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I sogni di Krissy

Aveva sempre avuto un unico, secondo lei, bellissimo sogno; quello di sgambettare in televisione. Quello di mostrare il culo alle telecamere, di farsi vedere abbracciata al calciatore, al ricco imprenditore o al manager di successo. Non aveva studiato, non è che fosse particolarmente vispa né intelligente. Era ambiziosa, questo glielo riconosco. Un’oca giuliva fuori e una ragazzina piena di debolezze, frustrazioni e dubbi dentro. Questa era Cristina, quando la conobbi. A sapere che sarebbe finita così male sarei stato

meno gentile con lei.

Ma lasciatemi raccontare di come andarono le cose. Atto I: una maialina sulle scale

Piangeva. La prima volta che la vidi piangeva. Era seduta sulla gradinata del palazzo in cui lavoravo ed era vestita come…come…si può essere schietti e sinceri, vero? Mica vi scandalizzate? Ecco, allora, era vestita come una buona mignotta. Minigonna, calze a rete, giacchino strizzato in vita come un tubetto di dentifricio quasi finito, capelli pettinati all’ultima moda (ultima, penultima o terzultima per me fa lo stesso…non seguo le mode) e trucco gradevole ma tutt’altro che leggero.

Lì per lì ho pensato di avere a che fare con una troietta come tante. Beh, a conti fatti la prima impressione era quella giusta. Ma non a tutte le troiette mi affeziono, sapete? Per questo ripensare a quel momento mi fa un po’ male.

“Ciao. Qualcosa non va?” le chiesi, pensando fra me e me a quanto dovesse sembrare stupida quella domanda. Se uno piange, per forza c’è qualcosa che non va.

O no? “No” mi fa lei “Tutto a posto”
“Perché piangi, allora?”

“Ma nulla…mi hanno solo scartata”

“Ah” esclamai. In quel palazzo si tenevano le prove per un programma televisivo che sarebbe andato in onda da lì a due mesi. Lo sapevo da qualche giorno. Il genere del programma ve lo potete immaginare. Quando si fanno le selezioni per scegliere una quarantina di volenterose ragazzine con poco cervellino e gambe lunghe, c’è un unico genere di programma che si può mettere in piedi.

Un programma da cerebrolesi.

“Ti è andata male, eh?” chiesi. “Sì, come sempre”

“Beh, avrai la tua occasione” “Sul serio?”

“Sì, sei una bella ragazza”

“Sì, sono una bella ragazza di ventiquattro anni!”

Disse quel numero come se confessasse un crimine dei più atroci. Ventiquattro anni. Io ne ho trentuno e mi sento ancora un ragazzino, lei ne aveva quasi dieci meno di me e si comportava come se la sua vita dovesse terminare entro l’anno.

In effetti quante veline, letterine e stupidine varie vi sono, di più di ventiquattro anni? A quell’età sei già una pera marcia pronta a cadere dall’albero. Così ti fa credere il dorato mondo della TV. E chi siamo noi, comuni mortali, per obbiettare di fronte a ciò che ci viene proposto dalla Dea TV? Cristina, a ventiquattro anni, si sentiva vecchia e pronta ad essere messa in disparte.

“Dai, ti offro un caffè” le ho detto.

“No, devo andare” mi ha risposto con un po’ di arroganza. Sembrava non vedesse l’ora di togliersi dai piedi questo coglione invadente. Comprensibile, le uniche persone con cui valga la pena mostrare un briciolo di gentilezza sono quelle che ti possono portare in alto. Ma lei non mi conosceva.

“Insisto. Ci sediamo al tavolo di un bar e mi racconti tutta la storia. Magari ti posso aiutare a realizzare il tuo sogno”

Cristina mi guarda in obliquo.

“Davvero?”

“Sì”

“Chi sei?”

Le dico il mio nome (a voi no, accontentatevi di Tom). “Lavori in televisione?”

“Beh, in un certo senso è così. Sono uno scrittore. Di recente mi hanno chiesto di fare il consulente per una serie di documentari in prima serata. Forse ne avrai sentito parlare”
Cristina s’illumina. Per un attimo resto stupito anch’io. E’ bellissima. Come avranno fatto quei froci del casting a scartarla?

Indago e vengo subito a capo della questione.

“Senti, tu conosci qualcuno nell’ambiente?” domando. “No, nessuno”

“Capisco” le dico “In questo caso è naturale che non ti abbiano presa in considerazione” “Davvero?”

“Tutte le ragazze che vanno in televisione hanno…diciamo, qualche aiutino da dietro” Raccomandazione. Una brutta parola.

Raggiungiamo il più vicino bar e ci prendiamo qualcosa da bene. Cristina passa subito alle domande che contano.

“Tu puoi aiutarmi a farmi conoscere?”

“Può darsi.

Come ti ho detto conosco parecchia gente” “E…. ”

“Sì, è gente assai influente” Sorride.

“Parlami di te. Chi sei, da dove vieni” chiedo. “Mi chiamo Cristina. Vengo da Napoli” “Tutto qui?”
“Tutto qui” “Sei diplomata?” “No”
“Ah”

“E’ un male?” “No…no…”

“A che serve il diploma, sul palco?” “Certo, certo…a che serve?” “Lavori?”

“Qualche volta. Ho fatto la hostess. Ma così, una volta e via…lavori fissi non se ne trovano”

“E che lavoro cerchi?”

“E’ ovvio! Lavorare in televisione!”

“Un lavoro…che so, da impiegata…qualcosa di normale?”

Non vi dico che faccia fa Cristina a queste parole.

Sembra che le abbia proposto di scopare un vecchio bavoso con l’HIV. No, il lavoro normale non le piace proprio. A che serve, il lavoro normale, quando si hanno delle belle cosce lunghe e disponibilità d’alloggio per una fava o due lì nel mezzo?

E d’improvviso sento nascere una cordiale antipatia per questa ragazzetta pretenziosa e senza qualità. Andate via le lacrime resta solo una gran voglia di arrivare alla vetta senza faticare.

Senza quel suo visino disfatto dal pianto che ispira tenerezza, Cristina appare per quel che è; una piccola mignottella annebbiata dalle facili promesse del successo.
A questo punto, però, ho promesso di aiutarla e lo farò. Non è nelle mie abitudini, disattendere una promessa. Però la ricompensa è un altro discorso.

“Senti, Cristina…e se io ti aiutassi ad arrivare dove vuoi tu che cosa saresti disposta a fare, per me? Sei bella.

Mi piacerebbe conoscerti…diciamo, più approfonditamente” La ragazza non si scompone più di tanto. Non è granché intelligente, ma sa che in questo mondo, per arrivare, qualche letto lo devi conoscere.

“Io divido l’appartamento con un’altra ragazza” risponde subito.

“Non c’è problema. Verrai da me. Ma ti avverto che io ho gusti un po’ particolari. Mi piace sottomettere le mie amanti”

Cristina alza le spalle. “Va bene”

Come sarebbe a dire “va bene”? Che gran troia ho trovata!

“E mi piace anche veder sottomessa una ragazza da un’altra ragazza” “Certo.

Io quale sarei? Quella che sottomette o che viene sottomessa?” “Quella che viene sottomessa” rispondo bruscamente.
“In che modo, dovrei essere sottomessa? Corde, falli di gomma…”

“No, più semplice. Lingua. La tua. Sul corpo del padrone e della padrona. Dappertutto” “Hummm…beh, come si dice…non si fa niente per niente. Vogliamo andare?”

Ci resto un po’ male. Non ha fatto una piega di fronte ad una proposta che altri giudicherebbero indecente. Mi domando quante, fra le aspiranti telemignotte televisive, siano disposte a tutto come questa qui.

Poi non ho il tempo di fare altri ragionamenti. “Allora” mi fa Cristina “Vogliamo andare?”

“Sì, piccola. Arrivo subito”

Il conto del bar è sulle cinque euro. Ne lascio cadere dieci sul tavolo e me ne vado. Oggi ho idea che prenderò un giorno di riposo.

PADRE E FIGLIA-prima parte

Qualche estate fa, 5 o 6 non ricordo, avevo come tutti gli anni affittato un ombrellone e un lettino in riva al mare in uno stabilimento balneare che andava molto di moda. Per lo più era frequentato da ragazzi giovani, ma soprattutto non da gente del posto e non da famiglie con bambini. Amavo andarci in settimana perché l’ambiente era molto tranquillo e ci si poteva rilassare. Il primo ombrellone della prima fila proprio a ridosso della battigia era ormai mio.

Il padrone sapeva che non doveva darlo a nessun altro. Ero l’unico del posto ad avere questo privilegio. Gli altri erano tutti forestieri di città, chi veniva giornaliero, chi per una settimana. Quindi i miei vicini di ombrellone erano sempre diversi. Era luglio, e un lunedì dopo pranzo con lo scooter mi recai al mare. L’ombrellone vicino al mio era stato affittato per tutta la settimana da un signore padovano. Un bell’uomo sulla quarantina, molto distinto, riservato, sempre con occhiali da sole e una barba nera molto curata, che gli conferiva ancor più un aria seriosa.

Quando arrivai al mio posto lui era già steso sul lettino, un po’ all’ombra un po’ al sole. Indossava un classico costume a slip da uomo, stretto al punto giusto, che gli faceva un bel pacco davanti. Pensai che stesse dormendo, quindi non lo salutai e iniziai a spogliarmi. Dopo essermi steso anche io sul lettino, sentii una voce che mi chiamava ” Ehi ragazzo, piacere sono Mario ” , mi alzai seduto e vidi che era lui che mi tendeva la mano.

” Piacere, io sono Guerrino ” risposi ricevendo una stretta di mano forte e vigorosa. ” Che nome strano, Guerrino…sei di queste parti?”. Gli risposi di si , e che il mio nome era appunto un nome tipico chioggiotto. Mi chiese se avessi una sigaretta da offrirgli, perché le sue etc etc …manco lo ascoltavo, intento a prendere il pacchetto dallo zaino. Vi sfilò una sigaretta e se la mise tra le labbra coperte dalla barba nera e ne tirò fuori un altra e me la mise in bocca.

Gli passai un accendino e prima accese la mia e poi la sua. Fu un gesto molto galante. Così fumando iniziammo a parlare. Venne fuori che lui era fresco di divorzio, che lavorava in tribunale, e che aveva una figlia poco più che dodicenne, che viveva con la madre. Ma che forse l’avrebbe raggiunto li al mare per qualche giorno. Se la troia della madre le avesse dato il permesso. Testuali parole. Mi racconto’ della sua situazione familiare molto complicata, mentre io lo ascoltavo e ogni tanto gli fissavo il pacco.

Aveva un bel pelo nero folto, che gli usciva dai lati del costume. Poi il discorso si fece stucchevole, e la sua voce grossa e profonda rotta dal pianto, e smisi di guardargli il pacco. Insomma gli mancava sua figlia, erano molto legati, la madre gliela faceva vedere poco, bla bla bla. Persi l’interesse. Nei due giorni seguenti ci conoscemmo meglio, era un uomo colto e intelligente, mi piaceva ascoltarlo. Mi affascinava. E pure io gli stavo simpatico, visto che mi ripeteva continuamente ” Se viene mia figlia te la presento, se viene mia figlia….

“. Durante quei giorni, ogni tanto, veniva a salutarmi qualche amico che era anche lui in quella spiaggia. Tutti gay. Qualcuno palesemente gay. E qualcuno con il solito tatto da checca si lanciava in sproloqui e battute decisamente tendenziose. Mario si stendeva sul lettino, ascoltava, e quando se ne andavano ritornava come nulla fosse a chiacchierare con me. Pensai che di sicuro avesse capito che ero gay, ma molto educatamente si faceva gli affari suoi.

Il mercoledì restammo al mare più del solito. Verso le sette della sera si stava da Dio, e il mare era una tavola piatta. Mi propose di fare un bagno. Era un momento ideale, e quindi accettai. Ci alzammo e dopo due passi avevamo già i piedi in acqua. Era ancora calda. Camminammo un po’ prima di raggiungere un livello sufficiente per tuffarci. Mario conto’ fino a tre e ci tuffammo assieme. Una sensazione piacevolissima.

Quando emersi in superficie , l’acqua mi arrivava appena sotto l’ombellico. Ma non vidi Mario. Dopo qualche secondo riemerse anche lui, a circa tre metri da me. Mi avvicinai a lui nuotando a rana. L’acqua era limpidissima , e subito mi accorsi che Mauro non aveva il costume. Piuttosto un bel pesciolone che galleggiava appena sotto la superficie del mare. Lui con le mani si asciugò gli occhi, ma del costume non c’era traccia.

” Mauro , che fine ha fatto il tuo costume?”gli chiesi sbalordito. Lui si guardò sotto, si tocco’ il pacco e disse ” Cazzo!!!! Vuoi vedere che mi si è sfilato durante il tuffo?”. Non credetti nemmeno per un attimo a quella eventualità, ma stetti al gioco. ” Sarà sott’acqua allora , bisogna trovarlo!!!” Dissi. ” Ma io non riesco a tenere gli occhi aperti sott’acqua, mi bruciano!!!! Per favore guarda tu se lo trovi!!!” Rispose con tono preoccupato.

Allora due erano le cose, o era serio e veramente aveva perso il costume, o era furbo e molto bravo a recitare. Ero curioso di scoprire quali delle due era quella vera. Così mi tuffai piano sotto acqua. Per prima cosa gli guardai il cazzo. Uno spettacolo , un pezzo di barriera corallina!!! Poi subito dopo guardai il fondale, e vidi che teneva il costume sotto un piede. Beccato!!!! Mauro era un bel furbetto!!! Riemersi per respirare, a distanza ravvicinata, e lui mi chiese ” Lo hai visto?”.

E io risposi” Il costume che tieni sotto il piede o il cazzone che tieni tra le gambe?”. Lui allora, per la prima volta dopo tre giorni sorrise, e il bianco dei denti che risaltavano ancor più tra il nero scuro della barba fece di quel sorriso uno dei sorrisi più sexy che avessi mai visto. ” Dai scemotto, ti ho fatto uno scherzo!!! Ora spostati che devo fare la pipì !!” Esclamò Mauro , mentre il cazzo galleggiava davanti alla mia faccia.

” E che scherzo sarebbe spiegami!!” Dissi, non spostandomi di un centimetro. ” Dai volevo solo giocare, mica te la sarai presa? Se non ti sposti però ti becchi una pisciatona addosso, e allora si che ti incazzi!!!”. Senza dire una parola, gli afferrai i fianchi e tornai con la testa sott’acqua e gli presi il cazzo in bocca. ” Che fai guerrino??? Ti ho detto che devo pisciare, e ne devo fare così tanta che dubito che resisterai senza respirare sott’acqua!!!! E ‘ questo che vuoi? Affogare col mio piscio? Vediamo, io vado eh…Ecco,ecco che arriva!!! Aaaahhhh!!!”.

Giuro che piuttosto che dargliela vinta sarei stato disposto pure ad annegare. Ma non successe, ho dei buoni polmoni io!!! E solo quando finì di pisciare, mi staccai dal suo enorme pesce e riemersi. ” Non credevi che ci sarei riuscito eh? Di la verità !” Gli dissi con espressione soddisfatta. ” Sono allibito !!!! Ma in senso piacevole, intendiamoci!!! Mi hai stupito. Mi viene da pensare quante altre cose mi stupirebbero di te!!!!!” ” Ah guarda, non puoi nemmeno immaginare!!!! Mettiti il costume va, che torniamo a riva!!” E mentre ci incamminammo verso terra , lui disse una cosa che mi lasciò perplesso.

Disse ” Eh si, devo proprio farti conoscere mia figlia!!!” Ci asciugammo, ci vestimmo, ci salutammo e tornammo a casa. Ma quella frase mi tormento’ per tutta la notte. Il giorno dopo andai al mare più che intenzionato a cercare di capire quale fosse il nesso tra quello che era successo e l’ossessione di farmi conoscere la figlia. Mauro non c’era. L’ombrellone era chiuso, il lettino vuoto. Pensai che forse sarebbe arrivato più tardi.

E mentre lo aspettavo mi addormentai sotto il sole. Non so per quanto tempo dormii. Forse qualche ora. Finché nell’oscurità del sonno sentii una voce dapprima flebile ” Guerrino, Guerrino” poi più forte tanto da riportarmi nel mondo reale ” Guerrino, Guerrino, su svegliati!!!” Aprii piano piano gli occhi, abbagliato dal sole. Mi ci vollero alcuni minuti per destarmi del tutto. Fu allora che vidi in piedi di fianco a me una ragazzina, coi codini, molto molto carina.

” Chi sei tu?” Gli chiesi. ” Sono Anna e tu se Guerrino vero?”. Anna, Anna, ah si mi venne in mente che la figlia di Mauro si chiamava proprio così. ” Sei la figlia di Mauro per caso?” Le chiesi, buttando l’occhio sul l’ombrellone, che però era ancora chiuso. ” Si sono io , tu se un amico del mio papà!!!”. La osservai bene. Era davvero bella, con un vestitino rosa, molto simpatica e solare.

” Scusa Anna, ma dove è il tuo papà??? Come sei arrivata fin qua?” Non riuscivo a darmi una spiegazione. ” La mamma mi ha fatto prendere la corriera a Padova, e sono arrivata qua da sola, volevo fargli una sorpresa,vedi ho la borsa!” E mi fece vedere una piccola valigia. ” E come facevi a sapere che questa è la spiaggia dove ha l’ombrellone il papà? E come facevi a sapere chi sono io???!!”.

Per un attimo non mi resi conto che la stavo quasi sgridando, e che forse era pure spaventata. ” Scusami Anna, vieni siediti qua vicino a me che cerchiamo insieme di capire cosa è successo” le dissi con tono rassicurante. Lei si sedette sul lettino con me e mi spiegò ” Tutte le sere io e papà ci telefoniamo. Mi ha raccontato tutto, il nome della spiaggia, e che ha come vicino di ombrellone un ragazzo simpatico che si chiama Guerrino, che avete fatto amicizia e il bagno insieme.

Sono venuta qua oggi per fargli una sorpresa. Ma non c’è il mio papà. Per fortuna che ci sei tu, ho capito subito che sei l’amico di mio papà. Ma lui dove è????” Mi fece una tenerezza immensa. ” Il tuo papà non è venuto oggi, non so perché, anche io pensavo di trovarlo. Ma tu non sai dove dorme, in quale albergo???” Le chiesi. Lei mi disse che il padre aveva affittato un appartamento, ma non sapeva dove.

” Non hai il numero di cellulare di tuo papà , lo chiamiamo subito. ” Dalla borsetta tirò fuori un telefonino, me lo diede e mi disse ” Cerca papà nella rubrica e chiamalo tu, ho paura che si arrabbi con me!!!”. Piccola!!! Cercai il numero e lo trovai. Chiamai Mauro. Quasi subito rispose ” Ciao piccola zoccoletta di papà!!! Come stai???”. ” Mauro, sono Guerrino, dove sei???” Dissi un po’ imbarazzato. ” Guerrino??? E perché chiami col telefono di Anna? Mi è apparso il suo nome!!! Che minchia succede?” Mai sentito così incazzato.

Gli spiegai tutta la situazione, gli passai sua figlia. Poi parlò ancora con me. La sera prima si era slogato una caviglia e non riusciva a guidare la macchina. Mi spiegò dove aveva l’appartamento. Mi vestii. Mi caricai sullo scooter la ragazzina e il bagaglio e mi diressi verso casa di lui. Quando arrivai, feci scendere Anna, presi la sua borsa e ci dirigemmo verso casa del papà. Suonai il campanello, e quando Mauro ci apri era completamente nudo!!! La figlia gli saltò addosso per abbracciarlo tutta felice, e lui le mise una mano su per là gonnellina e le palpò il culo.

CONTINUA.

LA FATINA DEL CAZZO

Tina è una giovane mamma lavoratrice con due bambini.
Il marito, da sempre precario, si arrabatta tra mille lavoretti, ma spendono ogni mese più di quello che guadagnano.
Venuti dalla provincia, sono soli in una grande città, e le loro giornate sono scandite dal lavoro e dai figli, la sera, molto spesso, lui si addormenta sul divano mentre lei resta a sistemare casa, stirare e fare lavatrici.
I due si amano ma il rapporto, inevitabilmente, ha risentito del cambio di vita e delle ristrettezze e delle scelte dovute ad avere e crescere dei bambini.

Così, hanno perso un po’ di forma fisica e la voglia di toccarsi e fare l’amore.
Una sera delle tante, mentre lui russava sfinito sul divano, Tina, stirando, si addormentò sull’asse,
risvegliata dall’odore del ferro di una camicia bruciata, si sentì chiamare dalla finestra da una voce di donna.
Si affacciò e vide una strana tipa, sembrava una milf rifatta, travestita da fatina ma non era mica carnevale.
Un po’ timorosa le chiese
Tina-“Si’”
Fatina.

– “Ciao Tina come stai? Sai chi sono io?”
Tina – “Veramente no”
Fatina – “Sono la tua madrina, la fatina del cazzo”
Tina – “Cosa?”
Fatina – “Si lo so sembra un po’ volgare ma mi chiamo così”
Tina – “E lei si aspetta che io ci creda? Sarà un sogno e starò facendo confusione tra le favole dei bimbi e qualche voglia sopita da un po’”
Fatina – “Si lo so sono qui per aiutarti, vuoi che te lo dimostro?”
Tina- “Ok dai dimostramelo , trasforma qualcosa in una carrozza”
Fatina – “Bè sei un po’ fuori moda ma sei vuoi uscire ti porto io in un locale alla moda”
Così dicendo muovendo la bacchetta e facendo un po’ di fumo trasporta le due donne in un locale di lapdance, con un cocktail in mano, vestite con dei mini abitini che non lasciavano nulla all’immaginazione.

Tina- “Ma dove siamo?”
Fatina – “Mi hai chiesto una carrozza pensavo volessi uscire a svagarti un po’”
Tina – “Ma questo posto non è il mio genere, riportami a casa ti prego”
Disse tina un po’ spaventata e la fatina l’accontentò.
Tornate a casa, Tina esclamò
Tina – “non ci posso credere, ma è successo veramente?”
Fatina – “Certo mia cara”
Tina – “ E che ho a disposizione 3 desideri?”
Fatina – “Beh no, c’è la crisi, 3 desideri sono troppi, te ne basterà uno solo, di cosa hai bisogno?”
Tina – “Bè io avrei bisogno di più soldi e più tempo da dedicare ai bambini”
Fatina – “Ok allora hai bisogno solo di una cosa, te la fornirò io, tu devi solo comprare un gratta e vinci a settimana per sei mesi, al resto ci penso io.


Tina –“ Ok, sei mesi, ce la posso fare”
Fatina – “Ricordati però quando avrò bisogno di qualsiasi cosa tu per me ci dovrai essere sempre”
Tina – “ Ci mancherebbe fatina”
Tina andò a dormire contenta e dopo settimane che comprava gratta e vinci a vuoto, dopo 4 mesi arrivò quello giusto, un milione di euro, Tina si licenziò e aprì un attività on line che gli fruttò altro denaro gestendola da casa, il marito non faceva un cazzo, ma a lei non importava, erano felici, erano ricchi, soddisfatti e lavoravano da casa rimanendo sempre accanto ai loro figli.

Un giorno, due mesi dopo la loro vincita, si ruppe il lavandino della cucina.
Il marito, non sapendo che fare in casa, decise di sistemarlo lui, e si buttò a capofitto sotto la cucina,
Tina non era convinta, aveva uno strano presentimento, cercò di dissuadere il marito dal farlo, ma mentre lei parlava, lui oramai non la vedeva più era sotto al lavabo della cucina, e fu in quel momento che Tina,
alzando gli occhi , rivide la fatina che la salutò, le sorrise e le sussurrò:
Fatina – “Ciao Cara, ho bisogno di te”
Tina fu presa da una strana paura, sapeva che sarebbe arrivato quel momento, ma visto dove l’aveva portata la prima volta che si erano incontrate e l’aspetto della fatina, aveva paura di quello che le sarebbe successo.

Mentre pensava queste cose, notò il suo seno e le sue labbra gonfiarsi, i suoi capelli allungarsi e diventare biondissimi, si guardò le mani e alle unghie notò il french, le ciglia si allungarono e rinfoltirono copiosamente, la pancetta diminuì, dopodichè per un attimo fu nuda, il tempo che il suo pantalone e maglietta fossero sostituiti da un mini abito color ottanio con una scollatura provocante e le chiappette quasi scoperte alzate da un decoltè color rosa dal tacco vertiginoso.

Tina pensò:” o mio dio, sembro una bambola gonfiabile”.
Poi gli squillò il cellulare, da un numero sconosciuto gli arrivò un whattsapp che diceva:
“ti ho sabotato io il rubinetto, ti sto mandando un mio amico idraulico da soddisfare.
Firmato Fatina del cazzo”
D’instinto senza sapere neanche perché rispose “ok perfetto”
Mentre da sotto il rubinetto il marito incuriosito dal silenzio disse
Marito –“Amore ci sei?”
Tina –“ Si caro, ho chiamato un idraulico, ti ho visto in difficoltà, non sei del mestiere”
Marito – “no ma che dici, ho perfettamente il controllo della situazione”
Disse il marito da sotto il mobile della cucina.

Dopodiche suonarono alla porta.
Arrivò un giovane muscoloso in canotte che disse
I – “Qual è il problema signori?”
Il marito da sotto il mobile rispose
M – “ehi ehi non vi ho chiamato io ma mia moglie, sto cercando di risolvere, stia li tranquillo”
I – “ Ok ok aspetto qui con sua moglie”
E dicendo così prese Tina per i fianchi e la poggiò dolcemente sulla cucina, non c’era neanche bisogno che le alzasse il vestitino, si vedeva già il culo della donna che non portava mutandine.

Tina era perplessa, si sentiva strana ma il ragazzo era carino e lei si sentiva tanto trascurata, poi c’era da fare contenta la fatina dopo che lei aveva reso felici loro, così non oppose alcun tipo di resistenza,
anzi accompagnava con dei piccoli movimenti del corpo le palpatine dell’uomo.
M-“Ce la farò da solo vedrete, ancora qualche minuto” si sentì la voce del marito tra un colpo di martello e un giro di chiave inglese, mentre l’idraulico aveva ficcato due dita nella fica di tina e le mandava dentro e fuori.

La donna cominciava a godere, si sentivano dei piccoli gemiti.
L’uomo comincia ad andare più veloce, la donna è costretta a coprirsi la bocca con la mano per nascondere gli urletti di piacere.
M -“Ancora 5 minuti e sono fuori ok?”
I – ”Vai amico prenditi il tempo che ti serve” Dice l’idraulico tirandosi fuori dai pantaloni un cazzo lunghissimo e durissimo, poggiandolo sulla fica bagnata di Tina, e cominciando a spingere.

M- “Amore fai un caffè al signore nell’attesa?” dice il marito sempre sotto la cucina
Tina – “ Siiii” risponde Tina approfittando della domanda del marito per liberarsi in un urlo di piacere. L’idraulico accellera tenendo contro che il tempo stringe.
M -“Tutto ok amore? Ho quasi finito eh”
Tina –“Si si siii” finalmente l’uomo viene dentro Tina facendola urlare di piacere.
Tina magicamente torna quella di sempre e l’idraulico si allontana in un attimo.

Immediatamente dopo, il marito viene fuori dal mobile della cucina
M – “Hai visto che l’ho fatto’”
Tina –“Bravissimo l’amore mio” Tina bacia e abbraccia il marito ignaro dell’accaduto.
M – “Ma l’idraulico è andato via?’”
Tina “si ha visto che te la cavavi benissimo ed è andato via. ”
M – “Ma almeno gli hai fatto un caffè?”
Tina – “No amore non ho fatto in tempo, lo sai che non lo so fare il caffè”
M – “Cazzo Tina pover’uomo neanche un caffè, lo hai fatto venire a vuoto.


Dice il Marito allontanandosi contrariato.
Tina pensa l’ho fatto venire punto, basterà?.

La casa del desiderio in fondo al vialetto

La casa era in fondo ad un vialetto tranquillo, ombroso, ai limiti della città. Era una villetta discreta, di mattoni rossi, con pesanti tendaggi alle finestre, che non lasciavano entrare altro rumore che il cinguettìo remoto di alcuni pettirossi. Mi aveva dato l’indirizzo Piero G. un mio conoscente e collega d’ufficio, un uomo taciturno che sapevo avere gusti insoliti in fatto di sesso. Le nostre reciproche confidenze erano partite alla lontana, ma un po’ per volta erano arrivate a definirsi in un’intimità quasi complice, molto maggiore di quanto lo giustificasse la nostra amicizia, limitata a un saluto mattutino davanti al caffè e a un rituale aperitivo insieme, la sera, prima di tornare a casa.

Al contrario di me, lui era sposato, anche se ben poco felicemente. Mentre io non avevo rapporti con il sesso femminile che non fossero poco più di una blanda amicizia, e al tempo stesso, con interessi differenti e con amicizie diametralmente opposte. Difficilmente avremmo potuto frequentarci di più, e anzi non avremmo avuto in comune nemmeno quella mezz’oretta quotidiana, se almeno una cosa non l’avessimo condivisa: la segreta passione per il sado-masochismo, per i rituali bizzarri, per le pratiche erotiche più morbose, per l’umiliazione psicofisica, per i supplizi esotici e curiosi.

Ogni tanto ci scambiavamo anche qualche indirizzo utile, di professioniste specializzate e compiacenti.
Un giorno Piero mi si avvicinò al di sopra dei Martini che stavamo sorseggiando, e mi sussurrò tutto eccitato: “vai in via tal dei tali… dì che ti manda Piero. Ti giuro che avrai l’esperienza più bella della tua vita”.
Gli spiegai che non avevo molto desiderio di sessioni a pagamento, in quei giorni, e neanche i soldi per realizzarle.

Ma lui mi zittì subito. “No, no! Questa è una cosa speciale… non si tratta di professioniste!”.
Lo fissai incredulo, e lui mi spiegò in fretta: “da un po’ di tempo, conosco un tale che è nel giro s/m più di me e te messi insieme nei nostri sogni proibiti. E’ un fotografo, e prepara i servizi per i siti specializzati. Conosce un sacco di modelle, e alcune favolose, capisci?”.
“E’ sempre roba a pagamento… roba d’alto bordo.

Una cena a base di caviale e champagne, e una sera in un night alla moda, magari in cambio di un’illusione. No, grazie… “.
“Ti assicuro che non è come pensi. Io l’ho provato, ascolta… si tratta di una ragazza del giro delle fotomodelle, che ha una sorella un po’ svitata, che vive chiusa in una villa fuori mano. Questa sorella è un po’ stravagante, e ha bisogno di sfoghi speciali, del tipo che piacciono a noi.

La modella, tramite il mio amico, le procura dei masochisti da usare a suo piacimento. Per evitare scandali, capisci? Lei è una vera sadica, malvagia e crudele, una perversa totale, un vero portento… trasuda sesso e perfidia da tutti i pori… solo che… non si controlla, un giorno ha chiesto a un cameriere, in un ristorante affollato in pieno centro di mettersi carponi e di guaire come un cane, solo perché, a suo dire, aveva tardato troppo a servirla.

Al suo diniego, l’ha preso a ceffoni davanti a tutti. Capisci? Così sua sorella le ha trovato quella casa, e quasi ogni giorno le manda qualcuno per calmarla e farla sfogare”.
“Tu ci sei stato?”.
“Certo! E’ un po’ pazza e imprevedibile, ma non è pericolosa, basta non contrariarla e obbedire a tutti i suoi ordini. Ti trattiene per cinque o sei ore, e ti umilia nei modi peggiori che tu possa immaginare.

A volte ti tortura anche, ma senza farti davvero male. Ha il pallino di incatenare al letto le vittime, e sottoporle ai supplizi erotici più raffinati… lei gode in questo modo, anche più e più volte al giorno. E’ una ninfomane sadica, non so se ti rendi conto… ha due piedi sublimi… “.
Mi leccai le labbra aride. “A te che ha fatto?”.
“Mi ha masturbato con un guanto di visone, facendomi godere senza sosta, finché non ho riempito di sperma una tazza da thè, facendomela poi inghiottire.

E’ stato pazzesco, indescrivibile… ti manipola il pene fino alla pazzia. Ha un modo tale di giocare col tuo corpo… mi faceva il solletico sotto i piedi con una penna di pavone, e non smetteva mai… ho dovuto ingoiare piscia e sputi per tutto il tempo… e i piedi… quei piedi odorosi che mi accarezzavano il viso, e mi aprivano a forza le labbra in cerca della lingua… “.
Bevvi il mio Martini con mano tremante, ero eccitato in un modo assurdo.

“Guarda, è stato fantastico. Mi ha distrutto, ma farei carte false per tornare subito da lei… “.
“Perché non ci vai allora?”.
“Devo aspettare la prossima settimana, lei vuole provare sempre schiavi nuovi. Circa una volta, ogni quindici venti giorni accetta di ricevere uno schiavo già provato, se questi l’ha soddisfatta. Ma non credere che le interessi l’aspetto fisico. Per lei, giovani, vecchi, magri, grassi, alti o bassi, vanno bene tutti.

Quel che conta è la capacità che si ha di accontentarla, e il grado di abiezione che si è in grado di raggiungere. Quando sono stato da lei, per qualche istante ho intravisto il suo schiavo preferito, diciamo il suo schiavo fisso. E’ un ometto di mezza età, calvo e con la pancetta. Lei ha la possibilità di avere uomini splendidi, atletici, fotomodelli, ma ha voluto quello. Mi ha spiegato che è praticamente suo prigioniero da due anni.

Vive recluso in catene come una bestia, nell’umidità e nella sporcizia della cantina seminterrata. Lei va da lui due, tre volte al giorno, e sfoga tutti i suoi peggiori istinti, come peggio le capita, per poi concedergli una ciotola d’acqua e degli scarti di cibo per il suo magro sostentamento. L’ho sentito urlare in modo bestiale, ma non so cosa gli ha fatto”.
“Ancora un po’ e vado a masturbarmi in bagno” lo interruppi, tra il serio e il faceto.

“Senti, se vado là per davvero, dici che le potrei andare bene?”.
“Più striscerai ai suoi piedi, più ti umilierai e più le andrai bene, te lo assicuro. Provaci e mi ringrazierai”.
Adesso ero lì, la porta era ancora chiusa, ma già udivo un ticchettio di passi, disinvolti e decisi, avvicinarsi dall’altra parte dell’uscio. Ancora un attimo, e avrei saputo la verità. Per un momento avevo pensato che Piero mi avesse giocato uno scherzo di dubbio gusto, ma quando la porta si aprì rimasi di stucco, e la testa mi si svuotò di ogni pensiero, più o meno sospettoso.

Lei mi stava di fronte. Piuttosto alta e muscolosa. Sembrava un eccitante miscuglio androgino di lottatore e di valchiria. Aveva spalle larghe e vita sottile, ma le gambe, lunghissime, erano molto femminili, di caviglia affusolata e di coscia soda. I capelli erano biondo cenere, e con treccine che mi ricordavano Bo Derek, nel film ൒”. Indossava una canottiera maschile nera e calzoni attillati di pelle, anch’essi neri, con una cinta a borchie, caviglie scoperte e piedi nudi in sandali aperti di cuoio, con tacco minimo di 12 cm.

Aveva un bracciale molto alto, di pelle nera borchiata e una corda di cuoio avvolta a spirale, pendeva dalla sua mano sinistra. Portava un solo orecchino, molto vistoso, a forma di losanga, in oro rosso. Gli occhi erano talmente chiari da sembrare quasi bianchi, e parevano privi di espressione. Il viso pallido, era solcato dai segni dei vizi, passati e presenti. Certamente non poteva dirsi brutto, ma nemmeno particolarmente bello: largo, provocante, con la bocca arrogante laccata di un nero aggressivo, che lo rendeva simile a una maschera crudele.

Il naso era piccolo, camuso. Una fascia di seta nera le cingeva la fronte, bassa e poco intelligente. Odorava di profumi orientali, acri e pesanti. Non mi sorrise, con quell’aria di viziosa depravazione poco controllata. Disse, con voce piatta: ” cosa vuoi?”.
“Mi manda Piero” risposi tutto d’un fiato.
La metamorfosi fu improvvisa e sorprendente. Gli occhi slavati, divennero di colpo vivi, liquidi, pieni di arcane luci sinistre, le labbra nere, scoprirono un sorriso bianchissimo di denti aguzzi, piccoli e perfetti, come quelli di una piccola pantera.

“Tu sei uno nuovo” disse con un sospiro voluttuoso.
“Io… “.
“Uno schiavo nuovo”. Pronunciò la parola “schiavo” con un tono sordo, pieno di voluttà, come se godesse al solo articolare quel termine.
“Sì, sono il tuo nuovo schiavo” dissi in fretta, tremando di piacere e di paura insieme. La porta si chiuse alle mie spalle, con un tonfo secco, forte, quasi definitivo. Ed io andai ciecamente incontro al mio destino.

.

UNA GITA AL LAGO

Era una calda giornata di agosto, di quelle che ti tolgono il fiato,la casa era l’unico rifugio.
Io buttata su un divano mio marito sull’altro.
Presi l’iniziativa come al solito e gli proposi una passeggiata al lago.
La sua risposta era scontata “no ho troppo caldo…. ” allora tuonai minacciosa di andar da sola e corsi in bagno a prepararmi,lo sentivo borbottare non capivo cosa dicesse ma comunque io ero decisa.

Un velo di trucco e indossai un abitino molto leggero senza intimo un sandalo rigorosamente con il tacco e voilà pronta.
Esco dal bagno e vedo apparire lo YETI un pantaloncino fuori moda una maglietta beh lasciam perdere e il tocco di classe i sandali con il calzino bianco volevo piangere…..
Uscimmo di casa e salimmo in auto direzione lago sempre in un religioso silenzio.
Arrivati lite con il posteggiatore io in tanto mi allontanavo per i fatti miei.

Dopo poco lo sento che mi raggiunge,camminiamo come due perfetti estranei poi entriamo in bar ci sediamo ad un tavolo per ordinare un caffè,io accavallo le gambe il vestitino sale un po’ due giovani seduti poco distante strabuzzano gli occhi ma lui manco se ne accorge.
Decido di dare un senso alla giornata e mi diverto con movimenti non casuali a provocare quei due baldi giovani la loro eccitazione traspare dai loro sguardi e anch’io devo dire sento un certo non so che al basso ventre.

Quando il gioco comincia a prendermi lo Yeti decide che si era scocciato di star li paga e che fare saluto con un malizioso sorriso accingendoci ad uscire.
Intanto il cielo si era oscurato e come capita in agosto in questa zona non è difficile che arrivi un temporale.
Io non avevo proprio voglia di tornare e rivolgendomi a mio marito gli dico “dai siamo appena arrivati vorrai mica già tornare…”,lui borbotta un po’ e poi mi segue.

Ma il cielo non prometteva nulla di buono,cosi’ d’improvviso si mise a piovere in maniera copiosa corremmo per trovare riparo sotto una pensilina,si quelle delle fermate de dei bus,in tanto come noi altri avevano avuto la stessa idea e di lì a poco ci trovammo accalcati come sardine.
Il caldo la ressa e lui che mi ostiava contro avevo una sensazione di disagio che aumentava col passare del tempo,fino a quando ad un certo punto sentii una cosa che premeva contro il mio fianco,non riuscivo a capire cosa fosse e chi soprattutto ma nel giro di qualche attimo tutto mi fù chiaro.

Qualcuno dietro di me stava puntando il suo grosso attrezzo proprio lì in mezzo alle mie chiappe.
Per un attimo restai immobile quasi intontita …poi decisi di assecondare il gioco con dei movimenti del bacino sempre più incoraggianti. Era grosso lo sentivo premere con prepotenza con un gesto rapido cacciai la mano destra dietro la schiena e con piccoli tocchi all’inizio poi sempre più intensi toccavo quello che era diventato l’oggetto del desiderio.

Mi stavo bagnando sempre di più e al tatto di quel grosso cazzo , di colpo lo sento in carne ed ossa l’individuo aveva estratto era lì in carne ed ossa.
Mi dilettai a toccarlo con il pollice e l’indice praticamente lo stavo segando con due dita…. non contento per il servizio il signore di cui non avevo neanche intravisto la sagoma del viso vide bene di allungare una mano e di raggiungere l’interno coscia.

Ovviamente il mio innamoratissimo marito non si era reso conto di niente se non che il temporale era diventato una tempesta. Anch’io stavo subendo una tempesta ma di altro genere ,la sua mano non riusciva a raggiungere la mia fichetta ormai super bagnata sentivo gocciolare lungo l’interno coscia gli umori e stavo per avere un potente orgasmo.
Cercai di dare le spalle a mio marito favorendo il lavoro dell’uomo ,così per la prima volta lo vidi in faccia un uomo già attempato ma dall’aspetto molto elegante che appena feci per ruotare la mia posizione non perse tempo a infilarmi due dita nella fica e neppure fatica visto lo stato in cui si trovava.

Bastarono pochi movimenti ed eccolo un orgasmo potente intenso buttai gli occhi al cielo e godei come poche volte mi era capitato.
Era una calda giornata di agosto, di quelle che ti tolgono il fiato,la casa era l’unico rifugio. Io buttata su un divano mio marito sull’altro.
Presi l’iniziativa come al solito e gli proposi una passeggiata al lago.
La sua risposta era scontata “no ho troppo caldo…. ” allora tuonai minacciosa di andar da sola e corsi in bagno a prepararmi,lo sentivo borbottare non capivo cosa dicesse ma comunque io ero decisa.

Un velo di trucco e indossai un abitino molto leggero senza intimo un sandalo rigorosamente con il tacco e voilà pronta.
Esco dal bagno e vedo apparire lo YETI un pantaloncino fuori moda una maglietta beh lasciam perdere e il tocco di classe i sandali con il calzino bianco volevo piangere…..
Uscimmo di casa e salimmo in auto direzione lago sempre in un religioso silenzio.
Arrivati lite con il posteggiatore io in tanto mi allontanavo per i fatti miei.

Dopo poco lo sento che mi raggiunge,camminiamo come due perfetti estranei poi entriamo in bar ci sediamo ad un tavolo per ordinare un caffè,io accavallo le gambe il vestitino sale un po’ due giovani seduti poco distante strabuzzano gli occhi ma lui manco se ne accorge.
Decido di dare un senso alla giornata e mi diverto con movimenti non casuali a provocare quei due baldi giovani la loro eccitazione traspare dai loro sguardi e anch’io devo dire sento un certo non so che al basso ventre.

Quando il gioco comincia a prendermi lo Yeti decide che si era scocciato di star li paga e che fare saluto con un malizioso sorriso accingendoci ad uscire.
Intanto il cielo si era oscurato e come capita in agosto in questa zona non è difficile che arrivi un temporale.
Io non avevo proprio voglia di tornare e rivolgendomi a mio marito gli dico “dai siamo appena arrivati vorrai mica già tornare…”,lui borbotta un po’ e poi mi segue.

Ma il cielo non prometteva nulla di buono,cosi’ d’improvviso si mise a piovere in maniera copiosa corremmo per trovare riparo sotto una pensilina,si quelle delle fermate de dei bus,in tanto come noi altri avevano avuto la stessa idea e di lì a poco ci trovammo accalcati come sardine.
Il caldo la ressa e lui che mi ostiava contro avevo una sensazione di disagio che aumentava col passare del tempo,fino a quando ad un certo punto sentii una cosa che premeva contro il mio fianco,non riuscivo a capire cosa fosse e chi soprattutto ma nel giro di qualche attimo tutto mi fù chiaro.

Qualcuno dietro di me stava puntando il suo grosso attrezzo proprio lì in mezzo alle mie chiappe.
Per un attimo restai immobile quasi intontita …poi decisi di assecondare il gioco con dei movimenti del bacino sempre più incoraggianti. Era grosso lo sentivo premere con prepotenza con un gesto rapido cacciai la mano destra dietro la schiena e con piccoli tocchi all’inizio poi sempre più intensi toccavo quello che era diventato l’oggetto del desiderio.

Mi stavo bagnando sempre di più e al tatto di quel grosso cazzo , di colpo lo sento in carne ed ossa l’individuo aveva estratto era lì in carne ed ossa.
Mi dilettai a toccarlo con il pollice e l’indice praticamente lo stavo segando con due dita…. non contento per il servizio il signore di cui non avevo neanche intravisto la sagoma del viso vide bene di allungare una mano e di raggiungere l’interno coscia.

Ovviamente il mio innamoratissimo marito non si era reso conto di niente se non che il temporale era diventato una tempesta. Anch’io stavo subendo una tempesta ma di altro genere ,la sua mano non riusciva a raggiungere la mia fichetta ormai super bagnata sentivo gocciolare lungo l’interno coscia gli umori e stavo per avere un potente orgasmo.
Cercai di dare le spalle a mio marito favorendo il lavoro dell’uomo ,così per la prima volta lo vidi in faccia un uomo già attempato ma dall’aspetto molto elegante che appena feci per ruotare la mia posizione non perse tempo a infilarmi due dita nella fica e neppure fatica visto lo stato in cui si trovava.

Bastarono pochi movimenti ed eccolo un orgasmo potente intenso buttai gli occhi al cielo e godei come poche volte mi era capitato. Abbassai lo sguardo sul viso dell’anziano signore e suoi occhi mi dissero “e io??”Ripresi il mio lavoro manuale che di li a poco terminò o almeno penso perché senti la mano dell’uomo togliendomi il giocattolo. Cercai di ricomporre lo sguardo sentivo un calore sul viso inimmaginabile e improvvisamente mi senti toccare una spalla un bisbigliare ad un orecchio “e io …a me niente…”arrossi credevo e volevo sprofondare avevo fatto uno show per pochi intimi …
Presi mio marito per mano gli implorai di andare perché li sotto c’era troppa gente mi stava mancando l’aria.

Lui stranamente obbedì uscimmo correndo verso la macchina e tornammo a casa sotto una pioggia incessante, lui brontolava perché io avevo voluto rimanere e io non lo sentivo nemmeno….
Ero imbarazzata ma molto soddisfatta ed eccitata dal giochino della pensilina….
STORIA REALE……….