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I sogni di Krissy

Aveva sempre avuto un unico, secondo lei, bellissimo sogno; quello di sgambettare in televisione. Quello di mostrare il culo alle telecamere, di farsi vedere abbracciata al calciatore, al ricco imprenditore o al manager di successo. Non aveva studiato, non è che fosse particolarmente vispa né intelligente. Era ambiziosa, questo glielo riconosco. Un’oca giuliva fuori e una ragazzina piena di debolezze, frustrazioni e dubbi dentro. Questa era Cristina, quando la conobbi. A sapere che sarebbe finita così male sarei stato

meno gentile con lei.

Ma lasciatemi raccontare di come andarono le cose. Atto I: una maialina sulle scale

Piangeva. La prima volta che la vidi piangeva. Era seduta sulla gradinata del palazzo in cui lavoravo ed era vestita come…come…si può essere schietti e sinceri, vero? Mica vi scandalizzate? Ecco, allora, era vestita come una buona mignotta. Minigonna, calze a rete, giacchino strizzato in vita come un tubetto di dentifricio quasi finito, capelli pettinati all’ultima moda (ultima, penultima o terzultima per me fa lo stesso…non seguo le mode) e trucco gradevole ma tutt’altro che leggero.

Lì per lì ho pensato di avere a che fare con una troietta come tante. Beh, a conti fatti la prima impressione era quella giusta. Ma non a tutte le troiette mi affeziono, sapete? Per questo ripensare a quel momento mi fa un po’ male.

“Ciao. Qualcosa non va?” le chiesi, pensando fra me e me a quanto dovesse sembrare stupida quella domanda. Se uno piange, per forza c’è qualcosa che non va.

O no? “No” mi fa lei “Tutto a posto”
“Perché piangi, allora?”

“Ma nulla…mi hanno solo scartata”

“Ah” esclamai. In quel palazzo si tenevano le prove per un programma televisivo che sarebbe andato in onda da lì a due mesi. Lo sapevo da qualche giorno. Il genere del programma ve lo potete immaginare. Quando si fanno le selezioni per scegliere una quarantina di volenterose ragazzine con poco cervellino e gambe lunghe, c’è un unico genere di programma che si può mettere in piedi.

Un programma da cerebrolesi.

“Ti è andata male, eh?” chiesi. “Sì, come sempre”

“Beh, avrai la tua occasione” “Sul serio?”

“Sì, sei una bella ragazza”

“Sì, sono una bella ragazza di ventiquattro anni!”

Disse quel numero come se confessasse un crimine dei più atroci. Ventiquattro anni. Io ne ho trentuno e mi sento ancora un ragazzino, lei ne aveva quasi dieci meno di me e si comportava come se la sua vita dovesse terminare entro l’anno.

In effetti quante veline, letterine e stupidine varie vi sono, di più di ventiquattro anni? A quell’età sei già una pera marcia pronta a cadere dall’albero. Così ti fa credere il dorato mondo della TV. E chi siamo noi, comuni mortali, per obbiettare di fronte a ciò che ci viene proposto dalla Dea TV? Cristina, a ventiquattro anni, si sentiva vecchia e pronta ad essere messa in disparte.

“Dai, ti offro un caffè” le ho detto.

“No, devo andare” mi ha risposto con un po’ di arroganza. Sembrava non vedesse l’ora di togliersi dai piedi questo coglione invadente. Comprensibile, le uniche persone con cui valga la pena mostrare un briciolo di gentilezza sono quelle che ti possono portare in alto. Ma lei non mi conosceva.

“Insisto. Ci sediamo al tavolo di un bar e mi racconti tutta la storia. Magari ti posso aiutare a realizzare il tuo sogno”

Cristina mi guarda in obliquo.

“Davvero?”

“Sì”

“Chi sei?”

Le dico il mio nome (a voi no, accontentatevi di Tom). “Lavori in televisione?”

“Beh, in un certo senso è così. Sono uno scrittore. Di recente mi hanno chiesto di fare il consulente per una serie di documentari in prima serata. Forse ne avrai sentito parlare”
Cristina s’illumina. Per un attimo resto stupito anch’io. E’ bellissima. Come avranno fatto quei froci del casting a scartarla?

Indago e vengo subito a capo della questione.

“Senti, tu conosci qualcuno nell’ambiente?” domando. “No, nessuno”

“Capisco” le dico “In questo caso è naturale che non ti abbiano presa in considerazione” “Davvero?”

“Tutte le ragazze che vanno in televisione hanno…diciamo, qualche aiutino da dietro” Raccomandazione. Una brutta parola.

Raggiungiamo il più vicino bar e ci prendiamo qualcosa da bene. Cristina passa subito alle domande che contano.

“Tu puoi aiutarmi a farmi conoscere?”

“Può darsi.

Come ti ho detto conosco parecchia gente” “E…. ”

“Sì, è gente assai influente” Sorride.

“Parlami di te. Chi sei, da dove vieni” chiedo. “Mi chiamo Cristina. Vengo da Napoli” “Tutto qui?”
“Tutto qui” “Sei diplomata?” “No”
“Ah”

“E’ un male?” “No…no…”

“A che serve il diploma, sul palco?” “Certo, certo…a che serve?” “Lavori?”

“Qualche volta. Ho fatto la hostess. Ma così, una volta e via…lavori fissi non se ne trovano”

“E che lavoro cerchi?”

“E’ ovvio! Lavorare in televisione!”

“Un lavoro…che so, da impiegata…qualcosa di normale?”

Non vi dico che faccia fa Cristina a queste parole.

Sembra che le abbia proposto di scopare un vecchio bavoso con l’HIV. No, il lavoro normale non le piace proprio. A che serve, il lavoro normale, quando si hanno delle belle cosce lunghe e disponibilità d’alloggio per una fava o due lì nel mezzo?

E d’improvviso sento nascere una cordiale antipatia per questa ragazzetta pretenziosa e senza qualità. Andate via le lacrime resta solo una gran voglia di arrivare alla vetta senza faticare.

Senza quel suo visino disfatto dal pianto che ispira tenerezza, Cristina appare per quel che è; una piccola mignottella annebbiata dalle facili promesse del successo.
A questo punto, però, ho promesso di aiutarla e lo farò. Non è nelle mie abitudini, disattendere una promessa. Però la ricompensa è un altro discorso.

“Senti, Cristina…e se io ti aiutassi ad arrivare dove vuoi tu che cosa saresti disposta a fare, per me? Sei bella.

Mi piacerebbe conoscerti…diciamo, più approfonditamente” La ragazza non si scompone più di tanto. Non è granché intelligente, ma sa che in questo mondo, per arrivare, qualche letto lo devi conoscere.

“Io divido l’appartamento con un’altra ragazza” risponde subito.

“Non c’è problema. Verrai da me. Ma ti avverto che io ho gusti un po’ particolari. Mi piace sottomettere le mie amanti”

Cristina alza le spalle. “Va bene”

Come sarebbe a dire “va bene”? Che gran troia ho trovata!

“E mi piace anche veder sottomessa una ragazza da un’altra ragazza” “Certo.

Io quale sarei? Quella che sottomette o che viene sottomessa?” “Quella che viene sottomessa” rispondo bruscamente.
“In che modo, dovrei essere sottomessa? Corde, falli di gomma…”

“No, più semplice. Lingua. La tua. Sul corpo del padrone e della padrona. Dappertutto” “Hummm…beh, come si dice…non si fa niente per niente. Vogliamo andare?”

Ci resto un po’ male. Non ha fatto una piega di fronte ad una proposta che altri giudicherebbero indecente. Mi domando quante, fra le aspiranti telemignotte televisive, siano disposte a tutto come questa qui.

Poi non ho il tempo di fare altri ragionamenti. “Allora” mi fa Cristina “Vogliamo andare?”

“Sì, piccola. Arrivo subito”

Il conto del bar è sulle cinque euro. Ne lascio cadere dieci sul tavolo e me ne vado. Oggi ho idea che prenderò un giorno di riposo.

Godendo di Anna…

Ti avevo mandato il
numero del mio cell. ma non mi avevi chiamato ne tanto meno
accennato nelle tue mail che lo avresti fatto, pensavo ad una tua
fantasia e non avevo insistito oltre sull’argomento, tanto avevamo di
cui scrivere su Anna.
Seduto, anzi,
stravaccato sulla più classica delle poltrone, leggevo un libro senza
molta convinzione ed ascoltavo la tv accesa, ero inquieto non sapevo
cosa fare, forse presagivo qualcosa che doveva accadere, ma più il
tempo passava lento io più mi annoiavo.

Ad un tratto il mio cell si
mette a squillare, meravigliato ,visto che non aspettavo nessuna
chiamata vedo chiamata privata, di solito non rispondo poi vista l’
atmosfera decido, e schiaccio il tasto verde, una voce maschile mi
chiede “Marco?”,subito realizzo, R… ? , rispondo e tu subito mi
confermi. Mi dici se sono pronto a scoparmi Anna stasera, visto che
lei ha voglia ed ha bevuto un po’, rispondo subito di si ed anche il
mio cazzo si rizza per l’eccitazione, non perdiamo altro tempo mi dai l’
indirizzo il piano dove abiti e mi dici che lascerai la porta aperta,
intanto tu stuzzicherai Anna per farla scaldare di più.

Mi faccio una
doccia veloce, e via di corsa verso questa,che si
prospetta una eccitante, avventura. Arrivo a destinazione trovo
facilmente la vostra abitazione grazie alle tue indicazioni ed entro
eccitatissimo. Entro , vedo una luce soffusa e mi dirigo in quella
direzione, vi trovo, finalmente posso conoscere anche te, Anna è stesa
sul divano e tu gli stai facendo un ditalino e le sue mutande sono zuppe di umori,
Anna emette dei sospiri irregolari come il tuo ritmo sul suo
grilletto, si gira verso di me ma non mi vede, allora con un intesa
sostituisco la mia mano alla tua, lei sussulta ma si adegua al nuovo
ritmo, tu cominci a toccarti si vede che ai il cazzo in tiro è una
situazione arrapate al massimo.

D’intesa alzo il bacino di Anna e gli
sfilo gli ormai inutili slip completamente fradici e te li passo, tu
gli annusi e gli dici che lei profuma di troia, Anna sospira più
forte sembra venire allora tu dici adesso ti scopo, io nel frattempo mi
sono tirato fuori l’uccello e lo faccio scivolare dentro con un colpo
unico lei gradisce e viene, sborrando come una fontana allagando di umori il mio
cazzo ed il lenzuolo.

Passato l’attimo lei si
placa ed inizia a gustarsi l’uccello che ha in pancia, ti chiama, R.. R…ti
dice più forte, più piano comanda il ritmo, io mi adeguo sempre in
silenzio, tu mentre ci guardi ti fai una sega fantastica seguendo il
nostro ritmo con la tua mano, devi gustartela veramente a fondo.
Continuiamo cosi come se fossimo uno solo tutti allo stesso ritmo, le
sue meravigliose tette saltano ballano che voglia di sborrarle sopra,
ti segnalo questa mia richiesta e tu mi fai cenno che si può fare.

La sua fica mi risucchia ed il tuo sguardo è
calamitato dal nostro “scopare” ad un certo punto lei improvvisamente
esclama R… sei un bastardo ma ti amo per quanto mi fai godere,senza
di te… non finisce che viene nuovamente. Ci guardiamo e sorridiamo
pensiamo che abbia capito il nostro giochetto e che ci abbia giocato.
ma questo non fa che sextenare i nostri istinti, io inizio a pompare
più forte tu ad aumentare il ritmo della sega, poi insieme io esco
dalla sua gocciolante fica tu ti avvicini e gli sborriamo sul seno la
inondiamo siamo in paradiso ed anche lei da brava porca senza freni
gradisce e viene ancora mentre si spalma la sborra come se fosse crema.

Continuo a stuzzicarla insieme finchè non si addormenta. La
mettiamo a letto, mi offri una birra facciamo due chiacchiere su altre cose
, sappiamo entrambi che è stato bello e non c’è bisogno di parlarne, ma è ancora più bello
conservare le proprie sensazioni. Ti saluto e vado via, so già che ti
scriverò per ringraziarti della serata raccontandoti le mie sensazioni.

Sensazioni di un giovane depravato(2)

Ero da solo a casa ed ero in bagno. Stranamente non mi stavo segando il cazzo ma stavo leggendo i miei fumetti preferiti.
Sentì il portone aprirsi e dopo qualche secondo si aprì la porta del bagno. Era Lisa la mia sorella maggiore.
Lisa: << Scusami ma devo fare pipi mi sta scappando>>
Io:<< Come faccio?>>
Lisa:<<dai alzati mi sto facendo addosso>>
Io mi alzai e mi girai, ma grazie allo specchio vedevo tutto.

Lisa si tirò giù i leggins e gli slip mostrandomi il suo meraviglioso pelo nero.
Lisa è poco pelosa ma sia le ascelle e la sua fighetta sono ben fornite di pelo. Lei si rasa le ascelle ma la fighetta ha un bel cespuglio.
Si sedette e si lasciò andare con un sospiro all’azione che le liberò la vescica.
Il rumore della sua piscia mi fece sobbalzare il cazzo.

Un odore forte ma piacevole di piscia raggiunse le mie narici e il mio cervello facendomi indurire il cazzo. Lei finita la minzione si alzò prese un po di cartaigenica si pulì la figa. Io a bocca aperta e a cazzo duro mi gustai quella visione. Ancora non era pulita. Altra carta, e io guardai ancora il suo pelo. Si ripulì, si infilò gli slip e leggins.
Mi diede un bacio sulla guancia mentre io nascondevo la mia erezione dandogli le spalle e con il fumetto.

Lisa:<< Scusami, scappo c’è Sandro che mi aspetta. Ciaoooo>>
Mi girai e vidi un pezzo di carta nel cesso e l’altro era sul pavimento.
Mi risedetti sul cesso. Avevo il cazzo durissimo. Presi la carta dal pavimento e annusai. Quell’odore pungente di piscia mi faceva scoppiare il cazzo. Rivedevo la sua figa pelosa. Annusavo l’odore della sua piscia. Avevo il cazzo durissimo.
Nella mia mente fece capolino l’idea di assaggiare quel succo.

Poggiai le labbra sulla carta e tirai fuori la lingua. La testa mi scoppiava il cazzo stava per esplodere. Succhiai la sua pioggia e il mio cazzo esplose appena assaporai il suo sapore pungente. Ebbi un sussulto e iniziai a schizzare come un cavallo.
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Ero steso sul divano a guardare un film di Tinto Brass. A casa c’era solo mia sorella Lisa che stava studiando per un esame universitario. I miei erano ancora fuori.

Serena Grandi mi aveva fatto venire un cazzo di marmo. I miei pantaloncini erano gonfiati dal mio cazzo. Lo avevo scalpellato in modo che la cappella strofinasse contro le mutande. Questo lo facevo anche quando mi mettevo a letto a pensare alle varie porca te. Entrò Lisa. Non l’avevo sentita.
Lisa:<<cosa stai guardando?>>
Io arrossi in un secondo. Per fortuna la mia postura nascondeva in qualche modo la mia erezione.
Io:<< non lo so ho girato da poco è un film italiano>>
Lisa:<< bello fammi spazio che lo guardiamo insieme.

>>
Lei si sedette e mi disse di poggiare la mia testa sulle sue gambe e iniziò ad accarezzarmi i capelli.
Le piaceva tanto farlo e a me piaceva moltissimo ricevere le sue carezze.
Lei indossava degli short in jeans. E il mio viso poggiava direttamente sulla sua pelle. Il contatto del mio viso sulle sue cosce e le sue mani tra miei capelli mi facevano arrapare il cazzo che mi stava esplodendo nelle mutande.

Nel frattempo le scene diventavano sempre più calde ma rimanemmo in completo silenzio.
Mentre mi accarezzava i capelli ,notai anche che i suoi capezzoli iniziarono a toccarmi la testa. I suoi capezzoli erano turgidi e li sentivo toccare la mia testa. Lisa muoveva leggermente le gambe e le stringeva per massaggiarsi la fighetta. Anche lei
si stava eccitando. Il mio cazzo scalpellato e marmoreo era accarezzato dalle mie mutande e dai piccoli movimenti del mio bacino.

Continuammo a vedere il film senza fiatare.
I nostri leggeri movimenti stimolavano le nostre parti intime. I suoi capezzoli erano dei chiodi che spuntavano dalla maglietta. L’odore della pelle delle sue cosce mi facevano contrarre il cazzo che si strofinava sulle mie mutande. Segretamente ci stavamo masturbando
uno vicino all’altro.
A un certo punto Lisa si alzò. <Vado in camera> mi disse. Prima di sparire diede una occhiata al mio cazzo e notò la mia erezione spudoratamente in evidenza.

Lei mi invitò ad andare a letto con un sorriso malizioso. <<Non fare tardi dai vai a letto, notte>> mi disse ed uscì dalla stanza.
Io aspettai qualche minuto, spensi la tv e mi diressi verso la mia stanza. Passai davanti alla stanza di Lisa ma era vuota. Dove è andata Lisa? Silenziosamente scivolai verso la mia camera, passando davanti al bagno. La porta era chiusa. Mi chinai e guardai dalla toppa della chiave.

Lisa era seduta sul bordo della vasca era senza short. La sua mano era negli slip e si muoveva freneticamente. L’altra mano accarezzava i seni. I miei occhi erano rapiti da quella visione. Il mio cazzo lascio uscire il mio seme all’interno delle mie mutande senza toccarlo. Lisa godette subito dopo. Io andai in camera e sentì Lisa andare nella sua.
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Una notte da Davide

Quando restavo a dormire nella vecchia casa di Davide, poiché la sua stanza era piccola, dovevo dormire nella stanza degli ospiti. I suoi genitori andavano a letto presto e anche noi perché il giorno seguente c’era scuola. Ora però era estate e noi potevamo stare alzati fino a tardi. La nuova stanza di Davide era nel seminterrato lontano da tutti. La scala era sull’altro lato della casa. Lui aveva la sua TV e anche il telefono!

Dopo cena l’aiutai a scaricare le sue shitole, ognuna aveva scritto il suo nome ed erano accatastate in sala e nell’ingresso.

Avevamo spostato parecchia roba quando decidemmo di andare a letto. Io ero veramente stanco e anche se l’idea di stare su fino a tardi fosse allettante, avevo voglia di andare a letto.

Andai in bagno per primo e mi lavai i denti, mi misi il pigiama e una maglietta pulita. Da giovane ero piuttosto timido e non ero abituato ad essere visto nudo. Davide era più disinvolto, quando uscii per lasciargli il posto in bagno, aveva solo le mutande.

Quando uscì io ero già a letto e lui scivolò vicino a me e spense la luce.

Parlammo della sua casa nuova, di scuola e di alcune delle cose che avevamo progettato di fare quell’estate. Penso di essermi addormentato perché non ero sicuro di cosa mi avesse svegliato. Ero sdraiato ed ascoltavo, ma l’unico rumore che sentivo era il respiro di Davide. Mi sentivo tranquillo ma era duro capire perché. Mentre ero sdraiato cominciai a capire quello che mi aveva svegliato.

Mentre stavo ricominciando a sonnecchiare notai che Davide si era girato borbottando incoerentemente qualche cosa. Quando si girò il suo braccio si appoggiò leggermente sul mio stomaco. Io stavo per girarmi sopra la schiena per farglielo cadere altrove, quando lui cominciò a borbottare e cominciò a muoversi. Pensai che fosse scomodo ed avrebbe spostato il braccio ma scoprii che la sua mano ora era vicina il mio inguine. Io stavo cominciando ad essere più sveglio, mi stava diventando un po’ duro e mi sentivo a disagio.

La sua mano si stava muovendo lentamente più vicino al mio inguine e non ero sicuro di cosa volesse fare. Avevo pelle d’oca dappertutto quando la sua mano toccò il mio pene. Lasciò che la sua mano restasse là per qualche secondo. Non sapevo se fosse sveglio o no e non sapevo cosa avrei detto se avessi dovuto parlare. Avrei potuto girarmi, ma ero in una condizione così strana che non lo feci. Mi piaceva la sensazione e volevo che continuasse.

Dopo qualche secondo le dita di Davide cominciarono a strofinare lentamente su e giù sulla protuberanza nel mio pigiama. Capii che probabilmente era sveglio e mi stavo chiedendo cosa stesse facendo. Io non mi ero mai masturbato e non sapevo che strofinando ci si potesse sentire così. Specialmente quando qualcun’altro lo faceva per me.

Il mio uccello si era impigliato nelle pieghe del pigiama, col movimento si liberò; alla fine la testa cominciò a spuntare dalla patta del pigiama.

Davide stava facendo correre le dita sul mio cazzo. La sua mano ora stava strisciando sulla cima del mio pene ed era così bello, io ero veramente eccitato.

Avevo cominciato a respirare più affannosamente e questo fece capire che anch’io ero sveglio. Davide smise di toccarmi e si girò verso di me. Dopo aver aspettato qualche secondo per vedere se ero ancora addormentato, estrasse lentamente il mio cazzo dalla patta. Ora era duro come doveva essere ed io ero in paradiso.

Tentai di non respirare troppo pesantemente.

Lui cominciò a far correre leggermente le dita lungo l’asta del mio pene toccandolo appena. Mi masturbava mentre lo faceva. Su e giù, su e giù andavano le sue dita. Io non potevo muovermi. Era troppo bello per fare qualcosa che lo facesse fermare. Le sue dita si chiudevano lentamente sul mio cazzo, tiravano lentamente la pelle su e giù mentre mi strofinavano.

Il suo ritmo stava aumentando ed io mi sentivo piuttosto strano.

Mentre la pelle saliva e scendeva avevo quasi la sensazione di dover andare in bagno. Avevo paura di fare la pipì su di noi. Tentai di fare del mio meglio per respingere quella sensazione. Ora stava masturbandomi piuttosto forte e quella sensazione che avevo stava cambiando. Non so come descriverlo, ma era veramente eccezionale.

I miei occhi erano chiusi ma vedevo, sapevo che non stavo sognando ma vedevo Davide. Lui stava stando in piedi vicino il lago senza vestiti.

Anch’io non li avevo, volevamo fare il bagno nudi e stavamo andando verso l’acqua. Io continuavo a guardare per vedere quello sembrava il suo cazzo ma non riuscivo a vederlo.

Le dita di Davide erano intorno al mio uccello e stavano muovendosi alla velocità del lampo. Il mio ‘sogno’ sembrò scomparire quando sentii una sensazione come di qualche cosa che si muoveva su per il mio cazzo. Sentivo quel formicolio nelle mie palle e quella sensazione di voler sparare qualche cosa che era nel mio pene.

Stavo ansando e sentii un’esplosione dalla punta del mio pene. Stavo sprizzando sulla mano di Davide, sulla mia t-shirt e dappertutto. La sensazione durò per un quella che sembrò un’eternità. Davide continuava a tenermi l’uccello e questo continuava a farmi venire. Io ero in un’altra dimensione! Colori ed immagini balenavano oltre i miei occhi chiusi ed era meraviglioso.

Prima che me ne rendessi conto Davide aveva fatto scivolare il mio pene nel mio pigiama.

Io non me n’ero accorto e lui mi stava scuotendo il braccio tentando di svegliarmi. Aprii gli occhi, chiedendomi perché non mi lasciava dormire, come non capivo quello che diceva: “Svegliati! Hai un incubo!”
Guardai e vidi quel fluido appiccicoso e bianco latteo sulla mia t-shirt. Davide disse: “Sembra che tu abbia avuto un sogno bagnato! “. “Cosa intendi?” Lui spiegò che crescendo qualche volta il mio cazzo sarebbe esploso così mentre sognavo di persone che mi piacevano.

Penso tentasse di farmi credere che avevo avuto un sogno e per questo era accaduto, ma sapevo che non era così. Lui toccò lo sperma e ne strofinò dentro le dita:. “Dio, che casino hai fatto! Sarà meglio che tu pulisca. ” Andò in bagno e prese un asciugamano per me. Cominciai a passarlo su t-shirt e pigiama quando lui mi prese l’asciugamano, mi alzò la t-shirt e cominciò a strofinarmi lo stomaco per pulirmi, poi mi tirò giù il pigiama e strofinò l’asciugamano sul mio cazzo: “Sei veramente sporco, facciamo una doccia.

Si avviò verso il bagno ed io lo seguii. Aprì la doccia ed aggiustò la temperatura dell’acqua mentre io scivolavo fuori dai miei vestiti. Saltai nel box e chiusi la porta. Dopo pochi secondi la porta si aprì e Davide entrò. Un brivido mi salì su per la schiena. Mi girai e provai ad uscire, ero imbarazzato, confuso e volevo andare a casa. “Guarda questo” lui disse. Quando girai la testa, vidi la sua mano sul suo uccello.

Era duro e lo stava strofinandolo, come aveva fatto con me. Non riuscivo a distogliere gli occhi da quello che stava facendo. Non sapevo cosa dire.

“Sai che puoi strofinarlo quando è duro così e sparerà come hai fatto a letto. Forza, prova, è veramente super!” Lo guardai per un altro secondo o due, non sapendo cosa fare. Poiché non mi toccavo, allungò una mano, prese la mia e la mise sul suo pene, poi sposto la mia mano su e giù, io cominciavo di nuovo a sentirmi strano,a guardarlo masturbarmi.

Quando lui tolse la mano, mi accorsi che la mia continuava a muoversi. Non riuscivo a fermarmi e guardavo, quella sensazione stava tornando e non volevo fermarmi. Lui cominciò a sparare sperma sulle pareti della doccia.

Rimasi stupito, sparò come un estintore. Io venni di nuovo, ma uscirono solo poche gocce. Tuttavia la sensazione era là mentre la mia testa stava esplodendo. Restammo là a guardarci giocare con noi stessi.

Eravamo amici da tempo, ma io non sapevo che lui era così, avevamo parlato di tutto ma mai di sesso.

Parlavamo solo di scherzi sexy come tutti. Non parlammo più di quella notte o della mattina dopo. Cominciammo a mettere le sue cose sulle mensole e non parlammo molto. Io non sapevo cosa avrei potuto dire su quello che era accaduto. Tutto sembrava come un sogno.

Quando mi vennero a prendere e stavo salendo in macchina, Davide mi disse: “Torna presto a dormire da me. ” Ci pensai per un secondo o due e dissi: “Sicuro, forse il prossimo fine settimana.

” Non so perché ero così pronto a provarlo di nuovo, ma penso che ci fossero ancora delle cose che Davide poteva insegnarmi!.

Une nuit d';hiver…

Nous étions une famille avec des difficultés financières car mes parents ils aveint perdus leur poste de travail à cause de la dictature au Chili et nous étions comme refugies politiques en Argentine donc mes parents ne pouvaient pas trouver un bon salaire et avoir la qualité de vie que on avait au chili.
Alors, nous étions un peu court des moyens financiers et pour s’arranger moi et mon frère ainé on utilisait même lit pour dormir ensembles car il n’y avais pas d’argent pour avoir un lit individuel.

Moi je suis de tout petit fétichiste de petites culottes et je avais une maman coquette et avec bon gout pour la lingerie…. et tout ça pour vous dire que je allais tous les jours fouiller dans la corbeille à linge sale pour voir si je avais la chance de trouver une petite culotte de ma maman et me caresser avec.
Une soirée d’hiver que il faisait froid et nuit tôt je suis allé regarder dans la corbeille a linge sale pour renifler les petites culottes de ma maman…..et là!! Quelle chance je ai eu!! Je ai trouvé la plus belle et sexy des petites culottes de ma maman, elle était blanche en dentelle….

elle avait des petites taches blanches et un odeur à sexe que m’ a tellement excité que je avais ma queue raide et je sentais que je allait jouir tout de suite mais je ne voulais pas faire ça dans la salle de bain et risquer d’être surpris par quelqu’un de la famille.
Je ai pris la petite culotte et je l’ai mis entre ma verge et mon slips et je ne vous dit pas comme je était!!!! Mon cœur battait fort et trop rapide et à chaque pas le frottement de la dentelle sur ma queue me donnait envie de jouir…….

Je suis allé souper avec mes frères et je avais toujours la petite culotte entre mes jambes et l’odeur à sexe de la petite culotte se mêlait avec ma transpiration et chaleur de mon corps et je sentais l’odeur de sexe de ma maman et je avais peur que quelqu’un sent l’odeur…..je avais une excitation énorme et je mourais d’envie d’y aller la mettre pour me masturber….
Mes parents et mes frères ont resté devant la tv et je suis allé me coucher et profiter à fond de ce beau cadeau que je avais entre mes jambes.

Je me suis couché et là mon excitation étais ou but de me faire jouir…. je ai mis mon nez sur la petite culotte sur la partie de l’entre jambe ou se frottent les lèvres du vagin de ma maman et je ai pris un grand bouffe d’aire de la culotte et là je ne pas pu résister de la mettre tout de suite…..quand je ai commencé a la monter et glisser sur mes jambes je sentais un plaisir énorme…..bon je l’ai mis et je ai commencé à me caresser et jouer avec ma queue……me caresser et mouiller par tout…..alors là je me suis endormi avec la petite culotte!!!!! Evidement en hiver avec le froid et l’excitation je me suis laissais aller et je suis tombé dans les bras de mon sommeil…
Je me souvient que cette nuit la je me suis réveillé avec une chose dure entre mes fesses que faisait des alles venus et quand je ai voulu dire quelque chose mon frère m’avait mis sa main dans ma bouche et m’a dit à l’oreille tu ne dit rien si non tout le monde vas savoir ce que tu fait petite pute…….

moi je ai eu peur et à même temps je ne savais pas quoi faire ni pouvais deviner les intentions de mon frère donc je suis resté sans rien dire et toujours avec la main de mon frère dans ma bouche……. lui n’arrêtait pas de faire de vas et vient entre mes fesses et enfoncé la petite culotte vers mon cul.
Mon frère avais 17ans et moi 16ans mais je avais vu sa queue plusieurs fois pendant que nous avons pris une douche ensembles mais jamais dure et raide…..il a commencé à me poser des questions sur le sujet de mettre la petite culotte de maman et il a commencé à me parler comme si je étais vraiment une fille….

et comme je ne savais rien de ses intentions je ai mis ma main sur sa queue raide pour évaluer sa taille et alors ma surprise!!!! elle était grosse et longue pour notre âge!…..je avais plaisir de la caresser et la frotter entre mes fesses pendant que mon frère me disait: Bien, bien ma petite pute…..je ne sais pas comment il avait déplace sur un coté la petite culotte et il m’a mis sa salive dans mon cul et avec son jus a commencé a me foncer et je était très excité que je ne disais rien ni voulais bouger.

Il avait un gros gland et je ne savais pas vraiment si il allait entrer mais mon frère était trop excité et doucement avec patience me a déchiré mon cul car je n’avais pas eu des expériences de sodomie……je ne pouvais pas crier au dire un mots par peur que mon autre frère se reveille…je me souvient que après la déchirure de mon cul sa queue s’a enfoncé tout seul dedans moi et je ai senti un soulagement mais son gland me frottait à l’intérieur et me chatouillait dedans.

Je vous assure que le plaisir et le fait d’avoir la queue dedans moi je me sentais comme une femme car lui faisait ses vas et vient en permanence et sans s’arreter et mon cul me brulait un peu mais je avais envie de continuer.
Après avoir mis sa queue dedans moi il m’a pris ma queue et me donnait des caresses frottant la petite culotte de ma maman sur ma queue et je ne peux pas vous dire comment je avais plaisir mais je n’arrivais pas jouir.

Il m’a sodomisé pendant 20 minutes au moin, il a commencé à accélérer ses vas et vient et moi je ne savais pas quoi dire et je n’ai pas eu le temps de le demander une chose que il a explosé dedans moi et me mordait mon cou de plaisir et me serait ma queue contre la dentelle.
Je ai pensé que serai la fin et on allait dormir mais non il m’a dit ne bouge pas et laisse ma queue dedans que je n’ai pas encore fini!!! il me donnait des belles caresses sur ma queue mais il m’a dit je veux encore une fois et tu ne bouge pas ok?! Moi je avais tellement plaisir et même temps mon cul brulait et se contractait de sentir la queue dedans…je crois que 5minutes après sa queue était encore raide et dure et lui a commencé de nouveau avec ses vas et vient mais plus prolongés et retirait sa queue jusqu’à que son gland dilatait l’entrée de mon cul de manière un pervers et grand plaisir de me sentir avec mes petits gémissements….

il me posait tout le temps la question de pourquoi je avais mis la petite culotte de ma maman et je ne disait rien car je voulait me sentir une fille vraiment…. je voulais entendre me dire au me traiter comme une fille….
Nous avons continué un demi heure car il m’a dit que voulait vraiment me laisser bien dilaté mon cul et jouir encore une fois. Je me disais que serai bien de jouir avant que mon frère se réveil et là du coup mon amant s’accélère et commence les vas et vient plus fort et gémir dans mon oreille…..3minutes il avait explosé encore une fois dedans moi mais ne voulait pas se retirer et je sentais comme un liquide commençait s’échapper entre sa queue et mon anus…après jouir il est resté dedans moi 10minutes et puis pour finir sans rien dire sort sa queue et me donnes des caresses mais il était vraiment fatigué que il s’a endormi avant que je me retourne pour le remercier……la suite seras encore mieux.

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Storia di due ragazzi – Capitolo quattro

Capitolo Quattro

Enrico si sedette lentamente sul pavimento e guardò la sua mano. Scosse leggermente la testa e poi guardò Matt.
Questi chiese: “È tutto ok?” Enrico accennò col capo.
“È solo… che non avevo mai toccato prima il cazzo di un altro ragazzo, l’ho addirittura leccato. È stato grande. Mi è piaciuto. “
Matt sorrise e si sedette di fronte all’amico, il suo uccello ancora molle era appoggiato allo scroto pendulo.

Gli addominali si mostravano attraverso le leggere pieghe dello stomaco, ed Enrico pensò che era sexy, gli mise una mano sul ginocchio e sorrise.
“Sei così bello!” Disse.
“Anche tu non sei male. ” Disse Matt chinandosi a baciarlo, poi guardò ancora il suo corpo da dio greco.
Quindi vide il bozzo nei brillanti boxer rossi, sorrise e guardò Enrico che lo stava fissando con lo stesso mezzo sorriso sulla faccia.

Si chinò e lo baciò, quindi lo fece sdraiare sul pavimento e strisciò su di lui. Le loro lingue si mossero dentro e fuori dalla bocca dell’altro, si sentirono deboli lamenti e gemiti. L’erezione di Enrico era così furiosa da fargli male ed allungò una mano verso l’amico. Matt la prese come un invito e cominciò a baciargli il collo scendendo poi ai capezzoli; prese ciascuno morbido cerchio di pelle in bocca e lo succhiò e morse leggermente.

Enrico emise un debole gemito ed arcuò la schiena. Matt baciò scendendo lo stomaco di Enrico e lasciò che la sua lingua tracciasse sui muscoli addominali fermandosi alla cintura dei boxer. Si guardarono. Matt sorrise e fece scivolare lentamente in giù il corpo in modo che la bocca fosse in linea col pene coperto dai boxer. Allungò la lingua e ne fece correre la punta dalla base dell’attrezzo duro alla punta della cappella. Enrico gemette, gli piaceva che si giocasse col suo cazzo e specialmente che a giocarci fosse Matt.

Matt mosse le mani sulle cosce di Enrico, provocando un po’ la discesa dei boxer e mostrando una bella linea di abbronzatura. Quando le mani giunsero alla vita dei boxer, fece scivolare le dita sotto la stoffa e lentamente fece scendere i boxer, mettendo in mostra il bel diciotto centimetri di Enrico. Lo scroto era molle ed appoggiato nella V delle sue cosce interne.
Aveva una normale quantità di peli pubici e la cappella era gonfia e color porpora.

Era bellissimo. Matt afferrò il cazzo pulsante e lentamente lo masturbò, vide che aveva gli occhi voltati indietro e gli sentiva emettere spesso bassi gemiti. E poi lo fece: prese la cappella in bocca e la succhiò, assaggiando il gusto salato – dolce della pre eiaculazione. Enrico gridò quando la testa del suo cazzo fu immersa nella morbida, calda bocca, ma non l’avrebbe fatto fermare per nulla al mondo.

La sensazione della bocca di un ragazzo che gli succhiava l’uccello l’eccitò al massimo.

Passò le dita tra i biondi capelli di seta Matt e fece correre le mani sulla schiena dell’amico e sulle spalle dove si fermò. Guardò la testa di Matt che rimbalzava su e giù, prendendo solamente la metà del suo pene. Chinò indietro la testa ed emise un basso lamento. E poi lo sentì, profondamente giù nei piedi: l’orgasmo. Disse in un bisbiglio: “Matt, sto per venire. “
La bocca morbida ed umida di Matt era ancora chiusa intorno al cazzo duro dell’amico e questa vista fece arrivare Enrico più presto di quanto si aspettasse all’orgasmo.

Eruttò nella bocca di Matt e Matt ingoiò ogni goccia del suo dolce nettare. L’uccello prosciugato gli scivolò fuori della bocca, si alzò e baciò l’amico.
“Com’è stato?”
“Stupendo” Rispose Enrico ansando.
“Buono. Spero che tu ne abbia goduto. ” Bussarono alla porta. “Cazzo!” Disse Matt e si rimise l’accappatoio sul corpo quasi completamente nudo. Andò alla porta e guardò dallo spioncino: era un ragazzo di circa diciannove anni con una shitola di pizza.

“Enrico, hai ordinato la pizza?”
“Sì, ma è stato quando sono usciti da casa, ho pensato che avremmo avuto fame: è stato più di un’ora fa!”
Matt aprì la porta.
“Pizza per Matt. “
“Sono io” Disse prendendo la shitola.
“Fanno dodici e cinquanta. “
“Col cazzo, uomo, sei è in ritardo di un’ora!” Esclamò Matt sbattendo la porta in faccia al ragazzo. Rientrò nel soggiorno e vide Enrico sdraiato sul divano, si era tirato su i boxer.

“È un po’ fredda, ma penso che vada ancora bene. “
“Andrà bene, basta che sia cibo. ” Matt aprì la shitola in mezzo al pavimento del soggiorno, poi afferrò il telecomando della TV e l’accese.
“Devo muovermi per averla?” Disse Enrico, Matt rise, si alzò con la shitola della pizza, spinse l’amico fino a sedersi, gli spinse indietro la testa e si mise sul suo grembo. Prese un pezzo di pizza e lo mise in bocca ad Enrico che lo morse insieme ad un dito di Matt.

“Ow! Piccolo stupido!” Matt ritirò il dito e lo sostituì con le sue labbra. “Ti amo!” Disse interrompendo il bacio.
“Anch’io ti amo!” Rispose Enrico ed il bacio riprese.

Il caffè. (racconto breve)

Il caffé. [racconto breve]

Meno male che c’è il cuscino, riesco a pensare mentre cerco di riprendere aria.
Lei si chiama Simona, o almeno così mi ha detto. Non ho chiesto il documento, sapete come vanno certe cose. Ti fidi. E se sbagli a fidarti fa niente, il nome non è la cosa più importante.

Non quanto il suo ano bagnato che adesso mi scivola sul naso, contraendosi un poco mentre riprendo aria, insomma.

Quello è più importante del suo nome, almeno al momento.

Sono sdraiato sul letto di un motel, un santo cuscino rosa piazzato dietro la nuca, e Simona, sempre se è il suo vero nome, ha deciso di farsi assaggiare in profondità.

Si solleva dalla mia faccia per qualche secondo, afferrandosi con le mani le chiappe e tirando verso l’alto, mettendo completamente in mostra il suo fiorellino pulsante. E’ scuro, pochi peli serici tagliati corti lo incorniciano nel bel mezzo di un bel paio di chiappe generose e bianche.

Poi emette un gemito, inarca la schiena, e cerca col buco del culo la mia bocca: la trova subito, pensa un po’.
Calca le chiappe sulla mia faccia, sento i peli corti e ruvidi del suo perineo strisciare contro il mio mento, come ad aiutarmi a spalancare la bocca.

Oh, io la spalanco. La lingua scivola dentro, comincio a muoverla lentamente in tondo mentre faccio quel che posso per allargarlo ancora un po’.

Lei comincia a masturbarsi con un vibratore giallo, inarcando la schiena e premendo un po’ di più sul mio mento.
Andiamo avanti così per un po’.

Ci siamo incontrati per un caffè dopo una settimana di scambio di messaggi. Oddio, scambio di messaggi: lei mi ha detto che cosa voleva e mi ha chiesto se mi andava. Io le ho risposto di sì, e abbiamo cercato un tardo pomeriggio milanese che andasse bene a tutti e due.

“Mio marito è via per lavoro”, mi aveva scritto. “Cerco qualcuno che mi lecchi la figa. Non voglio scopare, voglio solo uno che mi lecchi la figa. Pensi di poterlo fare?”

Of course, darling.

E così mi sono trovato a prendere un caffé con questa bella quarantacinquenne dalle chiappe e dalle tette generose. “Guarda che non stavo scherzando”, mi aveva detto al bar, posando la tazzina nel piattino. “Voglio che mi lecchi e basta”.

Mi sta bene, le avevo detto.

“Il culo lo lecchi?”, mi aveva sussurrato con fare deciso mentre mettevo mano al portafoglio.

Ovvio, avevo risposto.

Così siamo finiti in motel. Abbiamo parlato e ci siamo spogliati, abbiamo parlato e ci siamo lavati, abbiamo parlato e abbiamo cominciato a toccarci. Poi abbiamo cominciato ad usare le bocche per fare altro, e quindi abbiamo smesso di parlare.

E’ venuta un po’ di volte, non le ho contate.

Sono passate quasi due ore da quando abbiamo smesso di parlare, e ora cominciano a farmi un po’ male i condili mandibolari, ma tengo duro: Simona mi ha preannunciato che questo sarebbe stato il gran finale, e a giudicare dai versi che fa, da come muove il sedere, da come il suo ano ha cominciato a stringere ritmicamente la mia lingua dentro di sé e dalla velocità con la quale il vibratore giallo entra ed esce dalla sua profumatissima e dolcissima gattina dalle piccole labbra sporgenti e rosee, direi che ci siamo quasi.

E infatti ci siamo. Mugola, schiaccia, si irrigidisce, e viene spruzzandomi il petto e l’addome. Prima, diverse volte, mi ha spruzzato in bocca, mentre ancora succhiavo e leccavo la clitoride grossa quanto l’unghia del mio mignolo (cioè parecchio, per una clitoride).

Si sfila il vibratore giallo, lo spegne, quindi mi si allunga verso il principino, là in mezzo alle mie gambe. Mi tira una leccata dall’ombelico a pisello, passando per il pube e salendo sino al glande, e interpreto il gesto come un sincero tentativo di esprimere gratitudine.

Poi, prima di prendermelo in bocca, parla per la prima volta da un po’.

“Se vuoi puoi tenere la lingua dentro”, mi dice.

Io cerco di dire OK, ma ho la lingua impegnata, quindi mi limito a muggire mentre lei si fa sparire il mio soldatino in gola.

Meno di un’ora dopo siamo in un altro bar, seduti ad un altro tavolino, bevendo un altro caffè.

Quasi mi dispiace togliermi il tuo sapore di bocca, le dico mentre porto la tazzina alle labbra.

“Io mi ci farei i gargarismi, invece”, mi risponde lei onestamente portando la sua tazzina alle labbra. Me lo aveva detto, che il sapore del succo di cazzo non l’aveva mai fatta impazzire.
“Sai”, mi dice dopo aver bevuto un sorso, “ho ingoiato”.

Me ne sono accorto, le dico.

Suo marito torna nel fine settimana. In settembre starà via per lavoro per una settimana di fila.

Simona, sempre che si chiami così, mi promette che, se mi va, la prossima volta si farà anche scopare.

Io le rispondo che preferisco farmi, scopare.

Alle nove di sera rientro a casa. Mia moglie è sul divano, col cane e una qualche cazzata che gira in tv. La saluto, mi avvicino, la bacio sulle labbra.

“Sai di caffé”, mi dice lei.

Pranzo domenicale in famiglia con mia ZIA porca

Mi chiamo Giovanni, sono un ragazzo di 18 anni, le mie coetanee mi trovano attraente, non ho problemi a trovare una ragazza con cui uscire il sabato sera, insomma, non mi posso lamentare con i miei 22 cm!
La verità, però, è che l’unica donna che mi attrae davvero è mia zia Antonella, la sorella di mia madre, ha 41 anni e se li porta benissimo, ha una 4a di seno, un sedere abbondante senza smagliature o cellulite, veste normale con pantaloni attillati da far notare perfettamente le sue forme,

è sposata da 15 anni con uno di 50 anni che pensa solo al calcio e alle corse equestri e credo che non la tocchi da tanto tempo; ed ha una figlia Luana di 12 anni.

Quando facciamo i pranzi in famiglia non riesco a fare a meno di fissarla, lei se ne è accorta ed è per questo che è successo quello che sto per raccontare.
Era una domenica di aprile, organizzammo una giornata per poter pranzare tutti insieme in famiglia a casa dei nonni, inutile dire che aspettavo con ansia l’arrivo di mia zia.
Iniziammo a mangiare, il pranzo filò liscio, non con poche difficoltà di autocontrollo, più di una volta ho dovuto pensare ad altro per cercare di non eccitarmi davanti a tutti, mia zia aveva indossato un vestito con una scollatura molto generosa, quasi si potevo intravedere i capezzoli.

Una volta terminato, i membri della famiglia si misero sul divano in salotto per assistere alle partite di serie A in TV, mentre io preferii andarmene in camera da letto dei nonni per cercare di controllare i bollenti spiriti.
Mi distesi sul letto, ripensai a mia zia e alle sue tette, al suo magnifico culo, il cazzo iniziò a diventarmi duro, non me ne preoccupai, ero da solo e potevo fare quello che volevo, così lo tirai fuori, lo strinsi nella mano destra e cominciai a farmi una sega.

Ero così preso che non mi resi conto che qualcuno era entrato silenziosamente in camera, sentii il rumore e aprii gli occhi di shitto, vidi mia zia che mi stava fissando il cazzo che avevo in mano.
Mi aspettavo qualche commento sdegnato, non trovai il coraggio nemmeno di chiederle cosa ci stesse facendo lì, avanzò lentamente verso il letto, avvicinò la bocca alla cappella e cominciò a leccare, tolsi la mano lasciandole libero accesso al mio cazzo.

Non potevo crederci, mia zia mi stava facendo un pompino ed era davvero molto brava, misi una mano dietro la sua testa e l’accompagnai nei movimenti mentre lo prendeva tutto in bocca e lo succhiava.
Era diventato durissimo, si fermò, si alzò la gonna e scostò le mutandine, mi salì in groppa, infilò il cazzo nella sua figa bagnatissima e mi cavalcò velocemente, probabilmente per paura che qualcuno potesse salire a cercarla.

Fu una scopata veloce, era così assurdo averla addosso, finalmente la mia fantasia si stava avverando, stavo quasi per venire, la avvertii giusto in tempo, scese e prese il cazzo in bocca per accogliere sulla lingua tutta la mia sborra.

Poi si rivestì e ,come era venuta, così sparì dalla porta di camera. Non ne abbiamo mai parlato, ma è stata una delle più belle scopate della mia vita.

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