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I sogni di Krissy

Aveva sempre avuto un unico, secondo lei, bellissimo sogno; quello di sgambettare in televisione. Quello di mostrare il culo alle telecamere, di farsi vedere abbracciata al calciatore, al ricco imprenditore o al manager di successo. Non aveva studiato, non è che fosse particolarmente vispa né intelligente. Era ambiziosa, questo glielo riconosco. Un’oca giuliva fuori e una ragazzina piena di debolezze, frustrazioni e dubbi dentro. Questa era Cristina, quando la conobbi. A sapere che sarebbe finita così male sarei stato

meno gentile con lei.

Ma lasciatemi raccontare di come andarono le cose. Atto I: una maialina sulle scale

Piangeva. La prima volta che la vidi piangeva. Era seduta sulla gradinata del palazzo in cui lavoravo ed era vestita come…come…si può essere schietti e sinceri, vero? Mica vi scandalizzate? Ecco, allora, era vestita come una buona mignotta. Minigonna, calze a rete, giacchino strizzato in vita come un tubetto di dentifricio quasi finito, capelli pettinati all’ultima moda (ultima, penultima o terzultima per me fa lo stesso…non seguo le mode) e trucco gradevole ma tutt’altro che leggero.

Lì per lì ho pensato di avere a che fare con una troietta come tante. Beh, a conti fatti la prima impressione era quella giusta. Ma non a tutte le troiette mi affeziono, sapete? Per questo ripensare a quel momento mi fa un po’ male.

“Ciao. Qualcosa non va?” le chiesi, pensando fra me e me a quanto dovesse sembrare stupida quella domanda. Se uno piange, per forza c’è qualcosa che non va.

O no? “No” mi fa lei “Tutto a posto”
“Perché piangi, allora?”

“Ma nulla…mi hanno solo scartata”

“Ah” esclamai. In quel palazzo si tenevano le prove per un programma televisivo che sarebbe andato in onda da lì a due mesi. Lo sapevo da qualche giorno. Il genere del programma ve lo potete immaginare. Quando si fanno le selezioni per scegliere una quarantina di volenterose ragazzine con poco cervellino e gambe lunghe, c’è un unico genere di programma che si può mettere in piedi.

Un programma da cerebrolesi.

“Ti è andata male, eh?” chiesi. “Sì, come sempre”

“Beh, avrai la tua occasione” “Sul serio?”

“Sì, sei una bella ragazza”

“Sì, sono una bella ragazza di ventiquattro anni!”

Disse quel numero come se confessasse un crimine dei più atroci. Ventiquattro anni. Io ne ho trentuno e mi sento ancora un ragazzino, lei ne aveva quasi dieci meno di me e si comportava come se la sua vita dovesse terminare entro l’anno.

In effetti quante veline, letterine e stupidine varie vi sono, di più di ventiquattro anni? A quell’età sei già una pera marcia pronta a cadere dall’albero. Così ti fa credere il dorato mondo della TV. E chi siamo noi, comuni mortali, per obbiettare di fronte a ciò che ci viene proposto dalla Dea TV? Cristina, a ventiquattro anni, si sentiva vecchia e pronta ad essere messa in disparte.

“Dai, ti offro un caffè” le ho detto.

“No, devo andare” mi ha risposto con un po’ di arroganza. Sembrava non vedesse l’ora di togliersi dai piedi questo coglione invadente. Comprensibile, le uniche persone con cui valga la pena mostrare un briciolo di gentilezza sono quelle che ti possono portare in alto. Ma lei non mi conosceva.

“Insisto. Ci sediamo al tavolo di un bar e mi racconti tutta la storia. Magari ti posso aiutare a realizzare il tuo sogno”

Cristina mi guarda in obliquo.

“Davvero?”

“Sì”

“Chi sei?”

Le dico il mio nome (a voi no, accontentatevi di Tom). “Lavori in televisione?”

“Beh, in un certo senso è così. Sono uno scrittore. Di recente mi hanno chiesto di fare il consulente per una serie di documentari in prima serata. Forse ne avrai sentito parlare”
Cristina s’illumina. Per un attimo resto stupito anch’io. E’ bellissima. Come avranno fatto quei froci del casting a scartarla?

Indago e vengo subito a capo della questione.

“Senti, tu conosci qualcuno nell’ambiente?” domando. “No, nessuno”

“Capisco” le dico “In questo caso è naturale che non ti abbiano presa in considerazione” “Davvero?”

“Tutte le ragazze che vanno in televisione hanno…diciamo, qualche aiutino da dietro” Raccomandazione. Una brutta parola.

Raggiungiamo il più vicino bar e ci prendiamo qualcosa da bene. Cristina passa subito alle domande che contano.

“Tu puoi aiutarmi a farmi conoscere?”

“Può darsi.

Come ti ho detto conosco parecchia gente” “E…. ”

“Sì, è gente assai influente” Sorride.

“Parlami di te. Chi sei, da dove vieni” chiedo. “Mi chiamo Cristina. Vengo da Napoli” “Tutto qui?”
“Tutto qui” “Sei diplomata?” “No”
“Ah”

“E’ un male?” “No…no…”

“A che serve il diploma, sul palco?” “Certo, certo…a che serve?” “Lavori?”

“Qualche volta. Ho fatto la hostess. Ma così, una volta e via…lavori fissi non se ne trovano”

“E che lavoro cerchi?”

“E’ ovvio! Lavorare in televisione!”

“Un lavoro…che so, da impiegata…qualcosa di normale?”

Non vi dico che faccia fa Cristina a queste parole.

Sembra che le abbia proposto di scopare un vecchio bavoso con l’HIV. No, il lavoro normale non le piace proprio. A che serve, il lavoro normale, quando si hanno delle belle cosce lunghe e disponibilità d’alloggio per una fava o due lì nel mezzo?

E d’improvviso sento nascere una cordiale antipatia per questa ragazzetta pretenziosa e senza qualità. Andate via le lacrime resta solo una gran voglia di arrivare alla vetta senza faticare.

Senza quel suo visino disfatto dal pianto che ispira tenerezza, Cristina appare per quel che è; una piccola mignottella annebbiata dalle facili promesse del successo.
A questo punto, però, ho promesso di aiutarla e lo farò. Non è nelle mie abitudini, disattendere una promessa. Però la ricompensa è un altro discorso.

“Senti, Cristina…e se io ti aiutassi ad arrivare dove vuoi tu che cosa saresti disposta a fare, per me? Sei bella.

Mi piacerebbe conoscerti…diciamo, più approfonditamente” La ragazza non si scompone più di tanto. Non è granché intelligente, ma sa che in questo mondo, per arrivare, qualche letto lo devi conoscere.

“Io divido l’appartamento con un’altra ragazza” risponde subito.

“Non c’è problema. Verrai da me. Ma ti avverto che io ho gusti un po’ particolari. Mi piace sottomettere le mie amanti”

Cristina alza le spalle. “Va bene”

Come sarebbe a dire “va bene”? Che gran troia ho trovata!

“E mi piace anche veder sottomessa una ragazza da un’altra ragazza” “Certo.

Io quale sarei? Quella che sottomette o che viene sottomessa?” “Quella che viene sottomessa” rispondo bruscamente.
“In che modo, dovrei essere sottomessa? Corde, falli di gomma…”

“No, più semplice. Lingua. La tua. Sul corpo del padrone e della padrona. Dappertutto” “Hummm…beh, come si dice…non si fa niente per niente. Vogliamo andare?”

Ci resto un po’ male. Non ha fatto una piega di fronte ad una proposta che altri giudicherebbero indecente. Mi domando quante, fra le aspiranti telemignotte televisive, siano disposte a tutto come questa qui.

Poi non ho il tempo di fare altri ragionamenti. “Allora” mi fa Cristina “Vogliamo andare?”

“Sì, piccola. Arrivo subito”

Il conto del bar è sulle cinque euro. Ne lascio cadere dieci sul tavolo e me ne vado. Oggi ho idea che prenderò un giorno di riposo.

Daniela…la mia amica su internet 2

Ero ancora incredulo, ma dopo averla vista su quel sito porno ero riuscito a scoprire la vita segreta della mia amica Daniela e finalmente stavo per incontrarla. Vado nel punto che ci siamo dati l’appuntamento circa con un’ora di anticipo, ansioso del suo arrivo nel frattempo ci messaggio un po’ scrivendogli come mi piacerebbe che si vestisse, ma lei mi rassicura dicendomi che avrebbe indossato degli abiti eccitanti comprati apposta per l’occasione. Nell’attesa guardavo le sue foto finché non arriva e si parcheggia vicino alla mia auto, abbassiamo entrambi i finestrini ma quando si gira e trova me nella macchina resta sorpresa e subito mi chiede cosa ci faccio li.

Senza rispondere scendo e avvicinandomi al suo sportello entro in auto e le dico che le devo parlare di una cosa. Daniela è scioccata dalla situazione e si sente a disagio nel farsi vedere da me vestita in quella maniera, non poteva essere più porca di così. Indossava delle calze coprenti nere con una minigonna di jeans stretta quasi inesistente e sopra un corpetto di raso nero lucido, anche quello molto aderente, che lasciava intravedere il reggiseno rosso mente gli comprimeva il seno rendendolo bello sodo.

Con gli occhi fissi ad ammirare tale bellezza le passo la bustina dove avevo le sue foto e le dico di aprirla. Tirate fuori immediatamente si riconosce in quelle immagini, resta senza parole e capisce allora che sono io la persona della chat con cui si doveva incontrare. Riprendo le foto e tolte di mezzo Daniela è ancora in silenzio e non sa cosa dirmi così mentre mi avvicino a lei gli chiedo se quello che mi ha raccontato era vero oppure no.

Senza guardarmi e con un filo di voce sussurra un si, intanto inizio a accarezzargli la coscia e salendo arrivo a toccarla vicino all’inguine sfiorando di poco la figa. La bacio sul collo e la palpeggio per tutto il corpo, poi infilo una mano nel seno e massaggiandolo la incito a mostrarmi le sue famose doti da troia. Daniela lentamente si lascia andare e comincia a tastarmi il cazzo da sopra i pantaloni cercando di tirarmelo fuori mentre allargando le gambe fa salire su la minigonna mettendo in bella vista il minuscolo perizoma che a fatica copriva le grosse labbra della sua fichetta.

La guardavo ed era bellissima, la lingerie che indossava la rendevano ancora più sexy e attraente aumentando l’eccitazione che stavo provando verso di lei. Completamente innamorato la continuo a guardare mentre afferra con decisione il mio cazzo già durissimo iniziando a masturbarmi. È una vera porca, in un attimo la spoglio lasciandola solo con le calze, perizoma e reggiseno, poi le monto sopra e posizionato il cazzo tra le sue cosce mi preparo a penetrala.

La puttanella della mia amica si era già totalmente bagnata e senza problemi l’enorme pisello gli entra dentro, emette dei piccoli gemiti di piacere così inizio a spingere in profondità. Daniela ansimava sempre più forte e stringendola a me la baciavo con passione. Ora stava partecipando in pieno al rapporto è mentre la scopavo come una grande vacca la sentivo che mi incitava a non smettere. Girata la penetro a pecorina e le metto anche alcune dita nel culo fino a quando arrivato mi prega di volerlo ingoiare tutto, io sfilandolo lo avvicino al suo viso e Daniela masturbandomi si lascia schizzare e si fa riempire la bocca dal mio caldo sperma.

Finito di gustarsi la sborrata ci rivestiamo entrambi e mi promette che in cambio del mio silenzio lei sarebbe stata disponibile ogni volta che volevo bastava chiamarla e si prestava a me. Con un caloroso bacio la saluto dicendole che ci saremmo sentiti presto e salendo nella mia auto vado via lasciandola sola.

Una moglie da ammirare 3

Da quella esperienza avuta, mia moglie con Claudio e Gino, da come ne parlava e nello stesso tempo ritornava alla moglie di Aldo, era come che voleva fare nuove esperienze, gli domandai se anche lei voleva fare ciò che aveva visto fare alla ex moglie di Aldo, lei mi disse se io ero d’accordo fo avrebbe fatto.
Quel giorno stesso misi un annuncio in cui cercavo per mia moglie delle persone, anche di colore ma con cazzi proibitivi, volevo vederla alle prese con qui cazzi.

Dopo circa 5 giorni iniziarono a mandarmi delle mail con foto di persone con i loro attributi, erano di persone molto dotate, cosi sia io che Elena guardavamo per scegliere le persone giuste, mentre si guardava prendemmo in considerazione 2 uomini di colore che Elena nel guardare le loro foto fece una esclamazione di stupore per quanto erano spaventosi grandi in cui avevano mandato anche le loro misure uno aveva il cazzo di 25X20 mentre l’altro era più grande 29×22, Elena, approvo i due, prendemmo contatti con loro e dopo un incontro preliminare prendemmo un appuntamento per il sabato successivo, questa volta no potendo ospitare abbiamo e neanc he loro, presi in affitto una garçonnière in un posto molto appartato, mia moglie quella sera si vesti con minigonna e camicetta senza nulla sotto, visto che se lo poteva permettere per il suo fisico.

Una volta che eravamo la i due si portarono sul letto denudandosi mentre mia moglie ci volle poco a rimanere nuda, la guardavano per poi passare ai fatti per farsi diventare i cazzi duri, mentre si eccitavano vedevo quei cazzi che diventavano enormi che non stavano nella bocca di Elena mentre uno di loro inizio a leccargli la fica, vedevo mia moglie che iniziava a godere e lui se ne accorse le allargo le gambe per mettere il suo cazzo enorme dentro la fica, che entro tutto dentro visto che era già lubrificata dai suoi umori di godimento, vedevo quella fica dilatata con quel cazzo dentro di lei che aveva dei sussurri di piacere, la prendeva con forza per poi la giro sopra di lui facendosi cavalcare, vedevo mia moglie che lo cavalcava sempre più forte e quando lo spingeva dentro lui si inarcava per spingerlo in profondità mentre l’altro si porto dietro di lei fermandola leccandogli il culo per introdurre il suo cazzo nel culo, Elena a questo punto strillava di fare piano che gli faceva male lui si fermo per un pochino per poi rispingerlo dentro fino a che gli stava tutto dentro, mia moglie non strillava più dal dolore ma incitava quei due a mandarlo dentro più veloce dicendogli di non fermarsi, aveva raggiunto uno stato di goduria talmente alto che vedevo in lei dei spasmi in tutto il suo corpo, io ero li che guardavo tutto questo mi aveva portato ad uno stato di eccitazione che il mio cazzo iniziava a dare cenni di risveglio dopo tanto tempo, Elena aveva dentro si se quei cazzi che sembravano dei stantuffi senza fine era circa trenta minuti che ancora non godevano fino a che godettero schizzandogli la sborra su di lei.

Era esausta ma non appagata infatti dopo circa una oretta riprese a masturbarli fino a che diventarono di nuovo duri questa volta si fece penetrare dal cazzo più grande nel culo mentre l’atro in fica entrarono senza nessun sforzo visto da come le avevano allargate per bene i due buchi prima, ma questa volta e stata sotto di loro per quasi tre quarti d’ora, aveva un orgasmo dietro l’altro fino a che rimase alla merce di dei due che la scopavano, questa volta io avevo avuto una piccola erezione, quado godettero mia moglie rimase sul letto senza forze per quanto aveva goduto.

Una volta che si era ripresa nel frattempo sia Ben e Adu erano andati via rimanendo d’accordo di sentirci in seguito, mentre si faceva ritorno a casa mia moglie disse che era appagata, aveva sia la fica che il culo dolorante ma questo non gli toglieva di rifarlo di nuovo con loro, le risposi che era diventata una puttana, anche se io condividevo che lo facesse visto che vedendola fare sesso il mio cazzo iniziava a risvegliarsi confidandogli di ciò che era accaduto, lei mi prese e inizio a baciarmi per la contentezza dicendomi anche che se questo significava che vedendomi scopare lo avrebbe fatto più spesso, arrivando a casa lei andò in bagno a farsi dei lavaggi e nello stesso tempo mi mostro la sua fica che ara tutta arrossata e gonfia cosi anche il suo culo.

Tutto ciò che mi era accaduto della mia piccola erezione, mi recai di nuovo dai dottori per raccontare il progresso che vi era stato, loro dissero se avevo avuto un avvenimento in quale mi ero eccitato fortemente, cosi gli raccontai di ciò che era avvenuto visto che la mia disavventura non avevo più rapporti con mia moglie, la convinsi a farsi scopare da un altro uomo, lei rifiuto ma dopo le mie insistenze lo fece ma nel vederla con un altro uomo non avevo nessuna eccitazione fino a che la vidi scopare con due uomini con cazzi enormi, la e iniziato il risveglio, loro mi spiegarono che avevo avuto un forte shock che risvegliava i tuoi sentimenti, e nello stesso tempo crediamo che ritornerai alla normalità ma tutto questo tua moglie deve aiutarti, mentre in questo frattempo ti diamo una cura per un mese poi ci si rivede.

Ci incontrammo altre volte con Ben e Adu in cui mia moglie, anche per farmi eccitare se li faceva mettere in tutte le parti dicendomi di guardare come li prendeva, tra la cura che facevo e nello stesso tempo mi eccitavo riuscivo a farmelo diventare duro che lo andavo a mettere in bocca a mia moglie mentre Ben e Adu la scopavano nel culo che in fica, piano piano ero ritornato quasi alla normalità ma costatando che quando ero solo con mia moglie non riuscivo a fare nulla.

Parlando con mia moglie di questo problema e nello stesso tempo mi piaceva vederla scopare per trovare una erezione lei mi rispose come di un matrimonio nel bene e nel male perciò io non mi tiro indietro visto anche che con tutta verità senza nascondere nulla mi piace farlo, mi piace godere, e nello stesso tempo mi piacerebbe avere delle nuove esperienze anche per farti eccitare di più.
Continua.

Sensazioni di un giovane depravato(3)

I miei erano al lavoro. Io ero sveglio da un pò ma restavo a letto ad accarezzarmi il cazzo. I passi di Lisa erano sempre più vicini. Aprì la mia porta e disse << Su, su fratellino svegliati che è già tardi. Io devo andare all’università>> poi si spostò verso la finestra e l’aprì. << Apro la finestra perché c’è puzza>>. Io risposi << Si Lisa mi alzo, in bocca al lupo per l’esame>>.

Le uscendo con un sorrisino sul viso mi rispose <<Crepi. Guarda che ho lasciato il libro di Fede in camera. Glielo riporti sono in ritardo. >>
Mi invitava ad entrare nella sua stanza?. Lisa uscì e io velocemente mi alzai dal letto e in pochissimo tempo ero già in camera sua. Il letto era disfatto. Mi chinai e iniziai ad annusare le lenzuola. L’odore di Lisa mi faceva arrittare il cazzo. Tolsi il pantaloncino e le mutande e mi infilai nudo nel suo letto.

Annusavo il suo cuscino e strofinavo il cazzo duro sulle lenzuola che avevano avvolto il suo corpo caldo e assonnato. Mentre ero in estasi nel suo letto mi venne voglia di sentire l’odore della sua figa. Mi alzai dal letto tutto nudo e con il cazzo in tiro. Mi misi alla ricerca dei suoi indumenti. Trovai una maglietta che aveva usato mentre si preparava all’esame. Iniziai ad annusarla. L’odore di Lisa era percepibile, ma sotto le ascelle sentì l’odore del suo sudore e il mio cazzo stava quasi per sputare un bel pò di seme.

Mi trattenni. Volevo annusare e godere ancora. Mi guardai attorno e scovai i suoi short. Mi avvicinai e li annusai. Erano poco odorosi, ma i miei occhi scrutando tra le pieghe dei pantaloncini individuarono due peletti della sua figa. Non resistetti. Li presi, li annusai e li leccai. Il mio cazzo era marmoreo e duro. Chissà se Lisa ha lasciato qualche mutandina. Apro il cesto. Eureka. I suoi slip odorosi. Ne prendo uno nero di pizzo.

No cazzo non sa quasi di nulla era quasi pulito. Ma sotto c’era un altro slip. Lo prendo mmmmm siiiiiiii. Una lunga sgommata gialla e bianca. La portai alle narici e sentì l’odore della sua fregna. Un odore forte di fica e di piscio che mi fecero oscillare il cazzo. Li annusai e baciai la sgommata della sua fica. Sentire il cotone pregno del suo sapore di sorca sulle mie labbra mi faceva contrarre indurire il mio cazzo all’inverosimile.

Sniffai per bene quelle mutandine e l’intenso profumo mi entrò nelle narici e nel cervello. I miei occhi andarono sullo specchio in cui si rifletteva il mio corpo nudo con il cazzo mostruosamente eretto, le mutandine di mia sorella Lisa tra le mani e il mio naso affondato tra quelle odorose fibre. La visione mi fece un pò vergognare ma d’altra parte mi eccitò ancora di più. Mi sentivo un porco, un depravato, un pervertito.

Ma questi pensieri mi eccitavano e mi spinsero ad essere più porco. Aprì il cassetto di mia sorella e presi dei collant. Li indossai. Mi piacque moltissimo la sensazione del collant sulla pelle. Li indossai. Il mio cazzo era coperto dal nylon. Lo scappellai stando attento a non sborrare. Adoravo sentire la cappella mentre si strofinava sui collant. Mi stesi sul letto di Lisa e , mentre sniffavo i suoi slip dall’odore pungente, muovevo lentamente il bacino.

La cappella tesa del mio cazzo strofinava sui collant di mia sorella.
Gli odori e le carezze del nylon mi fecero perdere la testa. Leccai i suoi slip, tutti in bocca. Volevo il suo sapore nella mia bocca. Lo ammorbidisco con la saliva e sento i suoi sapori invadere la mia bocca. Ricordo il sapore della sua piscia, ricordo, il suo pelo, ricordo la sua pelle, ricordo i suoi capezzoli. Stringo le gambe e muovo il bacino sempre più velocemente.

Lo strofinio dei collant sul frenulo e sulla cappella mi fanno schizzare nei collant di Lisa. Che schizzata. Che sborrata. Sono un porco depravato. Grazie Lisa.
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Sabato pomeriggio. I miei erano andati al supermercato a fare la spesa e Lisa era uscita insieme alla sua amica Gianna. Lisa era tornata tardissimo. Aveva passato la serata in una discoteca con gli amici. Avendo casa libera io ero in camera di Lisa alla ricerca della mia droga preferita: le sue mutandine.

Sulla sedia trovai la sua camicetta, la minigonna da troietta. Sullo schienale le sue calze velate e nere. Tuffai il mio naso sulle sue calze da puttanella. Odorai quel feticcio e aspirai l’odore dei suoi piedini, poi salendo, lungo le gambe arrivai alla giuntura dei collant. Si ecco il sapore della sua figa. Dai collant si sentiva l’odore della sua fregna e del suo sudore. Il cazzo era già duro come la pietra e premeva contro i miei pantaloncini.

I suoi collant li sentivo un po umidi e dall’odore pungente. Sudore di figa pensai. Annusai la sua camicetta all’altezza delle ascelle e il mio naso percepì l’odore eccitante del suo sudore. Lisa mi faceva arrapare come un cavallo. Subito mi tolsi i pantaloncini e mi infilai i suoi collant. Scappellai il mio cazzo duro e lo strofinai sulla sua camicetta. Misi il cazzo scalpellato nei suoi collant. Mi guardai allo specchio mentre mi accarezzavo il cazzo attraverso il nylon che aveva coperto la sorca di Lisa la sera prima.

Mi eccitava tanto guardarmi allo specchio in quella situazione. Guardai meglio alla ricerca dei suoi slip. Non c’erano vicino ai vestiti. Guardai nella cesta ma era vuota. Cazzo la lavatrice…..pensai. Andai in bagno. La lavatrice era piena di panni zozzi. Cercai e trovai subito ciò che cercavo. …. Le mutandine di Lisa. La troietta si era messa degli slip neri di pizzo. Erano umidissimi. La troia aveva sgocciolato parecchio in disco. Andai in cameretta mia.

Con il trofeo in mano e il cazzo mostruosamente eretto nei collant di Lisa. Affondai il mio naso in quel feticcio e ne assaggiai con la bocca l’umore. Un sapore mai assaporato: sentore di figa e di uovo. Lo stesso sapore che sentivo quando sborravo. La troia si era fatto sborrare negli slip. Che troia. La mia immaginazione la vedeva stesa sul cofano mentre Sandro, il suo ragazzo, la stantuffava come una vacca. O si era fatta scopare da Sergio l’amico di Sandro che a Lisa piaceva tanto? Nella mia mente vedevo Sergio che gli infilava il cazzo in bocca mentre Sandro la scopava a pecorina.

Che puttanella. L’eccitazione era a mille tirai fuori la lingua e leccai gli slip della troia di Lisa. Il mio cazzo si ergeva come quello di un cavallo. Li leccai leccai leccai. Li avevo completamente ripuliti e lavati con la mia bocca. Presi il mio cazzo e lo poggiai sui suoi slip e iniziai a segarmi. Nella mia mente mi dicevo <<sei un porco, sei un depravato. Farti le seghe sulle mutandine di quella troietta di tua sorella.

>>. Mentre mi menavo il cazzo immaginavo la sua figa pelosa colma di sborra che gocciolava. In quello stato di eccitazione l’avrei leccata tutta. Avrei infilato la mia lingua nella sua figa strapiena. Il mio cazzo inizio ad eruttare sborra sulle mutandine di pizzo. Ha schizzato per un po una bella quantità di broda.

Al Ticino con mia moglie!

Come accade a molte donne, anche mia moglie andò in menopausa a soli 48 anni e parlando con degli amici le cui mogli lo erano già da tempo venni a sapere che questo aveva abbassato loro il desiderio di fare all’amore e se lo facevano era giusto per soddisfare i loro mariti.
Fui quindi piacevolmente sorpreso che a mia moglie invece questa condizione le aveva aumentato lo stimolo, al contrario di prima ora era lei che cercava e lo facevamo molto più assiduamente di prima e con suo maggiore trasporto.

Alle volte mi precedeva a letto e quando la raggiungevo in camera la trovavo che giocava con il vibratore e mi spronava a raggiungerla.
A noi piace molto passeggiare e nei week end soprattutto nel periodo estivo lo facciamo più che altro perché a lei piace vestirsi in modo provocante e vedere i maschietti che si voltano a guardarla, così nei dopo cena raggiungiamo un parco dall’altra parte della città e facciamo delle belle camminate.

Ma prima d’iniziare vorrei farvi una piccola descrizione di Renata, la mia bella mogliettina. E’ una mora di 48 anni snella, alta 1,60 porta una IIIª di seno coi capezzoli prominenti e un bel culo, nell’insieme è ancora una gran bella figa.
Ogni volta che dobbiamo uscire mi chiede sempre consiglio su come vestirsi perché sa che il mio desiderio è vederla vestita in modo provocante, mi piace un sacco vedere gli uomini che si girano a guardarla.

Questa è la nostra piccola trasgressione anche se io ho sempre sognato di vederla chiavare da un mega dotato.
Era una tiepida serata di Maggio, il cielo era sereno e tutto stellato, così decidemmo di uscire e andare a passeggiare nel parco.
Camminavamo da un po’ quando raggiungemmo il viottolo che ci avrebbe condotto alla nostra panchina preferita e isolata dove di solito ci scambiavamo qualche bacetto. Il luogo si prestava perché era una piccola piazzuola con una panchina attorniata da un’alta e folta siepe.

Eravamo soliti fermarci perché solitamente veniva fino li e proprio per questo noi ci andavamo per fare un po’ di petting.
Quella sera Renata indossava una minigonna di jeans con la cerniera sul davanti a salire, scarpe da tennis e una t-shirt che non lasciava niente all’ immaginazione perché i suoi capezzoli erano ben visibili.
« Ma si può sapere perché mi stai dietro e non a fianco? » Disse lei pur sapendo che le stavo dietro per guardarle il culo che camminando muoveva da vera troia.

Mi avvicinai e le misi la mano sotto la gonna e la trovai senza mutandina.
Lei mi allontanò la mano dicendomi che ero un porco. L’atmosfera era di quelle giusta e la serata prometteva bene.
Poi come per un sesto senso mi girai e vidi che dietro di noi c’era un uomo che percorreva il nostro stesso viottolo e sicuramente aveva visto tutto.
Lo dissi a Renata che si voltò a guardarlo e disse: « Adesso quello lì ci stà dietro tutta sera.

» E infatti fu proprio così.
Quando raggiungemmo la nostra postazione ci sedemmo sulla panchina e guardandoci intorno non vedemmo più l’uomo che ci stava dietro, era sparito.
Aspettammo un po’ per vedere se per caso non venisse fuori, ma passato un po’ di tempo non vedendolo più cominciammo a toccarci.
Mi accorsi di un movimento tra i rami del cespuglio e senza darlo a vedere mi soffermai a guardare fin che lo intravidi.

Era esattamente di fronte a noi nascosto dietro la siepe e lo dissi a Renata.
Lei facendo finta di niente mi sussurrò di fare come se non ci fosse per vedere cosa avrebbe fatto.
Fui sorpreso ma anche felice, di solito di fronte a una situazione del genere si rassettava e voleva subito andarsene via, sennonché a quelle parole il mio cazzo si indurì in maniera incredibile e quando lei lo toccò e ne sentì la durezza stringendolo disse: « Adesso lo facciamo arrapare per bene il signorino.

» e come se fossimo soli iniziò a sextenarsi, aprì un po’ di più la cerniera della minigonna scoprendo le cosce fino a intravedere la figa.
Le misi una mano tra le cosce e lei per agevolami spinse il bacino sul bordo della panchina allargandole.
Il chiarore della luna piena in quella serata stellata consenti allo sconosciuto di vedere tutto quasi come fosse giorno.
Col cuore che batteva a mille per l’eccitazione per questa cosa a noi nuova iniziai a farle un ditalino, era già talmente bagnata che si sentiva distintamente lo sciacquettio che facevano le mie dita dentro di lei e eccitata mi tirò fuori il cazzo e cominciò a menarmelo.

A quel punto guardai il cespuglio facendo capire al tipo che ci eravamo accorti di lui, così prese coraggio e uscì mostrandosi, poi visto che lo guardavamo senza che noi smettessimo tirò fuori il cazzo e iniziò a menarselo.
Avrà avuto una sessantina d’anni e una pancia molto prosperosa, ma non fu certo quella ad attirare la nostra attenzione, teneva tra le mani un cazzo da paura.
Renata a quella scena si eccitò ancora di più e con la figa grondante si alzò, fece il giro della panchina vi si appoggiò coi gomiti e facendosi sentire anche da lui sollevò il culo e mi disse di chiavarla.

Era la prima volta che facevamo sesso davanti a qualcuno, lui sentendosi accettato si avvicinò mettendosi a un metro da Renata menandosi il cazzo come un forsennato. Quando Renata iniziò a godere, i suoi versi eccitarono ancora di più lo sconosciuto che con versi gutturali e inarcando la schiena cominciò a sborrare.
Fu una cosa talmente eccitante che riempii la figa di mia moglie come mi sembrava di non aver mai fatto.

Rimettendosi il cazzo nei pantaloni il tipo ci fece un cenno di saluto con la testa e se ne andò, noi ci demmo una ripulita e ci avviammo a prendere la macchina per fare ritorno a casa.
Durante il tragitto riparlando dell’accaduto scoprimmo che a entrambi la cosa era piaciuta ripromettendoci di ripeterla il più presto possibile.
Purtroppo però nonostante avessimo ripetuto quelle passeggiate serali al parco, l’occasione non si ripresentò.

Non potendo più aspettare dalla voglia di ripetere quel’esperienza cominciai a smanettare su internet per cercare dei luoghi che meglio si prestavano a tali pratiche.
Ne trovammo un’infinità e tra questi scegliemmo dei posti su dei fiumi Lombardi dove in alcune località si praticava il naturismo e non solo stando a quanto leggemmo.
Ne visitammo alcuni eliminandone parecchi troppo frequentati e cominciammo a cercarne altri non segnalati trovandone alcuni discretamente appartati che si prestavano ai nostri desideri.

Eravamo in uno di quei posti sul Ticino da circa un’ora stesi al sole sperando in cuor nostro che arrivasse qualche guardone per poter iniziare a esibirci quando d’un tratto sentimmo il rumore in avvicinamento di ciottoli calpestati, segno che qualcuno si stava avvicinando.
Però con nostro disappunto ci accorgemmo che il rumore dei passi una volta raggiunta la siepe che ci nascondeva alla vista iniziò ad allontanarsi da noi.

Mi alzai e andai a sbirciare oltre la siepe, vidi un ragazzo in costume con uno zaino in spalla che camminava allontanandosi e per il timore di perdere l’occasione anche quel giorno feci una risata in modo che mi sentisse e si accorgesse che dietro alla siepe ci fosse qualcuno.
Spiegai la cosa a Laura e anche lei per fargli capire che cera anche una donna scoppiò in una grossa risata.

Poco dopo sentimmo il rumore dei ciottoli che veniva verso di noi, ci scambiammo un segno d’intesa e lei si mise a pancia in giù mettendo il culo in bella vista con il triangolino del microscopico perizoma brasiliano che lo impreziosiva.
Io aprii la rivista delle parole incrociate e feci finta di essere assorto.
Sentimmo muoversi i rami dei cespugli alle nostre spalle e poco dopo apparve un giovane sui trent’anni.

Ci voltammo come sorpresi che fosse arrivato qualcuno e rispondemmo al suo saluto.
Con gentilezza ci chiese visto che il posto era ampio e pieno di sabbia se non ci desse fastidio se si stendeva anche lui li, guardai Renata la quale gli disse che non c’erano problemi e che la cosa non ci dava fastidio.
Stese l’asciugamani proprio nella direzione sperata, cioè di fronte a mia moglie.

Si sedette e si sfilò il costume poi si distese a pancia in giù poggiando la fronte sulle braccia ripiegate.
Ero a mille e lei pure, il giovane non era male e il fisico nel’insieme era piacevole.
Dopo circa una decina di minuti Renata mi fece un cenno complice e come da accordi presi precedentemente disse: « Amore mi metti un po’ di protezione, non vorrei prendere un’insolazione.

»
« Sulla schiena? » risposi, e lei: « Come sulla schiena. , e le gambe? Devi metterla dappertutto!»
Con movimenti studiati cominciai dalle spalle per poi scendere lentamente sulla schiena, quando iniziai a massaggiarle i reni lei disse: « Amore forse è meglio che mi togli il perizoma, altrimenti si unge tutto. » « Si. » risposi, « è meglio. »
Slacciai i due laccetti sui fianchi e glielo sfilai da sotto, poi ripresi.

Le misi l’olio sulle chiappe e con la scusa di ungerla tutta le allargai le gambe in modo che lui potesse vedere bene e cominciai a spalmarlo.
Poi, visto che cera oliata dappertutto le passai le mani tra le chiappe fino a strofinarle l’ano e la figa. Lei che era già tutta bagnata di umori allargò di più le gambe e sollevò il culo ed io a quella vista non resistetti e la penetrai un attimo con le dita.

Le dissi poi di voltarsi che l’avrei spalmata anche davanti.

« No » Disse lei, « davanti lo faccio da me. »
Si mise seduta, prese l’olio e cominciò a passarlo sulle gambe e salendo le allargò per spalmarselo al’interno delle cosce, poi guardando il giovane negli occhi aprì le cosce e si passò la mano unta d’olio sulla la figa massaggiandola con le dita.

A quella scena il giovane cambiò posizione, si tirò su mettendosi accovacciato con le gambe intrecciate con il cazzo che puntava al cielo. Lo prese in mano e senza vergogna iniziò a scappellarlo fino a farne uscire la grossa cappella a forma di fungo.
Era un cazzo di tutto rispetto e lei mentre continuava a toccarsi non gli levava gli occhi di dosso.
Anche io vedendo la scena mi toccai il cazzo, era fantastico vedere quanto piacesse a mia moglie fare la troia, chi l’avrebbe mai detto.

Passato quel momento lo invitammo a sedersi accanto a noi e ci mettemmo tutti e tre a chiacchierare e a parlare di quel luogo che tanto si prestava al naturismo ecc…
Passammo così una mezzoretta a fare conoscenza, poi Renata si stese a pancia in giù davanti a noi e mi disse di metterle ancora dell’olio perché aveva paura di ustionarsi nonostante fosse al’ombra di un telo che avevo steso poco prima per proteggerla dai raggi solari.

Mi apprestavo a farlo quando mi venne spontaneo di allungare la boccetta verso il ragazzo e chiedergli se gli andava di farlo lui.
Renata si voltò a guardarci poi senza dire nulla si mise supina in attesa.
Iniziò dai piedi, sembrava ci sapesse fare, era lentissimo nei movimenti e il massaggio sembrava fatto da un professionista.
Poi passò alle gambe, vedere le mani di uno sconosciuto che la toccavano mi eccitò, ma ancora mi eccitava l’idea che lui osasse e non indugiasse a toccarla nelle parti intime, non mi restava che aspettare.

L’adrenalina Salì a mille quando il massaggio arrivò alla parte alta delle cosce che lei prontamente allargò.
Il cazzo di lui sembrava un totem tanto era in tiro, era presissimo da lei che da quando aveva iniziato mi aveva completamente ignorato e facendo un paragone potei constatare che il suo cazzo era di dimensioni decisamente più importanti delle mie.
Le massaggiava le cosce salendo fino alle chiappe ma non osava spingersi oltre, fui io che gesti gli feci capire che doveva spalmarla anche sulle parti intime.

Non si fece pregare e iniziò subito a passarle le mani tra le chiappe e scendendo giù fino a strofinarle la figa.
« Che te ne pare? » chiesi a Renata. Lei si voltò e vedendo l’erezione di lui disse: « Mi pare che a stò ragazzaccio gli piaccia parecchio fare i massaggi, ed è pure bravo. » Poi gli disse che andava bene così, si alzò e si mise seduta di fronte a lui con le gambe incrociate e guardando la sua eccitazione gli chiese: « E’ così per colpa mia? »
« Bè » rispose lui « Non capita tutti i giorni di avere l’occasione di toccare un corpo di una donna così eccitante.

» intervenni io dicendo: « Ma secondo te un ragazzo della sua età che si trova a spalmare d’olio una gnocca come te come fa a non venirgli duro, ora per colpa tua gli faranno male le palle dall’eccitazione. »
Lei lo guardò e gli chiese « E’ vero quello che ha detto mio marito a proposito del dolore alle palle? »
« Per il momento ancora no ma tra poco mi sa che comincerò a sentirlo» rispose lui.

Allora intervenni io e dissi a Renata: « Sarebbe meglio che gli mettessi un po’ d’olio a stò ragazzo, mi pare che si stia arrossando. »
«Dai mettiti giù » gli disse lei «non vorrei che per colpa mia ti prendi un’insolazione. »
Lo fece sdraiare a pancia in su e dopo essersi accovacciata a fianco lo cosparse d’olio iniziò a spalmarlo.
Poi come se niente fosse gli prese il cazzo, lo unse e cominciò lentamente a menarglielo.

«Ce l’hai proprio duro!» gli disse, « devi avere davvero tanta voglia, ti piace come ti stò massaggiando?» «Oh si » sospirò lui, sei bravissima.
«Che troia pensai, non vedeva l’ora di toccarglielo» e da come si muoveva capii anche che il suo desiderio non si fermava solo a segarlo….
Comunque io ero in estasi, guardavo quella scena e me lo menavo pure io e ogni qualvolta sentivo che stavo per venire mi fermavo per prolungare il piacere.

Ora si era sdraiata accanto a lui appoggiata su un gomito con il viso vicino al cazzo e se lo mangiava con gli occhi mentre faceva su e giù con la mano, intanto lui le palpava le grosse tette e le strizzava i capezzoli facendola trasalire.
Poi il ragazzo cominciò a dar segni di non farcela più e iniziò a sussultare, lei avvicinò la bocca e con la lingua lo solleticò sotto la cappella mandandolo in estasi e qualche istante dopo la cappella violacea rilasciò dei getti copiosi di sborra bianca tanto densi che quando si mosse gli restarono appiccicati addosso senza scivolare di un millimetro.

Renata si beò di quella densa eiaculazione tanto che penetrandosi con le dita raggiunse pure lei l’orgasmo.
Era ora di andare, salutammo il giovane promettendoci di rivederci ancora: non sarebbe più accaduto fino al’estate successiva perché per motivi famigliari non potemmo più andarci.

Le fantasie da studente feticista e sottomesso

storia copiata da un altro blog

Valeria era la più bella della classe: massimo dei voti in ogni materia, amata e stimata da tutti i professori, corteggiata da tutti i compagni e circondata da un harem di ochette.

Alessandra sembrava esserle l’esatto opposto: dal fisico asciutto, carina ma non appariscente, timida, introversa e fragile, scena muta ad ogni interrogazione e spesso vittima dello scherno delle compagne di classe.

Daniele era un ragazzo schivo, che spesso si ritraeva dalle relazioni con i compagni, ma che nonostante tutto godeva di un minimo di approvazione.

Dagli interessi insoliti, a differenza degli altri ragazzi non amava affatto le formosità e i seni prorompenti. Forse è per questo che era uno dei pochi (diciamo anche l’unico) ad essersi innamorato di Alessandra. Un amore platonico non ricambiato. La timidezza del ragazzo lo portava a tenersi dentro ogni emozione, anche quando la sua Alessandra veniva derisa e scoppiava a piangere. Ricordava ancora vivamente una scena, risalente alle elementari, nell’abito della quale le ragazzine avevano regalato alla piccola Alessandra un cornetto acustico di carta per scherno, lasciandola in lacrime in un angolo dell’aula, senza che lui avesse avuto il minimo coraggio di consolarla.

Valeria eccelleva, oltre che in ogni attività scolastica, anche in opportunismo: riusciva ad assumere il controllo anche dei ragazzi più sicuri e sbruffoni, piegandoli ai suoi voleri. Con Daniele non c’era stato bisogno: la sua indole servizievole la si sarebbe indovinata a chilometri di distanza. Oltre ciò, era talmente messo in soggezione dalla bellezza di Valeria, che abbassava lo sguardo in sua presenza. Lei iniziò ben presto a “chiedergli” dei favori, come acquistarle la pizza prima dell’entrata, o portarle in anticipo lo zaino su in aula.

Di favori scolastici, certo, non aveva bisogno: nessuno era al suo livello.

Al compleanno di Valeria, finalmente Daniele ricevette il battesimo di schiavo. Infatti la ragazza lo aveva attirato con un pretesto nella sua cameretta, mentre il resto della ciurmaglia era intento a fare baldoria, e, mentre gli mostrava le foto appese al soffitto, gli aveva chiesto di raccogliere un oggetto caduto ai suoi piedi. Mentre era accucciato a raccoglierlo, gli aveva sferrato un calcio e, mentre lui era a terra e si lamentava, era scoppiata in una risata fragorosa.

Come a minacciarlo per scherzo, gli aveva appoggiato il piede sui testicoli, al che al ragazzo non era rimasto altro da fare se non supplicarla:

“Ti prego Valeria, no, non farlo, farò tutto quello che vuoi!”

“Bene, allora diventerai il mio schiavetto ihihihihi”

Così, nei pomeriggi che seguirono, i due continuarono ad incontrarsi; ad essi si aggiunse la povera Alessandra, alla quale Valeria aveva offerto aiuto per i compiti (un pretesto, in realtà, per mostrarle la propria superiorità e per sminuirla ulteriormente).

Prese così avvio una serie di perversi giochi che di continuo shiturivano dalla mentre di Valeria: così, veniva soddisfatta la sua voglia di prevaricazione e la sua vanità, assieme al desiderio di sottomissione troppo a lungo represso da Daniele e al masochismo velato di Alessandra.

Ovviamente Valeria era la padrona assoluta della situazione: si divertiva a far svolgere a Daniele dei compiti sempre più umilianti, fino a farlo camminare a quattro zampe e a baciarle le scarpe, umiliandolo di fronte alla sua amata Alessandra.

Amava poi rinfacciare ad Alessandra la sua incapacità in molte materie, come matematica e disegno:

“Tesoro, ma è così ovvio, come fa la tua testolina a non arrivarci? ihihihihi”

Oppure era solita ricordarle gli insuccessi scolastici del mattino stesso o anche passati, spesso divertendosi ad affiancarli ai suoi successi.

Una delle cose che più gratificava Valeria era, dato che era a conoscenza del debole del suo schiavetto per Alessandra, costringerlo a servire anche lei (che piano piano stava diventando una bambola con cui giocare).

“Leccale i piedi!” era il comando che più frequentemente gli impartiva: e la povera Alessandra era costretta a subire tali servigi senza battere ciglio. D’altronde, Daniele, oltre al senso di umiliazione ed imbarazzo, finalmente poteva sfiorare quel corpo che da tanti anni rappresentava un qualcosa di irraggiungibile. Così si ritrovava a leccare i piedi della sua Alessandra con una foga e una passione che a stento poteva trattenere: l’odore di quei piedi, la levigatezza di quella pelle, il calore di quel corpo erano per lui il Santo Graal tanto agognato e finalmente raggiunto (sarebbe meglio dire concesso).

Infatti per nulla al mondo Alessandra avrebbe ricambiato il suo amore. La sua padrona si divertiva sadicamente, nel momento in cui era al culmine dell’eccitazione, ad ordinargli di fermarsi e ad interrompere la sua goduria, lasciandolo fermo, in preda a fremiti, a contemplare l’oggetto del suo desiderio.

Il ragazzo sentiva moltiplicata ed amplificata all’ennesima potenza quella sensazione di impotenza e frustrazione che aveva provato, diverse volte, nel vedere la sua Alessandra derisa e umiliata da Valeria e dalle sue ochette.

Ora la sua padrona si divertiva anche a paragonare il suo fisico (quasi da modella) a quello di Alessandra: tastandola e accarezzandola sensuamente, non mancava di fare osservazioni del tipo:

“Ma che tette piccole che hai! Senti, tocca le mie: te le puoi sognare delle tette così. Hihihihiih. Ora ho capito perché nessuno ti viene dietro, a parte quel disgraziato. Hihihihihi. E tu – indicando il ragazzo inginocchiatole dinnanzi – devi essere proprio affamato per ridurti ad andarle dietro.

Hihihihihihi”.

Al che, come era naturale aspettarsi, Alessandra scoppiava in un pianto dirompente e ininterrotto, e furiosa scappava in bagno.

Un’altra forma di supplizio era l’indurre forzatamente Daniele ad esprimere giudizi di fronte alle due ragazze. “Chi ha il culo più bello? Diccelo tu!”. Esprimere anche la minima preferenza per Alessandra sarebbe significato andare incontro alle punizioni più raffinate quanto crudeli: dall’annusare i piedi di entrambe per ore, all’essere calpestato, all’essere preso a schiaffi e graffi.

All’inizio però la risposta veniva forzata con una strizzata di palle.

Per Daniele erano eccitanti i momenti nei quali la padrona si faceva la doccia, e lui la attendeva in ginocchio, con l’asciugamano pronto a cingerla, mentre Alessandra si sdraiava a mò di tappetino: quando Valeria usciva, calpestava la testa della ragazza e usava i suoi capelli per asciugarsi i piedi.

Ad un certo punto però Valeria si era stufata di essere la sola dominatrice, ed aveva così dato inizio a dei giochi di “ruolo”, nei quali uno dei due schiavetti aveva dei margini di dominazione.

Ad esempio, per un breve periodo a Daniele venne concesso di recitare la parte del marito di Valeria: si baciavano, stavano in intimità, a volte fingevano di fare sesso (non gli sarebbe mai stato concesso), mentre si divertivano a guardare la schiavetta che puliva la casa.

Una volta Valeria aveva deciso di fare un regalo al suo “amore” per compleanno. Lo aveva fatto sedere accanto a lei sul divano, e, mentre lo coccolava, ad un battito di mano era uscita dalla porta della cucina Alessandra, acchittata come una troia, col le labbra colorate di un rossetto scuro, minigonna e stivali col tacco a spilllo.

Sculettava e ancheggiava, come le aveva ordinato la padrona.

“Guardala amore, sembra proprio una troia d’alto borgo ahahahahah”.

“Questo è il regalo per il tuo compleanno tesoro! E’ tutta tua, fanne ciò che vuoi…” le aveva sussurrato.

Poi, accarezzando la ragazza (inginocchiatasi al loro cospetto), le aveva detto: “Che c’è tesoro, non t và di essere la troia di Daniele, andiamo…. ”

E lei, piagnucolando: “No padrona, ti prego…”

“Amore, questa troia si rifiuta di farti un pompino! Io mi sarei incazzata di brutto ad essere rifiutata perfino da un essere del genere!” e appioppò un ceffone alla schiava.

Alla scena il ragazzo si era eccitato all’inverosimile, e finalmente si era ritrovato l’amore della sua vita che gli faceva una pompa magistrale: non resistette a lungo, ed esplose in un gemito di piacere, inondando la faccia della ragazza. Il tutto si era concluso con i due che si abbracciavano e ridevano, e la povera Alessandra arrossita di vergogna e in lacrime.

La sera Valeria e Daniele avevano finto di fare sesso e di pomiciare, mentre ad Alessandra era toccato il compito di “aiutare” la sua padrona a far erigere il pene del ragazzo.

In seguito i due avevano continuato ad amoreggiare,mentre la ragazza, in ginocchio, stava ferma a guardarli: alla fine avevano simulato un coito anale, con Daniele che strusciava il pene fra le natiche di Valeria ed esplodeva di piacere.

Dopo che Alessandra si era rifiutata di ripulire la cappella di Daniele, la padrona, infastidita, decise di punirla. Alessandra era particolarmente insofferente al dolore: bastava che la sua padrona alzasse la mano contro di lei, che, tremolante e lagnante, si gettasse ai suoi piedi supplicandola.

Stavolta però non servì a nulla: venne imbavagliata, ammanettata contro l’armadio, e frustata con una cintura. Daniele cercò in un primo momento di fermare la padrona, dati i gemiti e i pianti dirompenti della ragazza, che inarcava la schiena e tremava. Ma in seguito un senso di eccitazione e di sadismo prevalse sulla premura e sulla pietà, accresciuto dai gemiti soffocati ed acuti che quel corpo, nudo e arrossato, emetteva. Iniziò così a masturbarsi, fino a quando la padrona lo persuase, con mille lusinghe, a procedere lui nella punizione.

Prese a colpirla sempre più forte: gli sovvennero alla mente le numerose volte che, da ragazzino, era stato respinto, tutte le volte che, durante le lezioni, si fissava a guardarla e non veniva ricambiato neanche da un’occhiata sfuggente, tutte le volte che aveva sognato di toglierle le scarpe e leccarle i piedini. Preso dalla foga, le frustava ora la schiena, poi le natiche, le cosce, fino ai polpacci, la schiaffeggiava sulle chiappe, sulla fighetta bagnata.

Quando tali visioni si dissolsero, si accorse che le gambe della ragazza, esausta, avevano ceduto, e ora era sospesa , legata solo sui polsi. Un senso di colpa e di pena pervase il ragazzo, che, cinta Alessandra sui fianchi, iniziò a stringerla a se e a sussurrarle all’orecchio: “Scusami, ti prego, piccola, non volevo, perdonami. Tolse il bavaglio, le liberò le mani: come risposta ricevette uno schiaffo forte e deciso:

“Ti odio, bastardo, VI ODIO TUTTI E DUE!” urlò furiosamente, singhiozzando, scappando nella sua camera.

Un impeto emotivo che sarebbe durato poco: infatti, dopo qualche ora, era di nuovo ai loro piedi.

Le mie storie (52)

Venerdì 24. Ho passato una settimana intera a lavorare, quasi tutto il giorno, per fortuna all’ora di pranzo poco prima di uscire dal ufficio un messaggio del mio giovane amante mi chiede se stasera sono libera. Per la verità avrei un’uscita con le amiche (tra cui credo anche sua madre). Non voglio tirarmi indietro, non voglio che sappiano che mi sto divertendo parecchio, quindi dico al gruppo che dovrò tornare presto mentre a lui do appuntamento verso le undici.

Sono emozionata ed anche eccitata, non vedo l’ora di indossare il body che mi ha regalato. Allo stesso tempo però mi rendo conto che dovrò averlo addosso anche durante la cena con le altre. Poco male, mi abituerò alla situazione. Saranno state le sette di pomeriggio, mentre mi sto preparando, suona il citofono ed io non aspetto nessuno. È Davide che mi è venuto a fare una visita nonostante abbiamo appuntamento a tarda sera.

Mi chiedo come mai sia venuto, lui mi risponde che aveva voglia di vedermi e non solo, mentre stiamo chiacchierando mi telefona un’amica dicendomi che sta dalle parti di casa mia e quindi vuole scendere insieme a me per andare alla cena. Sono presa assolutamente dal panico, lui è davanti a me e non sa che sotto la vestaglia indosso soltanto il suo body e le autoreggenti.
Nessuno deve sapere che ci frequentiamo, sarebbe una tragedia per me.

Mi mette una mano fra le cosce, io per un attimo chiuda gli occhi eccitata, poi però per fortuna riesco ad allontanarmi e soprattutto ad allontanare lui fino a farlo uscire fuori di casa. Lui ride e minacce che più tardi dovrà avere gli interessi sul pomeriggio. Io annuisco contenta, poi ci salutiamo.
Poco dopo, miracolosamente senza incrociarsi, squilla la mia amica che sale a casa. Mi vesto in fretta e furia con gonna, maglia e pullover, con una scarpa con tacco.

Dopo un bel caffè ci trucchiamo un poco (per la verità lei trucca me) ed usciamo. La serata è molto divertente, siamo solo ragazze, alcune di loro alzano il gomito e quindi si producono in gesti e parole che mi fanno tanto vergognare (infatti al tavolo volutamente mi sono messa nell’angolino in fondo tutto). C’è la mia amica Renata che tanto per cambiare è arrivata in minigonna microscopica e top neanche fossimo ad agosto inoltrato.

Poi la mamma di Davide, anche lei molto in tiro (con un leggins nero che lasciava poca immaginazione per quanto riguarda il lato b), mi chiama e mi porta fuori dal locale. Mentre si accende una sigaretta, mi ringrazia per le lezioni che sto dando al figlio. Vorrebbe farmi un regalo, ma a prescindere da ciò che sto già avendo (a sua insaputa), lo avrei fatto comunque con piacere. Mentre parla mi sento terribilmente in colpa, già in passato mi è capitato di frequentare il figlio di un’amica (il famoso ragazzino), ma erano vent’anni fa, ed io avevo tutta un’altra testa.

A quarant’anni il disagio è sicuramente superiore. Nonostante tutto però riesco a nasconderlo dietro alcuni sorrisi e battute. Per fortuna ci richiamano dentro a mangiare.
Intanto, verso le undici ricevo un paio di messaggi da lui che mi dice che è già dalle parti di casa mia. Così, mentre un gruppo di loro decide di andare ai “baretti” a rimorchiare, io con la classica scusa del mal di testa mi defilo. Dieci minuti a passo svelto e sono sotto casa mia; lo messaggio e dopo un paio di minuti vedo la luce della sua moto avvicinarsi al cancello.

Apro e mi avvio verso al portone di casa mentre lui parcheggia.
Entro e scappo in bagno causa pipì. In quel momento mi rendo conto della comodità del body che indosso; infatti, dopo aver sollevato la gonna, mi basta allargare leggermente la fessura all’altezza della patata per farla tranquillamente senza particolari svestizioni. Dopo essermi asciugata, la profumo anche un poco (in previsione di ciò che spero succederà di lì a poco), poi mi sciacquo la faccia e vado nel salone.

Lui è in cucina con la testa nel frigorifero per vedere di rimediare qualcosa da mangiare. Mi avvicino, gli mostro delle polpette che avevo fatto a pranzo, lui sorride mentre io la metto nel microonde. Cominciamo a parlare della serata che ho trascorso con le altre amiche, subito mi cita Renata, che è tra le sue preferite. Naturalmente non sono gelosa, anche perché so benissimo che lei fa presa molto su quelli più giovani.

Gli dico che abbiamo fatto le vacanze insieme a Cuba, e ci siamo divertite parecchio; lui vorrebbe saperne di più ma io mi trattengo anche perché dopotutto non credo sia il caso di pubblicizzare ai quattro venti determinate cose. Intanto si avventa sulle polpette, io mi siedo affianco e gli dico che la mamma mi ha ringraziato per le lezioni. Mi ribadisce che lei vorrebbe farmi un regalo, ed io gli confermo che è inutile.

Poi mentre parliamo, non so neanche da dove, ma mi sento una mano sulla coscia; eppure sta mangiando, da dove esca quella mano lo sa soltanto lui. Io sorrido e mi avvicino con la sedia, lui dopo aver addentato l’ultimo boccone, mi guarda come per dirmi che è pronto per me. Mi sento accarezzare sulla calza in dove comincia la coscia, poi si ferma e torna giù. Mi siedo su di lui e cominciamo a baciarci, lui infila la mano fino in fondo, tocca i bordi del body, allarga un poco la fessura e mette il dito dentro; poi mi sussurra “lo hai messo il body che ti ho regalato” io gli sorrido mi tolgo il pullover e gli mostro come mi sta.

Lui si stacca dalle mie labbra e apre una delle due fessure avanti ad un seno, tirando fuori uno dei due capezzoli. Comincia a succhiare e leccare, poi mi solleva prendendomi in braccio (come una piuma, anche se proprio piuma non sono) e mi porta in camera da letto. Mi poggia sul materasso, si sbottona il pantalone e dopo averlo tirato fuori la infila nel comodissimo buco del body. “È perfetto!” Mi dice ridendo, poi comincia a muoverlo dentro di me, avanti e indietro, ed io accompagno col bacino le sue spinte.

Poi mi abbassa le bretelle e mi libera letteralmente le tettone, che seppur comode, erano strette in tutto quel pizzo. Io godo, e mentre affanno dal piacere lo sento venire sui miei seni pulendosi la cappella sui miei capezzoli. Poi si sdraia accanto a me tanto per cambiare mi riempie di complimenti sulla nostra intesa sessuale. Io ascolto soddisfatta poi mi tolgo il body e vado in bagno a pulirmi rimanendo solo in autoreggenti (come piace a lui).

Come al solito al mio ritorno lo trovo tutto svaccato con addosso solo una magliettina bianca che guarda lo sport alla televisione. Io che sono freddolosa m’infilo sotto il piumino (che ho ancora nonostante la temperatura si sia alzata notevolmente) e resto fuori solo con la faccia e le braccia. Lui sparisce in cucina ed io ne approfitto per prendergli il telecomando e cambiare. Ritorna con un cornetto pieno di Nutella, ed il suo uccello ciondolante mi fa sorridere.

Poi si siede con la schiena alla parete del letto e continua a mangiare. Appena finito con una mano comincia a farmi i grattini ai capelli, sapendo che è una cosa che mi manda fuori di testa; io allungo una mano e gli prendo l’uccello cominciando ad accarezzarlo per bene e in maniera delicata. Appena sento che comincia a muoversi sotto le dita, riemergo dal piumone con le tette di fuori e con la testa mi abbasso fino a leccare con la lingua la sua cappella.

Poi lo prendo in bocca e vado fino in fondo, mentre risalgo lo sento ingrossarsi fra le labbra, così ritorno giù e poi di nuovo su, ed in breve è tutto duro e rigido come piace a me. Guardo Davide dal basso, solo per un attimo, poi ritorno al mio bel pompino. Comincio a sentire caldo, esco completamente dalla coperta e mi metto a cagnolino giusto in faccia al suo totem. Mi piace molto fare rapporti orali, soprattutto quando il profumo è piacevole.

Davide si mette in ginocchio, mi solleva il viso e comincia a baciarmi in bocca. Il sapore della sua cappella umida si mischia alla sua saliva, poi mi dice di girarmi ed io mi metto a pecorina. Due secondi ed il suo uccello turgido si accomoda nella mia fica bagnata. Comincia a spingere dentro sempre di più, mentre con le mani in tasta il culo prima a destra poi a sinistra. Poi mi prende per il bacino e mi muove sempre più velocemente, io godo, lui viene insieme a me.

Poi mi lascia stesa e soddisfatta sul letto mentre va a farsi la doccia.

con il master di mia moglie non ci si annoia mai

Mi arriva un msg. “Mi chiami?” c’è scritto. Il numero è quello di Sergio, il master che si scopa mia moglie da un po e un uomo 65 enne molto arrogante e sa condurre mia moglie a livelli altissimi ,
“Ciao, come mai?” Chiedo.
“Ho avuto un’ idea, un’ ideona per una serata super. “
E’ sempre esagerato.
“Ok, dimmi. “
“Scusa , ma preferirei non dirtelo adesso, vorrei che fosse una sorpresa.

Se volete, ci vediamo domani sera Chiedo a mia moglie se va bene ma credo che non ha nessun problema
Le telefono. Lei, come prevedevo, accetta con entusiasmo.
Richiamo Sergio e gli dò conferma.
“Benissimo…dì alla troia che si vesta sexy, molto sexy. “
L’ appuntamento è in un parcheggio fuori citta’ e sergio e li che ci aspetta.
federica indossa un vestitino di raso aderentissimo, praticamente trasparente e molto, molto scollato.

Sotto, solo calze color fume’ con riga con reggicalze e delle scarpe con tacco 15 comunque abbiamo con noi il borsone con altre cosine sexy.

Un breve saluto e gli chiedo cosa sia questa sorpresa.
“Ecco, via avevo parlato di un locale dove la troia si puo esibire insieme a me ci vado io al posto tuo, e ci penso io a farle fare la porcellina. “

“Va bene – dico – fate pure.


“Però – aggiunge lui – tanto perchè non ci siano malintesi ti dico chiaramente che lei farà tutto quello che voglio io, anche in pubblico. “
“Tu che ne dici?” le chiedo.
“Va benissimo. ” Sembra che la novità la intrighi, e molto.
“Ok, allora andate. “
Prendiamo accordi per dove e quando rivederci.
L’ appuntamento è dopo un’ ora. , tutto solo, vado in un Pub a sorseggiare una birra e ad ammazzare il tempo che sembra non passare mai.

Sono impaziente…anzi, ansioso. Non vedo l’ ora di rivederli, di…sapere cosa è successo. L’ ansia è mista ad eccitazione. Finalmente l’ ora dell’ appuntamento si avvicina. Finisco di bere la birra e salgo in macchina, recandomi al luogo convenuto.

E’ un parcheggio. Di solito, in questa stagione, è deserto. Stavolta ci sono quattro macchine, i cui passeggeri sono fuori dalle vetture e, a quanto capisco, aspettano che altri li raggiungano.

La macchina del bull non c’ è ancora. Il parcheggio è abbastanza ampio per permettermi di fermarmi ad una decina di metri dalle altre macchine.

Finalmente, con un leggero ritardo, vedo arrivare la macchina che aspetto. Lui mi vede e si ferma vicino. Spegne i fari e io mi accorgo che…è solo. Ho un tuffo al cuore: cosa è successo? Dov’è mia moglie?
Scendo di corsa dalla macchina, faccio due passi verso quella del bull e… mi rassicuro.

Lui non è solo: federica , nuda a parte le calze e reggicalze, è semisdraiata sul sedile e gli sta succhiando il cazzo.

Il bull abbassa il finestrino e io gli chiedo come si è comportata la troia. Bene, dice lui, le ho toccato la fica, mi son fatto toccare il cazzo e le ho tirato fuori le tette. Di fronte c’ era qualche coppia che guardava…
Mentre parlava, federica continuava a succhiargli il cazzo, senza mai rialzare la testa e senza dire una parola.

Chiedo al bull da quanto glielo stava succhiando, e lui mi dice che, appena usciti dal locale e saliti in macchina le ha fatto togliere il vestito e le ha detto di ciucciarlo mentre guidava. Quindi, ho fatto un rapido calcolo, ha attraversato tutto il paese in quelle condizioni….

In quel momento arriva una macchina, evidentemente il “ritardatario” del gruppo e si ferma proprio accanto a noi. Scendono due uomioni, guardano una prima volta quel che succede nella macchina, si guardano in faccia, poi guarda nuovamente lo spettacolo, si mettono a ridere e raggiungono il gruppo.

Evidentemente riferiscono quel che hanno visto agli altri, che lanciano occhiate verso di noi, ma salgono ognuno nella propria auto e ripartono.

A quel punto, il bull fa sollevare mia moglie e le dice semplicemente: “Vai”.
Lei sa quel che deve fare: scende, così com’ è, dalla macchina, apre il bagagliaio della nostra e ne estrae il borsone. Nel frattempo, il bull mi chiede se conosco un certo posto lungo la strada, alla mia risposta affermativa, mi dice di andare ad aspettarli lì, e, una volta arrivato, di restare in attesa.

Mentre vedo federica risalire sulla macchina del bull con il borsone, metto in moto e parto.
Il posto che mi ha indicato è un tratto di lungomare di una cittadina balneare.
Le macchine parcheggiate sono pochissime, e io mi fermo in un posto praticamente deserto.
Passano cinque minuti e la macchina del Bull si ferma davanti alla mia. La portiera del passeggero si apre e federica scende. Senza mai guardare verso di me si avvia sul marciapiede.

Ha le stesse calze, ma ora indossa una minigonna di raso nera, con, sul davanti, una cerniera che va dal basso all’ alto, attraversandola completamente. Sopra, un body di tulle nero trasparente che mettono in evidenza i suoi seni. Io mi sposto, senza però scendere, sul sedile del passeggero, abbasso il vetro e la seguo con lo sguardo. Il reggicalze delle calze fa capolino da sotto la gonna e il passo, ancheggiante per le scarpe con l’ alto tacco a spillo, è lento ma deciso, sicuro.

Percorsi una trentina di metri federica si ferma,. Posso così constatare che sotto indossa solo un body nero trasparente. Poi, chinandosi leggermente, fa scorrere verso l’ alto la lampo della gonna rivelando chiaramente che, sotto, non ha nient’ altro che le calze!

e…comincia a passeggiare avanti e indietro. Dieci metri avanti…si volta, e dieci metri in senso contrario, lentamente, ancheggiando.

La tentazione di scendere e fermarla è tanta, ma l’ eccitazione che mi provoca quel che vedo è ancora più tanta.

Mai avrei pensato di vedere la troia trasformata in zoccola, in…battona da marciapiede, pronta a soddisfare le voglie dei clienti…

Una macchina si ferma, il guidatore abbassa il finestrino del lato passeggero, le fa un cenno. Lei si china, poche parole e la macchina riparte.
Non ho nemmeno il tempo di “realizzare” quel che ho appena visto che un’ altra macchina si ferma con due persone a bordo uno scende e fa salire mia moglie avanti e lui si siede dietro da come vedo sono anziani, questa volta, federica sale nella macchina, che riparte.

Io mi sposto sul sedile del guidatore, metto in moto e mi lancio all’ inseguimento. Nello specchietto, vedo che ho dietro la macchina del bull.

Dopo pochi chilometri , la macchina svolta e imbocca una stradina asfaltata ma stretta. Io sempre dietro. Durante il tragitto ho notato che la macchina che ho davanti non fa niente per “seminarmi” ma anzi, procede tanto lentamente da consentirmi di seguirla agevolmente.
Arrivati ad uno spiazzo sterrato la macchina si ferma.

Io accosto ad una diecina di metri e, subito dopo, arriva il bull.

Scendo e gli chiedo se sa cosa stia succedendo. “Cosa vuoi che succeda – risponde – la troia ha trovato un cliente e ora farà quel che fanno tutte le zoccolone come lei. Vieni, dai, andiamo a vedere. ”

Ho il cuore in gola e…anche più giù. Il cazzo mi pulsa mentre mi avvicino alla macchina.
Mia moglie si sta dedicando a succhiare il cazzo del cliente.

Questo è un tipo sulla sessantina , con un cazzo già durissimo. Lei è praticamente nuda. Lui smette di farsi spompinare, abbassa lo schienale del sedile del passeggero, fa inginocchiare federica sul sedile e le infila la faccia in mezzo al culo.
Mentre glielo lecca si mette un preservativo e, appena è sistemato, con due rapidi, violenti colpi le infila il cazzo in fondo al culo mentre l’ altro uomo gli ficca in cazzo in gola e gli dice che di succhiare bene si accosta al cazzo e spompina da zoccola mentre suo amico continua a incularla e schiaffegiarle il culo poi si danno il cambio a turno la scopano e inculano per un bel po fino a che non decidono di sborrare quello che ha il cazzo in culo se ne viene nel preservativo e si vede che e bello pieno c’è una grande quantità di sperma.

Lei glielo sfila con delicatezza e lo tiene in mano mentre con la lingua e la bocca ripulisce accuratamente il cazzo da ogni traccia di liquido e poi con calma impugna il preservativo con entrambe le mani, infila la lingua nell’ apertura e, rovesciando la testa all’ indietro fa scivolare in bocca quella gran quantità di nettare. Dopo averci mostrato, socchiudendola, che aveva la bocca piena, lo ha ingoiato tutto e se la ride poi si dedica a far sborrare direttamente in gola altro cliente che le tiene la testa premuta sul cazzo per non farne cadere nulla e la troia ingoia tutto e ripulisce e lecca palle e culo di entrambi se la ridono tutti e tre e si fermano un po a parlare e si fumano sigarette mentre noi ci allontaniamo vediamo che ripartono e riaccompagnano la troia dove era stara prelevata anche noi torniamo allo stesso posto.

Il bull si ferma, scende e viene verso di me: “Ancora un pò di pazienza – mi dice – tu resta qui, guarda e…godi. “

Mio malgrado, lo assecondo. Ormai sono preso in un meccanismo che con la realtà non ha più niente a che fare. E’ come se fossi drogato. Aspetto solo di…vedere cosa ha ancora escogitato il bull.

Tornato alla sua macchina, fa scendere mia moglie e attraversano la strada federica e il Bull si fermano, un pò troppo avanti, rispetto a dove sono io, allora sposto la macchina fino ad essere esattamente alla loro altezza.

Come so, oltre la siepe ci sono della panchine. Il bull sale in piedi ad una e, immagino, tira fuori il cazzo. Vedo la testa della troia muoversi nel tipico ritmo del pompino.
Solo pochi secondi (o così mi sembra in quella confusa percezione dello spazio e del tempo in cui sono come invischiato) e il bull scende. Ora vedo la faccia di federica rivolta direttamente verso di me, e dietro a lei il bull.

Capisco che lei è inginocchiata sulla panchina e il bull (come verrò presto a sapere) la sta inculando.
La situazione è questa. Lei, inculata all’ aperto mentre, a pochi centimetri, solo oltre la siepe, passano auto e moto.
La vedo socchiudere le labbra, poi stringerle per trattenere un lamento. Il bull pompa come un forsennato. Oltretutto lei non è nemmeno lubrificata…ma non cede. Socchiude gli occhi e…si masturba. Non lo vedo ma SO che si sta accarezzando.

E infatti, dopo pochi minuti federica gode, gode rovesciando la testa all’ indietro e gridando “Siiiii…. siiiiiiii. “la vedo godere con una troia e dimenarsi e mi vedono che
Io, senza quasi accorgermene, mi sono abbassato i pantaloni e ho liberato dall’ elastico degli slip un cazzo durissimo mi fanno le corna e continuano a scopare come forsennati vedo che il bull e pronto per schizzarle in bocca la sborra la fa abbassare e mette in modo che io possa vedere bene quando schizza in faccia e in bocca a mia moglie che lecca tutto lui si riveste e ci saluta e mi dice che e stata bravissima ce ne ritorniamo verso casa lei mi ha spiegato che i clienti erano amici del bull , col quale si erano incontrati nel locale e, tutti assieme, avevano ideato la…recita “solo” per me.

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borchie e veleno

Il frastuono arriva dal fondo del tunnel. Rumori ossessivi, il rantolo di un a****le ferito. Solo un ruggito. I nostri tre eroi si stagliano come figure mitologiche. Sono lunghe lingue di fuoco, sono felini dagli artigli d’acciaio. Sono guerrieri di un mondo oscuro. Così si entra nei personaggi. Una sola regola: non si torna mai indietro.
Avanzano con passo deciso, urtando con noncuranza chi gli para casualmente davanti. Iron, guerriero folle e ossesso, gli occhi rossi, le pupille dilatate.

Un’ascia di guerra nella sua testa. Muscolo, enorme guerriero, si compiace della sua forza. Non ha bisogno di ruggire. Desy. La ninfa dai capelli decolorati, dalle calze a rete strappate. Gatta e tigre graffiante.
Avanzano così. Creature siderali. Difronte a loro un’orgia di ossessi. Forse è un ballo, sono sputi, calci e graffi. Poco più in alto un essere di un altro pianeta vomita parole. Allargando lo sguardo, quattro facce dannate emettono rumore.

E’ così che si mette in scena il delirio.
Si respira sudore, si vibra febbrilmente. Si annusa l’aria corrotta. Le fiere fiutano il sangue, cercano la loro orgia. Arrivano al limitare del delirio. Qualche spinta li coinvolge. Si guardano tra loro, guardano quella folla impazzita. Desy sgrana gli occhi, osserva i suoi guerrieri. Attende le loro gesta. Inizia a saltellare convulsamente abbracciandoli. Li incita. Una luca accende i loro occhi, si cercano, si scambiano qualche spinta e poi lo sguardo torna sempre all’aggregato di quell’orgia.

Vogliono tracciare una linea. Una linea indelebile. Tra chi sono loro e chi sono gli altri. Cominciano a ondeggiare. Cercano la loro febbre, la fanno salire dentro di loro. Iron da una spinta più decisa a Muscolo, lui risponde facendolo sobbalzare all’indietro. Desy guarda eccitata. iniziano a spingersi più energicamente, poi rimangono bloccati misurando le loro forze. L’adrenalina cresce. Il rumore continua ritmico e ossessivo. E’ un ondeggiare di creste, borchie e anfibi. Iron improvvisamente si getta di spalle contro quel mucchio di tarantolati.

Si aggrappa a loro, li spinge, li sposta a gruppi. Chi si muove in una direzione diversa dalla sua spinta viene sopraffatto dalla sua furia. Il demonio si è acceso, l’orgia è rotta, si è creato un vuoto di qualche metro intorno a lui. Desy ci si tuffa ballando scomposta e divina. Muscolo dall’altra parte chiude il cerchio. Delimitano il loro spazio di predatori. Si scontrano selvaggiamente contro chi entra in quello spazio. Sono duelli tra bestie di un altro mondo.

Desy eccitata si getta contro la bocca di Iron sbranandola come un a****le primitivo. Lo scontro di una creatura malata, rompe quel bacio. Iron ingaggia il suo duello. Ora Desy cerca la bocca di Muscolo.
Nella danza ossessa Iron si ritrova sbalzato contro una panca sul bordo della sala, rovesciando una bottiglia. Qualcuno non la prende bene. Iron riceve uno sputo in faccia. Non è il riconoscimento tra pari. E’ un gesto di disprezzo.

Iron fissa il suo avversario negli occhi, il suo pugno è li per colpirlo, ma poi ha un’illuminazione. Raccoglie quella saliva dalla sua faccia con la mano e la lecca con aria di sfida. La provocazione è disinneshita, l’onta lavata. Così torna alla sua guerra. La sua danza forsennata.
Continuano a dominare la scena ancora per un po’. Fino a quando Desy si ferma, guarda i suoi due eroi per dire qualcosa ed esplode in un getto di vomito.

I suoi due guerrieri immediatamente la afferrano e la portano fuori da quell’orgia. Si muovono in quel labirinto, si allontanano dal caos, dalla musica. Trovano una saletta vuota e buia. Depongono li la loro venere tigrata. Lei si riposa, recupera le sue forze e accarezza i volti dei suoi eroi. I loro occhi trasudano desiderio. Desy alza la sua maglietta e offre loro i suoi capezzoli nudi e turgidi. I due si dividono il dono, lei accarezza le loro teste, passa le mani tra i loro capelli e recuperando le energie.

I due emettono grugniti come cani che mangiano il loro pasto, lei gode nel sentirli. Desy alza la sua minigonna leopardata e si abbassa le mutandine fino alle ginocchia. Gira le teste dei suoi uomini per mostrargli il suo sesso nudo. I due si sbottonano e tirano fuori i loro membri. Muscolo esibisce il suo fallo turgido e voglioso, Iron il suo cazzo addormentato, anestetizzato dall’anfetamina. Iron non perde tempo, sposta il bacino di Desy verso se e inizia a leccarla con foga.

Muscolo cerca il suo spazio, sragiona, vorrebbe affondare il suo membro dentro Desy. Scava tra la coscia di Desy e la guancia di Iron per cercare di insinuarsi ma non ci riesce. La piccola tigre inizia a emettere rantoli di piacere, Iror è una furia. Usa tutta la sua adrenalina accumulata su Desy. Muscolo prova a scansarlo, vuole usare il suo cazzo turgido. Sposta per un attimo la testa di Iron… Desy grida: Noooo è afferra la testa per i capelli rimettendola al suo posto… scoppia a piangere… è in preda a una distentio animi lisergica… colano gli occhi e il naso supplicando… non ti fermare, non ti fermare…ti prego… Dice singhiozzando.

Muscolo, cerca il suo spazio si fa strada dietro, due sputi di catarro come lubrificante. La posizione non è comoda… prova ad entrare deciso ma non orienta bene il suo fallo; Desy si piega emettendo un grido di dolore. Afferra quel membro schiumante e lo trascina verso la sua bocca. Ha la faccia rossa, è attraversata da mille suggestioni, i suoi occhi puntano il vuoto. Prende quel cazzo in bocca e subito un grido spezza la scena.

Muscolo ritrae il suo membro dandole uno schiaffo. Ahi! ma che cazzo fai? Esamina il suo fallo. I due si guardano, per un secondo sono lucidi. Lei si riprende il cazzo, lo lecca delicatamente, Muscolo è in estasi. In meno di un minuto esplode. Così, senza cognizione, senza poesia. Intanto Iron continua a scavare in Desy che comincia a tremare, stringe le cosce, piange, si dispera, le cosa il naso furiosamente. continua a contorcersi.

La lingua di Iron continua a smuovere quella figa bagnata, sudata, lacrimante. La sua mente non ha pensieri. Desy vive il suo piacere in modo disperato, onirico. Muscolo la guarda, si avvicina alla tua testa accarezzandola. Lei gli solleva la maglietta, afferra con la bocca il suo petto e inizia a succhiare e mordere selvaggiamente. Muscolo emette un grido di dolore ma non la ferma. Morde la pelle di Muscolo convulsamente, poi deve lasciare.

E’ in preda al suo pianto, inizia a scalciare con le gambe, si inarca, stringe a se con entrambe le mani la testa di Iron. Ormai il suo è solo un singhiozzo rotto. Poi i suoi gemiti rallentano. ha raggiunto il suo piacere. Iron toglie lentamente la testa dal suo pube. La guarda. Sorride. Si pulisce il naso passandoci l’avambraccio. Poi si strofina gli occhi, si da tanti schiaffetti sulle guance come per riprendersi.

Il suo volto è disperato e luminoso. Per i suoi due eroi è l’espressione della bellezza.
Si guardano tutti e tre con volti rilassati. Sorridono. Sono felici. Sono così tutti e tre distesi a terra, vicini. Desy guarda il petto di Muscolo. Vede una macchia rossa, i segni dei suoi denti. Un punto in cui il rosso è vivo. Si avvicina con la bocca e lecca quelle gocce di sangue. Muscolo è incantato.

Il suo membro riprende vigore. Desy porta il suo indice su quella ferita. Raccoglie un po’ di rosso sul dito e lo passa sulle labbra di Muscolo. Poi lo bacia intensamente.
Ora si volge a Iron. Lui la guarda pieno di desiderio, ridisegna anche le sue labbra. Segue un bacio profondo. Offre così loro la sua bocca acida del suo vomito, del seme ingoiato e delle sue lacrime.
Ora i loro volti sono sognanti, leggeri, c’è complicità.

Lo sguardo di Desy finisce sul membro di Iron addormentato. Lui lo solleva e lo lascia ricadere, come per confermare la situazione. I due guerrieri si guardano con complicità e scoppiano a ridere. Desy lo fissa con aria di rimprovero. Sgrana i suoi grandi occhi scuri. Sta pensando qualcosa. Le da uno schiaffo sulle palle. Iron si piega stupito e dolorante. Muscolo fissa la scena con stupore e a bocca aperta. Iron accenna un movimento.

Desy lo blocca puntando la suola del suo anfibio sulla sua gola. Prende quel lembo avvizzito in bocca, lo mastica tra le labbra, ne scopre il glande con la lingua, schiacciandolo nella sua bocca. Il tutto mentre con la sua mano tiene le sue palle strette. Sente quel corpo rianimarsi nella sua bocca, prendere vita, battere contro il suo palato.
Qualcuno entra nella saletta è si trova davanti a questa scena assurda. Tre demoni nel mezzo di un amplesso.

Vedono questo angelo caduto premere con il piede sulla gola di quel leone sopraffatto. La sua gamba avvolta da una calza a rete strappata. Il suo sesso nero e fradicio nudo e scoperto alla loro vista. Lei che divora il suo membro e Muscolo che si sta masturbando. Uno sguardo minaccioso di quest’ultimo mette in fuga i malcapitati.
Desy continua il suo lavoro. Riporta in vita il suo uomo, lo conosce, si prende ciò che gli appartiene.

Un fiotto caldo premia la sua perseveranza. Poi toglie la sua bocca e mostra ai due quel fallo eretto e lacrimante. I due guerrieri si scambiano una pacca con le mani e lo sguardo di Iron va agli occhi di Desy. Sta venerando la sua Dea.
Si stringono così abbracciati intorno a Desy. In lontananza la musica rumoreggia ancora. Ma ora è tutto più lontano. I tre sono distrutti, attraversati da emozioni fortissime che ora liberano nei loro corpi vibranti e dolci sensazioni di quiete.

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Viky 3

“Buon Nataleeee!!!” urlava uno dei dirigenti, totalmente ubriaco, al tavolo del ristorante, rivesciando due bottiglie.
La serata era stata assolutamente, come previsto, imbarazzante a più riprese.

Si era partiti subito bene, con l’amministratore delegato che si era presentato, fresco di divorzio, accompagnato da una stangona russa di nome Yadviga (subito ribattezzata YadFiga da un paio di colleghi) davanti al ristorante, e aveva subito cercato di appiopparmela.
Bionda tinta, altezza mirevole, un gusto nel vestire esagerato persino per i miei standard di appariscenza, troneggiava con una minigonna inguinale su dei tacchi brillantinati ricoperta da monili di ogni genere.

“Yadviga, questa è Vittoria, viene dal tuo Paese. ”

“…No. Diciamo che il suo si è accomodato molto volentieri sul mio…” risposi con un gelo profondo nella voce, ma la mano di Alessio che stringeva la mia mi diede uno strattone. “…Vo… Volevo dire, zdràvstvujte! Kakvàscidilà?”

Yadviga rispose subito con una pronuncia impeccabile, ma il suo entusiasmo fu di breve durata quando le spiegai che il mio ‘russkij jazyk’ era assolutamente arruginito, e con un fortissimo accento di Smolensk.

“Non ho capito un cazzo” commentò Alessio, mentre salutavamo altri colleghi.
“Me la volevo solo levare di torno, ‘Jadzia’ è una bella fregna ma stasera punto a Tailleur!”

Tailleur non si presentava.
Scartato l’AD e la sua stragnocca di Mosca erano seguiti gli ingressi al ristorante, le bonarie discussioni sui posti (“evitare Jadzia, sedia per Herr Figa di Legno” sussurrai ad Ale nel metterci seduti, con successo), cominciò una carrellata di antipasti letali per l’appetito.

“Non ci vedo dalla fame” commentai, avendo saltato il pranzo, nel tentativo di non sembrare concentratissima come ero nell’attendere Arianna.
“Sarà perché sei Ceca!” disse un collega suscitando delle risate di comodo e un mio tentativo di renderlo orbo con il tappo della bottiglia dell’acqua. Nel giro di 40 minuti la mia quota di eventi insopportabili aveva raggiunto la soglia di allerta.

Vi renderete conto come, visto l’andamento del convivio, la mia voglia di finire la giornata ficcando la testa di Herr Figa di Legno sul cazzo del mio uomo e usarla come troietta antistress fosse alle stelle.

E per fortuna Arianna arrivò, lamentando un’automobile con la batteria defunta, e un taxi ritardatario.

“Che fortuna che Alessio passa da quelle parti per andare a casa!!” dissi dando una piedata al mio lui, che si stava distraendo un po’ troppo nella scollatura del mio abito lungo nero. “Oh sì! Poi ti accompagno io!” rispose con un viso d’angioletto.
rianna divenne letteralmente rossa, un pessimo accompagnamento al suo completo blu, mentre già le versavo un bicchiere di vino.

E così arriviamo al dirigente che uccideva due bottiglie innocenti che riversarono la loro linfa preziosa sulla tovaglia, all’amministratore delegato che si lamentava della ex moglie, a Yadviga che cercava di capire i nomi di alcuni piatti, e io che tentavo di tradurle alcune parole, lasciando Arianna con la ridarella per le avances di Alessio.
Ridarella che l’accompagnò anche in auto mentre ci dirigevamo al White Rose, dove alcuni tavoli ci attendevano, almeno i ‘giovani’ che non volevano finire la serata con il brindisi di un tizio abbrancato ad una bionda tinta che augurava “buon Natale e merda a mia moglie”.

“Cazzo, ma davvero avete invitato Tailleur??” imprecò in un angolo un collega.
“Ragazzi colpa mia, quella ha sentito che organizzavamo, mi avrebbe reso la vita un Inferno… Tanto, guardatela…” dissi con un sorriso, indicandola con un cenno della testa dietro le spalle. Arianna beveva già un drink con Alessio, totalmente incapace di opporsi alle sue battute, provocazioni calcolate e approcci.

“Scusa, quella ci prova con il tuo tipo e tu sei qui a bere con noi??” commentò un’altra collega vicino a me.

Bevvi un sorso con sicurezza. “Intanto, non è il mio tipo. E poi, le piace, chi sono io per oppormi? E in ultimo… Io a Febbraio non sarò dei vostri. Questa sera Tailleur proverà cosa vuol dire ‘ubriacarsi Viktorie-Style’, tanto poi chi la becca più?”

E così portammo avanti, io e il mio bel fanciullo, il nostro piano sottilmente malvagio. Arianna sembrava totalmente un’altra persona, visto che non ebbe a dire nulla né sul mio limonare con Ale fissandola da sopra la muscolosa spalla, né sulle offerte di drink dell’open bar, anzi si lamentava che il ragazzo non partecipasse quanto noi, mentre ci lasciava da sole per andare al bagno.

Era il mio momento…

“ha un gran bel culo” dissi prima di bere dal mio bicchiere, vedendo gli occhi sottili di Arianna puntare sulle sode chiappe del ragazzo che si allontanavano.
“Co…? Eh? Oh, sì, è… Hai un bel ragazzo…” disse avvampando.

“… Non è il mio ragazzo!” dissi con uno sbuffo. “Ma perché nessuno concepisce una frequentazione basata sul divertirsi assieme, partecipare ad una vita sociale, e anche delle sanissime e godibilissime scopate stellari??”
“Bè, non tutti hanno questo genere di relazioni…” disse nicchiando sull’orlo del calice Herr Figa di Legno (legno impregnato d’alcool).

“Colgo dell’invidia, Arianna?” provocai con un’alzata di sopracciglio.
“No, no…” ribattè con un gesto della mano. Il rossore sulle gote, l’alcool, e il mio istinto, dicevano che sì, Tailleur era nel giusto mood.
“Se vuoi possiamo fare una cosa…” sussurrai, accostandomi al suo orecchio.

“… Immagina di avere Alessio… Averlo stasera… Averlo tutto per te, toccarlo… Quel bel ragazzo, che ti sfiora…” scandirono le mie labbra a un millimetro dal suo padiglione.

Arianna rabbrividì. “… Solo una sera, non lo saprà nessuno… Tu, lui… Ti assicuro che ne vale la pena di ogni singolo centimetro di quel cazzo…”

“Ma Viktorie, cosa dici!!” sbottò senza tuttavia scostarsi. “… Ti garantisco un orgasmo a centimetro, al che, più o meno, direi che fanno più di una ventina… E io… Io posso dartene altrettanti, Arianna…” la mia lingua sfiorò il suo orecchio, facendola shittare in piedi.
Sorrisi.

Il colore sul viso di Arianna era inequivocabile, se non avesse avuto anche la giacchetta sopra i seni ondeggianti dal fiato corto avrei potuto certo scorgere i capezzoli eretti per l’eccitazione.

Tailleur fece per andarsene, ma incocciò Alessio di ritorno dal bagno.
“Vai già via?” le disse, prendendole la mano. Bevvi il mio cocktail, smettendo di guardarli, perché il gioco a quel punto era nelle capaci mani del mio maschio.

In capo a mezzora, dopo forse un ballo e chissà che avances, se non altri drink, eravamo in auto con Alessio. Rimanevo seduta sul sedile posteriore con Arianna che, di fianco a lui, sospirava ad ogni tocco delle mani sulle cosce.
Li lasciai giocare per un po’ da soli, per poi accostarmi al suo orecchio, dato che un tratto di tangenziale tutta curve richiedeva l’uso di tutte e due le mani del ragazzo.

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