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Quasi amici

Racconto (in parte) immaginario

Quando tornai a casa, dopo l’incontro con il bidello, ero naturalmente spaesato, il mio stato d’animo era agitato, quasi sconvolto. Cosa avevo fatto??? Anni di educazione moralista mi facevano sentire in colpa a tal punto che nelle ore successive la frase che continuavo a ripetermi era; “Hai voluto provare un’esperienza nuova, l’hai fatto, ti sei tolto questo dubbio, ora basta non farlo più. ”

Nel frattempo erano passati giorni, forse una settimana ed ogni tanto il bidello dava segni della sua presenza con un sms, o una chiacchierata veloce nei corridoi.

Chiaramente cercava un approccio, cercava di capire il perché di tanta mia diffidenza. Io nel frattempo inventavo scuse: impegni familiari, i compiti, influenza, ma avevo vergogna a dirgli la verità, a confessargli che non me la sentivo di incontrarlo ancora. Da quella fatidica mattina tante cose erano cambiate in me, soprattutto vedevo le cose con altri occhi, sotto un’altra prospettiva, percependo cose che prima non avrei mai notato. Passai quindi attraverso diversi stati emotivi prima di tornare ad avere un discreto equilibrio, e catapultato in quella nuova dimensione dopo quella volta a casa sua …il gioco mi sfuggi un po’ di mano e cominciammo gradualmente ad incontrarci almeno una volta alla settimana, diventando ufficialmente la sua femminuccia personale!

Purtroppo nella mia scuola quello che facevo con il bidello aveva fatto il giro dell’istituto.

Alcuni bulli vociferavano che io ci stavo con tutti, altri che ero una troia, un ricchione, frocio di merda, ecc.. Ammetto che non è stato facilissimo all’inizio, anche perché tra una lezione e l’altra ero così preso dal dover fare pompini e prenderlo nel culo dal bidello che pure la mia pagella era quasi un disastro! (Continuando così non sarei arrivato al secondo anno.

)
Durante la ricreazione, cercavo sempre di rimanere lontano da Zio Franco, per evitare di alimentare i soliti sospetti su di me… ma cosi facendo Iniziai ad avvicinarmi “involontariamente” ad altri bidelli… Notando anche in loro certi atteggiamenti sempre più ambigui.
“Ormai lo capito da come mi guardano! Come provano il contatto!..” In apparenza sembravano persone tranquille, molto rispettose che salutano sempre gentilmente, però se mi vedevano da solo, lontano dai professori o qualche stupido compagno di classe, cercano in ogni modo il modo di toccarmi, e alcune volte venivano a sbattermi addosso di proposito! Facendomi sentire quei pacchi perennemente in tiro!!!!

Oltre gli sguardi a me rivolti, nel giro di pochissimo tempo, aggiungevano sempre qualche commento volgare! Hanno iniziato con: “Ciao belli capelli! Che belle gambe ” poi… “culo da favola, bocca da pompini, quanto prendi? Ecc..!” Arrivando quindi alla facile conclusione che Zio Franco aveva raccontato tutto ai suoi colleghi… E come una vera (ma ingenua) puttanella, per la prima volta venni anche rimproverata per il mio modo di camminare! “Sempre a sculettare in mezzo ai bidelli! Ma non ti vergogni ?” Mi disse l’anziana Prof di Matematica.

“Non c’è niente da capire! Non lo devi fare più, altrimenti ti gireranno intorno per tutta la vita! Capito?” Dal Io non capivo, limitandomi a dire che non ci vedevo nulla di male.

E’ il mio modo di camminare! Dal mio ingenuo punto di vista, non ancheggiavo! …cioè non lo facevo proprio apposta….

Poi fu la volta del vecchio prof. di Inglese: con la sua espressione arcigna mi fece un sacco di domande sulla mia famiglia, sulle mie abitudini extrascolastiche, su come mi vestivo quando non andavo a scuola, ecc. Facendomi capire che la sessualità fosse un argomento troppo importante, e naturalmente questo all’inizio un po’ mi spaventava. (Anche lui mi guardava sempre in modo strano, ma questa è un’altra storia…)

Ritornando a scuola; (un anonimo lunedì di inizio marzo).

Giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di quel periodo. Volevo essere in qualunque altro posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo. Si scoppiava dal caldo! Ora di matematica! Dio che noia! Sempre le stesse identiche cose, sempre le stesse lagne e prediche della vecchia professoressa che cerca di far capire ad un branco di idioti che: 1 + 1 fa 2 ..? Io invece, com’è mia abitudine, utilizzo questa inutile ora per andare in bagno, dove in genere ho la possibilità di staccare la spina e sgranchirmi un po’ le gambe…Alzai la mano, cercando di avere il mio visino più sofferente possibile, e chiedo alla Prof di poter andare al bagno…Lei! Se pur capendo la sceneggiata, da il via libera per il mio quarto d’ora di libertà! Ripetendomi:“Ragazzino, mi raccomando non stare troppo fuori! Come tuo solito però!”

Mentre sono li a fumarmi la sigaretta dopo nemmeno 5 minuti sentì bussare; Toc, Toc ..e aprì la porta… Pensavo si trattasse di un mio compagno di classe, (anche lui sfuggito a quelle ore di noia mortale).

Ma riconobbi subito quelle mani enormi e callose sulle mie spalle, che mi spinsero indietro con forza… facendomi quasi sedere sulla tazza del cesso!! Tra le novità di quel periodo, c’era la così detta “sveltina” nei bagni di scuola, con zio Franco… “Mah… Cosi si entra ?? Che vuole, ma è impazzito? Se ci vede qualcuno? Se ci sente qualcuno ?? ” Parlando sempre con un filo di voce! Guardandomi con disprezzo rispose; “Tranquillo non esagerare! Ormai lo sanno tutti che sei ricchione!!!” (Gli voglio bene! Però è fatto cosi.

Certe volte dall’eccitazione non sa nemmeno lui quello che dice. ) In quei momenti deliranti… In primis a scuola, avevo solo paura di essere vista dai tanti e anche troppi, ragazzi omofobi che giravano nell’istituto.

(La mia classe ne era piena)

Finita la sigaretta mi feci coraggio! Aprii la bocca e iniziai a ciucciare quel cazzone enorme, in modo veloce. Avevo voluto la bicicletta e ora dovevo pedalare. Certo, il fatto era che la bicicletta in questione era un grosso cazzo da soddisfare in cambio di una misera paghetta, (che non avrebbe mai colmato il vuoto che avevo dentro).

Dopo neanche 2 minuti di gioco, con quella mazza, (sperando invano che sborrasse subito), prendendomi per i capelli mi spinge violentemente faccia al muro! Cominciando a incularmi freneticamente senza pietà, quasi come un a****le! Ormai lo conosco, lo lascio fare. Sperando che finisca il prima possibile. Il mio buchino con un po’ di saliva cominciava ad accoglierlo molto bene, nonostante le grosse dimensioni. Ma all’inizio faceva sempre tanto male… e Lui a dire il vero se ne sempre fregato altamente del mio dolore iniziale, ma in quelle situazioni non lo biasimo troppo.

In bagno, e penso anche nel corridoio… si iniziava a sentire solo i miei gemiti sempre più acuti e il rumore del suo grosso corpo che picchia contro il mio culetto. Ma quella volta! Non contento dei miei mugolii, che assecondavano quelle spinte esagerate, pronta per accogliere la sua sborra ovunque e comunque, mi tolse completamente i pantaloni, e mi annuncia! “Aspetta Bimba, vediamo chi c’è fuori. ”

Chiusa in quel cesso, aspettando che ritornasse al più presto, guardavo tutte quelle scritte oscene sui muri del bagno, e ogni volta che ci entravo per fumare, la voglia di cazzo mi assale, suscitandomi desideri e pensieri indicibili…

Persa tra quelle scritte volgari e ignoranti, un po’ di piscio qua e là, e qualche mozzicone di sigarette dopo qualche minuto, vidi spalancare la porta, all’improvviso! Trovando dall’altra parte; Zio Franco con il resto dei Bidelli!!!
“Stai tranquilla, e fai la brava! Amici sono!!” La mia mente era confusa, in totale imbarazzo! Tranquilla? Amici? Fai la brava? Cosa voleva dire? E cosa volevano fare?
Ammetto che con Tony non mi sarebbe dispiaciuto, ma… Uno che non mi piaceva e mai pensavo ci sarei andata era Stefano, (anche lui bidello, addetto al terzo piano).

Il classico tamarro all’antica di circa 40 anni. Pieno di tatuaggi, anelli, e collane d’oro al collo!!
Inizialmente cercavo di sdrammatizzare presentandomi a loro con un tono di voce da femminuccia. E Tony (il bidello più vecchio del gruppo) con disprezzo spiegava ai colleghi.. “con molto sarcasmo” che faccio la troia solo perché non voglio faticare! “Ma tranquilla qualche giro ce lo facciamo lo stesso!” …rivolgendosi a me!
Che dovevo fa’? Bè…di fronte a quelle parole, non so cosa mi è successo realmente… Ricordo solo che Stefano si piazzò per primo dietro di me cominciando a incularmi lentamente fino a mettermelo tutto nel culo.

(Fortuna che ero già dilatata). Ma nonostante ero in paranoia perché dovevo rientrare in classe, cominciavo a godere, quasi come una pazza…
Devo premettere che pur essendo passivissimo per me la penetrazione anale è sempre dolorosa, soprattutto all’inizio, la causa è dovuta al fatto che il mio ano è stretto e si adatta molto lentamente a chi mi penetra e quella volta, più del solito l’inculata è stata Dolorosissima!!!

Cercai di divincolarmi per riprendermi un attimo, ma la giostra sembrava non si fermasse mai, e quando persero interesse verso il mio culo sfondato, (dopo un intenso quarto dora), si misero in piedi intorno a me, iniziando a sborrarmi in faccia… Tutti Insieme …In modo quasi sincronizzato.

NON avevo Mai provato una cosa così… ho pure due conati come di vomito, per il forte e acido odore di sperma che ho sul viso, nei capelli, ed anche i vestiti!… “E adesso…? Che figura ci faccio in classe?” Ho tutti i capelli fradici di Sborra! Cazzo! E dovevo pure correre immediatamente in classe! (A prescindere dalla sborra che avevo in testa, era passata un abbondante mezzora!!)

In fretta e furia.. iniziai con dei fazzolettini imbevuti, a pulirmi il viso, incazzata per il tempo che mi stava facendo perdere, e malgrado il mio nervosismo, Stefano con un tono malizioso se ne uscì sfottendomi pure; “Puttana, avevamo paura che restavi incinta” La risposta mi offese e mi fece incazzare, anche perché ridevano tutti, e con il mio buchetto che ancora mi bruciava e pulsava, gli dissi che avrebbero potuto venirmi in bocca o nel culo, in mille modi!! Ma non c’era certo bisogno di imbrattarmi i capelli in quel modo.

Quello che hanno fatto, vista la loro età, non me l’aspettavo proprio, e non aveva senso. Comunque ormai quello che era fatto era fatto e non c’era molto da aggiungere..
Dopo quell’orgia ero consapevole di aver firmato con i bidelli l’ennesima condanna per quei 5 anni. Il mio destino da liceale non era più solo quello di studiare, e vedermi ogni tanto con Zio Franco! Ma diventare la puttana della sua comitiva.

(I Bidelli)…

Valeria e il marito

Erano giorni che continuavo a pensare a Valeria, al suo profumo, alla sua pelle delicata, al sapore della sua fighetta stretta.
Il mio cazzo diventava enorme ogni volta. Spingeva contro la patta dei pantaloni e mi faceva male.
Avevo una voglia infinita di lei, ma non volevo solo scoparla, ma la volevo dominare completamente. Volevo far diventare il marito un cuckold e scoparmi Valeria davanti a lui. Avevo scoperto di avere un amico in comune con suo marito e colsi l’occasione per farlo entrare nel nostro giro di partite di calcetto.

In uno spogliatoio si dice di tutto e lui avrebbe potuto ammirare le mie dimensioni e gli avrei potuto mostrare anche qualche mio video con Carla o qualche altra mia scopamica.
Continuavo a messaggiare con Valeria e le mie conversazioni con lei erano sempre più hot. Ormai lei desiderava il mio cazzone come io desideravo la sua fighetta stretta, ma cercavo di prolungare l’attesa per farla sextenare, magari davanti al maritino.
Dopo la prima partita avevo potuto osservare la “dotazione” del marito di Valeria.

Piuttosto normale, troppo normale per una donna così vogliosa.
Capivo quanto invece potesse sentirsi piena con il mio cazzone. Per istigarla e continuare a tenerla in pugno, le inviavo spesso le foto del mio cazzo duro e lei mi rispondeva con le foto della sua fighetta bagnata.
La desideravo impazientemente ma volevo portare avanti il mio piano.
Approfittai del fatto che il maritino fosse lento a prepararsi per tornare a casa così, dopo la seconda partita me la presi con calma e restammo soli negli spogliatoi.

<<Sei sposato?>> Gli chiesi, sorridendo dentro di me, conoscendo già la risposta ma soprattutto perché mi ero già scopato quella bomba della moglie.
<<Sì. Tu?>>
<<No, no. Non riesco a stare solo con una donna. Ho diverse scopamiche. >>
<<Dici?>>
<<Sì, non mi credi?>>
<<Non ti conosco abbastanza per dirlo. >> E sorrise.
Sollevai il mio cazzo che anche da moscio faceva la sua porca figura rispetto al suo cazzetto. <<Con questo cazzo, non mi è difficile entrare tra le cosce di ogni donna.

>>
Lui si sentì piuttosto a disagio, probabilmente pensando alle sue normali dimensioni.
<<Ti lascio vedere qualche video. >> Aggiunsi.
Ancora senza mutande e con il cazzo che mi penzolava, presi il mio smartphone e gli mostrai alcuni video con Carla e con un altro paio di mie scopamiche.
Erano video che già avevo selezionato per l’occasione, dove le pompavo alla grande, in ogni loro pertugio. Tutte belle donne, non da meno di Valeria, ma Valeria era ormai al centro dei miei desideri da settimane.

I nostri cazzi si indurirono a sentire quei gemiti e guardando quelle immagini.
Il mio cazzo era quasi il doppio del suo.
<<Sono sicuro che se tua moglie potesse vederlo, si farebbe scopare senza pensarci due volte. >>
<<Non conosci mia moglie. Lei è fedelissima. >>
“Dovresti averla vista quando mi diceva di spingerglielo forte nel culo. ” Pensai e ridevo dentro di me.
<<Dicono tutti così. Sai quante mogli insoddisfatte ho conosciuto? Ma le esperienze migliori sono gli scambi di coppia e i mariti cuckload.

>>
<<Hai avuto queste esperienze?>>
<<Certo. >> Intanto mi rivestivo e facevo calmare la mia erezione, era imbarazzante essere duro senza nessuna donna in giro e con un altro uomo nelle vicinanze.
<<Ti piacerebbe provare?>>
<<No, non sono il tipo e neppure mia moglie. >>
<<Glielo hai chiesto?>>
<<No, ma sono sicuro. >>
<<Non esserlo così tanto. Non conosco tua moglie, ma ho conosciuto tante donne che dovevano essere fedelissime. >>
<<Mi stai dicendo di mettere alla prova mia moglie?>>
<<Non ci conosciamo così bene.

Potremmo fare una cena a quattro con Carla. La bionda. Ti piaceva vero? Ti ho visto mentre ti accarezzavi il cazzo a vederla. >> E sorrisi.
<<Tua moglie com’è?>> Chiesi a bruciapelo.
<<È meravigliosa. >>
<<Hai una foto?>>
Mi mostrò una foto casta della moglie. Se avesse saputo che già le avevo ispezionato ogni singolo lembo di pelle, cosa avrebbe pensato?
<<Accidenti. Una bella gnocca. >>
Incalzai. <<Questa foto mi stimola davvero.

Che ne dici di una cena a quattro e poi vediamo come avanza la serata?>>
<<Ma io non ti conosco bene e poi mia moglie…>>
<<Tua moglie cadrà inebriata quando vedrà le mie dimensioni, fidati…>> Iniziavo in qualche modo a deriderlo per farlo sentire insignificante, ma allo stesso tempo per sfidarlo sulla fedeltà della moglie. Già immaginavo Valeria inginocchiata davanti a me a ciucciarmi il cazzone davanti al marito. Stava per ritornarmi duro solo al pensiero, così ritornai a parlare.

<<Allora? Che ne dici? Non ti piace Carla? Hai visto che è una belva a letto?>>
<<Sì, ma mia moglie…>>
<<Vi divertirete entrambi. O più che tua moglie hai paura di non essere all’altezza con Carla?>>
Continuavo a metterla sul tono della sfida per provocarlo e spingere ad accettare.
<<Non è questo. Sono anche io un bel torello. >>
<<Hai video tuoi?>>
<<No, ma te lo posso assicurare. >>
<<Certo, certo. >> Continuavo a percularlo.

<<Comunque non ti sto invitando a fare una serata e uno scambio di coppia al primo appuntamento, ma ti sto dicendo che possiamo iniziare a conoscerci. Poi magari quando sarai solo chiederai a tua moglie cosa ne pensa di me. Io farò lo stesso con Carla e se loro sono d’accordo, potremmo in futuro incontrarci per uno scambio. >>
Le mie intenzioni erano di avere uno scambio al primo appuntamento, ma le mie parole erano per rassicurarlo.

Si notava che avesse interesse, ma allo stesso tempo aveva una paura folle di fare una stronzata con la moglie, non conoscendo che Valeria fosse già la mia troia.
<<Dai Sabato. Io e Carla siamo liberi. Ti posso assicurare che lei è una bomba. >>
Lui ci pensò qualche secondo.
<<Solo una cena?>>
<<Sì, al primo appuntamento non mi è mai capitato di avere uno scambio completo, neppure con le coppie più infoiate.

>> Stavo raccontando un mare di bugie per convincerlo.
Titubò ancora, ma poi cedette <<ok, facciamo sabato. >> Il corpo di Carla era perfetto e sicuramente aveva fatto centro nei pensieri perversi del marito di Valeria.
Ci scambiammo i numeri.
Avvisai Valeria. Le scrissi che Sabato avrebbe avuto una grossa sorpresa e che il marito si sarebbe trasformato in un cuckload.
Lei si spaventò. <<Cosa diavolo vuoi fare? Io amo mio marito.

>>
<<Anche lui ama te. Ma gli ho proposto una cena a quattro con Carla e non ha rifiutato. Stiamo meditando di fare uno scambio di coppia. >>
<<Mio marito?>>
<<Sì. È un piccolo porcellino. Dovevi vedere come si toccava il cazzo mentre gli mostravo un mio vecchio video con Carla. >>
<<Sul serio?>>
<<Certo. E lasciatelo dire. Non è così dotato come immaginavo. Il mio cazzo è il doppio del suo. Ora capisco perché mi vuoi così intensamente.

>>
<<Stronzo. >>
<<Ti scoperò davanti a tuo marito. Non sei felice?>>
<<Ma stai scherzando vero?>>
<<No piccola troietta. Sabato vedrai. Fammi solo il piacere di far finta di non conoscermi, ovviamente. >>
<<Va bene. >> Disse in modo accondiscendente e ubbidiente la mia piccola troietta.
A fine conversazione le inviai la foto del mio cazzone duro alla massima erezione. “Sabato te lo infilo tutto nel culo davanti a tuo marito. ” Le scrissi.

Lei rispose con la foto del suo buchetto del culo.
“Fagli vedere come desidero essere sfondata”.
Arrivò il Sabato. Carla era già stata indottrinata da me. Avrebbe dovuto prendere l’iniziativa prima con me e poi andare dal marito di Valeria, così da lasciarmi il campo libero con il mio desiderio più perverso.
Carla aveva un vestitino aderente che mostrava tutte le sue curve. Senza reggiseno e senza mutande. Aveva dei capezzoli già turgidi.

Valeria non era da meno, esplosiva nel suo vestitino nero con una scollatura da paura che mostrava un seno prorompente.
Valeria fu un ottima attrice, nonostante durante la cena non mancavo di metterle la mano sulla coscia sotto il tavolo e spingermi oltre per stuzzicarla.
Intanto Carla faceva lo stesso con il maritino di Valeria.
L’atmosfera iniziava a surriscaldarsi e il vino aiutava la serata ad accelerare.
Durante la cena avevamo parlato del più e del meno, lavoro, vacanze, progetti, ma era il momento giusto per spostare l’attenzione su qualcosa di più eccitante.

<<Valeria, tuo marito è davvero fortunato, lo sai? Darei qualsiasi cosa per una notte con te. >>
<<E io darei qualsiasi cosa per una notte con te. >> Disse Carla rivolgendosi al marito di Valeria e stringendogli il pacco duro sotto il tavolo.
Valeria non sapeva cosa dire e neppure il marito, ma Carla si avvinghiò a lui e inizio a succhiargli il collo, mentre con la mano continuava a strofinargli il cazzo prima sul pantalone, e poi sbottonandolo.

<<Che ne dici se ci diamo anche noi da fare?>> Mi rivolsi a Valeria.
Le abbassai una spallina e le tirai fuori una delle sue enormi tette. La inizia a stringere forte mentre lei guardava il marito che si faceva aprire la patta dei pantaloni da Carla.
Iniziai a succhiare il capezzolo di Valeria mentre lei iniziava a stringermi la testa contro al suo petto.
Con la mano mi intrufolai in mezzo alle sue gambe che erano già un lago.

La mia erezione era spaventosamente visibile anche dal pantalone. Mi alzai in piedi e puntai la patta verso il viso di Valeria che mi apri la cerniera. E mi abbassò il pantalone. Il mio cazzone era già fuori dalle mutande che non potevano contenerlo più.
<<È grandissimo!>> Esclamò Valeria. Come se non lo conoscesse già.
<<Vedi?>> Rivolgendomi al marito. <<Cosa ti avevo detto? Tutte troie. >>
E iniziai a schiaffeggiare il viso di Valeria con il mio cazzon duro.

<<Tua moglie da ora sarà la mia troia. >>
Non avevo paura a essere troppo duro. Carla era inginocchiata tra le cosce dell’uomo e glielo succhiava voracemente, mentre l’uomo le teneva la testava e dettava il ritmo.
Io presi Valeria per i capelli e la feci muovere sulle ginocchia e avvicinare al marito.
Eravamo molto vicini e mentre lui guardava spinsi nella gola di Valeria, tutto il mio cazzone duro. Si stava abituando al mio cazzone mentre il marito guardando la scena venne nella gola di Carla che continuava a succhiarglielo.

Scopavo la gola di Valeria come un cavallo scopa la sua giumenta e lo sguardo del marito cornuto, mi eccitava da morire. Tutto il suo make up si scioglieva mentre continuavo ad affondare il mio cazzo nella sua bocca.
Presi Carla per i capelli, e la portai vicino al mio cazzone. Le due donne mi leccavano il cazzo mentre il maritino di Valeria continuava ad osservare.
Avevo le mie mani sulle due teste delle due donne.

<<Valeria cosa provi ad assaggiare un vero cazzo?>> Le chiesi.
<<È meraviglioso. >> Mi rispose come una gattina in calore.
Il marito guardava e si toccava per farselo tornare duro.
Io non riuscivo più a contenermi a causa di quelle due bocche che si alternavano a succhiare e leccare tutta la mia asta comprese le palle. Venni in faccia ad entrambe che si scrutarono per qualche secondo e iniziarono a leccarsi a vicenda per provare la mia sborra calda.

Dopo qualche altra leccata la mia verga era già pronta per la fighetta di Valeria.
Intanto Carla tornò a dedicarsi al marito che era tornato a sua volta duro. Lo eccitava vedermi trattare la moglie come una troia.
Iniziai a massaggiare la fighetta strabagnata di Valeria con la mia cappella. Era sensibilissima e si stava bagnando ancora di più. Addirittura gocciolava, talmente fosse bagnata.
Carla si era seduta sul cazzetto del marito che provava a scoparla con foga, ma Carla era abituata a ben altra foga.

Misi Valeria a pecora sul tavolo a vista del marito. Spinsi violentemente il mio cazzone duro nella sua fighetta.
La schiena di Valeria si inarcò cercando di farlo entrare il più possibile e emettendo un urlo non male. Le misi la mano sulla bocca e le spinsi tutto il mio cazzo fino alle palle. Mentre il marito strabuzzava gli occhi. Iniziai a scoparla come un a****le violento. L’idea che il marito ci guardasse mi infoiava in una maniera incredibile.

Sentivo Valeria gemere profondamente come non aveva fatto nelle altre occasioni che ci eravamo visti.
Il marito si faceva cavalcare con foga da Carla che lo fece venire nella sua fighetta depilata.
Era stremato sulla sedia, con il cazzetto moscio, mentre Carla si avvicinava a Valeria e iniziava a baciarle la bocca, mentre continuavo a pomparla forte fino a farla venire due volte.
Con un movimento rapido, mi sputai sulla mano, la passai per il suo buchetto del culo e tirai fuori l’asta dalla sua fighetta completamente fracida.

Misi la punta dritta verso il suo buchetto e glielo aprii senza pietà.
Il marito guardando la scena tornò duro e venne a riprendersi Carla per incularsela a sua volta.
<<Mi stai distruggendo. >> Mormorò Valeria tra un gemito e l’altro.
<<Sei la mia troia, fai vedere a tuo marito cosa sei ora. >> E continuavo a sfondarle il culo e sculacciarla, mentre di tanto in tanto le tiravo i capelli.

Mentre continuavo a pomparla, il marito venne dentro al culo di Carla, palesemente insoddisfatta delle prestazioni dell’uomo.
La feci avvicinare. Tirai fuori il cazzone dal culo di Valeria e lo misi in bocca a Carla che se lo faceva arrivare in gola.
<<Vedi? Sono il padrone qui. Tua moglie merita di più del tuo cazzetto. >>
Tirai di nuovo il cazzo dalla bocca di Carla e lo infilai di nuovo nel culo di Valeria.

La tirai su. Ero in piedi e spingevo lei su e giù sul mio cazzone di fronte all’uomo.
La sua figa era aperta davanti a lui e completamente fracida.
<<La vedi come si incula tua moglie? Te l’avevo detto che sarebbe caduta ai miei piedi. >>
<<Digli che è un cornuto Valeria. E digli che non hai mai goduto come con me. >>
<<Sei un cornuto. Non ho mai goduto così in vita mia.

>> Mentre continuava a gemere sotto i colpi del mio cazzo duro.
La portai in camera da letto. La misi giù sul letto con la testa giù e il culo all’aria. E continuai a pomparla forte. Il marito si stava toccando e tornando duro e stava tornando a prendersi Carla che stava leccando la figa di Valeria.
<<No. Non la meriti. Sei un frocetto. Masturbati da solo. >> Gli dissi.
<<Loro meritano un cazzo come il mio.

Non il tuo cazzetto. >>
L’uomo si sentì umiliato, ma mi obbedì, mentre continuavo a pomparmi la moglie e davo razioni di cazzo anche all’insoddisfatta Carla.
Le scopai entrambe per tutta la notte. Tanti orgasmi e tanto sperma sulle lenzuola della coppia. Mentre il marito continuava a masturbarsi più volte sulla sedia guardandoci.
Mi addormentai in mezzo alle due donne. Tutte e tre nudi. Mentre il marito si era addormentato sulla sedia tutto solo, con tutte le mani impiastricciate della sua sborra.

Valeria mi sussurrò: <<Sono felice mio toro. Hai mostrato all’uomo che amo come voglio essere scopata. >>
<<Io continuerò a scoparti. Come hai visto lui si è eccitato parecchio stasera. Ti scoperà con più convinzione in futuro, ma non lo farà mai come me. >>
<<Come te è impossibile mio toro. A quando la prossima?>>
<<Domani mattina non avete ospiti vero?>>
Valeria sorrise e mi baciò mentre con la mano tornò a stringermi il cazzo.

.

La rivincita

Mio marito mi tradiva. Da tempo. La prova scioccante la ebbi quando accettai di ospitare la sua segretaria a casa. La stronzetta veniva dalla Russia dove mio marito aveva diversi affari legati all’import export. Per ragioni di lingua ( ma pensa tu…. ) aveva assunto una specie di interprete/segretaria per aiutarlo a comunicare meglio. Quando la vidi capii subito l’andazzo, perchè lei, in effetti, l’italiano lo parlava anche benino, ma l’aria che aveva e il fisico lasciavano intendere anche tante altre cose.

Ma andiamo al sodo.
Fu terribile svegliarmi nel cuore della notte e non trovarlo di fianco a me. Scesi le scale per andare al piano di sotto e appena arrivata dietro la porta che separa la scala dal corridoio cominciai a sentire gemiti e grida. Andai avanti, dovevo andare avanti. Le grida della zoccola erano il canto della mia sconfitta. Dietro quella porta c’era mio marito, l’uomo cui avevo dedicato una vita e due figli, che stava sfondando letteralmente un’altra, più fortunata o, evidentemente, più bella e più brava di me.

Rimasi lì non so quanto tempo, ricordo solo che lei godeva continuamente, sentivo i suoi colpi forti, rapidi, affamati…. li conoscevo, ma quasi me li ero scordati, non mi scopava così da tempo, da troppo ora mai.
Tornai su e piansi.

Noi donne siamo forti e abbiamo la grande dote di risorgere sempre da ogni sconfitta, noi che doniamo la vita, possiamo donarne sempre una nuova anche a noi stesse. Così pensai quella mattina.

Ne parlai con Veronica, una delle mie migliori amiche, già separata, molto disinibita con gli uomini. Lei mi disse letteralmente di riprendermi la vita, che ero ancora bella e che potevo pendermi tutte le rivincite che volevo. E così fu.
Sono una bella donna tutt’ora, lo ero anche tre anni fa. Decisi di farmi avanti, con charme e classe, con tutti e tre i colleghi di mio marito. Tutti e tre. Sì, mi sarei fatta scopare da tutti e tre.

Uno di loro, mi piaceva anche parecchio e spesso mi ero sentita guardare da lui con un certo interesse. Con lui bastò un sms. Un semplice: ciao F, ti devo parlare. Ci incontrammo per un caffé. Da lì una eccitante travolgente discesa che ci portò dopo venti minuti ad avere la sua lingua tra le mie cosce sul divano di casa mia. Gli piacevo, gli piacevo eccome, mi riempì di complimenti, impazziva per le mie bocce ancora belle e turgide, piene di desiderio.

Leccava da Dio, e fremetti sorprendentemente in preda ad un orgasmo inondandogli il viso. Poi lo divorai, ingoiai tutto il suo bastone fino a leccargli le palle. Poi mi impalai su quel ben di Dio sbattendogli le mie pere infuocate in faccia. Poi mi prese da dietro sculacciandomi tenendomi per i capelli, sussultai altre tre volte, allagai quel divano, non godevo così da anni, da troppo…. quegli orgasmi ripetuti e crescenti spalancarono una porta su una nuova dimensione di me stessa, libera, disinibita, vogliosa e caparbiamente desiderosa di orgasmi!
Mentre mi spaccava a pecora, senza pietà, con la prepotenza che deve avere un uomo, gli chiesi di farmi delle foto, volevo le prove….

le prove da mostrare allo stronzo che io, forse più di lui, ero ancora molto desiderabile. Poi glielo presi in bocca lo appoggiai alla mia lingua e lo segai, mi spruzzò tutto quello che aveva e documentò tutta quella meraviglia con una serie di foto. La mia bocca piena di sborra, questo volevo che mio marito vedesse, forse non gli importava nulla, ma forse sì, in ogni caso era parte della mia rivincita.
Continuai a vedermi con F.

Era troppo piacevole e lui era molto bravo. Mio marito era in Russia e quindi ero libera di muovermi bene quando i bimbi erano a scuola. Con un amante si instaura spesso anche un rapporto di complicità che va al di là del sesso, si crea una certa confidenza che permette di spogliarsi di tanti cliché oltre che dei vestiti. Così lui mi raccontò che sia lui che gli altri due colleghi ce l’avevano a morte con mio marito perché la faccenda della Russia aveva preso una piega negativa per l’azienda.

In pratica quello stronzo si era accaparrato il portafoglio clienti per mettersi in proprio. Agli altri tre soci non era rimasto niente. Lui aveva già fatto sapere loro che a fine anno se ne sarebbe andato. Al che colsi la palla al balzo informandolo che il mio piano di rivincita prevedeva di farmi sbattere da tutti e tre. E F. , da grande maiale quale era, rilanciò la posta: fatti scopare da tutti e tre alla volta, ci vuole poco a convincerli, credimi, sai quante volte abbiamo parlato tra noi di te, di quanto sei bona? Basta che vieni un giorno durante la pausa, l’ufficio è chiuso dalle 13 alle 15, in due ore facciamo tutto.

L’idea mi sconvolse, i miei ormoni cominciarono a pensare a quell’evento e così gli proposi per l’indomani. La risposta fu scontata. Appena entrai nell’ufficio ci fu chiaramente un po’ di imbarazzo, ma F. ruppe il ghiaccio togliendomi la gonna, mi fece svaccare sulla scrivania e scostate le mutandine incominciò a masturbarmi. Non ebbi il tempo di realizzare che la mia prima gangbang era cominciata che avevo gli altri due cazzi che mi sbattevano in faccia cercando di entrarmi in bocca.

L’appellativo più gentile fu puttana. F. cominciò a spaccarmi la fregna sulla scrivania mentre gli altri due mi scopavano a turno la gola. Poi mi spostai sul divano mi impalai su uno, F. mi entrò nel culo senza ritegno, con forza, come si sfonda una vera vacca da monta, il terzo mi infilò l’uccello in bocca e prendendomi a schiaffetti affondò sempre di più fino a farmi sentire le palle che sbattevano sul mento.

I miei orgasmi furono diversi, non so quanti. Alla fine mi misero in ginocchio e fecero il video da mandare al cornuto traditore: io a bocca aperta e loro tre a turno a schizzarmi in gola. Alla fine ce l’avevo piena zeppa di crema bianca, mi chiesero di dire qualcosa a mio marito ma faticavo a parlare, non volevo che tutto quel ben di Dio uscisse dalla bocca. Ci giocai un po’, prima di ingoiare tutto.

La vendetta era compiuta per intero. Io ero soddisfatta, avevo anche rotto un tabù: quello di essere presa contemporaneamente da più uomini. Avevo goduto fino allo stremo: l’avrei fatto ancora e ancora e ancora……

Colpi decisi

La missione nell’ex Jugoslavia è finita. Adesso si torna a casa fino alla prossima esigenza naturalmente, giacché è una normale rotazione e un ideale ricambio dei reparti e delle sezioni. Questi abituali e ordinari pensieri attraversavano la mente del sergente, intanto che lasciava scorrere il vassoio alla mensa del “self service” del campo base. Il suo umore non era né euforico né triste, poiché era il suo lavoro. Lo attendevano lunghi mesi d’addestramento e di stancanti esercitazioni fino alla prossima missione operativa, però era anche giunto il momento di tirare un po’ il fiato per curarsi e occuparsi delle faccende di casa sua.

Quando era fuori, sembrava così come se tutto restasse congelato, quasi interrotto e sospeso. Il tempo però scorreva ugualmente e i problemi grandi e piccoli da risolvere pigramente e in modo silenzioso s’accumulavano.  

Quella sera, l’ultima sera al campo prima della partenza, l’unica lieta e piacevole novità era donata dalla presenza in fila accanto a lui di Sandra, la volontaria dell’ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), con la quale aveva appoggiato e partecipato a tanti servizi in sua compagnia.

Lui per una sera si era sganciato dai suoi uomini concedendosi un colpo di vita, anche se ciò gli avrebbe attirato addosso i loro commenti linguacciuti e pettegoli. Lui l’aveva incontrata nel pomeriggio al campo e le aveva rivolto un cortese invito per la cena, certo il posto non era molto poetico né intimo, eppure non c’erano altre scelte. Non era infatti possibile uscire da soli in città per una cena romantica e comunque senza essere armati fino ai denti.

Quanti servizi di scorta ai convogli umanitari avevano svolto lui e i suoi uomini in quei mesi? Non li contava più. Quante volte lui e Sandra si erano trovati a fianco a fianco in quelle occasioni? In sostanza tutte, ciononostante il loro rapporto era sempre stato correttamente professionale e di collaborazione. Niente di più, ma per una sera, in realtà l’ultima, si poteva fare un’eccezione, dopotutto a lui la ragazza era sempre piaciuta, pressapoco sui trent’anni d’età, non si può dire che fosse bella, tuttavia era cortese e carina anche negli atteggiamenti e nei modi.

In particolare lo avevano colpito i suoi occhi verdi, seppure il fisico scomparisse infagottato com’era dentro quella divisa di servizio dell’ACNUR, però s’intuiva solamente che lei era snella e che appariva un esemplare di donna dinamica e solerte, in ogni modo aveva un suo fascino.  
Sandra, viceversa, non aveva mai guardato il sergente con gli occhi che non fossero rigorosamente e strettamente professionali. Del resto aveva dei saldi principi etici e morali, inoltre un fidanzato che aveva conosciuto frequentando un’associazione di volontariato cattolica.

Solamente quella sera, quando il sergente l’aveva invitata lei si era concessa d’ammirarlo con un’attenzione e un interesse diverso, con occhi nuovi. Aveva compreso che il sergente era un uomo sui quarant’anni, di statura media, stempiato con i capelli cortissimi, un fisico sportivo, gli occhi scuri e penetranti, assieme a due braccia forti che sbucavano dalle maniche della mimetica arrotolate sui bicipiti.  
Quello che lei aveva sempre saputo, apprezzandolo ed elogiandolo, era che il sergente era un tipo deciso e risoluto senza essere però mai arrogante né scortese, per queste prerogative i suoi uomini lo rispettavano e si fidavano di lui, per il fatto che in diverse occasioni la sua risolutezza aveva tratto Sandra fuori dagli impicci.

Sandra ricordava bene di quando il sergente era dovuto intervenire con i suoi uomini per difenderla da quei miliziani che volevano assaltare il camion degli aiuti umanitari dei quali si volevano appropriare, mentre i volontari erano impegnati a distribuire i viveri alla popolazione bisognosa, in mezzo sovente a popolazioni inospitali e ostili. E di quando, ancora alcuni individui inquietanti e maligni armati l’avevano infastidita e m*****ata per lungo tempo insieme con alcune sue colleghe.

 
In quell’occasione erano lì, uno di fronte all’altra e la conversazione scorreva piacevole, a tratti intima, con le impressioni, i ricordi e persino i progetti da compiere. Durante tutti quei mesi Sandra non aveva mai percepito né provato un desiderio fisico, considerato che lei era troppo impegnata e assai stanca, poi da ultimo il suo fidanzato era addirittura lontano. Lei lo avrebbe rivisto il mese prossimo, in quanto i loro rapporti fisici erano sempre stati piacevoli e soddisfacenti.

E poi lui era sempre così delicato, gentile e premuroso, ma durante tutto quel periodo Sandra non ci aveva mai pensato. Walter sì, lui il desiderio lo aveva provato e lo sperimentava ancora adesso. Le rigide norme di comportamento nei confronti della popolazione locale avevano sempre dissuaso e sconsigliato qualsiasi approccio, quindi, come tutti o quasi, a parte i trasgressori, avevano dovuto lavorare di fantasia e di genialità. E’ alquanto inconsueto come in certe situazioni anche l’ambiente più freddo e anonimo, possa diventare intimo e caldo secondo il nostro temperamento.

Tale era in quel momento la situazione sia per Walter che per Sandra, in quanto presi dalla conversazione non si curavano di ciò che avveniva loro intorno, perché anche si fossero trovati in uno dei ristoranti più eleganti e raffinati sarebbe stata la stessa cosa.  

Sandra si stava sciogliendo lentamente, quella fredda e rigorosa volontaria era in quel momento diventata una donna sensibile. Condizionava e influiva certo l’addio imminente, eppure c’era nell’aria una sensazione che si stesse perdendo qualcosa che non sarebbe tornato mai più.

Le emozioni personali adesso trovavano spazio, la mano di Sandra scorreva spesso fra i capelli insolitamente sciolti, perché forse cominciava a capire perché aveva accettato quell’invito senza pensarci troppo su. Terminarono la cena, si alzarono e riposero i vassoi, giacché la sera era tiepida e invogliava a fare due passi. Innegabile ed evidente, poiché tutte quelle installazioni del campo non potevano essere definite e descritte come uno scenario particolarmente complice, però la luna che splendeva in cielo e che rischiarava i loro volti era quella di sempre.

La stessa in realtà che si sarebbe potuta ammirare benissimo anche da una spiaggia dei tropici. In giro si vedevano poche persone, intorno c’era abbastanza buio. I due conversavano tranquillamente, stavano bene, erano rilassati, scherzavano e ogni tanto restavano in silenzio per un po’ senza avvertire alcun disagio, senza pensare al domani.  

Walter notò che la chiusura lampo della felpa di Sandra era insolitamente abbassata fino a lasciare intravedere il solco fra i seni della ragazza.

Walter si fermò, agguantò la mano di Sandra e l’avvicinò a sé, la cinse con un braccio e iniziò a baciarla. L’onda del desiderio e della lussuria si faceva sentire prepotentemente. Sandra cercò di resistere mentendo a sé stessa, poiché tentò di sottrarsi da quell’abbraccio senza troppa convinzione, infine cedette lasciando che gli eventi facessero il loro corso, schiuse le labbra e lasciò che la lingua di Walter andasse a incontrare la sua.  
L’uomo sentiva il calore della bocca della ragazza, il suo cuore che batteva forte nel petto insieme alla dolce morbidezza dei suoi seni.

Lui la strinse con sempre maggiore foga e impeto, Sandra ricambiava il suo abbraccio con energia, dopo si baciarono con un trasporto esclusivo, per lunghi minuti, del tutto incuranti di ciò che avveniva intorno, senza il minimo imbarazzo né timore che qualcuno potesse vederli. Walter sentiva le sue tempie pulsare, il sangue che si scaldava, la testa che non ragionava, avvertiva l’urgenza del desiderio, ora subito, perché anche lo sguardo della ragazza spifferava e tradiva lo stesso desiderio.

La vita esigeva e reclamava la sua parte.  
Dopo tutti gli orrori e le violenze di cui erano stati testimoni in quei mesi, era come se la tensione accumulata e stoccata da entrambi, si scaricasse sui loro sensi affrancando prima e liberando in seguito un’onda d’energia e di vivacità inarrestabile. Walter l’afferrò per mano e dopo si diressero verso il piazzale dove erano sistemati i container del materiale e degli aiuti umanitari. Al momento era buio, in giro non c’era nessuno in giro, tuttavia non era comunque il caso di farsi notare, perché a poca distanza in sordina si trovava in giro un servizio di ronda.

Lui provò ad aprire la porta d’un container, poi un’altra, però nulla da fare. Sandra s’appoggiò con le spalle alla parete di uno di essi e lo tirò a sé. Entrambi ansimavano come presi da una febbre, Sandra poteva sentire il membro di Walter crescere contro il suo ventre, alquanto stretto nei pantaloni della mimetica. Non poteva arrestare le proprie mani che in quel momento gli aprivano la cerniera dei pantaloni e frugavano nelle mutande per liberare quel prigioniero in cerca di spazio.

Ora finalmente il cazzo di Walter era nella sua mano, grosso, duro, teso verso di lei e pulsante. Questo episodio l’eccitava da morire, vederlo protendersi dalla patta dei pantaloni della mimetica. Lei era sorpresa della sua stessa audacia e intraprendenza, in quell’occasione fece scorrere la sua mano su e giù lungo il membro coprendone e scoprendone a intervallo la punta e suscitando i gemiti del sergente, che intanto la pressava contro la parete del container.

L’uomo doveva prenderla, doveva averla subito, ora, lì e possederla.  

Con dolce ma decisa energia la fece girare, la cinse e intanto strofinava il suo cazzo contro di lei. Sandra appoggiò le mani alla parete e si chinò leggermente, inarcando la schiena e protendendosi verso Walter per sentirlo meglio. Lui le calò i pantaloni della tuta e le mutandine fino alle caviglie scoprendo il suo sedere. Walter non ragionava più, delirava, era fuori di sé per il desiderio e per l’assoluta urgenza con cui voleva prenderla.

Sandra allargò le gambe più che poté, perché lui con una mano potesse stringere e accarezzare la sua fica ormai calda e bagnata a dovere. La ragazza sentiva i suoi fluidi scivolarle lungo le cosce e Walter avrebbe voluto leccarla per abbeverarsi a quella fonte, ma non c’era tempo. Una mano di Sandra si posò su quella di Walter accompagnandola nel movimento, poi con il cuore tremante afferrò il cazzo di Walter e lo guidò dentro di sé.

 
I loro respiri erano affannosi, Walter con una dolce ma decisa pressione, spinse fino in fondo liberando un grido soffocato della ragazza, poi si ritrasse e di nuovo spinse fino in fondo. I colpi erano decisi, energici e profondi, Walter affondava con furia, affamato com’era. Le sue mani stringevano con forza i fianchi della ragazza mentre le sue braccia poggiate alla parete del container si piegavano talora sotto i colpi. Sandra si sorprese nel pensare che le piacesse essere scopata così, senza nessuna dolcezza, come travolta da un uragano.

E tutto ciò non somigliava per niente agli amplessi pieni di tenerezza che aveva avuto con il suo ragazzo.
I pantaloni abbassati sulle caviglie di Sandra non le consentivano di allargare le gambe come Walter avrebbe voluto. Allora lui la fece voltare e la sollevò prendendola con le mani dietro le ginocchia appoggiandola con la schiena alla parete del container. Le liberò una gamba e lasciò che i pantaloni e le mutandine restassero a penzolare sull’altra caviglia, poi spinse di nuovo con forza il suo cazzo dentro di lei.

Walter non rifletteva più, sragionava, perché pensava soltanto al suo intimo piacere e a quello della ragazza accumulato e inespresso da troppo tempo che sentiva crescere e che stava per giungere rapido, tumultuoso e veemente. A ogni affondo vigoroso di Walter, il culo di Sandra andava a percuotere la parete del container che rimandava indietro un concavo e cupo suono metallico.   Sandra si toccò il clitoride per accelerare il suo godimento, mentre il cazzo di Walter scorreva agevolmente dentro di lei.

Lui sentì i testicoli indurirsi e il suo ventre contrarsi, finché con un rantolo liberò il getto caldo, denso e gelatinoso del suo sperma dentro di lei. Forse per il piacere di sentirsi inondata, probabilmente per il calore che avvertiva o per la gioia del piacere che stava dando all’uomo, il suo orgasmo giunse subito dopo come un’onda, improvviso, rapido e liberatorio. Allora Walter affondò ancora qualche colpo per assecondare tutto il piacere della ragazza.

 
Sandra, spossata e ansimante s’abbandonò fra le braccia di Walter che continuava a sostenerla, in seguito lui lasciò le sue gambe, ma Sandra esausta infine s’accasciò. Le gambe si piegavano, a quel punto lei si sedette con le spalle appoggiate alla parete del container con la bocca socchiusa per riprendere fiato. Anche Walter era ormai senza pensieri, senza volontà, in quanto brividi di piacere ancora attraversavano e facevano sussultare il suo corpo, da ultimo anche lui cadde giù.

 
Al momento entrambi erano seduti per terra, appoggiati con la schiena al container senza fiato, con le bocche semiaperte e ansimanti. Lei agguantò nella sua mano il cazzo di Walter che ancora usciva dai pantaloni, lo strinse e lo accarezzò lentamente.  
Casualmente e incolpevolmente però, qualche vellutata goccia tardiva di sperma scivolò lungo le sue dita e andò a confondersi e a mescolarsi con le altre macchie della tuta mimetica.

Nottata di Corna..

Serata disko..musica a palla..
Buio e penombra, corpi che si muovono frenetici a ritmi indiavolati, suoni che picchiano, effetti stroboscopici che proiettano strane ombre, laser che tagliano l’aria, abiti succinti, brillanti, odore di corpi, aria colma di voglie libidinose e peccaminose. Tanti giovani..molto giovani..bellissime fighette e stupendi fighetti attorno a me..
Sono appoggiato ad una colonna con un bicchiere di vodkaRedBull in mano, lo scuoto in continuazione, mi piace sentire il rumore dei cubetti di ghiaccio che cozzano tra loro.

Vicino a me ci sono due ragazzetti. Ci danno dentro con la lingua, le mani del tizio sono all’opera sotto la superminigonna della biondina, la quale si muove evidentemente scossa dai continui stimoli che riceve al suo dolce grillettino.
Ma avrà poi le mutandine? Mah? Mi piacerebbe essere al posto del suo lui, le infilerei senza pensarci almeno due dita nella fessurina per farla strillare. Che età avranno? 18/20? Forse un po’ troppo giovani per il sottoscritto, anche se la fica MOLTO giovane alla fine è l’unica che ancora mi attira..
Sento un’alitata nel mio orecchio ed una vocina che sussurra “Vorresti scopartela, vero? Porco…”.

Subito dopo una mano mi tocca la patta leggermente gonfia strizzando un po’ l’arnese.
Ho un lieve sussulto, sorrido e mi giro. É mia moglie che mi sta guardando con occhi da felino. È sera di caccia, sta cercando prede. Le rispondo “Come fai a saperlo?” e lei “ Hai il CAZZO già duro, maiale”.
Ridiamo, poi ci fermiamo disturbati, per così dire, dal gemito della nostra vicina, deve essere venuta.
Ci osserva ancora provata per l’orgasmo, arrossisce un po’ per l’imbarazzo, sposta la mano del suo ragazzo e si tira giù la mini, quindi se ne va verso i bagni.

Lui ne approfitta per dirigersi al bancone, vedo che si annusa le dita, sapranno dei suoi umori, sembra le voglia ostentare come un trofeo.
Devo pisciare, indico a mia moglie che vado al cesso, lei si prende il mio bicchiere finendosi con un sorso la mia vodkaRedBull. Si siede su un divanetto, lascia di proposito scoperte gambe e parte dell’interno coscia.
Sto scaricando l’uccello su un orinatoio attaccato al muro, quando si posiziona un signore su quello accanto al mio.

Tira fuori il pisello e mentre si svuota mi sorride abbassando poi lo sguardo sul mio di pisello. Ricambio il sorriso, mentre lo scuoto per far uscire le ultime gocce e prima che riesca a riposizionarlo nelle mutande, la mano del tipo si impossessa della mia cappella lisciandola con le dita.
“Vuoi che te lo succhi?” mormora, cominciando a menarmelo con foga. “Ehi ehi” ribatto “frena bello…” lo blocco immediatamente staccando la sua mano.

“Vabbè che sei un bel ragazzo..ma diciamo che stasera non è la serata giusta perché sono assieme alla gelosona di mia moglie, ok?”. “Come vuoi…ma non sai cosa ti perdi, ti farei venire in un minuto da quanto bene lo aspiro il CAZZO” ribatte con un sorrisetto famelico.
Esco di corsa dal bagno pensando “Peccato..aveva davvero una gran voglia di sukkiarmelo e potevamo spassarcela un pochino!”. Però mi ha fatto venire decisamente voglia di godere, di spruzzare in qualche modo stasera..
È cominciata una musica tipo martello che sfonda i timpani, le luci sono psichedeliche, il bianco degli abiti lampeggia come fari nella notte, mani e teste si liberano in movimenti incontrollati.

Non vedo più Valeria, la cerco invano. Mi fermo al bancone a prendermi un altro VodkaRedBull, sono colto da un po’ d’ansia.
Sento vibrare il cellulare in tasca, leggo il messaggio, mi aspetta alla macchina.
Mi precipito al parcheggio pensando chissà cosa e la trovo accucciata dietro la nostra auto a spompinare un paio di ragazzi della stessa età di quelli visti all’interno poco fa.
La sua bocca famelica si avventa su quelle nerchie gonfie insalivandole per bene, i filamenti che lasciano le sue labbra ad ogni risucchio mi provocano sconquassi interiori.

Le cappelle sono enormi e sembrano voler prendere il volo come una mongolfiera dal resto del bastone. La troia di Valeria manco mi degna di uno sguardo, continua a succhiare avidamente, colpi precisi dentro e fuori, prima uno poi l’altro. Mentre ingoia quello del ricciolino sega con maestria quello più piccolo ma grosso del biondo.
I due stronzetti penseranno di aver fatto bingo stanotte, andranno tutti super eccitati come dopo una sniffata di coca a raccontare le lodi della loro conquista “Oh raga ma sapete che ieri ci siamo scopati una milf.

Si un puttanone di quarantanni, le abbiamo sborrato in bocca alla troia…mmm..”
Ho il CAZZO che mi esplode se ci penso.
Sono seminascosto da un suv nero per gustarmi la scena, loro non mi vedono. Il ricciolino ha un fisico atletico ed una mazza niente male, dritta e fiera con un glande a punta, quasi un missile, da un pugno al suo compare ridendo, poi prende la testa di Valeria bloccandogliela. Ora gli scopa con forza la bocca, lei lo guarda con gli occhi spalancati subendo quell’atto senza nulla proferire, lasciandosi gonfiare le guance ad ogni colpo.

Intanto il biondo più fighetto e gracile si è abbassato e sta infilando una mano esplorativa tra le cosce della moglie pure lei accucciata a gambe divaricate. La vedo gemere, vuol dire che la sta sditalinando.
Valeria ora si alza e si appoggia alla portiera alzando le natiche ed offrendo il culo ai due tizi “Scopatemi porci…dai… voglio sentirlo fino in fondo…!!!”
Il biondo le alza la gonna, le tira giù il tanga e senza indugiare le lecca da dietro la fregna pelosa e colma di umori.

Ne vedo il luccichio mentre la sua lingua entra in contatto con le labbra gonfie. Si muove da basso verso l’alto andando a violare anche lo sfintere strettino.
Il suo amico si masturba tenendosi il CAZZO bello in tiro. Il belloccio si prepara a fotterla a pecorina, mi sego più velocemente, mmm… eccolo che entra, come coltello nel burro. La cappella si perde nel suo ventre ed inizia un movimento a stantuffo che fa sussultare e gridare Valeria.

I due si invertono, mia moglie fa una smorfia di dolore nel momento in cui viene sventrata dal ricciolo (lo dicevo che il suo pisello era impegnativo), il piacere aumenta. Infatti le sue dita scivolano sempre più velocemente sul clitoride fino a provocarle l’orgasmo. I decibel della sua voce si alzano, è incontrollata come il lago che le esce dalla passera.
Il ragazzo non smette di spingere, nel mentre l’amico si sta facendo menare l’uccello dalle mani sapienti di lei.

Non resisto e sborro sulla carrozzeria del macchinone, lasciando sul nero lucido delle belle macchie bianche gocciolanti, giusto nel momento in cui il ricciolo estrae la mazza e la lascia scaricarsi sulle chiappe di mia moglie. Il biondo contorcendo il volto in smorfie evidenti viene pure lui sulle sue tette, è talmente potente il getto che alcune gocce le raggiungono il viso ed i capelli.
Appena il duo dei giovani BULL si allontana, mi avvicino a Valeria.

Lei mi guarda e sorride “Hai goduto guardone?”. “Certo amore, sei troppo fica quando scopi con gli altri, poi se giovani e carini ancor di più”.
Ride, poi si accuccia e fa uscire una pioggia dorata deliziosa dalla sua fessurina aperta. Il mio CAZZO torna in tiro, lo posiziono a contatto sulle sue labbra e lascio che la cappella vi si strofini sopra. Le apre dolcemente baciandomela e poi inghiottendola con molta delicatezza.

Il rumore del piscio mi istiga pensieri turpi, ho voglia di leccarle la fica.
Mi lascio spompinare un po’, quindi apro la portiera dell’auto e la sbatto sul sedile, mi piego ed inizio a baciarla e leccarla ovunque attorno alla patonza. L’odore acre mi investe le narici, i peletti mi solleticano, mi trasformo in un toro, la mia lingua è una girandola mossa dal vento, veloce entra ed esce da quel pertugio, arriva sino alla mini protuberanza, la mordicchia e poi torna giù.

Gli umori la invadono nuovamente, come i gemiti di piacere.
Sto per impalarla quando una voce alle mie spalle mi disturba “Signori per favore, questo è un luogo pubblico”.
Mi giro e vedo solo una maglietta attillata che ricopre una montagna di carne con un mega pacco in evidenza tra le gambe.
Balbetto qualcosa imbarazzato, ma la moglie interviene “Voglio scoparmelo, lasciamelo”.
Hulk fa un ghigno malefico e si slaccia la cinta dei pantaloni, le mutande fanno fatica a contenere il cannone.

Mi prende una mano all’improvviso e me la sbatte sulla sua nerchia facendomela palpare per bene.
“Fatti dire dal tuo maritino qua, che cosa ti trapana a breve”. Il suo palo esce ancora un po’ molliccio, vorrei spostare la mano ma l’energumeno non mi lascia, la stringe e mi fa male.
Mi fa impugnare il coso e accompagna il movimento su e giù. Non riesco a proferir parola, Valeria si sta masturbando come una pazza, l’altra mano di Neanderthal le sta stringendo la tetta, facendole esplodere il capezzolo.

Sento il suo arnese gonfiarsi mentre lo sto segando, che bello, mi eccita, ora è duro come roccia. Me lo fa accompagnare all’imbocco della fregna. Mi da uno spintone e comincia a fottersi quella troia di mia moglie che lo accoglie e gambe oscenamente divaricate. È talmente grosso che Valeria urla dal dolore all’impatto del missile nel bunker, poi si rilassa e lo lascia entrare, sprofonda sotto i colpi poderosi del gigante, si agita, gode.

“Dai CORNUTO mettiti in ginocchi dietro di me e guarda come ti scopo la vacca della tua consorte… sta puttana mangiacazzi…”.
Obbedisco e mi gusto sta scena da dietro queste due palle d’artiglieria che penzolano, sbattono sulle chiappe di Valeria, la figa tirata al massimo e sconquassata dall’urto del tornado che la sta invadendo.
“Toccami le palle e strizzamele che sto per venire CORNUTO”.
Obbedisco di nuovo, nuovi spasmi di piacere dentro di me, sto perdendo gocce dall’uccello quasi senza accorgermene, mentre Hulk ha lasciato partire una fontana sul monte di venere di Valeria.

Finisco di scoparmi la mogliettina che vuole venire pure lei, urla al secondo orgasmo ed io sborro nel suo ventre. Il buttafuori mi prende la testa di forza e mi fa leccare tutto lo sperma dal suo pube e parte del mio che fuoriesce dalla pesca.
Sono sazio e carico come non mai, Valeria è sudata. Ci ricomponiamo pronti a tornare a casa, quando passano davanti a noi i due ragazzini visti dentro la disco a fare i porcellini.

Salgono sulla macchina a fianco la nostra, io metto la retro, ma con la coda dell’occhio noto che lei si toglie la maglietta restando con le tettine al vento, i capezzolini sono dritti come chiodi. Si stanno baciando focosamente. Lui è in ginocchio pronto per la monta ed ha già fuori dai jeans un CAZZO eretto e duro come mai il mio lo sia mai stato..
Mi fermo di colpo, mi giro verso Valeria, sguardo d’intesa immediato..io la conosco, lei mi conosce..
Scendiamo dall’auto contemporaneamente.

Busso al loro finestrino.
Si girano spaventati, mi riconoscono, lo abbassano.
Dico “Buonasera…. che ne dite se giochiamo insieme…”
Sorridono…e ci chiedono 200euro..
Bhè alla fine per farsi due diciottenni non credo si tratti di una grossa cifra..accetto e sgancio due pezzi da cento ed invito a seguirli a casa nostra..
Valeria per tranquilizzarli ulteriormente sale i auto con loro..
Passeremo ancora un’ora di sesso perverso e le mie CORNA avranno modo di crescere ancora..il ragazzetto si farà Valeria e la sua fidanzatina si lascerà solo sfiorare dalle mia mano..
Praticamente alla fine dei giochi mi ritroverò (come al solito) la moglie scopata da sconosciuti con la consapevolezza di aver anche speso 200euro per farmela scopare ulteriormente..
Adoro essere CORNUTO..Valeria adora godere e fare la TROIA…

Incontro con Sandra

Gli ho dato appuntamento al bar Centrale, sai quello in piazza, e visto che non ci conosciamo a parte la mia descrizione gli ho detto cosa indossavo, e cosa leggevo sorseggiando un caffè, le novelle di Pirandello.
Vedo arrivare una splendida signora vestita in maniera elegante e seducente, per niente volgare, ed in cuor mio spero che sia lei. Mi si avvicina e con fare deciso esordisce” Marco” ci metto un attimo a reagire ed annuisco, lei elegantemente si siede, chiamo il cameriere e lei ordina un te freddo alla pesca.

Iniziamo a chiacchierare, ed entrambi siamo soddisfatti dell’altro, la conversazione verte su temi comuni ma è viva e piacevole. Finito il te invito Sandra a venire con me, ho prenotato una camera presso l’hotel Diffusion nella centralissima via Garibaldi, per Sandra niente di clandestino e nascosto. Ho preso una camera con idromassaggio ed ogni altro confort anche se solo per poche ore tutto deve essere indimenticabile. Appena entrati l’aiuto a togliere lo spolverino e subito la sua sensualità mi cattura.

La stringo a me ed inizio a baciarla, sento il calore delle sue labbra e cerco la sua lingua, schiude le labbra ed entro in lei, le nostre lingue iniziano ad esplorarsi sempre più voluttuosamente ed il bacio si trasforma in un sensuale gioco di lingue dove ognuno cerca di prevalere sull’altro cercandosi. Poso la mia mano sul suo seno, subito un sospiro di piacere, ed un lieve sussurro stringi più forte, cosa che faccio subito con suo grande piacere sottolineato dai sui gemiti sempre più forti.

Andiamo verso il letto le chiedo di spogliarsi, mi guarda perplessa, ma inizia a farlo, lentamente, io seduto sulla poltrona di fronte mi apro la patta e lo tiro fuori ed inizio a menarmelo, mi fulmina con lo sguardo ma la rassicuro che non mi tirerò una sega. È stupenda con le sue tette enormi, la sua figa calda da cui si intravedono i primi umori di godimento, decido di giocare più pesante.

Le dico di mettersi davanti a me con le gambe divaricate e masturbarsi, esita ma l’eccitazione che la sta prendendo prevale ed esegue, le dico di infilarsi due dita nella figa, le passa prima nella sua bocca mimando un pompino, ed inizia a sdidalinarsi sempre più forte. La fermo, mi spoglio e la faccio avvicinare, gli succhio le dita, che buon sapore ha la sua sbroda. La faccio inginocchiare e gli offro il mio cazzo da succhiare già eccitato dallo spettacolo precedente, inizia leccare con grande maestria, si sente e si vede che è molto abile nell’arte del pompino, iniziando a leccare la cappella con piccoli colpi di lingua poi improvvisamente lo ingoia fino a farmi sentire la gola, poi alternando “ingoiate” con ritmo violento ad altre di estrema lentezza.

Un piacere immenso si irradiava dal mio cazzo sottoposto al quel trattamento di lingua ed anche a lei provava piacere si sentiva dalla foga dagli occhi lucida e dalle dite che si muovevano sulla sua figa.
Difficile resistere e prima di esplodere la mia sborra nella sua bocca l’ho fermata presa in braccio e sdraiata sul letto con foga le ho aperto le gambe e dopo avere ammirato la sua figa bagnata mi sono lanciato per leccarla, che sensazione averla sotto la mia lingua, leccarle dolcemente il grilletto, penetrarla con la lingua succhiarla avidamente, docente alternando i ritmi della leccata.

Lei , come mi avevi detto, godeva come una matta un fiume di sbroda si riversava dalla sua figa ormai aperta ed offerta completamente ai miei assalti.
Anche lei dopo essere venuta più volte mi ha fermato e con un sussurrro da risvegliare un morto mi ha detto”voglio il tuo cazzo dentro”. Gli sono montato subito sopra ed con un colpo deciso gli ho messo il cazzo nella figa ed ho cominciato a pompare dando colpi secchi entrando fino in fondo, che goduria per entrambi , il mio cazzo scivolava dentro di lei ed eravamo fuori dalla realtà senza tempo, la realtà e stata riportata dalla sborra che sentivo montare, ci siamo capiti con un’occhiata e mi ha detto prima passalo tra le tette che poi ti finisco con la bocca, mi sono sfilato da lei, e salendo a cavalcioni su di lei ho messo il cazzo tra le tette, lei prese le tette tra le sue mani mi ha stretto il cazzo ed io ho cominciato ad andare su è giù, lei godeva e mi trasmetteva sensazioni uniche… poi con un voce ed una faccio più porca che mai mi dice dammelo in bocca che ho sete, e senza aspettare ingoia il mio cazzo ed inizia a pompare in un modo irresistibile ho subito capito che non sarei durato a lungo ed in infatti in capo a pochi minuti di quel porco trattamento inizio a svuotare la mia sborra nella sua bocca senza alcun preavviso ma sono un urlo strozzato in gola per il troppo piacere, ma la porca non è stata colta di sorpresa aveva sentito le pulsazioni ed era pronta ad ingoiare tutto senza sprecare nulla e sorpresa sento che anche lei ha un orgasmo di quelli sconvolgenti.

Saziata la sua sete di sborra e placati gli animi ci accorgiamo che il tempo è volato si è fatto tardi, ci guardiamo, poi la faccio girare e guardo il suo culo, lei capisce e dice , al diavolo il tempo andiamo a fare un bagno con idromassaggio compreso, e nudi ci fondiamo in bagno riempiamo la vasca ed iniziamo a giocare insaponandoci a vicenda tette, cazzo, figa schiene buco del culo ed ogni centimetro di pelle.

L’eccitazione sale velocemente il mio cazzo riprende vigore e la sua figa si riempie di dolce miele, inizio ad esplorare il suo buchetto si nota che ha già preso qualche bel cazzo e quando metto un po’ di bagnoschiuma sul buco ed infilo il dito sento dopo un leggero irrigidimento un lamento di goduria, continua allora a penetrarla con un diti ,poi passo due, ed infine ci metto il terzo lei si sente piena e mi dice “sfondami il culo” esco le dite e ciò che appare e un buco largo rosso e palpitante perdo la testa e nella stessa vasca con lei carponi con violenza le caccio il cazzo nel culo e mi fermo così.

Lei tira un respiro forte, forse sono stato un pò violento, ma non le ho fatto male, lei strige l’ano intorno a mio cazzo lo sento con una forza incredibile, e girandosi mi dice “inculami bastardo, sfondami non era questo che volevi”. Inizio ad incularla il cazzo scorre nel suo culo a meraviglia,grazie anche al bagnoschiuma, un culo fantastico avvolgente, nuovamente perdiamo la cognizione del tempo, dopo un po’ torniamo sul letto, si sdraia di fianco e nuovamente entro nel suo culo, pompo con determinazione e quando sento che lei viene anche per il ditalino che gli facevo non resisto più e gli sborro nel culo.

Rimango senza fiato,poi lentamente esco dal suo culo, e dal buchetto esce un filo di sborra, il buco rimane dilatato per qualche istante uno spettacolo arrapante come pochi,ci scambiamo ancora qualche carezza poi andiamo in bagno per lavarci, mi arrapo ancora quando la vedo sul bidè che si lava, ma non c’è più tempo e soprattutto energie per continuare. Si riveste con calma e sensualità cosa non meno eccitante dello spogliarello iniziale, mentre si veste mi sussurra che sono un bastardo, che le ho sfondato il culo e prosciugata tutta la figa, ma la sua sottile indole di passività ha gradito le mie attenzioni sia più forti e dominati che dolci e sottomesse, siamo stanchi ma soddisfatti, il suo pensiero adesso è per il suo uomo che le ha donato un momento esaltante, mi dice poi che assisterà alla sua masturbazione mentre eccitato leggerà il resoconto del nostro incontro.

Donna straordinaria Sandra. Prendiamo un veloce caffè e torniamo ad essere gli anonimi amici virtuali fino al prossimo incontro.

E – Impiegata domina la direttrice e suo marito

Non la sopportavo più.
Ormai era un anno che ero diventata impiegata in questa azienda, e avevo come direttrice una vera stronza.
Godeva nel dare ordini e prenderti di mira ogni volta che poteva.
Ovviamente dall’alto della sua posizione poteva anche permetterselo.
Non si faceva scrupoli a mettermi in imbarazzo anche davanti agli altri colleghi.

Questa mattina infatti, arrivò al lavoro, ed eccola lì.
Una bella donna per quello, seduta sulla sua poltrona con un abito grigio chiaro, e le gambe in bella vista appoggiate sulla sua scrivania.

E inizia così la mia giornata di lavoro.

Alle 19. 00 finalmente il mio turno di lavoro è finito.
Giulia, la mia direttrice, è andata a casa mezz’ora fa, quando è passata a prenderla suo marito, un bell’uomo con un fisico asciutto e sempre elegante.
Mi alzo, e vedo che sulla sua scrivania è rimasto un book che le serve sicuramente.
Uff… Mi tocca portarglielo a casa.

Vabbè, farò una toccata e fuga e poi me ne andrò dritta a casa.

Mezz’ora dopo arrivo davanti a casa sua, attraverso il giardino per entrare dalla porta posteriore, quando improvvisamente il mio occhio cade sulla finestra che dava sul salotto.
Rimasi impietrita…
Vedevo suo marito in slip bianchi, bendato e legato su un mobiletto.

Non capivo che cosa stava succedendo, quando mi accorsi che dall’altra parte c’era Giulia seduta con una specie di frustino per cavalli e vestita con dei leggins attillati bianchi, una canottierina nera e un paio di stivali che le arrivavano al ginocchio.

Si era avvicinato a suo marito e dopo avergli messo la mano sopra le mutande, iniziò ad accarezzargli il pacco.
Adesso ho capito, quella stronza era una dominatrice anche a letto.
Ma vedendo quella scena improvvisamente mi eccitai…
Anche perché ormai era da più di un anno che non avevo fidanzato e il sesso, mi mancava decisamente tanto.
Allora mi balenò un’idea, potevo vendicarmi di quella stronza scopandomi suo marito.

Si, mi piace decisamente come idea.

Entrai pian piano dalla porta della cucina che dava sul giardino, e presi in mano l’oggetto che trovai su un comodino lì di fianco.
E proprio in quel momento, Giulia entrò nella stanza, dandomi le spalle.
Allora la colpì alla testa, e la feci svenire.

Oddio, che cosa ho fatto…
Forse…forse potrei andarmente ora.
Non saprebbe mai chi la ha colpita…magari me la cavo anche…
Si, forse è meglio andarmene.

Pero, in quel momento la guardai…
Distesa li…in mio potere…
Mi piaceva…era in mano mia…
Dopo tutto questo tempo finalmente sono io che posso comandare…

Allora la legai, e la trascinai in salotto, dove suo marito era ancora legato e bendato, e senza che si fosse accorto di niente la misi seduta appoggiata al muro.
Mi girai verso di lui, e quello che vidi mi piaceva parecchio.
Era proprio un bell’uomo, un bel fisico, e da quello che si vedeva doveva avere proprio anche un gran bel cazzo.

Allora mi avvicinai a lui e all’improvviso,mi disse:

“finalmente sei tornate amore!”

Io rimasi in silenzio, non sapendo cosa fare.
Allora presi coraggio e appoggia una mano sul suo bel pacco…
mmmh…
Mi piaceva quello che sentivo…
Presi ad accarezzarglielo dolcemente, mentre lui mi disse:

“Sono in estasi amore…
Sarà un mese che non lo facciamo e mi sento le palle piene ormai!”

A quella frase mi venne ancora più voglia.

Allora lo slegai e lo feci alzare in piedi, presi una corda e gli legai le braccia ad una trave del soffitto.
Mi avvicinai a lui e gli accarezzai il petto.
Poi feci scivolare la mano lungo i suoi addominali, fino ad arrivare al quel pacco delizioso e presi ad accarezzarglielo…
Mi avvicinai poi con le labbra alle sue e presi a leccargliele lentamente, facendolo leggermente ansimare…
Fino a che pochi secondi dopo si trasformò tutto in un bacio passionale e sensuale…con le nostre lingue che si intrecciavano con frenesia e puro piacere…
Ero decisamente presa da quella situazione…
Stavo eccitando il marito della mia direttrice!
Stavo iniziando a bagnarmi anche…
Allora smisi di baciarlo e mi tolsi il vestito, rimanendo solo in mutandine e autoreggenti nere…
Presi ad accarezzargli ii pacco un’altra volta per qualche secondo, dopo di che decisi che era venuto il momento di vederlo davvero, anche perchè si vedeva chiaramente che era diventato bello duro.

Gli presi gli slip e glieli tolsi, rimanendo per un attimo sconcertata…
Ce l’aveva veramente bello grosso!
Tutto in tiro…poi legato cosi…mamma mia…
Era cosi virile…

Non resistevo più…
Volevo assolutamente assaggiarlo!
Allora mi chinai davanti a lui e mi avvicinai…potevo sentire il suo profumo maschile…
Tirai fuori la lingua e gli leccai lentamente la cappella…facendolo tremare di piacere…
Infatti emise un leggero gemito di piacere.
Doveva essere decisamente molto che non lo facevano per reagire cosi per una semplice leccata.

La cosa però mi divertiva parecchio…
Quindi gli presi il cazzo in bocca fino alla base e cominciai e succhiarglielo molto lentamente…

“Oh si amore…
sei migliorata molto con la bocca sai…!”
Mi disse, credendo fossi Giulia.

Lo stavo facendo godere decisamente parecchio…
Aveva persino le gambre che tremavano leggermente da quanto gli piaceva…
Mi stavo eccitando anche io…
Avevo in bocca il più grosso cazzo che avessi mai visto…
Duro…succoso…che lo sentivo pulsare mentre con la lingua glielo massaggiavo dolcemente…insalivandolo tutto…
mmmh…adoravo quella sensazione…

Però volevo divertirmi ancora di più…
Smisi di spompinarlo e tirai fuori il cazzo dalla mia bocca che sgocciolava tutto…

Presi un’altra corda e gliela attorcigliai attorno al cazzo e alle palle, stringendoglielo un po.

Poi, dopo averglielo accarezzato di nuovo, presi a massaggiarglielo segandolo pian piano…
Lo sentivo pulsare mentre lo stringevo e glielo muovevo su è giu…
E intanto lui continuava ad emettere gemiti soffocati…

Dopo un po lasciai quel grosso cazzo pulsante, glielo slegai e gli slegai anche le braccia.
Senza che ci potessi fare niente, improvvisamente si tolse la benda!
Rimasi impietrita e anche lui per qualche secondo mi guardò senza sapere cosa dire.

Poi lo sguardo gli cadde su sua moglie legata e ancora svenuta appoggiata alla parete.
Allora reagì malamente e mi chiede abbastanza sconcertato che cosa stesse succedendo..
Io stetti qualche altro secondo in silenzio, pensando al da farsi, e decisi di provarci di cattiveria.
Gli mollai uno spintone e lo feci semidistendere sul mobile di prima.
Mi inginocchiai davanti a lui, gli ripresi il cazzo in mano e mentre ripresi a massaggiarglielo, gli dissi guardandolo in maniera innocente:

“sono un collega di tua moglie…vedi…lei mi tratta sempre male a lavoro…
passavo di qua…e ti ho visto legato e in mutande…e non potevo resisterti…
allora ho addormentato tua moglie…”

E prima che lui avesse il tempo di rispondere e reagire, lo guardai dritto negli occhi, e gli mollai una leccata molto lenta al cazzo ancora tutto duro…

“oh…” gemette

Non disse altro…
allora capì che aveva troppa voglia per reagire!
Era mio!
Mi rimisi il cazzo in bocca e andai giù fino alla base, stando ferma li qualche secondo, facendo anche qualche versetto di soffocamento, tornando su poco dopo e riprendendolo in mano, completamente fradico della mia saliva.

Lo guardai con un sorriso maliziosetto, vedendo che non sapeva come reagire…
Allora vidi che li vicino c’era una videocamera.
Allora mi alzai e andai a prenderla.
La accesi, la girai verso di lui e subito dopo verso di me, e dissi:

“questa registrazione è per Giulia…
spero che ti piaccia…”

Mi chinai nuovamente ai piedi del mobile e mi ripresi con la videocamera mentre una mano preso il cazzo di suo marito e ricominciai a succhiarglielo lentamente, facendo versetti da vera troietta…

Quanto mi piaceva questa situazione…
Ormai lui era completamente mio schiavo…
Si vedeva che non poteva far altro che godere, anche se sapeva bene che stava tradendo sua moglie.

Allora dopo un po misi giù la videocamera e lo feci distendere per terra.
Lui obbedi senza obbiezioni…
Lo guardai stando in piedi sopra il suo viso con le gambe aperte, e gli dissi:

“ora tocca un po anche a me divertirmi…non credi…”

E nel mentre mi stavo massaggiando un po la mia fighetta già bella bagnata dall’eccitazione davanti ai suoi occhi.
Quindi mi chinai sopra le sue labbra e dopo neanche un secondo si era già messo in bocca tutta la mia figa.

“Bravo bambino…. cosi…leccala tutta che ti fa bene…”

Sentivo la sua lingua e le sue labbra che la esploravano tutta quanta…si divertiva a giocare con il mio clitoride…per poi entrare in profondità…
Era cosi godurioso…
sentivo che me la bagnava tutta quanta…che la ciucciava avidamente…

Mi girai con la testa e vidi che aveva il cazzo completamente di marmo, ma era troppo impegnato a lavorarsi la mia fighetta per farci caso…
Allora mi alzai in piedi e lo guardai…
Aveva un’espressione che sembrava mi implorasse di risedermi sopra la sua faccia.

Ma avevo altro in mente ora.

Voleva che Giulia vedesse…volevo farla soffrire…
Quindi mi avvicinai a lei…mi chinai…
E le mollai uno schiaffetto per farla riprendere.
E infatti dopo qualche secondo mise a fuoco che c’ero io, ed ero nuda con suo marito poco più in la col cazzo in tiro.
Inizio a sbraitare e a urlare, dandomi della puttana e della troia…
Allora presi gli slip di suo marito e glieli ficcai in bocca, bloccandogliela con del nastro adesivo…
La guardai negli occhi, e le dissi:

“Non fai più la stronza ora, vero?
Be…goditi lo spettacolo…”

E le leccai la bocca incerottata con le mutande del marito.

Tornai verso di lui e gli ordinai di sedersi.
Lui obbeddì e io mi misi davanti.
Gli mostri le mie belle chiappette, le allargai un po, e gli dissi:

“ora leccami il buchino…da bravo…”

Non se lo fece ripetere due volte!
Si appoggiò la faccia sul mio culo e cominciò e leccare avidamente il mio sederino…tutto quanto…
Passava in continuazione la lingua sul buchino, e mi stava facendo veramente godere parecchio…
Avevo persino iniziato a gemere…
ogni tanto lo sentivo anche entrare dentro con la lingua…

“mmmh….

o si…. continua…. “

Abbassai lo sguardo, e vidi che aveva cominciato a segarsi il cazzo da solo…
Significava che stava godendo parecchio…e mi piaceva…
Allora guardai Giulia, come per dirle…. hai visto… ecco come si fa a far godere un uomo…
E il suo sguardo era pieno di odio…
Quanto mi piaceva…

Dopo 4 o 5 minuti cosi, avevo il culo in fiamme…
Non resistevo più…ero tutta fradicia di saliva e avevo il buchino completamente dilatato e massaggiato da quella lingua meravigliosa…
Allora mi tolsi da quella posizione e feci alzare il marito di Giulia.

Lo presi per mano e mi avvicinai a lei.
Avevo in mente un primo piano tutto per lei…
Mi misi praticamente a mezzo metro dal suo viso, allargai le gambe e presi il cazzo di suo marito in mano.

“Senti come pulsa….
Indovina dove lo metti ora…” gli dissi sorridendo…

Appoggiai la cappella sul mio buchino tutto bagnato e indietreggiai col culo pian piano, facendola entrare tutta…
Oddio…era cosi grossa…ma è entrata senza problemi… mi deve avere lubrificato per bene con tutta quella saliva…

Improvvisamente iniziò a spingere dentro e fuori anche il resto del suo cazzo…

“oh! oh! oddio….

“!

Sentivo tutta la sua asta entrare dentro il mio culo…
Si…che goduria…
Iniziava anche ad aumentare leggermente l’intensità…

Ah…mi stava trapanando il culo…!
Godevo come una vacca in calore…
Ad ogni colpo che mi dava, avevo la fighetta che gocciolava di umori…
mmh…..si…. !

Stava aumentando di velocità, e sapevo che di li a poco sarebbe venuto se non si fosse fermato…
Vedevo che però Giulia non tentava neanche più di liberarsi o di urlare…
Inizialmente non capivo il perchè, mai poi mi accorsi che teneva le gambe completamente chiuse…
Allora mi venne un dubbio…
Feci fermare suo marito dallo sbattermi il culo e chinandomi le aprii le gambe.

Ed infatti eccola li!
Era bagnata!.
Aveva i leggins umidi!

Allora guardandola, le dissi:

“che troia!
ti eccita vedere tuo marito che si sbatte un’altra donna a pochi centimentri dal tuo viso, vero?
che puttanella che sei!”

Mi venne un’idea allora…
Presi delle forbici e le tagliai il pezzo di leggins bagnati, lasciandole scoperta tutta la fighetta…
depilata…
liscia…
inumidita…

Mi faceva voglia…non so perchè…
però improvvisamente volevo veder godere anche lei…

Allora la feci distendere sulla schiena e le sollevai le gambe facendogliele mettere all’indietro, sputai sulla sua fighetta e con un dito iniziai a massaggiargliela pian piano…
E dopo pochi secondo eccola che cominciava a diventare già molto più bagnata e anche se aveva in bocca gli slip di suo marito si stava lasciando a andare a qualche gemito di piacere.

Mi stavo divertendo molto a stimolare Giulia…
Ma non mi ero dimenticata di suo marito…
Mi girai a guardarlo, e vidi che quello spettacolo di sua moglie che si stava facendo fare un ditalino da un altra donna, doveva eccitarlo davvero molto.
Si stava segando quel cazzo durissimo senza mai distogliere lo sguardo da noi due.
Allora con l’altra mano gli feci segno col dito di avvicinarsi.
Quando fu qui, smisi di masturbare Giulia e gli presi il cazzo in mano, glielo massaggiai lentamente e poi me lo misi in bocca e gli feci due o tre succhiotti…
Poi guardai Giulia e le chiesi:

“lo vuoi?” mentre continuavo a segarlo pian piano.

E lei con lo sguardo sempre un po incazzato, ma molto più eccitata che altro, mi fece di si con la testa.

Allora le tolsi il nastro adesivo…ovviamente di cattiveria, facendola urlare un attimino per il dolore e le tolsi dalla bocca anche gli slip di suo marito.
Le tolsi i leggins, e poi feci avvicinare suo marito.
Le senza battere ciglio apri la bocca davanti al cazzo di suo marito, che glielo mise in bocca senza pensarci due volte…
Era ancora legata ovviamente, quindi non poteva far altro che farsi scopare la bocca.

E direi che le piaceva anche, perchè vedevo che usava spesso anche la lingua per poter assaporare meglio quel gran cazzo che si ritrovava in bocca.

Dopo un po che guardavo quella scenetta, feci allontare un po suo marito da lei.
Le slegai le braccia e la spinsi su un materasso li vicino.
Le misi una cinghia sulla bocca e le legai le braccia alle gambe (e lei si lasciava fare – ormai da dominatrice era diventata una dominata schiava del piacere), in maniera che prendesse la posizione che più le si addice…quella da cagna…
Suo marito poi si avvicinò, gli presi il cazzo e gli appoggiai la cappella sulla figha di Giulia completamente fradicia di umori.

Non dovette nemmeno spingere per entrare, la cappella del cazzo gli venne praticamente risucchiata dentro…
Cominciò quindi ad entrare velocemente da quanto era bagnata.
Non opponeva la minima resistenza…
Giulia stava continuando a gemere come una troia, e si lasciava stantuffare la figa gocciolante come preferiva suo marito…a volte velocemente senza pietà e altre volte rallentando un po…

Vederla godere cosi tanto, mi faceva eccitare da matti…
Allora ordinai a suo marito di fermarsi e di allontarsi.

Slegai completamente Giulia, tirando via le corde violentemente cosi da farle un po di male…
Sembrava anche che le piacesse…
Ormai era diventata una brava schiavetta…

Allora la feci alzare in piedi e mi inginocchiai davanti a lei…
Le sollevai una gamba…mi avvicinai con la bocca alla sua figa e presi a leccargliela…
Le labbra…
Il clitoride…
Giocherellavo con quella figa già bella aperta e fradica di umori, mentre Giulia mi guardava con uno sguardo assente ma di puro piacere…
Gemendo lentamente…e avendo qualche brivido ogni tanto…

Dopo un po che me la stavo gustando per bene, feci distendere Giulia su un divano e feci avvicinare suo marito a lei.

Senza che dicessi nulla lei prese il suo cazzo in mano e cominciò a segarlo con avidità.
Inizio anche a muovere il bacino, simulando un amplesso…cosa che portò suo marito a massaggiarle la figa…
Dapprima lentamente, giocherellandoci un po…ogni tanto entrando…

E intanto vedendo quella scena, mi ero messa a sditalinarmi anche io…

Dopo un po ecco che suo marito aumenta di intensità e dallo sguardo di Giulia capisco che non lo aveva mai fatto…
Infatti cominciò a gemere parecchio e pochi secondi dopo ecco che inizia a squirtare copiosamente…non capendo più niente, e facendo addirittura fatica a tenere il mano il cazzo di suo marito.

A quella scena non resistetti più…
Avevo bisogno che suo marito mi scopasse la figa grondante di umori…
Allora feci smettere suo marito dallo sditalinarla, feci sollevare lei e mi distesi con il viso rivolto sulla figa di Giulia.
La feci scendere un po e comincia e leccargliela per bene, mentre con una mano diedi dei colpetti alla mia fighetta per far capire a suo marito di darsi da fare.

Cosa che fece immediatamente.
Mentre mi lavoravo per bene la figa di sua moglie sentì il suo cazzo che ormai era all’apice della sua durezza, entrarmi finalmente dentro la mia fighetta fradicia e vogliosa…
Non opponeva nessuna resistenza…sentivo il suo cazzo che entrava ed usciva senza problemi…
Avevo la figa in fiamme ormai…
Suo marito che mi stava stantuffando senza pietà…
Suo moglie che era un lago…potevo bere i suoi umori ogni volta che non la lingua le entravo dentro la figa…
Era terribilmente godurioso…

Ormai stavo per venire…
Ma volevo fare ancora una cosa…
Volevo che suo marito mi riscopasse alla grande il culo…
Allora lo fermai tirando fuori il cazzo dalla mia figa.

Alzai Giulia, feci distendere lui a pancia in su.
Mi distesi sopra di lui e feci risedere lei sopra il mio viso, però stavolta per leccarle il buchino del culo.
Presi il cazzo di suo marito e lo appoggiai nel mio buchino ancora bagnato da prima…
E non se lo fece ripetere…cominciò a stantuffarmi di nuovo il buchino che dopo pochi secondi era di nuovo completamente dilatato e riceveva quel gran pezzo di cazzo senza resistenza…

E mentre tutto questo mi faceva impazzire di piacere sentivo il buco del culo di Giulia che si stava dilatando…allora ci infilai la lingua dentro e sapevo che intanto lei si stava sditalinando per bene…
Dopo pochi secondi infatti il suo buco del culo pulsava tremendamente e mi risucchiava completamente la lingua…
Iniziò a gemere sempre più forte…stava per venire… ormai era questione di secondi…
Il che fece eccitare tremendamente anche me e anche suo marito che aumento di molto l’intensità con cui mi stava scopando il culo…
Mi stava facendo impazzire…non potevo resistere ancora molto…

“oh…..ohhh……oddio…”

Ed ecco che sia io che Giulia veniamo urlando di puro piacere….

lei che con la mia lingua dentro il suo buco del culo che le lecca tutto l’interno ed io che con quello stallone da monta di suo marito che mi sbatte il culo senza pietà, vengo squirtando alla grande….

Ma suo marito non è ancora venuto…
Allora cerco di spingere anche io, concedengogli più che posso del mio culo…sento il suo cazzo, che ora arriva ancora più in profondità, pulsare sempre più prepotentemente mentre mi scopa sempre più velocemente…

Ohhh….

si……siii……sto per venire…. aaaaaa!!!

Gli tiro fuori il cazzo pulsante dal mio culetto e glielo appoggio sulla mia fighetta che tengo bene aperta con l’altra mano e glielo sego, facendolo sborrare sopra di lei…

Sento il suo sperma caldo scivolarmi lungo tutta la figa, quasi a voler entrare…

“ohhhh…. oddio…. è stato fantastico…” disse lui ansimando…

Mentre Giulia era distesa per terra che non riusciva nemmeno a muoversi…ma si capiva dall’espressione che quella era stata la scopata più bella della sua vita.

.

Le mie storie (61)

Sono passati quasi due mesi da quando ho raccontato del weekend di Pasquetta passato insieme a Davide, mi sembra ormai 1 eternità. In privato mi avete chiesto cosa fosse successo, ed io vi rispondo in modo che anche per il futuro non ci siano equivoci. Tutto è cominciato 1 ventina d’anni fa quando mi frequentavo con 1 ragazzetto alcuni anni più piccolo di me (chi ha letto le mie storie sa di chi sto parlando).

All’epoca ero spensierata, ero piuttosto libera di testa e non solo, così, quando lui ebbe regalato 1 delle prime macchinette digitali, io non ebbi problemi a farmi fotografare anche nuda da lui. Ricordo ancora che nel computer aveva oltre alle mie foto, 1 serie di foto rubate a zie ed amiche della madre. Mentre scrivo, a ripensarci adesso scappa ancora 1 sorriso, per quanto fosse “malato” di sesso; i patti però erano chiari, le mie foto le avrebbe dovute e potute vedere solo lui.

Invece 1 giorno scoprii che le aveva fatte vedere ad 1 suo amico, e quel giorno il nostro rapporto si incrinò in maniera decisa. Passarono mesi in cui lui fece di tutto per chiederne scusa, io alla fine lo perdonai anche ma sotto sotto sapevo che, quel tipo di curioso rapporto nato per caso, non sarebbe più potuto riprendere. Sia chiaro, non sono una che porta rancore assolutamente, tanto che l’ho rivisto l’anno scorso e lo abbiamo fatto in nome dei vecchi tempi, ma la fiducia in determinate situazioni è alla base di tutto.

Così quando ho deciso di infilarmi in quest’altra situazione tutt’altro che usuale (stare con 1 ragazzo di vent’anni più giovane non mi era mai capitato), dissi a Davide che non avevo particolari tabù per quanto riguarda il sesso, ma non avrebbe mai dovuto fotografarmi “nuda”. Lui lo aveva promesso, mi aveva detto che non c’erano problemi, che era 1 cosa che non avrebbe mai fatto. Invece in maniera del tutto casuale, qualche giorno dopo quel famoso weekend, ho trovato delle mie foto nel suo cellulare, del mio corpo, mentre dormivo.

Mi disse di rispondere, ma da imbranata quale sono, sbagliai il tasto, attivando la memoria delle foto dove uscirono 1 decina di shitti fatti in Umbria. Da quel momento abbiamo chiuso, nonostante lui stia cercando di raddrizzare la situazione. Ribadisco, soprattutto quando si crea 1 determinata intimità, e chi mi legge sa di quale grado di intimità stia parlando, la mancanza di fiducia azzera tutto.
Naturalmente però se sono qui a scrivere, vuol dire che qualcosa è successo e così, dopo questa lunga premessa (che risponde anche alle vostre richieste di 1 mia foto), comincio il racconto del weekend appena passato.

La delusione per come è finita con Davide, non è stata poca, oltretutto purtroppo mi si leggeva in faccia. Ancora 1 volta, è mancata la sincerità dall’altra parte. Per fortuna sul lavoro non mi sono fatta prendere da tristezze e cose varie. All’inizio della settimana scorsa, il mio capo dopo essere stato, in maniera molto gentile, respinto di nuovo, avendo capito che stavo passando un periodo non proprio dei migliori, ha deciso di mandarmi in trasferta per il weekend ad una riunione di lavoro a Bari.

All’inizio ho tentennato, poi lui (che sotto sotto oltre ad essere un gran professionista, mi vuole anche bene) mi ha convinta, dicendo che avrei incontrato sicuramente altri coetanei e mi sarei divertita visto che il posto dove si teneva il tutto era particolarmente bello. Così venerdì mattina dopo essermi fatta la valigia, finalmente piena di cose estive, mi sono messa in macchina direzione Puglia. Sapevo che da Napoli sarebbero venute delle altre persone, ma non conoscendole ho preferito partire da sola anche perché non ero nello stato d’animo adatto.

L’unica cosa che mi spingeva in maniera positiva ad andare, erano state le foto dell’albergo che oltre ad avere la piscina esterna ed interna, quasi a voler esorcizzare il mio passato, aveva anche la beauty farm.
Arrivata sul posto, mi sembrava di essere partita per un viaggio lontanissimo, all’ingresso ho avvertito un’aria nuova, i profumi ed il caldo mi hanno subito rilassata. Dopo aver velocemente preso possesso della stanza, mi sono messa il costume e sono andata in piscina a fare un bagno.

Il primo incontro di lavoro ci sarebbe stato il pomeriggio quindi avevo almeno quattro ore di sole da prendere. Al di là dei quattro/cinque napoletani che naturalmente conoscevo, degli altri sapevo soltanto qualche nome oppure al massimo qualche foto legata ad un gruppo che abbiamo sul cellulare, al quale però io partecipo pochissimo. Mentre ero immersa nei miei pensieri stesa, come piace a me, sul lettino, mi si avvicina uno che si presenta “piacere Giacomo da Firenze” io lo guardo un po’ sorpresa, dopo tutto ignoravo totalmente chi potesse essere.

Lui avendo capito la mia freddezza continua “scusami ma ho chiesto se fossero venuti già quelli dello studio, gentilmente una bella accoglienza mi ha detto che c’eri tu “. Dopo aver fulminato con il pensiero colui che aveva scelto la sottoscritta per far fare amicizia a tale Giacomo, la mia napoletanità nonche istintiva indole amichevole faceva il suo ingresso “ciao io sono Francesca vengo da Napoli”. Dopo aver ascoltato il mio nome, come se fosse stato colto da un fulmine, si allarga in un sorriso e mi ricorda che l’anno scorso, prima delle vacanze avevamo seguito una pratica insieme a colpi di e-mail reciproche, dove si era instaurata anche una simpatia destata naturalmente da coinvolgimento lavorativo.

Effettivamente aveva ragione, appena mi ha ricordato la cosa, mi sono un po’ rilassata anche perché all’epoca ricordo benissimo le sue battute scritte, per cercare di alleggerire la cosa. Poi con la mia partenza, quello strano scambio epistolare era terminato senza più ricominciare, ed io naturalmente lo avevo completamente dimenticato. Sedutosi di fianco a me abbiamo cominciato a chiacchierare, ed anche lui era venuto solo, anche perché a Firenze diciamo che “la nostra struttura” è piuttosto piccolina (scusate se sono vaga circa il mio lavoro, ma preferisco così).

Ad ora di pranzo nella sala ristorante erano arrivati praticamente tutti, da Milano, da Roma e quelli che conoscevo da Napoli. Si è formato subito un bel gruppone metà donne e metà maschietti, i quali nel progettare la serata avevano già avuto informazioni su un locale dove andare. Naturalmente il lavoro doveva essere tabù nelle discussioni, salvo quando si era nella sala conferenze dove ci saremmo dovuti vedere nel pomeriggio. Così, tornata in stanza, mi sono concessa un po’ di relax con un dildo (ricordo di Davide) e quella pennichella che in genere faccio soltanto nel weekend, rilassata e contenta per aver deciso di andare.

Svegliata dal rumore del cellulare, ho indossato il tailleur classico (gonna e giacca blu e camicetta bianca) e sono scesa. Neanche a farlo apposta, ero di fianco a Giacomo che dagli sguardi però tutt’altro che contento di lavorare. Per fortuna dopo un paio d’ore, eravamo liberi di nuovo che si trattava soltanto di decidere cosa fare dopo cena. Intanto un paio di ragazzi di Napoli (Laura e Marco, due colleghi che oltretutto sono sposati tra loro), dopo aver visto chiacchierare con il fiorentino, ridendo mi hanno fatto presente che su di lui, nel gruppo telefonico, giravano parecchie leggende metropolitane visto che in Toscana era praticamente l’unico rappresentante.

Quando ho saputo questa notizia, la mia curiosità nei suoi confronti è aumentata a dismisura. Prima di cenare, la maggioranza aveva deciso di andare in un locale a passare la serata. All’ora di cena, il mio nuovo amico era piuttosto lontano dalla sottoscritta, seduto tra due colleghe di Milano (piuttosto esuberanti in tutti i sensi). La curiosità mischiata a un tantino di gelosia, e non ricevere più le sue attenzioni, mi hanno fatto chiedere chi fossero quelle tipe; in breve ho capito che lui aveva avuto una mezza storia con entrambe (non contemporaneamente), e che adesso cercavano di palleggiarselo, visto che, sempre secondo alcune leggende, era un grosso amatore.

Ad essere sincera, prima di sapere tutte queste cose su di lui, io al ho avuto l’impressione di un quarantenne piacevole, simpatico e brillante ma non particolarmente farfallone. Mentre mangiavo, da lontano cercavo di cogliere qualche sua sfaccettatura, qualche altro lato del suo carattere. Intanto le due milanesi (guardie del corpo), facevano di tutto per non essere indifferenti al resto del tavolo. Certo, essendo sempre sincera, devo dire che non erano affatto male, visto che oltre ad essere alte più di una settanta ognuna, avevano anche un fisico piuttosto invidiabile.

L’unica cosa che a me non piaceva (ma sono gusti molto personali) era un trucco eccessivo che le faceva entrambi, più volgari di quanto in realtà non fossero.
Tornata in stanza, un po’ delusa, e anche rosicante, ho deciso che per la serata nel locale mi sarei messa, piuttosto in tiro (per quanto possibile). Così ho indossato 1 mutandina nera trasparente e sopra 1 vestitino elasticizzato che per quanto mi rendesse grosso il sedere, mi esaltava allo stesso tempo i seni lasciando scoperte le spalle.

Certo le altre donne del gruppo erano parecchio più vistose della sottoscritta, anche perché io insieme ad 1 altra eravamo le più anziane diciamo; però come spesso succede, le mie belle tettone non passavano inosservate, alimentando le classiche battute alle quali sono abituata da 1 vita. Il locale era molto bello, ci siamo divertiti e devo dire che il fiorentino è stato piuttosto galante oltre che spesso vicino. Ho capito di non essergli indifferente da come metteva le mani sui fianchi quando ballavamo insieme e dalle cose che ogni tanto mi sussurrava all’orecchio.

Ma appena tornati in albergo, ognuno è andato nella propria stanza. Io ho fatto appena in tempo a mettermi la maglietta lunga che uso in questo periodo come pigiama, e sono crollata. Sabato mattina 1 gruppetto di noi dopo colazione si è dato appuntamento nella palestra dell’albergo per fare qualche esercizio. Giacomo con la scusa di controllare i miei esercizi per i glutei (ahimè credo inutili), ogni tanto 1 mano sulla chiappa la allungava, ed io sorridendo lo lasciavo fare.

Poi il pranzo e dopo l’ultima riunione di lavoro alla quale siamo andati tutti vestiti in maniera assolutamente casual (io ero in maglietta e gonna a jeans), siamo saliti in camera mia perché dovevo lasciargli delle carte. Eravamo seduti sul letto, dopo aver preso la pratica in questione ed avergliela data, lui l’ ha infilata nella sua borsa e poi si è girato a guardarmi. È stata 1 cosa quasi automatica, ci siamo baciati subito, molto a lungo.

La sua mano si è insinuata fra le mie cosce, poi 1 volta arrivata alla mutandina mi ha stesa con la schiena sul letto, e dopo avermela sfilata velocemente, si è fiondato con la lingua in mezzo. Mi sono ritrovata con gli occhi a guardare il soffitto, le gambe allargate e piegate, la gonna tirata su e la sua bocca che giocava con la mia micia. Dopo poco ero lì che ansimavo di piacere, bagnata e felice, sentivo alternarsi dentro di me le sue dita e le sue labbra.

Poi i miei gemiti sono diventati sempre più frequenti sino all’orgasmo. Allora, solo allora si è tirato su, e dopo essersi sbottonato di pantaloni, è salito a cavalcioni sopra di me. Io mi stavo ancora riprendendo dalla fatica e dall’eccitazione, ho preso 1 cuscino e dopo averlo messo sotto la testa l’ho guardato in faccia ringraziando; non mi ero ancora accorta che aveva il pantalone aperto. I suoi occhi si sono rivolti verso il basso, io ho seguito lo sguardo ed ho visto il boxer grigio; ho messo a fuoco bene ed ho notato la sagoma enorme del suo uccello che arrivava quasi fino al fianco sinistro.

Essendo la mutanda attillata, la forma del suo membro veniva esaltata dal grigio, ed io mi sono chiesta se fosse vero tutto quel ben di dio. Ho allungato la mano verso di lui, l’ho messa dentro all’elastico e quando lo ho impugnato mi sono resa conto di avere a che fare con qualcosa che non vedevo e sentivo da parecchio (dai tempi del ragazzino). L’ho tirato fuori ed era grosso dannatamente grosso e lungo; lui sorrideva, probabilmente non era la prima volta che si trovava di fronte ad una reazione così stupita.

“Benedica!” Mi è uscito spontaneo. Lui mantenendo il sorriso a 32 denti come di quello contento per questo regalo di madre natura, mi ha guardato e mi ha detto “è bello vero?” Ed allora mi è scappata 1 risata “ma quanto è grosso?” Gli ho fatto, mentre con la mano piccola che mi ritrovo cercavo di misurarlo scorrendo lungo lungo. Neanche il tempo di ricevere la sua risposta che si era fatto minacciosamente più avanti poggiandosi sui miei seni ed avvicinando la sua cappella a pochi centimetri dalle mie labbra.

Il passo successivo è stato naturale, ho sollevato il capo e con la lingua gli ho leccato la punta. Piano piano la mia bocca ha cominciato a prenderlo sempre più dentro, lui lentamente lo infilava sempre di più ed io ho cominciato a fare avanti e indietro succhiandolo. Adesso le parti erano completamente invertite, io avevo in mano (anzi in bocca) il pallino del gioco, mentre lui con le mani appoggiate sul letto respirava sempre più affannosamente.

Ma ero un po’ scomoda, così, dopo essermelo tolto momentaneamente di dosso, l’ho fatto appoggiare sullo schienale del letto. Un altro sguardo compiaciuta e stupita al suo uccello e poi mi sono chinata con la testa a riprendere quel meraviglioso pompino che avevo interrotto. La bocca e le mani si muovevano armoniosamente lungo la sua asta, e mentre godeva io succhiavo. Poi gli ho sentito dire “sto per venire, sto per venire” e dopo qualche secondo la sua felicità è cominciato ad uscire copiosa più che mai.

Io non mi sono tirata indietro, e mentre godeva con la bocca cercavo di sentire il suo sapore che effettivamente non era male. Dopo essermi pulita, ed aver pulito anche lui con 1 fazzolettino di carta, mi sono avviata verso il bagno, mentre lui mi faceva presente che si era fatta una certa ora e doveva vedersi con altri 2 colleghi. Ci siamo dati appuntamento a cena, 1 veloce bacio e le 2 porte che si chiudevano quasi contemporaneamente.

Seduta sulla tazza a fare pipì, con in bocca ancora il sapore aspro ma piacevole del suo sperma, mi sono soffermata a pensare a quell’uccellone ed al fatto che allora le leggende su quel collega fiorentino non erano poi così infondate. Mi sono buttata sotto la doccia per cercare di togliermi quel pensiero fisso dalla mente, ma ormai era quasi impossibile. Tra 1 cosa e l’altra mi sono preparata per la serata, con l’intento di concludere la notte in bellezza.

Vestitino un po’ sopra le ginocchia, molto leggero (faceva 1 caldo pazzesco), stivaletti e perrizoma (rigorosamente senza reggiseno). Così sono scesa a cenare, prendendo posto accanto al mio nuovo amico… Mentre mangiavamo, sotto al tavolo le nostre mani ogni tanto si toccavano e toccavano quanto di bello avevamo l’1 per l’altra. Lui mi tirava su il vestitino accarezzandomi la coscia sinistra, io con la mano gli palpavo il pacco da sopra al pantalone. Poi siamo usciti tutti per l’ultima sera e già nella macchina che ci portava al locale, le sue dita erano a caldo nella mia micia bagnata, mentre io cercavo di mantenere l’eccitazione senza farmene accorgere dagli altri ragazzi presenti nell’auto.

Vi risparmio le 2 ore di discoteca, dove ci siamo sextenati senza mai perderci di vista. Finalmente verso le 2 abbiamo ripreso la via dell’albergo e per non destare nell’occhio, siamo andati in 2 auto diverse. Poi arrivati nella hall, un messaggino sul mio cellulare diceva “camera tua oppure mia?” Io naturalmente ho scelto di giocare in casa… in camera pardon. Così dopo qualche minuto ho sentito bussare, il tempo di aprire ed eravamo di nuovo soli faccia a faccia.

Le sue mani sul mio culo che rapidamente cercavano di sollevare il vestitino per poi infilarsi nel perizoma, le mie mani a sbottonare il suo pantalone per tirare fuori dallo slip il suo uccello che al momento era ancora dormiente. Mentre le nostre lingue si incrociavano, sentivo sotto i polpastrelli crescere il suo membro ad ogni movimento della mia mano. Poi mi ha presa in braccio e dopo avermi portata sul letto, ed aver indossato il preservativo nel giro di 10 secondi, mi ha allargato le cosce e me lo ha messo dentro.

Era grosso, faceva anche un po’ male, ma lui spingeva ed io mischiavo l’eccitazione con il leggero dolore. Avevo le gambe per aria, le sue braccia intanto mi avevano abbassato il vestitino da sopra, i miei seni erano debordati fuori letteralmente, e dopo aver visto lo stupore nei suoi occhi, per quanto fossero grossi, ci si è fiondato sopra con la bocca leccandoli in maniera alternata, prima 1 poi l’altro. Intanto ero venuta , ma lui no, e continuava a spingere sempre più dentro, mettendo a dura prova l’elasticità della mia povera patata, mai così bagnata, ma mai così allargata (non era più abituata a certe grandezze, nonostante Cuba).

Poi 1 ultima penetrazione ed il suo profilattico si è riempito di sperma. Stanco si è steso accanto a me, poi, con molta calma, dopo aver tolto tutto ciò che lo proteggeva, è andato a buttarlo nel bagno. “Era l’unico che avevo, adesso come facciamo? Io voglio ancora scoparti!” Questa è stata la sua frase appena tornato. Io l’ho guardato sorridendo e gli ho detto “calmo calmo, prima di tutto prendo la pillola, poi chi ti ha detto che io voglio scopare ancora?” Mentre parlavo però, la mia faccia appena soddisfatta, ed ancora con un po’ d’affanno per l’eccitazione, mi tradiva.

Lui così mi ha preso 1 coscia con la mano e mi ha detto “lo so che ne vuoi ancora, bella Napoletana”. Sono sgattaiolata nel bagno, mi sono spogliata, anche perché i vestiti erano già quasi tolti e dopo essermi data una sciacquata ed una risistemata generale sono uscita, solo con le mutandine. Dopo avermi vista per la prima volta in piedi come mamma mi ha fatta, il buon fiorentino ha di nuovo magnificato la grandezza dei miei seni con un’espressione toscana che adesso non ricordo ma che al momento mi ha fatto tanto ridere.

Lui intanto aveva ancora su i pantaloni e la camicia; io mi sono messa sotto le coperte, e dopo aver tolto anche il perizoma ed averglielo mostrato, gli ho detto semplicemente “allora? Che si fa?” Nel giro di pochi secondi era nudo anche lui, sopra di me, con l’uccello che cercava avidamente di trovare l’ingresso della mia micia anche se non era ancora completamente duro; le mani incollate alle tette, le labbra alle mie labbra ed eravamo di nuovo lì a godere insieme.

Quel grosso uccello aveva il potere di farmi venire subito, così per rilassare un po’ la mia patatina, dopo aver avuto un orgasmo, nonostante lui fosse ancora super eccitato, me lo sono sfilato da dentro e l’ho invitato a mettermelo fra le tette (cosa che piace sempre fare a tutti i maschietti). Avevo sotto controllo la situazione, ma non avevo considerato che all’ennesima apparizione della sua cappella che usciva dai miei seni, mi è venuto letteralmente in faccia, inondandomi di sperma.

Non sapevo cosa prendere per pulirmi, lo avevo dappertutto, poi mi ha passato un po’ di carta igienica e ho ritrovato la vista, mentre lui sorrideva soddisfatto.
Era notte inoltrata, quando è tornato nella sua stanza. La mattina dopo ci siamo salutati come se nulla fosse, i miei colleghi di Napoli appena mi hanno incontrata a colazione hanno capito che avevo passato la notte con lui, lei sottovoce mi ha chiesto se fossero vere le voci che giravano intorno a lui; dopo aver avuto la mia conferma, mi ha guardata con un po’ di invidia (simpatica).

Poi ho preso la mia macchina e sono tornata a Napoli… forse dovrebbe venire per lavoro a fine giugno… in tal caso, abbiamo già detto che ci vedremo.

Sandra

La voce al telefono era un sommesso sussurro, ma aveva un tono deciso, quasi intransigente. Sandra sogghignò tra sé e sé: era sempre così… quando la chiamavano, parlavano sempre sottovoce per paura che qualcuno, chissà chi, li sentisse, ma allo stesso tempo le parlavano come se lei fosse di loro proprietà, come se lei fosse la loro serva. Illusi.
Mise giù il telefono e tornò a studiare. Qualche ora dopo, completamente nuda ed in ginocchio sotto un tavolo da poker, stava ancora sogghignando.

Passava a random da un cazzo all’altro, tutti ritti, tutti lucidi della sua saliva. Gli uomini cui quelle obbedienti appendici appartenevano stavano giocando, cercando di non perdere la concentrazione ogniqualvolta la ragazza imboccava il loro pene teso, lo succhiava, lo leccava, lo mordicchiava, per poi abbandonarlo e passare al prossimo: ritenevano che rendesse il gioco più interessante.
Ritenevano che lei fosse al loro servizio… poveri sciocchi, non sospettavano che fosse l’esatto contrario: erano loro, questi uomini di mezza età arrapati ed affamati di figa giovane che le garantivano divertimento e soldi.

La chiamavano, la scopavano, la pagavano. Tutti godevano, anche e soprattutto Sandra, ma i soldi fluivano dalle loro tasche a quelle di lei, quindi alla fine dei conti quella che usciva da quelle serate più ricca, e senza perderci nulla, era proprio lei.
Aveva capito presto che tra le gambe possedeva una miniera d’oro, anzi che l’intero suo corpo era una miniera d’oro.
Ricordava ancora con la massima chiarezza, dopo quasi quattro anni, la faccia del vicino quando, a quindici anni, si era tolta il vestitino sul bordo della di lui piscina per il primo bagno della stagione: avidità e desiderio passarono in un lampo distorcendogli i lineamenti.

La fortuna di Sandra fu di stare guardando proprio in quella direzione in quel preciso istante.
Imbarazzata e sorpresa aveva abbassato lo sguardo, che era capitato sul davanti del suo costume chiaro che iniziava a gonfiarsi. Lui se ne accorse e chiuse immediatamente i lembi dell’accappatoio.
La ragazza era giovane ma non ingenua, anzi.
Aveva capito subito cosa fosse successo. Era cresciuta molto quell’inverno sotto i vestiti pesanti: l’estate precedente era una ragazzina goffa e spigolosa, ora era sulla via di diventare una donna.

Le sue gambe si erano tornite, i suoi fianchi allargati e la sua vita stretta. Il seno, l’anno prima fresco e tondo, era cresciuto, e sarebbe cresciuto ancora un pochino, ma già riempiva abbondantemente i triangoli di un costume ormai troppo piccolo.
E ora un uomo l’aveva notato. Si era emozionata all’idea, si era anche eccitata, ma la sua mente pragmatica aveva iniziato a far girare le rotelline per capire come sfruttare la situazione a proprio vantaggio.

Sapeva, dai discorsi di amiche più grandi, dalla tv e dai libri, che c’erano uomini disposti a tutto per del sesso. E che c’erano uomini che prediligevano le ragazzine.
Non comprò costumi nuovi quell’anno, nonostante le insistenze della mamma che continuava a ripeterle che quelli che aveva erano troppo piccoli, fingendo fitte di rabbia adolescenziale verso la perfida madre che voleva privare la povera figlia dei capi d’abbigliamento preferiti.
E andò in piscina dai vicini il più possibile, con la scusa di chiacchierare con Angelica, la loro figlia che aveva un anno meno di lei, cercando di andarci soprattutto nel weekend quando lui era a casa, mostrandogli tutto quello che c’era da mostrare nei suoi costumi ristretti, carezzandosi mentre metteva la crema solare e a volte anche scoprendosi “accidentalmente” un capezzolo o un pochino di pelo inguinale quando nessun altro guardava, e rimanendo ogni volta soddisfatta delle reazioni che suscitava.

Il pover’uomo passò tutta la prima parte dell’estate semiseduto sulla sdraio con un giornale sulle gambe.
Si presentò sulla loro porta una domenica pomeriggio che sapeva benissimo che né Angelica né la madre sarebbero state a casa, fingendo di essersene scordata.
Il vicino ovviamente non ci pensò nemmeno a mandarla a casa.
Sandra gli chiese di tenerle compagnia in piscina, e senza aspettarlo si tuffò nella vasca. Ne riemerse senza la parte superiore del costume, “accidentalmente” persa nell’impatto con l’acqua…
Dieci minuti dopo era stesa sul lettino a bordo piscina, senza più nemmeno il pezzo sotto del costume e la testa del vicino tra le cosce.

Per la prima volta qualcuno che non fosse sua madre o il dottore aveva visto la sua intimità, la stava toccando, addirittura leccando… e a Sandra piaceva, oh se le piaceva. Più che masturbarsi, quello era sicuro. Venne sulle labbra avide dell’uomo che la bevvero tutta.
Ma non perse la testa: se la tenne ben stretta e funzionante sulle spalle: altri cinque minuti dopo aveva il glande del vicino che le accarezzava la vulva lubrificata di saliva e umori dell’orgasmo, e cinquecento euro nella borsa: il prezzo della sua verginità.

Il piacere provato non aveva diminuito l’eccitazione, anzi… il cuore le batteva a mille, la vagina pulsava pronta e bagnata, la mente era in fiamme per l’ottenuto traguardo e le infinite possibilità che le si aprivano davanti
Quando lui spinse, entrando dove nessuno era mai stato, aprendola, dilatandola, riempiendola, non provò il dolore che aveva preventivato ma solo piacere, piacere, piacere.
Venne di nuovo, proprio mentre lui la riempiva di sperma.
Finse disperata preoccupazione, accusandolo di non avere preso precauzioni (in realtà Sandra aveva iniziato di nascosto a assumere anticoncezionali un paio di settimane prima), e mezzora dopo gli si concesse di nuovo in cambio della promessa da parte di lui di pagarle la pillola ogni mese.

E scoprì che agli uomini piaceva versare lo sperma anche al di fuori della vagina: se lo sciacquò dal seno poco dopo, in piscina.
Imparò molte altre cose in quei mesi, sul sesso, sul corpo degli uomini e sul proprio corpo.
Fece pagare al vicino, in molti modi diversi (soldi, regali, passaggi in macchina, ricariche telefoniche) ogni singolo amplesso, ogni pompino che gli concesse per tutta la durata delle scuole superiori fino al giorno che era partita per una città lontana e l’università.

E non solo a lui… lasciò, se non proprio dei cuori infranti, parecchi cazzi a secco quando si trasferì.
Non le fu difficile farsi un nuovo “giro”, ben più ampio e lucroso, lontano dalla piccola cittadina di provincia da cui proveniva, in cui tutti conoscono tutti ed è difficile muoversi senza suscitare pettegolezzi.
Qui invece milioni di persone si incrociavano senza nemmeno guardarsi…
I suoi pensavano che facesse la cameriera in un pub per pagarsi le spese e contribuire all’affitto, mentre lei accumulava denaro in un conto di cui nessuno era a conoscenza.

Ma non erano solo i soldi che le interessavano: ci teneva a riuscire bene all’università, e ci teneva a farlo senza barare. Per questo aveva deciso che non sarebbe andata a letto con alcun professore o assistente per ottenere voti più alti. Ma ciò non le impediva di farlo coi compagni di corso più bravi…
Ce n’era uno, Luigi, un secchione sfigato talmente perso nel suo mondo che non parlava mai con nessuno, bravissimo ma da cui nessuno era mai riuscito ad ottenere una spiegazione, un aiuto nello studio.

Gli aveva preso la verginità nei bagni dell’ultimo piano del terzo dipartimento, un amplesso goffo e rapido fatto di colpi inesperti e gemiti soffocati per non farsi sentire dalla gente che passava di fuori. Ora lui trascorreva a casa di Sandra almeno un pomeriggio la settimana a scopare e studiare, e i voti già alti di lei avevano avuto un’impennata.
E ora era qui, come molte altre sere, perfettamente truccata, coi lunghi capelli biondi raccolti in cima alla
testa che le ricadevano sulle spalle, le scarpe dal tacco vertiginoso e nient’altro addosso, che passava da un cazzo all’altro tra le gambe di un tavolo da poker.

Loro, in giacca e cravatta con solo i falli che sporgevano dai calzoni slacciati, pensavano di dominarla ma era lei che aveva tutto il potere, il potere di farli impazzire di desiderio, il potere di dire di no quando non le andava sapendo che l’avrebbero richiamata, e soprattutto il potere di chi ha, letteralmente, i denti intorno alla parte del corpo più preziosa per un maschio.
Sapeva cosa sarebbe successo di lì a poco: uno di loro, probabilmente il biondo poiché aveva sentito il suo cazzo sobbalzare più degli altri tra le sue labbra, si sarebbe stancato di questo gioco, l’avrebbe tirata fuori da sotto il tavolo e l’avrebbe stesa sul piano da gioco, spargendo fiches ovunque.

Poi le avrebbe allargato le gambe e l’avrebbe penetrata con foga maltrattenuta, mentre un altro, presumibilmente il più vecchio del tavolo, le avrebbe infilato il membro in bocca, per tenersi caldo mentre gli altri, a turno, la scopavano in vagina o nel culo. Quando anche l’ultimo si fosse soddisfatto, avrebbero ripreso a giocare, e lei sarebbe tornata sotto il tavolo a resuscitare falli mosci coperti di sperma.
Avrebbero creduto che i suoni che emetteva ad ogni orgasmo fossero fasulli, e forse in fondo al proprio cuore uno di loro, tornando a casa e guardando le proprie figlie adolescenti addormentate, avrebbe anche provato pietà per lei.

A riprova del suo potere, le cose andarono quasi come le aveva previste: il biondo la fece uscire da sotto il tavolo e la spinse sullo schienale della poltrona, piegata in due con le gambe a penzoloni e la testa che sfiorava la seduta.
Poi il biondo si infilò uno dei preservativi che avevano posato sul tavolo, le allargò le gambe ed entrò in lei deciso, facendola gemere e tremare di piacere, mentre il più anziano le sollevava la testa e le imboccava un cazzo umido e teso.

Con la coda dell’occhio vide gli altri due che se lo menavano, in attesa.
Il biondo entrava e usciva da lei con foga, montandola con l’urgenza di chi si vuole svuotare le palle, e venne prima che lei potesse godere. Lo sostituì il riccio, col cazzo grosso e gonfio, che la riempì muovendosi con metodica calma. Dentro, fuori, dentro, fuori, le dita che cercavano e trovavano i capezzoli di Sandra, le palle che le premevano sul clitoride.

Il riccio, approssimandosi all’orgasmo, aumentò il ritmo e la forza delle spinte e la ragazza venne una volta, poi una seconda, mugolando intorno al membro che inesorabile le scopava la bocca.
L’uomo che la stava montando, un istante prima di venire si sfilò da lei, si tolse il preservativo e le venne sulla schiena.
Il terzo prese subito il suo posto: lungo e sottile le batteva sul fondo causandole un sublime mix di dolore e piacere.

Non ci mise molto: anche prima, mentre lo succhiava, era stato sul punto di venire un paio di volte, ma non aveva lo spirito di iniziativa del biondo e aveva aspettato che qualcun altro facesse la prima volta. Non vinceva mai nelle serate in cui Sandra rimaneva fino a mattina e li vedeva fare i conti, e non avrebbe mai vinto, pensò ora mentre lo sentiva sussultare e sobbalzare dentro di lei dopo solo pochi violenti, frettolosi e poco abili colpi.

Poi il più anziano del gruppo si mise dietro di lei e lentamente le penetrò la vagina con il pene incappucciato.
Era lui che la chiamava con quell’assurdo tono perentorio sotto voce. Si mosse con la calma del padrone, e mentre la prendeva le infilava il pollice nell’ano, allargando l’orifizio. Ben consapevole di quello che stava per accadere Sandra gemette, portando le mani indietro ad allargarsi le chiappe in un chiaro invito.

Lui si ritrasse dalla vagina e con un unico colpo glielo infilò nel culo. Sandra gridò, contorcendosi come un pesce preso all’amo venendo sotto i colpi inesorabili che le squassavano le viscere.
E poi via, di nuovo sotto al tavolo a resuscitare cazzi unti di lubrificante dei preservativi, con i propri umori vischiosi che le colavano tra le gambe.
Dopo la doccia, parte integrante dell’accordo che Sandra stipulava coi suoi clienti, la ragazza infilò con cura i propri vestiti, costosi ed eleganti, prese la borsa Vuitton originale, ora molto più pesante di quando era arrivata, e si avviò verso l’uscita.

I suoi clienti, ancora al tavolo da gioco, la salutarono.
Appagata e soddisfatta Sandra avviò la macchina e partì alla volta di casa. Domani aveva l’ultimo esame del primo anno ed era certa che l’avrebbe passato brillantemente, come gli altri.

Voglia di cose porche. parte 1

“Dimmi la verità, che effetto ti fa sapere che quest’uomo quando mi vede mi guarda fisso e mi desidera?”
“Mi ingelosisce terribilmente ma contemporaneamente mi eccita, mi fa venire voglia di cose porche!”

Ecco glielo avevo detto. Era da qualche tempo che lottavo tra me e me, tra la gelosia che un uomo bramoso della mia donna suscitava in me e l’eccitazione che tutto ciò mi provocava fino a farmelo venire duro come la pietra, ed ora finalmente l’avevo detto ad alta voce a me stesso e a Sveva.

Qualcosa ora era cambiato, entrambi abbiamo iniziato a sentirci più veri, autentici, liberi di condividere anche quei pensieri che per qualche motivo avevamo sempre tenuto nascosti per pudore, o forse per paura di ferire reciprocamente la nostra sensibilità.

Di fatto i nostri messaggi sono diventati prima hot poi porno. Ero a lavoro pensando al calore della sua bocca sul mio cazzo o alle acrobazie della sua lingua intorno alle palle? La foto del rigonfiamento che mi portavo tra le cosce era d’obbligo.

Click, invia.
Pochi minuti e mi ritorna il video delle sue dita infilate nella sua figa succosa, con tanto di commenti del tipo “mi raccomando aspetta me stasera che ti svuoto io per bene!”

Verità mai dette, sensazioni mai provate, esperienze mai fatte, ci stavano ingolosendo sempre di più. La nostra fame di “cose porche” cresceva sempre di più, e non perdevamo occasione per dircelo e per fantasticare su come e dove sarebbe stata la prima volta.

Le confessai che mi eccitava da morire pensare di poterla avere insieme ad un’altra donna e/o insieme ad un altro uomo. Ed ogni volta, un suo gemito, un nuovo mugolio di piacere, hanno accresciuto la mia voglia di renderla “la mia puttanella”.

Cominciai a chiamarla così nell’intimità, e a lei è piaciuto così tanto che ha iniziato a concedersi in posizioni da vera pornostar, a cercare penetrazioni sempre più profonde, ad usare e farmi usare il suo corpo comunque ed ovunque per darmi il massimo del piacere, e farmi godere liberamente a voce alta come piace a lei.

Abbiamo sempre scopato ovunque io e Sveva, in casa sul tavolo, sbattuta al muro, a terra, sul divano, vicino al camino, mentre cucinava, ma quell’estate mi venne voglia di portarla fuori in giardino, di prenderla a pecorina sul cofano della sua macchina parcheggiata, e scoparla lì alla mercé della vista di eventuali passanti che ne avessero sentito i gemiti dalla strada o della sua famiglia al piano di sopra. Lei fece dapprima resistenza, diceva di non volere ma le leggevo negli occhi tutta l’eccitazione da cui era attraversata da capo a piedi.

Le infilo una mano tra le cosce ed è così tanto bagnata che quasi faccio fatica a sentire l’ingresso della figa. Sembrava un’unica pozza di umori dalla coscia in su. A quel punto ero un tutt’uno col mio cazzo duro, completamente allagato d’eccitazione le afferro il polso e la strattono con forza verso l’uscita, lei si abbandona al mio impeto e si lascia andare, sento che è in mio volere.
Arriviamo all’auto in pochi attimi.

“Appoggia i gomiti sul cofano!” -le dico-
Lei guarda fuori, cerca passanti, è eccitata ma nervosa, e con un filo di voce misto a mugolio: “Si”
Ha uno dei suoi sensualissimi vestitini estivi, colorati, leggeri da lasciar intravedere tutto in trasparenza, che si appoggia a sfiorare le sue forme, corto da scoprire il culo ogni qual volta accenna a protendersi in avanti. Figurarsi ora, che a gambe strette man mano si china sempre di più fino ad appoggiare completamente gli avambracci sul cofano della sua peugeot bianca; con quel gran bel culo che mi ritrovo davanti, lei che freme in un misto di paura e voglia d’essere scoperta, mi sbottono i pantaloni, ci infilo la mano dentro, afferro e tiro fuori il mio pisello ormai bello duro e pronto all’uso.

La voglia di scoparla è tanta, così con una mano le allargo le chiappe e con l’altra glielo infilo in figa senza fronzoli; non può urlare come le piace fare di solito, ma geme con intensità sotto i colpi della mia verga dura.
“Si.. si.. sbattimi.. sbattimi..” -continua a sussurrare con la voce strozzata.

Quando ecco il rumore di una macchina avvicinarsi al cancello.
“Oddio mio fratello!”, cerca di divincolarsi per liberarsi ma la mia presa è salda e quello non è il rumore della macchina del fratello, perciò continuo a scoparla la mia puttanella senza dare il minimo accenno di volermi fermare.

A quel punto non può fare altro che stendersi ulteriormente sul cofano e di riflesso spalancare completamente le gambe; per me è il paradiso. Non più il cazzo stretto nella morsa delle cosce ma largo e libero nella sua accogliente figa grondante.

Quell’auto passò oltre ed io le riversai nel ventre un violento getto di sperma caldo che l’ha fatta godere ancora di più.
Mi sono sentito sempre più preso ed innamorato di questa donna che stava riuscendo a farmi sentire davvero completamente appagato.

La spinta che in passato mi aveva portato a desiderare un’altra donna, da quando c’era lei si era trasformata nel desiderio di andare sempre più oltre, ma con lei.
Mi confessò poi tutta l’eccitazione che aveva provato in quel momento col rischio d’essere vista dai vicini o da chiunque altro e che il suo sogno erotico era proprio quello di guardarmi mentre mi eccito fissando il culo o le tette di un’altra donna e/o di essere guardata mentre soddisfa un cazzo e gode, con me protagonista o osservatore.

A quel punto il limite era stato consapevolmente varcato.