Archivi tag: muro

Quasi amici

Racconto (in parte) immaginario

Quando tornai a casa, dopo l’incontro con il bidello, ero naturalmente spaesato, il mio stato d’animo era agitato, quasi sconvolto. Cosa avevo fatto??? Anni di educazione moralista mi facevano sentire in colpa a tal punto che nelle ore successive la frase che continuavo a ripetermi era; “Hai voluto provare un’esperienza nuova, l’hai fatto, ti sei tolto questo dubbio, ora basta non farlo più. ”

Nel frattempo erano passati giorni, forse una settimana ed ogni tanto il bidello dava segni della sua presenza con un sms, o una chiacchierata veloce nei corridoi.

Chiaramente cercava un approccio, cercava di capire il perché di tanta mia diffidenza. Io nel frattempo inventavo scuse: impegni familiari, i compiti, influenza, ma avevo vergogna a dirgli la verità, a confessargli che non me la sentivo di incontrarlo ancora. Da quella fatidica mattina tante cose erano cambiate in me, soprattutto vedevo le cose con altri occhi, sotto un’altra prospettiva, percependo cose che prima non avrei mai notato. Passai quindi attraverso diversi stati emotivi prima di tornare ad avere un discreto equilibrio, e catapultato in quella nuova dimensione dopo quella volta a casa sua …il gioco mi sfuggi un po’ di mano e cominciammo gradualmente ad incontrarci almeno una volta alla settimana, diventando ufficialmente la sua femminuccia personale!

Purtroppo nella mia scuola quello che facevo con il bidello aveva fatto il giro dell’istituto.

Alcuni bulli vociferavano che io ci stavo con tutti, altri che ero una troia, un ricchione, frocio di merda, ecc.. Ammetto che non è stato facilissimo all’inizio, anche perché tra una lezione e l’altra ero così preso dal dover fare pompini e prenderlo nel culo dal bidello che pure la mia pagella era quasi un disastro! (Continuando così non sarei arrivato al secondo anno.

)
Durante la ricreazione, cercavo sempre di rimanere lontano da Zio Franco, per evitare di alimentare i soliti sospetti su di me… ma cosi facendo Iniziai ad avvicinarmi “involontariamente” ad altri bidelli… Notando anche in loro certi atteggiamenti sempre più ambigui.
“Ormai lo capito da come mi guardano! Come provano il contatto!..” In apparenza sembravano persone tranquille, molto rispettose che salutano sempre gentilmente, però se mi vedevano da solo, lontano dai professori o qualche stupido compagno di classe, cercano in ogni modo il modo di toccarmi, e alcune volte venivano a sbattermi addosso di proposito! Facendomi sentire quei pacchi perennemente in tiro!!!!

Oltre gli sguardi a me rivolti, nel giro di pochissimo tempo, aggiungevano sempre qualche commento volgare! Hanno iniziato con: “Ciao belli capelli! Che belle gambe ” poi… “culo da favola, bocca da pompini, quanto prendi? Ecc..!” Arrivando quindi alla facile conclusione che Zio Franco aveva raccontato tutto ai suoi colleghi… E come una vera (ma ingenua) puttanella, per la prima volta venni anche rimproverata per il mio modo di camminare! “Sempre a sculettare in mezzo ai bidelli! Ma non ti vergogni ?” Mi disse l’anziana Prof di Matematica.

“Non c’è niente da capire! Non lo devi fare più, altrimenti ti gireranno intorno per tutta la vita! Capito?” Dal Io non capivo, limitandomi a dire che non ci vedevo nulla di male.

E’ il mio modo di camminare! Dal mio ingenuo punto di vista, non ancheggiavo! …cioè non lo facevo proprio apposta….

Poi fu la volta del vecchio prof. di Inglese: con la sua espressione arcigna mi fece un sacco di domande sulla mia famiglia, sulle mie abitudini extrascolastiche, su come mi vestivo quando non andavo a scuola, ecc. Facendomi capire che la sessualità fosse un argomento troppo importante, e naturalmente questo all’inizio un po’ mi spaventava. (Anche lui mi guardava sempre in modo strano, ma questa è un’altra storia…)

Ritornando a scuola; (un anonimo lunedì di inizio marzo).

Giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di quel periodo. Volevo essere in qualunque altro posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo. Si scoppiava dal caldo! Ora di matematica! Dio che noia! Sempre le stesse identiche cose, sempre le stesse lagne e prediche della vecchia professoressa che cerca di far capire ad un branco di idioti che: 1 + 1 fa 2 ..? Io invece, com’è mia abitudine, utilizzo questa inutile ora per andare in bagno, dove in genere ho la possibilità di staccare la spina e sgranchirmi un po’ le gambe…Alzai la mano, cercando di avere il mio visino più sofferente possibile, e chiedo alla Prof di poter andare al bagno…Lei! Se pur capendo la sceneggiata, da il via libera per il mio quarto d’ora di libertà! Ripetendomi:“Ragazzino, mi raccomando non stare troppo fuori! Come tuo solito però!”

Mentre sono li a fumarmi la sigaretta dopo nemmeno 5 minuti sentì bussare; Toc, Toc ..e aprì la porta… Pensavo si trattasse di un mio compagno di classe, (anche lui sfuggito a quelle ore di noia mortale).

Ma riconobbi subito quelle mani enormi e callose sulle mie spalle, che mi spinsero indietro con forza… facendomi quasi sedere sulla tazza del cesso!! Tra le novità di quel periodo, c’era la così detta “sveltina” nei bagni di scuola, con zio Franco… “Mah… Cosi si entra ?? Che vuole, ma è impazzito? Se ci vede qualcuno? Se ci sente qualcuno ?? ” Parlando sempre con un filo di voce! Guardandomi con disprezzo rispose; “Tranquillo non esagerare! Ormai lo sanno tutti che sei ricchione!!!” (Gli voglio bene! Però è fatto cosi.

Certe volte dall’eccitazione non sa nemmeno lui quello che dice. ) In quei momenti deliranti… In primis a scuola, avevo solo paura di essere vista dai tanti e anche troppi, ragazzi omofobi che giravano nell’istituto.

(La mia classe ne era piena)

Finita la sigaretta mi feci coraggio! Aprii la bocca e iniziai a ciucciare quel cazzone enorme, in modo veloce. Avevo voluto la bicicletta e ora dovevo pedalare. Certo, il fatto era che la bicicletta in questione era un grosso cazzo da soddisfare in cambio di una misera paghetta, (che non avrebbe mai colmato il vuoto che avevo dentro).

Dopo neanche 2 minuti di gioco, con quella mazza, (sperando invano che sborrasse subito), prendendomi per i capelli mi spinge violentemente faccia al muro! Cominciando a incularmi freneticamente senza pietà, quasi come un a****le! Ormai lo conosco, lo lascio fare. Sperando che finisca il prima possibile. Il mio buchino con un po’ di saliva cominciava ad accoglierlo molto bene, nonostante le grosse dimensioni. Ma all’inizio faceva sempre tanto male… e Lui a dire il vero se ne sempre fregato altamente del mio dolore iniziale, ma in quelle situazioni non lo biasimo troppo.

In bagno, e penso anche nel corridoio… si iniziava a sentire solo i miei gemiti sempre più acuti e il rumore del suo grosso corpo che picchia contro il mio culetto. Ma quella volta! Non contento dei miei mugolii, che assecondavano quelle spinte esagerate, pronta per accogliere la sua sborra ovunque e comunque, mi tolse completamente i pantaloni, e mi annuncia! “Aspetta Bimba, vediamo chi c’è fuori. ”

Chiusa in quel cesso, aspettando che ritornasse al più presto, guardavo tutte quelle scritte oscene sui muri del bagno, e ogni volta che ci entravo per fumare, la voglia di cazzo mi assale, suscitandomi desideri e pensieri indicibili…

Persa tra quelle scritte volgari e ignoranti, un po’ di piscio qua e là, e qualche mozzicone di sigarette dopo qualche minuto, vidi spalancare la porta, all’improvviso! Trovando dall’altra parte; Zio Franco con il resto dei Bidelli!!!
“Stai tranquilla, e fai la brava! Amici sono!!” La mia mente era confusa, in totale imbarazzo! Tranquilla? Amici? Fai la brava? Cosa voleva dire? E cosa volevano fare?
Ammetto che con Tony non mi sarebbe dispiaciuto, ma… Uno che non mi piaceva e mai pensavo ci sarei andata era Stefano, (anche lui bidello, addetto al terzo piano).

Il classico tamarro all’antica di circa 40 anni. Pieno di tatuaggi, anelli, e collane d’oro al collo!!
Inizialmente cercavo di sdrammatizzare presentandomi a loro con un tono di voce da femminuccia. E Tony (il bidello più vecchio del gruppo) con disprezzo spiegava ai colleghi.. “con molto sarcasmo” che faccio la troia solo perché non voglio faticare! “Ma tranquilla qualche giro ce lo facciamo lo stesso!” …rivolgendosi a me!
Che dovevo fa’? Bè…di fronte a quelle parole, non so cosa mi è successo realmente… Ricordo solo che Stefano si piazzò per primo dietro di me cominciando a incularmi lentamente fino a mettermelo tutto nel culo.

(Fortuna che ero già dilatata). Ma nonostante ero in paranoia perché dovevo rientrare in classe, cominciavo a godere, quasi come una pazza…
Devo premettere che pur essendo passivissimo per me la penetrazione anale è sempre dolorosa, soprattutto all’inizio, la causa è dovuta al fatto che il mio ano è stretto e si adatta molto lentamente a chi mi penetra e quella volta, più del solito l’inculata è stata Dolorosissima!!!

Cercai di divincolarmi per riprendermi un attimo, ma la giostra sembrava non si fermasse mai, e quando persero interesse verso il mio culo sfondato, (dopo un intenso quarto dora), si misero in piedi intorno a me, iniziando a sborrarmi in faccia… Tutti Insieme …In modo quasi sincronizzato.

NON avevo Mai provato una cosa così… ho pure due conati come di vomito, per il forte e acido odore di sperma che ho sul viso, nei capelli, ed anche i vestiti!… “E adesso…? Che figura ci faccio in classe?” Ho tutti i capelli fradici di Sborra! Cazzo! E dovevo pure correre immediatamente in classe! (A prescindere dalla sborra che avevo in testa, era passata un abbondante mezzora!!)

In fretta e furia.. iniziai con dei fazzolettini imbevuti, a pulirmi il viso, incazzata per il tempo che mi stava facendo perdere, e malgrado il mio nervosismo, Stefano con un tono malizioso se ne uscì sfottendomi pure; “Puttana, avevamo paura che restavi incinta” La risposta mi offese e mi fece incazzare, anche perché ridevano tutti, e con il mio buchetto che ancora mi bruciava e pulsava, gli dissi che avrebbero potuto venirmi in bocca o nel culo, in mille modi!! Ma non c’era certo bisogno di imbrattarmi i capelli in quel modo.

Quello che hanno fatto, vista la loro età, non me l’aspettavo proprio, e non aveva senso. Comunque ormai quello che era fatto era fatto e non c’era molto da aggiungere..
Dopo quell’orgia ero consapevole di aver firmato con i bidelli l’ennesima condanna per quei 5 anni. Il mio destino da liceale non era più solo quello di studiare, e vedermi ogni tanto con Zio Franco! Ma diventare la puttana della sua comitiva.

(I Bidelli)…

Le mie storie (62)

Eccomi di nuovo qui pronta a raccontarvi quella che potrei definire “una scopata annunciata”. È un periodo in cui sto lavorando parecchi, mi ritiro a casa stanca morta e voglia di uscire non ne ho per niente. La settimana scorsa mi arriva sul cellulare un messaggio di Renata che diceva che era venuta a trovarla Robert uno dei ragazzi cubani che abbiamo conosciuto l’estate scorsa. Io naturalmente mi sono resa disponibile in caso di cene e feste, dicendole che avrei avuto piacere ha salutarlo.

Renata un paio di giorni dopo mi tiene al telefono 1 vita raccontandomi che era riuscita a mandare il figlio a casa del padre (lei è separata) e che se la stava passando molto bene con il suo “amico”. Effettivamente anche durante le vacanze cubane, fra di loro si era creato 1 bel feeling, tanto che lui avrebbe voluto venire in Italia anche prima, ma lei si era tirata indietro. Lunedì scorso (mentre vi scrivo è giovedì) Renata organizza una cena a casa sua insieme ad altre amiche ed amici alcuni dei quali cubani residenti a Napoli.

La serata è molto divertente, l’incontro con Robert è fin troppo affettuoso, infatti il suo abbraccio termina con 1 manata piena sul culo e lui che ridendo conferma i complimenti al mio didietro tra le risate di 1 paio di suoi amici e della stessa Renata che non sembra infastidita dai modi utilizzati verso la sottoscritta. Per la verità, tornando indietro con la memoria, in quel di Cuba avevamo diviso equamente i nostri accompagnatori, ed anche io ero stata con Robert.

Tra pasta, mozzarella, melanzane, salsicce e altro ben di dio che non scrivo per non farvi venire l’acquolina in bocca, tutto sembra andare per il meglio, fino a quando la padrona di casa non riceve 1 telefonata. Non volendo mi accorgo, pur senza capire cosa stia dicendo, che si sta alterando, così quando chiude il cellulare istintivamente le vado incontro per cercare di aiutarla. Lei mi dice che il figlio sta tornando a casa perché il padre ha dovuto anticipare un problema di lavoro e quindi glielo ha rispedito indietro.

Renata non sa come fare con Robert, perché chiaramente non può ospitarlo con il ragazzo in casa. Io le suggerisco di farlo andare a casa dei suoi compatrioti, dicendole che non ci sarebbe stato problema, lei invece mi chiede di ospitarlo a casa mia, lasciandomi un po’ stupita per una serie di motivi che potrete immaginare. Anzi quando io dopo aver tentato blandamente di rifiutare, pian piano accetto, lei ridendo mi fa “così ti diverti un po’ anche tu”.

A fine serata, lei spiega la situazione al suo amico dicendo che sarebbe stato soltanto per una sera (ed effettivamente è stato così, perché il figlio poi è partito per Capri con amici). Salutiamo tutti, ed andiamo via direzione casa mia. In macchina lui mi racconta che con Renata sta molto bene, che vorrebbe fare le cose più seriamente. Dalle sue parole capisco che vorrebbe trasferirsi qui, magari anche sposarla, dopo tutto nonostante sia più giovane di lei (ed anche della sottoscritta), è comunque un ragazzo laureato, di una certa cultura.

Arrivati a destinazione, lo porto nella camera cosiddetta degli ospiti e dopo aver fatto insieme a lui il letto gli dico che vado al bagno. Lui si sistema e quando esco lo trovo davanti al televisore. Sono circa le 2, io indosso una maglietta molto lunga e sotto la mutandina, lui invece è in canottiera e boxer, e devo dire che c’è 1 bel vedere davvero, nonostante ricordassi l’estate scorsa, vedermelo davanti un’altra volta non mi ha lasciata certo indifferente.

Chiacchieriamo sul divano ancora una mezz’oretta e poi ci salutiamo ognuno nella propria stanza. Mi infilo sotto il lenzuolo ed accendo la televisione, dopo averla guardata un po’ la spengo e mi giro di fianco per dormire. Passa qualche minuto e sento la mia porta socchiusa fare 1 leggera refola di vento; poi il mio lenzuolo si solleva e dopo 1 paio di secondi sento la sua presenza dietro la mia schiena. La sua mano si infila tra le mie cosce e dopo avere spostato di lato il bordo dello slip con 1 dito entra nella mia micia.

Io giro la testa e mi ritrovo le sue labbra che mi baciano mentre con gli occhi sorride. Piano piano mi toglie la maglia e poi la mutanda; sento le sue mani esplorare il mio corpo un po’ ovunque, mi prende 1 seno con la mano ed incomincia a stringere giocando con il capezzolo tra le dita, poi finalmente dietro poggia il suo uccello bello duro ed io mi piego un poco a cucchiaino spostando il sedere un po’ all’indietro verso di lui.

La sua mano mi allarga una natica e mi solleva un po’ la coscia giusto il tempo per mettermelo dentro ed incominciare a muoverlo avanti e indietro. La posizione non è delle più comode, ma il suo uccello liscio lungo esattamente come me lo ricordavo mi penetra con meravigliosa facilità. Poi lui si alza in mezzo al letto e dopo avermi invitato a fare lo stesso, mi fa mettere a quattro zampe per poi ricominciare a scoparmi.

Chiudo gli occhi e mi ritrovo a Cuba, un anno fa, in quella stanza d’albergo dove insieme a Renata ed ai suoi amici ci divertimmo tanto. Sento le sue dita giocare con le mie labbra e poi entrare in bocca, comincio a succhiarle mentre lui continua a farmi godere. Poi le braccia mi vengono meno, appoggio la faccia sul materasso e vengo; sento la sua voce che mi dice “brava, brava…” e poi la mia schiena si bagna del suo sperma.

Per un paio di minuti resto stesa a pelle di Leone per riprendermi, lui si appoggia allo schienale del letto e mi guarda. Riprendo le forze e vado in bagno a pulirmi; quando torno lo trovo esattamente come lo avevo lasciato, soltanto che il lenzuolo non copre più il suo uccello che “riposa” sulla sua gamba sinistra. Mi metto di fianco a lui appoggiata con la testa sul braccio, è da più di un mese che non dormivo con un uomo, è una bella sensazione.

Mi parla di Napoli, dice che somiglia a l’Avana, che i napoletani sono molto simpatici ed espansivi, poi il braccio sopra il quale ho appoggiato il mio collo all’improvviso si anima alla sua estremità. Poggia la mano sotto il seno sinistro e comincia a “palleggiare” letteralmente, mentre contemporaneamente continua a descrivere le meraviglie della nostra città. Si ferma, prende tutta la mammella nella mano ed incomincia a massaggiarla; mi guarda e con un veloce movimento di bacino sposta il suo uccello da sinistra a destra.

Io rido e poi allungo la mano fino a prenderlo fra le dita. Lentamente gli scopro la cappella fino a giù per poi risalire e nascondergliela. Robert reclina il capo all’indietro e chiude gli occhi mentre io continuo con la mia sega. Il suo uccello diventa sempre più grosso tra i miei polpastrelli piccoli, quando è finalmente duro e lungo, mi chino con la testa e glielo prendo in bocca. Cerco di andare più in fondo possibile, con le labbra arrivo a sfiorargli le palle, è tutto depilato, mi sembra un tubo tutto nero.

Comincio a sentire la sua punta umida, mi sollevo e con un gesto atletico (di cui mi sorprendo) gli salgo a cavalcioni. Lui scivola sul cuscino mentre io mi muovo sopra di lui facendo ballare le mie tettone. Ogni volta che torno giù, lo sento sempre più dentro, sempre più in fondo alla mia micia. Godo di nuovo come una pazza, mi fermo su di lui, che si solleva, mi fa poggiare la schiena sul letto, e dopo avermi allargato ed alzato le cosce, mi scopa fino a venirmi sulla pancia.

Sono circa le tre di notte quando dopo essermi lavata per l’ennesima volta, mi rimetto la maglietta per dormire. Lui si piazza di fianco a me girato dall’altro lato.
Apro gli occhi che sono le otto e qualche minuto; per fortuna approfittando della cena di Renata, ho lasciato detto allo studio che sarei arrivata per le 10:30. Robert dorme beato, lo guardo per qualche secondo e poi vado a fare il caffè.

Mentre aspetto, chiamo Renata e le dico che per le dieci ci dobbiamo incontrare in piazza. Lei mi chiede come sia andata la nottata, io ridendo le dico… bene, bene. Il caffè comincia ad uscire, saluto la mia amica e vado a svegliare il mio ospite con il profumo di Napoli. Mi seggo accanto a lui, che dopo aver aperto gli occhi mi saluta con un sorriso. Si mette seduto, mi ringrazia per l’ennesima volta dell’ospitalità mentre sorseggia il caffè, io gli dico che devo andare a fare la doccia, lui fa un cenno d’assenso, poi mentre mi allontano vedo con la coda dell’occhio che mi segue in bagno.

Mi tolgo la maglia ed entro nella cabina, lui fa pipì (particolarmente lunga) e dopo, mentre ancora sto regolando la temperatura si infila anche lui dentro. L’acqua comincia a scendere, lui mi abbraccia e comincia a baciarmi vigorosamente; i nostri corpi sono uniti più che mai, sento il suo uccello pulsare contro la mia micia. Le sue mani scendono entrambi dietro la mia schiena fino ad agguantarmi il sedere. Mi palpeggia con gusto, con determinazione, con un dito arriva a stuzzicare il buchetto del culo ; io non me lo aspetto e mi irrigidisco un attimo, lui con una mano su una chiappa e l’altra sotto un ginocchio, mi solleva e dopo avermi appoggiato al muro me lo mette dentro.

Fra l’eccitazione e l’acqua che scende, faccio fatica a respirare, mi aggrappo a lui con le braccia e con le gambe, mentre scivolo con la schiena lungo il muro sotto i colpi del suo uccello. Le mie urla tradiscono l’ennesimo orgasmo, lui continua ancora per un po’, poi si ferma, mi fa poggiare le gambe a terra e dopo averlo tirato fuori, con le mani se lo tocca fino a venirmi addosso. Con la spugna intrisa di bagnoschiuma, acqua e sperma, mi lavo, esco e lascio lui dentro continuare a lavarsi.

Mi vesto da lavoro, gonna e giacca blu, camicetta bianca e scarpe con tacco moderato. Lui indossa il pantalone ed una maglietta grigia, mi fa i complimenti per l’abbigliamento e dopo aver portato in cucina le tazzine di caffè (ed averle lavate), va nella camera degli ospiti a chiudere la valigia. Sono le dieci ed un quarto quando in piazza da lontano vedo Renata che mi saluta. Robert mi dà un bacio sulla guancia, la solita manata sul sedere e si avvia verso di lei.

Una bella nottata non c’è che dire, lui ripartirà a fine giugno… chissà.

UN INVITO A CENA, IL LUNEDÌ

La sveglia squilla alle sette puntuale. Di solito la lascio suonare almeno un paio di volte. Questa mattina invece mi alzo di shitto, e subito mi prende un nodo allo stomaco. Ripenso a quello che mi è successo sabato sera, e il solo pensiero di incontrarmi faccia a faccia col mio dipendente mi spaventa e imbarazza. È inevitabile vederci al lavoro. Lui è il mio autista e magazziniere. Ogni cosa che fa deve prima essere decisa e confermata da me.

Di certo non posso comportarmi in maniera diversa, in ufficio c’è anche mia sorella, e di certo non posso dirgli che avevo passato tutta la domenica a masturbarmi pensando a lui e al suo cazzo.
Tra l’altro è il suo primo giorno di lavoro dopo una settimana di ferie, ogni mia reazione strana sembrerebbe ingiustificata. Quindi con una spada di Damocle sopra la testa, mi vesto , e come non fosse mai accaduto nulla , esco e vado al lavoro, aspettandomi qualunque cosa.

Appena arrivo in ufficio, teso come una corda di violino, chiedo a mia sorella se avesse visto Ioan. Lei mi risponde di no.
“Figurati, conoscendolo sarà ancora in Romania quello, vedrai che torna domani!!” Mi dice mia sorella. Non potevo dirle che invece era già in Italia da sabato.
” Si hai ragione fa sempre così !!!” Rispondo. E inizio a lavorare. Neanche passano dieci minuti che dalla finestra vedo Ioan a bordo del muletto venire verso gli uffici.

Mi si ferma il cuore. Parcheggia, scende e entra in ufficio.
” Buongiorno a tutti!!! Sono tornato stanotte. Come vi avevo detto!!” Esclama lui, allargando le braccia. Cazzo come e’ bono!!!! Ma è sempre stato così???
” Oh caro, dammi due baci e raccontami come sono andate le ferie!!!” Gli dice mia sorella alzandosi e andando a salutarlo. Mentre si abbracciano lui mi guarda, mi sorride e mi fa l’occhiolino. Bastardo!!!!
” Guerrino, tu non mi saluti, non sei contento che sono tornato???” E rimane a braccia aperte aspettandomi.

Mi alzo, lo abbraccio, usanze stupide che non servono a nulla, e mentre mi da due baci mi sussurra all’orecchio ” Ciao troia mia!!!”. Mi stacco immediatamente, in maniera brusca.
” Che brutta mattina che hai Guerrino!” Dice mia sorella.
” Si ho le palle girate!!” Rispondo
” Ma se la prima cosa che mi hai chiesto appena entrato è stata se avevo visto Ioan!!!” Bastarda di sorella!!!
” Ah davvero? Così ha detto? Mi voleva salutare forse, dopo una settimana che non ci vediamo” afferma lui.

Falso!!!
” In realtà volevo farti vedere una cosa in magazzino urgente!!! Se vieni con me ti faccio vedere. ” non sapevo cosa dire, e poi via il dente via il dolore.
” Dai fammi vedere questa cosa.. poi torno e ti racconto della mia bellissima settimana di ferie ,ok ?” Rivolgendosi a mia sorella. Ed esce dall’ufficio dopo avermi detto che mi aspetta fuori e intanto si fuma una sigaretta.
” Beh? Che cosa hai? Sei strano.

E poi quale problema c’è in magazzino che non ne so nulla???” Mi chiede mia sorella.
” Un problema che devo sistemare subito, poi ti racconto. Tu stai attenta che per nessun motivo , dico davvero, nessuno deve entrare in magazzino. Neanche papà. Bloccalo, inventati qualcosa, ma fino a che non mi vedi tornare io e Ioan non ci siamo. ” il mio tono è così serioso che lei annuisce senza chiedere altre spiegazioni.

Esco, faccio cenno a Ioan di salire sul muletto e ci avviamo , attraversando il piazzale , ai magazzini.
” C’è davvero un problema o ti sei inventata tutto solo per farmi un pompino ???? Mmm che pompini che fai troia mia!!” Mi chiede con un mezzo sorriso da porco e un tono di voce da maniaco sessuale.
” Intanto smettila di chiamarmi troia!!! Non sono la tua troia!!! ” gli ordino infastidito.

” Beh non sarai la mia troia, ma sei comunque una gran troia!!!” E ride. Non rispondo. Entro nel magazzino numero tre.
” Forza, scendi e chiudi bene il portone, che dobbiamo parlare io e te!!” Detto e fatto. Il numero tre non lo usiamo quasi mai, quindi è praticamente vuoto.
” Mettiamo subito le cose in chiaro…” ma lui mi interrompe e mi chiede ” Posso fumare ? O ti da fastidio? Non mi sembrava ti desse fastidio sabato sera mentre ti scopavo con la sigaretta in bocca!!! Mamma quanto sei troia!!!!mmmmmm” mi lascia di sasso, per qualche secondo.

” Ma si fumati sta cazzo di sigaretta, e ti ho detto di non chiamarmi troia !!!!” Gli intimo io. Lui prende una sigaretta, se l’accende, e appoggia una gamba sulla ruota del muletto. Zio can, quanto bono è questo???? Gli guardo in mezzo alle gambe, in quella posizione, e noto il suo pacco sotto i pantaloni verdi da lavoro.
” Allora? Ti sei bloccata? Hai visto qualcosa che ti ha tolto le parole dalla bocca? Dimmi la verità, troia!!” Mi dice grattandosi le palle.

” Smettila di chiamarmi troia!!! ” urlo isterico.
” Ok, ok calmati!!!! Sto solo scherzando, non ti chiamerò più troia , giuro. Dimmi tu come vuoi essere chiamata!!” E mentre dice questo, si apre la patta dei pantaloni, tira fuori cazzo e palle e si gira verso un angolo del muro, ma ben in vista.
” Allora? Mi dici o no come ti devo chiamare? E se posso pisciare qua o no, e se no dove la posso fare?” Porco, maiale, diavolo tentatore.

Maschio, sei tu il più maschio di tutti!!!
” Chiamami pure troia, basta che mi pisci in bocca!!!” E mi inginocchio, per prendere il suo uccello in bocca. Me lo infila in gola e inizia a pisciare e mentre mi sta pisciando in bocca mi chiede ” Chi è la più troia di tutte????” E io senza smettere di bere, a bocca piena rispondo “IO”. E finisco di bere.
” Ok, lo ammetto, hai vinto tu!!! Sono una troia.

E allora? Cosa hai ottenuto ora? Che intenzioni hai???” Chiedo sottomesso.
” Intanto ti ho fatto ammettere di essere una troia. Pian piano ti farò dire che sei la MIA troia!!!” Risponde rimettendosi a posto. Apre il portone, usciamo dal magazzino, mi riporta in ufficio e racconta a mia sorella le sue ferie. Non ascolto una parola, penso solo che dentro di me, in fondo in fondo, sono già la sua troia!!!! Ma questo lui l’ha già capito.

……….

Padrone IV

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Da qualche giorno non era più la prima ad arrivare in ufficio, il che la disturbava un poco ma non le importava più molto. Era la chiusura del trimestre e tutto l’ufficio era in subbuglio e molti erano costretti ad arrivare prima per poter consegnare in tempo i propri rendiconto. Per la prima volta da quando aveva iniziato a lavorare era stressata, doveva lavorare in fretta e con precisione, senza delle vere pause.

Padrone non si faceva sentire, si sentiva un po’ triste per questo, accarezzava spesso il foulard e si diceva che comunque stava bene anche senza quel gioco, che poi lei non aveva fatto nulla di male, anzi, l’ultima volta era anche stata premiata e che quindi non era colpa sua se non andava avanti, sospirava e si intristiva sperando che non fosse tutto finito.
Arrivata nel suo angolino, come tutte le mattine, andò al cassetto, lo aprì non aspettandosi nulla ma sul fondo trovò qualcosa di pesante avvolto in una stoffa rosa.

Lo tirò fuori e le sembrava proprio fosse una bottiglia al cui collo, per tenere chiuso il sacchetto, c’era un nastro a cui era appeso un foglietto, uguale a tutti gli altri che aveva ricevuto.
Finalmente, pensò, dopo tutto questo tempo di nuovo un segno di Padrone, era felice, dall’incarto le sembrava che fosse un regalo e quindi aspettare pazientemente senza scrivere ancora lei stessa dei biglietti aveva pagato. Aprì il bigliettino

Tre manciate in acqua calda.

Padrone

Non capiva. Non importava in quel momento, sciolse con cura e lentamente il nastro. L’incarto si aprì da solo come una corolla e rivelò la bottiglia in vetro dalla bocca larga. All’interno c’era come della finissima ghiaia rosa, l’etichetta diceva “Sali da bagno”. Oh, pensò, mai avuti… Tolse il tappo in sughero, il profumo di rosa e gelsomino l’avvolse con forza, era inebriante, le servì tutta la sua forza di volontà per riporre nella confezione la bottiglia e metterla nella borsa prima di cominciare a lavorare.

Arrivata a casa era distrutta, la giornata era stata nuovamente pesante ma il suo animo era leggero. Quello nella sua borsa era il primo regalo che non aveva potuto usare immediatamente, era qualcosa che poteva usare solo in casa e dovette aspettare per tutto il lunghissimo giorno prima di seguire le indicazioni del biglietto. Posò la borsa, prese la bottiglia ed andò subito in bagno. Tolse le scarpe che non sopportava più, rilesse il bigliettino per sicurezza ed aprì l’acqua calda.

Da quando si era trasferita nell’appartamento aveva sempre pensato che fare la doccia in una vasca da bagno era la cosa più scomoda del mondo, troppo ingombrante, il bordo da scavalcare ogni volta e la tenda che puntualmente sgocciolava in terra. Invece ora aprì completamente la tenda e la appiattì per bene contro il muro. Mentre l’acqua continuava a sgorgare fragorosamente dal rubinetto si spogliò e ripose gli indumenti nel cesto dei panni sporchi, il foulard per ultimo, lo piegò con cura e lo lasciò in bella vista sul ripiano degli asciugamani da dove ne prese uno pulito che lasciò cadere a terra vicino la vasca.

Dall’acqua si alzava un sottile strato di vapore, immerse una mano, perfetta, proprio la temperatura che piaceva a lei. Prese la bottiglia, la stappò e annusò di nuovo il contenuto fino a riempirsene i polmoni. Versò attentamente nel cavo della mano i sali e poi li lasciò cadere nella vasca per tre volte, come diceva il bigliettino, immerse la mano fino a toccare il fondo e scosse l’acqua per farli sciogliere completamente.
Il livello dell’acqua le sembrava giusto, la temperatura perfetta ed il profumo invitante, si decise ad entrare.

Immerse un piede, poi l’altro ed i polpacci tesi già le facevano meno male. Si sedette lentamente osservando il livello dell’acqua che saliva senza andare oltre il livello di pericolo di allagamento del bagno. Fece scivolare i pollici sulla nuca per raccogliere i capelli ed evitare di bagnarli.

“Mai più capelli legati”

Le tornò in mente una delle richieste di Padrone, aprì le mani e lasciò che i capelli si sciogliessero di nuovo sulla pelle nuda della schiena.

Se non li legava tanto valeva bagnarli completamente per tenerli composti, lasciandosi scivolare nella vasca si immerse completamente con gli occhi chiusi e senza la fretta di prendere di nuovo fiato, l’acqua era così calda ed accogliente, come le coperte calde in una fredda giornata invernale. Riemerse e con le mani lisciò i capelli per sistemarli, appoggiò la testa al bordo e chiuse di nuovo gli occhi per godersi appieno quel momento.
Il vapore caldo che si alzava dall’acqua portava con sé il profumo di rosa e gelsomino, si sentiva meglio, le piaceva quella fragranza e ne respirava a pieni polmoni.

Ogni respiro però, correndo sulla pelle nuda e bagnata del petto la raffreddava e lei muovendo sinuosamente la mano si portava dell’acqua a riscaldare quella parte esposta. Accarezzandosi la pelle nuovamente calda trovò che i capezzoli inturgiditi dal freddo non avevano affatto perso il proprio gonfiore, sorresse i seni tra le mani e con le dita continuò a stimolare quei due bottoncini sensibili. Dalla sensazione al basso ventre sapeva il motivo per cui i capezzoli erano ormai ben ritti, incrociando e stringendo con forza le cosce sentiva il suo sesso pulsante e voglioso.

Con un respiro liberatorio immerse la mano destra e la fece scivolare più in basso dell’ombelico, giù attraverso i peli pubici fino a trovare il clitoride, per un istante perse il respiro e strinse forte il capezzolo che aveva ancora le attenzioni dell’altra mano.
Il calore dell’acqua ed il suo profumo sembravano averla ubriacata, sapeva di essere pronta, fece scivolare l’indice tra le pieghe soffici della sua carne. Entrando dentro sé stessa riconobbe come frutto del suo desiderio e non dell’acqua tutto intorno a lei quella sensazione di viscosità che le circondava il dito.

Andò dritta ed immediata a quel punto magico che… ancora una volta le prese il respiro e le fece contrarre tutti i muscoli nel tentativo di controllarsi.
Sentiva già le gote in fiamme e che il respiro le si faceva sempre più affannato, quel punto è sempre lì e lei si è chiesta ogni volta come sia possibile che i suoi ragazzi non lo avessero mai trovato. Accarezzandosi con il massimo dell’amore per sé stessa aveva la convinzione che Padrone invece lo avrebbe trovato subito e che con la Sua mano tra le gambe lei si sarebbe sentita appagata, ma la mano di un uomo come lui doveva sicuramente essere più forte e decisa della sua così, cercando di figurarsela, premette anche il medio all’entrata del suo sesso fino a farlo scivolare dentro a raddoppiare il piacere.

Ma non sarebbe stato soltanto da dentro che le avrebbe dato piacere, sapeva che si sarebbe sentita felicemente sopraffatta dalla sua presenza e così iniziò a massaggiarsi il clitoride con le pressioni del palmo.
Chiuse gli occhi e dipinse nella sua immaginazione quell’uomo che le avrebbe dato piacere in quel modo così totale e mentre pensava questo la sua mano continuava a stimolarla, le gambe ormai spalancate per accogliere tutta la forza della sua passione.

Sentiva la testa girare per il caldo, i respiri troppo frenetici e per i movimenti ritmati della mano. Sull’orlo del piacere contrasse le dita per sfiorare di nuovo quel punto così intimo e sensibile e l’onda di appagamento che ne shiturì si estese a tutto il corpo scuotendola dal profondo.
Negli istanti successivi rimase immobile a godersi gli ultimi istanti di annebbiamento dei pensieri, immerse un poco il viso nell’acqua calda per rinfrescare i tizzoni ardenti dei suoi zigomi.

Si abbandonò completamente al relax dell’acqua che la cullava stingendola nel suo abbraccio, stanca, distrutta ma appagata.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

Tre per me

Ciao cari
Eravamo rimasti che in visita ai miei amici avevo assaggiato il cuginetto giovane che mi ha dato un saggio della sua bravura.
Ero comunque tornato per levarmi una voglia che gia da tempo ho sperando che i miei due amichetti mi aiutino ad esaudire questo desiderio.
E’ da tempo infatti che mi piacerebbe ricevere due cazzi nel culetto simultaneamente.
Alcune amiche con le quali ha parlato al riguardo sostengono che se i partners sono in gamba con la doppia anale si gode molto di piu’ che con uno nel culo ed uno in figa.

Io sono. Entusiasta di provare con i miei due nuovi amici.
Sono nella loro casa sdraiato ed abbracciato al loro cuginetto e vedo che rientrano sorridenti, ti sei annoiato con il mio cuginetto?
No anzi abbiamo passato un’ora fantastica rispondo mentre mi alzo e li vado a baciare, un bellissimo intermezzo.
Dai adesso pranziamo , poi avremo modo di parlare mi risponde Bonifax mentre comincia a preparare un succulento profumato cous cous.

Chiedo un telo da bagno perche’ vorrei fare una doccia ma devo dire la verita’ sono eccitato , Sedrick mi indica il bagno dicendomi che mi allunga lui il telo.
Entro e comincio a lavarmi, mentre mi insapono sento una presenza alle spalle, e’ Sedrick che miguarda affascinato dicendomi che sono un gran pezzo di gnoccone e che lo sto eccitando ; io sorrido e gli dico : accomodati amore , lui non se lo fa ripetere e tirati via i calzoncini , era gia a petto nudo, questo gigante peloso entra nella doccia e comincia a sbacciuchiarmied a d insaponarmi insinuando le sue mani giganti nelle mie parti intime.

E’ alle mie spalle e mentre si muove sento il suo enorme palo nero che mi struscia all’interno delle coscie.
E’ veramente grosso ed io mi allargo ed inclino per poterlo accoglierenel migliore dei modi , lui continua a strusciarsi la cappella sul mio orifizio desideroso che ancora dilatato dalla precedente penetrazione aspetta l’intrusione del grosso citriolo infuocato.
Mi manca quasi il respiro tanto sono eccitato , lui mi bacia il collo con ardore e mi strizza i capezzoli durissimi sento che mi spalma mentre sono avvinghiato allo spruzzatore quallcosa , sembra crema, scoprio’ poi essere bagnoschiuma e allargandomi con le due mani mi penetra , io sono gia dilattato ed entra agevolmente comincia a pomparmi sollevandomi in peso, lui e’ piu alto e forte , mi brucia mentre lui mi incula ma sto godendo come un matto , improvvisamente lo estrae e mi gira prendendomi su di se in braccio per poi ri incularmi da davanti mentre mi spinge veso il muro.

Ci baciamo, io stringo e accarezzo i suoi possenti muscoli e vengo sulla sua pancia in un bellissimoorgasmo anale , lui continua a pompare velocemente finoa che non sento un enorme spruzzo copioso dentro di me.
Anche lui e venuto inondandomi il culo , lo estrae ancora duro mentre mi inginocchio per rendere omaggio a quel bellissimo cazzone nero che mi ha mandato in estasi cominciando a leccarlo e ciupparlo per bene.

Abbiamo poi finito di lavarci per bene.

Voglia di cose porche. parte 1

“Dimmi la verità, che effetto ti fa sapere che quest’uomo quando mi vede mi guarda fisso e mi desidera?”
“Mi ingelosisce terribilmente ma contemporaneamente mi eccita, mi fa venire voglia di cose porche!”

Ecco glielo avevo detto. Era da qualche tempo che lottavo tra me e me, tra la gelosia che un uomo bramoso della mia donna suscitava in me e l’eccitazione che tutto ciò mi provocava fino a farmelo venire duro come la pietra, ed ora finalmente l’avevo detto ad alta voce a me stesso e a Sveva.

Qualcosa ora era cambiato, entrambi abbiamo iniziato a sentirci più veri, autentici, liberi di condividere anche quei pensieri che per qualche motivo avevamo sempre tenuto nascosti per pudore, o forse per paura di ferire reciprocamente la nostra sensibilità.

Di fatto i nostri messaggi sono diventati prima hot poi porno. Ero a lavoro pensando al calore della sua bocca sul mio cazzo o alle acrobazie della sua lingua intorno alle palle? La foto del rigonfiamento che mi portavo tra le cosce era d’obbligo.

Click, invia.
Pochi minuti e mi ritorna il video delle sue dita infilate nella sua figa succosa, con tanto di commenti del tipo “mi raccomando aspetta me stasera che ti svuoto io per bene!”

Verità mai dette, sensazioni mai provate, esperienze mai fatte, ci stavano ingolosendo sempre di più. La nostra fame di “cose porche” cresceva sempre di più, e non perdevamo occasione per dircelo e per fantasticare su come e dove sarebbe stata la prima volta.

Le confessai che mi eccitava da morire pensare di poterla avere insieme ad un’altra donna e/o insieme ad un altro uomo. Ed ogni volta, un suo gemito, un nuovo mugolio di piacere, hanno accresciuto la mia voglia di renderla “la mia puttanella”.

Cominciai a chiamarla così nell’intimità, e a lei è piaciuto così tanto che ha iniziato a concedersi in posizioni da vera pornostar, a cercare penetrazioni sempre più profonde, ad usare e farmi usare il suo corpo comunque ed ovunque per darmi il massimo del piacere, e farmi godere liberamente a voce alta come piace a lei.

Abbiamo sempre scopato ovunque io e Sveva, in casa sul tavolo, sbattuta al muro, a terra, sul divano, vicino al camino, mentre cucinava, ma quell’estate mi venne voglia di portarla fuori in giardino, di prenderla a pecorina sul cofano della sua macchina parcheggiata, e scoparla lì alla mercé della vista di eventuali passanti che ne avessero sentito i gemiti dalla strada o della sua famiglia al piano di sopra. Lei fece dapprima resistenza, diceva di non volere ma le leggevo negli occhi tutta l’eccitazione da cui era attraversata da capo a piedi.

Le infilo una mano tra le cosce ed è così tanto bagnata che quasi faccio fatica a sentire l’ingresso della figa. Sembrava un’unica pozza di umori dalla coscia in su. A quel punto ero un tutt’uno col mio cazzo duro, completamente allagato d’eccitazione le afferro il polso e la strattono con forza verso l’uscita, lei si abbandona al mio impeto e si lascia andare, sento che è in mio volere.
Arriviamo all’auto in pochi attimi.

“Appoggia i gomiti sul cofano!” -le dico-
Lei guarda fuori, cerca passanti, è eccitata ma nervosa, e con un filo di voce misto a mugolio: “Si”
Ha uno dei suoi sensualissimi vestitini estivi, colorati, leggeri da lasciar intravedere tutto in trasparenza, che si appoggia a sfiorare le sue forme, corto da scoprire il culo ogni qual volta accenna a protendersi in avanti. Figurarsi ora, che a gambe strette man mano si china sempre di più fino ad appoggiare completamente gli avambracci sul cofano della sua peugeot bianca; con quel gran bel culo che mi ritrovo davanti, lei che freme in un misto di paura e voglia d’essere scoperta, mi sbottono i pantaloni, ci infilo la mano dentro, afferro e tiro fuori il mio pisello ormai bello duro e pronto all’uso.

La voglia di scoparla è tanta, così con una mano le allargo le chiappe e con l’altra glielo infilo in figa senza fronzoli; non può urlare come le piace fare di solito, ma geme con intensità sotto i colpi della mia verga dura.
“Si.. si.. sbattimi.. sbattimi..” -continua a sussurrare con la voce strozzata.

Quando ecco il rumore di una macchina avvicinarsi al cancello.
“Oddio mio fratello!”, cerca di divincolarsi per liberarsi ma la mia presa è salda e quello non è il rumore della macchina del fratello, perciò continuo a scoparla la mia puttanella senza dare il minimo accenno di volermi fermare.

A quel punto non può fare altro che stendersi ulteriormente sul cofano e di riflesso spalancare completamente le gambe; per me è il paradiso. Non più il cazzo stretto nella morsa delle cosce ma largo e libero nella sua accogliente figa grondante.

Quell’auto passò oltre ed io le riversai nel ventre un violento getto di sperma caldo che l’ha fatta godere ancora di più.
Mi sono sentito sempre più preso ed innamorato di questa donna che stava riuscendo a farmi sentire davvero completamente appagato.

La spinta che in passato mi aveva portato a desiderare un’altra donna, da quando c’era lei si era trasformata nel desiderio di andare sempre più oltre, ma con lei.
Mi confessò poi tutta l’eccitazione che aveva provato in quel momento col rischio d’essere vista dai vicini o da chiunque altro e che il suo sogno erotico era proprio quello di guardarmi mentre mi eccito fissando il culo o le tette di un’altra donna e/o di essere guardata mentre soddisfa un cazzo e gode, con me protagonista o osservatore.

A quel punto il limite era stato consapevolmente varcato.

Tramonto

Camminava sempre più lentamente sul marciapiede selciato fino a fermarsi sulla soglia di un vecchio portone. Si guardò attorno, strada semi deserta, le uniche facce che vide erano anonime. Suonò al campanello con il nome sbiadito, senza neanche provare a leggere la targhetta. La serratura shittò un attimo dopo, spinse la pesante anta di legno con la vernice che cominciava a scrostarsi dal basso ed entrò.
L’atrio era nella penombra con solo il lucernario ad illuminarlo, senza curarsi di accendere la luce prese a salire le scale.

Sarebbe dovuta essere in palestra a quell’ora, pronta per la lezione di yoga ed invece era lì… non c’entrava nulla il rapporto con suo marito, che amava profondamente, non era neanche un’evasione dai suoi figli… era entrata in quel sito per gioco, per curiosità, semplicemente per un desiderio che aveva dentro e non era mai riuscita a far uscire a parole ed ora, ogni due settimane, saliva quelle scale fino all’ultimo pianerottolo.
La porta era socchiusa, rimase un attimo in ascolto per eventuali rumori poi entrò richiudendosi l’uscio alle spalle.

Anche il corridoio disadorno e silenzioso era nella penombra, cominciò a spogliarsi riponendo le sue cose nella cesta lì affianco. Era accaldata per i cinque piani saliti a piedi e la sua pelle era ricoperta da un leggero strato di sudore ma si sentiva piena di energia. Presto fu nuda, completamente nuda, in qualunque altro posto si sarebbe sentita a disagio, ma non lì.
Controllò che tutto fosse in ordine nella cesta ed entrò nella prima porta a destra.

La stanza sgombra era adornata solo dall’armadietto basso poggiato contro il muro, si mise in ginocchio sul parquet, poggiò i dorsi delle mani sui talloni e si sedette sopra i palmi bloccando completamente la possibilità di muovere le braccia.
Erano passati diversi minuti, non troppi dato che le gambe non si erano ancora intorpidite, il suo respiro lento le ghiacciava quel sottile strato di sudore sul petto mentre lei si concentrava solo sulla luce che entrava quasi orizzontale dalle fessure delle tapparelle.

Un forte dolore al centro della schiena, come centinaia di aghi, proprio sotto la scapola, le fece inarcare all’indietro la spina dorsale
“Stai dritta!”
Era arrivato! Finalmente… di soppiatto, come al solito. Le bruciava dove era stata colpita e sentiva la pelle pulsare. Raddrizzò per bene la schiena e guardò fisso davanti a sé, sentì il frustino cadere a terra, era nella giusta posizione ora. Lui le passò oltre come non accorgendosi che lei fosse in ginocchio al centro della stanza ed andò all’armadietto, estrasse una matassa di corda e tornò da lei, che sempre immobile nella giusta posizione lo seguiva con lo sguardo.

Indossava i soliti pantaloni leggeri e comodi, la sua muscolatura forte ma non eccessivamente gonfia delineava il torso nudo. Lo guardò disfare la chiusura della matassa e cominciare ad allungare la corda sul pavimento, proprio davanti ai sui occhi, lo guardava sognante ed immobile mentre le riaffiorava alla mente la sensazione che quella corda ruvida le lasciava sulla pelle per giorni interi. Sentiva già il calore crescerle in grembo.
Le prese il mento con due dita e la fece alzare, lei sapeva che doveva farlo nella maniera corretta, altrimenti sarebbe stata punita di nuovo.

Stavolta riuscì a mettersi in piedi senza toccare con le mani a terra e finalmente i loro occhi erano allo stesso livello.
“Mani dietro la nuca. ”
Il corpo le si mosse senza controllo cosciente facendole portare una mano sull’altra alla base della nuca proprio dove i suoi capelli a caschetto terminavano riuscendo a sfiorare appena la pelle del collo. Lui le andò alle spalle ed iniziò ad avvolgerla con la corda di canapa.

Un passaggio, un altro passaggio, le sfiorava la pelle solo se necessario mentre lei sentiva solo la ruvidezza e la fermezza di quelle spire intorno alla sua gabbia toracica. Due dita si infilarono sotto la corda e tirarono con un movimento continuo i due capi, poi uno strattone contro la mano aperta e ferma che le poggiava sulla schiena per chiudere il nodo.
“Abbassa le braccia. ”
Con un movimento fluido ma veloce eseguì, lui le passò la corda su una spalla e le andò di fronte, le fece scorrere tutta la lunghezza rimasta della corda sulla pelle tra i seni come se non fosse attualmente la zona più recettiva del corpo di lei e poi passando sopra l’altra spalla le tornò dietro.

Il respiro di lei aumentò di ritmo, avrebbe voluto respirare più profondamente per calmarsi ma ogni volta incontrava la resistenza della corda che le impediva di respirare a fondo.
La sua mente era annebbiata dalla sensazione di febbre che aveva dentro, abbassò lo sguardo.
Shinju – perle –
Solo questo le passò nella testa vedendo come la corda marrone stretta intorno al suo busto contornava ed esaltava i suoi seni bianchi e dignitosamente piccoli.

Sentì di nuovo le dita di lui prenderle il mento ed alzarglielo fino a quando i loro occhi si incontrarono. Da così vicino, anche se in penombra, si vedeva quanto fosse giovane, più giovane di lei che cominciava ad avere il viso segnato dalle prime rughe, ma era lui l’esperto, lei la novizia con l’espressione di una bambina gioiosa per il suo nuovo vestito.
In pieno viso sentì la sensazione del ghiaccio che prima è freddo e poi si tramuta in bruciore.

Non capiva, il duro sguardo di lui la paralizzava, sentiva le lacrime ammassarsi agli angoli degli occhi. Era stato uno schiaffo… l’aveva schiaffeggiata in pieno viso…
“Stai dritta!”
La fissò per qualche istante, lei tenne gli occhi spalancati a forza per evitare che il battito delle ciglia facesse cadere inesorabilmente le lacrime sulle guance ed umiliarla ulteriormente. Lui si voltò ed andò verso il muro, lei riuscì a calmarsi un minimo sentendo anche che le lacrime non sarebbero colate.

Tornò da lei con un bastone con due asole alle estremità ed altra corda, le si inginocchiò dietro
“Divarica le gambe. Di più. Ancora. Basta così. ”
La distanza tra i suoi piedi era molta di più dell’apertura delle sue spalle, la posizione era scomoda e faticosa da mantenere. Lui iniziò a legarle una caviglia, lei non osava guardare in basso, sentiva il respiro di lui scorrerle sulle gambe, era completamente esposta ma non le importava, sentiva di essere su un mondo a parte, completamente sicuro.

Da una caviglia passò all’altra solo dopo aver fatto scorrere la corda nei due occhielli opposti sul bastone. Ultimato il secondo nodo, anche volendo, lei non avrebbe più potuto chiudere le gambe.
Lui prese un’altra corda più corta e standole di fronte le chiese fermamente
“I polsi. ”
Lei distese le braccia fino quasi a toccare i suoi addominali, lui con calma le diresse i palmi verso il basso e cominciò a legare.

Una spira, due spire, tre spire. Una più del solito… Strinse il nodo ed ora le sue possibilità di movimento si erano ridotte ulteriormente, ma non aveva comunque nessuna voglia di farlo. Lui andò verso la finestra, alzò un braccio ed afferrò con tre dita un grosso anello di metallo che pendeva da una corda spessa. Era sempre stato lì? Contraendo i muscoli del braccio e del torso lasciò che l’intero suo peso tendesse la corda che lo sostenne senza fallo.

Lei rimase immobile mentre guardava il corpo di lui, così forte, così curato ed essenziale, la luce che lo illuminava da dietro aggirava il profilo passando tra duna e duna dei suoi muscoli tesi.
“Avvicinati. ”
Si mosse titubante, aveva paura che le avesse letto la mente sentendo il suo desiderio per quel corpo giovane, istinto puramente veniale. Provò ad avanzare, era davvero dura con il bastone che le teneva le gambe costantemente aperte ma riuscì ad arrivargli così vicino da sentire il suo respiro sulla pelle.

Lei ribolliva, sentiva ogni lembo della sua carne bruciare. Quando lui le afferrò la corda ai polsi e le alzò senza cura le braccia al soffitto non fece altro che attizzare quella fiamma. Nello slancio i capezzoli di lei toccarono il petto di lui. Gemette. Si vergognò. Era rossa in viso, lo sentiva, non voleva che lui la vedesse in quello stato, voleva coprirsi ma le mani rimasero verso il cielo. Guardò su, era legata a quell’anello, completamente distesa, un millimetro in più ed avrebbe cominciato a staccare i piedi da terra.

Guardò lui, aveva un ghigno sul viso e i suoi occhi che le guardavano attraverso: aveva capito, ma per lei ora era troppo tardi per nascondere quella sensazione che le vibrava dentro. Abbassò lo sguardo per timidezza, lo rialzò impaurita di un altro schiaffo ma lui non era più davanti a lei, era tornato all’armadietto e stava tirando fuori varie cose.
Tornò da lei, con lentezza iniziò a calzare un preservativo su un vibratore nodoso, lo stesso che aveva usato la volta precedente.

La fissava in volto mentre lei era concentrata sulle sue mani, lei sapeva cosa sarebbe successo, già anticipava le mosse successive e quei movimenti così lenti la innervosivano e la caricavano ancora di più. Le portò il vibratore verso la bocca, lei odiava il sapore amaro ed aspro del lattice e lui lo sapeva e lo faceva apposta, arrivato a sfiorare le labbra lei aprì la bocca inerme, senza neanche provare a resistere. L’aprì e chiuse gli occhi.

Gusto orrendo che adesso lui cercava di spingere ancora più verso la gola, lo sentiva battere contro il palato molle, cercava di respirare con il naso per evitare i conati ma la corda le impediva di inspirare a fondo, aveva le lacrime agli occhi sentendosi al limite della sopportazione. Un istante dopo la bocca era vuota. Riaprì gli occhi, quel sapore disgustoso non la lasciava e lo sentiva pervaderla dal dentro, venne sciolto, inglobato, accolto solo dal calore che le bruciava in grembo.

Lui la guardava conoscendo esattamente i pensieri di lei ma senza la voglia di lenirli od aumentarli, lasciandola da sola col suo animo a far crescere il desiderio. La guardò con sguardo freddo, spietato come un assassino che accoltella la sua vittima, le affondò senza esitazione il vibratore nella morbida fessura tra le gambe. L’istinto di lei fu di serrare le ginocchia ma trovò il bastone ad impedirglielo, lui sorrideva per essere riuscito a prenderla alla sprovvista, lo spinse fino in fondo, fino a toccarle con la mano la pelle calda del sesso.

Lei respirava a fatica, le corde non le permettevano di prendere abbastanza aria per calmarsi e se ci provava più intensamente le sentiva mentre le segnavano la pelle. Con lui era sempre così, la prendeva sempre impreparata, non riusciva mai a seguire il suo ritmo e nel momento in cui pensava questo sentiva il suo corpo bruciare di desiderio.
Lui iniziò a legarle un cordoncino morbido intorno alla vita, lo fece passare tra le gambe e le andò alle spalle, fece aderire il suo corpo a quello di lei che fremette lasciva al contatto, con una mano la cinse e mentre con l’altra tirava il cordoncino, quella davanti lo aggiustava, indugiando sulla vagina, in modo tale da fissare il vibratore.

Come un soffio d’aria fresca lui si staccò dalla pelle calda e madida di lei e si preoccupò soltanto di legarle saldamente anche l’ultimo nodo.
“Apri la bocca. ”
Eseguì senza esitazione. Una bacchetta di legno le occupò lo spazio tra i denti, poi lui gliela bloccò in quella posizione con un laccio dietro la nuca.

Il respiro di lei passava indifferentemente dal naso e dalla bocca che non poteva chiudere, si sentiva esposta, profondamente ed inesorabilmente in mostra, inerme, impossibilitata a muoversi e svuotata da qualsiasi energia per ribellarsi.

Finalmente aveva raggiunto quello stato che agognava per giorni interi, col cuore che batteva forte ed il respiro affannato, bloccata e legata com’era poteva finalmente lasciar uscire quella parte di sé che aveva dentro e che nessun altro poteva conoscere.
Lui azionò il vibratore con il telecomando e lei chiuse gli occhi per lasciarsi andare ulteriormente, per arrivare a quell’orgasmo fratello di tutti gli altri avuti in quella stanza e presi su appuntamento.

Dopo qualche minuto la sua eccitazione le pervadeva l’intero corpo, la saliva, che non riusciva più a trattenere in bocca le scendeva sul collo e si fermava sulle corde, si sentiva sporca ed ancora più eccitata al solo pensiero che anche l’interno delle sue cosce si stava bagnando copiosamente.
Un rumore esterno la svegliò da quello stato. Lui aspettò che lei lo trovasse con lo sguardo e poi ricominciò a tirare la cinghia della tapparella facendo entrare una buona porzione di luce nella stanza che andò ad illuminarle il ventre.

Lei sbarrò gli occhi dalla paura, cercò di muoversi ma l’unico effetto fu una leggera oscillazione con la fune alla quale era appesa
“Nnnnn…. !”
non riusciva a dire altro e lo guardava con occhi disperati. Lui sorrise, prese il telecomando ed aumentò l’intensità della vibrazione, troppo per lei che non riuscì a resistere, le gambe le cedettero lasciando che il suo peso fosse retto solo dal gancio a cui era appesa e lasciò uscire un mugolio.

Sul suo mondo parallelo stava per aprirsi una finestra ed essere vista così completamente esposta e l’unica cosa che lei faceva era godersi quella fiamma che dal basso ventre la scaldava, si sentiva sporca, orribile, indegna di appartenere al mondo normale che ad ogni trazione alla cinghia della tapparella da parte di lui si mescolava sempre di più a quel luogo che lei pensava separato dalla realtà. Strinse con forza le palpebre per non vedere il resto del mondo che la giudicava ma sentiva la luce sul suo corpo nudo, sulla sua saliva che continuava a rigarle il collo e sugli umori inarrestabili della sua vagina arrivati alle caviglie, ma continuava a godere, godere di sentire che ad ogni respiro profondo la corda intorno alla gabbia toracica andava più a fondo nella pelle, godeva di non avere il controllo del suo stesso corpo e sentirsi ondeggiare lentamente appesa com’era al soffitto, godere di essere sporca del suo piacere inebriante.

Una lunga intensa scossa del piacere ultimo la percorse più volte.
Sentì la mano di lui che teneramente le alzava il viso, lei dischiuse titubante gli occhi. Di fronte a sé quella finestra aperta, la vista libera fino all’orizzonte ed il cielo colorato di rosso dal tramonto.

A casa del diavolo ( sottomissione di una trav )

Non viaggio moltissimo in treno ,anzi devo dire che lo uso molto raramente ma nelle condizioni in cui mi era stato ordinato dal mio Padrone Roberto proprio non credevo fosse mai stato possibile. Sotto i miei abiti maschili indossavo un paio di calze nere con la riga reggicalze nero e rosso smerlettato un reggiseno dello stesso colore e tipo e un babydoll trasparentissimo nero…. questi ultimi poi evidentissimi se solo mi fossi arrischiata di togliere la giacca visto che indossavo una camicia bianca.

Avevo il terrore che chiunque potesse scorgerli….
Nel mio scompartimento a parte una signora di mezza età e il marito c’erano solo dei ragazzi che tornavano da una gita a Venezia…. mezzi morti dalla stanchezza sembrava visto che se ne stavano tranquilli a dormicchiare nelle loro poltrone. Poco prima che il treno partisse prese posto vicino a me una signorina distinta molto elegante e curata dal profumo inebriante…se non fosse che le indicazioni e le volontà del mio Master concernenti il gentil sesso nei miei confronti avrei tentato di farci amicizia….

ma io lo sapevo che queste cose avrei dovute dimenticarle…il mio destino sarebbe stato occuparmi di Lui ed eventualmente solo degli uomini…il mio addestramento avrebbe portato a ciò.
“Fossi in lei andrei in bagno a sistemarle”
Non capivo a cosa si riferisse la mia compagna di viaggio e glielo chiesi stupita.
“ Mi riferisco alla calza, il suo reggicalze si vede bene che si è staccato attraverso i pantaloni”
Sentii il mondo crollarmi…se n’era accorta e come lei chiunque avrebbe potuto accorgersene!
“Non si preoccupi, non parlerò …ho altre direttive per LeI”
DIRETTIVE? QUALI DIRETTIVE??? chiesi
“Se non l’hai già capito è Roberto che mi ha mandata da te…..il viaggio non è lunghissimo ma quanto basta perché sia un piccolo inferno/paradiso per te troietta, io ho carta bianca su di te quindi ora vai in bagno ti sistemi la calza e ti metti dentro il tuo culo questo bel plug! “
Mi porse un pacchetto mi fece cenno di obbedire ed è quello che feci.

Una volta in bagno abbassai i pantaloni e sistemai la giarrettiera…poi venne il turno del plug…. avevo il buchino completamente asciutto e non sapevo come fare.. provai con la saliva ma nulla…. poi vidi del sapone liquido e mi aiutai con quello…. mi scivolò dentro fino alla fine…pensai che davvero ero diventata una troia come aveva detto lei. Approfittai del fatto che ero in bagno e feci la pipì’ ovviamente seduta come mi era stato insegnato, mi asciugai risistemandomi i pantaloni ed uscii…
“Ti sei sistemata le calze?” Mi urlò.

Tutti i passeggeri vicini a noi iniziarono una parata di risolini e di sgomitate…mi sentii sprofondare.
“E rispondi scema! “
Altre risate stavolta più forti ,finché uno dei ragazzi non urlò…. e dai rispondi no?
Mi sedetti e a bassa voce risposi che era tutto a posto.
“Mica ti hanno sentito sai? Parla forte…ti sei sistemata le calze????? Anzi facciamo una cosa abbassati i pantaloni e mostraci se le hai sistemate…ahahahahah! HO DETTO ALZATTI IN PIEDI VAI VICINO AI RAGAZZI E TIRATI GIU’ I PANTALONI! ”
Quasi in trance obbedii…mi avvicinai con le lacrime agli occhi, sfilai la cinta il bottone e poi la zip….

i pantaloni caddero alle caviglie..i ragazzi prima divertiti ora sembravano eccitati…chiesero se potessero toccare e la signora rispose affermativamente …..iniziarono ad accarezzarmi prima le calze poi le cosce poi il sedere nudo evidenziando la visione del mio plug con una “wow” mi fecero girare..osservarono il mio clito chiuso in una gabbia rosa e mi fecero cenno di rivestirmi.
“Signora ma questa specie di donna o cosa cazzo è lo piglia solo in culo o fa pure i pompini?” chiese il più grande dei ragazzi”
“Beh vedi gabriella è una schiava,la schiava di Master Roberto io non so esattamente cosa fa ma ve lo posso far dire da lei se volete! Gabriella sii gentile racconta a questi ragazzi cosa sei e cosa fai”
Al mio silenzio fece seguito il suo urlo: “ CAZZO! SEI DEFICIENTE O COSA? RISPONDI COSA CAZZO FAI E COSA SEI O TI FACCIO SPOGLIARE E ALLA PROSSIMA FERMATA TE NE ESCI IN BABYDOLL!”
“ Il mio nome è gabriele ma da oltre un mese io mi chiamo gabriella,sono schiava di Padrone Roberto il mio unico e meraviglioso Master,io non saprei cosa fare senza di lui e perciò mi sottometto completamente alla sua volontà.

Oltre al travestimento io devo assoggettarmi ad una sessualità prettamente femminile quindi si io pratico il fellatio e il sesso anale passivo. ”
“OSSIA LO PIGLI IN CULO E SPOMPINI? PARLA COME MANGI,AHAHAHHAHAH”
“Si”
“SI COSA CAGNA?”
“Lo prendo in culo e in bocca signore”
“E allora vieni con me al cesso”
“STAI CALMO BAMBINO…LEI NON VIENE DA NESSUNA PARTE…. VI SIETE GODUTI LO SPETTACOLO MA QUESTO E’ BEN ALTRO”
Mentre stavo quasi per ringraziarla venne il resto del discorso, quanto mi sbagliavo.

“QUELLO CHE VOGLIO DIRE E’ CHE GABRIELLA FARA’ QUELLO CHE VOLETE OSSIA VI SPOMPINERA’ TUTTI E SI FARA’ INCULARE DA TUTTI MA CII SONO DUE PREZZI DA PAGARE! DOVRETE PAGARE PRIMA DI TUTTO LA SUA “MARCHETTA” DI 30 EURO A TESTA E COSA PIU’ IMPORTANTE NON DOVRETE IN NESSUN CASO SPRECARE NESSUNA GOCCI DEL VOSTRO SPERMA…SCEGLIETE VOI IL BUCO …MA NON SPORCATELE GLI ABITI …. IN POCHE PAROLE SBORRATELE DENTRO!”
Mi stavo per alzare per scappare via quando la signora mi spinse verso terra mi prese per il capelli ed esortò i ragazzi a spogliarmi dei miei abiti maschili….

Quello che seguì fu un turbinio di seghe di pompini di leccate di culo di palle e dopo avermi tolta il plug vennero le inculate…. i ragazzi fecero un muro attorno a me sembrava si fossero svegliati tutto d’un pezzo e le loro prestazioni furono instancabili …quando ebbero finito erano circa le 2 di notte…non ebbi nemmeno la forza di rivestirmi la gola e il sedere mi bruciavano il gusto di sperma pervadeva le mie labbra la lingua la gola e il palato…..ricordo che fu lei a rimettermi il plug quasi temesse delle eventuali perdite spermatiche e a rivestirmi….

prendemmo sonno tutti fino al mattino quando arrivammo a destinazione…al momento di scendere i ragazzi mi salutarono e mi abbracciarono dicendosi felici della mia conoscenza..uno di loro addirittura mi diede un bacio in bocca…. scesi la scaletta in compagnia della signora ( non sapevo ancora il suo nome) e seguendola come una cagnetta mi ritrovai con lei seduta al bar della stazione…. mentre si faceva colazione suonò il suo cellulare, rispose con un sorriso e dopo poche parole riattaccò.

“ Era il tuo Padrone, arriva tra una decina di minuti con la sua macchina ,nel frattempo questi sono gli ordini: via la giacca la tieni in mano, togli i mocassini ed indossi il tacco 12 nere, e nel tempo che ci separa dal suo arrivo usi questi! “
Rossetto rimmel matita e trucchi vari e dulcis in fundo smalto per le unghie…..dovevo truccarmi davanti a tutti! O MIO DIO!
“Vado alla toilette troia vedi di non andartene via da sola !” rise
Andarmene da sola e dove? In una città che non conoscevo vestita per metà enfemme …
Passarono dieci minuti e di lei nemmeno l’ombra! Mentre iniziavo a preoccuparmi il cameriere venne verso di me con un pacchetto in mano.

“La signora che era con lei mi ha detto di consegnare questo biglietto e questa borsetta. ”
Mi vennero i sudori freddi …mi aveva lasciata sola in mezzo al bar della stazione in una città sconosciuta e senza ne biglietti ne soldi per tornare a casa…. Aprii il biglietto ed iniziai a leggerlo:
“schiava di merda immagino sia con le lacrime di ansia e paura..dai non preoccuparti…apri la borsetta ci troverai un cellulare con cui verrai contattata dal tuo Padrone i tuoi trucchi da troia,i documenti e un preservativo ..non chiedermi a cosa serve sono ordini del tuo Master….

Ah per quanto riguarda il conto l’ho pagato io mentre il tuo portafoglio con i 300 euro e il bancomat me li tengo io…accendi veloce il cellulare tra un po’ riceverai altri ordini…. ”
Una volta acceso lo smartphone ricevetti un messaggio vocale su whatsapp.
“Cara la mia servetta riconosci la mia voce? Sono il tuo Padrone ! Se già non sei uscita dalla stazione fallo subito ,troverai nel piazzale un tassista corporatura robusta capelli e barba lunghi veste in pantaloni chiari e camicia azzurra …esegui tutto ciò che ti ordinera’ come fossi io con te.

Alla fine del viaggio ci sarò io ad attenderti…a dopo “Roberto
Notai subito appena uscita il tassista e lui notò me …mi fece accomodare sui sedili posteriori entrò e mise in moto senza una parola almeno fino a quel momento …. Notai che stavamo deviando verso la campagna è devo essere onesta avevo un po di timore…questa gente io non la conoscevo …. e se fossero stati dei criminali? Dei maniaci?
Fermò l’auto e mi disse di spogliarmi e rimanere con il mio intimo e di uscire poi dalla macchina…in seguito mi fece piegare verso il cofano sollevare il babydoll e mi avviso’ che mi avrebbe colpita con la cinghia…30 colpi per natica, non avrei potuto urlare ma sopportare….

la durata della punizione sembrava eterna,non urlai ma piansi come una bambina…quando vidi che si fermò stavo per rialzarmi ma lui mi spinse nuovamente contro l’autovettura ,frugo’ nella mia borsetta e senza nemmeno curarsi di ungermi mi scopo’…. mi dava dei colpi terribili sembrava volesse rompermi tutta,per spingere ancora più forte affermava le mie carni martoriandole…il mio buchino mi sembrava fosse stato dato alle fiamme…non provavo piacere ma solo dolore…. Ad un certo punto mi sollevò e mi scaravento’ per terra con il suo cazzotti saldamente dentro di me,persi una scarpa il mio piedino sinistro rimase coperto unicamente dalla mia calza velatissima ,pensai a cosa avrebbe pensato qualche eventuale passante a quella visione quando sentii il bastone di carne uscire da me e il mio aguzzino prendermi per i capelli e trascinarmi verso l’albero più vicino…persi anche la seconda scarpa….

Mi fece sedere con il culo nudo a contatto con la terra e i sassi mi schiaffeggio’ e mi costrinse dopo essersi tolto il preservativo a spompinarlo…dentro e fuori dalla gola e poi venne il turno di farsi leccare il buco del culo…poi di nuovo il cazzo… poi le scarpe e poi il culo …schiaffi sputi e poi di nuovo in gola…finché con un grunito non mi venne in bocca…. ingoiai tutto fino all’ultima goccia e crollai a terra.

“Pensi di fare la siesta puttana? “ disse aprendo il portabagagli. “Entra qui dentro,non vorrai mica sporcarmi i sedili vero?”
Ero in uno stato terribile calze rotte non avevo più le scarpe il babydoll mezzo strappato e il corpo sporco di terra …. salii come potevo dentro il bagagliaio e mi distesi…piansi come non avevo pianto mai…il portello si richiuse.
Trascorse un bel po’ di tempo ..il percorso fu piuttosto impervio, buche strade scoscese e curva a non finire finchè l’auto non si fermò e io fui fatta scendere dal portabagagli non senza fatica.

“Siamo arrivati piccola troia vedi quella villa in fondo al viale ? Ci vai a piedi non sono più di dieci minuti, mi raccomando i piedini eh? Ci sono tanti sassolini…ahahahahahah!”
“ Può darmi le mie cose per favore?” chiesi quasi supplicante.
“Se intendi il resto dei tuoi abiti le scarpe documenti e soldi scordateli…. ,suona al campanello di villa Sofia e aspetta ,a proposito hai un culetto che è un burro….

ahahahhahahah” e partì.
Rimasi in mezzo alla strada lacera e sporca e mezza nuda con la sensazione di mille occhi che potessere vedermi…deridermi…. violentarmi. I piedi mi dolevano le calze erano quasi sparite e le unghie smaltate cozzavano con lo sporco…. mi sarei presentata al mio Master in questo stato…cosa avrebbe detto di me?
Arrivai davanti al cancello della villa…maestoso come lo era la costruzione d’epoca sicuramente settecentesca…..suonai e dopo un periodo breve ma solo di tempo la cancellata si aprì.

Camminai lungo il viale quando una voce femminile dall’alto di una terrazza mi esortò a fermarmi e a camminare a 4 zampe fino ad arrivare alla meta…come una brava cagna mi disse ! Non era ancora il mio Padrone ma non potevo far altro che obbedire…. feci la cagna…..
Quando arrivai al portone lo trovai aperto…..entrai camminando eretta normalmente …..mi guardai attorno
e scorsi arrivare due bellissime donne vestite come cavallerizze con tanto di stivali e frustino.

Mah, credevo che Roberto avesse gusti migliori! Sei cicciona ,puzzi e sei lercia …. hai bisogno di una strigliata.

Cristina – una cena speciale

Quando mi vedi rimani impietrita!
Sei a cena in un ristorante famoso in compagnia del tuo compagno e di un paio di coppie di amici vestita elegantemente con un completo che risalta le tue forme nascondendo allo stesso tempo quel po’ di pancia (che dici di avere ma che non posso confermare) e una camicetta, semplice ma anch’essa elegante, che mette in risalto il tuo seno.
“come è possibile?” continui a domandarti impaurita dall’insolita situazione.

Anche io sono in compagnia, di una mia amica di vecchia data, all’oscuro di tutto ma mia complice per questa sera, perchè cenare da solo avrebbe dato troppo nell’occhio, non sarei passato inosservato.
Ti lancio uno sguardo furtivo ed un sorriso e tu abbassi all’istante lo sguardo arrossendo nel sentirti la fica bagnata nonostante la situazione proibitiva. Ti succede sempre quando mi incontri, la fica inizia a gocciolare senza mai fermarsi se non dopo essere ritornata a casa.

è vero che io non faccio nulla per calmare la tua eccitazione, anzi sapendo come stai ci gioco sopra, in tutti i sensi, possedendoti come preferisco sapendo che non mi dirai mai la parola di sicurezza prestabilita.
Dopo aver fatto l’ordinazione mi alzo per andare al bagno e mentre ti sto mandando il segno di seguirmi tu sei già in piedi scusandoti con la comitiva
“ho bevuto troppo oggi” dici alzandoti dirigendoti poi verso i bagni, separati ma vicini, per poi raggiungermi davanti alla porta del bagno degli uomini
Io non parlo, ti guardo solo e ti passo una bustina (che tu già riconosci, vero porcella mia!) che prendi al volo sfiorandomi la mano e dicendo sottovoce “Buonasera Sir, grazie Sir” prima di entrare nel bagno, eccitatissima e pronta a leggere le istruzioni
La busta contiene il solito vibratore interno e le istruzioni per la serata
Dopo aver inserito il vibratore nella fica già bagnatissima mi ringrazi tra te e te per non averti ordinato di rimanere senza mutande
Nel tornare al tavolo passi accanto al mio posto e mi lanci uno sguardo impaurito e shoccato che mi conferma la tua esecuzione dell’ordine
Io continuo a parlare con la mia amica che non vedo da tanto tempo e mi preparo a “stuzzicarti”.

Finalmente vi portano l’antipasto, a occhio veramente molto gustoso, che tutti iniziano a mangiare, anzi a divorare, facendo scendere il silenzio.
Anche tu stai mangiando, molto piano rispetto agli altri, ma vedo che sei agitata, non sei tranquilla, ed allora ti faccio capire che puoi stare tranquilla accendendo il vibratore alla velocità minima.
Forse avevi paura che si potesse sentire il ronzio del vibratore ma quando lo senti muoversi, quando inizia a suscitare in te le solite sensazioni di piacere, ti accorgi che nessuno sente il rumore, neanche il lamento che ti sei lasciata sfuggire al momento dell’accensione.

Il vibratore rimane acceso per pochi secondi e tu ti sforzi a controllare le tue reazioni agli occhi degli altri.
Solamente io ti vedo diversa da un minuto prima, solamente io so il perchè e solamente io in questo momento ho il cazzo duro come un macigno al punto da essere impossibilitato ad alzarmi (a meno che non mi voglia portare a letto l’amica, cosa che non mi passa neanche per un secondo nella testa)
Quando lo spengo ti vedo rilassarti e tornare a mangiare per poi scambiare quattro parole, chiaramente controvoglia, con la tua amica che si trova di fronte.

Hai paura che questo solleciti il mio desiderio di “torturarti” e quindi so che stai cercando di prepararti all’arrivo dell’impulso, magari stringendo le gembe facendo proprio l’effetto contrario
Ti lascio tranquilla per una decina di minuti prima di accendere di nuovo l’apparecchio.
Lo faccio nel momento in cui il tuo compagno, facendo il cavaliere, ti versa del vino nel tuo bicchiere.
Il tuo grazie esce stridulo dalla tua bocca e gli occhi si rivoltano verso l’alto a causa delle veloci vibrazioni che stanno pulsando nella fica in quel preciso momento
Lui non si accorge di nulla troppo preso a riprendere la chiacchierata con l’amico del cuore ma io vedo tutto e so che se non spengo presto tu arriverai all’orgasmo senza riuscire a mascherarlo.

Quindi sono costretto a diminuire l’intensità delle vibrazioni e poi, dopo un minuto, a spengerlo del tutto
Vedo che sei rossa in viso e che stai sudando abbondantemente cosa che viene notata anche dalla tua amica che sta di fronte a te
“ti senti bene (nome)?”
“si grazie, ho avuto solo un attacco di caldo. Grazie comunque” rispondi con un sorriso smagliante che ti esce naturale al pensiero che lei non avrà mai un’esperienza del genere
Per tutta la cena hai continuamente questi attacchi di caldo (come dici tu) e molti del tavolo iniziano a pensare che tu abbia problemi di stomaco, una passata di dolori, e che per questo motivo hai mangiato molto poco.

Appena cominciavi a masticare, dopo un paio di bocconi al massimo, diventavi rossa in viso a volte alzando gli occhi al cielo. Questo perchè eri intenta a controllare l’orgasmo che ormai era diventato impellente.
Dentro di te ridevi del loro evidente pensiero e non vedevi l’ora che ti facessi il segno per scappare al bagno per una “sosta” lunga
Io controllavo continuamente il bagno e nel momento in cui è rimasto libero mi sono alzato per andarci seguito dopo pochi secondi da te che sempre più rossa in viso chiedevi scusa e scappavi verso il bagno
Erano due minuti che le vibrazioni erano al massimo dell’intensità, non ce facevi più, e non sei riuscita a controllarti per raggiungermi.

Sei entrata nel bagno delle donnei trovandomi davanti alla porta di uno dei due e subito ti sei inginocchiata facendo attenzione a non macchiare il vestito portando la bocca già aperta all’altezza del mio cazzo
Non hai atteso il mio permesso. Lo hai ingoiato e cominciato a succhiare con tanta foga, dovuta in parte alla paura che entrasse qualcuno ed in parte perchè volevi ringraziarmi per l’esperienza appena vissuta, ed io ti ho lasciato fare.

Succhiavi come mai avevi fatto fino a quel momento ingoiando il cazzo per intero, fino in fondo, per poi risalire succhiando l’asta fino alla punta della cappella e poi riprendevi affondando lentamente.
Ti ho fermato e ti ordinato di toglierti il vibratore dalla fica e di ripulirlo mentre io mi mettevo un preservativo.
Quando lo hai visto sei rimasta sorpresa perchè non l’avevo mai utilizzato prima.
Ti ho fatto girare e chinare facendoti poggiare le mani al muro e poi ho appoggiato il cazzo sul tuo ano che si offriva voglioso ed accogliente
Con estrema lentezza l’ho fatto entrare dentro mentre le mani si impossessavano delle tette stringendole.

Con un lungo gemito di piacere e di misto dolore hai accompagnato la lenta penetrazione fino alla fine. Poi quando ho cominciato a muovermi più velocemente e profondamente si è tramutato in un mascherato sospiro neanche interrotto dall’ingresso di qualcuna nel bagno
Per quanto ero eccitato ho continuato solo per un paio di minuti prima di uscire dal tuo favoloso culo e farti inginocchiare di nuovo mentre mi toglievo il macchiato preservativo.
“Cristina per questa volta ti sei salvata ma la prossima volta te lo faccio succhiare così comè, quindi ti consiglio di farti spesso dei clisteri” ti ho detto mentre mi impossessavo della tua bocca cominciando a scoparla fino a godere
Sei riuscita a ingoiare tutto il contenuto delle mie palle, forse con una piccola difficoltà per quanto era, e poi dopo averlo ripulito e sistemato nei miei slip mi hai detto
“grazie Sir”
Prima di uscire ho ripreso la bustina con il vibratore e ti ho salutato dicendoti
“buonanotte Cristina”.

Quando ancora era aperto il cinema P. a Mestre

Quando ancora era aperto il cinema P. a Mestre

Quando sono a Mestre la sera, un saltino al cinema P. lo faccio sempre e come al solito me ne pento.
I soliti specialisti mi dicono di andare il Sabato ma prima di tutto comunemente raccontano palle e poi durante la settimana c’è meno gente ed è meglio andarci 20 volte a vuoto ma quando si incontra la situazione giusta si gioca in comodità
Solo una volta ho incontrato una coppia con cui ho giocato ma lo racconto una prossima volta, per il resto delle volte il nulla.

Comunque sono entrato.
In platea qualche singolo a caccia di cazzi, pochi per dir la verità, salendo nessuno e neanche in galleria la oltrepasso e nel corridoio laterale trovo il pienone.
C’è un travestito non male per dir la verità che viene inculato selvaggiamente da un signore dotato di attributo notevole, mentre succhia tutti i cazzi che gli vengono offerti.
Si svuotano nella sua bocca e poi arretrano per essere sostituiti da un altro mentre quello dietro una volta che lo ha riempito di sborra si ripulisce volgarmente sul suo culo per poi cedere il turno.

Chi non riesce ad aspettare il suo momento viene sulla sua schiena oppure guardando si fa sbocchinare da qualche altro spettatore compiacente, che accucciato fra le persone cerca cazzi gonfi.
Devo ammettere che lo spettacolo a****lesco è intrigante ed un cinque minuti buoni me lo gusto con il cazzo in tiro poi visto che il prodotto non è ciò che cerco torno in platea ma li c’è il nulla anzi vanno tutti su dal travestito.

Mi siedo e dopo aver declinato l’invito di un signore anziano per un pompino mi guardo il film.
Oramai sono le 21. 30 e di coppie neanche l’ombra, mi alzo e torno in galleria a vedere il travestito che inginocchiato succhia, sega e riceve sborra un po’ da tutti.
Un signore gli tira i capezzoli sussurrandogli :”troia” e con l’altra mano gli spinge la testa per fargli ingoiare tutto il cazzo di turno.

Cavolo praticamente si è fatto tutto il cinema e i cazzi incominciano a scarseggiare come la mia pazienza di aspettare.
Uscendo attacco bottone con un tizio, “uno specialista” che oltre a dirmi che un paio di volte la settimana viene sempre un trav a fare numeri mi ridice che il Sabato c’è movimento di coppie e che il giorno prima…bla bla.
Esco e saluto la maschera dirigendomi al bar accanto nella magra speranza di incontrare qualcuno, entro.

Neanche li nessuno oltre a un tizio attaccato ad una slot, ma lo spriz non è poi così male.
Entra una coppia con lei un po’ grassoccia con gonna lunga e stivali ordinano un caffè, lo bevono ed escono. Li guardo non ricambiato. Serata da schifo.
Ne ordino un altro e sfoglio un giornale, il tizio della slot smette di giocare e al banco si rivolge al gestore:” era da tempo che non li vedevo”
“Saranno due mesi” asciugando i bicchieri
“quanti anni avrà?”
“sulla cinquantina abbondante ma quando si sextena dicono faccia tremare il cine”
Le mie orecchie si drizzano: la coppia doveva essere quella e saranno passati al massimo dieci minuti, finisco lo spriz al volo e saluto.

Rientro nel cinema dove la maschera gentilmente mi fa ripagare il biglietto.
In platea c’è poca gente e con un rapido giro mi dirigo su, in galleria neanche l’ombra, le mie speranze sono sempre più labili, passo in corridoio e tre persona fanno muro di spalle, il trav deve essere ancora all’opera.
Sconsolato scendo dandomi del cretino, ributto un occhio in platea ma nulla a parte il trav che passa seguito da un’uomo con il cazzo di fuori.

E li capisco, torno su in galleria e nel corridoio dietro le tre persone c’è lei.
Li aveva sbocchi nati e dopo che il marito aveva controllato il preservativo il primo si accinge a scoparla.
Le tette fuori dal vestito che ballonzolano, la lunga gonna arrotolata sulla schiena con il culo bianco latte in bella mostra palpato da quattro mani, gli occhi rivolti verso il marito ed il mio cazzo è già duro
Mi sono avvicinato lentamente tirando fuori il cazzo , cercando lo sguardo del marito per il permesso.

Appena mi ha visto ha fatto un cenno con la mano di fermarmi e così ho fatto.
Il ragazzo che la scopa da lunghi e lenti colpi fin quando il marito non gli dice:” scopala con forza che a lei piace forte”
Il ragazzo obbedisce ed aumenta la velocità e la forza
“dai più forte, spaccala”
“dai, dai non senti come mugola”
Il ragazzo non regge molto quel ritmo ed entro poco riempie il preservativo subito il secondo lo sostituisce pompandola con vigore.

Io mi sego guardando ogni tanto il marito ma nessun cenno.
Ed io fermo.
Oltre a me si avvicinano altri spettatori ma tutti con il cazzo moscio visto il precedente incontro.
La signora mugola e si contorce con le mani appoggiate allo stretto muro del corridoio, muove il culo per riuscire a prendere più cazzo che può ma presto anche il secondo scopatore gode con un breve gridolino e viene sostituito dal marito che da dei colpi forsennati.

” Così ti piace vero? Dai fammi sentire come vieni”
Più la scopa più lei urla poi le afferra un seno ed inizia a palparlo duramente:“dai godi, godi”
La signora urla e viene :”godooo”
Il marito estrae il cazzo e cerca di infilarlo in bocca ma il primo getto colpisce tutta la faccia della moglie prima che lei riesca ad infilarselo in gola.
Lui continua a scoparla fra le labbra e a sborrare.

“sborro…… succhia, succhia”
Quando lo togli dalla bocca lei gli da ancora un paio di leccate e poi si alza ed incomincia a ricomporsi
Avevo il cazzo duro da morire ma il marito sorridendomi mi dice che sarà per un’altra volta.
Lo rimetto con un po’ di difficoltà nei pantaloni ( non troppa non è gigante, era solo duro) e per non fare la figura del pirla totale me ne sono andato prima io.

Uscito dal cinema il morale era a terra ma in fin dei conti avevo visto in diretta due intriganti spettacoli e che altre volte non avevo neanche visto quelli.
Cazzo però per 10 minuti di troppo trascorsi al bar avrei potuto raccontare una storia diversa.