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L';estetica del cazzo

Fin da piccola i miei genitori mi hanno trascinata per musei, pinacoteche e gallerie d’arte.

Che barba !!!

Loro affermavano che, anche se mi annoiavo, in realtà stavo accumulando cultura e conoscenza.

Vero, verissimo. Ma che barba !!!

Ricordo i miei piedi che si strascicavano a fatica lungo quei corridoi infiniti. Chilometri di quadri, statue, vasi e manufatti di ogni genere di cui non mi fregava assolutamente niente.

I figli sono troppo spesso vittime delle ambizioni dei genitori.

In età adolescenziale però, quando i primi pruriti fanno la loro comparsa, trovai nuovi stimoli e curiosità e, quello che fino ad allora non avevo notato, divenne l’obiettivo di ogni visita museale.

Il corpo nudo.

Il corpo nudo di uomini e di donne. Corpi strani, spesso deformi e tormentati, altre volte eroici ed algidi.

Ma sempre e comunque corpi nudi.

Tanto erano diversi dai corpi delle persone che mi circondavano da risultare artefatti, sintetici, irreali, sproporzionati.

Donne dai corpi opulenti con piccoli seni adolescenziali, uomini muscolosi, altissimi, con piselli a dir poco ridicoli al cospetto delle loro masse muscolari.

Di fronte all’estasi di mia madre ai piedi di un Ercole potentissimo, esternai la mia perplessità sulle proporzioni della figura dell’uomo. La risposta, anche se divertita, fu molto accademica e fredda e non mi chiarì affatto il dilemma che mi ponevo: ma gli uomini, anche quelli muscolosissimi, ce l’hanno davvero così piccolo?

Solo alcuni anni dopo potei chiarirmi, è proprio il caso di dire toccando con mano, il dilemma.

No, gli uomini, mediamente, non lo hanno piccolo come Ercole!!!

Che bello l’organo genitale maschile !!!

Ha mille nomi e mille forme diverse ed è sempre una sorpresa (non sempre positiva…ah ah ah…) quando il tuo partner te lo esibisce per la prima volta.

L’emozione di quando slacci la cintura, dopo aver pregustato palpandone la consistenza, l’impaccio di liberare l’oggetto del desiderio, l’ansia di poterlo vedere libero da costrizioni e ritrovarsi in ginocchio di fronte allo svettare della potenza della natura….

…ah…quanti ricordi !!!

No, questa non vuol essere un’ode al maschio (o ancor meno al suo membro!!!).

Semmai vorrebbe essere una sorta di catalogazione, seppur limitata, dei generi, delle specie e delle caratteristiche (negative e positive) delle mie esperienze.

Potrei iniziare tipo con…. mi ricordo di…. mi ricordo…

Mi ricordo di quando mi nascosi un pomeriggio intero in un canneto. Noiosissime vacanze in campagna in compagnia di soli maschi.

Loro giocavano sempre a calcio mentre io mi annoiavo a comporre ghirlande di fiori. L’unica volta che provai a giocar con loro a calcio fui severamente redarguita da mio padre. Non era cosa per ragazzine.

Altri tempi.

Li vedevo giocare, sudare, litigare. E io seduta silenziosa a bordo campo. Avevamo tutti intorno ai tredici, quattordici anni. Nessuno di noi (o meglio di loro…) pensava al sesso. Io ero già “diventata” donna e, a dirvi la verità, al sesso un po’ ci pensavo.

Più che al sesso, pensavo alla scoperta dell’altro sesso. Erano anni ormai che mi chiedevo come fosse il “pisello”.

Così, vista la loro strana abitudine di pisciare in compagnia al grido di “chi non piscia in compagnia o è un ladro o è una spia”, decisi di nascondermi dentro un canneto in posizione favorevole ad ammirare per la prima volta uno “spettacolo” riservato al genere maschile.

Quel giorno non ne volevano saper proprio di pisciare.

Sentivo le loro urla, il pallone rimbalzare, le imprecazioni per un goal sbagliato. Nel frattempo, le zanzare, mi stavano martirizzando.
E finalmente, dopo tanta attesa, gli arrivò l’agognato stimolo!!!

Arrivò prima il più piccolo del gruppo che, indifferente alla presenza dei compagni, si abbassò i calzoncino iniziando ad irrigare le piante sottostanti. Era circa cinque metri sopra di me e trattenendo il respiro, strizzai gli occhi per mettere a fuoco il suo pisellino.

Mi ricordo…mi ricordo ancora….

Mi ricordo del mio primo ragazzetto timido. Era spaventato più di me e quando si spogliò non mi dette neanche la possibilità di osservare ciò che mi stava per penetrare.

Fui io ad incoraggiarlo, curiosa.

Non mi parve paragonabile a quello di Ercole o David. Era molto peloso, storto sulla sinistra e il prepuzio non ricopriva il glande.

A quello ne sono seguiti molti altri: lunghi e lunghissimi, alcuni tanto corti da sparirti in mano (sigh!!!), tozzi come tappi di damigiana, superbi e presuntuosi, curvi in su, curvi in giù, dritti come un palo, a cono, alcuni con cappelle a punta, altri con cappelle simili ad albicocche, qualcuno sproporzionato rispetto alle palle, altri con palle sproporzionate rispetto al fusto…

Insomma, ogni volta che cali un paio di braghe ad un uomo, non sai mai cosa ti capita.

Un po’ come la shitola di cioccolatini di Forrest Gump.

Tutto bene quello che finisce… a letto

Tutto bene quello che finisce… a letto

La prima volta che Tommaso vide Tim ne fu immediatamente attirato. Era stato introdotto in classe dal segretario del liceo alcuni giorni dopo l’inizio delle lezioni. Il professore evidentemente lo sapeva ed annunciò alla classe:
“Questo è Tim P. , si è appena trasferito qui e quindi comincia un po’ in ritardo. ” Cercò in giro per la classe un posto vuoto e Tommaso vide la nuca di Tim diventare di un rosso acceso mentre gli sguardi di tutta la classe erano incentrati su di lui.

Non aveva nulla di cui aver vergogna. Tim era ben messo, poteva vedere delle spalle larghe sotto il nuovo blazer del liceo. I capelli erano neri e lievemente lunghi dietro e si arricciavano sotto il colletto. La pelle era abbronzata e gli occhi del più chiaro grigio possibile.
L’insegnante indicò un posto vicino a Giorgia: “Per ora siediti là, Tim, finché non ti sarai ambientato e fatto degli amici. ”
Tim scappò al posto indicatogli e si sedette evidentemente desideroso di uscire il più presto possibile dalla ribalta.

Tommaso, che dieci minuti prima aveva chiesto a Kevin di sedersi vicino a lui, bestemmiò sotto voce. Ora si era accollato lo sgraziato Kevin e la sua acne incipiente quando avrebbe potuto avere quell’angelo seduto accanto a se. Guardò e vide che Tim aveva già cominciato a conversare con Giorgia che sembrava contenta di questo.

L’ora di lezione finì e la campanella annunciò la prima ora di matematica, Tommaso raggiunse Giorgia e Tim mentre uscivano dall’aula.

“Ciao” Disse: “Io sono Tommaso: Benvenuto alla Colonia Penale. Sai dov’è l’aula di matematica?”
Tim gli sorrise e Tommaso si sciolse ma Giorgia non mollava così facilmente. “Va bene, Tommaso” Disse: “Il signor Ughi mi ha chiesto di seguirlo oggi. Gli mostrerò l’aula di matematica. ”
“Ma è nel mio gruppo di matematica. ” Obiettò Tommaso: “Non è il caso che tu devii dal tuo percorso. Lo porterò al posto giusto, non lo rapirò.

” Io lo desidero, pensò tra di sé.
Giorgia tuttavia continuava a non mollare ma Tim disse ragionevolmente: “Se siamo nello stesso gruppo” Il cuore di Tommaso diede un grande sobbalzo ma poi Tim aggiunse rivolto alla ragazza: “Ci vediamo più tardi. ”
Giorgia se ne andò, Tim aspettò che fosse fuori della portata dell’udito e poi disse: “Grazie per avermi liberato dal vampiro!” Una cosa scortese ma non particolarmente impropria. Comunque fece ridere Tommaso anche se, ad essere sincero con se stesso, lei stava facendo ne più ne meno quello che lui stava tentando di fare.

Da quel momento cominciarono ad essere i migliori amici scoprendo le cose che avevano in comune e quelle a cui erano interessati individualmente ma l’interesse dell’altro divenne presto il loro.
Tommaso scoprì che la famiglia di Tim stava solo ad un paio di strade da casa sua e presto divenne un frequente visitatore di quella casa.
Quel settembre fu la fine di un’estate perfetta con giornate soleggiate, poco lavoro di scuola e necessità di stare all’aria aperta.

I genitori di Tim erano all’antica e pensavano che soldi vanno guadagnati, così Tim spesso aveva un lungo elenco di lavori da fare in casa per guadagnarsi la mancetta indispensabile, come sapevano i due ragazzi, per comprare le cose essenziali nella vita da teenager. I genitori Tommaso avevano un atteggiamento più lassista, dandogli soldi quando li chiedeva e così lui aiutava spesso l’amico nei suoi lavori. Naturalmente sarebbe andato fino alla fine del mondo se Tim gliel’avesse chiesto.

Un week-end dopo circa tre settimane da quando erano diventati amici, Tim gli disse che avrebbe dovuto pulire il tetto della casa dalle foglie e dal muschio che si era accumulato durante i mesi estivi e che, con l’autunno e la pioggia, l’acqua avrebbe avuto problemi ad evacuare scendendo lungo il muro rovinandolo.
Tommaso diede immediatamente la sua disponibilità, ammettendo tuttavia di non essere molto avvezzo all’altezza.
“Nessun problema” Disse Tim.

“Tutto quello che devi fare è tenere la scala mentre io salgo e mi prendo tutta la gloria. ”
Era un’altra brillante, calda giornata di fine estate e Tim, quando l’amico arrivò, indossava una maglietta grigia e dei pantaloncini molto corti, anche se non particolarmente stretti. Le sue lunghe gambe erano abbronzate per il sole dell’estate. Nelle scarpe da ginnastica non portava calze. Tommaso lo guardò dalla testa fino ai piedi con una familiare ed improvvisa vampata di lussuria, come se stesse facendo correre le mani su quei pantaloncini blu

“OK, comandante.

” Disse Tim: “Alziamo questa scala. ” Alzarono la scala di alluminio sul muro e l’appoggiarono alla grondaia. “Ora appoggia un piede sullo scalino più basso e non falla scivolare. ” Lui salì rapidamente e Tommaso mise obbediente il piede sul piolo più basso. Tim era già quasi in cima e Tommaso guardando in su si accorse che poteva vedere quelle magnifiche gambe. Avrebbe potuto giurare che Tim non indossava mutande e quello che riusciva a vedere sembrava essere la forma di un paio di palle nella gamba sinistra dei pantaloncini.

Ma erano un po’ in ombra, lui si sentiva quasi svenire e non era sicuro se fosse la febbre dell’immaginazione che gli stava dando una stimolazione così intensa, poi capì che gli stava diventando duro nei jeans.
Tim continuò a muoversi appoggiandosi ad una gamba ed all’altra mentre liberava la grondaia e lasciava cadere a terra, sotto di lui, le foglie alla base del muro. Tommaso continuò a tentare di migliorare la visione sbirciando prima in una gamba e poi nell’altra per cercare di vedere più chiaramente, ma Tim era sei metri sopra di lui che aveva il sole splendente negli occhi ed era sempre più frustrato.

Improvvisamente Tim lo chiamò: “Non riesco a lavorare con una sola mano. Pensi di riuscire a venire su e tenermi le gambe per permettermi di farlo con tutte e due le mani?”
La paura di Tommaso per l’altezza era notevole ma il suo desiderio lo era addirittura di più.
Ma non voleva mostrarsi troppo ansioso: “Tenterò” Disse.
“Non guardare giù” Disse Tim incoraggiandolo. “Continua a guardare in su” Gli consigliò, cosa di cui Tommaso non aveva bisogno.

Lentamente si avvicinò a quelle gambe, tenendo lo sguardo incollato all’apertura tra loro ed i pantaloncini. Ora ne era sicuro, Tim non indossava mutande. Poteva vedere la protuberanza del suo culo e, quando Tim si girò per guardarlo e si appoggiò sulla gamba destra, lui riuscì a vedere con chiarezza l’uccello che pendeva annidato nel cespuglio di peli pubici.
Tommaso deglutì, sentì come se la gola gli si fosse chiusa improvvisamente ed era sicuro che l’eccitazione che sentiva fosse chiara sulla sua faccia.

Ma Tim non sembrò notarlo.
“Ben fatto” Disse. “Stai facendo benissimo. ” Tommaso era arrivato a pochi gradini sotto l’amico. La sua faccia era al livello dei polpacci dell’altro ed avrebbe potuto appoggiare la guancia contro i suoi muscoli vellutati.
“OK” Disse Tim: “Ora afferrami la gamba. ” Tommaso gli prese la caviglia ma non andava bene. “No” Disse Tim: “Devi tenermi più in alto. Così non potresti trattenermi se perdessi l’equilibrio.


Tommaso salì un altro paio di gradini e, facendosi audace, mise una mano sulla coscia sinistra, sotto la protuberanza del suo culo ed appena dentro la gamba dei pantaloncini. Tim si irrigidì per un momento, ma poi si rilassò come se quello non fosse quello che aveva voluto dire, ma forse poi aveva deciso che sarebbe stato stupido cavillare su alcuni centimetri. Si rivolse di nuovo alla grondaia e con ambedue le mani tese cominciò a radunare i rifiuti.

Si spostava da una gamba all’altra e Tommaso sentì qualche cosa di molle strisciare sul dorso della mano.
Potevano solo essere le palle o l’uccello. Alzò leggermente le dita e le spostò delicatamente contro qualunque cosa fosse. Non ne era sicuro ma pensò che la protuberanza sul davanti dei pantaloncini si fosse piuttosto sviluppata. Quando Tim spostò di nuovo il peso sulla gamba sinistra, Tommaso alzò la mano di un paio di centimetri ed ora era pressoché nella fessura del culo di Tim, mentre le dita girarono sul davanti appoggiandosi sicuramente ad un paio di palle calde e lievemente sudate.

Ma Tim finì troppo presto di raccogliere la spazzatura ed afferrò la scala con le sue mani.
“Ok, amico. ” Disse: “Ora puoi lasciare andare amenoche tu stia attaccato per non precipitare. Andiamo a ripararci da questo sole. ” Tommaso poteva vedere goccioline di sudore sulla fronte e sui cespugli sotto le braccia. Sembrava aver caldo ed essere piuttosto agitato, non era sicuro fosse per il sole o per le sue attività.

La mamma di Tim era in soggiorno con dei libri sparsi di fronte a sè, studiava sociologia o qualche cosa di noioso a morte secondo Tim che gli disse: “Abbiamo finito con la grondaia, mamma. Ora andiamo di sopra. ”
“Grazie Tim. C’è un po’ di Coca cola nel frigor se vuoi qualche cosa da bere. Potresti approfittarne per mettere ordine nella tua stanza. ”
I ragazzi presero delle lattine ed andarono nella camera di Tim.

Una volta dentro, Tommaso si guardò intorno, non c’era mai stato prima. Il letto era fatto ma c’erano vestiti sul pavimento e libri e CD sparsi su tutte le superfici disponibili. Tommaso mise le lattine sul tavolino accanto al letto. Dal soffitto pendevano modelli di aeroplani, rifiniti a meraviglia e ben dipinti. Alcuni erano della Seconda Guerra Mondiale e Tim riconobbe uno Spitfire.
“Non sapevo che costruivi modelli” Disse Tommaso.
“Non lo faccio più, solo non li ho tirati giù.


“Sei un po’ disordinato!” Commentò l’amico guardando la confusione che c’era intorno.
Tim, invece di rispondere si tolse la maglietta e, prima che Tommaso si rendesse conto di quello che stava facendo, gli avvolse l’indumento sudato intorno alla testa. Aveva un profumo di giovane sudore fresco ma, invece di respingerlo, lo eccitò immediatamente. Respirò profondamente ma poi la cautela gli disse che quella non era proprio una reazione normale così finse di lottare contro la maglietta che l’avvolgeva.

Ma Tim la teneva fermamente intorno alla sua testa e non la lasciava andare.
“Scusati!” Ordinò. “Di ‘Tim, sei di solito molto ordinato ma le cose ti sono uscite di mano’. ”
Tommaso capiva da dove proveniva la sua voce anche se non riusciva a vederlo, fece un affondo improvviso nella sua direzione ed afferrò il suo corpo, sentendo la carne nuda del suo torace e della schiena. Tim lasciò cadere la maglietta e per un momento i due ragazzi lottarono.

Poi Tim, che era il più forte, gettò Tommaso sopra il letto e saltò su di lui.
Si sedette sul suo torace e gli tenne le braccia sopra la testa. Il suo inguine era a pochi centimetri dalla faccia dell’amico. A Tommaso sarebbe piaciuto restare così per sempre ma ancora una volta capì che non era un atteggiamento accettabile. Lottava ma i suoi occhi erano su quella protuberanza così vicina… e contemporaneamente così lontana.

“Dillo!” Disse Tim.
Tommaso non voleva cedere così facilmente. Se l’avesse fatto Tim si sarebbe tolto e lui stava godendo troppo.
Tentò di spingerlo via spingendo in alto il corpo, Tim perse l’equilibrio, precipitò in avanti cadendogli sulla faccia e lui riuscì a sentire l’odore sano, sudato dell’altro e la forma del suo uccello attraverso la stoffa dei pantaloncini. Allungò una mano, afferrò una delle lattine ghiacciate di Coca cola dal tavolino e la portò delicatamente ma sadicamente in mezzo alla schiena surriscaldata del ragazzo.

“Aaaaahhh!” Gridò l’altro ed il suo inguine gli si appoggiò sulla faccia tentando di allontanarsi dalla lattina ghiacciata. Tommaso sentì la verga contro la bocca, l’aprì e premette delicatamente sulla forma con i denti.
Per uno glorioso, meraviglioso momento Tim rimase sdraiato là, un momento prolungato che Tommaso avrebbe voluto durasse mille anni, poi l’amico si spinse rapidamente via e mormorò qualche cosa a proposito di affrettarsi a pulire perché sua madre sarebbe venuta presto a controllare.

Quella sera Tommaso fece la doccia e, mentre si asciugava i capelli, si guardò nello specchio che, di nascosto a suo padre, aveva installato in camera sua. Vide un ragazzo magro, con una faccia sottile ed un caschetto di capelli biondi diritti. Indossava solo un paio di boxer bianchi ed una camicia di denim. Il suo corpo era ancora informe ed angoloso ma almeno il suo stomaco era piatto e non aveva brufoli.

Si chiese se qualcuno poteva pensare che fosse attraente. Se solamente fosse una ragazza, pensò ma poi rabbrividì. Non voleva essere una ragazza.
Quei seni molli e quelle anche grasse! E niente uccello! Infilò una mano nelle mutande e lo toccò. Non avrebbe voluto perderlo. Se solo Tim l’avesse toccato come stava facendo lui, pensò. Avrebbero potuto fare cose ben più eccitanti insieme.
Pensando a quello che era accaduto, o almeno quasi accaduto quel pomeriggio, Tommaso sentì la sua verga indurirsi, la prese nelle sue mani e soddisfece la sua frustrazione nell’unico modo che conosceva.

Il giorno seguente era sabato ed i due ragazzi avevano pensato di salire sulla collina, portandosi dei panini e pensando di stare fuori tutto il giorno. Il sole sorse asciugando rapidamente la rugiada sull’erba e le allodole cantavano mentre loro salivano il ripido pendio che conduceva al tumulo neolitico situato sulla cresta della collina.
Erano felici della compagnia dell’amico e le loro braccia e spalle strusciavano contro quelle dell’altro mentre chiacchieravano sugli eventi importanti della loro vita e rimanevano silenziosi di tanto in tanto quando non era necessario parlare.

C’erano poche persone intorno, solo qualcuno che portava a spasso il cane e cominciarono ad avere caldo. Tim si tolse la camicia, se l’allacciò intorno alla vita e Tommaso ammirò la definizione del corpo del suo amico, nulla di eccessivo prodotto dall’allenarsi in una palestra, ma la naturale bella figura di un sano teenager. Tommaso si tenne la maglietta.

Giunsero in cima alla collina dove il vento soffiava. Tim si rimise la maglietta e si sedettero sul tumulo erboso a mangiare i loro panini.

Cumuli di nubi bianche e lanuginose attraversavano il brillante cielo blu. Era come essere in cima al mondo. Tommaso si sedette con la schiena contro una pietra su cui c’erano delle incisioni. Si chiese da quante migliaia di anni erano là e chi le aveva fatte. Tim si appoggiò sulla schiena vicino a lui e guardò il cielo.
Non parlarono ed ognuno tenne per sé i propri pensieri ma quando il sole cominciò a scaldare i suoi jeans, Tommaso sentì il calore avvolgere il suo corpo, sentendolo sensualmente giocare intimamente con la sua pelle attraverso i vestiti.

Si sdraiò sull’erba e mise le mani dietro la testa, allargando le gambe per offrirsi aperto e vulnerabile in sacrificio al sole. Sentendosi impacciato spostò le gambe e si coprì i lombi, che si stavano gonfiando, con le mani una sopra l’altra, proteggendo, nascondendo, quello che c’era sotto, stringendo delicatamente, scrollando in modo che la verga si stendesse senza impedimenti lungo la sua gamba.
Diede un’occhiata al suo amico che era sdraiato quieto accanto a lui ma ad occhi chiusi, forse era addirittura addormentato.

La maglietta gli si era un po’ alzata mostrando il suo stomaco piatto e le sue gambe erano larghe. Sembrava stravaccato ed indifeso, Tommaso conobbe un momento di completa felicità.
Cosa poteva esserci di meglio di quella pace ed appagamento? Beh, chiaramente lui sapeva quello che poteva esserci di meglio, se solamente Tim avesse potuto vedere la questione che ora aveva bisogno di attenzione ed incalzava nei suoi jeans. O se lui avesse potuto unire la sua mano a quella perenne eccitante protuberanza negli shorts di Tim e sapere che l’azione sarebbe stata ben accolto e reciproca.

Se solo! Sospirò piano, evidentemente non sufficientemente piano perché Tim si alzò a sedere.
“Cosa c’è?” Chiese.
Per un momento Tommaso pensò di dirgli qual’era il problema ma sapeva di non potere.
“Non è nulla. Se solo non dovessimo ritornare, se potessimo stare qui per sempre!”
“Saresti presto affamato, tu sei uno struzzo, giovane Tommaso. Appena il tuo stomaco comincia a brontolare, correresti come un fulmine giù per la collina a chiede una pizza alla mamma.

” E saltò in piedi di fronte a Tommaso.
“Non ti ho mai visto rifiutare il cibo. ” Replicò Tommaso: “Infatti ti sei già sbafato i panini che ci siamo portati. E chi ha mangiato l’altro pezzo di torta di mele che la mamma aveva messo nel sacchetto?”
“Se non la smetti diventerai un grassone” Aggiunse Tim beffandolo.
“Io… grasso!” Disse Tommaso alzandosi ed avanzando minacciosamente.
Fingendo terrore Tim si girò e corse giù per la collina inseguito da Tommaso.

Tim era atletico e sarebbe scappato facilmente se non fosse inciampato in una radice affiorante. Gridò, cadde e rotolò su un paio di volte, dopo di che rimase sdraiato sulla schiena ad occhi chiusi.
Tommaso arrivò un secondo più tardi e si gettò accanto a lui.
“Tutto bene, Tim?” Disse ma Tim non rispose.
“Tim” Ripeté e mise una mano sul suo torace, sentì il cuore battere. Poi si accorse che gli occhi dell’amico erano aperti e che stava sorridendo.

“Bastardo” Disse e si gettò a cavalcioni sul suo corpo. Tim lottò nel tentativo di cacciarlo via, poi improvvisamente rimase sdraiato.
Tim guardò Tommaso ad occhi spalancati: “Ieri… nella mia camera…”
Tommaso si mosse verso il basso trovandosi sull’inguine dell’altro ragazzo. Sentì una forma che stava diventando rapidamente dura. Sentì la sua erezione crescere e capì che stava spingendo contro i jeans.
Con notevole audacia si alzò un po’ e mise sotto una mano a sentire l’attrezzo dell’amico che si stava gonfiando.

I suoi occhi non gli lasciarono mai la faccia. Poi Tim chiuse gli occhi e non proferì parola.
Tommaso rapidamente si girò ed a cavalcioni sul torace di Tim chinò la faccia per essere a pochi centimetri dal suo inguine. La sua mano continuava a palpare l’uccello ora completamente esteso sotto la stoffa. Tremando raggiunse la zip e lentamente l’aprì. Quel giorno Tim indossava un paio di morbide mutande bianche che nascondevano quello che lui stava cercando.

Trovò l’apertura, si tuffò nel calore e sfoderò quell’uccello che aveva sempre sognato. Si alzò, orgoglioso ed eretto, la testa che già trasudava una goccia trasparente di eccitazione.
Lentamente e con grande attenzione, sporse la lingua, leccò via la goccia e poi prese il pene nella sua calda ed umida bocca. Dietro di lui sentì un sospiro.

Erano le otto quando Tommaso arrivò a casa di Tim la sera seguente.

L’amico gli aprì la porta e sembrò contento di vederlo ma una volta che furono seduti intorno al tavolo della cucina a bere una tazza di caffè istantaneo, sembrò piuttosto a disagio.
C’era silenzio.
“Dove sono andati i tuoi genitori?” Chiese Tommaso per rompere il ghiaccio.
“Eh… ad una mostra. ”
“Quando ritorneranno?”
“Oh, verso le undici… Guarda, Tommaso, per ieri…”
‘Ci siamo?’ Pensò Tommaso ma Tim guardava la tavola di fronte a lui e non diceva niente.

“Dovremmo parlarne. ” Disse Tommaso. “Dopo tutto è accaduto. ”
“Non avrebbe dovuto accadere. ” Disse Tim.
“Ti è piaciuto?”
Non ci fu risposta.
“Non è così?” Insistette.
“Era sbagliato. ”
“Io non penso che qualche cosa che non fa danno a qualcun altro possa essere così sbagliata. ”
Di nuovo Tim non disse niente.
“Ti è piaciuto quello che ti ho fatto?”
Ci fu una lunga pausa… poi: “Sì… e…”
“E…?”
“Ed avrei voluto farlo a te.


Fu la volta di Tommaso di non dire niente.
“Tommaso. ”
“Sì?”
“Ti ho detto che i miei genitori sono ad una mostra? Beh, non è vero. Sono via per il fine settimana. Mi hanno lasciato solo. Hanno detto che ero abbastanza vecchio per aver cura di me stesso. ”
Ci fu una pausa ancora più lunga mentre Tommaso assimilava quelle informazioni. Poi disse: “Non pensi che dovremmo metterci più comodi?”
Andarono nella camera di Tim, era una sera fredda e lui accese ambedue i caloriferi.

In breve l’ambiente fu caldo. Si sedettero sul letto, uno di fianco all’altro, così vicini che le loro cosce si toccavano.
Tommaso mise la mano sulla coscia di Tim e lentamente la spostò verso l’alto. Tim si sdraiò sulla schiena, l’amico raggiunse il suo inguine e lo strinse piano attraverso la stoffa dei jeans. Tim lo afferrò per le braccia e lo tirò su di sè. Le loro facce erano vicine e la bocca di Tommaso si allacciò a quella dell’amico.

Ci fu un momento di resistenza e poi Tim rispose aprendo la bocca e lasciando che la lingua si congiungesse con quella di Tommaso. Nello stesso tempo strinsero insieme i loro corpi, pelvi contro pelvi quasi tentando di entrare uno nell’altro.
Tim si staccò per respirare:”Togliamoci i vestiti. ” Disse.
Rapidamente si tolsero scarpe e calze, camicie, maglie, jeans e mutande finché non rimasero completamente nudi uno di fronte all’altro. Rabbrividirono per freddo ed eccitazione e salirono sul letto, tenendosi abbracciati, le lingue e le mani che esploravano il corpo dell’altro.

Tommaso si mosse lentamente in giù sul corpo dell’amico, baciando e leccando. Fece una pausa per succhiargli i capezzoli, poi scese e mise la lingua nell’ombelico. L’altro rise e si contorse e lui andò ancora più giù a sentire la lanugine di peli pubici intorno a quell’uccello che stava germogliando.
“Girati. ” Disse Tim a voce alta ed eccitata: “Così posso fare lo stesso a te. Tommaso non ebbe bisogno di una seconda esortazione e presto le facce di ambedue i ragazzi erano seppellite nell’inguine dell’altro.

Tommaso fece correre la lingua su e giù sull’asta eretta e poi leccò le giovani palle sode, ne prese a turno una in bocca delicatamente. Poi ritornò sull’uccello e lo prese in bocca il più profondamente possibile. Sentì che la sua erezione era stata presa nella calda bocca di Tim e conobbe l’estasi.
Mise un braccio sulle gambe dell’amico ed esplorò delicatamente il suo culo. Trovò il buco corrugato e vi inserì un dito.

Lo sentì ansare e poi lo sentì fare lo stesso. Spinse con più forza mentre continuava a succhiare e lo masturbava con la mano libera.
Tim ansò: “Sto venendo!” E poi strinse di nuovo la bocca sull’attrezzo dell’amico.
Ci fu un caldo e salato spruzzo nella bocca di Tommaso ma soprattutto sentì il suo inguine essere fonte di piacere, esplodendo e pulsando ancora ed ancora.

Dopo di quello rimasero sdraiati, appiccicosi e soddisfatti, felici di essere insieme, carezzandosi di quando in quando, scoprendo lentamente ed attentamente, le parti segrete dell’altro.

Poi Tommaso disse: “Ho fame. ” Si ricordò che non mangiava da mezzogiorno ed ora erano le nove di sera.
“Anch’io. ” Disse Tim: “Sono affamato. ”
Si alzarono e mentre andavano in cucina Tim disse: “Devi andare a casa stasera? Potresti restare qui… se vuoi. ”
Tommaso voleva. Mentre Tim preparava dei toast, lui chiamò casa sperando che non rispondesse suo padre, andò bene, sentì sua madre all’altro capo.
“È un po’ tardi.

” Lui disse: “Posso rimanere da Tim? Sua mamma non ha problemi e domani posso andare dirittamente a scuola da qui. ” Bene, pensò tra di sè, se lei non sa che non ci sono i genitori, non può avere problemi.
Avuta l’autorizzazione ufficiale a rimanere, pensarono alla cena ed a quello da fare poi.
“Vorrei fare una doccia” Disse Tim.
“Facciamola insieme. ” Suggerì Tommaso.
Si spinsero l’un l’altro nel box ridendo.

Tim aprì l’acqua in modo da scaldare l’ambiente e si insaponarono l’un l’altro. Quando arrivarono all’inguine dell’altro, erano eccitati, la schiuma scivolava sugli uccelli eretti e sulle palle.
“Girati!” Disse Tim
Tommaso lo fece e sentì le mani insaponate sfregare la fessura del suo culo. Rilassò i muscoli ed un dito fu inserito, poi due. Lui si curvò per permettere un accesso migliore.
Improvvisamente Tim disse: “Posso metterci dentro il mio uccello?”
Tommaso lo voleva, voleva sentire Tim dentro di lui, essere parte di lui.

“Sì” Disse, poi sentì la punta del pene che premeva contro il buco e poi spingeva. Tentò di rilassarsi ma ansò quando il cazzo di Tim violò il suo sfintere. Ma poi era dentro. Lo sentiva dentro di sé ed il pensiero che era Tim lo faceva eccitare ancora di più.
Lo circondò con le sue mani, gli prese l’uccello e lo strofinò con la schiuma facendole scivolare deliziosamente su e giù.

Spinse indietro per farsi penetrare ulteriormente e Tim cominciò a muoversi dentro e fuori, sempre più rapidamente mentre si avvicinava all’orgasmo.
Poi Tim gli mormorò in un orecchio: “Oh Tom, ti amo, ti amo” e Tommaso lo sentì spruzzare dentro di lui mentre anche lui contemporaneamente veniva sparando fiotti sul pavimento.

Tornarono in soggiorno e rimasero seduti a guardare film sino a tarda notte alla tv, accoccolati sul divano. Più tardi condivisero lo stesso letto e passarono la loro prima notte insieme.

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Io e la mia (ex) prof

La storia che sto per raccontarvi risale a circa 2 anni fa quando avevo appena 18 anni e stavo frequentando l’ultimo anno di superiori con annesso “esame di maturità”.
Con la maturità andò abbastanza bene ma ciò che conta è che iniziai una relazione con una “matura”, trattasi della mia professoressa di economia. Lei 51 anni, una donna in carne, capelli scuri lunghi e un abbondante seno sulla quale una volta mi ero sparato una sega.

Negli ultimi mesi scolastici, il mio andamento non era buono, soprattutto nella sua materia e così mi propose di andare a ripassare di pomeriggio a casa sua (eh no, quel pomeriggio non successe un bel nulla) così seppur inizialmente esitante decisi di andarci senza alcun secondo interesse.

Arrivato a casa sua mi ospita e aveva preparato dei biscotti, così iniziò a farmi da ripetizione dopodichè scambiammo due chiacchiere e mi raccontò della sua passione per il ballo.

Si fece e tardi e vedendo che non tornavano nè il marito nè i figli gli chiesi se facessero sempre così tardi e scoprii che in realtà era divorziata e il figlio viveva con il padre.

Nei giorni successivi continuai ad andare a prendere ripetizioni e man mano si ampliavano le conoscenze reciproche dell’uno e dell’altra. Quella prof che tanto mi sembrava antipatica e rigida in classe si stava rivelando una signora gentilissima, socievole e divertente.

Si avvicinava sempre più l’esame e passavo sempre più ore a ripetere.

In quella casa notai una cosa però, la signora seppur benestante con una casa veramente spaziosa con annesso giardino e piscina all’esterno era sola. Una casa enorme per una signora sola. Così parlando del più e del meno mi disse che sarebbe voluta andare a prendersi un caffè sopra Posillipo io per scherzo dissi: “anch’io” e mi chiese se mi sarebbe fatto piacere farla compagnia.

Infatti il pomeriggio seguente non facemmo ripetizione e andammo a prenderci un caffè lì, la situazione ci metteva entrambi a disagio ma passammo un bel pomeriggio. I giorni successivi proseguimmo le ripetizioni e lei volle “sdebitarsi” il caffè a tutti i costri offrendomi un pranzo al nominato ristorante “La reginella”. Pranzammo e lei mi chiese se dopo l’esame non sarei scomparso perchè si era affezionata tantissimo a me.

In realtà io volevo attendere fino all’esame e poi vaporizzarmi ma la svolta avvenne proprio durante quella settimana.

Fino ad allora l’avevo sempre trovata composta con abiti che nascondevano completamente le forme ma a 4 giorni dall’esame con un caldo torrido mi ospitò con una canottiera molto scollata e pantaloncini scusandosi che era in quelle condizioni per il caldo ma io scherzando dissi magari facciamo anche un bagno in piscina. Lei era molto timida e “signora” e aveva vergogna a farsi vedere in costume ma dopo tanto insistenza accettò mentre io avrei dovuto farmi il bagno in slip.

Ma non avevo considerato che vedendola in costume mi sarebbe venuta un’erezione esagerata quasi volevo scappare ma lei diceva: “dai ora ti vergogni tu? hai gli slip non preoccuparti vieni in acqua” ma appena tolsi pantaloncino si vedeva in modo netto il cazzo gonfio sopratutto quando entrai in acqua lo slip divenne quasi trasparente ed era come se fossi col cazzo di fuori. Lei si fece rossa rossa ma molto imbarazzata fece finta di nulla dopodichè nel giro di 10 minuti si andò a rivestire e mi portò uno slip pulito che gli era rimasto del figlio.

Quando tornai a casa iniziai a segarmi su quelle tettone e iniziò a diventare il mio chiodo fisso. Il giorno seguente ritornai da lei (sarebbe dovuto essere l’ultimo giorno di ripetizione) e lei mi fece trovare due costumi che mi aveva comprato come regalo e una bella cenetta come buon auspicio per l’esame.

La serata terminò dopo aver guardato un pò la tv e tornai a casa, dopodichè la rividi direttamente dopo l’esame per rifesteggiare con un’altra cenetta.

Quella sera venne un temporale fortissimo con il quale non si poteva uscire e lei disse se vuoi puoi dormire qui tanto ho delle camere in più, così avvisai i miei genitori dicendo che ero da un amico e decisi di dormire lì.
Quando si fece orario di andare a letto lei si andò a cambiare in bagno e mi misi a spiare dal occhiello le sue abbondanti linee per poi segarmi e sborrare nel suo stesso letto.

Infatti dormimmo nello stesso letto ma seppur non successe nulla mi segai mentre dormiva sborrando nelle lenzuola e rimanendo col cazzo all’aria. La mattina dopo quando se ne accorse rimase sconvolta e gli spiegai tutta la situazione, AVEVO PERSO LA TESTA PER LEI. Così mi piombai e provai a baciarla e come risposta ricevetti le sue labbra e la sua lingua che non si opposero subito provai a spogliarla per scoparmela ma lei non volle finchè non si decise di concedermi soltanto una semplice sega.

Mi misi disteso sul letto e lei con le sue mani con tanta esperienza mi fece una sega eccezionale, me lo maneggiava con calma e con passione fino a che non la sborrai in 5 minuti tra le sue mani.

Di lì iniziò una vera e propria storia tra noi, mi riempiva di regali, vacanze, crociere ecc.. ma del sesso non se ne parlava al limite mi concedeva qualche sega una quantum dovetti aspettare diverso tempo per la prima scopata (infatti ve la racconterò in una storia separatamente).

Da allora fino ad oggi siamo stati insieme, ormai abbiamo una vita insieme e stiamo progettando di fare un figlio in modo che i miei siano costretti ad accettare la situazione. Mi fa fare il signore insieme a lei senza farmi mancare nulla è quasi come se pensasse lei alla casa però ci sono stati comunque dei problemi nel nostro percorso.

In seguito vi racconterò della nostra prima scopata, dell’incontro con i miei ecc…

Seguite!.

IL CULO DI GILDA IN CAMPEGGIO

Eravamo in campeggio, e quest’anno veniva anche Gilda, la ragazza con il sedere più grosso che avessi mai visto! Avevamo appena festeggiato entrambi il diciottesimo anno, e avremmo passato le vacanze insieme, con i genitori… più o meno. I genitori di Gilda erano un po’ vecchio stampo, e super puliti. Viaggiammo per due giorni, auto traghetto auto, faceva un caldo eccezionale, e al bar vendevano solo cose che ti metevano una sete! Comunque, sarà per il clima o per la dieta, la mattina dopo essere finalmente arrivati a destinazione, Gilda cominciò ad accusare un leggero mal di pancia, e siccome le pareti nei campeggi non esistono, in breve si venne a sapere che era sempre stitica nei viaggi.

Poveretta, le stavano organizzando una bella purga, neanche parlare di sciroppi o pasticche in quel luogo sperduto, per cui non restavano che i rimedi portati dalla madre, i quattro grandi classici: supposta o microclisma, “se fa fatica ad uscire”, clisma chimico o peretta con sapone di marsiglia, “se la pancia fa male e non scende”. Ero un ragazzo di diciotto anni, non potevo non guardare, il culo di Gilda l’avevo sognato un milione di volte, e quanti giri c’avrei fatto! Trovai un’altura tra gli alberi da cui potevo agevolmente sbirciare dall’apertura sul tetto che aveva quella strana tenda, la porta invece era chiusa.

La madre di Gilda, una donna enorme, stava prendendo la busta del pronto soccorso, “Gilda adesso vieni qui e stenditi sulle mie ginocchia”, e Gilda obbediente e zitta ma con una faccia rossa e carica d’odio, perchè la madre non aveva portato anche lo sciroppo? Di certo era per la sua famosa teoria sul prenedere meno sostanze possibile. In realtà sapeva che Gilda se la portava dietro da due giorni prima della partenza. Così le abbasso le mutandone ed eccolo lì di fronte a me, quel culone ciccioso con qualche brufoletto.

“Alberto per cortesia…” Il marito, assistente, sapeva già cosa fare. Separò le natiche rivelando un inaspettatamente folto pelo che separò con le dita per scoprire l’ano di Gilda, un buchetto arrossato e stretto. Infatti la madre dovette ricorrere a due scullaccioni per riuscire ad infilare il dito nel sedere di Gilda, che si dimenava e lamentava, nonostante l’abbondante vasellina. “Sento il tappo, sei molto costipata Gilda. Alberto passami direttamente due clismi”. Il marito aprì le shitole e preparò stappati i clismi.

Per farle i due clisteri dovettero tenerla ferma, e partirono altre due sonore sculacciate. Guardai con passione mentre le infilavano, per ben due volte, il beccuccio bianco nel buchetto sperduto tra i peli e le natiche. Spremettero senza troppe cautele il primo, perchè Gilda non stava ferma, e con molta lentezza il secondo, dicendo a Gilda di respirare a fondo che poi sarebbe stata bene. Dopo cinque minuti la prima scarica, su una bacinella posta al centro della tenda.

Ne aveva veramente bisogno, ma non si liberò bene. “Alberto è meglio fare altre due perette di camomilla tiepida, No Gilda, devi metterti con la testa sul cuscino. Certo, e il culo per aria. Quei gorgoglii mi fecero definitivamente venire. Gilda si liberò del problema, e tutti vissero felici e contenti.

PADRE E FIGLIA- seconda parte

Rimasi sulla soglia della porta attonito. Perché Mario era nudo? Eppur sapeva che stavamo arrivando. Perché la mano sul culo della figlia? Ma soprattutto perché per Anna tutto ciò sembrava così normale? ” Hai visto Guerrino il mio papà?” Mi chiese lei voltando la testa all’indietro ma rimanendo ben salda al padre. ” Lo vedo eccome il tuo papà!!!”lanciando uno sguardo a Mario come per dire Che cazzo stai facendo?. Lui mi guardò a sua volta e fece un cenno con la testa come per dire Stai tranquillo è tutto a posto.

Chiusi la porta ed entrai, curioso di capire in che situazione mi fossi messo. Lo so, ora vi chiederete perché non sono venuto via, perché rimasi li per poi come al solito pentirmi. La verità? Ero curioso ma anche preoccupato per la bambina. Appoggiai la borsa a terra e mi lanciai nel l’ennesima avventura. ” Il papà si è fatto male alla caviglia, non ce la fa a prenderti in braccio zoccoletta!!” E la fece scendere.

Era già la seconda volta che la chiamava zoccoletta. Quindi non fu un caso la prima volta. Era abituato a chiamarla così. Mario era in piedi e Anna gli arrivava all’altezza del pacco, riabbracciò il padre con la guancia appoggiata al suo pene. Sembrò provasse piacere nel sentire il morbido e folto pelo nero accarezzare il suo volto. ” Ti sei fatto tanto male babbo? Un bacino e passa tutto?” Disse lei stringendosi più forte al papà.

Mario mi guardò cercando il mio permesso. Feci cenno di si con la testa, in fondo sono tenerezze che si fanno tra genitori e figli. Un bacio sulla bua, quante volte mia madre da bambino lo fece con me. Ma si, pensai, fatti baciare sta caviglia. ” Si Anna un bacetto al papi e passa tutto!!!” Rispose Mario Purtroppo o non purtroppo il bacio lei al padre lo diede, e piu di uno, ma non alla caviglia.

La ragazzina iniziò a dare bacini al pisellone del padre!!!! Che pur non eccitato era un bel pezzo di carne. Lo baciò tutto, ogni centimetro. Inutile dire che il cazzo di Mario iniziò a reagire a quei piccoli dolci bacetti. Ma lui la fermò prima. ” Brava la mia bambina, mi è passato tutto!” Disse lui allontanandola di qualche centimetro. Lui mi guardò imbarazzato, poi mandò Anna in camera a sistemare le sue cose così rimanemmo soli.

” Non pretendo nessuna spiegazione, non sono stato un santo nemmeno io alla sua età, voglio solo capire se questa cosa fra voi due e’ consapevolmente accettata e desiderata da entrambi, o se in qualche maniera tu l’hai spinta, obbligata, non dico abusata, ma costretta. Insomma lei lo fa perché le piace o c’è altro sotto ?”. Lui sorrise, e riconobbi il Mario del giorno prima. ” Non voglio risponderti, voglio che sia tu a giudicare.

Fai da spettatore e fingi che qualunque cosa accada , sia normale. Fidati di me. ” Sembrò molto sincero, e decisi di credergli. ” Dammi una sigaretta va, che sono agitato” risposi. ” Non ti do nulla. Siediti in poltrona e goditi lo spettacolo. Ma spogliati anche tu, nudo, senza imbarazzo. Ok?” Così feci, mi spogliai completamente e mi accomodai in poltrona. Mario si spaparanzo’ sul divano. ” Zoccoletta ?? Hai finito? Vieni dal papà??” Chiamò così la figlia.

E lei apparse dalla camera come una fatina delle favole, ma in versione pornografica!!! Tutta nuda, indossando solo un paio di ali rosa di tulle e un paio di gambaletti sempre rosa sotto alle ginocchia. I codini legati con due nastri di raso anch’esso rosa, a forma di fiocco con il nastro lungo che arrivava fino alle tettine piccole ma perfettamente sviluppate. La patatina era già ricoperta di pelo , dello stesso colore castano dei capelli.

Le labbra appena colorate con il lucida labbra rosa. Ad un tratto non mi sembrò poi cosi bambina, a parte l’abbigliamento, era una giovane adolescente , una donna in versione tascabile. ” Dimmi papi , cosa ti serve?” Chiese amorevolmente Anna. ” Prendi una sigaretta al papà e a Guerrino?”. E lei prese il pacchetto di sigarette e l’accendino da sopra il tavolo. Venne prima da me. Tirò fuori una sigaretta, me la mise in bocca e me la accese.

Poi corse dal padre e fece la stessa cosa. Le vidi il culetto, perfetto, liscio come la seta. ” Non ti sei ancora lavata oggi ?” Lei rispose di no. ” Piccola sporcacciona, sento l’odore della tua fighetta. Lo hai fatto apposta vero? ” lei rispose di si. ” Spiega a Guerrino che birichina che sei. Digli perché non ti sei lavata la patata!!”. Disse Mario. Allora lei si girò verso di me e con voce e fare da monella confessò ” Non mi sono lavata in mezzo alle gambe perché so che il papà sentendo la puzza non resiste e mi mangia tutta!!!! ” e rise.

Allora lui ribatte’ ” Hai capito Guerrino che troietta la mia Anna? Per farsi leccare la passera dal babbo la lascia sporca e puzzosa!!! E allora guarda cosa mi fa fare !!!” E afferrò la figlia per i fianchi, se la mise in piedi sopra il divano e lui con la testa appoggiata allo schienale la fece sedere sulla sua faccia e iniziò a divorare il pube della figlia. Con una tale voracità che sembrava un a****le e lei la sua preda, il pasto del giorno.

Lei all’inizio rise, poi dal riso passò al gemito, e dopo qualche minuto dal gemito passò all’ orgasmo. Quando Mario se la tolse dalla faccia e rimise la figlia a terra , aveva tutta la barba nera unta, ricoperta di umore vaginale. Rimasi in silenzio, anche quando lui disse alla figlia ” Non chiedi a Guerrino se vuole qualcosa da bere? Vai in cucina e sul lavello c’è un bicchiere grande pulito. Me lo porti?” Lei corse.

Non pensai alle intenzioni di Mario , ancora stravolto e eccitato dalla precedente scena. Quando Anna tornò con in mano quello che era inequivocabilmente un boccale di birra, mi sorse il dubbio. Ma non dissi nulla. ” Ora zoccoletta di papà, appoggia il bicchiere a terra e riempilo più che puoi di pipì “. Così lei fece. Ne riempi metà. ” Ora prendi il bicchiere e portalo al papi. Tienilo ben saldo mi raccomando!!!” E lei tenendo con due mani il grosso bicchiere , lasciò che il padre ci infilasse dentro il pisello e pisciasse fino a riempirlo tutto.

” Senza bagnare per terra, piano piano portalo a Guerrino e poi corri dal papi”. Lei attenta a non rovesciare neanche una goccia, mi portò il bicchiere. Era pesante e caldo. Me lo lasciò tra le mani e corse dal padre. ” Ci credi Anna che Guerrino riesce a bere tutto il bicchiere in un solo sorso?” Chiese il porco alla sua zoccoletta. E lei facendo un espressione di stupore rispose” No!!! Non ci credo!!! Fa schifo la pipì, è tanta quella.

Secondo me vomita!!!”. Piccola ingenua , ne devi fare ancora di strada !!! Ovviamente per me era un gioco da ragazzi, ma non faccio mai niente per niente. E allora decisi di fare una scommessa e dissi ” Se io lo bevo tutto, senza interruzione, poii voi fate una cosa per me?” ” Che cosa?” Chiese Mario. Ed io, stanco di subire tutte quelle scenette senza partecipare feci la mia scommessa ” mentre tu Mario mi scopi a novanta, lei da sotto mi succhia l’uccello, così io mi becco una sborrata in culo e lei in bocca!!!” ” Assolutamente non se ne parla, chiedi troppo !!! Ora stai esagerando Guerrino !!” Esclamò lui.

Non dovetti neanche rispondere che la puttanella disse ” Dai papi, digli di si, tanto non ce la fa, sono sicura!!! Fa troppo schifo!!! Vedrai che vinciamo noi, accetta babbo. Sono proprio curiosa di vedere se ha il coraggio di bere tutto il bicchiere. Vedrai che si ferma subito, ha ha ha!!!” Sebbene Mario conoscesse molto bene la mia abilità, difronte allinsistenza della figlia non riuscì a non accettare la scommessa. Mi guardò e muovendo solo le labbra lessi la sua supplica ” ti prego no”.

Pensai , allora perché hai riempito sto bicchiere ? Per far divertire voi due e basta? Iniziai a bere , e per mia fortuna il sapore non era male. Senza mai fermarmi, con un unico solo lento sorso svuotai tutto il boccale. ” No papi!!! L’ha bevuto tutto !!! E ora?” Disse lei preoccupata al padre. ” E ora cazzo, visto che hai insistito tu , dobbiamo pagare la scommessa!!! Forza succhiamelo e fammelo venire duro!!!!” Il tono di Mario era molto infastidito.

Io mi alzai , mi appoggiai con le mani al tavolo, culo a novanta, gambe divaricate, dissi ” Quando volete io sono pronto!!!” E mi accesi una sigaretta. In pochi secondi il cazzo di Mario venne duro come il marmo. Tolse le ali da fatina alla figlia e la trascinò con se. ” Che devo fare papi?” Chiese lei e furono le sue ultime parole. Lui le ordinò ” che minchia vuoi fare? Vai sotto e prendigli il cazzo in bocca e non lasciarlo finché te lo ordino io, ok???” Impaurita dal tono incazzato del padre si infilò in ginocchio sotto di me e mi prese l’uccello già duro in bocca.

Sentii le mani forti di Mario afferrarmi le chiappe, spalancarle e sputarmi sul buco del culo. Poi vi appoggio la cappella , e con violenza mi impalò con un unico colpo secco. Pensai che fosse giusto così, strinsi i denti e mi godetti scopata e pompino. Quando venne lui dentro di me io venni in bocca a lei che molto brava ingoiò tutto!!! Mario non si fermò subito , dopo avere sborrato continuò un altro po a scoparmi finché il cazzo iniziò a sgonfiarsi.

Allora lo sfilò dal culo, e ordinò alla figlia di fare altrettanto, e lei si tolse il mio uccello dalla bocca. Si alzò e corse dal padre. Io con la flemma di un condannato a morte, mi rimisi in sesto, mi vestii, li guardai e dissi ” Ci vediamo al mare domani?”. Nessuno dei due rispose. Allora me ne andai. Il giorno dopo al mare non vennero, e neanche i giorni successivi. Meglio così, finalmente un po’ di meritato relax!!!! FINE.

I MIEI NIPOTI -seconda parte

Con Maddy che mi succhia il cazzo e jacopo che mi lecca il buco del culo mi sento lo zio più fortunato del mondo!!! E più mi sentono godere e gemere più i due diavoletti ci danno sotto, e devo dire che hanno i geni di famiglia. Si perché nella mia numerosa famiglia tra troie, puttanieri, gay, e pure pedofili si potrebbe riempire un albero genealogico. ” Cazzo Jacopo, come fai a dire che tua sorella spompina male? È bravissima! Sei bravissima Maddy ” accarezzandole la testa.

” Piuttisto tu che fai tanto il gradasso, devi ancora imparare come si prepara con la lingua un buco del culo per essere scopato. Sei fortunato che allo zio non serve una grande preparazione. Lo senti come è già bello rilassato il mio buco ?” Rivolgendomi a mio nipote. Lui fa cenno di si con la testa senza staccare la lingua dal mio orefizio peloso. ” Hai ancora il tuo bellissimo uccello da 10 e lode in tiro?” Gli chiedo.

E mi risponde la sorella buttando uno sguardo al cazzo del fratello ” Si zio, ha la tega dura come il marmo!!!”. Allora rivolgendomi a lei ” Tesoro, ti dispiace riposarti un po’ finché la zia si fa spaccare il culo dal porco di tuo fratello?” E lei alzandosi in piedi , va a prendere la sedia dove era legata e la posiziona proprio davanti a me. Si siede, a gambe unite, e dice ” Appoggiati pure a me zio, così ti metti col culo a pecora e stai più comodo.

E tu idiota, vedi di scopartelo bene, con forza, da uomo che sei. Lo zio se lo merita dopo tutto quello che ha fatto per noi in questi anni!!!” Sembrava timida, invece è lei quella tosta!!!! Mi appoggio con la testa sulle gambe di mia nipote e mi metto in posizione. Sento Jacopo che cerca tra il pelo il mio buco umido e ci appoggia la cappella. ” Zio, colpo secco o delicato?” Chiede.

Guardo la Maddy senza dire parola. Lei capisce al volo. ” Secondo te????? ” dice al fratello. E con un unica botta mi penetra fino in fondo, fino alle palle. Affondo la faccia tra le vellutate cosce di mia nipote che avverte il mio dolore. Mi accarezza i capelli e sussurra” Questo è solo l’inizio ,zio!!!!”. Mai parole furono così profetiche. Jacopo , il mio Jacopo a cui facevo ripetizioni di latino e greco, inizia a scoparmi.

Diciamo che più che scopare, il suo modus operandi è più simile a quello di uno stupro. Ad ogni colpo subito ,affondo sempre più tra le cosce di Maddy , soffocando i miei gemiti di dolore e piacere. ” Ti piace zio ?” Mi chiede lei e il mio si vibra tra le sue perfette e morbide gambe che attutiscono ogni colpo profondo del fratello. ” Com’è quella frase che ci citavi sempre in latino?… aspetta, ah si!! ALEA IACTA EST !! Vero zio? “.

Bastarda troia secchiona!!! Hai ragione!! Percepisco uno scambio di cenni tra i due. Hanno qualcosa in mente!! Infatti Jacopo esce dal mio corpo, mi sputa dentro il buco ormai dilatato e entra solo con la punta della cappella. Inizia a schiaffeggiarmi le chiappe. Sempre più forte, sempre con più potenza. ” Ti ricordi zio che una volta, avevo dieci anni, avevo rubato dei soldi dal tuo cassetto e tu te ne accorgesti e mi hai sculacciato facendomi piangere?” Sono sincero, non lo ricordo, ma gli rispondo di sì.

” Ecco, questa è la mia vendetta!!!!” E va avanti a sculacciarmi quasi fino a farmi piangere. Porco vendicativo, così tratti la zia? Troppo preso dal bruciore infertomi da ogni singola sberla , non mi rendo conto che la Maddy, afferrando le mie mani , con una capacità e una velocità degna del grande mago Houdini , mi ammanetta un polso allo schienale della sedia. E subito dopo, quasi nello stesso istante lui fa lo stesso con l’altro mio polso.

Sono praticamente ammanettato alla sedia con mia nipote seduta sotto di me. ” Che diavolo significa questo? ” riemergendo dalle calde cosce di Maddalena, che divarica le gambe mostrandomi la figa. Come un tendone di un teatro che si apre e al centro del palco vedi una figura quasi aliena , che sembra morta dal fetore che emana. E invece è viva , respira, suda, viscida e spaventosa. Penso tra me e me , non vorranno mica che…???? Non faccio in tempo a formulare il terribile pensiero, che Jacopo mi penetra con tutta la forza che ha spingendomi con il suo bacino in avanti , in modo che io, privo di equilibrio e appoggio non posso evitare di affondare con la faccia nella vulva di Maddalena, che subito richiude le gambe bloccando la mia testa tra le sue cosce, e lui alzando una gamba, si appoggia con il piede sulla mia nuca obbligandomi a rimanere con la testa bloccata.

Non respiro. Inizio a sudare. E lui ricomincia a trombarmi. Apro la bocca e mi ritrovo il clitoride di Maddy a portata di lingua. Provo a liberarmi da quella morsa mortale, ma Jacopo spinge col piede ancora più forte. Mi hanno fregato. Eccome se mi hanno fregato!!!! Piccoli, cari, dolci nipoti. ” Zio, se vuoi che ti lasciamo andare ci devi far godere di bocca e di culo,ok?” Ordina Jacopo con voce dura e ferma.

Ecco il momento in cui torna inesorabile e accusatorio nella mia mente quel pensiero: ma chi cazzo me l’ha fatto fare di mettermi in questo casino? Non potevo starmene a casa mia stasera? E come tutte le volte, mi abbandono al destino, e visto che ormai ci sono, divertiamoci. E così faccio. Lecco la figa a mia nipote che gode come una pazza, e io di conseguenza godo come una pazza a farmi trombare dall’altro nipote!!!! Vedendo che la cosa era di gradimento a tutti e tre, ci rilassiamo e ci facciamo sopraffare dal piacere.

Un piacere intenso e stranamente coinvolgente che per il resto dell’amplesso ci fa diventare una cosa unica, tre corpi e menti fuse assieme. Non a caso nello stesso momento Maddy ha il suo orgasmo , uno tsunami che mi inonda la faccia, la barba. Jacopo sborra dentro di me, e mi riempie il culo di sperma caldo e denso. Io vengo insieme a loro senza il bisogno di una sega, di niente. Solo grazie al piacere mentale.

Ognuno riempie la mansarda con le proprie urla e gemiti. Con i propri odori corporei. Con i propri sudori. E per ultimo con i propri respiri pesanti ma liberatori. Restiamo ognuno appoggiato all’altro senza parlare per un po’. Forse si aspettano che sia io a parlare per primo. Penso a cosa dire. Non voglio fare romanzine, è stato bellissimo. Non voglio nemmeno lamentarmi del trattamento subito, è stato bellissimo. Non voglio nemmeno stare zitto, vestirmi e andare via senza dire una parola, ripeto : è stato bellissimo!!!!! Allora senza muovermi, rimanendo ancora schiacciato tra i loro giovani corpi dico con quel tono scherzoso che da sempre mi caratterizza” Quando tornano i vostri genitori????”.

FINE.

Jotaro, il mio amore giapponese – Capitolo 7

Capitolo Sette: “1981”

Era il gennaio. 1981. Eravamo insieme di nuovo ed eravamo felici.
Ritornammo a scuola dopo la fine delle vacanze natalizie e ritornammo ai libri di scuola. Avevamo deciso di dedicarci insieme al campo dei computer.
Riuscimmo a stare insieme più spesso che potevamo e godevamo della nostra vicinanza. Qualche volta riuscivamo a fare l’amore, qualche volta no. Non era importante il farlo, lo era lo stare vicini.

Continuammo ad aiutarci l’un l’altro nei compiti in classe ed i miei voti migliorarono. I miei genitori ne erano felici e sembrava pensassero che la mia amicizia con Jotaro fosse una cosa positiva per me. Se avessero saputo davvero che eravamo innamorati, non mi avrebbero permesso di frequentarlo. Oggi mi chiedo se non avessero mai saputo di noi.

Alcuni eventi notevoli si verificarono nel 1981. Una delle mie sorelle stava con un ragazzo che mi piaceva molto.

Io pensavo che fosse così carino! Annunciarono che si sarebbero sposati in estate. La mia famiglia era contenta della notizia ed anch’io lo ero. Voleva dire che avrei avuto una camera tutta per me fra non molto e questo voleva dire più privacy con Jotaro. Fino a quel momento avevo condiviso una stanza con il mio fratello minore, Roby, che era una vera rottura, non lasciava mai che io e Jotaro stessimo un po’ da soli quando lui veniva da noi.

Io non avevo mai privacy quando volevo stare da solo e farmi una sega sognando Jotaro.
Vivere con Roby era estremamente stressante. La mia famiglia era costantemente sull’orlo della crisi e mia mamma era quella più colpita. Il fatto che stesse per tornare a casa dal collegio per l’estate non la rendeva affatto felice. Quando i miei parenti, che stavano dall’altra parte del paese, appresero la notizia del matrimonio, furono molto contenti. Conoscevano la situazione con Roby, ed uno dei miei zii, un orso di uomo, si offrì di venire da noi, dopo che la scuola fosse finita, per aiutare.

Quello che realmente voleva era che Roby si prendesse le sue responsabilità e mamma non dovesse preoccuparsi di lui mentre noi facevamo quadrare le cose per il matrimonio. Mamma sembrò molto felice quando chiuse la comunicazione con lo zio.

Nei mesi che portarono al matrimonio la mamma fu molto occupata dalle infinite cose necessarie. Naturalmente Roby continuava a fare lo stronzo mettendosi nei guai più che mai nei fine settimana. Una semplice visita alla biblioteca divenne una situazione preoccupante, Roby aveva aperto una macchina e preso dei soldi dal cruscotto.

Ricordo che mio papà era furioso. Dopo che lui e Roby ebbero discusso, mio fratello riuscì a sedersi per un paio di giorni. Jotaro capì che ero stressato e fece di tutto per essermi d’aiuto.

Scuola e lavoro in casa mi tennero occupato, ma non troppo da evitare di incontrare Jotaro. La sua famiglia era sempre contenta di vedermi ed io mi sentivo sempre il benvenuto in quella casa. Era anche un rifugio per me, dove potevo scappare quando a casa le cose peggioravano.

C’era molto stress e mi dispiaceva per i miei genitori che dovevano sopportare le cazzate che Roby combinava a scuola. Io facevo quello che potevo per cercare di ridurre la tensione anche se loro non riconoscevano i miei sforzi, di solito lo facevano più tardi.
“Ti senti bene?” Mi chiese Jotaro un pomeriggio di maggio dopo avermi fatto un massaggio intenso.
“Decisamente!” Sospirai: “Dovresti farlo ai miei genitori. ”
“Questa è un’idea, ma non potrei spingermi così in là come faccio con te, amore.

Comunque sono sicuro che l’apprezzerebbero. Ti mostrerò come massaggiare il collo e trovare sulle spalle le aree giuste per rilassarli. ”
Quella notte mi insegnò ed io lo feci a mio papà. Lo rilassai tanto che riuscì a dormire davvero per la prima volta dopo secoli. Gli piacque e quindi lo feci alla mamma. Non dovettero chiederlo una seconda volta, lo facevo automaticamente quando loro erano sulle loro sedie favorite a guardare la tv.

So che li aiutai moltissimo.

Il sesso tra me e Jotaro rallentò per un po’, lui sapeva perché e non si preoccupava. Le poche volte che lo facevamo era come essere in paradiso. Amavo baciarlo e toccarlo, lui amava stringermi e leccare ogni parte di me. Io amavo succhiargli i capezzoli, i rilievi così duri ed eretti, lui amava leccarmi e succhiarmi le palle. Amavamo il 69 e succhiare il cazzo duro dell’altro.

Lui diventava molto focoso mentre mi inculava, io amavo sentire il suo cazzo rigido muoversi dentro di me. Anch’io diventavo focoso con l’uccello profondamente dentro di lui. Era una profonda, gioiosa comunione che ambedue amavamo condividere. Ci faceva sentire bene essere uno con l’altro. Feci tesoro di quei momenti ed ancora ne faccio.

“Come ti va, amore?” Bisbigliò Jotaro nel buio della sua stanza.
“Questa notte è meravigliosa, essere qui da solo con te ed essere amato da te.

” Bisbigliai.
Sentii le sue labbra premere sul lato del mio collo, spedendo brividi su e giù lungo la mia spina dorsale.
“Tu mi fai sentire completamente innamorato. ” Lui bisbigliò, le sue dita solleticarono sotto le mie palle.
“Oh, baby, che…. che bello!” Mi lamentai.
Rotolammo insieme, le nostre labbra si incontrarono e danzarono insieme. Sentii il tocco della sua lingua nella mia bocca e le sensazioni erano meravigliose.

Dimenticai chi ero e mi sentii fuso in lui. Era come se fossimo diventati una cosa unica, il nostro amore ci portava in quel luogo e tempo, un luogo dove il tempo si fermava perché gli innamorati godessero dell’altro. (Non posso fare a meno di piangere un po’ alle emozioni che sto sentendo. ) Jotaro sapeva, capiva quello che sentivo e lo stava anche sperimentando. Non importava quante volte facevamo l’amore, ogni volta che lo facevamo era come la prima volta.

Mio zio Gianni arrivò la seconda settimana di giugno. Io l’avevo incontrato solo una volta ed ero estremamente felice di vederlo; anche lui lo era. Quando Roby capì quello che stava su succedendo, si sextenò. Ma finì molto presto, ricordo che ebbe una discussione con lo zio e Roby filò dritto per il resto dell’estate. Quando lo zio Gianni incontrò Jotaro, capì immediatamente che noi due eravamo innamorati. Avevamo paura che lo raccontasse.

Lui ci disse più tardi che aveva degli amici gay.
Lo zio era etero e non approvava, ma rispettava la nostra decisione di stare insieme. Approvò Jotaro e questo mi fece felice. Se fosse stato un altro tipo di ragazzo, penso che mi avrebbe detto di lasciar perdere rapidamente. Non avevo idea di cosa avesse visto in Jotaro, ma apparentemente gli piaceva molto e ne ero contento.

Fummo davvero occupati dopo l’arrivo di zio Gianni.

Tra lui, io, Roby e Jotaro (lui ci aiutava quando poteva), e la casa, il giardino ed il cortile tornarono rapidamente in forma. Jotaro ed io riuscimmo a fare qualche sveltina qua e là, io che gli succhiavo il cazzo nel capanno degli attrezzi, lui che succhiava il mio nel camper, io che gli davo il sedere in bagno e lui che me lo dava in camera da letto. Quelli erano momenti eccitanti, la possibilità di essere sorpresi era alta, ma era quello che rendeva la cosa più eccitante.

C’è da chiedersi come mai non fummo scoperti.
La settimana del matrimonio arrivò il resto dei parenti. Io ero felice di vederli e presentai loro Jotaro. Mio nonno Enrico (il padre di mio papà), ci prese da parte e ci diede la sua approvazione. Anche zio Luciano indovinò, ma tenne per sé i suoi pensieri.
La casa stava diventando piuttosto piena, così Jotaro offrì di farmi stare da lui in modo che gli altri potessero usare la camera da letto che mio fratello ed io dividevamo.

Era già stato deciso che alcuni di loro sarebbero stati in albergo.
Io avevo una sensazione molto forte dentro di me che qualche cosa stava per accadere a Jotaro e me. Sentivo qualche cosa profondamente dentro di me e finalmente mi resi conto di cosa era. Era il bisogno ed il desiderio di rendere speciale il legame tra di noi. Andai a cercare e trovai un anello d’oro, naturalmente solo uno, nulla di veramente elegante, e lo comprai.

Vi feci mettere le nostre iniziali. Lo tenni in tasca la mattina del matrimonio. Dovevamo andare in chiesa per le ultime cose tre ore prima. Dopo aver finito ci mettemmo ad ammirare la facciata della chiesa. I raggi del sole mattutino attraverso i vetri colorati creavano un effetto arcobaleno. Allora feci la mia mossa.
“Jotaro, ti devo chiedere una cosa. ” Dissi nervosamente.
“Cosa, amore?” Chiese.
Presi la sua mano e lo condussi sui gradini guardandomi intorno per vedere se c’era qualcuno.

Presi l’anello dalla tasca.
“Jotaro, io ti amo tanto. Tu sei tutto per me. Tu mi completi. Tu mi hai fatto felice. Tu mi hai insegnato tanto. Vuoi essere…mio?” Bisbigliai mentre facevo scivolare l’anello sul suo dito.
Lui mi guardò con le lacrime agli occhi: “Sì. ”
E anche lui fece scivolare un anello sul mio dito: “Io prometto di amarti ed occuparmi di te per sempre. ”
Ci baciammo, il tempo si arrestò e diventammo una cosa sola.

Il resto della giornata passò rapidamente. Ad essere sinceri non ricordo bene quello che successe dopo, ma fu grande. Tutto andò per il meglio. Quello era decisamente un giorno speciale per noi. Rimasi da Jotaro quella notte. Facemmo l’amore nella maniera più bella ed appassionata di quanto l’avessimo mai fatto. Eravamo così felici, non penso che avremmo mai potuto sentire qualche cosa del genere. Lo dicemmo ai suoi genitori e loro ci offrirono una bottiglia di champange per celebrare.

Sapevamo che io non potevo dirlo ai miei genitori per paura di quello che poteva accadere, ma vorrei e spero che un giorno loro capiranno. Io non avevo mai immaginato che essere innamorato potesse essere così magnifico, così grande, ma lo è. Non c’è niente di più grande. Eravamo la coppia più felice del mondo. Pensavamo che nulla avrebbe mai potuto farci smettere di stare insieme. La vita andava alla grande per noi.

Conclusione

Avevo deciso di terminare qui la nostra storia.

Ci amammo sia nei tempi duri che nei tempi buoni. La mia vita cambiò notevolmente dopo di ciò. La mia famiglia scoprì di noi e quello che videro in noi, li cambiò. La nostra relazione cambiò molte cose in tutte e due le famiglie.

Poi Jotaro scoprì che dopo il suo ventesimo compleanno sarebbero tornati in Giappone. Passammo insieme ogni momento possibile. Sapere che dopo due anni ci saremmo separati ci provocò molto dolore.

Non c’era nulla che potevamo fare.
Facemmo tesoro di ogni momento possibile. La notte dell’annuncio non facemmo nulla se non tenerci stretti l’uno all’altro sperando che fosse un cattivo sogno. Non lo era ed il suo ventesimo compleanno giunse troppo presto.
L’ultima notte facemmo l’amore nel modo più appassionato e completo. Lui mi tenne a lungo dentro di sé dopo che ero venuto ed io lo tenni in me a lungo dopo che mi ebbe penetrato.

Non avrei mai pensato che potesse esserci tanta tristezza come quando se ne andò.

La tragedia colpì la sua famiglia un anno dopo il loro ritorno. Tutti, eccetto Jotaro rimasero uccisi in un incidente stradale. Noi ci tenemmo in contatto ed io avrei voluto essere là per dargli il mio appoggio. Mi chiamò e passammo quattro ore al telefono. Continuammo a scambiarci lettere fino a ventisei anni.
I nostri compleanni erano nello stesso giorno.

Quel giorno lui era andato nella fabbrica dove lavorava come direttore della produzione. Un dannato incidente prese la sua vita quel giorno.
Nello stesso momento ebbi una visione di lui che entrava nella mia stanza e si sedeva sul mio letto. Lo riconobbi e parlammo. Lui mi baciò e mi disse che sarei stato di nuovo felice. Si girò e se ne andò attraverso il muro. Allora compresi che gli era successo qualche cosa.

Un settimana più tardi due giapponesi bussarono alla mia porta. Mi diedero una shitola. Dentro c’era un chimono di cotone nero. Mi dissero quello che era accaduto. Piansi per ore. Fui inconsolabile per mesi.

Ci sono dei momenti in cui mi sento triste o depresso, allora sento le sue braccia intorno a me e lui che mi parla a bassa voce: “Sono qui, Davide. Voglio sempre essere qui.

Io ti amerò sempre anche se ho dovuto andarmene. Io ti amerò, per come ci siamo amati e perché io ti ho amato tanto. Il mio essere è profondamente dentro di te e nulla potrà rimuoverlo. ”

Si dice che se si ama qualcuno profondamente e l’amato muore, il suo spirito rimane con te per il resto della tua vita. Io ci credo con tutto il mio cuore, perché è accaduto a me ed è verissimo.

Non c’è nessun potere più grande in questo universo dell’amore.

Lui avrebbe voluto che andassi in Giappone per presentarmi ai suoi parenti. Un giorno o l’altro ci andrò per trovare anche la sua tomba e piangere. Poi andrò a visitare i luoghi che avevamo progettato di vedere insieme. So che lui ne sarà felice.

Una chiusura triste, ma la vita riserva gioie e dolori, l’importante è godere delle gioie ed utilizzarle per superare i dolori.

Se vi è piaciuto il racconto fatemelo sapere, come sempre i vostri commenti sono molto importanti per me.

Jotaro, il mio amore giapponese – Capitolo 6

Capitolo Sei

Venne settembre, e con lui l’inizio della scuola. Ci domandavamo quali materie avremmo avuto quell’anno.
Io ero un po’ nervoso la prima mattina, ma Jotaro mi sostenne. Avevamo comunque la saggezza di essere cauti nell’interagire a scuola. Non volevamo avere problemi con gli altri studenti. Le materie erano sempre quelle ed in più quell’anno facevo parte del coro. Mi piaceva cantare (e mi piace ancora ma gli unici due luoghi dove posso farlo sono la doccia e la mia macchina!) e fui ammesso facilmente.

A Jotaro piaceva sentirmi cantare.
“Sei veramente bravo, continua. ” Diceva.
Ed io lo facevo, non sarei mai stato un cantante di classe mondiale, ma mi piaceva e mi divertiva. Lui continuò ad aiutarmi con la matematica, il suo italiano ora era davvero buono, così non aveva bisogno di alcun aiuto in quell’area. Due volte la settimana avevamo laboratorio di scienze naturali.
Per educazione fisica avevamo i due armadietti vicini. C’era anche studi sociali e Jotaro aveva interesse in quel campo.

Gli piaceva esplorare le diverse strutture sociali dei vari paesi per vedere come la gente viveva. Le cose in questo paese sono cambiate piuttosto significativamente dai miei giorni di liceo. Sono sicuro che Jotaro avrebbe trovato tutti quei cambiamenti interessanti.

La nostra vita amorosa aveva avuto più di una pausa ora che c’era di nuovo la scuola. Le volte che riuscivamo a stare insieme e fare l’amore erano sempre attese. Facevamo in modo di godere di tutti i piaceri per essere soddisfatti fino alla volta successiva.

Non ne avevo mai abbastanza di come mi toccava, di come mi amava, del modo in cui mi baciava e delle cose che faceva. Lui godeva delle cose che io facevo a lui. Ogni volta che facevamo l’amore scoprivamo quanto ci amavamo. In una di queste volte cominciammo a parlare del nostro futuro. Io avevo appena compiuto diciassette anni e cominciavo a chiedermi cosa avrei fatto nella vita.
“Sto pensando al futuro. ” Disse Jotaro.

“Oh? A proposito di che?” Chiesi baciandolo sulla guancia.
“Alla vita dopo il liceo, quello che faremo. ”
“Io non ci ho pensato molto. ” Dissi accoccolandomi vicino a lui.
Lui mi tirò ancora più vicino, il suo corpo nudo pigiò contro il mio.
“È ora che tu lo faccia. Dobbiamo decidere cosa faremo quando usciremo dalla scuola. Andremo a subito lavorare? Prenderemo una casa insieme? Faremo la carriera insieme? Queste sono le domande che mi girano per la testa da qualche settimana.

Io sto dando un’occhiata al campo degli elaboratori e sembra un buon affare. È in continua crescita. ” Affermò.
“Ho un po’ di interesse per i computer, ma non ne ho una grande conoscenza. ” Dissi.
“Una buona ragione per frequentare dei corsi di PC e conoscerli. Io sono sicuro che ci sono alcuni negozi di computer che insegnerebbero come usarlo alla persona che lo comprasse. ”
“Allora andiamo a cercarlo domani.

Come per il vivere insieme, sarebbe così figo. Dobbiamo farlo. Noi andiamo così d’accordo! Mettersi in affari insieme, l’unica cosa che posso dire è: proviamoci. ”
Jotaro mi abbracciò: “Pensa a quanto ci divertiremo insieme!”
“Io l’ho sempre sognato. ” Gli dissi.
“Bei sogni, spero. Saremmo così felici insieme” Lui disse.
“Di sicuro!” Dissi ridendo.
Le cose stavano andando veramente bene per me. Se avessi saputo cosa stava per accadere, avrei fatto di tutto per trattenerlo.

Avevo continuamente sognato di essere innamorato e vivere con un ragazzo prima di incontrare Jotaro. Pensavo che questa fosse l’opportunità che stavo aspettando. Lo tenni fra le mie braccia a lungo dopo che lui si era addormentato, sperando che i nostri progetti per il futuro si avverassero.
Nei giorni seguenti ci iscrivemmo insieme ad un corso di computer. Imparammo molto dei vari sistemi, come funzionavano, come installare le memorie ed altri componenti, come ripararli.

La tecnologia è avanzata considerevolmente dai primi anni 80 e faccio fatica a tenermi aggiornato mentre i miei giovani nipoti mi fanno sfigurare. Vai a capire.
Comunque comprammo un vecchio computer e lo riparammo. Avevamo fatto tutto per il meglio perché funzionò davvero bene. Quello era un segnale incoraggiante di sicuro. Quindi proseguimmo. Jotaro si interessava della sua programmazione. Io tentai di imparare il basic ma non lo capivo completamente. Quindi mi dedicai alla parte hardware mentre lui studiava il linguaggio di programmazione.

Era un piacere aprire un computer non funzionante e ripararlo. Alcuni erano una vera sfida, altri erano facili da aggiustare. Alla fine fummo d’accordo che ci saremmo messi insieme a riparare PC.

Poi venne Natale. Jotaro ed io festeggiammo il nostro piccolo Natale insieme una settimana prima. Lui ed i suoi genitori stavano ritornando in Giappone per fare visita a dei parenti. Fui fortunato e passai la notte a casa sua.
Gli avevo comprato una piccola catena d’oro da portare al polso e a lui piacque molto.

Lui mi diede un anello con le nostre iniziali. Ma i migliori regali che ci siamo fatti l’un l’altro siamo stati noi stessi. Il nostro fare l’amore quella notte fu lento, delicato e dolce. Facemmo insieme di tutto per tentare di dare piacere all’altro. Volevo che lui fosse felice, fosse soddisfatto prima di partire la mattina dopo.
“Mi piace la catena d’oro, amore. Penserò a te quando la porterò. Ma il dono più bello che mi hai fatto questa notte sei stato tu.

Mi rendi così felice!” Bisbigliò nel mio orecchio mentre mi inculava lentamente.
“Sei il benvenuto. ” Mormorai piano mentre sentivo il suo uccello forte e duro che si muoveva dentro di me.
Mi fotteva lentamente per farmi godere al massimo le sensazioni di lui dentro di me. Lo sentivo lamentarsi piano, mentre bisbigliava il mio nome e diceva quanto mi amava. Improvvisamente rabbrividì ed sentii il suo cazzo contrarsi con forza alcune volte.

“Vengo, amore. Vengo!” Sospirò nel mio orecchio.
Voltai la testa in modo che potessimo baciarci. La sua lingua scivolò nella mia bocca e la mia strofinò la sua mentre ricominciava a fottermi. Sentii il suo cazzo ritornare duro dentro di me.
“Oh, baby!” Gemetti di piacere.
Lui rotolò sulla schiena portandomi con sé. Io mi alzai appoggiandomi alle mani e lui cominciò a spingere dentro di me.
“Sto venendo!” Ansò spingendo il cazzo duro profondamente in me.

Sospirò e si rilassò dopo che ebbe finito di eiaculare dentro di me. Io mi tolsi e lo baciai. Lui mi sorrise mentre prendeva il mio cazzo, lo tirava vicino a sé e poi dentro di lui. Scivolai dentro completamente e lui baciò e leccò i miei capezzoli. Lo inculai il più lentamente possibile, entrando poi profondamente in lui. Lui mi teneva stretto baciandomi e carezzandomi. Il suo toccarmi mi fecero partire. Lo carezzavo dappertutto, godendo della morbidezza tenera del suo corpo vicino al mio.

Poi ci addormentammo abbracciati.

Le feste passarono bene ed io ero felice che lui fosse in Giappone coi suoi parenti, ma mi mancava. Sognai di lui la Vigilia di Natale. Eravamo insieme, comodi sul divano, a guardare il fuoco nel camino. Ci baciammo e poi facemmo l’amore. Mi svegliai quella mattina soddisfatto. Non vedevo l’ora di rivederlo. Si dice che l’assenza fa diventare il cuore più affettuoso, beh in questo caso era vero.

Quando ritornò a casa tre giorni dopo l’anno nuovo, ero felicissimo di vederlo ed anche lui lo era; mi aveva portato un chimono dal Giappone. Era blu, caldo e comodo. Lo portai sempre per anni fino a che non fu distrutto. Era la mia cosa favorita da portare in casa. Mi piacerebbe averlo ancora.
Lui mi mostrò fotografie della sua casa in Giappone e dei suoi parenti. Aveva decisamente una bella famiglia. Poi mi diede una cartolina per me che avevano firmato tutti.

Quella cartolina mi fece bene, mi fece sapere che altri nella sua famiglia mi avevano accettato. Facemmo programmi per andare in Giappone dopo aver finito il liceo.

Ciao a tutti, se ci siete battete un colpo, come sempre attendo con ansia i vostri commenti.

Una Spagnola Nelle Tettone Della Zia

Da piccolo passavo parecchio tempo a casa dei miei zii in quanto avevano una bella casa in campagna con tanto spazio per giocare all’aperto.
I miei zii erano persone molto normali e mia zia in particolare era una bella donna con forme generose.
Quando ero un po’ più grandicello avevo anche fantasticato su mia zia…
Lei era non tanto alta ma abbastanza in carne , un sedere non piccolo ed un seno che si faceva notare.

Credo di essermi chiuso qualche volta in bagno con delle sue mutande prese dalla biancheria sporca ed essermi masturbato pensando alle sue tettone.
Ma questo faceva parte del passato.
In età più adulta c’erano stati alcuni screzi familiari che mi avevano portato all’allontanamento dai parenti, compresi questi zii.
Venne però il giorno in cui la loro figlia, mia cugina, decise di sposarsi ; fu così che mi vidi recapitare l’invito per le nozze.

Sentendomi leggermente a disagio decisi di chiamare mia zia prima del giorno del matrimonio ; volevo chiarire alcune cose onde evitare che si creassero situazioni imbarazzanti proprio in quel giorno.
La chiamai una sera dopo il lavoro ; mi rispose gentilmente e mi disse che era passato talmente tanto tempo che non ricordava neanche più i motivi del nostro distacco ; lo intesi come un modo per riappacificarsi.
Anzi , mi disse di passare da lei una sera qualche giorno prima del matrimonio , così , tanto per rivedersi dopo tanti anni.

Decidemmo la sera e finito il lavoro passai da lei.
Mi aprì il cancello e mentre percorrevo il vialetto la vidi uscire di casa ; era rimasta più o meno uguale ed essendo non molto magra già molti anni prima, non si denotava un particolare invecchiamento.
Era d’estate ed indossava una canotta nera con un reggiseno nero che conteneva a stento quell’enorme decolletè ; sotto aveva una gonna scura ed il fondo schiena forse era un po’ lievitato.

Mi diede un caloroso abbraccio e due baci sulla guancia e mi fece entrare in casa ; tutto era rimasto più o meno uguale. Lo zio non era in casa ma sarebbe arrivato più tardi.
Mi fece accomodare e mi preparò un caffè ; parlammo del matrimonio imminente e del più e del meno.
Fu allora che decise di sedersi vicino a me sul divano ed iniziò a dirmi che mi ero un po’ irrobustito e che avevo un po’ di pancetta…ma che a lei quella pancetta piaceva molto.

Scherzammo molto su storie riguardanti la mia infanzia e su quando mi aveva sorpreso semi nudo (ma ancora piccolo) che correvo dietro a mia cugina !!
“Vorrei vedertelo fare ora” disse e poi si mise a ridere.
“Beh son vestito leggero e faccio in fretta a spogliarmi e correre” ribattei io mettendomi a mia volta a ridere.
Lei però mi fece notare che mia cugina non c’era ed io risposi che avrei rincorso lei ; la risposta fu “altro che correre , mi prenderesti subito!!”.

Gli attimi che seguirono furono ambigui ; da una parte avrei voluto dirle “dai proviamo lo stesso!” ma dall’altra pensavo che come al solito ero solo io ad avere pensieri strani e rischiavo di farmi una figuraccia.
Proprio in quei momenti sentimmo aprire la porta di casa ed una attimo dopo entrò mio zio.
Era un uomo basso di statura e mingherlino ; mi salutò e parlammo ancora per una decina di minuti del più e del meno.

Venne quindi l’ora di congedarmi e mio zio mi salutò e sparì a farsi una doccia.
Rimasi nuovamente solo con mia zia davanti alla porta ; mi saluto con un caloroso abbraccio e due baci stampati sulle guance e mi diede appuntamento al matrimonio.
Qualche giorno dopo , partecipai alla cerimonia ; rividi molte persone ed ebbi l’occasione di salutare parenti ed amici che non vedevo da molto tempo.
Il rinfresco fu organizzato nel parco di una villa del posto ; la giornata di sole e l’atmosfera di allegria rendeva il tutto piacevole.

Mia zia si dava molto da fare nell’intrattenere gli ospiti , nel curare mia cugina e … nel curare me ; per tutto il giorno ebbi la netta sensazione che mia zia mi gironzolasse attorno.
Verso la fine della cerimonia mi ero accomodato su una panchina leggermente distante dai festeggiamenti ; mi godevo un po’ di fresco tipico del sopraggiungere della sera e mi guardavo il gonfiore della pancia piena di ciò che avevo mangiato al banchetto nuziale.

D’un tratto dal vialetto spuntò mia zia che si avvicinò e si sedette accanto a me.
“Non ti vedevo più e allora son venuta a cercarti” mi disse sorridendomi e dandomi un buffetto sulla pancia.
“Ti è piaciuta la cerimonia?” risposi di si e lei mi elencò brevemente tutte le cose che aveva dovuto organizzare per far funzionare al meglio quella giornata ; lei parlava ed io non riuscivo a staccare gli occhi dal quel seno prorompente che si muoveva davanti a me.

Aveva un vestito color pesca abbastanza classico , lungo con spalline e scollatura ; sulle spalle poi si era messo un velo.
Era molto abbronzata e questo faceva risaltare ancora di più la sua pelle e… la sua carne.
Quella carne che riempiva il suo seno sodo e le sue cosce e che iniziavano a farmi sudare leggermente.
Lei come tutte le donne se ne accorse e ebbi l’impressione che giocasse su questa cosa ; accavallò le gambe ed inevitabilmente il vestito salì su scoprendo ancor di più quelle fantastiche gambe.

Lei concluse il suo discorso dicendo che era veramente contenta che io fossi lì e che mi trovava proprio un bell’uomo , capace di far girare la testa alle donne ,
“Se fosse così come dici tu cara zia, avrei una donna qua con me ed invece sono single” ribattei io.
“Le giovani donne di oggi capiscono poco in fatto di maschi” disse ; ai miei tempi , uno come te non me lo sarei fatto scappare”.

“Beh io sona qua” dissi mettendomi a ridere e sperando di non aver calcato troppo la mano.
“Hai ragione” rispose lei mettendosi a sua volta a ridere ed appoggiandomi una mano sulla mia coscia.
Nel far la risata si abbassò in avanti ed il suo seno fu completamente sotto i miei occhi … mi stava venendo una voglia pazzesca di scoparmi mia zia .. lì .. in quel preciso istante.
In un attimo mi feci un film mentale su cosa avrebbe potuto accadere nel caso avessi forzato la mano.

Ma non ebbi tempo di terminare il mio pensiero perché lei con una voce calma e bassa mi sussurrò “caro nipote tua zia ad un giovanotto come te , potrebbe far del male…”.
In quel momento comparvero mia cugina ed il suo neo marito che ci invitarono ad iniziare il saluto dei parenti in quanto i festeggiamenti volgevano al temine.
Ci alzammo ed io lanciai un’occhiata a mia zia ; lei mi guardò per un instante e socchiuse le labbra ; ero in totale confusione.

Mi avviai anche io a salutare un po’ tutti e alla fine feci per andarmene ; mia zia però mi chiamò.
Aveva necessità di un passaggio in auto in quanto mio zio era andato a portare a casa i suoi genitori che essendo molto anziani non guidavano più da molto tempo.
Dissi che per me andava bene ma che doveva scarpinare un po’ perché avevo lasciato l’auto al fondo del viale , dopo il parcheggio della villa ; lei disse che non c’era problema.

Ci avviammo facendo un po’ di attenzione perché ormai era buio ; al fondo del viale alberato si vedeva la mia auto solitaria , al confine con il parco della residenza.
Lei mi parlò nuovamente del matrimonio ed io capii che era ora di abbandonare l’idea di un seguito hot con lei…
Salimmo in auto e qua accadde l’imprevedibile.
Così come fino ad un istante prima stava elogiando la bellezza del matrimonio appena concluso , mi fissò negli occhi e mi disse “è tutto il giorno che me lo guardi…vuoi vedere com’è dal vivo ?”
E senza lasciarmi il tempo di dire qualcosa , si abbassò leggermente il vestito da una parte con la sua mano ; l’altra mano la mise sotto il seno sinistro e ne tirò fuori una tetta bella grossa.

Con la stessa mano la schiacciò e me la protese in avanti , mentre con la mano prima posata sul vestito , mi prese per la nuca e mi abbassò sul suo capezzolo gonfio.
Mi trovai con la sua tettona in bocca e lei che mi spingeva contro , quasi con violenza … “forza tesoro succhiamela tutta perché si vede che muori dalla voglia di farlo…succhiala bene..”
Nel pieno dell’eccitazione obbedii … avevo quella grossa quantità di carne nella mia bocca…succhiai e leccai avidamente e dalle sue parole si capiva che stava godendo.

Ad un certo punto pensai che era rischioso stare lì , qualcuno poteva vederci ; lei annuì e si ricordò che abitavo da solo ; “portami da te” disse. E così feci.
La villa si trovava non lontana da casa mia e quindi presi la strada.
Lei si risistemò il vestito ma ancora prima che io potessi dire qualcosa , lei mi sbottonò i pantaloni ed iniziò a toccarmi il cazzo che ormai era gonfio.

“Zia ma…”, “taci e guida “ mi disse.
Lei si chinò su di me ed iniziò a leccarmelo ; sentivo il calore della sua bocca e della sua mano.
Era pazzesco , stavo guidando mentre mia zia mi spompinava. stavo quasi per venire ma la fermai “evitiamo incidenti stradali” le dissi.
Lei mi sorrise e mi chiese quanto mancava per arrivare a casa mia ; “arrivati ora” risposi.
Parcheggiai l’auto e scendemmo ; in un attimo fummo in casa.

Mi chiedette che intenzioni avevo ; “te lo rimetto in bocca e tu mi pompi come hai fatto fino ad un minuto fa “
Mi guardò con aria furbetta “no, cambiamo … io apro le gambe e tu mi lecchi la figa …mi devi far bagnare ancora più di adesso… e quando sarò abbastanza bagnata , mi scoperai con il tuo bel muscolo di carne” era molto autoritaria.
Si allungò sul divano , si sfilò le mutandine ed apri le cosce ; per la prima volta visi la sua spacca , leggermente pelosa con delle labbra molto gonfie.

Andai avanti a leccarla e tutto ciò la faceva godere molto.
Ad un certo puntò mi spostò la testa “ora tesoro sei pronto a scopare la tua zia “.
Mi alzai e con un colpo di reni la penetrai violentemente ; lei gridò , un misto dolore e godimento.
“Sai che non ti facevo così porca zia?” e dicendole le tirai fuori le tettone dal vestito.
Lei annui ma da come aveva riversato indietro la testa mi parve di capire che stesse godendo molto.

Andai avanti per un buon quarto d’ora a pomparla con foga fino a quando le dissi che era meglio cambiar posizione. ”E perché mai” disse lei, “perché voglio godere di te in ogni posizione” risposi io.
La risposta la soddisfò , mi spostò indietro e seduta davanti a me inizio nuovamente a succhiarmi il cazzo.
Era brava , molto brava … usava poco le mani ma con la bocca si muoveva dalla base fino alla cappella … quel suo roteare la lingua intorno al mio muscolo di carne , mi faceva morire!
Le avvolsi la testa nelle mie mani e spinsi la spinsi contro il mio cazzo duro , lei non batteva ciglio e continuava a succhiare.

Esplosi in un violento fiotto di sborra che in parte venne ingoiato d in parte produsse un rivolo che colava giù dalle sue labbra.
Lei continuò a leccarmi in maniera più dolce e poi mi fece sedere ; mi baciò in bocca e mi passò parte del mio sperma.
Esausti ci guardammo un po’ senza proferire parola poi attaccò lei “beh magari questa cosa ce la teniamo per noi” , io ovviamente annuii sperando che quella fosse solo una prima volta seguita da altre.

Guardammo l’ora e mia zia disse che mio zio sarebbe quasi stato di ritorno…capii che dovevo riaccompagnarla.
Ma mi sbagliai ; lei mi guardò con aria furba e poi ricominciò ad accarezzarmi la verga.
“Abbiamo qualche minuto , non sprechiamolo” e detto questo salì sopra di me in quanto il mio cazzo era nuovamente di marmo.
Iniziò con un movimento lento mentre mi baciava e mi strofinava le tettone contro di me ; andava su e giù molto lentamente godendosi ogni centimetro del mio bastone di carne.

Io intanto godevo di quello spettacolo di seno ; era lì davanti a me che si muoveva lentamente su e giù , i capezzoli durissimi e gonfi.
Ogni tanto le mettevo una mano sotto per “soppesare” quel ben di Dio , poi lo tiravo a me e lo succhiavo.
Scoprii che le piaceva farsi strizzare i capezzoli … più li strizzavo più lei aumentava l’intensità della cavalcata!
Io ero in estasi e faticavo a non venire ; poi lei cacciò un urlo soffocato e venne , bagnandomi completamente il cazzo.

Scese da me e si rimise seduta sul divano ; poi mi volle nuovamente un piedi davanti a lei.
Mi prese il cazzo in bocca e lo succhiò per un paio di minuti ; poi se lo infilò in mezzo alle tettone ed iniziò una spagnola folgorante.
Sentivo il cazzo stretto in quella morsa di carne calda mentre la punta della mia cappella veniva solleticata dalla sua lingua.
Come previsto , non resistetti molto ; la sborra le inondò il seno e lei mi sbattè il cazzo contro i suoi capezzoli.

Poi me lo leccò ancora per qualche minuto e quando lo ebbe ripulito per bene disse “dai ricomponiamoci che mi devi portare a casa” ; io annui e mi preparai.
Prima di uscire da casa m feci coraggio e le dissi “zia tutto questo avrà un seguito?”. Lei si avvicino ed ancor un po’ eccitata mi diede un bacio passionale , caldo e lunghissimo “conosci una ragione per non continuare? E poi io di buchetto non è ho mica uno solo”.

A quelle parole il cazzo mi torno duro ma ovviamente non avevamo più tempo.
Durante la discesa in garage ci fermammo a baciarci ancora , incuranti dei rischi.
La riaccompagnai ed una volta sotto casa ed approfittando del buio , la baciai e le diedi una vigorosa palata alle tettone morbide. “così ti voglio!” disse lei “ e ricordati del mio buchetto che attende un tuo massaggio carnale”. Scese dall’auto e la guardai entrare nel portone di casa.

Girai l’auto e tornai indietro ; dopo poco ricevetti un messaggio da lei.
“Tuo zio dorme dai genitori…se non sei troppo stanco potremmo…”.
Corsi da lei e ….

IL SUOCERO DI MIA SORELLA

Mi auguro che nessuno della mia famiglia legga mai questo mio racconto. Soprattutto mia sorella e il suo compagno. Ma dubito che entrambi , timorati di Dio, frequentino questo o siti assimili!! Comunque la storia non riguarda loro direttamente, ma il patrigno di mio cognato, cioè l’uomo con cui vive da anni la madre del fidanzato di mia sorella. Il vero padre di mio cognato abbandonò moglie e figli quando erano ancora bambini. La povera donna trovatasi sola con due figli da tirar su, conobbe un bravo uomo di origini meridionali che si prese l’impegno di fare da marito e padre.

Un uomo tutto d’un pezzo, gran lavoratore , severo al punto giusto, un vero capo famiglia, patriarcale. Mia sorella convive col suo compagno da vent’anni, quindi di conseguenza io feci la loro conoscenza più o meno quando avevo ventiquattro anni. Una Pasqua in cui la mamma di mio cognato invitò tutta la nostra famiglia a pranzo da loro. Ricordo che la prima volta che vidi Beppe, così si chiama il patrigno di mio cognato, ne rimasi folgorato.

Un uomo dai tipici lineamenti e colori meridionali, essendo nato e cresciuto a Pozzuoli, quindi quasi napoletano ma più verace, pelle olivastra, moro di pelo nero e folto come notai subito sotto la camicia aperta sul torace e dagli avambracci scoperti per le maniche arrotolate fino ai gomiti. Venne a vivere in Veneto perché la ditta edile per cui lavorava aveva preso un appalto proprio in zona, e avendo conosciuto l’amore della sua vita decise di rimanere e da allora fa il muratore.

Quindi un fisico massiccio da muratore ma anche una panza bella grossa di chi non disdegna la buona cucina veneta e un buon rosso nostrano. Pranzammo, si bevve parecchio, la compagnia era gradevole, ci fu subito un buon affiatamento. Quando Beppe parlava con quello strano accento misto tra il Veneto e il napoletano io rimanevo sempre più affascinato da lui. Quando poi finito il pranzo si accese un sigaro e iniziò a fumare ero già cotto di lui.

Lui mi prese subito in simpatia, anche perché tra tutti ero sicuramente il più gioviale, facevo battute, lui rideva , contraccambiava la mia voglia di scherzare, gli ero molto simpatico. Complice il vino, come sempre, ero più allegro del solito, finché lui , notando che ero l’unico non accompagnato di tutta la tavolata, mi chiese se avevo la ragazza. Evidentemente di tutti i presenti lui era l’unico a non sapere che ero gay!!! All’epoca avevo un compagno di Firenze, tutti lo conoscevano, era di casa ormai, ma Beppe non lo sapeva.

Tutti rimasero in silenzio e credo si aspettassero, conoscendomi, che io rispondessi che non avevo la ragazza ma un compagno perche a me piacciono gli uomini. Non ci sarebbe stato nulla di male e imbarazzante per nessuno. Ma non so perché, mentii e gli risposi che avevo da poco conosciuto una ragazza che mi piaceva molto. Credo con assoluta sicurezza che mio padre anche solo per un attimo volle credere alle mie parole, ma in cuor suo sapeva che stavo mentendo.

Come tutti i commensali presenti. Però nessuno di loro si permise di smentirmi, e trovai la cosa molto onorevole e rispettosa nei miei confronti. Con molta probabilità avranno pensato che avendo appena conosciuto questa persona , il dichiararmi gay fosse una mia libera scelta, “Bene, la prossima volta porta anche lei che mi piacerebbe conoscerla”. Disse Beppe dandomi una pacca sulla spalla. Sono sicuro, anzi sicurissimo, che qualcuno rise , quel bastardo di mio fratello di sicuro!!! Eravamo tutti fuori in giardino, sotto il sole, quando si avvicinò mia sorella insieme al moroso e mi disse ” Come mai ti sei inventato quella balla della fidanzata? Non ti avevo mai sentito dire a nessuno che sei etero!!! Guarda che tuo padre potrebbe fare un infarto !!” Ridemmo.

” Ti giuro non so perché, forse mi sono sentito messo in soggezione, è un uomo che incute timore. Non dico che mi spaventa, ma forse mi spaventa la reazione che potrebbe avere , sai essendo meridionale”. Risposi. In realtà la verità era un altra. Ma non potevo dire che preferivo dire a Beppe che ero gay in privato. Da soli io e lui e vedere la sua reazione senza finzioni o frasi di circostanza.

Comunque la giornata passò, e passarono mesi prima di rivedere Beppe. Non posso negare che per tutto quel tempo lo pensai spesso. Fu il protagonista di tante mie fantasie e sborrate. Finché la Dea bendata non colpi’ proprio me. Mia sorella e il suo compagno dovevano partire per le ferie e incaricarono me di portare il loro cagnolino a casa dei genitori di lui che lo avrebbero tenuto per una settimana. Loro partirono molto preso la mattina , era un sabato, e lasciarono il cane a casa da solo.

Io mi svegliai verso le dieci, andai a prelevare il loro cagnolino avendo le chiavi della loro casa, e lo portai a casa dei genitori di mio cognato. Quando suonai alla porta nessuno mi rispose. Impossibile pensai, sapevano che sarei venuto. Suonai insistentemente il campanello di casa. Finché qualcuno mi apri’ il cancelletto. Entrai in casa e quasi al buio trovai Beppe in boxer in piedi in mezzo alla sala. ” Cazzo Guerrino scusami, ho preso il sonno!!! Ho lavorato come un matto tutta la settimana, e ieri sera ero distrutto, mi sono dimenticato di mettere la sveglia!!!”.

Non scusarti, pensai io, semmai lasciati guardare splendido esemplare di maschio. ” Tranquillo Beppe, nessun problema. Ma sei solo? Non c’è la Cinzia?” Gli dissi mentre cercavo di tenere fermo il cane al guinzaglio. ” Cinzia l’hanno chiamata ieri sera e oggi lavora fino alle quattro”. E mentre disse queste parole tirò su un paio di tapparelle facendo entrare la luce. Il cane intanto mi tirava al guinzaglio perché voleva andare a fare le feste a lui.

” Molla pure il cane” mi disse. E cosi sganciai il guinzaglio dal collare e il piccoletto corse subito da Beppe a fargli le feste. Quanto lo odiai in quel momento. Beppe si abbassò per accarezzare il cane e per un attimo dall’apertura dei boxer intravvidi il cazzo scuro di Beppe. Un brivido mi attraversò la schiena facendomi bagnare il buco del culo. ” Vuoi un caffè?”mi chiese Beppe. Risposi di si. E mi fece accomodare su una sedia in cucina.

Lui iniziò a preparare la moca. Lo osservavo di schiena. Aveva le spalle pelose, e man mano che si scendeva verso il culo il pelo nero si assottigliava fino a sparire dentro i boxer. Chissà se quella riga di pelo passava tra le sue chiappe fino a raggiungere il buco del culo. Mentre mi domandavo tutto ciò lui , ancora di schiena, fece un gesto che mi lasciò piacevolmente allibito : si infilò una mano dentro i boxer sul culo e si grattò il buco!!!! Quanto avrei pagato per annusare le dita che aveva usato per grattarsi.

Accese il fornello e lascio la moca sul fuoco, quindi si girò e si sedette di fronte a me. ” Allora con la ragazza come va?” Mi chiese. Ma chi se ne frega della ragazza, fammi annusare le dita, pensai. ” Beh a dire il vero non bene, ci siamo presi una pausa”gli dissi con lieve imbarazzo. ” Una pausa? Così presto? E perché? Che problemi avete?”. Si accese una sigaretta e mi fissava incuriosito.

Non sapevo cosa rispondere, però mi sembrò il momento adatto per confessarmi. ” Beh, secondo lei io devo fare chiarezza dentro di me, e capire cosa voglio dalla vita”. Ci girai un po’ attorno. ” E cosa vorrebbe dire con questo? Che dubbi ha?”. ” Secondo lei io devo capire se sono etero o gay. Insomma se mi piace di più la figa o il cazzo!!!” Gliela sparai così, di botto. Lui sgrano’ gli occhi e mi disse ” e questa idea così di merda chi gliel’ha messa in testa? Tu te la scopavi regolarmente giusto? La facevi godere come deve fare un maschio con la sua donna? Leccavi la sua figa?”.

Solo al pensiero quasi mi venne un conato di vomito!!!! ” Senti Beppe voglio essere sincero. Io mica lo so se mi piace poi così tanto la figa. Anzi, a dirla tutta penso proprio che non faccia per me. Solo che, sono confuso. Non ho mai provato a prendere in mano un cazzo, figurati a succhiarlo, il solo pensiero mi fa vomitare. Ma faccio pensieri strani, non so….. Beppe sono in una situazione di merda!!”.

Lui non disse nulla, sì alzò per versare il caffè nelle tazzine. Le appoggiò sul tavolo e nel silenzio più totale bevemmo il caffè. Poi lui si stiracchiò un po’ le braccia, come per svegliarsi del tutto, si spostò con la sedia proprio davanti a me, senza il tavolo di mezzo, bellissimo nei suoi boxer a righe blu e celesti, gli potevo vedere le palle dalla fessura sul davanti. Adesso mi picchia, pensai. Eravamo faccia a faccia, come durante un confronto , un interrogatorio.

Mi fissò dritto negli occhi , sguardo serio, maschio, severo!!! Cominciò a parlare ” Guerrino, qua abbiamo a che fare con un problema molto serio. Tu lo sai, io lo so. Qua bisogna capire se sei frocio o no. Se ti piace il cazzo o no. E se ti piace, quanto ti piace. Capisci?”. Avrei voluto urlargli in faccia : io amo il cazzo, lo adoro, vivo solo per il cazzo!!!! Ma mi fermò quella parola che aveva usato e che ho sempre trovata offensiva e ignorante: FROCIO.

Durante tutta la mia vita da gay, cioè dalla nascita fino ad ora che sto scrivendo, ho sempre ritenuto definire un omosessuale FROCIO di un fastidioso, ma di un fastidioso che…. non so, chiamami checca, troia, puttana, succhiacazzi, in qualunque altro modo ma non frocio!!! ” Beh allora che pensi che dovrei fare? Io non mi sento FROCIO!!”aumentando il volume della mia voce per sottolineare quella parola. Ebbene sì, mi sentii un po’ offeso, sono sincero.. Allora continuò col suo dibattito” Vedi, dalle mie parti, quando abbiamo il dubbio che uno sia femmina , ma questo si fa fin da bambini, usiamo un metodo che non sbaglia mai.

Credimi, un metodo semplice semplice ma infallibile. Lo vuoi sapere? Se vuoi lo proviamo, mi metto io a disposizione proprio perché ti voglio bene e ti voglio aiutare a capire. A capirti. Lo vuoi sapere???”. Quello era il momento in cui come sempre pesavo: ma in che cazzo di situazione mi sono messo!!!!! Ma non potevo dirgli la verità fin da subito? Mo questo quale diavoleria vuole farmi fare??!! Mi vergognai per l’ennesima volta di me stesso.

E vabbè, sentiamo che cretinata tira fuori Così fingendo interesse gli dissi” Si ti prego Beppe, aiutami tu !!! Dimmi cosa devo fare!!! Sono disposto a tutto!!!”. Bugiarda, hai solo voglia del suo cazzo, mi ripetevo nella mia testa. Allora venni a conoscenza di questo metodo infallibile !! Beppe serio serio mi spiegò ” Funziona così. Tu stai seduto e fermo come sei ora. Io, ma solo perché ti voglio aiutare a capire, mi alzo in piedi, mi abbasso i boxer, e ti pianto il mio cazzo davanti, a pochi centimetri dalla faccia per un tempo che stabiliamo.

Se entro questo tempo non succede nulla, o meglio tu non fai nulla, allora vuol dire che non ti piace il cazzo, ti è indifferente o ti fa schifo pure. Se al contrario dopo poco senti che lo vuoi ciucciare e vedo che me lo vuoi prendere in bocca, beh..mi dispiace ma vuol dire che sei Frocio!!!!” A rieccola sta parola !!!! Quanto mi fece incazzare tutto il suo discorso !!! Ma questo crede davvero che basta mostrare un pisello a uno per capire se è gay o no??? Ridurre un concetto così complesso come l’omosessualità a una banale stronzata del genere? Ma io posso stare anche tutto un giorno con un cazzo davanti e non fare nulla, e questo secondo lui dimostrerebbe che non sono gay? Al contrario se invece sono magicamente attratto dal suo uccello allora sono gay.

Se per ipotesi questa teoria fosse vera, allora tutti gli uomini, ma proprio tutti sarebbero gay!!!!! Non so se spinto più dal desiderio di far crollare il suo metodo o spinto più dalla voglia di fargli un pompino, accettai. Beppe si alzò in piedi. Si abbassò i boxer, e mi piazzo’ il suo pacco circondato da un folto pelo nero praticamente in faccia, a un centimetro si e no. Un pene dalla pelle scura, anche se moscio aveva una discreta larghezza, la pelle copriva solo per metà il glande.

Le palle, beh le palle da sole valevano un dieci. Grosse, scure, pelosissime. Non so se mi sentii sfortunato o assolutamente fortunato. Ero nella merda. ” Per quanto tempo devo subire sta tortura? Cioè nel senso spiacevole del termine…. non so se mi capisci”. Ma che minchia stavo dicendo? ” Facciamo così, il tempo che io fumi un paio di sigarette, cosa dici?”. Piantami un coltello sul petto che facciamo prima!!!!! Risposi ovviamente di si, pur sapendo che la sigaretta avrebbe compromesso ogni mio tentativo di resistenza.

Beppe si accese la prima sigaretta. Mi venne da deglutire la saliva, mentre dalla fronte iniziò a scendere la prima goccia di sudore.. Respiravo solo col naso per non aprire la bocca e dare l’impressione sbagliata. Solo che respirare col naso dopo un po’ ti obbliga a inspirare più forte e a lungo. Fu allora che riconobbi un odore a me molto familiare. Un odore che per me era come una droga, l’odore del cazzo intriso di piscio !!!! Il mio canto delle sirene.. Iniziai con nonchalance ad annusare il pacco di Beppe.

Inizialmente senza muovermi, poi piano piano cercando col naso le parti da cui proveniva quel profumo di mosto selvatico. Lui si accorse che stavo annusando ill suo cazzo. Non disse nulla. Ma il suo pene cominciò ad aumentare di volume. E man mano che si faceva più grosso la pelle scopriva la cappella e l’odore si faceva sempre più forte. Il pene di Beppe salendo sì attacco con la cappella sotto il mio naso, a contatto con le mie narici.

Con la punta del naso gli scappellai il cazzo e iniziai ad annusare tutto intorno alla cappella. Era più forte di me, non riuscivo a smettere. Il suo odore mi stava dando alla testa. Mi fermò lui, indietreggiando un po’..Pensai, ho fallito la prova e adesso mi farà la predica. Invece disse solo” Ho finito la prima sigaretta, per ora te la stai cavando bene. Mi accendo la seconda”. E dopo averlo fatto mi puntò di nuovo il cazzo in faccia, ma questa volta era diverso.

Questa volta era duro!!! In piena erezione!!!! Beh? E adesso cosa faccio? Cosa vuole da me? Iniziò a spingere con la cappella sulle mie labbra chiuse. Voleva entrarmi in bocca!!! Alzai lo sguardo e lo vidi con la sigaretta in bocca, serio. Spalancai la bocca e lo lasciai entrare. All’inizio lo feci solo entrare, tutto, fino ai coglioni. Poi lui se lo prese in mano e cominciò a sbattermelo dentro la bocca, sulla lingua, sul palato , giù in gola.

Era evidente che voleva un pompino. Pensai, è stato lui a cercarlo, vediamo che scuse troverà. E iniziai finalmente a fare quello che nella vita mi riesce meglio, a sbocchinarlo!!!! E che pompino gli feci!!!! Oramai la seconda sigaretta era bella che finita, ma io ero solo all’inizio. Gli afferrai con le mani le chiappe pelose e mi scopai la bocca col suo cazzo, a modo mio, Tutto giù in gola e poi fuori, a ciucciare la cappella, e giù di nuovo in gola.

Venti minuti di pompaggio, non male, finché mi sborro’ in gola e quando finii di ciucciarlo, il cazzo era pulito, lucido, come nuovo. Mi appoggiai allo schienale della sedia mentre lui si tirò su i boxer. Si sedette difronte a me. Dai sentiamo cosa hai da dire, pensai. Ci fu un lungo silenzio. Aspettavo il suo responso. Tardò a venire, ma venne ” Allora Guerrino, cosa ne pensi? Ti è servito per capire cosa sei? “.

Gli Risi in faccia. Poi molto seriamente mi avvicinai a lui, faccia a faccia, e molto seriamente gli dissi ” Mio caro e bonissimo Beppe, perché che tu sei bono me ne sono accorto fin dal primo momento che ti ho visto. Comunque mio caro Beppe, che io sono gay, mi raccomando gay non finocchio, lo so da quando ero un ragazzino!!! Pensa da quanto tempo l’ho capito, e senza bisogno del tuo metodo.

Lo sanno tutti , puoi chiedere a chi vuoi. La domanda a questo punto è: a te piuttosto il metodo in cui tanto credi, ti è servito per capire che un po’ gay lo sei anche tu, e dai che lo sei Ma tu sei troppo intelligente per credere alla infallibilità di un metodo che ti sei inventato ovviamente. Perché saputo da qualcuno che ero gay, hai voluto in maniera grottesca scucirmi un pompino.

Giusto? La prossima volta che vuoi un pompino chiedimelo e basta. E se hai bisogno di capire meglio cosa ti piace, io sono disponibile, perché ti voglio bene, a darti un aiuto. Lo faccio volentieri non perché io sono gay o perché tu sei gay, ma perché sei un maschio bellissimo, con un cazzo odoroso bellissimo. E ahimè purtroppo ho un debole per i cazzi puzzolenti. Il mio numero ce l’hai. Chiamami!!!!” E me ne tornai a casa , un po’ felice, un po’ depresso, ma mi succede sempre.

Non è una vita facile quella del frocio!!! Ops, volevo dire dei gay!!!.