Archivi tag: reggiseno

Una sera in piscina

E sempre stata una mia fantasia vederla nuda e magari che facesse qualcosa con altri, pero lei quando a letto fantasticavo su questo si stizziva.
Quella sera pero …..
L’ho accompagnata ad un corso d’aggiornamento fuori citta, la sera un suo collega invito mia moglie, io e gli altri due colleghi presenti al corso a cenare da lui.
Possedeva una bella casa con piscina un bel giardino mangiammo fuori bevemmo un po’ anche mia moglie che di solito non beve mai.

La giornata di giugno era calda e afosa uno dei presenti propose visto il caldo e la piscina disponibile del collega di un bel tuffo per rinfrescarci un po’. Il proprietario disse e lì a nostra disposizione io non parlai mia moglie chiese ma voi avete i costumi?
La risposta fu no ma ci tuffiamo nudi, mia moglie disse ma voi siete matti io nuda con voi tre maschi siete fuori e poi rivolgendosi a me disse tu lo faresti?
Allora delle chiese ma non hai mai fatto il bagno nuda a mezzanotte in spiaggia, lei rispose di no.

Loro dissero be noi lo facciamo e iniziarono a spogliarsi, mia moglie mi guarda perplessa ed io gli dico dai andiamo a rinfrescarci anche noi intanto cosa vuoi che sia vedono due tette e un po’ di pelo e iniziai a spogliarmi, mi tuffai e la invitai a entrare dicendoli che era magnifico, anche i suoi colleghi la invitarono dicendogli di non vergognarsi intanto era fatta come tutta e loro non era la prima volta che ne vedevano una nuda e non si sarebbero scandalizzati.

Mia moglie si verso un altro bicchiere di vino lo beve tutto d’un fiato si alza e inizia a spogliarsi i suoi colleghi esultarono facendogli un applauso dicendogli brava. Io ero già eccitato un po’ confuso era la prima volta che lo faceva ora, era in intimo in piedi a bordo piscina noi in acqua rimase li ferma un po’ poi ….. si tolse il reggiseno e libero la sua terza che si manteneva ancora su nonostante i suoi 37 anni e dalla piscina ci fu un boato di gioia e vidi che anche gli altri erano eccitati c’è l’avevano duro.

Poi si giro dandoci il lato b e si tolse anche gli slip dicendo chiudete gli occhi che entro, naturalmente nessuno chiuse gli occhi, si giro ed entro mi venne vicino e mi diede un bacio, parlammo un po’ ogni tanto gli tiravano un po’ d’acqua ci divertivamo e vedevo che ogni tanto guardava sotto i loro cazzi duri, la cosa mi eccitava parecchio. Giorgio usci dalla piscina e andò a prendere 5 bicchieri e del limoncello co il suo cazzo duro in bella vista mia moglie lo segui con lo sguardo poi Luca disse Giorgio guarda come te lo guarda e lei divento rossa e si appoggio a me io la abbracciai e le toccai le tette gli diedi un bacchio arrivo Giorgio con i bicchieri di limoncino si sedette a bordo piscina giusto in parte a mia moglie con il suo cazzo ancora dritto gli diede il bicchiere mentre Dario si sedette anche lui a bordo piscina e lo sguardo di mia moglie si sposto su di lui non l’avevo notato sottacqua ma aveva un cazzo enorme penso 24,25 considerando i miei 18.

Vide subito mia moglie che lo guardava e gli disse mai visto cosi grande, dopo alcuni istanti a bocca aperta disse no e divento rossa mentre noi scoppiamo in una risata.
I tre colleghi uscirono rimmanemmo noi due dentro lontani da sguardi e orecchie indiscrette gli dissi ti piaccerebbe mettere in atto le nostre fantasie e lei ma sei fuori ma era un sei fuori bo penso non convinto l’aiutai a uscire arrivo Dario li porse l’asciugamano e la scuadro da testa ai piedi dicendogli sei verramente figa, Luca ridendo disse intanto non ti fa un pompino che gli fai i complimenti mia moglie gli fece il dito medio e disse e chi te lo dice che non glielo faccio.

Tutti di shitto mi guardarono e Luca sempre lui disse non lo fa c’e suo marito e io risposi perche se non ci fossi lo farebbe? Lui siiii credimi e penso non solo a lui poi ci girrammo verso mia moglie e…….. stava toccando quel cazzo enorme di Dario io m i bloccai Luca rimase a bocca aperta Giorgio stava arrivando con altri limoncini si fermo davanti a loro poggio il vassoio per terra mentre vidi la mano di Dario toccarle la figa Giorgio si alzo mi guardo un attimo e inizio a toccarle le tette Luca era sempre fermo si giro verso di me verso loro e mia moglie si stava baciando con Dario e Giorgio le stava succhiando le tette allora io mi avvicino a loro mia moglie si stacca con la bocca da Dario Giorgio si ferma lei mi guarda senza staccare la mano da quel enorme cazzo passano alcuni secondi la bacio ci riguardiamo negli occhi vedo ls sua voglia gli prendo la testa tra le mani gli do un altro bacio poi gli guido la testa verso quel cazzo lei lo prende in bocca e inizia un pompino meraviglioso Giorgio le stava rittocando le tette Luca solo in quel momento realizzo penso quello che stava accadendo e esclamo arrivo mentre io avevo gia la lingua sulla sua figa mai sentita piena di umori cosi me la gustai un po poi fecci spazzio a Giorgio vedi Luca succhiarli le tette mentre lei aveva ancora quel cazzo in bocca lo spompinava con tanta passione mai vista io mi sedetti e mi gustai quella scena tanto fantasticata un po.

Poi Luca disse a Dario basta ora godere della sua bocca ora tocca a me lo scanso e infilo il suo in bocca a mia moglie Dario allora scanso Giorgi e infilo la sua lingua in quella figa fradicia d’umori, Giorgio si avvicino a Luca e mia moglie inizio a succhiare due cazzi cosi mi avicinai a loro ora ne aveva tre. Dario si stacco dalla figa con la lingua e la penetro con qun cazzo enorme mia moglie urlo di piacere.

Continuammo un po finche Dario non disse sto venendo allora mia moglie mollo tutto si giro e lo presse tutto in bocca mentre Luca aprofitto del buco libro e infilo il suo cazzo finche non venne il suo momento e sborro sulle sue tette ora cera Giorgio e sborro anche lui sulle sue tette ora infilai il mio mentre a Dario era tornato duro e stava gia rigodendo della sua bocca io gli venni dentro ,lei intanto continuava con quel pompino meraviglioso.

Aveva la sborra che colava dalla sua bella fighetta e andai a leccarla finche Dario non arrivo col suo cazzo lo avicino alla figa mi sfiorro la lingua la penetro di nuovo io l’asciai posto e andai a baciare mia moglie sapeva da cazzi ma era una cosa fantastica. Dario disse vengo pero questa volta mia moglie non si giro lo prese dentro urlando tutto il suo piacere. UN nuovo tuffo in piscina per lavarci l’odore del sesso uscimmo ci rivestiamo salutiamo lasciandoci con ci rivediamo?.

Schiava trav per sempre

Ore 9. 00
L’appuntamento è stato concordato alle 9. 15 ma tant’era l’ansia e la
paura che non sono riuscita di restarmene a casa in attesa. Mi
presento: mi chiamo Gabriele ( si avete letto bene sono un maschio o
almeno lo sono all’anagrafe poiché da come leggerete dalla mia storia
le cose stanno cambiando velocemente al riguardo) lavoro coltivo
amicizie ho una famiglia e mille interessi come milioni di persone ma
allo stesso tempo ho un lato molto nascosto della mia personalità….

un
lato che la mia Mistress ha saputo scoprire alla prima occhiata e ha
saputo volgere a suo favore. E’ Lei che mi ha ordinato di raccontare
la mia storia è Lei che mi impone di rivolgere a me stessa come una
femmina ed è Lei che mi ha battezzata con un nuovo nome Gabriella
Fede!
Mi trovo nel bel mezzo del piazzale vestita elegantemente ,nessuno
sospetterebbe che sotto il mio abito di lino potessi indossare un
completo intimo femminile degno di un’e****t di lusso e che ben
piantato dentro me prendesse posto un buttplug gonfiabile con tanto di
pompetta.

Eccola…sta arrivando …. ma non è sola !!!! Con lei ci sono due uomini
piuttosto piccoli e tarchiati vestiti in una tuta blu da operai e
scarpe anti-infortunistiche ,ma cosa diavolo ci fanno ora al nostro
appuntamento?
“Ok ragazzi ci vediamo alla villa poi,mi raccomando la puntualità ! “
disse la mia Padrona mentre si accommiatava dai sue uomini. Meno
male…temevo volesse coinvolgere dei maschi nei nostri giochi! Confesso
che ne avevo il terrore.

“ Che fai puttana non saluti la tua Padrona? Ti devo proprio punire!
Abbassati i pantaloni e fammi vedere come sei carina!”
“Ma Mistress siamo in mezzo alla strada” piagniucolai
“Deve fregarmene? Ora ti abbassi i calzoni mi fai vedere e velocemente
te li tiri su ok troia? “
Eseguii velocemente ma non credo tanto da non poter esser vista da un
gruppo di ragazzini a pochi passi da noi. Sotto indossavo un
reggicalze viola con pizzo nero un perizoma e le calze a rete nere e
ovviamente un reggiseno.

Vidi la mia Padrona confabulare con i ragazzini e sogghignare con loro
guardando verso di me…il cuore si bloccò….
“Vieni cagna andiamo alla macchina! I ragazzi qui vengono con
noi,dovrai fare una cosuccia con loro ,niente di che …un bel pompino
con ingoio a testa e loro per ripagarmi ti riprenderanno con il loro
cellulare e del video potranno farne ciò che vogliono…ovviamente ho
dato il tuo numero di cellulare così te ne mandono una copia ,le
riprese ovviamente devono essere sexy,loro tutti nudi e tu in
lingerie!!!!!! Ahahahahahahah….

dai entra e spogliati puttanona!”
Obbedii in tutto e per tutto ,presi in bocca i loro cazzi sorridetti
nelle riprese e mostrai la mia bocca aperta mentre mi riempivano di
sborra e nell’atto di deglutire il loro sperma denso. Tutto il
materiale era in loro possesso e avrebbero potuto farne ciò che
volevano…..ma in quel momento non me ne importava nulla. ,. ero in
estasi e il sapore del loro seme mi inebriava
Rimasi nell’auto mentre la mia Padrona salutava i ragazzi ,non mi ero
ancora rivestita perchè la mia Signora non mi aveva ancora restituito
i miei abiti,quando rientrò in macchina non disse una parola
…silenzio assoluto mise in moto e si avviò verso la villa….

una
volta arrivate mi fece scendere mi fece indossare un collare ed un
guinzaglio e mi obbligò a seguirla in quello stato: mezza nuda ad
eccezione della biancheria senza scarpe e a 4 zampe come una
cagna…. la sua cagna!
Una volta entrate mi prese per i capelli si sollevò la gonna e mi
ficcò la sua fica in bocca strofinandomela sul viso,sapeva un pò di
odore di urina ma non me ne curai…la adoravo e aspettai solo che mi
desse l’ordine di soddisfarla…avrei fatto di tutto per lei!
“Assaporala bene annusala bene e falla godere….

questa è l’ultima
volta nella tua vita che sentirai l’odore e il gusto della figa!”
La osservai impietrita …. non riuscivo a comprendere se fosse solo
una minaccia o se invece stesse parlando sul serio. Come avrebbe
potuto impedirmi di avere rapporti con il sesso femminile? Ok ero
vestita come una troia stavo sottomettendomi a lei come una schiava ma
da questo a non essere più uomo per il resto della mia esistenza mi
sembrava un pò troppo….

Mentre pensavo a ciò leccavo annusavo e assorbivo i suoi umori e il
suo sapore,venne nella mia faccia e nella mia bocca un’incalcolabile
numero di volte finchè stanca mi spinse a terra allargò le gambe e con
un ghigno iniziò a pisciarmi addosso prima sul corpo e poi in
faccia…. mi stava trattando come un cesso!
“Lava il pavimento schifosa e vatti a fare una doccia che puzzi…. poi
depilati completamente il corpo e le sopracciglia e vattene a letto,”
Feci come ordinato ero liscia come una bimba e le sopracciglia sparite
….

stanchissima andai in camera e sopra il letto trovai un babydoll
rosso trasparente una gabbia rosa anch’essa per il pene con la
chiavetta e un foglio d’istruzioni: ” Indossa ciò che ti ho lasciato
sul letto ,per quanto riguarda la chiave del tuo nuovo giocattolo la
devi infilare sotto la porta di camera mia,d’ora in poi io sono quella
che avrà controllo completo del tuo inutile cosino! Buonanotte a
domani gabriella schiava mia cerca di riposare a fondo domani inizia
la tua formazione e la tua trasformazione”.

Elisa libera di essere troia

Elisa libera di essere troia

Ciao, i protagonisti sono veri, ma i loro nomi non importano perciò li inventerò e ai fini della storia mi chiamerò Tito.
D’aspetto appaio un po’ di sovrappeso, cioè non sono magro ma neanche una palla sproporzionata, sono alto 1. 78 per 95 Kg non molto allenato.
Questa storia si svolge non molti giorni fa quando Elisa si è mollata con il suo ragazzo.
Elisa è sempre stata una ragazza solare e un po’ sprovveduta o almeno così tutti pensavamo, le capitava spesso di fare degli (ops!!!) Tipo mostrare le mutande sempre dai colori molto appariscenti o di vestirsi in modo provocante per poi dire che si vergognava per i centimetri di pelle nuda.

Ma ora torniamo alla storia, due giorni dopo essere tornata single Elisa mi invitò ad andare a casa sua dicendo che stava male per la solitudine, io non vidi niente di strano, erano 2 giorni che su i social si lamentava per la solitudine.
Quella sera stessa andai a casa sua trovando già la altri amici, eravamo in sei tutti maschi, ma facendo i lavori più diversi non era la prima volta che arrivavamo ad orari diversi.

Salimmo in casa trovando la porta aperta e lei dalla cucina ci urlo “Accomodatevi in salotto che arrivo subito”, dopo qualche minuto lei arrivò con le bevande, era vestita con un vestito a fiori lungo e calzava le pantofole. Iniziammo la serata parlando aspettando che arrivassero le ragazze, non pensavamo lei non le avesse neanche chiamate.
fatto sta che non so cosa ci fosse dentro le bevande ma io personalmente mi senti avvampare d’eccitazione e gli altri non sembravano sentirsi diversamente, lei nel frattempo ci provocava, prima si chinò a 90° mostrando per bene il suo sederino per prendere il vassoio con i bicchieri da portare via e andando in cucina ancheggiava.

Tornata si sedette tra me e Renzo, mentre parlavamo continuava a far cadere la mano sulle nostre gambe (la maiala stava controllando il punto di cottura).
Nessuno le saltava addosso solo perché c’erano gli altri, all’improvviso Elisa balzò in piedi e disse “devo farvi vedere una cosa” e svanì in un’altra stanza, a questo punto ci sentivamo come arieti proti a scornarci per la femmina, ci aveva caricati per bene.
Quando tornò nella stanza non crederete mai come si presentò, indossava un completo reggiseno nero di pizzo che conteneva seni di quarta misura di cui si intravedevano i capezzoli, scendendo mutandine tanga di pizzo nero da cui si intravedeva un monte pronunciato con peluria tagliata a striscia, poi calze autoreggenti che fasciavano gambe atletiche e in fine sandalo di vernice nero con tacco.

Gli sguardi di tutti erano calamitati come fossimo leoni con la gazzella, Elisa vedendo la nostra reazione si girò di trequarti mostrandoci il suo sedere sodo e tondo esclamando “qualcuno vuole darsi da fare? ”, aggiungo che la sua espressione e il suo sguardo sembravano dire, vieni qui che ti succhio anche l’anima.
Fu come a Pamplona, ci fiondammo da lei come tori e togliendoci i vestiti come se andassero a fuoco.

Qui il ricordo si fa confuso, posso dirvi con certezza poco di cosa fecero gli altri, cosa feci io invece me lo ricordo benissimo.
Ero il più vicino, perciò fui il primo ad accomodarmi, mi attaccai al suo collo mentre le sfilavo le spalline, un istante dopo c’era già qualcuno che armeggiava con la chiusura del reggiseno e qualcuno le stava sfilando le mutandine, una volta nuda lei esclamò “ragazzi ora calmatevi, vi voglio prendere tutti e sfogarmi ” si gettò in ginocchio e prese a spompinare e segare tutti i cazzi che trovava, inutile dire che rimanemmo poco li passivi ad aspettare il ritorno del nostro turno, la sollevammo, la portammo al divano per poi uno la impalava mentre gli altri si alternavano a incularla, farsi spompinare e segare.

Elisa ululava quando non aveva la bocca piena, io dalla mia stavo provando tutti i suoi buchi, quando fui pronto per venire ero nella sua passera e pensai “vengo fuori o la farcisco?”, pensiero inutile perché stavo già svuotandomi nel suo utero, lei mollò l’uccello che aveva in bocca e strillo “riempitemi tutti i buchi” eseguimmo tutti, chi nella passera e chi nel culo ma nessuno in bocca, Elisa non tardò a dimostrare la sua delusione e imbronciata disse “Uffa, volevo provare cosa si prova ad assaggiare almeno la sborra di uno di voi” e iniziò a raccogliere con le dita quello che le colava dalla passera per portarselo alla bocca.

Renzo sornione e con un mezzo sorriso esclamò “Ragazzi non ce la faccio a vedere una bella ragazza delusa, che ne dite di soddisfarle anche questo desiderio?” accettammo tutti e dopo esserci ripresi, con l’aiuto di pompini, seghe e spagnole la esaudimmo scaricandoci uno dopo l’altro riempiendole la bocca e imbiancandole anche la faccia e le tette.
finito tutto pareva uscita da un porno, tutta coperta di sperma che anche le colava fuori da tutti i buchi e avidamente lei raccoglieva tutto per gustarselo con una faccia di godimento.

Non so se capiterà più una gangbang , ma lei afferma che non vuole più dover pensare a qualcuno d’altro oltre se stessa e alle sue esigenze.
Pregusto che succederà ancora o quantomeno che io me la scoperò ancora sperando di soddisfare una tigre divoratrice inaspettata come lei.

Padrone V

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Dopo i giorni frenetici per la chiusura del trimestre era di nuovo tornato tutto alla normalità. Era la prima ad arrivare in ufficio e le piaceva la sensazione di essere sola in un posto così grande che poteva considerare tutto suo, almeno fino a quando non arrivavano i colleghi, ma la cosa che più la spronava al mattino era la possibilità di avere un qualche tipo di contatto con Padrone.

Tutto era partito come gioco ed ora invece le sembrava che quello sconosciuto in qualche modo la conoscesse, ma che anche la comprendesse più a fondo di quello che altri potessero fare.
Arrivata alla sua postazione salutò con un sorriso la foto di Momo e si diresse al solito cassetto, abitudine ormai consolidata che se anche non vi trovava nulla di nuovo al suo interno le piaceva questa sorta di rito mattutino. Lo aprì.

Giorno fortunato, c’era una shitola chiusa da un nastro di raso, sotto al quale era appoggiato un biglietto piegato

Indossalo e lascia il tuo nella shitola.
Padrone

Sorrideva. Un nuovo regalo. Tanti ultimamente e quindi compiti semplici da svolgere. Sciolse con cura il nodo ed aprì la shitola lentamente. Rimase affascinata dal pregio della stoffa, dalle finiture elaborate… poi si riprese e chiuse di colpo il coperchio. Era in ufficio e quello nella shitola era un reggiseno, che vergogna se qualcuno l’avesse vista! Si guardò attorno per constatare di essere ancora da sola.

Nessuno, per fortuna. Guardò di nuovo la shitola come se riuscisse a vedere attraverso il coperchio, cercava di capire cosa fare, rileggeva il bigliettino e sapeva che a differenza dei sali da bagno questo compito lo poteva svolgere lì, anzi doveva farlo, doveva lasciare il suo reggiseno al posto di quello che le aveva dato Padrone. Il suo istinto le diceva di farlo, la ragione cercava ogni sottigliezza per impedirglielo, nel frattempo si guardava attorno per controllare se qualche collega fosse arrivato.

Cedette all’istinto, lo avrebbe fatto, ma non lì nella stanza comune. Prese la shitola, la mise nella borsa e si diresse verso il bagno. Mentre camminava cercava ancora di trovare delle scuse per non farlo, per trovare un appiglio per sorvolare su quella parte del gioco. Che Padrone fosse uno di quei maniaci che comprano intimo usato su internet?! Assurdità, non poteva concepirlo, se fosse solo quello che senso avrebbe dare in cambio un altro reggiseno, per di più costoso.

Nulla, proprio nulla le sembrava si potesse appuntare. Quello era un regalo ed in più aveva l’ordine di lasciare in cambio qualcosa, il suo intimo di sicuro era molto meno costoso, alla fin fine era un guadagno da parte sua…
All’improvviso le tornarono in mente tutte le facce interrogative delle commesse dei negozi quando chiedeva loro dei reggiseni e quelle piacevolmente colpite dei suoi ex una volta nuda davanti a loro, la sua mano istintivamente si infilò nella borsa e iniziò a farsi strada nel coperchio della shitola.

Ma non lì, non poteva, era ancora in corridoio.
Fin dalla pubertà, appena il suo corpo cominciò a cambiare, notò che le attenzioni dei compagni nei suoi confronti erano cambiate, le accennate forme di donna che si andavano pian piano formando, sempre più generose erano il punto focalizzante degli sguardi dei maschi, perfino uomini dell’età del padre la guardavano in quel nuovo modo strano, lussurioso, morboso che la facevano sentire sporca al solo accorgersi dei loro pensieri.

Così cominciò a vestirsi in modo poco appariscente a cercare di nascondere le forme, le stingeva, le dissimulava curvando le spalle, tanto che ora, anni dopo, le commesse nei negozi di intimo si interrogavano silenziosamente se la taglia che lei dava era giusta. Era giusta, sì, ma nessuno lo sapeva, per questo aveva timore che anche Padrone si confondesse.
Arrivata in bagno, profumo di detersivi e splendore su tutte le superfici, meglio del suo bagno a casa.

Andò dritta all’ultima porticina per il water, chiuse la porta ed abbassò la tavoletta, poggiò la borsa, tirò fuori la shitola. L’aprì lentamente.
Il raso di un celeste chiaro era finemente ricamato, tono su tono, motivi floreali a coprire completamente le coppe, le sembravano abbastanza capienti. Tirò fuori dalla shitola il reggiseno, cercò la targhetta. Non c’era. La sua impressione era giusta, nessuna marca, nessun simbolo, cuciture e ricami perfetti, era artigianale! Profumava di nuovo, lo avvicinò al petto, lo poggiò sotto i seni, sembrava della giusta taglia.

Sorrise.
Uno dopo l’altro aprì tutti i bottoni della camicetta rivelando il suo reggiseno “normale” che assolutamente sfigurava alla presenza dell’altro. Tolse la camicetta e slacciò il reggiseno, anche se grandi i seni erano sodi e stavano su naturalmente. Abbassò le braccia e lasciò scivolare via il suo intimo. Prese l’altro, quasi massaggiandone la stoffa, accarezzandola per sentire lo stacco netto tra il raso ed il ricamo. Lo portò sotto il seno, lo tirò un po’ più su facendolo scivolare sulla pelle della pancia.

Accolse come un guanto la sua femminilità. I gancetti si incontrarono perfettamente dietro la sua schiena, lo allacciò. Neanche le spalline erano da regolare, perfette. Perfetto tutto, ora che lo aveva indosso ne apprezzava ancora di più la fattura. Lo accarezzava, le piaceva, sentiva persino i capezzoli da sotto la stoffa che si inturgidivano.
Si ricordò di essere a lavoro e non poter seguire ciò che quel calore al basso ventre le suggeriva di fare.

Infilò la camicetta senza abbottonarla, prese il suo reggiseno e lo piegò per metterlo nella shitola, quando però scostò la carta velina rimase perplessa. C’era dell’altro da parte di padrone. Stessa stoffa, stessi ricami, lo prese. Un paio di slip, no, culottes brasiliane. Le vedeva, le toccava, ma sembrava non capire cosa farne poi, senza pensarci, come se il corpo si muovesse da solo, cominciò a tirarsi su la gonna fino a che non riuscì facilmente ad infilarci sotto le mani.

Due dita si infilarono nell’elastico degli slip ed li portarono in basso, fino alle ginocchia. Era strana la sensazione di non avere nulla sotto la gonna, ma ora era più importante la sensazione degli slip che erano caduti alle caviglie. Tenendosi e con cura li sfilò dai tacchi, li piegò e li ripose nella shitola. Facendo attenzione a non rovinare il regalo di Padrone infilò le culottes un piede dopo l’altro e poi le tirò su facendole scivolare sulla pelle delle gambe, sempre più su, spinse la gonna in alto per riuscire ad indossarle.

Che strana sensazione, non aveva mai indossato culottes brasiliane, si sentiva sia avvolta che esposta ma decisamente le piaceva di sapere che in quel modo era più provocante per il regalo di una persona che non aveva mai visto o che comunque non sapeva chi fosse ma che sembrava conoscere i suoi gusti e riusciva a spingerla verso cose nuove ma che una volta scoperte le piacevano.
Aveva voglia di aprire la porticina così com’era con la camicetta sbottonata e la gonna alzata fino alla vita per riuscire a specchiarsi nel grande specchio sulla parete opposta del bagno, sapeva di essere sola, ma non aveva così tanto coraggio.

Aveva la mano sulla maniglia e gli occhi bassi a guardare i seni salire e scendere sotto i respiri profondi. Ancora un attimo di indecisione poi il pudore prevalse e si rivestì a dovere. Confezionò il pacchetto da lasciare a Padrone e lo mise nella borsa.
Un’ultima controllata all’abbigliamento ed uscì, si guardò allo specchio, tutto apposto. Guardò con più attenzione focalizzandosi sul seno, sapeva che era grande ma sapeva anche di riuscire a dissimularlo bene, Padrone invece lo sapeva ed apprezzava, non sapeva se apprezzava davvero ma secondo lei non poteva essere altrimenti.

E se quel regalo stava ad indicare di valorizzare di più la sua femminilità? Del resto tutti i regali fin ora ricevuti sembravano avere come scopo quello di valorizzarla e farla sentire bene. Si guardò attentamente allo specchio e cominciò a tirare in dietro le spalle, a spingere il petto in fuori, o meglio, a portarlo dove doveva essere. Si girò di tre quarti, era voluttuoso, ma le sue forme abbondanti erano sinuose sul suo corpo e si trovò bella.

Dopo tanto tempo e tante insicurezze quell’istante le sembrò quello in cui finalmente si accettava.
Uscì dal bagno, erano ormai arrivati tutti in ufficio, camminava fiera e felice nel corridoio e tra i colleghi, vedeva molti di loro girarsi e guardarla con apprezzamenti appena trattenuti. Non le dispiaceva più, non le importava, sapeva che questa metamorfosi era dovuta da una persona e lei dedicava a quella stessa persona il riconoscimento che stava ottenendo da quegli sguardi.

Il mattino seguente, nel solito cassetto, ritrovò l’intimo che aveva lasciato il giorno precedente e le sue caramelle preferite.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

Giovani guardoni crescono al circolo culturale

Il mio esibizionismo nacque così, quasi per caso…

Io e mio marito ci eravamo da poco trasferiti nella graziosa cittadina di Pordenone. Avevamo qualche amico e conoscente ma dovevamo ancora ambientarci. All’epoca io avevo 27 anni e mio marito 30.
Le prime persone con cui iniziammo ad entrare in confidenza furono alcuni vicini che abitavano sullo stesso pianerottolo del nostro condominio. Lei, Stefania, faceva un lavoro come segretaria part time, e nel tempo libero faceva sorveglianza pomeridiana presso un centro culturale, una sorta di oratorio a gestione civile, nel nostro ampio quartiere residenziale.

Lo seppi quando, incrociandoci sulle scale una sera, scambiammo un paio di parole ed entrammo nel discorso di come io e mio marito avremmo voluto ambientarci di più in questa zona. Subito Stefania mi propose di andare a darle una mano; dopo poco iniziai ad andarci con lei, ma sporadicamente.
Non c’era granché da fare: aprire o chiudere alcuni ambienti, gestire il prestito dei materiali (materiali sportivi, libri, materiali da cancelleria…) e talvolta sedare qualche futile lite tra alcuni frequentanti di quell’ambiente.

Poche volte vi andai, più che altro per stare in compagnia di Stefania e darle una mano. Un pomeriggio di metà giugno lei mi chiese la cortesia di sostituirla e di fare tutto da sola perché aveva un impegno inderogabile. Accetai di buon grado, seppur con un po’ di timore nel caso dovessi fare qualcosa che non sapevo ancora.

E dunque eccomi lì. Visto il caldo afoso di quelle giornate vi andai con un bel vestitino di tela, e visto che porto una seconda, una bella seconda sincera, preferii usare una canottiera al posto del reggiseno, per stare più comoda.

Quelle tre orette pomeridiane passarono tranquillamente, stavo in una stanzetta vicino all’ingresso dietro un tavolo con una sorta di bancone rialzato, un po’ come quelli delle banche, così dietro quel bancone che mi separava potevamo tenere quello che ci portavamo (da leggere e mangiare) e poi si teneva bene in ordine il telefono, un vecchio computer, e la cassetta di sicurezza con tutti i mazzi di chiave dell’ambiente.

Tutto bene, non c’erano nemmeno troppi giovani che gironzolavano, più che altro diversi ragazzi delle superiori che erano venuti a terminare le tesine (sempre all’ultimo sti giovani…) e altri che venivano a fare qualche tiro a pallone nel campetto.

Alle 18. 00, un’ora prima che fosse tutto chiuso, avevo chiuso il mini spogliatoio che lasciamo a disposizione di chi viene a giocare, e quelli che giocavano ormai se n’erano andati da un po’. Arrivò invece, subito dopo, tutto di corsa, questo ragazzo, probabilmente tra i 16 e i 19 anni, un po’ in carne (ma non troppo) e che sembrava preso dal panico. Col fiatone mi disse:
“Buongiorno, ha mica chiuso lo spogliatoio”
io: “Guarda, ho appena riposto le chiavi”
e lui sembrò ancora più preoccupato, allora gli domandai: “Di cosa hai bisogno?”
lui: “Non trovo più il portafoglio, forse l’ho dimenticato in spogliatoio”.

io: “Beh, andiamo a vedere”.

Sentivo il suo respiro nervoso e affannato, avrà fatto una corsa per tornare al centro culturale. Da dietro il bancone mi chinai in cerca del mazzo giusto, e mi ci volle un po’ perché alcuni portachiavi si erano incastrati tra di loro. Mentre cercavo le chiavi mi parve che quel ragazzo si calmò perché d’improvviso smise d’avere il fiatone. Quando mi rialzai notai che era quasi immobilizzato e aveva gli occhi fissi su di me.

In un lampo capii che inclinandomi in avanti avevo lasciato a favore di sguardo i miei seni, attraverso la scollatura, e quel ragazzo ne approfittò per rifarsi gli occhi.
Stranamente non mi sentivo offesa, anzi, ne ero un po’ compiaciuta e mi piaceva pensare d’averlo fatto eccitare un pochino.

Presi le chiavi e assieme andammo nello spogliatoio. Nella camminata continuavo a pensare a quel piccolo inconveniente e iniziai a provare piacere anch’io al punto che volevo quasi continuare a battere il chiodo finché era caldo… ma non avevo nulla in mente.

Ma ecco l’occasione: arrivati allo spogliatoio, aprii la porta ed entrammo a cercare il suo portafoglio. Lo trovai quasi subito, dietro una panchina, ma quasi istintivamente (un istinto un po’ da porcellina) per raccoglierlo stetti con le gambe ben dritte in piedi e chinai solo il busto lasciando il mio bel sedere puntato verso il giovane ragazzo. Certo il vestito non era poi così corto e portavo le mutante, ma indugiai un po’ in quella posizione, così che potesse almeno godere delle mie forme.

Una volta alzata lui non riuscì a chiudere la bocca e restò qualche istante con la bocca socchiusa e gli occhi persi in chissà quali pensieri.

Gli restituii il portafoglio, mi ringraziò, richiusi la porta a chiave e tornari alla mia postazione.
Alle 18. 40 iniziai il giro di controllo per sistemare qualche gioco rimasto in giro. Ormai non c’era più nessuno, o almeno così credevo. Per ultimo mi lasciai i bagni da chiudere.

Ormai erano le 19. 00. Arrivata al bagno dei ragazzi sentii un rumore non del tutto famigliare, accompagnato da qualche sporadico sospiro. Allora mi abbasso per sbirciare dallo spazio sotto le porte per vedere se c’è qualcuno, e nell’ultimo cesso noto due gambe. In quei bagni, ormai, erano pochi i catenacci che ancora funzionassero e quell’ultimo cesso non faceva eccezione, anzi, l’anta aveva un po’ di fessura, da cui sbirciai. Vidi il ragazzone del portafoglio, di schiena, che si stava masturbando.

Senza percepirne la lunghezza notai che aveva il cazzo bello duro. D’improvviso ebbi l’intuizione che potesse segarsi ripensando ai miei seni sbirciati e alla forma del mio culo.

Mmh, mi eccitava l’idea che si stesse segando pensando a me. Allora decisi: non c’è due senza tre, ed aprii la porta di colpo facendo la finta tonta:
io “Oh, scusa, non sapevo…” (ma intanto non richiusi la porta, eh eh…)
lui era talmente immerso che le sue mani continuarono ad andare su e giù afferrate al suo duro pisello anche se, allarmato, girò di colpo la testa in un’espressione tra l’imbarazzato e lo spavento.

Provò solo a dire un “Scus…. ” ma la frase si tramutò in un vocalizzo misto di piacere e sgomento: ejaculò proprio in quel momento.

A quel punto, e solo a quel punto, chiusi la porta senza dire una parola e tornai alla mia postazione. Ero soddisfatta e un pizzico orgogliosa d’aver fatto provare quell’emozione. Mentre rivedevo mentalmente gli episodi di quel pomeriggio iniziai a provare anche una certa eccitazione, nel frattempo quel ragazzone uscì dal centro culturale a testa bassa, di corsa, e pieno di imbarazzo…

Un’altra volta gli spiegherò che non deve essere imbarazzato, ma questo episodio lo racconterò più avanti….

STORIA IN AUTOGRILL 1

Siamo a luglio e sono stata invitata ad un matrimonio, per raggiungere il ristorante ci tocca fare circa 10minuti di autostrada dalla chiesa.
C’e un caldo infernale l aria condizionata non funziona molto, il sudore ha un po sciolto il trucco..mentre percorro l’autostrada vedo in lontananza un autogrill, guardandomi nello specchietto retrovisore mi accorgo del difetto al trucco e accosto… provo a sistemarlo ma niente…ho bisogno di un bagno.. scendo dall’auto 40 gradi di sole spezzano il respiro… (ah già il mio abbigliamento giusto… vestito nero lungo dietro corto avanti con le bratelline scollo a cuore e cinturina sotto il seno…tanga e autoreggenti colorcarne orecchini pendenti (8) e collana con ciondlo a forma di R… pochette con catenina tracolla).

Entro in autogrill..mi avvicino al bancone dei caffè (dove ci sono una 10ina di signori che bevono il caffè e mangiano, appena mi avvicino al bancone si girano tutti a fissarmi)chiedo al barista:

io: Scusi, è possibile utilizzare la toilette??
Barista: Certo..si si…infondo a sinistra trova le scale scende e lo trova li
io: grazie mille
(scendo al bagno mi risistemo il trucco faccio anche la pipi e risalgo)

Ripasso dal bancone dei caffè faccio per andare verso la cassa..e si avvicina un signore…sulla 50ina:
Lui: Eh ma dove ce ne andiamo cosi tutta bella preparata?!?Permette?!? Roberto piacere (mi porge la mano)
io: Ehm piacere Rita…beh sono stata ad un matrimonio di un amica..ora mi aspettano al ricevimento…
Lui: ah ma va già via?!? su dai si faccia offrire qualcosa prima…(e fa un cenno ad un altra persona che si avvicina) vero Marco?
Marco: mah si dai resti un attimo qui tanto gli sposi sicuramente faranno le foto..Permette?!? Marco piacere..

E mentre parliamo mi deviano verso i tavolini (dicendomi di non farmi pregare per prendere qualcosa e mi fanno sedere)

Roberto: Allora io sono Roberto e lui e Marco…siamo in giro per l italia…(indica fuori 2 camion) vedi il rosso e il mio il blu e di Marco…
Marco: e tu? bella signorina cosa fai di bello oltre andare a matrimoni?? (sorride ironico)
Io: Sono studentessa di legge…ma ho quasi finito… (intanto arrivano dei drink ordinati da loro)

li beviamo e chiacchieriamo..una mezz oretta… a un certo punto ricordo ai 2 che si è fatto tardi mentre mi alzo:

Marco e Roberto si guardano e mi chiedono hai mai visto l’interno di un camion??
(un po incuriosita) rispondo di no…e
Marco: Allora devi vedere quello di Roberto sembra un astronave dentro..
Io: è davvero tardi devo andare…
Roberto: Dai che ci vuole 5 minuti e poi vai via…

Esco a braccetto con loro…(mentre altri dentro li guardano invidiati)

Arriviamo sotto al camion e Roberto apre la cabina e sale prima di me per aiutarmi a salire mentre Marco mi aiuta da sotto…siamo tutti e 3 nel camion e Marco si chiude la portiera dietro e dice ahahah Roberto ora possiamo partire…

Mi mostrano lo stereo le luci che si abbassano il letto dietro ai sedili…e abbassano anche le tendine dei vetri…

ora iniziavo ad avere un po di paura…i due si avvicinano e iniziano ad annusarmi i capelli…
Che buon profumo dicono quasi in coro…sai che sei bellissima…(mentre mi accarezzano le braccia tirano le spalline del vestito sulle braccia…)iniziano a baciarmi il collo mentre mi palpano le cosce…
Ragazzi devo andare..dai fatemi andare…
Roberto: dove vai?? ora sei nostra.. (e mi tira giù il vestito)
Marco: cazzooo Robe te lo dicevo ke aveva 2 kili di tette e ke non portava il reggiseno sta zoccola(e iniziano a succhiarmi i capezzoli mentre mi portano le mani sui loro cazzi duri)massaggia questi ora…

Passando le mani sui loro cazzi gonfi mi rendevo conto che erano durissimi ma anche dotatissimi (22-24 cm)

Mentre succhiano i capezzoli da sotto mi sfilano il vestito…

Roberto si stacca dal seno: Pure il tanga cià mmm (e me lo strappa via )

continua.

I giorni passano, le settimane volano.

L’estate è passata, arriva settembre iniziano le scuole, i primi malanni di stagione non si fanno aspettare, la ditta dove lavora mamma ha deciso di organizzare una gita cui possono partecipare dipendenti e clienti. Il programma: da VENEZIA crociera del mediterraneo otto giorni sette notti,
partenza il 23. Al mattino Anna le accompagna all’autobus
per raggiungere la località di partenza. Non riuscivo ad accompagnarle ero assente per un servizio. In mattinata Marina era salita da Anna con un pacchetto di punture da far fare alla figlia
e si era raccomandata di badare ai due ragazzi, lasciandoli la massima libertà di agire nei loro
confronti come se fosse una vera e propria zia.

La mia giornata trascorre nella normalità; nel pomeriggio Anna mi telefona dicendomi di passare al market ed comprare due bottiglie di Coca Cola, affettati ed un po’ di frutta. Passando davanti al negozio di intimo in vetrina mi innamoro di un trittico che senza batter ciglio acquisto e mi faccio fare un pacchettino. Con il borsello (degli strumenti), sacchetto della spesa, e pacchetto mi avvio a casa sua.
Portone come sempre aperto, suono Marco mi apre la porta.

Lui con un amico giocano davanti al pc in cameretta, sulla console un sacchetto di carta, (ero allo scuro di tutto il pacchetto sulla consolle era la cura:quattro confezioni di Epagriseovit) poso sulla sedia la mia borsa sul cuscino di Anna lascio il pacchetto appena acquistato e richiudo, in cucina,bottiglie e l’affettato in frigo e
mi siedo sul divano. Dal bagno esce Anna in tuta,mi abbraccia senza dirmi nulla, parliamo del più e del meno, mi chiede se ho sentito la mamma.

Nell’accompagnarle ha incontrato Tommaso e Marina che partivano anche loro per festeggiare i 25 anni di matrimonio, le hanno chiesto di badare ai ragazzi che erano più tranquilli ed in particolare ad Elisa che doveva seguire la cura. Si sono trasferiti nel mese di Agosto
nell’appartamento al primo piano ricevuto in eredità dopo aver ristrutturato, Mattia 14 è nato lo stesso giorno di Marco, frequentato la stessa classe praticamente tra loro c’è sempre stato un cordone ombelicale.

La sorella era andata dalla nonna ed alle 19 doveva rientrare.
Anna, aspettava l’affettato per finire di preparare le pizze, finito chiede a Mattia di inviare
un messaggio a Elisa. (allo scuro di tutto il pacchetto sulla consolle era la cura della quattro
confezioni di iniezioni), neanche il tempo di inviarlo, arriva: Elisa, carattere forte, un bel tipetto alta 1. 65 castana chiara, in ballerine e leggings una maglietta che copriva il sedere, da entra
in cucina si avvicina ad Anna e la bacio, mi saluta.

E curiosa tra i fornelli, Anna chiede se pizza
questa sera e di suo gradimento conferma. Si siede sul divano ed inizia a fa mille domande,
la cosa che più la scoccia e la preoccupa sono le punture, io sto a sentire i loro discorsi, per
correttezza non intervengo. Elisa racconta che tutti gli anni all’inizio dell’anno scolastico
sua mamma di concerto con il medico la obbligano a fare una cura ricostituente contro la sua
volontà, e mentre per gli anni scorsi era una praticona vicina di casa francese di settant’anni
che quando pungeva faceva male, quest’anno cambiando abitazione la mamma parlando con
Anna si era tolta la preoccupazione affidandosi a lei.

Mentre apparecchiava tavola e facendosi
aiutare, Anna”vuoi toglierti il pensiero subito o dopo cena” – Elisa “non saprei, se…. lo/la
chiami subito (non sapendo che ero io a doverla bucare) quanto ci mette ad arrivare?”
la mamma, la chiamava quando ero in casa, era sempre disponibile anche se solitamente
veniva alle sette prima di cena. Continuando la conversazione Anna le chiede vuoi farla
sempre alle sette? Elisa: “no, domani e domenica visto e considerato che, ci mettiamo d’accordo”
Anna, si rivolge a me:”sulla consolle ci sono le shitole prendile e prepara.

Elisa, in un attimo sentendo Anna dandomi quell’ordine sbiancò in volto. Dalla sua bocca
un sibilo……………. NOOOOOOOOOOOOOO.
Io nel mentre mi ero alzato a prendermi medicinale e borsello, ed in bagno per alcol e cotone [Marco che ha una vista che fulmina in casa nessuno e capace di muovere un dito che lui non si accorga rivolgendosi a Mattia inizia il rito], Elisa non aveva paura delle iniezioni, ma una buona
dose di vergogna nel doversi mostrare ad una persona che vedeva per la prima volta ed un uomo seppur più grande di qualche anno.

a confortandola Anna: me ne ha fatta quaranta ha una mano leggera. non ho sentito male, e solo un tipo di medicinale mi ha infastidita, Marco e Mattia fanno
gli assistenti, mentre Anna ed Elisa vanno in camera mentre io finisco di preparare, come entra in
camera Anna vedendo il pacchetto sul letto lo apre, dentro un coordinato intimo, entro con la
siringa Elisa è seduta sul letto e annuisce.
Mi vergogno un po’ – alla fine confessa.

Ma dai, è solo una puntura, abbassa i leggings da brava e sdraiati. Sarò delicato.
Davvero? Mi fido.
Leggings calati fin ai polpacci e le cosce coperte da un paio di mutandine nere, di pizzo, coprenti
che lo fasciano strette le natiche sode di una diciassettenne, Anna, le tira giù fino a metà e le prende
le mani per consolarla, – Da che parte vuoi che iniziamo: destra o sinistra.
Elisa: Sinistra – risponde lei.

Inizio a massaggiare il gluteo interessato. E’ sodo da morire.
Anna osserva ogni mia mossa, ogni mio sguardo verso le natiche di Elisa come nuovo le mani
gelosa.
Sei pronta?
Si
Allora buco! Con la mano sinistra sollevo la carne bianca a mò di pizzicotto, ed infilo l’ago.
che entra come se fosse burro, è già nel culetto e le inietto piano il liquido.
Anna:”Non ha fatto storie, è stata brava”.

Finito… – Lei di già… Tolgo l’ago e massaggio soffermandomi per bene.
Anna, dall’altra parte del letto si leva la tuta si prova le mutandine, ed il reggiseno.
Elisa la guarda fissa: “ma tu……………………. ti spogli davanti ad un uomo così ed ha una
donna. Anna: “tranquilla mi ha già vista nuda più volte ed anche davanti al ginecologo, poi sia
io che te Elisa siamo fatte uguali”. Entrambe si rivestono ed andiamo un cucina.

Ormai la pizza ci aspetta, ed i ragazzi son impazienti di mangiare, Elisa ogni tanto si
massaggia, finito tutti i piatti nel lavandino ci sediamo sul divano, i ragazzi continuano in
cameretta con il pc. Io ed Elisa ci accordiamo come fare domattina e domenica.

Buona Notte.

Daniela…la mia amica su internet 2

Ero ancora incredulo, ma dopo averla vista su quel sito porno ero riuscito a scoprire la vita segreta della mia amica Daniela e finalmente stavo per incontrarla. Vado nel punto che ci siamo dati l’appuntamento circa con un’ora di anticipo, ansioso del suo arrivo nel frattempo ci messaggio un po’ scrivendogli come mi piacerebbe che si vestisse, ma lei mi rassicura dicendomi che avrebbe indossato degli abiti eccitanti comprati apposta per l’occasione. Nell’attesa guardavo le sue foto finché non arriva e si parcheggia vicino alla mia auto, abbassiamo entrambi i finestrini ma quando si gira e trova me nella macchina resta sorpresa e subito mi chiede cosa ci faccio li.

Senza rispondere scendo e avvicinandomi al suo sportello entro in auto e le dico che le devo parlare di una cosa. Daniela è scioccata dalla situazione e si sente a disagio nel farsi vedere da me vestita in quella maniera, non poteva essere più porca di così. Indossava delle calze coprenti nere con una minigonna di jeans stretta quasi inesistente e sopra un corpetto di raso nero lucido, anche quello molto aderente, che lasciava intravedere il reggiseno rosso mente gli comprimeva il seno rendendolo bello sodo.

Con gli occhi fissi ad ammirare tale bellezza le passo la bustina dove avevo le sue foto e le dico di aprirla. Tirate fuori immediatamente si riconosce in quelle immagini, resta senza parole e capisce allora che sono io la persona della chat con cui si doveva incontrare. Riprendo le foto e tolte di mezzo Daniela è ancora in silenzio e non sa cosa dirmi così mentre mi avvicino a lei gli chiedo se quello che mi ha raccontato era vero oppure no.

Senza guardarmi e con un filo di voce sussurra un si, intanto inizio a accarezzargli la coscia e salendo arrivo a toccarla vicino all’inguine sfiorando di poco la figa. La bacio sul collo e la palpeggio per tutto il corpo, poi infilo una mano nel seno e massaggiandolo la incito a mostrarmi le sue famose doti da troia. Daniela lentamente si lascia andare e comincia a tastarmi il cazzo da sopra i pantaloni cercando di tirarmelo fuori mentre allargando le gambe fa salire su la minigonna mettendo in bella vista il minuscolo perizoma che a fatica copriva le grosse labbra della sua fichetta.

La guardavo ed era bellissima, la lingerie che indossava la rendevano ancora più sexy e attraente aumentando l’eccitazione che stavo provando verso di lei. Completamente innamorato la continuo a guardare mentre afferra con decisione il mio cazzo già durissimo iniziando a masturbarmi. È una vera porca, in un attimo la spoglio lasciandola solo con le calze, perizoma e reggiseno, poi le monto sopra e posizionato il cazzo tra le sue cosce mi preparo a penetrala.

La puttanella della mia amica si era già totalmente bagnata e senza problemi l’enorme pisello gli entra dentro, emette dei piccoli gemiti di piacere così inizio a spingere in profondità. Daniela ansimava sempre più forte e stringendola a me la baciavo con passione. Ora stava partecipando in pieno al rapporto è mentre la scopavo come una grande vacca la sentivo che mi incitava a non smettere. Girata la penetro a pecorina e le metto anche alcune dita nel culo fino a quando arrivato mi prega di volerlo ingoiare tutto, io sfilandolo lo avvicino al suo viso e Daniela masturbandomi si lascia schizzare e si fa riempire la bocca dal mio caldo sperma.

Finito di gustarsi la sborrata ci rivestiamo entrambi e mi promette che in cambio del mio silenzio lei sarebbe stata disponibile ogni volta che volevo bastava chiamarla e si prestava a me. Con un caloroso bacio la saluto dicendole che ci saremmo sentiti presto e salendo nella mia auto vado via lasciandola sola.

Cristina: Sir, arrivo

Il treno viaggia veloce verso la sua meta avvicinandoti sempre di più alla tua, al vivere finalmente un’altro incontro con lui.
Vorresti che questi incontri fossero più frequenti per accontentare non solo la tua fica che si bagna quando lo pensi, cosa che accade ormai continuamente, la tua bocca avida del sapore del suo nettare, che sai che oggi ti farà gustare di nuovo, e stanca del tuo (sì perchè hai l’ordine di ripulirti le dita ogni volta che provi un orgasmo, anche quando fai sesso con il tuo compagno e devi scappare al bagno per farlo, di nascosto da lui, assaggiando i tuoi umori mischiati al suo sperma), il clitoride e i capezzoli che non chiedono altro che una maggiore attenzione delle sue dita e della sua lingua, le tue natiche che ora amano quel leggero dolore quando vengono sculacciate perchè anche loro pretendono la loro parte.

Non c’è parte del corpo che non vibra al pensiero che presto saranno accontentate.
Logicamente la fica è zuppa già da questa mattina quando ti sei alzata e avresti voluto calmarla dandoti piacere ma oggi non lo puoi fare!
Sai che ti vuole così! Eccitata al massimo e pronta a godere. Sai anche che non lo potrai fare se non dietro suo permesso che arriva sempre più tardi ma sempre più intenso.

Ora sei felice che utilizzi qualche procedimento sul tuo corpo, basati di regola su leggeri dolori o distrazioni, per allontanare sempre di più l’arrivo del tuo primo orgasmo, quello sempre più devastante e desiderato.
Il suono dell’arrivo di una mail ti distrae da questi pensieri e subito la fica si contrae e i capezzoli si inturgidiscono perchè solo lui ha la tua mail segreta.
Fin quando non leggi la mail una paura si impossessa di te pensando ad un suo ritardo, o peggio, ad un imprevisto che non gli dia la possibilità di venire, ma poi sorridi perchè capisci che il gioco sta iniziando.

L’ordine che arriva ha un effetto devastante in te ma per fortuna hai scelto posto il vicino al finestrino e sei sola. Ti alzi dal posto per guardare la gente presente nel vagone e vedi la loro indifferenza verso di te perchè sono tutti occupati a leggere o a guardare film.
Mentre ti metti seduta, quando sei già nascosta ai loro occhi, con una mossa veloce alzi la gonna per un secondo per poi riportarla giù insieme alle tue mutandine nere.

Hai fatto il passo più importante e poco ci vuole a toglierle e riporle dentro la borsa.
Quando allarghi le gambe, anche se sei in un posto chiuso, senti arrivare un alito freddo che ti fa rabbrividre quando entra in contatto con la fica bagnata. Quei brividi che salgono verso la testa. I capezzoli reagiscono automaticamente e fanno capolino sulla tua camicia perché, come ordinato, sei senza reggiseno.
Speri che tornino normali prima di arrivare alla prossima fermata dove scenderai perchè tutti possono vederli, cosa che non possono fare con le mutandine che non hai più.

Senti di nuovo il suono del cellulare e leggi la sua nuova mail dove ti ordino di sfregonare i tuoi capezzoli (sicuramente già eccitati e irti) perché
“voglio che tutti gli uomini presenti nel vagone e nell’intera stazione li notino facendogli venire in mente pensieri su di te.
C’è chi penserà “guarda sta troia” chi invece “vorrei essere al posto del suo uomo” e chi invece “vorrei essere al centro del suo pensiero e desiderio” ma soprattutto voglio farti sentire desiderabile e al centro dell’attenzione.

So che camminerai a testa bassa guardandoti i piedi, che il tuo viso sarà paonazzo e che, per te incredibilmente, avrai le gambe bagnate dai fluidi che usciranno dalla tua fica e che scenderanno lentamente ma inerosabilmente senza l’ostacolo delle mutandine. “
Anche senza volerlo il solo leggere la mail ha già di per sé l’effetto da lui desiderato e quasi non ci sarebbe bisogno dello sfregamento per rendere ancora più turgidi i capezzoli ma lo fai, senza preoccuparti di eventuali sguardi, e il solo contatto tra le tue dita, la camicia e i sensibili capezzoli ti fa sentire una scossa nella fica che torna a pulsare come un cuore, ed il clitoride ti lancia il messaggio “ehi! Ci sono anch’io o te lo sei dimenticata? “
Dalla tua bocca esce un basso e controllato mugolio di piacere e la mente vola vorticosamente con l’immaginazione a cosa ti farà a breve.

Ogni volta è diverso, il tuo corpo viene usato e abusato, il dolore e il piacere cambia continuamente, aumenta e diminuisce in un’altalena di sensazioni che sono diventate ormai la tua vita.
Cerchi di pensare a qualcosa che possa far calmare il tuo stato di eccitazione e torni con il pensiero all’inizio del percorso, alla tua titubanza a spedire la prima di una lunga serie di fotografie sempre più imbarazzanti, almeno fino a quando non hai capito che era quello che desideravi anche te, al giorno in cui hai sentito per la prima volta la sua voce e al tremolio che si impossessò delle tue gambe fino quasi a cedere, al difficile periodo dell’operazione, al conforto ricevuto da questo sconosciuto Sir che avevi scelto già senza saperlo prima ancora di conoscerlo, a tutte le prove che hai dovuto superare obbedendo a ordini considerati a volte insensati, stupidi o infantili, ma sempre da te eseguiti con maggior devozione.

Tutto questo per poter vivere finalmente nella realtà quello che lui scriveva e prometteva, sentire finalmente il suo cazzo possederti mentre ti scopa spaccandoti la fica, la bocca o il culo.
All’inizio eri contraria al rapporto anale e lui non ti ha mai forzato nonostante potesse farlo in qualunque momento, perché lui è il tuo Sir ed era chiaro che non gli avresti mai detto di no, ma ha atteso che fossi tu a chiederglielo in un momento di massima eccitazione e di devozione verso di lui.

Volevi fargli capire con i fatti quello che avevi scritto centinaia di volte quindi hai deciso di donargli l’ultima parte del tuo corpo rimasta senza sue attenzioni, e non te sei pentita.
Con lui non esiste la parola dolore perché ogni volta che inizi a provarlo incredibilmente succede il contrario perché inizia automaticamente il piacere.
A volte l’alternarsi tra dolore e piacere è lungo. l’altalena non si ferma mai e lui ti spinge sempre più in alto aumentando gradualmente il dolore ed il piacere ma quello che trovi più difficile è resistere alla voglia di godere aspettando il suo tanto sospirato permesso di farlo e quando finalmente arriva urlare al mondo intero il tuo “grazie Sir”.

Questi pensieri hanno un effetto contrario a quello sperato!
Dalla fica sgorgano fiumi di profumato e dolce piacere bagnando la gonna ed è in quel momento che capisci sorridendo il messaggio del Sir e pensi:
Solo davanti a lui sono una sottomessa mentre davanti agli altri sono una donna e nessuno potrà mai affermare il contrario.

Come la paprika

Con le sue mani pratiche, morbide e vigorose, scioglieva i muscoli della schiena alleviando i dolori mi affliggevano da tempo.
Non solo, però: quella pressione mi eccitava. E capitava ogni volta:
prima un senso di progressivo rilassamento che finiva per stordirmi,
poi un graduale risveglio dei sensi che, sotto il corpo disteso
bocconi sul tavolo, mi procurava un’erezione prepotente, resa
addirittura lancinante dalla pressione che mi schiacciava il membro
fra il ventre e la dura superficie di sotto.

Una sofferenza, se non fosse stato per i piacevoli brividi che mi
attraversavano muscoli e nervi, acuiti dal tocco delle mani di
Lucrezia. Una sofferenza, comunque. Sentire il corpo languido e
insieme teso come un arco, i minuscoli crampi alla schiena e
all’inguine, e allo stesso tempo avvertire il suo sguardo silenzioso
che pareva attraversarmi interamente, come se non si fermasse alla
superficie ma perforasse la pelle e le viscere per andare a scovare la
fonte segreta del mio piacere.

E in effetti ogni tanto, voltando la
testa nella sua direzione, sorprendevo Lucrezia a lanciarmi sfuggenti
occhiate di sbieco, brevi e però insistenti, mi sembrava. Il che non
faceva altro che aumentare il mio imbarazzo.
Ero stato tentato di dirle di non venire più a massaggiarmi in casa,
ma il sollievo che traevo da quelle sedute, in ogni senso, mi impediva
ogni volta di decidermi a farlo. Così restavo come in balia di lei, di
quelle sue mani che quasi prendevano possesso del mio corpo, mentre lo
manipolavano; mi veniva di pensare che lo modellassero pressoché a
loro piacimento.

A suo piacimento.

E non riuscivo a distaccarmene.
Volsi di nuovo lo sguardo verso di lei, mentre mi stava frizionando la
zona tra la schiena e le natiche, e a un tratto la vista mi si oscurò:
sentii un tremito feroce nei lombi, uno shitto violento del ventre che
riuscii a reprimere solo con uno sforzo tremendo, quindi densi fiotti
di sperma schizzare fra ventre e tavolo. Dovetti piegare la testa in
avanti, nascondere il viso mordendo il lenzuolo di cotone pesante
steso sotto di me.

Godevo e soffrivo. Esplosi in un orgasmo quasi
insostenibile, benché cercando di tenere insieme tutti i pezzi in cui
mi stavo frantumando, che tendevano a proiettarsi per l’intera stanza
girandomi intorno in vorticosi mulinelli. E i muscoli mi si
rilassarono in un baleno. Ma digrignavo i denti.
Meno di un minuto dopo Lucrezia aveva finito il massaggio e stava
andando a lavarsi le mani. Senza una parola, come al solito.
Approfittai per alzarmi di soppiatto, avvolgendomi le membra non solo
con il panno che tenevo intorno ai fianchi, ma pure col lenzuolo del
tavolo, su cui scorsi subito la grossa macchia di seme, e mi rifugiai
nella mia camera.

Mentre cercavo di ripulirmi, di rimettermi in sesto,
lei uscì dal bagno e salutandomi da fuori della porta mi diede
appuntamento per la settimana successiva. Era sempre così, allegra e
gentile, però riservata. In certi momenti poteva apparire perfino
scostante. Ma sempre corretta e professionale.
La volta successiva cercai di mantenermi il più possibile distaccato.
Ci riuscii con molto sforzo. Mi aiutò la decisione di tenere per tutto
il tempo del massaggio la testa rivolta verso di lei, a scrutare le
espressioni che via via il suo viso assumeva mentre calibrava la
pressione delle mani sulle varie parti della schiena, variava la
tecnica delle manipolazioni e la traiettoria delle frizioni.

Sembrava
assorta, eppure era come se dentro di lei si succedessero stati
d’animo continuamente diversi. In taluni attimi avevo perfino
l’impressione di cogliere nei suoi occhi brevissimi moti di desiderio.
Anche se non potevo giurarci. Ma forse mi piaceva solo pensarlo.
Riuscii a trattenere i fremiti del mio corpo sino alla fine della
seduta, comunque. Poi lei andò in bagno e io nella mia camera. Lì
restai per alcuni minuti nudo davanti allo specchio, ad osservare gli
effetti benefici della fisioterapia sul mio corpo spesso dolorante.

Ora la schiena appariva decisamente più diritta, le spalle meno
ripiegate su se stesse. Era davvero brava, Lucrezia… quando percepii
di sfuggita un bagliore d’occhi.
Non mi voltai, ma attraverso lo specchio notai che inavvertitamente
avevo lasciato il battente della porta scostato di alcuni centimetri
dalla cornice, rendendomi visibile da chi guardasse nella stanza
dall’esterno. E per un attimo mi sentii in imbarazzo. Solo per un
attimo, però. Subito dopo, invece, mi lanciai con un balzo sulla
porta, l’aprii con una mano e istintivamente spinsi l’altra fuori.

Mi
trovai un polso stretto saldamente fra le dita. Il suo. E, sollevando
gli occhi, lei che mi guardava a metà fra il sorpreso e l’impaurito.
Benché senza una parola.
Anch’io senza parlare, l’attirai dentro la camera. La trascinai,
quasi. Mi sedetti sul letto, nudo com’ero, un’erezione incipiente che
cercavo di dissimulare fra le gambe strette, e la tenni in piedi di
fronte a me.
“Spogliati” le dissi dopo averla fissata per un po’.

Mi accorsi con
sorpresa del mio tono secco, imperioso, per niente non abituale.
Lei si mantenne immobile, sempre con la stessa espressione sorpresa e
inquieta. I lunghi capelli castano scuro che le incorniciavano le
guance rivolte verso il basso. Guardava con insistenza qualche parte
del mio corpo.
“Spogliati” ripetei. Stavolta con un’intonazione sferzante, addirittura crudele.
Lucrezia finalmente si scosse. Liberò il polso dalla mia mano e
cominciò a togliersi la maglietta leggera.

Apparve un reggiseno nero
trasparente, bordato di pizzo rosso, che copriva mammelle piene ed enormi, con larghe areole rosate e capezzoli turgidi. Sotto la
gonna plissettata, mutandine anch’esse nere orlate di rosso e sui
fianchi un reggicalze nero. Come di nero, in seta a rombi in rilievo,
erano fasciate le cosce sode e le gambe lunghe e tornite, che finivano
in scarpe con alti tacchi stile anni ‘20.
“Ora le mutandine” le dissi.

Mi fissò come ipnotizzata.
“Le mutandine” ripetei.
Se le sfilò lentamente, lasciando apparire il ciuffo di peli scuri del
pube, e appena visibili le grandi labbra della vagina, carnose e ben
rilevate. Poi rimase immobile, la testa piegata verso il pavimento e
il viso quasi del tutto nascosto dalla folta chioma.
Le afferrai i capelli con un gesto improvviso e la costrinsi ad
inginocchiarsi davanti a me. Le allargai le cosce con un piede,
guardai il ventre che mi si era aperto davanti.

Mi sembrava che
luccicasse. Mi alzai e la feci mettere a quattro zampe.
“Toccati” le dissi. “Toccati”. Con un tono che non ammetteva repliche
e sorprendeva anche me stesso.
Avvicinò una mano al pube e la insinuò fra le gambe.
“Infila un dito nella fica”.
Strinsi e tirai verso di me i suoi capelli, per costringerla ad
obbedire. Lo fece.
“Dentro. A fondo. ”
Lo fece.
“Tiralo fuori e spingilo di nuovo dentro.


Lo fece.
“Ora infilane due. ”
Lo fece.
“Tre. ”
Fece anche quello. Mi parve di sentire mugolii di piacere che
sfuggivano dalla sua bocca serrata.
“Il clitoride. Adesso il clitoride. ”
Cominciò a massaggiarselo, a manipolarselo come tante volte aveva
fatto con la mia schiena. Prima usando il palmo della mano aperta,
aprendo bene le grandi e le piccole labbra, cavando altri sospiri
dalla bocca. Poi con un dito, quindi con due.

Lunghe carezze che
percorrevano tutto l’arco della vulva, giravano intorno al bottoncino
rosa, scendevano ancora lungo l’attaccatura delle cosce, arrivavano
fino al limite delle natiche, tornavano in alto a stanare il piccolo
a****le che pulsava.
“Voltati” le dissi.
Si girò di schiena rispetto a me. A quattro zampe, le cosce aperte,
ora mi si mostrava interamente nel suo intimo. Tornai a sedermi per
guardarla meglio, tenendo sempre stretti i suoi capelli con una mano.

Con l’altra le spinsi la testa sul pavimento, in modo che il suo
ventre si rivolgesse ancora di più verso l’alto, le labbra della vulva
spalancate, il clitoride bene in vista, le natiche che staccandosi
l’una dall’altra rivelavano l’orifizio rosso scuro, carnoso e pulsante
in mezzo, bagnato degli umori che colavano dal ventre.
“Toccati, toccati ancora” le dissi. “Toccati…”
Lo fece. Riprese a sfiorarsi, a massaggiarsi, a titillarsi. Il suo
respiro si stava facendo affannoso, il corpo componeva onde nell’aria
calda della camera, il ventre si muoveva a shitti, a sussulti, a
spasimi.

La marea impetuosa stava per arrivare: me ne accorsi dai suoi
gemiti che salivano di tono. I movimenti diventarono più sconnessi,
insistenti, violenti. I gridolini si trasformarono in un unico rantolo
prolungato.
Le infilai un dito fra le natiche mentre cominciava a sussultare,
urlando e fremendo in tutto il corpo. Spinsi il dito mentre si mordeva
un braccio e con l’altra mano articolava una danza sfrenata sul
ventre, torturandolo, spremendolo come se volesse cavarne ogni minima
goccia di godimento, ogni brivido infuocato.

Affondai interamente il
dito quando i suoi spasmi divennero ossessivi e il bacino si agitava
senza freni, ormai, teso, mentre la pelle emanava un profumo a****le
sempre più intenso e inebriante. Affondai di nuovo in lei proprio nel
momento in cui, con un ultimo e lungo sospiro, rilassava
all’improvviso tutte le membra.
La tirai di nuovo per i capelli, dopo un po’, voltandola di nuovo
verso di me ancora a quattro zampe, il viso quasi a contatto con il
glande che adesso era rosso e tumido.

Vibrava. Adesso non potevo più
tentare di nasconderlo fra le gambe. E forse adesso non volevo più. In
ogni caso non lo feci. Vibrava. E pulsava anche l’asta, con piccoli
movimenti che mi apparvero selvaggi, famelici, quando seguendo la
traiettoria del suo sguardo puntai gli occhi sul mio ventre nudo.
Lucrezia lo fissava con la bocca semiaperta, ansimando piano. Aveva
l’espressione selvaggia, pensai. Mostrava lo stesso aspetto famelico
del pene, che a sua volta pareva inchiodarla a sé con i suoi piccoli e
frenetici gesti involontari.

Come il battere degli occhietti di una
bestiola in calore. La faccia speculare l’uno dell’altra.
Forse fu per questa attrazione improvvisa e intensa che lei a un certo
punto sollevò il viso fino al mio, e allo stesso tempo una mano verso
l’asta irrequieta.
“Vorrei… potrei…” accennò con la voce roca.
“No” risposi secco. Addirittura rabbioso. Scostante.
Con uno shitto violento del polso le allontanai la mano. Una di quelle
che aveva posato tante volte sul mio corpo, una di quelle con mi aveva
toccato, manipolato, sfregato, modellato.

Lei girò il volto con furia,
facendo ondeggiare la lunga capigliatura.
“Stronzo” disse quasi ruggendo.
“Sì…” rispose la mia bocca, senza che io avessi articolato
deliberatamente alcun suono. Un’altra parte di me di cui fino a quel
momento non avevo avuto coscienza.
Mi alzai di botto e con la mano le serrai ancora una volta la chioma,
costringendola a piegare la testa verso l’alto, a guardare in
direzione del glande che le pulsava davanti e del mio viso che a sua
volta si fissò su di lei.

Con l’altra mano impugnai l’asta e cominciai
ad agitarla appena sopra il suo volto, prima lentamente ma poi a poco
a poco con sempre maggiore foga, forza, scariche di desiderio che mi
percorrevano le membra facendomi tremare, vibrare, tendere ogni
muscolo e ogni nervo. Strinsi il membro spasmodicamente quando dalla
schiena cominciò ad affiorare un vortice prima disperso, vago, che poi
però si concentrò puntando dritto sul ventre. Ed esplose in mille
schegge quando inondai di un umore denso e caldo le sue labbra, la
bocca, le guance, la fronte, gli occhi.

Quando depositai quell’essere
che non conoscevo, in forma liquida, sopra il suo viso. E la sua
espressione subito dopo si deformò in un rantolo prolungato di
piacere, seguito da una progressione di gemiti crescenti che
accompagnarono i miei come in una specie di digrignato controcanto.
Fino a che, squassato dai tremiti violenti, non crollai nuovamente
seduto sul letto e il suo viso si depositò sfinito sul pavimento,
vicino ai miei piedi.
Rimasi ad occhi chiusi per un po’, non so quanto.

Appena li riaprii,
lei mi stava fissando ancora una volta, ancora in silenzio, con una
guancia poggiata a terra e lo sguardo obliquo che brillava così
intensamente che lo sentivo trapassarmi. Lasciai andare i suoi capelli
e la mia asta umida che stava perdendo lentamente la sua tensione. Poi
allungai le braccia verso le ascelle, sollevai piano il suo corpo e mi
adagiai sul grembo quel volto spossato, bagnato di me.
E lo cullai a lungo così.

.