La bagnina

Avevo salutato Anna, lei doveva rientrare al lavoro al suo chiringuito.
Eravamo solo a metà pomeriggio ed io ero abbastanza stanca.
Mi ero alzata alle cinque del mattino per accompagnare Raul in stazione, poi mattinata in centro, poi con Anna.
Ero indecisa tra andare ad rilassarmi in spiaggia o tornare in hotel.
Avevo optato per quest’ultima opzione.
In spiaggia magari ci sarebbe stata Giulia. In quel momento avevo preferito non incontrarla.

Tornata in hotel ero crollata appena avevo toccato il letto.
Al risveglio dopo un paio d’ore, verso le sette avevo voglia di scaricare la tensione ed avevo deciso di fare un allenamento lungo la ciclabile che delimita la spiaggia costeggiando la ferrovia.
La stessa che avevamo fatto prima con Anna.
Macinando chilometri ad un certo punto gli stabilimenti balneari finiscono e la spiaggia diventa libera.
Non essendo più la zona abitata, più ci si allontanava dal paese più la spiaggia diventava sempre meno frequentata.

Erano 12 km di spiaggia. Gli unici punti di accesso erano sottopassaggi della ferrovia distanti tra loro circa due chilometri che la collegavano con la strada.
Ecco perché Anna nel pomeriggio si sentiva abbastanza tranquilla che nessuno ci avrebbe disturbate.
Mettendosi a metà tra i sottopassaggi aveva una notevole visuale in caso stesse per arrivare qualcuno.
Sulla strada di ritorno, nonostante fossero le otto, c’erano ancora bagnanti che rientravano e soprattutto in corrispondenza degli stabilimenti si creavano degli affollamenti.

La ciclabile in cemento in alcuni tratti era leggermente coperta da residui di sabbia lasciata dai sandali dei bagnanti.
Questa rendeva la strada molto scivolosa.
Una sbandata improvvisa per evitare un tizio distratto in bici mi aveva costretta a mettere il piede sulla sabbietta quanto bastava a farmi perdere l’equilibrio.
Nonostante avessi cercato di ripararmi l’impatto sul cemento era stato violento, considerando il fatto che stavo correndo.
La prima a soccorrermi era stata una ragazza qualificandosi poi come bagnina dello stabilimento vicino.

Lo stabilimento disponeva anche di un pronto soccorso di primo intervento di cui era sempre la stessa ragazza a gestirlo come infermiera specializzata.
Era stata molto brava a prendersi immediatamente cura di me.
Non riuscivo a camminare, avevo numerose escoriazioni in varie parti del corpo, sulle braccia ma in particolare modo sul ginocchio destro. Era messo male, forte botta ma anche una grossa escoriazione.
Una sbucciatura profonda che me la sarei poi portata dietro per tutta l’estate.

La bagnina mi aveva fatta sdraiare su un lettino dell’infermeria iniziando a mettermi del ghiaccio secco sulle ginocchia.
Mi faceva sentire a mio agio e nonostante il dolore ero rilassata.
Bella ragazza, alta, asciutta ma atletica.
Capelli biondissimi e cortissimi, da maschiaccio.
Un abbronzatura perfetta che le faceva risaltare due occhioni azzurri come il mare.
L’avevo notata prima quando correndo nel percorso di andata ero passata davanti al suo stabilimento.

Lei stava giocando a beach volley nella zona giochi.
Indossava un costumino tipico da giocatrice di pallavolo che le metteva in risalto un fisico statuario scolpito.
Mi aveva detto poi successivamente che lo praticava a livello professionistico.
Mi parlava della sua situazione, della sua scelta ad abbandonare il lavoro da infermiera per gestire lo stabilimento.
Viveva per quello.
Le avevo chiesto che sentivo la necessità di farmi una doccia.

Ero sudata dalla corsa.
Mi aveva proposto che se avessi voluto potevo usare la sua doccia prima di farmi una bendatura al ginocchio.
Le avevo fatto notare che non avevo vestiti con me e non potevo certo rivestirmi con gli abiti sudati dalla corsa.
“Abbiamo più o meno la stessa corporatura. Mettiti qualcosa di mio. Poi ti accompagno in hotel e me li restituisci. Prima mi hai detto che sei qui da sola, Come ci arrivi in hotel? Non riesci neppure a camminare”
“Perché fai questo per me? Non mi conosci neppure”.

Le avevo chiesto.
“Diciamo che mi sei simpatica”
L’avevo ringraziata e avevo cercato di alzarmi e in effetti non riuscivo a stare in piedi.
L’infermeria era situata in una cabina da spiaggia un po’ più grande collegata con un’altra dove c’era un bagno e doccia.
Le due cabine erano divise con una tenda di plastica.
Per fare la doccia chiaramente dovevo spogliarmi.
L’avevo fatto lì davanti a lei, anzi mi aveva aiutata a farlo e coperta con asciugamano da spiaggia che mi aveva gentilmente prestato assieme ad un paio di sandali.

Iniziava a piacermi la situazione.
Come sempre quando ci si spoglia si notano degli sguardi furtivi o almeno lo si pensa.
Mi piaceva pensare che ci fossero stati.
Ero uscita dalla doccia, avevo indossato solo l’asciugamano arrotolandolo, restando con i capelli bagnati. Li lasciavo sempre asciugare al naturale.
Non avevo indossato le mutandine, anche perché non le avevo.
Mi ero sdraiata sul lettino pronta ad essere medicata.
Era stata molto delicata nel medicarmi.

La situazione era sempre più accattivante.
Non avevo le mutandine e da sdraiata la passerotta era ben in vista.
Soprattutto quando durante la bendatura del ginocchio dovevo obbligatoriamente allargare le gambe.
Ero eccitata dalla situazione. Mi piacevano le sue coccole anche se solo per medicarmi.
Era molto dolce e delicata.
Aveva delle mani molto belle. Delle dita lunghissime e ben curate.
Mi eccitava guardarle le dita. Le trovavo molto sexy.

Già me le immaginavo dentro di me. In quel momento lo pensavo e lo desideravo.
Stare in quella posizione, mostrare la passerotta mi eccitava troppo.
Me la sentivo già umida. Volevo quelle dita dentro a farfugliarmela.
Chiudevo gli occhi, fingendo del dolore, ma in realtà lo facevo per darmi una contrazione di piacere. Mi stavo masturbando senza toccarmi.
Cercavo di distrarmi ma la situazione mi prendeva.
Avevo notato qualche suo sguardo alla passerotta.

Mi eccitava di più quando c’erano gli sguardi.
Quando avevo dovuto aprire le gambe un po’ di più per far passare la fasciatura all’interno coscia sicuramente si sarà notato che la passerotta era bagnata.
Ero tentata a coprirla ma non l’avevo fatto, anzi avevo aumentato la contrazione.
Mi mordevo le labbra come per res****re al dolore ma era solo un modo per giustificare la contrazione.
Speravo in una sua iniziativa ma si era limitata solo a qualche sguardo.

Aveva ricevuto una telefonata.
Si era allontanata per rispondere ma avevo sentito che diceva:
“Non preoccuparti, se stasera non riesci. Ci sentiamo domani”.
La telefonata mi aveva fatto ricordare che non avevo il mio telefonino.
L’avevo lasciato in hotel ed erano ormai due ore che ero senza.
Non aspettavo telefonate ma se qualche familiare mi avesse cercata non sentendo risposta magari si sarebbe preoccupato.
Le avevo chiesto che volevo rientrare in hotel.

Mi dispiaceva andare via da lì ma volevo rientrare in possesso del mio telefonino.
“Certo figurati, ti prendo dei vestiti”
Mi aveva dato una gonnellina di jeans ed una maglietta senza un intimo.
“Scusa. Non volevo ascoltare la tua telefonata ma ho sentito che ti è andata buca con un appuntamento. Che ne dici se dovessimo cenare insieme. Io sono da sola, tu pure. Un bicchiere di vino ci lasciamo alle spalle sta giornata”.

Era stata la mia proposta.
“Dammi il tempo di farmi una doccia, ci mettiamo da strafighe, ti accompagno in hotel ed andiamo a cena” aveva prontamente risposto ed accettato l’invito.
Si era spogliata davanti a me prima di entrare in doccia. L’avevo guardata nuda.
Una passerotta rasata tra due gambe lunghissime magre ma con la forma giusta.
Il culotto era davvero bello, tornito. Mi piaceva.
Poi eccitata come ero.

Era stata velocissima. Si era vestita davanti a me.
Era un ambiente raccolto. Dietro ad un separè c’era un lettino ed un armadietto.
Dormiva lì per via degli orari impossibili che faceva.
Non abitava lì ma in un paese a circa 30 chilometri di distanza. Si alzava alle sei del mattino per preparare la spiaggia e la sera finiva sempre tardi.
Era stato eccitante nel vederla vestirsi.
Aveva indossato una maglietta attillata, una gonna molto svolazzante ed un paio di stivaletti estivi.

La trovavo molto sexy.
Prima di uscire aveva anche preso un golfino.
“In moto fa freddo di sera” aveva detto.
Non potevamo usare la moto sulla ciclabile e dovevamo spingerla a mano fino al primo sottopasso che fortunatamente non era lontano.
Io facevo fatica a camminare ma pian pianino c’eravamo arrivate.
Seduta dietro con la gonnellina che si alzava, coscia in vista e senza mutandine.
Ridavamo su questa situazione.

“La sto mostrando a tutti” dicevo.
Scherzavamo sulla passerotta che prendeva aria fresca.
“Ho la passerotta gelata” le avevo detto ridendo.
“Poi la scaldiamo” aveva risposto ridendo.
“Chissà cosa avrà voluto dire” avevo pensato ed avevo risposto con un “Wow”
Arrivate in hotel, nella veranda esterna antistante c’era Giulia. Era con la piccolina, senza il marito.
Mi aveva visto scendere scosciata dalla moto, ma non mi aveva salutato.

Non era neppure venuta a chiedermi cosa mi era successo quando mi ha visto camminare zoppicando e con la gamba fasciata.
In reception mi avevano detto che mi aveva cercata una ragazza di nome Anna.
Salite in camera, la bagnina mi aveva anche accompagnata perché facevo veramente fatica a camminare.
Avevo guardato subito il telefonino, ero preoccupata.
Non c’erano però telefonate di parenti, solo telefonate e messaggi di Anna.

Mi scriveva di richiamarla, si era liberata da un impegno e le sarebbe piaciuto uscire a cena con me.
Avevo fatto finta di niente era stata lei a chiedermi se fossero messaggi di Anna.
Le avevo detto di si. Non avevo motivo di negarlo.
“Scusa ma non ci siamo presentate. Io mi chiamo…” Non avevo fatto in tempo a dirle il mio nome.
“Laura” era stata lei a dirlo.

Ero rimasta sorpresa da questo. Ero sicura che nessuno mi aveva chiamata per nome in sua presenza.
“Sai chi era prima al telefono per dirmi che stasera non poteva uscire con me? Anna, la stessa che ti ha cercata in hotel, che ha provato a telefonarti e invitati a cena con i messaggi. Io mi chiamo Manuela” mi aveva detto.
“Mi era giunta voce di una ragazza di Milano con i capelli rossi di nome Laura.

Sai i pettegolezzi corrono. Anzi per domani sera abbiamo un appuntamento per andare a ballare tutti insieme” aveva aggiunto.
Ero rimasta senza parole.
Lei Manuela era la ragazza di Anna.
“Scommetto che oggi ti ha portata la spiaggia libera e magari per non passare davanti al mio stabilimento ha fatto un tratto di stradale per entrare dal sottopasso successivo” aveva aggiunto.
In effetti avevo notato questa cosa ma al momento non avevo dato importanza.

Ero rimasta impietrita ero in piedi davanti a Manuela. Non sapevo cosa rispondere.
Si era avvicinata a me. Mi aveva messo una mano tra i capelli tirandomeli indietro con forza al punto che anche la mia testa si era piegata all’indietro.
Non capivo le sue intenzioni. Ma le ho capite subito dopo quando dopo avermi detto:
“Ma adesso sei qui con me” mi dato un bacio sulle labbra.
“Sei splendida” aveva aggiunto mentre aveva infilato la sua mano sotto la mia gonnellina.

“Ti avevo detto che te l’avrei scaldata, ricordi”?
Mi piaceva essere trattata così. Manuela era decisa.
“Stavo impazzendo prima quando ti medicavo. Avevo una voglia di toccartela” aveva detto mentre le sue dita avevano iniziano a farfugliarmi la passerotta ormai umida.
Eravamo rimaste in piedi.
Avevo allargato leggermente le gambe come risposta ad invogliarla a proseguire.
Dopo strofinamenti tra le labbra della passerotta ormai più che bagnata, era entrata dentro con un dito che muoveva in maniera fantastica.

Potevamo sdraiarci sul letto ma era bello restare così in piedi con le gambe aperte.
Avevo le gambe rigide per come spingevo la passerotta contraendola verso il suo dito.
Mi faceva impazzire dal piacere.
Con dolcezza mi aveva fatto prima sedere e poi fatta sdraiare sul letto.
Mi aiutava nei movimenti, ero proprio bloccata.
Mi aveva spalancato le gambe mettendo la passerotta bene in mostra.
Non ero completamente sdraiata.

Ero con i piedi per terra.
Praticamente posizione da seduta con le gambe aperte e successivamente sdraiata.
Lei si era messa tra le mie gambe, in ginocchio ai bordi del letto
In quella posizione aveva la mia passerotta aperta davanti ai suoi occhi.
Aveva iniziato a baciarmela. La leccava in modo sublime.
Avevo i brividi dal piacere.
Con le dita mi apriva le labbra mentre me la slinguazzava.

Muoveva la lingua a volte velocemente, poi rallentava il movimento.
Me la prendeva tutta in bocca per succhiare avidamente il suo liquido.
Poi quando muoveva velocemente la sua punta della lingua sul mio clitoride non avevo più resistito.
Avevo raggiunto un orgasmo spaventosamente intenso.
Avevo avuto delle contrazioni talmente forti che quasi mi sembrava di saltellare con il bacino.
Solo allora, dopo che io avevo raggiunto l’orgasmo e restando in quella posizione si era toccata.

Con una mano mi spingeva in giù per farmi restare sdraiata.
Non me la stava più leccando. Mi sbaciucchiava ovunque.
Guardava la passerotta, le parlava, le diceva “sei bellissima” “si sei bellissima”.
Lo avrà detto almeno una ventina di volte mentre continuava a toccarsi.
Era al limite lo capivo perché quel “si sei bellissima ” diventava sempre più godurioso.
Aveva raggiunto un orgasmo interminabile mentre guardava la passerotta con altrettanto interminabile “siiiiii sei bellissimaaaaaaaaa”
Eravamo rimaste così in quella posizione per almeno cinque minuti prima di dirmi:
“Dai vestiti che andiamo a cena”
“Si capo” avevo risposto.

La serata era trascorsa in allegria.
Avevamo preso la mia macchina, guidava lei, ed eravamo andati in un locale fuori paese per evitare incontri. In paese era molto conosciuta.
Avevo messo il telefono in silenzioso. Anna aveva chiamato più volte.
Lei se ne era accorta ma sembrava divertita. Erano arrivati anche dei suoi messaggi.
Mi chiedeva dov’ero e perché non rispondevo alle telefonate.
Manuela voleva leggere i messaggi.

In primo momento mi ero rifiutata ma poi lei aveva insistito tanto ed avevo ceduto alla sue richieste.
Mi divertiva la situazione.
Fare da amante a tutte due era trasgressivo e piacevole però aveva i suoi ma.
Insomma mi sentivo un po’ sporca.
Il mio umore era cambiato quando avevo ricevuto un messaggio
“Cosa ti è successo? Come mai sei fasciata e zoppicante? Mi manchi, mi manchi da morire.

Ti vorrei qui”
Era di Giulia!
Eh no eh no piccola non dirmi così!
Cazzarola quanto mi manchi anche tu.
Laura.

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