Pomeriggio di luglio

Alla stazione aspetto il treno delle sette per tornare a casa, sento dei passi, mi giro, è lei. La chiamo “la puttanella riccia”, la vedo in quel treno da marzo, da quando ho iniziato a lavorare a Reggio, è del mio stesso paese ed è anche lei pendolare, l’avevo notata per la sua bellezza, alta circa un metro e sessantacinque, ricci castani perfetti e gonfi che si fermano prima delle spalle, occhi castani stupendi e ipnotici, un viso molto fine, un corpo esile, si vestiva sempre con jeans e maglietta e quindi non avevo notato molto oltre al viso e a parte un culetto piccolo e sodo…fino a quel giorno.

La sentii arrivare a causa delle scarpe argento col tacco 12 aperte che risuonavano per tutta la stazione, indossava un vestitino turchese con sfumature celestine che si intrecciavano per tutto l’abito che si fermava poco dopo la zona inguinale, insomma una bomba sexy che arrivava sculettando verso di me, mi sono sempre chiesto la sua età, credo 24 anni, tre anni più grande di me, ma non mi importava, in quel momento sentii il cazzo indurirsi e sgamandola senza ritegno mi lanciò uno sguardo.

Non era prima volta che ci lanciavamo sguardi, di solito quando prendevo il treno della mattina mi sedevo sempre in modo che potessi guardarla, quindi gli sguardi si incrociavano a ripetizione da più di quattro mesi. Si sedette accanto a me sulla panchina, non ci eravamo mai parlati, e non ero mai stato vicino a lei come in quel momento, ammiravo le sue gambe lisce e affusolate, erano incrociate e quindi mi godevo tutto lo stacco della coscia, ero arrapato a mille, sentivo che stavo per perdere il controllo, ma ecco lo sbuffo del treno, era pronto sul secondo binario.

Lascio che si alzi prima lei per godermi il suo lato B, lei si incammina verso il treno e io la seguo con l’occhio fisso sul vestitino che svolazzando lascia intravedere il suo bel culo, sale la scaletta del vagone ed io mi piazzo dietro di lei, sale con gran femminilità e ed ecco che vedo il paradiso, indossa un perizoma turchese in tinta col vestitino, la mia eccitazione gira a mille e mi mordo il labbro inferiore, alzando lo sguardo mi accorgo che lei si è appena girata, mi avrà visto? Non me ne frega un cazzo.

Il treno è diviso in tre vagoni, nel nostro non c’è nessuno, lei si siede sui sedili della sinistra, io a destra sul sedile parallelo, mi giro con le spalle sul finestrino con l’i-pod nelle orecchie a basso volume, così da godermi tutto quel ben di dio, e poi avendo gli occhiali da sole non si vedeva la direzione del mio sguardo, ma lei di certo non è che era ignara dei miei comportamenti.

Mancava un minuto alla partenza, la fissavo, lei guardava fuori dal finestrino, le gambe erano davvero belle, anche i piedi, ben curati con uno smalto roseo appena percettibile, il seno era piccolo, nonostante una scollatura accentuata, non superava la seconda. Parte il treno, ci aspettavano tre quarti d’ora di viaggio con tre fermate, essendo il nostro il primo vagone, giunse subito il controllore, un cinquantenne dallo sguardo stanco, vide prima il suo abbonamento, poi il mio, mentre mettevamo apposto i rispettivi biglietti ci incrociammo con lo sguardo.

Dopo aver messo nella borsa il portafogli, si girò nuovamente verso il finestrino alzandosi di poco il vestito e mostrando tutta la gamba quasi fino al bacino, se fossi sul sedile dietro al mio, avrei potuto sicuramente vedere tutto l’interno coscia, che voglia di scoparmela che avevo, inoltre il sole che via via andava morendo al fine della giornata, splendeva sul suo corpo e vedevo piccole goccioline di sudore che campeggiavano sulla sua fronte e sul petto, l’immagine della donna accaldata a me ha sempre fatto molto effetto, ero arrapato.

Uscì dalla borsetta una piccola agenda con una penna, la aprì, accavallò le gambe verso di me e quindi si protese col corpo verso il corridoio del treno, potevo vederla per bene in viso, i nostri sguardi si incrociarono più volte, vedevo la gamba penzolare ai sussulti del treno appoggiata sull’altra, le ginocchia erano senza un graffio, come una statua, la coscia appoggiata sull’altra ampliava le sue dimensioni, era un bel pezzo di carne da addentare.

Giocherellava con la penna mentre sfogliava l’agenda, la passava dietro l’orecchio delicatamente, poi tra le labbra, piano piano la fece scivolare tra i denti e la sfiorò con la lingua, mi lanciò uno sguardo, ero in trans, il mio cazzo era durissimo e cercavo di farle notare il rigonfiamento, anche se eravamo distanti, al mio movimento lei rialzò nuovamente lo sguardo e lo posò per pochi secondi sulla patta dei pantaloni, aveva visto la mia eccitazione, ed io ero contento di ciò.

Muoveva velocemente la penna tra il pollice e l’indice facendola sbattere sulla guancia sempre sfogliando l’agenda, a un certo punto le sfugge la penna e cade sul corridoio centrale, ci alziamo entrambi per prenderla, ma mi chino prima io, lei è in piedi a pochi centimetri da me e alzando lo sguardo la vedo sorridere, io le porgo la penna ancora chinato, in quella posizione posso benissimo morderle le cosce, lei prendendo la penna mi dice con un sorriso “grazie mille”, io risalendo mi fermo davanti a lei, ci fissiamo, lei mantiene il sorriso, io lo accenno e rispondo “e di che” sono eccitato come non mai, devo farla mia, lascio spazio all’istinto e con la mano destra le afferro il retrocoscia con un sorriso beffardo, lei non si scompone più di tanto e reagisce solo con un “eehii” io agisco sbattendola verso il perimetro del vagone e mi fiondo sul suo collo, ha un buon profumo, la mordicchio con fugaci colpi di lingua mentre con le due mani scivolo tra il culo e le cosce, è bella soda, lei non grida, ma mi chiede di smettere “dai bello smettila, per favore non farmi gridare” non è la reazione di una che non ci sta, devo solo smontare questa mascherata che sta inscenando “tanto lo so che hai voglia di una bella avventura” le dico “so che sei consapevole dei miei continui sguardi, ti sgamo da mesi e mesi e sei la donna più femminile che io abbia mai visto, fare sesso con te deve essere sublime” lei sorride e risponde “ti ringrazio per i complimenti, sei un bel ragazzo, ma io sono fidanzata e poi non sono una tipa che fa sesso con uno sconosciuto in un treno”.

Le sue risposte continuano a non convincermi e la porto con me sul suo sedile, mi siedo inserendomi tra le gambe in modo da tenerle aperte e ricomincio a baciarla sul collo e sul petto palpandole il culo e le cosce, lei continua a dimenarsi molto approssimativamente e mi dice “dai che ci stiamo avvicinando alla prima fermata” io mi fermo e dico “in bagno non ci sarebbero problemi, mi dispiace ospitare tanta bellezza nel cesso di un treno, ma in questi treni i nuovi bagni non sono così malvagi” la prendo per un braccio e la porto verso il bagno, in effetti è abbastanza grande e appena entrati chiudo a chiave e aspetto che il treno riparta dopo la fermata, lei mi guarda con sguardo un po’ stupito e dice “allora vuoi fare davvero sul serio, fammi capire vuoi che grida e ti faccia denunciare?” io mi avvicino e la faccio appoggiare al lavandino “se volevi gridare avessi gridato subito” e salendo con la mano verso il seno le dico “ora ci divertiamo un po’ eh?” e così dicendo scesi verso il basso e alzandole il vestitino, le scostai il perizoma, aveva una fighetta totalmente rasata, non persi tempo e iniziai a leccarle il clitoride, ero con la testa tra le sue gambe, lei non accennò resistenza e si abbandonò tra mugolii sfregando le cosce contro il mio capo, leccavo velocemente mentre con le mani le stringevo il culo, i suoi lamenti si fecero sempre più frequenti e ad alta voce “mmm come sei bravo mmm vengo vengo vengoooo mmm” assaporai i suoi umori che scendevano a fiumi, le sue cosce mi strinsero in una morsa, di colpo le abbassai il perizoma e lo gettai nel lavandino alzandomi in piedi, lei restava con il solito sorriso, ma questo era il sorriso di chi è soddisfatta.

Ci guardammo per un istante, poi le nostre lingue si intrecciarono, un lungo bacio, io la palpavo in ogni dove, lei invece si intrufolò nei pantaloni andando a scovare il mio cazzo duro e nodoso “è già in tiro” disse “però una pompata la voglio dare comunque” e così dicendo mi abbassò i jeans, restai con i boxer e abbassandosi accarezzò il mio membro ancora sotto la stoffa, poi lo uscì e iniziò a pomparlo e a leccarlo con maestria, ciucciava e segava contemporaneamente, con la lingua partiva dalla base per poi leccarmi tutto il glande, ciucciava anche le palle, una gran pompinara.

Mentre spompinava senza sosta, il treno si fermò per la seconda volta, altri dieci minuti e saremmo giunti a destinazione, lei aveva voglia di essere scopata e me lo dimostrò, lasciò il mio uccello e si mise in piedi, mi fece spostare dal lavandino, si mise a pecora appoggiata al lavabo e si alzò il vestitino, offrendomi la sua passera, passò una mano su tutto il suo culo e in mezzo alla figa e disse “scopami” sorrisi, il mio cazzo era durissimo e lubrificato, entrò senza problemi nella sua fregna di nuovo bagnata, iniziai a fotterla con forza bloccandola per i fianchi e schiaffeggiandole il culetto, davanti a noi c’era uno specchietto, vedevo il suo viso mutato dal godimento più assoluto, si mordeva le labbra, apriva la bocca facendo uscire grida silenziose, mi parlava “ora che mi stai scopando sei contento?” io risposi “non potrei essere più felice, sei proprio un gran bel pezzo di gnocca, e ti sto scopando proprio come volevo” lei incalzava “mi volevi così?” risposi “si fotterti da dietro senza sapere il tuo nome, tu per me sei la mia puttanella riccia” lei mi rispose affannosa “mi piace questo soprannome, oggi mi stai facendo fare proprio la puttana, non avevo mai scopato al di fuori di un letto o di una macchina” e le chiesi “ti piace essere scopata così?” lei sempre più affannosa “oh siii, fottimi più forte che sto per venire dai daiii” la cinsi con il braccio destro spingendo come un matto, lei urlava contro lo specchio e io le dicevo “guarda quanto sei troia, guarda” lei non mi rispondeva più, godeva godeva e godeva, poi uno spasmo, le tremarono le gambe, quasi non si reggeva più, strofinò le sue mani sul lavandino e venne gridando non curante di qualche passeggero che stesse sostando nell’area adiacente ai bagni, gridava senza freni “aaaaaaah mmm che botta, mmm che goduria”.

Vidi dal piccolo finestrino del bagno, che non mancava molto alla fermata, le dissi “puttanella, piegati e pompami l’uccello, voglio venirti in bocca” lei non replicò, si accovacciò e con foga iniziò a spompinare, segava e succhiava con violenza, usciva la lingua e sbatteva su di essa la mia cappella, ci misi poco a venire, sentendo il mio cazzo pulsare, aprì la bocca e segò forte per assaggiare tutto il mio sperma, venni con fiotti violenti, alcuni le entrarono dritti in gola, altri si schiantarono sul suo viso ricoprendola, velocemente raccolse il mio liquido che le colava dal mento e ne assaporò l’essenza, eliminò le rimanenze lavandosi il viso e ricomponendoci uscimmo dal bagno, il treno era deserto.

Scendemmo uno affianco all’altro, usciti dalla stazione tra noi nessun segno di intesa, sulla destra un Audi A4 l’attendeva, era il ragazzo, non ci lasciammo nessun recapito, non ci presentammo mai, ma quando ci troviamo da soli nel treno, scopiamo come maiali.

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