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Mia Moglie e la sua VOGLIA DI CAZZO…

Mia moglie, bellissima TROIA con una quarta ben sorretta e soda, complice della mia passione cuckold, non smette mai di eccitarmi con i suoi continui tradimenti..
La sua direi che è una vera e naturale VOGLIA DI CAZZO..una voglia irrefrenabile..inarrestabile..ingestibile!
L’effetto sorpresa è la nostra grande passione..
Rincasare dal lavoro e trovare in bagno ben messi in evidenza i suoi slip con la parte che appoggia sulla fica bagnata di sperma oppure trovare dei collant strappati per aver consentito un’estemporanea penetrazione sono per me fonte inesauribile di passione e amore vero per lei..
Spesso capita questo..qualche volta capita qualcosa di più “magico” che mi vede pienamente partecipe nella trama oscura del tradimento stesso…
Un pomeriggio mentre ero ancora in casa le è arrivato un messaggio sul telefonino; ho guardato ed ho riconosciuto il nome, Fabio, titolare socio di un negozio di abbigliamento dove spesso lei fa shopping; leggo:
-“tesoro il mio socio esce tra poco puoi raggiungermi in negozio verso le 19.

30?”
Ho risposto io, scimmiottandone le espressioni, con un secco e convinto:
-“tesò mi faccio bella e vengo da te..”
L’ho quindi subito allertata e lei rimasta felicemente sorpresa nel sapermi così premuroso e deciso, ed ha manifestato tutto il suo compiacimento così:
-“amore quando vado con LUI mi allarga la fica al punto che quando lo tira fuori le mutandine non riescono più a coprirmi perché mi s’infilano in mezzo alle labbra, mi fa impazzire…..ha quel CAZZO grosso, duro e largo dalla cappella alla base che non riesco ad impugnarlo come faccio con te..sai bene quanto sia dotato Fabio..”

(con affermazioni come questa,la mia eccitazione è già alle stelle..sentirsi dire dalla propria moglie che preferisce farsi sbattere da un mezzo estraneo solo perché ha il CAZZO naturalmente più grosso del tuo ti lascia quella dose di “impotenza” che noi CUCK adoriamo..in pochissimi attimi realizzi che TUA MOGLIE, quella che hai sposato in abito bianco.. sarebbe capace, DIREI CAPACISSIMA, di farsi sbattere da chiunque abbia un CAZZO degno di nota!!)

-“In negozio non avremo molto tempo a disposizione; sicuramente ha bisogno di uno sfogo immediato, come spesso è capitato, con una bella sveltina in un camerino di prova.

Mi preparo al meglio per farlo impazzire, ci tengo a farlo felice..”
Godere della preparazione della propria donna, già piena di desiderio ed eccitazione, è sempre un’esperienza indescrivibile. La scelta dell’abbigliamento intimo più arrapante coniugato alla praticità di un rapporto immediato e frenetico mi rende eccitatissimo..
-“amore ci vediamo dopo, pensami..TI AMO!”
Mi bacia accarezzandomi la patta ed esce; nonostante con Fabio non prenda precauzioni data la conoscenza di tanti anni, vedo che ormai esce sempre portando con se i preservativi che di tanto in tanto le compro rimpiazzando i suoi elevati consumi..

Ogni volta l’attesa è un tormento di voglia e di ansia che cerco di calmare dedicandomi alla mia passione preferita: masturbarmi con il porno e le teens..
Ma ill pensiero è sempre lì, martellante, incombente..mi ammazzo di seghe in un mix perfetto di gelosia e depravazione..per un CUCK i momenti più preziosi sono questi..l’attesa ed il non poter far nulla, non sapere nulla..il solo immaginare..il solo pensare alla PROPRIA MOGLIE montata a bestia da un altro MASKIO..sono momenti unici..indescrivibili..si fa tutto per amore..amore per la propria TROIA..le farei far di tutto pur di saperla SODDISFATTA nei suoi ORGASMI!

Dopo un paio di ore è già di ritorno.

Le apro e mi appare un viso sorridente e maliziosamente stanco..
Mi avvicino per baciarla e sento il caratteristico odore dell’alito “post pompino”. La bacio avidamente ma di fatto è una penetrazione con la mia lingua. Lei insiste nel bacio..apre la bocca e mi invita a leccarle bene le labbra e la lingua..è come sukkiare un CAZZO..tanto è forte e acre quell’odore!!
Mi abbraccia forte e mi sussurra:
-“andiamo di là amore mio..ho voglia di dirti com’è andata”
Si siede sul letto per togliersi le scarpe ed io approfitto subito per metterle il mio cazzetto turgido nella bocca e muovermi come se la stessi scopando.

Lei mi accarezza le palle, mi infila un dito di dietro..è troppo premurosa, avrà fatto di sicuro la TROIA penso tra me e me!
Poi si alza e si spoglia e guardandomi con fare sornione si sdraia sul letto con gli slip neri ancora indossati. Intravedo chiaramente una grossa chiazza umida in corrispondenza della fica…. mi chino su di lei per leccarla ma mi dice:
– “aspetta, rallenta..ti racconto cos’è successo..voglio farti sentire quanto ti ho fatto CORNUTO”.

Questo forse è il momento più magico delle corna…il suo racconto dettagliato saprà farmi rivoltare lo stomaco ma eccitarmi al tempo stesso..la adoro, kazzo se la adoro!

-“appena sono arrivata, così come prevedevo, mi ha detto che purtroppo non avevamo molto tempo a disposizione perché il suo socio sarebbe mancato solo un paio d’ore. Essendo ora di chiusura ha abbassato la serranda e mi ha portata in un camerino, in piedi, ed ha cominciato a baciarmi tutta..
Quando mi ha alzato il vestito e mi ha visto in lingerie, come al solito è impazzito; mi ha subito abbassato gli slip ed ha cominciato a leccare la fica quasi da farmi venire subito.

L’ho tirato a me, gli ho sbottonato i jeans ed ho tirato fuori quel palo enorme. Passando le dita sulla punta ho sentito ch’era già bagnato e l’ho strofinato sulla fica.
Non ha resistito molto: l’ha inumidito di più con la saliva e me l’ha infilato dentro facendomi sussultare per l’improvvisa dilatazione. Poi ha cominciato a stantuffare senza che io riuscissi più a muovermi, provavo solo un piacere senza confini..sono venuta due volte, lui continuava con foga, ogni tanto una piccola sosta con il cazzo infilato fino alle palle, e poi riprendeva più forte di prima..è brutale ma sa il fatto suo credimi..”
-“ti ha detto qualcosa su di me?” (chiedo IO)
-“si amore, si eccitava chiedendomi “lo sa tuo marito che ce l’ho il doppio del suo?” oppure dicendomi “quando torni a casa ci starà larghissimo nella tua fica sfondata da me”…poi quelle cose sempre eccitanti “sei la mia puttana, la mia troia..hai bisogno di cazzi grossi come questo per una fica così e non di tuo marito che ha un pisello come quello di un bambino..”; amore era feroce ed inveiva su di te..ti insultava e denigrava ed io permettevo di farlo..scusami ma lo sai che ci tenevo a farlo stare bene e che alla fine diceva solo la verità.. Poi si è sganciato dalla figa, ha sputato sul mio buchetto e con forza, tanta forza mi ha messo il suo enorme CAZZO nel mio culetto..ha cominciato subito a pompare sempre di più e urlandomi contro mi ha detto “puttana sborro..sborrooo puttana!!”.

L’ho spinto dalle chiappe quanto più possibile dentro di me sentendo un fortissimo calore dentro: un’esplosione di sborra da non credere. Sai che adoro farmi venire dietro..sai che impazzisco a sentire quei potenti schizzi nelle mie viscere..mmmmmmmmmm
Siamo rimasti così per un po’ di minuti. Poi lui piano piano ha uscito il CAZZO e me lo ha messo sporco ma ancora RIGIDO anche nella figa..mentre io tiravo subito su gli slip per non fare scolare a terra lo sperma, quello che adesso tu stai toccando, che leccherai e che userai come lubrificante per scoparmi.

Mi sono inginocchiata e gliel’ho pulito per benino con la bocca, succhiando sperma fino all’ultima goccia”. Amore perdonami..amore scusami se ho fatto la TROIA..”

Con il cuore che mi batte a tremila..con le palpitazioni..sono rosso di rabbia in viso..ma tanto eccitato le dico con fermezza:
-“amore adesso è il mio turno..ti prego fammi godere!!”
Le metto due dita dentro e sento la fica allargata e bagnatissima..appena le abbasso le mutandine vedo sborra che si affaccia dalla meravigliosa fessura..comincio a leccare trattenendo in bocca il liquido caldo per poi riversarlo con un intenso bacio nella sua bocca già spalancata e pronta..
La penetro ed il mio cazzetto scivola dentro di lei avvertendo la forte dilatazione che l’uccello di Fabio le aveva provocato con i suoi colpi possenti..
Sono convinto che lei non senta molto..data la differenza di dimensione tra il mio cazzetto ed il CAZZO di Fabio, per questo mi aiuto sgrillettandola per bene..gioco sul suo clito come negli anni ho imparato a fare..così ho imparato a portarla all’orgasmo, aiutandomi con le dita..
E’ larga e zuppa..troppo calda..mi sento avvolto dai residui di seme caldo di un altro uomo e pensando alle dimensioni del suo CAZZO mi eccito anche io molto, moltissimo…
Lei ansima ma sono certo che non sia per la penetrazione..mi insulta..
-”cornuto senti come sono larga..cornuto sei felice che mi abbia pompato anche il culo..cornuto ti piace che tua moglie si faccia sborrare dagli altri..cornuto sei solo un gran cornuto che si fa fottere la mogliettina!!”
Le sue parole, i suoi insulti sono per me una sorta di Viagra naturale..divento più duro e nonostante non sia molto dotato mi applico nel spingerlo dentro più che posso..muovo le dita più veloci sul suo clito e sento che ci siamo quasi..la stringo a me forte..è mia, è mia Moglie..solo mia..

Insieme poi..finalmente..godiamo in un orgasmo indescrivibile e restiamo abbracciati, noi, solo noi..
Lei è una moglie TROIA ed avida ed io sono solo il marito CORNUTO e felice….

Una sera in piscina

E sempre stata una mia fantasia vederla nuda e magari che facesse qualcosa con altri, pero lei quando a letto fantasticavo su questo si stizziva.
Quella sera pero …..
L’ho accompagnata ad un corso d’aggiornamento fuori citta, la sera un suo collega invito mia moglie, io e gli altri due colleghi presenti al corso a cenare da lui.
Possedeva una bella casa con piscina un bel giardino mangiammo fuori bevemmo un po’ anche mia moglie che di solito non beve mai.

La giornata di giugno era calda e afosa uno dei presenti propose visto il caldo e la piscina disponibile del collega di un bel tuffo per rinfrescarci un po’. Il proprietario disse e lì a nostra disposizione io non parlai mia moglie chiese ma voi avete i costumi?
La risposta fu no ma ci tuffiamo nudi, mia moglie disse ma voi siete matti io nuda con voi tre maschi siete fuori e poi rivolgendosi a me disse tu lo faresti?
Allora delle chiese ma non hai mai fatto il bagno nuda a mezzanotte in spiaggia, lei rispose di no.

Loro dissero be noi lo facciamo e iniziarono a spogliarsi, mia moglie mi guarda perplessa ed io gli dico dai andiamo a rinfrescarci anche noi intanto cosa vuoi che sia vedono due tette e un po’ di pelo e iniziai a spogliarmi, mi tuffai e la invitai a entrare dicendoli che era magnifico, anche i suoi colleghi la invitarono dicendogli di non vergognarsi intanto era fatta come tutta e loro non era la prima volta che ne vedevano una nuda e non si sarebbero scandalizzati.

Mia moglie si verso un altro bicchiere di vino lo beve tutto d’un fiato si alza e inizia a spogliarsi i suoi colleghi esultarono facendogli un applauso dicendogli brava. Io ero già eccitato un po’ confuso era la prima volta che lo faceva ora, era in intimo in piedi a bordo piscina noi in acqua rimase li ferma un po’ poi ….. si tolse il reggiseno e libero la sua terza che si manteneva ancora su nonostante i suoi 37 anni e dalla piscina ci fu un boato di gioia e vidi che anche gli altri erano eccitati c’è l’avevano duro.

Poi si giro dandoci il lato b e si tolse anche gli slip dicendo chiudete gli occhi che entro, naturalmente nessuno chiuse gli occhi, si giro ed entro mi venne vicino e mi diede un bacio, parlammo un po’ ogni tanto gli tiravano un po’ d’acqua ci divertivamo e vedevo che ogni tanto guardava sotto i loro cazzi duri, la cosa mi eccitava parecchio. Giorgio usci dalla piscina e andò a prendere 5 bicchieri e del limoncello co il suo cazzo duro in bella vista mia moglie lo segui con lo sguardo poi Luca disse Giorgio guarda come te lo guarda e lei divento rossa e si appoggio a me io la abbracciai e le toccai le tette gli diedi un bacchio arrivo Giorgio con i bicchieri di limoncino si sedette a bordo piscina giusto in parte a mia moglie con il suo cazzo ancora dritto gli diede il bicchiere mentre Dario si sedette anche lui a bordo piscina e lo sguardo di mia moglie si sposto su di lui non l’avevo notato sottacqua ma aveva un cazzo enorme penso 24,25 considerando i miei 18.

Vide subito mia moglie che lo guardava e gli disse mai visto cosi grande, dopo alcuni istanti a bocca aperta disse no e divento rossa mentre noi scoppiamo in una risata.
I tre colleghi uscirono rimmanemmo noi due dentro lontani da sguardi e orecchie indiscrette gli dissi ti piaccerebbe mettere in atto le nostre fantasie e lei ma sei fuori ma era un sei fuori bo penso non convinto l’aiutai a uscire arrivo Dario li porse l’asciugamano e la scuadro da testa ai piedi dicendogli sei verramente figa, Luca ridendo disse intanto non ti fa un pompino che gli fai i complimenti mia moglie gli fece il dito medio e disse e chi te lo dice che non glielo faccio.

Tutti di shitto mi guardarono e Luca sempre lui disse non lo fa c’e suo marito e io risposi perche se non ci fossi lo farebbe? Lui siiii credimi e penso non solo a lui poi ci girrammo verso mia moglie e…….. stava toccando quel cazzo enorme di Dario io m i bloccai Luca rimase a bocca aperta Giorgio stava arrivando con altri limoncini si fermo davanti a loro poggio il vassoio per terra mentre vidi la mano di Dario toccarle la figa Giorgio si alzo mi guardo un attimo e inizio a toccarle le tette Luca era sempre fermo si giro verso di me verso loro e mia moglie si stava baciando con Dario e Giorgio le stava succhiando le tette allora io mi avvicino a loro mia moglie si stacca con la bocca da Dario Giorgio si ferma lei mi guarda senza staccare la mano da quel enorme cazzo passano alcuni secondi la bacio ci riguardiamo negli occhi vedo ls sua voglia gli prendo la testa tra le mani gli do un altro bacio poi gli guido la testa verso quel cazzo lei lo prende in bocca e inizia un pompino meraviglioso Giorgio le stava rittocando le tette Luca solo in quel momento realizzo penso quello che stava accadendo e esclamo arrivo mentre io avevo gia la lingua sulla sua figa mai sentita piena di umori cosi me la gustai un po poi fecci spazzio a Giorgio vedi Luca succhiarli le tette mentre lei aveva ancora quel cazzo in bocca lo spompinava con tanta passione mai vista io mi sedetti e mi gustai quella scena tanto fantasticata un po.

Poi Luca disse a Dario basta ora godere della sua bocca ora tocca a me lo scanso e infilo il suo in bocca a mia moglie Dario allora scanso Giorgi e infilo la sua lingua in quella figa fradicia d’umori, Giorgio si avvicino a Luca e mia moglie inizio a succhiare due cazzi cosi mi avicinai a loro ora ne aveva tre. Dario si stacco dalla figa con la lingua e la penetro con qun cazzo enorme mia moglie urlo di piacere.

Continuammo un po finche Dario non disse sto venendo allora mia moglie mollo tutto si giro e lo presse tutto in bocca mentre Luca aprofitto del buco libro e infilo il suo cazzo finche non venne il suo momento e sborro sulle sue tette ora cera Giorgio e sborro anche lui sulle sue tette ora infilai il mio mentre a Dario era tornato duro e stava gia rigodendo della sua bocca io gli venni dentro ,lei intanto continuava con quel pompino meraviglioso.

Aveva la sborra che colava dalla sua bella fighetta e andai a leccarla finche Dario non arrivo col suo cazzo lo avicino alla figa mi sfiorro la lingua la penetro di nuovo io l’asciai posto e andai a baciare mia moglie sapeva da cazzi ma era una cosa fantastica. Dario disse vengo pero questa volta mia moglie non si giro lo prese dentro urlando tutto il suo piacere. UN nuovo tuffo in piscina per lavarci l’odore del sesso uscimmo ci rivestiamo salutiamo lasciandoci con ci rivediamo?.

Una donna come Michela

Avevo sempre sognato una donna come Michela, ma, dopo l’ennesima delusione, mi ero quasi arreso tentando di convincermi che una donna così albergava solo nel mio immaginario erotico ed in quello di chissà quanti uomini. Poi ho conosciuto lei: capelli lunghi e lisci di un rosso peccaminoso, non molto alta ma con un fisico decisamente atletico che, attraverso la generosa scollatura posteriore del vestito, lascia intravedere i diversi anni passati in palestra. Il vitino da vespa si appoggia su un culetto tondo e sodo il quale prosegue con due gambe che sembrano scolpite da Michelangelo tanto sono perfette.

Poi le caviglie, ho sempre avuto un debole per le caviglie, sottili ma decise, circondate da tre cinghiette nere delle scarpe, punta aguzza e tacco a spillo, in metallo, 12cm. Somigliano molto ai modelli che si trovano nei cataloghi di indumenti dei sexy shop. L’attrazione tra noi era stata fortissima sin dal primo momento, poi con il desiderio di conoscerci meglio, soprattutto sotto il profilo sessuale, avevamo scoperto di amare le stesse cose, praticamente tutto.

Amanti della masturbazione, dei film hard e delle riviste per soli adulti, io con tendenze S/M, lei impazzita per l’a****l-sex. Finalmente avevamo trovato il partner giusto con cui dare sfogo a tutte le nostre fantasie, anche le più spinte, per troppi anni represse. Ed eccoci lì, lei seduta sul tavolo della cucina, con il vestito raccolto in grembo, le cosce spalancate inguainate in un paio di calze nere e rigorosamente con la cucitura, una guepiere con i laccetti sul petto che le stringe la vita tanto da far schizzare fuori le tette, non molto grandi, ma perfette con i capezzoli grossi e sempre in tiro.

I tacchi a spillo conficcati sul mio petto mentre mi dedico alla leccata di turno della passera, ovviamente completamente depilata per aumentarne le sensazioni al contatto con la mia lingua. Sta sfogliando una rivista anal per eccitarsi di più ed intanto dalla sua fica escono in continuazione rivoli di umore che io ingoio avidamente. Lei non riesce a star zitta ed una serie di mugolii misti ad apprezzamenti sul mio operato le escono dalla bocca ed io mi eccito pensando alla baldracca della porta accanto che sicuramente sarà dietro la porta ad ascoltare le nostre evoluzioni erotiche.

A volte mi viene voglia di aprire la porta d’ingresso a sorpresa per vedere se si limita ad ascoltare o si diverte anche a sgrillettarsi.
L’orgasmo di Michela arriva come al solito impetuoso e mi riporta con la mente a quello che sto facendo.
La sua fica cola e palpita sotto le mie stilettate, mi implora di smettere perché la clitoride le è diventata troppo sensibile, ma io le blocco le gambe con le mani e continuo a leccarla sempre più forte godendo di tutte le sue vibrazioni.

Alla fine cedo e le regalo un attimo di relax del quale lei mi ringrazia andando alla ricerca del mio cazzo che ormai è all’ultimo stadio dell’inturgidimento. Sa che non sono un coniglio e che soddisfarmi sarà un impresa e questo la eccita ancora di più. Mentre mi succhia l’uccello facendoci sopra dei delicati giochi di lingua io penso a quale sarà il prossimo gioco.
“Devo assolutamente pisciare,” mi dice lei, “aspettami un attimo che vado in bagno e torno subito”.

Ecco l’idea, mi stendo sul pavimento e la faccio sedere con la fica bene aperta sulla mia bocca e le ordino di pisciare lì. Lei, sempre ubbidiente, si accovaccia in modo da offrirmi la miglior vista della sua vulva e, dopo qualche istante, ecco che le prime gocce di pioggia dorata arrivano a bagnarmi la lingua. Io non resisto e comincio a massaggiarmi l’uccello e lei alla vista della mia eccitazione esplode in una pisciata gigantesca.

Mi prende la testa fra le mani e mi spinge la bocca sulla sua fica in modo che io sia costretto a berla tutta, cosa che io faccio con molto piacere. Poi mi chiede di pulirgliela con la lingua e di dedicarmi un po’ anche al suo culetto. La richiesta è chiara: vuole essere inculata. Non aspettavo altro, inizio ad insalivargli per bene lo sfintere fino a quando lo sento aprirsi alle spinte della mia lingua.

La faccio alzare in piedi e la giro a pecorina con le mani appoggiate al muro. Punto il cazzo e spingo con tutta la forza che ho. Lei grida e vedo che le scendono alcune lacrime dagli occhi, ma questo non fa che aumentare la mia foia e comincio a pomparla senza riserva. Si vede ad occhio che sta soffrendo, ma non si sposta di un millimetro sotto l’incalzare dei colpi del mio cazzo.

Poi il dolore cessa e comincia a salirle l’orgasmo. Stella è una vera maiala e riesce a godere con ogni parte del suo corpo, anche con il culo. L’inculata procede a ritmo serrato, il mio cazzo si fa più grosso ad ogni affondo, ma ormai il suo ano si è talmente allargato che non avverto più nessuna resistenza. È giunto il momento per passare al big boy, un cazzo in lattice di 25cm di circonferenza.

Lentamente esco dal suo sfintere e le ordino di non muoversi; dal suo sguardo eccitato ed impaurito intuisco che lei ha già capito le mie intenzioni, nonostante ciò non dice niente anche se vorrebbe fermarmi. Io sono arrapatissimo e, tirato fuori il fallo, glielo passo sopra la fica per inumidirlo un po’, giusto quanto basta per farlo scivolare meglio. Le faccio allargare le chiappe con le mani e appoggio la punta del cazzone al suo sfintere.

Un po’ di pressione e già comincia a farsi strada, aumento la pressione e riesco a far entrare la cappella. Mi fermo un istante per prendere bene la mira e poi giù, di cattiveria fino alle palle. Adesso 20cm di fallo artificiale le stanno sfondando il culo, penso che di questo passo, prima o poi, sarà pronta anche per ricevere la mia mano dentro al culo ma per il momento mi limito al fallo che comunque non si discosta molto come dimensione.

La vedo mordersi il labbro inferiore con forza e non riesco a capire se quella sbavatura sulla bocca è di rossetto oppure di sangue. La cosa non mi interessa, il solo desiderio è di cominciare a stantuffarla con forza ed è quello che faccio. Lei cerca di allargarsi le chiappe il più possibile per aumentare la facilità di penetrazione e ridurre il dolore, facendo questo la vedo impiantarsi le unghie laccate di rosso sui suoi glutei.

Adesso la mia perversione sta arrivando al limite: con decisione le afferro una mano e gliela posiziono sul fallo costringendola a pomparsi da sola. “Con forza le intimo, devi spingerlo con forza” ed ogni volta che la vedo rallentare il ritmo la sculaccio violentemente sulle natiche. Dopo un po’ di colpi la mano inizia a farmi male ed allora ricorro ad una cinghia in pelle per frustarla a dovere. Lo spettacolo mi ha eccitato all’inverosimile ed ho bisogno di un po’ di sollievo quindi la prendo per i capelli e le ficco il mio cazzo in bocca.

Lei lo succhia avidamente sperando che, una volta venuto, la smetterò con quel gioco sadico, ma io non ho nessuna intenzione di godere subito e quindi controllo la mia sborra che ormai mi sta facendo scoppiare i coglioni. Dopo una ventina di minuti decido di darle un po’ di riposo, ma la obbligo a tenersi il cazzo ben conficcato nel culo. Altra fantasia. Prendo il cuneo vaginale, quello con la pompetta per essere gonfiato e lo sostituisco al fallo, nel suo culo.

La faccio sedere sul tavolo e le faccio mettere il cazzone di gomma nella fica. “Fottiti la fica con questo” le ordino e lei lentamente comincia a trombarsi con il super cazzone toccandosi la clitoride per cercare un po’ di piacere. Ormai non ce la faccio più, devo sborrare. Quindi gli rimetto il cazzo in bocca e comincio a scoparla tra le labbra. Sul tavolo mi accorgo che sono rimaste alcune mollette da bucato e ne prendo due per attaccargliele sui capezzoli i quali si stringono fino ad appiattirsi.

Lei mi guarda, ma non osa toglierle, anche se dal suo sguardo si vede chiaramente che la fanno soffrire, e continua a impalarsi con il fallo, sempre più forte, presa da un’eccitazione che la sta portando violentemente all’orgasmo. Io scopandola in gola comincio ad azionare la pompetta per far gonfiare il cuneo che ha nel culo. Ad ogni spinta di cazzo corrisponde una pompata: la sfida ora è se lei riuscirà a farmi venire prima che io le spacchi completamente lo sfintere.

Quindi con un impegno mai visto comincia a spompinarmi, smettendola anche di sgrillettarsi per aiutarsi con la mano a masturbarmi.
Io godo e continuo a pompare aria nel cuneo. La difficoltà con la quale vedo il cazzone di gomma entrarle nella fica mi fa capire che ormai il culo deve essere allargato al massimo. Il cazzo comincia ad avere le pulsazione pre-orgasmiche e lei, all’idea di sfarsi sborrare nella gola si eccita ancora di più e intensifica la pompate nella fica.

Vengo un istante prima di lei, riempiendole la bocca a tal punto che alcune gocce di sperma le fuoriescono dalle labbra. Ingoia tutto e con un ultimo sforzo si ficca il cazzone nella fica, fino in fondo, talmente in profondità che non riesco a capacitarmi delle dimensioni del suo utero.
Urla e geme in preda ad un orgasmo intensissimo che le fa dimenticare immediatamente tutte le sofferenze patite, lasciandola stravolta distesa sul tavolo, con i due cazzoni ancora ben conficcati nella fica e nel culo, incapace per il momento di toglierli.

Io la guardo e nel compiacermi di quella visione sento la porta della mia vicina guardona aprirsi e richiudersi velocemente.

Padrone VIII

Quella notte dormì sul divano. Non aveva voglia di spostare i regali di Padrone, anche per paura di rovinarli, li avrebbe dovuti indossare per uscire con Lui! Semplicemente aveva chiuso la porta per evitare che Momo andasse a dormirci sopra, cosa che aveva fatto anche al mattino dopo essersi preparata per andare in ufficio. Era sabato, solo mezza giornata di lavoro, quindi aveva tempo per prepararsi al meglio, per evitare inconvenienti prima ancora di iniziare a lavorare aveva telefonato all’estetista ed alla parrucchiera per prendere appuntamento.

La cosa che le risultò difficile fu dover togliere il collare, non era più abituata a stare senza ma per tutto il tempo lo tenne nella borsa dove andava ad afferrarlo e tastarlo in continuazione.
Il pomeriggio passò nei preparativi, era agitata, molto, ma questa volta riuscì a fare tutto, però aspettò solo l’ultimo momento per indossare i vestiti che le aveva lasciato Padrone il giorno precedente. Si guardò nel grande specchio in camera, il vestito era bellissimo, con una scollatura quadrata ed aderente fino alla vita da dove poi scendeva un ampia gonna a pieghe.

Mancava solo l’ultimo tocco. Slacciò il collare e lo ripose con cura sul comodino, prese il chocker abbinato al vestito che aveva trovato in una shitolina e lo indossò. La medaglietta dorata pendeva esattamente al centro della gola e le piaceva come spiccava sull’abito scuro. Era pronta, prese un cuscino ed andò alla porta, la socchiuse e si inginocchiò su di esso, prese il foulard e si bendò come il giorno prima.
Non passò molto prima che sentì quei passi cadenzati risuonare nella tromba delle scale.

Si avvicinavano, Padrone si avvicinava, oggi finalmente lo avrebbe visto, gli avrebbe parlato. Le arrivò dell’aria gelida addosso e si irrigidì ancora, sentì un passo e la porta chiudersi, le mani di Padrone le accarezzarono i capelli, le era vicinissimo, ne sentiva il calore ed il profumo muschiato. La tensione della benda si allentò e mentre le scivolava sul viso lui le disse

“Questa non è più necessaria. ”

lei teneva gli occhi bassi per abituarsi alla luce, quando finalmente iniziò ad alzarli di fronte a lei c’era un uomo in completo scuro che le porgeva una mano per farla alzare.

Lo guardava in viso, non lo conosceva, non sapeva chi fosse, le era sufficiente riconoscere in lui Padrone. Prese la mano e si alzò. Con quei tacchi era alta quasi un metro e ottanta ma per guardarlo negli occhi doveva alzare lo sguardo solo di poco, non era come nel sogno, non era talmente alto da farla sembrare una bambina, ma quegli occhi, così profondi, incutevano timore, al limite della paura reverenziale, anche l’atteggiamento deciso e calmo faceva aleggiare intorno a lui un’aura di rispetto.

Era più grande di lei, ma non riusciva a stabilire di quanto, il suo corpo era forte, si intuiva anche con tutti i vestiti addosso ma in lui c’era anche quel modo di fare esperto che si acquisisce solo con l’età.

“Andiamo. ”

Le prese sottobraccio e la condusse alla porta. Lui prese le chiavi, lui diede le mandate alla serratura, lui mise le chiavi in tasca e lei a guardare imbambolata.

Scesero per le scale, con i tacchi alti non era un’impresa facile per Rossana ma Padrone non forzava l’andatura, la teneva sottobraccio e la sosteneva. Usciti dal palazzo una macchina li stava aspettando, l’autista aprì la portiera, lei entrò e si spostò sull’altro lato per far posto a Padrone.
Il tragitto in macchina sembrò irreale, Rossana non aveva neanche mai preso un taxi, non sapeva se poteva parlare apertamente davanti all’autista e così lasciò che tutte le domande che aveva accumulato da tempo le turbinassero in testa aspettando che qualcuno interrompesse il silenzio per permettere anche a lei di parlare, ma non avvenne.

La macchina sfrecciando sotto i lampioni si diresse fuori città.
Era tutto come un sogno, non si rendeva neanche conto di dove fosse o per quanto avessero viaggiato, seguiva con lo sguardo le luci nella notte ed aveva timore di guardare gli altri due uomini che condividevano la sua stessa macchina. Si fermarono di fronte una villa, l’autista aprì a Padrone che dopo essere sceso tese la mano a lei per aiutarla ad uscire.

Si incamminarono sottobraccio verso l’ampia porta d’entrata che era aperta ed illuminata, ad aspettarli c’era un cameriere. Allora era un ristorante, pensò Rossana. L’enorme sala con i tavolini riccamente apparecchiati era vuota, c’erano solo loro tre. Il cameriere li condusse ad un tavolino vicino la vetrata che affacciava sulla vallata e dopo averla fatta accomodare sparì dietro un angolo.
Si guardava attorno un po’ in ammirazione un po’ per domandarsi il motivo di quella solitudine, il ristorante era bellissimo e curato eppure era vuoto, mentre vagabondava con lo sguardo incontrò quello di Padrone che la stava fissando, lei sorrise imbarazzata ed abbassò gli occhi, non sapeva cosa fare.

Per fortuna arrivò il cameriere con la prima portata a spezzare quel momento, ma non avevano ordinato… o si era distratta così tanto? Mangiò in silenzio e con la testa china, si sentiva gli occhi di Padrone addosso e quando si azzardava a sbirciare in alto lo trovava a guardarla. Aveva la testa che le faceva male per tutte le domande che voleva fare ma che quando alzava gli occhi le si fermavano in gola, quando per l’ennesima volta i loro occhi si incrociarono lei era pronta ad abbassarli di nuovo ma lui con voce calma e profonda le disse

“Parla pure, hai qualcosa da chiedermi.

Erano state le prime parole da quando erano usciti da casa ed erano tutto ciò che aspettava ma in un certo senso aveva ancora timore di parlare così, nell’agitazione se parlare o meno, parlò con voce acuta e velocemente, quasi a sovrapporre una parola con la successiva
“Chi sei? Come mi conosci? Perché hai iniziato questo gioco? Dove porta tutto questo?”
Rimase un attimo in silenzio e sentì quel silenzio riecheggiare in tutta la sala e si vergognò infinitamente, non riuscendo più a guardare Padrone abbassò di nuovo gli occhi sulla tovaglia di cui ormai conosceva perfettamente la trama fine.

Passò qualche istante, poi arrivò la voce di Padrone ad avvolgerla

“Guardare al passato fa rimanere bloccati a ciò che non è più. Guardare al futuro è legarsi alla limitatezza della propria immaginazione. L’unica opzione è il presente. Dimmi, ti piace essere qui ed ora?”

Rossana aveva alzato gli occhi e quella domanda le era stata posta fissandola dritta in faccia. Non pensò a come rispondere, lasciò che la bocca parlasse al posto suo
“Sì… ma non è vivere alla giornata che ti permette di affittare un intero ristorante di lusso il sabato sera…”
Ascoltò le sue parole come fosse una spettatrice, solo dopo si accorse che potevano risultare offensive, stava per piegare di nuovo la testa quando vide un sorriso sulle labbra di Padrone

“Vivere il presente non significa arrivare fino al prossimo tramonto, significa sentirsi vivi in ogni singolo istante e fare ciò che si desidera, i frutti raccolti sono i più deliziosi.

Su un’altra cosa ti sbagli, non ho affittato il ristorante. È mio. ”

Era affascinata da quell’uomo e da quelle parole. Continuava a sentirsi in soggezione ma allo stesso tempo si sentiva bene.
La cena finì, il cameriere li accompagnò all’uscita dove trovarono l’autista ad aspettarli vicino alla macchina. Il nuovo, silenzioso, tragitto li riportò al punto d’origine, proprio sotto l’appartamento di Rossana. Come prima, Padrone la aiutò ad uscire dalla macchina e la prese sottobraccio, l’autista gli porse un pacchetto ed entrarono nel palazzo.

Salirono dalle scale, sempre rispettando l’andatura di lei, lui aprì il portoncino e lo richiuse alle loro spalle lasciando le chiavi sul mobile lì vicino.
Sempre in silenzio la accompagnò in camera da letto. Lei era un fascio di nervi, non sapeva cosa sarebbe accaduto ma allo stesso tempo si lasciava guidare senza fare resistenza alcuna. Si fermarono ad un passo dal letto e lui la fece girare. Erano davvero vicini, Rossana sentiva il calore del corpo di quell’uomo a pochi centimetri da sé, quando riuscì ad afferrare il coraggio per muoversi con le labbra verso di lui se lo vide quasi sparire dagli occhi.

Si era accovacciato, lei lo guardò perplessa, poi lui posò delicatamente la mano sulla caviglia di lei che assecondando i suoi movimenti sfilò una scarpa e poi l’altra. Padrone tornò in piedi ed ora lo sguardo di lei vagava nella regione non ben definita tra le clavicole ed il collo di lui, ora sì che lo sentiva ergersi indefinitamente alto. La afferrò dalle spalle e la fece girare, con una mano le spostò i lunghi capelli da un lato e con l’altra afferrò la chiusura lampo e cominciò a farla scendere lungo la spina dorsale.

Più che spogliarla sembrava accarezzarla attraverso la stoffa. Aperto completamente il vestito la aiutò a sfilare delicatamente le braccia dalle maniche, senza fretta, sfiorando appena la pelle tiepida di lei. Il vestito si afflosciò sui suoi fianchi e lui dolcemente lo fece scendere finché non cadde a terra.
Rossana sentiva con tutta la pelle esposta la presenza di quell’uomo dietro di lei che sicuramente la stava accarezzando con gli occhi, le piaceva quello sguardo, le pareva che la apprezzasse, che non la vedesse come un mero corpo ma come era veramente e questo la faceva sentire a suo agio.

Due dita le si poggiarono tra le scapole, la percorse un brivido, le dita scesero e si fermarono quando incontrarono il reggiseno, lei sospirò e la tensione intorno al suo busto diminuì di colpo. Le dita non la toccavano più.

“Girati. ”

Quella voce profonda le vibrò dentro e l’accese tutta. Si girò, labbra umide, zigomi in fiamme, sguardo in alto a cercare i suoi occhi, quando si incontrarono sentì che le spalline del reggiseno le stavano calando facendolo infine cadere senza suono sopra il vestito.

Lui si abbassò di nuovo sempre tenendo gli occhi in quelli di lei che lo videro inginocchiarsi e senza distogliere lo sguardo fece andare le mani a colpo sicuro sui fianchi di Rossana proprio sull’elastico delle culottes, lo afferrò e lo tirò in basso. La stoffa scese lentamente sulle gambe tornite e quando il suo sesso venne esposto sentì il respiro di lui che le ghiacciava gli umori che la bagnavano, sentì quel brivido risalirle la spina dorsale ed incendiarla di desiderio dal di dentro.

Quando l’intimo fu alle sue caviglie Padrone tornò in piedi davanti a lei, per tutto il tempo non avevano smesso di guardarsi, lei sentiva il proprio desiderio crescere e moltiplicarsi ad ogni istante passato, bramava che la toccasse invece di sentire centellinato il tempo in cui le loro pelli si incontravano. Lui portò le mani dietro il collo di Rossana, come per abbracciarla ma invece di trarla a sé slacciò il chocker. Ora era nuda, completamente, tutta la sua pelle era alla mercé degli occhi di Padrone.

Lui si allontanò di un passo lasciandola bloccata ed irrigidita sul posto, prese la shitola che gli aveva consegnato l’autista, l’aprì e usando solo gli indici tirò fuori una vestaglia da notte di seta avorio. Tornò da Rossana

“Alza le braccia. ”

Lei eseguì, lui lasciò che la stoffa morbida che le aveva sospeso sopra le ricoprisse il corpo. Con un gesto elegante le fece uscire i capelli da sotto la vestaglia e con una carezza amorevole sul viso la fece stendere sul letto.

Rossana si lasciava guidare, completamente devota al volere di lui ma non riusciva a capire perché la stava comprendo con le coperte e perché fosse ancora vestito, non aveva visto quanto lo desiderasse? Quando era inginocchiato davanti a lei non aveva sentito il profumo del suo desiderio?
Lui le accarezzava il viso e le sorrideva, per un attimo si fece buio per lei, quando riaprì gli occhi lui era ancora seduto sul letto ad accarezzarla, attimi di buio si susseguirono sempre più frequentemente e sempre più a lungo ma i suoi occhi si riaprirono sempre sulla figura di Padrone… del suo Padrone…
L’ultima volta che li riaprì la stanza era al buio e Padrone di spalle stava uscendo dalla porta.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

Resta fermo

Nota al Racconto: Un gesto estremo per una donna ha un valore diverso per un uomo. Quando le differenze tra i due sessi fanno la differenza.

Mi fanno ancora male i muscoli. E’ stata una notte davvero intensa. Anche per te, credo.

Eppure sei lì, in piedi, nudo, di fronte al microscopico lavandino della nostra stanza d’albergo portoghese. Il pavimento in legno emana odore di foresta ed umanità. La persiana scalcinata permette alla luce del sole di baciare il tuo corpo perfetto come un lama radente.

Questo strano gioco di luce ti dipinge per quello che sei: una statua di un’eroe ellenico. Un bronzo di Riace, incredibilmente mio. Osservo le tue spalle da canottiere, la schiena ben disegnata, lo stretto bacino, i tuoi glutei muscolosi, le gambe possenti.

Accarezzo il tuo corpo con i miei occhi che durano fatica a stare aperti. Sono ancora incredula. Tutto quel ben di Dio è toccato a me!!! Neanche un mese fa mi sembravi irraggiungibile.

“Sei sveglia?…” – mi chiedi guardandomi con i tuoi occhi neri attraverso lo specchio

Sospiro languida come per risponderti di sì. Pigri rumori della strada interrompono il ruvido scorrere della lama sul tuo viso. Che gesto maschio quello del radersi!!!

Mi sorridi complice. Nuda, mi stiro sul letto, il piacevole fresco delle lenzuola in lino. Mi lanci un bacio nel riflesso. Ci siamo regalati l’un l’altro stanotte!!! Quante volte lo abbiamo fatto? Non ricordo.

L’ultima, probabilmente, sognando anche se sulla mia pelle percepisco ancora il tuo piacere ormai secco.

Come fai ad essere così sveglio?

Ti sciacqui il viso e ti insaponi nuovamente. Seconda passata di lametta per la tua barba fitta e nera. Ah…se ti fossi raso ieri sera!!! Quanto sarebbe stato meglio. Sento ancora la pelle sensibilizzata dal passaggio del tuo viso che, come carta vetro, ha lasciato i suoi maschi segni ovunque tanto che, mi sembra di sentire ancora la tua presenza sul collo, sul seno, tra le gambe.

Sento pulsare tra le cosce. Ma non è il desiderio di farlo nuovamente. E’ il semplice desiderio di te. Ti volti verso di me. Sento una fitta di desiderio ancora più forte che mi impone di toccarmi. I tuoi pettorali, gli addominali scolpiti, il bruno cespuglio di peli che incornicia il tuo membro, stanco, ma sempre affascinante.

“Sei incredibile !!! Hai ancora voglia?…non ti è bastato?…”
“RESTA FERMO!!!…” – gli grido mentre la mia mano è già partita

Che rabbia che mi fai!!! Non capisci? Non è il mio organo sessuale che mi spinge a fare questo.

Non è la voglia di godere ancora. E’ un regalo, un dono che ti voglio fare e che parte dal cervello, dal cuore, dallo stomaco. Rimani fermo, ti prego. Fammi soltanto ammirare il tuo corpo, i tuoi occhi. E ti prego, non dire niente. Rovineresti tutto con le tue improprie considerazioni maschili.

Hai un espressione sorpresa mentre mi osservi. Cerco di immaginare cosa vedi. Le mie gambe larghe, le dita che allargano le grandi labbra come a creare lo spazio per la tua vista.

Penetrami con quei tuoi occhi neri…li sento!!! Hai la faccia insaponata, la mano ferma a mezz’aria col rasoio in mano. E stai obbedendo alla mia richiesta. Immobile, fermo, attonito. L’unico movimento è quello del tuo membro che risponde, come un “grazie”, al mio regalo.

A nessuno, mai, ho regalato questo. Il gesto più intimo di una donna. Lo sto regalando a te, sfacciatamente, spudoratamente. Sono tua!!! E vedere che ti stai eccitando mi gratifica.

L’eccitazione va alle stelle. Ci guardiamo dritti negli occhi. Forse hai capito?

La tua mano corre verso il tuo sesso eretto. Vuoi ricambiare il dono? Fallo. Fallo, amore mio.

Lo fai lentamente. Con lussuriosa sapienza. Lo tratti bene il tuo membro!!! Lo scappelli, lo sventoli per fargli acquisire quella forma che poche ore prima mi ha devastata. Sostieni il sacco glabro dei testicoli. Anche tu, adesso, sei sulla mia lunghezza d’onda.

E’ come se stessimo nuovamente facendo l’amore. Ti sento. Dentro, addosso, ovunque.

Ti volti verso di me. Il mio sesso ed il tuo…. sono in asse. Basterebbe un passo e mi saresti nuovamente dentro. Ma il regalo è questo: guarda quanto amo te, il tuo corpo. Guarda quanto ti desidero. Alzo con fatica le gambe doloranti, le allargo. Sono tutta tua.

E vengo…vengo per l’ennesima volta. Soffoco a stento i lamenti del piacere mentre ti osservo.

Anche tu stai per esplodere. Riversi la testa all’indietro come in uno sforzo. La tua mano accelera sul membro ormai gonfio e violaceo. Lo strizzi, lo trattieni, lo soffochi.

Poche gocce del tuo piacere si depositano come petali di un fiore incandescente.

Distillato d’amore?

Un nuovo flusso di calore violento mi assale. Il calore del tuo seme sul mio corpo.

Ci siamo regalati una cosa davvero grande!!!

Ti aspetto tra le mie braccia.

Chiudo gli occhi nell’attesa di un abbraccio, un bacio a fior di labbra.

Quando riapro gli occhi tu stai di nuovo curando la tua barba.

“Sei proprio una porcellina…. ” – dici ridendo

Neanche il coraggio di evitare il diminutivo.

Non hai capito niente gran bel pezzo di Bronzo di Riace!!!.

Schiava trav per sempre

Ore 9. 00
L’appuntamento è stato concordato alle 9. 15 ma tant’era l’ansia e la
paura che non sono riuscita di restarmene a casa in attesa. Mi
presento: mi chiamo Gabriele ( si avete letto bene sono un maschio o
almeno lo sono all’anagrafe poiché da come leggerete dalla mia storia
le cose stanno cambiando velocemente al riguardo) lavoro coltivo
amicizie ho una famiglia e mille interessi come milioni di persone ma
allo stesso tempo ho un lato molto nascosto della mia personalità….

un
lato che la mia Mistress ha saputo scoprire alla prima occhiata e ha
saputo volgere a suo favore. E’ Lei che mi ha ordinato di raccontare
la mia storia è Lei che mi impone di rivolgere a me stessa come una
femmina ed è Lei che mi ha battezzata con un nuovo nome Gabriella
Fede!
Mi trovo nel bel mezzo del piazzale vestita elegantemente ,nessuno
sospetterebbe che sotto il mio abito di lino potessi indossare un
completo intimo femminile degno di un’e****t di lusso e che ben
piantato dentro me prendesse posto un buttplug gonfiabile con tanto di
pompetta.

Eccola…sta arrivando …. ma non è sola !!!! Con lei ci sono due uomini
piuttosto piccoli e tarchiati vestiti in una tuta blu da operai e
scarpe anti-infortunistiche ,ma cosa diavolo ci fanno ora al nostro
appuntamento?
“Ok ragazzi ci vediamo alla villa poi,mi raccomando la puntualità ! “
disse la mia Padrona mentre si accommiatava dai sue uomini. Meno
male…temevo volesse coinvolgere dei maschi nei nostri giochi! Confesso
che ne avevo il terrore.

“ Che fai puttana non saluti la tua Padrona? Ti devo proprio punire!
Abbassati i pantaloni e fammi vedere come sei carina!”
“Ma Mistress siamo in mezzo alla strada” piagniucolai
“Deve fregarmene? Ora ti abbassi i calzoni mi fai vedere e velocemente
te li tiri su ok troia? “
Eseguii velocemente ma non credo tanto da non poter esser vista da un
gruppo di ragazzini a pochi passi da noi. Sotto indossavo un
reggicalze viola con pizzo nero un perizoma e le calze a rete nere e
ovviamente un reggiseno.

Vidi la mia Padrona confabulare con i ragazzini e sogghignare con loro
guardando verso di me…il cuore si bloccò….
“Vieni cagna andiamo alla macchina! I ragazzi qui vengono con
noi,dovrai fare una cosuccia con loro ,niente di che …un bel pompino
con ingoio a testa e loro per ripagarmi ti riprenderanno con il loro
cellulare e del video potranno farne ciò che vogliono…ovviamente ho
dato il tuo numero di cellulare così te ne mandono una copia ,le
riprese ovviamente devono essere sexy,loro tutti nudi e tu in
lingerie!!!!!! Ahahahahahahah….

dai entra e spogliati puttanona!”
Obbedii in tutto e per tutto ,presi in bocca i loro cazzi sorridetti
nelle riprese e mostrai la mia bocca aperta mentre mi riempivano di
sborra e nell’atto di deglutire il loro sperma denso. Tutto il
materiale era in loro possesso e avrebbero potuto farne ciò che
volevano…..ma in quel momento non me ne importava nulla. ,. ero in
estasi e il sapore del loro seme mi inebriava
Rimasi nell’auto mentre la mia Padrona salutava i ragazzi ,non mi ero
ancora rivestita perchè la mia Signora non mi aveva ancora restituito
i miei abiti,quando rientrò in macchina non disse una parola
…silenzio assoluto mise in moto e si avviò verso la villa….

una
volta arrivate mi fece scendere mi fece indossare un collare ed un
guinzaglio e mi obbligò a seguirla in quello stato: mezza nuda ad
eccezione della biancheria senza scarpe e a 4 zampe come una
cagna…. la sua cagna!
Una volta entrate mi prese per i capelli si sollevò la gonna e mi
ficcò la sua fica in bocca strofinandomela sul viso,sapeva un pò di
odore di urina ma non me ne curai…la adoravo e aspettai solo che mi
desse l’ordine di soddisfarla…avrei fatto di tutto per lei!
“Assaporala bene annusala bene e falla godere….

questa è l’ultima
volta nella tua vita che sentirai l’odore e il gusto della figa!”
La osservai impietrita …. non riuscivo a comprendere se fosse solo
una minaccia o se invece stesse parlando sul serio. Come avrebbe
potuto impedirmi di avere rapporti con il sesso femminile? Ok ero
vestita come una troia stavo sottomettendomi a lei come una schiava ma
da questo a non essere più uomo per il resto della mia esistenza mi
sembrava un pò troppo….

Mentre pensavo a ciò leccavo annusavo e assorbivo i suoi umori e il
suo sapore,venne nella mia faccia e nella mia bocca un’incalcolabile
numero di volte finchè stanca mi spinse a terra allargò le gambe e con
un ghigno iniziò a pisciarmi addosso prima sul corpo e poi in
faccia…. mi stava trattando come un cesso!
“Lava il pavimento schifosa e vatti a fare una doccia che puzzi…. poi
depilati completamente il corpo e le sopracciglia e vattene a letto,”
Feci come ordinato ero liscia come una bimba e le sopracciglia sparite
….

stanchissima andai in camera e sopra il letto trovai un babydoll
rosso trasparente una gabbia rosa anch’essa per il pene con la
chiavetta e un foglio d’istruzioni: ” Indossa ciò che ti ho lasciato
sul letto ,per quanto riguarda la chiave del tuo nuovo giocattolo la
devi infilare sotto la porta di camera mia,d’ora in poi io sono quella
che avrà controllo completo del tuo inutile cosino! Buonanotte a
domani gabriella schiava mia cerca di riposare a fondo domani inizia
la tua formazione e la tua trasformazione”.

UN INVITO A CENA, IL MARTEDÌ

Lunedì pomeriggio, quando torno dal lavoro, sembro un sedicenne in piena tempesta ormonale!!! Mi sego almeno tre volte. L’ultima a letto prima di dormire. Non so a che ora ho preso il sonno, so solo che l’ultima cosa a cui penso è lui, il suo cazzo. In piena notte, mi arriva un mess sul cellulare. Guardo la sveglia, sono le due e mezza precise. Chi cazzo mi scrive a quest’ora? Preoccupato e infastidito prendo il telefonino in mano e mi accorgo che il mess è da parte di Ioan.

” Domani mattina vieni al lavoro con addosso un perizoma di pizzo, notte troia!!”. Ma sogno o son desto??? Ma questo è fuori di testa!!! Ma come si permette? Più infastidito ed eccitato che mai, mi rimetto a dormire. La sveglia squilla. Mi alzo e la prima cosa che faccio , rileggo il messaggio. È chiaro e inequivocabile. Viole che vada al lavoro con un paio di mutandine da donna. La domanda che mi pongo è come fa lui a sapere che io ho dell’intimo femminile in casa!!! Ci penso un po’, e poi mi convinco che lui non lo può sapere.

Certo la voglia di stupirlo è forte, ma non mi voglio concedere così facilmente. Decido di usare proprio questa scusa. Anche per capire come mai lui fosse sicuro del contrario. Non metto il perizoma. Vado al lavoro e fino a metà mattinata tutto tranquillo. Alle 10. 30 puntuale Ioan entra in ufficio e mi chiede appena ho 5 minuti di andare in magazzino per vedere come risolvere quel problema, ed esce.
” Ma si può sapere di quale problema state parlando da ieri?” chiede ovviamente mia sorella.

” Nessun problema serio, non ti preoccupare. Ti racconto dopo. ” E finisco di mandare una email e vado camminando verso il magazzino 3, convinto di chiarire una volta per tutte quale è il ruolo di entrambi al lavoro. Il portone è appena aperto, il muletto parcheggiato fuori, entro.
” Dove sei? Ioan non ti vedo. Ci sei?” chiedo con tono serio.
” Troia sono qua, vieni avanti” risponde lui, e vedo il fuoco di una sigaretta che si accende.

E’ nell’ombra, ma ora lo vedo bene.
” Prima che mi dici qualunque cosa , sappi che non ho messo alcun perizoma. Non ti devi più permettere di mandarmi mess di notte, e soprattutto qua io sono il capo e tu un mio dipendente!!!” Esclamo con fermezza. Lui rimane un attimo in silenzio, poi accende una parte della luce del capannone e si illumina proprio dove eravamo noi. Lo guardo e mi accorgo che ha il cazzo duro fuori dai pantaloni.

” Guarda come ti aspettavo al solo pensiero di vederti in perizoma, troia!! E tu mi deludi così? Perché? Perché non hai messo quello che ti avevo chiesto ??” La sua voce non è quella di un uomo incazzato, ma quasi deluso.
” Prima cosa io non ho perizoma in pizzo a casa, e anche se ne avessi uno non lo indosserei mai al lavoro. Se vuoi, stasera, a casa mia o casa tua, ci troviamo e faccio quello che vuoi” gli dico fissandogli il cazzo che a sua volta fissava me!!!
” No, no ,no!! Troppo facile a casa mia, ti scopo e mi dici che sei la mia troia ma magari lo dici solo perché vuoi il mio cazzo.

Il mio uccello ti vuole qua!! Non lo vedi troia?? Devo essere sicuro che quando mi dirai che sei la mia troia tu lo pensi davvero!!!” Risponde e il suo discorso non fa una piega. Puttana che non sono altro!
” Allora scusami dai, dimmi cosa devo fare! Vuoi un pompino ora?” Disposto a farmi perdonare.
” Adesso non voglio nulla, ci penserò. Vai pure troia!” Ed esco e torno al lavoro. Un po’ triste, sia per non essere riuscito ad impormi, sia per averlo deluso.

A mezzogiorno io e mia sorella ci prepariamo per uscire ed andare a casa in pausa pranzo.
” Lo sai che oggi non ci sono vero? Te lo ricordi ?” Mi dice mia sorella.
” Ah si è vero, neanche papà viene oggi,mi pare. ” Le chiedo
” eh già. Oggi sei solo. Anzi siete soli tu e Ioan. Capito ? Siete soli voi due!!!” La furba ha già intuito qualcosa, ma non mi chiede nulla.

” Ok allora a domani! Vai avanti che avviso Ioan che arrivo alle due. ” Ma lei mi blocca e mi dice che il rumeno è già andato via. Vabbè, salgo in macchina e vado a casa. Non ho fame, ho solo voglia del suo cazzo. Penso a come era grosso e duro in magazzino. Prima di tornare al lavoro, decido di indossare un perizoma di pizzo nero. Gli farò una sorpresa!!! Ma appena prima di uscire mi arriva un messaggio.

” ciao troia, lo sai che oggi siamo soli vero? porta un dildo. Ok ? Mi raccomando non deludermi!!” Cazzo!!! Che richiesta impegnativa!!! Ok, prendo uno dei miei dildo, non il più grosso, lo metto in borsa e corro al lavoro. Il caldo oggi è insopportabile!!! Meno male che in ufficio c’è l’aria condizionata!!!
Dalla finestra vedo Ioan arrivare dal piazzale col muletto a petto nudo!! Già mi eccito !!! Entra in ufficio ed è tutto sudato.

” Cazzo che caldo oggi. Qua dentro si sta benissimo!!! Anzi così sudato rischio di prendermi qualcosa. Hai qualcosa per asciugarmi troia???” Mi dice con tono talmente maschile che mi fa uscire il mio istinto da troia. Mi alzo, vado verso lui e inizio a leccarlo ovunque. Petto, pancia, ascelle, schiena, spalle collo, finché non resta una sola goccia di sudore. Lui rimane zitto per tutto il tempo. Poi quando finisco mi guarda e sorride.

” Tu non sei una troia, tu sei una gran troia!!! E non sarò contento finché non sarai la mia troia!!!” Parole sante!!!
” Dai spogliati, voglio vederti nuda !!!!” Mi ordina. Consapevole che non sarebbe venuto nessuno, mi spoglio e resto in perizoma.
” Che ci fai in perizoma??? Questo dovevi metterlo stamattina!!! Ora non mi interessa più troia!!” E afferra il perizoma con una mano e con l’altra si fa forza sulla mia schiena e me lo strappa di dosso!! Un unico colpo !!! a****lesco.

” Hai portato quello che ti avevo chiesto??”
” Certo!!” E prendo dalla borsa il dildo. Lui mi fa cenno di darglielo.
” Potevi fare di meglio troia. Ma va bene per sta volta. In ginocchio !!” Mi ordina. Il dildo ha una ventosa sotto. Con un colpo lo attacca al lato della mia scrivania.
” Ciuccialo troia!!! Fammi vedere come te lo infili tutto in gola!!” Detto e fatto.

Inizio a spompinare il dildo, pensando che sia il suo cazzo, e ci metto tutta la passione che mi caratterizza. Lui mi osserva , si accende una sigaretta e commenta.
” Che gran troia bocchinara che sei!!! Guarda come succhi un pezzo di gomma!! Vorresti il mio vero?? Vero che vorresti in bocca il mio ?” E si slaccia i pantaloni e li cala insieme alle mutande. Ed eccolo in tutto il suo splendore, duro, eretto, fiero !!! Potevo sentire il suo odore.

” Si lo voglio!!! Ti prego dammelo!!” Lo imploro a bocca piena.
” Allora dimmi e guardami negli occhi, senza smettere di sbocchinare il dildo, sei la mia troia ???” Mi chiede e mi fuma sulla faccia.
” Si, sono la tua troia!!!” Gli rispondo forte.
” Bugiarda!!!! Sei solo una troia bocchinara!!! Me lo dici solo perché vuoi succhiare il mio cazzo!!! Vero??” Mi urla addosso e inizia a segarsi il cazzo.

” Non è vero!!! Sono la tua…” e mi ferma
” Zitta!!! Taci puttana e continua a succhiare. Quello è il cazzo che ti meriti ora. Un pezzo di gomma freddo e insapore. Non sa di nulla, eppure guarda come te lo mangi, lo divori. Te lo insaporisco io!!!” E mentre continuo a spompinare il dildo, Ioan ci sborra sopra , lo riempie di sperma caldo. E io continuo a succhiare il fallo di gomma pieno della sua sborra!!! Saporito, gustoso.

” Bene troia, per oggi può bastare, puliscitelo bene quel dildo del cazzo!!!” E si riveste e se ne va. Rimango a succhiare finché non rimane una sola traccia della sua sborra. Poi all’improvviso mi fermo. Mi rendo conto di quello sto facendo e mi prende un senso di vergogna e mi sento schifoso. Cazzo come posso essere caduto così in basso. È questo che vuole? Umiliarmi?? Mi rivesto, pulisco e torno a casa.

Stanotte il cell lo tengo spento. Giuro!!!!.

UN INVITO A CENA, IL LUNEDÌ

La sveglia squilla alle sette puntuale. Di solito la lascio suonare almeno un paio di volte. Questa mattina invece mi alzo di shitto, e subito mi prende un nodo allo stomaco. Ripenso a quello che mi è successo sabato sera, e il solo pensiero di incontrarmi faccia a faccia col mio dipendente mi spaventa e imbarazza. È inevitabile vederci al lavoro. Lui è il mio autista e magazziniere. Ogni cosa che fa deve prima essere decisa e confermata da me.

Di certo non posso comportarmi in maniera diversa, in ufficio c’è anche mia sorella, e di certo non posso dirgli che avevo passato tutta la domenica a masturbarmi pensando a lui e al suo cazzo.
Tra l’altro è il suo primo giorno di lavoro dopo una settimana di ferie, ogni mia reazione strana sembrerebbe ingiustificata. Quindi con una spada di Damocle sopra la testa, mi vesto , e come non fosse mai accaduto nulla , esco e vado al lavoro, aspettandomi qualunque cosa.

Appena arrivo in ufficio, teso come una corda di violino, chiedo a mia sorella se avesse visto Ioan. Lei mi risponde di no.
“Figurati, conoscendolo sarà ancora in Romania quello, vedrai che torna domani!!” Mi dice mia sorella. Non potevo dirle che invece era già in Italia da sabato.
” Si hai ragione fa sempre così !!!” Rispondo. E inizio a lavorare. Neanche passano dieci minuti che dalla finestra vedo Ioan a bordo del muletto venire verso gli uffici.

Mi si ferma il cuore. Parcheggia, scende e entra in ufficio.
” Buongiorno a tutti!!! Sono tornato stanotte. Come vi avevo detto!!” Esclama lui, allargando le braccia. Cazzo come e’ bono!!!! Ma è sempre stato così???
” Oh caro, dammi due baci e raccontami come sono andate le ferie!!!” Gli dice mia sorella alzandosi e andando a salutarlo. Mentre si abbracciano lui mi guarda, mi sorride e mi fa l’occhiolino. Bastardo!!!!
” Guerrino, tu non mi saluti, non sei contento che sono tornato???” E rimane a braccia aperte aspettandomi.

Mi alzo, lo abbraccio, usanze stupide che non servono a nulla, e mentre mi da due baci mi sussurra all’orecchio ” Ciao troia mia!!!”. Mi stacco immediatamente, in maniera brusca.
” Che brutta mattina che hai Guerrino!” Dice mia sorella.
” Si ho le palle girate!!” Rispondo
” Ma se la prima cosa che mi hai chiesto appena entrato è stata se avevo visto Ioan!!!” Bastarda di sorella!!!
” Ah davvero? Così ha detto? Mi voleva salutare forse, dopo una settimana che non ci vediamo” afferma lui.

Falso!!!
” In realtà volevo farti vedere una cosa in magazzino urgente!!! Se vieni con me ti faccio vedere. ” non sapevo cosa dire, e poi via il dente via il dolore.
” Dai fammi vedere questa cosa.. poi torno e ti racconto della mia bellissima settimana di ferie ,ok ?” Rivolgendosi a mia sorella. Ed esce dall’ufficio dopo avermi detto che mi aspetta fuori e intanto si fuma una sigaretta.
” Beh? Che cosa hai? Sei strano.

E poi quale problema c’è in magazzino che non ne so nulla???” Mi chiede mia sorella.
” Un problema che devo sistemare subito, poi ti racconto. Tu stai attenta che per nessun motivo , dico davvero, nessuno deve entrare in magazzino. Neanche papà. Bloccalo, inventati qualcosa, ma fino a che non mi vedi tornare io e Ioan non ci siamo. ” il mio tono è così serioso che lei annuisce senza chiedere altre spiegazioni.

Esco, faccio cenno a Ioan di salire sul muletto e ci avviamo , attraversando il piazzale , ai magazzini.
” C’è davvero un problema o ti sei inventata tutto solo per farmi un pompino ???? Mmm che pompini che fai troia mia!!” Mi chiede con un mezzo sorriso da porco e un tono di voce da maniaco sessuale.
” Intanto smettila di chiamarmi troia!!! Non sono la tua troia!!! ” gli ordino infastidito.

” Beh non sarai la mia troia, ma sei comunque una gran troia!!!” E ride. Non rispondo. Entro nel magazzino numero tre.
” Forza, scendi e chiudi bene il portone, che dobbiamo parlare io e te!!” Detto e fatto. Il numero tre non lo usiamo quasi mai, quindi è praticamente vuoto.
” Mettiamo subito le cose in chiaro…” ma lui mi interrompe e mi chiede ” Posso fumare ? O ti da fastidio? Non mi sembrava ti desse fastidio sabato sera mentre ti scopavo con la sigaretta in bocca!!! Mamma quanto sei troia!!!!mmmmmm” mi lascia di sasso, per qualche secondo.

” Ma si fumati sta cazzo di sigaretta, e ti ho detto di non chiamarmi troia !!!!” Gli intimo io. Lui prende una sigaretta, se l’accende, e appoggia una gamba sulla ruota del muletto. Zio can, quanto bono è questo???? Gli guardo in mezzo alle gambe, in quella posizione, e noto il suo pacco sotto i pantaloni verdi da lavoro.
” Allora? Ti sei bloccata? Hai visto qualcosa che ti ha tolto le parole dalla bocca? Dimmi la verità, troia!!” Mi dice grattandosi le palle.

” Smettila di chiamarmi troia!!! ” urlo isterico.
” Ok, ok calmati!!!! Sto solo scherzando, non ti chiamerò più troia , giuro. Dimmi tu come vuoi essere chiamata!!” E mentre dice questo, si apre la patta dei pantaloni, tira fuori cazzo e palle e si gira verso un angolo del muro, ma ben in vista.
” Allora? Mi dici o no come ti devo chiamare? E se posso pisciare qua o no, e se no dove la posso fare?” Porco, maiale, diavolo tentatore.

Maschio, sei tu il più maschio di tutti!!!
” Chiamami pure troia, basta che mi pisci in bocca!!!” E mi inginocchio, per prendere il suo uccello in bocca. Me lo infila in gola e inizia a pisciare e mentre mi sta pisciando in bocca mi chiede ” Chi è la più troia di tutte????” E io senza smettere di bere, a bocca piena rispondo “IO”. E finisco di bere.
” Ok, lo ammetto, hai vinto tu!!! Sono una troia.

E allora? Cosa hai ottenuto ora? Che intenzioni hai???” Chiedo sottomesso.
” Intanto ti ho fatto ammettere di essere una troia. Pian piano ti farò dire che sei la MIA troia!!!” Risponde rimettendosi a posto. Apre il portone, usciamo dal magazzino, mi riporta in ufficio e racconta a mia sorella le sue ferie. Non ascolto una parola, penso solo che dentro di me, in fondo in fondo, sono già la sua troia!!!! Ma questo lui l’ha già capito.

……….

Colpi decisi

La missione nell’ex Jugoslavia è finita. Adesso si torna a casa fino alla prossima esigenza naturalmente, giacché è una normale rotazione e un ideale ricambio dei reparti e delle sezioni. Questi abituali e ordinari pensieri attraversavano la mente del sergente, intanto che lasciava scorrere il vassoio alla mensa del “self service” del campo base. Il suo umore non era né euforico né triste, poiché era il suo lavoro. Lo attendevano lunghi mesi d’addestramento e di stancanti esercitazioni fino alla prossima missione operativa, però era anche giunto il momento di tirare un po’ il fiato per curarsi e occuparsi delle faccende di casa sua.

Quando era fuori, sembrava così come se tutto restasse congelato, quasi interrotto e sospeso. Il tempo però scorreva ugualmente e i problemi grandi e piccoli da risolvere pigramente e in modo silenzioso s’accumulavano.  

Quella sera, l’ultima sera al campo prima della partenza, l’unica lieta e piacevole novità era donata dalla presenza in fila accanto a lui di Sandra, la volontaria dell’ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), con la quale aveva appoggiato e partecipato a tanti servizi in sua compagnia.

Lui per una sera si era sganciato dai suoi uomini concedendosi un colpo di vita, anche se ciò gli avrebbe attirato addosso i loro commenti linguacciuti e pettegoli. Lui l’aveva incontrata nel pomeriggio al campo e le aveva rivolto un cortese invito per la cena, certo il posto non era molto poetico né intimo, eppure non c’erano altre scelte. Non era infatti possibile uscire da soli in città per una cena romantica e comunque senza essere armati fino ai denti.

Quanti servizi di scorta ai convogli umanitari avevano svolto lui e i suoi uomini in quei mesi? Non li contava più. Quante volte lui e Sandra si erano trovati a fianco a fianco in quelle occasioni? In sostanza tutte, ciononostante il loro rapporto era sempre stato correttamente professionale e di collaborazione. Niente di più, ma per una sera, in realtà l’ultima, si poteva fare un’eccezione, dopotutto a lui la ragazza era sempre piaciuta, pressapoco sui trent’anni d’età, non si può dire che fosse bella, tuttavia era cortese e carina anche negli atteggiamenti e nei modi.

In particolare lo avevano colpito i suoi occhi verdi, seppure il fisico scomparisse infagottato com’era dentro quella divisa di servizio dell’ACNUR, però s’intuiva solamente che lei era snella e che appariva un esemplare di donna dinamica e solerte, in ogni modo aveva un suo fascino.  
Sandra, viceversa, non aveva mai guardato il sergente con gli occhi che non fossero rigorosamente e strettamente professionali. Del resto aveva dei saldi principi etici e morali, inoltre un fidanzato che aveva conosciuto frequentando un’associazione di volontariato cattolica.

Solamente quella sera, quando il sergente l’aveva invitata lei si era concessa d’ammirarlo con un’attenzione e un interesse diverso, con occhi nuovi. Aveva compreso che il sergente era un uomo sui quarant’anni, di statura media, stempiato con i capelli cortissimi, un fisico sportivo, gli occhi scuri e penetranti, assieme a due braccia forti che sbucavano dalle maniche della mimetica arrotolate sui bicipiti.  
Quello che lei aveva sempre saputo, apprezzandolo ed elogiandolo, era che il sergente era un tipo deciso e risoluto senza essere però mai arrogante né scortese, per queste prerogative i suoi uomini lo rispettavano e si fidavano di lui, per il fatto che in diverse occasioni la sua risolutezza aveva tratto Sandra fuori dagli impicci.

Sandra ricordava bene di quando il sergente era dovuto intervenire con i suoi uomini per difenderla da quei miliziani che volevano assaltare il camion degli aiuti umanitari dei quali si volevano appropriare, mentre i volontari erano impegnati a distribuire i viveri alla popolazione bisognosa, in mezzo sovente a popolazioni inospitali e ostili. E di quando, ancora alcuni individui inquietanti e maligni armati l’avevano infastidita e m*****ata per lungo tempo insieme con alcune sue colleghe.

 
In quell’occasione erano lì, uno di fronte all’altra e la conversazione scorreva piacevole, a tratti intima, con le impressioni, i ricordi e persino i progetti da compiere. Durante tutti quei mesi Sandra non aveva mai percepito né provato un desiderio fisico, considerato che lei era troppo impegnata e assai stanca, poi da ultimo il suo fidanzato era addirittura lontano. Lei lo avrebbe rivisto il mese prossimo, in quanto i loro rapporti fisici erano sempre stati piacevoli e soddisfacenti.

E poi lui era sempre così delicato, gentile e premuroso, ma durante tutto quel periodo Sandra non ci aveva mai pensato. Walter sì, lui il desiderio lo aveva provato e lo sperimentava ancora adesso. Le rigide norme di comportamento nei confronti della popolazione locale avevano sempre dissuaso e sconsigliato qualsiasi approccio, quindi, come tutti o quasi, a parte i trasgressori, avevano dovuto lavorare di fantasia e di genialità. E’ alquanto inconsueto come in certe situazioni anche l’ambiente più freddo e anonimo, possa diventare intimo e caldo secondo il nostro temperamento.

Tale era in quel momento la situazione sia per Walter che per Sandra, in quanto presi dalla conversazione non si curavano di ciò che avveniva loro intorno, perché anche si fossero trovati in uno dei ristoranti più eleganti e raffinati sarebbe stata la stessa cosa.  

Sandra si stava sciogliendo lentamente, quella fredda e rigorosa volontaria era in quel momento diventata una donna sensibile. Condizionava e influiva certo l’addio imminente, eppure c’era nell’aria una sensazione che si stesse perdendo qualcosa che non sarebbe tornato mai più.

Le emozioni personali adesso trovavano spazio, la mano di Sandra scorreva spesso fra i capelli insolitamente sciolti, perché forse cominciava a capire perché aveva accettato quell’invito senza pensarci troppo su. Terminarono la cena, si alzarono e riposero i vassoi, giacché la sera era tiepida e invogliava a fare due passi. Innegabile ed evidente, poiché tutte quelle installazioni del campo non potevano essere definite e descritte come uno scenario particolarmente complice, però la luna che splendeva in cielo e che rischiarava i loro volti era quella di sempre.

La stessa in realtà che si sarebbe potuta ammirare benissimo anche da una spiaggia dei tropici. In giro si vedevano poche persone, intorno c’era abbastanza buio. I due conversavano tranquillamente, stavano bene, erano rilassati, scherzavano e ogni tanto restavano in silenzio per un po’ senza avvertire alcun disagio, senza pensare al domani.  

Walter notò che la chiusura lampo della felpa di Sandra era insolitamente abbassata fino a lasciare intravedere il solco fra i seni della ragazza.

Walter si fermò, agguantò la mano di Sandra e l’avvicinò a sé, la cinse con un braccio e iniziò a baciarla. L’onda del desiderio e della lussuria si faceva sentire prepotentemente. Sandra cercò di resistere mentendo a sé stessa, poiché tentò di sottrarsi da quell’abbraccio senza troppa convinzione, infine cedette lasciando che gli eventi facessero il loro corso, schiuse le labbra e lasciò che la lingua di Walter andasse a incontrare la sua.  
L’uomo sentiva il calore della bocca della ragazza, il suo cuore che batteva forte nel petto insieme alla dolce morbidezza dei suoi seni.

Lui la strinse con sempre maggiore foga e impeto, Sandra ricambiava il suo abbraccio con energia, dopo si baciarono con un trasporto esclusivo, per lunghi minuti, del tutto incuranti di ciò che avveniva intorno, senza il minimo imbarazzo né timore che qualcuno potesse vederli. Walter sentiva le sue tempie pulsare, il sangue che si scaldava, la testa che non ragionava, avvertiva l’urgenza del desiderio, ora subito, perché anche lo sguardo della ragazza spifferava e tradiva lo stesso desiderio.

La vita esigeva e reclamava la sua parte.  
Dopo tutti gli orrori e le violenze di cui erano stati testimoni in quei mesi, era come se la tensione accumulata e stoccata da entrambi, si scaricasse sui loro sensi affrancando prima e liberando in seguito un’onda d’energia e di vivacità inarrestabile. Walter l’afferrò per mano e dopo si diressero verso il piazzale dove erano sistemati i container del materiale e degli aiuti umanitari. Al momento era buio, in giro non c’era nessuno in giro, tuttavia non era comunque il caso di farsi notare, perché a poca distanza in sordina si trovava in giro un servizio di ronda.

Lui provò ad aprire la porta d’un container, poi un’altra, però nulla da fare. Sandra s’appoggiò con le spalle alla parete di uno di essi e lo tirò a sé. Entrambi ansimavano come presi da una febbre, Sandra poteva sentire il membro di Walter crescere contro il suo ventre, alquanto stretto nei pantaloni della mimetica. Non poteva arrestare le proprie mani che in quel momento gli aprivano la cerniera dei pantaloni e frugavano nelle mutande per liberare quel prigioniero in cerca di spazio.

Ora finalmente il cazzo di Walter era nella sua mano, grosso, duro, teso verso di lei e pulsante. Questo episodio l’eccitava da morire, vederlo protendersi dalla patta dei pantaloni della mimetica. Lei era sorpresa della sua stessa audacia e intraprendenza, in quell’occasione fece scorrere la sua mano su e giù lungo il membro coprendone e scoprendone a intervallo la punta e suscitando i gemiti del sergente, che intanto la pressava contro la parete del container.

L’uomo doveva prenderla, doveva averla subito, ora, lì e possederla.  

Con dolce ma decisa energia la fece girare, la cinse e intanto strofinava il suo cazzo contro di lei. Sandra appoggiò le mani alla parete e si chinò leggermente, inarcando la schiena e protendendosi verso Walter per sentirlo meglio. Lui le calò i pantaloni della tuta e le mutandine fino alle caviglie scoprendo il suo sedere. Walter non ragionava più, delirava, era fuori di sé per il desiderio e per l’assoluta urgenza con cui voleva prenderla.

Sandra allargò le gambe più che poté, perché lui con una mano potesse stringere e accarezzare la sua fica ormai calda e bagnata a dovere. La ragazza sentiva i suoi fluidi scivolarle lungo le cosce e Walter avrebbe voluto leccarla per abbeverarsi a quella fonte, ma non c’era tempo. Una mano di Sandra si posò su quella di Walter accompagnandola nel movimento, poi con il cuore tremante afferrò il cazzo di Walter e lo guidò dentro di sé.

 
I loro respiri erano affannosi, Walter con una dolce ma decisa pressione, spinse fino in fondo liberando un grido soffocato della ragazza, poi si ritrasse e di nuovo spinse fino in fondo. I colpi erano decisi, energici e profondi, Walter affondava con furia, affamato com’era. Le sue mani stringevano con forza i fianchi della ragazza mentre le sue braccia poggiate alla parete del container si piegavano talora sotto i colpi. Sandra si sorprese nel pensare che le piacesse essere scopata così, senza nessuna dolcezza, come travolta da un uragano.

E tutto ciò non somigliava per niente agli amplessi pieni di tenerezza che aveva avuto con il suo ragazzo.
I pantaloni abbassati sulle caviglie di Sandra non le consentivano di allargare le gambe come Walter avrebbe voluto. Allora lui la fece voltare e la sollevò prendendola con le mani dietro le ginocchia appoggiandola con la schiena alla parete del container. Le liberò una gamba e lasciò che i pantaloni e le mutandine restassero a penzolare sull’altra caviglia, poi spinse di nuovo con forza il suo cazzo dentro di lei.

Walter non rifletteva più, sragionava, perché pensava soltanto al suo intimo piacere e a quello della ragazza accumulato e inespresso da troppo tempo che sentiva crescere e che stava per giungere rapido, tumultuoso e veemente. A ogni affondo vigoroso di Walter, il culo di Sandra andava a percuotere la parete del container che rimandava indietro un concavo e cupo suono metallico.   Sandra si toccò il clitoride per accelerare il suo godimento, mentre il cazzo di Walter scorreva agevolmente dentro di lei.

Lui sentì i testicoli indurirsi e il suo ventre contrarsi, finché con un rantolo liberò il getto caldo, denso e gelatinoso del suo sperma dentro di lei. Forse per il piacere di sentirsi inondata, probabilmente per il calore che avvertiva o per la gioia del piacere che stava dando all’uomo, il suo orgasmo giunse subito dopo come un’onda, improvviso, rapido e liberatorio. Allora Walter affondò ancora qualche colpo per assecondare tutto il piacere della ragazza.

 
Sandra, spossata e ansimante s’abbandonò fra le braccia di Walter che continuava a sostenerla, in seguito lui lasciò le sue gambe, ma Sandra esausta infine s’accasciò. Le gambe si piegavano, a quel punto lei si sedette con le spalle appoggiate alla parete del container con la bocca socchiusa per riprendere fiato. Anche Walter era ormai senza pensieri, senza volontà, in quanto brividi di piacere ancora attraversavano e facevano sussultare il suo corpo, da ultimo anche lui cadde giù.

 
Al momento entrambi erano seduti per terra, appoggiati con la schiena al container senza fiato, con le bocche semiaperte e ansimanti. Lei agguantò nella sua mano il cazzo di Walter che ancora usciva dai pantaloni, lo strinse e lo accarezzò lentamente.  
Casualmente e incolpevolmente però, qualche vellutata goccia tardiva di sperma scivolò lungo le sue dita e andò a confondersi e a mescolarsi con le altre macchie della tuta mimetica.

Un sabato diverso.

………………………. i ragazzi continuano in cameretta con il pc.
Io ed Elisa ci accordiamo come fare domattina e domenica.

Anna, accompagna i ragazzi alle nove e mezza a casa loro, Elisa anche se Mattia
è in casa ha bisogno di potersi confidare con qualcuno che la stia ad ascoltare e possa darle
qualche consiglio.

Mentre aspetto, mi arriva un messaggio whattsapp: Enrica, mi scrive quando posso dedicarle una mezz’ora, concordo con lei alle undici. Aspettandola, lavo i piatti e mi faccio una doccia, poi divano, dopo una cinquantina di minuti arriva, Marco è fra le braccia di Morfeo.
Si siede affianco e racconta di Elisa, sono anche rimaste che una sera in settimana vanno a
mangiare una pizza sole. Andiamo nel letto ed hanno inizio le danze, si può immaginare il mio stato, una diciottenne che ha bisogno di cure, un sedere all’aria, Anna che prova l’intimo.

Il mio gigio basta sfiorarlo ed è subito in tiro, anche la gigietta non si fa mancare nulla è bastato toccarla che è bagnata come se fosse appena uscita dalla doccia. In silenzio ci coccoliamo per una buona ora, stanchi sfiniti ci addormentiamo nudi.
Mattino anche se è sabato sveglia presto, alle sette e quaranta prima di andare in Croce devo scendere a bucare Elisa, mi accompagna Anna che sveglia Mattia perché ha scuola.

Mi porto tutto il necessario, mentre si alza e va in bagno io preparo, aspiro il liquido delle fiale
nella siringa, preparo il cotone con il disinfettante, sono pronto. Elisa, abbassa prima i pantaloni rosa del pigiama poi la mutandina nera con i bordi pizzo. Anna si siede sulla sponda accanto tenendole la mano. [Decisamente il lettino singolo è molto più pratico di quello matrimoniale], massaggio bene pizzicotto, infilo l’ago nella morbida carne faccio l’iniezione, collabora, finisco
lo tolgo e mentre massaggio si gira e mi bacia sulla guancia, tirandomi a se, con le mutandine abbassate mi lascia vedere la phica di una ragazzina.

Anna, controlla che Mattia e li salutiamo.
Saluto Anna che mi chiede a che ora penso di arrivare,l’ideale sarebbe verso le tredici
ed io confermo. Con lo scooter rientro in casa per prendermi la maglietta, lo metto sul cavalletto.
Sul portone di casa incontro Enza, con la figlia più piccola Cristina che ritornano da una corsa in tuta da ginnastica e scarpette sudate, vedendomi mi ferma: “Ti ho cercato ieri tutto il giorno,
tua mamma per lasciarti un messaggio non era in casa.

Ho bisogno che mi controlli, come possiamo fare?”Io: “fino alle dieci e mezza sono in Croce, poi ho un altro appuntamento”, Enza:”Ok”. Entro in Croce tempo di prendere un caffè, si deve uscire un anziano caduto in casa
ha bisogno di essere ricoverato, si parte per il servizio. Al rientro due anziani che aspettano per
misurare la pressione. Finito, sistemo prima l’ambulatorio per prepararlo per le analisi di
lunedì, e sistemo lo studio medico, non sapendo cosa mi aspettava sulla sedia dietro il paravento
sistemo un paio di gambali verdi.

Dopo dieci minuti arriva Enza, da quando si era trasferita sotto di noi con la scusa di un ampio terrazzo ed io ragazzotto non perdeva l’occasione di prendere il sole in reggiseno o innaffiare i fiori con le maglie con un ampio decolté, tutta vestita di nero,(ama molto vestirsi di nero) giacca di pelle nera corta, vestito molto aderente sopra il ginocchio senza maniche
un paio di stivaletti neri con un leggero tacchetto.

[Molto provocante e vederla farebbe resuscitare
un morto, diciamo che non mi dispiacerebbe mastruzzarla un po]. Entra nello studio, ci sediamo
io alla scrivania, con vergogna mi espone il suo problema: “Facendosi la doccia giovedì sera, e giocando con le labbra su quella interna sx ha sentito come un cecio molliccio. Guardandosi allo specchio, una pallina giallastra”.
Chiedo; quando è stata dal gine, la pallina di sebo non esce nel giro di un’anno
almeno come quello che dice di grandezza,che l’ultima visita la fatta quando la figlia aspettava la nipotina, almeno son sei anni e dopo nulla più.

Era tra l’incudine ed il martello, era ancora in tempo ad andare via, però non si poteva tirare indietro la pallina la preoccupava, dal cassetto
prendo il foglio anamnesi per accompagnare il vetrino,le domande mettono in vergogna me a farle prima di Lei, scoprivo la sua vita nell’intimità, divento tutto rosso se ne accorge fa finta di nulla.
Nome: Enza Cogmone:…… Anni 55, Primo ciclo: 15 anni Aborti: nessuno Figli: 2
eccc:…… Ultimo rapporto sessuale: non ricordo (almeno tre anni) Inizio menopausa: 49 anni
Perdite: nessuna Caldane: Presenti.

eccc:…………Cure in atto: nessuna
Prelevo un vetrino e scrivo il suo nome.
Con molta discrezione [e calma interiore], ci alziamo: va dietro il paravento si spoglia,
metto i fermo alla porta (con il suo consenso), sulla sedia le dico”se vuole ci sono i gambali per
non appoggiare i piedi per terra” lei:”grazie li ho visti immaginavo” siamo ormai alla fine
dell’estate ed i vestiti sono pochi,sono pronto, mentre si spoglia:
Lei ”lavandomi sotto il seno destro facendo l’autopalpazione ho avuto la percezione di sentire un nodulo” Io:”ok, controllo” sono davanti lettino ha già tolto le mutandine nere di pizzo
messo i gambali, non riesce a slacciarsi il reggiseno nuovo l’aiuto.

Mentre aspetto, sostituisco
l’ago con un 26G alla siringa che mi servirà per aspirare il sebo. Arriva si siede sul lettino e si
massaggia la mammella, tremando eseguo per la prima la destra, effettivamente c’è qual cosina, palpo la sinistra sono dure come il marmo Enza si rilassa ed emetti dei lamenti, si siede alzo la
staffa poggia destra, il suo corpo profuma di pesca molto invitante, si posiziona ha una phica ben curata , parzialmente depilata coperta da una peluria castana metto le mie mani sotto il sedere la
porto sul bordo, mi avvicino lo sgabello indosso i guanti, dal cassetto sotto il lettino, e prendo
uno speculum medio apro le labbra con la sinistra ha la bava come le lumache (segno che durante
la visita al seno si è eccitata) lo infilo e; vedo la pallina che è come un fagiolo, infilo, ha un collo
dell’utero bello rosa, da far invidia ad una vergine, con la spatola faccio il prelievo, finito
striscio il campione prelevato sul vetrino, tolgo, disinfetto il labbro, con la sinistra tengo la pallina
e con la siringa preparata in precedenza buco come pungo con l’ago la rosa del sedere si
contrae, la guardo un’espressione di dolore che sparisce subito, ed aspiro il sebo in un attimo si
riempie, prima di toglierla faccio un secondo buco per permettere eventuali residui di uscire.

Tiro fuori l’ago e premo non esce più nulla. Chiede come fare: può lavarsi, deve medicarsi.
Dico:“se vuoi solo se ha voglia di farsi vedere lunedì o martedì per controllare un eventuale possibile arrossamento. Abbasso la staffa per scendere con la destra prendo il suo polpaccio
e l’aiuto. Una visione di una phica, che mi lascia senza respiro. (Vede la mia faccia e sospira)
Si riveste, sistemo il lettino e butto il materiale che mi è servito, tolgo il fermo dalla porta
le scrivo su un post stick il mio numero di telefono ed usciamo.

Porgo le chiave dello studio medico alla Libe, Enrica aspetta il mio rientro a casa.
Uno squillo di telefono per avvisarla, mentre salgo le scale l’ascensore si ferma al quarto piano, suppongo che sia Lei, lascio le mie chiave appese alla porta e preparo un asciugamano grande
sul mio lettino per non bagnare di acqua e sapone di Marsiglia Bio, (Enrica, è incinta da sette
mesi la gravidanza benissimo, unico problema di molte signore con l’aumentare del peso del
bimbo/a, l’intestino è diventato pigro) bisognava aiutarlo per evitare, le pomate sono state un
valido aiuto fino al settimo mese, regolarmente Enrica mi chiamava per l’applicazione.

Anche se più volte ci fosse presente Paolo, non ha mai voluto imparare, anche perché non
voleva, non aveva la mano leggera. Bussa ed apre la porta, toglie le chiavi e le poggia con le
sue ed il cellulare sul mobiletto dell’ingresso, viene in soggiorno e si siede, sto ancora
armeggiando con il sondino vaginale da avvitare (decisamente più comoda per permettere di far defluire il liquido); finisco e con il braccio destro mi blocca, sospira: “sono stanca, e devo ancora aspettare due mesi”.

Dai; il caldo sta per terminare. Aspettando che si raffreddi l’acqua passiamo un quarto d’ora di brillante conversazione, mi chiede:”dove lo facciamo”- io:”ho preparato in camera mia”, aiutandola a togliersi lo scamiciato la canotta viene,per velocizzare non ha indosso le mutande, reggiseno non lo porta perche stringe, ripasso la canotta vedo i seni turgidi, capezzoli
scuri pronti a dispensare il latte. Nuda dall’ombelico, il pelo della phica in bella evidenza. un sedere che farebbe resuscitare anche un morto; chiedo di distendersi sul fianco sinistro avendo
la sacca appesa, alla sinistra, con la mano allargo le chiappe per riuscire a mettere un po’ di
detergente sulla rosellina e con l’indice destro la penetro con delicatezza (sentendola sospirare)
togliendolo al suo posto metto la cannula, nonostante tutto ho dovuto faticare non poco per farle
assorbire tutta l’acqua saponata.

Lei con la mano si massaggiava la pancia anche perché il bimbo/a, che era dentro la pancia continuava a dare calci come un asinello. Mentre il liquido
entrava ed essendo soli, mi dice:”devo chiederti una cosa, devi promettermi che non ti metti a
ridere e che non lo dici a nessuno” – io”dimmi”- lei:”Vorrei dare il buchetto a Paolo, ho paura
che mi faccia male e che quando chiedo di smettere lo faccia”- io:”dopo questo lavaggio
potrebbe essere il momento giusto” nel mentre la sacca si svuota, chiudo la chiavetta.

E con la sonda dentro cerchiamo di stare ancora qualche minuto sul letto, non riuscendo
più a trattenerla andiamo in bagno come si siede sulla tazza la tolgo, e butta acqua e feci a
non finire, soddisfatta lei:”ci voleva proprio”. Con sacca e sonda vado nel secondo bagno e
lavo con cura il tutto. Mi chiama e mi chiede di lavarsi, le do il sapone intimo ed un asciugamano mi avvio in cucina, nel giro di qualche secondo arriva con a sola canotta, mi viene dietro mi
abbraccia all’orecchio mi sussurra:”me lo provi a mettere dietro?” Rimango a dir poco fulminato
ed io balbettante “sei sicura, sicura” lei”si, sono da parecchi giorni che voglio farlo” cerco in
bagno una crema per le mani quella usate da mamma, Enrica seduta in soggiorno su una sedia,
mi avvicino armeggia con la cintura dei miei pantaloni la molla, il suo telefono squilla
essendo in piedi per prenderlo mi cadono e rimango in slip, il gigio è in tiro, lo passo a lei
che con una mano risponde e con l’altra me li toglie, lei; risponde a Paolo che vuol sapere
come va, “tranquillo ha quasi finito di entrare,” e chiude.

Prende il mio gigio fa due
considerazioni con quello che ha in casa e con il tubetto della crema lo spalma bene, si alza
si appoggia al tavolo, lo stesso faccio io con il buco e lo appoggio, alla prima un piccolo segno
di lamento e poi essendo pulito è entrato, e così che Enrica in men che si dica a ricevuto due
clisteri al prezzo di uno. Va ancora una volta in bagno e le passo lo scamiciato che lo indossa
e mi saluta mettendomi la lingua in bocca, augurandomi un buon sabato e ringraziandomi.

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