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Avventura tra negozio e piscina

Sospensori leopardati? Qui? All’Olympus!? Beh, io non ero d’accordo,, ma a qualcuno potevano piacere… “Sospensori leopardati fluorescenti… Raccomandatati dai dottori. ” Perché i dottori avrebbero dovuto raccomandare sospensori fluorescenti? Oh bene… scelsi la mia taglia e li sganciai dalla sbarra… Mi guardai intorno nel negozio e vidi che c’erano solamente sei persone, un cliente (io) e cinque del personale… il mio sguardo si spostò sul ragazzo alla cassa verso cui stavo andando. Era alto quasi un metro e novanta, biondo e di circa vent’anni.

Misi il mio acquisto sul banco, lui lo prese, mi rivolse un piccolo sorriso e poi disse: “Le dispiace aspettare un momento, signore, devo andare a controllare una cosa per questo articolo. “
Scomparve in una stanza sul retro, così decisi di dare un’occhiata al resto del personale. Era giovedì pomeriggio e non avevano meglio da fare che chiacchierare tra di loro. Due ragazzi, due ragazze, tutti in tenuta sportiva (ma cosa ci si aspetta in un negozio sportivo?) E non erano molto interessanti, piuttosto tradizionali, niente di eccentrico!
Il biondo ritornò con un sorriso sfacciato sulla faccia, prese una borsa da dietro il banco e ci inserì la shitola, fece una breve pausa che portò la mia attenzione al pezzo di carta sulla shitola dove lessi “Urgente.

” Ero confuso mentre lo guardavo e lui disse “Sono sei e novantanove, per favore signore. ” Misi un biglietto da 10 sul banco: “Grazie, signore, ecco il resto. Ritorni presto. “
Finì con un altro sorriso e c’era dell’ironia alla sua voce. Presi la borsa, il mio resto ed uscii gettando uno sguardo al resto del personale che non sembrava aver notato la mia presenza. Guardai l’orologio. 13 e 15. Ora di pranzo!
McDonalds era il mio prossimo scalo.

Preso il cibo, mi misi a cercare un posto tranquillo (non era difficile, c’erano solo quattro altri clienti, ed uno di loro era un ubriacone che stava quasi per essere buttato fuori…) e l’angolo più privato del posto. Ora, questo era difficile, avete mai provato a trovare un angolo privato da McDonalds che non sia il bagno? Quei luoghi sono progettati per farti sentire vulnerabile mentre mangi, se sei completamente solo. Trovai un posto quasi ideale: al piano superiore, nascosto dietro una pianta di plastica.

A quel punto cedetti alla curiosità, appoggiai il vassoio e presi la shitola dalla borsa di Olympus, l’aprii e ne uscirono tre cose: sospensori nero e rosa; un bigliettino piegato con la scritta “Urgente” e un pacchetto in carta rosa e nero. Misi giù sospensori e pacchetto e aprii il biglietto. C’era scritto:
Ciao!
puoi ritenermi maleducato a mettere una comunicazione nel pacchetto dei tuoi sospensori, in tal caso non leggere questa lettera.

Mettila nel bidone più vicino.
(Io lessi…)
Allora hai deciso di continuare a leggere. Hai appena acquistato un articolo molto interessante e stavo chiedendomi se ti piacerebbe provarlo… presto… e magari con un aiuto.
OK, se non ti va per favore non portare il biglietto al mio direttore. Sto rischiando il mio lavoro nella speranza che tu voglia incontrarmi. Penso che tu l’abbia comprato per attirare l’attenzione e mostrare i sospensori. Quindi, ritorna al negozio e vai al banco accessori (dove sono tutti i sospensori ed i proteggi caviglie), ti incontrerò là così potremo sistemare qualche cosa.

Carlo.
Dannazione! Avevo comprato quei sospensori per attirare l’attenzione. Finii rapidamente il mio pasto, poi andai (leggi “feci una volata”!) da Olympus. Entrai nel negozio e vidi delle famiglie che stavano facendo acquisti per i loro bambini. Ora c’erano sei commessi, Carlo mi vide e si avviò verso il banco degli accessori. Andai a raggiungerlo e decisi di fare ‘la prima mossa. ‘ “Ciao! Ho trovato il tuo biglietto. “
“Sì, um, non hai pensato… “
“No, mi piacerebbe incontrarti.

Dove? “
La sua faccia si accese, e mi fece pensare… forse non era così vecchio. Ora avrei detto circa diciannove anni … quindi solo un anno più di me… e aveva anche un bell’accento. Rispose: “Beh, che ne diresti del centro divertimenti?”
“Sì, va vene. Quando?”
“Io stacco alle due. Posso incontrarti fuori dal centro alle due… e cinque”, e poi, quando uno dei bambini si avvicinò: “No, mi spiace signore, non ne abbiamo verdi fluorescente, solo rosa fluorescente, ma ce ne sono di altro tipo.

” Sorrise di nuovo ed andò ad aiutare il bambino. Mentre uscivo gettai uno sguardo al mio orologio, erano le 13 e 49, così attraversai lentamente la città ed arrivai al centro alle due.
Carlo arrivò in perfetto orario, indossava pantaloni della tuta neri ed una maglietta Olympus bianca, aveva anche una grande borsa “Head” blu. Toccava a lui di avviare la conversazione. “Ciao, vedo che ci sei”, sorrise indicando il centro. “Andiamo a nuotare?”
“Sì, perché no.

” Risposi entusiasta.
Poi lui sorrise e disse: “A proposito, non conosco il tuo nome!”
Risi e risposi: “Gianni per Giovanni. “
“OK, Gianni per Giovanni, entriamo. “
Salimmo la scalinata ed entrammo. La donna dei biglietti ci guardò appena. “Sì…?”
“Uh, due, per per favore per il nuoto. “
“Due euro e trenta. “
“OK, ecco qui, grazie. “
Carlo prese i biglietti e la chiave dell’armadietto, io lo seguii nello spogliatoio.

Come spogliatoio era piuttosto normale: piastrelle bianche, panche di legno, l’odore dolce di sudore, niente di insolito, a parte l’assenza di cabine private. C’erano altre tre persone oltre a Carlo e me, ascoltando le loro conversazioni, scoprii che si chiamavano Davide, Andy ed Igor.
Dovevano avere sui 18 anni e piuttosto ben piantati. Davide era alto un metro e settantacinque, piuttosto pallido e portava slip tradizionali bianchi. Aveva anche capelli bagnati. Capii che avevano già nuotato… quindi le mie speranze di vedere uno di loro nudo erano finite, pensai.

Andy comunque aveva ancora il costume da bagno, Speedo ‘Bikini’ bianchi, molto affascinanti.
In quel momento mi resi conto di non avere costume e asciugamano. Ne parlai a Carlo, lui tirò fuori un paio di Bikini neri ed un asciugamano. “Dunque”, disse sorridendo (che magnifico sorriso!i). “È probabile che tu abbia bisogno di questi!” Mi girai per riportare la mia attenzione su Andy, lo vidi lasciar cadere il costume e girarsi verso il muro.

Bel culo… Carlo mi disse: “Vado in bagno. ”
Poi Igor. Wow! Era alto più di un metro e ottanta, leggermente abbronzato, e molto ben fatto. Era entrato da poco dopo essere stato sotto la doccia, quindi chiaramente era nudo. Era piuttosto peloso, aveva un corpo molto muscoloso ed un grande pene intonso. Mi sorrise, raccolse il suo asciugamano, si voltò e cominciò ad asciugarsi.
Dov’era Carlo? Decisi di andare a cercarlo e mi avviai verso il bagno dove lo vidi che stava pisciando, si voltò e mi sorrise.

Sentii improvvisamente una spinta ad orinare. Quando finimmo ritornammo nello spogliatoio ed andammo al nostro angolo.
Non c’era nessun altro nella stanza ed io mi rivolsi a Carlo. Lui slacciò i bottoni della sua maglietta, se la sfilò dalla testa e la mise nella sua borsa. Si sedette e si tolse sneakers e calze (anch’io decisi a quel punto di togliermi scarpe e calze). Lui aveva uno splendido torace liscio, con braccia muscolose ed un ombelico peloso.

Mise i pollici tra il suo corpo ed i pantaloni e li portò ai fianchi. Li spinse giù, ne uscì e li mise nella sua borsa. Si girò verso di me, indossava sospensori leopardati… ed era enorme! Rimase a gambe aperte di fronte a me e disse: “Cosa ne pensi?”
Mi abbassai e piantai un bacio sul suo ombelico… poi indietreggiai. Le sue gambe erano muscolose come il resto del suo corpo, ed erano anche lievemente pelose.

Si girò, aveva un culo molto bello. Leggermente abbronzato e molto liscio, io gli baciai la schiena.
“Tocca a te” Disse girandosi verso di me, evidentemente eretto. Io mi slacciai i bottoni della camicia, poi me la tolsi e mi misi di fronte a lui, ora indossavo solo i miei Levi 501, senza mutande. Lui aspettò. Lentamente sbottonai la patta e spinsi giù i jeans, ne uscii e lo fissai negli occhi.
Lui si inginocchiò, continuando a guardarmi, e baciò lentamente il mio pene, spingendo la lingua nel mio prepuzio, poi si alzò e si tolse i sospensori.

Era enorme! Mi inginocchiai e lo baciai allo stesso modo. “Abbiamo tutto il tempo dopo che abbiamo nuotato” disse e prese il suo costume da bagno. Io mi misi quello nero che mi aveva dato lui e me lo sistemai, non che fosse troppo piccolo, ero io molto grosso, grazie a lui.
Andammo ai nostri armadietti, mettemmo via la nostra roba, poi uscimmo nella piscina. Lui fece un tuffo in corsa perfetto (gambe e braccia diritte) e nuotò velocemente verso l’altro lato della piscina.

Io, invece, ero più interessato ai corpi che ci circondavano! Contai solo dodici persone, non inclusi i bagnini e Carlo (ed io): sette femmine e cinque maschi. Le donne erano in gruppo, dovevano avere circa 14 anni, ridevano scioccamente e si guardavano intorno. I maschi? C’erano tre uomini più anziani e due ragazzi di circa 14 anni che sembravano conoscere le ragazze del gruppo.

Carlo ed io passammo l’ora seguente nuotando uno vicino all’altro.

Ad un tratto lui mi prese, mi tirò giù il costume e me lo strofinò leggermente, mi rimise il costume e poi ricominciò da capo… nessuno vide. Vedemmo andarsene tutti quando risalimmo e c’era solo un “congresso di donne” che passarono il loro tempo a guardarci guastandoci il divertimento. C’erano anche tre fustacci ma sembravano particolarmente etero.

Quando ritornammo nello spogliatoio, Carlo bisbigliò “Bene, qui è dove comincia il divertimento! Corriamo nelle docce.

” Io mi affrettai ma Carlo non mi seguì: andò al suo armadietto e prese qualche cosa.
I tre ragazzi erano nelle docce, come ho detto erano dei bei fusti e sbirciando oltre il muro della doccia, vidi che si stavano tutti masturbando. Una vista molto bella, ma appena girai l’angolo con un’erezione, scomparvero… evidentemente erano timidi.

Carlo venne dietro di me e mi baciò la nuca, poi cominciò a massaggiarmi l’ano con della gelatina lubrificante.

Proseguì massaggiandomi le palle, poi quando si inginocchiò di fronte a me, vidi che il suo pene, enorme tra le sue cosce, ora stava toccando il pavimento. Iniziò a succhiarmi con cura leccandomi delicatamente il prepuzio… e poi succhiando. Le mie mani andarono ai lati della sua testa a tirarlo lentamente avanti ed indietro lungo la mia asta.

Mi massaggiò ancora l’ano col lubrificante e sul pavimento vidi il tubo di lubrificante ed un involucro di preservativi, chiaramente! Io stavo avvicinandomi lentamente all’orgasmo, lui comprese e smise tutto quello che stava facendo, subito e completamente.

Io quasi venni, ma riuscii a calmarmi e mi ordinò di inginocchiarmi… era il suo turno.

Si mise in piedi di fronte a me e, quando fui inginocchiato, torreggiava sopra di me. Presi lentamente il suo pene nella mia bocca come lui aveva fatto col mio. Prese la mia testa… Io cominciai a leccare la punta del suo pene. Le sue mani cominciarono a fare forza tirandomi avanti ed indietro lentamente, mentre io gli leccavo il prepuzio il più profondamente possibile.

Aveva un sapore tanto buono quanto Carlo era bello. Lui cominciò a lamentarsi, io allungai una mano verso il pavimento, raccolsi il tubo di gelatina e cominciai lentamente a massaggiargli l’ano. Le sue mani fecero più forza…
Io mi fermai, presi il pacchetto dei preservativi e mi alzai. I nostri uccelli si toccarono. “Carlo, io voglio incularti. “
“Mmmmmm, per favore fallo. ” Rispose, e si voltò.

Dissigillai uno dei preservativi e lo srotolai sul mio pene.

Baciandogli un po’ la schiena, lo penetrai. Gemevamo ambedue molto rumorosamente e lui aprì le gambe il più possibile. Io cominciai a muovermi lentamente dentro di lui. Le sue mani mi tenevano le cosce ed io afferrai poi il suo pene, lentamente cominciai a masturbarlo e c’era ancora della gelatina sulla mia mano…

Il nostro grugnire e gemere non era passato inosservato e due ragazzi cominciarono a sbirciare dall’angolo. Io venni! Era l’orgasmo più sorprendente che avessi mai avuto.

I due ragazzi entrarono e cominciarono a masturbarsi mentre ci guardavano.

“Cosa state guardando? ” Disse Carlo (la sua voce era appena percettibile).
“Uh, nulla!”
“Venite qui. “
I ragazzi si avvicinarono. Io mi inginocchiai di fronte a quello col pene più grosso e lo presi in bocca. Mi venne in bocca trenta secondi più tardi, poco prima del suo amico che aveva avuto lo stesso trattamento da Carlo. Poi loro se ne andarono.

“Oh, bene, non erano eccezionali ma…” Dissi, ma fui interrotto da Carlo che mi aveva penetrato improvvisamente. Emisi un forte gemito e mi rilassai. Lui mi prese il cazzo e mi masturbò con forza… indietro ed avanti, mentre cominciava a lamentarsi. Anch’io lo feci e sborrammo insieme!

Appena finito ci facemmo una doccia e ci rilassammo. Io avevo appena avuto l’esperienza più formidabile della mia vita. Andammo a prendere i vestiti nei nostri armadietti e poi ritornammo vicini, avevamo ancora in bocca il sapore dello sperma dei ragazzi… Ci masturbammo… Poi ci asciugammo ed io mi misi i sospensori nuovi.

“Che ne diresti di una sauna ?” Disse Carlo.

Irreversibile

Questo non è solo un “racconto” ma quasi una confessione di come sono stato abusato da un vero Porco! Già da piccolo adoro mettere i vestiti di mia madre, nei pomeriggi solo in casa… cosi come mi piace provare i suoi trucchi, mettere l’ombretto, il rossetto ed anche un po’ di cipria …e osservarmi con il volto femminile.

Il mio è sempre stato un corpo molto esile, poco maschile: spalle strette, capelli lisciatissimi lunghi con un taglio più femminile che maschile. Sono nata a Palermo, in una famiglia umile ma felice, mio padre muratore, un vero è onesto lavoratore, e mia madre, la classica casalinga di carattere allegra e maniaca delle pulizie.
Il passaggio dalle medie al liceo è stato traumatico sotto tantissimi punti di vista, anche perché; L’intero istituto era composto per lo più da ragazzi, con cui non avevo un grandissimo rapporto,(quasi tutti).

All’epoca frequentavo il mio primo anno di liceo…e stavo lentamente e confusamente, scoprendo la mia personalità piena di complessi, desideri contraddittori, pulsioni contrastanti e voglie a cui non sapevo se dar sfogo o reprimere.
Un giorno una mia compagna di classe (Alessia) mi chiese se volessi andare con lei travestito da femmina ad una festa di carnevale organizzata dal nostro istituto. Dicendo: “ E normale travestirsi, lo stiamo facendo tutti! Dai ti prego!! Io voglio travestirmi da Jessica Rabbit! e tu? ..Se vuoi, puoi usare se vuoi le mie cose o di mie sorella!!” Ovviamente mi piaceva travestirmi… ma segretamente, sempre e solo in privato…E quale miglior e unica occasione per farlo in pubblico? Il presto era ideale…
Aldilà di tutto si trattava solo di una festicciola scolastica, come tutte le altre…
La mattina seguente, verso le 8 , la raggiunsi puntuale a casa sua… Penso di aver cambiato mille colori per il misto di voglia, eccitazione e vergogna che provavo mentre Alessia e le sorella mi preparavano, facendomi indossare un po’ di tutto! “Dai non fare il difficile, hai pure i capelli lunghi, sarai uno spettacolo, prova questo, metti questo ecc..” Indossando tutte quelle cose attillate la mia eccitazione era anche alle stelle, avevo una voglia incredibile di indossare nuovamente abiti femminili e di uscire finalmente in pubblico, che nessuno poteva immaginare.. Ma anche tanta paura… Per la reazione dei miei “amici”…
Avendo un guardaroba stracolmo di vestitini da far invidia a qualsiasi sex shop.

Come mi aspettavo.. Il lavoro delle mie nuove amichette è stato più che soddisfacente!! Indossavo: una mini nera di pelle lucida, calze di seta nere con la riga dietro ed un paio di scarpe rosse col tacco a spillo! Sopra avevo un corpetto anch’esso nero a tono con la mini gonna e per finire, trucco molto pesante!! Naturalmente, mi vergognavo un po’, avevo paura delle conseguenze, anche perché; Più che una donna.. Sembravo una vera puttana!! Loro erano divertite e con un sorriso complice mi rassicurarono con un: “Fidati di noi Farai un successone!” Di sicuro quella scelta è stata anche la mia e come tante altre volte, alcune scelte si scontano per tutta la vita!
Verso le 8:30, il papà di Alessia, un po’ indispettito per il nostro travestimento eccessivo, specialmente il mio! Ci accompagnò in auto a scuola, dicendo però: che dovevamo trovarci un passaggio per il ritorno.

In macchina ricordo che mi guardava moltissimo per come ero conciata… A disagio in quel momento pensavo mille cose!!! (Se si è un ragazzo e ci si è travestiti da donna per divertimento magari la cosa non suona più tanto giusta). Ma ero troppo eccitata conciata in quel modo , , e dei suoi sguardi indispettiti e del passaggio per il ritorno non ci volevo pensare assolutamente… al momento.
La festa….. si svolgeva in una palestra molto piccola! Il campo di pallavolo adibito a sala da ballo era illuminato solo con luci basse e colorate, e chi non ballava stava seduto ai lati di quello spazio quasi immerso nella totale oscurità.

Conciato in quel modo, notai subito una serie di sguardi e battutine su di me. Inutile dire che tutto ciò mi imbarazzava parecchio, avevo anche previsto tutto questo, però mi sono sentito solo ed abbandonato. Alcuni ragazzi (che non conoscevo), di qualche anno più grandi di me, iniziarono perfino ad urlarmi qualsiasi oscenità in dialetto stretto davanti hai professori, che guardavano divertiti la scena.. Oggi si direbbe bullismo? Allora era semplicemente uno scherzo… e ovviamente più andava avanti la festa più si beveva, e più i ragazzi diventavano fastidiosi.

Fino a quando…
Cominciai a notare anche lo sguardo sempre più insistente del bidello!! “ per tutti Zio Franco”. Un omone di mezz’età. La mascolinità fatta persona con quella testa rasata, alto sul metro e novanta, robusto, scapolo e di moralità molto chiacchierata. Lo guardai sorpresa tutto il tempo, ma lui continuava a fissarmi….
(Faccio una premessa: non avevo mai capito che a zio Franco piacessero i ragazzini, era un po’ grezzo ma molto gentile con noi, ci sorrideva sempre, era sempre molto disponibile insomma un gigante buono).

La situazione è stata imbarazzante fin da subito, con i miei compagni di classe, ero sempre meno a mio agio, ma nonostante tutto sbirciavo quel suo pacco, che sembrava scoppiare all’interno dei jeans, e quando mi sorprendeva a fissarlo mi sorrideva, abbassava lo sguardo e faceva correre le dita su quella Mazza!
Avendo tutta la mattinata per stare insieme a me senza interferenze con troppi professori, subito è diventato Mio amico, e tra una chicchera e l’altra mi ritrovai poco dopo, seduto sulle sue ginocchia a guardare gli altri che ballano… In braccio mi raccontava storie delle sue avventure, in breve: Cercava di farmi capire che la vita sarebbe stata divertente e piacevole solo che io mi fossi conformata ai suoi consigli.. Mi soffiava nelle orecchie e mi dava piccole leccatine e bacetti molto dolci.. Inoltre sotto il mio culetto avvertivo una cosa grossa e calda che cercava di farsi posto fra le mie natiche!…Devo dire che tutto ciò mi piaceva, è stato quasi Romantico.

Ma nel posto e nel momento sbagliato! Quando avvertì che mi stava piacendo molto cominciò a toccarmi senza esitazione le cosce e mi spiegò, Blaterando assurde logiche confusionali, che se volevo avere le tette come quelle delle mie compagne di liceo dovevo farmi scopare da lui!!!!
A disagio dopo quella Teoria assurda, un po’ per la musica alta e qualche drink di troppo… Decisi di allontanarmi da lui un attimo, sentivo troppo caldo, dovevo rilassarmi e corsi in bagno.

Entrando chiusi la porta, semi distrutta… Accendo una sigaretta, tiro le prime boccata e comincio tranquillizzarmi… Finalmente, ci voleva proprio ..un po’ di silenzio…
Poco dopo però, sentì dei passi pesanti e veloci dall’altra parte della porta, il fumo è rimasto denso intorno a me, e quando si aprì la porta entrò Lui.. zio Franco! (il bidello). “Ehi signorina ha sbagliato questo è il bagno degli uomini..” disse sorridendo. Io Diventai come un peperone e subito mi alzai dalla tazza, cercando di spegnere la sigaretta.

“Rilassati scema, lo sai già non lo dico a nessuno!” .. Mentre fumavo parlava continuando a massaggiarsi il cazzo, che notai si stava ingrossando sempre di più. Tempestandomi con mille e inutili complimenti… sapevo benissimo dove voleva arrivare!
“Stai benissimo vestito cosi, E dimmi: Non ho ancora capito bene! Di cosa ti sei travestita? Da puttana he?” Mentre ricominciava l’ennesimo e ambiguo scambio di parole, sentì la sua grossa mano alzarmi la mini.. (Premetto che: Non mi era mai successo niente del genere con nessun’uomo, figuratevi con un tipo di quell’età!) Scioccata, rimasi bloccata tra il terrore e lo stupore di ciò che stava facendo….

E non so come, ma con molta naturalezza, di colpo si aprì pure la patta per farmelo vedere… e lo tirò fuori!! (Ha Un Cazzone Enorme!! Grossissimo!! Sembra una lattina di coca-cola, un po’ più più lunga!)
In un attimo facendo finta di nulla, lo aggirai di shitto, maldestramente.. Volevo uscire dal bagno.

Per me era l prima volta che vedevo un cazzone cosi grosso dal vivo, e malgrado il mio disagio, senza un briciolo di vergogna si avvicino dietro di me e iniziò pure a strusciarsi pesantemente.
Pietrificata dalla vergogna nel sentirmi puntare da quel grosso e viscido affare, sentivo una sensazione mai provata fino ad allora, e mentre Il suo respiro aumentava insieme alla mia voglia, sottovoce mi disse: “…Minchia che culo! Te lo voglio fottere! Sai? Tanto Lo so che ti piace!” Tentò sia con le buone che con le cattive di aprirmi le gambe, rassicurandomi che solo all’inizio avrei potuto provare fastidio.

Ma le gambe le tenevo strette, nell’imbarazzo più assoluto. che mai avevo provato prima!
Aveva grande esperienza nel toccarmi, e pensavo a quanti culetti di ragazzine e ragazzini avrà deflorato, aperto.

In una parola sola, sfondato! Nel silenzio più assoluto, continuando a toccarmi, non contento prese la mia mano e la mise sul suo uccello che evidentemente era in erezione da quasi tutta la mattinata.
E stato il primo per me! Non ne avevo mai toccato uno in vita mia e quando la mia mano lo toccò, sentii un brivido pazzesco, ma nello stesso tempo non sapevo dove iniziare!!!! Come un maestro e la sua allieva, mise la sua mano sulla mia e cominciò a farmela muovere sul suo coso.

Io quasi in maniera automatica, per pochi secondi continuai da sola quel gesto per me assolutamente nuovo, senza sapere bene cosa stessi facendo.
Sapevo che Stavo rischiando troppo, e sopraffatta dalle paure, e dal timore che qualcuno scoprisse le mie più intime voglie inconfessabili, Scappai come un fulmine da quel bagno in piena paranoia. Lasciandolo li, ancora con il suo cazzo sudicio in mano! (Temevo tantissimo di essere classificato a scuola come un “frocetto”)
In palestra la festa era quasi finita, e non ho capito quanto tempo ho perso in bagno! ..La mia amica Ale? l’avevo vista appartarsi con il suo fidanzato, bidonandomi li, e non sapendo che fare, rimasi un paio di minuti da solo in cortile a pensare a tutto ciò che mi era capitato.

Quella sorta di trauma dentro i cessi con il bidello, aveva sfondato una porta già aperta nel mio inconscio!!!!! Lo vissuta quasi come una definitiva rivelazione..
A piedi e lontanissimo da casa, decisi a malincuore di incamminarmi dondolando sui i tacchi, con non poche difficoltà.

( mi piace molto indossare tacchi altissimi, però non sono indicate per le lunghe camminate).
Completamente da sola! Vestita in quel modo (con il ricordo di quel cazzone che avevo toccato in bagno che mi perseguitava), iniziai subito a percorrere strade e stradine secondarie e meno trafficate per raggiungere casa. Inutile dirvi che Avevo una Fifa pazzesca! Del giudizio degli altri, In primis!! La mia famiglia.. ma anche gli amici, che ho sempre snobbato fin dalle scuole medie, sentendomi fuori posto in loro presenza ma di cui adesso temo il giudizio,( è tutto assurdo, io sono assurda).

Dondolando in modo maldestro e incerto, con quelle scomode scarpe, i piedi ed i polpacci mi si erano indolenziti, non ero abituata a camminare cosi tanto sui tacchi alti! Osservavo con on molta attenzione alcune macchine che procedevano lentamente, quasi stupiti dalla mia presenza, alcuni facendo anche più di un giro per osservarmi attentamente. Come una prostituta, mi sono sentita! …Un oggetto. Avanzando veloce, ma in modo maldestro ( maledette scarpe!) dentro di me avvertivo un grande senso di impotenza.

Pensando che mi sarebbe potuto succedere di tutto e di più! La mia ansia e angoscia aumentava ad ogni macchina che passava pensavo si trattasse di mia madre o peggio…( mio padre), e tra le tante auto che passarono quel giorno.. Ne notai una in particolare. Mi seguiva da lontano, lentamente…
Nel giro di pochi minuti, (ad un centinaio di metri da casa mia), si fermo davanti a me, e lentamente il finestrino si abbassò.

Mentre mi avvicinai mi accorsi che sempre Lui.. il bidello era tornato alla carica!! ”Ciao piccola.

Sei ancora offesa con me?? Scusami se ti ho fatto paura in bagno…Dai non fare la bambina!” “Gioia mia! Vivo in aperta campagna qua vicino, e sono desideroso di invitarti a casa mia!”
Quella sue parole, la sua voce sicura, da vero Uomo, accompagnata dal mio pensiero di essere finalmente trattata come una donna, mi fece offuscare la vista.

Diciamo che Persi la ragione! Ma Al di là del sesso, c’era l’aspetto di essere veramente apprezzata per la mia femminilità, e tramite Lui, avrei potuto scoprire ogni mia fantasia con tranquillità.
“Dai non ti vergognare, lo capito che ti piace la minchia!!! Fidati..daii. Dimmi quanti soldi vuoi per venire con me ??”
Il panico mi attacco lo stomaco, ed il cuore mi balzò in gola, quasi impedendomi di parlare, mentre quelle sue parole attraversavano la mia mente.. Paura, voglia di scappare, di scopare, ecc….. Quando, ad un tratto sentii la mia voce uscire di sua spontanea volontà, totalmente incontrollata, chiedendogli ” 30 Euro”!!! (Per uno studente come me sarebbe un ottimo extra per potermi permettere alcune piccole spese inutili che sogno da tempo…)
Quello ti apre! Vattene di corsa!!! Urlava parte della mia coscienza!
Colto all’improvviso da quella mia assurda richiesta inaspettata, apri lo sportellone felice come un bambino e mi disse in fretta e furia; “Va bene.

Dai Sali, Andiamo…”
Era impossibile tornare indietro, ma provate ad immaginate voi le mie sensazioni! Ero confusa spaventata, curiosa ma anche eccitata. Vicino a Lui Non ero più io, Il solo pensiero che un uomo cosi maschio, della sua stazza, che mi aveva corteggiato tutto quel tempo e offerto anche dei soldi, mi faceva sentire speciale…
Zio Franco è un uomo deciso molto autoritario, non mi chiede mai il permesso per nulla!, Fa e basta! Seduto in macchina sentii subito, la sua mano posarsi sulla mia coscia sinistra, stringerla un poco e poi accarezzarla.

La cosa mi colse di sorpresa all’inizio, soprattutto nel bel mezzo del traffico l’imbarazzo m’impediva quasi di respirare. Lui Raccontava alcune delle sue esperienze avute con tanti ragazzini. Come se nulla fosse! Tutto questo: continuando ad accarezzarmi e stringermi le cosce!
In quei momenti lo ascoltavo in silenzio, non sapevo più che altro cosa dire o fare!… Io avevo ben poco da raccontare se non storielle poco soddisfacenti, considerata la mia verginità, e totale inesperienza, con il sesso.

Strada facendo lontani dal traffico. Poco dopo lo guardai armeggiare freneticamente con i pantaloni. All’inizio sembrava avesse un forte bisogno! Di quelli urgenti! Ma poi… sentii la sua mano sulla mia nuca……Spingendomi la testa verso il basso….
“Hai preso i soldi? Ora tocca a te …giusto?… Dai piccola ciuccialo un po’ mentre guido!”
Naturalmente era la prima volta che incontro un uomo, non era più solo una fantasia; “Ho paura!”.

Scioccato dai suoi modi grezzi, mi abbassai verso le sue gambe, infilai la mia mano e lo sentii Durissimo! Tenendo vicino quel cazzone riuscivo a sentire quanto fosse forte quell’odore pungente.. Tremolante dal piacere misto alla paura, e con la mia coscienza che urlava “ Basta!Basta! Fermati!Stop!” Inizio ad accompagnare il suo palo , dentro la mia bocca!! ( ero eccitato un po, lo ammetto), ma quel cazzone viscido la prima volta mi faceva un po’ schifo sul mio volto ingenuo, da liceale tutto casa e chiesa!
Cercando di essere gentile e servizievole, credevo di gestire quella folle situazione, ma in realtà non voleva sborrare adesso, preannunciandomi che dovevo essere ancora penetrata a dovere!!!.

Il suo stile esplicito da maniaco mettono sicuramente paura, però allo stesso tempo mi lusingava l’aspetto di essere considerata quasi come una donna…
(In quell’auto , si può dire ho vissuto i miei primi 15 minuti più intensi della mia vita, con quel seppur veloce, mio primo pompino!)
Appena arrivammo a casa sua!!! Il casolare, somiglia ad una casa strega, perennemente avvolta da una fitta nebbia. L’abitazione è isolata nella campagna a ridosso della zona industriale, con un breve e malmesso vialetto d’accesso.. Appena entrati c’è una sorta di vecchio salottino con divano, TV e un angoletto per cucinare …tutto molto lugubre… Come il bagno (pessimo), ed una sola camera con un lettone vecchio.

Ancora con la mandibola indolenzita e la bocca impastata dal mio primo pompino, con una scusa gli chiesi, se potevo sistemarmi velocemente il trucco ed i capelli in bagno…. Avvisandomi; “NON perdiamo TROPPO tempo però!!”
In quei secondi chiusa in bagno ero agiatissima! (Adesso che faccio?) Avevo troppa paura…Cosa mi sarebbe successo al culo?? Perché ero stata così incosciente? Si può essere più pazzi di cosi? …non avevo scelta
Poco dopo entrai in camera un po’ impaurita ma convinta… Lui era disteso sul letto! In totale silenzio! Sicuramente Non avevo mai visto un uomo di quell’età comportarsi cosi ” Sembrava un pazzo furioso.

” Nudo, pieno di peli, e agitatissimo con quella mazza sempre dritta tra le mani come un depravato mi squadrava dalla testa ai piedi..
Appena mi fece cenno, per avvicinarmi a lui.. mi tirò subito a se’ come una bambola, e gli finii proprio sopra.

Tra le sue grosse e pelose braccia, sentivo il suo cazzo umido e appiccicoso strusciarmi tra le mie gambe… Poi mi fece leccare per bene il suo dito medio e infilò la sua mano nelle mutandine.

Ebbi immediatamente un sussulto, quando senti il suo dito calloso nel culo. “ Ti piace adesso? “ mi chiese. Ero frastornata, lo guardai con occhi tristi e dissi; “Però brucia!“
“ Tranquilla TROIA, quando te lo sfondo quel culo poi vedrai che ti abitui e ti passa subito!”
Lo avevo sognato una vita al pensiero di stare con un ragazzo,( Ma non immaginavo cosi !! ) Ma perché insultarmi cosi? Ci siamo conosciuti questa mattina in modo civile, e adesso a casa sua mi chiamava puttana! Se vi chiedete la motivazione che mi spingeva a restare li, (oltre i soldi che sono solo un ottimo pretesto), devo ammettere che il suo modo grezzo, Maschio, egoista e opportunista, aveva fatto shittare nella mia testolina qualcosa che mi spingeva a sottomettermi…
Ho solo cercato di mettere dei paletti “a parole”, volevo precisare alcuni limiti, ad esempio il preservativo.. Ma lui quella volta neanche mi ascoltò, e quando si decise che era arrivata l’ora di impalarmi si alzo di shitto, mi prese per un braccio (facendomi male) bloccandomi a pancia in giù sul letto.

Per la paura… vista anche la sua stazza, ma anche per l’eccitazione non opposi più alcuna resistenza, mentre sentivo il suo petto pesante, sudato e peloso schiacciarmi la mia schiena. il mio sederino pieno di saliva, iniziava a dilatarsi piano piano e con molto dolore e fatica, accolsi quel primo cazzo nel Culo!!!!
In quei momenti provavo un mix di dolore e piacere mentre il suo cazzo mi scivolava lentamente in profondità, potevo quasi sentire le sue palle pelose pungermi le chiappe … e quando pensai che il peggio fosse passato… Il Porco iniziò a scoparmi sempre più forte, talmente forte che mi stava letteralmente aprendo! “ Zio Basta!! Mi fai male!! Fermati!!” gli ripetevo, urlavo e mi dimenavo come se mi stesse violentando, ma al tempo stesso .. era quello che avevo sempre sognato!!
Adesso c’era la realtà, non si trattava più di fantasia, ma uomini, Uomini Veri.. Quel giorno ogni briciolo di mascolinità residuo in me, svani per SEMPRE mentre vengo sodomizzata con forza e senza sosta… Dopo un bel quarto d’ora… stravolta con quel palo tra le chiappe gli ripetevo, piangendo, se il mio buchetto sarebbe ritornato come prima! “Ora Sta t’zitt che voglio sborrarti in gola! Succhia sta minchia Dai”.

…il culo mi brucia da morire…
Farsi imbrattare la bocca quella volta è stato un atto di sottomissione Lui ….

soprattutto d’umiliazione per me.. Confusa ed in preda a mille sensi di colpa (sono fatta cosi), lo presi in bocca e iniziai a sentirlo pulsare, pensavo che la saliva fosse d’improvviso troppa!! Caldissima, ma con un sapore.. era stano!! ma pochi secondi dopo, In pratica stavo annegando con la sua sborra!! E ovviamente non ce la feci a bere tutto quel suo orgasmo gelatinoso, perché mi faceva troppo schifo, più che latte sa di piscio!! .. di sapore salato direi…
Quando lo tolse dalla mia bocca, la sua sborra caldissima, mi fini anche sui vestiti, in viso, tra i capelli….

E’ appiccicosissima! Non l’avrei mai immaginata cosi abbondante! E mentre immagino, come spiegare ad Alessia tutte quelle macchie sulla sua minigonna, le scarpe, calze ecc.. Una miriade di altri schizzi roventi e violenti, continuano a piovere sulla mia faccia. Quasi come un battesimo!
In macchina verso casa con grande sicurezza ed esperienza parlava solo lui, e non ricordo bene di cosa ma alla fine, parlandomi come una vera prostituta; mi chiese se e quando avremmo potuto rivedermi… Io non gli promisi mai nulla, anche perché; faceva tutto lui.

E non vi nascondo che in auto con quell’ uomo, avevo il terrore che mio padre, mi trovasse in auto con lui, piena di sborra e travestita come una zoccola.
Quella mattina provai gioie così smodate che mi stravolsero tutta la vita in maniera irreversibile. Inconsapevole allora di quello che sarei diventata, pensai che: prendendo nel culo un cazzo del genere, più troia di così non sarei mai potuta essere! …Anche se.. In futuro mi sarei smentito/a.

Trattata come una schiava

Una giornata di inverno ,Venezia, ho conosciuto il mio Signore in un sito di incontri BDSM e dopo varie insistenze da parte sua sebbene avessi improntato il nostro rapporto virtualmente accettai di incontrarlo per quello che Lui definì “solo un caffè tra amici”. Mi diede però degli ordini precisi: dovevo indossare sotto i miei abiti maschili questa lista di indumenti intimi: REGGISENO PERIZOMA E REGGICALZE ROSA ,MINISOTTOVESTE TRASPARENTE BIANCA E ROSA CALZE CON LA RIGA NERE.

Dovevo indossare una cavigliera in segno di schiavitù ,le unghie dei piedi dovevano essere smaltate di rosso e le mie natiche dovevano portare una frase umiliante che mi sarei scritta con il rossetto “ROMPIMI IL CULO”. Finita la vestizione avrei indossato un paio di pantaloni piuttosto aderenti ( forse un po troppo visto che ad uno sguardo attento si sarebbe potuto notare il mio reggicalze, un maglione nero cardigan chiuso con una zip e un cappotto grigio.

Gli ordini prevedevano che io fossi andato a prenderlo alla stazione S. Lucia e come segno di riconoscimento dovevo tenere in mano e bene in vista un mensile per sole donne. Lui lo avrei riconosciuto invece da un pacchetto dono dorato di cui non sapevo il contenuto. Attesi il suo treno con il cuore in gola. Alle 10. 30 del mattino in perfetto orario arrivò…scesero i passeggeri…scrutai ad uno ad uno gli uomini che scendevano finchè visi Lui…il mio Signore.

Era alto circa 185 cm robusto barba incolta e capelli grigi corti ,occhi scuri penetranti …tra le sue mani il pacchetto. Le gambe mi tremavano……Mi fissò e mi mise una mano attorno le spalle come fossimo vecchi amici : “Ciao Gabriella” mi disse incurante che qualcuno potesse sentire che si indirizzava a me come ad una femmina. ” Ti ho portato un presente ma lo aprirai tranquilla quando ci siederemo ad un bar a prendere il famoso caffè”.

Annuii….
“Che c’è sei timida? Rispondi e rivolgiti a me come tuo Padrone chiaro?” Si Padrone risposi in un sussurro…..Mollò la presa e mi disse di accompagnarlo in un bar tranquillo…. arrivati sul posto mi fece segno di sedermi al tavolo che ad ordinare ci pensava lui. Vidi che parlava col banconiere mentre ordinava ed entrambi scoppiarono in una sonora risata.
Il cameriere arrivò con uno strano sorriso servì un Cappuccino e una brioche al mio Padrone e a me un “cannolo”.

Padrone sussurai io stupita, a me niente da bere? E perchè quella risata prima? ” La sua risposta fu come un pugno allo stomaco. “Per questa volta ti accontanto troia! La risata era rivolta a te perchè ho detto al banconiere che per te andava benissimo un cannolo perchè ne sei pazza visto che sei una checca! Per quanto riguarda il fatto che non ho ordinato nulla da bere per te lo capirai dopo….

intanto apri il tuo regalo,è solo la prima parte poi avrai la seconda!” Sbiancai ,guardai verso iul personale e mi accorsi dei sorrisi ironici…mi aveva sputtanato per tutto il locale…unica soddisfazione era che non mi conoscevano …..Aprii lentamente il pacchetto …..e appena visto il contenuto richiusi la shitola nervosamente
“Che fai scema non lo tiri fuori? Non ti piace?” “La prego non me lo faccia fare…. “
Rise. ” Daiiiii tira fuori il regalinoooooo” rise nuovamente e chiamò a se il cameriere: ” La mia amica è timida e non ha coraggio di far vedere che bel regalo le ho fatto,potrebbe farlo lei al suo posto? Ha promesso che se lei le farà questa cortesia le darà cento euro di mancia che ne dice? ” Io supplicai ,stavo per alzarmi ed andarmene ma Lui mi intimò che se me ne fossi andata non lo avrei rivisto più…..rimasi…rimasi piangendo quando il cameriere tirò fuori un fallo di lattice nero grosso e lungo oltre 25 cm…oltre ad esso un biglietto….

PER LE TUE SERATE SOLITARIE…IL TUO PADRONE! Scoppiò a ridere e chimò a se i suoi colleghi…. uno di loro mi disse che se non mi fosse bastato quello mi avrebbe dato il suo…meno lungo ma bello caldo. ” Ottima idea disse il mio Padrone,cercavo appunto qualcuno che desse da bere alla mia puttanella,le andrebbe di farsi fare un pompino con l’ingoio? Poverina ha mangiato senza bere!!!!” E via risate.
“ALZATI E VIENI CON NOI CAGNA …mi portarono in uno sgabuzzino mi venne ordinato di inginocchiarmi e di aprire la patta del cameriere.

“SPOMPINALO E INGOIA TUTTO CHIARO? ” Supplicai invano presto mi trovai piangente a eseguire il Suo ordine eccitata ma umiliata…. tenevo gli occhi aperti mentre la carne riempiva la mia gola..vidi un flash..oddio mi stavano fotografando…riprendendo e quello che era peggio avevano il mio cellulare in mano…. tutti i miei contatti
Il mio numero e tutto il resto era nelle loro mani. Dietro di me il mio Padrone armeggiava con il mio cardigan ,lo aprì e lo sfilò….

subito dopo le scarpe e i pantaloni fecero la stessa fine…lasciandomi in intimo…il cameriere mi scopava la bocca e il mio Padrone mi stava infilando il suo cazzo nel culetto…senza nemmeno un pò di saliva…. venivo ripresa,girata mostrata dovevo sorridere con la gola piena…dire il mio nome e cognome reale e che in realtà sono una troia travestita…. venivo inculata e riempita tra le labbra…. il mio Padrone fece un cenno al cameriere e questo annuì.

” Spalanca la bocca cagna” Obbediii e mentre mi veniva intimato di bere ogni goccia di sborra il mio Padrone mi riprendeva in primo piano e mi riempiva l’intestino di caldo sperma…. quando ebbero finito i loro comodi il mio Signore mi disse di vestirmi ridendo del fatto che il suo sperma sarebbe ricaduto sulle mie mutandine e sui miei pantaloni.
Stavo uscendo dal locale mentre il mio Padrone continuava a parlare col cameriere…risate ancora risate di scherno…uscì anche Lui.

” Mi ha detto che vorrebbero usufruire dei tuoi servigi,io ho detto che sei sposata ma che con un pò di preavviso potranno farti ciò che vogliono. ” Mi girava la testa un senso d’ansia mi penetrava il cervello ..la mia vita non sarebbe stata la stessa mai più…” Dimmi una cosa troia” …. COSA PADRONE? A quanto vedo non hai molto pelo ma dovrai privarti anche di quello dovrai essere liscia per sempre e se a tua moglie non va bene non me ne frega un cazzo,inoltre adesso mi devi portare in un luogo dove eseguono i tatuaggi.

SI SIGNORE…. Brava! Rispose Lui dandomi una manata sul culo che attirò gli sguardi della gente attorno a noi…Dopo circa un quarto d’ora in cui attravversammo le calli e i campi di Venezia arrivammo in un piccolo negozio dove sapevo esserci un tatuatore…entrammo e mentre io stavo salutando il mio Padrone mi fecce cenno di stare zitta. “
Buongiorno ,il mio amichetto qui deve farsi un tatuaggio ” -io trasalii. – “Ma una cosa particolare! ” Si appartarono e non riuscii a sentire cosa si stessero dicendo finchè il mio Padrone mi chiamò usando il mio nome femminile….

stava succedendo troppo spesso questa situazione , il mio orgoglio stava andando a farsi fottere…Andai nell’altra stanza e il padrone del negozio un tipo anziano piuttosto brutto e pieno di tatuaggi mi disse che il tatuaggio che mi sarebbe stato fatto era piuttosto particolare e che ci sarebbero dovute più sedute …il prezzo solitamente piuttosto alto in questo caso lo avrebbe barattato con dei piacerini da parte mia come pattuito con il mio Padrone.

Io sbottai piansi e supplicai ma non ci fu nulla da fare ormai non ero più mia…corpo volontà e anima erano del mio Padrone e quindi obbedire ai suoi ordini perchè il tatuaggio fosse eseguito sul mio corpo fu l’unica cosa da fare.
Mi spogliai completamente eccezion fatta per la biancheria,mi venne indicato un seggiolino …dovevo inarcarmi e mettere in mostra le chiappe. “il tatuaggio che ti verrà imposto indicherà cosa sei di chi sei e cosa vuoi,verrà eseguito il disegno di un pene gocciolante verso il tuo buchino il tuo nuovo nome la tua essenza e i tuoi desideri….

perciò un bel cazzo con su scritto “INCULATEMI ” e la dicitura SISSY GABRIELLA SCHIAVA DI …..
di quello che tua moglie penserà e se tua moglie lo accetterà o meno non me ne frega un cazzo…però tu dovrai firmare questo contratto in cui dici che accetterai tutto ciò che ti verrà ordinato da me ivi compreso il tatuaggio ,la graduale proibizione di avere alcun tipo di rapporto sessuale che non sia passivo,la gabbiatura del tuo clitoride e per ultimo ma non meno importante la somministrazione di ormoni femminili e il totale lavaggio del cervello a favore di una personalità totalmente sottomessa e femminile.

Se accetti firma altrimenti quella è la porta…. farò in modo che chiunque ti abbia incontrata dimentichi tutto di te e la tua vita prosegua inalterata…altrimenti sarai la mia schiava totale.
Rigirai tra le mani il contratto il cuore mi batteva a mille…le lacrime mi scendevano…..la mano mi tremava mentre la penna segnava sulla carta l’addio a Gabriele. ” PIEGATI GABRIELLA E LASCIAMI LAVORARE…..DOPO MI DOVRAI SODDISFARE PER BENE E IO SONO PIUTTOSTO PERVERSO” esclamò il tatuatore mentre il mio Padrone al telefono organizzava un’incontro con un non ben definito medico …….

Il tatuatore non pretese nulla quella giornata ma sapevo benissimo che sarei dovuta tornare parecchie volte e parecchie volte avrei dovuto accontentarlo…. stavo per tirarmi su i pantaloni quando il mio Padrone mi fermò…devi ancora avere la seconda parte del regalo…. apriti il culo veloce…. quello che ti metterò ora è un buttplug…lo dovrai tenere sempre ad eccezione di quando che andrai al bagno e quando dovrai soddisfare le voglie di tua moglie..cosa che farai sempre meno…anche perche la cura che ti verrà imposta non ti darà possibiltà per molto tempo di poterlo fare! E mentre parlava mi inseriva il fallo senza alcun problema trovandomi bagnata del suo sperma.

Ora rivestiti ma non mettere il cardigan…. ti accompagno fino a casa tua !
Ma a casa c’è mia moglie! Risposi. Tu fai quello che ti dico…
Una volta dentro il portone di casa lo supplicai di farmi rimettere il cardigan…me lo concesse ma ad un patto: dovevo leccare le sue scarpe…cosa che feci con la paura che qualcuno scendesse le scale e mi vedesse…..una volta eseguito mi restituì la maglia e suonammo il campanello …mia moglie aprì….

Presentai il mio Padrone a mia moglie come un vecchio amico di Padova lei lo fece accomodare e lui approfittando di un suo momento di disattenzione mi palpò il culo e mi spinse il butt ancora più dentro…sudavo tutta.
“Sai Gabriele stavo per uscire mi hai trovato per errore” mi disse
SIGNORA SE DEVE ANDARE VADA PURE TANTO IO NON RIMANGO MOLTO DEVO RIPARTIRE PRESTO lui replicò.
Stavo per convincerla a restare quando invece lei decise di ascoltarlo….

La salutammo mentre in cuor mio sapevo che iniziava la mia fine….

Non aveva ancora sceso le scale che Lui mi sbatte contro il muro …il volto quasi schiacciato contro la parete mentre mi abbassava i pantaloni e mi strappava di dosso il cardigan senza nemmeno aprirlo…..
” Ti prego potrebbe tornare!!!!” supplicai…” Me ne fotto ,anzi meglio cosi vede ciò che sei in realtà!!! ”
Rimasi vestita solo dell’intimo e della sottoveste.

. mi prese per un braccio e mi portò in stanza da letto.
“Ora lo farai con me nel tuo letto matrimoniale e tu sarai la mia sposa schiava, togliti le mutandine il buttplug e toccati il buchino mentre mi spoglio cagna”
Mi rendevo conto del pericolo che correvo ma ero inebriata, inebetita, vogliosa..osservavo il suo corpo nudo mentre mi scopavo con le dita….
” Ti piace il cazzo del tuo uomo vero? Vieni a succhiarmelo svelta…inginocchiati!”
Succhiai come la più esperta delle puttane …l’asta la cappella e le palle nemmeno un millimetro veniva dimenticato dalla mia lingua, pompavo come un’ossessa ma non volevo che mi venisse in gola..lo volevo dentro di me….

mi stava succedendo una cosa sconvolgente mi stavo innamorando del mio Padrone…volevo essere la sua donna.
Distenditi e apri le gambe voglio scoparti come la femmina che sei…..e voglio vederti in faccia mentre lo faccio …voglio baciarti e farti gustare il sapore della mia saliva e della mia lingua in bocca…devi imparare a baciare gli uomini troia!
Detto questo mi infilò la sua virilità dentro di me …mi chiavava nel letto di mia moglie …come fosse stata una luna di miele….

ogni colpo sembrava una stantuffata prima lenta poi veloce il culetto pulsava attorno il suo membro…impazzivo…. ma la cosa non durò molto perché usci da me …mi guardò negli occhi e io languidamente dissi:”Perchè Padrone? “Perché non lo meriti puttana…. ora me ne vado ma mi farò vivo presto…ti contatterò per cellulare o via WhatsApp e seguiranno vari ordini..ora apri il tuo armadio butta in questo sacco tutti i tuoi pantaloni eccetto tre paia di tua scelta poi tieni due paia di slip e due paia di calzini….

qualche maglione e due paia di camicie…nient’altro..mi farò vivo presto prepara dei soldi per fare un po’ di shopping se non li hai procurali….
Se ne andò portando con se il sacco con i miei indumenti e lasciando nel mio corpo il vuoto…mi osservai allo specchio ero vestita come una cagna in calore e dietro di me un tatuaggio che nessuna donna con il cervello a posto avrebbe mai potuto farsi disegnare…mi stavo sedendo decisa di spogliarmi e cambiarmi quando mi suonò il cellulare…numero sconosciuto….

“Pronto?” “Ciao troia sono il tuo tatuatore ti aspetto nel mio negozio tra una mezzora…. “

Accesi la luce del comodino e guardai la sveglia erano le 16:15 ,osservai il cellulare visto che lo avevo tacitato,nessun messaggio ne telefonata. Mi alzai andai in bagno e mi lavai il viso…avevo bisogno di farmi la barba..non amavo vedermi la ricrescita sul volto mi dava un senso di sporco,presi il rasoio e mi accorsi che anche per quanto riguardava il resto del corpo la situazione non era migliore…non sarei davvero piaciuta al mio Padrone…il mio PADRONE oddio dovevo chiamarlo!!!! Composi il numero del cellulare e attesi la sua risposta.

Dopo una decina di suonate un “PRONTO” caldo risponde alla mia chiamata. “pronto Padrone sono Gabriella il signor Nicola mi ha detto di chiamarla. ” E TU OBBEDISCI A NICOLA TESTA DI CAZZO?HO SENTITO QUELLO CHE HAI COMBINATO STANOTTE,FAI PROPRIO DA VOMITARE!!! MA TUTTO SOMMATO HAI GUADAGNATO UNA BELLA SOMMETTA ANCHE SE A TE VERRANNO BEN POCHI EURO IN TASCA. “Si Padrone” risposi aspettandomi che almeno la metà andasse in tasca sua. ALLORA FACCIAMO DUE CONTI 3500 EURO ANDRANNO PER COMPERARTI UN PO’ DI GUARDAROBA 950 EURO LI METTIAMO VIA PER DELLE CURE MEDICHE CHE TI VERRANNO DEDICATE 40 EURO SERVONO A ME PER VENIRTI A TROVARE E 10 EURO LI LASCIO A TE TI VA BENE TROIA?Addio a tutto il guadagno di una notte,sono stata scopata umiliata riempita di sperma filmata il tutto per 10 euro!!!!!!! “Si Signore”
singhiozzai.

“ORA HO DA FARE CAGNA RIMANIAMO D’ACCORDO COMUNQUE CHE CI RITROVIAMO SABATO POMERIGGIO A MESTRE ALLA STAZIONE …IO VERRO’ CON LA MIA MACCHINA ANDREMO A FARE SPESE. DOVRAI INDOSSARE IL BUTTPLUG NIENTE INTIMO NE CALZE NON DEPILARTI TI PORTERO’ IO IN UN SALONE DI BELLEZZA ,DA ORA IN POI TI PROIBISCO DI TAGLIARE I CAPELLI DI USARE INTIMO MASCHILE QUINDI QUEL POCO CHE HAI LO GETTI ,DA OGGI PISCI SEDUTA COME UNA DONNA E QUESTA SERA INIZIERAI A NEGARTI A TUA MOGLIE E LO FARAI SEMPRE PIU’ SPESSO,UN’OTTIMA SCUSA FEMMINILE E’ L’EMICRANIA !!!!!UN’ULTIMA COSA : SONO D’ACCORDO CON NICOLA E CON GIANNI IL CAMERIERE…QUANDO QUALCUNO DAI GUSTI UN PO’ STRANI VORRA’ I TUOI FAVORI TU DOVRAI RISPONDERE IMMEDIATAMENTE ALLA LORO CHIAMATA,ABBIAMO BISOGNO DI SOLDI CHIARO? Mi stava trattando come una puttana ma non riuscivo a dire di no temevo che mi avrebbe lasciato e sentivo che avevo bisogno di lui come dell’aria che respiravo.

“ Si Padrone” BENE TROIA VAI A FARE IN CULO ADESSO HO COSE PIU’ IMPORTANTI DA FARE ORA…A PRESTO! “ CLIK Aveva chiuso la comunicazione. Mi rimanevano ancora un paio d’ore prima di andare a lavorare di notte all’albergo( questa volta per davvero ) Il tempo di prendere turtta la biancheria intima e gettarla via nelle immondizie. Stavo per uscire quando suonò il campanello di casa. “chi è? ( chiesi al citofono) APRI TROIA SONO NICOLA.

Oddio era venuto fino a casa mia come poteva sapere il mio indirizzo? Aprii e in un attimo salì le scale,entro in casa mia e mi prese la testa tra le mani e mi ficcò la lingua in bocca senza nemmeno dire una parola.
PECCATO CHE NON USI UN ROSSETTO ALLA FRAGOLA TROIA…SPERO TI SIA LAVATA I DENTI NON VORREI AVER LECCATO LA SBORRA DEI MIEI AMICI!!! Scoppiò a ridere! “Come mai sei qui? “chiesi.

PASSAVO DI QUI PER DIRTI CHE DOMENICA SERA VERRAI DA ME ,TI FARO’ GUADAGNARE 10000 EURO MA LE COSE CHE DOVRAI FARE SARANNO PIUTTOSTO COMPLICATE ,PRIMA DI TUTTO DEVI ESSERE FEMMINILE SIA FUORI CHE DENTRO…VOGLIO CHE TU SIA VESTITA COMPLETAMENTE COME UNA FEMMINUCCIA SCARPE PARRUCCA E TRUCCO COMPRESI. VERRANNO PER TE UNA VENTINA DI UOMINI DI OGNI ETA’ E PURE UNA DONNA MA NON ESALTARTI NON POTRAI SCOPARLA SOLO LECCARLA E FARTI FOTTERE DAI SUOI GIUOCATTOLINI.

TUTTO COME IL SOLITO SARA’ FILMATO !
“IL mio Padrone lo sa? CERTO CHE SI INFATTI E’ LUI CHE MI HA CHIESTO DI TROVARTI QUALCHE LAVORETTO. SEI CONTENTA GABRI? Pure i diminuitivi ora…. ” Si grazie Signor Nicola.
SECONDO TE BASTA UN GRAZIE? DOV’E’ TUA MOGLIE ORA? “Al lavoro tra poco torna a casa” BENE VIENI! Mi spinse vero il balcone di casa con cui avevo visibilità alla porta di casa mi tirò giù i pantaloni e mi scopò come un’ossesso…non si fermò nemmeno quando mia moglie suonò il campanello accellerò i movimenti e mi sborrò dentro ….

dovetti andare ad aprire con lo sperma che scendeva caldo giu per le mie cosce….

Sabato 14 all’ora prestabilita sono a mestre per l’appuntamento …. indosso pantaloni neri larghi e un pullover scollato a V bianco niente intimo ne calze avendoli eliminati tutti con grande stupore di mia moglie.
A proposito di lei l’altra sera non è stato poco il suo disappunto al mio rifiuto di far all’amore..ho dovuto mentire con tutte le mie forze per risultare credibile…mi sentivo un verme…la stessa cosa ho dovuto fare ieri sera …per fortuna stasera devo incontrarmi con Nicola e perciò per quanto la riguarda stanotte sono di turno.

Una mercedes nera si ferma davanti a me dentro c’è il mio Padrone alla guida e mi fa cenno di salire….
!” ORA ANDIAMO A FARTI BELLA TROIA!” sogghignò Dopo circa 10 minuti ci fermammo davanti un caseggiato …non sembrava proprio un beauty center anzi era proprio misero come posto.
Appena dentro il mio Padrone parlava con un paio di ragazze vestite con un camice rosa e un uomo di mezza età che sembrava un medico.

” Venga”mi fece cenno una delle ragazze. “Si distenda sul lettino , ora ci occuperemo del suo corpicino rendendolo bello liscio dalla testa ai piedi,poi il nostro medico le darà una cura ormonale e le indicherà come verrà assunta…quindi vedrà che il pelo non sarà più un problema per lei…e non solo quello …. RISERO ENTRAMBI lasciandomi sbigottita.
Mi applicarono la ceretta prima sulle gambe poi sul petto intorno al sedere non trattenendo le risate vedendo il mio tatuaggio.

Il dolore della ceretta fu nulla a confronto della vergogna per le loro risate e battutine…ma sopportai …anzi se devo essere sincera mi bagnai pure e lo notarono….
Finita l’operazione mi spalmarono il corpo con della crema profumata …. si presero cura delle unghie delle mani e dei piedi..una volta sistemate chiesero al mio Padrone se potessero smaltarle…lui rispose che potevano usare lo smalto solo per i piedi perchè sono sposata e non voleva per il momento che mia moglie sapesse quanto checca ero.

Si dedicarono poi ai capèlli…non corti ma nemmeno lunghi ma quanto bastava per dar loro un giro femminile che avrei potuto nascondere usando del gel. Allo stesso tempo l’altra estetista si occupava delle soppraciglia assotiglliandole e arricciando le ciglia. Finita l’operazione il medico mi diede una capsula e dell’acqua non ritenendo utile informarmi a cosa fosse servita. Mi fu ordinato di vestirmi e di seguire il mio Padrone ma mentre lo stavo per fare una delle estetiste si rivolse al mio Signore e lui rispose sorridendo : ” PERCHE’ NO?
ABBIAMO UN PO’ DI TEMPO
GABRIELLA E’ DA UN PO’ CHE NON VEDI UNA FIGA VERO? BENE ,LA NOSTRA AMICA MI HA CHIESTO CHE AVREBBE VOGLIA DI FARSI LECCARE DA TE ..TE LA SENTI? OPPURE SEI FROCIA ANCHE DI LINGUA?
Mi sentii morire..mi stava trattando come una merda,ma non ebbi nemmeno il tempo di rispondere che la brunetta si sollevò il camice abbasso le mutandine e mi ficcò la fica sul naso strofinandocela sopra…mi sembrava di soffocare era bagnatissima mi stava lavando la faccia con la sua vagina ..me la fotteva come fosse fosse stata un cazzo..tutti intorno ridevano di me e mi esortavano a leccare strofinare annusare …quando venne lo fece tra i miei capelli dicendomi che quello era il miglior profumo per attirare gli uomini e che io ero stata creata per quello…..
Dentro di me mi sentivo strana la pastiglia che mi aveva dato il dottore mi faceva sentire stranamente debole e con lo stomaco sottosopra….

Uscimmo e ci avviammo verso Marcon all’ipermercato Valecenter…..
“Questa è una lista di indumenti intimi ,di calze ,camicie da notte babydoll abiti gonne e camicie…. tu hai i soldi se non ti bastano ne aggiungerai dei tuoi …. io non vengo con te..devo fare altre cose mentre ti aspetto…. muoviti che dopo devo portarti ad un sexy shop.

Il silenzio assoluto per tutta la durata del viaggio verso lo sexy shop sembrava più assordante delle urla di una scolaresca elementare…Mi sentivo strana ,vuota e lo stomaco sottosopra.

ATTENDI GABRI …. mi disse appena arrivati nei pressi del negozio.
20 minuti che mi sembrarono ore prima che tornasse in macchina accompagnato da un vecchio uomo grasso dalla calvizie incipiente e barba incolta…entrarono nell’auto ,il tipo puzzava di fumo e aglio il sorriso terribile di chi ha i denti ingialliti dalla nicotina e mal curati. GABRI TI PRESENTO ALDO ORLANDI IL TITOLARE DELLO SHOP,ALDO TI FA UN DONO,LA CB6000, ORA MOSTRACI IL TUO CLITORIDE CHE TE LO SISTEMIAMO CONTRO TUTTE LE TENTAZIONI…PER IL MOMENTO TI LASCIO UNA COPPIA DI CHIAVI PER OVVIE RAGIONI FAMILIARI,E’ UN ATTO DI FIDUCIA CAGNA, PIU’ AVANTI INVECE LA TERRO’ IO….

Sollevai la gonna e abbassai le mutandine, aldo mi prese il pene tra le dita infilò l’anello nell’asta del mio membro fino alla base dei testicoli,poi venne la seconda parte del device…lo assicurò con un lucchetto e il gioco era fatto…. in gabbia!
BENE , VISTO CHE IL COSTO DEL CB è PIUTTOSTO ELEVATO VEDI ALMENO DI RINGRAZIARE ALDO….
“Grazie Signor Aldo” dissi timidamente. ” Risero come degli invasati. MA DAI GABRIELLA NON ESSERE RIDICOLA….

TIRA FUORI IL CULO CHE ALDO HA VOGLIA!!!!!
Non feci a respirare che Aldo mi rigirò mi strappò via il perizoma e mi inculò …. piansi come una pazza per il dolore…aveva un cazzo corto ma grosso sembrava volesse spaccarmi gli intestini…sentivo il mio pisello agitarsi nella gabbia ad ogni affondo ma contrariamente al solito non sembrava volersi indurire ma era bagnato…quasi fosse una fica…..Il mio Padrone riprendeva la scena …sembrava che tutti volessero un ricordo di quello che mi facevano.

Aldo mi scopava mi sculacciava e dio solo lo sa quanto fu terribile ,mi prese la testa e mi baciò in gola…tolse il cazzo dal mio sederino e me lo mise in bocca,poi di nuovo in culo e poi nuovamente in bocca…..mi stantuffava la gola le ganasce …le labbra sembravano ventose…. sentivo che stava per venire e pregavo non volesse farlo in bocca……infatti non era quello l’obiettivo ahimè…lo tirò fuori due secondi prima appoggiò la cappella sulle mie narici e venne!!!!!!!!! Mi stava sborrando dentro il nasooooooo!!!!!!!! Lo sperma mi finì in gola attraverso il naso…così non solo il gusto ma pure l’odore rimasero in me per un pezzo!!!!”Te lo hanno mai detto che hai i capelli che odorano di fica Gabriella? ” esclamò Aldo…il mio Padrone scoppiò in una sonora risata…SI GLIELO DICONO SPESSO AHAHAHAHAHAH…..
Aldo salutò il mio Padrone mi guardò mi aprì la bocca e ci sputò dentro…”mi sono accorto sai che la schifavi troia per questo ti sputo addosso”
Ripartimmo verso Venezia …arrivati a Piazzale Roma prendemmo un taxi e andammo verso il negozio di Nicola…ero truccata vestita femminea e ingabbiata….

Nicola nemmeno mi aveva riconosciuta.
“TE LA LASCIO QUI…NELLE BORSE CI SONO I SUOI VESTITI E UN PAIO DI PANTALONI IL MAGLIONE PER RINCASARE…TUTTO IL RESTO E’ CIO’ CHE LE SERVIRA’ IN FUTURO…. QUESTO E’ IL MIO IBAN I PROSSIMI GUADAGNI DI GABRI LI ACCREDITI SUL MIO CONTO A LEI LASCIA UNA DECINA DI EURO…MI RACCOMANDO RIPRENDILA MENTRE VE LA FATE,AHAHAHAHAHHAH…. UN’ULTIMA COSA…DOMANI MATTINA FALLE PRENDERE QUESTA PASTIGLIA…A TE GABRI LASCIO LA shitOLA…NE DOVRAI PRENDERE UNA AL DI’….

AH NICOLA PROSEGUI COL SUO TATUAGGIO CON UN’AGGIUNTA ! A quel momento sussurrò a Nicola qualcosa che non capii…. Risero entrambi…e a me quella risata gelò il sangue.
Il mio Padrone mi salutò ordinandomi di chiamarlo l’indomani..io rimasi con Nicola che proseguì a definire il mio tatuaggio.

Il tatuaggio era stato eseguito velocemente anche perché il più era stato già fatto la volta precedente, quando chiesi a cosa si riferisse il mio Master riguardo la sorpresa invece non ebbi risposta, l’unica cosa che mi era data sapere era che sarebbe stata un ricordo indelebile per me….

Chissà perché mi sentii raggelare dal modo in cui me lo disse. Chiesi se potevo chiamare mia moglie per rassicurarla visto che era dal tardo mattino che ero fuori da casa. Nicola assentì.
“Ciao cara sono Gabriele come va? “L’ultima parola mi rimase strozzata in gola, Nicola mi alzò la gonna estrasse il butt plug senza nemmeno preoccuparsi di sgonfiarlo creando un vuoto dietro con un flop come avesse stappato una bottiglia di spumante…Io stavo ancora parlando con mia moglie mentre lui mi infilava tre dita in culo e mi leccava il lobo dell’orecchio…mi sembrava di impazzire non riuscivo a parlare ma dovevo farlo.

“Si cara sono un po’ stanco ma devo fare sto turno maledetto speriamo che sia una notte tranquilla…no non chiamarmi stanotte c’è anche il padrone dell’albergo non voglio farmi vedere ricevere telefonate private…buonanotte tesoro m…. ” Altre due dita mi stava infilando la manoooooooo. Chiusi la comunicazione. “Ti supplico Nicola mi fa male…..” Questo è nulla vedrai più tardi..mi rispose.
Mangiammo un paio di panini bevendo vino lui e acqua io. Verso le 20.

30 mi fece fare una doccia …mi fece lavare i capelli e arricciarli, mi ordinò di truccarmi di smaltarmi le unghie di indossare l’intimo ( reggiseno e reggicalze lillà calze nere mini sottoveste dello stesso colore molto trasparente…niente mutandine. Completamente depilata pube compreso. Poi fu la volta di una gonna a fiori al ginocchio svasata e di una camicia rosa trasparente. Scarpe tacco 12 lillà. Mi riempì di profumo J’ADORE DIOR …perfino dentro il buchino lo spruzzò….

“Bene sembri pronta…manca solo la collana da cagna e il guinzaglio, poi ti metti al centro della stanza in ginocchio …la testa china verso il basso …non guarderai finchè non te lo dico”
Le luci si abbassarono…musica classica non saprei dire l’autore…poi la voce di Nicola.
“Signori sedete ognuno al vostro posto , questa sera prima di poter godere delle grazie di gabriella vi delizierò di uno spettacolo a cui il suo Padrone mi ha richiesto di rendervi partecipi.

Gabriella avrà un segno tangibile della sua appartenenza al suo Signore in modo che chiunque,quindi voi compresi ,sappiate che possiederete il suo corpo ma non la sua anima. Perchè da stasera gabriella appartiene totalmente al suo Master. Gabriella verrà MARCHIATA!
Alzai la testa di shitto vidi di fronte a me una trentina di persone sedute come fossero al cinema giovini e vecchi uomini e alcune donne…poi Nicola e altri due uomini dalla stazza imperiosa muscolosi e virili.

Stavo per alzarmi…scappare…ma mi bloccarono …piansi supplicai promisi di fare ciò che volevano ma pregavo di non venir marchiata…..invano.
I due uomini mi tenevano bloccata per le braccia…una ballgag mi venne inserita tra le labbra e una mascherina mi impedì la visione di ciò che mi stava per succedere……
Mi venne alzata la gonna fino all’ombelico…. mi vennero aperte le gambe, tutt’intorno un silenzio surreale.
“Adesso stai ferma…vedrai che poi ti piacerà troietta….

sentirai un po’ di male all’interno della coscia sinistra ,lo faccio li perché non sia molto visibile,verrai marchiata con le sigle del tuo Padrone per ricordarti per tutta la vita chi sei e a chi appartieni…. sopra delle iniziali il tuo stato di schiava verrà indicato dalla parola sissy di… Questo è tutto…. ”
“SIGNORI E SIGNORE LA MARCHIATURA DI GABRIELLA” appena finito di nominarmi il ferro rovente incise le mie carni. Urlai come una cagna scalciai sbattevo i piedi verso terra la testa si muoveva spasmodicamente come fossi un’ossessa..il dolore fu lancinante …piansi….

piangevo come una bambina e Nicola mi accarezzava la testa e mi asciugava gli occhi dopo avermi tolta la mascherina..i due uomini visto che mi ero calmata mollarono la presa. Ero stata marchiata come una vacca …la vacca di FB.

“ORA SIGNORE E SIGNORI DIVIDETEVI PER SESSO, LE SIGNORE TUTTE A SINISTRA I MASCHIETTI A DESTRA! GABRIELLA ORA SI TOGLIERA’ LA GONNA E LA CAMICETTA,SI METTERA’ A 4 ZAMPE E VOI MASCHIETTI UNO ALLA VOLTA PRENDERETE POSSESSO DEL SUO CORPO, CHI ASPETTA IL SUO TURNO SI MASTURBERA’ OPPURE SI FARA’ MASTURBARE DELLE SIGNORE PRESENTI TRA NOI…POTRETE VENIRLE IN CULO IN BOCCA IN FACCIA TRA LE MANI SUI CAPELLI MA NON SPORCATELE GLI INDUMENTI,FATTE ATTENZIONE A NON TOCCARE LA FERITA ALLA FINE DELLA NOTTATA DEVE ESSERE MEDICATA E COPERTA..PER IL MOMENTO ABBIAMO USATO UNA MEDICAZIONE PER SCOTTATURE DOMANI MATTINA FINIREMO L’OPERA,UN’ULTIMA COSA PER QUANTO RIGUARDA LE DONNE…IL SUO CLITORIDE NON DEVE ESSER LIBERATO DALLA GABBIA PERCIO’ QUELLO CHE POTRETE FARE E’ INCULARLA CON DEI STRAPON O FARVELA MANGIARE,VEDETE VOI.

LA PUTTANELLA QUI DAVANTI A VOI GRADUALMENTE NON POTRA’ SCOPARE MA BENSI’ VENIR UNICAMENTE SCOPATA. AI SUOI PIEDI C’E’ UNA CASSETTA SIETE PREGATI/E DI LASCIARE UN VOSTRO CONTRIBUTO. BUON DIVERTIMENTO. “
Un ragazzo di circa 20 anni si avvicinò a me si tirò fuori il cazzo dai pantaloni…. mi guardava mentre si segava e mentre lo faceva il membro cresceva a dismisura…o mio dioooooooo…..non so la misura esatta ma credo che si avvicinasse ai 25-30 cm…era già duro e lungo ..si sputò sulla mano e lo segò…..si mise dietro di me tirò su la sottoveste e mi ordinò di aprirmi le natiche….

appoggiò la cappella al buco la inserì dolcemente : “ avanti inculati scema!” spinsi all’indietro piano mi sembrava di esser penetrata da un palo…avevo paura…altro paio di centimetri…non ero nemmeno a metà…. ”M’hai rotto i coglioni me lo fai ammosciare!” Mi prese per i fianchi e spinse il cazzo interamente nel mio intestino. “Nooooooo ti pregoooooo mi rompiiiiiiiii” E tutti nella stanza a cantare alcune strofe di teorema modificata a loro piacimento “ PRENDI UNA TROIA ROMPILE IL CULO FALLE SENTIRE CHE E’ DUROOOOOOOO….

FALLO SENTIRE FINO ALLE PALLE ,FALLE UN CASINO DI MALEEEEEEEEEEE AHAHAHAHAHHAAHAHAH “Risero tutti mentre dal sedere mi uscivano dei rigoli di sangue. “DAI CHE HAI SVERGINATO LA CHECCA SERGIO AHAHAHAHAHHAHA” Mi prendeva come un ossesso mi pizzicava i seni mi scullacciava mi tirava i capelli e mi metteva le dita in bocca…. mi inculava mentre un vecchietto col cazzo mezzo moscio si segava nella mia bocca. ” DAI NONNO CHE CE LA FAIIIII STAI ATTENTO A NON PISCIAREEEEE AHAHAHHAAHHAH”Sentii sergio venirmi dentro urlando ,un suo amico lo rassicurò del fatto che non potevo rimanere incinta e rise…il vecchio invece venne nella mia bocca con il cazzo mezzo moscio…per fortuna due o tre gocce di sperma se così si può chiamare.

Liberarono il mio corpo lasciano il posto ad altri 5 uno in bocca uno in culo uno si faceva segare mentre uno dei due si segava dentro uno dei miei orecchi e l’altro tra i miei piedi velati di nero. Il ragazzo che mi stava scopando in bocca venne subito al suo posto arrivò una donna di mezza età…si tolse la gonna e le mutande si sedette in una poltroncina allargò la figa e mi obbligò a mangiarla ….

dio puzzava di piscio i conati di vomito mi facevano quasi svenire…. ma non era finita ..il tipo che si segava sui miei piedi prese posto sull’altro orecchio e assieme all’altro mi riempirono i due buchi nati per ben altri scopi…. sborra negli orecchi in culo in bocca sulle mani…non capivo più nulla …. Nicola prese un’altra volta voce tra i presenti:
“SIGNORI UOMINI ORA FACCIAMO UN ALTRO GIOCHINO ,DIECI DI VOI SI SIEDANO IN PRIMA FILA….

GABRIELLA SI INCULERA’ DA SOLA SU COLORO CHE CE L’HANNO DURO MENTRE LO SUCCHIERA’ A COLORO CHE CE L’HANNO ANCORA MOLLE O SEMIDURO”
Mi prese per un braccio e mi alzò…. mi infilò due dita dentro per controllare se ero umida a sufficienza….
“ INIZIA TROIA!”
Uno dopo l’altro mi impalavo o lo succhiavo ,il buco del culo era un cratere e la mandibola mi doleva da quanto avevo succhiato …quando finivo con i cazzi toccava alle fighe ai buchi di culo ai piedi ai baci in bocca….

mi facevo schifo da sola ma allo stesso tempo mi eccitai…. ma un’eccitazione strana…non sentivo più una capacità di erezione…ma diedi la colpa alla gabbia…. verso le 3 di notte crollammo un po’ tutti…chi se ne andò a casa chi si mise a dormire per terra stremato come me…..
Al mattino verso le 7 mi svegliai…non c’era più nessuno eccetto Nicola ed io. “ PRENDI UN CAFFE’ CALDO GABRI E LA TUA PILLOLA” “Grazie signor Nicola.

” TI FA MALE IL MARCHIO? TI HO MEDICATA E TI HO MESSO NELLA BORSA TUTTO L’OCCORRENTE PER FARLO POI DA SOLA,VISTO IL POSTO DOV’E’ SITUATO NON CREDO TUA MOGLIE LO NOTERA’,TI HO APERTO ANCHE LA GABBIA,UNA VOLTA A CASA SE TUA MOGLIE CHIEDERA’ UNA NOTTE DI SESSO LA POTRAI SODDISFARE. I SOLDI LI ACCREDITERO’ POI SUL CONTO DEL TUO PADRONE..SONO PARECCHI STAVOLTA CIRCA 10000 EURO. UNA COSA GABRIELLA TE LA DEVO CHIEDERE…IO HO MASSIMO RISPETTO DEL TUO PADRONE E QUINDI NON HO FATTO SESSO CON TE MA VORREI BACIARTI COME UN UOMO BACIA UNA DONNA…..TI VA?
Lo guardai …ero ancora vestita di soli i miei indumenti intimi femminili.. mezza truccata stanchissima..avvicinai la mia bocca alla sua elo baciai…lui mi infilò la lingua dentro ..giocava con la mia….

sentii il suo membro premere contro di me…duro…. volli premiarlo anche se non sapevo realmente perché…. glielo presi in mano ,mi inginocchia e lo spompinai fino all’orgasmo…..
Indossai i miei pantaloni e il maglione…non mi sentivo più a mio agio nei miei abiti maschili…..salutai Nicola mi avviai con le borse cariche di indumenti femminili e del mio destino.

Il ragazzo dagli occhi marroni

Il ragazzo dagli occhi marroni
“Per favore, Tom, fa male” Disse il biondo il cui sedere stavo fottendo. Lui era sulle ginocchia di fronte a me, la testa girata lateralmente sul cuscino e guardava indietro verso di me con una faccia contratta per il dolore.
Riuscii ad ansare: “Un altro minuto. Puoi resisterei. ” Stavo per venire e non volevo quel frocetto mi rovinasse tutto.
“Affrettati”, lui disse, o meglio piagnucolò. Pappamolla!
Cominciai a sentire i segnali, così scavai con le unghie nelle sue anche e spinsi in lui con tutta la forza che potevo.

Lui gridò il suo dolore al ritmo delle mie spinte. Poi venni. Tutto il mio corpo si irrigidì e gridai qualche cosa in una lingua sconosciuta. Quando ebbi finito crollai sulla sua schiena.
“Oh, sì” Respirai: “È stato grande. Sei stato bravo. ” Mi tirai indietro facendo correre la mia mano sulla sua schiena e sul suo sedere liscio.
Feci scivolare il cazzo fuori da lui e mi sedetti appoggiandomi al muro.

Lui allungò lentamente le gambe e si sdraiò piatto sul letto, poi cominciò a piangere piano. Dannazione, era un piagnucolone. Dopo mi avrebbe chiesto se lo tenevo con me o stronzate del genere. “Ok, cosa c’è che non va?” Dissi con tono un po’ esasperato.
“Non so, credo che non sia stato quello che pensavo sarebbe stato. ” Mi guardò con occhi tristi ed impauriti: “Mi terrai con te?” Cosa vi avevo detto?

Mi chiamo Tom, ed il biondo represso che avevo tra le braccia era Michele.

O Marco. O qualche cosa del genere. Il suo nome non è tanto importante, perché mi ero limitato a farlo con lui. Avevo trovato quello che volevo da lui ed era ora che me ne andassi.

Ho avuto il mio primo uomo a quindici anni. Era uno studente universitario e l’avevo incontrato in una sala giochi. Lui pensava di avermi sedotto ma non avrebbe mai fatto la prima mossa se io non avessi avviato le cose.

Mi feci inculare sul sedile posteriore della sua macchina. Io ora ho diciannove anni e ho avuto più uomini di Madonna. Ne ho avuti di vecchi e giovani, gay ed etero, colorati o bianchi. Il più vecchio fu il mio quarantacinquenne insegnante di matematica, il più giovane fu il quindicenne fratello del capitano della mia squadra di pallacanestro.

Sesso. È la mia vita. È quello che faccio.

“Ehi Tom!”
Mi guardai intorno per vedere chi fosse.

Tiziano. Me l’ero fatto tre settimane prima. Avevo pensato che con lui sarebbe stato più di una sfida. Lui era il mio equivalente nel mondo etero. Si era fatto ogni ragazza della scuola che valesse la pena, ed anche alcune che non ne valeva. Lo invitai a venire a vedere un film con noi e lui mi fece una sega là nel cinema. Più tardi quella sera, tornando a casa mia, mi inculò. La prima volta insieme e subito una penetrazione completa.

“Ehi, Tiziano, come va?” Io misi via i miei libri e chiusi il mio armadietto. Lui mi si mise di fianco e ci avviammo verso l’ingresso della scuola.
“Hai programmi per questo fine-settimana?” Mi chiese.
“Perché me lo chiedi?”
“Stavo pensando che se non avevi niente da fare, potevamo, sai, fare qualche cosa. ” E mise un po’ più di enfasi sulla parola ‘fare’.
“Ah. Io ho qualche progetto. ”
“Oh.

” Sembrò un po’ deluso. Non affranto, solo deluso. “Hai messo gli occhi su qualcuno?”
“Forse. ”
“Chi?”
Io accennai col capo alla mia sinistra mentre passavamo accanto al ragazzo in oggetto. Tiziano seguì il mio cenno.
“Chi? Lisa?”
“Lisa?” Dissi: “Sii realista. Anche se mi faccio delle tipe, non lo farei con Lisa. Il ragazzo vicino a lei. ”
Lui guardò di nuovo. “Oh. Il ragazzo nuovo. Dovrebbe essere nella mia classe.

Come si chiama?”
“Savino, o qualche cosa di strano del genere. ” Savino aveva cominciato a venire alla nostra scuola circa due settimane prima. Era un tranquillo. Molto tranquillo. Nessuno, ed intendo nessuno, lo conosceva molto. Il suo posto era in fondo alla classe e prendeva sempre appunti. Aveva fatto i compiti ed aveva preso 6. Non aveva mai parlato con qualcuno; ma, ad essere sincero, nessuno gli aveva mai parlato. Era un mistero, un mistero carino.

Non era molto alto, circa un metro e settanta, magro, con corti capelli castani ed occhi marroni veramente belli. La pelle era piuttosto pallida. Portava degli occhiali veramente fighi, rotondi come quelli di John Lennon ma con vetri chiari.
“Savino? I suoi genitori dovevano aver perso una scommessa per dargli un nome del genere?”
“Sai quanti anni ha?”
“Mi spiace, no. Quindi il fine-settimana è out?”
“Te lo dirò se vuoi veramente fare qualche cosa.

” E misi la stessa enfasi su ‘fare’: “Perché non viene a casa mia venerdì sera. ”
“Venerdì che è domani. Verso le sette?”
“Sette, ok. ”
“Bene. Ci vediamo. ” E se ne andò.
Io mi fermai alla fontanella a bere mentre davo un’occhiata in giro. Savino si stava avviando alla biblioteca. Aspettai alcuni minuti, poi lo seguii. Non mi ero mai sentito a mio agio nella biblioteca. Troppi libri. Era raccapricciante, tutta quella storia infagottata ed immagazzinata sulle mensole.

Savino era al catalogo ed aveva aperto il cassetto della D.
Dopo un momento scrisse qualche cosa su un biglietto ed andò verso il fondo della biblioteca. Lo guardai di sottecchi e lo vidi andare ad un tavolo con un libro. Dopo un minuto mi avvicinai al tavolo, tirai fuori una sedia e mi sedetti.
“Ciao” Dissi io allungando una mano. “Io sono Tom. ”
Lui mi guardò confuso. “Uh, ciao. ” E mi diede la mano.

“Sei nuovo?”
“Uh, sì. Tu sei Tom Verdi, vero?”
“Sì. Hai sentito parlare di me?”
“Sì. ”
“Cose buone, spero. ”
“Beh, no. ”
Io sorrisi. “Però, ho una così cattiva reputazione?”
“Sì. Vuoi qualche cosa?”
“No, volevo solo salutarti, benvenuto, qualsiasi cosa tu abbia bisogno, chiedimelo. ”
“Ok, grazie. Ho bisogno…” Prese il suo libro: “… ho bisogno di leggere. ”
“Beccato!” Presi la sua penna e scrissi il mio numero di telefono sul suo quaderno: “Se hai bisogno di qualche cosa, fammi una chiamata.

Anche se vuoi solo parlare, ok?” Vidi il suo nome stampato sul suo quaderno, Savino Ratti.
“Uh, sì, sicuro. ”
Mentre mi alzavo gli feci l’occhiolino: “Ci vediamo, Savino. ” Ed uscii dalla biblioteca senza guardarmi indietro.

Era venerdì sera. Ero sdraiato sul mio letto a leggere un fumetto. Tiziano era appena arrivato ed era seduto su una sedia di fianco al mio letto. Stava blaterando di qualche cosa mentre si slacciava le scarpe.

Quando fece una pausa, io feci un verso e lui proseguì. Si sfilò la camicia dalla testa e smise di parlare. Io lo guardai.
“Quindi” Disse: “Non ti spogli?”
“Sì, un minuto. Ho quasi finito. ”
“Bello?”
“Non lo so ancora. Non ho ancora capito. ”
“Dovrebbe essere buono. ” Lui si tolse jeans e boxer e cominciò a masturbarsi pigramente mentre mi aspettava. Io finii l’ultima pagina e misi da parte il libro.

“Ehi, aspettami” Dissi e cominciai a togliermi i vestiti. Tiziano era piuttosto attraente per essere un ragazzo apparentemente etero. Aveva la mia età, capelli biondi ed occhi verdi. Era piuttosto ben fatto: “Allora cosa facciamo?” Dissi togliendomi le mutande.
“Stavo pensando che potresti farmi un pompino. È una settimana che non me ne fanno uno buono. ”
“Ok, prima ti succhio e poi ti inculo. ”
“Va bene. ” Disse anche se non sembrava troppo entusiasta.

Odiava ammettere che anche a lui piaceva che gli fottessero il culo.
“Sai che ti piace!” Dissi inginocchiandomi tra le sue gambe.

Dopo che Tiziano se ne fu andato rimasi solo nella mia stanza. Le luci erano spente, la finestra era aperta e la brezza fresca faceva rabbrividire il mio corpo nudo. Amavo la sensazione. Stavo sdraiato sul mio letto su di un fianco. Il letto era ancora caldo dove Tiziano era stato sdraiato sulla schiena.

Desideravo che qualche volta mi permettesse di baciarlo. C’era qualche cosa in Tiziano che era diverso da tutti gli altri. Lui era l’unico con cui avevo fatto qualche cosa più di una volta. Di solito, una volta che mi ero fatto qualcuno, non mi interessava più. Il brivido è nella caccia, sapete?
Tiziano, invece… Tiziano era un trionfo particolare. Lui era un simbolo, un’icona di come dovevano essere le cose. Lui era quello a cui tutti i ragazzi etero guardavano, anche se non l’avrebbero mai ammesso.

Era quello che mi piaceva fottere. Quando il mio cazzo era nel suo sedere, io non stavo solo inculando lui, io stavo inculando tutta la società. Ma se avessi potuto baciarlo… se avessi potuto baciarlo la mia vittoria sarebbe stata completa.
Lui però non me lo lasciava fare. Diceva che era “troppo gay”. Sì, perché farsi inculare da me non lo era!

Comunque Tiziano era andato via ed io ero sdraiato nudo sul mio letto con l’aria serale che mi dava la pelle d’oca.

Cominciai a pensare a Savino. Lo volevo. L’avrei avuto. Il solo pensiero di fissarlo in quei begli occhi marroni mentre sparavo la mia sborra nel suo culo, me lo stava facendo diventare duro.
Guardai l’orologio dal mio letto. Non ancora le otto. Il tempo per una veloce sega.

Lunedì mattina, a metà lezione di biologia mi resi conto improvvisamente che non avevo sentito una parola di quello che aveva detto l’insegnante.

Normalmente non era una anormale, ma lui mi aveva fatto una domanda, ed io non avevo idea della risposta. La domanda era stata qualche cosa come “Chi postulò per primo l’idea di riproduzione asessuata?” Stavamo parlando delle cellule delle piante e cazzate del genere. Probabilmente ci aveva detto a chi era venuta l’idea alcuni minuti prima, ma io non l’avevo sentito per niente.
“Sua moglie?” Dissi. Ci fu un improvviso silenzio e poi una risata sbalordita scoppiò nella stanza.

L’insegnante mi fissò freddamente: “Perché non vieni a farmi visita dopo la scuola. ” Disse. Talvolta lasciavo che una risata avesse priorità sul mio buon senso.

Mentre stavo prendendo il libro di storia dal mio armadietto, vidi Tiziano. Quando fu un po’ più vicino lo salutai agitando la mano e lui accennò col capo. Si allontanò dalla ragazza con cui stava camminando, probabilmente la sua prossima vittima, e mi si avvicinò.

“Sì?” Disse.
“Puoi farmi un favore?”
“Cosa?”
“Savino avrà scienze con te questo pomeriggio, vero?”
“Sì. ”
“Potresti litigare con lui?”
“Cosa? Perché?”
“Mi hanno messo in punizione oggi. Vorrei che ci sia anche Savino. ”
Tiziano sorrise: “Ahh. Sei un vero bastardo, sai?”
Io sorrisi: “In quello hai torto. I miei genitori sono sposati. Lo farai?”
“E a me cosa ne verrà?”
“Non so. Che ne dici che io sia il tuo schiavo per una notte?”
“Affare fatto.

Qualche idea per evitare che sia punito anch’io?”
“Te ne verrà qualcuna. ”
“Cavoli, grazie!”
“Tu sei intelligente. ”
Mi guardò per un momento: “Hai notato che le uniche volte che mi dici quache cosa di bello è quando vuoi qualche cosa da me?”
“Ehi, non arrabbiarti. Non è solo così. ”
“Sì, come questo aiuto. Savino sarà là con te. E poi tu sarai mio per una notte. ”
“Fico. Sei un amico.

” Ma lui non lo era, non veramente. Lui era un concorrente a dire il vero. Non concorrevamo per lo stesso territorio, ma era un concorrente per la mia fama. Inoltre lui era l’unico con cui potevo vantarmi, il solo che capiva il brivido della caccia.

Poco dopo la campanella della fine delle lezioni arrivai nel laboratorio di scienze. Il professore stava leggendo delle carte alla sua scrivania e Savino, con aspetto imbronciato, era seduto in fondo alla stanza.

Il professore alzò lo sguardo dalle carte: “Ah, signor Verdi. Perché non si trova un posto e rimane tranquillo per prossimi 30 minuti. ”
“Sì signore” Dissi tentando di non sembrare troppo felice. Mi misi al banco vicino a Savino. Lui mi lanciò un’occhiata strana. Io gli sorrisi.
Dopo alcuni minuti il professore prese la sua tazza di caffè e la portò alle labbra. Poi si appoggiò indietro e ci guardò aggrottando le sopracciglia.

Si alzò e lasciò la stanza.
“Ehi” Disse Savino: “Ho sentito del tuo scherzo. Non era male. ”
“Sì, lo era, non è vero? Comunque non è mio. È da un film. Wargames. Non l’hai mai visto?”
“No, ma le cose che sento di te… sono vere?”
“Probabilmente. Cosa hai sentito?”
“Beh, che tu… voglio dire… ho sentito che tu… um…”
“Gay?”
“Sì. ” Lui sorrise nervosamente.
“Oh. ” Non stavo facendoglielo sembrare facile.

“Beh, um, lo sei?”
“Gay? “
“Sì. ”
“Sì. E tu?”
“No”
“Peccato!”
“Um, sì, um…è vero di quanti ragazzi tu hai… uh…”
“Inculato?”
Di nuovo il suo sorriso: “Sì. È vero?”
“Probabilmente. Mi sono fatto alcuni ragazzi. ”
“Si dice… uh… che li usi e poi li abbandoni. È vero?”
“Generalmente. Io non ho mai costretto nessuno a fare qualche cosa. Sono solo molto persuasivo. ”
Ora lui sembrava un po’ più nervoso.

“E, che io… uh… io sono…”
“Il prossimo?”
Lui sorrise nervosamente: “Sì. Sono il prossimo?”
“Lo spero. ”
“Sei piuttosto diretto. ”
“Non sempre. L’anno scorso ho sedotto uno dei miei insegnanti. In classe. E solo lui ed io sapevamo che stava accadendo. ”
“Come hai potuto… um… sai… farlo in classe senza qualcuno se ne accorgesse?”
“No, non l’abbiamo fatto in classe, lì ho solo organizzato la cosa. Ci siamo incontrati dopo la scuola e l’abbiamo fatto.

Quel trimestre mi sono preso un bel nove. ”
Mi guardò per un momento, come sbalordito. “È così strano. ”
“Cosa?”
“Tu. Sto pensando. Voglio dire, sembra che tu non abbia rimorso. Ti stai vantando di questo, di questa cosa terribile, e mi hai detto che vuoi fottermi ed abbandonarmi. ”
“Io voglio fotterti ed abbandonarti. ”
“Vedi? È come un gioco, per te mandare a monte la mia vita è un divertimento. ”
“Io non voglio mandare a monte la tua vita.

Io voglio solo allargare il tuo buco. ”
Lui rise: “Oh, Dio, capisci cosa voglio dire? E sai qual è la parte peggiore? Lo sai?”
“No”
“La parte peggiore è che non so perché ma tu mi piaci. ”
“A sì?”
“Sì. Voglio dire che tu mi piaci. E questo è tutto. Nulla più. C’è una parte di me malata e contorta che ti trova divertente. ”
“Fico. A quella parte malata e contorta di te piacerebbe andare da McDonald’s quando usciamo di qui?”
“Per l’inferno.

” Disse. “Mangeremo e parleremo, ma nulla di più, ok?”
“Come vuoi. ”

Dopo aver lasciato il laboratorio andammo in bicicletta da McDonald’s. Io presi una bibita e lui una patata al forno. I suoi occhi brillavano mentre parlava e mi accorsi che il mio sguardo era attratto continuamente da loro. Non ricordavo niente di quello che aveva detto. Dannazione non ricordavo neanche quello che avevo detto. Ero distratto. Ce l’avevo duro come l’acciaio.

Io lo volevo.
“Stai ascoltandomi?” Pausa. “Tom?”
Feci sbattere palpebre. “Cosa?” Dissi
“Stai ascoltandomi?”
“Uh, sì. Cos’hai detto?”
“Dove siamo?”
“Non saprei. ”
“Simpatico! Ma…” Lui si leccò le labbra. “Voglio chiederti qualche cosa. ”
“Vai avanti. ”
Si guardò intorno: “Perché io?”
“Cosa intendi?”
“Voglio dire, perché hai deciso che io dovrei essere il prossimo?”
“Oh… Per come mi guardi. ”
“Ma perché? Voglio dire, non sono particolarmente bello, sono magro, porto gli occhiali…”
“Ti sei guardato ultimamente in uno specchio?”
“Sì.


“La prossima volta guarda meglio. Guarda quelle leggere lentiggini che hai sul naso, nota che uno dei tuoi denti inferiori è un po’ piegato, il modo in cui cammini, come sei totalmente inconscio di te stesso, tu sei il classico teenager. Ma la cosa più grande sono i tuoi occhi. I tuoi occhi prendono la luce e la riflettono in tutta la stanza. Non sono esattamente dello stesso colore, lo sai?”
“Non lo sono?”
“No, non è una cosa che tu potresti notare.

” Mi chinai attraverso la tavola e lo guardai profondamente negli occhi. “Il tuo occhio destro è un po’ più chiaro del sinistro. Ma ambedue hanno qualche cosa di scintillante. Penso di non aver mai visto occhi così belli. ” Tornai a sedermi sulla mia sedia. Lui stava arrossendo. “Questa è la risposta alla tua domanda?”
Lui sorrise timidamente e disse: “Sì, credo. Realmente lo pensi o stai solo tentando di portarmi a letto?”
“Tutte e due le cose.


“Um, io non dormirò con te. È un no, ok?”
“Vedremo. ”
“L’unica ragione per cui sono qui, non so, perché non stai tentando di nasconderlo. Ti stai avvicinando a me ad armi spianate. Sai quello che voglio dire? Tu non sei subdolo. È solo questo che mi interessa. ”
“È evidente. E questo ti piace. ”
“Sì, credo di sì. Um, senti, stavo pensando di andare a vedere un film venerdì, forse Godzilla, ma non ho nessuno con cui andare.

Verr…?”
“Ci sarò. A che ore?”
“Direi alle sette, ci vediamo là?”
“Ci sarà la fila. Sarà meglio incontrarci alle sei e trenta?”
“Sì, probabilmente è una buona idea. ”
“Bene. ” Gli sorrisi: “Il nostro primo appuntamento. ”
Lui mi guardò: “O potremmo dimenticare tutto. ”
“Sei così paranoico. ”

Quella sera, più tardi ero a casa, seduto sul divano col telefono incollato all’orecchio. Suonò tre volte, poi qualcuno rispose.
“Pronto.


“Salve. ” Risposi: “C’è Tiziano?”
“Oh, Tom” Era il padre di Tiziano: “Solo un minuto. ” E appoggiò il telefono.
Un momento più tardi il telefono fu raccolto e Tiziano disse: “Ciao, Tom. ”
“Ehi. Come va?” “
“Non so. Cosa c’è?”
“Bene, non so cosa hai fatto, ma ha funzionato. ”
“Bene. Tu mi devi qualche cosa. ”
“Lo so. Sarò il tuo schiavo per una notte. ” Mia madre mi diede un’occhiata triste dall’altra parte della stanza.

Era da molto che la scioccavo.
“Qualsiasi cosa io voglia, ok?”
“Sì, qualsiasi cosa tu voglia. ”
“Allora, dimmi di lui. ”
“Ok. Dopo che abbiamo lasciato la scuola, siamo andati da McDonald’s. Fra patatine e coca abbiamo parlato. Lui è piuttosto intelligente. Comunque all’uscita sono riuscito a dare una bella palpata al suo culo. ” Mia madre si alzò ed uscì dalla stanza.
“E cosa ha detto?”
“Mi ha detto di smetterla.


“Tutto qui?”
“Questo è tutto. Andiamo a vedere Godzilla venerdì sera”.
“Non male. ”
“Mi aspetto di non guardare molto del film. ”
“Pensi che un film serva?”
“Con te è servito. ”
“Um, sì…ma quello ero io. Savino sembra un po’… sai… um… inesperto. ”
“Come lo sai?”
“Beh, ho sentito che è vergine. ”
“E anche se lo è? Da qualche parte dovrà cominciare. ”
“Sì, devo andare. La cena è pronta.


“Ok, a più tardi. ”
“Sì, a più tardi. ” E appese.

Era giovedì sera; ero a casa, in soggiorno, sdraiato sul divano a guardare la TV. Non saprei dire cosa stava accadendo sullo schermo, ero mezzo addormentato e mezzo perso nei miei pensieri. Un colpetto nervoso sulla mia spalla mi svegliò. Mia madre stava inginocchiata sul pouf con in mano il telefono cordless.
“È per te. ” Non l’avevo sentito suonare.

Presi il telefono, gli sorrisi e lei se ne andò. “Pronto?”
“Tom?”
“Sì. Ciao, Savino, cosa c’è?”
“Sono annoiato. Vuoi guardare un film?”
“Sicuro. Quale?”
“Non so. Potremmo vederci da Blockbustere ne affitteremo uno. ”
“Mi va. Ci sarò in 20 minuti. ”
Quindici minuti più tardi stavo spulciando sulle scaffalature di Blockbuster. Non mi è mai piaciuta particolarmente la loro selezione. Sicuro, c’erano dozzine di copie di tutti i titoli nuovi e popolari, ma se avessi voluto qualsiasi cosa un po’ fuori della normalità non l’avrei trovato.

Alcuni minuti più tardi entrò Savino. Si guardò intorno, mi vide, mi sorrise e si avvicinò.
“Trovato qualche cosa?”
Avevo in mano due contenitori: “Dovrei decidere fra ‘Il club delle babysitter’ e ‘Angus’. ”
Mi guardò per un momento.
“Sto scherzando! Cazzo, un po’ di senso dell’umorismo!”
Lui sorrise: “Non capisco mai quando stai scherzando. Non so cosa realmente aspettarmi da te. ”
“Bene. Diamoci un bacio. ”
“Assolutamente no. Scegli un film.


“Bene. Che ne dici di ‘L’armata delle tenebre?’”
“Cos’è?”
“Non l’hai mai visto?”
“No”
“Oh, allora prendiamolo. Fidati di me, ti piacerà. ”
“Va bene. ” Ma non sembrava molto convinto.
Un paio d’ore più tardi eravamo a casa sua, a metà film.
Sul suo viso c’era un’espressione del tipo ‘cosa diavolo è questo?’ Stava ridendo, ma non penso che fosse sicuro di doverlo fare. A quel punto il padre di Savino entrò nella stanza.

“Puoi abbassare, Savino? Tua madre ed io stiamo andando a letto. Non stare alzato fino a tardi. ”
“Sicuro papà. Lo faremo non appena finisce il film. ”
“Ok. Buona notte, ragazzi. ” Ed uscì dalla stanza.
Io mi chinai all’orecchio di Savino dissi: “Sai, se la genetica funziona, quando sarai più vecchio sarai eccitante come lui. ”
Lui mi guardò scioccato e disse: “Taci!. È una cosa sporca. ”
“Cosa?”
“Tu vuoi mio papà!”
“No, io voglio te.

Però è bello sapere che se ci vorranno 20 anni, tu ne varrai ancora la pena. ”
“Gesù, Tom, lui ha quarantacinque anni!”
“E quindi? Conosci il signor Radi?”
“Intendi l’insegnante di matematica?”
“Sì. ”
“Sì. E allora?”
“Lui ha quarantacinque anni. ”
“E quindi? Cosa…. Oh, non esiste! Tu ed il signor Radi?”
“Sì. E non era niente male anche. ”
Savino cominciò a ridere. Quando si calmò disse: “Sei incredibile sai?”
“È quello che mi è stato detto.


“No, voglio dire che non hai idea di che buco di culo tu sia. ”
“Il problema è che non ho idea di che buco del culo tu abbia. ”
Lui rise di nuovo: “Non ho mai conosciuto uno come te. ”
“Se sono un tale stronzo, perché mi frequenti?”
“Beh, tu fai delle buone cose per la mia immagine. ”
“Um, cosa vuol dire?”
“Prima nessuno si interessava a me, ma ora la gente lo fa e mi parla.


Io risi: “E questa è una buona cosa?”
“Sì. Sanno che niente… capisci…nulla è accaduto tra noi, perché noi continuiamo a vederci. Sanno tutti che appena tu… um… sai… ti fai qualcuno, poi lo metti da parte. Quindi se usciamo ancora vuol dire che non ho fatto sesso con te. ”
“Ah. Logico. Comunque stai prendendo troppo sul serio gli altri. ”
“Forse. Comunque anche se pensassero che tu… um…” Sorrise: “Mi hai fottuto, non me ne preoccuperei.

Almeno finalmente mi considerano. ”
“Oggi stavo guardando su MTV. ”
“Tu… cosa?”
“Stavo guardando su MTV. ”
“Oh, un nuovo programma?”
“Sì. ”
“Quindi stavi guardando MTV. E…?”
“Hai visto il ragazzo nuovo? Jesse qualche cosa?”
“Sì. Il ragazzo con quella voce…”
“Lui. Non pensi che sia eccitante?”
“Io penso che sia irritante. ”
“Beh, anche. ”
“Voglio dire, come può aver trovato quel lavoro con quella voce?”
“Penso che sia stato per la sua faccia.


“Forse. ”
“Posso baciarti?”
“Aspetta… uh…no. Ferma!”
“Ferma cosa?”
“Cambia soggetto. ”
“Andiamo! Solo un bacio. Solo questo per stasera. Lo prometto. ” Andai più vicino a lui e gli misi una mano sulla coscia.
“Tom…”
Mi chinai vicino alla sua faccia.
“Tom, per favore non farlo. ”
“Un bacio. ”
Lui guardò verso la scala: “Potrebbero sentire. ”
“Sì? C’è solo un modo per chiudermi la bocca. ”
“Perché non vai a casa.


Sorrisi: “Va bene. ” Dissi piuttosto forte: “Se tu non vuoi…”
“Taci!” Bisbigliò disperatamente.
“Cosa succederà?”
Mi guardò per un minuto, rabbia e divertimento sulla sua faccia.
Alla fine disse: “Niente lingua. ”
“Niente lingua. ” Mi chinai verso di lui, le mie labbra si mossero verso le sue. Lui cominciò a muoversi per incontrarmi, le nostre facce erano ad un centimetro ed io mi tirai indietro. Lui mi seguì per qualche centimetro ma non ci fu bacio.

Mi alzai: “Buona notte, Savino. Grazie per il film. ”
“Aspetta, ma…”
“Ci vediamo domani a scuola. ”
“Uh, sì. Buona notte. ” Sembrava confuso. Io andai via.

Erano le sei e trenta ed ero davanti al cinema. La fila non era così lunga come mi ero aspettato. Savino non si era visto. Mi aveva evitato per tutto il giorno a scuola, come se non esistessi. Mi ero spinto troppo in là? Alle sei e quarantacinque finalmente lo vidi arrivare in bicicletta.

La legò e venne verso di me.
“Mi stavo chiedendo se non saresti venuto. ” Dissi.
“Mi spiace. Ho avuto una telefonata. ”
“Ah. ”
Prendemmo biglietti e trovammo dei posti. Il cinema era mezzo vuoto. Parlammo di cose futili finché le luci non si spensero.
Mentre proiettavano i trailer si chinò e mi bisbigliò in un orecchio: “Perché ti sei fermato?”
Io mi chinai al suo orecchio e dissi: “Perché tu non volevi.


“No, ma lo stavo per fare. ”
“Perché?”
Fece una pausa, poi disse: “Era solo perché tu lo volevi molto, ed era solo un bacio, non era… sai… qualcosa di peggio. ”
“Mi è stato detto che sono un amante piuttosto bravo. ”
“Non è questo che voglio dire. ”
“Quindi, ora mi baci?”
“Cosa, qui? Assolutamente no. Ci sono persone. ”
“Allora dopo. ”
“Vedremo. ”
Io risi piano.
Dopo il film andammo per un hamburger.

C’erano dei tavolini fuori, prendemmo gli hamburger ci sedemmo e parlammo. Dapprima parlammo del film, ma mentre il tempo passava cominciò a chiedermi un po’ dei miei innamorati precedenti (Le vittime li chiamava. ) di quello che avevamo fatto, come li avevo convinti. Mi sembrava che tutto andasse per il meglio. Alla fine ci dirigemmo verso casa sua. Io rimasi sulla mia bicicletta e ci demmo la buona notte. Lui si avviò ed io feci per ripartire.

Lui si fermò.
“Tom. ”
Io lo guardai di nuovo. Lui si guardò intorno e poi cominciò a muoversi verso l’oscurità sul fianco della sua casa: “Vieni qui. ”
Io appoggiai la bicicletta e lo seguii.
Era fermo nell’ombra e disse: “Niente lingua. ” La sua voce era scossa.
“Niente lingua!” Dissi e mi avviai verso l’ombra.

La settimana dopo passò. Dopo quel primo bacio divenne più riservato ma alcuni giorni dopo tutto ritornò normale.

Lui non mi permise di baciarlo ancora, Era frustrante ma, in un certo qual modo, anche divertente.
Domenica mattina stavo leggendo nella mia stanza quando il telefono suonò. Io ero da solo in casa, così andai a rispondere.
“Ciao?”
“Ehi, schiavo, cosa fai questa sera?”
“Ehi, Tiziano. Non so. ”
“I miei genitori sono fuori di città e stavo pensando…” La sua voce si abbassò.
“Stavi pensando di cuccare, ho ragione?”
“Sì.

Che ne dici?”
“Dannazione. Sto trascurando…. Sarà meglio riprendere l’esercizio. ”
“Grande. Dopo le sei, ok?”
“Ok, ci sarò. ” E riagganciai.

Ero esaurito. Tiziano aveva messo alla prova la sua immaginazione. Forse non avrei dovuto promettergli che avrei fatto qualsiasi cosa lui volesse. Ero sdraiato sul suo letto, le gambe sulle sue spalle. Giudicando dalla sua faccia, era vicino al suo terzo orgasmo di quella sera. Non l’avrei mai ammesso ma ero impressionato.

I suoi occhi erano allargati, la sua bocca aperta e faceva quello strano forte rumore che faceva quando veniva. Spinse dentro di me un altro paio di volte, poi crollò pesantemente su di me. Io allungai le gambe e lui rotolò di fianco respirando pesantemente.
“Questo è tutto?” Chiesi.
“Sì” Ansò: “Questo è tutto quello che posso fare. Sei ok?”
“Penso di sì. Ma domani mattina mi farà piuttosto male. ”
Lui rise: “Grazie, sei troppo gentile.


“Affatto. Una cosa tuttavia. Ho notato che sei venuto tre volte ed io non sono venuto neppure una volta. ”
“E quindi?”
“Vorrei qualche cosa prima di andarmene. ”
“Quindi cosa vuoi che faccia?”
“Potresti farmi una sega. ”
“Perché non te la fai?”
Io guardai sopra la mia testa. “Beh, per una cosa, mi hai legato i polsi alla testata del letto. ”
Lui rise: “Oh, sì. Me ne ero dimenticato. Ok.

” Lui cominciò a masturbarmi. Non ci volle troppo dopo di che eravamo sdraiati uno di fianco all’altro sul suo letto.
“Va meglio?”
“Sì. Grazie. ”
“Nessun problema. Allora come stanno andando le cose con Savino?”
“Lentamente. Senti, potresti slegarmi? Sono un po’ scomodo. ”
Lo fece e cominciai a strofinarmi le mani per riportarle in vita.
“Cosa intendi per lentamente?”
“Solo quello che ho detto. Non ha ancora ceduto. ”
“Sono passate due settimane.


“E quindi. ”
“Quindi penso che tu stia perdendo il tuo tocco. Prima non avevi mai avuto bisogno di due settimane. ”
“Savino è diverso. Lui è più tosto degli altri. Mi piace. ”
Tiziano mi guardò, sulla faccia aveva un’espressione divertita: “Diverso?”
“Sì, diverso. Mi piace parlargli, è intelligente. Lui sa quello che sono ma continua ad uscire con me. ”
“Lui è diverso. Lui è intelligente. Ti piace parlargli. Sai cosa penso?”
“Cosa?”
“Penso che sei innamorato.


Mi alzai a sedere rapidamente e guardai la sua faccia che sorrideva furbescamente. “Cosa? Assolutamente no. ”
“Sì caro. È così completamente ovvio. ”
“Hai torto. I ragazzi si innamorano di me. Io non mi innamoro di loro. ”
Lui cominciò a ridere forte.
“Cosa c’è?” Chiesi.
Lui continuò a ridere, gli scendevano lacrime sul viso. Quando finalmente riuscì a riprendere il controllo disse: “Ci sei dentro. E non lo sai.

Sei così patetico quando tenti di negarlo. Sai cosa vuol dire questo?”
“Cosa intendi?”
“Vuol dire che ho indovinato. ”
“Tu sei pazzo. ” Dissi. “Devo andare. Ci parleremo a scuola, se avrai ripreso il senno. ” Mi misi rapidamente i vestiti sopra il corpo sudato ed andai a casa. Arrivato ignorai le proteste impotenti di mia madre. Lei aveva perso da più di un anno il suo potere su di me. Feci una rapida doccia e poi gettai il corpo nudo sul letto.

Tirai su di me le lenzuola e spensi la lampada.

Un’ora più tardi ero ancora sveglio. Non potevo smettere di pensare a quello che aveva detto Tiziano. Quando tentai di costringermi a pensare a qualche cosa d’altro, finii per pensare a Savino, il che mi fece ritornare a Tiziano. Poteva avere ragione? Poteva essere che fossi inn…
Pensai al tempo che avevo passato con Savino nelle ultime due settimane. Avevo tentato di portarmelo a letto.

L’avevo spinto e lui mi aveva respinto. Non era interessato. Questo è tutto. Avevo tentato continuamente di logorarlo e lui continuava a resistere. Non era amore, io cercavo solo di incularlo.
Chi stavo prendendo in giro? Io non avevo tentato veramente. Dopo il bacio mi ero limitato a godere della sua compagnia. Sì, avevo fatto alcuni sforzi, ma erano deboli sforzi. Se avessi veramente tenuto a lui, ora l’avrei avuto e l’avrei messo da parte.

Messo da parte. Nell’istante che ci ho pensato, si aprì come un buco dentro di me. Non volevo metterlo da parte.
Cazzo! Ero innamorato!
Rimasi sdraiato per non so quanto tempo, sentendomi indifeso. Ma sapete una cosa? Più ci pensavo, meno mi sentivo cattivo. Quando il sole sorse, mi sentivo abbastanza buono. Ero innamorato. E mi piaceva. Cantai sotto la doccia. A colazione parlai a mia madre. Fui gentile con lei. E la spaventai a morte.

Quando arrivai a scuola presi i libri per la prima ora e poi aspettai presso l’armadietto di Savino. Un po’ prima dell’inizio della prima ora, lui arrivò barcollando, sembrava stanco morto.
“Savino” Dissi.
Lui mi guardò intontito, poi sorrise. Aveva un sorriso meraviglioso.
“Ciao. ”
“Mi sembri abbattuto. ”
“Sì, ero in ritardo. Compiti da fare. ”
Mi avvicinai e mi chinai verso il suo viso. Lui sorrise nervosamente e disse: “Cosa stai facendo?”
“Ho bisogno di parlarti” Dissi piano.

“Ok, vai avanti. ”
“No, privatamente. Bigia la scuola oggi. ”
“Cosa? Sei matto?”
“Sì, penso che probabile lo sono. ”
“Cosa intendi?”
“Fallo. ”
“No, non posso non andare a scuola. ”
“Per favore, è importante. Solo questa volta. ”
“Perché?” Ho capito dalla sua che stavo avendo effetto.
“Forza! Non ti chiederò di farlo un’altra volta. Ho bisogno veramente di parlarti e se devo aspettare tutto il giorno esploderò. ”
Lui sospirò: “Ok.

Dove andiamo?”
“Um, che ne dici a casa mia?”
“Va bene, da qualsiasi parte. ”
Uscimmo dell’edificio sentendoci un po’ impacciati. Dopo un breve percorso in bicicletta, arrivammo a casa mia. Andammo in cucina dove gli offrii una bibita e poi ci sedemmo a tavola.
“Bene. ” Disse appoggiando la sua coca cola: “Cosa c’era di così importante. ”
“È questo. La notte scorsa non sono riuscito a dormire. Avevo compreso qualche cosa.

Dapprima mi sono dannatamente spaventato, ma più ci pensavo e più la cosa mi sembrava buona. ”
“Di cosa stai parlando?”
“Prometti che non ti spaventerai?”
“Sì. ”
“Prometti!”
“Ok, prometto. ”
“Va bene. ” Mi leccai nervosamente le labbra. “La notte scorsa ho compreso che ti amo. ”
Lui tacque.
“Mi hai sentito?” Chiesi.
“Um, sì. ” Sorrise. “Mi ami?”
Sembrava quasi pieno di speranza mentre lo diceva.
“Sì. Hai capito?”
“Dillo di nuovo.


“Io ti amo. ”
“Wow. Tom Verdi, il terrore del liceo, mi ama. Dimmi, hai mai amato qualcun’altro?”
“No, loro erano nessuno per me. ”
“Ed io non lo sono?”
“Beh lo sei stato dapprima, ma poi ti ho conosciuto. Allora sei diventato qualcuno. Non so come sia successo. Io non ho voluto che accadesse, ma ora che è successo, mi fa piacere. ”
Lui fece un grande sorriso, un grande sorriso a trentadue denti: “Sai cosa vuol dire questo?”
“Uh, no.

Cosa?”
“Vuol dire che ti ho battuto al tuo stesso gioco. ”
Fu la mia volta di fare una pausa: “Cosa?”
“Io ho giocato il tuo gioco contro di te e ho vinto. ”
“Io non…”
“Game over. Ho vinto. ”
Non lo stavo seguendo: “Cosa stai dicendo?”
“Sto dicendo, Tom, che tutto è finito. ” Lui si alzò ed allungò una mano. Io gliela strinsi automaticamente: “È stata una bella partita. ”
“Savino…”
“Fermati, Tom, ti stai imbarazzando.

Affronta il fatto, ti ho battuto. Ho fatto con te quello che tu hai fatto a non so quanti ragazzi. Ti ho fottuto e ti ho messo da parte, ed ora ti sto lasciando. Tu sei con la schiena a terra, questo è tutto. ” Si girò ed uscì dalla casa.
Rimasi a lungo seduto a fissare il nulla. Ero incazzato. Stavo male. Mi sentivo vuoto. Non sentivo niente. Girai per la casa pieno di autocommiserazione e confusione.

Precisamente alle 14 e 33 avevo avuto una rivelazione che aveva provocato una lacerazione dentro di me.

Doveva essere quello che le mie ‘vittime’ avevano sentito. Io l’avevo fatto ma non sapevo quante persone si sentissero così. L’autocommiserazione porta all’odio per se stesso. Avrei voluto vomitare. Ero andato al di là dello specchio e non riuscivo a guardarmi. Prima di allora avevo sempre pensato di me come di una persona splendida, ma non lo ero.

Io ero orribile. Facevo inorridire. Lasciai la casa, presi la bicicletta e pedalai come un pazzo. Non avevo idea di dove stavo andando, volevo solo andarmene. Ma per quanto andassi veloce, non potevo allontanarmi da me stesso.

Finii al centro studentesco dell’università. Entrai e presi una coca alla caffetteria. Rimasi seduto ad una tavola per un’ora, poi lasciai la coca cola intatta. Andai alla sala giochi e misi una moneta in Street Fighter e per la prima volta vinsi contro il computer.

Quando fui stanco di giocare mi girai per andarmene. Vicino alla porta notai un biondo familiare.
“Michele!” Chiamai. Non ci fu reazione. Mi guardai intorno per vedere se qualcuno l’avesse notato, poi chiamai: “Marco!”
Lui si guardò intorno sorridendo, ma quando mi vide il sorriso svanì. Mi guardò per un momento, poi si girò e se ne andò. Io gli corsi dietro.
“Marco, per favore!” Lo presi per un braccio e lo fermai.

“Lasciami in pace. ”
“Posso parlarmi?”
“No”
“Per favore?”
“Perché? Ce l’hai duro o qualche cosa del genere?” Non mi aveva ancora guardato.
“No, le cose sono… le cose sono cambiate. ”
Lui continuò a camminare.
“Mi spiace!”
Lui si girò verso di me con espressione irritata: “Ti spiace? Sei fottutamente dispiaciuto?” Mi afferrò per la camicia e mi spinse contro il muro: “Hai idea di quello che mi hai fatto? Ce l’hai?”
“Sì, ce l’ho!” Dissi piano.

Lui rise con una risata adirata. “Come puoi? Come puoi sapere cosa vuol dire? Io pensavo di piacerti. Io pensavo finalmente di aver trovato qualcuno con cui stare. Qualcuno che capisse quanto mi stava succedendo. E tu volevi solo un culo da usare. ”
“Hai ragione. Ero uno stronzo completo. Mi spiace. Mi spiace veramente. ”
La rabbia sulla sua faccia diminuì, solo un po’. Scosse la testa come per cercare di scuotere via la confusione: “Cosa stai cercando di fare?”
“Sto tentando di scusarmi.


“Perché? Perché dovrei crederti?”
“Hai ragione. Non c’è ragione per cui dovresti fidarti di me. ”
“E non lo faccio. Dimmi perché dovrei crederti. ”
“Perché è accaduto a me. ”
“Cosa ti è accaduto?”
“Quello che ho fatto a te. Ho incontrato un ragazzo, mi sono innamorato e lui mi usato e poi mi ha scaricato. Io non avevo idea di quello che tu hai provato, ma ora lo so e, veramente, mi spiace.


Lui lasciò andare la mia camicia: “Veramente? Ti ha scaricato?”
“Sì. Lui non mi ha mai voluto bene. Lui sapeva quello che facevo e lo ha fatto a me. ”
“Wow. Mi spiace. ”
Io sbattei le palpebre: “Ti spiace?”
“Sì. Io so come ci si sente e nessuno dovrebbe provarlo. ”
Io scossi la testa: “Non capisco. Io ti ho fatto sentire così di merda e quando qualcuno mi fa sentire così, a te dispiace.


“Sì. Io non cerco vendetta. Tu mi hai fatto qualche cosa di terribile, ma forse ora che sai come ci si sente, non lo farai a nessun altro. ”
“No, non lo farò. Lo giuro. ”
Mi guardò per un momento, un’occhiata di valutazione, poi disse: “Che ne diresti di andare a prendere qualche cosa da bere?”
“Cosa dici?”
“Sì. Forse possiamo tentare di nuovo. Ricominciare, sai? Col piede giusto questa volta. ”
“Dici sul serio?”
“Sì.

C’era evidentemente qualche cosa di te che mi piaceva. Altrimenti non saremmo in questa situazione. Forse potremmo essere amici. Sono accadute cose strane. ”
“Sì” Dissi lottando contro le lacrime. “Mi piacerebbe qualche cosa da bere. ”
Il giorno seguente a scuola ero felice. Marco ed io avevamo parlato per alcune ore. Se non mi avesse infastidito parlargli prima, avrei capito quanto era figo. Aveva anche i più begli occhi marroni che avessi mai visto.

Eravamo amici.
Tra la terza e la quarta ora vidi Tiziano al suo armadietto. Stava parlando con una bella ragazza. Aspettai che se ne andasse poi mi avvicinai.
“Ciao, Tiziano. ” Dissi allegramente.
“Ehi. ”
“Tu e lei…?”
“Sembra di sì. ”
“Stai diventando pigro? Pensavo che tu cercassi sempre nuove sfide. ”
“Ehi, si prende quello che si trova. ”
Gli allungai il mio libro: “Per favore tieni questo. ” Lui lo prese.

Mentre aveva le mani occupate, gli afferrai la faccia, pigiai le mie labbra sulle sue e misi la lingua nella sua bocca. Ci volle qualche secondo prima che reagisse e mi spingesse via.
“Cosa cazzo stai facendo?” Chiese.
Io gli sorrisi: “Hai perso!”.

Sandra

La voce al telefono era un sommesso sussurro, ma aveva un tono deciso, quasi intransigente. Sandra sogghignò tra sé e sé: era sempre così… quando la chiamavano, parlavano sempre sottovoce per paura che qualcuno, chissà chi, li sentisse, ma allo stesso tempo le parlavano come se lei fosse di loro proprietà, come se lei fosse la loro serva. Illusi.
Mise giù il telefono e tornò a studiare. Qualche ora dopo, completamente nuda ed in ginocchio sotto un tavolo da poker, stava ancora sogghignando.

Passava a random da un cazzo all’altro, tutti ritti, tutti lucidi della sua saliva. Gli uomini cui quelle obbedienti appendici appartenevano stavano giocando, cercando di non perdere la concentrazione ogniqualvolta la ragazza imboccava il loro pene teso, lo succhiava, lo leccava, lo mordicchiava, per poi abbandonarlo e passare al prossimo: ritenevano che rendesse il gioco più interessante.
Ritenevano che lei fosse al loro servizio… poveri sciocchi, non sospettavano che fosse l’esatto contrario: erano loro, questi uomini di mezza età arrapati ed affamati di figa giovane che le garantivano divertimento e soldi.

La chiamavano, la scopavano, la pagavano. Tutti godevano, anche e soprattutto Sandra, ma i soldi fluivano dalle loro tasche a quelle di lei, quindi alla fine dei conti quella che usciva da quelle serate più ricca, e senza perderci nulla, era proprio lei.
Aveva capito presto che tra le gambe possedeva una miniera d’oro, anzi che l’intero suo corpo era una miniera d’oro.
Ricordava ancora con la massima chiarezza, dopo quasi quattro anni, la faccia del vicino quando, a quindici anni, si era tolta il vestitino sul bordo della di lui piscina per il primo bagno della stagione: avidità e desiderio passarono in un lampo distorcendogli i lineamenti.

La fortuna di Sandra fu di stare guardando proprio in quella direzione in quel preciso istante.
Imbarazzata e sorpresa aveva abbassato lo sguardo, che era capitato sul davanti del suo costume chiaro che iniziava a gonfiarsi. Lui se ne accorse e chiuse immediatamente i lembi dell’accappatoio.
La ragazza era giovane ma non ingenua, anzi.
Aveva capito subito cosa fosse successo. Era cresciuta molto quell’inverno sotto i vestiti pesanti: l’estate precedente era una ragazzina goffa e spigolosa, ora era sulla via di diventare una donna.

Le sue gambe si erano tornite, i suoi fianchi allargati e la sua vita stretta. Il seno, l’anno prima fresco e tondo, era cresciuto, e sarebbe cresciuto ancora un pochino, ma già riempiva abbondantemente i triangoli di un costume ormai troppo piccolo.
E ora un uomo l’aveva notato. Si era emozionata all’idea, si era anche eccitata, ma la sua mente pragmatica aveva iniziato a far girare le rotelline per capire come sfruttare la situazione a proprio vantaggio.

Sapeva, dai discorsi di amiche più grandi, dalla tv e dai libri, che c’erano uomini disposti a tutto per del sesso. E che c’erano uomini che prediligevano le ragazzine.
Non comprò costumi nuovi quell’anno, nonostante le insistenze della mamma che continuava a ripeterle che quelli che aveva erano troppo piccoli, fingendo fitte di rabbia adolescenziale verso la perfida madre che voleva privare la povera figlia dei capi d’abbigliamento preferiti.
E andò in piscina dai vicini il più possibile, con la scusa di chiacchierare con Angelica, la loro figlia che aveva un anno meno di lei, cercando di andarci soprattutto nel weekend quando lui era a casa, mostrandogli tutto quello che c’era da mostrare nei suoi costumi ristretti, carezzandosi mentre metteva la crema solare e a volte anche scoprendosi “accidentalmente” un capezzolo o un pochino di pelo inguinale quando nessun altro guardava, e rimanendo ogni volta soddisfatta delle reazioni che suscitava.

Il pover’uomo passò tutta la prima parte dell’estate semiseduto sulla sdraio con un giornale sulle gambe.
Si presentò sulla loro porta una domenica pomeriggio che sapeva benissimo che né Angelica né la madre sarebbero state a casa, fingendo di essersene scordata.
Il vicino ovviamente non ci pensò nemmeno a mandarla a casa.
Sandra gli chiese di tenerle compagnia in piscina, e senza aspettarlo si tuffò nella vasca. Ne riemerse senza la parte superiore del costume, “accidentalmente” persa nell’impatto con l’acqua…
Dieci minuti dopo era stesa sul lettino a bordo piscina, senza più nemmeno il pezzo sotto del costume e la testa del vicino tra le cosce.

Per la prima volta qualcuno che non fosse sua madre o il dottore aveva visto la sua intimità, la stava toccando, addirittura leccando… e a Sandra piaceva, oh se le piaceva. Più che masturbarsi, quello era sicuro. Venne sulle labbra avide dell’uomo che la bevvero tutta.
Ma non perse la testa: se la tenne ben stretta e funzionante sulle spalle: altri cinque minuti dopo aveva il glande del vicino che le accarezzava la vulva lubrificata di saliva e umori dell’orgasmo, e cinquecento euro nella borsa: il prezzo della sua verginità.

Il piacere provato non aveva diminuito l’eccitazione, anzi… il cuore le batteva a mille, la vagina pulsava pronta e bagnata, la mente era in fiamme per l’ottenuto traguardo e le infinite possibilità che le si aprivano davanti
Quando lui spinse, entrando dove nessuno era mai stato, aprendola, dilatandola, riempiendola, non provò il dolore che aveva preventivato ma solo piacere, piacere, piacere.
Venne di nuovo, proprio mentre lui la riempiva di sperma.
Finse disperata preoccupazione, accusandolo di non avere preso precauzioni (in realtà Sandra aveva iniziato di nascosto a assumere anticoncezionali un paio di settimane prima), e mezzora dopo gli si concesse di nuovo in cambio della promessa da parte di lui di pagarle la pillola ogni mese.

E scoprì che agli uomini piaceva versare lo sperma anche al di fuori della vagina: se lo sciacquò dal seno poco dopo, in piscina.
Imparò molte altre cose in quei mesi, sul sesso, sul corpo degli uomini e sul proprio corpo.
Fece pagare al vicino, in molti modi diversi (soldi, regali, passaggi in macchina, ricariche telefoniche) ogni singolo amplesso, ogni pompino che gli concesse per tutta la durata delle scuole superiori fino al giorno che era partita per una città lontana e l’università.

E non solo a lui… lasciò, se non proprio dei cuori infranti, parecchi cazzi a secco quando si trasferì.
Non le fu difficile farsi un nuovo “giro”, ben più ampio e lucroso, lontano dalla piccola cittadina di provincia da cui proveniva, in cui tutti conoscono tutti ed è difficile muoversi senza suscitare pettegolezzi.
Qui invece milioni di persone si incrociavano senza nemmeno guardarsi…
I suoi pensavano che facesse la cameriera in un pub per pagarsi le spese e contribuire all’affitto, mentre lei accumulava denaro in un conto di cui nessuno era a conoscenza.

Ma non erano solo i soldi che le interessavano: ci teneva a riuscire bene all’università, e ci teneva a farlo senza barare. Per questo aveva deciso che non sarebbe andata a letto con alcun professore o assistente per ottenere voti più alti. Ma ciò non le impediva di farlo coi compagni di corso più bravi…
Ce n’era uno, Luigi, un secchione sfigato talmente perso nel suo mondo che non parlava mai con nessuno, bravissimo ma da cui nessuno era mai riuscito ad ottenere una spiegazione, un aiuto nello studio.

Gli aveva preso la verginità nei bagni dell’ultimo piano del terzo dipartimento, un amplesso goffo e rapido fatto di colpi inesperti e gemiti soffocati per non farsi sentire dalla gente che passava di fuori. Ora lui trascorreva a casa di Sandra almeno un pomeriggio la settimana a scopare e studiare, e i voti già alti di lei avevano avuto un’impennata.
E ora era qui, come molte altre sere, perfettamente truccata, coi lunghi capelli biondi raccolti in cima alla
testa che le ricadevano sulle spalle, le scarpe dal tacco vertiginoso e nient’altro addosso, che passava da un cazzo all’altro tra le gambe di un tavolo da poker.

Loro, in giacca e cravatta con solo i falli che sporgevano dai calzoni slacciati, pensavano di dominarla ma era lei che aveva tutto il potere, il potere di farli impazzire di desiderio, il potere di dire di no quando non le andava sapendo che l’avrebbero richiamata, e soprattutto il potere di chi ha, letteralmente, i denti intorno alla parte del corpo più preziosa per un maschio.
Sapeva cosa sarebbe successo di lì a poco: uno di loro, probabilmente il biondo poiché aveva sentito il suo cazzo sobbalzare più degli altri tra le sue labbra, si sarebbe stancato di questo gioco, l’avrebbe tirata fuori da sotto il tavolo e l’avrebbe stesa sul piano da gioco, spargendo fiches ovunque.

Poi le avrebbe allargato le gambe e l’avrebbe penetrata con foga maltrattenuta, mentre un altro, presumibilmente il più vecchio del tavolo, le avrebbe infilato il membro in bocca, per tenersi caldo mentre gli altri, a turno, la scopavano in vagina o nel culo. Quando anche l’ultimo si fosse soddisfatto, avrebbero ripreso a giocare, e lei sarebbe tornata sotto il tavolo a resuscitare falli mosci coperti di sperma.
Avrebbero creduto che i suoni che emetteva ad ogni orgasmo fossero fasulli, e forse in fondo al proprio cuore uno di loro, tornando a casa e guardando le proprie figlie adolescenti addormentate, avrebbe anche provato pietà per lei.

A riprova del suo potere, le cose andarono quasi come le aveva previste: il biondo la fece uscire da sotto il tavolo e la spinse sullo schienale della poltrona, piegata in due con le gambe a penzoloni e la testa che sfiorava la seduta.
Poi il biondo si infilò uno dei preservativi che avevano posato sul tavolo, le allargò le gambe ed entrò in lei deciso, facendola gemere e tremare di piacere, mentre il più anziano le sollevava la testa e le imboccava un cazzo umido e teso.

Con la coda dell’occhio vide gli altri due che se lo menavano, in attesa.
Il biondo entrava e usciva da lei con foga, montandola con l’urgenza di chi si vuole svuotare le palle, e venne prima che lei potesse godere. Lo sostituì il riccio, col cazzo grosso e gonfio, che la riempì muovendosi con metodica calma. Dentro, fuori, dentro, fuori, le dita che cercavano e trovavano i capezzoli di Sandra, le palle che le premevano sul clitoride.

Il riccio, approssimandosi all’orgasmo, aumentò il ritmo e la forza delle spinte e la ragazza venne una volta, poi una seconda, mugolando intorno al membro che inesorabile le scopava la bocca.
L’uomo che la stava montando, un istante prima di venire si sfilò da lei, si tolse il preservativo e le venne sulla schiena.
Il terzo prese subito il suo posto: lungo e sottile le batteva sul fondo causandole un sublime mix di dolore e piacere.

Non ci mise molto: anche prima, mentre lo succhiava, era stato sul punto di venire un paio di volte, ma non aveva lo spirito di iniziativa del biondo e aveva aspettato che qualcun altro facesse la prima volta. Non vinceva mai nelle serate in cui Sandra rimaneva fino a mattina e li vedeva fare i conti, e non avrebbe mai vinto, pensò ora mentre lo sentiva sussultare e sobbalzare dentro di lei dopo solo pochi violenti, frettolosi e poco abili colpi.

Poi il più anziano del gruppo si mise dietro di lei e lentamente le penetrò la vagina con il pene incappucciato.
Era lui che la chiamava con quell’assurdo tono perentorio sotto voce. Si mosse con la calma del padrone, e mentre la prendeva le infilava il pollice nell’ano, allargando l’orifizio. Ben consapevole di quello che stava per accadere Sandra gemette, portando le mani indietro ad allargarsi le chiappe in un chiaro invito.

Lui si ritrasse dalla vagina e con un unico colpo glielo infilò nel culo. Sandra gridò, contorcendosi come un pesce preso all’amo venendo sotto i colpi inesorabili che le squassavano le viscere.
E poi via, di nuovo sotto al tavolo a resuscitare cazzi unti di lubrificante dei preservativi, con i propri umori vischiosi che le colavano tra le gambe.
Dopo la doccia, parte integrante dell’accordo che Sandra stipulava coi suoi clienti, la ragazza infilò con cura i propri vestiti, costosi ed eleganti, prese la borsa Vuitton originale, ora molto più pesante di quando era arrivata, e si avviò verso l’uscita.

I suoi clienti, ancora al tavolo da gioco, la salutarono.
Appagata e soddisfatta Sandra avviò la macchina e partì alla volta di casa. Domani aveva l’ultimo esame del primo anno ed era certa che l’avrebbe passato brillantemente, come gli altri.

Voglia di cose porche. parte 3

“Inserire il denaro o la tessera”
“Arrivederci”
Il casello dell’autostrada era varcato e ormai mancava veramente poco per raggiungere il paradiso delle cose porche. Mai una voce metallica ha suscitato più fremiti, la sensazione era di aver appena varcato fisicamente il confine che separa passione ed erotismo e perversione.

Imboccammo una strada provinciale buia, in aperta campagna, senza la benché minima illuminazione pubblica, ovunque mi girassi non vedevo altro che oscure distese di terra dove al massimo si potevano riconoscere sullo sfondo le sagome di vecchi casolari o di alberi solitari, tutto contornato da flebili ombre dettate dalla luce che la luna e le stelle possono offrire in una fresca sera di settembre.

Il cuore cominciò a battere forte, mi voltai verso di lei e colsi nel suo sguardo fisso lì fuori la stessa ansia che stavo provando io. Si accavallarono mille pensieri e mille dubbi mi assalirono ma il piede sull’accelleratore non indugiò mai, e chilometro dopo chilometro arrivammo fuori una villetta apparentemente dozzinale, come molte altre in quella zona, tant’è vero che la superammo senza nemmeno notarla. L’unico dettaglio che mi aveva insospettito era il cancello elettronico illuminatissimo e le evidenti telecamere di sorveglianza in bella vista.

Percorremmo comunque poche centinaia di metri ancora, ma il navigatore era convinto: “Hai superato la tua destinazione!”
“Deve essere quella” dissi
“Forse si” mi rispose Sveva
Feci inversione e tornammo indietro. Entrai nel piccolo vialetto e mi fermai al cancello. In quel momento mi venne in mente il film di Kubrick “Eyes Wide Shut”, mi aspettavo che qualcuno ci venisse incontro, e mi sforzai pure di ricordarmi se il giorno prima al telefono il signore mi avesse indicato una password per l’ingresso.

Poi scrollai la testa come a dire – brr sveglia! – e accennai un sorriso per il pensiero appena fatto. Ora stavo volando un po’ troppo con la fantasia!

Proprio in quel momento il cancello automatico cominciò a scorrere sul suo binario, l’ansia cresceva sempre più e con essa ora faceva capolino una nuova erezione dopo il sublime pompino che Sveva mi aveva fatto in autostrada. Davanti a noi, in leggera discesa, comparve un immenso parcheggio in cui c’erano già una ventina di auto parcheggiate, mentre sulla nostra destra campeggiava una struttura a ferro di cavallo dislocata tutta al piano terra, di un color arancio acceso, e nel cui angolo interno spiccava l’ingresso blu illuminato da luci rosa.

Insomma già dall’apparenza non poteva essere altro.

Parcheggiammo e scendemmo dall’auto sorridenti, l’ansia andava scemando lasciando spazio ad uno spirito goliardico.
“Vediamo di che si tratta!” esclamai, e Sveva annuì divertita.
Ci incamminammo verso la porta, e fu allora che le presi la mano e me la portai sul cazzo, volevo sapesse che ero di nuovo eccitato.
“Senti qui!”
“Non ti basta mai” disse lei guardandomi con gli occhi curiosi e goduriosi.

Adesso era lei che mi tirava per farmi accellerare il passo.

Eravamo finalmente dentro. Un piccolo ingressino accoglieva una scrivania per la registrazione dei soci e dietro due uomini sulla cinquantina a spiegarci il regolamento. Uno di loro poi ci accompagnò all’interno, dove ci presentò una loro socia che ci fece fare un tour all’interno delle varie aree della struttura: disco, dinner, privé, sala coppie, sala voyeur, il giardino e la capannina etnica.

A parte l’area esterna, tutte le sale interne erano collegate da un corridoio angusto e tremendamente buio, ma la signora ci tranquillizzò dicendoci che appena gli occhi si fossero abituati ci saremmo mossi agevolmente.

Sveva era particolarmente silenziosa, la ascoltava parlare in dialetto laziale mentre ci descriveva tutto ciò che vedevamo, era divertita dal sentirla commettere tanti errori nell’esprimersi, mentre io ero curioso di sapere tutto e le facevo domande a raffica.

Una di queste cominciò così: “Abbiamo visto dal sito un calendario di eventi che organizzate ma che non erano descritti in dettaglio, ci spiega come ci si organizza di solito?”
“Bhè niente di particolare, i nostri soci sono persone comuni a cui piace venire qui a divertirsi. Organizziamo serate a TEME e poi il resto lo fa la fantasia di ognuno!”
Infine ci accompagnò al buffet di benvenuto e ci augurò buona serata!

Non fece in tempo ad allontanarsi che scoppiammo entrambi in una fragorosa risata.

Quel SERATE A TEME ci aveva così colpito che continuammo a scherzarci su per mesi. Però ci aveva fatto anche bene, ci aveva rilassato, avevamo ora davvero la percezione che quel posto fosse fatto da persone comuni per persone comuni. Perciò prendemmo un aperitivo e ci accomodammo in discoteca a sorseggiarlo.

Ci guardammo intorno e vedemmo una decina di coppie che ai vari angoli o vicino alle varie colonne sorseggiavano il loro drink, e tutti sembravamo scrutarci l’un l’altro alla ricerca di possibili compagni di giochi.

“Ti piace qualcuna?” mi chiese Sveva divertita.
Fino ad allora avevo visto un po’ di donne e tutte con pochi lembi di stoffa addosso, la situazione era molto eccitante ma nessuna aveva ancora carpito la mia attenzione.
“Non particolarmente -dissi- ma sono molto eccitato! Usciamo?”
Mi alzai ed andai verso il giardino. Sveva mi seguì.

Ci preparammo due piattini con un po’ di stuzzichini, prendemmo altri due drink ed uscimmo per accomodarci ad uno dei tavoli apparecchiati all’esterno.

Presto ci raggiunse il presidente dell’associazione, l’uomo che ci aveva accolto all’ingresso, e che dandoci nuovamente il benvenuto si sedette in mezzo noi. Sveva gli stava letteralmente facendo strabuzzare gli occhi, il suo generoso decolleté e le sue cosce nude erano ben in mostra, ed il tizio ne era evidentemente attratto. Non passò molto tempo infatti prima che, parlando del più e del meno, con nonchalance le appoggiasse la mano sulla coscia e cominciasse ad accarezzargliela.

Lei si irrigidì, non si aspettava tanta intraprendenza, e cercò subito il mio sguardo; io la guardai con complicità, era un po’ come se ci stessimo dicendo vediamo questo dove vuole arrivare.

Chiacchierammo una quindicina di minuti, durante i quali lui si autoeloggiava per la sua professionalità e per il fatto che avesse ricevuto numerosi inviti a partecipare ai giochi di alcuni soci storici ma che si era sempre rifiutato; intanto la sua mano continuava a scorrere sulle cosce che Sveva teneva volutamente ben serrate, non era affatto il suo tipo.

Dopo un po’ dovette cogliere il messaggio ed infatti, con una scusa, salutò augurandoci ancora buon divertimento.

Mi accorsi che mi aveva ingelosito quella mano, ma come ogni volta in qualche precedente occasione poi quel sentimento era diventato la legna da ardere che alimentava il fuoco della passione, e che mi portava sempre ad un livello di eccitazione superiore.

Nel frattempo l’apericena si era concluso, la signora delle SERATE A TEME aveva sparecchiato, per cui adesso toccava alla fantasia di ognuno.

Man mano tutti i presenti, una quarantina di persone all’incirca, cominciarono a sparpagliarsi per il locale, noi e pochi altri preferimmo restare lì al ciascuno al suo tavolo, ed il nostro era di fianco alla capannina etnica.
“Vieni siediti sulle mie gambe!”, le porsi la mano per accompagnarla verso di me e Sveva sembrò proprio che non aspettasse altro, in un attimo era seduta sulla mia gamba destra.

La strinsi forte con una mano sul fianco mentre con l’altra cominciai a massaggiarle il ventre, poi le porsi la lingua.

Lei cominciò subito a succhiarmela con maestria e ad avvolgermela con la sua in un abbraccio vorticoso. Era come penetrare reciprocamente l’uno la bocca dell’altro e ciò ci eccitò terribilmente. Presto avevamo entrambi le bocche estremamente bagnate dalle lingue con cui ci stimolavamo ovunque dentro e fuori del cavo orale, gli occhi chiusi in preda al godimento e le mani frenetiche alla ricerca del sesso dell’altro. Insomma ora c’eravamo solo noi ed il nostro piacere incuranti di ciò che ci accadesse intorno.

Avevo fatto scorrere la mia mano sinistra dal ventre alle cosce e continuavo ad accarezzargliele con un movimento delicato ma deciso che dal ginocchio andava verso l’inguine spingendo sempre di più per divaricargliele. Come sempre Sveva all’inizio fa resistenza, ma più per il piacere d’essere sopraffatta dalla forza maschia che per reale opposizione, infatti poco dopo cedette e si lasciò accarezzare la figa con l’intera mano. Mi piace da morire sentirla completamente in mio potere, ed in quel momento volevo affermare il mio dominio stringendo con forza l’intera vagina nel palmo della mano fino a far arrivare i polpastrelli a sfiorarle il buco del culo.

Un sussulto e non potette più far altro che spalancare le cosce e sottostare al mio volere. Entrambi continuammo a tenere gli occhi chiusi, a mugolare per l’intenso piacere che ci stavamo dando e per l’eccitazione della situazione in cui ci eravamo messi. Aveva la figa ridotta ad una pozza bollente di umori, con le micro mutande di pizzo nero che aveva indossato ormai fradice e completamente immerse tra le grandi labbra.

Ci infilai al primo colpo due dita dentro con grande facilità ma già al secondo colpo erano diventate tre; stava sbrodolando come mai prima d’allora, era veramente incredibile.

Intanto aveva iniziato a succhiarmi le labbra e a disegnarne il contorno con la punta dura della sua lingua. Mi fece ribollire il sangue dentro, avevo il cazzo viola pronto ad esplodere, ma le infilai dentro la fessa ben quattro dita e cominciai a ravanare come un forsennato contro la parete vaginale del clitoride fino a farla squirtare.

Non mi bastò, ora volevo il seno, volevo che le sue bellissime tette sode fossero fuori, con i suoi chiarissimi capezzoli ben in mostra ed alla mercé della vista di tutti. Perciò con la mano destra le sbottonai un po’ il vestito dietro le spalle e con la sinistra glielo abbassai sul davanti; dovetti lottare un po’ anche stavolta ma ormai Sveva era un fiume di goduria in piena e non ci volle molto.

Io non resisto alle tette della mia compagna, se sono scoperte io DEVO succhiargliele, perciò aprii gli occhi per cercare la mia fonte del piacere, ma con mio sommo stupore trovo un tizio seduto accanto a noi. Circa quarantacinque anni, capelli corti brizzolati, fisicamente esile e con la faccia da buono. Anche Sveva rinviene, lo vede e fa un cenno come per coprirsi pudicamente stringendosi addosso a me. Sembravamo entrambi essere stati svegliati da un bellissimo sogno.

Intendiamoci lo stupore era dovuto al fatto che nessuno di noi due si fosse accorto della sua presenza, la fantasia che qualcuno ci guardasse ci piaceva, ne eravamo eccitati ma ritrovarcelo a un metro senza accorgercene ci aveva colto di sorpresa. Doveva essere lì già da qualche minuto perché aveva avuto il tempo di portarsi una sedia, posizionarla giusto di fronte alla figa spalancata di Sveva e mettersi comodo a godersi lo spettacolo.

Lo fisso, lui mi sorride e mi fa “Hai una bellissima donna!”, ed io imperterrito “Lo so!”. Mi volto verso di lei, la afferro per le spalle e cerco di staccarmela da dosso per succhiarle quei bellissimi capezzoloni rosa chiaro.

le tettone di Nadia

Conosco N da quando avevo 16 anni, tra di noi già all’epoca nacque una grande intesa e simpatia, ma non dal punto di vista sessuale.
Infatti N era una ragazza molto timida e totalmente lontana dalle Maiale assatanate di sesso che noi machietti cerchiamo a quall’età.
Tuttavia devo dire che la ragazza era fatta proprio bene. Una bellissima bocca carnosa e rossa, un seno 5°misura che stava su da solo
ed ancora oggi mi chiedo come sia possibile, un fisico benfatto formosa ma mai grassa e un bel culo a mandolino.

Purtroppo tanta abbondanza non era da lei sfruttata anzi. mai N si vestiva provocante e mai metteva in rislato le sue grazie;
per questo diventammo amici senza che mai ci provassi.
A 15 anni di distanza, ci siamo visti un paio di vole in tutto, le comunico la mia intenzione di sposarmi. Ci incontriamo e le dò l’invito,
la trovo sempre bella e sempre opulenta.
Mentre la guardo e parliamo, mi scappa spesso lo sguardo sul suo decoltè messo ben in mostra da una scollatura generosa, e contraria alla sua
natura di donna pudica.

Lei mi sorride e mi dice:
Guardami in faccia quando parliamo!
IO: Scusa non Volevo è che mi scappa lo sguardo non ricordavo che fossero così grosse!
N: Come ti sei dimenticato 15 anni fa quando mi hai vista in ragiseno nella camera d’albergo alla gita della scuola?
Un lampo mi passò sulla fronte, non ricordavo affatto quell’episodio, ma tutto mi tornò in mente.
N: quella notte dormimmo insieme ed ancora mi chiedo come mai non provasti nemmeno a toccarmi?
IO: Mi sento un coglione! Non so risponderti!
N: Lo sai che quando mi hai comunicato che ti sposavi, la notte stessa ho sognato che ci provavi con me?
IO: Davvero! E cosa succedeva? Mi beccavo un ceffone?
N: No il bello è che io ci stavo!
A questa risposta un impulso investe il mio cazzo, che inizia ad irrigidirsi, così diventai più audace.

IO: Ma come io ti ho sempre considerata una Puritana!
N: Ero stupida ed ho capito cosa mi sono persa in tutto quel tempo che cercavo l’amore vero. Oggi cerco solo divertimento e buon sesso.
IO: Caspita, ma da quando tempo non ci si vede da secoli?
N: Cosa c’è sei intimorito?
IO: Ma che dici, intimorito da te? Sei tu che dovresti temermi visto che sei in auto con un lupo!
E poi io non sono un qualsiasi altro uomo, so resistere a qualsiasi provocazione.

N: non per vantarmi ma credo proprio che se io volessi tu cadresti ai miei piedi.
IO: Ti sfido ufficialmente fammi vedere se sei capace!
Lei allora senza proferir parola e passandosi la lingua carnosa
sulle rosse labbra lentamente e con maestria fa
uscire la tetta destra dalla scollatura.
La visione mi fa seccare la gola e la pressione mi sale al cervello, ma dovevo e volevo resistere in fodo dovevo sposarmi.

La sua tettona era meravigliosa, una palla di carne con una aureola rosa, grande il doppio di una moneta da 2€ ed un capezzolo turgidissimo,
tanto che avrei potuto attaccarci un quadro.
Ero inebedito.
N: Cosa c’è non vuoi un po’ di lattuccio, piccolo porcellino?
Cazzo avevo davanti a me una vera maiala vogliosa di scopare, ciò che avevo sempre desiderato nella vita si realizzava!
Avendomi visto indeciso fece lei la prima mossa.

Mi spinse la testa verso le due tettone ed iniziò a strofinarmele in faccia.
Il cazzo oramai mi stava scoppiando nella patta.
N: vediamo quanto ce l’hai grosso?
Così dicendo in un lampo mi sbottonò e mi afferrò la mazza che svettava nelle sue mani.
Oramai ero nelle sue mani, così le afferrai con forza la testa e la spinsi verso il mio cazzone.
Lei subito lo fece sparire nella sua bocca.

Era così brava da far sembrare che io non avessi mai ricevuto un pompino nella mia vita.
La sua lingua roteava intorno alla mia cappella, poi si staccava dal mio cazzo pur accompagnando il pompino con una spettacolare leccata.
La sensazione era unica. Sapientemente scendeva con la lingua fino alle palle per poi risalire fino alla cappella ed ingoiare interamente i miei 18 cm.
Dopo quel lavoro da professionista, la mia eccitazione era al massimo e l’adrenalina mi invadeva il cervello oramai volevo solo possedere quella maialona che stava spompinandomi con tanta foia.

Abbandonata ogni riserva, afferrai il mio cazzo glielo tolsi dalle labbra carnose e lo appoggiai alle sue enormi tettone.
IO: Fammi una spagnola vediamo se sei altrettanto brava!
N: E’ la mia specialità non sai quanti uomini mi hanno innaffiato le gemelle! Ora te lo stritolo!
E così dicendo serrò le sue tette intorno al mio uccello ed io lo vidi sparire in quel bellissimo ammasso di carne.
Le sue tette erano durissime e mi stritolavano il cazzo, lei poi si aiutava strizzandole all’inverosimile.

Iniziavo ad essere affannato. Allora lei si fermò.
N: Ehi mica vorrai già venire? Dobbiamo ancora giocare mio bel porcellone.
IO: Cazzo sei bravissima ma da quanto hai imparato a fare queste porcate?
N: Da quando ho scoperto il piacere di far godere gli uomini!
Così dicendo si fiondò sul mio cazzo e lo succhiò così forte da farmi perdere l’equilibrio, fu una sensazione bellissima mista a un po’ di dolore.

Io: Fai piano mica è di ferro il mio uccello?
N: Di ferro no! Però è un bel palo!
La guardai mentre diceva quelle parole, e la sua faccia da troia, le sue labbra carnose e rosse, il suo sguardo voglioso fecero shittare in me un impulso irrefrenabile.
Mi avvicina al suo orecchio e le dissi: Togliti la gonna e gli slip voglio leccarti la fica!
N: Basta che mi alzi la gonna, perchè sono senza mutande quindi puoi leccarmi benissimo!
La scaraventai sul sedile, aprii la portiera dell’auto, la tirai verso l’esterno per le gambe e le aprii con forza.

La sua figa era stupenda, sembrava un’ostrica chiusa ed affusolata.
Immersi il mio viso nella sua fessura, lei emise un gemito quando la mia lingua la penetrò.
Era un lago, bagnatissima e capiente.
La leccavo come un forsennato, lei mi gridava di leccare più forte e di farla godere.
Allora iniziai a lapparla intensamente e contemporanemente le spingevo tre dita nella figona, che entravano senza troppi problemi.
Io: ce l’hai proprio larga ma quanti cazzi ti sei fatta in questi anni?
N: Tanti anche e soprattutto di colore!
Io: Cazzo che troia che sei! e continuai a leccarla fino a sentirla urlare di piacere per un orgasmo mostruoso che le provocai.

Ripresasi dall’orgasmo, mi afferrò l’uccello e mi disse.
N: Sono una gran troia e mi piace, mi piace essere vacca e voglio provar sempre nuove sensazioni. Oggi voglio il tuo cazzo.
Io: E’ arrivato il momento che un gran porco dia una bella lezione ad una gran scrofa come te!
N: Si dammelo tutto! Fai vedere a questa maiala come tratti una troia!
Le spalancai le gambe, le alzai verso il tettuccio dell’auto, e si vedeva la sua figona grondande di umori, che erano arrivati
al sul bel buchetto che mi sembrava non tanto utilizzato.

Le appoggiai il cazzo alla fica e lo strofinavo in modo che gli umori uterini venissero portati verso il buchetto.
N: Ahh! Ma che fai dai scopami nella fica!
IO: No cara decido io quando e dove scoparti!
N: No per favore non metterlo nel culo sono vergine ed ho paura di farmi male!
IO: Come una cagna come te non l’ha mai preso in culo?
N: No, ho paura che mi faccia male, ti prego scopami nella figa!
Mentre lei finiva di proferire quella preghiera, il mio cazzo stava già entrando di forza nel suo culo.

Era veramente stretto ed era veramente vergine.
Per un attimo le mancò il respiro,poi cercò di divincolarsi, ma oramai il cazzo stava entrando grazie anche alla lubrificazione
degli umori vaginali.
N: Mi fai male!
IO: non preoccuparti ti abituerai!
Le iniziai a massaggiare a figona fradicia, le misi prima due poi 4 dita dentro per alleviarle il dolore.
Nel frattempo spingevo il mio cazzo sempre più infondo nel suo culo, ma non riuscivo più ad avanzare.

Così mi dedicai al fisting oramai le mie 4 dita erano tutte dentro e lei ansimava e gemeva.
Quindi diedi un colpo secco al suo culo ed il mio cazzo entrò completamente.
INIZIAI A STANTUFFARALA senza ascoltare i suoi lamenti pensando solo a me.
N: basta mi brucia, esci.
Io: Zitta troia comando io, ti svango tutto il culo ti sfondo!
N: Mhh! Ahhh! Siiii!
IO: allora ti piace PORCONA?
N: Sii! Ancora! Ancora SBATTIMI!
A quelle parole, tutte le inibizioni sparirono.

spingevo come un forsennato come se volessi dal culo farlo arrivare in bocca.
La sua faccia era goduriosa, si leccava le labbra e si masturbava la ficona. Mi guardava e mi diceva: Sono una gran porca vero?
IO: Non ho mai incontrato una troia come te! Sei proprio una gran TROIONA!
Mentre la inculavo lei era difronte a me a cosce spalancate e vedevo le sue tettone che sballonzolavano ad ogni mio colpo e
questo mi faceva arrapare ancora di più.

Oramai ero al limite e stavo per venire, lei se ne accorse e disse:
N: Voglio che mi vieni in faccia! Dai inginocchiati sul sedile posteriore ed inizia a menartelo così mi fai una maschera di bellezza!
Come un automa obbedii,anche se non capivo perchè dovessi andare sul sedile posteriore visto che ero fuori dall’auto mentre la inculavo.
Iniziai a menarlo con foga, lei me lo leccava ed ansimava.
Le sborrai 7 fiotti di sperma in viso, tutto, i suoi occhi, la sua bocca ed i suoi capelli erano coperti di banco sperma.

Mentre il mio sperma le scendeva sul viso, lei con la lingua cercava di prederne per assaggiarlo.
Il mio cazzo si era completamente scaricato ed aveva perso di rigidità
Improvvisamente sentii N. Ansimare e la vedevo muoversi ritmicamente come se stesse cavalcando un cazzo.
Non riuscivo a vedere perchè era buio e l’abitacolo dell’auto non era illuminato, quindi guardai attentamente
e mi accorsi che quella gran troia mi aveva fatto salire sul sedile posteriore, perchè così lei potesse impalarsi sul freno a mano.

Aveva la leva del freno a mano tutta nella fica.
A quella visione il mio cazzo in un attimo riprese vigore.
N: Però niente male! Sei di nuovo in tiro. Dai mettimelo in bocca così mi immagino che siete in due a scoparmi!
La sua faccia da troia ancora grondande di sperma, la leva del cambio che continuava a penetrarla ed il mio cazzo nella sua bocca
non ho resistito e le venni in bocca in poche pompate.

Da quella sera ci furono altri incontri in cui tutti miei più incoffessati desideri divennerò realtà.

Chiara

Chiara ha appena compiuto vent’anni anni e frequenta l’università. A scuola è bravissima, il suo comportamento è assolutamente inappuntabile. Molte sue compagne la invidiano per la sua bellezza acqua e sapone. I compagni di classe, mormorano che Chiara, sappia sin troppo bene di essere molto bella e che, per questo motive, lei snobbi i ragazzi che la vogliono corteggiare. Lei è sognatrice e romantica, ed è sempre in attesa del suo Principe Azzurro. La ragazza ha adocchiato da un po’ di tempo un suo compagno.

Lui si chiama Luca ed è un ragazzo bellissimo ma molto timido. Lei ha notato che lui, durante le ore di studio in classe, la guarda con insistenza, ma poi non riesce mai a farsi avanti. Chiara pensa che sarà lei a dover prendere l’iniziativa, facendogli capire che è perdutamente innamorata di lui. La famiglia di Chiara è formata dal padre, uno stimato avvocato, molto in vista. Un uomo all’antica, maschilista ed autoritario, inflessibile e inamovibile nelle sue decisioni.

Egli impone una disciplina rigidissima, alla figlia femmina, mentre per il maschio, è di manica larga, concedendogli tutti i comportamenti tirannici e a volte crudeli, che il fratello usa mettere in atto, normalmente con la sorella. Poi c’è la mamma di Chiara che è la classica casalinga, sicuramente una bella donna, bionda , con un corpo minuto, dal quale sporge il seno abbondante e prepotente. Non si trucca mai, perché il marito non vuole, e lei di questo marito ne è certamente succube.

In casa comanda lui, ed è sempre lui che, ritenendo la moglie incapace a svolgere le normali attività casalinghe, assume domestiche e colf delle più disparate etnie. Le scelte del padre, “stranamente” si indirizzano sempre su donne giovani e carine e con forme fisiche statuarie, anche molto disponibili, ad esempio a servirgli il caffè, indossando gonne corte e camicette scollate. Chiara pensa che suo padre scelga queste donne solo per il proprio divertimento sessuale e che la mamma ne sia certamente consapevole.

Lei, per non perdere l’agiatezza che il marito le offre, si adatta e chiude un occhio, anzi, indubbiamente li chiude tutti e due. Per l’educazione dei figli la mamma, si limita a qualche sporadico e generico discorsetto sulle insidie del mondo moderno e sulle
depravazioni dei giovani d’oggi. L’ultimo componente della famiglia è il fratello di Chiara. Un ragazzo diciottenne che lei mal sopporta. Lui, è un ragazzo educato male, spocchioso, arrogante, a volte prepotente e violento.

Chiara è la vittima sacrificale, colei che deve sopportare, suo malgrado, questi comportamenti da parte del fratello.
Chiara si sottrae al getto d’acqua calda della doccia ed esce dalla cabina, ella, si sofferma davanti allo specchio ad ammirare il suo acerbo e giovane corpo.
Esamina con attenzione ogni parte di sé. E’ orgogliosa del suo seno bello sodo, con quei capezzoli eternamente eretti, anche se, a dire la verità, lei desidererebbe qualcosa in più della seconda misura di reggiseno, che porta.

Il suo visino dolce è incorniciato da capelli biondi, pettinati a caschetto, con la frangetta sbarazzina che gli cala sulla fronte, evidenziando i suoi occhi, color verde chiaro, profondi come le acque limpide di un ruscello di montagna. Mentre si ammira eccitata, quasi inconsapevolmente, la sua mano destra, accarezzando il suo corpo, scende lungo il ventre piatto e le sue dita affusolate si infilano dentro al serico boschetto del pube e scivolano dolcemente fra le labbra della sua fighetta vogliosa.

Concentrata con gli occhi chiusi, sulle piacevoli sensazioni che le sue dita le procurano, si fa cogliere di sorpresa dal violento bussare, contro l’uscio del bagno. E’ suo fratello Mirko, che con il solito stile, da bulletto maleducato.

“Ehi, fighetta sei ancora lì? Porca troia muoviti!!! Mi serve il bagno. !! Che cazzo stai facendo?”

“Arrivo stai calmo…. tra due minuti esco!”
Ora i colpi alla porta sono più forti, e, in qualche modo, più autorevoli.

E’ papà………
“Sei sorda? Apri la porta! Sei in bagno da due ore” “Un attimo papà, arrivo. “

Gira la chiave ed apre la porta. Davanti c’è suo padre e dietro Mirko che si infila subito dentro il bagno. Chiara, ancora nuda, raccoglie l’asciugamani e se lo avvolge a vita coprendosi l’inguine. E’ imbarazzata, i capelli ancora bagnati, il seno scoperto ed esposto agli sguardi di suo padre e di quel delinquente e maiale di suo fratello.

Il padre si lamenta ancora con lei.
“Stai sempre ore in bagno, che cavolo ci fai sempre qui dentro ?”
Lo sguardo del padre la mette sempre a disagio, i suoi occhi, mentre parla, sono fissi ad indugiare sulle sue tettine nude, sembra quasi che gliele voglia accarezzare con lo sguardo. Poi, lui distoglie lo sguardo e si avvicina alla tazza e girandogli le spalle abbassa l’elastico del pigiama, estrae il cazzo mezzo duro e libera il getto dell’urina a lungo trattenuta.

Chiara, sente lo scroscio che il getto potente procura e si asciuga velocemente i capelli con il phon. Intanto Mirko, che deve farsi una doccia, dietro di lei si sfila la maglietta e tranquillamente si abbassa i pantaloni del pigiama rimanendo in mutande. Chiara, lo vede parzialmente nudo, riflesso nello specchio, e ammira la ben distribuita muscolatura di suo fratello. Quando lui si abbassa gli slip lei lo guarda ancora e vede il pene di Mirko a riposo, lui è certamente un cafone maleducato, ma possiede un cazzo di tutto rispetto.

E’ incappucciato, largo e soprattutto molto lungo. Lui si mette al suo fianco per guardarsi allo specchio e mentre fa questo con la mano destra se lo impugna tirandoselo verso il basso ripetutamente. Quando lo lascia libero il membro è semirigido e si è ulteriormente allungato e ingrossato. Chiara è talmente ammirata da tanta abbondanza che non si accorge che suo fratello la sta guardando. Poi lui si sposta, e Chiara, guardando nello specchio, vede suo padre ancora girato di spalle che muove energicamente il braccio destro e comprende che lui se lo sta scrollando.

Difatti da li a pochi secondi si gira ed esce dal bagno. Chiara termina di asciugarsi i capelli e si gira per raccogliere le sue mutandine che aveva abbandonato in terra poco prima. Mirko ha i suoi piedi proprio sul perizoma di sua sorella.
“Scusa, potresti darmi le mie mutande? Ci sei sopra con i piedi !” “E lasci sempre tutto in giro tu…. “
Poi, lui si china, raccoglie le piccole mutandine di Chiara e guardandola negli occhi con aria insolente e si porta le mutandine al viso per annusarle:
“Cosa hai da guardare puttanella? Che buon profumo che ha la tua figa ! Ora mi ci pulisco il cazzo.

Lo hai mai visto un cazzone come il mio ? Troietta, ti piacerebbe, eh?” Poi appallottola il perizoma, è eccitato ed eretto, lo annusa ancora una volta, se lo porta sulla cappella asciugandosi il liquido colante che ne fuoriesce e quindi con aria di disprezzo gli tira sul viso le mutandine bagnate. Chiara avvampa di vergogna e di rabbia, si gira di shitto ed esce sbattendo la porta. Corre in camera sua, vorrebbe gridare di rabbia per la cattiveria del fratello e per quel suo gesto scandaloso con le sue mutandine, ma si morde la lingua, in studio c’è papà e se sente qualcosa arriva subito e naturalmente prende le difese del figlio maschio.

Ad aiutare Chiara a dimenticare questa arrabbiatura il giorno successivo arriva una splendida notizia. Luca, finalmente si è fatto coraggio e lui, il più bello ed ambito fusto dell’università, vuole conoscerla; per questo la invita, attraverso un’amica comune, ad una festa di compleanno. In condizioni normali, l’idea stessa di andare ad una festa con un ragazzo sarebbe stata improponibile, ma la fortuna vuole che i suoi genitori quel fine settimana vadano al mare con degli amici.

Quindi Chiara sarebbe stata sola a casa, con il fratello.
E’ il destino, pensa Chiara, potrò andare alla festa con Luca. L’unico ostacolo rimane Mirko. Il papà infatti non la lascia mai sola a casa, se non c’è almeno il fratello a custodirla. Lui, naturalmente, essendo maschio, la sera, può uscire quando vuole, mentre Chiara essendo femmina, praticamente mai.. E’ giovedì sera, l’indomani mattina, presto, i genitori partiranno e Chiara parlerà con suo fratello.

Poi presa dalla smania, decide che andrà la sera stessa a parlarci, in modo di risolvere subito il problema.. Suo padre a cena aveva ordinato all’altro maschio della famiglia……..
“Mirko vedi di tenere d’occhio tua sorella quando siamo via, controlla che non vada troppo in giro e che si dedichi allo studio”
E rivolto a Chiara: ”Che non ti venga in mente di uscire la sera, mi raccomando. “
L’umiliazione per Chiara è fortissima il solito maschilismo del padre che mette il potere nelle mani del fratello minore.

Come se non bastasse ci si mette pure la mamma…………
“La domestica non viene, quindi devi tenere in ordine tu, capito?”
Visti i presupposti la faccenda si presenta ancora più complicata. Chiara deve armarsi di molto coraggio per chiedere la solidarietà del fratello. Dopo cena, si fa coraggio e dopo aver bussato, alla porta della camera di suo fratello, entra. Lui è disteso sul letto, nudo, la sua mano destra si sta adoperando ad accarezzarsi il cazzo semirigido, sta guardando un film in televisione.

Il mega televisore che lui ha in camera era stato regalato, a Natale, ad entrambi, da alcuni parenti. Naturalmente Mirko aveva provveduto ad appropriarsene e a metterlo in camera sua. Senza scomporsi, Mirko continua a massaggiarsi il pene e con voce incazzata:”Che cazzo ci fai qui ?”
L’esordio non è dei migliori, ma Chiara si fa coraggio e si siede sul bordo del letto del fratello. Prende il lenzuolo e gli copre l’inguine.

Lei è vestita con il pigiama perché gli crea comunque imbarazzo farsi vedere nuda dal fratello. Forse per lo sguardo libidinoso che Mirko usa con lei.
“Niente, ho bisogno di un piccolo favore da te”
Il fratello come se non avesse nemmeno sentito, rivolge lo sguardo verso di lei e le domanda: “Ma tu, con questo caldo, vai a letto con il pigiama?”
“No, non dormo con il pigiama, ma me lo sono messo per venire da te” “Ah quindi dormi tutta nuda, porcellina ? Ti fai i ditalini sotto le coperte?”
Chiara finge di non aver sentito e prosegue nel discorso avviato in precedenza.

“Ho bisogno di un favore da te, sabato sera devo uscire con un’amica, ma non voglio dire niente a mamma e papà, tu dovresti coprirmi. “
“E perché dovrei farlo? Cosa me ne viene in tasca a me? Mi fai un bel pompino?”
“Dai smettila, ti prego fai il serio. una volta tanto. Tu sai che non ti chiedo mai nulla e soprattutto ti sopporto alla grande. “
Lui, con indifferenza la liquida.

“Ci penserò, ora vai fuori dalle palle che mi hai fatto perdere mezzo film”. Ma Chiara capisce che non deve lasciarlo riflettere troppo.

Sarebbe perfino capace di parlare subito ai genitori di questo tentativo di corruzione. Quindi insiste……
“E quando deciderai ?”
“Dai, togliti dai coglioni, fammi finire di vedere ‘sto cazzo di film, poi decido, adesso vai a dormire e fatti tanti bei ditalini !”
Il tono è arrogante e perentorio, se non fosse che lei ha così bisogno di questo rompishitole insolente saprebbe bene cosa rispondergli, ma si deve limitare ad augurargli la buona notte, con tono speranzoso.

E’ mezzanotte, Chiara dorme profondamente e non si accorge che Mirko è entrato in camera sua. Sente una mano posarsi sulla bocca e si sveglia di soprassalto, lo vede e si divincola, ma lui gli fa segno di tacere. Chiara si alza a sedere sul letto, e le lenzuola scivolano giù lasciandola nuda fino alla cintola. Anche lui è ancora nudo, la guarda con il solito sguardo da maiale e poi si siede sul bordo del letto.

“Sognavi un bel cazzo ? Sembravi rapita in estasi. ”
Lui le alza il lenzuolo scoprendola fino ai piedi. Lei, adesso,è totalmente nuda e vede che il cazzo di suo fratello si è drizzato aderendogli al ventre. Chiara tende le braccia verso il basso e si riporta il lenzuolo fino al collo, poi bisbigliando per non svegliare i genitori.
“Cosa vuoi adesso? Non potevi lasciarmi dormire”
“Ci ho pensato e potrei anche coprirti per sabato, ma tu cosa mi dai in cambio?”
“Facciamo che avanzi un favore?”
Chiara prova ad evitare il nocciolo della questione, ma si rende conto che il fratello non si accontenterà di così poco.

“No, troppo comodo: facciamo che per due giorni tu sei ai miei ordini farai tutto quello che dirò io. “
Chiara si ricorda dei giochi che facevano da bambini, e decide di sottostare a questo capriccio di Mirko………
“Ok, io faccio tutto quello che vuoi tu, tanto ci sono pure abituata. Tra te e papà a dare ordini ! Però poi tu, mantieni la parola e non fai il bastardo! Ok?” “Mi sa che non ti vedi con un’amica, se ti interessa così tanto uscire sabato, comunque sono cazzi tuoi.

Ok affare fatto! Da domani mattina sei la mia serva, come quando eravamo piccoli, ti ricordi ?” Chiara si rincuora, effettivamente Mirko ha solo in mente un gioco da bambini, è assurdo pensare male. Lo sopporterà tutto il giorno come quando da piccini nei loro giochi lui era il Re e a lei toccava sempre il ruolo della schiava conquistata in terra d’Africa. Rincuorata e pregustando l’uscita con Luca, Chiara, si rilassa e sorridente, si mette seduta e lo bacia sulla fronte, poi si lascia nuovamente cadere con la testa fra i cuscini.

Lui per tutta risposta……. “Ruffiana ! Ora me ne torno in camera mia. Voi femmine siete tutte troie, fareste qualsiasi cosa per ottenere i vostri scopi.. “
Poi Mirko si alza dal letto di Chiara, si china su di lei e sottovoce la lascia con un inquietante:
“Buonanotte, riposati, ne avrai bisogno per domani. “
L’indomani mattina la sveglia suona alle sei per i genitori che poi svegliano anche Chiara. E’ la madre ad entrare in camera.

“Alzati noi stiamo partendo, tra mezz’ora sveglia tuo fratello e preparagli la colazione e poi andate a scuola. In frigo c’é tutto il mangiare pronto, vi basterà per due giorni. ”
La ragazza si alza e prepara la colazione mentre i genitori escono di casa suggerendo le ultime raccomandazioni.
Appena li vede allontanarsi in macchina Chiara ne approfitta subito per mettersi una gonna corta che il padre non le permette mai di indossare.

Si infila poi una maglietta aderente che mette in risalto il suo seno e soprattutto i suoi capezzoli. Quando la colazione è pronta entra in camera del fratello per svegliarlo. Dorme supino, profondamente, è completamente scoperto e il cazzo duro per l’erezione mattutina si erge quasi parallelo al ventre. La cappella gonfia, parzialmente coperta dal prepuzio, sembra invitare Chiara a toccarla e a baciarla. Dopo averlo osservato per alcuni attimi, turbata ed eccitata, lo copre con il lenzuolo e apre le imposte chiamandolo per svegliarlo.

“Dai Mirko, sono già le sette, la colazione è pronta, devi andare a scuola. “
Intanto corre in cucina per togliere dal fuoco il latte quando sente dalla camera da letto Mirko con un tono molto duro.
“Ehi, schiava, portami la colazione a letto e richiudi le imposte, cretina. Io oggi non ho nessuna intenzione di andare a scuola. ” Ci vuole una forte dose di autocontrollo da parte di Chiara per non mettersi a gridare, ma, memore del patto della notte precedente, fa buon viso a cattivo gioco e sfoderando il migliore dei sorrisi porta la colazione a letto al fratello.

“Scusami, non sapevo che non volessi andare a scuola, speriamo che mamma e papà non si accorgano di nulla”
Intanto chiude nuovamente le imposte e appoggia il vassoio con la colazione sul comodino.
“Io vado a scuola, tu che fai?”
“Mi faccio i cazzi miei. Ora vai via, ci vediamo per pranzo e torna a casa immediatamente dopo scuola, non ti perdere in chiacchiere come al tuo solito, devi prepararmi il pranzo”
Poi, gettandole una occhiata distratta alle gambe:
“Ma come ti sei conciata, sembri una troia ! Guarda che se cerchi cazzi in giro io ce l’ho qui bello e pronto per te! “
Chiara mordendosi la lingua e trattenendo a stento le lacrime per l’atteggiamento volutamente aggressivo ed umiliante del fratello esce e si prepara per andare a scuola.

La mattinata a scuola si volge tranquillamente. Dalla sua amica riceve la conferma dell’appuntamento con Luca per la sera successiva. “Devo solo sopportare Mirko fino a domani sera…” pensa.
Quando suona la campanella che segna la fine delle lezioni esce subito, prende l’autobus ed arriva a casa. Il fratello è allungato sul divano e gioca con dei video giochi, non si gira nemmeno per salutarla. “Ma quanto cazzo ci impieghi per venire a casa.

Ho fame, dai schiavetta, muovi le chiappe !”
Chiara, che ormai ha capito l’antifona, rassegnata, risponde dalla cucina.
“Dieci minuti, il tempo di preparare qualcosa”
“No cocca, vieni qui a chiedermi cosa voglio mangiare prima”.
Chiara entra in soggiorno e chiede al fratello cosa vorrebbe mangiare. Il fratello la guarda dall’alto in basso e sorridendo le dice:
“i patti erano chiari, dovrai essere la mia serva come quando giocavamo da bambini, non mi sembra che tu stia rispettando i patti.


“Scusa, Mirko, dimmi cosa devo fare. ” “Ad esempio da bambini quando io ero il Re, ti inginocchiavi per aspettare gli ordini. E cerca di usare un tono più sottomesso quando parli con me”
Chiara si inginocchia e frugando nella sua memoria cerca le parole adatte tra la voglia di ridere di quella scenetta, cui la costringe il fratello, ed un sentimento di inquietudine per quel non so che di perverso che c’è nell’atteggiamento di Mirko.

“Cosa desideri mangiare Mirko?”
Il fratello ordina una pasta alla carbonara. La sorella prima di alzarsi chiede: “Vuoi mangiare qui o a tavola?”
Il fratello le risponde che mangerà a tavola, di sbrigarsi e, intanto di portargli una Coca.
Chiara si alza, gli porta la Coca e prepara da mangiare. Appena è tutto pronto, chiama il fratello a tavola. Versa la pasta nei due piatti e, per dimostrarsi abbastanza servizievole aspetta che il fratello si sieda per accomodarsi a sua volta.

Poi gli domanda con il tono più umile possibile: “Va bene così?”
Ma la dolce Chiara non aveva la più pallida idea di quanto Mirko volesse forzare le cose, in questo gioco, e, indicando il piatto della sorella, risponde con tono deciso:”No, non va bene. Chi ti ha detto che tu puoi mangiare seduta a tavola con me? Tu mangi dopo, in piedi, come le cameriere. “
Chiara rimane sconvolta dalla studiata perfidia del fratello ed a malincuore, guardando il suo piatto fumante di pasta, si alza e ripone il suo piatto sulla credenza.

“Accendimi il televisore e prendimi il telecomando, poi rimani qui in piedi, come fanno le cameriere. “
Il fratello mangia con calma, con gli occhi fissi sulla televisione, mentre Chiara deve rimanere in piedi al suo fianco. gli riempie il bicchiere ed aspetta.
La ragazza è molto combattuta. ormai ha accettato il gioco ed ha deciso di bere fino in fondo l’amaro calice, ma c’è qualcosa di strano nella situazione: si sente le guance rosse ed una strana sensazione inspiegabile di dolce stordimento.

Quella stessa sensazione che provava da bambina quando giocava con il fratello. Alla fine del pranzo,con molta calma, Mirko si alza e prima di crollare sul divano lascia le ultime disposizioni:
“Adesso sparecchia, poi puoi mangiare, ma non ti azzardare a sederti. Io vado in salotto, quando hai mangiato preparami il caffè e poi vai a mettere in ordine la mia camera. “
Chiara come un automa risponde meccanicamente: “va bene. ” Sparecchia la tavola, poi, anche se si sente un po’ stupida, malgrado il fratello non la possa comunque vedere, mangia in piedi qualche boccone della pasta ormai fredda e prepara il caffè per il fratello.

Glielo porta in salotto e, senza nemmeno che lui debba dire nulla, prima di porgerglielo si inginocchia. Il fratello sorride divertito ed accarezzandole la testa le sussurra: “Vedo che ti ricordi, brava, ma vedrai come ti metterò alla prova. Ora vai a sistemarmi la camera. ” Lei era colpita dal suo stesso atteggiamento remissivo e dal morboso atteggiamento del fratello. Viveva con leggerezza quel gioco, quasi contenta di essere tornata bambina. Ma c’era comunque qualcosa che non capiva.

Non riusciva a mettere a fuoco una strana sensazione che provava, derivante dalle parole e dai gesti del fratello. Si alza, riprende la tazzina vuota dalle mani del fratello e la riporta in cucina. Poi prima di andare a sistemare la camera entra in bagno. Si chiude la porta a chiave alle spalle, il cuore ha accelerato il battito, si sente strana. Deve verificare una cosa. Allunga una mano sotto la corta gonna e si sfiora le mutandine.

E’ come sospettava, scosta l’elastico e con l’indice, si fa strada tra la peluria trovando immediatamente le grandi labbra completamente bagnate.
Incredibile, si è eccitata. La bambina di qualche anno prima non sa cosa pensare e cerca di giustificarsi: “Forse non centra nulla quel rompishitole di Mirko. Sarà un caso. “
Indugia un po’, accarezzandosi. Il respiro si fa affannoso. Sente caldo. Poi si ferma chiedendosi cosa diavolo stesse facendo. Si sciacqua il viso con acqua fresca ed esce dal bagno.

Entra nella camera da letto del fratello cercando di scacciare il pensiero di quei momenti ed inizia a risistemare quel disastro che Mirko ha lasciato. Porta via i resti della colazione, sistema il letto, poi si abbassa e a fianco del comodino trova una rivista pornografica. La prende in mano, sotto si trovano i boxer di Mirko. La rivista è piena di donne nelle posizioni più sconce, ma a Chiara queste cose fanno solo tristezza.

La richiude scuotendo la testa e sta per portare i boxer del fratello in lavanderia quando si accorge di sentire tra le dita una sensazione di umidità. Infatti, guardando con più attenzione, Chiara nota una larga chiazza umida nei boxer che avvicina ala viso per annusare. Ancora quella strana sensazione, ancora le guance si infiammano.
E’ sperma, la ragazza non ha una grossa esperienza a riguardo, solo qualche affannoso petting con un coetaneo al mare.

Così entra nella stanza lavanderia chiudendo la porta alle spalle, annusa ancora e prova con i polpastrelli a verificarne la viscosità e la consistenza. Al disgusto si unisce la curiosità: non aveva mai pensato al fratello sotto quel punto di vista. Certamente anche lei qualche volta ha indugiato nel letto con una mano tra le cosce, pensando a qualche scena ardita vista in tv. Spesso si è masturbata, ma non hai mai guardato al fratello come ad un ragazzo, ormai grande, con le sue voglie e i suoi segreti.

Getta nel cesto della biancheria sporca i boxer di Mirko e si lava le mani accuratamente. Poi, per la seconda volta nel giro di poche decine di minuti, allunga una mano per assaporare l’umidità fra le labbra della sua gnoccolina.
“E’ meglio che mi calmi, altrimenti rischio di saltare addosso a Luca quando uscirò con lui, domani sera. ” Pensando a queste cose, torna in camera del fratello per finire di riordinarla.

Mirko,intanto,è assorto a guardare i suoi videoclip alla televisione e Chiara si rifugia in camera sua per studiare.
La quiete purtroppo dura poco, dopo nemmeno mezz’ora il fratello entra in camera blaterando: “Ah sei qui. E’ così che rispetti i patti? Non dovresti essere al mio servizio?”
Chiara si era sforzata di dimenticare per qualche ora il tirannico e capriccioso ricattatore e cerca di calmarlo:
“Scusa ma non mi avevi dato altri ordini, devo anche studiare.

Io,a differenza tua, ci vado a scuola. “
E’ un attimo, Chiara non ha nemmeno il tempo di capire cosa sta succedendo, il fratello ha già fatto partire uno schiaffo di man rovescio che lascia un segno rosso vivo sulla guancia destra della ragazza.
“E’ così che si risponde, stronza?”
Gli occhi azzurri di Chiara si riempiono di lacrime mentre si alza in piedi, stringendo i pugni: “Ora bas…..”
Non fa a tempo a finire la frase che Mirko ha già alzato il braccio e la colpisce di nuovo al volto e subito con un tono che non ammette repliche.

“Inginocchiati e chiedi scusa. “
Per Chiara è come una scossa elettrica; è furibonda, ma al tempo stesso confusa e, senza rendersi nemmeno conto di quello che sta facendo, e soprattutto del perché, lentamente si inginocchia mentre si asciuga le lacrime. Il fratello non ha il volto adirato, anzi, si direbbe quasi divertito mentre la sorella con un ultimo singhiozzo e massaggiandosi la guancia arrossata è in ginocchio e mormora uno: “Scusami. “
Mirko si siede ai bordi del letto, di fronte alla sorella inginocchiata.

Chiara tra la rabbia e la vergogna per aver di nuovo obbedito al fratellino tiene lo sguardo basso. Il fratello le accarezza una guancia e con un tono quasi consolatorio le dice:
“Devi imparare ad essere più sottomessa, altrimenti i nostri patti vanno a monte. “
In un attimo, mentre Chiara pensa a quanto sia strano quello che da due giorni le stia succedendo e a come stranamente non sia in realtà veramente arrabbiata con il fratello, la mano di Mirko scende lungo il collo e scivola verso il seno.

La maglietta sottile disegna alla perfezione i capezzoli di Chiara, sorprendentemente sensibili. Chiara non ha il tempo di rendersi conto di nulla anche se il respiro si fa affannoso e il fratello ha due dita sul suo capezzolo destro e stringe. Chiara, sempre con lo sguardo basso, sente improvvisamente caldo mentre il fratello stringe con forza il capezzolo, riesce a mormorare un: “No, cosa fai”
Ma è un lamento quasi impercettibile, biascicato, il fratello subito le dice…”stai zitta, fai quello che ti dico e taci, chiarooo …..?”
Poi si abbassa verso il suo orecchio e le mormora:

“Quando ti dico di inginocchiarti devi aprire le gambe, tenerle allargate, capito? Non siamo mica in chiesa.

” Chiara non è più in grado di fare nessuna domanda riesce solo a dire:
“Sì, subito”
Con le mani si alza un po’ la gonna stretta e corta ed allarga le ginocchia, poi meccanicamente mette le mani dietro la schiena. Il fratello, mentre si china a parlarle all’orecchio tende il braccio destro e lo infila fra le cosce divaricate di Chiara. Le dita si intrufolano nella deliziosa nocciolina umida di Chiaretta e si spostano sul grilletto, masturbandola lentamente…
“Ti piace troietta…? La smetterai di fare la ribelle o devo iniziare a pensare a cosa raccontare a papà ? Hai la figa bagnata fradicia, ti piace fare la schiava vero?”
“Dai fermati, ti prego, non va bene siamo fratelli..”
Lui per tutta risposta toglie la mano dalla passerina e, sollevandole la maglietta, le afferra nuovamente un capezzolo e lo torce con forza.

“Aagghhh, scusami, scusami Mirko, sono stata una stupida, non ti farò più arrabbiare, prometto. “
Il fratello molla la presa si alza di shitto e le dice in modo perentorio.
“Ora vai a lavarmi il motorino che devo uscire. “
Prima di andarsene sottolinea la frase con uno schiaffo dietro la nuca. Non è forte ma fa perdere l’equilibrio a Chiara che cade sul letto su cui prima era seduto Mirko.
Mirko esce e Chiaretta rimane ferma, in ginocchio, le cosce spalancate, il viso sprofondato nel letto, gli occhi bagnati di lacrime e non può fare a meno di allungare un mano in mezzo alle gambe ed avere la conferma: le mutandine sono tutte bagnate.

La ragazza è molto arrabbiata con sé stessa ma non può fare a meno di indugiare nel boschetto ad accarezzarsi pensando alla dolce umiliazione che le recenti prove di sottomissione le hanno procurato. Solo un minuto con il respiro affannoso poi si alza, si cambia ed esce per lavare il motorino al fratello.
Mirko esce in giardino con una birra in mano e si accomoda su di uno sdraio all’ombra ad osservare la sorella che, obbediente, sta lavando lo scooter.

Chiara cerca di non incrociare lo sguardo per la vergogna,

ma anche perché non vuole rischiare di subire nuove umiliazioni e punizioni.
Con la pompa ed una spugna si dedica con attenzione alla pulizia del motorino. Per lei non é una novità, anche il padre le ordina spesso di lavarle l’auto. Le poche volte che lei si è lamentata chiedendo a suo padre il motivo per cui non faceva fare questo lavoro al figlio maschio, il genitore maschilista ha sempre risposto di non rompere e di lasciare in pace “l’altro uomo di casa !”.

Lei subiva tutte queste umiliazioni, al solo scopo di poter uscire con Luca, oppure, in fondo al suo animo, l’essere in qualche modo schiava di suo fratello, le procurava uno strano piacere?
Mentre, con la mente era occupata da questi pensieri, proseguiva nell’opera di pulitura del motorino di Mirko, lui comparve sulla soglia della porta, che dava nel cortile e si avvicinò a controllare, il lavoro che la sorella stava svolgendo. Chiara meccanicamente si scostò, con le mani dietro la schiena e lo sguardo basso, ad attendere il giudizio del fratello.

Esattamente come faceva suo padre, lui diede una rapida occhiata e con il solito tono strafottente, indicando le ruote.
“Pulisci bene anche le ruote, cretina! Devono sembrare nuove, e sbrigati !”
La ragazza, ormai assuefatta ai modi ostili del fratello si limitò a mormorare: “scusa..”
La ragazza si adopera subito a pulire per bene le ruote della moto, mentre Mirko rientra, soddisfatto, in casa. Mirko, dopo qualche minuto, si presenta per uscire, esamina accuratamente il motorino e poi ci sale su, guarda la sorella, con il solito sorriso strafottente e mettendo in moto.

“Io esco, hai qualche ora di libertà, ma non muoverti da casa. Poi ti chiamo. “
Mentre il fratello se ne va, Chiara rientra in casa tirando un sospiro di sollievo, finalmente un po’ di pace. Cercando di scacciare il pensiero di quello che è successo in quella giornata si rimette a studiare perché ormai sono già le diciassette e l’indomani, sarà un sabato impegnativo. Ci sarà prima l’università e poi, la sera, l’appuntamento con Luca.

Alle diciannove in punto sente suonare il telefono, è Mirko che con estrema insolenza…………
“Senti schiava, vengo a casa con degli amici, prepara qualcosa per cena. “
Il tono era di quelli che non ammettevano repliche, ma Chiara si permise comunque, con il tono più rispettoso possibile di obiettare…………
“Mirko, lo sai che papà non vuole che invitiamo gente a casa…. “
Ma non riesce a finire il discorso perché il fratello con un tono molto duro la interrompe:
“Non ti azzardare a contraddirmi, stupida, io faccio quello che voglio.


Chiara rimane zitta per un attimo e capisce che é meglio non contraddirlo:
“Va bene, dimmi cosa devo fare”
“Niente di particolare, apparecchia la tavola per quattro persone in sala da pranzo, vengono dei miei amici, guardiamo un film e mangiamo una pasta. Tu vedi di comportarti come ti ho insegnato oggi. Capito?” Chiara percepisce il pericolo di essere messa in ridicolo davanti a dei ragazzini amici del fratello ed inizia ad essere veramente a disagio.

“Ma Mirko, i tuoi amici non fanno parte del nostro accordo …mi vergogno. Non vorrai trattarmi come mi hai trattato oggi davanti a loro?”
“Chiara non rompere i coglioni! Tu comportati bene, sii obbediente e sottomessa, può darsi che loro nemmeno se ne accorgano. Del resto tu sei solo una donna “
“Comunque anche se se ne accorgono nemmeno ti conoscono e poi tu fai quello che ti dico io o ti metti in un mare di guai… chiaro?” “Ok capito, è tutto chiaro, preparo e vi aspetto”
Apparecchia la tavola, mette l’acqua per la pasta sul fuoco, ci aggiunge il sale e aspetta che bolla.

Poi va in bagno a mettersi in ordine, per essere presentabile agli amici del fratello. Mentre è ancora in bagno, sente la porta di casa aprirsi e dei ragazzi che ridono e parlano fra di loro. Poi la voce di Mirko che la chiama e subito dopo sente bussare con violenza contro la porta del bagno. “Che cazzo ci fai sempre in bagno ? Esci di lì che i miei amici devono andare a pisciare !”
Mirko parla volutamente ad alta voce, per far sentire anche ai suoi amici, come lui tratta sua sorella maggiore.

Quando Chiara esce dal bagno lui, sempre ad alta voce……
“Vai in camera tua e aspettami. “
Intanto i ragazzi sono entrati in bagno e senza nemmeno chiudere la porta, a turno tirano fuori il cazzo dalla patta dei jeans e iniziano a pisciare rumorosamente. Chiara si allontana e se ne va in camera sua, si toglie la gonna corta e si infila i pantaloni della tutina rosa. Dopo pochi secondi Mirko entra e la guarda fissa negli occhi.

“E’ meglio che ci chiariamo subito, mettiti in ginocchio!”
Chiara si inginocchia immediatamente, apre le ginocchia come piace al fratello, poi abbassa la testa e mette le mani dietro la schiena. “Brava così mi piace. Non userò giri di parole, ora farai quello che ti dico e guai a te se sbagli anche solo la più piccola cosa. Ti farò fare letteralmente la serva per me ed i miei amici questa sera, voglio che li lasci a bocca aperta.


Poi volge lo sguardo verso il letto e nota la minigonna che Chiara si era appena tolta.
“Perché ti sei cambiata? Non vuoi far vedere le gambe ai miei amici? Non hai capito un cazzo ! Rimettiti quella…. anzi mettiti quella bianca che non metti mai. “
Chiara arrossisce immediatamente, quella gonna é ancora più corta e, soprattutto, é plissettata e larga. Non la mette mai perché qualsiasi movimento rischia di mostrare le mutandine.

la ragazza rimane anche meravigliata del fatto che il fratello se la ricordasse. Chiara azzarda una resistenza. “Quella non la metto mai…”
Anche questa volta non riesce a finire la frase perché un sonoro ceffone la colpisce su una guancia.
Chiara si massaggia la parte colpita poi si scusa con suo fratello. Lui, seccato per l’insubordinazione della sorella, la prende per i capelli e…. “Mettiti la gonna bianca e visto che fai la furba ti togli pure le mutande ! Muoviti, e poi vieni di là a servire a tavola !”
La ragazza si alza in piedi e si avvicina al cassetto dove tiene le gonne, prende quella bianca e sfilando i pantaloni della tuta si infila la gonna.

Mirko è lì che la osserva con attenzione e attende che lei obbedisca ai suoi ordini….
“Togliti le mutande, muoviti…..”
Chiara si solleva lentamente la gonna e, altrettanto lentamente, infila i pollici nell’elastico del perizoma. Lei spera che lui se ne vada, in modo da non privarsi dell’indumento che le copre la sua intimità.
Mirko non si muove e aspetta di assisterere al suo spogliarello integrale.
“Ma sei stupida o lo fai apposta? Fai veloce,sfila queste di mutande!” “Ti prego Mirko, mi vergogno troppo, la gonna è trasparente ed appena mi muovo mi si vede tutto.

Ti prego, questo no. “
In quel momento Mirko fa una cosa che sorprende di nuovo Chiara. Senza andare tanto per il sottile si avvicina alla sorella le alza la gonna e con uno strattone le strappa le mutande di dosso. La ragazza ormai è psicologicamente turbata, controllata da un despota che gode nell’infliggerle ogni sorta di umiliazione.
Infatti non ha più alcun istinto di ribellione, si limita a coprirsi il sesso con una mano.

La testa diviene sempre più bassa ed il viso sempre più rosso dalla vergogna. Poi muove le gambe per far scivolare a terra le mutandine strappate. Mirko le raccoglie e se le avvicina al viso annusandole. L’afrore che l’umido indumento emana è la chiara ammissione che il fare la schiava sia una attività, che la eccita moltissimo. Così Mirko si rivolge a lei con voce più dolce…
“Vedo e sento che ti piace essere la mia schiava …! Ora vieni di là che ti presento i miei amici, vedi di essere gentile con tutti e cerca di farci divertire.


Il fratello si mette in tasca le mutandine strappate di Chiara, apre la porta e con finta galanteria la fa passare per prima. Giusto per assestarle una manata sul culo. Mentre percorrono il corridoio che porta alla cucina lui ne approfitta e le palpa il culo facendole scivolare le dita nella sua profumata piccola albicocca bagnata. Lei non si lamenta e nemmeno cerca di sottrarsi al palpeggiamento insistito.
Chiara è combattuta tra il piacere fisico che sente in quei brevi attimi e quello cerebrale, altrettanto intenso.

Lei cammina a piccoli passi tenendo le mani sul davanti, temendo che si possa vedere quello che sta succedendo lì sotto.
Giunti in salotto Mirko sfila la mano da sotto la gonna di Chiara e la presenta ai suoi giovani amici già abbandonati sulle poltrone.
“Questa è mia sorella Chiara, loro sono i miei amici Nicola, Enrico e Mattia. “
Poi Mirko si siede sull’unica poltrona ancora disponibile lasciando sua sorella in piedi in mezzo a loro.

I ragazzi la squadrano da capo a piedi e la salutano con un sorrisino ironico.
La ragazza mantiene lo sguardo basso e mormora a sua volta un saluto. I tre sono dei ragazzi tutti diciottenni, sono molto diversi fisicamente tra di loro. Nicola è grassottello con i capelli rossi e le lentiggini sul viso. Enrico è invece magrissimo, carino di viso, con capelli e occhi scurissimi mentre Mattia è piccolino di statura, capelli biondi, ricciolini, fisicamente magro, quasi scheletrico.

Indossano tutti i jeans e delle normali t-shirt di vari colori con delle scritte sopra.
Mirko prende per primo la parola per riprendere il suo ruolo di fratello padrone….
“Cosa fai lì impalata, vacci a prendere qualcosa da bere. “
Lei legge gli sguardi sorpresi, e forse anche imbarazzati, dei tre ragazzi; si volta per andare in cucina ed è perfettamente cosciente che la gonna con il movimento si è sollevata scoprendole abbondantemente il sedere, nudo.

Prende un vassoio e ci mette su varie bibite assortite con relativi bicchieri, infine raggiunge i ragazzi e si china per posare il vassoio sul tavolo basso, situato fra le poltrone. Con malizia estrema, nel compiere questa operazione si posiziona in modo da volgere il suo bel culetto dalla parte degli amici di Mirko.
“Ehi sorellina, ci devi servire, versaci da bere!” “Cosa volete bere?”
Chiara si mise a mescere loro le bibite prescelte e si preoccupò ancora di eccitare i giovani ragazzi, mostrando il più possibile delle sue parti intime.

Poi Mirko esordisce: “vai in camera tua, ti chiamo quando mi servi. “
Il modo di dare ordini di Mirko, era certamente studiato per umiliare in ogni modo la sorella, ma lei, da quel momento in poi, capì di non dover subire più passivamente il comportamento del fratello.
Lei all’improvviso aveva percepito la potenzialità che aveva la situazione che si stava creando. Così decise di stare al gioco e ricavare quello che fosse possibile ottenere, almeno a livello cerebrale.

La ragazza aveva iniziato il suo gioco, si era seduta al posto del banco e stava preparando le sue mosse. Soprattutto aveva capito che la situazione era eccitante e che, in fondo, in fondo nel suo DNA esisteva, forse da sempre, il desiderio di essere una vera schiava.
La donna a disposizione di tutti per soddisfare i desideri e le voglie più recondite di tutti quelli che avrebbero voluto abusare della sua femminilità e della sua.

ancora adolescenziale, sessualità. Era pronta ad offrire a tutti i suoi servigi.
Quando la voce di suo fratello, arrivò alle sue orecchie, lei obbedì di buon grado e raggiunse in salotto lui e i suoi amici, pronta a questo nuovo tipo di “sacrificio”.
“Inginocchiati qui, davanti a me e fai vedere ai miei amici cosa sai fare !”
Lei finse di essere titubante, abbassò lo sguardo e fece segno di no con il capo.

Mirko si alzò dalla poltrona e la schiaffeggiò ancora, lei sentì il piacere salirle dal ventre, percepì l’umore che stava riempiendo la sua vagina. Si piegò volontariamente all’ordine di suo fratello e si inginocchiò fra le sue gambe divaricate. Volutamente con malcelata inesperienza, abbassò la zip dei jeans di Mirko, poi aprì la fibbia della cintura di cuoio e fece uscire il bottone metallico dall’asola. Allargò i lembi dei pantaloni e, prendendoli lateralmente, li tirò delicatamente verso il basso.

Mirko, aiutò sua sorella, in questa operazione, agevolandone il compito e sollevando il bacino. Rimase in slip bianchi elasticizzati,essi si avvolgevano attorno al grosso cilindro duro, formato dal cazzo di suo fratello.
La cappella fuoriusciva dall’elastico e lei la sfiorò con le dita, non prima di essersele inumidite con la saliva.
Ancora una volta Mirko sollevò il bacino e lei provvide a sfilargli gli slip. Il grosso cazzo si proiettò fuori come una molla, vibrò e rimase fermo, rigido.

Lei si alzò in piedi e poi si chinò tenendo le gambe divaricate e tese, imboccò il pene di Mirko e inizio ritmicamente a pompare. Lo spettacolo, per i ragazzi seduti dietro di lei era molto eccitante. Tutti e tre, quasi simultaneamente, si liberarono dei jeans, seguiti a ruota dalle mutande e dalla maglietta. Vedevano il magnifico culo e la nocciolina depilata di Chiara e fra le gambe divaricate di lei, potevano ammirare altresì, la bocca della ragazza che scorreva abile sul cazzo del loro amico.

Mirko a questo punto prese per i capelli sua sorella e la allontanò dal cazzo.
“Ehi troia, ora succhia anche loro ! Muoviti, succhiali, nella stessa posizione di prima !”
Chiara, si asciugò con il dorso della mano destra la bocca bagnata poi si girò verso i tre ragazzi e li vide nudi con le loro nerchie dure.
Quello che lasciò a bocca aperta Chiara, fu il pene di Mattia.
Visto nudo, il ragazzo, era veramente scheletrico e anche le gambe erano sottilissime e mingherline.

Era pure piccolino di statura e l’unica cosa di veramente esagerato era il cazzo. In mezzo a tanta desolazione pareva di trovare un oasi nel deserto. Il cazzo era duro, larghissimo dalla base fin sotto la cappella, era lievemente incurvato verso destra. Il glande usciva a fungo da questo grosso tronco e vi sporgeva in modo esagerato. Lei lo osservò a lungo poi si rimise in posizione di vera troia e aprendo la bocca al massimo di quanto gli era consentito, lo circondò con le labbra riuscendo ad ingoiarne un pezzo.

Lei iniziò il pompino, ma, il giovane resistette solo pochi secondi, forse perché molto eccitato dallo spettacolo precedente.
La “Fontana di Trevi” si riversò nella sua bocca. Ingolfata, cercò di ingoiare quanto più seme fosse possibile, poi volle tirarsi indietro per respirare.
Lui la prese per i capelli e la obbligò a ingoiare tutto il cazzo. Quando lui ebbe terminato, Chiara riuscì a prendere il sopravvento e approfittando dell’estasi profonda che aveva provvisoriamente intontito Mattia, riuscì a liberare il suo cavo orale dalla ingombrante presenza del grosso cazzo del giovane.

Lei riprese fiato, respirando affannosamente, la bocca mostrava, ai lati, delle colature di sborra, che scendevano giù verso il mento e rimanevano appese, tremule ed elastiche, per poi cadere sulla maglietta della ragazza.
Quando riaprì gli occhi, fu colpita dalla scena che si svolgeva sulla poltrona di fianco a quella di Mattia.
Suo fratello Mirko, il super macho, stava succhiando il cazzo del “rosso” ovvero di Nicola.

Lei si abbandonò sulla poltrona lasciata libera da suo fratello e assistette eccitata alla scena.

Quando poi vide Enrico alzarsi in piedi e prendere Mirko per i fianchi, sollevarlo in modo da portare il culo del ragazzo a portata di cazzo, lei lasciò che la sua mano destra si insinuasse fra le cosce spalancate e iniziò a sditalinarsi furiosamente. Mattia, con il cazzo ancora gocciolante la raggiunse inserendo la sua bocca fra le sue cosce di lei, le aprì la figa con le dita e iniziò a leccarla sapientemente.

Chiara, gode come una matta, mentre il ragazzo la lecca, vede Enrico che incula suo fratello Mirko che a sua volta succhia il cazzo a Nicola. Sta quasi per arrivare all’orgasmo, quando vede Mattia sollevare il viso dalle sue cosce e avvicinare il cazzo, tornato miracolosamente duro, alla sua figa fradicia.
Lo sente entrare, il mostro si fa largo dentro la sua vagina scivolosa. La penetrazione è inizialmente faticosa ma poi le pareti della figa di Chiara si allargano e si adattano alle dimensioni mostruose del grosso membro, così il gigantesco pitone gli penetra fino alla radice.

Pochi colpi e lei viene, gode con un orgasmo infinito, intenso, appagante al massimo.
Mentre si gode ad occhi chiusi il suo piacere, sente il cazzo sfilarsi repentinamente da lei e simultaneamente sente sul viso e sul corpo lo sperma bollente che la colpisce con getti violenti e densi. Mattia esausto si accascia su di lei e la bacia sul collo e sul viso, le stringe convulsamente le tette con le mani e poi si abbandona, quasi esanime, sopra Chiara.

Mentre questo succede anche il trio “gay” sta raggiungendo il culmine del piacere e in successione, prima Enrico, che sborra nel culo di Mirko, poi Mirko che segandosi eiacula sul corpo di Nicola, e poi quest’ultimo che si libera del suo seme inondando la bocca di Mirko. La sera, lei telefonò a Luca, e gli spiegò che un improvviso mal di testa, l’aveva bloccata e che sarebbe andata a letto.
L’appuntamento per il momento era annullato.

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LA SEDIA

Ecco una di quelle esperienze che da giovane mi hanno regalato tanta gioia e felicità. E mi hanno insegnato una pratica nuova che negli anni poi ho perfezionato , l’arte del Rimming!! Rimming è una parola inglese che in italiano in ambito sessuale sta ad indicare la più comune leccata di bucho de culo. Ma piano, solo ed esclusivamente il buco del culo e appena attorno e non oltre!! Quindi un area ristretta e ben definita.

Oh Dio , ristretta a seconda dal soggetto!! Comunque l’ano e dintorni. Amo la lingua inglese perché con una parola indicano ogni tipo di gioco sessuale. Rimming, spanking, sonding, fisting, punching, etc.. fantastico!!! Ero a metà tra i venti e i trenta circa, e di leccate di culo ne avevo date e ricevute un numero indefinibile di volte. Ma non ero mai riuscito a farlo così bene come quella volta che vi sto per raccontare.

Il mio amico Nicola ha uno zio che da ragazzo andò a vivere in Germania, a Berlino. Secondo il mio amico il motivo fu per vivere la propria omosessualità più liberamente, ma la ragione non fu mai chiara, anche perché lo zio non si è mai dichiarato ne’ con la famiglia ne’ con il mio amico, pur sapendo al contrario della omosessualità del nipote. Uno zio un po’ strano, ma giustissimo!!! Per Natale era solito tornare in Italia, così che imparai a conoscerlo bene, e di conseguenza mi ospitò e lo fa ancora quando vado io a Berlino.

Città stupenda, avanti cento anni rispetto al resto del mondo. Soprattutto il mondo gay. Comunque un Natale che venne in Italia mi portò un regalo. Forse ispirato da qualche mio racconto, non lo so, un regalo molto particolare. Era una bella shitola grande, non volle dirmi nulla , solo di aprirla quando sarebbe ripartito e che il regalo mi sarebbe piaciuto moltissimo. Passammo qualche serata assieme, finché ahimè tornò a Berlino. Prima di salutarci in aereoporto mi diede una busta chiusa e mi disse” Buon divertimento!!!”.

Tornato a casa, mi chiusi in camera. Io e la shitola ancora infiocchettata. Per prima cosa aprii la busta. Pensavo che dentro ci fosse una lettera dello zio, invece con mio stupore erano 4 fogli di istruzione per il montaggio dell’oggetto nella shitola che lo zio sapientemente aveva tradotto in italiano , scrivendo a penna sotto ogni indicazione. Osservai velocemente quello che era a tutti gli effetti il libretto di istruzioni con tanto di figure e nel vedere l’ultimo disegno, cioè l’oggetto misterioso completamente montato , rimasi molto perplesso.

Li per li non capii davvero cosa fosse quella strana cosa a metà tra un cesso e una sedia. Non mi restava che aprire la shitola e seguire le istruzioni scritte dallo zio. Scartai il pacco in tre secondi. Era una shitola di cartone con delle frasi in tedesco e una sola parola in inglese scritta più in grande : RIMMING CHAIR. Dentro trovai , oltre ai pezzi principali, anche le viti, i bulloni, una chiave inglese, insomma come avessi comprato uno sgabello da Ikea!!! E come tutte le cose di Ikea, seguendo le istruzioni passo per passo in mezz’ora assemblai tutto alla perfezione.

Guardai il disegno, poi quello strano ibrido davanti a me ed erano identici. Ok, ottimo lavoro. Rimaneva solo cercare di capire di cosa si trattasse. Una tavoletta di un cesso montata su 4 gambe in ferro regolabili in altezza. La tavoletta mi sembrò subito più solida di una normale. Non aveva il coperchio. Solo una tavoletta in plastica aperta sul davanti. Ben saldata alle 4 gambe. Pensai ad uno scherzo. Non c’era internet allora, almeno io ancora non lo usavo, sarebbe stato utilissimo in quel momento.

Guardai nel vocabolario di inglese il significato della parola Rimming, visto che Chair già sapevo che era la sedia. Trovai che la parola Rim aveva il significato di ” orlo, bordo, cerchio” , non era un verbo come farebbe pensare quell’ ing usato di solito per indicare l’infinito o il congiuntivo in inglese. Rimming, cosa poteva significare. Boh, mi spogliai e mi sedetti sul finto cesso. Appena lo feci notai che quell’apertura sul davanti serviva per lasciare palle e cazzo libere di dondolare.

Ma la cosa che mi incuriosì di più fu che una volta seduto , la tavoletta aveva un inclinazione tale da mettere in tensione le chiappe e aprirti il buco del culo. Una seduta comodissima, ben diversa da un water normale. Lo zio non mi avrebbe mai regalato una cosa inutile, e fu proprio pensando a lui che mi venne l’ispirazione: quella era una sedia per farsi leccare il buco del culo!!!! Ma ovvio, come ho fatto a non arrivarci subito!!! Ad un tratto mi sembrò il regalo più bello del mondo!!! Mi vennero in mente le infinite possibilità di utilizzo!!! Cambiai modus operandi e mi stesi sotto.

Wow!!! Ecco questa è la mia posizione ideale!!! Mi immaginai un buco del culo bello peloso da leccare per ore tutto intorno. Ecco!!! Orlo, bordo!!! Mi illuminai d’immenso!!! Tutto entusiasta non mi bastava altro che trovare il buco adatto. E pensai……e pensai…quello si, quello no, ma forse quell’altro!!! Poi valutai che non era una cosa da portarsi in giro come uno zaino. Quindi dovevo pensare a qualcuno che fosse disponibile a venire a casa mia.

Subito!!!! Dove cazzo l’avrei potuto trovare??? E chi???? In quel periodo me la facevo spesso con un mio collega di lavoro, provai a telefonargli ma il cell era spento. Mi feci forza e con la scusa del lavoro lo chiamai a casa e la moglie mi disse che era al bar a guardare la Juve sul maxi schermo. Conoscevo il bar ed era pure vicino a casa mia. Spinto da una voglia di culo pazzesca andai in quel bar.

Entrai ed era pieno di uomini che guardavano la partita di calcio. Belli alterati dall’alcol, facevano un casino pazzesco. Mi guardai attorno, cercai per bene, ma del mio collega non vidi l’ombra. In compenso notai più di uno che mi ispirava sentimenti da maiale. Uno in particolare mi mandava fuori di testa. Ma la missione mi sembrò impossibile. Ormai rassegnato, presi una birra al bar , magari il mio collega sarebbe comparso all’improvviso. Mi scolai la birra e prima di andar via chiesi dove era il bagno.

Mi scappava una pisciata!!! Entrai in bagno, c’era un cesso solo. Mentre stavo pisciando entrò quello che avevo notato in precedenza. ” Su su sbrigati che fra poco finisce il primo tempo!!” Disse con voce roca. ” bella partita eh? ” mi chiese. ” Guarda onestamente il calcio non mi piace” risposi. ” E cosa ci fai qua allora ?” Disse. ” Cercavo un mio amico per invitarlo a casa mia e leccargli il culo!!!” O la va o la spacca.

Ero pure un po’ ubriaco, ma anche lui non scherzava!!! ” E lo hai trovato?” Mi chiese. Allora dopo avermi chiuso la cerniera , mi girai e gli risposi dispiaciuto”Macché magari!!! Ho una voglia di leccare un bel culo peloso , in relax a casa mia !!!!” Lo guardai bene, non era male, un bel maschio sulla cinquantina, scuro di capelli e pelo. Barba da fare. Tracagnotto. ” Hai la TV a casa tua?” Mi domandò.

” 50 pollici ti bastano?” Risposi. ” A te 20 cm ti bastano?” Disse ridendo , si capiva che era brillo. ” Vuoi venire a casa mia? Ho birra da bere e uno schermo TV tutto per te e una sedia particolare. Ti lecco il culo per tutto il secondo tempo della partita”. Non avevo grosse speranze. ” Fammi pisciare che poi andiamo. ” Disse. ” No,no. Pisci a casa mia. Andiamo via subito” temendo che l’attimo fosse troppo fuggente.

Non so come ma in un attimo prese il giubbotto e salimmo in macchina. ” Devo prendere le sigarette” disse. Non volevo fermarmi e gli dissi” Se ti piace fumare un toscano ne ho un paio”. ” Grande!!! Sigaro e leccata di culo!!! Ci divertiamo!!!” Non mi sembrò vero!! Pensai che un colpo di fortuna così non me lo sarei mai immaginato!!! Velocemente, arrivammo a casa mia. Entrammo nel mio appartamento. Lui vide la TV e mi disse” Accendi , accendi , metti la partita!!!” Appena in tempo inizio’ il secondo tempo.

Presi una birra, un sigaro, e gli chiesi di togliersi i vestiti. Mentre si spogliava andai in camera a prendere la sedia e la appoggiai per terra al centro della sala davanti alla TV. Lui la vide e mi disse ” devo sedermi su questa?” Risposi di si. Mi spogliai anche io mentre lui si accomodò sulla sedia. Gli accesi il sigaro, gli detti la birra e dopo averlo valutato per bene, mi stesi sotto la sedia.

Solo la testa. E nel raggiungere il buco del culo vidi un gran bel cazzo e due belle grosse palle pelose. E sentii tutti gli odori di maschio che tanto amo. Finché perfettamente posizionato mi ritrovai il suo buco del culo a portata di lingua. Bello, scuro, peloso, puzzolente!!! Non dovevo nemmeno alzare la testa, bastava aprissi la bocca e iniziassi a leccare. E così feci!!! Iniziai a tintinnare con la punta della lingua il buco peloso.

Subito lui disse” Cazzo siii… mi piace !!!” Allora passai la lingua prima intorno al buco e poi dentro al buco. Più volte finché la puzza iniziava a sparire. Lui godeva come un maiale. Ad un tratto appoggia i suoi piedi sul mio petto e il culo si abbassa di un centimetro, quel che bastava per bloccare la mia bocca e obbligarmi a respirare dal suo buco!! Leccai sempre più avidamente e il suo buco iniziò a rilassarsi ed aprirsi per farsi penetrare con la mia lingua.

Che buco meraviglioso!!!! Lui fingeva indifferenza commentando la partita, ma godeva come un matto. Fece un paio di scorregge e me le respirai tutte. Dopo venti minuti di leccata continua mi disse che doveva pisciare. Ecco a cosa serviva l’apertura sul davanti. Abbandonai per qualche minuto il buco e spostandomi un po’ indietro gli presi il cazzo in bocca, e senza dirgli nulla ,lui piscio’ nella mia bocca e io bevvi tutto il suo piscio forte da maschio.

Ne fece un litro. Quando finì mi disse”Torna a leccarmi il culo porco maiale!!!” Allora ti piace? Pensai. E per il resto della partita non feci altro che passare la mia lingua intorno, dentro, poi ancora intorno a quel buco fantastico. Sarei rimasto così per tutta la vita. Ma ahimè le cose belle finiscono sempre. E fini’ pure la partita di calcio. Lui doveva tornare dalla moglie. Ma lo obbligai a non alzarsi ancora,non prima di regalargli un gran pompino con ingoio.

Se lo meritava. Ci rivestimmo e lo riaccompagnai al bar dove aveva la macchina. Prima di scendere mi disse ” Se ti va posso venire a vedere qualche altra partita a casa tua, se ti va…”. Risposi di si, sentendo l’odore del suo culo che mi aveva impregnato tutta la barba. Inutile dire che guardò molte partite a casa mia. E qualche volta si portò dietro qualche amico. Facendo i turni per sedersi sulla mia sedia!!! Ad oggi ho avuto il piacere di far accomodare a casa mia una gran quantità di culi.

Ora che ci penso non ho mai detto nulla al riguardo allo zio di Nicola , non l’ho mai ringraziato. Il solito stronzo!!!!!.

Condivisa da padre e figlio

Mi chiamo Liliana, ho quasi trentanove anni, da diciotto, sono sposata con Carlo, che ne ha due più di me. Abbiamo un figlio di nome Luca che avrà diciotto anni fra un mese. Sono appena uscita dalla doccia, sono nuda, ammiro il mio corpo. Alta uno e settantacinque, seno terza, anzi più quarta, capelli castano chiari, occhi scuri, viso aperto, sorriso solare bocca ampia e labbra carnose.
Gambe abbastanza lunghe, ben tornite e sedere che molti definiscono, “ un bel culo!”, mani ben curate nonostante la mia sola occupazione di casalinga.

Mentalmente faccio un resoconto della mia esistenza fino a questo momento della mia vita, e non mi lamento. Sono giunta al matrimonio “quasi vergine. ” dico, quasi perché a sedici anni avevo un debole per un mio cugino più grande. All’epoca abitavamo insieme, e fra noi vi era molta confidenza.
Fra un gioco e l’altro mi ritrovai il suo cazzo in bocca. All’inizio fu una vera sorpresa, poi lentamente imparai a succhiarlo veramente bene, e quando mi scaricò in bocca, la sua semenza ne fui veramente estasiata.

Mi piaceva molto ingoiare il suo sperma, ne ero diventata golosa e non perdevo occasione per gustarlo. Ovviamente anche da parte sua la cosa lo riempiva di vero orgoglio, mi chiamava “ la sua piccola bocchinara ” io ne ero veramente fiera. Poi i suoi genitori decisero di emigrare, un mese prima della partenza ci ritrovammo io e lui da soli in casa mia.
Ero dispiaciuta e nello stesso tempo desideravo donargli un ricordo indelebile, volevo essere sua!.

Dopo averlo succhiato molto e a lungo, ero eccitatissima, lui mi leccava la lumachina facendomi schiumare da matti, ero pronta, glie lo dissi, ma lui dopo un momento mi disse che era una cosa che dovevo donare al mio futuro marito, mentre lui si sarebbe accontentato di un altro regalo. Mentre parlava, un suo dito mi stuzzicava il fiorellino anale, compresi e approvai all’istante la sua idea.
Mi fece una vera preparazione, leccandomi molto e infilando lentamente le dita dentro l’ano per farlo abituare.

Mi lubrificò con dell’olio profumato, ero pronta, lo volevo, mi misi distesa di lato, e lui si distese dietro di me. Mi pose la mia gamba sopra la sua e mentre sentivo la dura cappella appoggiarsi dietro di lui, con la mano mi torturava davanti il bottoncino provocandomi delle sensazioni di immenso piacere.
Spinse per metà il cazzo dentro, con un colpo deciso ma delicato, sentii un dolore che subito fu sostituito dal piacere che mi dava davanti.

Dopo un momento mi spinse tutto il randello dentro.
aaaaaahhhhhhhh..uuummmhhhmm. sssssssssiiiiiiiiiiiiiii
Un lungo gemito di misto piacere /dolore uscì dalla mia bocca. Rimase immobile per un po’, sempre toccandomi davanti, poi quando si rese conto che mi ero rilassata, prese a muoversi dentro e fuori. Prima lentamente, poi sempre più velocemente con il risultato che io incominciai a godere e lo incitavo a fare più forte.
. sssssssssiiiiiiiiiiiiiii. ddddaaaaaaiiiiii..sfondamiiiiiiiii!!!!!! vengooooooooo!!.
Dopo che avevo ripetutamente goduto, lui esplose dentro di me con un grido bellissimo.

Sentire l’ano riempito da un calore intenso, mi provocò l’ennesimo orgasmo. Non ci furono altre occasioni, e da allora non l’ho più fatto, nemmeno mio marito me l’ha mai chiesto ed io per serbare ancora quel ricordo non e l’ho mai cercato. Dopo un po anche i miei genitori si sono trasferiti in città, ed io avevo già conosciuto Carlo, uno studente dell’ultimo anno, mi piaceva, sentivo la mancanza di mio cugino, e ci fidanzammo.

Per giustificare la mia particolare bravura nel succhiarlo dissi che me lo aveva insegnato un precedente fidanzato. Una sera, quando avevamo festeggiato il mio diciottesimo compleanno, fui sua. Fu subito piacere anche con lui. Fu bravo, mi portò a un tale livello di eccitazione che quando mi sverginò ho sentito solo un lieve fastidio, poi tanto piacere. Inesperti e incoscienti nessuno dei due si prese la briga di prendere delle precauzioni, così mi ritrovai incinta.

Dopo un comprensibile casino, le nostre famiglie si accordarono per farci sposare.
Carlo aveva terminato gli studi di ragioneria e grazie a una conoscenza di mio suocero iniziò a lavorare in banca. Poi che possedevano una casa grande ci ricavarono una camera matrimoniale e andammo a vivere con loro. Lavorando tutti, io restavo a casa ad accudire mio figlio e a prendermi cura della casa. All’inizio mi sembrò un po dura, poi lentamente la cosa incominciò a piacermi.

Passarono gli anni, morirono sia i miei genitori che mia suocera, lei dopo una lunga malattia sempre accudita da me. Con mio marito non ho mai avuto problemi, il classico uomo tutto casa lavoro. Pochi svaghi e molta famiglia.
A letto è molto attivo, anche ben messo fra le gambe. Mi scopa sempre con molto impeto, non mi lascia mai insoddisfatta, anche se non ha molta fantasia, io ne sono soddisfatta. Dopo tutti questi anni mi ritrovo ad ammirare il mio corpo, ne sono fiera, l’ho sempre curato molto, mi riguardo nello specchio che abbiamo nella piccola palestra che abbiamo ricavato nella nostra nuova casa che abbiamo acquistato dopo che abbiamo venduto le altre proprietà.

Nuda mi trasferisco di sopra, vado in camera per vestirmi esento il rumore del portone chiudersi, e Franco mio suocero che ritorna dalla sua passeggiata quotidiana. Da due mesi è in pensione, e mi stò abituando alla sua presenza. Prima ero sempre sola, ora invece pranziamo insieme ci facciamo compagnia, mentre Carlo torna tardi dal lavoro e Luca ha sempre il pomeriggio impegnato fra studio, sport e ragazze.
Franco, è un bell’uomo.

Alto, spalle larghe, fisico asciutto, ha sessantadue anni, ma non li dimostra. Di recente ho sentito una signora dire a un altra che si sarebbe fatta un giretto volentieri con lui. Mi reco in cucina mentre lui generalmente legge il giornale, ma quando lo vedo, ho come l’impressione che mi guardi in modo diverso, più intenso e poi ignoro la vistosa erezione che gli gonfia il pacco. Mentre pranziamo, lui mi osserva decisamente, con occhi diversi, mentre i nostri discorsi finiscono sulle imminenti feste di Natale.

“ mi piacerebbe farvi un regalo, che ne dici se si va una settimana in montagna?” – mi chiede sempre con lo sguardo fisso su di me.
Mi sento un poco a disagio per l’insistenza del suo sguardo, ma gli rispondo che non vi sono problemi, sia a Carlo che Luca piace tantissimo sciare. Così al pomeriggio del giorno di Natale partiamo per la montagna. Arrivati, ci sistemiamo in una piccola baita affittata per noi.

Carlo ed io, in camera insieme mentre lui e Luca dormono nella cameretta con i letti singoli. I due giorni a seguire furono tutto un girare di funivie e piste di sci.
Poi Luca trovò degli amici che lo invitarono assieme al padre a fare il giro delle piste nere. Poi che era molto bello decisero di accettare, anche se questo comportava di dormire una sera in un rifugio in alta quota. L’indomani partirono di buon mattino, mentre, Franco ed io, ci dedicammo al puro relax.

Nel pomeriggio eravamo in paese con la moto slitta, compresa nell’affitto della baita, vedemmo delle foto di alcune cashite completamente gelate, quindi prese delle informazioni e trovato il sentiero che vi conduceva siamo partiti. Dopo circa una mezza ora di viaggio abbiamo trovato il posto, era meraviglioso. shittate tante foto, ci siamo rimessi in viaggio per il ritorno, anche perche si stava facendo velocemente notte, quando improvvisamente a iniziato una vera tormenta di neve.

Ci troviamo subito in seria difficoltà.
Nevica fortissimo e nel buio il piccolo faro del mezzo non fa vedere bene il sentiero, con il rischio di finire in un dirupo. Improvvisamente Franco nota delle cataste di tronchi a poca distanza dal sentiero, e si dirige verso di loro. Ci sono tronchi grandi e altri piccoli, fra le cataste è stato ricavato un piccolo rifugio, coperto, chiuso dietro e con dentro un grosso telo, lui mette la motoslitta davanti e copre con la neve l’ingresso, stende il telo e ne ricava un posto asciutto e riparato.

Sono congelata.
Batto i denti in maniera incontrollata, stò quasi al limite dell’ipotermia.
“ spogliati!, togliti i vestiti bagnati” – mi ordina perentorio. Lo guardo stupita, mi ordina di spogliarmi ed io muoio di freddo! Deve essere matto!
Non aspetta la mia reazione, si toglie la giacca a vento, poi la mia e la mette sotto di noi, poi mi denuda parzialmente e velocemente lui fa lo stesso. Mi avvolge con il telo e si distende su di me e mi stringe fra le braccia donandomi il suo calore.

Per un momento credo di morire, poi lentamente il piccolo rifugio si rivela provvidenziale, mi sto riscaldando, e sento che sul mio ventre qualche cosa di duro preme.
Fuori infuria la tormenta mentre dentro di me un turbine d’idee stà lasciando il posto alla ragione. I nostri occhi abituati al buio s’incontrano, poi senza che nessuno dica nulla le nostre bocche si uniscono in un bacio furioso, fatto di labbra che si mordono, lingue che s’intrecciano e succhiano impazzite.

Le sue mani mi tolgono quel poco che è rimasto dei miei indumenti e mentre mi bagno in maniera assolutamente inusuale, lo sento premere con la dura cappella delle labbra della mia vagina che lo lascia entrare senza opporre nessuna resistenza.
Scivola dentro di me fino in fondo. Sento il suo corpo aderire al mio, sento le palle battere sui glutei, mentre il mio clito è schiacciato meravigliosamente dal suo peso. Godo all’istante! Tremo, e non per il freddo ma per il piacere che mi da sentirlo dentro.

Mi sembra molto più grande di quello di Carlo, e lo lascio sbattermi senza nessun ritegno. Lo incito, lo invito a farmi godere, cosa che fa meravigliosamente.
. sssssiiiiii..dddddaiiii spacccaaamiiiiii..ssiiiiiiiii goddddoooooo..oraaaaa!!.
Mi pompa con esperta maestria. Lo sento affondate e poi uscire e ricominciare fin quando non gli urlo il mio piacere, poi mi pompa ancora più forte e mi fa urlare di nuovo. Infine lo avvolgo con le mie gambe, le serro dietro di lui e lo imploro di venire.

Mi sbatte con furia selvaggia. In fine gode con un grido che lo scuote tutto.
aaaaaaaahhhhhhhhhhh..SSSIIIIII…SBORROOOO!!..
Mi scarica dentro un fiume di caldo seme che non riesco a trattenere. Lo sento colare dalle labbra della mia dilatata fichetta. Immobili e in silenzio ci addormentiamo mentre fuori la tormenta infuria. All’alba ci guardiamo in faccia, mentre cerchiamo di recuperare la nostra roba per tornare alla baita. Lui mi sorride. Poi andiamo a casa. Dentro ci infiliamo sotto la doccia.

Lui mi lava mentre l’acqua calda tonifica i nostri corpi. Siamo eccitati e lui mi prende da dietro. Lo sento entrare con impeto, mi apre, scopa divinamente, godo lo assecondo spingendo indietro il mio corpo andando incontro al suo meraviglioso palo che mi sfonda meravigliosamente.
sssiiiii..spingiiii..piùù..forteeee..sssiiiii…ddaiiiii..godoooooo..
Mi serra per i fianchi, mi sbatte…Ti piace è?. lo sapevo che eri una troia nascosta..ti ho visto qualche giorno fa mentre ti ammiravi davanti allo specchio, mi sono dovuto segare per quanto ero eccitato….. senti come ti sfondoooo….

Intuisco ora la sua insistenza a tavola, mi eccita ancora di più sapere che mi ha spiata.
ssscopammiiiii…ssssiiiii. sono una troiaaaa..ma fammiii godereeeee…
Mi pompa a lungo, resto stupita dalla sua resistenza, poi si sfila da me. Sento come un senso di vuoto, lasciato da quel cuneo di carne. Lo sento lubrificarmi il fiorellino anale, mi giro lo guardo, lo voglio anche lì.
“ fai piano, sono quasi vergine. ” – gli dico e mi giro di nuovo, appoggio le mani al muro e inarco indietro il culo per riceverlo meglio.

“ Quasi vergine? Mi vuoi far credere che mio figlio non si gode tutto questo splendore?”
Lo guardo e annuisco. Mi lubrifica con della schiuma, poi lentamente mi penetra fino in fondo, molto lentamente, facendomi assaporare centimetro dopo centimetro per tutta la sua lunghezza. Godo. Mi fa impazzire e sento che dentro di me qualche cosa sta cambiando. Mi sento troia e ne vado fiera. Mi sbatte il culo come un dannato. Mi serra i fianchi, poi esplode dentro facendomi provare la stessa sensazione di allora e ne godo in maniera sconvolgente.

Dopo esserci rivestiti, sentiamo mio marito al cellulare. M’informa che essendo rimasti bloccati anche loro per la tormenta e che ora che splende il sole, vorrebbero approfittare per un po di fuori pista, quindi tornano l’indomani.
Franco ascolta, poi finita la conversazione, mi dice che la sera mi porta cena fuori. Passiamo tutto il resto della giornata distesi davanti al caminetto a scambiarci coccole ed io glie lo succhio ripetutamente senza farlo venire.

Mi eccita tantissimo sentire quel palo in gola, lui ne gode tantissimo e mi apostrofa i più sconvolgenti epitaffi.
. dai succhialo troia…ssssiiiii cosiiiii a che bocchinara seiiii…vacca ..puttana.. troia da bordello…ti faccio impazzire di piacere…ti sfondo anche la gola..zoccola!!!
Godo nel sentirlo parlare, gode del piacere delle mie labbra e questo mi fa impazzire. La sera usciamo a cena, mi metto così in tiro che a lui viene subito di nuovo duro.

Dopo cena torniamo e la notte ci vede uniti in un instancabile amplesso che mi sfinisce. Alla fine sono costretta ad arrendermi, lui è sempre in tiro. Gli chiedo come fa e lui mi risponde che non scopava così dalla morte di mia suocera e che sono io che lo eccito, anche se poi ho scoperto certe pasticchine blu ben nascoste. Nel pomeriggio tornano gli altri. Sono sfiniti, Carlo decide di andare alla sauna per rilassarsi mentre Luca va a dormire, la sera esce con gli amici e vuole essere in forma.

Alla sauna, data l’ora del pomeriggio, non c’è nessuno, io sono tentata di farmi scopare da mio marito. Dopo qualche moina lui è già in tiro, mentre io ho bisogno di scaldarmi di più. Mi distendo sulla lastra di marmo calda, e lui si mette in ginocchio, mi lecca divinamente, ora mi sto veramente eccitando. Siamo così intenti a divertirci che non ci accorgiamo di Luca, che non riuscendo a dormire ha deciso di raggiungerci.

Ci osserva attraverso il vetro che c’è sulla porta, mi vede succhiare il cazzo di suo padre, poi che apro le cosce e mi lascio penetrare fino in fondo. Godo, non posso urlare ma la situazione intrigante mi eccita da morire. Carlo mi scopa di buona lena, mi fa raggiungere alcuni orgasmi, mi sento veramente troia, la notte con il suocero e il pomeriggio con mio marito, godo e impazzisco quando voltato lo sguardo, incrocio quello estasiato di mio figlio che ci osserva.

Ho un tremendo orgasmo e sento anche Carlo che sta per venire, lo esorto a uscire e me lo infilo in gola, facendo in maniera che Luca si goda bene la scena.
Quando rialzo il capo lui se ne andato, io dentro di me sento che ora voglio anche lui. Non ho nessuna remora, voglio godermi anche mio figlio! Il giorno dopo è un continuo scambio di dolci occhiate fra me e lui, piccole provocazioni e casuali contatti.

Ci stiamo eccitando, ma nessuno dei due vuole fare il primo passo. A cena siamo in compagnia dei loro amici con cui sciano, io indosso una gonna e degli stivali. A tavola lo sento vicino a me, che spesso tocca con la mano la mia coscia. Dopo cena decidono di recarsi a giocare a curling, uno strano gioco con bocce di pietra da far scivolare sul ghiaccio.
Luca ed io, ci sediamo sugli spalti a guardare, ma poi che il mio abbigliamento non è appropriato, sento freddo, decido di tornare e mi faccio accompagnare da mio figlio, che saluta tutti e scambia un cenno di saluto con il padre.

A casa, appena dentro mi abbasso per ravvivare il fuoco nel caminetto, lui è in piedi davanti a me, vedo il gonfiore del pacco sui suoi pantaloni.
“ ti sei divertito a spiarci nella sauna?, ti è piaciuto? E chissà cosa pensi ora di tua madre? – gli chiedo sempre restando accovacciata davanti al focolare.
“scusa, ma eri così erotica che non ho potuto resistere, e devo dire che sei molto bella e brava, in quanto a cosa penso è presto detto, sei meravigliosa, e papà è molto fortunato ad avere una bella donna come te al fianco.

” – mi risponde abbassando lo sguardo mentre arrossisce in viso.
“ Grazie, ma anche tu sei fortunato ad avermi come madre, anche se non mi reputo tanto bella, confrontata poi con le giovani ragazze che frequenti io sono da buttare. ” – gli rispondo guardandolo negli occhi.
“ da buttare???.. ma scherzi, io se non fossi mia madre non so cosa ti farei!!” – mi risponde con impeto.
Era quello che volevo sentire.

Mi avvicino gli apro i pantaloni e infilo la mano nei suoi boxer. Sento subito un bel cazzo duro che vibra fra le mie dita, lo estraggo e senza dire nulla lo infilo in bocca.
ooooooohhhhhhh mammaaaaaa!!!.. seiii meravigliosaaa..sborroooooooo..
Non regge il gioco, m’inonda di calda semenza la bocca. L’ingoio è tanta e devo deglutire velocemente, ma riesco a mandarla tutta giù. Mi spoglio e anche lui lo fa velocemente, poi ci trasferiamo sul letto, lui mi lecca avidamente è stupenda la sua esuberante inesperienza che mi fa impazzire.

Lo faccio calmare un poco poi lo voglio dentro di me. Segue attentamente i miei consigli, si muove bene e mi pompa a lungo. Godo, e ho due orgasmi bellissimi, poi anche lui è al limite, mi pompa con vigore, io urlo l’ennesimo orgasmo e anche lui si svuota dentro il mio ventre.
Restiamo un momento abbracciati, poi, lo invito ad andare in camera sua, non voglio che suo padre lo trovi con me, lui esce e quando è sulla porta, si gira e mi guarda con un sorriso allusivo che non comprendo al momento Poco dopo tornano mio marito e mio suocero, si salutano e Carlo entra subito nel letto, è eccitato, mi penetra rapidamente con impeto.

Resto un poco sorpresa, ho ancora dentro di me il seme di Luca, non ho avuto modo di lavarmi, e ho, paura che lui, se ne renda conto, invece lui mi scopa con tale vigore che mi fa godere subito e poi anche lui esplode dentro di me riempiendo ulteriormente la mia fica di seme che si mischia all’altro.
Finito, vado a lavarmi in bagno, quando torno, ho una grande sorpresa. Distesi sul letto trovo tutti e tre che mi guardano nudi con i loro cazzi gia in tiro.

“ amore vieni a letto che ora ti facciamo impazzire. ” – mi dice Carlo invitandomi a braccia aperte.
Li guardo stupita. Loro mi sorridono, poi Carlo mi trascina fra loro, mi sussurra che poi mi spiega tutto, ma ora vuole che io goda fra loro. Una notte indimenticabile, mi hanno scopato ripetutamente in tutti i buchi e ricoperto ogni millimetro del mio corpo di caldissima sborra. All’alba sfiniti ci siamo addormentati, poi nel pomeriggio, fatti i bagagli siamo ripartiti e lungo il viaggio di ritorno mi hanno dato tutte le spiegazioni che volevo, ma c’era poco da spiegare, i tre si erano messi d’accordo per condividermi fra loro e io ora mi godo le loro mazze, ma con la chiara promessa che Luca deve trovarsi una giovane donna per lui, magari un po troia da condividere con noi.

Una studentessa e la sua perdizione
Pamela era una bella ragazza. Non era magra come tutte le veline che si vedono in tv, ma era molto bella: alta, con un bel paio di tette (una quinta abbondante), un culo alto e sodo, abbondante, fianchi morbidi, gambe tornite. Un gran bel pezzo di gnocca, insomma.
E lei lo sapeva, si vestiva sempre in modo provocante, con minigonne attillate, top e reggiseni a balconcino, per mettersi in mostra.

Nonostante questo, però, non si era mai spinta più in là di qualche pompino, le piaceva tantissimo la sborra, ma i ragazzi della sua età non la soddisfacevano.
Pamela voleva essere dominata, trattata come la puttana che era, le sarebbe piaciuto molto un uomo più vecchio di lei.
Spesso, anzi, almeno tre, quattro volte al giorno, si masturbava furiosamente, immaginando di essere usata come una puttana, dominata e scopata a sangue.

Quella mattina, quella in cui tutto ebbe inizio, era vestita come sempre, da zoccola.
Una minigonna di jeans, che le arrivava appena sotto il culo, coprendo a stento la figa, come sempre leggermente umida, solo a guardarsi allo specchio si eccitava come una cagna.
Una maglia che le copriva a stento le tette, lasciando scoperto il solco; i lunghi capelli neri erano sciolti lungo la schiena, fino al culo, e i grandi occhi verdi, da bambina e da puttana, erano circondati da uno spesso strato di eye-liner.

Quel giorno andava in una nuova scuola, doveva attirare l’attenzione.
Pamela era stata sbattuta fuori dalla scuola che frequentava prima perché troppo sfacciata e maleducata e suo padre, un importante uomo d’affari, l’aveva spedita nel suo nuovo istituto, rinomato per la sua severità. Adesso vi doveva affrontare la quinta superiore, e sapeva che sarebbe stata bocciata, Pamela non studiava mai, passava i pomeriggi a masturbarsi.
Lei non aveva potuto obiettare, sua madre era scappata, la vacca, anni prima, e suo fratello maggiore non la difendeva mai, lo stronzo.

Alla fine si era rassegnata ed era andata a scuola. Era arrivata abbastanza soddisfatta, sul pullman un uomo di circa una quarantina d’anni le aveva palpato il culo e le aveva infilato il cazzo tra le natiche, strusciandosi contro di lei. Ovviamente, Pamela si era eccitata come una troia, e aveva la fica grondante.

Appena entrata in classe, salutati senza entusiasmo i suoi compagni di classe, era andata in bagno fingendo un’urgenza impellente.

In effetti un’urgenza l’aveva, ficcarsi qualcosa su per la fica. Si guardò intorno nel corridoio, nessuno. E una porta socchiusa prima dell’angolo. Si chiuse dentro ed accese la luce, uno sgabuzzino…
Estrasse dalla borsetta, che portava sempre dietro, un piccolo vibratore, delle dimensioni di un rossetto. Sorrise tra sé e lo leccò, abbassandosi il perizoma.
Si sedette su uno shitolone, divaricando al massimo le gambe, e se lo infilò dentro, accendendolo alla massima velocità.

Cominciò presto ad ansimare, cercando di soffocare i gemiti, mentre si tormentata le tette e si artigliava i capezzoli.

– Ahh, fottimi, scopami dai, sfondami… – sussurrava tra sé, ficcandosi un dito su per il culo.

Venne velocemente, eccitata dalla situazione, e si riassettò i vestiti, pulendo accuratamente il vibratore e rimettendolo al suo posto.

Uscì e si guardò attorno con noncuranza, andando verso alla sua classe. Erano passate ben cinque ore e Pamela non ce la faceva più.

Aveva solo professoresse vecchie e bigotte, che l’avevano guardata malissimo.

“Che due coglioni” pensò, rifacendosi il trucco nello specchietto. I suoi compagni la guardavano con la bava alla bocca, pensando a come farsela (avrebbe giurato di aver visto due con delle erezioni davvero notevoli) e le ragazze sembravano sul punto di accoltellarla.
Sospirò, chiudendo lo specchio all’entrata dell’ultimo insegnante della giornata, il prof. di latino, italiano e storia, il signor Rainelli Matteo.

Gioia selvaggia, l’avrebbe visto ben 12 ore la settimana. Alzò lo sguardo e incontrò quello dell’uomo. Era esattamente il suo tipo d’uomo.
Alto, leggermente stempiato, coi capelli brizzolati, il viso leggermente squadrato, occhiali rettangolari e sguardo duro. Nonostante dimostrasse più di quarant’anni, quasi cinquanta, aveva un bel fisico…

“Dio, quanto mi piacerebbe che mi scopasse” pensò, sentendo la figa che si infradiciava.

Restò tutto il tempo a fissarlo, tremando dal desiderio di masturbarsi davanti a tutti.

A fine ora quasi sospirò di sollievo, mentre si alzava.

– “Un attimo, signorina Ambrosi. Devo parlarle. “

Fremendo d’eccitazione e di aspettativa, la puttanella si avvicinò alla cattedra.

Come le sarebbe piaciuto che lui la sbattesse sulla cattedra e le sbattesse nella figa colante il suo grande, caldo, pulsante cazzo.

Quasi gemette quando la porta si chiuse e l’uomo le fece cenno di andare vicino a lui.

– “Professore, io dovrei andare…”

– “Zitta. Tu parli quando lo dico io, puttana. “

Lei spalancò gli occhi, ma prima che potesse capire cosa stava succedendo, aveva già risposto.

– “Sì signore…” – il suo corpo aveva agito bene, era esattamente quello che voleva.

L’uomo estrasse il cellulare di tasca e lo aprì, schiacciando qualche tasto.

– “Guarda. ” – glielo mise davanti, e lei si ritrovò a guardarsi mentre si masturbava.

– “Ma cosa…lei…”

– “Ti ho filmato oggi, puttanella. ” – lei ancora fremette, eccitata da quella parola.

Anche se la sua mente era confusa, il suo corpo urlava di desiderio.

– “Da oggi sarai la mia puttana, altrimenti questo video finirà nelle mani di tutti, anche di tuo padre. “

Lei sgranò gli occhi.

– “Sì, lo conosco da anni, siamo amici dal liceo, e se vedrà questo filmato la tua vita finirà.

Cosa vuoi fare?”

Che domanda stupida, era ovvio quello che avrebbe fatto, non avrebbe mai rinunciato alla possibilità di farsi sfondare da quello stallone.

Sorrise.

– “Tutto quello che vuole lei, signore”

– “Dammi del voi puttana! E chiamami padrone!” – esclamò l’uomo, tirandole un ceffone.

– “Sì padrone. ” – mormorò lei.

– “Vieni qui e alza la gonna. “

Pamela si avvicinò si più a lui e si sollevò la gonna, mostrando la sua fica depilata e grondante, coperta appena dal perizoma.

– “Sei proprio una cagna, guarda, stai sbrodolando. ” – mormorò lui. Poi, prima che lei potesse fare qualunque cosa, le afferrò i laccetti laterali del perizoma e tirò con forza verso l’alto.

Lei quasi urlò, aggrappandosi alla cattedra: il filo centrale del perizoma si era conficcato della sua figa, premendo direttamente sul clitoride.

Matteo cominciò a muovere le mutandine, sfregandole avanti e indietro, tirandole sempre più un su, strappando a Pamela dei guaiti.

– “Guarda, una cagnetta in calore” – mormorò.

Prese un evidenziatore dalla cattedra e glielo sbattè su per la figa, strappandole un urletto.

Lo tolse subito e, con un sorriso sadico, glielo infilò su per il culo.

Lei gemette, piegandosi in avanti.

– “In ginocchio, zoccoletta!”

– “Sì, padrone” – si inginocchiò davanti a lui, slacciandogli i pantaloni con desiderio.

Si ritrovò davanti ad una nerchia enorme, solcata di vene pulsanti, dalla cappella rossa e congestionata.

Nessuno dei coetanei aveva una verga del genere.

– “Apri la bocca, puttana. ” – lei schiuse le labbra e Matteo, senza aspettare un minuto, le ficcò l’asta in bocca, fino ad urtarle il fondo della gola ed ancora ne avanzava fuori.

Cominciò a scoparle la bocca, facendole fare avanti e indietro lungo il suo cazzo, tenendola per i capelli.

Lei gemeva, gli occhi socchiusi e lucidi, eccitata come una puttanella.

– “Che bocca che hai, forse perfino meglio della fica. Quanti cazzi hai succhiato, cagna? Sei un cesso, apposta per scaricarci la sborra e così ti userò, puttana schifosa. “

Un attimo prima di venire si staccò da lei, sbattendola per terra, e si masturbò furiosamente, scaricandole una quantità enorme di sborra in bocca, sulla faccia, nei capelli…

Pamela beveva tutto con ingordigia, leccandogli il cazzo e gemendo, tre dita su per la fica che grondava di umori, tanto che aveva fatto una pozza per terra.

Matteo si riallacciò i pantaloni e si alzò, tirandole un calcio.

– “Rivestiti puttana. Domani ci rivediamo e anche domani pomeriggio. Tuo padre mi ha chiesto di darti ripetizioni, ci vedremo ogni giorno…”

Pamela a quelle parole quasi svenne dalla gioia.

48

Segregata e abusata

Come posso raccontare l’indicibile? Tutt’ora faccio troppa fatica a parlarne, perché la storia di cui sono stata protagonista in prima persona non ha nulla di umano.

Provo persino vergogna a raccontarla. E’ così esagerata e crudele che potrebbe persino sembrare incredibile. Troppo l’orrore, troppa la violenza, troppa la sofferenza che ho patito per colpa degli uomini.
Per un anno intero sono stata segregata nella cantina di un casolare di campagna, trattata peggio di una schiava da un gruppo di rumeni che hanno fatto di me ciò che volevano. Ogni mattina mi svegliavo e avevo la certezza che sarei tornata a vivere un’altra giornata d’inferno.

Ho urlato, pianto, supplicato, ho cercato aiuto, ma le mie grida sono rimaste inascoltate, perse nel vuoto di quattro umide mura.
Per dodici mesi sono stata costretta alle più umilianti delle violenze, brutalizzata e sodomizzata da uomini che non avevano niente di umano, mentre le loro donne, complici in un reiterato silenzio, pur non partecipando alle violenze di cui sono stata fatta oggetto, vedevano e tacevano senza mai ribellarsi.
All’inizio ho sperato nel loro aiuto, sbagliando, perché tutto quello che ho ricevuto dalle loro mani è stato soltanto un po’ di cibo e dell’acqua, alimenti che mi hanno permesso di sopravvivere durante tutto il tempo in cui sono rimasta prigioniera.

La mia storia potrebbe concludersi qua, ma a distanza di tre anni dal compimento di questa triste vicenda, di cui sono stata vittima, ho finalmente trovato la forza di raccontarla per intero, a cominciare dalla sera in cui ha avuto inizio.
Sento il bisogno di ripulirmi per tornare a essere quella che ero prima di essere violentata, ma per raggiungere questo obiettivo devo raccontarmi perché solo in questo modo potrò uscire dallo stato comatoso in cui sono precipitata.

L’orrore che mi porto dentro di quei giorni di prigionia, in un incredibile labirinto di folli perversioni, occupa stabilmente la mia mente. Provo un senso di vergogna, sono angosciata, e seguito a rimproverare me stessa per quanto è accaduto, invece non dovrei farlo, lo so bene, ma non ci riesco.
Lo psicologo che mi ha in cura, cui sono stata affidata dai servizi sociali della ASL, sostiene che il senso di colpa di cui soffro rientra nella normalità di una donna che come me ha subito un’ aggressione sessuale.

Mi esorta continuamente a parlare dell’accaduto, vuole che ricordi anche i minimi particolari, persino quelli che a me appaiono meno importanti, perché a suo dire parlare mi restituirà la salute, mentre se tengo tutto dentro non potrò che peggiorare il mio stato.

Sono trascorsi quattro anni dalla notte in cui la banda di rumeni mi ha fatto prigioniera. Quel sabato sera stavo facendo ritorno a casa, dopo avere trascorso la serata in discoteca, quando il motore della Mini Cooper di cui ero alla guida si spense d’improvviso mentre percorrevo la Via Emilia.

Ormai ero prossima a Parma, mancavano solo una decina di chilometri al cartello che indicava la città. Feci appena in tempo ad accostare la vettura al ciglio della strada prima che la Mini Cooper sospendesse definitivamente la corsa.
Dopo alcuni inutili tentativi di fare ripartire il motorino d’avviamento mi arresi. Alla sfiga d’essere rimasta in panne si aggiunse anche quella di non essere in grado di effettuare una qualsiasi telefonata.

Il cellulare che custodivo nella borsetta, malauguratamente, aveva le pile scariche.
Bloccata e impossibilitata a fare ripartire l’automezzo decisi di percorrere a piedi la distanza che mi separava dalla città. Neanche per un istante presi in considerazione l’eventualità di effettuare l’autostop. Troppo pericoloso, pensai.
Quella sera indossavo un vestito abbastanza scollacciato, lungo a mezza coscia, che durante il cammino verso la città non mancò di attirare su di me l’attenzione di un gran numero di automobilisti che percorrevano la Via Emilia.

Impedita a muovermi agevolmente per colpa dei tacchi da 12 centimetri che calzavo ai piedi, mi liberai delle scarpe e proseguii a piedi scalzi camminando sulla striscia d’erba, a lato della strada, dove trovavano posto i paracarri.
Fatta segno di frasi ingiuriose, pronunciate dagli automobilisti di passaggio, scambiata per una prostituta intenta ad adescare clienti, stanca e impaurita, accettai un passaggio da un ragazzo dal viso angelico che si fermò con la sua Citroen station-wagon chiedendomi, unico fra tutti, se avevo bisogno d’aiuto.

Mica potevo immaginare che quello sarebbe stato uno dei miei carnefici. Tuttora, ripensando a quei giorni di prigionia, faccio fatica a pensare a lui come a uno dei mostri che mi hanno violentata ripetutamente.
Per un anno intero, la banda di rumeni, mi ha tenuta prigioniera in una cantina, priva di luce elettrica, carente di servizi igienici, impossibilita persino a lavarmi, subendo una infinita serie di abusi.
I giorni di prigionia, trascorsi in quella cantina, sono stati un continuo incubo.

Nella solitudine di quelle quattro mura mi sono interrogata più volte sul senso della vita. Non sapevo quali fossero le loro reali intenzioni, oltre a quelle di violentarmi e godere del mio corpo. La mia paura era che prima o poi mi avrebbero uccisa e seppellita in una fossa scavata in aperta campagna. Probabilmente erano queste le loro intenzioni se non fossero intervenuti i carabinieri a liberarmi. Liberazione avvenuta in modo del tutto casuale perché le forze dell’ordine raggiunsero il casolare per caso, seguendo una pista del traffico di droga.

Oltre a essere obbligata a subire i loro appetiti sessuali fui costretta a portare a termine, in più di una occasione, per loro divertimento, a dei rapporti sessuali con uno dei loro cani; un dobermann, che probabilmente si era congiunto con altre donne prima di me, perché quando si trattò di infilare il suo coso nella mia vagina trovò subito la strada fra le cosce, nonostante mi divincolassi, tenuta ferma dai miei aguzzini.

I rumeni parevano divertirsi nel vedermi cavalcata da quell’a****le, lo stesso che durante il giorno faceva da cane da guardia nell’aia mentre loro erano assenti. Quando il ragazzo si premurò di farmi salire sulla station- wagon, dopo che gli ebbi rivelato quanto era accaduto alla mia autovettura, mi propose garbatamente di aiutarmi, carpendo la mia fiducia.
– Ti accompagno a casa mia, dista solo un paio di chilometri. Lì potrai telefonare a un elettrauto.

Oppure se vuoi ti accompagno a casa tua. – disse il ragazzo
Dopo la serata trascorsa in discoteca, dove avevo ecceduto nel bere e assunto un po’ di roba, non mi ero accorta che il ragazzo alla guida della station-wagon non era italiano, altrimenti non avrei mai accettato il passaggio in auto. Abbandonata la Via Emilia, raggiungemmo una cascina. Solo allora, nella oscurità di quel luogo, lontano dalla strada statale, presi coscienza dell’errore che avevo fatto e cominciai a essere preoccupata.

Bloccata l’auto nel cortile della cascina il ragazzo fu lesto ad abbandonare il posto di guida. Scese dalla macchina e venne nella mia direzione. Una volta aperta la portiera mi trascinò fuori dalla vettura e mi spinse verso la cascina. Tutt’a un tratto da una porta della casa colonica uscirono fuori un paio di uomini che ci vennero incontro. Spaventata cercai di fuggire rincorsa dappresso dal ragazzo che stava alle mie spalle. Sollevata di peso dai tre uomini fui trasportata nel casolare.

Quella notte, fino al sorgere del nuovo giorno, dovetti subire le ripetute violenze di quel gruppo di rumeni che abusarono a turno di me in tutti i modi, lacerandomi le pareti del culo fino a farlo sanguinare con i loro atti violenti. Dopo lo shock provocatomi dalle botte ricevute perché mi ero ribellata all’aggressione sessuale, cercando d’oppormi in tutti i modi alle violenze, mi ritrovai preda di un profondo stato di confusione.

Intorpidita in tutto il corpo a causa delle ecchimosi e delle scorticature, residui delle botte ricevute e dalle tracce di sangue rappreso attorno alle mie cavità, ero disperata.
I primi giorni trascorsi in quella casa furono i più terribili da sopportare. Non sapevo rassegnarmi a essere ripetutamente violentata dai miei aguzzini. Rifiutavo il ruolo di schiava, mentre l’unica cosa a cui pensavo era di fuggire da lì, anche se non sapevo come sarei riuscita a farlo.

Col passare delle settimane diventai insensibile a tutto ciò che mi accadeva. Sopportai passivamente ogni tipo di violenza, perché quello che desideravo non era più di fuggire, ma soltanto morire.
Il ricordo di quei lunghi mesi trascorsi da schiava, privata della libertà, sottoposta ad abusi infami e vergognosi, mi si ripresentano quotidianamente nella mente, ma soprattutto mi tengono compagnia di notte quando mi sveglio nel letto della mia casa impaurita e tutta sudata.

Oramai sono trascorsi tre anni da quando ho riacquistato la libertà. Non sono ancora tornata alla normalità, mi sento intorpidita, distaccata, come se la realtà in cui sono costretta quotidianamente a vivere sia soltanto un sogno.
Percepisco il mondo che mi circonda in modo del tutto irreale, come se il mio inconscio riconoscesse come unica realtà il periodo vissuto dentro quella cascina. Rivivo continuamente i momenti di quelle aggressioni. Sono pensieri ossessivi, ricordi, incubi, visoni mostruose.

Vorrei mettere fine a quelle brutture, rimuovendo i particolari di quei giorni e delle aggressioni subite, invece ho difficoltà a concentrarmi sulle cose di tutti i giorni.
Soffro di crisi di ansia e la sera fatico a prendere sonno. Sempre più spesso penso che dovrei farla finita con questa vita. Ho tanta rabbia in corpo e non so come fare a sfogarla. Da quando sono stata liberata ho evitato il contatto con l’altro sesso.

Ho paura di innamorarmi di un uomo e d’avere con lui un qualsiasi rapporto sessuale. Ho messo in atto delle strategie per difendermi dal dolore, anche se mi stanno provocando troppo disagio, ma che potrei fare di diverso?
Ho provato a contenere l’ansia che mi porto addosso assumendo degli psicofarmaci, poi ho assunto dell’alcool, ma non è servito a niente, anzi, assumere queste sostanze ha contribuito soltanto a fare diminuire quelle energie positive che dovrebbero servirmi a contenere le mie paure.

Parlare di quanto mi è accaduto spero che possa servire a guarire dagli attacchi di panico che a distanza di tre anni da quell’accadimento seguitano a colpirmi. Mi manca solo una cosa, il tempo per guarire.

Come diamanti nel fango
di antonio andrea fusco e altri
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