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L';estetica del cazzo

Fin da piccola i miei genitori mi hanno trascinata per musei, pinacoteche e gallerie d’arte.

Che barba !!!

Loro affermavano che, anche se mi annoiavo, in realtà stavo accumulando cultura e conoscenza.

Vero, verissimo. Ma che barba !!!

Ricordo i miei piedi che si strascicavano a fatica lungo quei corridoi infiniti. Chilometri di quadri, statue, vasi e manufatti di ogni genere di cui non mi fregava assolutamente niente.

I figli sono troppo spesso vittime delle ambizioni dei genitori.

In età adolescenziale però, quando i primi pruriti fanno la loro comparsa, trovai nuovi stimoli e curiosità e, quello che fino ad allora non avevo notato, divenne l’obiettivo di ogni visita museale.

Il corpo nudo.

Il corpo nudo di uomini e di donne. Corpi strani, spesso deformi e tormentati, altre volte eroici ed algidi.

Ma sempre e comunque corpi nudi.

Tanto erano diversi dai corpi delle persone che mi circondavano da risultare artefatti, sintetici, irreali, sproporzionati.

Donne dai corpi opulenti con piccoli seni adolescenziali, uomini muscolosi, altissimi, con piselli a dir poco ridicoli al cospetto delle loro masse muscolari.

Di fronte all’estasi di mia madre ai piedi di un Ercole potentissimo, esternai la mia perplessità sulle proporzioni della figura dell’uomo. La risposta, anche se divertita, fu molto accademica e fredda e non mi chiarì affatto il dilemma che mi ponevo: ma gli uomini, anche quelli muscolosissimi, ce l’hanno davvero così piccolo?

Solo alcuni anni dopo potei chiarirmi, è proprio il caso di dire toccando con mano, il dilemma.

No, gli uomini, mediamente, non lo hanno piccolo come Ercole!!!

Che bello l’organo genitale maschile !!!

Ha mille nomi e mille forme diverse ed è sempre una sorpresa (non sempre positiva…ah ah ah…) quando il tuo partner te lo esibisce per la prima volta.

L’emozione di quando slacci la cintura, dopo aver pregustato palpandone la consistenza, l’impaccio di liberare l’oggetto del desiderio, l’ansia di poterlo vedere libero da costrizioni e ritrovarsi in ginocchio di fronte allo svettare della potenza della natura….

…ah…quanti ricordi !!!

No, questa non vuol essere un’ode al maschio (o ancor meno al suo membro!!!).

Semmai vorrebbe essere una sorta di catalogazione, seppur limitata, dei generi, delle specie e delle caratteristiche (negative e positive) delle mie esperienze.

Potrei iniziare tipo con…. mi ricordo di…. mi ricordo…

Mi ricordo di quando mi nascosi un pomeriggio intero in un canneto. Noiosissime vacanze in campagna in compagnia di soli maschi.

Loro giocavano sempre a calcio mentre io mi annoiavo a comporre ghirlande di fiori. L’unica volta che provai a giocar con loro a calcio fui severamente redarguita da mio padre. Non era cosa per ragazzine.

Altri tempi.

Li vedevo giocare, sudare, litigare. E io seduta silenziosa a bordo campo. Avevamo tutti intorno ai tredici, quattordici anni. Nessuno di noi (o meglio di loro…) pensava al sesso. Io ero già “diventata” donna e, a dirvi la verità, al sesso un po’ ci pensavo.

Più che al sesso, pensavo alla scoperta dell’altro sesso. Erano anni ormai che mi chiedevo come fosse il “pisello”.

Così, vista la loro strana abitudine di pisciare in compagnia al grido di “chi non piscia in compagnia o è un ladro o è una spia”, decisi di nascondermi dentro un canneto in posizione favorevole ad ammirare per la prima volta uno “spettacolo” riservato al genere maschile.

Quel giorno non ne volevano saper proprio di pisciare.

Sentivo le loro urla, il pallone rimbalzare, le imprecazioni per un goal sbagliato. Nel frattempo, le zanzare, mi stavano martirizzando.
E finalmente, dopo tanta attesa, gli arrivò l’agognato stimolo!!!

Arrivò prima il più piccolo del gruppo che, indifferente alla presenza dei compagni, si abbassò i calzoncino iniziando ad irrigare le piante sottostanti. Era circa cinque metri sopra di me e trattenendo il respiro, strizzai gli occhi per mettere a fuoco il suo pisellino.

Mi ricordo…mi ricordo ancora….

Mi ricordo del mio primo ragazzetto timido. Era spaventato più di me e quando si spogliò non mi dette neanche la possibilità di osservare ciò che mi stava per penetrare.

Fui io ad incoraggiarlo, curiosa.

Non mi parve paragonabile a quello di Ercole o David. Era molto peloso, storto sulla sinistra e il prepuzio non ricopriva il glande.

A quello ne sono seguiti molti altri: lunghi e lunghissimi, alcuni tanto corti da sparirti in mano (sigh!!!), tozzi come tappi di damigiana, superbi e presuntuosi, curvi in su, curvi in giù, dritti come un palo, a cono, alcuni con cappelle a punta, altri con cappelle simili ad albicocche, qualcuno sproporzionato rispetto alle palle, altri con palle sproporzionate rispetto al fusto…

Insomma, ogni volta che cali un paio di braghe ad un uomo, non sai mai cosa ti capita.

Un po’ come la shitola di cioccolatini di Forrest Gump.

Raku-yaki! – parte 2

“Il match di 3 anni fa a Rimini con quell’agente della Polizia Penitenziaria, deve aver lasciato il segno. Ma sei completamente uscito di senno per fare una cosa del genere?!”
Una lezione che non imparavo mai era che non dovevo mai raccontare a Massimo questo genere di cose.
Il mio amico Massimo era un uomo all’antica per i suoi detrattori; per gli altri, era semplicemente un uomo come non ce ne sono più.

Ormeggiato all’idea di maschio cavaliere senza macchia, fiocinava a punta di biasimo la mia indisciplinata voglia di sesso e goliardia.
“Non credere che certe cazzate incantino le donne: probabilmente penserà che sei il solito macho scemo con la sindrome del pugile suonato. Non facevi prima a parlarci un po’ e a chiederle se era disponibile per un caffè? Hai dimenticato la maturità mentale sul traghetto?”
Il rispetto che avevo per Massimo, persona pragmatica ed istruita, mi fece piegare le gambe: nonostante io serbassi la spregiudicatezza tipica dell’adolescenza, avevo un certo rispetto per la sua vita di padre e marito devoto.

Mio padre se ne andò di casa quando ero bambino, lasciando a mia madre l’ostico compito di crescermi e di escogitare una buona scusa per giustificare il fatto che “papi” se ne evase dal suo ruolo perché incapace di sopportare la torchiatura d’avere una famiglia.
In Massimo vedevo il padre che non ho mai avuto e il suo rimproverarmi infantilismo mi faceva male. Malauguratamente non sapeva che anche Laura, la mia ex, mi lasciò per lo stesso motivo.

Laura era come uno di quegli avversari che nonostante ti sforzi di frantumare a pugni e calci contraendo ogni fibra muscolare che possiedi, non accennano cedimento e ti vengono sempre sotto. La sua loquela era l’arma più arrotata che possedeva, presumibilmente complice il suo essere avvocata. Dialetticamente crudele e sarcasticamente pericolosissima, trovava sempre legittime argomentazioni per disfare le mie difese e conseguentemente, maciullare il mio ego.
Sessualmente parlando come per alcune persone autoritarie, gradiva che la prendessi con forza e che la dominassi.

Non era abituata ad essere contraddetta o subordinata a qualcuno nella sua vita, per cui probabilmente ricercava in quello una sorta di equilibrio.
Amava che le congiungessi i seni con forza, che durante una pecorina le schiaffeggiassi le natiche sino a segnarla; amava che la penetrassi intensamente stringendole una mano sulla gola e che pian piano, le facessi scivolare tutte le dita in bocca fino a provocarle qualche conato.
Fu l’unica donna con cui ebbi una relazione a gradire il sesso anale, facendosi mettere anche in posizioni malagevoli e contorsive in cui la penetrazione era molto profonda e ai limiti del dolore.

Potevo penetrarla anche per lunghi periodi di tempo e sembrava volerne sempre di più. Pareva aver capito che spesso a qualche ora dall’allenamento, i miei livelli ormonali fossero particolarmente bendisposti ad una scopata irruenta; ben consapevole che tailleur e tacchi alti mi rendevano particolarmente libidinoso, mi aspettava a casa con lo stesso vestito indossato al lavoro.
Talvolta trattenere gli orgasmi con lei era piuttosto difficile: aveva una certa telepatia sessuale che creava un’ intesa tra di noi rasentante la perfezione.

Sono fermamente convinto che conoscesse il mio corpo meglio di come lo conosco io.
Mi chiedo se quella e s c o rt che invitò a testimoniare per un caso di giovani squillo, non le avesse insegnato qualcosa, perché oggi a ripensare al suo mascara colato e al suo viso imbrattato di orgasmo dopo essersi ingoiata il mio cazzo fino alla base , torno eccitato; peccato che la nostalgia del suo stringermi stretto alla fine delle asperità, innamorato di una creatura risoluta quanto dolce, disperdeva tutto rendendo la malinconia particolarmente mordace.

Terminato di parlare con Massimo, mi organizzai per una capatina in spiaggia tanto per distendere i nervi, quando nel raggiungere l’auto vengo sorpreso da un “buongiorno!” e da un sorriso inaspettato. La bella ceramista mi incrocia per la strada ed io, tachicardico e arrossito, le faccio un cenno con la testa sorridendo d’imbarazzo.
Con indosso un vestitino estivo a fiori a fasciare un seno generosissimo, sandali infradito neri con anellini e cavigliera ad abbellirle dei piedi magnifici, mi irradia con un insperato sorriso luminoso che avrebbe sciolto un ghiacciaio.

“Allora, quando viene a trovarmi in negozio?” chiede, lasciandomi spiazzato; penso che a meno che non abbia modellato e cotto qualcosa con cui percuotermi, poteva rivelarsi una buona occasione per conoscerla meglio.
“Le va bene verso le cinque?”
“Facciamo verso orario di chiusura che se lo gradisce le mostro anche il laboratorio a patto che mi dia del tu. Sara!” dice porgendomi la mano.
“Sandro” rispondo io.
“Quindi, a stasera?”
Annuisco deglutendo con forza saliva al pensiero che la cosa potesse avere audaci sviluppi.

(continua).

La palestra

Ero separata da poco e desiderosa di rifarmi una vita. Ero piena di voglia di ricominciare, di tornare a sentirmi viva e desiderata. Essendo madre di due figli e dovendo badare ad una casa molto grande, non avevo però grandi occasioni di vita sociale. Infatti in quei primi due mesi non ero ancora uscita con nessuno e, a dir la verità, anche se ero disposta ad accontentarmi, non riuscivo a venire a capo della mia vita asociale.

Fortunatamente ebbi modo, in quel periodo di stringere una bella e sincera amicizia con la mamma di un compagno di scuola di mio figlio, anche lei separata: con Veronica nacque una notevole empatia e mi sentii subito in confidenza. E anche lei nei miei confronti er spontanea e molto a suo agio. Così un pomeriggio le raccontai una serie di disavventure e le confessai che avevo parecchio “arretrato” in quanto a desiderio di sano e libero sesso! Mi sfogai con lei, raccontandole che con due figli non avevo purtroppo una vita sociale adeguata a poter colmare quei miei vuoti.

E Veronica si fece grasse risate e mi diede della stupida. Senza remore mi consigliò di iscrivermi in palestra. Io rimasi un po’ perplessa, ma lei mi raccontò che, da quando andava in quella palestra, non aveva più avuto problemi di letto. Mi confidò che gli istruttori erano tutti e tre molto disponibili e carini, soprattutto uno, che era un gran marpione, uno di quelli da non sposare, ma essendo molto ben dotati di misure e di esperienza, era un ragazzo che poteva davvero far stare bene una donna.

Andai insieme a lei in un negozio di articoli sportivi per acquistare l’abbigliamento adeguato e dopo aver sbirgato alcune faccende burocratiche (iscrizione, certificato medico, assicurazione) mi presentai in palestra insieme alla mia amica. Ci accolse un ragazzo sui 25 anni, non di più, fisico perfetto, un biondino carinissimo, simpatico, di quelli che hanno sempre la battuta pronta. Gli spiegai che mi dovevo rimettere in allenamento per una serie di ragioni, sottolineando il fatto che ero separata e volevo essere in forma.

Lui capì benissimo. Mi presentò anche Paolo, il marpionazzo, quello che la mia amica a quanto avevo capito si era ripassata già varie volte, e lui, bel moro, molto virile, mi diede a intendere che l’esercizio andava fatto tutti i giorni, probabilmente invitandomi ad andare in palestra più spesso: questo, ahimè mi era impossibile, visti i miei impegni e il mio stile di vita. Ma l’idea che mi venne fu geniale, diciamolo…..dettata anche dalla voglia che avevo di tornare a essere bella come non mai.

Dovevo perdere chili, rassodare i glutei e i muscoli pettorali visto il mio seno abbondante. Attrezzai nella taverna di casa una piccola palestra: comperai una panca per addominali, alcuni pesi e una cyclette. Fatto questo lo dissi a Paolo: guarda, lo puntai dritto negli occhi, ho approntato una piccola palestra in casa mia, visto che non posso venire qui spesso. E lui rilanciò: bisogna, allora, che venga a controllare, non si s mai tu abbia preso le cose sbagliate.

Detto fatto l’appuntamento era per le 15 del giorno successivo. Casa libera, i bimbi erano da mia madre, io mi agghindai con dei leggins, omettendo le mutandine, e un top striminzito in cui le mie bocce ( ho una quinta) stavano dentro a mala pena. Quando mi vide ebbe un sussulto e capì benissimo che volevo quella cosa lì. Scendemmo in taverna vide gli attrezzi, si avvicinò a cominciò a farmi complimenti per i miei glutei, me li fece tastando con mano e io lasciai fare molto compiaciuta nel notare il rigonfiamento della sua patta.

Lo accarezzai e si ingrossò parecchio, poi le mani raggiunsero i miei seni, la mia fica si allagò e poi fu un assalto reciproco. Gli strappai i vestiti finimmo per terra in un 69 divorante. Poi lui prese il sopravvento, mi lasciai prendere, dominare, mi scopò come una cagna in calore, io gridavo in preda al piacere sotto i suoi colpi forti regolari, la mia eccitazione cresceva sempre più. Il primo orgasmo fu sulla panca: lui mi teneva aperte le cosce con le braccia e mi infilzava col suo cazzo enorme, piantandomelo da cima a fondo, con le mani mi stringeva i seni.

Accelerò e io squirtai tutto quello che avevo sui suoi addominali che, lubrificati dai miei umori, mi sembravano ancora più belli ed eccitanti. Poi mi mise sulla cyclette e mi scopò da dietro. Altro orgasmo, seguito da un’inculata impietosa, mentre mi mordeva il collo e mi infilava quattro dita nella fregna. Lo pregai di non venire, non lì, non così…volevo bere, bere tutto. Uscì di botto, mi acchiappò, quasi scaraventandomi a terra: me lo infilò in bocca e io succhiai come una dannata.

Lui mi ordinò di aprire la bocca, voleva vederla mentre si riempiva di bianco: apri la bocca, troia! Aprila tutta!!! Era infoiato al massimo, io tirai fuori la lingua e la sua cappella appoggiata cominciò a sparare fiotti di sborra a non finire. Una marea, calda, dal sapore di maschio, ci giocai, poi me la feci scivolare sul mento, mi colò sulle tette e lui si ingrifò ancora, glielo ripresi in bocca e lo feci indurire come il marmo.

Mi mise sulla panca, mi aprì e me lo ficcò nel culo, con prepotenza e violenza mi chiavò, io strillavo ( mipiace esagerare) pregandolo di continuare a sfondarmi, e lui andò fino in fondo, era una bestia, un toro da monta, le mie pere ballavano sotto i suoi colpi, io ero già piena del suo sperma che mi sgocciolava addosso, ma ne volevo ancora e glielo chiesi per piacere, ma non ci fu niente da fare…..mi sborrò nel culo, come una furia, poi quando si calmò un poco mi disse: SEI UNA TROIA MERAVIGLIOSA, voglio farlo tutti i mercoledì questo esercizio, tutti i meroledì alle tre.

Io gli risposi: non vedo l’ora venga mercoledì prossimo, ma ogni tanto porta anche il tuo amico biondo…. per favore!.

Raku-yaki! – parte 1

Di tutto quello che poteva piacermi delle terre nipponiche, mai avrei considerato le ceramiche Raku. Stregato dalle tazze da Thé del Sol Levante, consacrai svariati fine settimana all’apprendimento della tecnica con l’audace voglia di tirar su qualche soldo per rimpolpare le mie miserevoli entrate mensili di operaio.
Lo spirito Raku la cui traduzione sta per “comodo, rilassato, piacevole, gioia di vivere” era una valido armistizio per lo spirito bellicoso dei miei appuntamenti settimanali in dojo, dove da ormai dieci anni tra echimosi , incrinature, vittorie e sconfitte, mi vedeva concentrato nella pratica del K1.

“Necessiti di usare le mani anche per altro” rifletteva mia madre durante un pranzo domenicale, “che dare pugni alle persone o battere l’acciaio in ditta finisce con farti perdere dolcezza nel toccare gli altri”.
Effettivamente palesavo che ero ormai incapace di sorreggere bicchieri troppo sottili senza romperli e persino il gatto scampava come ballando il Limbo alle carezze, per via delle mani che ormai sembravano avere la consistenza di ciò che saldavo.

Pensai che era ora di mettere l’acciaio a sbollire nel Mare di Sardegna in una solitaria vacanza algherese, la prima dopo anni passati in compagnia della mi ex ,la cui fine relazione è stata sicuramente il KO sentimentale peggiore della mia vita.
Dopo aver collocato i bagagli in appartamento, inizio a vagare per le graziose vie del piccolo centro, tra negozi di gioielli realizzati con i coralli, botteghe di cibarie locali e ristoranti, soffermandomi di fronte ad un negozio di ceramiche.

Incuriosito da una serie di oggetti ritraenti ricci di mare, indugio su uno in particolare in nero opaco, scoprendo che è stato realizzato in tecnica Raku.
“Inutile spendere 80 euro, lo replicherò identico di ritorno a casa” pensai ed estrassi intrepidamente lo smartphone per rubare uno shitto, quando un “Mi scusi, ma le foto sono proibite!” mi surgela all’improvviso.
Quella che mi si para davanti lesta e leggera è un’ bell’esemplare di donna sarda sulla trentina dalle forme morbide, i cui fianchi appaiono torniti da un abile scultore.

Il viso delicato è contornato da una cashita di splendidi capelli lisci di color castano chiaro, ingemmato da una leggera sventagliata di lentiggini stagliate su naso e zigomi.
Con tono risoluto ella mi incenerisce con i suoi magnifici occhi verdi e con il suo accento gradevolmente robotico prosegue dicendomi “Cancelli le immagini, siamo in uno spazio privato e sono vietate foto e filmati”.
La mia natura di cronico giullare mi suggerisce una goliardata degna di un Monicelli: le consegno il telefono e molto candidamente le dico: “Mi scusi signorina, non volevo creare problemi.

Eccole il telefono, può controllare da se che non ho shittato fotografie” sapendo che nella galleria che le stavo mostrando oltre ad alcune delle mie opere, c’era anche un mio nudo integrale.
Reduce dell’ennesimo taglio del peso prima di una gara, la mia definizione muscolare era ormai prossima ad uno scorticato da tavola anatomica; psoas, pettorali e quadricipiti erano al massimo dello splendore. Mi ero immortalato di fronte ad uno specchio in una mattinata in cui una considerevole erezione, tracciava un’eccitata linea retta con tanto di glande semi-scoperto e lievemente inumidito.

Lei bypassò le prime due immagini di tazze da me realizzate, per poi incappare nel nudo. Come realizzò, sbarrò gli occhi e io con impudica fraudolenta innocenza, dissi “Ops mi scusi, ero convinto di averla cancellata” recuperando lesto il telefono.
Lei allargando un sorriso dimezzato dall’imbarazzo stagliato su di un rossore in viso da guinness, pronunziò un goffo “Ehm, oh no, mi scusi lei!” ed io per riportarla in una dimensione meno imbarazzante le chiesi “Mi scusi, ma è lei a realizzare queste ceramiche?”
“Sì, ho il mio laboratorio oltre quella porta” indicandone una verso il fondo del negozio “realizzo tutto autonomamente e ho un mio forno personale per la cottura delle mie produzioni.

È per caso interessato all’acquisto di qualcosa che vede esposto?”
“Valuterò, consideri che sono arrivato circa due ore fa, apprezzo molto il suo lavoro comunque, lei è un’artista incredibile” le risposi e lei replicò “preferisco definirmi artigiana, comunque non esiti a ripassare, il negozio è aperto fino alle 20. 30”
“Non mancherò, arrivederci!” e ridacchiando sotto il baffi, ma sinceramente affascinato dai suoi lavori, uscii per la strada ammaliato dalla bellissima artigiana Raku. Le mie fantasie più eccitate prendevano forma sul tornio delle mie focose fantasie.

(continua!).

PADRE E FIGLIA- seconda parte

Rimasi sulla soglia della porta attonito. Perché Mario era nudo? Eppur sapeva che stavamo arrivando. Perché la mano sul culo della figlia? Ma soprattutto perché per Anna tutto ciò sembrava così normale? ” Hai visto Guerrino il mio papà?” Mi chiese lei voltando la testa all’indietro ma rimanendo ben salda al padre. ” Lo vedo eccome il tuo papà!!!”lanciando uno sguardo a Mario come per dire Che cazzo stai facendo?. Lui mi guardò a sua volta e fece un cenno con la testa come per dire Stai tranquillo è tutto a posto.

Chiusi la porta ed entrai, curioso di capire in che situazione mi fossi messo. Lo so, ora vi chiederete perché non sono venuto via, perché rimasi li per poi come al solito pentirmi. La verità? Ero curioso ma anche preoccupato per la bambina. Appoggiai la borsa a terra e mi lanciai nel l’ennesima avventura. ” Il papà si è fatto male alla caviglia, non ce la fa a prenderti in braccio zoccoletta!!” E la fece scendere.

Era già la seconda volta che la chiamava zoccoletta. Quindi non fu un caso la prima volta. Era abituato a chiamarla così. Mario era in piedi e Anna gli arrivava all’altezza del pacco, riabbracciò il padre con la guancia appoggiata al suo pene. Sembrò provasse piacere nel sentire il morbido e folto pelo nero accarezzare il suo volto. ” Ti sei fatto tanto male babbo? Un bacino e passa tutto?” Disse lei stringendosi più forte al papà.

Mario mi guardò cercando il mio permesso. Feci cenno di si con la testa, in fondo sono tenerezze che si fanno tra genitori e figli. Un bacio sulla bua, quante volte mia madre da bambino lo fece con me. Ma si, pensai, fatti baciare sta caviglia. ” Si Anna un bacetto al papi e passa tutto!!!” Rispose Mario Purtroppo o non purtroppo il bacio lei al padre lo diede, e piu di uno, ma non alla caviglia.

La ragazzina iniziò a dare bacini al pisellone del padre!!!! Che pur non eccitato era un bel pezzo di carne. Lo baciò tutto, ogni centimetro. Inutile dire che il cazzo di Mario iniziò a reagire a quei piccoli dolci bacetti. Ma lui la fermò prima. ” Brava la mia bambina, mi è passato tutto!” Disse lui allontanandola di qualche centimetro. Lui mi guardò imbarazzato, poi mandò Anna in camera a sistemare le sue cose così rimanemmo soli.

” Non pretendo nessuna spiegazione, non sono stato un santo nemmeno io alla sua età, voglio solo capire se questa cosa fra voi due e’ consapevolmente accettata e desiderata da entrambi, o se in qualche maniera tu l’hai spinta, obbligata, non dico abusata, ma costretta. Insomma lei lo fa perché le piace o c’è altro sotto ?”. Lui sorrise, e riconobbi il Mario del giorno prima. ” Non voglio risponderti, voglio che sia tu a giudicare.

Fai da spettatore e fingi che qualunque cosa accada , sia normale. Fidati di me. ” Sembrò molto sincero, e decisi di credergli. ” Dammi una sigaretta va, che sono agitato” risposi. ” Non ti do nulla. Siediti in poltrona e goditi lo spettacolo. Ma spogliati anche tu, nudo, senza imbarazzo. Ok?” Così feci, mi spogliai completamente e mi accomodai in poltrona. Mario si spaparanzo’ sul divano. ” Zoccoletta ?? Hai finito? Vieni dal papà??” Chiamò così la figlia.

E lei apparse dalla camera come una fatina delle favole, ma in versione pornografica!!! Tutta nuda, indossando solo un paio di ali rosa di tulle e un paio di gambaletti sempre rosa sotto alle ginocchia. I codini legati con due nastri di raso anch’esso rosa, a forma di fiocco con il nastro lungo che arrivava fino alle tettine piccole ma perfettamente sviluppate. La patatina era già ricoperta di pelo , dello stesso colore castano dei capelli.

Le labbra appena colorate con il lucida labbra rosa. Ad un tratto non mi sembrò poi cosi bambina, a parte l’abbigliamento, era una giovane adolescente , una donna in versione tascabile. ” Dimmi papi , cosa ti serve?” Chiese amorevolmente Anna. ” Prendi una sigaretta al papà e a Guerrino?”. E lei prese il pacchetto di sigarette e l’accendino da sopra il tavolo. Venne prima da me. Tirò fuori una sigaretta, me la mise in bocca e me la accese.

Poi corse dal padre e fece la stessa cosa. Le vidi il culetto, perfetto, liscio come la seta. ” Non ti sei ancora lavata oggi ?” Lei rispose di no. ” Piccola sporcacciona, sento l’odore della tua fighetta. Lo hai fatto apposta vero? ” lei rispose di si. ” Spiega a Guerrino che birichina che sei. Digli perché non ti sei lavata la patata!!”. Disse Mario. Allora lei si girò verso di me e con voce e fare da monella confessò ” Non mi sono lavata in mezzo alle gambe perché so che il papà sentendo la puzza non resiste e mi mangia tutta!!!! ” e rise.

Allora lui ribatte’ ” Hai capito Guerrino che troietta la mia Anna? Per farsi leccare la passera dal babbo la lascia sporca e puzzosa!!! E allora guarda cosa mi fa fare !!!” E afferrò la figlia per i fianchi, se la mise in piedi sopra il divano e lui con la testa appoggiata allo schienale la fece sedere sulla sua faccia e iniziò a divorare il pube della figlia. Con una tale voracità che sembrava un a****le e lei la sua preda, il pasto del giorno.

Lei all’inizio rise, poi dal riso passò al gemito, e dopo qualche minuto dal gemito passò all’ orgasmo. Quando Mario se la tolse dalla faccia e rimise la figlia a terra , aveva tutta la barba nera unta, ricoperta di umore vaginale. Rimasi in silenzio, anche quando lui disse alla figlia ” Non chiedi a Guerrino se vuole qualcosa da bere? Vai in cucina e sul lavello c’è un bicchiere grande pulito. Me lo porti?” Lei corse.

Non pensai alle intenzioni di Mario , ancora stravolto e eccitato dalla precedente scena. Quando Anna tornò con in mano quello che era inequivocabilmente un boccale di birra, mi sorse il dubbio. Ma non dissi nulla. ” Ora zoccoletta di papà, appoggia il bicchiere a terra e riempilo più che puoi di pipì “. Così lei fece. Ne riempi metà. ” Ora prendi il bicchiere e portalo al papi. Tienilo ben saldo mi raccomando!!!” E lei tenendo con due mani il grosso bicchiere , lasciò che il padre ci infilasse dentro il pisello e pisciasse fino a riempirlo tutto.

” Senza bagnare per terra, piano piano portalo a Guerrino e poi corri dal papi”. Lei attenta a non rovesciare neanche una goccia, mi portò il bicchiere. Era pesante e caldo. Me lo lasciò tra le mani e corse dal padre. ” Ci credi Anna che Guerrino riesce a bere tutto il bicchiere in un solo sorso?” Chiese il porco alla sua zoccoletta. E lei facendo un espressione di stupore rispose” No!!! Non ci credo!!! Fa schifo la pipì, è tanta quella.

Secondo me vomita!!!”. Piccola ingenua , ne devi fare ancora di strada !!! Ovviamente per me era un gioco da ragazzi, ma non faccio mai niente per niente. E allora decisi di fare una scommessa e dissi ” Se io lo bevo tutto, senza interruzione, poii voi fate una cosa per me?” ” Che cosa?” Chiese Mario. Ed io, stanco di subire tutte quelle scenette senza partecipare feci la mia scommessa ” mentre tu Mario mi scopi a novanta, lei da sotto mi succhia l’uccello, così io mi becco una sborrata in culo e lei in bocca!!!” ” Assolutamente non se ne parla, chiedi troppo !!! Ora stai esagerando Guerrino !!” Esclamò lui.

Non dovetti neanche rispondere che la puttanella disse ” Dai papi, digli di si, tanto non ce la fa, sono sicura!!! Fa troppo schifo!!! Vedrai che vinciamo noi, accetta babbo. Sono proprio curiosa di vedere se ha il coraggio di bere tutto il bicchiere. Vedrai che si ferma subito, ha ha ha!!!” Sebbene Mario conoscesse molto bene la mia abilità, difronte allinsistenza della figlia non riuscì a non accettare la scommessa. Mi guardò e muovendo solo le labbra lessi la sua supplica ” ti prego no”.

Pensai , allora perché hai riempito sto bicchiere ? Per far divertire voi due e basta? Iniziai a bere , e per mia fortuna il sapore non era male. Senza mai fermarmi, con un unico solo lento sorso svuotai tutto il boccale. ” No papi!!! L’ha bevuto tutto !!! E ora?” Disse lei preoccupata al padre. ” E ora cazzo, visto che hai insistito tu , dobbiamo pagare la scommessa!!! Forza succhiamelo e fammelo venire duro!!!!” Il tono di Mario era molto infastidito.

Io mi alzai , mi appoggiai con le mani al tavolo, culo a novanta, gambe divaricate, dissi ” Quando volete io sono pronto!!!” E mi accesi una sigaretta. In pochi secondi il cazzo di Mario venne duro come il marmo. Tolse le ali da fatina alla figlia e la trascinò con se. ” Che devo fare papi?” Chiese lei e furono le sue ultime parole. Lui le ordinò ” che minchia vuoi fare? Vai sotto e prendigli il cazzo in bocca e non lasciarlo finché te lo ordino io, ok???” Impaurita dal tono incazzato del padre si infilò in ginocchio sotto di me e mi prese l’uccello già duro in bocca.

Sentii le mani forti di Mario afferrarmi le chiappe, spalancarle e sputarmi sul buco del culo. Poi vi appoggio la cappella , e con violenza mi impalò con un unico colpo secco. Pensai che fosse giusto così, strinsi i denti e mi godetti scopata e pompino. Quando venne lui dentro di me io venni in bocca a lei che molto brava ingoiò tutto!!! Mario non si fermò subito , dopo avere sborrato continuò un altro po a scoparmi finché il cazzo iniziò a sgonfiarsi.

Allora lo sfilò dal culo, e ordinò alla figlia di fare altrettanto, e lei si tolse il mio uccello dalla bocca. Si alzò e corse dal padre. Io con la flemma di un condannato a morte, mi rimisi in sesto, mi vestii, li guardai e dissi ” Ci vediamo al mare domani?”. Nessuno dei due rispose. Allora me ne andai. Il giorno dopo al mare non vennero, e neanche i giorni successivi. Meglio così, finalmente un po’ di meritato relax!!!! FINE.

Mia zia Rosa

Qualche settimana fa’ venne a trovarci a casa, mia zia Rosa, la sorella maggiore di mia madre, una donna di 53 anni anche se ne dimostra 40 ,alta 160 cm, capelli neri non molto lunghi, una 6° di seno, un culo bello grosso (ho sempre amato vederla in costume), fianchi larghi e di bellezza normale; ho sempre avuto un debole per lei sin da piccolo quando alle medie mi si iniziava ad alzare l’uccello, lei è stata la mia dea e il soggetto per ogni mia sega, è un segreto che non ho mai rivelato a nessuno.

Venne da noi per un caffè e chiacchierare con mia madre, erano verso le 14:00, che suonò al campanello:
-DING DONG-

IO: Chi è?
ZIA: Sono zia Rosa, apri Gianni.
-APRO LA PORTA-
IO: Ciao zia
-LA BACIO SULLE GUANCE E LA ABBRACCIO STRETTA PER SENTIRE L’IMMENSITA’ DELLE SUE TETTONE-
ZIA: Non c’è mamma?
IO: No zia, non so dov’è andata, se vuoi la chiamo sul cellulare, ma entra pure siediti in cucina…

mamma era stata fuori tutto il giorno con mia sorella ed io rimasi a casa da solo tutto il pomeriggio… immediatamente corsi un camera mia per chiudere tutti i video porno che stavo vedendo e spensi il PC… quando d’un tratto mia zia mi chiama dalla cucina

ZIA: Gianni non chiamarla sul cellulare, forse ha da fare, vieni qui…

Vado da lei ed iniziamo a fare due chiacchiere che da tanto che non ne facevamo, infondo con lei mi confidavo molto più che con mia madre:
ZIA: Allora come va’ a scuola
IO: Bene
ZIA ti vedo inquieto oggi è successo qualcosa?
IO: No Zia è solo che non so proprio che fare oggi
ZIA: ti senti annoiato? Con le ragazze come va?
IO: abbastanza bene
ZIA: fai sesso?
a quella domanda rimasi di stucco ma risposi:
IO: si certo
ZIA: e come lo fai? te lo sei già fatto succhiare ?
IO: si da alcune ragazze a scuola, ma la cosa che mi piace di più è quando lo infilo nel culo
a quelle parole la conversazione di venne più intrigante… non riuscivo a credere che mia zia mi stesse parlando di sesso e come le interessi sapere la mia vita sessuale…
ZIA: davvero ti piace fare sesso anale? Anche a me piace tanto, sai ti confido un segreto, mi piace farmi montare con violenza il culo, però sono tantissimi anni che non lo faccio, mi raccomando è un segreto che resta fra noi questo
IO: certo zia
sa che quello che mi dice resta sempre fra noi
ZIA: spero che ci sia qualche tua amica che le piace nel culo
IO: non proprio sai, però mi piace sentirle godere… in quei momenti mi eccito da matti
ZIA: come le invidio queste ragazzine, mi piacerebbe farmi inculare
IO: però zia se mi posso permettere tu hai un bellissimo culo e a me piace molto
ZIA: ti ringrazio davvero di piace? Anche se non più bello sodo?
IO: Si si certo
d’un tratto si alza viene davanti a me si gira di spalle, si alza il vestitino estivo e si abbassa le mutandine
IO: zia ma che fai?
ZIA: è un mio regalo per il bel complimento che mi hai fatto
Non riuscivo a capire se fosse un sogno o la realtà, mia zia davanti a me che si strofina il culone sul mio cazzo da sopra gli jeans,
dopo di che si leva completamente le mutandine da sotto al vestitino, poi si gira e mentre lo fa’ le do’ una pacca sul culo e lei ne sembra felice.

ZIA: cosa ti piace del mio culo?
IO: che è grosso
ZIA: cosi ti piace il culo grosso?
IO: anche il seno grosso se per questo
a quel punto il gioco messo in atto da mia zia continua si alza la maglietta scollata e se la toglie e mi mostra il suo generosissimo seno, prende la mia mano destra e ma la porta sul suo seno
ZIA: dai stringilo tranquillo non essere timido
ed io senza farmi pregare le strinsi il seno con entrambe le mani, dopo di che si rimette la maglietta e mi ringrazia per la mia sincerità ed onestà nei suoi confronti, però sentivo sotto il mio pene che era diventato duro,

così mia zia decide di andarsene e mi saluta con una carezza sul pacco.

Passarono due giorni da quel pomeriggio, quando mia zia ritornò a casa mia, ma questa volta c’era anche mia mamma, dopo circa un’ora che parlassero mia mamma dice:
MAMMA: Rosa ti dispiace aspettare qui? devo accompagnare Patrizia (mia sorella) a fare ripetizioni di matematica
ZIA: tranquilla va’ pure
e ci ritrovammo nuovamente soli in casa, mia zia stava pulendo delle tazzine e spazzando per terra in cucina ed indossava una gonna che le arrivava poco sopra il ginocchio e una maglietta scollata e abbastanza trasparente dal quale si vedeva che non portava il reggiseno,

mentre era china a raccogliere la polvere da terra, io da gran furbo le passai accanto e le diedi una pacca sul sedere, lei sobbalzò un attimo e mi sorrise
ZIA: se ti va fallo tutte le volte che vuoi
IO: grazie Zia, come posso resistere ad un culo così bello
dopo l’aiutai a scendere dalla sedia mentre riponeva le tazzine nella mensola e l’afferrai per i fianchi, dopo essere scesa (oramai avevo avuto il permesso) le do un’altra pacca sul sedere e come risposta sempre un suo sorriso…poi mentre risistema il detergente per piatti sotto il lavandino, mi avvicino e l’abbraccio da dietro

ZIA: che fai?
IO: ho voglia di abbracciarti
il mio pene era talmente duro che anche lei se ne era accorta
ZIA: guarda che da sotto non porto le mutandine
come sentii quelle parole le misi una mano in mezzo alle gambe fin sotto la gonna per accertarmi che fosse vero ed infatti era senza mutandine, a quella scoperta il mio pene divenne ancora più duro e la voglia salì in me, iniziai a palparle la fica con tutta la mano mentre lei si ritraeva indietro spingendo il suo culo contro il mio pene, poi con le dita piano piano le allargo la patata, fino a farle entrare dentro e iniziare a masturbarla, ad ogni movimento sentivo il suo ansimare sempre più forte e la sua fica bagnarsi sempre di più:
ZIA: dai su continua, fammi godere …
IO: certo che ti faccio godere
la faccio abbassare in avanti, le alzo la gonna, le faccio divaricare le gambe e la inizio a baciare il culo, poi le infilo le dita nella fica già bagnata ed inizio a masturbarla sempre di più sempre più forte e lei gode come una porca non riesce a trattenersi le piace troppo
ZIA: si continua così, ancora continua più forte nipotino mio… mmm…
le alzai completamente la gonna e continuai a masturbarla e sentivo fra le dita lo sciacquettio dei suoi umori che colavano dalla fica sul pavimento sembrava si fosse urinata a dosso e dopo essersi liberata si accasciò ansimante gonfiando ripetutamente il suo seno, nel frattempo mi abbasso i pantaloni e le mutande e tiro fuori il mio cazzo oramai durissimo e lo punto sulla fica oramai aperta di mia zia, lei sente il mio glande

ZIA: Su fallo entrare ho voglia di cazzo
non me lo feci ripetere due volte e le penetrai e continuai a spingere sempre di più aggrappandomi ai suoi fianchi mentre lei godeva
ZIA_ dai si più forte, più forte dai montami, sbatti la zia violentemente, fammelo sentire fino in fondo,dimmi che sono una troia!
IO: sei la mia troia ! la mia zia puttana da sfondare!
ZIA: si bravissimo così ancora di più!

continuai a sbatterla fino a quando le sborrai nella fica, tirai fuori il cazzo , lei si girò verso di me e con voce gonfia ed ancora eccitatissima mi dice
ZIA: ne voglio ancora e poi mi devi inculare ricordi che mi piace?! Vieni stallone mio ora ti porto in paradiso
mi portò in camera mia mentre la sua fica grondava ancora dei suoi umori e di sperma, si spogliò completamente si mise a pancia sotto e culo in su sul mio letto con la copertina di Dragon Ball Z e lì la montai ed iniziai a sfondarle il culo facendola urlare di piacere
ZIA: si dai continua più forte, rompimi il culo dai lo voglio!
IO: si zia troia ti spacco il culo!

e così continuai ancora mentre dalla sua fica i suoi umori avevano oramai bagnato tutte le lenzuola, fino a quando vengo per la seconda volta sborrandola tutto dentro il culone rosso e gonfio!
Restai su di lei per un po’ , poi le sfilai il cazzo dal culo, lei si sdraio sul letto sfinita e mi ringrazia per la bella scopata
ZIA: ti ringrazio infinitamente Gianni, ne avevo davvero una gran voglia
IO: tutte le volte che lo vuoi mi chiami ed io corro da te
ZIA: grazie porcellino mio
dandomi un bacio in bocca e leccandomi il pene.

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Mattino inoltrato

Premessa: le mie storie non sono hard, ma sono soft, autobiografiche e vere.

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Sotto la finestra, nel chiarore diffuso, le lunghe tende ingiallite e impure mi parevano fatte dello stesso floscio tessuto di molti panni intimi sparsi per la stanza. Ero appena entrato nella sua stanza.

Il pavimento era sparso di scarpe e di calze; presso l’uscio del bagno in un angolo quasi buio, si intravvedeva una vestaglia nera rimasta su una seggiola, come era stata gettata la sera avanti, mezza in terra e con una manica penzolante.

Dalla camera, il mio occhio freddo e pieno di ripugnanza passò al letto sul quale giaceva mia zia.

Al solito, lei non aveva pensato a ricoprirsi al mio ingresso ed era seminuda.
Distesa, le braccia alzate e le mani riunite dietro la testa, contro la spalliera materassata di seta azzurra lisa e annerita; mi guardava fissamente, in silenzio.

Sotto la massa di capelli sparsi in due gonfie ali brune, il viso appariva gonfio e colorito, divorato dagli occhi che l’ombra ingrandiva e incupiva in maniera mortuaria.

Indossava una trasparente sottoveste rosa che le giungeva appena al sommo delle cosce; e, una volta di più, mi fece pensare piuttosto che rispetto ad una donna adulta che era, ad una bambina stagionata e irrispettosa. Il petto appesantito nascondeva lo sterno, il seno sporgente si rivelavano nelle ombre con due macchie scure e tonde, con un rilievo prominente. Ma soprattutto le cosce destavano insieme gradimento e lode: appariscenti e curvilinee erano proprio quelle di una donna che aveva ormai assorbito la carnosità dell’età.

L’età di mia zia si vedeva difatti in alcune smagliature della pelle e nel colore: una bianchezza gelida, nervosa, maculata di misteriose chiazze quali bluastre e quali livide. “Spigoli,” pensai, “morsi di Alberi. ” Ma sotto il ginocchio, le gambe apparivano perfette, con un piccolissimo piede dalle dita raccolte.

Avrei preferito non mostrarle il mio malumore; ma anche questa volta non seppi trattenermi: “Ti ho pur detto tante volte di non ricevermi così, mezza nuda,” dissi con un leggero dispetto, senza guardarla.

Lei mi rispose, insofferente ma senza rancore: “Uh, che nipote austero mi ritrovo,” E invece di tirarsi sul corpo un lembo della coperta, scalcio l’ultimo bordo ai suoi piedi con ripicca e istigazione.

“Allora, oggi andiamo al cimitero?”
“Andiamoci pure,” disse tirandosi su e cercando qualche cosa dietro la spalliera del letto, “sebbene io mi senta tanto male e a loro, poveretti, la nostra visita non faccia assolutamente né caldo né freddo.


“E’ pur sempre tuo marito e tua sorella, ed pur sempre mia madre e mio zio”
“Sì, certamente lo erano” sottolineò quell’ ‘erano’ con un tono di voce più forte.

Adesso aveva trovato la peretta della luce e la premette. “La disgrazia doveva portarseli via entrambi… se non fossero almeno stati assieme quando è accaduto…”

Sul comodino si illuminò fiocamente una lampada che, mi parve, era involtata in una camicia femminile.

“Sebbene,” continuò levandosi dal letto e mettendo i piedi in terra, “ti dico la verità, qualche volta sono contenta di essere vedova… tanto lui non si accorgeva neppure di me… ho deciso anche di far dismettere la sua automobile…”
“ma che necessità c’è, non puoi tenerla tu? “
“Suvvia, così con il pretesto della macchina posso tenere Ernesto come autista oltre che giardiniere, altrimenti questo ripiego non l’avrò più. “
“Zia, non parlarmi dei tuoi amanti,” le replicati nervoso, ficcando le unghie di una mano nelle palme dell’altra.

“I miei amanti… è il solo che abbia… se tu mi parli di quella gallina della tua fidanzata, ho ben io il diritto di parlare di lui, povero caro, che è tanto più simpatico e più intelligente di lei. “
Stranamente, questi insulti alla mia fidanzata da parte della zia, non mi offendevano. “Sì, è vero,” pensai, “può anche darsi che sembri una gallina… ma mi piace che sia così. ”

Poi dissi in tono raddolcito: “Allora, vuoi vestirti? Se vogliamo andare alla cimitero, è tempo di muoversi.


“Ma sì, subito. ”

Leggera, quasi un’ombra, istintiva, si alzò lasciando alzare la sottoverste che svelò per un attimo l’intimità scura e gonfia dell’inguine; attraversò in punta di piedi la camera, raccolse al passaggio, dalla seggiola, la vestaglia nera, pur gettandosela sulle spalle, aprì l’uscio del bagno e scomparve.

Subito, appena uscita, andai alla finestra e la spalancai. L’aria di fuori, era calda e immobile, pur tuttavia mi sembrò di provare un sollievo acuto, come se invece che sul giardino afoso si fosse affacciato su un ghiacciaio.

Rimasi un lungo momento, gli occhi rivolti in basso, al fitto fogliame del glicine che circondava con i suoi rami la finestra, poi mi voltai verso la stanza. Di nuovo il disordine e la trasandatezza mi colpirono.
Poco dopo l’uscio del bagno si aprì, in vestaglia, apparve sulla soglia.
Subito si parò gli occhi con un braccio esclamando: “Chiudi… chiudi quella finestra… come puoi sopportare questa luce. “

Andai con sollecitamente ad abbassare l’imposta; poi mi avvicinai a mia zia e prendendola per un braccio, la feci sedere accanto a me, sul bordo del letto e le domandai dolcemente: “E tu zia come fai a sopportare questo disordine?”

Mi guardò, incerta, imbarazzata: “Non so come avviene… dovrei, ogni volta che mi servo di un oggetto, rimetterlo al suo posto… ma, in qualche modo, non riesco mai a ricordarmene.


“Zia,” dissi, “ogni età ha la sua maniera di essere decorosa… perché sei diventata così?”
Le stringevo una mano; con l’altra mano lei reggeva in aria una stampella dalla quale pendeva un vestito. Per un momento, mi parve di scorgere in quegli occhi enormi e puerilmente afflitti quasi un sentimento di consapevole dolore: le labbra, infatti, ebbero un leggero tremito. Poi, improvvisa, un’espressione indispettita scacciò ogni commozione. Ella esclamò: “Tutto quello che sono e che faccio non ti piace lo so… non puoi soffrire i miei modi, i miei vestiti, le mie vizi… ma io sono ancora giovane e sensuale, caro mio, e voglio godermi la vita a modo mio… e ora lasciami,” concluse ritirando bruscamente la mano, “se no non mi vestirò mai.

Non dissi nulla.

Lei andò davanti alle imposte dell’armadio, si liberò della vestaglia che lasciò cadere in terra, scoprendo di spalle tutto il suo corpo nudo, aprì l’armadio prese un vestito a fiori che porto al corpo nudo guardandosi davanti allo specchio dello sportello “ti piace?”. Si voltò verso me il vestito ora le copriva il corpo, ma una gamba allacciava la parte inferiore mostrandosi ancora scoperta e procace.

Io non dicevo nulla e la fissavo serioso; “Sempre indifferente tu…. “. Seccata
si chinò verso il cassetto per afferrare delle calze e la biancheria.

Si vestì di corsa lasciando tempo solo per indossare le calze e abbottonarvi la guepiere; non era la prima volta che vantava i suoi indumenti e la dedizione attenta che aveva nell’indossarli, come se ogni movimento fosse artisticamente studiato. Era difatti per lei abitudine d’esprimere la sua interiorità di donna attraverso le forme fisiche e visive, con eleganza ed estrema seduzione.

In quel momento mi rendevo conto che lei stava in qualche modo spezzando la parentela che ci legava per compiacersi degli occhi di un uomo, di un ragazzo, che le correvano lungo tutto il corpo.

Saltellando, si infilò due tra le tante scarpe decolté nere sparse sul pavimento.
“Ora andiamo,” disse prendendo una borsa dal cassettone e avviandosi verso la porta.
“Non ti metti il cappello?”
“Perché? Non ce n’è bisogno.

Prendemmo a scendere la scala; mi prese sottobraccio con entrambe le braccia e poggiò il capo sulla mia spalla soddisfatta.

Il massaggio della nonna

La storia che sto per raccontare è realmente accaduta a me la scorsa estate, per la precisione il 12 Agosto.
Una giornata caldissima in cui a casa arrivò la telefonata di un cugino di mia madre che la avvertì dell’improvvisa morte dello Zio Giacomo, che abitava a quasi 300 km da noi.
Immediata la partenza di mia madre, mio padre ed il nonno per l’ultimo saluto.
La nonna a causa delle sue non perfette condizioni di salute, rimase a casa con me.

Quella mattina mi ero svegliato con un fortissimo mal di schiena che quasi mi impediva di muovermi. La nonna se ne accorse ben presto e mi consigliò di trattare la zona con una pomata apposita.
Mia nonna, 84 anni, robusta, tette grosse, flaccide e con un gran culo… mi aveva sempre fatto fantasticare, ma fino a quel giorno non avevo mai pensato che potesse realmente accadere qualcosa di “bello”. Mi divertivo ad abbracciarla, sentire le sue tette contro il mio corpo.

Mi piaceva sfiorarle il culo fingendo fosse un contatto casuale, ma non avevo mai tentato di andare oltre.
Quel giorno ebbi un lampo di genio per farmi toccare un po’ dalla mia dolce nonnina. Avevo un dolore alla schiena, fortissimo… ma inventai che quel dolore arrivava fin giù alla gamba.
“D’accordo, adesso ci pensa la nonna, mettiti sul letto”
Così feci. Mi tolsi la maglietta e rimasi in pantaloncini.
Dopo qualche istante arrivò la nonna che, spremutasi un po’ di pomata sulle mani, cominciò a massaggiarmi la schiena.

Mi lasciai trasportare da quel dolce massaggio finchè la nonna mi chiese: “allora dov’è che scende il dolore?”
“Qui nonna”, le dissi… toccandomi la coscia e l’interno coscia posteriore. Mi abbassò i pantaloncini e cominciò a massaggiare.
Passarono appena pochi secondi e mi disse “forse è il caso di abbassare gli slip perchè non riesco a massaggiarti per bene”
Probabilmente feci una faccia stranita perchè la nonna poi proseguì “ti vergogni? sai quante volte ti ho lavato da piccolo? lo conosco bene il tuo passerotto sai?”
Sentendo quelle parole il mio pene ebbe un sussulto e lo sentii andare leggermente in erezione.

“Dai forza, non ti vergognerai della tua vecchia nonna? mi giro, ho capito…”
Si girò un attimo e mi abbassai completamente le mutande, prima di rimettermi a pancia in giù sul materasso
“Ma che bel culetto!”, esclamò divertita. “Dai nonna, arrossisco”.
E riprese a massaggiare. Prima il culo, poi la coscia, interno coscia… via così per 3-4 minuti quando forse per sbaglio, finisce troppo all’interno coscia e mi sfiora le palle. Mi lascio sfuggire un gemito di piacere e la nonna mi dice: “ti ho sentito sai… vuoi un massaggio extra?”
“cosa intendi?” le dico ridacchiando.

Mi ripreme con le dita le palle.
A quel punto non aspettai un solo secondo in più. Divertito mi girai su me stesso ed eccoci lì finalmente. La mia nonna con le mani unte di pomata ed il mio pisello, mezzo floscio, pronto a farsi coccolare da lei.
“Però… lo ricordavo più piccolo, complimenti nipotone”.
Vidi la nonna chinarsi, prenderlo in bocca con un veloce movimento di lingua e farmelo diventare durissimo nel giro di un attimo.

“Non penserai di divertirti da solo…” mi disse. Si alzò il vestito che indossava e le due enormi tette vennero fuori all’improvviso. Ero frastornato, non credevo a ciò che stava accadendo… e spinto dalla voglia di vederla completamente nuda le toccai la fica ancora nascosta tra i mutandoni bianchi.
“Fermo, quello è il premio finale”, adesso divertiti un po’ con queste, mi disse indicandosi le tette.
Salì a cavalcioni su di me e mi affondò la faccia tra le enormi tette.

Nel frattempo sentivo il mio pisello sfregare sulle sue mutande. Ansimavo, stavo godendo da morire… avevo paura di venire già così dopo poco tempo, la nonna forse lo capì, si fermò un attimo, smise di cavalcarmi e mi disse guardando il pene: “come pulsa… è presto per venire, ti rimassaggio la schiena”.
Sperava che il mio pisello si calmasse, ma averla lì mezza nuda e sapendo qual’era il premio finale… i miei 16 cm continuavano a svettare.

Non mi rigirai per farmi massaggiare la schiena. Rimasi lì, fermo… col pisello in tiro. La nonna con le mani unte iniziò a massaggiarmi prima le palle e poi l’intera asta. Ansimavo, ero felice, sarei venuto volentieri… ma facevo di tutto per distrarmi e per far durare il più a lungo possibile quei momenti.
Con gli occhi chiusi, completamente rilassato, lasciai che la nonna facesse del mio pisello qualsiasi cosa. Mi massaggiava il prepuzio dolcemente, poi scendeva lungo l’asta, poi ancora il prepuzio, il mio punto più sensibile, le palle… fino a quando cominciai a sentire una sensazione di caldo.

Riaprii gli occhi e la nonna si era seduta sopra il mio cazzo.
Accarezzandomi mi sussurrò: “è l’ora del premio, stai per esplodere”
Abbassai lo sguardo, fissai i suoi mutandoni ed in maniera sensuale se li calò. Eccola la sua fica, bella cicciotella.
Cominciò a muoverla sul mio pene, avanti e indietro, avanti e indietro…non ce la feci più. Sborrai copiosamente. 5-6 schizzi che finirono sul mio ventre.
La nonna un po’ affranta mi disse che le sarebbe piaciuto avere tutto quel ben di dio dentro di sè, ma per quella volta ormai era andata così.

Si rivestì ed uscì dalla camera dicendomi “quando vuoi un massaggio, basta chiederlo”.

Le mie storie (58)

Come spesso mi è accaduto anche nella vita reale, il sesso anale è una cosa che eccita particolarmente i maschietti. Non ho mai capito il perché, forse per un senso di dominio che l’uomo pensa di avere sulla donna, ma ogni volta che ne parlo con altre persone oppure che l’ho fatto con i miei fidanzati/partners la cosa non è passata nell’anonimato. Così visto che nell’ultimo periodo con Davide è successo un paio di volte ed alcuni di voi mi hanno stuzzicato sull’argomento, voglio raccontarvi un episodio accaduto una ventina danni fa (che nel corso di questo tempo nel quale ho scritto i miei racconti, mi era assolutamente passato di memoria).

Inverno, credo fosse tra gennaio e febbraio, avevo cominciato l’università e come ogni anno, insieme a tutta la famiglia ed alle famiglie di altri amici dei miei, andavamo in montagna a fare la classica settimana bianca. Tre famiglie, tra cui la mia, partivano da Napoli; altre due di amici e lontani parenti dei miei, venivano da Milano. Io con lo sport non sono mai andata particolarmente d’accordo, anche perché non è che abbia mai avuto un fisico che mi permettesse agilità in qualche disciplina scientifica.

Avere un seno prosperoso è un vantaggio ma nello stesso tempo è anche particolarmente ingombrante. Nel nuoto, sembra di avanzare con dei salvagenti; nella corsa, se non ci si mette dei reggiseni strettissimi, le tettone ballano tutto il tempo su e giù; pallavolo e pallacanestro è inutile spiegarvi che per una alta appena 160 cm non siano il massimo. Veniamo quindi allo sci, sport che ho imparato piuttosto grandina. Avevo sedici anni infatti quando per la prima volta siamo andati sulla neve per sciare.

Da allora ho cominciato a prendere lezioni, ma nonostante ciò, non è che sia particolarmente brava, anche se con un po’ di fatica riesco a scendere tutte le piste.. Adesso mi direte voi cosa c’entra questa storia con il sesso che state aspettando. Assolutamente niente, ma io vi scrivo della mia vita, delle cose che mi sono accadute quindi vorrei anche trasportarvi nella realtà presente o passata che ho vissuto.
In albergo ogni famiglia aveva un paio di camere, una per i genitori ed una per i ragazzi.

Quell’anno il gruppetto che andava dai sedici anni di mio fratello (liceale) ad Alessandro (figlio di lontani parenti di mia madre) era piuttosto cospicuo. Tra le ragazze c’era una mia cugina ed un paio di amiche con le quali andavo abbastanza d’accordo; i ragazzi invece erano in quattro. Ma veniamo a lui, Alessandro, napoletano d’origine, milanese di adozione; con lui un’estate di qualche anno prima c’era stato qualcosa nel senso di toccatine eccetera. Avevamo fatto sesso orale l’uno all’altro con piacere reciproco ma oltre del petting non c’era stato.

Nei giorni precedenti alla partenza c’eravamo scambiate delle e-mail che lasciavano presagire qualcosa. Così appena arrivati io andai in camera con mia cugina, mio fratello invece con un altro ragazzo (suo amico). Alessandro stava con un tipo (di cui adesso non ricordo il nome) che piaceva tanto a mia cugina (Sara). La prima sera uscimmo in discoteca, tutti e quattro con Sara che voleva per forza fare qualcosa ma non successe niente se non una sua vomitata nel nostro bagno che a distanza di vent’anni ricordo come se fosse ieri.

Poi si cominciò a sciare e qui venne fuori tutta la mia imbranataggiane. Ero chiaramente la peggiore, ma fortunatamente Alessandro mi stava dietro… un po’ in tutti i sensi… infatti ne approfittava sempre per allungare le mani, quando cadevo, quando mi aiutava a rialzarmi. Il primo approccio avvenne a pranzo in un rifugio (il mio posto preferito dove finalmente potersi riposare). Mentre aspettavamo il pranzo mi allontanai in bagno per una pipì, i soliti due minuti per togliersi tutto ciò che di coprente ci si mette sulla neve e finalmente ero seduta sulla tazza.

Sentii bussare alla porta e subito dopo la voce di Alessandro che mi chiedeva di entrare con la scusa che scappava anche a lui. Il bagno era piccolino ed io con la salopette ancora parzialmente abbassata aprii e lo vidi fiondarsi dentro. Fuori dalla patta tirò un uccello che mi colpì moltissimo perché, non me lo ricordavo, ma era lungo e ricurvo come una banana. Dopo aver fatto il giro verso di me e letteralmente me lo mise in mano ed io senza colpo ferire cominciai a menarglielo su e giù mentre inevitabilmente iniziammo a baciarci.

Le sue mani che toccavano le mie tettone più grande del solito mi fecero capire che stava per venire il ciclo. Finita la sega tornammo nella sala dandoci appuntamento alla sera per continuare a giocare. Infatti la mia previsione si realizzò di lì a poco… avevo le mestruazioni. La sera andai a cena e poi tornai subito in stanza, stanca da morire ed anche delusa dalla impossibilità di divertirmi. Mia cugina si preparò ed uscì insieme a tutti i ragazzi per andare in un locale particolare.

Credevo di essere rimasta sola, ma dopo un po’ di tempo, mentre guardavo la televisione al buio, sentii la porta aprirsi e subito dopo entrare Alessandro che senza darmi neanche il tempo di parlare si infilò sotto le coperte. Mi disse che Sara gli aveva dato la chiave della nostra camera, intanto mi toccava le baciava un po’ dappertutto. Gli dissi che di scopare non se ne parlava assolutamente visto che mi era appena arrivato il ciclo, ma lui ridendo mi girò di fianco e dopo avermi abbassato i pantaloni del pigiama e la mutandina, cominciò a strusciare il suo uccello tra le mie chiappe.

Mentre lo faceva ci baciavamo e lui mi sussurrava di lasciarlo fare. Poi all’improvviso sentii che il suo membro divenne tutto bagnato (immagino di saliva), il tempo di rendermene conto che con una mano mi allargò un po’ il sedere e con precisione me lo mise indietro. Io rimasi assolutamente sorpresa, nelle mie intenzioni non c’era assolutamente quella di prenderlo nel culo, ma sarà stata l’eccitazione del momento, l’improvvisazione con la quale la cosa avvenne, piano piano cominciò a piacermi.

Ricordo che, complice la forma curva, il suo affare entrava ed usciva con facilità enorme dal mio sederone che felice lo accoglieva senza sentire dolore. Voleva venirmi dentro ma quella sera gli dissi no, gli avevo già dato abbastanza.
Due giorni dopo, tutti quanti, genitori e figli, grandi e piccoli, andammo ad una serata nella discoteca dell’albergo. Tra balli e canti, vidi sparire mia cugina con l’amico di Alessandro che poco dopo mi chiese di seguirlo.

Gli dissi che dovevo andare in camera a prendere una cosa, ma appena aprimmo la porta, i gemiti di non so chi dei due, ci dissuasero dall’ entrare. Così andammo nella stanza dei ragazzi, dove neanche il tempo di appoggiarmi sul letto che lui era già sopra di me a cercare di spingere il suo uccello dentro attraverso le calze. Certe volte maschietti sembrano proprio avere dei neuroni mancanti; tra il suo coso e la meta desiderata, c’erano di mezzo oltre alle calze piuttosto doppie anche le mie mutandine, ma soprattutto un assorbente che gli avrebbe impedito di entrare.

Così ridendo gli dissi che doveva stare calmo, lui fermò per un poco la sua irruenza, poi dopo aver giocato con il suo uccello tra le mie tettone me lo mise in bocca. Ricordo quel momento perché credo sia stato uno dei pompini più strani della mia vita con quell’uccello storto che andava verso l’alto ed io non sapevo come gestirlo. Naturalmente il suo obiettivo era un altro, ma devo dirvi con sincerità che all’epoca, aspettai con ansia il momento in cui mi girò per metterlo di nuovo nel culo.

Sarà stata la serata, sarà stata la sua irruenza, ma dopo qualche colpo, a tradimento, mi venne dentro. Fino a quel momento io avevo fatto sesso anale poche volte, e mai nessuno si era lasciato andare così. La sentii scendere piano piano da dietro, una sensazione molto strana tanto che presi la via del bagno subito.
Il finale di quella serata furono le confidenze reciproche che a letto ci facemmo io in mia cugina… della quale magari un giorno vi parlerò in maniera più approfondita visto che a differenza mia lei è stata sempre sveglia, fin troppo.

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LA MAMMA DEL MIO AMICO

Quando avevo 5 anni ci trasferimmo dal centro storico del mio paese in un appartamento su un complesso condominiale di nuova costruzione sul lungomare. Ricordo che ero felicissimo, tutto mi sembrava così bello e colorato. Fu proprio allora che tra le tante amicizie che strinsi con gli altri bambini delle varie palazzine e del quartiere , conobbi quello che sarebbe stato per molti anni il mio amico del cuore, Matteo. Matteo aveva esattamente la mia età, per cui fu più facile per i nostri genitori farci frequentare le scuole elementari nella stessa classe, e poi per puro caso ci trovammo insieme in classe anche alle medie.

Otto anni compagni di scuola e compagni di giochi e scorribande!!! Grande Matteo, ti ricorderò per tutta la mia vita. Chiaramente la nostra amicizia ciltre a farci fare le stesse esperienze di crescita obbligò per così dire ad avvicinare anche le nostre mamme, che sebbene molto diverse caratterialmente, da semplici vicine di casa diventarono anche amiche. Io e Matteo giocavamo sempre assieme, fuori e dentro casa. Negli anni la nostra amicizia si rafforzava ed eravamo ormai entrambi membri l’uno della famiglia dell’altro.

Anche le nostre mamme si frequentavano, e frequentavano a vicenda le nostre case. Mio padre conosceva la mamma di Matteo fin da quando erano ragazzi, e a volte raccontava degli aneddoti su di lei, che iniziai a comprendere sempre meglio crescendo. Diciamo che verso i dieci anni mi erano piuttosto chiari. Il quadro che dipingeva mio padre riguardo la signora Gioia, così si chiamava e si chiama la mamma di Matteo, era molto colorito!!! Da ragazza Gioia era una molto facile, la classica troietta con cui i ragazzi della stessa età si divertivano facilmente.

Premetto che la Gioia era una bellissima donna, tutt’ora lo è a dispetto dei suoi 64 anni. Ma a 25 , 30 anni era una bomba sexy. Anche mia madre era una bellissima donna, e lo è ancora. Ma due bellezze differenti. Mia madre è sempre stata molto posata e raffinata nei modi, più introversa. Ma la Gioia me la ricordo fin da piccolo una donna procace, formosa , a volte un po’ volgare, eccentrica, sicuramente estroversa, fin troppo.

Comunque tornando ai racconti di mio padre ricordo che venne fuori che ad un certo punto la reputazione della Gioia già a vent’anni era talmente compromessa , a tal punto che la chiamavano la Cicciolina ( soprannome che le restò addosso per sempre!!!), così da costringere i suoi genitori a farla sposare in fretta e furia per placare le malelingue. Allora lei tra tutti i ragazzi scelse quello più bello, si fece mettere in cinta, e cosi lo costrinse a sposarlo.

Il papà di Matteo è davvero un bellissimo uomo, educato, di buona cultura, ma ahimè mio padre ci disse che tutti lo conoscevano perché era gay. È sempre secondo mio padre lei scelse proprio lui perché lo sapeva, e lui accettò per convenienza, insomma ad entrambi serviva un matrimonio di facciata. Dal Vangelo secondo papà. Erano storie che ascoltavo spesso e mi divertiva sentirle. Ma erano storie. Fino a quando fui in grado di osservare coi miei occhi e imparare quella cosa che si chiama malizia!!!!!!! Ecco allora che mi accorsi ad esempio che il papà di Matteo non era mai a casa , spesso neanche la sera, che era un tipo taciturno e anche con la moglie non parlava mai.

Lei invece parlava, eccome se parlava!!! Di quanto bello era il dottore, o il nuovo vicino di casa, e di cazzi!!! Parlava di cazzi in continuazione!!! Con mia madre che poverina la ascoltava per ore, con le altre donne del quartiere, insomma aveva sempre ,concedetemi la battuta, il cazzo in bocca!!! Ma non solo, mi accorsi pure che era sempre scosciata, a differenza delle altre donne lei vestiva sempre in modo più succinto, minigonne corte, vestitini aderenti, camicette scollate.

Sempre truccata in maniera pesante e con le scarpe col tacco, anche quando veniva a scuola per un assemblea o cose simili, lei si distingueva. Ed era sempre quella che parlava , anzi urlava per prima. In qualche occasione mi accorsi che il mio amico Matteo era in imbarazzo, ma non gli dissi mai nulla. Nemmeno quando andavo a casa sua e lei apriva la porta in reggiseno e mutandine, o in baby-doll, o in vestaglia con le tette di fuori.

Senza avere la benché minima idea di chi avesse suonato alla porta, poteva essere un vicino, testimone di Geova, un prete, chiunque!!! Comunque era davvero bellissima, anche agli occhi di un ragazzino di 10,11 anni come me. Un giorno ricordo che radunò alcune amiche e vicine di casa , compresa mia madre, a casa sua e fece una presentazione di articoli di biancheria intima femminile per una casa di produzione per cui lei lavorava come venditrice a tempo perso.

Erano le 4 del pomeriggio, io ero in camera di Matteo che giocavamo coi lego, e lei intratteneva le signore presenti non solo mostrando i vari completini in mano, ma provandoseli lei stessa mettendo in piedi un vero e proprio défilé di moda, tra le risate di tutte e il battimano generale. Noi sentivamo ogni parola, e quando riuscì a coinvolgere qualche signora a provare personalmente la biancheria , compresa mia madre, spiammo da dietro la porta.

Lei intratteneva con racconti di natura erotica le altre, ecco che sentimmo che il nuovo vicino di appartamento era un bell’uomo appena divorziato e viveva solo. E lei stava tutto il giorno in casa con addosso i suoi completini con la speranza che lui suonasse alla porta e la trovasse in déshabillé!!!! Risate sguaiate di tutte, tranne di Matteo che indietreggiò e mi disse ” Hai capito perché ti apre la porta sempre nuda????” Non dissi nulla, era già sufficiente l’espressione di disgusto che aveva il mio amico sulla faccia.

Sentii applaudire e mi rimisi a spiare e vidi mia mamma camminare in biancheria intima. Pensai che era bellissima!!!! Me la ricordo ancora. Qualche giorno dopo, di pomeriggio, andai a casa di Matteo. Suonai il campanello e mi apri la Gioia come al solito in reggiseno e mutandine. Fu la prima volta che mi venne da ridere. ” ehi, disgraziato!!!! Cosa c’è da ridere? Ti sei accorto solo oggi che sono sempre vestita così in casa???”.

” No Gioia, ma solo oggi ho notato nei tuoi occhi la delusione perché non sono il tuo vicino!!” Indicando la porta dove viveva l’uomo. ” Stai fermo con quella mano, scemo, vien dentro!!!!” E mi tira per un braccio dentro casa chiudendo la porta. ” Chi ti ha detto sta cosa? Avete ascoltato l’altro giorno dalla cambretta? Dimmi sennò ti do un ceffone!!!”. Gli dissi che anche Matteo aveva sentito. Come per dividere la colpa.

” Brutti deficienti tutti e due, stavo scherzando. Aspetta che torni Matteo e vede cosa gli faccio così impara a spiare!!!”. ” Ah Matteo non è a casa? E comunque io ho spiato ma per vedere quanto bell’e eravate, anche la mia mamma ho visto!”. Le dissi per calmarla un po’. ” Allora se non c’è Matteo vado via”. ” Aspetta cretinotti , vieni qua che ti do una cosa per tua mamma, è arrivata oggi” e mi accompagna in camera da letto.

Non ero mai entrato in camera sua e di suo marito. Mi colpì subito una cosa: non c’era un letto grande, matrimoniale, come avevano i miei genitori, ma due letti separati. Mi venne in mente il racconto di mio padre e pensai che allora era tutto vero.. il padre di Matteo era gay!!!! Perso nei miei pensieri non mi resi conto che dall’armadio prese una shitola chiusa con un nastro rosa e me la porse dicendo” Questo è il completino che hai visto addosso a tua mamma l’altro giorno.

Dille che è un regalo da parte mia. ” ” perché ci sono due letti staccati?” Non so cosa mi passò per la testa!!!! ” ehi, piccolo , ti sembra una domanda da fare? Fatti un po’ i cazzi tuoi che è meglio!!!!” Replicando volgarmente piuttosto seccata, tanto che agitando le braccia in modo teatrale le uscì una tetta dal reggiseno!!!! Le risi in faccia indicando con il dito la tetta. In fondo ero un ragazzino, e ho reagito da tale.

Diversamente avrei fatto davanti ad un pene , magari quello del marito!!! ” ah ridi perché mi hai visto una tetta? Mi prendi in giro? Allora toh, ridi adesso!!!” E si abbassò il reggiseno mostrandomi entrambi i seni. Rimasi un attimo in silenzio e poi le dissi” che belle tette grosse che hai!!! Più grosse di quelle di mia mamma!!”. ” tua mamma ha un fisico diverso, è più magra di me. E poi come fai a saperlo, la spii quando è nuda ? Dimmi la verità che la spii!!”.

Giuro che non avevo mai spiato mia madre nuda, mio padre si tante volte, ma non le dissi nulla. Feci solo un cenno con la testa di si. Non so perché mentii, ma ebbi come l’impressione che volesse farsi dire di sì , che la spiavo. ” lo sapevo piccolo porcellino, e dimmi la tua mamma in mezzo alle gambe è pelosa?” Mi chiese maliziosamente. Altro cenno con la testa per dire si. Poi abbassai lo sguardo e le fissai le mutandine trasparenti e dissi” si vede che tu non sei pelosa la sotto, come mai tu non hai peli?” Facendo finta di ignorare la parola depilazione.

” posso vederla la tua?” Sempre più sfacciato. E lei posò il pacchetto che aveva ancora in mano e mi disse sfilandosi la biancheria e restando completamente nuda con la passera a portata del mio naso” vieni qua che la zia Gioia ti fa un regalo!” E mi prese la testa affondando il mio naso tra le labbra della sua vagina perfettamente depilata” fai un bel respiro dal naso, forza” mi ordinò. Così feci e un odore fortissimo mi entrò nei polmoni e mi pervase il corpo e lo spirito!!!! Aspettò finché senti che non avevo più spazio nei polmoni e mi staccò la testa dalla figa.

” Lo hai sentito l’odore della mona? Lo hai sentito bene? Allora memorizzalo nella tua mente perché è l’odore che sentirai spesso quando sarai più ometto!!! Ora vai fuori dalle palle piccolo maiale!!!” E scappai di fretta da casa sua, così di fretta che mi dimenticai il pacco per la mia mamma. Ma una cosa non dimenticai mai, l’avevo memorizzata, stampata nella mia mente: quel tanfo terribile che avevo ancora nella faccia!!!! E come da pronostico quel tanfo mi è capitato altre volte di sentirlo nella mia vita, e ogni volta mi procura una nausea terribile!!!! Grazie alla Gioia che quel giorno mi fece capire che il mio naso era fatto per ben altri odori, come quello del cazzo del marito che diversi anni dopo ebbi l’onore di annusare e lasciarmi inebriare di piacere.

Ma questa è un altra storia.