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La prima volta ….2 cazzi

Ci risiamo, con i primi caldi, torna la voglia di bagni e tuffi, di fresco, di qualche situazione di refrigerio, visto che il mare è lontano, le alternative sono : la piscina …. ma troppo caos …. Il fiume ….. pericoloso …. o il lago …. decisamente abbordabile.

Armati di telo mare costume e bottiglia di acqua ghiacciata, ci incamminiamo sulla riva del lago che abbiamo scelto. Siccome la voglia è di libertà, cerchiamo un posto poco frequentato, e dopo un quarto d’ora di cammino, arriviamo nel luogo perfetto, una radura con erba bassa e schiacciata, segno che è usata sovente, un ingresso in acqua comodo, e piante tutte in torno.

Ci spogliamo completamente di vestiti ed inibizioni, e in un attimo siamo dentro a sguazzare come i bambini nella piscinetta.

Tempo 10 minuti, dalla vegetazione, sbucano tre ragazzi, dalla presunta eta di 25 / 30 anni. Porca miseria, penso, ci hanno invaso il nostro piccolo paradiso terrestre, menomale che hanno avuto l’ intelligenza di star al limite della radura, ovvero una decina di metri.

I tre, fan finta di niente, ma danno delle belle occhiate alla 4° di seno che sballonzola tra i giochi d’ acqua.

Al momento di uscire, Robi mi guarda preoccupata, per il fatto di esser completamente nuda, io la tranquillizzo, non credo ci sian pericoli.

Mentre ci avviamo agli asciugamani, vedo i ragazzi darsi gomitate, facendo finta di esser indifferenti, e parlottando tra loro. Dopo aver confabulato un po’, capisco questa agitazione, eran indecisi sul togliere i costumi o no, chiaramente da sfacciati, si tolgon tutto.

Vedo subito Robi, inforcare gli occhialoni da sole, e far la finta tonta, guardando di traverso i tre cazzi di giovane età, svettare all’ aria.

Poi decide di mettersi la crema solare, insistendo con estenuante lentezza, sul seno bello turgido, fin dove riesce, e poi chiede il mio aiuto, ma son sicuro che se avesse domandato ai ragazzi …. si sarebbe trovata con sei mani ovunque.

Parto dalla schiena, e comincio a schizzare liquido solare, come se fosse una sborrata gigante, poi con movimenti lenti forse fin che mai esasperanti, la spalmo ovunque, soprattutto sul lato del seno, che solitamente resta bianco.

Robi se ne accorge, di tutto questo esagerare, e mi redarguisce con un “ piantala di far il cretino, non vedi i ragazzi che mi divorano con gli occhi, e son lì col cazzo duro in mano …. ”

In effetti, è vero, i ragazzi … son impegnati a non farsi vedere … tutti rigidi ….

Ricomincio con la crema solare, partendo dalle caviglie, salendo con lunghe spalmate verso il culo, e interno coscia, e qui esce la maiala che è in lei … invece di trovar da ridire … allarga le cosce ogni volta che arriva la mano all’ incrocio ….

Dopo queste spalmate … vedo due dei tre ragazzi, alzarsi con il cazzo completamente in tiro, … buttarsi in acqua, forse per evitare spiacevoli figure, solo uno tiene duro, l’ unico di carnagione scura, tipo marocchino o tunisino, lui resta lì imperterrito col cazzo duro in mano … e proprio a dirla tutta un gran cazzo.

Dopo un attimo, Robi si gira a pancia in su, e vedo che si infila il perizoma, alzandosi in piedi, dicendomi che con il caldo, a furia di bere, deve far la pipi….

Ok rispondo reazione naturale, e la vedo infilarsi nella vegetazione.

Io son coricato, e curo i ragazzi in acqua, che si stanno schizzando tra di loro, poi mi giro a guardare il magrebbino e ….. cazzo è sparito.

Immediatamente mi alzo, e seguo il sentiero che ha preso Robi, facendo attenzione a non essere scoperto. Dopo pochi metri, vedo il ragazzo nascosto dietro una pianta, intento a farsi una sega, guardando la mia piccola, che qualche metro più avanti, è accucciata, con la fica in bella vista, dato il perizoma scostato, che sta facendo pipi, tanta pipi, che non finisce mai ….

Arrivo alle spalle del ragazzo, che non mi ha sentito, e gli sussurro all’ orecchio …. ” Ti piace è …. ” Lui si spaventa, si allontana da me per paura e smette di toccarsi

“ Si, mi piace da morire, non ho mai visto un seno così grosso, restare bello alto, e soprattutto così dal vivo”
Mi shitta la scimmia e dico … “ Ti piacerebbe toccarlo …..” ….. “ Non so cosa pagherei per poterlo fare “ e così dicendo, ricomincia a smanacciare il grosso cazzo scuro.

Nel frattempo, lei ha finalmente finito, e cercando di ricomporsi, ci viene in contro, non capendo la situazione, composta da me, con il cazzo duro, che parlo con un ragazzo nudo, anche lui con il suo affarone tra le mani, intento a menarselo

La fermo e le dico “ Amore, guarda il povero ragazzo, come è conciato per colpa tua, fai qualcosa per farlo rilassare “
Lei mi guarda stranita, poi guarda il cazzone del ragazzo, i suoi occhi, spalancati per poter vedere meglio le tette.

“ E cosa devo fare …. ” Dice lei, sapendo già cosa poteva fare …. ” Più che una sega …..”

A queste parole, il movimento della mano , del ragazzo aumenta di ritmo … e gli occhi brillano

Robi si inginocchia sull’ erba, trovandosi faccia / cazzo con il marocchino, allunga una mano, prende in mano il bastone di carne, e comincia un su e giù da professionista, passando la manina sul glande, per poi scendere al sacchetto dei coglioni, gonfio da esplodere, e risalire alla punta.

Io, per non esser da meno, le metto nell’ altra mano il mio, forse meno grosso del ragazzo, ma con altrettanta voglia di esplodere.
Il suo movimento di mani è perfetto, sale e scende alternatamente sui due cazzi rigidi, pensando che quella era la prima volta con due cazzi a disposizione. Dopo un po’ decide di baciare in punta di labbra, la cappella scura, facendo tremare il ragazzo, per poi spostarsi sul mio … infilandolo in bocca per metà.

La cosa si protrae per circa 5 minuti, quando, il ragazzo si fa intraprendente, e chiede se può toccarle le tette, …. un attimo di silenzio …. E poi lei si spinge in avanti, verso il ragazzo.

Che da ragazzo, si era trasformato in polpo, sembrava che le mani si fossero decuplicate, la maiala si sentiva mani ovunque, le tette non si vedevano più …. Scomparse sotto le manone del giovane, che si agitava sempre più, sudava e ansimava.

In mezzo a tutto questo trambusto, la porca non ha mai mollato le prese ai cazzi, anzi aumentava il ritmo, sperando che tutto finisse prima possibile. Ed infatti, ad un certo momento, percepi il trmare del giovane, e fece giusto in tempo a retrocedere quel tanto che basta, per non farsi sborrare in faccia.

Uno, due, tre schizzi enormi, seguiti da altri meno grossi, ma belli densi, coprirono quasi completamente il seno sinistro di Robi, io eccitato come non mai, prendo in mano il mio cazzo e lo punto diritto sul seno destro, e lo schizzo tutto abbondantemente di sborra più spessa di quella del ragazzo.

Che scena, la mia maiala, con tutte le tette colanti sborra, inginocchiata difronte a due cazzi semirigidi, sgocciolanti ….. mmmm che spettacolo

Siccome siamo tutti e tre nudi, a parte il perizoma di Robi, chiaramente umido all’ altezza della fica, non ci resta che incamminarci verso il lago, per poter calmare i bollenti spiriti, e darci una sciaccuata.

Giunti in spiaggia, troviamo gli altri due, finalmente mosci, che ci guardano stupiti, soprattutto lei … con tutto il davanti appiccicato.

Risata generale e bagno. Mentre ero in acqua, vicino a lei, le chiedo se le è piaciuto maneggiare due cazzi contemporaneamente.
Lei facendo si con la testa, si avvicina all’ orecchio sussurrandomi …. ” A te è piaciuto, vedermi con un altro cazzo in mano , che mi sborrava, ….. pensa se lo avessi infilato dentro, lungo e grosso com’è …. ”

Non so che espressione potessi avere, ma lei guardandomi …” Sei il solito porco …” e io nella mia mente penso ….. senti chi parla.

.

Una sera in piscina

E sempre stata una mia fantasia vederla nuda e magari che facesse qualcosa con altri, pero lei quando a letto fantasticavo su questo si stizziva.
Quella sera pero …..
L’ho accompagnata ad un corso d’aggiornamento fuori citta, la sera un suo collega invito mia moglie, io e gli altri due colleghi presenti al corso a cenare da lui.
Possedeva una bella casa con piscina un bel giardino mangiammo fuori bevemmo un po’ anche mia moglie che di solito non beve mai.

La giornata di giugno era calda e afosa uno dei presenti propose visto il caldo e la piscina disponibile del collega di un bel tuffo per rinfrescarci un po’. Il proprietario disse e lì a nostra disposizione io non parlai mia moglie chiese ma voi avete i costumi?
La risposta fu no ma ci tuffiamo nudi, mia moglie disse ma voi siete matti io nuda con voi tre maschi siete fuori e poi rivolgendosi a me disse tu lo faresti?
Allora delle chiese ma non hai mai fatto il bagno nuda a mezzanotte in spiaggia, lei rispose di no.

Loro dissero be noi lo facciamo e iniziarono a spogliarsi, mia moglie mi guarda perplessa ed io gli dico dai andiamo a rinfrescarci anche noi intanto cosa vuoi che sia vedono due tette e un po’ di pelo e iniziai a spogliarmi, mi tuffai e la invitai a entrare dicendoli che era magnifico, anche i suoi colleghi la invitarono dicendogli di non vergognarsi intanto era fatta come tutta e loro non era la prima volta che ne vedevano una nuda e non si sarebbero scandalizzati.

Mia moglie si verso un altro bicchiere di vino lo beve tutto d’un fiato si alza e inizia a spogliarsi i suoi colleghi esultarono facendogli un applauso dicendogli brava. Io ero già eccitato un po’ confuso era la prima volta che lo faceva ora, era in intimo in piedi a bordo piscina noi in acqua rimase li ferma un po’ poi ….. si tolse il reggiseno e libero la sua terza che si manteneva ancora su nonostante i suoi 37 anni e dalla piscina ci fu un boato di gioia e vidi che anche gli altri erano eccitati c’è l’avevano duro.

Poi si giro dandoci il lato b e si tolse anche gli slip dicendo chiudete gli occhi che entro, naturalmente nessuno chiuse gli occhi, si giro ed entro mi venne vicino e mi diede un bacio, parlammo un po’ ogni tanto gli tiravano un po’ d’acqua ci divertivamo e vedevo che ogni tanto guardava sotto i loro cazzi duri, la cosa mi eccitava parecchio. Giorgio usci dalla piscina e andò a prendere 5 bicchieri e del limoncello co il suo cazzo duro in bella vista mia moglie lo segui con lo sguardo poi Luca disse Giorgio guarda come te lo guarda e lei divento rossa e si appoggio a me io la abbracciai e le toccai le tette gli diedi un bacchio arrivo Giorgio con i bicchieri di limoncino si sedette a bordo piscina giusto in parte a mia moglie con il suo cazzo ancora dritto gli diede il bicchiere mentre Dario si sedette anche lui a bordo piscina e lo sguardo di mia moglie si sposto su di lui non l’avevo notato sottacqua ma aveva un cazzo enorme penso 24,25 considerando i miei 18.

Vide subito mia moglie che lo guardava e gli disse mai visto cosi grande, dopo alcuni istanti a bocca aperta disse no e divento rossa mentre noi scoppiamo in una risata.
I tre colleghi uscirono rimmanemmo noi due dentro lontani da sguardi e orecchie indiscrette gli dissi ti piaccerebbe mettere in atto le nostre fantasie e lei ma sei fuori ma era un sei fuori bo penso non convinto l’aiutai a uscire arrivo Dario li porse l’asciugamano e la scuadro da testa ai piedi dicendogli sei verramente figa, Luca ridendo disse intanto non ti fa un pompino che gli fai i complimenti mia moglie gli fece il dito medio e disse e chi te lo dice che non glielo faccio.

Tutti di shitto mi guardarono e Luca sempre lui disse non lo fa c’e suo marito e io risposi perche se non ci fossi lo farebbe? Lui siiii credimi e penso non solo a lui poi ci girrammo verso mia moglie e…….. stava toccando quel cazzo enorme di Dario io m i bloccai Luca rimase a bocca aperta Giorgio stava arrivando con altri limoncini si fermo davanti a loro poggio il vassoio per terra mentre vidi la mano di Dario toccarle la figa Giorgio si alzo mi guardo un attimo e inizio a toccarle le tette Luca era sempre fermo si giro verso di me verso loro e mia moglie si stava baciando con Dario e Giorgio le stava succhiando le tette allora io mi avvicino a loro mia moglie si stacca con la bocca da Dario Giorgio si ferma lei mi guarda senza staccare la mano da quel enorme cazzo passano alcuni secondi la bacio ci riguardiamo negli occhi vedo ls sua voglia gli prendo la testa tra le mani gli do un altro bacio poi gli guido la testa verso quel cazzo lei lo prende in bocca e inizia un pompino meraviglioso Giorgio le stava rittocando le tette Luca solo in quel momento realizzo penso quello che stava accadendo e esclamo arrivo mentre io avevo gia la lingua sulla sua figa mai sentita piena di umori cosi me la gustai un po poi fecci spazzio a Giorgio vedi Luca succhiarli le tette mentre lei aveva ancora quel cazzo in bocca lo spompinava con tanta passione mai vista io mi sedetti e mi gustai quella scena tanto fantasticata un po.

Poi Luca disse a Dario basta ora godere della sua bocca ora tocca a me lo scanso e infilo il suo in bocca a mia moglie Dario allora scanso Giorgi e infilo la sua lingua in quella figa fradicia d’umori, Giorgio si avvicino a Luca e mia moglie inizio a succhiare due cazzi cosi mi avicinai a loro ora ne aveva tre. Dario si stacco dalla figa con la lingua e la penetro con qun cazzo enorme mia moglie urlo di piacere.

Continuammo un po finche Dario non disse sto venendo allora mia moglie mollo tutto si giro e lo presse tutto in bocca mentre Luca aprofitto del buco libro e infilo il suo cazzo finche non venne il suo momento e sborro sulle sue tette ora cera Giorgio e sborro anche lui sulle sue tette ora infilai il mio mentre a Dario era tornato duro e stava gia rigodendo della sua bocca io gli venni dentro ,lei intanto continuava con quel pompino meraviglioso.

Aveva la sborra che colava dalla sua bella fighetta e andai a leccarla finche Dario non arrivo col suo cazzo lo avicino alla figa mi sfiorro la lingua la penetro di nuovo io l’asciai posto e andai a baciare mia moglie sapeva da cazzi ma era una cosa fantastica. Dario disse vengo pero questa volta mia moglie non si giro lo prese dentro urlando tutto il suo piacere. UN nuovo tuffo in piscina per lavarci l’odore del sesso uscimmo ci rivestiamo salutiamo lasciandoci con ci rivediamo?.

Che fessa !!!

All’epoca ero una giovanissima studentessa fuori sede. La grande città mi affascinava. C’era proprio tutto tutto: negozi, locali, cinema, teatri, concerti, traffico, smog…. insomma la vita!!! Vivevo per conto mio in un piccolo monolocale limitrofo al centro storico della città.

Quel giorno era venerdì. Me lo ricordo perfettamente. Avevo inventato l’ennesima balla ai miei pur di non tornare a casa per il fine settimana. Non mi andava di perdere un intero giorno in attese snervanti di treni e corriere.

Avrei preferito starmene per conto mio magari in compagnia di un bel libro. Erano pochi mesi che frequentavo l’università e ancora non avevo inneshito troppe amicizie.

Così quel pomeriggio di inizio primavera decisi di farmi un bel pic nic in solitaria. Scelsi una zona remota del più grande parco della città. Mi conquistai una bella panchina e dopo un bel paio di panini mi dedicai alla lettura di “Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse.

La lettura mi coinvolse talmente che non mi accorsi neanche del tempo che passava. Ogni tanto uno stuzzichino e poi pagine su pagine che scorrevano davanti ai miei occhi. Tanto era bello quel libro che quasi mi dispiaceva divorarmelo così alla svelta.

“Non è il nostro compito quello di avvicinarci, così come s’avvicinano il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra.

La nostra mèta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro, d’imparar a vedere ed a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento. ” – sentii una voce maschile alle mie spalle
“Cosa?…” – sobbalzai guardando con sorpresa l’uomo
“Oh, mi scusi signorina…. non volevo spaventarla. Sono semplicemente rimasto incantato dal gusto, dalla passione, che sta mettendo nel leggere quel libro meraviglioso. Narciso e Boccadoro ….

giusto? …ah… Herman Hesse tocca il cuore!!!…. soprattutto dei giovani…” – disse con pacata serenità l’uomo che, senza chiedere il permesso, si era già seduto sulla panchina
“…sì…effettivamente è affascinante …”
“…ho riconosciuto la copertina…. li ho tutti i libri di Herman Hesse…. anche in edizioni diverse. “

L’uomo, sicuramente pensionato, era vestito in completo grigio di ottima fattura, indossava scarpe inglesi e dal taschino spuntava un elegante fazzoletto ricamato. Il capo canuto, ordinatamente pettinato, emanava un ottimo odore di acqua di colonia.

Gli occhi azzurri vivaci, il parlare saggio e calmo.

Queste caratteristiche mi fecero dimenticare istantaneamente il sobbalzo di paura che mi aveva causato ed i suoi modi eleganti e gentili mi predisposero ad un atteggiamento assolutamente positivo nei suoi confronti. In fondo erano diverse ore che stavo leggendo e scambiare due parole, soprattutto con una persona così gentile e colta, mi faceva davvero piacere.

Mi affascinò con alti ragionamenti filosofici, citando autori classici e consigliandomi letture a me sconosciute.

Il tempo passò velocemente, tanto velocemente che ci trovammo ad uscire dal parco che oramai era già buio. In quelle ore ci eravamo raccontati molto della nostra vita. Mi salutò con cortesia porgendomi la mano come si conviene ad un gentleman.

Tornai a casa che la testa mi girava dall’euforia. Quell’uomo mi aveva affascinata.

Il giorno successivo tornai al parco (e alla solita panchina) nella speranza di trovarlo nuovamente. Ma, ahimè, trascorsi solitaria tutto il pomeriggio in compagnia dei miei libri.

Ero stata sciocca a non chiedergli un appuntamento…o, che ne so, riferimenti per poterlo incontrare di nuovo. Mi sentivo come una scolaretta al suo cospetto: sentivo che da quell’uomo avrei potuto imparare tanto.

Ammetto che anche la domenica provai a cercarlo. Purtroppo sembrava davvero che il nostro incontro fosse stato, oltre che piacevolissimo, assolutamente occasionale.

Il lunedì mi svegliai di malumore. Cielo nero gonfio di pioggia. E le lezioni all’università che mi attendevano per tutto il santo giorno.

Bleah. Avrei preferito starmene sotto le coperte a gozzovigliare. Ma il senso del dovere prevalse e così, infilata la giacca e raccolto libri e zaino mi diressi verso la facoltà trascinando i piedi.

“Signorina…..signorina…..” – sentii una voce trafelata alle mie spalle
“…oh…che bello!!!…mi fa piacere rivederla…. ” – esclamai felice
“…l’ho vista da lontano e l’ho riconosciuta subito. Sta andando a lezione?…”
“…Sì…. ma non ho neanche troppa voglia…. “
“…signorina, non mi deluda !!!….

è importante lo studio…lo sa…. “
“…certo…però oggi…preferirei starmene a parlare come l’altro giorno. È stata una bella giornata…anzi..lo sa?…sabato ho comprato alcuni dei libri che mi ha consigliato…”
“…ne sono felice…senta…. ci possiamo vedere a pranzo se è libera…e se non ha meglio da fare che uscire con vecchietto…eh eh eh…. “
“…ma che dice???…ah ah ah…mi dica dove e quando…”

Mi disse il nome di una trattoria che stava là vicino.

Concordammo l’orario e ci salutammo.
Le lezioni sembravano non finire mai ed ero eccitatissima all’idea di incontrare nuovamente quella persona così affascinante. Arrivai alla trattoria con mezz’ora di ritardo!!! (maledetti professori!!!)

L’uomo era già seduto al tavolo, sempre elegantissimo, profumato e sorridente. Mi scusai del ritardo. Il cameriere presentò velocemente i menù. Marcello (il nome del mio nuovo amico), ordinò come se di quella trattoria fosse un cliente abituale e consigliò anche me di degustare alcuni piatti che, a detta sua, erano i migliori della città.

Accettai di seguire anche nella degustazione del cibo colui che ormai aveva assunto il ruolo di mentore. E durante il pranzo mi affascinò ulteriormente narrando suoi aneddoti, viaggi, conoscenze…era un turbinio di sapere. Aveva girato il mondo, conosceva quattro lingue, dipingeva, suonava il violino…. e poi???

Se solo avesse avuto 20 anni di meno…..ahhhhhhhhhhhhh [languido sospiro]

Effettivamente le scelte dei piatti e del vino furono davvero azzeccate tanto che, a fine pasto, mi ritrovai con i sensi appagati.

Durante l’attesa del cameriere, Marcello, con una semplice penna biro fece un schizzo del mio viso su un tovagliolo di carta. Rimasi stupita dalla sua maestria!!! Quell’uomo non raccontava balle: era davvero un artista.

“Che bello…. accidenti!!!…ma è bravissimo !!!” – esclamai sorpresa
“…ti prego…. diamoci del tu…. te l’ho detto che ne ho fatte tante in vita mia…per un certo periodo ci ho anche campato facendo i ritratti…. e poi tu….

sei talmente bella…. giovane…che è un piacere ritrarti. ”
“Oh…. grazie…” – risposi arrossendo
“…ah…potessi farti un ritratto come si deve…..sarebbe davvero bello. ”

Non risposi al suo sospiro. I suoi commenti mi avevano imbarazzata. Mentre ero immersa nei miei pensieri e il silenzio era sceso tra noi condito solamente da sguardi intensi di Marcello, arrivò il cameriere.

“…i signori…desiderano un caffè?…”
“…ah…io…” – ma fui interrotta da Marcello che, più veloce di me….

“No…. no grazie, giovanotto…. il caffè io lo adoro fatto in casa…con la macchinetta…. adoro sentire l’atmosfera della casa che si satura di aroma…mi piace attendere…berlo caldissimo…l’espresso è un’aberrazione dei nostri tempi che…. bla bla bla…. ”

Tenne lì in piedi il povero cameriere sciorinandogli tutta una sua visione del tempo, del gusto, dei sapori…. etc…etc…. ogni qualsiasi piccolo argomento diventava per Marcello una sorta di stimolo per una lezione. Ma non era pesante o noioso tanto che, anche il cameriere, pur richiesto da altri tavoli, si perse in una dotta disquisizione sui tempi della cucina….

etc…etc. Era un tipo davvero incredibile!!!

E arrivò il conto.

“Oh…ma che sbadato. Daniela, perdonami. Che figuraccia!!!”
“Che è successo?…”
“..Ma niente!!! Ma come??? Ti volevo offrire il pranzo e solo adesso mi accorgo di non aver con me il portafogli…ma che figura!!! Senti vado a parlare con la proprietaria che mi conosce …e…. ”
“Ma no…dai…. che problemi ci sono? Pago io…tranquillo!!!”
“No, assolutamente!!! Non lo posso permettere…una ragazza che mi paga il pranzo!!! Da quando in qua si può permettere una cosa del genere?…”

Discutemmo, un po’ scherzando e un po’ no, e alla fine, strappandogli il conto di mano mi mossi in direzione della cassa e di prepotenza pagai.

“Ma grazie…grazie…. io davvero mi sento in obbligo…”
“…ma su…cosa vuole…. ooops…cosa vuoi che sia?…. sarà per la prossima volta…ok?…”
“Ci puoi scommettere…ho in mente un ristorantino favoloso e ti ci voglio davvero portare…e bla bla bla bla…..”

Avevo però bisogno di un caffè. Avevo mangiato come un camionista e bevuto come un cammello!!!…e fu proprio lui a sottolineare quel bisogno….

“Si…. ora, dopo questo lauto pasto, ci vorrebbe davvero un buon caffè….

tu volevi prendere quell’orribile espresso…. ma vuoi mettere il gusto di farlo in casa, preparare la macchinetta, accendere il fuoco…il rumore del caffè che sale…. l’aroma…ahhhh…..che meraviglia!!!…ti inviterei volentieri anche da me…ma abito lontano e poi…. una ragazza a casa di un uomo solo…..non so quanto sia il caso…. ecco…. ”
“…ah…non vedo grossi problemi per questo. Sono una ragazza moderna…mica devo difendere l’onore…. ah ah ah…. ma via, su…. te lo offro io il caffè…ti va?….

io abito qui vicino…. in due minuti ci siamo…. ”
“…ma non vorrei…insomma…. non vorrei fosse…. sconveniente…ecco…in fondo ci conosciamo appena…. ”
“…stai tranquillo…. abito sola…. e nessuno verrà a sapere di questa cosa “scandalosa”…ah ah ah…e così ti faccio anche vedere i libri che ho comprato…. ”

Col senno di poi direi che quel gesto fu davvero una leggerezza. Una leggerezza di un’ingenua ragazza affascinata da quell’uomo che rappresentava un mondo fantastico.

Ero ammaliata…ipnotizzata. Coi suoi modi gentili e premurosi mi seguì fino al mio monolocale. Addirittura, visto che non vi era altra seduta che il mio letto, si imbarazzò nel sedersi. Preparai il caffè (seguendo i suoi consigli sul rituale!!!), l’aria si riempì d’aroma, bevemmo seduti sul letto in assoluto silenzio l’amara bevanda ustionante.

“Ti posso fare un ritratto?…. ” – mi chiese a bruciapelo
“…non credo di avere materiali da disegno….


“…mi basta un foglio…. una matita…. ”
“…ma dai…mi imbarazzo. Non sono adatta a fare la modella…. ”
“…stai tranquilla. Ho ritratto centinaia di donne…. poche però con la tua bellezza…. e quegli occhi!!!”
“…i miei occhi?…che hanno i miei occhi?…”
“…nessuno ti ha mai detto che i tuoi occhi sono fantastici?…. dentro si nasconde la vita, il sole, la gioia…. e quando ti guardo mi sento giovane anche io…”
“…oh…no…. non me l’ho mai detto nessuno…e onestamente non credo di avere degli occhi particolari….


“…tu giudichi solo l’aspetto…non il carico emotivo dell’espressione…dell’anima…le sensazioni che emani…bla bla bla bla…” – e si dilungò in una sorta di mantra ossessivo nel decantare la mia bellezza, la mia gioventù, la mia freschezza, la mia curiosità…etc…. etc…. etc…

Ero imbarazzatissima anche perché, Marcello, nel dire queste cose aveva preso le mie mani tra le sue e i suoi vivaci occhi azzurri mi avevano come inebetita. Me ne stavo lì seduta accanto a lui, a bocca aperta, a farmi ricoprire di lusinghe tanto che accettai senza riserve di farmi fare il ritratto.

Avevo capito che quell’uomo avrebbe potuto ottenere da me qualsiasi cosa. E non ne avevo paura…anzi. Era, incredibilmente diventato il mio obiettivo quello di gratificare ed assecondare ogni sua richiesta. Tanto che….

“…ti faresti fare un ritratto…. nuda?…”
“…oh…no…io non……mi vergogno…”
“…oh…capisco. Ma non devi considerarmi uomo. Io sono carta…matita…. e tu sei arte…. arte pura. Bellezza che deve essere trasmessa al futuro…. ”
“…ma spogliarmi…. addirittura…. ”
“…mi basta poco…vorrei ritrarti di spalle…i capelli raccolti verso l’alto…un lenzuolo drappeggiato a coprire il seno…capisci cosa vorrei fare?…”

Incredibile.

Con le sole parole e lenti movimenti delle mani, riusci a trasmettermi l’immagine perfettamente…. e mi piaceva. Nessuna volgarità. Nessuna malizia. Accettai. Accettai a condizione che però lui si voltasse mentre mi spogliavo. Non ebbe difficoltà anzi, confermò le sue buone intenzioni uscendo dalla stanza. Quel gesto mi incoraggiò e quindi, trovato un lenzuolo adatto e raccolti i capelli sulla nuca, mi preparai ad essere ritratta.

Quando Marcello rientrò, sistemo le luci in maniera tale che l’immagine risultasse per come ce l’aveva in mente.

Scusandosi, mi accomodò il drappeggio sfiorandomi appena con le sue mani delicate. E fu silenzio…..silenzio rotto solo dallo scorrere veloce della matita…rapidi segni…insistite sfumature.

“Ce la fai a rimanere così?…. ” – mi chiese gentilmente dopo un bel po’ di tempo
“…si…sono comoda…. ”
“…potresti far calare un po’ il telo?…”
“…così?…. ” – dissi facendo scivolare il lenzuolo lungo la schiena
“…no…aspetta…lo sistemo io…. scusa…”

Le sue mani aggiustarono il drappeggio.

Mani morbide, fresche, ben curate…. stavano sfiorando il mio corpo, la mia schiena…. fino ad arrivare al seno. Sospirai per colpa dei brividi che mi stava facendo provare. Lo ammetto. Era riuscito a farmi eccitare. E tanto.

La cosa non sfuggì a Marcello: troppo colto, troppo intelligente, troppo sensibile per non capire che ero totalmente in suo potere. Era in piedi dietro di me. Lo sentivo. Le sue mani sulle spalle come a modellare la forma che poi avrebbe riportato sulla carta.

Il disegno della nuca…le orecchie…. altri brividi…. un mio sospiro più forte. E le sue mani che senza indugio scivolarono dalle spalle al seno a cercare i punti sensibili e il suo corpo mi fu addosso. Percepivo prepotente il suo premere tra le scapole.

Lasciai cadere la testa all’indietro e il suo volto mi fu davanti e il bacio dolce, profondo…. artistico…mi fece girare talmente la testa tanto che il telo fu abbandonato dalle mie mani e mi ritrovai completamente nuda di fronte a lui.

Nessuna vergogna, solo desiderio. Desiderio di un uomo che sarebbe potuto essere mio padre. Ma non lo era. Ero sua. Volevo essere sua.

Mi volle ammirare…. ogni singola parte del mio corpo…esaltandola e decantandola…. tanto che, ancor prima che facesse qualcosa, mi ritrovai sull’orlo di un orgasmo intenso. E poi iniziò a baciarmi ovunque come fossi una dea…non tralasciando i piedi…le mani…gli occhi…. ero abbandonata totalmente ai suoi voleri. E quando, dopo avermi torturata di baci ovunque, mi baciò lì…..la mia resistenza all’orgasmo crollò….

tanto che al primo colpo di lingua…. esplosi in un urlo liberatorio devastante.

Non mi dette neanche il tempo di rifiatare che, sollevandomi le gambe si piazzò di fronte a me e, dopo aver armeggiato velocemente con i suoi pantaloni, mi infilò lasciandomi senza fiato.

Quell’uomo non solo aveva una gran cultura…. aveva anche una gran…WOW !!! Mi sentii piena…. piena come non lo ero mai stata…. sentivo le pareti della vagina al limite dell’espansione.

E così come era abile nel disegno, tanto era abile nello scopare. Lenti colpi, intervallati da accelerazioni improvvise, ritmate…come se capisse perfettamente come lo volevo, dove lo volevo, quanto lo volevo….

E venni…. venni tante di quelle volte che alla fine persi il conto. Lui sembrava completamente ed esclusivamente dedicato al mio piacere come se di fatto sapesse gestire il suo. A questo non ero davvero abituata. I partner che fino ad allora avevo avuto, mettevano quasi sempre in primo piano il loro piacere…magari poi scusandosi e domandando goffamente se mi fosse piaciuto.

Lui no. Sapeva quanto piacere mi stava dando e me ne avrebbe dato finché non fossi stata io a dire basta. E non volevo dire basta…. ero entrata in uno stato di grazia in cui non ero mai stata…e non volevo che finisse….

“Spogliati…. spogliati…ti voglio sentire…” – gli chiesi ebbra di piacere
“…no…perderei la mia dignità…. i corpi dei vecchi sono brutti…. goditi solo il mio amore…chiudi gli occhi e ascolta solo il tuo corpo…il mio sesso….

e bla bla bla…. ” – attaccò una filippica che, onestamente, non riesco a ricordare, sconvolta come ero dal piacere che mi stava dando.

Ricordo solamente che volle che mi mettessi in più posizioni. Sembrava quasi che il tempo si fosse fermato. Io, giovane e distrutta dal piacere e lui, con un’erezione infinita che appagava desideri fino ad allora per me sconosciuti.

Quando, stravolta e sudata, chiesi pietà, mi uscì da dentro producendo un rumore come di bottiglia che si stappa.

Sentiva la vagina pulsare faticando a chiudersi nella posizione naturale.
Mi accasciai sul letto come svenuta. Fu allora che, mettendosi sul letto a mio fianco, mi presentò il suo “scettro dell’amore” davanti al viso…

“Voglio mettere la mia firma su questo tuo corpo…. su questa opera d’arte che ho avuto l’onore di apprezzare…. ”

Onestamente. Non riuscivo a prenderlo in bocca tanto era grosso il glande. Un fragolone violaceo che si staccava per dimensioni da un robusto fusto non lunghissimo ma grosso e venoso.

Ricordo solo che, dopo lo sforzo per cercare di accontentarlo con la bocca, i muscoli della mascella erano come anestetizzati. E il calore della sua “firma” mi bagnò completamente il seno.

Ansimavo come una matta. Ero in piena crisi d’ossigeno. Mi aveva distrutta.

Dolcemente, dopo aver riposto nella custodia il suo cannone, si adagiò al mio fianco coccolandomi come pochi uomini nella mia vita hanno fatto. Dolci parole, carezze gentili….

Gli occhi si chiusero…cullati dalle sue dolci parole.

Mi svegliai dopo non so quanto tempo. Il buio era calato sulla città. Tastai accanto a me alla ricerca di Marcello. Lo chiamai. Nessuna risposta. Accesi la luce del comodino.

Se n’era andato. In silenzio…

Pensai che fosse stato l’ennesimo gesto carino di un uomo davvero eccezionale. Sul tavolo i suoi schizzi del mio ritratto. Tutti degli incompiuti.

Soddisfatta, languida….

mi lanciai sotto la doccia. Avevo bisogno di ristorarmi dopo la folle scopata del pomeriggio. L’accappatoio caldo, il tepore dei termosifoni. Mi sarei accoccolata sul letto per ritemprarmi le forze. Magari leggendo un libro…il libro che mi ero portata dietro…nella borsa…

Dov’era finita la borsa? E il portafoglio?…al ristorante? No…con le chiavi avevo aperto casa.

E mi colse un atroce sospetto quando notai tutti i cassetti dell’armadio aperti.

Le mie storie (63)

È incredibile come ancora una volta una mia giornata qualunque, prenda una piega assolutamente inaspettata. In passato mi succedeva più spesso, con il passare degli anni la quotidianità accompagna la vita con più certezze. Evidentemente sabato non era così. Con il caldo di questi ultimi giorni, sono scesa a fare la spesa verso le undici. Tornata a casa con due buste piene di roba, dopo averle sistemate in cucina e nel frigorifero, sono andata nel bagno a darmi una sciacquata soprattutto alla parte di sopra (la doccia naturalmente l’avevo già fatta al mattino).

Il tempo di asciugarmi, togliermi quella fastidiosa gonna jeans che mi ostino a mettere nonostante la temperatura, e di indossare un camicione con i bottoni acquistato in Marocco, che sento da lontano squillare il cellulare nella borsa. Non faccio in tempo a rispondere e quando vedo il numero, ignoro assolutamente chi possa essere. In genere non richiamo chi non conosco anche perché la maggior parte delle volte sono i soliti rompishitole. Così mi butto sul letto per riposarmi un po’ e dopo aver guardato per un paio di minuti il cellulare decido di scoprire chi sia.

Dopo un paio di squilli sento la voce inconfondibile di Robert, il suo accento spagnolo. Subito mi viene in mente la nottata passata con lui una decina di giorni fa; ma da allora il silenzio più assoluto. Nessuna notizia né da lui né tanto meno dalla mia amica Renata che, credo sia rimasta un po’ male, a dispetto di ciò che invece volesse far apparire, per quello che è successo. Il mio amico cubano dopo i classici convenevoli, mi racconta che erano di ritorno da Capri (il plurale mi fa capire che erano andati più persone), che Renata li aveva dovuti lasciare per un problema di lavoro e che poiché lunedì sarebbe partito, voleva venirmi a salutare.

In quel momento ho alzato gli occhi al cielo; dirgli di sì avrebbe voluto dire preparare un pranzo che non era assolutamente nei miei piani (mi sarei mangiata un panino veloce), ma dirgli di no sarebbe stato un po’ scortese. Così faccio per invitarlo e lui ribatte con “è un problema se viene pure Mario (Un suo amico cubano che vive a Napoli e fa il maestro di salsa)?” Oramai ero in ballo e chiaramente non ho potuto esimermi dal dirgli di sì.

Improvviso una pennetta pomodoro, provola e melanzane, sacrifico la mozzarella che avrebbe dovuto fare da pranzo per la sottoscritta, in luogo del secondo ed affetto il melone. Nel giro di una mezz’oretta mi sono sbrigata alla grande. Puntuale all’1:30 sento squillare il citofono, sono loro. Naturalmente li accolgo con il mio comodissimo souvenir marocchino, ed un po’ di trucco in faccia giusto per cercare di nascondere (ahimè con grossa difficoltà) la stanchezza. Saluto Robert, che si presenta con il gelato; poi Mario che nel ringraziarmi tradisce una piacevole inflessione napoletana che invade il suo spagnolo.

Ci accomodiamo e dopo un paio di minuti cominciamo a mangiare. Mi raccontano di questa gita a Capri insieme a Renata ed altre persone (ci resto un po’ male per non essere stata invitata anche se avrei avuto da lavorare). Robert magnifica una volta di più la bellezza del nostro golfo e tra una chiacchiera e l’altra si finisce una bottiglia di vino in tre. Prima del gelato faccio il caffè, e mentre armeggio con la macchinetta, Robert sparecchia mentre il suo amico comincia a spulciare i miei cd.

Non faccio in tempo a riempire le tazzine che dal mio stereo comincia ad uscire una musica cubana, figlia di un disco comprato l’anno scorso durante la famosa vacanza. Mario mi prende per mano e mi trascina in mezzo al salone, coinvolgendomi in una salsa improvvisata (molto improvvisata). Sono costretta ad aprire un paio di bottoni in basso al vestito per cercare di non fare proprio la figura dell’imbranata (quale sono). Intanto Robert ci guarda seduto mentre sorseggia il caffè.

Io con gli occhi cerco di ricordargli le figuracce fatte l’anno prima “a casa sua”, ma lui sorride e mi dice che sono brava. Intanto il buon Mario comincia a stringere un po’ più del dovuto, io faccio finta di niente ma avverto le sue mani sui miei fianchi. Poi finalmente la canzone finisce ed io cado sul divano stremata (un po’ per scherzo, un po’ per l’età). Il mio improvvisato compagno di ballo, come se niente fosse si avvia verso il suo amico a prendere il caffè, ed insieme cominciano a parlottare in uno spagnolo stretto che non capisco.

Mentre sono appoggiata con la schiena sul divano e le gambe completamente allungate, non mi rendo conto che il vestito si è sbottonato un po’ troppo e lo spacco centrale arriva fin sopra la mia mutanda nera semitrasparente. Mi tiro un po’ su proprio nel momento in cui Robert viene a sedersi vicino. sto per chiudere un bottone, ma lui poggia la sua mano sopra la mia e dopo avermi fermato, la insinua in mezzo alle cosce.

Io lo guardo esterrefatta, gli faccio segno che il suo amico (in quel momento di spalle) potrebbe beccarci. Lui comincia a succhiarmi il lobo dell’orecchio e mi sussurra “lo puoi mandare via, gli ho detto che avrei avuto piacere a stare solo con te, ma se vuoi può anche restare” In quel momento il cuore comincia a battere all’impazzata (giuro, per un attimo mi sono anche preoccupata). Non sono pronta alla risposta, la sua mano che mi accarezza la micia da sopra lo slip mi sta contemporaneamente eccitando e confondendo.

Il suo respiro nell’orecchio, é come una droga; cerco un punto della stanza da fissare per riprendere il controllo, ma niente, sono completamente andata. Intanto Mario si gira e guarda il suo amico di spalle che gioca con il mio orecchio, mentre i miei occhi tradiscono l’eccitazione. Vorrei dire a Robert di salutare il suo amico, mi sento a disagio per certe cose a casa mia, e come se profanassi un santuario, ma più passano i secondi e più nella mia testa cominciano ad affiorare i ricordi dell’anno scorso nell’albergo cubano.

Guardo la porta d’ingresso terrorizzata che possa squillare all’improvviso il campanello, poi mi ricordo che i miei sono fuori città. Robert intanto con le dita ha spostato la mutandina dall’alto ed ha cominciato a giocare con il mio clitoride. Il tempo passa veloce e lento nello stesso momento, sento le sue mani dappertutto, vedo da lontano lo sguardo di Mario che osserva, poi quasi contemporaneamente Robert appoggia le sue labbra sulle mie, ed il suo dito medio affonda nella mia micia completamente bagnata.

Sono in estasi. Robert continua a farmi godere mentre con l’altra mano comincia a sbottonare il camicione fino a quando non ne tira fuori un seno che porta alle labbra per succhiare il capezzolo. La schiena sul divano ed il capo reclinato all’indietro in preda all’eccitazione massima, il mio respiro affannoso viene coperto da un paio di labbra;apro gli occhi e mi ritrovo il volto di Mario davanti, e la sua lingua che cerca di farsi spazio nella mia bocca; chiudo gli occhi per un attimo, giusto il tempo per capire a cosa sto andando incontro e poi li riapro per intrecciare la mia lingua alla sua.

Robert é con la testa immersa tra i miei seni e la mano destra dentro il mio slip che con due dita continua ad entrare ed uscire. Mario e dietro al divano in ginocchio con il suo viso sopra il mio intento a baciarmi. Dopo qualche minuto di questa situazione, non riesco più a tenermi , e vengo tra le dita del mio amico cubano. Mentre cerco di smaltire l’orgasmo riprendendo fiato, Mario si sposta e si alza in piedi mentre Io sollevo il capo e con le mani accarezzo i capelli di Robert.

Il tempo di cercare un suo bacio che una mano mi gira il volto e mi ritrovo l’uccello di Mario a pochi centimetri dalla bocca. Non è duro, anzi è penzolante, lui lo alza verso la mia bocca, io mi avvicino fino a prenderlo fra le labbra. Comincio a succhiarglielo mentre il peso di Robert che si stacca dal mio corpo mi regala un attimo di respiro e leggerezza. L’uccello è diventato duro intanto ed io mi stacco un attimo per riprendere fiato e capire dove sia finito Robert.

È in ginocchio sul divano che si apre il pantalone, poi mi prende la mano sinistra e se la porta fin sopra lo slip. Io lo guardo, scuoto il capo come per dirgli “hai visto cosa mi stai facendo fare” e poi gli abbasso l’elastico per tirarglielo fuori e cominciare a menarglielo. Mario eccitato quanto mai, me lo rimette in bocca e con una mano spinge il mio viso contro il suo membro; io ricomincio quello che stavo facendo ed un po’ con le labbra, un poco la mano, lo faccio venire (per fortuna sul pavimento).

Robert invece dopo essersi messo a cavalcioni su di me, infila il suo uccello tra le tettone e dopo averlo sfregato alcune volte, gode schizzandomi sotto al collo. Ci guardiamo tutti e tre, e scoppiamo a ridere per come siamo combinati. Mario con il pantalone ancora aperto si avvia in cucina a prendere dei tovaglioli di carta che poi passa alla sottoscritta ed al suo amico. Io mi ripulisco alla bene meglio così come fa Robert, mentre lui si mette in ginocchio a smacchiare il parquet.

Fa molto caldo, dopo una decina di minuti di assoluto riposo, mi alzo per andare a bere ed istintivamente chiudo un bottone del vestito. Mi disseto apprezzando quel bicchiere d’acqua come non mi succedeva da una vita, poi prendo la bottiglia e la porto nel salone dove posso appoggiarla sul tavolino davanti ai due amici seduti sul divano. Mentre bevono, sono di fronte a loro e guardandoli comincio ad abbottonarmi il resto del vestito, pensando chissà perché che la situazione fosse arrivata al termine.

Robert muovendo il capo mi chiede cosa stia facendo, io gli rispondo che mi sto ricomponendo, lui mi dice che non ha ancora finito, l’amico sorridendo annuisce alla sua affermazione. Mi invitano a sedermi in mezzo a loro, io gli dico di andare in camera da letto, ma loro insistono e così, dopo avermi fatto spazio mi fanno accomodare al centro. Mentre mi siedo ricordo al mio amico cubano quanti anni ho, di ricordarsi che non sono più una ragazzina, lui come se nulla fosse, appoggia la sua mano sul mio culo e mi accompagna giù fino al divano.

Li guardo in maniera alternata, in questa situazione non so proprio cosa fare (vi sembrerà strano ma giuro che è così), resto in silenzio, bloccata come a volergli far capire che devono prendere loro l’iniziativa. Passa circa un minuto di assoluto disagio generale, io da un certo punto di vista vorrei chiuderla in quel momento, perché ritrovo quell’inadeguatezza che avevo avvertito un’oretta prima. Prendo coraggio e faccio per alzarmi appoggiando le mie mani sulle loro ginocchia.

Non sono completamente in piedi quando sento la mano di Robert infilarsi sotto il vestito per risalire velocemente fin sopra la mutanda; comincia a massaggiarmi il culo un po’ dentro e un po’ fuori lo slip, poi prende l’elastico di lato e lo tira giù prima a destra e poi a sinistra, poi un’altra volta a destra ed infine a sinistra finché non cade per terra tra le mie gambe. Mario se ne accorge, lo raccoglie dopo avermi fatto alzare i piedi e se lo porta al naso per annusarlo.

Mi fanno sedere di nuovo e insieme mi aprono tutto il vestito. Robert viene verso la mia faccia per baciarmi mentre con la mano solleva e Palpeggia con insistenza il seno sinistro; Mario mi mette la mano tra le cosce per allargarmene bene, poi dopo avermi accarezzato un po’ con la mano, lo sento farsi spazio con la lingua tra i peli della mia fica. La lingua di Robert mi arriva fin quasi in gola, i suoi baci sono veementi ed io ricambio volentieri.

Mario intanto mi solleva la gamba sinistra e mi allarga la micia fino a farci entrare tre dita. I nostri corpi sono incastrati fra loro, ed io non so neanche come, ma mi sfilo le maniche del camicione per rimanere tutta nuda. Ad un certo punto sento tirarmi un po’ più giù il divano, Robert si sposta e mi ritrovo il suo amico davanti senza pantaloni con l’uccello duro che mi solleva ed incomincia a scoparmi.

Sono eccitatissima, ma in un momento di lucidità chiedo di andare in camera da letto. Per un attimo Mario sembra non ascoltarmi e continua a spingerlo dentro, poi appena vede l’amico avviarsi, si ferma, mi dà una mano a sollevarmi ed in silenzio arriviamo sul mio letto. Robert ci aspetta steso sopra, io appoggio le ginocchia sul materasso e con la bocca comincio a succhiargli l’uccello. Il tempo di cominciare. che dietro di me sento divaricarmi le natiche ed entrare nella micia di nuovo Mario.

Ho un orgasmo con l’uccello in bocca, quasi mi manca l’aria, Robert si toglie da sotto e sparisce dalla mia vista. Sono stanca, fa caldo, ma capisco che loro non hanno ancora finito. Si danno il cambio, riprende la scopata, vedo apparire accanto alla mia faccia il membro di Mario che mi accarezza il viso umido di piacere, sposto la bocca un paio di volte poi mi arrendo a riprenderlo in bocca. La mia fica è stanca, lo sono anche io; mi giro e mi siedo sul letto, affannando dico ai ragazzi che sono al capolinea, loro ridono mentre si toccano in ginocchio sul materasso, poi dopo aver scambiato qualche altra frase circostanza che mi da la possibilità di riprendere le forze, comincio a masturbarli insieme, contemporaneamente.

Poi Robert viene vicino al mio orecchio e mi sussurra un qualcosa che sinceramente non capisco se non per l’ultima parola”culo”. Lo vedo spostarsi verso il comodino e rovistare dentra in cerca di qualcosa, gli faccio capire che non è il momento, che non mi va. Lui sorride e desiste. Li faccio avvicinare al mio viso, devo proteggere la mia patata e quindi decido (con piacere) di sacrificare la bocca. Prima uno, poi l’altro, poi tutte e due le cappelle insieme.

Sento l’umido, sento i loro sapori diversi che mi bagnano la lingua; poi Mario si allontana un attimo per poi venirmi addosso all’improvviso. Robert invece continua a spingermelo in bocca fino a quando, avvertendomi del suo orgasmo mi dà il tempo di toglierlo dalla bocca e di poggiarlo sui seni per accogliere il suo sperma.
Sono esausta, Mario guarda l’orologio e si rende conto che è tardi, Robert invece con calma comincia a rivestirsi.

Io ho bisogno di una doccia, così li saluto ancora “bagnata” non prima di aver sussurrato all’orecchio del mio amico cubano “peccato, se fossi rimasto qualche altro giorno… ti avrei accontentato”.
Al momento non lo sapevo ancora, ma quella frase mi è stata per così dire “fatale”, perché mentre scrivo, è lunedì, lui è in volo sull’oceano Atlantico, ma ieri (domenica) me lo sono ritrovato a casa per un ultimo saluto… mi avete capito.

(Non so però se raccontarvelo o meno…).

Io e la mia (ex) prof

La storia che sto per raccontarvi risale a circa 2 anni fa quando avevo appena 18 anni e stavo frequentando l’ultimo anno di superiori con annesso “esame di maturità”.
Con la maturità andò abbastanza bene ma ciò che conta è che iniziai una relazione con una “matura”, trattasi della mia professoressa di economia. Lei 51 anni, una donna in carne, capelli scuri lunghi e un abbondante seno sulla quale una volta mi ero sparato una sega.

Negli ultimi mesi scolastici, il mio andamento non era buono, soprattutto nella sua materia e così mi propose di andare a ripassare di pomeriggio a casa sua (eh no, quel pomeriggio non successe un bel nulla) così seppur inizialmente esitante decisi di andarci senza alcun secondo interesse.

Arrivato a casa sua mi ospita e aveva preparato dei biscotti, così iniziò a farmi da ripetizione dopodichè scambiammo due chiacchiere e mi raccontò della sua passione per il ballo.

Si fece e tardi e vedendo che non tornavano nè il marito nè i figli gli chiesi se facessero sempre così tardi e scoprii che in realtà era divorziata e il figlio viveva con il padre.

Nei giorni successivi continuai ad andare a prendere ripetizioni e man mano si ampliavano le conoscenze reciproche dell’uno e dell’altra. Quella prof che tanto mi sembrava antipatica e rigida in classe si stava rivelando una signora gentilissima, socievole e divertente.

Si avvicinava sempre più l’esame e passavo sempre più ore a ripetere.

In quella casa notai una cosa però, la signora seppur benestante con una casa veramente spaziosa con annesso giardino e piscina all’esterno era sola. Una casa enorme per una signora sola. Così parlando del più e del meno mi disse che sarebbe voluta andare a prendersi un caffè sopra Posillipo io per scherzo dissi: “anch’io” e mi chiese se mi sarebbe fatto piacere farla compagnia.

Infatti il pomeriggio seguente non facemmo ripetizione e andammo a prenderci un caffè lì, la situazione ci metteva entrambi a disagio ma passammo un bel pomeriggio. I giorni successivi proseguimmo le ripetizioni e lei volle “sdebitarsi” il caffè a tutti i costri offrendomi un pranzo al nominato ristorante “La reginella”. Pranzammo e lei mi chiese se dopo l’esame non sarei scomparso perchè si era affezionata tantissimo a me.

In realtà io volevo attendere fino all’esame e poi vaporizzarmi ma la svolta avvenne proprio durante quella settimana.

Fino ad allora l’avevo sempre trovata composta con abiti che nascondevano completamente le forme ma a 4 giorni dall’esame con un caldo torrido mi ospitò con una canottiera molto scollata e pantaloncini scusandosi che era in quelle condizioni per il caldo ma io scherzando dissi magari facciamo anche un bagno in piscina. Lei era molto timida e “signora” e aveva vergogna a farsi vedere in costume ma dopo tanto insistenza accettò mentre io avrei dovuto farmi il bagno in slip.

Ma non avevo considerato che vedendola in costume mi sarebbe venuta un’erezione esagerata quasi volevo scappare ma lei diceva: “dai ora ti vergogni tu? hai gli slip non preoccuparti vieni in acqua” ma appena tolsi pantaloncino si vedeva in modo netto il cazzo gonfio sopratutto quando entrai in acqua lo slip divenne quasi trasparente ed era come se fossi col cazzo di fuori. Lei si fece rossa rossa ma molto imbarazzata fece finta di nulla dopodichè nel giro di 10 minuti si andò a rivestire e mi portò uno slip pulito che gli era rimasto del figlio.

Quando tornai a casa iniziai a segarmi su quelle tettone e iniziò a diventare il mio chiodo fisso. Il giorno seguente ritornai da lei (sarebbe dovuto essere l’ultimo giorno di ripetizione) e lei mi fece trovare due costumi che mi aveva comprato come regalo e una bella cenetta come buon auspicio per l’esame.

La serata terminò dopo aver guardato un pò la tv e tornai a casa, dopodichè la rividi direttamente dopo l’esame per rifesteggiare con un’altra cenetta.

Quella sera venne un temporale fortissimo con il quale non si poteva uscire e lei disse se vuoi puoi dormire qui tanto ho delle camere in più, così avvisai i miei genitori dicendo che ero da un amico e decisi di dormire lì.
Quando si fece orario di andare a letto lei si andò a cambiare in bagno e mi misi a spiare dal occhiello le sue abbondanti linee per poi segarmi e sborrare nel suo stesso letto.

Infatti dormimmo nello stesso letto ma seppur non successe nulla mi segai mentre dormiva sborrando nelle lenzuola e rimanendo col cazzo all’aria. La mattina dopo quando se ne accorse rimase sconvolta e gli spiegai tutta la situazione, AVEVO PERSO LA TESTA PER LEI. Così mi piombai e provai a baciarla e come risposta ricevetti le sue labbra e la sua lingua che non si opposero subito provai a spogliarla per scoparmela ma lei non volle finchè non si decise di concedermi soltanto una semplice sega.

Mi misi disteso sul letto e lei con le sue mani con tanta esperienza mi fece una sega eccezionale, me lo maneggiava con calma e con passione fino a che non la sborrai in 5 minuti tra le sue mani.

Di lì iniziò una vera e propria storia tra noi, mi riempiva di regali, vacanze, crociere ecc.. ma del sesso non se ne parlava al limite mi concedeva qualche sega una quantum dovetti aspettare diverso tempo per la prima scopata (infatti ve la racconterò in una storia separatamente).

Da allora fino ad oggi siamo stati insieme, ormai abbiamo una vita insieme e stiamo progettando di fare un figlio in modo che i miei siano costretti ad accettare la situazione. Mi fa fare il signore insieme a lei senza farmi mancare nulla è quasi come se pensasse lei alla casa però ci sono stati comunque dei problemi nel nostro percorso.

In seguito vi racconterò della nostra prima scopata, dell’incontro con i miei ecc…

Seguite!.

La mia seconda prima volta

Note al racconto:
Pubblico questa mia prima storia, divisa in cinque capitoli, tutta insieme. Non utilizzerò le strategie che molti usano per avere più numero di letture di centellinare un capitolo per volta. Non me ne frega niente. Chi lo vorrà leggere lo legga (sono proprio curiosa di sapere quanti vorranno sapere come va a finire). Ne sarò felice.

Com’è nel mio stile, non farò abuso di riferimenti espliciti ad atti sessuali.

E’ un racconto erotico giocato sul fil di spada…del dico ma non dico…faccio ma non faccio.

Sono i sogni, le aspettative, i desideri che si nascondevano in una giovane ragazza…tanti anni fa.

Prologo
Ormai mi sono presa l’impegno di scrivere la mia biografia erotica.

E lo farò…piano piano…cercando di ricordare onestamente la strada che mi ha condotto fin qui. Non so se mi farà bene, non so se vi interesserà.

Ma lo farò comunque mi ci volessero anni scriverò dei miei eccessi, delle mie follie, dei miei sbagli.

Ometterò, per pietà nei vostri confronti (e anche dei miei), la prima vera volta in cui ho avuto un rapporto sessuale. Vi dirò solamente che ero giovane, troppo giovane e che, come a molti (molte più che altro!!!) è capitato, l’esperienza non è stata delle più esaltanti. Anzi. Ricordo solo la delusione del gesto.

Mi immaginavo chissà cosa e invece, in pochi secondi, non ero più vergine e mi ero trasformata in donna (insoddisfatta!!!…. ah ah ah). Ma si sa…. le prime volte sono quasi sempre deludenti soprattutto se il fidanzatino è un tuo coetaneo, novizio come te, imbranato, emozionato…etc..etc.

Ricordo che era un sabato d’inverno e che lui aveva casa libera. Ci mettemmo più tempo a trovare il coraggio di farlo che non a farlo.

Come ci spogliammo, entrambi, eravamo in una sorta di sogno onirico. Io terrorizzata, lui eccitato oltre misura. La penetrazione non fu dolorosa e durò talmente poco che quasi non me ne accorsi. Alla delusione dell’evento si sommò anche il suo comportamento da stronzo: una volta ottenuto ciò che desiderava, oltre ad andarlo a raccontare ai quattro venti, non volle più saperne di me. Adolescente mezza sega!!!

Quell’esperienza davvero poco piacevole mi indusse a prendere la determinazione che se avessi dovuto scopare nuovamente, lo avrei fatto solo ed esclusivamente con una persona più matura che fosse in grado, oltre che compiacermi come donna, avesse anche la buona creanza di non sputtanarmi in giro.

Non sto a dirvi se ero minorenne o maggiorenne.
Ero già donna…. e parecchio donna!!! Con i miei sogni, le mie voglie, le mie speranze.

Spesso con Sara (la mia amica del cuore dai tempi delle elementari), parlavamo di sesso, di ragazzi, di sogni erotici tanto che, spesso, ci ritrovavamo eccitate a dismisura sognando che, prima o poi, avremmo incontrato “quello giusto”, quello che “ci avrebbe fatto diventare donne al 100%”.

Sogni adolescenziali che ci portavano, in una sorta di limbo erotico, a giocare reciprocamente con i nostri corpi, simulando quello che aspettavamo succedesse con “un bel maschione”.

Ma di questo ve ne parlerò un’altra volta.

Oggi voglio ricordarmi della mia seconda prima volta. Quella vera…direi. L’esperienza che mi ha fatto diventare donna davvero e che mi ha fatto capire quanto bello fosse il sesso.

L’estate successiva alla “prima volta” sarebbe stata, per mia scelta, l’estate della vera iniziazione alle meraviglie del sesso.

Non sarei tornata in città senza aver scopato come si deve. Me lo presi come punto d’impegno. Anzi, con Sara, il giorno in cui ci salutammo ce lo giurammo vicendevolmente: “O qui si scopa o si muore!!!” (eccessi di gioventù…. ah ah ah).

Sardinia’s dream
Quell’anno i miei avevano fissato una meravigliosa villetta vista mare in Sardegna.

Posto meraviglioso, oltre che dal punto di vista naturalistico, anche dal punto di vista della vita notturna.

Il tutto faceva sperare bene. Vero è che la villetta risultava un pò fuori dall’abitato…. parecchio fuori dall’abitato e, non avendoci la compagnia adatta, mi risultava abbastanza difficile uscire da sola la sera….

In qualche maniera avrei fatto !!!…. anche contro la volontà dei miei che, ovviamente, non volevano che me ne andassi in giro la notte sola soletta (paura del lupo cattivo???).

Di giorno cercavo di frequentare le spiaggie più frequentate da coetanei in maniera tale da trovare un punto d’appoggio per le uscite serali e in men che non si dica, riuscii a fare amicizia con un gruppo di ragazzi (e ragazze) di altre città.

Il problema era quello di raggiungerli in paese la sera. Alcuni, molto gentilmente, si offrirono di venirmi a prendere in motorino ma i miei ebbero, strano a dirsi, da obiettare.

E così mi ritrovai a trascorrere lunghe serate sul bellissimo terrazzo vista mare a giocare a carte con mia mamma !!!…..che palle !!!

Dopo neanche una settimana che eravamo in villeggiatura ci raggiunse Tiziano, il socio in affari di mio padre.

Di diversi anni più giovane di mio padre, Tiziano, era davvero un bell’uomo, atletico, sportivo, dinamico e con quel difettuccio di essere costantemente alla ricerca di donne!!! (o sesso???). Questo “difettuccio” gli era costato non solo la brusca fine del matrimonio ma anche una pesante crisi economica visto che la moglie (giustamente) lo aveva praticamente spogliato di tutti i suoi beni. Mio padre, rigido ed austero com’è tuttora, non lo apprezzava molto dal punto di vista umano ma, visto che ormai la loro collaborazione era più che ventennale, lo considerava una sorta di fratello minore…la pecora nera della famiglia.

Anche mia mamma ci era affezionata nonostante tutto ed il suo arrivo portò un po’ di allegria in casa.

Tiziano, un terremoto vivente, organizzò immediatamente per la serata un barbecue di pesce e la mattina successiva, andò in paese a noleggiare un gommone per poter effettuare escursioni in mare. Beh…qualcosa si stava muovendo e, in cuor mio, speravo davvero che lui si potesse trasformare in una sorta di alleato per le mie uscite serali.

Purtroppo non fu così !!! Nonostante l’aiuto di Tiziano, i miei furono irremovibili e non ne volevano sapere di mie uscite notturne a bordo di scooter guidati da emeriti sconosciuti.

Così, alla fine, mi costrinsero ad architettare un piano di fuga!!! Erano giorni ormai che frequentavo questo gruppo di ragazzi in spiaggia e, con uno di Torino in particolar modo, di cinque anni più grande di me, mi trovavo particolarmente bene. Concordai proprio con lui un appuntamento a tarda sera vicino a casa mia.

Erano circa le undici di sera. Tiziano era l’unico sveglio: per mia fortuna se ne stava sdraiato a fumarsi il suo sigaro toscano e a godersi la brezza marina. Di soppiatto me ne uscii dal retro, scavalcai il cancelletto per evitare rumori e, dopo aver attraversato un piccolo boschetto, raggiunsi il luogo dell’appuntamento: Riccardo (il mio nuovo amico torinese), se ne stava a bordo della sua Vespa in mia attesa…. che carino!!!….

e con la luce della luna che gli illuminava il volto…. mmmmhhh…quegli occhi nerissimi…quei riccioli…le spalle larghe…..oddio…. stavo quasi per saltargli addosso!!! Ma mi trattenni…. (che errore!!!)…e lui, carinissimo, spinse la Vespa a motore spento fino alla strada e poi…. brooom…in un battibaleno fummo in paese.

E via…in giro per locali, e via cocktail…e via…in discoteca…. e poi in spiaggia, il falò…la chitarra…. le canzoni di Battisti…. (bleah!!!)…. e in un balletto furono le quattro di notte.

Riccardo, dopo essere stato gentile nell’accompagnarmi, non mi aveva considerato per quasi tutta la serata e, nonostante lo marcassi stretto, sembrava quasi che mi volesse evitare.

Era tardi. Forse troppo tardi…e mio padre troppo mattiniero. Sarebbe stato meglio se fossi tornata a casa…sperando magari…. come dire…almeno in un “bacino della buonanotte”.
Così come all’andata fu gentile e premuroso, anche al ritorno fu altrettanto galantuomo…. anzi …oserei dire…(purtroppo)…indifferente e, nonostante mi fossi appiccicata alla sua schiena con le tette e che le mie mani scivolarono lungo le sue cosce….

niente…niente di niente. Nessun tipo di reazione. E fu così “gentile” tanto da accompagnarmi a piedi nel boschetto buio abbandonando la Vespa lungo la strada.

“Ok” – mi dissi – “…è il momento. Ora o mai più!!!”

Mi bloccai di fronte a lui. Gli occhi negli occhi. Lo abbracciai non lesinando un contatto completo del mio corpo. “…mi piaci…” – gli sussurrai. Silenzio. Alzai lo sguardo verso di lui….

Riccardo sospirò come se cercasse tutto il sangue freddo che aveva a disposizione.

“…lo avevo capito. Anche a me piaci…. però…. ”
“…però?…”
“…sono fidanzato. Fidanzato ed innamorato…e lei…. la mia ragazza, la prossima settimana viene qui da me…. capisci?…non voglio fare cazzate…. scusami se ti ho fatto sperare che ci potesse essere qualcosa tra di noi…. scusami…”

E detto questo, a testa china e camminando veloce, se ne andò. Sentii in lontananza il rumore della Vespa che tornava verso il paese.

PORCA PUTTANA !!!….

ma dico io!!!…fai tanto il carino, il galante…ti lancio messaggi, li assecondi…ci troviamo in una situazione d’oro…..e chi mi va a capitare??? …un bravo ragazzo che è fedele alla sua ragazza???….

Con questa rabbia addosso e con l’ansia che la mia fuga venisse scoperta mi accinsi a rientrare in casa cercando di non fare rumore ma, non appena varcato il cancelletto di servizio…..

“Signorina…. è questa l’ora di tornare a casa???….

Lanciai un urlo soffocato. Guardai in direzione della voce e vidi solamente il tizzone luminoso del sigaro di Tiziano.

“Cazzo…mi hai fatto prendere uno spaghetto…. ”
“Anche a me…ma lo sai che ore sono???…eh?…. mi sono accorto che eri uscita dal retro e mi sono messo qui ad aspettarti…..ma che fai?…esci di nascosto?…. e se ti beccano i tuoi?…. se ti succede qualcosa…lo sai che casino???…”
“…lo so lo so….

è la prima volta…scusami…. non credo che lo farò più…. ” – gli riposi con tono di scusa mista a delusione
“…vieni qua…che ti succede?…è andata storta la serata?…”

Mi stesi accanto a lui su di una sdraio. Gli raccontai di quello che era successo, della sfiga di incontrare l’unico uomo fedele, del fatto che chiusa in casa mi stavo davvero annoiando…. insomma…mi sfogai…mi confessai come mi sarei potuta confessare ad un amico….

quasi ad un fratello.

“Ah ah ah…. ti sei beccato quello “fedele”???…ah ah ah…incredibile…. a me non è mai riuscito resistere ad una cosa del genere…. ah ah ah…. che gioventù!!!…. ”
“…sì…sì…lo so fin troppo bene quali sono le tue…. diciamo…abitudini…. ”
“…ah…non mi giudicare male. Il fatto è che le donne mi piacciono troppo…. e probabilmente anche io piaccio a loro…ah ah ah…. non so resistere…. non ci posso fare niente….

Ci stavamo confidando reciprocamente in piena onestà i nostri segreti. In fondo lui era come uno di famiglia…. che, tra l’altro, mi aveva tenuto sulle sue gambe da piccola.

“Senti…ora andiamo a letto…. ti faccio una promessa…. per il tempo che sarò vostro ospite farò di tutto per farti divertire…. sei d’accordo? Lo so…. avresti il bisogno di stare con quelli della tua età…ma visto che i tuoi sono così…accontentati di me…e, se ti va, domattina escursione alle isolette qui davanti in gommone….

ok?…. ”
“…wow…bellissimo…ok…dai…. grazie…. mi raccomando con i miei…..acqua in bocca!!!…”
“…non ti preoccupare…. e tu promettimi che non farai più cazzate del genere…. ok?….
“…ok…..’notte…”

Una torrida giornata di mare
La mattina successiva, alla notizia che io e Tiziano, avremmo fatto un’escursione alle isolette in gommone, le obiezioni dei miei furono quanto di più noioso una ragazza potesse sopportare.

Adesso, da madre (e zia) mi domando se quelle obiezioni erano davvero di tipo contingente (del tipo: è pericoloso, non sai nuotare bene, tutto il giorno sotto il sole) oppure, di fatto, non nutrissero troppa fiducia in Tiziano considerandolo un po’ il “lupo cattivo”.

Di certo Tiziano non fece niente per tranquillizzare i miei visto che la mattina si presentò in slip bianchi che non nascondevano (anzi esaltavano) la sua esuberante mascolinità. Di certo si sentivano imbarazzati ed impotenti di fronte a quella decisione. Non avrebbero di fatto potuto seguirci visto che mio padre non sa nuotare e che mia madre soffre terribilmente il mal di mare.

Mentre con poderose vogate spingeva il gommone al largo, mi voltai.

Vidi solamente mio padre sul terrazzo con un binocolo seguire i nostri movimenti.

“Certo che non hanno proprio fiducia in noi due…ah ah ah…. ”
“…sono molto apprensivi…. troppo apprensivi!!!”

Di certo, il comportamento dei miei mi fece riflettere. Il loro essere in apprensione era sicuramente dettato dall’uscita in mare aperto…. però…però…anche la pessima reputazione di Tiziano…. e fu proprio in quel momento che vidi per la prima volta quell’abbronzatissimo quarantenne come papabile obiettivo erotico.

In fondo cosa volevo?

Un maschio. E lui era maschio. Parecchio maschio.

Possibilmente che non rompesse troppo le shitole con complicazioni sentimentali.
E lui su questo era una garanzia.

Che fosse decisamente esperto e che sapesse introdurmi ai piaceri del sesso.
E su questo Tiziano, per ciò che raccontava mio padre, era davvero il Number One. Pareva che buona parte del suo successo professionale fosse dovuto alla sua capacità di circuire le clienti.

Quindi…grossa esperienza.

Mentre se ne stava seduto alla guida del gommone lo osservai meglio. Davvero un bell’uomo e quei pochi giorni di mare gli avevano dato anche quell’aspetto più selvaggio che tanto mi piace ancora. Qualche filo bianco sulle tempie, il petto largo e muscoloso…e quello slip bianco che sembrava messo apposta per attirare lo sguardo. Per fortuna gli occhiali da sole mi consentivano di squadrarlo per bene tanto da arrivare alla conclusione che il mio Target Erotico dell’estate….

era proprio lui.

Certo…. c’erano da superare diverse difficoltà e rischi. In fondo mi aveva tenuto sulle gambe da piccola, mi aveva visto crescere ed inoltre, un eventuale gaffe sarebbe stata davvero difficile da gestire visti l’affetto e gli interessi che condivideva con mio padre. Sarebbe stato davvero disposto a scoparsi la figlia del suo socio e amico fraterno? Era davvero, come dicevano, uno senza scrupoli quando c’era da scopare? Dovevo agire con molta cautela ed indurre Tiziano a fare il primo passo.

Non c’è peggior cosa (o migliore?) per un uomo quando una donna si mette in testa che se lo deve scopare!!!

Arrivammo in posto circondato da isolotti, l’acqua celeste, i gabbiani padroni incontrastati. Approdammo su un’isoletta brulla e deserta, la spiaggia bianca. Stendemmo gli asciugamani e dopo un bagno rinfrescante ci stendemmo al sole.

E qui, con assoluta indifferenza, lanciai il primo attacco. Mi tolsi il reggiseno.

Tiziano, quasi come se non fosse successo niente di importante non reagì.

In fondo era “abituato” al corpo femminile. Quindi tetta più tetta meno….

“Tua mamma sarebbe d’accordo?…. ”
“…non credo…ah ah ah…. ma è lontana e non mi vede…”
“…e se ti bruci?…occhio che la pelle lì è molto sensibile…”

Secondo attacco. Crema solare!!!

“…mi spalmo un bel po’ di crema…così evito di ustionarmi…”

Ed iniziai un lento e lungo massaggio alle tette. Così…come se lui non fosse lì a guardarmi…

Infatti era proprio come se lui non ci fosse, visto che se ne stava bello rilassato ad occhi chiusi.

Non voleva guardare per rispetto o…. per evitare…???…

Il primo e il secondo attacco non ebbero grand’ effetto su di lui. In fondo era un uomo navigato che stava al mare con la figlia del suo miglior amico…. mica poteva…..

Mi sdraiai anche io riflettendo quale sarebbe potuto essere il terzo. Tiziano sembrava dormisse.

Decisi che il terzo attacco, dopo aver sollecitato la vista, sarebbe stato basato sul tatto.

Avrei dovuto inventarmi qualcosa per farmi toccare…o toccare io lui…. così decisi di gettarmi di nuovo in acqua. Tiziano si voltò a bocconi. La testa rivolta verso l’interno dell’isola. Manco mi guardava.

Un assalto alle spalle. Ecco…sì…. sarei potuta uscire dall’acqua e simulando un gioco…. un dispetto…stendermi sulla sua schiena col mio corpo gelido e bagnato…. in fondo poteva essere una cosa innocente…. e mi avrebbe consentito il contatto col suo corpo.

Una reazione l’avrebbe pur avuta…no???

Arrivai piano piano alle sue spalle…. sembrava davvero addormentato. Mi stesi sul suo corpo strusciandolo più che potevo. I capezzoli erano eretti a causa degli sbalzi di temperatura, il suo corpo come di fuoco….

“…. ahhhhh…. che bellezza…. mi ci voleva proprio una rinfreshita…. che bello !!!…” – rispose come se il massimo dell’effetto fosse dovuto allo shock termico.

Questo seppe solo dire. Rimasi su di lui finché le temperature dei corpi si equilibrarono.

Immobile a godersi il fresco. Nessun accenno al fatto che il mio corpo nudo strusciava sul suo….

Terzo attacco. Fallito. Speravo in una reazione …in un sobbalzo…magari…voltandosi ci saremmo trovati faccia a faccia…. petto contro petto…. sesso contro sesso…. ed invece…. nulla!!!

Delusa mi stesi nuovamente al sole. Meditando nuove strategie di seduzione. Quell’uomo, forse a ragione, mi giudicava un taboo: troppo giovane, troppo rischiosa. Non sapevo proprio più cosa inventarmi per lanciare segnali a Tiziano.

Caddi per l’ennesima volta in una sorta di smania dovuta alla delusione delle mie aspettative. Ma come??? Un uomo, una donna (anche se troppo giovane), un’isola deserta…il mare, il sole, il canto dei gabbiani…. e non ti viene in mente di fare una bella scopata??? Mi stava montando la rabbia quando, voltandosi supino, il mio sguardo cadde sullo slip bianco che si era gonfiato a dismisura.

“OK. ” – pensai felice tra me e me – “WOW….

allora…ah ah ah…. vuoi resistermi??…ecco…ma effetto te l’ho fatto!!!…non sei di legno…”

Daniela 1 – Tiziano 0

Probabilmente si accorse che il mio sguardo insisteva su quel promettente rigonfiamento e, balzato in piedi di shitto, si lanciò in acqua velocemente. Un raffreddamento gli avrebbe consentito di affrontare la permanenza sull’isolotto più serenamente??? Nuotò un po’, forse per sfogare l’eccitazione che gli avevo causato. Mentre lo osservavo nuotare stavo già studiando il quarto attacco: stimolare l’orgoglio (stupido orgoglio) maschile.

Come fu fuori dall’acqua, e presi di mira con delle battute allusive il suo costumino bianco (adesso sgonfio!!!)…

“Certo…quel costume bianco…. non nasconde proprio niente…” – dissi simulando quasi imbarazzo
“Ah ah ah…sì…è un po’…osé…ah ah ah…tua mamma stamani mi ha guardato come fossi un mostro…ma è davvero così osceno?…a me non sembra…. ”
“…quando è asciutto no…ma bagnato…. è come se tu fossi…. nudo…. ah ah ah…. ”
“…ooops…non volevo davvero imbarazzarti….

” – rispose coprendosi con le mani
“…figurati…. e poi mica sei il primo uomo che vedo nudo…” – gli risposi dandomi le arie di donna vissuta (ah ah ah…. )
“…ah sì?…e quanti uomini nudi hai già visto…signorina?…”
“…abbastanza…per la mia età…. ”
“…anche questo immagino debba restare un segreto tra noi due?…”
“…già…. ”

Cadde nuovamente il silenzio. Lui si rimise supino a prendere il sole. Io inquieta. Il tempo passava e non stava succedendo niente.

Non osavo affondare il colpo.

“…hai mai fatto nudismo?…” – mi chiese a bruciapelo
“…no!!!…ah ah ah…e dove?…. perché tu sì?…”
“…ah…io adoro prendere il sole nudo. Oggi no perché ci sei tu…ma quando sono andato in giro da solo in gommone…mi sdraio sul fondo e zac…. ah…..è una meraviglia…con una mia ex andavamo in Francia…. lì ci sono delle spiagge meravigliose per fare nudismo…e nessuno che rompe le palle…”
“…dev’essere bello…comunque se vuoi levarti il costume…non fare complimenti…non mi imbarazzo di certo….


“…no no…piccola. Non scherziamo. Non voglio creare problemi né a me…né a te…”
“…che problemi?…siamo qui…soli…io e te…. pensi che lo vada a dire ai miei?…ah ah ah”
“…meglio di no. Discorso chiuso. ” – rispose secco senza guardarmi

Mi sdraiai sorridendo. Anche il quarto attacco aveva prodotto risultati. Comunque Tiziano si era aperto, aveva confidato qualcosa di intimo e si era imbarazzato. Il nudismo con me non sarebbe stato solamente pratica di libertà.

Avrebbe potuto assumere aspetti maliziosi.

Daniela 2 – Tiziano 0 (?)

A questo punto dovevo dimostrargli che ero alla sua altezza e che potevo fare le cose che lui faceva (con la sua ex!!!). Senza che lui se ne accorgesse, slacciai il fiocco degli slip e lo feci scivolare rimanendo completamente nuda. La brezza marina che soffiava sul pelo della micina amplificava la sensazione eccitante che stavo vivendo. Lui immobile non si accorse di niente, io ridevo sotto i baffi in attesa di una sua reazione.

Che non si fece attendere.

“Ma che c…. ”
“ah ah ah…..” – gli esplosi a ridere in faccia – “che hai?…ti imbarazzo?…. ”
“Daniela!!!…non fare cazzate ti prego…. rimettiti il costume…. se casualmente qualcuno…”
“…ma qualcuno chi???…dai…mi hai fatto venir voglia di provare con i tuoi racconti…. la sensazione di libertà…il sole sulla pelle…. mica ti stai scandalizzando?…. ”

Struffiò come se fosse in difficoltà. Si mise a sedere meditabondo con lo sguardo lanciato verso l’orizzonte del mare.

Io invece mi sdraiai nuovamente (avendo cura di lasciare le gambe leggermente divaricate…hi hi hi…. malandrina!!!). Chiusi gli occhi in attesa di un qualche evento.

Mi aspettavo una carezza leggera, un dito che casualmente sfiora, un bacio…. o ancor meglio…. lui che si stende sul mio corpo e mi possiede lì…su quella spiaggia deserta…. sarebbe stato davvero un bell’esordio come donna. Persa com’ero in queste immagini, non me ne vergogno, mi bagnai talmente tanto che sentii chiaramente colare piacere tra le mie cosce.

E mi ripetevo mentalmente “dai coglione…che aspetti???…scopami!!!…non la vedi com’è eccitata…pulsa…..forza stallone…fammi diventare donna sul serio!!!…. ”

E invece….

“Ehi…svegliati…. sono quasi le quattro…ci vuole quasi un’ora a tornare…sennò poi i tuoi stanno in pensiero…. dai…. rivestiti che io preparo il gommone…. ”

Nel mio cervello ci fu una specie di CRASH…. come se si fosse spezzata un intero negozio di cristalli…. non feci neanche in tempo ad alzare lo sguardo che Tiziano era già chino sul gommone per preparare il ritorno.

Un po’ triste e sconsolata (per l’ennesima volta), mi rivestii e con il muso lungo, come quello di una bimba a cui è negata la gioia di un giocattolo, salii sul gommone.

Anche Tiziano non aveva molta voglia di parlare durante il ritorno. Qualcosa, di certo, era successo in lui. E il gonfiore del suo slip, per fortuna, me lo stava dimostrando!!!…Almeno quello!!!

Sogni e desideri di una notte d’estate
Come fummo a casa Tiziano fu preso in “consegna” da mio padre.

Se ne andarono sulla terrazza a fumare e vidi che stavano discutendo in maniera molto seria. Io, invece, fui “torchiata” da mia madre che mi seguiva ovunque bombardandomi di domande…del tipo “dove siete stati?…era bello?…c’era altra gente?…ti ha dato noia il mare?…il sole?…ti sei bruciata?…” …e da buona figlia…. le rispondevo evasivamente sottolineando ogni cosa con un bel “che palle !!!”….

Era evidente a quel punto che i miei non avevano troppa fiducia in Tiziano.

E se non avevano fiducia, tanto da sospettare che potesse fare il “lumacone” con la propria figlia…..voleva proprio dire che il nostro ospite era davvero un libertino impenitente.

Fu una cena un po’ mesta. Silenziosa. Tiziano se ne andò a letto molto presto adducendo la stanchezza della giornata in mare, mia madre non aveva voglia di giocare a carte e mio padre preferì mettersi a leggere un libro in terrazza piuttosto che a letto.

Sembrava davvero che qualcosa di strano fosse successo. Vista la situazione un po’ tesa, dopo aver educatamente salutato i genitori, mi diressi verso la mia cameretta.

Salendo le scale uno strano ritmico cigolio proveniente dalla stanza di Tiziano attirò la mia attenzione. Se non avessi saputo che era da solo avrei giurato che lì dentro c’erano due persone che stavano scopando. Con il cuore in gola per la paura di essere scoperta mi avvicinai alla porta e, come la peggiore delle curiose, accostai l’occhio al buco della serratura.

Non vedevo molto visto che l’interno era illuminato soltanto dalla luce della luna. Le lenzuola, i suoi piedi…e il ritmo del cigolio sempre più veloce…lamenti soffocati…. e poi la luce del comodino si accese. Balzai all’indietro riguadagnando la strada di camera mia. Ma la curiosità mi spinse a rischiare. Vedevo da sotto la porta la luce accesa…tremando…avvicinai nuovamente l’occhio.

Seduto sul letto, Tiziano, con l’aiuto di un asciugamano si stava ripulendo del proprio piacere.

Il suo membro pendeva tra le gambe arrossato dalla masturbazione che doveva essere stata particolarmente intensa. Una forte vampata di calore mi assalì tra le gambe. E poi fu buio.

Stesa sul mio letto non riuscivo a prendere sonno dopo quella scena. Si era masturbato pensando a me? Speravo di sì.

Daniela 3 – Tiziano 0 (??) … giochi da ragazzina…

Decisi che per darmi quiete e riuscire a dormire….

avrei ricambiato. Mi ci volle poco…..davvero molto poco. Dopo l’orgasmo davvero intenso crollai in un sonno profondo popolato da immagine erotiche davvero estreme. Ed il protagonista era solo e soltanto lui: Tiziano.
La mattina mi svegliai appagata ma smaniosa. Era come se avessi trascorso una folle notte di sesso e ne avessi avuto ancora voglia. Scesi veloce le scale per raggiungere gli altri. Avevo voglia di rivedere lui. Era diventata una sorta di fissazione.

“Buongiorno mamma, buongiorno papà…. e Tiziano?…. ”
“…mah…è uscito presto…ha preso il gommone…non saprei non ha detto niente…senti ci hanno telefonato i Brambilla…. ci aspettano oggi pomeriggio e poi restiamo a cena da loro…e poi il solito burraco…che ne dici???…. ”
“…non contate su di me…io non ci vengo di certo!!!…due palle…Il burraco poi…ma state scherzando vero?…già non volete che esca la sera…e che debba rimanere confinata qua…ieri perché sono andata con Tiziano in mare mi avete fatto un terzo grado.

Caspita…. ma sono un po’ cresciuta non ve ne siete accorti???…non sono più una bambina…. ”

Me ne tornai in camera continuando ad urlare improperi nei loro confronti. Nessuna reazione da parte loro. Rimasi a leggere tutta la mattina. Ogni tanto mi affacciavo alla finestra per vedere se riuscivo ad intravedere all’orizzonte Tiziano col gommone.

Toc toc…..mia mamma….

“Tesoro…noi andiamo…. sei proprio sicura di voler rimanere qua da sola?…a noi dispiace un po’ saperti sola….


“Starò benissimo…. e poi c’è Tiziano…no?…. mica starò sola tutto il giorno…”
“Senti…. per quanto riguarda Tiziano…. insomma io e tuo padre siamo un po’ sul chi va là…sai che tipo è…no?…e saperti da sola con lui…. ci fa un po’ paura…lo so…è stupido…però…ne ha combinate troppe in vita sua…”
“E pensi che possa insidiare me???…ah ah ah…. dopo che mi ha tenuta in collo da piccola???…ma dai…ieri, se lo vuoi proprio sapere, si è comportato davvero come un fratello maggiore e mi ha fatto passare una bellissima giornata!!! …e tutte le tue domande ansiose al ritorno mi hanno davvero stressato!!!” – risposi pensando che in fondo la miglior tecnica di difesa è proprio l’attacco
“…ok…ok….

scusami…. anzi…scusaci…. Io e tuo babbo siamo stati molto in ansia ieri. Ci sono cose di Tiziano che forse non conosci e probabilmente è bene che tu continui ad ignorare. Tuo padre stava quasi per disdire per oggi. Sono stata io a convincerlo. Ti dico solo una cosa. Stai attenta e comportati bene…. ho fiducia in te…dammi un bacino…. in frigo c’è pronto da mangiare…ok?…. noi torneremo tardissimo…. come al solito quando giochiamo a burraco….

ah ah ah…..ciao…. ”

Quelle parole, quelle raccomandazioni, quella “fiducia” …mi pesarono addosso come un macigno. In fondo ero io a volermi fare Tiziano…e non viceversa come sospettavano loro. Adesso avrei dovuto tradire la loro fiducia e procedere nel mio piano di “diventare donna”.

Il tempo passava. All’orizzonte il gommone non s’intravedeva. Scesi in spiaggia dove incontrai il gruppo di amici: Riccardo mi salutò mentre se ne stava abbracciato alla sua ragazza.

Che rabbia!!! Ed era pure brutta !!!…. ma di lui ormai non mi interessava più…e il mio sguardo, nonostante in maniera molto carina cercassero di coinvolgermi in giochi o discussioni, era piantato verso il mare. I miei pensieri rivolti al ritorno di Tiziano: cosa avrei potuto architettare…come potevo sedurlo???

Tornai alla villa. Il piano era: vestito elegante e scollatissimo, cena a lume di candela in terrazzo, cenetta condita con ottimo vino bianco fresco, musica di sottofondo…magari un languido lento abbracciati…..mi avrebbe resistito???… (quanta banale immaginazione da giovani!!!)

Cena a lume di candela
Tornò (finalmente) al tramonto.

Ed io ero pronta: vestito in lamé scollatissimo e cortissimo, tacchi a spillo, tavolo apparecchiato finemente, vino fresco cibo pronto.

Ed eccitatissima…direi…pronta all’uso!!!

Sembrava cotto dal sale e dal sole. I capelli impiastricciati di sabbia e salsedine, il corpo brunito dal sole di una giornata in mare. Che maschio !!!

“Ta taaaaaa…..i miei stasera non ci sono…. ed ho organizzato una cenetta a lume di candela…che ne dici?…” – esordii balzando in piedi come una stupida bimba
“…bene…sono a digiuno da stamani…ho una fame boia!!!…però prima dammi almeno il tempo di farmi una doccia…guarda in che stato sono ridotto…” – mi rispose bruscamente senza degnarmi di uno sguardo
“…dove sei stato di bello oggi?…perché non mi hai chiamata?…come mai sei rientrato così tardi?…è tutto il giorno che ti aspetto…” – non riusci a trattenere tutta questa valanga di domande come la peggiore delle fidanzate o delle mogli

Lui, che già sembrava stanco e un po’ ombroso nei miei riguardi, si diresse senza neanche considerarmi verso la doccia esterna…e calatosi il costume si gettò sotto il getto d’acqua.

“Oh…ma…. ”
“…passami un bagno schiuma…. e uno shampoo…. ” – mi ordinò bruscamente

Obbedii con le gambe che mi tremavano. Quel cambio di atteggiamento mi aveva spiazzato. Sempre allegro, giocoso e disponibile…. direi riguardoso nei miei confronti…adesso invece prepotentemente maschio che ordina e prende ciò che vuole. C’era una sorta di arroganza nel suo comportamento tanto che, a fine doccia, neanche si rimise il costume e stesosi su di una sdraio si accese il suo (maledetto) sigaro.

In piedi di fronte a lui sembravo una scolaretta sotto interrogazione. Non osavo fiatare ipnotizzata com’ero da quella carica ignorante di testosterone.

“Allora, signorina…. che hai da guardare?…non volevi questo ieri?…ti scandalizzo?…eh?…” – mi chiese in tono di sfida
“…non mi aspettavo che tu…”
“…ti è piaciuto spiarmi stanotte?…credi che non me ne sia accorto?…”
“…ah…scusa…io non…è che…ho…”
“…a me non piace essere spiato…per niente!!!…e tanto meno essere provocato da una ragazzina e dover far finta di niente….

lo sai che non è nella mia natura…cosa vuoi da me?…. cos’è questa carnevalata?…il vestitino elegante?…il vino fresco?…le candele?…. cosa vuoi da me?…. vuoi provocarmi?…per cosa?…ti piace questo gioco?…eh?…. perché sai che io non posso toccarti neanche con un dito?…”
“…io speravo …”
“…lo sai che palle mi ha fatto tuo papà ieri sera quando siamo tornati??? domande su domande…che mi hanno profondamente offeso…e alla fine abbiamo litigato…non so se io e lui potremo continuare a lavorare insieme….

credo che a settembre cercherò una situazione diversa…mi ha rotto veramente le palle!!!…”
“…che domande ti ha fatto?…”
“…nessuna diretta. Ovviamente, non avendo le palle necessarie. Ma era chiarissimo che il suo sospetto fosse quello che ti puoi immaginare…. e immagino che anche tua mamma ti abbia tartassato…”
“…sì…e oggi mi ha fatto anche delle raccomandazioni…” – risposi istintivamente sbagliando
“…. benissimo!!!…a questo punto mi sento definitivamente sciolto da ogni sorta di impegno morale nei loro confronti.

Vado su, preparo la valigia e me ne vado…..”

Gettò il sigaro in mezzo ad un cespuglio e, deciso ed incazzato come non lo avevo mai visto, se ne andò sparato in camera sua. Lo raggiunsi spaventata dagli eventi. Cercai in qualche maniera di rabbonirlo giustificando i miei che erano fatti in quella maniera e che erano preoccupati per me…e che…bla bla bla…

Senza neanche guardarmi con decisione metteva le sue cose dentro il borsone alla rinfusa.

Si infilò deciso un paio di pantaloni (senza neanche le mutande sotto)…una camicia aperta sul davanti. Mi passò accanto guardandomi incazzatissimo.
“…non ti preoccupare. Non ce l’ho con te…e non racconterò di certo a quel coglione di tuo padre tutta questa storia tra me e te…. ” – mi dette un bacino sulla fronte – “…in bocca al lupo, signorina…”

Dopo neanche un minuto la sua macchina stava percorrendo il vialetto sterrato alzando una nuvola di polvere.

In piedi col mio vestitino di lamé osservai il tavolo apparecchiato, il vino fresco, la candela che stava lentamente consumando.

Mi misi a sedere e piansi silenziosamente.

Ero solo una stupida, presuntuosa ed ingenua ragazzina.
E avevo creato, col mio comportamento solo un gran casino.

“…sei bella quando piangi…”

Lo spavento per quella voce mi fece alzare di shitto dalla tavola facendomi rovesciare (e rompere ahimé!!!) i bicchieri di cristallo che avevo scelto per quella cenetta romantica.

Riccardo, imbarazzato come un bimbo, se ne stava a pochi metri da me con la testa bassa a fissare il pavimento

“…che ci fai qui?…come sei entrato?…”
“…scusa…non volevo spaventarti…è che…oggi al mare…ti ho vista agitata…guardavi il mare…eri triste…e credevo che la colpa fosse mia…”
“…ma no…no…è che è successo un casino…”
“…ho litigato con la mia ragazza…. ci siamo lasciati…e se n’è già andata via…e allora sono corso qui…sono passato dal boschetto…e ho visto quel signore che se ne andava…e che eri sola…allora…ho trovato il coraggio di entrare…scusami io…”
“…che vuoi Riccardo?…questa è già una vacanza abbastanza di merda…”
“…sei bellissima…e io sono solo un coglione a non aver capito subito che ti amo…”

Le parole lasciarono spazio ai fatti.

La serata fu lunga, intensa e, alla fine di essa, mi ritrovai donna.

Epilogo
Riccardo mi fece diventare donna. Molto donna!!! Riuscimmo con complicati sotterfugi a vederci praticamente ogni sera. Una volta tornati nelle rispettive città, dopo un paio di lettere di amore intenso, scomparve nel nulla. Adesso siamo (incredibilmente) “amici” su Facebook!!!

I miei il giorno dopo, resesi conto della partenza di Tiziano e dopo un lungo interrogatorio a me, decisero che in fondo era meglio che le cose fossero andate così.

Erano anni che mio padre si lamentava del socio e del suo “stile” di vita e di lavoro.

Sentii solamente mio padre al telefono che urlava parole di fuoco nei confronti dell’ex amico fraterno.

Tiziano, per le notizie che ho potuto avere da mia madre, aprii a settembre un’agenzia per fare concorrenza spietata a papà.

Le cose non gli andarono troppo bene tanto che, dopo aver cercato di far pace con mio padre, dovette chiudere.

Pare che abbia trovato lavoro in tutt’altro settore come dipendente. Dopo alcuni anni si accasò con una ragazza russa bellissima.

Adesso Tiziano ha due figli, un’utilitaria rugginosa, un cane ed una suocera a carico.

Le mie storie (62)

Eccomi di nuovo qui pronta a raccontarvi quella che potrei definire “una scopata annunciata”. È un periodo in cui sto lavorando parecchi, mi ritiro a casa stanca morta e voglia di uscire non ne ho per niente. La settimana scorsa mi arriva sul cellulare un messaggio di Renata che diceva che era venuta a trovarla Robert uno dei ragazzi cubani che abbiamo conosciuto l’estate scorsa. Io naturalmente mi sono resa disponibile in caso di cene e feste, dicendole che avrei avuto piacere ha salutarlo.

Renata un paio di giorni dopo mi tiene al telefono 1 vita raccontandomi che era riuscita a mandare il figlio a casa del padre (lei è separata) e che se la stava passando molto bene con il suo “amico”. Effettivamente anche durante le vacanze cubane, fra di loro si era creato 1 bel feeling, tanto che lui avrebbe voluto venire in Italia anche prima, ma lei si era tirata indietro. Lunedì scorso (mentre vi scrivo è giovedì) Renata organizza una cena a casa sua insieme ad altre amiche ed amici alcuni dei quali cubani residenti a Napoli.

La serata è molto divertente, l’incontro con Robert è fin troppo affettuoso, infatti il suo abbraccio termina con 1 manata piena sul culo e lui che ridendo conferma i complimenti al mio didietro tra le risate di 1 paio di suoi amici e della stessa Renata che non sembra infastidita dai modi utilizzati verso la sottoscritta. Per la verità, tornando indietro con la memoria, in quel di Cuba avevamo diviso equamente i nostri accompagnatori, ed anche io ero stata con Robert.

Tra pasta, mozzarella, melanzane, salsicce e altro ben di dio che non scrivo per non farvi venire l’acquolina in bocca, tutto sembra andare per il meglio, fino a quando la padrona di casa non riceve 1 telefonata. Non volendo mi accorgo, pur senza capire cosa stia dicendo, che si sta alterando, così quando chiude il cellulare istintivamente le vado incontro per cercare di aiutarla. Lei mi dice che il figlio sta tornando a casa perché il padre ha dovuto anticipare un problema di lavoro e quindi glielo ha rispedito indietro.

Renata non sa come fare con Robert, perché chiaramente non può ospitarlo con il ragazzo in casa. Io le suggerisco di farlo andare a casa dei suoi compatrioti, dicendole che non ci sarebbe stato problema, lei invece mi chiede di ospitarlo a casa mia, lasciandomi un po’ stupita per una serie di motivi che potrete immaginare. Anzi quando io dopo aver tentato blandamente di rifiutare, pian piano accetto, lei ridendo mi fa “così ti diverti un po’ anche tu”.

A fine serata, lei spiega la situazione al suo amico dicendo che sarebbe stato soltanto per una sera (ed effettivamente è stato così, perché il figlio poi è partito per Capri con amici). Salutiamo tutti, ed andiamo via direzione casa mia. In macchina lui mi racconta che con Renata sta molto bene, che vorrebbe fare le cose più seriamente. Dalle sue parole capisco che vorrebbe trasferirsi qui, magari anche sposarla, dopo tutto nonostante sia più giovane di lei (ed anche della sottoscritta), è comunque un ragazzo laureato, di una certa cultura.

Arrivati a destinazione, lo porto nella camera cosiddetta degli ospiti e dopo aver fatto insieme a lui il letto gli dico che vado al bagno. Lui si sistema e quando esco lo trovo davanti al televisore. Sono circa le 2, io indosso una maglietta molto lunga e sotto la mutandina, lui invece è in canottiera e boxer, e devo dire che c’è 1 bel vedere davvero, nonostante ricordassi l’estate scorsa, vedermelo davanti un’altra volta non mi ha lasciata certo indifferente.

Chiacchieriamo sul divano ancora una mezz’oretta e poi ci salutiamo ognuno nella propria stanza. Mi infilo sotto il lenzuolo ed accendo la televisione, dopo averla guardata un po’ la spengo e mi giro di fianco per dormire. Passa qualche minuto e sento la mia porta socchiusa fare 1 leggera refola di vento; poi il mio lenzuolo si solleva e dopo 1 paio di secondi sento la sua presenza dietro la mia schiena. La sua mano si infila tra le mie cosce e dopo avere spostato di lato il bordo dello slip con 1 dito entra nella mia micia.

Io giro la testa e mi ritrovo le sue labbra che mi baciano mentre con gli occhi sorride. Piano piano mi toglie la maglia e poi la mutanda; sento le sue mani esplorare il mio corpo un po’ ovunque, mi prende 1 seno con la mano ed incomincia a stringere giocando con il capezzolo tra le dita, poi finalmente dietro poggia il suo uccello bello duro ed io mi piego un poco a cucchiaino spostando il sedere un po’ all’indietro verso di lui.

La sua mano mi allarga una natica e mi solleva un po’ la coscia giusto il tempo per mettermelo dentro ed incominciare a muoverlo avanti e indietro. La posizione non è delle più comode, ma il suo uccello liscio lungo esattamente come me lo ricordavo mi penetra con meravigliosa facilità. Poi lui si alza in mezzo al letto e dopo avermi invitato a fare lo stesso, mi fa mettere a quattro zampe per poi ricominciare a scoparmi.

Chiudo gli occhi e mi ritrovo a Cuba, un anno fa, in quella stanza d’albergo dove insieme a Renata ed ai suoi amici ci divertimmo tanto. Sento le sue dita giocare con le mie labbra e poi entrare in bocca, comincio a succhiarle mentre lui continua a farmi godere. Poi le braccia mi vengono meno, appoggio la faccia sul materasso e vengo; sento la sua voce che mi dice “brava, brava…” e poi la mia schiena si bagna del suo sperma.

Per un paio di minuti resto stesa a pelle di Leone per riprendermi, lui si appoggia allo schienale del letto e mi guarda. Riprendo le forze e vado in bagno a pulirmi; quando torno lo trovo esattamente come lo avevo lasciato, soltanto che il lenzuolo non copre più il suo uccello che “riposa” sulla sua gamba sinistra. Mi metto di fianco a lui appoggiata con la testa sul braccio, è da più di un mese che non dormivo con un uomo, è una bella sensazione.

Mi parla di Napoli, dice che somiglia a l’Avana, che i napoletani sono molto simpatici ed espansivi, poi il braccio sopra il quale ho appoggiato il mio collo all’improvviso si anima alla sua estremità. Poggia la mano sotto il seno sinistro e comincia a “palleggiare” letteralmente, mentre contemporaneamente continua a descrivere le meraviglie della nostra città. Si ferma, prende tutta la mammella nella mano ed incomincia a massaggiarla; mi guarda e con un veloce movimento di bacino sposta il suo uccello da sinistra a destra.

Io rido e poi allungo la mano fino a prenderlo fra le dita. Lentamente gli scopro la cappella fino a giù per poi risalire e nascondergliela. Robert reclina il capo all’indietro e chiude gli occhi mentre io continuo con la mia sega. Il suo uccello diventa sempre più grosso tra i miei polpastrelli piccoli, quando è finalmente duro e lungo, mi chino con la testa e glielo prendo in bocca. Cerco di andare più in fondo possibile, con le labbra arrivo a sfiorargli le palle, è tutto depilato, mi sembra un tubo tutto nero.

Comincio a sentire la sua punta umida, mi sollevo e con un gesto atletico (di cui mi sorprendo) gli salgo a cavalcioni. Lui scivola sul cuscino mentre io mi muovo sopra di lui facendo ballare le mie tettone. Ogni volta che torno giù, lo sento sempre più dentro, sempre più in fondo alla mia micia. Godo di nuovo come una pazza, mi fermo su di lui, che si solleva, mi fa poggiare la schiena sul letto, e dopo avermi allargato ed alzato le cosce, mi scopa fino a venirmi sulla pancia.

Sono circa le tre di notte quando dopo essermi lavata per l’ennesima volta, mi rimetto la maglietta per dormire. Lui si piazza di fianco a me girato dall’altro lato.
Apro gli occhi che sono le otto e qualche minuto; per fortuna approfittando della cena di Renata, ho lasciato detto allo studio che sarei arrivata per le 10:30. Robert dorme beato, lo guardo per qualche secondo e poi vado a fare il caffè.

Mentre aspetto, chiamo Renata e le dico che per le dieci ci dobbiamo incontrare in piazza. Lei mi chiede come sia andata la nottata, io ridendo le dico… bene, bene. Il caffè comincia ad uscire, saluto la mia amica e vado a svegliare il mio ospite con il profumo di Napoli. Mi seggo accanto a lui, che dopo aver aperto gli occhi mi saluta con un sorriso. Si mette seduto, mi ringrazia per l’ennesima volta dell’ospitalità mentre sorseggia il caffè, io gli dico che devo andare a fare la doccia, lui fa un cenno d’assenso, poi mentre mi allontano vedo con la coda dell’occhio che mi segue in bagno.

Mi tolgo la maglia ed entro nella cabina, lui fa pipì (particolarmente lunga) e dopo, mentre ancora sto regolando la temperatura si infila anche lui dentro. L’acqua comincia a scendere, lui mi abbraccia e comincia a baciarmi vigorosamente; i nostri corpi sono uniti più che mai, sento il suo uccello pulsare contro la mia micia. Le sue mani scendono entrambi dietro la mia schiena fino ad agguantarmi il sedere. Mi palpeggia con gusto, con determinazione, con un dito arriva a stuzzicare il buchetto del culo ; io non me lo aspetto e mi irrigidisco un attimo, lui con una mano su una chiappa e l’altra sotto un ginocchio, mi solleva e dopo avermi appoggiato al muro me lo mette dentro.

Fra l’eccitazione e l’acqua che scende, faccio fatica a respirare, mi aggrappo a lui con le braccia e con le gambe, mentre scivolo con la schiena lungo il muro sotto i colpi del suo uccello. Le mie urla tradiscono l’ennesimo orgasmo, lui continua ancora per un po’, poi si ferma, mi fa poggiare le gambe a terra e dopo averlo tirato fuori, con le mani se lo tocca fino a venirmi addosso. Con la spugna intrisa di bagnoschiuma, acqua e sperma, mi lavo, esco e lascio lui dentro continuare a lavarsi.

Mi vesto da lavoro, gonna e giacca blu, camicetta bianca e scarpe con tacco moderato. Lui indossa il pantalone ed una maglietta grigia, mi fa i complimenti per l’abbigliamento e dopo aver portato in cucina le tazzine di caffè (ed averle lavate), va nella camera degli ospiti a chiudere la valigia. Sono le dieci ed un quarto quando in piazza da lontano vedo Renata che mi saluta. Robert mi dà un bacio sulla guancia, la solita manata sul sedere e si avvia verso di lei.

Una bella nottata non c’è che dire, lui ripartirà a fine giugno… chissà.

Quella vacanza in grecia

Il sole, quanto lo avevo sognato in quelle cupe giornate di Milano, e il mare che ora si stendeva davanti a me finalmente erano dei segni tangibili di libertà.
La barca era li ormeggiata davanti a me e aspettava solo di sciogliere le vele al vento per portarmi via tra le isole dell’ Egeo. Mentre finivo di caricare le ultime cose sulla banchina arrivava il traghetto da Kos, riversando il solito fiume di turisti accaldati e vocianti.

Io li osservavo un po’ distratto quando la vidi, bionda miele nascondeva i suoi riccioli sotto uno di quei cappelli di paglia larghi e due occhialoni alla Hepburn il vestito leggero come un soffio lasciava trasparire un seno quasi acerbo che rivelava una abbronzatura topless, mentre trascinava un trolley passò davanti a me e allora vidi che piangeva, il trucco colava e leggermente rigava le guance di rimmel. Dissi tra me “una vacanza e un amore finito! O peggio.

” In quella una sgommata e il suv frena prepotente sulla banchina, ne scende un buzzurro da film vanzina che la affronta e la strattona per farla salire in macchina colpendola di insulti, sta per alzare una mano per colpirla, non so come sono già sceso al volo e lo agguanto, molle come un polpo mi sguscia via e urla “tieniti quella Troia ! É tutta tua!” E via col macchinone falciando le stente aiuole del Marina.

Un gran bastardo borbotto tra me mentre mi volto, lei è lì quasi stenta a parlare, è scivolata a terra e si è sbucciato un ginocchio, sembra un fiore calpestato. “Posso aiutarla ? Mi scusi forse non dovevo intromettermi ma davvero non ho resistito, pe favore venga la porto da un dottore le medicherà il ginocchio…..”. Mi guardò attraverso gli occhiali scosse la testa e senza dir nulla cominció a raccogliere gli occhiali rotti e il cappello calpestato, meccanicamente fece per afferrare il trolley ma la maniglia le restò in mano, la fissò per un attimo e scoppiò a piangere silenziosamente mentre scivolava ancora a terra.

La strinsi in braccio per impedirle di cadere e restammo così sotto il sole abbracciati come due adolescenti lei disperata e io stupito. Poi la portai in barca la feci coricare in una cuccetta fresca e le diedi acqua e asciugamani, poi la lasciai riposare. Andai sul ponte e riordinai tutto poi mentre mi facevo la doccia sentii il suo sguardo su di me, mi voltai e mi scrutava dal portello di ingresso della barca.

Le chiesi come si sentiva, le vidi quegli occhi verdi brillare nella penombra della cabina poi arretrò sparendo all’interno. La seguii come affascinato e appena dentro lei mi abbracciò completamente nuda, il corpo era totalmente abbronzato da nudista, agile e vellutato, non un pelo sul corpo, mi strinse con delicatezza ma decisa, io ancora bagnato reagii subito con una erezione totale scorsi i fianchi le natiche e quel seno da ragazza capezzoli duri e prepotenti ci baciammo con foga non sapevo neanche il suo nome ma la volevo e sentivo la stessa urgenza in lei, succhiavo i seni e frugavo quel ventre liscio che mi allagava la mano, mente lei aveva preso possesso del mio cazzo e lo accarezzava e segava dolcemente.

La girai e la feci appoggiare sul tavolo del saloncino le alzai una gamba e la baciai leccandola fino ad arrivare alla fica, piccola rosea e odorosa di muschio, colava il suo umore e mi ci abbeverai la coprii di baci immersi in quel liquido poi usai la lingua come un cazzo e le esplorai la vagina fino a sentirla tremare gemere ed esplodermi in bocca. Mi alzai e la baciai afferrando quei riccioli ribelli, poi sollevandola come un velo la avvicinai al cazzo e lentamente godendo ogni centimetro della sua fica glielo piantai dentro, quegli occhi verdi divennero enormi il suo seno sussultava mentre continuavo a scoparla in piedi alternando profonde affondate a ritmi accelerati finché le misi la mano destra tra i glutei spinsi il dito medio nel suo ano e la vidi godere scuotendosi come percorsa dalla corrente elettrica.

Non avevo ancora goduto, la guardai abbandonata sul grande tavolo lucida di sudore e delle sue godute, io il cazzo teso come una sbarra pulsante di vene rigonfie la baciai in bocca sui seni nel ventre poi la rovesciai puntai il suo culetto abbronzato e infilai la punta del cazzo, dento fuori dentro fuori, ancora e ancora sempre più giù fino che le mie palle sbattevano sulle chiappe lisce di lei. Durai ancora poco poi stappai il culo e le misi tutto il cazzo in gola e la feci bere un lago di sborra che mi gogogliò dalle palle.

Rimanemmo insieme tutta l’estate e fu un orgasmo di sole vento sesso e sesso sesso.

L’odore del sesso

Cos’è successo?
Dove sei andata? Dove è finita la ragazzina a cui infilavo le margherite
tra i capelli, quelli fluenti, lunghi e lisci come seta, non quella
acconciatura da matrona romana che hai ora, che giocava e si rotolava nei
prati con me e rideva e si scherniva e poi mi baciava d’impluso con tutta
la foga spensierata dei vent’anni?

Ti guardo ora. Non sei più la stessa. L’espressione indurita tra gli occhi
e lo sguardo cupo che non si accende più per me.

Niente più corse nella
spiaggia deserta all’imbrunire, niente più falò e stelle cadenti e baci e
carezze e ansimi e sussurri e il tuo corpo morbido e il mio teso e proteso
verso di te.

Una fila interminabile di ombrelloni. Tutti dello stesso color ruggine,
perfettamente allineati. In questo nostro nuovo mondo non c’è più spazio
per il disordine.
Una casa di proprietà, due figli, un rassicurante conto in banca e un suv
nuovo fiammante come si conviene ad una famiglia come la nostra.

Tutte le
cose giuste e al loro posto.

Lo vedo. Lo vedo come lo guardi, non è una novità per me quel tuo sguardo
sornione e malizioso.
Mediamente alto, mediamente sovappeso e mediamento sposato. Pizzetto e
tempia rasata. Occhi azzurri.
Io gli occhi ce li ho marroni, il colore più anonimo dell’universo. Come me.
Sguardi ricambiati e insistenti tra le sdraio e i lettini unti di crema
solare e corpi bagnati.

Sguardi azzurri e neri che si intrecciano, sopra i nostri bambini che
giocano assieme, sopra la noia del matrimonio, sopra la noia di tutta
questa vita.
`Allora vado’
`Sì, resto io con i bambini’
Si è truccata. Solo un velo leggero, ma c’è. Non ci sarebbe nessun bisogno
di restare. Giulia e Federico dormono come sassi e in ogni caso sono
abbastanza grandi per poter stare qualche ora da soli.
Ma non ne ho voglia.

Non ho più voglia di attrezzatissimi villaggi con le
palme, di vialetti lindi e ordinati, di animatori forsennati e insistenti
e dei loro giochini demenziali. Ho voglia di disordine.
Chiudo gli occhi. In questo momento vorrei essere su una spiaggia deserta,
con il vento dell’oceano che ti soffia forte sul viso e una ragazza che si
lasci infilare fiori tra i capelli.

E invece esco. D’impulso. Aria. Ho bisogno di aria.

Il tirreno non è
l’atlantico ma se chiudo gli occhi potrei farlo diventare, non sono poi
così vecchio da non saper più sognare.
Passo accanto all’anfiteatro, tronfio di musica e baldoria.
Dall’altoparlante la voce del capo animazione che arringa la folla in
delirio da vacanza. Stanno facendo un gioco, mi sembra ci capire,
reclutano coppie tra gli uomini-bambini e li fanno giocare insieme proprio
come grossi bambinoni ritardati. Sto per passare oltre quando qualcosa mi
induce a fermarmi.

Una risata che ben conosco, in quel bosco di rumori e
schiamazzi. Una risata argentina, fresca e allegra come non la sentivo più
da vent’anni.
Infatti è lei sul palco. Accanto, tra lei e l’animatore c’è il tipo della
spiaggia.
Ondeggia, si muove e ride in quel gioco per bambini deficenti.
Il tipo col pizzetto è istrionico, si vede lontano un miglio che cerca di
far colpo su di lei, che d’altro canto non si rifiuta affatto.

Se volete
far colpo su mia moglie fatevi venire gli occhi blu. Sono una garanzia.
Ecco, dovrei sentire dolore adesso, gelosia la chiamano, e invece nulla.
Il vuoto.
Il gioco prevede che i due si struscino e si intrecciano in posizioni
complicatissime, chiaramente erotiche. I suoi seni si posano sulla schiena
dell’uomo, che si volta sopreso. Ha chiaramente gradito e lo sguardo che
le getta nella scollatura è carico di cupidigia.

Sorride soddisfatta. Ha notato l’abbraccio azzuro sui propri seni e lo
sguardo che gli rivolge è più di una promessa.
Non so perché lo faccio.
Perché me ne sto acquattato dietro un salice, nell’ombra deserta dei campi
sportivi a spiare come un guardone mia moglie che si concede ad uno
sconosciuto.
Neanche una traccia di quel dolore che dovrebbe arrivare e non arriva.
Rimango a guardarlo mentre le palpa il seno, lo stringe con forza, le mani
a coppa sopra la stoffa leggera del vestito estivo.

Non le aveva così grandi una volta le tette. Credo le siano cresciute con
le gravidanze e dopo sono rimaste lì voluminose e ingombranti, pronte a
far la gioia di qualche infedele con gli occhi azzurri e il pizzetto.
La bacia sul collo e subito vedo mia moglie arrendersi languidamente con
la libido sul viso.
Se volete scoparvi mia moglie baciatela sul collo. Non resiste, garantito.
Affonda una mano nella scollatura, impasta a lungo, a semicerchio poi le
sbottona il vestito.

Una mammella, grossa e pesante sguscia fuori dal reggiseno, mezzo
abbassato.
E’ bianca come il latte e la sua apparizione imprevista e prepotente
squarcia il buio della notte e mi suscita un brivido del tutto inspettato.
Non lo conosco più il tuo corpo. Non conosco queste tue nuove forme
procaci da signora. Troppo tempo è passato dall’ultima volta che ti ho
sfilato la camicia da notte e ammirato il tuo corpo nudo nella luce
tiepida e discreta della nostra camera.

Ti bacia le tette. Una alla volta. Succhia, e quei larghi alveoli viola
che così tante volte ho leccato, spariscono ingoiati nel lordo pizzetto di
una bocca estranea e sconosciuta.
Ti solleva la gonna, mentre tutto intorno i grilli iniziano a frignare
salmi ossequiosi.
Le mutandine bianche, nel fondo delle cosce abbronzate. La sua mano che vi
penetra, tu che reclini il capo e sospiri.
E’ fatta, chiaramente si è arresa, niente più impedirà a quest’uomo di
scoparsi mia moglie nel silenzio complice di quest’angolo appartato.

Non certo io che me ne sto impietrito dietro questo albero piangente a
ruminare sentimenti che dovrei provare e non provo e altri nuovi che non
dovrei avere e ho.
Si inginocchia davanti a te e la sua nuca rasata sparisce sotto la gonna
nera, le mutandine cadono alle caviglie e tu strabuzzi gli occhi, sospiri
e lasci che quest’uomo, di cui non conosci neanche il nome, ti lecchi
voluttuosamente la fregna.

Te l’ho insegnato io questo gioco. All’inizio non volevi saperne di
rapporti orali. Cose da a****li dicevi. Solo poco alla volta ti sei
lasciata andare ai miei baci e alle mie esplorazioni bagnate.
`porca miseria, sto venendo!’ mi hai urlato con voce ridicolmente ingenua
quella prima volta. Mi sembra di sentire ancora il bruciore delle tue
cosce sulle guance, il tuo sapore sozzo sulle lingua.
E’ la vampata di un attimo poi torno al presente.

Il presente ora è
davanti a me, sotto la luce diafana dei lampioni del campo di
pallacanestro. E’ mia moglie, quella che ho sposato più di dieci anni fa,
è la madre dei miei figli che poggiata contro un albero, le mutande calate
e le gambe divaricate, si fa leccare la fica da quest’uomo.
In fondo sapevo che sarebbe arrivato questo momento. Lo sapevo dal giorno
in cui ho iniziato a non guardarla più mentre si spogliava, la sera.

Ad
ignorarla per giornate intere a respingere digustato l’idea di dover fare
qualcosa con quell’arpia velenosa con cui avevo appena finito di
azzuffarmi per una luce lasciata accesa o per il volume troppo alto.
Qualche estemporanea e sbrigativa avventura extraconiugale, mi aveva
definitivamente spento ogni residuo trasporto.
Eppure mi sembra di scoprirti in una luce nuova mentre quest’uomo ti
spoglia e si spoglia a sua volta davanti a te.
Forse sarà per quel seno bianco che ciondola mollemente fuori dalla
spallina, o forse sarà anche per la mano che ora gli insinui nei
pantaloni, ma qualcosa mi si muove dentro.

Un desiderio nuovo che credevo
ormai scomparso mi assale nel vedere quella mano muoversi nei pantaloni
dello sconosciuto.
Gli stai toccando il cazzo. Stai stringendo un cazzo che non è il mio. E
muovi quella mano stancamente mentre lui ti abbassa vestito e reggiseno in
unica soluzione e le mammelle ti balzano fuori tremolando come due
sacchetti di gelatina.
Lavori per liberarlo, cinghia bottoni, lampo e infine arrivi.
Un brivido e una fitta violenta al costato quando finalmente ti vedo
stringergli il cazzo eretto.

Lo masturbi mollemente, con quel ritmo stanco
che ben conosco. Non dura molto. Lui ti pone le mani sulle spalle
costringendoti ad abbassarti. Lo sappiamo tutti e tre cosa devi fare, ora.
O almeno quello che lui pretende da te.
Ecco. Ora voglio proprio vedere cosa succederà. Se davvero mia moglie se
lo farà mettere in bocca quel cazzo schifoso. Perché lei la odia sul serio
questa cosa qui.
Dopo anni di insistenze e tentativi io ci avevo perso ogni speranza a
farmi fare una pompa da mia moglie finchè nella più inaspettata delle
sere, per la prima ed unica volta, successe davvero.

Era morta sua madre quella stessa mattina e non so se per la depressione
seguita o cosa ma finimmo a letto praticamente subito e lì tra un
singhiozzo e una lacrima mia moglie finalmente acconsentì a farselo
mettere in bocca.
Mi sembrò di toccare il cielo con un dito, anche se tecnicamente non fu
una gran cosa. Era la prima volta in vita sua che lo faceva e non sapeva
bene come muoversi.

Se lo strofinò un po’ tra le labbra aperte e quando
finalmente si decise ad infilarselo in bocca non gli riuscì di andare
oltre il glande.
Io comunque eiaculai quasi subito. Non me ne accorgo al momento, ma anche i grilli hanno smesso di lagnarsi e ora siamo tutti lì ad aspettare e vedere cosa farà mia moglie.
E finalmente Marianna si muove. Lo tiene tretto nel pugno, apre la bocca,
si china e –proprio in quel momento con un gran fracasso partono gli
irrigatori automatici.

Per una attimo la scena è comica, tu balzi in piedi
nuda e lui, che ti viene dietro, con quel cazzo penzoloni sembra quasi un
satiro che rincorre la preda.
Si rincorrono e cercando di allontanarsi dal getto d’acqua finiscono per
cadervi proprio sotto e avvinghiati uno all’altra tentano di liberarsi
degli ultimi indumenti che hanno indosso.

E ora guardate me. Sono quello di spalle, stempiato e un po’ ingobbito.
Guardatemi mentre mi masturbo guardando mia moglie fare sesso con un altro
uomo.

Guardatemi mentre le ammiro il corpo nudo e abbronzato e la riscopro
come fosse la prima volta.
Tra le pieghe della gonna sollevata in vita, le si intravede la fica.
Smetto anche di masturbarmi per osservare meglio questo buco che una volta
mi apparteneva e dove presto un altro uomo penetrerà al posto mio, se non
faccio niente.
E’ da così tanto tempo che non gliela vedo che mi sorprendo a scoprirla
perfettamente liscia e glabra.

Non sapevo si depilasse là. Ai nostri tempi
o alla nostra età, non c’era e non c’è questa moda di radersi il pube. Il
fatto che l’abbia fatto me la fa riscoprire più giovane e disponibile.
Forse non è ancora gelosia ma inizio a provare quantomeno invidia per
questo stronzo con gli occhi azzurri che è riuscito a portarsi a letto,
cioè sul prato, mia moglie con le sue nuove tette e la figa depilata.

Succede senza che me ne accorga. Lei è distesa prona e lui le è sopra
mordicchiandogli l’orecchio. Adesso dovrei intervenire e strappargliela
via. Mi accorgo che sta succedendo qualcosa solo quando vedo il culo nudo
di lui muoversi ritmicamente su e giù.
Una fitta mi trapassa il cuore. Dovrei scappar via ora oppure saltargli
sopra e strapparglielo di dosso, qualunque cosa. E invece rimango qui a
soffrire guardando mia moglie che si fa scopare come una cagna da un altro.

Vi vedo bene ora che ti ha fatto mettere carponi. Non si è preso neanche
il disturbo di toglierti il vestito. Hai la gonna arrotolata sulla schiena
e dalle spalline abbassate le pesanti mammelle, fuori dal reggiseno
oscillano violentemente, dal viso allo stomaco, infrangendosi con un tonfo
sordo ora su uno e poi sull’altro.
Neanche le più trucide mignotte si fanno sbattere così in mezzo al campo
di uno squallido giardino periferico.

Puttana! Puttana! Puttana! Grido.
Poi vengo sborrando copiosamente sulle margherite. Rientri che è quasi l’alba. Sgaiattoli in bagno cercando di non far
rumore. Mi assicuro che i bambini dormano e ti raggiungo. In mano tengo
stretta una sbarra di ferro.
Sei davanti allo specchio e ti bagni il viso. Hai gli occhi cerchiati di
rosso. Devi aver pianto. Sollevi lo sguardo e guardi senza capire la mia
faccia truce riflessa nel chiarore del neon.

Hai dei lividi sul collo e sulle braccia. Una spallina del vestito è
strappata e sotto si vede la mammella gonfiare il reggiseno. Puzzi di
sesso ed erba bagnata.
Sento un brivido alla schiena mentre sollevo la pesante sbarra. Mi fai
schifo, ti odio come non mai e ho una voglia matta di scoparti.
Senza una parola ti vengo dietro con la sbarra spianata. Ti strappo di
nuovo il vestito, denudantoti il petto e affondo il viso nell’incavo del
collo.

Ti irrigidisci, poi chiudi gli occhi e ti lasci andare e mi
carezzi, cercando con la tua bocca la mia. Sobbalzi quando senti la mia
sbarra infilarsi tra le tue chiappe.
Ti faccio chinare sul lavandino, scopro la tua fica, la tua nuova fica,
depilata e sozza e guardo la tua faccia attonita rattrappirsi in una
smorfia di piacere mentre la mia sbarra penetra lentamente dentro di te.

Rapita e torturata dal nemico

Quando aveva fatto le esercitazioni al campo militare Laura era stata avvertita che se fosse stata catturata non sarebbe stata un’esperienza facile. In quella regione del centro Africa le tribù locali sottoponevano i soldati prigionieri a ogni tipo di tortura. Ma la passione di Laura per l’esercito, benché donna e molto bella, le aveva fatto cancellare ogni paura.
E così era partita per la sua prima missione di ricognizione in quel territorio lontano e quasi inesplorato, nel bel mezzo della foresta.

Erano in perlustrazione con la sua squadra, quando all’improvviso dal folto della boscaglia erano comparsi decine e decine di ribelli locali. Presto furono circondati e sottoposti a un fuoco incrociato.
La sua squadra in breve si disperse, ognuno per cercare di salvarsi. Così Laura rimase sola, nascosta dietro un folto cespuglio, sperando di passarla liscia. Ben presto, invece, venne avvistata e catturata. Era sola, gli altri commilitoni evidentemente erano riusciti in qualche modo a salvarsi.

Dopo una lunghissima camminata venne condotta in un villaggio e qui incontrò l’unica persona che parlava la sua lingua. Questi era anche il capo villaggio e ben presto, in modo brutale, le spiegò la situazione: “maledetti bianchi, venite qui nella nostra terra e volete imporre la vostra legge, ma noi vi uccideremo tutti. Tu intanto resterai nostra prigioniera e useremo i filmati delle torture che ti faremo per convincere ogni altro invasore estero a lasciarci in pace”.

Venne portata in una capanna e legata all’interno di una gabbia e poi per qualche ora non successe più nulla. Dopo, il capo del villaggio, un negro alto quasi due metri con un corpo molto muscoloso, entrò nella capanna e le rivolse la parola. “Lurida troia, adesso vedrai cosa vuol dire far parte di un esercito nostro nemico. E stai tranquilla, filmeremo tutto e lo manderemo alle vostre televisioni”.
Quindi nella capanna entrarono altri due negri, uno con una telecamera e l’altro con una grande borsa.

Laura venne presa, fatta uscire dalla gabbia, spogliata violentemente dai due negri, messa sdraiata su un tavolaccio che c’era lì e legata con mani e piedi alle quattro gambe del tavolo. Si trovò così in una posizione molto scomoda, con la testa fuori dal tavolo e con le gambe aperte in modo osceno.
Intanto avevano aperto la borsa e avevano cominciato a tirare fuori fruste, candele, mollette da bucato, corde e una serie di altri oggetti.

Il capo del villaggio le si avvicinò, mentre un altro aveva già iniziato a riprendere tutta la scena con la telecamera. “Ora faremo vedere al mondo quanto sono troie le donne occidentali e cosa succederà a loro se continueranno a venire come forze di occupazione nella nostra terra”. Intanto aveva cominciato a toccarla con una mano, che partendo da una gamba risaliva fino all’inguine, passava sulla sua fica, sulla pancia e fino alle tette.

Laura aveva provato a urlare e a liberarsi: “maledetti bastardi lasciatemi stare”, ma uno schiaffo l’aveva immediatamente fatta desistere. Quella mano continuava a fare su e giù sul suo corpo, mentre il capo del villaggio parlava agli altri presenti in una lingua a lei incomprensibile. Laura, intanto, nonostante la situazione, con quelle carezze si stava un po’ sciogliendo. Incredibilmente si stava eccitando.
Improvvisamente il negro smise di toccarla, prese una frusta e cominciò a frustarla sulle tette e sulla fica.

La frusta era fatta con fibre vegetali e ad ogni colpo bruciava, ma non così tanto. La cosa strana era che Laura tra le carezze di prima e questa situazione imbarazzante ormai era molto eccitata. In fin dei conti uno dei suoi sogni erotici ricorrenti era quello di essere violentata da un negro, che la trattava male e la sculacciava. Quante volte di notte si era ritrovata nel suo letto a immaginarsi questa situazione, per poi masturbarsi fino a raggiungere orgasmi fortissimi.

Questa volta, però, la situazione era vera e lei ne era terrorizzata. Ma nonostante tutto il suo corpo reagiva agli stimoli sorprendendola come mai avrebbe immaginato. Piano piano, ad ogni colpo di frusta che la colpiva sui capezzoli o sul clitoride, lei si eccitava sempre di più. I mugolii di dolore per le frustate si mischiarono così anche a lamenti di piacere e capezzoli e clitoride erano gonfi, dritti e duri come mai prima nella sua vita.

Laura sperava che i suoi aguzzini non se ne accorgessero, perché sarebbe morta dalla vergogna a farsi scoprire in una situazione del genere, oltretutto mentre veniva filmata. Ma il capo del villaggio non ci mise molto a notare che la sua fica si era tutta bagnata. Immediatamente smise di frustarla e le mise una mano tra le gambe. Laura era un lago e i suoi umori le colavano ormai fuori dalla fica. Il capo scoppiò in una risata e disse qualcosa ai suoi compagni.

Quello con la telecamera si spostò subito in modo da poter riprendere bene in primo piano la sua fica. Quando il cameramen si fu ben posizionato, il capo le infilò brutalmente due dita nella fica, facendo gemere Laura. Iniziò a fare un lento dentro e fuori, ogni tanto tirando fuori la mano e dandole uno schiaffo proprio in mezzo alle cosce, sul clitoride. Laura ormai stava con le cosce apertissime, con gli occhi chiusi e sentiva l’orgasmo montarle dentro.

A ogni schiaffo sulla fica emetteva un urletto per il momentaneo dolore, ma la cosa la eccitava sempre di più. Il suo clitoride era ormai gonfio e sporgente e la sua fica grondante di umori. Ogni tanto il capo tirava fuori le dita dalla sua fica e le mostrava gocciolanti alla telecamera ridendo. Poi gliele mise anche in bocca: “lecca troia, facci vedere quanto ti piace”. Laura non aveva mai fatto una cosa del genere e si sentiva umiliata ma era eccitatissima.

In breve si trovò a leccare ben bene le dita di quell’uomo, che intanto con l’altra mano aveva ricominciato a toccarla tra le cosce.
Quando le dita furono ben pulite, con quella mano il negro cominciò a tirarle e a torcerle i capezzoli, che nel frattempo era anch’essi diventati lunghi e dritti. Laura mugolava, vinta dal dolore ma sopratutto dal piacere e ormai non capiva più niente. L’unica cosa che aveva in mente era l’orgasmo che le stava crescendo dentro e che tra breve sarebbe esploso.

Improvvisamente l’uomo si fermò: “stupida puttana, pensi che siamo qui per farti divertire?” le disse. Laura era furibonda per tutta la situazione, perché non era riuscita e raggiungere l’orgasmo e anche per questa sua reazione all’accaduto. In fin dei conti era stata catturata dai nemici e lei invece di provare schifo e paura si era lasciata coinvolgere in quello che era diventato un vero gioco erotico.
Il capo allora aveva preso un grosso ramo di legno, inciso a forma di grosso cazzo e perfettamente levigato e glielo aveva infilato nella figa.

Ma poi aveva anche preso le mollette da bucato e una ad una le aveva posizionate sui capezzoli e sul clitoride. Laura aveva le parti intime in fiamme, ma quella grossa presenza nella sua fica le teneva vivo il moto dell’orgasmo, che era sempre lì, presente e pronto ad arrivare, ma che non riusciva a sfogarsi. Con una mano il capo faceva fare dentro e fuori al cazzo di legno, mentre con l’altra tirava le mollette su capezzoli e clitoride.

Laura ormai gridava e gemeva come una cagna in calore, con la fica e le tette in fiamme ma bagnatissima. Soprattutto la molletta sul clitoride le dava sensazioni fortissime e stranissime. Sicuramente faceva male, ma in fondo proprio perché faceva male il suo corpo trovava la cosa eccitantissima. E nonostante tutto, ancora una volta stava per venire.
Il negro a quel punto le infilò un dito nel culo e iniziò un veloce e avanti e dietro che in breve portò Laura ad un orgasmo di un’intensità mai provata prima.

Dalla sua fica partì un getto di umori, uno schizzo vero e proprio, che bagnò tutto il negro che la stava masturbando. Con l’orgasmo Laura non riuscì s trattenere un potente urlo liberatorio, seguito da una serie infinita di mugolii, ansimando e gemendo veramente come una cagna in calore, con spasmi che le squassavano tutto il corpo. Dopo un po’ le sensazioni dell’orgasmo svanirono e per Laura fu come risvegliarsi e tornare alla dura realtà.

I negri ridevano e il capo le disse: “adesso mandiamo questo film alla CNN, così facciamo vedere al mondo di che pasta sono fatte le puttane bianche che vengono nel nostro paese”. Laura si sentì morire. Lei ripresa mentre veniva torturata, tutta nuda in posizione oscena e per di più che mostrava al mondo quanto la cosa le piacesse, con la sua fica tutta aperta e bagnata e con quell’orgasmo così umiliante per una soldatessa nella sua condizione.

Venne slegata e rimessa nella gabbia, seduta e con le mani legate ai lati: “così non puoi masturbarti, troia” le disse il capo ridendo. Il suo corpo era ancora incredibilmente eccitato e lei aveva una voglia matta di masturbarsi e di raggiungere l’orgasmo. La posizione in cui l’avevano messa, però, non le consentiva neanche di strusciare la fica contro il pavimento per provare a masturbarsi in quel modo. Era sfinita, eccitata come non mai nella sua vita e sconvolta dai mille pensieri che le frullavano nella testa.

Ormai sola da un bel po’ di tempo, riuscì comunque ad addormentarsi.
Il giorno dopo il capo venne nella capanna svegliarla. “Lurida troia, adesso riprendiamo con il trattamento di ieri e con il filmato”. Questa volta la portarono fuori dalla capanna, all’aperto, in mezzo al villaggio, e la legarono in piedi ad una croce di pali messi a X. Ancora una volta era nuda, con le cosce aperte, alla mercè di chiunque volesse divertirsi con lei.

Ben presto si avvicinò una piccola folla di abitanti del villaggio, che le urlavano contro, le tiravano contro frutta e ortaggi e le sputavano. Il capo venne e disse qualcosa e tutti smisero di darle addosso. E il suo compare con la telecamera si mise lì a fianco per filmarla di nuovo. Poi le disse: “ieri sembra proprio che ti sei divertita, adesso vediamo se è la stessa cosa”. Riprese a carezzarla sulla fica guardandola dritta negli occhi.

“Vediamo se questa puttana bianca anche questa volta si eccita davanti a tutti”.
Laura si vergognava come mai nella vita, eppure sentiva ancora una volta l’eccitazione montarle dentro. “Sporco negro, non credere che mi fai paura” disse, quasi per darsi coraggio. Ma non fece in tempo a finire la frase che il capo le prese il clitoride tra indice e pollice e glielo strinse. Laura si piegò sulle gambe ed emise un forte mugolio.

Sentì all’inizio una fitta dolorosa, ma poi come il giorno prima questo dolore si tramutò in eccitazione fortissima. Laura era stupita delle reazioni del suo corpo, che andavano assolutamente contro la sua volontà, ma non riusciva a trattenersi. Immediatamente il mugolio di dolore si tramutò in mugolio di piacere e la sua fica riprese a grondare succhi. Ancora una volta il capo le levò le dita dalla fica e mostrò alla folla quanto fossero bagnate, dicendo un qualcosa che sextenò l’ilarità di tutti.

“Questa volta, puttana, ti frusteremo ben bene, ma prima ti voglio fare un bel giochetto. Vedrai che sorpresa.
”Un altro negro venne con una corda in mano, una corda lunga, grossa e ruvida. Questa le fu legata in vita e poi passata da sotto in mezzo alle cosce. Tirata da davanti verso l’alto si andò a infilare tra le labbra della sua fica ormai lubrificatissima. La corda venne legata alla parte alta della croce e tirata molto forte.

Adesso Laura aveva la corda che le spaccava in due la fica e che le spingeva forte sul clitoride, già gonfio ed eccitato di suo. Inoltre ad ogni movimento la corda strusciava nelle sue parti intime. Un negro venne con una frusta e di nuovo Laura si trovò a dover subire colpi in tutte le parti del corpo, ma soprattutto sulle tette e sulla fica. Ad ogni colpo lei dava uno scossone con il corpo e la corda le schiacciava e irritava il clitoride.

Il capo credeva che questo sarebbe stato veramente troppo per Laura, ma incredibilmente invece il suo corpo dimostrò di volerne sempre di più.
Ormai Laura aveva perso ogni remora: “Sporco negro, dai frustami, tanto non mi fai niente” urlava. Ma intanto gemeva sempre più forte e di nuovo sentiva l’orgasmo salirle dentro. Improvvisamente il capo con un colpo di machete tagliò la corda e smise di frustarla, proprio quando ormai Laura era prossima all’orgasmo.

“Lurida troia, vuoi solo godere? E invece io non te lo permetterò”. Laura questa volta aveva veramente il terrore negli occhi. Si stava accorgendo che per lei la vera tortura non era ricevere frustate e maltrattamenti alla fica, ma non poter raggiungere l’orgasmo. Il negro prese a masturbarla quasi con dolcezza, ridendo e sghignazzando. Laura spingeva il bacino contro la sua mano con il viso stravolto dalla voglia di godere. Ma ogni volta che si avvicinava all’orgasmo, il capo levava la mano e un altro negro le tirava una secchiata di acqua gelida addosso.

L’acqua le toglieva il fiato per alcuni secondi e aveva il potere di azzerare quasi del tutto il suo livello di eccitazione.
Poi si ricominciava da capo con le carezze, alternate ogni tanto a schiaffi sulla fica e sul clitoride. Laura era stravolta, gemeva e mugolava, aveva i succhi della sua fica che le colavano lungo le cosce, era sempre prossima all’orgasmo ma non gli veniva mai permesso di raggiungerlo. Per la prima volta cominciò a cedere psicologicamente e a chiedere pietà: “Maledetto porco fammi godere, dai infilami qualcosa nella fica e fammi godere”.

Erano parole che fino a due giorni prima Laura non avrebbe mai immaginato che potessero uscire dalla sua bocca.
Ancora una volta il suo corpo prese alla sprovvista tutti, Laura per prima che in una situazione del genere aveva i sensi in fiamme, e il capo del villaggio che mai avrebbe creduto ad una reazione del genere da parte di una soldatessa bianca. Un nuovo potentissimo orgasmo si impossessò di Laura appena le dita del negro le strinsero con violenza per l’ennesima volta il clitoride e ancora una volta dalla sua fica sgorgarono copiosi umori come uno schizzo potente di sborra.

Laura era stravolta, ormai vinta fisicamente e psicologicamente, terribilmente combattuta internamente tra il terrore per la tortura subita e l’eccitazione sessuale che avrebbe trovato inimmaginabile fino a qualche giorno prima. Improvvisamente si sentirono partire dalla boscaglia dei colpi di mitragliatore. Dai margini del villaggio i suoi compagni militari stavano facendo un’irruzione tra i ribelli, che in brevissimo cominciarono a scappare e a dileguarsi nella boscaglia. Alcuni compagni immediatamente la slegarono e la portarono via, raccogliendo anche la telecamera che era caduta per terra.

Laura a quel punto svenne.
Quando riprese conoscenza era nell’ospedale da campo del suo accampamento, con i commilitoni che le erano più amici lì vicino. Lei in realtà avevo solo bisogno di essere rifocillata e già la flebo che durante la notte le avevano fatta l’aveva di nuovo rimessa abbastanza in forma. In breve, sentendosi decisamente meglio, chiese di essere dimessa, anche perché sapeva di dover andare dal suo comandante per fare rapporto.

Appena un’ora dopo era libera e si stava dirigendo verso la casa del comandante. Quando entrò venne accolta molto bene e fatta subito mettere a suo agio. Le fu chiesto di raccontare per filo e per segno quello che le avevano fatto, per denunciare la cosa alla corte suprema, che avrebbe processato i ribelli catturati. Laura però si vergognava di raccontare esattamente tutte le sensazioni provate e fu molto vaga. Il comandante iniziò ad irritarsi, perché capiva che il racconto non era veritiero.

Laura però non ce la faceva a confessare tutto. Allora l’atmosfera cambiò: “Cosa credi, che non l’abbiamo visto il filmato? Ti sei divertita a farti torturare dai negri ribelli? Ti sembra questo il comportamento per un soldato della nostra caratura?” Laura voleva morire per la vergogna, ma si ostinava a non voler ammettere al verità. Il comandante allora si alzò, girò intorno alla scrivania e le ordinò: “in piedi soldato”. Laura shittò sull’attenti. Il comandante le disse: “riposo soldato” e Laura assunse la classica posizione con le mani dietro la schiena e le gambe leggermente divaricate.

Il comandante le mise una mano tra le cosce sibilando: “immobile soldato, se non vuoi finire sotto corte marziale” e prese a muovere la mano e a cercarle il clitoride. E Laura in un attimo fu di nuovo un lago….