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Quasi amici

Racconto (in parte) immaginario

Quando tornai a casa, dopo l’incontro con il bidello, ero naturalmente spaesato, il mio stato d’animo era agitato, quasi sconvolto. Cosa avevo fatto??? Anni di educazione moralista mi facevano sentire in colpa a tal punto che nelle ore successive la frase che continuavo a ripetermi era; “Hai voluto provare un’esperienza nuova, l’hai fatto, ti sei tolto questo dubbio, ora basta non farlo più. ”

Nel frattempo erano passati giorni, forse una settimana ed ogni tanto il bidello dava segni della sua presenza con un sms, o una chiacchierata veloce nei corridoi.

Chiaramente cercava un approccio, cercava di capire il perché di tanta mia diffidenza. Io nel frattempo inventavo scuse: impegni familiari, i compiti, influenza, ma avevo vergogna a dirgli la verità, a confessargli che non me la sentivo di incontrarlo ancora. Da quella fatidica mattina tante cose erano cambiate in me, soprattutto vedevo le cose con altri occhi, sotto un’altra prospettiva, percependo cose che prima non avrei mai notato. Passai quindi attraverso diversi stati emotivi prima di tornare ad avere un discreto equilibrio, e catapultato in quella nuova dimensione dopo quella volta a casa sua …il gioco mi sfuggi un po’ di mano e cominciammo gradualmente ad incontrarci almeno una volta alla settimana, diventando ufficialmente la sua femminuccia personale!

Purtroppo nella mia scuola quello che facevo con il bidello aveva fatto il giro dell’istituto.

Alcuni bulli vociferavano che io ci stavo con tutti, altri che ero una troia, un ricchione, frocio di merda, ecc.. Ammetto che non è stato facilissimo all’inizio, anche perché tra una lezione e l’altra ero così preso dal dover fare pompini e prenderlo nel culo dal bidello che pure la mia pagella era quasi un disastro! (Continuando così non sarei arrivato al secondo anno.

)
Durante la ricreazione, cercavo sempre di rimanere lontano da Zio Franco, per evitare di alimentare i soliti sospetti su di me… ma cosi facendo Iniziai ad avvicinarmi “involontariamente” ad altri bidelli… Notando anche in loro certi atteggiamenti sempre più ambigui.
“Ormai lo capito da come mi guardano! Come provano il contatto!..” In apparenza sembravano persone tranquille, molto rispettose che salutano sempre gentilmente, però se mi vedevano da solo, lontano dai professori o qualche stupido compagno di classe, cercano in ogni modo il modo di toccarmi, e alcune volte venivano a sbattermi addosso di proposito! Facendomi sentire quei pacchi perennemente in tiro!!!!

Oltre gli sguardi a me rivolti, nel giro di pochissimo tempo, aggiungevano sempre qualche commento volgare! Hanno iniziato con: “Ciao belli capelli! Che belle gambe ” poi… “culo da favola, bocca da pompini, quanto prendi? Ecc..!” Arrivando quindi alla facile conclusione che Zio Franco aveva raccontato tutto ai suoi colleghi… E come una vera (ma ingenua) puttanella, per la prima volta venni anche rimproverata per il mio modo di camminare! “Sempre a sculettare in mezzo ai bidelli! Ma non ti vergogni ?” Mi disse l’anziana Prof di Matematica.

“Non c’è niente da capire! Non lo devi fare più, altrimenti ti gireranno intorno per tutta la vita! Capito?” Dal Io non capivo, limitandomi a dire che non ci vedevo nulla di male.

E’ il mio modo di camminare! Dal mio ingenuo punto di vista, non ancheggiavo! …cioè non lo facevo proprio apposta….

Poi fu la volta del vecchio prof. di Inglese: con la sua espressione arcigna mi fece un sacco di domande sulla mia famiglia, sulle mie abitudini extrascolastiche, su come mi vestivo quando non andavo a scuola, ecc. Facendomi capire che la sessualità fosse un argomento troppo importante, e naturalmente questo all’inizio un po’ mi spaventava. (Anche lui mi guardava sempre in modo strano, ma questa è un’altra storia…)

Ritornando a scuola; (un anonimo lunedì di inizio marzo).

Giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di quel periodo. Volevo essere in qualunque altro posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo. Si scoppiava dal caldo! Ora di matematica! Dio che noia! Sempre le stesse identiche cose, sempre le stesse lagne e prediche della vecchia professoressa che cerca di far capire ad un branco di idioti che: 1 + 1 fa 2 ..? Io invece, com’è mia abitudine, utilizzo questa inutile ora per andare in bagno, dove in genere ho la possibilità di staccare la spina e sgranchirmi un po’ le gambe…Alzai la mano, cercando di avere il mio visino più sofferente possibile, e chiedo alla Prof di poter andare al bagno…Lei! Se pur capendo la sceneggiata, da il via libera per il mio quarto d’ora di libertà! Ripetendomi:“Ragazzino, mi raccomando non stare troppo fuori! Come tuo solito però!”

Mentre sono li a fumarmi la sigaretta dopo nemmeno 5 minuti sentì bussare; Toc, Toc ..e aprì la porta… Pensavo si trattasse di un mio compagno di classe, (anche lui sfuggito a quelle ore di noia mortale).

Ma riconobbi subito quelle mani enormi e callose sulle mie spalle, che mi spinsero indietro con forza… facendomi quasi sedere sulla tazza del cesso!! Tra le novità di quel periodo, c’era la così detta “sveltina” nei bagni di scuola, con zio Franco… “Mah… Cosi si entra ?? Che vuole, ma è impazzito? Se ci vede qualcuno? Se ci sente qualcuno ?? ” Parlando sempre con un filo di voce! Guardandomi con disprezzo rispose; “Tranquillo non esagerare! Ormai lo sanno tutti che sei ricchione!!!” (Gli voglio bene! Però è fatto cosi.

Certe volte dall’eccitazione non sa nemmeno lui quello che dice. ) In quei momenti deliranti… In primis a scuola, avevo solo paura di essere vista dai tanti e anche troppi, ragazzi omofobi che giravano nell’istituto.

(La mia classe ne era piena)

Finita la sigaretta mi feci coraggio! Aprii la bocca e iniziai a ciucciare quel cazzone enorme, in modo veloce. Avevo voluto la bicicletta e ora dovevo pedalare. Certo, il fatto era che la bicicletta in questione era un grosso cazzo da soddisfare in cambio di una misera paghetta, (che non avrebbe mai colmato il vuoto che avevo dentro).

Dopo neanche 2 minuti di gioco, con quella mazza, (sperando invano che sborrasse subito), prendendomi per i capelli mi spinge violentemente faccia al muro! Cominciando a incularmi freneticamente senza pietà, quasi come un a****le! Ormai lo conosco, lo lascio fare. Sperando che finisca il prima possibile. Il mio buchino con un po’ di saliva cominciava ad accoglierlo molto bene, nonostante le grosse dimensioni. Ma all’inizio faceva sempre tanto male… e Lui a dire il vero se ne sempre fregato altamente del mio dolore iniziale, ma in quelle situazioni non lo biasimo troppo.

In bagno, e penso anche nel corridoio… si iniziava a sentire solo i miei gemiti sempre più acuti e il rumore del suo grosso corpo che picchia contro il mio culetto. Ma quella volta! Non contento dei miei mugolii, che assecondavano quelle spinte esagerate, pronta per accogliere la sua sborra ovunque e comunque, mi tolse completamente i pantaloni, e mi annuncia! “Aspetta Bimba, vediamo chi c’è fuori. ”

Chiusa in quel cesso, aspettando che ritornasse al più presto, guardavo tutte quelle scritte oscene sui muri del bagno, e ogni volta che ci entravo per fumare, la voglia di cazzo mi assale, suscitandomi desideri e pensieri indicibili…

Persa tra quelle scritte volgari e ignoranti, un po’ di piscio qua e là, e qualche mozzicone di sigarette dopo qualche minuto, vidi spalancare la porta, all’improvviso! Trovando dall’altra parte; Zio Franco con il resto dei Bidelli!!!
“Stai tranquilla, e fai la brava! Amici sono!!” La mia mente era confusa, in totale imbarazzo! Tranquilla? Amici? Fai la brava? Cosa voleva dire? E cosa volevano fare?
Ammetto che con Tony non mi sarebbe dispiaciuto, ma… Uno che non mi piaceva e mai pensavo ci sarei andata era Stefano, (anche lui bidello, addetto al terzo piano).

Il classico tamarro all’antica di circa 40 anni. Pieno di tatuaggi, anelli, e collane d’oro al collo!!
Inizialmente cercavo di sdrammatizzare presentandomi a loro con un tono di voce da femminuccia. E Tony (il bidello più vecchio del gruppo) con disprezzo spiegava ai colleghi.. “con molto sarcasmo” che faccio la troia solo perché non voglio faticare! “Ma tranquilla qualche giro ce lo facciamo lo stesso!” …rivolgendosi a me!
Che dovevo fa’? Bè…di fronte a quelle parole, non so cosa mi è successo realmente… Ricordo solo che Stefano si piazzò per primo dietro di me cominciando a incularmi lentamente fino a mettermelo tutto nel culo.

(Fortuna che ero già dilatata). Ma nonostante ero in paranoia perché dovevo rientrare in classe, cominciavo a godere, quasi come una pazza…
Devo premettere che pur essendo passivissimo per me la penetrazione anale è sempre dolorosa, soprattutto all’inizio, la causa è dovuta al fatto che il mio ano è stretto e si adatta molto lentamente a chi mi penetra e quella volta, più del solito l’inculata è stata Dolorosissima!!!

Cercai di divincolarmi per riprendermi un attimo, ma la giostra sembrava non si fermasse mai, e quando persero interesse verso il mio culo sfondato, (dopo un intenso quarto dora), si misero in piedi intorno a me, iniziando a sborrarmi in faccia… Tutti Insieme …In modo quasi sincronizzato.

NON avevo Mai provato una cosa così… ho pure due conati come di vomito, per il forte e acido odore di sperma che ho sul viso, nei capelli, ed anche i vestiti!… “E adesso…? Che figura ci faccio in classe?” Ho tutti i capelli fradici di Sborra! Cazzo! E dovevo pure correre immediatamente in classe! (A prescindere dalla sborra che avevo in testa, era passata un abbondante mezzora!!)

In fretta e furia.. iniziai con dei fazzolettini imbevuti, a pulirmi il viso, incazzata per il tempo che mi stava facendo perdere, e malgrado il mio nervosismo, Stefano con un tono malizioso se ne uscì sfottendomi pure; “Puttana, avevamo paura che restavi incinta” La risposta mi offese e mi fece incazzare, anche perché ridevano tutti, e con il mio buchetto che ancora mi bruciava e pulsava, gli dissi che avrebbero potuto venirmi in bocca o nel culo, in mille modi!! Ma non c’era certo bisogno di imbrattarmi i capelli in quel modo.

Quello che hanno fatto, vista la loro età, non me l’aspettavo proprio, e non aveva senso. Comunque ormai quello che era fatto era fatto e non c’era molto da aggiungere..
Dopo quell’orgia ero consapevole di aver firmato con i bidelli l’ennesima condanna per quei 5 anni. Il mio destino da liceale non era più solo quello di studiare, e vedermi ogni tanto con Zio Franco! Ma diventare la puttana della sua comitiva.

(I Bidelli)…

Raku-yaki! – parte 2

“Il match di 3 anni fa a Rimini con quell’agente della Polizia Penitenziaria, deve aver lasciato il segno. Ma sei completamente uscito di senno per fare una cosa del genere?!”
Una lezione che non imparavo mai era che non dovevo mai raccontare a Massimo questo genere di cose.
Il mio amico Massimo era un uomo all’antica per i suoi detrattori; per gli altri, era semplicemente un uomo come non ce ne sono più.

Ormeggiato all’idea di maschio cavaliere senza macchia, fiocinava a punta di biasimo la mia indisciplinata voglia di sesso e goliardia.
“Non credere che certe cazzate incantino le donne: probabilmente penserà che sei il solito macho scemo con la sindrome del pugile suonato. Non facevi prima a parlarci un po’ e a chiederle se era disponibile per un caffè? Hai dimenticato la maturità mentale sul traghetto?”
Il rispetto che avevo per Massimo, persona pragmatica ed istruita, mi fece piegare le gambe: nonostante io serbassi la spregiudicatezza tipica dell’adolescenza, avevo un certo rispetto per la sua vita di padre e marito devoto.

Mio padre se ne andò di casa quando ero bambino, lasciando a mia madre l’ostico compito di crescermi e di escogitare una buona scusa per giustificare il fatto che “papi” se ne evase dal suo ruolo perché incapace di sopportare la torchiatura d’avere una famiglia.
In Massimo vedevo il padre che non ho mai avuto e il suo rimproverarmi infantilismo mi faceva male. Malauguratamente non sapeva che anche Laura, la mia ex, mi lasciò per lo stesso motivo.

Laura era come uno di quegli avversari che nonostante ti sforzi di frantumare a pugni e calci contraendo ogni fibra muscolare che possiedi, non accennano cedimento e ti vengono sempre sotto. La sua loquela era l’arma più arrotata che possedeva, presumibilmente complice il suo essere avvocata. Dialetticamente crudele e sarcasticamente pericolosissima, trovava sempre legittime argomentazioni per disfare le mie difese e conseguentemente, maciullare il mio ego.
Sessualmente parlando come per alcune persone autoritarie, gradiva che la prendessi con forza e che la dominassi.

Non era abituata ad essere contraddetta o subordinata a qualcuno nella sua vita, per cui probabilmente ricercava in quello una sorta di equilibrio.
Amava che le congiungessi i seni con forza, che durante una pecorina le schiaffeggiassi le natiche sino a segnarla; amava che la penetrassi intensamente stringendole una mano sulla gola e che pian piano, le facessi scivolare tutte le dita in bocca fino a provocarle qualche conato.
Fu l’unica donna con cui ebbi una relazione a gradire il sesso anale, facendosi mettere anche in posizioni malagevoli e contorsive in cui la penetrazione era molto profonda e ai limiti del dolore.

Potevo penetrarla anche per lunghi periodi di tempo e sembrava volerne sempre di più. Pareva aver capito che spesso a qualche ora dall’allenamento, i miei livelli ormonali fossero particolarmente bendisposti ad una scopata irruenta; ben consapevole che tailleur e tacchi alti mi rendevano particolarmente libidinoso, mi aspettava a casa con lo stesso vestito indossato al lavoro.
Talvolta trattenere gli orgasmi con lei era piuttosto difficile: aveva una certa telepatia sessuale che creava un’ intesa tra di noi rasentante la perfezione.

Sono fermamente convinto che conoscesse il mio corpo meglio di come lo conosco io.
Mi chiedo se quella e s c o rt che invitò a testimoniare per un caso di giovani squillo, non le avesse insegnato qualcosa, perché oggi a ripensare al suo mascara colato e al suo viso imbrattato di orgasmo dopo essersi ingoiata il mio cazzo fino alla base , torno eccitato; peccato che la nostalgia del suo stringermi stretto alla fine delle asperità, innamorato di una creatura risoluta quanto dolce, disperdeva tutto rendendo la malinconia particolarmente mordace.

Terminato di parlare con Massimo, mi organizzai per una capatina in spiaggia tanto per distendere i nervi, quando nel raggiungere l’auto vengo sorpreso da un “buongiorno!” e da un sorriso inaspettato. La bella ceramista mi incrocia per la strada ed io, tachicardico e arrossito, le faccio un cenno con la testa sorridendo d’imbarazzo.
Con indosso un vestitino estivo a fiori a fasciare un seno generosissimo, sandali infradito neri con anellini e cavigliera ad abbellirle dei piedi magnifici, mi irradia con un insperato sorriso luminoso che avrebbe sciolto un ghiacciaio.

“Allora, quando viene a trovarmi in negozio?” chiede, lasciandomi spiazzato; penso che a meno che non abbia modellato e cotto qualcosa con cui percuotermi, poteva rivelarsi una buona occasione per conoscerla meglio.
“Le va bene verso le cinque?”
“Facciamo verso orario di chiusura che se lo gradisce le mostro anche il laboratorio a patto che mi dia del tu. Sara!” dice porgendomi la mano.
“Sandro” rispondo io.
“Quindi, a stasera?”
Annuisco deglutendo con forza saliva al pensiero che la cosa potesse avere audaci sviluppi.

(continua).

UN INVITO A CENA- IL VENERDÌ

Sconvolto e impaurito, mi do per malato e rimango a casa tutto il mercoledì pomeriggio e il giovedì. Dico al lavoro che ho preso un virus intestinale, e mi rinchiudo in casa. Metto la macchina in garage e chiudo tutte le finestre. Rimango al buio, neanche accendo la TV. Mi butto a letto e dormo per 24 ore. Mi sveglio che è giovedì quasi a mezzogiorno. Penso che forse è stato tutto un brutto incubo, un orribile sogno.

Ma presto mi rendo conto che quello che è successo è tutto reale. Allora la mia testa inizia a pensare, a rivivere ogni momento, a ripetere ogni singola parola, frase.
Rimango così per ore, finché una voce dentro di me mi riporta nel presente e mi rimprovera
“. Guerrino, che ti sta succedendo?? Cosa stai facendo? Cosa ti mette così in crisi? Tu che sei sempre stato forte e coraggioso, che ne hai passate di tutti i colori e te la sei sempre cavata? Reagisci Guerrino!!! Tira fuori le palle , le tue grosse palle da uomo e trova una soluzione!!”.

È vero, la mia coscienza che mi sta parlando , il mio cuore, la mia ragione o chi che sia dice la verità. Troppe ne ho passate nella mia vita, anche di più brutte , molto brutte, e ho sempre vinto. A 44 anni forse sono stanco di trovarmi implicato in situazioni di merda, ma non posso dargliela vinta!! Non dopo quello che mi ha fatto. Questo non è un gioco, uno dei tanti dove ci si stuzzica, ci si diverte a eccitarsi, si flerta pesantemente, si usa ogni tattica per conquistare l’altro.

Perché nel sesso come in guerra ogni arma è lecita, l’ho sempre pensata così. Ma in questo caso il nemico gioca sporco!!! E ha bisogno di uno che gioca più sporco di lui. E io so come si gioca sporco. Eccome se lo so. Ora tocca a me rispondere alla sua offensiva. Il giovedì sera chiamo un mio padre e gli racconto tutto. Lui all’inizio ride, ma quando gli racconto della storia del caffè pieno di sborra e che ero io quella troia che l’ha bevuto rimane shockato e le risate si fanno più amare.

E dalla risata passa alla rabbia e all’incazzamento. Resta solo un po’ stranito dalla mia reazione, lui che conoscendomi molto bene si aspettava un po’ più di coraggio da parte mia. Allora capisce che tutta sta storia mi ha preso molto male , e come abbiamo già fatto in passato, quando uno dei due era nei casini, escogitiamo un piano.
Alle due e mezza della notte mando un mess a Ioan :
” Scusami se sono sparito per due giorni ma avevo bisogno di pensare, e ho capito che hai ragione tu, sono una troia, e per me sarebbe un onore diventare la tua troia !!! Ma è meglio se ne parliamo domani mattina al lavoro.

Ti aspetto alle 10 nel magazzino 3. Baci”
Venerdì mattina. Mi alzo, mi vesto , vado al lavoro con la mia macchina. Mio padre , prima che arrivassi in ufficio, manda Ioan a fare due consegne, in modo che non mi veda prima delle dieci. Dico a mia sorella che deve dire a tutti che io non sono al lavoro. Soprattutto a Ioan. Lei senza fare domande mi dice ok. Io prendo la mia borsa, e senza farmi vedere da nessuno corro al magazzino 3.

Mi raggiunge mio padre. Mi aiuta a sistemarmi come avevamo deciso e chiude il portone e se ne va. Rimango al buio e aspetto. Ioan rientra dal giro di consegne. Mia sorella mi racconterà poi che entra in ufficio e chiedendo di me. Lei gli risponde che sto ancora male e che anche oggi non sarei venuto al lavoro. Lui fa una faccia sbalordita
” Sei sicura che oggi Guerrino non c’è??” Chiede lui.

” Certo, perché ti dovrei mentire ? Se vai in parcheggio vedi che la sua macchina non c’è. Ma perché che cosa vuoi da mio fratello?”” Dice lei.
” No, niente, niente, ero solo sicuro che…. fa lo stesso, nessun problema!” Ed esce un po’ deluso e confuso. Mia sorella lo vede andare nel parcheggio delle macchine a controllare se ci fosse anche la mia. La vede. Ci guarda dentro. E proprio in quel momento gli arriva un mess sul cellulare
” Sono la tua troia, ti aspetto al magazzino 3.

Sbrigati che sono tutta un fuoco. !!”
Lui torna in ufficio e chiede a mia sorella se era sicura che io non ci fossi, e lei risponde di sì al centoxcento.
” Vabbè, ehm…senti io devo andare un attimo a casa, questione di mezz’ora. Poi torno ok?” Dice alla mia sister. Ed esce. Facendo il giro per il retro dello stabilimento, senza farsi notare, arriva davanti al portone del magazzino 3 e lo trova chiuso a chiave.

Incatenato. Allora fa il giro sul retro dove c’è una porta , una seconda entrata che di solito è sempre chiusa. Prende in mano l’enorme mazzo di chiavi che aprono ogni serratura , ogni lucchetto, ogni mezzo di tutto lo stabile e trovata quella giusta ,la apre. Entra, richiude la porta e nel buio quasi totale urla
” Guerrino? Sei qua? Sono Ioan!!!”
” Certo che sono qua !!! Ti aspettavo!!! Vieni da me!!!” Gli rispondo io con voce più dolce.

Lui avanza verso la mia voce.
” Dove sei troia che non ti vedo??? ” chiede lui.
” Sono dietro la fila di pallets, nuda come una puttana che ti aspetto !!” Gli spiego. E lui fa il giro del mucchio ammassato uno sopra l’altro dei pallets di legno e mi vede, illuminato da un po’ di luce che arriva da una finestra in alto, e si blocca. Sono in piedi, completamente nudo, di schiena, braccia sopra la testa con le mani ammanettate a un pallet, gambe divaricate con le caviglie anch’esse ammanettate al pallet più basso.

” Cosa ci fai messo così ?? ” chiede lui
” Ti aspettavo!!! Volevi una dimostrazione della mia devozione a te, eccola!! Sono così da ore, da stamattina, legata come una troia per te, per il mio maschio!!! Aspettando solo che arrivassi e mi scopassi!!!” Gli dico con voce bassa, sottomessa.
” E hai fatto tutta da sola, ti sei spogliata , legata, tutto questo per me? Che gran troia che sei!!! ” e inizia a spogliarsi , completamente nudo.

Ha già il cazzo di marmo. Mi abbraccia da dietro , sento il suo sudore caldo addosso ovunque. Si struscia , mi prende i capezzoli con le dita e me li strizza forte. Sente che io godo!!! Mi morde il collo, si avvicina al mio orecchio e mi sussurra
” Chi è la mia troia????” Questa volta non ho dubbi, e convinto rispondo ” Io sono la tua troia!!!” E ansimo.
” Allora se sei la mia troia lo vuoi nel culo , vero???” Mi chiede ficcandomi due dita su per il buco.

” Si mio maschio, mio padrone, voglio il tuo enorme cazzo tutto dentro di me!!!” E lui senza farselo ripetere due volte si sputa sulla cappella, la punta contro il mio buco e spinge forte il suo grosso arnese in fondo al mio culo.
” Ti piace troia? Lo senti il mio cazzo tutto dentro? Rispondimi troia mia” mi chiede Ioan iniziando a pompare sempre piu violentemente.
” si lo sento!!”
” Dillo più forte Troia!!”
” Si lo sento!!!” Alzando la voce.

Mentre lui mi sbatte come un toro.
” Più forte “”
” Si lo sento!!”
“. Ti ho detto più forte”. E con tutta la voce che ho in gola urlo ” siiiii!!! Lo sento papà’!!!!!!” E a quel punto si spalanca il portone del magazzino ed entrano mio padre con due poliziotti, suoi amici.
” Papà, papà!!! Aiuto!!! ” grido mentre Ioan è ancora dentro di me!!!!
” Che cazzo sta succedendo qua???” Esclama mio padre mentre i due poliziotti, ( grazie Stefano e Paolo!!!) afferrano per le braccia Ioan e lo immobilizzano.

” Papà, meno male che mi avete trovato, sono due giorni che quel bastardo mi tiene qua rinchiuso!!! ” dico piangendo.
” Ma cosa dici??? È una bugia!! Ti ho trovato già così , neanche mezz’ora fa!!!” Si difende Ioan
” Zitto lei!! E come avrebbe fatto ad ammanettarsi da solo?? Me lo spieghi!!!” Gli urla nell’orecchio uno dei due poliziotti.
” Lui, lui mi ha ammanettato qua!!! ” grido io.

” Dove sono le chiavi bastardo!!” Gli chiede mio padre
” Io non ce l’ho!!! Vi ho detto che l’ho trovato già così!” Si difende sempre più disperato il rumeno
” Guarda sul mazzo di chiavi, le tiene la in mezzo a tutte le altre!!” Esclamo io. E mio padre prende dai pantaloni a terra di Ioan l’enorme mazzo di chiavi e lo passa a uno dei due poliziotti. E guarda caso, in mezzo a tutte quelle chiavi, trova quelle delle manette.

Mio padre con estrema furbizia , la mattina prima che arrivasse Ioan al lavoro, aveva inserito una copia delle chiavi sul grande mazzo che Ioan lascia sempre appeso in spogliatoio. Il poliziotto mi libera , finalmente.
” Come ti spieghi che le chiavi erano nel tuo mazzo????” Gli chiede mio padre.
” Non lo so, davvero…. non lo so, ” risponde Ioan rendendosi conto di essere stato fregato.
” Signor B.

che facciamo? Dica lei. Qua il reato è grave, sequestro di persona, violenza, stupro, sono anni di galera!!!” Dice uno dei poliziotti.
” Potete pure andare, faccio io 4 chiacchiere con sta persona e poi vi faccio sapere. ” così mio padre congeda i due poliziotti, che escono , lasciandoci tutti e tre soli.
” Cosa dici Guerrino, come ci dobbiamo comportare adesso con Ioan?” Mi chiede mio babbo. Guardo Ioan e sembra un cane bastonato.

Ha capito che lo abbiamo fregato, e che se vogliamo rischia grosso.
” Senti papà, io credo che abbia imparato la lezione. Lo vuoi denunciare? Denuncialo. Lo vuoi solo licenziare? Licenzialo. Però che spreco sarebbe. Un così bell’uomo, maschio, bravissimo a scopare. Non si trova tutti i giorni. ” dico guardando la faccia ormai rassegnata di Ioan.
” E quindi che vuoi che faccia? Decidi tu. Lo sai che per me conta più di tutto la tua felicità!!” Mi rincuora mio padre accarezzandomi il culo.

” Facciamo così!!!! Lui continua a lavorare qua, come non fosse successo nulla. Ma ogni tanto, quando ho voglia, me lo porto a casa per farmi scopare!!! Durante l’orario di lavoro ovviamente, come facesse parte delle sue mansioni. E se non viene è come facesse un assenza ingiustificata, quindi ore non pagate. Che ne pensi?” Chiedo a mio papà.
” Per me va bene piccolo mio. E per te Ioan va bene???” Gli chiede
” Certo, per me va benissimo.

Anzi vi ringrazio per non licenziarmi” risponde il rumeno ancora tutto nudo.
” Non devi ringraziare me, ma Guerrino. Su forza, ora vi lascio. Rivestitevi e tornate al lavoro!!” E con una pacca nel culo esce dal magazzino.
” Grazie Guerrino, e scusa per tutto quello che ti ho detto o fatto” mi dice Ioan abbracciandomi.
” Prima di vestirci, finiamo quello che stavamo facendo ok? D’altronde siamo in orario di lavoro giusto?” E dicendo questo mi abbasso e prendo in bocca il cazzo del mio dipendente e lo spompino.

Lo faccio godere, ingoio tutto, mi alzo e gli dico” Ora chi è la puttana di chi???”. Non risponde. Si tocca il petto con la mano. Molto meglio di qualsiasi parola. FINE.

Tecnica per esibizionista in Bed & Breakfast

Dopo un po’ di esperienza eccovi servita una lezione per chi vuole iniziare ad esibirsi.

All’esibizionismo ci sono arrivato casualmente, come mia moglie (potete leggere il suo resoconto nella storia del Circolo Culturale). Ad un certo punto ho iniziato a pianificare come potermi esibire.

Non mi piace esibirmi all’aperto, preferisco esibizionirmi a sconosciuti senza destare clamore e senza sconvolgere troppe persone. Così l’occasione ideale si è proposta quando per lavoro ho iniziato a frequentare Verona e dovevo starci anche a dormire.

Verona è una città stupenda ma i bed & breakfast sono molto cari, soprattutto se c’è qualche evento o concerto importante in Arena. Fatto sta che ho potuto girare ogni sorta di posto, dalla topaia a quello elegante. Questi luoghi sono stati una palestra per il mio esibizionismo, ed ora desidero condivere con voi la prima di queste avventure.

Sono finito in un B&B becero, un po’ disordinato, in un edificio vecchio poco fuori dal centro.

Mi pare si chiamasse “Easy sleep”. La cosa buona dei posti vecchi è che le serrature hanno tutte il foro della serratura da cui spiare; un’altra cosa buona è che il bagno è in comune, eh eh…

Così quella volta sperimentai con successo la mia tecnica. Io ho sempre pianificato di mostrarmi nudo facendo finta che “per sbaglio” avessi lasciato la porta della camera o del bagno aperta, o non chiusa a chiave.

Quella sera come ospiti c’eravamo io, una ragazza di colore molto in carne, e una giovane sui 30 anni bionda dall’accento dell’est europa. Quindi, se mi fossi esibito avrei avuto solo pubblico femminile: dunque ok, si può procedere; poi mi sono rilassato un po’ e ho iniziato a gustare un po’ di immagini su questo sito affinché il mio uccello si presentasse bello sull’attenti. Dopodiché ho aspettato che fosse l’orario da dopocena, presumendo che di sera qualcuno dovesse andare in bagno per lavarsi i denti o per una doccia, quindi mi appostai in bagno senza chiudere la porta e continuando a menarmi l’uccello per tenerlo in erezione.

Cercai una posizione che potesse farmi apparire come se fossi tranquillo in bagno ma facendomi i fatti miei, ma che mi permettesse di vedere la reazione di chi sarebbe entrato. Così scelsi di stare di fronte al lavandino, accanto alla porta. Mi resi conto di un problema: con il corridoio buio le altre ospiti avrebbero notato la luce proveniente dalla serratura, così con un po’ di carta igienica lo tappai.

Aspettai, quanto aspettai…? Più di un’ora, dalle 21 alle 22.

15. Stavo lì, nudo, menandomi l’uccello in continua concentrazione per percepire l’arrivo di qualcuno. E fantasticavo sulle reazioni di chi mi avrebbe visto. Sarei stato estasiato se una ospite dopo avermi visto avesse accennato ad un sorriso compiaciuto; oppure immaginavo che dopo aver apprezzato il mio pene un’ospite entrasse in bagno e si denudasse per ricambiare il favore… see… figurati.
Finalmente verso le dieci rientra qualcuno. Il cuore inizia a sobbalzare, il respiro si spezza, gelo, ho mille pensieri dal “che cazzo sto facendo” al “dai, non mollare, è da tanto che fantastichi su questo”.

Però nessuno entra in bagno. Ma io attendo, sempre più teso, quasi agitato, e dopo essere rimasto fermo con l’uccello in mano inizio a smazzarmelo nervosamente sù e giù, velocemente.

Ad un certo punto, un altro rumore: qualcuno sta uscendo dalla camera.

forse verrà in bagno.

tremo.

smetto di masturbarmi e mi preparo ad esibire il mio corpo.

sono un misto di paura ed eccitazione.

“che cazzo sto facendo” penso

“ormai sei qua, abbi coraggio” mi rispondo.

Ed ecco la porta si apre.
E’ l’ospite di colore grassoccia.
Appena apre la porta guarda dentro: i suoi occhi mi sono addosso.
Lei si spaventa, ha un tremito, blatera qualcosa dando un piccolo urlo.
Con vergogna abbassa lo sguardo, ma cercando la maniglia per richiudere la porta, rialza gli occhi, mentre è un po’ china, e cerca un’ultima volta la vista del mio uccello.

E se ne va…

Che emozione. Davvero che emozione, anzi: che misto di emozioni: soddisfazione, vergogna, orgoglio, eccitazione: tutto assieme.

Poi mi son rivestito e son tornato in camera.
Questa tecnica in futuro mi ha permesso ad ottenere varie reazioni diverse da parte di varie persone. Magari ve li racconto più avanti.

Io e mia moglie saremmo lieti di leggere le vostre tecniche per esibirvi.

Spero commenterete qua sotto, e spero qualcuno di voi mi racconterà se ha provato ad usare questa tecnica.
Ciao a tuttti.

le tettone di Nadia

Conosco N da quando avevo 16 anni, tra di noi già all’epoca nacque una grande intesa e simpatia, ma non dal punto di vista sessuale.
Infatti N era una ragazza molto timida e totalmente lontana dalle Maiale assatanate di sesso che noi machietti cerchiamo a quall’età.
Tuttavia devo dire che la ragazza era fatta proprio bene. Una bellissima bocca carnosa e rossa, un seno 5°misura che stava su da solo
ed ancora oggi mi chiedo come sia possibile, un fisico benfatto formosa ma mai grassa e un bel culo a mandolino.

Purtroppo tanta abbondanza non era da lei sfruttata anzi. mai N si vestiva provocante e mai metteva in rislato le sue grazie;
per questo diventammo amici senza che mai ci provassi.
A 15 anni di distanza, ci siamo visti un paio di vole in tutto, le comunico la mia intenzione di sposarmi. Ci incontriamo e le dò l’invito,
la trovo sempre bella e sempre opulenta.
Mentre la guardo e parliamo, mi scappa spesso lo sguardo sul suo decoltè messo ben in mostra da una scollatura generosa, e contraria alla sua
natura di donna pudica.

Lei mi sorride e mi dice:
Guardami in faccia quando parliamo!
IO: Scusa non Volevo è che mi scappa lo sguardo non ricordavo che fossero così grosse!
N: Come ti sei dimenticato 15 anni fa quando mi hai vista in ragiseno nella camera d’albergo alla gita della scuola?
Un lampo mi passò sulla fronte, non ricordavo affatto quell’episodio, ma tutto mi tornò in mente.
N: quella notte dormimmo insieme ed ancora mi chiedo come mai non provasti nemmeno a toccarmi?
IO: Mi sento un coglione! Non so risponderti!
N: Lo sai che quando mi hai comunicato che ti sposavi, la notte stessa ho sognato che ci provavi con me?
IO: Davvero! E cosa succedeva? Mi beccavo un ceffone?
N: No il bello è che io ci stavo!
A questa risposta un impulso investe il mio cazzo, che inizia ad irrigidirsi, così diventai più audace.

IO: Ma come io ti ho sempre considerata una Puritana!
N: Ero stupida ed ho capito cosa mi sono persa in tutto quel tempo che cercavo l’amore vero. Oggi cerco solo divertimento e buon sesso.
IO: Caspita, ma da quando tempo non ci si vede da secoli?
N: Cosa c’è sei intimorito?
IO: Ma che dici, intimorito da te? Sei tu che dovresti temermi visto che sei in auto con un lupo!
E poi io non sono un qualsiasi altro uomo, so resistere a qualsiasi provocazione.

N: non per vantarmi ma credo proprio che se io volessi tu cadresti ai miei piedi.
IO: Ti sfido ufficialmente fammi vedere se sei capace!
Lei allora senza proferir parola e passandosi la lingua carnosa
sulle rosse labbra lentamente e con maestria fa
uscire la tetta destra dalla scollatura.
La visione mi fa seccare la gola e la pressione mi sale al cervello, ma dovevo e volevo resistere in fodo dovevo sposarmi.

La sua tettona era meravigliosa, una palla di carne con una aureola rosa, grande il doppio di una moneta da 2€ ed un capezzolo turgidissimo,
tanto che avrei potuto attaccarci un quadro.
Ero inebedito.
N: Cosa c’è non vuoi un po’ di lattuccio, piccolo porcellino?
Cazzo avevo davanti a me una vera maiala vogliosa di scopare, ciò che avevo sempre desiderato nella vita si realizzava!
Avendomi visto indeciso fece lei la prima mossa.

Mi spinse la testa verso le due tettone ed iniziò a strofinarmele in faccia.
Il cazzo oramai mi stava scoppiando nella patta.
N: vediamo quanto ce l’hai grosso?
Così dicendo in un lampo mi sbottonò e mi afferrò la mazza che svettava nelle sue mani.
Oramai ero nelle sue mani, così le afferrai con forza la testa e la spinsi verso il mio cazzone.
Lei subito lo fece sparire nella sua bocca.

Era così brava da far sembrare che io non avessi mai ricevuto un pompino nella mia vita.
La sua lingua roteava intorno alla mia cappella, poi si staccava dal mio cazzo pur accompagnando il pompino con una spettacolare leccata.
La sensazione era unica. Sapientemente scendeva con la lingua fino alle palle per poi risalire fino alla cappella ed ingoiare interamente i miei 18 cm.
Dopo quel lavoro da professionista, la mia eccitazione era al massimo e l’adrenalina mi invadeva il cervello oramai volevo solo possedere quella maialona che stava spompinandomi con tanta foia.

Abbandonata ogni riserva, afferrai il mio cazzo glielo tolsi dalle labbra carnose e lo appoggiai alle sue enormi tettone.
IO: Fammi una spagnola vediamo se sei altrettanto brava!
N: E’ la mia specialità non sai quanti uomini mi hanno innaffiato le gemelle! Ora te lo stritolo!
E così dicendo serrò le sue tette intorno al mio uccello ed io lo vidi sparire in quel bellissimo ammasso di carne.
Le sue tette erano durissime e mi stritolavano il cazzo, lei poi si aiutava strizzandole all’inverosimile.

Iniziavo ad essere affannato. Allora lei si fermò.
N: Ehi mica vorrai già venire? Dobbiamo ancora giocare mio bel porcellone.
IO: Cazzo sei bravissima ma da quanto hai imparato a fare queste porcate?
N: Da quando ho scoperto il piacere di far godere gli uomini!
Così dicendo si fiondò sul mio cazzo e lo succhiò così forte da farmi perdere l’equilibrio, fu una sensazione bellissima mista a un po’ di dolore.

Io: Fai piano mica è di ferro il mio uccello?
N: Di ferro no! Però è un bel palo!
La guardai mentre diceva quelle parole, e la sua faccia da troia, le sue labbra carnose e rosse, il suo sguardo voglioso fecero shittare in me un impulso irrefrenabile.
Mi avvicina al suo orecchio e le dissi: Togliti la gonna e gli slip voglio leccarti la fica!
N: Basta che mi alzi la gonna, perchè sono senza mutande quindi puoi leccarmi benissimo!
La scaraventai sul sedile, aprii la portiera dell’auto, la tirai verso l’esterno per le gambe e le aprii con forza.

La sua figa era stupenda, sembrava un’ostrica chiusa ed affusolata.
Immersi il mio viso nella sua fessura, lei emise un gemito quando la mia lingua la penetrò.
Era un lago, bagnatissima e capiente.
La leccavo come un forsennato, lei mi gridava di leccare più forte e di farla godere.
Allora iniziai a lapparla intensamente e contemporanemente le spingevo tre dita nella figona, che entravano senza troppi problemi.
Io: ce l’hai proprio larga ma quanti cazzi ti sei fatta in questi anni?
N: Tanti anche e soprattutto di colore!
Io: Cazzo che troia che sei! e continuai a leccarla fino a sentirla urlare di piacere per un orgasmo mostruoso che le provocai.

Ripresasi dall’orgasmo, mi afferrò l’uccello e mi disse.
N: Sono una gran troia e mi piace, mi piace essere vacca e voglio provar sempre nuove sensazioni. Oggi voglio il tuo cazzo.
Io: E’ arrivato il momento che un gran porco dia una bella lezione ad una gran scrofa come te!
N: Si dammelo tutto! Fai vedere a questa maiala come tratti una troia!
Le spalancai le gambe, le alzai verso il tettuccio dell’auto, e si vedeva la sua figona grondande di umori, che erano arrivati
al sul bel buchetto che mi sembrava non tanto utilizzato.

Le appoggiai il cazzo alla fica e lo strofinavo in modo che gli umori uterini venissero portati verso il buchetto.
N: Ahh! Ma che fai dai scopami nella fica!
IO: No cara decido io quando e dove scoparti!
N: No per favore non metterlo nel culo sono vergine ed ho paura di farmi male!
IO: Come una cagna come te non l’ha mai preso in culo?
N: No, ho paura che mi faccia male, ti prego scopami nella figa!
Mentre lei finiva di proferire quella preghiera, il mio cazzo stava già entrando di forza nel suo culo.

Era veramente stretto ed era veramente vergine.
Per un attimo le mancò il respiro,poi cercò di divincolarsi, ma oramai il cazzo stava entrando grazie anche alla lubrificazione
degli umori vaginali.
N: Mi fai male!
IO: non preoccuparti ti abituerai!
Le iniziai a massaggiare a figona fradicia, le misi prima due poi 4 dita dentro per alleviarle il dolore.
Nel frattempo spingevo il mio cazzo sempre più infondo nel suo culo, ma non riuscivo più ad avanzare.

Così mi dedicai al fisting oramai le mie 4 dita erano tutte dentro e lei ansimava e gemeva.
Quindi diedi un colpo secco al suo culo ed il mio cazzo entrò completamente.
INIZIAI A STANTUFFARALA senza ascoltare i suoi lamenti pensando solo a me.
N: basta mi brucia, esci.
Io: Zitta troia comando io, ti svango tutto il culo ti sfondo!
N: Mhh! Ahhh! Siiii!
IO: allora ti piace PORCONA?
N: Sii! Ancora! Ancora SBATTIMI!
A quelle parole, tutte le inibizioni sparirono.

spingevo come un forsennato come se volessi dal culo farlo arrivare in bocca.
La sua faccia era goduriosa, si leccava le labbra e si masturbava la ficona. Mi guardava e mi diceva: Sono una gran porca vero?
IO: Non ho mai incontrato una troia come te! Sei proprio una gran TROIONA!
Mentre la inculavo lei era difronte a me a cosce spalancate e vedevo le sue tettone che sballonzolavano ad ogni mio colpo e
questo mi faceva arrapare ancora di più.

Oramai ero al limite e stavo per venire, lei se ne accorse e disse:
N: Voglio che mi vieni in faccia! Dai inginocchiati sul sedile posteriore ed inizia a menartelo così mi fai una maschera di bellezza!
Come un automa obbedii,anche se non capivo perchè dovessi andare sul sedile posteriore visto che ero fuori dall’auto mentre la inculavo.
Iniziai a menarlo con foga, lei me lo leccava ed ansimava.
Le sborrai 7 fiotti di sperma in viso, tutto, i suoi occhi, la sua bocca ed i suoi capelli erano coperti di banco sperma.

Mentre il mio sperma le scendeva sul viso, lei con la lingua cercava di prederne per assaggiarlo.
Il mio cazzo si era completamente scaricato ed aveva perso di rigidità
Improvvisamente sentii N. Ansimare e la vedevo muoversi ritmicamente come se stesse cavalcando un cazzo.
Non riuscivo a vedere perchè era buio e l’abitacolo dell’auto non era illuminato, quindi guardai attentamente
e mi accorsi che quella gran troia mi aveva fatto salire sul sedile posteriore, perchè così lei potesse impalarsi sul freno a mano.

Aveva la leva del freno a mano tutta nella fica.
A quella visione il mio cazzo in un attimo riprese vigore.
N: Però niente male! Sei di nuovo in tiro. Dai mettimelo in bocca così mi immagino che siete in due a scoparmi!
La sua faccia da troia ancora grondande di sperma, la leva del cambio che continuava a penetrarla ed il mio cazzo nella sua bocca
non ho resistito e le venni in bocca in poche pompate.

Da quella sera ci furono altri incontri in cui tutti miei più incoffessati desideri divennerò realtà.

I MIEI NIPOTI- prima parte.

Ecco un altra storia che vi giuro ha sconvolto anche me , ma è autentica al centoxcento. Ho un fratello e una sorella più giovani di me, entrambi convivono coi rispettivi compagni, ma non sono sposati e non hanno figli. Quindi io all’età di 44 anni non sono ancora zia!!! Però sono sempre stato molto legato ad una mia cugina di primo grado,questo fin da piccoli. Un altra sorella. È stata la prima con cui ho fatto outing , l’unica con la quale ho sempre parlato liberamente di tutto.

Io a lei, lei a me. Sono stato il suo testimone di nozze, e quando ha partorito i suoi due splendidi figli, ho fatto da madrina a entrambi. A tutti gli effetti i figli di mia cugina sono i miei nipoti, e per loro sono lo zio gay!!! Il maschio si chiama Jacopo, è il maggiore dei due, la femmina ,di due anni più giovane ,si chiama Maddalena. Sono stato il loro babysitter da sempre, ogni volta che potevano facevano i capricci per venire a trovare lo zio Guerrino.

Non ricordo il momento in cui hanno scoperto che ero gay, forse ci sono arrivati in maniera naturale, senza fare proclami. Certo a volte mi hanno fatto domande che mi hanno messo in difficoltà e in imbarazzo, ma alla fine ho capito che ero io l’unico a farsi dei problemi. Jacopo è stato il primo a parlarmi di sesso e della sua prima volta con una ragazza. Aveva quattordici anni, gli occhi che brillavano!!! La Maddy invece è sempre stata un po’ più timida, e anche se mi ha confessato di aver fatto sesso , non mi ha mai detto ne’ quando ne’ con chi.

Oggi sono due studenti modello ,esempio di educazione ,intelligenza , integrità, maturità , serietà. Jacopo è al secondo anno di università, Maddalena all’ultimo anno di liceo. Non bevono, non fumano, non frequentano locali trasgressivi. Pochi amici, tutti e due casa e studio. Chi non vorrebbe due figli così??? Beh, io no!!! E se continuerete a leggere il seguito capirete il perché. La settimana della Befana, parlo di quella appena passata, mia cugina e il marito decidono di fare una sciata in montagna.

I ragazzi erano a casa per le vacanze natalizie, ed erano soli. Vivono in una grande villa abbastanza isolata, in mezzo al verde. A Natale per motivi vari non sono riuscito a vederli. Quindi sapendo che li avrei trovati a casa a studiare, decido, la sera prima del sei Gennaio ,di far loro una sorpresa. Mi vesto da zia befana e senza avvisarli mi presento a casa loro. Le luci sono accese, anche il camino, sono sicuramente in casa ma non li vedo.

Giro per tutte le stanze ma nulla. Finché dalla mansarda, l’unico posto che non avevo ancora controllato, sento la voce di Jacopo. Stava parlando , quasi urlando , ma non capisco una parola. All’improvviso sento il suono di una sberla accompagnato da un urlo femminile. È sicuramente Maddy!!! Per accedere alla mansarda si sale per una scala a chiocciola. Mi precipito su, la porta è socchiusa. Non entro subito, magari mi sbaglio e Jacopo è con la sua ragazza.

Rimango ad ascoltare e sento con chiarezza mio nipote gridare icon tono autoritario ” dopo tutti questi anni che sei la mia troia, puttana, non hai ancora imparato come succhiare il cazzo a tuo fratello!!!”. E di nuovo una sberla e il pianto di una ragazza. Rimango atterrito!!! Ha detto a tuo fratello, ho sentito bene. La ragazza è la mia Maddy!!! E sta piangendo. Con tutto il mio coraggio spalanco la porta ed entro.

La scena è allucinante!!! Maddy è legata ad una sedia ,nuda a gambe divaricate. Lui in piedi nudo, con anfibi e passamontagna nero. Rimango pietrificato. Talmente sconvolto da dimenticare che isono travestito da vecchia , con tanto di maschera da befana. Mi guardano di shitto e urlano !!! Urlo anche io!!!! Lui si lancia verso di me sbraitando chi cazzo fossi, di certo con cattive intenzioni, Io mi tolgo la maschera e urlo ” fermo Jacopo!! Sono lo zio Guerrino!!!”.

E si blocca. Maddalena vedendo che ero io impreca” ma cosa ci fai qua zio??”. ” Fortuna che sono arrivato bambina mia, giusto in tempo per salvarti!!!” Rispondo con voce rotta. Loro due si guardano un attimo e poi scoppiano a ridere. Ma a ridere di gusto. Mi sento male, le gambe mi abbandonano e cado a terra. ” Jacopo, muoviti, slegami che lo zio sta male!!! Calmati zio, adesso arrivo io!!”. Jacopo slega la sorella che corre subito in mio soccorso.

” Zio, stai male? Ti sei spaventato?? Forza Jacopo prendi un bicchiere d’acqua per lo zio!!! Muoviti!!”. Jacopo ,completamente rintontito , corre a prendere l’acqua. Maddy è seduta con me a terra, mi abbraccia e mi accarezza. ” Che cosa state facendo bambina mia?perche’ sei nuda e perché piangevi? Perché Jacopo ti picchiava? Dimmi, abusa di te? Ti obbliga a fare cose che non vuoi?”. La fisso negli occhi, i suoi bellissimi occhi verdi, e cerco invano quel l’innocenza che ha da sempre caratterizzato il suo sguardo.

Ma non la trovo. Non sto guardando la mia Maddy, non è lei!!! È lia personificazione della Maddalena. Di una donna impura. Per la prima volta vedo la vera Maddy. Torna Jacopo col bicchiere d’acqua, me lo passa e lo bevo. Lo osservo, nudo, è un uomo , bello, muscoloso, adulto. E molto dotato. Per la prima volta mi rendo conto che non è più un bambino. I miei nipoti sono due pervertiti!!!!! Finita l’acqua mi alzo in piedi.

” Fatemi togliere tutti sti stracci che sono tutto sudato!!!” E si mettono a ridere. ” Ah ridete? Per poco vostra zia non fa un infarto e voi la prendete per il culo!!! Grazie!!!” Borbotto spogliandomi, rimanendo in mutande e maglietta. ” Certo che come befana eri più bella!!! ” dice Jacopo. ” Continuate pure a ridere di me. Sfogatevi pure. Perché quando avete finito facciamo un bel discorso serio!!!i ” usando un tono accusatorio.

” Dai Maddy , lo zio ha ragione, gli dobbiamo delle spiegazioni. Meglio se ci vestiamo intanto” dice il maschio alla sorella. Ma subito li fermo” Eh no, voglio leggere la vergogna sui vostri volti, quindi restate così come siete. Nudi come due vermi! E poi sapete quante volte vi ho visti nudi? Certo non eravate ancora così ben sviluppati!!”e guardo l’uccello di mio nipote, che anche non in erezione è comunque grosso e lungo!!! ” Hai visto zio che cazzo grosso mi è venuto? Tu che te ne intendi, che voto gli daresti?” Mi chiede facendo dondolare il pisello su e giù.

Non voglio cadere nel suo tranello e mentendo gli dico” Mah,, sette, sette e mezzo!” E Maddy da dietro mi suggerisce” Alza, alza!!!”. ” ok, un otto e mezzo dai!!!”. ” Alza zia, alza!!! ” ancora lei. ” Vabbè ammetto che hai un bel pisellone , ma non posso darti 10. Ho visto di meglio!!!”. E da dietro mia nipote quasi come fosse un consiglio, esclama” E dagli sto cazzo di dieci!!! Se te lo dico ci sarà un motivo!!”.

Piccola grande zoccoletta, che segreti mi nascondi?penso tra me e me. ” Guardalo bene zio, che voto mi dai , sii sincero!!!” Me lo chiede come quando da bambino mi chiedeva un gelato. ” E va bene, la verità è che hai un bellissimo uccello, da uno a dieci ti do quindici!!!” Ed ecco che il suo cazzo si fa grosso e duro, perfettamente in erezione. ” Che ti avevo detto? Si eccita se gli dici che ha un bel l’uccello!!!” Mi dice la zoccola di mia nipote.

” So zio che non ti piace la figa, ma ne hai viste di sicuro più di noi. Ora dimmi , che voto daresti alla passera di Maddalena?” Dice Jacopo, e ci giriamo entrambi a fissare la patata di mia nipote che si siede su un mobile basso e allarga le gambe. È completamente depilata,come quando era bambina. Senza esitazione rispondo ” Zero!!!!” E ridiamo tutti e tre. ” Dai zio, fai il serio almeno per una volta!!!!”.

Che coraggio a dirmi una cosa del genere. Comunque sto al gioco, i toni non sono così differenti da come quando giocavamo a Monopoli, solo che l’argomento è ben diverso. Ma non sono mai stato lo zio bacchettone, e non lo sarò certo adesso. Se voglio farmi raccontare tutto, devo comportarmi normalmente. Quindi mi avvicino alla figa di mia nipote, lei con le dita allarga le grandi labbra, la osservo attentamente e mentre lo sto facendo quello stronzo di mio nipote mi spinge la testa e mi ritrovo con la vagina in faccia! Mi tiro su di shitto e mando a fanculo Jacopo!!! Ovviamente lui ride, ormai sono diventato il loro pagliaccio.

Mi rendo conto che i fratelli hanno un intimità, una complicità molto forte. O reagisco e faccio lo zio, l adulto, o rischio di perdere il loro rispetto. E che cazzo, a 44 anni, dopo tutte le esperienze che ho vissuto, mi faccio infinocchiare da due sbarbatelli??? Non esiste. Volete giocare? Giochiamo pure, ma a modo mio. E cosi , spogliandomi nudo anche io, in mezzo a loro due, con voce seria prendo il comando ” Pensavo di chiedervi da quanto tempo andasse avanti questa cosa tra voi due.

Chi ha cominciato, se eravate d’accordo entrambi fin da subito, se lo sa qualcun altro. Invece non me ne fotte più una minchia di sapere tutte queste cose. È evidente che siete complici, quindi a tutti e due piace fare…. dico sesso, ma ho intenzione di entrare nei particolari. E visto che siamo tutti maggiorenni, consapevoli, e porci!!! E se per caso non lo siete vi faccio diventare io, essendo il più esperto, il più grande, ora comando io.

È chiaro a tutti e due???” Urlando come un matto, tanto che li spavento e qui volevo arrivare. Silenzio tombale, mi accendo una sigaretta, e mi metto in piedi davanti a entrambi, gambe leggermente divaricate, cazzo barzotto ma pronto ad ogni mio comando. Guardo prima lei ” Tu, piccola puttanella, sentivo che tuo fratello si lamentava perché ancora non sai fare un pompino, giusto?” Non risponde. Allora guardo Jacopo e chiedo a lui ” E’ vero o no che non sa fare pompini? Tu lo hai detto, ti ho sentito bene.

L’hai pure schiaffeggiata e fatta piangere. Quindi rispondimi, e’ o non è una brava pompinara? ” alzando la voce. ” Dai zio, era un gioco, non stavo dicendo sul serio!” Risponde il codardo. ” Beh ora sono io che giudico chi è brava o bravo o no. Ok? Quindi giù in ginocchio e inizia a sbocchinare, e ti conviene impegnarti!!!” Ordino a lei. Guarda un attimo il fratello in cerca di aiuto , ma da lui solo freddezza.

Allora lei si inginocchia e mi prende il cazzo in bocca. La troietta non è male, infatti mi viene subito duro. Jacopo guarda la scena e poi esclama ” Si!!! Vai zio, sei un grande !!!! “. Gli spengo subito l’entusiasmo. ” Che è sto tifo da stadio? Massimo rispetto per tua sorella che mi sta facendo una pompa niente male. Tu , grande padrone, Master del cazzo!!!! Ti do due secondi per inginocchiarti dietro di me e leccarmi il culo!!!!” Maddy ride, ma senza fermarsi di succhiare.

Jacopo è incredulo, ” Non hai capito che non sto scherzando? O ti muovi o faccio del male a tua sorella!!”. E prendo in mano la coda di capelli di Maddalena usandola per bloccarla con il mio cazzo in gola facendola soffocare. “Ok ok zio, fermati, faccio quello che mi hai chiesto, basta che non le fai del male!” E si inginocchia dietro di me. Mi apro con le mani le chiappe pelose e mostrandogli il buco gli dico” lo vedi? Tutto tuo.

Leccalo per bene!!!” E inizia a passarmi la lingua sul buco. Non farei mai del male ai miei nipoti, sia chiaro. Ma meritano una lezione stile zio Guerrino. E ho in mente un bel po di cose da insegnare a sti pivelli. CONTINUA.

Jotaro, il mio amore giapponese – Capitolo 5

Capitolo Cinque: Estate di dolore ed amore

La nostra estate era andata bene fino al giorno in cui mio nonno non morì. Era una cosa molto dura per me da affrontare e Jotaro faceva quello che poteva per confortarmi. Mio nonno ed io eravamo molto intimi. Lui mi capiva e anche se non me lo aveva mai detto, sapevo che lui sapeva di Jotaro e me. Aveva accolto gentilmente Jotaro nel suo piccolo appartamento quando era venuto a vivere nella mia città.

Io andavo a trovarlo due o tre volte alla settimana. Mio Nonno era saggio ed aveva sempre un buon consiglio. Un giorno mi aveva detto che il miglior modo di scoprire il carattere di una persona è vedere quanti amici ha e che genere di persone sono. Mio nonno faceva spesso un giro nel complesso di appartamenti dove viveva e tutti lo conoscevano.
Lui riparava di tutto per la gente e li ascoltava quando avevano bisogno di qualcuno con cui parlare.

I ragazzi che vivevano là lo amavano. Mio nonno aveva certamente lasciato un buon ricordo in molte persone. Non lo compresi fino al giorno del funerale. C’erano moltissime persone quel giorno. Io non mi ricordo molto, ma mi ricordo le braccia di Jotaro intorno a me per tutto il tempo. Io non ricordo che parole che disse, ma mi ricordo che mi fu vicino e questo mi permise di andare avanti. Sono passati diciassette anni ed il dolore c’è ancora.

Quella fu la mia prima esperienza di perdere qualcuno che ami. Ora so che è una parte della vita, ma fa schifo.

Le cose migliorarono lentamente alcune settimane più tardi. Mia mamma smise di essere così emotiva (Mio nonno era suo padre) e ritornò a lavorare. Mio papà e le mie due sorelle ritornarono al loro lavoro. Io cominciai a convivere coi sentimenti della perdita e la te****uta che stavo vedendo allora mi aiutò molto.

Come seppe di Jotaro e me non lo saprò mai.
Era una brava signora che tentò di aiutarmi. Lei ebbe successo in molte aree ma furono l’amore e le premure di Jotaro che mi aiutarono veramente. Io avevo molti problemi per la crisi di identità che stavo attraversando, di conseguenza tentavo di venire a patti con la mia incapacità di udire, convivendo con la disabilità e crescendo. La gente mi diceva che stavo crescendo fisicamente più velocemente che non emotivamente e mentalmente.

Jotaro mi accettava per come ero.
“Io non penso agli altri quando guardo te. Quando guardo te io vedo una persona con una grande personalità ed un buon cuore. ” Mi diceva.
Aveva ragione ed io lo sapevo. Essendo umani credo che tutti noi abbiamo una certa quantità di dubbi su noi stessi. Io certamente non facevo eccezione! Ma li superai grazie a lui ed al supporto del suo amore.

Il resto dell’estate passò tranquillamente.

Non facemmo molto ma avevamo dei lavori che ci tenevano occupati. L’unica persona con cui veramente ebbi contatti fu Jotaro. Noi continuammo le nostre discussioni su cosa temevamo di più. Jotaro mi ascoltava mentre parlavo, io lo ascoltai mentre lui parlava “Mi chiedo cosa succederebbe se i miei genitori non accettassero il mio essere gay” Lui disse: “Questi pensieri mi spaventano. ”
“Sì, so quello che vuoi dire. Questi pensieri mi hanno fatto avere degli incubi” Risposi.

“È difficile capire perché alcune persone odino tanto i gay o altre persone. Perché? Non c’è alcuna ragione di odiare qualcuno perché è diverso!” Esclamò.
“Continua ad accadere. Non possiamo farci molto. È necessario che un buon numero di persone dica basta. ” Dissi io.
“Sì, è la verità. ” E lui accennò col capo.
“Jotaro, io amo le cose differenti che fai rispetto a me. Queste differenze sono quelle che identificano la tua individualità.

” Affermai.
“Io amo le tue unicità, Davide. Desidero solo che tu non ti preoccupi troppo di queste. Devi trovare una relazione con le persone, noi e la tua famiglia per lasciare questo schifoso pantano in cui sei e questo è quello che sta accadendo. ”
Pensai a lungo a quello che aveva detto. Jotaro e le altre persone andava bene, ma il resto? Le paure di Jotaro erano simili alle mie. E se le nostre famiglie non ci avessero voluto perché eravamo gay ed innamorati?
Quella domanda e quella paura ci rovinarono la vita per molto tempo.

I genitori di Jotaro ci dissero molte volte che loro ci amavano e non ci avrebbero mai fatto del male. Capivano le mie paure che la mia famiglia scoprisse di me. Promisero che non avrebbero detto niente e non ne dubitai mai. I genitori di Jotaro erano i migliori genitori che avessi mai incontrato, loro erano per me come una seconda mamma e papà

Venne la fine di agosto e non avevamo fatto l’amore per lungo tempo per il fatto che io ero addolorato per la perdita di mio nonno.

I suoi genitori quel giorno erano andati fuori città ed io restai da lui per la notte. Decidemmo di andare a fare una nuotata nella sua piscina e lui mi strappò il costume denudandomi. Allora io gli strappai il suo e saltammo dentro. Osservai i cambi avvenuti al suo corpo. Il suo cazzo era diventato più lungo, le palle un po’ più definite. Aveva più peli dell’ultima volta intorno all’uccello.
“Non sei male.

” Commentai carezzandogli i peli pubici col palmo della mano.
Jotaro espirò bruscamente. “Mi piace quello che stai facendo!”
Io continuai ad accarezzarlo mentre guardavo i suoi cambi di espressione ad ogni passaggio della mia mano contro il suo cazzo e le palle. Sentii le sue mani cominciare ad esplorarmi.
“Ti sei riempito un po’” Disse.
“È la buona cucina di mamma. ”
Sorridemmo e poi ci baciammo. Lui prese la mia mano e mi condusse alla piscina.

Nuotammo e ci schizzammo. L’acqua fresca era piacevole contro la mia pelle nuda.
Per rilassarci ci sedemmo sul bordo della piscina ed io mi appoggiai a lui. Mi piaceva la sua pelle nuda contro di me.
“Vorrei che questo non finisse mai” Bisbigliò.
“Lo so” Risposi.
Mi tenne stretto a lungo senza dire niente. Guardammo il sole tramontare.
Quando uscimmo dalla piscina Jotaro accese un fuoco nel piccolo del cortile.

Fece cuocere una zuppa e preparò insalata e patate cotte al forno.
“Jotaro, chi sa cosa sarà veramente il nostro futuro?” Chiesi.
“L’unico a saperlo è Dio, Davide. Il nostro futuro è nelle sue mani e noi non dobbiamo preoccuparci. ” Rispose Jotaro spostandomi i capelli dalla faccia.
“L’ho chiesto perché so di qualcuno che è andato dall’indovino per scoprire il suo futuro. Pensavo di andarci anch’io. ” Spiegai.
“Non farlo.

Sono tutte frodi ed inganni e non c’è possibilità che qualcuno possa predire il futuro guardando in una sfera di cristallo o leggendo le carte. Lasciali stare , Davide. Non valgono il tuo tempo prezioso!”
Io accennai col capo: “Ok, prometto che non ci andrò. Inoltre dice la mia te****uta che non conoscere il futuro aiuta a crescere perché si incontrano situazioni inaspettate. Se conosciamo quello che sta per accadere ci metti meno impegno ed è probabile non impari la lezione che è necessario imparare.


“Sono d’accordo con lei. Lei ha ragione, Davide. ”
Le sue dita giocarono lentamente coi miei capezzoli facendoli indurire. Io sospirai godendo le sensazioni.
“L’unico modo per farci crescere è sperimentare il futuro come accade e lasciare il risultato al karma” Lui affermò.
Jotaro fece correre le dita su e giù sui miei fianchi accendendomi.
“Sperimentiamone un po’ adesso. ” Suggerì baciandomi sulla gola.
Io potevo solo lamentarmi. Lui lo prese come un segnale positivo e continuò a dare piacere ai punti caldi del mio collo mentre le sue mani e le dita esploravano il mio corpo.

Sentii le sue dita toccare ed esplorare il mio uccello e le palle. Poi scivolò fuori da sotto di me ed andò in casa. Ritornò un momento più tardi con forbici, un pettine, un rasoio e crema da barba.
“Cosa…. ?” Interrogai.
“Abbi fiducia in me” Disse.
Io mi sdraiai sulla chaise longue e lo guardai pettinare i miei peli pubici, poi prese le forbici e tagliò i peli potandoli un po’ ai lati.

Mi lavò per bene i genitali, poi applicò la crema da barba. Quando finì di radermi, le mie palle erano molto lisce ed i miei peli pubici avevano una bella forma di triangolo.
“Ho cominciato a farlo con me, Davide. I peli corti permettono un contatto migliore e se scelgo di usare i preservativi, potrò coprire meglio l’asta intera. ” Mi spiegò.
Mi ero chiesto come mai i suoi peli pubici erano un po’ più corti dell’ultima volta che avevamo fatto l’amore un mese prima.

Ora lo sapevo! Jotaro mi insegnò come farlo a lui e fui sorpreso di averlo fatto bene. Jotaro aveva ragione, il contatto era migliore ed anche le sensazioni erano molto migliori! Continuammo a farcelo l’un l’altro fino al giorno che lui ritornò a casa sua in Giappone.

Si sdraiò vicino a me e tornò a baciarmi. Erano piacevoli le sue labbra morbide sulle mie. Mi prese nelle sue braccia e mi fece rotolare sopra di lui.

Presi insieme i nostri due uccelli che erano tra di noi intrappolati dai nostri addomi. Cullai delicatamente il mio corpo contro il suo e sospirammo contenti. Mi allontanai da lui e passai ad un 69, prendendo in bocca il suo cazzo. Sentii il mio pene scivolare nella sua calda bocca bagnata e quasi sborrai. Succhiai il suo cazzo come un affamato, volevo assaggiare la sua dolce crema. Lui tolse il suo pene, aprì il tubo di lubrificante e ne spremette un po’ sulla mia rosa dopo di che mi alzò le gambe.

Fece scivolare i suoi diciotto centimetri duri dentro di me. Era così bello! Lo guardai negli occhi e vidi qualche cosa che non riesco a descrivere. Mi inculò lentamente muovendo lentamente il cazzo dentro e fuori di me. Invocò il mio nome e gridò quanto mi amava. Continuò ad incularmi lentamente ed io capii che doveva essere molto dura resistere tanto a lungo. Improvvisamente Jotaro ansò forte e piagnucolò.
Sentii la sua sborra sparata nel mio culo, che grande sensazione! Continuò a scivolare lentamente dentro e fuori di me, gridando e contorcendosi su di me.

Io resistetti anche dopo che fu scivolato fuori.
“Per favore!” Bisbigliò.
Si sdraiò su di un fianco ed io lo penetrai lentamente. Il suo sedere stretto era magnifico intorno al mio cazzo. Io sospirai e chiusi gli occhi. Ebbi una visione di noi, ormai vecchi, che lo facevamo. Continuai ad incularlo lentamente come lui aveva fatto con me, non fui più in grado di resistere e mi scaricai dentro di lui. Mi baciò dopo che ci fummo separati e poi, la prima cosa di cui mi ricordo è che mi svegliai nella luce del mattino nelle sue braccia.

Odiai andare a casa quella mattina. Mi sentivo veramente bene. Fui molto carino e parlai ai miei del nonno e di come mi sentivo ad averlo perso. Loro raccontarono le loro sensazioni e ne parlammo tutto il giorno. Quella fu una delle poche volte che mi sentii vicino alla mia famiglia.

Tramonto

Camminava sempre più lentamente sul marciapiede selciato fino a fermarsi sulla soglia di un vecchio portone. Si guardò attorno, strada semi deserta, le uniche facce che vide erano anonime. Suonò al campanello con il nome sbiadito, senza neanche provare a leggere la targhetta. La serratura shittò un attimo dopo, spinse la pesante anta di legno con la vernice che cominciava a scrostarsi dal basso ed entrò.
L’atrio era nella penombra con solo il lucernario ad illuminarlo, senza curarsi di accendere la luce prese a salire le scale.

Sarebbe dovuta essere in palestra a quell’ora, pronta per la lezione di yoga ed invece era lì… non c’entrava nulla il rapporto con suo marito, che amava profondamente, non era neanche un’evasione dai suoi figli… era entrata in quel sito per gioco, per curiosità, semplicemente per un desiderio che aveva dentro e non era mai riuscita a far uscire a parole ed ora, ogni due settimane, saliva quelle scale fino all’ultimo pianerottolo.
La porta era socchiusa, rimase un attimo in ascolto per eventuali rumori poi entrò richiudendosi l’uscio alle spalle.

Anche il corridoio disadorno e silenzioso era nella penombra, cominciò a spogliarsi riponendo le sue cose nella cesta lì affianco. Era accaldata per i cinque piani saliti a piedi e la sua pelle era ricoperta da un leggero strato di sudore ma si sentiva piena di energia. Presto fu nuda, completamente nuda, in qualunque altro posto si sarebbe sentita a disagio, ma non lì.
Controllò che tutto fosse in ordine nella cesta ed entrò nella prima porta a destra.

La stanza sgombra era adornata solo dall’armadietto basso poggiato contro il muro, si mise in ginocchio sul parquet, poggiò i dorsi delle mani sui talloni e si sedette sopra i palmi bloccando completamente la possibilità di muovere le braccia.
Erano passati diversi minuti, non troppi dato che le gambe non si erano ancora intorpidite, il suo respiro lento le ghiacciava quel sottile strato di sudore sul petto mentre lei si concentrava solo sulla luce che entrava quasi orizzontale dalle fessure delle tapparelle.

Un forte dolore al centro della schiena, come centinaia di aghi, proprio sotto la scapola, le fece inarcare all’indietro la spina dorsale
“Stai dritta!”
Era arrivato! Finalmente… di soppiatto, come al solito. Le bruciava dove era stata colpita e sentiva la pelle pulsare. Raddrizzò per bene la schiena e guardò fisso davanti a sé, sentì il frustino cadere a terra, era nella giusta posizione ora. Lui le passò oltre come non accorgendosi che lei fosse in ginocchio al centro della stanza ed andò all’armadietto, estrasse una matassa di corda e tornò da lei, che sempre immobile nella giusta posizione lo seguiva con lo sguardo.

Indossava i soliti pantaloni leggeri e comodi, la sua muscolatura forte ma non eccessivamente gonfia delineava il torso nudo. Lo guardò disfare la chiusura della matassa e cominciare ad allungare la corda sul pavimento, proprio davanti ai sui occhi, lo guardava sognante ed immobile mentre le riaffiorava alla mente la sensazione che quella corda ruvida le lasciava sulla pelle per giorni interi. Sentiva già il calore crescerle in grembo.
Le prese il mento con due dita e la fece alzare, lei sapeva che doveva farlo nella maniera corretta, altrimenti sarebbe stata punita di nuovo.

Stavolta riuscì a mettersi in piedi senza toccare con le mani a terra e finalmente i loro occhi erano allo stesso livello.
“Mani dietro la nuca. ”
Il corpo le si mosse senza controllo cosciente facendole portare una mano sull’altra alla base della nuca proprio dove i suoi capelli a caschetto terminavano riuscendo a sfiorare appena la pelle del collo. Lui le andò alle spalle ed iniziò ad avvolgerla con la corda di canapa.

Un passaggio, un altro passaggio, le sfiorava la pelle solo se necessario mentre lei sentiva solo la ruvidezza e la fermezza di quelle spire intorno alla sua gabbia toracica. Due dita si infilarono sotto la corda e tirarono con un movimento continuo i due capi, poi uno strattone contro la mano aperta e ferma che le poggiava sulla schiena per chiudere il nodo.
“Abbassa le braccia. ”
Con un movimento fluido ma veloce eseguì, lui le passò la corda su una spalla e le andò di fronte, le fece scorrere tutta la lunghezza rimasta della corda sulla pelle tra i seni come se non fosse attualmente la zona più recettiva del corpo di lei e poi passando sopra l’altra spalla le tornò dietro.

Il respiro di lei aumentò di ritmo, avrebbe voluto respirare più profondamente per calmarsi ma ogni volta incontrava la resistenza della corda che le impediva di respirare a fondo.
La sua mente era annebbiata dalla sensazione di febbre che aveva dentro, abbassò lo sguardo.
Shinju – perle –
Solo questo le passò nella testa vedendo come la corda marrone stretta intorno al suo busto contornava ed esaltava i suoi seni bianchi e dignitosamente piccoli.

Sentì di nuovo le dita di lui prenderle il mento ed alzarglielo fino a quando i loro occhi si incontrarono. Da così vicino, anche se in penombra, si vedeva quanto fosse giovane, più giovane di lei che cominciava ad avere il viso segnato dalle prime rughe, ma era lui l’esperto, lei la novizia con l’espressione di una bambina gioiosa per il suo nuovo vestito.
In pieno viso sentì la sensazione del ghiaccio che prima è freddo e poi si tramuta in bruciore.

Non capiva, il duro sguardo di lui la paralizzava, sentiva le lacrime ammassarsi agli angoli degli occhi. Era stato uno schiaffo… l’aveva schiaffeggiata in pieno viso…
“Stai dritta!”
La fissò per qualche istante, lei tenne gli occhi spalancati a forza per evitare che il battito delle ciglia facesse cadere inesorabilmente le lacrime sulle guance ed umiliarla ulteriormente. Lui si voltò ed andò verso il muro, lei riuscì a calmarsi un minimo sentendo anche che le lacrime non sarebbero colate.

Tornò da lei con un bastone con due asole alle estremità ed altra corda, le si inginocchiò dietro
“Divarica le gambe. Di più. Ancora. Basta così. ”
La distanza tra i suoi piedi era molta di più dell’apertura delle sue spalle, la posizione era scomoda e faticosa da mantenere. Lui iniziò a legarle una caviglia, lei non osava guardare in basso, sentiva il respiro di lui scorrerle sulle gambe, era completamente esposta ma non le importava, sentiva di essere su un mondo a parte, completamente sicuro.

Da una caviglia passò all’altra solo dopo aver fatto scorrere la corda nei due occhielli opposti sul bastone. Ultimato il secondo nodo, anche volendo, lei non avrebbe più potuto chiudere le gambe.
Lui prese un’altra corda più corta e standole di fronte le chiese fermamente
“I polsi. ”
Lei distese le braccia fino quasi a toccare i suoi addominali, lui con calma le diresse i palmi verso il basso e cominciò a legare.

Una spira, due spire, tre spire. Una più del solito… Strinse il nodo ed ora le sue possibilità di movimento si erano ridotte ulteriormente, ma non aveva comunque nessuna voglia di farlo. Lui andò verso la finestra, alzò un braccio ed afferrò con tre dita un grosso anello di metallo che pendeva da una corda spessa. Era sempre stato lì? Contraendo i muscoli del braccio e del torso lasciò che l’intero suo peso tendesse la corda che lo sostenne senza fallo.

Lei rimase immobile mentre guardava il corpo di lui, così forte, così curato ed essenziale, la luce che lo illuminava da dietro aggirava il profilo passando tra duna e duna dei suoi muscoli tesi.
“Avvicinati. ”
Si mosse titubante, aveva paura che le avesse letto la mente sentendo il suo desiderio per quel corpo giovane, istinto puramente veniale. Provò ad avanzare, era davvero dura con il bastone che le teneva le gambe costantemente aperte ma riuscì ad arrivargli così vicino da sentire il suo respiro sulla pelle.

Lei ribolliva, sentiva ogni lembo della sua carne bruciare. Quando lui le afferrò la corda ai polsi e le alzò senza cura le braccia al soffitto non fece altro che attizzare quella fiamma. Nello slancio i capezzoli di lei toccarono il petto di lui. Gemette. Si vergognò. Era rossa in viso, lo sentiva, non voleva che lui la vedesse in quello stato, voleva coprirsi ma le mani rimasero verso il cielo. Guardò su, era legata a quell’anello, completamente distesa, un millimetro in più ed avrebbe cominciato a staccare i piedi da terra.

Guardò lui, aveva un ghigno sul viso e i suoi occhi che le guardavano attraverso: aveva capito, ma per lei ora era troppo tardi per nascondere quella sensazione che le vibrava dentro. Abbassò lo sguardo per timidezza, lo rialzò impaurita di un altro schiaffo ma lui non era più davanti a lei, era tornato all’armadietto e stava tirando fuori varie cose.
Tornò da lei, con lentezza iniziò a calzare un preservativo su un vibratore nodoso, lo stesso che aveva usato la volta precedente.

La fissava in volto mentre lei era concentrata sulle sue mani, lei sapeva cosa sarebbe successo, già anticipava le mosse successive e quei movimenti così lenti la innervosivano e la caricavano ancora di più. Le portò il vibratore verso la bocca, lei odiava il sapore amaro ed aspro del lattice e lui lo sapeva e lo faceva apposta, arrivato a sfiorare le labbra lei aprì la bocca inerme, senza neanche provare a resistere. L’aprì e chiuse gli occhi.

Gusto orrendo che adesso lui cercava di spingere ancora più verso la gola, lo sentiva battere contro il palato molle, cercava di respirare con il naso per evitare i conati ma la corda le impediva di inspirare a fondo, aveva le lacrime agli occhi sentendosi al limite della sopportazione. Un istante dopo la bocca era vuota. Riaprì gli occhi, quel sapore disgustoso non la lasciava e lo sentiva pervaderla dal dentro, venne sciolto, inglobato, accolto solo dal calore che le bruciava in grembo.

Lui la guardava conoscendo esattamente i pensieri di lei ma senza la voglia di lenirli od aumentarli, lasciandola da sola col suo animo a far crescere il desiderio. La guardò con sguardo freddo, spietato come un assassino che accoltella la sua vittima, le affondò senza esitazione il vibratore nella morbida fessura tra le gambe. L’istinto di lei fu di serrare le ginocchia ma trovò il bastone ad impedirglielo, lui sorrideva per essere riuscito a prenderla alla sprovvista, lo spinse fino in fondo, fino a toccarle con la mano la pelle calda del sesso.

Lei respirava a fatica, le corde non le permettevano di prendere abbastanza aria per calmarsi e se ci provava più intensamente le sentiva mentre le segnavano la pelle. Con lui era sempre così, la prendeva sempre impreparata, non riusciva mai a seguire il suo ritmo e nel momento in cui pensava questo sentiva il suo corpo bruciare di desiderio.
Lui iniziò a legarle un cordoncino morbido intorno alla vita, lo fece passare tra le gambe e le andò alle spalle, fece aderire il suo corpo a quello di lei che fremette lasciva al contatto, con una mano la cinse e mentre con l’altra tirava il cordoncino, quella davanti lo aggiustava, indugiando sulla vagina, in modo tale da fissare il vibratore.

Come un soffio d’aria fresca lui si staccò dalla pelle calda e madida di lei e si preoccupò soltanto di legarle saldamente anche l’ultimo nodo.
“Apri la bocca. ”
Eseguì senza esitazione. Una bacchetta di legno le occupò lo spazio tra i denti, poi lui gliela bloccò in quella posizione con un laccio dietro la nuca.

Il respiro di lei passava indifferentemente dal naso e dalla bocca che non poteva chiudere, si sentiva esposta, profondamente ed inesorabilmente in mostra, inerme, impossibilitata a muoversi e svuotata da qualsiasi energia per ribellarsi.

Finalmente aveva raggiunto quello stato che agognava per giorni interi, col cuore che batteva forte ed il respiro affannato, bloccata e legata com’era poteva finalmente lasciar uscire quella parte di sé che aveva dentro e che nessun altro poteva conoscere.
Lui azionò il vibratore con il telecomando e lei chiuse gli occhi per lasciarsi andare ulteriormente, per arrivare a quell’orgasmo fratello di tutti gli altri avuti in quella stanza e presi su appuntamento.

Dopo qualche minuto la sua eccitazione le pervadeva l’intero corpo, la saliva, che non riusciva più a trattenere in bocca le scendeva sul collo e si fermava sulle corde, si sentiva sporca ed ancora più eccitata al solo pensiero che anche l’interno delle sue cosce si stava bagnando copiosamente.
Un rumore esterno la svegliò da quello stato. Lui aspettò che lei lo trovasse con lo sguardo e poi ricominciò a tirare la cinghia della tapparella facendo entrare una buona porzione di luce nella stanza che andò ad illuminarle il ventre.

Lei sbarrò gli occhi dalla paura, cercò di muoversi ma l’unico effetto fu una leggera oscillazione con la fune alla quale era appesa
“Nnnnn…. !”
non riusciva a dire altro e lo guardava con occhi disperati. Lui sorrise, prese il telecomando ed aumentò l’intensità della vibrazione, troppo per lei che non riuscì a resistere, le gambe le cedettero lasciando che il suo peso fosse retto solo dal gancio a cui era appesa e lasciò uscire un mugolio.

Sul suo mondo parallelo stava per aprirsi una finestra ed essere vista così completamente esposta e l’unica cosa che lei faceva era godersi quella fiamma che dal basso ventre la scaldava, si sentiva sporca, orribile, indegna di appartenere al mondo normale che ad ogni trazione alla cinghia della tapparella da parte di lui si mescolava sempre di più a quel luogo che lei pensava separato dalla realtà. Strinse con forza le palpebre per non vedere il resto del mondo che la giudicava ma sentiva la luce sul suo corpo nudo, sulla sua saliva che continuava a rigarle il collo e sugli umori inarrestabili della sua vagina arrivati alle caviglie, ma continuava a godere, godere di sentire che ad ogni respiro profondo la corda intorno alla gabbia toracica andava più a fondo nella pelle, godeva di non avere il controllo del suo stesso corpo e sentirsi ondeggiare lentamente appesa com’era al soffitto, godere di essere sporca del suo piacere inebriante.

Una lunga intensa scossa del piacere ultimo la percorse più volte.
Sentì la mano di lui che teneramente le alzava il viso, lei dischiuse titubante gli occhi. Di fronte a sé quella finestra aperta, la vista libera fino all’orizzonte ed il cielo colorato di rosso dal tramonto.

Jotaro, il mio amore giapponese – Capitolo 3

Capitolo Tre
La nostra relazione avanza

Più i giorni passavano e più diventavamo intimi. Non era sempre sesso ogni giorno, facevamo anche altre cose. Spesso parlavamo sul nostro futuro.
“Pensi che staremo insieme a lungo, Davide?” Mi chiese Jotaro.
“Sicuro. Lo so perché lo sento dentro di me!” Gli dissi.
“Figo. Io sento la stessa cosa, ma come dice il nonno la vita non fa quello che noi vogliamo, che si deve godere il momento ed essere felici di essere insieme.


Io accennai col capo: “Tuo nonno è un uomo saggio. ”
“Lo so” Jotaro accennò col capo: “Lui mi dà molti buoni consigli. ”
Spinsi il mio zaino nell’angolo della mia stanza, sospirando: “Ragazzi, sono così stanco della scuola. ”
“Hai ancora problemi con la matematica?” Chiese Jotaro.
“Sì, ancora. Odio la matematica!” Mi lagnai.
“Beh, non sei l’unico. Comunque io progetto il mio futuro ma non so mai cosa accadrà.

Tu sei gran parte dei piani del mio futuro. ”
Questo mi prese profondamente. Mi chinai su di lui e lo baciai. Jotaro mi rese il bacio con impazienza. Come mi sentivo bene! Si accoccolò contro di me e continuammo parlare.
“Ti chiedi mai quello che accadrà tra qualche anno?” Chiese Jotaro.
“Continuamente. Ma non sono preoccupato per il futuro. C’è ancora molto da fare per essere pronti per quel futuro. So che tu ci sarai sempre per me.

” dissi io.
“Ed io so che tu ci sarai per me, Davide. Perché tu mi ami. ” Bisbigliò Jotaro.
“Ehi, hai sentito di quel ragazzo che è stato beccato con la droga l’altro giorno?” chiese Jotaro più tardi.
“Sì. È stato veramente stupido. Si è rovinato la vita da solo. Comunque è stata anche una dannata lezione. Non userò mai droghe!” Dichiarai.
“Bene. Inoltre amarti è la cosa più trasgressiva a cui potrei pensare.

” Disse Jotaro. “Io voglio quel sentimento, perché è un buon sentimento. Lo voglio anche per te perché sia un buon sentimento anche per te. ”
“Decisamente giusto, amore!” Dissi alzandomi dal pavimento: “Apriamo il frigorifero e vediamo cosa c’è di buono. ”
Jotaro mi seguì nella cucina di casa mia. In casa non c’era nessuno, erano tutti al lavoro o a scuola. Avevamo un’ora tutta per noi prima che il mio capriccioso fratellino ritornasse a casa.

Jotaro non si era mai sentito tranquillo con Roberto ed io sapevo perché. Lui, il mio fratello adottato, era terribile. Rubava di tutto a noi, mentiva, litigava a scuola e con me, raccontava quando mi masturbavo a letto (Dormivamo insieme in una stanza e di conseguenza avevamo letti a cuccetta. Io stavo di sopra e lui di sotto. Quando mia sorella si sarebbe sposata avrei avuto una stanza tutta mia con serratura. Quindi Jotaro si sentiva poco sicuro ed anch’io), ed era la dannazione dei miei genitori.

Questa era una delle ragioni per cui non avevo mai parlato della mia relazione con Jotaro. La mia altra paura era che i miei genitori mi avrebbero fatto rinchiudere in un ospedale psichiatrico per il resto della mia vita. Avevo paura. Uno di questi giorni scriverò dei miei incubi. Forse dopo la gente capirà perché i ragazzi gay hanno paura di dire che sono gay.

Ad ogni modo andammo in cucina ed io preparai dei panini.

Siccome era una bella giornata, andammo nel cortile dietro casa e ci sedemmo su di un dondolo a mangiare e chiacchierare.
“Cosa spinge quei ragazzi a vendere ed usare droga?” Chiese Jotaro.
“Non lo so. Forse è perché cercano dei brividi o vogliono solo scappare da questo mondo per un po’. Chi lo sa veramente?”
“Non sanno che i loro problemi non se ne vanno facendolo?”
“Forse lo sanno. Li occultano solo per un po’.

Questo è tutto. ” Dissi alzando le spalle.
“Basta così. Cosa stai facendo con quel lavoro di italiano?”
“Non ci ancora pensato. Mi mancano le idee. ” Sospirai.
“Non potresti scrivere un’intervista immaginaria ad uno scrittore famoso?”
“Sì, come?” Chiesi.
“Scrivi di uno dei tuoi scrittori preferiti. Ti piace così tanto leggere!” Esclamò lui.
“Oh, sì. Potrei fare un’intervista immaginaria a Masters e Giannison (Nota: Gli autori di ‘L’atto sessuale nell’uomo e nella donna’.

), scusa, ma dovresti raccogliere informazioni su uomini che non fanno altro che masturbarsi?”
Jotaro cominciò a ridere: “Oh, ragazzi! Ecco una cosa che farebbe veramente alzare molte sopracciglia, !”
“Ha, ha, ha, veramente divertente!” Esclamai ridendo.
“Non so quello che stai leggendo ultimamente!” Ghignò lui.
“Libri sul sesso, e molti!” Esclamai. “Ma nessuno di loro mi dice quello che voglio sapere. ”
“Non imparerai mai di amore e relazioni così. Devi imparare stando con me.

Noi impareremo insieme, perché l’esperienza è la miglior insegnante. Ci mostrerà molte cose, sentiremo molte cose e faremo molte cose insieme. ” Affermò Jotaro.
Sapevo che aveva ragione. Lui aveva ragione anche su molte altre cose. Io ero contento di averlo con me.
“C’è un libro che veramente mi piace. Potrei scrivere di quello. ” Pensai: “Non ricordo chi è l’autore, ma mi piace il suo stile di scrittura.
“Fallo! Vada per quello!” Esclamò Jotaro.

“Lo farò, amore. ” Dissi piano.
Jotaro sorrise e toccò la mia faccia. Sentii l’amore nel suo tocco.
Il pastore tedesco di mio papà, Happy (mia madre lo aveva chiamato Happy perché lui era sempre felice di vederti quando uscivi in cortile. Ti saltava addosso, metteva le zampe anteriori sulle tue spalle e ti leccava la faccia. ) si avvicinò e si accucciò vicino a noi.
“È un bel cane, anche a me piacerebbe averne uno.

” Sospirò Jotaro.
Lo guardai grattare dietro le orecchie di Happy, a lui era sempre piaciuto.
“Pensi che potremo avere un cane quando avremo casa insieme?” Chiese Jotaro.
“Sicuro. Il migliore che potremo trovare e lo potremo mettere in un grande recinto. ” Dissi sorridendo.
“Figo. ” Ghignò lui.
Poi divenne silenzioso mentre continuava ad accarezzare Happy. Capii che c’era qualche cosa che mi voleva dire.
“Jotaro, amore, c’è qualche cosa che non va?” Chiesi.

Lui mi guardò: “Sono insicuro, Davide. Sto pensando molto a quello che ci succederà, dove la vita mi porterà. ”
“Anch’io ci sto pensando, Jotaro. Come sarà la mia vita, dove andrò, cosa farò. ” Sospirai: “E non trovo risposte. ”
“Forse dovrebbe essere la scuola ad insegnarci ciò che abbiamo bisogno di sapere per trovare quelle risposte. Forse è perché ci aspettiamo che siano i nostri genitore ad indicarci il percorso giusto.

Ma tocca a noi trovare quelle risposte da soli, da soli. Ma non è facile. ” Disse.

“Non so. Ci sono momenti che mi sento completamente inutile. Voglio dire, sono sordo in un orecchio, ho poco udito nell’altro, sono gay ed abbandonato dalla mia madre naturale. Mi chiedo perché esisto!” Esclamai.
Jotaro mise le mani sulle mie spalle mentre io abbassavo la testa rapidamente perché non mi vedesse piangere. Lui me la alzò perché lo guardassi negli occhi.

“Davide, io sento che siamo estranei. Io sono incazzato con mio padre per avermi portato qui. Avrei voglia di fuggire, ma non risolverebbe niente. Io non appartengo a questo posto. Sento continuamente occhi nella mia schiena e ho la sensazione di non essere il benvenuto. Davide, tu sei stato il mio primo vero amico. Tu mi hai fatto sentire benvenuto qui ed io ti ringrazio per questo. Forse è stato il karma a farci incontrare, per poter fare in modo che ci aiutassimo l’un l’altro a superare i nostri problemi ed il dolore che sentiamo.

Ecco perché siamo amici ed innamorati” Affermò Jotaro.
Vidi lacrime nei suoi occhi. Mi colpì poi il fatto di non aver mai considerato veramente come si sentiva ad abitare lì. Ci alzammo e ci abbracciammo strettamente. Quella era un’altra svolta per noi. Io finalmente avevo espresso quello che mi tormentava da quando avevo scoperto di essere gay e diverso dagli altri ragazzi. Jotaro finalmente aveva espresso suo dolore ed ora la nostra relazione era cambiata, era diventata più forte.

Mi sentii veramente bene in quel momento, avevo capito che sarebbe andato tutto meglio.
E fu così. Cominciammo a parlare di più di quello che ci accadeva. Io rivelai le paure profonde per essere gay, di rivelarlo ai miei genitori e finire in qualche clinica. Jotaro disse di come si sentiva estraneo nella scuola dove andavamo. Ci incoraggiammo l’un l’altro per quanto potevamo.
“I tuoi genitori lo farebbero veramente?” Chiese Jotaro una settimana più tardi.

“So che potrebbero farlo e questo mi spaventa veramente. ”
“Io ti libererei rapidamente. ” Dichiarò Jotaro.
“Lo so che lo vorresti fare, Jotaro. L’ho sognato molte volte. ”
“Figo, dovrebbero arrendersi e consegnarti a me. Io prenderei casa in Giappone e ti aiuterei a riprenderti. ”
“Io ti salverei dai bulli della scuola. Li prenderei a calci nel culo. Loro si scuserebbero e scapperebbero. ” Dissi io ghignando.
“Questo mi fa sentire bene, sentirti dire questo.

Sapere che tu rischieresti di tutto per aiutarmi. Tu sei così buono con me. ”
“Ma questa è solo fantasia, la realtà è così diversa. Non è una cosa bastarda?” Chiese Jotaro.
“Lo è, Jotaro, lo è. ”
“Ma noi siamo qui, ora. Nessuno ci dividerà. Credici e succederà!” Dichiarò lui.
“Io ci credo!” dissi io: “Io continuerò a crederci. ”
“Bene. Anch’io lo voglio. Non potremo mai essere fermati, nessun dubbio!”
Mi appoggiai a lui e guardammo il sole tramontare.

Poi accadde che i suoi genitori si assentassero ed i miei andassero a visitare dei parenti da parte di mia mamma, Roberto stava frequentando una scuola speciale in un’altra città e le mie sorelle erano fuori la sera. Jotaro aveva la casa tutta per sé. C’era della musica quieta che stava suonando ed io mi sentivo veramente bene. I nostri problemi e preoccupazioni in quel momento erano lontani da noi. Avrei voluto che quel momento durasse per sempre.

“Non ti chiedi mai cosa c’è là fuori?” Chiese Jotaro.
Avevamo appena finito di vedere Star War per la prima volta. Era un film eccellente!
“Qualche volta lo faccio. ” Dissi io.
“Io mi chiedo se ci sono ragazzi alieni che sono come noi, gay, soli ed impauriti. Ragazzi alieni che hanno vicino i loro innamorati, che discutono di quanto sia difficile la loro vita. Mi chiedo come fanno sesso. Lo fanno come lo facciamo noi?” Si chiese Jotaro.

“Dannazione, è una bella domanda!”
“Dovresti chiederti se il Capitano Kirk avesse qualche gay nell’equipaggio dell’Enterprise e perché non si sono mai rivelati nelle missioni con lui. O se Batman era innamorato di Robin!” Affermò Jotaro.
“Ha! Se fosse accaduto sarebbero stati spediti rapidamente in un ospedale psichiatrico in ambulanza!” Esclamai.
“Huh, Ti puoi immaginare Batman che va da uno strizzacervelli? Sissignore, Robin mi sembra incredibilmente eccitante!” E Jotaro cominciò a ridere forte.

Rotolammo sul pavimento per qualche minuto, ridendo forte e divertendoci. Poi io mi fermai e lo guardai. Lui riprese fiato e mi guardò.
“Non potrà mai accadere perché si tratta solo di fantasie. Noi siamo veri, tu ed io, e potrà succedere, ed accadrà a noi!” Disse Jotaro.
Io sentii qualche cosa muoversi profondamente dentro di me. “Ragazzi è vero!” Esclamai.
“Sì, lo so. Ho parlato con mio nonno ieri e lui mi ha detto di smettere di preoccuparmi degli altri, di pensare a te e me che siamo insieme e concentrarmi su di noi.

Le cose si risolveranno. Questo è quello che mi ha detto. ” Disse Jotaro.
“Ha ragione. Dobbiamo smettere di preoccuparci. Le cose si aggiusteranno col tempo. Restiamo insieme, qui ed ora. Io ti amo” Dissi mentre lo baciavo sulla bocca.
Jotaro rispose appassionatamente al bacio. Mi spogliò lentamente proprio lì sul portico, togliendomi ogni articolo di vestiario lentamente. Una volta che fui nudo, lui si inginocchiò e strinse con le labbra il mio cazzo che si stava indurendo.

“Per favore, amore!” Rabbrividii in estasi.
Jotaro fece scivolare il cazzo duro nella sua bocca e cominciò a succhiarlo. Sospirai. Mi sentivo così bene. Dopo un po’ si fermò, mi condusse al grande cuscino che c’era sotto il portico e mi ci fece sdraiare sopra. Si mise tra le mie gambe e riprese in bocca il mio uccello ricominciando a succhiare. La sua testa si muoveva su e giù sul mio pene.

Lo sentivo muoversi nella sua bocca calda e bagnata. Erano le sensazioni più incredibili che avessi mai provato. Mi piaceva veramente. Mi lamentai piano sentendo aumentare le intense sensazioni. Jotaro si fermò e si spogliò rapidamente. Le sue dita solleticarono la mia cappella mantenendo il pene duro ed aumentando la sensazione. Rivestì il mio cazzo del lubrificante che avevamo sentito che si usava per scopi sessuali. Si tirò giù le mutande e poi si fermò.

“Cazzo, c’è dentro un buco! “ Dichiarò, poi un sorriso comparve sulla sua faccia.
“Trovato! Ho un’idea” Disse.
Se le tirò su e poi si mise ancora a gambe divaricate sulle mie anche. Prese il mio cazzo duro e lo diresse al buco nelle mutande, lo attraversò e lo appoggiò al suo bocciolo. Un momento più tardi il mio uccello scivolò su nel suo sedere stretto. Non ci potevo credere, stavo inculando Jotaro attraverso le sue mutande rosse.

Era una cosa così selvaggia (Non era la prima volta che lo facevamo. Avevamo fatto anche altre cose perverse)! Venni come non ero mai venuto prima. Dopo che ebbi eiaculato dentro di lui, si sdraiò vicino a me e mi abbracciò.
“Ti senti bene ora? Io sì!. ” Mi bisbigliò in un orecchio.
“Oh, sì, decisamente. Che grande scopata! Non avevo mai pensato di inculare qualcuno attraverso le sue mutande. ”
“È stato bello anche per me.

” Disse Jotaro ridendo.
Poi sospirò. “La vita adesso è così buona con noi. Spero che questa vita buona continui. ”
“Ed anch’io lo spero!” Dissi mentre lo spogliavo delle mutande ormai inutili.
Sentivo il suo uccello eretto che pigiava contro la mia gamba. Lo carezzai per un momento.
Lui mi baciò il collo. Io mi girai verso di lui e ci baciammo.
“Ti amo. ” Bisbigliò.
“Ti amo, Jotaro.

” Bisbigliai in risposta.
Restammo sdraiati a guardare il sole tramontare e sparire dietro le montagne. Io desideravo poter passare la notte con lui. C’erano molte probabilità di farlo più tardi. Per il momento essere insieme era sufficiente per noi. Cosa potevo volere di più? La pace nella mia vita. Essere lasciato in pace così da poter festeggiare il mio amore per un ragazzo chiamato Jotaro, con Jotaro. Dare a lui tutto quello che ero, e di più.

Questo era tutto. Poi non riuscivo a capire perché gli adulti pensavano che fosse sbagliato per ragazzi della nostra età fare sesso con qualcun’altro. Jotaro ed io eravamo innamorati, e felici.

Lui mi svegliò delicatamente. Mi ero addormentato tra le sue braccio, il calore del suo corpo mi aveva fatto addormentare.
“Davide, Davide svegliati amore” Bisbigliò.
“Cosa?” Bisbigliai mentre lentamente mi svegliavo.
“Devi tornare a casa prima che tua sorella ti cerchi.

” Mi esortò.
Mi vestì e mi portò alla porta. “Dio, come vorrei che tu restassi con me stasera. ”
“Anch’io, amore. La prossima volta lo faremo. ” Dissi dandogli il bacio della buona notte.
“Ti amo. ”
“Anch’io ti amo. Ci vediamo a scuola domani” Jotaro sorrise mentre me ne andavo.

La relazione avanza ma la mia necessità di sapere il vostro parere rimane, ciao a tutti e resto in attesa.

INSEGNANTE DI POMPINI – ultima parte

Prima di uscire dalla camera alcune raccomandazioni” ci sono tre cose fondamentali che ora vi dirò e che dovrete assolutamente tenere ben presente. La prima è mai ridere!! Se ridete davanti a un cazzo matematico che il cazzo si ammoscia. Quindi anche se farò qualche critica a qualcuna di voi, le altre serie e mute!!! Seconda cosa, voi siete le troie e i vostri mariti i vostri padroni. Siate serve, concubine, usate il linguaggio del corpo, sculettate, qualunque cosa vi diranno, anche se volgare o offensiva, prendetela come un complimento e continuate il vostro servizio con ancora più passione.

Terza cosa, io sono lì ad osservarvi e voi ad osservare me. Io imparo da voi, voi imparate da me. Guardatevi anche tra di voi, senza vergogna. C’è sempre da imparare anche dagli errori degli altri. Ora apro la porta e ognuna con eleganza e in maniera sexy, molto lentamente, così da farvi ammirare dai vostri uomini, vada a sedersi al fianco del proprio marito. Ferme e in silenzio, nessuna che osi prendere alcuna iniziativa!!!! È importante che facciate quello che vi dico io e solo io.

Se il vostro marito si eccita e vi chiede di fare qualsiasi cosa voi dite no. Ignoratelo. Verrà il suo e vostro turno. Ok??? Da questo istante io mi rivolgerò a voi col nome di TROIA e basta. Non sentitevi offese o non vergognatevi. I vostri maschi vi vogliono troie, e fate loro vedere che lo siete e che non vi vergognate di esserlo per loro!!! Tutto chiaro? ” Apro la porta e le faccio uscire una alla volta.

Sento gli applausi e i fischi da stadio degli uomini!! Mi incazzo a morte ed esco facendo rientrare le signore. ” Che cazzo fate? Siamo per caso in un locale di spogliarelliste??? Cosa sono questi fischi e cori da stadio??? Le vostre mogli si mostrano a voi in modo sexy e credetemi non poco agitate, e voi le incoraggiate così? ” sbotto contro i tre maiali. ” Certo che anche tu però, stasera, sei proprio un troione!!!” mi dice Cesare.

” Siamo 4 troione, e siamo qui per voi, quindi ora le faccio uscire un altra volta e non voglio sentire volare una mosca. Invece della voce, usate gli occhi e ammirate le vostre donne. Ognuno guardi la propria moglie, solo la propria!! Capito Massimo? Finché non saranno sedute al vostro fianco. Solo allora con voce bassa rivolgendole uno sguardo di approvazione direte ognuno alla propria donna: sei bellissima stasera, troia mia!!! Ok???” Bene, torno dalle mie dame e le rincuoro e le faccio uscire ” sexy, muovetevi sexy, toccatevi e guardate verso il vostro marito!!! Via andate!!!” Le rispedisco nell’arena tra i leoni.

Questa volta solo silenzio, sguardi di intesa , nell’aria si respira il profumo del sesso!!! Le osservo camminare da dietro, sembrano tre carri del carnevale di Viareggio!!! Hanno la grazia e la sensualità di tre ippopotami che si rotolano nel fango!!! Forse 10 minuti in più di lezione dì portamento potevo sprecarli prima. Ma chi se ne frega, l’importante è che si sentano sexy e troie. E osservando gli sguardi degli uomini devo dire che il risultato sembra quasi raggiunto.

Le guardano con ammirazione, con la voglia di saltargli addosso, famelici, maniaci sessuali, depravati. E quando ognuna si siede al fianco del marito, vedo che ogni uomo sussurra qualcosa all’orecchio dell’amata e loro arrossiscono. Che tenerezza!!! Tenerezza un cazzo!! Se penso solo a tutte la cattiverie che mi hanno raccontato in questi mesi quei tre porci maiali. Entro e vado al centro del triangolo. Noto che le bottiglie di birra sono vuote. ” Amiche troie, i vostri uomini non hanno di che dissetarsi.

Forza correte a prendere una birra per i vostri padroni!!”. Mentre le donne vanno a prendere da bere, ne approfitto per dire una cosa ai maschi” Non abbiate nessuna remora a trattarle da puttane, loro lo desiderano, vogliono sentire di essere le vostre troie. E voi comportatevi da uomini veri, virili, padroni !!! Ok?”. Tornano le donne con le birre, dico loro di offrirle al proprio marito inchinandosi dinnanzi al loro cospetto e di sedersi al proprio posto.

” signore!!! Va bene essere troie, ma quando si sta sedute le gambe si accavallano per Dio!!!” Risata generale. ” basta ridere!!! Ora chiedo alle mie nuove amiche troie di alzarsi, e di posizionarsi in ginocchio tra le gambe del proprio marito. Su forza. Molto bene. Ora con delicatezza aprite slacciate la cinta e aprite l’accappatoio di vostro marito. Per bene, in modo da lasciare ben scoperto tutto dal petto alle gambe. Non toccate nulla!!! Troie!! Mettete le mani dietro la schiena che non mi fido di voi , avete voglia di cazzo vero troie? Con calma.

Limitatevi solo a fissare morbosamente gli splendidi uccelli dei vostri padroni. Voi uomini ora prendete dal tavolino il vostro sigaro , che io ho già provveduto a tagliare, mettetevelo in bocca. Dall’altra parte Massimo!!! Gira quel cazzo di sigaro!!! Ecco, ora accendino alla mano troie e accendete la virilità dei vostri maschi. Guardate come sbuffano fumo , come dei tori inferociti. Maschi , eccitanti, a****li!!!” Devo dire che a guardarli mi sto eccitando anche io.

Che uomini meravigliosi, con delle scimmiette tra le gambe!!! Non essere così acido Guerrino, sono le loro mogli, che tu stai trasformando nelle loro troie. Tre concorrenti in più in questo già spietato mondo. Ma sono pagato per fare il mio lavoro e zio can se non lo farò come si deve!!! Tutti pensieri che frullano nella mia mente per cercare di non farmi tirare il cazzo, tutto compresso in uno striminzito paio di mutandine perizomate!!! ” ora mie care troie, avvicinate il naso al pacco dei vostri mariti e annusate il divino profumo del maschio.

Annusate senza contatto, ma annusate bene, tutto, palle, cazzo, interno cosce. E voi uomini potete iniziare tra una boccata di sigaro e l’altra ad eccitare le vostre schiave con parole volgari, indecenti, scabrose. ” Sento uscire dalla bocca di quei maiali di tutto!!! Cose indicibili!!! Ma da dove saltano fuori questi tre???? Che porci schifosi. ” basta!!! Ora care amiche troie , vedo che i vostri mariti sono quasi pronti , quindi iniziare a succhiare i loro cazzi come sapete fare, io passerò da ognuna di voi a controllare.

Mettetecela tutta!!!” E le sgualdrine iniziano a fare quello che secondo loro era un pompino. E ci mettono passione, le vedo!!! Forse spinte dalla situazione, dalla paura di sfigurare agli occhi scrutatori delle amiche, insomma ci danno sotto. Ma ahimè, il silenzio tombale pervade la sala. Non un gemito, non un respiro, nessun sussulto di piacere. E se non sento un gemito non esiste nessun pompino in atto. Guardo i mariti e loro guardano me.

Niente da fare, il loro cenno di disappunto e ‘ inequivocabile. Le mie aspiranti troie stanno fallendo il loro compito. Senza umiliarle ulteriormente le fermo. ” Troie mie, guardate i cazzi dei vostri mariti!!! Sono in erezione? Più o meno si. Sono duri? Toccateli. No, non sono duri. Vuol dire che sono eccitati da voi ma non dal vostro lavoro di bocca. Avete sentito da parte loro un gemito di godimento? Io non ne ho sentito alcuno.

Si tu Massimo hai emesso un gemito, ma credo che fosse per il dolore che hai provato per colpa dei denti di tua moglie. Che disastro. Sentite mancano ormai 40 minuti al termine della lezione. Ora dedicherò 20 minuti ad ognuna delle coppie. Uno alla volta faro’ un pompino ai vostri uomini e voi starete sedute ad osservare e ad ascoltare soprattutto. Forza tornate a sedervi troie incapaci che non siete altro. “. Un po’ deluse e tristi si alzano goffamente e si siedono al fianco dei mariti.

Le tre grazie, le tre disgrazie direi piuttosto!!!! Ora ho venti minuti più o meno per impartire a queste incapaci una lezione che si ricorderanno a vita!!!! Inizio con Renzo, il più lungo a venire. Mi inginocchio davanti a lui, lo guardo, gli faccio cenno di ricominciare a fumare. Aspetto, poi mi avvicino al cazzo bardotto, guardandolo negli occhi alito aria calda sulla sua cappella, come un soffio magico il cazzo si rizza, Fissandolo sempre negli occhi prendo la cappella in bocca.

” oh mamma mia!!!” Esclama lui. ” beh perché hai detto così?” Gli chiede la moglie. ” zitta e guarda!!!” Risponde lui. E inizio a succhiare tutto il cazzo, facendolo scivolare in fondo alla gola ogni volta, fino alle palle. Ecco che lui inizia a godere , si agita, sbuffa, bestemmia, ulula!!! La moglie è sconvolta, lo sono tutte!!! Lascio il cazzo giusto due secondi per farlo vedere alla moglie, quanto è grosso e duro, poi riprendo il pompino e succhio quella meraviglia con una passione tale che lui non sta zitto un secondo!!! Si troia, così, continua , sei bravissima!!! Mi fai impazzire, e via dicendo.

Finché sborra e riempie la stanza di ululati e la mia bocca di sperma. Ingoio continuando a succhiare sempre più lentamente finché lui si calma e respira affannosamente, sfinito. Lascio scivolare il cazzo fuori dalla mia bocca. Guardo lei, le faccio l’occhiolino e poi alzandomi chiedo” a chi tocca ora?” E gli altri due in coro ” Io”. Tratto gli altri due in egual modo , e loro mi ricambiano con gemiti di piacere e con una sborrata squisita.

Le mogli sono tutte senza parole. I mariti non hanno nemmeno il coraggio di guardarle in faccia. Mi alzo, fiero, e chiedo” Qualcuno o qualcuna ha qualche domanda da fare? Se così non fosse vorrei potermi cambiare , riscuotere i miei soldi e ci vediamo venerdì sera”. Nessuno parla. Vado in camera. Mi cambio. Ritorno uomo. Faccio per uscire quando entrano le femmine. Una mi da i soldi e io ringrazio. Chiedo se è tutto a posto.

Dicono di no. ” Finché ti cambiavi abbiamo parlato tra di noi. È stata una sofferenza, più che altro abbiamo visto quello che sai fare e per quanto ci possiamo impegnare non saremo mai lontanamente al tuo livello” ” e poi diciamocelo, io tutta quella costanza non ce l’ho. Non ce la voglio neanche mettere!!!” ” si troppa fatica, non fa per noi. ” Dicono tutte e tre. Io rispondo” E quindi vi arrendete, così, senza nemmeno provarci?”.

” Si, ci arrendiamo ma vorremmo fare un accordo con te!!!”. ” Ditemi pure!!!” Curioso di sentire ” Ecco, noi ti paghiamo la stessa cifra, per spompinare i nostri mariti a casa tua due volte a settimana. Si ecco, così siamo sicure che godono o non vanno a puttane. Ci fidiamo di te, e se ci prometti che ce li rimandi tutti e tre a casa da noi , siamo tranquille”. Ci penso un attimo.

Ma che ci penso a fare!!!!” ” Mandatemeli a casa mia venerdì sera alle nove!!!”. Non sarò riuscito a farle diventare troie, ma mi sono fatto tre nuove amiche !!! Le migliori che abbia mai avuto!!!!!!!! FINE.