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Una sera in piscina

E sempre stata una mia fantasia vederla nuda e magari che facesse qualcosa con altri, pero lei quando a letto fantasticavo su questo si stizziva.
Quella sera pero …..
L’ho accompagnata ad un corso d’aggiornamento fuori citta, la sera un suo collega invito mia moglie, io e gli altri due colleghi presenti al corso a cenare da lui.
Possedeva una bella casa con piscina un bel giardino mangiammo fuori bevemmo un po’ anche mia moglie che di solito non beve mai.

La giornata di giugno era calda e afosa uno dei presenti propose visto il caldo e la piscina disponibile del collega di un bel tuffo per rinfrescarci un po’. Il proprietario disse e lì a nostra disposizione io non parlai mia moglie chiese ma voi avete i costumi?
La risposta fu no ma ci tuffiamo nudi, mia moglie disse ma voi siete matti io nuda con voi tre maschi siete fuori e poi rivolgendosi a me disse tu lo faresti?
Allora delle chiese ma non hai mai fatto il bagno nuda a mezzanotte in spiaggia, lei rispose di no.

Loro dissero be noi lo facciamo e iniziarono a spogliarsi, mia moglie mi guarda perplessa ed io gli dico dai andiamo a rinfrescarci anche noi intanto cosa vuoi che sia vedono due tette e un po’ di pelo e iniziai a spogliarmi, mi tuffai e la invitai a entrare dicendoli che era magnifico, anche i suoi colleghi la invitarono dicendogli di non vergognarsi intanto era fatta come tutta e loro non era la prima volta che ne vedevano una nuda e non si sarebbero scandalizzati.

Mia moglie si verso un altro bicchiere di vino lo beve tutto d’un fiato si alza e inizia a spogliarsi i suoi colleghi esultarono facendogli un applauso dicendogli brava. Io ero già eccitato un po’ confuso era la prima volta che lo faceva ora, era in intimo in piedi a bordo piscina noi in acqua rimase li ferma un po’ poi ….. si tolse il reggiseno e libero la sua terza che si manteneva ancora su nonostante i suoi 37 anni e dalla piscina ci fu un boato di gioia e vidi che anche gli altri erano eccitati c’è l’avevano duro.

Poi si giro dandoci il lato b e si tolse anche gli slip dicendo chiudete gli occhi che entro, naturalmente nessuno chiuse gli occhi, si giro ed entro mi venne vicino e mi diede un bacio, parlammo un po’ ogni tanto gli tiravano un po’ d’acqua ci divertivamo e vedevo che ogni tanto guardava sotto i loro cazzi duri, la cosa mi eccitava parecchio. Giorgio usci dalla piscina e andò a prendere 5 bicchieri e del limoncello co il suo cazzo duro in bella vista mia moglie lo segui con lo sguardo poi Luca disse Giorgio guarda come te lo guarda e lei divento rossa e si appoggio a me io la abbracciai e le toccai le tette gli diedi un bacchio arrivo Giorgio con i bicchieri di limoncino si sedette a bordo piscina giusto in parte a mia moglie con il suo cazzo ancora dritto gli diede il bicchiere mentre Dario si sedette anche lui a bordo piscina e lo sguardo di mia moglie si sposto su di lui non l’avevo notato sottacqua ma aveva un cazzo enorme penso 24,25 considerando i miei 18.

Vide subito mia moglie che lo guardava e gli disse mai visto cosi grande, dopo alcuni istanti a bocca aperta disse no e divento rossa mentre noi scoppiamo in una risata.
I tre colleghi uscirono rimmanemmo noi due dentro lontani da sguardi e orecchie indiscrette gli dissi ti piaccerebbe mettere in atto le nostre fantasie e lei ma sei fuori ma era un sei fuori bo penso non convinto l’aiutai a uscire arrivo Dario li porse l’asciugamano e la scuadro da testa ai piedi dicendogli sei verramente figa, Luca ridendo disse intanto non ti fa un pompino che gli fai i complimenti mia moglie gli fece il dito medio e disse e chi te lo dice che non glielo faccio.

Tutti di shitto mi guardarono e Luca sempre lui disse non lo fa c’e suo marito e io risposi perche se non ci fossi lo farebbe? Lui siiii credimi e penso non solo a lui poi ci girrammo verso mia moglie e…….. stava toccando quel cazzo enorme di Dario io m i bloccai Luca rimase a bocca aperta Giorgio stava arrivando con altri limoncini si fermo davanti a loro poggio il vassoio per terra mentre vidi la mano di Dario toccarle la figa Giorgio si alzo mi guardo un attimo e inizio a toccarle le tette Luca era sempre fermo si giro verso di me verso loro e mia moglie si stava baciando con Dario e Giorgio le stava succhiando le tette allora io mi avvicino a loro mia moglie si stacca con la bocca da Dario Giorgio si ferma lei mi guarda senza staccare la mano da quel enorme cazzo passano alcuni secondi la bacio ci riguardiamo negli occhi vedo ls sua voglia gli prendo la testa tra le mani gli do un altro bacio poi gli guido la testa verso quel cazzo lei lo prende in bocca e inizia un pompino meraviglioso Giorgio le stava rittocando le tette Luca solo in quel momento realizzo penso quello che stava accadendo e esclamo arrivo mentre io avevo gia la lingua sulla sua figa mai sentita piena di umori cosi me la gustai un po poi fecci spazzio a Giorgio vedi Luca succhiarli le tette mentre lei aveva ancora quel cazzo in bocca lo spompinava con tanta passione mai vista io mi sedetti e mi gustai quella scena tanto fantasticata un po.

Poi Luca disse a Dario basta ora godere della sua bocca ora tocca a me lo scanso e infilo il suo in bocca a mia moglie Dario allora scanso Giorgi e infilo la sua lingua in quella figa fradicia d’umori, Giorgio si avvicino a Luca e mia moglie inizio a succhiare due cazzi cosi mi avicinai a loro ora ne aveva tre. Dario si stacco dalla figa con la lingua e la penetro con qun cazzo enorme mia moglie urlo di piacere.

Continuammo un po finche Dario non disse sto venendo allora mia moglie mollo tutto si giro e lo presse tutto in bocca mentre Luca aprofitto del buco libro e infilo il suo cazzo finche non venne il suo momento e sborro sulle sue tette ora cera Giorgio e sborro anche lui sulle sue tette ora infilai il mio mentre a Dario era tornato duro e stava gia rigodendo della sua bocca io gli venni dentro ,lei intanto continuava con quel pompino meraviglioso.

Aveva la sborra che colava dalla sua bella fighetta e andai a leccarla finche Dario non arrivo col suo cazzo lo avicino alla figa mi sfiorro la lingua la penetro di nuovo io l’asciai posto e andai a baciare mia moglie sapeva da cazzi ma era una cosa fantastica. Dario disse vengo pero questa volta mia moglie non si giro lo prese dentro urlando tutto il suo piacere. UN nuovo tuffo in piscina per lavarci l’odore del sesso uscimmo ci rivestiamo salutiamo lasciandoci con ci rivediamo?.

Come in un sogno, in un gioco

La luce del fuoco disegna lampi asincroni e tenui sulle pareti, le fiamme proiettano le nostre ombre in direzioni casuali e mutevoli, è un effetto psichedelico, ma molto rallentato, che riempie lo spazio tra di noi, attori immobili delle nostre immagini del momento. Mi stai davanti e io ti vedo attraverso il controluce impazzito del fuoco, che arde voluminoso nel caminetto, hai spento tutte le luci, sacerdotessa esperta di questo rito pagano della tua fantasia, le tue linee sono morbide e disegnano intorno al tuo corpo un profilo slanciato, la mia mente si sforza di riproporre un’immagine familiare di te, scorre al suo interno la lista delle foto scambiate sull’e-mail del contrabbando libidinoso, e poi le discussioni e gli orgasmi in un monitor umido di desiderio.

Ora sto cercando di ricondurre questa tua figura di adesso a qualche cosa che so, o che è già stato, il mio pensiero si muove animato da un’energia rapida e urgente: la paura.
Cerco di guardarmi da fuori, mi sforzo di assumere una prospettiva esterna a me stesso, che mi ricomprenda in qualche schema banale e rassicurante, un’avventura, uno sporco incontro, una storia a temine, “sesso e nulla più…..” mi dico in tono rassicurante e indolente.

Penso a mia moglie e al bozzolo di inganni in cui l’ho rinchiusa, da lì non mi vede ma non crederebbe ugualmente ai suoi occhi, la immagino muoversi appagata nella sua casa, cerco di reprimere lo stupido senso di colpa che si fa strada facilmente in un punto scosceso della mia coscienza, ma sono troppo concentrato nell’immagine di me stesso per non pensare a lei. Lei intanto mi guarda, ha accatastato i miei vestiti vicino al camino, mi balena in mente il pensiero idiota del dolce tepore di quando li potrò rimettere, sono completamente nudo, era nei patti della sera prima: “Ti spoglio completamente e tu non mi puoi toccare, sarai il mio giocattolo perverso”.

La mia pelle ha il colore caldo dei riflessi del fuoco, se cominciassi a sanguinare nessuno se ne accorgerebbe. Lei ha occhi di un nero concavo, nell’oscurità della stanza scintillano, di una luce residuale e profonda, pozzi bui di stelle lontane, mi catturano con il loro acume melmoso, io mi sento di una nudità ancora più denudata, una figurina secondaria dell’umiliazione fisica, ha le pupille dilatate e la bocca leggermente socchiusa in una sorta di sorriso definitivo e compiaciuto, guardo il suo seno, i suoi fianchi rotondi e sensuali, ha messo la gonna di pelle nera di quella fotografia, piccole linee rigonfie sui glutei delimitano il contorno delle sue mutandine, porta calze velatissime, che sfumano come in un’aureola evanescente intorno alle caviglie sottili.

Un tacco lungo affinato e indecente, prolungamento dei suoi stessi pensieri, la fa sembrare altissima, sottile e potente. Mi rendo conto che il suo abbigliamento rappresenta meticolosamente qualche parte di me, lo conosco già: era in tutte le conversazioni notturne davanti al computer e in ogni fotografia che ci siamo scambiati al mercato osceno della comune perversione. Questo appuntamento è il capolinea, pericoloso, inopportuno quanto inevitabile, come un destino accessorio e secondario nella mia vita, un ramo della mia fantasia che pensavo seccato dalla banale quotidianità di una vita tranquilla, ma che ora rivive percorso da desideri troppo ingombranti e veloci.

Ci sono arrivato per inerzie successive, con la speranza che lei non ci fosse: avrei aspettato un po’ e poi sarei andato via col cuore sollevato. Ora mi guardi come un felino addomesticato da circo, so che non puoi farmi del male ma ho paura di te. Mi fa un po’ male a sinistra e sento caldo davanti e freddo, alla schiena. Il legaccio al polso lo hai serrato di più e ora mi duole, mi sento aderente e consono alla curvatura di questa sedia, ne seguo gli angoli col mio corpo, formando un segno visibile, come un quattro nell’ombra.

Provo a muovere le gambe ma rimangono serrate alle legature, così pure le braccia, sento formicolii gelidi diffondersi attraverso le vene in una direzione tra fuori e dentro, tra pelle e anima.
“Ora ti lego alla sedia – mi hai detto – vedrai che ti piace, ho portato le corde, lo farei con le calze ma il patto era che io restassi vestita, ricordi?”.
Il pesante nastro adesivo grigio posato sulle labbra da zigomo a zigomo mi obbliga a respirare col naso, sento le mie labbra paralizzate come appiattite in un’espressione di stupore.

Passi i tuoi occhi dappertutto sul mio corpo bianco, li fai scivolare nelle pieghe delle ascelle, fai scrutare loro le spalle, li fai scendere lungo il declinare dolce del torace fino alla pancia, poi verso la piega tenera del bacino, per tuffarli sul mio sesso, e farli poi riaffiorare più avanti e giù veloci e famelici per le gambe, fino alle caviglie serrate alla sedia con la corda sottile e penetrante. Per associazioni di immagini ora guardi i miei polsi, e chiudi il cerchio e la gabbia in cui mi hai rinchiuso.

Non sento emozioni catalogabili nel senso comune del termine, quanto piuttosto un languore, un formicolio, che si diffonde al limite esterno della mia pelle, come a difesa o in attesa di qualcosa. Non sono eccitato, non lo so perché, forse per dispetto o forse è colpa di mia moglie, ma il mio membro se ne sta afflosciato come svuotato o scuoiato da tribù primitive della mia coscienza. Lei se ne accorge e con un’ombra di disprezzo negli occhi pare all’improvviso animarsi di lussuriose intenzioni.

“Cos’è? Non ti piace? O non ci hai mai provato? Guardami, ora mi tocco per te”.
Avrei voluto darle dei baci, piccoli baci di superficie per capire chi fosse e magari trovare la via, ma ora, da questa posizione, mi stanno balenando nella testa migliaia immagini di sue possibili versioni e possibilità. Vedo la sua mano salire su per il suo petto, seguire lentamente la curva tenera del seno, insinuarsi nella piega della camicetta di raso, poi in successione rapida vedo il seno nudo, chiaro e il capezzolo viola e turgido.

L’altra mano, seguendo itinerari opposti, è affondata tra le cosce, premuta contro un punto basso del ventre, le ginocchia si sono unite e formano una sorta di tenaglia nella quale è racchiuso il suo sesso.
Il suo respiro si fa pesante, sembra assumere forme e volumi e viaggiare sulle stesse onde dei riflessi del fuoco su di noi, sento il cuore che mi batte sul collo, pompa sangue e attesa e sudore. Ora mi fissa di nuovo e i suoi occhi sono pugnali lanciati, sento un languore su per la schiena gelida, intanto lei si solleva un poco la gonna e si sfila le mutandine, le vedo a terra tra le sue scarpe, si china a raccoglierle, si avvicina e me le passa sulla fronte e poi me le preme sul naso “Senti il profumo del mio sesso, sai quante volte l’ho sentito sulle mie dita quando ci parlavamo di notte.

” Parla con una voce sussurrata, che mi arriva trasportata dalla luce del fuoco insieme all’odore denso e pungente del suo sesso, mi viene da pensare all’odore del mare nelle mareggiate d’inverno. Ora si abbassa, la vedo inginocchiarsi davanti alla mia sedia, vedo la sua testa passarmi a pochi centimetri, ne subisco il profumo, ma ho una percezione dilatata della realtà per cui il movimento di lei mi sembra lunghissimo, infinito, lei guarda in direzione del mio pene, lo sfiora col suo respiro, ci sento sopra il peso dei suoi occhi che scrutano e del suo naso che aspira, mi predispongo a percepire una qualsiasi sensazione umida di contatto che dia una direzione al tutto, invece lei gira la testa di lato e dice “Dai entra ! Puoi entrare ora !”.

E’ come se si accendesse una flash nella mia testa, per un attimo tutte le idee si fermano abbagliate e non capisco bene cosa stia accadendo, lei ha i gomiti poggiati sulle mie ginocchia nude, sento una pressione e capisco che si sta alzando. Di fianco qualcuno o qualcosa si muove, quasi ne intuisco il calore e il volume, l’ombra si espande laterale e si avvicina a lei, ora lo vedo, un uomo alto e vestito con una giacca blu e pantaloni grigi, ha il viso liscio e un’espressione per bene, gli occhi hanno angolature a scendere, ha capelli lunghi, tirati indietro e raccolti in un corto codino, lei gli va incontro e lo abbraccia, dopo un tempo incalcolabile, si voltano dalla mia parte, mi viene da pensare ai cacciatori dei safari, lei dice: ”Ti presento mio marito”.

Il nastro adesivo mi preme sulle labbra, sento di avere un’espressione acquosa e poco comprensibile, il fatto mi rassicura, mi si allineano nella mente tutte le ipotesi più abiette e banali, mi viene da ridere e comincio a sudare di un sudore immaginario e mi sento ingabbiato in un vicolo dell’infelicità. Ora lui la gira di spalle, le poggia le mani sui fianchi, non parla, le solleva la gonna, vedo le sue natiche chiare brillare come di bianco vapore, lui ci poggia le mani sopra e le stringe con forza.

Lei ha inarcato un poco la schiena e ha chiuso gli occhi, sembra godere di quella stretta energica, ora si volta e si accovaccia piano davanti a lui. Seduta sui talloni mi guarda e mi pare di leggere in fondo ai suoi occhi tutta la scena che seguirà, gli sbottona la patta dei pantaloni e tira fuori il suo pene già eccitato, mi guarda di nuovo mentre passa la lingua sulle palle, poi a salire sull’asta, fino alla sommità della cappella, chiude gli occhi e ingoia tutto con una bramosia a****lesca.

Vedo il pene dell’uomo apparire e sparire nel senso della lunghezza intorno alle sua labbra, lo ingoia tutto e poi lo fa rispuntare umido e turgido, lui è come svenuto in un’espressione allucinata e contemplativa. Per lunghi minuti rimango come imbalsamato nel mio stupore, poi lei si accorge che il suo uomo è arrivato, allora si alza, lo porta vicino a me tirandolo per il pene, me lo vedo proprio davanti; lei gli passa alle spalle, e da dietro comincia a masturbarlo, vedo la sua mano vicinissima percorrere ferocemente l’uccello, ogni tanto si ferma e se la passa sulla lingua così per rendere il movimento più fluido, poi, come una scossa a bassa tensione che scuote l’uomo, lei stringe con più forza e lo fa esplodere forte, un fiotto caldo e violento mi colpisce tra il collo e la spalla, sento il contatto tra il liquido e la mia pelle come un tocco leggero ma denso, poi rivoli giù per il petto a sporcare la mia identità frustrata.

Lui si accascia quasi svuotato, lei lo aggira, si avvicina mi guarda e dice “Ti amo piccola troietta stupita, ora ti pulisco” si abbassa e comincia a leccare lo sperma del suo uomo, lo raccoglie con la lingua e lo ingoia con movimenti fluidi da palcoscenico, lui intanto ha iniziato a toccarsi di nuovo, ha appoggiato una mano sulla mia spalla per sorreggersi e guarda il mio pene. Lei lecca, io sento la sua lingua strisciare ruvidamente oppure dolcemente sulla mia pelle, scivola sul seme, se ne impregna e ingoia, piano piano la sento avvicinarsi, come un serpente untuoso al mio membro, ci gira intorno indolente e sorniona, l’odore dello sperma è pungente, mi sento umido e appiccicoso, lui continua a toccarsi, ora la visione della moglie lo eccita di nuovo, lei se ne accorge e con una mano si dedica a lui, contemporaneamente sento come una ventosa umida e viva, guardo e vedo che lei me lo ha preso in bocca e me lo risucchia forte in gola, sento la sua lingua premerlo sul palato, come a volerlo svuotare.

Onde violente mi partono dal cervello e vanno a riempire i campi essiccati dei miei sensi, la vista del pene dell’uomo che si ingrossa riempie tutto il mio campo visivo, sento come un bruciore al ventre, il fuoco continua a illuminarci con variazioni calde e diradate, disegna profili avvinghiati e spudorati, un ritmo lugubre e a****le si è insinuato tra le nostre figure e sincronizza i piaceri delle nostre solitudini, vorrei che mi strappassero la benda dalla bocca e sputare lontano questo piacere immondo che mi sta divorando, l’uomo pare leggere qualcosa nei miei occhi, prende il bordo del pesante nastro e lo strappa via.

Finalmente liberate le mie labbra si espandono al respiro, l’uomo ora non guarda più la sua donna ma la mia bocca, lei intanto mi fa sentire il calore della sua lingua tra le cosce mentre con la mano me lo stringe, mi viene come un guizzo rallentato di piacere dal ventre e la disperazione lentamente cambia forma e colore, sono immobilizzato, incastrato e stritolato tra leve di un piacere invincibile, l’uomo libera il suo pene dalla morsa della mano della donna, afferra la mia testa dalla nuca e la spinge in avanti contro il suo uccello di nuovo eccitato, io chiudo gli occhi e lo prendo tra le labbra, poi apro la bocca lo sento scorrere accompagnato da un colpo misurato di bacino.

Ora sono una puttana formidabile, sento il suo cazzo avanti e indietro sulla lingua, io ne seguo il profilo trovando di volta in volta la giusta pressione, ne percepisco le vibrazioni, che si ricongiungono a qualcosa della mia eccitazione, onde della stessa madre che mi attraversano schiantandosi nella bocca di lei che mugola rapita. Il seme dell’uomo è sgorgato lento e non copioso, l’ho sentito in gola scendere attraverso i miei sensi e bagnare i territori vergini e assetati della mia perversione, lui se lo tiene in mano, quasi dolorante e io gli stillo le ultime gocce con la punta della lingua, lei ha capito, scosta le labbra dal mio, il mio pene, e inizia a masturbarmi con il ritmo di chi vuole farlo scoppiare subito, lo fissa un attimo, i suoi occhi sono diamanti neri, io mi sento deragliare sopra a un brivido caldo e violento, l’uomo si china e la sua bocca si apre a rubare le prime gocce pure e opaline della mia verginità indecente.

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Una donna come Michela

Avevo sempre sognato una donna come Michela, ma, dopo l’ennesima delusione, mi ero quasi arreso tentando di convincermi che una donna così albergava solo nel mio immaginario erotico ed in quello di chissà quanti uomini. Poi ho conosciuto lei: capelli lunghi e lisci di un rosso peccaminoso, non molto alta ma con un fisico decisamente atletico che, attraverso la generosa scollatura posteriore del vestito, lascia intravedere i diversi anni passati in palestra. Il vitino da vespa si appoggia su un culetto tondo e sodo il quale prosegue con due gambe che sembrano scolpite da Michelangelo tanto sono perfette.

Poi le caviglie, ho sempre avuto un debole per le caviglie, sottili ma decise, circondate da tre cinghiette nere delle scarpe, punta aguzza e tacco a spillo, in metallo, 12cm. Somigliano molto ai modelli che si trovano nei cataloghi di indumenti dei sexy shop. L’attrazione tra noi era stata fortissima sin dal primo momento, poi con il desiderio di conoscerci meglio, soprattutto sotto il profilo sessuale, avevamo scoperto di amare le stesse cose, praticamente tutto.

Amanti della masturbazione, dei film hard e delle riviste per soli adulti, io con tendenze S/M, lei impazzita per l’a****l-sex. Finalmente avevamo trovato il partner giusto con cui dare sfogo a tutte le nostre fantasie, anche le più spinte, per troppi anni represse. Ed eccoci lì, lei seduta sul tavolo della cucina, con il vestito raccolto in grembo, le cosce spalancate inguainate in un paio di calze nere e rigorosamente con la cucitura, una guepiere con i laccetti sul petto che le stringe la vita tanto da far schizzare fuori le tette, non molto grandi, ma perfette con i capezzoli grossi e sempre in tiro.

I tacchi a spillo conficcati sul mio petto mentre mi dedico alla leccata di turno della passera, ovviamente completamente depilata per aumentarne le sensazioni al contatto con la mia lingua. Sta sfogliando una rivista anal per eccitarsi di più ed intanto dalla sua fica escono in continuazione rivoli di umore che io ingoio avidamente. Lei non riesce a star zitta ed una serie di mugolii misti ad apprezzamenti sul mio operato le escono dalla bocca ed io mi eccito pensando alla baldracca della porta accanto che sicuramente sarà dietro la porta ad ascoltare le nostre evoluzioni erotiche.

A volte mi viene voglia di aprire la porta d’ingresso a sorpresa per vedere se si limita ad ascoltare o si diverte anche a sgrillettarsi.
L’orgasmo di Michela arriva come al solito impetuoso e mi riporta con la mente a quello che sto facendo.
La sua fica cola e palpita sotto le mie stilettate, mi implora di smettere perché la clitoride le è diventata troppo sensibile, ma io le blocco le gambe con le mani e continuo a leccarla sempre più forte godendo di tutte le sue vibrazioni.

Alla fine cedo e le regalo un attimo di relax del quale lei mi ringrazia andando alla ricerca del mio cazzo che ormai è all’ultimo stadio dell’inturgidimento. Sa che non sono un coniglio e che soddisfarmi sarà un impresa e questo la eccita ancora di più. Mentre mi succhia l’uccello facendoci sopra dei delicati giochi di lingua io penso a quale sarà il prossimo gioco.
“Devo assolutamente pisciare,” mi dice lei, “aspettami un attimo che vado in bagno e torno subito”.

Ecco l’idea, mi stendo sul pavimento e la faccio sedere con la fica bene aperta sulla mia bocca e le ordino di pisciare lì. Lei, sempre ubbidiente, si accovaccia in modo da offrirmi la miglior vista della sua vulva e, dopo qualche istante, ecco che le prime gocce di pioggia dorata arrivano a bagnarmi la lingua. Io non resisto e comincio a massaggiarmi l’uccello e lei alla vista della mia eccitazione esplode in una pisciata gigantesca.

Mi prende la testa fra le mani e mi spinge la bocca sulla sua fica in modo che io sia costretto a berla tutta, cosa che io faccio con molto piacere. Poi mi chiede di pulirgliela con la lingua e di dedicarmi un po’ anche al suo culetto. La richiesta è chiara: vuole essere inculata. Non aspettavo altro, inizio ad insalivargli per bene lo sfintere fino a quando lo sento aprirsi alle spinte della mia lingua.

La faccio alzare in piedi e la giro a pecorina con le mani appoggiate al muro. Punto il cazzo e spingo con tutta la forza che ho. Lei grida e vedo che le scendono alcune lacrime dagli occhi, ma questo non fa che aumentare la mia foia e comincio a pomparla senza riserva. Si vede ad occhio che sta soffrendo, ma non si sposta di un millimetro sotto l’incalzare dei colpi del mio cazzo.

Poi il dolore cessa e comincia a salirle l’orgasmo. Stella è una vera maiala e riesce a godere con ogni parte del suo corpo, anche con il culo. L’inculata procede a ritmo serrato, il mio cazzo si fa più grosso ad ogni affondo, ma ormai il suo ano si è talmente allargato che non avverto più nessuna resistenza. È giunto il momento per passare al big boy, un cazzo in lattice di 25cm di circonferenza.

Lentamente esco dal suo sfintere e le ordino di non muoversi; dal suo sguardo eccitato ed impaurito intuisco che lei ha già capito le mie intenzioni, nonostante ciò non dice niente anche se vorrebbe fermarmi. Io sono arrapatissimo e, tirato fuori il fallo, glielo passo sopra la fica per inumidirlo un po’, giusto quanto basta per farlo scivolare meglio. Le faccio allargare le chiappe con le mani e appoggio la punta del cazzone al suo sfintere.

Un po’ di pressione e già comincia a farsi strada, aumento la pressione e riesco a far entrare la cappella. Mi fermo un istante per prendere bene la mira e poi giù, di cattiveria fino alle palle. Adesso 20cm di fallo artificiale le stanno sfondando il culo, penso che di questo passo, prima o poi, sarà pronta anche per ricevere la mia mano dentro al culo ma per il momento mi limito al fallo che comunque non si discosta molto come dimensione.

La vedo mordersi il labbro inferiore con forza e non riesco a capire se quella sbavatura sulla bocca è di rossetto oppure di sangue. La cosa non mi interessa, il solo desiderio è di cominciare a stantuffarla con forza ed è quello che faccio. Lei cerca di allargarsi le chiappe il più possibile per aumentare la facilità di penetrazione e ridurre il dolore, facendo questo la vedo impiantarsi le unghie laccate di rosso sui suoi glutei.

Adesso la mia perversione sta arrivando al limite: con decisione le afferro una mano e gliela posiziono sul fallo costringendola a pomparsi da sola. “Con forza le intimo, devi spingerlo con forza” ed ogni volta che la vedo rallentare il ritmo la sculaccio violentemente sulle natiche. Dopo un po’ di colpi la mano inizia a farmi male ed allora ricorro ad una cinghia in pelle per frustarla a dovere. Lo spettacolo mi ha eccitato all’inverosimile ed ho bisogno di un po’ di sollievo quindi la prendo per i capelli e le ficco il mio cazzo in bocca.

Lei lo succhia avidamente sperando che, una volta venuto, la smetterò con quel gioco sadico, ma io non ho nessuna intenzione di godere subito e quindi controllo la mia sborra che ormai mi sta facendo scoppiare i coglioni. Dopo una ventina di minuti decido di darle un po’ di riposo, ma la obbligo a tenersi il cazzo ben conficcato nel culo. Altra fantasia. Prendo il cuneo vaginale, quello con la pompetta per essere gonfiato e lo sostituisco al fallo, nel suo culo.

La faccio sedere sul tavolo e le faccio mettere il cazzone di gomma nella fica. “Fottiti la fica con questo” le ordino e lei lentamente comincia a trombarsi con il super cazzone toccandosi la clitoride per cercare un po’ di piacere. Ormai non ce la faccio più, devo sborrare. Quindi gli rimetto il cazzo in bocca e comincio a scoparla tra le labbra. Sul tavolo mi accorgo che sono rimaste alcune mollette da bucato e ne prendo due per attaccargliele sui capezzoli i quali si stringono fino ad appiattirsi.

Lei mi guarda, ma non osa toglierle, anche se dal suo sguardo si vede chiaramente che la fanno soffrire, e continua a impalarsi con il fallo, sempre più forte, presa da un’eccitazione che la sta portando violentemente all’orgasmo. Io scopandola in gola comincio ad azionare la pompetta per far gonfiare il cuneo che ha nel culo. Ad ogni spinta di cazzo corrisponde una pompata: la sfida ora è se lei riuscirà a farmi venire prima che io le spacchi completamente lo sfintere.

Quindi con un impegno mai visto comincia a spompinarmi, smettendola anche di sgrillettarsi per aiutarsi con la mano a masturbarmi.
Io godo e continuo a pompare aria nel cuneo. La difficoltà con la quale vedo il cazzone di gomma entrarle nella fica mi fa capire che ormai il culo deve essere allargato al massimo. Il cazzo comincia ad avere le pulsazione pre-orgasmiche e lei, all’idea di sfarsi sborrare nella gola si eccita ancora di più e intensifica la pompate nella fica.

Vengo un istante prima di lei, riempiendole la bocca a tal punto che alcune gocce di sperma le fuoriescono dalle labbra. Ingoia tutto e con un ultimo sforzo si ficca il cazzone nella fica, fino in fondo, talmente in profondità che non riesco a capacitarmi delle dimensioni del suo utero.
Urla e geme in preda ad un orgasmo intensissimo che le fa dimenticare immediatamente tutte le sofferenze patite, lasciandola stravolta distesa sul tavolo, con i due cazzoni ancora ben conficcati nella fica e nel culo, incapace per il momento di toglierli.

Io la guardo e nel compiacermi di quella visione sento la porta della mia vicina guardona aprirsi e richiudersi velocemente.

Che fessa !!!

All’epoca ero una giovanissima studentessa fuori sede. La grande città mi affascinava. C’era proprio tutto tutto: negozi, locali, cinema, teatri, concerti, traffico, smog…. insomma la vita!!! Vivevo per conto mio in un piccolo monolocale limitrofo al centro storico della città.

Quel giorno era venerdì. Me lo ricordo perfettamente. Avevo inventato l’ennesima balla ai miei pur di non tornare a casa per il fine settimana. Non mi andava di perdere un intero giorno in attese snervanti di treni e corriere.

Avrei preferito starmene per conto mio magari in compagnia di un bel libro. Erano pochi mesi che frequentavo l’università e ancora non avevo inneshito troppe amicizie.

Così quel pomeriggio di inizio primavera decisi di farmi un bel pic nic in solitaria. Scelsi una zona remota del più grande parco della città. Mi conquistai una bella panchina e dopo un bel paio di panini mi dedicai alla lettura di “Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse.

La lettura mi coinvolse talmente che non mi accorsi neanche del tempo che passava. Ogni tanto uno stuzzichino e poi pagine su pagine che scorrevano davanti ai miei occhi. Tanto era bello quel libro che quasi mi dispiaceva divorarmelo così alla svelta.

“Non è il nostro compito quello di avvicinarci, così come s’avvicinano il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra.

La nostra mèta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro, d’imparar a vedere ed a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento. ” – sentii una voce maschile alle mie spalle
“Cosa?…” – sobbalzai guardando con sorpresa l’uomo
“Oh, mi scusi signorina…. non volevo spaventarla. Sono semplicemente rimasto incantato dal gusto, dalla passione, che sta mettendo nel leggere quel libro meraviglioso. Narciso e Boccadoro ….

giusto? …ah… Herman Hesse tocca il cuore!!!…. soprattutto dei giovani…” – disse con pacata serenità l’uomo che, senza chiedere il permesso, si era già seduto sulla panchina
“…sì…effettivamente è affascinante …”
“…ho riconosciuto la copertina…. li ho tutti i libri di Herman Hesse…. anche in edizioni diverse. “

L’uomo, sicuramente pensionato, era vestito in completo grigio di ottima fattura, indossava scarpe inglesi e dal taschino spuntava un elegante fazzoletto ricamato. Il capo canuto, ordinatamente pettinato, emanava un ottimo odore di acqua di colonia.

Gli occhi azzurri vivaci, il parlare saggio e calmo.

Queste caratteristiche mi fecero dimenticare istantaneamente il sobbalzo di paura che mi aveva causato ed i suoi modi eleganti e gentili mi predisposero ad un atteggiamento assolutamente positivo nei suoi confronti. In fondo erano diverse ore che stavo leggendo e scambiare due parole, soprattutto con una persona così gentile e colta, mi faceva davvero piacere.

Mi affascinò con alti ragionamenti filosofici, citando autori classici e consigliandomi letture a me sconosciute.

Il tempo passò velocemente, tanto velocemente che ci trovammo ad uscire dal parco che oramai era già buio. In quelle ore ci eravamo raccontati molto della nostra vita. Mi salutò con cortesia porgendomi la mano come si conviene ad un gentleman.

Tornai a casa che la testa mi girava dall’euforia. Quell’uomo mi aveva affascinata.

Il giorno successivo tornai al parco (e alla solita panchina) nella speranza di trovarlo nuovamente. Ma, ahimè, trascorsi solitaria tutto il pomeriggio in compagnia dei miei libri.

Ero stata sciocca a non chiedergli un appuntamento…o, che ne so, riferimenti per poterlo incontrare di nuovo. Mi sentivo come una scolaretta al suo cospetto: sentivo che da quell’uomo avrei potuto imparare tanto.

Ammetto che anche la domenica provai a cercarlo. Purtroppo sembrava davvero che il nostro incontro fosse stato, oltre che piacevolissimo, assolutamente occasionale.

Il lunedì mi svegliai di malumore. Cielo nero gonfio di pioggia. E le lezioni all’università che mi attendevano per tutto il santo giorno.

Bleah. Avrei preferito starmene sotto le coperte a gozzovigliare. Ma il senso del dovere prevalse e così, infilata la giacca e raccolto libri e zaino mi diressi verso la facoltà trascinando i piedi.

“Signorina…..signorina…..” – sentii una voce trafelata alle mie spalle
“…oh…che bello!!!…mi fa piacere rivederla…. ” – esclamai felice
“…l’ho vista da lontano e l’ho riconosciuta subito. Sta andando a lezione?…”
“…Sì…. ma non ho neanche troppa voglia…. “
“…signorina, non mi deluda !!!….

è importante lo studio…lo sa…. “
“…certo…però oggi…preferirei starmene a parlare come l’altro giorno. È stata una bella giornata…anzi..lo sa?…sabato ho comprato alcuni dei libri che mi ha consigliato…”
“…ne sono felice…senta…. ci possiamo vedere a pranzo se è libera…e se non ha meglio da fare che uscire con vecchietto…eh eh eh…. “
“…ma che dice???…ah ah ah…mi dica dove e quando…”

Mi disse il nome di una trattoria che stava là vicino.

Concordammo l’orario e ci salutammo.
Le lezioni sembravano non finire mai ed ero eccitatissima all’idea di incontrare nuovamente quella persona così affascinante. Arrivai alla trattoria con mezz’ora di ritardo!!! (maledetti professori!!!)

L’uomo era già seduto al tavolo, sempre elegantissimo, profumato e sorridente. Mi scusai del ritardo. Il cameriere presentò velocemente i menù. Marcello (il nome del mio nuovo amico), ordinò come se di quella trattoria fosse un cliente abituale e consigliò anche me di degustare alcuni piatti che, a detta sua, erano i migliori della città.

Accettai di seguire anche nella degustazione del cibo colui che ormai aveva assunto il ruolo di mentore. E durante il pranzo mi affascinò ulteriormente narrando suoi aneddoti, viaggi, conoscenze…era un turbinio di sapere. Aveva girato il mondo, conosceva quattro lingue, dipingeva, suonava il violino…. e poi???

Se solo avesse avuto 20 anni di meno…..ahhhhhhhhhhhhh [languido sospiro]

Effettivamente le scelte dei piatti e del vino furono davvero azzeccate tanto che, a fine pasto, mi ritrovai con i sensi appagati.

Durante l’attesa del cameriere, Marcello, con una semplice penna biro fece un schizzo del mio viso su un tovagliolo di carta. Rimasi stupita dalla sua maestria!!! Quell’uomo non raccontava balle: era davvero un artista.

“Che bello…. accidenti!!!…ma è bravissimo !!!” – esclamai sorpresa
“…ti prego…. diamoci del tu…. te l’ho detto che ne ho fatte tante in vita mia…per un certo periodo ci ho anche campato facendo i ritratti…. e poi tu….

sei talmente bella…. giovane…che è un piacere ritrarti. ”
“Oh…. grazie…” – risposi arrossendo
“…ah…potessi farti un ritratto come si deve…..sarebbe davvero bello. ”

Non risposi al suo sospiro. I suoi commenti mi avevano imbarazzata. Mentre ero immersa nei miei pensieri e il silenzio era sceso tra noi condito solamente da sguardi intensi di Marcello, arrivò il cameriere.

“…i signori…desiderano un caffè?…”
“…ah…io…” – ma fui interrotta da Marcello che, più veloce di me….

“No…. no grazie, giovanotto…. il caffè io lo adoro fatto in casa…con la macchinetta…. adoro sentire l’atmosfera della casa che si satura di aroma…mi piace attendere…berlo caldissimo…l’espresso è un’aberrazione dei nostri tempi che…. bla bla bla…. ”

Tenne lì in piedi il povero cameriere sciorinandogli tutta una sua visione del tempo, del gusto, dei sapori…. etc…etc…. ogni qualsiasi piccolo argomento diventava per Marcello una sorta di stimolo per una lezione. Ma non era pesante o noioso tanto che, anche il cameriere, pur richiesto da altri tavoli, si perse in una dotta disquisizione sui tempi della cucina….

etc…etc. Era un tipo davvero incredibile!!!

E arrivò il conto.

“Oh…ma che sbadato. Daniela, perdonami. Che figuraccia!!!”
“Che è successo?…”
“..Ma niente!!! Ma come??? Ti volevo offrire il pranzo e solo adesso mi accorgo di non aver con me il portafogli…ma che figura!!! Senti vado a parlare con la proprietaria che mi conosce …e…. ”
“Ma no…dai…. che problemi ci sono? Pago io…tranquillo!!!”
“No, assolutamente!!! Non lo posso permettere…una ragazza che mi paga il pranzo!!! Da quando in qua si può permettere una cosa del genere?…”

Discutemmo, un po’ scherzando e un po’ no, e alla fine, strappandogli il conto di mano mi mossi in direzione della cassa e di prepotenza pagai.

“Ma grazie…grazie…. io davvero mi sento in obbligo…”
“…ma su…cosa vuole…. ooops…cosa vuoi che sia?…. sarà per la prossima volta…ok?…”
“Ci puoi scommettere…ho in mente un ristorantino favoloso e ti ci voglio davvero portare…e bla bla bla bla…..”

Avevo però bisogno di un caffè. Avevo mangiato come un camionista e bevuto come un cammello!!!…e fu proprio lui a sottolineare quel bisogno….

“Si…. ora, dopo questo lauto pasto, ci vorrebbe davvero un buon caffè….

tu volevi prendere quell’orribile espresso…. ma vuoi mettere il gusto di farlo in casa, preparare la macchinetta, accendere il fuoco…il rumore del caffè che sale…. l’aroma…ahhhh…..che meraviglia!!!…ti inviterei volentieri anche da me…ma abito lontano e poi…. una ragazza a casa di un uomo solo…..non so quanto sia il caso…. ecco…. ”
“…ah…non vedo grossi problemi per questo. Sono una ragazza moderna…mica devo difendere l’onore…. ah ah ah…. ma via, su…. te lo offro io il caffè…ti va?….

io abito qui vicino…. in due minuti ci siamo…. ”
“…ma non vorrei…insomma…. non vorrei fosse…. sconveniente…ecco…in fondo ci conosciamo appena…. ”
“…stai tranquillo…. abito sola…. e nessuno verrà a sapere di questa cosa “scandalosa”…ah ah ah…e così ti faccio anche vedere i libri che ho comprato…. ”

Col senno di poi direi che quel gesto fu davvero una leggerezza. Una leggerezza di un’ingenua ragazza affascinata da quell’uomo che rappresentava un mondo fantastico.

Ero ammaliata…ipnotizzata. Coi suoi modi gentili e premurosi mi seguì fino al mio monolocale. Addirittura, visto che non vi era altra seduta che il mio letto, si imbarazzò nel sedersi. Preparai il caffè (seguendo i suoi consigli sul rituale!!!), l’aria si riempì d’aroma, bevemmo seduti sul letto in assoluto silenzio l’amara bevanda ustionante.

“Ti posso fare un ritratto?…. ” – mi chiese a bruciapelo
“…non credo di avere materiali da disegno….


“…mi basta un foglio…. una matita…. ”
“…ma dai…mi imbarazzo. Non sono adatta a fare la modella…. ”
“…stai tranquilla. Ho ritratto centinaia di donne…. poche però con la tua bellezza…. e quegli occhi!!!”
“…i miei occhi?…che hanno i miei occhi?…”
“…nessuno ti ha mai detto che i tuoi occhi sono fantastici?…. dentro si nasconde la vita, il sole, la gioia…. e quando ti guardo mi sento giovane anche io…”
“…oh…no…. non me l’ho mai detto nessuno…e onestamente non credo di avere degli occhi particolari….


“…tu giudichi solo l’aspetto…non il carico emotivo dell’espressione…dell’anima…le sensazioni che emani…bla bla bla bla…” – e si dilungò in una sorta di mantra ossessivo nel decantare la mia bellezza, la mia gioventù, la mia freschezza, la mia curiosità…etc…. etc…. etc…

Ero imbarazzatissima anche perché, Marcello, nel dire queste cose aveva preso le mie mani tra le sue e i suoi vivaci occhi azzurri mi avevano come inebetita. Me ne stavo lì seduta accanto a lui, a bocca aperta, a farmi ricoprire di lusinghe tanto che accettai senza riserve di farmi fare il ritratto.

Avevo capito che quell’uomo avrebbe potuto ottenere da me qualsiasi cosa. E non ne avevo paura…anzi. Era, incredibilmente diventato il mio obiettivo quello di gratificare ed assecondare ogni sua richiesta. Tanto che….

“…ti faresti fare un ritratto…. nuda?…”
“…oh…no…io non……mi vergogno…”
“…oh…capisco. Ma non devi considerarmi uomo. Io sono carta…matita…. e tu sei arte…. arte pura. Bellezza che deve essere trasmessa al futuro…. ”
“…ma spogliarmi…. addirittura…. ”
“…mi basta poco…vorrei ritrarti di spalle…i capelli raccolti verso l’alto…un lenzuolo drappeggiato a coprire il seno…capisci cosa vorrei fare?…”

Incredibile.

Con le sole parole e lenti movimenti delle mani, riusci a trasmettermi l’immagine perfettamente…. e mi piaceva. Nessuna volgarità. Nessuna malizia. Accettai. Accettai a condizione che però lui si voltasse mentre mi spogliavo. Non ebbe difficoltà anzi, confermò le sue buone intenzioni uscendo dalla stanza. Quel gesto mi incoraggiò e quindi, trovato un lenzuolo adatto e raccolti i capelli sulla nuca, mi preparai ad essere ritratta.

Quando Marcello rientrò, sistemo le luci in maniera tale che l’immagine risultasse per come ce l’aveva in mente.

Scusandosi, mi accomodò il drappeggio sfiorandomi appena con le sue mani delicate. E fu silenzio…..silenzio rotto solo dallo scorrere veloce della matita…rapidi segni…insistite sfumature.

“Ce la fai a rimanere così?…. ” – mi chiese gentilmente dopo un bel po’ di tempo
“…si…sono comoda…. ”
“…potresti far calare un po’ il telo?…”
“…così?…. ” – dissi facendo scivolare il lenzuolo lungo la schiena
“…no…aspetta…lo sistemo io…. scusa…”

Le sue mani aggiustarono il drappeggio.

Mani morbide, fresche, ben curate…. stavano sfiorando il mio corpo, la mia schiena…. fino ad arrivare al seno. Sospirai per colpa dei brividi che mi stava facendo provare. Lo ammetto. Era riuscito a farmi eccitare. E tanto.

La cosa non sfuggì a Marcello: troppo colto, troppo intelligente, troppo sensibile per non capire che ero totalmente in suo potere. Era in piedi dietro di me. Lo sentivo. Le sue mani sulle spalle come a modellare la forma che poi avrebbe riportato sulla carta.

Il disegno della nuca…le orecchie…. altri brividi…. un mio sospiro più forte. E le sue mani che senza indugio scivolarono dalle spalle al seno a cercare i punti sensibili e il suo corpo mi fu addosso. Percepivo prepotente il suo premere tra le scapole.

Lasciai cadere la testa all’indietro e il suo volto mi fu davanti e il bacio dolce, profondo…. artistico…mi fece girare talmente la testa tanto che il telo fu abbandonato dalle mie mani e mi ritrovai completamente nuda di fronte a lui.

Nessuna vergogna, solo desiderio. Desiderio di un uomo che sarebbe potuto essere mio padre. Ma non lo era. Ero sua. Volevo essere sua.

Mi volle ammirare…. ogni singola parte del mio corpo…esaltandola e decantandola…. tanto che, ancor prima che facesse qualcosa, mi ritrovai sull’orlo di un orgasmo intenso. E poi iniziò a baciarmi ovunque come fossi una dea…non tralasciando i piedi…le mani…gli occhi…. ero abbandonata totalmente ai suoi voleri. E quando, dopo avermi torturata di baci ovunque, mi baciò lì…..la mia resistenza all’orgasmo crollò….

tanto che al primo colpo di lingua…. esplosi in un urlo liberatorio devastante.

Non mi dette neanche il tempo di rifiatare che, sollevandomi le gambe si piazzò di fronte a me e, dopo aver armeggiato velocemente con i suoi pantaloni, mi infilò lasciandomi senza fiato.

Quell’uomo non solo aveva una gran cultura…. aveva anche una gran…WOW !!! Mi sentii piena…. piena come non lo ero mai stata…. sentivo le pareti della vagina al limite dell’espansione.

E così come era abile nel disegno, tanto era abile nello scopare. Lenti colpi, intervallati da accelerazioni improvvise, ritmate…come se capisse perfettamente come lo volevo, dove lo volevo, quanto lo volevo….

E venni…. venni tante di quelle volte che alla fine persi il conto. Lui sembrava completamente ed esclusivamente dedicato al mio piacere come se di fatto sapesse gestire il suo. A questo non ero davvero abituata. I partner che fino ad allora avevo avuto, mettevano quasi sempre in primo piano il loro piacere…magari poi scusandosi e domandando goffamente se mi fosse piaciuto.

Lui no. Sapeva quanto piacere mi stava dando e me ne avrebbe dato finché non fossi stata io a dire basta. E non volevo dire basta…. ero entrata in uno stato di grazia in cui non ero mai stata…e non volevo che finisse….

“Spogliati…. spogliati…ti voglio sentire…” – gli chiesi ebbra di piacere
“…no…perderei la mia dignità…. i corpi dei vecchi sono brutti…. goditi solo il mio amore…chiudi gli occhi e ascolta solo il tuo corpo…il mio sesso….

e bla bla bla…. ” – attaccò una filippica che, onestamente, non riesco a ricordare, sconvolta come ero dal piacere che mi stava dando.

Ricordo solamente che volle che mi mettessi in più posizioni. Sembrava quasi che il tempo si fosse fermato. Io, giovane e distrutta dal piacere e lui, con un’erezione infinita che appagava desideri fino ad allora per me sconosciuti.

Quando, stravolta e sudata, chiesi pietà, mi uscì da dentro producendo un rumore come di bottiglia che si stappa.

Sentiva la vagina pulsare faticando a chiudersi nella posizione naturale.
Mi accasciai sul letto come svenuta. Fu allora che, mettendosi sul letto a mio fianco, mi presentò il suo “scettro dell’amore” davanti al viso…

“Voglio mettere la mia firma su questo tuo corpo…. su questa opera d’arte che ho avuto l’onore di apprezzare…. ”

Onestamente. Non riuscivo a prenderlo in bocca tanto era grosso il glande. Un fragolone violaceo che si staccava per dimensioni da un robusto fusto non lunghissimo ma grosso e venoso.

Ricordo solo che, dopo lo sforzo per cercare di accontentarlo con la bocca, i muscoli della mascella erano come anestetizzati. E il calore della sua “firma” mi bagnò completamente il seno.

Ansimavo come una matta. Ero in piena crisi d’ossigeno. Mi aveva distrutta.

Dolcemente, dopo aver riposto nella custodia il suo cannone, si adagiò al mio fianco coccolandomi come pochi uomini nella mia vita hanno fatto. Dolci parole, carezze gentili….

Gli occhi si chiusero…cullati dalle sue dolci parole.

Mi svegliai dopo non so quanto tempo. Il buio era calato sulla città. Tastai accanto a me alla ricerca di Marcello. Lo chiamai. Nessuna risposta. Accesi la luce del comodino.

Se n’era andato. In silenzio…

Pensai che fosse stato l’ennesimo gesto carino di un uomo davvero eccezionale. Sul tavolo i suoi schizzi del mio ritratto. Tutti degli incompiuti.

Soddisfatta, languida….

mi lanciai sotto la doccia. Avevo bisogno di ristorarmi dopo la folle scopata del pomeriggio. L’accappatoio caldo, il tepore dei termosifoni. Mi sarei accoccolata sul letto per ritemprarmi le forze. Magari leggendo un libro…il libro che mi ero portata dietro…nella borsa…

Dov’era finita la borsa? E il portafoglio?…al ristorante? No…con le chiavi avevo aperto casa.

E mi colse un atroce sospetto quando notai tutti i cassetti dell’armadio aperti.

Le mie storie (63)

È incredibile come ancora una volta una mia giornata qualunque, prenda una piega assolutamente inaspettata. In passato mi succedeva più spesso, con il passare degli anni la quotidianità accompagna la vita con più certezze. Evidentemente sabato non era così. Con il caldo di questi ultimi giorni, sono scesa a fare la spesa verso le undici. Tornata a casa con due buste piene di roba, dopo averle sistemate in cucina e nel frigorifero, sono andata nel bagno a darmi una sciacquata soprattutto alla parte di sopra (la doccia naturalmente l’avevo già fatta al mattino).

Il tempo di asciugarmi, togliermi quella fastidiosa gonna jeans che mi ostino a mettere nonostante la temperatura, e di indossare un camicione con i bottoni acquistato in Marocco, che sento da lontano squillare il cellulare nella borsa. Non faccio in tempo a rispondere e quando vedo il numero, ignoro assolutamente chi possa essere. In genere non richiamo chi non conosco anche perché la maggior parte delle volte sono i soliti rompishitole. Così mi butto sul letto per riposarmi un po’ e dopo aver guardato per un paio di minuti il cellulare decido di scoprire chi sia.

Dopo un paio di squilli sento la voce inconfondibile di Robert, il suo accento spagnolo. Subito mi viene in mente la nottata passata con lui una decina di giorni fa; ma da allora il silenzio più assoluto. Nessuna notizia né da lui né tanto meno dalla mia amica Renata che, credo sia rimasta un po’ male, a dispetto di ciò che invece volesse far apparire, per quello che è successo. Il mio amico cubano dopo i classici convenevoli, mi racconta che erano di ritorno da Capri (il plurale mi fa capire che erano andati più persone), che Renata li aveva dovuti lasciare per un problema di lavoro e che poiché lunedì sarebbe partito, voleva venirmi a salutare.

In quel momento ho alzato gli occhi al cielo; dirgli di sì avrebbe voluto dire preparare un pranzo che non era assolutamente nei miei piani (mi sarei mangiata un panino veloce), ma dirgli di no sarebbe stato un po’ scortese. Così faccio per invitarlo e lui ribatte con “è un problema se viene pure Mario (Un suo amico cubano che vive a Napoli e fa il maestro di salsa)?” Oramai ero in ballo e chiaramente non ho potuto esimermi dal dirgli di sì.

Improvviso una pennetta pomodoro, provola e melanzane, sacrifico la mozzarella che avrebbe dovuto fare da pranzo per la sottoscritta, in luogo del secondo ed affetto il melone. Nel giro di una mezz’oretta mi sono sbrigata alla grande. Puntuale all’1:30 sento squillare il citofono, sono loro. Naturalmente li accolgo con il mio comodissimo souvenir marocchino, ed un po’ di trucco in faccia giusto per cercare di nascondere (ahimè con grossa difficoltà) la stanchezza. Saluto Robert, che si presenta con il gelato; poi Mario che nel ringraziarmi tradisce una piacevole inflessione napoletana che invade il suo spagnolo.

Ci accomodiamo e dopo un paio di minuti cominciamo a mangiare. Mi raccontano di questa gita a Capri insieme a Renata ed altre persone (ci resto un po’ male per non essere stata invitata anche se avrei avuto da lavorare). Robert magnifica una volta di più la bellezza del nostro golfo e tra una chiacchiera e l’altra si finisce una bottiglia di vino in tre. Prima del gelato faccio il caffè, e mentre armeggio con la macchinetta, Robert sparecchia mentre il suo amico comincia a spulciare i miei cd.

Non faccio in tempo a riempire le tazzine che dal mio stereo comincia ad uscire una musica cubana, figlia di un disco comprato l’anno scorso durante la famosa vacanza. Mario mi prende per mano e mi trascina in mezzo al salone, coinvolgendomi in una salsa improvvisata (molto improvvisata). Sono costretta ad aprire un paio di bottoni in basso al vestito per cercare di non fare proprio la figura dell’imbranata (quale sono). Intanto Robert ci guarda seduto mentre sorseggia il caffè.

Io con gli occhi cerco di ricordargli le figuracce fatte l’anno prima “a casa sua”, ma lui sorride e mi dice che sono brava. Intanto il buon Mario comincia a stringere un po’ più del dovuto, io faccio finta di niente ma avverto le sue mani sui miei fianchi. Poi finalmente la canzone finisce ed io cado sul divano stremata (un po’ per scherzo, un po’ per l’età). Il mio improvvisato compagno di ballo, come se niente fosse si avvia verso il suo amico a prendere il caffè, ed insieme cominciano a parlottare in uno spagnolo stretto che non capisco.

Mentre sono appoggiata con la schiena sul divano e le gambe completamente allungate, non mi rendo conto che il vestito si è sbottonato un po’ troppo e lo spacco centrale arriva fin sopra la mia mutanda nera semitrasparente. Mi tiro un po’ su proprio nel momento in cui Robert viene a sedersi vicino. sto per chiudere un bottone, ma lui poggia la sua mano sopra la mia e dopo avermi fermato, la insinua in mezzo alle cosce.

Io lo guardo esterrefatta, gli faccio segno che il suo amico (in quel momento di spalle) potrebbe beccarci. Lui comincia a succhiarmi il lobo dell’orecchio e mi sussurra “lo puoi mandare via, gli ho detto che avrei avuto piacere a stare solo con te, ma se vuoi può anche restare” In quel momento il cuore comincia a battere all’impazzata (giuro, per un attimo mi sono anche preoccupata). Non sono pronta alla risposta, la sua mano che mi accarezza la micia da sopra lo slip mi sta contemporaneamente eccitando e confondendo.

Il suo respiro nell’orecchio, é come una droga; cerco un punto della stanza da fissare per riprendere il controllo, ma niente, sono completamente andata. Intanto Mario si gira e guarda il suo amico di spalle che gioca con il mio orecchio, mentre i miei occhi tradiscono l’eccitazione. Vorrei dire a Robert di salutare il suo amico, mi sento a disagio per certe cose a casa mia, e come se profanassi un santuario, ma più passano i secondi e più nella mia testa cominciano ad affiorare i ricordi dell’anno scorso nell’albergo cubano.

Guardo la porta d’ingresso terrorizzata che possa squillare all’improvviso il campanello, poi mi ricordo che i miei sono fuori città. Robert intanto con le dita ha spostato la mutandina dall’alto ed ha cominciato a giocare con il mio clitoride. Il tempo passa veloce e lento nello stesso momento, sento le sue mani dappertutto, vedo da lontano lo sguardo di Mario che osserva, poi quasi contemporaneamente Robert appoggia le sue labbra sulle mie, ed il suo dito medio affonda nella mia micia completamente bagnata.

Sono in estasi. Robert continua a farmi godere mentre con l’altra mano comincia a sbottonare il camicione fino a quando non ne tira fuori un seno che porta alle labbra per succhiare il capezzolo. La schiena sul divano ed il capo reclinato all’indietro in preda all’eccitazione massima, il mio respiro affannoso viene coperto da un paio di labbra;apro gli occhi e mi ritrovo il volto di Mario davanti, e la sua lingua che cerca di farsi spazio nella mia bocca; chiudo gli occhi per un attimo, giusto il tempo per capire a cosa sto andando incontro e poi li riapro per intrecciare la mia lingua alla sua.

Robert é con la testa immersa tra i miei seni e la mano destra dentro il mio slip che con due dita continua ad entrare ed uscire. Mario e dietro al divano in ginocchio con il suo viso sopra il mio intento a baciarmi. Dopo qualche minuto di questa situazione, non riesco più a tenermi , e vengo tra le dita del mio amico cubano. Mentre cerco di smaltire l’orgasmo riprendendo fiato, Mario si sposta e si alza in piedi mentre Io sollevo il capo e con le mani accarezzo i capelli di Robert.

Il tempo di cercare un suo bacio che una mano mi gira il volto e mi ritrovo l’uccello di Mario a pochi centimetri dalla bocca. Non è duro, anzi è penzolante, lui lo alza verso la mia bocca, io mi avvicino fino a prenderlo fra le labbra. Comincio a succhiarglielo mentre il peso di Robert che si stacca dal mio corpo mi regala un attimo di respiro e leggerezza. L’uccello è diventato duro intanto ed io mi stacco un attimo per riprendere fiato e capire dove sia finito Robert.

È in ginocchio sul divano che si apre il pantalone, poi mi prende la mano sinistra e se la porta fin sopra lo slip. Io lo guardo, scuoto il capo come per dirgli “hai visto cosa mi stai facendo fare” e poi gli abbasso l’elastico per tirarglielo fuori e cominciare a menarglielo. Mario eccitato quanto mai, me lo rimette in bocca e con una mano spinge il mio viso contro il suo membro; io ricomincio quello che stavo facendo ed un po’ con le labbra, un poco la mano, lo faccio venire (per fortuna sul pavimento).

Robert invece dopo essersi messo a cavalcioni su di me, infila il suo uccello tra le tettone e dopo averlo sfregato alcune volte, gode schizzandomi sotto al collo. Ci guardiamo tutti e tre, e scoppiamo a ridere per come siamo combinati. Mario con il pantalone ancora aperto si avvia in cucina a prendere dei tovaglioli di carta che poi passa alla sottoscritta ed al suo amico. Io mi ripulisco alla bene meglio così come fa Robert, mentre lui si mette in ginocchio a smacchiare il parquet.

Fa molto caldo, dopo una decina di minuti di assoluto riposo, mi alzo per andare a bere ed istintivamente chiudo un bottone del vestito. Mi disseto apprezzando quel bicchiere d’acqua come non mi succedeva da una vita, poi prendo la bottiglia e la porto nel salone dove posso appoggiarla sul tavolino davanti ai due amici seduti sul divano. Mentre bevono, sono di fronte a loro e guardandoli comincio ad abbottonarmi il resto del vestito, pensando chissà perché che la situazione fosse arrivata al termine.

Robert muovendo il capo mi chiede cosa stia facendo, io gli rispondo che mi sto ricomponendo, lui mi dice che non ha ancora finito, l’amico sorridendo annuisce alla sua affermazione. Mi invitano a sedermi in mezzo a loro, io gli dico di andare in camera da letto, ma loro insistono e così, dopo avermi fatto spazio mi fanno accomodare al centro. Mentre mi siedo ricordo al mio amico cubano quanti anni ho, di ricordarsi che non sono più una ragazzina, lui come se nulla fosse, appoggia la sua mano sul mio culo e mi accompagna giù fino al divano.

Li guardo in maniera alternata, in questa situazione non so proprio cosa fare (vi sembrerà strano ma giuro che è così), resto in silenzio, bloccata come a volergli far capire che devono prendere loro l’iniziativa. Passa circa un minuto di assoluto disagio generale, io da un certo punto di vista vorrei chiuderla in quel momento, perché ritrovo quell’inadeguatezza che avevo avvertito un’oretta prima. Prendo coraggio e faccio per alzarmi appoggiando le mie mani sulle loro ginocchia.

Non sono completamente in piedi quando sento la mano di Robert infilarsi sotto il vestito per risalire velocemente fin sopra la mutanda; comincia a massaggiarmi il culo un po’ dentro e un po’ fuori lo slip, poi prende l’elastico di lato e lo tira giù prima a destra e poi a sinistra, poi un’altra volta a destra ed infine a sinistra finché non cade per terra tra le mie gambe. Mario se ne accorge, lo raccoglie dopo avermi fatto alzare i piedi e se lo porta al naso per annusarlo.

Mi fanno sedere di nuovo e insieme mi aprono tutto il vestito. Robert viene verso la mia faccia per baciarmi mentre con la mano solleva e Palpeggia con insistenza il seno sinistro; Mario mi mette la mano tra le cosce per allargarmene bene, poi dopo avermi accarezzato un po’ con la mano, lo sento farsi spazio con la lingua tra i peli della mia fica. La lingua di Robert mi arriva fin quasi in gola, i suoi baci sono veementi ed io ricambio volentieri.

Mario intanto mi solleva la gamba sinistra e mi allarga la micia fino a farci entrare tre dita. I nostri corpi sono incastrati fra loro, ed io non so neanche come, ma mi sfilo le maniche del camicione per rimanere tutta nuda. Ad un certo punto sento tirarmi un po’ più giù il divano, Robert si sposta e mi ritrovo il suo amico davanti senza pantaloni con l’uccello duro che mi solleva ed incomincia a scoparmi.

Sono eccitatissima, ma in un momento di lucidità chiedo di andare in camera da letto. Per un attimo Mario sembra non ascoltarmi e continua a spingerlo dentro, poi appena vede l’amico avviarsi, si ferma, mi dà una mano a sollevarmi ed in silenzio arriviamo sul mio letto. Robert ci aspetta steso sopra, io appoggio le ginocchia sul materasso e con la bocca comincio a succhiargli l’uccello. Il tempo di cominciare. che dietro di me sento divaricarmi le natiche ed entrare nella micia di nuovo Mario.

Ho un orgasmo con l’uccello in bocca, quasi mi manca l’aria, Robert si toglie da sotto e sparisce dalla mia vista. Sono stanca, fa caldo, ma capisco che loro non hanno ancora finito. Si danno il cambio, riprende la scopata, vedo apparire accanto alla mia faccia il membro di Mario che mi accarezza il viso umido di piacere, sposto la bocca un paio di volte poi mi arrendo a riprenderlo in bocca. La mia fica è stanca, lo sono anche io; mi giro e mi siedo sul letto, affannando dico ai ragazzi che sono al capolinea, loro ridono mentre si toccano in ginocchio sul materasso, poi dopo aver scambiato qualche altra frase circostanza che mi da la possibilità di riprendere le forze, comincio a masturbarli insieme, contemporaneamente.

Poi Robert viene vicino al mio orecchio e mi sussurra un qualcosa che sinceramente non capisco se non per l’ultima parola”culo”. Lo vedo spostarsi verso il comodino e rovistare dentra in cerca di qualcosa, gli faccio capire che non è il momento, che non mi va. Lui sorride e desiste. Li faccio avvicinare al mio viso, devo proteggere la mia patata e quindi decido (con piacere) di sacrificare la bocca. Prima uno, poi l’altro, poi tutte e due le cappelle insieme.

Sento l’umido, sento i loro sapori diversi che mi bagnano la lingua; poi Mario si allontana un attimo per poi venirmi addosso all’improvviso. Robert invece continua a spingermelo in bocca fino a quando, avvertendomi del suo orgasmo mi dà il tempo di toglierlo dalla bocca e di poggiarlo sui seni per accogliere il suo sperma.
Sono esausta, Mario guarda l’orologio e si rende conto che è tardi, Robert invece con calma comincia a rivestirsi.

Io ho bisogno di una doccia, così li saluto ancora “bagnata” non prima di aver sussurrato all’orecchio del mio amico cubano “peccato, se fossi rimasto qualche altro giorno… ti avrei accontentato”.
Al momento non lo sapevo ancora, ma quella frase mi è stata per così dire “fatale”, perché mentre scrivo, è lunedì, lui è in volo sull’oceano Atlantico, ma ieri (domenica) me lo sono ritrovato a casa per un ultimo saluto… mi avete capito.

(Non so però se raccontarvelo o meno…).

Periodo di prova

Nota al racconto:
Mi è costato sacrificio scrivere questo racconto.

Ripercorrere quei momenti della mia vita è sempre doloroso. Ma l’ho voluto scrivere comunque, non tanto per me, quanto per le giovani ragazze (e ragazzi) che, in questi momenti difficili, potrebbero ripercorrere le mie stesse vicende.

L’ho voluto scrivere per loro, per dirgli di non cedere alle facili scorciatoie che loschi figuri potrebbero loro proporre.

La vita è una soltanto.

Così come la dignità!!!

Non so di fatto quanto sia erotico, e di conseguenza apprezzato, questo racconto.

Ma tant’è….

Zia Daniela è sempre Zia Daniela…..

“Le posso portare qualcosa? Un caffè?…”

Lo osservo un po’ inebetita. E’ un bel ragazzo, elegante, intelligente e laureato eppure è lì in piedi come uno scemo in attesa di miei ordini.

No, non potrebbe essere mio figlio e neanche mio nipote anche se, uno strano istinto materno, mi porta a guardarlo con severità.

Nella sua apparente gentile domanda scorgo una nota insopportabile di piaggeria. Potrei chiedergli qualsiasi cosa e, probabilmente, acconsentirebbe con entusiasmo. Sento in lui il desiderio di entrare nelle “grazie” delle persone che possono decidere del suo futuro.

Teresa, la collega più “sfacciata” (per non dire di peggio!!!), va raccontando che spesso gli chiede di massaggiargli la cervicale e che, addirittura, una volta si sia fatta anche fatta massaggiare i piedi. Dice che sia molto bravo, dolce e disponibile.

Ma Teresa è un’esagerata e ormai più nessuno le crede (anche se, in più di un’occasione, è stata colta con le “mani in pasta”. La “pasta” del direttore, per l’esattezza!!!).

Ho un moto interno di tristezza.

Vorrei dirgli in faccia, urlandoglielo magari, di riprendersi la sua dignità, di contare sulle sue capacità e di non aver paura del futuro.

Ma come posso farlo? Il presente lo ha relegato al ruolo di stagista, non remunerato, con la massima ambizione, forse, di ottenere un contratto temporaneo.

Rivivo in un istante tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare per affermarmi nel lavoro: i piccoli soprusi subiti, le gelosie delle colleghe, i ricatti. Il tutto, ovviamente, amplificato dalla mia condizione di donna.

Non dovevi essere soltanto più brava, più efficiente, più determinata. Non bastava.

Penso a tanti anni fa…

Fu subito chiaro, il primo giorno di lavoro. Il datore di lavoro fu chiarissimo.

Non solo voleva che i suoi dipendenti fossero estremamente puntuali, diligenti, professionali e disponibili a non “guardare l’orologio”.

No, non bastava.

Nel caso tu fossi una donna saresti dovuta anche essere vestita elegantemente, con gusto e, perché no, anche con un po’ di malizia che a lui piaceva tanto.

E me lo disse così, come fosse la cosa più naturale del mondo!!!

“Domani la voglio vedere vestita da donna. Non questi abiti scuri. La giacca e i pantaloni li lasci agli uomini. Voi donne avete le gambe….

ah ah ah…. Voglio essere circondato da belle donne…sennò potrei assumere un uomo al posto suo…le pare???”

Dio, che rabbia!!!

Erano anni quelli in cui i termini “mobbing”, “stalking”, “m*****ie sessuali” nessuno sapeva cosa volessero dire.

Le donne erano subordinate e basta.

E se qualcuno in tram te lo appoggiava al sedere te ne stavi zitta per non fare la figura di merda.

CHE RABBIA !!!

Sono cresciuta in quegli anni.

Non ci potevo fare niente!!! Ho cercato, al massimo, di difendermi come potevo. Ho resistito. Ma sono anche dovuta sottostare ad un clima culturale che vedeva, noi donne, più che capaci, semplici oggetti del desiderio.

Mi ricordo di un pomeriggio invernale. Di tanti anni fa…

L’orologio segna quasi l’orario di chiusura e il “padrone” che stanamene mi convoca per quella pratica urgente. Vuol rivedere tutti gli incartamenti, le copie, le firme…vuol essere sicuro che tutto vada bene, che non ci siano errori.

Non gli basta tutto ciò che ho fatto in questi mesi. Ogni volta una revisione completa del mio lavoro quasi fosse alla ricerca di un errore, di un mio passo falso.

E non gli basta che ogni giorno mi occupi del suo soprabito, di annaffiare le piante del suo ufficio, di pensare ad ordinare i fiori per sua moglie (e per l’amante), e che alla giusta ora, non un minuto prima non un minuto dopo, mi presenti a lui con il caffè doppio macchiato con schiuma calda lievemente zuccherato!!! Non gli basta.

Vuole di più. Lo sento e ne ho paura.

Ho passato mesi a testa bassa per dimostrare a tutti quanto valgo. Ma non basta. Ci vuole la sua approvazione finale. Mi presento a lui, un po’ scocciata e molto tremante. Il faldone è gigantesco: ci vorrà del tempo per verificare che tutto sia davvero in regola.

Lo trovo dietro la sua scrivania. La perenne sigaretta accesa ammorba l’aria della stanza.

Lo sguardo severo, indagatore. Gli porgo il faldone e rimango in piedi di fronte alla sua scrivania in attesa di disposizioni.

“…accidenti!!!…non posso perdere tutto questo tempo per verificare che non ci siano cazzate!!! …se devo farle io queste cose a cosa servite tutti quanti?!?!…” – me lo dice stizzito.
“…le garantisco che è tutto a posto!!!…Ho riguardato tutto almeno tre volte. Non manca niente!!!” – replico timidamente

Mi guarda da sopra gli occhiali con il suo sguardo liquido ed inquietante.

Il viso di pietra.

“Dovrei fidarmi di te? Che sei ancora in prova???…stai scherzando vero? Lo sai quanti soldi vale questa pratica?…”

Vuol farmi sentire una pivellina. Inadatta al ruolo che ricopro. Vuol affermare il suo potere su di me. Pur essendo sicura di ciò che ho fatto, tremo all’idea che possa trovare un errore, una mancanza. E’ un collerico, un violento e soprattutto sarà proprio lui a decidere del mio futuro.

Sospiro, ingoio il boccone amaro, abbasso la testa.

“…vieni qui accanto e passami gli incartamenti…non posso passare tutta la serata qui!!!” – dice bofonchiando in malo modo

Giro intorno alla scrivania. Mi pongo al suo fianco e comincio a passargli gli incartamenti nell’ordine che lui mi detta.

“Come mai qui la firma è stata fatta così? Sono state fatte le copie? Hai telefonato per accertarti che sia giusto il numero?…..etc etc..” – mi bombarda di domande, tutte pertinenti e molto impertinenti.

I fascicoli scorrono veloci per fortuna. Tutto sembra a posto. Non un errore, non una virgola fuori posto. La sua voce da aspra sembra ritrovare serenità. Sento la voce dei colleghi per il corridoio. Se ne stanno andando. Tra poco resteremo soli io e lui al piano. E questo non mi va proprio. Mi fa paura (e un po’ schifo) quell’uomo. Ma devo imparare a gestire queste emozioni. Voglio dimostrare la mia professionalità.

Si toglie gli occhiali. Sembra stanco davvero. Si stira sulla poltrona dirigenziale. Mi guarda dal basso verso l’alto. Lo sguardo, stranamente, bonario.

“Quanto ti manca alla fine del periodo di prova?…” – mi chiede modulando la voce
“…una settimana, dottore…” – rispondo quasi sussurrando
“…bene, bene…” – e inforcando nuovamente gli occhiali si mette a leggere con attenzione la relazione finale

E come avevo più volte paventato, quello che non avrei mai voluto succedesse, sta succedendo.

Il dorso della sua mano sfiora la mia gamba. Forse un contatto fortuito? No, purtroppo no. Il contatto lieve, diviene piano piano strisciamento vero e proprio. Leggero, discreto, fatto a fior di pelle.

Mi irrigidisco. Ho paura. Una reazione sbagliata e tutti i mesi trascorsi a lavorare a testa bassa come una matta se ne andrebbero in fumo. E lui lo sa. E ne approfitta: esercita il suo potere!!!

Sfruttando un momento in cui dovevo cambiare foglio, ne approfitto per distaccarmi da lui come se non avessi fatto caso.

Mi allontano impercettibilmente. La sua mano, sfacciatamente, mi insegue. Il contatto adesso non è più timido.

Salto in piedi. Non posso accettare. Lo sguardo di sfida, il suo sorriso sicuro. Silenzio teso. Sto tremando dalla rabbia.

“…che c’è? Vogliamo finire questo lavoro?…io dovrei essere già a casa…lo sai?…ti sto facendo un piacere!!!…altrimenti chiudiamo tutto e se qualcosa non dovesse andar bene…te ne assumerai tutte le responsabilità…. lo sai vero che la prossima settimana decideremo chi ha superato il periodo di prova….

vero?…. ”

Il messaggio è chiaro. Chiarissimo. O bere o affogare.

Mi siedo nuovamente accanto a lui, la sua mano impertinente artiglia la mia coscia senza esitazioni. Ha lo sguardo soddisfatto il porco. Si stende come un gatto sornione sulla sua poltrona dirigenziale in pelle.

“…le altre ragazze sono state molto carine. Tu sei brava ma sei troppo…. rigida. Se solo ti lasciassi andare un po’, non avrei dubbi su chi scegliere.

La sigaretta ancora accesa rotea sulle sue labbra umide. Sembra davvero che sappia come andrà a finire tanto che, con arrogante sicurezza, si slaccia la cintura dei calzoni, si fruga un po’ e sbarella fuori dalla patta il suo mozzicone di carne coronato da grigi peli.

Chiudo gli occhi, mi fa schifo.

Ormai al piano siamo soli. Mi prende la mano e la trascina lì, ad afferrare quella massa di carne inerme.

E’ caldo, voluminoso, ma senza vita. Stringe la sua mano nella mia, la agita lentamente. Si sta masturbando con la mia mano!!! Non guardo, mi fa schifo, vorrei scappare. Ansima. Gli sta piacendo.

“Su, coraggio, non è certo il primo alla tua età…. ah ah ah…[colpo di tosse roco, profondo, da fumatore incallito]…e non sarà neanche l’ultimo se vuoi lavorare…”

Lascia la mia mano. Si accomoda meglio sulla poltrona e allunga una mano sotto la mia giacca ad afferrarmi una tetta.

“Senti che belle tette grosse che hai…non si direbbe. Sei sempre vestita troppo!!!…su…fammi vedere…”

Mi obbliga ad alzarmi, a mettermi di fronte a lui. Il suo sguardo liquido mi disgusta, ma lo lascio fare.

Ho paura delle conseguenze: mesi di impegno buttati al vento, resterei sicuramente senza lavoro e dovrei tornare a vivere con i miei!!! Rinunciare alla mia libertà !!!

Mi sgancia i bottoni della giacca, della camicia, mi palpa le tette da sopra il reggiseno.

“Calatelo. Mi piace vedere la donna che si spoglia…. su, coraggio…. ”

Si spinge all’indietro con la poltrona come a trovare una situazione migliore per gustarsi lo spettacolo. Ho il respiro profondo, deglutisco a fatica. Agguanto il bordo del reggiseno e faccio schizzar fuori le tette.

“Cazzo, che belle!!!…toccatele…. mi piace…” – mi ordina dalla sua posizione di spettatore masturbandosi freneticamente.

Il suo “mozzicone” sta prendendo vita.

E’ tozzo, corto ma tozzo e venoso. Sulle palle lunghi peli bianchi. Seguo comunque i suoi ordini. Mi palpo le tette guardandolo dritto negli occhi: spero che si vergogni di quello che sta facendo (inutile speranza!!!).

“Cazzo…bella che sei…mettiti qui in ginocchio. Coccolatelo tra le tette, fammelo diventare duro!!!”

Ho un moto di repulsione. Non lo voglio fare!!!

“Forza, dai…cazzo…non posso stare qui tutta la sera…. muoviti !!!” – mi incita alzando la voce

La sua voce roca, il tono di comando, mi impongono di fare come dice.

Mi inginocchio ai suoi piedi e gli avvolgo il cazzo umido di piacere tra le tette tanto da farlo scomparire.

“Wooooooo…. che bello!!!…. che meloni che hai!!!…sono morbidissime e lisce. Dai scuotile, segamelo con le tette…. vedrai che ti faccio stare bene dopo…”

Dopo?….

“Le altre ragazze hanno delle tettine che non danno soddisfazione!!! Tu sì che hai delle tettone …ti piace…eh?…dillo…”

Non rispondo, eseguo le consegne con disgusto.

Mi strizza i capezzoli con cattiveria. Non ci sa fare con le donne. E’ soltanto un porco che approfitta della sua posizione.

“Dillo !!!” – mi urla cattivo
“…mi piace…” – rispondo a bassa voce con voce da automa

Potrà approfittare della mia condizione di debolezza, ma non avrà mai la mia soddisfazione.

“Non ho sentito. Dillo meglio…. ” – ripete con soddisfazione scuotendo la testa
“…MI PIACE !!!” – rispondo più ad alta voce con voce, stavolta, quasi incazzata

Agito le tette con ampi movimenti.

Se proprio questa cosa la devo fare, almeno che duri poco.

“Sì…sì…. lavoralo così che mi piace. E vedrai che anche a te piacerà. Tu sei meno zoccola delle altre e mi dà decisamente più soddisfazione prenderti così…ahhh…. ”

Non rispondo. Eseguo aumentando il ritmo, nella speranza che il supplizio finisca alla svelta.

“Se pensi di farmi venire subito sbagli di grosso bambina…ah ah ah…. ce ne vuole per farmi venire.

Non sono uno di quelli sbarbatelli che sarai abituata a sbatterti. Questo per me è solo l’antipasto…. ah ah ah…Alzati…a fammi vedere come sei sotto…. ”

Ho le ginocchia doloranti. Come gratificazione mi strizza nuovamente i capezzoli con violenza. Maledetto!!!

“Forza. Alzati la gonna e vediamo come sei fatta…. ” – mi ordina sbattendosi il membro

Faccio un passo indietro. Mi alzo la gonna ma tanto ho ancora i collant che mi proteggono.

Spero davvero che si accontenti di questo.

“Beh?…forza…voglio vederti la fica…muoviti !!!…” – mi ringhia scappelandosi furiosamente per mantenere l’erezione

Inspiro profondamente, chiudo gli occhi, riverso la testa all’indietro. Stringo i denti con rabbia e, di colpo, mi abbasso mutande e collant. Sento l’aria fresca lambire il pube. Mi sta guardando, lo sento. Sono io che non voglio vedere lui e non voglio sapere cosa sta per fare.

Mi aspetto di tutto.

Forse mi leccherà o si limiterà a toccarmi con le sue mani puzzolenti da fumatore. Forse mi darà altri ordini umilianti, mi chiederà di toccarmi, o di girarmi per mostrargli il sedere, di mettermi a sedere sulla scrivania.

O forse, semplicemente, mi scoperà così, in piedi, come una baldracca.

Mentre aspettavo con terrore la sua ennesima richiesta, il telefono, per fortuna, squillò.

Senza staccarmi gli occhi di dosso, ruggendo, afferra la cornetta

“Che c’è???….

” – grida in malo modo

La scena che segue ha del ridicolo ed è l’unica pietosa soddisfazione che ho provato quel giorno.

“…dille che sono occupato!!!…che scendo tra un minuto…. cosa?…cazzo!!!…” – risponde agitato

Riattacca il telefono sbattendolo con rabbia. Si alza in piedi. I pantaloni e i mutandoni ascellari cadono ai suoi piedi rivelando degli orribili reggicalze (all’epoca qualche uomo li usava…).

E’ agitato, gli tremano le mani cercando di recuperare da terra i pantaloni.

E’ ridicolo !!!…

“Cazzo!!! Muoviti, cretina!!! Rivestiti e sparisci…mia moglie sta salendo…” – dice in preda all’agitazione

Non ho bisogno di seguire il suo consiglio. Nel mentre di questa scena, avevo già provveduto a ricoprire alla meglio le mie parti intime.

Sua moglie sta salendo. L’azienda, ereditata dal padre, è di proprietà sua. La “megera”, come la chiamiamo amichevolmente. Una donna orribile, fredda come un ghiacciolo, avida come pochi. Lei non saluta, rimprovera solamente e ogni volta che deve spendere una lira quasi si mette a piangere.

Tratta il marito come un povero mentecatto (e forse su questo ha ragione).

Non credo che gradirebbe trovare lo stronzo con le braghe calate e il pistolino ritto.

Ho un pensiero. Potrei vendicarmi e creargli un sacco di guai a quello stronzo.

Ma l’istinto mi spinge a scappare da quella stanza fumosa, il più lontano possibile da quell’essere schifoso. Raccatto velocemente la pratica e me la stringo al petto uscendo.

Ho ancora il reggiseno abbassato e la camicia aperta. Ho fatto appena in tempo a chiudere la giacca e tirare su le calze alla bene e meglio. Camminando sento le mutande ostacolare il passo. Ma voglio scappare da qui.

“Ehi…” – mi dice mentre sono sulla porta – “…domani io e te finiamo questo discorsetto…. ok?…”

E’ ancora intento a riabbottonarsi i calzoni, la cintura ancora pendente, la camicia sgualcita.

Fa schifo.

Mi lancia un bacio. Non rispondo e fuggo per il corridoio.

Rumore di tacchi dietro l’angolo. E’ la megera.

Incrociamo lo sguardo solo per un secondo. Non riesco a sostenerlo e abbasso gli occhi salutandola con rispetto.

“Buonasera signora…” – dico stringendo ancora più al petto le pratiche
“Cosa fa ancora qua? Gli straordinari non li pago…… “ – dice passandomi accanto con passo deciso

Il giorno successivo era un venerdì.

Strani appuntamenti, molto movimento nell’ufficio del direttore. Attendevo con ansia l’orario di chiusura, il momento in cui sicuramente mi avrebbe chiamato per finire quel “discorsetto”. Tremavo guardando scorrere le lancette dell’orologio.

Il “discorsetto” non lo finimmo quel giorno. E non lo finimmo mai visto che, durante la pausa del fine settimana, decisi di non cedere a quello schifoso ricatto.

Lunedì comunicai in azienda la mia volontà di interrompere il rapporto di lavoro.

Avrei dovuto stringere la cinghia in attesa di un nuovo impiego che, per fortuna, non tardò ad arrivare.

“Allora?…le serve niente? La vedo stanca…. ” – la sua voce, timidamente, mi risveglia

Guardo l’orologio. I suoi colleghi, sicuramente si sono già defilati e, probabilmente, siamo soli al piano. Il suo sguardo è interrogativo.

Quanto tempo è passato da quando mi ha chiesto se avevo bisogno di qualcosa?

E’ un bel ragazzo, davvero bello.

E ricattabile quanto me tanti anni fa.

Fra qualche settimana sarò io a dover stilare la relazione sul suo operato.

Se gli chiedessi di mettersi accanto a me per rivedere tutto il lavoro fatto probabilmente, bestemmiando dentro di sé, accetterebbe in silenzio.

E se gli facessi advances di tipo sessuale accetterebbe senza battere ciglio.

Gli uomini si fanno meno problemi da questo punto di vista. Magari ne sarebbe addirittura felice.

Chissà….

Le mie storie (62)

Eccomi di nuovo qui pronta a raccontarvi quella che potrei definire “una scopata annunciata”. È un periodo in cui sto lavorando parecchi, mi ritiro a casa stanca morta e voglia di uscire non ne ho per niente. La settimana scorsa mi arriva sul cellulare un messaggio di Renata che diceva che era venuta a trovarla Robert uno dei ragazzi cubani che abbiamo conosciuto l’estate scorsa. Io naturalmente mi sono resa disponibile in caso di cene e feste, dicendole che avrei avuto piacere ha salutarlo.

Renata un paio di giorni dopo mi tiene al telefono 1 vita raccontandomi che era riuscita a mandare il figlio a casa del padre (lei è separata) e che se la stava passando molto bene con il suo “amico”. Effettivamente anche durante le vacanze cubane, fra di loro si era creato 1 bel feeling, tanto che lui avrebbe voluto venire in Italia anche prima, ma lei si era tirata indietro. Lunedì scorso (mentre vi scrivo è giovedì) Renata organizza una cena a casa sua insieme ad altre amiche ed amici alcuni dei quali cubani residenti a Napoli.

La serata è molto divertente, l’incontro con Robert è fin troppo affettuoso, infatti il suo abbraccio termina con 1 manata piena sul culo e lui che ridendo conferma i complimenti al mio didietro tra le risate di 1 paio di suoi amici e della stessa Renata che non sembra infastidita dai modi utilizzati verso la sottoscritta. Per la verità, tornando indietro con la memoria, in quel di Cuba avevamo diviso equamente i nostri accompagnatori, ed anche io ero stata con Robert.

Tra pasta, mozzarella, melanzane, salsicce e altro ben di dio che non scrivo per non farvi venire l’acquolina in bocca, tutto sembra andare per il meglio, fino a quando la padrona di casa non riceve 1 telefonata. Non volendo mi accorgo, pur senza capire cosa stia dicendo, che si sta alterando, così quando chiude il cellulare istintivamente le vado incontro per cercare di aiutarla. Lei mi dice che il figlio sta tornando a casa perché il padre ha dovuto anticipare un problema di lavoro e quindi glielo ha rispedito indietro.

Renata non sa come fare con Robert, perché chiaramente non può ospitarlo con il ragazzo in casa. Io le suggerisco di farlo andare a casa dei suoi compatrioti, dicendole che non ci sarebbe stato problema, lei invece mi chiede di ospitarlo a casa mia, lasciandomi un po’ stupita per una serie di motivi che potrete immaginare. Anzi quando io dopo aver tentato blandamente di rifiutare, pian piano accetto, lei ridendo mi fa “così ti diverti un po’ anche tu”.

A fine serata, lei spiega la situazione al suo amico dicendo che sarebbe stato soltanto per una sera (ed effettivamente è stato così, perché il figlio poi è partito per Capri con amici). Salutiamo tutti, ed andiamo via direzione casa mia. In macchina lui mi racconta che con Renata sta molto bene, che vorrebbe fare le cose più seriamente. Dalle sue parole capisco che vorrebbe trasferirsi qui, magari anche sposarla, dopo tutto nonostante sia più giovane di lei (ed anche della sottoscritta), è comunque un ragazzo laureato, di una certa cultura.

Arrivati a destinazione, lo porto nella camera cosiddetta degli ospiti e dopo aver fatto insieme a lui il letto gli dico che vado al bagno. Lui si sistema e quando esco lo trovo davanti al televisore. Sono circa le 2, io indosso una maglietta molto lunga e sotto la mutandina, lui invece è in canottiera e boxer, e devo dire che c’è 1 bel vedere davvero, nonostante ricordassi l’estate scorsa, vedermelo davanti un’altra volta non mi ha lasciata certo indifferente.

Chiacchieriamo sul divano ancora una mezz’oretta e poi ci salutiamo ognuno nella propria stanza. Mi infilo sotto il lenzuolo ed accendo la televisione, dopo averla guardata un po’ la spengo e mi giro di fianco per dormire. Passa qualche minuto e sento la mia porta socchiusa fare 1 leggera refola di vento; poi il mio lenzuolo si solleva e dopo 1 paio di secondi sento la sua presenza dietro la mia schiena. La sua mano si infila tra le mie cosce e dopo avere spostato di lato il bordo dello slip con 1 dito entra nella mia micia.

Io giro la testa e mi ritrovo le sue labbra che mi baciano mentre con gli occhi sorride. Piano piano mi toglie la maglia e poi la mutanda; sento le sue mani esplorare il mio corpo un po’ ovunque, mi prende 1 seno con la mano ed incomincia a stringere giocando con il capezzolo tra le dita, poi finalmente dietro poggia il suo uccello bello duro ed io mi piego un poco a cucchiaino spostando il sedere un po’ all’indietro verso di lui.

La sua mano mi allarga una natica e mi solleva un po’ la coscia giusto il tempo per mettermelo dentro ed incominciare a muoverlo avanti e indietro. La posizione non è delle più comode, ma il suo uccello liscio lungo esattamente come me lo ricordavo mi penetra con meravigliosa facilità. Poi lui si alza in mezzo al letto e dopo avermi invitato a fare lo stesso, mi fa mettere a quattro zampe per poi ricominciare a scoparmi.

Chiudo gli occhi e mi ritrovo a Cuba, un anno fa, in quella stanza d’albergo dove insieme a Renata ed ai suoi amici ci divertimmo tanto. Sento le sue dita giocare con le mie labbra e poi entrare in bocca, comincio a succhiarle mentre lui continua a farmi godere. Poi le braccia mi vengono meno, appoggio la faccia sul materasso e vengo; sento la sua voce che mi dice “brava, brava…” e poi la mia schiena si bagna del suo sperma.

Per un paio di minuti resto stesa a pelle di Leone per riprendermi, lui si appoggia allo schienale del letto e mi guarda. Riprendo le forze e vado in bagno a pulirmi; quando torno lo trovo esattamente come lo avevo lasciato, soltanto che il lenzuolo non copre più il suo uccello che “riposa” sulla sua gamba sinistra. Mi metto di fianco a lui appoggiata con la testa sul braccio, è da più di un mese che non dormivo con un uomo, è una bella sensazione.

Mi parla di Napoli, dice che somiglia a l’Avana, che i napoletani sono molto simpatici ed espansivi, poi il braccio sopra il quale ho appoggiato il mio collo all’improvviso si anima alla sua estremità. Poggia la mano sotto il seno sinistro e comincia a “palleggiare” letteralmente, mentre contemporaneamente continua a descrivere le meraviglie della nostra città. Si ferma, prende tutta la mammella nella mano ed incomincia a massaggiarla; mi guarda e con un veloce movimento di bacino sposta il suo uccello da sinistra a destra.

Io rido e poi allungo la mano fino a prenderlo fra le dita. Lentamente gli scopro la cappella fino a giù per poi risalire e nascondergliela. Robert reclina il capo all’indietro e chiude gli occhi mentre io continuo con la mia sega. Il suo uccello diventa sempre più grosso tra i miei polpastrelli piccoli, quando è finalmente duro e lungo, mi chino con la testa e glielo prendo in bocca. Cerco di andare più in fondo possibile, con le labbra arrivo a sfiorargli le palle, è tutto depilato, mi sembra un tubo tutto nero.

Comincio a sentire la sua punta umida, mi sollevo e con un gesto atletico (di cui mi sorprendo) gli salgo a cavalcioni. Lui scivola sul cuscino mentre io mi muovo sopra di lui facendo ballare le mie tettone. Ogni volta che torno giù, lo sento sempre più dentro, sempre più in fondo alla mia micia. Godo di nuovo come una pazza, mi fermo su di lui, che si solleva, mi fa poggiare la schiena sul letto, e dopo avermi allargato ed alzato le cosce, mi scopa fino a venirmi sulla pancia.

Sono circa le tre di notte quando dopo essermi lavata per l’ennesima volta, mi rimetto la maglietta per dormire. Lui si piazza di fianco a me girato dall’altro lato.
Apro gli occhi che sono le otto e qualche minuto; per fortuna approfittando della cena di Renata, ho lasciato detto allo studio che sarei arrivata per le 10:30. Robert dorme beato, lo guardo per qualche secondo e poi vado a fare il caffè.

Mentre aspetto, chiamo Renata e le dico che per le dieci ci dobbiamo incontrare in piazza. Lei mi chiede come sia andata la nottata, io ridendo le dico… bene, bene. Il caffè comincia ad uscire, saluto la mia amica e vado a svegliare il mio ospite con il profumo di Napoli. Mi seggo accanto a lui, che dopo aver aperto gli occhi mi saluta con un sorriso. Si mette seduto, mi ringrazia per l’ennesima volta dell’ospitalità mentre sorseggia il caffè, io gli dico che devo andare a fare la doccia, lui fa un cenno d’assenso, poi mentre mi allontano vedo con la coda dell’occhio che mi segue in bagno.

Mi tolgo la maglia ed entro nella cabina, lui fa pipì (particolarmente lunga) e dopo, mentre ancora sto regolando la temperatura si infila anche lui dentro. L’acqua comincia a scendere, lui mi abbraccia e comincia a baciarmi vigorosamente; i nostri corpi sono uniti più che mai, sento il suo uccello pulsare contro la mia micia. Le sue mani scendono entrambi dietro la mia schiena fino ad agguantarmi il sedere. Mi palpeggia con gusto, con determinazione, con un dito arriva a stuzzicare il buchetto del culo ; io non me lo aspetto e mi irrigidisco un attimo, lui con una mano su una chiappa e l’altra sotto un ginocchio, mi solleva e dopo avermi appoggiato al muro me lo mette dentro.

Fra l’eccitazione e l’acqua che scende, faccio fatica a respirare, mi aggrappo a lui con le braccia e con le gambe, mentre scivolo con la schiena lungo il muro sotto i colpi del suo uccello. Le mie urla tradiscono l’ennesimo orgasmo, lui continua ancora per un po’, poi si ferma, mi fa poggiare le gambe a terra e dopo averlo tirato fuori, con le mani se lo tocca fino a venirmi addosso. Con la spugna intrisa di bagnoschiuma, acqua e sperma, mi lavo, esco e lascio lui dentro continuare a lavarsi.

Mi vesto da lavoro, gonna e giacca blu, camicetta bianca e scarpe con tacco moderato. Lui indossa il pantalone ed una maglietta grigia, mi fa i complimenti per l’abbigliamento e dopo aver portato in cucina le tazzine di caffè (ed averle lavate), va nella camera degli ospiti a chiudere la valigia. Sono le dieci ed un quarto quando in piazza da lontano vedo Renata che mi saluta. Robert mi dà un bacio sulla guancia, la solita manata sul sedere e si avvia verso di lei.

Una bella nottata non c’è che dire, lui ripartirà a fine giugno… chissà.

UN INVITO A CENA- IL VENERDÌ

Sconvolto e impaurito, mi do per malato e rimango a casa tutto il mercoledì pomeriggio e il giovedì. Dico al lavoro che ho preso un virus intestinale, e mi rinchiudo in casa. Metto la macchina in garage e chiudo tutte le finestre. Rimango al buio, neanche accendo la TV. Mi butto a letto e dormo per 24 ore. Mi sveglio che è giovedì quasi a mezzogiorno. Penso che forse è stato tutto un brutto incubo, un orribile sogno.

Ma presto mi rendo conto che quello che è successo è tutto reale. Allora la mia testa inizia a pensare, a rivivere ogni momento, a ripetere ogni singola parola, frase.
Rimango così per ore, finché una voce dentro di me mi riporta nel presente e mi rimprovera
“. Guerrino, che ti sta succedendo?? Cosa stai facendo? Cosa ti mette così in crisi? Tu che sei sempre stato forte e coraggioso, che ne hai passate di tutti i colori e te la sei sempre cavata? Reagisci Guerrino!!! Tira fuori le palle , le tue grosse palle da uomo e trova una soluzione!!”.

È vero, la mia coscienza che mi sta parlando , il mio cuore, la mia ragione o chi che sia dice la verità. Troppe ne ho passate nella mia vita, anche di più brutte , molto brutte, e ho sempre vinto. A 44 anni forse sono stanco di trovarmi implicato in situazioni di merda, ma non posso dargliela vinta!! Non dopo quello che mi ha fatto. Questo non è un gioco, uno dei tanti dove ci si stuzzica, ci si diverte a eccitarsi, si flerta pesantemente, si usa ogni tattica per conquistare l’altro.

Perché nel sesso come in guerra ogni arma è lecita, l’ho sempre pensata così. Ma in questo caso il nemico gioca sporco!!! E ha bisogno di uno che gioca più sporco di lui. E io so come si gioca sporco. Eccome se lo so. Ora tocca a me rispondere alla sua offensiva. Il giovedì sera chiamo un mio padre e gli racconto tutto. Lui all’inizio ride, ma quando gli racconto della storia del caffè pieno di sborra e che ero io quella troia che l’ha bevuto rimane shockato e le risate si fanno più amare.

E dalla risata passa alla rabbia e all’incazzamento. Resta solo un po’ stranito dalla mia reazione, lui che conoscendomi molto bene si aspettava un po’ più di coraggio da parte mia. Allora capisce che tutta sta storia mi ha preso molto male , e come abbiamo già fatto in passato, quando uno dei due era nei casini, escogitiamo un piano.
Alle due e mezza della notte mando un mess a Ioan :
” Scusami se sono sparito per due giorni ma avevo bisogno di pensare, e ho capito che hai ragione tu, sono una troia, e per me sarebbe un onore diventare la tua troia !!! Ma è meglio se ne parliamo domani mattina al lavoro.

Ti aspetto alle 10 nel magazzino 3. Baci”
Venerdì mattina. Mi alzo, mi vesto , vado al lavoro con la mia macchina. Mio padre , prima che arrivassi in ufficio, manda Ioan a fare due consegne, in modo che non mi veda prima delle dieci. Dico a mia sorella che deve dire a tutti che io non sono al lavoro. Soprattutto a Ioan. Lei senza fare domande mi dice ok. Io prendo la mia borsa, e senza farmi vedere da nessuno corro al magazzino 3.

Mi raggiunge mio padre. Mi aiuta a sistemarmi come avevamo deciso e chiude il portone e se ne va. Rimango al buio e aspetto. Ioan rientra dal giro di consegne. Mia sorella mi racconterà poi che entra in ufficio e chiedendo di me. Lei gli risponde che sto ancora male e che anche oggi non sarei venuto al lavoro. Lui fa una faccia sbalordita
” Sei sicura che oggi Guerrino non c’è??” Chiede lui.

” Certo, perché ti dovrei mentire ? Se vai in parcheggio vedi che la sua macchina non c’è. Ma perché che cosa vuoi da mio fratello?”” Dice lei.
” No, niente, niente, ero solo sicuro che…. fa lo stesso, nessun problema!” Ed esce un po’ deluso e confuso. Mia sorella lo vede andare nel parcheggio delle macchine a controllare se ci fosse anche la mia. La vede. Ci guarda dentro. E proprio in quel momento gli arriva un mess sul cellulare
” Sono la tua troia, ti aspetto al magazzino 3.

Sbrigati che sono tutta un fuoco. !!”
Lui torna in ufficio e chiede a mia sorella se era sicura che io non ci fossi, e lei risponde di sì al centoxcento.
” Vabbè, ehm…senti io devo andare un attimo a casa, questione di mezz’ora. Poi torno ok?” Dice alla mia sister. Ed esce. Facendo il giro per il retro dello stabilimento, senza farsi notare, arriva davanti al portone del magazzino 3 e lo trova chiuso a chiave.

Incatenato. Allora fa il giro sul retro dove c’è una porta , una seconda entrata che di solito è sempre chiusa. Prende in mano l’enorme mazzo di chiavi che aprono ogni serratura , ogni lucchetto, ogni mezzo di tutto lo stabile e trovata quella giusta ,la apre. Entra, richiude la porta e nel buio quasi totale urla
” Guerrino? Sei qua? Sono Ioan!!!”
” Certo che sono qua !!! Ti aspettavo!!! Vieni da me!!!” Gli rispondo io con voce più dolce.

Lui avanza verso la mia voce.
” Dove sei troia che non ti vedo??? ” chiede lui.
” Sono dietro la fila di pallets, nuda come una puttana che ti aspetto !!” Gli spiego. E lui fa il giro del mucchio ammassato uno sopra l’altro dei pallets di legno e mi vede, illuminato da un po’ di luce che arriva da una finestra in alto, e si blocca. Sono in piedi, completamente nudo, di schiena, braccia sopra la testa con le mani ammanettate a un pallet, gambe divaricate con le caviglie anch’esse ammanettate al pallet più basso.

” Cosa ci fai messo così ?? ” chiede lui
” Ti aspettavo!!! Volevi una dimostrazione della mia devozione a te, eccola!! Sono così da ore, da stamattina, legata come una troia per te, per il mio maschio!!! Aspettando solo che arrivassi e mi scopassi!!!” Gli dico con voce bassa, sottomessa.
” E hai fatto tutta da sola, ti sei spogliata , legata, tutto questo per me? Che gran troia che sei!!! ” e inizia a spogliarsi , completamente nudo.

Ha già il cazzo di marmo. Mi abbraccia da dietro , sento il suo sudore caldo addosso ovunque. Si struscia , mi prende i capezzoli con le dita e me li strizza forte. Sente che io godo!!! Mi morde il collo, si avvicina al mio orecchio e mi sussurra
” Chi è la mia troia????” Questa volta non ho dubbi, e convinto rispondo ” Io sono la tua troia!!!” E ansimo.
” Allora se sei la mia troia lo vuoi nel culo , vero???” Mi chiede ficcandomi due dita su per il buco.

” Si mio maschio, mio padrone, voglio il tuo enorme cazzo tutto dentro di me!!!” E lui senza farselo ripetere due volte si sputa sulla cappella, la punta contro il mio buco e spinge forte il suo grosso arnese in fondo al mio culo.
” Ti piace troia? Lo senti il mio cazzo tutto dentro? Rispondimi troia mia” mi chiede Ioan iniziando a pompare sempre piu violentemente.
” si lo sento!!”
” Dillo più forte Troia!!”
” Si lo sento!!!” Alzando la voce.

Mentre lui mi sbatte come un toro.
” Più forte “”
” Si lo sento!!”
“. Ti ho detto più forte”. E con tutta la voce che ho in gola urlo ” siiiii!!! Lo sento papà’!!!!!!” E a quel punto si spalanca il portone del magazzino ed entrano mio padre con due poliziotti, suoi amici.
” Papà, papà!!! Aiuto!!! ” grido mentre Ioan è ancora dentro di me!!!!
” Che cazzo sta succedendo qua???” Esclama mio padre mentre i due poliziotti, ( grazie Stefano e Paolo!!!) afferrano per le braccia Ioan e lo immobilizzano.

” Papà, meno male che mi avete trovato, sono due giorni che quel bastardo mi tiene qua rinchiuso!!! ” dico piangendo.
” Ma cosa dici??? È una bugia!! Ti ho trovato già così , neanche mezz’ora fa!!!” Si difende Ioan
” Zitto lei!! E come avrebbe fatto ad ammanettarsi da solo?? Me lo spieghi!!!” Gli urla nell’orecchio uno dei due poliziotti.
” Lui, lui mi ha ammanettato qua!!! ” grido io.

” Dove sono le chiavi bastardo!!” Gli chiede mio padre
” Io non ce l’ho!!! Vi ho detto che l’ho trovato già così!” Si difende sempre più disperato il rumeno
” Guarda sul mazzo di chiavi, le tiene la in mezzo a tutte le altre!!” Esclamo io. E mio padre prende dai pantaloni a terra di Ioan l’enorme mazzo di chiavi e lo passa a uno dei due poliziotti. E guarda caso, in mezzo a tutte quelle chiavi, trova quelle delle manette.

Mio padre con estrema furbizia , la mattina prima che arrivasse Ioan al lavoro, aveva inserito una copia delle chiavi sul grande mazzo che Ioan lascia sempre appeso in spogliatoio. Il poliziotto mi libera , finalmente.
” Come ti spieghi che le chiavi erano nel tuo mazzo????” Gli chiede mio padre.
” Non lo so, davvero…. non lo so, ” risponde Ioan rendendosi conto di essere stato fregato.
” Signor B.

che facciamo? Dica lei. Qua il reato è grave, sequestro di persona, violenza, stupro, sono anni di galera!!!” Dice uno dei poliziotti.
” Potete pure andare, faccio io 4 chiacchiere con sta persona e poi vi faccio sapere. ” così mio padre congeda i due poliziotti, che escono , lasciandoci tutti e tre soli.
” Cosa dici Guerrino, come ci dobbiamo comportare adesso con Ioan?” Mi chiede mio babbo. Guardo Ioan e sembra un cane bastonato.

Ha capito che lo abbiamo fregato, e che se vogliamo rischia grosso.
” Senti papà, io credo che abbia imparato la lezione. Lo vuoi denunciare? Denuncialo. Lo vuoi solo licenziare? Licenzialo. Però che spreco sarebbe. Un così bell’uomo, maschio, bravissimo a scopare. Non si trova tutti i giorni. ” dico guardando la faccia ormai rassegnata di Ioan.
” E quindi che vuoi che faccia? Decidi tu. Lo sai che per me conta più di tutto la tua felicità!!” Mi rincuora mio padre accarezzandomi il culo.

” Facciamo così!!!! Lui continua a lavorare qua, come non fosse successo nulla. Ma ogni tanto, quando ho voglia, me lo porto a casa per farmi scopare!!! Durante l’orario di lavoro ovviamente, come facesse parte delle sue mansioni. E se non viene è come facesse un assenza ingiustificata, quindi ore non pagate. Che ne pensi?” Chiedo a mio papà.
” Per me va bene piccolo mio. E per te Ioan va bene???” Gli chiede
” Certo, per me va benissimo.

Anzi vi ringrazio per non licenziarmi” risponde il rumeno ancora tutto nudo.
” Non devi ringraziare me, ma Guerrino. Su forza, ora vi lascio. Rivestitevi e tornate al lavoro!!” E con una pacca nel culo esce dal magazzino.
” Grazie Guerrino, e scusa per tutto quello che ti ho detto o fatto” mi dice Ioan abbracciandomi.
” Prima di vestirci, finiamo quello che stavamo facendo ok? D’altronde siamo in orario di lavoro giusto?” E dicendo questo mi abbasso e prendo in bocca il cazzo del mio dipendente e lo spompino.

Lo faccio godere, ingoio tutto, mi alzo e gli dico” Ora chi è la puttana di chi???”. Non risponde. Si tocca il petto con la mano. Molto meglio di qualsiasi parola. FINE.

UN INVITO A CENA- IL MERCOLEDÌ

Tornato a casa non faccio altro che pensare all umiliazione subita. Eppure non mi sono fermato, ho continuato a succhiare il dildo fino a che non restasse una sola goccia, una minima traccia del suo sperma. Anche quando lui è uscito, non ho smesso, volevo, desideravo tutta la sua sborra. Sono davvero così troia come dice lui?? Eppure nella mia vita ne ho combinate tante, a volte ho fatto di proposito la troia perché mi piaceva.

Ma non me ne sono mai preoccupato. Lui è riuscito a farmi sentire diverso, una sensazione più reale. Possibile che a 44 anni scopro di essere davvero cosi troia? Vado a letto molto confuso. Mi giro, mi rigiro, ma non riesco a dormire. Guardo il telefonino e sono le due. Lo spengo. Prendo mezzo sonnifero e mi addormento. Alle sette la maledetta sveglia suona. Questa volta la lascio suonare più volte. Poi con calma mi metto seduto sul bordo del letto e guardo il cell.

Ho quasi paura ad accenderlo, ma devo farlo. Mi aspetto un suo messaggio, invece niente. Strano, eppure ero sicurissimo. Mah forse si è stancato o ha capito che non deve rompere di notte. Un po’ mi dispiace, ma perché????? Comunque faccio la doccia, mi vesto, e quando sto per uscire vedo una busta ai piedi della porta. Giuro che rabbrividisco!!! Il solo pensiero che sia un suo messaggio mi spaventa a morte. La prendo in mano, la apro e dentro trovo una foto!!! Riconosco il suo cazzo in primo piano.

Giro la foto e c’è un suo mess scritto
” Notte troia, sono le due e mezza. Come vedi dalla foto sono eccitato e la colpa è tua. Più tardi al lavoro, alle 9. 30 esatte , devi andare nella sala ristoro, troverai un cappuccino ancora caldo con una schiuma speciale. Bevilo tutto. Notte troia!!!”
Non so se sono più preoccupato del fatto che sto coglione è venuto alle due e mezza del mattino davanti alla porta di casa mia, o se qualcuno al lavoro potesse accorgersi del gioco perverso che Ioan aveva partorito stamattina!!!
Agitatissimo corro al lavoro.

Per due ore faccio finta di fare qualcosa , ma in realtà continuo a fissare l’ora. Alle nove e 28 minuti mi alzo e dico a mia sorella che vado a prendere un caffè. Corro verso la sala ristoro, non c’era nessuno. Vedo sopra il tavolo un cappuccino ancora fumante. Cazzo l’ho mancato per poco. Mi avvicino e prendo il bicchiere in mano. Lo osservo bene e noto chiaramente che non è schiuma quella che galleggia , ma una calda, bianca, densa, copiosa sborrata.

Non ci potevo credere!!!! Ioan aveva macchiato un caffè con il suo sperma. Non so cosa fare, se bere tutto o gettarlo via. Ed ecco che mentre ho il bicchiere in mano entra mia sorella
” Sei scappato via, non ho fatto in tempo a dirti di portarmi un orzo!!! Tu che hai preso” mi chiede avvicinandosi alla macchina dei caffè
” Un cappuccino, bello schiumoso!!” Rispondo e inizio a berlo, piano piano, finché finisce.

Uno dei migliori cappuccini della mia vita!!!! In qualche modo è riuscito a farmi fare la troia anche stamattina.
Mentre mia sorella ritorna in ufficio, io devo trovare Ioan. Non so bene perché, lo devo vedere. Faccio il giro per dietro e arrivo al magazzino 3, sicuro di trovarlo la. Ma non c’è. Chiedo in giro, nessuno l’ha visto. Ma come? Nessuno lo ha visto oggi?? Eppure ci deve essere, mi ha preparato il cappuccino.

Ritorno in sala ristoro. Trovo dentro mio padre e altri due collaboratori. Li vedo ridere come pazzi. Chiedo a mio padre se avesse visto Ioan. E lui mi risponde che oggi non viene, che ha telefonato che sta male. E continua a ridere insieme agli altri. A quel punto completamente confuso chiedo cosa avessero tanto da ridere.
” È una scommessa che avevamo fatto con Ioan. Lui dice che tra le donne che lavorano qua ce n’è una in particolare più troia di tutte.

Ma tanto troia. Così tanto da essere sicuro al cento per cento che se avessimo lasciato sul tavolo un caffè pieno di sborra, lei trovandolo se lo sarebbe bevuto!!!!” Mi spiega mio padre
” E allora? Perché ridete? Cosa è successo? Che avete fatto???” Chiedo io con un groppo allo stomaco che quasi mi sento svenire.
” Ma niente, siccome per noi Ioan è sempre il solito esagerato, abbiamo voluto fare una prova, ma così per ridere!!” Continua mio padre.

” E quindi??? Dai sono curioso!!! Raccontami. ” gli dico facendo finta di essere allegramente curioso.
” Insomma alle nove abbiamo preso un caffè espresso dalla macchinetta e a turno tutti e tre siamo andati in bagno e…. si hai capito no..e poi lo abbiamo messo sul tavolo e siamo usciti. Dopo venti minuti siamo tornati e il caffè era sparito. E il bicchiere vuoto è dentro il cestino. Lo abbiamo segnato con una X.

È proprio quello!!!” E indica il bicchiere sul cestino e solo in quel momento mi accorgo della X scritta a penna!!!
” Quindi qualcuna delle ragazze lo ha bevuto? E avete visto chi?” Chiedo terrorizzato
” Macché Dio bono, è stata talmente veloce che non siamo riusciti a vedere nessuna!!! Ma Ioan aveva ragione, c’è una gran troia , e anche schifosa secondo me, perché solo una porca schifosa può fare una cosa del genere!!!” Sentenzia mio padre ancora ridendo.

” Secondo me ce n’è più di una qua dentro!!” Esclamo io. E poi chiedo a mio padre se posso andare a casa perché è tutta la notte che sto male e lui ovviamente acconsente. Esco dagli uffici e fuori c’è un caldo afoso tremendo. Inizio a sudare, mi sento male!!!! Arrivo alla macchina appena in tempo, accendo l’aria condizionata e mi stendo un po’. Sono sotto shock. Non riesco nemmeno a pensare.

Non voglio pensare!!! Squilla il cell. È lui. Accetto la chiamata ma non riesco a parlare.
” Chi è la mia troia????” La sua voce mi mette i brividi. Chiudo la chiamata senza dire nulla. Dentro la macchina mi gira la testa , e una frase rimbomba ovunque: chi è la mia troia?????? Chi è la mia troia???? CHI È LA MIA TROIA??????????.

UN INVITO A CENA, IL MARTEDÌ

Lunedì pomeriggio, quando torno dal lavoro, sembro un sedicenne in piena tempesta ormonale!!! Mi sego almeno tre volte. L’ultima a letto prima di dormire. Non so a che ora ho preso il sonno, so solo che l’ultima cosa a cui penso è lui, il suo cazzo. In piena notte, mi arriva un mess sul cellulare. Guardo la sveglia, sono le due e mezza precise. Chi cazzo mi scrive a quest’ora? Preoccupato e infastidito prendo il telefonino in mano e mi accorgo che il mess è da parte di Ioan.

” Domani mattina vieni al lavoro con addosso un perizoma di pizzo, notte troia!!”. Ma sogno o son desto??? Ma questo è fuori di testa!!! Ma come si permette? Più infastidito ed eccitato che mai, mi rimetto a dormire. La sveglia squilla. Mi alzo e la prima cosa che faccio , rileggo il messaggio. È chiaro e inequivocabile. Viole che vada al lavoro con un paio di mutandine da donna. La domanda che mi pongo è come fa lui a sapere che io ho dell’intimo femminile in casa!!! Ci penso un po’, e poi mi convinco che lui non lo può sapere.

Certo la voglia di stupirlo è forte, ma non mi voglio concedere così facilmente. Decido di usare proprio questa scusa. Anche per capire come mai lui fosse sicuro del contrario. Non metto il perizoma. Vado al lavoro e fino a metà mattinata tutto tranquillo. Alle 10. 30 puntuale Ioan entra in ufficio e mi chiede appena ho 5 minuti di andare in magazzino per vedere come risolvere quel problema, ed esce.
” Ma si può sapere di quale problema state parlando da ieri?” chiede ovviamente mia sorella.

” Nessun problema serio, non ti preoccupare. Ti racconto dopo. ” E finisco di mandare una email e vado camminando verso il magazzino 3, convinto di chiarire una volta per tutte quale è il ruolo di entrambi al lavoro. Il portone è appena aperto, il muletto parcheggiato fuori, entro.
” Dove sei? Ioan non ti vedo. Ci sei?” chiedo con tono serio.
” Troia sono qua, vieni avanti” risponde lui, e vedo il fuoco di una sigaretta che si accende.

E’ nell’ombra, ma ora lo vedo bene.
” Prima che mi dici qualunque cosa , sappi che non ho messo alcun perizoma. Non ti devi più permettere di mandarmi mess di notte, e soprattutto qua io sono il capo e tu un mio dipendente!!!” Esclamo con fermezza. Lui rimane un attimo in silenzio, poi accende una parte della luce del capannone e si illumina proprio dove eravamo noi. Lo guardo e mi accorgo che ha il cazzo duro fuori dai pantaloni.

” Guarda come ti aspettavo al solo pensiero di vederti in perizoma, troia!! E tu mi deludi così? Perché? Perché non hai messo quello che ti avevo chiesto ??” La sua voce non è quella di un uomo incazzato, ma quasi deluso.
” Prima cosa io non ho perizoma in pizzo a casa, e anche se ne avessi uno non lo indosserei mai al lavoro. Se vuoi, stasera, a casa mia o casa tua, ci troviamo e faccio quello che vuoi” gli dico fissandogli il cazzo che a sua volta fissava me!!!
” No, no ,no!! Troppo facile a casa mia, ti scopo e mi dici che sei la mia troia ma magari lo dici solo perché vuoi il mio cazzo.

Il mio uccello ti vuole qua!! Non lo vedi troia?? Devo essere sicuro che quando mi dirai che sei la mia troia tu lo pensi davvero!!!” Risponde e il suo discorso non fa una piega. Puttana che non sono altro!
” Allora scusami dai, dimmi cosa devo fare! Vuoi un pompino ora?” Disposto a farmi perdonare.
” Adesso non voglio nulla, ci penserò. Vai pure troia!” Ed esco e torno al lavoro. Un po’ triste, sia per non essere riuscito ad impormi, sia per averlo deluso.

A mezzogiorno io e mia sorella ci prepariamo per uscire ed andare a casa in pausa pranzo.
” Lo sai che oggi non ci sono vero? Te lo ricordi ?” Mi dice mia sorella.
” Ah si è vero, neanche papà viene oggi,mi pare. ” Le chiedo
” eh già. Oggi sei solo. Anzi siete soli tu e Ioan. Capito ? Siete soli voi due!!!” La furba ha già intuito qualcosa, ma non mi chiede nulla.

” Ok allora a domani! Vai avanti che avviso Ioan che arrivo alle due. ” Ma lei mi blocca e mi dice che il rumeno è già andato via. Vabbè, salgo in macchina e vado a casa. Non ho fame, ho solo voglia del suo cazzo. Penso a come era grosso e duro in magazzino. Prima di tornare al lavoro, decido di indossare un perizoma di pizzo nero. Gli farò una sorpresa!!! Ma appena prima di uscire mi arriva un messaggio.

” ciao troia, lo sai che oggi siamo soli vero? porta un dildo. Ok ? Mi raccomando non deludermi!!” Cazzo!!! Che richiesta impegnativa!!! Ok, prendo uno dei miei dildo, non il più grosso, lo metto in borsa e corro al lavoro. Il caldo oggi è insopportabile!!! Meno male che in ufficio c’è l’aria condizionata!!!
Dalla finestra vedo Ioan arrivare dal piazzale col muletto a petto nudo!! Già mi eccito !!! Entra in ufficio ed è tutto sudato.

” Cazzo che caldo oggi. Qua dentro si sta benissimo!!! Anzi così sudato rischio di prendermi qualcosa. Hai qualcosa per asciugarmi troia???” Mi dice con tono talmente maschile che mi fa uscire il mio istinto da troia. Mi alzo, vado verso lui e inizio a leccarlo ovunque. Petto, pancia, ascelle, schiena, spalle collo, finché non resta una sola goccia di sudore. Lui rimane zitto per tutto il tempo. Poi quando finisco mi guarda e sorride.

” Tu non sei una troia, tu sei una gran troia!!! E non sarò contento finché non sarai la mia troia!!!” Parole sante!!!
” Dai spogliati, voglio vederti nuda !!!!” Mi ordina. Consapevole che non sarebbe venuto nessuno, mi spoglio e resto in perizoma.
” Che ci fai in perizoma??? Questo dovevi metterlo stamattina!!! Ora non mi interessa più troia!!” E afferra il perizoma con una mano e con l’altra si fa forza sulla mia schiena e me lo strappa di dosso!! Un unico colpo !!! a****lesco.

” Hai portato quello che ti avevo chiesto??”
” Certo!!” E prendo dalla borsa il dildo. Lui mi fa cenno di darglielo.
” Potevi fare di meglio troia. Ma va bene per sta volta. In ginocchio !!” Mi ordina. Il dildo ha una ventosa sotto. Con un colpo lo attacca al lato della mia scrivania.
” Ciuccialo troia!!! Fammi vedere come te lo infili tutto in gola!!” Detto e fatto.

Inizio a spompinare il dildo, pensando che sia il suo cazzo, e ci metto tutta la passione che mi caratterizza. Lui mi osserva , si accende una sigaretta e commenta.
” Che gran troia bocchinara che sei!!! Guarda come succhi un pezzo di gomma!! Vorresti il mio vero?? Vero che vorresti in bocca il mio ?” E si slaccia i pantaloni e li cala insieme alle mutande. Ed eccolo in tutto il suo splendore, duro, eretto, fiero !!! Potevo sentire il suo odore.

” Si lo voglio!!! Ti prego dammelo!!” Lo imploro a bocca piena.
” Allora dimmi e guardami negli occhi, senza smettere di sbocchinare il dildo, sei la mia troia ???” Mi chiede e mi fuma sulla faccia.
” Si, sono la tua troia!!!” Gli rispondo forte.
” Bugiarda!!!! Sei solo una troia bocchinara!!! Me lo dici solo perché vuoi succhiare il mio cazzo!!! Vero??” Mi urla addosso e inizia a segarsi il cazzo.

” Non è vero!!! Sono la tua…” e mi ferma
” Zitta!!! Taci puttana e continua a succhiare. Quello è il cazzo che ti meriti ora. Un pezzo di gomma freddo e insapore. Non sa di nulla, eppure guarda come te lo mangi, lo divori. Te lo insaporisco io!!!” E mentre continuo a spompinare il dildo, Ioan ci sborra sopra , lo riempie di sperma caldo. E io continuo a succhiare il fallo di gomma pieno della sua sborra!!! Saporito, gustoso.

” Bene troia, per oggi può bastare, puliscitelo bene quel dildo del cazzo!!!” E si riveste e se ne va. Rimango a succhiare finché non rimane una sola traccia della sua sborra. Poi all’improvviso mi fermo. Mi rendo conto di quello sto facendo e mi prende un senso di vergogna e mi sento schifoso. Cazzo come posso essere caduto così in basso. È questo che vuole? Umiliarmi?? Mi rivesto, pulisco e torno a casa.

Stanotte il cell lo tengo spento. Giuro!!!!.