Archivi tag: veloce

UN INVITO A CENA- IL MERCOLEDÌ

Tornato a casa non faccio altro che pensare all umiliazione subita. Eppure non mi sono fermato, ho continuato a succhiare il dildo fino a che non restasse una sola goccia, una minima traccia del suo sperma. Anche quando lui è uscito, non ho smesso, volevo, desideravo tutta la sua sborra. Sono davvero così troia come dice lui?? Eppure nella mia vita ne ho combinate tante, a volte ho fatto di proposito la troia perché mi piaceva.

Ma non me ne sono mai preoccupato. Lui è riuscito a farmi sentire diverso, una sensazione più reale. Possibile che a 44 anni scopro di essere davvero cosi troia? Vado a letto molto confuso. Mi giro, mi rigiro, ma non riesco a dormire. Guardo il telefonino e sono le due. Lo spengo. Prendo mezzo sonnifero e mi addormento. Alle sette la maledetta sveglia suona. Questa volta la lascio suonare più volte. Poi con calma mi metto seduto sul bordo del letto e guardo il cell.

Ho quasi paura ad accenderlo, ma devo farlo. Mi aspetto un suo messaggio, invece niente. Strano, eppure ero sicurissimo. Mah forse si è stancato o ha capito che non deve rompere di notte. Un po’ mi dispiace, ma perché????? Comunque faccio la doccia, mi vesto, e quando sto per uscire vedo una busta ai piedi della porta. Giuro che rabbrividisco!!! Il solo pensiero che sia un suo messaggio mi spaventa a morte. La prendo in mano, la apro e dentro trovo una foto!!! Riconosco il suo cazzo in primo piano.

Giro la foto e c’è un suo mess scritto
” Notte troia, sono le due e mezza. Come vedi dalla foto sono eccitato e la colpa è tua. Più tardi al lavoro, alle 9. 30 esatte , devi andare nella sala ristoro, troverai un cappuccino ancora caldo con una schiuma speciale. Bevilo tutto. Notte troia!!!”
Non so se sono più preoccupato del fatto che sto coglione è venuto alle due e mezza del mattino davanti alla porta di casa mia, o se qualcuno al lavoro potesse accorgersi del gioco perverso che Ioan aveva partorito stamattina!!!
Agitatissimo corro al lavoro.

Per due ore faccio finta di fare qualcosa , ma in realtà continuo a fissare l’ora. Alle nove e 28 minuti mi alzo e dico a mia sorella che vado a prendere un caffè. Corro verso la sala ristoro, non c’era nessuno. Vedo sopra il tavolo un cappuccino ancora fumante. Cazzo l’ho mancato per poco. Mi avvicino e prendo il bicchiere in mano. Lo osservo bene e noto chiaramente che non è schiuma quella che galleggia , ma una calda, bianca, densa, copiosa sborrata.

Non ci potevo credere!!!! Ioan aveva macchiato un caffè con il suo sperma. Non so cosa fare, se bere tutto o gettarlo via. Ed ecco che mentre ho il bicchiere in mano entra mia sorella
” Sei scappato via, non ho fatto in tempo a dirti di portarmi un orzo!!! Tu che hai preso” mi chiede avvicinandosi alla macchina dei caffè
” Un cappuccino, bello schiumoso!!” Rispondo e inizio a berlo, piano piano, finché finisce.

Uno dei migliori cappuccini della mia vita!!!! In qualche modo è riuscito a farmi fare la troia anche stamattina.
Mentre mia sorella ritorna in ufficio, io devo trovare Ioan. Non so bene perché, lo devo vedere. Faccio il giro per dietro e arrivo al magazzino 3, sicuro di trovarlo la. Ma non c’è. Chiedo in giro, nessuno l’ha visto. Ma come? Nessuno lo ha visto oggi?? Eppure ci deve essere, mi ha preparato il cappuccino.

Ritorno in sala ristoro. Trovo dentro mio padre e altri due collaboratori. Li vedo ridere come pazzi. Chiedo a mio padre se avesse visto Ioan. E lui mi risponde che oggi non viene, che ha telefonato che sta male. E continua a ridere insieme agli altri. A quel punto completamente confuso chiedo cosa avessero tanto da ridere.
” È una scommessa che avevamo fatto con Ioan. Lui dice che tra le donne che lavorano qua ce n’è una in particolare più troia di tutte.

Ma tanto troia. Così tanto da essere sicuro al cento per cento che se avessimo lasciato sul tavolo un caffè pieno di sborra, lei trovandolo se lo sarebbe bevuto!!!!” Mi spiega mio padre
” E allora? Perché ridete? Cosa è successo? Che avete fatto???” Chiedo io con un groppo allo stomaco che quasi mi sento svenire.
” Ma niente, siccome per noi Ioan è sempre il solito esagerato, abbiamo voluto fare una prova, ma così per ridere!!” Continua mio padre.

” E quindi??? Dai sono curioso!!! Raccontami. ” gli dico facendo finta di essere allegramente curioso.
” Insomma alle nove abbiamo preso un caffè espresso dalla macchinetta e a turno tutti e tre siamo andati in bagno e…. si hai capito no..e poi lo abbiamo messo sul tavolo e siamo usciti. Dopo venti minuti siamo tornati e il caffè era sparito. E il bicchiere vuoto è dentro il cestino. Lo abbiamo segnato con una X.

È proprio quello!!!” E indica il bicchiere sul cestino e solo in quel momento mi accorgo della X scritta a penna!!!
” Quindi qualcuna delle ragazze lo ha bevuto? E avete visto chi?” Chiedo terrorizzato
” Macché Dio bono, è stata talmente veloce che non siamo riusciti a vedere nessuna!!! Ma Ioan aveva ragione, c’è una gran troia , e anche schifosa secondo me, perché solo una porca schifosa può fare una cosa del genere!!!” Sentenzia mio padre ancora ridendo.

” Secondo me ce n’è più di una qua dentro!!” Esclamo io. E poi chiedo a mio padre se posso andare a casa perché è tutta la notte che sto male e lui ovviamente acconsente. Esco dagli uffici e fuori c’è un caldo afoso tremendo. Inizio a sudare, mi sento male!!!! Arrivo alla macchina appena in tempo, accendo l’aria condizionata e mi stendo un po’. Sono sotto shock. Non riesco nemmeno a pensare.

Non voglio pensare!!! Squilla il cell. È lui. Accetto la chiamata ma non riesco a parlare.
” Chi è la mia troia????” La sua voce mi mette i brividi. Chiudo la chiamata senza dire nulla. Dentro la macchina mi gira la testa , e una frase rimbomba ovunque: chi è la mia troia?????? Chi è la mia troia???? CHI È LA MIA TROIA??????????.

lei e la mia cravatta

Racconto scritto per una mia cara amica:

Dopo essere riuscita a superare l’ingorgo di traffico, giungo in agenzia e, come sempre, saluto tutti i dipendenti con il buongiorno.
Andrea, elegante come sempre, è già al lavoro ed oggi indossa giacca e pantaloni di lino, camicia con cravatta e un paio di mocassini.
Mi avvicino a lui e gli sussurro: “ricordati che stasera sei a cena a casa mia, non dimenticarlo!”
E lui: “Non potrei dimenticare il tuo invito per nessun motivo “.

La giornata trascorre veloce tra gli impegni lavorativi e alle 18 , usciamo dall’ufficio dandoci appuntamento per le 20. 30.
Andrea mi saluta in maniera amichevole con un bacio sulle guance.
Che fatica fare finta che tra noi non ci sia nulla, in ufficio sembriamo due estranei, mentre la nostra passione con l’andare del tempo ci ha coinvolti sempre di più, ed ora non possiamo fare a meno l’uno dell’altro.
Finalmente alle 20.

30 Andrea, sempre puntualissimo, suona al citofono di casa e, varcata la soglia della mio appartamento lo faccio accomodare in salotto nell’attesa che la cena sia pronta.
Nell’attesa sorseggiamo un aperitivo e, mentre chiacchieriamo, gli dico: “stasera sarai il mio toyboy, sarò io a condurre il gioco e tu mi soddisferai come io deciderò”.
Andrea eccitato e sorpreso dalla mia proposta, non ha neppure il tempo di accettare o rifiutare che si ritrova bendato e con le mani legate dietro la schiena…ma mi lascia fare perché sa che posso condurlo alle vette del piacere.

Mi siedo e, prendendolo per la cravatta, lo faccio inginocchiare ai miei piedi e gli ordino di annusarli, baciarli e leccarli.
Prontamente obbedisce ai miei ordini…poi, lentamente, lo tiro verso l’alto facendo in modo che continui a baciare e leccare le mie gambe.
La situazione sta eccitando entrambi..il respiro diventa sempre più affannoso e quando porto la sua testa sotto la mia gonna un gridolino di piacere sfugge alle mie labbra.

Andrea è infoiato, vorrebbe denudarsi e prendermi con violenza ma non può, glielo consento…e gli spingo la testa sulle mie mutandine ormai fradice.
Con la lingua e con le labbra cerca di farsi strada per arrivare al mio frutto del piacere ma voglio che l’attesa che intensifica l’eccitazione, raggiunga vette inesplorate.
Quindi lo costringo a leccarmi ancora da sopra le mutandine e a fargli aspirare i miei umori.
Ormai è un a****le infoiato..un a****le che non vede l’ora di essere liberato per prendere il comando sulla sua preda…ma questa sera è lui la preda.

Anche io non ne posso più, voglio sentire la sua lingua sulla mia carne, voglio godere..e così, sempre bendato e legato lo tiro per la cravatta facendolo sdraiare sul tappeto.
Mi sfilo le mutandine ormai zuppe e gliele faccio annusare e leccare..e nel frattempo slaccio ed abbasso i suoi pantaloni consentendo, così, al suo gioiello di carne di emergere…e difatti emerge nella sua imponenza, lucido e svettante verso l’alto.
Mi abbasso e faccio in modo che le mie mutandine lo sfiorino dolcemente…e lui ad ogni tocco sussulta e pulsa sempre più vistosamente.

Andrea è al limite…è eccitatissimo e sta per godere…ma altrettanto lo sono io…quindi mi metto a cavalcioni su di lui e nell’istante in cui gli schiaccio la figa in faccia..affondo la mia bocca sul suo membro prendendolo interamente.
In quell’istante preciso un orgasmo a****lesco invade entrambi che godiamo nelle reciproche bocche…
Continuiamo a leccarci reciprocamente fino a quando il respiro diventa nuovamente normale e poi..dopo un po andiamo a consumare la cena che, nel frattempo, si è completamente raffreddata.

Se interessati, potrei raccontarvi il dopocena.
.

lei e la mia cravatta

Racconto scritto per una mia cara amica:

Dopo essere riuscita a superare l’ingorgo di traffico, giungo in agenzia e, come sempre, saluto tutti i dipendenti con il buongiorno.
Andrea, elegante come sempre, è già al lavoro ed oggi indossa giacca e pantaloni di lino, camicia con cravatta e un paio di mocassini.
Mi avvicino a lui e gli sussurro: “ricordati che stasera sei a cena a casa mia, non dimenticarlo!”
E lui: “Non potrei dimenticare il tuo invito per nessun motivo “.

La giornata trascorre veloce tra gli impegni lavorativi e alle 18 , usciamo dall’ufficio dandoci appuntamento per le 20. 30.
Andrea mi saluta in maniera amichevole con un bacio sulle guance.
Che fatica fare finta che tra noi non ci sia nulla, in ufficio sembriamo due estranei, mentre la nostra passione con l’andare del tempo ci ha coinvolti sempre di più, ed ora non possiamo fare a meno l’uno dell’altro.
Finalmente alle 20.

30 Andrea, sempre puntualissimo, suona al citofono di casa e, varcata la soglia della mio appartamento lo faccio accomodare in salotto nell’attesa che la cena sia pronta.
Nell’attesa sorseggiamo un aperitivo e, mentre chiacchieriamo, gli dico: “stasera sarai il mio toyboy, sarò io a condurre il gioco e tu mi soddisferai come io deciderò”.
Andrea eccitato e sorpreso dalla mia proposta, non ha neppure il tempo di accettare o rifiutare che si ritrova bendato e con le mani legate dietro la schiena…ma mi lascia fare perché sa che posso condurlo alle vette del piacere.

Mi siedo e, prendendolo per la cravatta, lo faccio inginocchiare ai miei piedi e gli ordino di annusarli, baciarli e leccarli.
Prontamente obbedisce ai miei ordini…poi, lentamente, lo tiro verso l’alto facendo in modo che continui a baciare e leccare le mie gambe.
La situazione sta eccitando entrambi..il respiro diventa sempre più affannoso e quando porto la sua testa sotto la mia gonna un gridolino di piacere sfugge alle mie labbra.

Andrea è infoiato, vorrebbe denudarsi e prendermi con violenza ma non può, glielo consento…e gli spingo la testa sulle mie mutandine ormai fradice.
Con la lingua e con le labbra cerca di farsi strada per arrivare al mio frutto del piacere ma voglio che l’attesa che intensifica l’eccitazione, raggiunga vette inesplorate.
Quindi lo costringo a leccarmi ancora da sopra le mutandine e a fargli aspirare i miei umori.
Ormai è un a****le infoiato..un a****le che non vede l’ora di essere liberato per prendere il comando sulla sua preda…ma questa sera è lui la preda.

Anche io non ne posso più, voglio sentire la sua lingua sulla mia carne, voglio godere..e così, sempre bendato e legato lo tiro per la cravatta facendolo sdraiare sul tappeto.
Mi sfilo le mutandine ormai zuppe e gliele faccio annusare e leccare..e nel frattempo slaccio ed abbasso i suoi pantaloni consentendo, così, al suo gioiello di carne di emergere…e difatti emerge nella sua imponenza, lucido e svettante verso l’alto.
Mi abbasso e faccio in modo che le mie mutandine lo sfiorino dolcemente…e lui ad ogni tocco sussulta e pulsa sempre più vistosamente.

Andrea è al limite…è eccitatissimo e sta per godere…ma altrettanto lo sono io…quindi mi metto a cavalcioni su di lui e nell’istante in cui gli schiaccio la figa in faccia..affondo la mia bocca sul suo membro prendendolo interamente.
In quell’istante preciso un orgasmo a****lesco invade entrambi che godiamo nelle reciproche bocche…
Continuiamo a leccarci reciprocamente fino a quando il respiro diventa nuovamente normale e poi..dopo un po andiamo a consumare la cena che, nel frattempo, si è completamente raffreddata.

Se interessati, potrei raccontarvi il dopocena.
.

Bonifax e Sedrick secondo incontro

Ciao a tutti
Ho recentemente conosciuto due ragazzi africano ad una festa e dopo una fantastica scopata a casa mia nella quale ci siamo promessi che ci saremo ritrovati, sto cercando i due dei neri per un secondo round.
Sono appena uscito dal mio appuntamento con l’estetista , ceretta integrale, massaggi e sauna inoltre palestra 3 volte alla settimana , la forma e importante.
Sento Sedrick al telefono, ci scambiamo i vari convenevoli e gli chiedo cosa fa di bello, mi annoio, ribatto: vorrei venirti a trovare , e lui : mmm cosa vuoi fare?
Niente dai ci vediamo beviamo qualcosa, chiama Bonifax dai.

Ribatte, viviamo insieme dai passa.
Non mi faccio ripetere l’invito e mi fiondo nel loro appartamento.
Sono molto eccitato e chiedo al taxista di correre perche ho un appuntamento urgente.
Arrivo in zona Loreto e faccio fino al loro indirizzo un pezzo di strada a piedi.
Suono e dopo un secondo mi apre un bellissimo ragazzo nero alto magro rasato a zero , ha un asciugamano alla vita ed un fisico fantastico, credo di aver sbagliato e mi scuso ma da dietro appare Sedrick, e mio cugino, non hai sbagliato.

Notevolmente stupito, sopratutto per il bellissimo incontromi accomodo e vengo. Accolto dai padroni di casa.
Ci baciamo ed anche il cugino mi bacia , piacere Omar, sei molto carino , gli dico e lui: grazie , anche tu ribatte sedendosi al mio fianco seminudo sul divano.
I miei amici sembra vogliano dirmi qualcosa e capisco nel momento in cui mi chiedono di aspettarli a casa con Omar, rientreranno in quaranta minuti.

Escono per una commissione ma mi dicono vedrai , non ti annoierai.
Io comincio a parlare con il mio nuovo amico che comunque sembra contento di fare la mia conoscenza , lo vedo dal rigonfiamento che ha sotto il telo che ricopre la sua vita.
Di cosa ti occupi? Studio mi risponde, universita’ chissa quante fidanzate hai ribatto, no sono single , risponde allungando un braccio verso a spalliera come per abbracciarmi.

A me piace altro mormora , ohh e cosa ,rispondo , i maschietti carini come te.
Si avvicina e mi bacia sulle labbra accarezzandomi, poi si alza e fa cadere il telo mostrandomi un cazzo nero enorme, lo muove avanti e indietro scoprendo una bellissima cappella lucida enorme e sorridendomi.
Sono infoiato , ho addosso una maglietta ed un pantalone da palestra aderente , in 5 secondi sono nudo tra le sue braccia baciandolo e strizzando i suoi capezzoli
Sento il suo palo che si insinua tra le mie cosce.

Arrivando quasi dietro , sto impazzendo e comincio a baciarlo scendendo sul suo corpo fino ad arrivare al grosso citriolo che ansioso aspetta la mia bocca, lo bacio e lo prendo in bocca avidamente, ha un sapore buonissimo e mentre lo ciuccio lo scapello nella mia bocca, e una cosa che mi fa impazzire.
Lui poi vuole fare un 69 , siamo sul divano ma ci trasferiamo sul tappeto , molto piu comodo, vedo che alui piace molto il mio corpo affusolato e femminile completamente depilato e ammorbidito e setato dalle creme sto per venire , mi blocco e lo prendo per il suo arnese, ci alziamo e mi butto sul divano a pecora e gli mormoro : dai scopami adesso , lui non si fa ripetere l’invito, e si infila un condom misura xl , poi con il gel che gli porgo mi spruzza attorno al mio buchetto e con un dito comincia a penetrarmi per lubrificare mente con l’altra mano lubrifica il suo grosso cazzo nero che credo sia almeno 23 cm ma almeno 5 cm di diametro con una cappella bellissima.

Non resisto piu, dai entra, mormoro e lui ubbidiente prova a penetrarmi , un grosso dolore pervade il diametro del mio buchetto, sento tutta la dilatazione ma sono troppo eccitato e’ entrato, prima piano poi sempre piu veloce comincia a pomparmi baciandomi e morsicandomi il collo irrigidito dalla posizione e mi chiede: ti piace?
Si amore dai , pompa sempre piu forte , sono un lago di libidine, siamo sudatissimi ed eccitati sento improvvisamentee una strana pressione come se fosse venuto, si era arrivato, lo estrae e io lo prendo in bocca per leccare quello che e rimasto.

Ci sdraiamo esausti e nel metre tornano i miei amici
Continua”……………

Padrone II

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Quella mattina era più sorridente del solito. Le sembrava che andare al lavoro avesse un motivo in più, non che prima ci andasse senza voglia, era sempre stata una ragazza diligente, sempre fatto tutto quello che le si chiedeva di fare ma la storia del gioco le sembrava che aggiungesse qualcosa alla giornata, delle sfide imprevedibili che cominciavano a stuzzicare la sua immaginazione.
Arrivata alla sua postazione era tutto come lo aveva lasciato lei, tranne per il fatto che non c’era più la matita spezzata.

Che siano state le signore delle pulizie? Possibile. Questo la rattristò come se dopo il suo impegno e sapendo di aver fatto tutto a dovere non avesse superato la prova, ma forse c’era ancora qualche speranza. Andò al cassetto dove aveva trovato l’ultimo biglietto sperando ce ne fosse un altro per continuare il gioco, lo aprì ed invece del biglietto trovò un piccolo piatto bianco in ceramica sopra al quale era disposta una salvietta in lino grezzo al centro della quale c’era un piccolo bottoncino di colore scuro.

Guardò più attentamente, era una caramella tra il blu ed il viola. Timorosamente allungò la mano per afferrarla, era morbida, l’avvicinò al viso e ne sentì il profumo intenso di mirtilli. Macchinalmente mise la caramella in bocca, al contatto con la lingua si sprigionò tutto il sapore, i suoi pensieri rimasero sospesi per qualche istante e quando ripresero, tornarono ad un’estate della sua adolescenza, ricordava bene il caldo ed il mare, la caricatura della rana sul pacchetto di quelle caramelle e la prima volta che gustò il loro sapore, così diverso da tutte le altre caramelle, erano subito diventate le sue preferite.

Anni dopo aveva provato a cercarle nei negozi ma nessuno ne aveva ed aveva finito per pensare che non venissero più prodotte e smise di cercarle. Invece ora ne stava mangiano una. Come poteva essere possibile? La provenienza era quasi scontata, lo stile di presentazione poteva essere solo di chi le lasciava i biglietti, ma come faceva a sapere di quelle caramelle?
Con aria sognante, seduta sulla sedia, rispose con un sorriso all’arrivo di Claudia, aspettò che la caramella svanisse del tutto nella sua bocca prima di iniziare a lavorare ma per tutto il giorno l’accompagnò il ricordo di quell’estate così spensierata.

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Se fosse possibile il ticchettio dei suoi tacchi nell’atrio dell’ufficio sembrava un suono gioioso. La settimana precedente si era conclusa con un sapore familiare, inaspettato e soprattutto che considerava suo personale. Chi aveva cominciato quel gioco o la conosceva molto a fondo tanto da venire a conoscenza dei suoi gusti da adolescente oppure per un caso fortuito aveva usato proprio la marca giusta.
Con questi pensieri, senza quasi accorgersene, arrivò al suo angolino.

Tutto in ordine, come sempre, ma ormai la sua routine era cambiata. La prima cosa fu andare al solito cassetto, un respiro profondo prima di aprirlo e per cercare di fare la cernita tra tutti gli obbiettivi che durante il fine settimana aveva pensato che sarebbero stati i probabili da trovare in ufficio il lunedì e poi con un gesto deciso ma lento aprì il cassetto. C’era una shitola di cartone laccato rosso e sopra di essa un bigliettino piegato in due.

Non aveva mai pensato che ci sarebbe stato qualcos’altro oltre al biglietto, con attenzione sollevò la shitola con ancora il bigliettino sopra, la poggiò sulla scrivania e si sedette per ammirare ancora e cercare di capire dall’esterno cosa potesse essere. Preso il biglietto tra le mani scoprì la scritta Gai Mattiolo sul shitola. Quel nome le era familiare ma non afferrando subito un collegamento diresse le sue attenzioni al biglietto. Dispiegandolo trovò la scritta

Indossalo.

Padrone

Incuriosita, sollevò il coperchio della shitola ed arrotolata al suo interno c’era una stoffa disegnata, sfiorandola con le dita le sembrò seta tanto era soffice e liscia. Non aveva mai avuto una cosa del genere, aveva quasi paura a toccarla. Con cura la tirò fuori e lasciando che si sciogliesse da sé vide che era un magnifico foulard, decisamente costoso ma che non corrispondeva al suo stile. Dopotutto, forse, questo “Padrone” non la conosceva poi molto.

Ma più guardava quella stoffa delicata e più le veniva voglia di sentirla sulla pelle. Con un gesto lento la fece scivolare intorno al collo, era soffice e leggera, più di quello che si aspettava dalla seta. La sensazione di avere la pelle protetta ma senza sentire il peso o l’impedimento di ciò che la proteggeva era unico, le piaceva.
“Ti sta d’incanto…”
Fu l’espressione di Claudia quando la vide
“… Grazie…”
le rispose Rossana un poco imbarazzata mentre accarezzava il regalo intorno al suo collo.

Le piaceva la sensazione di accarezzare qualcosa di così liscio, sui polpastrelli percepiva come una leggera scossa mentre scivolavano senza impedimento.
Andò in bagno per guardarsi allo specchio, era meraviglioso, non si aspettava che le stesse così bene. Guardò la sua immagine sorridente al di là del vetro e convinta nel tenerlo al collo tornò alla sua postazione.
Rimase raggiante tutta la giornata. Di tanto in tanto con una mano andava a sfiorare quella stoffa leggera per assicurarsi che fosse ancora al suo posto e per avere quella sensazione al tatto così nuova.

Prima di uscire si sentì in obbligo di ringraziare lo sconosciuto, prese un post-it e con la sua grafia veloce scrisse:

Ti ringrazio per il prezioso regalo.
Chi sei?
R.

Sghignazzante come un’adolescente alla prima cotta prese la borsa e tornò a casa.

La mattina seguente, ancora tutta eccitata per il regalo e per avere finalmente la possibilità di conoscere l’identità di chi le aveva cambiato gli ultimi giorni, quasi volò per i corridoi con il suo nuovo foulard al collo.

Andò dritta al solito cassetto, un foglietto piegato in due le aprì la bocca in un sorriso enorme. Era fatta, finalmente avrebbe scoperto chi fosse.

Sei ancora una cucciola e per questa volta ti perdono.
Non parlare se non ti viene ordinato.
Padrone

Cadde sulla sedia completamente abbattuta per quel rimprovero. Le era parso che con il regalo quell’assurdità del “Padrone” ed i toni autoritari erano solo uno scherzo di chi non aveva il coraggio di parlare viso a viso e che si fosse inventato quella sorta di gioco per rompere il ghiaccio.

Nessuno fa un regalo del genere a chi tratta in quel modo e poi cosa aveva mai fatto lei di così grave?! Aveva ringraziato. Aveva chiesto chi fosse, era forse un peccato mortale? Con una lacrima trattenuta a stento nell’angolo dell’occhio si decise che quel foulard lo avrebbe tenuto come risarcimento per tutto quello che le stava facendo passare lo sconosciuto.
Le fu difficile concentrarsi sul lavoro per tutto il giorno.

Godendo di Anna…

Ti avevo mandato il
numero del mio cell. ma non mi avevi chiamato ne tanto meno
accennato nelle tue mail che lo avresti fatto, pensavo ad una tua
fantasia e non avevo insistito oltre sull’argomento, tanto avevamo di
cui scrivere su Anna.
Seduto, anzi,
stravaccato sulla più classica delle poltrone, leggevo un libro senza
molta convinzione ed ascoltavo la tv accesa, ero inquieto non sapevo
cosa fare, forse presagivo qualcosa che doveva accadere, ma più il
tempo passava lento io più mi annoiavo.

Ad un tratto il mio cell si
mette a squillare, meravigliato ,visto che non aspettavo nessuna
chiamata vedo chiamata privata, di solito non rispondo poi vista l’
atmosfera decido, e schiaccio il tasto verde, una voce maschile mi
chiede “Marco?”,subito realizzo, R… ? , rispondo e tu subito mi
confermi. Mi dici se sono pronto a scoparmi Anna stasera, visto che
lei ha voglia ed ha bevuto un po’, rispondo subito di si ed anche il
mio cazzo si rizza per l’eccitazione, non perdiamo altro tempo mi dai l’
indirizzo il piano dove abiti e mi dici che lascerai la porta aperta,
intanto tu stuzzicherai Anna per farla scaldare di più.

Mi faccio una
doccia veloce, e via di corsa verso questa,che si
prospetta una eccitante, avventura. Arrivo a destinazione trovo
facilmente la vostra abitazione grazie alle tue indicazioni ed entro
eccitatissimo. Entro , vedo una luce soffusa e mi dirigo in quella
direzione, vi trovo, finalmente posso conoscere anche te, Anna è stesa
sul divano e tu gli stai facendo un ditalino e le sue mutande sono zuppe di umori,
Anna emette dei sospiri irregolari come il tuo ritmo sul suo
grilletto, si gira verso di me ma non mi vede, allora con un intesa
sostituisco la mia mano alla tua, lei sussulta ma si adegua al nuovo
ritmo, tu cominci a toccarti si vede che ai il cazzo in tiro è una
situazione arrapate al massimo.

D’intesa alzo il bacino di Anna e gli
sfilo gli ormai inutili slip completamente fradici e te li passo, tu
gli annusi e gli dici che lei profuma di troia, Anna sospira più
forte sembra venire allora tu dici adesso ti scopo, io nel frattempo mi
sono tirato fuori l’uccello e lo faccio scivolare dentro con un colpo
unico lei gradisce e viene, sborrando come una fontana allagando di umori il mio
cazzo ed il lenzuolo.

Passato l’attimo lei si
placa ed inizia a gustarsi l’uccello che ha in pancia, ti chiama, R.. R…ti
dice più forte, più piano comanda il ritmo, io mi adeguo sempre in
silenzio, tu mentre ci guardi ti fai una sega fantastica seguendo il
nostro ritmo con la tua mano, devi gustartela veramente a fondo.
Continuiamo cosi come se fossimo uno solo tutti allo stesso ritmo, le
sue meravigliose tette saltano ballano che voglia di sborrarle sopra,
ti segnalo questa mia richiesta e tu mi fai cenno che si può fare.

La sua fica mi risucchia ed il tuo sguardo è
calamitato dal nostro “scopare” ad un certo punto lei improvvisamente
esclama R… sei un bastardo ma ti amo per quanto mi fai godere,senza
di te… non finisce che viene nuovamente. Ci guardiamo e sorridiamo
pensiamo che abbia capito il nostro giochetto e che ci abbia giocato.
ma questo non fa che sextenare i nostri istinti, io inizio a pompare
più forte tu ad aumentare il ritmo della sega, poi insieme io esco
dalla sua gocciolante fica tu ti avvicini e gli sborriamo sul seno la
inondiamo siamo in paradiso ed anche lei da brava porca senza freni
gradisce e viene ancora mentre si spalma la sborra come se fosse crema.

Continuo a stuzzicarla insieme finchè non si addormenta. La
mettiamo a letto, mi offri una birra facciamo due chiacchiere su altre cose
, sappiamo entrambi che è stato bello e non c’è bisogno di parlarne, ma è ancora più bello
conservare le proprie sensazioni. Ti saluto e vado via, so già che ti
scriverò per ringraziarti della serata raccontandoti le mie sensazioni.

Padrone I

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Sempre tra le prime ad arrivare ormai Rossana era conosciuta da tutti i vigilanti notturni. Le piaceva la sensazione di muoversi tra gli ampi corridoi dell’azienda quando era tutto in silenzio o con solo vaghi suoni che provenivano da lontano. Si sentiva bene nel sapere che aveva tutto il tempo per andare alla sua postazione ed iniziare la sua routine mentre non c’era nessuno sul piano con lei, le sembrava che tutto quello spazio enorme suddiviso in tante postazioni con paraventi a metà altezza le appartenesse, lo sentiva suo e man mano che arrivavano i colleghi nella sua mente era come se lei concedesse loro di prendere posto.

Arrivata nel suo angolino, come ogni mattina, la accoglieva la foto di Momo che con la zampa sembrava spingere il vetro per voler uscire da quella finestrella e coccolare ancora un po’ la sua padrona che lo ha lasciato addormentato sulla poltrona in soggiorno. Un sorriso per tutte le coccole che si sono scambiati e la giornata può cominciare. Accende il computer, apre i cassetti e prende la cancelleria personale. Tranne che per i fogli ha sempre comprato da sé ciò che le serviva per lavorare, le è sempre sembrato giusto in quel modo.

Mentre controlla l’email aziendale passa Claudia
“Anche stamattina mi hai battuto!”
con un sorriso solare la sua vicina di cubicolo le da il suo buon giorno. Rossana si volta
“Sai com’è, vivendo da sola ho tutto il tempo per organizzarmi e riuscire a vincere tutti i giorni la nostra gara a chi è la più stacanovista”.
Anche se molto diverse le due si considerano buone colleghe, non che abbiano mai parlato di molto al di fuori del lavoro o che siano uscite a bere qualcosa ma si trovavano simpatiche l’una l’altra nonostante Claudia avesse vent’anni in più, un marito e due figli quasi adolescenti.

Al ritorno dalla pausa pranzo, veloce e semplice per non sentirsi a disagio di essere al lavoro e non lavorare veramente, nel momento di riprendere dai cassetti tutte le sue cose trovò anche un biglietto piegato in due che era sicura prima non ci fosse. La carta spessa e ruvida era inusuale, aprendolo, con caratteri fiorati, vi trovò stampato:

All’uscita lascia la matita sulla scrivania.
Padrone

Pensando fosse uno scherzo si alzò in piedi e si guardò attorno ma non c’era nulla di insolito, nessuno che rideva o che era sul punto di farlo.

Sapeva che gli altri la consideravano un po’ ingessata, sempre sulle sue e che dava poca confidenza e probabilmente quello era un tentativo di qualcuno di farla inserire di più o magari solo per prenderla in giro. Non aveva importanza, era fatta in quel modo e non le importava. Fece cadere il biglietto nel cestino e riprese il suo lavoro.
Al termine della giornata nel sistemare la sua postazione, quando prese tra le mani la sua matita personalizzata con le immagini di gattini le passò per un breve istante in mente la frase sul bigliettino e poi quella firma così assurdamente autoritaria, con un sorriso tirato sulle labbra ripose tutto nel cassetto, prese la borsa ed uscì.

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
I tacchi bassi continuarono a suonare mentre Rossana voltava l’angolo per prendere l’ascensore. Sempre la prima ad arrivare a lavoro, il silenzio della stanza la rilassava e la faceva sentire a proprio agio mentre attraversava il lungo corridoio per arrivare alla sua postazione senza il bisogno di fare un minimo di conversazione con i colleghi, lei era la nuova, anche se ormai era stata assunta da due mesi ed erano ancora tutti interessati a capire che tipo fosse.

Arrivata nel suo angolino, tutto era in ordine, tutto era pulito come lo aveva lasciato lei. I suoi occhi per abitudine andarono alla fotografia di Momo, nella cornice di legno dipinto non c’era più il suo gatto ma un foglio bianco con una scritta. Non capendo cosa stesse succedendo si avvicinò per guardare meglio. Riconobbe subito i caratteri fiorati del giorno precedente:

Sai cosa devi fare per riavere la foto.
Padrone

Prese in mano la cornice e dovette rileggere perché tutto le sembrava così assurdo.

Cos’era, un rishitto? La fotografia in cambio della matita? Chi si poteva divertire con uno scherzo del genere?
“Stamattina pensavo di riuscire a vincere io ma sei arrivata di nuovo prima di me!”
la voce di Claudia la fece sobbalzare e si girò tenendo la cornice contro il petto per non far leggere il biglietto, l’imbarazzo sarebbe stato eccessivo
“Tutto bene? Mi sembri scossa…”
“No no, tutto apposto… per caso, dopo che sono uscita ieri pomeriggio hai visto qualcuno nella mia postazione?”
“Mi pare di no, ti hanno preso qualcosa?”
“No… c’è tutto, solo mi sembra che qualcosa sia stato mosso… magari è solo una sensazione…”
il suo sorriso nervoso chiuse la conversazione.

Appena Claudia scomparve dietro al divisorio si affrettò ad aprire la cornice e togliere il bigliettino. Si guardò intorno per vedere se ci fosse qualcuno a divertirsi alle sue spalle ma nella stanza c’erano solo Claudia e lei. Gettò il bigliettino nel cestino e ripose la cornice nel cassetto, prese il necessario per iniziare a lavorare e con la testa annebbiata dalla situazione iniziò la sua giornata.

Per tutto il giorno fu distratta da quei bigliettini, continuava a pensare e ripensare a ciò che c’era scritto e cercava di capire chi dell’ufficio potesse essere stato.

Prima di andare via, chiuso tutto e rassettato tutto rimase per qualche istante seduta sulla sua sedia rigirandosi tra le mani la matita. Che cosa stupida! La matita non costava molto e la foto la poteva far stampare di nuovo ogni volta che voleva ma con gli orari del lavoro sarebbe stata una scocciatura andare fino al negozio mentre a casa aveva una confezione piena di matite.
Lasciò la matita sulla scrivania davanti al computer, prese la borsa ed uscì.

La mattina seguente arrivò al lavoro ancora prima del solito, voleva vedere la foto al suo posto, ma soprattutto avrebbe guardato in tutte le postazioni per cercare la sua matita e quindi trovare il burlone che si divertiva in questo modo idiota e poi gliene avrebbe dette di tutti i colori, anche davanti a tutti, lei non era tipa da trattare in quel modo!
Con passo svelto arrivò nel suo angolino, Momo era tornato a spingere il vetro della cornice, era al suo posto, come sempre, non dentro il cassetto dove aveva lasciato la cornice il giorno precedente.

Almeno è ordinato, pensò. Ma la cosa che la spiazzò fu vedere la matita sulla scrivania proprio dove l’aveva lasciata lei. La furia che l’aveva spinta lì così presto di colpo svanì e si sentì quasi svuotata. Si abbandonò sulla sedia ed iniziò la sua solita routine, scherzò come al solito con la sua vicina ma nel momento di prendere la sua cancelleria dal cassetto, proprio sopra le penne trovò un nuovo bigliettino piegato in due

Spezzala.

Padrone

Un comando e la solita firma. Che sciocchezza, pensò, ma stavolta invece di gettare il biglietto come aveva fatto con i due precedenti lo ripiegò e lo ripose nel cassetto dove lo aveva trovato.
Durante il giorno, quando le capitava di aprire quel cassetto le veniva da sorridere pensando a quanto gli ultimi tre giorni le sembrassero così insoliti rispetto a tutti quelli ripetitivi dei due mesi in cui si trovava lì.

Smettendo di pensarlo come uno scherzo idiota ora quei biglietti le sembravano un gioco, ok, un poco inquietante ma perché no, fino a che era in certi limiti poteva benissimo partecipare. Quel giorno aveva già portato un’altra matita nell’eventualità che non sarebbe riuscita a ritrovare quella del rishitto, era già una perdita considerata, così alzandosi in piedi per controllare se ci fosse qualcuno a guardare mise la matita con una metà sporgente dalla scrivania e vi si poggiò.

Cedette facilmente con un suono sordo ma sembrava che nessuno lo avesse notato. Abbandonò i due tronconi dove il giorno precedente aveva lasciato la matita integra e dato che il suo orario era terminato andò a casa.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

Un gran bel dubbio

Premessa con Davide e Paola (nomi cambiati) ci conosciamo da parecchi anni e oltre ad essere una coppia scambista da privè (dove comunemente non vado) sono anche i proprietari di un casone sul mare dove organizzano talvolta delle cene che spesso si trasformano in enormi mangiate di pesce (Davide è peshitore) e poche volte in splendide orge. Quello che però è importante è che siamo amici.
Davide sempre un po’ fuori, anzi molto fuori dalle righe con parole e fatti, Paola invece molto più sulle sue ma quando vede una donna o un gruppo di cazzi e non deve pensare ai figli o ad altri mille impegni, si sextena.

Pochi giorni prima di capodanno ricevo una telefonata da Davide che mi invita da loro per festeggiarlo assieme, cenone in 12, quattro coppie e un singolo oltre a me, figli fuori dalle palle, pesce, musica e sesso.
Programma allettante ma ero già impegnato con amici in montagna.
Il 2 Gennaio lo sento per “la buona continuazione” e per sapere come era andata, chiaramente il pesce era Moby Dick, ovviamente peshito da lui, il prosecco era l’intera produzione di Valdobbiadene e l’orgia conseguente era durata per un mese con salti dall’armadio e acrobazie varie.

Peshitori si nasce non si diventa, comunque il 3 dovevo essere da loro per finire gli avanzi visto che il congelatore era pieno di pesce ma quante balene esistono in Adriatico?
Verso le 19 arrivo, Davide nella tettoia per all’accensione della griglia con la solita bottiglia di birra, ovviamente da 66cl quelle più piccole non le conosce e Paola nel capanno che apparecchia la tavola con Lorena e Gianni (vecchi amici anche loro).

Entro.
Il racconto della serata cambia: pesce si ma comprato a parte due sardelle peshite da Davide, prosecco tanto, sesso niente a parte qualche autoreggente e qualche gnocca all’aria.
Super canzonatura a Davide che già sapeva è nel suo essere l’esagerare solo per poi riderci sopra per poi riesagerare di nuovo. E’ fatto così.
Alle 20 circa arrivano gli altri che praticamente conosco tutti meno che Stefano e Teresa nuovi entrati nel gruppo, con lui molto effemminato e lei un po’ troppo castigata per i miei gusti.

La cena viaggia bene con Paola e Lorena che si divertono a mostrare la dimenticanza di non aver indossato l’intimo.
Il cazzo sale ma la cena finisce senza un nulla di fatto, però il pesce ottimo, complimenti alla pescheria.
La gente va via ma Paola mi trattiene a sparecchiare assieme a Stefano e Teresa.
Davide si porta Teresa a vedere la griglia e a dargli una mano a mettere a posto.

Mentre Stefano lava i piatti chiedo, sparecchiando a Paola chi sono, mi spiega che vanno anche loro nella parte naturista della spiaggia a prendere il sole e che talvolta lui va nella pineta a caccia di cazzi da succhiare mentre lei è più riservata ma quando si sextena è più troia di lui, anche tre in un pomeriggio.
Finite le incombenze, Paola mi prende per mano e mi dice “vieni che voglio farti il regalo di Natale che non ti ho fatto” e mi porta su nell’unica camera del capanno e mi spiega:” spogliati e distenditi sul letto a gambe larghe e aspetta, per nessun motivo devi accendere la luce, né toccare né parlare, vado a preparami” ed esce.

Obbedisco ed al buio con il cazzo dritto aspetto, la porta si apre e mi sento prendere in bocca il cazzo, lo lecca, lo bacia e mi succhia le palle poi incomincia.
Lo succhia sempre più veloce stringendo con le labbra l’asta e muovendo la lingua sulla cappella, sto per esplodere, la tentazione di afferrare la testa e schiacciarla sul cazzo è tanta ma non lo faccio, poi la porta si apre di nuovo ed entra un’altra figura ma sono troppo impegnato a sborrare per curarmi di lei.

Sento la sborra che viene deglutita mentre il ritmo del pompino si smorza per farmi godere al massimo.
Con il cazzo mollo al buio rimango disteso mentre entrambe le figure escono.
Dopo un veloce passaggio in bagno scendo e trovo Paola sorridente e Stefano pure, li guardo e le sorrido sussurrandole ad un orecchio:”sei stata fantastica” Paola si mette a ridere: “sei sicuro che sia stata io?” piccolo soprassalto:” certo, che sei stata tu” ride di nuovo “sicuro?” Stefano interviene con l’unica frase che non doveva dire :”hai un bel cazzo”e torna a voltarsi per mettere via i cd.

Faccio finta di nulla poi passati alcuni minuti, guardo l’ora e visto che è piccola Saluto e mentre esco Paola mi dice :”uno guardava e uno succhiava, chi era chi non te lo dico neanche se paghi comunque com’era il pompino?” “fantastico, grazie ma siete proprio stronzi, dai eri tu, vero?”
Uscendo senza risposta passo da Davide a salutare ma era troppo indaffarato a scopare a pecorina Teresa e a gridarle “troia” per rispondermi
Tornando a casa ho provato e riprovato a cercare di capire chi me lo avesse succhiato ma niente e pure Davide l’indomani non me lo ha saputo dire o meglio voluto.

Comunque chiunque sia stato, veramente notevole
PS
Spero Paola.

La prima volta con Gi.

“Perizoma strappato. Cazzo
Il mio perizoma, no.
Strappato. Ma che cazzo. NO.
Ricordavo il dolore mentre il centimetro di stoffa si lacerava tra le mie chiappe e mi apriva il culo. Stupido maschio.
Pugno. Si. Si merita di esser ricordato.
Amico di Ale e Lu; Arrivarono per la settimana del mobile. Quando loro arrivano si portano sempre dietro un sacco di diasagio e liquore di terrano.
Anda lubiana sempre comunque e dovunque.

E così fu anche quella volta a Milano. Li ospitai qualche giorno. In salotto mancavano solo rettili e a****li vivi per corredare al meglio lo scenario apocalittico che si presentava con le prime luci dell’alba. CALIGO.
Pugno era un elemento nuovo. Io non ero in piena forma quella sera. Le sue intenzioni le avevo già capite. Lo capivo da come mi fissiva. Dal suo respiro che cambiava mentre mi fissiava. I miei occhi dicevano si la mia voce no.

Avevo fumato. Il mio sistema parasimpatico era troppo sballato per fare qualsiasi cosa.
Lo feci tornare qualche sera dopo.
Ormai erano le quattro del mattino. Pugno stava arrivando. Nulla più da bere. Ale guardava lo schermo del pc con un occhio solo. La messa a fuoco non c’era più. Lu si era chiuso in stanza e odiava tutti. Ale urlava “eroina” dal balcone. Qualcuno suonò alla porta. Era il vicino di casa.

Giovane bocconiano pugliese che voleva parlarci di un avvenimento successo la settiamana prima: qualcuno gli aveva lanciato della merda sulla porta e stava indagando. Non voleva accettare il fatto che qualche suo coinquilino avesse fatto delle storie di droga con gli arabi del 42 e quella era la vendetta. Colsi l’occasione per chiedergli se avesse dell’alcool in casa. Si presentò poco dopo con del gin da malditesta.
Ok. Avevamo finito pure la vodka alla pesca, oramai eravamo al Vetril.

Cazzo e Anche il vicino si uni all’allegra compagnia.
Pugno arrivò. Giusto giusto. Arrivò.
Presi l’ultima sigaretta. Perfetto.
“qualcuno mi accompagna a prendere un pacchetto di sigarette?”
Adoro questa scusa.
Ale distolse l’occhio buono dal computer e mugugnò qualcosa. Non lo guardai neanche. Stavo guardando pugno e lui guardava me.
“allora?”
“andiamo”
Ascensore. Schiacciai tutti i tasti. Ad ogni piano si fermava, le porte si aprivano e poi si chiudevano ma noi non uscivamo.

Lingue, mani, tette. Scendeva e risaliva. Sembrava che andasse più veloce del solito. Si fermava e ripartiva. Pelle, sempre più pelle. Arrivammo al piano terra. No. non era ancora abbastanza. Schiacciai il bottone per l’ultimo piano. La soffitta.
La porta non era chiusa a chiave.
Mi tirò giù le calze di nylon. Sentivo il cemento rovinato sotto ginocchia. Mi teneva i capelli. Glielo succhiavo famelica al buio. Odore di legno e di umidità.

Voglia. Sempre più voglia.
Mi venne in bocca. Non ero preoccupata. Avevamo ancora tanto tempo. Lo lascai venire. Mi asciugai lo sperma dalla bocca con il dorso della mano e lo lanciai in terra. Fece il rumore di uno sputo. Lo avevo fatto veramente? Incredula.
Andammo a prendere le sigarette in silenzio. Ridendo e poi Silenzio. Ma cosa raccontiamo su di sopra?
Risalimmo.
Erano tutti come li avevamo lasciati.
Io no.

Dopo queste cose lasci dietro briciole di te. La tua anima e il tuo candore infantile si sbriciolano poco alla volta. Ne perdi sempre un poco, un poco per volta. Lo si capisce dalla luce degli occhi. Quasi spenta. Il colorito della pelle. Grigio. Lucide fisse sfere nere circondate da ombre grigio verde.
Fumammo e bevemmo ancora. Ci toccavamo di nascosto. Ormai ale era quasi cieco.
Andammo in camera di lia. La mia vecchia camera.

Il mio vecchio e adorato materasso.
Mi strappò le calze. E evidentemente anche il perizoma. Aveva un bel cazzo largo. Finalmente.
Me la faceva salire. Mi prendeva. Mi teneva. Spingeva.
Fu un bella scopata.
Settimane dopo mi sbronzai di limoncello e venne a casa mia in piena notte. Inaugurai il mio nuovo kimono.

Non c’è scritto che la prima prima volta che ci siamo visti pioveva, faceva freddo e mi hai prestato la tua giacca”.

Donna e Giovane Ragazzo

La donna e il giovane entrarono nella capanna di soppiatto, una volta chiusa la porta la donna prese per mano il giovane e si diresse al letto. Rimanendo in piedi gli indicò di rimuoversi la tunica: il giovane obbedì e facendo cadere la tunica rivelò alla donna la sua erezione spontanea, la donna rispose con un lieve sorriso e fissando negli occhi il giovane procedette anch’essa a rimuoversi la tunica mostrandogli il proprio corpo nudo di donna matura, il primo che egli abbia mai visto.

La donna continuando a fissare il giovane negli occhi per poter godere di ogni sua emozione, si stese lentamente sul letto divaricando leggermente le gambe, in modo che egli potesse intravedere il suo sesso.
Il giovane rimase immobile con le mani lungo i fianchi guardando la donna proprio nel punto in cui lei aveva voluto attrarre il suo sguardo.
La donna procedette a sollevare le gambe tenendole divaricate, mostrando ora completamente al giovane il suo ano e il suo sesso, ormai visibilmente umido e dilatato.

Il giovane, la cui erezione era ormai fervente, fece un timidissimo passo avanti; la donna notando la sua esitazione divaricò per quanto possibile ancora di più le gambe e indico al giovane di avvicinarsi.
Il giovane si sdraiò sul corpo donna puntando il suo membro verso il basso e appoggiandone l’asta sull’entrata della cavità umida, venendo immediatamente bagnato dagli umori; afferrò i pesanti seni della donna per poi cominciare a leccarne freneticamente i capezzoli, prima di uno e poi dell’altro.

La donna mise le braccia attorno al corpo del giovane stringendolo a se.
Dopo qualche minuto gli sguardi di entrambi si rincontrarono: era giunto il momento.
Il giovane ritrasse i fianchi in modo che il suo membro puntasse diretto verso l’apertura e il suo glande ci appoggiasse sopra.
La donna spostò le mani sui glutei del giovane ed annuì, il giovane intese immediatamente e spinse i fianchi con un movimento deciso ma non troppo veloce, il suo membro entrò completamente e con facilità nella donna fino a che lo scroto disceso andò ad appoggiare sul perineo di lei, la quale emise un gemito abbastanza rumoroso, che però venne interrotto da un bacio passionale del giovane.

Le lingue dei due si intrecciavano furiosamente, i loro corpi erano entrambe immobili, ma rimasero tali solo per qualche minuto.
Il giovane ritrasse di nuovo i fianchi facendo uscire dalla donna parte dell’asta del suo membro, ormai inondato dagli umori, per poi gettarsi di nuovo in avanti e ritornare nel calore.
L’amplesso durò a lungo e la sua velocità aumentò lentamente; nessuno dei due desiderava cambiare posizione e interrompere quel piacere così perfetto.

Entrambi erano ormai madidi di sudore, il giovane sovrastava il corpo della donna a tal punto che i glutei di questa erano sollevati dal letto e il suo ano veniva colpito ritmicamente dallo scroto morbido e inumidito.
La donna reggeva il ritmo imposto dal giovane ed emetteva gemiti acuti e di breve durata, udibili probabilmente da chiunque passasse vicino alle pareti della capanna prossime al letto; a volte con una mano afferrava con decisione lo scroto del giovane per interrompere momentaneamente i leggeri colpi ricevuti dal suo ano e ricambiando ancora con più piacere.

Il giovane ansimava pesantemente, ormai vicino al limite della sua resistenza, ma imperterrito a voler raggiungere l’apice del piacere insieme alla sua amata. Con le ultime energie rimaste fece uno sforzo degno di nota e aumentò il ritmo dell’amplesso ad una velocità sconvolgente rimanendo appiccicato al corpo della donna, la quale vibrava e i cui gemiti erano diventati più duraturi e ancora più acuti.
La donna raggiunse per prima l’orgasmo con un grido di piacere impossibile da contenere; il giovane la seguì raggiungendo anch’essi l’orgasmo, modificando l’amplesso con un ritmo molto lento ma movimenti molto decisi: la penetrazione era cosi potente da far muovere l’intero corpo della donna.

L’orgasmo della donna proseguiva, mentre il giovane si svuotava dentro di lei, riempendola.
Pian piano il rumore nella capanna diminuì, fino a quando rimasero solamente i pesanti respiri dei due.
Il giovane era rimasto dentro la donna; rimosse lentamente il suo membro ormai quasi flaccido dalla cavità umida e proprio da questa dopo qualche secondo cominciò a fuoriuscire il suo seme, che colò fra le natiche della donna fino a coprirne l’ano, facendole percepire il calore del liquido in tutto il suo corpo: solo ora entrambi si resero conto dell’ampia quantità di seme rilasciato.

La donna fece per alzarsi, ma si accorse che il giovane, ormai completamente privo di forze, si era addormentato sopra di lei; sorrise e si sdraiò di nuovo, abbracciò il corpo del giovane e dopo averlo baciato dolcemente sulla fronte anche lei cadde nel sonno senza alcuna difficoltà.

Dalla capanna non proviene più alcun rumore, la notte copre il meritato riposo della coppia.

© Rick0115, 2017.