzo, prendeva una rivista “ Vestro” ( un catalogo che all’ epoca vendeva di tutto), e sfogliandolo noto che si sofferma richiamando la mia attenzione, dalle foto delle modelle attempate e non in intimo, guepiere e corsetti, ma soprattutto, si eccitava e si tratteneva a guardare , i modelli maschili in slip,facendomi notare il gonfiore che quei figurini erano ritratti. Era una piccola zoccola e andava educata.

_ Le dissi : “ lo vuoi vedere un giornale, dove gli uomini e donne nudi fanno l’ amore?””””
–“ Siii dai subito…
-“ Non ora Alessia, non posso è nascosto in soffitta!!!”””
-“ e che me ne frega, andiamo ora…..”
– “ ma come facciamo?”
Detto fatto, la zoccola chiese alla madre il pomeriggio stesso le chiavi della soffita , con la scusa che io avrei dovuta accompagnarla a prendere un giocattolo.

Si il giocattolo, giunti in soffitta, le porgo la rivista , dal suo nasondiglio impolverato, e la troietta incomincia ad occhi sgranati a sfogliare il giornale, stupefatta ,si sofferma sulle scene dove quei grossi cazzi sodomizzano, dove le donne succhiano cazzi e si baciano,e mio stupore si sofferma sulle foto di una negra bbw, e incomincia a leccare il foglio di carta sulla foto dove la negra tettona mostrava le grosse areole; rimasi di stucco, tanto che bagnò il giornale di saliva.

Io ero eccitato e stupefatto, da quella piccola che mi faceva sentire tanto grande. Credo mi usasse come un giocattolo, a dispetto del fatto che io ero un po’ più grande e maschio. Mi fece calare i pantaloni e gli slip, e fino ad allora, non gli avevo mai mostrato completamente il cazzo in casa, per paura di essere scoperti da un momento all’altro, non eravamo certamente soli in casa. In quella occasione, ebbe modo di guardarmi ed ella :
-“ quanti peli hai?” Che bello, girati”, mi disse, e come un cavallo mi studiava, mi toccava, facendomi notare al pelo che mi ricopriva le palle, le coscie, il pube, ed il culo.

Ero una cosa nuova; i ragazzini non erano certo come me, pensai….

I pomeriggi erano diventati bollenti, lei che con fare malizioso, faceva la prima mossa, appena poteva anche in presenza del fratello. Oramai Alessia viveva con me il primo amore e complice mi confida di aver assistito al padre e alla madre in assetto missionario, e di volere e pretendere di fare l’ amore con me, io che non sapevo nulla se non avevo immagini di riviste porno…Incominciava a stuzzicarmi in maniera sempre più sfacciata, e il mio cazzo sempre più altezzoso sotto le spinte della Alessia che oramai era decisa a sceglirmi come amante e ricordo un pomeriggio che come al solito sulle mie ginocchia,le sfioravo i capelli,e un bacio di quelli lingua profonda la fece socchiudere gli occhi e recliinare la testa all’ indietro.

Del resto obbediva come una zoccola in erba. Andava oltre la mia capacità di controllo, sebbene fossi più grande,esercitava su di mè direttive come lei che non guardava in faccia a nessuno.
Mi prendeva con la scusa di fare la lotta , davanti al fratello ,e con Luca distratto le sue mani erano pronte ad artigliarmi il pene al di sopra i pantaloni. Mi si avvicina stanca della lotta e mi sussurra ad un orecchio: ” andiamo in soggiorno , voglio fare l’ amore !!! Ti aspetto….


Feci una faccia davanti a Luca incuriosito della mia remissività e del misterioso messaggio sussuratomi dalla sorellina all’ orecchio. Io pure da pazzo ero eccitato, ma era sempre rischioso, ma Alessia non sò come riuscì, e avviatosi per prima, dovetti trovare una scusa per distrarre Luca ed allontanarmi. In soggiorno trovai la Alessia con le mutande abbassate, le mani al muro ,e a 90°…. Non la inculai anche se meritava…..Ci limitammo al petting sempre perchè avevo paura che ci scoprissero….

Un pomeriggio le dissi di togliersi le mutandine ed immediata corre in bagno, si sfila gli slip e si rimette gli shorts, e alla madre con faccia tosta esordisce che deve stare senza perchè più comoda; messasi sulla poltrona del divano, mi apre le cosce ed io con le dita la infilo, culetto e fighetta , con il pisellino però moscio …
Dal giornale porno poi aveva acqusito con grossa gioia, le posizioni dell’ amore e piano piano le voleva mettere in pratica.

Nel pomeriggio a guardare la rivista, la troietta eccitata incomiciò prima a scoprirmi il cazzo in tiro, e pretese che incominciassi a leccarle la fighetta, mentre a 90 °; era appoggiata faccia al muro ed lei con le mani a muro con un accenno, di penetrazione,trattenendomi evito la vaginale e cerco l’ approccio anale più probabile ma date le dimensioni prova dolore e desisto in sorta di un auto controllo. Il mio primo orgasmo fu inaspettato da mè qanto da Alessia.

La zoccoletta mi sequestrava sempre e dopo l’ ennesimo mio approccio di incularla, al buio di una stanza ,lei chiamava ” siringhe” il cazzo dietro,si mette in mezzo al lettone della camera dei suoi genitori,e con il cazzo in mano mi dice ” Devo mangiarlo” “ Ma nooo dai!!!!” –“ Scusa è un pesce questo, ed il pesce si mangia. ”e zac.. mi rifila un morso sulla cappella. “Ahi”…. “Ma se proprio vuoi mangiarlo fallo nella maniera giusta ” le dissi..”Pensa che stai mangiando un gelato”””..La troietta ebbe un lampo negli occhietti, e immediatamenteco il cazzo impugnato mi rifila una pompa aspiratutto, con una lingua a mulinello sulla cappella a bocca piena e pure io , sarei resistito poco sta volta,tant’ è che calò il buio ed ebbi una prima diritta copiosa sborrata in gola ad Alessia, che lei ed io rimanemmo , entrambi sbigottiti…” E questa cosa è?” sfilandosi il cannolo di bocca con la sborra che le colava di bocca….

” E’ panna ed è il premio che le femminucce fanno ai maschietti!!!”””” Lei contenta e presa in contropelo da questa cosa inaspettata, corsa in bagno a sputare la sborra, si ricompone mangiando una “Mulino Bianco” per riprendesi dal sapore colloso di sborra!!!!Che pompino, il primo della mia vita!!!!E finalmente pure io e Alessia abbiamo incominciato a provare il gusto dell’ amore. Una sera vuole provare a farsi inculare come sul giornale, e in camera da letto assicurata di non avere sorprese si sfila gli slippini, shorts e tutto, e si pone a cosce aperte spalancata,la lecco in figa, ma la tensione che venissimo scoperti è tale, che seppure spalancate le coscie aperte, mi dice sono la sua femmina, fammi quello che vuoi,e con tensione mista ad eccitazione, con un cazzo non completamente in tiro data la tensione appoggio il cazzo nel solco gluteo e mezz’ eretto incomincio a farle il culetto, dove esordico in un’ altra sborrata,che farcisce Alè di tanta cremina….

La puttanella per pulirsi usò le lenzuola, e lì che la madre constatò quelle macchie giallastre , ed insospettita Alessia fu rimproverata. Non desisteva, nei successivi incontri godeva nel segarmi a due mani, e particolarmente eccitata durante l’ espressione che avevo sul viso durante l’ orgasmo, avrebbe voluto farmi ejaculare, tanto che dovevo scacciarla.
Non esitava a raccontarmi, le occasioni in cui spiando la madre e le dimensioni del seno, si lamentava di averlo più piccolo della madre,o magari spiando il fratello mi informava delle dimensioni del cazzo di Luca, probabilmente sviluppato anch’ esso da uomo,e la troia si lasciò scappare la voglia di toccarlo pure a lui.

Gli faccio capire che non dovrebbe mai far t****lare a nessuno il suo eccitamento e queste sue “ voglie” che del resto derivavavano oramai da un fatto compulsivo,di seduttrice, , e se fosse stato per lei, la piccola porcellina avrebbe fatto qualsiasi nuova esperienza sessuale, ma dovevo frenarla, poteva rovinare tutto o creare sospetti; per fortuna mi dava ascolto, in virtù dell’ ascendente che oramai esercitavo, ma tenerla a bada delle volte si rivelava faticoso.

Fortunatamente si creavano occasioni di incontro tra me ed Alessia anche in altre maniere , la troietta mi veniva a cercare e una voltà bussò con mia madre in casa riferendo che la madre era uscita e non sapeva dove fosse, -bhè ” perchè non vieni a vedere i cartoni animati mentre non viene mamma?
” Si resto” e si accomodò in salotto a vedere la televisione, con fare non aggressivo come le prime volte la troietta stava cambiando.

Io allora cerco di stuzzicarla con cautela anche perchè mia madre è in cucina. Mi bastò prendere una innocente rivista scientifica nel mio cassetto dove si ritraevano degli shitti di seno nudo e lei subito, “mhh belli….
Io già in tiro mi abbasso i pantaloni e con tutta mia madre la Alessia contenta ” che bella banana!”
Io e Alessia concordammo dall’ andare nel soffitto dove avevo nascosto la rivista e con una scusa sgaiatolliamo sopra.

Era meno focosa e allora le proposi di segarmi fino alla ” panna”…La puttanella si impegnò in una sega a due mani e contentissima nel guardare la mia espressione mentre sborravo, lei eccitata mi propose di reintostarlo e ficcato il cazzo sgocciolante in bocca, lo riporta a valori ….

Sara e Diana

In una giornata grigia e piovosa Sara se ne stava sola alla finestra con gli occhi rossi di pianto, mentre la sua gatta, Milly, la guardava con compassione. Il sole aveva smesso di splendere dal momento esatto in cui Diana aveva messo piede fuori casa per scappare sconvolta a piedi nudi. Sara continuava a chiedersi perché mai fosse successo, come Diana avesse potuto tradirla, spezzando in tal modo la loro intesa così esclusiva.

Stentava a crederci, eppure aveva ammesso lei stessa di averlo fatto e la sua reazione era stata quella di cacciarla di casa in
malo modo, gridandole di non volerla vedere mai più. Certo, da un po’ di tempo si vedevano poco, si erano lasciate prendere più del solito dal lavoro, ma tutto Sara avrebbe pensato tranne una simile confessione quando Diana aveva preannunciato di voler chiarire una cosa importante. E ora le sembrava di non poter affrontare una simile delusione, anche se però iniziava già a pentirsi di aver reagito in maniera così violenta.

Guardando la pioggia che inondava il mondo oltre i vetri percepì il vuoto della stanza alle sue spalle e, come non si vedessero da una vita, iniziò a soffrire per l’assenza di Diana. Le sembrò di sentire già la mancanza dei suoi capelli biondi e di quel particolare profumo di lavanda che emanavano, si vide sfuggire da sotto gli occhi i gesti della quotidianità, dalla colazione consumata velocemente insieme, alla sensazione provata durante un inaspettato e morbido strusciamento procurato dal lenzuolo di seta su un capezzolo.

Sapeva di non poter più immergere le mani nella dolce acqua calda che scorreva sulla pelle levigata di Diana e strofinarle, unte d’olio alle ventisette erbe, sulla sua schiena inarcata dal piacere. Sara non aveva idea di cosa fare, per ora le sarebbe bastato dormire per dimenticare tutto.
Sara si svegliò quasi di soppiatto dopo una lunga e agitata notte. Si strofinò gli occhi intorpiditi e, voltatasi in direzione di Diana, riscoprì dolorosamente che la sua parte del letto era vuota.

Il giorno prima si era consumata la furiosa scenata, sfociata nella sua fuga sotto un cielo plumbeo. Ora fuori continuava a piovere dando quasi l’impressione che fosse così da sempre, che avesse piovuto dalla lontana notte dei tempi senza mai smettere, con l’intenzione di continuare in eterno. Sentendo lo scroscio dell’acqua nella grondaia, a Sara tornò in mente il sogno fatto durante la notte: si trovava in una vasca da bagno, la stessa in cui la schiuma aveva più volte carezzato i suoi seni, uniti a quelli di
Diana in un morbido abbraccio.

Annaspando cercava di uscire dall’acqua, ma una forza sconosciuta la respingeva sotto, costringendola ad affogare. E ora, complici le sensazioni rimaste dopo quel sogno, aveva l’impressione di dover andare a fondo senza Diana al suo fianco. Nonostante quella mattina non dovesse andare al lavoro, Sara si costrinse ad alzarsi dal letto, consapevole di rischiare di impazzire se fosse rimasta tra le lenzuola. Prima però, pur rendendosi conto di compiere un atto autolesionistico, si allungò verso il cuscino di Diana e ne assaporò il profumo.

Fu come immergersi in un mare tiepido e limpido, situato in una lontana e dimenticata zona del mondo, un luogo in cui nulla avrebbe potuto nuocerle. In cucina, la gatta si strusciò su una gamba, quasi a ricordarle che era lì per consolarla. Sara però non era troppo in vena di badarle, le diede il suo pasto mattutino per poi gettarsi sul divano, singhiozzante. Sarebbe voluta uscire sotto la pioggia per gridare il nome di Diana nel vento.

Alzando lo sguardo, vide un vaso colmo di rose bianche ormai rinsecchite, rose candide, quasi un’immagine di purezza, eppure colte dalla stessa persona che l’aveva tradita, la stessa che le aveva promesso fedeltà eterna, pur non avendo bisogno di uno stupido contratto per farlo. Fu così che dopo aver a lungo rimuginato, Sara decise di prendersi un po’ di tempo, magari dopo qualche giorno avrebbe visto le cose più chiaramente e deciso cosa fare.

Uscita sotto il portico di casa per fumare una sigaretta, si mise a fissare il grigio paesaggio invaso dalla pioggia e le sembrò di trovare un attimo di quiete, ma immediatamente ripiombò nel baratro dello sconforto più nero. Le tornò infatti alla memoria che lei e Diana si erano baciate per la prima volta proprio sotto la pioggia. In quell’occasione, la sua mano aveva afferrato con decisione la spalla di Diana, che voltandosi di shitto era rimasta rapita dal suo sguardo vorace.

Quella stessa mano lentamente era scesa lungo il braccio, mentre le labbra si avvicinavano, sfiorandosi prima delicatamente, poi con crescente bramosia, per sfociare infine in un vortice di inattesa passione, in cui le lingue si avvinghiavano con un’enfasi tale da togliere il fiato. La pioggia era stata quindi testimone del loro primo lungo bacio, uno di quei momenti che si ricordano per tutta la vita. Ora Sara aveva l’impressione che il cielo sanguinasse e che il suo sangue fosse quella pioggia ghiacciata.

In quel triste giorno di tarda primavera non smise mai di piovere. La giornata di Sara passò lentamente fra distratte letture e fugaci sguardi alla televisione. Una cena veloce insieme all’affezionata gatta non sedò il senso di solitudine e smarrimento e, senza che lei se ne accorgesse, arrivò di nuovo l’immancabile coltre oscura che da sempre ricopre ogni cosa: la notte. Andare a dormire era l’unica cosa che le potesse venire in mente di fare dopo una
giornata triste e sonnolenta come quella appena trascorsa, pur sapendo che ritornare a letto significava ricordare che Diana non era lì ad aspettarla.

Sotto le lenzuola non avrebbe sentito il calore del suo corpo, odorato il profumo della sua pelle bianca e vellutata, accarezzato i suoi capelli color grano e il suo volto angelico, non avrebbe potuto saziarsi baciando infinite volte i suoi seni perfetti. Sedendosi timidamente sul letto ricordò i lieti momenti in cui lei e Diana giocavano a rincorrersi per casa, momento di preparazione ad altri più arditi giochi. Si ripresentarono nella sua testa, rimbombanti, le risate di Diana quando lei le faceva il solletico e le morsicava i fianchi scultorei, le scene d’amore di film visti e rivisti assieme infinite volte.

Ricordò quando, guardando i suoi meravigliosi occhi verdi, la baciava teneramente, si tormentò pensando al contatto della lingua sulla sua pelle, con l’eccitazione che cresceva impetuosa, così come il turgore dei capezzoli, immaginando ancora i loro corpi avvinghiati, stretti uno contro l’altro, bacio su bacio, ventre contro ventre, per fondersi in un unico oggetto d’amore. La cosa che più adorava Sara era il godimento che lei stessa procurava a Diana facendola urlare di piacere.

Infinite volte aveva stuzzicato ogni più piccolo punto del suo corpo e altrettante volte lei l’aveva ricambiata dicendole di amarla. Solo sfiorandosi, l’eccitazione tra loro due diventava padrona e la passione un fiume in piena inarrestabile. Allora perché Diana l’aveva tradita? Sara pianse ancora, quasi gridando, lacerata dal dolore e dalla crescente mancanza di lei. Così facendo riuscì ad addormentarsi solo quando ormai era l’alba. Si svegliò il giorno dopo con la tentazione di chiamarla, ma dopo aver allungato di shitto la mano verso il cellulare la ritrasse altrettanto in fretta.

In fondo si era ripromessa di aspettare qualche giorno e così avrebbe fatto. Ma se fosse stata troppo avventata cacciando Diana a quel modo? Questo dubbio iniziava a farsi strada in lei, così come l’idea che magari non fosse troppo tardi per rimettere a posto le cose. Nonostante questi pensieri accomodanti però il tarlo dell’orgoglio la divorava dentro, unito in maniera molto stretta alla delusione che provava. Rimase quindi ad assecondarlo, anche se amaramente, e si ripromise ancora una volta di aspettare che arrivasse il momento giusto per fare qualcosa.

Quella mattina qualche discreto raggio di sole illuminava finalmente la campagna circostante e Sara non riuscendo più a restare chiusa in casa decise di uscire. Come le nuvole si erano squarciate per lasciare posto alla luce, così forse quella stessa luce poteva entrare dentro di lei.
Diana osservava immobile un posacenere che poggiava su una Venere nuda in pietra. Il suo sguardo attonito quasi non muoveva le palpebre e sembrava rivolto ad un indefinito altrove.

Dal momento della sfuriata Diana viveva sotto il tetto dell’amica Cristina e non aveva più avuto alcuna notizia di Sara. Il silenzio del suo viso pallido si infranse all’improvviso quando Cristina entrò nella stanza chiedendole
se volesse fare colazione. Purtroppo però il suo stomaco era chiuso, così come la sua bocca, che pareva sigillata da due giorni.
L’amica, seppur ansiosa di capire cosa fosse successo, rispettò il suo silenzio pensando che appena fosse giunto il momento avrebbe parlato di sua spontanea volontà.

Al momento l’unica cosa che a Diana riuscisse bene era pensare a Sara con dolore e rammarico. Fra una miriade di ricordi si sentiva particolarmente affezionata a quelli dei tempi in cui si erano conosciute. La prima volta in cui i loro occhi si incontrarono fu in ospedale, dove Diana lavorava come infermiera e Sara si era recata per alcune consulenze professionali. Quel primo veloce incontro non l’aveva lasciata indifferente e le aveva riempito la testa di fantasie.

A quell’epoca, Diana era spesso immersa in storie d’amore immaginarie e perfette, non avendo ancora avuto modo di innamorarsi sul serio. Il suo temperamento passionale e sognatore la trascinava in luoghi mentali in cui non c’era bisogno di contenersi o di avere paura. Quando però si trattava della realtà tutto era diverso, difficile, impossibile. E la stessa cosa era accaduta con Sara. Rapita da quegli occhi da cerbiatta sognante e dal movimento sensuale delle sue labbra sottili, Diana era partita immediatamente per un viaggio attraverso i sensi del sogno ad occhi aperti.

Nel loro primo immaginario incontro, le due si trovavano in un rifugio al centro di un bosco fatato. Il fuoco ardeva nel camino, oltre che nel petto prosperoso di Diana, mentre fuori pioveva a dirotto e il vento creava spaventosi suoni tra gli alberi. Sara era distesa sul tappeto davanti al fuoco con lo sguardo rivolto a lei, che ad un tratto le si avvicinò per poi allargarle lentamente le gambe. Appoggiato il tallone a terra e la punta del piede sul suo inguine fremente, iniziò a sfregare le dita in quella zona proibita, mentre Sara si mordeva le labbra voluttuosamente.

Stanca del gesto preliminare, Diana si inginocchiò e si protrasse sul corpo bollente dell’altra ad esplorarne le rotondità, delicate e solide al tempo stesso. Le sue mani curiose le strapparono senza indugio la camicia, da cui uscirono prorompenti i seni candidi. La lingua di Diana non si poté fermare e solcò avidamente tutti i sentieri più reconditi di quel corpo pallido e sensuale. Le due si strofinarono poi una sull’altra fino a raggiungere un piacere intenso, che le trasportò per qualche frazione di secondo in universi non ancora conosciuti.

Purtroppo si trattava solo di una fantasia. Nella realtà Diana dubitava che le cose potessero andare così, ma si sbagliava, perché di lì a poco ci sarebbe stata la rivelazione e il bacio sotto la pioggia strappatole a sorpresa da Sara. E ora, dopo anni passati assieme era cambiato qualcosa e lei accidentalmente si era concessa a un’altra. Si potevano ancora rimettere a posto le cose o era ormai troppo tardi?
Era una giornata di sole, gli uccelli cinguettavano in lontananza e le cicale riempivano l’aria col loro verso monotono.

Diana aveva la giornata libera, così, colta dal senso di solitudine che provava in quel periodo, si recò a trovare Giulia, una sua collega infermiera che la corteggiava da quasi due anni, cosa di cui Sara era al corrente, pur non essendosene mai preoccupata. Diana sapeva di andare incontro ad un pericolo recandosi a casa di Giulia, ma per ripicca nei confronti di Sara, che a suo parere la trascurava, volle correre il rischio.

A Giulia non sembrò vero di trovarsela di fronte in tutta la sua fragile bellezza, il tanto agognato oggetto del desiderio era a portata di mano e si apprestava ad accomodarsi in casa sua. Diana si sfogò a lungo, raccontando come la sua compagna non la degnasse quasi di uno sguardo, mentre la collega la ascoltava con attenzione usando infidamente ogni frase da lei pronunciata per mettere Sara in cattiva luce. Giulia espresse infine la sua comprensione dicendo di aver passato lei stessa un periodo del genere con una ex e carezzando fugacemente il viso di Diana, che non potendosi più trattenere scoppiò in lacrime.

L’altra capì che era dunque giunto il momento di passare all’azione, così si avvicinò e abbracciò Diana, accarezzandole i capelli. Le sollevò il mento e poggiò l’altra mano sul suo viso umido di lacrime. Dopo un attimo di esitazione, Diana si lasciò cullare da quella mano consolatrice. Il passo successivo fu un furtivo bacio di semplice contatto labbra su labbra. Diana però sentì che la sua indole selvaggia e passionale stava emergendo. Fu così che il secondo baciò durò di più e il terzo di più ancora, mentre il quarto divenne lungo e infuocato.

Giulia non aspettava altro e propose di spostarsi immediatamente in camera e l’altra, ormai rapita dalle tentazioni dei sensi, non si fece pregare. Le due si scaraventarono sul letto e quasi lo sfondarono nell’enfasi dei loro movimenti affannati. Giulia dominava la scena e Diana le permetteva di farlo con lasciva sottomissione. Gli abiti di entrambe volarono per tutta la stanza andando a precipitare ovunque. L’ultimo ostacolo erano gli slip di Diana, che l’altra fece scivolare via con decisione e che, prima di gettare insieme agli altri indumenti, annusò a pieni polmoni, quasi si trattasse di una rosa appena fiorita.

Ormai non era più possibile fermarsi, la lussuria aveva rapito entrambe. Senza indugiare ulteriormente, le dita di Giulia oltrepassarono il confine proibito, entrando tremanti nella vagina di Diana, che sembrava schiudersi come un fiore, e ne uscirono bagnate del suo piacere. Senza pensarci due volte Giulia le leccò con avidità, quasi si trattasse della ricompensa dopo una lunga attesa. Infine la sua lingua penetrò completamente in quell’umida fessura, sempre più dilatata e disposta a soccombere al piacere più estremo.

Diana ansimava in modo crescente e ad ogni suo gemito l’altra aumentava la potenza del suo gesto. La sua bocca si muoveva avanti e indietro sul ventre di Diana, la quale a un certo punto non resistette più e si mise a gridare. Negli ultimi attimi prima che la sua dea raggiungesse l’orgasmo, Giulia iniziò a masturbarsi violentemente per godere completamente insieme a lei. Il tutto si concluse con le grida di Diana e i mugugnii soffocati dell’altra.

Infine giunse la quiete, che come una tiepida brezza sembrava sfiorare i loro corpi sudati. Questo era quanto accaduto a casa di Giulia in quel fatidico giorno. Ora Diana si apprestava a raccontarlo a Cristina, mettendo in primo piano le motivazioni che l’avevano spinta a tradire Sara e tenendo invece per sé i particolari più intimi di quel gesto bastardamente piacevole.
Dopo quasi una settimana Sara decise che era giunto il momento di avere notizie di Diana, ma non volendo dare a quest’ultima la soddisfazione di essere stata cercata da lei, decise di chiamare Cristina.

Afferrato il telefono, iniziò a pigiare i tasti, ma il suo sguardo si bloccò vacuo sulla tastiera, mentre la sua mente si preparava a rivisitare un momento del passato. Un giorno in cui era libera dal lavoro, Sara ebbe una brillante
idea e senza dire di che si trattasse chiamò Diana a metà pomeriggio per sapere a che ora avrebbe staccato per tornare a casa. Quando ormai mancava poco al suo rientro, riempì d’acqua bollente la vasca da bagno, ci aggiunse bagnoschiuma in gran quantità e alcune gocce di essenza di lavanda, il profumo che Diana preferiva in assoluto.

Infine, per rendere ancora più gradevole e avvolgente l’atmosfera, adornò i bordi della vasca con candele profumate e cosparse petali di rose rosse sul pavimento. Non appena sentì le chiavi sferruzzare nella serratura Sara corse ad accogliere Diana, le sfilò la giacca e la invitò a seguire il percorso tracciato dai petali di rosa. Spalancata la porta del bagno, Diana fu accolta da un invitante tepore e dagli aromi emanati dall’intera stanza. L’altra continuò a spogliarla e levandole la camicetta le baciò il collo facendola gemere inaspettatamente.

La gatta manifestò una mezza idea di entrare, ma le due la chiusero fuori, intenzionate a immergersi in quella rigenerante atmosfera. In piedi si scambiarono qualche effusione, continuando a denudarsi. Sara accarezzò il ventre di Diana, per poi spostare la mano dentro i suoi slip per poterli poi sfilare. Questa piegò la testa all’indietro per il piacere procuratole da quell’incursione improvvisa. Sara la invitò quindi ad entrare in acqua, dopo di che si precipitò in cucina, per ricomparire poco dopo con un vassoio colmo di capezzoli di Venere, i dolci che la sua amata preferiva, soprattutto per la forma, che stimolava l’erotismo.

A quel punto si immerse lei stessa in quell’invitante effluvio di caldi profumi. Sara aveva pensato ad un bagno rilassante, ma una volta in acqua non poté contenere la passione. Il suo corpo bollente abbracciò Diana da dietro, mentre le mani si riempivano del suo magnifico e abbondante seno. Strusciò un capezzolo di venere sul suo collo e glielo portò infine alla bocca, mentre le dita dell’altra mano andavano a intrufolarsi tra le sue piccole labbra.

Diana iniziò a gemere, non ancora per il piacere, ma perché sapeva che così facendo avrebbe fatto impazzire l’altra dal desiderio di farla godere ancora di più, fino allo sfinimento. Allargò quindi le gambe più che poteva, dovendo fare i conti con le pareti della vasca, e iniziò ad ansimare copiosamente mentre le dita di Sara spingevano e andavano sempre più a fondo. Diana allora condusse la propria mano destra dietro la schiena per farle provare il medesimo piacere, reso forse ancora più intenso dall’immersione nell’acqua, che si agitava sempre più come un mare in tempesta.

Le due donne, vibrando all’unisono, raggiunsero il tanto agognato orgasmo, per trovare poi un attimo di quiete. In seguito avrebbero ripetuto la pratica d’amore più e più volte, per lasciarsi infine cullare stremate dall’acqua ormai fredda. Ricordando quel momento, Sara si rese conto che non avrebbe potuto stare ancora a lungo senza Diana. Fu così che il telefono di Cristina iniziò a squillare insistentemente.
Cristina rispose stupita al telefono, vagamente rassicurata però dal fatto che Diana fosse altrove e non lì ad origliare, cosa che avrebbe creato in lei un certo imbarazzo.

Sara si informò sulle condizioni mentali e fisiche di Diana e venne a sapere che quest’ultima era andata a godersi un massaggio rilassante per cercare di risollevarsi un po’. Salutò quindi tristemente Cristina per tornare al suo malinconico rimuginare. Sia lei che Diana avevano una passione di vecchia data per i massaggi. L’altra amava riceverli, mentre Sara preferiva riempirsi le mani di olio e strofinarle a lungo sul corpo della sua amante.

Grazie all’ispirazione da lei trasmessa il massaggio diventava un’opera d’arte, il cui risultato finale era un’esplorazione del territorio dei sensi. Una volta, in un pomeriggio d’estate, Diana leggeva un libro in camera da letto e aveva chiesto a Sara di prepararle una tazza di tè. Aperta la porta, con la tazza in mano, quest’ultima fu accolta dal fumo di un dolce incenso e trovò l’altra nuda sul letto che la guardava con desiderio.

Ciò che vedeva le sembrò quasi un’immagine divina. Le gambe di Diana pallide come il marmo si incrociavano con delicata eleganza, una mano copriva il ventre e l’altra si avvinghiava lasciva tra i capelli. Sara si avvicinò, ma lentamente per prolungare la durata della visione e accrescere il desiderio. Allungò una mano verso un seno sedendosi sul letto. In quel momento non c’era bisogno di parole, non era necessario dirsi “ti amo” o “ti desidero”, le due donne si capivano tramite sguardi infuocati.

Diana si girò di schiena per suggerire ciò che voleva. A breve le mani di Sara, unte di olio alle ventisette erbe, si impossessarono di quel corpo dal colore glaciale, ma caldo e accogliente al tatto. Fuori stava arrivando un temporale, il che rendeva l’atmosfera estiva ancora più opprimente, tanto che anche Sara si decise a spogliarsi. Massaggiando le spalle di Diana, strusciava il proprio ventre sulle sue natiche sode e invitanti. Le mani poi si trasferirono sui fianchi, che Sara morsicò, procurando un piacevole solletico all’altra, che ne chiese ancora, insaziabile.

I morsi successivi furono più forti, quanto basta per ottenere quel connubio di lieve dolore e godimento. Quando l’eccitazione oltrepassò il livello di guardia, Diana allargò le gambe, desiderosa di essere violata. Sara si infiltrò con le dita in quella foresta selvaggia. Qui, rapita dall’istinto, entrò con le dita tra le labbra bagnate di Diana, mentre con l’altra mano le palpava il seno, che se ne stava accoccolato sul materasso. Diana improvvisamente si voltò e invitò l’altra ad avvicinarsi al suo viso.

Durante un lungo intenso bacio, le due presero a penetrarsi reciprocamente. I loro movimenti sensuali si fecero sempre più ansiosi, mentre i muscoli si contraevano. Ansimando freneticamente, giunsero all’orgasmo e proprio in quel momento il cielo tuonò fragorosamente, quasi volesse rendersi partecipe di quel magico amplesso. Sudate ed esauste si stesero sul letto, cullate dal suono della pioggia, che aiutò le loro membra a rilassarsi per godersi così la quiete dei sensi, temporaneamente placati.

Ricordando quell’episodio Sara pianse nuovamente. Ora il suo dubbio era che Diana continuasse a vedere Giulia, l’oggetto del tradimento. Questo pensiero la gettò per qualche minuto in un baratro di disperazione, dal quale però si costrinse ad uscire. Riuscì un po’ alla volta a trovare la determinazione per rimettere a posto le cose. Prese quindi in mano il telefono per la seconda volta, questa volta con l’intento di telefonare a Diana.
Guardando il cielo che lentamente si annuvolava per l’ennesima volta Sara accese una sigaretta, una di quelle che si fumano con la scusa di trovare il coraggio necessario per compiere una certa azione.

Mentre la cenere si sfaldava cadendo a terra, lei fissava un punto nel vuoto, riflettendo su ciò che avrebbe potuto dire non appena Diana avesse risposto al telefono. Posò lo sguardo sul fumo che saliva al cielo e per un
istante ebbe l’impressione che quella plumbea nube disegnasse la sagoma di Diana, per poi dissolverla velocemente nell’aria. Non era il caso di aspettare oltre, le sue dita si spostarono velocemente sulla tastiera del cellulare per cercare in rubrica il numero di Diana.

Uno squillo, due squilli, dieci squilli e infine la segreteria, ma nessuna risposta. Innervosita ma ancora decisa a volerla chiamare, Sara decise di aspettare una mezzoretta per poi ritentare. Non ricevendo risposta nemmeno la seconda volta, le inviò un messaggio per farle sapere che intendeva parlarle al più presto. Anche stavolta non vi fu alcuna risposta, così dopo un ultimo vano tentativo di chiamata, Sara ricontattò Cristina. Nel momento in cui venne a sapere da quest’ultima che Diana era fuori casa dal giorno prima, il sangue le salì alla testa.

Lei stava cercando in tutti i modi di mettere da parte l’orgoglio per chiarire la situazione e Diana oltre a non farsi trovare se la stava magari spassando ancora con Giulia! Con la rabbia e la frustrazione che la opprimevano, Sara chiamò Arianna, una sua ex che le era tuttora amica. Dopo il lungo sfogo iniziale, l’amica, che provava ancora un segreto interesse per lei, le propose di uscire quella sera per andare al cinema.

Arianna era appassionata di film, in particolare se contenevano tematiche erotiche o scabrose. A Sara invece bastava uscire per svagarsi un po’, dato che da quel che sapeva Diana non si stava facendo mancare niente. Si incontrarono in un bar per prendere un aperitivo prima di immergersi nell’oscurità della sala. Arianna non era cambiata affatto da quando stavano insieme, portava sempre i capelli castani sciolti sulle spalle e possedeva ancora quel suo sguardo malizioso e intrigante di allora.

Sara non sapeva che film stessero per vedere e, quando in sala si spensero le luci, il titolo “Pioggia sul ventre” che apparve sullo schermo la solleticò piacevolmente. Il film narrava la storia di due donne che vivevano una serie di esperienze sessuali tra loro. La trama non era particolarmente complessa e non mostrava molto di nuovo, ma le scene erotiche erano notevoli. Nel corso della visione, l’eccitazione di Sara dapprincipio emerse timidamente, poi crebbe gradualmente, raggiungendo il suo culmine quando, in una scena, le due protagoniste fecero l’amore sulla spiaggia, mentre il tramonto disegnava l’ombra dei loro corpi sulla sabbia.

In quella scena le due protagoniste si esploravano reciprocamente, non tralasciando nemmeno un centimetro della superficie del loro corpo. A Sara sembrava di sentire su di sé quelle sensazioni travolgenti e si rese conto di quanto le mancasse il contatto fisico. Si voltò a osservare Arianna e la sorprese in uno sguardo rapito sul film. Nel suo immedesimarsi con la situazione, quasi si mordeva le labbra. In quel momento Sara avrebbe desiderato allungare una mano e toccarla, senza più pensare a tutto il resto.

L’amica si accorse dell’eccitazione da lei emanata e questo alimentò a dismisura il suo desiderio di possederla ancora una volta. Nel buio della sala, tra i gemiti provenienti dallo schermo, Arianna si allungò verso Sara e la avvolse con un braccio. Questa allora poggiò una mano tremante su una sua coscia. Continuando così, l’a****lità che c’era in loro rischiava di prendere il sopravvento. Quando le luci si riaccesero, le due avrebbero voluto che il film non fosse ancora finito.

Arianna propose di fare un giro in macchina e Sara, decisamente attizzata dalle immagini appena consumate, accettò di buon grado. La loro auto si allontanò furtiva nella notte stellata, non più incupita dalle nubi comparse nella giornata da poco trascorsa.
Il buio avvolgeva ogni cosa, compresa l’auto che lentamente procedeva a fari spenti tra i campi. Non fosse stato per la presenza della luna non si sarebbe visto nulla in mezzo alla campagna nella quale si addentravano le due donne.

Sara era combattuta tra la libidine che la pervadeva e l’idea di scappare. Non sapendo decidere quale delle due tendenze assecondare rimase immobile, seduta di fianco alla sua amica che scrutava nei limiti del possibile ogni angolo della zona per trovare una stradina appartata. Durante quella snervante attesa Sara guardò verso il cielo, ormai svuotato delle nubi del pomeriggio appena passato, desiderando che anche la sua condizione interiore fosse così limpida. Si lasciò ancora una volta
trasportare dalla malinconia, ricordando che una situazione simile a quella in cui si trovava ora l’aveva vissuta anche con Diana.

Dopo una delle loro prime uscite assieme, le due donne si erano rifugiate in mezzo ai campi di grano per fare l’amore, impossibilitate dall’impeto del momento ad aspettare di arrivare a casa. Il tepore di quella notte d’estate aveva permesso loro di abbandonare lo scomodo abitacolo della macchina per uscire all’aria aperta. L’erba della strada isolata che avevano scovato era asciutta e accogliente, così le due avevano potuto stendersi dolcemente lì, come su un magico tappeto volante.

Nonostante l’ansia dimostrata fino a poco prima, Sara e Diana si sfiorarono lentamente e si concessero per gradi come si addiceva all’occasione, ideale inizio del loro scoprirsi reciproco. Intorno a loro concerti di grilli allietavano la notte estiva e qualche cinguettio rapace in lontananza faceva venire di tanto in tanto la pelle d’oca. I seni di Diana sotto il firmamento potevano sembrare non semplicemente parte di un corpo, ma un qualcosa che si fondeva, nella sua essenza, con il mondo naturale circostante.

Delicati giungevano i baci di Sara su quei capezzoli esposti alla notte e silenziosi i sospiri ricambiati da Diana. Dita timide ma ugualmente indiscrete esploravano ogni angolo, percorrevano ogni curva aggraziata che il corpo disegnava. Il tempo si era fermato, le due erano immerse in un momento eterno, quasi uno shitto fotografico, la cui atmosfera rimane sempre invariata dentro la cornice. Si dimenticarono della civiltà umana, mentre il vero mondo, quello che conta, era lì ad assisterle nel loro momento di estasi.

Di fronte ad un simile ricordo Sara, chiusa in macchina insieme ad Arianna, rise nervosamente. Si era appena resa conto di non poter prescindere da Diana e il suo tentativo di tentare il contrario l’aveva fatta ridere amaramente di se stessa. Pensò che avrebbe fatto qualunque cosa per tentare una riconciliazione, anche andare a cercarla, costringendola a parlare contro la sua volontà. Fece fermare improvvisamente Arianna chiedendole di tornare indietro. Si scusò dicendo di non sapere cosa le fosse passato per la testa.

L’amica la portò fuori dai campi e la ricondusse in centro, verso la sua macchina. Quella sera, nel suo letto, Sara non si sentì più sola e disperata, ma solidale con se stessa nel voler rimettere a posto le cose. Il giorno dopo il sole sarebbe sorto ancora e lei avrebbe una volta per tutte perseguito il suo intento.
Diana, bloccata di fronte alla porta come in uno stato di ibernazione, non riusciva a decidersi.

Dal giorno dell’immane errore non si era più trovata di fronte a quella casa ed ora era lì, spinta da una sorta di un impulso malato e masochista. Voleva rivedere Giulia, lo strumento con cui aveva distrutto il rapporto con Sara. Non sapeva di preciso per quale motivo incontrarla, ma voleva farlo urgentemente, non fosse stato per
quel blocco che la impietriva. Ma la porta ad un tratto si aprì.

Giulia stava uscendo per innaffiare i fiori e sobbalzò trovandosi di fronte quel viso cadaverico. Diana non era più come l’aveva vista l’ultima volta, pareva che qualcosa la stesse divorando dall’interno. Alquanto disorientata, Giulia la fece entrare e la invitò a sedersi sul divano insieme a lei. Diana non seppe dare spiegazioni sul perché si trovasse lì e ad un tratto si allungò verso la collega per baciarla, ma questa si ritrasse chiedendole spiegazioni.

La cadaverica ragazza, con gli occhi lucidi di lacrime, disse che al momento la sua vita non aveva più molto senso. Giulia quindi comprese la sua situazione e si sentì un mostro per averla trascinata in quel baratro. Capì che Diana stava prendendo la strada dell’autodistruzione e sentendosene responsabile cercò di farla ragionare, dicendole che non era troppo tardi per rimettere a posto le cose. Tentando di spiegare a Sara come si sentiva e perché avesse agito a quel modo, forse questa avrebbe capito, anche se ci sarebbe voluto un po’ di tempo per accettarlo.

In ogni caso era necessario che le due si affrontassero. Diana passò alcuni minuti in un silenzio di tomba. Non era chiaro se quelle parole fossero cadute nel vuoto o avessero a tal punto colto nel segno da averla zittita. Infine, risvegliatasi dal torpore, Diana diede ragione a Giulia. Per quanto l’idea di affrontare Sara la atterrisse, decise comunque di tentare. L’altra quindi la accompagnò alla porta, quasi sorreggendola per un braccio. Diana capì che Giulia stava rinunciando alla possibilità di averla per assecondare la sua innata, anche se finora latente, capacità di amare a dispetto di tutto, che in questo caso si traduceva in un romantico e doloroso mettersi da parte.

Allontanandosi dal grazioso giardino Diana decise di fare qualche passo a piedi lungo un fiumiciattolo grigio che costeggiava la strada. Vedendo i gabbiani che chiassosamente si posavano sui detriti delle sponde brulle, le tornò alla mente una scena sulla spiaggia che in quel momento le sembrò molto lontana nel tempo. Sara le massaggiava la schiena, mentre un tiepido venticello e strilli di gabbiani al largo rendevano l’atmosfera ovattata. Il sole che nel pomeriggio era stato crudelmente caldo, ora sfiorava i loro corpi nudi in quell’oasi isolata e nascosta alle masse.

Sara leccava la pelle salata di Diana con ardore, senza però rinunciare a dolci parole sussurrate. Si era divertita a lungo a tormentare le sue parti del corpo meno sensibili, per prolungare l’attesa verso quelle che invece lo erano di più. Le baciò infine i seni e affondò la lingua nelle sue intime cavità, come fa un’ape con un fiore che delicatamente si schiude. Mentre il sole, unico spettatore indiscreto, le salutava per dirigersi verso terre sconosciute, le due ninfe giunsero al piacere tanto atteso, dimentiche del luogo in cui si trovavano e del tempo a cui solitamente erano asservite.

La poesia di quel momento, difficilmente ricostruibile a posteriori, era impressa nella sua mente, come un episodio eterno richiamabile alla memoria infinite volte. Diana ora si era calmata e si dirigeva verso casa di Cristina per raccogliere alcune cose, come il telefono con cui finalmente avrebbe telefonato alla sua Sara. Cristina non era in casa quando Diana arrivò trafelata a causa della corsa che aveva fatto. Senza fermarsi a prendere fiato andò in camera a cercare il cellulare e lo trovò morto.

In quei due giorni in cui era stata altrove si era dedicata alla visione di film romantici per deprimersi ancora di più e aveva pernottato da sua madre, lasciando il cellulare acceso, che aveva giustamente esaurito la batteria, a casa di Cristina. Collegatolo al caricabatteria, lo accese e trovò svariate chiamate perse di Sara risalenti a due giorni prima, nonché un messaggio in cui quest’ultima le diceva di volerle parlare. Le vennero le lacrime agli occhi per la commozione e in parte per il senso di colpa.

Questo le ricordò una volta in cui non riusciva a contattare in alcun modo Sara, che era uscita di casa dicendo di dover comprare una cosa mantenendo un’aria di mistero.
Scomparve per almeno due ore e mezza, durante le quali Diana continuò a chiamarla, trovandola sempre non disponibile. Senza preavviso Sara tornò con una gattina di tre mesi tra le mani, che sarebbe poi diventata la loro gatta, Milly. Una sorpresa per la sua amata, che desiderava da una vita avere un gatto.

Diana la abbracciò forte per poi farla stendere sul divano. Lei invece, seduta su una poltrona, iniziò lentamente a spogliarsi mentre l’altra la guardava, concedendosi in una sorta di striptease privato. Gli sguardi infuocati che Sara le lanciava aumentavano la lussuria dei gesti con cui si sfiorava, spogliandosi. Una volta nuda si avvicinò a Sara e, divaricate le gambe, si sedette su di lei cavalcioni. L’altra non poté fare a meno di morderle il collo avidamente, per poi spostare le mani sui suoi seni, per succhiarne i capezzoli.

Portò poi la mano destra sulla sua vagina e la accarezzò delicatamente. Diana iniziò a muoversi ritmicamente facendosi penetrare dalle sue dita vogliose. La cosa continuò finché Sara non si decise a slacciarsi i pantaloni e a infilare la mano che aveva libera sotto gli slip, per fare la stessa cosa su di sé. Quel doppio movimento, che aveva l’aspetto di una pulsazione continua e rigenerante, sfociò in un piacere intenso e meritato, incoronato da gocce di sudore sulla fronte di entrambe.

Il trasporto di questo ricordo fu bruscamente interrotto dal rumore della porta d’ingresso. Diana si alzò dal letto su cui sedeva e uscì dalla stanza per andare a scusarsi con Cristina, in fondo la sua amica l’aveva ospitata e lei era praticamente scomparsa per due giorni. Una volta giunta di fronte alla porta il cuore le balzò in gola nel trovarsi davanti Sara. L’amore della sua vita, che lei aveva ferito e umiliato, si era improvvisamente materializzato dopo dieci giorni di silenzio.

Avrebbe voluto piangere e gridare e saltarle al collo chiedendole perdono, ma non poteva, non ancora. Senza che nessuna delle due dicesse una parola Cristina le fece accomodare in soggiorno. Sara si accese una sigaretta, azione che generalmente le dava coraggio, poi con lo sguardo rivolto al pavimento chiese a Diana se stesse bene. Dopo alcuni brevi convenevoli Diana non resistette più e scoppiò in lacrime. Sara ebbe l’istinto di prenderla fra le braccia per consolarla, dicendole che andava tutto bene, ma la ragione le suggeriva di aspettare.

In fondo però non si sentiva più profondamente delusa, ma ben disposta a cercare di perdonarla. Diana, non riuscendo a dire una parola né a soffocare il pianto, si alzò di shitto per fuggire, ma Sara la afferrò per un braccio, si alzò in piedi e a quel punto non poté più fare a meno di abbracciarla. La sua amata affondò singhiozzando il viso nella sua spalla, quasi nascondendosi per la vergogna che provava.

Fu allora che Sara, intenerita, iniziò a sussurrarle che tutto col tempo si sarebbe messo a posto. Una volta tranquillizzata, Diana sembrò addormentarsi come una bambina con il viso sul suo petto. Sfinita, fu accompagnata in macchina per tornare a casa insieme a Sara, dove le due avrebbero potuto, un passo alla volta, chiarire la loro situazione. Mentre l’auto procedeva senza fretta, Diana con gli occhi gonfi guardava dal finestrino, vedendo scie colorate di giardini fioriti, come quello colmo di rose che la aspettava a casa.

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Fantasie troppo reali

Ne avevano fantasticato spesso e per lungo tempo. All’inizio era il pensiero di aggiungere un terzo alla meravigliosa coppia che sono, un ragazzo, un uomo, un membro che facesse sentire lei, bella e vorace, piena di sesso oltre ogni limite immaginato. Le fantasie avevano preso corpo in un annuncio, da cui erano nati i primi contatti, le prime proposte. Nelle notti in cui la passione li avvolgeva ed i loro corpi si fondevano, lui giocava a stuzzicarla facendola ripensare ai falli che aveva osservato sul sito, scartandone molti, approvandone alcuni, sognandone segretamente qualcuno.

Le parole di lui in quei frangenti frustavano la sua mente, facendole socchiudere gli occhi e mordere le labbra ed in pochi istanti il suo respiro si frammentava in gemiti eccitati e voluttuosi.
Il gioco continuava, senza mai divenire un programma concreto; si susseguivano i pretendenti come i motivi per non dar loro attenzione. Poi arrivò lui, un ragazzo 28enne della stessa città in cui lei lavorava, non era particolarmente aitante né incredibilmente dotato, ma stranamente, per quel mondo, garbato e comprensivo.

Questo la colpì, spingendola ad aprirsi, a confidare le paure e le incertezze rimanendo sempre piacevolmente sorpresa dalla naturale gentilezza delle risposte.
Fu quella la svolta. In quei giorni, lui, forse per eccitazione, forse per provocarla, a bruciapelo le disse :
“Perché non vai a berci una birra, ci chiacchieri un po’ … poi se la situazione non ti dispiace.. gli fai un pompino”
Si aspettava una risposta sconvolta, piccata, ma sulla chat in cui, quasi ogni sera da qualche settimana, giocavano con le loro fantasie comparve : “ Solo un pompino…?”
Improvvisamente lui, da sempre geloso e possessivo, si trovò catapultato in una dimensione mentale nuova ed inattesa.

Immaginare la sua donna posseduta da un grosso cazzo, usata, umiliata come forse lui non era in grado di fare, era diventato assurdamente eccitante. Improvvisamente la loro fantasia a tre divenne un gioco diverso, con lei sedotta ed usata da uno sconosciuto, che condivideva a distanza il suo devastante piacere con lui.
Ma il passo non poteva certo essere così semplice. Il 28enne garbato alla fine si rivelò troppo garbato, in definitiva inconcludente, venne quindi lo studente, superdotato, dominante e sempre infoiato, ma anche lui, non la convinse, eccessivo ed aggressivo finì con lo spaventarla, giunse quindi il turno del carabiniere 30enne, iperdotato e brillante, ma quando provò a chiamarla ripetutamente su cellulare si rivelò invadente e non completamente affidabile.

Con lui questa seconda fase del gioco sembrava destinata a tramontare una volta per tutte; la fantasia era una cosa, ma la realtà sembrava per lei un passo troppo grande … ma si sa anche da un tizzone quasi spento può divampare un incendio.
E così una sera, lui a cinquecento km di distanza, lei a casa, a riposo dopo un turno di notte particolarmente faticoso, quando cominciarono a provocarsi vicendevolmente sulla chat, come spesso facevano, la voglia sopita per giorni, settimane, nuovamente divampò.

Quella sera lei sarebbe uscita con alcuni amici, e lui decise che era ora di cambiare le regole del gioco. Gestendo la conversazione in maniera casuale si fece comunicare i programmi per la serata “ Aperitivo lungo alla Portizza , poi magari facciamo un salto al Kodiak, che mettono bella musica”
Era perfetto! Le avrebbe lasciato le prime ore della serata per carburare e disinibirsi un po’, poi avrebbe fatto shittare la trappola.

Mentre lei si preparava, lui in un’altra parte d’Italia, riprese contatto con l’unico dei pretendenti che poteva essere perfetto per lo scopo: lo studente.
Il giovane stallone, come previsto, non deluse mettendosi completamente a disposizione e garantendo di eseguire le istruzioni alla lettera. Nel frattempo non mancavano le provocazioni “Secondo me non hai il coraggio di uscire senza slip” gli scrisse lui “ e perché mai dovrei?!” fu la risposta, cui seguì “Ecco, non hai mai il coraggio di fare qualcosa di folle e imprevedibile”.

“Ah beh se sei convinto …” concluse quello spezzone di chat.
Alle 22 circa l’aperitivo “lungo” si stava concludendo. Qualche americano aveva arrossato le guance di lei, dando al suo bellissimo viso un’aria sfrontata e sbarazzina, reso guizzanti i suoi occhi magnetici e riscaldato il suo corpo, tornito e slanciato, avvolto per quella sera in un abitino grigio che solleticava lo sguardo.
Lei inconsapevole di tutto aggiornò lui degli spostamenti “Amore andiamo al Kodiak, beviamo l’ultima, non ti preoccupare torno presto”.

L’informazione venne prontamente inoltrata.
E così circa una mezz’ora più tardi, mentre lei, entrata da poco nel locale, guadagnava tra la folla, la via della toilette, si sentì afferrare con delicatezza per un braccio. Si voltò con espressione interlocutoria, squadrò il ragazzo che l’aveva fermata, già pronta a liberarsene, come spesso le capitava di dover fare, ma esitò un istante. Quel viso , le sembrava familiare, fece quindi scorrere rapidamente lo sguardo sul corpo del ragazzo biondo, alto circa 1 metro e 85, tutto sommato ben piazzato e vestito alla moda, mentre completava l’ispezione non poté fare a meno di notare l’ingombrante prominenza in zona inguinale.

Lui interruppe il flusso dei suoi pensieri, porgendole un cocktail rosso rubino e disse “ Ciao Mary, mi riconosci? Sono Studente, ma direi che puoi chiamarmi Marco … Questo Americano te lo manda il tuo ragazzo!”
Per un istante il cuore di lei sembrò fermarsi, la folla del locale pareva muoversi al rallentatore e quasi dissolversi, un brivido di agitazione le corse lungo la schiena, ma si dissolse nell’alcool già bevuto quella sera, trasformandosi in una calda carezza che scivolò tra i suoi seni, lungo il suo ventre, fino all’inguine a perdersi nel suo sesso.

Irretita da quella strana situazione, timidamente mosse la mano verso quel bicchiere invitante e minaccioso al tempo stesso. Mentre lo afferrava le sue dita sfiorarono quelle del ragazzo. Una nuova corrente elettrica sprigionò dal quel contatto, seguendo il medesimo percorso della carezza appena percepita. Lei deglutì, con difficoltà, poi sorrise, con una malizia di cui solo allora si scopriva capace e disse “ Grazie, molto piacere! … ora capisco perché mi aveva detto di non indossare gli slip!”.

Lui , sorridendo strafottente e sicuro di sé : “E tu hai ubbidito?”
Ancora con immensa malizia, mentre avvicinava le labbra alla cannuccia mormorò “Penso dovrai fare del tuo meglio per scoprirlo!” e nel mentre gli voltava le spalle dirigendosi verso il bancone del locale.
Sorseggiava il suo drink, vorace, quasi in trance per il susseguirsi di stati d’animo contrastanti legati alla piega presa da quella serata, eccitazione, paura, smania, ansia, desiderio, mentre schivava le persone festose attorno a lei, poi si attardò in attesa che un gruppetto le lasciasse strada e fu in quel momento che una mano si adagiò garbatamente sul suo fianco, mentre percepiva un corpo che si appoggiava dietro di lei.

Mentre la mano scorreva solleticante attorno al punto del primo contatto, avvertì sulle natiche la pressione di qualcosa di grosso e già duro; in un lampo sembrò che il fuoco di quell’americano, forte più del solito, si riversasse ovunque nel suo corpo, rivide la prominenza evidenziata da quel jeans attillato, la sua mente scorse le immagini oscene che lui le aveva inviato, immagini che mostravano tutta la possanza di quel membro, che ora sembrava volere strappare ogni tessuto per raggiungerla.

Quasi senza rendersene conto , spinse in un movimento rotatorio il bacino all’indietro, rendendo completo quel contatto, rendendo piena la sensazione di quel cazzo, già eccitato per lei, tra le sue natiche, mentre una voce le sussurrava : “No, io qui l’elastico dello slip non lo sento.. e magari sei già un po’eccitata, il tuo ragazzo me l’ha detto che sei un po’ porcellina!”
Effettivamente quella carezza calda si era trasformata in un fuoco dirompente che dal basso del suo ventre sprigionava fiammate su dritto fino alla sua mente, ormai sempre più complice di quel gioco tanto perverso quanto eccitante.

In un lampo di lucidità prese il cellulare, voleva conferme, magari era tutto un malinteso, ma quando lo schermo si illuminò, con un sorriso frastornato lesse il messaggio di lui “ Divertiti! Ma voglio le foto.. e chiamami quando godi!”
Stava succedendo davvero, ed in realtà proprio come aveva sempre fantasticato accadesse, in maniera non programmata, inattesa, conturbante; si sentiva ricolma di eccitazione, anche se ancora titubante sul da farsi, ma mentre affrontava il labirinto della sua mente, si rese conto che il suo bacino stava continuando ad agitarsi sinuoso sul pacco di lui, il bordo del vestitino era risalito un po’ mostrando centimetri nuovi della sua pelle, mentre la verga ormai turgida di lui, pur contenuta dagli strati soprastanti , premeva direttamente sul suo buchino.

Il suo corpo pareva aver già deciso ed in quello la voce di lui frantumò ogni resistenza residua “Finisci l’americano e saluta i tuoi amici, vado a prendere la macchina e ci vediamo fuori”
Un istante dopo la pressione tra le sue natiche svanì, lei come un automa riabbasso il bordo del vestito, si guardò attorno, sperando che occhi indiscreti non avessero registrato quella scena, ma non scorse nessun viso conosciuto, recuperò meccanicamente la giacca, ma optò per un messaggio di saluto ai suoi compagni di serata, altrimenti le avrebbero letto in faccia tutto quello che le stava attraversando la mente.

Spalancò la porta del locale, l’aria fredda della sera la fece rabbrividire, riaccendendo la sua mente e quasi facendola tornare indietro, ma una coppia di fari di un’ Audi a6 già la invitavano ad avvicinarsi, oltre quei fari, il solito sorriso sicuro e strafottente.
Appena chiuso lo sportello la macchina shitto in avanti, la guida decisa ma sicura di lui, le ricordò quella del suo uomo, mettendola stranamente a suo agio, ciononostante si strinse, senza parlare, all’angolo opposto rispetto al guidatore.

Dopo qualche secondo, mentre l’auto si impegnava in stradine appena fuori dal centro, sempre più tranquille, fu lui a rompere il silenzio “Bene la serata?”. “Sì carina, anche se non sta andando come immaginavo..,. ” Lui non si lasciò sfuggire l’occasione “Beh, sono convinto di poterla far andare meglio di come ti aspettavi”. Nessuna risposta, ma lui non si perse d’animo, e sornione disse “ Sai , so di non aver fatto ancora del mio meglio … “ e mentre pronunciava queste parole , tolse la mano destra dal cambio , appoggiandola sul ginocchio di lei “ ma vorrei proprio scoprire …” la mano inizio a scorrere lungo la gamba , un tremito del muscolo, un movimento accennato, ma nessun allontanamento “ se l’impressione che tu non abbia le mutandine “ la mano raggiunse l’interno coscia, gli occhi di lei si strinsero, mentre i suoi denti affondavano piano nel suo labbro inferiore e le mani artigliavano il bordo del sedile
“ era corretta …!”
Mentre pronunciava queste ultime parole, con tono divertito e trionfante, le sue dita raggiungevano il calore del sesso di lei, trovandola già fradicia, mentre un gemito le rompeva il respiro.

La macchina aveva guadagnato la prima periferia e le dita sapienti di lui divaricavano le sue grandi labbra, affondando in lei, provocandole nuovi gemiti , suadenti e sempre più convinti, poi , dopo una svolta la macchina si arrestò , attorno il buio, in lontananza qualche luce si rifletteva sul mare.
Lui sfilò la mano destra dal suo sesso, se la portò al naso inspirando, poi sorrise e commentò “Sì sei proprio una gran porca… “ mentre porgeva le due dita umide di umori a lei da leccare.

Lei ripulì avidamente , mentre l’odore ed il sapore della perversione cancellavano l’ultimo barlume di lucida resistenza.
La mano destra tornò sul quadro, spense il motore, quindi scivolò sulla patta, liberando in pochi istanti la sua nerchia, turgida ed enorme. Lei senza accorgersene si umettò le labbra, i suoi occhi non si scostavano da quella cappella violacea ed oscenamente larga. Poi la mano di lui si insinuò tra i suoi ricci , afferrandole in maniera decisa, ma non violenta , la nuca, ed attirando la sua bocca verso il suo cazzo.

Lei sentì l’odore di quel membro imponente farsi più forte nelle sue narici e vorace spalancò la bocca. Un istante dopo lui stava pompando il suo cazzo nella gola di lei, l’asta riluceva della saliva, lei quasi si sentiva soffocare, ma l’eccitazione di quel trattamento brutale e inatteso le piaceva a tal punto da rendere trascurabile quella sensazione.
“Dai fammi vedere quanto sei porca Mary.. “ La apostrofò lui “Ti piace sentirti un po’ troia eh?!” Un mugolio di approvazione suggellò quella domanda, mentre la testa continuava in un forsennato su e giù.

Ormai lui non aveva più bisogno di accompagnare la sua testa con la mano, pertanto la fece scorrere nuovamente lungo il corpo di lei , che intanto si era messa in ginocchio sul sedile del passeggero per poter succhiare meglio, lasciando così il culetto indifeso.
Fu lei però a fermarlo, staccandosi dal suo cazzo: “Aspetta!” Lui la guardò sorpreso. “Prendi il mio cell nella borsa, devi fotografarmi mentre te lo succhio … sono i patti!”.

Lui sorrise entusiasta e mentre raggiungeva la borsa sentiva nuovamente il caldo abbraccio della bocca di lei sul suo cazzo. Un primo flash e con tono provocante mostrò il risultato a lei , che vedendosi con la bocca oscenamente riempita da quel membro, non trattene un gemito di pura e perversa eccitazione. Mentre i byte della foto attraversavano l’Italia per giungere sul cellulare di lui, la mano di Marco aveva ripreso il suo percorso, solcò le natiche di lei andando a cercare la fornace umida del suo piacere, ma giusto per il tempo di intingere le dita in quei succhi abbondanti, per poi tornare indietro e cominciare a titillare il buchino.

Lei , senza smettere di succhiare, spostò lo sguardo su di lui, incontrando nuovamente quel sorriso strafottente. “Che c’è troia?! Pensi che non sappia quanto ti piace nel culo?! Ho ricevuto istruzioni precise di sfondartelo per bene questa sera … e non ho intenzione di deludere il tuo uomo!”
Un nuovo gemito, misto di un vago dolore ed un enorme piacere, accompagnò l’ingresso di quelle due dita nelle sue viscere. La dilatazione, prosegui per tappe forzate, e nel giro di un paio di minuti erano quattro le dita ad fare dentro e fuori da quell’ano ormai già dilatato, costringendola alla seconda sosta dalla suzione da quando tutto era cominciato.

Mentre lui la stantuffava deciso, lei ansimante si piegò sulle braccia, appoggiando la testa sulle cosce di lui , e ad assecondando vogliosa ogni spinta con le anche.
“Allora troietta, vuoi che la mano te la infili prima o dopo averti piantato il mio cazzo in questo bel culetto?”
Normalmente un approccio così violento l’avrebbe fatta ritrarre, ma tutto quello che si ritrovò a dire fu “Scopami, scopami adesso … scopami !”. La risposta immediata ed istintiva di lei venne commentata “Ottima idea, così ho tempo di ricaricarmi mentre ti infilo il braccio in culo più tardi.. brava!”

Lei mugolò mentre le mani di lui la afferravano saldamente sui fianchi, spingendola con decisione verso i sedili posteriori, dove lei si accucciò a pecora col culo oscenamente esposto , in attesa.

“Brava la mia cagnolina” La apostrofò lui “ aspetta che ti faccio un’altra foto da mandargli, così sa come sto per incularti!” Ed un’altra volta il flash illuminò l’abitacolo dell’Audi. Pochi istanti dopo lei riconobbe la lingua di lui scorrere lungo il solco tra le sue natiche, scendere, veloce ed invadente, sino a giungere a quel buchino ormai già palpitante ed insinuarvisi, senza esitazione. Mentre le sue anche quasi inconsciamente continuavano a danzare al ritmo scandito da quella lingua, le dita di lui riguadagnarono la via del suo sesso, sempre più grondante, e così lei si trovò di nuovo a gemere, mentre il suo clitoride veniva strofinato con decisione.

Si sentiva un oggetto di piacere e la cosa le mandava stilettate di pura eccitazione dritte al centro del cervello, facendole spingere sempre più in fuori quel culetto voglioso.
Poi la lingua sparì e così fecero le dita, lei con il viso affondato nel sedile scuro dell’auto percepì il movimento attorno a se, dietro di se, lui, indossato il preservativo e presa lei saldamente per le spalle, appoggiò la sua immensa cappella su quel buco, ormai dilatato ed oscenamente lubrificato.

Lei, ancora una volta, emise un gemito. Lui, sempre strafottente, le chiese “ Sei pronta? Ora ti sfondo!”. Un gemito prolungato e voglioso fu l’unica risposta alla domanda.
La pressione sull’ano improvvisamente aumentò e nonostante il suo allenamento, una stilla di dolore le attraversò la schiena, che si inarcò felina, iniettandosi direttamente nel cervello. Lui inclemente non interruppe la spinta, pochi millimetri ancora e quella enorme cappella sarebbe entrata completamente. Il respiro di lei si era praticamente fermato, inconsapevolmente cercava di allontanarsi da quella verga invadente, ma le mani di lui, saldamente avvinghiate alle sue spalle, la tiravano nell’unica direzione possibile.

Improvvisamente il dolore si tramutò in un totalizzante senso di pienezza e il respiro soffocato in gola esplose in un liberatorio urlo “ Aahhhh sìììììììììì”. Era dentro.
Un istante dopo lui la stava cavalcando con foga, affondando nelle sue viscere quella nerchia imponente, sempre più velocemente e sempre più a fondo. L’urlo primordiale di lei si fuse in un crescendo di gemiti, profondi e gutturali, dimostrazione inequivocabile che il trattamento era di suo gradimento.

Lo sciabordio delle sue palle che ad ogni colpo sbattevano contro il sesso bagnato di lei, l’umido rumore dei corpi sudati avvinghiati in un ritmo incessante, i gemiti rotti dall’affanno erano la perversa colonna sonora di quell’abitacolo. Lui, da dietro le infilava le dita in bocca, che lei mordeva e succhiava. Un flash. Poi si ergeva dietro di lei, aumentava il ritmo , finché lei non piegava la testa in basso urlante. Un flash.

Poi riducendolo nuovamente, si allungava verso il cruscotto e vi appoggiava il cellulare per una serie di autoshitti: la visione di lui da dietro che affondava sino alle palle il suo cazzo in quel culo meraviglioso.
“Ti piace nel culo eh?!”
“Sì cazzo, mi stai sfondando!”
Galvanizzato dalla porcaggine di lei, una volta di più aumento il ritmo; il culo di lei oscenamente largo ormai, scorreva sull’asta sino in fondo ad una velocità frenetica ed improvvisamente nuovamente lei ruppe il silenzio con un verso ferino, ma più singhiozzante delle volte precedenti.

Con la faccia stravolta, si girò verso di lui e a fatica articolò “ pass…. a… mi …. Il …. ce…. ll …”. Lui, sudato e paonazzo, senza nemmeno rallentare eseguì. Dopo qualche secondo alla colonna sonora dell’abitacolo si aggiunse il suono dei tasti dell’apparecchio di lei, cui seguì il suono di linea libera. Pochi secondi dopo dall’altoparlante la voce rotta dall’eccitazione di lui “ Amore..? Come va?”
Lei raccolse le sue forze residue “Am….

or…..e” Articolò con voce rotta dai gemiti e dai colpi decisi, impartiti dietro di lei “mi …. St…a. .. sfon…dandooo..oooooo”
“Ti sta aprendo il culo,,,?”
A fatica lei rispose “oh…. Sì… è gros…sooooo …ahhh”
“Da quello che sento non ti dispiace affatto…”
Solo un tappeto di mugolii distorti fece da contraltare a questa affermazione. Poi improvvisamente, mentre la cadenza dei rumori nell’abitacolo aumentava esponenzialmente, un nuovo urlo a****lesco frantumò il silenzio ….. “aaaahhhh…hhhhhhhhh … go…..dooooooooooo…….

st….. oooo … goooo…den…..doooo”
Eccitato e divertito lui “ Amore.. sei proprio una porca lo sai?!”
Fece eco lo stallone, che senza fermarsi , rincarò “Dai diglielo…. Diglielo che godi a farti sfondare il culo ..troia!”
In un ruggito , privo di ogni residuo di pudore lei confessò “aahhhhhh…sì…. God…oooo… sono …. uuuu…naaaa.. troiaaaahhh…. Sfonda…,mi..ancoraaaaa”
Gli istanti che seguirono furono puro delirio. Lui le strinse una mano attorno al collo, l’altra prepotentemente le invadeva la bocca, la stessa che aveva accolto il suo cazzo, come il morso di un cavallo, quasi espressione della dominazione definitiva e nel frattempo il ritmo frenetico continuava.

Lei ormai incapace di articolare parole, sempre in collegamento col suo uomo, emetteva solo suoni lontanamente riconducibili alle vocali note.
All improvviso il rumore di corpi bagnati si arresto, la voce di lui, meno ferma del solito, intimò … “ora girati che finisco il lavoro” quindi un grugnito, a****lesco, volgare, totalizzante, infine, il silenzio con in sottofondo solo il respiro affannoso dei due.
Dopo qualche interminabile istante la voce di lei “Amore, scusa devo staccare per fare un’altra foto”
Il flash baluginò ancora una volta nell’abitacolo illuminando gli schizzi di denso sperma sul corpo di lei.

Alcuni le avevano raggiunto il viso , dandole un espressione più porca che mai , altri più abbondanti le avevano ricoperto i seni , mentre il suo addome risultava un lago di perverso piacere. Lei, calata nel ruolo, guardava maliziosa l’obiettivo del cellulare, giocando provocatoria con il seme aveva addosso. Con un dito raccolse un denso schizzo vicino all’ombelico, se lo portò alle labbra, sorridente, lo gusto’ e mentre il flash di nuovo congelava quel momento, sentenziò … “il mio ragazzo non è così buono… beh oltre ad averlo parecchio più piccolo del tuo…”, accompagnando la frase con una risatina.

Lui la osservava divertito mentre raccoglieva lo sperma che le era finito in faccia e portatoselo alla bocca, ingoiava … ed ingoiava … la scena lo intrigava non poco …
Poi, sollevando le gambe ed esponendo il culo esclamò “Gliene avevo promessa anche una del mio buchino bello allargato” Ed ancora il flash illuminò la notte. Ripreso possesso del cellulare iniziò ad inviare al suo uomo il materiale fin lì collezionato, nel frattempo quasi distrattamente, lui continuava a far correre le dita lungo i suoi fianchi, tra le sue grandi labbra fradice, sul suo ano, perversamente beante.

Un trillo del cellulare. Era lui. “ Hai goduto?” “Oh amore… da morire … hai visto le foto!” “ Si certo, un po’pochine… ma pur sempre apprezzate” …”eh vab…. Hey che fai “ domandò lei con tono di sorpresa, rivolta verso Marco, sentendo nuovamente il suo culo invaso.
Lo stallone, sornione come sempre, continuando a muovere la mano tra le sue natiche, le rispose “Beh … mi pare avessimo un accordo no?!… digli che tra poco gli mandiamo altre foto…tutt’altro che banali!”
“Amore che succede?!” Chiese lui dall’altro capo del telefono.

Mentre tre dita, nuovamente, iniziavano a perlustrare il retto di lei , la sua voce aggredita da gemiti incipienti, rassicurò “Cuore. …non ti preoccupare. Ora mi sa che devo riattaccare… la cosa si fa impegnativa …. ”

Mentre le dita rapidamente divenivano quattro, l’ennesimo gemito interruppe la comunicazione telefonica. Il flash baluginò torno ancora una volta ad illuminare l’abitacolo …
A centinaia di km di distanza comparve sullo schermo l’immagine del culo di lei, arrossato e grondante umori, e della mano di lui, di cui si poteva vedere solo il pollice.

Nella foto si poteva scorgere il suo viso, un filo di sperma tra i ricci e lo sguardo di chi non ha più nessun freno, mentre in mano stringeva una bottiglia di lubrificante con cui aiutava il suo bull a rendere quella notte la piu’ estrema di sempre.