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Avventura tra negozio e piscina

Sospensori leopardati? Qui? All’Olympus!? Beh, io non ero d’accordo,, ma a qualcuno potevano piacere… “Sospensori leopardati fluorescenti… Raccomandatati dai dottori. ” Perché i dottori avrebbero dovuto raccomandare sospensori fluorescenti? Oh bene… scelsi la mia taglia e li sganciai dalla sbarra… Mi guardai intorno nel negozio e vidi che c’erano solamente sei persone, un cliente (io) e cinque del personale… il mio sguardo si spostò sul ragazzo alla cassa verso cui stavo andando. Era alto quasi un metro e novanta, biondo e di circa vent’anni.

Misi il mio acquisto sul banco, lui lo prese, mi rivolse un piccolo sorriso e poi disse: “Le dispiace aspettare un momento, signore, devo andare a controllare una cosa per questo articolo. “
Scomparve in una stanza sul retro, così decisi di dare un’occhiata al resto del personale. Era giovedì pomeriggio e non avevano meglio da fare che chiacchierare tra di loro. Due ragazzi, due ragazze, tutti in tenuta sportiva (ma cosa ci si aspetta in un negozio sportivo?) E non erano molto interessanti, piuttosto tradizionali, niente di eccentrico!
Il biondo ritornò con un sorriso sfacciato sulla faccia, prese una borsa da dietro il banco e ci inserì la shitola, fece una breve pausa che portò la mia attenzione al pezzo di carta sulla shitola dove lessi “Urgente.

” Ero confuso mentre lo guardavo e lui disse “Sono sei e novantanove, per favore signore. ” Misi un biglietto da 10 sul banco: “Grazie, signore, ecco il resto. Ritorni presto. “
Finì con un altro sorriso e c’era dell’ironia alla sua voce. Presi la borsa, il mio resto ed uscii gettando uno sguardo al resto del personale che non sembrava aver notato la mia presenza. Guardai l’orologio. 13 e 15. Ora di pranzo!
McDonalds era il mio prossimo scalo.

Preso il cibo, mi misi a cercare un posto tranquillo (non era difficile, c’erano solo quattro altri clienti, ed uno di loro era un ubriacone che stava quasi per essere buttato fuori…) e l’angolo più privato del posto. Ora, questo era difficile, avete mai provato a trovare un angolo privato da McDonalds che non sia il bagno? Quei luoghi sono progettati per farti sentire vulnerabile mentre mangi, se sei completamente solo. Trovai un posto quasi ideale: al piano superiore, nascosto dietro una pianta di plastica.

A quel punto cedetti alla curiosità, appoggiai il vassoio e presi la shitola dalla borsa di Olympus, l’aprii e ne uscirono tre cose: sospensori nero e rosa; un bigliettino piegato con la scritta “Urgente” e un pacchetto in carta rosa e nero. Misi giù sospensori e pacchetto e aprii il biglietto. C’era scritto:
Ciao!
puoi ritenermi maleducato a mettere una comunicazione nel pacchetto dei tuoi sospensori, in tal caso non leggere questa lettera.

Mettila nel bidone più vicino.
(Io lessi…)
Allora hai deciso di continuare a leggere. Hai appena acquistato un articolo molto interessante e stavo chiedendomi se ti piacerebbe provarlo… presto… e magari con un aiuto.
OK, se non ti va per favore non portare il biglietto al mio direttore. Sto rischiando il mio lavoro nella speranza che tu voglia incontrarmi. Penso che tu l’abbia comprato per attirare l’attenzione e mostrare i sospensori. Quindi, ritorna al negozio e vai al banco accessori (dove sono tutti i sospensori ed i proteggi caviglie), ti incontrerò là così potremo sistemare qualche cosa.

Carlo.
Dannazione! Avevo comprato quei sospensori per attirare l’attenzione. Finii rapidamente il mio pasto, poi andai (leggi “feci una volata”!) da Olympus. Entrai nel negozio e vidi delle famiglie che stavano facendo acquisti per i loro bambini. Ora c’erano sei commessi, Carlo mi vide e si avviò verso il banco degli accessori. Andai a raggiungerlo e decisi di fare ‘la prima mossa. ‘ “Ciao! Ho trovato il tuo biglietto. “
“Sì, um, non hai pensato… “
“No, mi piacerebbe incontrarti.

Dove? “
La sua faccia si accese, e mi fece pensare… forse non era così vecchio. Ora avrei detto circa diciannove anni … quindi solo un anno più di me… e aveva anche un bell’accento. Rispose: “Beh, che ne diresti del centro divertimenti?”
“Sì, va vene. Quando?”
“Io stacco alle due. Posso incontrarti fuori dal centro alle due… e cinque”, e poi, quando uno dei bambini si avvicinò: “No, mi spiace signore, non ne abbiamo verdi fluorescente, solo rosa fluorescente, ma ce ne sono di altro tipo.

” Sorrise di nuovo ed andò ad aiutare il bambino. Mentre uscivo gettai uno sguardo al mio orologio, erano le 13 e 49, così attraversai lentamente la città ed arrivai al centro alle due.
Carlo arrivò in perfetto orario, indossava pantaloni della tuta neri ed una maglietta Olympus bianca, aveva anche una grande borsa “Head” blu. Toccava a lui di avviare la conversazione. “Ciao, vedo che ci sei”, sorrise indicando il centro. “Andiamo a nuotare?”
“Sì, perché no.

” Risposi entusiasta.
Poi lui sorrise e disse: “A proposito, non conosco il tuo nome!”
Risi e risposi: “Gianni per Giovanni. “
“OK, Gianni per Giovanni, entriamo. “
Salimmo la scalinata ed entrammo. La donna dei biglietti ci guardò appena. “Sì…?”
“Uh, due, per per favore per il nuoto. “
“Due euro e trenta. “
“OK, ecco qui, grazie. “
Carlo prese i biglietti e la chiave dell’armadietto, io lo seguii nello spogliatoio.

Come spogliatoio era piuttosto normale: piastrelle bianche, panche di legno, l’odore dolce di sudore, niente di insolito, a parte l’assenza di cabine private. C’erano altre tre persone oltre a Carlo e me, ascoltando le loro conversazioni, scoprii che si chiamavano Davide, Andy ed Igor.
Dovevano avere sui 18 anni e piuttosto ben piantati. Davide era alto un metro e settantacinque, piuttosto pallido e portava slip tradizionali bianchi. Aveva anche capelli bagnati. Capii che avevano già nuotato… quindi le mie speranze di vedere uno di loro nudo erano finite, pensai.

Andy comunque aveva ancora il costume da bagno, Speedo ‘Bikini’ bianchi, molto affascinanti.
In quel momento mi resi conto di non avere costume e asciugamano. Ne parlai a Carlo, lui tirò fuori un paio di Bikini neri ed un asciugamano. “Dunque”, disse sorridendo (che magnifico sorriso!i). “È probabile che tu abbia bisogno di questi!” Mi girai per riportare la mia attenzione su Andy, lo vidi lasciar cadere il costume e girarsi verso il muro.

Bel culo… Carlo mi disse: “Vado in bagno. ”
Poi Igor. Wow! Era alto più di un metro e ottanta, leggermente abbronzato, e molto ben fatto. Era entrato da poco dopo essere stato sotto la doccia, quindi chiaramente era nudo. Era piuttosto peloso, aveva un corpo molto muscoloso ed un grande pene intonso. Mi sorrise, raccolse il suo asciugamano, si voltò e cominciò ad asciugarsi.
Dov’era Carlo? Decisi di andare a cercarlo e mi avviai verso il bagno dove lo vidi che stava pisciando, si voltò e mi sorrise.

Sentii improvvisamente una spinta ad orinare. Quando finimmo ritornammo nello spogliatoio ed andammo al nostro angolo.
Non c’era nessun altro nella stanza ed io mi rivolsi a Carlo. Lui slacciò i bottoni della sua maglietta, se la sfilò dalla testa e la mise nella sua borsa. Si sedette e si tolse sneakers e calze (anch’io decisi a quel punto di togliermi scarpe e calze). Lui aveva uno splendido torace liscio, con braccia muscolose ed un ombelico peloso.

Mise i pollici tra il suo corpo ed i pantaloni e li portò ai fianchi. Li spinse giù, ne uscì e li mise nella sua borsa. Si girò verso di me, indossava sospensori leopardati… ed era enorme! Rimase a gambe aperte di fronte a me e disse: “Cosa ne pensi?”
Mi abbassai e piantai un bacio sul suo ombelico… poi indietreggiai. Le sue gambe erano muscolose come il resto del suo corpo, ed erano anche lievemente pelose.

Si girò, aveva un culo molto bello. Leggermente abbronzato e molto liscio, io gli baciai la schiena.
“Tocca a te” Disse girandosi verso di me, evidentemente eretto. Io mi slacciai i bottoni della camicia, poi me la tolsi e mi misi di fronte a lui, ora indossavo solo i miei Levi 501, senza mutande. Lui aspettò. Lentamente sbottonai la patta e spinsi giù i jeans, ne uscii e lo fissai negli occhi.
Lui si inginocchiò, continuando a guardarmi, e baciò lentamente il mio pene, spingendo la lingua nel mio prepuzio, poi si alzò e si tolse i sospensori.

Era enorme! Mi inginocchiai e lo baciai allo stesso modo. “Abbiamo tutto il tempo dopo che abbiamo nuotato” disse e prese il suo costume da bagno. Io mi misi quello nero che mi aveva dato lui e me lo sistemai, non che fosse troppo piccolo, ero io molto grosso, grazie a lui.
Andammo ai nostri armadietti, mettemmo via la nostra roba, poi uscimmo nella piscina. Lui fece un tuffo in corsa perfetto (gambe e braccia diritte) e nuotò velocemente verso l’altro lato della piscina.

Io, invece, ero più interessato ai corpi che ci circondavano! Contai solo dodici persone, non inclusi i bagnini e Carlo (ed io): sette femmine e cinque maschi. Le donne erano in gruppo, dovevano avere circa 14 anni, ridevano scioccamente e si guardavano intorno. I maschi? C’erano tre uomini più anziani e due ragazzi di circa 14 anni che sembravano conoscere le ragazze del gruppo.

Carlo ed io passammo l’ora seguente nuotando uno vicino all’altro.

Ad un tratto lui mi prese, mi tirò giù il costume e me lo strofinò leggermente, mi rimise il costume e poi ricominciò da capo… nessuno vide. Vedemmo andarsene tutti quando risalimmo e c’era solo un “congresso di donne” che passarono il loro tempo a guardarci guastandoci il divertimento. C’erano anche tre fustacci ma sembravano particolarmente etero.

Quando ritornammo nello spogliatoio, Carlo bisbigliò “Bene, qui è dove comincia il divertimento! Corriamo nelle docce.

” Io mi affrettai ma Carlo non mi seguì: andò al suo armadietto e prese qualche cosa.
I tre ragazzi erano nelle docce, come ho detto erano dei bei fusti e sbirciando oltre il muro della doccia, vidi che si stavano tutti masturbando. Una vista molto bella, ma appena girai l’angolo con un’erezione, scomparvero… evidentemente erano timidi.

Carlo venne dietro di me e mi baciò la nuca, poi cominciò a massaggiarmi l’ano con della gelatina lubrificante.

Proseguì massaggiandomi le palle, poi quando si inginocchiò di fronte a me, vidi che il suo pene, enorme tra le sue cosce, ora stava toccando il pavimento. Iniziò a succhiarmi con cura leccandomi delicatamente il prepuzio… e poi succhiando. Le mie mani andarono ai lati della sua testa a tirarlo lentamente avanti ed indietro lungo la mia asta.

Mi massaggiò ancora l’ano col lubrificante e sul pavimento vidi il tubo di lubrificante ed un involucro di preservativi, chiaramente! Io stavo avvicinandomi lentamente all’orgasmo, lui comprese e smise tutto quello che stava facendo, subito e completamente.

Io quasi venni, ma riuscii a calmarmi e mi ordinò di inginocchiarmi… era il suo turno.

Si mise in piedi di fronte a me e, quando fui inginocchiato, torreggiava sopra di me. Presi lentamente il suo pene nella mia bocca come lui aveva fatto col mio. Prese la mia testa… Io cominciai a leccare la punta del suo pene. Le sue mani cominciarono a fare forza tirandomi avanti ed indietro lentamente, mentre io gli leccavo il prepuzio il più profondamente possibile.

Aveva un sapore tanto buono quanto Carlo era bello. Lui cominciò a lamentarsi, io allungai una mano verso il pavimento, raccolsi il tubo di gelatina e cominciai lentamente a massaggiargli l’ano. Le sue mani fecero più forza…
Io mi fermai, presi il pacchetto dei preservativi e mi alzai. I nostri uccelli si toccarono. “Carlo, io voglio incularti. “
“Mmmmmm, per favore fallo. ” Rispose, e si voltò.

Dissigillai uno dei preservativi e lo srotolai sul mio pene.

Baciandogli un po’ la schiena, lo penetrai. Gemevamo ambedue molto rumorosamente e lui aprì le gambe il più possibile. Io cominciai a muovermi lentamente dentro di lui. Le sue mani mi tenevano le cosce ed io afferrai poi il suo pene, lentamente cominciai a masturbarlo e c’era ancora della gelatina sulla mia mano…

Il nostro grugnire e gemere non era passato inosservato e due ragazzi cominciarono a sbirciare dall’angolo. Io venni! Era l’orgasmo più sorprendente che avessi mai avuto.

I due ragazzi entrarono e cominciarono a masturbarsi mentre ci guardavano.

“Cosa state guardando? ” Disse Carlo (la sua voce era appena percettibile).
“Uh, nulla!”
“Venite qui. “
I ragazzi si avvicinarono. Io mi inginocchiai di fronte a quello col pene più grosso e lo presi in bocca. Mi venne in bocca trenta secondi più tardi, poco prima del suo amico che aveva avuto lo stesso trattamento da Carlo. Poi loro se ne andarono.

“Oh, bene, non erano eccezionali ma…” Dissi, ma fui interrotto da Carlo che mi aveva penetrato improvvisamente. Emisi un forte gemito e mi rilassai. Lui mi prese il cazzo e mi masturbò con forza… indietro ed avanti, mentre cominciava a lamentarsi. Anch’io lo feci e sborrammo insieme!

Appena finito ci facemmo una doccia e ci rilassammo. Io avevo appena avuto l’esperienza più formidabile della mia vita. Andammo a prendere i vestiti nei nostri armadietti e poi ritornammo vicini, avevamo ancora in bocca il sapore dello sperma dei ragazzi… Ci masturbammo… Poi ci asciugammo ed io mi misi i sospensori nuovi.

“Che ne diresti di una sauna ?” Disse Carlo.

schiava trav per sempre 2

“Fai davvero schifo! Capelli corti piedi e mani non curate ,non sei
truccata e non hai nemmeno i fori per gli orecchini. Ma cosa cazzo
credi di essere? Dovrò lavorare parecchio per trasformarti troia!”
La mia Padrona sogghignò e allo stesso tempo mi fece segno di sedermi
alla scrivania dove vi trovai dei fogli scritti a computer e una
penna,sembrava un contratto ed in effetti lo era,mi venne ordinato di
leggerlo ad alta voce e di firmarlo.

Se non avessi acconsentito ogni
cosa che mi riguardava foto video e quant’altro sarebbero stati
divulgati. Ansiosamente inizia a leggere:
“IO SOTTOSCRITTO GABRIELE ECC ECC NELLE MIE PIENE FACOLTA’ MENTALI E
FISICHE CON QUESTO CONTRATTO ACCONSENTO DI :
1. CONSEGNARE OGNI MIO AVERE AL MIO PADRONE ( nome e cognome)
2. RINUNCIARE AD OGNI DIRITTO E DECISIONE DALLA DATA ODIERNA
3. RINUNCIARE ALL’ IDENTITA’ MASCHILE ALLA VIRILITA’E ALLA SESSUALITA’
PRECEDENTE.
4. RINUNCIARE ALL’ORGOGLIO
5.

RINUNCIARE A QUALSIASI OGGETTO ABITO O ALTRO CHE POSSA RICONDURE
ALLA MIA VITA PRECEDENTE : QUINDI VESTITI FOTO OD OGGETTI PRETTAMENTE
MASCHILI VERRANNO GETTATI VIA O REGALATI
6. ASSUMERE CURA ORMONALE FEMMINILE E SOTTOPORMI A ORCHIECTOMIA E
PROCEDERE LEGALMENTE AL CAMBIO DI IDENTITA’ E CONSEGUENTEMENTE AL
CAMBIO TOTALE ANAGRAFICO PRESSO LE SEDI LEGALI.
7. RINUNCIARE TOTALMENTE ALLE DONNE E PROTENDERE LA PROPRIA
SESSUALITA’ VERSO L’UOMO ADORANDOLO CURANDOLO ED IMPARANDO CON VARI
PROCEDIMENTI DI APPRENDIMENTO AL SUO APPAGAMENTO SESSUALE.

8. ESSERE COMPLETAMENTE NELLE MANI DEL PROPRIO PADRONE E DI CHI LUI INDICHERA’
9. NON RIFIUTARE MAI GLI ORDINI DEL PADRONE
10. AVERE LA CONSAPEVOLEZZA CHE OGNI ERRORE SARA’ PUNITO ANCHE
SEVERAMENTE NELLA MODALITA’ DECISA AL MOMENTO DAL PADRONE
11. DA OGGI IN POI IL MIO NOME E’ FEDERICA GABRIELLA E TALE NOME MI
ACCOMPAGNERA’ PER IL RESTO DELLA MIA VITA.
12. OGNI PROCEDIMENTO SARA’ IRREVERSIBILE E QUINDI SARA’ IMPOSSIBILE
TORNARE ALLA VITA PRECEDENTE.

LETTO COMPRESO E SIGLATO DA:
GABRIELE ………. IN DATA ……………

Ma stavano davvero facendo sul serio???? Davvero pensavano che avessi
firmato? Nemmeno avesse compreso cosa stavo pensando colui che sarebbe
diventato il mio Padrone fece una cosa che mai mi sarei aspettata:
tirò fuori il suo cazzo e iniziò a strofinarmelo sul viso
“Dai che è questo che vuoi troia che aspetti a firmare? Dai che non
vedi l’ora….

se non è vero alzati e vattene altrimenti inizia a
leccarmi i coglioni e capirò la tua volontà…non una parola o ti alzi o
lecchi!”
Passarono alcuni minuti in cui guardai la maestosità del suo
membro…credo fosse almeno 25 cm e grosso non so quanto ma grosso…. le
palle pelose pure erano piuttosto grosse e la cappella umida mi
sbatteva sulle narici come a farsi annusare…oddio amavo il suo
odore…ero nata per quello…. presi in bocca le sue palle e leccai le
succhiai e annusai ,abbassai ulteriormente i pantaloni del mio Master
e lo supplicai di girarsi…non me ne fregava nulla che la Mistress mi
stesse filmando aprii le chiappe del mio Uomo e leccai il buco del
culo e le palle le chiappe le gambe pelose nuovamente i coglioni poi
la cappella e poi tutto il cazzo per intero…sbocchinai come la più
troia delle puttane la più infoiata delle checche la più vacca delle
cagne…..mentre mi sborrava in gola presi in mano la penna e firmai il
mio futuro…..
Max ( il mio Padrone ) aveva una villa enorme ,appena il taxy partì
non mi portò dentro di essa ma mi tirò per le braccia e mi spinse
dentro al garage …sul pavimento si trovava un vecchio tappeto una
ciotola con dell’acqua e un vaso di vetro di cui non capivo l’uso….

“Dormirai qui cagna e cerca di riposare che domani ti aspetterà una
giornata pesante !
“Si Padrone “ esclamai
Al mattino mi alzai tutta dolorante,il tappeto non era abbastanza
spesso per essere comodo e la notte umida e fredda mi ha indolenzito
ogni muscolo,avevo bisogno di fare la pipì ma non vedevo attorno a me
nessun bagno quindi capii a che serviva quel vaso di vetro e feci
quello di cui avevo la necessità senza valutare che poi avrei dovuto
disfarmene del mio liquido.

Dopo quella che presumo sia stata circa un’ora ( non avevo più ne
orologio ne anelli o collane ero stata privata di ogni avere ) Max
entrò,guardò con disappunto il vaso pieno della mia urina ma non fece
commenti,disse solo di seguirlo.
Entrammo nella villa mi consegnò una vestaglia di raso gialla
impreziosita di tulle ai polsi e al collo mi fece cenno di togliermi
il babydoll e mi accompagnò al bagno.

“ Ora ti fai una doccia dopodichè indossi la vestaglia e le ciabattine
e appena finito vieni in sala. Ci sono delle persone venute apposta
per te!”
Esegui ogni direttiva e tutta profumata scesi verso la sala dove
c’erano due ragazze e un uomo vestito da parrucchiere.
“Ora gabriella ti presento Mario ,Francesca e Marta loro si
prenderanno cura del tuo corpo cercando di renderlo femminile. Mario
si occuperà dei tuoi capelli anche se corti vedremo di darci una
parvenza di femminilità.

Marta e Francesca invece si occuperanno delle
tue unghie della foratura dei tuoi lobi e del trucco e della ceretta
…..per il momento ci serviremo di questa poi ho in mente altro per te
. Quando sarà finito tutto questo ritorni alla tua stanza sopra il
letto ci troverai degli abiti ,li indosserai ed uscirai con me
dobbiamo sistemare alcune cose. ”
Mi stava trasformando…..le orecchie mi vennero bucate ed impreziosite
con un paio di orecchini d’oro.

Il corpo completamente liscio le
unghie limate e smaltate di rosso e i miei capelli evevano adottato un
taglio simile a quello di Brigitte Nielsen su Rocky 4 e come lei
decolorati e platinati!un trucco pesante copriva i miei occhi dandoli
risalto e un rossetto vivace ingrossava le mie labbra e le rendeva
sensuali…adatte allo scopo a cui il mio Padrone le avrebbe destinate!
Salii nella stanza sopra un letto matrimoniale vi trovai un’abito nero
senza maniche con una profonda scollatura sulla schiena e una cerniera
che lo richiudeva fino alla base delle mie coscie,un paio di
brasiliane nere trasparenti un reggicalze della stessa tinta e un paio
di calze a rete con la riga dietro,per concludere un paio di scarpe
nere tacco presumo 12 una cavigliera d’argento un’orologio dello
stesso metallo un’anello con una O che penzolava da un secondo
anellino e una collana di cuoio nera con una specie di aggancio come
il collare dei cani…..
Andiamo Gabriella Federica……
Mi ritrovai in una specie di clinica dal nome piuttosto strano
“CLINICA ESTASIA” appena entrati al front office ci indirizzarono al
2° piano dal professor Bergamo.

Mentre salivo sentii il sudore colarmi
dalla schiena non tanto per il caldo ma per un’ansia
incontrollabile,una sorte di sesto senso…non capivo perchè ma
quell’ambiente mi metteva a disagio e mi impauriva.
“Benvenuto Max è questa la signorina che dovevi portarmi?” chiese la
persona di notevole stazza alto all’incirca 190 cm. per circa un
centinaio di kg spalle larghe camice bianco capelli bianchi e occhi
azzurri. Un bell’uomo ma in quel momento non era quello che mi
interessava.

“Si è lei ” rispose il mio Signore.
“bene piccola spogliati completamente e distenditi sul lettino”
“completamente nuda? ” balbettai
“Obbedisci cagna!” Esclamò il mio Padrone
Mi spogliai completamente e mi distesi non senza imbarazzo sul
lettino. Il medico proseguì nella visita prima una visita normalissima
come si eseguono in qualsiasi ambulatorio poi invece iniziò a palparmi
i testicoli fino a farmi quasi male…quando vide che la palpazione
stava eccitandomi si mise a ridere e disse qualcosa che mi raggellò il
sangue:ӏ calda la signorina eh? ma non importa sono gli ultimi fuochi
d’artificio”
Detto questo mi face girare e mettermi a 4 zampe sul lettino
,allargare le gambe e le natiche.

Mi infilò tutto d’un colpo un dito
dentro,ricordo che saltai come una rana seguita dalle loro
risate…..provai una vergogna tremenda quando in seguito alla
penetrazione il mio clito si indurì….
“Le piace proprio tutto eh alla tua schiava,soggetto interessante!
Bene alzati in piedi piccola che ora ti farò una punturina,sei
fortuanata sai è una puntura costosa il tuo Padrone non bada a spese!”
“Ma che puntura è ? Che iniezione mi sta facendo?”
Nessuna risposta….

mi fecero rivestire e ce ne andammo dopo i saluti
e la raccomandazione del medico di tornare dopo una quindicina di
giorni.
La notte non riuscii a dormire bene ,sudavo e avevo una nausea
terribile. Al mattino mi alzai mi feci una doccia e stranamente notai
che la ricrescita del pelo non era così veloce come al solito mentre i
capelli iniziarono già a crescere e mi doleva un pochino i capezzoli
ma non ci badai molto.

Soprà il tavolo della cucina notai un
biglietto: “Sono dovuto uscire molto presto,tu preparati per le 10 che
ti vengo a prendere. MAX
Stranamente non mi diede ordini sul come vestirmi e perciò decisi di
mia volontà cosa indossare…faceva piuttosto caldo e perciò optai per
una gonna nera lucida a pieghe molto leggera e una canotta rosa di
raso sotto indossai una minisottoveste e un paio di perizoma color
carne,un paio di sandali tacco 10 cavigliera orecchini anello e
collana….

non me la sentivo di mettermi le calze troppo caldo.
All’orario prestabilito il mio Signore arrivò mi squadrò dalla testa
ai piedi mi fece cenno di togliermi la collana ed indossare quella che
mi aveva portata lui,una collana di velluto rosa con un pendaglio a
forma di osso con su scritto da una parte “SISSY” e dall’altra :
PROPRIETA’ DI PADRONE MAX.
Una volta agganciata era impossibile toglierla visto che aveva una
chiusura di sicurezza numerica conosciuta solo dal mio Padrone.

“Ora andiamo piccola ci sono un paio di cose che dobbiamo fare e a cui
io tengo ma prima prendi questa pillola!”
Mi porse una pillola grande come certi antibiotici fortunatamente
divisibile in due ,la spezzai e inghiottii prima un pezzo poi
l’altro,sapevo che ra inutile chiedere che fosse non avrei avuto
risposta…ormai io non avevo possibilità di decisione….
Vidi la macchina fermarsi nelle vicinanze di quello che fu il mio
appartamento ,il mio Padrone mi diede delle precise indicazioni di
quello che dovevo fare…mi sentii sprofondare ma tremante mi
indirizzai verso la portineria del condominio.

” Buongiorno Pietro” esclamai ad occhi bassi
“Prego la conosco sign…..ma tu sei Gabriele? “
“Si Pietro sono io…ti prego non interrompere ciò che sto per dirti
altrimenti non troverei più la forza! Io ho donato il mio appartamento
al Signor Massimo Rossi e d’ora in poi qualsiasi lettera o altro che
mi riguardi lo devi mandare a questo indirizzo che ti ho scritto in
questo foglio. Ti ringrazio e ti saluto…non so se capiterò nuovamente
qui quindi ti auguro ogni bene….

ciao”
Me ne andai lasciando quello che spesso è stato un mio caro amico
inebetito e senza parole col foglietto in mano e gli occhi
sbarrati….
Appena in macchina scoppiai in un pianto continuo sapevo che questo
era solo l’inizio.
Seconda meta la banca qui mi aspettava un’altra mazzata.
Riuscii ad avere un colloquio col direttore mio vecchio amico,spiegai
la situazione dissi che ero in un periodo di cambiamento che
probabilmente includeva anche il mio sesso ed identità e che quindi
prima che ciò accadesse avrei spostato completamente il mio conto a
favore di Massimo Rossi …fornii l’iban del mio Padrone e prosciugai
così ogni mio avere
Ero ridotta a non avere più una casa mia e i miei 145.

000 euro che
avevo in conto corrente passarono di mano…non avevo più nulla
nemmeno me stessa perchè ero diventata una schiava…una sissy!
Completamente svuotata seguii il mio Padrone in un ambulatorio
veterinario non riuscendo a capacitarmi che ci facessi…magari il mio
Padrone voleva adottare un cucciolo…magari…. ma non avevo fatto i
conti con la sua mente contorta…ero io il cucciolo e dovevano
inserirmi il microchip sottocutaneo……. il veterinario chiese al mio
Padrone quale fosse il mio nome per farmi il libretto …perfino
registrata come un cane…..lui rispose che mi chiamavo gabriella
federica ma che il mio nome di a****le era lola e indicò la mia coscia
sinistra come posto idoneo per inserire il chip…..
E non era finita..ora veniva la parte legale….

mi portò da un
fotografo e mi fece shittare alcune fototessera e con esse andammo
negli uffici del comune e più precisamente da un amico suo
responsabile all’anagrafe.
“Ciao carissimo Andrea ,il mio Padrone disse stringendoli la mano
“Ho qui con me un’amica a cui devo far cambiare le generalità e tu sai
benissimo perchè ,queste sono le sue foto il suo nome nuovo
l’indirizzo di residenza ecc sono tutti scritti sul foglio che ti
allego ,nello stesso troverai la sua identità originale che deve
sparire completamente dalla faccia della terra come se non fosse mai
esistita quindi questo vale anche per l’atto di nascita e qualsiasi
altro documento precedente ….

puoi farlo? “
“Certo che si ma tu sai che queste cose hanno un costo elevato!”
“Non preoccuparti di questo pagheremo quello che serve e alla fine
anche Gabriella ti ringrazierà a modo suo…vero gabri?”
Risero e Andrea mi palpò il culo per sentirne la consistenza…..
“Niente male…. è ancora vergine? ” chiese
“Non completamente ma bella stretta”
Risate a non finire per loro una somma tristezza per me. Si misero
daccordo per il ritiro della documentazione e per il pagamento e ci
avviamo verso diosolosa dove….

.

Visita urologica imbarazzante

STORIA VERA
Soffro di una malattia che si chiama di La Peyronie. Non è grave, è solo un pochino fastidiosa. In pratica ho il pene un po’ curvato verso l’alto da metà in su. Ce l’ho da sempre e mi sono sempre vergognato di farmi vedere da un medico, ma a 21 anni, spinto dalla mia ragazza, vado a farmi visitare dal medico, che mi manda dall’urologo per una visita più precisa.
Dopo qualche settimana mi presento all’ambulatorio, entro e ci trovo non una, ma ben quattro donne: la dottoressa, l’infermiera e due studentesse.

Cominciamo bene. All’inizio mi siedo e la dottoressa comincia a chiedermi delle cose, prima generali e poi specifiche, ad esempio se avevo dolore o fastidio durante i rapporti sessuali o la masturbazione o se la mia fidanzata dice di provare fastidio. Poi mi dice di spogliarmi e mettermi in piedi per la visita. Questo ovviamente me lo aspettavo, faccio un sospiro e mi tiro giù pantaloni e mutande. Non sono fiero del mio pene.

Misurerebbe 13 cm e mezzo se fosse dritto, ma essendo storto sembra pure più corto. A parte la mia ragazza, non l’aveva mai visto nessuno, nemmeno sotto le docce in piscina, perché mi lavo col costume.
Comunque la dottoressa non mi visita subito e manda avanti le due studentesse. Mentre una delle due si mette i guanti, l’altra comincia a prendermelo in mano senza guanti e lo tocca in vari punti per sentire le placche fibrose.

La dottoressa le fa notare che di solito ci si mette i guanti per igiene e lei risponde “chiedo scusa, è l’abitudine”. Ilarità generale mentre io divento rosso in faccia. Intanto anche l’altra ha finito di mettersi i guanti e comincia a maneggiarmelo insieme alla collega.
La situazione diventa quasi pornografica. Sono nudo in compagnia di quattro donne. L’infermiera, si fa i cazzi suoi col cellulare ma ogni tanto butta l’occhio. La dottoressa scrive al computer e ogni tanto dà istruzioni alle studentesse su come e dove toccare per la visita.

Le due ragazze intanto toccano su e giù per il cazzo, palpano e quasi massaggiano (senza malizia, eh) per cercare di sentire le placche. Una, ancora senza guanti, è una ragazza normale mentre l’altra è molto carina, un po’ in carne, ma con due occhi verdi da favola e soprattutto un paio di tettone da urlo che si intravedono dalla scollatura del vestito sotto il camice. Sono tutte e due chine a guardarmi e toccarmi il cazzo e non posso fare a meno di fissare quelle due bocce.

Ovviamente succede il patatrac. Tocca e ritocca, domande sulla mia vita sessuale, quattro donne nella stanza, due che me lo maneggiano, l’occhio che cade sulla scollatura e ovviamente comincia a diventarmi duro. Provo a distrarmi, a pensare ad altre cose, ma è impossibile. Loro ovviamente se ne accorgono, lasciano andare e guardano la dottoressa in cerca di istruzioni. Lei alza lo sguardo e dice “Oh, perfetto, ci servirebbe proprio vederlo in erezione per valutare la deviazione dell’asse.

Tu non ti preoccupare e non ti sentire in imbarazzo, è normale che succeda in situazioni come questa, soprattutto alla tua età”. Sarà pure normale, ma io mi vorrei sotterrare.
Poi continua: “Quello che ti stavo per spiegare è che serve una foto del pene da allegare in cartella per quando farai visite da altri specialisti. Ti avrei chiesto di farla con calma a casa, ma dato che siamo qui possiamo già fare tutto, che ne dici?”.

Annuisco un po’ imbarazzato e lei chiede alle ragazze di fare tre foto col loro cellulare, una di fronte e due di profilo dai lati opposti. Imbarazzo estremo.
Fatto questo, la dottoressa si mette i guanti, mi visita mentre spiega ancora qualcosa alle studentesse, poi mi dice di rivestirmi. Mentre mi spiega le ultime cose, per fortuna mi si rammollisce di nuovo, così posso uscire dall’ambulatorio con dignità, anche se più imbarazzato che mai.

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Le fantasie da studente feticista e sottomesso

storia copiata da un altro blog

Valeria era la più bella della classe: massimo dei voti in ogni materia, amata e stimata da tutti i professori, corteggiata da tutti i compagni e circondata da un harem di ochette.

Alessandra sembrava esserle l’esatto opposto: dal fisico asciutto, carina ma non appariscente, timida, introversa e fragile, scena muta ad ogni interrogazione e spesso vittima dello scherno delle compagne di classe.

Daniele era un ragazzo schivo, che spesso si ritraeva dalle relazioni con i compagni, ma che nonostante tutto godeva di un minimo di approvazione.

Dagli interessi insoliti, a differenza degli altri ragazzi non amava affatto le formosità e i seni prorompenti. Forse è per questo che era uno dei pochi (diciamo anche l’unico) ad essersi innamorato di Alessandra. Un amore platonico non ricambiato. La timidezza del ragazzo lo portava a tenersi dentro ogni emozione, anche quando la sua Alessandra veniva derisa e scoppiava a piangere. Ricordava ancora vivamente una scena, risalente alle elementari, nell’abito della quale le ragazzine avevano regalato alla piccola Alessandra un cornetto acustico di carta per scherno, lasciandola in lacrime in un angolo dell’aula, senza che lui avesse avuto il minimo coraggio di consolarla.

Valeria eccelleva, oltre che in ogni attività scolastica, anche in opportunismo: riusciva ad assumere il controllo anche dei ragazzi più sicuri e sbruffoni, piegandoli ai suoi voleri. Con Daniele non c’era stato bisogno: la sua indole servizievole la si sarebbe indovinata a chilometri di distanza. Oltre ciò, era talmente messo in soggezione dalla bellezza di Valeria, che abbassava lo sguardo in sua presenza. Lei iniziò ben presto a “chiedergli” dei favori, come acquistarle la pizza prima dell’entrata, o portarle in anticipo lo zaino su in aula.

Di favori scolastici, certo, non aveva bisogno: nessuno era al suo livello.

Al compleanno di Valeria, finalmente Daniele ricevette il battesimo di schiavo. Infatti la ragazza lo aveva attirato con un pretesto nella sua cameretta, mentre il resto della ciurmaglia era intento a fare baldoria, e, mentre gli mostrava le foto appese al soffitto, gli aveva chiesto di raccogliere un oggetto caduto ai suoi piedi. Mentre era accucciato a raccoglierlo, gli aveva sferrato un calcio e, mentre lui era a terra e si lamentava, era scoppiata in una risata fragorosa.

Come a minacciarlo per scherzo, gli aveva appoggiato il piede sui testicoli, al che al ragazzo non era rimasto altro da fare se non supplicarla:

“Ti prego Valeria, no, non farlo, farò tutto quello che vuoi!”

“Bene, allora diventerai il mio schiavetto ihihihihi”

Così, nei pomeriggi che seguirono, i due continuarono ad incontrarsi; ad essi si aggiunse la povera Alessandra, alla quale Valeria aveva offerto aiuto per i compiti (un pretesto, in realtà, per mostrarle la propria superiorità e per sminuirla ulteriormente).

Prese così avvio una serie di perversi giochi che di continuo shiturivano dalla mentre di Valeria: così, veniva soddisfatta la sua voglia di prevaricazione e la sua vanità, assieme al desiderio di sottomissione troppo a lungo represso da Daniele e al masochismo velato di Alessandra.

Ovviamente Valeria era la padrona assoluta della situazione: si divertiva a far svolgere a Daniele dei compiti sempre più umilianti, fino a farlo camminare a quattro zampe e a baciarle le scarpe, umiliandolo di fronte alla sua amata Alessandra.

Amava poi rinfacciare ad Alessandra la sua incapacità in molte materie, come matematica e disegno:

“Tesoro, ma è così ovvio, come fa la tua testolina a non arrivarci? ihihihihi”

Oppure era solita ricordarle gli insuccessi scolastici del mattino stesso o anche passati, spesso divertendosi ad affiancarli ai suoi successi.

Una delle cose che più gratificava Valeria era, dato che era a conoscenza del debole del suo schiavetto per Alessandra, costringerlo a servire anche lei (che piano piano stava diventando una bambola con cui giocare).

“Leccale i piedi!” era il comando che più frequentemente gli impartiva: e la povera Alessandra era costretta a subire tali servigi senza battere ciglio. D’altronde, Daniele, oltre al senso di umiliazione ed imbarazzo, finalmente poteva sfiorare quel corpo che da tanti anni rappresentava un qualcosa di irraggiungibile. Così si ritrovava a leccare i piedi della sua Alessandra con una foga e una passione che a stento poteva trattenere: l’odore di quei piedi, la levigatezza di quella pelle, il calore di quel corpo erano per lui il Santo Graal tanto agognato e finalmente raggiunto (sarebbe meglio dire concesso).

Infatti per nulla al mondo Alessandra avrebbe ricambiato il suo amore. La sua padrona si divertiva sadicamente, nel momento in cui era al culmine dell’eccitazione, ad ordinargli di fermarsi e ad interrompere la sua goduria, lasciandolo fermo, in preda a fremiti, a contemplare l’oggetto del suo desiderio.

Il ragazzo sentiva moltiplicata ed amplificata all’ennesima potenza quella sensazione di impotenza e frustrazione che aveva provato, diverse volte, nel vedere la sua Alessandra derisa e umiliata da Valeria e dalle sue ochette.

Ora la sua padrona si divertiva anche a paragonare il suo fisico (quasi da modella) a quello di Alessandra: tastandola e accarezzandola sensuamente, non mancava di fare osservazioni del tipo:

“Ma che tette piccole che hai! Senti, tocca le mie: te le puoi sognare delle tette così. Hihihihiih. Ora ho capito perché nessuno ti viene dietro, a parte quel disgraziato. Hihihihihi. E tu – indicando il ragazzo inginocchiatole dinnanzi – devi essere proprio affamato per ridurti ad andarle dietro.

Hihihihihihi”.

Al che, come era naturale aspettarsi, Alessandra scoppiava in un pianto dirompente e ininterrotto, e furiosa scappava in bagno.

Un’altra forma di supplizio era l’indurre forzatamente Daniele ad esprimere giudizi di fronte alle due ragazze. “Chi ha il culo più bello? Diccelo tu!”. Esprimere anche la minima preferenza per Alessandra sarebbe significato andare incontro alle punizioni più raffinate quanto crudeli: dall’annusare i piedi di entrambe per ore, all’essere calpestato, all’essere preso a schiaffi e graffi.

All’inizio però la risposta veniva forzata con una strizzata di palle.

Per Daniele erano eccitanti i momenti nei quali la padrona si faceva la doccia, e lui la attendeva in ginocchio, con l’asciugamano pronto a cingerla, mentre Alessandra si sdraiava a mò di tappetino: quando Valeria usciva, calpestava la testa della ragazza e usava i suoi capelli per asciugarsi i piedi.

Ad un certo punto però Valeria si era stufata di essere la sola dominatrice, ed aveva così dato inizio a dei giochi di “ruolo”, nei quali uno dei due schiavetti aveva dei margini di dominazione.

Ad esempio, per un breve periodo a Daniele venne concesso di recitare la parte del marito di Valeria: si baciavano, stavano in intimità, a volte fingevano di fare sesso (non gli sarebbe mai stato concesso), mentre si divertivano a guardare la schiavetta che puliva la casa.

Una volta Valeria aveva deciso di fare un regalo al suo “amore” per compleanno. Lo aveva fatto sedere accanto a lei sul divano, e, mentre lo coccolava, ad un battito di mano era uscita dalla porta della cucina Alessandra, acchittata come una troia, col le labbra colorate di un rossetto scuro, minigonna e stivali col tacco a spilllo.

Sculettava e ancheggiava, come le aveva ordinato la padrona.

“Guardala amore, sembra proprio una troia d’alto borgo ahahahahah”.

“Questo è il regalo per il tuo compleanno tesoro! E’ tutta tua, fanne ciò che vuoi…” le aveva sussurrato.

Poi, accarezzando la ragazza (inginocchiatasi al loro cospetto), le aveva detto: “Che c’è tesoro, non t và di essere la troia di Daniele, andiamo…. ”

E lei, piagnucolando: “No padrona, ti prego…”

“Amore, questa troia si rifiuta di farti un pompino! Io mi sarei incazzata di brutto ad essere rifiutata perfino da un essere del genere!” e appioppò un ceffone alla schiava.

Alla scena il ragazzo si era eccitato all’inverosimile, e finalmente si era ritrovato l’amore della sua vita che gli faceva una pompa magistrale: non resistette a lungo, ed esplose in un gemito di piacere, inondando la faccia della ragazza. Il tutto si era concluso con i due che si abbracciavano e ridevano, e la povera Alessandra arrossita di vergogna e in lacrime.

La sera Valeria e Daniele avevano finto di fare sesso e di pomiciare, mentre ad Alessandra era toccato il compito di “aiutare” la sua padrona a far erigere il pene del ragazzo.

In seguito i due avevano continuato ad amoreggiare,mentre la ragazza, in ginocchio, stava ferma a guardarli: alla fine avevano simulato un coito anale, con Daniele che strusciava il pene fra le natiche di Valeria ed esplodeva di piacere.

Dopo che Alessandra si era rifiutata di ripulire la cappella di Daniele, la padrona, infastidita, decise di punirla. Alessandra era particolarmente insofferente al dolore: bastava che la sua padrona alzasse la mano contro di lei, che, tremolante e lagnante, si gettasse ai suoi piedi supplicandola.

Stavolta però non servì a nulla: venne imbavagliata, ammanettata contro l’armadio, e frustata con una cintura. Daniele cercò in un primo momento di fermare la padrona, dati i gemiti e i pianti dirompenti della ragazza, che inarcava la schiena e tremava. Ma in seguito un senso di eccitazione e di sadismo prevalse sulla premura e sulla pietà, accresciuto dai gemiti soffocati ed acuti che quel corpo, nudo e arrossato, emetteva. Iniziò così a masturbarsi, fino a quando la padrona lo persuase, con mille lusinghe, a procedere lui nella punizione.

Prese a colpirla sempre più forte: gli sovvennero alla mente le numerose volte che, da ragazzino, era stato respinto, tutte le volte che, durante le lezioni, si fissava a guardarla e non veniva ricambiato neanche da un’occhiata sfuggente, tutte le volte che aveva sognato di toglierle le scarpe e leccarle i piedini. Preso dalla foga, le frustava ora la schiena, poi le natiche, le cosce, fino ai polpacci, la schiaffeggiava sulle chiappe, sulla fighetta bagnata.

Quando tali visioni si dissolsero, si accorse che le gambe della ragazza, esausta, avevano ceduto, e ora era sospesa , legata solo sui polsi. Un senso di colpa e di pena pervase il ragazzo, che, cinta Alessandra sui fianchi, iniziò a stringerla a se e a sussurrarle all’orecchio: “Scusami, ti prego, piccola, non volevo, perdonami. Tolse il bavaglio, le liberò le mani: come risposta ricevette uno schiaffo forte e deciso:

“Ti odio, bastardo, VI ODIO TUTTI E DUE!” urlò furiosamente, singhiozzando, scappando nella sua camera.

Un impeto emotivo che sarebbe durato poco: infatti, dopo qualche ora, era di nuovo ai loro piedi.

Le mie storie (53)

Eccomi di nuovo qui, forse un po’ per spezzare i miei racconti con Davide, che magari potranno cominciare a risultarvi un poco ripetitivi, oggi ho deciso di rendervi partecipi di brevi testimonianze di miei amici o conoscenti. Se avete letto anche i miei vecchi pezzi, alcuni mesi fa, ho iniziato a fare una sorta di gioco/sondaggio, dettata dal fatto che in questo blog, molti racconti sono riferiti a sorelle, mamme eccetera. Così, ormai, molto spesso dopo le cene, quando si è bevuti tutti un po’ di più del normale, lancio questa domanda alle persone presenti, dopodiché riporto i loro racconti sul computer, considerando solo quelli più verosimili o meglio quelli ai quali io credo davvero.

Al momento ne ho scritti una decina, oggi ve ne riporto tre. Vi ricordo che a fronte dei nomi, che sono di fantasia, le professioni e le età delle persone sono vere.

Marco (38 anni), ingegnere. Aveva tredici anni circa e del sesso sapeva quasi nulla. All’epoca il suo unico pensiero era il calcio, non faceva altro che vedere partite in televisione, oltre al tempo che passava insieme ai suoi amici a giocare ad un campetto vicino casa.

Le compagne di classe (era il tempo delle medie) non le guardava neanche da lontano. Eppure non doveva essere indifferente al nostro sesso visto che fisicamente era sempre stato il più grande della sua classe. Si era accorto che qualcosa nel suo fisico stava cambiando quando aveva notato i primi peli fare capolino intorno al suo uccello. Ma nessuna attrazione sessuale, nessun impulso di quel genere lo aveva mai investito. Nel periodo di Natale i suoi programmi sarebbero stati tutti rivolti a giocare partite su partite, dalla mattina fino alla sera.

Come regali, tanto per cambiare aveva chiesto il completino del Napoli. Solo che a scompigliare i suoi piani, durante quelle feste si presentarono in casa i cugini di sua madre con la figlia sedicenne. Quando la mamma gli disse che sarebbero arrivati a casa ospiti per alcuni giorni, lui non ci fece quasi caso, un po’ perché aveva sentito che questi parenti avevano una figlia femmina, un po’ perché aveva dato per scontato che questa avrebbe passato il tempo con sua sorella più o meno della stessa età.

Ma quando tutto sembra essere organizzato, arriva il destino a metterci lo zampino. Infatti la sorella all’epoca era fidanzata, e naturalmente durante le vacanze voleva passare il tempo con il ragazzo. Oltre tutto quando le due ragazze si conobbero, non è che shittò una simpatia reciproca. Ilaria (la sorella di Marco) era completamente dedita alla moda, scarpe, vestiti eccetera. Simona invece (la figlia dei cugini) era molto più maschiaccio per così dire, sempre con i pantaloni oppure con la tuta.

Per i primi giorni Marco non era andato al di là di un saluto e quattro chiacchiere di circostanza, anche perché la sorella era stata costretta dai genitori a fare compagnia alla nuova amica. (Dai ricordi del protagonista, doveva essere il 23 dicembre) quel giorno le due coppie adulte uscirono a fare gli ultimi regali di Natale, Ilaria scese con il ragazzo e Marco si ritrovò quasi senza saperlo a casa da solo con Simona.

Lui era nella sua stanza a guardare una partita di pallone (tanto per cambiare), lei entrò e gli chiese cosa stesse facendo. Lui si trova un po’ in imbarazzo anche perché (a sua memoria) era la prima volta che aveva a che fare con una ragazza faccia a faccia, tutti da soli. Non sapeva cosa dire né come comportarsi. Le chiese se le piacesse il calcio, lei naturalmente rispose di no, ma mentre parlava gli lanciò una palla di gomma piuma a modi rigore.

Da lì shittò una sorta di partita a due, lui era felicissimo perché credeva di essersi tolto dall’imbarazzo, ma in un eccesso di agonismo del tutto ingiustificato, la fece cadere a terra finendo sopra di lei. Quello fu in assoluto il primo contatto fisico con una donna. In quella caduta le si spostò un poco modo di verso l’alto il maglione, tanto da scoprirle il reggiseno che nascondeva due seni molto grossi, fino ad allora nascosti.

A quella visione evidentemente non rimase indifferente, così, a sua insaputa (sue testuali parole), gli venne un’erezione. I due erano ancora a terra, con lei che sorrideva, non mostrando alcun problema per la caduta. Si accorse che lui aveva notato le sue tettone, e per niente infastidita gli chiese se gli piacessero. Marco diventò letteralmente viola, non avrebbe potuto avere domanda peggiore. In vita sua non gli era capitato mai niente del genere, avrebbe faticato a ricordarsi anche della sorella in costume, figurarsi una ragazza più grande il reggiseno a pochi centimetri da lui.

Così un po’ impaurito si spostò sedendosi per terra al suo fianco, così facendo però non si rese conto che il pantalone della tuta non riusciva a nascondere quella sua nuova sensazione. Lei si sollevò mettendosi al suo fianco, appena notò il capannello sotto la tuta sgranò gli occhi. Lui non aveva ancora capito niente, lei senza dire una parola fece scivolare la sua mano nell’elastico della tuta, fino ad impugnare quel membro giovane e duro.

Lui non riuscì neanche a imbastire una reazione, che lei cominciò ad accarezzarlo. Marco sentì velocemente (molto velocemente) salire un piacere mai provato fino ad allora, poi, inevitabilmente si lasciò andare nella mano di Simona. La notte Marco non chiuse occhio, ma un paio di giorni dopo, proprio di notte la vide uscire dalla camera della sorella per entrare nella sua stanza ed infilarsi nel suo letto. Di nuovo il suo uccello era nelle sue mani, ma incredibilmente la sua mano presi un’iniziativa e le toccò il seno.

Quella notte, la passarono abbracciati e non solo. Lei gli insegnò, o almeno cercò, a toccare una donna… i risultati allora furono pessimi, ma col tempo migliorarono (per altre ragazze).

Luciana (35 anni) dipendente comunale. (Premessa: finita una cena, eravamo in cinque, alla mia domanda lei risponde serafica “sono stata con mio zio, il fratello di mia madre, una decina d’anni fa”. Tutti in silenzio credendo fosse uno scherzo poi lei ha raccontato com’è andata dicendo che era la prima volta che qualcuno veniva a conoscenza di ciò che era successo).

Lo racconto in prima persona così come ha fatto lei.
Avevo appena finito l’università, circa venticinque anni, era luglio e finalmente mi aspettavano delle sane vacanze come non le facevo da una vita. I miei erano già al mare nella casetta di proprietà che abbiamo da quando sono piccola. Arrivata con il treno mi viene a prendere zio Mario, il fratello di mia madre più giovane di lei di circa otto anni (all’epoca avrà avuto sulla quarantina d’anni).

Da piccola credevo fosse omosessuale, visto che non aveva mai portato nessuna fidanzata a casa, ed oltretutto ha sempre vestito in maniera piuttosto stravagante. Per quanto abbia frequentato casa, non c’è stata mai particolare confidenza tra di noi, se non qualche lezione di italiano ai tempi del liceo, ma fatta assolutamente in maniera professionale. Alla stazione un saluto tranquillo e poi in macchina per i venti minuti che è il tempo per arrivare a casa.

Abbiamo parlato del più e del meno, ma come al solito, senza niente che potesse far presagire quello che sarebbe successo qualche giorno dopo. Arrivati a casa, mia mamma mi chiede di scegliere dove dormire, se nella mia stanzetta (quella che dividevo con mia sorella) oppure nel divano della sala, lasciando il mio posto a mio zio che era stato lì fino ad allora. Decido per la sala anche per essere cortese con lui e non fargli spostare la roba.

Io comunque metto i miei vestiti nell’armadio in camera. Il primo giorno, tutto normale, come al solito scendiamo al mare insieme tutti e quattro (anche i miei genitori) con una sola macchina (la spiaggia dista circa 1 km, ci si arriva anche a piedi ma con l’auto ci mettiamo due minuti). Un bagno, quattro chiacchiere, insomma né più né meno il rapporto che avevo sempre avuto con lui. La sera prendo i miei vestiti dalla sua camera mentre lui è steso sul letto a leggere, e vado in bagno a vestirmi per uscire con alcune amiche.

Quando ritorno, a notte inoltrata, mi spoglio in sala credendo che stessero tutti dormendo, poi mi accorgo che la luce in camera sua è ancora accesa ma vado a dormire tranquilla. Secondo giorno stessa cosa, più o meno. Di diverso c’è che torniamo a casa noi due a piedi e si lascia scappare un “sei diventata proprio una bella ragazza”. Io resto un po’ sorpresa ma lo ringrazio per il complimento. La sera quando ritorno a casa, vedo la sua porta leggermente aperta ma la stanza è buia, per cui di nuovo mi spoglio tranquilla in sala.

Non ricordo se fosse il terzo o quarto giorno delle vacanze, ma arriviamo sulla spiaggia e lui si sdraia sull’asciugamano; io gli passo davanti e resto colpita dal paltoncino a costume giallo fosforescente. Poi lo guardo meglio e mi accorgo incredibilmente che da uno dei due lati fuoriesce la parte superiore della cappella del suo uccello. Naturalmente non gli dico niente, resto piuttosto interdetta e vado in acqua. Dopo poco lo vedo venire verso di me e cominciare a schizzarmi, a modi gioco.

Io faccio lo stesso e cominciamo una sorta di lotta con l’acqua e le mani; poi mi prende in braccio e mi lancia lontano, nel fare il gesto sento la sua mano distinta sul mio sedere, ma penso che sia solo un caso. Continuiamo a giocare ed ogni tanto le sue mani mi toccano in zone “proibite”, ma resto sempre dell’idea che sia tutto frutto di casualità e del divertimento del momento anche perché ad un certo punto mio zio trova l’appoggio di mio padre che partecipa attivamente a buttarmi l’acqua.

La giornata passa tranquilla come al solito, e come al solito io la sera dopo essermi preparata vado in paese con amici ed amiche. In quell’occasione decido di indossare, per la prima volta, una gonnellina elasticizzata piuttosto corta che mi ha regalato mia madre. Come al solito beviamo qualche drink , io l’alcol lo reggo piuttosto bene, poi faccio ritorno a casa un po’ più allegra del solito. Apro la porta e trovo mio zio seduto sul divano (che di li a poco sarebbe stato il mio letto) con un paio di birre già bevute ed un’altra fra le mani, che guarda la televisione al buio con le porte chiuse per non dare fastidio ai miei.

Resto un po’ sorpresa, poi dopo averlo salutato, vedo che lui mi invita a bere una birra insieme. Io mi siedo sul divano e gli chiedo come mai fosse ancora sveglio. Lui mi risponde che non era riuscito a prendere sonno, ma non vuole dirmi perché. Poi dopo le ripetute insistenze della sottoscritta, mi confessa che le sere prima si era ritrovato a guardarmi mentre mi spogliav , anche se la cosa era stata assolutamente casuale.

In clima di confessioni io gli dico che la mattina avevo visto il suo uccello fare capolino dal costume. Ridendo gli chiedo se fosse così grande. Lui sorride e mi chiede se io voglia vederlo. Io rispondo di sì e lui apre il pantalone bianco e sotto noto un improbabile slip rosso che nasconde a malapena la sagoma del suo membro che arriva fin quasi alla parte stretta della mutanda. Mi guarda come a chiedermi se tirarlo fuori ed io annuisco senza parlare.

Abbassa l’ elastico e tira fuori questo membro enorme che poggia sulla gamba. Io lo guardo incredula, non ne avevo mai visto uno così grosso, ma soprattutto mai avrei pensato che lui, appena più alto di me, e con un fisico piuttosto mingherlino, potesse nascondere una cosa simile. Con un dito lo tocco, come a muoverlo, lui mi guarda e mi sorride. Poi mi chiede cosa fare, ed io senza che lui dica niente glielo prendo in mano e comincio a masturbarlo.

Lui reclina la testa all’indietro e si lascia andare. Dopo un po’ il suo uccello è completamente in erezione, giuro, enorme (e con le mani ci dà l’idea delle dimensioni). (Al tavolo scoppiamo a ridere tutti quanti). Poi mi fermo, lui mi guarda come a chiedermi di continuare, io mi alzo dal divano, tiro su quel po’ di minigonna, sposto di lato il perizoma e mi siedo in braccio a lui infilandomi dentro tutto quel ben di dio.

Lui da dietro mi prende i seni ed incomincia a farmi fare su e giù. Non riesco neanche a metterlo tutto dentro talmente è grosso, poi vengo, lo tiro fuori e con le mani faccio venire anche lui che eiacula l’impossibile. Mentre io cerco di pulire per terra il suo sperma, lui si ricompone e va a dormire. Io non riesco a prendere sonno per tutta la notte, pensando a ciò che è successo.

Il giorno dopo, riceve una telefonata di lavoro e parte. Non c’è più stato niente tra di noi, anche se inevitabilmente qualche volta che ci guardiamo, pensiamo a ciò che è successo (almeno per lei è così).

Maria (40 anni) insegnante di liceo. Ci ha raccontato che ha un fratello più piccolo di lei di circa quattro anni. Quando aveva diciassette anni e lui tredici, un giorno le confessò che alcune notti si svegliava bagnato nelle zone basse.

Poiché sporcava le lenzuola e si vergognava nei confronti della madre, non sapeva come fare. Capì che lui non sapeva come ci si toccasse, così una sera si sedette a fianco al suo letto e gli fece una sega raccogliendo un fazzoletto il suo sperma. Credeva che avesse capito, invece dopo qualche giorno, di nuovo in lui le ripropose il problema. Così per un mesetto o due, ogni tanto prima di andare a dormire faceva quest’opera di bene.

Poi una sera spiandolo letteralmente dal buco della serratura , vide che si masturbava da solo nel bagno, così dopo averglielo fatto notare, interruppe quelle che per lui erano diventati piacevoli buona notte.

Serena cap3

Capitolo 3
Serena cercava di non guardare oltre il vetro del negozio. Si sentiva nuda, ora, come lo era stata poco prima nella stanzetta.
Uno sguardo di soppiatto a Marco… due metri dietro di lei, a braccia incrociate sul petto, chiaramente a controllare la sua ubbidienza, la cintura ancora stretta nel pugno… Doveva iniziare velocemente a pulire…
Diede la prima spruzzata sul vetro, conscia di avere il seno profondamente in vista, i capezzoli perfettamente disegnati da tessuto della camicetta, frutto della tortura sessuale a cui il suo corpo era stato sottoposto, senza appagamento finale…
Già… non aveva goduto davanti a lui, ma non era stata soddisfazione di vittoria… era arrivata praticamente ad implorarlo… Tutta quella situazione la disgustava, Marco la disgustava… Aveva abusato di lei e stava continuando a farlo, con la giusta certezza del fatto che lei si trovasse in trappola.

Ed oltre tutto questo, si ritrovava ancora con le gambe tremanti… stimolata oltre il limite, il suo ventre ancora adesso chiedeva l’orgasmo… Attendere… e poi avrebbe provveduto da sola…
Quanto poteva andare avanti Marco con quel gioco sadico?
Non molto, si disse Serena, Paola sarebbe arrivata prima o poi, e senza dubbio il suo giungere avrebbe messo i bastoni tra le ruote del ragazzo.
Puliva, rapida. Una spruzzata, e passare lo straccio, attenta ad ogni movimento, per non dar ulteriore spettacolo di sé ai passanti… Non si abbassava, né lavorava su parti troppo in alto.

Ed anche in quel modo, purtroppo notava gli sguardi e talvolta i sorrisi di apprezzamento di chi la notava… notava il suo corpo…
Non era mai stata tipa da abbigliamento volgare, anzi, e la vergogna adesso prendeva possesso di lei.
Veloce… doveva essere veloce, finire quello stupido lavoro… che a dire il vero, non faceva da tempo. Destinava sempre Paola a quelle incombenze, dal canto suo, nemmeno sapeva dov’era lo spruzzino, del resto, era la differenza tra l’essere un gestore e una commessa…
Un che di amarezza la invase… Era appena stata legata, scopata, ed ora esibita come una puttana… pensare a differenze tra dirigenti e maestranze diveniva fuori luogo quel giorno…
Un giovane davanti alla vetrina.

Serena chinò il capo… era la seconda volta che passava in mezzo minuto… Stavolta si era proprio fermata, fingendo, malamente, di dare un’occhiata alla merce esposta…
Dieci secondi… quindici… non accennava ad andarsene… Serena tentò almeno di spostarsi più avanti…
Marco le si avvicinò.
“Sorridigli, e mettiti a pulire in ginocchio proprio davanti a lui. ”
“Non p…” bisbigliò Serena, sempre a testa bassa.
“Subito. ” Fu l’ultima parola del ragazzo.
Con l’animo in pezzi, Serena mise sul viso il miglior sorriso forzato che avesse dentro di sé… si inginocchiò, ben conscia dello spettacolo che offriva…
Il giovane dovette recepire lo spettacolino e il sorriso come un invito.

Serena con terrore lo vide infatti indirizzarsi verso la porta di ingresso. Serena si ritrovò ad essere terrorizzata.
Non era il giovane in sé… avrebbe saputo tenere a bada qualsiasi uomo che ci avesse provato con lei, l’aveva sempre fatto… era la combinazione di questo con la presenza del maiale alle sue spalle che la inquietava oltremodo…
Un ragazzo…probabilmente sui 20, 22 anni… entrò con il fare di chi capitava casualmente nel negozio…
“Buongiorno” salutò Serena, rialzandosi dalla sua posizione, e dirigendosi lenta verso di lui… aveva il viso infiammato dalla vergogna, vedendo che il cliente occhieggiava verso la sua scollatura senza ritegno.

Il tutto sotto l’occhio divertito di Marco, che si era allontanato di qualche metro, sempre però a portata d’orecchio.
“Buongiorno” sorrise il giovane, lo sguardo che mostrava chiaramente il motivo per cui era entrato… non gliene poteva fregare meno della merce in negozio… chiese comunque di poter fare un giretto, tanto per salvare le apparenze…
Serena stava per tirare un sospiro di sollievo, mentre il nuovo arrivato si allontanava… a quanto pareva, gli bastava guardare…
Quel sospiro non giunse al termine.

“Serena, mostragli le scarpe arrivate la settimana scorsa… credo si intonino perfettamente con il suo modo di vestire. ” Esordì Marco.
Il cliente si voltò, incuriosito, verso di lei.
Serena era stata presa in contropiede. Nonostante questo, dovette fare quanto richiesto. Si avvicinò al ragazzino, chiedendo se fosse interessato, alla sua risposta affermativa, lo condusse verso un angolo del negozio, dove una trentina di modelli di calzature stavano a scaffale.
“Veramente belle” disse il giovane, un occhio alle scarpe, e un occhio alla camicetta di Serena.

Marco li aveva seguiti. “Fagliele provare. ” Disse subito.
Serena non capiva dove volesse andare a parare il suo capo, fece l’ovvia domanda “che numero porta” e appena l’altro ebbe risposto, prese la giusta shitola e la tese verso il cliente, che si avviò verso una panchetta, poco distante.
Marco colse l’attimo per sussurrare nell’orecchio di Serena…
“Apri un altro bottone…”
Lei si voltò terrorizzata.
“Co-come?? Sono già praticamente nuda così, se…” disse lei incredula.

“Via degli Abruzzi 12…” mormorò semplicemente lui.
Era l’indirizzo del posto di lavoro del marito. Era certo che a Serena avrebbe detto qualcosa… e difatti, il viso della donna assunse l’aspetto di chi ha ricevuto una sberla.
“Che… che significa?”
“L’indirizzo sulla busta con tutte le stampate e le foto che ti riguardano… slaccio io o slacci tu il bottone?”
“Sei solo un bastardo… un pezzo di merda” sputò fuori lei, occhi lucidi.

Marco però notava solo il fatto che le mani di lei comunque liberavano il bottone…
Fantastica pensò. Tette stupende, e stupendamente esposte, ora che solo due bottoni rimanevano al loro posto…
“Penseremo anche a queste tue belle parole, più tardi… ora seguimi. ” E la prese a braccetto, quasi a guidarla al sacrificio.
Il cliente si era già tolto una scarpa, pronto a cominciare a provare quelle nuove.
Giunti davanti a lui, alzò lo sguardo, strabiliato.

Ciò che vide fu un’ampia scollatura, la camicetta aperta fin quasi a mostrare le areole rosa… meraviglioso…
Marco prese la parola.
“No, no… che fa” disse rivolto a lui “ci pensa Serena ad aiutarla…” e con una piccola pressione sul braccio, le fece capire di inginocchiarsi.
Uno sguardo di fuoco di lei, rabbioso, ma ancora una volta eseguì, piegandosi al volere del suo capo.
Il giovane non aveva parole. La bella donna che gli stava davanti in ginocchio gli stava sbattendo praticamente le tette in faccia… Prendeva una scarpa dalla shitola, piegandosi leggermente, e con quel movimento il seno destro fu visibile fino al capezzolo… E non faceva nulla per evitarlo! Non si chiudeva la camicia… che puttana, pensò… Mentre l’umo che stava dietro seguiva il tutto sorridendo.

Serena non osava alzare gli occhi. Sapeva che spettacolo stava dando. Si muoveva in fretta, ma sembrava che non finisse mai. Non c’era modo di evitare certi movimenti, e quindi cercare di non esporsi ulteriormente… maledetto Marco… maledetto…
Quand’ebbe finito, si rialzò di shitto.
“Le sento bene” disse il ragazzo, che adesso manteneva un atteggiamento scanzonato… la sua espressione dimostrava quanto sentisse disponibile la donna. Del resto, perché offrirsi a quel modo, se non per volere qualcosa di più?
“Mi fa piacere….

” Mormorò lei “Vengono 140 euro… le desidera?”
Il cliente, divertito, le guardò la scollatura, rispondendo “certo”.
Serena si fece rossa, chinò il capo e fece per indietreggiare. Marco però la prese per il braccio e la inchiodò sul posto.
“Siamo lieti che le piacciano… se le acquista, da domani avrà diritto ad un piccolo sconto aggiuntivo sui jeans… e Serena sarà felice di aiutarla, in tutto. ” Continuò il maledetto, indirizzando uno sguardo complice a quel ragazzo, che si stava dimostrando porco quanto non mai, pensò lei.

Per forza, pensò… chi gli ha fatto intendere di essere disponibile… maledizione!!
“Sì!!” rispose il cliente, veloce “le acquisto, poi passerò anche per jeans” e guardò Serena aggiungendo “mi servono proprio…”
Marco si era gustato il siparietto fino a quando il giovane pagò e uscì dal negozio.
Distrutta, Serena crollò sulla sedia, dietro il bancone. Aveva voglia di piangere. Prima però doveva ricoprirsi, le mani andarono ai bottoni.
“No. ” La bloccò Marco.

Non poteva dire di non aspettarselo. Non dopo quella stupida esibizione. Artigliò il bancone, stando seduta, fremente.
“Io giuro che te le farò pagare tutte… tutte Marco…” sibilò lei.
“Sì, sì” disse svogliato lui, facendo il giro del bancone. La mano andò tra i capelli, e bastò una minima pressione per farla alzare e sospingerla contro il mobile, il seno che andava ad appoggiarsi sul piano di lavoro.
In Serena tornò la paura.

Il bancone era situato in fondo al negozio, un cinque metri distante dalla porta d’ingresso, ma certo lei non diveniva invisibile per questo!
“Rimani immobile, puttana. ” Le bisbigliò all’orecchio. Non c’era nemmeno bisogno di precisarlo… le gambe di Serena si erano fatte di ghiaccio, bloccate dal non sapere cosa ora sarebbe stata costretta a fare.
Le sfuggì comunque un “oh mio dio…” quando lo vide estrarre dalle tasche ancora i collant… no… non ancora la stanzetta… non ancora quello che…
Marco aveva idee diverse.

Si chinò, legando un cappio della prima calza al piede del bancone. Poi prese una seconda calza, e la fissò al lato opposto.
Si rialzò solo per il tempo di dire “Immobile, puttana, ricorda. ”, poi Serena sentì la gonna alzarsi da dietro, sospingere un suo piede verso l’esterno, mentre le corde improvvisate venivano fissate prima ad una caviglia, e poi, dopo averla fatta allargare, all’altra caviglia, un legaccio teso e stretto, che la costringeva a stare piegata di poco verso il bancone e a cosce larghe.

La gente passava lungo la galleria, ogni tanto occhieggiava verso il negozio… chi distrattamente, chi in maniera più intensa. Serena era terrorizzata… qualcuno intuiva cosa stava accadendo? Qualcuno sapeva che il suo corpo era nelle mani dell’uomo che le stava accanto?
Forzò sulle gambe. Nulla, non riusciva a chiuderle, vuoi anche per il piccolo piano di lavoro che le spingeva sul ventre e le imponeva appunto di restare leggermente piegata, gomiti sul bancone.

“Rimani così, puttana… mi piace ammirarti da qui dietro… dai un’idea di disponibilità unica…” le diceva Marco, accomodatosi sulla sedia.
Passavano i minuti, senza che lui si decidesse a scioglierla dalla posizione.
Poi comparvero due ragazze sulla porta. Chiacchieravano indifferenti, mentre entravano nel negozio, solo un accenno di saluto verso di lei. Chiaramente, potenziali clienti che volevano fare un giretto.
Niente di preoccupante, pensò Serena. Questo prima di sentire Marco alzarsi.

Le fu accanto, appoggiandosi al mobile, accanto a lei. Le passò un foglio nelle mani, una normale fattura di acquisto, e con fare disinvolto, disse a Serena “mi aiuti a capire questo, Serena?”
Il tono era a beneficio delle donne che ora stavano considerando delle gonne, a un paio di metri da loro, poi, in un sussurro Marco aggiunse “Devi tenerlo sempre in mano… non voglio vederti togliere le mani da questo documento…”
Serena non capiva cosa significasse.

“Fermo… fermo!!” ribadì lei con un bisbiglio, senza peraltro mollare il foglio, anche se la mano di Marco stava lentamente raccogliendo la gonna da dietro per passarla sotto l’indumento…
“Non qui, non q-qui… al-almeno questo…” implorava sottovoce lei, girando di continuo la testa a controllare cosa stessero facendo le due donne.
La mano di Marco era sotto la gonna, un movimento invisibile per le due clienti, ma assolutamente percepito da Serena… leggera… lentissima, risaliva lungo l’interno coscia, delicata… e…
“Oh!” un urletto soffocato proruppe dalla bocca di lei, quando quel tocco raggiunse il taglio.

Una delle due ragazze si voltò. Serena le indirizzò un sorriso impacciato, che per fortuna sembrò bastare alla tizia. Difatti, ripresero a confabulare tra loro sui vari capi di vestiario, come se nulla fosse avvenuto.
Il foglio le tremava tra le mani. Marco aveva ripreso quel dannato lavorio a punta di dita… avanti e indietro… avanti e indietro… lungo una figa già portata al limite dell’eccitazione fino a poco prima… difatti il suo corpo reagiva, a partire dal bagnarsi… generando la lurida reazione di Marco… lo stronzo sorrideva e la guardava fissa, incurante di dove fossero e di chi avessero attorno.

Il corpo reagiva… costretto nuovamente a lottare contro sé stesso, adesso non solo per contenere un’eccitazione che necessitava di esplodere, ma anche per riuscire a mostrare una parvenza di indifferenza…
Una prova stava decisamente perdendo. Serena proseguiva nei suoi inutili tentativi di implorarlo, come pure proseguiva nel forzare sulle caviglie… niente, le cosce rimanevano aperte al ditaleggiare dell’uomo.
Il movimento delle dita si fece solo di mezzo centimetro più profondo, eppure così poco bastava per farla ansimare in modo più deciso, udibile.

Quasi strappò il foglio che era costretta a reggere tra le mani. Una nuova occhiata da parte delle clienti, ed una delle due rimase quasi a studiarla, costringendo Serena a rimanere a bocca semiaperta per una decina di secondi, mantenendo un gemito fermo in gola…
“Guarda da un’altra parte guarda da un’altra parte guarda da un’altra parte” pensava disperata Serena.
Ed in effetti, dopo un altro istante , la tizia curiosa tornò ai suoi interessi, con aria però perplessa.

“Marc-co… M-mar… “ niente. Non riusciva a terminare alcuna frase.
Lui le fu subito all’orecchio, bisbigliante, senza interrompere la masturbazione… “Sai quanto stai colando sulla mia mano, puttana? Sai come sono duri i tuoi capezzoli?”
E nel suo contorcersi sulle dita di lui, Serena vide come fosse oscena. Realmente sembrava in calore, con la scollatura che niente lasciava all’immaginazione, con capezzoli che mostravano il suo stato indecente…
Doveva replicare, voleva offenderlo, si sentiva di dover reagire…
L’unica cosa che riusciva a fare era stropicciare violentemente il foglio che aveva in mano, un foglio che, si rendeva adesso conto, fungeva da manette… E intanto strofinava il ventre contro il piano di lavoro, incapace di star ferma… sentiva gli umori impregnarle l’interno delle cosce, e lui continuava, continuava…
Con una piccola parte di mente, riuscì a rendersi conto che le due clienti si stavano dirigendo verso di loro.

Angoscia. Non riusciva nemmeno a connettere, tanta era l’eccitazione, come avrebbe potuto discutere con le due donne?
Giunte al bancone però, Marco sospese il movimento, e ritirando la mano, le strappò un altro piccolo lamento. Gli ansiti si vedevano chiaramente, un velo di sudore le imperlava il seno… senza contare il viso stravolto.
Le due donne, davanti a Serena e Marco, ebbero per la prima volta la visione diretta di lei, di com’era conciata.

Una aveva senz’altro l’aria disgustata, mentre l’altra si limitò a quella curiosità già mostrata in precedenza. Fu proprio quest’ultima a porre una domanda.
“Avevo letto che c’erano sconti su quelle gonne laggiù… ma non mi pare…”
Serena non connetteva. Troppo al limite e per troppo tempo. Marco prese la parola, veloce.
“Partono da domani, signorina, credo sia scritto sul volantino del centro commerciale…” Disse con un gran sorriso.
La più arcigna delle due, dando un’altra occhiata a Serena, sputò fuori un “io qui non ci torno”, che fece sprofondare nella vergogna Serena, ammutolita e incapace di riprendersi durante quel dialogo.

L’altra invece era più tranquilla. Rispose al sorriso di Marco, “allora tornerò senz’altro domani… arrivederci”, disse con cortesia. Marco ricambiò, colpito anche dal fatto che prima di uscire, la tizia dava un ultimo sguardo a Serena… se lo appuntò mentalmente.
Serena, dal canto suo, avrebbe voluto gridare la sua rabbia, solo che il pulsare tra le cosce non le permetteva di esprimersi come avrebbe desiderato…
“Sei… sei contento… figlio… figlio di puttana… tu mi vuoi umiliare, tu…” sibilò, nel tentativo goffo di raggiungere la caviglia per slegarla… non poteva farcela, non per come era legata.

Ad ogni buon conto, Marco le fu nuovamente accanto, riportando la mano a contatto della figa di Serena…
“Umiliarti è solo una parte di quello che voglio…” le disse all’orecchio…
“Sm-smet-tila… Smet-tila…” singhiozzò la donna. Poteva essere umiliata, incazzata, fuori di sé dalla rabbia… Marco rendeva però l’eccitazione costante la peggior tortura. Si sentiva il fuoco dentro, lui giocava sadicamente alternando tocchi lievi a spinte profonde e decise, godendosela un mondo nel vedere il corpo di lei squassato ad ogni colpo… costretta in ogni caso a dover mantenere un minimo di controllo per non far intendere nulla a quanti passavano davanti alle vetrine…
Serena sentiva i colpi farsi più veloci e più profondi.

Le sue difese cadevano ancora, l’orgasmo stava montando velocemente… una mano corse alla bocca, per coprire gemiti sempre più insistenti…
Il bisbiglio di Marco all’orecchio “implorami di farti godere…”
A un passo dal godere, comunque Serena scrollò il capo, in un “no” deciso e silenzioso e…
Le dita di Marco uscirono dalla sua figa.
“BASTARDO!!” urlò nelle mani giunte sul viso, sconvolta dal piacere mancato. Si voltò per quanto possibile verso di lui, pronta a vomitargli addosso la sua rabbia, pronta a…
“Buongiorno a tutti!” squillò allegra una voce.

Era Paola. Arrivata mentre lei era in condizioni pietose, immobilizzata contro il bancone, vestita di niente…
Cosa avrebbe potuto pensare ora?
“Ti prego, ti scongiuro, Marco, portala via… farò tutto ciò che vuoi, portala via…” tentò di sussurrargli mentre la nuova arrivata avanzava. Lui però sembrava non ascoltare.
Silenzioso, guardava Paola avanzare verso di loro. Serena non sapeva come nascondersi, come spiegare, come poter giustificare quella situazione…
E poi…
Marco fece quattro passi in direzione della nuova arrivata.

Paola gli si fece vicino. Giunta davanti a lui, la donna guardò Serena un momento, senza commentare, e disse poche parole…
“Tocca a me divertirmi adesso, Marco?”
Poche, semplici, parole. Che lasciarono impietrita Serena.
Se avesse prestato più attenzione nei due mesi in cui lei aveva lavorato assieme a Paola, non sarebbe ora rimasta sorpresa.
Paola non era stata assunta da lei, era un aiuto mandato dalla sede centrale. Paola, una donna di 35 anni, forme piene, mediterranee, seno importante, con un viso deliziosamente dolce, aveva subito pensato Serena il primo giorno che l’aveva visto… Occhi azzurri, viso molto carino e capelli tendente al rosso scuro…
Bella indubbiamente, con un sorriso che richiamava quell’idea da “fata dei dentini” molto apprezzabile…
Certamente simpatica, eppure Serena fin dal primo giorno aveva posto dei paletti molto chiari.

Chi gestiva, chi veniva gestita. Quindi, pulizia vetrine, pulizia negozio in genere, sistemazioni varie… erano tutti compiti che spettavano alla nuova arrivata.
Tanto per far capire chi era il capo e chi no. E Paola, divorziata, bisognosa di quel lavoro, non aveva mai protestato. Lavorava, sorrideva, scherzava nei limiti del possibile con Serena… tutto con quell’atteggiamento quasi ingenuo che il viso e i modi lasciavano trasparire di continuo.
C’era però l’altra faccia della medaglia…
E Serena avrebbe potuto coglierlo, se avesse fatto caso a quel brillio negli occhi di Paola che ogni tanto faceva capolino.

Già… perché laddove Serena nella sua vita aveva avuto qualche storia, per poi sposarsi, mantenendo una lealtà quasi totale fino alla scappatella tribolata che si era concessa, la sua aiutante in quel campo si differenziava parecchio.
Prima del matrimonio, e da quando lo stesso era andato in crisi, Paola di vita ne aveva fatta parecchia. Non si contavano le relazioni, brevi o più lunghe, che aveva intrapreso, esplorando varie sfumature dell’eros.
Certo, non era mai arrivata ad eccessi.

E difatti, quella mancanza le generava talvolta sconforto. In ogni caso, se un uomo le piaceva, se lo prendeva. Eccome se lo prendeva…
Un atteggiamento da dominante l’aveva sempre contraddistinta, sempre mascherato nella vita di ogni giorno, in modo che nessuno capisse la sua vera natura…
Un atteggiamento dominante che mai lei aveva messo in discussione, e questo era stato vero anche quando aveva trascorso i primi giorni di lavoro accanto a Serena.
Sorridere.

Lo faceva spesso davanti a lei. Che le dava indicazioni su come lavorare, che la rimbrottava quando sbagliava, che spesso era acida… Che pretendeva lavoro, ma che passava giorni interi appiccicata al pc. Stesse meno al pc e scopasse di più, sarebbe meno acida, pensava spesso lei, che giudicava in ogni caso Serena una donna molto piacente.
E Paola sorrideva.
Ma era anche curiosa. Nei suoi turni, più di una volta aveva dato un’occhiata approfondita a quel computer, che veniva ripulito con troppa precisione da Serena prima di andarsene… Così lei aveva preso l’abitudine di indagare nei piccoli momenti in cui la sua principale si allontanava.

E, difatti, le cose erano cominciate ad emergere.
Bastava cercare nei posti giusti. E così Paola si era letta le varie conversazioni piccanti, i commenti, i gusti di Serena, la sua ricerca di eros…
Letture divertenti, che le dimostravano come non avesse perso tempo a spulciare il pc. Tutto sarebbe finito lì.
La prima chiacchierata con Marco, una mattina di un mese prima, aveva segnato una svolta. Paola aveva notato che, mentre lui le parlava, continuava a guardare Serena con occhi pieni di desiderio… E questo lei non poteva accettarlo.

Era una prima donna, cazzo.
E così, quella mattina, mentre proprio Marco stava dicendo una frase normalissima “beh, Serena comunque resta una gran lavoratrice…”, Paola si lasciò sfuggire un commento.
“a parte il tempo che passa in cerca di uomini…”
Fu lì che Marco aveva teso le orecchie. Già si stava dando da fare per avere quella donna, ed ora qualcosa forse si stava muovendo nella giusta direzione…
Paola con divertimento notava come il supervisore volesse saperne di più, tanto da invitarla a cena.

Un invito che lei aveva accettato.
Aveva accettato l’invito, le attenzioni… e l’essere scopata. Non scopare. L’essere scopata. Perché era questo che Marco aveva fatto. In tutti i modi, usandola come nessuno mai.
Il risultato era stato qualcosa di inaspettato. Lei si era messa consapevolmente e con piacere nelle sue mani. E, nel frattempo, raccontava tutto di Serena, tutto quello che aveva trovato, quello nei giorni a venire che continuava a scoprire… Marco si era poi illuminato il giorno in cui Paola aveva riferito dei preparativi e poi dell’effettivo incontro tra Serena e l’amante che fino a quel punto era stato virtuale.

Marco era raggiante. Per quella scoperta, importantissima, e per il lento convincimento che stava attuando su Paola, portandola a vedere Serena come una donna che voleva solo comandare, che non meritava il posto che aveva… che poteva essere una preda, ora. E Paola si era fatta oltremodo interessata.
Marco aveva riconosciuto quell’interessamento. E aveva detto a Paola “tanto più sei mia, tanto più ti lascerò giocare con lei, se tutto andrà bene…”
Per Paola era stato un piacere.

Con lui, e solo con lui, essere sottomessa era un piacere. E già pregustava il momento in cui davanti a quel ragazzo si sarebbe mostrata anche predatrice…
Giorni lunghi… Marco stava organizzando tutto… e Paola era impaziente. Quando aveva saputo che il pc del negozio era stato portato via per manutenzione, aveva sorriso. L’aveva manomesso lei, sicura che Serena avrebbe chiamato l’assistenza, come aveva fatto via mail. Solo che quella mail l’aveva ricevuta Marco, e il pc era stato ritirato da un amico che gliel’aveva recapitato.

Per tre giorni aveva spulciato anche lui, spulciato, stampato, trovato altri dettagli che a Paola erano sfuggiti…
Fino a giungere a quel momento.
A quella frase, detta davanti a quella donna che trovava a tette semi nude, bloccata… Che la stava guardando con la disperazione negli occhi.
“Tocca a me divertirmi adesso, Marco?”
Davanti alla donna legata e sconvolta, i due si scambiarono un piccolo bacio a fior di labbra, che chiarì definitivamente quale fosse il livello di confidenza tra i due…
Marco sorrise a Paola.

“dipende… hai portato tutto?” chiese all’amante, guardando le buste che questa sorreggeva.
“Certo… e qualcosina di più… al resto mi dicevi che avresti pensato tu. ”
“Sì, più tardi. Intanto, come si usa dire, la puttana è servita. ” Disse lui indicando Serena, esterrefatta.
Paola posò le buste per terra, fece e per avvicinarsi a Serena… istintivamente quest’ultima ebbe il moto di ritrarsi, ma era inchiodata sul posto.
“Che… che diavolo significa questa storia? Paola??!! Cosa cazzo significa tutto questo???” quasi gridò Serena in faccia all’altra.

Paola aveva uno sguardo languido, pervaso da quel brillio che solo ora Serena notava… Tentò ancora di ritrarsi, quando Paola le prese delicatamente una ciocca di capelli tra due dita… le afferrò il polso, ma senza convinzione… così l’altra proseguì con una sorta di carezza che non sapeva di coccola…
“Significa diverse cose, Serena… significa che io ho finito di pulire vetrine…” disse piano Paola, rigirandosi la ciocca tra le dita…
“Significa che questo adesso è il mio negozio…” continuò, assaporando il piacere del veder balbettare l’altra…
“…e significa anche che ci divertiremo molto, molto… io e Marco di sicuro, almeno…”
Serena inorridì.

La rivelazione.
“Sei stata tu! Tu! Ma perché???” singhiozzò Serena.
“Semplice. Marco ti voleva. Io ti volevo. Ed ora sei nostra. ” Concluse Paola, fissandola seria.

La mia esperienza con una coppia cuckold parte 37

Il resto della giornata trascorse senza particolari accadimenti, la serata la passammo con altre coppie conosciute in vacanza, la giovanissima moglie di uno dei due ragazzi di Roma, che facevano parte della nostra squadra, era particolarmente bella; aveva 21 anni come me, biondissima e con i lunghissimi capelli perennemente raccolti nelle code di cavallo alte che mi facevano impazzire, occhi azzurri come il cielo, carnagione abbronzata, due tettine non molto grosse ma belle tonde e soprattutto un culo spettacolare.

Giocava a pallavolo in una squadra di alto livello delle sue parti, l’equivalente della serie B del calcio, sovente ci eravamo incontrati mentre correvamo con Simona, lei era sempre sola in quanto il marito in vacanza non voleva allenarsi e si era unita a noi in alcune occasioni. Quella sera indossava un vestitino bianco che la fasciava in maniera spettacolare, era difficile staccarle gli occhi di dosso, inoltre aveva scelto di indossare come intimo un perizoma nero che spiccava in maniera particolare, si vedeva tantissimo e sembrava una cosa fatta apposta per attirare l’attenzione, in un paio di occasioni i nostri sguardi si erano incrociati e non avevo nascosto il mio apprezzamento nei suoi confronti, alzando ed abbassando gli occhi per farle capire che apprezzavo quello che vedevo, come risposta avevo ricevuto sorrisi che avevano solleticato la ma fantasia.

Aspettando che lei mi guardasse mi avvicinai a Simona baciandola con passione e toccandole il sedere, quando alzai lo sguardo mi stata osservando, sorrise ed alzò il bicchiere come a brindare, avevo una gran voglia di scoparla ed il sangue mi ribolliva nelle vene. Simona aveva notato tutto, non le sfuggiva niente d’altronde, si avvicinò sussurrandomi nell’orecchio:
– “Ti piace Marzia vero?”;
– “Molto, sei per caso gelosa?”;
– “Certo che sono gelosa, anche perché credo che tu non le sia per niente indifferente…”;
Dicendomi quello la guardò e le sorrise alzando il bicchiere come aveva fatto lei con me, Marzia abbassò lo sguardo ed arrossì vistosamente, poi tornò a sussurrarmi:
– “Ti piacerebbe scopartela vero?”;
– “Direi una bugia se lo negassi…”;
– “Invitala a correre con noi domani mattina, chissà…”;
– “Ma come, hai appena detto che sei gelosa e mi incoraggi?”;
– “Lo sai che sono una pazza, con Marzia ci andrei anch’io a letto…”.

Mi aveva già accennato che condivideva la mia fantasia, una cosa che mi aveva sempre eccitato, farlo con due ragazze così sarebbe stato il massimo. Ormai dopo aver sperimentato il sesso con Simona le mie fantasie sessuali erano in costante fermento, decisi di provare a sondare il terreno, anche se la mia speranza era ridotta ad un lumicino, troppo difficile di sperare in qualcosa di concreto. Mi avvicinai entrando nei loro discorsi, chiesi a Marzia se la mattina successiva si sarebbe svegliata per correre, al suo riscontro positivo la invitai ad unirci a noi, accettò volentieri, sapevo che odiava farlo da sola, l’appuntamento era per le 7, a quell’ora si respirava ancora e calcolando un’oretta di allenamento si finiva ad un orario decente.

La serata terminò verso le 2, il mattino successivo sarebbe stata una levataccia ma ci potevamo poi rilassare in spiaggia. Quando rientrammo Simona era eccitata dall’idea di noi tre a letto tutti insieme, appena entrati in camera mi baciò e si buttò sul letto cominciando a farmi un pompino, intanto parlava di cosa le sarebbe piaciuto fare con Marzia:
– “Immagina che io e lei ti precediamo in camera, cominceremmo a baciarci e quando tu entrerai ci troverai a letto mentre ce la lecchiamo e masturbiamo a vicenda con i miei giocattolini (i vibratori che portava sempre con se).

All’inizio ti ignoreremmo e tu sarai costretto a guardarci con il cazzo che ti scoppia nei jeans, mi sembra già di vedere il tuo solito ed evidente rigonfiamento di quando ti viene duro…ce la faresti a tenerlo nei pantaloni?” – mentre raccontava mi spompinava sorridendo, io ero eccitato come una bestia, sentire una ragazza raccontarti una tua fantasia sessuale nei minimi particolari mentre te lo succhia è una situazione nella quale è difficile mantenere il controllo;
– “Difficile tenerlo dentro, me lo tirerei fuori cominciando a segarmi”;
– “Siiii, lei lo vedrebbe restandone irrimediabilmente attirata, mi prenderebbe per mano e gattonando arriveremmo entrambe in ginocchio ai tuoi piedi…”;
– “Spettacolo!”;
– “Entrambe cominceremmo a leccarti i piedi, le gambe, arriveremmo al tuo cazzo duro come il marmo, una ti leccherebbe le palle ed il buco del culo mentre l’altra ti leccherebbe la cappella, poi entrambe leccheremmo l’asta, intanto ci baceremmo, le nostre lingue si contorcerebbero alternandoci al tuo cazzo…”;
– “Mi stai facendo morire…”;
– “Sei un porco, dopo avertelo succhiato a lungo ci metteremmo tutti e tre nel letto, tu seduto con la schiena appoggiata alla testata del letto e noi due di nuovo a succhiartelo, ci spingeresti la testa fino a strozzarci con il cazzo come ti piace fare, Marzia secondo me fa dei pompini spettacolari, ha delle labbra sensualissime…”;
– “Credo di si, deve essere molto abile con quella bocca, non penso che sia come te però…”;
– “Grazie, me lo hanno detto in molti che sono molto brava con la bocca…comunque dopo averci strozzato a turno con il tuo cazzo vorresti scoparti prima lei, la faresti mettere a pecorina, io mi metterei coricata sotto di lei leccandole il clitoride mentre tu la scopi, ogni tanto lo tireresti fuori dalla sua figa grondante per fartelo asciugare con la mia lingua…”;
– “Se continui così stasera non riuscirò a scoparti, ti sborrerò in bocca prima…”;
– “Ti eccita la storia vero porco? Nel frattempo lei mi leccherebbe la figa, gronderei anch’io umori come una fontana, lei avrebbe il primo orgasmo schizzandomi la faccia di umori, poi toccherebbe a me, scambiandoci posizione mi scoperesti ed anch’io avrei il primo orgasmo lavandole il viso…”;
– “Mi stai dipingendo come un gran scopatore…”;
– “Ma tu sei un gran scopatore tesoro…”;
– “Ti ringrazio ma riesco a malapena a soddisfare te, non durerei tanto con due ragazze come voi.

”;
– “Non ci sarebbe problema, ti tornerebbe duro in due secondi tra le nostre bocche…comunque dopo aver fatto avere l’orgasmo anche a me vorresti il suo culo è fantastico quello di Marzia, ma secondo me non lo prende volentieri. La faresti rimettere a pecorina e glielo punteresti, lei ti direbbe che dietro non lo vuole ma tu le ordineresti di stare zitta e mi diresti di prepararglielo, glielo leccherei per bene allargandoglielo con le dita, poi la penetreresti con dolcezza, lei sentirebbe dolore, parecchio all’inizio ma io la bacerei consolandola, piano piano il tuo cazzo le comincerebbe a piacere ed il dolore si trasformerebbe in un godimento a lei sconosciuto fino a quel momento, ma del quale non vorrebbe più farne a meno.

I suoi lamenti diventerebbero gemiti di piacere, io le terrei le chiappe aperte per facilitare la penetrazione, sempre più profonda e veloce, proverebbe il suo secondo orgasmo schizzando sulle lenzuola come una cagna, ti svuoteresti le palle dentro al suo culo, quando sentirà lo sperma lavarle l’intestino impazzirebbe di piacere come capita a me e ti ringrazierebbe…;
– “Sarebbe davvero bello, però sai che io sono un porco e la farei mettere con il buco del culo grondante sperma davanti alla tua bocca, cosa faresti?”;
– “Mmmm non me perderei una goccia, leccherei il suo buco del culo devastato dal tuo cazzo ingoiandola tutta, infilerei la lingua dentro per raccoglierla meglio mentre lei spingerebbe per farla uscire, che buona che deve essere bevuta da un culo appena scopato a sangue…”;
In quel momento non riuscii più a resistere e scoppiai di colpo, la sorpresi perché in quel momento stava parlando e me lo stava segando, schizzai sul suo viso, sui capelli e sulla mia pancia, spalancò la bocca sorpresa, alcuni schizzi le erano entrati negli occhi:
– “Che bastardo che sei, l’hai fatto apposta vero?”;
– “Scusa, pensavo te ne fossi accorta che stavo venendo…”;
– “L’ha sprecata tutta, adesso mi toccherà leccarti tutto…”.

Si passò le dita sugli occhi per poi succhiarsele, preoccupandosi infine di leccarmi la pancia e spostandosi in bocca quella sul viso usando il mio cazzo, sorrideva soddisfatta come se l’avessi appena scopata:
– “Cazzo Simona sei la numero uno, non ti fermare…”;
– “Dillo forte che sono la numero uno, non l’hai mai conosciuta una donna come me tu!”;
– “Hai proprio ragione, creo che tu sia più unica che rara. ”;
– “Lo so tesoro, adesso dovrò andare a farmi la doccia, mi hai sporcato tutti i capelli di sperma e quella andrà sprecata…”;
– “Non necessariamente…”.

Con le dita raccolsi il possibile dai sui capelli porgendogliele davanti alla bocca, senza il minimo indugio la ingoiò aspettando che avessi finito, che spettacolo vederglielo fare.
Dopo esserci fatti la doccia ci addormentammo abbracciati uno all’altra, sinceramente mi sarei aspettato che volesse scopare ma evidentemente le era bastato far godere me quella sera. Ci svegliammo alle 6,30 preparandoci per la corsa, mi disse che avrei dovuto seguirla nei suoi discorsi, voleva capire se in Marzia poteva trovare terreno fertile per la sua nuova perversione.

Ci incontrammo nella piazza principale del villaggio con Marzia, era bellissima in tenuta ginnica; indossava come Simona dei pantaloncini elasticizzati aderenti senza intimo sotto, si vedeva in entrambe il taglio della figa, ed un top corto senza reggiseno, i loro corpi scolpiti erano uno spettacolo per gli occhi, la baciammo sulla guancia e cominciammo subito la corsetta. Era decisamente allenata ed il ritmo che impose era notevole, fortunatamente io riuscivo a stare al suo passo mentre Simona faceva decisamente più fatica, infatti dopo una ventina di minuti chiese di rallentare:
– “Ragazzi potete rallentare un po’, io così tra poco scoppio!” – Marzia le rispose:
– “Scusa Simona, sei così in forma che pensavo fosse il ritmo giusto.

”;
– “Grazie del complimento, è solo che ieri sera siamo andati a dormire molto tardi e sono ancora un po’ in c***…”;
– “Quando ci siamo salutati non era così tardi. ”;
– “Lo so tesoro ma io e Gianluca poi in camera abbiamo fatto molta ginnastica fino a notte fonda, non so se mi spiego…” – Marzia arrossì vistosamente, sorrise e poi le rispose:
– “Ti sei spiegata benissimo, beati voi allora…”;
– “Perché beati voi? Vorrai mica dirmi che ieri sera avete dormito subito? Sei una ragazza così bella che fai venire voglie strane pure a me, impossibile non voler fare tanto sesso con te…” – Arrossì nuovamente restando in silenzio qualche secondo, sorrise nuovamente e poi replicò:
– “Ti ringrazio, sei molto gentile, anche tu sei una ragazza bellissima, probabilmente mio marito non la pensa come te, infatti si è addormentato mentre io mi struccavo in bagno…”;
– “Incredibile, Gianluca invece non mi lascia fiato e non perde occasione per fare sesso…”;
– “Allora vedi che ho ragione di dire beati voi.

”;
– “Gianluca è un generoso, scommetto che non avrebbe problemi ad occuparsi anche di te…”.
Marzia le sorrise senza dire nulla per qualche minuto, io restavo in disparte continuando a correre senza intervenire, Simona invece la guardava insistentemente con aria maliziosa, il suo silenzio era assordante, mi sarei aspettato un’immediata risposta negativa, magari offesa pure, una proposta così secca, senza girare troppo intorno al discorso, pensavo le provocasse una reazione piccata, invece stava in silenzio, si guardava intorno come se non avesse sentito nulla, Simona poco dopo le disse:
– “Anch’io non avrei problemi comunque…” – si guardarono negli occhi intensamente, poi Marzia con un tono di voce molto serio le rispose:
– “Stai scherzando vero?”;
– “Io no ma tu non rispondi…” – Marzia si girò verso di me con aria stupita, le sorrisi e lei replicò nuovamente con un tono di voce che era il presagio ad un’incazzatura, sembrava offesa stavolta:
– “Mi state prendendo per il culo spero…” – era evidente che non aveva preso seriamente la proposta ed il dubbio che fosse reale la stava facendo incazzare, abilmente Simona si mise a ridere e le rispose:
– “Ma certo che ti prendiamo per il culo ahhahahahaaaa ma secondo te stavo parlando sul serio?”;
– “Meno male, per un attimo mi ero preoccupata, pensavo foste due pervertiti ahhaaahhaaa.

”.
Scherzammo per tutto il tempo della corsa e tornammo in camera dopo un’oretta, esausti dal ritmo sostenuto e delusi per il mancato approccio, Simona era particolarmente dispiaciuta:
– “Che peccato, per un attimo ho pensato che stesse seriamente valutando la proposta, Marzia sarebbe una di quelle ragazze con cui andrei volentieri a letto, meno male che sono riuscita a sistemare le cose, si stava incazzando di brutto. ”;
– “Le tue fantasie prima o poi ci faranno avere problemi con qualcuno, prima Clara, adesso lei, stai tirando troppo la corda.

”;
– “Hai ragione, devo riflettere prima di buttarmi, solo che a volte faccio fatica a contenere le mie fantasie, però io voglio provare un’esperienza a tre, sia con una donna che con un secondo uomo, il problema è che non desidero altri uomini al di fuori di te, l’unico con cui potrei farlo è Paolo ma non ci riesce quel coglione!”;
– “Ma ti senti come parli? Sei proprio malata tu…”;
– “Certo che si, lo sai come sono fatta, che ne dici se paghiamo una professionista per venire a letto con noi?”;
– “Lo sai come la penso sul sesso mercenario, non sono mai andato con una prostituta e mai ci andrò, lo ritengo uno schifo pagare qualcuno per fare sesso.

”;
– “Lo so scusa solo che sono eccitata, pensare di andare a letto con Marzia mi ha fatto ribollire il sangue nelle vene…”;
– “Dovrai accontentarti di me!”;
– “Non chiedo di meglio Gianluca, ti voglio, adesso!”.
Ci baciammo appassionatamente, eravamo entrambi sudatissimi, ci spogliammo buttando i vestiti dovunque e ci fiondammo sotto la doccia, mi spinse con forza contro la parete di cristallo inginocchiandosi a succhiarmi il cazzo con molta foga, non aprimmo nemmeno l’acqua, mi spompinò a lungo sgrillettandosi il clitoride e penetrandosi entrambi i buchi con estrema violenza, era fuori di se, eccitata come una pazza.

Quando era così risultava inutile ricordarle che ero sporco e puzzolente, ormai sapevo che non le importava, a conferma della cosa mi leccò anche i piedi dicendo che il mio odore la mandava fuori di testa. Dopo averla lasciata sfogare a lungo si sollevò, la presi in braccio, strinse le gambe attorno alla mia vita e la penetrai cominciando a scoparla con molta forza, bastarono pochi minuti per farle avere un intenso orgasmo, se lo sfilò squirtando come una fontana, si buttò a terra succhiandomelo di nuovo, ringraziandomi per averla fatta godere così tanto, pochi minuti dopo sentimmo dei passi, si fermò con il mio cazzo ancora piantato in gola, era Paolo:
– “Scusate il disturbo, Clara è andata in camera sua, non pensavo di trovarvi già svegli…” – Simona lo guardò e prima di ricominciare a spompinarmi gli ordinò:
– “Vieni qui e leccami la figa, sono tutta bagnata!”.

Paolo non se lo fece ripetere due volte, si inginocchiò davanti alla doccia cominciando a leccarle figa e culo con molta eccitazione, lei ansimava succhiandomelo e spingeva la testa del marito contro i suoi buchetti, poi gli disse:
– “Scopami Paolo, riempimi la figa del tuo sperma!” – lui spalancò gli occhi dallo stupore e mi guardò cercando approvazione, io gli risposi:
– “Tu non la scoperai adesso amico mio, prima tocca a me, quando avrò finito di fare i miei comodi la potrai scopare anche te!”;
– “Certo certo, scusami…”.

Feci girare Simona con il viso verso Paolo a quattro zampe, mi piazzai dietro di lei e la inculai in profondità con molta forza, inarcò la schiena sollevando la testa, spalancò la bocca e fece uno shitto:
– “Cazzo che male, wow!!!”;
– “Così impari ad invitare lo scemo a scoparti senza chiedermi il permesso”;
– “Hai ragione scusa, fammi male allora, puniscimi, me lo merito!”.
La inculai con una violenza bestiale, usai tutta la mia forza per farle male, si lamentava per il dolore che le provocavo e si compiaceva nello stesso momento chiedendo di non fermarmi, intanto baciava il marito che era visibilmente eccitato dalla situazione, gli parlava:
– “Mi sta facendo male Paolo, tanto male, mi piace da impazzire, baciami!”.

La sbattevo così forte che facevano fatica a baciarsi, dopo qualche minuto lo sfilai dal suo culo e prendendola per i capelli la feci mettere sotto le mie palle, stavo venendo, mi segai davanti alla sua bocca aperta, ansiosa di ricevere il mio sperma, sborrai abbondantemente ricoprendole il viso ed i capelli, poi glielo feci ripulire per bene, aveva il volto provatissimo, intanto Paolo rimase inginocchiato davanti alla doccia stravolto dall’emozione con la testa leggermente all’interno, con un piede lo scalciai via, chiusi l’anta del box e cominciai a pisciare in faccia a Simona, la ingoiava il più possibile sorridendomi.

Dopo aver finito le ordinai di lavarmi, lo fece con la solita perizia, poi chiusi il box doccia dietro di me e dissi ad entrambi che adesso potevano fare quello che volevano, io avevo finito. Mi buttai sul letto in accappatoio e telefonai ai miei, era qualche giorno che non li sentivo, nel frattempo Paolo uscì anch’esso dal bagno dirigendosi verso la sua camera, chiacchierai a lungo prima con mio padre e poi con mia madre, mentre ero ancora al telefono arrivò Simona, completamente nuda e con i capelli avvolti a turbante in un asciugamano, gattonò sul letto e cominciò a succhiarmi il cazzo, quando finii di parlare le dissi:
– “Non ne hai avuto ancora abbastanza?”;
– “Non mi basta mai il tuo cazzo Gianluca, poi mi piace quando mi usi come prima, mi piace farmi trattare come una serva da te, mi piace provare dolore quando mi inculi così forte, perdo il controllo e vorrei che non ti fermassi mai…”;
– “Andiamo in spiaggia adesso vero?”;
– “Non vuoi usarmi di nuovo? Ti prego…”;
– “Stasera, non vorrai mica che mi crolli?”;
– “Come vuoi tu, sappi solo che adoro essere usata in quella maniera…”;
– “Lo so, non temere, stasera ti userò di nuovo.

”.
Mi sorrise e si congedò con un bacio sulla cappella seguita da un broncio, voleva farmi capire che si sarebbe aspettata una replica, però ero davvero esausto, visti i precedenti volevo darmi una regolata.
Arrivammo in spiaggia che erano ormai le 11 passate, Clara e Paolo si erano riuniti e stavano giocando a racchettoni sul bagnasciuga, andammo subito a fare il bagno incontrando Marzia con suo marito, dopo quello che era successo la guardavo con occhi ancora più attenti, mi piaceva molto, giocammo nell’acqua bassa a pallavolo tutti e quattro insieme e non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso.

Passammo l’intera giornata insieme, quella sera organizzarono un grosso falò in spiaggia, eravamo molti, una trentina di persone più o meno, ad un certo punto eravamo tutti quanti ubriachi, alcuni si erano addormentati sulla spiaggia mentre alcune coppie erano imboshite ovunque a baciarsi ed a scopare, Simona era davvero molto ubriaca e si era assopita su un lettino, il marito di Marzia pure, mentre lei era sparita. Mi allontanai dal gruppo per pisciare, trovai un angolino, lo tirai fuori e mi svuotai per bene, la musica che proveniva dal falò si udiva abbastanza, ad un tratto sentii singhiozzare qualcuno tra gli arbusti, mi avvicinai e trovai Marzia in lacrime, la riconobbi a malapena, c’era poca luce, mi avvicinai e le dissi:
– “Marzia, sei tu? Tutto bene?” – si asciugò gli occhi e mi rispose:
– “Cosa vuoi tu, lasciami in pace!”;
– “Ti chiedo scusa, non volevo disturbarti ma sentivo piangere qualcuno, ti ho riconosciuta e mi sono preoccupato, ti lascio sola, scusami di nuovo” – mi allontanai di pochi metri quando mi sentii tirare per un braccio:
– “Scusami Gianluca, sono stata una maleducata, tu non c’entri niente, sei solo stato gentile.

”;
– “Non mi piace intromettermi nei fatti altrui Marzia, se vuoi stare sola lo capisco…”;
– “Il problema è che sono sempre sola, ti chiedo ancora scusa, tu sei così carino, lo so che eri solo preoccupato per me, mi passa subito tranquillo, ti va di farmi compagnia?”;
– “Certo che mi va. ” – ci sedemmo vicini, continuò a singhiozzare per qualche minuto, io restai zitto senza intervenire, ero abbastanza ubriaco pure io e sinceramente non ero nel pieno possesso delle mie facoltà psicofisiche, rischiai quasi di addormentarmi finchè iniziò a parlare:
– “Sono ubriaca Gianluca, solo che in queste condizioni a volte riesco a riflettere meglio sulla mia situazione e mi deprimo, sicuramente non sei la persona più indicata per sentire i miei problemi, in fin dei conti ci conosciamo a malapena, solo che sei così carino…”;
– “Sono un ottimo ascoltatore Marzia, forse non ci conosciamo bene ma se vuoi io sono qui…” – si avvicinò, mi prese le mani tra le sue e mi disse:
– “Sei così carino…” – mi baciò delicatamente sulle labbra “Troppo carino…”;
– “Marzia, sei ubriaca e turbata, forse non è il caso…”;
– “Riccardo è un coglione e mi tradisce, il fatto di essere ubriaca mi rende solo più coraggiosa, so benissimo quello che sto facendo…” – allungò una mano sul mio cazzo, era durissimo, mi piaceva moltissimo ed il suo bacio mi aveva fatto eccitare parecchio – “Non mi sembra che tu sia indifferente mi sembra di intuire…”.

La abbracciai con forza facendola sedere sulle mie ginocchia, infilai la mano sotto il suo vestitino, spostai il perizoma che indossava e passai la mano sulla sua figa, era rasata completamente e grondava come una fontana, infilai due dita dentro e cominciai a masturbarla, la sua lingua girava vorticosamente attorno alla mia ed ansimava come una pazza, si fece scendere la spallina mostrandomi le sue tettine piccole ma tonde e con i capezzoli inturgiditi, mi abbassai succhiandoglieli mentre lei mi accarezzava i capelli, avevo le dita grondanti dei suoi umori, le tirai fuori e le infilai nella sua bocca, le succhiava ingoiandoli di gusto, la penetrai nuovamente masturbandola con forza, ansimava come una pazza e mi disse che voleva il mio cazzo, in quel momento sentimmo la voce di Riccardo, il marito, la stava cercando:
– “Marzia, dove sei tesoro?” – saltò giù dalle mie gambe, si tirò giù il vestitino ed esclamò sottovoce:
– “Cazzo sparisci!”.

Corsi verso l’interno ma eravamo al limite del muretto di cinta che separava la spiaggia dal resto del villaggio, mi accasciai nascondendomi il più possibile, per fortuna arrivava poca luce e non mi vide, Riccardo abbracciò Marzia e le disse:
– “Marzia, che cazzo ci fai qui tutta sola?”;
– “Ho appena vomitato Ricky, sono ubriaca persa ahhahhhaaa. ”;
– “Ma hai pianto, hai il viso bagnato?” – si asciugò gli occhi e gli rispose:
– “Si ho pianto e tu sai il perché!”;
– “Dai ancora con sta storia? Ti ho detto che non è successo niente con Sabrina, sono solo fantasie le tue, eravamo al mio addio al celibato e lei era nello stesso locale, non è successo niente, come te lo devo dire!”;
– “Ci sei andato a letto quella sera e tu lo sai, sei uno stronzo!”;
– “Marzia, non è vero niente, cosa devo fare per convincerti?”;
– “Quando arriviamo a casa voglio che sia lei a giurarmelo, voglio vedere i suoi occhi mentre me lo giurano, lei è una puttana e tu sei uno stronzo!!”.

Marzia guardava spesso verso la mia posizione, la situazione stava diventando molto imbarazzante, ebbi il forte sospetto che fossi finito in mezzo alla lite tra di loro non proprio casualmente e che da un momento all’altro gli rivelasse quello che stava accadendo tra di noi pochi istanti prima. Mi coricai a terra strisciando come un serpente, cercando di allontanarmi senza fare troppo rumore ma mi resi però subito conto che non era possibile farlo senza farmi sentire, Marzia gli urlò contro:
– “Tu pensi che io possa avere delle difficoltà a trovare qualcuno che mi scopi? Posso avere chi voglio ed in qualsiasi momento! Lo dimostra il fatto che non ero sola, stavo con un altro e tu ci hai interrotti!” – ero finito nel suo tranello, mi aveva usato per far ingelosire il marito traditore e c’ero cashito come un pirla, fortunatamente Riccardo non le credette;
– “Marzia, sei così bella, non ho bisogno ne di Sabrina ne di nessun’altra, te lo giuro non è successo niente quella sera, la gente è cattiva e gelosa, io voglio solo te!”;
– “Non ti credo, tu mi hai tradita ed io stavo facendo la stessa cosa in questo momento!”;
– “Basta Marzia, ti prego, basta!!!”.

La prese con forza baciandola, in un primo momento sembrava volesse resistergli, poi lo abbracciò anche lei e cominciarono a limonare con molta passione, lei si abbassò e gli tirò fuori il cazzo dai pantaloni cominciando a fargli un gran bel pompino, lui le accarezzava la testa e le diceva:
– “Marzia, come sei brava, continua così ti prego, come potrei cercare un’altra quando ti amo e sei una gran succhiacazzi?”.
Marzia guardava verso di me, sapeva che ero nascosto li da qualche parte, si piantava in gola il cazzo di Riccardo con molta violenza, la visuale non era chiarissima ma sembrava davvero brava, mi stavo guardando un film porno a pochi metri dagli attori e lei lo faceva apposta davanti ai miei occhi, mi ero ficcato nell’ennesima situazione di merda, stavolta senza volerlo però.

Dopo avergli succhiato il cazzo si alzò baciandolo nuovamente, intanto lo segava con forza, lui la prese, la girò di schiena, la fece piegare e la penetrò con decisone cominciando a scoparla come una cagna, la sbatteva forte e lei si dimenava prendendo le chiappe del culo del marito spingendolo con forza verso di lei, durò poco, due-tre minuti al massimo, anche se sembravano infiniti vista la posizione scomodissima in cui mi trovavo e l’imbarazzo che provavo, venne dentro di lei tra i gemiti di entrambi, quando lo sfilò tornò a succhiarglielo mentre lui le diceva di amarla tantissimo e che tutto sarebbe andato bene.

Pochi minuti dopo si allontanarono e finalmente anch’io tornai verso il falò per raggiungere gli altri. Quando arrivai loro erano andati via mentre Simona stava beatamente dormendo sul lettino, il vestitino era salito tantissimo ed essendo coricata su un fianco aveva il culo in bella vista, notai gli occhi imbarazzati degli altri quando arrivai, in parecchi lo stavano osservando con molto interesse, mi sedetti accanto a lei e la svegliai, mi abbracciò dicendomi che forse si era addormentata, stava male e voleva andare in camera, era davvero ubriaca persa, continuava a ridere come una matta dicendo che voleva scopare con me, la portai via con una mano sulla bocca per evitare che esagerasse.

Quando arrivammo in camera la spogliai e la feci coricare a letto, era praticamente incosciente e si addormentò subito.
Mi ero ripreso abbastanza dalla sbornia ma non avevo sonno, andai fuori sul terrazzo, ripensavo alla situazione in cui mi trovavo, la storia con Simona mi stava logorando, non tanto fisicamente ma mentalmente; il sesso con lei era il massimo, su questo non avevo dubbi, però sentimentalmente non ero più coinvolto, se fino a poco tempo prima ero convinto di essermi innamorato di lei ora la pensavo diversamente.

Avevo capito che l’amore con lei non poteva esistere e inconsciamente l’avevo messo da parte, il sentimento che credevo di provare era un’illusione, così come la possibilità di costruire un futuro insieme, non sarebbe stato mai possibile, era troppo instabile e perversa, era facilmente prevedibile che prima o poi si stufasse di me, sarebbe bastata qualche mia indisponibilità alle sue fantasie per far si che cercasse altrove quello che io non le davo. Voleva un figlio ed io glielo avevo negato, voleva fare sesso a tre con una puttana ed a me non stava bene, ero convinto che prima o poi avesse cercato altrove queste cose.

In un angolo del mio cuore si trovava sempre Roberta, pensavo spesso a lei, le avevo chiesto di non contattarmi durante le vacanze e stava mantenendo la parola data, per me era arrivata al punto di accettare il ruolo dell’amante, figura che ritenevo lontana dal suo modo di essere, non mi ero mai sentito sentimentalmente coinvolto in pieno da lei, nemmeno quando eravamo insieme, in quel momento, sarà per il residuo dell’alcool che avevo ancora in corpo, nel mio cervello ronzava la sua sagoma, il suo viso, la sua dolcezza.

Mentre ero immerso nei miei pensieri sentii un rumore provenire dalla parte del terrazzo che si affacciava sul mare, mi recai da quella parte e trovai Paolo che stava fumando una sigaretta, lui non mi aveva sentito:
– “Hey ma da quando fumi?”;
– “Ciao Gianluca, non ti avevo sentito, non fumo in realtà, l’ho presa dalla borsa di Clara, ne vuoi una?”;
– “No grazie, odio il fumo, ma cosa ci fai qui fuori tutto solo?”;
– “Potrei farti la stessa domanda, stavo pensando, non ho sonno, come te credo…”;
– “Simona dorme, è ubriaca persa, io invece mi sono ripreso e mi è passato il sonno…”;
– “Scusa se mi permetto ma credo che stia logorando anche te vero?”;
– “Credo che hai centrato il bersaglio.

”;
– “Ti capisco Gianluca, quella donna è come una schiacciasassi, sono nella stessa condizione da anni, adesso per esempio sono nuovamente confuso, non so se hai voglia di ascoltare i miei problemi però. ”;
– “Parla, tanto il sonno mi è passato. ”;
– “Certo è strano parlare di queste cose con l’amante di mia moglie, ma ormai c’è confidenza tra di noi, credo di essermi innamorato di Clara. Sono consapevole che non ha senso ma non ci posso fare niente, mi raccomando però non dire niente a Simona, potrebbe uccidermi se lo sapesse…”;
– “Tranquillo, quello che mi dirai resterà tra di noi.

”;
– “Ti ringrazio, ho bisogno di parlarne con qualcuno. Capisco che ti sembrerà assurdo ma lei rappresenta la tranquillità, è una donna semplice, educata, sensibile, fisicamente è agli antipodi rispetto a Simona ma è bella dentro, mi fa star male averla coinvolta in questo gioco perverso, non se lo merita, ha avuto tanti dispiaceri nella vita. Credo che le dirò come stanno le cose…”;
– “Capisco Paolo, però rivelarle tutto credo che la distruggerebbe, hai visto come ha reagito quando ha avuto il sospetto che tu ci spiassi? Come credi che prenderebbe una cosa del genere? La faresti sbroccare amico, piuttosto tronca il rapporto per non ferirla oltremodo ma non farle affrontare una situazione del genere, credo che sarebbe troppo per lei, come hai giustamente detto prima è una persona semplice, psicologicamente non credo la regga una botta così.

”;
– “Dici? Forse hai ragione, però non voglio più prenderla in giro e costringerla a fare cose che non fanno parte del suo modo di essere, sapessi com’è piacevole parlare con lei, è una donna colta e profonda, sono confuso”;
– “Dammi ascolto, tronca il rapporto se non vuoi ferirla, mi trovo anch’io in una situazione simile con Roberta e sto riflettendo sul da farsi”;
– “La ami ancora vero?”;
– “In realtà credo di non averla mai amata veramente, solo adesso mi sto rendendo conto di provare per lei qualcosa di profondo, per questo motivo sono pensieroso, non so a chi delle due legarmi davvero.

Roberta rappresenta la prospettiva di un rapporto vero e proprio, nonostante il padre ostacoli ci ostacoli, con Simona non credo che ci sia futuro, si stuferà presto di me, adesso siamo pari, anche per me è strano confidarmi con il marito della mia amante…”;
– “E’ vero, però sono felice che sei te il suo amante, sei un bravo ragazzo, con la testa sulle spalle ed una profondità notevole per la tua età, questa situazione ti farà crescere in fretta.

Se posso dire la mia ti posso assicurare che Simona è presa di brutto da te, è instabile e volubile ma con te è diverso, le sei entrato dentro e sarebbe disposta davvero a tutto per tenerti vicino, non te lo dico per convincerti a scegliere lei ma per rassicurarti sui suoi sentimenti. ”;
– “Mi fa sorridere parlare dei sentimenti di Simona, soprattutto con te. ”;
– “E’ vero ma questa non è una situazione normale, comunque ti assicuro che si è presa una forte sbandata per te, non l’ho mai vista così coinvolta, credo che lei ti ami davvero Gianluca, sempre considerando il suo modo di amare, anche quello non è del tutto regolare, er te farebbe qualunque cosa credo.

”;
– “Ci dovrò pensare seriamente, quando torniamo a casa devo già aver preso una decisone definitiva, adesso andiamo a dormire e rifletti anche tu su quello che ti ho detto. ”;
– “Lo farò, buonanotte Gianluca. ”.

Continua….

La mia esperienza con una coppia cuckold parte 37

-Trentasettesima parte-

Il resto della giornata trascorse senza particolari accadimenti, la serata la passammo con altre coppie conosciute in vacanza, la giovanissima moglie di uno dei due ragazzi di Roma, che facevano parte della nostra squadra, era particolarmente bella; aveva 21 anni come me, biondissima e con i lunghissimi capelli perennemente raccolti nelle code di cavallo alte che mi facevano impazzire, occhi azzurri come il cielo, carnagione abbronzata, due tettine non molto grosse ma belle tonde e soprattutto un culo spettacolare.

Giocava a pallavolo in una squadra di alto livello delle sue parti, l’equivalente della serie B del calcio, sovente ci eravamo incontrati mentre correvamo con Simona, lei era sempre sola in quanto il marito in vacanza non voleva allenarsi e si era unita a noi in alcune occasioni. Quella sera indossava un vestitino bianco che la fasciava in maniera spettacolare, era difficile staccarle gli occhi di dosso, inoltre aveva scelto di indossare come intimo un perizoma nero che spiccava in maniera particolare, si vedeva tantissimo e sembrava una cosa fatta apposta per attirare l’attenzione, in un paio di occasioni i nostri sguardi si erano incrociati e non avevo nascosto il mio apprezzamento nei suoi confronti, alzando ed abbassando gli occhi per farle capire che apprezzavo quello che vedevo, come risposta avevo ricevuto sorrisi che avevano solleticato la ma fantasia.

Aspettando che lei mi guardasse mi avvicinai a Simona baciandola con passione e toccandole il sedere, quando alzai lo sguardo mi stata osservando, sorrise ed alzò il bicchiere come a brindare, avevo una gran voglia di scoparla ed il sangue mi ribolliva nelle vene. Simona aveva notato tutto, non le sfuggiva niente d’altronde, si avvicinò sussurrandomi nell’orecchio:
– “Ti piace Marzia vero?”;
– “Molto, sei per caso gelosa?”;
– “Certo che sono gelosa, anche perché credo che tu non le sia per niente indifferente…”;
Dicendomi quello la guardò e le sorrise alzando il bicchiere come aveva fatto lei con me, Marzia abbassò lo sguardo ed arrossì vistosamente, poi tornò a sussurrarmi:
– “Ti piacerebbe scopartela vero?”;
– “Direi una bugia se lo negassi…”;
– “Invitala a correre con noi domani mattina, chissà…”;
– “Ma come, hai appena detto che sei gelosa e mi incoraggi?”;
– “Lo sai che sono una pazza, con Marzia ci andrei anch’io a letto…”.

Mi aveva già accennato che condivideva la mia fantasia, una cosa che mi aveva sempre eccitato, farlo con due ragazze così sarebbe stato il massimo. Ormai dopo aver sperimentato il sesso con Simona le mie fantasie sessuali erano in costante fermento, decisi di provare a sondare il terreno, anche se la mia speranza era ridotta ad un lumicino, troppo difficile di sperare in qualcosa di concreto. Mi avvicinai entrando nei loro discorsi, chiesi a Marzia se la mattina successiva si sarebbe svegliata per correre, al suo riscontro positivo la invitai ad unirci a noi, accettò volentieri, sapevo che odiava farlo da sola, l’appuntamento era per le 7, a quell’ora si respirava ancora e calcolando un’oretta di allenamento si finiva ad un orario decente.

La serata terminò verso le 2, il mattino successivo sarebbe stata una levataccia ma ci potevamo poi rilassare in spiaggia. Quando rientrammo Simona era eccitata dall’idea di noi tre a letto tutti insieme, appena entrati in camera mi baciò e si buttò sul letto cominciando a farmi un pompino, intanto parlava di cosa le sarebbe piaciuto fare con Marzia:
– “Immagina che io e lei ti precediamo in camera, cominceremmo a baciarci e quando tu entrerai ci troverai a letto mentre ce la lecchiamo e masturbiamo a vicenda con i miei giocattolini (i vibratori che portava sempre con se).

All’inizio ti ignoreremmo e tu sarai costretto a guardarci con il cazzo che ti scoppia nei jeans, mi sembra già di vedere il tuo solito ed evidente rigonfiamento di quando ti viene duro…ce la faresti a tenerlo nei pantaloni?” – mentre raccontava mi spompinava sorridendo, io ero eccitato come una bestia, sentire una ragazza raccontarti una tua fantasia sessuale nei minimi particolari mentre te lo succhia è una situazione nella quale è difficile mantenere il controllo;
– “Difficile tenerlo dentro, me lo tirerei fuori cominciando a segarmi”;
– “Siiii, lei lo vedrebbe restandone irrimediabilmente attirata, mi prenderebbe per mano e gattonando arriveremmo entrambe in ginocchio ai tuoi piedi…”;
– “Spettacolo!”;
– “Entrambe cominceremmo a leccarti i piedi, le gambe, arriveremmo al tuo cazzo duro come il marmo, una ti leccherebbe le palle ed il buco del culo mentre l’altra ti leccherebbe la cappella, poi entrambe leccheremmo l’asta, intanto ci baceremmo, le nostre lingue si contorcerebbero alternandoci al tuo cazzo…”;
– “Mi stai facendo morire…”;
– “Sei un porco, dopo avertelo succhiato a lungo ci metteremmo tutti e tre nel letto, tu seduto con la schiena appoggiata alla testata del letto e noi due di nuovo a succhiartelo, ci spingeresti la testa fino a strozzarci con il cazzo come ti piace fare, Marzia secondo me fa dei pompini spettacolari, ha delle labbra sensualissime…”;
– “Credo di si, deve essere molto abile con quella bocca, non penso che sia come te però…”;
– “Grazie, me lo hanno detto in molti che sono molto brava con la bocca…comunque dopo averci strozzato a turno con il tuo cazzo vorresti scoparti prima lei, la faresti mettere a pecorina, io mi metterei coricata sotto di lei leccandole il clitoride mentre tu la scopi, ogni tanto lo tireresti fuori dalla sua figa grondante per fartelo asciugare con la mia lingua…”;
– “Se continui così stasera non riuscirò a scoparti, ti sborrerò in bocca prima…”;
– “Ti eccita la storia vero porco? Nel frattempo lei mi leccherebbe la figa, gronderei anch’io umori come una fontana, lei avrebbe il primo orgasmo schizzandomi la faccia di umori, poi toccherebbe a me, scambiandoci posizione mi scoperesti ed anch’io avrei il primo orgasmo lavandole il viso…”;
– “Mi stai dipingendo come un gran scopatore…”;
– “Ma tu sei un gran scopatore tesoro…”;
– “Ti ringrazio ma riesco a malapena a soddisfare te, non durerei tanto con due ragazze come voi.

”;
– “Non ci sarebbe problema, ti tornerebbe duro in due secondi tra le nostre bocche…comunque dopo aver fatto avere l’orgasmo anche a me vorresti il suo culo è fantastico quello di Marzia, ma secondo me non lo prende volentieri. La faresti rimettere a pecorina e glielo punteresti, lei ti direbbe che dietro non lo vuole ma tu le ordineresti di stare zitta e mi diresti di prepararglielo, glielo leccherei per bene allargandoglielo con le dita, poi la penetreresti con dolcezza, lei sentirebbe dolore, parecchio all’inizio ma io la bacerei consolandola, piano piano il tuo cazzo le comincerebbe a piacere ed il dolore si trasformerebbe in un godimento a lei sconosciuto fino a quel momento, ma del quale non vorrebbe più farne a meno.

I suoi lamenti diventerebbero gemiti di piacere, io le terrei le chiappe aperte per facilitare la penetrazione, sempre più profonda e veloce, proverebbe il suo secondo orgasmo schizzando sulle lenzuola come una cagna, ti svuoteresti le palle dentro al suo culo, quando sentirà lo sperma lavarle l’intestino impazzirebbe di piacere come capita a me e ti ringrazierebbe…;
– “Sarebbe davvero bello, però sai che io sono un porco e la farei mettere con il buco del culo grondante sperma davanti alla tua bocca, cosa faresti?”;
– “Mmmm non me perderei una goccia, leccherei il suo buco del culo devastato dal tuo cazzo ingoiandola tutta, infilerei la lingua dentro per raccoglierla meglio mentre lei spingerebbe per farla uscire, che buona che deve essere bevuta da un culo appena scopato a sangue…”;
In quel momento non riuscii più a resistere e scoppiai di colpo, la sorpresi perché in quel momento stava parlando e me lo stava segando, schizzai sul suo viso, sui capelli e sulla mia pancia, spalancò la bocca sorpresa, alcuni schizzi le erano entrati negli occhi:
– “Che bastardo che sei, l’hai fatto apposta vero?”;
– “Scusa, pensavo te ne fossi accorta che stavo venendo…”;
– “L’ha sprecata tutta, adesso mi toccherà leccarti tutto…”.

Si passò le dita sugli occhi per poi succhiarsele, preoccupandosi infine di leccarmi la pancia e spostandosi in bocca quella sul viso usando il mio cazzo, sorrideva soddisfatta come se l’avessi appena scopata:
– “Cazzo Simona sei la numero uno, non ti fermare…”;
– “Dillo forte che sono la numero uno, non l’hai mai conosciuta una donna come me tu!”;
– “Hai proprio ragione, creo che tu sia più unica che rara. ”;
– “Lo so tesoro, adesso dovrò andare a farmi la doccia, mi hai sporcato tutti i capelli di sperma e quella andrà sprecata…”;
– “Non necessariamente…”.

Con le dita raccolsi il possibile dai sui capelli porgendogliele davanti alla bocca, senza il minimo indugio la ingoiò aspettando che avessi finito, che spettacolo vederglielo fare.
Dopo esserci fatti la doccia ci addormentammo abbracciati uno all’altra, sinceramente mi sarei aspettato che volesse scopare ma evidentemente le era bastato far godere me quella sera. Ci svegliammo alle 6,30 preparandoci per la corsa, mi disse che avrei dovuto seguirla nei suoi discorsi, voleva capire se in Marzia poteva trovare terreno fertile per la sua nuova perversione.

Ci incontrammo nella piazza principale del villaggio con Marzia, era bellissima in tenuta ginnica; indossava come Simona dei pantaloncini elasticizzati aderenti senza intimo sotto, si vedeva in entrambe il taglio della figa, ed un top corto senza reggiseno, i loro corpi scolpiti erano uno spettacolo per gli occhi, la baciammo sulla guancia e cominciammo subito la corsetta. Era decisamente allenata ed il ritmo che impose era notevole, fortunatamente io riuscivo a stare al suo passo mentre Simona faceva decisamente più fatica, infatti dopo una ventina di minuti chiese di rallentare:
– “Ragazzi potete rallentare un po’, io così tra poco scoppio!” – Marzia le rispose:
– “Scusa Simona, sei così in forma che pensavo fosse il ritmo giusto.

”;
– “Grazie del complimento, è solo che ieri sera siamo andati a dormire molto tardi e sono ancora un po’ in c***…”;
– “Quando ci siamo salutati non era così tardi. ”;
– “Lo so tesoro ma io e Gianluca poi in camera abbiamo fatto molta ginnastica fino a notte fonda, non so se mi spiego…” – Marzia arrossì vistosamente, sorrise e poi le rispose:
– “Ti sei spiegata benissimo, beati voi allora…”;
– “Perché beati voi? Vorrai mica dirmi che ieri sera avete dormito subito? Sei una ragazza così bella che fai venire voglie strane pure a me, impossibile non voler fare tanto sesso con te…” – Arrossì nuovamente restando in silenzio qualche secondo, sorrise nuovamente e poi replicò:
– “Ti ringrazio, sei molto gentile, anche tu sei una ragazza bellissima, probabilmente mio marito non la pensa come te, infatti si è addormentato mentre io mi struccavo in bagno…”;
– “Incredibile, Gianluca invece non mi lascia fiato e non perde occasione per fare sesso…”;
– “Allora vedi che ho ragione di dire beati voi.

”;
– “Gianluca è un generoso, scommetto che non avrebbe problemi ad occuparsi anche di te…”.
Marzia le sorrise senza dire nulla per qualche minuto, io restavo in disparte continuando a correre senza intervenire, Simona invece la guardava insistentemente con aria maliziosa, il suo silenzio era assordante, mi sarei aspettato un’immediata risposta negativa, magari offesa pure, una proposta così secca, senza girare troppo intorno al discorso, pensavo le provocasse una reazione piccata, invece stava in silenzio, si guardava intorno come se non avesse sentito nulla, Simona poco dopo le disse:
– “Anch’io non avrei problemi comunque…” – si guardarono negli occhi intensamente, poi Marzia con un tono di voce molto serio le rispose:
– “Stai scherzando vero?”;
– “Io no ma tu non rispondi…” – Marzia si girò verso di me con aria stupita, le sorrisi e lei replicò nuovamente con un tono di voce che era il presagio ad un’incazzatura, sembrava offesa stavolta:
– “Mi state prendendo per il culo spero…” – era evidente che non aveva preso seriamente la proposta ed il dubbio che fosse reale la stava facendo incazzare, abilmente Simona si mise a ridere e le rispose:
– “Ma certo che ti prendiamo per il culo ahhahahahaaaa ma secondo te stavo parlando sul serio?”;
– “Meno male, per un attimo mi ero preoccupata, pensavo foste due pervertiti ahhaaahhaaa.

”.
Scherzammo per tutto il tempo della corsa e tornammo in camera dopo un’oretta, esausti dal ritmo sostenuto e delusi per il mancato approccio, Simona era particolarmente dispiaciuta:
– “Che peccato, per un attimo ho pensato che stesse seriamente valutando la proposta, Marzia sarebbe una di quelle ragazze con cui andrei volentieri a letto, meno male che sono riuscita a sistemare le cose, si stava incazzando di brutto. ”;
– “Le tue fantasie prima o poi ci faranno avere problemi con qualcuno, prima Clara, adesso lei, stai tirando troppo la corda.

”;
– “Hai ragione, devo riflettere prima di buttarmi, solo che a volte faccio fatica a contenere le mie fantasie, però io voglio provare un’esperienza a tre, sia con una donna che con un secondo uomo, il problema è che non desidero altri uomini al di fuori di te, l’unico con cui potrei farlo è Paolo ma non ci riesce quel coglione!”;
– “Ma ti senti come parli? Sei proprio malata tu…”;
– “Certo che si, lo sai come sono fatta, che ne dici se paghiamo una professionista per venire a letto con noi?”;
– “Lo sai come la penso sul sesso mercenario, non sono mai andato con una prostituta e mai ci andrò, lo ritengo uno schifo pagare qualcuno per fare sesso.

”;
– “Lo so scusa solo che sono eccitata, pensare di andare a letto con Marzia mi ha fatto ribollire il sangue nelle vene…”;
– “Dovrai accontentarti di me!”;
– “Non chiedo di meglio Gianluca, ti voglio, adesso!”.
Ci baciammo appassionatamente, eravamo entrambi sudatissimi, ci spogliammo buttando i vestiti dovunque e ci fiondammo sotto la doccia, mi spinse con forza contro la parete di cristallo inginocchiandosi a succhiarmi il cazzo con molta foga, non aprimmo nemmeno l’acqua, mi spompinò a lungo sgrillettandosi il clitoride e penetrandosi entrambi i buchi con estrema violenza, era fuori di se, eccitata come una pazza.

Quando era così risultava inutile ricordarle che ero sporco e puzzolente, ormai sapevo che non le importava, a conferma della cosa mi leccò anche i piedi dicendo che il mio odore la mandava fuori di testa. Dopo averla lasciata sfogare a lungo si sollevò, la presi in braccio, strinse le gambe attorno alla mia vita e la penetrai cominciando a scoparla con molta forza, bastarono pochi minuti per farle avere un intenso orgasmo, se lo sfilò squirtando come una fontana, si buttò a terra succhiandomelo di nuovo, ringraziandomi per averla fatta godere così tanto, pochi minuti dopo sentimmo dei passi, si fermò con il mio cazzo ancora piantato in gola, era Paolo:
– “Scusate il disturbo, Clara è andata in camera sua, non pensavo di trovarvi già svegli…” – Simona lo guardò e prima di ricominciare a spompinarmi gli ordinò:
– “Vieni qui e leccami la figa, sono tutta bagnata!”.

Paolo non se lo fece ripetere due volte, si inginocchiò davanti alla doccia cominciando a leccarle figa e culo con molta eccitazione, lei ansimava succhiandomelo e spingeva la testa del marito contro i suoi buchetti, poi gli disse:
– “Scopami Paolo, riempimi la figa del tuo sperma!” – lui spalancò gli occhi dallo stupore e mi guardò cercando approvazione, io gli risposi:
– “Tu non la scoperai adesso amico mio, prima tocca a me, quando avrò finito di fare i miei comodi la potrai scopare anche te!”;
– “Certo certo, scusami…”.

Feci girare Simona con il viso verso Paolo a quattro zampe, mi piazzai dietro di lei e la inculai in profondità con molta forza, inarcò la schiena sollevando la testa, spalancò la bocca e fece uno shitto:
– “Cazzo che male, wow!!!”;
– “Così impari ad invitare lo scemo a scoparti senza chiedermi il permesso”;
– “Hai ragione scusa, fammi male allora, puniscimi, me lo merito!”.
La inculai con una violenza bestiale, usai tutta la mia forza per farle male, si lamentava per il dolore che le provocavo e si compiaceva nello stesso momento chiedendo di non fermarmi, intanto baciava il marito che era visibilmente eccitato dalla situazione, gli parlava:
– “Mi sta facendo male Paolo, tanto male, mi piace da impazzire, baciami!”.

La sbattevo così forte che facevano fatica a baciarsi, dopo qualche minuto lo sfilai dal suo culo e prendendola per i capelli la feci mettere sotto le mie palle, stavo venendo, mi segai davanti alla sua bocca aperta, ansiosa di ricevere il mio sperma, sborrai abbondantemente ricoprendole il viso ed i capelli, poi glielo feci ripulire per bene, aveva il volto provatissimo, intanto Paolo rimase inginocchiato davanti alla doccia stravolto dall’emozione con la testa leggermente all’interno, con un piede lo scalciai via, chiusi l’anta del box e cominciai a pisciare in faccia a Simona, la ingoiava il più possibile sorridendomi.

Dopo aver finito le ordinai di lavarmi, lo fece con la solita perizia, poi chiusi il box doccia dietro di me e dissi ad entrambi che adesso potevano fare quello che volevano, io avevo finito. Mi buttai sul letto in accappatoio e telefonai ai miei, era qualche giorno che non li sentivo, nel frattempo Paolo uscì anch’esso dal bagno dirigendosi verso la sua camera, chiacchierai a lungo prima con mio padre e poi con mia madre, mentre ero ancora al telefono arrivò Simona, completamente nuda e con i capelli avvolti a turbante in un asciugamano, gattonò sul letto e cominciò a succhiarmi il cazzo, quando finii di parlare le dissi:
– “Non ne hai avuto ancora abbastanza?”;
– “Non mi basta mai il tuo cazzo Gianluca, poi mi piace quando mi usi come prima, mi piace farmi trattare come una serva da te, mi piace provare dolore quando mi inculi così forte, perdo il controllo e vorrei che non ti fermassi mai…”;
– “Andiamo in spiaggia adesso vero?”;
– “Non vuoi usarmi di nuovo? Ti prego…”;
– “Stasera, non vorrai mica che mi crolli?”;
– “Come vuoi tu, sappi solo che adoro essere usata in quella maniera…”;
– “Lo so, non temere, stasera ti userò di nuovo.

”.
Mi sorrise e si congedò con un bacio sulla cappella seguita da un broncio, voleva farmi capire che si sarebbe aspettata una replica, però ero davvero esausto, visti i precedenti volevo darmi una regolata.
Arrivammo in spiaggia che erano ormai le 11 passate, Clara e Paolo si erano riuniti e stavano giocando a racchettoni sul bagnasciuga, andammo subito a fare il bagno incontrando Marzia con suo marito, dopo quello che era successo la guardavo con occhi ancora più attenti, mi piaceva molto, giocammo nell’acqua bassa a pallavolo tutti e quattro insieme e non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso.

Passammo l’intera giornata insieme, quella sera organizzarono un grosso falò in spiaggia, eravamo molti, una trentina di persone più o meno, ad un certo punto eravamo tutti quanti ubriachi, alcuni si erano addormentati sulla spiaggia mentre alcune coppie erano imboshite ovunque a baciarsi ed a scopare, Simona era davvero molto ubriaca e si era assopita su un lettino, il marito di Marzia pure, mentre lei era sparita. Mi allontanai dal gruppo per pisciare, trovai un angolino, lo tirai fuori e mi svuotai per bene, la musica che proveniva dal falò si udiva abbastanza, ad un tratto sentii singhiozzare qualcuno tra gli arbusti, mi avvicinai e trovai Marzia in lacrime, la riconobbi a malapena, c’era poca luce, mi avvicinai e le dissi:
– “Marzia, sei tu? Tutto bene?” – si asciugò gli occhi e mi rispose:
– “Cosa vuoi tu, lasciami in pace!”;
– “Ti chiedo scusa, non volevo disturbarti ma sentivo piangere qualcuno, ti ho riconosciuta e mi sono preoccupato, ti lascio sola, scusami di nuovo” – mi allontanai di pochi metri quando mi sentii tirare per un braccio:
– “Scusami Gianluca, sono stata una maleducata, tu non c’entri niente, sei solo stato gentile.

”;
– “Non mi piace intromettermi nei fatti altrui Marzia, se vuoi stare sola lo capisco…”;
– “Il problema è che sono sempre sola, ti chiedo ancora scusa, tu sei così carino, lo so che eri solo preoccupato per me, mi passa subito tranquillo, ti va di farmi compagnia?”;
– “Certo che mi va. ” – ci sedemmo vicini, continuò a singhiozzare per qualche minuto, io restai zitto senza intervenire, ero abbastanza ubriaco pure io e sinceramente non ero nel pieno possesso delle mie facoltà psicofisiche, rischiai quasi di addormentarmi finchè iniziò a parlare:
– “Sono ubriaca Gianluca, solo che in queste condizioni a volte riesco a riflettere meglio sulla mia situazione e mi deprimo, sicuramente non sei la persona più indicata per sentire i miei problemi, in fin dei conti ci conosciamo a malapena, solo che sei così carino…”;
– “Sono un ottimo ascoltatore Marzia, forse non ci conosciamo bene ma se vuoi io sono qui…” – si avvicinò, mi prese le mani tra le sue e mi disse:
– “Sei così carino…” – mi baciò delicatamente sulle labbra “Troppo carino…”;
– “Marzia, sei ubriaca e turbata, forse non è il caso…”;
– “Riccardo è un coglione e mi tradisce, il fatto di essere ubriaca mi rende solo più coraggiosa, so benissimo quello che sto facendo…” – allungò una mano sul mio cazzo, era durissimo, mi piaceva moltissimo ed il suo bacio mi aveva fatto eccitare parecchio – “Non mi sembra che tu sia indifferente mi sembra di intuire…”.

La abbracciai con forza facendola sedere sulle mie ginocchia, infilai la mano sotto il suo vestitino, spostai il perizoma che indossava e passai la mano sulla sua figa, era rasata completamente e grondava come una fontana, infilai due dita dentro e cominciai a masturbarla, la sua lingua girava vorticosamente attorno alla mia ed ansimava come una pazza, si fece scendere la spallina mostrandomi le sue tettine piccole ma tonde e con i capezzoli inturgiditi, mi abbassai succhiandoglieli mentre lei mi accarezzava i capelli, avevo le dita grondanti dei suoi umori, le tirai fuori e le infilai nella sua bocca, le succhiava ingoiandoli di gusto, la penetrai nuovamente masturbandola con forza, ansimava come una pazza e mi disse che voleva il mio cazzo, in quel momento sentimmo la voce di Riccardo, il marito, la stava cercando:
– “Marzia, dove sei tesoro?” – saltò giù dalle mie gambe, si tirò giù il vestitino ed esclamò sottovoce:
– “Cazzo sparisci!”.

Corsi verso l’interno ma eravamo al limite del muretto di cinta che separava la spiaggia dal resto del villaggio, mi accasciai nascondendomi il più possibile, per fortuna arrivava poca luce e non mi vide, Riccardo abbracciò Marzia e le disse:
– “Marzia, che cazzo ci fai qui tutta sola?”;
– “Ho appena vomitato Ricky, sono ubriaca persa ahhahhhaaa. ”;
– “Ma hai pianto, hai il viso bagnato?” – si asciugò gli occhi e gli rispose:
– “Si ho pianto e tu sai il perché!”;
– “Dai ancora con sta storia? Ti ho detto che non è successo niente con Sabrina, sono solo fantasie le tue, eravamo al mio addio al celibato e lei era nello stesso locale, non è successo niente, come te lo devo dire!”;
– “Ci sei andato a letto quella sera e tu lo sai, sei uno stronzo!”;
– “Marzia, non è vero niente, cosa devo fare per convincerti?”;
– “Quando arriviamo a casa voglio che sia lei a giurarmelo, voglio vedere i suoi occhi mentre me lo giurano, lei è una puttana e tu sei uno stronzo!!”.

Marzia guardava spesso verso la mia posizione, la situazione stava diventando molto imbarazzante, ebbi il forte sospetto che fossi finito in mezzo alla lite tra di loro non proprio casualmente e che da un momento all’altro gli rivelasse quello che stava accadendo tra di noi pochi istanti prima. Mi coricai a terra strisciando come un serpente, cercando di allontanarmi senza fare troppo rumore ma mi resi però subito conto che non era possibile farlo senza farmi sentire, Marzia gli urlò contro:
– “Tu pensi che io possa avere delle difficoltà a trovare qualcuno che mi scopi? Posso avere chi voglio ed in qualsiasi momento! Lo dimostra il fatto che non ero sola, stavo con un altro e tu ci hai interrotti!” – ero finito nel suo tranello, mi aveva usato per far ingelosire il marito traditore e c’ero cashito come un pirla, fortunatamente Riccardo non le credette;
– “Marzia, sei così bella, non ho bisogno ne di Sabrina ne di nessun’altra, te lo giuro non è successo niente quella sera, la gente è cattiva e gelosa, io voglio solo te!”;
– “Non ti credo, tu mi hai tradita ed io stavo facendo la stessa cosa in questo momento!”;
– “Basta Marzia, ti prego, basta!!!”.

La prese con forza baciandola, in un primo momento sembrava volesse resistergli, poi lo abbracciò anche lei e cominciarono a limonare con molta passione, lei si abbassò e gli tirò fuori il cazzo dai pantaloni cominciando a fargli un gran bel pompino, lui le accarezzava la testa e le diceva:
– “Marzia, come sei brava, continua così ti prego, come potrei cercare un’altra quando ti amo e sei una gran succhiacazzi?”.
Marzia guardava verso di me, sapeva che ero nascosto li da qualche parte, si piantava in gola il cazzo di Riccardo con molta violenza, la visuale non era chiarissima ma sembrava davvero brava, mi stavo guardando un film porno a pochi metri dagli attori e lei lo faceva apposta davanti ai miei occhi, mi ero ficcato nell’ennesima situazione di merda, stavolta senza volerlo però.

Dopo avergli succhiato il cazzo si alzò baciandolo nuovamente, intanto lo segava con forza, lui la prese, la girò di schiena, la fece piegare e la penetrò con decisone cominciando a scoparla come una cagna, la sbatteva forte e lei si dimenava prendendo le chiappe del culo del marito spingendolo con forza verso di lei, durò poco, due-tre minuti al massimo, anche se sembravano infiniti vista la posizione scomodissima in cui mi trovavo e l’imbarazzo che provavo, venne dentro di lei tra i gemiti di entrambi, quando lo sfilò tornò a succhiarglielo mentre lui le diceva di amarla tantissimo e che tutto sarebbe andato bene.

Pochi minuti dopo si allontanarono e finalmente anch’io tornai verso il falò per raggiungere gli altri. Quando arrivai loro erano andati via mentre Simona stava beatamente dormendo sul lettino, il vestitino era salito tantissimo ed essendo coricata su un fianco aveva il culo in bella vista, notai gli occhi imbarazzati degli altri quando arrivai, in parecchi lo stavano osservando con molto interesse, mi sedetti accanto a lei e la svegliai, mi abbracciò dicendomi che forse si era addormentata, stava male e voleva andare in camera, era davvero ubriaca persa, continuava a ridere come una matta dicendo che voleva scopare con me, la portai via con una mano sulla bocca per evitare che esagerasse.

Quando arrivammo in camera la spogliai e la feci coricare a letto, era praticamente incosciente e si addormentò subito.
Mi ero ripreso abbastanza dalla sbornia ma non avevo sonno, andai fuori sul terrazzo, ripensavo alla situazione in cui mi trovavo, la storia con Simona mi stava logorando, non tanto fisicamente ma mentalmente; il sesso con lei era il massimo, su questo non avevo dubbi, però sentimentalmente non ero più coinvolto, se fino a poco tempo prima ero convinto di essermi innamorato di lei ora la pensavo diversamente.

Avevo capito che l’amore con lei non poteva esistere e inconsciamente l’avevo messo da parte, il sentimento che credevo di provare era un’illusione, così come la possibilità di costruire un futuro insieme, non sarebbe stato mai possibile, era troppo instabile e perversa, era facilmente prevedibile che prima o poi si stufasse di me, sarebbe bastata qualche mia indisponibilità alle sue fantasie per far si che cercasse altrove quello che io non le davo. Voleva un figlio ed io glielo avevo negato, voleva fare sesso a tre con una puttana ed a me non stava bene, ero convinto che prima o poi avesse cercato altrove queste cose.

In un angolo del mio cuore si trovava sempre Roberta, pensavo spesso a lei, le avevo chiesto di non contattarmi durante le vacanze e stava mantenendo la parola data, per me era arrivata al punto di accettare il ruolo dell’amante, figura che ritenevo lontana dal suo modo di essere, non mi ero mai sentito sentimentalmente coinvolto in pieno da lei, nemmeno quando eravamo insieme, in quel momento, sarà per il residuo dell’alcool che avevo ancora in corpo, nel mio cervello ronzava la sua sagoma, il suo viso, la sua dolcezza.

Mentre ero immerso nei miei pensieri sentii un rumore provenire dalla parte del terrazzo che si affacciava sul mare, mi recai da quella parte e trovai Paolo che stava fumando una sigaretta, lui non mi aveva sentito:
– “Hey ma da quando fumi?”;
– “Ciao Gianluca, non ti avevo sentito, non fumo in realtà, l’ho presa dalla borsa di Clara, ne vuoi una?”;
– “No grazie, odio il fumo, ma cosa ci fai qui fuori tutto solo?”;
– “Potrei farti la stessa domanda, stavo pensando, non ho sonno, come te credo…”;
– “Simona dorme, è ubriaca persa, io invece mi sono ripreso e mi è passato il sonno…”;
– “Scusa se mi permetto ma credo che stia logorando anche te vero?”;
– “Credo che hai centrato il bersaglio.

”;
– “Ti capisco Gianluca, quella donna è come una schiacciasassi, sono nella stessa condizione da anni, adesso per esempio sono nuovamente confuso, non so se hai voglia di ascoltare i miei problemi però. ”;
– “Parla, tanto il sonno mi è passato. ”;
– “Certo è strano parlare di queste cose con l’amante di mia moglie, ma ormai c’è confidenza tra di noi, credo di essermi innamorato di Clara. Sono consapevole che non ha senso ma non ci posso fare niente, mi raccomando però non dire niente a Simona, potrebbe uccidermi se lo sapesse…”;
– “Tranquillo, quello che mi dirai resterà tra di noi.

”;
– “Ti ringrazio, ho bisogno di parlarne con qualcuno. Capisco che ti sembrerà assurdo ma lei rappresenta la tranquillità, è una donna semplice, educata, sensibile, fisicamente è agli antipodi rispetto a Simona ma è bella dentro, mi fa star male averla coinvolta in questo gioco perverso, non se lo merita, ha avuto tanti dispiaceri nella vita. Credo che le dirò come stanno le cose…”;
– “Capisco Paolo, però rivelarle tutto credo che la distruggerebbe, hai visto come ha reagito quando ha avuto il sospetto che tu ci spiassi? Come credi che prenderebbe una cosa del genere? La faresti sbroccare amico, piuttosto tronca il rapporto per non ferirla oltremodo ma non farle affrontare una situazione del genere, credo che sarebbe troppo per lei, come hai giustamente detto prima è una persona semplice, psicologicamente non credo la regga una botta così.

”;
– “Dici? Forse hai ragione, però non voglio più prenderla in giro e costringerla a fare cose che non fanno parte del suo modo di essere, sapessi com’è piacevole parlare con lei, è una donna colta e profonda, sono confuso”;
– “Dammi ascolto, tronca il rapporto se non vuoi ferirla, mi trovo anch’io in una situazione simile con Roberta e sto riflettendo sul da farsi”;
– “La ami ancora vero?”;
– “In realtà credo di non averla mai amata veramente, solo adesso mi sto rendendo conto di provare per lei qualcosa di profondo, per questo motivo sono pensieroso, non so a chi delle due legarmi davvero.

Roberta rappresenta la prospettiva di un rapporto vero e proprio, nonostante il padre ostacoli ci ostacoli, con Simona non credo che ci sia futuro, si stuferà presto di me, adesso siamo pari, anche per me è strano confidarmi con il marito della mia amante…”;
– “E’ vero, però sono felice che sei te il suo amante, sei un bravo ragazzo, con la testa sulle spalle ed una profondità notevole per la tua età, questa situazione ti farà crescere in fretta.

Se posso dire la mia ti posso assicurare che Simona è presa di brutto da te, è instabile e volubile ma con te è diverso, le sei entrato dentro e sarebbe disposta davvero a tutto per tenerti vicino, non te lo dico per convincerti a scegliere lei ma per rassicurarti sui suoi sentimenti. ”;
– “Mi fa sorridere parlare dei sentimenti di Simona, soprattutto con te. ”;
– “E’ vero ma questa non è una situazione normale, comunque ti assicuro che si è presa una forte sbandata per te, non l’ho mai vista così coinvolta, credo che lei ti ami davvero Gianluca, sempre considerando il suo modo di amare, anche quello non è del tutto regolare, er te farebbe qualunque cosa credo.

”;
– “Ci dovrò pensare seriamente, quando torniamo a casa devo già aver preso una decisone definitiva, adesso andiamo a dormire e rifletti anche tu su quello che ti ho detto. ”;
– “Lo farò, buonanotte Gianluca. ”.

Continua….

Visita medica aziendale alla presenza delle colleg

Anche quest’anno si approssimava il momento della visita medica aziendale.
Per comodità la nostra azienda faceva venire il dottore in azienda e gli metteva a disposizione l’ufficio più grande per poter svolgere comodamente le operazioni di sua competenza senza far perdere troppo tempo a noi lavoratori.
La nostra azienda ha 10 dipendenti. In ufficio siamo in 3, due ragazze (una, Simonetta, parecchio più giovane di me si occupa del Front Desk, l’altra, Nicole, 4 anni più vecchia di me, si occupa di amministrazione e gestione del personale ed è considerata il braccio destro del capo) e io (mi occupo della parte commerciale), unico maschietto.

In produzione invece ci sono solo uomini, sette per la precisione.
Da qualche giorno avevo notato qualche battutina in più delle colleghe riguardo la futura visita medica, ma non ci feci molto caso, era relativamente normale, succedeva ogni anno.
Il giorno arrivò e fu con non poco stupore che notai che quest’anno non era venuto da noi il solito anziano medico che veniva sempre, ma una ragazza giovane, più o meno della mia età.

Lo stupore fu meno evidente da parte delle mie colleghe che evidentemente già sapevano di questo cambio. Notai però che tra di loro scambiarono un sorrisetto malizioso quando notarono la mia sorpresa.
La dottoressa portò dentro tutta la sua attrezzatura, si sistemò nell’ufficio di Nicole e fui ben lieto di aiutarla quando chiese un aiuto per l’attrezzatura più ingombrante (il lettino e l’apparecchio per la spirometria). Una volta compilate le scartoffie preliminari e montate le sue apparecchiature, la dottoressa apparve sull’uscio e chiese chi sarebbe stata la prima persona a farsi visitare.

Nicole spiegò che saremmo andati prima noi dell’ufficio e in seguito i ragazzi della produzione. Chiese se avevamo qualcosa in contrario se cominciava lei per prima e io e Simonetta acconsentimmo.
Finita la visita di Nicole toccò a Simonetta. Un quarto d’ora e anche lei uscì. Era il mio turno.
Mentre mi avvicinavo alla porta dell’ufficio dov’era sistemato l’ambulatorio provvisorio (l’ufficio di Nicole) incrociai Simonetta che usciva sorridente; “ora tocca a te” mi disse.

Mentre finiva la frase notai che cercava con una certa complicità lo sguardo di Nicole. Girai la testa e Nicole cercò di cambiare espressione… ma c’era un evidente stato di “elettrica eccitazione” tra le due ragazze.
Ci feci caso relativamente, ero curioso di cominciare la visita con la nuova avvenente dottoressa.
La visita cominciò con le domande di rito. Finite le domande, la dottoressa sollevò lo sguardo dalle scartoffie che aveva appena compilato e con un’occhiata mi esortò a spogliarmi.

Obbedii. Mi alzai, tolsi il maglione e la camicia e restai fermo ad aspettarla.
Lei continuava a scrivere sul mio fascicolo. Dopo una trentina di secondi risollevò lo sguardo e con un sorriso stupito mi fissò e mi chiese perchè mi fossi fermato.
“Beh, di solito al vecchio dottore bastava così” risposi.
Lei sorrise. Mordicchiò l’estremità della penna che aveva in mano e mi disse che per lei così non bastava.

“Scusa, ma io sono pagata per fare delle visite complete. So che molti miei colleghi sorvolano su tanti punti, ma non è il mio caso. Su dai, fai presto che ho quasi finito di fare le mie annotazioni”
Restai in mutande, magliettina e calzini. La dottoressa chiuse la copertina del mio fascicolo si alzò dalla sedia e mi disse “Beh? Dai!!! Via anche calzini e maglietta! Non ti vergognerai mica vero?” e sorrise. Mentre la assecondavo, replicai che non capivo.

Rimasi in mutande. Venne verso di me, poi prese i miei vestiti, che avevo appoggiato su una sedia vicina a me e li spostò sul mobiletto vicino alla sua di sedia, dal lato opposto della stanza. Tornò da me e mi chiese di posizionarmi vicino alla bilancia con metro, per fare le rilevazioni di peso e altezza. Mentre mi sistemavo la sentii dire “adesso però prima di cominciare devo…” e aprì la porta. Ero in piedi sulla bilancia, in mutande, mi girai: porta spalancata e le mie due colleghe che dal fondo dell’altra stanza potevano vedermi in mutande!!! La dottoressa chiamò Nicole che, cercando di non sorridere troppo, entrò nell’ufficio/ambulatorio dietro di lei.

Richiuse la porta.
Mentre dietro di lei Nicole mi guardava per bene con un ghigno tra il malizioso e il soddisfatto, la dottoressa mi spiegò che per evitare qualsiasi tipo di problema legale, durante le visite di persone del sesso opposto al suo (quindi di uomini) lei richiedeva all’azienda anche la presenza di un rappresentante dei lavoratori e che nello specifico la mia azienda aveva nominato Nicole. Tentai di protestare ma la dottoressa iniziò la misura dell’altezza invitandomi a essere collaborativo “così finiamo prima”.

“Scusa me la daresti una mano?” chiese a Nicole. “Certo” rispose la collega.
“Facciamo così. Tu fai le misurazioni e io le scrivo, ok? Così facciamo prima”. Nicole ovviamente annuì e nell’ordine riferì alla dottoressa i miei dati riguardo a peso e altezza.
Protestai ancora, tirai in ballo il fatto che questo era contrario alla privacy. Le due ragazze incrociarono gli sguardi: sembravano divertite da questo mio protestare ma non mi badarono.

“Ok, ora via anche le mutandine” ordinò la dottoressa con disinvoltura.
“Cosa??? Dovrei restare nudo di fronte a lei??” replicai indicando Nicole.
“Non è colpa mia se l’azienda ha nominato lei come rappresentante dei lavoratori per questa evenienza! Su dai…”
“E poi che razza di visita del lavoro necessita di vedere il mio pisello?” sbottai.
Mentre Nicole ridacchiava divertita, la dottoressa mi ricordò che non completare la visita medica secondo le sue disposizioni equivaleva a non essere ritenuti abili al lavoro e la conseguenza avrebbe potuto essere il licenziamento (per giusta causa tra l’altro!).

Ero in trappola. Con una mano sfilai le mutande mentre con l’altra cercai di tener coperto il mio sesso.
La cosa si rivelava davvero complicata. Uno scambio di sguardi con Nicole mi aveva creato una sensazione di imbarazzo mista ad eccitazione… e aveva messo in moto una poderosa e velocissima erezione. Tenere nascosto tutto era quasi impossibile e ogni secondo che passava la cosa peggiorava, sottolineata dagli sguardi sempre più interessati e maliziosi di Nicole.

“Passale pure a me” disse la dottoressa a Nicole, riferendosi alle mutande che tenevo in mano.
Nicole fece un paio di passi verso di me e si fermò per cercare il contatto visivo con me. Cercai di evitarlo e porsi in avanti il braccio sinistro, porgendole i miei slip.
Il suo sguardo ora era rivolto alla mia zona inguinale, dove con una sola mano cercavo di nascondere quanto più potevo. Prese i miei slip, me li sventolò con soddisfazione davanti al viso e li porse alla dottoressa che, senza neppure guardare li prese e li mise assieme agli altri miei vestiti.

Mentre la dottoressa scriveva, Nicole arretrò fino alla sedia, vi posò il piede destro e con fare molto sensuale si sistemò il sandaletto (stile schiava), alzò la testa e cercò nuovamente il contatto visivo con me. Sapevo bene perchè aveva fatto quella mossa. Tempo addietro le avevo confessato che ritenevo avesse un piede molto sexy: così facendo sapeva che non avrei resistito dal guardarlo e questo avrebbe aumentato la consistenza della mia eccitazione.

Certo non aiutava nemmeno che chinandosi per sistemare il sandaletto i suoi jeans molto trendy ed attillati finissero per evidenzare quel bel sedere sodo che tutti le guardavano sempre. Cercai di distogliere lo sguardo, ma incrociai di nuovo i suoi occhi. Erano gli occhi di una collega che aveva modo di vedermi completamente nudo e… di verificare quale effetto facesse lei su di me. Era uno sguardo soddisfatto, compiaciuto… da stronzetta che ha ottenuto qualcosa di insperato.

La dottoressa sollevò la testa in direzione di Nicole e le chiese le misure di torace, bacino e… pene!!!
Nicole non se lo fece dire due volte. Venne verso di me. Mi guardò negli occhi. Aspettò un attimo e… “Si, ma come faccio a misurargli il torace così?” disse con fare ironico alla dottoressa, sottintendendo che finchè io tenevo le mani davanti a coprire il mio pisello, lei non avrebbe mai potuto misurarmi il torace.

La dottoressa si voltò verso di me, sorrise e mi invitò a togliere le mani.
Protestai. Le due scambiarono un paio di occhiate divertite tra loro. La dottoressa mi disse che Nicole non si sarebbe certo scandalizzata e che di certo ne aveva già visti in vita sua.
Capii che non c’era via d’uscita. Tolsi le mani.
“Uh, uh, uh!” sibilò una felicissima Nicole guardando per bene la mia verga eretta.

“Sembra che tu faccia un bell’effetto al tuo collega” ironizzò la dottoressa girandosi per scrivere la misura del torace che Nicole si apprestava a dettarle. Nicole gliela dettò e si apprestò a misurarmi il bacino. Eseguì e poi, sempre con fare molto divertito, chiese alla dottoressa “e adesso?” “la misura del pene” ribadì quest’ultima. La dottoressa si girò per non perdersi la scena. Nicole prese in mano la mia durissima verga, in posizione verticale, parallela allo stomaco.

Cercò di portarla in posizione orizzontale per procedere più facilmente alla misura, ma dovette constatare che l’erezione era granitica. Risatina. Una interminabile risatina.
“Beh, direi che gli piaci parecchio a giudicare da quello che vedo” disse la dottoressa sorridendo.
“Forse è colpa mia. Forse prima ho esagerato” disse Nicole. E le spiegò l’episodio di quando aveva messo in bella mostra il suo piede pochi minuti prima.
La dottoressa sorrise. Con fare divertito ma autoritario si alzò dalla sedia e si mise tra me e Nicole.

“Capisco” disse “e per sbloccare la situazione con questo porcellino penso di sapere io cosa bisogna fare”. Alzò la sua gamba sinistra appoggiando il piede sopra alla sua sedia. Con fare sensuale tirò giù la cerniera del suo stivaletto, lo tolse e me lo porse. “Annusa e dimmi cosa ne pensi” disse porgendomelo e facendomi vedere l’interno dello stivale.
Non stava scherzando.
E la cosa piaceva da pazzi a Nicole che guardava la scena incredula.

Avrei voluto protestare. Ma sapevo che la cosa avrebbe divertito ancora di più le due. Non volevo dare ulteriore soddisfazione. Infilai il viso dentro all’imboccatura dello stivaletto. Un paio di respiri. Pazzesco. Quell’odore di cuoio e di piede pulito ma sudato mi aveva eccitato ancora di più. Il mio pene era duro come l’acciaio e iniziava a spingere sempre di più, alla ricerca di piacere. Tirai fuori la faccia e Nicole tentò di nascondere rapidamente il cellulare che aveva in mano.

Probabilmente mi aveva fotografato. Non feci in tempo a dire nulla che la dottoressa appoggiò il suo piede, velato da una umida calza scura, sulla scrivania “adesso annusa bene questo” esclamò da vera stronza. Mi prese una mano e mi tirò soavemente ma con decisione verso il suo piede. Tentennai e lei, sempre con una soave decisione, appoggiò la sua mano sulla mia nuca e guidò la mia faccia verso il suo piede. “Bacialo!”.

Eseguii. Sentivo le risatine soffocate di Nicole. La dottoressa rilasciò la presa giusto per sedersi, togliersi anche l’altro stivaletto e posarli entrambi sulla scrivania. “Annusa. Su! Non farti pregare. Conosco i maialini come te”.
Non avevo scelta ormai. Cercavo di rendere questo momento il più breve possibile, in modo che finisse. Mi piegai nuovamente verso i suoi piedi umidi e velati e iniziai ad annusare. Avevano un buonissimo odore. E questo complicava terribilmente il mio stato di eccitazione.

“Te la senti di drenarlo?” chiese la dottoressa a Nicole “così riusciamo ad avere un suo campione di sperma e alla fine anche a misurargli il pene…”
“Certo” replicò Nicole, visibilmente eccitata dalla sua posizione dominante nei miei confronti.
“Prima però devi chiederglielo e ringraziarla” disse la dottoressa rivolta a me.
Guardai la gongolante Nicole, le chiesi se cortesemente mi poteva masturbare e la ringraziai.
“Non basta!” escalmò la dottoressa.

Fece si che Nicole posasse il suo piede sulla scrivania, le fece togliere il sandaletto, pretese che prima le baciassi il piede e poi che le succhiassi le relative dita.
Mentre lo facevo sentii bussare e contemporaneamente, senza aspettare risposte, aprire la porta.
“Scusate avrei bisogno di un fascicolo…. ” Era Simonetta. La scena che le si presentava davanti era fin troppo divertente per lei. Soprattutto visto la rivalità che c’era sempre stata nei miei confronti.

“Scusate” balbettò indecisa sul da farsi. Era come essere entrati nella più bella festa della sua vita… ma senza invito. Invito che però non tardò ad arrivare. “Entra e chiudi la porta” le ordinò la dottoressa.
Simonetta non se lo fece ripetere. Chiuse la porta e scambiò un’occhiata con Nicole. Il ghigno divertito delle due era indescrivibile.
“Togliti le scarpe e siediti su questa scrivania” le intimò la dottoressa. Simonetta non se lo fece ripetere.

Si tolse le scarpe da ginnastica e si sedette sulla scrivania ponendo le suole dei suoi calzini verso di me.
“Te li ha leccati bene?” chiese la dottoressa a Nicole. “Certo. E’ davvero bravo! Non credevo la sua lingua fosse così… utile” rispose Nicole accompagnando le sue parole con un sorrisetto ironco.
“Adesso annusa i suoi” disse la dottoressa indicando i piedi di Simonetta con i suoi umidi calzini.
Passi per Nicole, ma annusare i piedi di Simonetta era davvero un umiliazione incredibile.

Eravamo da sempre rivali. Su tutto. Non la pensavamo uguale su nulla. La ritenevo una ragazzetta viziata e presuntuosa e non perdevo occasione per fargli capire quello che pensavo di lei.
Feci l’errore di sollevare lo sguardo. Simonetta era stata ben felice di entrare nella parte. Mi guardò con aria di rivincita, mi prese per i capelli e tirò il mio viso verso le piante dei suoi piedi “annusali per bene stronzo!”.
I suoi calzini avevano un odore decisamente più “intenso” rispetto alle calze della dottoressa e al piedino profumato di Nicole; non li cambiava da parecchio direi, erano umidi di sudore e risentivano dell’odore di gomma delle scarpe da tennis non proprio nuovissime.

“Ti piace vero?” disse porgendo un “cinque” a Nicole che questa non si tirò certo indietro dal darle.
“Drenalo ora…” disse la dottoressa rivolta a Nicole.
Questa venne dietro di me, piegato verso la scrivania mentre annusavo i piedi di Simonetta, prese con decisione la mia durissima verga e inizio a masturbarmi con ritmo lento ma deciso.
Dopo qualche minuto Simonetta interruppe il silenzio “posso finirlo io questo stronzetto?”
La dottoressa acconsentì.

Fece scambiare le due di posto. Ora Nicole, tolti entrambi i sandaletti si posizionava seduta sulla scrivania nella stessa posizione in cui si era messa Simonetta in precedenza. “Adoro sentire la sua lingua sulla pianta dei miei piedini” esclamò Nicole mentre con una mano teneva la mia testa bassa, con il viso e la lingua a diretto contatto con i suoi piedini profumati.
Nel frattempo Simonetta venne dietro di me, mi diede una sonora sculacciata sulla chiappa destra, afferrò il mio membro con decisione e iniziò a masturbarmi con molta forza.

Si era piegata verso di me. Sentivo le sue enormi tettone premere contro la schiena. “Adesso ti faccio venire io, lurido stronzo!” esclamò accelerando il ritmo.
Era questione di momenti. La dottoressa lo intuì. Fece scendere Nicole dal tavolo e fece in modo che appoggiasse un piede sopra la scrivania. Mi fece tornare dritto con il busto e mi ordinò di venire sul piede di Nicole, che nel frattempo, estratto il telefonino, stava riprendendo la scena.

Mentre con la sua mano sinistra Simonetta agitava con esagerato vigore la mia verga verso il piede di Nicole, con la mano destra si era dapprima sfilata un calzino e in seguito me lo aveva premuto davanti al naso “Chi è che comanda ora?” sbottò con l’arroganza di chi sembrava aspettare questa rivincita da sempre.
Era troppo. Non potevo più reggere. Partì un getto di sperma fortissimo e continuai a venire per un tempo che mi sembrava infinito.

Ridacchiavano tutte. Soddisfatte.
“Devi anche misurarglielo!” ricordò una divertitissima Nicole.
Simonetta prese il righello che le diede la dottoressa e procedette alla misura.
Scoppiò a ridere “Oh, poverino… solo 15cm!!!” Rideva anche Nicole. Commentarono entrambe che i loro uomini erano abbondantemente più dotati di me.
La dottoressa annotò la misura, mi porse della carta per pulire il piede di Nicole e invitò le due ragazze a tranquillizzarsi. “15cm non è granchè, ma troverò sicuramente di peggio… credo…”.

Le due colleghe si guardarono perplesse.
La dottoressa spiegò loro che la misurazione sarebbe stata fatta anche per tutti i ragazzi del reparto produzione e soprattutto che… a fine giornata i fascicoli sarebbero stati consegnati alla “rappresentate dei lavoratori” che si sarebbe dovuta occupare di garantire la privacy al riguardo.
L’ennesima occhiata tra le due ragazze era di ulteriore incredula soddisfazione. Prima di sera avrebbero saputo le “dimensioni” di tutti i colleghi dell’azienda….

Naty4

Dopo un periodo di tranquilla sottomissione, in cui Natasha aveva obbedito
alle voglie del padrone e di sua moglie Michelle, improvvisamente a Natasha
fu ordinato di prepararsi per un viaggio in oriente. Nessun dettaglio, aveva
meno di un giorno di tempo per prepararsi. Natasha fece la valigia riempiendola
di abiti sexy, biancheria intima e qualche indumento comodo tipo magliette e
jeans, un costume da bagno e poche altre cose. Agli attrezzi avrebbe sicuramente
pensato il padrone.

Quando fu ora di partire Natasha si ricordò di avere
addosso il collare, le cavigliere ed i bracciali d’acciaio e si chiese come
avrebbe passato i controlli all’aeroporto. Non ebbe il coraggio di dirlo
al padrone, dopotutto lei era la schiava non doveva mettere in dubbio
l’intelligenza del padrone. Partirono dalla villa in 6, dovevano sembrare
3 coppie di amici in viaggio di turismo in Tailandia. Oltre al padrone
e Natasha c’erano due guardie del corpo e 2 puttanelle dell’harem,
stranamente le stesse che avevano goduto nelle lunghe notti di tortura.

Natasha non avrebbe mai scordato le voci e i lamenti.
Altra stranezza era l’assenza di Michelle, la moglie del padrone, Natasha
pregustava già le sensazioni forti che avrebbe sicuramente provato.
Arrivati all’aeroporto l’agitazione salì, cosa avrebbe detto ai poliziotti?
Natasha sapeva che la perquisizione sarebbe stata condotta da un paio di
donne poliziotto, ma l’imbarazzo sarebbe stato enorme ugualmente.
Davanti al metal detector Natasha esitò un po’, poi passò. Il cicalino
non si fece attendere, il poliziotto le fece segno di avanzare, la perquisì
sfiorandola nelle parti intime e sui seni.

Il padrone era a pochi metri,
lei lo guardò con occhi implorevoli, lui si schiarì la voce ed il poliziotto
come risvegliato da un sogno si spostò e la fece passare. Come avrebbe capito
più tardi, il suo passaggio era solo una briciola della tangente pagata
per il passaggio di un grande quantitativo di armi. Stavano infatti andando
in Tailandia, ma la meta era un villaggio di guerriglieri nell’entroterra
con i quali il padrone doveva concludere la vendita di un carico di armi.

Arrivati a destinazione il padrone ordinò alle due puttanelle di sottomettersi
alle guardie del corpo e disse a Natasha:”e tu conduci il gioco…”,
poi si diresse verso la capanna del capo dei guerriglieri.
Le due troiette, che si facevano chiamare dai clienti Chantal e Monique,
sbiancarono. Sapevano che Natasha le odiava con tutte le sue forze e che
avrebbero passato un tremendo pomeriggio.
Natasha ordinò alle guardie del corpo di prendere delle corde grezze che
erano raggomitolate sotto una tettoia e di incamminarsi nella foresta.

Una bellissima ragazza tailandese si avvicinò loro poco dopo la partenza
e disse che poteva fare da guida, che la giungla era piena di serpenti
velenosi e che senza di lei non ne sarebbero usciti vivi.
Natasha pensò che comunque dei 5 ne sarebbe uscita viva solo lei,
ma acconsentì a farsi aiutare dalla ragazza, dopotutto poteva esserle utile.
Camminarono per circa un’ora e poi si fermarono in una radura.
Kim, la ragazza del posto, indicò alcune costruzioni di fatte
di grossi pali di bambù.

“Qui i guerriglieri torturano le gente del villaggio”.
Era il posto ideale… Natasha ordinò alle guardie di legare Chantal in
ginocchio con le braccia in alto e la schiena appoggiata ad un grosso
bambù conficcato nel terreno. I polsi erano legati insieme dietro al bambù
ed erano trattenuti verso l’alto, in modo da impedire alla ragazza di sedersi.
Doveva stare eretta con la bocca all’altezza giusta per accogliere il cazzo
di una guardia.

“Ora ci occuperemo di Monique mentre Chantal ci guarda”.
Monique iniziò ad urlare mentre veniva trattenuta dall’altra guardia e Natasha
iniziava a legarla. Monique si ritrovò con il ventre a terra, i polsi legati
alle caviglie dietro la schiena. Natasha ordinò alla guardia di appenderla
ad una struttura di bambù poi le tagliò tutti i vestiti con un coltello e
gli infilò la maglietta in bocca per farla smettere di urlare, poi la fermò
con una corda legata attorno alla testa.

Chantal da parte sua stava
ingoiando il cazzo della guardia con il massimo impegno per sfinirlo e
sperava che Natasha e l’altra guardia si sarebbero sfogati su Monique.
A Natasha in realtà non interessava prolungare più di tanto l’agonia delle
due ragazze. Il suo obiettivo era uccidere tutti e 4. Iniziò a frustare il
ventre di Monique da sotto. La ragazza si lamentava soffocata e si contorceva
ma non poteva fare nulla per evitarlo.

Natasha ordinò alla guardia di
sfondarle il culo, la guardia non se lo fece ripetere aveva il membro che
pulsava dall’eccitazione della scena. Si sputò sulle mani per bagnare il
buchetto e la sua asta e iniziò a penetrare.
Natasha si inginocchiò davanti a Monique e la guardò negli occhi, ordinò alla
guardia di dare colpi più lenti e profondi. Ad ogni penetrazione gli occhi di
Monique si sgranavano fissi su quelli di Natasha, per poi diventare imploranti.

Non aveva altro modo per terminare quel supplizio. Non ci volle molto tempo
alla guardia per venire, ma nello stato di eccitazione non si accorse che
Natasha si era spostata alle sue spalle ed aveva in mano un coltello.
La guardia emise alcuni gemiti riempiendo di sperma il culo di Monique ed un
ultimo rantolo quando la lama gli tagliò la gola.
Natasha corse dietro all’altra guardia e gli appoggiò il coltello alla gola:
“Continuate pure…”.

La guardia era impietrita, Chantal continuò a spompinare
fino a farsi riempire la bocca di sperma. “Ed ora staccaglielo a morsi!”.
Chantal obbedì, chiuse i denti con tutta la forza che aveva e tranciò di netto
il pene alla guardia. Natasha subito dopo affondò il coltello e fece la sua
seconda vittima. La ragazza thailandese stava in ginocchio con le coscettine
leggermente divaricate ed una mano in mezzo. Non temeva per la sua vita
stava ammirando la vendetta di questa splendida bionda venuta da lontano.

Chantal sputò il membro per terra e si fece colare lo sperma misto a sangue
dai lati della bocca sul seno.
Natasha si avvicinò a Kim ed iniziò ad accarezzarla e baciarla, la ragazza
rispose dolcemente alle richieste di intima tenerezza e fecero l’amore per
molto tempo sotto gli occhi delle due troiette legate.
Quando ebbero finito si andarono a lavare al fiume vicino, si rivestirono
e si incamminarono: “Dici che se le lasciamo qui moriranno, Kim?”, “Credo di
no Natasha, molto probabilmente le troveranno i guerriglieri e le terranno
come schiave per sfogare i loro istinti più a****leschi, credo che saranno
torturate e scopate per anni, prima che le uccidano…”.

Arrivate al villaggio, il padrone prese Natasha sotto braccio e le chiese:
“hai fatto quello che penso?”, Natasha rispose:”le guardie sono morte e
le troiette moriranno ogni giorno per molti anni…”. “Brava Natasha,
ti sei guadagnata il comando del mio harem ,d’ora in poi avrai potere
assoluto su tutte le troiette, dovrai obbedire solo a me, come hai dimostrato
di saper fare molte volete ormai. “
Si diressero all’aeroporto, Natasha non si preoccupò dei controlli stavolta,
ed invece accadde l’imprevisto.

Il metal detector suonò e lei fu invitata
a seguire due belle poliziotte in uno stanzino, mentre il padrone
se ne andava verso il gate.
Nello stanzino c’era solo un tavolo di legno grezzo con delle corde
appoggiate sopra e specchi alle pareti.
“Spogliati troia! Mani dietro la nuca e gambe larghe”.
Natasha si spogliò completamente e si mise nella posizione comandata.
Era splendida, le poliziotte avevano gli occhi languidi.

I capezzoli
sfregavano duri contro le divise e il pube iniziava a pulsare di sangue caldo.
Avevano una pistola e le manette al cinturone ed il manganello in mano.
“inarca bene la schiena!”. Natasha irrigidì i muscoli della schiena per
fletterla all’indietro. Spinse il culetto all’insù. Da dietro si vedevano
le grandi labbra perfettamente lisce e depilate. Sul davanti gli addominali
tesi e anche il seno era spinto all’insù dalla posizione.
La poliziotta più sadica prese la corda e si posizionò dietro Natasha.

Si leccò le labbra e schioccò la prima frustata. La corda si appoggiò sul
fianco e si avvolse al corpo di Natasha, la punta fu quella che provocò il
dolore appoggiandosi con violenza al basso ventre di Natasha.
Ancora un colpo da dietro, la poliziotta provocava il dolore nella parte
anteriore del corpo di Natasha, senza farle capire quando sarebbe partito
il colpo. Natasha cercò con gli occhi uno specchio, ma erano orientate
in modo che la poliziotta non fosse visibile.

Natasha cercò di resistere
quanto più poteva. I colpi arrivavano distanti uno dall’altro. Tra uno e
l’altro c’era silenzio. Quando Natasha iniziò a gemere arrivò un altro
ordine:”appoggia i capezzoli sul tavolo”. Natasha eseguì. Il tavolo era
piuttosto grezzo, i capezzoli erano stati colpiti dalle frustate. Natasha
appoggiò tutto il seno, perchè stessero fermi e non sfregassero troppo.
La seconda poliziotta, evidentemente di grado inferiore, legò un capo della
corda al collare e tirò verso un lato del tavolo.

Natasha dovette seguire
strisciando i seni sul tavolo finché le cosce si appoggiarono al lato opposto.
La poliziotta legò la corda alle gambe. Poi fece il giro del tavolo e legò
una caviglia alla volta alle altre 2 gambe del tavolo. Per farle divaricare
bene le cosce prese altre corde per tenere anche le ginocchia ben divaricate.
Le braccia erano libere ma Natasha non era in grado di slegarsi.
La prima poliziotta prese delle candele, le accese davanti agli occhi di
Natasha e sparì dalla sua vista.

Le gocce iniziarono a cadere veloci sulla
schiena. Natasha chiuse gli occhi prese i bordi del tavolo con le mani e si
irrigidì tutta. La cera non finiva mai di cadere, la schiena muscolosa di
Natasha era la tela per un quadro sensuale e doloroso che la poliziotta
stava eseguendo. Natasha era immersa nel suo piacevole dolore, quando si
sentì tirare i capelli. Aprì gli occhi e si trovò di fronte al pube ben rasato
della giovane poliziotta.

Era completamente bagnata. Si sdraiò sul tavolo
e prese tra le mani la testa di Natasha avendo cura di tenerle i capelli
all’indietro e di farla respirare con il naso, mentre le spingeva la sua
voglia sulla bocca. Natasha accolse tutto quello che poteva nella bocca,
assaporò il miele della ragazza dimenticandosi della cera.
Continuarono così per un po’, la ragazza raggiunse l’orgasmo gemendo come
una gatta in calore, poi si lasciò andare sfinita.

L’altra poliziotta
non finiva di disegnare sulla schiena di Natasha. Stava andando sempre più
giù. “La tigre è quasi finita, troietta. Mi manca solo la coda, apri bene
il culetto!”. Natasha si prese le natiche e le aprì. La coda della tigre
disegnata con la cera doveva finire dentro l’ano. Questa volta la cera
non arrivava continua, ma goccia a goccia. La poliziotta aspettava che Natasha
rilassasse tutti i muscoli per colpirla con la goccia seguente.

Natasha
lo capì subito ed iniziò un gioco perverso tra le due ragazze.
Natasha voleva godere, ogni goccia la faceva eccitare e contraendo i muscoli
del sedere, delle cosce e dell’interno della vagina poteva riuscirci.
Ma poi per avere un’altra goccia doveva completamente rilassarsi.
Ora era lei che conduceva il gioco. La cera sull’ano le faceva molto male,
ma stava per godere. La poliziotta cedette prima di lei, era troppo eccitata,
in fondo Natasha era in vantaggio perchè era legata, non poteva scegliere
di godere.

La poliziotta si masturbò con il manganello e venne rumorosamente.
Natasha assaporò il momento, aveva vinto, ora il suo premio era l’orgasmo.
La poliziotta dopo aver goduto le disse:”Sei stata molto brava troietta,
ora ti lecco finché mi implori di smettere”. Iniziò a leccare da dietro.
Natasha teneva ancora bene aperto il culetto. La poliziotta infilò il
pollice nel lago di Natasha e con le altre dita massaggiò il monticello
di venere.

L’aveva in mano come una palla da bowling. Ogni tanto toglieva
la mano e leccava. Natasha venne anche lei in un orgasmo fantastico ma non
implorò di smettere, aveva intenzione di averne almeno due, se lo meritava
dopotutto. La poliziotta lo capì e la assecondò. Questa volta ci volle
molto più tempo. Intanto Natasha per eccitarsi ricominciò a leccare il pube
alla seconda poliziotta che dormiva davanti a lei e la fece godere nel sonno.

Subito dopo venne per la seconda volta e finalmente implorò la poliziotta
di smettere di leccarla. Faceva parte del gioco, era chiaro che erano sfinite
entrambe. Si rilassarono qualche minuto, poi da una porta entrò nello stanzino
una terza poliziotta facendo roteare un laccetto con attaccata una
chiavetta USB a forma di ovulo. “Questo portalo al tuo padrone, troietta…”
e gliela infilò nel culetto bruciato dalla cera.
Un filmato! Il padrone aveva organizzato tutto per avere un filmato di lei
sottomessa.

Le poliziotte la slegarono e la lasciarono lì da sola.
Natasha si guardò il disegno di cera con lo specchio, poi lo tolse
un pezzo alla volta. Non c’era niente per lavarsi, quindi si rivestì ed uscì.
Era sconvolta, puzzava di sudore, aveva l’odore del sesso spalmato sulla
faccia e umore vaginale che le bagnava le parti intime e l’interno delle cosce,
senza contare la chiavetta infilata nel culetto con la cordicella penzolante.

Si passò la cordicella sul davanti facendola passare in mezzo al sesso e sul
clitoride e la arrotolò nelle mutandine.
Decise che non si sarebbe lavata e avrebbe consegnato il filmato al padrone
in quello stato.
Passò il viaggio a fantasticare sul modo in cui avrebbe consegnato la
chiavetta al padrone.
Arrivata a casa si diresse nella camera da letto del padrone, senza lavarsi,
senza dormire ed aspettò.
Finalmente venne sera e sentì dei rumori, si mise nella posizione che aveva
scelto.

Il padrone aprì la porta e trovò Natasha sul letto alla pecorina.
Aveva i capelli sconvolti e la stanza puzzava si sesso come se ci fosse
stata un’orgia. Era vestita di un vestitino leggero e tacchi a spillo.
“Ho un regalo per te padrone. ” “Lo so, Natasha. ” Il padrone si avvicinò
al letto e scopri le cosce ed il culetto di Natasha sollevando il vestitino
fino a scoprire metà schiena che Natasha teneva arcuata per mostrarsi
infoiata al padrone.

Poi fece scivolare lentamente gli slip a metà cosca,
li lasciò a quell’altezza per vederli tirati dalle coscettine aperte.
Il laccetto si srotolò. Natasha iniziò a spingere fuori la chiavetta,
quando questa spuntò a metà la tenne lì, aspettando che il padrone
la prendesse. Questi la prese e la appoggiò alla fichetta utilizzandola
come le palline cinesi. Natasha lo ringraziò
per la splendida esperienza che le aveva fatto passare all’aeroporto
e gli promise fedeltà eterna poco prima di abbandonarsi all’ennesimo orgasmo.

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