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L';estetica del cazzo

Fin da piccola i miei genitori mi hanno trascinata per musei, pinacoteche e gallerie d’arte.

Che barba !!!

Loro affermavano che, anche se mi annoiavo, in realtà stavo accumulando cultura e conoscenza.

Vero, verissimo. Ma che barba !!!

Ricordo i miei piedi che si strascicavano a fatica lungo quei corridoi infiniti. Chilometri di quadri, statue, vasi e manufatti di ogni genere di cui non mi fregava assolutamente niente.

I figli sono troppo spesso vittime delle ambizioni dei genitori.

In età adolescenziale però, quando i primi pruriti fanno la loro comparsa, trovai nuovi stimoli e curiosità e, quello che fino ad allora non avevo notato, divenne l’obiettivo di ogni visita museale.

Il corpo nudo.

Il corpo nudo di uomini e di donne. Corpi strani, spesso deformi e tormentati, altre volte eroici ed algidi.

Ma sempre e comunque corpi nudi.

Tanto erano diversi dai corpi delle persone che mi circondavano da risultare artefatti, sintetici, irreali, sproporzionati.

Donne dai corpi opulenti con piccoli seni adolescenziali, uomini muscolosi, altissimi, con piselli a dir poco ridicoli al cospetto delle loro masse muscolari.

Di fronte all’estasi di mia madre ai piedi di un Ercole potentissimo, esternai la mia perplessità sulle proporzioni della figura dell’uomo. La risposta, anche se divertita, fu molto accademica e fredda e non mi chiarì affatto il dilemma che mi ponevo: ma gli uomini, anche quelli muscolosissimi, ce l’hanno davvero così piccolo?

Solo alcuni anni dopo potei chiarirmi, è proprio il caso di dire toccando con mano, il dilemma.

No, gli uomini, mediamente, non lo hanno piccolo come Ercole!!!

Che bello l’organo genitale maschile !!!

Ha mille nomi e mille forme diverse ed è sempre una sorpresa (non sempre positiva…ah ah ah…) quando il tuo partner te lo esibisce per la prima volta.

L’emozione di quando slacci la cintura, dopo aver pregustato palpandone la consistenza, l’impaccio di liberare l’oggetto del desiderio, l’ansia di poterlo vedere libero da costrizioni e ritrovarsi in ginocchio di fronte allo svettare della potenza della natura….

…ah…quanti ricordi !!!

No, questa non vuol essere un’ode al maschio (o ancor meno al suo membro!!!).

Semmai vorrebbe essere una sorta di catalogazione, seppur limitata, dei generi, delle specie e delle caratteristiche (negative e positive) delle mie esperienze.

Potrei iniziare tipo con…. mi ricordo di…. mi ricordo…

Mi ricordo di quando mi nascosi un pomeriggio intero in un canneto. Noiosissime vacanze in campagna in compagnia di soli maschi.

Loro giocavano sempre a calcio mentre io mi annoiavo a comporre ghirlande di fiori. L’unica volta che provai a giocar con loro a calcio fui severamente redarguita da mio padre. Non era cosa per ragazzine.

Altri tempi.

Li vedevo giocare, sudare, litigare. E io seduta silenziosa a bordo campo. Avevamo tutti intorno ai tredici, quattordici anni. Nessuno di noi (o meglio di loro…) pensava al sesso. Io ero già “diventata” donna e, a dirvi la verità, al sesso un po’ ci pensavo.

Più che al sesso, pensavo alla scoperta dell’altro sesso. Erano anni ormai che mi chiedevo come fosse il “pisello”.

Così, vista la loro strana abitudine di pisciare in compagnia al grido di “chi non piscia in compagnia o è un ladro o è una spia”, decisi di nascondermi dentro un canneto in posizione favorevole ad ammirare per la prima volta uno “spettacolo” riservato al genere maschile.

Quel giorno non ne volevano saper proprio di pisciare.

Sentivo le loro urla, il pallone rimbalzare, le imprecazioni per un goal sbagliato. Nel frattempo, le zanzare, mi stavano martirizzando.
E finalmente, dopo tanta attesa, gli arrivò l’agognato stimolo!!!

Arrivò prima il più piccolo del gruppo che, indifferente alla presenza dei compagni, si abbassò i calzoncino iniziando ad irrigare le piante sottostanti. Era circa cinque metri sopra di me e trattenendo il respiro, strizzai gli occhi per mettere a fuoco il suo pisellino.

Mi ricordo…mi ricordo ancora….

Mi ricordo del mio primo ragazzetto timido. Era spaventato più di me e quando si spogliò non mi dette neanche la possibilità di osservare ciò che mi stava per penetrare.

Fui io ad incoraggiarlo, curiosa.

Non mi parve paragonabile a quello di Ercole o David. Era molto peloso, storto sulla sinistra e il prepuzio non ricopriva il glande.

A quello ne sono seguiti molti altri: lunghi e lunghissimi, alcuni tanto corti da sparirti in mano (sigh!!!), tozzi come tappi di damigiana, superbi e presuntuosi, curvi in su, curvi in giù, dritti come un palo, a cono, alcuni con cappelle a punta, altri con cappelle simili ad albicocche, qualcuno sproporzionato rispetto alle palle, altri con palle sproporzionate rispetto al fusto…

Insomma, ogni volta che cali un paio di braghe ad un uomo, non sai mai cosa ti capita.

Un po’ come la shitola di cioccolatini di Forrest Gump.

Come in un sogno, in un gioco

La luce del fuoco disegna lampi asincroni e tenui sulle pareti, le fiamme proiettano le nostre ombre in direzioni casuali e mutevoli, è un effetto psichedelico, ma molto rallentato, che riempie lo spazio tra di noi, attori immobili delle nostre immagini del momento. Mi stai davanti e io ti vedo attraverso il controluce impazzito del fuoco, che arde voluminoso nel caminetto, hai spento tutte le luci, sacerdotessa esperta di questo rito pagano della tua fantasia, le tue linee sono morbide e disegnano intorno al tuo corpo un profilo slanciato, la mia mente si sforza di riproporre un’immagine familiare di te, scorre al suo interno la lista delle foto scambiate sull’e-mail del contrabbando libidinoso, e poi le discussioni e gli orgasmi in un monitor umido di desiderio.

Ora sto cercando di ricondurre questa tua figura di adesso a qualche cosa che so, o che è già stato, il mio pensiero si muove animato da un’energia rapida e urgente: la paura.
Cerco di guardarmi da fuori, mi sforzo di assumere una prospettiva esterna a me stesso, che mi ricomprenda in qualche schema banale e rassicurante, un’avventura, uno sporco incontro, una storia a temine, “sesso e nulla più…..” mi dico in tono rassicurante e indolente.

Penso a mia moglie e al bozzolo di inganni in cui l’ho rinchiusa, da lì non mi vede ma non crederebbe ugualmente ai suoi occhi, la immagino muoversi appagata nella sua casa, cerco di reprimere lo stupido senso di colpa che si fa strada facilmente in un punto scosceso della mia coscienza, ma sono troppo concentrato nell’immagine di me stesso per non pensare a lei. Lei intanto mi guarda, ha accatastato i miei vestiti vicino al camino, mi balena in mente il pensiero idiota del dolce tepore di quando li potrò rimettere, sono completamente nudo, era nei patti della sera prima: “Ti spoglio completamente e tu non mi puoi toccare, sarai il mio giocattolo perverso”.

La mia pelle ha il colore caldo dei riflessi del fuoco, se cominciassi a sanguinare nessuno se ne accorgerebbe. Lei ha occhi di un nero concavo, nell’oscurità della stanza scintillano, di una luce residuale e profonda, pozzi bui di stelle lontane, mi catturano con il loro acume melmoso, io mi sento di una nudità ancora più denudata, una figurina secondaria dell’umiliazione fisica, ha le pupille dilatate e la bocca leggermente socchiusa in una sorta di sorriso definitivo e compiaciuto, guardo il suo seno, i suoi fianchi rotondi e sensuali, ha messo la gonna di pelle nera di quella fotografia, piccole linee rigonfie sui glutei delimitano il contorno delle sue mutandine, porta calze velatissime, che sfumano come in un’aureola evanescente intorno alle caviglie sottili.

Un tacco lungo affinato e indecente, prolungamento dei suoi stessi pensieri, la fa sembrare altissima, sottile e potente. Mi rendo conto che il suo abbigliamento rappresenta meticolosamente qualche parte di me, lo conosco già: era in tutte le conversazioni notturne davanti al computer e in ogni fotografia che ci siamo scambiati al mercato osceno della comune perversione. Questo appuntamento è il capolinea, pericoloso, inopportuno quanto inevitabile, come un destino accessorio e secondario nella mia vita, un ramo della mia fantasia che pensavo seccato dalla banale quotidianità di una vita tranquilla, ma che ora rivive percorso da desideri troppo ingombranti e veloci.

Ci sono arrivato per inerzie successive, con la speranza che lei non ci fosse: avrei aspettato un po’ e poi sarei andato via col cuore sollevato. Ora mi guardi come un felino addomesticato da circo, so che non puoi farmi del male ma ho paura di te. Mi fa un po’ male a sinistra e sento caldo davanti e freddo, alla schiena. Il legaccio al polso lo hai serrato di più e ora mi duole, mi sento aderente e consono alla curvatura di questa sedia, ne seguo gli angoli col mio corpo, formando un segno visibile, come un quattro nell’ombra.

Provo a muovere le gambe ma rimangono serrate alle legature, così pure le braccia, sento formicolii gelidi diffondersi attraverso le vene in una direzione tra fuori e dentro, tra pelle e anima.
“Ora ti lego alla sedia – mi hai detto – vedrai che ti piace, ho portato le corde, lo farei con le calze ma il patto era che io restassi vestita, ricordi?”.
Il pesante nastro adesivo grigio posato sulle labbra da zigomo a zigomo mi obbliga a respirare col naso, sento le mie labbra paralizzate come appiattite in un’espressione di stupore.

Passi i tuoi occhi dappertutto sul mio corpo bianco, li fai scivolare nelle pieghe delle ascelle, fai scrutare loro le spalle, li fai scendere lungo il declinare dolce del torace fino alla pancia, poi verso la piega tenera del bacino, per tuffarli sul mio sesso, e farli poi riaffiorare più avanti e giù veloci e famelici per le gambe, fino alle caviglie serrate alla sedia con la corda sottile e penetrante. Per associazioni di immagini ora guardi i miei polsi, e chiudi il cerchio e la gabbia in cui mi hai rinchiuso.

Non sento emozioni catalogabili nel senso comune del termine, quanto piuttosto un languore, un formicolio, che si diffonde al limite esterno della mia pelle, come a difesa o in attesa di qualcosa. Non sono eccitato, non lo so perché, forse per dispetto o forse è colpa di mia moglie, ma il mio membro se ne sta afflosciato come svuotato o scuoiato da tribù primitive della mia coscienza. Lei se ne accorge e con un’ombra di disprezzo negli occhi pare all’improvviso animarsi di lussuriose intenzioni.

“Cos’è? Non ti piace? O non ci hai mai provato? Guardami, ora mi tocco per te”.
Avrei voluto darle dei baci, piccoli baci di superficie per capire chi fosse e magari trovare la via, ma ora, da questa posizione, mi stanno balenando nella testa migliaia immagini di sue possibili versioni e possibilità. Vedo la sua mano salire su per il suo petto, seguire lentamente la curva tenera del seno, insinuarsi nella piega della camicetta di raso, poi in successione rapida vedo il seno nudo, chiaro e il capezzolo viola e turgido.

L’altra mano, seguendo itinerari opposti, è affondata tra le cosce, premuta contro un punto basso del ventre, le ginocchia si sono unite e formano una sorta di tenaglia nella quale è racchiuso il suo sesso.
Il suo respiro si fa pesante, sembra assumere forme e volumi e viaggiare sulle stesse onde dei riflessi del fuoco su di noi, sento il cuore che mi batte sul collo, pompa sangue e attesa e sudore. Ora mi fissa di nuovo e i suoi occhi sono pugnali lanciati, sento un languore su per la schiena gelida, intanto lei si solleva un poco la gonna e si sfila le mutandine, le vedo a terra tra le sue scarpe, si china a raccoglierle, si avvicina e me le passa sulla fronte e poi me le preme sul naso “Senti il profumo del mio sesso, sai quante volte l’ho sentito sulle mie dita quando ci parlavamo di notte.

” Parla con una voce sussurrata, che mi arriva trasportata dalla luce del fuoco insieme all’odore denso e pungente del suo sesso, mi viene da pensare all’odore del mare nelle mareggiate d’inverno. Ora si abbassa, la vedo inginocchiarsi davanti alla mia sedia, vedo la sua testa passarmi a pochi centimetri, ne subisco il profumo, ma ho una percezione dilatata della realtà per cui il movimento di lei mi sembra lunghissimo, infinito, lei guarda in direzione del mio pene, lo sfiora col suo respiro, ci sento sopra il peso dei suoi occhi che scrutano e del suo naso che aspira, mi predispongo a percepire una qualsiasi sensazione umida di contatto che dia una direzione al tutto, invece lei gira la testa di lato e dice “Dai entra ! Puoi entrare ora !”.

E’ come se si accendesse una flash nella mia testa, per un attimo tutte le idee si fermano abbagliate e non capisco bene cosa stia accadendo, lei ha i gomiti poggiati sulle mie ginocchia nude, sento una pressione e capisco che si sta alzando. Di fianco qualcuno o qualcosa si muove, quasi ne intuisco il calore e il volume, l’ombra si espande laterale e si avvicina a lei, ora lo vedo, un uomo alto e vestito con una giacca blu e pantaloni grigi, ha il viso liscio e un’espressione per bene, gli occhi hanno angolature a scendere, ha capelli lunghi, tirati indietro e raccolti in un corto codino, lei gli va incontro e lo abbraccia, dopo un tempo incalcolabile, si voltano dalla mia parte, mi viene da pensare ai cacciatori dei safari, lei dice: ”Ti presento mio marito”.

Il nastro adesivo mi preme sulle labbra, sento di avere un’espressione acquosa e poco comprensibile, il fatto mi rassicura, mi si allineano nella mente tutte le ipotesi più abiette e banali, mi viene da ridere e comincio a sudare di un sudore immaginario e mi sento ingabbiato in un vicolo dell’infelicità. Ora lui la gira di spalle, le poggia le mani sui fianchi, non parla, le solleva la gonna, vedo le sue natiche chiare brillare come di bianco vapore, lui ci poggia le mani sopra e le stringe con forza.

Lei ha inarcato un poco la schiena e ha chiuso gli occhi, sembra godere di quella stretta energica, ora si volta e si accovaccia piano davanti a lui. Seduta sui talloni mi guarda e mi pare di leggere in fondo ai suoi occhi tutta la scena che seguirà, gli sbottona la patta dei pantaloni e tira fuori il suo pene già eccitato, mi guarda di nuovo mentre passa la lingua sulle palle, poi a salire sull’asta, fino alla sommità della cappella, chiude gli occhi e ingoia tutto con una bramosia a****lesca.

Vedo il pene dell’uomo apparire e sparire nel senso della lunghezza intorno alle sua labbra, lo ingoia tutto e poi lo fa rispuntare umido e turgido, lui è come svenuto in un’espressione allucinata e contemplativa. Per lunghi minuti rimango come imbalsamato nel mio stupore, poi lei si accorge che il suo uomo è arrivato, allora si alza, lo porta vicino a me tirandolo per il pene, me lo vedo proprio davanti; lei gli passa alle spalle, e da dietro comincia a masturbarlo, vedo la sua mano vicinissima percorrere ferocemente l’uccello, ogni tanto si ferma e se la passa sulla lingua così per rendere il movimento più fluido, poi, come una scossa a bassa tensione che scuote l’uomo, lei stringe con più forza e lo fa esplodere forte, un fiotto caldo e violento mi colpisce tra il collo e la spalla, sento il contatto tra il liquido e la mia pelle come un tocco leggero ma denso, poi rivoli giù per il petto a sporcare la mia identità frustrata.

Lui si accascia quasi svuotato, lei lo aggira, si avvicina mi guarda e dice “Ti amo piccola troietta stupita, ora ti pulisco” si abbassa e comincia a leccare lo sperma del suo uomo, lo raccoglie con la lingua e lo ingoia con movimenti fluidi da palcoscenico, lui intanto ha iniziato a toccarsi di nuovo, ha appoggiato una mano sulla mia spalla per sorreggersi e guarda il mio pene. Lei lecca, io sento la sua lingua strisciare ruvidamente oppure dolcemente sulla mia pelle, scivola sul seme, se ne impregna e ingoia, piano piano la sento avvicinarsi, come un serpente untuoso al mio membro, ci gira intorno indolente e sorniona, l’odore dello sperma è pungente, mi sento umido e appiccicoso, lui continua a toccarsi, ora la visione della moglie lo eccita di nuovo, lei se ne accorge e con una mano si dedica a lui, contemporaneamente sento come una ventosa umida e viva, guardo e vedo che lei me lo ha preso in bocca e me lo risucchia forte in gola, sento la sua lingua premerlo sul palato, come a volerlo svuotare.

Onde violente mi partono dal cervello e vanno a riempire i campi essiccati dei miei sensi, la vista del pene dell’uomo che si ingrossa riempie tutto il mio campo visivo, sento come un bruciore al ventre, il fuoco continua a illuminarci con variazioni calde e diradate, disegna profili avvinghiati e spudorati, un ritmo lugubre e a****le si è insinuato tra le nostre figure e sincronizza i piaceri delle nostre solitudini, vorrei che mi strappassero la benda dalla bocca e sputare lontano questo piacere immondo che mi sta divorando, l’uomo pare leggere qualcosa nei miei occhi, prende il bordo del pesante nastro e lo strappa via.

Finalmente liberate le mie labbra si espandono al respiro, l’uomo ora non guarda più la sua donna ma la mia bocca, lei intanto mi fa sentire il calore della sua lingua tra le cosce mentre con la mano me lo stringe, mi viene come un guizzo rallentato di piacere dal ventre e la disperazione lentamente cambia forma e colore, sono immobilizzato, incastrato e stritolato tra leve di un piacere invincibile, l’uomo libera il suo pene dalla morsa della mano della donna, afferra la mia testa dalla nuca e la spinge in avanti contro il suo uccello di nuovo eccitato, io chiudo gli occhi e lo prendo tra le labbra, poi apro la bocca lo sento scorrere accompagnato da un colpo misurato di bacino.

Ora sono una puttana formidabile, sento il suo cazzo avanti e indietro sulla lingua, io ne seguo il profilo trovando di volta in volta la giusta pressione, ne percepisco le vibrazioni, che si ricongiungono a qualcosa della mia eccitazione, onde della stessa madre che mi attraversano schiantandosi nella bocca di lei che mugola rapita. Il seme dell’uomo è sgorgato lento e non copioso, l’ho sentito in gola scendere attraverso i miei sensi e bagnare i territori vergini e assetati della mia perversione, lui se lo tiene in mano, quasi dolorante e io gli stillo le ultime gocce con la punta della lingua, lei ha capito, scosta le labbra dal mio, il mio pene, e inizia a masturbarmi con il ritmo di chi vuole farlo scoppiare subito, lo fissa un attimo, i suoi occhi sono diamanti neri, io mi sento deragliare sopra a un brivido caldo e violento, l’uomo si china e la sua bocca si apre a rubare le prime gocce pure e opaline della mia verginità indecente.

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Raku-yaki! – parte 2

“Il match di 3 anni fa a Rimini con quell’agente della Polizia Penitenziaria, deve aver lasciato il segno. Ma sei completamente uscito di senno per fare una cosa del genere?!”
Una lezione che non imparavo mai era che non dovevo mai raccontare a Massimo questo genere di cose.
Il mio amico Massimo era un uomo all’antica per i suoi detrattori; per gli altri, era semplicemente un uomo come non ce ne sono più.

Ormeggiato all’idea di maschio cavaliere senza macchia, fiocinava a punta di biasimo la mia indisciplinata voglia di sesso e goliardia.
“Non credere che certe cazzate incantino le donne: probabilmente penserà che sei il solito macho scemo con la sindrome del pugile suonato. Non facevi prima a parlarci un po’ e a chiederle se era disponibile per un caffè? Hai dimenticato la maturità mentale sul traghetto?”
Il rispetto che avevo per Massimo, persona pragmatica ed istruita, mi fece piegare le gambe: nonostante io serbassi la spregiudicatezza tipica dell’adolescenza, avevo un certo rispetto per la sua vita di padre e marito devoto.

Mio padre se ne andò di casa quando ero bambino, lasciando a mia madre l’ostico compito di crescermi e di escogitare una buona scusa per giustificare il fatto che “papi” se ne evase dal suo ruolo perché incapace di sopportare la torchiatura d’avere una famiglia.
In Massimo vedevo il padre che non ho mai avuto e il suo rimproverarmi infantilismo mi faceva male. Malauguratamente non sapeva che anche Laura, la mia ex, mi lasciò per lo stesso motivo.

Laura era come uno di quegli avversari che nonostante ti sforzi di frantumare a pugni e calci contraendo ogni fibra muscolare che possiedi, non accennano cedimento e ti vengono sempre sotto. La sua loquela era l’arma più arrotata che possedeva, presumibilmente complice il suo essere avvocata. Dialetticamente crudele e sarcasticamente pericolosissima, trovava sempre legittime argomentazioni per disfare le mie difese e conseguentemente, maciullare il mio ego.
Sessualmente parlando come per alcune persone autoritarie, gradiva che la prendessi con forza e che la dominassi.

Non era abituata ad essere contraddetta o subordinata a qualcuno nella sua vita, per cui probabilmente ricercava in quello una sorta di equilibrio.
Amava che le congiungessi i seni con forza, che durante una pecorina le schiaffeggiassi le natiche sino a segnarla; amava che la penetrassi intensamente stringendole una mano sulla gola e che pian piano, le facessi scivolare tutte le dita in bocca fino a provocarle qualche conato.
Fu l’unica donna con cui ebbi una relazione a gradire il sesso anale, facendosi mettere anche in posizioni malagevoli e contorsive in cui la penetrazione era molto profonda e ai limiti del dolore.

Potevo penetrarla anche per lunghi periodi di tempo e sembrava volerne sempre di più. Pareva aver capito che spesso a qualche ora dall’allenamento, i miei livelli ormonali fossero particolarmente bendisposti ad una scopata irruenta; ben consapevole che tailleur e tacchi alti mi rendevano particolarmente libidinoso, mi aspettava a casa con lo stesso vestito indossato al lavoro.
Talvolta trattenere gli orgasmi con lei era piuttosto difficile: aveva una certa telepatia sessuale che creava un’ intesa tra di noi rasentante la perfezione.

Sono fermamente convinto che conoscesse il mio corpo meglio di come lo conosco io.
Mi chiedo se quella e s c o rt che invitò a testimoniare per un caso di giovani squillo, non le avesse insegnato qualcosa, perché oggi a ripensare al suo mascara colato e al suo viso imbrattato di orgasmo dopo essersi ingoiata il mio cazzo fino alla base , torno eccitato; peccato che la nostalgia del suo stringermi stretto alla fine delle asperità, innamorato di una creatura risoluta quanto dolce, disperdeva tutto rendendo la malinconia particolarmente mordace.

Terminato di parlare con Massimo, mi organizzai per una capatina in spiaggia tanto per distendere i nervi, quando nel raggiungere l’auto vengo sorpreso da un “buongiorno!” e da un sorriso inaspettato. La bella ceramista mi incrocia per la strada ed io, tachicardico e arrossito, le faccio un cenno con la testa sorridendo d’imbarazzo.
Con indosso un vestitino estivo a fiori a fasciare un seno generosissimo, sandali infradito neri con anellini e cavigliera ad abbellirle dei piedi magnifici, mi irradia con un insperato sorriso luminoso che avrebbe sciolto un ghiacciaio.

“Allora, quando viene a trovarmi in negozio?” chiede, lasciandomi spiazzato; penso che a meno che non abbia modellato e cotto qualcosa con cui percuotermi, poteva rivelarsi una buona occasione per conoscerla meglio.
“Le va bene verso le cinque?”
“Facciamo verso orario di chiusura che se lo gradisce le mostro anche il laboratorio a patto che mi dia del tu. Sara!” dice porgendomi la mano.
“Sandro” rispondo io.
“Quindi, a stasera?”
Annuisco deglutendo con forza saliva al pensiero che la cosa potesse avere audaci sviluppi.

(continua).

La palestra

Ero separata da poco e desiderosa di rifarmi una vita. Ero piena di voglia di ricominciare, di tornare a sentirmi viva e desiderata. Essendo madre di due figli e dovendo badare ad una casa molto grande, non avevo però grandi occasioni di vita sociale. Infatti in quei primi due mesi non ero ancora uscita con nessuno e, a dir la verità, anche se ero disposta ad accontentarmi, non riuscivo a venire a capo della mia vita asociale.

Fortunatamente ebbi modo, in quel periodo di stringere una bella e sincera amicizia con la mamma di un compagno di scuola di mio figlio, anche lei separata: con Veronica nacque una notevole empatia e mi sentii subito in confidenza. E anche lei nei miei confronti er spontanea e molto a suo agio. Così un pomeriggio le raccontai una serie di disavventure e le confessai che avevo parecchio “arretrato” in quanto a desiderio di sano e libero sesso! Mi sfogai con lei, raccontandole che con due figli non avevo purtroppo una vita sociale adeguata a poter colmare quei miei vuoti.

E Veronica si fece grasse risate e mi diede della stupida. Senza remore mi consigliò di iscrivermi in palestra. Io rimasi un po’ perplessa, ma lei mi raccontò che, da quando andava in quella palestra, non aveva più avuto problemi di letto. Mi confidò che gli istruttori erano tutti e tre molto disponibili e carini, soprattutto uno, che era un gran marpione, uno di quelli da non sposare, ma essendo molto ben dotati di misure e di esperienza, era un ragazzo che poteva davvero far stare bene una donna.

Andai insieme a lei in un negozio di articoli sportivi per acquistare l’abbigliamento adeguato e dopo aver sbirgato alcune faccende burocratiche (iscrizione, certificato medico, assicurazione) mi presentai in palestra insieme alla mia amica. Ci accolse un ragazzo sui 25 anni, non di più, fisico perfetto, un biondino carinissimo, simpatico, di quelli che hanno sempre la battuta pronta. Gli spiegai che mi dovevo rimettere in allenamento per una serie di ragioni, sottolineando il fatto che ero separata e volevo essere in forma.

Lui capì benissimo. Mi presentò anche Paolo, il marpionazzo, quello che la mia amica a quanto avevo capito si era ripassata già varie volte, e lui, bel moro, molto virile, mi diede a intendere che l’esercizio andava fatto tutti i giorni, probabilmente invitandomi ad andare in palestra più spesso: questo, ahimè mi era impossibile, visti i miei impegni e il mio stile di vita. Ma l’idea che mi venne fu geniale, diciamolo…..dettata anche dalla voglia che avevo di tornare a essere bella come non mai.

Dovevo perdere chili, rassodare i glutei e i muscoli pettorali visto il mio seno abbondante. Attrezzai nella taverna di casa una piccola palestra: comperai una panca per addominali, alcuni pesi e una cyclette. Fatto questo lo dissi a Paolo: guarda, lo puntai dritto negli occhi, ho approntato una piccola palestra in casa mia, visto che non posso venire qui spesso. E lui rilanciò: bisogna, allora, che venga a controllare, non si s mai tu abbia preso le cose sbagliate.

Detto fatto l’appuntamento era per le 15 del giorno successivo. Casa libera, i bimbi erano da mia madre, io mi agghindai con dei leggins, omettendo le mutandine, e un top striminzito in cui le mie bocce ( ho una quinta) stavano dentro a mala pena. Quando mi vide ebbe un sussulto e capì benissimo che volevo quella cosa lì. Scendemmo in taverna vide gli attrezzi, si avvicinò a cominciò a farmi complimenti per i miei glutei, me li fece tastando con mano e io lasciai fare molto compiaciuta nel notare il rigonfiamento della sua patta.

Lo accarezzai e si ingrossò parecchio, poi le mani raggiunsero i miei seni, la mia fica si allagò e poi fu un assalto reciproco. Gli strappai i vestiti finimmo per terra in un 69 divorante. Poi lui prese il sopravvento, mi lasciai prendere, dominare, mi scopò come una cagna in calore, io gridavo in preda al piacere sotto i suoi colpi forti regolari, la mia eccitazione cresceva sempre più. Il primo orgasmo fu sulla panca: lui mi teneva aperte le cosce con le braccia e mi infilzava col suo cazzo enorme, piantandomelo da cima a fondo, con le mani mi stringeva i seni.

Accelerò e io squirtai tutto quello che avevo sui suoi addominali che, lubrificati dai miei umori, mi sembravano ancora più belli ed eccitanti. Poi mi mise sulla cyclette e mi scopò da dietro. Altro orgasmo, seguito da un’inculata impietosa, mentre mi mordeva il collo e mi infilava quattro dita nella fregna. Lo pregai di non venire, non lì, non così…volevo bere, bere tutto. Uscì di botto, mi acchiappò, quasi scaraventandomi a terra: me lo infilò in bocca e io succhiai come una dannata.

Lui mi ordinò di aprire la bocca, voleva vederla mentre si riempiva di bianco: apri la bocca, troia! Aprila tutta!!! Era infoiato al massimo, io tirai fuori la lingua e la sua cappella appoggiata cominciò a sparare fiotti di sborra a non finire. Una marea, calda, dal sapore di maschio, ci giocai, poi me la feci scivolare sul mento, mi colò sulle tette e lui si ingrifò ancora, glielo ripresi in bocca e lo feci indurire come il marmo.

Mi mise sulla panca, mi aprì e me lo ficcò nel culo, con prepotenza e violenza mi chiavò, io strillavo ( mipiace esagerare) pregandolo di continuare a sfondarmi, e lui andò fino in fondo, era una bestia, un toro da monta, le mie pere ballavano sotto i suoi colpi, io ero già piena del suo sperma che mi sgocciolava addosso, ma ne volevo ancora e glielo chiesi per piacere, ma non ci fu niente da fare…..mi sborrò nel culo, come una furia, poi quando si calmò un poco mi disse: SEI UNA TROIA MERAVIGLIOSA, voglio farlo tutti i mercoledì questo esercizio, tutti i meroledì alle tre.

Io gli risposi: non vedo l’ora venga mercoledì prossimo, ma ogni tanto porta anche il tuo amico biondo…. per favore!.

Raku-yaki! – parte 1

Di tutto quello che poteva piacermi delle terre nipponiche, mai avrei considerato le ceramiche Raku. Stregato dalle tazze da Thé del Sol Levante, consacrai svariati fine settimana all’apprendimento della tecnica con l’audace voglia di tirar su qualche soldo per rimpolpare le mie miserevoli entrate mensili di operaio.
Lo spirito Raku la cui traduzione sta per “comodo, rilassato, piacevole, gioia di vivere” era una valido armistizio per lo spirito bellicoso dei miei appuntamenti settimanali in dojo, dove da ormai dieci anni tra echimosi , incrinature, vittorie e sconfitte, mi vedeva concentrato nella pratica del K1.

“Necessiti di usare le mani anche per altro” rifletteva mia madre durante un pranzo domenicale, “che dare pugni alle persone o battere l’acciaio in ditta finisce con farti perdere dolcezza nel toccare gli altri”.
Effettivamente palesavo che ero ormai incapace di sorreggere bicchieri troppo sottili senza romperli e persino il gatto scampava come ballando il Limbo alle carezze, per via delle mani che ormai sembravano avere la consistenza di ciò che saldavo.

Pensai che era ora di mettere l’acciaio a sbollire nel Mare di Sardegna in una solitaria vacanza algherese, la prima dopo anni passati in compagnia della mi ex ,la cui fine relazione è stata sicuramente il KO sentimentale peggiore della mia vita.
Dopo aver collocato i bagagli in appartamento, inizio a vagare per le graziose vie del piccolo centro, tra negozi di gioielli realizzati con i coralli, botteghe di cibarie locali e ristoranti, soffermandomi di fronte ad un negozio di ceramiche.

Incuriosito da una serie di oggetti ritraenti ricci di mare, indugio su uno in particolare in nero opaco, scoprendo che è stato realizzato in tecnica Raku.
“Inutile spendere 80 euro, lo replicherò identico di ritorno a casa” pensai ed estrassi intrepidamente lo smartphone per rubare uno shitto, quando un “Mi scusi, ma le foto sono proibite!” mi surgela all’improvviso.
Quella che mi si para davanti lesta e leggera è un’ bell’esemplare di donna sarda sulla trentina dalle forme morbide, i cui fianchi appaiono torniti da un abile scultore.

Il viso delicato è contornato da una cashita di splendidi capelli lisci di color castano chiaro, ingemmato da una leggera sventagliata di lentiggini stagliate su naso e zigomi.
Con tono risoluto ella mi incenerisce con i suoi magnifici occhi verdi e con il suo accento gradevolmente robotico prosegue dicendomi “Cancelli le immagini, siamo in uno spazio privato e sono vietate foto e filmati”.
La mia natura di cronico giullare mi suggerisce una goliardata degna di un Monicelli: le consegno il telefono e molto candidamente le dico: “Mi scusi signorina, non volevo creare problemi.

Eccole il telefono, può controllare da se che non ho shittato fotografie” sapendo che nella galleria che le stavo mostrando oltre ad alcune delle mie opere, c’era anche un mio nudo integrale.
Reduce dell’ennesimo taglio del peso prima di una gara, la mia definizione muscolare era ormai prossima ad uno scorticato da tavola anatomica; psoas, pettorali e quadricipiti erano al massimo dello splendore. Mi ero immortalato di fronte ad uno specchio in una mattinata in cui una considerevole erezione, tracciava un’eccitata linea retta con tanto di glande semi-scoperto e lievemente inumidito.

Lei bypassò le prime due immagini di tazze da me realizzate, per poi incappare nel nudo. Come realizzò, sbarrò gli occhi e io con impudica fraudolenta innocenza, dissi “Ops mi scusi, ero convinto di averla cancellata” recuperando lesto il telefono.
Lei allargando un sorriso dimezzato dall’imbarazzo stagliato su di un rossore in viso da guinness, pronunziò un goffo “Ehm, oh no, mi scusi lei!” ed io per riportarla in una dimensione meno imbarazzante le chiesi “Mi scusi, ma è lei a realizzare queste ceramiche?”
“Sì, ho il mio laboratorio oltre quella porta” indicandone una verso il fondo del negozio “realizzo tutto autonomamente e ho un mio forno personale per la cottura delle mie produzioni.

È per caso interessato all’acquisto di qualcosa che vede esposto?”
“Valuterò, consideri che sono arrivato circa due ore fa, apprezzo molto il suo lavoro comunque, lei è un’artista incredibile” le risposi e lei replicò “preferisco definirmi artigiana, comunque non esiti a ripassare, il negozio è aperto fino alle 20. 30”
“Non mancherò, arrivederci!” e ridacchiando sotto il baffi, ma sinceramente affascinato dai suoi lavori, uscii per la strada ammaliato dalla bellissima artigiana Raku. Le mie fantasie più eccitate prendevano forma sul tornio delle mie focose fantasie.

(continua!).

IL CULO DI GILDA IN CAMPEGGIO

Eravamo in campeggio, e quest’anno veniva anche Gilda, la ragazza con il sedere più grosso che avessi mai visto! Avevamo appena festeggiato entrambi il diciottesimo anno, e avremmo passato le vacanze insieme, con i genitori… più o meno. I genitori di Gilda erano un po’ vecchio stampo, e super puliti. Viaggiammo per due giorni, auto traghetto auto, faceva un caldo eccezionale, e al bar vendevano solo cose che ti metevano una sete! Comunque, sarà per il clima o per la dieta, la mattina dopo essere finalmente arrivati a destinazione, Gilda cominciò ad accusare un leggero mal di pancia, e siccome le pareti nei campeggi non esistono, in breve si venne a sapere che era sempre stitica nei viaggi.

Poveretta, le stavano organizzando una bella purga, neanche parlare di sciroppi o pasticche in quel luogo sperduto, per cui non restavano che i rimedi portati dalla madre, i quattro grandi classici: supposta o microclisma, “se fa fatica ad uscire”, clisma chimico o peretta con sapone di marsiglia, “se la pancia fa male e non scende”. Ero un ragazzo di diciotto anni, non potevo non guardare, il culo di Gilda l’avevo sognato un milione di volte, e quanti giri c’avrei fatto! Trovai un’altura tra gli alberi da cui potevo agevolmente sbirciare dall’apertura sul tetto che aveva quella strana tenda, la porta invece era chiusa.

La madre di Gilda, una donna enorme, stava prendendo la busta del pronto soccorso, “Gilda adesso vieni qui e stenditi sulle mie ginocchia”, e Gilda obbediente e zitta ma con una faccia rossa e carica d’odio, perchè la madre non aveva portato anche lo sciroppo? Di certo era per la sua famosa teoria sul prenedere meno sostanze possibile. In realtà sapeva che Gilda se la portava dietro da due giorni prima della partenza. Così le abbasso le mutandone ed eccolo lì di fronte a me, quel culone ciccioso con qualche brufoletto.

“Alberto per cortesia…” Il marito, assistente, sapeva già cosa fare. Separò le natiche rivelando un inaspettatamente folto pelo che separò con le dita per scoprire l’ano di Gilda, un buchetto arrossato e stretto. Infatti la madre dovette ricorrere a due scullaccioni per riuscire ad infilare il dito nel sedere di Gilda, che si dimenava e lamentava, nonostante l’abbondante vasellina. “Sento il tappo, sei molto costipata Gilda. Alberto passami direttamente due clismi”. Il marito aprì le shitole e preparò stappati i clismi.

Per farle i due clisteri dovettero tenerla ferma, e partirono altre due sonore sculacciate. Guardai con passione mentre le infilavano, per ben due volte, il beccuccio bianco nel buchetto sperduto tra i peli e le natiche. Spremettero senza troppe cautele il primo, perchè Gilda non stava ferma, e con molta lentezza il secondo, dicendo a Gilda di respirare a fondo che poi sarebbe stata bene. Dopo cinque minuti la prima scarica, su una bacinella posta al centro della tenda.

Ne aveva veramente bisogno, ma non si liberò bene. “Alberto è meglio fare altre due perette di camomilla tiepida, No Gilda, devi metterti con la testa sul cuscino. Certo, e il culo per aria. Quei gorgoglii mi fecero definitivamente venire. Gilda si liberò del problema, e tutti vissero felici e contenti.

PADRE E FIGLIA- seconda parte

Rimasi sulla soglia della porta attonito. Perché Mario era nudo? Eppur sapeva che stavamo arrivando. Perché la mano sul culo della figlia? Ma soprattutto perché per Anna tutto ciò sembrava così normale? ” Hai visto Guerrino il mio papà?” Mi chiese lei voltando la testa all’indietro ma rimanendo ben salda al padre. ” Lo vedo eccome il tuo papà!!!”lanciando uno sguardo a Mario come per dire Che cazzo stai facendo?. Lui mi guardò a sua volta e fece un cenno con la testa come per dire Stai tranquillo è tutto a posto.

Chiusi la porta ed entrai, curioso di capire in che situazione mi fossi messo. Lo so, ora vi chiederete perché non sono venuto via, perché rimasi li per poi come al solito pentirmi. La verità? Ero curioso ma anche preoccupato per la bambina. Appoggiai la borsa a terra e mi lanciai nel l’ennesima avventura. ” Il papà si è fatto male alla caviglia, non ce la fa a prenderti in braccio zoccoletta!!” E la fece scendere.

Era già la seconda volta che la chiamava zoccoletta. Quindi non fu un caso la prima volta. Era abituato a chiamarla così. Mario era in piedi e Anna gli arrivava all’altezza del pacco, riabbracciò il padre con la guancia appoggiata al suo pene. Sembrò provasse piacere nel sentire il morbido e folto pelo nero accarezzare il suo volto. ” Ti sei fatto tanto male babbo? Un bacino e passa tutto?” Disse lei stringendosi più forte al papà.

Mario mi guardò cercando il mio permesso. Feci cenno di si con la testa, in fondo sono tenerezze che si fanno tra genitori e figli. Un bacio sulla bua, quante volte mia madre da bambino lo fece con me. Ma si, pensai, fatti baciare sta caviglia. ” Si Anna un bacetto al papi e passa tutto!!!” Rispose Mario Purtroppo o non purtroppo il bacio lei al padre lo diede, e piu di uno, ma non alla caviglia.

La ragazzina iniziò a dare bacini al pisellone del padre!!!! Che pur non eccitato era un bel pezzo di carne. Lo baciò tutto, ogni centimetro. Inutile dire che il cazzo di Mario iniziò a reagire a quei piccoli dolci bacetti. Ma lui la fermò prima. ” Brava la mia bambina, mi è passato tutto!” Disse lui allontanandola di qualche centimetro. Lui mi guardò imbarazzato, poi mandò Anna in camera a sistemare le sue cose così rimanemmo soli.

” Non pretendo nessuna spiegazione, non sono stato un santo nemmeno io alla sua età, voglio solo capire se questa cosa fra voi due e’ consapevolmente accettata e desiderata da entrambi, o se in qualche maniera tu l’hai spinta, obbligata, non dico abusata, ma costretta. Insomma lei lo fa perché le piace o c’è altro sotto ?”. Lui sorrise, e riconobbi il Mario del giorno prima. ” Non voglio risponderti, voglio che sia tu a giudicare.

Fai da spettatore e fingi che qualunque cosa accada , sia normale. Fidati di me. ” Sembrò molto sincero, e decisi di credergli. ” Dammi una sigaretta va, che sono agitato” risposi. ” Non ti do nulla. Siediti in poltrona e goditi lo spettacolo. Ma spogliati anche tu, nudo, senza imbarazzo. Ok?” Così feci, mi spogliai completamente e mi accomodai in poltrona. Mario si spaparanzo’ sul divano. ” Zoccoletta ?? Hai finito? Vieni dal papà??” Chiamò così la figlia.

E lei apparse dalla camera come una fatina delle favole, ma in versione pornografica!!! Tutta nuda, indossando solo un paio di ali rosa di tulle e un paio di gambaletti sempre rosa sotto alle ginocchia. I codini legati con due nastri di raso anch’esso rosa, a forma di fiocco con il nastro lungo che arrivava fino alle tettine piccole ma perfettamente sviluppate. La patatina era già ricoperta di pelo , dello stesso colore castano dei capelli.

Le labbra appena colorate con il lucida labbra rosa. Ad un tratto non mi sembrò poi cosi bambina, a parte l’abbigliamento, era una giovane adolescente , una donna in versione tascabile. ” Dimmi papi , cosa ti serve?” Chiese amorevolmente Anna. ” Prendi una sigaretta al papà e a Guerrino?”. E lei prese il pacchetto di sigarette e l’accendino da sopra il tavolo. Venne prima da me. Tirò fuori una sigaretta, me la mise in bocca e me la accese.

Poi corse dal padre e fece la stessa cosa. Le vidi il culetto, perfetto, liscio come la seta. ” Non ti sei ancora lavata oggi ?” Lei rispose di no. ” Piccola sporcacciona, sento l’odore della tua fighetta. Lo hai fatto apposta vero? ” lei rispose di si. ” Spiega a Guerrino che birichina che sei. Digli perché non ti sei lavata la patata!!”. Disse Mario. Allora lei si girò verso di me e con voce e fare da monella confessò ” Non mi sono lavata in mezzo alle gambe perché so che il papà sentendo la puzza non resiste e mi mangia tutta!!!! ” e rise.

Allora lui ribatte’ ” Hai capito Guerrino che troietta la mia Anna? Per farsi leccare la passera dal babbo la lascia sporca e puzzosa!!! E allora guarda cosa mi fa fare !!!” E afferrò la figlia per i fianchi, se la mise in piedi sopra il divano e lui con la testa appoggiata allo schienale la fece sedere sulla sua faccia e iniziò a divorare il pube della figlia. Con una tale voracità che sembrava un a****le e lei la sua preda, il pasto del giorno.

Lei all’inizio rise, poi dal riso passò al gemito, e dopo qualche minuto dal gemito passò all’ orgasmo. Quando Mario se la tolse dalla faccia e rimise la figlia a terra , aveva tutta la barba nera unta, ricoperta di umore vaginale. Rimasi in silenzio, anche quando lui disse alla figlia ” Non chiedi a Guerrino se vuole qualcosa da bere? Vai in cucina e sul lavello c’è un bicchiere grande pulito. Me lo porti?” Lei corse.

Non pensai alle intenzioni di Mario , ancora stravolto e eccitato dalla precedente scena. Quando Anna tornò con in mano quello che era inequivocabilmente un boccale di birra, mi sorse il dubbio. Ma non dissi nulla. ” Ora zoccoletta di papà, appoggia il bicchiere a terra e riempilo più che puoi di pipì “. Così lei fece. Ne riempi metà. ” Ora prendi il bicchiere e portalo al papi. Tienilo ben saldo mi raccomando!!!” E lei tenendo con due mani il grosso bicchiere , lasciò che il padre ci infilasse dentro il pisello e pisciasse fino a riempirlo tutto.

” Senza bagnare per terra, piano piano portalo a Guerrino e poi corri dal papi”. Lei attenta a non rovesciare neanche una goccia, mi portò il bicchiere. Era pesante e caldo. Me lo lasciò tra le mani e corse dal padre. ” Ci credi Anna che Guerrino riesce a bere tutto il bicchiere in un solo sorso?” Chiese il porco alla sua zoccoletta. E lei facendo un espressione di stupore rispose” No!!! Non ci credo!!! Fa schifo la pipì, è tanta quella.

Secondo me vomita!!!”. Piccola ingenua , ne devi fare ancora di strada !!! Ovviamente per me era un gioco da ragazzi, ma non faccio mai niente per niente. E allora decisi di fare una scommessa e dissi ” Se io lo bevo tutto, senza interruzione, poii voi fate una cosa per me?” ” Che cosa?” Chiese Mario. Ed io, stanco di subire tutte quelle scenette senza partecipare feci la mia scommessa ” mentre tu Mario mi scopi a novanta, lei da sotto mi succhia l’uccello, così io mi becco una sborrata in culo e lei in bocca!!!” ” Assolutamente non se ne parla, chiedi troppo !!! Ora stai esagerando Guerrino !!” Esclamò lui.

Non dovetti neanche rispondere che la puttanella disse ” Dai papi, digli di si, tanto non ce la fa, sono sicura!!! Fa troppo schifo!!! Vedrai che vinciamo noi, accetta babbo. Sono proprio curiosa di vedere se ha il coraggio di bere tutto il bicchiere. Vedrai che si ferma subito, ha ha ha!!!” Sebbene Mario conoscesse molto bene la mia abilità, difronte allinsistenza della figlia non riuscì a non accettare la scommessa. Mi guardò e muovendo solo le labbra lessi la sua supplica ” ti prego no”.

Pensai , allora perché hai riempito sto bicchiere ? Per far divertire voi due e basta? Iniziai a bere , e per mia fortuna il sapore non era male. Senza mai fermarmi, con un unico solo lento sorso svuotai tutto il boccale. ” No papi!!! L’ha bevuto tutto !!! E ora?” Disse lei preoccupata al padre. ” E ora cazzo, visto che hai insistito tu , dobbiamo pagare la scommessa!!! Forza succhiamelo e fammelo venire duro!!!!” Il tono di Mario era molto infastidito.

Io mi alzai , mi appoggiai con le mani al tavolo, culo a novanta, gambe divaricate, dissi ” Quando volete io sono pronto!!!” E mi accesi una sigaretta. In pochi secondi il cazzo di Mario venne duro come il marmo. Tolse le ali da fatina alla figlia e la trascinò con se. ” Che devo fare papi?” Chiese lei e furono le sue ultime parole. Lui le ordinò ” che minchia vuoi fare? Vai sotto e prendigli il cazzo in bocca e non lasciarlo finché te lo ordino io, ok???” Impaurita dal tono incazzato del padre si infilò in ginocchio sotto di me e mi prese l’uccello già duro in bocca.

Sentii le mani forti di Mario afferrarmi le chiappe, spalancarle e sputarmi sul buco del culo. Poi vi appoggio la cappella , e con violenza mi impalò con un unico colpo secco. Pensai che fosse giusto così, strinsi i denti e mi godetti scopata e pompino. Quando venne lui dentro di me io venni in bocca a lei che molto brava ingoiò tutto!!! Mario non si fermò subito , dopo avere sborrato continuò un altro po a scoparmi finché il cazzo iniziò a sgonfiarsi.

Allora lo sfilò dal culo, e ordinò alla figlia di fare altrettanto, e lei si tolse il mio uccello dalla bocca. Si alzò e corse dal padre. Io con la flemma di un condannato a morte, mi rimisi in sesto, mi vestii, li guardai e dissi ” Ci vediamo al mare domani?”. Nessuno dei due rispose. Allora me ne andai. Il giorno dopo al mare non vennero, e neanche i giorni successivi. Meglio così, finalmente un po’ di meritato relax!!!! FINE.

PADRE E FIGLIA-prima parte

Qualche estate fa, 5 o 6 non ricordo, avevo come tutti gli anni affittato un ombrellone e un lettino in riva al mare in uno stabilimento balneare che andava molto di moda. Per lo più era frequentato da ragazzi giovani, ma soprattutto non da gente del posto e non da famiglie con bambini. Amavo andarci in settimana perché l’ambiente era molto tranquillo e ci si poteva rilassare. Il primo ombrellone della prima fila proprio a ridosso della battigia era ormai mio.

Il padrone sapeva che non doveva darlo a nessun altro. Ero l’unico del posto ad avere questo privilegio. Gli altri erano tutti forestieri di città, chi veniva giornaliero, chi per una settimana. Quindi i miei vicini di ombrellone erano sempre diversi. Era luglio, e un lunedì dopo pranzo con lo scooter mi recai al mare. L’ombrellone vicino al mio era stato affittato per tutta la settimana da un signore padovano. Un bell’uomo sulla quarantina, molto distinto, riservato, sempre con occhiali da sole e una barba nera molto curata, che gli conferiva ancor più un aria seriosa.

Quando arrivai al mio posto lui era già steso sul lettino, un po’ all’ombra un po’ al sole. Indossava un classico costume a slip da uomo, stretto al punto giusto, che gli faceva un bel pacco davanti. Pensai che stesse dormendo, quindi non lo salutai e iniziai a spogliarmi. Dopo essermi steso anche io sul lettino, sentii una voce che mi chiamava ” Ehi ragazzo, piacere sono Mario ” , mi alzai seduto e vidi che era lui che mi tendeva la mano.

” Piacere, io sono Guerrino ” risposi ricevendo una stretta di mano forte e vigorosa. ” Che nome strano, Guerrino…sei di queste parti?”. Gli risposi di si , e che il mio nome era appunto un nome tipico chioggiotto. Mi chiese se avessi una sigaretta da offrirgli, perché le sue etc etc …manco lo ascoltavo, intento a prendere il pacchetto dallo zaino. Vi sfilò una sigaretta e se la mise tra le labbra coperte dalla barba nera e ne tirò fuori un altra e me la mise in bocca.

Gli passai un accendino e prima accese la mia e poi la sua. Fu un gesto molto galante. Così fumando iniziammo a parlare. Venne fuori che lui era fresco di divorzio, che lavorava in tribunale, e che aveva una figlia poco più che dodicenne, che viveva con la madre. Ma che forse l’avrebbe raggiunto li al mare per qualche giorno. Se la troia della madre le avesse dato il permesso. Testuali parole. Mi racconto’ della sua situazione familiare molto complicata, mentre io lo ascoltavo e ogni tanto gli fissavo il pacco.

Aveva un bel pelo nero folto, che gli usciva dai lati del costume. Poi il discorso si fece stucchevole, e la sua voce grossa e profonda rotta dal pianto, e smisi di guardargli il pacco. Insomma gli mancava sua figlia, erano molto legati, la madre gliela faceva vedere poco, bla bla bla. Persi l’interesse. Nei due giorni seguenti ci conoscemmo meglio, era un uomo colto e intelligente, mi piaceva ascoltarlo. Mi affascinava. E pure io gli stavo simpatico, visto che mi ripeteva continuamente ” Se viene mia figlia te la presento, se viene mia figlia….

“. Durante quei giorni, ogni tanto, veniva a salutarmi qualche amico che era anche lui in quella spiaggia. Tutti gay. Qualcuno palesemente gay. E qualcuno con il solito tatto da checca si lanciava in sproloqui e battute decisamente tendenziose. Mario si stendeva sul lettino, ascoltava, e quando se ne andavano ritornava come nulla fosse a chiacchierare con me. Pensai che di sicuro avesse capito che ero gay, ma molto educatamente si faceva gli affari suoi.

Il mercoledì restammo al mare più del solito. Verso le sette della sera si stava da Dio, e il mare era una tavola piatta. Mi propose di fare un bagno. Era un momento ideale, e quindi accettai. Ci alzammo e dopo due passi avevamo già i piedi in acqua. Era ancora calda. Camminammo un po’ prima di raggiungere un livello sufficiente per tuffarci. Mario conto’ fino a tre e ci tuffammo assieme. Una sensazione piacevolissima.

Quando emersi in superficie , l’acqua mi arrivava appena sotto l’ombellico. Ma non vidi Mario. Dopo qualche secondo riemerse anche lui, a circa tre metri da me. Mi avvicinai a lui nuotando a rana. L’acqua era limpidissima , e subito mi accorsi che Mauro non aveva il costume. Piuttosto un bel pesciolone che galleggiava appena sotto la superficie del mare. Lui con le mani si asciugò gli occhi, ma del costume non c’era traccia.

” Mauro , che fine ha fatto il tuo costume?”gli chiesi sbalordito. Lui si guardò sotto, si tocco’ il pacco e disse ” Cazzo!!!! Vuoi vedere che mi si è sfilato durante il tuffo?”. Non credetti nemmeno per un attimo a quella eventualità, ma stetti al gioco. ” Sarà sott’acqua allora , bisogna trovarlo!!!” Dissi. ” Ma io non riesco a tenere gli occhi aperti sott’acqua, mi bruciano!!!! Per favore guarda tu se lo trovi!!!” Rispose con tono preoccupato.

Allora due erano le cose, o era serio e veramente aveva perso il costume, o era furbo e molto bravo a recitare. Ero curioso di scoprire quali delle due era quella vera. Così mi tuffai piano sotto acqua. Per prima cosa gli guardai il cazzo. Uno spettacolo , un pezzo di barriera corallina!!! Poi subito dopo guardai il fondale, e vidi che teneva il costume sotto un piede. Beccato!!!! Mauro era un bel furbetto!!! Riemersi per respirare, a distanza ravvicinata, e lui mi chiese ” Lo hai visto?”.

E io risposi” Il costume che tieni sotto il piede o il cazzone che tieni tra le gambe?”. Lui allora, per la prima volta dopo tre giorni sorrise, e il bianco dei denti che risaltavano ancor più tra il nero scuro della barba fece di quel sorriso uno dei sorrisi più sexy che avessi mai visto. ” Dai scemotto, ti ho fatto uno scherzo!!! Ora spostati che devo fare la pipì !!” Esclamò Mauro , mentre il cazzo galleggiava davanti alla mia faccia.

” E che scherzo sarebbe spiegami!!” Dissi, non spostandomi di un centimetro. ” Dai volevo solo giocare, mica te la sarai presa? Se non ti sposti però ti becchi una pisciatona addosso, e allora si che ti incazzi!!!”. Senza dire una parola, gli afferrai i fianchi e tornai con la testa sott’acqua e gli presi il cazzo in bocca. ” Che fai guerrino??? Ti ho detto che devo pisciare, e ne devo fare così tanta che dubito che resisterai senza respirare sott’acqua!!!! E ‘ questo che vuoi? Affogare col mio piscio? Vediamo, io vado eh…Ecco,ecco che arriva!!! Aaaahhhh!!!”.

Giuro che piuttosto che dargliela vinta sarei stato disposto pure ad annegare. Ma non successe, ho dei buoni polmoni io!!! E solo quando finì di pisciare, mi staccai dal suo enorme pesce e riemersi. ” Non credevi che ci sarei riuscito eh? Di la verità !” Gli dissi con espressione soddisfatta. ” Sono allibito !!!! Ma in senso piacevole, intendiamoci!!! Mi hai stupito. Mi viene da pensare quante altre cose mi stupirebbero di te!!!!!” ” Ah guarda, non puoi nemmeno immaginare!!!! Mettiti il costume va, che torniamo a riva!!” E mentre ci incamminammo verso terra , lui disse una cosa che mi lasciò perplesso.

Disse ” Eh si, devo proprio farti conoscere mia figlia!!!” Ci asciugammo, ci vestimmo, ci salutammo e tornammo a casa. Ma quella frase mi tormento’ per tutta la notte. Il giorno dopo andai al mare più che intenzionato a cercare di capire quale fosse il nesso tra quello che era successo e l’ossessione di farmi conoscere la figlia. Mauro non c’era. L’ombrellone era chiuso, il lettino vuoto. Pensai che forse sarebbe arrivato più tardi.

E mentre lo aspettavo mi addormentai sotto il sole. Non so per quanto tempo dormii. Forse qualche ora. Finché nell’oscurità del sonno sentii una voce dapprima flebile ” Guerrino, Guerrino” poi più forte tanto da riportarmi nel mondo reale ” Guerrino, Guerrino, su svegliati!!!” Aprii piano piano gli occhi, abbagliato dal sole. Mi ci vollero alcuni minuti per destarmi del tutto. Fu allora che vidi in piedi di fianco a me una ragazzina, coi codini, molto molto carina.

” Chi sei tu?” Gli chiesi. ” Sono Anna e tu se Guerrino vero?”. Anna, Anna, ah si mi venne in mente che la figlia di Mauro si chiamava proprio così. ” Sei la figlia di Mauro per caso?” Le chiesi, buttando l’occhio sul l’ombrellone, che però era ancora chiuso. ” Si sono io , tu se un amico del mio papà!!!”. La osservai bene. Era davvero bella, con un vestitino rosa, molto simpatica e solare.

” Scusa Anna, ma dove è il tuo papà??? Come sei arrivata fin qua?” Non riuscivo a darmi una spiegazione. ” La mamma mi ha fatto prendere la corriera a Padova, e sono arrivata qua da sola, volevo fargli una sorpresa,vedi ho la borsa!” E mi fece vedere una piccola valigia. ” E come facevi a sapere che questa è la spiaggia dove ha l’ombrellone il papà? E come facevi a sapere chi sono io???!!”.

Per un attimo non mi resi conto che la stavo quasi sgridando, e che forse era pure spaventata. ” Scusami Anna, vieni siediti qua vicino a me che cerchiamo insieme di capire cosa è successo” le dissi con tono rassicurante. Lei si sedette sul lettino con me e mi spiegò ” Tutte le sere io e papà ci telefoniamo. Mi ha raccontato tutto, il nome della spiaggia, e che ha come vicino di ombrellone un ragazzo simpatico che si chiama Guerrino, che avete fatto amicizia e il bagno insieme.

Sono venuta qua oggi per fargli una sorpresa. Ma non c’è il mio papà. Per fortuna che ci sei tu, ho capito subito che sei l’amico di mio papà. Ma lui dove è????” Mi fece una tenerezza immensa. ” Il tuo papà non è venuto oggi, non so perché, anche io pensavo di trovarlo. Ma tu non sai dove dorme, in quale albergo???” Le chiesi. Lei mi disse che il padre aveva affittato un appartamento, ma non sapeva dove.

” Non hai il numero di cellulare di tuo papà , lo chiamiamo subito. ” Dalla borsetta tirò fuori un telefonino, me lo diede e mi disse ” Cerca papà nella rubrica e chiamalo tu, ho paura che si arrabbi con me!!!”. Piccola!!! Cercai il numero e lo trovai. Chiamai Mauro. Quasi subito rispose ” Ciao piccola zoccoletta di papà!!! Come stai???”. ” Mauro, sono Guerrino, dove sei???” Dissi un po’ imbarazzato. ” Guerrino??? E perché chiami col telefono di Anna? Mi è apparso il suo nome!!! Che minchia succede?” Mai sentito così incazzato.

Gli spiegai tutta la situazione, gli passai sua figlia. Poi parlò ancora con me. La sera prima si era slogato una caviglia e non riusciva a guidare la macchina. Mi spiegò dove aveva l’appartamento. Mi vestii. Mi caricai sullo scooter la ragazzina e il bagaglio e mi diressi verso casa di lui. Quando arrivai, feci scendere Anna, presi la sua borsa e ci dirigemmo verso casa del papà. Suonai il campanello, e quando Mauro ci apri era completamente nudo!!! La figlia gli saltò addosso per abbracciarlo tutta felice, e lui le mise una mano su per là gonnellina e le palpò il culo.

CONTINUA.

Mia zia Rosa

Qualche settimana fa’ venne a trovarci a casa, mia zia Rosa, la sorella maggiore di mia madre, una donna di 53 anni anche se ne dimostra 40 ,alta 160 cm, capelli neri non molto lunghi, una 6° di seno, un culo bello grosso (ho sempre amato vederla in costume), fianchi larghi e di bellezza normale; ho sempre avuto un debole per lei sin da piccolo quando alle medie mi si iniziava ad alzare l’uccello, lei è stata la mia dea e il soggetto per ogni mia sega, è un segreto che non ho mai rivelato a nessuno.

Venne da noi per un caffè e chiacchierare con mia madre, erano verso le 14:00, che suonò al campanello:
-DING DONG-

IO: Chi è?
ZIA: Sono zia Rosa, apri Gianni.
-APRO LA PORTA-
IO: Ciao zia
-LA BACIO SULLE GUANCE E LA ABBRACCIO STRETTA PER SENTIRE L’IMMENSITA’ DELLE SUE TETTONE-
ZIA: Non c’è mamma?
IO: No zia, non so dov’è andata, se vuoi la chiamo sul cellulare, ma entra pure siediti in cucina…

mamma era stata fuori tutto il giorno con mia sorella ed io rimasi a casa da solo tutto il pomeriggio… immediatamente corsi un camera mia per chiudere tutti i video porno che stavo vedendo e spensi il PC… quando d’un tratto mia zia mi chiama dalla cucina

ZIA: Gianni non chiamarla sul cellulare, forse ha da fare, vieni qui…

Vado da lei ed iniziamo a fare due chiacchiere che da tanto che non ne facevamo, infondo con lei mi confidavo molto più che con mia madre:
ZIA: Allora come va’ a scuola
IO: Bene
ZIA ti vedo inquieto oggi è successo qualcosa?
IO: No Zia è solo che non so proprio che fare oggi
ZIA: ti senti annoiato? Con le ragazze come va?
IO: abbastanza bene
ZIA: fai sesso?
a quella domanda rimasi di stucco ma risposi:
IO: si certo
ZIA: e come lo fai? te lo sei già fatto succhiare ?
IO: si da alcune ragazze a scuola, ma la cosa che mi piace di più è quando lo infilo nel culo
a quelle parole la conversazione di venne più intrigante… non riuscivo a credere che mia zia mi stesse parlando di sesso e come le interessi sapere la mia vita sessuale…
ZIA: davvero ti piace fare sesso anale? Anche a me piace tanto, sai ti confido un segreto, mi piace farmi montare con violenza il culo, però sono tantissimi anni che non lo faccio, mi raccomando è un segreto che resta fra noi questo
IO: certo zia
sa che quello che mi dice resta sempre fra noi
ZIA: spero che ci sia qualche tua amica che le piace nel culo
IO: non proprio sai, però mi piace sentirle godere… in quei momenti mi eccito da matti
ZIA: come le invidio queste ragazzine, mi piacerebbe farmi inculare
IO: però zia se mi posso permettere tu hai un bellissimo culo e a me piace molto
ZIA: ti ringrazio davvero di piace? Anche se non più bello sodo?
IO: Si si certo
d’un tratto si alza viene davanti a me si gira di spalle, si alza il vestitino estivo e si abbassa le mutandine
IO: zia ma che fai?
ZIA: è un mio regalo per il bel complimento che mi hai fatto
Non riuscivo a capire se fosse un sogno o la realtà, mia zia davanti a me che si strofina il culone sul mio cazzo da sopra gli jeans,
dopo di che si leva completamente le mutandine da sotto al vestitino, poi si gira e mentre lo fa’ le do’ una pacca sul culo e lei ne sembra felice.

ZIA: cosa ti piace del mio culo?
IO: che è grosso
ZIA: cosi ti piace il culo grosso?
IO: anche il seno grosso se per questo
a quel punto il gioco messo in atto da mia zia continua si alza la maglietta scollata e se la toglie e mi mostra il suo generosissimo seno, prende la mia mano destra e ma la porta sul suo seno
ZIA: dai stringilo tranquillo non essere timido
ed io senza farmi pregare le strinsi il seno con entrambe le mani, dopo di che si rimette la maglietta e mi ringrazia per la mia sincerità ed onestà nei suoi confronti, però sentivo sotto il mio pene che era diventato duro,

così mia zia decide di andarsene e mi saluta con una carezza sul pacco.

Passarono due giorni da quel pomeriggio, quando mia zia ritornò a casa mia, ma questa volta c’era anche mia mamma, dopo circa un’ora che parlassero mia mamma dice:
MAMMA: Rosa ti dispiace aspettare qui? devo accompagnare Patrizia (mia sorella) a fare ripetizioni di matematica
ZIA: tranquilla va’ pure
e ci ritrovammo nuovamente soli in casa, mia zia stava pulendo delle tazzine e spazzando per terra in cucina ed indossava una gonna che le arrivava poco sopra il ginocchio e una maglietta scollata e abbastanza trasparente dal quale si vedeva che non portava il reggiseno,

mentre era china a raccogliere la polvere da terra, io da gran furbo le passai accanto e le diedi una pacca sul sedere, lei sobbalzò un attimo e mi sorrise
ZIA: se ti va fallo tutte le volte che vuoi
IO: grazie Zia, come posso resistere ad un culo così bello
dopo l’aiutai a scendere dalla sedia mentre riponeva le tazzine nella mensola e l’afferrai per i fianchi, dopo essere scesa (oramai avevo avuto il permesso) le do un’altra pacca sul sedere e come risposta sempre un suo sorriso…poi mentre risistema il detergente per piatti sotto il lavandino, mi avvicino e l’abbraccio da dietro

ZIA: che fai?
IO: ho voglia di abbracciarti
il mio pene era talmente duro che anche lei se ne era accorta
ZIA: guarda che da sotto non porto le mutandine
come sentii quelle parole le misi una mano in mezzo alle gambe fin sotto la gonna per accertarmi che fosse vero ed infatti era senza mutandine, a quella scoperta il mio pene divenne ancora più duro e la voglia salì in me, iniziai a palparle la fica con tutta la mano mentre lei si ritraeva indietro spingendo il suo culo contro il mio pene, poi con le dita piano piano le allargo la patata, fino a farle entrare dentro e iniziare a masturbarla, ad ogni movimento sentivo il suo ansimare sempre più forte e la sua fica bagnarsi sempre di più:
ZIA: dai su continua, fammi godere …
IO: certo che ti faccio godere
la faccio abbassare in avanti, le alzo la gonna, le faccio divaricare le gambe e la inizio a baciare il culo, poi le infilo le dita nella fica già bagnata ed inizio a masturbarla sempre di più sempre più forte e lei gode come una porca non riesce a trattenersi le piace troppo
ZIA: si continua così, ancora continua più forte nipotino mio… mmm…
le alzai completamente la gonna e continuai a masturbarla e sentivo fra le dita lo sciacquettio dei suoi umori che colavano dalla fica sul pavimento sembrava si fosse urinata a dosso e dopo essersi liberata si accasciò ansimante gonfiando ripetutamente il suo seno, nel frattempo mi abbasso i pantaloni e le mutande e tiro fuori il mio cazzo oramai durissimo e lo punto sulla fica oramai aperta di mia zia, lei sente il mio glande

ZIA: Su fallo entrare ho voglia di cazzo
non me lo feci ripetere due volte e le penetrai e continuai a spingere sempre di più aggrappandomi ai suoi fianchi mentre lei godeva
ZIA_ dai si più forte, più forte dai montami, sbatti la zia violentemente, fammelo sentire fino in fondo,dimmi che sono una troia!
IO: sei la mia troia ! la mia zia puttana da sfondare!
ZIA: si bravissimo così ancora di più!

continuai a sbatterla fino a quando le sborrai nella fica, tirai fuori il cazzo , lei si girò verso di me e con voce gonfia ed ancora eccitatissima mi dice
ZIA: ne voglio ancora e poi mi devi inculare ricordi che mi piace?! Vieni stallone mio ora ti porto in paradiso
mi portò in camera mia mentre la sua fica grondava ancora dei suoi umori e di sperma, si spogliò completamente si mise a pancia sotto e culo in su sul mio letto con la copertina di Dragon Ball Z e lì la montai ed iniziai a sfondarle il culo facendola urlare di piacere
ZIA: si dai continua più forte, rompimi il culo dai lo voglio!
IO: si zia troia ti spacco il culo!

e così continuai ancora mentre dalla sua fica i suoi umori avevano oramai bagnato tutte le lenzuola, fino a quando vengo per la seconda volta sborrandola tutto dentro il culone rosso e gonfio!
Restai su di lei per un po’ , poi le sfilai il cazzo dal culo, lei si sdraio sul letto sfinita e mi ringrazia per la bella scopata
ZIA: ti ringrazio infinitamente Gianni, ne avevo davvero una gran voglia
IO: tutte le volte che lo vuoi mi chiami ed io corro da te
ZIA: grazie porcellino mio
dandomi un bacio in bocca e leccandomi il pene.

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Sonia, la mia sorellastra

“Mi dispiace Sonia, non so cosa mi è preso, fatto sta che leggere quello che scrivevi, beh, hai visto no che reazione?”
“Ho visto sì scemino” “E…” “Pensaci per Martedì …. “
Cosa mi devo aspettare adesso? Una volta premuto INVIO non si torna indietro, e da una semplice battuta ne è nato un invito in piena regola, un invito a casa mia, per Martedì mattina, da me, io e lei ….
Era da un po’ che non ci sentivamo, le nostre vite non riuscivano a combaciare, vuoi il lavoro, vuoi le famiglie, anche se questo termine mi fa un po’ sorridere, visto che lei E’ parte della mia famiglia ….

Sonia, trenta anni di sorella, sorellastra per la precisione, figlia di mio papà e …. Più di dieci anni di differenza, un legame mai sbocciato definitivamente, c’è sempre stato affetto ma con distanza, negli ultimi anni qualche
messaggio di circostanza, gli auguri per le ricorrenze, niente di più.
Io, 42 anni persi per la nebbia, traducendo una locuzione tipicamente veneziana, una famiglia persa per strada, una moda degli ultimi anni evidentemente questa, un padre che non c’è mai stato, una sorella, una sorellastra, Sonia appunto, un fratellastro da qualche parte nel mondo, credo, e mi fermo qui, nessun cugino perché mio papà ha compensato anche per il resto della famiglia.

Con Sonia ci siamo sentiti ultimamente perché giravano voci che suo marito le facesse le corna, la volevo mettere in guardia su quello che si diceva in giro, poi un messaggio tirava l’altro, un prima confidenza velata, una seconda meno velata, fino a che è sbottata, confessandomi con non poco imbarazzo la loro situazione. Io leggevo attonito quello che lei mi scriveva, senza dir niente scoprivo che lo sapeva, che non ne andava di certo orgogliosa, ma che comunque era ricambiato, lei sapeva di lui ma non il contrario.

Mi ha confidato il nome dell’amante e per poco non mi prendeva un colpo visto che lo conosco bene, mi ha confidato com’è cominciata, quando si vedevano, poi come per togliersi un sasso dallo stomaco, ha iniziato a raccontarmi cosa facevano nei loro incontri, a grandi linee come uno scambio di messaggi può lasciar immaginare, ma pur sempre confidenze parecchio intime….

Non mi sono sconvolto dai racconti, mi ha fatto pensare solo il fatto che la povera ed innocente sorellina fosse in realtà capace di architettare una cosa del genere.

Poi si sa che la mente di un uomo vola in un istante quando si parla di sesso, e immaginarla in quegli atteggiamenti è stato un attimo, e, sempre come un lampo, un certo desiderio si è fatto strada in me ….
Non che mi facesse schifo la sorellina, anzi, c’è da dire che papà ha dei buoni geni in corpo da trasmettere, e le sue compagne non sono state da meno, quindi ci difendiamo egregiamente tutti quanti in famiglia, Sonia probabilmente ha una marcia in più, almeno adesso nella mia mente, e immaginarla nuda nel mio letto, beh, fa il suo bel effetto.

Tra una sua confidenza e l’altra sono riuscito a mandarle anch’io qualche messaggio, facendo un po’ il cascamorto dicendole quanto fosse una bella donna, di come capivo tutti gli uomini che le ronzavano attorno, le confessavo la mia solitudine, la mia voglia di avere una donna vicino, dal canto suo qualche complimento di facciata, sul fatto che fossi un bell’uomo anch’io, per metterla in ridere poi mi ha detto che se solo avesse avuto l’occasione mi avrebbe fatto la festa ….

E l’occasione perché non crearla?
“Sonia, martedì sono a casa da solo la mattina, visto che sei in ferie, passa a trovarmi no? Che un paio di idee ce le avrei per sopperire a questa sensazione di solitudine che ho …. “
E’ partita un po’ così la cosa

“Ah si? Visto che siamo fratello e sorella non so proprio cosa tu possa avere in mente, perché niente possiamo fare … “ la sua risposta

“Ti mando una foto così vedi che effetto FRATERNO mi stai facendo???”

E senza attendere risposta le invio una mia foto a torso nudo, in slip aderenti, con l’AMICO in piena salute compresso tra gli elastici.

“TU SEI FUORI………!!!!!!”

“Scusa Sonia, mi sono lasciato prendere un po’ la mano, ma sai …. “

E lascio il discorso cadere, sperando che il mio finto pentimento la faccia restare, e non scappare come temo ….
Sono seguiti altri messaggi, fino all’ultimo, dopo averle augurato la buonanotte, senza risposta da parte sua …
Non mi aspetto niente, anche se idee ne ho tante, nella mia mente ho già preparato l’incontro, nei piccoli dettagli, dal farla accomodare in divano all’offrirle da bere, dal chiederle come vanno le cose a casa al parlare anche di frivolezze, dal volerla abbracciare al darle un casto bacio sul collo, dal tenerla stretta sperando che non si voglia staccare al cominciare a sussurrarle quanto bella è nell’orecchio ….

NUOVO MESSAGGIO

“E’ sempre valido l’invito per stamattina?” Mezzo infarto ….
“Certo!!!! Sempre per te!!!”

“Arrivo tra mezz’ora, ma non farti strane idee però 😉 “ Ecco, mani avanti, e adesso?
Al momento della premiazione agli Oscar come miglior film erotico del secolo, ecco che mi sveglia dal sogno col suo pragmatismo, mettendo ste benedette mani avanti!!!!

La mezz’ora vola via velocissima per sistemare la casa, suona alla porta, le apro, sale le scale, entra, si accomoda, mi sta ad almeno un metro di distanza, il sorriso che avevo stampato in faccia lascia il posto ad un velo di tristezza, me l’ero immaginata diversamente la mattinata ….

Sono in piedi come un ebete e lei è seduta in cucina, un po’ spazientita della scarsa accoglienza, un po’ nervosa, le dita delle mani che tamburellano sulla tavola, mani lisce, mani curate, mani affusolate che al solo pensiero di cosa potrebbero prendere in quel momento ….

Mani che mi passano davanti agli occhi “Ehi??? Ci sei??? Sei imbambolato????” “Scusa Sonia, ero un attimo sov****nsiero”
“Ho visto…. comunque un’altra volta evita di mandarmi foto del genere, per due motivi, mio marito l’ha vista e non ti dico che rottura di palle, gli ho spiegato che avevi sbagliato numero e non era per me, che nella foto eri tu, se ne è capacitato solo dopo che ha riconosciuto il tatuaggio in un’altra foto che avevo per fortuna ….

“Mi dispiace Sonia, non so cosa mi è preso, fatto sta che leggere quello che scrivevi, beh, hai visto no che reazione?”

“Ho visto sì, scemino”

“E scusa, ma mi ha detto per due motivi, o sbaglio? Uno è tuo marito, l’altro?”

“L’altro è …. “

Un lampo

“Ma Sonia, che fai?”

“Che faccio? Mi hai fatto venire una voglia l’altra sera stronzo !!!!”

Il film ha preso una piega un po’ diversa, dal provarci, adesso mi ritrovo piacevole vittima della sua voglia, la sua mano che mi prende il membro nel pieno della sua erezione, la sua bocca che mi cerca, il suo corpo che si fa contro il mio ed non sto certo lì a guardare e “subire”.

Con la forza della mia età la faccio sentire bella, desiderata, la spoglio con la foga e la capacità che l’esperienza mi ha dato in questi anni, un piacevole gioco eccitante, non volgare, non banale, la sento sempre contro di me, la sento desiderosa e desiderabile, le mie mani che per la prima volta la scoprono in questa nuova veste di amante, mani che cercano di capire perché la natura ci ha fatti così, belli ma fratelli, mani che se ne fregano di questi spiacevoli convenevoli, mani che le uniche barriere che incontrano non sono quelle mentali ma i vestiti che abbiamo addosso ….

La bimba è capace, si sente, si vede, la maestria con cui mi accarezza la dice lunga su quello che mi aspetta, quelle mani nervose hanno lasciato il posto a mani sicure, che sanno, che vogliono, che fanno ….
Mi massaggiano, l’asta, la base, i testicoli, il glande, indistintamente, con leggerezza ed erotismo, mani che accarezzano il mio corpo, mani che mi regalano piacere, mani che aiutate dalla bocca si prodigano in un pompino da brividi alla schiena, lingua che da piacere infinito, occhi che mi guardano complici mentre la testa esegue il più naturale dei movimenti …
Le mie accompagnano i movimenti della testa, la tentazione di spingerla verso di me è forte, forte come la sua capacità di far sparire dentro la sua bocca tutto il mio pene, senza soffocare ….

Ma voglio godere anch’io di quel corpo tanto bello, di quel regalo che Madre Natura ha fatto a noi uomini, la prendo sopra la tavola, lei, bagnata, si lascia andare, sentire quel piacevole calore è una sensazione che non sentivo da un po’, sempre un bel posto, sempre un bel porto dove approdare.
La guardo distesa sulla tavola, i seni liberi, le mani che si tengono le gambe, per darle più piacere gioco un po’ con il suo clitoride mentre la penetro, cosa che le piace tanto anche, e quel piacere non me lo voglio perdere, mi sfilo, mi chino, mi tuffo con tutta la faccia tra le sue gambe, a godere appieno dei suoi umori, della sua voglia, del suo desiderarmi ….

I suoi piedi mi spingono via delicatamente, scende dalla tavola e si gira, si china regalandomi lo spettacolo del suo culetto in primo piano, mi rialzo e senza pensarci rientro dentro, per la porta principale, le prendo i capelli con la mano destra, glieli tiro un po’ così da farle inarcare la schiena, si morde le labbra, si prende i seni tra le mani, io la prendo per un fianco, la cavalco a più non posso, forti mugolii le escono dalle labbra che si sta mordendo, sta godendo, ed io con lei, non c’è tempo in questo momento, non ci sono né le ore né i minuti, un secondo come una vita, un piacere infinito, un piacere che non tarda però a venire, in tutti i sensi.

Lei trema, le lascio i capelli, la testa si appoggia al tavolo, le prendo i fianchi con entrambe le mani, gli ultimi affondi, uno, due, esco, me lo prendo in mano, grosso e duro, le appoggio il glande sul solco delle natiche, il contatto col suo corpo mi fa venire, le vengo lungo la schiena fino a prenderle i capelli ….
Il tempo di recuperare due forze in croce, e poi a far la doccia, assieme, dove li abbiamo ancora qualcosa da dirci, da darci, forse anni di desideri soffocati ed inespressi ….

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