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Mia Moglie e la sua VOGLIA DI CAZZO…

Mia moglie, bellissima TROIA con una quarta ben sorretta e soda, complice della mia passione cuckold, non smette mai di eccitarmi con i suoi continui tradimenti..
La sua direi che è una vera e naturale VOGLIA DI CAZZO..una voglia irrefrenabile..inarrestabile..ingestibile!
L’effetto sorpresa è la nostra grande passione..
Rincasare dal lavoro e trovare in bagno ben messi in evidenza i suoi slip con la parte che appoggia sulla fica bagnata di sperma oppure trovare dei collant strappati per aver consentito un’estemporanea penetrazione sono per me fonte inesauribile di passione e amore vero per lei..
Spesso capita questo..qualche volta capita qualcosa di più “magico” che mi vede pienamente partecipe nella trama oscura del tradimento stesso…
Un pomeriggio mentre ero ancora in casa le è arrivato un messaggio sul telefonino; ho guardato ed ho riconosciuto il nome, Fabio, titolare socio di un negozio di abbigliamento dove spesso lei fa shopping; leggo:
-“tesoro il mio socio esce tra poco puoi raggiungermi in negozio verso le 19.

30?”
Ho risposto io, scimmiottandone le espressioni, con un secco e convinto:
-“tesò mi faccio bella e vengo da te..”
L’ho quindi subito allertata e lei rimasta felicemente sorpresa nel sapermi così premuroso e deciso, ed ha manifestato tutto il suo compiacimento così:
-“amore quando vado con LUI mi allarga la fica al punto che quando lo tira fuori le mutandine non riescono più a coprirmi perché mi s’infilano in mezzo alle labbra, mi fa impazzire…..ha quel CAZZO grosso, duro e largo dalla cappella alla base che non riesco ad impugnarlo come faccio con te..sai bene quanto sia dotato Fabio..”

(con affermazioni come questa,la mia eccitazione è già alle stelle..sentirsi dire dalla propria moglie che preferisce farsi sbattere da un mezzo estraneo solo perché ha il CAZZO naturalmente più grosso del tuo ti lascia quella dose di “impotenza” che noi CUCK adoriamo..in pochissimi attimi realizzi che TUA MOGLIE, quella che hai sposato in abito bianco.. sarebbe capace, DIREI CAPACISSIMA, di farsi sbattere da chiunque abbia un CAZZO degno di nota!!)

-“In negozio non avremo molto tempo a disposizione; sicuramente ha bisogno di uno sfogo immediato, come spesso è capitato, con una bella sveltina in un camerino di prova.

Mi preparo al meglio per farlo impazzire, ci tengo a farlo felice..”
Godere della preparazione della propria donna, già piena di desiderio ed eccitazione, è sempre un’esperienza indescrivibile. La scelta dell’abbigliamento intimo più arrapante coniugato alla praticità di un rapporto immediato e frenetico mi rende eccitatissimo..
-“amore ci vediamo dopo, pensami..TI AMO!”
Mi bacia accarezzandomi la patta ed esce; nonostante con Fabio non prenda precauzioni data la conoscenza di tanti anni, vedo che ormai esce sempre portando con se i preservativi che di tanto in tanto le compro rimpiazzando i suoi elevati consumi..

Ogni volta l’attesa è un tormento di voglia e di ansia che cerco di calmare dedicandomi alla mia passione preferita: masturbarmi con il porno e le teens..
Ma ill pensiero è sempre lì, martellante, incombente..mi ammazzo di seghe in un mix perfetto di gelosia e depravazione..per un CUCK i momenti più preziosi sono questi..l’attesa ed il non poter far nulla, non sapere nulla..il solo immaginare..il solo pensare alla PROPRIA MOGLIE montata a bestia da un altro MASKIO..sono momenti unici..indescrivibili..si fa tutto per amore..amore per la propria TROIA..le farei far di tutto pur di saperla SODDISFATTA nei suoi ORGASMI!

Dopo un paio di ore è già di ritorno.

Le apro e mi appare un viso sorridente e maliziosamente stanco..
Mi avvicino per baciarla e sento il caratteristico odore dell’alito “post pompino”. La bacio avidamente ma di fatto è una penetrazione con la mia lingua. Lei insiste nel bacio..apre la bocca e mi invita a leccarle bene le labbra e la lingua..è come sukkiare un CAZZO..tanto è forte e acre quell’odore!!
Mi abbraccia forte e mi sussurra:
-“andiamo di là amore mio..ho voglia di dirti com’è andata”
Si siede sul letto per togliersi le scarpe ed io approfitto subito per metterle il mio cazzetto turgido nella bocca e muovermi come se la stessi scopando.

Lei mi accarezza le palle, mi infila un dito di dietro..è troppo premurosa, avrà fatto di sicuro la TROIA penso tra me e me!
Poi si alza e si spoglia e guardandomi con fare sornione si sdraia sul letto con gli slip neri ancora indossati. Intravedo chiaramente una grossa chiazza umida in corrispondenza della fica…. mi chino su di lei per leccarla ma mi dice:
– “aspetta, rallenta..ti racconto cos’è successo..voglio farti sentire quanto ti ho fatto CORNUTO”.

Questo forse è il momento più magico delle corna…il suo racconto dettagliato saprà farmi rivoltare lo stomaco ma eccitarmi al tempo stesso..la adoro, kazzo se la adoro!

-“appena sono arrivata, così come prevedevo, mi ha detto che purtroppo non avevamo molto tempo a disposizione perché il suo socio sarebbe mancato solo un paio d’ore. Essendo ora di chiusura ha abbassato la serranda e mi ha portata in un camerino, in piedi, ed ha cominciato a baciarmi tutta..
Quando mi ha alzato il vestito e mi ha visto in lingerie, come al solito è impazzito; mi ha subito abbassato gli slip ed ha cominciato a leccare la fica quasi da farmi venire subito.

L’ho tirato a me, gli ho sbottonato i jeans ed ho tirato fuori quel palo enorme. Passando le dita sulla punta ho sentito ch’era già bagnato e l’ho strofinato sulla fica.
Non ha resistito molto: l’ha inumidito di più con la saliva e me l’ha infilato dentro facendomi sussultare per l’improvvisa dilatazione. Poi ha cominciato a stantuffare senza che io riuscissi più a muovermi, provavo solo un piacere senza confini..sono venuta due volte, lui continuava con foga, ogni tanto una piccola sosta con il cazzo infilato fino alle palle, e poi riprendeva più forte di prima..è brutale ma sa il fatto suo credimi..”
-“ti ha detto qualcosa su di me?” (chiedo IO)
-“si amore, si eccitava chiedendomi “lo sa tuo marito che ce l’ho il doppio del suo?” oppure dicendomi “quando torni a casa ci starà larghissimo nella tua fica sfondata da me”…poi quelle cose sempre eccitanti “sei la mia puttana, la mia troia..hai bisogno di cazzi grossi come questo per una fica così e non di tuo marito che ha un pisello come quello di un bambino..”; amore era feroce ed inveiva su di te..ti insultava e denigrava ed io permettevo di farlo..scusami ma lo sai che ci tenevo a farlo stare bene e che alla fine diceva solo la verità.. Poi si è sganciato dalla figa, ha sputato sul mio buchetto e con forza, tanta forza mi ha messo il suo enorme CAZZO nel mio culetto..ha cominciato subito a pompare sempre di più e urlandomi contro mi ha detto “puttana sborro..sborrooo puttana!!”.

L’ho spinto dalle chiappe quanto più possibile dentro di me sentendo un fortissimo calore dentro: un’esplosione di sborra da non credere. Sai che adoro farmi venire dietro..sai che impazzisco a sentire quei potenti schizzi nelle mie viscere..mmmmmmmmmm
Siamo rimasti così per un po’ di minuti. Poi lui piano piano ha uscito il CAZZO e me lo ha messo sporco ma ancora RIGIDO anche nella figa..mentre io tiravo subito su gli slip per non fare scolare a terra lo sperma, quello che adesso tu stai toccando, che leccherai e che userai come lubrificante per scoparmi.

Mi sono inginocchiata e gliel’ho pulito per benino con la bocca, succhiando sperma fino all’ultima goccia”. Amore perdonami..amore scusami se ho fatto la TROIA..”

Con il cuore che mi batte a tremila..con le palpitazioni..sono rosso di rabbia in viso..ma tanto eccitato le dico con fermezza:
-“amore adesso è il mio turno..ti prego fammi godere!!”
Le metto due dita dentro e sento la fica allargata e bagnatissima..appena le abbasso le mutandine vedo sborra che si affaccia dalla meravigliosa fessura..comincio a leccare trattenendo in bocca il liquido caldo per poi riversarlo con un intenso bacio nella sua bocca già spalancata e pronta..
La penetro ed il mio cazzetto scivola dentro di lei avvertendo la forte dilatazione che l’uccello di Fabio le aveva provocato con i suoi colpi possenti..
Sono convinto che lei non senta molto..data la differenza di dimensione tra il mio cazzetto ed il CAZZO di Fabio, per questo mi aiuto sgrillettandola per bene..gioco sul suo clito come negli anni ho imparato a fare..così ho imparato a portarla all’orgasmo, aiutandomi con le dita..
E’ larga e zuppa..troppo calda..mi sento avvolto dai residui di seme caldo di un altro uomo e pensando alle dimensioni del suo CAZZO mi eccito anche io molto, moltissimo…
Lei ansima ma sono certo che non sia per la penetrazione..mi insulta..
-”cornuto senti come sono larga..cornuto sei felice che mi abbia pompato anche il culo..cornuto ti piace che tua moglie si faccia sborrare dagli altri..cornuto sei solo un gran cornuto che si fa fottere la mogliettina!!”
Le sue parole, i suoi insulti sono per me una sorta di Viagra naturale..divento più duro e nonostante non sia molto dotato mi applico nel spingerlo dentro più che posso..muovo le dita più veloci sul suo clito e sento che ci siamo quasi..la stringo a me forte..è mia, è mia Moglie..solo mia..

Insieme poi..finalmente..godiamo in un orgasmo indescrivibile e restiamo abbracciati, noi, solo noi..
Lei è una moglie TROIA ed avida ed io sono solo il marito CORNUTO e felice….

schiava trav per sempre 2

“Fai davvero schifo! Capelli corti piedi e mani non curate ,non sei
truccata e non hai nemmeno i fori per gli orecchini. Ma cosa cazzo
credi di essere? Dovrò lavorare parecchio per trasformarti troia!”
La mia Padrona sogghignò e allo stesso tempo mi fece segno di sedermi
alla scrivania dove vi trovai dei fogli scritti a computer e una
penna,sembrava un contratto ed in effetti lo era,mi venne ordinato di
leggerlo ad alta voce e di firmarlo.

Se non avessi acconsentito ogni
cosa che mi riguardava foto video e quant’altro sarebbero stati
divulgati. Ansiosamente inizia a leggere:
“IO SOTTOSCRITTO GABRIELE ECC ECC NELLE MIE PIENE FACOLTA’ MENTALI E
FISICHE CON QUESTO CONTRATTO ACCONSENTO DI :
1. CONSEGNARE OGNI MIO AVERE AL MIO PADRONE ( nome e cognome)
2. RINUNCIARE AD OGNI DIRITTO E DECISIONE DALLA DATA ODIERNA
3. RINUNCIARE ALL’ IDENTITA’ MASCHILE ALLA VIRILITA’E ALLA SESSUALITA’
PRECEDENTE.
4. RINUNCIARE ALL’ORGOGLIO
5.

RINUNCIARE A QUALSIASI OGGETTO ABITO O ALTRO CHE POSSA RICONDURE
ALLA MIA VITA PRECEDENTE : QUINDI VESTITI FOTO OD OGGETTI PRETTAMENTE
MASCHILI VERRANNO GETTATI VIA O REGALATI
6. ASSUMERE CURA ORMONALE FEMMINILE E SOTTOPORMI A ORCHIECTOMIA E
PROCEDERE LEGALMENTE AL CAMBIO DI IDENTITA’ E CONSEGUENTEMENTE AL
CAMBIO TOTALE ANAGRAFICO PRESSO LE SEDI LEGALI.
7. RINUNCIARE TOTALMENTE ALLE DONNE E PROTENDERE LA PROPRIA
SESSUALITA’ VERSO L’UOMO ADORANDOLO CURANDOLO ED IMPARANDO CON VARI
PROCEDIMENTI DI APPRENDIMENTO AL SUO APPAGAMENTO SESSUALE.

8. ESSERE COMPLETAMENTE NELLE MANI DEL PROPRIO PADRONE E DI CHI LUI INDICHERA’
9. NON RIFIUTARE MAI GLI ORDINI DEL PADRONE
10. AVERE LA CONSAPEVOLEZZA CHE OGNI ERRORE SARA’ PUNITO ANCHE
SEVERAMENTE NELLA MODALITA’ DECISA AL MOMENTO DAL PADRONE
11. DA OGGI IN POI IL MIO NOME E’ FEDERICA GABRIELLA E TALE NOME MI
ACCOMPAGNERA’ PER IL RESTO DELLA MIA VITA.
12. OGNI PROCEDIMENTO SARA’ IRREVERSIBILE E QUINDI SARA’ IMPOSSIBILE
TORNARE ALLA VITA PRECEDENTE.

LETTO COMPRESO E SIGLATO DA:
GABRIELE ………. IN DATA ……………

Ma stavano davvero facendo sul serio???? Davvero pensavano che avessi
firmato? Nemmeno avesse compreso cosa stavo pensando colui che sarebbe
diventato il mio Padrone fece una cosa che mai mi sarei aspettata:
tirò fuori il suo cazzo e iniziò a strofinarmelo sul viso
“Dai che è questo che vuoi troia che aspetti a firmare? Dai che non
vedi l’ora….

se non è vero alzati e vattene altrimenti inizia a
leccarmi i coglioni e capirò la tua volontà…non una parola o ti alzi o
lecchi!”
Passarono alcuni minuti in cui guardai la maestosità del suo
membro…credo fosse almeno 25 cm e grosso non so quanto ma grosso…. le
palle pelose pure erano piuttosto grosse e la cappella umida mi
sbatteva sulle narici come a farsi annusare…oddio amavo il suo
odore…ero nata per quello…. presi in bocca le sue palle e leccai le
succhiai e annusai ,abbassai ulteriormente i pantaloni del mio Master
e lo supplicai di girarsi…non me ne fregava nulla che la Mistress mi
stesse filmando aprii le chiappe del mio Uomo e leccai il buco del
culo e le palle le chiappe le gambe pelose nuovamente i coglioni poi
la cappella e poi tutto il cazzo per intero…sbocchinai come la più
troia delle puttane la più infoiata delle checche la più vacca delle
cagne…..mentre mi sborrava in gola presi in mano la penna e firmai il
mio futuro…..
Max ( il mio Padrone ) aveva una villa enorme ,appena il taxy partì
non mi portò dentro di essa ma mi tirò per le braccia e mi spinse
dentro al garage …sul pavimento si trovava un vecchio tappeto una
ciotola con dell’acqua e un vaso di vetro di cui non capivo l’uso….

“Dormirai qui cagna e cerca di riposare che domani ti aspetterà una
giornata pesante !
“Si Padrone “ esclamai
Al mattino mi alzai tutta dolorante,il tappeto non era abbastanza
spesso per essere comodo e la notte umida e fredda mi ha indolenzito
ogni muscolo,avevo bisogno di fare la pipì ma non vedevo attorno a me
nessun bagno quindi capii a che serviva quel vaso di vetro e feci
quello di cui avevo la necessità senza valutare che poi avrei dovuto
disfarmene del mio liquido.

Dopo quella che presumo sia stata circa un’ora ( non avevo più ne
orologio ne anelli o collane ero stata privata di ogni avere ) Max
entrò,guardò con disappunto il vaso pieno della mia urina ma non fece
commenti,disse solo di seguirlo.
Entrammo nella villa mi consegnò una vestaglia di raso gialla
impreziosita di tulle ai polsi e al collo mi fece cenno di togliermi
il babydoll e mi accompagnò al bagno.

“ Ora ti fai una doccia dopodichè indossi la vestaglia e le ciabattine
e appena finito vieni in sala. Ci sono delle persone venute apposta
per te!”
Esegui ogni direttiva e tutta profumata scesi verso la sala dove
c’erano due ragazze e un uomo vestito da parrucchiere.
“Ora gabriella ti presento Mario ,Francesca e Marta loro si
prenderanno cura del tuo corpo cercando di renderlo femminile. Mario
si occuperà dei tuoi capelli anche se corti vedremo di darci una
parvenza di femminilità.

Marta e Francesca invece si occuperanno delle
tue unghie della foratura dei tuoi lobi e del trucco e della ceretta
…..per il momento ci serviremo di questa poi ho in mente altro per te
. Quando sarà finito tutto questo ritorni alla tua stanza sopra il
letto ci troverai degli abiti ,li indosserai ed uscirai con me
dobbiamo sistemare alcune cose. ”
Mi stava trasformando…..le orecchie mi vennero bucate ed impreziosite
con un paio di orecchini d’oro.

Il corpo completamente liscio le
unghie limate e smaltate di rosso e i miei capelli evevano adottato un
taglio simile a quello di Brigitte Nielsen su Rocky 4 e come lei
decolorati e platinati!un trucco pesante copriva i miei occhi dandoli
risalto e un rossetto vivace ingrossava le mie labbra e le rendeva
sensuali…adatte allo scopo a cui il mio Padrone le avrebbe destinate!
Salii nella stanza sopra un letto matrimoniale vi trovai un’abito nero
senza maniche con una profonda scollatura sulla schiena e una cerniera
che lo richiudeva fino alla base delle mie coscie,un paio di
brasiliane nere trasparenti un reggicalze della stessa tinta e un paio
di calze a rete con la riga dietro,per concludere un paio di scarpe
nere tacco presumo 12 una cavigliera d’argento un’orologio dello
stesso metallo un’anello con una O che penzolava da un secondo
anellino e una collana di cuoio nera con una specie di aggancio come
il collare dei cani…..
Andiamo Gabriella Federica……
Mi ritrovai in una specie di clinica dal nome piuttosto strano
“CLINICA ESTASIA” appena entrati al front office ci indirizzarono al
2° piano dal professor Bergamo.

Mentre salivo sentii il sudore colarmi
dalla schiena non tanto per il caldo ma per un’ansia
incontrollabile,una sorte di sesto senso…non capivo perchè ma
quell’ambiente mi metteva a disagio e mi impauriva.
“Benvenuto Max è questa la signorina che dovevi portarmi?” chiese la
persona di notevole stazza alto all’incirca 190 cm. per circa un
centinaio di kg spalle larghe camice bianco capelli bianchi e occhi
azzurri. Un bell’uomo ma in quel momento non era quello che mi
interessava.

“Si è lei ” rispose il mio Signore.
“bene piccola spogliati completamente e distenditi sul lettino”
“completamente nuda? ” balbettai
“Obbedisci cagna!” Esclamò il mio Padrone
Mi spogliai completamente e mi distesi non senza imbarazzo sul
lettino. Il medico proseguì nella visita prima una visita normalissima
come si eseguono in qualsiasi ambulatorio poi invece iniziò a palparmi
i testicoli fino a farmi quasi male…quando vide che la palpazione
stava eccitandomi si mise a ridere e disse qualcosa che mi raggellò il
sangue:ӏ calda la signorina eh? ma non importa sono gli ultimi fuochi
d’artificio”
Detto questo mi face girare e mettermi a 4 zampe sul lettino
,allargare le gambe e le natiche.

Mi infilò tutto d’un colpo un dito
dentro,ricordo che saltai come una rana seguita dalle loro
risate…..provai una vergogna tremenda quando in seguito alla
penetrazione il mio clito si indurì….
“Le piace proprio tutto eh alla tua schiava,soggetto interessante!
Bene alzati in piedi piccola che ora ti farò una punturina,sei
fortuanata sai è una puntura costosa il tuo Padrone non bada a spese!”
“Ma che puntura è ? Che iniezione mi sta facendo?”
Nessuna risposta….

mi fecero rivestire e ce ne andammo dopo i saluti
e la raccomandazione del medico di tornare dopo una quindicina di
giorni.
La notte non riuscii a dormire bene ,sudavo e avevo una nausea
terribile. Al mattino mi alzai mi feci una doccia e stranamente notai
che la ricrescita del pelo non era così veloce come al solito mentre i
capelli iniziarono già a crescere e mi doleva un pochino i capezzoli
ma non ci badai molto.

Soprà il tavolo della cucina notai un
biglietto: “Sono dovuto uscire molto presto,tu preparati per le 10 che
ti vengo a prendere. MAX
Stranamente non mi diede ordini sul come vestirmi e perciò decisi di
mia volontà cosa indossare…faceva piuttosto caldo e perciò optai per
una gonna nera lucida a pieghe molto leggera e una canotta rosa di
raso sotto indossai una minisottoveste e un paio di perizoma color
carne,un paio di sandali tacco 10 cavigliera orecchini anello e
collana….

non me la sentivo di mettermi le calze troppo caldo.
All’orario prestabilito il mio Signore arrivò mi squadrò dalla testa
ai piedi mi fece cenno di togliermi la collana ed indossare quella che
mi aveva portata lui,una collana di velluto rosa con un pendaglio a
forma di osso con su scritto da una parte “SISSY” e dall’altra :
PROPRIETA’ DI PADRONE MAX.
Una volta agganciata era impossibile toglierla visto che aveva una
chiusura di sicurezza numerica conosciuta solo dal mio Padrone.

“Ora andiamo piccola ci sono un paio di cose che dobbiamo fare e a cui
io tengo ma prima prendi questa pillola!”
Mi porse una pillola grande come certi antibiotici fortunatamente
divisibile in due ,la spezzai e inghiottii prima un pezzo poi
l’altro,sapevo che ra inutile chiedere che fosse non avrei avuto
risposta…ormai io non avevo possibilità di decisione….
Vidi la macchina fermarsi nelle vicinanze di quello che fu il mio
appartamento ,il mio Padrone mi diede delle precise indicazioni di
quello che dovevo fare…mi sentii sprofondare ma tremante mi
indirizzai verso la portineria del condominio.

” Buongiorno Pietro” esclamai ad occhi bassi
“Prego la conosco sign…..ma tu sei Gabriele? “
“Si Pietro sono io…ti prego non interrompere ciò che sto per dirti
altrimenti non troverei più la forza! Io ho donato il mio appartamento
al Signor Massimo Rossi e d’ora in poi qualsiasi lettera o altro che
mi riguardi lo devi mandare a questo indirizzo che ti ho scritto in
questo foglio. Ti ringrazio e ti saluto…non so se capiterò nuovamente
qui quindi ti auguro ogni bene….

ciao”
Me ne andai lasciando quello che spesso è stato un mio caro amico
inebetito e senza parole col foglietto in mano e gli occhi
sbarrati….
Appena in macchina scoppiai in un pianto continuo sapevo che questo
era solo l’inizio.
Seconda meta la banca qui mi aspettava un’altra mazzata.
Riuscii ad avere un colloquio col direttore mio vecchio amico,spiegai
la situazione dissi che ero in un periodo di cambiamento che
probabilmente includeva anche il mio sesso ed identità e che quindi
prima che ciò accadesse avrei spostato completamente il mio conto a
favore di Massimo Rossi …fornii l’iban del mio Padrone e prosciugai
così ogni mio avere
Ero ridotta a non avere più una casa mia e i miei 145.

000 euro che
avevo in conto corrente passarono di mano…non avevo più nulla
nemmeno me stessa perchè ero diventata una schiava…una sissy!
Completamente svuotata seguii il mio Padrone in un ambulatorio
veterinario non riuscendo a capacitarmi che ci facessi…magari il mio
Padrone voleva adottare un cucciolo…magari…. ma non avevo fatto i
conti con la sua mente contorta…ero io il cucciolo e dovevano
inserirmi il microchip sottocutaneo……. il veterinario chiese al mio
Padrone quale fosse il mio nome per farmi il libretto …perfino
registrata come un cane…..lui rispose che mi chiamavo gabriella
federica ma che il mio nome di a****le era lola e indicò la mia coscia
sinistra come posto idoneo per inserire il chip…..
E non era finita..ora veniva la parte legale….

mi portò da un
fotografo e mi fece shittare alcune fototessera e con esse andammo
negli uffici del comune e più precisamente da un amico suo
responsabile all’anagrafe.
“Ciao carissimo Andrea ,il mio Padrone disse stringendoli la mano
“Ho qui con me un’amica a cui devo far cambiare le generalità e tu sai
benissimo perchè ,queste sono le sue foto il suo nome nuovo
l’indirizzo di residenza ecc sono tutti scritti sul foglio che ti
allego ,nello stesso troverai la sua identità originale che deve
sparire completamente dalla faccia della terra come se non fosse mai
esistita quindi questo vale anche per l’atto di nascita e qualsiasi
altro documento precedente ….

puoi farlo? “
“Certo che si ma tu sai che queste cose hanno un costo elevato!”
“Non preoccuparti di questo pagheremo quello che serve e alla fine
anche Gabriella ti ringrazierà a modo suo…vero gabri?”
Risero e Andrea mi palpò il culo per sentirne la consistenza…..
“Niente male…. è ancora vergine? ” chiese
“Non completamente ma bella stretta”
Risate a non finire per loro una somma tristezza per me. Si misero
daccordo per il ritiro della documentazione e per il pagamento e ci
avviamo verso diosolosa dove….

.

Racconti immorali

La dolce cuginetta Daniela

Mi ero svegliato per l’odore del caffè che arrivava in camera mia, mi alzai dal letto e, dopo aver indossato un paio di pantaloncini, mi recai in cucina, lì trovai mia cugina.
Indossava una camicia semitrasparente che arrivava appena a coprirle le natiche e per metà sbottonata. Mi avvicinai da dietro e l’abbracciai, le detti un bacio sul collo e le presi le tette fra le mani, subito i capezzoli le si eressero mentre lei cominciò a muovere il culetto strusciandolo sul mio cazzo che subito alzò la testa, lo tirai fuori dai pantaloni e glielo infilai fra le gambe,iniziai a muovermi sfregandoglielo sulla passera.

“Ma come sei già a cazzo ritto di primo mattino?”
“Come faccio a non averlo ritto, arrivo in cucina e trovo una fica come te, mezza nuda che mi si struscia addosso. ”
“Ora, però, fermati che facciamo colazione. A proposito ha telefonato Liliana,ha detto che nel pomeriggio viene a trovarci perché vuole farci una sorpresa. ”
Liliana era una ragazza che avevo conosciuto in quei giorni, aveva la stessa età di mia cugina ed era una sua intima amica, aveva un fisico eccezionale, alta, slanciata, due gambe perfette, natiche rotonde e ben pronunciate, due tette ben fatte e piuttosto grosse, dimostrava più anni di quelli che aveva.

Era conscia di essere una bella ragazza e non perdeva occasione per dimostrarlo, in genere indossava magliette attillate che valorizzavano il seno e pantaloncini aderenti o minigonne ridotte al minimo per evidenziare le cosce e il culetto; con lei mi ero trovato subito bene e ora aspettavo con ansia il pomeriggio per vedere cosa ci aveva preparato. Per il momento avevo un altro problema che dovevo risolvere con urgenza:la mia erezione. Infatti la dolce Danielina si era seduta vicino a me, di traverso, e aveva poggiato i piedi sulla stecca della mia sedia e, per tutto il tempo della colazione, stava aprendo e chiudendo le gambe mostrandomi in continuazione la sua deliziosa gattina.

Resistetti fino al termine della colazione, poi afferrai mia cugina e la feci sedere sul bordo del tavolo, le sfilai la camicetta e, dopo averle allargato le gambe, misi la testa sotto cominciando a baciarle l’interno delle cosce, risalendo verso l’alto passavo la lingua lungo le labbra della sua nocciolina, gliele aprii aiutandomi con le dita, e infilai la lingua leccando avidamente la sua ciliegina.
Le presi il clitoride fra le labbra,lo succhiai,lo mordicchiai con i denti.

Nel frattempo mia cugina si strapazzava le tette strizzandosi e tirandosi i capezzoli: “Basta, non resisto più, voglio il cazzo, ti prego mettimelo dentro, chiavami subito. ”
Sentendo quella richiesta mi staccai da lei, mi tolsi i pantaloni e dopo averla distesa sul tavolo avvicinai l’uccello alla sua fichetta. La sua carnagione bianchissima a malapena tollerava il sole dell’abbronzatura, i suoi seni proporzionati ed i suoi capelli biondi la rendevano quasi diafana e, con la luce che entrava in cucina dal balcone aperto, cominciai a sfregarle la cappella lungo il suo sesso, divertendomi a tormentarla:
“Non ho capito bene, cosa vuoi?”
“Voglio il cazzo!”
“E come lo vuoi il cazzo?”
“Lo voglio nella fica, nel culo, in bocca, mi devi chiavare,inculare,riempire la fica, il culo e la bocca di sborra, la mia passera è diventata di fuoco !”
Le alzai le gambe appoggiandole sulle mie spalle e, in piedi come ero le riempii la passera, rimasi fermo dentro di lei per alcuni istanti, poi cominciai a scoparla; bastarono pochi colpi per fare avere un orgasmo a Dany; sentii i suoi abbondanti succhi bagnarmi il cazzo.

“Fermati ora, mettimelo nel culo!”
Il suo modo di parlare era autoritario, avevo sempre saputo che le donne, quando decidono di lasciarsi andare sono loro a condurre il gioco. Ma quelli erano veri e propri ordini. Una dominatrice che chiedeva al suo servitore di ubbidire al suo volere. Non volli opporre nulla al suo tono improvvisamente autoritario. Uscii dalla sua fichetta, le appoggiai la cappella sul buchetto e lentamente infilai tutto il mio Willy nel suo culetto.

Mentre l’inculavo lei si masturbava stuzzicandosi il clitoride. “Dany, sto per venire!” “No aspetta, lo voglio in bocca, voglio bere la tua sborra. ”
A quel punto mi venne l’idea di prendere la marmellata di mirtilli che era sul tavolo per la nostra colazione e me la spalmai sul Willy. Di sicuro, non mi avrebbe creato un c*** glicemico ma volli fare questo regalo a Danielina che ancora non aveva fatto colazione e, pensai, fosse il caso di vezzeggiarla un po’ fornendole degli zuccheri.

Mi osservò con aria sorpresa e divertita, notando il mio Willy cosparso di marmellata, ancora in erezione. La mia principessina era stata servita. Rimasi in piedi mentre lei, in ginocchio davanti a me, osservandomi con i suoi occhi azzurri e sorridendo, ogni tanto, per quella strana colazione, dopo averlo gustato, in tutta la sua lunghezza, mi prese il cazzo in bocca succhiandolo; nello stesso momento con una mano continuava a sditalinarsi; iniziai a venire riempendole la bocca di brodaglia che lei diligentemente inghiottiva mentre mi ripuliva la cappella, leccando ogni traccia del mio seme.

Dopo aver fatto una doccia ed esserci vestiti siamo andati a spasso. Rientrati a casa, per preparare il pranzo, abbiamo indossato degli abiti da casa, io dei pantaloni corti e Dany la solita canottiera senza nulla sotto; finito di pranzare la zia dovette uscire subito perché aveva da fare in negozio, dopo poco arrivò Liana. Era uno schianto, indossava una camicetta annodata sotto il seno, la scollatura lasciava le tette scoperte fino quasi ai capezzoli; completava l’abbigliamento una gonna scampanata che partiva un palmo sotto l’ombelico e le copriva a malapena le natiche:
“Sei fantastica Liliana!”
“Trovi?”
Così dicendo fece un giro su se stessa, il movimento fece sollevare la mini scoprendo un minislip che davanti copriva a malapena la fica, dietro si trasformava in un filo che spariva fra le natiche lasciandole il culo completamente scoperto.

“Allora…. – disse Dany – qual è la sorpresa che ci hai preparato?”
“Ho trovato un film porno lo vogliamo vedere?”
Andammo in sala e, dopo aver preparato il videoregistratore, ci sedemmo sul divano, io mi misi al centro tra le due ragazze; il film iniziò con due splendide donne, che dopo essersi spogliate iniziarono a carezzarsi,baciarsi fino a che si sdraiarono sul letto cominciando uno splendido sessantanove,la telecamera mostrava degli splendidi primi piani delle lingue che si introducevano dentro le passere, che stuzzicavano i clitoridi.

La visione di quelle immagini produsse in noi una certa eccitazione, io mi ritrovai con un bozzo nei pantaloni che inutilmente cercavo di dissimulare muovendomi sul divano, i miei movimenti attirarono l’attenzione di Liana che si accorse della mia eccitazione.
“Guarda Dany che effetto che fa a tuo cugino la visione di questo film. ”
Nel dire questo mise la mano sul mio cazzo, stringendolo così da evidenziare ancora di più l’erezione: “Non vale, ve ne approfittate perché la mia eccitazione è evidente, ma scommetto che anche voi siete eccitate, anzi voglio proprio vedere.


Così dicendo allungai una mano verso mia cugina, le carezzai i seni sopra la conottiera sentendo i capezzoli ritti, scesi lungo il ventre, arrivai alla fica e mentre lei allargava le gambe le infilai un dito dentro. “Questa è un lago, sentiamo l’altra. ”Mi girai verso Liliana, che continuava a stringermi l’uccello, le misi la mano sopra una coscia dove terminava la mini, iniziai a risalire portando in alto l’orlo della gonna fino a che non le scoprii le mutandine.

Vi poggiai la mano sopra massaggiandole il monte di Venere, lei emise un lieve mugolio mentre allargava le cosce permettendo ad un mio dito di insinuarsi nel cavallo degli slip e di venire a contatto con la sua nocciolina.
Feci scorrere il dito lungo le grandi labbra, glielo infilai dentro trovando anche lei piena di umori, estrassi la mano dalle mutandine e mostrando il dito umido dissi:
“Volete sempre negare di essere eccitate?” Risposero quasi contemporaneamente: “Per dire la verità sentiamo un certo vuoto nelle nostre topine e speriamo che tu possa rimediare.


Mentre mia cugina mi apriva i pantaloni impossessandosi del mio cazzo e iniziando a leccarlo Liana si mise in piedi di fronte a me, dopo aver sciolto il nodo della camicetta se la tolse mostrandoci le sue splendide tette, si prese entrambe le mammelle con le mani carezzandole, prese i capezzoli tra le dita tirandoli e facendoli sporgere più che mai, scese con le mani lungo il ventre fino alla gonna che fece scendere lungo le gambe sfilandola dai piedi.

Quando si girò, facendoci vedere le sue natiche lasciate completamente scoperte, afferrò il bordo delle mutandine abbassandole.
Accompagnò quei pochi centimetri quadrati di stoffa fino ai piedi piegandosi in avanti e facendoci deliziare alla vista del suo culo. Dopo essersi tolta le mutandine si girò verso di noi facendoci vedere il suo bel fichino.
Era splendido, un artista non avrebbe saputo ritarlo con più grazia e delicatezza. La sua conchiglia era circondata da pochissimi peli biondi quasi invisibili, sembrava quella di una bambina.

Quanti atti di devozione in quella mattina d’estate. Mi sentivo un sacerdote laico che accettava atti di devozione da parte delle sue catechiste in adorazione del dio Priapo. Liana si inginocchiò fra le mie gambe e aiutò Dany a leccarmi l’uccello, si alternavano, una mi leccava il tronco, l’altra pensava alla cappella fino a che Liana, imboccato tutto il cazzo cominciò a succhiarmelo avidamente. Mia cugina si tolse la canottiera rimanendo anche lei nuda,avvicinò il suo volto al mio, tirò fuori la lingua passandomela sulle labbra e ci baciammo con amore intrecciando le nostre lingue.

La mia Danielina prese la mia mano portandosela sulla fringuella ed iniziai a carezzargliela, riuscii a penetrarla con due dita per un ditalino. Il lavoro della bocca stava per farmi godere, ma non volevo venirle in bocca, volevo entrare in quella fragolina quasi implume:
“Ferma Liliana, ora voglio scoparti per bene. ”
Lei si alzò in piedi e, mentre mi spostavo sul bordo del divano, lei si
mise sulle mie gambe, mi prese l’uccello in mano e avvicinando la fica si
fece penetrare, prese a muoversi lentamente sul mio cazzo scandendo il ritmo della scopata, allungai le mani sulle sue tette carezzandole, poi avvicinai la mia bocca, tirata fuori la lingua, le leccai i capezzoli, li presi in bocca succhiandoli, stringendoli tra i denti.

Dany, per non restare inoperosa, si inginocchiò tra le mie gambe e tirata fuori la lingua prese a leccare il culetto di Liana, dopo averlo lubrificato ci infilò un dito, mentre l’inculava scese con la lingua sulle mie palle le prese in bocca una per volta succhiandole, risalì con la
lingua e prese a leccare sia la fica di Liana che il mio uccello.
Dopo un poco arrivammo all’orgasmo, Liana si abbandonò sul mio corpo mentre sprizzavo riempendola.

La mia adorata cuginetta si impossessò del mio Willy e succhiò le ultime gocce di seme,poi fece sdraiare Liana vicino a me, si inginocchiò tra le sue cosce spalancate e, tirata fuori la lingua, prese a leccarle la fica ripulendola dai suoi umori e dalla mia brodaglia.
Vedevo la sua lingua penetrare tra le grandi labbra, estrarre tutti i succhi che venivano inghiottiti avidamente. Contemporaneamente con le dita stuzzicava il clitoride provocando nuove ondate di piacere in Liana;quella visione mi provocò una nuova erezione, mi alzai dal divano, andai dietro Dany e dopo averle allargato le natiche con le mani presi a stuzzicarla con il cazzo passandolo dal culetto alla fica,interrompendo per un attimo il suo lavoro mi disse:“Chiavami, la mia topina ha fame, vuole essere riempita dal tuo uccello.

” Entrai lentamente dentro di lei gustando il calore della sua passera, poi presi a scoparla mentre prendevo in mano le sue tette carezzandole;sentivo il mio piacere aumentare, ma non volevo venire nella sua fica,perciò uscii da lei e avvicinai il cazzo al suo culo, appoggiai la cappella al buchino e lentamente la feci entrare, attesi un poco per farla rilassare poi le infilai tutto l’uccello nel culo; presi ad incularla lentamente mentre con le mani le facevo un ditalino.

Dopo poco arrivai all’orgasmo le riempii il culo con lunghi spruzzi disperma, mentre anche lei veniva inondandomi le mani con i suoi succhi,come ci staccammo Liliana si precipitò su di noi ripulendoci con la sua lingua avida. Ci mettemmo di nuovo a sedere sul divano scambiandoci dei baci,intrecciavamo le nostre tre lingue insieme, passando le braccia dietro le loro spalle presi i seni in mano carezzandoli e stuzzicando i capezzoli, loro due, con le mani, si occupavano del mio cazzo, lo carezzavano, lo scappellavano; riuscirono a farmi avere una nuova erezione, a quel puntosi chinarono sul mio uccello iniziarono a farmi un pompino, una mi leccava il tronco, l’altra mi succhiava la cappella fino a che ebbi un altro orgasmo, sborrai riempiendo i loro volti di sperma che subito si ripulirono vicendevolmente.

Facemmo appena in tempo a rivestirci e a sistemare la casa prima del ritorno di mia zia, ma ci ripromettemmo di ripetere l’esperienza alla prima occasione.

La loro prima volta….. in tre

Dopo l’ennesima discussione su whatsapp col mio “compare di marachelle” avevo deciso che era giunto il momento di rimpiazzarlo, di cercarne uno più “stabile”, allora il giorno dopo, recuperato un vecchio profilo su un sito di incontri, caricate nuove foto non troppo esplicite ma accattivanti ho iniziato a valutare alcuni tra i mille profili di ragazzi arrapati che mi scrivevano, risposi ad uno in particolare, ora nn ricordo cosa mi aveva attratta di quel profilo, forse le foto ke sembravano reali, iniziato a chattare, gli confesso la mia bisessualità e il mio gusto x le donne, lui coglie al volo l’occasione e mi dice di avere un’amica con la quale da tempo cercano una bisex….

In un weekend combiniamo l’appuntamento, lei vive da sola, quindi saremo suoi ospiti, iniziamo a chattare in gruppo, ma anche io e lei da sole, fino al lunedì pomeriggio. Come tutti i lunedì sera, anche quel lunedì sono andata in piscina, a fine lezione, stavolta, ho fatto una megadoccia, mi sono rilassata, poi ho indossato un bel reggiseno di pizzo nero, una culotte di raso grigio fumo con i merletti neri, ho asciugato bene i capelli, mi sono truccata leggermente gli occhi, vestita normalmente mi sono messa in macchina e 25 km dopo ero a casa di lei.

la vedevo per la prima volta (oltre alle pochissime foto che ci eravamo scambiate su whatsapp) , mi appare sulla porta una ragazza molto in carne, un viso bello tondo, un faccione che ispira dolcezza, occhi, labbra, naso tutti piccoli, indossa un paio di jeans ed un maglione nero lungo, si intuisce solo che è un po (più di un po 😛 ) in sovrappeso(ma dopotutto, anche io nn sono da meno).
Mi fa accomodare, ci salutiamo con un abbraccio, ovviamente siamo impacciatissime, ma ci sta, ci sediamo in sala da pranzo, mi offre un thè freddo alla pesca (su mio precedente suggerimento 😉 ) e iniziamo a chiacchierare un po, poco dopo mi fa fare il giro della casa: una stanza “funzionale” che diventerà una cameretta – mi dice lei – mi fa vedere il bagno, non grandissimo ma molto pratico, con un tocco di stile, per finire la camera da letto, ha stile anche qui, mi fa vedere che sia sull’armadio che dietro/sotto il letto ci sono dei faretti che accesi singolarmente danno alla camera una bella atmosfera intima, data dalla soffusa luce blu, decidiamo di lasciare acceso solo il faretto dietro il letto, allora mi avvicino a lei che è tesissima, la abbraccio e le accarezzo il viso, le braccia, i fianchi….. senza forzare troppo cerco di baciarla, lei è tesa, decide di spogliarsi da sola, io faccio lo stesso, x entrambe via scarpe, calzini, pantaloni, maglioni….. ci trovimo: io in reggiseno e coulotte, lei in perizoma, reggiseno e una canottiera che ha tenuto su tutto il tempo (credo perché si vede “cicciona”), ci siamo messe sul letto, per lei era la prima volta con una donna, allora il gioco è tutto in mano mia, inizio ad accarezzarla, baciarla tutta, prima da sopra i pochi vestiti che ci sono rimasti, lei imbarazzata cerca di imitarmi, inizia a sciogliersi, ci accarezziamo a vicenda, ci concentriamo un po l’una sui seni dell’altra, lei accarezza i mie, ancora fermi nel reggiseno, io delicatamente scosto il suo cercando e trovando uno splendido capezzolo, lo bacio, lo lecco, lo succhio, ogni tanto lo intrappolo tra i denti e la lingua, lei geme, si sta eccitando, mi accarezza come può, torno su, la bacio, la vezzeggio, mi giro sotto sopra, le accarezzo i piedi (è il debole di entrambe 😀 ) mi avvicino col viso, le faccio sentire il mio respiro, poi dolcissime le mie labbra li baciano, prima chiuse, poi le schiudo x farle sentire un lieve umido, freme mi chiama, mi cerca con le mani, allora lascio delle lievi scie di lingua a mio piacimento su quei piedi (sul dorso dei piedi), inizio a risalire, la mordicchio leggera vicino alla caviglia, avrebbe schizzato se avesse potuto….. mi giro ancora e torno a baciarla, nei suoi occhi c’è tanta lussuria, vorrebbe che fossi un uomo così da potersi far penetrare all’istante, ma non lo sono, allora decide di volerci provare lei, mi toglie il reggiseno e mi accarezza i seni, cerca i miei capezzoli, inizia a leccare il primo, ma a quel punto suona il campanello, lei si alza, si sistema un attimo e va ad aprire la porta, è arrivato il suo amico, il fortunato di turno….. io aspetto lì, sul letto, con addosso solo quella specie di slip….

rientra in camera, lui la segue dopo pochi secondi, ma lei è già tornata sul letto con me, abbiamo ricominciato ad accarezzarci, la presenza di lui la rende più sfacciata, si scioglie di più, il nostro comune obbiettivo è godere e farlo impazzire, mi cerca le labbra, mi bacia, ci accarezziamo, lui si avvicina, la sola idea di avere due porcelle così lo eccita all’inverosimile ed il suo pene è già duro, si spoglia velocemente, io faccio stendere lei, lui le da subito il suo attrezzo in bocca, i convenevoli sono stati saltati, io le prendo ancora un capezzolo in bocca, l’altro tra le dita, lo stringo appena, freme di nuovo, ora è eccitata, si farebbe prendere, usare e abusare da chiunque ora, ma ci sono – solo – io che mi sistemo tra le sue gambe, e inizio a baciarle le cosce cicciotte, l’attacco dell’inguine, ha ancora addosso il perizoma, è tiratissimo, inizio a leccare le grandi labbra, con la lingua scavo sotto il tessuto del piccolo perizoma cercando le piccole labbra, sente la mia lingua che la brama, smette di succhiare per regalarmi una forte serie di gemiti, ma vuole di più, lascia in sospeso l’amico e si sfila il perizoma, aprendomi le cosce più che può, non posso resistere a quella visione, allora la mia lingua si attacca a quella fichetta, è glabra, i pochi peli si percepiscono appena, mi concentro sulle piccole labbra e sul clitoride, purtroppo ha il ciclo e non posso andare oltre, l’assorbente interno la protegge, allora solo usando la lingua la stimolo fino a che sento che ormai è in orbita, la lecco come mai ho leccato una fica prima d’ora, lei cerca di succhiare l’uccello del suo amico tra i gemiti che continua quasi senza sosta a regalarmi, si ferma solo per dire al suo amico che la lecco da sballo….

cosa che non fa altro che compiacermi e spronarmi a farla impazzire ancora di più, il fortunello a quel punto decide che vuole giocare con me, mi si mette dietro, mi abbassa la coulotte e mi scopa senza convenevoli, non è grosso, nemmeno lungo, x la verità al di sotto della media a cui sono abituata, ma è durissimo, scopa discretamente, e io sono già un lago, lo sarebbe anche la mia lussuriosa amica, sotto la mia lingua, se nn fosse “tappata”, lui mi scopa e io lecco con ancora più foga, lei lo incita, lui sbatte forte, veloce, poi si stende, per ricevere le attenzioni delle bocche di entrambe per il suo gioiello, ci scambiano il suo pene come fosse il microfono del karaoke, un affondo in gola a testa, a turno, lo sentiamo impazzire, geme forte…..lei gli monta su, lui le allarga le natiche, non resisto, mi posiziono dietro il suo sedere e inizio a leccarle il buchino, lui le chiede: cosa sta facendo la troia?… lei: mi sta infilando la lingua in culo….

è bellissimo!!!…. le ho bagnato per bene la rosellina anale, ho afferrato l’uccello di lui, e leccavo sia lui che il buchino anale di lei per agevolarli, ma lui non era soddisfatto, la fa mettere a 90° e cerca di incularla violento, lei gli diceva di fare piano, voleva il lubrificante, avendo il ciclo era molto sensibile, allora l’ho spinto sul letto e mi sono messa a succhiargli l’uccello, così lei è potuta andare a prendere il lubrificante, al suo ritorno mi sono spostata io, sono tornata in cucina a dalla tasca del mio giubbotto ho preso due guanti in lattice (usa e getta), tornata in camera ne ho posato uno e infilato l’altro alla mano destra, ho preso il gel e ne ho messo un po sulla mano guantata, le ho unto l’ano, infilando pochissimo un dito, a questo punto ci siamo posizionate entrambe a pecora, io col mio ingombrante sederone rivolto al lato del letto, lei alla mia destra col suo culetto puntato verso di me e la faccia alla testiera del letto, lui si alzato, è venuto dietro di me, e appena ha iniziato a scoparmi, mi incitava anche a penetrare il culo di lei con la mano, io mi godevo quel cazzo ke mi esplorava la fica, ma quello ke mi eccitava di più era il culetto di lei, proprio a portata di mano, accoglieva con dolci gemiti prima un dito, poi due, con due dita le scopavo il culo, lei gemeva, godeva del mio tocco, delicato e dilatatore, infilavo ed estraevo le mie dita dal suo culo, le infilavo ancora e quando erano dentro, le muovevo, premendo sulle pareti del suo ano, che si ammorbidivano e cedevamo facendola gemere sempre di più….

sentendola godere in quel modo, il fortunello non ha resistito, le ha ordinato di girarsi col culo verso di lui, ora ci guardavamo in faccia io e lei, lei col cazzo che le occupava e le esplorava, violento, il culo ormai aperto, le si leggeva in faccia la il godimento e la lussuria di quell’assalto, mi sono distesa quasi accanto a lei ma in modo da infilarmi in parte sotto di lei, così potevo baciarla, accarezzarla, sentire i suoi seni poco più piccoli dei miei, sbattere contro i miei, a piacimento baciavo lei e poi i suoi seni, poi ne ho afferrato uno e l’ho succhiato forte, più forte che potevo, sentivo i suoi fremiti, li ha avvertiti anche il fortunello, che x divertirsi di più ha mollato il suo culo, e si è rintanato nella mia fica che era rimasta in attesa… mentre io continuavo a succhiare il seno di lei, ora lei era libera di muoversi, allora decide di ricambiarmi un po il favore, girandosi sempre a pecora sul letto, stavolta il suo culetto era fuori dalla portata di entrambi i possibili assalti, ma per divertirci entrambe mi mette in faccia i suoi meravigliosi seni e si attacca ai miei, mentre lui continua a scoparmi, a chiamarci troie, lesbiche, puttane, il turpiloquio lo eccitava, ed eccitava anche noi….

dopo un po, si stende e vuole le nostre attenzioni, ma da brave stronze puttanelle, davanti ai suoi occhi, ci scambiamo uno sguardo d’intesa, lasciamo lui su un angolo del letto e ricominciamo ad accarezzarci, a stuzzicarci, baciarci e leccarci tra di noi, intanto lui anche se messo da parte, era talmente eccitato dallo spettacolino che aveva sognato per anni (eravamo il suo fil porno in diretta) che non resisteva all’impulso di menarselo, proprio come se stesse guardando un porno (durante le riprese)….

io ogni tanto davo un’occhiata al fortunello, vedevo la sua eccitazione, allora ho detto a lei: dai, torniamo da lui, guarda come si sente solo ;)…allora ci siamo messe una da un lato e una dall’altro, a turno lo prendevamo in mano, e lo mettevamo in bocca all’altra, lei usava spesso sia le mani che la bocca, io lasciavo che la sua mano lo guidasse nella mia bocca, poi erano le mie labbra a segarlo, mentre la mia lingua gli massaggiava la cappella….

lui volle farsi leccare il buco del culo, non potevo chiedere di meglio, lo feci, e appena la mia lingua accarezzò la sua rosellina, lo sentì gemere, e la rosa si aprì al mio tocco, gli dissi che era una puttanella anche lui, lo dissi a lei: guarda come si sta aprendo per me, per noi :)… ebbe un momento di timore, e disse che non gli piaceva quel gioco, scherzando gli ho sollevato e piegato le gambe col mio stesso corpo a fare da fermo, lasciando il suo buchetto ancora vergine, esposto al “pericolo”….

con la mano guantata ho accarezzato quel buchino che sembrava pronto ad aprirsi, lo abbiamo leccato a turno, io, poi lei, poi ancora io….. era così bagnato e lui gemeva e godeva delle nostre lingue, il cazzo gli pulsava, allora ho lasciato andare le sue gambe, concedendogli una posizione più comoda e piacevole, a gambe distese, io mi sono messa al suo lato, per prendergli il cazzo in bocca comodamente, lei, la sua amante da una vita, tra le sue gambe,la sua mano era più piccola della mia, lei desiderava fargli provare la sensazione di avere il culo occupato da sempre, così, è stato il suo piacere, mentre io gli segavo il cazzo con le labbra, dando una succhiatina qui e la, infilarle dolcemente un dito nel culo, lento e dolce, ma tutto il dito, poi due, e iniziare a stuzzicargli, sotto mie indicazioni, la prostata, con la l’altra mano gli accarezzava le palle e ogni tanto quello che lasciavo del suo cazzo, i suoi gemiti erano forti, intensi, profondi, e sempre più veloci, più vicini, sentivo le pulsazioni del suo cazzo sulle labbra, allora chiudendole intorno al cazzo ho iniziato a succhiare più forte che mai, finché lui, con due dita nel culo, una mano a reggergli e stuzzicargli le palle, e la mia bocca ad aspirargli il cazzo, ci si è svuotato dentro, ho continuato a succhiare fino a quando non si è ritirato e ammosciato, stando molto attenta a non deglutire mai, quando ho mollato, lui era sfinito quasi abbandonato sul letto, lei mi guardava quasi ammirata, il suo cazzo non aveva più un briciolo di energia, allora mi sono sollevata, avvicinata a lei, le ho accarezzato il viso, poi afferrata per il collo l’ho attirata a me, per baciarla, e condividere il frutto delle nostre fatiche, sotto gli occhi increduli ed esterrefatti di lui abbiamo continuato per diversi secondi a scambiarci quel lungo bacio sborroso, sporcandoci e pulendoci a vicenda il viso con le nostre lingue, fino ad ingoiare tutto….

Con un mio ex compagno di classe

Che cose strane capitano nella vita… per anni siedi accanto ad un tuo compagno di classe,passi assieme cinque anni della tua vita e mai immagineresti che un giorno ci avresti fatto del sesso.
Beh a me è capitato la scorsa estate ed è stata una cosa davvero sorprendente ed eccitante.

Con Franco non ci vedevamo dai tempi delle secondarie; le avevamo fatte insieme dal secondo anno, in quanto lui è ripetente, un anno più di me. Simpatico, un pò sbruffone, scansafatiche, ma grande atleta, giocava a calcio nella squadra del mio paese ed ogni tanto capitava anche di giocare assieme in qualche partitella che si faceva tra amici.
Io, già allora, provavo strani sentimenti nei confronti del mio stesso sesso, ma non avevo ancora iniziato a travestirmi.

Certo che l’uccello di Franco si faceva notare sotto la doccia, tutti lo prendevano in giro per quella verga di circa 24 cm di cazzo ed anche io fingendo.
Ma,a volte, quando mi masturbavo nel bagno di casa indossando i collant di mia zia, immaginavo di avere il suo cazzone tra le mani.
Da allora sono passati quasi 27 anni, oggi alla bella età di 53 anni e con quasi 21 di travestimento alle spalle, e una grande quantittà di cazzi presi, la scorsa estate, in occasione di una delle solite cene di classe, ci siamo rivisti.

A dire il vero lui se le è sempre fatte tutte, le cene, io invece che sono allergica a questo tipo di iniziative non vi ho mai partecipato; ma la scorsa estate quando mi è arrivato l’ennesimo invito ero sola, la mia famiglia era in vacanza e perciò decisi di parteciparvi.
La cena era stata organizzata in un ristorante verso Fabriano. Vi andai, ovviamente normale, ma visto che ero sola e la serata era di quelle calde programmai per il dopo cena, una trasformazione per diventare Lucrezia e andare a cercarmi un bel cazzo che mi scopasse.

Il pomeriggio come mio solito mi preparai con bagno, pulizia accurata del mio culetto e uso abbondante di creme. Prima di uscire preparai una borsa con tutto il necessario per il travestimento e partii alla volta del ristorante.
Arrivai verso le 20,30, e trovai quasi tutti, compreso Franco, ci salutammo calorosamente, 27 anni incominciavano a notarsi.
Lo trovai più invecchiato di quanto immaginassi, un pò di pancia, ma lo spirito era sempre quello.

A cena sedemmo vicini e parlammo molto, mi raccontò la sua vita, un matrimonio alle spalle, 2 figli oramai grandi e sposati anche essi. La sua vita che si divideva tra il lavoro con un impresa edile e la campagna, dove viveva da solo in un posto tranquillo e isolato, perchè, come diceva lui, non voleva rotture di coglioni. Mentre parlavamo mi ritornava alla mente sempre quel suo cazzone e mi immaginavo ora a 54 anni come potesse essere.

Verso la fine della cena, eravamo tutti un pò alticci, e mentre alcuni iniziavano ad andare via, noi continuavamo a parlare delle nostre vite ed io provai a stuzzicarlo con l’argomento sesso, donne ecc..
Franco fu abbastanza schietto e mi disse che dopo il divorzio, non ne aveva voluto più sapere di legami, anzi mi confessò ad un certo punto che da qualche tempo aveva scoperto il mondo delle trans. A quella parola rimasi di sasso sgranando gli occhi, lui ridendo e dandomi una pacca sulla coscia, mi dissi, – si hai capito bene, lo dico a te perchè ti ho sempre ritenuto una persona discreta, i trans sono molto più maiali delle donne, gli puoi fare di tutto e loro adorano farselo fare.

Ero allibita e immaginate quanto la cosa potesse essere stata rivelatrice per me; di colpo sentii salire dentro di me un gran fremito di eccitazione. -Franco tu mi stai dicendo che ti scopi dei trans?-,
-sì oramai sono circa quattro anni che scopo con loro e se capita anche qualche bel travestito, ce ne sono alcuni che sono mille volte meglio di una donna e sapessi che bello quando affondo il mio cazzo nel loro culo, le faccio urlare di piacere e qualcuna urla anche per il dolore-.

-Immagino…con quel cazzo che ti ritrovi, ma ancora ti diventa duro ? mi ricordo che avevi una bestia, ti prendavamo anche in giro, ricordi?- Lui facendo una gran risata si mise una manno sul pacco muovendoselo e mi disse, – caro mio, funziona ancora perfettamente e quando lo vedono strabuzzano gli occhi, ma quando lo prendono urlano di piacere-.
Ero tutta eccitata avrei voluto prendergli il cazzo tra le mani e succhiarlo, ma come fare.

Era oramai quasi mezzanotte, ed eravamo rimasti solo noi, eravamo decisamente ubriachi e il problema era di tornare a casa. Franco mi propose di ospitarmi per la notte da lui, le camere non gli mancavano e la casa era a 5 km dal ristorante, colsi al volo l’invito, ero talmente infoiata e senza più nessun freno che ero pronta a provarci.
Arrivammo a casa sua, un casolare effettivamente isolato in cima ad una collina, era una notte di luna piena e si poteva ammirare il panorama fantastico che si vedeva da lì.

Franco entrò a casa e mi fece vedere la mia camera e mi indicò il bagno, dopo di che mi disse che si andava a sdraiare sul prato per godersi le stelle: lì shittò la mia follia, mi dissi -adesso o mai più, o la va o la spacca.
Mi travesto da troia, mi trucco e vado da lui e vediamo che succede-. Andai al bagno con la borsa, mi misi un bel perizoma di pizzo nero, mi unsi tutto il corpo d’olio profumato, mi infilai un minibito aderente e scollatissimo, calzai dei sandali con tacco a spillo 12cm, poi mi truccai sapientemente, ed infine indossai la mia parrucca mora riccia, mi specchiai ero una gran bella troiona.

Con il cuore che batteva a duemila, uscii dal bagno e andai verso la porta d’ingresso, sbirciai fuori e lo vidi seduto su una sdraio, si era tolto la camicia ed era rimasto con le mutande, perfetto.
Da dentro casa lo chiamai, -Franco, quasi quasi vengo a prendere una boccata d’aria anche io- e mentre dicevo così uscii, lui si voltò e rimasse per un attimo bloccato. – Ma…. che cazzo….. ma Roberto, sei tu?-, – si Franco, a dire il vero ora sono Lucrezia-, ero ferma sulla porta, lui si mise a ridere, – ahahahaha, ma dai non mi dire, tu un travestito, non è possibile ed io che credevo….

– -che credevi? sono 27 anni che sogno di prendere in mano quel tuo cazzone-, dicendo così iniziai ad avvicinarmi a lui. Franco si alzò, e mi guradava mentre andavo verso di lui, -cazzo Rob, scusa Lucrezia ma lo sai che sei una gran vaccona e che bel culone che hai, non lo avrei mai immaginato-. Oramai ero davanti a lui, il suo pacco era diventato duro e la punta del suo glande oramai era fuori, ci guardammo negli occhi ed io gli afferrai il cazzo in mano, un fremito mi scosse il corpo a quel contatto, dopo 27 anni finalmente avevo tra le mie mani quel cazzo che mi aveva fatto sognare..
Eravamo uno di fronte all’altra, io che ghermivo il suo cazzo duro e venoso e lui che mi aveva messo una mano tra le natiche e giocava con il mio ano.

Fummo presi da una frenesia sessuale accentuata anche dai fumi dell’alcol, in men che no si dica le nostre lingue si intreccivano spasmodicamente, lui mi spinse addosso al tronco di un albero mentre con le sue mani ruvide, passava dal palpare il mio culo ai miei seni, in un vortice di passione sfrenata, io segavo il suo cazzone sempre più duro, l’odore del suo sesso mi mandava fuori di testa.
Ad un certo punto scivolai in ginocchio e mi ritrovai il suo cazzo in bocca, non riuscivo a prenderlo tutto era troppo grosso, lui me lo spingeva dentro e quasi mi soffocò.

Me lo staccai un attimo per prendere fiato, ma lo ripresi subito in bocca, leccandolo avidamente e bagnandolo con tutta la saliva che avevo, ogni tanto lo tiravo fuori e me lo strusciavo, così viscido, tra i seni e lui – che vacca che sei Robè, si vede che ti piace proprio il cazzo, hai una bocca calda come una figa, me lo farei spompinare le ore, ma voglio anche assaggiare il tuo culo-.

-Sentirai quanto è caldo anche lui-, gli risposi, mentre lui prendeva con le mani quella verga e me la sbatteva in faccia. L’aria era carica di elettricità e di odore di sesso, le mia piccola pisella si era indurita e lui se ne accorse, mi fece tirare su mi girò e si sdraiò sotto di me ed inizio a succhiarla, – mmmmm che pisellina che hai senti come è dura sembra un clitoride, certo che non potevi che fare la travesta co sta cosina-; – è già- gli risposi,- dal momento che le donne non mi interessano più da tanto tempo ora è solo a disposizione dei maschi porcelloni come te-.

Me la succhiava con maestria mentre con la mano mi tirava i testicoli mosci. Poi cambiammo ancora posizione e ci mettemmo a fare un bel sessantanove, io sopra di lui che ripresi a sugargli il cazzone e lui che mi leccava la pisella ma che soprattutto con le dita iniziava a scoparmi il culo, prima con uno e poi via via fino a infilarne tre, lubrificandomi il culo con della saliva. Questa azione mi fece quasi godere, ma riuscii a stento a trattenermi.

Visto l’alto tasso erotico che avevamo raggiunto era il momento di passare a qualcosa di più intenso, mi rialzai e andai a prendere nella borsetta il mio gel lubrificante, che mi misi sull’anno e che spalmai un pò anche sul cazzo di Franco. -Allora tesoro hai deciso lo vuoi prendere tutto ed io non vedo l’ora di dartelo, farò piano all’inizio ma vedrai ti farò uralre di godimento, tanto qui non ci sente nessuno-.

Mi piegai a pecora appoggiandomi sulla sdraia e lui si mise dietro di me e mi punto il cazzo sul mio ano ed iniziò lentamente a farlo entrare, iniziai a sentrlo insinuarsi dentro di me e riempirmi, lo feci fermare un attimo per far allargare bene il mio culo e poi gli dissi di continuare a infilarlo tutto fino alla fine. Ah, che goduria quando entro tutto dentro mi sentivo il culo pieno e lui che mi disse – mamma mia Lucrezia che culo bollente che hai è fantastico come il burro- dicendo così inizio a lentamente a scoparmi, io ero talmente eccitata che il mio clito che si era smosciato di nuovo comunque gocciolava di piacere: – Dio Franco che cazzo che hai mi fai morire, scopami, scopami- gli urlai, e lui non se lo fece ripetere ed inizio a scoparmi con più decisione, il suo cazzo era talemnte grosso che ad ogni affondo mi massagiava la prostata e mi provocava intensi spasmi di godimento, – che gran vacca che sei, devi diventare la mia troia fissa, cazzo, Lucrezia devi essere la mia femmina, ti voglio sfondare per bene- e mentre diceva così mi assestava dei colpi poderosi che facevano sbattere la mia pisella moscia sulla pancia.

Oramai il mio culo era diventatto una vera figa, il suo cazzo entrava ed usciva senza problemi e mentre mi scopava in questo modo godei come una vacca, sbrodolando tutta, ma rimasi eccitata, e con ancora più voglia del suo cazzo che non si stancava di affondare nel mio culo.
Dopo un pò che mi scopava a pecora decidemmo di cambiare posizione, lui si sdraio sull’erba e ed io mi sedetti sul suo palo di carne che scivolo dentro di me, e cos’ continuammo lui che mi sbattave con colpi sempre più forti ed io che mugolavo di piacere, fino a quando sentii che iniziava a muoversi con un ritmo sempre più frenetico fino a quando uralndo mi disse – ecco troia prendi tutta la mia sborraaaaaaaa- e mi venne dentro inondandomi tutta.

Con i nostri corpi che fremevano per l’eccitazione, mi sfilai il cazzo dal culo, e menre mi rialzavo sentii colare tra le gambe il suo sperma misto con i miei umori, mi inginocchiai sul suo cazzo ancora duro e iniziai a leccarlo per pulirlo per bene.
Lo leccai fino a quando non si smosciò, allora mi abbandonai sul prato assieme a lui per riposarmi.
-Cazzo Lucrezia sei una bomba del sesso, ti voglio, rimani da me stanotte ho anora voglia del tuo culo e anche domani, voglio fare tante porcate assieme a te, adesso che ho scoperto questo lato nascosto del mio caro compagno di classe, voglio che diventi la mia femmina, che ne dici?-.

Lo guardai, mentre la mia mano accarezzava il suo palo che iniziava a indurirsi di nuovo e gli dissi, – caro Franco, ora che ti ho provato e chi ti lascia più, voglio il tuo cazzo, lo voglio, lo voglio e lo voglio ancora, stanotte, domani e dopodomani-.
E da allora appena posso corro da dal mio compagno di classe per passare giorni di sesso sfrenato, con lui ma anche con piacevoli varianti, ma questa è un’altra storia.

Il giardiniere

A volte succede che i miei genitori che abitino in una villa appena fuori paese abbastanza isolata e con un ampio giardino mi chiedano di andare a dormire la qualche giorno perché loro vanno in viaggio. Io e il mio compagno ci andiamo sempre volentieri perché oltre ad essere molto grande, è ben imboshita e possiamo fare tutto il rumore che vogliamo.

Per rumore intendo guardare film porno ad alto volume , girare nudi per casa e finalmente godere tra di noi a voce alta!!! Credetemi poter urlare in certi momenti è catartico!! Raddoppia il piacere!! Era estate e i miei sono andati una settimana in crociera. Vacanza per loro ma vacanza anche per noi in piena libertà immersi nel verde e nella natura. Relax totale!!!! Ci trasferiamo qualche giorno da loro. Muniti di una valigia contenente tutti i nostri giocattoli sessuali , e giuro una valigia non basta, pieni di Buoni Propositi!! Ah che meraviglia girare nudi in giardino e farsi coccolare le parti intime dalla fresca brezza di campagna!! Ci ubriachiamo quasi subito e ci deliziamo alla vista dei nostri corpi nudi e i nostri gioielli penzolanti sotto l’ombra degli alberi di acacia ridendo e stuzzicando il nostro appetito sessuale!! Per rendere tutto perfetto a me viene la bellissima idea di fare uno spettacolino al mio amore.

Entro in casa e pesco dalla valigia di Mary Poppins il dildo più grosso che abbiamo , la mia non è stata una scelta casuale capiamoci, volevo proprio quello!!! La riproduzione minuziosa in lattice di un attore porno gay del quale non conosco il nome ma conosco a perfezione la misura del suo uccello!! Dio lo benedica, anzi lo ha già benedetto ma chi se ne frega , era il cazzo di gomma più grosso e ben fatto che avevo nella mia collezione.

Scelto e approvato!!! Mi ungo il buco del culo di lubrificante e ritorno baldanzoso in giardino pronto a stupire il mio compagno con effetti speciali!!! E cosi faccio per la prossima mezz’ora sotto il suo sguardo compiaciuto!! Credo di aver infilato il mio amante artificiale in ogni posizione e ben in vista tutto dentro il mio culo tante di quelle volte da scorgere in Gianni qualche momento di incredulità che durava un attimo visto che lui conosce bene le mie potenzialità!! Il punto massimo lo raggiungo quando lui con un piede mi spinge dentro e fuori il dildo e io godo come una cagna!! Il mio compagno sa che con una sigaretta in bocca e qualche parola porca può farmi quello che vuole!! Così mi fa mettere steso sulla sdraio a pancia in su e gambe all’aria e col mio buco in avanti e ormai bello dilatato si accende una sigaretta e da libero sfogo alla sua voglia di stuprarmi il culo con il grosso giocattolo che avevo scelto per quel meraviglioso pomeriggio.

E cazzo lui da buon figlio di buona donna com’è lo usa con una virilità tale che sembra un arma nelle sue possenti mani. Io godo!!! Godo così tanto da far finta di non sentire quante volte mi dice troia o zoccola. Ma si in fondo in quel momento lo ero. Per lui. Ad un certo punto uno dei miei sensi , l’unico forse che era in grado di ragionare in quel momento,mi dice che c’è qualcosa di strano.

Non capisco bene cosa ma assolutamente qualcosa c’era!!! Senza interrompere Gianni mi guardo un po attorno e come se avessi visto un fantasma sconcertato mi accorgo che nascosto dietro un angolo della casa c’era una figura umana che osservava tutta la scena mio dio chissà da quanto. Non voglio spaventare Gianni e guardo meglio chi si celava nell’ombra e riconosco quasi subito il giardiniere dei miei!!! Rimango di sasso e fermo Gianni e rivolgendomi al nostro guardone gli chiedo” che cazzo ci fai qua?” Lui esce allo scoperto e alla sua vista il mio compagno quasi sviene! Guido, così si chiama , avanza un po verso di noi e subito noto che ha la patta aperta e il cazzo duro dentro le mutande.

Il guardone probabilmente si era toccato o forse segato chi lo sa. Spiega subito le sue ragioni e dice che era venuto per cambiare l’orario di partenza delle pompe di irrigazione. Gianni gli dice scocciato se lo aveva fatto e perché non se n’era andato subito. Lui risponde che avendo visto la mia macchina voleva venirmi a salutare solo che non si aspettava di trovarsi davanti una scena del genere. E incuriosito ammette di essere rimasto a guardare, ma solo per poco.

Tutta la situazione era abbastanza surreale, tra l’imbarazzo e la consapevolezza di aver dato uno spettacolo al limite della decenza o dell’indecenza, questo ancora non lo sapevamo. Ma lo scoprimmo da lì a poco. Noi eravamo ancora completamente nudi. E a parte quell’imprevisto ancora molto eccitati. Senza aspettare altro tempo chiedo a Guido “che cosa esattamente ti ha incuriosito a tal punto da rimanere a guardare?” E lui risponde con un aria quasi di innocenza che era stupefatto da come io riuscissi a prendere in culo una cosa così grossa!!!! Gianni si fa una grassa risata e io mi sento quasi preso in giro!! Mi alzo in piedi e mi avvicino al giardiniere e gli dico che se si fosse spogliato anche lui gli avrei fatto esaminare il mio buco da vicino e con le dita.

Guido non è uno di quei maschi che se vedi per strada ti giri a guardare chiariamo bene. È un ometto normale, sposato, con un figlio gay ma lui non lo sa e una figlia bellissima che è una mia amica. Fisicamente non ha nulla che possa attrarre particolare interesse. E’ magro, non è alto, viso pulito, niente baffi o barba, poco pelo. Non proprio il mio tipo. Ma ormai era la e nel bene o nel male era coinvolto.

E io lo volevo coinvolgere del tutto. O vedere fin dove si sarebbe spinto. Fatto sta che senza esitare si spoglia davanti a me e quando si cala anche le mutande finalmente avevo trovato in lui qualcosa di mooooolto interessante!!!! Quanto carogna sa essere a volte la natura. Dotare di un cazzo da toro un agnellino!!! Non ci avrei mai messo la mano nel fuoco. Neanche un centesimo avrei puntato su di lui. Guido , il giardiniere , chi lo avrebbe mai detto?? Guido, il giardiniere che gran pezzo di tronco aveva tra le gambe!! E due palle penzolanti che dondolavano nel mezzo delle sue cosce a rendere giustizia a due gambette magre e storte.

Tanto da far partire spontaneamente da Gianni un appero’ !!!! Come gli avevo promesso mi giro e mi metto a pecora e gli dico ” esamina pure come tu credi meglio il mio ano”. Lui subito si precipita con una mano sul mio culo e inizia a esplorare con le dita il mio buco. Due poi tre dita e gia mi sente godere. Ti piace, mi chiede , e io si molto. Gianni gli dice di schiaffeggiarmi il culo e lui inizia a darmi di quelle sberle a mano aperta che penso, cazzo ci sa fare molto meglio di tanti altri!!! Gianni gli propone di infilarmi il dildo e lui accetta.

Mi giro a gambe all’aria e mentre Gianni lubrifica il giocattolo lui mi dice” ti piace di più se fumo una sigaretta mentre ti infilo il cazzo di gomma vero?” Caro Guido giardiniere avevi studiato bene la parte mentre ci spiavi! Comunque annuisco e lui prende una sigaretta e la accende, io sono in calore totale!!! Gianni gli passa il dildo e lui me lo punta sul buco del culo. Spinge piano , capisco che ha paura di farmi male, tenero lui! Gli dico spingi forte senza paura un colpo secco!! Con un po di aiuto da parte mia lo fa entrare e leggo nel suo volto sia incredulità che eccitamento!! Ora gioca come vuoi tu, sfoga le tue voglie!!! Lui lo fa ed è bravo.

Capisce subito come muoversi e come darmi massimo piacere!! Ci prende gusto tanto da usare anche un po di violenza. Gianni gli accarezza le palle da dietro , le prende in mano, Guido gli ordina di stringerle e tirarle , più forte!! Mi guarda e mi dice” se prendi un dildo così grosso il mio cazzo non lo sentirai nemmeno” e io gli spiego super velocemente che un cazzo di carne è ben diverso da un pezzo di gomma.

Vuoi provare a infilarlo?? Lui dice di sì e senza altri indugi mette da parte il dildo e mi infila il suo membro. Guido, il giardiniere, voleva provare a scopare un uomo, e lo stava facendo e con grande piacere da parte di entrambi mi stava sbattendo alla grande!!! Gianni si divertiva con le sue palle , le tirava, le ciucciava!!!
Guido mi guarda il mio cazzo duro e grosso e mentre mi sta fottendo me lo prende in mano e inizia a segarmi.

Sono il primo a schizzare!! Un po addosso a me e un po addosso a lui! Poco dopo Gianni gli sborra sulle palle e nel sentire il caldo seme del mio compagno sullo scroto sborra anche lui e mi riempie il ventre di calda sborra tirando un urlo che aveva qualcosa di a****lesco. E bravo Guido… il giardiniere.
Ha piantato i suoi semi e ora aspetta solo che la pianta germogli. E noi la faremo crescere questa nuova pianta ? Chissà.

Le tettone di mia moglie

Alcuni anni fa mia moglie e io abbiamo deciso di passare il fine anno in montagna e abbiamo prenotato l’albergo compresa la festa di fine anno.
Mentre la vacanza procede tranquilla incontriamouna giovane coppia, anche loro nello stesso albergo, due giovani gradevoli e simpatici: lui un giovane sui trent’anni, alto e atletico, lei sui venticinque, mora, molto attraente.

Con loro passiamo alcune mattinate incontrandoci spesso per la colazione.
Fin da subito noto che mia moglie incontrava il loro interesse, molto spesso la guardavano e poi si bisbigliavano qualcosa all’orecchio; la cosa un po’ mi diverte e un po’ mi sembra strana; di certo la compagnia di Sonia a Elena fa bene, la rende meno rigida, più alerta e disponibile.
Il suo atteggiamento e il suo abbigliamento, grazie a Sonia cambiano, rendendola più sicura di sé e del proprio corpo, il suo grosso seno non sembra più essere un problema (spesso Elena diceva che era troppo grosso e volgare); alcune volte sento Sonia dirle “Il tuo seno é così bello, non dovresti nasconderlo ma esibirlo con scollature ampie e profonde” quasi che Sonia provi una certa attrazione per Elena o, quanto meno, per il suo seno prosperoso, visto che spesso le sue mani lo sfiorano e, in almeno un paio di occasioni, é netta l’impressione di una palpata di tette da parte di Sonia alle quali Elena reagisce con risate sonore senza sottrarvisi.

Sandro, dal canto suo, spesso mi chiede dettagli di Elena e non perde occasione, soprattutto dopo che aver bevuto un po’, di accennare alla prosperosità di Elena con frasi del tipo: “certo che con tutto quel ben di Dio te la spasserai un sacco”, oppure, “lì in mezzo ti ci divertirai un sacco”.
Insomma, in me si va formando l’idea che in Sandro e Sonia ci sia una certa debolezza per la prosperosità di Elena e le sue tettone.

L’ultimo dell’anno Elena e Sonia passano tutto il pomeriggio insieme a fare shopping e la sera mi diventa evidente il motivo: le due hanno passato un sacco di tempo assieme per prepararsi.
Quando Elena mi si presenta davanti resto senza fiato, il suo abituale abbigliamento castigato ha lasciato il posto a qualcosa di estremamente sexy e provocante: indossa un paio di pantaloni di velluto stirato rosso che disegnano le forme del suo sedere, e un top molto corto e attillato che lascia scoperto l’ombelico e mette in evidenza il grosso seno, la scollatura è così larga, profonda e schiaccia assieme e verso l’alto le tettone che sembrava ti vogliano saltare addosso; insomma dà l’idea di una di quelle starlette che fanno di tutto per farsi strada a colpi di tette; devo dire la verità: la cosa, oltre a sorprendermi, mi eccita molto e non posso non pensare a tutti quegli sguardi vogliosi che si sarebbero soffermati con libidine nella sua scollatura senza sentire il desiderio di vedere le sue tettone toccate, palpate e usate in tutti i modi per il sesso
Devo ammetterlo: quando ci sono di mezzo le tette di Elena divento un vero porco, del resto non ho certo limiti nell’usarle e, per fortuna, Elena non si tira indietro.

Con l’inizio della festa mi é subito evidente che Sandro e Sonia hanno qualcosa in mente: Sonia continua a riempire il bicchiere di Elena, mentre Sandro le guarda le tette senza ritegno.
Il bere comincia a fare effetto su Elena, riducendo le sue inibizioni e così si dimena ballando incurante del fatto che le sue pesanti tette molto spesso rischiano di saltare fuori dalla scollatura; questo fà si che in molti si presentano per ballare con lei per strusciarsi contro il suo seno pesante, in modo più o meno evidente, senza che Elena se ne abbia a male.

Poco prima di mezzanotte Sandro chiede di ballare un lento con Elena, mentre stanno ballando vedo le mani di lui soffermarsi sui suoi fianchi per poi spostarsi ai lati del seno schiaccinadolo a volte con dolcezza e a volte con vigore, strappando a Elena dei gridolini divertiti; la scena mi provoca uan certa eccitazione che non riesco a nascondere; in fianco a me Sonia inizia a parlarmi: “certo che sei fortunato, Elena ha davvero delle belle tette” io riesco solo ad annuire e lei: “hai mai pensato di condividerle con qualcuno?”
La domanda mi coglie di sorpresa e mi scopro a risponderle: “Si molte volte, ma vorrei condividere solo il suo seno e non altro e non credo che questa limitazione sarebbe accettata, in più Elena non ne vuole sapere”.

Le mi sorride e: “beh si tratta di trovare le persone giuste, che sia interessate solo al suo seno e non ad altro, magari una coppia, entrambe attratti dal suo seno, nella quale lei limiti il suo lui, che te ne pare dell’idea?”
Io sorrido: “una coppia un po’ come voi due?”
Lei ricambia il sorriso: “direi di si, le sue tette piacciono molto a tutti e due, anzi, a tutti e tre.


Io: “Resta il problema che lei non vorrà. “
Lei: “Diciamo che se fosse ‘fuori combattimento’ non potrebbe avere nulla da obiettare. “
Io: “tipo farla bere a sufficienza?”
Lei: “e magari qualcosa per farla dormire un po’. “
Io: “giusto, mi domando cosa le fareste. “
Lei: “dimmi cosa le fai tu alle tette e noi ci limiteremo, ovviamente ci sarai anche tu a verificare, credo di avere capito che ti piacerebbe molto assistere.


Io: “si assolutamente, mi diverto molto con le sue tette, con ben poche limitazioni, per fortuna non ha mai grosse obiezioni, soprattutto quando é eccitata. “
Lei: “gliele maltratti anche un po’?”
Io mi accorgo che anche lei si sta eccitando e il suo respiro si fa più veloce: “si certo, é una bellezza schiaffeggiargliele e strizzarle. “
Lei, un po’ titubante: ” ….. legarle…..?”
Io: “si, certo, aggiunge qualcosa di estremo alla spagnola.


Lei emette un sospiro di sollievo: “mmmmm bene. “
In quel momento arrivano Elena e Sandro, Sonia fa un cenno di assenso a Sandro mentre io mi rivolgo ad Elena: “Rimettiti a posto, i due monumenti sono quasi usciti. ” in effetti le pesanti tette quasi traboccano dalla scollatura e un’areola fa capolino.
La festa continua tranquilla; dopo la mezzanotte, dopo aver bevuto un altro bicchiere di vino, dove Sonia deve aver messo qualcosa, Elena crolla addormentata; io la prendo in braccio e Sonia con Sandro si offrono di aiutarmi.

Appena arrivati in camera stendo Elena sul letto e subito i due giovani si mettono ai suoi lati, ognuno estrae un seno dal top.
Sonia si rivolge a me: “goditi lo spettacolo!”
Con le mani, Sandro e Sonia, fanno ondeggiare le tette di Elena e subito Sandro: “che meraviglia, e averle tutte per noi!”
Sonia: “dì che sei già duro e gocciolante. “
Detto questo Sonia si tuffa con la testa sul seno che sta maneggiando, subito imitata da Sandro che inizia a succhiare voracemente l’altra tetta.

Nella stanza si sentono i rumori del loro succhiare con frequenti schiocchi dovuti ai succhiotti che stanno facendo alle tettone di Elena.
Io gli dico: “attenti a non consumargliele con tutto quel succhiare. “
Sandro si solleva un attimo per togliersi la camicia: “Io succhierei fino a fargliele gonfiare di latte, altroché. “
Sonia si solleva per togliersi il top, guarda sorpresa il seno che stava succhiando: “cazzo guarda che roba! Il capezzolo le é diventato lungo quasi come quello di una mucca” e Sandro “E noi siamo dei mungitori.


I due giovani si rituffano a succhiarle le tettone e subito Elena comincia a gemere, io mi rivolgo ai due giovani “Siete stati bravi, é già eccitata. ” e Sandro “Forse lo era un po’ già da prima, quando stavamo ballando gliele ho schiacciate un po’ contro il mio cazzo ed ho sentito subito i suoi capezzoli indurirsi. ” e Sonia, scherzando “Porco!!” subito Sandro ricambia “Parli tu! Ho visto come gliele pastrugnavi stasera quando vi preparavate.

” tutti e due scoppiano a ridere e si rituffano a succhiare strappando a Elena mugolii di piacere.
Dopo un poco Sandro “Cazzo non ce la faccio più, mi scoppia. ” io “Ma se vieni di già poi ti rovini la continuazione. ” Sonia “Chi lui? Per due teftone come quelle di Elena é capace di venire sei o sette volte in una nottata, fidati, avvicinati e vieni a vedere. “
Poi Sonia si rivolge a Sandro “Come vuoi che facciamo?” e Sandro “Usa tu le sue tette per farmi sborrare, so che ti piace.


Io mi avvicino e Sonia rivolgendosi a me “É vero, mi piace farlo sborrare maneggiando delle belle tette grosse, in questo modo viene come un cavallo. “
Sandro si mette a ca alcioni del ventre di Elena e lascia scivolare in mezzl alle sue tette il proprio membro; a me sfugge un’esclamazione sorpresa “Cazzo!! Hai proprio un bell’affarone. ” e lui “Per le tette di tua moglie ci vorrebbe quello di un cavallo.

” e io “Non so bene come prenderla questa frase, la considererò un complimento. ” e Sandro “Lo é, fidati. “
Sonia prende con le due mani i capezzoli di Elena e solleva le grosse tette che vengono a contatto del cazzo di Sandro che ha un brivido “Cazzo che bello!! Sono bollenti e morbidissime. ”
Sonia inizia a muoverle avanti e indietro; la scena di Sonia che usa le tettone di mia moglie per segare suo marito é davvero eccitante.

Sandro mugola come un cane mentre anche Elena emette dei gemiti di piacere; il membro di Sandro si ingrossa sempre più con la testa che diventa paonazza per lo sfregamento contro le tette di mia moglie.
Sonia mi dice di avvicinarmi, prende i due capezzoli con una mano sola sballottando le tettone di Elena e senza preavviso infila una mano nei miei pantaloni tirandomi fuori il cazzo e io “Ma Sonia! Cosa ne pensa tuo marito di questo?” Sandro scoppia a ridere “Mi sto scopando le tette di tua moglie, non é certo un problema se la mia ti fà una sega.


Sonia continua a strattonare a spingere con violenza le tette di Elena mentre mi masturba, ben presto i gemiti di Sandro si tramutano in grugniti, il suo cazzo é durissimo e gocciola come un rubinetto, Sonia si appoggia alle tette di Elena deformandole tutte e schiacciandole contro il cazzo di Sandro che grugnisce più forte, io vedo che, tra le tette di Elena zampilla la sborra di Sandro formanro una pozza di liquido appiccicoso biancastro; la scena é così erotica che sto per venire anche io, Sonia dirige il mio membro verso le tette di Elena e ben presto la mia sborra va ad aggiungersi a quella di Sandro che sembra piuttosto soddisfatto “Cazzo che sborrate che abbiamo fatto.

” Sonia lo riprende subito “Adesso però é il mio turno, sai cosa devi fare. “
Sandro prende alla base le tettone sborrate di Elena e le stringe forte e Sonia ci si siede sopra strappando a Elena un breve lamento.
Sonia inizia a poi a moversi avanti e indietro sulle tettone di Elena strofinando la fica e il clitoride contro i capzzoli duri di Elena; il movimento di Sonia diventa più violento schiacciando con forza il seno di Elena mentre entrambe le donne mugolano di piacere con Sonia che dice fasi scurrili “Adesso le tue tettone sono mie vacca che non sei altro, te le massacro a shon di scolartele.


Dopo alcuni minuti anche Sonia viene inondando Elena con il suo orgasmo.
Sandro mi guarda e mi dice “Guarda adesso, lo spettacolo non é ancora finito. ” Sonia mi guarda con aria di sfida “Guarda cosa ci faccio adesso alle tette di tua moglie. ” si sente il tipico suono e sul seno di Elena, sempre schiacciato dal peso di Sonia, si vede scorerre un piccolo fiume di pp che va a lavare i residui di sborra che si trovavano tra le tette mentre Sonia quasi urla “Questo é quello che si meritano le tettone di tua moglie: essere trattati come giocattoli per il sesso e come sborratoi !

Un ex collega di lavoro

“No, vengo io da te in ufficio, dopo il lavoro” così gli rispondo.

Non ce lo voglio oggi in casa mia, nel mio letto, non lo voglio il suo ricordo, il suo odore sui cuscini, le lenzuola che profumano prima di lui e poi umide del suo sudore e del suo sperma. Ex collega del mio ex. Sono io a voler andare nel suo ufficio, sono io che lo spingerò a farlo sulla scrivania e non una qualunque. Io quell’ufficio lo conosco, io su quella scrivania ci ho già fatto l’amore, col mio ex, nei tempi in cui facevo “l’amore”…
Ma oggi non era organizzata la cosa.

E’ lui che mi scrive: “Oggi alle 13. 30?” e io rispondo ok. Non sono particolarmente in tiro con l’abbigliamento né con l’intimo. Sì, ma poi alla fine sono sempre io che mi faccio queste seghementali, con lui poi… che mi chiede spesso di farmi trovare già nuda a toccarmi…

Al lavoro, prima di andare da lui, vado in bagno. Mi ha chiesto una mia foto nell’attesa. Ok, ubbidisco, anche se mi ha sempre dato fastidio eseguire gli ordini, ma a volte lo faccio.

Ho portato con me una penna rossa per aggiungere il mio tocco personale. Mi sollevo la maglia, tiro giù soltanto una spallina del reggiseno e scopro un seno soltanto, su cui scrivo in rosso: “Mordilo”. Io a certe cose ci tengo… shitto la foto e gliela invio. Per il momento si può accontentare. Mi guardo allo specchio per l’ultima volta, mi vedo carina, lui come mi vedrà? In mente sorrido, credo che apprezzerà più che altro doti non visibili di me.

Ok, sono pronta, piuttosto eccitata ma tranquilla, mi rendo conto di quello che sto facendo, sono consapevole.
Mi metto in macchina, mentre guido mi invia un messaggio. E’ la foto del suocazzo… “Vieni a prendertelo” mi scrive. E sto arrivando, dammi un attimo! E lo sa che non riesco a scrivere messaggi e guidare contemporaneamente, quindi non gli rispondo. Raggiungo il suo ufficio, parcheggio, attraverso la strada, è a piano terra, la porta è aperta, entro, lui esce da un’altra stanza e mi viene incontro.

“Ti sei fatta attendere” dice. Niente ciao, viva la sintesi, e va bene così. Diosanto ma lui mi piace da morire, ma non poteva essere meno attraente, così non avrei capitolato? Dieci anni più di me, fisico… da paura, tatuaggi… il mio debole, simpatico, ci sa fare alla grande e no, non gli manca niente, non ci andrei a cena fuori, ma no, non gli si può proprio dire di no.
Mi viene incontro e mi bacia.

Anzi no, lui non bacia, lui divora, lui mangia, lui assapora la mia bocca, la mia lingua, le mie labbra. Ci si fionda contro, dentro, e ne è padrone, rubandomi il fiato. Mi infila una mano sotto la maglia e fa esattamente ciò che ho fatto io in bagno prima, abbassa una coppa del reggiseno e mi stringe il capezzolo tra le dita. Un brivido… dolore, piacere… dolore, piacere… sono corrente alternata…
Mi spinge verso la scrivania che è all’entrata ma io gli dico: “Andiamo nella stanza dietro, così non ci vedono dalla strada” e così mi ritrovo nella stessa stanza di dieci anni fa… cazzosepassa il tempo, ma la scrivania è la stessa, lo ricordo bene.

Lui mi ci fa sedere sopra, mi spinge facendomi allungare, stendere, e mi spoglia, i jeans, gli slip, mentre io mi tiro su la maglia senza toglierla, solo per scoprire i seni, su cui campeggia ancora la scritta. La vedo, sorrido e gli dico: “Ricordati quello che devi fare…” e infatti si abbassa con la bocca su di me e inizia a mordermi i capezzoli mentre la mano strizza l’altro seno.
“Intanto toccati” mi ordina.

Io lo adoro… Lo adoro per questo… Perché è stato il primo a chiedermi di farlo, chissà perché poi, è un gesto così splendido, toccarsi mentre si è osservata da un uomo. E lui lo chiede sempre, vuole che lo faccia in ogni momento, anche mentre glielo prendo in bocca, in ogni posizione, vuole vedermi così. E allora appoggio i piedi su due sedie, così da tenere aperte le gambe e la mano scivola giù…
Ma ci sarà un giorno in cui smetterò di stupirmi di me stessa, del mio corpo, del lago che divento quanto sono così eccitata? No, non credo, neppure adesso.

Sono liquida tra le gambe… sono desiderio liquido… carne non più solida ma sciolta… talmente pulsante e sensibile da divenire quasi dolorosa al contatto con le dita.
Lui mi osserva stesa, è in piedi, é nudo anche lui dalla vita in giù, i pantaloni e boxer a terra, si sta toccando. E io chiudo gli occhi… so che lui c’è, che mi osserva, sento la sua voce, che mi ripete spesso in questi momenti: “Sei uno spettacolo…” Effettivamente vorrei vedermi, vorrei uno specchio sul soffitto.

Mi vedrei persa, completamente, perché, quando mi tocco così, ci sono solo io… io e il mio corpo… e mi piace godere di ogni singola sensazione, seguendo le dita che entrano dentro, ne escono umide, le lascio scivolare più giù per stimolarmi tra le due aperture e poi raggiungere anche l’altra più stretta… e che lui conosce bene.
Sento le sue mani sulle mie gambe, mi interrompe, sposta le due sedie, lascia che le mie gambe scendano giù e lui si posiziona in mezzo.

Mi prende per i fianchi e mi fa scivolare verso il bordo della scrivania… lo affonda in me… senza toccarmi prima, l’avevo già fatto io… esce e rientra… un paio di volte… completamente… La sua forza, le mani che mi stringono e mi attirano a sé, le spinte sempre più profonde, una dietro l’altra… io tutto questo lo desidero, mi piace, mi fa godere…
Mi fa godere la forza che usa su di me, l’idea che lui mi consideri solo un corpo.

Non posso credere a quello che ho scritto… Godere dell’essere usata? Ma sì. Perché io sto facendo esattamente lo stesso con lui, per aumentare la distanza dal passato e sbiadire i ricordi, e proprio qui, su questa scrivania… E lo so che per questo motivo lui si porterà via per sempre un pezzetto di me perché ci sta riuscendo, perché provo finalmente piacere con un altro uomo. A occhi chiusi non mi torna in mente il mio ex ma sento solo il suocazzo che entra ed esce da me… ed è una sensazione che mi dà i brividi…
Mi dice di guardarlo, mi sollevo sui gomiti e la visione è sempre esaltante perchè lui è bellissimo da vedere, e osservare quel suo tratto di carne dura che ci lega, per questi attimi, che scorre facile in me, lo esalta, egocentrico che non è altro, anzi cazzocentrico… come si direbbe, ma aumenta anche la mia di eccitazione anche se so che in quella posizione non raggiungerò l’orgasmo.

Ma io godo anche solo nel far godere, così come gli avevo risposto quando mi aveva chiesto cosa volessi vedere in foto, prima di incontrarlo. “Voglio solo vederti godere…” e così fa… E mi viene dentro… e no, non glielo ho mai chiesto di venirmi addosso, sul seno, come mi piace, non so, si è preso tutto di me però questo non so, decido che non se lo merita ancora.
Ci salutiamo sulla porta, si avvicina e mi deposita un bacio sulle labbra.

Lo guardo stranita e me ne vado. E no, il bacio veloce in bocca sulla porta, come un marito che esce di casa devoto al lavoro, non lo voglio…
Tornerò a lavorare nel pomeriggio stravolta e euforica, come le altre volte in pausa pranzo, con un sorriso sulle labbra che faticherò a trattenere e la mia collega si domanderà: “Ma come mai questa non ride mai e ogni tanto il pomeriggio se ne arriva tutta euforica? Secondo me si fa di qualcosa…” Sì, effettivamente mi sono “fatta”, ma qualcuno…
Quando fai una cosa è perché ne hai voglia, perché ti sembra che in quel momento sia quella più giusta.

Ma poi, guardandola con gli occhi di poi… forse mi chiederò “Ma che cazzo ho fatto?” Ancora non ci credo di essere finita con lui. E sì, dai, anche se non lo ammetterò mai, anche un po’ per vendicarmi del passato, non solo per soddisfare una pura voglia. E un pensiero che mi viene in mente è ogni volta quello di inviare un sms al mio ex: “Mi sto scopando il tuo ex collega.

Viva gli ex!” ma è solo un pensiero passeggero, non scrivo nulla, trattengo ogni istinto autolesionista, ho già dato, per oggi.
Mi metto in macchina e torno a casa, avrei voglia di bere, fino a farmi girare la testa, o semplicemente vagare, con la mente, in auto, senza meta. Intanto mi sballo alzando al massimo il volume della radio e premendo a fondo l’acceleratore… chissà perché io per stare bene, per stare meglio, devo sempre prima farmi un po’ male, devo prima sentirmi un po’ male… E poi non ho voglia di pensare, nè sentire in bocca l’eventuale sapore amaro della vendetta o dei probabili rimorsi o sensi di colpa futuri.

E ogni volta che mi passerà per la testa che la Vendetta è solo l’altra faccia della Giustizia, beh… dovrò ricordarmi di ripetermi che è soltanto una grande sciocchezza.

La passione di Julie

La vidi per la prima volta ad un matrimonio, ricordo che mi passò vicino mentre chiacchieravo tra gli invitati, era vestita con un abito corto blu con drappi azzurri e al collo portava una sciarpa di seta dagli stessi colori.

Era la tipica ragazza mediterranea dal fisico piacevolmente formoso, fluenti capelli mori a boccoli, la pelle abbronzata e occhi scuri, profondissimi.
Rimasi colpito dalla sua bellezza, dalla femminilità, dal portamento, dall’eleganza con cui teneva la pochette tra le mani, dalla spontanea sensualità che trasmetteva nonostante la sua evidente giovane età.
Con una scusa assieme ad altri riuscii ad approcciarla al buffet e tra una battuta e un drink shittammo alcune foto insieme.

Da vicino era ancora più bella, il suo profumo mi inebriava, era proprio una ragazza fantastica, ma forse troppo giovane per me, un mediocre trentenne difficilmente in grado di soddisfare le aspettative di una ragazza bella e giovane come lei.
Decisi di conservare quelle foto nel pc, guardandole di tanto in tanto e fantasticandoci sopra. Fortunatamente questa passione non degenerò mai in ossessione e rimasi col sogno che un giorno avrebbe potuto diventare mia.

Passarono gli anni, riuscii ad avere la sua amicizia su Facebook e potetti così seguire la sua vita, le sue passioni, i suoi amori. Nel frattempo cercavo educatamente di farle sempre complimenti e di incoraggiarla nelle sue attività, sperando di tenermi così vivo nei suoi pensieri. Avevo infatti l’impressione che i complimenti e la mia corte le fossero graditi, così cercai di non farglieli mai mancare!
Non vedendola quasi mai in giro, le mie fantasie erano legate soprattutto a ciò che vedevo dalle poche foto che metteva sul suo profilo Facebook, immaginavo come poteva essere fare sesso con lei, le varie posizioni, come avrebbero potuto essere le sue espressioni mentre mi spompinava o me lo segava, alle cose che poteva dirmi mentre era eccitata…non poche volte mi sono masturbato pensandola.

Un giorno, dal nulla e dopo diverso tempo che non ci sentivamo, ricevo un suo messaggio in cui mi chiede strane informazioni lavorative, forse una scusa per parlarmi, penso io.
Rispondo alla sua domanda e intanto ne approfitto per chiederle come sta e se gradisce un’uscita per un aperitivo.
Con mio estremo piacere accetta e ci vediamo così in un locale.
Parlando mi racconta di essersi lasciata col suo ex dopo una storia abbastanza lunga, mi parla un po’ del suo lavoro ecc.

Le chiedo se vuole vedere la mia nuova attività, avendo da poco aperto un piccolo locale e lei con mia enorme gioia accetta.
Dopo averle mostrato il locale la faccio accomodare nel retro.
Il cuore mi batte a mille, la stanza è piena del suo profumo, io non vedo e non penso che a lei in quel momento.
Gli anni sono passati e Julie è ora più matura, più donna, più in grado di apprezzare i piaceri della vita…
Capisco che è il mio momento, mentre mi trovo dietro di lei mi faccio coraggio e le appoggio le mani sui fianchi, accarezzandoglieli…
Lei si gira con aria sorpresa quindi io la prendo e spingendola contro al muro inizio a baciarla intensamente sul collo e sulla bocca, tenendole le mani strette sul culo cercando di sollevarle il vestito.

Sento il suo respiro affannato, vorrebbe dire qualcosa, non so, io continuo a limonarla e a tenerla stretta…le infilo una mano nelle mutandine, fradicie di umori…
Non voglio staccare la bocca dalla sua e continuando a baciarla mi slaccio i pantaloni e li abbasso lasciandole il membro a portata di mano.
Le prendo una mano, gliela guido sul cazzo e sento con piacere il suo delicato tocco che mi scappella l’asta ormai durissima.

Non ci diciamo una parola, ora è solo il piacere che ci guida, in un attimo sbaragliando gli oggetti sulla scrivania la faccio sdraiare senza nemmeno finire di spogliarla.
Dopo averla baciata, leccata e accarezzata sul seno e sulle gambe tornite e lisce scendo verso il basso e spostandole le mutandine inizio una sapiente leccata su clitoride, piccole e grandi labbra.
Mentre la lecco cerco il suo sguardo, la vedo godere, gemere, respirare affannosamente, mordersi le labbra, sento che è mia…più che mai.

Mi alzo e mi avvicino al suo viso portandole il cazzo alla bocca.
Immediatamente lo accoglie tra le sue labbra carnose, succhiandolo avidamente, mentre io con la mano le sditalino la figa.
“Scopami” mi dice dopo avermelo spompinato per un po’.
Torno dall’altro lato della scrivania, la sistemo a mio piacere tirandola verso di me, prendo le sue gambe, me le metto sulle spalle, appoggio la cappella sulle labbra della sua figa ormai allagata e la faccio entrare lentamente…sento i suoi sospiri, tutta la sua voglia, le scappa un “ahh che bel cazzo hai” e questo non fa altro che arraparmi ulteriormente.

Inizio a sbatterla con forza, stando attento a non venire subito perché la voglio far godere come si deve, glielo spingo dentro fino alle palle, mentre con le mani le accarezzo un po’ le gambe, un po’ il seno che balla su e giù ad ogni colpo…osservo il suo viso, ascolto i suoi gemiti, ci guardiamo, non diciamo nulla, ci fissiamo, sento che non posso sopportare ancora a lungo l’accoglienza della sua figa e i suoi occhi nei miei, ma lei continua a fissarmi, è bellissima, mi fa godere, sempre di più…sei la mia puttana, la mia troia, sto per godere, i miei occhi sono fissi nei suoi….

vengo, vengo, vengooooooooo…. arrivo in un orgasmo violentissimo, dentro di lei, sento che anche lei viene, si inarca per godere meglio, la sente tutta, sente tutta la sborra che schizza dentro, le pulsazioni del cazzo, le sue contrazioni, siamo un corpo unico che gode con intensità incredibile, ho brividi dappertutto, poi caldo, poi ancora brividi, sono in estasi…ci baciamo mentre glielo tengo ancora dentro, non voglio toglierlo, voglio che resti ancora un po’ dentro di lei, nel suo corpo, nella sua femminilità che dopo tanto tempo sono riuscito finalmente a possedere, nel più bello e fantastico dei modi.

Ti amo Julie….

Sfida di Mezzanotte

Orgasmi familiari

Stravaccato beatamente nel salotto di casa mia, alle nove di sera, ragionavo su come la situazione in cui mi trovavo stesse diventando piacevolmente abituale per me, quasi di routine. Mi stavo aprendo la patta dei pantaloni e prendendo in mano un cazzo già duro: di fronte a me infatti due donne stavano limonando tra loro in piedi e nude dalla vita in su. Se la cosa può risultare sorprendente, lo è ancor più sottolineare come le due, non solo avessero due età piuttosto differenti, una 24 e l’altra 41 anni, ma si somigliassero notevolmente trattandosi infatti di mamma e figlia.

Porca puttana! Stavano pomiciando come due liceali e spogliandosi con foga da amanti allupate. A questo punto aggiunge solo un po’ più di pepe alla faccenda notare che la più giovane, Luciana, fosse mia moglie da circa un anno e quindi la sua perversa mammina fosse la mia giovane suocera. Le due ansimavano e slinguavano toccandosi e palpandosi soprattutto le belle tette. Entrambe portavano jeans a vita bassa. Mia moglie aveva scarpe da ginnastica, mia suocera stivali da cavallerizza con i pantaloni infilati dentro.

In quanto a seno sembravano gemelle. Enrica infatti, la mamma, se lo era “gonfiato “ un po’, recentemente, ringiovanendolo di una decina d’anni almeno. Continuarono pomiciare a lungo e a leccarsi le tette, tanto che avevo il cazzo così duro da farmi male.
Mi viene da pensare che non avrebbero smesso più se non le avessi brevemente richiamate con un “Venite qua!”. Si voltarono entrambe a guardarmi: accidenti che belle! Sembravano due gemelle, i volti quasi identici, con le guance paffute tendenti al rossore, il naso un po’ largo ma corto, i capelli biondo chiaro, che mia moglie aveva lisci e lunghi fin quasi al sedere, raccolti in un’unica coda e mia suocera a caschetto, rasati sulla nuca, con ciocche più lunghe davanti.

Le labbra carnose senza eccessi e del tutto naturali, mi facevano pregustare il pompino di coppia che stavo per chiedere loro. Se i visi si somigliavano, i fisici erano praticamente identici, alte 1. 75 e solide senza ciccia inutile, Enrica solo più muscolosa della figlia, dato che per mantenere il fisico giovane si sfiniva quotidianamente in palestra. E i risultati c’erano, se, appena passati gli “anta” e con un tipo di fisico col rischio di ingrasso, si manteneva asciutta e praticamente senza cellulite.

Tutte e due erano molto curate nell’aspetto: niente peli superflui, dalle ascelle alle sopracciglia e ovunque trattate entrambe con depilazione definitiva, una leggera abbronzatura integrale da lampada, unghie curatissime per delle mani belle ed eccitanti, se le si immagina a segare il cazzo mentre succhiano la cappella. Due vere cavalle da monta, fu il pensiero che mi venne in quel momento, e stavo per formularlo se non mi avesse interrotto mia moglie:

“Non vuoi che continuiamo con dei giochino più spinti? Ho una gran voglia di farmela leccare…”, mi chiese.

“Dopo”, le risposi “voglio prima un pompino ‘svuota-coglioni’, che è da stamattina che é duro, da quando mi hai svegliato nel letto salutandolo con la bocca. Non ho avuto modo di usare Antonietta (la mia segretaria, ma questa è un’altra storia), con tutto il lavoro che abbiamo ed ho le palle che mi fanno male. Sai che spreco venirmi in mano mentre vi guardo!”.

Entrambe per mano attraversarono i tre metri di sala che ci separavano e si inginocchiarono davanti al divano, tra le mie gambe.

Erano esperte ed estremamente affiatate da decine e decine di pompini a due bocche fatti nella loro vita.
Aldo, mio suocero e patrigno di Luciana, non le aveva mai risparmiate né con sé, né con gli amici.
Enrica affondò subito giù fino alle palle, strappandomi un gemito di sorpresa, con una facilità a cui non riuscivo ad abituarmi. Non sono un superdotato, ma a 19cm ci arrivo. Eppure lo ingoiava come una caramella, senza esitazione, senza un conato, premendomi piacevolmente la cappella sulla parete del suo esofago (ho sempre pensato che la punta arrivasse ben oltre la sua faringe…).

Nel frattempo la mia dolce mogliettina non era inoperosa, ma leccava con voglia i miei testicoli e più giù la pelle fino al buco del culo. Dopo cinque o sei potenti affondi di mia suocera, si scambiarono ruolo. Luciana si dette a succhiare la cappella brevemente e poi anche lei andò giù per l’ingoio. Non era ai livelli della mamma, ma non per questo il mio cazzo ne godeva meno e non resistetti alla tentazione di tenerla premuta per la nuca.

Solo un poco, per farle guadagnare qualche millimetro nella gola. Qualche colpo di tosse, un mezzo conato, una lacrima, ma lei prosegui su e giù a succhiare senza protestare. Del resto spesso l’ho trattata peggio, scopandola in bocca fino a farla vomitare. Enrica si dava da fare leccando anche lei palle e culo, succhiava la bava che colava dalla figlia, condivideva il leccaggio ed il pompaggio, finendo per limonare con lei con la mia cappella nel mezzo.

Cominciava ad essere infoiata, era sempre così nei pompini, la eccitano da morire. Quando se lo riprese in gola fino ad affondare il naso nel mio pube – depilato come i testicoli – cominciavo ad essere al limite dell’orgasmo. Invece che rallentare i ritmi per durare di più, lasciai fare mia suocera ed il suo arrapamento, per svuotarmi presto i coglioni, certo che la serata mi avrebbe concesso almeno un’altra erezione. Anzi la presi decisamente per la nuca con entrambe le mani sollevandomi quasi dal divano nella foga e la scopai in gola con lo stesso vigore che se fosse stata la sua fica.

Enrica aiutava i miei movimenti andando incontro al cazzo il più possibile, senza un rantolo, una lacrima, una forza di stomaco. Solo le usciva di bocca un rivolo di bava collosa incontrollato, incapace com’era di deglutire.
Pompai fino a venire e quando è la prima schizzata di giornata, significa che sono almeno sette od otto getti piuttosto corposi, a volte densi e lenti, più spesso liquidi e poderosi. Non ebbi modo di vederli perché, anche se mi ero fermato e le avevo lasciato la nuca, mia suocera si teneva la punta del cazzo tra le labbra per non perdersi neanche uno schizzo.

Come ebbi finito mi sentii di colpo esausto e mi lascia i sprofondare sul divano, intuendo lo spettacolo che mi stavano per offrire.
Enrica infatti si era tenuto tutto lo sperma in bocca ed, in ginocchio ma dritta, aspettò che Luciana le si facesse sotto ed aprisse la bocca e poi le rovesciò dentro tutto. Mia moglie sembrò indecisa se ingoiare o no, poi si sollevò sui talloni per essere all’altezza della mamma e le riversò di nuovo tutto in bocca.

E così per tre o quattro volte, sputandosi letteralmente lo sperma di bocca in bocca fino a concludere con una limonata appassionata sul pavimento. Alla fine non ne avevano persa neanche una goccia.
Le mie donne non si fermarono qui ed Enrica, la più eccitata delle due, mantenne l’iniziativa. Sbottonò i jeans della figlia e glieli sfilò lasciandola in perizoma. La fece mettere carponi sul tappeto davanti al divano e le abbassò anche l’elastico dello striminzito indumento.

In quella posizione il culo di mia moglie esprime il meglio di sé, solo e polposo, così rotondo che sembra fatto col compasso. Enrica non perse tempo e le si mise sotto, fra le cosce ed i glutei leccandola e succhiandola con foga, la fica, il clito, il culo. Ci metteva passione, col viso affondato nel sesso della figlia, fin quasi togliersi il respiro. Passava e ripassava la lingua affondandola dentro, entrandoci pure col naso.

Con le mani le strizzava forte le chiappe aprendogliele e tirandogliele, affondandoci le unghie perfette, dandole violente pacche sul culo, per farla fremere e mugghiare. Luciana rispondeva bene al trattamento, eccitata, e roteava il sedere strofinandosi sulla faccia di sua madre e tenendosi con le mani aperte le chiappe, faccia a terra, per mostrarmi i suoi buchi depilati. La mamma le aveva già affondato prima un dito, poi due, nel culo, così, a secco, facendola urlare, ma, per contro, arrapandola di più, tanto che ora grugniva come una scrofa.

Non le ci volle molto a venire con la lingua nella fica e le dita in culo. Rantolò e sussultò a lungo nell’orgasmo, per terminare a terra sfiancata, inebetita dal piacere.

Enrica le si sfilò da sotto e mi guardò, con espressione soddisfatta e di trionfo, consapevole che stava educando la figlia a godere sempre meglio, con più frequenza e più violenza, rendendola schiava del proprio orgasmo, così come lo era lei.

Le feci cenno di sedersi sul divano accanto a me, mentre Luciana ancora guaiva, rannicchiata a terra, con una mano tra le cosce. La baciai con passione, come per ringraziarla di ciò che aveva fatto, proprio con la sua bocca golosa di sessi, sia maschili che femminili. Con la mia lingua nella sua gola, non rinunciai a palparle le tette, sode e dure, strizzandole un po’ e soffermandomi sui capezzoli duri e puntuti che schiacciai tra l’indice ed il pollice con una certa forza.

Strillò immediatamente, segno che erano molto delicati, anche se si dice che chi si rifà il seno perde di sensibilità tattile sulla parte. Il bello di mia suocera è che anche quando la faccio soffrire non si ritrae, anzi, pur non considerandola una vera masochista, lei va incontro al dolore, forse non lo cerca e ne ha addirittura paura, ma non si rifiuta mai di soffrire e immancabilmente si eccita.

“Spogliati”, le dissi, come mi staccai dalla sua bocca e dal suo seno e lei senza batter ciglio si tolse stivali e calze, si alzò in piedi e si sfilò gli aderentissimi jeans.

Poi mi voltò le spalle e piegandosi il più possibile col busto in avanti, mi offrì lo splendido spettacolo delle sua chiappe nude. Non portava mutandine, neanche il più piccolo dei perizomi, e questo lo sapevo. Diceva che le piaceva il ruvido dei jeans che le sfregava la passera glabra ed in più era anche, di solito, il volere di mio suocero.

Poi, senza aspettare che le ordinassi nulla, salì in piedi sul divano, sempre dandomi le spalle e quindi rifilandomi davanti al viso il suo culone.

Si piegò di nuovo in avanti, finché la sua bocca non fu all’altezza del mio cazzo moscio. Finimmo così in un sessantanove volante, con lei che, in precario equilibrio, aveva cominciato a succhiarmi, strofinandomi il solco delle sue chiappe sulla faccia.
Intanto mia moglie si era un po’ ripresa e, appoggiata su un gomito, ci osservava fare.
Enrica era eccitatissima, la leccavo e sditalinavo al meglio che sapessi fare e lei rispondeva con grugniti e muggiti sempre più alti, sbavando sul cazzo e colando umori copiosi dalla fica.

Mi davo da fare e ce la feci a farla venire con due dita di una mano nella sua fica fradicia e il pollice dell’altra direttamente in culo. Certo fu un orgasmino; guaì per un po’ senza scomporsi troppo, mentre io conoscevo i suoi veri orgasmi che erano dirompenti e la lasciavano devastata. Sapevamo entrambi che era però soltanto l’inizio della serata e, nel frattempo, il mio cazzo nella sua bocca aveva riacquistato una certa consistenza.

Enrica si sedette accanto a me sul divano e mia moglie, alzandosi da terra, prese posto dall’altro lato. Mentre mia suocera, sudata e un po’ stordita, si stava riprendendo, passandosi le mani tra i capelli, io mi alzai con Luciana e iniziammo a limonare in piedi. Era già eccitata e si strusciava la fica sulla mia coscia, mentre con una mano mi segava. Enrica però non si concesse riposi ed, inginocchiandosi, si abboccò subito al cazzo.

Che bocca ingorda! Succhiare e ingoiare sembrano per lei una vocazione; è una missionaria del pompino, una consacrata della fellatio e del cunnilingus. Se lo sprofondò in gola, di nuovo fino alla radice, e non potei fare a meno, con la lingua in bocca a mia moglie e una mano sul suo culo, di assecondare il golino, tenendo mia suocera per la nuca e scopandola di nuovo in bocca. Ormai era di nuovo duro ed, anzi, mi tirava da far male, come succede quando si ha la seconda erezione senza un minimo di riposo.

“Ti prego scopami…” mi chiese a quel punto mia moglie, “Ho voglia del tuo cazzo!”.

Fosse per me, sarei venuto di nuovo nella bocca di Enrica, ma non mi feci ripetere l’invito due volte: il dovere coniugale prima di tutto.

“Ti sbatterò fino a farti urlare”, dissi a Luciana nell’orecchio e senza complimenti spinsi col piede mia suocera rovesciandola all’indietro. Cazzo! Con due donne come quelle mi sembra il minimo essere brutali!

Afferrai mia moglie per le cosce e la sollevai inforcandola in piedi.

Gridò di sorpresa e goduria, ma subito si mise a cavalcarmi ed io a spingere. Scopavamo come a****li, con Luciana che mi stava avvinghiata al collo ed io che la tenevo da sotto le chiappe. Ci davo dentro più che potevo e mi sentivo vigoroso come un leone e la insultavo forse banalmente, ma così mi arrapavo di più.

“Dai troia, ti piace il cazzo? Impalati zoccola… zoccola… Che troione di moglie!”.

Lei per tutta risposta urlava ogni volta che la facevo ricadere pesantemente sul mio cazzo teso, del resto glielo avevo promesso, che l’avrei fatta sgolare come una maiala al macello.

Andammo avanti per dieci minuti e cominciavo a sentire male alle gambe, dato che non è un fuscello con i suoi 58 chili. Per fortuna all’improvviso la sentii partire: le arrivò un orgasmo dirompente. Dalla bocca singultava suoni disarticolati e sembrò soffocare, tremando tutta, mentre con più foga la facevo saltare sul cazzo.

Quando l’orgasmo le cominciò a scemare ero esausto dal mal di muscoli e la gettai letteralmente sul divano. Ruggii di eccitazione e mi sentivo così arrapato da essere inferocito. Mentre Luciana ancora gemeva, gli occhi fuori dalle orbite, le assestai due sonori ceffoni che la lasciarono senza fiato, ma che incassò senza alcuna ribellione. A quel punto Enrica, che era rimasta in disparte sditalinandosi a tutto spiano, si fece avanti perché mi dedicassi a lei e fu un bene, perché forse non mi sarei fermato e mia moglie l’avrei picchiata ben bene.

Mi afferrò il cazzo di spalle, premendomi il seno sulla schiena e sussurrandomi:

“Inculami ti prego… Sbattimi il cazzo in culo. ” Non ci vidi più. La sollevai di peso portandola dietro il divano. Si sistemò a pecora, in piedi, appoggiata alla schienale, spingendo indietro il culo. Le sfondai l’ano con un colpo secco, del resto lei se lo tiene sempre pulito e lubrificato, pronto all’uso. Emise solo un lungo gemito, che curiosamente sembrava di sollievo, come quando uno ti inizia un massaggio.

Le ero entrato fino ai coglioni e sentivo il suo intestino fasciarmi il cazzo, stretto. Lo sarebbe stato per poco, perché, tenendola energicamente per i fianchi con entrambe le mani, cominciai a sbatterla violentemente. “Stoc, stoc” era il rumore del mio bacino che schioccava sulla sue natiche piene. Lei stava in punta dei piedi per arrivare meglio col suo buco all’altezza della mia verga, ma nonostante questo, affondando nelle sue viscere, la sollevavo appesa con l’ano al mio cazzo, facendola guaire come una cagna.

Infoiato com’ero, non trattenei la mia tendenza a diventare violento e le davo sonori schiaffoni sulla parte alta delle chiappe. Luciana strillava e mi incitava: “Dai, dai… mandami a fuoco, sbattimi il culo, sbattimi il culo!”. Era fantastico come si muoveva venendo incontro al mio cazzo ad ogni affondo, implorando di essere sfondata. Uscivo fino a intravedere la cappella per poi spingerlo dentro fluidamente ed energicamente. Luciana era con le mani aggrappate al divano, che spesso mordeva per l’arrapamento.

Io ero vicino all’orgasmo e non potevo trattenermi oltre: ero stanco ed i coglioni mi dolevano. Anche lei stava per venire di nuovo e lo implorava: “Vengo col culo… Fammi venire, vengo col culo…”. Godette come un’indemoniata: ruggiva e mulinava il culo. Quando si sollevò dal divano per incollarsi con la sua schiena al mio petto, mentre continuava a roteare le chiappe sfondate dal mio cazzo, non resistetti più. Il suo anello anale si era fatto così stretto che c’ero incastrato dentro fino alla radice.

Venni così, con una sborrata lunga e quasi dolorosa, da prosciugamento totale, visto che era la seconda in una serata sola. La spinsi di nuovo con la faccia sul divano e tenendola per i fianchi finii di godere nel suo intestino sfregando la cappella con delicatezza sulle pareti del suo retto. Luciana non si era persa la scena e si era subito fatta sotto quando ci aveva sentito venire. Come uscii dal culo di mia suocera, lei era pronta a ripulirmi la verga, con un risucchio che mi fece quasi urlare, data la sensibilità della cappella dopo una sborrata.

Poi si dedicò alla mamma che, sfinita, era letteralmente riversa sullo schienale del divano. Si riprese un po’ quando sentì la figlia che le allargava le chiappe e l’aiutò a farlo. Luciana le leccava il buco del culo da cui colava sperma e la madre le facilitò l’operazione cominciando a spingere come se dovesse defecare. La rosa dell’ano era ancora spaventosamente dilatata e lo sperma usciva copioso ad ogni spinta e sbucava fuori anche la carne enfiata e rosa acceso dell’interno dell’ano.

Mia moglie non si perse neanche una stilla del succo delle mie palle ed in breve il culo di Enrica fu ripulito della mia sborrata. Eravamo tutti e tre sudati e sfiniti. Le donne si sdraiarono pesantemente sul divano carezzandosi i capelli e dandosi bacetti. Come erano dolci!

“Come godo con voi due non mi succede con nessuno…” disse Enrica tenendo il volto della figlia tra le mani, “neanche con Aldo o col negro più cazzuto… sarà per via della perversione dell’i****to.

” “Mamma! Che troia che sei! Come faresti senza il sesso? Vivi solo per godere…” le rispose mia moglie. “E’ vero… ma anche tu non scherzi e tuo marito è un gran scopatore” aggiunse Enrica sorridendomi, “e poi mi piace quando diventa violento… mi sento cagna…schiava…”.

“Già. E stasera eri in vena, vero amore?” mi chiese Luciana girandosi verso di me. “Cazzo! M’avete fatto godere due volte, tanto che ora mi gira la testa!” risposi, “con due come voi sarò sempre in vena e poi mi sembra che non ti dispiacciano gli schiaffoni…”.

“Certo…mi farei sculacciare anche ora, anche se sono venuta fino allo sfinimento…lo sai che sono tua e il mio corpo è cosa tua…”.

Misi fine a questi discorsi masochisti andando a prendere da bere. Un bel drink forte era quello che ci voleva, poi tutti a letto, ognuno a casa sua. Enrica che abitava a cinquecento metri da noi, nella stessa tenuta di campagna, rincasò nuda.

“Sfida a mezzanotte”

Quella sera soffiava un vento gelido che spingeva i pochi paesani riluttanti verso le proprie abitazioni alla ricerca di un ambiente caldo, dove consumare con i familiari una cena riparatrice del fuggevole pasto di mezzogiorno e dei disagi imputabili ad un inverno che proprio quell’anno si era particolarmente accanito con acqua, bufere di neve, temperature gelide e tramontana, sul tranquillo paesino dell’Italia centrale.

Raramente al paese avevano avuto inverni così duri.
Quello “mitico” del ‘29 era materia inesauribile dei racconti degli anziani al bar che facevano a gara per aumentare i metri di neve caduta in quell’anno.
Lo pensava proprio quella sera Aldo, il gestore del “Bar Commercio”, che nonostante l’ora canonica del pasto serale sostava ancora nel locale, bestemmiando per il ritardo della moglie con la quale si davano i “cambi”.
Proprio un tempaccio.

La cosa non gli dispiaceva, il suo locale era adeguatamente riscaldato e attirava più gente degli altri bar. Oltre che dotato di una bella stufa e rilevanti canalizzazioni che mantenevano costante la temperatura, c’era il modo singolare del barista di gestire il rapporto con i clienti.
Del resto non era un caso se anche d’estate poteva vantare il maggior numero d’ombrelloni aperti sulla piazza principale, a far da cappello a giocatori di carte, calciofili, filosofi dell’ovvio, giovani perditempo dai discorsi monotematici sulle ragazze.

Da “quelli” della politica che si miscelavano con “quelli” del calcio che a loro volta intrecciavano discussioni con “quelli del ciclismo”, tutti insieme a spettegolare di corna altrui con molti presenti, più o meno inconsapevoli, soggetti delle storie narrate.
Al solito tavolo il temuto e rispettato Giovanni, “gigante” irsuto delle granaglie, che unico si permetteva gli ordini “alla voce” tuonando l’inconfondibile: “Aldo!!!!!……un Chivas”, intendendo la marca più costosa di whisky. A fargli compagnia, mal sopportato, ma come tutti i ruffiani, indispensabile per tessere la rete boccaccesca che poi il nostro possente Casanova avrebbe raccolto con la preda dentro, il barbiere Belindo.

L’ingresso del bar era sulla piazza, ma c’era una porticina nella sala biliardo che, oltre a comunicare con i vicoli retrostanti, era utilizzata come via di fuga per avventori in incognito nel caso di visite inaspettate o inopportune.
Il signor Aldo era un uomo tarchiato, di forma a “barilote”, coi pochi capelli sempre spettinati a formare due teorici “cornetti” luciferini e l’immancabile “sinalone” legato in vita alla maniera dei croupier, ma con l’aggiunta di alcune macchie leopardate multicolori di varia estrazione e provenienza.

Il “Bar Commercio”, era punto di riferimento e ritrovo dei paesani, anche se il carattere del proprietario non era dei migliori, ma proprio le sue sfuriate, i litigi, il suo partecipare attivamente a tutte le chiacchiere anche quando il suo “ruolo” ne avrebbe sconsigliato l’intervento, rendeva il luogo “unico” e irrinunciabile.
D’altra parte dove potevano passare il tempo i giovani e gli anziani delle famiglie del paese? Certamente non al paludato bar del “Circolo Culturale”.

Maggior concorrente del sor Aldo e con vista a fronte il Circolo che situato in cima alla via che portava in piazza, godeva di maggior altezza, nel senso della struttura dello stabile e del “censo” sociale dei suoi iscritti.
Nelle ampie e ben arredate sale si pavoneggiavano i figli, i padri e gli zii, con rispettive signore, di quella borghesia di paese, umoristicamente eccessiva e pomposamente fuori del tempo.
Il presidente era il signor Battista, un gemello del Vittorio de Sica gloria del cinema nazionale, al quale somigliava in maniera impressionante.

Sempre elegante, con la “farfalla” a pois e l’incedere aristocratico, con unico neo lo scricchiolare delle scarpe ad ogni passo; il suo passato era abbastanza misterioso, ma con un’elezione tutta da raccontare.
Quella sera nella sala centrale del circolo la lotta, all’ultimo voto, era fra il Generale in pensione e il Presidente della locale squadra di calcio.
Nella sala, percorsa in modo febbrile dai supporter dell’uno o dell’altro aspirante, l’unico quieto era un personaggio fin allora sconosciuto: un signore di grand’eleganza e distinzione, compostamente seduto, silente ed attento all’ennesima, inutile operazione di scrutinio dei voti.

La presenza del quale fu notata da uno dei tanti “infiltrati” del Bar Commercio, presenti in sala per seminare zizzania. Il ragazzo, Alberto il suo nome, non era nuovo a burle e scherzi poi assurti all’onore delle cronache paesane.
L’idea che gli balenò nel cervello fu la seguente: come nel calcio paesano, un giocatore proveniente “da fuori”, al di là delle qualità, otteneva immediatamente il posto da titolare in squadra, così lo “straniero” in sala, col suo fascino misterioso, poteva influenzare quel branco di pecoroni costituenti l’Assemblea e fungere da terzo incomodo nella lotta, determinando una situazione inattesa con esito imprevedibile.

Il passa parola e soprattutto il passa bigliettini di voto, ottennero un risultato clamoroso, non solo si creò “casino”, che era lo scopo reale dell’operazione, ma addirittura il sig. Battista, sconosciuto a tutti, stravinse alla grande al primo ballottaggio, e fu eletto nuovo Presidente del Circolo Culturale con grande scorno per i titolati pretendenti e tutte le conseguenze festose al Bar Commercio, nel quale si fece l’alba per il ridere ed il bere che un raggiante sor Aldo erogò con abbondanza.

Basterebbe soltanto quest’aneddoto per comprendere, senza alcuno sforzo, che l’inimicizia era nella pelle. Nulla accomunava i due ritrovi e i suoi frequentatori, se non una: la passione per il gioco del biliardo.
Un tappeto verde univa il popolo del paese: quello del calcio domenicale.
Un tappeto verde lo divideva: quello della “stecca”.
Nei due luoghi antagonisti ci si preparava tutto l’anno per le due sfide, una da giocare in casa, l’altra in trasferta, in giugno e in gennaio, al meglio delle tre partite a “48” punti.

Con la fronte imperlata di sudore o con le dita intorpidite dal freddo, i due campioni designati dalle rispettive “colonie”, si sfidavano all’ultimo birillo.
Nei mesi successivi era sollazzo e prese in giro da parte dei vincenti, fino alla successiva sfida dove i perdenti cercavano di rivalersi sull’avversario.
La partita era vissuta in modo diverso dai due ambienti.
Al Circolo della Cultura, la maggior parte dei signori non più giovani riponeva l’interesse in cose più “nobili”, come giocare il cospicuo pokerino notturno, causa di tante fortune dilapidate e brillanti carriere bruscamente stroncate.

Al Bar del Commercio, oltre la briscola ed il tressette “da consumazione” non si andava e tutti seguivano la preparazione al biliardo.
Meno uno.
Il sor Giovanni, commerciante in granaglie in Italia e udite, udite, anche all’estero!
Questo particolare cliente, quando gli impegni di lavoro non lo portavano nell’Est Europa, era presente tutti i giorni ai tavoli del bar, per raccontare con l’immancabile bicchiere di Chivas in mano, avvolto dal fumo dell’eterna sigaretta, circondato da ammiratori in silenziosa adorazione, le sue avventure amorose con le belle straniere e le spionistiche avventure oltre cortina.

Per lui, oltre il lavoro, le donne e il Chivas non s’andava; del biliardo e del Circolo, non gliene poteva fregare di meno.
Quella sera, della quale narravamo in inizio di racconto, il barista Aldo aspettava con impazienza il “cambio” da parte della moglie, per ritornare rapidamente, dopo aver consumato una cena frugale, al bar Commercio ed organizzare la sala per la riunione che avrebbe avuto come ”ordine del giorno” la disfida di sabato 23 gennaio.

Soltanto tre giorni per sapere…
A giugno, purtroppo, il campione dei “peones” era stato battuto “in casa” dall’avversario, soprattutto per un incidente verificatosi durante lo svolgimento della gara nella quale era in vantaggio.
Era successo in un’uggiosa serata di giugno.
La sala, nel seminterrato del Bar Commercio, era gravida di popolo tifoso grondante sudore, avvelenato dalla spessa cortina fumosa, che seguiva in silenzio le carambole delle palle sul panno verde nel folle balletto dei piroli.

Bisogna premettere che all’ingresso della sala, sulla destra, era posta una panca per quattro/cinque persone, solitamente usata per lo scherzo dello “straniero” che consisteva nel lasciare libero il primo posto ed occupati gli altri. Quando un nuovo frequentatore si sedeva sull’unico posto libero, gli altri quattro si levavano contemporaneamente in piedi facendo volare per forza d’inerzia il malcapitato in aria, accompagnato dai sollazzi dei frequentatori abituali.
Orbene, nel momento in cui il campione del Circolo Broccolino tentava un tiro “di calcio” a palla coperta, difficoltà massima e l’attenzione nella sala era lancinante, il campione di casa, il sor Penni, decideva improvvidamente di sedersi sul posto dell’impiccato; quelli della panca, fosse la tensione o la disattenzione, abituati a quel movimento, meccanicamente s’erano alzati, determinando l’immancabile capitombolo del “nostro”.

Le conseguenze furono pesanti.
A partita iniziata le sostituzioni non erano ammesse e il sor Penni pur continuando con orgoglio ed abnegazione per la causa, perdette in malo modo.
La sconfitta angosciò il sor Aldo che, dato il carattere nervoso, si rifece coi quattro panchinari duramente malmenati e cacciati a tempo indeterminato dal bar.
Tutta l’estate fu un tormento, non fosse altro per il modo nel quale era maturata la sconfitta.

Dal terrazzo del Circolo, lassù in alto, gli scherni e i sollazzi erano quotidiani e non bastavano certo le mani alzate a mo’ di corna, per sollevare dubbi sull’onorabilità delle Signore, a chetare i vincitori, cornuti ma contenti.
S’attendeva il “ritorno” da giocare fuori casa, ma da vincere con tutti i mezzi: leciti ed anche, perché no, illeciti.
Nella riunione della serata bisognava decidere il sostituto del signor Penni.
S’era fatto di tutto per rimetterlo in sesto e lui stesso aveva provato e riprovato, ma lo spostamento di due costole abbisognava di ben altri tempi per recuperare e a malincuore avevano dovuto alzare bandiera bianca.

Il sor Penni era un giocatore sopraffino, della scuola sudamericana, dalla quale aveva mutuato lo stile perfetto col quale interpretava il tango “figurato” nei veglioni di carnevale.
Longilineo, coi capelli tirati a brillantina e divisi lateralmente da una riga geometrica, eleganza all’inglese mai vistosa fatte salve le scarpe bicolori, foulard al collo e sigaretta montata su bocchino d’ambra: era il cuore delle donne che lo mangiavano con gli occhi, ma i suoi interessi erano altri.

Se un ipotetico forgiatore d’uomini avesse dovuto costruire un modello opposto al suddetto, non poteva far di meglio che aver creato il signor Broccolino, l’avversario di sempre.
Questi era un commerciante di pellami che dell’olezzo relativo non riusciva mai a liberarsi.
Nonostante ciò era considerato un gran cacciatore di donne o almeno per tale si accreditava, con qualche perplessità degli auditori soprattutto perché considerato di “bocca buona” contentandosi di qualunque soggetto respirasse.

Il suo era un non stile: uomo grossolano, gran lavoratore, si era arricchito e negli affari andava per le spicce adoperando spesso le maniere forti, avendo in gioventù tirato di boxe.
Al biliardo però era un satanasso, non aveva certo lo stile del Penni, ma era concreto ed efficace.
Avversario mai domo e duro da battere per chiunque, non disdegnava trucchetti che mai avrebbe adottato l’avversario.
Ora per sfidare questo maglio si doveva trovare, rapidamente, un fuoriclasse all’altezza del compito e soprattutto con la certezza che lo battesse.

Dopo tre ore di dibattito litigioso, dove si era rischiata la rissa quando il Bellini per l’ennesima offesa rivoltagli di eccedere nel bere, era uscito, rientrando dopo pochi minuti mulinando la pala da muratore bloccata dal pronto intervento del sor Aldo, si arrivò all’ovvia ed unica conclusione: al paese il “campione” non c’era.
Dovendo comunque designare l’uomo della “sfida di mezzanotte”, si procedette per votazioni successive arrivando più volte allo scontro fisico, con lancio di cestini, cappotti, berretti ed anche dell’ultima “pasta” rimasta sul bancone che guarda caso è chiamata “bomba”.

Fu la goccia che fece traboccare il vaso: il sor Aldo con passo svelto aprì la porta principale del bar e in un baleno spalancò quella secondaria.
La forza della natura che premeva da giorni per entrare nel locale e n’era stata respinta, si prese la sua rivincita. Un turbine di vento gelido fece volare tutto quanto riuscì a sollevare: cappelli, giornali, ombrelli, un vecchio quadro raffigurante figura di donna discinta ed il telo verde del biliardo che provetto aquilone veleggiò sulle teste degli astanti.

Tutti cercarono di difendersi come potevano e in questo sforzo sbollirono i loro spiriti.
Qualcuno tentò vane proteste che il ghigno del gestore scoraggiarono dal proseguire.
In poco tempo si stabilì che, per quanto ancora giovane, Giorgio Mondroni era il più dotato ed avrebbe rappresentato un’indubbia sorpresa nel campo nemico: fu votato all’unanimità, complice la solita “truffa Alberto” suo intimo amico.
Mentre si ultimavano le ultime operazioni di conta, Aldo, seppur soddisfatto per la sua opera unificatrice, non lo era affatto per la scelta, seppur inevitabile.

Qualcun altro, all’esterno, sorrideva soddisfatto, ma per le ragioni opposte a quelle del barista.
All’angolo della casa dei Rossi, il “colonnello”, appoggiato al suo scopone, il corpo deforme ed inerte, simile al monumento che in mezzo alla piazza celebrava l’eroina del paese, aveva spiato per il Circolo e questo nessuno poteva immaginarlo.
Il povero ragazzo, nato gobbo e per questo oltremodo dileggiato dagli assidui clienti del Bar Commercio, era figlio d’una famiglia umile.

Il soprannome di “colonnello” gli derivava da quest’episodio: gettatosi dal secondo piano della povera abitazione ed essendo atterrato senza gravi conseguenze, ai primi soccorritori che chiedevano increduli come si fosse salvato, il ragazzo farfugliò con voce nasale: “coll’ombello!”, ed, in effetti, lì nei pressi un povero ombrello giaceva, fiero del salvataggio.
Da quel “coll’ombello” a “Colonnello” ci volle poco, in quel paese dove anche le mosche avevano il soprannome.
Il “colonnello” era per la sua povera natura fatto bersaglio d’ogni genere di scherzi volgari e pesanti e per reazione alle umiliazioni quotidiane era diventato la perfida “quinta colonna” del signor Maurizio, suo capo al dipartimento della nettezza urbana e soprattutto facente funzioni di consigliere al Circolo della Cultura.

Quando il nostro Giuda, con passo sbilenco, entrò sogghignante nel salone al primo piano del Circolo, trovò Maurizio al tavolo del poker; bastò uno sguardo e i due s’appartarono nella saletta della segreteria.
Maurizio teneva giustamente nascosto il loro vero rapporto, altrimenti il suo informatore sarebbe stato bruciato in tutti e due i sensi: metaforico e reale.
Gli iscritti del Circolo, vedendoli insieme, pensavano che il capo dipartimento stesse comandando il lavoro per il giorno dopo.

Quando la notizia passò dalle labbra del “colonnello” all’orecchio di Maurizio, la certezza e la gioia di festeggiare un carnevale “brasilero” pervase il consigliere che, liquidato il suo “agente” lasciandogli per l’indomani giornata libera, radunò con discrezione il gran consiglio.
Erano presenti, il presidente signor Battista, il vicepresidente dr. Pecchio, il segretario Mario Cingoletti, uno dei probiviri il maresciallo Chieti, il Broccolino, il miglior esperto di biliardo e suo compagno di allenamento il Sor Cesare e Maurizio che comunicò loro la notizia.

Sorrisetti mal celati, toccatine benauguranti, richiami alla discrezione ed al silenzio e soprattutto: “calma e gessetto”.
Furono messi a punto gli ultimi particolari per l’organizzazione della serata che avrebbe visto l’arrivo degli odiati rivali; fu incaricato il Cingoletti dell’approvvigionamento di una partita di bottiglie di “schiumante” di marca per i festeggiamenti.
Ormai la domenica era vicina, il tempo stringeva, soprattutto per gli avversari.
Al Bar Commercio, nei due giorni successivi fu come alla vigilia dei grandi match di pugilato, tutti intorno al biliardo, silenzio in sala e allenamento continuo del giovane Mondrioni sotto gli occhi esperti del Penni.

Questi, seduto dolente sul ballatoio, impartiva direttive come l’ammiraglio Nelson dalla tolda del suo “Victory” a Trafalgar prima della vittoria, con l’unica differenza che neanche il più inguaribile degli ottimisti avrebbe scommesso una lira su quel pivello.
Era talmente alta la tensione per gli allenamenti, che il popolino del Bar trascurava i maneggi giornalieri della bella pizzicagnola che solitamente faceva girare le teste, secondo i suoi spostamenti all’interno del negozio, alternativamente a destra e sinistra, come avviene nelle partite di tennis.

Ciò provocava la felicità di Alfonsino, un rosso dai piedi piatti di mezz’età, che mentre aiutava nei lavori della salumeria, gustava in esclusiva, ogni mossa, della Venere, pur consapevole che quel bocconcino e quelle forme, erano destinate al “tocco” del Sor Giovanni Tettavalle.
Il ruvido dongiovanni, dall’interno del poderoso Mercedes parcheggiato di fronte al negozio, inviava l’ambasciatore Belindo a perfezionare gli ultimi particolari per l’incandescente serata.
Al mattino della domenica il vento di tramontana, che aveva imperversato per giorni interi, era all’improvviso caduto, lasciando il campo al silenzio inquietante che precede la tempesta, ma al momento il cielo era terso e la giornata festiva stupenda per colori e nitidezza di paesaggio.

Alle undici ci fu il rituale della chiacchiera in piazza, l’uscita della messa, lo “struscio” dei ragazzi con le ragazze, il pranzo, il derby calcistico del pomeriggio col paese vicino. Le scazzottate con gli avversari e il classico inseguimento dell’arbitro, reo di aver concesso un rigore inesistente che aveva determinato la sconfitta dei “nostri”.
Fin li tutti i paesani, signori e plebei, s’unirono nei rituali suddetti.
Ma a partire dalle sei del pomeriggio il gelo scese sul proscenio della sfida serale.

La bomba esplose, inattesa, alle 11 di quella sera, all’arrivo della delegazione del Bar Commercio nella sala da biliardo del Circolo della Cultura, gremita di tifosi assetati di sangue per la sfida di mezzanotte.
Da detonatore fece l’arrivo inatteso, nella mattinata, di Aurelio, nipote del Sor Quintino, macellaio del paese e padre del giovane Alberto.
Aurelio era il figlio di sua sorella Elvira residente a Lecco.
Ora, cosa c’entri tutto questo con le vicende fin qui narrate sarebbe difficile da spiegare, se non per un particolare per nulla trascurabile: Aurelio era campione regionale di biliardo della Lombardia, ma nessuno ne sapeva nulla.

Lo scoprì per caso, parlando con lui a tavola, Alberto che da quel momento non riuscì ad ingoiare nemmeno un bicchier d’acqua.
Il suo pensiero, lungi dal farsi corrompere da altri ragionamenti, correva alla partita di biliardo, alla più che probabile sconfitta ed al miracolo manifestatosi coll’apparizione di suo cugino Aurelio che, cinta l’aureola, avrebbe guidato alla vittoria il suo bar.
Come il Sor Quintino si assentò per imprescindibili necessità fisiologiche, Alberto mise in atto una rapida fuga da casa che, pur non essendo una novità assoluta, (per solito avveniva per i tetti, essendogli preclusa la porta dalla figura minacciosa del babbo), lasciò i commensali di stucco.

Col cuore in gola, risalì ansimante il vicolo, entrò nel Bar dalla porta sul retro, scese le scalette che immettevano nella sala del biliardo e crollò sulla brandina che era usata dal sor Aldo per il notturno.
Nella saletta era presente il team al gran completo: Giorgio Mondrioni alla stecca con il sor Penni alla “consolle”, il sor Aldo dall’alto del vano bar con cipiglio imbronciato all’indirizzo degli avventori che avessero tentato l’ordinazione.

Gli altri silenti e preoccupati seguivano le evoluzioni delle palle e dei piroli che, in realtà erano involuzioni in quanto il Giorgio, emozionandosi per l’avvicinarsi dell’ora fatidica, peggiorava le proprie prestazioni.
Quando i presenti videro Alberto in quelle condizioni, pensarono che a differenza di altre volte, fosse stato raggiunto dal sor Quintino e giustiziato. Con l’aiuto di un cognacchino decifrarono da quelle frasi sconnesse la grandiosità del messaggio e nella sala calò un silenzio irreale.

Il sor Aldo, come sempre, ebbe la reazione più rapida: cacciò in malo modo i pensionati già nel mirino per il nulla consumare, corse ad abbassare la serranda di accesso al bar collocandoci la scritta “chiuso per la partita di calcio”.
La discussione iniziò non appena Alberto si fu ripreso e vertette non tanto sul tentativo d’ingaggio immediato e segreto del campionissimo, ma su come affrontare la cosa col sor Quintino.
Qualcuno sorriderà, ma per l’incoscienza o la non conoscenza del soggetto che andiamo a trattare.

Il sor Quintino, uomo dal cuore d’oro che sfamava gratuitamente tutte le famiglie bisognose dei vicoli, era però un iroso “bastian contrario”, allergico ad ogni forma di autorità, nemico giurato del potere in qual si voglia sua forma si configurasse: sindaco, prete, farmacista, direttore della locale banca e via dicendo.
Il tutto non per un motivo specifico ma solo perché agli occhi dei compaesani rappresentavano qualcosa d’importante e lui l’importanza la riconosceva soltanto alla bella carne, alla “coppa”, alle salsicce e soprattutto alla caccia, sua unica passione assoluta e totale.

Al minimo sgarbo su queste materie shittava la terribile reazione.
Il figlio Alberto ne sapeva qualcosa, le rincorse sui tetti da parte del babbo, erano ormai proverbiali.
Ora affrontare in una siesta domenicale il sor Quintino, con in casa quattro o cinque fucili carichi a portata di mano, non era cosa da ridere.
L’idea vincente non poteva venire da altri che non fosse il figliol prodigo, che suggerì il coinvolgimento del compare Zerbino, grande amico di famiglia, compagno di cacciate appassionanti del nostro macellaio.

Sulla “millecinque” Fiat, messa a disposizione e guidata da Terzilio il noleggiatore, presero posto con gran difficoltà: Alberto, il barbiere Piedipiatti, Rossi (famoso antiquario di mobili antichi religiosi, di dubbia provenienza), Bruno Fretti, supertifoso della Juventus e Ginetto il fruttarolo.
Il sor Aldo col Penni continuarono l’allenamento del Mondrioni, nel caso in cui il tuonare del fucile avesse messo fine al bel sogno finora soltanto accarezzato.
La banda fece tappa al macello del sor Quintino dove, con la doppia chiave, Alberto trafugò vari “tagli” di prima scelta da usare come viatico col compare.

La regalia e la promessa dell’uso della bicicletta da corsa nuova fiammante di Alberto fecero breccia nel buon cuore di Zerbino che, comunque aveva già deciso autonomamente, ma si guardò bene dal dirlo, di andare a trovare il compare per proporre una battuta di caccia per quella nottata.
Così ci guadagnarono tutti, meno Quintino che alla riapertura del negozio, scoperto l’ammanco, avrebbe cercato di saldare i conti con chi sapete voi, naturalmente senza riuscirvi, come sempre.

Il compar Zerbino salì le scale di casa, con Alberto ben allineato e coperto dietro di lui e trovò la Sora Lella che giocava a briscola col nipote Aurelio e sul comodo divano l’organo a settantacinque canne di Quintino in piena funzione, talmente impegnato in quel roboante concerto che soltanto l’uso dei richiami da caccia riuscì nell’opra di risvegliarlo.
Non appena l’ingannevole squittire del tordo giunse all’orecchio del sor Quintino, l’aprire gli occhi e imbracciare la doppietta in posizione di sparo fu un tutt’uno e soltanto la visione del compare, a braccia in alto, in segno di resa, non fece shittare i due cani del fucile.

Tutto sommato non fu così difficile ottenere il benestare all’utilizzo del nipote, bastò scambiarlo con la promessa di un nugolo di storni e beccacce, avvistati nella campagna e pronti per finire sul bancone della macelleria: per il primato cittadino del Sor Quintino, miglior cacciatore al cospetto dei tanti invidiosi pretendenti.
Aurelio, accettò con entusiasmo, felice di sfuggire alle grinfie dell’invadente zia e alla briscola, in favore di un sicuro divertimento ai danni di quei poveri provinciali.

L’affare era fatto.
La brigata s’incamminò festante per il vicolo con destinazione Bar Commercio, pregustando una serata da non dimenticare.
Il Sor Quintino e il compare Zerbino, pregustando un cannoneggiamento nella campagna di Ospedaletto.
Alle 11 precise, la delegazione del Bar Commercio fece il suo ingresso solenne nella sala da biliardo del Circolo della Cultura gremita di tifosi starnazzanti per…… la sfida di mezzanotte.
Quando l’Aurelio, accompagnato dal Sor Penni, dopo aver salutato il pubblico con un aristocratico inchino, si diresse alla rastrelliera delle “stecche” per la scelta dello “strumento”, dal proscenio si levò un “ooohhhh!” di stupore.

Broccolino, che si stava scaldando da oltre mezz’ora, provando stecca personale e tiro sul campo di gara, quando si vide porgere la mano dall’emerito sconosciuto e capì che sarebbe stato il suo sfidante, cercò con lo sguardo, in mezzo al pubblico, il sor Cesare.
Ma il sor Cesare, già all’ingresso della delegazione in campo, vedendo quel volto non conosciuto ed avendo frequentato le più titolate sale da biliardo della Capitale, aveva avvertito un disagio crescente, intuendo che qualcosa non andava, e mentre lo sguardo del Broccolino monitorava la sala alla sua ricerca, egli era già arrivato, col suo incedere sincopato alla porta della Presidenza, aveva bussato ed era entrato, carico di dubbi e foschi presagi.

All’interno trovò un Signor Battista piuttosto agitato, intento a riempire una valigetta con documenti ed effetti personali. Messo al corrente della situazione imprevista, non mostrò grande interesse.
La cosa non sorprese il sor Cesare, che aveva già notato altre volte la stranezza del personaggio e la poca partecipazione alle vicende del Circolo, ma in quella circostanza la cosa lo preoccupò particolarmente e con maniere energiche e parole spicce lo convinse a recarsi nella sala del biliardo.

Quando entrarono nell’arena strepitante, i due contendenti stavano “arrotando” le stecche col “gessetto”, le due palle parallele, pronte per l’accostaggio che avrebbe determinato il diritto al primo tiro.
Il presidente del Circolo Culturale, riavutosi dal suo torpore, afferrò energico il microfono e col suo stile forbito richiese ed ottenne il silenzio assoluto ed attaccò:
“Questa straordinaria disfida è stata sempre disputata da concorrenti locali, poiché mi sembra di capire che il signor…?”
Qualcuno dal pubblico mormorò: “Aurelio” ed il sor Battista, “che il signor Aurelio, non fa parte del consesso paesano, senza alcun’offesa per lei, evero, ritengo che soltanto il benestare del nostro caro Broccolino possa autorizzare l’avvio di questa nobile tenzone.

Diversamente ci vedremmo costretti ad annullare la gara. ”
Il suo parlare magniloquente e la velata minaccia di una serata tanto bramata mandata in fumo, colpì la platea che, insolitamente silenziosa, rivolse la sua attenzione al campione del Circolo.
Il Broccolino non conosceva la paura anche se le viscere consigliavano, col loro sommovimento pericoloso, una certa cautela.
Guardò il tavolo della giuria e finalmente incrociò gli occhi del sor Cesare che inviò il messaggio tramite lo scuotimento orizzontale della testa: “NOOO!”.

L’allievo, nel silenzio più assoluto, vide in quell’interminabile attimo sfumare la possibilità di passare alla storia delle sfide cittadine come colui che aveva respinto l’assalto straniero alle mura del suo “Circolo”. Così, forte della propria sbruffoneria, tuonò il fatidico: “SI !!”.
La sala scoppiò in un irrefrenabile giubilo, alimentato soprattutto dai “nostri” conosciuti furbacchioni che unici in quel consesso si potevano leccare i baffi, davanti ad un bel Broccolino cucinato arrosto con patate.

Ad un imperioso gesto del temuto probiviro Chieti la sala zittì.
Il sor Cesare inquieto fumava nervosamente l’ennesima “muratti”.
Col classico scorrimento delle stecche sul pollice e l’indice della mano sinistra formanti una forcina, il tocco impercettibile del puntale sulla palla, s’iniziò il match.
Era l’accostaggio per stabilire chi, dei due contendenti, dovesse tirare per primo.
Il dolce ruotare delle sfere verso la sponda di partenza. Il silenzio. Gli ultimi impercettibili giri delle palle.

Quella del Broccolino ferma ad un centimetro dalla verde proda, l’altra a baciare.
Un vulcano eruttò nella sala, scaricando tutta la tensione accumulatasi nelle ultime giornate, ore, minuti e furono rombi, lava, cenere e lapilli.
Finalmente si giocava.
Al primo tiro, del primo “quarantotto”, Aurelio mandò con tocco perfetto la palla avversaria sui piroli che crollarono tutti sul panno e poi come telecomandata terminò la corsa nelle fauci della buca.

“Due.. quattro.. sei.. otto…e quattro fanno dodici, più due della buca: quattordici!!!” compitò il “Barone” Armando addetto alle “palline” colorate che segnavano i punti dei due contendenti.
I supporter del Bar esultarono a lungo, il Broccolino guardò sconcertato verso il posto occupato in precedenza dal sor Cesare, ma lo trovò vuoto come il suo stomaco secernente acidi gastrici letali.
Il presidente col Cesare ed il segretario Cingoletti erano chiusi nel salottino attiguo.

Dopo un breve parlottare decisero che il Cingoletti Mario, centralinista del Posto Telefonico pubblico, avrebbe raggiunto la sua postazione giornaliera e preso contatto coll’Associazione nazionale biliardo per scoprire qualche cosa sul conto del misterioso straniero.
Già al primo colpo il Sor Cesare aveva capito con chi avevano a che fare.
Al “Commercio”, Aldo sostava dietro la vetrina del suo bar vuoto e si godeva in pace l’ennesima “esportazione” senza filtro, guardando, in lontananza, le finestre illuminate del Circolo e prestando orecchio ai rimbombi che da esso giungevano.

Era certo del risultato finale della gara e comunque mai era andato in campo avverso, i suoi piedi si sarebbero rifiutati di varcare l’odiata soglia.
Nella piazza vuota, illuminata fiocamente dai lampioni, comparve all’improvviso, strisciando rasente i muri, una figura sghemba, con le lunghe gambe magre che aravano rapidamente l’asfalto.
Quando fu di fronte alle vetrate del Bar Commercio, istintivamente gettò uno sguardo sfuggente all’interno, ma fosse per i pensieri che gli correvano in testa o per la miopia cronica, non vide nemmeno lo sgradito spettatore di quella sua cavalcata notturna e proseguì “stortignaccolo” verso il posto telefonico pubblico, laggiù in fondo alla piazza.

Il sor Aldo invece lo aveva riconosciuto subito e cominciò a preoccuparsi: “Il Cingoletti, durante la gara che va al lavoro? Non può essere…a meno che…”.
Nella sala fumosa, la partita si stava trasformando da tragedia in farsa.
All’inizio il pubblico seguiva con partecipazione rumorosa la sfida ed era attento e nervoso, ma coll’andare delle carambole, dei colpi più spettacolari dell’Aurelio e di contro coll’affannarsi di Broccolino che oltre a non raccogliere un punto, non riusciva nemmeno a colpire la palla avversaria, cominciò a rumoreggiare all’unisono.

In aria già volavano cartocci di vecchi giornali e la situazione rischiava di degenerare.
Alla caserma dei carabinieri il maresciallo Casella si apprestava a salire sulla camionetta con due militi, il suo volto inespressivo nascondeva un gran turbamento, la destinazione era il Circolo Culturale.
Il centralinista Cingoletti dopo aver armeggiato nervosamente con gli spinotti, ottenne la comunicazione desiderata. Dopo le prime risposte alle sue domande, il suo volto scheletrico da cinereo divenne nero di rabbia, le spesse lenti da miope volarono in aria.

Lasciata la comunicazione aperta e il posto incustodito, si precipitò di gran carriera, per quanto consentitogli da quella struttura dinoccolata, nella direzione del Circolo.
Il sor Aldo che non s’era spostato d’un centimetro dal primo passaggio, assistette al secondo con turbamento misto a disperazione: era del tutto evidente che la “partita” si metteva male ed allora spense le luci, serrate le porte, prese cappello e data la buonanotte ai “suonatori”, si recò da Venanzia, eterna consolatrice delle anime in pena.

Mentre la camionetta dei carabinieri parcheggiava davanti al cinema, locale attiguo al Circolo, ed il segretario Cingoletti imboccava di gran carriera la rampa delle scale del medesimo, una lussuosa Lancia “Ardea” arrivava da Perugia con all’interno tre signori di gran classe, vestiti con abiti scuri e garofano all’occhiello, accompagnati da altrettante signore emananti grande charme.
Nella sala biliardo del Circolo la partita era giunta all’ultimo atto.
Dopo il primo “48” a zero punti, anche il secondo stava terminando nella stessa maniera.

Il Cingoletti irruppe concitato in sala, si precipitò al tavolo del presidente e, dopo un breve conciliabolo col sor Cesare, afferrò il microfono, accese l’amplificatore e chiese con voce tremolante il silenzio.
L’Aurelio, con la stecca in mano, non riuscì a tirare un “rinquarto” finale che avrebbe sancito la fine delle ostilità.
Il signor Battista, presidente del Circolo della Cultura, prese la parola con aria solenne:
“l’incontro ha da considerarsi nullo, lo sfidante sig.

Aurelio Fanti è un professionista, campione della Lombardia, pertanto la vittoria va a tavolino al signor Broccolino, campione del nostro Circolo, ora ci attendiamo pubblicamente le scuse da parte dei rappresentanti del bar Commercio. ”
Dopo pochi attimi di sbalordito silenzio, la sala esplose in un boato di proteste, accuse, invettive e contraccuse.
I più facinorosi dei campi avversi cercarono di passare alle vie di fatto, ma non vi riuscirono perché irruppe nella sala, con tutta l’autorità conferitagli dalla divisa e dal categorico cipiglio, il maresciallo Casella coi due carabinieri: le parole che pronunciò dal microfono fecero il resto.

“Signor Battista, la prego di seguirci in caserma: la dichiaro in arresto per falsa identità, truffa aggravata, appropriazione indebita, falso in bilancio, peculato ed abbandono del tetto coniugale. ”
A questa terribile sentenza il falso signor Battista divenne paonazzo e svenne.
Soltanto in seguito si seppe che don Ciccillo Chiuccio, noto truffatore di Aversa, discendente da una nobile famiglia del posto, aveva sin da giovane dissipato la sua esistenza con ogni sorta di mal comportamenti, girovagando per l’Italia, inseguito da mandati di cattura fino ad allora andati a vuoto ed approdato per l’ennesimo raggiro al paese che ben conosciamo.

Ma torniamo sulla scena del “delitto”.
Nell’accumularsi di tutti quegli avvenimenti, nessuno aveva notato l’arrivo in sala dei tre signori in redingote e delle signore in abito lungo, ma dopo che il Chiuccio ripresosi dal malore era stato trasferito nella locale galera, lo sbalordimento di tutte e due le compagini lasciò il campo alla curiosità per quell’insolita compagnia.
E come nella vita ogni dolore è mitigato dalla ricerca di una consolazione che aiuti a tirare avanti così in quell’amara circostanza il dottor Pecchio, facente funzione di Presidente pro-tempore, presentò con il microfono i fratelli Angeletti: il cavalier Virgilio e il professor Gianni, con le rispettive consorti, benemeriti del paese e ben introdotti nei migliori circoli del capoluogo.

Essi stessi presentarono il terzo Signore: il Campione del Mondo in carica Pablo Suarez, a Perugia per un’esibizione al famoso Circolo dei Filandoni e grazie a loro qui in sala per una pubblica dimostrazione individuale.
A questo stupefacente annuncio fece seguito un uragano di applausi, urla, grida e fischi alla pecorara (Alberto, Mondrioni e soci).
Altrettanta gioia non poteva provare il povero Ciccillo Chiuccio che dalle sbarre della piccola cella, privato delle stringhe delle scarpe e del suo papillon, meditava amaramente sulla sua vita scellerata e contemplando il cielo stellato ricordava le parole di suo padre: “Attento Franciè, le palle male adoperate giocano sempre brutti scherzi!”.

Sotto quello stesso cielo, ma in tutt’altra posizione, nella campagna silenziosa, una macchina di grossa cilindrata col motore spento era comunque scossa da convulsi fremiti.
All’interno, Giovanni Tettavalle stava raggiungendo l’estasi per merito dei pregevoli servigi orali dell’avvenente salumaia.
Al chiarore della luna, qualche chilometro più in là, il Sor Quintino ed il compar Zerbino, fregandosene di tutte quelle stronzate paesane, attendevano fiduciosi l’arrivo di uno stormo di pasciute beccacce.

Condivisa da padre e figlio

Mi chiamo Liliana, ho quasi trentanove anni, da diciotto, sono sposata con Carlo, che ne ha due più di me. Abbiamo un figlio di nome Luca che avrà diciotto anni fra un mese. Sono appena uscita dalla doccia, sono nuda, ammiro il mio corpo. Alta uno e settantacinque, seno terza, anzi più quarta, capelli castano chiari, occhi scuri, viso aperto, sorriso solare bocca ampia e labbra carnose.
Gambe abbastanza lunghe, ben tornite e sedere che molti definiscono, “ un bel culo!”, mani ben curate nonostante la mia sola occupazione di casalinga.

Mentalmente faccio un resoconto della mia esistenza fino a questo momento della mia vita, e non mi lamento. Sono giunta al matrimonio “quasi vergine. ” dico, quasi perché a sedici anni avevo un debole per un mio cugino più grande. All’epoca abitavamo insieme, e fra noi vi era molta confidenza.
Fra un gioco e l’altro mi ritrovai il suo cazzo in bocca. All’inizio fu una vera sorpresa, poi lentamente imparai a succhiarlo veramente bene, e quando mi scaricò in bocca, la sua semenza ne fui veramente estasiata.

Mi piaceva molto ingoiare il suo sperma, ne ero diventata golosa e non perdevo occasione per gustarlo. Ovviamente anche da parte sua la cosa lo riempiva di vero orgoglio, mi chiamava “ la sua piccola bocchinara ” io ne ero veramente fiera. Poi i suoi genitori decisero di emigrare, un mese prima della partenza ci ritrovammo io e lui da soli in casa mia.
Ero dispiaciuta e nello stesso tempo desideravo donargli un ricordo indelebile, volevo essere sua!.

Dopo averlo succhiato molto e a lungo, ero eccitatissima, lui mi leccava la lumachina facendomi schiumare da matti, ero pronta, glie lo dissi, ma lui dopo un momento mi disse che era una cosa che dovevo donare al mio futuro marito, mentre lui si sarebbe accontentato di un altro regalo. Mentre parlava, un suo dito mi stuzzicava il fiorellino anale, compresi e approvai all’istante la sua idea.
Mi fece una vera preparazione, leccandomi molto e infilando lentamente le dita dentro l’ano per farlo abituare.

Mi lubrificò con dell’olio profumato, ero pronta, lo volevo, mi misi distesa di lato, e lui si distese dietro di me. Mi pose la mia gamba sopra la sua e mentre sentivo la dura cappella appoggiarsi dietro di lui, con la mano mi torturava davanti il bottoncino provocandomi delle sensazioni di immenso piacere.
Spinse per metà il cazzo dentro, con un colpo deciso ma delicato, sentii un dolore che subito fu sostituito dal piacere che mi dava davanti.

Dopo un momento mi spinse tutto il randello dentro.
aaaaaahhhhhhhh..uuummmhhhmm. sssssssssiiiiiiiiiiiiiii
Un lungo gemito di misto piacere /dolore uscì dalla mia bocca. Rimase immobile per un po’, sempre toccandomi davanti, poi quando si rese conto che mi ero rilassata, prese a muoversi dentro e fuori. Prima lentamente, poi sempre più velocemente con il risultato che io incominciai a godere e lo incitavo a fare più forte.
. sssssssssiiiiiiiiiiiiiii. ddddaaaaaaiiiiii..sfondamiiiiiiiii!!!!!! vengooooooooo!!.
Dopo che avevo ripetutamente goduto, lui esplose dentro di me con un grido bellissimo.

Sentire l’ano riempito da un calore intenso, mi provocò l’ennesimo orgasmo. Non ci furono altre occasioni, e da allora non l’ho più fatto, nemmeno mio marito me l’ha mai chiesto ed io per serbare ancora quel ricordo non e l’ho mai cercato. Dopo un po anche i miei genitori si sono trasferiti in città, ed io avevo già conosciuto Carlo, uno studente dell’ultimo anno, mi piaceva, sentivo la mancanza di mio cugino, e ci fidanzammo.

Per giustificare la mia particolare bravura nel succhiarlo dissi che me lo aveva insegnato un precedente fidanzato. Una sera, quando avevamo festeggiato il mio diciottesimo compleanno, fui sua. Fu subito piacere anche con lui. Fu bravo, mi portò a un tale livello di eccitazione che quando mi sverginò ho sentito solo un lieve fastidio, poi tanto piacere. Inesperti e incoscienti nessuno dei due si prese la briga di prendere delle precauzioni, così mi ritrovai incinta.

Dopo un comprensibile casino, le nostre famiglie si accordarono per farci sposare.
Carlo aveva terminato gli studi di ragioneria e grazie a una conoscenza di mio suocero iniziò a lavorare in banca. Poi che possedevano una casa grande ci ricavarono una camera matrimoniale e andammo a vivere con loro. Lavorando tutti, io restavo a casa ad accudire mio figlio e a prendermi cura della casa. All’inizio mi sembrò un po dura, poi lentamente la cosa incominciò a piacermi.

Passarono gli anni, morirono sia i miei genitori che mia suocera, lei dopo una lunga malattia sempre accudita da me. Con mio marito non ho mai avuto problemi, il classico uomo tutto casa lavoro. Pochi svaghi e molta famiglia.
A letto è molto attivo, anche ben messo fra le gambe. Mi scopa sempre con molto impeto, non mi lascia mai insoddisfatta, anche se non ha molta fantasia, io ne sono soddisfatta. Dopo tutti questi anni mi ritrovo ad ammirare il mio corpo, ne sono fiera, l’ho sempre curato molto, mi riguardo nello specchio che abbiamo nella piccola palestra che abbiamo ricavato nella nostra nuova casa che abbiamo acquistato dopo che abbiamo venduto le altre proprietà.

Nuda mi trasferisco di sopra, vado in camera per vestirmi esento il rumore del portone chiudersi, e Franco mio suocero che ritorna dalla sua passeggiata quotidiana. Da due mesi è in pensione, e mi stò abituando alla sua presenza. Prima ero sempre sola, ora invece pranziamo insieme ci facciamo compagnia, mentre Carlo torna tardi dal lavoro e Luca ha sempre il pomeriggio impegnato fra studio, sport e ragazze.
Franco, è un bell’uomo.

Alto, spalle larghe, fisico asciutto, ha sessantadue anni, ma non li dimostra. Di recente ho sentito una signora dire a un altra che si sarebbe fatta un giretto volentieri con lui. Mi reco in cucina mentre lui generalmente legge il giornale, ma quando lo vedo, ho come l’impressione che mi guardi in modo diverso, più intenso e poi ignoro la vistosa erezione che gli gonfia il pacco. Mentre pranziamo, lui mi osserva decisamente, con occhi diversi, mentre i nostri discorsi finiscono sulle imminenti feste di Natale.

“ mi piacerebbe farvi un regalo, che ne dici se si va una settimana in montagna?” – mi chiede sempre con lo sguardo fisso su di me.
Mi sento un poco a disagio per l’insistenza del suo sguardo, ma gli rispondo che non vi sono problemi, sia a Carlo che Luca piace tantissimo sciare. Così al pomeriggio del giorno di Natale partiamo per la montagna. Arrivati, ci sistemiamo in una piccola baita affittata per noi.

Carlo ed io, in camera insieme mentre lui e Luca dormono nella cameretta con i letti singoli. I due giorni a seguire furono tutto un girare di funivie e piste di sci.
Poi Luca trovò degli amici che lo invitarono assieme al padre a fare il giro delle piste nere. Poi che era molto bello decisero di accettare, anche se questo comportava di dormire una sera in un rifugio in alta quota. L’indomani partirono di buon mattino, mentre, Franco ed io, ci dedicammo al puro relax.

Nel pomeriggio eravamo in paese con la moto slitta, compresa nell’affitto della baita, vedemmo delle foto di alcune cashite completamente gelate, quindi prese delle informazioni e trovato il sentiero che vi conduceva siamo partiti. Dopo circa una mezza ora di viaggio abbiamo trovato il posto, era meraviglioso. shittate tante foto, ci siamo rimessi in viaggio per il ritorno, anche perche si stava facendo velocemente notte, quando improvvisamente a iniziato una vera tormenta di neve.

Ci troviamo subito in seria difficoltà.
Nevica fortissimo e nel buio il piccolo faro del mezzo non fa vedere bene il sentiero, con il rischio di finire in un dirupo. Improvvisamente Franco nota delle cataste di tronchi a poca distanza dal sentiero, e si dirige verso di loro. Ci sono tronchi grandi e altri piccoli, fra le cataste è stato ricavato un piccolo rifugio, coperto, chiuso dietro e con dentro un grosso telo, lui mette la motoslitta davanti e copre con la neve l’ingresso, stende il telo e ne ricava un posto asciutto e riparato.

Sono congelata.
Batto i denti in maniera incontrollata, stò quasi al limite dell’ipotermia.
“ spogliati!, togliti i vestiti bagnati” – mi ordina perentorio. Lo guardo stupita, mi ordina di spogliarmi ed io muoio di freddo! Deve essere matto!
Non aspetta la mia reazione, si toglie la giacca a vento, poi la mia e la mette sotto di noi, poi mi denuda parzialmente e velocemente lui fa lo stesso. Mi avvolge con il telo e si distende su di me e mi stringe fra le braccia donandomi il suo calore.

Per un momento credo di morire, poi lentamente il piccolo rifugio si rivela provvidenziale, mi sto riscaldando, e sento che sul mio ventre qualche cosa di duro preme.
Fuori infuria la tormenta mentre dentro di me un turbine d’idee stà lasciando il posto alla ragione. I nostri occhi abituati al buio s’incontrano, poi senza che nessuno dica nulla le nostre bocche si uniscono in un bacio furioso, fatto di labbra che si mordono, lingue che s’intrecciano e succhiano impazzite.

Le sue mani mi tolgono quel poco che è rimasto dei miei indumenti e mentre mi bagno in maniera assolutamente inusuale, lo sento premere con la dura cappella delle labbra della mia vagina che lo lascia entrare senza opporre nessuna resistenza.
Scivola dentro di me fino in fondo. Sento il suo corpo aderire al mio, sento le palle battere sui glutei, mentre il mio clito è schiacciato meravigliosamente dal suo peso. Godo all’istante! Tremo, e non per il freddo ma per il piacere che mi da sentirlo dentro.

Mi sembra molto più grande di quello di Carlo, e lo lascio sbattermi senza nessun ritegno. Lo incito, lo invito a farmi godere, cosa che fa meravigliosamente.
. sssssiiiiii..dddddaiiii spacccaaamiiiiii..ssiiiiiiiii goddddoooooo..oraaaaa!!.
Mi pompa con esperta maestria. Lo sento affondate e poi uscire e ricominciare fin quando non gli urlo il mio piacere, poi mi pompa ancora più forte e mi fa urlare di nuovo. Infine lo avvolgo con le mie gambe, le serro dietro di lui e lo imploro di venire.

Mi sbatte con furia selvaggia. In fine gode con un grido che lo scuote tutto.
aaaaaaaahhhhhhhhhhh..SSSIIIIII…SBORROOOO!!..
Mi scarica dentro un fiume di caldo seme che non riesco a trattenere. Lo sento colare dalle labbra della mia dilatata fichetta. Immobili e in silenzio ci addormentiamo mentre fuori la tormenta infuria. All’alba ci guardiamo in faccia, mentre cerchiamo di recuperare la nostra roba per tornare alla baita. Lui mi sorride. Poi andiamo a casa. Dentro ci infiliamo sotto la doccia.

Lui mi lava mentre l’acqua calda tonifica i nostri corpi. Siamo eccitati e lui mi prende da dietro. Lo sento entrare con impeto, mi apre, scopa divinamente, godo lo assecondo spingendo indietro il mio corpo andando incontro al suo meraviglioso palo che mi sfonda meravigliosamente.
sssiiiii..spingiiii..piùù..forteeee..sssiiiii…ddaiiiii..godoooooo..
Mi serra per i fianchi, mi sbatte…Ti piace è?. lo sapevo che eri una troia nascosta..ti ho visto qualche giorno fa mentre ti ammiravi davanti allo specchio, mi sono dovuto segare per quanto ero eccitato….. senti come ti sfondoooo….

Intuisco ora la sua insistenza a tavola, mi eccita ancora di più sapere che mi ha spiata.
ssscopammiiiii…ssssiiiii. sono una troiaaaa..ma fammiii godereeeee…
Mi pompa a lungo, resto stupita dalla sua resistenza, poi si sfila da me. Sento come un senso di vuoto, lasciato da quel cuneo di carne. Lo sento lubrificarmi il fiorellino anale, mi giro lo guardo, lo voglio anche lì.
“ fai piano, sono quasi vergine. ” – gli dico e mi giro di nuovo, appoggio le mani al muro e inarco indietro il culo per riceverlo meglio.

“ Quasi vergine? Mi vuoi far credere che mio figlio non si gode tutto questo splendore?”
Lo guardo e annuisco. Mi lubrifica con della schiuma, poi lentamente mi penetra fino in fondo, molto lentamente, facendomi assaporare centimetro dopo centimetro per tutta la sua lunghezza. Godo. Mi fa impazzire e sento che dentro di me qualche cosa sta cambiando. Mi sento troia e ne vado fiera. Mi sbatte il culo come un dannato. Mi serra i fianchi, poi esplode dentro facendomi provare la stessa sensazione di allora e ne godo in maniera sconvolgente.

Dopo esserci rivestiti, sentiamo mio marito al cellulare. M’informa che essendo rimasti bloccati anche loro per la tormenta e che ora che splende il sole, vorrebbero approfittare per un po di fuori pista, quindi tornano l’indomani.
Franco ascolta, poi finita la conversazione, mi dice che la sera mi porta cena fuori. Passiamo tutto il resto della giornata distesi davanti al caminetto a scambiarci coccole ed io glie lo succhio ripetutamente senza farlo venire.

Mi eccita tantissimo sentire quel palo in gola, lui ne gode tantissimo e mi apostrofa i più sconvolgenti epitaffi.
. dai succhialo troia…ssssiiiii cosiiiii a che bocchinara seiiii…vacca ..puttana.. troia da bordello…ti faccio impazzire di piacere…ti sfondo anche la gola..zoccola!!!
Godo nel sentirlo parlare, gode del piacere delle mie labbra e questo mi fa impazzire. La sera usciamo a cena, mi metto così in tiro che a lui viene subito di nuovo duro.

Dopo cena torniamo e la notte ci vede uniti in un instancabile amplesso che mi sfinisce. Alla fine sono costretta ad arrendermi, lui è sempre in tiro. Gli chiedo come fa e lui mi risponde che non scopava così dalla morte di mia suocera e che sono io che lo eccito, anche se poi ho scoperto certe pasticchine blu ben nascoste. Nel pomeriggio tornano gli altri. Sono sfiniti, Carlo decide di andare alla sauna per rilassarsi mentre Luca va a dormire, la sera esce con gli amici e vuole essere in forma.

Alla sauna, data l’ora del pomeriggio, non c’è nessuno, io sono tentata di farmi scopare da mio marito. Dopo qualche moina lui è già in tiro, mentre io ho bisogno di scaldarmi di più. Mi distendo sulla lastra di marmo calda, e lui si mette in ginocchio, mi lecca divinamente, ora mi sto veramente eccitando. Siamo così intenti a divertirci che non ci accorgiamo di Luca, che non riuscendo a dormire ha deciso di raggiungerci.

Ci osserva attraverso il vetro che c’è sulla porta, mi vede succhiare il cazzo di suo padre, poi che apro le cosce e mi lascio penetrare fino in fondo. Godo, non posso urlare ma la situazione intrigante mi eccita da morire. Carlo mi scopa di buona lena, mi fa raggiungere alcuni orgasmi, mi sento veramente troia, la notte con il suocero e il pomeriggio con mio marito, godo e impazzisco quando voltato lo sguardo, incrocio quello estasiato di mio figlio che ci osserva.

Ho un tremendo orgasmo e sento anche Carlo che sta per venire, lo esorto a uscire e me lo infilo in gola, facendo in maniera che Luca si goda bene la scena.
Quando rialzo il capo lui se ne andato, io dentro di me sento che ora voglio anche lui. Non ho nessuna remora, voglio godermi anche mio figlio! Il giorno dopo è un continuo scambio di dolci occhiate fra me e lui, piccole provocazioni e casuali contatti.

Ci stiamo eccitando, ma nessuno dei due vuole fare il primo passo. A cena siamo in compagnia dei loro amici con cui sciano, io indosso una gonna e degli stivali. A tavola lo sento vicino a me, che spesso tocca con la mano la mia coscia. Dopo cena decidono di recarsi a giocare a curling, uno strano gioco con bocce di pietra da far scivolare sul ghiaccio.
Luca ed io, ci sediamo sugli spalti a guardare, ma poi che il mio abbigliamento non è appropriato, sento freddo, decido di tornare e mi faccio accompagnare da mio figlio, che saluta tutti e scambia un cenno di saluto con il padre.

A casa, appena dentro mi abbasso per ravvivare il fuoco nel caminetto, lui è in piedi davanti a me, vedo il gonfiore del pacco sui suoi pantaloni.
“ ti sei divertito a spiarci nella sauna?, ti è piaciuto? E chissà cosa pensi ora di tua madre? – gli chiedo sempre restando accovacciata davanti al focolare.
“scusa, ma eri così erotica che non ho potuto resistere, e devo dire che sei molto bella e brava, in quanto a cosa penso è presto detto, sei meravigliosa, e papà è molto fortunato ad avere una bella donna come te al fianco.

” – mi risponde abbassando lo sguardo mentre arrossisce in viso.
“ Grazie, ma anche tu sei fortunato ad avermi come madre, anche se non mi reputo tanto bella, confrontata poi con le giovani ragazze che frequenti io sono da buttare. ” – gli rispondo guardandolo negli occhi.
“ da buttare???.. ma scherzi, io se non fossi mia madre non so cosa ti farei!!” – mi risponde con impeto.
Era quello che volevo sentire.

Mi avvicino gli apro i pantaloni e infilo la mano nei suoi boxer. Sento subito un bel cazzo duro che vibra fra le mie dita, lo estraggo e senza dire nulla lo infilo in bocca.
ooooooohhhhhhh mammaaaaaa!!!.. seiii meravigliosaaa..sborroooooooo..
Non regge il gioco, m’inonda di calda semenza la bocca. L’ingoio è tanta e devo deglutire velocemente, ma riesco a mandarla tutta giù. Mi spoglio e anche lui lo fa velocemente, poi ci trasferiamo sul letto, lui mi lecca avidamente è stupenda la sua esuberante inesperienza che mi fa impazzire.

Lo faccio calmare un poco poi lo voglio dentro di me. Segue attentamente i miei consigli, si muove bene e mi pompa a lungo. Godo, e ho due orgasmi bellissimi, poi anche lui è al limite, mi pompa con vigore, io urlo l’ennesimo orgasmo e anche lui si svuota dentro il mio ventre.
Restiamo un momento abbracciati, poi, lo invito ad andare in camera sua, non voglio che suo padre lo trovi con me, lui esce e quando è sulla porta, si gira e mi guarda con un sorriso allusivo che non comprendo al momento Poco dopo tornano mio marito e mio suocero, si salutano e Carlo entra subito nel letto, è eccitato, mi penetra rapidamente con impeto.

Resto un poco sorpresa, ho ancora dentro di me il seme di Luca, non ho avuto modo di lavarmi, e ho, paura che lui, se ne renda conto, invece lui mi scopa con tale vigore che mi fa godere subito e poi anche lui esplode dentro di me riempiendo ulteriormente la mia fica di seme che si mischia all’altro.
Finito, vado a lavarmi in bagno, quando torno, ho una grande sorpresa. Distesi sul letto trovo tutti e tre che mi guardano nudi con i loro cazzi gia in tiro.

“ amore vieni a letto che ora ti facciamo impazzire. ” – mi dice Carlo invitandomi a braccia aperte.
Li guardo stupita. Loro mi sorridono, poi Carlo mi trascina fra loro, mi sussurra che poi mi spiega tutto, ma ora vuole che io goda fra loro. Una notte indimenticabile, mi hanno scopato ripetutamente in tutti i buchi e ricoperto ogni millimetro del mio corpo di caldissima sborra. All’alba sfiniti ci siamo addormentati, poi nel pomeriggio, fatti i bagagli siamo ripartiti e lungo il viaggio di ritorno mi hanno dato tutte le spiegazioni che volevo, ma c’era poco da spiegare, i tre si erano messi d’accordo per condividermi fra loro e io ora mi godo le loro mazze, ma con la chiara promessa che Luca deve trovarsi una giovane donna per lui, magari un po troia da condividere con noi.

Una studentessa e la sua perdizione
Pamela era una bella ragazza. Non era magra come tutte le veline che si vedono in tv, ma era molto bella: alta, con un bel paio di tette (una quinta abbondante), un culo alto e sodo, abbondante, fianchi morbidi, gambe tornite. Un gran bel pezzo di gnocca, insomma.
E lei lo sapeva, si vestiva sempre in modo provocante, con minigonne attillate, top e reggiseni a balconcino, per mettersi in mostra.

Nonostante questo, però, non si era mai spinta più in là di qualche pompino, le piaceva tantissimo la sborra, ma i ragazzi della sua età non la soddisfacevano.
Pamela voleva essere dominata, trattata come la puttana che era, le sarebbe piaciuto molto un uomo più vecchio di lei.
Spesso, anzi, almeno tre, quattro volte al giorno, si masturbava furiosamente, immaginando di essere usata come una puttana, dominata e scopata a sangue.

Quella mattina, quella in cui tutto ebbe inizio, era vestita come sempre, da zoccola.
Una minigonna di jeans, che le arrivava appena sotto il culo, coprendo a stento la figa, come sempre leggermente umida, solo a guardarsi allo specchio si eccitava come una cagna.
Una maglia che le copriva a stento le tette, lasciando scoperto il solco; i lunghi capelli neri erano sciolti lungo la schiena, fino al culo, e i grandi occhi verdi, da bambina e da puttana, erano circondati da uno spesso strato di eye-liner.

Quel giorno andava in una nuova scuola, doveva attirare l’attenzione.
Pamela era stata sbattuta fuori dalla scuola che frequentava prima perché troppo sfacciata e maleducata e suo padre, un importante uomo d’affari, l’aveva spedita nel suo nuovo istituto, rinomato per la sua severità. Adesso vi doveva affrontare la quinta superiore, e sapeva che sarebbe stata bocciata, Pamela non studiava mai, passava i pomeriggi a masturbarsi.
Lei non aveva potuto obiettare, sua madre era scappata, la vacca, anni prima, e suo fratello maggiore non la difendeva mai, lo stronzo.

Alla fine si era rassegnata ed era andata a scuola. Era arrivata abbastanza soddisfatta, sul pullman un uomo di circa una quarantina d’anni le aveva palpato il culo e le aveva infilato il cazzo tra le natiche, strusciandosi contro di lei. Ovviamente, Pamela si era eccitata come una troia, e aveva la fica grondante.

Appena entrata in classe, salutati senza entusiasmo i suoi compagni di classe, era andata in bagno fingendo un’urgenza impellente.

In effetti un’urgenza l’aveva, ficcarsi qualcosa su per la fica. Si guardò intorno nel corridoio, nessuno. E una porta socchiusa prima dell’angolo. Si chiuse dentro ed accese la luce, uno sgabuzzino…
Estrasse dalla borsetta, che portava sempre dietro, un piccolo vibratore, delle dimensioni di un rossetto. Sorrise tra sé e lo leccò, abbassandosi il perizoma.
Si sedette su uno shitolone, divaricando al massimo le gambe, e se lo infilò dentro, accendendolo alla massima velocità.

Cominciò presto ad ansimare, cercando di soffocare i gemiti, mentre si tormentata le tette e si artigliava i capezzoli.

– Ahh, fottimi, scopami dai, sfondami… – sussurrava tra sé, ficcandosi un dito su per il culo.

Venne velocemente, eccitata dalla situazione, e si riassettò i vestiti, pulendo accuratamente il vibratore e rimettendolo al suo posto.

Uscì e si guardò attorno con noncuranza, andando verso alla sua classe. Erano passate ben cinque ore e Pamela non ce la faceva più.

Aveva solo professoresse vecchie e bigotte, che l’avevano guardata malissimo.

“Che due coglioni” pensò, rifacendosi il trucco nello specchietto. I suoi compagni la guardavano con la bava alla bocca, pensando a come farsela (avrebbe giurato di aver visto due con delle erezioni davvero notevoli) e le ragazze sembravano sul punto di accoltellarla.
Sospirò, chiudendo lo specchio all’entrata dell’ultimo insegnante della giornata, il prof. di latino, italiano e storia, il signor Rainelli Matteo.

Gioia selvaggia, l’avrebbe visto ben 12 ore la settimana. Alzò lo sguardo e incontrò quello dell’uomo. Era esattamente il suo tipo d’uomo.
Alto, leggermente stempiato, coi capelli brizzolati, il viso leggermente squadrato, occhiali rettangolari e sguardo duro. Nonostante dimostrasse più di quarant’anni, quasi cinquanta, aveva un bel fisico…

“Dio, quanto mi piacerebbe che mi scopasse” pensò, sentendo la figa che si infradiciava.

Restò tutto il tempo a fissarlo, tremando dal desiderio di masturbarsi davanti a tutti.

A fine ora quasi sospirò di sollievo, mentre si alzava.

– “Un attimo, signorina Ambrosi. Devo parlarle. “

Fremendo d’eccitazione e di aspettativa, la puttanella si avvicinò alla cattedra.

Come le sarebbe piaciuto che lui la sbattesse sulla cattedra e le sbattesse nella figa colante il suo grande, caldo, pulsante cazzo.

Quasi gemette quando la porta si chiuse e l’uomo le fece cenno di andare vicino a lui.

– “Professore, io dovrei andare…”

– “Zitta. Tu parli quando lo dico io, puttana. “

Lei spalancò gli occhi, ma prima che potesse capire cosa stava succedendo, aveva già risposto.

– “Sì signore…” – il suo corpo aveva agito bene, era esattamente quello che voleva.

L’uomo estrasse il cellulare di tasca e lo aprì, schiacciando qualche tasto.

– “Guarda. ” – glielo mise davanti, e lei si ritrovò a guardarsi mentre si masturbava.

– “Ma cosa…lei…”

– “Ti ho filmato oggi, puttanella. ” – lei ancora fremette, eccitata da quella parola.

Anche se la sua mente era confusa, il suo corpo urlava di desiderio.

– “Da oggi sarai la mia puttana, altrimenti questo video finirà nelle mani di tutti, anche di tuo padre. “

Lei sgranò gli occhi.

– “Sì, lo conosco da anni, siamo amici dal liceo, e se vedrà questo filmato la tua vita finirà.

Cosa vuoi fare?”

Che domanda stupida, era ovvio quello che avrebbe fatto, non avrebbe mai rinunciato alla possibilità di farsi sfondare da quello stallone.

Sorrise.

– “Tutto quello che vuole lei, signore”

– “Dammi del voi puttana! E chiamami padrone!” – esclamò l’uomo, tirandole un ceffone.

– “Sì padrone. ” – mormorò lei.

– “Vieni qui e alza la gonna. “

Pamela si avvicinò si più a lui e si sollevò la gonna, mostrando la sua fica depilata e grondante, coperta appena dal perizoma.

– “Sei proprio una cagna, guarda, stai sbrodolando. ” – mormorò lui. Poi, prima che lei potesse fare qualunque cosa, le afferrò i laccetti laterali del perizoma e tirò con forza verso l’alto.

Lei quasi urlò, aggrappandosi alla cattedra: il filo centrale del perizoma si era conficcato della sua figa, premendo direttamente sul clitoride.

Matteo cominciò a muovere le mutandine, sfregandole avanti e indietro, tirandole sempre più un su, strappando a Pamela dei guaiti.

– “Guarda, una cagnetta in calore” – mormorò.

Prese un evidenziatore dalla cattedra e glielo sbattè su per la figa, strappandole un urletto.

Lo tolse subito e, con un sorriso sadico, glielo infilò su per il culo.

Lei gemette, piegandosi in avanti.

– “In ginocchio, zoccoletta!”

– “Sì, padrone” – si inginocchiò davanti a lui, slacciandogli i pantaloni con desiderio.

Si ritrovò davanti ad una nerchia enorme, solcata di vene pulsanti, dalla cappella rossa e congestionata.

Nessuno dei coetanei aveva una verga del genere.

– “Apri la bocca, puttana. ” – lei schiuse le labbra e Matteo, senza aspettare un minuto, le ficcò l’asta in bocca, fino ad urtarle il fondo della gola ed ancora ne avanzava fuori.

Cominciò a scoparle la bocca, facendole fare avanti e indietro lungo il suo cazzo, tenendola per i capelli.

Lei gemeva, gli occhi socchiusi e lucidi, eccitata come una puttanella.

– “Che bocca che hai, forse perfino meglio della fica. Quanti cazzi hai succhiato, cagna? Sei un cesso, apposta per scaricarci la sborra e così ti userò, puttana schifosa. “

Un attimo prima di venire si staccò da lei, sbattendola per terra, e si masturbò furiosamente, scaricandole una quantità enorme di sborra in bocca, sulla faccia, nei capelli…

Pamela beveva tutto con ingordigia, leccandogli il cazzo e gemendo, tre dita su per la fica che grondava di umori, tanto che aveva fatto una pozza per terra.

Matteo si riallacciò i pantaloni e si alzò, tirandole un calcio.

– “Rivestiti puttana. Domani ci rivediamo e anche domani pomeriggio. Tuo padre mi ha chiesto di darti ripetizioni, ci vedremo ogni giorno…”

Pamela a quelle parole quasi svenne dalla gioia.

48

Segregata e abusata

Come posso raccontare l’indicibile? Tutt’ora faccio troppa fatica a parlarne, perché la storia di cui sono stata protagonista in prima persona non ha nulla di umano.

Provo persino vergogna a raccontarla. E’ così esagerata e crudele che potrebbe persino sembrare incredibile. Troppo l’orrore, troppa la violenza, troppa la sofferenza che ho patito per colpa degli uomini.
Per un anno intero sono stata segregata nella cantina di un casolare di campagna, trattata peggio di una schiava da un gruppo di rumeni che hanno fatto di me ciò che volevano. Ogni mattina mi svegliavo e avevo la certezza che sarei tornata a vivere un’altra giornata d’inferno.

Ho urlato, pianto, supplicato, ho cercato aiuto, ma le mie grida sono rimaste inascoltate, perse nel vuoto di quattro umide mura.
Per dodici mesi sono stata costretta alle più umilianti delle violenze, brutalizzata e sodomizzata da uomini che non avevano niente di umano, mentre le loro donne, complici in un reiterato silenzio, pur non partecipando alle violenze di cui sono stata fatta oggetto, vedevano e tacevano senza mai ribellarsi.
All’inizio ho sperato nel loro aiuto, sbagliando, perché tutto quello che ho ricevuto dalle loro mani è stato soltanto un po’ di cibo e dell’acqua, alimenti che mi hanno permesso di sopravvivere durante tutto il tempo in cui sono rimasta prigioniera.

La mia storia potrebbe concludersi qua, ma a distanza di tre anni dal compimento di questa triste vicenda, di cui sono stata vittima, ho finalmente trovato la forza di raccontarla per intero, a cominciare dalla sera in cui ha avuto inizio.
Sento il bisogno di ripulirmi per tornare a essere quella che ero prima di essere violentata, ma per raggiungere questo obiettivo devo raccontarmi perché solo in questo modo potrò uscire dallo stato comatoso in cui sono precipitata.

L’orrore che mi porto dentro di quei giorni di prigionia, in un incredibile labirinto di folli perversioni, occupa stabilmente la mia mente. Provo un senso di vergogna, sono angosciata, e seguito a rimproverare me stessa per quanto è accaduto, invece non dovrei farlo, lo so bene, ma non ci riesco.
Lo psicologo che mi ha in cura, cui sono stata affidata dai servizi sociali della ASL, sostiene che il senso di colpa di cui soffro rientra nella normalità di una donna che come me ha subito un’ aggressione sessuale.

Mi esorta continuamente a parlare dell’accaduto, vuole che ricordi anche i minimi particolari, persino quelli che a me appaiono meno importanti, perché a suo dire parlare mi restituirà la salute, mentre se tengo tutto dentro non potrò che peggiorare il mio stato.

Sono trascorsi quattro anni dalla notte in cui la banda di rumeni mi ha fatto prigioniera. Quel sabato sera stavo facendo ritorno a casa, dopo avere trascorso la serata in discoteca, quando il motore della Mini Cooper di cui ero alla guida si spense d’improvviso mentre percorrevo la Via Emilia.

Ormai ero prossima a Parma, mancavano solo una decina di chilometri al cartello che indicava la città. Feci appena in tempo ad accostare la vettura al ciglio della strada prima che la Mini Cooper sospendesse definitivamente la corsa.
Dopo alcuni inutili tentativi di fare ripartire il motorino d’avviamento mi arresi. Alla sfiga d’essere rimasta in panne si aggiunse anche quella di non essere in grado di effettuare una qualsiasi telefonata.

Il cellulare che custodivo nella borsetta, malauguratamente, aveva le pile scariche.
Bloccata e impossibilitata a fare ripartire l’automezzo decisi di percorrere a piedi la distanza che mi separava dalla città. Neanche per un istante presi in considerazione l’eventualità di effettuare l’autostop. Troppo pericoloso, pensai.
Quella sera indossavo un vestito abbastanza scollacciato, lungo a mezza coscia, che durante il cammino verso la città non mancò di attirare su di me l’attenzione di un gran numero di automobilisti che percorrevano la Via Emilia.

Impedita a muovermi agevolmente per colpa dei tacchi da 12 centimetri che calzavo ai piedi, mi liberai delle scarpe e proseguii a piedi scalzi camminando sulla striscia d’erba, a lato della strada, dove trovavano posto i paracarri.
Fatta segno di frasi ingiuriose, pronunciate dagli automobilisti di passaggio, scambiata per una prostituta intenta ad adescare clienti, stanca e impaurita, accettai un passaggio da un ragazzo dal viso angelico che si fermò con la sua Citroen station-wagon chiedendomi, unico fra tutti, se avevo bisogno d’aiuto.

Mica potevo immaginare che quello sarebbe stato uno dei miei carnefici. Tuttora, ripensando a quei giorni di prigionia, faccio fatica a pensare a lui come a uno dei mostri che mi hanno violentata ripetutamente.
Per un anno intero, la banda di rumeni, mi ha tenuta prigioniera in una cantina, priva di luce elettrica, carente di servizi igienici, impossibilita persino a lavarmi, subendo una infinita serie di abusi.
I giorni di prigionia, trascorsi in quella cantina, sono stati un continuo incubo.

Nella solitudine di quelle quattro mura mi sono interrogata più volte sul senso della vita. Non sapevo quali fossero le loro reali intenzioni, oltre a quelle di violentarmi e godere del mio corpo. La mia paura era che prima o poi mi avrebbero uccisa e seppellita in una fossa scavata in aperta campagna. Probabilmente erano queste le loro intenzioni se non fossero intervenuti i carabinieri a liberarmi. Liberazione avvenuta in modo del tutto casuale perché le forze dell’ordine raggiunsero il casolare per caso, seguendo una pista del traffico di droga.

Oltre a essere obbligata a subire i loro appetiti sessuali fui costretta a portare a termine, in più di una occasione, per loro divertimento, a dei rapporti sessuali con uno dei loro cani; un dobermann, che probabilmente si era congiunto con altre donne prima di me, perché quando si trattò di infilare il suo coso nella mia vagina trovò subito la strada fra le cosce, nonostante mi divincolassi, tenuta ferma dai miei aguzzini.

I rumeni parevano divertirsi nel vedermi cavalcata da quell’a****le, lo stesso che durante il giorno faceva da cane da guardia nell’aia mentre loro erano assenti. Quando il ragazzo si premurò di farmi salire sulla station- wagon, dopo che gli ebbi rivelato quanto era accaduto alla mia autovettura, mi propose garbatamente di aiutarmi, carpendo la mia fiducia.
– Ti accompagno a casa mia, dista solo un paio di chilometri. Lì potrai telefonare a un elettrauto.

Oppure se vuoi ti accompagno a casa tua. – disse il ragazzo
Dopo la serata trascorsa in discoteca, dove avevo ecceduto nel bere e assunto un po’ di roba, non mi ero accorta che il ragazzo alla guida della station-wagon non era italiano, altrimenti non avrei mai accettato il passaggio in auto. Abbandonata la Via Emilia, raggiungemmo una cascina. Solo allora, nella oscurità di quel luogo, lontano dalla strada statale, presi coscienza dell’errore che avevo fatto e cominciai a essere preoccupata.

Bloccata l’auto nel cortile della cascina il ragazzo fu lesto ad abbandonare il posto di guida. Scese dalla macchina e venne nella mia direzione. Una volta aperta la portiera mi trascinò fuori dalla vettura e mi spinse verso la cascina. Tutt’a un tratto da una porta della casa colonica uscirono fuori un paio di uomini che ci vennero incontro. Spaventata cercai di fuggire rincorsa dappresso dal ragazzo che stava alle mie spalle. Sollevata di peso dai tre uomini fui trasportata nel casolare.

Quella notte, fino al sorgere del nuovo giorno, dovetti subire le ripetute violenze di quel gruppo di rumeni che abusarono a turno di me in tutti i modi, lacerandomi le pareti del culo fino a farlo sanguinare con i loro atti violenti. Dopo lo shock provocatomi dalle botte ricevute perché mi ero ribellata all’aggressione sessuale, cercando d’oppormi in tutti i modi alle violenze, mi ritrovai preda di un profondo stato di confusione.

Intorpidita in tutto il corpo a causa delle ecchimosi e delle scorticature, residui delle botte ricevute e dalle tracce di sangue rappreso attorno alle mie cavità, ero disperata.
I primi giorni trascorsi in quella casa furono i più terribili da sopportare. Non sapevo rassegnarmi a essere ripetutamente violentata dai miei aguzzini. Rifiutavo il ruolo di schiava, mentre l’unica cosa a cui pensavo era di fuggire da lì, anche se non sapevo come sarei riuscita a farlo.

Col passare delle settimane diventai insensibile a tutto ciò che mi accadeva. Sopportai passivamente ogni tipo di violenza, perché quello che desideravo non era più di fuggire, ma soltanto morire.
Il ricordo di quei lunghi mesi trascorsi da schiava, privata della libertà, sottoposta ad abusi infami e vergognosi, mi si ripresentano quotidianamente nella mente, ma soprattutto mi tengono compagnia di notte quando mi sveglio nel letto della mia casa impaurita e tutta sudata.

Oramai sono trascorsi tre anni da quando ho riacquistato la libertà. Non sono ancora tornata alla normalità, mi sento intorpidita, distaccata, come se la realtà in cui sono costretta quotidianamente a vivere sia soltanto un sogno.
Percepisco il mondo che mi circonda in modo del tutto irreale, come se il mio inconscio riconoscesse come unica realtà il periodo vissuto dentro quella cascina. Rivivo continuamente i momenti di quelle aggressioni. Sono pensieri ossessivi, ricordi, incubi, visoni mostruose.

Vorrei mettere fine a quelle brutture, rimuovendo i particolari di quei giorni e delle aggressioni subite, invece ho difficoltà a concentrarmi sulle cose di tutti i giorni.
Soffro di crisi di ansia e la sera fatico a prendere sonno. Sempre più spesso penso che dovrei farla finita con questa vita. Ho tanta rabbia in corpo e non so come fare a sfogarla. Da quando sono stata liberata ho evitato il contatto con l’altro sesso.

Ho paura di innamorarmi di un uomo e d’avere con lui un qualsiasi rapporto sessuale. Ho messo in atto delle strategie per difendermi dal dolore, anche se mi stanno provocando troppo disagio, ma che potrei fare di diverso?
Ho provato a contenere l’ansia che mi porto addosso assumendo degli psicofarmaci, poi ho assunto dell’alcool, ma non è servito a niente, anzi, assumere queste sostanze ha contribuito soltanto a fare diminuire quelle energie positive che dovrebbero servirmi a contenere le mie paure.

Parlare di quanto mi è accaduto spero che possa servire a guarire dagli attacchi di panico che a distanza di tre anni da quell’accadimento seguitano a colpirmi. Mi manca solo una cosa, il tempo per guarire.

Come diamanti nel fango
di antonio andrea fusco e altri
Collegamento:.

Dopo i quaranta la voglia è tanta

Sono stata, proprio oggi pomeriggio, in un nuovo negozio di abbigliamento intimo. I prezzi sono invitanti. I costumi da bagno splendidi e anche l’intimo e’ carino.
Cosi’ ho infilato in borsa la carta di credito e mi sono preparata psicologicamente allo shopping selvaggio ! La mia intenzione era di acquistare un paio di bikini per il mare, qualche mutandina carina e un paio di reggiseni. Il negozio e’ molto carino, open space. Oltre all’abbigliamento esposto ordinatamente sulle grucce, vi sono angoli accoglienti con divani e poltroncine.

Mi e’ venuta incontro una bella signora sui 45 – 50 anni, molto elegante, ben truccata. Ha allontanato con garbo la giovane commessa , e , stimando che la mia eta’ fosse vicina alla sua , ha deciso che sarebbe stato suo compito accontentarmi, mentre la ragazza avrebbe pensato ad un gruppetto di studentesse curiose e vocianti.
Ho chiesto subito alla proprietaria di poter provare qualche costume e qualche reggiseno. Dopo essersi accertata di quali fossero le mie preferenze e la mia taglia , mi ha fatta accomodare in camerino e , poco dopo , e’ arrivata con una montagna di costumi….

uno piu’ bello dell’altro.
“Provi con comodo, fra poco tornero’ e mi dira’ quali siano le sue preferenze”.
Mi e’ parso che la signora, nel chiudere la porta, abbia lanciato uno sguardo di ammirazione alle mie lunghe gambe snelle , ormai nude…Io infatti, nell’attesa , avevo gia’ sfilato la gonna e mi preparavo a slacciare anche la camicetta.
Ho pensato che la colpa fosse tutta della mia fantasia e della mia “voglia di donna” che , in questo periodo, piu’ che in altri, mi accompagna e mi eccita.

Non so cosa darei, infatti, per provare le attenzioni di una lesbica.
E’ un desiderio, un sogno che coltivo da almeno vent’anni. Non ho mai avuto una vera esperienza lesbo. Una sola volta nella vita ho invitato a casa una cara amica , dopo averle fatto confessare che anche lei sarebbe stata curiosa di provare…ma non fu una serata particolarmente eccitante…probabilmente entrambe avremmo desiderato che fosse l’altra a prendere l’iniziativa. Cosi’ fini’ che ci masturbammo a vicenda senza provare il desiderio di ripetere l’esperienza.

Personalmente ho continuato a desiderare di restare in balia di una vera

lesbica per alcune ore, sarei disposta ad assoggettarmi a tutte le sue voglie ed ai suoi capricci, pur di godere della sua lingua esperta e delle sue attenzioni.
Quindi , probabilmente, la mia permanente eccitazione e la mia fervida fantasia …. hanno fatto scorgere, nello sguardo della Signora, un interesse piu’ profondo di quello che solitamente riserva una proprietaria di boutique ad una cliente bendisposta agli acquisti.

Infatti la Signora (la chiamero’ in questo modo, ignorando il suo nome) poco dopo ha discretamente bussato al camerino chiedendo di poter entrare per constatare di persona quali fossero le mie esigenze e quale fosse la vestibilita’ dei costumi che mi aveva proposto. In quel momento indossavo un due pezzi Calvin Klein color petrolio che mi stava davvero bene. La Signora , molto soddisfatta, mi ha aiutato ad aggiustare le spalline ed e’ tornata di corsa in magazzino per sottopormi premurosamente altri modelli e colori.

Nella totale solitudine del camerino mi sono sentita un tantino disillusa. Di nuovo, per l’ennesima volta, avevo creduto di poter suscitare l’interesse sessuale di una donna…e invece, come al solito, avevo preso lucciole per lanterne.
Nel frattempo la Signora entrava ed usciva sottoponendomi una quantita’ di modelli e colori da capogiro. Ero stanca di provare ed avevo quasi deciso per due modelli semplici ma decisamente sexy…Si avvicinava l’ora di chiusura , non mi ero resa conto di avere trascorso quasi 40 minuti chiusa in quel bugigattolo privo di aerazione.

Ho sentito la Signora congedare la commessa e mi sono affrettata ad indossare l’ultimo costume …per lasciare che la Signora potesse chiudere e tornare a casa.
Indosso lo slip e sto per afferrare il reggiseno, sto studiando i lacci ed i ganci, giusto per capire come andra’ allacciato …. quando la porta del camerino si apre.
La Signora non ha bussato, questa volta……imbarazzata, mi copro come posso il seno, abbondante e prosperoso.

La Signora si scusa. Credeva che io lo avessi gia’ indossato, e si offre di aiutarmi ad allacciarlo.
Si pone alle mie spalle. Afferra il reggiseno e lo appoggia sui miei seni nudi. Sento le sue mani che cercano di afferrare i lacci per la chiusura, ma curiosamente le sue mani indugiano abbastanza a lungo sui miei fianchi e sulla schiena.
Sara’ colpa della mia solita immaginazione….
Le mani di lei , alla ricerca dei lacci, quasi accarezzano i miei fianchi, poi si

attardano sulle coppe del costume, quasi a sistemarlo meglio….

poi , inequivocabilmente, le sue mani scivolano sotto la stoffa e , da dietro, indugiano alla ricerca dei capezzoli che, pronti, si induriscono al contatto. Percepisco il suo respiro sul collo e sento il suo corpo aderire completamente alla mia schiena ed ai miei glutei, appena coperti da un misero slip da mare. Questa volta non posso dare la colpa alla mia fervida fantasia. La Signora mi sta accarezzando lentamente, languidamente. Le sue mani e le sue dita stuzzicano i miei seni , vedo nello specchio ,che campeggia di fronte a me , la sua sagoma alle mie spalle.

Sento che con abilita’ e dolcezza sta liberandomi del’inutile stoffa del costume che avrei dovuto provare. Lo fa scivolare sfilandomelo dalla testa. Ora sono in piedi, mi vedo allo specchio. Ho indosso solo la parte inferiore del costume ed ho una magnifica donna alle mie spalle che mi massaggia sapientemente il seno. Vedo le sue dita abilissime stringersi intorno ai capezzoli per eccitarli. Mi sfugge un gemito. Ho paura di cio’ che potrebbe accadere , ma al contempo ho una voglia folle di abbandonarmi al piacere.

La Signora interpreta il mio gemito come un apprezzamento alla sua abilita’ ed ora le sue mani scendono sui miei fianchi ed abbassano lo slip. Sono immobile come una statua. Ho voglia ed ho paura di cio’ che potrebbe accadere. Attendo, fremente, che Lei si spinga a fare di piu’. Ora sono nuda. La Signora e’ sempre alle mie spalle ed accarezza il mio corpo in silenzio, con lentezza passa dai seni al monte di Venere, si sofferma sui fianchi, scende alle cosce, risale al seno.

Percepisco ora la sua lingua sul collo ..la sento guizzare , umida, la sento leccare la nuca …. Percepisco un comando dolcissimo e vi obbedisco diligentemente. Le sua mani spingono affinche’ io ruoti su me stessa ed offra la totale visione del mio corpo nudo ed inerme alle sue voglie perverse. Mi guarda. Mi studia. Mi sorride ora… Mi spinge verso la poltroncina che campeggia in un angolo, straripante di costumi. Le sue braccia , forti e volitive, mi accompagnano affinche’ io mi sieda.

Subito lei e’ sopra e dentro di me. La sua bocca sfiora la mia e vi penetra con dolce violenza. La sua lingua esplora tutta me stessa , strappandomi nuovi gemiti di sorpresa e di piacere. Le sua mani sono inarrestabili, irraggiungibili e giocano, carezzano, titillano, si muovono…
Ora la sua lingua scende verso i seni , li bagna di saliva e carezza dolcemente prima un capezzolo, poi l’altro. Percepisco un lieve morso su entrambi.

Gemo. Non posso fare altro. Lei non parla. Io non oso pronunciare altro che gemiti di sommesso piacere.
E’ come se fra noi fosse nata una tacita intesa…godere senza sapere nulla l’una dell’altra…. senza presentazioni, senza nomi…. sono sufficienti i nostri corpi e le nostre voglie.
La Signora scende verso l’ombelico , vi penetra con la punta della lingua. Io, oltre a godermi le mille sensazioni che Lei sa donare…mi godo lo spettacolo allo specchio.

Mi vedo semisdraiata sulla poltroncina, in totale balia di questa insaziabile troia, che vuole farmi godere….
La sua lingua sa farsi desiderare. Ormai io la vorrei sentire dentro di me, profondamente …vorrei godere fra le sue labbra senza ritegno alcuno…. ma la porca sa bene come farsi desiderare e presto abbandona il mio ventre per dedicarsi alle braccia…. ora scende dolcemente a leccarmi le cosce…. dopo un istante lambisce con lussuria il polpaccio ed afferra il mio piede.

Infila alcune delle mie dita nella sua bocca, bagnandole di saliva e senza smettere di guardarmi negli occhi.
Io vorrei urlare. Vorrei implorarla di farmi godere, di farmi venire ,ma non oso interrompere questo silenzio carico di tensione e di attesa….
Sta deliberatamente succhiando i miei piedi come fossero falli maschili, infila il mio alluce frale labbra umide e succhia…. lecca…. La mia vagina ormai ha abbondantemente bagnato la poltroncina in attesa di quanto desidera piu’ d’ogni altra cosa …e finalmente la Signora abbandona il mio piede, sale lentissimamente, sempre fissando il mio viso , con la lingua , a lambire la gamba, si avvicina alla coscia , istintivamente mi apro..Ora la voglio, lo voglio ! Lei alza lo sguardo , mi fissa e fa comparire la lingua fra le labbra , la muove velocemente guardandomi negli occhi …Io gemo e per la prima volta imploro:

“ Ti prego….


Sorride, abbassa il capo e finalmente percepisco il muscolo bagnato e bollente guizzarmi fra le cosce.
Mi apro ancora di piu’.
Lei raggiunge il mio bottoncino e lo accudisce con amore, con perizia, con esperienza consumata.
Sento finalmente un brivido bollente partire dal cervello e raggiungere il clitoride. Finalmente godo…. finalmente mi abbandono alle sensazioni straordinarie di questa porca abilissima ed esperta. Mi sento gemere, mi sento gridare, le afferro il capo e me lo spingo contro.

La sua lingua saetta sul clito, le sue labbra lo afferrano e lo suggono , simulando un pompino. La sua lingua scende fra le mie labbra e penetra in me. Sento un cazzetto bagnato , piccolo , ma muscoloso …. che mi penetra con piccoli colpi ben assestati… Non so quante volte abbia gridato ed abbia implorato di non smettere, di continuare, di farmi venire ancora e ancora…. Ora Lei torna sul clitoride duro e percepisco due, forse tre delle sue dita spingersi dentro di me…prepotenti ed abili…fino a farmi urlare per l’ennesimo orgasmo….

mentre la lingua e le labbra non smettono di succhiare e leccare il bottoncino durissimo e teso. Non so per quanto tempo Lei si sia divertita a farmi godere…. Sono semplicemente certa di non avere mai goduto tanto. La Signora si e’ dedicata alla mia fica per minuti interminabili, ore …. Senza nulla chiedere in cambio. Ancora completamente vestita ha semplicemente dedicato al mio piacere tutte le sue abilita’. Ma ora sento che si muove….

Si allontana da me e mi lascia , sola ed abbandonata sulla poltroncina del camerino. Penso che , dopo tanta dedizione, abbia diritto ad un attimo di pausa, magari a bere un sorso d’acqua…. chissa’…
Sento che sta trafficando a qulche passo da me. Porte che si aprono e si richiudono. Passi che tornno verso il camerino. La Signora ricompare sulla porta. In braccio tiene un magnifico cagnolino bianco, un batuffolo di peli candidi circonda un musetto malizioso e vispo…In un istante mi domando dove abbia tenuto nascosto quel cane durante le ore di apertura negozio…a poi un altro pensiero attraversa fulmineamente la mia mente…Mi chiedo cosa voglia fare la mia dolce e perversa Signora offrendomi quel dolcissimo esemplare di White Terrier da guardare.

Un breve istante ed immediatamente comprendo. La Signora e’ sola , sicuramente e’ una lesbica convinta e …. probabilmente quando la voglia di sesso la possiede…si concede alle grazie di una linguetta maliziosa e discreta.
Non ho il tempo di riflettere. Lei appoggia il batuffolo a terra poi afferra le mie mani e , con decisione mi costringe ad accomodarmi sul pavimento del camerino. Mi accompagna con la schiena a terra, dolcemente.

Apre le mie cosce e tiene divaricate le mie gambe forzando le mie ginocchia. Quasi immediatamente percepisco un soffio caldo sulla fica …e subito dopo sento il nasino bagnato del Terrier farsi strada fra i miei umori , abbondantissimi ed umidi. Ho sentito dire che molte donne stimolano il cane con del burro o dello yogurth …. ma probabilmente il Terrier non ne ha bisogno in questo momento. Io sono talmente bagnata ed eccitata che lui , immediatamente , si insinua a leccare voracemente la mia femminilita’.

La Signora sorride e si accomoda sulla poltroncina. Io sono a terra, completamente umiliata dalla sua volonta’ ed , al contempo, eccitata in modo estremo dalla situazione …. Apro , mio malgrado, le gambe fino a poggiare quasi le ginocchia sul pavimento…la linguetta di lui non si fa attendere. Dopo avermi annusata ed avere percepito la mia calda eccitazione il cane insinua con consumata abilita’ la linguetta fra e mie labbra gonfie e inizia una estenuante, terribile, lunghissima ….

danza sul mio clito e nella mia vagina dischiusa, Sento l sua lingua dura e muscolosa muoversi velocissima sul clitoride…. sento la stessa lingua frugarmi dentro a caccia di umori e di liquidi…. che non si fanno certamente attendere.
Godo copiosamente sulla lingua del Terrier che mi penetra e mi fa gridare…..Ho gli occhi quasi sempre chiusi, ma quando il coraggio di un istante mi spinge ad aprirli, intravvedo la Signora che osserva lo spettacolo con ingorda ammirazione….

La sento incitare il fedele amico , sottovoce, quasi il suo fosse un linguaggio segreto e totalmente incomprensibile.
Certamente deve essere estremamente eccitante guardare la mia passerina lambita dalle avide e velocissime leccate del cagnolino…. Mi sollevo lievemente alzando il bacino…il piccolo si insinua fino a leccarmi il culetto…poi torna, disordinatamente , all’imbocco della vagina..per poi tornare al clitoride, ormai durissimo, estremamente eccitato e gonfio…. Sto impazzendo, sto sognando…sto venendo in modo vergognoso.

E mi rendo conto che e’ eccitante da morire il fatto che lei mi guardi mentre lo faccio. Mi contorco, nell’ultimo , spasmodico orgasmo…. in modo esageratamente plateale…per darle l’opportunita’ di beneficiare fino in fondo di questo mio anomalo spettacolo… Espello un ultimo fiotto di piacere che il cane sugge avidamente …fino a ripulirmi completamente. Sono scioccata, sconvolta, distrutta dalla vergogna, dal piacere, dallo stupore. Lei afferra semplicemente il cane, lo accarezza con amore e se ne va con lui.

Probabilmente lo riaccompagna la’ dove lui e’ abituato a stare durante le ore di apertura del negozio. Poi torna da me. Io mi sono rivestita in qualche modo…. lei e’ tornata da me sorridendo …. mi ha accompagnato all’uscita sul retro del negozio.
Per la prima volta l’ho sentita parlare….
“ Sei una troia formidabile, ti aspetto domani sera , dopo la chiusura…per continuare a giocare con te. Ma domani, ricorda bene, dovrai anche tu farmi godere.


E dopo avermi leccato con sensualita’ le labbra per l’ultima volta, mi ha spinta fuori dal suo negozio chiudendo a chiave il portoncino del retro- bottega.

Lezioni di vero
di antonio andrea fusco
Collegamento:.

A casa del diavolo ( capitolo finale )

“Sei pronta? Il mio Master si rivolse a me con un tono
particolare,freddo e distante come parlasse di una cosa invece che di
una persona. Risposi che lo ero.
Senza un’uletriore parola mi fece indossare un collare rosa e un
guinzaglio dello stesso colore…nell’anello in cui veniva agganciato il
guinzaglio una targhetta a forma d’osso in metallo con su scritto il
mio nome da cagna “Pinkslip” e il mio stato di sissy.

Stranamente non
notavo altro nessun segno di possesso. Una dimenticanza o ……
La risposta l’avrei avuta in un’istante,scesi la scale con il mio
Padrone e le sue ancelle…. in un salone un’odore acre di fumo,una
figura maschile attendeva seduta ,non riuscii a vederne il volto
seminascosto dall’ombra ma riuscii a scorgere dei pantaloni neri
attilati e una giacca e capelli neri…nulla più finchè non si alzò in
piedi facendomi sobbalzare : era di una bellezza incredibile: attorno
i 190 cm occhi chiari.

capelli neri e pizzetto curatissimi,carnagione
olivastra fisico atletico e un frustino tra le mani.
“Gabriella ti presento Mark , come capirai ben presto dal suo accento
non è italiano ma lo parla alquanto bene,soprattutto si fa
capire,specialmente in certi ambiti ( risata generale ) …Lui da oggi è
a tutti gli effetti il tuo nuovo Padrone! A differenza mia non tollera
le mezze misure e perciò sarà bene che tu lo ascolti.

Ti faccio una
premessa, Mark ti ha comperata! Si hai capito bene…tu sei costata a
Mark 30. 000 euro! Di solito le schiave mi rendono molto di più ma devi
capire che tu non sei più giovane e quindi sei un tantino
sottovalutata …ossia in offerta speciale ! ( altra risata ). Ma ora è
tempo che sia lui a parlare. Prego Mark. “
L’uomo prima di iniziare il suo discorso mi fece cenno di
accovacciarmi ai suoi piedi con la testa appoggiata sulle sue scarpe
…mi prese per la testa e obbligò le mie labbra a stare a stretto
contatto con il cuoio e iniziò a prendere parola.

“ Come ha detto Roberto mi chiamo Mark e non amo le mezze misure. Cosa
significa questo? Ora mi spiegherò meglio. Ogni mio ordine per quanto
impossibile e per quanto possa superare i tuoi limiti di schiava DEVE
essere eseguito! Tu NON hai diritto alla tua privacy,non hai diritto a
lavorare perché tu lavorerai da me senza ovviamente alcun stipendio.
Verrai pagata con vitto ( deciso da me incurante dei tuoi gusti ) e
alloggio.

Sono io che possiedo te non il contrario quindi sono IO che
decido se scoparti oppure se farti scopare da altri,che ti piacciano o
no ,spesso saranno persone che pagano per i tuoi servigi,quindi non
sarà una cosa rara che siano alquanto bruttini o peggio. Il livello
delle loro perversioni contribuirà ad accrescere il valore del
compenso per cui nulla è escluso se non i*****le. Puoi dimenticare la
tua parvenza di virilità ,è tassattivamente proibito a te ricevere il
dono dell’orgasmo sempre che non lo decida io e sempre anale! Sin da
subito ti verrà impedito di toccare la tua clito con una gabbia di
castità, ti verrà aperta un paio di volte al giorno per la pulizia
intima,ogni eventuale parvenza di erezione verrà punita e bloccata
finchè la cura che ti faremo non lo renderà totalmente impossibile.

Da
domani DEVI chiamare le seguenti persone: I tuoi datori di lavoro ,tua
madre e tuo padre ed eventuali fratelli! A loro comunicherai ciò che
segue :
Lavoro: DA OGGI COMUNICO LE MIE DIMISSIONI DALLA VOSTRA AZIENDA IN
QUANTO IN ATTESA DI CAMBIARE IL MIO SESSO DEVO ESEGUIRE ALCUNI
PROCEDIMENTI CHE RENDONO IMPOSSIBILE IL MIO IMPIEGO PRESSO DI VOI.
Famiglia: CARI GENITORI SO DI DARVI UN PROFONDO DOLORE MA DEVO ESSERE
SINCERA CON VOI, IO NON MI SONO MAI SENTITA UN MASCHIO E LA MIA INDOLE
SESSUALE E’ TUTTA INDIRIZZATA VERSO GLI UOMINI SONO IMPEGNATA AL
MOMENTO CON UN PERCORSO DI TRANSAZIONE , OSSIA SONO DECISA A DIVENTARE
DONNA DEFINITIVAMENTE E COSA PIU’ IMPORTANTE VOGLIO DEDICARMI ALL’UOMO
CHE SI PRENDE CURA DI ME IN MODO TOTALE…QUINDI VI PREGO NON CERCATEMI,
VERRO’ IO DA VOI QUANDO I TEMPI SARANNO MATURI.


Sentire ciò che diceva mi fece piangere ,avrei perso i miei amici il
mio lavoro e i miei cari e peggio ancora non sarei stata più quello
che sono…definitivamente! Una cosa è sottomettersi travestirsi e
umiliarsi…. una cosa è perdere per sempre una parte di te tanto
importante…
Riprese a parlare. “ SE PENSI CHE QUESTO SIA TUTTO TI SBAGLI! LE MIE
PUNIZIONI NON SONO UN COLPO DI CINGHIA MA MOLTO PIU DURE QUINDI CERCA
DI COMPORTARTI BENE ALTRIMENTI TI DRIZZERO’ E FORGIERO’ A MIO
PIACIMENTO…E PER FINIRE MA VEDRAI CHE NON E’ TUTTO , VERRAI SOTTOPOSTA
DA UN LUMINARE ( LA COSA COSTERA’ PARECCHIO MA TE LA PAGHERAI CON LE
TUE MARCHETTE ) OLTRE ALLA VAGINOPLASTICA ,COSA CHE NON MI SODDISFA
IN SE,VERRAI SOTTOPOSTA AD UN TRAPIANTO!
Tremante e con gli occhi fuori dalle orbite alzai la testa dalle sue
scarpe…”quale trapianto Signore? “
“SIGNORI E SIGNORE LA QUI PRESENTE GABRIELLA OLTRE A RITROVARSI UNA
BELLA FICHETTA SARA’ PARTE DI UN’OPERAZIONE ALL’AVANGUARDIA! IN POCHE
PAROLE LE VERRANNO TRAPIANTATI IN TOTO GLI ORGANI FEMMINILI PER LA
PROCREAZIONE! UNA COSA IMPOSSIBILE FINORA….

MA SOLO FINORA.
QUINDI SE NON AVETE CAPITO VE LO SPIEGHERO’ MEGLIO IN PAROLE
SEMPLICI,GABRIELLA SARA’ FEMMINA A TUTTI GLI EFFETTI, GODRA’ COME UNA
FEMMINA MA COSA ANCORA PIU’ IMPORTANTE POTRA’ AVERE FIGLI!!!!!!!!”.

A casa del diavolo 2 ( storia di una schiava trav)

“Mettiti a 4 zampe e seguici cagna”
Non avevo un muscolo o un osso che non mi facesse male…ero stanca
sporca segnata e umiliata…ora due donne mi stavano deridendo mi
obbligavano a spogliare il mio corpo depilato liscio scoppiando in uno
scherno senza fine puntando quella che una volta era una sorta di
virilità,ora un clito depilato e infiocchettato di rosa.
Una volta nuda mi spinsero verso una vasca ad idromassaggio svuotarono
sul mio corpo un bagnoschiuma al mughetto e mi ordinarono di lavarmi a
fondo soffermandomi dentro le orecchie il buchino i piedini le gambe e
la clito,quest’ultima ho dovuta strigliarla ancor più forte con la
spugna da bagno…ho dovuto poi inserirmi quante più dita possibile
dentro di me coperte di sapone per eseguire quello che loro definirono
il lavaggio interno della mia fica!
“ Mi ha fatto venir voglia questa troia!” Fu la mia compagna di
viaggio a parlare entrando nel bagno.

“Sei ridicola lo sai? Come uomo non vali un cazzo e come donna fai da
ca..re! Mi sa tanto che dovremo arrangiarci da sole! Anzi sai che fai?
Prendi questo e facci eccitare dai su fottiti!”
Aveva gettato nella vasca un fallo di circa 25/30 cm grosso e venoso.
“ Mettitelo in bocca ci fai vedere come spompini e poi te lo metti nel
culo,voglio vedere se riesci a godere senza toccarti cagna”
Quasi in trance presi il fallo tra le mani iniziai a leccare prima la
cappella per scendere poi lungo tutta l’asta ,leccavo e succhiavo le
palle poi salivo e mi prendevo cura della punta per poi ingoiare
quanto possibile il cazzone.

La signora intanto si era sollevata la gonna e le due amazzoni
iniziarono a prendersi cura di lei leccandole ogni affranto e ogni
pezzo di pelle scoperto e non,a quello spettacolo il mio clito
sembrava dare segni di vita e lei se ne accorse.
“Che c’è il tuo clito si risveglia? Chi cazzo ti credi di essere? Un
uomo? Mettitelo in culo muoviti questo è il tuo destino…o vuoi la
fica? Dimmi vuoi la fica? “
Le donne scoppiarono tutte in una risata talmente forte da far tremare
i vetri delle finestre.

“Voglio essere buona con te anzi doppiamente buona ,prima ti concedo
di annusarmela e poi…sorpresa…. ”
Si avvicinò a me si aprì la vulva innondata di umori mi prese per i
capelli e la strofinò sulla mia faccia riempendomi il naso dei suoi
succhi…poi si voltò , e mi spinse la bocca sul buco del culo
obbligandomi a leccare….
“Basta così! Ora girati e mettiti a 4 zampe e aspetta!”
Eseguii ed aspettai in silenzio quando sentii dei passi di piedi nudi
ma pesanti dietro di me…una mano callosa carezzare la mia carne…una
sostanza gelatinosa scendere tra le mie natiche e dentro il buchino
subito dopo seguita prima da 2 e poi da quattro dita che mi
penetrarono sollevarono e spinsero mi stavano fottendo con le dita
facendomi scivolare per la vasca, chi mi stava facendo il lavoretto
sapeva che faceva,mi tittilava la prostata facendomi gemere come una
troia e mi costrinse tanto erano forti le sensazioni che provavo a
supplicarlo di incularmi sempre più forte cosa che divertì le
ragazze,tant’è che a gran voce lo spronarono a sostituire le dita con
il suo cazzo.

Un cazzo che non dimenticherò mai..la cappella era grossa come un
limone stentava ad entrare dentro di me sembrava volesse spaccarmi.
“ Dai gabri spingi fallo entrare…vedrai che ti piacerà femminnuccia. “
Piangevo dal dolore ma cercai di fare quello che mi dicevano ma
sembrava non volesse saperne di entrare in me ,per quanto non fossi
vergine non avevo mai preso nulla di simile.
“ Mi sto rompendo le palle di questa troia…esci un attimo ci penso io
“disse la signora rivolgendosi al mio dotatissimo maschio.

In meno di un minuto sentii prima riempirmi di liquido poi di un paio
di dita e con violenza entrarmi tutta la mano!!!!!!!!
“Arghhhhhhhh!!!!!! Bastaaaaaaaaaaaa”
Urlai piansi scalciai ma non ci fu nulla da fare continuava ad entrare
ed uscire da me prima con la mano e poi con il polso…dopo circa 5
minuti di questo trattamento uscì e il mio violentatore entrò senza
fatica…. mi inculava senza sosta …non vedevo il mio buchino ma temo che
non sarebbe più stato lo stesso per mai più…..
Ad un certo punto uscì da me e mi girò….

era un uomo non giovanissimo
ma ben piantato magro ma con le spalle larghe capelli brizzolati e
volto molto maschile ma affascinante.
“ Che fai troia non saluti il tuo Padrone? “
Era Lui …LUI! Mio dio ero stata appena posseduta dal mio Signore e
Padrone! Mi inginocchiai e lo supplicai di scusarmi se non avevo preso
subito dentro di me il suo scettro ma che avrei fatto di tutto per
abituare il mio BUCO ad accoglierlo.

Il mio Padrone si distese su un divano al centro del maestoso bagno e
mi fece cenno di infilarmi il suo scettro.
Sebbene appena rodato il mio sederino fece fatica a riceverlo…..ma poi
entrò riempendomi tutta e iniziai il movimento davanti agli occhi
eccitati delle giovani donne.
“gabriellaaaa…gabriellaaaaa…..gabriellaaaaaa” urlavano mentre facevo
godere il mio Padrone dentro di me e lui mi esortava a non toccarmi ma
di godere come una cagna….

sveltii la cavalcata incurante dello scempio
che questo creava nel mio ex buchino…. e mentre sentivo il mio Mentore
sborrarmi dentro allo stesso tempo godevo io…ero completamente fusa
impazzita troia fino al midollo talmente impazzita che lo sentivo
dentro di me anche quando invece ero sola vuota del suo possesso e
piena del suo succo virile…..il buco a distanza di tempo era ancora
aperto lo sentivo e la sensazione mi diede la malsana voglia di farmi
quello che mai avrei pensato di fare….

mi feci un ditalino se cosi si
puo dire visto che mancava solo un dito per arrivare al fisting.
Godetti ancora e crollai…..
Non so quanto dormii e quando mi risvegliai mi ritrovai sola , accanto
a me un biglietto con cui mi si ordinava di farmi una doccia di
indossare gli abiti accanto lasciati accanto a me di truccarmi e di
eseguire tutte le cose neccessarie per farmi trovare pronta davanti al
mio Padrone.

Andai prima di tutto al bagno ,ormai anche fare la pipì per me era un
rito completamente femminile ,sedermi e asciugarmi erano cose
diventate normalissime,credo non avrei potuto fare diversamente. Poi
venne la doccia la profumazione il borotalco ( lo adoravo ) e la
vestizione. Il mio Padrone come me amava il vintage indossai perciò
per prima cosa il reggiseno e il reggicalze seguiti da una mini
sottoveste rigorosamente rosa come tutto il resto per altro con pizzo
bianco sotto e sopra l’indumento…mi girai davanti allo specchio …amavo
il gioco di trasparenze che l’indumento donava….

le mie chiappette
contornate dal reggicalze mi donavano un look ancora più da
prostituta…Mi sedetti sul divanetto e una dopo l’altra inflilai le
calze ( non autoreggenti orribili da usare col reggicalze) rosa anche
quelle e le scarpe bianche ,lucide tacco a spillo.
Venne poi il turno di un abito anni 50 stile pinup completamente a
fiori a fondo rosa. Per finire la pettinatura …avendo i capelli corti
mi sono dovuta riempire di gel .. e ….

un paio di orecchini? Ma io non
ho i lobi bucati!?
La risposta la trovai a due passi da me…. c’era una sorta di pistola
adatta allo scopo,capii cosa si voleva da me : non solo dovevo avere i
lobi bucati ma farlo da me! Il dolore non fu molto a dire la verità e
la soddisfazione fu molta quando allo specchio mi osservai…ero proprio
carina.
In quel momento entro la signora che questa volta si presentò con il
suo nome “ Antonella” che fece qualche apprezzamento nei miei riguardi
ma che si adirò molto quando mi fece notare la grossezza delle mie
sopracciglia.

Mi prese la testa e senza nemmeno una parola prise la
pinzetta e strappò quasi la totalità delle stesse…
Piansi in una crisi isterica rovinando il mio trucco ma lei non se ne
curò e se ne andò. Dopo un po’ mi rialzai mi guardai allo specchio e
notai che se prima ero femminile adesso lo ero molto molto di
più…. come avrei fatto a tornare al lavoro in quei stati?…Mi ripulii
il viso e truccai nuovamente questa volta completando l’opera con il
lucidalabbra.

.

Sottomissioni umilianti

Le fedi alle dita dei piedi le porto sempre, le tolgo solo quando sono in pubblico a piedi nudi, tipo al mare.
Proprio a proposito di queste fedi, ricordo il dialogo scambiato col bull quando mi fu imposto di portarle ai piedi, non più alle mani.

-Lo sai, fighetta, perché voglio che le porti lì?

-Per ricordarmi che non ho più alcun diritto su mia moglie?

-Anche, ma il senso principale non è quello…

-E quale sarebbe allora?

-Davvero non sai cosa significa portare un anello al secondo dito di entrambi i piedi nella simbologia cuckold-hotwife?

-No, non lo so… mi spiace.

-Fighetta fighetta… mi deludi. Credevo che una come te con una lunga carriera di seghe sparate su siti cuck alle spalle fosse un po’ più preparata in materia… comunque, così come per il braccialetto portato alla caviglia destra dalla hotwife, anche l’uso dei due anellini ha un preciso significato… a proposito… almeno il significato del braccialetto alla caviglia destra lo conosci vero?

-Si… che la hotwife è disponibile per rapporti sessuali al di fuori della coppia.

-Brava fighetta… lo vedi che qualcosa allora lo hai imparato, a forza di menarti il pisellino in internet… allora, dicevamo… i due anelli al secondo dito di ciascun piede significano che la hotwife è PARTICOLARMENTE disponibile a ricevere cazzi neri. Chiaro che di solito è la hotwife a portarli ma, siccome tua moglie me la scopo solo io e non ho intenzione di dividerla con nessuno, e in considerazione che pure tu in fondo sei femmina, io e Marisa abbiamo deciso che è più giusto che gli anelli stiano a TUOI piedi e non ai suoi.

E poi, se vogliamo dirla tutta… non dirmi che una che si sgrilletta per tre volte di filato guardando foto di maschioni neri, non è particolarmente disponibile a ricevere cazzi neri… o no?

***

Ok, faccio mente locale su quelli che per me sono stati i momenti nei quali ho sentito di aver attraversato una barriera fino ad allora mai oltrepassata…

Tra queste, sicuramente ricordo ancora con vergogna la prima volta in cui pretese che mi venisse somministrato un clistere prima di essere posseduto.

Era successo infatti che, nel corso di una delle prime volte in cui mi aveva sodomizzato, avessi avuto un… chiamiamolo “incidente”, in seguito al quale si era ritrovato il cazzo particolarmente sporco (facilmente intuibile di cosa). Non l’aveva presa per niente bene.
Contrariamente però a quanto mi sarei aspettato, aveva provveduto da solo a pulirsi, in bagno, con un abbondante abluzione effettuata direttamente nel nostro lavabo. Avevo veramente temuto mi costringesse a ripulirlo con la lingua e ammetto di non essere proprio portato per cose del genere.

In quell’occasione avevo imparato che anche lui, come me, fortunatamente trova lo “shit” assolutamente detestabile e antierotico. Ciò non significava però che avrebbe consentito il ripetersi di un evento del genere, per cui, la volta successiva, si presentò in casa nostra con un kit per l’enema completo, espressamente acquistato in farmacia.

E’ chiamato “kit da viaggio” ed è costituito da una sacca pieghevole di colore azzurrino dotata di un gancio da appendere in una qualsivoglia posizione elevata, un tubicino in plastica lungo un metro e mezzo circa e due differenti beccucci dotati di valvola a farfalla da introdurre: uno per le lavande anali, diritto e con un foro in cima, un altro per le lavande vaginali, più lungo, leggermente ricurvo e dotato di vari forellini tutt’intorno alla punta.

Me lo mostrò con un certo compiacimento, poi mi invitò a seguirmi in bagno per una dimostrazione pratica…

Dovetti ricevere tre sacche complete di acqua calda mista a sapone neutro, a quattro zampe nella vasca da bagno (beccuccio da lavanda vaginale). Al termine di ciascuna di esse venivo fatto accomodare sulla tazza per evacuare. Soltanto quando l’acqua evacuata si presentò completamente limpida, mi fu consentito di sciacquare e riporre tutto via con l’espresso ordine che da allora in poi, prima di ogni sua visita in casa nostra, avrei dovuto effettuare la stessa operazione (fortunatamente per conto mio), per poter fornire una figa anale pulita e profumata al maschio di casa.

Lo so, forse non sembrerà una cosa particolarmente dura, ma sicuramente la ricordo tra una delle più umilianti esperienze cui mi sia mai dovuto sottoporre.

***

Anche il seguente episodio, prima vista non particolarmente duro, è stato per me molto umiliante, all’epoca.

Si tratta della prima volta in assoluto in cui Bull Bruno pretese che io lo masturbassi fino a farlo venire, in presenza di Marisa.
Avvenne nei primi tempi del nostro mènage à trois e lo percepii come una forma di umiliante sottomissione al nuovo maschio di casa.

Più ancora dell’essere montato, anche se potrà sembrerà strano.

Ma procediamo col racconto vero e proprio…

Sono le sette di sera e Bull Bruno ha appena annunciato il suo imminente arrivo. Ho meno di un’ora per preparare Marisa, perciò, senza perdere tempo: doccia, crema emolliente, controllo dei peli pubici, vestizione. Per l’occasione opta per un paio di calze di seta bianche con tanto di reggicalze, reggiseno e perizoma ridottissimo di pizzo bianco, sandali bianchi con tacco 13.

Io sono nudo e non mi è stata ancora imposta la gabbietta. Più di una volta, nel corso della preparazione, il mio pisello tradisce la mia eccitazione, con conseguente ilarità di mia moglie.

Quando mancano ormai pochi minuti all’arrivo del bull, mia moglie sbianca in volto e corre in bagno. Non so come interpretare la cosa. Dopo un po’ mi chiama e mi mette al corrente che ha avuto il più imbarazzante degli incidenti per una donna in procinto di essere montata: le è improvvisamente arrivato il ciclo.

Come forse ho già avuto modo di dire, Marisa non può avere figli per colpa di una malformazione congenita delle ovaie; oltre a ciò, non so se per diretta conseguenza o meno, il suo ciclo risulta estremamente irregolare e, pertanto, imprevedibile.

Mentre le sto procurando un bicchiere d’acqua, una pastiglia di “Buscopan” e la shitola dei tampax, suona il citofono: Bull Bruno.

-Ohccavolo… ma tu guarda se mi dovevano venire proprio adesso! Bruno ci rimarrà malissimo! Corri… vai ad aprire e spiegagli la situazione mentre io finisco qui.

Un paio di minuti dopo sto spiegando la situazione a Bull Bruno che, in effetti, sembra alquanto contrariato.

-Ma non me lo potevate dire prima, che mi sarei risparmiato un’ora di traffico per venire qui??

-No… è che… è successo proprio ora, l’avremmo avvertita ma non ne abbiamo avuto nemmeno il tempo…

Mi scavalca senza prestarmi la minima attenzione e si dirige in camera da lei. Lo seguo.

-Che mi tocca sentire, bella mia… ti si sono aperti i rubinetti? Proprio adesso? Ma guarda che sfiga… vabbè… vorrà dire che invece di starcene qui a scopare per la gioia di quella fighetta della tua maritina, ce ne andremo a cena fuori…

-Scusa tanto Bruno… sono davvero mortificata…

-Ma no, dai. Nessun problema… preparati che ti porto fuori.

Lei sembra sollevata e comincia a cambiarsi per la serata, io me ne sto lì non sapendo bene se doverla aiutare oppure farmi i fatti miei, in un angolo della stanza, quando lui se ne esce con un:

-Certo che…

Marisa si blocca e, guardandolo interrogativamente:

-Certo che…?

-Dicevo… certo che arrapato come sono, un po’ mi dispiace di non fare proprio nulla…

Marisa lo guarda teneramente e dice:

-Vuoi che ti faccia un pompino? E’ il minimo che possa fare per farmi perdonare…

-No no… pensavo ad altro, veramente…

Stavolta siamo in due a guardarlo interrogativamente.

Fa una pausa di qualche secondo, poi continua:

-Pensavo che la tua maritina qui… per una volta tanto potrebbe rendersi utile…

Deglutisco in silenzio, non so cosa abbia in mente ma so che non sarà una cosa buona per me.

-Ma certo!- fa lei – Sarà più che felice di rendersi utile… non è vero Paoletto?

-Ehmm… si, certo.

Faccio io.

-Allora… tu continua a prepararti e intanto Paoletta qui penserà a darmi un po’ di sollievo…

Detto ciò, inizia a slacciarsi la cinta dei pantaloni.

-C…cosa dovrei fare?

-Niente di troppo impegnativo, soprattutto per una sgrillettatrice cronica come te, fighetta… voglio solo che tu mi faccia una bella sega, prima che io porti tua moglie a cena fuori, tutto qui.

E, mentre dice ciò, finisce di sfilarsi i pantaloni e si sdraia a gambe aperte sul letto.
Io, dopo qualche attimo di comprensibile esitazione, faccio per avvicinarmi e prenderglielo in mano per dargli ciò che chiede, ma vengo bloccato dalle sue parole:

-No, fighetta… non così… Voglio che tu indossi per me quello che aveva indossato tua moglie per me stasera… sarebbe un peccato lavare quella bella biancheria senza che un vero maschio ne abbia goduto prima, no? Avanti, metti tutto e non tralasciare niente.

Ti voglio vestita esattamente come lei prima. Sarà come se fosse la sua… riserva, a scendere in campo, stasera.

*

Ho indossato calze e giarrettiera, reggiseno, perizoma e sandali (stretti da morire, ma ci sono riuscito) e mi sento un bel po’ ridicolo. Ho perso giusto un attimo davanti al perizoma macchiato del suo mestruo, ma poi ho indossato anche quello.

Me ne sto lì impacciato ai piedi del letto, non sapendo bene cosa fare.

Marisa continua a vestirsi per la serata fuori. Bull Bruno mi dà ulteriori istruzioni:

-Adesso sdraiati qui vicino a me, e prendimelo in mano…

Faccio come dice.

-Brava… adesso comincia a menarmelo lentamente… di certo non dovrò insegnarti io come fare…

In effetti, da segaiolo incallito, quale sono sempre stato e sono, non mi manca sicuramente né l’esperienza, né la competenza per saper come segare propriamente un cazzo.

-Mmmhhh… brava, continua così… metti una gamba sopra la mia, intanto che mi seghi…

Sono imbarazzatissimo, specie perché Marisa, che ha ormai terminato di prepararsi, se ne sta ai piedi del letto a rimirare beatamente la scena.

Ce la metto tutta, ricorrendo alla mia pluriennale sapienza in fatto di seghe. Il suo cazzo sembra (e dopotutto lo è) enorme, tra le mie dita. Non mi riesce nemmeno di chiuderle attorno alla sua circonferenza.

-MMhh… brava, così, ancora… sei una vera esperta in fatto di seghe eh? Magari, se lo fossi stata un po’ meno, la tua mogliettina qui, invece di farsi scopare da me, avrebbe potuto ancora farsi scopare da te …vero, Marisa?

Marisa non risponde, limitandosi a guardare la scena, mentre io arrossisco per l’umiliazione.

– …magari anche no: avrebbe comunque avuto bisogno di un vero maschio, con un vero cazzo, che si prendesse cura di lei come una vera femmina merita.

Non è così, Marisa?

Marisa continua a starsene in silenzio, e lui insiste nell’ottenere una risposta:

-Non è così, Marisa? Per quanto tempo ancora avresti continuato a farti scopare da una fighetta come la tua maritina, qui, senza aver bisogno di un vero maschio tra le cosce, eh? Non è questo che mi hai sempre detto, Marisa? Che volevi sentire un vero maschio e non una femmina mancata, dentro? Dillo anche a Paoletta, Marisa, diglielo come lo hai sempre detto a me…

-Si… è così…

Fa lei sottovoce.

-Come? Non ho sentito, dillo forte!

-SI, E’COME DICI TU!

Ripete Marisa, arrossendo lei, stavolta.

Mio malgrado, il mio insufficiente (almeno per gli standard di mia moglie) cazzetto tradisce la mia eccitazione e ciò non passa inosservato agli occhi di Bull Bruno:

-Ma guarda guarda come si ingrossa la clito alla tua maritina a sentire parlare di veri maschi! Avanti su! Accelera! Muovi quella mano che voglio schizzare!

Aumento il ritmo e d’un tratto percepisco il suo cazzo contrarsi prima dell’eiaculazione.

Sborra di colpo con foga sorprendente. Lunghi archi di sperma si librano nell’aria, incurvandosi per poi depositarsi sull’ addome dai poderosi muscoli contratti nell’orgasmo; ne conto una dozzina.

Ho ancora il suo cazzo tra le dita, che va lentamente sgonfiandosi, quando mi mette una mano sulla nuca, ordinandomi:

-Adesso pulisci tutto con la lingua, fighetta, che non ho tempo di farmi una doccia.

***

Serata in casa mia con mia moglie e il bull.

Ore 19. 00

-Allora, Paolo… io e Bruno staremo a cena fuori, come ti avevo detto, però poi veniamo a dormire qui. Tu metti tutto a posto e poi fatti trovare pronto per quando torniamo, ok?

-D’accordo, ma non sai dirmi a che ora verrete, più o meno?

-Prima delle 11 proprio non credo, comunque tu preparati da prima… che ti costa?

“Prepararmi” significa indossare calze, sandali, pettorina e per il resto rimanere completamente nudo; col freddo che fa in questi giorni significa quindi anche mettere sopra qualcosa da poter velocemente togliere e far sparire al momento giusto, prima che bull Bruno entri in casa.

A lui non piace avermi in giro coperto.

-D’accordo allora. Buona serata, divertiti.

-Aspetta… prima che io esca dovresti fare una cosa per me…

Oddio… quando comincia così di solito sono dolori…

-…da quant’è che non ti dai una lavata…”lì sotto”? Hai capito cosa intendo, no?

Rimango un po’ sorpreso. Il rituale del lavaggio controllato del mio pisello è stato definitivamente abolito da quando mi hanno imposto la gabbietta metallica, dato che è molto semplice poter lavarsi senza toglierla.

Da quando la porto infatti non ne sono più uscito nemmeno per un nanosecondo.

-Ma… mi lavo ogni giorno, lo sai, …perché mi fai questa domanda?

-Beh… penso che lavarsi rimuovendo tutto una volta ogni tanto non sia una cosa sbagliata, non credi?

-Beh no… ma vuoi che lo faccia proprio ora? Non devi uscire, scusa?

-Appunto… dai forza, togli i pantaloni e vieni in bagno.

Mi suona molto strano, ma non so cosa pensarne.

Faccio come dice e la seguo in bagno.

Una volta aperto il lucchetto e rimossa la gabbia vera e propria, ancor più strana mi suona la sua richiesta di togliere anche l’anello alla base del cazzo. Rimozione del tutto superflua ai fini igienici. Continuo comunque a non obiettare e mi godo il bidet “in libertà”.

All’inizio della “prigionia” del mio pisello, trovavo molto imbarazzante questa pratica di dover fare bidet sotto sorveglianza, ma ormai, dopo tutte le volte in cui ciò è accaduto, ci ho fatto il callo.

C’è anche da dire che, dopo mesi di gabbietta, in maniera inversamente proporzionale alla tua voglia di poter avere un qualche sfogo, il pisello stesso sembra prendere atto della propria inutilità al punto che, nonostante tutta la voglia che tu possa avere, le sue dimensioni sembrano ridursi. Credo infatti che a seguito della mancanza di erezioni vere e proprie, i suoi tessuti si ritirino e, anche in posizione di riposo, puoi notare una sensibile riduzione di volume rispetto a prima.

E’ una riduzione temporanea, d’accordo, ma piuttosto evidente. Il mio, che già in condizioni normali è piuttosto piccolo quando non in erezione, diventa ancora più corto e sottile. Le dimensioni della cappella, in particolare, si riducono a quelle della cappella di un ragazzino prepubescente. Una cosina minima da prendere in mano, insomma.

Questo è ciò che sto constatando mentre faccio in modo che il getto d’acqua rimuova il sapone, facendone scorrere indietro il prepuzio con le dita.

-Ok, metti questa, per oggi.

Così dicendo, Marisa mi porge la vecchia CB, dopo averla tirata fuori da non so dove.
Intuisco che deve esserci dell’altro sotto.

-Questa? Perché questa e non l’altra?

-Oh… fai così e basta. Dai che non ho tempo…

Ok… ormai è chiaro: questa deve essere una richiesta di Bull Bruno. Per forza.
Quando Marisa reagisce così alle mie domande vuol dire che l’idea non è la sua.

Vediamo stavolta dove vogliono andare a parare…
Rimetto la vecchia CB6000 e lascio che mia moglie faccia shittare il lucchetto.

-Ciaocivediamodopomiraccomandofattitrovarepronto!

E mi lascia lì a interrogarmi sul perché di questo strano cambio..

Ore 23. 40

Sono arrivati da una ventina di minuti e se ne stanno sdraiati assieme sul divano. Devono aver già bevuto parecchio a cena perché hanno rifiutato ulteriori alcolici. Io, che ho fatto appena in tempo a farmi trovare nel regolamentare abbigliamento (autoreggenti, perizoma, tacchi alti e pettorina), sto servendo loro il caffè.

-Fighetta… da quant’è che non hai un’erezione?

Domanda il Maschio di Casa, poi, senza aspettare una mia risposta, aggiunge:

-Ho letto che non è salutare non averne per prolungati periodi di tempo e parlandone con tua moglie mi è sembrato di capire che fosse preoccupata per te… Io come sai sarei per soluzioni più drastiche, visto che proprio non capisco cosa serva a una femmina, quale tu certamente sei, quell’inutile affarino che hai tra le gambe… comunque, per tranquillizzare Marisa più che altro, stasera ho deciso di concedertene una come si deve.

Qualcosa nel tono di questo discorso non mi convince. Trovo tutto piuttosto strano, però ammetto che la prospettiva di poter avere un orgasmo dopo tanti mesi non mi fa andare troppo per il sottile, perciò voglio ringraziarlo.

-Grazie… davvero grazie… cosa devo fare?

-Fai bene a ringraziarmi, fighetta, non sono molti i padroni che permettono alle loro schiave di avere erezioni così facilmente… Ad ogni modo… siccome sono convinto che.

da fighetta pallemoscie quale sei, potresti avere qualche problema a fartelo venire duro, ho pensato di fornirti un aiutino…

Si mette una mano in tasca e tira fuori qualcosa. In principio non capisco cosa sia, poi, quando mette la mano sotto al mio naso col palmo aperto, riconosco subito l’“aiutino” di cui sta parlando: compresse di VIAGRA 75, due.

Ho provato il Viagra, qualche anno fa, quando ancora tentavo di recuperare il mio rapporto con Marisa fornendo prestazioni da maschio.

Me lo ero fatto prescrivere dal mio medico curante, non senza imbarazzo, per ovviare ai problemi psicologici che non mi consentivano di avere erezioni durature durante i miei rapporti con lei. La cosa aveva funzionato solo parzialmente.
Ora però, dopo cinque mesi di castità assoluta, l’utilizzo di questo coadiuvante mi sembra superfluo. Tento di farglielo presente:

-Ma… veramente… credo proprio non ce ne sia bisogno…

-Ce n’è bisogno eccome, fighetta! Fidati di zio Bruno… vai a prendere un bel bicchierone d’acqua, poi torna qui e butta giù…

Ore 00.

10

Inizio a sentire gli effetti collaterali che già conoscevo: lieve bruciore agli occhi, costipazione delle mucose nasali e percepibile aumento della temperatura corporea.

Contrariamente a quanto comunemente ritiene chi non ha mai provato questo farmaco, il Viagra NON è un afrodisiaco. Esso non incide affatto sulla libido e di sicuro non genera appetito sessuale se non già non lo hai. Agisce solo sulla capacità di reagire agli stimoli sessuali agevolando l’afflusso di sangue agli organi erettili, favorendo pertanto l’erezione e il mantenimento della stessa.

Comunque… dopo cinque mesi in castità assoluta guardando tua moglie e il suo bull scopare come ricci davanti ai tuoi occhi senza avere nessuna possibilità di partecipare, l’appetito sessuale è l’ultima cosa che ti manca, ve lo assicuro.

-Cominci ad essere pronta adesso, fighetta? Vieni un po’ qua che controlliamo la clito…

Mi avvicino al divano e il bull guida la mano di lei a prendermi le palle in mano, dopo aver scostato di lato il perizoma.

Inizia a manipolarle lentamente.
Nel giro di pochi secondi sento il mio povero cazzo occupare tutto lo spazio a disposizione all’interno della CB, tentando di andare anche oltre.

-Secondo te la clito di Paoletta sta reagendo bene? Che ne dici, Marisa?

-Mmhmm…

Si limita a mugugnare lei in segno di assenso.

-Mah… io non sono convinto. Secondo me le ci vorrebbe un aiutino… Sdraiati in terra Paoletta, a pancia in su… e tu, Marisa, metti le ginocchia ai lati della testa di Paoletta e abbassati in modo che possa sentire bene l’odore della figa….

Brava, così… alza la gonna e sposta le mutandine… fagliela leccare un po’… Io intanto mi tolgo i pantaloni…

Mi sto chiedendo perché nessuno abbia ancora aperto il lucchetto… anzi… avrei proprio bisogno che qualcuno lo facesse rapidamente perché il cazzo continua ad indurirmisi e l’anello della CB, tirando le palle verso la punta del pisello, inizia a fare male.
Intanto, tra le mie labbra e quelle della figa di Marisa, si sta intrufolando il cappellone turgido di Bull Bruno.

Scoparla sulla mia faccia in questa posizione è una cosa che ha già fatto altre volte, ma solo raramente, soprattutto nei primi tempi.
Sono secoli che non accade, ma so perfettamente come comportarmi: lascio che la punta del cazzone di lui si faccia strada tra le mie labbra mentre gli passo la lingua tutt’intorno, insalivandola bene, poi, con la punta della lingua, la sollevo fino ad allinearla con la figa dischiusa di Marisa e continuo a leccare l’asta mentre scivola dentro, penetrandola.

Sento le grosse palle del bull poggiarmisi sulla fronte, poi scorrermi lungo il naso e infine, quando è tutto dentro di lei, depositarsi sulle mie labbra. Le lecco delicatamente, come so che vuole che io faccia. Sanno di maschio e di sudore.
Leccare le palle del toro mentre monta la tua signora: niente male come umiliazione, no?

-Allora fighetta? Ti piace lo spettacolo dalla prima fila? Scommetto che la clito adesso risponde bene, vero? Lo so che tenerla dura non è mai stato il tuo forte… perciò ha pensato a tutto Zio Bruno… dovresti ringraziarmi per tutto questo…

Mi dice Bull Bruno ansimando, mentre ammiro il suo cazzone pompare con forza la mia dolce metà, ipnotizzato.

Intanto la CB sta praticamente strappandomi via le palle…

-Era proprio giusto che ti consentissi di avere un’erezione, dopo tanto tempo… non è così, fighetta? Beh… goditela tutta… magari ti starai chiedendo quand’è che ti apriremo la gabbietta per farti schizzare, vero? Beh… non succederà! Ovviamente non ho mai detto che te l’avremmo aperta… ma tanto è un dettaglio, per te, giusto? Le femminucce come te non hanno bisogno di far vedere agli altri che sono capaci anche loro di venire… anzi…

Ormai è chiaro: altro che darmi un po’ di sollievo dopo 5 mesi di castità… è solo un’ulteriore parto della mente malata del Maschio di Casa per ridere con Marisa alle mie spalle! NON hanno mai avuto intenzione di farmi sborrare ma anzi di rendermi la castità forzata ancor più penosa.

Sento il cazzo pulsare per il dolore. Vorrei poter rilassarmi e in qualche modo perdere questa erezione così dolorosa, ma l’effetto combinato del Viagra e di ciò che sta accadendo a pochi centimetri dal mio viso me lo rendono impossibile. Mettiamoci pure che i gemiti di piacere di Marisa proprio non aiutano…

L’agonia dura una mezz’ora buona, poi sento sulla lingua la vena spermatica del suo cazzone contrarsi ritmicamente a pompare sperma caldo dentro la figa di lei, poi lui che si ritira e se lo fa leccare da me, infine il suo stesso sperma colarmi in gola dalla figa ancora dischiusa.

Finalmente sono libero di alzarmi. Ho il cazzo e le palle viola.

L’effetto del Viagra è durato tutta la notte. Notte durante la quale sono riuscito a dormire in maniera molto poco continuativa, svegliato ogni oretta circa da dolorosissime erezioni.

L’indomani mattina, prima di uscire, Marisa mi ha fatto cambiare di nuovo gabbietta, rimettendomi quella metallica e le cose sono decisamente migliorate. Ho portato comunque segni fino ad oggi: lividi tutt’attorno alla base del cazzo in corrispondenza dell’anello e leggere escoriazioni sulla cappella in corrispondenza della fessura che si trova in punta alla CB.

Fessura dalla quale il mio povero pisellino si era forse illuso di poter passare…

4
-Umiliazioni- Femmina di scorta

Non portavo ancora la CB e spesso, quando non mi veniva accordato il permesso di segarmi assistendo alle monte, rimanevo per tutto il tempo in erezione. Bull Bruno già da un po’ aveva cominciato a fare battute sul fatto che, non potendomi considerare maschio, non avrei avuto nemmeno il diritto di esibire il cazzetto eretto.

Quasi sempre indossavo le mutandine che toglieva a Marisa prima di iniziare a scoparla ma, essendo queste come potete immaginare piuttosto ridotte, non è che nascondessero molto.

L’episodio che sto per raccontarvi inizia durante il pomeriggio di un giorno in cui era prevista la venuta serale del bull. Marisa già da un po’ mi girava attorno come di solito fa quando deve dirmi una cosa ma non ne trova il coraggio…

-Paolo…stavo pensando…

-Cosa?

-…stasera lo sai viene Bruno…

-Lo so, me lo hai già detto.

-…si, non è questo il punto… è che pensavo che una volta tanto si potrebbe fare qualcosa di diverso…cioè…ho pensato che…visto che ogni volta ti tocca aspettare fino alla fine per venire pure tu…ecco…magari una volta avresti piacere di venire prima, così non soffri tutto quel tempo ad aspettare…

Mi suona un po’ strano, ma non ci faccio troppo caso.

-Ma no…non preoccuparti, gli accordi sono quelli e a me sta bene così.

E poi scusa…ma a Bruno non dava fastidio se venivo prima di lui?

-No, ecco…non intendevo prima in quel senso…intendevo…prima prima.

-In che senso “prima prima”?

-Prima…prima che lui venga qui, insomma. Anche adesso se vuoi; magari ti do’ pure una mano io…

-Ma dai…che poi magari se ne accorge e s’incazza pure…

-Ma no, anzi…vedrai che starà bene anche a lui…

-Aspè…che cos’è ‘sta storia? E’ un’idea tua o di Bruno, questa?

-Ooh che palle! Mia, sua…che importanza ha? Ti va o no di venire adesso!?

-Ok…e come dovrei venire, di grazia? Vuoi scopare?

-Non dire cazzate…dai! Lo sai che quando ti ci metti sei proprio insopportabile? Sto parlando seriamente…

-Lo so, provocavo soltanto…allora cosa vorresti che faccia?

-Ma niente, ti fai un paio di seghe adesso…se ti aiuta mi metto pure nuda.

-UN PAIO?? Fammi capire bene…te lo ha chiesto Bruno di farmele fare? E perché mai?? Guarda che se non mi dici tutto io non mi faccio nessuna sega…

-Uffff…e va bene visto che ci tieni tanto…Bruno avrebbe piacere una volta tanto di non averti in giro a sbavare a cazzo dritto come un maniaco…

-Un maniaco…IO? Ma non è lui quello che non è soddisfatto se non scopa almeno un paio d’ore di filato!? Comunque non c’è problema, se non mi volete di là con voi vorrà dire che me ne rimarrò in soggiorno per conto mio.

-Ma no…non ha detto questo…lo sai che gli sta bene che tu guardi. Non è il caso di offendersi…è solo che ti vuole avere intorno un po’ più… femminile, diciamo.

-Cioè?

-Insomma, non ti vuole avere attorno col cazzo dritto, tutto qui. Preferirebbe che stasera il tuo cosino se ne restasse a riposo…anzi, testualmente ha detto che vorrebbe avesse un “aspetto inoffensivo”.

-“Inoffensivo”?? Beh…detto da uno che abitualmente se ne va in giro nudo per casa nostra con mezzo metro di cazzo duro come la pietra, suona un po’ singolare, lo ammetterai! Ad ogni modo…ok, va bene dai…

Mantengo comunque la mia aria offesa e mi alzo dal divano.

-Dove vai, adesso?

-Vado a segarmi in bagno. Non ho bisogno di aiuti.

Mi dirigo in bagno e mi chiudo la porta alle spalle. Mi raggiunge la voce di Marisa attraverso la porta chiusa:

-Guarda che te ne devi fare almeno due…per sicurezza.

La prima sega me la tiro facendo una doccia. Non ho particolari problemi a raggiungere l’orgasmo anche se, a dire il vero, sono un po’ incazzato con Marisa.

Per la seconda ovviamente devo far passare un po’ di tempo, per cui esco dal bagno e mi metto a guardare un po’ di tele.
Marisa ha il buonsenso di evitare di chiedermi com’è andata, anche se intuisco che vorrebbe.

Passata un’oretta, me ne ritorno discretamente in bagno per il secondo round. Stavolta però ho difficoltà di concentrazione e, soprattutto, poca voglia. Accarezzo l’idea di barare e dire a Marisa che anche la seconda è fatta, ma sono solo le sette di sera e temo che per le nove e mezzo-dieci, ora in cui Bull Bruno e Marisa saranno in piena azione sotto ai miei occhi, la voglia potrebbe essermi tornata e il pisello potrebbe tradirmi.

Provo ancora per un po’, poi getto la spugna. Maledico in cuor mio le strampalate richieste di Bruno, esco dal bagno e chiedo aiuto a Marisa.

E’ sul divano a guardare lei la tele, stavolta.

Mi scoccia un po’ adesso, dopo aver fatto il sostenuto, chiederle una mano per potermi eccitare, ma, dato che mettermi al pc a segarmi davanti a lei sarebbe ancora peggio, mi tocca ingoiare il rospo.

-Senti…la prima l’ho fatta, però magari se potessi darmi quella mano di cui parlavi almeno per la seconda…mi sarebbe utile per essere più veloce.

Mi guarda con aria falsamente sorpresa, senza scomporsi.

-Credevo avessi detto che avresti fatto da solo…cos’è…non riesci più a farti rizzare il pisellino?

Sarei tentato di mandarla a quel paese e lasciar perdere, ma tanto oramai la faccia l’ho persa già e molto altro da perdere non mi rimane.

Tento comunque un’ultima patetica giustificazione:

-Beh, ma è la seconda in poco tempo…da solo non ho stimoli…

-Strano…eppure credevo fossi un esperto, nel settore (e fa con la mano il gesto di chi si tira una sega, per illustrare meglio a che settore si riferisce)…guarda…non te lo meriteresti…lo faccio solo per non dispiacere Bruno.

Però, invece di mettersi nuda come aveva promesso prima, si limita ad tirarsi su la gonna e a spostare di lato lo slippino aprendo un po’ le gambe.

Rimane sul divano senza nemmeno smettere di guardare il programma tv. Non un buon inizio.

Sono imbarazzatissimo mentre slaccio i pantaloni e me lo tiro fuori prendendolo in mano, non so bene come mettermi e cosa fare. La sua indifferenza di certo non aiuta.
Scarto l’idea di rimanermene lì in piedi a segarmi accanto a lei come un idiota e opto per sedermi sulla poltrona lì vicino. Inizio a menarmelo.

Le cose non vanno tanto meglio e le frasi che di tanto in tanto mi rivolge, senza nemmeno staccare gli occhi dalla tv.

peggiorano la situazione; sono commenti del tipo: “Come va?” oppure “Ti manca ancora molto?” o anche “Vedi di non sporcare la poltrona, quando vieni”.

Alla fine ha pietà di me e mi dice di andarle vicino:

-Mi sa che da lì combini poco…vieni qui dai…no, non sul divano, inginocchiati qui tra le mie gambe…ecco così…annusami la figa dai, non smettere di toccarti però…

Faccio come dice e le cose migliorano abbastanza, raggiungo rapidamente un sufficiente grado di erezione e accelero il ritmo…

-Lo vedi che così va meglio? Dai che ci sei quasi e credo proprio che dopo questa non dovremmo davvero avere più problemi, per stasera…

E’ vero che ci sono quasi, ma sono ancora frenato dall’imbarazzo della situazione, fatico a raggiungere l’orgasmo.

La cosa si risolve quando decide di darmi un’ulteriore aiuto massaggiandomi le palle col collo del piede mentre continuo a segarmi.
Schizzo in terra la poca sborra che ho ancora nelle palle e ringrazio il cielo che sia finita. Lei risistema slippino e gonna e si concentra di nuovo sulla tele, dicendomi:

-Prendi un kleenex e pulisci bene in terra, adesso. Poi vai a lavarti che devi finire di prepararti.

Prepararmi?

Quando esco dal bagno dopo essermi sciacquato il pisello, trovo disposte sul letto un paio di autoreggenti di un bel rosa acceso. Sono particolarmente belle, con grossi fiocchi di seta rosa attorno al bordo superiore di ciascuna gamba. Potrebbero essere per Marisa o per me, non ne sono sicuro finché non vedo anche i miei sandali da troia: sono decisamente per me.

-E queste?

Faccio a mia moglie che è lì in camera a rovistare in un cassetto.

-Sono per te, dai mettile, su.

Non discuto e le indosso.
Le calze femminili mi sono sempre piaciute e sentirmele sulla pelle mi ha sempre eccitato, ora però, dopo due seghe consecutive, non hanno molto effetto sul mio cazzetto stanco.
Marisa ha smesso di rovistare e in mano stringe un piccolo oggetto cilindrico: un rocchetto di nastro di seta rosa.

-Vieni qua, dai, che voglio metterti una cosa…

Taglia con le forbici un pezzo di nastro lungo più o meno come il mio braccio e mi fa cenno di avvicinarmi.

Mi avvicino perplesso e prima che abbia il tempo di dire nulla, me lo passa attorno alla base del cazzo, sotto alle palle. Lo annoda, non molto stretto in verità, e poi realizza un bel fiocco sul davanti.

-E questo a che servirebbe?

-A dargli un’aria carina, no?

-Ma insomma…non bastava che se ne stesse moscio…adesso anche il fiocchetto rosa? Non se ne potrebbe fare a meno?

-Ma daaai che ti sta benissimo…e poi…guarda che aria più femminile che ti dà! Fa pure pendant coi fiocchi delle calze.

A Bruno piacerà tantissimo!

Mi guardo allo specchio e devo ammettere che, così confezionato, il mio pisellino sembra più una grossa clito infiocchettata che un organo genitale maschile. Ha un’aria tenera, gentile. Inoltre il mio pisello, pur non del tutto da disprezzare quando eretto (sui 17 cm), quando è a riposo si riduce molto di dimensione, assumendo l’aspetto di quello di un ragazzino (5-6 cm) e la sacca delle palline appena svuotate, completamente depilata come sempre, ha l’aspetto di un morbido batuffolo rosa.

Nonostante l’imbarazzo di vedermi conciato così, devo ammettere che quel fiocco ha un notevole impatto visivo.

Un paio d’ore dopo me ne sto in piedi accanto al letto sul quale bull Bruno sta riprendendo le forze tra la prima e la seconda monta.
Pare abbia molto apprezzato il modo in cui sono agghindato e soprattutto la totale mancanza di velleità mostrata dal mio pisellino infiocchettato.
Al punto che mi ha concesso di leccare la figa di Marisa prima che la penetrasse e ha addirittura voluto che fossi io a prenderglielo in mano e a guidarlo nella figa bagnata di lei che aspettava a 4 zampe sul letto.

Per tutto il tempo che è durata, il mio cazzetto si è comportato benissimo, rimanendosene al suo posto, in assoluto riposo.

Mia moglie ha ora il capo poggiato sul torace muscoloso di lui mentre con una mano manipola languidamente il suo membro asinino per farglielo venire duro di nuovo. Evidentemente non le è bastato e ne vuole ancora.

-Paola… vai in bagno e portaci l’olio Johnson, da brava…

Quando bull Bruno chiede l’olio Johnson vuol dire una cosa soltanto: vuole scoparla nel culo.

Sto per andare, ma Marisa pare abbia qualcosa in contrario:

-No…dai Bruno…nel culo no oggi…non è che non mi piace, lo sai bene, ma l’ultima volta mi hai fatto male e sono ancora indolenzita…mettimelo ancora in figa, dai.

L’olio in tal caso non servirà, vuoi per la naturale umidità della figa di mia moglie quando ha a che fare col cazzo di Bruno, vuoi per lìabbondante quantità di sborra che le ha schizzato dentro non più di 20 minuti fa e che sta ancora colandole dalla figa.

Ragion per cui, mi fermo.

Bull Bruno sembra deluso, ci pensa un po’ sopra, poi si riscuote:

-Vai a prenderlo lo stesso, Paoletta…ho troppa voglia di culo di femmina, oggi…

Vado e torno con il flacone dell’olio.

-Vabbè…se la femmina n. 1 rifiuta le attenzioni del maschio di casa…vorrà dire che ci penserà la femmina n. 2 a ritirare il premio…

Ohssantinumi…lo sapevo…lo vuole buttare al culo a me, adesso!

-Sali sul letto e mettiti in posizione come Marisa prima, Paoletta.

Non ne avrei la minima voglia, ma non me la sento di contraddirlo. Salgo sul letto e mi metto alla pecorina, dopo avergli consegnato il flacone.

-Marisa…hai rifiutato il tuo maschio e va bene, ma potresti almeno renderti utile…ungimi bene il cazzo dai…coosì, brava…adesso anche la figa anale di Paoletta…ecco versagliene un po’ sopra poi fanne entrare un po’ con le dita…peeerfeetto!

Premo il viso sul materasso, culo in aria, mentre vengo lubrificato, poi tocca a Marisa, stavolta, guidargli il cazzo dentro di me.

Spinge forte e, anche se l’olio ne facilita l’introduzione, come sempre sento dolore e mi tocca stringere i denti. La mancanza di appetito sessuale derivante dalle eiaculazioni forzate cui mi sono sottoposto nel pomeriggio rende la cosa ancor più sgradevole.

Mi monta come un ossesso per una buona mezz’ora. Noto che ogni volta che sta per venire si interrompe, contrariamente a quanto spero vivamente, riguadagna fiato e controllo e poi ricomincia. Non riesco a capire se lo sta facendo per prolungare il suo piacere e, di conseguenza, la mia agonia, oppure per vendicarsi in qualche modo di Marisa che prima lo ha rifiutato.

Lei, dal canto suo, per un po’ fa l’indifferente, poi, quando oramai è chiaro che difficilmente le toccherà una seconda dose di cazzo stasera, si poggia con la schiena alla spalliera del letto, apre le cosce e inizia a sgrillettarsi freneticamente godendosi lo spettacolo.

Commento finale di bull Bruno dopo essersi svuotato i coglioni dentro di me:

-Avere una femmina di scorta ha i suoi vantaggi, bisogna ammetterlo.

5
CuckolF – Parte prima.

-Pronto?

Mia moglie al telefono:

-Paolo? Ti ho chiamato per dirti che veniamo a cena…così se non hai ancora fatto la spesa hai il tempo di andare almeno all’alimentari in piazzetta…

-Ciao Marisa… nessun problema sono andato al supermercato stamattina…

-Che ci potresti preparare in un’ora di tempo? Oh…considera che Bruno alle otto massimo vuole stare in tavola che alle nove meno un quarto c’è il Milan…

-In un’ora? Aspè… fammi pensare…beh, per il secondo ho due spigole fresche, potrei farle al forno con patate e pomodorini, ma per il primo dovrò improvvisare una cosa veloce…vi vanno bene spaghetti alla bottarga?

Sento che all’altro capo del telefono si sta consultando con lui, ripetendogli il menù parola per parola.

-Vabbè dai…però mi raccomando che sia tutto in tavola per le otto!…Il vino bianco c’è?

-Si, c’è tutto, non ti preoccupare…

-OK, ci vediamo tra poco allora ciao…no, aspè…casa è pulita? Camera, bagno…?

-E’ tutto a posto…

-A dopo allora.

E attacca.

Guardo l’orologio: ho quasi un’ora e un quarto. Cerco di fare mente locale. Se non mi organizzo bene non farò mai in tempo e non ho nessuna intenzione di contrariare Bruno: quando qualcosa non va come dice lui sono sempre io a rimetterci…

Schizzo in cucina e metto sul piano tutto quello che occorre, controllo non manchi niente.

Mi congratulo mentalmente con me stesso per aver preso il pesce già pulito e le patate precotte: non ce l’avrei mai fatta altrimenti.

Per prima cosa però decido di preparare me stesso; potrei non averne più tempo dopo, nella concitazione, e anche questo potrebbe farlo incazzare.

Vado in bagno, mi esamino il viso allo specchio per accertarmi di essermi rasato con cura; la barba l’ho fatta da poco ma meglio essere prudenti, non si sa mai, qualche pelo potrebbe essere sfuggito e se mai venisse notato gli fornirebbe un buon pretesto per punirmi.

Tutto a posto, fortunatamente.

Mi libero rapidamente di tutto ciò che indosso e lo imbuco nel cesto della biancheria sporca. Arraffo i sandali da troia dal mobiletto sotto al lavabo ma non li indosso ancora: più tardi lo farò e più tardi mi faranno male ai piedi. Per il momento mi limiterò a portarli in cucina con me, calzandoli solo all’ultimo istante.
Rimango ancora un minuto davanti allo specchio per sistemarmi un foulard sui capelli (modello governante nera in piantagione di cotone di inizio ottocento, per intendersi) e schizzo di nuovo in cucina (non che la cosa della governante nera sia una loro esplicita richiesta, ma le mie chiappette conservano ancora memoria dei 30 colpi accuratamente inferti col dorso di una pesante spazzola di legno in occasione del rinvenimento di un capello in una pietanza, circa un annetto fa…).

Indosso un perizoma di pizzo rosa e allaccio la pettorina nera posteriormente, in vita, cercando di realizzare un bel fiocco che ricada con grazia sul mio culetto esposto (questa cura dei particolari potrebbe forse sembrarvi maniacale, ma considerate che è frutto di due anni di condizionamenti, di errori commessi e dei conseguenti prezzi pagati…).

Ricontrollo l’ora: mi rimangono ancora 68 minuti.

Venticinque minuti dopo, la teglia con le spigole, le patate e i pomodorini è in forno, l’acqua per la pasta è sul fuoco e il padellino con l’olio e l’aglio è pronto.

La bottarga la aggiungerò a crudo sugli spaghetti al momento.
Mi auguro solo che le spigole abbiano il tempo di cuocersi, ma 40 minuti dovrebbero bastare.
Vado di là ad apparecchiare, per due, ovviamente. Tutte le volte che mangiano in casa, infatti, il mio compito, oltre quello di cucinare, è di rimanere in piedi accanto alla tavola per servirli. Solo dopo aver sparecchiato, se non mi è stato richiesto altro nel frattempo, posso andare a sedermi in cucina per mangiare qualcosa anch’io.

Mi muovo velocemente avanti e indietro per apparecchiare con cura, sono ancora a piedi nudi. Gli anelli d’oro che porto alle dita dei piedi ticchettano contro il parquet.
Mancano 15 minuti alle 8, decido che non è il caso di sfidare ulteriormente la sorte e infilo i sandali ai piedi: allacciarli è un’operazione che richiede sempre qualche minuto e non voglio rischiare.

Butto gli spaghetti in pentola e, mentre aspetto gli undici minuti regolamentari, do un ultima occhiata in giro per accertarmi che tutto sia a posto…CAZZO! NON HO MESSO IL VINO IN FRIGO!
La bottiglia è ancora sul piano della cucina e manca troppo poco perché riesca a raffreddarsi come si deve…ok, faccio spazio in freezer e la butto lì per il tempo che rimane.

Speriamo vada bene lo stesso…
Proprio mentre sto condendo la pasta, appena scolata nell’insalatiera, sento la porta di casa aprirsi e poi richiudersi.
Tiro un sospiro di sollievo: tempistica perfetta.

Marisa si affaccia in cucina e mi saluta. Il suo profumo per un attimo si sovrappone a quello della cucina, mentre mi dà un bacio sulla guancia. Penso che, nonostante tutto, sono sempre dannatamente innamorato di lei.
-Vedo che è tutto pronto, bravo…noi intanto ci sediamo a tavola, sbrigati a servire, mi raccomando, non far aspettare Bruno.

La cena scorre via liscia liscia, a parte le solite mani di Bruno a tastarmi il culo mentre servo, niente di particolarmente oltraggioso viene richiesto a me o a Marisa. Dico questo perché spesso, durante queste cene, vengono pretese da me e/o da Marisa una notevole quantità di prestazioni bizzarre. A Marisa infatti è stato svariate volte richiesto di mangiare: a) completamente nuda, b) vestita e truccata come una troia da bassifondi, c) in abito da sera ma con le tette al vento, d) senza posate, solo con le mani.

A me invece, di servire in tavola: a) completamente nudo ma in tacchi alti e guanti bianchi, b) facendomi inginocchiare ad ogni portata servita, c) spompinadolo da sotto al tavolo tra una portata e l’altra, e) leccando la figa di lei, sempre da sotto al tavolo tra una portata e l’altra f) dovendo raccattare e mangiare, senza impiego delle mani, avanzi gettati in terra, f) servire con i più svariati e fantasiosi oggetti conficcati nel culo (cito per tutti un macinapepe di notevoli dimensioni).

Evidentemente il Maschio di Casa è in apprensione per l’imminente inizio della partita e non ha tempo da perdere con giochi e giochini.

Alla fine del primo tempo il Milan è già sotto di un gol, il nostro Maschio di Casa, sdraiato sul divano, manifesta il suo malumore ad ogni piè sospinto, Marisa si è buttata sul letto di là in camera per recuperare un po’(mi sa che non deve aver dormito tanto stanotte…), io me ne sto buono buono all’altro capo del divano con i piedi nudi del nostro Milanista Signore in grembo, massaggiandoglieli discretamente, come da sua richiesta.

Parte la pubblicità.

-Fighetta…che ne diresti di andarmi a prendere un altro goccio di gin?

Secondo me ha bevuto già troppo, ma mi guardo bene dall’esprimere questo pensiero e shitto in piedi per non farlo attendere.

-Fighetta…vai un po’ a vedere che sta facendo Marisa…

Gli porgo il bicchiere colmo e vado a buttare un occhio in camera, sculettando sui tacchi. Marisa è sdraiata sul letto, ancora vestita, e dorme beatamente nonostante la luce del comodino accesa.

-Dorme.

-Mmm…cazzo…avevo proprio voglia di un pompino per calmare i nervi che mi fa venire questa squadra di merda…

-Se vuole la sveglio…

-No dai, fighetta…lasciala dormire che stanotte le ho fatto fare gli straordinari…hehehee! Vorrà dire che ci dovrai pensare tu…

Così dicendo si slaccia i pantaloni e se lo tira fuori, senza mai abbandonare la sua posizione orizzontale.
So quello che devo fare e non mi tiro indietro.

Non che la cosa mi faccia impazzire di gioia, specie perché prevedo che, con tutto l’alcol che ha in corpo, mi spetterà sicuramente un bel po’ di lavoro di lingua e di bocca, per farlo venire.

Sono inginocchiato sul tappeto, perpendicolarmente al divano, all’altezza del suo sesso. Lo sto “lavorando” da un bel po’, visto che la partita è ricominciata da un pezzo. Sono stanco, tutto quel “su e giù” con la testa mi sta facendo venire la nausea, anche perché alla fine ho rinunciato a mangiare e ho lo stomaco vuoto.

Il suo cazzo è appena barzotto e la distrazione procurata dalla partita non aiuta.

La sua mano sinistra, mollemente poggiata sul mio culo, non ha cessato un momento di ravanarmi, ogni tanto mi infila dentro una o due dita, oppure mi prende per le palle e me le stringe allo stesso ritmo delle pompate che gli sto somministrando di bocca. Poggio la guancia destra sul suo ventre muscoloso mentre continuo a tenerglielo in bocca lavorandoglielo di lingua.

-EHNNO’ CAZZO!!!

Un sonoro schiaffone dato col palmo della mano aperta mi squassa il culo. Sobbalzo e per un attimo non capisco cosa cavolaccio posso aver fatto di male.

Invece è solo il Milan che ha preso il secondo gol.

Tirando giù tutto il calendario dei santi mi allontana con uno spintone da sé. Cado di lato sul tappeto perdendo l’equilibrio sulle ginocchia.
E’ incazzato come una iena, ma quantomeno sembra che le mie prestazioni orali non siano più, per il momento, richieste.

Finisce di vedere la partita in silenzio, imprecando giusto di tanto in tanto a denti stretti.
Mi ignora, ne approfitto per andarmene in cucina con la scusa di rassettare e per poter finalmente avere un po’ di pace.

Spenta la tv senza nemmeno seguire i commenti in studio, mi chiama per farsi accompagnare in bagno. Evidentemente ha continuato a tracannare gin anche dopo che me ne sono andato in cucina, perché sembra piuttosto groggy.

Mi tocca quasi sorreggerlo mentre accendo la luce in bagno, lo accompagno fino al water e gli alzo la tavoletta per farlo pisciare. Ho paura che vomiti da un momento all’altro.
Invece mi tocca soltanto tenergli il cazzo in mano per aiutarlo a pisciare dritto senza farla sul pavimento, mentre si appoggia con un braccio alle mie spalle.
E’ in uno stato pessimo, non l’ho mai visto così.

-Grazie Paoletta…(strano, ma vero, è la prima volta da quando lo conosco che mi rivolge così e non “fighetta”), sei davvero una brava persona tu…

E mi stampa un bacio ad elevato tasso alcolico sulla guancia!
E vabbè…
Lo trascino in camera da letto, Marisa mi aiuta a spogliarlo e a metterlo a letto già mezzo addormentato, poi anche lei si spoglia completamente e si infila sotto le coperte con lui.

Rimango a guardarli dormire abbracciati per qualche minuto. Poi spengo la luce del comodino e mi vado a buttare sul divano.

A casa del diavolo ( sottomissione di una trav )

Non viaggio moltissimo in treno ,anzi devo dire che lo uso molto raramente ma nelle condizioni in cui mi era stato ordinato dal mio Padrone Roberto proprio non credevo fosse mai stato possibile. Sotto i miei abiti maschili indossavo un paio di calze nere con la riga reggicalze nero e rosso smerlettato un reggiseno dello stesso colore e tipo e un babydoll trasparentissimo nero…. questi ultimi poi evidentissimi se solo mi fossi arrischiata di togliere la giacca visto che indossavo una camicia bianca.

Avevo il terrore che chiunque potesse scorgerli….
Nel mio scompartimento a parte una signora di mezza età e il marito c’erano solo dei ragazzi che tornavano da una gita a Venezia…. mezzi morti dalla stanchezza sembrava visto che se ne stavano tranquilli a dormicchiare nelle loro poltrone. Poco prima che il treno partisse prese posto vicino a me una signorina distinta molto elegante e curata dal profumo inebriante…se non fosse che le indicazioni e le volontà del mio Master concernenti il gentil sesso nei miei confronti avrei tentato di farci amicizia….

ma io lo sapevo che queste cose avrei dovute dimenticarle…il mio destino sarebbe stato occuparmi di Lui ed eventualmente solo degli uomini…il mio addestramento avrebbe portato a ciò.
“Fossi in lei andrei in bagno a sistemarle”
Non capivo a cosa si riferisse la mia compagna di viaggio e glielo chiesi stupita.
“ Mi riferisco alla calza, il suo reggicalze si vede bene che si è staccato attraverso i pantaloni”
Sentii il mondo crollarmi…se n’era accorta e come lei chiunque avrebbe potuto accorgersene!
“Non si preoccupi, non parlerò …ho altre direttive per LeI”
DIRETTIVE? QUALI DIRETTIVE??? chiesi
“Se non l’hai già capito è Roberto che mi ha mandata da te…..il viaggio non è lunghissimo ma quanto basta perché sia un piccolo inferno/paradiso per te troietta, io ho carta bianca su di te quindi ora vai in bagno ti sistemi la calza e ti metti dentro il tuo culo questo bel plug! “
Mi porse un pacchetto mi fece cenno di obbedire ed è quello che feci.

Una volta in bagno abbassai i pantaloni e sistemai la giarrettiera…poi venne il turno del plug…. avevo il buchino completamente asciutto e non sapevo come fare.. provai con la saliva ma nulla…. poi vidi del sapone liquido e mi aiutai con quello…. mi scivolò dentro fino alla fine…pensai che davvero ero diventata una troia come aveva detto lei. Approfittai del fatto che ero in bagno e feci la pipì’ ovviamente seduta come mi era stato insegnato, mi asciugai risistemandomi i pantaloni ed uscii…
“Ti sei sistemata le calze?” Mi urlò.

Tutti i passeggeri vicini a noi iniziarono una parata di risolini e di sgomitate…mi sentii sprofondare.
“E rispondi scema! “
Altre risate stavolta più forti ,finché uno dei ragazzi non urlò…. e dai rispondi no?
Mi sedetti e a bassa voce risposi che era tutto a posto.
“Mica ti hanno sentito sai? Parla forte…ti sei sistemata le calze????? Anzi facciamo una cosa abbassati i pantaloni e mostraci se le hai sistemate…ahahahahah! HO DETTO ALZATTI IN PIEDI VAI VICINO AI RAGAZZI E TIRATI GIU’ I PANTALONI! ”
Quasi in trance obbedii…mi avvicinai con le lacrime agli occhi, sfilai la cinta il bottone e poi la zip….

i pantaloni caddero alle caviglie..i ragazzi prima divertiti ora sembravano eccitati…chiesero se potessero toccare e la signora rispose affermativamente …..iniziarono ad accarezzarmi prima le calze poi le cosce poi il sedere nudo evidenziando la visione del mio plug con una “wow” mi fecero girare..osservarono il mio clito chiuso in una gabbia rosa e mi fecero cenno di rivestirmi.
“Signora ma questa specie di donna o cosa cazzo è lo piglia solo in culo o fa pure i pompini?” chiese il più grande dei ragazzi”
“Beh vedi gabriella è una schiava,la schiava di Master Roberto io non so esattamente cosa fa ma ve lo posso far dire da lei se volete! Gabriella sii gentile racconta a questi ragazzi cosa sei e cosa fai”
Al mio silenzio fece seguito il suo urlo: “ CAZZO! SEI DEFICIENTE O COSA? RISPONDI COSA CAZZO FAI E COSA SEI O TI FACCIO SPOGLIARE E ALLA PROSSIMA FERMATA TE NE ESCI IN BABYDOLL!”
“ Il mio nome è gabriele ma da oltre un mese io mi chiamo gabriella,sono schiava di Padrone Roberto il mio unico e meraviglioso Master,io non saprei cosa fare senza di lui e perciò mi sottometto completamente alla sua volontà.

Oltre al travestimento io devo assoggettarmi ad una sessualità prettamente femminile quindi si io pratico il fellatio e il sesso anale passivo. ”
“OSSIA LO PIGLI IN CULO E SPOMPINI? PARLA COME MANGI,AHAHAHHAHAH”
“Si”
“SI COSA CAGNA?”
“Lo prendo in culo e in bocca signore”
“E allora vieni con me al cesso”
“STAI CALMO BAMBINO…LEI NON VIENE DA NESSUNA PARTE…. VI SIETE GODUTI LO SPETTACOLO MA QUESTO E’ BEN ALTRO”
Mentre stavo quasi per ringraziarla venne il resto del discorso, quanto mi sbagliavo.

“QUELLO CHE VOGLIO DIRE E’ CHE GABRIELLA FARA’ QUELLO CHE VOLETE OSSIA VI SPOMPINERA’ TUTTI E SI FARA’ INCULARE DA TUTTI MA CII SONO DUE PREZZI DA PAGARE! DOVRETE PAGARE PRIMA DI TUTTO LA SUA “MARCHETTA” DI 30 EURO A TESTA E COSA PIU’ IMPORTANTE NON DOVRETE IN NESSUN CASO SPRECARE NESSUNA GOCCI DEL VOSTRO SPERMA…SCEGLIETE VOI IL BUCO …MA NON SPORCATELE GLI ABITI …. IN POCHE PAROLE SBORRATELE DENTRO!”
Mi stavo per alzare per scappare via quando la signora mi spinse verso terra mi prese per il capelli ed esortò i ragazzi a spogliarmi dei miei abiti maschili….

Quello che seguì fu un turbinio di seghe di pompini di leccate di culo di palle e dopo avermi tolta il plug vennero le inculate…. i ragazzi fecero un muro attorno a me sembrava si fossero svegliati tutto d’un pezzo e le loro prestazioni furono instancabili …quando ebbero finito erano circa le 2 di notte…non ebbi nemmeno la forza di rivestirmi la gola e il sedere mi bruciavano il gusto di sperma pervadeva le mie labbra la lingua la gola e il palato…..ricordo che fu lei a rimettermi il plug quasi temesse delle eventuali perdite spermatiche e a rivestirmi….

prendemmo sonno tutti fino al mattino quando arrivammo a destinazione…al momento di scendere i ragazzi mi salutarono e mi abbracciarono dicendosi felici della mia conoscenza..uno di loro addirittura mi diede un bacio in bocca…. scesi la scaletta in compagnia della signora ( non sapevo ancora il suo nome) e seguendola come una cagnetta mi ritrovai con lei seduta al bar della stazione…. mentre si faceva colazione suonò il suo cellulare, rispose con un sorriso e dopo poche parole riattaccò.

“ Era il tuo Padrone, arriva tra una decina di minuti con la sua macchina ,nel frattempo questi sono gli ordini: via la giacca la tieni in mano, togli i mocassini ed indossi il tacco 12 nere, e nel tempo che ci separa dal suo arrivo usi questi! “
Rossetto rimmel matita e trucchi vari e dulcis in fundo smalto per le unghie…..dovevo truccarmi davanti a tutti! O MIO DIO!
“Vado alla toilette troia vedi di non andartene via da sola !” rise
Andarmene da sola e dove? In una città che non conoscevo vestita per metà enfemme …
Passarono dieci minuti e di lei nemmeno l’ombra! Mentre iniziavo a preoccuparmi il cameriere venne verso di me con un pacchetto in mano.

“La signora che era con lei mi ha detto di consegnare questo biglietto e questa borsetta. ”
Mi vennero i sudori freddi …mi aveva lasciata sola in mezzo al bar della stazione in una città sconosciuta e senza ne biglietti ne soldi per tornare a casa…. Aprii il biglietto ed iniziai a leggerlo:
“schiava di merda immagino sia con le lacrime di ansia e paura..dai non preoccuparti…apri la borsetta ci troverai un cellulare con cui verrai contattata dal tuo Padrone i tuoi trucchi da troia,i documenti e un preservativo ..non chiedermi a cosa serve sono ordini del tuo Master….

Ah per quanto riguarda il conto l’ho pagato io mentre il tuo portafoglio con i 300 euro e il bancomat me li tengo io…accendi veloce il cellulare tra un po’ riceverai altri ordini…. ”
Una volta acceso lo smartphone ricevetti un messaggio vocale su whatsapp.
“Cara la mia servetta riconosci la mia voce? Sono il tuo Padrone ! Se già non sei uscita dalla stazione fallo subito ,troverai nel piazzale un tassista corporatura robusta capelli e barba lunghi veste in pantaloni chiari e camicia azzurra …esegui tutto ciò che ti ordinera’ come fossi io con te.

Alla fine del viaggio ci sarò io ad attenderti…a dopo “Roberto
Notai subito appena uscita il tassista e lui notò me …mi fece accomodare sui sedili posteriori entrò e mise in moto senza una parola almeno fino a quel momento …. Notai che stavamo deviando verso la campagna è devo essere onesta avevo un po di timore…questa gente io non la conoscevo …. e se fossero stati dei criminali? Dei maniaci?
Fermò l’auto e mi disse di spogliarmi e rimanere con il mio intimo e di uscire poi dalla macchina…in seguito mi fece piegare verso il cofano sollevare il babydoll e mi avviso’ che mi avrebbe colpita con la cinghia…30 colpi per natica, non avrei potuto urlare ma sopportare….

la durata della punizione sembrava eterna,non urlai ma piansi come una bambina…quando vidi che si fermò stavo per rialzarmi ma lui mi spinse nuovamente contro l’autovettura ,frugo’ nella mia borsetta e senza nemmeno curarsi di ungermi mi scopo’…. mi dava dei colpi terribili sembrava volesse rompermi tutta,per spingere ancora più forte affermava le mie carni martoriandole…il mio buchino mi sembrava fosse stato dato alle fiamme…non provavo piacere ma solo dolore…. Ad un certo punto mi sollevò e mi scaravento’ per terra con il suo cazzotti saldamente dentro di me,persi una scarpa il mio piedino sinistro rimase coperto unicamente dalla mia calza velatissima ,pensai a cosa avrebbe pensato qualche eventuale passante a quella visione quando sentii il bastone di carne uscire da me e il mio aguzzino prendermi per i capelli e trascinarmi verso l’albero più vicino…persi anche la seconda scarpa….

Mi fece sedere con il culo nudo a contatto con la terra e i sassi mi schiaffeggio’ e mi costrinse dopo essersi tolto il preservativo a spompinarlo…dentro e fuori dalla gola e poi venne il turno di farsi leccare il buco del culo…poi di nuovo il cazzo… poi le scarpe e poi il culo …schiaffi sputi e poi di nuovo in gola…finché con un grunito non mi venne in bocca…. ingoiai tutto fino all’ultima goccia e crollai a terra.

“Pensi di fare la siesta puttana? “ disse aprendo il portabagagli. “Entra qui dentro,non vorrai mica sporcarmi i sedili vero?”
Ero in uno stato terribile calze rotte non avevo più le scarpe il babydoll mezzo strappato e il corpo sporco di terra …. salii come potevo dentro il bagagliaio e mi distesi…piansi come non avevo pianto mai…il portello si richiuse.
Trascorse un bel po’ di tempo ..il percorso fu piuttosto impervio, buche strade scoscese e curva a non finire finchè l’auto non si fermò e io fui fatta scendere dal portabagagli non senza fatica.

“Siamo arrivati piccola troia vedi quella villa in fondo al viale ? Ci vai a piedi non sono più di dieci minuti, mi raccomando i piedini eh? Ci sono tanti sassolini…ahahahahahah!”
“ Può darmi le mie cose per favore?” chiesi quasi supplicante.
“Se intendi il resto dei tuoi abiti le scarpe documenti e soldi scordateli…. ,suona al campanello di villa Sofia e aspetta ,a proposito hai un culetto che è un burro….

ahahahhahahah” e partì.
Rimasi in mezzo alla strada lacera e sporca e mezza nuda con la sensazione di mille occhi che potessere vedermi…deridermi…. violentarmi. I piedi mi dolevano le calze erano quasi sparite e le unghie smaltate cozzavano con lo sporco…. mi sarei presentata al mio Master in questo stato…cosa avrebbe detto di me?
Arrivai davanti al cancello della villa…maestoso come lo era la costruzione d’epoca sicuramente settecentesca…..suonai e dopo un periodo breve ma solo di tempo la cancellata si aprì.

Camminai lungo il viale quando una voce femminile dall’alto di una terrazza mi esortò a fermarmi e a camminare a 4 zampe fino ad arrivare alla meta…come una brava cagna mi disse ! Non era ancora il mio Padrone ma non potevo far altro che obbedire…. feci la cagna…..
Quando arrivai al portone lo trovai aperto…..entrai camminando eretta normalmente …..mi guardai attorno
e scorsi arrivare due bellissime donne vestite come cavallerizze con tanto di stivali e frustino.

Mah, credevo che Roberto avesse gusti migliori! Sei cicciona ,puzzi e sei lercia …. hai bisogno di una strigliata.