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Schiava trav per sempre

Ore 9. 00
L’appuntamento è stato concordato alle 9. 15 ma tant’era l’ansia e la
paura che non sono riuscita di restarmene a casa in attesa. Mi
presento: mi chiamo Gabriele ( si avete letto bene sono un maschio o
almeno lo sono all’anagrafe poiché da come leggerete dalla mia storia
le cose stanno cambiando velocemente al riguardo) lavoro coltivo
amicizie ho una famiglia e mille interessi come milioni di persone ma
allo stesso tempo ho un lato molto nascosto della mia personalità….

un
lato che la mia Mistress ha saputo scoprire alla prima occhiata e ha
saputo volgere a suo favore. E’ Lei che mi ha ordinato di raccontare
la mia storia è Lei che mi impone di rivolgere a me stessa come una
femmina ed è Lei che mi ha battezzata con un nuovo nome Gabriella
Fede!
Mi trovo nel bel mezzo del piazzale vestita elegantemente ,nessuno
sospetterebbe che sotto il mio abito di lino potessi indossare un
completo intimo femminile degno di un’e****t di lusso e che ben
piantato dentro me prendesse posto un buttplug gonfiabile con tanto di
pompetta.

Eccola…sta arrivando …. ma non è sola !!!! Con lei ci sono due uomini
piuttosto piccoli e tarchiati vestiti in una tuta blu da operai e
scarpe anti-infortunistiche ,ma cosa diavolo ci fanno ora al nostro
appuntamento?
“Ok ragazzi ci vediamo alla villa poi,mi raccomando la puntualità ! “
disse la mia Padrona mentre si accommiatava dai sue uomini. Meno
male…temevo volesse coinvolgere dei maschi nei nostri giochi! Confesso
che ne avevo il terrore.

“ Che fai puttana non saluti la tua Padrona? Ti devo proprio punire!
Abbassati i pantaloni e fammi vedere come sei carina!”
“Ma Mistress siamo in mezzo alla strada” piagniucolai
“Deve fregarmene? Ora ti abbassi i calzoni mi fai vedere e velocemente
te li tiri su ok troia? “
Eseguii velocemente ma non credo tanto da non poter esser vista da un
gruppo di ragazzini a pochi passi da noi. Sotto indossavo un
reggicalze viola con pizzo nero un perizoma e le calze a rete nere e
ovviamente un reggiseno.

Vidi la mia Padrona confabulare con i ragazzini e sogghignare con loro
guardando verso di me…il cuore si bloccò….
“Vieni cagna andiamo alla macchina! I ragazzi qui vengono con
noi,dovrai fare una cosuccia con loro ,niente di che …un bel pompino
con ingoio a testa e loro per ripagarmi ti riprenderanno con il loro
cellulare e del video potranno farne ciò che vogliono…ovviamente ho
dato il tuo numero di cellulare così te ne mandono una copia ,le
riprese ovviamente devono essere sexy,loro tutti nudi e tu in
lingerie!!!!!! Ahahahahahahah….

dai entra e spogliati puttanona!”
Obbedii in tutto e per tutto ,presi in bocca i loro cazzi sorridetti
nelle riprese e mostrai la mia bocca aperta mentre mi riempivano di
sborra e nell’atto di deglutire il loro sperma denso. Tutto il
materiale era in loro possesso e avrebbero potuto farne ciò che
volevano…..ma in quel momento non me ne importava nulla. ,. ero in
estasi e il sapore del loro seme mi inebriava
Rimasi nell’auto mentre la mia Padrona salutava i ragazzi ,non mi ero
ancora rivestita perchè la mia Signora non mi aveva ancora restituito
i miei abiti,quando rientrò in macchina non disse una parola
…silenzio assoluto mise in moto e si avviò verso la villa….

una
volta arrivate mi fece scendere mi fece indossare un collare ed un
guinzaglio e mi obbligò a seguirla in quello stato: mezza nuda ad
eccezione della biancheria senza scarpe e a 4 zampe come una
cagna…. la sua cagna!
Una volta entrate mi prese per i capelli si sollevò la gonna e mi
ficcò la sua fica in bocca strofinandomela sul viso,sapeva un pò di
odore di urina ma non me ne curai…la adoravo e aspettai solo che mi
desse l’ordine di soddisfarla…avrei fatto di tutto per lei!
“Assaporala bene annusala bene e falla godere….

questa è l’ultima
volta nella tua vita che sentirai l’odore e il gusto della figa!”
La osservai impietrita …. non riuscivo a comprendere se fosse solo
una minaccia o se invece stesse parlando sul serio. Come avrebbe
potuto impedirmi di avere rapporti con il sesso femminile? Ok ero
vestita come una troia stavo sottomettendomi a lei come una schiava ma
da questo a non essere più uomo per il resto della mia esistenza mi
sembrava un pò troppo….

Mentre pensavo a ciò leccavo annusavo e assorbivo i suoi umori e il
suo sapore,venne nella mia faccia e nella mia bocca un’incalcolabile
numero di volte finchè stanca mi spinse a terra allargò le gambe e con
un ghigno iniziò a pisciarmi addosso prima sul corpo e poi in
faccia…. mi stava trattando come un cesso!
“Lava il pavimento schifosa e vatti a fare una doccia che puzzi…. poi
depilati completamente il corpo e le sopracciglia e vattene a letto,”
Feci come ordinato ero liscia come una bimba e le sopracciglia sparite
….

stanchissima andai in camera e sopra il letto trovai un babydoll
rosso trasparente una gabbia rosa anch’essa per il pene con la
chiavetta e un foglio d’istruzioni: ” Indossa ciò che ti ho lasciato
sul letto ,per quanto riguarda la chiave del tuo nuovo giocattolo la
devi infilare sotto la porta di camera mia,d’ora in poi io sono quella
che avrà controllo completo del tuo inutile cosino! Buonanotte a
domani gabriella schiava mia cerca di riposare a fondo domani inizia
la tua formazione e la tua trasformazione”.

Padrone IV

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Da qualche giorno non era più la prima ad arrivare in ufficio, il che la disturbava un poco ma non le importava più molto. Era la chiusura del trimestre e tutto l’ufficio era in subbuglio e molti erano costretti ad arrivare prima per poter consegnare in tempo i propri rendiconto. Per la prima volta da quando aveva iniziato a lavorare era stressata, doveva lavorare in fretta e con precisione, senza delle vere pause.

Padrone non si faceva sentire, si sentiva un po’ triste per questo, accarezzava spesso il foulard e si diceva che comunque stava bene anche senza quel gioco, che poi lei non aveva fatto nulla di male, anzi, l’ultima volta era anche stata premiata e che quindi non era colpa sua se non andava avanti, sospirava e si intristiva sperando che non fosse tutto finito.
Arrivata nel suo angolino, come tutte le mattine, andò al cassetto, lo aprì non aspettandosi nulla ma sul fondo trovò qualcosa di pesante avvolto in una stoffa rosa.

Lo tirò fuori e le sembrava proprio fosse una bottiglia al cui collo, per tenere chiuso il sacchetto, c’era un nastro a cui era appeso un foglietto, uguale a tutti gli altri che aveva ricevuto.
Finalmente, pensò, dopo tutto questo tempo di nuovo un segno di Padrone, era felice, dall’incarto le sembrava che fosse un regalo e quindi aspettare pazientemente senza scrivere ancora lei stessa dei biglietti aveva pagato. Aprì il bigliettino

Tre manciate in acqua calda.

Padrone

Non capiva. Non importava in quel momento, sciolse con cura e lentamente il nastro. L’incarto si aprì da solo come una corolla e rivelò la bottiglia in vetro dalla bocca larga. All’interno c’era come della finissima ghiaia rosa, l’etichetta diceva “Sali da bagno”. Oh, pensò, mai avuti… Tolse il tappo in sughero, il profumo di rosa e gelsomino l’avvolse con forza, era inebriante, le servì tutta la sua forza di volontà per riporre nella confezione la bottiglia e metterla nella borsa prima di cominciare a lavorare.

Arrivata a casa era distrutta, la giornata era stata nuovamente pesante ma il suo animo era leggero. Quello nella sua borsa era il primo regalo che non aveva potuto usare immediatamente, era qualcosa che poteva usare solo in casa e dovette aspettare per tutto il lunghissimo giorno prima di seguire le indicazioni del biglietto. Posò la borsa, prese la bottiglia ed andò subito in bagno. Tolse le scarpe che non sopportava più, rilesse il bigliettino per sicurezza ed aprì l’acqua calda.

Da quando si era trasferita nell’appartamento aveva sempre pensato che fare la doccia in una vasca da bagno era la cosa più scomoda del mondo, troppo ingombrante, il bordo da scavalcare ogni volta e la tenda che puntualmente sgocciolava in terra. Invece ora aprì completamente la tenda e la appiattì per bene contro il muro. Mentre l’acqua continuava a sgorgare fragorosamente dal rubinetto si spogliò e ripose gli indumenti nel cesto dei panni sporchi, il foulard per ultimo, lo piegò con cura e lo lasciò in bella vista sul ripiano degli asciugamani da dove ne prese uno pulito che lasciò cadere a terra vicino la vasca.

Dall’acqua si alzava un sottile strato di vapore, immerse una mano, perfetta, proprio la temperatura che piaceva a lei. Prese la bottiglia, la stappò e annusò di nuovo il contenuto fino a riempirsene i polmoni. Versò attentamente nel cavo della mano i sali e poi li lasciò cadere nella vasca per tre volte, come diceva il bigliettino, immerse la mano fino a toccare il fondo e scosse l’acqua per farli sciogliere completamente.
Il livello dell’acqua le sembrava giusto, la temperatura perfetta ed il profumo invitante, si decise ad entrare.

Immerse un piede, poi l’altro ed i polpacci tesi già le facevano meno male. Si sedette lentamente osservando il livello dell’acqua che saliva senza andare oltre il livello di pericolo di allagamento del bagno. Fece scivolare i pollici sulla nuca per raccogliere i capelli ed evitare di bagnarli.

“Mai più capelli legati”

Le tornò in mente una delle richieste di Padrone, aprì le mani e lasciò che i capelli si sciogliessero di nuovo sulla pelle nuda della schiena.

Se non li legava tanto valeva bagnarli completamente per tenerli composti, lasciandosi scivolare nella vasca si immerse completamente con gli occhi chiusi e senza la fretta di prendere di nuovo fiato, l’acqua era così calda ed accogliente, come le coperte calde in una fredda giornata invernale. Riemerse e con le mani lisciò i capelli per sistemarli, appoggiò la testa al bordo e chiuse di nuovo gli occhi per godersi appieno quel momento.
Il vapore caldo che si alzava dall’acqua portava con sé il profumo di rosa e gelsomino, si sentiva meglio, le piaceva quella fragranza e ne respirava a pieni polmoni.

Ogni respiro però, correndo sulla pelle nuda e bagnata del petto la raffreddava e lei muovendo sinuosamente la mano si portava dell’acqua a riscaldare quella parte esposta. Accarezzandosi la pelle nuovamente calda trovò che i capezzoli inturgiditi dal freddo non avevano affatto perso il proprio gonfiore, sorresse i seni tra le mani e con le dita continuò a stimolare quei due bottoncini sensibili. Dalla sensazione al basso ventre sapeva il motivo per cui i capezzoli erano ormai ben ritti, incrociando e stringendo con forza le cosce sentiva il suo sesso pulsante e voglioso.

Con un respiro liberatorio immerse la mano destra e la fece scivolare più in basso dell’ombelico, giù attraverso i peli pubici fino a trovare il clitoride, per un istante perse il respiro e strinse forte il capezzolo che aveva ancora le attenzioni dell’altra mano.
Il calore dell’acqua ed il suo profumo sembravano averla ubriacata, sapeva di essere pronta, fece scivolare l’indice tra le pieghe soffici della sua carne. Entrando dentro sé stessa riconobbe come frutto del suo desiderio e non dell’acqua tutto intorno a lei quella sensazione di viscosità che le circondava il dito.

Andò dritta ed immediata a quel punto magico che… ancora una volta le prese il respiro e le fece contrarre tutti i muscoli nel tentativo di controllarsi.
Sentiva già le gote in fiamme e che il respiro le si faceva sempre più affannato, quel punto è sempre lì e lei si è chiesta ogni volta come sia possibile che i suoi ragazzi non lo avessero mai trovato. Accarezzandosi con il massimo dell’amore per sé stessa aveva la convinzione che Padrone invece lo avrebbe trovato subito e che con la Sua mano tra le gambe lei si sarebbe sentita appagata, ma la mano di un uomo come lui doveva sicuramente essere più forte e decisa della sua così, cercando di figurarsela, premette anche il medio all’entrata del suo sesso fino a farlo scivolare dentro a raddoppiare il piacere.

Ma non sarebbe stato soltanto da dentro che le avrebbe dato piacere, sapeva che si sarebbe sentita felicemente sopraffatta dalla sua presenza e così iniziò a massaggiarsi il clitoride con le pressioni del palmo.
Chiuse gli occhi e dipinse nella sua immaginazione quell’uomo che le avrebbe dato piacere in quel modo così totale e mentre pensava questo la sua mano continuava a stimolarla, le gambe ormai spalancate per accogliere tutta la forza della sua passione.

Sentiva la testa girare per il caldo, i respiri troppo frenetici e per i movimenti ritmati della mano. Sull’orlo del piacere contrasse le dita per sfiorare di nuovo quel punto così intimo e sensibile e l’onda di appagamento che ne shiturì si estese a tutto il corpo scuotendola dal profondo.
Negli istanti successivi rimase immobile a godersi gli ultimi istanti di annebbiamento dei pensieri, immerse un poco il viso nell’acqua calda per rinfrescare i tizzoni ardenti dei suoi zigomi.

Si abbandonò completamente al relax dell’acqua che la cullava stingendola nel suo abbraccio, stanca, distrutta ma appagata.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

Mattino inoltrato

Premessa: le mie storie non sono hard, ma sono soft, autobiografiche e vere.

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Sotto la finestra, nel chiarore diffuso, le lunghe tende ingiallite e impure mi parevano fatte dello stesso floscio tessuto di molti panni intimi sparsi per la stanza. Ero appena entrato nella sua stanza.

Il pavimento era sparso di scarpe e di calze; presso l’uscio del bagno in un angolo quasi buio, si intravvedeva una vestaglia nera rimasta su una seggiola, come era stata gettata la sera avanti, mezza in terra e con una manica penzolante.

Dalla camera, il mio occhio freddo e pieno di ripugnanza passò al letto sul quale giaceva mia zia.

Al solito, lei non aveva pensato a ricoprirsi al mio ingresso ed era seminuda.
Distesa, le braccia alzate e le mani riunite dietro la testa, contro la spalliera materassata di seta azzurra lisa e annerita; mi guardava fissamente, in silenzio.

Sotto la massa di capelli sparsi in due gonfie ali brune, il viso appariva gonfio e colorito, divorato dagli occhi che l’ombra ingrandiva e incupiva in maniera mortuaria.

Indossava una trasparente sottoveste rosa che le giungeva appena al sommo delle cosce; e, una volta di più, mi fece pensare piuttosto che rispetto ad una donna adulta che era, ad una bambina stagionata e irrispettosa. Il petto appesantito nascondeva lo sterno, il seno sporgente si rivelavano nelle ombre con due macchie scure e tonde, con un rilievo prominente. Ma soprattutto le cosce destavano insieme gradimento e lode: appariscenti e curvilinee erano proprio quelle di una donna che aveva ormai assorbito la carnosità dell’età.

L’età di mia zia si vedeva difatti in alcune smagliature della pelle e nel colore: una bianchezza gelida, nervosa, maculata di misteriose chiazze quali bluastre e quali livide. “Spigoli,” pensai, “morsi di Alberi. ” Ma sotto il ginocchio, le gambe apparivano perfette, con un piccolissimo piede dalle dita raccolte.

Avrei preferito non mostrarle il mio malumore; ma anche questa volta non seppi trattenermi: “Ti ho pur detto tante volte di non ricevermi così, mezza nuda,” dissi con un leggero dispetto, senza guardarla.

Lei mi rispose, insofferente ma senza rancore: “Uh, che nipote austero mi ritrovo,” E invece di tirarsi sul corpo un lembo della coperta, scalcio l’ultimo bordo ai suoi piedi con ripicca e istigazione.

“Allora, oggi andiamo al cimitero?”
“Andiamoci pure,” disse tirandosi su e cercando qualche cosa dietro la spalliera del letto, “sebbene io mi senta tanto male e a loro, poveretti, la nostra visita non faccia assolutamente né caldo né freddo.


“E’ pur sempre tuo marito e tua sorella, ed pur sempre mia madre e mio zio”
“Sì, certamente lo erano” sottolineò quell’ ‘erano’ con un tono di voce più forte.

Adesso aveva trovato la peretta della luce e la premette. “La disgrazia doveva portarseli via entrambi… se non fossero almeno stati assieme quando è accaduto…”

Sul comodino si illuminò fiocamente una lampada che, mi parve, era involtata in una camicia femminile.

“Sebbene,” continuò levandosi dal letto e mettendo i piedi in terra, “ti dico la verità, qualche volta sono contenta di essere vedova… tanto lui non si accorgeva neppure di me… ho deciso anche di far dismettere la sua automobile…”
“ma che necessità c’è, non puoi tenerla tu? “
“Suvvia, così con il pretesto della macchina posso tenere Ernesto come autista oltre che giardiniere, altrimenti questo ripiego non l’avrò più. “
“Zia, non parlarmi dei tuoi amanti,” le replicati nervoso, ficcando le unghie di una mano nelle palme dell’altra.

“I miei amanti… è il solo che abbia… se tu mi parli di quella gallina della tua fidanzata, ho ben io il diritto di parlare di lui, povero caro, che è tanto più simpatico e più intelligente di lei. “
Stranamente, questi insulti alla mia fidanzata da parte della zia, non mi offendevano. “Sì, è vero,” pensai, “può anche darsi che sembri una gallina… ma mi piace che sia così. ”

Poi dissi in tono raddolcito: “Allora, vuoi vestirti? Se vogliamo andare alla cimitero, è tempo di muoversi.


“Ma sì, subito. ”

Leggera, quasi un’ombra, istintiva, si alzò lasciando alzare la sottoverste che svelò per un attimo l’intimità scura e gonfia dell’inguine; attraversò in punta di piedi la camera, raccolse al passaggio, dalla seggiola, la vestaglia nera, pur gettandosela sulle spalle, aprì l’uscio del bagno e scomparve.

Subito, appena uscita, andai alla finestra e la spalancai. L’aria di fuori, era calda e immobile, pur tuttavia mi sembrò di provare un sollievo acuto, come se invece che sul giardino afoso si fosse affacciato su un ghiacciaio.

Rimasi un lungo momento, gli occhi rivolti in basso, al fitto fogliame del glicine che circondava con i suoi rami la finestra, poi mi voltai verso la stanza. Di nuovo il disordine e la trasandatezza mi colpirono.
Poco dopo l’uscio del bagno si aprì, in vestaglia, apparve sulla soglia.
Subito si parò gli occhi con un braccio esclamando: “Chiudi… chiudi quella finestra… come puoi sopportare questa luce. “

Andai con sollecitamente ad abbassare l’imposta; poi mi avvicinai a mia zia e prendendola per un braccio, la feci sedere accanto a me, sul bordo del letto e le domandai dolcemente: “E tu zia come fai a sopportare questo disordine?”

Mi guardò, incerta, imbarazzata: “Non so come avviene… dovrei, ogni volta che mi servo di un oggetto, rimetterlo al suo posto… ma, in qualche modo, non riesco mai a ricordarmene.


“Zia,” dissi, “ogni età ha la sua maniera di essere decorosa… perché sei diventata così?”
Le stringevo una mano; con l’altra mano lei reggeva in aria una stampella dalla quale pendeva un vestito. Per un momento, mi parve di scorgere in quegli occhi enormi e puerilmente afflitti quasi un sentimento di consapevole dolore: le labbra, infatti, ebbero un leggero tremito. Poi, improvvisa, un’espressione indispettita scacciò ogni commozione. Ella esclamò: “Tutto quello che sono e che faccio non ti piace lo so… non puoi soffrire i miei modi, i miei vestiti, le mie vizi… ma io sono ancora giovane e sensuale, caro mio, e voglio godermi la vita a modo mio… e ora lasciami,” concluse ritirando bruscamente la mano, “se no non mi vestirò mai.

Non dissi nulla.

Lei andò davanti alle imposte dell’armadio, si liberò della vestaglia che lasciò cadere in terra, scoprendo di spalle tutto il suo corpo nudo, aprì l’armadio prese un vestito a fiori che porto al corpo nudo guardandosi davanti allo specchio dello sportello “ti piace?”. Si voltò verso me il vestito ora le copriva il corpo, ma una gamba allacciava la parte inferiore mostrandosi ancora scoperta e procace.

Io non dicevo nulla e la fissavo serioso; “Sempre indifferente tu…. “. Seccata
si chinò verso il cassetto per afferrare delle calze e la biancheria.

Si vestì di corsa lasciando tempo solo per indossare le calze e abbottonarvi la guepiere; non era la prima volta che vantava i suoi indumenti e la dedizione attenta che aveva nell’indossarli, come se ogni movimento fosse artisticamente studiato. Era difatti per lei abitudine d’esprimere la sua interiorità di donna attraverso le forme fisiche e visive, con eleganza ed estrema seduzione.

In quel momento mi rendevo conto che lei stava in qualche modo spezzando la parentela che ci legava per compiacersi degli occhi di un uomo, di un ragazzo, che le correvano lungo tutto il corpo.

Saltellando, si infilò due tra le tante scarpe decolté nere sparse sul pavimento.
“Ora andiamo,” disse prendendo una borsa dal cassettone e avviandosi verso la porta.
“Non ti metti il cappello?”
“Perché? Non ce n’è bisogno.

Prendemmo a scendere la scala; mi prese sottobraccio con entrambe le braccia e poggiò il capo sulla mia spalla soddisfatta.

A casa del diavolo ( capitolo finale )

“Sei pronta? Il mio Master si rivolse a me con un tono
particolare,freddo e distante come parlasse di una cosa invece che di
una persona. Risposi che lo ero.
Senza un’uletriore parola mi fece indossare un collare rosa e un
guinzaglio dello stesso colore…nell’anello in cui veniva agganciato il
guinzaglio una targhetta a forma d’osso in metallo con su scritto il
mio nome da cagna “Pinkslip” e il mio stato di sissy.

Stranamente non
notavo altro nessun segno di possesso. Una dimenticanza o ……
La risposta l’avrei avuta in un’istante,scesi la scale con il mio
Padrone e le sue ancelle…. in un salone un’odore acre di fumo,una
figura maschile attendeva seduta ,non riuscii a vederne il volto
seminascosto dall’ombra ma riuscii a scorgere dei pantaloni neri
attilati e una giacca e capelli neri…nulla più finchè non si alzò in
piedi facendomi sobbalzare : era di una bellezza incredibile: attorno
i 190 cm occhi chiari.

capelli neri e pizzetto curatissimi,carnagione
olivastra fisico atletico e un frustino tra le mani.
“Gabriella ti presento Mark , come capirai ben presto dal suo accento
non è italiano ma lo parla alquanto bene,soprattutto si fa
capire,specialmente in certi ambiti ( risata generale ) …Lui da oggi è
a tutti gli effetti il tuo nuovo Padrone! A differenza mia non tollera
le mezze misure e perciò sarà bene che tu lo ascolti.

Ti faccio una
premessa, Mark ti ha comperata! Si hai capito bene…tu sei costata a
Mark 30. 000 euro! Di solito le schiave mi rendono molto di più ma devi
capire che tu non sei più giovane e quindi sei un tantino
sottovalutata …ossia in offerta speciale ! ( altra risata ). Ma ora è
tempo che sia lui a parlare. Prego Mark. “
L’uomo prima di iniziare il suo discorso mi fece cenno di
accovacciarmi ai suoi piedi con la testa appoggiata sulle sue scarpe
…mi prese per la testa e obbligò le mie labbra a stare a stretto
contatto con il cuoio e iniziò a prendere parola.

“ Come ha detto Roberto mi chiamo Mark e non amo le mezze misure. Cosa
significa questo? Ora mi spiegherò meglio. Ogni mio ordine per quanto
impossibile e per quanto possa superare i tuoi limiti di schiava DEVE
essere eseguito! Tu NON hai diritto alla tua privacy,non hai diritto a
lavorare perché tu lavorerai da me senza ovviamente alcun stipendio.
Verrai pagata con vitto ( deciso da me incurante dei tuoi gusti ) e
alloggio.

Sono io che possiedo te non il contrario quindi sono IO che
decido se scoparti oppure se farti scopare da altri,che ti piacciano o
no ,spesso saranno persone che pagano per i tuoi servigi,quindi non
sarà una cosa rara che siano alquanto bruttini o peggio. Il livello
delle loro perversioni contribuirà ad accrescere il valore del
compenso per cui nulla è escluso se non i*****le. Puoi dimenticare la
tua parvenza di virilità ,è tassattivamente proibito a te ricevere il
dono dell’orgasmo sempre che non lo decida io e sempre anale! Sin da
subito ti verrà impedito di toccare la tua clito con una gabbia di
castità, ti verrà aperta un paio di volte al giorno per la pulizia
intima,ogni eventuale parvenza di erezione verrà punita e bloccata
finchè la cura che ti faremo non lo renderà totalmente impossibile.

Da
domani DEVI chiamare le seguenti persone: I tuoi datori di lavoro ,tua
madre e tuo padre ed eventuali fratelli! A loro comunicherai ciò che
segue :
Lavoro: DA OGGI COMUNICO LE MIE DIMISSIONI DALLA VOSTRA AZIENDA IN
QUANTO IN ATTESA DI CAMBIARE IL MIO SESSO DEVO ESEGUIRE ALCUNI
PROCEDIMENTI CHE RENDONO IMPOSSIBILE IL MIO IMPIEGO PRESSO DI VOI.
Famiglia: CARI GENITORI SO DI DARVI UN PROFONDO DOLORE MA DEVO ESSERE
SINCERA CON VOI, IO NON MI SONO MAI SENTITA UN MASCHIO E LA MIA INDOLE
SESSUALE E’ TUTTA INDIRIZZATA VERSO GLI UOMINI SONO IMPEGNATA AL
MOMENTO CON UN PERCORSO DI TRANSAZIONE , OSSIA SONO DECISA A DIVENTARE
DONNA DEFINITIVAMENTE E COSA PIU’ IMPORTANTE VOGLIO DEDICARMI ALL’UOMO
CHE SI PRENDE CURA DI ME IN MODO TOTALE…QUINDI VI PREGO NON CERCATEMI,
VERRO’ IO DA VOI QUANDO I TEMPI SARANNO MATURI.


Sentire ciò che diceva mi fece piangere ,avrei perso i miei amici il
mio lavoro e i miei cari e peggio ancora non sarei stata più quello
che sono…definitivamente! Una cosa è sottomettersi travestirsi e
umiliarsi…. una cosa è perdere per sempre una parte di te tanto
importante…
Riprese a parlare. “ SE PENSI CHE QUESTO SIA TUTTO TI SBAGLI! LE MIE
PUNIZIONI NON SONO UN COLPO DI CINGHIA MA MOLTO PIU DURE QUINDI CERCA
DI COMPORTARTI BENE ALTRIMENTI TI DRIZZERO’ E FORGIERO’ A MIO
PIACIMENTO…E PER FINIRE MA VEDRAI CHE NON E’ TUTTO , VERRAI SOTTOPOSTA
DA UN LUMINARE ( LA COSA COSTERA’ PARECCHIO MA TE LA PAGHERAI CON LE
TUE MARCHETTE ) OLTRE ALLA VAGINOPLASTICA ,COSA CHE NON MI SODDISFA
IN SE,VERRAI SOTTOPOSTA AD UN TRAPIANTO!
Tremante e con gli occhi fuori dalle orbite alzai la testa dalle sue
scarpe…”quale trapianto Signore? “
“SIGNORI E SIGNORE LA QUI PRESENTE GABRIELLA OLTRE A RITROVARSI UNA
BELLA FICHETTA SARA’ PARTE DI UN’OPERAZIONE ALL’AVANGUARDIA! IN POCHE
PAROLE LE VERRANNO TRAPIANTATI IN TOTO GLI ORGANI FEMMINILI PER LA
PROCREAZIONE! UNA COSA IMPOSSIBILE FINORA….

MA SOLO FINORA.
QUINDI SE NON AVETE CAPITO VE LO SPIEGHERO’ MEGLIO IN PAROLE
SEMPLICI,GABRIELLA SARA’ FEMMINA A TUTTI GLI EFFETTI, GODRA’ COME UNA
FEMMINA MA COSA ANCORA PIU’ IMPORTANTE POTRA’ AVERE FIGLI!!!!!!!!”.

fidanzatini (2)

Quel bacio, quel bacio con la lingua. Era la prima volta che baciavo qualcuno in vita mia.
“Volevo tanto che fossi tu, il primo”, ti dissi sottovoce, con un’aria da piccola educanda porcellina.
“Anche io, ma io qualche ragazza l’ho già baciata”.
Abbassai gli occhi, non mi sentivo all’altezza.
“Ed è stato bello?”.
“Tu sei mille volte meglio”.
Ci sapevi fare, con le donne, eccome. Ci sapevi fare anche con me, che donna non ero, ma mi ci sentivo, mi ci ero sempre sentita.

Magari non mi dicevi la verità, però mi piaceva. Da morire.
Mi aiutasti a liberarmi dei jeans, a tirare fuori i piedi e il corpo da quel fardello di cui avevo ricoperto la mia femminilità, che solo tu eri riuscito a scovare e a capire.
Rimanemmo in silenzio, senza dire mezza parola per un tempo che mi parve interminabile. Eri felice, ti si leggeva negli occhi raggianti, nel guardarmi in slip rosa e autoreggenti nere, me lo mettesti in mano.

“E’ tutto tuo, amore”.
Io sinceramente non sapevo da dove cominciare: se tu avessi avuto una pallida idea di quante volte mi ero toccata il pistolino, sognando di prendere in bocca il tuo cazzone, quante volte ero venuta nel letto pensando a te e sporcandomi di sperma le tette che mi accarezzavo mentre mi masturbavo, ti saresti piegato in due dalle risate, nel vedermi nella realtà così impacciata, perché non avevo idea di come si facesse.

Mi facesti sedere sul bordo del letto, ti avvicinasti menandotelo un po’, poi mi aiutasti a scappucciartelo tutto, era semirigido e mi diventò duro in bocca, dovetti spalancarla per prendere la cappella violacea e turgida fra le labbra, cominciasti a spingere delicatamente e io lo ciucciavo e mi sentivo una piccola vacca, una vacca dalle mammelle striminzite, ma neanche tanto, perché tu me le palpeggiavi e si vedeva che ti piaceva, me le tenevi in mano, strizzandomi dolcemente i capezzoli e, infilando una mano tra i capelli bagnati, mi guidavi nel movimento, avanti e indietro, avanti e indietro – piano piano, dolcemente, attenta ai denti, gioia mia, adagio – mi davi pure i consigli sul pompino perfetto e io mi sentivo sudicia e al tempo stesso felice.

Lo avevi grosso, enorme mi sembrò, ti piaceva che ci giocassi con la lingua e ogni tanto me lo cacciavi tutto dentro, fin quasi in gola, provocandomi conati e allora lo tiravi fuori, mi facevi riprendere fiato.
D’un tratto mi tirasti su, tornasti a baciarmi con foga, la tua lingua assaporò dalla mia il gusto del tuo cazzo. Era venuto durissimo pure a me, ma il mio era piccolino. Me lo guardasti compiaciuto.

“Girati, amore”.
Mi ritrovai così completamente in tuo potere, mi tirasti giù gli slip rosa da donna e me lo piazzasti tra i glutei, sentii che mi artigliavi le cosce fasciate dalle autoreggenti e me lo spingevi contro il buchino, allargandomi le chiappe dopo averle ghermite con entrambe le mani.
“Amore, mi fai male”.
Fu un attimo: ti inginocchiasti tu e sentii qualcosa di vellutato e umido premere sullo sfintere, ancora per poco vergine.

“Mi stai leccando… il culetto…?”.
E come lo leccavi: da dio, lo leccavi. Sentii un’incontenibile, piccola erezione sfuggire alla mia timidezza impaurita. Con le mani mi palpasti il pistolino.
“Piccolo, dolce. Un grosso clitoride”, e continuasti a inumidirmi, a lubrificarmi di dietro.
Ti rimettesti in piedi. Lo avevi grosso, duro, durissimo: agevolata dalla saliva in quantità industriale, la cappella turgida mi violò in un istante. Mi strappasti un urletto: mi avevi fatto comunque male.

Continuasti a spingere.
“Ahi! Ahi! Piano, ti prego!”, ma i miei lamenti non ti impietosivano. Mi sentii spaccare in due: avevi un cazzo veramente enorme, mi conquistavi centimetro dopo centimetro, facendo avanti e indietro, con la manovra dello stantuffo, senza sosta.
“Così mi arriva al cervello!”, mugolai sentendo che ormai il tuo pube era a contatto con il mio culo, i tuoi coglioni pelosi erano a pochi centimetri dalle mie palline glabre: eri tutto dentro di me.

“Mi piace, amore mio, mi piace… lo sognavo da anni… scopami, scopami”, ansimavo come una porcella da quattro soldi.
Non so dire quanto durò: ogni colpo era un dolore lancinante, ma non volevo che smettessi e ti tenevo stretto a me, prendendoti per i fianchi e piegandomi in modo da agevolare la penetrazione. Mi venne ancora più duro, cominciai a menarmelo all’unisono con i tuoi colpi precisi, duri, da dietro.
Ti fermasti di botto.

Me lo tirasti fuori precipitosamente, mi spingesti giù, mi facesti girare, mi acchiappasti per i capelli lunghi raccogliendomeli dentro il pugno sulla nuca, sentii dei fiotti caldi che mi colpivano dappertutto, occhi, orecchie, bocca, collo, tette.
“Troia, piccola troia”, dicesti sussurrando per mancanza di fiato. Ti guardai dal basso in alto, mi sentivo tutta zozza e porca, veramente e sudiciamente porca, mi sentii tua. Istintivamente la mano mi corse sul cazzetto, venni anch’io, con fiotti altissimi e caldi.

Per rimettermi in piedi aspettai che tu mollassi la presa dei miei capelli. Il tuo e il mio seme mi colavano giù per il viso, sulle punte dei capezzoli, sul ventre.
Mi guardasti compiaciuto. Le autoreggenti si erano un po’ sfilate.
“Stai benissimo. Ora sì che ti riconosco. Finalmente sei la mia fidanzatina”.

fidanzatini (1)

Ci siamo fidanzati… quanti anni avevamo? Sì, eravamo piccolini, certo. E poi, fidanzamento… Forse definirlo così è un’esagerazione. Sì, certo, sicuramente è un’esagerazione, però io sento che il legame con te non si è mai interrotto, né esaurito: senza girarci tanto attorno, ti ho amato, ti ho amato tanto. E non era solo questione di ormoni. Né fu solo quel bacio, il nostro primo bacio, quello del fidanzamento.
Era settembre, mi pare. O i primi di ottobre.

Aveva fatto caldo e d’improvviso aveva iniziato a diluviare da pazzi: lo stesso uragano si sextenò dentro di noi. Dovevamo studiare a casa mia e arrivammo fradici di pioggia, bagnati dalla testa ai piedi. Eravamo completamente da soli, quel pomeriggio, e tu ti eri subito tolto i vestiti, come se fosse stata la cosa più naturale di questo mondo, nel giro di nulla eri rimasto nudo. Mentre io stavo lì immobile, nel più tragico e muto imbarazzo, senza sapere che fare.

“Dai, prestami una maglietta, un paio di mutandine e di pantaloncini. Ma che ti prende, perché mi guardi così?”.
Perché ti guardo così, che cazzo di domande. Ti penzolava malizioso come te, fino a metà coscia, roseo e lungo, mezzo scappucciato, attaccato a una peluria rossiccia, e mi chiedevi pure perché ti guardassi. Almeno coprirti con le mani! Nulla. Ti gocciolavano i riccioli rossi, avevi il viso bagnato, il petto umido, i capezzoli rosei e inturgiditi dal freddo.

Mi sentii quasi mancare.
Sparii un attimo, tornai con abiti asciutti per te. Ma non avevo pensato a me.
Lo facesti tu.
“Dai, ti aiuto a spogliarti. Ti viene la polmonite”.
Io stavo per svenire, lo sentivo, quando mi mettesti le mani addosso e mi sfilasti la maglietta: cercai di resistere ma poi il tuo sorriso mi vinse, alzai le braccia per farmela togliere ma era anche un gesto di resa, crollavano le mie difese dopo mesi e mesi di resistenza passiva.

Rimasi a torso nudo e bastarono i tuoi occhi curiosi puntati su di me, per farmi accendere le guance di un rosso violento, arrendevole, in un’intimità assoluta, morbida, trasparente, invisibile.
“Ti vergogni?”, mi chiedesti.
“Un po’”, risposi abbassando gli occhi e istintivamente ti fissai di nuovo lì sotto, proprio lì. Tu invece mi guardavi il viso, le labbra, il naso, la bocca, i capelli che anche a me gocciolavano – ma i miei erano molto più lunghi dei tuoi – e poi le piccole tette appuntite che mi si erano rizzate sotto il tuo sguardo, un po’ intirizzite non dal freddo ma dall’emozione di essere nude di fronte a te.

“Ti piace che io ti guardi?”.
Sussurrasti quelle parole, furono un soffio silenzioso che parlò solo alla mia anima. Un soffio intenso. Irresistibile.
“Sì”.
Con una mano mi toccasti, sentii il calore delle tue dita aderire timidamente alle mie forme colme di desiderio. Mi venne la pelle d’oca.
“Hai un seno stupendo”.
Gli occhi mi si abbassarono giù per terra, ma in realtà non proprio per terra, mi finirono di nuovo sul tuo pisello, lo trovai un po’ più gonfio, ti stavi eccitando.

Anche io mi stavo eccitando. Erano bastate due sole parole, pronunciate da te: seno stupendo.
“Togliti pure i pantaloni, sono inzuppati”.
“No no”.
Rispondesti con un sorriso malizioso.
“Ma ti vergogni di me?”.
Sì, che mi vergognavo. Da morire.
Tornasti a toccarmi le tette, tutt’e due, contemporaneamente. Un lieve palpeggiamento, morbido e delicato. Chiusi gli occhi, ti lasciai fare.
“Ti piace?”.
I miei capezzoli scuri si inturgidirono al contatto con le tue palme, risposero subito presente al pizzicare delle tue dita.

“Sì”.
“Allora di cosa ti vergogni – stavi di nuovo soffiando le parole, le soffiavi sul fuoco del mio desiderio – non facciamo nulla di male. Piace anche a me”.
Ti avvicinasti, in un attimo il tuo torace muscoloso fu a contatto col mio seno – così lo avevi appena chiamato, ed era magnifico – il mio piccolo seno acerbo e ansioso, i tuoi capezzoli insolenti si strofinarono ai miei assetati, avidi delle tue carezze, che per troppo tempo avevo negato loro.

Aprii gli occhi, ti fissai.
“Mica posso essere la tua ragazza, lo sai”.
La replica che ti spiazza.
“Ma tu lo vorresti essere, no?”.
Silenzio. E ora che rispondo, cosa dico, di fronte a questi occhi penetranti, dolci, sensuali, occhi che mi parlano e mi desiderano?
“Sì, che lo vorrei essere”.
Tornasti all’attacco e stavolta mi slacciasti la cintura con maestria, rapidamente, il bottone saltò, la lampo si arrese in un battibaleno.

In un attimo fui con i jeans calati, la mano a coprire gli slip rosa da donna che portavo sotto. Ma le vedesti lo stesso, le mie mutandine supersexy, che poco si addicevano a un sedicenne che pure era senza un pelo e senza un filo di barba. E nemmeno le autoreggenti che indossavo in gran segreto, sempre, si addicevano a un maschietto, ma un sorriso luminoso si allargò sui tuoi occhi.
“Perché mai non potresti essere la mia fidanzatina?”.

Non sapevo più che fare, che dire.
“Non sono maschio, non mi sento maschio. Non mi ci sono mai sentita. Da quando ti conosco più che mai”.
“Io ti amo sul serio, cazzo”.
Sentii la tua bocca che aderiva alla mia, le tue labbra che inumidivano le mie, la tua lingua che entrava a cercare la mia, la tua saliva che diveniva un tutt’uno con la mia, mi sentii in paradiso.

.

LA FATINA DEL CAZZO

Tina è una giovane mamma lavoratrice con due bambini.
Il marito, da sempre precario, si arrabatta tra mille lavoretti, ma spendono ogni mese più di quello che guadagnano.
Venuti dalla provincia, sono soli in una grande città, e le loro giornate sono scandite dal lavoro e dai figli, la sera, molto spesso, lui si addormenta sul divano mentre lei resta a sistemare casa, stirare e fare lavatrici.
I due si amano ma il rapporto, inevitabilmente, ha risentito del cambio di vita e delle ristrettezze e delle scelte dovute ad avere e crescere dei bambini.

Così, hanno perso un po’ di forma fisica e la voglia di toccarsi e fare l’amore.
Una sera delle tante, mentre lui russava sfinito sul divano, Tina, stirando, si addormentò sull’asse,
risvegliata dall’odore del ferro di una camicia bruciata, si sentì chiamare dalla finestra da una voce di donna.
Si affacciò e vide una strana tipa, sembrava una milf rifatta, travestita da fatina ma non era mica carnevale.
Un po’ timorosa le chiese
Tina-“Si’”
Fatina.

– “Ciao Tina come stai? Sai chi sono io?”
Tina – “Veramente no”
Fatina – “Sono la tua madrina, la fatina del cazzo”
Tina – “Cosa?”
Fatina – “Si lo so sembra un po’ volgare ma mi chiamo così”
Tina – “E lei si aspetta che io ci creda? Sarà un sogno e starò facendo confusione tra le favole dei bimbi e qualche voglia sopita da un po’”
Fatina – “Si lo so sono qui per aiutarti, vuoi che te lo dimostro?”
Tina- “Ok dai dimostramelo , trasforma qualcosa in una carrozza”
Fatina – “Bè sei un po’ fuori moda ma sei vuoi uscire ti porto io in un locale alla moda”
Così dicendo muovendo la bacchetta e facendo un po’ di fumo trasporta le due donne in un locale di lapdance, con un cocktail in mano, vestite con dei mini abitini che non lasciavano nulla all’immaginazione.

Tina- “Ma dove siamo?”
Fatina – “Mi hai chiesto una carrozza pensavo volessi uscire a svagarti un po’”
Tina – “Ma questo posto non è il mio genere, riportami a casa ti prego”
Disse tina un po’ spaventata e la fatina l’accontentò.
Tornate a casa, Tina esclamò
Tina – “non ci posso credere, ma è successo veramente?”
Fatina – “Certo mia cara”
Tina – “ E che ho a disposizione 3 desideri?”
Fatina – “Beh no, c’è la crisi, 3 desideri sono troppi, te ne basterà uno solo, di cosa hai bisogno?”
Tina – “Bè io avrei bisogno di più soldi e più tempo da dedicare ai bambini”
Fatina – “Ok allora hai bisogno solo di una cosa, te la fornirò io, tu devi solo comprare un gratta e vinci a settimana per sei mesi, al resto ci penso io.


Tina –“ Ok, sei mesi, ce la posso fare”
Fatina – “Ricordati però quando avrò bisogno di qualsiasi cosa tu per me ci dovrai essere sempre”
Tina – “ Ci mancherebbe fatina”
Tina andò a dormire contenta e dopo settimane che comprava gratta e vinci a vuoto, dopo 4 mesi arrivò quello giusto, un milione di euro, Tina si licenziò e aprì un attività on line che gli fruttò altro denaro gestendola da casa, il marito non faceva un cazzo, ma a lei non importava, erano felici, erano ricchi, soddisfatti e lavoravano da casa rimanendo sempre accanto ai loro figli.

Un giorno, due mesi dopo la loro vincita, si ruppe il lavandino della cucina.
Il marito, non sapendo che fare in casa, decise di sistemarlo lui, e si buttò a capofitto sotto la cucina,
Tina non era convinta, aveva uno strano presentimento, cercò di dissuadere il marito dal farlo, ma mentre lei parlava, lui oramai non la vedeva più era sotto al lavabo della cucina, e fu in quel momento che Tina,
alzando gli occhi , rivide la fatina che la salutò, le sorrise e le sussurrò:
Fatina – “Ciao Cara, ho bisogno di te”
Tina fu presa da una strana paura, sapeva che sarebbe arrivato quel momento, ma visto dove l’aveva portata la prima volta che si erano incontrate e l’aspetto della fatina, aveva paura di quello che le sarebbe successo.

Mentre pensava queste cose, notò il suo seno e le sue labbra gonfiarsi, i suoi capelli allungarsi e diventare biondissimi, si guardò le mani e alle unghie notò il french, le ciglia si allungarono e rinfoltirono copiosamente, la pancetta diminuì, dopodichè per un attimo fu nuda, il tempo che il suo pantalone e maglietta fossero sostituiti da un mini abito color ottanio con una scollatura provocante e le chiappette quasi scoperte alzate da un decoltè color rosa dal tacco vertiginoso.

Tina pensò:” o mio dio, sembro una bambola gonfiabile”.
Poi gli squillò il cellulare, da un numero sconosciuto gli arrivò un whattsapp che diceva:
“ti ho sabotato io il rubinetto, ti sto mandando un mio amico idraulico da soddisfare.
Firmato Fatina del cazzo”
D’instinto senza sapere neanche perché rispose “ok perfetto”
Mentre da sotto il rubinetto il marito incuriosito dal silenzio disse
Marito –“Amore ci sei?”
Tina –“ Si caro, ho chiamato un idraulico, ti ho visto in difficoltà, non sei del mestiere”
Marito – “no ma che dici, ho perfettamente il controllo della situazione”
Disse il marito da sotto il mobile della cucina.

Dopodiche suonarono alla porta.
Arrivò un giovane muscoloso in canotte che disse
I – “Qual è il problema signori?”
Il marito da sotto il mobile rispose
M – “ehi ehi non vi ho chiamato io ma mia moglie, sto cercando di risolvere, stia li tranquillo”
I – “ Ok ok aspetto qui con sua moglie”
E dicendo così prese Tina per i fianchi e la poggiò dolcemente sulla cucina, non c’era neanche bisogno che le alzasse il vestitino, si vedeva già il culo della donna che non portava mutandine.

Tina era perplessa, si sentiva strana ma il ragazzo era carino e lei si sentiva tanto trascurata, poi c’era da fare contenta la fatina dopo che lei aveva reso felici loro, così non oppose alcun tipo di resistenza,
anzi accompagnava con dei piccoli movimenti del corpo le palpatine dell’uomo.
M-“Ce la farò da solo vedrete, ancora qualche minuto” si sentì la voce del marito tra un colpo di martello e un giro di chiave inglese, mentre l’idraulico aveva ficcato due dita nella fica di tina e le mandava dentro e fuori.

La donna cominciava a godere, si sentivano dei piccoli gemiti.
L’uomo comincia ad andare più veloce, la donna è costretta a coprirsi la bocca con la mano per nascondere gli urletti di piacere.
M -“Ancora 5 minuti e sono fuori ok?”
I – ”Vai amico prenditi il tempo che ti serve” Dice l’idraulico tirandosi fuori dai pantaloni un cazzo lunghissimo e durissimo, poggiandolo sulla fica bagnata di Tina, e cominciando a spingere.

M- “Amore fai un caffè al signore nell’attesa?” dice il marito sempre sotto la cucina
Tina – “ Siiii” risponde Tina approfittando della domanda del marito per liberarsi in un urlo di piacere. L’idraulico accellera tenendo contro che il tempo stringe.
M -“Tutto ok amore? Ho quasi finito eh”
Tina –“Si si siii” finalmente l’uomo viene dentro Tina facendola urlare di piacere.
Tina magicamente torna quella di sempre e l’idraulico si allontana in un attimo.

Immediatamente dopo, il marito viene fuori dal mobile della cucina
M – “Hai visto che l’ho fatto’”
Tina –“Bravissimo l’amore mio” Tina bacia e abbraccia il marito ignaro dell’accaduto.
M – “Ma l’idraulico è andato via?’”
Tina “si ha visto che te la cavavi benissimo ed è andato via. ”
M – “Ma almeno gli hai fatto un caffè?”
Tina – “No amore non ho fatto in tempo, lo sai che non lo so fare il caffè”
M – “Cazzo Tina pover’uomo neanche un caffè, lo hai fatto venire a vuoto.


Dice il Marito allontanandosi contrariato.
Tina pensa l’ho fatto venire punto, basterà?.

Lorena e Letizia

L’altra sera Lorena e’ venuta a casa mia per vedere la partita Italia -Inghilterra. Con lei c’era il suo ragazzo e Letizia una sua amica.
Mia cugina Lorena mi fa impazzire da anni. Adoro le sue gambe, i suo piedini, le sue mani, il suo culetto. Lei mi eccita da morire e sa che amo i suoi piedini e non perde occasione per mostrarmeli.
Quella sera mentre il suo ragazzo era tutto preso dalla partita lei si sfilò le ballerine e stese le sue gambe poggiando i suoi meravigliosi piedini sul tavolinetto del salotto.

Si iniziò ad accarezzare il suo piede con l’altro e muoveva lentamente le dita dei piedi con le unghie smaltate di nero. Mentre il ragazzo guardava la partita io fissavo i piedi di mia cugina e il mio cazzo si induriva ad ogni piccolo movimento delle dita. Ad un certo punto distolsi lo sguardo dai piedi di mia cugina e vidi la sua amica che mi fissava divertita. Mi son sentito una merda mia cugina aveva raccontato tutto alla sua amica.

Mi sentivo umiliato, ma la cosa mi eccitava di piu’. Le birre erano finite mi alzai per prenderne delle altre ma si intravedeva che avevo la verga dura alla sola vista dei piedini e delle dita della mia adorata cugina. Letizia l’amica di mia cugina si alzò e mi disse:
<< dai che ti do una mano>>.
Io e Letizia ci spostammo in cucina e lei mi disse:
<< Ti piacciono tanto i piedini di Lorena>>.

Io mi senti’ avvampare ma risposi con gli occhi bassi:
<< Si>>.
Lei mi rispose:
<< E i miei ti piacciono?>>
io le guardai i piedi mentre lei li sfilava dai suoi sandali. Il mi cazzo ebbe un sobbalzo.
<< Meravigliosi!>> esclamai.
Ma in quel momento il ragazzo di mia cugina grido’ :
<< Ma arrivano ste birre? ma che state a pomicià?>>.

Fini’ il primo tempo 45 minuti a cazzo duro più recupero. Alla fine il ragazzo di Lory si alzo’ e usci a pendersi le sigarette. Restammo soli io, Lory e Letizia.
Allora Lory si rivolse a Letizia e le disse:
<<Hai notato quanto è porcellino il mio caro cugino. Ha avuto il cazzo duro per tutto il primo tempo. Glieli hai mostrati i tuoi?>>
Letizia ribadi’:<<Si appena li ha visti si tava sborrando nei pantaloni>>Si misero a ridere.

<<Che pervertito>> disse Lorena. Poi disse <<Letizia mostragli i tuoi piedini>> e Letizia li mise accanto a quelli di Lory: Le unghie di Letizia erano rosa. Io mi inginocchiai e mi avvicinai ai quattro piedini.
<<Baciami i piedi porco>> disse Letizia e io iniziai a baciarli senza sosta.
<<Che porco si arrapa di piu’ a vedere i nostri piedi che a vedere le nostre fighette>> disse Lorena e risero mentre io baciavo e poi iniziai a leccerle la pianta e a succhiarle le dita.

<< Mica si sta toccando?>> chiese Letizia.
<<No ti toccare il cazzo porco altrimenti te li sogni i nostri piedini>> mi urlo’ Lorena.
Poi passai a leccare quelli di Lorena. Nel frattempo stava iniziando il secondo tempo e Lory prese il cellulare e chiamo’ il suo ragazzo
<< Amo’ dove sei? Ho capito vabbè ci vediamo a fine partita. Salutami Marco>>.
Chiuse il telefonino e mi urlo'<<Sei fortunato lui resta al bar e tu hai 45 minuti per leccarci per bene i piedini>>.

Io mi lancia a leccarli tutti quelli di Lory e di Letizia. Ero in paradiso. Lory si alzo’ e a piedi nudi ando’ in camera mia ed usci’ con una cordicella. Poi mi lego’ le mani dietro la schiena e poi mi abbasso’ pantaloncini e mutande facendo uscire il mio cazzo duro come il marmo.
<< Guarda come gli viene duro a sto pervertito il cazzo a leccarci i piedini>>.

Letizia sorrise ed annui’ <<Che cane leccapiedi. Te lo vorresti toccare? Ti vorresti fare una sega? Porco!>>. Ed io dissi<<Si>>.
Lorena sorridendo confermo’<<Lui è un gran segaiolo, gli piace farsi le pippe. Pippaiolo. Segaiolo. Di a Letizia quante seghe i sei fatto annusando i miei collant? DILLO>>.
Io con un filo di voce risposi<< infinite>>.
Lorena urlo’ << COSA? QUANTE PIPPE TI SEI FATTO SU I MIEI COLLANT?>>
<<INFINITE>> risposi io.

Letizia, allora, si rivolse a Lorena << Che cane! Sei una bestia che si mena il cazzo. Sei un segaiolo. >>
Poi Lorena le disse:<< Poi adora sentire l’odore della mia fighetta attraverso i miei slip zozzi>>
<<Un maiale schifoso>> rispose Letizia.
Poi Letizia in Leggings neri apri’ le gambe e sorridendo mi disse<< Vieni ad annusarmi la topa porco di merda. >> io mi inginocchiai e strisciai tra le cosce di Letizia.

<<Annusale la fighetta porco>> mi disse Lory.
L’odore della sua figa mi fece impazzire il cazzo: La prostata mi si contraeva facendo sollevare il mio cazzo duro.
<<UHHHHHHHHH come gli vibbra il cazzo al porcellone. Scommetto che gli sta gocciolando il cazzo a sta puttanella>> disse Lorena.
<<Mica sborra il porcello?>> replico’ Letizia. Mentre mi spingeva il mio viso sulla sua fica. Poi ancora << Dai porco lo senti il mio odore? Leccami i leggings pervertito.

Oggi non ho messo neanche gli slip. >>
<<Ma se gli dici cosi’ questo si sbrodola in un secondo>> rispose Lorena.
Io leccavo i leggings e sentivo l’odore della fighetta di Letizia e lei ridendo segui’ << Prima di venire qui in quel bar in cui abbiamo preso quel prosecco in attesa del tuo ragazzo ho fatto la pipi e non c’era la carta e mi sono rimessa i leggings>>
Lory le disse <<Che sporcacciona>> e sorrise e poi si rivolse a me ulrlandomi << Hai capito schiavetto gli stai leccando la piscia>>.

<< Scommetto che gli piace al pervertito segaiolo>> replico’ Letizia.
Tutto cio’ mi eccitava damatti e leccavo ancor piu’ avidamente quei leggings che coprivano la fighetta di Letizia.
Lory:<<UHHHHHHHHHH guarda come gli piace a sta troietta l’odore della tua piscia. Ti sta leccando come un forsennato. >>
Letizia:<<Adesso basta. Spostati e mi scanso’. >>
Il mio cazzo era in uno stato di eccitazione impressionante.
Lory:<< Guarda come l’hai ridotto? A vederlo cosi’ me lo farei infilare nella fighetta il suo cazzo.

La vuoi la mia fighetta? eh porcellone>> e io <<Si ti prego Lory, ti prego posso infilartelo in figa>>
Lei si infilo’ la mano sotto i pantaloni e ne tiro’ fuori un dito bagnato. << Guarda sto maiale me l’ha fatta bagnare la fighetta. Annusami il dito porco>>. Mi avvicino’ il dito al naso e io annusai la sua broda.
Ad un certo punto squillo’ il telefonino di Lory:<< Dmmi Amo’….

si ok fai come vuoi. Ci vediamo domani. Vieni tu a prendermi a casa e poi andiamo da te vabbe’. Ok si si ci accompagna Lorenzo. Tu dai fai il bravo…. ahhhh vediamo domani. Ciao>> e poi a me e a Letizia:<< Va con Marco appena finisce la partita. E t porco ci puoi leccare ancora e poi ci porti a casa hai capito porcellone>> Io annui’.
Letizia:<<la vuoi leccare la figa bagnata di Lory?>> e io <<SIIIIIIIIIIIIIIIIII>>
Lory<< Dai andiamo sul letto>>.

Mi distesi mentre Lory si sfilo’ i pantaloni e attraverso gli slip si intravedeva il peletto. Poi si sedette sul mio viso. Subito avverti’ l’umido della sua figa e iniziai a leccargliela.
Lory:<<Aspetta Porco. Prima di tutto leccami il culetto>> abbassandosi gli slip << Sai quel porco dopo avermi sbattuta la figa mi ha sborrato sul culetto. Ripuliscilo tutto che me lo sento ancora impastricciato di sborra>>
Letizia << Lecca stronzo.

Guarda il cazzo gli sta scoppiando>> e risero.

MAMMA E FIGLIA PER L’ACQUISTO

MAMMA E FIGLIA PER L’ACQUISTO… 001

Ciao ragazzi, è molto che non inserisco storie.., ma solo perchè non riesco a completarle visto i miei impegni…. Ma questa vorrei raccontarvela…. in breve…

Sono stato all’estero e me la sono spassata, ma tornato in Italia avevo bisogno di guadagnare qualcosa e visto le offerte veramente minime del mercato mi sono proposto come venditore di un prodotto per la pulizia della casa….

In primis ho agganciato la reclutatrice … manager top e non so che altro,,,, gli sono piaciuto subito, una cinquantenne con la passera affamata di lingua e cazzo….

Mi ha inserito subito in un giro di appuntamenti dove dovevo presentare un aspirapolvere fantastico…. A donne sole in casa…..

Non mi sembrava il massimo… fino a quando sono andato da una signora nel parco Matilde di Bologna…

Marcella, mi fa fare la mia presentazione in una mattinata di febbraio poi mi offre un caffé e si siede a gambe larghe sul suo divano di pelle bianca.

E già il mio cazzo sussulta nel pantalone aderente…inizio a sudare !!!! Ma faccio l’offerta…

La mia richiesta le sembrava troppo alta ……mi chiede uno sconto, che io non posso farle…..

Allora chiama la figlia , una biondina che si presenta con un tanga e due tette enormi fasciate da un reggiseno in lycra da cui svettano due capezzoli turgidi da infarto….

Il mio cazzo, arriva alla tasca mi sento davvero in imbarazzo….., ma la ragazzina…..

“ Dai mamma anche un mio amico vende così, fagli un assegno e portiamocelo in piscina…. sono sicura che saprà ringraziarci a dovere…!!! “

Non vi racconto il resto, ma lascio immaginarvelo, mamma e figlia nude in piscina che hanno abusato del mio palo di carne……

Mi hanno presentato molte loro amiche…..e sto guadagnando un sacco di soldi e fighe…..

Viva l’Italia…..

MAMMA E FIGLIA PER L’ACQUISTO… 002

Qualcuno mi ha scritto che non potevo solo lasciagli immaginare cosa sia successo in piscina con la mamma e la figlia….

E allora, sempre in breve vi racconto come è andata….

La signora… Marcella… ha firmato l’assegno mentre mi guardava mentre la figlia mi tirava fuori l’uccello….

La ragazzina, Silvana, mi ha spinto nella piscina coperta…..acqua tiepida e mani che mi stingevano un pisellone che mi era diventato di marmo.

Non si erano spogliate nessuna delle due, ma la mamma in piedi sul bordo piscina ci guardava con una passerona gonfia nei suoi leggins che sembravano voler esplodere da un momento all’altro, mentre la figlia continuava a tenermi a galla tenendomi il cazzo fuori dall’acqua…

Le sue mani iniziano a massaggiarmi i coglioni mentre la mamma, si spoglia del suo vestitino … mostrando due tette enormi un po’ cadenti con due capezzoloni bruni e turgidi….

Silvana, sposta la sua mano dal cazzo alle palle, mi massaggia e poi mi si infila fra le natiche, mi massaggia il buchetto del culo…. questo mi fa eccitare ancora di più, mentre guardo la mamma che si sfila le mutandine mostrandomi una passerona gonfia e pelosa…..

Un triangolo perfetto, peli lisci curati da un parrucchiere di classe…. , ma ho un dito nel culo…. È il cazzo durissimo….

La giovane troietta mi gira verso il bordo in travertino della piscina.. si sfila il costume e mi struscia le sue grosse tette sulla schiena… sono durissime ha due bulloni al posto dei capezzoli.

La mamma si siede a gambe larghe davanti al mio viso…. Sono a ad un tiro di lingua dalla sua grossa e gonfia figa pelosa….

Labbra Viola e interno rosa…che fantastica visione….

La giovane troietta mi tira il cazzo indietro e mi spinge la testa fra le cosce della mamma, io inizio a succhiare avidamente le sue labbra scure, un dolce nettare già mi scorre in bocca, lei ansima spingendomi la testa fra e sue gambe mi piace scoparla con la mia grossa lingua, mentre la bambina mi masturba sottacqua…..

Cinque dieci minuti……e sono steso a pancia all’aria con la mamma che mi cavalca e silvana seduta sulla mia faccia….

Il sapore è diverso la fighetta è più stretta è rosa e molto più appiccicosa…. Sta sbrodolando nella mia bocca mentre io sborro nella rovente passera della madre…….

Mi hanno violentato per tutto il pomeriggio…. Marcella ama prenderlo nel culo e Silvana ancora verginella adora succhiarmelo dopo che le ho chiavato la mamma…..
P. S. : succhiare le tette a tutte e stato uno sballo…….

Una donna si racconta

Mi farò sborrare dentro da tre ragazzi contemporaneamente questa notte. E quando avranno finito si sentiranno più leggeri e io più pesante. Sarò carica delle loro sborrate. Mi farò sborrare nella passerina perché sono porca; mi farò sborrare in bocca perché sono una golosona maliziosa; mi farò sborrare nel culo perché sono troia. E mi farò sborrare da tutti e tre contemporaneamente perché stanotte voglio essere piena di sborra.
Mi vestirò come una puttana.

Metterò le calze a rete e la mini nera. Sopra indosserò una camicetta trasparente e un super push up. Trucco appena appena, da ragazzina monella-innocente, con il solito lucidalabbra rosa pronto a stamparsi sui loro cazzi. E per finire un bel tacco 12. Ecco, così vestita potranno fare di me ciò che vogliono. Sarò alla mercé della loro porcaggine.
Mi divertirò a mettere un preservativo a ognuno di loro usando solo la bocca, così da fargli capire quanto sono troia.

È da ragazzina che mi esercito a metterli sui falli di gomma; non è difficile, ci vuole solo pratica: basta appoggiarlo sulla punta della cappella dal lato giusto e spingere con la bocca facendo attenzione che i denti che non lo rompano fino a quando non si arriva fino in fondo. Non giungo mai a srotolarlo tutto fino alla base ma l’importante è metterne una buona parte, poi mi aiuto con la mano. Infilerò i preservativi a ognuno e succhierò assaporando il lattice, proprio come fanno le puttane.

Poi lo toglierò in tempo e li farò schizzare nella mia bocca, che si riempirà come un preservativo. La mia bocca sarà il vuotatoio delle loro palle. Dopo potranno farsi un altro giro su di me e scoparmi come vogliono.
Farò tutto questo perché me l’hai ordinato, perché mi hai ordinato di farmi sbattere come una troia, di vestirmi come una puttana e di comportarmi come una sgualdrinella. Il mio culo è di tua proprietà, così come la bocca e la fica.

Se hai deciso di fittarli a degli sconosciuti obbedirò come una cagnetta in calore.
Dal tizio numero 1 mi farò prendere da dietro e impalare il culo, mentre sarò appoggiata sopra al tizio numero 2 che, sdraiato sul letto con il cazzo in tiro dentro la mia fica bollente, mi scoperà senza pietà. Sentirò il cazzo numero 1 aprirmi il culo e dovrò cercare di essere alla sua altezza, muovendo i fianchi per il cazzo numero 2 senza che nessuno di questi abbandoni il mio corpo.

Il cazzo numero tre sarà in piedi ai bordi del letto scopando la mia bocca e cercando così di attutire i forti gemiti da essa shituriti. Il mio corpo si annullerà completamente in favore delle loro voglie più perverse. Riceverò più di un orgasmo, e questo farà capire a tutti quanto sono troia.
Quando avranno finito si rivestiranno e se ne andranno, mentre io rimarrò qualche minuto sul letto con la loro sborra che inizierà a colarmi dappertutto, tranne che dalla bocca.

A quel punto la loro lunga astinenza –mantenuta appositamente per l’occasione – si sarà già fatta sentire e il tutto inizierà a colare sporcandomi l’interno coscia e macchiando le lenzuola. Rimarrò lì ancora qualche minuto, con ancora indosso le calze e i tacchi. Rimarrò lì, con indosso le loro calde sborrate e con la mia vergogna da troia. Incomincerò a sentire più forte il dolore battermi sul culo arrossato, scopato con forza e schiaffeggiato con veemenza.

Avrò ancora in bocca il sapore dell’ultima ricca sborrata, mandata giù senza troppi indugi. Poi mi toglierò il foulard nero che ha fatto da benda ai miei occhi per tutto il tempo e mi rivestirò con calma.
Tornerò a casa e non appena arrivata scriverò questa esperienza come una scrittrice troia, che annota le sue porcate con frenetica lussuria e che mentre sta scrivendo è completamente bagnata là sotto. Scriverò in questo modo perché tu mi hai detto di farlo in questo modo.

Le scriverò come se non fossero ancora accadute, come se stessero per accadere tra poco. Scriverò così in modo tale da potermi bagnare ogni volta che rileggerò quanto scritto, con l’eccitazione che cavalcherà i ricordi di una serata indimenticabile e con la vivida sensazione di stare per riviverli.

Mi hai domata e ora faccio parte della tua collezione. Sei la mia Dea e io la tua schiava. Ordina e obbedirò.