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Avventura tra negozio e piscina

Sospensori leopardati? Qui? All’Olympus!? Beh, io non ero d’accordo,, ma a qualcuno potevano piacere… “Sospensori leopardati fluorescenti… Raccomandatati dai dottori. ” Perché i dottori avrebbero dovuto raccomandare sospensori fluorescenti? Oh bene… scelsi la mia taglia e li sganciai dalla sbarra… Mi guardai intorno nel negozio e vidi che c’erano solamente sei persone, un cliente (io) e cinque del personale… il mio sguardo si spostò sul ragazzo alla cassa verso cui stavo andando. Era alto quasi un metro e novanta, biondo e di circa vent’anni.

Misi il mio acquisto sul banco, lui lo prese, mi rivolse un piccolo sorriso e poi disse: “Le dispiace aspettare un momento, signore, devo andare a controllare una cosa per questo articolo. “
Scomparve in una stanza sul retro, così decisi di dare un’occhiata al resto del personale. Era giovedì pomeriggio e non avevano meglio da fare che chiacchierare tra di loro. Due ragazzi, due ragazze, tutti in tenuta sportiva (ma cosa ci si aspetta in un negozio sportivo?) E non erano molto interessanti, piuttosto tradizionali, niente di eccentrico!
Il biondo ritornò con un sorriso sfacciato sulla faccia, prese una borsa da dietro il banco e ci inserì la shitola, fece una breve pausa che portò la mia attenzione al pezzo di carta sulla shitola dove lessi “Urgente.

” Ero confuso mentre lo guardavo e lui disse “Sono sei e novantanove, per favore signore. ” Misi un biglietto da 10 sul banco: “Grazie, signore, ecco il resto. Ritorni presto. “
Finì con un altro sorriso e c’era dell’ironia alla sua voce. Presi la borsa, il mio resto ed uscii gettando uno sguardo al resto del personale che non sembrava aver notato la mia presenza. Guardai l’orologio. 13 e 15. Ora di pranzo!
McDonalds era il mio prossimo scalo.

Preso il cibo, mi misi a cercare un posto tranquillo (non era difficile, c’erano solo quattro altri clienti, ed uno di loro era un ubriacone che stava quasi per essere buttato fuori…) e l’angolo più privato del posto. Ora, questo era difficile, avete mai provato a trovare un angolo privato da McDonalds che non sia il bagno? Quei luoghi sono progettati per farti sentire vulnerabile mentre mangi, se sei completamente solo. Trovai un posto quasi ideale: al piano superiore, nascosto dietro una pianta di plastica.

A quel punto cedetti alla curiosità, appoggiai il vassoio e presi la shitola dalla borsa di Olympus, l’aprii e ne uscirono tre cose: sospensori nero e rosa; un bigliettino piegato con la scritta “Urgente” e un pacchetto in carta rosa e nero. Misi giù sospensori e pacchetto e aprii il biglietto. C’era scritto:
Ciao!
puoi ritenermi maleducato a mettere una comunicazione nel pacchetto dei tuoi sospensori, in tal caso non leggere questa lettera.

Mettila nel bidone più vicino.
(Io lessi…)
Allora hai deciso di continuare a leggere. Hai appena acquistato un articolo molto interessante e stavo chiedendomi se ti piacerebbe provarlo… presto… e magari con un aiuto.
OK, se non ti va per favore non portare il biglietto al mio direttore. Sto rischiando il mio lavoro nella speranza che tu voglia incontrarmi. Penso che tu l’abbia comprato per attirare l’attenzione e mostrare i sospensori. Quindi, ritorna al negozio e vai al banco accessori (dove sono tutti i sospensori ed i proteggi caviglie), ti incontrerò là così potremo sistemare qualche cosa.

Carlo.
Dannazione! Avevo comprato quei sospensori per attirare l’attenzione. Finii rapidamente il mio pasto, poi andai (leggi “feci una volata”!) da Olympus. Entrai nel negozio e vidi delle famiglie che stavano facendo acquisti per i loro bambini. Ora c’erano sei commessi, Carlo mi vide e si avviò verso il banco degli accessori. Andai a raggiungerlo e decisi di fare ‘la prima mossa. ‘ “Ciao! Ho trovato il tuo biglietto. “
“Sì, um, non hai pensato… “
“No, mi piacerebbe incontrarti.

Dove? “
La sua faccia si accese, e mi fece pensare… forse non era così vecchio. Ora avrei detto circa diciannove anni … quindi solo un anno più di me… e aveva anche un bell’accento. Rispose: “Beh, che ne diresti del centro divertimenti?”
“Sì, va vene. Quando?”
“Io stacco alle due. Posso incontrarti fuori dal centro alle due… e cinque”, e poi, quando uno dei bambini si avvicinò: “No, mi spiace signore, non ne abbiamo verdi fluorescente, solo rosa fluorescente, ma ce ne sono di altro tipo.

” Sorrise di nuovo ed andò ad aiutare il bambino. Mentre uscivo gettai uno sguardo al mio orologio, erano le 13 e 49, così attraversai lentamente la città ed arrivai al centro alle due.
Carlo arrivò in perfetto orario, indossava pantaloni della tuta neri ed una maglietta Olympus bianca, aveva anche una grande borsa “Head” blu. Toccava a lui di avviare la conversazione. “Ciao, vedo che ci sei”, sorrise indicando il centro. “Andiamo a nuotare?”
“Sì, perché no.

” Risposi entusiasta.
Poi lui sorrise e disse: “A proposito, non conosco il tuo nome!”
Risi e risposi: “Gianni per Giovanni. “
“OK, Gianni per Giovanni, entriamo. “
Salimmo la scalinata ed entrammo. La donna dei biglietti ci guardò appena. “Sì…?”
“Uh, due, per per favore per il nuoto. “
“Due euro e trenta. “
“OK, ecco qui, grazie. “
Carlo prese i biglietti e la chiave dell’armadietto, io lo seguii nello spogliatoio.

Come spogliatoio era piuttosto normale: piastrelle bianche, panche di legno, l’odore dolce di sudore, niente di insolito, a parte l’assenza di cabine private. C’erano altre tre persone oltre a Carlo e me, ascoltando le loro conversazioni, scoprii che si chiamavano Davide, Andy ed Igor.
Dovevano avere sui 18 anni e piuttosto ben piantati. Davide era alto un metro e settantacinque, piuttosto pallido e portava slip tradizionali bianchi. Aveva anche capelli bagnati. Capii che avevano già nuotato… quindi le mie speranze di vedere uno di loro nudo erano finite, pensai.

Andy comunque aveva ancora il costume da bagno, Speedo ‘Bikini’ bianchi, molto affascinanti.
In quel momento mi resi conto di non avere costume e asciugamano. Ne parlai a Carlo, lui tirò fuori un paio di Bikini neri ed un asciugamano. “Dunque”, disse sorridendo (che magnifico sorriso!i). “È probabile che tu abbia bisogno di questi!” Mi girai per riportare la mia attenzione su Andy, lo vidi lasciar cadere il costume e girarsi verso il muro.

Bel culo… Carlo mi disse: “Vado in bagno. ”
Poi Igor. Wow! Era alto più di un metro e ottanta, leggermente abbronzato, e molto ben fatto. Era entrato da poco dopo essere stato sotto la doccia, quindi chiaramente era nudo. Era piuttosto peloso, aveva un corpo molto muscoloso ed un grande pene intonso. Mi sorrise, raccolse il suo asciugamano, si voltò e cominciò ad asciugarsi.
Dov’era Carlo? Decisi di andare a cercarlo e mi avviai verso il bagno dove lo vidi che stava pisciando, si voltò e mi sorrise.

Sentii improvvisamente una spinta ad orinare. Quando finimmo ritornammo nello spogliatoio ed andammo al nostro angolo.
Non c’era nessun altro nella stanza ed io mi rivolsi a Carlo. Lui slacciò i bottoni della sua maglietta, se la sfilò dalla testa e la mise nella sua borsa. Si sedette e si tolse sneakers e calze (anch’io decisi a quel punto di togliermi scarpe e calze). Lui aveva uno splendido torace liscio, con braccia muscolose ed un ombelico peloso.

Mise i pollici tra il suo corpo ed i pantaloni e li portò ai fianchi. Li spinse giù, ne uscì e li mise nella sua borsa. Si girò verso di me, indossava sospensori leopardati… ed era enorme! Rimase a gambe aperte di fronte a me e disse: “Cosa ne pensi?”
Mi abbassai e piantai un bacio sul suo ombelico… poi indietreggiai. Le sue gambe erano muscolose come il resto del suo corpo, ed erano anche lievemente pelose.

Si girò, aveva un culo molto bello. Leggermente abbronzato e molto liscio, io gli baciai la schiena.
“Tocca a te” Disse girandosi verso di me, evidentemente eretto. Io mi slacciai i bottoni della camicia, poi me la tolsi e mi misi di fronte a lui, ora indossavo solo i miei Levi 501, senza mutande. Lui aspettò. Lentamente sbottonai la patta e spinsi giù i jeans, ne uscii e lo fissai negli occhi.
Lui si inginocchiò, continuando a guardarmi, e baciò lentamente il mio pene, spingendo la lingua nel mio prepuzio, poi si alzò e si tolse i sospensori.

Era enorme! Mi inginocchiai e lo baciai allo stesso modo. “Abbiamo tutto il tempo dopo che abbiamo nuotato” disse e prese il suo costume da bagno. Io mi misi quello nero che mi aveva dato lui e me lo sistemai, non che fosse troppo piccolo, ero io molto grosso, grazie a lui.
Andammo ai nostri armadietti, mettemmo via la nostra roba, poi uscimmo nella piscina. Lui fece un tuffo in corsa perfetto (gambe e braccia diritte) e nuotò velocemente verso l’altro lato della piscina.

Io, invece, ero più interessato ai corpi che ci circondavano! Contai solo dodici persone, non inclusi i bagnini e Carlo (ed io): sette femmine e cinque maschi. Le donne erano in gruppo, dovevano avere circa 14 anni, ridevano scioccamente e si guardavano intorno. I maschi? C’erano tre uomini più anziani e due ragazzi di circa 14 anni che sembravano conoscere le ragazze del gruppo.

Carlo ed io passammo l’ora seguente nuotando uno vicino all’altro.

Ad un tratto lui mi prese, mi tirò giù il costume e me lo strofinò leggermente, mi rimise il costume e poi ricominciò da capo… nessuno vide. Vedemmo andarsene tutti quando risalimmo e c’era solo un “congresso di donne” che passarono il loro tempo a guardarci guastandoci il divertimento. C’erano anche tre fustacci ma sembravano particolarmente etero.

Quando ritornammo nello spogliatoio, Carlo bisbigliò “Bene, qui è dove comincia il divertimento! Corriamo nelle docce.

” Io mi affrettai ma Carlo non mi seguì: andò al suo armadietto e prese qualche cosa.
I tre ragazzi erano nelle docce, come ho detto erano dei bei fusti e sbirciando oltre il muro della doccia, vidi che si stavano tutti masturbando. Una vista molto bella, ma appena girai l’angolo con un’erezione, scomparvero… evidentemente erano timidi.

Carlo venne dietro di me e mi baciò la nuca, poi cominciò a massaggiarmi l’ano con della gelatina lubrificante.

Proseguì massaggiandomi le palle, poi quando si inginocchiò di fronte a me, vidi che il suo pene, enorme tra le sue cosce, ora stava toccando il pavimento. Iniziò a succhiarmi con cura leccandomi delicatamente il prepuzio… e poi succhiando. Le mie mani andarono ai lati della sua testa a tirarlo lentamente avanti ed indietro lungo la mia asta.

Mi massaggiò ancora l’ano col lubrificante e sul pavimento vidi il tubo di lubrificante ed un involucro di preservativi, chiaramente! Io stavo avvicinandomi lentamente all’orgasmo, lui comprese e smise tutto quello che stava facendo, subito e completamente.

Io quasi venni, ma riuscii a calmarmi e mi ordinò di inginocchiarmi… era il suo turno.

Si mise in piedi di fronte a me e, quando fui inginocchiato, torreggiava sopra di me. Presi lentamente il suo pene nella mia bocca come lui aveva fatto col mio. Prese la mia testa… Io cominciai a leccare la punta del suo pene. Le sue mani cominciarono a fare forza tirandomi avanti ed indietro lentamente, mentre io gli leccavo il prepuzio il più profondamente possibile.

Aveva un sapore tanto buono quanto Carlo era bello. Lui cominciò a lamentarsi, io allungai una mano verso il pavimento, raccolsi il tubo di gelatina e cominciai lentamente a massaggiargli l’ano. Le sue mani fecero più forza…
Io mi fermai, presi il pacchetto dei preservativi e mi alzai. I nostri uccelli si toccarono. “Carlo, io voglio incularti. “
“Mmmmmm, per favore fallo. ” Rispose, e si voltò.

Dissigillai uno dei preservativi e lo srotolai sul mio pene.

Baciandogli un po’ la schiena, lo penetrai. Gemevamo ambedue molto rumorosamente e lui aprì le gambe il più possibile. Io cominciai a muovermi lentamente dentro di lui. Le sue mani mi tenevano le cosce ed io afferrai poi il suo pene, lentamente cominciai a masturbarlo e c’era ancora della gelatina sulla mia mano…

Il nostro grugnire e gemere non era passato inosservato e due ragazzi cominciarono a sbirciare dall’angolo. Io venni! Era l’orgasmo più sorprendente che avessi mai avuto.

I due ragazzi entrarono e cominciarono a masturbarsi mentre ci guardavano.

“Cosa state guardando? ” Disse Carlo (la sua voce era appena percettibile).
“Uh, nulla!”
“Venite qui. “
I ragazzi si avvicinarono. Io mi inginocchiai di fronte a quello col pene più grosso e lo presi in bocca. Mi venne in bocca trenta secondi più tardi, poco prima del suo amico che aveva avuto lo stesso trattamento da Carlo. Poi loro se ne andarono.

“Oh, bene, non erano eccezionali ma…” Dissi, ma fui interrotto da Carlo che mi aveva penetrato improvvisamente. Emisi un forte gemito e mi rilassai. Lui mi prese il cazzo e mi masturbò con forza… indietro ed avanti, mentre cominciava a lamentarsi. Anch’io lo feci e sborrammo insieme!

Appena finito ci facemmo una doccia e ci rilassammo. Io avevo appena avuto l’esperienza più formidabile della mia vita. Andammo a prendere i vestiti nei nostri armadietti e poi ritornammo vicini, avevamo ancora in bocca il sapore dello sperma dei ragazzi… Ci masturbammo… Poi ci asciugammo ed io mi misi i sospensori nuovi.

“Che ne diresti di una sauna ?” Disse Carlo.

Con la complicità di mia sorella

Io e mia sorella siamo gemelli,anche se non ci somigliamo neanche un po’. abbiamo compiuto da poco la maggiore età. siamo complici e porci. ci piace scopare e farlo con chi ci va. anche tra di noi lo abbiamo fatto. mia sorella,non ha più un buco vergine. spesso,porto gli amici di scuola a casa e ce la scopiamo. lei contraccambia,portando delle sue amiche che poi convince a farsi scopare da me.
Nella nostra relazione i****tuosa,tutto è valido.

lo scorso autunno,siamo stati sul mar rosso. era il regalo dei nostri genitori per il 18° compleanno. andammo là senza di loro. alla sera,vedemmo una coppia di novelli sposini,tutti belli felici e mano nella mano.
ci guardammo e sadicamente decidemmo che loro sarebbero state le nostre vittime per quella vacanza. alla sera,con un pretesto,facemmo la loro conoscenza. anche noi ci spacciammo per una coppia in luna di miele. iniziò il loro martirio. allo spettacolo,le moglie erano sedute al centro con i rispettivi mariti ai fianchi.

iniziato lo spettacolo,iniziai a frugare tra le cosce di mia sorella,alias mia moglie. allargò bene le gambe per consentirmi di lavorare al meglio. l’altra sposina guardava sbigottita. il giorno successivo,il maritino,era sottoposto a tutta una serie di sollecitazioni da parte di mia sorella che avrebbero fatto prendere un infarto a chiunque. era l’unica ad essere senza reggiseno e aveva un micro bikini che la fica era spesso fuori. io non ero da meno. martellavo la sposina di continuo.

Con falsi pretesti le tenevo sempre le mani addosso.
la sera proposi una unica tavolata. mia sorella era con un abito bianco che in controluce faceva vedere quello che non c’era. era priva di biancheria intima. iniziò a far piedino al povero malcapitato. era sempre più in imbarazzo. io senza ritegno,facevo apprezzamenti sulla mogliettina e le tenevo gli occhi puntati sulla scollatura. dopo lo spettacolo,facemmo un giro per il villaggio. andaì giù pesante:raccontavo le ns prestazioni sessuali.

ad un cero punto,mia sorella,abbraccio al collo il ragazzo da dietro,in modo che potesse sentire le sue tete e disse:perchè non venite su da noi in camera. i due erano impacciati e declinarono. la mattina successiva,iniziò nuovamente il bombardamento. la ragazza,fu costretta a togliersi pure lei il reggiseno. aveva due gran belle tette. glielo dissi immediatamente e le dissi pure che avrei voluto leccarle volentieri. mia sorella le dette la crema protettiva. il massaggio che ne shiturì era da vera troia.

all’ora di cena eravamo già pronti. mia sorella,aveva una mini gonna mozzafiato e una camicetta abbottonata quel tanto o quel poco per far vedere le sue splendide tette. andammo a bussare alla porta delle ns vittime. lei era quasi pronta,lui ancora con l’accappatoio indosso. mia sorella prese subito l’iniziativa e disse alla ragazza. carino il vestito,ma il reggiseno va tolto. lei arrosì. mia sorella le infilò le mani nel vestito e tolse il reggiseno.

era uno schianto. che mutandine hai?le chiese. normali,rispose lei. fai vedere cosa ti sei portata. era tutta roba castigata. quando è pronto lui,vieni da me che è meglio,le disse. forza dai cambiati,non vorrai venire in accappatoio?chiese mia sorella. si avvicinò al ragazzo e gli tolse l’accappatoio. era nudo e con l’uccello ritto. ehi..è tua moglie senza reggiseno,o sono io a farti quell’effetto?ci mettemmo a ridere e si vestì rapidamente. andammo in camera ns per cambiare le mutandine alla ragazza.

le scelse un perizzoma che averlo o non averlo,sinceramente era la stessa cosa. la ragazza di tolse le sue e si infilò le altre,badando bene di non far vedere nulla durante il cambio. embè?disse mia sorella,non ci fai vedere come ti stanno?scosse la testa in segno di diniego. forza timidona…facci vedere come ti stanno?mia sorella le si avvicinò e le sollevò la gonna del vestito. aveva un gran bel culo,altro che,la volto e le labbra della fica,avevano fatto prigioniero il perizzoma.

il pelo era tuuto fuori la stoffa. complimenti,dicemmo in coro. mia sorella,andò oltre,le passò la mano dal culo verso la fica. lei fece un sussulto. ma sei bagnata…. allora sei una porcellina…e lì giù a ridere. a cena proposi di dividere le coppie,così fu fatto. non sò cosa diceva mia sorella a quel ragazzo,ma lo vedevo spesso toccarsi il cazzo,lo doveva avere gonfio. per quanto mi riguarda la frase più dolce che dissi alla ragazza,fu:te lo pianterei tutto in quel bel culo.

dopo lo spettacolo,salirono su da noi. in un attimo,mia sorella fu nuda. il ragazzo e la ragazza,erano ammutoliti. si avvicino alla ragazza e iniziò a palparla e a strusciarle con le labbra e la lingua il collo..la ragazza,tentava di non tradire le proprie emozioni…ma fu impossibile. le sganciò il vestito e le tolse il perizzomino. era stupenda. la portò sul letto e iniziò a leccarla come sa fare solo mia sorella. iniziò a mugolare.

stava godendo,sotto quei colpi di lingua dati con maestria da mia sorella..iniziai a spogliarmi,il ragazzo mi segui e rimanemmo nudi. aveva il cazzo già in tiro. si avviò verso mia sorella e iniziò a leccarle fica e culo:era alla pecorina,per leccare la ragazza. mi avvicinai alla ragazza e iniziai a baciarla e a toccarla. allontanai mia sorella e iniziai a fottere la sposina. mia sorella,si stava facendo montare dal ragazzo. più scopavamo,più mugolavamo,più mugolavamo,più ci eccitavamo.

feci mettere a pecorina la ragazza e iniziai a fotterla da dietro. si voltò verso il marito e disse:godo,amore mio,godo tantissimo. feci cenno al ragazzo di prendere il mio posto. tolse il cazzo dalla fica di mia sorella e lo infilò in quella di sua moglie. io passai davanti per farmelo succhiare. niente male come pompinara. feci sdraiare il ragazzo e feci salire la moglie su di lui. la scopava,mentre mia sorella le leccava i seni,io le leccavo la schiena e le toccavo il culo.

la ragazza era al centro delle ns attenzioni. eravamo tutti per lei. dai mugolii,sembrava proprio che le piacesse. feci togliere mia sorella che si mise con la fica sopra al ragazzo per farsela leccare. io spinsi in avanti la ragazza e le piantai il cazzo in culo. era stretto e per questo mi faceva godere. pompavo a più non posso,lei gridava di piacere. ripeteva,ancora-ancora-non vi fermate-più forte. il ragazzo si tolse e volle inculare mia sorella.

io continuavo a sfondare il culo alla sposina. le arrivai in culo,lei era esanime. il ragazzo,volle arrivare in bocca a mia sorella….
cazzo…che luna di miele ha fatto questa coppia…indimenticabile, penso.

21

Come acqua sulla pelle

La ragazza gemette languidamente e si spinse contro di lui, premette il sedere contro il sesso turgido del ragazzo e lo stuzzicò muovendolo provocante. Senza rendersene conto si ritrovò dentro di lei
Non era tipo dal rimpianto facile, ma in quel frangente si malediceva per non aver mai acquistato un navigatore satellitare portatile.

– Eppure… non posso già essere qui! – mormorò mentre fissava un punto sulla carta IGM
Estrasse la vecchia bussola in ottone per orientare la carta mentre analizzava la vegetazione per valutare la quota in cui si trovava, in modo da stimare la propria posizione.
Studiò per qualche istante la carta quindi si convinse.
– Se non mi si è fermato l’orologio ho percorso tre ore di sentiero in meno di due… qualcosa non quadra.

Dinanzi a lui il sentiero nel bosco si divideva in tre rami, due ben battuti ed il rimanente chiaramente abbandonato da tempo. In questo la vegetazione ne aveva, quasi completamente, cancellato il tracciato.
Si sedette per risposare qualche istante mentre ripensava alle parole del vecchio, giù al paese, ed alle indicazioni sulla strada da seguire; giunto in quel punto doveva continuare a salire lungo la costa della montagna costeggiando il torrente che scendeva verso valle.

In cima al sentiero, dopo altre due ore di marcia, avrebbe trovato la cashita che alimentava il lago di Aela.
Si era incamminato nel primo pomeriggio per giungere al lago al tramonto in modo da poterlo fotografare in quell’ora particolare. Secondo il vecchio solo al calar del sole il lago si tingeva di un blu profondo nonostante riflettesse il rosso del cielo mentre la cashita si colorava di giallo oro. Uno spettacolo unico in quella zona che meritava la fatica per raggiungerlo ed il pericolo del ritorno a valle nella notte.

Proprio per evitare di dover ripercorrere il sentiero al buio si era attrezzato con sacco a pelo e numerose provviste, avrebbe dormito sulle sponde del lago, magari su di un materasso di morbida erba in compagnia della borraccia di grappa ed un buon sigaro per poi ridiscendere al mattino.
Qualcosa, però, non coincideva con le istruzioni ricevute, aveva raggiunto il bivio troppo presto, quindi o non era il sentiero giusto oppure le indicazioni non erano poi così precise.

Inutile dire che il lago sulla carta non era segnalato, solo uno scarabocchio del vecchio ne indicava la posizione.
– E se fosse il tipico scherzo dei vecchi del luogo?
Ricordava la notte trascorsa, tempo prima in valle d’Aosta, alla ricerca dei “Dahù”: i tipici erbivori valligiani con le zampe anteriori più corte a furia di brucare l’erba in salita. Oppure dei fantomatici volatili che atterrando sui ghiacciai scivolavano sui genitali emettendo il loro richiamo “hoy-hoy” e da qui il loro nome volgare.

Almeno quegli scherzi non li aveva subiti da solo, chi lo aveva macchinato si era passato la notte con lui su per i monti.
(nda: questa non me la sono inventata!)
Forse qui, all’imbocco della valle di Susa, erano peggio degli altri montanari quando si trattava di prendere in giro il nuovo arrivato o, forse, aveva solamente camminato più veloce del previsto.
Riprese il cammino lungo il sentiero in stato d’apparente abbandono.

Si rese conto di sentire solamente il rumore dei propri passi nonostante prestasse attenzione a non calpestare rami secchi o foglie, non un refolo di vento tra le foglie e nessun segno di vita a****le se non qualche traccia. Era circondato dal silenzio assoluto. Per questo riuscì a cogliere in anticipo l’avvicinarsi alla cashita, il fragore dell’acqua gli giungeva all’orecchio attraverso i faggi rifratto dai tronchi a tal punto che era impossibile stabilirne l’origine.

Non era salito molto di quota, il sentiero dopo una ripida impennata si era stabilizzato quasi in piano e correva lungo tutto il fianco della montagna. La meta era un piccolo altipiano posto a metà tra il fondo valle e la vetta, qui si trovava il lago e da una parete verticale di almeno cinquanta metri cadeva l’acqua proveniente dai ghiacciai.
Accelerò il passo spronato dal suono che annunciava l’approssimarsi della meta senza rendersi conto che il sentiero andava nettamente migliorando.

I faggi lottavano per contendere lo spazio alle prime betulle e alle conifere, segno che il clima di quella zona era generalmente più fresco, ma così non pareva quel pomeriggio tanto che l’acqua sicuramente fresca del lago iniziava ad apparire come un miraggio. E come tale apparve all’improvviso dietro una curva del sentiero.
Dapprima vide la cashita. Non appariva maestosa come s’era immaginato, la minima portata dovuta alla stagione avanzata e la relativamente scarsa altezza non giocavano a suo favore, ma le rocce rosse ed il verde della rigogliosa vegetazione la rendevano bellissima.

La lunga marcia stava dando i suoi frutti.
Il lago apparve poco dopo, appena guadagnati i pochi metri che lo separavano dal pianoro. Era un piccolo specchio d’acqua circondato per almeno tre quarti del perimetro da altissime conifere. Da un lato, però, confinava con i limiti del pianoro e nessun albero nascondeva il paesaggio sottostante. Il gioco ottico dei piani e la superficie riflettente dell’acqua lo facevano apparire inclinato verso valle, come se fosse un fiume che si precipitava giù.

Era davvero un luogo di rara bellezza e vivo. Pareva che gli a****li della montagna si fossero radunati tutti lì, se prima tutto appariva silenzioso e privo di vita ora era un concerto di richiami. Riconobbe varie specie di volatili ed in lontananza vide alcuni caprioli pasteggiare tranquillamente.
Non si era ancora fermato, i muscoli reclamavano una sosta ma intendeva raggiungere la riva prima di riposarsi, e fu qui che scoprì qualcosa di inaspettato.

Sul momento pensò ad una visione mistica generata dalla stanchezza e dal caldo, poi si rese conto di non sognare.
Seduta su di un sasso affiorante a pochi metri dalla cashita, levigato dai secoli, stava una figura femminile, splendidamente nuda, dai lunghissimi capelli corvini. Lei era voltata verso la parete di roccia e non poteva né vederlo, né sentirlo a causa del fragore. S’avvicinò con il timore di rompere un incantesimo e vederla sparire all’improvviso, quindi s’accomodò sulla riva e sganciò finalmente lo zaino.

La ragazza era intenta in quello che pareva un solitario bagno ristoratore, raccoglieva l’acqua con le mani e se la versava lentamente sulla pelle chiara, quasi albina. Era bellissima vista di spalle, la schiena ed i fianchi emanavano una sensualità incredibile grazie ai lenti e sinuosi movimenti. Non poteva scorgere il resto ma riusciva ad indovinarlo. Era tentato di denunciare la sua presenza ma quella figura nell’acqua riempiva la totalità dei suoi pensieri.

Lentamente lei si alzò e, barcollando elegantemente sui sassi del fondo, s’avvicinò alla cashita. Ora si mostrava in tutta la sua armonia, i glutei e le lunghe gambe erano il degno complemento di quella schiena e dei magnifici capelli.
In quel momento, il ragazzo, si ricordò della macchina fotografica. Mentre apriva la custodia con mani tremanti pensava d’avere pochissimo tempo prima che lei s’accorgesse della sua presenza ed immaginava il suo risentimento nel scoprirlo con una fotocamera in mano.

Scacciò quei pensieri per concentrarsi sulle regolazioni della temperatura colore, sensibilità del sensore e diaframma; preferiva shittare sempre in priorità di diaframmi, in modo d’avere il controllo sulla profondità di campo. Quando la inquadrò era pienamente cosciente e non più vittima del suo fascino, mise a fuoco e si preparò a shittare. La ragazza aveva il busto inclinato da un lato ed il braccio opposto sollevato per cercare un equilibrio sulle rocce del fondo; le gambe unite e tese nello sforzo tendevano i glutei.

Era perfetta!
Il dito del ragazzo sfiorò il pulsante di shitto, la macchina regolò ancora una volta la messa a fuoco e calcolò l’esposizione. Era pronta a shittare ma lui indugiò, aveva l’impressione di “rubare” l’intimità di quella ragazza, di violare il suo segreto piacere, d’irrompere nei suoi sogni. Poi il dito scese da solo per shittare la prima immagine. Il delicato suono dell’otturatore lo riportò alla realtà, allora iniziò a shittare in sequenza, variando solamente la focale dell’obbiettivo.

La vide entrare sotto il getto della cashita e sollevare le mani verso l’alto mentre inarcava la schiena, era un immagine carica d’erotismo, pareva che la ragazza si offrisse ad un immaginario amante, che esponesse il suo corpo al gelido abbraccio dell’acqua. Dolcemente lei portò le mani sotto i capelli e li aprì a ventaglio, li fece inzuppare poi se li buttò dietro la schiena.
Il tempo non aveva più senso in quel luogo, il ragazzo era attratto a tal punto da quello spettacolo da non accorgersi che il sole stava calando.

Improvvisamente la cashita assunse i colori dell’oro, il corpo della ragazza pareva un gioiello, un diamante bianco e lucente, incastonato in un meraviglioso fascione di quel metallo prezioso. Il giovane non si chiedeva come lei potesse resistere tanto a lungo sotto quel getto di acqua gelida dei ghiacciai, shitto ancora delle foto dopo aver aumentato la sensibilità equivalente del sensore. Sperava solamente di non saturare la scheda di memoria per non rischiare di perdere nemmeno un fotogramma durante la sostituzione.

Quando lei uscì da sotto la cashita riprese la via verso il masso affiorante, sempre con molta cautela camminava nel centro di uno specchio blu profondo increspandone appena la superficie. Il contrasto del suo corpo bianco con l’acqua ed il cielo rosso era un altro spettacolo inaspettato, ma il ragazzo preferì non portare la macchina al viso per shittare altre immagini ora che lei poteva vederlo. Ripose la fotocamera nella sua sacca e si sollevò in piedi in modo da farsi notare.

Si aspettava tutta una serie di reazioni da lei, tranne un sorriso.
Una ragazza intenta a bagnarsi nuda nelle solitarie acque di un lago montano che si scopriva spiata da uno sconosciuto, normalmente, avrebbe urlato il suo sdegno inveendo contro il guardone; invece lei sorrise. Oltrepassò il masso dove l’aveva vista accomodata la prima volta e si diresse verso lui seguendo un percorso serpeggiante sopra le pietre affioranti. Era davvero bella, ora che i dettagli del viso e del corpo si facevano sempre più chiari appariva incredibilmente attraente.

Giunta dinanzi al ragazzo tese una mano verso di lui e disse:
– Mi aiuti?
Lui, stordito da quanto vedeva, non comprese subito e tentenno, quindi finalmente afferrò la sua mano e l’aiutò a salire sulla riva.
– Grazie! – disse lei
La ragazza superò il giovane per dirigersi verso un faggio, lì vicino, dove stava appeso ad un basso ramo un vestito bianco. Lui rimase con gli occhi fissi sui glutei sin che la ragazza non si voltò offrendogli una vista ancora più piacevole del suo corpo, quindi stese sull’erba il vestito e vi si accomodò sopra.

Per nulla imbarazzata dalla propria nudità si presentò:
– Ange! – disse fissandolo negli occhi – È un diminutivo, ma tutti mi chiamano così.
– Luca. – rispose lui impacciato.
– Non viene molta gente quassù, cosa ti ha portato sin qua? – domandò lei mentre raccoglieva i lunghi capelli per strizzarli esponendo in modo spettacolare il seno.
– Emm… mi hanno tanto parlato di questo lago e della sua bellezza al tramonto che non ho potuto fare a meno di salire.

– Già, questo lago è davvero unico… come quella cashita!- ammise lei voltandosi verso lo specchio d’acqua.
– Vuoi… vuoi qualcosa per asciugarti? – domandò lui che non riusciva a staccare gli occhi da alcune gocce d’acqua che scivolando sul seno cadevano dai capezzoli sulle gambe della giovane.
– No, ti ringrazio, ma tra pochi minuti il vento mi avrà asciugata del tutto. – rispose lei, poi continuò – Parlami di te… da dove vieni?
Il ragazzo si sforzò di non fissarla nelle parti intime e di non puntare spudoratamente gli occhi nei punti erogeni, quindi iniziò a raccontarle la sua storia.

Scoprì che era davvero facile parlare con lei, liberarsi d’ogni cosa, aprirsi completamente rivelandole anche i più intimi segreti. Non provava alcun dolore nel ricordare eventi, più o meno recenti, che ancora lo facevano soffrire, come la recente conclusione della sua storia d’amore che lo aveva spinto ad accettare quel lavoro in valle, lontano dalla città e dai ricordi. Parlare con quella splendida ragazza completamente nuda gli faceva bene, sentiva di potersi fidare di lei anche se ancora non sapeva chi era in realtà.

Aveva intervallato le sue rivelazioni con alcune domande mirate, ma lei le aveva sempre abilmente eluse; oltre al suo nome non aveva scoperto altro.
La pelle della ragazza si stava asciugando ed i capelli avevano riacquistato il loro volume quando lei esordì domandando:
– Non hai fame?
– Sì, in effetti, inizio a sentire un feroce buco allo stomaco. – ammise lui mentre afferrava lo zaino. – Se vuoi qui ho un po’ di provviste.

– Vediamo! – rispose lei allungandosi verso la sacca.
Il ragazzo svuotò lo zaino sull’erba per iniziare l’inventario ma lei lo precedette:
– Carne in shitola, insaccati, formaggio… due uova ed un po’ di pane… hai solo questo?
– Sì… è roba nutriente e golosa… poi ho anche da bere.
– Non ti offendi vero se offro io? – domandò lei
Senza attendere risposta si alzò in piedi e lo invitò con un gesto a seguirla.

– Qui! – indicò poco dopo – Raccogli le more… solo quelle più mature, io vado a cercare dei lamponi!
Il ragazzo fissò il cespuglio spinoso e ripensò al salame che aveva nello zaino, quindi gli ormoni vinsero la battaglia con lo stomaco ed iniziò la sua raccolta mentre seguiva con lo sguardo la ragazza. Notò come si muoveva agilmente, nonostante non indossasse alcuna calzatura, sulle rocce e tra i cespugli, la sicurezza che dimostrava lo convinse che doveva essere nata in quei luoghi.

Non sapeva attribuirgli con sicurezza un’età, appariva molto giovane ma dimostrava una sicurezza ed una proprietà di linguaggio inusuale. Quando lei tornò aveva raccolto in una larga foglia una gran quantità di lamponi ed alcuni frutti più grandi.
– Pesche? – domandò lui
– Sì, c’è un albero poco più in là… tempo fa qualcuno aveva impiantato un piccolo frutteto quassù, c’era anche un ciliegio ma poi un fulmine lo ha abbattuto. Il clima di questo piccolo anfratto è davvero unico.

– Incredibile! – riuscì solo a commentare lui
Tornarono al loro posto, lui si accomodò su di una roccia e lei tornò a stendersi sul vestito. Il giovane apprezzò questa scelta, temeva che si sarebbe rivestita. Si era in qualche modo abituato alla sua nudità, ed ora non era più in difficoltà dinanzi alle sue grazie, ma era sempre fortemente attratto da lei.
Mangiarono lentamente mentre lei lo incitava a parlare, ben presto s’accorse di non aver più nulla da dire, aveva raccontato tutto di sé e continuava a non sapere nulla di lei.

Allora decise di forzarla a parlare con domande pressanti.
– Assaggia questo! – disse lei, eludendo una delle tante domande.
La ragazza si sporse per infilargli tra le labbra un lampone enorme e profumatissimo. Fu in quel momento che vide per la prima volta i suoi occhi da vicino. Grigi, profondi, sinceri, grandi ed illuminati dalla luna erano magnifici. Rimase immobile senza riuscire ad ingoiare il lampone.
– Cosa c’è? – domandò lei sottovoce
Non ottenendo risposta avvicinò il viso tanto da recuperare con le proprie labbra il lampone da quelle del ragazzo.

Avvenne tutto in un modo così naturale che lui si stupì di non averlo fatto prima, le loro labbra s’incollarono poi le lingue si cercarono. Fu un bacio per certi aspetti casto, sicuramente dolce, ma carico di passione. Venne invaso dal naturale profumo della ragazza, la sua pelle ed i capelli sapevano di femmina. Non quell’odore di sesso tanto eccitante per l’a****le che si nasconde nell’uomo, ma un aroma naturale, primordiale, che risvegliava lo spontaneo istinto riproduttivo.

Iniziò a sognare un lungo amplesso con quella ragazza, doveva accoppiarsi con lei non tanto per soddisfare la ricerca del piacere ma per qualcosa di più profondo. Spesso identifichiamo la ricerca del piacere sessuale con l’istinto a****le, ma gli a****li si accoppiano per riprodursi, il piacere che ne ricavano è solamente un sottoprodotto estremamente appagante. Siamo noi uomini ad aver elevato il sesso oltre alla pura procreazione, ad averne fatto una delle principali fonti di piacere.

In quel momento il ragazzo stava regredendo allo stato a****le: doveva inseminare quella femmina che profumava di fertilità.
Timidamente il ragazzo avvicinò le mani al corpo della ragazza e le posò sulla pelle ricavandone una sensazione di soda morbidezza un contrasto che nasceva dai muscoli tesi nella tensione erotica e dalla pelle liscia, morbida, ma tesa. Era calda, straordinariamente calda, emanava un’energia che si riversava, attraversando le mani, direttamente nella zona genitale del giovane.

Ora la desiderava più d’ogni altra cosa. Si ritrovò a giocare con i suoi capezzoli, a raccogliere nei palmi il seno per poi disegnare strani ghirigori sfiorando la pelle con le dita. Lei osservò le mani sorridente sin che non sollevò lo sguardo per fissarlo sugli occhi del ragazzo, dalle labbra socchiuse pareva in procinto d’uscire una frase, qualche parola, forse un offerta o una richiesta. Il giovane si fermò nell’attesa ma meglio d’ogni parola quella luce negli occhi, le labbra umide e la lingua stretta tra i denti indicavano chiaramente il desiderio della ragazza.

Lui la baciò ancora cercando di credere a quanto gli stava accadendo, pareva impossibile salire su di un monte e trovare una splendida ragazza nuda e pronta a donarsi completamente a lui. Se ci pensava stentava a credere che fosse la realtà, forse aveva già scolato la riserva di grappa e stava sognando nel suo sacco a pelo steso sotto le stelle. Poi lei fece la mossa decisiva: con estrema disinvoltura appoggiò la mano sui calzoni del giovane all’altezza dei genitali, lo accarezzo apprezzando l’erezione che percepiva attraverso il tessuto, quindi li slacciò liberando il membro.

Il giovane abbassò lo sguardo e vide quella mano stringersi intorno al pene, allora prese coraggio e spinse la sua mano verso la vulva della ragazza. Lei non oppose alcuna resistenza, anzi aprì leggermente le gambe per facilitarlo. La scoprì ancora più calda in mezzo alle gambe, era umida ed invitante, chiaramente disponibile. Voleva dire qualcosa, una frase qualsiasi, un complimento forse o una domanda diretta del tipo: “lo vuoi?”. Non ebbe il tempo di formulare alcunché, lei lasciò la presa sul membro e si voltò per mettersi carponi con il sedere rivolto verso di lui.

Ancheggiò invitante mentre sistemava le ginocchia sul fondo irregolare del prato, quindi voltò il viso verso di lui e sorrise ancora una volta, sempre più invitante.
Il messaggio del corpo era chiaro, desiderava essere presa in quella posizione e a lui non dispiaceva affatto l’idea. Ammirò il sedere perfetto, esaltato dalla posizione che aveva assunto, e mentre si levava i calzoni per essere più libero si domandava per quale motivo parlasse così poco.

Non le sarebbe dispiaciuto sentire la sua voce in quel momento, il suono delle parole poteva essere eccitante quando il quel corpo esposto ed offerto in quel modo, ma l’istinto prese il controllo. Si pose dietro di lei e guidò il membro verso la vulva, lo punto tra le labbra strofinandolo per aprirsi la strada e si preparò a spingere quando la sentì aprirsi. Lei fu più veloce, spinse in alto ed indietro il sedere risucchiando completamente il membro.

Finalmente sentì il suono della sua voce anche se limitato ad un lungo gemito. Era scivolato in lei con una facilità estrema, indice di quanto fosse eccitata e questa considerazione lo indusse a spingere con forza per entrarle ancora più dentro. La cinse per i fianchi e la trattenne mentre si muoveva sempre più veloce, lei pareva gradire molto il ritmo, si contorceva e gemeva, cercava di muoversi a tempo con lui ma spesso perdeva il controllo.

I suoi capelli disegnavano ampi archi ogni volta che reclinava indietro la testa per poi tornare a posarla a terra. Era fantastica! Non era solo bella da guardare con quella magnifica schiena che terminava in uno splendido sedere, ma si muoveva in un modo tale da amplificare le sensazioni. Il ragazzo temeva di non reggerla a lungo, benché fosse completamente dilatata e bagnata al punto da lubrificare alla perfezione l’asta del pene, il suo ventre si stringeva ogni volta che era tutto dentro di lei.

Non potendo osservarne il viso non capiva quanto stesse godendo, non riusciva a capire quanto dovesse forzare il suo controllo per non venire immediatamente. Voleva, doveva, chiederle a che punto era, ma non osava rompere quell’incanto. Deciso a farla urlare di piacere al più presto fece scivolare una mano sotto il ventre e quindi la spinse sino al pube, cercò tra le labbra il clitoride ma trovò subito il proprio pene che entrava in lei, poi a tentoni trovo il punto giusto.

N’ebbe conferma da un suo improvviso rantolo e da un lungo fremito che scosse tutto il corpo. La ragazza appoggiò il viso in terra e sollevò ancora di più il sedere, rimase immobile a godersi la penetrazione e lo stimolo esterno sin che, finalmente, un lunghissimo sospiro precedette un urlo di piacere. Lui continuò a stimolarla e a muoversi dentro di lei, vederla godere gli donava un ulteriore aiuto nella gestione del proprio piacere.

Voleva con tutte le sue forze farla godere sino allo sfinimento, sognava di vederla crollare distesa e di portarsi sopra di lei per farle bere tutto il suo seme, attendeva solo il momento giusto ma lei piegò la testa in modo da guardarlo negli occhi e lui comprese.
Rallentò il ritmo della penetrazione ma allungò al massimo la corsa. Usciva completamente da lei per poi rientrare penetrandola a fondo. Lei rimaneva immobile, con lo sguardo sognante e languido, accettava tutto, era totalmente disponibile e la sentiva sua come mai nessuna aveva sentito prima di lei.

Sapeva che stava per iniettarle dentro tutto il seme che aveva ma voleva godersela ancora un po’, desiderava che quel momento non avesse mai fine ma lei mosse il bacino, spostò il pube verso il basso stringendosi intorno al membro del ragazzo che non riuscì più a trattenere l’orgasmo. Quando stava per venire guardò in direzione del viso della ragazza, in cerca di una conferma che ottenne quindi riversò in lei il proprio succo vitale.

Si separarono a malincuore per crollare stesi a terra. Lei gli si fece contro dandogli le spalle per farsi abbracciare, non disse nulla solo il suo respiro rompeva il silenzio della notte. L’intenso calore del corpo della giovane spinse nel torpore il ragazzo. In qualche sprazzo di lucidità pensò di tirare fuori il sacco a pelo dallo zaino per coprire i loro corpi appagati, ma la ragazza era così calda e morbida tra le sue mani che si addormentò.

Fu un sonno agitato dal timore di risvegliarsi solo, stringeva la ragazza per convincersi che era reale, che aveva davvero fatto l’amore con lei quella sera. Lei mugolava soddisfatta nel sonno e si spingeva istintivamente contro di lui alla ricerca di calore e, forse, protezione. Tanti sogni interrotti e continui risvegli non avevano giovato al suo riposo, per questo alle prime luci dell’alba fu tentato di alzarsi. Osservo i lungi capelli della ragazza mentre avvicinava il viso inspirando a fondo con il naso, fu invaso dal loro profumo e si ritrovò nuovamente schiavo dei suoi istinti.

Spinse lo sguardo lungo la schiena ed i fianchi accompagnando la mano che scivolava su quella pelle morbida, raggiunse i glutei ed indugiò su di essi prima di spingersi verso il bacino ed il pube. La ragazza gemette languidamente e si spinse contro di lui, premette il sedere contro il sesso turgido del ragazzo e lo stuzzicò muovendolo provocante. Senza rendersene conto si ritrovò dentro di lei, il torpore della notte andava lentamente dissolvendosi rendendo sempre più chiare e forti le piacevoli sensazioni dell’amplesso.

Lei si muoveva in modo da far scorrere completamente il membro, una danza erotica resa ancora più efficace dalle contorsioni che imprimeva al pube. Lui fece scivolare una mano sotto il busto all’altezza del seno e l’altra sopra, afferrò quindi con forza le mammelle e la strinse a sé. Erano strettamente vincolati e si muovevano all’unisono, pareva che il bosco si fosse fermato per assistere al loro amplesso, persino il fragore della cashita era ridimensionato dai lunghi gemiti.

Lei iniziò a fremere, una vibrazione che si estese in tutto il corpo unendosi alle contorsioni erotiche, sembrò che le si bloccasse il respiro ma inarcò la schiena e spinse la testa contro il petto del ragazzo prima di immobilizzarsi per godere del suo orgasmo. Le convulsioni interne della ragazza spinsero anche lui verso il piacere e, per la seconda volta, le riversò dentro tutto il suo seme.
La tenne stretta a sé mentre il respiro si regolarizzava, lei era avida di coccole e lo comunicava gemendo sommessamente ad ogni carezza.

Sarebbe rimasto così tutto il giorno se lei, improvvisamente, non avesse proposto un bagno nel lago.
Il ragazzo era indeciso, la guardò mentre si avvicinava alla sponda per poi entrare in acqua. Nonostante i suoi richiami lui tentennava, era sicuro che l’acqua fosse gelata e non se la sentiva di congelarsi di primo mattino. Tuttavia, osservandola giocare con l’acqua, si sentì fortemente attratto da lei al punto di sfidare il freddo. Si avvicinò alla sponda e mise un timidamente un piede a mollo, scopri con suo stupore che l’acqua non era fredda, anzi pareva tiepida, invitante quanto la ragazza.

Entrò deciso e la raggiunse.
Giocarono per un tempo indefinibile sin che il sole non si trovò quasi sulla loro verticale, a quel punto la ragazza disse che doveva andare e, senza badare alle sue proteste, si diresse verso la riva. Quando la raggiunse lei si era già infilata il vestito, era la prima volta che non se la trovava dinanzi nuda e scoprì che era bellissima anche così.
– Dove vai? – domandò lui
– Devo tornare a… casa.

– E dove?
– Di la… – rispose lei enigmatica.
– Non sapevo ci fosse un sentiero in quella direzione.
– Oh! Sono tante le strade che conducono a questo lago, solo che pochi le conoscono… per fortuna!
– Senti, Ange… vorrei rivederti! – ammise lui
– Anche io!
– Ma come…
– Ogni volta che lo vorrai… tranquillo!
Senza aggiungere altro lei si diresse lungo la sponda del lago nella direzione opposta al sentiero tramite il quale era giunto lui, s’infilò nel bosco e poco prima di scomparire dietro ad un cespuglio di rovi lo salutò.

Lui rimase attonito dalla veloce fuga della ragazza, perché proprio di una fuga si trattava, inutile definirla in altro modo. Il maggior stupore era dovuto al fatto che lui non avesse fatto nulla per trattenerla o per strapparle almeno un indirizzo dove ritrovarla. Non sapeva neppure da quale paese o frazione venisse. Non riusciva a spiegarsi la sua stessa arrendevolezza, non era nel suo carattere accettare gli eventi senza almeno un tentativo.
Dentro di sé sentiva che l’avrebbe rivista, credeva alla promessa della ragazza.

Senz’altro indugio si mise a recuperare le sue cose per conficcarle con forza nello zaino, giunto alla macchina fotografica fu tentato di controllare nel piccolo monitor le riprese della sera prima, ma si stava facendo tardi e la strada era lunga. S’incamminò stupendosi di non sentire la fatica nelle gambe e si complimentò con se stesso meditando su frasi del genere: “complimenti, due scopate e non ne risenti affatto… che fisico!”. Amenità del genere che lo misero di buon umore.

Giunto in prossimità del paese a valle decise di far sosta dal vecchio che gli aveva indicato la via, per ringraziarlo e, forse, raccontargli la sua avventura. Abitava fuori del paese, ma era di strada. Avvicinandosi alla sua casa notò che le finestre erano sbarrate e una piccola selva d’erbacce cresceva intorno alle mura in pietra. Si fermò dinanzi al vialetto domandandosi che fine avesse fatto il vecchio quando una voce lo richiamò:
– Cerca qualcuno?
– Sì… qui non abitava un uomo… anziano…
– E lei chi sarebbe? – domandò la voce sospettosa di un’energica vecchietta.

– Ah. sì, sono il nuovo guardaparco e stavo scendendo al paese da quel sentiero…
La vecchietta si avvicinò quasi a sfiorarlo fissandolo con due occhi miopi ma vivaci.
– Il vecchio Giuspin è morto due anni fa.
– No… non è possibile… – stava per raccontarle di averci parlato solo il giorno prima ma l’anziana donna lo precedette.
– Se va al cimitero lo trova la! – disse lei seccata e se ne andò.

Sconcertato dalla notizia si recò di buon passo verso il camposanto, era convinto di scoprire che l’uomo cui si riferiva l’anziana non era il vecchio che conosceva lui. Aveva stampata in mente l’immagine di un anziano montanaro seduto sulla soglia di casa intento a decantare le meraviglie di quel lago poco conosciuto. Erano fatti accaduti solo pochi giorni prima, quindi non poteva essere morto da due anni!
Quando trovò la lapide il mondo prese a girare intorno a lui, all’improvviso nulla aveva più senso.

La fotografia incollata sulla pietra ritraeva il viso del vecchio, non c’erano dubbi. S’inginocchiò per studiare meglio i dettagli, sfiorò con le mani l’immagine e le parole incise nella pietra per convincersi di non sognare.
– Lo avevo detto che era qui… ma lei non mi voleva credere! – disse la voce della vecchietta dietro di lui.
– Ma… ma, non è possibile! Io ho parlato con quest’uomo solo due giorni fa! – ammise lui senza voltarsi ma domandandosi come poteva già essere lì con il suo passo malfermo.

– Ci ha parlato! – non era una domanda.
– Sì. Sono sicuro che era lui… due giorni fa sulla soglia di quella casa che ora pare abbandonata. – Si liberò lui.
– Succede! – ammise candidamente lei
“Succede?” si domandò mentalmente lui prima di voltarsi e trovare solo l’aria dietro di lui.
– Cosa vuol dire che “succede”? – domandò ad alta voce in mezzo al cimitero deserto.
Diede ancora uno sguardo alla lapide poi riprese il cammino verso casa.

Lungo la strada si rifiutò di pensare, di ricordare o analizzare tutti i dati che premevano nel suo cervello. Gli ultimi eventi avevano quasi cancellato la stupenda notte con la ragazza dai suoi pensieri, solo quando collegò la fotocamera al pc tutte quelle magnifiche sensazioni lo invasero nuovamente. Era talmente sicuro del risultato degli shitti che scaricò tutta la memoria prima di visualizzarli sul monitor. Aprì la prima immagine della serie e stentò a credere a ciò che vedeva.

Il lago appariva in tutta la sua bellezza, ma oltre all’acqua e al bosco intorno non c’era altro. Passò in rapida sequenza tutte le foto ma in nessuna di esse appariva la ragazza. Pensò d’impazzire, prima il vecchio che non esisteva più poi la ragazza che non appariva in alcun’immagine. Eppure le inquadrature testimoniavano la volontà di riprendere un soggetto preciso, non un panorama; aveva shittato a qualcosa che ora non veniva visualizzato.
“Impossibile!” pensò.

Ingrandì qualche immagine nella zona centrale, la dove avrebbe dovuto trovarsi il soggetto, ma non scoprì nulla. Quasi sull’orlo della disperazione iniziò ad ingrandire una delle immagini della cashita e qui notò, finalmente, qualcosa di innaturale: l’acqua che scendeva s’infrangeva contro un ostacolo invisibile. La forma non era chiara ma qualcosa fermava le gocce d’acqua prima che giungessero a terra. Ridusse ed ingrandì più volte il dettaglio nel tentativo di scoprire una forma umana in quello strano disturbo, quindi iniziò ad applicare dei filtri in successione senza una regola precisa non ottenendo nulla di chiaro sin che non attivò il filtro basso rilievo e qui, finalmente, riuscì ad intravedere qualcosa.

Pareva che a deviare le gocce d’acqua fosse un quadrupede dal collo massiccio e molto lungo. Fissò a lungo l’immagine nel tentativo d’identificare quell’a****le ma non riuscì a capire a quale specie appartenesse. Richiamò alla mente i suoi studi, la sua esperienza di lavoro nei vari parchi naturali, ma la linea di quell’a****le gli era sconosciuta, e poi era sicuro d’aver fotografato una splendida ragazza!
Stanco e con gli occhi che bruciavano spense il computer e si buttò sul letto senza spogliarsi, crollò immediatamente rapito da un sonno profondo che lo trattenne sino al mattino quando si svegliò con un pensiero preciso in mente: “centauro”.

Questo era l’essere ritratto nella foto.
Stentava a crederci ma si sforzò di non lasciar campo alla parte razionale del suo cervello, non richiamò neppure la foto che aveva elaborato la notte precedente. Si preparò una veloce ma abbondante colazione mentre verificava il contenuto dello zaino che non aveva ancora svuotato, quindi s’infilò gli scarponi e uscì incamminandosi verso il sentiero del lago.
Ora che conosceva la via camminava spedito e raggiunse la meta stabilendo un record personale.

Il lago era deserto, si era immaginato di trovare la ragazza ad attenderlo ma comprese che era solo un’illusione. Deluso si sedette su di un masso e fissò la cashita come se intendesse contare le gocce d’acqua. Rimase immobile con lo sguardo fisso per un tempo indeterminato e sarebbe rimasto lì sino alla fine del tempo se:
– Ciao! Mi aspettavo di trovarti qui. – disse la voce della ragazza alle sue spalle.
Lui si voltò lentamente, quasi timoroso di trovare conferma alla teoria che aveva sviluppato nelle ultime ore, ma trovò semplicemente la ragazza con il suo vestito bianco.

– Ciao! – rispose lui
– Cosa ti ha portato qui? – domandò lei
– Fai sempre le stesse domande?
– Mi piace sentire come cambiano le risposte.
Allora, cosa ti ha portato qui questa volta?
– Tu! – ammise lui

La ragazza sorrise e fece un passo verso di lui.
– Voglio sapere chi sei. – la bloccò lui
– Non mi vedi?
– No, devo sapere chi sei realmente.

La ragazza fece ancora un passo sino a giungere a pochi centimetri da lui quindi disse:
– Sono quella che tu vuoi vedere.
– Intendo dire che voglio conoscere il tuo vero aspetto.
– Quello che vedi ora.
– No, non è questo. Ti ho shittato delle foto e….
– Non stai sognando e tutto questo è reale… qui, e solo qui, intorno a questo lago.
Lui la fissò negli occhi e seppe che non mentiva.

Lei sollevò il viso offrendogli le labbra che lui accettò.
Il mattino seguente scese a valle per procurarsi l’occorrente per costruire un rifugio, una casa, dove vivere sulle sponde di quel lago. Lontano da tutti, dal mondo intero e dalle sue assurde regole, insieme a quella incredibile stupenda ragazza.

La maratona lacustre

UNO

Sguardo concentrato sull’obiettivo, respiro lento e regolare, passo svelto e deciso: è così che corro con il mio zaino tecnico sulle spalle senza indugio, ma anche senza fretta, verso una piccola insenatura lacustre nascosta da un folto canneto…un paradiso sconosciuto alle grandi masse che frequentano il lago nella stagione estiva.
La corsa non cambia ritmo nonostante il fondo sconnesso, continuo a respirare regolarmente e mi lascio catturare dalla natura circostante, uno stretto sentiero incastonato tra la montagna a destra e l’ampia distesa azzurra a sinistra, in un tratto di lago ben lontano dai centri abitati, un luogo precluso alle auto e perciò rimasto sconosciuto ai più.

La corsa regolare, i colori ed i profumi della bella stagione calmano il mio spirito frustrato dal lavoro e dagli affanni…un passo dopo l’altro, ancora ed ancora, sempre più avanti senza riposo, a testa alta nella corsa come nella vita…

L’ultimo cambio di pendenza è il più ostico ma il respiro non cambia ritmo: tra poco arriverò alla mia insenatura, potrò finalmente fermarmi, buttarmi in acqua e poi godermi il panorama in totale silenzio e libertà.

Giunto alla biforcazione del sentiero rallento il passo, cerco con lo sguardo la presenza di estranei; non c’è nessuno attorno: “Bene, ottima notizia” – penso inconsciamente, quindi mi inoltro nel canneto ed inizio la breve discesa verso l’insenatura…

Giunto a metà strada mi blocco: che ci fa un asciugamano steso sulla rena? Per di più attorno non c’è nessuno…chissà chi sarà colui che mi ha anticipato…

Che fare?

Tornare indietro o proseguire?

“La corsa fatta fin qui non può andar sprecata così” – penso tra me e me – “vero che non c’è molto posto in questa caletta e che avrei preferito starmene solo con i miei pensieri, però in due ci si sta comunque bene e di più di tornare indietro non se ne parla…almeno un bagno me lo merito, poi eventualmente me ne andrò!”.

Giungo al fondo della baia e mi guardo attorno: asciugamano, foulard rosa e borsa sportiva…. di sicuro una donna, probabilmente un’anziana della zona, le uniche che hanno voglia spingersi fin qui.

”Poco male dai, non avrà tanta voglia di conversare” penso risollevato “tra l’altro qui non c’è realmente nessuno, mancano le ciabatte e sarà andata a farsi una passeggiata, meglio così…”

Mi fermo vicino all’acqua, apro lo zaino tecnico e estraggo l’asciugamano; il leggero vestiario da corsa lo ripongo al suo interno e mi fermo con i piedi nell’acqua, assaporando la freschezza che sale tra le membra…poi deciso avanzo verso l’acqua più alta, mi tuffo e ad ampia bracciate mi inoltro fuori dall’insenatura naturale e dalla riva per raggiungere in breve tempo un tratto di lago più profondo dove finalmente mi rilasso…

DUE

Dopo un tempo che mi pare infinito, finalmente in pace con il mondo, faccio ritorno a nuoto alla mia insenatura…e qui con amarezza scopro che la proprietaria dell’asciugamano è tornata.

“Va beh dai, sono stato comunque fortunato” penso “mi sdraio un po’ aspettando di asciugarmi e poi farò ritorno a casa”.

Appena fuori dall’acqua guardo la mia vicina di asciugamano: “Cazzo, ma tu sei Giovanna” – esclamo con meraviglia e sorpresa – “che ci fai qui? Come fai a conoscere questa baia?”
Altroché anziana locale, Giovanna è un’amica di vecchia data che non vedo da tempo, bionda e giunonica, bella da spezzare il fiato.

Il rammarico iniziale lascia spazio alla gioia di questo incontro inaspettato…ed è così che ci mettiamo a parlare del più e del meno, come sempre si faceva in amicizia per telefono ma raramente di persona causa estrema lontananza che ci separava.
Tra una chiacchiera, una risata ed una confessione le ore scorrono piacevolmente senza che nessuno dei due se ne renda conto…

Il pomeriggio è avanzato ed è ormai ora che io mi riavvii verso casa…

“Aspetta un attimo” – mi dice Giovanna – “il tempo di un ultimo bagno e poi anch’io torno a casa” e senza aspettar risposta si butta in acqua!
“Il tempo per un’ultima nuotata c’è sempre” – le urlo io dalla riva – “aspettami lì in acqua che mi tuffo anch’io!!”

…ed è così che ad ampie bracciate la raggiungo: lei galleggia in acqua e mi sorride, un sorriso genuino che rende subito felici… Io la guardo e ricambio il sorriso…poi il mio sguardo scivola più in basso e mi accorgo che il freddo dell’acqua ha intirizzito la sua pelle ma anche i suoi capezzoli, che come due piccoli chiodi sporgono dal suo costume floreale, un bikini che solo ora mi accorgo contenere non proprio agevolmente il seno di Giovanna, una quarta piena e soda.

Una strana sensazione pervade il mio corpo fino a raggiungere il basso ventre: guardo quelle labbra rosee e carnose, i suoi occhi dolci e marroni, i suoi lunghi capelli biondi e i turgidi capezzoli…e mi ritrovo a perdermi nel desiderio folle di baciarla, folle e forse sbagliato perché siamo amici, folle ma quanto mai vivo e reale…

Non so se lei intuisca i miei pensieri e forse li condivida…

“Ho freddo…” – mi dice Giovanna.

“Vieni, ti scaldo un po’ e poi usciamo ad asciugarci” – le rispondo io…

Lei si avvicina ed io l’abbraccio in acqua: sento il profumo dei suoi capelli e della sua pelle ed è un profumo che inebria i miei sensi…lei si lascia andare al mio abbraccio e preme il suo abbondante seno contro il mio petto e quel contatto sextena un folle desiderio dentro me. Il cazzo mi si ingrossa di colpo e questo gonfiore preme contro il ventre di Giovanna…la quale anziché sottrarsi alla sua presenza come temo si appoggia invece a me in maniera ancor più provocante: ovviamente l’erezione aumenta.

“Qui in basso mi sembra ci sia qualcosa che inizia a muoversi” – mi dice sorridendo e con uno sguardo malizioso che non lascia spazio a fraintendimenti.
“Certo che si muove, dolcezza” – le rispondo io – “è merito tuo e non hai ancora visto nulla!”.

Il desiderio di baciarla esplode nel suo fragore: le prendo il viso con le mani ed inizio a baciarla, prima lievemente sulle labbra, poi con più avidità e veemenza; lei apre la sua bocca e le nostre lingue iniziano a toccarsi, a conoscersi, a danzare fra loro…le sue mani mi accarezzano la testa, mandando brividi giù lungo tutta la mia schiena, mentre le mie mani scorrono dal suo collo al prosperoso seno, soffermandomi su di esso con ampie carezze a piene mani…

Per entrambi il battito cardiaco aumenta e con esso anche la nostra voglia di stare insieme; le mie mani scorrono lungo la sua schiena, liscia, vellutata e perfetta…e da lì si spingono ancor più giù verso il suo sedere, sodo e pieno; le sue mani invece continuano ad accarezzarmi la testa mentre il nostro lungo bacio non ha fine.

Il mio cazzo si ingrossa ancora di più e l’eccitazione sale…sale…. sale..

Scosto gli slip e con le mani cingo le sue chiappe, rotonde e morbide come piacciono a me…e poi con il dito medio mi avvicino al suo buchetto; lei spinge indietro il culo per sentire meglio le mie carezze ed il mio dito inizia a scorre tra la vagina perfettamente rasata ed il culetto, senza però penetrarla in alcun modo, e da lì lungo le grandi labbra, che piano piano si bagnano…

Il respiro di Giovanna inizia ad aumentare di frequenza, ci stacchiamo un attimo e ci guardiamo…i miei occhi scivolano giù verso l’incavo del seno e guardo con avidità le sue tette, lei mi sorride e di colpo si slaccia il pezzo sopra, mettendo in mostra due enormi mammelle, sode e ben proporzionate, lisce, morbide e perfette, ben divaricate fra loro e coronate da due rosei areole perfette e tondeggianti al cui interno spiccano due capezzoli turgidi.

“Che tette fantastiche che hai, Giovanna, le voglio tutte per me” – le sussurro all’orecchio – ed è così che inizio a far scorrere la lingua lungo il collo e sull’orecchio destro…. poi più giù verso il suo petto sentendo la fragranza della sua pelle…e da lì lungo la tetta destra fino a raggiungere il capezzolo…la lingua inizia a trastullarlo mentre con il dito medio infilato nel costume continuo ad accarezzare avanti ed indietro il tratto tra la vagina ed il sedere, inumidendolo con gli umori che la figa di Giovanna inizia a produrre per il piacere provocato dai miei baci, dalla mia lingua e dalle mie carezze.

Con la bocca ingoio la tetta destra e dolcemente inizio a succhiare la mammella…poi mi sposto sulla tetta sinistra e la lecco allo stesso modo…e dopo averla lungamente succhiata inizio a stringerla dolcemente con la mia mano sinistra, mentre giù di sotto mi soffermo con le dita sul limitare della figa, accarezzando la grandi labbra che sento ingrossarsi per l’eccitazione del momento. Con la mano sinistra gioco con i suoi capezzoli, prima l’uno e poi l’altro, titillandoli e leccandoli con la lingua e dolcemente stringendoli, strizzandoli e tirandoli verso di me con le dita….

”Che seno formidabile” – penso tra me – “è perfetto…”

Guardo Giovanna e mi perdo nei suoi occhi…

…e poi mi avvicino di nuovo al capezzolo sinistro con la bocca, lo succhio e me lo porto tra i denti, con la lingua che continua a dargli colpetti decisi; dolcemente inizio a mordicchiarlo mentre più in basso, con un colpo deciso ma anche dolce, affondo con il dito medio nella sua figa bagnata, che inizia a grondar piacere! Giovanna emette un respiro strozzato, mi morde l’orecchio mentre io inizio a muovere lentamente il mio dito dentro il suo fiore, uscendo e rientrando subito per non dar modo di richiudersi, provocandole un fremito sempre maggiore…lei con la mano libera mi abbassa il costume, prende in mano la mia asta ed inizia a scappellarmi il cazzo, con movimenti rapidi e sapienti, saggiando la venosità del mio bastone e accarezzandomi le palle, tese ed ingrossate.

Entrambi i respiri aumentano di intensità…

Al dito medio aggiungo l’indice, che scivola dolcemente al suo interno…e ad ogni colpo delle mia dita sento aprirsi il suo fiore, ingrossarsi il clitoride e spezzarsi il suo respiro…tolgo le dita inumidite e le avvicino al suo sedere sodo, titillando con il medio il suo buchetto…e poi senza fretta lo infilo dolcemente dentro, sentendolo schiudersi come un germoglio. Giovanna mi guarda eccitata e ci baciamo mentre ci masturbiamo reciprocamente…
Improvvisamente si sposta da me ed il dito esce dal suo culetto sodo e rotondo…ma la sua mano rimane sul mio cazzo pulsante continuando a tirarmelo…

“Dai che usciamo fuori sulla spiaggia, ho voglia di te” – mi sussurra eccitata Giovanna sempre con il mio cazzo in mano, per poi aggiungere maliziosa: “Ma lo sai che dietro i canneti del lago si nasconde sempre qualche guardone??”
“E se ci sono, cosa facciamo, tesoro?” – rilancio io, nell’eccitazione del momento.

“Li lasciamo guardare: a me non dispiacerebbe guardare qualcuno che si masturba mentre sto facendo l’amore con un uomo…tu non dirmi che sei geloso e bigotto, vero?”
“Macché, dolcezza” – rispondo eccitato io – “Anzi non si sa mai che qualcuno di loro, ammesso che ci sia, voglia partecipare al nostro gioco: vorrei vedere come ti comporteresti con due cazzi contemporaneamente…” rilancio io, ma per nulla convinto delle sue reali intenzioni.
“Ti potrei anche sorprendere, sai…e non ti conviene provocarmi, caro!” ribatte lei eccitata all’idea, con un seno orgoglioso, stupendo e maestoso ormai fuori dall’acqua ed un corpo rotondo e pieno, eccitante e voglioso.

Io la guardo e penso che la timida ragazza che conoscevo ora non esiste più, sostituita ad un’altra Giovanna, più conscia della sua sessualità, di certo più disinibita, sicuramente più donna…ma mi rinfranca sapere che questa baia sia sconosciuta ai più: confrontarmi con un altro cazzo più grande mi inquieta sempre…e poi dividere questo momento con un altro non mi esalta di certo…

TRE

Fuori dall’acqua ci mettiamo in piedi sul suo asciugamano; con un rapido gesto lei si lascia scivolare ai piedi gli slip e mi toglie il costume…poi si china davanti a me ed avvicina il dolce viso al mio cazzo duro e pulsante, iniziando con piccoli e timidi baci…poi leggere leccatine tra frenulo e glande…poi lunghe leccate lungo la mia asta nodosa: io le prendo il viso tra le mani ed affondo con calma il mio pene interamente dentro la sua bocca, che si apre per accoglierlo tutto, fino a sentirlo giù nella sua gola, con il piercing che struscia sull’asta vibrante.

Giovanna inizia a muovere avanti ed indietro la testa per farmi un pompino indimenticabile, mentre io assecondo i suoi movimenti spingendo il mio cazzo nella sua bocca avida e lasciando sulla mia cappella la sua saliva, che si mescola al mio liquido.

Dopo alcuni ampie ingoiate, lei scosta il viso ed inizia una lunga leccata dell’asta, accarezzando con le mani il mio culo sodo ed avvicinando le dita al mio buchetto.
Di solito questo contatto mi genera sempre un po’ di ansia ma stavolta è diverso e mi piace; Giovanna, forse conscia di questo piacere improvvisamente esclama: “Dai caro, stenditi sull’asciugamano che ti faccio un gioco particolare!”.

Io le ubbidisco senza fiatare (ormai sono in suo possesso) mi sdraio e lei si accovaccia tra le mie gambe.

“Ora rilassati” – aggiunge Giovanna – ed inizia nuovamente a leccarmi il cazzo con lingua sapiente…e poi questa lingua si avvicina alle mie palle dure e gonfie ed inizia a succhiarle.
Mi piace questo gioco ed allargo le gambe; lei scivola con la lingua più in basso e si avvicina al mio culo, iniziando a saggiare nuovamente il mio buchetto.

Un sospiro strozzato in gola, il gioco mi piace, non voglio che si fermi…Dopo lunghe leccate per aprirmi il sedere, lei si inumidisce un dito e senza darmi modo di fiatare o protestare lo infila dentro dolcemente ma senza indugio alcuno …
Il mio culo si apre inaspettatamente e la prima diffidenza lascia spazio ad una piacere diverso ed inaspettato: “sìì Giovanna, che bello: continua, ti prego” mormoro io eccitato…e lei spinge più a fondo il dito nel mio deretano, lo ritrae e lo rinfila: io sono in suo potere e mi piace, il gioco lo conduce lei ed io ho ormai perso ogni volontà..
Il mio cazzo è durissimo ed il suo dito che esplora il mio interno, stimolando la prostata, mi sextena un piacere nuovo e sconosciuto come scariche elettriche che, risalendo l’asta, mi fanno vibrare la cappella; Giovanna ammira la mia asta e del tutto inaspettatamente se lo mette tra le tette sode, iniziando a muoversi ritmicamente per aumentare il mio piacere.

Guardo il mio cazzo scomparire fra le sue tette morbide e riemergere subito dopo, mentre i suoi capezzoli sempre più turgidi strusciano sul mio corpo e questa visione mi eccita ancora di più; il suo dito fruga con sempre maggior intensità e velocità nel mio culo ed io inizio a mugolare ed ansimare: “Piano, Giovanna, piano, così mi fai sborrare subito” – le dico tutto frastornato.

Lei mi guarda accalorata con il cazzo fra le tette: “No, tesoro, prima devo venire io…e poi voglio vedere come te la cavi con il sesso orale, visto che tu ti vanti sempre di essere un maestro in quest’arte”…e quindi ritrae il dito dal mio culo.

“Peccato” – penso io – “mi piaceva tantissimo…”.
Giovanna si stende sull’asciugamano fronte a gambe aperte, mostrandomi la sua vagina rasata e curata ed il suo culetto morbido: è un corpo perfetto, sodo, giunonico e ben proporzionato; la pelle liscia e profumata; il viso dolce ed eccitato al tempo stesso; il suo fiore è già bagnato di fresca rugiada e sboccia di piacere, pronto a ricevere le mie attenzioni.

Mi chino sul suo viso e le nostre lingue iniziano nuovamente a danzare fra loro…poi scendo sul suo morbido collo…e poi di nuovo più giù verso il suo maestoso seno: lecco tutto attorno le sue rosee e tonde areole ed in seguito allungo dei teneri baci ai capezzoli.

Li porto tra le mie labbra e li succhio avidamente: sono come morbidi e fragranti cicchi d’uva matura, li mordo dolcemente e li assaporo con gusto.
La lingua scende sotto le coppe lungo la pancia verso l’ombelico, lentamente, millimetro su millimetro: la pelle è vellutata e morbida al tatto, profumata come un tappeto di rose, e mi perdo in queste sensazioni…non so più se lei sia una donna o una dea scesa dal cielo.

La voglia è tanta e piano piano scendo giù, verso il monte di venere e lungo le sue morbide cosce.

Mi metto tra le sue gambe che lei prontamente divarica ed ammiro la sua forma, perfetta, rosea e profumata; il cuore martella nel petto, ogni influenza esterna scompare, rimango estasiato alla sua vista ed un sacro fuoco mi pervade: con ampie lappate percorro le grandi labbra, dapprima dolcemente e poi con maggior intensità, assaporandone la morbidezza e pregustando il suo fiore.

Con la mano destra le divarico le labbra piene della mia saliva e mostro il suo interno bagnato ed il clitoride, che per l’eccitazione si è ingrossato e fa capolino dall’alto. Io guardo questa meraviglia di vagina, incantato da tanta meraviglia, e poi ritorno a leccarla così divaricata, infilando la lingua a punta nel suo fiore e poi spingendola verso il clitoride, in modo da darle tempo di prepararsi al prossimo trattamento.

La mia lingua scorre sempre più all’interno della vagina…ed una volta inumidita la parte alta della patatina mi avvio verso il basso, portando gli umori di Giovanna mista alla mia saliva verso il suo dolce culetto.

Con la lingua, senza mai staccarla dalla pelle, ritorno poi verso il centro della figa, tra le piccole labbra, e la penetro fin dopo posso, immergendola nei suoi sapori profumati e cominciando a leccarla al suo interno con la punta della mia lingua, con fare ritmico e costante: Giovanna mugola di piacere e la figa risponde con umori sempre più intensi, un nettare dolce e vischioso che io, come un’ape avida di polline, assaporo senza perdermi nemmeno una goccia…
La sua figa è bellissima e questo sesso orale mi eccita da morire; dopo averla penetrata con la lingua fradicia di piacere mi avvio verso il clitoride, che mi sta aspettando.

Inizio dapprima a stimolarlo con ritmo leggero per non infastidire Giovanna…e poi in maniera via via più sostenuta con la punta della lingua…poi dolcemente lo metto tra le mie labbra ed inizio a succhiarlo, prima con calma e poi con avidità crescente, che genera in Giovanna una sorta di piacere misto dolore che le spezza il respiro.
I suoi capezzoli sono gonfi e turgidi, il suo viso etereo ora arrossato dall’estasi e dal piacere, la sua figa grondante di piacere che raggiunge il suo culetto.

Mentre continuo a succhiare il clitoride, con la mano destra mi avvicino alla sua vagina bagnata e con due dita la penetro velocemente: è così bagnata che le dita scivolano senza problemi schiudendo il suo fiore. Il respiro di Giovanna si fa roco e rapido ed ogni penetrazione delle dita le strappa un gemito di piacere…

Mi stacco dal clitoride e la guardo, con le dita sempre immerse nel suo piacere: lei si sta stringendo le tette, torcendo i capezzoli, turgidi e bellissimi, al centro di areole perfette e quasi marroni perché irrorate di sangue, e spinge senza sosta il bacino verso di me per godersi pienamente le mie dita…una visione paradisiaca.

“Sei magnifica Giovanna, una dea del sesso: spingi, tesoro, spingi” – la incito io e lei spinge ancora ed ancora senza sosta…

I movimenti del suo corpo e delle mie dita hanno allargato la sua vagina, dapprima stretta ma ormai molto larga e bagnata come un lago, e questi movimenti hanno divaricato anche il suo buchetto del culo, che si apre e si richiude senza sosta…
A questa incredibile visione il mio cazzo, che durante il cunnilinguo si era leggermente riposato, si rialza fremente; in un attimo tolgo le dita e mi avvento con la lingua sull’ano, leccandolo prima esternamente e poi infilandole la punta della lingua dentro, con movimenti ritmici avanti ed indietro.

Giovanna, colta di sorpresa, lancia un alto grido di piacere; io, entusiasta, non mi fermo e la penetro in profondità con la lingua, assaporando i suoi umori fuoriuscire che si mescolano a quelli della figa originando un nettare dolcissimo.

Con la lingua immersa nel culo lecco, lecco, lecco ed assaporo tutto il piacere che cola…

…e poi senza esitazione tolgo la lingua, mi stendo su di lei in posizione missionaria e con un alto gemito la penetro con il mio cazzo, gonfio e nodoso, direttamente nel profondo del suo fiore, bagnato di fresca rugiada: il glande le entra senza sforzo e le sue piccole labbra si serrano alla base dell’asta, una volta che tutto è dentro lei: “Sìììì” – sospira lei di piacere – “Sììì, spingi tesoro, non ce la facevo più ad aspettarti!”

Io inizio a spingere con la mia asta venosa e dura con lunghi e lenti colpi, facendola fuoriuscire tutta e ripenetrandola per non darle tempo di serrare il suo fiore, gustandomi la morbidezza della sua fonte, mentre i miei lenti movimenti avanti ed indietro lasciano i suoi fragranti umori sul mio cazzo, che misti ai miei diffondono nell’aria suoni e profumi d’amore…

…mi chino su di lei, le prendo la tetta destra con la mano, la stringo e la accarezzo sentendola più dura di prima e ci lanciamo così in un lungo, profondo ed appassionato bacio con la lingua, che sextena la parte più selvaggia di me: inizio perciò a spingere con più intensità dentro lei, facendo l’amore come mai mi era successo prima d’ora, e ad ogni colpo profondo e veloce Giovanna risponde con altrettante spinte del bacino, con veemenza ed ardore, in una passione che tutto travolge.

I nostri corpi accaldati si mescolano in un dolce suono d’amore e tutto si fonde all’unisono con i nostri intensi mugolii di piacere soffocati dal lungo bacio …le sue mani percorrono la mia schiena ed un lungo brivido scende verso il sedere, lì dove le sue mani si fermano assecondando e aumentando i miei movimenti dentro la sua vagina bagnata….

L’eccitazione velocemente risale dalle palle alla cappella con queste profonde e veloci spinte, mentre lei inizia a dimenarsi sempre più velocemente aumentando l’intensità dei colpi e dei sospiri di piacere; libero le tette e le guardo ondeggiare: una visione sublime, un mare di piacere, una melodia di suoni ove ci perdiamo l’un l’altra…Giovanna è una dea d’amore scesa in terra ed io non posso che adorarla senza tregua!

E spingo, spingo, spingo ed il mio cazzo infuocato scivola nella sua vagina così splendente e bagnata…sempre più a fondo con ardore…sempre più velocemente….

sempre più intensamente…e ancora…ancora…ancora fino quasi a scoppiare…

…ma prima che entrambi si sgorghi in una fontana impetuosa, mi ritraggo dal suo fiore con un lungo sospiro, rimanendo con il cazzo durissimo e teso di fronte al suo corpo scosso da fremiti, un cazzo pulsante e lucido da cui cola parte del divino nettare di Giovanna, che nitidi filamenti riuniscono alla vagina appena abbandonata…

QUATTRO

Con ampi e profondi respiri entrambi cerchiamo di calmarci prima che l’orgasmo ci travolga impetuoso, per proseguire la nostra maratona d’amore più tardi; il sole sta ormai tramontando dietro la ripida collina: in un attimo si è fatto sera e nessuno dei due se ne è accorto, tanto è il trasporto dei sensi.

Stesi a fianco l’un l’altra, con le dita intrecciate ed i visi vicini, cerchiamo un attimo di quiete, guardandoci negli occhi senza parlare, ebbri di passione e felicità, accaldati e vivi, rapiti nell’estasi d’amore…

…quando improvvisamente un sordo rumore proveniente dal canneto retrostante noi rompe il silenzio ed i nostri respiri:
“Che diamine è stato?” – mi allarmo io, abbracciando Giovanna per proteggerla.
“Nulla che ci possa distrarre, tesoro” – mi sussurra Giovanna tra un sospiro ed un altro, accarezzandomi il viso – “nulla che ci riguardi…o preferisci andar a vedere rinunciando a me?”
La guardo tra l’imbronciato ed il divertito.

“Rinunciare a te? E perché mai, tesoro, non hai ancora visto nulla! Ma non sei preoccupata? E se davvero ci fosse qualcuno qui che ci spia??”
“E se anche fosse? Ti darebbe fastidio?” – rilancia lei in maniera maliziosa – “O sei geloso??”…
“Ma figurati” – ribatto io fieramente…

…ma di fiero non c’è nulla, c’è solo l’imbarazzo di un’eventuale presenza sconosciuta che ci guarda ed un’insana gelosia nei confronti di Giovanna: in questo momento è mia, perché mai dovrei dividerla con qualcuno? Un intruso fra noi? Non voglio nessuno che turbi la nostra passione..
Ma sono pensieri irrazionali che come un lampo abbagliante nella notte attraversano la mia mente: lei è qui, è mia, e siamo soli, consumati di abbagliante passione l’un per l’altra: che perdo tempo a fare?

Inizio perciò a baciarla nuovamente mentre con una mano le accarezzo il seno; lei, pronta, allunga la mano sul mio pene per farlo tornare duro come prima ed inizia a masturbarmi, dapprima con calma e poi con rinnovata energia.

“Sei proprio fantastica, tesoro, ed io ti adoro, hai una manina divina, un corpo da dea e fai l’amore con passione travolgente: dai, adesso sdraiati ancora e divarica le gambe…aspetta, ti metto sotto il mio asciugamano piegato, voglio farti un gioco nuovo adesso” le dico.
Lei ubbidisce staccandosi dal mio abbraccio, spalancandomi nuovamente le gambe e mostrando entrambe le sue fonti di piacere di fronte a me.
“Cosa vuoi farmi, caro??” mormora divertita e maliziosa Giovanna per stuzzicarmi…

Senza una parola mi sdraio tra le sue gambe; un leggero bacio alla sua patatina e mi dirigo senza indugio di nuovo a leccarle il sederino: con lappate lente e regolari assaggio l’incavo del suo buchetto mentre Giovanna alza le gambe per offrirmelo in dono.

Io con decisione spingo la punta della lingua al suo interno e lo riempio della mia saliva continuando a trastullarlo con decisione fino a che è totalmente bagnato; lei apprezza il gioco e con la mano scivola giù ad accarezzarsi il clitoride, con sospiri di piacere, mentre con l’altra mano si accarezza le tette, subito raggiunte anche dalle mie mani.

La mia eccitazione è risalita senza fine, la sua pure: con un dito mi avvicino al suo buchetto e dolcemente lo infilo dentro al suo deretano, con un leggero gemito della mia amata.

Come un germoglio esso si chiude ed il mio dito si immerge al suo interno per ritrarsi subito dopo….

…lo spingo di nuovo a fondo per tutta la sua estensione, lo piego e lo muovo all’interno per saggiarne l’intorno e poi lentamente lo tiro indietro…e lo reinfilo e lo estratto…e ancora e ancora, sempre più velocemente: a Giovanna piace ed i sommessi respiri aumentano. Dopo qualche attimo aggiungo al primo un altro dito: senza forzare anch’esso penetra dolcemente nel suo buchetto, molle e bagnato, fremente di piacere e più largo di prima, in attesa della prossima mossa; piego le dita al suo interno, le muovo e poi le ritraggo: inizio così un lento, profondo e regolare movimento per godermi ogni attimo di piacere, e più passa il tempo e più il movimento acquista velocità.

Giovanna rialza la testa e mi guarda, io ritraggo le dita ebbre di piacere e le sorrido: il suo culetto si apre e si richiude con spasmi di piacere e la mia asta è dura e venosa, mai prima d’ora avevo provato sensazioni così intense e primordiali.

Nei suoi occhi mi perdo come nella vastità del mare, lei mi sorride ed il mio cuore è un martello nel petto.
Mi sdraio e la bacio…

…poi mi ritraggo, prendo in mano il mio cazzo e con la cappella grossa ed arrossata mi avvicino al suo buchetto fradicio, spingendolo leggermente.

Giovanna respira profondamente e non mi ferma.
“Sì tesoro, fammelo sentire dentro” – mi incita lei.

Io forzo leggermente e penetro con la cappella, fermandomi subito dopo per dar modo al suo germoglio di sbocciare pienamente, allargandosi ed abituandosi alla mia presenza. Esco e ripenetro il suo sfintere per qualche tempo con la sola cappella, aspettando che si allarghi e diventi sempre più bagnato…. e poi lentamente la penetro con tutta la mia asta fino alle palle, fermandolo dentro così.

“E’ bellissimo Giovanna, è bellissimo” – esulto con un fremito io – “ hai un culo fantastico: sei una dea, tesoro, lasciati inculare bene da me…”

…e lei alza le gambe appoggiandole alle mie spalle ed apre il suo culo sempre più…ed io come un mantice inizio a spingere con rinnovato ardore dentro di lei: ad ogni colpo il suo germoglio sboccia e si allarga sempre più…e poi come un’onda in piena che tutto travolge la passione si riprende i nostri corpi: io aumento i miei colpi dentro il suo culetto divino, percorrendolo con tutta l’asta venosa, sempre più intensamente, senza sosta, e ad ogni colpo si bagna di un piacere simile e pure diverso da quello vaginale: è la mia prima volta anale ed è una meravigliosa scoperta.

Dolore misto a piacere percorre con rapide scosse il corpo di Giovanna, rossa in viso e tutta sudata, che asseconda le mie spinte con movimenti alternati del bacino e che anzi rilancia con ardore infuocato: come fa l’amore lei non l’ho mai visto fare da nessun’altra donna prima d’ora!

…ed io spingo, spingo, spingo…ed in queste spinte annego ogni dolore ed ogni pensiero: esistiamo solo io e lei in questo momento, il resto del mondo non conta.

Siamo un universo in espansione, brucianti di vivida passione l’uno per l’altra, un fuoco d’amore inestinguibile che si è impossessato dei nostri corpi e delle nostre menti: chi ci potrà mai fermare??!

CINQUE

CLACK!

Un sordo rumore di ramo frantumato spezza l’incanto!

…non siamo più soli, questa è la verità!

“Ciao, non vi volevo disturbare, nessuna paura” – afferma una voce profonda alle nostre spalle.

In un attimo esco da Giovanna (di malavoglia) e la cingo per proteggerla, il cuore in gola, avvampati entrambi nel fuoco d’amore.

“E tu chi cazzo sei? Cosa vuoi?” – esclamo sorpreso ed infastidito all’uomo che ci guarda sorridendo, tra un ansimo ed un altro.

Nella penombra della sera (“Che diavolo di ore sono?” – penso all’istante – “Non capisco più nulla: da quanto tempo siamo qui?”) la sua presenza alle nostre spalle è massiccia: lui è nudo e ci domina dall’alto, in piedi di fronte a noi.

I vestiti sono riposti accanto a lui sulla rena. Corpo giovanile, atletico e slanciato, capelli corti, i muscoli massicci in mostra, la pelle abbronzata o forse scura, lo sguardo fiero…ed una verga venosa che ci sovrasta, almeno 20 cm di asta dura e larga che sorpassa abbondantemente ed annichilisce le mie dimensioni.

“E’ da un pò che vi guardo…” – aggiunge tranquillo lui in un italiano zoppicante (Brasiliano o Cubano? O forse Colombiano? Non riconosco la cadenza, ma la pelle ambrata e l’accento ne tradiscono l’origine latina) – “…siete bravissimi e mi chiedevo se potevo unirmi a voi: sarei stanco di masturbarmi e se mi volete sono qui”.

Nessun imbarazzo, nessuna incertezza nella sua voce profonda e rassicurante.
“Se non mi volete me ne vado oppure resto a guardarvi” – aggiunge di nuovo lui – “Tanto qui sono di casa e ci vengo spesso”.
“Alla faccia del posto segreto che credevo fosse questa caletta…” – penso io amaramente.

Io guardo lui, lui guarda Giovanna e lei guarda me piuttosto intimorita senza che nessuno fiati più: se non fosse che tutti e tre siamo nudi, la scena avrebbe un che di comico.

La sua erezione rimane stabile in attesa di una nostra risposta, la mia invece ha perso di importanza vista lo spavento di questa improvvisata inaspettata..
Lo sguardo intimorito di Giovanna si sposta ad ammirare il corpo atletico dell’altro maschio latino, soffermandosi sul suo sesso eretto che la sovrasta: una lampo di eccitazione le attraversa gli occhi.
“Io credo che sia cubano” – mi dice senza guardarmi – “e mi ispira fiducia: perché non proviamo?”.

In effetti sarà per la sua presenza o per il suo modo di fare ma anch’io mi sento stranamente rassicurato e la paura (mista vergogna) del primo momento ha lasciato il posto ad una certa curiosità…curiosità mista però a gelosia: condividere chi, anche se per poco tempo, è stata esclusivamente mia, spezza la mia anima a metà…una sorta di desiderio/repulsione che mi lascia inquieto.

Senza attendere risposta Giovanna si avvia però a gattoni verso il cubano e la sua cappella così maestosa, inginocchiandosi di fronte ad essa.

In un attimo la fa scomparire all’interno della bocca: è così grande che lei deve aprirla totalmente per prenderlo tutto. Con fare sapiente lei comincia subito a succhiarlo, a baciarlo e a leccarlo, mentre lui le accarezza il viso, i capelli e la schiena.
Io sono rimasto indietro a godermi la scena.

Godermela non è però il termine giusto: da una parte la scena alla quale assisto è certamente eccitante, ma dall’altra parte brucia l’amarezza dell’abbandono.

Forse abbandono è una sensazione esagerata e forte, però mi sento escluso e messo da parte: l’altro uomo è certamente più giovane, forte ed atletico di me, come potrei competere?

…ma Giovanna non è dello stesso avviso: si stacca dal suo nuovo membro e si volta verso di me: non dice nulla ma con un cenno mi invita ad unirmi. Guardo i suoi occhi ed in essi mi perdo nuovamente: ogni volontà viene meno, ogni remora scompare: è solo un gioco diverso da prima, nella realtà siamo ancora uniti! Giovanna ritorna al suo pompino, io mi avvicino da dietro e comincio ad accarezzarle le tette a piene mani, alternando compressioni a leggeri sfioramenti delle mammelle e dolci ma decise strizzate ai capezzoli.

Le mie mani si alternano a quelle del cubano, in un gioco a 4 che disorienta Giovanna: lei non sa più chi è che cosa sta facendo, prova solo piacere per questo nuovo gioco e si abbandona al suo trasporto …
Improvvisamente lei si stacca e, voltata la testa, in un attimo prende in bocca il mio cazzo, cominciando a succhiarlo forte per farmi tornare l’erezione e la voglia che la comparsa del terzo incomodo e le mie ritrosie avevano inficiato, mentre con la mano destra afferra la possente asta del cubano continuando a toccarlo con mani esperte.

Dopo qualche attimo afferma la mia asta con la sinistra e, rimettendosi in bocca il cazzo dell’altro, inizia a massaggiarmi il pene per mantenere alta la mia libidine…ed è così che Giovanna, alternando ingoi con la bocca a massaggi manuali, prosegue il gioco a tre, mentre io e l’altro maschio continuiamo ad accarezzarla senza sosta a piene mani.

E’ la prima volta che affronto un incontro d’amore così, per di più con un perfetto sconosciuto, ma Giovanna sembra sapere il fatto suo: io la guardo passare dal mio cazzo all’altro e mi ritrovo a pensare come in fondo nemmeno lei io la conosca veramente, come tutto appaia torbido e nebuloso nell’incertezza della comprensione e come tutto sia invece semplice e naturale una volta caduto il velo della diffidenza.

Certo sono pensieri strani in questi casi, ma ammirare Giovanna alla prese con due gonfie aste pronte per darle piacere è un’esperienza travolgente che annienta ogni volere contrario, anche se la lama di un’irrazionale gelosia trapassa ancora il mio cuore.

Il cubano afferra dolcemente il viso di Giovanna, interrompendo il doppio pompino; senza dir nulla le cinge la grossa tetta destra con la mano, la stringe e l’accarezza ed un attimo si abbassa a succhiarle il capezzolo turgido; io lo guardo e mi abbasso a mia volta, per cominciare a leccarle la tetta sinistra: ora siamo in due contemporaneamente che giochiamo con il suo seno, che lecchiamo e gustiamo queste mammelle preziose e le nostre mani l’accarezzano tutta con avidità e ardore, mentre lei spinge indietro la bionda chioma fluente e sospira di intenso piacere…

D’improvviso l’intruso straniero si alza ed invita la mia amata a sdraiarsi sull’asciugamano; soddisfatto, si china verso i suo vestiti e ne estrae un profilattico.

Strappata la custodia, si infila con decisione la protezione aiutato da Giovanna, messasi seduta, che glielo srotola non senza fatica fino a coprire tutto il possente membro.
Il cubano afferra con decisione le sue tette ed inizia a strusciarvi addosso il suo cazzo, portandolo fra le mammelle per poi batterlo con colpi decisi sui capezzoli: io guardo rapito questa spagnola e li lascio giocare senza intervenire, finché Giovanna si stende e divarica le gambe, mostrando al cubano la sua splendida vagina imperlata di umori, che poco tempo prima era stata solo mia; l’uomo non attende oltre, si avvicina alla missionaria e con una leggera spinta infila la maestosa cappella nel suo fiore, strappando a Giovanna un forte gemito di piacere.

Il cubano spinge l’asta al suo interno e Giovanna grida di piacere: quel cazzo così grande le sta aprendo la figa come mai prima d’ora e la sta facendo sentire veramente donna.

L’uomo non attende oltre e comincia a spingere con forza: in un attimo la vagina di Giovanna si allaga di piacere e lascia sulla sua asta leggeri rivoli biancastri, il dolce nettare del suo fiore, profumato ed intenso, che espandono nell’aria l’aroma di piacere.

Giovanna asseconda come può la furiosa cavalcata dell’uomo e sotto i suoi colpi le tette sobbalzano senza sosta, aumentando la mia eccitazione; la sua pelle si accalora ed i gemiti di piacere vengono strozzati da un dito che si infila in bocca per non urlare.

Il cubano si ferma un attimo per far riprendere fiato a Giovanna…. poi, tenendole il cazzo sempre spinto dentro, si gira sul fianco portando la mia amata sopra di lui come un’amazzone.

Giovanna è sopra, il cubano sotto: lei inizia a dimenarsi strusciando il clitoride sul sottostante corpo e la sua vagina lascia la sua scia sulla sua asta e sul suo pube, che i suoi continui e rapidi movimenti la fanno sussultare senza posa. Giovanna spinge dall’alto ed i suoi gemiti di piacere si spandono nell’immota aria circostante, accompagnati da suoni e profumi d’amore.

A questa visione non resisto oltre e decido di uscire dal mio immobilismo: afferro con decisione lo stupendo seno di Giovanna che sobbalza ad ogni spinta ed inizio a massaggiarlo, a toccarlo, a strizzarlo, mentre con la mia bocca cerco avidamente la sua.

Trovatala, le nostre morbide lingue si avvinghiano tra loro in una nuova estenuante danza, mentre soffocano le grida di piacere in sommessi gemiti.

La mia libidine è tornata massima: mi stacco dalle sue labbra e avvicino il mio cazzo alla sua bocca; lei, prontamente, la apre e se lo infila tutto dentro in modo da poter giocare con due membri contemporaneamente: uno sotto, grande e possente, che spinge a forte ritmo nella figa bagnata, e l’altro in bocca, più contenuto ma gentile.

Le nostre mani percorrono tutto il corpo di Giovanna, come una spirale avviluppata all’infinito, trasmettendole sensazioni nuove ed intense, ben al di là di ogni altra forma precedente.
Giovanna si muove selvaggia il cazzo sotto di lei mentre succhia avidamente il mio, con una mano dietro al mio sedere per non lasciarmi andare. La sua lingua percorre tutta la mia asta, fermandosi sulla mia cappella arrossata, succhiata avidamente dalle sue carnose labbra…poi riprende la discesa e la risalita del membro finché le cingo il viso tra le mani ed inizio a scoparla in bocca, mentre sotto di lei l’altro uomo spinge intensamente senza posa, sextenandole grida di piacere soffocate dal mio pene in bocca.

Mai prima d’ora ho visto una donna (ma lo è davvero o è una dea?) così, ogni altra ragazza svanisce al suo confronto: che ne sarà di me domani, quando tornerò solo??!

SEI

Esausti, ci fermiamo di colpo per prendere fiato: io mi stacco dalla sua bocca e Giovanna si accascia sul petto del cubano, che tutto sudato la riceve tra le sue braccia. Morbide carezze calmano il suo corpo fremente e con lunghi respiri ognuno di noi cerca di ritrovare la giusta calma: ormai l’eccitazione ha raggiunto il suo apice.

La mia cappella è gonfia e arrossata causa della continua stimolazione sessuale e le mie palle sono tese nelle sforzo spasmodico di trattenere l’orgasmo per perdermi completamente nell’estasi d’amore, tuttavia non credo di poter resistere ancora per tanto tempo prima di esplodere perché ho già lungamente sorpassato i miei limiti. Giovanna respira affannosamente, la pelle è tirata ed accaldata, ela vagina grondante sicuramente infuocata dal continuo attrito e dalle dimensioni forse eccessive del cubano, che sotto di lei ansima pur mantenendo inalterata la penetrazione in lei.

Mi avvicino all’orecchio di Giovanna, china a cavalcioni del cubano.
“L’ultimo gioco, tesoro” – le sussurro – “un ultimo scambio, il più difficile, e poi ci liberemo in un orgasmo infinito…”.

In quella posizione china il culo di lei è in alto, maestoso, sodo, adorabile; il cubano ha intuito le mie intenzioni e le mette le mani possenti sulle chiappe, allargandole per offrimi il buchetto di Giovanna, che i miei trattamenti precedenti avevano già allargato per bene.

Anche lei ha intuito le mie intenzione ed inizio a mugolare, forse per la paura, probabilmente per l’eccitazione, allargando ancor di più il buchino quanto più le riesce.

La visione di quel culo sodo all’aria e della sottostante vagina riempita dall’enorme sesso del cubano è disarmante ma al tempo stesso incredibilmente eccitante ed il mio corpo risponde al richiamo sessuale: il mio cazzo è nuovamente duro, accarezzo con le mani la sua schiena e le sue chiappe morbide.

Con la lingua mi avvicino nuovamente al suo germoglio già violato e lo inumidisco, baciandolo e pregustando una nuova penetrazione …

…. poi appoggio la cappella arrossata all’ingresso del suo culetto…e con una leggera ma costante spinta penetro in lei!

Il buchetto cede mollemente nel gemito disincantato di Giovanna, ed i suoi muscoli si serrano dolcemente alla base dell’asta; il cubano da sotto le da una spinta nella figa, subito imitato da me con un’altra spinta alternata, dolce ma impenitente, ed i muscoli iniziano a rilassarsi offrendomi pienamente il suo germoglio: sento i suoi umori scendere nuovamente sull’asta e, sotto di me, la presenza imponente dell’altro cazzo che come un palo riempie la sua bellissima figa.

Appoggio le mani sulla mia schiena ed inizio lentamente ad inculare questa principessa di nome Giovanna, mentre il cubano sotto di lei spinge in maniera alternata; il corpo della mia amata è una favola e lei è una vera dea scesa in terra per offrire piacere agli uomini ed ottenere da quest’ultimi la loro più fervida e mistica adorazione. Lei inizia perciò a godere e dimenarsi per farci godere a nostra volta e le nostre grida di piacere si fondono tra loro e si spandono nell’immota caletta, che assiste silenziosa al nostro gioco d’amore.

Il cubano arresta la sua cavalcata e lascia che io sfoghi la mia calorosa passione giocando con lo splendido culetto di Giovanna, stesa a pecorina sul sottostante corpo…ed io spingo, spingo, spingo appassionatamente nel suo dolce culo e la mia asta scivola a gran velocità dentro e fuori di lei…spingo, spingo, spingo e lei geme di piacere ed io con lei mentre la mia cappella freme di gioia e di amore…. spingo, spingo, spingo e aumento i colpi sempre più in maniera selvaggia ed i nostri corpi sudati sono scossi da fremiti incontrollati.

“Giovanna, non ce la faccio piùùù…non resisto più…dove vuoi che ti sborri??” – le ansimo io.
“Dove vuoi …dove vuoi…dove vuoi tu” – tra un gemito e l’altro.
…ed è così che l’eccitazione sale dalle palle alla cappella infuocata lungo l’asta piantata in profondità nel culo, fino ad esplodere…
“Amore, sborrooooooooooo…”
“Anch’iooooooooooo…. ”

…ed il mio seme le riempie in profondità le viscere mentre all’unisono il suo piacere come un’onda si abbatte su di noi, tutto sommergendo in un mare di piacere: un duplice orgasmo ci ha alla fine travolto in un esplosione di piacere frenetico ed inarrestabile, il giusto trionfo di una sublime maratona d’amore, il coronamento più nobile della passione che per ore ha infiammato i nostri corpi e obnubilato i nostri sensi…

SETTE

…ed è così che ci lasciamo andare a lunghi gemiti ed ansimi troppo a lungo sopito, scossi da brividi incontrollati: l’esperienza è stata travolgente e non esiste null’altro attorno a parte noi ed il nostro piacere!!

Lentamente mi ritraggo dal suo culetto ma lo faccio a malincuore, conscio che ciò che è stato non tornerà mai più ma al tempo stesso entusiasta di averlo vissuto…ed il suo buchetto spasmodicamente si apre e si chiude, privato della mia presenza, lasciando colare un rivolo di piacere: un’immagine forte e totalizzante, un’esperienza unica ancorché irripetibile…

Il cubano (“ma come cazzo si chiama” – mi domando io – “nemmeno glielo abbiamo chiesto…”) abbraccia Giovanna e la calma, poi le sussurra qualcosa all’orecchio che non percepisco: sono ancora scosso dall’orgasmo e la mia testa, come tutto il resto del corpo, è svuotata di ogni energia.

Giovanna acconsente con un leggero movimento del capo ed il cubano esce dalla sua figa bagnatissima; io non capisco cosa possa succedere ancora…poi mi accorgo con sorpresa che il suo cazzo è ancora in tiro e non ha ancora sborrato!

Velocemente si toglie il profilattico e mette in bocca a Giovanna il suo cazzo; lei, da vera dea qual è, nonostante la fatica passata e l’orgasmo appena ottenuto, inizia a succhiarlo con rinnovata avidità, spinta da un desiderio infiammante di offrire piacere anche all’altro uomo, in un adorazione perpetua.

La sua lingua è un serpente sinuoso che assapora la lunga asta dell’amante e le sue labbra un rosso fuoco che scaldano senza posa la cappella arrossata del cubano…ancora…ancora…ancora…
…finché quest’ultimo prende il viso tra le mani e con un alto gemito esplode in una violenta sborrata in bocca a Giovanna: lei succhia ed ingoia come può, ma l’orgasmo è talmente copioso che parte del suo liquido le cola dalla bocca, scendendo lungo il collo per fermarsi sul seno..

…esausta, si accascia infine sull’asciugamano.

Io rimango in disparte ad osservare la scena, poi lentamente mi avvicino, la prendo tra le braccia e la tengo stretta così; a sua volta l’altro uomo le si avvicina dall’altra parte e la cinge con rispetto e riverenza: la nostra dea ci ha amato con passione inarrestabile, donandosi senza freni ed offrendoci un’incontro indimenticabile e noi altro non possiamo fare che adorarla all’infinito.

…e la notte cala su di noi come un sipario, avvolgendoci con il suo abbraccio materno, mentre gli ultimi spasmi d’ardore si dissolvono nell’immota insenatura che ci ha visto vivere, e forse morire, d’amore….

Una giornata alla spa

Nella primo week end di luglio Sara e Giovanna, per sfruttare la coincidenza dell’assenza dei propri mariti, hanno prenotato un trattamento rilassante di due giorni presso una rinomata spa del Lazio. Ne sentono entrambe il bisogno perché a breve arriveranno le ferie e vogliono andarci sicure di essere “presentabili” in bikini. Forse si tratta di vanità ma sono convinte che un trattamento rilassante possa migliorare i loro bellissimi corpi.
Con la scusa di risparmiare hanno deciso di prendere una camera matrimoniale per la notte ben sapendo quello che comporterà veramente.

durante la notte vista l’esperienza vissuta poco tempo fa insieme alle altre amiche.
Durante il viaggio Giovanna sembrava sicuramente quella più eccitata tra le due ma non poteva sapere che Sara aveva accettato la proposta dell’amica quasi esclusivamente per avere un’altra esperienza con la sua amica. Si ricordava quanto si era dimostrata troia, quanto aveva goduto, quanto gemeva per il piacere provato e quanto le avrebbe insegnato questa notte.
Aveva portato con lei qualche “giocattolo” per rendere più vivace ed interessante questa nuova esperienza e al solo pensiero si sentiva la fica colare come un rubinetto che perde.

Finalmente arrivarono alla spa e dopo aver parcheggiato presero i loro trolley e si incamminarono verso la reception dove trovarono una gentile (e bellissima) ragazza che fece compilare loro dei moduli per terminare con la consegna della chiave della stanza.
Lungo il corridoio che portava all’ascensore incontrarono molte persone che giravano con l’accappatoio per andare a fare qualche trattamento ed altre con la tuta che si dirigevano verso i bellissimi e profumatissimi giardini.

In poco tempo Sara e Giovanna sfasciarono la piccola valigia e una dopo l’altra si fecero una doccia e si preparono per la prima terapia della giornata con le pietre calde, ottimo rimedio contro lo stress e a rendere più morbida ed elastica la pelle.
Sara saluta Giovanna prima di entrare nel suo stanzino. Il massaggiatore le dice di prepararsi e di stendersi sul lettino uscendo un secondo per darti una maggiore tranquillità come si fa in tutte le spa.

Sara si spoglia e si stende prona sul lettino indossando il costume che utilizza in queste occasioni e quando sente il toc toc sulla porta lo fa entrare senza indugi.
Il massaggiatore, di nome Giuseppe, inizia a cospargere la schiena con un profumato olio e Sara inizia a rilassarsi sempre di più fino al primo contatto con le pietre. A causa della stanchezza accumulata nel lungo viaggio Sara si era quasi addormentata mentre Giuseppe le massaggiava la schiena con movimenti circolatori che partivano dal centro della schiena per raggiungere poi l’estremità dandole una sensazione di pace e serenità.

Quindi il primo con contatto interruppe per un solo secondo quello stato di benessere ma poi quando le due caldissime pietre cominciarono a muoversi lungo tutta la schiena, dal coccige alla cervicale, con un lento su e giù, si sentì accapponare la pelle e il movimento verso il coccige fu accompagnato da sospiri sempre più profondi.
Giuseppe era proprio davanti alla sua testa ed era veramente bravo. Sembrava avesse dei tentacoli che si allungavano sempre di più per arrivare sempre più verso il basso mandando in estasi Sara che cominciava a sentire un leggere umidiccio sulla fica.

“Non sarò la sola che si eccita” pensò Sara preoccupandosi che Giuseppe capisse il suo stato attuale ma lui continuava come se tutto fosse normale.
Le prime due pietre furono fermate sui due palmi delle mani rivolti verso l’alto rilasciando un calore ancora maggiore in quei punti sensibili.
Altre due pietre presero il posto delle precedenti continuando a massaggiare i punti già in parte rilassati dando a Sara l’impressione di sentirsi schiacciare verso il lettino per quanto si sentiva rilassata, a parte la fica che continuava ad eccitarsi con i primi e noti spasmi che aumentavano sempre più di intensità e frequenza.

Quando Giuseppe si mosse da quella posizione per andare verso la parte opposta del lettino Sara capì che … era nei guai. Ora il massaggio si sarebbe spostato sulle gambe e se i movimenti era gli stessi non sapeva come avrebbe fatto a controllarsi quando le “tentacolari” mani sarebbero andate verso il punto più sensibile del suo corpo, e di tutte le donne, e cioè fica e company.
Quelle leggerissime mani iniziarono a cospargere la gamba con l’essenziale olio, atto a facilitare il movimento delle pietre, partendo dal piede e risalendo lentamente sulla caviglia, sui polpacci, sulla parte posteriore del ginocchio e poi sulla gamba fino a raggiungere, o meglio a sfiorare, la natica.

Sara stava sbavando dal piacere e non riusciva a stare ferma e a controllarsi. E poi con il movimento, che le sembrava fosse diventato più pesante, la fica strusciava leggermente sul lettino sollecitando continuamente il clitoride ormai ultrasensibile.
Giuseppe passò poi all’altra gamba e fece gli stessi movimenti cospargendo l’olio con, se possibile, maggior attenzione e maestria e quando posò le due pietre sulle gambe Sara si stava mordendo il labbro per cercare di mantenere il controllo del suo corpo.

Le pietre salirono lentamente, centimetro dopo centimetro, ma inesorabilmente verso la fica che ormai colava e Sara perse la battaglia contro il piacere e mascherò l’orgasmo con un profondo e lunghissimo sospiro che non servì ad ingannare l’esperto Giuseppe che, dopo aver sollevato i lembi dello slip portandoli verso il centro unendoli in un unico grosso filo imprigionato tra le due natiche, ora aveva le mani, o meglio le pietre, su entrambe le natiche e faceva movimenti circolari sempre più stretti che sollecitavano sempre di più il clitoride di Sara.

Raggiunto il secondo orgasmo sentì Giuseppe tornare nella posizione iniziale e dirle di girarsi. L’olio fu cosparso sul collo e sulle spalle e quando le mani arrivarono vicino al seno Sara aveva due chiodi, molto evidenti, al posto dei capezzoli e senza vergogna chiese a Giuseppe se era meglio togliere il reggiseno.
“Signora certo che è meglio ma non è obbligata”
Sara si stava muovendo per toglierlo ma Giuseppe la fermò dicendole che, con il suo permesso, ci avrebbe pensato lui.

Quando Giuseppe si spostò verso il busto Sara poté vedere la sua erezione poco mascherata dal paio di pantaloncini che indossava e questo non la lasciò certo insensibile, anzi le fece molto piacere e, se possibile, eccitarla ancora di più.
Le mani di Giuseppe tornarono a preoccuparsi del massaggio soffermandosi sempre più spesso sul seno e sui turgidi e sensibilissimi capezzoli. Sara non riusciva più a controllare i suoi istinti e accompagnava i movimenti con gemiti di piacere sempre più acuti fino a quando non successe ….

il patatrac!
Giuseppe si fermò un secondo e Sara, a occhi chiusi persi nel piacere, lo sentì muoversi sempre sopra la sua testa, poi le mise un peso, non caldissimo sulla fronte, allungò le mani verso il basso ventre spingendo delicatamente il suo bacino sulla testa di Sara e con esso quel “peso” che si dimostrò un cazzo completamente eretto con uno scroto gonfio a dismisura.
Sara pensò solamente “finalmente” prima di iniziare a leccare tutto quello che poteva in quella posizione alquanto scomoda mentre le mani di Giuseppe, ormai orfane di pietre, si sospinsero sotto lo slip fino ad arrivare al contatto con la poca peluria ben curata e con la fica bagnatissima.

Il massaggio con le pietre finì in quel momento ma ne iniziò un altro con un tipo di pietra leggermente diverso ma sicuramente più eccitante.
Giuseppe aveva capito fin dal primo sospiro che tipo di donna era Sara. Donna calda e disinibita forse alla ricerca di un altro tipo di massaggio rilassante che lui le poteva offrire senza problemi, anzi sarebbe stato. ben felice di offrirglielo ma doveva avere la certezza della cosa e portarcela piano piano.

Ed ora era in piedi con Sara che, alzatasi dal lettino si era dovuta (o voluta?) inginocchiare per fare conoscenza con il cazzo che ben presto le avrebbe dato piacere “ tanto piacere” pensò Sara nel sentire la consistenza e la lunghezza di quel cazzo che ora era piantato nella sua gola.
Nello stanzino i precedenti e leggeri sospiri e gemiti furono sostituiti da gemiti di ben altro tipo soprattutto quando Giuseppe la spostò facendola alzare per mettersi dietro di lei e piantarle con solo affondo il cazzo nella fica.

Giuseppe non era un tipo calmo quando si scopava le clienti anzi le trattava come troie in calore e non aveva mai avuto riguardo di nessuna di loro, e Sara non fece eccezzione.
I colpi che sentiva sembravano dovessero sfondare l’utero per quanto violenti e profondi ma non le dispiaceva anzi incitava Giuseppe a spingere ancora di più, a farle entrare anche le palle nella fica, a farla godere e godere perché questo era sicuramente più bello e rilassante del massaggio con le pietre.

Giuseppe continuava a martellarle la fica con un ritmo impressionabile e lei godeva come veramente come una troia in calore e non si preoccupò minimamente quando sentì il cazzo uscire dalla fica per posarsi sull’ano. Una leggera spinta, un leggerissimo dolore, e poi via con l’inculata a mo’ di galoppata con tanto di incitazione a correre tramite sonore sculacciate che ben presto trasformarono le sue natiche in due pomodori maturi.
Sara ormai non sapeva neanche cosa stesse facendo, se urlava o sussurava, se piangeva o se incitava, di una cosa era certa; godeva godeva e godeva come poche volte le era successo in precedenza.

“ti piace il cazzo eh! sei proprio una grande troia”
“si mi piace e si sono una troia” rispose balbettando Sara mentre raggiungeva l’ennesimo orgasmo.
“bene! mi darai una buona mancia allora”
“di questo ne puoi essere certo, peccato solo che solo un cazzo”
“posso sempre risolvere il problema, se lo vuoi” disse Giuseppe rallentando per la prima volta il ritmo infernale dell’inculata
“come? “
“fidati” disse lui uscendo dal culo sfondato per porsi poi davanti a lei che, infoiata com’era, si prese il cazzo in bocca per ringraziarlo dell’ottimo lavoro svolto finora
Quasi non sentì Giuseppe chiamare il suo amico Mustafà e non notò neanche il suo ingresso fino al momento in cui Giuseppe lasciò libera la sua bocca per il cazzo dell’amico.

Sara di trovò quel troncone di cioccolato fondente davanti agli occhi e fu costretta ad alzarli per vedere se era veramente di un uomo o se stava sognando.
E fu così che vide per la prima volta Mustafà, un uomo nero di oltre cinquant’anni vestito da inserviente che “arrotondava” il suo stipendio con le generose mance che riceveva sempre alla fine delle sue prestazioni, grazie soprattutto al bene che la natura le aveva dato sotto forma di un cazzo inesauribile di trenta centimetri.

Lui preferiva avere le donne quando le incontrava come master, perché per lui sottomettere una donna era il massimo del piacere, però non si tirava certo indietro quando poteva scopare una donna come quella che aveva davanti in questo momento.
Giuseppe si sdraiò per terra e Sara non ebbe bisogno di nessun cenno per impalarsi sul suo cazzo eretto mentre continuava a risucchiare quello di Mustafà (almeno quello che le entrava in bocca).

Ora era lei che cavalcava scegliendo il ritmo che più preferiva e cambiandolo come e quando voleva.
Poi sentì le mani di Mustafà impossessarsi della testa e spingerla verso di più verso il suo pube. Sara stralunò gli occhi per la mancanza d’ossigeno, stava sentendo le forze lasciarla rallentando il movimento sul cazzo di Giuseppe che la fermò a mezz’aria e prese a stantuffarle la fica fino a quando un urlo di piacere tentò inutilmente di uscire dalla sua bocca piena e ritornò indietro dandole l’impressione di rimbombare dentro il suo corpo.

Quando Mustafà le lasciò libera la bocca lei si piegò istintivamente verso Giuseppe per cercare di respirare e quasi non senti il tronco di Mustafà posarsi sull’ano e spingere lentamente fino a quando Sara non urlò, questa volta per il dolore, quando il glande superò, finalmente, l’ano.
Il cazzo entrava e la squarciava e dopo pochi centimetri sentì, i due cazzi entrare in contatto. Era chiaro che non era la prima volta che i due uomini facevano una cosa del genere insieme perché Giuseppe rimase ferma fino a quando il cazzo di Mustafà non entrò per una buona misura e poi ….. Sara capì veramente due cose:
la prima che aveva scoperto la vera estasi
la seconda che era una troia e le piaceva troppo esserlo
I movimenti sincronizzati dei due cazzi la portarono a continui multiorgasmi, anali e vaginali, facendola rantolare e gridare di piacere senza preoccuparsi se qualcuno l’avesse sentita.

Alla fine Giuseppe fermò l’amico ed uscì dalla sua fica perché il suo orgasmo era imminente e Mustafà fece indietreggiare Sara fino a quando la sua bocca non fu vicina al pulsante cazzo di Giuseppe. Sara di tuffò su di esso e appena preso in bocca sentì i bollenti flutti di sperma invaderla. Sara mentre cercava di ingoiare tutto quel delizioso nettare iniziò a godere per l’ennesima volta perché Mustafà cominciò ad affondare sempre di più i suoi possenti colpi.

Alla fine, esausta, Sara ringraziò Mustafà nello stesso modo di Giuseppe e, dopo aver lasciato una doverosa mancia ad entrambi, uscì dallo stanzino con le gambe traballanti, il culo in fiamme e la faccia con qualche traccia di sperma e …. andò di corsa nella sua stanza per riposare un po’ pensando “mi sento proprio rilassata bene”.

Il maratoneta

Sono fuori.
Il ritmo è costante sui 12Km/h.
Respiro cadenziato e muscoli caldi.
Non ho ancora guardato il GPS ma credo di aver fatto almeno 7Km.
Comincio a fare qualche ripetuta e vedo come va.
Il ritmo aumenta in progressione. Devo arrivare almeno a 16Km/h per poi mantenere per 1Km e
ridiscendere a 12Km/h. La progressione c’è. Il ritmo cardiaco tiene e le gambe girano bene.
Osservo il GPS e ci sono, 16Km/h.

Ok, devo solo mantenere.
La concentrazione è massima e si focalizza sul respiro.
Uno, due, tre, espiro, inspiro, uno, due, tre passi. Ad un certo punto il mio respiro si fa irregolare.
No, aspetta, non è il mio respiro. Dietro di me c’è qualcuno che tiene il ritmo e confonde il suo
respiro con il mio.
Ok, non ci bado, devo arrivare al Km e poi rallento.
Guardo il GPS e ci sono, gradatamente la cadenza scende e comincio a respirare più lentamente.

12Km/h ci sono ma non faccio in tempo a voltarmi che una sagoma mi affianca e senza batter ciglio
mi supera.
Fusò tecnici giallo fluo e neri a ¾ di gamba, canotta aderente giallo fluo e scarpe da runner.
Fisico scolpito, più da bodybilder bikini che da maratoneta. Glutei sodi che racchiusi in quei fusò
rendevano tutta la loro forma fisica. La canottiera corta lasciava i lombi scoperti e la muscolatura
risaltava ad ogni passo.

Non mollo e senza recuperare ricomincio ad alzare il ritmo per rimanere attaccato a quelle due
chiappe.
Il ritmo è costante attorno ai 13/14Km/h e non fatico a trovare l’equilibrio.
Sono distratto dalla visione che mi si para davanti e il respiro diventa irregolare mentre aumenta il
gonfiore sotto i pantaloncini.
Comincio a pensare a che tipo di mutandine porta, sicuramente delle culottè aderenti e mi prefiguro
la parte davanti.

Mi immagino che i pantaloncini segnino la fessura tra le grandi labbra questo
pensiero mi eccita ancora di più.
Finalmente riesco ad alzare lo sguardo e mi accorgo dei lunghi capelli rossicci racchiusi in una
lunga treccia che fa capolino dal cappello a visiera bianco e giallo.
Rallenta ed io con lei.
Si volta. Ancora e poi con la mano mi fa segno di avanzare.
Mi affianco.
– Ciao… anf anf hai da bere in quella borraccia? –
– Si, ho dell’acqua e integratori – Rispondo
Viso rosso di fatica, leggera bavetta bianca attorno le labbra, efilidi sulle guance e sul decoltè.

La mia eccitazione aumenta.
– quindi?-
– Cosa? –
– Mi dai da bere o no? –
– Ahh si scusa mi sono distratto –
Ci fermiamo e le passo la borraccia che tengo nella cintura.
Un sorso lungo e poi la richiude e me la ridà.
– Grazie, Anna –
– Come? –
– Ohh ma sei stordito’ –
– No, no… ahahah… è solo che sei così…
– così cosa?-
– Gnocca? Non ti offende se ti dico che sei veramente… gnocca? -– Beh, pensavo fossi in giro a correre e non a broccolare –
– Certo ma pensavo di essere, come al solito, da solo –
– E invece… te va che c’è… la gnocca – e si mette a ridere
– Si beh ho fatto la figura di M… non è vero –
– Dai, un pochino.

Certo che il mio didietro deve proprio piacerti. – abbassando lo sguardo e
alzando un sopracilio nel vedere il mio cavallo svettare oscenamente dai panta attillati.
– Ops… scusa – e metto una mano davanti
– Devo dire che non è per niente una malvagia visione. Toglio un po’ sta mano. Però. Quanti
Km hai fatto. –
– Sono a circa 10Km e dovrei farne almeno 25. –
– Io però ho la macchina a 4Km da qui e… non mi va di farmela da sola a tornare.

Mi
accompagneresti fino la? Poi puoi farti tutti i km che vuoi. –
Senza aggiungere altro Anna riprese la sua corsa in direzione opposta a dove stavamo andando
prima. Rimasi un attimo a pensare, solo un attimo. Il mio attaccamento all’attività fisica ed in
particolare alla corsa a piedi è alto e fatico a staccarmene ma poi, lo sguardo scese all’altezza del
cavallo e quando rialzai gli occhi i miei piedi già si muovevano in direzione di quello stupendo lato
B.

Solo respiri ritmici, falcate sicure e cadenziate ci accompagnarono per quei quattro chilometri.
Poco prima di un parcheggio Anna rallentò
• Sono arrivata. Sono con il furgone nero. –
• Alla faccia è un hummer passo lungo… e lo chiami furgone? –
• Lo uso solo per lo sport o se devo caricare cose ingombranti. –
Il suo sorriso era eloquente, non se ne faceva nulla, era probabilmente lo sfizio di un attimo o il
modo di scaricare delle tasse aziendali troppo elevate.

Ci fermammo davanti al portellone posteriore e con un gesto lo apri. All’interno, oltre alla MTB,
c’era una sacca, dei vestiti appoggiati sopra e la sacca degli atrezzi per la ruota di scorta. Appoggio
il suo lato B al pianale, estrasse dalla sacca una borraccia e diede una lunga sorsata. Mi guardò e
disse
• Ok grazie per avermi accompagnato fin qui. Ora dove vai?
Ahh si non ci stavo pensando. L’allenamento, accidenti, avevo ancora circa 10Km da fare e col
ritmo spezzato avrei dovuto ricominciare la concentrazione e le ripetute.

• Scusa ma dove vuoi andare conciato così? – il suo sguardo si era posato nuovamente sul mio
cavallo – senti io sono tutta sudata e mi devo cambiare quindi se non ti scoccia… – si guardò
attorno e visto che non arrivava nessuno tolse la canottiera e il reggiseno contenitivo segnati
dal sudore, estrasse un asciugamano dalla sacca e comincio a tamponarsi il busto.
Rimasi a bocca spalancata, una schiena perfetta con due fossette che facevano capolino alla base dei
lombi, musculatura scolpita in palestra e pelle liscia che la brezza e il sudore fecero rabbrividire.

Il
mio pensiero andò ai suoi capezzoli e spinto dalla cusriosità la afferrai per un braccio e la girai per
ammirare anche il suo ventre e il seno.
Avevo ragione, i capezzoli, scolpiti su un seno piccolo e marmoreo, erano turgidi all’unisono, di un
rosso cupo e ben delineati. Fui preso dalla tentazione di toccarli e allungai una mano. Anche Anna
allungò una mano ma sul mio viso. Uno schiaffo sonoro
• ohh ma che cazzo fai… per chi mi hai presa?!
• Scusa, scusa, è stato un gesto spontaneo.

Sov****nsiero è come se la mia mano si fosse
mossa da sola come se avesse vita autonoma.
• See col cazzo, anzi mi sa che è proprio quello che la fa muovere, viste le condizioni in cui si
trova ormai da… ma da prima non ti è ancora calato?
• Beh… no… e come faceva, avevo gli occhi puntati fissi sul tuo fondoschiena. Ahaha.
• Quale, questo? – con un gesto fulmineo si girò e abbassò fusò e mutandine in un colpo solo,
chinandosi a 90° e mostrandomi la rotondità perfetta dei sui glutei, facendomi intravedere la
prominenza della sua vulva.

– Sei proprio un porco… – La mia mano questa volta arrivo all’obbiettivo e si posò proprio al centro delle due chiappe, fra le
cosce e il suo fiore, umettando le dita fra i petali carnosi di quel dono di Dio.
Mi aspettavo un’altro schiaffo ed invece fece finta di nulla, rimase in quella posizione,
appoggiandosi con una mano al pianale del suv e con l’altra cercava di abbassarsi i fusò alle
caviglie.

Le mie dita, intanto, frugavano alla ricerca del pistillo di quel fiore umettato e con mia sorpresa lo
trovarono prominente tanto da poterlo stringere fra pollice ed indice. Anna fu scossa da un fremito
così forte che dovette appoggiare al pianale anche l’altra mano.
Mi guardai attorno. Nessuno. Mi chinai in ginocchio e affondai il viso fra quei petali odorosi di
sudore e fatica. La mia lingua si mise alla ricerca di quella protuberanza che tanto la sconquassava.

La trovò e affondò subito due, tre colpi precisi che sortirono nuovamente il tremito e il cedimento
delle gambe.
• Aspetta, fermo! Non così. Aspetta un attimo. – si risollevò i fusò, prese la bici e me la passò.
– Mettila davanti al furgone. –
Nel frattempo lanciò sacca e tutti gli ameniccoli sui sedili davanti. Tirando due leve reclinò in
avanti il sedile posteriore, mi disse di salire e chiuse il portellone.

L’aria si riempi subito dei nostri odori ed io distinguevo perfettamente quello del suo sesso che
ancora mi inebriava la mente. Mi si avventò contro slacciandomi le scarpe e togliendomi i
pantaloncini e le mutande. Lo prese in mano e sospirò sentendosi liberata dal quel primo desiderio.
Cominciò ritmicamente a scappellare la mia asta e lentamente ad avvicinare il viso.

Dapprima
piccoli e timidi baci, poi leggere leccatine tra frenulo e glande, per poi affondarlo interamente
dentro la sua bocca fino a sentirlo giù nella sua gola. Si mise con le gambe a fianco del mio busto e
capii che voleva che le togliessi scarpe e vestiti. Non esitai e, seppur con difficoltà, mentre le sue
labbra continuavano ad offrirsi al mio sesso pulsante, la posizionai a cavalcioni sul mio viso.
Cominciaì, avidamente, una perlustrazione approfondita del territorio, separando, con la lingua, le
grandi labbra e cercando la voluttuà profonda di quel fiore.

Sentivo ad ogni affondo il suo respiro
spezzarsi e la clitoride gonfiarsi. Mi feci più impertinente e presi quella protuberanza fra le labbra,
stimolandola con la punta della lingua. Il piacere le montava e sentivo la sua bocca stringersi sulla
mia asta. Il ritmo della mia lingua sulla clitoride era così serrato che non potè più continuare a
spompinarmi ma dovette alzarsi, inginocchiandosi nuovamente sul mio viso ma questa volta a
favore della mia lingua.

Il mio sguardo ora era sulle sue rotondità, perfette e su quei capezzoli, così
irrorati di sangue, da sembrare quasi marroni. Così turgidi che non potei fare a meno di stringerli
fra le dita. Continuai a leccare e succhiare per qualche minuto, fino a che esplose in un orgasmo,
strofinando e sbattendomi il suo sesso sul viso, togliendomi, a tratti il respiro. Le labbra della
vagina si imperlarono di un nettare vischioso e dolce ed io, come un’ape avida di polline, cercai di
non perdermene neppure una goccia.

Stremata si distese sopra di me e rimase immobile ed
ansimante per oltre un minuto.
Il caldo dei nostri corpi, oramai nudi, e l’odore acre dello sforzo fisico avevano saturato l’abitacolo.
Si rialzò, inserì le chiavi nel cruscotto e accese il climatizzatore. Subito un brivido mi corse lungo la
schiena ma Anna prontamente si riposizionò sopra di me. Aderente al mio corpo, con le gambe
aperte ai miei fianchi, lentamente strisciava sul mio ventre lasciando una scia di umori sulla mia
pelle e cercando con l’apertura del suo ombroso ed accogliente rifugio il mio glande.

Lo trovò e piano, con leggeri movimenti del bacino e piccoli strofinamenti fra le sue labbra, cercava
di introdurlo nel suo orifizio umettato. Capii e cercai di aiutarla contraendo i muscoli pelvici per
scostare il membro dalla pancia. Fantastico, l’attesa della penetrazione aumentò il piacere
all’unisono e quando riusci ad imboccare il glande nella vulva, lentamente, affondandosela più in
profondità, sentivo liberarsi tutto il piacere di quell’attesa frustrante.

Sentivo il calore di
quell’orifizio che mi avvolgeva e pulsava al ritmo lento della penetrazione. Sempre più in
profondità, piccoli colpetti ad inglobare e liberare pochi millimetri della mia asta. Ad occhi chiusi,
godendomi la voluttuà di quegli attimi. E poi giù fino in fondo.

Fino alla radice del piacere,
risucchiato in quel vortice di pensieri peccaminosi che rendono la vita godibile.
Lasciavo che il bacino di Anna giocasse come più desiderava imperniato al mio vincolo ed udivo,ad ogni affondo, lo sguish dei fiotti di umori che uscivano dalla sua vagina schizzandomi sul ventre
e sui testicoli. Il caldo e i ns umori impregnavano oramai tutto l’abitacolo, nonostante i finestrini
anteriori fossero leggermente aperti. In silenzio, ansimando ed urlando mentalmente i ns occhi si
cercavano in segno di complicità ringraziandosi ed incitandosi a continuare quel gioco adultero.

Si
solo ora con le sue mani sul mio petto, con le unghie piantate nella mia pelle notavo la fede al dito.
Quella vista ancor più mi eccitava ed incitava e cominciai a muovere il bacino andando incontro ai
suoi affondi sbattendo rumorosamente fra le sue cosce. I suoi occhi si rivolsero all’indietro e dalla
bocca le colava la saliva come in preda a convulsioni. Il suo busto, ansimante, si contorceva con
shitti improvvisi tanto da far sbattere il seno su e giù con violenza.

Era arrivata al limite sentivo la
sua vagina stringersi lungamente al mio sesso e i muscoli alla base del suo orifizio chiudersi attorno
al pene. Ogni volta che si risollevava, la sua vulva stringeva e costringeva il sangue a spostarsi
verso il glande. Sentivo il mio sesso pulsare e il dolore montare ma il godimento era così alto che
ricacciai il lamento e concentrai la mia mente sulla sua vulva.
Potevo vedere l’interno della sua fica abbracciare il gioco che tanto le procurava piacere.

La strinsi a
me sentendo i capezzoli inturgiditi solcare il mio petto.
Aumentai i miei movimenti e la forza dei colpi e la sentii rilassarsi ed abbandonarsi su di me ma la
sua vagina continuava a contrarsi. Sentii i muscoli addominali contratti allo spasmo come se
trattenessero qualcosa.
Ad un certo punto si inarcò, una smorfia di dolore si disegno sul suo volto, la fronte corrucciata e le
labbra tese da strapparsi.

Le vene del collo sporgenti e punsanti. Mi piantò letteralmente le unghie
nella pelle ed esplose due, tre colpi così violenti che pensavo me lo avesse spezzato.
A quel punto tutti i suoi muscoli si distesero e il mio pene fu espulso assieme ad un fiotto oleoso di
umori che grondanti dalla sua vagina riempirono il mio ombelico, il mio petto per poi arrivare alla
mia bocca che avida cercava di non perdersi neppure una goccia.

Il suo gioco aveva prodotto un orgasmo impetuoso ma allo stesso tempo razionale. Voleva arrivare
li, voleva farmi assaporare il suo godimento.
Si distese sul mio petto e ansimante sentivo il suo cuore pulsare velocemente.
• Ora tu…- furono le sue parole pronunciate con difficoltà.
Strisciò nuovamente la sua vulva sul ventre bagnato dai suoi umori, il mio pene dolorante ma
ancora turgido e pulsante aspettava voglioso il suo turno.

La mia mente era catturata dalla visione
del del suo sesso che si apriva e si chiudeva come volesse mangiarsi il mio pene. Questa volta non
ebbe difficoltà ad introdurselo.
Se lo spinse in profondità e cominciò un massaggio con i muscoli della vagina. Su e giù, stringendo
e rilasciando. La sua lingua cercava la mia e sentivo la sua saliva inondarmi la gola. Non resistevo
più. Il mio pene era gonfio e pronto a rilasciare sutto il suo seme.

Si accostò al mio orecchio
• Non trattenerti… voglio sentire tutto il tuo calore… voglio sentirlo nelle mie profondità… Ti
voglio sertire dentro quanto più possibile.

Dopo i quaranta la voglia è tanta

Sono stata, proprio oggi pomeriggio, in un nuovo negozio di abbigliamento intimo. I prezzi sono invitanti. I costumi da bagno splendidi e anche l’intimo e’ carino.
Cosi’ ho infilato in borsa la carta di credito e mi sono preparata psicologicamente allo shopping selvaggio ! La mia intenzione era di acquistare un paio di bikini per il mare, qualche mutandina carina e un paio di reggiseni. Il negozio e’ molto carino, open space. Oltre all’abbigliamento esposto ordinatamente sulle grucce, vi sono angoli accoglienti con divani e poltroncine.

Mi e’ venuta incontro una bella signora sui 45 – 50 anni, molto elegante, ben truccata. Ha allontanato con garbo la giovane commessa , e , stimando che la mia eta’ fosse vicina alla sua , ha deciso che sarebbe stato suo compito accontentarmi, mentre la ragazza avrebbe pensato ad un gruppetto di studentesse curiose e vocianti.
Ho chiesto subito alla proprietaria di poter provare qualche costume e qualche reggiseno. Dopo essersi accertata di quali fossero le mie preferenze e la mia taglia , mi ha fatta accomodare in camerino e , poco dopo , e’ arrivata con una montagna di costumi….

uno piu’ bello dell’altro.
“Provi con comodo, fra poco tornero’ e mi dira’ quali siano le sue preferenze”.
Mi e’ parso che la signora, nel chiudere la porta, abbia lanciato uno sguardo di ammirazione alle mie lunghe gambe snelle , ormai nude…Io infatti, nell’attesa , avevo gia’ sfilato la gonna e mi preparavo a slacciare anche la camicetta.
Ho pensato che la colpa fosse tutta della mia fantasia e della mia “voglia di donna” che , in questo periodo, piu’ che in altri, mi accompagna e mi eccita.

Non so cosa darei, infatti, per provare le attenzioni di una lesbica.
E’ un desiderio, un sogno che coltivo da almeno vent’anni. Non ho mai avuto una vera esperienza lesbo. Una sola volta nella vita ho invitato a casa una cara amica , dopo averle fatto confessare che anche lei sarebbe stata curiosa di provare…ma non fu una serata particolarmente eccitante…probabilmente entrambe avremmo desiderato che fosse l’altra a prendere l’iniziativa. Cosi’ fini’ che ci masturbammo a vicenda senza provare il desiderio di ripetere l’esperienza.

Personalmente ho continuato a desiderare di restare in balia di una vera

lesbica per alcune ore, sarei disposta ad assoggettarmi a tutte le sue voglie ed ai suoi capricci, pur di godere della sua lingua esperta e delle sue attenzioni.
Quindi , probabilmente, la mia permanente eccitazione e la mia fervida fantasia …. hanno fatto scorgere, nello sguardo della Signora, un interesse piu’ profondo di quello che solitamente riserva una proprietaria di boutique ad una cliente bendisposta agli acquisti.

Infatti la Signora (la chiamero’ in questo modo, ignorando il suo nome) poco dopo ha discretamente bussato al camerino chiedendo di poter entrare per constatare di persona quali fossero le mie esigenze e quale fosse la vestibilita’ dei costumi che mi aveva proposto. In quel momento indossavo un due pezzi Calvin Klein color petrolio che mi stava davvero bene. La Signora , molto soddisfatta, mi ha aiutato ad aggiustare le spalline ed e’ tornata di corsa in magazzino per sottopormi premurosamente altri modelli e colori.

Nella totale solitudine del camerino mi sono sentita un tantino disillusa. Di nuovo, per l’ennesima volta, avevo creduto di poter suscitare l’interesse sessuale di una donna…e invece, come al solito, avevo preso lucciole per lanterne.
Nel frattempo la Signora entrava ed usciva sottoponendomi una quantita’ di modelli e colori da capogiro. Ero stanca di provare ed avevo quasi deciso per due modelli semplici ma decisamente sexy…Si avvicinava l’ora di chiusura , non mi ero resa conto di avere trascorso quasi 40 minuti chiusa in quel bugigattolo privo di aerazione.

Ho sentito la Signora congedare la commessa e mi sono affrettata ad indossare l’ultimo costume …per lasciare che la Signora potesse chiudere e tornare a casa.
Indosso lo slip e sto per afferrare il reggiseno, sto studiando i lacci ed i ganci, giusto per capire come andra’ allacciato …. quando la porta del camerino si apre.
La Signora non ha bussato, questa volta……imbarazzata, mi copro come posso il seno, abbondante e prosperoso.

La Signora si scusa. Credeva che io lo avessi gia’ indossato, e si offre di aiutarmi ad allacciarlo.
Si pone alle mie spalle. Afferra il reggiseno e lo appoggia sui miei seni nudi. Sento le sue mani che cercano di afferrare i lacci per la chiusura, ma curiosamente le sue mani indugiano abbastanza a lungo sui miei fianchi e sulla schiena.
Sara’ colpa della mia solita immaginazione….
Le mani di lei , alla ricerca dei lacci, quasi accarezzano i miei fianchi, poi si

attardano sulle coppe del costume, quasi a sistemarlo meglio….

poi , inequivocabilmente, le sue mani scivolano sotto la stoffa e , da dietro, indugiano alla ricerca dei capezzoli che, pronti, si induriscono al contatto. Percepisco il suo respiro sul collo e sento il suo corpo aderire completamente alla mia schiena ed ai miei glutei, appena coperti da un misero slip da mare. Questa volta non posso dare la colpa alla mia fervida fantasia. La Signora mi sta accarezzando lentamente, languidamente. Le sue mani e le sue dita stuzzicano i miei seni , vedo nello specchio ,che campeggia di fronte a me , la sua sagoma alle mie spalle.

Sento che con abilita’ e dolcezza sta liberandomi del’inutile stoffa del costume che avrei dovuto provare. Lo fa scivolare sfilandomelo dalla testa. Ora sono in piedi, mi vedo allo specchio. Ho indosso solo la parte inferiore del costume ed ho una magnifica donna alle mie spalle che mi massaggia sapientemente il seno. Vedo le sue dita abilissime stringersi intorno ai capezzoli per eccitarli. Mi sfugge un gemito. Ho paura di cio’ che potrebbe accadere , ma al contempo ho una voglia folle di abbandonarmi al piacere.

La Signora interpreta il mio gemito come un apprezzamento alla sua abilita’ ed ora le sue mani scendono sui miei fianchi ed abbassano lo slip. Sono immobile come una statua. Ho voglia ed ho paura di cio’ che potrebbe accadere. Attendo, fremente, che Lei si spinga a fare di piu’. Ora sono nuda. La Signora e’ sempre alle mie spalle ed accarezza il mio corpo in silenzio, con lentezza passa dai seni al monte di Venere, si sofferma sui fianchi, scende alle cosce, risale al seno.

Percepisco ora la sua lingua sul collo ..la sento guizzare , umida, la sento leccare la nuca …. Percepisco un comando dolcissimo e vi obbedisco diligentemente. Le sua mani spingono affinche’ io ruoti su me stessa ed offra la totale visione del mio corpo nudo ed inerme alle sue voglie perverse. Mi guarda. Mi studia. Mi sorride ora… Mi spinge verso la poltroncina che campeggia in un angolo, straripante di costumi. Le sue braccia , forti e volitive, mi accompagnano affinche’ io mi sieda.

Subito lei e’ sopra e dentro di me. La sua bocca sfiora la mia e vi penetra con dolce violenza. La sua lingua esplora tutta me stessa , strappandomi nuovi gemiti di sorpresa e di piacere. Le sua mani sono inarrestabili, irraggiungibili e giocano, carezzano, titillano, si muovono…
Ora la sua lingua scende verso i seni , li bagna di saliva e carezza dolcemente prima un capezzolo, poi l’altro. Percepisco un lieve morso su entrambi.

Gemo. Non posso fare altro. Lei non parla. Io non oso pronunciare altro che gemiti di sommesso piacere.
E’ come se fra noi fosse nata una tacita intesa…godere senza sapere nulla l’una dell’altra…. senza presentazioni, senza nomi…. sono sufficienti i nostri corpi e le nostre voglie.
La Signora scende verso l’ombelico , vi penetra con la punta della lingua. Io, oltre a godermi le mille sensazioni che Lei sa donare…mi godo lo spettacolo allo specchio.

Mi vedo semisdraiata sulla poltroncina, in totale balia di questa insaziabile troia, che vuole farmi godere….
La sua lingua sa farsi desiderare. Ormai io la vorrei sentire dentro di me, profondamente …vorrei godere fra le sue labbra senza ritegno alcuno…. ma la porca sa bene come farsi desiderare e presto abbandona il mio ventre per dedicarsi alle braccia…. ora scende dolcemente a leccarmi le cosce…. dopo un istante lambisce con lussuria il polpaccio ed afferra il mio piede.

Infila alcune delle mie dita nella sua bocca, bagnandole di saliva e senza smettere di guardarmi negli occhi.
Io vorrei urlare. Vorrei implorarla di farmi godere, di farmi venire ,ma non oso interrompere questo silenzio carico di tensione e di attesa….
Sta deliberatamente succhiando i miei piedi come fossero falli maschili, infila il mio alluce frale labbra umide e succhia…. lecca…. La mia vagina ormai ha abbondantemente bagnato la poltroncina in attesa di quanto desidera piu’ d’ogni altra cosa …e finalmente la Signora abbandona il mio piede, sale lentissimamente, sempre fissando il mio viso , con la lingua , a lambire la gamba, si avvicina alla coscia , istintivamente mi apro..Ora la voglio, lo voglio ! Lei alza lo sguardo , mi fissa e fa comparire la lingua fra le labbra , la muove velocemente guardandomi negli occhi …Io gemo e per la prima volta imploro:

“ Ti prego….


Sorride, abbassa il capo e finalmente percepisco il muscolo bagnato e bollente guizzarmi fra le cosce.
Mi apro ancora di piu’.
Lei raggiunge il mio bottoncino e lo accudisce con amore, con perizia, con esperienza consumata.
Sento finalmente un brivido bollente partire dal cervello e raggiungere il clitoride. Finalmente godo…. finalmente mi abbandono alle sensazioni straordinarie di questa porca abilissima ed esperta. Mi sento gemere, mi sento gridare, le afferro il capo e me lo spingo contro.

La sua lingua saetta sul clito, le sue labbra lo afferrano e lo suggono , simulando un pompino. La sua lingua scende fra le mie labbra e penetra in me. Sento un cazzetto bagnato , piccolo , ma muscoloso …. che mi penetra con piccoli colpi ben assestati… Non so quante volte abbia gridato ed abbia implorato di non smettere, di continuare, di farmi venire ancora e ancora…. Ora Lei torna sul clitoride duro e percepisco due, forse tre delle sue dita spingersi dentro di me…prepotenti ed abili…fino a farmi urlare per l’ennesimo orgasmo….

mentre la lingua e le labbra non smettono di succhiare e leccare il bottoncino durissimo e teso. Non so per quanto tempo Lei si sia divertita a farmi godere…. Sono semplicemente certa di non avere mai goduto tanto. La Signora si e’ dedicata alla mia fica per minuti interminabili, ore …. Senza nulla chiedere in cambio. Ancora completamente vestita ha semplicemente dedicato al mio piacere tutte le sue abilita’. Ma ora sento che si muove….

Si allontana da me e mi lascia , sola ed abbandonata sulla poltroncina del camerino. Penso che , dopo tanta dedizione, abbia diritto ad un attimo di pausa, magari a bere un sorso d’acqua…. chissa’…
Sento che sta trafficando a qulche passo da me. Porte che si aprono e si richiudono. Passi che tornno verso il camerino. La Signora ricompare sulla porta. In braccio tiene un magnifico cagnolino bianco, un batuffolo di peli candidi circonda un musetto malizioso e vispo…In un istante mi domando dove abbia tenuto nascosto quel cane durante le ore di apertura negozio…a poi un altro pensiero attraversa fulmineamente la mia mente…Mi chiedo cosa voglia fare la mia dolce e perversa Signora offrendomi quel dolcissimo esemplare di White Terrier da guardare.

Un breve istante ed immediatamente comprendo. La Signora e’ sola , sicuramente e’ una lesbica convinta e …. probabilmente quando la voglia di sesso la possiede…si concede alle grazie di una linguetta maliziosa e discreta.
Non ho il tempo di riflettere. Lei appoggia il batuffolo a terra poi afferra le mie mani e , con decisione mi costringe ad accomodarmi sul pavimento del camerino. Mi accompagna con la schiena a terra, dolcemente.

Apre le mie cosce e tiene divaricate le mie gambe forzando le mie ginocchia. Quasi immediatamente percepisco un soffio caldo sulla fica …e subito dopo sento il nasino bagnato del Terrier farsi strada fra i miei umori , abbondantissimi ed umidi. Ho sentito dire che molte donne stimolano il cane con del burro o dello yogurth …. ma probabilmente il Terrier non ne ha bisogno in questo momento. Io sono talmente bagnata ed eccitata che lui , immediatamente , si insinua a leccare voracemente la mia femminilita’.

La Signora sorride e si accomoda sulla poltroncina. Io sono a terra, completamente umiliata dalla sua volonta’ ed , al contempo, eccitata in modo estremo dalla situazione …. Apro , mio malgrado, le gambe fino a poggiare quasi le ginocchia sul pavimento…la linguetta di lui non si fa attendere. Dopo avermi annusata ed avere percepito la mia calda eccitazione il cane insinua con consumata abilita’ la linguetta fra e mie labbra gonfie e inizia una estenuante, terribile, lunghissima ….

danza sul mio clito e nella mia vagina dischiusa, Sento l sua lingua dura e muscolosa muoversi velocissima sul clitoride…. sento la stessa lingua frugarmi dentro a caccia di umori e di liquidi…. che non si fanno certamente attendere.
Godo copiosamente sulla lingua del Terrier che mi penetra e mi fa gridare…..Ho gli occhi quasi sempre chiusi, ma quando il coraggio di un istante mi spinge ad aprirli, intravvedo la Signora che osserva lo spettacolo con ingorda ammirazione….

La sento incitare il fedele amico , sottovoce, quasi il suo fosse un linguaggio segreto e totalmente incomprensibile.
Certamente deve essere estremamente eccitante guardare la mia passerina lambita dalle avide e velocissime leccate del cagnolino…. Mi sollevo lievemente alzando il bacino…il piccolo si insinua fino a leccarmi il culetto…poi torna, disordinatamente , all’imbocco della vagina..per poi tornare al clitoride, ormai durissimo, estremamente eccitato e gonfio…. Sto impazzendo, sto sognando…sto venendo in modo vergognoso.

E mi rendo conto che e’ eccitante da morire il fatto che lei mi guardi mentre lo faccio. Mi contorco, nell’ultimo , spasmodico orgasmo…. in modo esageratamente plateale…per darle l’opportunita’ di beneficiare fino in fondo di questo mio anomalo spettacolo… Espello un ultimo fiotto di piacere che il cane sugge avidamente …fino a ripulirmi completamente. Sono scioccata, sconvolta, distrutta dalla vergogna, dal piacere, dallo stupore. Lei afferra semplicemente il cane, lo accarezza con amore e se ne va con lui.

Probabilmente lo riaccompagna la’ dove lui e’ abituato a stare durante le ore di apertura del negozio. Poi torna da me. Io mi sono rivestita in qualche modo…. lei e’ tornata da me sorridendo …. mi ha accompagnato all’uscita sul retro del negozio.
Per la prima volta l’ho sentita parlare….
“ Sei una troia formidabile, ti aspetto domani sera , dopo la chiusura…per continuare a giocare con te. Ma domani, ricorda bene, dovrai anche tu farmi godere.


E dopo avermi leccato con sensualita’ le labbra per l’ultima volta, mi ha spinta fuori dal suo negozio chiudendo a chiave il portoncino del retro- bottega.

Lezioni di vero
di antonio andrea fusco
Collegamento:.

Servizio fotografico con svolta!

Mi chiamo Paola ho 32 anni, un viso da bambolina e nonostante la statura non troppo alta un bel corpo con tutte le curve al punto giusto che spesso richiamano lo sguardo degli uomini e sinceramente la cosa non mi dispiace.
Sono felicemente sposata ed il rapporto sessuale con mio marito è soddisfacente, anche se a letto non facciamo i fuochi artificiali.
Sono una dirigente presso una importante ditta di import/export, ma svolgo in segreto una seconda attività, quella di gestire un sexy shop on line.

Ed è proprio nello svolgimento di questo lavoro che mi è capitato di vivere una avventura che mi ha lasciato molto scossa.
Avevo ricevuto alcuni nuovi capi di abbigliamento e dovendo inserirli sul catalogo, ho contattato una modella e il fotografo per poter fare le foto necessarie a mostrare i nuovi capi ai clienti.
Mi sono recata nello studio del fotografo ma non ho trovato ancora la modella.

Aldo, il fotografo è un uomo di circa 50 anni, ottimo professionista, anche se un po’ caro, abituato a stare in mezzo a belle ragazze, seminude o completamente svestite.
Ama scherzare con loro e fare battute e commenti, ma mai volgari e sempre improntati alla risate allo scherzo piuttosto che al sesso.
Mente stavamo chiacchierando squilla il cellulare, è la modella che mi comunica di essere stata tamponata e deve andare al pronto soccorso perché ha subito un colpo di frusta e non può quindi presentarsi all’appuntamento.

Sono molto arrabbiata, sia per la preoccupazione per lo stato di salute della ragazza, sia perché volevo assolutamente inserire i nuovi capi sul catalogo, inoltre il fotografo vorrà certamente essere pagato per il tempo che perderà.
“Forse ho trovato una soluzione, mi dice Aldo, con il corpo che ti ritrovi potresti indossare tu i capi. ”
“Neanche per sogno, pensa se qualcuno mi riconoscesse e poi sinceramente sarei in imbarazzo a indossare davanti a te certi abiti e perizoma.

Per il fatto di farti riconoscere non devi preoccuparti, posso modificare il tuo volto inserendo quello della modella e per il resto fingi di essere su una spiaggia, so che indossi bikini miolto piccoli e spesso prendi il sole in topless.
Rimango un attimo pensierosa mentre Aldo continua, “ Prova solo ad indossare il vestito più coperto, ti cambi dietro il paravento e vediamo se poi vuoi continuare”
Mi ha convinto, vado dietro al paravento con il pacchetto con gli indumenti, mi tolgo il tailleur, il reggicalze che indosso con calze molto velate, e indosso un top bianco con mini nera e tanga nero.

Esco dal paravento e mi sistemo davanti all’obiettivo.
“Cerca di non essere così rigida, vedi di assumere una posa sexy,aspetta ti faccio vedere. ”
Aldo si avvicina, mi pone una mano su un braccio e un’altra su un fianco per farmi assumere la giusta posizione. Il suo tocco e leggero e per niente lascivo ma mi provoca uno stano brivido.
“Bene, così mi pari perfetta. ” shitta alcune foto e poi mi chiede se voglio continuare, ormai il ghiaccio è rotto e gli rispondo di si.

Dietro il paravanto indosso un mini abito elasticizzato turchese, molto carino e per niente volgare.
Mi sento più a mio agio e indosso un mini abito bianco in microfibra, molto orto che mette in evidenza il mio seno, devo però togliere il reggiseno e mi sento un po’ imbarazzata, ma dal momento che Aldo non mostra alcuna reazione poso anche con questo capo.
Gli abiti sono finiti, devo indossare una tuta a rete con solo il perizoma sotto.

Le mie tette sono in bella vista e fatico ad assumere una posa rilassata. Aldo si avvicina nuovamente per sistemarmi, ma il suo tocco questa volta è un po’ più prolungato, le sue mani si soffermano di più sul mio corpo e quando la sua mano mi sfiora un capezzolo provo come una scossa elettrica.
I miei capezzoli si irrigidiscono e sento come mille farfalle che turbinano nel mio stomaco.
Aldo sembra imperturbabile, ritorna alla macchina e shitta la foto.

Mi rimangono da indossare i perizomi, con null’altro addosso; sono turbata ed ecitata nello stesso tempo. Indosso un perizoma string con brillantini ed esco per la foto.
“Complimenti, non avevo mai notato che avessi un così bel seno, avresti dovuto pensarci prima a fare tu la modella, potevi risparmiare anche un bel po’ di soldi, bene adesso girati che facciamo una foto al lato b. Non c’è che dire, hai anche uno splendido culetto, sembri una brasiliana.


I suoi complimenti mi fanno piacere, adesso mi sento veramente eccitata, guardo Aldo ma mi pare che oltre alle battute non abbia fatto alcun cambiamento nel suo atteggiamento.
Indosso un altro perizoma con il fiocco sul sedere, mentre cammino mi muovo sensualmente, voglio proprio vedere che effetto farò sul fotografo.
Si vede chiaramente che la situazione lo ha emotivamente coinvolto, non è più rilassato come prima ,ma continua con estrema professionalità il suo lavoro.

Mi rimangono due perizomi aperti, indosso il primo, mi fermo avanti alla macchina foto, allargo un po’ le gambe mettendo bene in mostra la mia fighetta depilata. Sto pensando che mi comporto come una vera troia, in vita mia non avrei mai più pensato di vivere una esperienza simile.
Mi passo sensualmente le lingua sulle labbra mentre Aldo deglutisce vistosamente mentre mi shitta la foto.
“Adesso che mi hai visto anche la figa posso fare a meno di andare dietro al paravento per cambiarmi” Mi siedo su uno sgabello, sfilo il perizoma aperto facendo bene attenzione a mostrarmi il più possibile e mi infilo il secondo perizoma a farfalla, praticamente pochi centrimetri di stringa.

Il fotografo shitta quest’ultima foto, io mi tolgo la farfallina e rimango nuda davanti a lui, aprendo un po’ le gambe.
“Bene se abbiamo finito posso scaricare le foto sul p. c. e tu puoi rivestirti. ”
Si avvicina porgendomi la mano come per stringere la mia, ma quando è di fronte, mi cinge con il braccio il fianco, mi avvicina a lui; le sue labbra sono sulle mie ,la lingua cerca di farsi strada fra i miei denti.

La mia mente mi impone di serrare le labbra, ma il mio corpo non ascolta, apro la bocca e le nostre lingue si intrecciano.
La sua mano destra scende sul mio culetto e lo palpeggia, la sinistra si impossessa della mia tetta, la pastrrugna e il suo pollice mi massaggia il capezzolo.
Sono completamente partita con la testa, avvicino il mio pube al suo ventre per sentire attraverso i calzoni la sua notevole erezione.

Ci fermiamo per riprendere fiato e sento le mani di Aldo sulle mie spalle che mi spingono verso il basso, capisco cosa vuole, mi inginocchio, apro la patta dei suoi pantaloni ed estraggo il membro già dura o con una cappella violacea che già pulsa. Inizio a dargli dei colpesstini con la lingua, poi lo lecco con lunghi colpi e infine lo avvolgo con le mie labbra.

Le mani del fotografo sono sul mio capo e guidano il movimento della bocca.

Aspiro,lecco succhio e lo sento ingrossarsi ulteriormente. Continuo per qualche minuto poi “Fermati, non farmi venire, voglio scoparti”.
Smetto di succhiare e mi rialzo, mi guardo intorno ma nello studio non ci sono divani, letti, solo un paio di sedie e l’idea di stendermi sul pavimento non mi attira proprio, nonostante stia provando una intensa voglia di sentire quel cazzo entrarmi dentro.
“Avvicinati al muro, appoggia le mani e allarga bene le gambe”, mentre dice queste parole il fotografo si avvicina ad un mobiletto nel quale tiene le macchine fotografiche le altre attrezzature, apre un cassetto e ne estrae un preservativo che si infila subito.

“Con tutte le puttanelle che vengono in questo studio è sempre meglio essere preparati a farsi qualche bella scopata, per questo motivo tengo sempre il necessario a portata di mano”
Dovrei sentirmi offesa per sentirmi paragonare ad una puttanella, ma ormai Aldo è dietro di me, si appoggia al mio corpo, mi stringe e palpa con le mani i seni e con un solo colpo mi penetra sino in fondo alla figa completamente bagnata.

Comincia a darmi brevi e profondi colpi, poi estrae quasi completamente il cazzo e me lo infila in profondità per alcune volte di seguito. Continua con questa tecnica che non avevo mai provato e mi procura un gran piacere, e non ci metto molto a raggiungere uno squassante orgasmo. Sento le ginocchia che si piegano, ma il mio partner continua a scoparmi,sino a quando avverto che sta per venire. “Vorrei venirti in bocca, posso farlo?”
Annuisco, mi giro e inginocchio mentre lui si sfila il preservativo, si masturba per qualche istante e poi mi scarica tutto il suo seme nella bocca che avvolge il suo pene.

Ingoio tutto, non l’ho mai fatto con mio marito e sinceramente il gusto non mi piace troppo, deglutisco in fretta e mi rialzo.
Siamo uno di fronte all’altra, io completamente nuda, lui tutto vestito con il cazzo ormai moscio che esce dai pantaloni.
“E’ stato bello, ma non si ripeterà mai più, dimentichiamo quello che è successo”
“Certamente, è stato un momento di pazzia, lo conserverò come uno dei segreti più piacevoli della mia vita professionale, vorrei farti i complimenti per come usi la bocca, fai un pompino fantastico.

“Lo so, me lo dice sempre anche mio marito. ”.

Diario di un segaiolo – La sorellona – Una piacevo

Senza più Cristina in casa cominciai a dedicare le mie seghe alle bellezze straniere scoprendo il fantastico universo delle bellezze di Nuts magazine, a partire da Lucy Pinder e Michelle Marsh.
Mentre le bellezze nostrane ritornavano ad esser pudiche e persino a ridursi il seno, quelle inglesi erano maledettamente esibizioniste e sfoggiavano topless su topless, pose provocanti, foto dal doppio senso inequivocabile.
Le seghe erano inevitabili e quando non mi bastavano le foto andavo a ricercare i video backstage.

In patria le uniche a dare un minimo di soddisfazione furono la Canalis prima e la Toniolo poi. Nel mezzo inserisco le comparsate della Fontana gravida che sfoggiava delle mammelle clamorose su Controcampo, un tg sportivo della domenica sera. Quel viso angelico e quei meloni gonfi furono un’immensa fonte di ispirazione.
Mentre i miei stavano nella loro stanza a guardarsi la tv la domenica sera, io me lo potevo menare dentro le mutande davanti la tv di cucina mentre la regia si soffermava sui primi piani della biondona.

Fortuna poi le capture si potevano ritrovare nel web pochi giorni dopo così da poterla segare con più calma al pc a mutande calate.
A proposito dei miei, per il loro 40esimo anniversario di matrimonio si fecero un regalo enorme, mica da poco. Correva il 2003 e Cristina era al primo anno di università mentre io ero prossimo a fare i 18 anni e concludere il 4° anno di IPSIA. Se parli di IPSIA parli di figa 0,neanche l’ombra, mai una compagna femmina anche se cozza; era un grosso magazzino colmo di cazzi.

Rimanere vergine per me non era difficile dunque, distrazioni femminili poche, una bellezza estetica nulla a cui si aggiungeva una leggera ma fastidiosa acne a rendermi ulteriormente poco appetito dal gentil sesso.
Eppure , nonostante mi segassi con frequenza vip e vippette varie non ero incallito come ora, anzi, a confronto ero un santo. Avevo interessi maggiori tra calcio in tv, playstation e le prime sbronze con gli amici.
Ritorniamo però al super regalo che si fecero i miei.

In realtà il regalo era praticamente per tutti e fu niente di meno che una casa al mare! Colsero l’occasione di un poveraccio che aveva cominciato a costruirla ma che poi per guai economici si era visto costretto a venderla a prezzi che ora sarebbero “stracciati”. La casa non era ancora finita, ci pensarono i miei a finirla. Le cifre dell’operazione furono modiche ma per una famiglia benestante ma non ricca, era comunque un sacrificio.

I miei erano stati entrambi lavoratori sin da giovanissimi e riuscirono a coniugare lavoro e studio riuscendo pure a laurearsi. Erano grandi risparmiatori e a memoria non ricordo comprassero mai cose superficiali. Avevano due buoni stipendi e quindi colsero l’occasione e affondarono il colpo.
La casa era umile, dimensioni giuste per far vivere 4 persone ,un solo piano, un giardinetto tutto attorno.
Il loro progetto era quello di godersi la pensione li al mare, lontano dal caos cittadino, in un posto molto bello come solo la Sardegna può offrire.

L’appartamento in città era a disposizione mia e di mia sorella ma essendo lei fuori per l’università ,da li a pochi anni rimasi in pratica l’unico a viverci.
Ovviamente fui felice della casa al mare; mi piaceva il mare e mi piaceva la zona. Il vantaggio era che finalmente potevo rivedere Cristina piuttosto scoperta con le % di vederla gironzolare in bikini per casa piuttosto elevate.
La casa non fu pronta per una buona fetta dell’estate ma già a fine agosto si poteva vivere!
Luce, gas, acqua c’erano.

Mancavano buona parte degli arredamenti; le camere da letto non avevano nessun mobile ma giusto brande , materassi e lenzuola; giardino e tetto (inteso come tegole) erano ancora da finire.
Facemmo una festa coi parenti come sorta di inaugurazione, una sorta di pranzo. I nostri poi concessero subito di fare un ulteriore festa a mio sorella, ovviamente la sera, particolarmente entusiasta di quella casa anche perché si trovava nelle vicinanze della casa di diverse amiche del liceo con qui era in ottimi rapporti.

Io stesso avevo un paio di amici che abitavano nei dintorni e cordialmente rifiutai l’invito alla festa di mia sorella (cosa che lei gradii molto, si vedeva che voleva esser l’unica a volersi pavoneggiare di quel nuovo acquisto davanti alle amiche) e mi unii a loro per una sbronza con falò in spiaggia. Ovviamente zero figa!
I miei quindi tolsero il disturbo verso metà pomeriggio ritornando in città; zii vari seguirono a ruota.

Poche ore dopo, alla spicciolata , arrivarono poche amiche e amici di mia sorella. Erano venuti a mani piene di alcool , carne per barbecue, forse pure un po’ di fumo. Io ero piuttosto timido e riservato e me ne stetti tutto il tempo in camera a legger fumetti fino all’ora dell’appuntamento con gli altri, previsto per le 21. Mentre fuori si cominciava a ridere e bere io mi preparai e mi diressi in spiaggia salutando velocemente gli amici di mia sorella e levando il disturbo.

Non mi accorsi nemmeno se c’era qualche bella figa. Notai comunque che i sessi erano in equilibrio. Riconobbi qualche sua compagna che era venuta a casa per fare i compiti con lei all’epoca del liceo; i maschi invece non sapevo chi fossero. Sta di fatto che molti ci stavano già dando dentro con l’alcool mentre preparavano il barbecue in giardino.
Cristina era una sole; infradito con leggero smalto, short, magliettina verde e abbastanza aderente per metter in mostra quei meloni superbi.

Quando si avvicinò per salutarmi e abbracciarmi mentre andavo via sentii chiaramente quelle bombe premermi sul petto. Erano grosse ma anche morbide, fu una sensazione unica e dovetti divincolarmi presto perché non volevo assolutamente notasse che mi si gonfiava il pene tra le gambe.
“Divertiti mi raccomando, e non bere troppo!” mi disse, da brava sorellona premurosa.
Le sue raccomandazioni non servirono a nulla. Alle 3 comunque riuscii a tornare a casa; ero sbronzo ma non a livelli estremi.

Il tanto che bastò per andare dritto in camera e coricarmi.
Se io ero sbronzo, gli amici di mia sorella lo erano di più. Una buona parte era evidentemente andato via lasciando qualche traccia di vomito lungo il cammino; un paio erano praticamente accampati in giardino in stato comatoso. Di mia sorella fuori non c’era traccia e diedi per scontato che era nel mondo dei sogni in camera sua.
Il mio unico intento era quello di dormire per cui mi diressi dritto alla mia stanza e senza manco spogliarmi mi buttai sul materasso e buona notte.

Mi svegliai che erano le 6:30 e avevo ancora qualche cerchio in testa ma soprattutto ero fottutamente disidratato.
Per andare in cucina giocoforza si doveva passare davanti alla stanza di Cristina e li vidi ciò che avevo sempre desiderato.
Prima di vedere però sentii : il rumore era quello del materasso di due che stanno scopando con amore e senza furia, un cigolio lento e regolare. Sentivo anche due voci bisbigliare ,una maschile e una femminile.

Il rimpianto più grosso di quel momento lì fu il mio stato; non fossi stato ancora mezzo sbronzo probabilmente mi sarei ricordato ogni singola sillaba di quella chiacchierata ed invece ricordo davvero poche parole. Una tra tutte la disse lui:
“E’ sempre stato il mio sogno!”
Si ma cosa? ancora non avevo visto nulla ma solo sentito. Fortuna grande fu che la mia pudica sorellona, sempre attenta a chiudersi in camera anche quando si doveva semplicemente cambiare una maglia , stavolta lasciò uno spiraglio nella porta semi aperta mica male.

Si vedeva quasi metà del suo letto il cui montante poggiava proprio sulla parete in cui vi era l’ingresso alla stanza.
Io potevo esser pure mezzo sbronzo ma il mio cazzo aveva il settimo senso ed era già bello carico come se sapesse già cosa stavo per ammirare.
La prima cosa che vidi fu un ragazzo incredibilmente magro, completamente nudo in ginocchio sopra il letto di mia sorella; lo sguardo scese e di li a poco la tachicardia quasi mi sfondò il petto.

Vidi chiaramente il corpo di una ragazza coricata sotto di lui, la parte superiore nuda visto che aveva due grosse mammelle al vento o meglio nell’atto di stringere “qualcosa”; la parte inferiore mi veniva nascosta dalla porta quindi non so se fosse con la figa al vento.
Parte della faccia era nascosta dal cuscino ma il profilo non poteva tradire, era Cristina.
Dovetti quasi appoggiarmi al muro prendere respiro. Intontito dai fumi dell’alcool poteva pure esser un sogno.

Non lo era ovviamente
Quasi incredulo mi dimenticai completamente di avere una sete incredibile e quasi come un ninja furtivamente rivolsi nuovamente uno sguardo dentro la stanza, stavolta cercando di collegare tutti gli elementi.
Il cigolio della branda derivava dall’andare e indietro di un grosso pisellone in mezzo ai seni di mia sorella. Era questo in poche parole quello che vidi. Fui incredibilmente impressionato dalle dimensioni di quel pene. Era una cosa enorme.

Un paio di volte sfuggì dalla presa quasi implacabile del seno di Cristina e lo vidi quasi perfettamente ritto. Era lungo e grosso, pure troppo soprattutto in relazione al fisico esile di quel ragazzo.
Non credo di esagerare se dico che aveva il pene grosso quasi quanto il suo avambraccio, che poteva pur esser magro ma sempre un braccio era. Se dovessi usare un termine di paragone credo chiamerei in ballo Danny D, il pornoattore inglese.

Ecco una tipologia di pene simile a quella, una roba incredibile.
Io che avevo sempre sognato di vederla alle prese con un grosso calibro ora potevo gustarmi uno spettacolo che avveniva a poco più di un metro e mezzo dal mio sguardo.
Ricordo che mia sorella non era molto attiva in quella scena e pure lui mi pareva mezzo intontito ,segno che entrambi dovevano ancora esser mezzo sbronzi.
Il fatto che poi non si fossero accorti che mi ero alzato dal letto, ero uscito dalla mia stanza (e la porta un minimo di rumore lo fa sempre) mi fece propendere sempre più per questa ipotesi.

“Sei un sogno” continuava a ripetere il ragazzo mentre andava avanti e indietro sul seno di mia sorella; nonostante anche il diametro fosse notevole il seno di lei lo avvolgeva senza problemi.
Un paio di volte in quei secondi vidi Cristina avvicinare la bocca con la lingua di fuori intenta a leccare la punta del grosso pene ogni qual volta spuntava fuori dalle sue tettone. Il fortunato ovviamente ansimava di piacere, intontito ma innamorato di quel trattamento ricevuto.

Il ragazzo non tardò molto a fare una doccia di sperma a mia sorella. Si fece scappare un “arrivo” a mezza voce strozzato dalla goduria estrema con colpo finale e una copiosa sborrata investì in pieno viso Cristina ,il suo cuscino e credo pure le pareti della sua camera. Altro sperma gocciolava dal grosso pene scorrendo tra i seni e quindi nella fossetta sotto il collo di mia sorella.
Nonostante fossi mezzo sbronzo fui particolarmente attento a tutti quei dettagli, furono materiale per infinite seghe nel corso degli anni a venire e tutt’oggi ,ad oltre un decennio di distanza, anche il solo scrivervelo in questo racconto , provoca in me una passione e goduria immensa.

Fossero stati tempi moderni non avrei esitato un attimo a prendere uno smartphone e filmare la scena e conservarla gelosamente negli anni a seguire.
Purtroppo all’epoca era già tanto se i cellulari facevano foto e le foto erano un insieme di pixel troppo grossi per poter ammirare seriamente qualcosa di bello.
Finito lo spettacolo mi accorsi che ero venuto pure io; fu la prima e unica volta in vita mia che sborrai senza toccarmi.

Paradossalmente non fu piacevole; la sega è molto più bella e quel giorno vi giuro che mi distrussi a ripensare alla scena. Credo arrivai a masturbarmi 6 volte in tutta la giornata.
Ripensai a tutti i dettagli che avevo immagazzinato, pensai pure a come potevano aver cominciato la serata, come l’aveva corteggiata lui, se vi erano stati dei rapporti prima, se lei glielo aveva succhiato.
Tempo dopo seppi che il pisellone non era che un suo ex compagno di liceo che a quanto pare manco le piaceva (però il suo cazzone si eh, ripensai io) e che si era imbucato alla festa perché era stracotto di lei dai tempi del liceo.

Questo spiegava il suo continuare a ripetere “sei un sogno”.
Scoprii un lato di mia sorella che pensavo non avesse, molto maschile. Aveva usato quel suo compagnetto di classe per giocarci un po’ sotto le coperte senza impegno e una volta finito tutto, ognuno per la sua strada con saluto informale.
Lei, sentendola parlare con mia madre qualche giorno dopo riguardo alla festa, le disse:
“E’ venuto Giacomo, povero, io manco l’avevo invitato , però sai, mi ha fatto pena e alla fine l’ho trattenuto alla festa!” e non credo ti sia dispiaciuto porcona, pensai io tra me e me.

Giacomo poteva pure esser bruttino, magrolino ma non era stupido. L’aveva fatta bere al punto giusto e poi una volta che le ha fatto toccare il pisellone penso che anche lei si fosse definitivamente convinta a concedergli un piacere.
Credo che quello poi non sarebbe stato l’unico piacere che si sarebbe preso. Alcune estati e seguire Giacomo si fece vivo a casa nostra pronto per uscire con Cristina la sera. Questo nonostante mia sorella avesse pure un fidanzato.

Ipotizzo che Giacomo in quegli anni la fosse il suo svago estivo, una sorta di stallone tutto suo che lei si teneva sempre a bada e pronto per l’uso. Lui ovviamente non aspettava altro.
Questo episodio che forse durò dai 5 ai 10 minuti , cambiò completamente la percezione che avevo di mia sorella. Convinto che fosse una santa era molto probabilmente assettata di grossi cazzi come la immaginavo solo nel mondo fatato delle mie fantasie.

Volevo avere conferme a proposito ma questo lo racconterò nei prossimi post.

La mia esperienza con una coppia cuckold parte 35

-Trentacinquesima parte-

Mi svegliai verso le 09,00 la mattina successiva, Simona dormiva sul fianco, nuda come al solito, aveva una gamba appoggiata sull’altra ed il culo rivolto verso di me, al mattino presto certe visioni provocano uno strano effetto, ebbi un’erezione immediata ed una gran voglia di scoparla prese il sopravvento, mi avvicinai a lei mettendomi anch’io sul fianco dietro di lei, tirai fuori il cazzo e lo feci girare attorno alla sua fighetta, lo infilai dentro delicatamente, aprì gli occhi e girandosi verso di me con la testa mi disse sorridendo:
– “Buongiorno…”.

Senza risponderle cominciai a scoparla lentamente, con delicatezza ma infilandoglielo dentro fino in fondo, intanto la abbracciai stringendo le sue magnifiche tette, lei prese le mie mani nelle sue baciandomele, sensualissima la posizione ed eccitantissimo sentirla ansimare e vederglielo fare:
– “Grazie amore…”.
Cominciò a succhiarmi le dita, intanto si stimolava delicatamente il clitoride, sentivo il cazzo entrare come un coltello caldo nel burro, colava umori ed ansimava sempre più forte accarezzandomi le gambe con le sue, era decisamente coinvolgente come situazione, mi prese la testa e la tirò verso di lei baciandomi con molta passione.

– “E’ bellissimo, non ti fermare ti prego…”.
Ebbe un orgasmo, probabilmente era piaciuta molto anche a lei quella posizione, mi spinse indietro con una mano, lo tolsi facendola respirare, restando in quella posizione la abbracciai stretta a me baciandole il collo e succhiandole i lobi delle orecchie, lei mi accarezzava i capelli tirandomi verso di lei con forza:
– “Era bellissimo, dammi due minuti e ricomincia ti prego…”.
Pochi minuti dopo si allontanò leggermente, fece passare una mano dietro la schiena e me lo prese in mano, se lo puntò nel culo e lo accompagnò penetrandosi dolcemente:
– “Ohhh sii così, adesso puoi ricominciare tesoro…”.

La inculavo con delicatezza ma affondando i colpi con decisone alla fine, spalancava la bocca e inspirava profondamente spingendo con il culo per sentirlo meglio, quella posizione era molto stimolante ed anche lei apprezzava parecchio:
– “E’ fantastico, non ti fermare ti prego…”.
Aumentai il ritmo ed il volume dei suoi incitamenti pure:
– “Ohhh sii così…”.
In quella posizione eravamo rivolti con la schiena rispetto alla porta scorrevole che portava alla camera da letto, sentii un rumore e mi girai di shitto vedendo Paolo che ci fissava eccitatissimo, essendo abituato alla sua presenza non dissi niente e continuai quello che stavo facendo senza curarmi di lui, sborrai poco dopo nel culo di Simona tra i suoi apprezzamenti:
– “Ohhh sii cazzo sii…”.

Mi spinse via facendomi coricare sulla schiena ed infilandosi il mio cazzo in bocca spompinandomelo con molta passione, vide anche lei il marito ma continuò il suo lavoro senza curarsene minimamente, in quel momento sentii la voce di Clara:
– “Paolo sei qui?”.
Si girò di shitto ma era troppo tardi, la sua enorme sagoma comparve dietro di lui vedendo Simona con la bocca colante del mio sperma intenta a succhiarmelo, istintivamente esclamai:
– “Ohhh cazzo…”.

Cercai di coprirmi imbarazzatissimo ma le lenzuola erano finite in fondo al letto, Clara si mise una mani sulla bocca ed esclamò:
– “Scusate non pensavo…”.
Simona sorridendo si passò la lingua sulle labbra guardandola divertita:
– “Tranquilla Clara, stavo solo facendo colazione…”;
– “Scusate ce ne andiamo subito. ”.
Prese per mano Paolo trascinandolo fuori dalla stanza e chiudendo la porta che comunicava con la nostra, Simona scoppiò a ridere divertita dalla scena, io invece ero parecchio imbarazzato e le dissi:
– “Che cazzo ridi, non pensi che vedendo Paolo fermo come uno scemo a guardare mentre me lo succhiavi possa scoprire tutto?”;
– “Hai ragione ma era troppo divertente la faccia che ha fatto! Chissà da quanto tempo non vedeva un cazzo come il tuo.

”.
Si rivestì velocemente bussando alla porta della loro camera, senza aspettare risposta entrò, all’interno udii la voce di Clara che diceva:
– “Tu li hai visti che stavano facendo sesso e restavi li a guardarli? Spiegami!”.
Corsi anch’io nella loro stanza, Simona prese in mano la situazione:
– “Era appena arrivato Clara, era stupito quanto te ma sinceramente a me non ha dato fastidio e non mi sono fermata, è colpa mia…”;
– “So quello che ho visto Simona, lui era con gli occhi spalancati ed il viso eccitato guardando sua sorella con il cazzo del cognato in bocca, non mi sembrava stupito di quello ma del mio arrivo…”;
– “Quindi cosa vorresti dire? Che si eccita nel vederci scopare? Pensi che si sia goduto tutto lo spettacolo? Era appena arrivato Clara e ci ha sorpresi mentre stavo facendo un pompino a Gianluca, tranquilla sono cose che capitano, in fin dei conti è mio fratello…”;
– “Io ho avuto tutta un’altra impressione Simona, mi sembrava solo eccitato senza imbarazzo, scusa ma non ci vedo niente di normale in questa cosa…”;
– “Senti Clara, tu puoi pensare quello che vuoi ma ti assicuro che noi non lo abbiamo sentito arrivare, in fin dei conti io avevo la bocca occupata e nessuno stava parlando in quel momento, Paolo è entrato nella stanza in silenzio pensando dormissimo e ci ha sorpresi …”;
– “Sarà come dici te Simona ma ho avuto una strana sensazione, scusate ma vado nella mia stanza, a dopo.

” – Paolo si rivolse a lei:
– “Clara, ti assicuro che hai avuto una percezione sbagliata, ti accompagno così ne parliamo per strada. ”.
Uscirono dalla camera insieme, Simona era terribilmente divertita:
– “Che casino che è successo, vorrei essere una mosca per sentire cosa si stanno dicendo. ”;
– “Paolo magari riuscirà a farsi credere. ”;
– “Sinceramente non me ne frega un cazzo, pensi quello che vuole la tardona, mi spiace solo che un’altra da scopare Paolo non la troverà facilmente, che si fotta, andiamo a fare colazione tesoro?”.

Simona era proprio cinica e lo dimostrava spesso, questo suo atteggiamento era la dimostrazione del suo modo di essere. Mentre facevamo colazione un cameriere ci disse che il direttore del villaggio voleva parlarci, aspettammo Paolo per andarci tutti insieme, nel frattempo ci relazionò sul colloquio con Clara:
– “Ha voluto prendersi un po’ di tempo per pensare all’accaduto ma mi sembra di averci messo una pezza, mi dispiace che sia successo sto casino. ”.

Andammo dal direttore, ci accolse nel suo ufficio, sembrava imbarazzato e dopo i soliti convenevoli arrivò al sodo:
– “Volevo parlarvi di alcune lamentele che mi sono arrivate dalla famiglia che si trova sotto i vostri appartamenti, dicono che fate troppo baccano la notte, hanno due bambini piccoli e non riescono a riposare bene, volevo chiedervi gentilmente di potete fare meno rumore. ” – Paolo era evidentemente imbarazzato, prese immediatamente in mano la situazione Simona:
– “A me non sembra di fare tutto questo baccano direttore, danno la colpa ai figli ma mi sa che è loro vita ad essere monotona, saranno gelosi del fatto che noi alla sera ci diamo da fare e loro no, credo che abbia capito quello che intendo?” – Simona indossava un micro bikini ed un vestitino leggerissimo con una gonna cortissima e svolazzante, mentre finiva il suo intervento accavallò le gambe mostrando al povero direttore le sue splendide cosce, il tizio sbarrò gli occhi e si aggiustò la cravatta allargandosi il colletto della camicia, non sicuramente per il caldo, il suo ufficio era fresco:
– “Capisco signora, però se potete farmi il piacere di contenervi lo apprezzerei moltissimo, cercate di comprendere la mia posizione…”;
– “E’ proprio una questione di posizioni direttore, probabilmente le nostre non sono le classiche e si tende a fare più rumore, però noi ci divertiamo, se loro non hanno una vita sessuale appagante non è colpa nostra, sono in ferie e se non ho il diritto di scopare in santa pace con mio marito forse è il caso che cambiamo camera, non trova?” – Paolo la guardò imbarazzatissimo, il direttore ancor di più e prima che avesse potuto risponderle rincarò la dose: “Lei direttore quando fa sesso con sua moglie fa rumore oppure è il tipo da posizione del missionario in silenzio?”;
– “Signora non deve prenderla come un offesa personale, fortunatamente il villaggio è tutto pieno, non avrei la possibilità di trovarle un’altra sistemazione, anche volendo, lei è libera di godersi la vacanza come meglio crede, ci mancherebbe…”;
– “Quindi la finiamo qui?”;
– “Per me si, non ho intenzione di aggiungere altro signora…”;
– “Benissimo, allora la saluto e andiamo in spiaggia, non voglio perdere altro tempo!”.

Ci congedammo tra l’imbarazzo generale, arrivato in camera Simona tirò un culo impressionante a Paolo, reo di non aver sistemato il direttore costringendola ad intervenire:
– “Paolo sei proprio un uomo di merda, possibile che non sei stato capace di mettere al suo posto il direttore?”;
– “Simona ha fatto solo il suo lavoro, poi non era il caso di fare tutte quelle battute sul sesso, se riferisce al mio cliente la cosa mi farai fare una figura di merda, ti chiedo per piacere di contenerti.

”;
– “Ma che figura di merda fai scusa? Per lui sono tua sorella non tua moglie, non lo sa che in realtà sei cornuto e contento, non rompermi le palle anche tu, io quando scopo faccio e dico quello che mi pare, anche perché per come mi scopa Gianluca sono obbligata ad alzare la voce, lui mi fa godere e non riesco a contenere la mia eccitazione. ”;
– “Lo capisco, scusa non volevo farti arrabbiare ma solamente evitare casini.

”;
– “Allora stai zitto e non rompermi i coglioni!”.
Assistevo alla discussione divertito come poche altre volte, il modo in cui aveva risposto al direttore e come umiliava Paolo era esilarante, il fatto che con me invece era un agnellino sottomesso, disposta a soddisfare qualunque mia richiesta, era un ulteriore dimostrazione di quanto fosse strana, cambiando totalmente tono di voce si rivolse a me:
– “Tesoro mi sono rotta le palle di sta gente, meno male che ci sei te nella mia vita…”.

Si sedette sulle mie ginocchia baciandomi appassionatamente, poi mi prese per mano e mi invitò a seguirla in spiaggia, Paolo ci raggiunse poco dopo, cercava in continuazione Clara e non vedendola appariva triste e sconsolato, continuava a fare su e giù nervosamente tra gli ombrelloni ed il bar mentre Simona continuava a prenderlo in giro. Non si fece vedere nemmeno a pranzo, noi eravamo alla taverna greca dove ci incontravamo sempre, sembrava sparita dal villaggio.

Prima di andare in camera Paolo andò a cercarla, Simona si doveva fare la ceretta ed io mi piazzai sul divano a guardare un po’ di televisione al fresco. Paolo arrivò in camera poco dopo, aveva il volto triste, raccontò di come Clara gli avesse parlato e ribadito quello che aveva provato quella mattina:
– “Lei è convinta che io fossi arrivato da tempo, pensa che io vi stavo guardando a vostra insaputa, ha detto che mi ha visto con l’eccitazione negli occhi invece dello stupore, praticamente ha detto che sono un guardone.

”;
– “Hahahhaaaa, in fin dei conti è vero, a te piace guardare mentre Gianluca mi scopa, questo è assolutamente vero…”;
– “Certo che mi piace, il problema è che lei ce l’ha con me adesso, non con voi. ”;
– “Meglio allora, pensavo avesse intuito anche che tu sei mio marito in realtà, cornuto e felice di esserlo, vero tesoro?” – si avvicinò accarezzandogli il viso, lui accompagnava con la testa la sua mano – “E’ vero che il tuo sogno è vedermi godere come tu non sei stato mai in grado di fare?”;
– “Si è vero, però mi dispiace passare per guardone con Clara.

”;
– “Ma tu sei un guardone segaiolo Paolo, la realtà dei fatti è questa…”;
– “Lo so e sono molto appagato di questo, però non volevo farlo sapere a Clara”;
– “Cosa te ne frega di Clara, ami lei o me?”;
– “Amo te, più della mia vita…”;
– “Allora fregatene, che pensi quello che vuole, vieni qui…”.
Si abbracciarono, lui aveva gli occhi lucidi, li osservavo ancora incredulo di quanto fossero strani e perversi, Simona in particolare, Paolo era talmente innamorato che assecondava tutti i desideri della moglie, anche quelli più umilianti e perversi, ben sapendo che lui era naturalmente predisposto a questo tipo di cose, intendiamoci.

Dopo qualche secondo lei gli disse:
– “Vuoi vedermi godere?”;
– “Si ti prego…”;
– “Lo devi chiedere a Gianluca, è lui quello che è in grado di farmi godere, non di certo tu…”.
L’ometto era visibilmente eccitato e fuori di testa, si avvicinò a me e con un tono di voce intimidito mi disse:
– “Gianluca, ti va di scopare mia moglie e farla godere come solo tu sai fare?”;
– “Cazzo amico, stai messo proprio male, ma non hai un minimo di orgoglio?”;
– “No, sono senza orgoglio e dignità, ti va di farlo?”;
– “Come potrebbe non andarmi di scopare tua moglie, hai visto quanto è bella?”;
– “E’ bellissima, la più bella di tutte…”;
– “E vuoi che la scopo io? Potresti farlo tu scemo!”;
– “Ma io non me la sento, ti prego…”.

Senza dargli risposta allungai una mano guardano Simona, si sedette sulle mie gambe, alzai la gonnellina che indossava e passai una mano sul costume, allargò le gambe e passandosi la lingua sulle labbra emise un gemito di piacere:
– “Mmmm…”.
Paolo si sedette sulla poltrona accarezzandosi il cazzo, era stravolto dall’eccitazione e sudava come un cammello, ci baciammo a lungo, la masturbavo mentre lei mi segava, leccava la mano per poi bagnarmi il cazzo con la saliva, la feci inginocchiare e cominciò uno dei suoi proverbiali pompini, stuzzicava il marito mettendosi il cazzo in bocca spingendolo contro le guance e guardandolo negli occhi:
– “Tira fuori il cazzo tesoro, fammelo vedere…”.

Eccitato oltre ogni limite lo tirò fuori, era duro stavolta:
– “E’ duro anche il tuo oggi, sei eccitato?”;
– “Tantissimo…”;
– “Se non sborri prima dopo lo succhio anche a te, posso Gianluca?”;
– “Puoi fare quello che vuoi, dopo che avrò finito io naturalmente. ”;
– “Certo, dai tesoro trattieniti che dopo voglio sentire il sapore del tuo sperma…”.
Simona voleva riprendersi la sua posizione dominante nel cuore del marito, secondo me il fatto che si fosse affezionato a Clara in fondo le dava fastidio, voleva mettersi al sicuro facendolo felice, a me ormai non importava più nulla di loro e delle loro perversioni, mi andava bene così e me ne fregavo.

Dopo averla lasciata succhiare molto a lungo la feci coricare sul divano a pancia in alto per poi mettermi con la testa in mezzo alle sue gambe leccandole i buchetti, mi accarezzava i capelli mentre si toccava le tette e stuzzicava il marito:
– “Sei fantastico Gianluca, sento che tra poco avrò un orgasmo, lo sento che sta arrivando, Paolo sto venendo guardami!”.
Paolo assisteva alla scena in estasi, sembrava un manichino, aveva smesso di toccarsi il cazzo per il timore di sborrare, pochi minuti dopo Simona ebbe un profondo orgasmo mentre ero con le dita infilate nella figa e nel culo e leccavo il clitoride, mi riempì la bocca con i suoi umori, contrasse i muscoli della pancia inarcando la schiena:
– “Ohhhh siii vengo!!!”.

Sfilai le dita e smisi di leccarla, mi prese per la testa facendomi coricare su di lei, ci baciammo a lungo mentre continuava ad ansimare di piacere, dopo aver preso fiato mi fece sedere e si mise su di me penetrandosi la figa per poi cominciare a cavalcarmi con molta foga, era sextenata e continuava a girarsi verso il marito lanciandogli occhiate e stuzzicandolo, per poterlo soddisfare ancor di più cambiò posizione dandomi la schiena, in quel modo lo poteva guardare e lui aveva visuale piena del mio cazzo che la penetrava, saltava come una pazza affondandosi il cazzo fino in fondo con molta veemenza, si stimolava il clitoride e mi accarezzava le palle.

Dopo un po’ la feci alzare leggermente, capì subito le mie intenzioni, se lo infilò nel culo con delicatezza ma subito in profondità per poi ricominciare a cavalcarmi con molta foga:
– “Mi stai spaccando il culo Gianluca, è meraviglioso!”.
Colava umori dalla figa come una fontana, si penetrava con le dita e spalmava gli umori sull’asta del cazzo e sulle palle, eravamo entrambi fradici:
– “Ti piace lo spettacolo tesoro?”;
– “Tantissimo, non resisterò a lungo Simona…”;
– “Vieni qui e laccami la figa…”.

Si piazzò in ginocchio davanti a lei cominciando a leccarle la figa mentre gli accarezzava la testa, si girò verso di me e mi disse:
– “Posso farmi scopare anche da lui se ci riesce?”;
– “Per me va bene ma non mi deve sfiorare con il suo cazzo ok!”;
– “Grazie tesoro, Paolo hai sentito? Scopami!!!”.
L’ometto si alzò piegandosi verso la figa di Simona, mi fermai lasciando il mio cazzo infilato nel culo per agevolarlo nella penetrazione, intravvedevo solamente quello che stava facendo, Simona cominciava ad essere meno paziente:
– “Dai Paolo scopami, ti tremano le mani, non dire che stai venendo…”;
– “Simona non ce la faccio…”;
– “Dai cazzo che razza di merda sei, sono qui con le gambe aperte che aspetto il tuo cazzo, muoviti!”.

Finalmente lo infilò, sentii chiaramente il suo cazzo entrare nella figa di Simona che immediatamente imprecò ad alta voce:
– “Ohhhh siii dai!!!”.
Non ci fu nemmeno il tempo di riprendere la monta che lo sfilò schizzando come un idrante, vidi chiaramente gli schizzi finire sul pavimento tra gli insulti di Simona:
– “No cazzo no, Paolo porca troia!!!”;
– “Scusa, te l’ho detto che non avrei resistito a lungo. ”;
– “Ma lo avevi appena infilato cazzo!!!”;
– “Scusa…”;
– “Era così bello…vabbè dai guarda come mi scopa un vero cazzo, scusa Gianluca continua così ti prego…”.

Io non mi ero fermato, avevo continuato ad incularla incurante di cosa fosse successo, la sentivo contratta, la delusione per la brevissima doppia penetrazione l’aveva fatta un po’ raffreddare, la feci mettere a quattro zampe sul pavimento per incularla come una cagna, le schiaffeggiai le chiappe così forte da farmi male alla mano, sapevo che il dolore era uno stimolo fortissimo per lei durante il sesso, infatti dopo due o tre sberle cominciò a gemere e poco dopo ebbe un orgasmo fortissimo squirtando sul pavimento.

Mentre prendeva fiato nella medesima posizione succhiandomi il cazzo ordinò al marito di leccarle il culo, Paolo si inginocchiò dietro di lei:
– “Se fossi bravo con il cazzo come lo sei con la lingua vuoi due insieme mi fareste morire di piacere. ”;
Poco dopo versai nella sua bocca una quantità notevole di sperma, che ingoiò avidamente, mentre il marito continuava a leccarle culo e figa, dopo averlo ripulito per bene si girò verso di lui e si baciarono a lungo, mentre mi dirigevo verso il bagno notai la sagoma di Clara che percorreva il terrazzo verso la porta della camera di Paolo, li avvisai e lui corse velocemente nell’altra stanza.

Li sentimmo parlare, ci rivestimmo e lavammo, quando uscimmo dalla nostra camera per andare in bagno eranono ancora presi nei loro discorsi.
Ci raggiunsero in spiaggia verso le 16, quel pomeriggio avremmo disputato la seconda partita del torneo di calcetto, Simona si appartò subito con Clara, recitava la parte dell’amica con la quale confidarsi, Paolo mi riferì che alla fine gli aveva creduto ed aveva messo una pezza sul casino creatosi, il fatto che fossero scesi insieme dimostrava che la situazione era risolta.

Giocammo la partita meglio di quella precedente, perfino Paolo riuscì ad effettuare qualche parata, alla fine il risultato fu un sonoro 6 a 1 per noi.
Dopo esserci riuniti il clima sembrava più disteso, perfino Clara ci scherzava su e sembrava aver superato il disagio.

Continua….

Giulia 2 parte

Sono più di trenta minuti che Giulia attende il bus per la spiaggia, non capisce del perché di questo esagerato ritardo, oltre del perché alla fermata non ci sia nessuno. Non è possibile che sia già passato in quanto è solita attenderlo anche per parecchio tempo.
Sta quasi per decidere di attraversare la strada ed attendere il bus che la riporta a casa, quando in lontananza vede arrivare quello che stava aspettando.
Salita a bordo, i quaranta minuti di strada passano rapidamente.

Una volta scesa, raggiunge il suo “camerino” improvvisato tra i fitti cespugli, si spoglia piegando con cura i propri abiti e riponendoli su un piccolo tronco. Con calma apre la borsetta ed estratto il bikini, un po di rossore si presenta sul suo volto.
Nella fretta per uscire di casa, nota solo ora di aver preso quello più ridotto se non “minimale”.
L’ultima conferma, infatti, la trova guardandosi dopo aver indossato quei due pezzi di stoffa nera.

La mutandina, se così si può chiamare, non è altro che un sottilissimo filo che percorre la circonferenza vita, si infila perdendosi tra le chiappe e si ricongiunge all’altezza della passera che viene coperta da un ridottissimo triangolino di stoffa lucida.
Il reggiseno invece, non trattiene ne sostiene la sua quarta abbondante ed anch’esso composto da sottilissimi fili che fanno le veci delle bretelline, trattengono all’altezza dei capezzoli, due triangolini tanto grandi quanto quello posto sulla passera.

Estrae dal sacchetto l’asciugamano e dopo aver preso un grosso respiro, mentre un brivido le percorre la schiena si decide a raggiungere la spiaggia.

Questo microscopico costume l’aveva preso in realtà per abbronzarsi nel giardino di casa, fuori da qualsiasi sguardo indesiderato, ma ora, quasi le viene da ridere mentre mette piede sulla sabbia calda che precede l’acqua.
Per fortuna, nessuno all’orizzonte.
Con calma stende l’asciugamano sulla sabbia e dopo un altro sguardo perlustrativo, quasi di corsa decide di buttarsi in acqua.

Nuotando, l’acqua che le scorre lungo il corpo la fa sentire nuda, come se non indossasse nulla. Si diverte a lungo, fa l’apnea, le giravolte e poi lunghe nuotate. Quando si sente finalmente soddisfatta, decide di tornare in spiaggia a prendere il sole e raggiunto il suo asciugamano, si stende subito a pancia in giù.
Il forte sole la rosola, più volte si gira supina per cercare refrigerio e poi, dopo almeno due ore, si alza per un nuovo tuffo.

Proprio quando sta per dirigersi nell’acqua, dei rumori dal bosco la allertano.
Si volta di shitto per controllare con lo sguardo, attende qualche minuto in silenzio ma i rumori non si sentono più. Decisa quindi, torna verso l’acqua e dopo essersi tuffata dimentica l’accaduto con una vigorosa nuotata.
Passa molto tempo in acqua, fino a quando, un tuono molto forte la distrae.
Guardando verso il bosco, in lontananza vede grosse nubi nere venire nella sua direzione.

Rapidamente esce e raggiunto l’asciugamano, si dirige verso il suo camerino tra i cespugli.
Giulia ha sempre avuto timore a sostare in un bosco durante il temporale, dell’acqua non si preoccupa molto, quanto invece dei fulmini che potrebbero colpire vicino a lei. Si decide così a cambiarsi rapidamente, toglie lo striminzito costume e dopo una rapida asciugata del corpo, indossa i suoi abiti.
Ancora una volta correndo, percorre a ritroso il sentiero fino a raggiungere la strada.

Qui si sente più tranquilla e dopo essersi posizionata affianco la palina della fermata , si mette ad attendere l’autobus che arriverà tra mezzora circa.
Come all’andata, anche questa volta il pullman inizia ad accumulare ritardo mentre il temporale si avvicina minaccioso.

Le prime grosse gocce iniziano a cadere dopo dieci minuti di ritardo del bus.

A quindici minuti piove ormai senza sosta iniziando così a inzuppare gli abiti di Giulia che non conosce un riparo dove proteggersi.

A venti minuti la pioggia è diventata un vero e proprio nubifragio, come fossero secchiate, Giulia è ormai totalmente fradicia con i vestiti zuppi e addirittura la borsetta che tracima acqua.

Dopo ben trenta minuti di ritardo, il pullman finalmente arriva.

Infuriata, sale frettolosamente in autobus e senza salutare di proposito l’autista, si inoltra nel lungo corridoio.
Solo ora, mentre cammina, inizia a focalizzare cosa stia succedendo.

Quasi come un pugno nello stomaco si rende conto che anche oggi la colonia di ragazzi ha deciso di fare una gita ed anche oggi, l’unico posto libero è affianco allo sconosciuto che la sta fissando quasi morbosamente.
I ragazzini oggi urlano in un modo quasi assordante, forse complice la pioggia battente che rumoreggia sul tetto dell’autobus o forse le grosse ruote turbinanti nel manto d’acqua che copre l’asfalto, sta di fatto che qualunque tipo di conversazione sarebbe praticamente impossibile.

Impossibile per tutti, a parte l’uomo nel seggiolino affianco a quello in cui si siede.
Senza nemmeno darle il tempo di sistemarsi, con il volto si avvicina al suo orecchio coperto dai lunghi capelli bagnati e con le sue parole, ancora una volta le toglie il fiato.

– Ora che sei tutta bagnata, devo dire che hai un fisico fantastico. Poi…. deve essere proprio bello quel perizoma nero che hai sotto i pantaloncini.

Giulia non ha il coraggio di replicare, non riesce nemmeno a girarsi verso l’uomo, eppure, complice i vestiti che ora le saranno letteralmente incollati al corpo, non accenna manco ad alzarsi per allontanarsi in qualche fila più avanti.

Passano diversi minuti in cui si sente letteralmente pietrificata. Con gli occhi socchiusi, il respiro ridotto e le mani che stringono con forza i braccioli, non osa muovere nemmeno un muscolo mentre si sente ispezionata dallo sguardo di quello sconosciuto.

Tutto questo, sembra dare coraggio all’uomo che ancora una volta si avvicina al suo orecchio.

– Quelle due antennine mi fanno pensare a tante cose porche –

Subito non ne coglie il senso, ma appena abbassa lo sguardo sui suoi seni, spalanca gli occhi e la bocca rendendosi conto che i vestiti zuppi oltre al reggiseno a fascia, mostrano palesemente quanto duri siano diventati i suoi capezzoli.

Un brivido uguale a quello nel bosco, percorre nuovamente la schiena di Giulia e come fosse la carica che le serviva, alza il volto e con l’intento di fulminarlo, va ad incontrare il suo sguardo.

Appena gli occhi si incrociano, qualcosa però non va come previsto ed è l’uomo a fulminare lei prima di iniziare a ridere rumorosamente.
Si sente sempre più imbarazzata, si guarda intorno, ma nessuno sembra aver notato loro o addirittura le loro conversazioni. Nella folla di quel pullman è come fosse da sola con lui.
Per il resto del viaggio non è più successo nulla tra i due e quando la loro fermata è prossima, Giulia si alza rapidamente e senza voltarsi raggiunge le porte di uscita.

Hai il cuore che batte a mille quando il mezzo si ferma e finalmente si sente come liberata da un peso enorme nel momento in cui poggia piede sul marciapiede.

Qui per fortuna non piove più e con i vestiti ancora zuppi, inizia a sentire fresco mentre attraversa la strada.

L’uomo è sparito e anche quando il pullman riparte, non c’è nessuno dietro ad attendere di poterla guardare ancora.

Probabilmente, questo succede perché è tardi ed in effetti, guardando l’orologio luminoso della farmacia posta dietro di lei, si rende conto che il pullman per casa sua è già passato e fino a domattina non ne passeranno più.
Impreca diverse volte e rendendosi conto di dover fare più di 6 km a piedi, si incammina contro voglia verso casa, quando, nemmeno il tempo di fare dieci passi e una macchina suonando il clacson rallenta fino a fermarsi di fianco a lei.

– Ehi moretta! Ti serve un passaggio? –

Quella voce la riconosce immediatamente ed appena guarda dentro l’abitacolo, si rende conto che si tratta dello sconosciuto del bus.
Non sa quasi perché lo stia facendo e dandosi dell’idiota, senza dire mezza parola, apre la portiera salendo subito in auto.
Appena rinchiusa nell’abitacolo l’uomo raggiunge con una mano il riscaldamento, lo attiva e dopo aver ruotato la manopola del calore verso il rosso, innesta la marcia e parte.

– Sei di poche parole. Però se sei salita in auto è perché un po ti fidi ? –

Giulia non risponde, ma rivolto lo sguardo verso di lui in pochi istanti si sente esageratamente imbarazzata.
Al suo segno di evidente sconfitta, l’uomo torna alla carica facendola sprofondare nell’imbarazzo.

– Certo che sei davvero figa. Devi avere delle tettone stratosferiche ed un culo che…… cazzo….. per cosa ho visto fin’ora, parla da solo! –

A Giulia manca il respiro, non sa se aprire la porta e buttarsi dall’auto in corsa o cos’altro fare.

L’uomo a questo punto, notando che non ci sono reazioni, decide di rincarare la dose.

– Ma fai la modella? Ballerina? Hai un viso davvero bello e poi quelle labbra carnose……ti metterei nuda sul tavolo e poi…. – lascia la frase in sospeso mettendosi a ridere.

Nell’imbarazzo più completo, quasi con i sudori alle tempie, in un barlume di lucidità si rende conto che l’auto ha imboccato una strada sbagliata e con fatica, lo avverte.

– S… scusa… Guarda che hai sbagliato, mi dovresti accompagnare per quella strada che abbiamo appena superato –

L’uomo sorride e rallenta repentinamente l’auto.

– Ma allora parli ogni tanto! Nessun problema bella moretta, torniamo subito indietro. –

In breve il viaggio riprende nella giusta direzione e dopo qualche svolta, sotto le indicazioni di Giulia, l’uomo la porta rapidamente di fronte casa.

– Gra… Grazie mille, sono in debito con te –

Come fosse un rito, ad ogni passaggio che le viene dato, come se avesse acceso un disco, ripete sempre a tutti questa frase prima di salutare.

Bastano però pochi istanti per rendersi conto che forse, con lui era meglio non usare queste parole, sopratutto per il fatto di non riuscire a sostenere nemmeno lo sguardo da tanto imbarazzo che prova.

– Non ti preoccupare bella morettina. Presto ti darò modo di sdebitarti. – risponde con un sorriso perfido stampato in volto.

Rossa come un peperone, Giulia si alza e mentre esce dall’auto, un’altra frase la stende nuovamente.

– Ma guarda che bel culo! Mi ci perderei volentieri in quelle chiappe! –

Chiude la porta assieme agli occhi ed appena l’auto riparte, un mancamento la fa letteralmente crollare a terra, in ginocchio a riprendere fiato.

Fa freddo, i suoi vestiti sono ancora umidi, i capezzoli quasi cercano di perforare il tessuto e poi muovendo le cosce, sente di essere troppo bagnata perché sia solo acqua. Quando poi raggiunge la porta di casa, dopo aver recuperato le chiavi dal nascondiglio, una smorfia di terrore prende possesso del suo volto.

In pochi istanti si rende conto di non avere con se la borsetta contenente l’asciugamano e quel maledetto striminzito costumino. Altrettanto rapidamente, capisce di averlo dimenticato nell’auto dell’uomo e se domani ci sarà nuovamente il sole alto nel cielo, capisce che dovrà andare in spiaggia o la sera potrebbe ritrovarselo qui, a casa, per reclamarla.