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I sogni di Krissy

Aveva sempre avuto un unico, secondo lei, bellissimo sogno; quello di sgambettare in televisione. Quello di mostrare il culo alle telecamere, di farsi vedere abbracciata al calciatore, al ricco imprenditore o al manager di successo. Non aveva studiato, non è che fosse particolarmente vispa né intelligente. Era ambiziosa, questo glielo riconosco. Un’oca giuliva fuori e una ragazzina piena di debolezze, frustrazioni e dubbi dentro. Questa era Cristina, quando la conobbi. A sapere che sarebbe finita così male sarei stato

meno gentile con lei.

Ma lasciatemi raccontare di come andarono le cose. Atto I: una maialina sulle scale

Piangeva. La prima volta che la vidi piangeva. Era seduta sulla gradinata del palazzo in cui lavoravo ed era vestita come…come…si può essere schietti e sinceri, vero? Mica vi scandalizzate? Ecco, allora, era vestita come una buona mignotta. Minigonna, calze a rete, giacchino strizzato in vita come un tubetto di dentifricio quasi finito, capelli pettinati all’ultima moda (ultima, penultima o terzultima per me fa lo stesso…non seguo le mode) e trucco gradevole ma tutt’altro che leggero.

Lì per lì ho pensato di avere a che fare con una troietta come tante. Beh, a conti fatti la prima impressione era quella giusta. Ma non a tutte le troiette mi affeziono, sapete? Per questo ripensare a quel momento mi fa un po’ male.

“Ciao. Qualcosa non va?” le chiesi, pensando fra me e me a quanto dovesse sembrare stupida quella domanda. Se uno piange, per forza c’è qualcosa che non va.

O no? “No” mi fa lei “Tutto a posto”
“Perché piangi, allora?”

“Ma nulla…mi hanno solo scartata”

“Ah” esclamai. In quel palazzo si tenevano le prove per un programma televisivo che sarebbe andato in onda da lì a due mesi. Lo sapevo da qualche giorno. Il genere del programma ve lo potete immaginare. Quando si fanno le selezioni per scegliere una quarantina di volenterose ragazzine con poco cervellino e gambe lunghe, c’è un unico genere di programma che si può mettere in piedi.

Un programma da cerebrolesi.

“Ti è andata male, eh?” chiesi. “Sì, come sempre”

“Beh, avrai la tua occasione” “Sul serio?”

“Sì, sei una bella ragazza”

“Sì, sono una bella ragazza di ventiquattro anni!”

Disse quel numero come se confessasse un crimine dei più atroci. Ventiquattro anni. Io ne ho trentuno e mi sento ancora un ragazzino, lei ne aveva quasi dieci meno di me e si comportava come se la sua vita dovesse terminare entro l’anno.

In effetti quante veline, letterine e stupidine varie vi sono, di più di ventiquattro anni? A quell’età sei già una pera marcia pronta a cadere dall’albero. Così ti fa credere il dorato mondo della TV. E chi siamo noi, comuni mortali, per obbiettare di fronte a ciò che ci viene proposto dalla Dea TV? Cristina, a ventiquattro anni, si sentiva vecchia e pronta ad essere messa in disparte.

“Dai, ti offro un caffè” le ho detto.

“No, devo andare” mi ha risposto con un po’ di arroganza. Sembrava non vedesse l’ora di togliersi dai piedi questo coglione invadente. Comprensibile, le uniche persone con cui valga la pena mostrare un briciolo di gentilezza sono quelle che ti possono portare in alto. Ma lei non mi conosceva.

“Insisto. Ci sediamo al tavolo di un bar e mi racconti tutta la storia. Magari ti posso aiutare a realizzare il tuo sogno”

Cristina mi guarda in obliquo.

“Davvero?”

“Sì”

“Chi sei?”

Le dico il mio nome (a voi no, accontentatevi di Tom). “Lavori in televisione?”

“Beh, in un certo senso è così. Sono uno scrittore. Di recente mi hanno chiesto di fare il consulente per una serie di documentari in prima serata. Forse ne avrai sentito parlare”
Cristina s’illumina. Per un attimo resto stupito anch’io. E’ bellissima. Come avranno fatto quei froci del casting a scartarla?

Indago e vengo subito a capo della questione.

“Senti, tu conosci qualcuno nell’ambiente?” domando. “No, nessuno”

“Capisco” le dico “In questo caso è naturale che non ti abbiano presa in considerazione” “Davvero?”

“Tutte le ragazze che vanno in televisione hanno…diciamo, qualche aiutino da dietro” Raccomandazione. Una brutta parola.

Raggiungiamo il più vicino bar e ci prendiamo qualcosa da bene. Cristina passa subito alle domande che contano.

“Tu puoi aiutarmi a farmi conoscere?”

“Può darsi.

Come ti ho detto conosco parecchia gente” “E…. ”

“Sì, è gente assai influente” Sorride.

“Parlami di te. Chi sei, da dove vieni” chiedo. “Mi chiamo Cristina. Vengo da Napoli” “Tutto qui?”
“Tutto qui” “Sei diplomata?” “No”
“Ah”

“E’ un male?” “No…no…”

“A che serve il diploma, sul palco?” “Certo, certo…a che serve?” “Lavori?”

“Qualche volta. Ho fatto la hostess. Ma così, una volta e via…lavori fissi non se ne trovano”

“E che lavoro cerchi?”

“E’ ovvio! Lavorare in televisione!”

“Un lavoro…che so, da impiegata…qualcosa di normale?”

Non vi dico che faccia fa Cristina a queste parole.

Sembra che le abbia proposto di scopare un vecchio bavoso con l’HIV. No, il lavoro normale non le piace proprio. A che serve, il lavoro normale, quando si hanno delle belle cosce lunghe e disponibilità d’alloggio per una fava o due lì nel mezzo?

E d’improvviso sento nascere una cordiale antipatia per questa ragazzetta pretenziosa e senza qualità. Andate via le lacrime resta solo una gran voglia di arrivare alla vetta senza faticare.

Senza quel suo visino disfatto dal pianto che ispira tenerezza, Cristina appare per quel che è; una piccola mignottella annebbiata dalle facili promesse del successo.
A questo punto, però, ho promesso di aiutarla e lo farò. Non è nelle mie abitudini, disattendere una promessa. Però la ricompensa è un altro discorso.

“Senti, Cristina…e se io ti aiutassi ad arrivare dove vuoi tu che cosa saresti disposta a fare, per me? Sei bella.

Mi piacerebbe conoscerti…diciamo, più approfonditamente” La ragazza non si scompone più di tanto. Non è granché intelligente, ma sa che in questo mondo, per arrivare, qualche letto lo devi conoscere.

“Io divido l’appartamento con un’altra ragazza” risponde subito.

“Non c’è problema. Verrai da me. Ma ti avverto che io ho gusti un po’ particolari. Mi piace sottomettere le mie amanti”

Cristina alza le spalle. “Va bene”

Come sarebbe a dire “va bene”? Che gran troia ho trovata!

“E mi piace anche veder sottomessa una ragazza da un’altra ragazza” “Certo.

Io quale sarei? Quella che sottomette o che viene sottomessa?” “Quella che viene sottomessa” rispondo bruscamente.
“In che modo, dovrei essere sottomessa? Corde, falli di gomma…”

“No, più semplice. Lingua. La tua. Sul corpo del padrone e della padrona. Dappertutto” “Hummm…beh, come si dice…non si fa niente per niente. Vogliamo andare?”

Ci resto un po’ male. Non ha fatto una piega di fronte ad una proposta che altri giudicherebbero indecente. Mi domando quante, fra le aspiranti telemignotte televisive, siano disposte a tutto come questa qui.

Poi non ho il tempo di fare altri ragionamenti. “Allora” mi fa Cristina “Vogliamo andare?”

“Sì, piccola. Arrivo subito”

Il conto del bar è sulle cinque euro. Ne lascio cadere dieci sul tavolo e me ne vado. Oggi ho idea che prenderò un giorno di riposo.

IL CULO DI GILDA IN CAMPEGGIO

Eravamo in campeggio, e quest’anno veniva anche Gilda, la ragazza con il sedere più grosso che avessi mai visto! Avevamo appena festeggiato entrambi il diciottesimo anno, e avremmo passato le vacanze insieme, con i genitori… più o meno. I genitori di Gilda erano un po’ vecchio stampo, e super puliti. Viaggiammo per due giorni, auto traghetto auto, faceva un caldo eccezionale, e al bar vendevano solo cose che ti metevano una sete! Comunque, sarà per il clima o per la dieta, la mattina dopo essere finalmente arrivati a destinazione, Gilda cominciò ad accusare un leggero mal di pancia, e siccome le pareti nei campeggi non esistono, in breve si venne a sapere che era sempre stitica nei viaggi.

Poveretta, le stavano organizzando una bella purga, neanche parlare di sciroppi o pasticche in quel luogo sperduto, per cui non restavano che i rimedi portati dalla madre, i quattro grandi classici: supposta o microclisma, “se fa fatica ad uscire”, clisma chimico o peretta con sapone di marsiglia, “se la pancia fa male e non scende”. Ero un ragazzo di diciotto anni, non potevo non guardare, il culo di Gilda l’avevo sognato un milione di volte, e quanti giri c’avrei fatto! Trovai un’altura tra gli alberi da cui potevo agevolmente sbirciare dall’apertura sul tetto che aveva quella strana tenda, la porta invece era chiusa.

La madre di Gilda, una donna enorme, stava prendendo la busta del pronto soccorso, “Gilda adesso vieni qui e stenditi sulle mie ginocchia”, e Gilda obbediente e zitta ma con una faccia rossa e carica d’odio, perchè la madre non aveva portato anche lo sciroppo? Di certo era per la sua famosa teoria sul prenedere meno sostanze possibile. In realtà sapeva che Gilda se la portava dietro da due giorni prima della partenza. Così le abbasso le mutandone ed eccolo lì di fronte a me, quel culone ciccioso con qualche brufoletto.

“Alberto per cortesia…” Il marito, assistente, sapeva già cosa fare. Separò le natiche rivelando un inaspettatamente folto pelo che separò con le dita per scoprire l’ano di Gilda, un buchetto arrossato e stretto. Infatti la madre dovette ricorrere a due scullaccioni per riuscire ad infilare il dito nel sedere di Gilda, che si dimenava e lamentava, nonostante l’abbondante vasellina. “Sento il tappo, sei molto costipata Gilda. Alberto passami direttamente due clismi”. Il marito aprì le shitole e preparò stappati i clismi.

Per farle i due clisteri dovettero tenerla ferma, e partirono altre due sonore sculacciate. Guardai con passione mentre le infilavano, per ben due volte, il beccuccio bianco nel buchetto sperduto tra i peli e le natiche. Spremettero senza troppe cautele il primo, perchè Gilda non stava ferma, e con molta lentezza il secondo, dicendo a Gilda di respirare a fondo che poi sarebbe stata bene. Dopo cinque minuti la prima scarica, su una bacinella posta al centro della tenda.

Ne aveva veramente bisogno, ma non si liberò bene. “Alberto è meglio fare altre due perette di camomilla tiepida, No Gilda, devi metterti con la testa sul cuscino. Certo, e il culo per aria. Quei gorgoglii mi fecero definitivamente venire. Gilda si liberò del problema, e tutti vissero felici e contenti.

Tecnica per esibizionista in Bed & Breakfast

Dopo un po’ di esperienza eccovi servita una lezione per chi vuole iniziare ad esibirsi.

All’esibizionismo ci sono arrivato casualmente, come mia moglie (potete leggere il suo resoconto nella storia del Circolo Culturale). Ad un certo punto ho iniziato a pianificare come potermi esibire.

Non mi piace esibirmi all’aperto, preferisco esibizionirmi a sconosciuti senza destare clamore e senza sconvolgere troppe persone. Così l’occasione ideale si è proposta quando per lavoro ho iniziato a frequentare Verona e dovevo starci anche a dormire.

Verona è una città stupenda ma i bed & breakfast sono molto cari, soprattutto se c’è qualche evento o concerto importante in Arena. Fatto sta che ho potuto girare ogni sorta di posto, dalla topaia a quello elegante. Questi luoghi sono stati una palestra per il mio esibizionismo, ed ora desidero condivere con voi la prima di queste avventure.

Sono finito in un B&B becero, un po’ disordinato, in un edificio vecchio poco fuori dal centro.

Mi pare si chiamasse “Easy sleep”. La cosa buona dei posti vecchi è che le serrature hanno tutte il foro della serratura da cui spiare; un’altra cosa buona è che il bagno è in comune, eh eh…

Così quella volta sperimentai con successo la mia tecnica. Io ho sempre pianificato di mostrarmi nudo facendo finta che “per sbaglio” avessi lasciato la porta della camera o del bagno aperta, o non chiusa a chiave.

Quella sera come ospiti c’eravamo io, una ragazza di colore molto in carne, e una giovane sui 30 anni bionda dall’accento dell’est europa. Quindi, se mi fossi esibito avrei avuto solo pubblico femminile: dunque ok, si può procedere; poi mi sono rilassato un po’ e ho iniziato a gustare un po’ di immagini su questo sito affinché il mio uccello si presentasse bello sull’attenti. Dopodiché ho aspettato che fosse l’orario da dopocena, presumendo che di sera qualcuno dovesse andare in bagno per lavarsi i denti o per una doccia, quindi mi appostai in bagno senza chiudere la porta e continuando a menarmi l’uccello per tenerlo in erezione.

Cercai una posizione che potesse farmi apparire come se fossi tranquillo in bagno ma facendomi i fatti miei, ma che mi permettesse di vedere la reazione di chi sarebbe entrato. Così scelsi di stare di fronte al lavandino, accanto alla porta. Mi resi conto di un problema: con il corridoio buio le altre ospiti avrebbero notato la luce proveniente dalla serratura, così con un po’ di carta igienica lo tappai.

Aspettai, quanto aspettai…? Più di un’ora, dalle 21 alle 22.

15. Stavo lì, nudo, menandomi l’uccello in continua concentrazione per percepire l’arrivo di qualcuno. E fantasticavo sulle reazioni di chi mi avrebbe visto. Sarei stato estasiato se una ospite dopo avermi visto avesse accennato ad un sorriso compiaciuto; oppure immaginavo che dopo aver apprezzato il mio pene un’ospite entrasse in bagno e si denudasse per ricambiare il favore… see… figurati.
Finalmente verso le dieci rientra qualcuno. Il cuore inizia a sobbalzare, il respiro si spezza, gelo, ho mille pensieri dal “che cazzo sto facendo” al “dai, non mollare, è da tanto che fantastichi su questo”.

Però nessuno entra in bagno. Ma io attendo, sempre più teso, quasi agitato, e dopo essere rimasto fermo con l’uccello in mano inizio a smazzarmelo nervosamente sù e giù, velocemente.

Ad un certo punto, un altro rumore: qualcuno sta uscendo dalla camera.

forse verrà in bagno.

tremo.

smetto di masturbarmi e mi preparo ad esibire il mio corpo.

sono un misto di paura ed eccitazione.

“che cazzo sto facendo” penso

“ormai sei qua, abbi coraggio” mi rispondo.

Ed ecco la porta si apre.
E’ l’ospite di colore grassoccia.
Appena apre la porta guarda dentro: i suoi occhi mi sono addosso.
Lei si spaventa, ha un tremito, blatera qualcosa dando un piccolo urlo.
Con vergogna abbassa lo sguardo, ma cercando la maniglia per richiudere la porta, rialza gli occhi, mentre è un po’ china, e cerca un’ultima volta la vista del mio uccello.

E se ne va…

Che emozione. Davvero che emozione, anzi: che misto di emozioni: soddisfazione, vergogna, orgoglio, eccitazione: tutto assieme.

Poi mi son rivestito e son tornato in camera.
Questa tecnica in futuro mi ha permesso ad ottenere varie reazioni diverse da parte di varie persone. Magari ve li racconto più avanti.

Io e mia moglie saremmo lieti di leggere le vostre tecniche per esibirvi.

Spero commenterete qua sotto, e spero qualcuno di voi mi racconterà se ha provato ad usare questa tecnica.
Ciao a tuttti.

La prima volta con Gi.

“Perizoma strappato. Cazzo
Il mio perizoma, no.
Strappato. Ma che cazzo. NO.
Ricordavo il dolore mentre il centimetro di stoffa si lacerava tra le mie chiappe e mi apriva il culo. Stupido maschio.
Pugno. Si. Si merita di esser ricordato.
Amico di Ale e Lu; Arrivarono per la settimana del mobile. Quando loro arrivano si portano sempre dietro un sacco di diasagio e liquore di terrano.
Anda lubiana sempre comunque e dovunque.

E così fu anche quella volta a Milano. Li ospitai qualche giorno. In salotto mancavano solo rettili e a****li vivi per corredare al meglio lo scenario apocalittico che si presentava con le prime luci dell’alba. CALIGO.
Pugno era un elemento nuovo. Io non ero in piena forma quella sera. Le sue intenzioni le avevo già capite. Lo capivo da come mi fissiva. Dal suo respiro che cambiava mentre mi fissiava. I miei occhi dicevano si la mia voce no.

Avevo fumato. Il mio sistema parasimpatico era troppo sballato per fare qualsiasi cosa.
Lo feci tornare qualche sera dopo.
Ormai erano le quattro del mattino. Pugno stava arrivando. Nulla più da bere. Ale guardava lo schermo del pc con un occhio solo. La messa a fuoco non c’era più. Lu si era chiuso in stanza e odiava tutti. Ale urlava “eroina” dal balcone. Qualcuno suonò alla porta. Era il vicino di casa.

Giovane bocconiano pugliese che voleva parlarci di un avvenimento successo la settiamana prima: qualcuno gli aveva lanciato della merda sulla porta e stava indagando. Non voleva accettare il fatto che qualche suo coinquilino avesse fatto delle storie di droga con gli arabi del 42 e quella era la vendetta. Colsi l’occasione per chiedergli se avesse dell’alcool in casa. Si presentò poco dopo con del gin da malditesta.
Ok. Avevamo finito pure la vodka alla pesca, oramai eravamo al Vetril.

Cazzo e Anche il vicino si uni all’allegra compagnia.
Pugno arrivò. Giusto giusto. Arrivò.
Presi l’ultima sigaretta. Perfetto.
“qualcuno mi accompagna a prendere un pacchetto di sigarette?”
Adoro questa scusa.
Ale distolse l’occhio buono dal computer e mugugnò qualcosa. Non lo guardai neanche. Stavo guardando pugno e lui guardava me.
“allora?”
“andiamo”
Ascensore. Schiacciai tutti i tasti. Ad ogni piano si fermava, le porte si aprivano e poi si chiudevano ma noi non uscivamo.

Lingue, mani, tette. Scendeva e risaliva. Sembrava che andasse più veloce del solito. Si fermava e ripartiva. Pelle, sempre più pelle. Arrivammo al piano terra. No. non era ancora abbastanza. Schiacciai il bottone per l’ultimo piano. La soffitta.
La porta non era chiusa a chiave.
Mi tirò giù le calze di nylon. Sentivo il cemento rovinato sotto ginocchia. Mi teneva i capelli. Glielo succhiavo famelica al buio. Odore di legno e di umidità.

Voglia. Sempre più voglia.
Mi venne in bocca. Non ero preoccupata. Avevamo ancora tanto tempo. Lo lascai venire. Mi asciugai lo sperma dalla bocca con il dorso della mano e lo lanciai in terra. Fece il rumore di uno sputo. Lo avevo fatto veramente? Incredula.
Andammo a prendere le sigarette in silenzio. Ridendo e poi Silenzio. Ma cosa raccontiamo su di sopra?
Risalimmo.
Erano tutti come li avevamo lasciati.
Io no.

Dopo queste cose lasci dietro briciole di te. La tua anima e il tuo candore infantile si sbriciolano poco alla volta. Ne perdi sempre un poco, un poco per volta. Lo si capisce dalla luce degli occhi. Quasi spenta. Il colorito della pelle. Grigio. Lucide fisse sfere nere circondate da ombre grigio verde.
Fumammo e bevemmo ancora. Ci toccavamo di nascosto. Ormai ale era quasi cieco.
Andammo in camera di lia. La mia vecchia camera.

Il mio vecchio e adorato materasso.
Mi strappò le calze. E evidentemente anche il perizoma. Aveva un bel cazzo largo. Finalmente.
Me la faceva salire. Mi prendeva. Mi teneva. Spingeva.
Fu un bella scopata.
Settimane dopo mi sbronzai di limoncello e venne a casa mia in piena notte. Inaugurai il mio nuovo kimono.

Non c’è scritto che la prima prima volta che ci siamo visti pioveva, faceva freddo e mi hai prestato la tua giacca”.

schiava trav 6

Il silenzio assoluto per tutta la durata del viaggio verso lo sexy shop sembrava più assordante delle urla di una scolaresca elementare…Mi sentivo strana ,vuota e lo stomaco sottosopra. ATTENDI GABRI …. mi disse appena arrivati nei pressi del negozio.
20 minuti che mi sembrarono ore prima che tornasse in macchina accompagnato da un vecchio uomo grasso dalla calvizie incipiente e barba incolta…entrarono nell’auto ,il tipo puzzava di fumo e aglio il sorriso terribile di chi ha i denti ingialliti dalla nicotina e mal curati.

GABRI TI PRESENTO ALDO ORLANDI IL TITOLARE DELLO SHOP,ALDO TI FA UN DONO,LA CB6000, ORA MOSTRACI IL TUO CLITORIDE CHE TE LO SISTEMIAMO CONTRO TUTTE LE TENTAZIONI…PER IL MOMENTO TI LASCIO UNA COPPIA DI CHIAVI PER OVVIE RAGIONI FAMILIARI,E’ UN ATTO DI FIDUCIA CAGNA, PIU’ AVANTI INVECE LA TERRO’ IO….
Sollevai la gonna e abbassai le mutandine, aldo mi prese il pene tra le dita infilò l’anello nell’asta del mio membro fino alla base dei testicoli,poi venne la seconda parte del device…lo assicurò con un lucchetto e il gioco era fatto….

in gabbia!
BENE , VISTO CHE IL COSTO DEL CB è PIUTTOSTO ELEVATO VEDI ALMENO DI RINGRAZIARE ALDO….
“Grazie Signor Aldo” dissi timidamente. ” Risero come degli invasati. MA DAI GABRIELLA NON ESSERE RIDICOLA…. TIRA FUORI IL CULO CHE ALDO HA VOGLIA!!!!!
Non feci a respirare che Aldo mi rigirò mi strappò via il perizoma e mi inculò …. piansi come una pazza per il dolore…aveva un cazzo corto ma grosso sembrava volesse spaccarmi gli intestini…sentivo il mio pisello agitarsi nella gabbia ad ogni affondo ma contrariamente al solito non sembrava volersi indurire ma era bagnato…quasi fosse una fica…..Il mio Padrone riprendeva la scena …sembrava che tutti volessero un ricordo di quello che mi facevano.

Aldo mi scopava mi sculacciava e dio solo lo sa quanto fu terribile ,mi prese la testa e mi baciò in gola…tolse il cazzo dal mio sederino e me lo mise in bocca,poi di nuovo in culo e poi nuovamente in bocca…..mi stantuffava la gola le ganasce …le labbra sembravano ventose…. sentivo che stava per venire e pregavo non volesse farlo in bocca……infatti non era quello l’obiettivo ahimè…lo tirò fuori due secondi prima appoggiò la cappella sulle mie narici e venne!!!!!!!!! Mi stava sborrando dentro il nasooooooo!!!!!!!! Lo sperma mi finì in gola attraverso il naso…così non solo il gusto ma pure l’odore rimasero in me per un pezzo!!!!”Te lo hanno mai detto che hai i capelli che odorano di fica Gabriella? ” esclamò Aldo…il mio Padrone scoppiò in una sonora risata…SI GLIELO DICONO SPESSO AHAHAHAHAHAH…..
Aldo salutò il mio Padrone mi guardò mi aprì la bocca e ci sputò dentro…”mi sono accorto sai che la schifavi troia per questo ti sputo addosso”
Ripartimmo verso Venezia …arrivati a Piazzale Roma prendemmo un taxi e andammo verso il negozio di Nicola…ero truccata vestita femminea e ingabbiata….

Nicola nemmeno mi aveva riconosciuta.
“TE LA LASCIO QUI…NELLE BORSE CI SONO I SUOI VESTITI E UN PAIO DI PANTALONI IL MAGLIONE PER RINCASARE…TUTTO IL RESTO E’ CIO’ CHE LE SERVIRA’ IN FUTURO…. QUESTO E’ IL MIO IBAN I PROSSIMI GUADAGNI DI GABRI LI ACCREDITI SUL MIO CONTO A LEI LASCIA UNA DECINA DI EURO…MI RACCOMANDO RIPRENDILA MENTRE VE LA FATE,AHAHAHAHAHHAH…. UN’ULTIMA COSA…DOMANI MATTINA FALLE PRENDERE QUESTA PASTIGLIA…A TE GABRI LASCIO LA shitOLA…NE DOVRAI PRENDERE UNA AL DI’….

AH NICOLA PROSEGUI COL SUO TATUAGGIO CON UN’AGGIUNTA ! A quel momento sussurrò a Nicola qualcosa che non capii…. Risero entrambi…e a me quella risata gelò il sangue.
Il mio Padrone mi salutò ordinandomi di chiamarlo l’indomani..io rimasi con Nicola che proseguì a definire il mio tatuaggio , promettendomi una sorpresa per la serata…….

schiava trav 2

Mi spogliai completamente eccezion fatta per la biancheria,mi venne indicato un seggiolino …dovevo inarcarmi e mettere in mostra le chiappe. “il tatuaggio che ti verrà imposto indicherà cosa sei di chi sei e cosa vuoi,verrà eseguito il disegno di un pene gocciolante verso il tuo buchino il tuo nuovo nome la tua essenza e i tuoi desideri…. perciò un bel cazzo con su scritto “INCULATEMI ” e la dicitura SISSY GABRIELLA SCHIAVA DI …..
di quello che tua moglie penserà e se tua moglie lo accetterà o meno non me ne frega un cazzo…però tu dovrai firmare questo contratto in cui dici che accetterai tutto ciò che ti verrà ordinato da me ivi compreso il tatuaggio ,la graduale proibizione di avere alcun tipo di rapporto sessuale che non sia passivo,la gabbiatura del tuo clitoride e per ultimo ma non meno importante la somministrazione di ormoni femminili e il totale lavaggio del cervello a favore di una personalità totalmente sottomessa e femminile.

Se accetti firma altrimenti quella è la porta…. farò in modo che chiunque ti abbia incontrata dimentichi tutto di te e la tua vita prosegua inalterata…altrimenti sarai la mia schiava totale.
Rigirai tra le mani il contratto il cuore mi batteva a mille…le lacrime mi scendevano…..la mano mi tremava mentre la penna segnava sulla carta l’addio a Gabriele. ” PIEGATI GABRIELLA E LASCIAMI LAVORARE…..DOPO MI DOVRAI SODDISFARE PER BENE E IO SONO PIUTTOSTO PERVERSO” esclamò il tatuatore mentre il mio Padrone al telefono organizzava un’incontro con un non ben definito medico …….

Il tatuatore non pretese nulla quella giornata ma sapevo benissimo che sarei dovuta tornare parecchie volte e parecchie volte avrei dovuto accontentarlo…. stavo per tirarmi su i pantaloni quando il mio Padrone mi fermò…devi ancora avere la seconda parte del regalo…. apriti il culo veloce…. quello che ti metterò ora è un buttplug…lo dovrai tenere sempre ad eccezione di quando che andrai al bagno e quando dovrai soddisfare le voglie di tua moglie..cosa che farai sempre meno…anche perche la cura che ti verrà imposta non ti darà possibiltà per molto tempo di poterlo fare! E mentre parlava mi inseriva il fallo senza alcun problema trovandomi bagnata del suo sperma.

Ora rivestiti ma non mettere il cardigan…. ti accompagno fino a casa tua !
Ma a casa c’è mia moglie! Risposi. Tu fai quello che ti dico…
Una volta dentro il portone di casa lo supplicai di farmi rimettere il cardigan…me lo concesse ma ad un patto: dovevo leccare le sue scarpe…cosa che feci con la paura che qualcuno scendesse le scale e mi vedesse…..una volta eseguito mi restituì la maglia e suonammo il campanello …mia moglie aprì….

Presentai il mio Padrone a mia moglie come un vecchio amico di Padova lei lo fece accomodare e lui approfittando di un suo momento di disattenzione mi palpò il culo e mi spinse il butt ancora più dentro…sudavo tutta.
“Sai Gabriele stavo per uscire mi hai trovato per errore” mi disse
SIGNORA SE DEVE ANDARE VADA PURE TANTO IO NON RIMANGO MOLTO DEVO RIPARTIRE PRESTO lui replicò.
Stavo per convincerla a restare quando invece lei decise di ascoltarlo….

La salutammo mentre in cuor mio sapevo che iniziava la mia fine…. CONTINUA.

Il tranello di Francesco e il clistere dalla zia i

La pancia gli doleva da piegarsi in due e in più c’era l’interrogazione di matematica, e lui stava ripetendo la quinta. Se la poteva giocare. Erano cinque giorni che non andava di corpo, colpa di tutti quei panini senza acqua, invece di pranzare. Sua madre gli dava sempre della frutta che lui non mangiava mai. Comunque, non è certo questo ciò che avrebbe detto. Avrebbe raccontato di avere un bruciore allo stomaco, forse i peperoni, e chi lo sa.

Fatta! Niente scuola oggi! Però… restava da risolvere un altro problema, farsi passare i lancinanti crampi al basso ventre, dovuti al blocco intestinale. Il tappo era oramai così grosso e indurito che non riusciva a farlo uscire dal sedere. Era bloccato lì all’imboccatura dell’ampolla rettale.
Sua madre entrò sentendolo lamentarsi. “stai bene Francesco? Hai l’aria pallida…” “mi brucia lo stomaco, mammina”. Lei si avvicino al letto e si avvicinò alla fronte del figlio, leggermente più calda del normale, per effetto della grave stitichezza.

In quel momento dalle lenzuola uscì inesorabile una flatulenza demoniaca, con una punta di fogna. “Francesco, tesoro hai problemi a fare la cacca?” “No mamma! Fatta ieri!””Mmmm… ma oggi non hai l’interrogazione di recupero?? Come si fa?” “Mi spiace molto mamy, avevo studiato tanto” “E va be, che possiamo farci. Se stai male stai male” disse, con una punta di limone. “Non ti preoccupare, nella sfortuna siamo fortunati. C’è in visita una tua lontana zia che fa l’infermiera da molti anni, è un po’ all’antica ma… non fallisce mai, per quanto talvolta sembri uscita da un collegio delle suore.

A Francesco l’idea faceva automaticamente serrare le chiappe. Ma ormai era fatta, c’era solo da sperare di fargliela. Nel frattempo la madre chiamò la zia infermiera e le disse che sospettava un trucco e oltre al trucco il sospetto bisogno di un’evacuazione immediata. La zia capì la situazione, le disse che avrebbe gestito la cosa in modo da ottenere ambo gli obiettivi, e con un solo trattamento!
Quando la zia arrivò francesco sentì che lei e la madre ridacchiavano e poi si dicevano cose tipo “questo lo porto io” “no quello dopo” “si ma sono già nella mia borsa” e via discorrendo.

Le due stavano preparando tutto l’occorrente per trattare vigorosamente il suo intestino, e sbloccarlo dal tappone. Ma lui non poteva ancora neanche lontanamente immaginare quanto gli avrebbe bruciato il sedere.
Una volta nella stanza del discolo, la zia lo salutò e baciò sorridente, poi apri la borsa e appoggiò sul comodino un termometro e un vasetto, e infine una peretta schizzetto minuta e azzurra. “Francesco, lo sai che un clisterino ti aiutebbe molto a sentirti meglio? Magari poi ne facciamo uno piccino picciò, o se preferisci ho anche questi” ed estrasse un paio di microclismi vecchio stile alla malva e glicerina, e una shitola di supposte di glicerina per adulti.

Il terrore si impossessò di Francesco che arrossì di brutto e comincio a frignare “ma non mi servono quelli! “ “Va bene va bene, se non ti servono allora niente”.
Poi sollevò le coperte, giusto in tempo per percepire l’ennesimo peto pestilenziale, e fece una smorfietta, poi comincio a palpare la pancia del nipote e lo stomaco, per scoprire senza più ombra di dubbio il bolide insinuato nei suoi bassi intestini. Altra smorfietta.

“Ok caro, ora tirati su a sedere” e in quella lo prese per le braccia in modo deciso ma professionale , e se lo stese sulle ginocchia, visto che era seduta sul bordo del letto. “Cosa fai zia!” “Ti prendo la temperatura caro, se hai la febbre potrebbe essere appendicite! Ed è dal sedere che devo prenderla, per forza. Ora stai buono che non succede nulla”. La zia indossò un ditale di lattice, lo immerse nel vasetto di vasellina.

La madre abbassò amorevolmente il pigiama e le mutande del figlio, fin sotto le natiche. Fu allora che successe. Lui se ne stava lì applastato senza alternativa, sperava non sarebbe stato doloroso un termometro nel culo, che vergogna però. Poi improvvisamente sentì la madre che gli spalancava le natiche e qualcosa di caldo tentare di forzarli il buchetto, già infiammato dai fallimentari tentativi di defecazione. “Spingi come se facessi la cacca e non ti farò male” preso dalla disperazione lui spinse, e in due movimenti fastidiosi il dito di sua zia era infilato nel suo sedere fino in fondo “avevi detto che no faceva male!”.

Lo sentiva che palpava e spingeva. La zia estrasse un dito con la punta sporca di marrone scuro. “Mmmmm…” smorfietta. Dopo gli infilò l’indolore termometro e attese “Francesco, ragazzo mio. Porta pazienza che abbiamo quasi finito”. Non aveva febbre, solo una leggera –e sospetta- alterazione. “Caro, ti ho fatto un’esplorazione anale, ed ho trovato un tappo di prima categoria là dentro! Bisogna subito fare un clistere, o forse un paio. Non sarà una passeggiata, ti avviso.

E ti consiglio di mangiare la frutta che ti dà tua madre, forse più tardi capirai perché, e studiare non ti parrà poi così insensato. ” “No mammina, no voglio farlo il clistere! Farò qualsiasi altra cosa ma il clistere no!” “Franceschino, purtroppo sei troppo costipato oramai per qualsiasi altro tipo di rimedio, e non vorrei fossero costretti ad estrarlo manualmente…” Lui impallidì, e in quell’attimo di distrazione si ritrovò sulle ginocchia della zia, a mutande calate fino al ginocchio.

“Mi potresti aprire due supposte cara? Meglio cominciare con queste”. In realtà le supposte erano un extra di punizione per il tranello. “No no! Anche le supposte no! Non le sopporto! Bruciano!”.
E fu allora che la zia smise di sorridere. Spinse giù il nipote, col sedere bene in vista, e lo sculacciò sonoramente, finchè lui smise di agitarsi e si arrese alle supposte. Supposte e sculacciate. L’ano era ancora un po’ lubrificato ma non molto, e la zia inserì entrambe in un sol gesto, la prima fino in fondo, la seconda solo fino allo sfintere, poi con una sculacciata lo costrinse a serrare lo sfintere e la supposta entrò con un singulto del ragazzo.

“Aia! Mi bruciano dentro! Voglio farle uscire!” E via di sculacciare a chiappe strette dalle mani della madre. Tornata la quiete, le due donne lo fecero attendere dieci interminabili minuti con le supposte che non si scioglievano ma bruciavano assai, e gli partì un crampo fenomenale. “Bene giovanotto, ora sei pronto per il clistere. ” Sua madre nel frattempo aveva portato in camera l’occorrente, precedentemente preparato in cucina. Una peretta arancione media con cannula fina a punta a bulbo più grosso.

Sistemarono Francesco sul bordo del letto con il sedere rivolto verso di loro e la testa sulla coperta. Il ragazzo arrossì furiosamente quando gli abbassarono la testa e sollevarono il culetto. Poi nuovamente chiappe spalancate, dito unto nel culo, questa volta solo di tre centimetri, e poi la voce aspra della zia “e adesso guai a te se si ti muovi. Comincia invece a respirare con la bocca e profondamente, che ora ti somministro la purga”.

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Il trattamento inizio in modo soft, con la perettina azzurra piena al colmo di olio d’oliva tiepido per rilassare e lubrificare. Gliela spremette con una lentezza insopportabile “così si entra per bene “. E poi fu la volta della pera arancione media, il clistere saponato infallibile ma assai irritante e fastidioso. La zia infilo la punta grossetta della pera che in un gluck scomparve dentro il culetto, e poi metà del resto. Anche questa volta la peretta fu somministrata con esagerata lentezza, Francesco sempre più rosso in viso si nascondeva la smorfia che aveva sulla faccia.

L’acqua tiepida gli entrava nel retto e una volta riempita l’ampolla rettale si insinuava, con grande dolore al pancino e fitte alla glicerina, dove giaceva il pietrone, e su su. La seconda peretta “te ne faremo almeno tre, poi ti libererai del grosso e ne faremo altre due per lavare via il sapone, che altrimenti ti vengono anche le emorroidi” non fu così. Senti una grande pressione dolorosa, poiché la zia la stava spremendo con forza, per spezzare il fecaloma spiegava arcigna.

E la terza peretta durò addirittura cinque minuti! A quel punto lo fecero sistemare sopra una bacinella, e Francesco tra lamenti e un paio di lacrime evacuò le supposte, dei sassetti neri, e due blocchi di feci compatte che lo dilatarono alle lacrime.
Dopo una mezz’ora di tregua lo avvisarono che erano in arrivo le altre due perette, lui protesto ma smise quando vide lo sguardo minaccioso della zia. Stavolta si trattava però di due pere da 750cl! 😥
Questa è la storia del povero discolo Franceschino, che dopo questa disavventura dovette seguire una dieta vegetale per una settimana e un ciclo di clisteri alla camomilla per un mese intero.

I metodi all’antica funzionano sempre!
:(.

irene e la sua vita

Sono irene, una 21enne magra e piccolina con pochissimo seno, occhioni marroni e capelli castani lisci,
media lunghezza.
Il mio seno non supera la prima taglia e quindi non indosso mai il reggiseno.
Faccio la studentessa e per questo vivo lontana dalla mia città di origine; in un appartamento che condivido con 2 maschi e un’altra femmina.
Mi piace andare a fare jogging e l’ inverno pratico la palestra, ma non pesi, solo esercizi fisici.

Vesto in maniera abbastanza elegante, a volte sportiva.
La mia vita trascorre monotona e quasi tranquilla, esco con le amiche la sera, di giorno frequento le lezioni e studio.
Un solo problema condiziona la mia vita…..
Sono vincolata ad un ricatto.
È un segreto, non posso dirlo neanche a voi.
Posso solo dirvi che un mio “amico”economicamente benestante mi tiene in scacco grazie a questo segreto, utilizza questo per fare di me ciò che vuole.

Me lo ha detto subito: io lo so che…. quindi se non vuoi che lo dica a tutti devi fare quello che voglio io.
Io purtroppo non ho scelta. La rivelazione di questo mio segreto sarebbe molto meno sopportabile dall’essere tenuta in “ostaggio” da marco.
Fino a poco tempo fa avevo un ragazzo. Un tipo in gamba, carino e poco piu vecchio di me, che purtroppo mi ha lasciato per via delle mie mille scuse che dovevo inventare quando marco mi chiamava e ordinava di fare delle cose.

Mi ha lasciata dicendomi che sono una falsa ed una poco di buono.
Non ha tutti i torti però!
Vi spiego: quando uscivo col mio ragazzo, oppure quando avevamo rapporti intimi o altro, spesso arrivava la chiamata di marco che mi imponeva di andare o fare qualcosa x lui. Quindi io in fretta e furia dovevo piantare in asso il mio ex e soddisfare le esigenze di marco.
Ma in cosa consistono le richieste di marco?
Ovviamente si tratta di ricatto sessuale.

Marco ha voglia? Bene… io devo soddisfarlo e stare alle sue condizioni.
La maggior parte delle volte devo andare a casa sua e quando entro non so mai che tipo di voglie abbia.
Alle volte mi da dei completini intimi da indossare, alle volte mi vuole nuda, vestita; addirittura a volte con dei travestimenti. Ogni posto diventa buono x scoparmi, dal tavolo della cucina al divano, alla vasca da bagno al poggiolo.

Non nascondo che certe volte è anche piacevole fare sesso cosi… mi da le cose lui, casa sua…a volte mi piace tanto perché raggiungo l’ orgasmo.
Alle volte invece mi tratta peggio di una prostituta, mi insulta mi usa! Ma che ci volete fare? Non posso ribellarmi.
Quando stavo insieme al mio ragazzo, tante volte, dopo esser stata penetrata per ore da marco, dovevo accontentare mio ex per non litigare, e magari avevo ancora addosso lo sperma di marco.

Allora io gli dicevo che era meglio mettere un preservativo, ma lui non voleva..e allora altro sperma in vagina o ano o bocca…
Parecchie volte si meravigliava che fossi cosi bagnata…. ma per fortuna non sapeva la motivazione, io gli dicevo che ero particolarmente hot.
Diciamo che la mia vita sessuale era particolarmente attiva e tutto sommato cio non mi dispiaceva.
Sono sempre stata assai attiva fin da 16 anni.
Una mattina, ore 9 avevo lezione in università.

Scendo di corsa dalla scale ma purtroppo non riesco a prendere il tram….
Come faccio. Il prossimo è troppo tardi!
Fatalità un ragazzo si accorge e mi avvicina. Mi chiede dove dovevo andare.
All’ uni!
Ti ci porto io, arrivi prima che col tram.
Io non ti conosco, mi fido, ma ti pago il disturbo.
Quanto valgono le tue ballerine?
Come scusa?
Quanto le hai pagate?
Ma che centra?
Io ti porto e te in cambio mi regali le tue belle scarpette.

O mio dio. Ma sei matto?
No, adoro le ballerine e le tue sono veramente carine. Decidi te…prendere o lasciare.
Obbiettivamente quelle ballerine erano vecchiotte e non avevano granche di valore. Quindi dissi…ok aggiudicato.
Ma come facciamo però…. non posso andare scalza.
Non ti preoccupare, vengo a prenderti quando hai finito e ti riporto a casa cosi mi lasci le tue scarpette…
Titubante accettai…sembrava tutto sommato un tipo in gamba.

Mi portò all’ uni e lo salutai, lui però mi chiese il numero perché aveva paura che dopo non mi sarei fatta piu trovare.
Glielo diedi pensando che era meglio avere anche il suo…almeno potevo avere qualcosa x rintracciarlo.
Ci salutammo e andai in aula pensando a quanto strana è la mia vita, ma soprattutto pensando a dopo come sarebbe finita…
Ma questo lo raccontiamo nella seconda puntata.

Il primo pompino con ingoio.

Eravamo in vacanza io ed Anna. Dopo una lunga giornata di mare, di ritorno verso casa, sul ciglio della strada ho intravisto un mio vecchio compagno di scuola. Ho accostato ed ho chiesto lui cosa stesse facendo, cosa stesse cercando. Mi ha risposto che era venuto in città per svolgere alcune commissioni e che la permanenza si era prolungata oltre il previsto. Aveva perso il bus per rientrare in paese e stava cercando un passaggio.

Non potevo lasciarlo lì e così lo abbiamo fatto salire. 50 km da percorrere ma per un amico questo ed altro. Anna, la mia fidanzata del tempo, dopo qualche minuto dall’inizio del viaggio, ha cominciato a guardarmi, con quegli occhi verdi, con uno sguardo strano. Non riuscivo a comprendere cosa volesse comunicare fino a quando, approfittando del calare del sole, non ha allungato la sua mano sinistra sulla mia coscia destra. La sua mano si faceva sempre più invadente fino a quando si é fatta spazio tra il pantaloncino ed il costume da bagno ed ha raggiunto il mio cazzo che nel frattempo si era già fatto duro.

Era un tocca e fuggi, le sue intenzioni non erano quelle di farmi una sega o di scopare in tre, semplicemente si eccitava nel sentirmi eccitato ed ancor di più, si ecciatava pensando che il tutto accadeva all’insaputa del passeggero. Avevo il cazzo di pietra e le palle piene di sborra quando siamo arrivati a destinazione. Il mio amico per sdebitarsi ci ha invitati a consumare qualche cosa al bar e così abbiamo fatto.

Una birra fugace, nonostante la compagnia fosse molto piacevole. Un saluto, un arrivederci e siamo risaliti in auto per fare finalmente rientro a casa. Il tempo di lasciare il centro abitato, ed Anna, questa volta senza mezzi termini, ha ricominciato a giocare con il cazzo. Pensavo volesse segarmi, pensavo volesse vedermi sborrare nel costume, pensavo volesse vedere la sborra fuoriuscire che dal tessuto ed invece, con mio grande piacere, dopo essersi sganciata, pericolosamente la cintura di sicurezza e dopo reso libero l’uccello che aveva fatto in modalità che si gonfiasse di piacere, ha cominciato a spompinarmi con una avidità che non avevo ancora mai conosciuto.

Se lo faceva scivolare in bocca con grande passione, succhiandolo con grande maestria lasciando che il rumore del suo succhiare contribuisse all’eccitazione generale. Alternava il suo succhiare con leccate che partivano dalle palle ed arrivavamo alla cappella, sulla quale si soffermava qualche attimo prima di affondarlo ancora in bocca, tutto in bocca, senza lasciarmi un attimo di respiro. La mia mano destra freneticamente accarezzava le sue tette meravigliosamente morbide e ad ogni carezza corrispondeva un incremento del suo succhiare.

Con una certa fatica, vista la posizione, sono riuscito a raggiungere il suo culo e quando le mie dita hanno raggiunto il buchetto, ha ingoiato tutto il cazzo bloccandosi in quella posizione per dieci quindi secondi e facendomi perdere il lume della ragione. Essere alla guida e dovendo mantenere una certa concentrazione mi permetteva di prolungare la durata di quel pompino unico al mondo. quando poi la sborrata era prossima, ho afferrato la testa di Anna per allontanarla ed evitarle la schizzata prima ancora che in bocca, in faccia, ma lei, senza indugio, ha opposto resistenza conservando il cazzo tutto in bocca….

mmmmmm….. la sborrata é stata copiosa, il cazzo continuava a schizzare, uno, due, tre, quattro, cinque impulsi e ad ogni impulso, ad ogni schizzo, contraevo le chiappe per sbatterglielo ancor più in bocca di quanto già non lo fosse. All’ultimo schizzo, un rivolo di sborra è uscito dalla bocca di Anna ed ha raggiunto la sua mano che impugnava il cazzo con decisione e voluttà. Ma ancora una volta mi ha sorpreso, affondando la bocca fino a raggiungere la propria mano e risucchiando quella sborra che aveva perduto.

Ha continuato a spompinarmi fino a quando il cazzo non é tornato moscio e quando lo ha lasciato, lo ha lasciato asciutto e pulito, lo ha riposto nel costume e mentre continuavo a toccarle il seno con immutata eccitazione, si è lanciata sulla mi bocca per regalarmi un bacio arrapato con la lingua ancora ricca di sborra. Il mio primo pompino con ingoio si era compiuto, ne sarebbero seguiti altri, ma il primo non si scorda mai.

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Lino e l';Incontro in cantiere abbandonato

Ciao a tutti
Vorrei condividere questa storia avvenuta nella mia giovinezza con amici d’infanzia
Premetto che mi piace farmi scopare gia da quando avevo 15 anni ed ho avuto amici ai quali mi sono concesso
La cosa mi e’ sempre piaciuta ,e devo dire che i miei amici erano ben dotati
Di solito con Antonello ci intrattenevamo nella sua. Soffitta dove in un giaciglio mi scopava quando andavo a fare i compiti.

Ormai era diventata una piacevole consuetudine , lui in. Intimita’ mi trattava come la sua ragazza.
Io ero nel frattempo diventato suo sucube e facevo quello che mi chiedeva senza fiatare.
Anche quando ho traslocato con i miei ho sempre mantenuto la sua frequentazione ma nel frattempo ho conosciuto
Un nuovo amico, anche lui ben dotato, che quando i genitori non erano a casa mi scopava nel letto atrimoniale loro

Una sera all’imbrunire mi viene.

Una gran voglie e lo cerco a casa, isuoi genitori non lo fanno venire giu e io mi sento flustrato
Perche ho davvero una gran voglia.
Mi dirigo verso un vecchio cantiere dove giochiamo e dove ci intratteniamo di solito e in strada incontro un nostro amico che ha qualche anno in piu’
Lo informo che sto andando al nostro fortino e lui mi chiede se puo venire a vederlo.
Accetto e ci incaminiamo
Io non ero al corrente che lui sapesse di me ed Antonello e credo che abbia preso la palla al balzo.

Ci addentriamo , e’ buio ed e’ illuminato dai lampioni del quartiere , arriviamo in una stanza che utilizzavamo come sede del nostro club e dove avevamo portato anche diversi mobili tra cui un divano.
Improvvisamente sentiamo dei rumori e cerchiamo di capire da cosa sono dovuti, il guardiano sta facendo un giro e noi torniamo nella stanza e ci nascondiamo.
Siamo dierto un muro e lui e’ dietro di me sento che si appoggia e sento qualcosa di duro che mi struscia dietro
E’ eccitato forse anche dalla situazione e magari vuole farmi assaggiare il suo pisello.

Ad allarme essato usciamo fuori dal nascondiglio e sedendomi sul divano gli chiedo cosa ha in tasca
Lui, visibilmente eccitato mi dice che sa cosa faccio con Antonello e vorrebbe anche lui avermi
Io sono seduto sul divano e gli chiedo di venire a sedersi , lui si siede vicino e mi bacia.
Io sono eccitato e ricambio appassionatamente.
Ci scambiamo queste effusioni per diversi minuti , poigli chiedo di farmelo vedere perche sono eccitatissimo.

Lui si cala i pantaloni e vedo un cazzo enorme scappellato come non ne avevo mai visto , molto piu’ grande di quelli che di solito maneggiavo.
Lui mi chiede di prenderlo in bocca ma io prima lo muovo per fargli una sega.
E’ davvero grosso e lungo , timidamente comincio a succhiarlo ma la voglia di farmi scopare e’ troppa.
Mi calo i calzoncini scoprendo un bellissimo culo senza peli che farebbe invidia ad una ragazza.

Tutta la situazione e’ molto eccitante e io non resisto lo succhio e lecco per un po’ e poi gli chiedo di penetrarmi piano
Lui mi fa girare e mi mette a pecora Sputandomi proprio sul buco poi infila un dito per aprire e lubrificare , risputa e comincia a premere il suo palo nel mio buchetto accarezzandomi le chiappe.
Sputera’ diverse volte prima di incularmi , poi improvvisamente sento un dolore sordo e una sensazione bellissima era riuscito ad entrare con la cappella ho strillato chiedendogli di uscire ma lui ha continuato a a infilarlo poi nel giro di due minuti e’ venuto dentro di me continuando a pompare
Adesso scorreva bene e sentivo poco male poi ha estratto il suo cazzo ancora duro e si e’ rivestito,andandosene.

Io mi sono rivestito soddisfatto e sono tornato a casa con il culo dolorante.
Con llui non ci siamo piu visti anche perche era fidanzato e quindi ha cambiato zona.
Io ho dovuto aspettare diversi giorni per concedermi ad Antonello e la prima volta che mi ha inculato mi ha detto che ero piu’ largo
Io ho negato di essermi concesso ad altri giurando anche.
Sono ormai tanti anni che non vedo piu nessuno di loro ma ho sempre un bellissimo ricordo.