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Una sera in piscina

E sempre stata una mia fantasia vederla nuda e magari che facesse qualcosa con altri, pero lei quando a letto fantasticavo su questo si stizziva.
Quella sera pero …..
L’ho accompagnata ad un corso d’aggiornamento fuori citta, la sera un suo collega invito mia moglie, io e gli altri due colleghi presenti al corso a cenare da lui.
Possedeva una bella casa con piscina un bel giardino mangiammo fuori bevemmo un po’ anche mia moglie che di solito non beve mai.

La giornata di giugno era calda e afosa uno dei presenti propose visto il caldo e la piscina disponibile del collega di un bel tuffo per rinfrescarci un po’. Il proprietario disse e lì a nostra disposizione io non parlai mia moglie chiese ma voi avete i costumi?
La risposta fu no ma ci tuffiamo nudi, mia moglie disse ma voi siete matti io nuda con voi tre maschi siete fuori e poi rivolgendosi a me disse tu lo faresti?
Allora delle chiese ma non hai mai fatto il bagno nuda a mezzanotte in spiaggia, lei rispose di no.

Loro dissero be noi lo facciamo e iniziarono a spogliarsi, mia moglie mi guarda perplessa ed io gli dico dai andiamo a rinfrescarci anche noi intanto cosa vuoi che sia vedono due tette e un po’ di pelo e iniziai a spogliarmi, mi tuffai e la invitai a entrare dicendoli che era magnifico, anche i suoi colleghi la invitarono dicendogli di non vergognarsi intanto era fatta come tutta e loro non era la prima volta che ne vedevano una nuda e non si sarebbero scandalizzati.

Mia moglie si verso un altro bicchiere di vino lo beve tutto d’un fiato si alza e inizia a spogliarsi i suoi colleghi esultarono facendogli un applauso dicendogli brava. Io ero già eccitato un po’ confuso era la prima volta che lo faceva ora, era in intimo in piedi a bordo piscina noi in acqua rimase li ferma un po’ poi ….. si tolse il reggiseno e libero la sua terza che si manteneva ancora su nonostante i suoi 37 anni e dalla piscina ci fu un boato di gioia e vidi che anche gli altri erano eccitati c’è l’avevano duro.

Poi si giro dandoci il lato b e si tolse anche gli slip dicendo chiudete gli occhi che entro, naturalmente nessuno chiuse gli occhi, si giro ed entro mi venne vicino e mi diede un bacio, parlammo un po’ ogni tanto gli tiravano un po’ d’acqua ci divertivamo e vedevo che ogni tanto guardava sotto i loro cazzi duri, la cosa mi eccitava parecchio. Giorgio usci dalla piscina e andò a prendere 5 bicchieri e del limoncello co il suo cazzo duro in bella vista mia moglie lo segui con lo sguardo poi Luca disse Giorgio guarda come te lo guarda e lei divento rossa e si appoggio a me io la abbracciai e le toccai le tette gli diedi un bacchio arrivo Giorgio con i bicchieri di limoncino si sedette a bordo piscina giusto in parte a mia moglie con il suo cazzo ancora dritto gli diede il bicchiere mentre Dario si sedette anche lui a bordo piscina e lo sguardo di mia moglie si sposto su di lui non l’avevo notato sottacqua ma aveva un cazzo enorme penso 24,25 considerando i miei 18.

Vide subito mia moglie che lo guardava e gli disse mai visto cosi grande, dopo alcuni istanti a bocca aperta disse no e divento rossa mentre noi scoppiamo in una risata.
I tre colleghi uscirono rimmanemmo noi due dentro lontani da sguardi e orecchie indiscrette gli dissi ti piaccerebbe mettere in atto le nostre fantasie e lei ma sei fuori ma era un sei fuori bo penso non convinto l’aiutai a uscire arrivo Dario li porse l’asciugamano e la scuadro da testa ai piedi dicendogli sei verramente figa, Luca ridendo disse intanto non ti fa un pompino che gli fai i complimenti mia moglie gli fece il dito medio e disse e chi te lo dice che non glielo faccio.

Tutti di shitto mi guardarono e Luca sempre lui disse non lo fa c’e suo marito e io risposi perche se non ci fossi lo farebbe? Lui siiii credimi e penso non solo a lui poi ci girrammo verso mia moglie e…….. stava toccando quel cazzo enorme di Dario io m i bloccai Luca rimase a bocca aperta Giorgio stava arrivando con altri limoncini si fermo davanti a loro poggio il vassoio per terra mentre vidi la mano di Dario toccarle la figa Giorgio si alzo mi guardo un attimo e inizio a toccarle le tette Luca era sempre fermo si giro verso di me verso loro e mia moglie si stava baciando con Dario e Giorgio le stava succhiando le tette allora io mi avvicino a loro mia moglie si stacca con la bocca da Dario Giorgio si ferma lei mi guarda senza staccare la mano da quel enorme cazzo passano alcuni secondi la bacio ci riguardiamo negli occhi vedo ls sua voglia gli prendo la testa tra le mani gli do un altro bacio poi gli guido la testa verso quel cazzo lei lo prende in bocca e inizia un pompino meraviglioso Giorgio le stava rittocando le tette Luca solo in quel momento realizzo penso quello che stava accadendo e esclamo arrivo mentre io avevo gia la lingua sulla sua figa mai sentita piena di umori cosi me la gustai un po poi fecci spazzio a Giorgio vedi Luca succhiarli le tette mentre lei aveva ancora quel cazzo in bocca lo spompinava con tanta passione mai vista io mi sedetti e mi gustai quella scena tanto fantasticata un po.

Poi Luca disse a Dario basta ora godere della sua bocca ora tocca a me lo scanso e infilo il suo in bocca a mia moglie Dario allora scanso Giorgi e infilo la sua lingua in quella figa fradicia d’umori, Giorgio si avvicino a Luca e mia moglie inizio a succhiare due cazzi cosi mi avicinai a loro ora ne aveva tre. Dario si stacco dalla figa con la lingua e la penetro con qun cazzo enorme mia moglie urlo di piacere.

Continuammo un po finche Dario non disse sto venendo allora mia moglie mollo tutto si giro e lo presse tutto in bocca mentre Luca aprofitto del buco libro e infilo il suo cazzo finche non venne il suo momento e sborro sulle sue tette ora cera Giorgio e sborro anche lui sulle sue tette ora infilai il mio mentre a Dario era tornato duro e stava gia rigodendo della sua bocca io gli venni dentro ,lei intanto continuava con quel pompino meraviglioso.

Aveva la sborra che colava dalla sua bella fighetta e andai a leccarla finche Dario non arrivo col suo cazzo lo avicino alla figa mi sfiorro la lingua la penetro di nuovo io l’asciai posto e andai a baciare mia moglie sapeva da cazzi ma era una cosa fantastica. Dario disse vengo pero questa volta mia moglie non si giro lo prese dentro urlando tutto il suo piacere. UN nuovo tuffo in piscina per lavarci l’odore del sesso uscimmo ci rivestiamo salutiamo lasciandoci con ci rivediamo?.

Una donna come Michela

Avevo sempre sognato una donna come Michela, ma, dopo l’ennesima delusione, mi ero quasi arreso tentando di convincermi che una donna così albergava solo nel mio immaginario erotico ed in quello di chissà quanti uomini. Poi ho conosciuto lei: capelli lunghi e lisci di un rosso peccaminoso, non molto alta ma con un fisico decisamente atletico che, attraverso la generosa scollatura posteriore del vestito, lascia intravedere i diversi anni passati in palestra. Il vitino da vespa si appoggia su un culetto tondo e sodo il quale prosegue con due gambe che sembrano scolpite da Michelangelo tanto sono perfette.

Poi le caviglie, ho sempre avuto un debole per le caviglie, sottili ma decise, circondate da tre cinghiette nere delle scarpe, punta aguzza e tacco a spillo, in metallo, 12cm. Somigliano molto ai modelli che si trovano nei cataloghi di indumenti dei sexy shop. L’attrazione tra noi era stata fortissima sin dal primo momento, poi con il desiderio di conoscerci meglio, soprattutto sotto il profilo sessuale, avevamo scoperto di amare le stesse cose, praticamente tutto.

Amanti della masturbazione, dei film hard e delle riviste per soli adulti, io con tendenze S/M, lei impazzita per l’a****l-sex. Finalmente avevamo trovato il partner giusto con cui dare sfogo a tutte le nostre fantasie, anche le più spinte, per troppi anni represse. Ed eccoci lì, lei seduta sul tavolo della cucina, con il vestito raccolto in grembo, le cosce spalancate inguainate in un paio di calze nere e rigorosamente con la cucitura, una guepiere con i laccetti sul petto che le stringe la vita tanto da far schizzare fuori le tette, non molto grandi, ma perfette con i capezzoli grossi e sempre in tiro.

I tacchi a spillo conficcati sul mio petto mentre mi dedico alla leccata di turno della passera, ovviamente completamente depilata per aumentarne le sensazioni al contatto con la mia lingua. Sta sfogliando una rivista anal per eccitarsi di più ed intanto dalla sua fica escono in continuazione rivoli di umore che io ingoio avidamente. Lei non riesce a star zitta ed una serie di mugolii misti ad apprezzamenti sul mio operato le escono dalla bocca ed io mi eccito pensando alla baldracca della porta accanto che sicuramente sarà dietro la porta ad ascoltare le nostre evoluzioni erotiche.

A volte mi viene voglia di aprire la porta d’ingresso a sorpresa per vedere se si limita ad ascoltare o si diverte anche a sgrillettarsi.
L’orgasmo di Michela arriva come al solito impetuoso e mi riporta con la mente a quello che sto facendo.
La sua fica cola e palpita sotto le mie stilettate, mi implora di smettere perché la clitoride le è diventata troppo sensibile, ma io le blocco le gambe con le mani e continuo a leccarla sempre più forte godendo di tutte le sue vibrazioni.

Alla fine cedo e le regalo un attimo di relax del quale lei mi ringrazia andando alla ricerca del mio cazzo che ormai è all’ultimo stadio dell’inturgidimento. Sa che non sono un coniglio e che soddisfarmi sarà un impresa e questo la eccita ancora di più. Mentre mi succhia l’uccello facendoci sopra dei delicati giochi di lingua io penso a quale sarà il prossimo gioco.
“Devo assolutamente pisciare,” mi dice lei, “aspettami un attimo che vado in bagno e torno subito”.

Ecco l’idea, mi stendo sul pavimento e la faccio sedere con la fica bene aperta sulla mia bocca e le ordino di pisciare lì. Lei, sempre ubbidiente, si accovaccia in modo da offrirmi la miglior vista della sua vulva e, dopo qualche istante, ecco che le prime gocce di pioggia dorata arrivano a bagnarmi la lingua. Io non resisto e comincio a massaggiarmi l’uccello e lei alla vista della mia eccitazione esplode in una pisciata gigantesca.

Mi prende la testa fra le mani e mi spinge la bocca sulla sua fica in modo che io sia costretto a berla tutta, cosa che io faccio con molto piacere. Poi mi chiede di pulirgliela con la lingua e di dedicarmi un po’ anche al suo culetto. La richiesta è chiara: vuole essere inculata. Non aspettavo altro, inizio ad insalivargli per bene lo sfintere fino a quando lo sento aprirsi alle spinte della mia lingua.

La faccio alzare in piedi e la giro a pecorina con le mani appoggiate al muro. Punto il cazzo e spingo con tutta la forza che ho. Lei grida e vedo che le scendono alcune lacrime dagli occhi, ma questo non fa che aumentare la mia foia e comincio a pomparla senza riserva. Si vede ad occhio che sta soffrendo, ma non si sposta di un millimetro sotto l’incalzare dei colpi del mio cazzo.

Poi il dolore cessa e comincia a salirle l’orgasmo. Stella è una vera maiala e riesce a godere con ogni parte del suo corpo, anche con il culo. L’inculata procede a ritmo serrato, il mio cazzo si fa più grosso ad ogni affondo, ma ormai il suo ano si è talmente allargato che non avverto più nessuna resistenza. È giunto il momento per passare al big boy, un cazzo in lattice di 25cm di circonferenza.

Lentamente esco dal suo sfintere e le ordino di non muoversi; dal suo sguardo eccitato ed impaurito intuisco che lei ha già capito le mie intenzioni, nonostante ciò non dice niente anche se vorrebbe fermarmi. Io sono arrapatissimo e, tirato fuori il fallo, glielo passo sopra la fica per inumidirlo un po’, giusto quanto basta per farlo scivolare meglio. Le faccio allargare le chiappe con le mani e appoggio la punta del cazzone al suo sfintere.

Un po’ di pressione e già comincia a farsi strada, aumento la pressione e riesco a far entrare la cappella. Mi fermo un istante per prendere bene la mira e poi giù, di cattiveria fino alle palle. Adesso 20cm di fallo artificiale le stanno sfondando il culo, penso che di questo passo, prima o poi, sarà pronta anche per ricevere la mia mano dentro al culo ma per il momento mi limito al fallo che comunque non si discosta molto come dimensione.

La vedo mordersi il labbro inferiore con forza e non riesco a capire se quella sbavatura sulla bocca è di rossetto oppure di sangue. La cosa non mi interessa, il solo desiderio è di cominciare a stantuffarla con forza ed è quello che faccio. Lei cerca di allargarsi le chiappe il più possibile per aumentare la facilità di penetrazione e ridurre il dolore, facendo questo la vedo impiantarsi le unghie laccate di rosso sui suoi glutei.

Adesso la mia perversione sta arrivando al limite: con decisione le afferro una mano e gliela posiziono sul fallo costringendola a pomparsi da sola. “Con forza le intimo, devi spingerlo con forza” ed ogni volta che la vedo rallentare il ritmo la sculaccio violentemente sulle natiche. Dopo un po’ di colpi la mano inizia a farmi male ed allora ricorro ad una cinghia in pelle per frustarla a dovere. Lo spettacolo mi ha eccitato all’inverosimile ed ho bisogno di un po’ di sollievo quindi la prendo per i capelli e le ficco il mio cazzo in bocca.

Lei lo succhia avidamente sperando che, una volta venuto, la smetterò con quel gioco sadico, ma io non ho nessuna intenzione di godere subito e quindi controllo la mia sborra che ormai mi sta facendo scoppiare i coglioni. Dopo una ventina di minuti decido di darle un po’ di riposo, ma la obbligo a tenersi il cazzo ben conficcato nel culo. Altra fantasia. Prendo il cuneo vaginale, quello con la pompetta per essere gonfiato e lo sostituisco al fallo, nel suo culo.

La faccio sedere sul tavolo e le faccio mettere il cazzone di gomma nella fica. “Fottiti la fica con questo” le ordino e lei lentamente comincia a trombarsi con il super cazzone toccandosi la clitoride per cercare un po’ di piacere. Ormai non ce la faccio più, devo sborrare. Quindi gli rimetto il cazzo in bocca e comincio a scoparla tra le labbra. Sul tavolo mi accorgo che sono rimaste alcune mollette da bucato e ne prendo due per attaccargliele sui capezzoli i quali si stringono fino ad appiattirsi.

Lei mi guarda, ma non osa toglierle, anche se dal suo sguardo si vede chiaramente che la fanno soffrire, e continua a impalarsi con il fallo, sempre più forte, presa da un’eccitazione che la sta portando violentemente all’orgasmo. Io scopandola in gola comincio ad azionare la pompetta per far gonfiare il cuneo che ha nel culo. Ad ogni spinta di cazzo corrisponde una pompata: la sfida ora è se lei riuscirà a farmi venire prima che io le spacchi completamente lo sfintere.

Quindi con un impegno mai visto comincia a spompinarmi, smettendola anche di sgrillettarsi per aiutarsi con la mano a masturbarmi.
Io godo e continuo a pompare aria nel cuneo. La difficoltà con la quale vedo il cazzone di gomma entrarle nella fica mi fa capire che ormai il culo deve essere allargato al massimo. Il cazzo comincia ad avere le pulsazione pre-orgasmiche e lei, all’idea di sfarsi sborrare nella gola si eccita ancora di più e intensifica la pompate nella fica.

Vengo un istante prima di lei, riempiendole la bocca a tal punto che alcune gocce di sperma le fuoriescono dalle labbra. Ingoia tutto e con un ultimo sforzo si ficca il cazzone nella fica, fino in fondo, talmente in profondità che non riesco a capacitarmi delle dimensioni del suo utero.
Urla e geme in preda ad un orgasmo intensissimo che le fa dimenticare immediatamente tutte le sofferenze patite, lasciandola stravolta distesa sul tavolo, con i due cazzoni ancora ben conficcati nella fica e nel culo, incapace per il momento di toglierli.

Io la guardo e nel compiacermi di quella visione sento la porta della mia vicina guardona aprirsi e richiudersi velocemente.

I sogni di Krissy

Lezioni di vero

Quanti anni erano passati.
I ricordi dell’ infanzia gli tornavano in mente uno dopo l’altro, mentre percorreva gli stanzoni vuoti della vecchia casa.
Si erano trasferiti da oltre dieci anni, ora lui era praticamente un giovanotto.
Aveva passato da un’ altra parte tutta l’ adolescenza e la gioventù e, si sa, quegli anni per i giovani sono paragonabili ad un abisso temporale. Pieni di cambiamenti fisici e psicologici.

La crisalide diventa farfalla ed è pronta per affrontare il suo destino: forte e matura.

La vecchia casa di famiglia si era liberata, da poco, dagli inquilini e si erano detti: perche tenerla abbandonata?
D’ accordo con i genitori, avrebbe organizzato lì il suo studietto di disegno (aveva appena terminato il primo anno di Ingegneria) e, pensò tra se, per portarci anche qualcuna delle sue conquiste.
Cosi, per scopare, non avrebbe dovuto più ricorrere ai mille, scomodi espedienti che rendevano ancora più bramoso e intrigante il sesso
giovanile.

Immaginandosi le scene di cui sarebbe stato protagonista si senti come un pascià, pronto a spalancare la porta del suo Harem privato.
Qualche giorno dopo, entrando nel portone pieno di scartoffie da portare in casa, si incrociò con un giovanotto longilineo dall’ aspetto familiare.
Dopo un attimo di esitazione, lo squadrò, poi disse: – Ehi! Simone! –
L’altro rispose con un sorrisetto sardonico.
– Ciao – aggiunse Lucio – da quanto tempo… –
– Però! Mi avevano detto che eri tornato.

– disse Simone.
– E tu, invece? Non ti sei mai mosso dalla vecchia casa? – chiese.
– E dove vuoi che vada? I vecchi sono morti e mi hanno lasciato la casa. Almeno riesco a viverci… –
Lo guardò con comprensione e dissi: – Mi dispiace, non sapevo. –
E, Simone: – Lascia perdere è relativo, in realtà ero stato adottato.
– Dai, mi ha fatto piacere rivederti, io ci sarò spesso… Vieni a trovarmi, non farti problemi, attraversi il pianerottolo e sei da me… tanto sono sempre da solo.


– Ok! – disse – vedremo. Ciao, allora, adesso vado. – e Simone si perse tra i vicoletti antichi.
L’ attività di giovane dalle larghe prospettive si ampliò e si intensificò per Lucio. Inoltre si era alla fine degli anni settanta e le ragazze dell’ epoca erano in piena rivoluzione sessuale.
Le minigonne e i minishorts impazzavano, le discoteche per gli studenti erano aperte dalle 10 di mattina … le occupazioni universitarie e le “comuni” erano all’ ordine del giorno e il sesso si praticava in ogni sua forma: spesso e volentieri.

Cicciolina e Moana erano le nuove ambasciatrici della ricerca erotica.
Naturalmente per Lucio avere uno studio-garconniere non poteva che rappresentare un grande vantaggio.
Inutile dire che l’ andirivieni di amici e ragazze in abiti succinti non passava inosservato nel vicoletto. Ma i tempi erano cambiati, le case erano piene di studenti in affitto che arrivavano da tutto il Sud per frequentare le varie facoltà universitarie. Nessuno più si fossilizzava a controllare cosa succedeva agli altri: la vecchia città, diventava una metropoli.

Intanto, il povero Simone sbarcava il lunario alla meglio e soprattutto essendo chiuso e schivo: non batteva chiodo.
Gli incontri di pianerottolo si susseguivano e spesso, in tutta onestà di intenti, Lucio provò a inserirlo nel giro di facili scopate … ma con nessun risultato pratico.
Un pomeriggio di tranquillità relativa Lucio invitò l’ amico di infanzia ad accomodarsi per chiacchierare un poco e per fargli vedere i suoi progetti … e anche per dimostrargli che non era solo un satiro, ma anche uno studente attento e appassionato.

Parlarono del più e del meno … all’ epoca un whisky e una Marlboro accompagnavano di prassi ogni chiacchierata.
Il discorso, a un certo punto, cadde sull’ argomento: sesso.
Lucio incitava Simone a non farsi troppi problemi nell’ abbordare una ragazza, magari anche una di quelle amiche che spesso, seminude si aggiravano per casa sua.
Ma l’altro era “tosto” e proprio non se la sentiva di paragonarsi all’ amico, che nella sua immaginazione limitata era, praticamente, un vero play boy.

Quando l’ argomento diventò più diretto, Lucio disse: – Ma allora insomma, come fai? Non scopi? –
La risposta di Simone tendeva al vago e al sibillino, ma in realtà non negava di limitarsi all’ auto erotismo per soddisfare il suo piacere.
E Lucio ridacchiava.
I “rossori” e le titubanze dell’ amico, praticamente ancora vergine lo divertivano, e un po’ lo stimolavano.
Negli ultimi anni di grande attività fisica, Lucio non si era negato neppure come gigolò, e poco importava se i suoi amici generosi, erano donne mature o uomini importanti, con la passione per il “pisello”.

Parlare con un ingenuo come Simone lo stuzzicava.
L’ età era quella in cui, se non arrivava almeno due volte al giorno, si sentiva a disagio: e così un po’ per esibizionismo e un po’ per fare sesso con un uomo senza ricevere un compenso, ma per il puro piacere di dominare, lo eccitò.
Con disinvoltura seppe ritrovare nella mente dell’ amico i ricordi di infanzia e così, quasi per gioco, cominciarono a rinvangare il passato.

– Ricordi quando me lo prendevi in bocca – diceva Lucio, mentre tirava fuori il cazzo già duro dai pantaloncini.
– In quella stanzetta scura – disse – ricordo ancora quelle volte che arrivavi da sotto, da dietro alle mie gambe … mettevi la testa sotto le palle ed, io abbassandolo con la mano, ti premevo il cazzo in bocca. –
Simone non aveva né la forza né la volontà per reagire e così, ancora una volta, come se il tempo non fosse mai passato, si sedette sul divano e, senza remore, cominciò a fargli un bocchino.

In poche ore il leone rampante e arrapato che si nascondeva in Lucio aveva avuto di nuovo la meglio sull’ altro giovane.
Simone, ammirato e soggiogato dalla forte personalità dell’ amico, riprese il suo ruolo supino, di strumento sessuale, rassegnato e grato, nelle mani di Lucio, più furbo e dotato.
Naturalmente anche in lui si nascondeva una forte carica sessuale ed erotica.
Quel ruolo gli piaceva. Infatti mentre succhiava il cazzo dell’ amico e gli leccava la sacca dei coglioni, si sentiva in tiro il suo arnese, come mai prima.

Ripresero il menage da dove l’ avevano lasciato tanti anni prima.
Ma adesso erano uomini.
I cazzi erano grossi e duri.
E la sborra non era acquiccia, ma sperma abbondante, denso e gustoso.
Ora prendere il cazzo in mano di un altro non era più un gioco non meglio identificato, ma una precisa masturbazione dell’ altro.
Gli incontri omosessuali tra i due, non erano più supportati da uno scambio di figurine o di soldatini, e non si potevano più giustificare come un gioco … nonostante Simone amasse pensare di subire un piccolo maltrattamento, occasionale ma piacevole, e Lucio si giustificasse con se stesso, pensando di usare la bocca e le mani dell’ amico, come surrogato più arrapante di una masturbazione solitaria.

Infatti il rapporto si evolvette nei mesi successivi: diventando sempre più morboso e trasgressivo.
Simone rimaneva arroccato nella sua posizione di orso solitario, mentre la vita e le avventure di Lucio si arricchivano di nuove conquiste e di compagnie femminili sempre più coinvolgenti, eppure …
Eppure non passava un mese che, nell’ ombra segreta del suo studio, non si incontrassero almeno due o tre volte, per imparare i limiti e i confini del sesso proibito … sempre che questi confini esistessero davvero.

Dopo che Simone aveva ripreso il suo ruolo di gregario accondiscendente alle esigenze del capobranco, iniziarono a sperimentare le nuove vie del piacere omosessuale.
Così per Simone iniziò un tirocinio in cui l’ amico esperto gli insegnava come donargli piacere e trarne, dal semplice servirlo.
Il ragazzo fingeva di imparare con difficoltà, soprattutto per compiacere l’ amico e non deluderlo, ma intanto anche il suo coso, nei pantaloni si agitava come un serpente, mai domo.

Così Simone imparò a fare la sega a Lucio in maniera perfetta, aspettando fino alla sborrata, che di prassi, si faceva sgorgare nell’ altra mano, in attesa davanti al glande rubizzo, con le dita raccolte a forma di conchiglia.
Poi si perfezionò nel bocchino e imparò, per compiacere l’ amico, che lo pretendeva, a farsi arrivare in bocca, soffocando nella sborra e tossendo, avvilito, schizzi di sperma e saliva contemporaneamente.
Il suo amichetto gli diceva che le sue donne gli facevano questo e l’ altro non doveva essere da meno.

Sempre più spesso gli permetteva di togliersi i pantaloni e le ridicole mutande bianche, anni cinquanta.
Sempre più spesso gettava un occhio preoccupato verso il cazzo strano dell’ amico, dove i problemi di rapportarsi con gli altri, sembravano rappresentati “fisicamente”.
Il “coso” di Simone infatti era particolare secondo lui.
La pelle del prepuzio non aveva forse mai oltrepassato il glande per intero, infatti successivamente scoprì che, per l’ amico, era fonte di dolore lo scappellamento completo: soprattutto quando il pene era duro (cosa che per i loro incontri era la norma, del resto).

Aveva una forma che, contrariamente al normale, lo rendeva storto verso il basso, invece di svettare in alto nel classico “alzabandiera”.
Ma ancora più piacevolmente preoccupante era il fatto, che quando il cazzo dell’ amico era molto duro, diventava perfettamente diritto.
Era come un’ asta, un manico, che spuntava orizzontalmente dal corpo magro del giovane amico.
Inoltre, quando si eccitava sul serio, il suo cazzo diventava veramente notevole e, pensava con raccapriccio Lucio, probabilmente non era ancora al massimo delle sue capacità espressive, visto che dopo tutto, lui nemmeno glielo toccava … ancora.

Ovviamente, nell’intimità fisica dei primi rapporti, qualche volta il pene di Simone aveva sfiorato l’amico, che però non me aveva fatto un dramma. Magari poi nei suoi sogni ripensava a quel contatto infinitesimale, senza ammetterlo neppure con se stesso.
Lucio continuava a frequentare l’ università e a studiare.
Poi iniziò le prime attività e continuava a scopare con la sua ragazza fissa o con una conquista occasionale.
Ma la vera libidine inconfessabile lo attendeva in quel gioco di ruoli, estremamente complesso, che avveniva ogni tanto con l’ amico Simone.

Dopo le seghe lunghe e languide, offerte quasi come un servizio, erano passati a Simone che diventava sempre più bravo nel fargli i pompini.
La cosa era andata avanti e quindi, facendolo sembrare più un premio che un piacere personale, anche Lucio aveva cominciato a concedere qualche attenzione a Simone.
Questo lo faceva in modo distaccato, quasi controvoglia, non voleva rinnegare così apertamente la parte di maschio, dura e violenta, tipica dei giovani del suo stampo.

Però poi, in realtà, seguiva a ruota le performance di Simone.
Quindi anche Lucio imparò a prenderglielo in mano.
Una volta aveva provato a unire i loro due peni e a masturbarli in contemporanea, non poteva nascondere il piacere unico che questo sfregamento provocava.
Specialmente quando, in piedi l’ uno contro l’ altro, dai due piccoli orifizi la sborra eruttava quasi contemporaneamente, spandendosi, calda e appiccicosa, sulle sue mani.
Sempre per non dispiacere l’ amico, così disponibile e servizievole, aveva voluto tentare a prenderglielo in bocca.

Le prime volte il gesto era abbozzato, quasi controvoglia e con fredda partecipazione, ma poi … pian piano si era dovuto rendere conte che aspettava quegli incontri omosessuali, con maggior eccitazione di qualsiasi altro appuntamento erotico.
Desiderava imparare sempre meglio a fare il pompino a Simone e il sangue gli ribolliva nelle vene, quando si accorgeva che il cazzo del suo amico, sollecitato dalla sua lingua, si ingrossava a dismisura.
Spesso lo misurava controllandone il “calibro” sulla pancia di Simone.

Quando il ragazzo era al massimo del piacere e non capiva più niente, il suo cazzo superava di molto l’ ombelico e la pelle di seta era più tesa che mai.
Simone una volta aveva trovato il coraggio di chiedere: – Posso venire in bocca? – ma Lucio per orgoglio maschile (come se non fosse impegnato a fargli un languido bocchino), aveva risposto di no.
Salvo, in seguito, a desiderare nei suoi sogni, quello spruzzo di sborra, che tanto scioccamente aveva rifiutato.

Venne poi il tempo in cui cominciarono a desiderare qualcosa di più. Praticamente si ricordarono che, tanti anni prima, negli angoli più bui del vicolo o per le scale di sera, qualche volta, più per istinto che per conoscenza, Lucio aveva appoggiato il suo membro giovanile dietro le natiche di Simone.
Allora non sapevano nemmeno bene il perché, però sentivano il gusto proibito di quel gesto di possesso dell’ uno nei confronti dell’ altro che, supino, si donava.

Ora erano adulti e sarebbe stato ridicolo se, come allora, avessero contato quante “botte” l’ uno desse all’ altro, pur senza una effettiva penetrazione.
Così non senza reticenze da parte di Simone, Lucio vinse la sua ritrosia.
Forte dell’ esperienza fatta con le ragazze, riuscì ad ottenere che l’ amico si rassegnasse a dargli il culo … inutile dire che Simone era vergine, di dietro.
Un pomeriggio estivo, intimò a Simone di stendersi sul solito divano e di porsi su un fianco, abbassandosi il Jeans fino alle ginocchia, poi con calma, anche Lucio si stese sull’ angusto spazio del divano.

Il suo cazzo si indurì, come, e anche più, del solito, e per tenere tranquillo Simone, glielo prese in mano da sotto le gambe schiuse.
Poi, sempre per rendere arrendevole ed eccitato il suo amico, si abbassò dietro il suo culo, in bella mostra.
Da sotto il taglio netto delle natiche, fioriva lo scroto compatto di Simone, scuro e profumato di umido. Poco oltre, dalle gambe strette tra loro per bloccarlo in posizione, il cazzo del giovane sembrava una piccola terza gamba.

Lucio leccò ripetutamente tutto quel pacco, trovandolo delizioso.
Si divertiva a prendere il pene di Simone tra le labbra e poi, nel perderlo, perché la posizione forzata rendeva il cazzo del giovane elastico e sfuggente.
Intanto, frugando e baciando sotto i coglioni di Simone, Lucio iniziò a bagnargli il buchetto con delle linguate piene di saliva.
La libidine del rapporto era sempre più cocente, fino a quando Lucio si decise a provare a penetrarlo, questa volta sul serio.

Si mise ben piantato alle spalle dell’ amico.
Entrambi poggiavano sul lato destro del corpo. L’ altro era magro e abbastanza leggero, probabilmente ormai era rilassato e arrapato, infatti, Lucio, con le sue grosse e forti mani non trovava difficoltà a gestirne i fianchi in modo da portare la chiappe dischiuse del ragazzo a favore del suo cazzo in tiro.
Bagnò ancora una volta di saliva il buchetto dell’ altro, che sentiva morbido e arrendevole al massaggio delle dita.

Altre volte aveva penetrato un culo maschile o femminile, ma mai la verginità anale dell’ altro era stata per lui tanto significativa.
Non che ci tenesse sentimentalmente per Simone, ma di sicuro il loro era un rapporto estremamente particolare, che si combatteva a suon di posizioni psicologiche, più che a ritmo di semplice sesso.
Lucio dominava, nella vita e nel sesso, la personalità più arrendevole e pacata di Simone ma, allo stesso tempo, era come se si prendesse responsabilità dell’ amico e lo considerasse un suo paggio al quale era affezionato e a cui riservava le attenzioni migliori.

Il loro rapporto era segreto e intrigante.
Fuori da quella casa ogni uno tornava ad essere una persona perfettamente normale e, soprattutto, eterosessuale.
Lucio era deciso a godersi quei momenti al massimo per renderli memorabili. Così iniziò a rompere il sedere al suo amico con estrema cautela.
Il suo cazzo era veramente enorme però e dovette adoperare molta delicatezza.
Dopo alcuni estenuanti minuti di tentativi, il cazzo nerboruto di Lucio li teneva collegati come un grosso tubo, l’ uno nel culo dell’ altro.

Simone era esausto e dolente, e più volte si era lamentato nel subire quell’ ennesima mortificazione, eppure aveva accettato tacitamente di essere inculato dall’ amico più potente, come se fosse un atto dovuto, un segno del destino.
Ovviamente la cosa era anche eccitante al punto che con la mano si cercava il buco tra le gambe e lo trovava completamente invaso da quel tronco di carne, che sfociava alla radice nelle morbide palle piene di sperma.

Quello sperma, lo sapeva, inderogabilmente sarebbe confluito nella profondità del suo culo, ne era certo.
Ma non tutto successe così rapidamente.
Quando lo sfintere, con un ultimo gemito, aveva accettato lo spessore del cazzo di Lucio non erano che all’ inizio della bonaria punizione.
Gli uscì dalle terga e gli carezzò il culo, per dargli il tempo di riprendersi dai postumi della innaturale dilatazione.
Ma subito dopo l’ inculata riprese, con ben altri ritmi e maggiore decisione.

Lo trascinò davanti allo specchio e lo fece abbassare a novanta gradi.
Mentre il giovane si prendeva le caviglie per tenersi in equilibrio, Lucio lo impalò perfettamente, per non permettergli di cadere.
Il giovane si sentì venire meno, mentre assisteva allo specchio a quella scena da film, ben rendendosi conto dalle pulsazioni che gli si scaricavano nel culo, che il soggetto era lui stesso.
Venne poi posseduto, sempre nel culo e sempre per tutta la lunghezza del cazzo di Lucio, sia gitato di faccia che di dietro, poggiato sulla scrivania.

Infine dopo oltre mezz’ ora e una caterva innumerevole di penetrazioni, ritornarono sul divano.
A Simone bruciava il culetto, ormai definitivamente sfondato, ma non desisteva dal farsi fottere, perché il piacere di subire l’ inculata dall’ amico era troppo intenso.
Sul divano, si dovette stendere supino, con un cuscino sotto il bacino e una delle cosce, che per meglio spalancare il deretano, penzolava dal lato libero.
Lucio era sudato e arrapato.

Ancora una volta, sostenendosi sul braccio si posizionò dietro il giovane e ancora una volta lo inculò con decisione.
Il ritmo divenne costante e distaccato.
La mente di Lucio vagava nei paradisi del piacere, mentre si accasciava pesantemente su Simone, che pur soffrendo per quel peso invadente, non aveva il coraggio di fermarlo.
Infine, gli sentì accelerare il respiro e ansimare … e infine , pesando solo su di lui, gli strinse con le mani le chiappe intorno al cazzo che impalava quel minuscolo culo, come per farne una guaina più stretta, idonea al suo piacere, cattivo.

E così gli venne dietro.
Scaricando la sua rabbia e la sete di dominio, tutta nel sedere dolorante arrossato.
Sprofondava in lui con tutta la forza, e sborrò tanto profondamente nell’ ano del giovane, che ancora il giorno dopo, in bagno, egli si sentì scorrere dal sedere alcune gocce dello sperma ricevuto il giorno prima. L’ intimità tra i due arrivava a livelli sempre più profondi.
Lucio, sicuro dell’ affidabilità dell’ amico e certo della sua totale complicità, si lascio andare anch’ egli, senza più farsi troppi scrupoli o imporsi remore.

Giustificandosi con se stesso per il fatto che Simone gli dava tutto se stesso senza chiedere e senza pretendere nulla di più, gli piaceva pensare di fare dei piccoli sacrifici per l’ amico, che non aveva mai chiavato con una donna vera.
Cominciò a ingoiare il suo sperma, dopo avergli praticato il bocchino talmente in profondità, da aver spesso lacrimato per il soffocamento, in conseguenza dell’ introduzione esagerata del glande nella gola.

Aveva scoperto che la posizione più favorevole era quella in cui si stendeva sul divano a pancia in sopra, posizionando la testa rovesciata su un bracciolo.
La dominazione del cazzo in quella posizione era totale.
Il giovane era libero di chiavarglielo in bocca a suo piacimento, comodamente in piedi, con la possibilità di governare il ritmo e la profondità della penetrazione.
Dal canto suo, vedeva in primo piano il cazzo in arrivo o mentre lo pompava.

Vedeva anche il sacco coi coglioni, poteva carezzarlo e spesso, in un assurdo tentativo figurato, pur avendo la bocca piena fino alla radice del pene, cercava di spingerci dentro, almeno una, delle palle di Simone.
Spesso, questi gli sborrava in gola, senza che nemmeno riuscisse a sentirne il gusto. Infatti quando veniva così, Simone, diventava una corda tesa: tutto il corpo si irrigidiva e il cazzo fermo, sprofondato in bocca a Lucio, e lui era totalmente bloccato.

Il glande, gonfio, sborrava a fiotti vibrando violentemente insieme all’ asta. Aveva il dono di restare duro e in tiro a lungo, anche dopo la sborrata.
Capitava così che, Lucio, doveva soccombere per non contrariare l’ amico e aspettare a volte anche un quarto d’ora, fino a che il pescione di Simone, gli liberasse la bocca.
Dopo questo tipo di pompa, le mascelle erano indolenzite.
Di contro, però, la situazione era talmente arrapante che spesso Lucio si masturbava, tenendo in bocca quell’ asta prepotente che mandava odore e sapore di sborra calda.

Di questo passo, non ci volle molto per decidersi a sacrificarsi fino in fondo per l’ amico. Con la scusa di fargli provare com’ è fottere una ragazza, ammise il pene di Simone nel culo.
Non fu una passeggiata, come credeva.
Infatti la sua speranza era che sapendolo mettere dietro, sarebbe stato altrettanto bravo a prenderlo, tra le natiche.
Ma non era così.
La colpa era anche di Simone però, che si ritrovava quel cazzo ballerino, un pene che, alle sollecitazioni rispondeva fin troppo “elasticamente” … e così, quando si trattò di sverginare il culo dell’ amico, divenne grosso come quello di un cavallo.

Ormai non è che si potesse tirare indietro, anzi il gonfiore della cappella di Simone, lo rese ancora più lascivo e desideroso.
Si preparò stendendosi su un lettino, con un cuscino sotto la pancia.
Allargò le cosce per dare spazio a Simone che iniziò ad armeggiare dietro di lui.
Per prima cosa, con lo sfintere, sentì perfettamente la cappella tonda che si posizionava, al centro del punto giusto per penetrare.

Fu una sensazione difficile da raccontare: era come se vedesse quella grossa palla, estranea, che tentava di diventare parte della sua stessa carne.
Quando Simone iniziò a spingere, capì che era condannato.
Gli avrebbe fatto male.
Ma era troppo arrapato per dire di no.
Si rassegnò a diventare uno che lo prende “in culo”.
Cercò di scacciare tutti i preconcetti e le frasi fatte, volgari, legate in maniera figurata a questo evento.

Cercò di pensare che dopo tutto non era che una atto sessuale come gli altri, un momento di piacere che finiva lì.
Nulla di male. Una tantum.
Nel buio nascosto di quella casa dimenticata, donava un emozione all’ amico. Quell’ amico che si fotteva da quasi un anno, profittando del suo culo a suo piacimento.
Si convinse che era un dono.
Una sensazione da regalare a chi, diversamente, forse non avrebbe mai provato il piacere di … possedere.

Mentre i pensieri turbinavano nella testa, Simone si era bagnato il cazzo di saliva e ripartiva all’ attacco.
Riprese ad armeggiare col suo buchetto finché … finché, con un guizzo, la capocchià di Simone, gli spaccò l’ ano in due, superando la resistenza, involontaria, dello sfintere.
Il dolore fece saltare Lucio, che sgusciò in avanti; mortificato e offeso, col culo indolenzito.
Non aveva mai provato niente di simile. Mai.
Era un dolore deciso e umiliante, ma allo stesso tempo gli dava il desiderio perverso di provarlo ancora, per avere e dare piacere.

Si massaggiò le natiche, facendole vibrare con le dita, per rilassarsi.
Era confuso sul da farsi … non sapeva se tirarsi indietro, non sapeva se ormai, avere il culo rotto, non gli avrebbe permesso mai più di essere “maschio” come prima.
L’ amico era in attesa, arrapato e un po’ confuso.
– Mi hai fatto male! – disse Lucio, languido. – Fai piano. E’ la prima volta, lo sai. Lo faccio solo per te.


Purtroppo quelle parole non convinsero il maschio pratico che c’ era in lui. Si rese conto che era cambiato.
Il desiderio di prenderlo ancora nel culo non era da “macho”, né era un favore, semplice, da offrire ad un amico.
Dopo alcuni minuti si calmò e riprovarono.
Simone fu più dolce nell’ entrare e Lucio, con sorpresa, scoprì che il male era quasi del tutto sparito.
Restava quella strana sensazione di carne estranea che viaggiava nella sua.

Capì perché alle donne … e a molti uomini piaceva.
Era il colmo del piacere, darsi totalmente.
Dare il culo era un atto amorevole di sottomissione, che dava brividi di piacere e sensazioni profonde che nessun altro atto poteva eguagliare.
Simone se lo chiavò a lungo, sempre così: distesi sul letto.
Ogni tanto gli faceva cambiare la posizione delle gambe.
Prima il giovane lo aveva tenuto con le gambe e il culo spalancati, mentre lui, con le ginocchia serrate, si era messo dentro, oscenamente, spingendo spesso troppo a fondo l’ asta e provocandogli qualche fastidio, che lo faceva saltare in avanti.

Poi, al contrario, gli strinse le gambe e le serrò, mentre lui si sedette
praticamente sulle sue terga, col cazzo che sprofondava nel culo ben fatto di Lucio.
A volte, tenendosi sulle mani, il ragazzo si fermava col cazzo infisso nell’ ano solo per metà.
In quelle occasioni, Lucio, con le dita controllava sia il pene di lui, scoprendolo enorme e tosto, sia lo stato del suo sfintere.
Era molle e dilatato, al punto che ci poteva infilare anche il dito, per controllare i contorni del cazzo che lo stava ingroppando.

Una vera libidine.
Era stancante prenderlo nel culo ripetutamente, ma non si ribellò.
Quell’ esercizio lo aveva reso languido e passivo, lievemente femmineo.
Scoprì un piacere nuovo: aspettare che “l’altro” finisca di fottere.
Imparò la grande differenza tra l’ orgasmo maschile e quello femminile.
La donna, o chi “dona” e si “fa fare”, può permettersi di godersi tutta una serie di sensazioni, molto simili all’ orgasmo fisico, prolungandole all’ infinito e gustandosi tutti i momenti dell’ accoppiamento.

Il maschio, sopra di lui, col cazzo dentro, invece, non provava che un crescendo di arrapamento, concentrato violentemente sull’ atto materiale e sullo sfregamento fisico che lo avrebbe portato ad arrivare.
Lucio, sottomesso a quel cazzo, invece imparava a godere costantemente del piacere e della furia dell’ altro.
Simone sudato ed eccitato gli diede le ultime, selvagge botte, intensissime, poi uscì dal suo culo e fece in modo di farlo girare.

Lucio ebbe giusto il tempo di aprire la bocca, mentre l’ amico con un mugugno a****le, cominciò a schizzargli sperma in faccia e in bocca … a litri.
Col culo dolorante e indolenzito, ma non era mai stato così arrapato.
Aspettò che l’ amico stremato si poggiasse sul fianco.
Allora girò la testa, di quel tanto che bastava, per succhiargli il cazzo, miracolosamente duro, come prima che fosse venuto, e succhiando si diede pochi colpi al pene, che era quasi molle, piccolo e morbido,così sborrò copiosamente sulla sua pancia.

Restarono distesi per parecchio tempo, ritemprandosi.
Passò ancora qualche mese.
Dopo quella esperienza, Lucio era rimasto abbastanza turbato.
Era perplesso e aveva una leggera forma di crisi interna. I suoi rapporti con la sua donna si intensificarono: quasi volesse provare a se stesso che nulla era cambiato.
Era il maschio, lievemente prepotente di sempre.
Voleva essere superficiale, disincantato e “chiavettiere”.
Cercò anche qualche vecchia amicizia femminile, per il semplice gusto di scoparsela … ma il piacere proibito di donare il suo buco a Simone, non riusciva a toglierselo dalla testa.

Prima, quando lui si inculava l’ altro ragazzo, aveva spesso pensato di non dover temere alcuna implicazione. Anzi, giustificava il suo rapporto in maniera unilaterale: lui era più maschio che mai.
Ecco perché, vista la “potenza” sempre arrapata del suo sesso, prendeva tutto ciò che gli capitava d’ avanti.
Poco importava se si trattasse di una commessa diciottenne di passaggio, della sua donna o del suo amichetto: lui, tirava fuori il suo arnese … e fotteva.

Dietro, avanti, nella bocca … per lui erano solo buchi, foderi, in cui infilare la sua spada in cerca di soddisfazione.
Cercava di glissare con se stesso sul fatto che farlo con l’ altro, aveva per lui un gusto diverso, più rilassato, senza ansia da prestazione, nessuna gelosia o tensione …
Era sempre passato, con estrema superficialità, anche sulle emozioni intense che gli dava prendere in mano un altro membro; spesso metterselo in bocca e fargli schizzare sborra copiosamente.

Oppure scaricare, ora con foga, ora con delicatezza, il suo piacere nel sedere stretto dell’ altro.
Ma adesso che lo aveva preso nel culo, le sue certezze vacillavano totalmente.
Capi che il problema non era fisico, ma mentale.
Ma la cosa che non volle capire, ma che volle riprovare: era il piacere intenso di dare.
Dare piacere col suo ano dilatato, usato dall’ amico per goderne, era una sensazione che non lo abbandonava … capì, finalmente che non avrebbe più potuto, né voluto farne a meno.

Così decise con se stesso che, come a carnevale era lecito essere matti per un giorno, lui ogni tanto si sarebbe preso una pausa.
Avrebbe dimenticato per qualche ora la sua virilità, per donarsi al suo amico per il piacere omosessuale che traeva dal suo corpo.
Era passato quasi un mese … da quella che avrebbe dovuta essere la prima (e l’ ultima volta) che permetteva a Simone di farselo.
Per tutto quel tempo aveva evitato accuratamente di incontrarlo, ma adesso che era deciso, non si fece più problemi, anzi.

Aveva una grande voglia di tornare dal sua amico per stuzzicarlo e … per la prima volta, informarsi se anche a lui era piaciuto, il suo “dono”.
Quando, dopo pochi giorni, si incontrarono, Lucio capì che molte cose erano cambiate.
Il loro rapporto aveva adesso una connotazione affettiva e una complicità ancora più decisiva e netta.
Anche l’ altro era cambiato, era diventato più maschio e volitivo.
Aveva assaporato il desiderio di possesso.

Lucio, contro la sua volontà, non poté fare a meno di chiedergli, lascivamente, se lo aveva pensato e se lo aveva desiderato.
La risposta fu un sì duro, ma dopo gli fece capire che aveva sognato le sue natiche tonde, giorno e notte e che si era masturbato spesso pensando a lui. Invece di farlo rabbrividire, queste affermazioni gli diedero piacere.
Per la prima volta apprezzava il suo corpo, con un’ ottica estetica completamente nuova e provò piacere a constatare di avere veramente un bel culo.

Ricordò che anche delle donne glielo avevano detto e anche che aveva delle belle gambe.
Ci ripensò con un sorriso, cercando di decifrare se per caso, quelle furbe creature, avevano voluto sottintendere qualche “messaggio” che lui non aveva saputo cogliere, al momento.
Il loro rapporto da quella volta fu meraviglioso ed eccitante.
Dopo una caterva di preliminari, dopo un sessantanove che li aveva soffocati entrambi, più volte, Lucio aspettava, come una condanna inoppugnabile che l’ amico gli chiedesse di fargli, ancora un volta, il culo.

Sentiva che era il suo più grande desiderio. Forse nei suoi sogni, inculare Lucio, aveva anche il sapore nascosto di fottersi una donna.
E questo lo arrapava ancora di più.
Quando stava quasi per implorarlo di farselo, Simone si decise a prendere l’ iniziativa e gli sussurrò: – Dai, adesso fattelo mettere nel culo! –
Lucio ebbe un brivido caldo che gli attraversò tutto il corpo.
Aveva addosso solo la camicia, tutta stropicciata, ormai.

Non la tolse, però.
Si alzò dal divano e si poggiò sul tavolo, offrendo le natiche nude al membro rubizzo di Simone.
Quella volta imparò che il culo non ha verginità … lo sfintere non era un imene. Imparò che dopo un giorno o massimo due, nei quali non veniva sfondato, ritornava praticamente intatto e doveva essere forzato di nuovo.
Così, quando Simone lo penetrò, il dolore della dilatazione si ripresentò tale e quale, come la prima volta.

Lucio lo spinse con le mani fuori dall’ ano, e aspettò che la sensazione di spaccatura passasse.
Si sfregò le natiche con le mani e se le massaggiò, lamentandosi sommessamente.
Simone, in piedi, aspettava preoccupato, aveva paura che tutto finisse lì; che la sua “preda” non avesse più intenzione di farsi penetrare. Ma non era così. Lucio gli sussurrò: – Dai mettimelo adesso … ma fai piano. –
Simone lo accarezzò a lungo e lo lubrificò con la saliva.

Lucio imparò a rilassare il muscolo e ad abbandonarsi completamente.
L’ inculata riprese lenta e piacevole.
Dopo pochi minuti il culetto di Lucio era del tutto rilassato e il cazzone di Simone lo stantuffava senza remore.
Lucio si divertì a cambiare posizioni, imitando le donne con cui era stato.
Si fece fottere in piedi, dopo essersi portato davanti allo specchio di un armadio, vedere la scena del cazzo dell’ altro che gli viaggiava dietro, aggiunse piacere al piacere.

Poi si mise di nuovo sul tavolo da lavoro.
Stavolta però, girato di faccia, con le gambe all’ aria.
Simone pose gli avambracci sotto le ginocchia per sostenerlo e tenerlo fermo. Le sue natiche erano posizionate poco fuori il bordo del tavolo, e l’ altro giovane lo inculava facilmente, mentre spingeva, se lo tirava dalle gambe, verso il suo bacino.
Per la sborrata finale tornarono a mettersi in piedi, davanti allo specchio.

Quando capì lui era pronto a venire, Lucio si abbassò completamente in avanti,per dilatare al massimo le chiappe.
Simone intanto lo teneva per i fianchi, attirandolo con le mani verso il suo sesso, fino a quando, tremante per l’ eccitazione lo sborrò, spingendo, se possibile, ancora più dentro l’ enorme willy che si ritrovava e bloccandogli il culo. Lucio impazzì. La situazione di essere bloccato da quel palo, come se una volta inserito, dovesse per forza sottostare ai comandi e alle voglie dell’ amico gli diedero un senso di impotenza, femminea e lasciva, che gli fece salire la pressione.

Simone tirò fuori il pene dall’ ano e se lo controllò. Era scappucciato e totalmente e pieno di sperma. Si ricoprì il glande rosso con la pelle del prepuzio, ma per fortuna il cazzone gli restò in tiro.
Lucio non seppe rinunciarci.
Approfittando del suo culo aperto e lubrificato da una dose super di sborra, si spostò verso dietro e, senza aiutarsi con le mani, riuscì a “catturare” il cazzo di Simone, usando solo il suo buco come fosse una ventosa: aveva preso di nuovo il palo nel di dietro.

Era tutto bagnato e il pene dell’ amico sguazzava nella sborra.
Con la pressione a mille, lievemente chino in avanti, si tirò qualche colpo di sega. Subito, dal suo cazzo barzotto, cominciò a colare lo sperma, a fiotti e goccioloni.
Con la mano sporca di sborra si toccò l’ ano, dove trovò il liquido seminale dell’ amico, che ormai era diventato della spuma bianca.
Facendo sgattaiolare fuori il cazzo di Simone dal suo budello arrossato, si leccò le dita, assaporando quella strana panna, lievemente salata.

L’ attività tra i due amici restò cadenzata e piacevole ancora per alcuni mesi, poi la vita cambiò le cose.
La casa di Lucio fu venduta.
Il lavoro e gli impegni aumentarono … si persero di vista.

Seconda Parte: Perversi

Da quelle esperienze passarono oltre dieci anni.
Simone trascinava metodicamente più o meno la stessa vita. Aveva pochi amici ed ebbe ancor meno esperienze.
Qualcuno provò a presentargli una ragazza … ma con scarsi risultati pratici.

Lucio, più volitivo e agguerrito, invece fece una carriera fulminante, soprattutto perché accettò un lavoro che lo teneva quasi tutta la settimana in giro per l’ Italia e a volte per l’ Europa.
Ebbe una serie notevole di storie e di tresche e poi … si sposò.
Sua moglie, Filomena, si dimostrò sin dal primo momento una ragazza eccezionale, nonostante giovanissima e più piccola di lui di ben dodici anni.
Si conobbero infatti quando lui era un uomo fatto e lei una ventenne di provincia.

Filomena decise da subito che lui sarebbe stato l’ uomo della sua vita e si comportò di conseguenza, con fedeltà e abnegazione, sopportò il lavoro di Lucio che lo rendeva incontrollabile, soffrendo di gelosia, e soprattutto nella certezza che per lui, lei non era che una delle tante.
Come per i marinai, sapeva che Lucio aveva probabilmente una donna in ogni “porto”. Lo sapeva dagli amici che ne ammiravano “le imprese” e la simpatia.

Ma le cose, tra loro, non andarono per il peggio, al contrario …
Come lui amava dire: erano andati d’accordo perché si incontravano a metà strada. Lei era una ragazzina troppo matura, mentre lui era un uomo maturo ancora infantile.
Il lavoro di Lucio, col tempo, invece di essere un ostacolo si rivelò una buona opportunità, che sfruttarono al meglio.
Servì per permettere loro di viaggiare insieme e godersi dei lunghi e piacevoli periodi in giro per i posti più incantevoli, i ristoranti più occulti, le enoteche più esclusive.

Le altre, che significavano già poco per lui, sparirono rapidamente dalla sua vita. Cominciarono a convivere e poi si sposarono, sotto gli occhi increduli di familiari e amici.
Filomena era una ragazza semplice, senza grilli per la testa e trovò anche lavoro, così mise in pratica le sue capacità e cominciò a contribuire attivamente al menage: cosicché Lucio poté permettersi di adeguare la sua attività, ad un sistema di vita più regolare e a sempre minori viaggi di lavoro.

I loro rapporti erano ottimi. Filomena aveva praticamente imparato il sesso da lui.
Prima aveva avuto le normali e relative esperienza di una ragazza di provincia, un ragazzo, che probabilmente sarebbe diventato, per noia e per convenzione, il suo futuro marito.
Stare con Lucio era molto più impegnativo e lei faceva del suo meglio per stare al passo con i desideri, mai paghi del suo uomo.
Pur essendo molto “tranquilla” nel quotidiano, era disponibile: come le auto di grossa cilindrata, dava il meglio e il massimo, appena raggiunto il giusto numero di giri.

La sua serietà personale e il fatto che amici e colleghi, non conoscessero questa sua caratteristica, ne avevano fatto una donna estremamente fedele. Nell’ intimità, invece, non si tirava mai indietro, e lui aveva molto pepe e tantissime fantasie, sempre nuove, da proporle.
Lei accettava perché lui sapeva identificare il momento giusto per attuare i suoi sogni proibiti.
A Lucio non era difficile mantenersi “in tiro”, perché Filomena era stupenda, una modella e migliorava col passare del tempo, e diventare sempre più bona.

Bruna, tratti decisi, meridionale, con degli intensi ed espressivi occhi verdi, che risaltavano di più d’ estate, con l’ abbronzatura.
Altissima e prorompente, per anni Lucio non riusciva a credere che lei riuscisse ad essergli totalmente fedele.
Col tempo l’ uomo si dovette convincere che era proprio così: Filomena era tutta sua … un “impresa” impegnativa per un uomo solo.
Governare e soddisfare quel metro e ottanta di deliziosa carne ben tornita non era sempre facile.

Le lunghe cosce che sfociavano al vertice in una figa miracolosamente piccola e delicata, due seni da primato, grandi e prepotenti e un culo che era un vero giardino delle delizie.
Sua moglie era talmente “tanta” che spesso le loro fantasie vertevano sulla possibilità di avere un rapporto a tre, che avrebbe permesso a Filomena di provare nuove e intense esperienza (e un po’ di inconfessabile relax a lui), sapeva che con quel fisico e tanta eccitazione, la donna si sarebbe potuta permettere di spompare, con disinvoltura una mezza caserma.

La passione di lei era farlo all’ aperto e magari in luoghi dove avrebbero potuti essere visti o scoperti.
Spesso lei sentiva perfettamente che lui avrebbe desiderato rapporti promiscui e lei avrebbe fatto del suo meglio per accontentarlo, ma almeno all’ inizio era troppo gelosa e si addolorava a sopportare una esperienza simile … un paio di volte provarono con qualche amica occasionale, ma fu un disastro.
Anche lui non volle tirare la corda, rendendosi conto di quanto lei ne soffrisse.

Un aspetto della sessualità di lui, che capiva poco era il segretissimo piacere che lui provava a farsi toccare, baciare e leccare il culo.
Spesso lei si metteva sottosopra rispetto a lui nel letto e gli faceva il pompino da dietro, dopo ampie e prolungate linguate nel buchetto.
Capiva che questo gli piaceva tanto dalla durezza del membro e dall’ abbondanza dell’ eiaculazione.
Avevano anche tenuto, nascosti e segreti, un paio di cosi di gomma che avevano a volte adoperato per lei, ma anche per lui.

Filomena non poteva nascondere che dopo un poco aveva trovato eccitante, penetrare dietro al marito con quegli aggeggi.
La voluttà che lui provava le davano adrenalina pura.
Ovviamente … nei suoi pensieri, si era anche domandata, come e dove, lui avesse imparato a godere nel farsi penetrare il culo, ma non aveva mai avuto il coraggio di chiederlo.
Una cosa che le piaceva tantissimo era fargli il bocchino tenendogli due e anche tre dita infisse nel culo.

In effetti il sedere era un poco il centro del loro piacere.
Lui era espertissimo nel penetrarvi in maniera quasi indolore e sapeva gestire la durezza del pene con abilità: ficcandolo dentro appena appena rizzato, per poi lasciare che si gonfiasse tra le natiche della sua donna. Capitava molto spesso che la facesse venire una o due volte, poi, dato che non usavano preservativi e lei non prendeva niente, lui le chiedeva di preparargli il buchetto.

Allora Filomena si metteva di lato e aspettava paziente (e arrapata) che si masturbasse veloce dietro di lei.
L’ oscillazione veloce del glande faceva si che ogni tanto le urtasse le chiappe, sollecitando il buchetto in attesa, cosa che aumentava il piacere della ragazza.
Spesso mentre aspettava,con sottomissione la penetrazione imminente, si masturbava con delicatezza pure lei.
Lucio si dava gli ultimi colpi alla mazza e poi la infilzava, incurante del fatto che la sfondava senza preavviso.

Le infilava la canna dietro solo per metà, perché con le dita si teneva il cazzo e sentiva lo sperma che passava dal canaletto e si riversava in culo alla moglie.
Poi, una volta che aveva eiaculato per bene, lo tirava fuori per un attimo, permettendo allo sperma di raggiungere l’ esterno e gocciolare dall’ ano.
A volte questo esercizio era accompagnato dal gorgoglio della aria pompata in precedenza, che usciva dal sedere, mista alla sborra.

Ben conoscendo i gusti della sua donna, rientrava in lei, premendo forte e riempiendola tutta. Quello era il segnale per Filomena di finirsi in pace e con soddisfazione, la sua masturbazione.
Quella mattina Lucio non credette ai suoi occhi, quando nell’ androne del suo ufficio, incontrò Simone, che seduto aspettava qualcuno.
Lo salutò cordialmente e subito si fece accompagnare a prendere il primo caffè.
Parlarono a lungo e si raccontarono le rispettive esistenze negli anni passati senza sapere più nulla l’ uno dell’ altro.

Si scoprì così che Simone, da quasi un anno lavorava per una azienda di servizi che era collegata a quella di Lucio.
Che aveva anche saputo che dell’ amico, ma che non era riuscito a incontrarlo, fino ad ora.
Per caso, quel giorno era toccato a Simone venire in ditta a recuperare alcuni materiali.
Mai era successo che, alla luce del sole, facessero mai riferimento ai loro incontri segreti e anche quel giorno non venne fatto nessun accenno ai rapporti omosessuali che avevano vissuto.

Si lasciarono scambiandosi il numero dei rispettivi cellulari, con la promessa di rivedersi.
Quell’ incontrò risvegliò in lui tutta la libidine accumulata negli anni, mentre ripensava, arrossendo di piacere e non di vergogna, a quello che avevano fatto insieme e a quello che il suo amico era riuscito a ottenere da lui, in passato.
Come era già successo alcune volte, nel pomeriggio, quando tutti erano andati già via, Simone si collegò col PC a un sito porno, dove cercò un breve filmino amatoriale, nel quale si vedevano solo le
natiche di un uomo abbastanza grosso.

Dietro di lui si posizionava un altro, più magro e con un cazzo notevole.
Nei pochi minuti del filmato venivano immortalate ben due sborrata, che il magro depositava dietro il malcapitato compagno, che messo a pecora si prestava ad essere posseduto.
Si masturbò ricordando i vecchi tempi e cercando le similitudini con le inculate di Simone, fino schizzarsi sulla pancia tutto il piacere.
Dopo qualche giorno si sentirono e, naturalmente, ricominciarono a vedersi saltuariamente.

Simone purtroppo non sosteneva bene né l’ età, né lo stress psicologico, dovuto alla sua solitudine e al suo carattere molto passivo.
Però, incontrare Lucio fu per lui un toccasana e si riprese alla grande.
Un pomeriggio, ad esempio, chiamò l’ amico e gli comunicò di avere qualche ora da dedicargli, prima di rientrare, l’ amico gli disse che nel suo ufficio c’ erano gli operai per dei lavori di ristrutturazione.

Per il resto … era estate e gli altri colleghi erano in ferie.
Lucio credeva che non si sarebbero potuti vedere, ma l’ altro lo invitò a passare lo stesso.
Così fece, parcheggiò a qualche isolato di distanza e poi raggiunse la sede della ditta dove lavorava Simone.
Questi gli aprì, e lo fece entrare come un clandestino.
Invece di recarsi nel solito studio, l’ amico lo fece entrare in un piccolo sgabuzzino al piano terra, alle spalle del centralino.

Poi gli disse di aspettare un attimo e lo lasciò lì, praticamente al buio.
Lucio si sentì abbastanza maltrattato, quasi come una battona, che viene ricevuta per sfogarsi al più presto.
Infatti le cose andarono proprio così.
L’ amico tornò dopo pochi minuti, gli ribadì che di sopra c’ erano gli operai e che dovevano sbrigarsi.
Lui, quasi offeso, gli disse che sarebbe potuto tornare un altro giorno, ma niente da fare, l’ altro era sempre più ringalluzzito dalla disponibilità ormai sottomessa di Lucio, e gli disse di no.

– Fai presto, non perdere tempo, girati che te lo metto nel culo! – E così fece. L’amico, confuso e impreparato, si voltò e si slacciò i pantaloni, abbassandosi lievemente in avanti e poggiando le mani su un piccolo lavello.
Appena le terga furono a disposizione, Simone si mise dietro di lui e dopo essersi passato il palmo pieno di saliva sul glande, già gonfio, glielo ficco dentro, senza complimenti.
Lo fotté rapidamente per non più di tre minuti, poi gli sfilò il cazzo da dietro e lo fece inginocchiare davanti a lui, glielo mise in bocca con altrettanta foga e in pochi attimi,bloccandogli la nuca con la mano, gli scaricò in bocca un sacco di sperma.

Era tanta, come spesso accadeva, perché essendo di carattere pesante e metodico, preferiva programmare con anticipo notevole i loro incontri, in modo che nei giorni precedenti non si masturbava, per arrivare forte e carico all’ appuntamento.
Una volta profittato di lui, in culo e in bocca, l’ amico quasi lo cacciò via: il rischio di essere scoperti era troppo forte.
Lucio si ritrovò fuori, frastornato dalla rapidità con cui tutto era avvenuto.

Simone l’ aveva usato, come si chiava con una puttana.
Il culo indolenzito dalla rapida successione di botte ricevute all’ improvviso, la bocca sporca di seme, risalì in auto, arrapatissimo da quel trattamento e si recò a casa, dove, con una scusa portò Filomena nella veranda e se la fottette con la stessa veemenza con cui era stato preso.
Le sborrò sulla schiena, producendo un quantitativo incredibile di quel seme, che aspettava da ore di esplodere fuori.

Dopo, lei ancora eccitata lo baciò vogliosa e lui si augurò che non sentisse il senso di attaccaticcio e l’ odore dello sperma secco sulle sue labbra.
Intanto non bisogna pensare che il suo compagno si fosse trasformato in un accanito violentatore di culi. L’ uomo ormai era, se possibile, ancora più sensibile e schivo di quando era un ragazzo.
La sua natura non era cambiata e neanche i suoi desideri.

Fin da giovane aveva accettato e ammesso di essere servile e accondiscendente nei confronti del “capobranco”.
Anelava spesso di essere soddisfatto a sua volta e penetrato nel rapporto anale, ma i loro rapporti erano talmente occasionali che raramente Lucio si poteva dedicare alle sue natiche vogliose.
Quello a cui non rinunciava era di prenderlo in bocca, spesso durante uno struggente sessantanove.
Ma Lucio andava da lui soprattutto per prenderlo.
Si potevano vedere poche volte all’ anno e sempre per poco tempo.

Così l’ uomo, che faceva il maschio a tutto tondo, nella vita di tutti i giorni, ormai vedeva quei rapporti come la soddisfazione segreta di un suo alter ego, sempre più femmineo, obbediente e lascivo.
E il suo amico, messo per strada dalle parole e dalla sua gestualità esplicita, faceva del suo meglio per accontentarlo, a volte accumulando un ulteriore stress nella sua già travagliata e difficile esistenza.
Difficilmente aveva problemi di erezione, ma era importante che l’ appuntamento tra loro fosse fissato con qualche giorno di anticipo, altrimenti il giovane arrancava, senza poter concludere granché.

A volte gli era capitato di dovere rinviare qualche “visitina” perché troppo stanco e debole. Magari poche ore prima si era fatto una sega e non aveva recuperato ancora le sue labili forze.
Lucio, invece, andava da lui per farsi spaccare e Simone lo capiva, e ce la metteva tutta, ma non sempre riusciva a venire, a sborrare.
Anche questo era uno stress, perché sapeva di deludere le aspettative del suo amico.

Una volta aveva espresso il desiderio di pisciare in bocca a Lucio, che se ne stupì e rifiutò categorico … ma la volta successiva, al telefono, lo avvisò di non fare la pipì fino a quando, nel pomeriggio, non si sarebbero incontrati.
Infatti quel giorno, per prima cosa andarono in bagno.
Se Simone non avesse conservato tanto piscio nella vescica, non avrebbe mai trovato la forza per farlo, invece dopo alcuni tentativi riuscì a fare la pipì nella bocca del suo amico.

Erano davanti al cesso. Lucio in ginocchio di fianco al vaso e Simone in piedi. che orinava lentamente. Il piscio caldissimo inondava la bocca ora aperta ora chiusa di Lucio, che si lasciava riempire fino all’ orlo per poi far scorrere il liquido giallo fuori dalle labbra, senza fretta.
Ne sentiva il sapore strano e la puzza addosso. E godette di tanta sottomissione passiva a quel cazzo che orami era diventato il suo idolo del piacere.

Filomena dopo qualche tempo si accorse che qualcosa non andava per il verso giusto. Bisogna sapere che il marito non era più lo scavezzacollo di un tempo; l’ uomo dedicava alla famiglia tutto il suo tempo libero e, sul lavoro, era praticamente sempre rintracciabile e … tracciabile.
Per Lucio una moglie giovane, bella e fedele ormai bastava e avanzava, inoltre Filomena era quieta ma non schiva.
Le piaceva il sesso e le piaceva molto farlo col marito che sapeva sorprenderla e appagare, sempre.

Le piccole trasgressioni, lo strap-on che ogni tanto gli praticava, non facevano che eccitarla ulteriormente.
Quando facevano all’ amore erano tante le fantasie che lui inventava soprattutto in merito ai rapporti a tre.
Spesso le chiedeva se qualcuno aveva tentato di farsela e lei ingenuamente rispondeva di no. Allora era lui a prendere l’ iniziativa e a raccontarle quello che poteva succedere …
Inventava la situazione, l’ imbarazzo di lei che si trasformava in piacere e la paura che il marito la scoprisse, che si trasformava nel piacere sfrenato di fargli le corna.

Non solo lei si sarebbe dovuta far chiavare da un altro, ma Lucio avrebbe dovuto saperlo. Magari sarebbe stato di fuori, costretto ad aspettare che la moglie finisse di fottersi l’ altro.
Lei intanto eccitata e vincente, avrebbe esagerato, con grida e parole sconce, il suo piacere, in modo che lui si fosse sentito umiliato e impotente … e che questo “maltrattamento” gli avesse reso ancora più sextenata l’ eccitazione e il frutto di una feroce masturbazione.

A volte, Lucio, inseriva questo “terzo incomodo” invisibile e inesistente, anche nel loro menage erotico, allora raccontava di come sarebbe stato farlo in tre e di come avrebbe potuto essere intrigante se lui stesso, si fosse trovato a doverlo prendere in bocca.
A Filomena piacevano quei racconti.
Il fatto che Lucio inventasse anche delle storie in cui anche lui era costretto a prendere il cazzo di un estraneo la rendeva un po’ perplessa, ma non ne faceva un problema.

La dovizia dei particolari dei racconti davano da pensare … ma lei era una ragazza quieta e non amava speculare troppo.
Seguire il marito nelle sue esigenze e nelle sue fantasie erotiche era già fin troppo soddisfacente, per le sue aspettative.
Era certa che se non avesse sposato Lucio, molte delle cose che aveva scoperto e operato nei rapporti sessuali, non avrebbe nemmeno saputo che esistevano.
Le sue vecchie amiche e coetanee in paese, si erano ingrassate o lasciate andare, come donne e mamme.

Quindi, Filomena era una donna appagata.
Ma non era stupida e, naturalmente, era anche molto gelosa.
Non solo si accorse che il marito da qualche mese aveva spesso la testa da un’ altra parte, ma aveva anche notato una attività insolita del suo telefonino. Si era anche appuntata un numero “sospetto”, ma ad indagini più accurate, risultò trattarsi di uno studio tecnico che progettava la logistica per aziende di trasporto e stoccaggio.

Ma la cosa che fece shittare il campanello d’ allarme fu una scoperta che fece grazie alla distrazione e alla totale fiducia di lui.
A volte per i loro giochi erotici si servivano di preservativi.
Era lei stessa che ne comprava una shitola in farmacia, ogni tanto.
Poi venivano occultati in un armadio, lontani da occhi indiscreti … e spesso dimenticati, per l’ uso sporadico che ne facevano.
Quando Filomena diede un’ occhiata ai profilattici … scoprì che ne mancavano due.

Non poteva essere certa, né poteva affermare che fossero stati usati per tradirla, ma il sangue alla testa le salì ugualmente.
Pochi giorni dopo, era di sabato, un pomeriggio che lei si doveva recare dai genitori, Lucio evitò accuratamente di farsi coinvolgere e inventò una scusa per potersi liberare ed uscire da solo.
Aveva appuntamento con Simone, naturalmente.
Non immaginava neppure minimamente dei sospetti della moglie, inoltre non aveva mai pensato ai suoi giochi erotici come ad un tradimento; per lui quello era diventato quasi un hobby, una valvola di sfogo, alla ricerca di piaceri che nessun altro rapporto avrebbe potuto procurargli.

Verso le cinque si preparò.
Con civetteria evitò di indossare gli slip sotto i jeans e poi si ricordò
che l’ altro, come spesso accadeva, gli aveva chiesto di portare i preservativi.
Ma quando aprì la shitola si accorse che era del tutto vuota … tranne che per un bigliettino, scritto in fretta dalla moglie: “Ti stai divertendo?”
Il mondo gli crollò addosso. Una caterva di sentimenti simile a una valanga.

Era arrabbiato. Era impaurito. Era impreparato.
Cosa sapeva Lei? E quanto sapeva?
Come avrebbe potuto spiegarle o giustificare il suo comportamento?
Per assurdo, non aveva neppure un amante.
Infatti in quel momento, avrebbe preferito mostrare alla moglie una bella ragazza che usciva dall’ armadio, piuttosto che ammettere di avere rapporti sessuali con un uomo. Aveva paura che lei non avrebbe mai capito.
Quel giorno l’ umore di Filomena era nero come la pece e il marito, incapace di decidere che comportamento seguire, se ne stava sulle sue.

Faceva l’ offeso, cercando di sbottonarsi il meno possibile, con la speranza di salvarsi in corner, appena se ne fosse presentata l’ occasione.
Passarono alcuni giorni, quasi due settimane … erano in uno stato di stallo che non faceva bene a nessuno; poi lui decise di sbloccare la situazione.
Filomena era sua moglie e si era sempre dimostrata all’ altezza in ogni situazione, doveva tentare … non poteva lasciare che il loro rapporto si deteriorasse così, andando alla deriva.

Una notte le si avvicinò nel loro lettone e lei non lo respinse.
Con molta dolcezza le comunicò che c’ era qualcosa di lui che lei non sapeva … le parlò di una vecchia amicizia maschile, che si era protratta nel tempo: un rapporto che lui preferiva non spiegarle ancora a parole, ma che ci avrebbe tenuto lei capisse e … che gli credesse.
Per fare questo la invitò ad andare con lui a trovare questo suo amico
col quale, spiegò, in passato era successo qualcosa.

Niente d’ importante, qualcosa di puramente fisico … lui lo aveva incontrato e il “vizio” lo aveva tentato a riprovarci.
Filomena, dal canto suo, tirò un gran respiro di sollievo, non avrebbe sopportato di essere stata tradita proprio quando aveva la certezza della fedeltà di lui.
Certo non immaginava fin dove si era spinto il marito con l’ altro, il suo amico, però qualcosa lei aveva pur sospettato, quando lui le aveva fatto capire che il grosso pene di gomma che aveva portato una volta a casa, poteva servire a giocare con lei, ma anche a penetrare dietro di lui.

Lucio chiamò Simone, era parecchio che non si sentivano.
Gli comunicò di avere una sorpresa per lui, voleva fargli conoscere sua moglie … l’ amico non seppe rispondere né capiva le implicazioni di quella visita.
Non sapeva cosa e quanto sapesse di loro due la donna ed era certo che si sarebbe trovato in grande disagio, davanti a lei.
Tra tutti e tre, l’ unico che si scioglieva in brodo di giuggiole e di fantasie, era Lucio.

Mentre loro erano preoccupati, lui era gongolante: progettava che da quell’ incontro sarebbe nato ben altro che un semplice chiarimento delle rispettive posizioni.
Era deciso a trascinare l’ amico nel suo menage, anche se non osava pensare come questo si sarebbe potuto evolvere.
Una sera che Simone era di notte col turno, organizzò l’ appuntamento.
Arrivarono verso le dieci di sera e portarono qualcosa da mangiare da una rosticceria e una bottiglia di vino frizzante.

Prima di entrare lui disse alla moglie ancora una volta: – Tesoro, sicuro che te la senti di conoscerlo? – le carezzò la guancia con tenerezza – guarda che se non ti va, possiamo tornarcene a casa. Io voglio solo che tu sia tranquilla su di me e che mi creda. –
Ma lei era decisa ad affrontare la cosa; e poi conosceva troppo bene il marito per non sapere che tutto questo lo eccitava enormemente.

Entrarono nell’ ingresso dell’ ufficio silenzioso e deserto.
Lucio conosceva la strada per raggiungere l’ ufficio tecnico, dove il suo amico era impegnato in alcuni controlli di routine.
Essendo l’ unico tecnico che viveva da solo gli capitava spesso di lavorare la notte, durante le feste e in piena estate. Ma starsene da solo non gli dispiaceva.
Lucio ormai a suo agio, si comportò come sempre in maniera simpatica e brillante, li presentò e fece gli elogi dell’ uno e dell’ altra.

L’ altro, da persona semplice, si trovò subito in sintonia con Filomena; dopotutto anche lei era una persona semplice ed aperta, e poi, entrambi, subivano il fascino di suo marito.
Mangiarono qualche stuzzichino, assaggiarono il vino, chiacchierarono del più e del meno.
Il giovane ne aveva ancora per qualche minuto, intanto la coppia si spostò in una sala attigua, dove c’ era un tavolo per riunioni e un salottino in pelle.

Con disinvoltura, come se fosse del tutto a suo agio, lui si rivolse a sua moglie, invitandola ad accomodarsi.
Poi con complicità profonda le chiese di aspettare un attimo, le disse che voleva controllare come l’ avesse presa il suo amico. L’ aveva già avvertita che si trattava di un soggetto con le sue fisime e con dei tempi di reazione tutti suoi.
Tornò da Simone nella sala controllo e lo trovò teso e sulle sue.

– Ehi! – fece Lucio – che hai? Che te ne pare di Filomena? –
E l’ altro: – E’ una bellissima donna … un’ altra vittima? –
– Ma che cavolo dici? Sei sempre prevenuto. Chi pensi che ti abbia portato qui: una zoccola? – disse convinto – “Lei” è mia moglie, capisci? La donna che amo e con cui vivo. Cosa credi che la porto in giro a fottere? Siamo qui perché qui ci sei tu, e io ti stimo … lo sai.


Poi concluse: – E lei è qui perché si fida di me! –
– Ok, capito – disse l’ amico laconico – ma io che c’ entro? Che devo fare? State di là e io vi aspetto … –
– Ma tu sei scemo ? – lo apostrofò Lucio – Ho fatto il diavolo a quattro per portarla. Adesso finisci le tue cose e poi ci raggiungi … non ti preoccupare, non devi fare niente … tranquillo.


Poi aggiunse: – E io che pensavo che Filomena ti sarebbe piaciuta. – poi ironico – Scusa, sai? La prossima volta ti porto Miss Universo! –
– Ma cosa dici? – disse Simone – Per me è bellissima … ma, ma io che cosa c’ entro? –
– Basta … appena ti liberi vieni da noi … poi si vedrà; capito? –
Lucio tornò dalla moglie. Anche Filomena era abbastanza impacciata e confusa.

Lui capì che non era più tempo di chiacchierare.
Le si avvicinò e cominciò a baciarla, tirandola verso di lui e facendola alzare in piedi.
Nella sala le luci erano accese, non tutte, ma accese … andava bene così!
Lucio baciava e carezzava sua moglie. Fu contento che lei si fosse preparata al meglio: indossava una gonna lunga ma svasata ed ampia, morbidissima, e una maglietta nera attillata; non aveva messo il reggiseno e la maglietta non riusciva assolutamente a trattenere i suoi enormi, prorompenti seni.

Carezzandola spostò le mani sotto la gonna. Lei aveva scelto di indossare le calze di seta color carne, tenute da un reggicalze bianco.
Ottima scelta, pensò il marito.
La moglie si era preparata come si deve per l’ incontro, voleva dire che l’ idea l’ aveva solleticata alquanto. Bene!
Lucio decise che era ora di iniziare le danze.
Sempre tenendola vicino a se, come una coppia di studenti che si scambiano smancerie, la guidò verso una zona della stanza in cui, attraverso la porta, vedevano Simone, che si attardava tra le attrezzature.

Naturalmente, in quella posizione, anche Simone vedeva loro.
Infatti, il giovane notò le due figure. Gli sembrava di guardare un film impossibile, di cui lui non poteva essere certo il protagonista.
Cercò di sfuggire a quella realtà notando quanto gli sembrasse irreale
quella scena.
A pochi passi da lui il suo amico baciava, con la lingua che non trovava pace, la sua bellissima moglie.
La donna, che lui non aveva mai visto, era uno spettacolo.

Più alta di lui, aveva forme giunoniche che si intravvedevano da sotto gli abiti.
Quando Lucio, con gesto calcolato, le infilò la mano sotto la gonna, Simone sussultò. Cercava di non guardare, ma non riusciva a farne a meno.
L’ amico faceva in modo che lui potesse vedere … tutto, sotto la gonna della moglie, mostrandogliela poco a poco, come in uno spettacolo di spogliarello.
Intanto Filomena, dopo un attimo di smarrimento, capì che il marito stava facendo in modo che l’ altro uomo la vedesse, si lasciò andare per superare la vergogna.

Lo lasciò fare.
L’ idea di essere vista, spiata e, probabilmente, di piacere a quello sconosciuto, si rivelava sempre più intrigante ed eccitante.
La sensazione per la donna era fortissima, essendo lei molto seria e castigata nel quotidiano, non si era mai messa in mostra così … ma si fidò del marito, lasciando che lui facesse come meglio credeva.
Si godeva quei momenti intensi, sentendo gli occhi bramosi e increduli dello sconosciuto su di se, mentre il suo uomo le alzava completamente la gonna, facendole mettere in mostra le natiche chiare.

Il perizoma bianco di Filomena non ne nascondeva la rotondità, anzi le definiva in tutto il loro splendore.
L’ uomo. stupefatto e ipnotizzato da tanto ben di dio, si accorse che suo malgrado, il cazzo si induriva sotto i pantaloni.
Il marito visitava con le mani sapienti il corpo di lei e, facendo finta di niente, le alzava la gonna e poi la abbassava, spostandosi e carezzando le sue gambe. Si pose di fronte a lei e, rapidamente, le tirò fuori i seni dalla scollatura della maglietta, facendoli pendere in tutta la loro bellezza.

L’ altro restò di stucco. Le sue esperienza con le donne erano talmente esigue e limitate che era sbalordito da quelle montagne di carne e da quei capezzoli turgidi e puntati, grossi come un dito pollice.
La voglia matta di succhiare a quelle mammelle e di palparle lo colse impreparato.
Con la stessa semplicità con cui si sarebbe aggiustato la cravatta, il suo amico fece appoggiare la moglie a una sedia con le mani e si spostò dietro di lei, i seni della donna pendevano davanti come due palloncini chiari.

Quindi in un attimo, glielo chiavò in figa e cominciò a sbatterla: le due mammelle oscillarono in maniera sconvolgente.
Per lui fu facile infilarlo in un colpo solo, visto che lei aveva la figa bagnata e desiderosa. Lui se la scopava di botto, perché sapeva che alla moglie piaceva che si facesse così.
Lei era una donna abbastanza freddina nel quotidiano ma, e il marito lo sapeva bene, diventava un vulcano durante i loro amplessi.

Mentre sentiva che la sbatteva da dietro, godette a mostrare tutto di se allo sconosciuto, che la guardava inebetito dall’ altra stanza.
Lo sfidò con lo sguardo vacuo e invitante, mentre le due enormi tette ballonzolavano come campane, dove i capezzoli facevano da batacchio.
Simone aveva già inventato troppo lavoro per quella sera, non poteva restare a guardare come un idiota. Trovò il coraggio di avviarsi verso la stanza in cui l’ amico si stava chiavando la moglie senza ritegno.

– Vieni, entra … – gli disse con voce rotta Lucio.
Cercò di spiaccicare qualche parola che non si capì … poi si allontanò, dicendo: – Torno subito, voglio lavarmi le mani. –
Allora l’ amico tirò il cazzo fuori dalla figa della moglie, si mise al suo fianco e le disse: -Allora, amore, che ne dici?
Ti piace o vuoi che andiamo via?-
Lei sorrise, mentre si aggiustava la gonna e rimetteva i seni nella maglia: – Non lo so – disse – e tutto così strano … così nuovo.


Poi aggiunse: – Restiamo dai, per me l’ importante e che ci sia anche tu, il resto va bene. –
– Bello – disse il marito.
Nel frattempo il suo amico rientrò.
L’ altro lo invitò a sedersi sul divano, poi disse ammiccante: – Allora, che ne dici, ti piace Lei? –
L’ altro con un sorriso forzato e impacciato disse. – Che domande … è bellissima! –
– Ok – rispose – adesso te la faccio vedere bene.

– Poi, rivolto alla moglie aggiunse: – Vieni tesoro. –
Lei, pazza di piacere, si fece guidare davanti a Simone.
Si sentiva venire, ad essere esposta così, come un a****le alla fiera,
completamente in balia del marito, che faceva del suo corpo quel che
gli piaceva.
Venne posizionata a favore delle luci e a pochi passi dall’ uomo, che cercava di sembrare indifferente, mentre invece aveva la testa che gli girava come una trottola.

Forse per questo l’ amico lo aveva fatto sedere …
Invitò la sua donna a togliersi la gonna; cosa che lei fece non senza un pizzico di voluttà.
– Vieni, Simone, tirale i seni fuori dalla maglietta, lei vuole. –
Simone non poteva certo tirarsi indietro e poi l’ atmosfera nella stanza era talmente tesa, che i movimenti sembrava avvenissero al rallentatore.
Si alzò dal divano, mentre Filomena non riuscì a evitare di guardare con voluttà, il grosso rigonfiamento sotto la patta dei suoi pantaloni.

Le mani piccole e impacciate cercarono le due tette. Il giovane trafficava con mano inesperta e con molta vergogna; eppure quei palpeggiamenti non potevano che farle girare la testa, si sentiva profanata da mani estranee, per la prima volta dopo tanti anni.
Avere per le mani quei seni morbidi e consistenti era una sensazione mai provata. Il cazzo del giovane pulsava all’ impazzata.
Non aveva mai avuto rapporti con una donna.

Avendo abbondantemente superata la trentina, credeva che ormai non sarebbe mai successo, soprattutto perché si vergognava temendo di essere valutato come un imbecille.
Invece, adesso, tastando e cogliendo a piene mani i seni, che il suo amico gli aveva concesso, trovò la dolcezza infinita di quella moglie.
Per lei, sentire in maniera palpabile, l’ ingenuità dell’ giovane aumentava il piacere di donarsi, di farsi scoprire amorevolmente da quell’ uomo, praticamente ancora vergine.

I modi delicati e il rispetto reverenziale con cui toccava e saggiava, trasmettevano alla donna tutto l’ abisso di desideri repressi, che si celavano nell’ animo dell’ uomo.
Fu grata a suo marito, quando le tolse le mutandine e poi la invitò a sedersi a cosce aperte, per accontentare la vista dell’ amico.
Lei lo fece con voluttà, e il marito, portò il giovane per mano fino al divano, poi coi gesti lo invitò a mettersi in ginocchio davanti a lei e ad avvicinarsi, pericolosamente, alla sua figa spalancata.

Allora lui si lasciò andare con la bocca affamata su quella fessura, leccando, baciando, assaporando …era come se volesse rifarsi di tutte le mignotte che non si era fatto in vita sua.
L’ altro, svelto, si abbassò i calzoni e mise il suo cazzo tra le labbra della moglie. Mentre la piccola lingua dell’ altro, inesperto le esplorava la vagina, allora la donna, incapace di trattenersi, cominciò a venire, sospirando ed emettendo piccoli gemiti.

– Non fermarti – incitò il marito, di modo che il suo amico continuasse con scrupolo a slinguare nella figa di lei, mentre si aiutava anche con le dita per aprirle le grandi labbra.
Lei se ne veniva e mugolava, mentre teneva in bocca il cazzo duro di suo marito. Si fermarono e si calmarono.
La donna, ormai, era un’ altra: se ne stava tra i due uomini, come una troia esperta ed emancipata.

Non provava nessuna vergogna, pur essendo vestita solo della maglietta e del reggicalze. Le calze le aveva tenute, come aveva visto fare in qualche filmino porno, visto col marito. Si tenne anche le scarpe col tacco, convinta di sembrare più arrapante agli occhi dei suoi partner. I due si erano seduti al suo fianco.
Il marito, si era tolto tutto, ora indossava solo la camicia aperta sul petto.
Passando le mani sopra la moglie raggiunse il suo amico e gli tolse i pantaloni.

L’ altro non ebbe il coraggio di fermarlo e rimase con quelle sue mutande di cotone anteguerra, alte fino all’ ombelico.
Attraverso lo spacco laterale, Lucio fece svettare il suo cazzo diritto.
Filomena, nonostante si fosse lasciata andare tanto, provò un attimo di smarrimento alla vista di quel cazzone, tanto nuovo e tanto diverso da quello di Lucio.
Era grosso e lungo. Non poteva vedere lo scroto perché era dentro le mutande di lui.

Vedere che comunque il marito aveva maneggiato quel pene maschile con tanta disinvoltura e familiarità, le diede un brivido, che non sapeva ancora come interpretare.
– Carezza il cazzo a Simone, tesoro, gli piacerà! – disse lui e lei si fece rossa e calda … dal piacere.
Prese in mano quel grosso stantuffo, valutandone la durezza.
Era bellissimo sentirlo tra le dita.
Si accorse, che al contrario di altri cazzi, aveva la pelle del prepuzio quasi chiusa sul glande.

Dentro si intravvedeva il buchetto voglioso di Simone, che si schiudeva; le venne voglia di succhiarlo … ma non osava.
Allora il marito fece alzare in piedi il suo amico, e le disse di liberarlo delle sue mutande … e poi aggiunse:
– Amore, fai quello che desideri … non mi dispiace. –
Lei non se lo lasciò ripetere. Approfittò del giovane in piedi e gli baciò il cazzo. Lo leccò accuratamente e con la lingua scavò nella pelle morbida per raggiungere il glande, caldo e arrossato.

Poi assicurandosi che suo marito guardasse, lo prese tutto in bocca.
Era duro, ma liscio come una seta, lo testò con la lingua, cercando di scoprirne gusto e sapore e per cercare di conservare quella sensazione il più a lungo possibile. La ragazza amava masturbarsi, appena era sola e tranquilla e, così, desiderava che quel ricordo speciale si imprimesse bene nella sua mente.
Simone era nel pallone e quei pochi movimenti che faceva, li faceva in maniera veramente impacciata.

Era troppo per lui tutto quello e tutto insieme. Anche la donna era comunque lievemente impacciata.
Lucio capì che, come prima volta, poteva bastare.
Con discrezione aveva già deciso come dovesse finire quella serata. Guidò la moglie sul divano e fece cenno al suo amico di avvicinarsi, gli fece aprire le gambe e sistemarsi in piedi dal lato della testa della moglie.
Lui si mise dietro all’ amico, carezzandogli le cosce e la schiena e fece si che si prendesse il pene tra le mani.

Egli si tirò una sega, masturbandosi proprio come piaceva a lui e in pochi minuti venne, vibrando e mugolando mentre chiudeva gli occhi.
Lo sperma cadde addosso a Filomena come una pioggia estranea, zampillandole sul petto, sulla pancia e, in parte, un faccia.
Le gocce che raggiunsero le labbra vennero leccate avidamente dalla donna.
Allora suo marito, nel più tradizionale dei modi, le salì addosso e le penetrò tra le gambe.

Ordinò al suo amico di tenerle i piedi in alto, affinché si godesse la vista di quella chiavata, che avveniva davanti a lui.
A freddo, poi, avrebbe ripensato a tutto quello e avrebbe imparato a non divinizzare la sua donna, ma a desiderare che tornasse a trovarlo, per fotterla come un troia e per riempirla di cazzo. Proprio la “carica” che il marito desiderava sentire.
Intanto pompava con veemenza e velocemente, quando fu pronto, si mise in piedi sul divano, immediatamente intimò al suo amichetto:
– Fammi sborrare, presto! –
Simone ebbe un attimo di esitazione, ma poi l’ eccitazione ebbe la meglio e così dimostrò alla donna, quanto era bravo a fare il cazzo in mano a suo marito … dopotutto, gli tirava le seghe da quando lei era ancora alle elementari.

La seconda ondata di sborra spruzzò dal glande di Lucio e si aggiunse allo sperma già sparso sul petto di Filomena.
La donna, intanto si faceva il ditalino ed era perduta in un orgasmo tutto suo.
Subito dopo, andarono via, senza nemmeno lavarsi.
Abitavano fuori città e ci volle un po’ per tornare a casa. Fecero il viaggio in silenzio: lui le dava il tempo di sedimentare ciò che era accaduto.

Sapeva che in tre si sarebbe potuto ottenere molto di più, ma non aveva voluto strafare.
Suo moglie e il suo vecchio amico erano stati come “ubriachi”, e lui non voleva che andasse così; voleva che si conoscessero, si studiassero e imparassero a desiderarsi con prepotenza, per godersi, come lui, il meglio che quel rapporto poteva dare.
Arrivati a casa, lei, stanca e languida si recò verso la doccia, lasciando la porta del bagno aperta.

La donna fece scorre via tutti i vestiti, lasciandoli per terra.
Poi staccò il reggicalze e infine si fece scivolare via le calze di seta.
Tutta la sua roba era macchiata di goccioloni bianchi, era sperma misto agli umori della sua figa. La traccia tangibile che non aveva sognato.
Il fatto che non si potesse stabilire a chi dei due appartenesse la sborra le fece ribollire il sangue.
Suo marito l’ aveva seguita e l’ abbracciò teneramente di spalle.

La confortò con parole dolci, ma la sua voce era bassa e carica di erotismo. Mentre la carezzava tutta, la annusava.
Lei sapeva di sudore, di sperma e di lussuria.
Allora lui cambiò registro e cominciò a rimproverala con parole lussuriose, fingendo risentimento e sorpresa, per le porcate che le aveva visto fare quella sera, davanti ai suoi occhi, per giunta.
– E così hai appena provato un altro cazzone!Non ti vergogni? –
E lei, mentre lo baciava, rispose sfrontatamente di no.

– Ah … – disse lui – e poi ti ho vista mentre facevi il bocchino, ti pare bello? – Lei mugolo qualcosa di indefinito, e lui la incalzò: – E ti e piaciuto tenerlo nella bocca? –
– Oh, si – disse Filomena – era grosso e mi spingeva … –
Lucio, intanto le passò dietro e tirò fuori la verga, già arrapata.
– Sai disse – mentre cercava il buco della moglie, tra le sue cosce – sai ho visto che ti piaceva quando lui si tirava la sega … guardavi il suo cazzo, estasiata.

Ma ti piace così tanto? –
Intanto lei era a pecora, con le mani poggiate su uno sgabello e lui la scopava come a lei piaceva, facendo sbattere le palle sul suo sedere.
– Ma anche tu gli hai toccato il cazzo … anche a te piaceva. – disse con voce rotta lei.
Le dava alcune botte, poi si fermava con tutto il coso dentro e spingeva ancora, da fermo.
Continuò a parlarle come a lei tanto piaceva, ma stavolta le storie che raccontava non erano invenzioni o fantasie … solo un paio d’ ore prima, la timorata e tranquilla Filomena aveva assaggiato due cazzi e aveva ricevuto addosso una doccia di sperma emessa da due uomini.

Intanto che lei sognava, Lucio la chiavava.
Pensò al cazzo di Simone, lo desiderò ancora, pensò che sarebbe successo ancora e che l’ uomo, praticamente uno sconosciuto, quasi certamente l’ avrebbe montata … magari in quella stessa postura e le avrebbe spinto dentro un cazzo del tutto nuovo.
Chissà se a lui era piaciuta? Se la desiderava …
Ma era convinta di si.
Era troppo felice di succhiarle i seni, e con quanto gusto le aveva succhiato la figa … e la sua lingua, poi, era di fuoco, non si fermava mai.

Era decisa: voleva ancora quel cazzone, tutto dentro e voleva anche la sborra calda dell’ amico di suo marito: voleva che impazzisse per lei e che desiderasse di farsela continuamente.
Lucio, si accorse che lei si abbandonava e stava per venire, allora prese dal mucchio dei panni dismessi, il top nero.
Era intriso dello sperma del suo amico e lo piazzò sul viso della moglie.
Lei venne annusando e leccando la stoffa profumata, e lui le diceva di odorare, odorare la prova tangibile di quanto era stata puttana, a prendere un altro pene nella bocca … e, mentre lei aveva orgasmi multipli e costanti, lui aggiunse che era sicuro, che se quell’ altro le avesse chiesto di sborrare in bocca, lei gli avrebbe ingoiato tutto, senza batter ciglio.

Quanto aveva ragione …
Ma suo marito lo sapeva benissimo, mentre a sua volta veniva ancora sul morbido sedere della moglie, a goccioloni. Erano passate quasi due settimane dall’ incontro.
Lucio telefonò a Simone, ma il suo amico fu abbastanza laconico e vago nelle risposte; allora pensò che era meglio incontrarsi da vicino per capire le reazioni e le intenzioni del giovane.
Dopotutto c’ era di mezzo anche la moglie e, di conseguenza, il loro rapporto diventava una questione “di famiglia”.

In questo caso lui voleva andare sul sicuro. Mai si sarebbe sognato di tirare le persone che amava in qualche problema o in uno scandalo.
Si diedero appuntamento per il sabato sera, trovò una scusa plausibile e si recò al solito studio.
Alle otto il giovane era già da solo e lui lo raggiunse.
Dopo pochi convenevoli, arrivò al sodo.
– Allora, che ne dici? Che te ne pare di mia moglie? – come sempre, quando affrontava questo argomento, gli tremava lievemente la voce.

Simone era impegnato, o fingeva di esserlo, mentre sistemava delle cose su una specie di consolle.
– Come vuoi che risponda? Lo sai bene che è molto bella … il guaio è che è capitata nelle tue mani. – disse con un sorrisetto.
– E che vorresti dire? – rispose lui.
– Lo sai che voglio dire, tu usi le persone e sempre per il tuo comodo o i tuoi scopi! –
Conoscendolo, non se la prese, era un vittimista; ma cercò di chiarirgli le idee: – Tu sei mezzo scemo se credi che io approfitti di qualcuno …
specialmente se si tratta di mia moglie, che amo … o di te, che nonostante non lo apprezzi, sei un amico per me.


– Se, se … – disse Simone, col sorrisetto di prima – amico … poi fece una battuta scema.
– Certo, amico! E poi come puoi pensare che io ti faccia toccare mia moglie, la donna che amo, contro la sua volontà e, magari, da uno qualunque? –
Si mise seduto: – E’ certo che le ho parlato e che ho controllato se a lei va … e sai che ha detto? Che sei un bravo ragazzo e che le piaci.


Simone ebbe un brivido, ma sperò che il suo amico non se ne fosse accorto.
Al solo pensare al corpo e alla pelle di lei, gli mancava il fiato.
Naturalmente l’ intesa e la depravazione raggiunta con l’ altro era potente, come sempre, insomma: non è che lui avesse cambiato gusti o non desiderasse più di farsi l’ amico.
Ma il fatto che egli gli avesse offerta la moglie lo eccitava e lo faceva sentire più forte e più maschio.

Inoltre aveva intuito che in quel gesto erotico si nascondeva anche il piacere di fargli omaggio, una forma di sottomissione sottile, che superava di gran lunga in intensità, il dominio fisico che aveva già raggiunto.
– La vuoi vedere ancora? – gli chiese l’ amico all’ improvviso?
– Ti pare possibile che non mi farebbe piacere? Se vi va … si, mi piacerebbe. – ammise.
Allora lui disse, con voce roca: – A lei piaci.

L’ altra volta non l’ hai chiavata …
che ne dici?
Se ti va te la faccio scopare … –
– Uffa! – sbuffò l’ altro impacciato.
Lui capì che l’ amico si vergognava e non reggeva quella conversazione.
– Ok, allora te lo prometto, la prossima volta te la spoglio e te la faccio prendere, magari da dietro come piace a te! – rise, ma era già eccitato.
Ora Simone era seduto e lui decise di passare all’ azione, senza aggiungere altro.

Con estrema delicatezza si sedette e avvicinò la sedia alla sua.
Mentre il suo amico si occupava di sistemare gli ultimi moduli su un tavolo con la consolle, lui gli tastò il pantalone alla ricerca del pene.
Con naturalezza gli aprì la patta e liberò l’ arnese di lui dallo slippino: iniziò a accarezzarlo, stringerlo, scoprirlo.
Gli toccava l’ asta di sopra e di sotto, gli cercava la sacca con le palle con una mano, mentre l’ altra girava intorno al pene , già in tiro.

Mentre gli maneggiava il cazzo dalla pelle di seta, si accorse che l’ amico cominciava a essere sempre più eccitato.
Preferì non parlare più della moglie, visto che lui non sapeva sostenere quel discorso, ma si avvicinò al suo orecchio e sussurrò:
– Vuoi pisciarmi in bocca? –
– Uhm … sì – sussurrò quell’ altro.
Si abbassò con la testa e iniziò a baciare il cazzo del suo amico, intanto che lui sistemava le ultime cose.

Poi si alzarono. Si denudò completamente e precedette l’ amico in uno degli ampi bagni.
Mentre l’ amico faceva i suoi comodi, gli piacque dimostrargli la sua sottomissione, come se lo volesse pacifico e non arrabbiato.
Così si inginocchiò in uno dei vani doccia.
Erano pulitissimi, perche quasi nessuno li usava mai.
Aspettava, senza fretta, guardando con disinvoltura i movimenti di Simone.
Il giovane si sbottonò la camicia ma non la tolse.

Invece con calma si sfilò i le scarpe e i calzini, mettendoli da parte.
Poi tolse i pantaloni, che piegò e ripose su un porta asciugamani.
Il suo cazzo spingeva le mutande all’ antica, disegnando una protuberanza informe.
Poi anche le mutande vennero tolte.
Lui con libidine diversa dal solito, si godette lo spettacolo del fisico asciutto e sottile del ragazzo. Il cazzo dritto più che mai svettava da quel corpo, era grande e lungo.

I gesti lenti e la disinvoltura nel non affrettarsi, rendevano languida quella prolungata attesa. Invece di infastidirlo, aumentavano il desiderio.
Il giovane entrò nella doccia a sua volta, aveva acceso tutte le luci.
Lui capì che voleva umiliarlo e dominarlo … e stette al gioco.
L’ amico si abbassò e cominciò a carezzargli il corpo delicatamente.
Intanto l’ altro chiuse un attimo gli occhi e il suo pensiero volò a Filomena, immaginò quanto le sarebbero piaciute quelle carezze … e pensò anche che lui avrebbe permesso che l’ altro gliele facesse.

Dopo avergli carezzato i fianchi, le spalle e le natiche, si spinse con le mani tra le sue gambe. Il suo cazzo era moscio, ma questo non gli dispiacque, anzi gli diede delle forti strizzate, lasciando che le mani tremassero forte, mentre teneva tutto il pacco tra le dita.
Dopo alcuni minuti si alzò in piedi. Uscì un attimo dalla doccia per pendere alcuni asciugamani di carta e ritornò. Lucio, eccitato più che mai si era messo per terra a gambe aperte.

L’ amico, più intraprendente di come non era mai stato, si mise in piedi dinanzi a lui, col cazzo puntato, e disse: – Non ho pisciato da stamattina … perché volevo che tu la prendessi tutta quanta! –
– Va bene – rispose l’ altro – se vuoi, puoi farla. – Aveva capito che portargli sua moglie, era stato un gesto che aveva ingigantito il senso di potenza e di potere dell’ amico su di lui.

Questa sensazione, quasi femminea, di bonaria sottomissione, come se accontentare i desideri più porci dell’ amico fosse un suo preciso dovere, era per lui totalmente nuova.
Lo stupore massimo era che invece di fargli rabbia o di avere una reazione negativa, gli piaceva e lo rendeva languido e disponibile.
L’ altro aveva intuito bene, anche cedergli la moglie, per godersela, non era solo una forma di depravazione, ma anche un gesto di donare piacere e di permettergli la condivisione di un “bene” importante.

Era pronto e teso adesso, e gli disse:
-Adesso, stai zitto e apri la bocca! –
Lui lo accontentò subito. Spalancò le labbra piene di desiderio.
Il suo amico glielo infilò immediatamente in bocca, ma non tutto; il glande era libero. Chiuse gli occhi per concentrarsi.
I minuti passarono lentamente. Dai piccoli colpi di cazzo che gli sussultava sotto il palato, Lucio capì che l’ uomo era pronto per mingere, ma non riusciva a lasciarsi andare.

Senza fare il minimo rumore, e senza dargli alcuna fretta, se ne stette buono buono, cercando di nascondere il desiderio che aumentava ad ogni attimo di ricevere in gola quella pioggia, calda e dorata.
Infatti, pochi attimi dopo, lo spruzzo iniziò, cogliendolo di sorpresa.
L’ uomo, eccitato e carico, gli prese la testa tra le mani per impedirgli di lasciarsi uscire il coso di bocca.
Lucio, preso alla sprovvista e inondato di piscio, si avvilì e la bevve, cominciando a tossire.

Il resto della pisciata si svolse in maniera meno cruenta, l’ orina col suo calore, scorreva dalla sua bocca dopo averla inondata, passando sulla lingua, e percorreva tutto il corpo dell’ uomo, per poi gocciolargli a terra dalla punta del suo scroto, alla fine del percorso.
Soddisfatto il desiderio del suo “padrone” senza battere ciglio, si lavò sotto la doccia e dopo si asciugò.
In silenzio il giovane lo prese per un braccio e lo accompagnò di nuovo nell’ ufficio tecnico.

In genere andavano direttamente nella sala riunioni, ma quella volta, lo volle prendere sul tavolo da lavoro, dove c’ era la consolle, era leggermente inclinato.
Il suo amico si aspettava i soliti convenevoli, in genere si scambiavano seghe e pompini … ma non andò così quella volta.
Simone prese dalla tasca della camicia un preservativo, uno di quelli che gli aveva lasciato l ‘ amico durante una delle sue visite – Mettilo sul mio coso! – intimò, deciso.

L’ altro continuò felice ad obbedire. Recitava una parte sempre più sottomessa e supina; gli piaceva tanto quel nuovo tono del loro gioco ed era felice di accontentare l’ amico, che finalmente si era deciso a tirar fuori “le palle”.
Era pronto e prono per soddisfare i suoi comandi e i suoi desideri.
Infilò non senza difficoltà il profilattico sul cazzo dell’ amico più duro che mai. Era talmente di pietra e gonfio, che cominciò a nutrire un minimo di paura a vederlo così dotato e così aggressivo allo stesso tempo.

Dopotutto, sapeva che quei preliminari potevano voler dire solo una cosa, Simone voleva metterglielo nel culo.
Era titubante per il semplice motivo che non sempre era “pronto” a farsi fottere. A volte si era fatto male, altre volte ci era voluta molta pazienza ed estrema dolcezza. Intanto vedeva l’ amico torvo e deciso e si augurò con tutto il cuore di farcela a sopportare, perché era sicuro che lui era deciso a farselo e non avrebbe ammesso scuse.

– Appoggiati al tavolo – disse, brusco.
Per un attimo gli sembrò tanto strano e fuori posto, starsene nudo, là in quell’ ambiente estraneo, ad obbedire agli ordini stentorei di un altro maschio. Lievemente spaventato, si abbassò in avanti e con gesto rapido si riempì la mano di saliva, che sparse velocemente sull’ orifizio anale.
Senza altri preamboli, Simone gli mise la capocchia enorme tra le natiche e lo infilzò completamente.

Lucio lo prendeva nel culo molto saltuariamente ed ogni volta, il primo colpo, gli faceva male.
La prassi voleva che dopo averlo sfondato, il suo amico si fermasse e tirasse il pene fuori dal pertugio, aspettando tacitamente qualche minuto per dargli la possibilità di riprendersi.
Ma quella volta andò in maniera molto diversa.
Il cazzo non uscì. Al contrario, l’ uomo, restò fermo, aggrappato ai suoi fianchi, col corpo che pesava tutto sul sedere dell’ amico.

Il dolore fu notevole e la speranza che gli desse un attimo di respiro fu vana.
L’ altro non glielo tolse dal culo, anzi, dopo qualche secondo cominciò a scopare in un modo strano e violento, diverso dal solito.
Lo fotteva nel culetto come fanno i cani: una serie velocissima di affondo, sempre più in profondità, una ricerca spasmodica di penetrazione, fino poi a restare immobile, tutto infisso, per riprendere fiato.

Poi ricominciava a sfondarlo con tutto il peso e la forza.
Per un poco, la vittima cercò di sopportare gli assalti e di ignorare il bruciore delle natiche.
Voleva fare del suo meglio per accontentare le voglie dell’ amico, pur sapendo che poi, a casa, gli avrebbe bruciato per un paio di giorni e che, probabilmente, gli aveva spaccato il culo a sangue.
Ma la cosa terribile era che il cazzo era ormai troppo lungo: quando spingeva in fondo, con tutte le forze, la punta del glande, spingeva, dandogli una fitta insopportabile sul fondo del culo.

Dopo alcuni minuti, non ce la fece proprio più, e riuscì a divincolarsi.
Scappò via nella stanza dove cera il divano, massaggiandosi l’ ano indolenzito.
– Ehi – disse lamentoso – ma che vuoi farmi? Mi sfondi il culo se continui così … –
Dirlo era eccitante e così si decise a provare ancora. Mentre si stendeva sul divano per accontentarlo, disse: – Ti prego, non farmi male ancora … – ma fu inutile.

Simone, come un segugio, col pene gli ritrovò il buco e riprese a incularlo, come un forsennato. Ancora la dilatazione lo fece gemere e lamentarsi.
Sfuggì a quel maglio, scivolando in avanti, ma l’ altro, inesorabile, lo puntò di nuovo e riprese a dare colpi. Era diventata una vera caccia al suo buco dolorante. Impaurito, ma incapace di dire di no, Lucio si alzò e andò a poggiarsi alla scrivania, l’amico lo inseguì, incalzandolo e, messosi in una posizione favorevole, lo inculò ancora e ancora.

Dopo circa un quarto d’ ora di assalti sempre veloci e sempre violenti, lo sfintere era talmente bagnato e dilatato, che il pene dell’ amico non trovava più alcun ostacolo ad entrare. Il sedere della sua vittima era diventato largo come la figa di una battona, talmente aperto che per rincarare la dose di quella specie di vendetta punitiva, ogni tanto Simone, chiudeva le dita della sua mano, che per fortuna era piccola, e la affondava nel suo ano, fino al polso, senza incontrare resistenza.

L’ unica cosa che ancora lo faceva scappare dal maglio dell’ amico era il colpo finale, dato con tutto il peso, perché la punta estrema del cazzone diventava come uno stiletto e gli procurava fitte nella pancia.
Allora Lucio che cercava di sfuggire non faceva che trovare una nuova posizione, ma il cazzo rientrava in lui, implacabile.
A un certo punto, quando era sul divano senza forze, e tanto per non cambiare, stava prendendo una serie di colpi nel deretano, Simone si sfilò dal culo e gli si parò davanti, masturbandosi il cazzo.

Gli intimò: – Voltati e stai pronto, ti voglio sborrare in bocca! –
Si sfilò il profilattico, mentre l’ altro obbediva e si girava a faccia in su.
Ebbe la conferma della violenza subita appena vide il glande, completamente estroflesso del suo amico.
Nonostante la fìmosi non si fosse mai spezzata, la capocchia del ragazzo era tutta fuori dal prepuzio tesissimo e, quasi certamente, doveva fargli un gran male.
Si abbatté a quattro zampe sull’ amico e se lo chiavò in bocca, come stesse sverginando una fanciulla.

Venne a lungo e in grande quantità. Lucio, che non lo aveva mai visto così arrabbiato, bevve la sborra senza fiatare e senza un lamento.
Mentre ancora teneva in gola il suo cazzo che si calmava e si afflosciava;
mentre non si sentiva più il buco del culo per le troppe percosse subite: completamente sfiancato, Lucio si carezzò il glande del cazzo che finalmente aveva trovato un attimo di tranquillità per rizzarsi.

Senza vedere niente e senza provare particolare piacere, sentì che anche il suo sperma eruttava dal buchetto, come la lava, lenta erutta da un vulcano. Dopo molto tempo e senza una parola, trovò la forza di alzarsi dal divano bagnato. Gli faceva male dappertutto.
Le mandibole erano indolenzite per la forzata apertura a cui erano state sottoposte. A ogni passo gli faceva male il culo.
Quando si andò a lavare, lo trovò così sfondato che dubitò avesse potuto mai ritornare allo stato normale.

Per la prima volta, provò paura e sgomento per quei suoi strani rapporti omosessuali. Stavolta avevano superato ogni limite e lui temeva di non ritrovare più la sua personalità.
Si vestì in silenzio. Simone sembrava un toro che aveva perso le forze, ma non la rabbia. Si salutarono come al solito.
Probabilmente, entrambi dovettero pensare la stessa cosa: “forse questa è l’ ultima volta che lo facciamo”.
Montò in macchina.

Era tardissimo.
Guidando allucinato verso casa, per la prima volta si sentì non più come un uomo vizioso, ma più come una “femmina” profanata: come una puttana che per quel suo uomo avrebbe fatto qualsiasi cosa, anche quelle che non se la sentiva di fare.
A casa, Filomena lo aspettava sveglia e questo acuì le sue sofferenze.
Lei non disse nulla, né inveì contro di lui, però era chiaro che aspettava una spiegazione.

Lui si spogliò e la portò a letto, per mano.
Spensero le luci.
Prese la sua mano e pian piano la portò verso il basso, sul suo corpo nudo.
Ma non le fece toccare il cazzo, bensì il suo ano, discinto e aperto.
Lei sussultò temendo il peggio …
ma lui le disse:
– No, non ti preoccupare. Non è niente , però, devi sapere che … –
E cominciò a raccontarle molte cose della sua vita che la moglie ignorava completamente.

Lei era una brava ragazza, suo marito le aveva insegnato praticamente tutto e ascoltò con piacere e senza giudicare, quella parte nascosta della sessualità di lui. Lui temeva di disgustarla, ecco perché aveva taciuto, ma lei aveva già capito che qualcosa ci doveva essere stato tra lui e l’ amico Simone. Insomma, due più due fa quattro: che cosa facevano durante i loro incontri, che come ormai sapeva c’ erano sempre stati, fin da giovanissimi?
L’ unica cosa che gli chiese è se tra loro avessero dei “ruoli” definiti o se si facevano l’ un l’ altro indifferentemente.

Insomma, volle capire se anche il marito si inculava completamente l’ amico, visto che il trattamento che aveva ricevuto quella sera, la diceva lunga sul fatto che Lucio lo prendeva nel culo, eccome!
Infine l’ uomo le parlò di quella sera e dell’ aggressività, improvvisa, dell’ altro. Ne parlarono e sembrò lampante ad entrambi, che il fattore sextenante era stato conoscere sua moglie.
Lui gli disse anche di aver promesso all’ amico che si sarebbero incontrati ancora, o meglio, che lui gli avrebbe portato la sua bellissima moglie, per cedergliela e per permettergli di farne ciò che più gli piaceva.

Ormai giocavano un perverso gioco di ruolo.
Lui fingeva di essere succube dell’ amico e di non potergli negare nulla, compresa la sua moglie. Mentre lei, finse di essere risentita e spaventata da quella opportunità.
Allora gli sussurrò nel buio della loro camera: – Ma, come hai fatto a impegnarti così, amore? –
Lui si finse contrito e addolorato.
-Ti rendi conto, che ti sei impegnato anche per me? –
– E … adesso? – tacque, come se stesse valutando le ripercussioni di quelle affermazioni sulle sue prestazioni sessuali.

– E se lui ti chiede che vuole farmi?
E se lui volesse farmi lo stesso servizio che ti ha appena fatto … io dovrei obbedire e accettare che il suo cazzo, mi entri tutto dentro e tutto dietro?
Ce l’ ha pure abbastanza grosso … tra l’ altro.
A te non dispiacerebbe se mi incula a sangue? Sapresti sopportare questa umiliazione? –
Lucio arrapò e anche la moglie era bagnata ormai.

Disse: – E che posso fare ? Ho promesso. Sai cosa ha detto anche? Che vuole venire nella tua bocca! Ed io, ancora una volta, non ho saputo dire di no … – Continuando a stuzzicarsi con quelle parole, fecero all’ amore, grati a Simone, che anche se non c’ era rendeva così eccitante il loro rapporto.
Una settimana dopo, il marito chiese alla donna se stava prendendo la pillola e lei rispose di si e, inoltre, che erano da poco finite le mestruazioni.

Allora Lucio le chiese se per il sabato successivo poteva fare in modo che fossero soli, a casa. Lei capì che qualcosa bolliva in pentola e gli promise di fargli sapere al più presto.
Purtroppo non fu possibile, ma riuscì a fare in modo che la sorella venisse a casa loro per il sabato, con la scusa di una cena di lavoro, così loro avrebbero potuto uscire senza problemi e, magari, pernottare anche fuori.

Allora lui avvisò Simone. Il giovane cambiò turno con un collega, che fu ben felice di avere il sabato libero. Filomena era contenta di ritornare in quell’ ambiente così estraneo, pieno di lucette, rumori elettrici, strane attrezzature, stanze informali piene di finestroni e cristalli …
L’ ultima volta si ricordava che spogliarsi era stato eccitante, immaginava che, nascosti nell’ ombra mille occhi la potessero spiare; magari con delle telecamere nascoste avrebbero ripreso le sue prestazioni “da troia”, guardandosele più e più volte, e facendo sesso … usando le su immagini come quelle di una pornodiva.

L’eccitazione aumentava in lei, man mano che il sabato si avvicinava.
Un paio di volte uscì senza indossare gli slip, e bagnandosi segretamente mentre parlava con le persone del suo quotidiano.
Dentro di se sogghignava e le sarebbe piaciuto da impazzire stupire quella gente. La moglie casta, tranquilla, pacifica, in realtà, presto avrebbe fottuto con un estraneo.
Avrebbe maneggiato e ricevuto dentro un cazzo nuovo, mentre il suo proprio marito, aspettava e subiva l’ umiliazione di vederla profanata.

E lei avrebbe gridato ed esagerato il piacere che provava, per ostentare la sua puttanaggine.
Dal fruttivendolo, dove si sceglieva la frutta migliore, non le sfuggirono le solite occhiate del figlio del titolare. Il ragazzo era grezzo, ma piacevole. Aveva poco più di vent’ anni e lei immaginò che gli sarebbe piaciuto scoparla … non poteva certo mai immaginare che lei sarebbe stata ben lieta di farselo, lì e subito, perché aveva la figa completamente bagnata.

Non poteva farne a meno … allora, si guardò intorno per essere sicura che non ci fossero altri, poi, con la scusa di raccogliere un frutto che le era caduto di mano, si chinò, con le gambe abbronzate ritte sui tacchi delle Chanel color crema.
Lo fece lentamente, assicurandosi che il giovanotto vedesse. La stretta gonna bianca di tela venne sollevata in maniera esagerata, per permetterle di fingere di cercare il frutto tra le casse.

Il giovanotto da dietro, strabuzzò gli occhi, rimanendo impietrito: non riusciva a concepire con chiarezza quell’ immagine da sogno, che gli si parava davanti. La signora Filomena, quella bonona, che tante seghe gli aveva ispirato, si abbassava sempre più in avanti e non si accorgeva che la sua gonna saliva lentamente, come un sipario, liberando le gambe e mettendo in mostra fino a parte del il culo e le grandi labbra abbozzate. La visione durò un attimo, poi la donna si rialzò, in tutta la sua statuaria bellezza, era alta almeno dieci centimetri più di lui.

Si voltò e lo guardò, aveva un sorrisetto strano: – Ah, Salvatore,tu stai qui? – gli disse – guarda che mi è caduta una mela tra le ceste, prendila tu che io non ci arrivo! – E sculettando, passò davanti al giovane inebetito e andò verso la cassa, per pagare.
Salvatore era shoccato. Ci mise qualche minuto a riprendersi, poi scrollando la testa continuò a ripetersi che era stata una visione, e che quello che credeva di aver visto non era mai accaduto.

Però il cazzo grosso e spesso, gli era venuto durissimo, nel vecchio jeans logoro e sdrucito.
Il sabato successivo, la giornata sembrava non passare mai.
Mentre in casa facevano le solite azioni, meccanicamente, quasi non si parlarono. Nell’ aria c’ era un tensione che si sarebbe potuta toccare con un dito.
Suo marito aveva le farfalle in pancia, sicuro che l’ incontro della sera sarebbe stato decisivo. Stavolta avrebbe visto davvero l’ effetto che gli faceva vedere sua moglie chiavata da un altro e, per ora, non faceva che sentirsi molto su di giri … era come se una delicata tortura gli venisse inflitta, come una droga.

Quei pensieri gli facevano male ma, allo stesso tempo, non avrebbe saputo rinunciarvi.
Anche sua moglie era su di giri e aspettava con curiosità e apprensione l’ arrivo della sera.
Il suo chiodo fisso era il cazzo di Simone.
Per una strana forma di “transfert” lei vedeva l’ altro più sotto l’ aspetto del suo membro, che come persona. Idolatrava nei suoi pensieri quel cilindro di carne, meravigliosamente nuovo, a cui avrebbe voluto dedicarsi amorevolmente.

Era deciso: non avrebbe mai detto di no a nessuno dei desideri espressi dal possessore di quel cazzone.
Come una bacchetta magica (quale esempio più calzante) aveva potere su di lei: in pratica mentre Simone, per lei non significava quasi niente, amava il suo cazzo con tutto il cuore e lo voleva felice, appagato e coccolato.
La sera scelse con cura il suo abbigliamento: mini grigia elasticizzata, voleva che fosse ben chiaro che sotto indossava il reggicalze per tenere su le calze di seta nere con la riga.

Top nero, reggipetto nero, a mezza coppa.
Portò anche dei profilattici, sapeva che a volte, i due amici li usavano per i loro “giochetti”.
Le scarpe di vernice nera, con i tacchi a spillo, le aveva acquistate apposta per l’ occasione, ispirandosi ai filmini che qualche volta il marito le aveva mostrato. Niente profumo, usò solo un velo di deodorante ascellare, voleva che i suoi odori di donna, pian piano, si fondessero con quelli dei maschi, in quella serata che si profilava rovente.

Arrivarono poco dopo le dieci. Portarono dei pasticcini freschi e del vino frizzante. Simone li accolse amabilmente, ostentando anche troppa gentilezza nei modi, ma comunque era sincero … era contento di rivederli, e ancora più raggiante di rivedere la “bona” Filomena.
Era abbagliato. Si trovava di fronte una panterona, vestita da pin up, fasciata da una minigonna elegantissima, sotto si intravvedevano lievi protuberanze … probabilmente era il reggicalze.
Le calze nere le stilizzavano le gambe.

Di sopra indossava un top, che le modellava in modo incredibile i due grandi seni, che si sporgevano appetitosi.
Il giovane, una donna così, l’aveva vista solo in fotografia. Mentre sistemava le ultime cose da controllare, assaggiarono qualche dolcetto e sorseggiarono il vino nei bicchieri di carta.
Poi lui li invitò ad accomodarsi nello studio con i divani, mentre terminava i suoi controlli.
I due coniugi non trovarono obiezioni, Lucio intanto tirò fuori dal taschino una micro camera: sarebbe servita per immortalare i momenti più piccanti.

Tutti quei preparativi, quella specie di cerimoniale, caricarono di libido la donna: si senti preda di quei due maschi, che non aspettavano atro che di infilarle il pene da qualche parte ma, allo stesso tempo, si sentì padrona di un enorme potere.
Sapeva di potere e di dovere dare piacere a due uomini.
La gioia maggiore era data dal senso di totale libertà in cui si sarebbe potuta muovere … non è da tutte, godersi tutta la libidine della trasgressione e al tempo stesso agire, senza timore di essere scoperta, spiata, ricattata.

Nessun marito a cui dare conto, al contrario, suo marito era proprio lì, con lei e non vedeva l’ ora di vederla fottere da quel bastardo, che chissà quante seghe si era fatto ricordando il suo corpo nudo.
Si spostarono nella sala; la porta a doppia anta di cristallo, li divideva dallo studio tecnico. Lucio la baciò, cominciava ad essere eccitato più che mai.
Abbracciandola e carezzandola, le fece scivolare giù, giù la gonna, poi si abbassò per sfilargliela completamente.

Erano in penombra, ma la sua siluette era spettacolare, e glielo disse, poi aggiunse: – Sono sicuro che lo farai impazzire, stasera. Ti va? –
Lei assentì, felice di trovarsi lì, sentiva caldo alle tempie.
Sedettero affianco sul divano, lui la carezzava con tenerezza, ma non prendeva altre iniziative. La moglie capì che quella sera sarebbe stata una serata molto particolare … il marito voleva concedere “la preda” all’ amico del tutto intatta.

Dopo circa un quarto d’ora, le disse: – Tesoro, vai, vai pure a prenderlo di là, sono certo che aspetta che noi facciamo la prima mossa … è timido e, credo, che per lui sarai la prima donna in cui potrà penetrare. –
– Va bene – disse lei, complice – vado a tentarlo … – sorrise e se ne andò, ben felice di gironzolare senza gonna in quell’ ufficio estraneo, per presentarsi al cospetto di uno che a stento conosceva.

– Ciao – gli disse, una volta di là – non ci raggiungi? –
Il povero ragazzo, davanti a quella meraviglia, cercò di darsi comunque un tono: – Si, adesso vengo, … ehm … se volete cominciare, fate pure … –
– No, ti aspetto … Lui mi ha portata per te, lo sai? Ti stima molto. –
Il giovane non sapeva più cosa rispondere, poi trovò il coraggio e la forza per essere galante: – Bhe, ecco … io … io non vorrei assolutamente che tu ti sforzassi … io … – balbettò ancora qualche parolina senza senso.

Intanto Filomena si era avvicinata, anche troppo, a lui.
Era seduto sulla poltroncina con le rotelle, e cominciava a perdere il controllo … lei si fermò a pochi millimetri da lui, i fianchi e il sedere, la carnagione chiara spiccava sulle calze nere: si voltò per fargli ammirare il suo culo, completamente esposto, sottolineato solo dal sottilissimo perizoma.
Non si era mai sentita tanto esposta e tanto felice di esibire il suo corpo.

Si sentiva come una merce preziosa da esporre a quell’ uomo arrapato.
– Nessuno sforzo per me, caro – gli sussurrò con voce suadente – mi piace accontentarti … come Lucio del resto, vogliamo solo che tu stia bene, con noi. –
Diede uno sguardo alla porta vetrata, dietro, nella penombra, avverti il guizzo felino dello sguardo di suo marito.
Si avvicinò ancora di più, strusciandosi alle gambe e al volto dell’ amico.

Lui non ce la fece più e, con le piccole mani, cominciò a carezzarla con desiderio malcelato. Aveva sete di lei!
Si sentiva da come la toccava. Era impacciato, ma allo stesso tempo godeva talmente di quel contatto, che diventava il più arrapante dei partner.
Dal canto suo il giovane amico si lasciava sempre più andare: come un bambino che scarta piano un regalo troppo a lungo desiderato.
Questa volta non era più impacciato e insicuro … adesso la voleva.

E voleva imparare come era fatta, dove era morbida, in quali punti era soda, quali i punti più segreti da scoprire, quali parti di lei, una volta toccate, gli facevano maggior effetto sul cazzo.
Il marito, intanto, non riusciva a starsene seduto.
In piedi dietro la porta osservava la scena di Filomena, che più troia che mai, si comportava come una esperta spogliarellista dalle mosse feline.
Era estasiato e arrabbiato al tempo stesso … il terrore che la moglie gli sfuggisse di mano era presente e terribile, ma allo stesso tempo, vederla agire e farsi toccare il quel modo lubrico dal suo amichetto, che sbavava letteralmente per quel contatto.

A ogni carezza cercava di rubarle tutta l’ anima. Avrebbe dovuto essere impacciato e inesperto … invece vedeva la sua donna arrapare di lui e, ne era sicuro: lei rincarava la dose, per fargli ancora più male.
La vide accarezzargli il pene che gonfiava i pantaloni, ripetutamente, mentre lui le impastava le natiche con le mani e le spingeva la bocca tra i seni. La tirava a se con le manine sulle chiappe enormi e completamente nude.

Spingeva e si godeva il culo e le morbide tette della sua vera moglie, che stupendolo, lei prese l’iniziativa.
Tirò su dalla poltrona il loro amico, per le mani, e prese il suo posto sulla poltroncina; gli disse qualcosa, probabilmente: – Vieni, leccamela tutta! –
Infatti lei sedette tutta verso il davanti e allargò oscenamente le cosce sui due braccioli. L’ altro si inginocchiò per godersi quell’ anfiteatro meraviglioso. Iniziò ad esplorarla, con le mani, con le dita e con la bocca.

La mogliettina “innocente” aveva spostato il perizoma dalla figa, e lo teneva distante dal suo spacco.
Aveva la figa quasi rasata, con un piccolo triangolino di pelo al punto giusto, l’ altro la leccava con piacere e lena, Lucio vedeva la testa che si muoveva seguendo la lingua che penetrava in lei, a ripetizione.
La moglie era in visibilio, con gli occhi socchiusi e l’ espressione estatica. Sbuffava e soffiava dalla bocca.

Si fece trasbordare i due grossi seni, dal top. Il suo amico, lesto, ne prese possesso con le mani … impastandole da padrone, come fosse tutta roba sua.
Poi si alzava e succhiava i capezzoli, mentre si dedicava alla figa con le dita. Il marito si faceva una ragione di tutto questo, almeno ci provava; si era sbottonato il pantalone e si menava il cazzo da solo, come un collegiale sfigato e solitario.

Era chiaro che quei due non sentivano la sua mancanza, si cercavano, si strusciavano, arrapavano l’ uno dell’ altro.
Lui si senti offeso di ricevere tanto poco interesse … non era più la gelosia, ma il fatto che non si curavano per nulla di lui. Sua moglie e il suo più intimo amico, che aveva fatto incontrare personalmente, se la godevano, senza provare la minima considerazione per lui.
La cosa era ….

quanto di più arrapante gli fosse mai capitato.
La bocca dello stomaco gli doleva per la tensione incredibile, il cazzo cercava una immediata via di sfogo per una valanga di sperma, che a stento riuscì a trattenere. Era oltraggioso aspettare … aspettare che qui due porci sfogassero le loro voglie e le loro privazioni … a spese sue. Quell’ idiota che a oltre trent’ anni, non aveva mai avuto l’ onore di toccare nemmeno una bagascia, adesso si spassava sua moglie: la donna più irraggiungibile del paese, il punto di riferimento dei segaioli più insoddisfatti, ritenuta del tutto intoccabile, sdegnosa e schiva.

E sua moglie, dopo anni di continua, costante ed esagerata fedeltà, quasi incredibile a crederci, tutt’ a un tratto, si sbrodolava e si faceva slinguare a tutto spiano da quello, che aveva appena conosciuto.
E lui, l’ unico, vero chiavettiere del gruppo, mortificato e dimenticato … nella sala d’ attesa.
Nell’ altra stanza, intanto, l’ amico era completamente ubriaco di figa. Mai gli era capitato di immergere il viso in tanto bene, un profumo inebriante gli saliva per le nari, nuovo, mai senito … mentre un sapore delicatissimo, lievemente salato, delicatamente frizzante, si spandeva sulla sua lingua, che viaggiava, mai paga, in quello spacco meraviglioso e invitante.

Ogni tanto quella figa diventava talmente liquida, che lui era costretto a succhiare, ad asciugare quegli umori, che lui stesso, con la saliva, sollecitava. Era stupendo esplorare con le labbra e con la lingua quella figa, che doveva essere certamente estremamente piccola.
Tra chiacchiere da trivio e descrizioni sommarie aveva immaginato che molte fighe dovevano essere grosse e rigonfie, invece adesso gli si parava davanti alla bocca un taglietto delicato.
I pochi peli del pube raccoglievano, al di sopra, profumi e umidità.

Con le dita e con la lingua, la schiudeva, come si apre una rosa, e all’ interno nuovi petali, ancora più piccoli e delicati, facevano da cornice a un taglio più profondo, caldo e umido … immaginò che forse, tra poco e per gentile concessione, la sua verga avrebbe potuto essere accolta, in quella vagina paradisiaca. Il capogiro che seguiva a quel pensiero lo salvò dal venirsi nei pantaloni.
Sopra il buco caldo, un bottoncino di carne rosea e gustosissimo, attirava le sue labbra e si lasciava succhiare con voluttà.

Quando leccava e succhiava il bottone, la donna si inarcava e sussultava alle sue sollecitazioni: in quei momenti si sentiva un re!
Lei, sotto le mani e la bocca del giovane uomo, si godeva il rapporto, spietatamente fisico, che il marito le aveva regalato, ma il piacere più inteso le veniva dalla zoccolagine che esprimeva in quelle pose discinte, sapendo, perfettamente, che, nella stanza accanto, lui moriva letteralmente di piacere e di gelosia.

Sapeva che quella scena frustrante e anomala, gli sarebbe rimasta impressa per sempre nella mente … e immaginava le volte in cui, l’ avrebbe fatta venire, chiavando e sussurrandole all’ orecchio tutto il suo disappunto e i suoi rimproveri al piacere perverso che lei, evidentemente, stava provando. Filomena venne. In un turbinio di sensazioni, mugolii e languore.
Simone fu preso alla sprovvista quando lei, con una voce irriconoscibile, glielo comunicò … parlando a stento e spezzando le parole con i singulti del piacere.

Impazzì di orgoglio e di piacere, non aveva mai provato la sensazione di far arrivare una donna.
Si rilassarono un attimo. Poi, lasciata la poltroncina, si spostarono nella stanza accanto, dove raggiunsero Lucio, in piedi, che si carezzava il cazzo.
La donna si recò un attimo al bagno, anche per riprendersi.
Lucio, intanto, chiese a Simone se lei gli piaceva e, come per controllare di persona, gli infilò la mano nei pantaloni, passando da sopra la cintura.

Il pene di Simone, non era duro come si sarebbe immaginato: troppe emozioni, probabilmente. Quando la moglie tornò, trovò il marito che con la mano tastava il cazzo di Simone, ebbe un brivido, ma non disse nulla.
Lucio si spostò e la abbracciò, per consolarla.
Poi slacciò il pantalone dell’ amico, che lasciò fare, ed anche il suo.
Liberò dagli slip i due cazzi e, visto che il più in tiro era il suo, disse a Simone: – Guardami adesso, come la chiavo – e con delicata determinazione, mise la moglie in piedi, gambe aperte, lievemente china in avanti.

Con le mani le aprì la fessa e ce lo cacciò dentro, con noncuranza.
Poiché lo infilò fino alle sue palle, la moglie ebbe un sussulto per la spinta ricevuta.
Poi aggiunse: – Dopo, se ti va, la faccio chiavare pure a te! –
Cominciò a scopare la moglie, senza toccarla, come se la infilzasse con uno spiedo, poi tornasse indietro, per aggiustare il tiro e poi, subito dopo, ficcava di nuovo.

Con lentezza e costanza, procedeva nel corpo di lei, mentre l’ amico, in piedi, poco più in là guardava la scena con lo sguardo attento.
Dopo alcuni minuti, uscì dalla figa, ma disse alla moglie di aspettare, così come stava, piegandosi a novanta gradi.
Lei accettò l’ ordine senza un lamento e si abbassò, poggiando le braccia sulla spalliera di una poltrona, in attesa che qualcuno facesse il suo comodo con la sua figa.

Il giovane, capito che forse era il suo turno, si lasciò prendere dall’ emozione. Il coso tra le sue gambe si afflosciò, quasi senza vita.
Il suo amico, senza fretta, spense la luce nella sala, in modo che restasse in penombra, illuminata solo dalla luce dello studio attiguo.
Sott’ occhi, Filomena, eccitata e vogliosa, vide una scena che non sarebbe mai riuscita a immaginare: il marito si inginocchiò davanti al suo amico e gli prese il cazzo flaccido tra le labbra.

Lo vide lavorare con maestria. Dopo il primo sgomento, lo invidiò sia per la bravura con cui faceva il pompino, sia perché le venne voglia di cazzo in bocca. Ma non si mosse. Aspettò, come le era stato ordinato.
Passarono alcuni minuti, intensamente arrapanti.
Simone si rilassò, poi intostò e premette più volte il pene in gola a Lucio.
Questi, quando lo trovò abbastanza duro, avvicinò il cazzo di lui alla vagina della moglie, e trovato il buco, gli piazzò il cazzo del suo amico dentro.

L’ uomo restò per qualche attimo impappinato dalla goduria, ma in pochi minuti capì il sistema.
La ragazza, dal canto suo, cominciò a sentire che la verga si faceva sempre più grossa e dura. L’ amico spingeva con sempre maggior vigore, e per aggiungere potenza ai suoi colpi, la tratteneva per i fianchi con le mani sottili. Visto che le piaceva tanto farsi scopare dall’ altro, il marito si pose davanti e glielo infilò in bocca.

Simone stabiliva il ritmo e Filomena ad ogni colpo ricevuto nella figa, si spostava in avanti: nel far questo si ritrovava il nerbo di Lucio tutto in bocca.
Quando il giovane cominciò a sbuffare e a sudare dopo una estenuante chiavata, Lucio tirò via la moglie da quel cazzo voglioso, perché non arrivasse.
Si calmarono …
La donna sedette sul divano. Suo marito prese per mano il suo amico e lo guidò al fianco della moglie, lei anche se non esperta, subito divenne curiosamente interessata ai due grossi cazzi in tiro.

Li carezzò, studiò con gusto il cazzo nuovo, li valutò, li avvicinò per paragonarli. Era un gioco meraviglioso, che le provocava una lieve ebbrezza.
Volle vedere le palle dei due e poi leccarle, poi si fece coraggio e iniziò a praticare il doppio bocchino. Cercò di infilarli entrambi in bocca e, alla infine, ci riuscì. Mentre spompinava, suoni gutturali nascevano, rendendo ancora più oscena e arrapante la situazione.
La donna si godette a lungo la situazione, e se il marito non l’ avesse fermata, avrebbe continuato per ore.

L’uomo fece distendere il suo amico sul divano, con indosso solo la maglietta e il pene eretto, poi, sopra di lui, fece adagiare quello spettacolo meraviglioso che era sua moglie, solo con le calze, il reggicalze e il top, raccolto come una striscia, che le teneva i seni in bella mostra.
Lei non attese spiegazioni, si inserì il grosso pene in vagina e iniziò a strusciarci sopra, con movimenti circolari.
Subito dopo cominciò a mugolare e a eccitarsi pur mantenendo un pizzico di perplessità … era certa che il suo uomo avrebbe provato a incularla, approfittando della sua posizione.

Come chi si deve lanciare col paracadute, era preparata e l’ aveva desiderato da sempre di farsi fottere da dietro e davanti contemporaneamente, ma adesso, che era arrivato il momento della verità, aveva un poco di paura.
Come temeva lui arrivò. Ma per prima cosa cominciò a leccare tutto ciò che trovava davanti: quindi figa, culo, cazzo dell’ amico e anche le sue palle.
Un paio di volte, travolto dal desiderio, lo sfilò dalla vagina della moglie per ficcarselo tutto in bocca.

Subito dopo, quasi per scusarsi, era lui stesso a reindirizzare il cazzone di Simone, nella figa di Filomena, divenuta larga ed elastica.
Lei intanto, un poco sudata, si spostò con voluttà i lunghi capelli neri su un lato della testa; si teneva con le mani sulle spalle di Simone e aspettava la prossima mossa di suo marito.
Questi, smise di leccare e delicatamente si avvicinò alle spalle di lei.
Armeggiò col suo arnese, come se cercasse qualcosa, mentre con l’ altra mano sulla spalla della moglie, la spinse delicatamente ma con fermezza a introdursi dentro tutto il pene dell’ altro, per poi restare ferma e completamente chinata verso il davanti.

Fu così che all’ improvviso, provò la più grande divaricazione mai provata nella figa, non si fece male, ma restò senza fiato per l’ emozione …
Con sorpresa dovette accettare di averne ben due di cazzoni, dentro lei, adesso. Anche il suo amico ci mise un poco a capire cosa fosse accaduto.
Lui si fermò in figa, tutto dentro e immobile, per dare il tempo ai due che stavano chiavando di abituarsi alla sensazione nuova.

Sua moglie si riprese giusto per ritornare a sentirsi sconvolta ancora una volta, perché con le dita andò a frugarsi le grandi labbra e scoprirsi dilatata da due membri. Le palle morbide e umide dei due formavano un solo, soffice cuscino, una sensazione meravigliosa al tatto che la fece trasalire.
Dentro sentiva le due teste che spingevano, indipendenti, in punti diversi della sua figa. Poi, dopo alcuni minuti di assestamento, lento e inesorabile, Lucio diede il ritmo alla più fantastica pompata che la moglie potesse immaginare.

I due cazzi la divaricavano, scontrandosi dentro di lei, come due pistoni impazziti. Il moto era sorprendente e inconcepibile, cosicché, la figa di Filomena non riusciva ad abituarsi al moto incostante, ne ai guizzi che le capocchie effettuavano nell’ utero.
Cominciò a ululare dal piacere, mentre tutto le ruotava intorno e lei si sentiva di continuo tentata di svenire dal piacere. Passò un tempo incredibile e incalcolabile. Poi si alzarono in piedi e il marito si dedicò alla moglie, rimettendola a novanta gradi e chiavandosela, poi pregò l’ amico di spostarsi in avanti per metterglielo in bocca, cosa che Simone fece con molto piacere, tirandosi su la camicia per avere l’inguine libero.

Dopo poco Lucio decise di cambiare buco e con poco sforzo e senza patemi, lo mise in culo a Filomena che lo accolse con un gemito, non potè esprimersi meglio, perché stava succhiando l’ altro cazzo. Ma durò poco, perché Simone ormai era troppo arrapato e desiderava venire, con tutto se stesso.
Allora non si dimenticò del suo antico amore, il posticino confortevole e sicuro in cui aveva già versato litri di sperma, così con delicatezza, sgusciò col pene dalla bocca di lei e raggiunse le terga di Lucio.

Come se stessero effettuando una danza che conoscevano bene, il ragazzo si bagnò la testa del cazzo di saliva e adeguandosi al ritmo, poggiò la grossa capocchia all’ ingresso della ano del suo amico.
Al momento più opportuno si decise e assestò il colpo di grazia alle natiche del suo amichetto: glielo infilò senza complimenti fino alle palle, piene.
Lucio, troppo arrapato per sentire dolore, si godette quel paletto piantato nel culo col massimo della goduria.

Sua moglie sentì il nuovo ritmo dato dall’ inculata: ora erano le spinte date dalle natiche di Simone a propagarsi attraverso i due cazzi, arrivando dall’ amico del marito e attraverso il suo culo sfondato, fino al suo sedere, anche esso completamente divaricato.
L’ amico non riuscì a venire nel suo culo accogliente, come avrebbe desiderato, almeno non per quella prima sborrata, che sarebbe stata estremamente carica.
Infatti, quando il cazzo gli faceva male per quanto era gonfio, Lucio inventò un nuovo gioco, per il finale di quel “primo round”.

Li prese per mano e li portò con se nella stanza accanto, sistemo la moglie sulla sedia con le ruote, conoscendone anche le possibilità più segrete …
Filomena aprì le cosce e Simone fu invitato ad abusare della moglie del suo amico, nella più tradizionale delle chiavate.
L’ uomo trovò la posizione più comoda per penetrare in profondità la figa aperta, che lo allettava tra quelle stupende cosce, ammantate di arrapantissime calze nere.

Appena trovò il giusto ritmo, aiutandosi con la sedia con le ruote, chiavò l’ arnese in Filomena e iniziò a trapanarsela.
Svelto e felino il marito si pose seduto per terra sotto di loro.
Lo spettacolo in primo piano era da brivido: il cazzone che ben conosceva, ora veniva donato a sua moglie … cosicché lei si godeva la potente chiavata di un estraneo.
Vedeva il membro che usciva fino al glande, per poi riaprirsi un varco spazioso tra le grandi labbra e infilarsi come un locomotore infinito nel buco di sua moglie, spingendo fino a i coglioni, che sbattendole sulla figa bagnata emettevano una specie di schiaffo liquido.

Lui leccava da sotto e succhiava e la moglie con l’ ultimo urlo, comunicò ai due che ricominciava a venire. Infatti, gocciolava.
Il povero amico non era pratico di come viene una donna, ma da come lei lo disse e li avvertì, provo una stretta alle palle, incontenibile, e non preoccupandosi assolutamente di nulla, iniziò la più lunga e copiosa sborrata della sua esistenza.
Filomena non era stata avvertita e non poteva sapere che Simone aveva il dono di restare col cazzone in tiro, anche dopo la sborrata, a volte anche per un quarto d’ ora.

Caratteristica che Lucio sapeva adoperare in maniera sopraffina.
Così quando con sua sorpresa, nonostante annegata di sperma,
Lucio fece in modo di far continuare l’ esecuzione della chiavata dall’ amico, ormai in trance, lei non si fermò più, e venne in maniera multipla continuamente per un tempo interminabile.
La resistenza e la potenza di Simone fecero si che Lucio, da sotto si prendesse la sua buona dose di sborra in bocca, succhiando avidamente, e non solo; appena la situazione gliene dava adito, prendeva il cazzo dell’ amico tutto in bocca, giusto un paio di affondo, per pulirlo, e poi lo regalava di nuova alla sua lei, infilato nel suo grembo.

Quando finalmente Simone smontò dalla donna, esausto, il marito si mise in piedi e silenziosamente la sborrò tutta, seni, gambe, figa e bocca, dal pene lo sperma fuoriusciva silenzioso, con i fiotti che non trovavano fine.
Si riposarono e bevvero. Si lavarono e ogni uno di loro si diede una sistemata. Avevano passato insieme circa due ore di passione. Simone accese un piccolo televisore che trasmetteva i programmi della notte e mentre loro si riposavano un attimo, indecisi sul da farsi, si spostò nello studio tecnico per dare un tocco al lavoro e controllare dei resoconti.

Lucio, aveva rimesso su gli slip, mentre la sua signora provava un piacere perverso e nuovo a girare tutta nuda, di sotto. Sorseggiarono del vino, lui si abbandono sul divano, con uno sguardo distratto alla tv.
Dopo un poco, sua moglie disse: – Ma Simone che fine a fatto? –
Lucio rispose vago, poi le disse, sottovoce e senza cura: – Se vuoi puoi andare a vedere che fa … di là, no? –
Lei non se lo fece ripetere e si allontanò con entusiasmo.

Passarono altri minuti e nessuno dei due tornava … Lucio ebbe un presentimento e proprio non riuscì a starsene sulle sue.
Con passo felpato si accostò alla porta dello studio, ma niente.
I due non c’ erano. Sempre senza far rumore, cercò ancora in altre stanze, fino a che nella penombra di un archivio nascosto, li intravide tra gli scaffali, senza che loro si accorgessero di lui. Filomena civettava e Simone cercava di baciarla, poi lo vide riaprirsi i pantaloni e tirare fuori ancora una volta il suo pene, già duro, toccò le spalle di sua moglie per invitarla ad abbassarsi e fargli il bocchino, lei obbedì, come se quello fosse il suo mestiere, incurante che il marito non c’ era e neppure doveva sapere.

Dopo il pompino che durò giusto il tempo di fargli assaporare il suo dominio, l’ uomo, come tanto gli piaceva, volle farsi una sveltina, col preservativo.
Lo diede alla moglie, che sorridendo, glielo indossò sul cazzo, carezzandolo,
Simone allora, senza amore, ma solo con voglia, la trattò come una troia.
La fece adattare a pecora, tra gli scaffali e per fottere meglio, le fece poggiare il piede su un ripiano.
Senza togliersi i calzoni, con gesto rapido si fece uscire dalla patta i due coglioni, il profilattico rifletteva la luce, rendendo il pene di Simone estremamente visibile, così Lucio non potè non assistere a quella veloce e potente chiavata.

L’ amico se la scopò in poco meno di cinque minuti, tirandosela a favore del cazzo dai fianchi.
Ma la sua specialità era chiavarlo nel culo e non seppe resistere, le premette con la mano sulla schiena per far si che il suo sedere si inarcasse ancor di più, con la mano indirizzò il grosso membro tra le natiche della ragazza e senza ritegno la inculò selvaggiamente, sotto gli occhi di Lucio, che non poteva ribellarsi, pur vedendo l’uso selvaggio che il suo migliore amico faceva di sua moglie.

Lei, da vera puttana, se la godeva come se prenderlo in culo fosse una passeggiata.
Che troia … Lucio capì che se non lo aveva cornificato con mezzo paese era solo per la mancanza della giusta occasione.
Infatti, appena trovato uno sconosciuto col cazzo grosso, si era fatta infilzare, con estrema disponibilità, in ogni buco.
Il suo amico non si trattenne più e sborrò rapido nel preservativo, con lo sguardo perduto nel piacere.

La paura di essere scoperto, glielo fece estrarre subito dal buco del culo di lei. Filomena arrapatissima dalla sveltina, effettuata con la paura che Lucio arrivasse all’ improvviso, gli prese il preservativo pieno di sborra liquida e gli pulì il cazzo dai residui di sperma con la lingua, come lui le aveva intimato, secco.
Il marito fece appena in tempo a rientrare per non essere visto, mentre la bocca dello stomaco lo faceva soffrire, di piacere e di dolore.

Dopo poco, si rivestirono e si congedarono, come se niente di particolare fosse accaduto. Lucio invitò Simone a casa, qualche giorno che avesse potuto. Era ovvio che si sarebbe fermato anche per la notte.
– Sempre se vuoi ancora chiavare Filomena, voglio dire, se ti è piaciuto.
Magari vuoi prenderla anche da dietro? –
L’ amico, sorrise impacciato, confermando che gli era piaciuto tantissimo.
Avrebbe voluto aggiungere qualche complimento per la donna, ma non seppe cosa dire.

Si vergognò, dovendo nascondere all’ amico, che proprio poco prima aveva inzuppato a profusione il grosso membro nell’ ano dilatato di sua moglie.
Viaggiarono in silenzio per tutto il ritorno, finché arrivati nel giardino fuori casa, Lucio trovò la forza di dirle: – Ma dove sei stata, quando siete spariti tutti e due? – Lei arrossì, non per vergogna, ma per il ritorno di pensieri lascivi riguardanti quella serata veramente speciale.
Allora Lucio la incalzò:
– Non mi dire che ti sei fatta chiavare di nascosto? –
Lei tacque.

– Ti ha voluta ancora? – chiese – non gli era bastato? –
– Ti ho donata a lui, ti ho potata fino da lui per farlo fottere … e quello, quel cane, ti ha voluta chiavare anche di nascosto … ? –
Poi continuò: – E tu, come una troia ci sei stata, non sapevi dire di no? Come ha fatto? – la incalzava, mentre il cazzo gli tonava duro.
Ti ha voluto sborrare ancora … e dove… e quanta … era? E … il suo cazzo ti piaceva? –
E mentre le sussurrava con rabbia tante parole sconce e offensive, scesero dall’ auto e si spostarono sul sedile posteriore.

Le saltò subito addosso e spostato il filo dei tanga la sfondò ancora una volta. E quando stavano per venire insieme, con immenso amore, lei prese il profilattico pieno di sperma dell’ amico che aveva conservato. Ormai liquefatto, ma ancora profumato, fece scorrere lo sperma tra le loro bocche che si baciavano e leccavano, appassionate.
Un ultimo pensiero di gratitudine al grosso cazzo dell’ amico Simone, che quella sera aveva servito tutti i loro buchi e poi se ne venirono insieme, più complici e innamorati che mai.

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Sessuofollia

1

Femmina

…. in quei giorni in cui la femminilità esplode rilasciando sanguigni frammenti di un ovulo che fortunatamente o sfortunatamente viene espulso senza essere stato intaccato dalla vita, amo particolarmente lasciarmi solleticare il clitoride dal getto dell’acqua, in piedi nella doccia …
Le piacevoli contrazioni fanno rilasciare ritmicamente il sangue, e mi piace vederlo mescolarsi all’acqua che mi ha dolcemente e tiepidamente eccitata… poi diventare sempre più chiaro, arancio, e poi sparire via ….

Sono particolarmente sensibile, in questi giorni, per cui sento che il piacere massimo non tarderà ad arrivare.
Sono immersa in ogni tipo di liquido tiepido: l’acqua che veicola tutto, il sangue, mi scappa una calda pipì che lascio andare giè per le mie coscie vogliose di dure carezze, e poi …. il MIO il MIO fantastico liquido superbo si mescola a tutto il resto …mancherebbe una sborrata addosso, uno che apre le ante della doccia col cazzo duro e inzia a menarselo davanti allo spettacolo di una calda femmina assatanata…….

fino a sborrarmi addosso per vedere tutti i colori perdersi sul piatto della doccia in un orgasmico connubio di piacere maschile e femminile …
Godo e nel totale torpore di tutti i sensi c’è sempre lui, lui ….. mi ascolto mentre sospiro Max…ahhh godo , sì….. dai, dammelo tutto in figa … tutto…. godo …
Spengo l’acqua, e penso ancora intontita a quento bello è, questo piacere fisico che sento ancora concentrato nella figa contratta….

mi infilo l’assorbente interno precedentemente e accuratamente preparato, scivola su che è una meraviglia, bagnata di piacere come sono.

2
Giulia

Giulia camminava al centro della stanza, in penombra; una sola luce, fioca, illuminava i contorni del letto e della poltrona. Attendeva. Le dita della mano schioccavano ad ogni passo e segnavano l’attesa.
Ogni volta era così: lei arrivava prima e aspettava, ma quella’attesa era magica, preludio del loro momento intimo, lontano dal mondo.

Quella volta, però, Fulvio le aveva fatto una richiesta speciale: “Entra nella stanza, accendi solo l’abat-jour, apri le tende e resta seduta sulla poltrona senza muoverti fino a che non arrivo io. Quando entro, non alzarti, non fare niente… Resta in silenzio… Fidati di me”
Giulia non aveva ancora ceduto… continuava a camminare su e giù per la stanza, camicia bianca e tailleur grigio. Come aveva chiesto lui. Calze autoreggenti, decolletè nere alte e biancheria bianca in pizzo.

Ma questo, Fulvio, non lo sapeva.
Il pensiero che lui potesse entrare da un momento all’altro la eccitava e la teneva in tensione, quel misto di tensione.
Guardò l’ora. 16:55… Fulvio stava per arrivare, era ora. Giulia si sedette sulla poltrona, dava le spalle alla porta e guardava solo la finestra. Novembre. Pioggia. Nebbia, Milano in lontananza… Le mani sul bracciolo, la gambe accavallate, sensualmente.
La porta si aprì e la sua voce le arrivo diritta al cuore, come sempre… “Giulia, sono qui… Non ti muovere, chiudi gli occhi e non dire nulla”.

Si avvicinò alla poltrona e fece scorrere la sua mano sul collo di lei, fino a lambire la scollatura della camicetta. Un solo tocco, delicato ma deciso…. Il cuore di Giulia smise di battere con regolarità!
Fulvio cominciò a cercare qualcosa nella tasca, Giulia lo capiva dal rumore ma non riusciva a immaginare cosa. Poi, in un attimo, capì: voleva bendarla! Morbido, forse seta, il contatto del tessuto fresco con la sua pelle e il contrasto delle mani calde di lui che che la toccavano per sistemarle il foulard.

Fulvio sorrise, soddisfatto. La prese per mano e la fece alzare. La portò al centro della stanza, scivolo con la mano nella scollatura della camicia, fino all’incavo dei seni. Poi risalì con le dita fino alle labbra, le accarezzò dolcemente lasciandole socchiuse. Si chinò sul suo viso, lo sfiorò con un bacio e le sussurrò “sei bellissima” e andò a prendere il suo posto sulla poltrona. In questo modo, lei rimaneva in controluce per lui, tra la luce dell’abat-jour e e quella della strada illuminatache traspariva dalla finestra.

Giulia era tesissima, aveva capito cosa le avrebbe chiesto Fulvio… lo aveva fatto una sola volt a e solo per lui! Ma era successo su whatsapp, una delle prime volte che si erano parlati. Molto diverso dall’essere lì, di persona, e sapere di essere guardata. Da lui…. Ma nel gioco con lui, dall’inizio, tensione e eccitazione si avvicendavano senza sosta…
Fulvio si godette la scena per qualche secondo che a Giulia parve un’eternità, una dolce, emozionante eternità, e poi le disse: “Spogliati per me, lentamente… Fai solo quello che ti dico io…”
Giulia ebbe la sensazione che le gambe le cedessero! Davvero non si era mai spogliata per nessuno ed era una di quelle cose che non avrebbe mai pensato di essere in grado di fare.

Ma lì… per Fulvio… bendata… solo la sua voce a guidare i suoi gesti… DIO, era un sogno! Tremendamente eccitante. E una sfida che con lui non voleva perdere.
Decise di concentrarsi solo sulla sua voce: quella voce che per tanti anni aveva cercato e rincorso ora era lì solo per lei.
E per il loro piacere.

3
Se tu fossi qui

Acqua.
La sento scorrere sulle tegole, picchiettare sulle finestre, ed echeggiare dentro di me, che me ne sto quì, in ascolto, sotto le coperte, sentendo ancora più freddo.

L’acqua ha lo stesso colore dei tuoi occhi, un blu profondo come il mare, un azzurro chiaro come le gocce di pioggia, un grigio cupo, come quello delle mie lacrime.
Vorrei tanto sapere perché sono ancora qua a parlare di te, a raggomitolarmi stretta stretta e a cercare in questo letto ancora una traccia della tua presenza. Se tu fossi qui, ti gireresti fino a starmi addosso, lamentandoti perché mi allontano e cerco un po’ di ossigeno lontano dal tuo viso e fuori dal caldo delle lenzuola; poi mi appoggeresti una mano sul fianco ed il tuo calore inizierebbe a spandersi sul mio corpo.

Anche quella notte era stato così. Era bastato un tuo tocco, un gesto affettuoso per svegliarmi da un brutto sogno che mi stava agitando, mi ero girata verso di te, avevo cercato le tue labbra, e il tuo corpo. Avevo iniziato ad accarezzarti, a cercare la tua pelle sotto la t-shirt, a toccarti la pancia, a scendere e a sfiorarti il pene. Tu eri già eccitato, chissà se per le mie carezze o per qualche sogno che fino a quel momento ti aveva tenuto compagnia.

Mi sono ritrovata la tua mano fra le mie cosce, ed improvvisamente ero sotto di te, con il tuo peso che mi sovrastava. Ti era stato semplice trovarmi, il sesso già libero, senza la costrizione delle mutandine, lanciate in mezzo alla stanza durante l’amplesso precedente; anche tu eri senza slip, ed in un attimo sei entrato dentro di me. Abbiamo fatto l’amore così, ancora nel dormiveglia, il calore dei nostri corpi mescolato a quello delle coperte, un odore strano di umori, di bucato, di pelle eccitata.

Le tue spinte ritmiche, perfette, assecondate dai miei fianchi c’avevano portati al massimo dell’eccitazione, finchè non ti sei fermato, mi hai penetrato per l’ultima volta e sei rimasto lì, con il tuo pene che pulsava dentro di me e il mio piacere che esplodeva. Era stato bellissimo, come sempre, e per un attimo mi ero illusa che tu fossi davvero con me e che quell’incubo che ci aveva svegliati fosse solo un brutto sogno.

Adesso mi giro su un fianco, appoggio la mano sull’altro, e mi ricordo della prima volta che abbiamo fatto l’amore.
I tuoi occhi non si staccavano dal mio corpo, “ guarda che linea perfetta di fianchi” avevi detto, non so se a me o a te stesso, e il tuo sguardo ammirato aveva preceduto ed assecondato ogni tuo gesto, ogni tuo movimento. Sembravamo incastrati come il gioco di fili sottili delle marionette, dove ogni movimento ne porta un altro, senza mai un intralcio,con equilibrio, precisione e armonia d’intenti.

E noi eravamo stati così. La tua bocca era scesa sfiorandomi il ventre, le tue labbra si erano fatte spazio alla ricerca di altre labbra, le mie più intime, ed io ero scivolata su di te, avevo lasciato che il tuo fallo mi sfiorasse il volto, che il mio naso ne annusasse l’odore. La mia lingua aveva iniziato ad istigarti il prepuzio, a scendere sulla lunghezza per poi tornare e accoglierti nella mia bocca.

Ti piaceva ogni succhiata, ogni movimento di bocca e me lo dimostravi con sferzate di lingue nei miei punti più caldi e, già allora, all’unisono, l’orgasmo.
Mi giro ancora, struscio il naso sul cuscino e mi scappa un sorriso: ogni parte del mio corpo mi parla di te. “ …. che strofini il suo naso scuro come fai tu, a volte, nell’incavo delle mie spalle…”; la prima poesia che mi hai dedicato. Un’immagine di un gesto che mi appartiene, che ti è appartenuta, che è appartenuta ad altri prima di te e che apparterrà, ora, a qualcun altro.

Si dice che sia l’olfatto a decidere chi ameremo, ed il mio naso strusciandosi ti riconosceva e decideva di amarti ogni volta. Una scia di profumo e sapevo per quali corridoi eri passato, dove stavi andando.
Quando ci siamo rincontrati, non so più per quale volta, la prima cosa che hai fatto è stata annusarmi: ti sei avvicinato piano, mi hai abbracciato e mi hai respirato, cercando qualcosa di familiare, forse una conferma, di cosa, non me lo chiedo più.

Ed era bastato quello per sapere che sarebbe successo ancora. Le tue mani sotto i mie vestiti, il mio seno sul tuo petto, la tua pelle e le mia bocca; una volta, due, tre: vestirsi, rispogliarsi, ricominciare da capo, alchimia su alchimia, corpi che non smettono di cercarsi, anime che vorrebbero andarsene lontane, brividi conosciuti ma ogni volta più intensi, ed io su di te, muovendomi con golosità per sentirti fino in fondo, per vederti godere, per affondare di piacere.

Come bamboline a molla che si ricaricano l’un l’altra senza fine, come due calamite che s’attraggono per poi urtarsi e cadere lontane.
Allungo le gambe, tiro fuori le braccia dalle coperte e respiro profondamente.
Adesso non ci sono più solo i miei fianchi, il mio naso e i miei ricordi, ci sono anche le braccia che ti hanno respinto e le gambe su cui mi sono allontanata da te. Ora ci sono io, non più spezzettata, non più frantumata dai tuoi discorsi strani, dalle cose che vuoi o non vuoi più.

Sono di nuovo in piedi, intera, una sopravvissuta me stessa. E c’è il mio corpo che ha deciso di amare non più in esclusiva.
Fuori continua a piovere. Afferro il telefonino che occhieggia fra le lenzuola con la sua lampeggiante luce blu.
Forse sei ancora tu. O forse, finalmente, no.

4
La mia discesa negli abissi

Avevo un vestitino nero; lo scollo era a cuore, lungo le maniche e le spalle una retina trasparente nera che faceva intravedere i miei tatuaggi sulle braccia, la lunghezza del vestito era relativamente corta, mi copriva appena le chiappe ma doveva essere così.

Calze rotte e anfibi neri, rossetto color prugna e uno sguardo da cagna che faceva quasi vergogna.
Sono entrata e mi sono presa subito da bere, ero agitata e ancora nel vestitino corto non ci stavo a pennello.
La sala era grande, spaziosa, dal soffitto scendevano gabbie, catene e piano piano anche la mia voglia si faceva sempre più palpabile. Mordevo la cannuccia del mio drink sempre più forte, ci giocherellavo come se avessi dovuto scaldare il muscolo della lingua, guardandola mi sono accorta di averla ridotta a un macello.

Poco importava, volevo esplorare.
Ho sceso le scale, il cartello diceva:
‘Passa il labirinto per arrivare alla sala Sauna’.
La sala era buia, non si vedeva nulla.
Erano cabine disposte in modo tale da tracciare dei percorsi.
Dentro le cabine c’era giusto una panca e uno di quei cosi pieno di fazzoletti che ci sono nei bagni.
Nel buio più totale si sentivano gli spasmi di signorine eccitate, pronte all’orgasmo, fruste che battevano sulla carne e il rumore di qualche catena che batteva sull’acciaio freddo delle cabine.

Camminavo a occhi chiusi, quei rumori mi piacevano, facevano di me una donna senza censure, liberavano la mia vera natura; la mia notte era iniziata bene, nessuno mi avrebbe fermato.
Mirko, non lo pensavo giá più. Uscita dal labirinto mi viene incontro un ragazzo sorridente, mi porta con lui a fianco alla sala sauna e preso da non si sa quale gran voglia di chiacchierare, ci fumiamo due sigarette e affrontiamo diversi argomenti.

La situazione si faceva bollente, le domande sempre più spinte.
Non ama i ruoli Roberto ma sfila la cintura e mi ordina di girarmi.
Arrossisco e mi giro.
Gli ordini vanno eseguiti, mi ripeto, mi chino a novanta gradi, il vestitino lascia scoperte il mio importante sedere, afferro la grondaia con decisione e aspetto.
Una.
Due.
Tre.
Urlo, mi faceva male.
Istintivamente porto le mani sopra le mie doloranti natiche ma lui mi ferma, mi ricompone e continua il suo lavoro.

Quattro.
Cinque.
Mi prende per i capelli e mi porta al labirinto.
Entro per prima, so cosa devo fare.
Mi inginocchio. Lo spoglio.
Sento le sue mani accarezzarmi i capelli, i suoi spasmi da prima leggeri ora si sentivano bene anche da fuori, penso.
Roberto è dolce in verità, era solo una messa in scena, mi accarezza le spalle, i capelli, mi ripete quanto son brava.
Adoro i deep throat, lo lascio scorrere tutto fino alla gola, rimango così, Robi inizia a spingere più forte ed esplode in un orgasmo veramente sentito.

La sento colare dalla bocca, quando esce riesco a vedere solo la miriade di fili di bava e sperma che partivano dalla mia bocca e terminavano sopra quel gran bel cazzo.
Pulisco tutto, mi piace.
‘Non si sentivano pompini così da tanto, sei bravissima, complimenti’
‘Ci metto passione’ rispondo.
Gli passo una salvietta profumata e finito di pulirci usciamo.
Il suo braccio era intorno alla mia vita, mi porta al bar e mi esibisce agli amici come se fossi un trofeo.

Ordina lui per me, Jameson, niente male come scelta.
Scopro che abita vicino a me e che ha quaranta anni.
Rimango basita, non gli avrei dato più di trent’anni, mi complimento e mi attacco al suo collo come se fossi una sanguisuga.
Entriamo per la seconda volta in cabina, regalo al mio quarantenne un altra fellatio, mi prendo tutti i complimenti che accrescono il mio ego e un biglietto da visita con sopra il suo numero, lo ringrazio ed esco.

Nel primo bidone che ho visto ho buttato il biglietto da visita.
Non mi serve.
Giro per la sauna ma è troppo caldo, scendo le scale per tornare al labirinto.
Nel mentre sale un ragazzo sui trenta, ci scambiamo uno sguardo di quelli profondi, non ci stacchiamo gli occhi fino che non lo invito con un dito a seguirmi.
Lui mi segue e con sè ha un amico.
Entriamo in cabina.

Mi ritrovo le loro mani ovunque, ne bacio uno con foga mentre l’altro da dietro alzava il mio vestitino toccando le ferite che mi aveva procurato Roberto.
‘È stata giá usata la puttana’
. L’altro posa la sua mano sulla mia testa cercando di abbassarmi. Facilito la cosa piegando le ginocchia e quindi mi inginocchio a loro.
Me ne ritrovo davanti due, completamente differenti: uno profumava di cazzo l’altro di donna, li avvicino con le mani e inizio a leccarli entrambi, mi sposto da un asta all’altra, massaggiando ad entrambi i testicoli fino ad arrivare all’ano.

Raggiungo una sincronia perfetta, vengono entrambi nello stesso momento; il mio viso era l’immagine dell’estremo del sesso e della perversione, bagnata di sperma fino il decoltè mi ordinano di leccare tutto.
Non esito affatto, con un dito lo raccolgo e lo porto alla bocca, il mio sguardo era fisso su di loro, continuavano a segarsi, uno di loro mi regala un altro orgasmo.
‘Ti piscio in faccia miss pompino’
La cosa mi fa sorridere, non appena terminata la mia debole risata mi ritrovo una manata sulla guancia.

‘Non ridere troia’
Non potevo prendermi una pioggia in faccia, dovevo prendere un treno tra qualche ora e non mi sembrava il caso.
Mi alzo, mi sistemo con il poco che riescono a riparare quei fazzoletti di carta della cabina, uno di loro mi chiede il numero, glielo lascio senza pensarci due volte e esco dalla cabina.
Devo passare in bagno per una sistemata.
Nel buio del labirinto mi sento afferrare da un braccio, oppongo una certa resistenza, ma le mani da due diventano quattro.

Vengo trascinata dentro una cabina, sopra c’era una luce fioca che mi permetteva di vedere chi mi aveva presa e trascinata di forza.
Erano due signori ben distinti, sulla cinquantina.
Ero spaventata, probabilmente avevano sentito tutto da fuori alla cabina, prima, quando ero di altri e hanno aspettato il momento adatto per prendermi e usarmi a loro piacimento.
Mi hanno spogliata nel giro di dieci secondi, mi sono ritrovata a carponi per terra, uno si trovava dietro di me, non era italiano, ricordo che aveva un accento straniero, Francese forse.

Mi massaggia le natiche rosse, inizia a sculacciarmi di foga e poi mi penetra senza nessuna delicatezza.
Sento le sue labbra sulla mia schiena, mi bacia, mi accarezza e allo stesso tempo mi pizzica con le dita e mi sculaccia usando una violenza non indifferente.
L’altro si impossessa della mia bocca, mi chiama ‘dolce bambina’ e mi tiene dai capelli facilitando l’entrata e l’uscita del suo cazzo dalla mia bocca.
Ero completamente abbandonata al piacere, stavo per raggiungere il tanto atteso orgasmo; stringo le gambe, il cazzo del francese si faceva sempre più agitato ma all’ultimo decidono di darsi il cambio.

Me ne ritrovo uno sotto di me e l’altro dietro, doppia penetrazione.
Non resisto due minuti che esplodo in un orgasmo davvero tanto rumoroso.
Si alzano entrambi e mi regalano il loro piacere.
Mi alzo in fretta e furia mi sistemo un pochino e esco lasciando i due signori cinquantenni dentro la cabina, questa volta corro via dal labirinto, raggiungo il bagno e mi guardo allo specchio.
Faccio schifo.

Sistemo il trucco nel giro di pochi minuti, rimetto il rossetto e mi mangio una cingomma alla menta.
Avevo il sapore di cinque uomini diversi dentro la bocca, la cosa iniziava a darmi il volta stomaco.
Esco per fumare una sigaretta, incontro i due amici di prima, uno di loro mi sorride e mi accarezza la guancia.
‘Cucciola lei…’
E se ne vanno.
Mi alzo, spengo la sigaretta nel posacenere e rientro.

Finalmente ritrovo la mia amica, le luci ormai erano accese, il locale stava chiudendo.
‘Vado al guardaroba, prendo le giacche, aspettami qui..’
C’era una fila assurda, mi guardo attorno e non appena mi rigiro mi ritrovo davanti un ragazzo bellissimo.
‘Ti ho seguita per tutta la sera e non sono mai riuscito a prenderti da sola, come ti chiami?’
Gli dico il mio nome, ci scambiamo il contatto facebook e mi porta in macchina con il suo amico.

Sfinita, riesco a scroccargli un passaggio fino la stazione, lo ringrazio con un bacio e faccio per andarmene.
L’amico a malapena mi ha salutata.
Che antipatico.

‘Il treno per Rimini è in arrivo al binario cinque’

Raccolgo le mie ultime forze, convalido il biglietto e corro al mio binario.
Avevo bisogno di tornare a casa, di riposarmi.

Ma giuro che sarei rimasta in quel treno e mi sarei fatta accompagnare ancora più giù di Rimini.

La mia serata.
Le mie fantasie finalmente soddisfatte.
Te, che mi manchi.
Io che sono in pensiero perchè non mi vedo tornare.

5

L’idraulico rumeno

“Stavo per andarmene in cucina per preparare il pranzo quando vedo un’ altro operaio avvicinarsi all’albero, questo è molto diverso dagli altri, oltre ad…” Avevo comprato un appartamento fuori dal paese proprio per evitare il rumore e il traffico delle città, ma ingrandendosi il paese sempre più, un giorno le ruspe hanno cominciato a lavorare anche nel terreno adiacente la costruzione in cui abito.

A causa di una forma influenzale avevo preso dei giorni di malattia e in ufficio non sarei andato, rimanendo così a casa.
Non potendo uscire fuori, passavo il tempo girando stanza per stanza o guardando dalla finestra il lavoro degli operai nel cantiere che avevano aperto. Su quel terreno dove avevano fatto lo sbancamento per la nuova costruzione era rimasto un solo albero tra quelli che c’erano prima e a quell’albero andavano gli operai per scaricare la loro vescica, forse perché ancora non era stato messo un bagno chimico dentro al cantiere.

L’albero consentiva di non essere visti dalla strada ma io che abitavo al secondo piano potevo vedere benissimo gli operai fare i propri bisogni.
Così mentre guardo fuori vedo un’operaio avvicinarsi all’albero calarsi la zip dei pantaloni uscire l’uccello e cominciare ad orinare, da dietro le tende vedendo questo sto per allentarmi, ma in quel momento mi intrigava molto vedere l’uccello dell’operaio per farne un confronto con il mio, perciò rimasi a guardare.

Il suo uccello era più piccolo del mio pensai divertito, continuai a restare nella stanza dando ogni tanto una sbirciata fuori per vedere se altri operai si avvicinavamo all’albero.
Penso di aver visto cinque o sei operai andare ad orinare e di aver visto anche i loro uccelli e soltanto due erano più grandi del mio.
Stavo per andarmene in cucina per preparare il pranzo quando vedo
un’ altro operaio avvicinarsi all’albero, questo è molto diverso dagli altri, oltre ad essere più giovane ha anche un bel fisico, anche lui cala la zip e tira fuori il suo uccello a vederlo spalanco di più gli occhi dicendo fra me e me “ accipicchia che cazzo “ e resto a guardarlo fino a quando non finisce.

Tornando in cucina per prepararmi il pranzo, mi accorgo che il pavimento è pieno d’acqua, sicuramente si era rotto un tubo del lavandino, allora cerco di tamponare la perdita con degli stracci e telefono ad un idraulico, ma quel giorno era sabato e come capita sempre quando hai di bisogno non risponde nessuno.
Non sapendo cosa fare e come riparare il guasto mi viene in mente che nel cantiere forse ci sarebbe stato qualcuno che magari sapeva almeno come fermare l’acqua.

Quindi mi vesto e scendo in strada per chiedere aiuto a qualcuno del cantiere, mi rivolgo a quello che presumo fosse il capocantiere e gli spiego l’accaduto. Lui mi rassicura che tra i suoi operai c’è ne uno che sa fare l’idraulico e che magari con qualche attrezzo avrebbe tamponato la situazione. Così chiama quest’operaio, e con mia grande sorpresa è lo stesso operaio a cui io avevo visto uccello che mi aveva fatto dire “ accidenti che cazzo”.

Io torno a spiegargli la situazione e preso i necessari attrezzi mi avvio insieme a lui al mio appartamento.
Dal suo accento capisco che non è italiano, e mentre saliamo mi dice di chiamarsi Miki, di essere di Bucarest e di essere venuto in Italia perché nel suo paese non c’era lavoro. Quando entriamo in cucina, capisce subito quale è il guasto e riesce a fermare la perdita dell’acqua. Poi in un italiano stentato mi dice che si era rotto il tubo che portava l’acqua al rubinetto che doveva essere sostituito.

Non potendo uscire per andare a comprarlo chiesi se poteva farlo lui per me. Mi rispose che lo avrebbe fatto volentieri e che sarebbe venuto nel primo pomeriggio visto che non doveva lavorare al cantiere, io lo ringraziai e lo accompagnai al portone.
Alle tre sento suonare al citofono e capisco dalla voce che era Miki, aveva con sé una cassetta con gli attrezzi e il tubo che doveva sostituire.
Andiamo in cucina e si mette subito al lavoro, dopo circa una mezz’oretta che lavorava sotto il lavello mi dice che ha finito e sistemato tutto, apre il rubinetto facendomi vedere che non c’era più nessuna perdita.

Io comincio a ringraziarlo per il suo lavoro e chiedo quanti soldi gli devo
dare per poterlo pagare.
Ma invece di sentirmi chiedere dei soldi mi guarda fisso in faccia e nel solito italiano stentato mi dice :
“ Non voglio tuoi soldi, voglio il tuo culo”
Io rimango sorpreso da questa richiesta e sto per buttarlo fuori, ma lui aveva già allungato una mano e stretto con forza la mia natica, non so a questo punto se è stata la paura o perché avevo ancora il mente le dimensioni del suo pene, risposi :
“ Va bene farò come vuoi tu “
Lui lascio le mie natiche e cominciò a slacciarsi i pantaloni, abbassando gli slip vidi il suo uccello pendolargli fra le gambe, adesso lo potevo vedere da molto vicino e sembrava ancora più grande.

Poi mi fa mettere in ginocchio e comincia a strofinarmelo in faccia
“ Mettilo in tua bocca voglio vedere come sei bravo “
Lo prendo fra le mani e lo porto in bocca lui mi tiene la testa e lo spinge fino in gola facendomi quasi soffocare, gli piace fare così e il suo cazzo diventa sempre più grosso e duro
“ Bravo tu avere bocca molto buona”
Dopo un po’ di questo lavoro mi toglie il cazzo dalla bocca e mi dice:
“Adesso ti metto mio cazzo in tuo culo alzati “
Mi fa alzare e appoggiare al mobile del lavandino facendomi mettere a novanta gradi, con le sue ruvide mani mi allarga le natiche e senza che io me ne renda conto, in un solo colpo mi ficca il suo cazzo nel culo, il dolore mi fa abbandonare la posizione a novanta gradi e mi fa mettere dritto.

Ma le sue braccia mi fanno tornare nella posizione iniziale
“ Fermo così ora a te piacerà “
Il dolore era stato tremendo nel mio culo non erano mai entrati cose di quelle dimensioni, soltanto durante il liceo con un mio compagno di classe dopo aver visto una cassetta porno abbiamo voluto provare anche noi quello che avevamo visto, ma era stata una cosa molto leggera data la nostra inesperienza e le dimensioni dei nostri uccelli.

Ma adesso nel mio culo sembrava che fosse entrata una mazza da baseball e il dolore mi faceva quasi piangere.
Miki imperterrito continuava a dare colpi col suo cazzo dentro il mio culo straziato da quella violenta penetrazione che a poco a poco si era adattato al suo cazzo e il dolore aveva dato il posto al piacere.
Adesso sentire il suo cazzo entrare e uscire nel mio culo, e i suoi coglioni sbattermi contro mi faceva andare in estasi.

“Il tuo culo è molto bello e se tuo buco stretto io lo allargo per bene. “
Diceva dando colpi sempre più forti, ed io sentivo veramente il mio buco allargarsi sempre di più.
Poi lo sento fermarsi ed uscire il suo cazzo dal culo e mi ordina di sdraiarmi sul tavolo perché vuole vedermi in faccia quando mi fotte.
Mi fa sdraiare sul tavolo allargandomi le gambe e mettendosele sulle spalle e avvicina il mio culo al bordo del tavolo anche stavolta con un colpo violento mi penetra.

Continua a pompare come un forsennato, affondando il suo cazzo fino ai coglioni nel mio buco che ormai si era allargato quanto il suo cazzo guardandomi in faccia mi dice:
“ Vedi come ti faccio godere … ti piace mio cazzo nel tuo culo… “
Io ero sempre più eccitato ma adesso potevo muovere le braccia perciò allungo una mano per menarmi l’uccello che voleva scaricarsi e che spruzza sul mio petto e nella mia mano una massiccia quantità di sperma che io spalmo sul petto e in parte porto alla mia bocca.

“ Adesso godi non è vero ? .. ti piace lo spruzzo dell’uccello… adesso farò assaggiare anche mio “
Sentivo il suo cazzo dentro il mio culo dare colpi sempre più forti e capivo che stava per sborrarmi, ma lui invece di farlo mi fa scendere velocemente dal tavolo e aprire la bocca giusto in tempo per schizzarmi in faccia e in gola la sua crema bianca e densa che ingoio avidamente.
Fatto questo soddisfatto per quello che mi aveva fatto e per come l’ho fatto godere mi fa leccare l’uccello per lasciarglielo bello pulito.

Fatto questo si alza i pantaloni prende la cassetta di lavoro dicendo
“ Signore il lavoro io fatto grazie per avermi pagato, io sapere fare anche falegname, elettricista, muratore se avere ancora bisogno di me questo
numero mio cellulare”
Mi da un piccolo pezzo di carta con su scritto un numero e si avvia verso il
portone, io non riuscivo a dire una parola quello che mi era successo era stato allo stesso tempo doloroso e piacevole perciò l’accompagno al portone gli stringo la mano e lo saluto.

Ma quando chiudo il portone sono tentato di chiamarlo nuovamente perché mi ero ricordato che la porta che dava sul balcone non apriva bene, ma pensai che l’avrei chiamato domani e visto che lui preferiva il mio culo come forma di pagamento oltre alla porta ci sarebbero stati un sacco di lavoretti da fare in casa mia e che, anche se mi avessero sfondato, il culo avrei risparmiato un sacco di soldi.

6
La mia nipotina

Ho una sorella che vive in Germania da molti anni.

, sposata con figli, due maschietti ed una stupenda femminuccia.
Qualche anno fa andai in visita da lei, ero da solo, potevo rimanere una quindicina di giorni.
Mi sistemai nella camera al terzo piano, in mansarda camera accogliente e calda.
La prima sera facemmo cena in famiglia, cordiali ed ospitali, sono il loro zio preferito.
Qualche giochetto un po’ di regali che avevo portato, poi tutti a nanna ed amen.

Margherita..Margaret più o meno in tedesco, ma per non sbagliare Io la chiamavo Mergi, mi accompagno fino in camera portandomi un piumoncino rosso “ dai Zio con questo starai caldissimo è il mio preferito “
Il giorno dopo andammo in visita a tre castelli fantastici con giardini curati e lussureggianti…
La sera a casa organizzarono una cena con una trentina di persone, amici e vicini.
Tra questi mi saltò subito all’occhio Greta, una signora, di circa quaranta quarantacinque anni, alta un metro e settanta con una capigliatura bionda con un bel culetto e poco seno.

Strano che mi avesse colpito…. a me l’occhio cade subito sulle tettone,,,e lì ce ne erano varie ed interessanti.
Greta, subito si rilevo un ottima compagna di scherzi e giochetti, parlava qualcosa in italiano ed Io un po’ in Inglese un po’ in tedesco mi facevo capire.
La serata andò bene e dopo aver ballato e bevuto incastrai la Greta nell’angolo del bar, le infilai la lingua in bocca e ci sbaciucchiammo per un buon quarto d’ora….

Io apprezzavo Lei godeva….
Fine della serata, saluti baci ed abbracci, ci vediamo nei prossimi giorni…ecc.. ecc..
Torniamo a casa un’altra grappina e tutti a nanna…nel letto non riuscivo a mandar via il pensiero di Greta il suo profumo, ll suo sapore, morale avevo il cazzo dritto e duro, mi agitavo inconsapevolmente sotto il piumone.
Ad un certo punto sentì la porta aprirsi ed entro la piccola Mergi…” E che fai Tu qui ? “ le dissi…
Lei “ Zio ti ho sentito agitare io domo sotto di Tè…che combini ? “.

Io “ Niente piccolina vieni qui vicino a me “… si è infilata nel mio letto ed Io l’ho abbracciata teneramente…. non è successo e non poteva succedere niente, ma lei era a cavallo del mio cazzo duro.. lo stringeva fra le gambe e non diceva niente. Ma le piaceva quel contatto ..lo so…le piaceva.
La mattina ,facciamo colazione e visto che sorella cognato e bambini avevano da vivere la loro vita,
Io decido di andare a fare un giro al centro della cittadina.. ma guarda un po’ chi incontro seduta ad un bar…Greta, era lì con una fettona di torta ed un caffé.

Subito mi invita a sedermi …e da lì è iniziata una lunga movimentata ed impegnativa giornata.
Prima siamo andati a casa sua dove mi ha mostrato quel poco di tette che aveva,ma si è fatta fottere nella patata caldissima con piccolo ciuffetti di peli neri, e nel buco del culo strettissimo perché lo aveva concesso solo due volte al marito che da quel che ho capito lo aveva tipo wurstel…. lungo e sottile.

Ma il bello è avvenuto quando forse circa alle cinque di pomeriggio, mentre noi eravamo ancora stesi a letto sbrodolati di umori e profumati di sesso…che…
Trac trac…( chiave che apre la serratura della porta d’ingresso ), rientra la figlia di Greta, Elga, una ragazza di circa venti anni, studentessa, completamente diversa dalla mamma, bionda certo,ma piccolo culetto e due tette belle gonfie, capelli corti ed occhi verdi.
Entra nella stanza e come se nulla fosse si siede sul letto vicino a noi…
“ Ciao mamma come và??? “ immagino perchè era in tedesco, “ carino questo tuo amico come si chiama ? “ ….

Cazzo ero Io ….. La mamma le spiega chi ero,che ero Italiano e fratello di un’amica che anche Lei conosceva…
Convenevoli vari fatti con una spontaneità che in Italia sarebbe impensabile…( almeno per me !! ).
Dopo qualche altre chiacchiere, un paio di sigarettine ed un drink portato da Elga, Greta si alza , tutta nuda e va a fare una doccia…allontanandosi, dice alla figlia “ non stare qui a giocar vai di la a studiare “…….

Come prevedibile e per tutta risposta appena si sente lo scroscio della doccia…
Elga tira via il piumone dal letto e mi scopre nudo…” Vediamo se è vero che gli Italiani sanno fare bene l’amore “, si sfila la maglietta e tira fuori quelle belle tette grosse e dure da ventenne, si sfila anche i jeans e resta con un perizoma bordeaux.
Si abbassa su di me, e mi afferra il pisello semi moscio, non credevo a quello che stava accadendo…ero frastornato.

Lo sbatte un pò qua un pò lo garrisce e lo prende in bocca…succhia la cappella e scende giù lungo l’asta. , sale e scende, lo stringe con le mani, in due minuti la mia mazza è pronta all’uso, Lei non si fa leccare, non si fa toccare…. mi salta sopra e si Impala.
La sua fighetta bagnata mi si chiude intorno al cazzo duro.. inghiotte tutto, mi cavalca con violenza è un’amazzone , le prendo i capezzoli e li torturo, le piace, geme e gode… muove il bacino come le più esperte concubine.

Si dimena si infilza fino in fondo e poi risale fino a far rimanere solo la cappella dentro di sé…. Fantastica……si piega e mi bacia , la sua lingua è un cazzo che mi entra in bocca ( tanto per dire a me il cazzo fa schifo…però tipo un pezzo di carne duro…. e caldo…), mi lecca fino alle tonsille, Io le agguanto i glutei e spingo forte, ma non posso resistere molto, Lei lo sente, si stacca e si abbassa sul mio ventre.

Lo prende in bocca e succhia da forsennata, Io le spingo la testa giù fino ad infilarglielo in gola,,,,
lei pompa ed Io le riverso il mio caldo nettare in bocca…. Le cola dalle labbra, ma Lei cerca di non perderne una goccia…lecca tutto e pulisce anche il mio pancino,,,Panciotto và che è meglio.
Mi guarda, sono finito e Lei con quella faccina da troia ventenne mi dice “ Ok non male gli Italiani”
Mi dà un bacio sulla bocca e sparisce, bella scopata.

Dopo trentasette secondi rientra Greta in accappatoi bianco, con asciugamano a turbante, mi guarda e dice “ Ti è piaciuto vero ??…Sei Sfiancato, ci vogliamo riprovare ??!! “…
Ho preferito fare una doccia e poi scappare……….
Sono tornato a casa di Greta solo dopo un paio di giorni di riposo, ma bello carico così ho potuto affrontare di nuovo mamma e figlia…. Che figa la mamma e che troia la figlia….
Stare a casa di mia sorella mi rende sempre più felice….

anche sé ho un problemino…
La piccola Mergi, viene sempre più spesso nel mio letto…
Una notte mi sono svegliato e Lei che si era infilata nel mio letto mentre dormivo, stava giocando con il mio cazzo.
Lui era bello duro, si era svegliato prima di me, e Lei, la porcellina ci giocava con tutte e due le mani, una massaggiava le palle l’altra faceva scoprire e coprire la cappella.
Io non feci niente e finsi di dormire, ma il sangue affluiva ed il cazzo era sempre più duro.

Guardavo con gli occhi socchiusi…Lei stava scoprendo qualcosa di nuovo, guardava il glande con occhiettini vispi ed un’espressione stupita.
Ad un certo punto vidi emergere una gocciolona di succo trasparente che proprio in punta al glande troneggiava…. Lei la guardò, poi guardo i miei occhi per capire se mi fossi svegliato.
Indugiò la guardavo e non mi muovevo, eccitatissimo volevo vedere cosa faceva.
Margi avicino l’indice della mano destra e tocco la goccia, tirò in alto e si creò un filamento, poggio di nuovo il dito sulla bocca dell’uccello e tirò di nuovo verso l’alto il filamento era più corposo adesso.

Mi guardò ancora verso gli occhi, poi tirò fuori la linguetta ed afferro il filo di sperma, succhio il dito e tirò via il liquido dalla mia cappella…
Io guardavo con gli occhi socchiusi, il mio cazzo era sempre più duro e il succo d’amore oramai colava lungo la cappella. Margi non disprezzava il sapore giocava, poggiava il dito, tirava e con la lingua tirava il filo di succo viscoso.
Con una mano teneva stretta la mia asta e con la linguetta inarcata si avvicinava alla punta della cappella…stavo morendo sentivo il cazzo che mi stava per scoppiare,non per arrivare, ma era più duro de duro…mi faceva malissimo.

Margi piccola maledetta bambina teneva il mio cazzo in mano, stretto e lo avvicinava alla sua bocca, la sua lingua si appoggiava alla mia carne per assaggiare il sapore del mi nettare.
Dopo una toccatina, una slinguatina, è stato il momento più fantastico della mia vita……
Quella boccuccia di rosa si è appoggiata sulla mia cappella per assaporare il mio nettare.
La linguetta si muoveva con dolcezza girando in tondo per non far scappare neanche una goccia di quel liquido viscoso che a lei piaceva da morire….

Difatti dopo poco come guidata da una mano divina mi prese in bocca il glande con una delicatezza ed un…piacere…una voglia… succhiava solo la parte alta della capocchia,,,voleva solo il succo….
Non sono riuscito più a resistere, facendo un verso gutturale ho dichiarato il fatto che mi stavo risvegliando…. così per darle un preavviso, ma…. contemporaneamente gli ho infilato la mano tra i capelli, così come un massaggio e le ho piano piano spinto la testa per farle prendere meglio il mio cazzo in bocca.

Si è fatta guidare.. e con un po’ di pazienza tanta disponibilità…anche lei ha imparato a fare i pompini.

7
Come una gattina – Una sera d’estate con Amélie

E’ una sera d’estate di tre anni fa, calda e umida, dove i profumi della terra e dei fiori quasi ti inebriano. In una sera così non si può stare a casa. Così decido di andare in un locale all’aperto qui vicino.

Prima di partire mi riprometto di stare fuori solo un’oretta. Arrivo e devo parcheggiare la macchina lontano tanta è la gente che ha avuto la mia stessa idea per passare la serata. Un po’ seccato, entro e mi porto in giardino dove c’è veramente tanta gente. I più fortunati sono seduti ai tavoli e difendono le loro sedie come fossero oggetti di inestimabile valore, la maggior parte invece è in piedi e vaga girando intorno alla grande piscina.

Mi sento pigiato come una sardina. Anch’io comincio a fare il giro della piscina cercando di scorgere qualche faccia conosciuta per scambiare due parole e, soprattutto, qualche ragazza anche sconosciuta da avvicinare. Dopo due giri mi sento quasi pronto per rientrare ai box per il cambio gomme. Il caldo e la confusione mi fanno girare la testa e sto per alzare bandiera bianca, quando vado letteralmente a scontrarmi con due ragazze. “Ma guarda chi si vede dopo tanto tempo!” mi dice la più alta delle due.

Io non la riconosco subito, ma dopo qualche attimo il mio cervello si snebbia e riconosco una vecchia amica che veramente non vedevo da anni. Ci siamo conosciuti al mare, dove io andavo in vacanza da studente e lei lavorava in un negozio. Avevo a quel tempo una bella compagnia e spesso anche lei si aggregava quando finiva di lavorare. E’ sempre una bella ragazza, alta, con la carnagione scura e un sorriso disarmante che trasmette allegria.

Mi presenta anche la sua amica e altre persone che sono in sua compagnia. Le saluto tutte ma dopo un secondo non ricordo il nome di nessuno. Poco male, noi due ci tuffiamo in un revival dei vecchi tempi. Parliamo, parliamo e sembra che la confusione che ci sta attorno sia sparita. E’ vestita in modo semplice ma sexy, e mi comincia a salire qualcosa in testa, sarà il caldo. Sono ipnotizzato dai suoi occhi scuri, i denti bianchi e perfetti e il suo seno che continua ad andare su e giù con il respiro e sembra scoppiare dentro quella maglietta stretta e scollata.

Ad un certo punto butto un occhio all’orologio, e vedo che è tardissimo! Attorno a noi c’è meno gente e si respira l’aria più fresca della notte d’estate. Le dico che devo andare e mi faccio dare il numero di telefono. Lei mi dice di aspettarla, che ha la macchina parcheggiata molto lontano. Io mi offro di accompagnarla a prenderla e così usciamo insieme. Andiamo verso la mia macchina che è più vicina, lei sale e ci dirigiamo verso l’altro parcheggio dove c’è la sua auto.

E’veramente lontana! Nel chiuso dell’auto sento il suo profumo inebriante, la guardo, è serena e rilassata appoggiata voluttuosamente allo schienale. Arriviamo allo spiazzo dove c’è la sua auto e tiro giù i finestrini, intorno non c’è anima viva. Continuiamo a chiacchierare, ma le parole non escono più così fluide, lei butta la testa indietro e i suoi riccioli mori si muovono ammalianti nel riflesso della notte. Non so più cosa pensare, ho il cervello in subbuglio.

Lei mi parla e i suoi denti bianchi mi attirano, le sue labbra mi ipnotizzano, si piega un po’ in avanti e me la trovo vicina. I nostri sguardi si dicono tutto, mi avvicino e comincia un bacio lento, umido, ma carico di tensione. Le mie mani vanno sui suoi fianchi, le alzo un po’ i lembi della maglietta attillata e appoggio i palmi sulla pelle sotto la maglia. E’ calda e morbida. Sento quasi una scossa al mio contatto.

Le stuzzico l’ombelico e sento che lei comincia a scaldarsi. Salgo lungo il suo corpo e arrivo ai seni che libero dal reggiseno. Lei si abbandona nel mio abbraccio. I suoi capezzoli si inturgidiscono sotto le mie dita. La sua lingua sembra attraversata dalla corrente elettrica, geme e il suo respiro si fa più affannoso. Scendo con le dita a cercare il bottone dei suoi pantaloni sottili, armeggio un poco e con un po’ di fatica – data la posizione – le slaccio la cintura, la sbottono e le abbasso la zip.

Entro con una mano e tocco la sue mutandine velate rosa. Sono calde e già un po’ umide. Le scosto e le mie dita incontrano i suoi peli pubici. Lei mi stringe stretto, sento sempre più il calore del suo corpo e il suo profumo. Con l’altra mano scendo lungo la schiena fino ad arrivare a sentire l’elastico delle sue mutandine. Incontro l’osso sacro e subito sotto si apre la fessura delle sue natiche.

Mentre con l’altra mano le sto allargando le grandi labbra salendo verso il punto del suo piacere, con l’altra mi infilo nel meraviglioso spacco tra le natiche. La sensazione è meravigliosa, sento umido e caldo mentre lei si dimena. Arrivo a sfiorarle il bottoncino dell’ano. Le infilo piano un dito dentro. Lei si aggrappa a me con la bocca aperta, quasi nel tentativo di trovare ossigeno, mi strige in modo spasmodico, mentre io introduco sempre più a fondo il dito nel suo culo e con l’altra mano le sto titillando il clitoride.

Di colpo lei si irrigidisce, si tende tutta, spalanca la bocca. Io non capisco più niente. dopo alcuni secondi comincia a vibrare tutta sempre più forte e dalla sua bocca esce un ululato potente, un getto del suo caldo miele esce dal suo sesso palpitante e mi inonda le mani. Le allargo le gambe più che posso e con la lingua gusto i suoi odori e sapori più intimi e la ripulisco tutta. Le sue stille sono buone e al tempo stesso inebrianti.

Ho il mio uccello che preme da sotto i pantaloni. Lei mi da un bacio, con gli occhi che le brillano febbricitanti e felici e capisce come ringraziarmi. Mi libera il willy e lo bacia in modo dolce e umido. Lo prende tra le labbra e lo infila a fondo in bocca. Con una mano mi massaggia le palle fino a stringerle nella sua presa. Lo scappella e lo bagna di saliva, continuando a farlo entrare sempre più a fondo in bocca.

Le sue labbra lo massaggiano in modo sublime e sento tutto il calore della sua bocca, mentre la sua lingua esperta mi sta accarezzando in modo esperto ed irresistibile. Abbasso tutto lo schienale del suo sedile e lei si prende tra le tette il mio uccello ormai bramoso di liberarsi. Sento il calore dei suoi seni che me lo avvolgono, mentre lei tiene la mia cappella tra le sue labbra. Sto per venire. Le prendo per la nuca e le faccio entrare quasi tutto l’uccello in bocca.

Lei mi stringe, capisce il momento, muove la lingua con ancor più intensità e mi avvolge tutto il membro. Esplodo in un incredibile orgasmo e la sua bocca risucchia tutti i miei umori, senza perderne una goccia. Cado tra le sue braccia e siamo tutti e due stremati e appagati. Con la punta della lingua si lecca una goccia di me dall’angolo della bocca, mi guarda sorridente e soddisfatta. “Che bella rimpatriata a sorpresa!” penso.

Ci risistemiamo un po’ e sentiamo l’aria che entra a rinfrescarci dai finestrini aperti. Si disperde così anche l’acre e stordente odore di sesso che ristagna dentro l’abitacolo. E’ ora di andare. Scendiamo dall’auto e ci abbracciamo. Lei non si è rimessa il reggiseno e le sue tette sono in bella mostra, appena velate dalla maglietta leggerissima e scollata. Un ultimo bacio e lei si dirige verso la sua macchina. Resto a guardarla. Vedo che si tocca un orecchio, si volta verso di me e mi dice che deve aver perso un orecchino.

Va verso la porta del passeggero e anziché aprirla si sporge all’interno dell’auto col busto grazie al finestrino completamente abbassato. Le vado vicino per cercare di aiutarla, ma vederla così piegata in avanti mi fa uno strano effetto. Ho davanti a me il suo sedere. La afferro per i fianchi e mi metto dietro a lei. Protesta, cerca di rialzarsi, ma è in una posizione di equilibrio precario. Quando le afferro e stringo i suoi seni da dietro lei si lascia andare.

Le sbottono i pantaloni e li abbasso lentamente. Alla luce di un vicino lampione vedo le sue lunghe gambe e il fondoschiena coperto solo dalle mutandine rosa. Sfilo anche quel po’ di stoffa umida, infilo una mano tra le sue gambe e sento la sua figa completamente bagnata, il suo miele sta scendendo anche lungo le gambe. Sento che ansima e la sua pancia spinge sulla portiera della macchina. Prendo un po’ del suo miele in una mano e comincio a lubrificarle il buchetto posteriore.

Lei cerca di farsi forza sulle gambe ed è sempre più calda. Infilo un dito dentro il buchino, sento che apprezza. Estraggo il dito, mi sporgo in avanti a coprirla e le faccio annusare i suoi odori che così bene hanno impregnato la mia mano. Mi dice di continuare, perché non resiste. Introduco due e poi tre dita nel suo secondo canale. Lei si contorce per il godimento, così provo ad infilarle tutta la mano.

Sento che è stretto, ma con un ultimo sforzo entro e la sensazione di toccarla così in profondità è pazzesca, sento il suo intimo, frugo il suo intestino. Ho il mio sesso che sta per scoppiare, vuole la sua parte. Così la faccio piegare ancora di più ed allargare tutta e le infilo l’uccello nel culo. Le arriva un orgasmo straordinario, ormai non si regge più sulle gambe. Gambe che tutto il suo miele e i suoi liquidi hanno bagnato e ora sono lucide.

Vengo anch’io quasi insieme a lei. Le vengo dentro e le scarico tutta l’energia dei miei lombi. Ci troviamo ansanti e distrutti, ma appagati. Le passo un braccio sulla pancia e la alzo in piedi. E’ bellissima con gli slip alle caviglie e la maglietta sollevata sopra le tette. E’ un po’ instabile sulle gambe e barcolla. La fermo e la faccio sedere sul cofano della macchina per infilarle gli slip. Lei ha le gambe a penzoloni e sopraffatta dalla stanchezza si sdraia sul cofano, dice che è bello caldo.

Le alzo le gambe e con fatica faccio salire le sue mutandine. Superato le ginocchia, tento un ultimo sforzo, ma il suo sedere è appoggiato al cofano. Lotto e spingo e vedo la sua patatina ancora bagnata dai suoi fluidi. Lei è completamente rilassata, praticamente nuda. Allarga appena le gambe e vedo le grandi labbra aperte che emergono dal suo boschetto ben rasato. Le tolgo le mutandine fradice per liberarle le gambe e mi avvicino con la testa a quel paradiso.

Lei sorniona allarga le gambe e io comincio a leccarle la patatina e le grandi labbra. Con la punta della lingua arrivo al clitoride e sento il sapore inebriante dei suoi umori. Non mi stancherei mai di bere da lei. Le tolgo anche la maglietta così posso vederla completamente nuda che si dimena alla mercè della mia lingua. Sia lei che io abbiamo ritrovato un po’ di energie. Anche il mio uccello è pronto.

Mi chino su di lei e le passo le braccia dietro la schiena per avvicinarla al mio sesso. Le sollevo le gambe sopra le mie spalle. Così aperta è uno splendore. Avvicino la cappella alla sua porta e la penetro in profondità con lentezza ed energia. Comincia a fare le fusa e rovescia la testa all’indietro. Intorno a noi la calma e il calore della notte sono dolci e i nostri movimenti si muovono in sintonia con questa magnifica atmosfera.

Mi sento sereno e pieno di energie, in uno stato di grazia. Continuo a penetrarla con movimenti profondi e lenti per toccarla sempre più nel suo intimo segreto. Voglio trasmettergli la magia di questa notte d’estate, farle ricordare questo incontro come qualcosa di speciale. Lei comincia a rantolare e sento che i muscoli interni della sua vagina cominciano ad avviluppare sempre di più la mio sesso. Comincia ad irrigidirsi e cerca di stringermi, sta per venire.

Anch’io sento di non poter trattenermi più a lungo ed estraggo il mio uccello dalla sua fica per sfogarmi sul suo ventre caldo. Non finisco più di godere. Lei raccoglie con le dita i miei umori e se le porta alla bocca. Manda indietro la testa e con gli occhi brillanti mi guarda felice. “E’ stato fantastico” mi sussurra. A vederla distesa sul cofano, così languida, tutta nuda, con le gambe leggermente aperte ancora rigate dai nostri umori, non posso che essere d’accordo con lei.

Ci baciamo e lentamente si veste e si sistema i capelli. Sale nella sua auto, abbassa il finestrino e mi chiama. Mi avvicino, mi da un ultimo bacio e mi mette in mano come regalo le sue mutandine rosa ancora fradice di lei.

8
La rapina in gioielleria

Sono di origini tedesche ma vivo da più di 20 anni in Italia, precisamente in provincia di Roma. Ho 48 anni ben portati sposato con Laura di 40 anni italiana con un fisico da far invidia ad una ventenne.

Abbiamo un gioielleria nel centro del nostro paese. Premesso questo vi voglio raccontare quanto accaduto a me e mia moglie un mese fa.
Era un mercoledì sera, ormai ora di chiusura, le vendite erano andate discretamente, ho preso i gioielli di più valore dal bancone e li ho chiusi nella cassaforte a tempo. Mi accingevo a svolgere tutte le pratiche di fine giornata, Laura era intenta a riparare il cinturino di un orologio, quando all’improvviso fecero irruzione due malviventi con le armi in pugno, il viso era travisato dal passamontagna “Fermi e non succederà nulla !!!”.

Uno di loro aprì il registratore di cassa e prese quel po’ di contante che c’era, circa 200 €, poi andò al bancone per prendere i gioielli ma si accorse che non c’erano. L’altro bandito che avevo accanto mi diede un pugno nello stomaco incazzato perché non avevano trovato i gioielli. Mi ordinò di aprire la cassaforte, gli dissi che era a tempo e non potevo aprirla prima del giorno dopo, a queste parole mi arrivò un altro pugno da farmi cadere a terra.

Laura iniziò a gridare. L’altro le tappò la bocca. Ebbi paura. Il malvivente disse “Ah é così ? e noi non ce ne andiamo prima di domattina, tu chiudi la saracinesca e non farti vedere da nessuno se no uccido tua moglie”. Chiusi la saracinesca della gioielleria. “Adesso mettetevi là e non date fastidio ricordate che siete sotto tiro”. Eravamo in un angolo, Laura con il fazzoletto cercava di fermare il sangue dal taglio che avevo al naso dovuto al pugno ricevuto.

Uno di loro, sembrava il capo, ci guardava insistentemente. Disse al suo complice “Dobbiamo aspettare sino a domattina che ne dici di divertirci un po’?” E l’altro “come?”. “tu tieni il marito sotto tiro con la pistola e lasciami fare”. Venne da noi, prese a Laura per un braccio e la fece alzare dicendo “vieni adesso ci divertiamo, non fare storie e spogliati se no uccidiamo tuo marito”. Laura non aveva scelta iniziò a togliersi la camicetta e ne uscii il suo seno abbondante, a questo cercai di reagire, l’altro mi puntò la pistola alla tempia.

Il capo ridendo disse “guarda tuo marito … é geloso o vuole essere al tuo posto … vediamo, tu togliti i calzoni e gli slip”. Laura aveva tolto la gonna mettendo in mostra due autoreggenti e un tanga mozzafiato. Volevano umiliarmi, dovetti ubbidire e mi tolsi i pantaloni e i boxer. Il capo prese mia moglie, la portò verso il bancone sdraiandola, gli tolse gli slip “wuuuoow che meraviglia” le aprì le gambe iniziando a leccargli la fica.

Laura piangeva e lui affondava la lingua con più decisione. Il suo amico si stava eccitando si toccava il pacco da sopra i pantaloni. Il pianto di Laura aveva preso un ritmo strano, diverso … noooo stava godendo !!! Me ne resi conto quando la sollevò dal bancone e la fece inginocchiare. Lei senza prendere ordini, gli aprì i calzoni e gli prese il cazzo in bocca, succhiava e la testa andava avanti e indietro a ritmo del pompino.

Io purtroppo non potevo fare niente, dovevo assistere alla scena insolita, forse i momenti di paura e del contesto in cui mi trovavo iniziai ad eccitarmi ma cercai di mascherare, per quello che potevo, la mia semi erezione.
Dall’altra parte Laura succhiava e lavorava con la mano quel cazzone, lo segava, gli accarezzava le palle, sembrava che non avesse fatto altro in vita sua. La fece alzare, la mise a pancia in giù sul bancone e lo infilò nella fica fradicia di umori.

Iniziò a cavalcarla con foga, lei mugolava dal godimento. Il malvivente che avevo vicino ormai aveva aperto la patta dei pantaloni e si segava dicendo “dai sbrigati che mi voglio divertire anch’io”. Sentii i gemiti di Laura avere un sussulto, era venuta, approfittando della momento cercai di divincolarmi dalla situazione in cui mi trovavo ma fui bloccato. Mentre ancora scopava Laura mi disse “non hai ancora capito di stare buono mi hai interrotto sul più bello.

Adesso ti faccio vedere” lasciò mia moglie con il culo in bella vista mi prese per il bavero della giacca e mi portò verso il bancone. Nel tirarmi su si accorse della mia erezione e ridendo disse “hai visto il signorino si è eccitato perché scopavo la moglie o voleva essere al suo posto? Lo vediamo subito … “, intanto il suo amico era aldilà del bancone e si stava facendo succhiare da Laura.

Mi mise a 90 gradi sul bancone, Laura da una parte e io dall’altra tanto da poterci vedere in faccia. Sentii dire “che bel culo tondo ha questo frocetto …” E l’altro con il cazzo in bocca a mia moglie “non vorrai fartelo !!!”, rispose “mi ha interrotto quando stavo godendo adesso la deve pagare”. Lo sentii alle mie spalle toccarmi il culo aprendomi le chiappe, un rivolo di saliva si fermò sulla mia rosetta, puntò il suo cazzone e spingendo senza pietà entrò nel mio retto.

Gridai dal dolore “stai zitto non fare storie vedrai ti piacerà” mi sembrava di essere aperto in due. Lui affondava sempre più dentro. Quando il suo cazzo era arrivato a più della metà iniziai a percepire un sottile languore in profondità, ne volevo ancora, il dolore si trasformò in piacere, non volevo però dimostrarlo. Il suo amico intanto tolse il cazzo dalla bocca di Laura, le andò dietro e dall’espressione del viso di mia moglie capii che anche lei lo aveva preso nel culo.

Ci potevamo guardare in faccia, vedevo i suoi occhi chiusi e la sentivo ansimare ad ogni affondo nel suo di dietro, anche io stavo godendo di quel bastone che avevo dentro ormai in profondità nel retto dilatato. Mi cavalcava con foga, le spinte sembravano all’unisono con quelle nel culo di mia moglie. Lei mi guardò facendomi capire che era vicino all’orgasmo. I movimenti si erano fatti più intensi e lunghi, lo sentii irrigidire e una sensazione bollente mi invase le viscere mi stava sborrando dentro.

Anche mia moglie venne, ci baciammo come a scambiarci il godimento. Quella sensazione calda mi sciolse e anch’io venni tumultuosamente senza toccarmi, spruzzando di sperma il bancone. Il capo disse ancora ansimando “accidenti come mi ha fatto godere questo frocetto … é piaciuto anche a te … me ne sono accorto dal pulsare del tuo culo. Vedo che hai sborrato tutto il bancone” e l’altro “io sono ancora eccitato adesso voglio incularlo anch’io, non ho mai provato con un uomo, dai facciamo cambio”.

Si scambiarono di posto il primo lo mise nel culo di Laura ormai dilatato e l’altro lo entrò nel mio culo senza ormai resistenza. Questa volta il piacere fu immediato. Lui stantuffava a fondo ed io dal godimento muovevo la lingua a cercare qualcosa di indefinito. Anche Laura con gli occhi sbarrati ansimava ad ogni affondo. Le nostre lingue si intrecciarono godendo di quello che avevamo nei nostri rispettivi buchi. Ci sborrarono intensamente dentro, il mio retto ormai era pieno e quando uscì il suo cazzo un rivolo consistente di sperma traboccò dal mio sfintere finendomi sui testicoli.

Lui lo prese con le dita e lo avvicinò alla bocca di Laura, che leccò tutto, e disse ridendo ” baciatevi anche adesso”. Lei mi porse le labbra e la lingua ancora bianca del grumo di seme e io, come sotto ipnosi, la baciai sentendo per la prima volta il sapore dello sperma.
Eravamo esausti, ci fecero sistemare per la notte nel retro della gioielleria ancora nelle condizioni di prima, mia moglie nuda e io dalla cintola in giù, ci tenevano d’occhio.

Era quasi l’alba, non vedevamo l’ora che la cassaforte si aprisse e che finisse tutto presto, mancavano ancora due ore. Loro erano seduti sulle poltroncine dell’ufficio li sentivo parlare e ridere. Uno venne da noi e ci fece alzare ci porto da quello che sembrava il capo che ci disse “tra poco sarà tutto finito, ma si sono ancora due ore, vorrei divertirmi ancora … tu bella porcona e tu frocetto inginocchiatevi … e succhiatelo assieme” si abbassò I pantaloni e gli slip ne svettò un cazzo di almeno 20 cm.

con una cappella pronunciata tanto da meravigliarmi come era riuscita ad entrare nel mio culo vergine quella notte. Ci inginocchiammo tra le sue gambe lui era seduto sulla poltrocina, mia moglie, più esperta, lo prese in mano e lo segava mi prese la mano e la portò ai testicoli facendomeli stringere nel palmo della mano. Ne sentivo la consistenza e li accarezzavo. Udivo l’apprezzamento dall’altra parte, Laura aveva preso in bocca la cappella e succhiava come se fosse un gelato, vedevo la lingua roteare intorno ai bordi del glande tenendolo tra le labbra.

All’improvviso sentii l’altro spingermi la testa ordinandomi di succhiare anch’io. Mia moglie mi porse quel cazzo facendomi capire quali erano i movimenti da fare. Lo toccai con la punta della lingua, non aveva un sapore particolare, quindi mi feci coraggio e lo leccai. Leccavo la cappella e la sentivo farsi sempre più dura, Laura leccava la parte sotto del pene e a volte anche le palle. Il suo amico si stava eccitando, seduto si era tolto i calzoni e si masturbava lentamente, per vedere meglio si avvicinò mettendosi al fianco del capo.

Intanto mia moglie mi fece prendere la cappella in bocca e iniziare il movimento del pompino, su e giù, iniziava a piacermi sentirla arrivare a toccarmi la gola. Il capo aveva la testa reclinata all’indietro e si godeva il trattamento e mi ordino’ di fare la stessa cosa al suo amico a lui avrebbe pensato Laura. Infatti come lasciai libera la cappella la imboccò lei con velocità, impugnai l’altro cazzo, un po’ più piccolo come lunghezza ma più grosso, e lo portai alle labbra segandolo, una goccia di liquido trasparente si stava formando sulla cappella bagnandomi le labbra, la assoparai, era salata ma non dava fastidio, presi il glande in bocca iniziando a succhiare e muovere la testa su e giù come mi aveva insegnato Laura.

La mia bocca produceva molta saliva e ogni tanto dovevo lasciare il mio lavoro per mandarla giù e nel frattempo leccavo l’asta e le palle come vedevo fare a Laura dall’altra parte. Il lavoro durava ormai da una decina di minuti mi sentivo le labbra gonfie, formicolanti, ma non mi sarei fermato per nessun motivo, ormai ero diventato una troia affamata di cazzo. Sentii dei gemiti strani dal’altra parte, con la coda dell’occhio vidi le mani del bandito sulla testa di Laura bloccandola, il pomo di adamo di mia moglie andare su e giù, le aveva sborrato in bocca facendole ingoiare tutto.

Intanto io continuavo il va e vieni su quel cazzone che sembrava allungarsi e diventare sempre più duro, mi pareva sentire alla base dell’asta un pulsare che si trasmetteva alla cappella, infatti non mi sbagliavo uno schizzo potente di liquido caldo, denso e salato si mischiò alla mia saliva e mi finì in gola, dovetti ingoiare per non soffocare, questo migliorò le mie sensazioni ridandomi il sapore di uomo che avevo provato, ne seguirono altri più densi ma meno salati che mandai giù con gusto assaporando tutte le sfumature, succhiai ancora per non perdere nulla della sborrata.

Guardai Laura, stava leccando le ultime gocce di sperma da quel cazzo che era ancora in erezione, la mano che avevo sulla testa mi riportò a lavorare con la lingua per raccogliere quel po’ di seme che era finito sull’inguine. Il suo cazzo era ancora duro, erano inesauribili.
Giunse l’ora dell’apertura della cassaforte, ci eravamo ricomposti, prima però io e Laura dovemmo fare un altro bocchino scambiandoci di posto, eravamo esausti avevamo ricevuto quattro sborrate a testa.

Con nostra meraviglia non presero niente ci ordinarono di stare zitti, di non denunciare l’accaduto e sparirono come erano arrivati. La sera dopo tornarono ma non per rapinarci ma per passare ancora altre ore di godimento ma questa è un’altra storia.

9
Io e Martina

Un piccolo movimento a salire del fondo schiena di Martina, praticamente
nudo, mi ha all’improvviso risvegliata dalle mie fantasticherie e dai miei
dubbi virginali. Ero rimasta quasi bloccata un momento prima che i miei
occhi si fossero abituati al nuovo e repentino cambiamento di luce che vi
era nel soppalco.

Con gli occhi un poco strizzati per mettere meglio a fuoco
quello che stava davanti a me ho avvicinato, così inginocchiata come ero, le
mie labbra alla sua caviglia destra. Ho incominciato a baciarla prima sui lati con piccoli baci e poi,
leccandola, ho continuato lungo il polpaccio fino ad arrivare all’incavo
dietro il ginocchio. L’ho baciato, succhiato, leccato, titillato con la
punta della lingua ed ho ottenuto una piacevole reazione da parte di Martina
che ha incominciato a gemere piano ad ogni linguata ed a muovere la gamba in
modo scomposto gridandomi che le facevo solletico.

Rideva e nello stesso tempo gemeva per questa nuova situazione che mai prima
d’ora credo avesse affrontato ed i suoi gemiti erano di vero piacere perché
la sua pelle stava assumendo la classica forma di una buccia d’arancia. Le
mie mani non toccavano niente di lei anche se il mio desiderio di farlo era
molto grande, ma volevo essere forte. Non volevo in nessun modo lasciarmi
prendere dalla foga del piacere e fare finire rapidamente quei momenti che
dovevano invece durare il più a lungo possibile.

Facile pensarlo ma molto più difficile metterlo in atto. Non sempre la
ragione riesce a governare i movimenti e proprio per questo subentra una
sorta di sofferenza talmente intensa e piacevole che ti proietta in un mondo
irreale ed immaginario. Ti sembra quasi che il corpo sia estraneo a tutto
quello che ti sta intorno, mentre sai invece che è parte integrante,
necessaria ed indispensabile. La punta della lingua ha percorso a ritroso il
polpaccio fino alla caviglia e qui le labbra hanno ancora baciato tutto
intorno.

La bocca è passata sull’altra caviglia ed ha ripetuto gli stessi movimenti
di prima ricavandone identiche reazioni. Stavo con la testa nel mezzo delle
gambe di Martina, sempre leggermente divaricate, ed ogni volta che i miei
occhi cambiavano angolo di veduta erano costretti loro malgrado a
focalizzare un rigonfiamento “carnoso”. Era racchiuso dentro un piccolissimo
lembo di stoffa con pizzo da cui spuntava, proprio all’estremità, un piccolo
ciuffo di peli neri un poco arricciati.

Per non parlare dei glutei, che visti così ad altezza occhi, davano
l’impressione
di due cunette o dossi come si vedono nei cartelli stradali. Erano delle
cunette molto attaccate e divise dalla solita piccola strisciolina di
stoffa bianca con bordi di pizzo svolazzanti. Questa visione mi faceva stare
male e cercavo in tutti i modi di tenere la testa bassa ed occuparmi solo
delle gambe di Martina.

Il mio corpo era tutto un vulcano in eruzione, mille piacevoli sensazioni mi
travolgevano ed avvolgevano e diventavano ancora più forti ogni volta che
Martina emetteva anche un piccolo gemito di piacere sotto la “tortura” delle
mie labbra e della mia lingua.

E poi ero nuda a metà, nuda ed inginocchiata
col sedere nudo per aria, con le gambe aperte e con la sensazione che
qualcuno potesse vedermi, che qualcuno potesse a sua volta accarezzarmi con
la sua lingua, o le sue dita, la parte di me che in quel momento aveva
bisogno di essere lenita, blandita e soddisfatta.

Avrei potuto girarmi, avrei potuto portare il mio bacino sopra la testa di
Martina, avrei potuto metterle la mia “patatina” davanti gli occhi, ma per
lo stesso motivo di prima non volevo affrettare gli eventi, volevo gestirli
nel modo che più a me piaceva.

Martina si era completamente abbandonata alle
mie carezze e soprattutto si era rilassata. Mi sembrava che per il momento
non avesse alcuna intenzione di prendere iniziative. E poi, per lei, era la
prima volta e sicuramente le sarebbe piaciuto di essere guidata con calma e
con dolcezza verso la meta che porta al piacere assoluto.

Ero li per questo e non volevo tradire la sua fiducia e soprattutto non
volevo perdermi neanche un secondo, un attimo di quello che lentamente
andavo “costruendo” sia per me che per lei.

Ho appoggiato un ginocchio sul
bordo del letto ed ho incominciato a leccarle ancora la caviglia, il
polpaccio, l’incavo del ginocchio, la parte posteriore della coscia fino ad
arrivare all’attaccatura dei glutei. Ho dato una linguata da sinistra verso
destra sulla fossetta che si forma in quel punto fino quasi a sfiorare la
stoffa del perizoma.

Ancora tanti piccoli baci usando anche la punta della lingua, la lingua che
scende con un guizzo improvviso verso l’interno coscia.

Martina trema, freme
e lancia un piccolo sospiro trattenuto. Poi ancora rapida discesa verso il
basso per poi risalire, sempre con la lingua, lungo la pelle dell’altra
gamba e ripetere le stesse identiche azioni. Martina muove ancora le gambe
in modo scomposto spostandole sia verso destra che verso sinistra col
risultato di allargarle ancora più di prima. Avere quel rigonfiamento di
stoffa ad altezza di occhi, naso, bocca e lingua ed evitare di toccarlo è
una tortura indescrivibile.

Pensare poi a quello che c’è sotto, carpendone pure l’odore, è veramente una
cosa da malati sessuali. Ebbene in quel momento mi sentivo tale e facevo di
tutto per essere ancora più malata, per essere ancora più pazza da
desiderare coscientemente una simile sofferenza. Mi sentivo bene, mi sentivo
padrona del mondo e padrona della situazione. Mi sentivo potente perché
avevo sotto di me una ragazza dolce, sensibile, forse anche innamorata, che
aspettava da me solo dei gesti dolci, teneri, delicati e pieni di amore.

Si era abbandonata completamente e, più di me aspettava e desiderava che
quei momenti non finissero mai pure sapendo che tutto questo mondo ovattato
che eravamo riuscite a crearci con estrema pazienza poteva finire da un
momento all’altro col sopraggiungere del piacere. Non che dopo sarebbe
finito tutto fra di noi, quello no, ma il raggiungimento del piacere avrebbe
fatto finire temporaneamente questo bellissimo sogno fantastico che stavamo
vivendo con i nostri corpi, i nostri pensieri, le nostre parole, i nostri
gemiti, le nostre azioni.

Cosa accadrà adesso a Martina? Cosa inventerò ancora per farla, e farmi,
felice? Sarò capace di portarla talmente in alto con la fantasia e col
desiderio da non potere più fare a meno di me?
18
Il collaudo del giocattolo
“Gentile Caterina, mi chiamo Gina e non sono più una ragazza, infatti ho 60 anni. Nonostante figli e nipoti non potrebbero mai immaginarlo,a volte, di mattina quando sono da sola, leggo qualche tuo racconto.

Mi ci sono imbattuta per caso, attratta da un titolo che credevo trattasse ben altro: “La Madre”.
Come puoi immaginare non sono particolarmente brava col computer ma non essendo nata ieri so anche che ci sono siti pornografici; non avrei mai il coraggio di andarci per due motivi, primo perchè ho paura che i ragazzi se ne accorgano e poi perchè queste cose non mi eccitano particolarmente.
Ma torniamo a noi; cercando qualcosa da leggere, mi imbattei nel tuo racconto e solo dopo qualche capitolo capii dov’ero finita (sorrido)!
In piena sincerità devo dirti che nonostante mi accorsi che era un racconto erotico non volli smettere di leggere e ti devo fare i miei complimenti perchè l’ho trovato molto bello, nonostante le descrizioni, a volte, pornografiche.

Sorrido ancora di me stessa e mi pare impossibile che sto scrivendo di queste cose; comunque mi sono ripromessa di essere sincera e lo farò!
Mi è talmente piaciuto il tuo modo di scrivere di certe cose, che, per me, è diventata una piccola trasgressione casalinga leggere i tuoi racconti (anche quelli tradizionali mi sono molto piaciuti).
Sono una donna all’antica e quel calore pruriginoso che trasmettono certe tue storie è già tanto per me.

Poi, marito non sta bene e sono alcuni anni che non abbiamo più rapporti; viviamo come fratelli, per intenderci.
Seguendoti mi sono imbattuta anche in questa rubrica sull’uso di oggetti erotici, e da questo nasce la mia lettera.
In qualche modo ha risvegliato un mio ricordo del passato e mi è venuta una gran voglia di parlarne, come se volessi sentirmi protagonista per un momento, perchè, cara amica, anche a me, nonostante la “vecchiaia” è capitato di avere per casa un oggetto erotico.

Circa 30 anni fa, mio marito era in trasferta a Milano; da poco avevano aperto i primi Sexy Shop. Conoscendolo, mi sembra di immaginare come abbia trovato il coraggio di entrare… e comunque ci andò.
Qualche giorno dopo il suo ritorno mi chiamò in camera da letto e con aria più ingenua che intrigante mi fece vedere il pacchetto con i suoi acquisti. Non sono un’esperta ma credo che all’epoca ci fosse una scelta di gadget limitata, rispetto a oggi; comunque, nella busta, c’erano: una videocassetta porno di cui non ricordo né il titolo né altro; un completino rosso, mutandine e reggiseno, di misura e qualità indefinite.

Ricordo solo che aveva la particolarità di essere aperto tra le gambe, ma era talmente scadente e piccolo che lo buttai alla prima occasione.
Infine c’era un pene di gomma, non potevo sbagliarmi perchè era un lungo tubo, color carne, e si vedeva chiaramente la forma del glande, a grandezza naturale. Non era particolarmente grosso, ma era veramente stranissimo, almeno per me. Innanzi tutto avevo pochissima esperienza di membri “veri”, figuriamoci di falli di gomma.

Nemmeno sapevo com’erano fatti. Nonostante tutto, quello che vidi mi sembrò veramente incredibile; era un tubo a forma di cazzo (scusa il linguaggio, ma l’argomento, alla fine, è quello ah ah) solo che era lunghissimo, credo circa mezzo metro, e aveva il glande da tutti e due i lati… come spiegare, come se i cazzi fossero due.
Non capivo assolutamente il perchè di quella strana forma e nemmeno come mai la scelta di mio marito fosse caduta su quell’oggetto.

Possibile che li facessero tutti così? Ne dubitavo.
Infatti devo aggiungere che, qualche giorno dopo, nella busta segreta che tenevo nascosta accuratamente, mi accorsi che c’era un catalogo pubblicitario, con tanto di fotografie e, di peni di gomma, ce n’erano di tanti tipi, persino a batteria, elettrici insomma.
Comunque cara amica, tutto questo sproloquio è servito solo a trovare il coraggio di confessarti che, questa vecchia signora, in gioventù (e con molta soddisfazione) ha fatto uso personalmente di un “sex toy” come li chiamate oggi.

E che sono assai grata a quel lungo cazzo, così particolare. Strano a dirsi, mi ha fatto scoprire più cose sul sesso quel pezzo di gomma che la mia quarantennale esperienza di moglie e mamma.
Sì, cara Giovanna, lo abbiamo usato, non spesso, ma ogni tanto sì, e le cose, in quei momenti intimi, prendevano pieghe inaspettate e inconfessabili.
All’inizio mio marito lo usava per infilarmelo in figa e poi lo muoveva con la mano, intanto poteva darmi piacere con l’incessante leccare.

Sono clitoridea e con la bocca mi ha dato gli orgasmi più belli e più lunghi della mia vita.
Poi, quando prese dimestichezza con l’oggetto e si rese conto che anch’io amavo lasciarmi andare, cominciò a usarlo per scavarmi il sedere fino a trovare il coraggio di incularmelo.
Fu così che scoprì che non avevo grosse reticenze a fare sesso anale, solo che non avevo mai avuto il coraggio di confessarglielo.
Spesso mi scopava davanti, mentre dietro avevo il dildo ben infisso tra le natiche; altre volte lo tenevo in figa, mentre succhiavo il pene del mio uomo.

Insomma, quel coso era un vero portento. Mio marito imparò che amavo l’inculata e iniziò a prendermi anche da dietro con sua (e mia) soddisfazione.
Cara Giovanna non essere troppo sorpresa, ricorda che la mia generazione, specialmente in provincia, era ancora abbastanza succube del concetto di verginità fino al matrimonio. Ma chi resisteva?
Credimi, ti posso garantire che le ragazze di un tempo non se ne stavano con le mani in mano… allora si facevano tantissimi pompini e quasi tutte non solo avevamo il culetto rotto ma, le più passionali, usavano l’ano come una vera figa, provandoci un gusto estremo e venendo come, e meglio, del semplice orgasmo vaginale.

Infatti, in gran segreto e nelle più assurde situazioni, si cominciava a prenderlo intorno alla prima pubertà, e si continuava a lasciarsi sodomizzare fino al matrimonio, che in genere avveniva ben dopo la maggiore età!
Ma non è finita.
I giochi che quel lungo pene doppio ci ha permesso non lasciarono perplesso solo il mio amore, anche per me ci fu una sorpresa del tutto inattesa.
La prima volta avvenne una sera in cui eravamo del tutto soli.

Mio marito mi fece voltare nel letto e, pian piano, da dietro, usando molta vaselina, mi penetrò il culetto con estrema dolcezza. Quello che fece dopo, essendo io voltata e delicatamente rilassata, ci misi un po’ a capirlo.
Mio marito si voltò a sua volta; sentii il pene che si muoveva in modo disconnesso, segno che lui stava armeggiando col tubo, ma non sapevo cosa facesse. Alla fine si placò, come si fosse calmato, e rimase immobile.

Continuavo a non capire bene, finché, tastandomi il sedere con le dita, mi accorsi che i nostri culi erano di fronte e che, incredibilmente, il cazzo era infisso anche dietro del mio uomo.
In poche parole il mio “maschio” subiva la stessa penetrazione anale che stavo ricevendo io. Provai una sensazione tremenda, incredibile, e ci misi un po’ per accettare la situazione, ma poi presi la cosa con estrema dolcezza. Credo che quella sia stata una delle notti d’amore più belle che io abbia mai provato…

Forse è inutile dirti che, da quella volta, tante cose sono cambiate tra noi, intendo sessualmente, ed io mi sono sentita di fare cose che, se ci penso adesso, mi sembrano impossibili.

Abbiamo giocato ancora con quell’oggetto di piacere, provando posizioni che altrimenti mi sarebbero state precluse.
Ricordo che mi rendeva folle di piacere installarmi mezzo cazzo in figa e poi fare la parte del maschio, inculandomi il maritino a sangue; attaccata alla sua schiena, mentre lui, a quattro zampe come un cane, subiva l’oltraggio senza lamentarsi.
Per finire, questa lunga confessione, di cui ti chiedo scusa, devo dirti qualcosa che nemmeno lui sa.

Ho usato il dildo a forma di serpentone anche da sola, naturalmente, e ho scoperto qualcosa che consiglio a tutte le donne: quello strano, magico, attrezzo permette un “gioco” meraviglioso.
Se lo piegate completamente, a “U”, per capirci, con un po’ di abilità si riesce a infilarselo in tutt’e due i buchi; cosa accade poi? Essendo elastico, il membro spinge, come se volesse aprirsi di nuovo. Bloccato nei buchetti non riesce a uscire e rimane ben saldo, in tensione.

Da quel momento in poi non viene fuori, a meno che non lo tirate con le mani.
Giovanna, non mi vergogno a dirti che ho passato intere mattinate, a casa e (dio mi perdoni) a volte sono persino andata a far la spesa, in costante e continua doppia penetrazione. La testa mi girava per il piacere e la lunga sollecitazione fisica mi lasciava spossata per alcuni giorni: ma ne valeva la pena, amica cara.

Mio marito non lo ha mai saputo, nè io saprei dirti se si è mai trastullato col nostro cazzo segreto, in solitudine… siamo sempre stati molto discreti al di fuori del letto, e rispettosi.
Io resterò sempre con un dubbio che mi ha assalito spesso, quello di sapere se, il mio uomo, era stato già inculato prima del nostro incontro. Lo stesso vale per lui: sono certa che all’epoca lo ha sospettato, ma non mi ha mai chiesto se e quando mi avessero fatto il culo per la prima volta.

Tua, Gina.

10
Sesso di gruppo

Ho fatto un gan casino ma non me ne pento!! Sono sposato da cinque anni anni con una donna fantastica ma per niente “calda”. La nostra vita sessuale era alquanto piatta e per questo motivo mi son concesso delle distrazioni. Da quasi 6 mesi ho un’amante che mi appaga completamente sessualmente ma che poi ha cominciato a pretendere sempre più del mio tempo mettendomi in difficoltà col menage familiare.

Di separarmi non ne avevo una benchè minima intenzione e decisi di scrollarmi di dosso l’amante ma non dopo aver risollevato il mio rapporto coniugale. Per farlo decisi che era opportuno far capire (e vedere) a mia moglie cosa vuol dire SESSO cosicchè anche lei potesse soddisfarmi. Per farlo scelsi una strada alquanto pericolosa…. Ho una casa in montagna dove regolarmente andavo a scopare con l’amante e dove ebbi delle incredibili avventure sessuali, lei è molto calda ed assetata e con lei non ho mai avuto problemi di nessun tipo al punto che in quella casa siamo andati a scopare anche con altre coppie conosciute in internet, con e****t ed una volta perfino con un trans raccolto per strada.

Insomma era successo più volte che con lei si facesse sesso di gruppo. Un giorno decisi di convolgere lei e mia moglie in un gioco multiplo così da liberarmi dell’amante e provare a sbloccare mia moglie. Invitai due coppie di amici collaudate ed una single mia cara amica di giochi orgiastici ed insieme all’amante mi recai nella casa di montagna, e fin qui nulla di strano…. era già successo altre volte, ma questa volta avevo fatto in modo che mia moglie si trovasse lì all’insaputa di tutto.

Arrivati in montagna chiesi agli amici di concedermi 20 minuti prima di entrare in casa perchè volevo preparare loro una sorpresa. Eccitati accettarono la cosa e si fermarono in auto, promettendo loro che avrei lasciato la porta di casa aperta. Così feci entrai in casa mentre mia moglie stava riassettando la casa, la presi con dolcezza, mi feci vedere arrapato e la portai in bagno dove cominciai a provocarla un pò facendomi la doccia ecc.

Lei mi porse gli asciugamani e io appositamente la tirai sotto la doccia così da bagnarla interamente. A questo punto, ridendo, la chiusi sotto la doccia, usciii dal bagno in accappatoio e trovai nel soggiorno vicino al camino acceso gli amici che erano frattanto entrati. Quando mia moglie finì la doccia fece per uscire dal bagno ma la porta era stata da me chiusa e cominciò a bussare e a chiamarmi; agli amici divertiti della cosa dissi che avevo trovato una nuova single in internet a cui avevo promesso però una serata a due quindi non si aspettava di trovarsi di fronte 7 persone per cui chiesi loro di non vociferare e fare rumore ma di fare solo del sesso come sempre cercando di coinvolgerla per aiutarla a far parte di quell’ammucchiata regalandole attenzioni ma soprattutto tanto tanto piacere.

La mia amante (non sapendo che era mia moglie) accettò con entusiasmo e si nominò paladina e garante della nuova ospite. Cominciammo a spogliarci ed a eccitarci stando attenti a soffocare i mugulii di piacere mentre mia moglie dal bagno bussava e si incazzava, ad un certo punto quando già l’ammucchiata era calda e nel soggiorno giravano corpi nudi ed evidenti erezioni, andai ad aprirle la porta in evidente stato di eccitamento (la mia amante mi aveva appena fatto un pompino incredibile mentre un’altra lei mi leccava le palle).

Appena uscì cominciò a strillare come una pazza e mi mollò un ceffone incredibile mentre corse in camera da letto con me al seguito. Cercai di assecondarla e le raccontai di come conobbi gli altri dicendole che li avevo conosciuti in internet (omettendo ovviamente la verità sull’amante) e che la cosa era piacevole non c’era nulla di male ecc. Restammo in camera almeno 30 minuti mentre nel soggiorno sentivi di tutto, urla di piacere, evidenti rumori orgasmici, mugolii, bocche avide di sesso.

Dopo tanta opera di convincimento riuscii a farla affacciare dalla porta della camera e spiare quell’esplosione orgiastica incredibile quei sessi invitanti, quella passerella di cazzi e splendidi corpi femminili che si incrociavano, si scambiavano, si possedevno, si penetravano….

Mentre era evidente anche lo stato di eccitamento di mia moglie (la vidi mentre guardava e contraeva le sue coscie) feci il segnale alla mia amante (sempre all’oscuro che fosse mia moglie) la quale ci venne incontro, nuda, con un vibratore in mano, prese per mano mia moglie la quale faceva la finta smorfiosa (era evidentissimo il suo desiderio di partecipare all’orgia) e la portò nel soggiorno dove la instradò alle arti amatorie.

Non si dissero nulla (per fortuna) solo la condusse vicino ad un divano dove una donna era sdraiata succhiando le palle ad un uomo che le stava esattamente sopra la bocca. Il suo cazzo era in tiro e lui si stava masturbando, la mia amante si avvicinò chinandosi a quel cazzo e lo stesso fece fare a mia moglie; entrambe a rotazione cominciarono a leccarglielo, a spompinarlo, a fargli cadere la saliva lubrificandolo, mentre l’altra di sotto gli prese in bocca le palle.

Quell’uomo cacciò un urlo pauroso di piacere e cominciò ad invocare di farlo venire mentre gli altri si unirono tutti (me compreso) a leccare, succhiare, stimolare i buchi delle 3 abilissime pompinare. Quella situazione durò circa 3 ore, furono 3 ore indimenticabili, ma per me più che il piacere sessuale era meraviglioso vedere la mia amante che aiutava, proteggeva, stimolava, baciava, eccitava e raccoglieva gli orgasmi di mia moglie!!! INDIMENTICABILE.

Ad un certo punto però cominciai a realizzare che quando quell’orgia sarebbe finita sarebbe emerso che quella era mia moglie, che quell’altra era la mia amante e che improvvisamente mi sarei potuto giocare tutto, ma soprattuto mia moglie che comunque amavo.

La preoccupazione e l’ansia ebbero il sopravvento sulla mia eccitazione con evidenti riflessi sul mio entusiasmo e sulla mia prestazione sessuale. Quella gran troia della mia amante vide la mia situazione di disagio sessuale e lanciò una sfida alla (per lei) nuova arrivata, le disse “ora tocca a te risollevare il nostro padrone di casa” e me la avvicinò. Impugnò un vibratore modello maxi, glielò conficcò dapprima in figa lubrificandolo, poi glielo fece leccare avidamente con evidenti ed abbontanti aggiunte di saliva e poi, dopo avermi fatto sdraiare a viso in sù la fece sedere alla pecorina sopra il mio viso mentre da dietro le aprì il culo con quel grosso vibratore (mia moglie era vergine nel culo).

Mia moglie ormai impazzita dalle gioie del sesso accettò volentieri e pur urlando di dolore lo accolse tutto dentro di se. A quel punto me la fece coricare a livello di bocca e cominciai a leccarle la figa mentre sentivo le vibrazioni che le dava quel grosso vibratore nel culo. La mia amante a questo punto raccogliendo la mia nuova imponente erezione mi prese a smorzacandela mentre baciava, massaggiava e leccava le tette di mia moglie!!! Che spettacolo!!! Mia moglie vibrata nel culo e leccata da me mi inondò la faccia dei suoi umori per ben due volte, mentre quella gran troia dell’amante mi scopò con una violenza inaudita facendomi urlare come un pazzo di piacere finchè mentre stavo per venire, raccolse tutto lo sperma in bocca spompinandomi per poi riversarlo nella bocca avidamente aperta di mia moglie ed intraprendendo con lei un lungo bacio con lingua ingoiando man mano entrambe il mio sperma.

L’orgia finì lì, restammo qualche minuto tutti esausti, chi a contemplare i corpi bagnati, chi a fumare una sigaretta, chi ad asciugarsi le evidenti ed abbondanti presenze di liquidi che uscivano ovunque dai buchi dilatati dei sessi. Mi riassalì il panico.
Quando cominciò il turnover delle docce cominciarono le presentazioni e presentai agli altri (amante compresa) “vi presento mia moglie”.
Avrei voluto stare a 1000 chilometri, qualcuno sorrise, la mia amante mi mollò un calcio ben assestato sulle palle (sgonfie) e cominciò a dare in escandescenze rivelando a mia moglie (allibita) le nostre esperienze dei mesi scorsi, dandomi del porco, del depravato (come darle torto?) ed offendendomi a più non posso ecc.

ecc.
Cosa è successo da allora?? La mia amante non l’ho più vista, quelle coppie conosciute in internet non si son più fatte sentire, la mia amica single tantomeno (un vero peccato era una gran figa) e mia moglie non mi parlò per 10 giorni,ma quando ricominciò a parlarmi lo fece col linguaggio del corpo, mi prese una notte e mi scopò fin quasi alle luci dell’alba. La mattina seguente con assoluta calma mi disse: “ora ho capito dove ho sbagliato negli anni passati, ma sappi che ora hai creato una troia in me e ne pagherai le conseguenze.

Tutto ciò che desidererai lo otterrai e lo stesso varrà per me, ma ricordati che se di nuovo ti farai un’amante ti taglio le palle!!”.

Ahhh dimenticavo… sapete cos’è comparso il giorno dopo in casa?? Un computer con tanto di collegamento ad internet ed una scheda telefonica vergine per gli appuntamenti al buio…. se il buongiorno si vede dal mattino……….

Compleanno al mare

Il compleanno della moglie!

Sono felicemente sposato con M. da diversi anni. La nostra relazione è stabile e con alti e bassi prosegue da tanto tempo, eravamo assieme anche prima del matrimonio e devo dire che il nostro rapporto va alla grande. Avevamo litigato molto agli inizi, ma abbiamo messo in chiaro tutti i problemi, fino a trovarci in accordo su molte cose, pochi litigi tanto dialogo. Quindi tra noi c’è tanta intesa, su tutto, soprattutto sessualmente; oltre al rispetto e all’amore.

E anche se siamo una coppia aperta, con lei tendenzialmente gelosa, sotto le lenzuola va alla grande, mai trovato una che scopa così. Da quando abbiamo scoperto che non può avere figli, ci divertiamo di più a godere delle gioie del sesso.
Dopo anni di frequentazione ci divertiamo anche a trovare nuovi stimoli, cercando di non causare strappi o gelosie tra noi. So che lei è una donna particolare, ama il sesso forse anche più di me, per questo io le concederei delle scappatelle.

Con la fame di uomo che ha mi meraviglia che una vorace come lei si accontenti di un uomo solo. Inoltre, da qualche anno mi capita di pensarla con altri uomini e questo fatto mi eccita da morire, e anche se non si è mai tradita sono sicuro che ogni tanto qualche “scopamico” occasionale se lo fa. Basta che non abbia problemi, da parte mia le ho detto che la cosa non mi disturberebbe, so che ama solo me, e potrebbe bastarmi.

Io comunque la tengo occupata e non le faccio mai mancare ciò che più desidera, in tutti i sensi, e per stuzzicarla sono arrivato anche di tentarla con qualche proposta di scambio di coppia. Lei però non accetta per sua smania di possesso, dice che non divide un ottimo amante con altre. Mentre facciamo l’amore questi pensieri ci fan impazzire. Mi diverto a volte a fingere di essere un estraneo, il postino, o l’idraulico, o la squadra di rugby che a turno se la scopa, per spingerla anche ad andare al dunque, magari in un privèè.

Però lei non ha mai desiderato andare al dunque, resta tutta una nostra fantasia e giura che io le basto! Le credo, ma vedo che per lei è un sacrificio, e tutta la sua arte è quasi sprecata.

Oggi è il suo compleanno e di sicuro si aspetta qualcosa di speciale, ma non sa quanto lo sarà…. Mi sono organizzato per lei qualcosa che di anno in anno ho rimuginato e rimandato in attesa del momento propizio.

Siamo al mare, in un appartamentino in affitto, un’anonima coppia di aiutanti quarantenni e mentre lei deve ancora tornare dalla spiaggia io mi ero organizzato tutta la cosa con un paio di venditori ambulanti ivoriani conosciuti per caso anni prima, ma affidabili che ora sono ben nascosti nell’armadio.
Eccola, rientra in casa allegra, la accolgo con un lungo bacio e la mando a fare la doccia. Esce con indosso solo un asciugamano, ce l’ho già duro al pensiero di quello che succederà…
Mi guarda con occhi da gatta e mi chiede se mi ricordo che giorno è.

Le rispondo: ”Certo tesoro, un giorno che non dimenticherai”, lei sorride ammiccante: ”Cos’hai in mente?” “Ho prenotato una cena di pesce per stasera, in un ristorante romantico…” rispondo vago, ma so che non le basta una cena, e mi sorride incerta ma la capisco non soddisfatta. Dice: “abbiamo un paio d’ore, potresti farmi la festa, vorrei stimolare l’appetito!”
“Perchè no, aspetta e vedrai che ti sistemo anche quella fame” le dico io. “Vai in camera da letto e aspettami” “Ok , ma non farmi attendere troppo.

”… Metto intanto un sottofondo con musica classica, il Bolero di Ravel e altri brani piacevoli, che mi servono per creare l’atmosfera ed eliminare il silenzio.

Nonostante qualche chilo di troppo è un gran pezzo di gnocca, languida e distesa sul letto. Entro in camera da solo e la trovo già nuda, bella, con quei suoi capelli biondi e mossi che le circondano il viso.
Le dico “Ora ti voglio bendare” – “Va bene, mi piace, ma cosa hai in mente?”.

“Lo scoprirai tranquilla, lascia fare a me, ti fidi vero?”.
Mi avvicino con delle fasce di stoffa scure e robuste in mano. La bacio e intanto la bendo, con il bendaggio scuro e ben fissato e la lego con le stringhe morbide e leggere al letto. Lei si lascia fare, come estasiata, porge le mani che lego assieme con il nastro sui polsi e tiro l’altro capo che arriva sul montante vicino all’armadio in modo da farle tenere la testa vicina al bordo e poi altre due fettucce di nastro fisse sulle caviglie, le gambe restano ben aperte e legate con i due nastri che arrivano ai due lati fissati poi ai piedini del letto.

La accarezzo e la faccio fremere. “Mi stai eccitando come una troia!”

Faccio uscire ora piano gli altri due uomini, lei non si è ancora accorta di nulla, controllo la benda sul viso …e la bacio appassionatamente e inizio a leccarla e a baciarle il collo, poi scendo, le accarezzo il seno e le succhio i capezzoli, sta già gemendo, la porca. Scendo con la lingua fino all’ombelico e poi tra le sue gambe.

Ha la fica tutta bagnata, è uno spettacolo, le lecco le grandi labbra e le infilo pure due dita dentro più che posso e le muovo su e giù, poi le titillo la clitoride con dei brevi colpetti di lingua, mi sta implorando di non smettere, ma io mi stacco perché il bello deve ancora venire.
Intanto i due ospiti in perfetto silenzio e senza far rumore si sono tolti le tute da ginnastica con cui si erano nascosti ed ora tutti nudi si stanno menando entrambi il cazzo, neri duri e dotati, non vedono l’ora di infilarglielo.

Sono attorno al letto, pronti a sbattersela a più non posso e io pure. Salgo sul letto cercando di esser rumoroso e mi metto a cavalcioni appoggiandomi al suo seno, che manipolo con ruvidezza, poi le infilo il mio cazzo nella calda bocca, lei lo adora, me lo succhia con voracità. Le urlo: “non penserai mica di esser qui a divertirti! sei una donna cattiva e sarai punita!!!” Mi sposto sul suo viso con tutto il corpo e lei lecca le palle, bramosa lecca ovunque arrivando fino all’ano, poi le rimetto la mia asta in bocca e glielo spingo sempre di più, fino in gola, lei lo ingoia con gusto, che gran troia!
Glielo tolgo e poi lo infilo subito nella sua vagina, è caldissima, se non ci sto attento rischio di venire subito…no, non devo, è ancora lungo il gioco.

Lei chiede “Si! Così! puniscimi con il tuo bastone!!!”
Intanto uno dei due, un giovane negro ben dotato si avvicina al bordo del letto, al mio cenno le gira dolcemente la testa e glielo infila in bocca.
Io li sprono dicendo: “Tieni puttana! Oggi assaggerai la giusta punizione per una come te! Non ti basta certo una sola bastonata!”
Lei rimane inizialmente sorpresa, ma non si sottrae, e assapora e studia con la lingua e la bocca quest’asta lunga e grossa che poi si divora con gusto e un secondo dopo è già lì che geme di piacere.

Sono eccitatissimo, e dico: “Dai troia succhia, succhialo bene! Ti piace questo bel didlo nuovo che ti ho comprato? Ti scopo come dico io, ti piace eh? Sì che ti piace, sei proprio una gran zoccola, prendi tutto quello che ti arriva dai!”.
Sentire queste parole la eccitano ancora di più e la sbatto con violenza, lei con la bocca piena mugula, e in un attimo di pausa del nero che la irruma mi implora di non smettere di fotterla e ho intenzione di assecondarla, ma cazzo quanto è difficile non venire ora! Intanto il secondo ora le sta accarezzando i seni, lei inarca la schiena e poi le bacia i suoi capezzoli turgidi con i labbroni enormi.

Lei ora si è bloccata, ha capito che c’è qualcosa che non torna, contrae la vagina e gode, il resto del copro è fermo, in attesa e guardingo, sembra come svenuta in balia degli eventi! Il primo ne approfitta per scoparsi la bocca aperta ed inerte.
Il negro che succhiava i seni di sicuro con quelle tette grosse ci si vuole fare una spagnola ed infatti…. ora lei ha capito che si tratta di un’orgia, per un momento si toglie il cazzo dalla bocca e mi ringrazia.

“Che bello!!! che gusto, come fai…. siii come hai organizzato? che bello, bel regalo! Ti sono davvero grata… ah grazie caro!”
“Di niente amore” Le rispondo io, “Per una fica come te questo e molto altro”.

Riesco a darle ancora qualche botta ma sento che sto per venire, e mi ritiro sentendola contrarre e gemere di piacere, ed un grosso dito nero capisce e mi sostituisce subito e lei squirta innaffiando la mano e gemendo con il cazzo nero in bocca producendo un rumore strano, di puro godimento.

A questo punto decidiamo di girarla a novanta, sleghiamo i lacci e lei, ancora bendata e ubriaca di piacere si lascia sollevare.
Il più dotato di noi tre si stende sul letto e la fa sedere di sopra e le infila il suo enorme cazzo già bello che stimolato, lei urla e geme, apprezza e collabora; è brava nei movimenti del bacino, figurati se non ne approfitta per salire in cattedra! Una simile seduta la riempie di sicuro!
A questo punto decido di approfittare per la distrazione che ha con quel bel cazzone e vado ad esplorare il suo culo fantastico, pieno e sodo al punto giusto.

Lo ungo un po’ con gli umori che le escono abbondanti dalla fica e poi mi appoggio con il cazzo ed entro.
Lei sobbalza “Dio che spettacolo, che stretto!”. Lei gode ancora. intanto, l’altro negrone dopo la spagnola ora glielo ficca tutto in bocca, mia moglie sta impazzendo impegnata su tutti i fronti, sento i suoi umori scendere lungo le gambe, dev’essere al limite dell’eccitazione… ma tiene botta!
Continuiamo per un po’ in questa piacevole posizione e poi ci scambiamo.

Dopo la bocca anche questo ora vuole scoparsela e se la mette sopra, lei gli da la schiena così può continuare a succhiare noi due che stiamo per venire…. Lei ora è sopra e si scopa con foga l’ospite, ma dopo diversi colpetti anche il secondo pure vuole provare quel bel culo e glielo infila senza tanti preliminari…lei lancia un gridolino di piacere e si muove dolcemente, avanti e indietro, su e giù, intanto io le faccio reclinare un po’ sulla schiena per scoparmela davanti, mentre due mani nere la tengono per i seni, strizzandoli.

Altra doppia penetrazione, il primo per non farle mancar nulla le infila il cazzo pieno dei suoi umori in bocca, ma per non venite troppo presto a volte lo ritira e le offre il resto: lei gli lecca allora le palle. Con maestria Milly ora che ha le mani libere cerca di massaggiare chi le stà davanti e ne prende una alla volta e le succhia poi con la mano le afferra entrambe e ci gioca con la lingua.

Guardo davanti a me il negro sudato, quasi paonazzo in viso, anche lui non ce la fa più… con uno sguardo ci capiamo che è il momento.

Ora la facciamo inginocchiare a terra e uno dopo l’altro le veniamo in bocca e sul viso. Tra una e l’altra lei ha il tempo di commentare: “che bello! urca che sborrate!” e a bocca aperta lei ingoia tutto e poi ci lecca delicatamente i membri, uno ad uno.

Quando ripassa al mio dice: “Questo lo conosco bene!” poi ribacia gli altri due e lecca le ultime gocce con voluttà dicendo “Piacere!” con voce languida e sensuale.
Appena riprendono fiato i due a turno le leccano di nuovo la fica, con delicatezza, ed i capezzoli e ancora una volta viene, urlando di piacere, ed alla fine resta adagiata sul letto, ancora bendata.
Ora i due ospiti si rivestono silenziosi e li faccio uscire, con lei semi addormentata e languida.

Non vogliono nemmeno la mancia che avevo promesso.
Torno da lei e tolta la benda le chiedo come sta e lei: “benissimo amore, grazie per questi regali super, ma direi che non occorre un’altra ricorrenza per riprovare, che ne dici?”

FINE? no…
La moglie colpisce ancora! Il ritorno di Milly

Son passati due giorni e la mia signora ora richiede un’altra seduta con gli amici. E allora gli avviso di venirci a trovare per un’altra serata.

Lei quella sera si rinchiude in bagno, e si mette in ghingheri.
Si sta truccando e profumando dopo la doccia, ed io invece preparo i drink e la macchina da presa, questa volta ci facciamo pure un filmino.
Suonano alla porta, e li ricevo, li saluto e li faccio entrare, sono vestiti con la solita tuta e mi dicono che stavano facendo jogging leggero per scaricare la tensione, vedo che sono carichi e li faccio accomodare nel divanetto, piazzo per bene la telecamera davanti e chiedo se a loro va bene.

Ottenuto un sorriso, mi dicono che sono due giorni che pensano al secondo round, e che si sentono in forma.

Arriva vestita di bianco, appena vede i due la signora resta sorpresa, ma non si scompone, vedendo i due ragazzoni già seduti, mi guarda. Mi fa un sorrisone forzato, e lesta lesta si siede in mezzo ai due!
– Ma che bei maschioni scuri, dovevo immaginare che per avere sostanza serviva il colore!
E inizia a toccarli senza pudore, da sopra i pantaloni leggeri.

– Siete contenti di essere qui sento, siete già duri come il marmo!
E così dicendo inizia a esplorare meglio dentro le mutande, mentre lo fa mi guarda con aria di sfida:
– E te mi raccomando fai delle belle riprese che poi mi voglio guardare! Metto a fuoco bene, cercando di non inquadrare troppo i visi, che se vengono bene li mettiamo su xHamster.
Usi lo zoom. Ora in primo piano si vedono il suo intimo in seta accarezzato da due mani scure, mentre ai lati ci sono due membri neri accarezzati dalle sue mani bianche.

Sono tutti e tre a loro agio, e lentamente masturbandoli lei gli spoglia sempre di più, mentre un alone di umidità inizia a bagnarle l’intimo. Devo spostarmi con la telecamera, perché alzandosi mi copre la visuale, mi sposto e la trovo già con la testa a servire il più giovane dei due, che mugola di piacere e cerca di tenerla tranquilla, mentre lei spompina famelica, mentre il secondo è sceso sfilandole le mutande a leccarla tra le gambe.

Con un rantolo, troppo presto il primo le viene già in bocca, scusandosi di non aver saputo resistere, lei ride e lo rassicura che va bene così, si gira e inizia a succhiare il secondo, mentre il primo si rilassa infilandole tutto il dito dentro la fica. In un paio di minuti anche il secondo le viene in bocca, e lei
ora dice: “bene, ora sarete più resistenti e pronti a scoparmi per bene!”
Così dicendo li prende per i cazzi rimasti duri e li trascina verso la camera da letto.

Si pone sopra a gambe aperte ed inizia a farsi montare… il più giovane rimasto prestante la penetra con forza, l’altro viene servito di bocca fino a quando dopo diversi minuti riprende consistenza, lei si gode la scopata e geme con il cazzo in bocca. Poi quando lo sente pronto si mette sopra al primo rimasto duro e inizia a infilarselo dietro, trascinando il primo dentro davanti, per una doppia penetrazione che la manda in estasi:
– “che bello, non avevo mai provato di meglio, mi manca solo il tuo uccello da succhiare…” e con la mano mi fa cenno di avvicinarmi; la assecondo cercando di tenere a fuoco al meglio la telecamera, e riesco a riprendere dall’alto la sua testa che succhia ed inghiotte pure il mio pene, pronto e duro, mentre il suo corpo è scosso dai colpi che i due riescono a dare e dai fremiti dei suoi orgasmi.

La vedo godere in un limbo di piaceri, e presto anche le mie palle si svuotano, mentre lei succhia avida pure tutti i miei schizzi.
Mi concentro meglio nelle riprese e riesco a riprendere i due che la montano e a turno escono per schizzare sul suo ventre e sui suoi grossi seni.
Finisco sfocando riprendendo il suo corpo e per non farla riconoscere perdo nel film il sorriso di lei che ora giace estasiata.

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LETTERA AD UN POTENZIALE AMICO

Caro Lorenzo,
io sono Gianni,noi non ci conosciamo, almeno per ora,tu hai risposto ad una mia inserzione su FERMOPOSTA, di cui ti invio una fotocopia.
Nella tua lettera dici che probabilmente abbiamo gli stessi gusti, credo che tu abbia perfettamente ragione, infatti mi sembra di capire che,anche a te,faccia piacere mettere in mostra la tua signora provocando eccitazione negli uomini che l’ammirano ricavando da tale situazione un intimo godimento.
Io ritengo di essere ad oggi, più fortunato di te in quanto mia moglie ha accettato,non solo di mostrare, ma anche di concedere le sue grazie ad altri uomini,che l’hanno scopata con gusto, facendomi letteralmente impazzire di goduria quando l’ho sentita gridare in preda alla libidine più sfrenata ed ho visto gli uomini abbattersi sfiniti sul suo corpo dopo averle inondato di sborra la fica,il culo,la bocca ed il viso.

Ti allego alcune fotocopie, non ben riuscite a dire il vero, che potremo ammirare insieme in originale se il nostro rapporto,che pare parta nel modo giusto,abbia un seguito.
In esse si vede mia moglie,da me fotografata, mentre si fa sbattere,inculare o fa pompini sia a ragazzi bianchi che a negri.
Essendo state shittate in stagioni differenti potrai notare che, in quelle circostanze,la mia signora indossa la sola pelle, o calze tenute su da un reggicalze oppure una guepiere, queste
ultime preferibilmente di colore nero non disdegnando il bianco.

Mia moglie é solita esordire con un pompino accompagnato da un sapiente massaggio alle palle,fino a quando quelli che inizialmente lei definisce UCCELLI non si trasformano, per la sua maestria, in MAZZE DURE, a quel punto é solita aprire le gambe e farsi stantuffare in fica il più a lungo possibile.

Il più delle volte,però, preferisce estrarre il cazzo dalla fica e portarselo sul buco del culo facendosi così inculare nel modo che più le piace, cioè in modo selvaggio e violento, con suo sommo godimento qualunque sia la dimensione di quelli che lei definisce anche PESCIONI.

Infatti, l’ho vista farsi sfondare il culo da negri megadotati, ai quali non sembrava vero di poter rompere il culo ad una donna bianca e che quindi ti lascio immaginare con quanto veemenza e forse anche con una punta di sadismo sprofondavano le loro mazze nel burroso culo di mia moglie.
Sempre,quando ho potuto,ho ripreso queste scene, esse sono motivo di sempre nuova eccitazione,ogni qualvolta io e mia moglie le rivediamo, rivivendo quelle bellissime esperienze che hanno, contrariamente a quanto si può credere, cementato la nostra unione tanto che ci adoriamo e siamo una coppia felicissima.

Ma bando alle mie memorie, passiamo a te ed alla tua signora.
Sono perfettamente disponibile a commentare una cassetta della tua signora usando il linguaggio appropriato alle scene, comunque voglio anticiparti che,vedendo le foto che mi hai inviato, ho fatto delle considerazioni ed ho così fantasticato.
Innanzitutto devo dirti che tua moglie ha due meravigliosi seni tra cui vedrei adagiato uno di quei PROBOSCIDONI che hanno tra le gambe i negri, ed ho immaginato tua moglie che,strofinandolo con le sue mammelle,lo induriva e scapocchiava leccando, appena le raggiungeva le labbra,la grossa capocchia dell’arrapatissimo negro, fino a farselo scoppiare sul viso,infilandosi in bocca quanto più possibile la mazza e bevendo golosa la sborra che sgorgava copiosissima, è uno dei giochini preferiti da mia moglie.

Inoltre, penso che un uomo impazzirebbe a leccarle lo stupendo corpo, dandole,ora a succhiare, ora a farselo menare l’uccello per vederselo trasformare in duro cazzo degno di una tale femmina,per poi cominciare ad affondarlo, nella bocca che mi sembra non aspetti altro, in quella sicuramente sugosissima fica, in quell’arrapante e certamente sfondato culo.
Adesso termino qui un commento che richiederebbe una vita,in quanto credo che tua moglie sia un perfetto a****le da letto.

Nella tua risposta,ti prego di esprimere un tuo parere sul tono della mia lettera,(commenti scarsi, giusti o pesanti); mi regolerò di conseguenza per il futuro.
Se ti fará piacere sentirmi telefonicamente, puoi inviarmi un tuo recapito con gli orari più idonei a questo tipo di conversazioni.
Se mi permetti di darti un consiglio, prova ancora a convincere tua moglie ad accettare degli incontri multipli per due motivi, i primo perché impazzirai di gioia a vedere tua moglie godere, PERCHE’GODRA’, alle prese con più uomini infoiati che le tappano tutti i buchi facendole una doccia di sperma, ed in secondo luogo perché é da egoisti voler tenere solo per sé un PUCCHIACCONE come la tua signora,la quale, pur avendo io una moglie parimenti chiavabile, mi ha fatto arrapare ammirandola in foto,tanto da farmi sparare una sega bestiale.

Inoltre, guardandola e riguardandola sono convinto che sia in grado di soddisfare contemporaneamente due uomini con le mani, uno o due con la bocca mentre uno la pompa in fica ed un’altro le spacca il culo.
In tale evenienza,la logica conclusione é quella che spesso adotto con mia moglie. Alla vista di situazioni del genere, mi avvicino a lei per quanto molto indaffarata e le porgo il mio cazzo in bocca, lei lo avviluppa con tutta la tenerezza possibile ed ingoia tutta la mia libidine e completiamo il tutto con un profondo bacio d’amore.

Auguri, ed a presto.

…più di una SPA naturista!

un giovedì qualunque sul lago di Garda. Bellissima giornata. Marie ed io passeggiamo in tarda mattinata sulle rive del lago nei dintorni di Desenzano. Lei indossa un vestitino leggero corto quel che basta per lasciare intravedere le bellissime gambe abbronzate rese ancora più slanciate dal tacco 12 che indossa con spavalderia. La stoffa leggera del vestitino stretto in vita da una spessa cintura di pelle evidenzia i fianchi sottoli e lascia indovinare i magnifici seni.

Certo non passa inosservata mentre la brezza del lago le scompiglia la cashita di capelli ramati. Passeggiamo chiacchierando. Lei inconsapevole (forse) degli sguardi che attira sia degli uomini che delle donne. Ci fermiamo in un bar del centro per l’aperitivo solo il tempo per decidere dove mangiare. Optiamo per un ristorante con la terrazza sul lago. Non ho portato casualmente Marie sul lago, ho uno scopo, ancora non dichiarato perché temo che mi mandi a quel paese, cerco di trovare il coraggio per farle la proposta, coraggio che non riesco a trovare.

In un tavolo non troppo lontano dal nostro pranzano due uomini sufficientemente distinti che continuano a guardare Marie.

Uno di questi, seduto di spalle continua a girarsi per osservarla. Io che pure sono abituato a queste situazioni trovo la cosa poco elegante, lo faccio notare a mia moglie che condivide ma pare non disprezzare. Ti guardano come se fossi nuda –le dico- Pensa se lo fossi davvero come ti guarderebbero.

Lei sorride e torna a dedicarsi al pesce alla griglia che sta mangiando. Insisto: sarebbe divertente vedere che effetto faresti girando nuda per un locale…una cosa tipo club naturista. Altro sorriso sornione. Insisto: ho letto su internet che nei dintorni c’è un club naturista molto rinomato, perché non andiamo a vedere solo per dare una occhiata ? Nemmeno mi degna di risposta ma la gonna comincia casualmente ad alzarsi. I due signori del tavolo vicino cominciano ad agitarsi tanto che quello seduto di spalle cambia posto per vedere meglio.

La gonna sale sempre di più, la loro agitazione aumenta. Ormai non staccano più gli occhi da mia moglie. Le gioca e io mi diverto. Gioca e si eccita. approfitto della sua eccitazione per insistere. Allora…cosa mi dici della idea del club? passano due o tre interminabili minuti poi mi guarda con fare malizioso e mi risponde che se era solo per dare una occhiata potevamo andare ma –mi dice- tu sai che non sono posti adatti a me, non mi sognerei mai di lasciarmi toccare da qualcuno che non conosco.

Non ci speravo. Cerco di nascondere la mia eccitazione con scarso successo. Controllo l’indirizzo e gli orari del club sul cellulare. Apre alle 15:00. Ormai non riesco più a mangiare nulla, lei invece continua a giocare con i due. la gonna si è alzata al punto di lasciare intravedere le mutandine nere che indossa. Nere e con tutta evidenza …umide. Ore 14:45 paghiamo il conto e prendiamo la via del club. Un ultimo sguardo malizioso ai due e lasciamo il ristorante.

Pochi chilometri per arrivare al club. Location molto discreta, dall’esterno sembra un capannone industriale. Entriamo e ci accoglie una signora che non si può definire simpatica ma certo efficiente. Ci attrezza con le ciabattine i teli di spugna ci fa presente le regole della casa e ci accompagna agli spogliatoi che, guarda caso, non si distinguono tra maschi e femmine. Cominciamo a spogliarci in compagnia di una coppia in verità non troppo bella. Marie si spoglia ed io la aiuto a riporre gli indumenti nell’armadietto.

Gesto fatto sia per gentilezza sia per verificare che le mutandine fossero bagnate e…. sono bagnate fradice. Le speranze aumentano
Questo voglio sentire…se la sua è una effettiva indifferenza oppure…. beh…. oppure!!! hahahaah
La mia eccitazione comincia a crescere dando segni evidenti. Lei indossa il telo di spugna fino a coprirle i seni ma lasciando inevitabilmente scoperte le gambe, lunghe e bellissime. Cominciamo a visitare il locale: zona sauna…zona piscina idro…bagno turco…bar e zona relax all’interno, all’esterno hot garden con piscina idro labirinto e stanza del sale.

Gli occhi dei presenti si sgranano al passaggio di Marie ma lei sembra non dare particolari segnali di interesse. Decidiamo di iniziare con la sauna. Entriamo e la troviamo abbastanza affollata. Un paio di coppie non troppo interessanti stavano giocando tra di loro. Marie non sembra particolarmente interessata, nemmeno si toglie e il telo. Decide per la vasca idro. Usciamo dalla sauna, inevitabilmente per entrare nella vasca deve togliere il telo, lo fa sul bordo della vasca con un movimento provocatorio.

Immersi nella vasca ci sono tre bei ragazzi che osservano Marie rapiti, … evidentemente non si aspettavano una simile visione. In effetti in fisico scultoreo di Marie sembra scolpito dal Canova Boccheggiano. Entriamo cominciamo ad abbracciarci baciarci e toccarci sotto il pelo dell’acqua mentre i ragazzi guardano. Non resistono a lungo. Il primo ragazzo, il più bello e evidentemente il più intraprendente si avvicina a mia moglie e allunga una mano sotto l’acqua fino ad accarezzarle l’interno della coscia.

Mi aspettavo che lo allontanasse invece con mio grande stupore allarga spudoratamente le gambe. Il ragazzo raccoglie il messaggio, comincia a toccarla ovunque, la bacia sul collo. Marie si discosta da me per godere appieno di quell’approccio spudorato. Lo lascia fare, le offre la bocca da baciare poi con un gesto felino si mette a sedere sul bordo della vasca a gambe divaricate. Il ragazzo, che scopriremo poi si chiama Gianni, capisce il messaggio e tuffa la testa tra le gambe di Marie che sembra ormai persa.

Un altro ragazzo ormai coinvolto dalla scena , esce dalla vasca e mostrando un fisico e una dotazione poco comune, dura, durissima e spavalda, si avvicina a Marie che stava godendo senza ritegno della lingua del primo arrivato e le infila il magnifico cazzo in bocca che lei spalanca e fa entrare fino in gola.
Mi allontano per lasciare spazio anche al terzo che intuisce l’invito, anche lui comincia a toccare Marie.

Lei è ormai persa. Una lingua tra le gambe…un magnifico cazzo in bocca e un terzo che la tocca ovunque. Mi allontano per godere appieno di quella scena, una visione inaspettata per me. Mi tornano alla mente le parole di Marie: Non è il posto per me…non mi sognerei mai di….
La mia erezione è smisurata…. mentre Marie si lascia travolgere da un orgasmo incontenibile.
Si ricompone…allontana i ragazzi tranne Gianni e si avvicina a me portando il ragazzo che con molta cortesia si presenta.

Rimaniamo un po’ a parlottare, Gianni dimostra di essere una persona intelligente e colta, una piacevole compagnia oltre che un bellissimo ragazzo. Moro, alto non meno di 1. 85 occhi verdi e un enorme cazzo che continua a rimanere duro. Marie non smette di accarezzarlo sotto il pelo dell’acqua mentre parliamo. Lo tiene in mano quasi avesse paura di perderlo. Decidiamo di andare al bar a bere qualche cosa. Gianni ci accompagna.

Tutti e tre indossiamo il telo di spugna che non nasconde la mia e l’erezione prepotente di Gianni che sembra ormai rapito da Marie. Con i bicchieri in mano ci accomodiamo sugli sdrai, Marie in mezzo a noi. Le chiacchiere continuano mentre lei con fare molto disinvolto infila la mano sotto il telo di Gianni godendosi quel membro smisurato con fare sognante. Propongo la stanza del sale (dagli effetti notoriamente benefici) entriamo …lei si sdraia nuda sul ripiano e Gianni ed io cominciamo a massaggiarla col sale.

Nella stanza è presente una biondina assai carina che osserva la scena. Io da un lato, Gianni dall’altro continuiamo a massaggiare Marie che non molla l’attrezzo di Gianni, prima sdraiata sulla pancia poi ad un tratto si gira sulla schiena e apre le gambe. E’ eccitata da morire, mugula e gronda umori, spalanca le gambe (un chiaro invito per Gianni) che capisce, si pone davanti a lei e le infila il magnifico cazzo tra le gambe.

Bastano pochi colpi e Marie esplode in un orgasmo senza fine. La biondina presente si avvicina con un gesto gentile scosta Gianni e comincia a leccare Marie tra le gambe con una maestria veramente degna di nota. Altro orgasmo di Marie esplosivo. Piccola pausa poi con fare sognante lei si alza e si ricompone. Indossa il telo e mi dice…dai amore…si è fatto tardi, vogliamo andare? Saluta Gianni e riprendiamo la via di casa senza commenti.

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Racconti immorali

La dolce cuginetta Daniela

Mi ero svegliato per l’odore del caffè che arrivava in camera mia, mi alzai dal letto e, dopo aver indossato un paio di pantaloncini, mi recai in cucina, lì trovai mia cugina.
Indossava una camicia semitrasparente che arrivava appena a coprirle le natiche e per metà sbottonata. Mi avvicinai da dietro e l’abbracciai, le detti un bacio sul collo e le presi le tette fra le mani, subito i capezzoli le si eressero mentre lei cominciò a muovere il culetto strusciandolo sul mio cazzo che subito alzò la testa, lo tirai fuori dai pantaloni e glielo infilai fra le gambe,iniziai a muovermi sfregandoglielo sulla passera.

“Ma come sei già a cazzo ritto di primo mattino?”
“Come faccio a non averlo ritto, arrivo in cucina e trovo una fica come te, mezza nuda che mi si struscia addosso. ”
“Ora, però, fermati che facciamo colazione. A proposito ha telefonato Liliana,ha detto che nel pomeriggio viene a trovarci perché vuole farci una sorpresa. ”
Liliana era una ragazza che avevo conosciuto in quei giorni, aveva la stessa età di mia cugina ed era una sua intima amica, aveva un fisico eccezionale, alta, slanciata, due gambe perfette, natiche rotonde e ben pronunciate, due tette ben fatte e piuttosto grosse, dimostrava più anni di quelli che aveva.

Era conscia di essere una bella ragazza e non perdeva occasione per dimostrarlo, in genere indossava magliette attillate che valorizzavano il seno e pantaloncini aderenti o minigonne ridotte al minimo per evidenziare le cosce e il culetto; con lei mi ero trovato subito bene e ora aspettavo con ansia il pomeriggio per vedere cosa ci aveva preparato. Per il momento avevo un altro problema che dovevo risolvere con urgenza:la mia erezione. Infatti la dolce Danielina si era seduta vicino a me, di traverso, e aveva poggiato i piedi sulla stecca della mia sedia e, per tutto il tempo della colazione, stava aprendo e chiudendo le gambe mostrandomi in continuazione la sua deliziosa gattina.

Resistetti fino al termine della colazione, poi afferrai mia cugina e la feci sedere sul bordo del tavolo, le sfilai la camicetta e, dopo averle allargato le gambe, misi la testa sotto cominciando a baciarle l’interno delle cosce, risalendo verso l’alto passavo la lingua lungo le labbra della sua nocciolina, gliele aprii aiutandomi con le dita, e infilai la lingua leccando avidamente la sua ciliegina.
Le presi il clitoride fra le labbra,lo succhiai,lo mordicchiai con i denti.

Nel frattempo mia cugina si strapazzava le tette strizzandosi e tirandosi i capezzoli: “Basta, non resisto più, voglio il cazzo, ti prego mettimelo dentro, chiavami subito. ”
Sentendo quella richiesta mi staccai da lei, mi tolsi i pantaloni e dopo averla distesa sul tavolo avvicinai l’uccello alla sua fichetta. La sua carnagione bianchissima a malapena tollerava il sole dell’abbronzatura, i suoi seni proporzionati ed i suoi capelli biondi la rendevano quasi diafana e, con la luce che entrava in cucina dal balcone aperto, cominciai a sfregarle la cappella lungo il suo sesso, divertendomi a tormentarla:
“Non ho capito bene, cosa vuoi?”
“Voglio il cazzo!”
“E come lo vuoi il cazzo?”
“Lo voglio nella fica, nel culo, in bocca, mi devi chiavare,inculare,riempire la fica, il culo e la bocca di sborra, la mia passera è diventata di fuoco !”
Le alzai le gambe appoggiandole sulle mie spalle e, in piedi come ero le riempii la passera, rimasi fermo dentro di lei per alcuni istanti, poi cominciai a scoparla; bastarono pochi colpi per fare avere un orgasmo a Dany; sentii i suoi abbondanti succhi bagnarmi il cazzo.

“Fermati ora, mettimelo nel culo!”
Il suo modo di parlare era autoritario, avevo sempre saputo che le donne, quando decidono di lasciarsi andare sono loro a condurre il gioco. Ma quelli erano veri e propri ordini. Una dominatrice che chiedeva al suo servitore di ubbidire al suo volere. Non volli opporre nulla al suo tono improvvisamente autoritario. Uscii dalla sua fichetta, le appoggiai la cappella sul buchetto e lentamente infilai tutto il mio Willy nel suo culetto.

Mentre l’inculavo lei si masturbava stuzzicandosi il clitoride. “Dany, sto per venire!” “No aspetta, lo voglio in bocca, voglio bere la tua sborra. ”
A quel punto mi venne l’idea di prendere la marmellata di mirtilli che era sul tavolo per la nostra colazione e me la spalmai sul Willy. Di sicuro, non mi avrebbe creato un c*** glicemico ma volli fare questo regalo a Danielina che ancora non aveva fatto colazione e, pensai, fosse il caso di vezzeggiarla un po’ fornendole degli zuccheri.

Mi osservò con aria sorpresa e divertita, notando il mio Willy cosparso di marmellata, ancora in erezione. La mia principessina era stata servita. Rimasi in piedi mentre lei, in ginocchio davanti a me, osservandomi con i suoi occhi azzurri e sorridendo, ogni tanto, per quella strana colazione, dopo averlo gustato, in tutta la sua lunghezza, mi prese il cazzo in bocca succhiandolo; nello stesso momento con una mano continuava a sditalinarsi; iniziai a venire riempendole la bocca di brodaglia che lei diligentemente inghiottiva mentre mi ripuliva la cappella, leccando ogni traccia del mio seme.

Dopo aver fatto una doccia ed esserci vestiti siamo andati a spasso. Rientrati a casa, per preparare il pranzo, abbiamo indossato degli abiti da casa, io dei pantaloni corti e Dany la solita canottiera senza nulla sotto; finito di pranzare la zia dovette uscire subito perché aveva da fare in negozio, dopo poco arrivò Liana. Era uno schianto, indossava una camicetta annodata sotto il seno, la scollatura lasciava le tette scoperte fino quasi ai capezzoli; completava l’abbigliamento una gonna scampanata che partiva un palmo sotto l’ombelico e le copriva a malapena le natiche:
“Sei fantastica Liliana!”
“Trovi?”
Così dicendo fece un giro su se stessa, il movimento fece sollevare la mini scoprendo un minislip che davanti copriva a malapena la fica, dietro si trasformava in un filo che spariva fra le natiche lasciandole il culo completamente scoperto.

“Allora…. – disse Dany – qual è la sorpresa che ci hai preparato?”
“Ho trovato un film porno lo vogliamo vedere?”
Andammo in sala e, dopo aver preparato il videoregistratore, ci sedemmo sul divano, io mi misi al centro tra le due ragazze; il film iniziò con due splendide donne, che dopo essersi spogliate iniziarono a carezzarsi,baciarsi fino a che si sdraiarono sul letto cominciando uno splendido sessantanove,la telecamera mostrava degli splendidi primi piani delle lingue che si introducevano dentro le passere, che stuzzicavano i clitoridi.

La visione di quelle immagini produsse in noi una certa eccitazione, io mi ritrovai con un bozzo nei pantaloni che inutilmente cercavo di dissimulare muovendomi sul divano, i miei movimenti attirarono l’attenzione di Liana che si accorse della mia eccitazione.
“Guarda Dany che effetto che fa a tuo cugino la visione di questo film. ”
Nel dire questo mise la mano sul mio cazzo, stringendolo così da evidenziare ancora di più l’erezione: “Non vale, ve ne approfittate perché la mia eccitazione è evidente, ma scommetto che anche voi siete eccitate, anzi voglio proprio vedere.


Così dicendo allungai una mano verso mia cugina, le carezzai i seni sopra la conottiera sentendo i capezzoli ritti, scesi lungo il ventre, arrivai alla fica e mentre lei allargava le gambe le infilai un dito dentro. “Questa è un lago, sentiamo l’altra. ”Mi girai verso Liliana, che continuava a stringermi l’uccello, le misi la mano sopra una coscia dove terminava la mini, iniziai a risalire portando in alto l’orlo della gonna fino a che non le scoprii le mutandine.

Vi poggiai la mano sopra massaggiandole il monte di Venere, lei emise un lieve mugolio mentre allargava le cosce permettendo ad un mio dito di insinuarsi nel cavallo degli slip e di venire a contatto con la sua nocciolina.
Feci scorrere il dito lungo le grandi labbra, glielo infilai dentro trovando anche lei piena di umori, estrassi la mano dalle mutandine e mostrando il dito umido dissi:
“Volete sempre negare di essere eccitate?” Risposero quasi contemporaneamente: “Per dire la verità sentiamo un certo vuoto nelle nostre topine e speriamo che tu possa rimediare.


Mentre mia cugina mi apriva i pantaloni impossessandosi del mio cazzo e iniziando a leccarlo Liana si mise in piedi di fronte a me, dopo aver sciolto il nodo della camicetta se la tolse mostrandoci le sue splendide tette, si prese entrambe le mammelle con le mani carezzandole, prese i capezzoli tra le dita tirandoli e facendoli sporgere più che mai, scese con le mani lungo il ventre fino alla gonna che fece scendere lungo le gambe sfilandola dai piedi.

Quando si girò, facendoci vedere le sue natiche lasciate completamente scoperte, afferrò il bordo delle mutandine abbassandole.
Accompagnò quei pochi centimetri quadrati di stoffa fino ai piedi piegandosi in avanti e facendoci deliziare alla vista del suo culo. Dopo essersi tolta le mutandine si girò verso di noi facendoci vedere il suo bel fichino.
Era splendido, un artista non avrebbe saputo ritarlo con più grazia e delicatezza. La sua conchiglia era circondata da pochissimi peli biondi quasi invisibili, sembrava quella di una bambina.

Quanti atti di devozione in quella mattina d’estate. Mi sentivo un sacerdote laico che accettava atti di devozione da parte delle sue catechiste in adorazione del dio Priapo. Liana si inginocchiò fra le mie gambe e aiutò Dany a leccarmi l’uccello, si alternavano, una mi leccava il tronco, l’altra pensava alla cappella fino a che Liana, imboccato tutto il cazzo cominciò a succhiarmelo avidamente. Mia cugina si tolse la canottiera rimanendo anche lei nuda,avvicinò il suo volto al mio, tirò fuori la lingua passandomela sulle labbra e ci baciammo con amore intrecciando le nostre lingue.

La mia Danielina prese la mia mano portandosela sulla fringuella ed iniziai a carezzargliela, riuscii a penetrarla con due dita per un ditalino. Il lavoro della bocca stava per farmi godere, ma non volevo venirle in bocca, volevo entrare in quella fragolina quasi implume:
“Ferma Liliana, ora voglio scoparti per bene. ”
Lei si alzò in piedi e, mentre mi spostavo sul bordo del divano, lei si
mise sulle mie gambe, mi prese l’uccello in mano e avvicinando la fica si
fece penetrare, prese a muoversi lentamente sul mio cazzo scandendo il ritmo della scopata, allungai le mani sulle sue tette carezzandole, poi avvicinai la mia bocca, tirata fuori la lingua, le leccai i capezzoli, li presi in bocca succhiandoli, stringendoli tra i denti.

Dany, per non restare inoperosa, si inginocchiò tra le mie gambe e tirata fuori la lingua prese a leccare il culetto di Liana, dopo averlo lubrificato ci infilò un dito, mentre l’inculava scese con la lingua sulle mie palle le prese in bocca una per volta succhiandole, risalì con la
lingua e prese a leccare sia la fica di Liana che il mio uccello.
Dopo un poco arrivammo all’orgasmo, Liana si abbandonò sul mio corpo mentre sprizzavo riempendola.

La mia adorata cuginetta si impossessò del mio Willy e succhiò le ultime gocce di seme,poi fece sdraiare Liana vicino a me, si inginocchiò tra le sue cosce spalancate e, tirata fuori la lingua, prese a leccarle la fica ripulendola dai suoi umori e dalla mia brodaglia.
Vedevo la sua lingua penetrare tra le grandi labbra, estrarre tutti i succhi che venivano inghiottiti avidamente. Contemporaneamente con le dita stuzzicava il clitoride provocando nuove ondate di piacere in Liana;quella visione mi provocò una nuova erezione, mi alzai dal divano, andai dietro Dany e dopo averle allargato le natiche con le mani presi a stuzzicarla con il cazzo passandolo dal culetto alla fica,interrompendo per un attimo il suo lavoro mi disse:“Chiavami, la mia topina ha fame, vuole essere riempita dal tuo uccello.

” Entrai lentamente dentro di lei gustando il calore della sua passera, poi presi a scoparla mentre prendevo in mano le sue tette carezzandole;sentivo il mio piacere aumentare, ma non volevo venire nella sua fica,perciò uscii da lei e avvicinai il cazzo al suo culo, appoggiai la cappella al buchino e lentamente la feci entrare, attesi un poco per farla rilassare poi le infilai tutto l’uccello nel culo; presi ad incularla lentamente mentre con le mani le facevo un ditalino.

Dopo poco arrivai all’orgasmo le riempii il culo con lunghi spruzzi disperma, mentre anche lei veniva inondandomi le mani con i suoi succhi,come ci staccammo Liliana si precipitò su di noi ripulendoci con la sua lingua avida. Ci mettemmo di nuovo a sedere sul divano scambiandoci dei baci,intrecciavamo le nostre tre lingue insieme, passando le braccia dietro le loro spalle presi i seni in mano carezzandoli e stuzzicando i capezzoli, loro due, con le mani, si occupavano del mio cazzo, lo carezzavano, lo scappellavano; riuscirono a farmi avere una nuova erezione, a quel puntosi chinarono sul mio uccello iniziarono a farmi un pompino, una mi leccava il tronco, l’altra mi succhiava la cappella fino a che ebbi un altro orgasmo, sborrai riempiendo i loro volti di sperma che subito si ripulirono vicendevolmente.

Facemmo appena in tempo a rivestirci e a sistemare la casa prima del ritorno di mia zia, ma ci ripromettemmo di ripetere l’esperienza alla prima occasione.

La loro prima volta….. in tre

Dopo l’ennesima discussione su whatsapp col mio “compare di marachelle” avevo deciso che era giunto il momento di rimpiazzarlo, di cercarne uno più “stabile”, allora il giorno dopo, recuperato un vecchio profilo su un sito di incontri, caricate nuove foto non troppo esplicite ma accattivanti ho iniziato a valutare alcuni tra i mille profili di ragazzi arrapati che mi scrivevano, risposi ad uno in particolare, ora nn ricordo cosa mi aveva attratta di quel profilo, forse le foto ke sembravano reali, iniziato a chattare, gli confesso la mia bisessualità e il mio gusto x le donne, lui coglie al volo l’occasione e mi dice di avere un’amica con la quale da tempo cercano una bisex….

In un weekend combiniamo l’appuntamento, lei vive da sola, quindi saremo suoi ospiti, iniziamo a chattare in gruppo, ma anche io e lei da sole, fino al lunedì pomeriggio. Come tutti i lunedì sera, anche quel lunedì sono andata in piscina, a fine lezione, stavolta, ho fatto una megadoccia, mi sono rilassata, poi ho indossato un bel reggiseno di pizzo nero, una culotte di raso grigio fumo con i merletti neri, ho asciugato bene i capelli, mi sono truccata leggermente gli occhi, vestita normalmente mi sono messa in macchina e 25 km dopo ero a casa di lei.

la vedevo per la prima volta (oltre alle pochissime foto che ci eravamo scambiate su whatsapp) , mi appare sulla porta una ragazza molto in carne, un viso bello tondo, un faccione che ispira dolcezza, occhi, labbra, naso tutti piccoli, indossa un paio di jeans ed un maglione nero lungo, si intuisce solo che è un po (più di un po 😛 ) in sovrappeso(ma dopotutto, anche io nn sono da meno).
Mi fa accomodare, ci salutiamo con un abbraccio, ovviamente siamo impacciatissime, ma ci sta, ci sediamo in sala da pranzo, mi offre un thè freddo alla pesca (su mio precedente suggerimento 😉 ) e iniziamo a chiacchierare un po, poco dopo mi fa fare il giro della casa: una stanza “funzionale” che diventerà una cameretta – mi dice lei – mi fa vedere il bagno, non grandissimo ma molto pratico, con un tocco di stile, per finire la camera da letto, ha stile anche qui, mi fa vedere che sia sull’armadio che dietro/sotto il letto ci sono dei faretti che accesi singolarmente danno alla camera una bella atmosfera intima, data dalla soffusa luce blu, decidiamo di lasciare acceso solo il faretto dietro il letto, allora mi avvicino a lei che è tesissima, la abbraccio e le accarezzo il viso, le braccia, i fianchi….. senza forzare troppo cerco di baciarla, lei è tesa, decide di spogliarsi da sola, io faccio lo stesso, x entrambe via scarpe, calzini, pantaloni, maglioni….. ci trovimo: io in reggiseno e coulotte, lei in perizoma, reggiseno e una canottiera che ha tenuto su tutto il tempo (credo perché si vede “cicciona”), ci siamo messe sul letto, per lei era la prima volta con una donna, allora il gioco è tutto in mano mia, inizio ad accarezzarla, baciarla tutta, prima da sopra i pochi vestiti che ci sono rimasti, lei imbarazzata cerca di imitarmi, inizia a sciogliersi, ci accarezziamo a vicenda, ci concentriamo un po l’una sui seni dell’altra, lei accarezza i mie, ancora fermi nel reggiseno, io delicatamente scosto il suo cercando e trovando uno splendido capezzolo, lo bacio, lo lecco, lo succhio, ogni tanto lo intrappolo tra i denti e la lingua, lei geme, si sta eccitando, mi accarezza come può, torno su, la bacio, la vezzeggio, mi giro sotto sopra, le accarezzo i piedi (è il debole di entrambe 😀 ) mi avvicino col viso, le faccio sentire il mio respiro, poi dolcissime le mie labbra li baciano, prima chiuse, poi le schiudo x farle sentire un lieve umido, freme mi chiama, mi cerca con le mani, allora lascio delle lievi scie di lingua a mio piacimento su quei piedi (sul dorso dei piedi), inizio a risalire, la mordicchio leggera vicino alla caviglia, avrebbe schizzato se avesse potuto….. mi giro ancora e torno a baciarla, nei suoi occhi c’è tanta lussuria, vorrebbe che fossi un uomo così da potersi far penetrare all’istante, ma non lo sono, allora decide di volerci provare lei, mi toglie il reggiseno e mi accarezza i seni, cerca i miei capezzoli, inizia a leccare il primo, ma a quel punto suona il campanello, lei si alza, si sistema un attimo e va ad aprire la porta, è arrivato il suo amico, il fortunato di turno….. io aspetto lì, sul letto, con addosso solo quella specie di slip….

rientra in camera, lui la segue dopo pochi secondi, ma lei è già tornata sul letto con me, abbiamo ricominciato ad accarezzarci, la presenza di lui la rende più sfacciata, si scioglie di più, il nostro comune obbiettivo è godere e farlo impazzire, mi cerca le labbra, mi bacia, ci accarezziamo, lui si avvicina, la sola idea di avere due porcelle così lo eccita all’inverosimile ed il suo pene è già duro, si spoglia velocemente, io faccio stendere lei, lui le da subito il suo attrezzo in bocca, i convenevoli sono stati saltati, io le prendo ancora un capezzolo in bocca, l’altro tra le dita, lo stringo appena, freme di nuovo, ora è eccitata, si farebbe prendere, usare e abusare da chiunque ora, ma ci sono – solo – io che mi sistemo tra le sue gambe, e inizio a baciarle le cosce cicciotte, l’attacco dell’inguine, ha ancora addosso il perizoma, è tiratissimo, inizio a leccare le grandi labbra, con la lingua scavo sotto il tessuto del piccolo perizoma cercando le piccole labbra, sente la mia lingua che la brama, smette di succhiare per regalarmi una forte serie di gemiti, ma vuole di più, lascia in sospeso l’amico e si sfila il perizoma, aprendomi le cosce più che può, non posso resistere a quella visione, allora la mia lingua si attacca a quella fichetta, è glabra, i pochi peli si percepiscono appena, mi concentro sulle piccole labbra e sul clitoride, purtroppo ha il ciclo e non posso andare oltre, l’assorbente interno la protegge, allora solo usando la lingua la stimolo fino a che sento che ormai è in orbita, la lecco come mai ho leccato una fica prima d’ora, lei cerca di succhiare l’uccello del suo amico tra i gemiti che continua quasi senza sosta a regalarmi, si ferma solo per dire al suo amico che la lecco da sballo….

cosa che non fa altro che compiacermi e spronarmi a farla impazzire ancora di più, il fortunello a quel punto decide che vuole giocare con me, mi si mette dietro, mi abbassa la coulotte e mi scopa senza convenevoli, non è grosso, nemmeno lungo, x la verità al di sotto della media a cui sono abituata, ma è durissimo, scopa discretamente, e io sono già un lago, lo sarebbe anche la mia lussuriosa amica, sotto la mia lingua, se nn fosse “tappata”, lui mi scopa e io lecco con ancora più foga, lei lo incita, lui sbatte forte, veloce, poi si stende, per ricevere le attenzioni delle bocche di entrambe per il suo gioiello, ci scambiano il suo pene come fosse il microfono del karaoke, un affondo in gola a testa, a turno, lo sentiamo impazzire, geme forte…..lei gli monta su, lui le allarga le natiche, non resisto, mi posiziono dietro il suo sedere e inizio a leccarle il buchino, lui le chiede: cosa sta facendo la troia?… lei: mi sta infilando la lingua in culo….

è bellissimo!!!…. le ho bagnato per bene la rosellina anale, ho afferrato l’uccello di lui, e leccavo sia lui che il buchino anale di lei per agevolarli, ma lui non era soddisfatto, la fa mettere a 90° e cerca di incularla violento, lei gli diceva di fare piano, voleva il lubrificante, avendo il ciclo era molto sensibile, allora l’ho spinto sul letto e mi sono messa a succhiargli l’uccello, così lei è potuta andare a prendere il lubrificante, al suo ritorno mi sono spostata io, sono tornata in cucina a dalla tasca del mio giubbotto ho preso due guanti in lattice (usa e getta), tornata in camera ne ho posato uno e infilato l’altro alla mano destra, ho preso il gel e ne ho messo un po sulla mano guantata, le ho unto l’ano, infilando pochissimo un dito, a questo punto ci siamo posizionate entrambe a pecora, io col mio ingombrante sederone rivolto al lato del letto, lei alla mia destra col suo culetto puntato verso di me e la faccia alla testiera del letto, lui si alzato, è venuto dietro di me, e appena ha iniziato a scoparmi, mi incitava anche a penetrare il culo di lei con la mano, io mi godevo quel cazzo ke mi esplorava la fica, ma quello ke mi eccitava di più era il culetto di lei, proprio a portata di mano, accoglieva con dolci gemiti prima un dito, poi due, con due dita le scopavo il culo, lei gemeva, godeva del mio tocco, delicato e dilatatore, infilavo ed estraevo le mie dita dal suo culo, le infilavo ancora e quando erano dentro, le muovevo, premendo sulle pareti del suo ano, che si ammorbidivano e cedevamo facendola gemere sempre di più….

sentendola godere in quel modo, il fortunello non ha resistito, le ha ordinato di girarsi col culo verso di lui, ora ci guardavamo in faccia io e lei, lei col cazzo che le occupava e le esplorava, violento, il culo ormai aperto, le si leggeva in faccia la il godimento e la lussuria di quell’assalto, mi sono distesa quasi accanto a lei ma in modo da infilarmi in parte sotto di lei, così potevo baciarla, accarezzarla, sentire i suoi seni poco più piccoli dei miei, sbattere contro i miei, a piacimento baciavo lei e poi i suoi seni, poi ne ho afferrato uno e l’ho succhiato forte, più forte che potevo, sentivo i suoi fremiti, li ha avvertiti anche il fortunello, che x divertirsi di più ha mollato il suo culo, e si è rintanato nella mia fica che era rimasta in attesa… mentre io continuavo a succhiare il seno di lei, ora lei era libera di muoversi, allora decide di ricambiarmi un po il favore, girandosi sempre a pecora sul letto, stavolta il suo culetto era fuori dalla portata di entrambi i possibili assalti, ma per divertirci entrambe mi mette in faccia i suoi meravigliosi seni e si attacca ai miei, mentre lui continua a scoparmi, a chiamarci troie, lesbiche, puttane, il turpiloquio lo eccitava, ed eccitava anche noi….

dopo un po, si stende e vuole le nostre attenzioni, ma da brave stronze puttanelle, davanti ai suoi occhi, ci scambiamo uno sguardo d’intesa, lasciamo lui su un angolo del letto e ricominciamo ad accarezzarci, a stuzzicarci, baciarci e leccarci tra di noi, intanto lui anche se messo da parte, era talmente eccitato dallo spettacolino che aveva sognato per anni (eravamo il suo fil porno in diretta) che non resisteva all’impulso di menarselo, proprio come se stesse guardando un porno (durante le riprese)….

io ogni tanto davo un’occhiata al fortunello, vedevo la sua eccitazione, allora ho detto a lei: dai, torniamo da lui, guarda come si sente solo ;)…allora ci siamo messe una da un lato e una dall’altro, a turno lo prendevamo in mano, e lo mettevamo in bocca all’altra, lei usava spesso sia le mani che la bocca, io lasciavo che la sua mano lo guidasse nella mia bocca, poi erano le mie labbra a segarlo, mentre la mia lingua gli massaggiava la cappella….

lui volle farsi leccare il buco del culo, non potevo chiedere di meglio, lo feci, e appena la mia lingua accarezzò la sua rosellina, lo sentì gemere, e la rosa si aprì al mio tocco, gli dissi che era una puttanella anche lui, lo dissi a lei: guarda come si sta aprendo per me, per noi :)… ebbe un momento di timore, e disse che non gli piaceva quel gioco, scherzando gli ho sollevato e piegato le gambe col mio stesso corpo a fare da fermo, lasciando il suo buchetto ancora vergine, esposto al “pericolo”….

con la mano guantata ho accarezzato quel buchino che sembrava pronto ad aprirsi, lo abbiamo leccato a turno, io, poi lei, poi ancora io….. era così bagnato e lui gemeva e godeva delle nostre lingue, il cazzo gli pulsava, allora ho lasciato andare le sue gambe, concedendogli una posizione più comoda e piacevole, a gambe distese, io mi sono messa al suo lato, per prendergli il cazzo in bocca comodamente, lei, la sua amante da una vita, tra le sue gambe,la sua mano era più piccola della mia, lei desiderava fargli provare la sensazione di avere il culo occupato da sempre, così, è stato il suo piacere, mentre io gli segavo il cazzo con le labbra, dando una succhiatina qui e la, infilarle dolcemente un dito nel culo, lento e dolce, ma tutto il dito, poi due, e iniziare a stuzzicargli, sotto mie indicazioni, la prostata, con la l’altra mano gli accarezzava le palle e ogni tanto quello che lasciavo del suo cazzo, i suoi gemiti erano forti, intensi, profondi, e sempre più veloci, più vicini, sentivo le pulsazioni del suo cazzo sulle labbra, allora chiudendole intorno al cazzo ho iniziato a succhiare più forte che mai, finché lui, con due dita nel culo, una mano a reggergli e stuzzicargli le palle, e la mia bocca ad aspirargli il cazzo, ci si è svuotato dentro, ho continuato a succhiare fino a quando non si è ritirato e ammosciato, stando molto attenta a non deglutire mai, quando ho mollato, lui era sfinito quasi abbandonato sul letto, lei mi guardava quasi ammirata, il suo cazzo non aveva più un briciolo di energia, allora mi sono sollevata, avvicinata a lei, le ho accarezzato il viso, poi afferrata per il collo l’ho attirata a me, per baciarla, e condividere il frutto delle nostre fatiche, sotto gli occhi increduli ed esterrefatti di lui abbiamo continuato per diversi secondi a scambiarci quel lungo bacio sborroso, sporcandoci e pulendoci a vicenda il viso con le nostre lingue, fino ad ingoiare tutto….

Con un mio ex compagno di classe

Che cose strane capitano nella vita… per anni siedi accanto ad un tuo compagno di classe,passi assieme cinque anni della tua vita e mai immagineresti che un giorno ci avresti fatto del sesso.
Beh a me è capitato la scorsa estate ed è stata una cosa davvero sorprendente ed eccitante.

Con Franco non ci vedevamo dai tempi delle secondarie; le avevamo fatte insieme dal secondo anno, in quanto lui è ripetente, un anno più di me. Simpatico, un pò sbruffone, scansafatiche, ma grande atleta, giocava a calcio nella squadra del mio paese ed ogni tanto capitava anche di giocare assieme in qualche partitella che si faceva tra amici.
Io, già allora, provavo strani sentimenti nei confronti del mio stesso sesso, ma non avevo ancora iniziato a travestirmi.

Certo che l’uccello di Franco si faceva notare sotto la doccia, tutti lo prendevano in giro per quella verga di circa 24 cm di cazzo ed anche io fingendo.
Ma,a volte, quando mi masturbavo nel bagno di casa indossando i collant di mia zia, immaginavo di avere il suo cazzone tra le mani.
Da allora sono passati quasi 27 anni, oggi alla bella età di 53 anni e con quasi 21 di travestimento alle spalle, e una grande quantittà di cazzi presi, la scorsa estate, in occasione di una delle solite cene di classe, ci siamo rivisti.

A dire il vero lui se le è sempre fatte tutte, le cene, io invece che sono allergica a questo tipo di iniziative non vi ho mai partecipato; ma la scorsa estate quando mi è arrivato l’ennesimo invito ero sola, la mia famiglia era in vacanza e perciò decisi di parteciparvi.
La cena era stata organizzata in un ristorante verso Fabriano. Vi andai, ovviamente normale, ma visto che ero sola e la serata era di quelle calde programmai per il dopo cena, una trasformazione per diventare Lucrezia e andare a cercarmi un bel cazzo che mi scopasse.

Il pomeriggio come mio solito mi preparai con bagno, pulizia accurata del mio culetto e uso abbondante di creme. Prima di uscire preparai una borsa con tutto il necessario per il travestimento e partii alla volta del ristorante.
Arrivai verso le 20,30, e trovai quasi tutti, compreso Franco, ci salutammo calorosamente, 27 anni incominciavano a notarsi.
Lo trovai più invecchiato di quanto immaginassi, un pò di pancia, ma lo spirito era sempre quello.

A cena sedemmo vicini e parlammo molto, mi raccontò la sua vita, un matrimonio alle spalle, 2 figli oramai grandi e sposati anche essi. La sua vita che si divideva tra il lavoro con un impresa edile e la campagna, dove viveva da solo in un posto tranquillo e isolato, perchè, come diceva lui, non voleva rotture di coglioni. Mentre parlavamo mi ritornava alla mente sempre quel suo cazzone e mi immaginavo ora a 54 anni come potesse essere.

Verso la fine della cena, eravamo tutti un pò alticci, e mentre alcuni iniziavano ad andare via, noi continuavamo a parlare delle nostre vite ed io provai a stuzzicarlo con l’argomento sesso, donne ecc..
Franco fu abbastanza schietto e mi disse che dopo il divorzio, non ne aveva voluto più sapere di legami, anzi mi confessò ad un certo punto che da qualche tempo aveva scoperto il mondo delle trans. A quella parola rimasi di sasso sgranando gli occhi, lui ridendo e dandomi una pacca sulla coscia, mi dissi, – si hai capito bene, lo dico a te perchè ti ho sempre ritenuto una persona discreta, i trans sono molto più maiali delle donne, gli puoi fare di tutto e loro adorano farselo fare.

Ero allibita e immaginate quanto la cosa potesse essere stata rivelatrice per me; di colpo sentii salire dentro di me un gran fremito di eccitazione. -Franco tu mi stai dicendo che ti scopi dei trans?-,
-sì oramai sono circa quattro anni che scopo con loro e se capita anche qualche bel travestito, ce ne sono alcuni che sono mille volte meglio di una donna e sapessi che bello quando affondo il mio cazzo nel loro culo, le faccio urlare di piacere e qualcuna urla anche per il dolore-.

-Immagino…con quel cazzo che ti ritrovi, ma ancora ti diventa duro ? mi ricordo che avevi una bestia, ti prendavamo anche in giro, ricordi?- Lui facendo una gran risata si mise una manno sul pacco muovendoselo e mi disse, – caro mio, funziona ancora perfettamente e quando lo vedono strabuzzano gli occhi, ma quando lo prendono urlano di piacere-.
Ero tutta eccitata avrei voluto prendergli il cazzo tra le mani e succhiarlo, ma come fare.

Era oramai quasi mezzanotte, ed eravamo rimasti solo noi, eravamo decisamente ubriachi e il problema era di tornare a casa. Franco mi propose di ospitarmi per la notte da lui, le camere non gli mancavano e la casa era a 5 km dal ristorante, colsi al volo l’invito, ero talmente infoiata e senza più nessun freno che ero pronta a provarci.
Arrivammo a casa sua, un casolare effettivamente isolato in cima ad una collina, era una notte di luna piena e si poteva ammirare il panorama fantastico che si vedeva da lì.

Franco entrò a casa e mi fece vedere la mia camera e mi indicò il bagno, dopo di che mi disse che si andava a sdraiare sul prato per godersi le stelle: lì shittò la mia follia, mi dissi -adesso o mai più, o la va o la spacca.
Mi travesto da troia, mi trucco e vado da lui e vediamo che succede-. Andai al bagno con la borsa, mi misi un bel perizoma di pizzo nero, mi unsi tutto il corpo d’olio profumato, mi infilai un minibito aderente e scollatissimo, calzai dei sandali con tacco a spillo 12cm, poi mi truccai sapientemente, ed infine indossai la mia parrucca mora riccia, mi specchiai ero una gran bella troiona.

Con il cuore che batteva a duemila, uscii dal bagno e andai verso la porta d’ingresso, sbirciai fuori e lo vidi seduto su una sdraio, si era tolto la camicia ed era rimasto con le mutande, perfetto.
Da dentro casa lo chiamai, -Franco, quasi quasi vengo a prendere una boccata d’aria anche io- e mentre dicevo così uscii, lui si voltò e rimasse per un attimo bloccato. – Ma…. che cazzo….. ma Roberto, sei tu?-, – si Franco, a dire il vero ora sono Lucrezia-, ero ferma sulla porta, lui si mise a ridere, – ahahahaha, ma dai non mi dire, tu un travestito, non è possibile ed io che credevo….

– -che credevi? sono 27 anni che sogno di prendere in mano quel tuo cazzone-, dicendo così iniziai ad avvicinarmi a lui. Franco si alzò, e mi guradava mentre andavo verso di lui, -cazzo Rob, scusa Lucrezia ma lo sai che sei una gran vaccona e che bel culone che hai, non lo avrei mai immaginato-. Oramai ero davanti a lui, il suo pacco era diventato duro e la punta del suo glande oramai era fuori, ci guardammo negli occhi ed io gli afferrai il cazzo in mano, un fremito mi scosse il corpo a quel contatto, dopo 27 anni finalmente avevo tra le mie mani quel cazzo che mi aveva fatto sognare..
Eravamo uno di fronte all’altra, io che ghermivo il suo cazzo duro e venoso e lui che mi aveva messo una mano tra le natiche e giocava con il mio ano.

Fummo presi da una frenesia sessuale accentuata anche dai fumi dell’alcol, in men che no si dica le nostre lingue si intreccivano spasmodicamente, lui mi spinse addosso al tronco di un albero mentre con le sue mani ruvide, passava dal palpare il mio culo ai miei seni, in un vortice di passione sfrenata, io segavo il suo cazzone sempre più duro, l’odore del suo sesso mi mandava fuori di testa.
Ad un certo punto scivolai in ginocchio e mi ritrovai il suo cazzo in bocca, non riuscivo a prenderlo tutto era troppo grosso, lui me lo spingeva dentro e quasi mi soffocò.

Me lo staccai un attimo per prendere fiato, ma lo ripresi subito in bocca, leccandolo avidamente e bagnandolo con tutta la saliva che avevo, ogni tanto lo tiravo fuori e me lo strusciavo, così viscido, tra i seni e lui – che vacca che sei Robè, si vede che ti piace proprio il cazzo, hai una bocca calda come una figa, me lo farei spompinare le ore, ma voglio anche assaggiare il tuo culo-.

-Sentirai quanto è caldo anche lui-, gli risposi, mentre lui prendeva con le mani quella verga e me la sbatteva in faccia. L’aria era carica di elettricità e di odore di sesso, le mia piccola pisella si era indurita e lui se ne accorse, mi fece tirare su mi girò e si sdraiò sotto di me ed inizio a succhiarla, – mmmmm che pisellina che hai senti come è dura sembra un clitoride, certo che non potevi che fare la travesta co sta cosina-; – è già- gli risposi,- dal momento che le donne non mi interessano più da tanto tempo ora è solo a disposizione dei maschi porcelloni come te-.

Me la succhiava con maestria mentre con la mano mi tirava i testicoli mosci. Poi cambiammo ancora posizione e ci mettemmo a fare un bel sessantanove, io sopra di lui che ripresi a sugargli il cazzone e lui che mi leccava la pisella ma che soprattutto con le dita iniziava a scoparmi il culo, prima con uno e poi via via fino a infilarne tre, lubrificandomi il culo con della saliva. Questa azione mi fece quasi godere, ma riuscii a stento a trattenermi.

Visto l’alto tasso erotico che avevamo raggiunto era il momento di passare a qualcosa di più intenso, mi rialzai e andai a prendere nella borsetta il mio gel lubrificante, che mi misi sull’anno e che spalmai un pò anche sul cazzo di Franco. -Allora tesoro hai deciso lo vuoi prendere tutto ed io non vedo l’ora di dartelo, farò piano all’inizio ma vedrai ti farò uralre di godimento, tanto qui non ci sente nessuno-.

Mi piegai a pecora appoggiandomi sulla sdraia e lui si mise dietro di me e mi punto il cazzo sul mio ano ed iniziò lentamente a farlo entrare, iniziai a sentrlo insinuarsi dentro di me e riempirmi, lo feci fermare un attimo per far allargare bene il mio culo e poi gli dissi di continuare a infilarlo tutto fino alla fine. Ah, che goduria quando entro tutto dentro mi sentivo il culo pieno e lui che mi disse – mamma mia Lucrezia che culo bollente che hai è fantastico come il burro- dicendo così inizio a lentamente a scoparmi, io ero talmente eccitata che il mio clito che si era smosciato di nuovo comunque gocciolava di piacere: – Dio Franco che cazzo che hai mi fai morire, scopami, scopami- gli urlai, e lui non se lo fece ripetere ed inizio a scoparmi con più decisione, il suo cazzo era talemnte grosso che ad ogni affondo mi massagiava la prostata e mi provocava intensi spasmi di godimento, – che gran vacca che sei, devi diventare la mia troia fissa, cazzo, Lucrezia devi essere la mia femmina, ti voglio sfondare per bene- e mentre diceva così mi assestava dei colpi poderosi che facevano sbattere la mia pisella moscia sulla pancia.

Oramai il mio culo era diventatto una vera figa, il suo cazzo entrava ed usciva senza problemi e mentre mi scopava in questo modo godei come una vacca, sbrodolando tutta, ma rimasi eccitata, e con ancora più voglia del suo cazzo che non si stancava di affondare nel mio culo.
Dopo un pò che mi scopava a pecora decidemmo di cambiare posizione, lui si sdraio sull’erba e ed io mi sedetti sul suo palo di carne che scivolo dentro di me, e cos’ continuammo lui che mi sbattave con colpi sempre più forti ed io che mugolavo di piacere, fino a quando sentii che iniziava a muoversi con un ritmo sempre più frenetico fino a quando uralndo mi disse – ecco troia prendi tutta la mia sborraaaaaaaa- e mi venne dentro inondandomi tutta.

Con i nostri corpi che fremevano per l’eccitazione, mi sfilai il cazzo dal culo, e menre mi rialzavo sentii colare tra le gambe il suo sperma misto con i miei umori, mi inginocchiai sul suo cazzo ancora duro e iniziai a leccarlo per pulirlo per bene.
Lo leccai fino a quando non si smosciò, allora mi abbandonai sul prato assieme a lui per riposarmi.
-Cazzo Lucrezia sei una bomba del sesso, ti voglio, rimani da me stanotte ho anora voglia del tuo culo e anche domani, voglio fare tante porcate assieme a te, adesso che ho scoperto questo lato nascosto del mio caro compagno di classe, voglio che diventi la mia femmina, che ne dici?-.

Lo guardai, mentre la mia mano accarezzava il suo palo che iniziava a indurirsi di nuovo e gli dissi, – caro Franco, ora che ti ho provato e chi ti lascia più, voglio il tuo cazzo, lo voglio, lo voglio e lo voglio ancora, stanotte, domani e dopodomani-.
E da allora appena posso corro da dal mio compagno di classe per passare giorni di sesso sfrenato, con lui ma anche con piacevoli varianti, ma questa è un’altra storia.

Il giardiniere

A volte succede che i miei genitori che abitino in una villa appena fuori paese abbastanza isolata e con un ampio giardino mi chiedano di andare a dormire la qualche giorno perché loro vanno in viaggio. Io e il mio compagno ci andiamo sempre volentieri perché oltre ad essere molto grande, è ben imboshita e possiamo fare tutto il rumore che vogliamo.

Per rumore intendo guardare film porno ad alto volume , girare nudi per casa e finalmente godere tra di noi a voce alta!!! Credetemi poter urlare in certi momenti è catartico!! Raddoppia il piacere!! Era estate e i miei sono andati una settimana in crociera. Vacanza per loro ma vacanza anche per noi in piena libertà immersi nel verde e nella natura. Relax totale!!!! Ci trasferiamo qualche giorno da loro. Muniti di una valigia contenente tutti i nostri giocattoli sessuali , e giuro una valigia non basta, pieni di Buoni Propositi!! Ah che meraviglia girare nudi in giardino e farsi coccolare le parti intime dalla fresca brezza di campagna!! Ci ubriachiamo quasi subito e ci deliziamo alla vista dei nostri corpi nudi e i nostri gioielli penzolanti sotto l’ombra degli alberi di acacia ridendo e stuzzicando il nostro appetito sessuale!! Per rendere tutto perfetto a me viene la bellissima idea di fare uno spettacolino al mio amore.

Entro in casa e pesco dalla valigia di Mary Poppins il dildo più grosso che abbiamo , la mia non è stata una scelta casuale capiamoci, volevo proprio quello!!! La riproduzione minuziosa in lattice di un attore porno gay del quale non conosco il nome ma conosco a perfezione la misura del suo uccello!! Dio lo benedica, anzi lo ha già benedetto ma chi se ne frega , era il cazzo di gomma più grosso e ben fatto che avevo nella mia collezione.

Scelto e approvato!!! Mi ungo il buco del culo di lubrificante e ritorno baldanzoso in giardino pronto a stupire il mio compagno con effetti speciali!!! E cosi faccio per la prossima mezz’ora sotto il suo sguardo compiaciuto!! Credo di aver infilato il mio amante artificiale in ogni posizione e ben in vista tutto dentro il mio culo tante di quelle volte da scorgere in Gianni qualche momento di incredulità che durava un attimo visto che lui conosce bene le mie potenzialità!! Il punto massimo lo raggiungo quando lui con un piede mi spinge dentro e fuori il dildo e io godo come una cagna!! Il mio compagno sa che con una sigaretta in bocca e qualche parola porca può farmi quello che vuole!! Così mi fa mettere steso sulla sdraio a pancia in su e gambe all’aria e col mio buco in avanti e ormai bello dilatato si accende una sigaretta e da libero sfogo alla sua voglia di stuprarmi il culo con il grosso giocattolo che avevo scelto per quel meraviglioso pomeriggio.

E cazzo lui da buon figlio di buona donna com’è lo usa con una virilità tale che sembra un arma nelle sue possenti mani. Io godo!!! Godo così tanto da far finta di non sentire quante volte mi dice troia o zoccola. Ma si in fondo in quel momento lo ero. Per lui. Ad un certo punto uno dei miei sensi , l’unico forse che era in grado di ragionare in quel momento,mi dice che c’è qualcosa di strano.

Non capisco bene cosa ma assolutamente qualcosa c’era!!! Senza interrompere Gianni mi guardo un po attorno e come se avessi visto un fantasma sconcertato mi accorgo che nascosto dietro un angolo della casa c’era una figura umana che osservava tutta la scena mio dio chissà da quanto. Non voglio spaventare Gianni e guardo meglio chi si celava nell’ombra e riconosco quasi subito il giardiniere dei miei!!! Rimango di sasso e fermo Gianni e rivolgendomi al nostro guardone gli chiedo” che cazzo ci fai qua?” Lui esce allo scoperto e alla sua vista il mio compagno quasi sviene! Guido, così si chiama , avanza un po verso di noi e subito noto che ha la patta aperta e il cazzo duro dentro le mutande.

Il guardone probabilmente si era toccato o forse segato chi lo sa. Spiega subito le sue ragioni e dice che era venuto per cambiare l’orario di partenza delle pompe di irrigazione. Gianni gli dice scocciato se lo aveva fatto e perché non se n’era andato subito. Lui risponde che avendo visto la mia macchina voleva venirmi a salutare solo che non si aspettava di trovarsi davanti una scena del genere. E incuriosito ammette di essere rimasto a guardare, ma solo per poco.

Tutta la situazione era abbastanza surreale, tra l’imbarazzo e la consapevolezza di aver dato uno spettacolo al limite della decenza o dell’indecenza, questo ancora non lo sapevamo. Ma lo scoprimmo da lì a poco. Noi eravamo ancora completamente nudi. E a parte quell’imprevisto ancora molto eccitati. Senza aspettare altro tempo chiedo a Guido “che cosa esattamente ti ha incuriosito a tal punto da rimanere a guardare?” E lui risponde con un aria quasi di innocenza che era stupefatto da come io riuscissi a prendere in culo una cosa così grossa!!!! Gianni si fa una grassa risata e io mi sento quasi preso in giro!! Mi alzo in piedi e mi avvicino al giardiniere e gli dico che se si fosse spogliato anche lui gli avrei fatto esaminare il mio buco da vicino e con le dita.

Guido non è uno di quei maschi che se vedi per strada ti giri a guardare chiariamo bene. È un ometto normale, sposato, con un figlio gay ma lui non lo sa e una figlia bellissima che è una mia amica. Fisicamente non ha nulla che possa attrarre particolare interesse. E’ magro, non è alto, viso pulito, niente baffi o barba, poco pelo. Non proprio il mio tipo. Ma ormai era la e nel bene o nel male era coinvolto.

E io lo volevo coinvolgere del tutto. O vedere fin dove si sarebbe spinto. Fatto sta che senza esitare si spoglia davanti a me e quando si cala anche le mutande finalmente avevo trovato in lui qualcosa di mooooolto interessante!!!! Quanto carogna sa essere a volte la natura. Dotare di un cazzo da toro un agnellino!!! Non ci avrei mai messo la mano nel fuoco. Neanche un centesimo avrei puntato su di lui. Guido , il giardiniere , chi lo avrebbe mai detto?? Guido, il giardiniere che gran pezzo di tronco aveva tra le gambe!! E due palle penzolanti che dondolavano nel mezzo delle sue cosce a rendere giustizia a due gambette magre e storte.

Tanto da far partire spontaneamente da Gianni un appero’ !!!! Come gli avevo promesso mi giro e mi metto a pecora e gli dico ” esamina pure come tu credi meglio il mio ano”. Lui subito si precipita con una mano sul mio culo e inizia a esplorare con le dita il mio buco. Due poi tre dita e gia mi sente godere. Ti piace, mi chiede , e io si molto. Gianni gli dice di schiaffeggiarmi il culo e lui inizia a darmi di quelle sberle a mano aperta che penso, cazzo ci sa fare molto meglio di tanti altri!!! Gianni gli propone di infilarmi il dildo e lui accetta.

Mi giro a gambe all’aria e mentre Gianni lubrifica il giocattolo lui mi dice” ti piace di più se fumo una sigaretta mentre ti infilo il cazzo di gomma vero?” Caro Guido giardiniere avevi studiato bene la parte mentre ci spiavi! Comunque annuisco e lui prende una sigaretta e la accende, io sono in calore totale!!! Gianni gli passa il dildo e lui me lo punta sul buco del culo. Spinge piano , capisco che ha paura di farmi male, tenero lui! Gli dico spingi forte senza paura un colpo secco!! Con un po di aiuto da parte mia lo fa entrare e leggo nel suo volto sia incredulità che eccitamento!! Ora gioca come vuoi tu, sfoga le tue voglie!!! Lui lo fa ed è bravo.

Capisce subito come muoversi e come darmi massimo piacere!! Ci prende gusto tanto da usare anche un po di violenza. Gianni gli accarezza le palle da dietro , le prende in mano, Guido gli ordina di stringerle e tirarle , più forte!! Mi guarda e mi dice” se prendi un dildo così grosso il mio cazzo non lo sentirai nemmeno” e io gli spiego super velocemente che un cazzo di carne è ben diverso da un pezzo di gomma.

Vuoi provare a infilarlo?? Lui dice di sì e senza altri indugi mette da parte il dildo e mi infila il suo membro. Guido, il giardiniere, voleva provare a scopare un uomo, e lo stava facendo e con grande piacere da parte di entrambi mi stava sbattendo alla grande!!! Gianni si divertiva con le sue palle , le tirava, le ciucciava!!!
Guido mi guarda il mio cazzo duro e grosso e mentre mi sta fottendo me lo prende in mano e inizia a segarmi.

Sono il primo a schizzare!! Un po addosso a me e un po addosso a lui! Poco dopo Gianni gli sborra sulle palle e nel sentire il caldo seme del mio compagno sullo scroto sborra anche lui e mi riempie il ventre di calda sborra tirando un urlo che aveva qualcosa di a****lesco. E bravo Guido… il giardiniere.
Ha piantato i suoi semi e ora aspetta solo che la pianta germogli. E noi la faremo crescere questa nuova pianta ? Chissà.

Le tettone di mia moglie

Alcuni anni fa mia moglie e io abbiamo deciso di passare il fine anno in montagna e abbiamo prenotato l’albergo compresa la festa di fine anno.
Mentre la vacanza procede tranquilla incontriamouna giovane coppia, anche loro nello stesso albergo, due giovani gradevoli e simpatici: lui un giovane sui trent’anni, alto e atletico, lei sui venticinque, mora, molto attraente.

Con loro passiamo alcune mattinate incontrandoci spesso per la colazione.
Fin da subito noto che mia moglie incontrava il loro interesse, molto spesso la guardavano e poi si bisbigliavano qualcosa all’orecchio; la cosa un po’ mi diverte e un po’ mi sembra strana; di certo la compagnia di Sonia a Elena fa bene, la rende meno rigida, più alerta e disponibile.
Il suo atteggiamento e il suo abbigliamento, grazie a Sonia cambiano, rendendola più sicura di sé e del proprio corpo, il suo grosso seno non sembra più essere un problema (spesso Elena diceva che era troppo grosso e volgare); alcune volte sento Sonia dirle “Il tuo seno é così bello, non dovresti nasconderlo ma esibirlo con scollature ampie e profonde” quasi che Sonia provi una certa attrazione per Elena o, quanto meno, per il suo seno prosperoso, visto che spesso le sue mani lo sfiorano e, in almeno un paio di occasioni, é netta l’impressione di una palpata di tette da parte di Sonia alle quali Elena reagisce con risate sonore senza sottrarvisi.

Sandro, dal canto suo, spesso mi chiede dettagli di Elena e non perde occasione, soprattutto dopo che aver bevuto un po’, di accennare alla prosperosità di Elena con frasi del tipo: “certo che con tutto quel ben di Dio te la spasserai un sacco”, oppure, “lì in mezzo ti ci divertirai un sacco”.
Insomma, in me si va formando l’idea che in Sandro e Sonia ci sia una certa debolezza per la prosperosità di Elena e le sue tettone.

L’ultimo dell’anno Elena e Sonia passano tutto il pomeriggio insieme a fare shopping e la sera mi diventa evidente il motivo: le due hanno passato un sacco di tempo assieme per prepararsi.
Quando Elena mi si presenta davanti resto senza fiato, il suo abituale abbigliamento castigato ha lasciato il posto a qualcosa di estremamente sexy e provocante: indossa un paio di pantaloni di velluto stirato rosso che disegnano le forme del suo sedere, e un top molto corto e attillato che lascia scoperto l’ombelico e mette in evidenza il grosso seno, la scollatura è così larga, profonda e schiaccia assieme e verso l’alto le tettone che sembrava ti vogliano saltare addosso; insomma dà l’idea di una di quelle starlette che fanno di tutto per farsi strada a colpi di tette; devo dire la verità: la cosa, oltre a sorprendermi, mi eccita molto e non posso non pensare a tutti quegli sguardi vogliosi che si sarebbero soffermati con libidine nella sua scollatura senza sentire il desiderio di vedere le sue tettone toccate, palpate e usate in tutti i modi per il sesso
Devo ammetterlo: quando ci sono di mezzo le tette di Elena divento un vero porco, del resto non ho certo limiti nell’usarle e, per fortuna, Elena non si tira indietro.

Con l’inizio della festa mi é subito evidente che Sandro e Sonia hanno qualcosa in mente: Sonia continua a riempire il bicchiere di Elena, mentre Sandro le guarda le tette senza ritegno.
Il bere comincia a fare effetto su Elena, riducendo le sue inibizioni e così si dimena ballando incurante del fatto che le sue pesanti tette molto spesso rischiano di saltare fuori dalla scollatura; questo fà si che in molti si presentano per ballare con lei per strusciarsi contro il suo seno pesante, in modo più o meno evidente, senza che Elena se ne abbia a male.

Poco prima di mezzanotte Sandro chiede di ballare un lento con Elena, mentre stanno ballando vedo le mani di lui soffermarsi sui suoi fianchi per poi spostarsi ai lati del seno schiaccinadolo a volte con dolcezza e a volte con vigore, strappando a Elena dei gridolini divertiti; la scena mi provoca uan certa eccitazione che non riesco a nascondere; in fianco a me Sonia inizia a parlarmi: “certo che sei fortunato, Elena ha davvero delle belle tette” io riesco solo ad annuire e lei: “hai mai pensato di condividerle con qualcuno?”
La domanda mi coglie di sorpresa e mi scopro a risponderle: “Si molte volte, ma vorrei condividere solo il suo seno e non altro e non credo che questa limitazione sarebbe accettata, in più Elena non ne vuole sapere”.

Le mi sorride e: “beh si tratta di trovare le persone giuste, che sia interessate solo al suo seno e non ad altro, magari una coppia, entrambe attratti dal suo seno, nella quale lei limiti il suo lui, che te ne pare dell’idea?”
Io sorrido: “una coppia un po’ come voi due?”
Lei ricambia il sorriso: “direi di si, le sue tette piacciono molto a tutti e due, anzi, a tutti e tre.


Io: “Resta il problema che lei non vorrà. “
Lei: “Diciamo che se fosse ‘fuori combattimento’ non potrebbe avere nulla da obiettare. “
Io: “tipo farla bere a sufficienza?”
Lei: “e magari qualcosa per farla dormire un po’. “
Io: “giusto, mi domando cosa le fareste. “
Lei: “dimmi cosa le fai tu alle tette e noi ci limiteremo, ovviamente ci sarai anche tu a verificare, credo di avere capito che ti piacerebbe molto assistere.


Io: “si assolutamente, mi diverto molto con le sue tette, con ben poche limitazioni, per fortuna non ha mai grosse obiezioni, soprattutto quando é eccitata. “
Lei: “gliele maltratti anche un po’?”
Io mi accorgo che anche lei si sta eccitando e il suo respiro si fa più veloce: “si certo, é una bellezza schiaffeggiargliele e strizzarle. “
Lei, un po’ titubante: ” ….. legarle…..?”
Io: “si, certo, aggiunge qualcosa di estremo alla spagnola.


Lei emette un sospiro di sollievo: “mmmmm bene. “
In quel momento arrivano Elena e Sandro, Sonia fa un cenno di assenso a Sandro mentre io mi rivolgo ad Elena: “Rimettiti a posto, i due monumenti sono quasi usciti. ” in effetti le pesanti tette quasi traboccano dalla scollatura e un’areola fa capolino.
La festa continua tranquilla; dopo la mezzanotte, dopo aver bevuto un altro bicchiere di vino, dove Sonia deve aver messo qualcosa, Elena crolla addormentata; io la prendo in braccio e Sonia con Sandro si offrono di aiutarmi.

Appena arrivati in camera stendo Elena sul letto e subito i due giovani si mettono ai suoi lati, ognuno estrae un seno dal top.
Sonia si rivolge a me: “goditi lo spettacolo!”
Con le mani, Sandro e Sonia, fanno ondeggiare le tette di Elena e subito Sandro: “che meraviglia, e averle tutte per noi!”
Sonia: “dì che sei già duro e gocciolante. “
Detto questo Sonia si tuffa con la testa sul seno che sta maneggiando, subito imitata da Sandro che inizia a succhiare voracemente l’altra tetta.

Nella stanza si sentono i rumori del loro succhiare con frequenti schiocchi dovuti ai succhiotti che stanno facendo alle tettone di Elena.
Io gli dico: “attenti a non consumargliele con tutto quel succhiare. “
Sandro si solleva un attimo per togliersi la camicia: “Io succhierei fino a fargliele gonfiare di latte, altroché. “
Sonia si solleva per togliersi il top, guarda sorpresa il seno che stava succhiando: “cazzo guarda che roba! Il capezzolo le é diventato lungo quasi come quello di una mucca” e Sandro “E noi siamo dei mungitori.


I due giovani si rituffano a succhiarle le tettone e subito Elena comincia a gemere, io mi rivolgo ai due giovani “Siete stati bravi, é già eccitata. ” e Sandro “Forse lo era un po’ già da prima, quando stavamo ballando gliele ho schiacciate un po’ contro il mio cazzo ed ho sentito subito i suoi capezzoli indurirsi. ” e Sonia, scherzando “Porco!!” subito Sandro ricambia “Parli tu! Ho visto come gliele pastrugnavi stasera quando vi preparavate.

” tutti e due scoppiano a ridere e si rituffano a succhiare strappando a Elena mugolii di piacere.
Dopo un poco Sandro “Cazzo non ce la faccio più, mi scoppia. ” io “Ma se vieni di già poi ti rovini la continuazione. ” Sonia “Chi lui? Per due teftone come quelle di Elena é capace di venire sei o sette volte in una nottata, fidati, avvicinati e vieni a vedere. “
Poi Sonia si rivolge a Sandro “Come vuoi che facciamo?” e Sandro “Usa tu le sue tette per farmi sborrare, so che ti piace.


Io mi avvicino e Sonia rivolgendosi a me “É vero, mi piace farlo sborrare maneggiando delle belle tette grosse, in questo modo viene come un cavallo. “
Sandro si mette a ca alcioni del ventre di Elena e lascia scivolare in mezzl alle sue tette il proprio membro; a me sfugge un’esclamazione sorpresa “Cazzo!! Hai proprio un bell’affarone. ” e lui “Per le tette di tua moglie ci vorrebbe quello di un cavallo.

” e io “Non so bene come prenderla questa frase, la considererò un complimento. ” e Sandro “Lo é, fidati. “
Sonia prende con le due mani i capezzoli di Elena e solleva le grosse tette che vengono a contatto del cazzo di Sandro che ha un brivido “Cazzo che bello!! Sono bollenti e morbidissime. ”
Sonia inizia a muoverle avanti e indietro; la scena di Sonia che usa le tettone di mia moglie per segare suo marito é davvero eccitante.

Sandro mugola come un cane mentre anche Elena emette dei gemiti di piacere; il membro di Sandro si ingrossa sempre più con la testa che diventa paonazza per lo sfregamento contro le tette di mia moglie.
Sonia mi dice di avvicinarmi, prende i due capezzoli con una mano sola sballottando le tettone di Elena e senza preavviso infila una mano nei miei pantaloni tirandomi fuori il cazzo e io “Ma Sonia! Cosa ne pensa tuo marito di questo?” Sandro scoppia a ridere “Mi sto scopando le tette di tua moglie, non é certo un problema se la mia ti fà una sega.


Sonia continua a strattonare a spingere con violenza le tette di Elena mentre mi masturba, ben presto i gemiti di Sandro si tramutano in grugniti, il suo cazzo é durissimo e gocciola come un rubinetto, Sonia si appoggia alle tette di Elena deformandole tutte e schiacciandole contro il cazzo di Sandro che grugnisce più forte, io vedo che, tra le tette di Elena zampilla la sborra di Sandro formanro una pozza di liquido appiccicoso biancastro; la scena é così erotica che sto per venire anche io, Sonia dirige il mio membro verso le tette di Elena e ben presto la mia sborra va ad aggiungersi a quella di Sandro che sembra piuttosto soddisfatto “Cazzo che sborrate che abbiamo fatto.

” Sonia lo riprende subito “Adesso però é il mio turno, sai cosa devi fare. “
Sandro prende alla base le tettone sborrate di Elena e le stringe forte e Sonia ci si siede sopra strappando a Elena un breve lamento.
Sonia inizia a poi a moversi avanti e indietro sulle tettone di Elena strofinando la fica e il clitoride contro i capzzoli duri di Elena; il movimento di Sonia diventa più violento schiacciando con forza il seno di Elena mentre entrambe le donne mugolano di piacere con Sonia che dice fasi scurrili “Adesso le tue tettone sono mie vacca che non sei altro, te le massacro a shon di scolartele.


Dopo alcuni minuti anche Sonia viene inondando Elena con il suo orgasmo.
Sandro mi guarda e mi dice “Guarda adesso, lo spettacolo non é ancora finito. ” Sonia mi guarda con aria di sfida “Guarda cosa ci faccio adesso alle tette di tua moglie. ” si sente il tipico suono e sul seno di Elena, sempre schiacciato dal peso di Sonia, si vede scorerre un piccolo fiume di pp che va a lavare i residui di sborra che si trovavano tra le tette mentre Sonia quasi urla “Questo é quello che si meritano le tettone di tua moglie: essere trattati come giocattoli per il sesso e come sborratoi !

Un ex collega di lavoro

“No, vengo io da te in ufficio, dopo il lavoro” così gli rispondo.

Non ce lo voglio oggi in casa mia, nel mio letto, non lo voglio il suo ricordo, il suo odore sui cuscini, le lenzuola che profumano prima di lui e poi umide del suo sudore e del suo sperma. Ex collega del mio ex. Sono io a voler andare nel suo ufficio, sono io che lo spingerò a farlo sulla scrivania e non una qualunque. Io quell’ufficio lo conosco, io su quella scrivania ci ho già fatto l’amore, col mio ex, nei tempi in cui facevo “l’amore”…
Ma oggi non era organizzata la cosa.

E’ lui che mi scrive: “Oggi alle 13. 30?” e io rispondo ok. Non sono particolarmente in tiro con l’abbigliamento né con l’intimo. Sì, ma poi alla fine sono sempre io che mi faccio queste seghementali, con lui poi… che mi chiede spesso di farmi trovare già nuda a toccarmi…

Al lavoro, prima di andare da lui, vado in bagno. Mi ha chiesto una mia foto nell’attesa. Ok, ubbidisco, anche se mi ha sempre dato fastidio eseguire gli ordini, ma a volte lo faccio.

Ho portato con me una penna rossa per aggiungere il mio tocco personale. Mi sollevo la maglia, tiro giù soltanto una spallina del reggiseno e scopro un seno soltanto, su cui scrivo in rosso: “Mordilo”. Io a certe cose ci tengo… shitto la foto e gliela invio. Per il momento si può accontentare. Mi guardo allo specchio per l’ultima volta, mi vedo carina, lui come mi vedrà? In mente sorrido, credo che apprezzerà più che altro doti non visibili di me.

Ok, sono pronta, piuttosto eccitata ma tranquilla, mi rendo conto di quello che sto facendo, sono consapevole.
Mi metto in macchina, mentre guido mi invia un messaggio. E’ la foto del suocazzo… “Vieni a prendertelo” mi scrive. E sto arrivando, dammi un attimo! E lo sa che non riesco a scrivere messaggi e guidare contemporaneamente, quindi non gli rispondo. Raggiungo il suo ufficio, parcheggio, attraverso la strada, è a piano terra, la porta è aperta, entro, lui esce da un’altra stanza e mi viene incontro.

“Ti sei fatta attendere” dice. Niente ciao, viva la sintesi, e va bene così. Diosanto ma lui mi piace da morire, ma non poteva essere meno attraente, così non avrei capitolato? Dieci anni più di me, fisico… da paura, tatuaggi… il mio debole, simpatico, ci sa fare alla grande e no, non gli manca niente, non ci andrei a cena fuori, ma no, non gli si può proprio dire di no.
Mi viene incontro e mi bacia.

Anzi no, lui non bacia, lui divora, lui mangia, lui assapora la mia bocca, la mia lingua, le mie labbra. Ci si fionda contro, dentro, e ne è padrone, rubandomi il fiato. Mi infila una mano sotto la maglia e fa esattamente ciò che ho fatto io in bagno prima, abbassa una coppa del reggiseno e mi stringe il capezzolo tra le dita. Un brivido… dolore, piacere… dolore, piacere… sono corrente alternata…
Mi spinge verso la scrivania che è all’entrata ma io gli dico: “Andiamo nella stanza dietro, così non ci vedono dalla strada” e così mi ritrovo nella stessa stanza di dieci anni fa… cazzosepassa il tempo, ma la scrivania è la stessa, lo ricordo bene.

Lui mi ci fa sedere sopra, mi spinge facendomi allungare, stendere, e mi spoglia, i jeans, gli slip, mentre io mi tiro su la maglia senza toglierla, solo per scoprire i seni, su cui campeggia ancora la scritta. La vedo, sorrido e gli dico: “Ricordati quello che devi fare…” e infatti si abbassa con la bocca su di me e inizia a mordermi i capezzoli mentre la mano strizza l’altro seno.
“Intanto toccati” mi ordina.

Io lo adoro… Lo adoro per questo… Perché è stato il primo a chiedermi di farlo, chissà perché poi, è un gesto così splendido, toccarsi mentre si è osservata da un uomo. E lui lo chiede sempre, vuole che lo faccia in ogni momento, anche mentre glielo prendo in bocca, in ogni posizione, vuole vedermi così. E allora appoggio i piedi su due sedie, così da tenere aperte le gambe e la mano scivola giù…
Ma ci sarà un giorno in cui smetterò di stupirmi di me stessa, del mio corpo, del lago che divento quanto sono così eccitata? No, non credo, neppure adesso.

Sono liquida tra le gambe… sono desiderio liquido… carne non più solida ma sciolta… talmente pulsante e sensibile da divenire quasi dolorosa al contatto con le dita.
Lui mi osserva stesa, è in piedi, é nudo anche lui dalla vita in giù, i pantaloni e boxer a terra, si sta toccando. E io chiudo gli occhi… so che lui c’è, che mi osserva, sento la sua voce, che mi ripete spesso in questi momenti: “Sei uno spettacolo…” Effettivamente vorrei vedermi, vorrei uno specchio sul soffitto.

Mi vedrei persa, completamente, perché, quando mi tocco così, ci sono solo io… io e il mio corpo… e mi piace godere di ogni singola sensazione, seguendo le dita che entrano dentro, ne escono umide, le lascio scivolare più giù per stimolarmi tra le due aperture e poi raggiungere anche l’altra più stretta… e che lui conosce bene.
Sento le sue mani sulle mie gambe, mi interrompe, sposta le due sedie, lascia che le mie gambe scendano giù e lui si posiziona in mezzo.

Mi prende per i fianchi e mi fa scivolare verso il bordo della scrivania… lo affonda in me… senza toccarmi prima, l’avevo già fatto io… esce e rientra… un paio di volte… completamente… La sua forza, le mani che mi stringono e mi attirano a sé, le spinte sempre più profonde, una dietro l’altra… io tutto questo lo desidero, mi piace, mi fa godere…
Mi fa godere la forza che usa su di me, l’idea che lui mi consideri solo un corpo.

Non posso credere a quello che ho scritto… Godere dell’essere usata? Ma sì. Perché io sto facendo esattamente lo stesso con lui, per aumentare la distanza dal passato e sbiadire i ricordi, e proprio qui, su questa scrivania… E lo so che per questo motivo lui si porterà via per sempre un pezzetto di me perché ci sta riuscendo, perché provo finalmente piacere con un altro uomo. A occhi chiusi non mi torna in mente il mio ex ma sento solo il suocazzo che entra ed esce da me… ed è una sensazione che mi dà i brividi…
Mi dice di guardarlo, mi sollevo sui gomiti e la visione è sempre esaltante perchè lui è bellissimo da vedere, e osservare quel suo tratto di carne dura che ci lega, per questi attimi, che scorre facile in me, lo esalta, egocentrico che non è altro, anzi cazzocentrico… come si direbbe, ma aumenta anche la mia di eccitazione anche se so che in quella posizione non raggiungerò l’orgasmo.

Ma io godo anche solo nel far godere, così come gli avevo risposto quando mi aveva chiesto cosa volessi vedere in foto, prima di incontrarlo. “Voglio solo vederti godere…” e così fa… E mi viene dentro… e no, non glielo ho mai chiesto di venirmi addosso, sul seno, come mi piace, non so, si è preso tutto di me però questo non so, decido che non se lo merita ancora.
Ci salutiamo sulla porta, si avvicina e mi deposita un bacio sulle labbra.

Lo guardo stranita e me ne vado. E no, il bacio veloce in bocca sulla porta, come un marito che esce di casa devoto al lavoro, non lo voglio…
Tornerò a lavorare nel pomeriggio stravolta e euforica, come le altre volte in pausa pranzo, con un sorriso sulle labbra che faticherò a trattenere e la mia collega si domanderà: “Ma come mai questa non ride mai e ogni tanto il pomeriggio se ne arriva tutta euforica? Secondo me si fa di qualcosa…” Sì, effettivamente mi sono “fatta”, ma qualcuno…
Quando fai una cosa è perché ne hai voglia, perché ti sembra che in quel momento sia quella più giusta.

Ma poi, guardandola con gli occhi di poi… forse mi chiederò “Ma che cazzo ho fatto?” Ancora non ci credo di essere finita con lui. E sì, dai, anche se non lo ammetterò mai, anche un po’ per vendicarmi del passato, non solo per soddisfare una pura voglia. E un pensiero che mi viene in mente è ogni volta quello di inviare un sms al mio ex: “Mi sto scopando il tuo ex collega.

Viva gli ex!” ma è solo un pensiero passeggero, non scrivo nulla, trattengo ogni istinto autolesionista, ho già dato, per oggi.
Mi metto in macchina e torno a casa, avrei voglia di bere, fino a farmi girare la testa, o semplicemente vagare, con la mente, in auto, senza meta. Intanto mi sballo alzando al massimo il volume della radio e premendo a fondo l’acceleratore… chissà perché io per stare bene, per stare meglio, devo sempre prima farmi un po’ male, devo prima sentirmi un po’ male… E poi non ho voglia di pensare, nè sentire in bocca l’eventuale sapore amaro della vendetta o dei probabili rimorsi o sensi di colpa futuri.

E ogni volta che mi passerà per la testa che la Vendetta è solo l’altra faccia della Giustizia, beh… dovrò ricordarmi di ripetermi che è soltanto una grande sciocchezza.

La passione di Julie

La vidi per la prima volta ad un matrimonio, ricordo che mi passò vicino mentre chiacchieravo tra gli invitati, era vestita con un abito corto blu con drappi azzurri e al collo portava una sciarpa di seta dagli stessi colori.

Era la tipica ragazza mediterranea dal fisico piacevolmente formoso, fluenti capelli mori a boccoli, la pelle abbronzata e occhi scuri, profondissimi.
Rimasi colpito dalla sua bellezza, dalla femminilità, dal portamento, dall’eleganza con cui teneva la pochette tra le mani, dalla spontanea sensualità che trasmetteva nonostante la sua evidente giovane età.
Con una scusa assieme ad altri riuscii ad approcciarla al buffet e tra una battuta e un drink shittammo alcune foto insieme.

Da vicino era ancora più bella, il suo profumo mi inebriava, era proprio una ragazza fantastica, ma forse troppo giovane per me, un mediocre trentenne difficilmente in grado di soddisfare le aspettative di una ragazza bella e giovane come lei.
Decisi di conservare quelle foto nel pc, guardandole di tanto in tanto e fantasticandoci sopra. Fortunatamente questa passione non degenerò mai in ossessione e rimasi col sogno che un giorno avrebbe potuto diventare mia.

Passarono gli anni, riuscii ad avere la sua amicizia su Facebook e potetti così seguire la sua vita, le sue passioni, i suoi amori. Nel frattempo cercavo educatamente di farle sempre complimenti e di incoraggiarla nelle sue attività, sperando di tenermi così vivo nei suoi pensieri. Avevo infatti l’impressione che i complimenti e la mia corte le fossero graditi, così cercai di non farglieli mai mancare!
Non vedendola quasi mai in giro, le mie fantasie erano legate soprattutto a ciò che vedevo dalle poche foto che metteva sul suo profilo Facebook, immaginavo come poteva essere fare sesso con lei, le varie posizioni, come avrebbero potuto essere le sue espressioni mentre mi spompinava o me lo segava, alle cose che poteva dirmi mentre era eccitata…non poche volte mi sono masturbato pensandola.

Un giorno, dal nulla e dopo diverso tempo che non ci sentivamo, ricevo un suo messaggio in cui mi chiede strane informazioni lavorative, forse una scusa per parlarmi, penso io.
Rispondo alla sua domanda e intanto ne approfitto per chiederle come sta e se gradisce un’uscita per un aperitivo.
Con mio estremo piacere accetta e ci vediamo così in un locale.
Parlando mi racconta di essersi lasciata col suo ex dopo una storia abbastanza lunga, mi parla un po’ del suo lavoro ecc.

Le chiedo se vuole vedere la mia nuova attività, avendo da poco aperto un piccolo locale e lei con mia enorme gioia accetta.
Dopo averle mostrato il locale la faccio accomodare nel retro.
Il cuore mi batte a mille, la stanza è piena del suo profumo, io non vedo e non penso che a lei in quel momento.
Gli anni sono passati e Julie è ora più matura, più donna, più in grado di apprezzare i piaceri della vita…
Capisco che è il mio momento, mentre mi trovo dietro di lei mi faccio coraggio e le appoggio le mani sui fianchi, accarezzandoglieli…
Lei si gira con aria sorpresa quindi io la prendo e spingendola contro al muro inizio a baciarla intensamente sul collo e sulla bocca, tenendole le mani strette sul culo cercando di sollevarle il vestito.

Sento il suo respiro affannato, vorrebbe dire qualcosa, non so, io continuo a limonarla e a tenerla stretta…le infilo una mano nelle mutandine, fradicie di umori…
Non voglio staccare la bocca dalla sua e continuando a baciarla mi slaccio i pantaloni e li abbasso lasciandole il membro a portata di mano.
Le prendo una mano, gliela guido sul cazzo e sento con piacere il suo delicato tocco che mi scappella l’asta ormai durissima.

Non ci diciamo una parola, ora è solo il piacere che ci guida, in un attimo sbaragliando gli oggetti sulla scrivania la faccio sdraiare senza nemmeno finire di spogliarla.
Dopo averla baciata, leccata e accarezzata sul seno e sulle gambe tornite e lisce scendo verso il basso e spostandole le mutandine inizio una sapiente leccata su clitoride, piccole e grandi labbra.
Mentre la lecco cerco il suo sguardo, la vedo godere, gemere, respirare affannosamente, mordersi le labbra, sento che è mia…più che mai.

Mi alzo e mi avvicino al suo viso portandole il cazzo alla bocca.
Immediatamente lo accoglie tra le sue labbra carnose, succhiandolo avidamente, mentre io con la mano le sditalino la figa.
“Scopami” mi dice dopo avermelo spompinato per un po’.
Torno dall’altro lato della scrivania, la sistemo a mio piacere tirandola verso di me, prendo le sue gambe, me le metto sulle spalle, appoggio la cappella sulle labbra della sua figa ormai allagata e la faccio entrare lentamente…sento i suoi sospiri, tutta la sua voglia, le scappa un “ahh che bel cazzo hai” e questo non fa altro che arraparmi ulteriormente.

Inizio a sbatterla con forza, stando attento a non venire subito perché la voglio far godere come si deve, glielo spingo dentro fino alle palle, mentre con le mani le accarezzo un po’ le gambe, un po’ il seno che balla su e giù ad ogni colpo…osservo il suo viso, ascolto i suoi gemiti, ci guardiamo, non diciamo nulla, ci fissiamo, sento che non posso sopportare ancora a lungo l’accoglienza della sua figa e i suoi occhi nei miei, ma lei continua a fissarmi, è bellissima, mi fa godere, sempre di più…sei la mia puttana, la mia troia, sto per godere, i miei occhi sono fissi nei suoi….

vengo, vengo, vengooooooooo…. arrivo in un orgasmo violentissimo, dentro di lei, sento che anche lei viene, si inarca per godere meglio, la sente tutta, sente tutta la sborra che schizza dentro, le pulsazioni del cazzo, le sue contrazioni, siamo un corpo unico che gode con intensità incredibile, ho brividi dappertutto, poi caldo, poi ancora brividi, sono in estasi…ci baciamo mentre glielo tengo ancora dentro, non voglio toglierlo, voglio che resti ancora un po’ dentro di lei, nel suo corpo, nella sua femminilità che dopo tanto tempo sono riuscito finalmente a possedere, nel più bello e fantastico dei modi.

Ti amo Julie….

PADRE E FIGLIA- seconda parte

Rimasi sulla soglia della porta attonito. Perché Mario era nudo? Eppur sapeva che stavamo arrivando. Perché la mano sul culo della figlia? Ma soprattutto perché per Anna tutto ciò sembrava così normale? ” Hai visto Guerrino il mio papà?” Mi chiese lei voltando la testa all’indietro ma rimanendo ben salda al padre. ” Lo vedo eccome il tuo papà!!!”lanciando uno sguardo a Mario come per dire Che cazzo stai facendo?. Lui mi guardò a sua volta e fece un cenno con la testa come per dire Stai tranquillo è tutto a posto.

Chiusi la porta ed entrai, curioso di capire in che situazione mi fossi messo. Lo so, ora vi chiederete perché non sono venuto via, perché rimasi li per poi come al solito pentirmi. La verità? Ero curioso ma anche preoccupato per la bambina. Appoggiai la borsa a terra e mi lanciai nel l’ennesima avventura. ” Il papà si è fatto male alla caviglia, non ce la fa a prenderti in braccio zoccoletta!!” E la fece scendere.

Era già la seconda volta che la chiamava zoccoletta. Quindi non fu un caso la prima volta. Era abituato a chiamarla così. Mario era in piedi e Anna gli arrivava all’altezza del pacco, riabbracciò il padre con la guancia appoggiata al suo pene. Sembrò provasse piacere nel sentire il morbido e folto pelo nero accarezzare il suo volto. ” Ti sei fatto tanto male babbo? Un bacino e passa tutto?” Disse lei stringendosi più forte al papà.

Mario mi guardò cercando il mio permesso. Feci cenno di si con la testa, in fondo sono tenerezze che si fanno tra genitori e figli. Un bacio sulla bua, quante volte mia madre da bambino lo fece con me. Ma si, pensai, fatti baciare sta caviglia. ” Si Anna un bacetto al papi e passa tutto!!!” Rispose Mario Purtroppo o non purtroppo il bacio lei al padre lo diede, e piu di uno, ma non alla caviglia.

La ragazzina iniziò a dare bacini al pisellone del padre!!!! Che pur non eccitato era un bel pezzo di carne. Lo baciò tutto, ogni centimetro. Inutile dire che il cazzo di Mario iniziò a reagire a quei piccoli dolci bacetti. Ma lui la fermò prima. ” Brava la mia bambina, mi è passato tutto!” Disse lui allontanandola di qualche centimetro. Lui mi guardò imbarazzato, poi mandò Anna in camera a sistemare le sue cose così rimanemmo soli.

” Non pretendo nessuna spiegazione, non sono stato un santo nemmeno io alla sua età, voglio solo capire se questa cosa fra voi due e’ consapevolmente accettata e desiderata da entrambi, o se in qualche maniera tu l’hai spinta, obbligata, non dico abusata, ma costretta. Insomma lei lo fa perché le piace o c’è altro sotto ?”. Lui sorrise, e riconobbi il Mario del giorno prima. ” Non voglio risponderti, voglio che sia tu a giudicare.

Fai da spettatore e fingi che qualunque cosa accada , sia normale. Fidati di me. ” Sembrò molto sincero, e decisi di credergli. ” Dammi una sigaretta va, che sono agitato” risposi. ” Non ti do nulla. Siediti in poltrona e goditi lo spettacolo. Ma spogliati anche tu, nudo, senza imbarazzo. Ok?” Così feci, mi spogliai completamente e mi accomodai in poltrona. Mario si spaparanzo’ sul divano. ” Zoccoletta ?? Hai finito? Vieni dal papà??” Chiamò così la figlia.

E lei apparse dalla camera come una fatina delle favole, ma in versione pornografica!!! Tutta nuda, indossando solo un paio di ali rosa di tulle e un paio di gambaletti sempre rosa sotto alle ginocchia. I codini legati con due nastri di raso anch’esso rosa, a forma di fiocco con il nastro lungo che arrivava fino alle tettine piccole ma perfettamente sviluppate. La patatina era già ricoperta di pelo , dello stesso colore castano dei capelli.

Le labbra appena colorate con il lucida labbra rosa. Ad un tratto non mi sembrò poi cosi bambina, a parte l’abbigliamento, era una giovane adolescente , una donna in versione tascabile. ” Dimmi papi , cosa ti serve?” Chiese amorevolmente Anna. ” Prendi una sigaretta al papà e a Guerrino?”. E lei prese il pacchetto di sigarette e l’accendino da sopra il tavolo. Venne prima da me. Tirò fuori una sigaretta, me la mise in bocca e me la accese.

Poi corse dal padre e fece la stessa cosa. Le vidi il culetto, perfetto, liscio come la seta. ” Non ti sei ancora lavata oggi ?” Lei rispose di no. ” Piccola sporcacciona, sento l’odore della tua fighetta. Lo hai fatto apposta vero? ” lei rispose di si. ” Spiega a Guerrino che birichina che sei. Digli perché non ti sei lavata la patata!!”. Disse Mario. Allora lei si girò verso di me e con voce e fare da monella confessò ” Non mi sono lavata in mezzo alle gambe perché so che il papà sentendo la puzza non resiste e mi mangia tutta!!!! ” e rise.

Allora lui ribatte’ ” Hai capito Guerrino che troietta la mia Anna? Per farsi leccare la passera dal babbo la lascia sporca e puzzosa!!! E allora guarda cosa mi fa fare !!!” E afferrò la figlia per i fianchi, se la mise in piedi sopra il divano e lui con la testa appoggiata allo schienale la fece sedere sulla sua faccia e iniziò a divorare il pube della figlia. Con una tale voracità che sembrava un a****le e lei la sua preda, il pasto del giorno.

Lei all’inizio rise, poi dal riso passò al gemito, e dopo qualche minuto dal gemito passò all’ orgasmo. Quando Mario se la tolse dalla faccia e rimise la figlia a terra , aveva tutta la barba nera unta, ricoperta di umore vaginale. Rimasi in silenzio, anche quando lui disse alla figlia ” Non chiedi a Guerrino se vuole qualcosa da bere? Vai in cucina e sul lavello c’è un bicchiere grande pulito. Me lo porti?” Lei corse.

Non pensai alle intenzioni di Mario , ancora stravolto e eccitato dalla precedente scena. Quando Anna tornò con in mano quello che era inequivocabilmente un boccale di birra, mi sorse il dubbio. Ma non dissi nulla. ” Ora zoccoletta di papà, appoggia il bicchiere a terra e riempilo più che puoi di pipì “. Così lei fece. Ne riempi metà. ” Ora prendi il bicchiere e portalo al papi. Tienilo ben saldo mi raccomando!!!” E lei tenendo con due mani il grosso bicchiere , lasciò che il padre ci infilasse dentro il pisello e pisciasse fino a riempirlo tutto.

” Senza bagnare per terra, piano piano portalo a Guerrino e poi corri dal papi”. Lei attenta a non rovesciare neanche una goccia, mi portò il bicchiere. Era pesante e caldo. Me lo lasciò tra le mani e corse dal padre. ” Ci credi Anna che Guerrino riesce a bere tutto il bicchiere in un solo sorso?” Chiese il porco alla sua zoccoletta. E lei facendo un espressione di stupore rispose” No!!! Non ci credo!!! Fa schifo la pipì, è tanta quella.

Secondo me vomita!!!”. Piccola ingenua , ne devi fare ancora di strada !!! Ovviamente per me era un gioco da ragazzi, ma non faccio mai niente per niente. E allora decisi di fare una scommessa e dissi ” Se io lo bevo tutto, senza interruzione, poii voi fate una cosa per me?” ” Che cosa?” Chiese Mario. Ed io, stanco di subire tutte quelle scenette senza partecipare feci la mia scommessa ” mentre tu Mario mi scopi a novanta, lei da sotto mi succhia l’uccello, così io mi becco una sborrata in culo e lei in bocca!!!” ” Assolutamente non se ne parla, chiedi troppo !!! Ora stai esagerando Guerrino !!” Esclamò lui.

Non dovetti neanche rispondere che la puttanella disse ” Dai papi, digli di si, tanto non ce la fa, sono sicura!!! Fa troppo schifo!!! Vedrai che vinciamo noi, accetta babbo. Sono proprio curiosa di vedere se ha il coraggio di bere tutto il bicchiere. Vedrai che si ferma subito, ha ha ha!!!” Sebbene Mario conoscesse molto bene la mia abilità, difronte allinsistenza della figlia non riuscì a non accettare la scommessa. Mi guardò e muovendo solo le labbra lessi la sua supplica ” ti prego no”.

Pensai , allora perché hai riempito sto bicchiere ? Per far divertire voi due e basta? Iniziai a bere , e per mia fortuna il sapore non era male. Senza mai fermarmi, con un unico solo lento sorso svuotai tutto il boccale. ” No papi!!! L’ha bevuto tutto !!! E ora?” Disse lei preoccupata al padre. ” E ora cazzo, visto che hai insistito tu , dobbiamo pagare la scommessa!!! Forza succhiamelo e fammelo venire duro!!!!” Il tono di Mario era molto infastidito.

Io mi alzai , mi appoggiai con le mani al tavolo, culo a novanta, gambe divaricate, dissi ” Quando volete io sono pronto!!!” E mi accesi una sigaretta. In pochi secondi il cazzo di Mario venne duro come il marmo. Tolse le ali da fatina alla figlia e la trascinò con se. ” Che devo fare papi?” Chiese lei e furono le sue ultime parole. Lui le ordinò ” che minchia vuoi fare? Vai sotto e prendigli il cazzo in bocca e non lasciarlo finché te lo ordino io, ok???” Impaurita dal tono incazzato del padre si infilò in ginocchio sotto di me e mi prese l’uccello già duro in bocca.

Sentii le mani forti di Mario afferrarmi le chiappe, spalancarle e sputarmi sul buco del culo. Poi vi appoggio la cappella , e con violenza mi impalò con un unico colpo secco. Pensai che fosse giusto così, strinsi i denti e mi godetti scopata e pompino. Quando venne lui dentro di me io venni in bocca a lei che molto brava ingoiò tutto!!! Mario non si fermò subito , dopo avere sborrato continuò un altro po a scoparmi finché il cazzo iniziò a sgonfiarsi.

Allora lo sfilò dal culo, e ordinò alla figlia di fare altrettanto, e lei si tolse il mio uccello dalla bocca. Si alzò e corse dal padre. Io con la flemma di un condannato a morte, mi rimisi in sesto, mi vestii, li guardai e dissi ” Ci vediamo al mare domani?”. Nessuno dei due rispose. Allora me ne andai. Il giorno dopo al mare non vennero, e neanche i giorni successivi. Meglio così, finalmente un po’ di meritato relax!!!! FINE.

E – Impiegata domina la direttrice e suo marito

Non la sopportavo più.
Ormai era un anno che ero diventata impiegata in questa azienda, e avevo come direttrice una vera stronza.
Godeva nel dare ordini e prenderti di mira ogni volta che poteva.
Ovviamente dall’alto della sua posizione poteva anche permetterselo.
Non si faceva scrupoli a mettermi in imbarazzo anche davanti agli altri colleghi.

Questa mattina infatti, arrivò al lavoro, ed eccola lì.
Una bella donna per quello, seduta sulla sua poltrona con un abito grigio chiaro, e le gambe in bella vista appoggiate sulla sua scrivania.

E inizia così la mia giornata di lavoro.

Alle 19. 00 finalmente il mio turno di lavoro è finito.
Giulia, la mia direttrice, è andata a casa mezz’ora fa, quando è passata a prenderla suo marito, un bell’uomo con un fisico asciutto e sempre elegante.
Mi alzo, e vedo che sulla sua scrivania è rimasto un book che le serve sicuramente.
Uff… Mi tocca portarglielo a casa.

Vabbè, farò una toccata e fuga e poi me ne andrò dritta a casa.

Mezz’ora dopo arrivo davanti a casa sua, attraverso il giardino per entrare dalla porta posteriore, quando improvvisamente il mio occhio cade sulla finestra che dava sul salotto.
Rimasi impietrita…
Vedevo suo marito in slip bianchi, bendato e legato su un mobiletto.

Non capivo che cosa stava succedendo, quando mi accorsi che dall’altra parte c’era Giulia seduta con una specie di frustino per cavalli e vestita con dei leggins attillati bianchi, una canottierina nera e un paio di stivali che le arrivavano al ginocchio.

Si era avvicinato a suo marito e dopo avergli messo la mano sopra le mutande, iniziò ad accarezzargli il pacco.
Adesso ho capito, quella stronza era una dominatrice anche a letto.
Ma vedendo quella scena improvvisamente mi eccitai…
Anche perché ormai era da più di un anno che non avevo fidanzato e il sesso, mi mancava decisamente tanto.
Allora mi balenò un’idea, potevo vendicarmi di quella stronza scopandomi suo marito.

Si, mi piace decisamente come idea.

Entrai pian piano dalla porta della cucina che dava sul giardino, e presi in mano l’oggetto che trovai su un comodino lì di fianco.
E proprio in quel momento, Giulia entrò nella stanza, dandomi le spalle.
Allora la colpì alla testa, e la feci svenire.

Oddio, che cosa ho fatto…
Forse…forse potrei andarmente ora.
Non saprebbe mai chi la ha colpita…magari me la cavo anche…
Si, forse è meglio andarmene.

Pero, in quel momento la guardai…
Distesa li…in mio potere…
Mi piaceva…era in mano mia…
Dopo tutto questo tempo finalmente sono io che posso comandare…

Allora la legai, e la trascinai in salotto, dove suo marito era ancora legato e bendato, e senza che si fosse accorto di niente la misi seduta appoggiata al muro.
Mi girai verso di lui, e quello che vidi mi piaceva parecchio.
Era proprio un bell’uomo, un bel fisico, e da quello che si vedeva doveva avere proprio anche un gran bel cazzo.

Allora mi avvicinai a lui e all’improvviso,mi disse:

“finalmente sei tornate amore!”

Io rimasi in silenzio, non sapendo cosa fare.
Allora presi coraggio e appoggia una mano sul suo bel pacco…
mmmh…
Mi piaceva quello che sentivo…
Presi ad accarezzarglielo dolcemente, mentre lui mi disse:

“Sono in estasi amore…
Sarà un mese che non lo facciamo e mi sento le palle piene ormai!”

A quella frase mi venne ancora più voglia.

Allora lo slegai e lo feci alzare in piedi, presi una corda e gli legai le braccia ad una trave del soffitto.
Mi avvicinai a lui e gli accarezzai il petto.
Poi feci scivolare la mano lungo i suoi addominali, fino ad arrivare al quel pacco delizioso e presi ad accarezzarglielo…
Mi avvicinai poi con le labbra alle sue e presi a leccargliele lentamente, facendolo leggermente ansimare…
Fino a che pochi secondi dopo si trasformò tutto in un bacio passionale e sensuale…con le nostre lingue che si intrecciavano con frenesia e puro piacere…
Ero decisamente presa da quella situazione…
Stavo eccitando il marito della mia direttrice!
Stavo iniziando a bagnarmi anche…
Allora smisi di baciarlo e mi tolsi il vestito, rimanendo solo in mutandine e autoreggenti nere…
Presi ad accarezzargli ii pacco un’altra volta per qualche secondo, dopo di che decisi che era venuto il momento di vederlo davvero, anche perchè si vedeva chiaramente che era diventato bello duro.

Gli presi gli slip e glieli tolsi, rimanendo per un attimo sconcertata…
Ce l’aveva veramente bello grosso!
Tutto in tiro…poi legato cosi…mamma mia…
Era cosi virile…

Non resistevo più…
Volevo assolutamente assaggiarlo!
Allora mi chinai davanti a lui e mi avvicinai…potevo sentire il suo profumo maschile…
Tirai fuori la lingua e gli leccai lentamente la cappella…facendolo tremare di piacere…
Infatti emise un leggero gemito di piacere.
Doveva essere decisamente molto che non lo facevano per reagire cosi per una semplice leccata.

La cosa però mi divertiva parecchio…
Quindi gli presi il cazzo in bocca fino alla base e cominciai e succhiarglielo molto lentamente…

“Oh si amore…
sei migliorata molto con la bocca sai…!”
Mi disse, credendo fossi Giulia.

Lo stavo facendo godere decisamente parecchio…
Aveva persino le gambre che tremavano leggermente da quanto gli piaceva…
Mi stavo eccitando anche io…
Avevo in bocca il più grosso cazzo che avessi mai visto…
Duro…succoso…che lo sentivo pulsare mentre con la lingua glielo massaggiavo dolcemente…insalivandolo tutto…
mmmh…adoravo quella sensazione…

Però volevo divertirmi ancora di più…
Smisi di spompinarlo e tirai fuori il cazzo dalla mia bocca che sgocciolava tutto…

Presi un’altra corda e gliela attorcigliai attorno al cazzo e alle palle, stringendoglielo un po.

Poi, dopo averglielo accarezzato di nuovo, presi a massaggiarglielo segandolo pian piano…
Lo sentivo pulsare mentre lo stringevo e glielo muovevo su è giu…
E intanto lui continuava ad emettere gemiti soffocati…

Dopo un po lasciai quel grosso cazzo pulsante, glielo slegai e gli slegai anche le braccia.
Senza che ci potessi fare niente, improvvisamente si tolse la benda!
Rimasi impietrita e anche lui per qualche secondo mi guardò senza sapere cosa dire.

Poi lo sguardo gli cadde su sua moglie legata e ancora svenuta appoggiata alla parete.
Allora reagì malamente e mi chiede abbastanza sconcertato che cosa stesse succedendo..
Io stetti qualche altro secondo in silenzio, pensando al da farsi, e decisi di provarci di cattiveria.
Gli mollai uno spintone e lo feci semidistendere sul mobile di prima.
Mi inginocchiai davanti a lui, gli ripresi il cazzo in mano e mentre ripresi a massaggiarglielo, gli dissi guardandolo in maniera innocente:

“sono un collega di tua moglie…vedi…lei mi tratta sempre male a lavoro…
passavo di qua…e ti ho visto legato e in mutande…e non potevo resisterti…
allora ho addormentato tua moglie…”

E prima che lui avesse il tempo di rispondere e reagire, lo guardai dritto negli occhi, e gli mollai una leccata molto lenta al cazzo ancora tutto duro…

“oh…” gemette

Non disse altro…
allora capì che aveva troppa voglia per reagire!
Era mio!
Mi rimisi il cazzo in bocca e andai giù fino alla base, stando ferma li qualche secondo, facendo anche qualche versetto di soffocamento, tornando su poco dopo e riprendendolo in mano, completamente fradico della mia saliva.

Lo guardai con un sorriso maliziosetto, vedendo che non sapeva come reagire…
Allora vidi che li vicino c’era una videocamera.
Allora mi alzai e andai a prenderla.
La accesi, la girai verso di lui e subito dopo verso di me, e dissi:

“questa registrazione è per Giulia…
spero che ti piaccia…”

Mi chinai nuovamente ai piedi del mobile e mi ripresi con la videocamera mentre una mano preso il cazzo di suo marito e ricominciai a succhiarglielo lentamente, facendo versetti da vera troietta…

Quanto mi piaceva questa situazione…
Ormai lui era completamente mio schiavo…
Si vedeva che non poteva far altro che godere, anche se sapeva bene che stava tradendo sua moglie.

Allora dopo un po misi giù la videocamera e lo feci distendere per terra.
Lui obbedi senza obbiezioni…
Lo guardai stando in piedi sopra il suo viso con le gambe aperte, e gli dissi:

“ora tocca un po anche a me divertirmi…non credi…”

E nel mentre mi stavo massaggiando un po la mia fighetta già bella bagnata dall’eccitazione davanti ai suoi occhi.
Quindi mi chinai sopra le sue labbra e dopo neanche un secondo si era già messo in bocca tutta la mia figa.

“Bravo bambino…. cosi…leccala tutta che ti fa bene…”

Sentivo la sua lingua e le sue labbra che la esploravano tutta quanta…si divertiva a giocare con il mio clitoride…per poi entrare in profondità…
Era cosi godurioso…
sentivo che me la bagnava tutta quanta…che la ciucciava avidamente…

Mi girai con la testa e vidi che aveva il cazzo completamente di marmo, ma era troppo impegnato a lavorarsi la mia fighetta per farci caso…
Allora mi alzai in piedi e lo guardai…
Aveva un’espressione che sembrava mi implorasse di risedermi sopra la sua faccia.

Ma avevo altro in mente ora.

Voleva che Giulia vedesse…volevo farla soffrire…
Quindi mi avvicinai a lei…mi chinai…
E le mollai uno schiaffetto per farla riprendere.
E infatti dopo qualche secondo mise a fuoco che c’ero io, ed ero nuda con suo marito poco più in la col cazzo in tiro.
Inizio a sbraitare e a urlare, dandomi della puttana e della troia…
Allora presi gli slip di suo marito e glieli ficcai in bocca, bloccandogliela con del nastro adesivo…
La guardai negli occhi, e le dissi:

“Non fai più la stronza ora, vero?
Be…goditi lo spettacolo…”

E le leccai la bocca incerottata con le mutande del marito.

Tornai verso di lui e gli ordinai di sedersi.
Lui obbeddì e io mi misi davanti.
Gli mostri le mie belle chiappette, le allargai un po, e gli dissi:

“ora leccami il buchino…da bravo…”

Non se lo fece ripetere due volte!
Si appoggiò la faccia sul mio culo e cominciò e leccare avidamente il mio sederino…tutto quanto…
Passava in continuazione la lingua sul buchino, e mi stava facendo veramente godere parecchio…
Avevo persino iniziato a gemere…
ogni tanto lo sentivo anche entrare dentro con la lingua…

“mmmh….

o si…. continua…. “

Abbassai lo sguardo, e vidi che aveva cominciato a segarsi il cazzo da solo…
Significava che stava godendo parecchio…e mi piaceva…
Allora guardai Giulia, come per dirle…. hai visto… ecco come si fa a far godere un uomo…
E il suo sguardo era pieno di odio…
Quanto mi piaceva…

Dopo 4 o 5 minuti cosi, avevo il culo in fiamme…
Non resistevo più…ero tutta fradicia di saliva e avevo il buchino completamente dilatato e massaggiato da quella lingua meravigliosa…
Allora mi tolsi da quella posizione e feci alzare il marito di Giulia.

Lo presi per mano e mi avvicinai a lei.
Avevo in mente un primo piano tutto per lei…
Mi misi praticamente a mezzo metro dal suo viso, allargai le gambe e presi il cazzo di suo marito in mano.

“Senti come pulsa….
Indovina dove lo metti ora…” gli dissi sorridendo…

Appoggiai la cappella sul mio buchino tutto bagnato e indietreggiai col culo pian piano, facendola entrare tutta…
Oddio…era cosi grossa…ma è entrata senza problemi… mi deve avere lubrificato per bene con tutta quella saliva…

Improvvisamente iniziò a spingere dentro e fuori anche il resto del suo cazzo…

“oh! oh! oddio….

“!

Sentivo tutta la sua asta entrare dentro il mio culo…
Si…che goduria…
Iniziava anche ad aumentare leggermente l’intensità…

Ah…mi stava trapanando il culo…!
Godevo come una vacca in calore…
Ad ogni colpo che mi dava, avevo la fighetta che gocciolava di umori…
mmh…..si…. !

Stava aumentando di velocità, e sapevo che di li a poco sarebbe venuto se non si fosse fermato…
Vedevo che però Giulia non tentava neanche più di liberarsi o di urlare…
Inizialmente non capivo il perchè, mai poi mi accorsi che teneva le gambe completamente chiuse…
Allora mi venne un dubbio…
Feci fermare suo marito dallo sbattermi il culo e chinandomi le aprii le gambe.

Ed infatti eccola li!
Era bagnata!.
Aveva i leggins umidi!

Allora guardandola, le dissi:

“che troia!
ti eccita vedere tuo marito che si sbatte un’altra donna a pochi centimentri dal tuo viso, vero?
che puttanella che sei!”

Mi venne un’idea allora…
Presi delle forbici e le tagliai il pezzo di leggins bagnati, lasciandole scoperta tutta la fighetta…
depilata…
liscia…
inumidita…

Mi faceva voglia…non so perchè…
però improvvisamente volevo veder godere anche lei…

Allora la feci distendere sulla schiena e le sollevai le gambe facendogliele mettere all’indietro, sputai sulla sua fighetta e con un dito iniziai a massaggiargliela pian piano…
E dopo pochi secondo eccola che cominciava a diventare già molto più bagnata e anche se aveva in bocca gli slip di suo marito si stava lasciando a andare a qualche gemito di piacere.

Mi stavo divertendo molto a stimolare Giulia…
Ma non mi ero dimenticata di suo marito…
Mi girai a guardarlo, e vidi che quello spettacolo di sua moglie che si stava facendo fare un ditalino da un altra donna, doveva eccitarlo davvero molto.
Si stava segando quel cazzo durissimo senza mai distogliere lo sguardo da noi due.
Allora con l’altra mano gli feci segno col dito di avvicinarsi.
Quando fu qui, smisi di masturbare Giulia e gli presi il cazzo in mano, glielo massaggiai lentamente e poi me lo misi in bocca e gli feci due o tre succhiotti…
Poi guardai Giulia e le chiesi:

“lo vuoi?” mentre continuavo a segarlo pian piano.

E lei con lo sguardo sempre un po incazzato, ma molto più eccitata che altro, mi fece di si con la testa.

Allora le tolsi il nastro adesivo…ovviamente di cattiveria, facendola urlare un attimino per il dolore e le tolsi dalla bocca anche gli slip di suo marito.
Le tolsi i leggins, e poi feci avvicinare suo marito.
Le senza battere ciglio apri la bocca davanti al cazzo di suo marito, che glielo mise in bocca senza pensarci due volte…
Era ancora legata ovviamente, quindi non poteva far altro che farsi scopare la bocca.

E direi che le piaceva anche, perchè vedevo che usava spesso anche la lingua per poter assaporare meglio quel gran cazzo che si ritrovava in bocca.

Dopo un po che guardavo quella scenetta, feci allontare un po suo marito da lei.
Le slegai le braccia e la spinsi su un materasso li vicino.
Le misi una cinghia sulla bocca e le legai le braccia alle gambe (e lei si lasciava fare – ormai da dominatrice era diventata una dominata schiava del piacere), in maniera che prendesse la posizione che più le si addice…quella da cagna…
Suo marito poi si avvicinò, gli presi il cazzo e gli appoggiai la cappella sulla figha di Giulia completamente fradicia di umori.

Non dovette nemmeno spingere per entrare, la cappella del cazzo gli venne praticamente risucchiata dentro…
Cominciò quindi ad entrare velocemente da quanto era bagnata.
Non opponeva la minima resistenza…
Giulia stava continuando a gemere come una troia, e si lasciava stantuffare la figa gocciolante come preferiva suo marito…a volte velocemente senza pietà e altre volte rallentando un po…

Vederla godere cosi tanto, mi faceva eccitare da matti…
Allora ordinai a suo marito di fermarsi e di allontarsi.

Slegai completamente Giulia, tirando via le corde violentemente cosi da farle un po di male…
Sembrava anche che le piacesse…
Ormai era diventata una brava schiavetta…

Allora la feci alzare in piedi e mi inginocchiai davanti a lei…
Le sollevai una gamba…mi avvicinai con la bocca alla sua figa e presi a leccargliela…
Le labbra…
Il clitoride…
Giocherellavo con quella figa già bella aperta e fradica di umori, mentre Giulia mi guardava con uno sguardo assente ma di puro piacere…
Gemendo lentamente…e avendo qualche brivido ogni tanto…

Dopo un po che me la stavo gustando per bene, feci distendere Giulia su un divano e feci avvicinare suo marito a lei.

Senza che dicessi nulla lei prese il suo cazzo in mano e cominciò a segarlo con avidità.
Inizio anche a muovere il bacino, simulando un amplesso…cosa che portò suo marito a massaggiarle la figa…
Dapprima lentamente, giocherellandoci un po…ogni tanto entrando…

E intanto vedendo quella scena, mi ero messa a sditalinarmi anche io…

Dopo un po ecco che suo marito aumenta di intensità e dallo sguardo di Giulia capisco che non lo aveva mai fatto…
Infatti cominciò a gemere parecchio e pochi secondi dopo ecco che inizia a squirtare copiosamente…non capendo più niente, e facendo addirittura fatica a tenere il mano il cazzo di suo marito.

A quella scena non resistetti più…
Avevo bisogno che suo marito mi scopasse la figa grondante di umori…
Allora feci smettere suo marito dallo sditalinarla, feci sollevare lei e mi distesi con il viso rivolto sulla figa di Giulia.
La feci scendere un po e comincia e leccargliela per bene, mentre con una mano diedi dei colpetti alla mia fighetta per far capire a suo marito di darsi da fare.

Cosa che fece immediatamente.
Mentre mi lavoravo per bene la figa di sua moglie sentì il suo cazzo che ormai era all’apice della sua durezza, entrarmi finalmente dentro la mia fighetta fradicia e vogliosa…
Non opponeva nessuna resistenza…sentivo il suo cazzo che entrava ed usciva senza problemi…
Avevo la figa in fiamme ormai…
Suo marito che mi stava stantuffando senza pietà…
Suo moglie che era un lago…potevo bere i suoi umori ogni volta che non la lingua le entravo dentro la figa…
Era terribilmente godurioso…

Ormai stavo per venire…
Ma volevo fare ancora una cosa…
Volevo che suo marito mi riscopasse alla grande il culo…
Allora lo fermai tirando fuori il cazzo dalla mia figa.

Alzai Giulia, feci distendere lui a pancia in su.
Mi distesi sopra di lui e feci risedere lei sopra il mio viso, però stavolta per leccarle il buchino del culo.
Presi il cazzo di suo marito e lo appoggiai nel mio buchino ancora bagnato da prima…
E non se lo fece ripetere…cominciò a stantuffarmi di nuovo il buchino che dopo pochi secondi era di nuovo completamente dilatato e riceveva quel gran pezzo di cazzo senza resistenza…

E mentre tutto questo mi faceva impazzire di piacere sentivo il buco del culo di Giulia che si stava dilatando…allora ci infilai la lingua dentro e sapevo che intanto lei si stava sditalinando per bene…
Dopo pochi secondi infatti il suo buco del culo pulsava tremendamente e mi risucchiava completamente la lingua…
Iniziò a gemere sempre più forte…stava per venire… ormai era questione di secondi…
Il che fece eccitare tremendamente anche me e anche suo marito che aumento di molto l’intensità con cui mi stava scopando il culo…
Mi stava facendo impazzire…non potevo resistere ancora molto…

“oh…..ohhh……oddio…”

Ed ecco che sia io che Giulia veniamo urlando di puro piacere….

lei che con la mia lingua dentro il suo buco del culo che le lecca tutto l’interno ed io che con quello stallone da monta di suo marito che mi sbatte il culo senza pietà, vengo squirtando alla grande….

Ma suo marito non è ancora venuto…
Allora cerco di spingere anche io, concedengogli più che posso del mio culo…sento il suo cazzo, che ora arriva ancora più in profondità, pulsare sempre più prepotentemente mentre mi scopa sempre più velocemente…

Ohhh….

si……siii……sto per venire…. aaaaaa!!!

Gli tiro fuori il cazzo pulsante dal mio culetto e glielo appoggio sulla mia fighetta che tengo bene aperta con l’altra mano e glielo sego, facendolo sborrare sopra di lei…

Sento il suo sperma caldo scivolarmi lungo tutta la figa, quasi a voler entrare…

“ohhhh…. oddio…. è stato fantastico…” disse lui ansimando…

Mentre Giulia era distesa per terra che non riusciva nemmeno a muoversi…ma si capiva dall’espressione che quella era stata la scopata più bella della sua vita.

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