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L';estetica del cazzo

Fin da piccola i miei genitori mi hanno trascinata per musei, pinacoteche e gallerie d’arte.

Che barba !!!

Loro affermavano che, anche se mi annoiavo, in realtà stavo accumulando cultura e conoscenza.

Vero, verissimo. Ma che barba !!!

Ricordo i miei piedi che si strascicavano a fatica lungo quei corridoi infiniti. Chilometri di quadri, statue, vasi e manufatti di ogni genere di cui non mi fregava assolutamente niente.

I figli sono troppo spesso vittime delle ambizioni dei genitori.

In età adolescenziale però, quando i primi pruriti fanno la loro comparsa, trovai nuovi stimoli e curiosità e, quello che fino ad allora non avevo notato, divenne l’obiettivo di ogni visita museale.

Il corpo nudo.

Il corpo nudo di uomini e di donne. Corpi strani, spesso deformi e tormentati, altre volte eroici ed algidi.

Ma sempre e comunque corpi nudi.

Tanto erano diversi dai corpi delle persone che mi circondavano da risultare artefatti, sintetici, irreali, sproporzionati.

Donne dai corpi opulenti con piccoli seni adolescenziali, uomini muscolosi, altissimi, con piselli a dir poco ridicoli al cospetto delle loro masse muscolari.

Di fronte all’estasi di mia madre ai piedi di un Ercole potentissimo, esternai la mia perplessità sulle proporzioni della figura dell’uomo. La risposta, anche se divertita, fu molto accademica e fredda e non mi chiarì affatto il dilemma che mi ponevo: ma gli uomini, anche quelli muscolosissimi, ce l’hanno davvero così piccolo?

Solo alcuni anni dopo potei chiarirmi, è proprio il caso di dire toccando con mano, il dilemma.

No, gli uomini, mediamente, non lo hanno piccolo come Ercole!!!

Che bello l’organo genitale maschile !!!

Ha mille nomi e mille forme diverse ed è sempre una sorpresa (non sempre positiva…ah ah ah…) quando il tuo partner te lo esibisce per la prima volta.

L’emozione di quando slacci la cintura, dopo aver pregustato palpandone la consistenza, l’impaccio di liberare l’oggetto del desiderio, l’ansia di poterlo vedere libero da costrizioni e ritrovarsi in ginocchio di fronte allo svettare della potenza della natura….

…ah…quanti ricordi !!!

No, questa non vuol essere un’ode al maschio (o ancor meno al suo membro!!!).

Semmai vorrebbe essere una sorta di catalogazione, seppur limitata, dei generi, delle specie e delle caratteristiche (negative e positive) delle mie esperienze.

Potrei iniziare tipo con…. mi ricordo di…. mi ricordo…

Mi ricordo di quando mi nascosi un pomeriggio intero in un canneto. Noiosissime vacanze in campagna in compagnia di soli maschi.

Loro giocavano sempre a calcio mentre io mi annoiavo a comporre ghirlande di fiori. L’unica volta che provai a giocar con loro a calcio fui severamente redarguita da mio padre. Non era cosa per ragazzine.

Altri tempi.

Li vedevo giocare, sudare, litigare. E io seduta silenziosa a bordo campo. Avevamo tutti intorno ai tredici, quattordici anni. Nessuno di noi (o meglio di loro…) pensava al sesso. Io ero già “diventata” donna e, a dirvi la verità, al sesso un po’ ci pensavo.

Più che al sesso, pensavo alla scoperta dell’altro sesso. Erano anni ormai che mi chiedevo come fosse il “pisello”.

Così, vista la loro strana abitudine di pisciare in compagnia al grido di “chi non piscia in compagnia o è un ladro o è una spia”, decisi di nascondermi dentro un canneto in posizione favorevole ad ammirare per la prima volta uno “spettacolo” riservato al genere maschile.

Quel giorno non ne volevano saper proprio di pisciare.

Sentivo le loro urla, il pallone rimbalzare, le imprecazioni per un goal sbagliato. Nel frattempo, le zanzare, mi stavano martirizzando.
E finalmente, dopo tanta attesa, gli arrivò l’agognato stimolo!!!

Arrivò prima il più piccolo del gruppo che, indifferente alla presenza dei compagni, si abbassò i calzoncino iniziando ad irrigare le piante sottostanti. Era circa cinque metri sopra di me e trattenendo il respiro, strizzai gli occhi per mettere a fuoco il suo pisellino.

Mi ricordo…mi ricordo ancora….

Mi ricordo del mio primo ragazzetto timido. Era spaventato più di me e quando si spogliò non mi dette neanche la possibilità di osservare ciò che mi stava per penetrare.

Fui io ad incoraggiarlo, curiosa.

Non mi parve paragonabile a quello di Ercole o David. Era molto peloso, storto sulla sinistra e il prepuzio non ricopriva il glande.

A quello ne sono seguiti molti altri: lunghi e lunghissimi, alcuni tanto corti da sparirti in mano (sigh!!!), tozzi come tappi di damigiana, superbi e presuntuosi, curvi in su, curvi in giù, dritti come un palo, a cono, alcuni con cappelle a punta, altri con cappelle simili ad albicocche, qualcuno sproporzionato rispetto alle palle, altri con palle sproporzionate rispetto al fusto…

Insomma, ogni volta che cali un paio di braghe ad un uomo, non sai mai cosa ti capita.

Un po’ come la shitola di cioccolatini di Forrest Gump.

I sogni di Krissy

Aveva sempre avuto un unico, secondo lei, bellissimo sogno; quello di sgambettare in televisione. Quello di mostrare il culo alle telecamere, di farsi vedere abbracciata al calciatore, al ricco imprenditore o al manager di successo. Non aveva studiato, non è che fosse particolarmente vispa né intelligente. Era ambiziosa, questo glielo riconosco. Un’oca giuliva fuori e una ragazzina piena di debolezze, frustrazioni e dubbi dentro. Questa era Cristina, quando la conobbi. A sapere che sarebbe finita così male sarei stato

meno gentile con lei.

Ma lasciatemi raccontare di come andarono le cose. Atto I: una maialina sulle scale

Piangeva. La prima volta che la vidi piangeva. Era seduta sulla gradinata del palazzo in cui lavoravo ed era vestita come…come…si può essere schietti e sinceri, vero? Mica vi scandalizzate? Ecco, allora, era vestita come una buona mignotta. Minigonna, calze a rete, giacchino strizzato in vita come un tubetto di dentifricio quasi finito, capelli pettinati all’ultima moda (ultima, penultima o terzultima per me fa lo stesso…non seguo le mode) e trucco gradevole ma tutt’altro che leggero.

Lì per lì ho pensato di avere a che fare con una troietta come tante. Beh, a conti fatti la prima impressione era quella giusta. Ma non a tutte le troiette mi affeziono, sapete? Per questo ripensare a quel momento mi fa un po’ male.

“Ciao. Qualcosa non va?” le chiesi, pensando fra me e me a quanto dovesse sembrare stupida quella domanda. Se uno piange, per forza c’è qualcosa che non va.

O no? “No” mi fa lei “Tutto a posto”
“Perché piangi, allora?”

“Ma nulla…mi hanno solo scartata”

“Ah” esclamai. In quel palazzo si tenevano le prove per un programma televisivo che sarebbe andato in onda da lì a due mesi. Lo sapevo da qualche giorno. Il genere del programma ve lo potete immaginare. Quando si fanno le selezioni per scegliere una quarantina di volenterose ragazzine con poco cervellino e gambe lunghe, c’è un unico genere di programma che si può mettere in piedi.

Un programma da cerebrolesi.

“Ti è andata male, eh?” chiesi. “Sì, come sempre”

“Beh, avrai la tua occasione” “Sul serio?”

“Sì, sei una bella ragazza”

“Sì, sono una bella ragazza di ventiquattro anni!”

Disse quel numero come se confessasse un crimine dei più atroci. Ventiquattro anni. Io ne ho trentuno e mi sento ancora un ragazzino, lei ne aveva quasi dieci meno di me e si comportava come se la sua vita dovesse terminare entro l’anno.

In effetti quante veline, letterine e stupidine varie vi sono, di più di ventiquattro anni? A quell’età sei già una pera marcia pronta a cadere dall’albero. Così ti fa credere il dorato mondo della TV. E chi siamo noi, comuni mortali, per obbiettare di fronte a ciò che ci viene proposto dalla Dea TV? Cristina, a ventiquattro anni, si sentiva vecchia e pronta ad essere messa in disparte.

“Dai, ti offro un caffè” le ho detto.

“No, devo andare” mi ha risposto con un po’ di arroganza. Sembrava non vedesse l’ora di togliersi dai piedi questo coglione invadente. Comprensibile, le uniche persone con cui valga la pena mostrare un briciolo di gentilezza sono quelle che ti possono portare in alto. Ma lei non mi conosceva.

“Insisto. Ci sediamo al tavolo di un bar e mi racconti tutta la storia. Magari ti posso aiutare a realizzare il tuo sogno”

Cristina mi guarda in obliquo.

“Davvero?”

“Sì”

“Chi sei?”

Le dico il mio nome (a voi no, accontentatevi di Tom). “Lavori in televisione?”

“Beh, in un certo senso è così. Sono uno scrittore. Di recente mi hanno chiesto di fare il consulente per una serie di documentari in prima serata. Forse ne avrai sentito parlare”
Cristina s’illumina. Per un attimo resto stupito anch’io. E’ bellissima. Come avranno fatto quei froci del casting a scartarla?

Indago e vengo subito a capo della questione.

“Senti, tu conosci qualcuno nell’ambiente?” domando. “No, nessuno”

“Capisco” le dico “In questo caso è naturale che non ti abbiano presa in considerazione” “Davvero?”

“Tutte le ragazze che vanno in televisione hanno…diciamo, qualche aiutino da dietro” Raccomandazione. Una brutta parola.

Raggiungiamo il più vicino bar e ci prendiamo qualcosa da bene. Cristina passa subito alle domande che contano.

“Tu puoi aiutarmi a farmi conoscere?”

“Può darsi.

Come ti ho detto conosco parecchia gente” “E…. ”

“Sì, è gente assai influente” Sorride.

“Parlami di te. Chi sei, da dove vieni” chiedo. “Mi chiamo Cristina. Vengo da Napoli” “Tutto qui?”
“Tutto qui” “Sei diplomata?” “No”
“Ah”

“E’ un male?” “No…no…”

“A che serve il diploma, sul palco?” “Certo, certo…a che serve?” “Lavori?”

“Qualche volta. Ho fatto la hostess. Ma così, una volta e via…lavori fissi non se ne trovano”

“E che lavoro cerchi?”

“E’ ovvio! Lavorare in televisione!”

“Un lavoro…che so, da impiegata…qualcosa di normale?”

Non vi dico che faccia fa Cristina a queste parole.

Sembra che le abbia proposto di scopare un vecchio bavoso con l’HIV. No, il lavoro normale non le piace proprio. A che serve, il lavoro normale, quando si hanno delle belle cosce lunghe e disponibilità d’alloggio per una fava o due lì nel mezzo?

E d’improvviso sento nascere una cordiale antipatia per questa ragazzetta pretenziosa e senza qualità. Andate via le lacrime resta solo una gran voglia di arrivare alla vetta senza faticare.

Senza quel suo visino disfatto dal pianto che ispira tenerezza, Cristina appare per quel che è; una piccola mignottella annebbiata dalle facili promesse del successo.
A questo punto, però, ho promesso di aiutarla e lo farò. Non è nelle mie abitudini, disattendere una promessa. Però la ricompensa è un altro discorso.

“Senti, Cristina…e se io ti aiutassi ad arrivare dove vuoi tu che cosa saresti disposta a fare, per me? Sei bella.

Mi piacerebbe conoscerti…diciamo, più approfonditamente” La ragazza non si scompone più di tanto. Non è granché intelligente, ma sa che in questo mondo, per arrivare, qualche letto lo devi conoscere.

“Io divido l’appartamento con un’altra ragazza” risponde subito.

“Non c’è problema. Verrai da me. Ma ti avverto che io ho gusti un po’ particolari. Mi piace sottomettere le mie amanti”

Cristina alza le spalle. “Va bene”

Come sarebbe a dire “va bene”? Che gran troia ho trovata!

“E mi piace anche veder sottomessa una ragazza da un’altra ragazza” “Certo.

Io quale sarei? Quella che sottomette o che viene sottomessa?” “Quella che viene sottomessa” rispondo bruscamente.
“In che modo, dovrei essere sottomessa? Corde, falli di gomma…”

“No, più semplice. Lingua. La tua. Sul corpo del padrone e della padrona. Dappertutto” “Hummm…beh, come si dice…non si fa niente per niente. Vogliamo andare?”

Ci resto un po’ male. Non ha fatto una piega di fronte ad una proposta che altri giudicherebbero indecente. Mi domando quante, fra le aspiranti telemignotte televisive, siano disposte a tutto come questa qui.

Poi non ho il tempo di fare altri ragionamenti. “Allora” mi fa Cristina “Vogliamo andare?”

“Sì, piccola. Arrivo subito”

Il conto del bar è sulle cinque euro. Ne lascio cadere dieci sul tavolo e me ne vado. Oggi ho idea che prenderò un giorno di riposo.

Quella troia della mia ex

Oltre ogni censura

Giuro che non lo so. Davvero, non ho idea di come noi si sia finiti a
parlare di vibratori alle nove del mattino. In un bar, in mezzo a gente
che beve caffè con la faccia stropicciata dal sonno.
Non lo so e non me ne frega un cazzo, persino; è più quello che mi è
scappato di bocca ad un certo punto, che mi preoccupa. No, dico, se
proprio mi dovevo impegolare in un discorso a base di roba da sbattersi
nella figa o nel culo, potevo restare sul vago, no?
Che so, conversazione salottiera, sguardo scafato e battutine lievi.

No,
dovevo proprio dirti “Che poi, non so perché, non ne ho mai posseduto uno,
di vibratore”.
Voilà. Piatta, banale, e ingenua che neanche Heidi. L’ho vista proprio, la
lampadina che ti si accendeva nello sguardo. Bling! ha fatto, tipo
flipper.

“Ah, beh, se è per questo si rimedia. Ne ho alcuni, a casa, te li faccio
provare, così poi decidi quale preferisci. ”
O vacca miseria. Non è che hai cercato una forma dubitativa qualsiasi,
chessò “UNA VOLTA CHE HAI TEMPO passi da me, SE TI VA, e
MAGARI, ci dai un’occhiata, COSI’ PER RIDERE, EH”.

No, no, dai per scontato che io poi ci venga, a casa tua. A PROVARLI,
cazzo. Si intende davanti a te, o con la tua collaborazione, o magari…
che minchia ne so. Scenari sempre più imbarazzanti mi si disegnano in
mente. E si vedono tutti dalla mia faccia, a giudicare da come stai
sorridendo.
Lascio schiantare il discorso in un rovinìo di nessi logici.

Ma tanto lo so, che non finisce qui.

Tu, figurati, boia chi molla.
Che poi lo so già che clima c’è a casa tua. Intanto, chiamala casa: uno
scannatoio da intellettuale simil-etnico, coi libri per terra, il mega
flat
screen e l’armadio da scarestia del ‘700, che ti pare di esser lì per
farti scopare dal parroco.
Mi innervosisce, casa tua. Così piena di cose morbide,
divani/tappeti/cuscini, che è fin troppo facile scivolarci sopra, e così
piena di robe cogli occhi, statue e maschere e ritratti dell’antenato, che
una si crede all’esame di maturità.

Già un’altra volta, sono uscita di lì con le ginocchia molli e la faccia
in fiamme.
Avevi così insistito perché venissi da te a pranzo, che come minimo mi ero
aspettata che mi venissi ad aprire in vestaglia di seta
leopardata, sventolando un goldone.
Naturalmente, tutto il contrario: pranzo normalissimo, seduti a distanza
di sicurezza, caffè e convenevoli vari. Mi ero alzata per andarmene
che ero quasi rilassata, vè.

Poi, sulla porta, mi sono girata a mezzo per
salutarti. E com’è come non è, mi ero ritrovata la tua lingua in bocca.

E mica poca, no: un bacio sfacciatissimo e bagnato, labbra succhiate e
lingua in giro fra i denti, e poi solo labbra e di nuovo lingua, un
sacco. Tutto senza toccarmi, senza stringermi o tenermi ferma. Solo bocca
spalancata e occhi socchiusi, per un momento lunghissimo.

Pensa te se di mezzo ci mettiamo anche un vibratore.

Gesù, Giuseppe e
Maria.

E’ ovvio che adesso sono qui, spostando il peso da un piede all’altro,
davanti a questa pregiata porta di noce. Anche oggi, nessuna
vestaglia leopardata; quasi quasi ci resto male. Dentro c’è una luce
strana, azzurrognola, che fa abbastanza ospedale. Mi siedo rigida al
tavolo da pranzo, mentre tu mi ronzi intorno, chiacchierando del più e del
meno. Ti accomodi sul divano, batti con la mano sul cuscino,
invitante (“qua, Fuffi!”); io esito, chissà perché.

Se non volevo venire,
potevo anche restare a casa, col gatto sulle ginocchia e affrontare
serena la vecchiaia. Senza saper niente di vibratori, né di biondini un
po’ pelati che mi porgono una tazza.

Oddìo, che è? Cioccolata. Setosa e profumata di vaniglia, nonché di
qualchecosaltro che individuo solo al terzo sorso. Rum, porca troia.
Bevi e mi sorridi sopra l’orlo della tazza. Io mi abbarbico alla mia, e
cerco spasmodica di tenere viva la conversazione.

Tu, figurati. Sorridi,
mi
versi un altro po’ di diabolica bevanda. Ho la bocca foderata di
dolcissimo veleno. Manco lo schienale, e mi accascio semisghemba sui
cuscini. Ti siedi ai miei piedi, mi prendi la tazza. E poi tutte e due le
scarpe, sfilandole una alla volta, senza mollarmi con gli occhi.

“Comoda?” (eh, comenò, ora mi addormento pure)
Ti alzi e sparisci alle mie spalle; la luce ora ha toni da acquario
tropicale, macchie di buio si allargano, scivolando dagli angoli.

Ho
caldo, il rum, probabilmente. Ma anche no. Chiudo gli occhi. Un oggetto
tiepido mi scivola lungo il collo. Non voglio guardare.

“Ehi, apri gli occhi. ” (ecco, appunto)
Nella luce bluastra della stanza un oggetto scintilla freddo nella tua
mano. Sono quasi delusa. E’ una sorta di cilindro satinato, argenteo,
che somiglia a un portapenne, e ricorda un cazzo solo per calibro e
lunghezza. Se lo sapevo, evitavo tutto sto cancan e rimanevo in ufficio
a contemplare l’Uniposca indelebile blu, che mi sa che era lo stesso.

“Toccalo. “

L’attrezzo è gradevole al tatto: tiepido (dài: l’hai scaldato prima? nel
microonde?) e liscio senza essere scivoloso. Lo reggi dalla base, mi
trovo ad accarezzarlo con tutte e due le mani, provo a stringerlo, a
meneggiarlo come se fosse vero. Non è molto convincente; molto
meglio i tuoi occhi che mi ridono in faccia, mentre ti avvicini. Mi baci,
solo il labbro inferiore, mentre mi appoggi il portapenne al collo.

La
gola mi vibra, dolcemente, senza rumore, e la tua bocca mangia la mia,
piano. Chiudo di nuovo gli occhi, mentre continui a baciarmi, e
passeggiarmi ‘sto accidenti di tubo sulla pelle, sempre più giù.
Sento i bottoni cedere, slacciarsi, la camicia scivolarmi dalle spalle. La
mia pelle è percorsa da brividi meccanici e da tremori maledettamente
reali; la tua lingua segue una traiettoria che si incrocia e diverge,
capricciosa, da quella del tubo, ho la gola, le tette tremule e bagnate,
e
sempre più caldo.

Intingi un dito, poi due, nella mia bocca; ci stropicci i miei capezzoli,
quasi meditabondo. Mi manca un po’ il fiato. Uno, due respiri
profondi, e l’ossigeno finisce di ubricarmi per bene. Tiro indietro la
testa, ti offro la gola, le tette umide e tremanti, tipo vittima al
sacrificio.
Ora il diabolico aggeggio staziona dalle parti del mio ombelico scoperto:
la tua lingua continua ad esplorarmi qua e là, capricciosamente,
bocca collo tette e adesso pancia, maledetto te.

Così, tanto per darmi un tono, ti sbottono la camicia: odore di limone e
muscoli lisci ma duri, sei magro ma ben fatto, porca miseria. Tiro in
dentro la pancia, proprio mentre stai iniziando a mordicchiarla, vibro e
vengo risucchiata fra i tuoi denti, sempre più in basso, e zio fanale,
com’è come non è, mentre fuori è ormai notte e il divano mi inghiotte
(notare la rima) son qui che scalcio quel che resta delle mie mutande.

Eh ben, ci siamo: chiudo gli occhi, non ce la faccio, ‘sto eros
semi-cyborg ancora non mi convince, e invece. Invece sento solo dita e
lingua, uno scalpiccìo umido e irresistibile fra le cosce aperte, baci e
morsi e carezze lente e spinte, morbidissime, tremanti spinte contro la
mia passera, spinte DENTRO la mia passera, porca la miseriaccia porca, sei
qui che mi baci e mi scopi col portapenne e manco me n’ero accorta.

No, mi
pare solo che la mia carne, e la mia testa soprattutto, siano solo un
tenerissimo, tremolante budino in cui affondi la bocca, e
le dita, e, ma sì, anche un cucchiaio, un magico cucchiaio vibrante che
scava, scava, mi scava fuori sospiri e piaceri.

Spalanco gli occhi, sulla tua schiena nuda e bluette, sputando un po’ di
anima e di fiato, e mi dico che in fondo, la vita del collaudatore
mica ha da essere così male.

.

Esordi BSX a 15 anni…..

Da adolescente facevo nuoto con frequenza quasi giornaliera per recuperare una postura sbagliata.
La piscina era frequentata da pallanuotisti..i semi professionisti avevano dai 25 ai 30anni..
Contrariamente al “pensiero comune” la piscina è un ambiente molto molto gay..
A causa dei miei orari di studio intensi, mi trovavo negli spogliatoi spesso con il turno serale dei pallanuotisti.
Avendo spesso la testa tra le nuvole mi attardavo e spesso rimanevo tra gli ultimi ad uscire..
Non ho un ricordo di cosa kakkio facessi tutto quel tempo per prepararmi ma sta di fatto che ci mettevo un’oretta buona..
Ricordo però che guardavo i loro corpi perfetti e scolpiti con qualcosa in più della normale invidia!
A metà inverno mi era capitato più di una volta di subire episodi di “nonnisno”..tipici degli ambienti sportivi agonistici..
Io poi ero davvero giovane..tra i 15 ed i 16 anni..ovviamente ancora più che palesemente vergine..
Tra di loro, credo tra i più grandi, c’era un ragazzo antipaticissimo e borioso..
Purtroppo mi aveva preso di mira e forse aveva anche notato che io (involontariamente spero) li guardassi tutti un pò troppo e con insistenza attirato da quei corpi perfetti e da quei maestosi uccelli!
Iniziarono gli “sfottò” un pochino più pesanti e iniziarono a prendermi in giro per il fatto che fossi ancora vergine in quanto il mio pisello non penzolava libero fuori dalla sua guaina ma era ancora chiuso come un bocciolo prematuro ahimè..
Arrossivo..mi agitavo..tentavo di rispondere alle loro “battitacco”..ma alla fine “subivo”..ogni giorno di più..
Una sera..mi bloccarono nella doccia..tipo quelle scene dei film americani dove poi fanno qualche terribile scherzo al malcapitato di turno?
Bè qualcosa del genere..ma con un finale diverso..
In due mi tennero fermo nella doccia e lui, questo rompipallefacciadikazzo, mi allargò le gambe e prese il mio tenero pisello tra le mani..
Iniziarono a schernirmi dicendo che erano settimane che li fissavo insistentemente (io guardavo più che altro le loro spalle enormi e dritte..)..mi strinse l’uccello tra le mani ed iniziò a palparlo..io non mi scomposi e rimasi praticamente immobile..nè gridai né detti di matto..staccai semplicemente la mente dal corpo (certo del fatto che in un luogo del genere avrebbero solo cercato di spaventarmi)..
Lui si mise insistente ad armeggiare con il glande tirando giù la pelle del pisello..
Pizzicava con forza la cappella e uno dei due che mi tappava la bocca in modo cmq maldestto mi infilò due dita in gola..
Ero fermo..bagnato della doccia..i vapori rendevano l’ambiente umido e caldo..
Iniziò con un accenno di sega a due mani..tipo prima una e poi l’altra..
Il pisello ovviamente non rispondeva alle loro insistenti manovre..
Poi lui dall’accappatoio fece spuntare il suo boa e come per mostrarmi quanto fosse più MASKIO di me iniziò a menarselo dicendo di fissarlo attentamente..iniziò a raccontarmi di quante fike e culi avesse rotto con quella mazza..e quante pupe si fosse portato a letto a differenza mia!!
Mi stava umiliando..insultando..ma non avevo ancora capito cosa mi sarebbe successo..
Quella sua mano me la fece annusare..non c’era alcun odore perché anche lui era fresco di doccia..ma quel gesto..quel maledetto gesto provocò in me una sorta di sussulto nelle parti basse..ebbi un’erezione immediata..fulminea..il pisello diventò dritto e duro duro..
Se ne accorsero tutti..mollarono un attimo la presa quasi sorpresi anche loro!!
Poi il bullo..riprese il mio pisello in mano e disse a tutti che mi ero eccitato!!
Gli sguardi cambiarono..i loro occhi diventarono occhi di predatori..ed io sentii che stavo per diventare la loro preda!
Ripartirono le offese..e FINALMENTE iniziò a segarmi di nuovo..questa volta per davvero..
Provai una sensazione di felicità..sentii quasi le farfalle allo stomaco..
Lo strinsi a me più forte che potetti..aggrappandomi a quelle braccia di MASKIO!
Io chiusi gli occhi a memoria..ricordo vagamente..ero eccitato..avevo anche il pisello umido da una sorta di preeiaculazione!!
E mi ritrovai con il pisello sempre più rigido nella sua mano..
La sega divenne reale e fatta bene..
Si avvicinarono tutti..tutti attorno a me..quasi fossi la loro “vittima sacrificale”!!
Sentivo i loro enormi corpi vicino a me ed in quel fastidioso caldo umido mi lasciai così andare..
I loro UCCELLONI erano così vicini..ma così vicini che sembrano ancora più grandi!!
Un attimo prima..solo un attimo prima che io venissi..lui arrestò la sua mano ed interruppe il “mio piacere” di colpo!
Mi disse che avrei dovuto continuare da solo..e mi fece rendere conto che ormai..fino a quel punto ci ero arrivato da solo..perchè da diversi minuti non mi tenevano più con la forza..ero rimasto lì di mia volontà!
Mi fecero girare verso la doccia..mi piegai in avanti un pochino e completai quell’opera di perversione davanti a loro..
Feci uno spruzzo pazzesco sotto i loro gridolini di apprezzamento!
Poi uno ad uno mi accerchieranno con le loro maestose minkie in mano e mi infilarono in successione le loro cappelle in bocca..
Fu così che andò..li sbokkinai tutti..uno dopo l’altro mi inondarono la bocca, il viso ed il petto..
Fui bravissimo..a mio agio..in un ruolo che avevo intravisto solo sulle riviste porno..
Ma invece di una pornodiva ero stato IO a farli godere..io..un ragazzetto allora esile e timido li aveva fatti GODERE TUTTI..wow!
Fui felice di questo..appagato..soddisfatto di vare il loro seme bollente che mi colava addosso!
Poi rientrai in doccia..aprii l’acqua e aspettai che tutti loro fossero andati via prima di uscire!
Fu una nottata complicata..ma strana..ebbi modo di agitarmi in preda a “colpe e timori” che non avevo per poi lasciare andare in due seghe assurde sul ricordo di quanto successo..
In quella piscina non ci tornai più..
Quella fu la mia prima esperienza bsx, anzi gay..da quel giorno capii che prima o poi mi sarebbe tornato il desiderio di CAZZO e di MASKIO FORTE e VERO..
Ho atteso per anni ed una volta sposato con Valeria finalmente ho potuto dare libero sfogo alle mie pulsioni..condividere con LEI la passione per il CAZZO è stato liberatorio!
Ci piace il CAZZO..si lo ammettiamo!!!!
Lo adoriamo!!!.

Padrone III

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Si sentiva dal tono spento della sua voce che quell’augurio non le avrebbe cambiato l’umore di una virgola. I giorni in cui arrivava felice ed anche un po’ eccitata a lavoro, i giorni in cui un biglietto semi anonimo le mutava completamente la giornata sembravano lontani anni nel suo passato ed invece non era neanche conclusa la settimana che si era aperta col biglietto di rimprovero. Lo aveva gettato come gli altri, ma lo aveva ripeshito dal cestino della carta ed ora lo portava sempre con sé, di tanto in tanto lo riprendeva, a volte rileggeva, a volte recitava a memoria ciò che c’era scritto, sempre con un’aria colpevole.

Era colpa sua se il gioco si era fermato, ci sarebbe potuta arrivare lei stessa che Padrone stava a significare che era solo lui che poteva avere iniziativa ed invece lei era uscita dallo schema ed ora tutto era finito.
Con questi pensieri arrivò alla sua postazione. Neanche la foto di Momo riusciva più a farle alzare l’angolo delle labbra in un accenno di sorriso. Ora la sua unica preoccupazione, il suo pensiero era trovare di nuovo un bigliettino.

Guardava ogni mattina nel solito cassetto, provava a cercare anche negli altri cassetti, tra i fascicoli, dietro le cose, dappertutto, senza riuscire a trovare nulla. Controllava anche dopo la pausa pranzo, quando tornava alla sua postazione, cominciò a controllare ogni volta che tornava nel suo angolino, anche se si era allontanata per pochi minuti. Non riusciva a fare a meno di cercare quel pezzettino di carta, quelle lettere fiorate con un nuovo ordine.
Aveva sempre al collo il foulard, lo accarezzava spesso, lo annusava anche cercando di percepire ancora il profumo di quando era nuovo nella shitola ma ormai era quasi del tutto scomparso, soppiantato dal suo stesso profumo.

Aveva provato a non indossarlo più, ma la sensazione della pelle del collo nuda ed esposta non le piaceva più, si sentiva più protetta sapendo di averlo al collo.
Era sabato, mezza giornata prima del week end che già le appariva desolato. Macchinalmente, quasi senza speranza andò al cassetto, lo aprì e finalmente trovò un bigliettino. Quasi non ci credeva, pensava che fosse stata la sua voglia di trovarlo là che glielo faceva vedere ed invece c’era.

Lo prese, era intimorita da un altro rimprovero ma al tempo stesso era felice di avere di nuovo il contatto con Padrone. Annusò la carta prima ancora di aprirla, sapeva di buono e in cuor suo già sapeva che dentro c’era scritto qualcosa di buono. Lo aprì

Mai più capelli legati.
Padrone

Finalmente! Era felice, quasi estatica nel ricevere di nuovo una frase del genere. Stava sorridendo da così tanto che ora gli zigomi cominciavano a farle male.

Con gli occhi fissi sulla scritta alzò senza pensare la mano destra, la portò in cima alla nuca e infilando l’indice tra le spire dell’elastico lo tirò via lasciando che i capelli le cadessero sulle spalle, li sentì tintinnare come pioggia fine sulla camicetta. Gettò senza cura l’elastico nella spazzatura, si sedette ma rimase a fissare il foglietto a lungo.
Le piaceva avere i capelli lunghi, le davano un senso di femminilità tipica dei tempi passati, ma fin dall’università si accorse che erano poco pratici per una vita movimentata così li teneva raccolti per la maggior parte del tempo, sciogliendoli solo per uscire la sera o per gli appuntamenti col ragazzo… quel bastardo, bugiardo, traditore.

Ormai erano quasi due anni da quando lo aveva cacciato a calci fuori dalla sua vita. Con quell’ultimo sforzo quasi strappò via anche il suo cuore e da allora non si sentiva più in vena di far risaltare la sua femminilità, l’unico maschio della sua vita era Momo ed a lei stava bene così.
Ma ora c’era quell’ordine, non sarebbe stato troppo difficile da seguire e poi non voleva più ricevere un rimprovero, era sempre stata una ragazza diligente e non ne aveva mai ricevuti, neanche da piccola.

Anche se ormai era grande il rimprovero ricevuto l’aveva abbattuta completamente, era nervosa, non sapeva cosa fare, non sapeva come poter stare meglio ma ora, col nuovo biglietto, tutto era tornato sereno, si sentiva sollevata, quasi felice.
All’uscita dall’ufficio non andò a casa, bensì dal parrucchiere, l’altra comodità di tenerli legati era che poteva trascurarli più a lungo ma ora non poteva più essere così e poi, sì è vero, voleva fare piacere a Padrone, voleva che dimenticasse che era stato costretto a sgridarla.

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Chissà se il vigilante si sia accorto del cambiamento di Rossana. A lei non importava, a lei importava solo di seguire il gioco, seguire gli ordini e fare in modo che Padrone non la sgridasse più. Era felice, si vedeva, si sentiva dalla voce, lo si percepiva dalla sua sola presenza. I capelli sciolti ondeggiavano ad ogni suo passo, di tanto in tanto le accarezzavano le guance e per lei quella rappresentava la carezza di Padrone, le piaceva la sensazione e la faceva sorridere ancora di più.

Si sentiva bene, anche se prima d’allora andare a lavoro senza legare i capelli le sembrava di presentarsi in disordine ora invece non le importava, si sentiva comunque a suo agio nel percorrere gli uffici rivelando di nuovo parte della sua femminilità.
Arrivata alla sua postazione salutò con un sorriso la foto di Momo e poi si diresse subito al solito cassetto. Per tutto il week end, mentre si abituava alla ritrovata libertà dei suoi capelli, mentre si specchiava in continuazione chiedendosi se la nuova acconciatura sarebbe piaciuta a Padrone, aveva fantasticato su cosa poteva contenere il nuovo bigliettino, ma più di tutto voleva essere elogiata, aveva ubbidito immediatamente, aveva fatto di più di quello che le si chiedeva, voleva dimostrare di essere diligente e desiderosa di continuare il gioco.

Aprì il cassetto, nessun biglietto, ma c’era di nuovo il piattino con il tovagliolo di lino grezzo. Riconobbe subito cosa c’era sopra. Come quando spezzò la matita ricevette una caramella, ora anche, ma erano tre, rosse, sempre quelle della confezione con la rana, il lampone, il suo gusto preferito, quello che teneva da parte per gustarlo alla fine. Ne prese una, l’annusò e ricordandone perfettamente il sapore la mise in bocca e la lasciò sciogliere completamente.

Era felice, era appagata, si sentiva capita ed apprezzata, del resto qualcuno aveva cominciato tutto quello, conosceva i suoi gusti e voleva valorizzarla coi suoi regali. Prese un’altra caramella, si rilassò sulla sedia ed iniziò a lavorare un po’ più tardi del solito.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

STORIA IN AUTOGRILL 1

Siamo a luglio e sono stata invitata ad un matrimonio, per raggiungere il ristorante ci tocca fare circa 10minuti di autostrada dalla chiesa.
C’e un caldo infernale l aria condizionata non funziona molto, il sudore ha un po sciolto il trucco..mentre percorro l’autostrada vedo in lontananza un autogrill, guardandomi nello specchietto retrovisore mi accorgo del difetto al trucco e accosto… provo a sistemarlo ma niente…ho bisogno di un bagno.. scendo dall’auto 40 gradi di sole spezzano il respiro… (ah già il mio abbigliamento giusto… vestito nero lungo dietro corto avanti con le bratelline scollo a cuore e cinturina sotto il seno…tanga e autoreggenti colorcarne orecchini pendenti (8) e collana con ciondlo a forma di R… pochette con catenina tracolla).

Entro in autogrill..mi avvicino al bancone dei caffè (dove ci sono una 10ina di signori che bevono il caffè e mangiano, appena mi avvicino al bancone si girano tutti a fissarmi)chiedo al barista:

io: Scusi, è possibile utilizzare la toilette??
Barista: Certo..si si…infondo a sinistra trova le scale scende e lo trova li
io: grazie mille
(scendo al bagno mi risistemo il trucco faccio anche la pipi e risalgo)

Ripasso dal bancone dei caffè faccio per andare verso la cassa..e si avvicina un signore…sulla 50ina:
Lui: Eh ma dove ce ne andiamo cosi tutta bella preparata?!?Permette?!? Roberto piacere (mi porge la mano)
io: Ehm piacere Rita…beh sono stata ad un matrimonio di un amica..ora mi aspettano al ricevimento…
Lui: ah ma va già via?!? su dai si faccia offrire qualcosa prima…(e fa un cenno ad un altra persona che si avvicina) vero Marco?
Marco: mah si dai resti un attimo qui tanto gli sposi sicuramente faranno le foto..Permette?!? Marco piacere..

E mentre parliamo mi deviano verso i tavolini (dicendomi di non farmi pregare per prendere qualcosa e mi fanno sedere)

Roberto: Allora io sono Roberto e lui e Marco…siamo in giro per l italia…(indica fuori 2 camion) vedi il rosso e il mio il blu e di Marco…
Marco: e tu? bella signorina cosa fai di bello oltre andare a matrimoni?? (sorride ironico)
Io: Sono studentessa di legge…ma ho quasi finito… (intanto arrivano dei drink ordinati da loro)

li beviamo e chiacchieriamo..una mezz oretta… a un certo punto ricordo ai 2 che si è fatto tardi mentre mi alzo:

Marco e Roberto si guardano e mi chiedono hai mai visto l’interno di un camion??
(un po incuriosita) rispondo di no…e
Marco: Allora devi vedere quello di Roberto sembra un astronave dentro..
Io: è davvero tardi devo andare…
Roberto: Dai che ci vuole 5 minuti e poi vai via…

Esco a braccetto con loro…(mentre altri dentro li guardano invidiati)

Arriviamo sotto al camion e Roberto apre la cabina e sale prima di me per aiutarmi a salire mentre Marco mi aiuta da sotto…siamo tutti e 3 nel camion e Marco si chiude la portiera dietro e dice ahahah Roberto ora possiamo partire…

Mi mostrano lo stereo le luci che si abbassano il letto dietro ai sedili…e abbassano anche le tendine dei vetri…

ora iniziavo ad avere un po di paura…i due si avvicinano e iniziano ad annusarmi i capelli…
Che buon profumo dicono quasi in coro…sai che sei bellissima…(mentre mi accarezzano le braccia tirano le spalline del vestito sulle braccia…)iniziano a baciarmi il collo mentre mi palpano le cosce…
Ragazzi devo andare..dai fatemi andare…
Roberto: dove vai?? ora sei nostra.. (e mi tira giù il vestito)
Marco: cazzooo Robe te lo dicevo ke aveva 2 kili di tette e ke non portava il reggiseno sta zoccola(e iniziano a succhiarmi i capezzoli mentre mi portano le mani sui loro cazzi duri)massaggia questi ora…

Passando le mani sui loro cazzi gonfi mi rendevo conto che erano durissimi ma anche dotatissimi (22-24 cm)

Mentre succhiano i capezzoli da sotto mi sfilano il vestito…

Roberto si stacca dal seno: Pure il tanga cià mmm (e me lo strappa via )

continua.

ANGELO, IL CAMIONISTA- seconda parte

Angelo, con ancora il cazzo a mezz’asta e gocciolante di sperma, prende dalla cabina un sacchetto con dentro una saponetta. ” Noi del sud ci laviamo alla vecchia maniera” disse. E allentando il tappo nero della sacca d’acqua , con mio stupore da sopra le nostre teste uscì un getto come se fosse una vera doccia. E visto che io ero quello più inzuppato dei due, mi invitò per primo a lavarmi. L’acqua era stranamente fresca, malgrado la calura del giorno.

” come mai si è mantenuta così fresca?” Chiesi. E lui mi fece notare che il suo era un camion frigo, perché trasportava prodotti freschi , frutta, verdura. Ed aveva appena scaricato la merce a Venezia su una nave da crociera. Il camion era vuoto. La temperatura dell’acqua era splendida, ancor più le sue mani che mi insaponavano il corpo. Iniziando dalle spalle, prima sul davanti, quindi scendendo sul mio torace, le ascelle, le braccia, la panza.

Quando arrivò al mio pube avevo ancora il cazzo duro, ma non se ne preoccupo’, anzi lo insaponò per bene, comprese le palle. Così bene che mi fece una sega facendo scivolare la mano sul mio cazzo e l’altra mano sulle palle. Si accorse che mi piaceva e facendomi l’occhiolino continuò a insaponarmi l’uccello. Io sono circonciso, percui la sua mano che mi scivolava sulla mia cappella mi faceva godere da matti. ” Ti piace eh porcone?” Mi chiese.

“Oh siiii continua che mi fai sborrare!” Risposi. Lui continuò sempre più velocemente finché gli schizzai addosso. ” Ecco ora siamo pari!!!” Disse ridendo. Poi si abbassò e scese giù passando il sapone tra le mie cosce. Allargai un po’ le gambe , e quando arrivò alle caviglie mi disse di girarmi. Questa volta sali’ dalle gambe fino al culo. Si fermò. Appoggiò la saponetta a terra e mi chiese di piegarmi un po’ in avanti.

Mi misi a 90 gradi , e lui con le mani mi afferrò le chiappe pelose e mi apri il culo. ” Ma quanto pelo hai? Vediamo se riesco a trovarlo..ah eccolo qua!!!! ” e con immenso stupore iniziò a leccarmi il buco del culo, ancora odoroso e sudato. E Angelo sapeva come leccare un culo, lo sapeva bene!!! Chissà quante fighe avrà mangiato nella sua vita. Perché il suo era un leccare tipico degli uomini etero , delle slinguate piene e lunghe, e quella particolarità di succhiarti il buco come se volessero tirar fuori qualcosa.

E la sua barba che mi strusciava apposta col mento in mezzo alle chiappe e sul buco dilatato!!!! Era padrone di quel che faceva, esperto linguista. Sentendomi gemere come una troia mi disse ” Scusa ma non potevo non mangiarti la figa prima di lavartela. Anche a me piacciono gli odori forti. ” poi mi insaponò il culo, o meglio dentro il culo, visto che entrò con almeno tre dita nel buco!!! E continuò a ravanare per un bel po’, finché senza chiedere il permesso mi inforco’ di netto col suo cazzo!!! Lanciai un urlo che rimbombò tra le mura dei capannoni abbandonati!!! ” Ehi, ti ho fatto male? Scusami, se vuoi mi tolgo!!!” Disse.

” No, no, lascialo pure, ma dammi qualche secondo per abituare l’ano alla circonferenza del tuo cazzo!!” Perché Angelo non aveva un cazzo di 25 cm, ma aveva un cazzo molto, molto grosso e duro. ” Appoggiati al camion con le mani , così non ti fai male alla schiena!!” Che premuroso!! Mi appoggiai proprio sotto la doccia, l’acqua scorreva lenta, ma mi piaceva il contrasto tra il fresco dell’acqua e il calore del suo cazzo dentro di me.

” Dimmi quando sei pronto” aveva fretta di trombarmi il maschio arrapato. ” Inizia pure , ma sappi che a me piacciono le maniere forti. Schiaffeggiami il culo mentre mi monti, e spaccami in due come un melone!!!” Senza mezzi termini. ” Ah bene, la signora ha qualche altra richiesta prima che inizi?” Chiese ironico. ” Beh visto che me lo chiedi, per caso tu fumi?” Muovendo il mio culo per far entrare il più possibile il suo cazzo.

Rispose guarda caso di si. ” Se mentre mi fotti fumi una sigaretta mi fai diventare ancora più troia!!!” Dissi. ” guai a te se ti muovi!!”mi ordinò. E sfilando il cazzo dal mio culo, andò verso la cabina e prese un pacchetto di marlboro rosse e un accendino. Chiuse il tappo della doccia, mi appoggiò pacchetto e accendino sulla schiena. Mi impalò di nuovo, questa volta sentii chiaramente le sue palle appoggiate alle mie, e pronunciò questa frase ” Dio mi è testimone!!! Questo pacchetto è a metà, dieci sigarette esatte.

Io ora ti monto come un toro e tu sei la mia vacca, e finché non resterà neanche una sigaretta nel pacchetto io non mi fermerò!!!” Suonò come una minaccia!! ” Ok ci sto!!!” E che altro potevo rispondere? Inarcai la schiena, ben saldo al camion, Angelo si accese una sigaretta, posò di nuovo pacchetto e accendino su di me e disse con accento del sud ” e mo’ so cazzi tuoi!!! Prima sigaretta!!!” E iniziò a schiaffeggiare le mie chiappe e a muovere il cazzo avanti e indietro.

Sentivo il fumo della sigaretta, ma ancor di più sentivo il culo bruciare ad ogni sberla, forte a mani aperte, Ci andava giù pesante, tanto che nemmeno mi accorsi che lasciava cadere la cenere tra le mie chiappe. ” Volevi essere la mia troia? Ti sto accontentando o vuoi di più?” Beh mancavano ancora nove sigarette, se continua così mi rovina, pensai. Ma da zoccola che sono risposi che volevo di più. Allora Angelo fece una cosa che nessuno mi aveva mai fatto prima.

Tolse per un attimo il cazzo dal mio culo, spense il mozzicone e me lo infilò su per il culo e subito dopo ci rimise il cazzo. ” Secnda sigaretta troia!!” E ripete’ la stessa scena, però con più irruenza. Questa volta sentivo perfettamente il suo cazzo strusciare tra le pareti del mio ano. Sempre più duro. Lo tolse e mi infilò su per il culo il secondo mozzicone di sigaretta, per poi ripomparlo dentro di nuovo e continuare a stuprarmi.

Angelo mantenne la parola!!! Mi trombo’ finché il pacchetto fu vuoto, e il mio culo pieno di mozziconi di sigaretta. Mi sborro’ dentro, e rimase così senza tirarlo fuori. ” Ti è piaciuto troia? Ora ti chiederai come farai a far uscire le sigarette dal culo vero?” Risposi di si a tutto. Allora mi afferrò per i fianchi e con il cazzo ancora duro , lo spinse ben infondo e fece dentro di me una pisciata calda che mi sentii bruciare dentro.

Ne fece un bel po. Poi dicendomi di stringere il buco fece scivolare fuori il suo uccello. Mi fece accucciare come se fossi seduto su un cesso, mi prese per le mani e mi disse ” Spingi fuori tutto !!!” E con uno sforzo deciso buttai fuori dal culo tutto quello che avevo dentro di me. Piscio, sborra, schiuma del sapone e i mozziconi di sigaretta, tutto per terra. E mi alzai. Subito Angelo conto’ i mozziconi ed erano otto!! Ne avevo ancora due dentro.

E ora come si fa? Chissà dove erano andati a finire, dopo tutto quello stantuffare!! ” Tranquillo, ci penso io!!!” Disse. E mi infilò due dita così a fondo che sembravano lunghissime. Le sentivo ravanare sul per il culo, finché Angelo esclamò ” fatto!!!!” E tirò fuori le dita con i due mozziconi di sigaretta, o quel che ne restava. Mi sentii sollevato. E potei rilassarmi e pensare alla splendida trombata appena ricevuta. Angelo finì di lavarmi e poi fu il mio turno.

E successe di tutto!!! CONTINUA.

Un gran bel dubbio

Premessa con Davide e Paola (nomi cambiati) ci conosciamo da parecchi anni e oltre ad essere una coppia scambista da privè (dove comunemente non vado) sono anche i proprietari di un casone sul mare dove organizzano talvolta delle cene che spesso si trasformano in enormi mangiate di pesce (Davide è peshitore) e poche volte in splendide orge. Quello che però è importante è che siamo amici.
Davide sempre un po’ fuori, anzi molto fuori dalle righe con parole e fatti, Paola invece molto più sulle sue ma quando vede una donna o un gruppo di cazzi e non deve pensare ai figli o ad altri mille impegni, si sextena.

Pochi giorni prima di capodanno ricevo una telefonata da Davide che mi invita da loro per festeggiarlo assieme, cenone in 12, quattro coppie e un singolo oltre a me, figli fuori dalle palle, pesce, musica e sesso.
Programma allettante ma ero già impegnato con amici in montagna.
Il 2 Gennaio lo sento per “la buona continuazione” e per sapere come era andata, chiaramente il pesce era Moby Dick, ovviamente peshito da lui, il prosecco era l’intera produzione di Valdobbiadene e l’orgia conseguente era durata per un mese con salti dall’armadio e acrobazie varie.

Peshitori si nasce non si diventa, comunque il 3 dovevo essere da loro per finire gli avanzi visto che il congelatore era pieno di pesce ma quante balene esistono in Adriatico?
Verso le 19 arrivo, Davide nella tettoia per all’accensione della griglia con la solita bottiglia di birra, ovviamente da 66cl quelle più piccole non le conosce e Paola nel capanno che apparecchia la tavola con Lorena e Gianni (vecchi amici anche loro).

Entro.
Il racconto della serata cambia: pesce si ma comprato a parte due sardelle peshite da Davide, prosecco tanto, sesso niente a parte qualche autoreggente e qualche gnocca all’aria.
Super canzonatura a Davide che già sapeva è nel suo essere l’esagerare solo per poi riderci sopra per poi riesagerare di nuovo. E’ fatto così.
Alle 20 circa arrivano gli altri che praticamente conosco tutti meno che Stefano e Teresa nuovi entrati nel gruppo, con lui molto effemminato e lei un po’ troppo castigata per i miei gusti.

La cena viaggia bene con Paola e Lorena che si divertono a mostrare la dimenticanza di non aver indossato l’intimo.
Il cazzo sale ma la cena finisce senza un nulla di fatto, però il pesce ottimo, complimenti alla pescheria.
La gente va via ma Paola mi trattiene a sparecchiare assieme a Stefano e Teresa.
Davide si porta Teresa a vedere la griglia e a dargli una mano a mettere a posto.

Mentre Stefano lava i piatti chiedo, sparecchiando a Paola chi sono, mi spiega che vanno anche loro nella parte naturista della spiaggia a prendere il sole e che talvolta lui va nella pineta a caccia di cazzi da succhiare mentre lei è più riservata ma quando si sextena è più troia di lui, anche tre in un pomeriggio.
Finite le incombenze, Paola mi prende per mano e mi dice “vieni che voglio farti il regalo di Natale che non ti ho fatto” e mi porta su nell’unica camera del capanno e mi spiega:” spogliati e distenditi sul letto a gambe larghe e aspetta, per nessun motivo devi accendere la luce, né toccare né parlare, vado a preparami” ed esce.

Obbedisco ed al buio con il cazzo dritto aspetto, la porta si apre e mi sento prendere in bocca il cazzo, lo lecca, lo bacia e mi succhia le palle poi incomincia.
Lo succhia sempre più veloce stringendo con le labbra l’asta e muovendo la lingua sulla cappella, sto per esplodere, la tentazione di afferrare la testa e schiacciarla sul cazzo è tanta ma non lo faccio, poi la porta si apre di nuovo ed entra un’altra figura ma sono troppo impegnato a sborrare per curarmi di lei.

Sento la sborra che viene deglutita mentre il ritmo del pompino si smorza per farmi godere al massimo.
Con il cazzo mollo al buio rimango disteso mentre entrambe le figure escono.
Dopo un veloce passaggio in bagno scendo e trovo Paola sorridente e Stefano pure, li guardo e le sorrido sussurrandole ad un orecchio:”sei stata fantastica” Paola si mette a ridere: “sei sicuro che sia stata io?” piccolo soprassalto:” certo, che sei stata tu” ride di nuovo “sicuro?” Stefano interviene con l’unica frase che non doveva dire :”hai un bel cazzo”e torna a voltarsi per mettere via i cd.

Faccio finta di nulla poi passati alcuni minuti, guardo l’ora e visto che è piccola Saluto e mentre esco Paola mi dice :”uno guardava e uno succhiava, chi era chi non te lo dico neanche se paghi comunque com’era il pompino?” “fantastico, grazie ma siete proprio stronzi, dai eri tu, vero?”
Uscendo senza risposta passo da Davide a salutare ma era troppo indaffarato a scopare a pecorina Teresa e a gridarle “troia” per rispondermi
Tornando a casa ho provato e riprovato a cercare di capire chi me lo avesse succhiato ma niente e pure Davide l’indomani non me lo ha saputo dire o meglio voluto.

Comunque chiunque sia stato, veramente notevole
PS
Spero Paola.

IL MIO PLUG

Prima di iniziare per quelli che non sanno cosa sia un plug anale andate a vedere una mia foto qua. Il mio plug ha un nome, o meglio io gli ho dato un nome. Per tutto quello che ha subito e gli ho fatto passare il nome che più lo rappresenta , a mio avviso chiaramente, è SPARTACO!!! Nome che mi ricorda un gladiatore romano, maschio e cazzuto. Io amo il mio Spartaco. Ricordo come fosse ieri la sera che entrò a far parte della mia vita , e non fu il solo posto in cui entrò !! Non sapevo cosa fare e avendo già un reparto giochi ben fornito , decisi di prendere la macchina e andare a fare visita al mio amico Fausto, titolare di un piccolo sexyshop non lontano da casa mia, per completare la mia collezione con un oggetto che scandalosamente mi mancava: un bel plug !!! Arrivai al negozio, erano le 23 circa , e quando entrai Fausto, conoscendo le mie esigenze particolari, come di consueto chiuse il negozio, attaccando sulla porta un foglio con scritto VENGO SUBITO.

Se avesse scritto ” torno subito” sarebbe stata una menzogna!!!! Lo era comunque, anche se iin modo più veritiero, nel senso che Fausto non era un uomo che veniva subito, ma ci metteva un bel po’. Comunque dopo avermi salutato alla sua solita maniera, cioè togliendosi i pantaloni e restando col cazzo a penzoloni, e facendo lo stesso con me, lasciandomi a culo scoperto, mi chiese che cosa mi servisse. Risposi un plug.

E lui me ne fece vedere diversi , di diverse misure e materiali. Allora nel vedermi indeciso volle sapere su quale misura ero più indirizzato. Non ebbi esitazioni nel rispondere che la misura che stavo cercando era esattamente quella del suo uccello, che ritenevo di circonferenza perfetta. Al che lui mi propose di provarne qualcuno non prima di avermi messo il suo cazzo nel culo, in modo da trovare con più precisione quello giusto.

Mi sembrò un’ottima idea!!! Fausto, che aveva un occhio di riguardo per il suo cliente preferito approfittò per farmi provare un lubrificante nuovo che a detta sua non lasciava le mani unte o appiccicose. Ritenni cortese accettare il suo invito. Apri’ una confezione nuova mentre io gli stavo succhiando il cazzo per farglielo venire il più duro possibile. Mi lubrifico’ il buco del culo e mi infilo il suo grosso membro dentro il mio corpo.

Senza troppi movimenti, mi lasciò il tempo per memorizzare la circonferenza del suo pene, e quando gli dissi che ero pronto per provare il primo plug, lui tolse di colpo il cazzo dal mio culo e dopo un altra svelta spatolata di quel devo ammettere molto efficace lubrificante mi infilò di netto il primo plug. Ahia!!! che maniere Fausto!! Sempre il solito. Comunque convenni che quel plug non aveva la circonferenza che volevo.

Allora lo tolse con la stessa grazia che usò nel mettermelo. Mi fece provare il secondo. Niente , nemmeno questo era quello giusto. Nella sua immensa saggezza Fausto ritenne che fosse il caso di rinfrescare la mia memoria e mi impalò di nuovo il culo col suo pisellone. Questa volta avendolo prima ben lubrificato mi scopo’ , e bene direi, mi fece suo tra i vibratori e i dildo. Gli scaffali tremarono finché non si lasciò andare e urlò di godimento nel riempirmi il culo di sperma caldo.

Forza Fausto, proviamo il terzo plug!!! E finalmente lo trovai. Il mio Spartaco. Avendo il culo pieno di sborra decidemmo che era meglio che lo tenessi su, almeno finché non fossi arrivato a casa e potessi scaricare tutto lo sperma che avevo dentro di me. Quindi pagai, mi rivestii, e con Spartaco nel culo uscii dal negozio. Fui felicissimo!!!! Spartaco mi fece godere fin da subito!!! Quando salii in macchina e mi sedetti con Spartaco che spingeva dentro di me mi sembrò di essere in paradiso.

Tanto che neanche me ne accorsi che nel passare sula corsia opposta per dirigermi verso casa, una volante della polizia mi fermò. Proprio di fronte al negozio. Forse mi stavano aspettando, non lo so. Ricordo solo che quando mi chiesero patente e libretto mi accorsi di non avere il portafogli in tasca della tuta. Lo avevo probabilmente dimenticato da Fausto. Che gran casino. Quando spiegai al poliziotto che la patente non l’avevo con me, allora lui mi chiese cosa avessi comprato al sexyshop.

Non ebbi il coraggio di parlargli dì Spartaco. Tanto più che Fausto non mi fece nemmeno lo scontrino. Allora risposi che non avevo comprato nulla. E perché allora avevo tirato fuori il portafogli per poi dimenticarlo in negozio? La domanda fu più che lecita. Ma non ottenendo nessuna risposta, il poliziotto mi invitò a scendere dalla macchina. Fu allora che mi ricordai che il mio amico cazzone Fausto vendeva popper di sottobanco!!! E di sicuro il poliziotto volle accertarsi che io non avessi acquistato della droga.

Scesi e mi fece mettere di spalle con le mani dietro la nuca. Non fece nemmeno in tempo a perquisirmi che accadde l’inverosimile che tuttavia mi tolse da quella spiacevole situazione. Io indossavo un paio di pantaloni neri della tuta tagliati al ginocchio, chissà perché non misi gli slip quella sera. Io cercai con tutto me stesso e con tutta la volontà di stringere le chiappe. Ma complice tutto il lubrificante usato in precedenza e lo sperma di Fausto che spingeva , SPARTACO quella sera volle fare il suo debutto in società , e si lasciò scivolare fuori dal mio buco per poi cadere a terra passando da un lato dei miei pantaloni.

Si fermo’ proprio davanti agli stivali del poliziotto. Con tutta la sua imponenza, unto di sborra ma fiero, restò immobile finché con un calcio il poliziotto lo allontanò facendolo ruzzolare sotto la mia macchina, restai in silenzio ma preoccupato per il mio Spartaco. Finché il poliziotto non mi disse di andarmene , forse più scandalizzato e imbarazzato lui di me. Recuperai il mio amore da sotto la mia auto, e di fretta me ne andai verso casa!!! Durante il tragitto mi assicurai che Spartaco stesse bene e non avesse subito danni.

Fu in quell’istante che ci innamorammo l’uno dell’altro!!! Un amore vero, sincero, eterno. La nostra storia continua tutt’ oggi, e continuerà per tutta vita. Il mio grande amore, SPARTACO!!!.

Telefonata erotica

Lui: “Pronto”
La telfonista “pronto , ciao amore chi sei?”
“Sono Franco”
“Io sono Silvia. da dove chiami Franco?”
“Da verona “
“Io sono di Milano”
“Hai una bella voce, molto provocante”
“grazie amore, vuoi sapere come sono fatta?”
“Si”
“Sono alta 1,75 , mora , ho una terza di reggiseno , è una figa calda con un bel ciuffetto di pelo morbido, ti piaccio amore?”
” si che mi piaci”
“Bene son contenta , vuoi che ci divertiamo un pò assieme ?”
“Quand’è l’ultima volta che l’hai fatto?”
“Due giorni fa , e tu?” rispose Silvia
“Io sono due mesi.

Con chi l’hai fatto?”
“Con mio marito…”
“LO fai solo con lui?”
“Ma sai amore , io sono una maialina molto , ma molto vogliosa con mio marito la faccio due , tre volte alla settimana e negli altri giorni se mi viene voglia mi scopo qualcun’altro. Faccio male?”
“No, no fai bene anche la figa ha le sue esigenze …” disse Franco menandosi il cazzo
“E’ vero amore ! Menoo male che mi capisci ,penso che adesso a parlando con te mi sto iniziando ad eccitare… “
Franco interrompendola ” A me l’anno scorso in vacanza una sera sento bussare alla porta della mia camera e quando ho aperto mi sono trovato davanti una matura rossa…”
“Ah si’ e cosa voleva?”
“E’ entrata è mi ha infilato la sua lingua in bocca…”
“Woow! così subito e poi cosa è successo , dai dimmi che mi stai facendo eccitare ancor di più “
“ha cominciato a limonarmi come una furia e mi ha messo una mano sul pacco”
“che maialona continua amore che mi sto bagnando tutta…” soggiunse Silvia ansimante
“Ho tentato di togliere la sua lingua dalla mia bocca e lei mi ha detto sono due settimane che non scopo e non ce la faccio più a stare senza cazzo”
“E tu”
“Lei mi ha rifficato la lingua in bocca , io con una mano ho iniziato ad andarle sotto la gonnellina palpandole il culo”
“Era un bel culo ?”
“Si , le ho infilato una mano sotto le mutandine per abbassargliele e poi le ho strofinato una mano sulla figa che era già tutta bagnata premendo con un dito per entrarle dentro.


“bravo amore così si fa , io mi sto eccitando e tu ti stai eccitando mentre racconti?”
“ce l’ho come il marmo”
“dai continua allora che godiamo insieme” continuò silvia
“Lei con una mano mi tiro giù i pantaloni e le mutande e mi spinse sul letto, avevo il cazzo già duro; si tolse il vestitino che aveva indosso , il reggiseno e si sfilò le mutandine che erano già alle ginocchia , saltò sul letto a cavalcioni su di me , con una mano si infilò il cazzo nella figa e iniziò a scopare come una bestia, ad un ritmo indiavolato”
“Dai che bello continua amore che piace tanto , mi sto sditalinando la figa e tu menati il cazzo…”
“Io dopo poco con quel ritmo ho urlato che stavo per venire così lei si è levata il mio cazzo dalla figa e menandomelo mi ha fatto sborrare sulle sue mani che poi si è leccate tutte.


“Ma che puttanona , che bella avventura che ti è capitata , poi amore l’hai più rivista?”
“Non è mica finita lì ” ripose Franco
“Ma dai e cosa è successo ancora?” chiese Silvia.