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Mia Moglie e la sua VOGLIA DI CAZZO…

Mia moglie, bellissima TROIA con una quarta ben sorretta e soda, complice della mia passione cuckold, non smette mai di eccitarmi con i suoi continui tradimenti..
La sua direi che è una vera e naturale VOGLIA DI CAZZO..una voglia irrefrenabile..inarrestabile..ingestibile!
L’effetto sorpresa è la nostra grande passione..
Rincasare dal lavoro e trovare in bagno ben messi in evidenza i suoi slip con la parte che appoggia sulla fica bagnata di sperma oppure trovare dei collant strappati per aver consentito un’estemporanea penetrazione sono per me fonte inesauribile di passione e amore vero per lei..
Spesso capita questo..qualche volta capita qualcosa di più “magico” che mi vede pienamente partecipe nella trama oscura del tradimento stesso…
Un pomeriggio mentre ero ancora in casa le è arrivato un messaggio sul telefonino; ho guardato ed ho riconosciuto il nome, Fabio, titolare socio di un negozio di abbigliamento dove spesso lei fa shopping; leggo:
-“tesoro il mio socio esce tra poco puoi raggiungermi in negozio verso le 19.

30?”
Ho risposto io, scimmiottandone le espressioni, con un secco e convinto:
-“tesò mi faccio bella e vengo da te..”
L’ho quindi subito allertata e lei rimasta felicemente sorpresa nel sapermi così premuroso e deciso, ed ha manifestato tutto il suo compiacimento così:
-“amore quando vado con LUI mi allarga la fica al punto che quando lo tira fuori le mutandine non riescono più a coprirmi perché mi s’infilano in mezzo alle labbra, mi fa impazzire…..ha quel CAZZO grosso, duro e largo dalla cappella alla base che non riesco ad impugnarlo come faccio con te..sai bene quanto sia dotato Fabio..”

(con affermazioni come questa,la mia eccitazione è già alle stelle..sentirsi dire dalla propria moglie che preferisce farsi sbattere da un mezzo estraneo solo perché ha il CAZZO naturalmente più grosso del tuo ti lascia quella dose di “impotenza” che noi CUCK adoriamo..in pochissimi attimi realizzi che TUA MOGLIE, quella che hai sposato in abito bianco.. sarebbe capace, DIREI CAPACISSIMA, di farsi sbattere da chiunque abbia un CAZZO degno di nota!!)

-“In negozio non avremo molto tempo a disposizione; sicuramente ha bisogno di uno sfogo immediato, come spesso è capitato, con una bella sveltina in un camerino di prova.

Mi preparo al meglio per farlo impazzire, ci tengo a farlo felice..”
Godere della preparazione della propria donna, già piena di desiderio ed eccitazione, è sempre un’esperienza indescrivibile. La scelta dell’abbigliamento intimo più arrapante coniugato alla praticità di un rapporto immediato e frenetico mi rende eccitatissimo..
-“amore ci vediamo dopo, pensami..TI AMO!”
Mi bacia accarezzandomi la patta ed esce; nonostante con Fabio non prenda precauzioni data la conoscenza di tanti anni, vedo che ormai esce sempre portando con se i preservativi che di tanto in tanto le compro rimpiazzando i suoi elevati consumi..

Ogni volta l’attesa è un tormento di voglia e di ansia che cerco di calmare dedicandomi alla mia passione preferita: masturbarmi con il porno e le teens..
Ma ill pensiero è sempre lì, martellante, incombente..mi ammazzo di seghe in un mix perfetto di gelosia e depravazione..per un CUCK i momenti più preziosi sono questi..l’attesa ed il non poter far nulla, non sapere nulla..il solo immaginare..il solo pensare alla PROPRIA MOGLIE montata a bestia da un altro MASKIO..sono momenti unici..indescrivibili..si fa tutto per amore..amore per la propria TROIA..le farei far di tutto pur di saperla SODDISFATTA nei suoi ORGASMI!

Dopo un paio di ore è già di ritorno.

Le apro e mi appare un viso sorridente e maliziosamente stanco..
Mi avvicino per baciarla e sento il caratteristico odore dell’alito “post pompino”. La bacio avidamente ma di fatto è una penetrazione con la mia lingua. Lei insiste nel bacio..apre la bocca e mi invita a leccarle bene le labbra e la lingua..è come sukkiare un CAZZO..tanto è forte e acre quell’odore!!
Mi abbraccia forte e mi sussurra:
-“andiamo di là amore mio..ho voglia di dirti com’è andata”
Si siede sul letto per togliersi le scarpe ed io approfitto subito per metterle il mio cazzetto turgido nella bocca e muovermi come se la stessi scopando.

Lei mi accarezza le palle, mi infila un dito di dietro..è troppo premurosa, avrà fatto di sicuro la TROIA penso tra me e me!
Poi si alza e si spoglia e guardandomi con fare sornione si sdraia sul letto con gli slip neri ancora indossati. Intravedo chiaramente una grossa chiazza umida in corrispondenza della fica…. mi chino su di lei per leccarla ma mi dice:
– “aspetta, rallenta..ti racconto cos’è successo..voglio farti sentire quanto ti ho fatto CORNUTO”.

Questo forse è il momento più magico delle corna…il suo racconto dettagliato saprà farmi rivoltare lo stomaco ma eccitarmi al tempo stesso..la adoro, kazzo se la adoro!

-“appena sono arrivata, così come prevedevo, mi ha detto che purtroppo non avevamo molto tempo a disposizione perché il suo socio sarebbe mancato solo un paio d’ore. Essendo ora di chiusura ha abbassato la serranda e mi ha portata in un camerino, in piedi, ed ha cominciato a baciarmi tutta..
Quando mi ha alzato il vestito e mi ha visto in lingerie, come al solito è impazzito; mi ha subito abbassato gli slip ed ha cominciato a leccare la fica quasi da farmi venire subito.

L’ho tirato a me, gli ho sbottonato i jeans ed ho tirato fuori quel palo enorme. Passando le dita sulla punta ho sentito ch’era già bagnato e l’ho strofinato sulla fica.
Non ha resistito molto: l’ha inumidito di più con la saliva e me l’ha infilato dentro facendomi sussultare per l’improvvisa dilatazione. Poi ha cominciato a stantuffare senza che io riuscissi più a muovermi, provavo solo un piacere senza confini..sono venuta due volte, lui continuava con foga, ogni tanto una piccola sosta con il cazzo infilato fino alle palle, e poi riprendeva più forte di prima..è brutale ma sa il fatto suo credimi..”
-“ti ha detto qualcosa su di me?” (chiedo IO)
-“si amore, si eccitava chiedendomi “lo sa tuo marito che ce l’ho il doppio del suo?” oppure dicendomi “quando torni a casa ci starà larghissimo nella tua fica sfondata da me”…poi quelle cose sempre eccitanti “sei la mia puttana, la mia troia..hai bisogno di cazzi grossi come questo per una fica così e non di tuo marito che ha un pisello come quello di un bambino..”; amore era feroce ed inveiva su di te..ti insultava e denigrava ed io permettevo di farlo..scusami ma lo sai che ci tenevo a farlo stare bene e che alla fine diceva solo la verità.. Poi si è sganciato dalla figa, ha sputato sul mio buchetto e con forza, tanta forza mi ha messo il suo enorme CAZZO nel mio culetto..ha cominciato subito a pompare sempre di più e urlandomi contro mi ha detto “puttana sborro..sborrooo puttana!!”.

L’ho spinto dalle chiappe quanto più possibile dentro di me sentendo un fortissimo calore dentro: un’esplosione di sborra da non credere. Sai che adoro farmi venire dietro..sai che impazzisco a sentire quei potenti schizzi nelle mie viscere..mmmmmmmmmm
Siamo rimasti così per un po’ di minuti. Poi lui piano piano ha uscito il CAZZO e me lo ha messo sporco ma ancora RIGIDO anche nella figa..mentre io tiravo subito su gli slip per non fare scolare a terra lo sperma, quello che adesso tu stai toccando, che leccherai e che userai come lubrificante per scoparmi.

Mi sono inginocchiata e gliel’ho pulito per benino con la bocca, succhiando sperma fino all’ultima goccia”. Amore perdonami..amore scusami se ho fatto la TROIA..”

Con il cuore che mi batte a tremila..con le palpitazioni..sono rosso di rabbia in viso..ma tanto eccitato le dico con fermezza:
-“amore adesso è il mio turno..ti prego fammi godere!!”
Le metto due dita dentro e sento la fica allargata e bagnatissima..appena le abbasso le mutandine vedo sborra che si affaccia dalla meravigliosa fessura..comincio a leccare trattenendo in bocca il liquido caldo per poi riversarlo con un intenso bacio nella sua bocca già spalancata e pronta..
La penetro ed il mio cazzetto scivola dentro di lei avvertendo la forte dilatazione che l’uccello di Fabio le aveva provocato con i suoi colpi possenti..
Sono convinto che lei non senta molto..data la differenza di dimensione tra il mio cazzetto ed il CAZZO di Fabio, per questo mi aiuto sgrillettandola per bene..gioco sul suo clito come negli anni ho imparato a fare..così ho imparato a portarla all’orgasmo, aiutandomi con le dita..
E’ larga e zuppa..troppo calda..mi sento avvolto dai residui di seme caldo di un altro uomo e pensando alle dimensioni del suo CAZZO mi eccito anche io molto, moltissimo…
Lei ansima ma sono certo che non sia per la penetrazione..mi insulta..
-”cornuto senti come sono larga..cornuto sei felice che mi abbia pompato anche il culo..cornuto ti piace che tua moglie si faccia sborrare dagli altri..cornuto sei solo un gran cornuto che si fa fottere la mogliettina!!”
Le sue parole, i suoi insulti sono per me una sorta di Viagra naturale..divento più duro e nonostante non sia molto dotato mi applico nel spingerlo dentro più che posso..muovo le dita più veloci sul suo clito e sento che ci siamo quasi..la stringo a me forte..è mia, è mia Moglie..solo mia..

Insieme poi..finalmente..godiamo in un orgasmo indescrivibile e restiamo abbracciati, noi, solo noi..
Lei è una moglie TROIA ed avida ed io sono solo il marito CORNUTO e felice….

Valeria e il marito

Erano giorni che continuavo a pensare a Valeria, al suo profumo, alla sua pelle delicata, al sapore della sua fighetta stretta.
Il mio cazzo diventava enorme ogni volta. Spingeva contro la patta dei pantaloni e mi faceva male.
Avevo una voglia infinita di lei, ma non volevo solo scoparla, ma la volevo dominare completamente. Volevo far diventare il marito un cuckold e scoparmi Valeria davanti a lui. Avevo scoperto di avere un amico in comune con suo marito e colsi l’occasione per farlo entrare nel nostro giro di partite di calcetto.

In uno spogliatoio si dice di tutto e lui avrebbe potuto ammirare le mie dimensioni e gli avrei potuto mostrare anche qualche mio video con Carla o qualche altra mia scopamica.
Continuavo a messaggiare con Valeria e le mie conversazioni con lei erano sempre più hot. Ormai lei desiderava il mio cazzone come io desideravo la sua fighetta stretta, ma cercavo di prolungare l’attesa per farla sextenare, magari davanti al maritino.
Dopo la prima partita avevo potuto osservare la “dotazione” del marito di Valeria.

Piuttosto normale, troppo normale per una donna così vogliosa.
Capivo quanto invece potesse sentirsi piena con il mio cazzone. Per istigarla e continuare a tenerla in pugno, le inviavo spesso le foto del mio cazzo duro e lei mi rispondeva con le foto della sua fighetta bagnata.
La desideravo impazientemente ma volevo portare avanti il mio piano.
Approfittai del fatto che il maritino fosse lento a prepararsi per tornare a casa così, dopo la seconda partita me la presi con calma e restammo soli negli spogliatoi.

<<Sei sposato?>> Gli chiesi, sorridendo dentro di me, conoscendo già la risposta ma soprattutto perché mi ero già scopato quella bomba della moglie.
<<Sì. Tu?>>
<<No, no. Non riesco a stare solo con una donna. Ho diverse scopamiche. >>
<<Dici?>>
<<Sì, non mi credi?>>
<<Non ti conosco abbastanza per dirlo. >> E sorrise.
Sollevai il mio cazzo che anche da moscio faceva la sua porca figura rispetto al suo cazzetto. <<Con questo cazzo, non mi è difficile entrare tra le cosce di ogni donna.

>>
Lui si sentì piuttosto a disagio, probabilmente pensando alle sue normali dimensioni.
<<Ti lascio vedere qualche video. >> Aggiunsi.
Ancora senza mutande e con il cazzo che mi penzolava, presi il mio smartphone e gli mostrai alcuni video con Carla e con un altro paio di mie scopamiche.
Erano video che già avevo selezionato per l’occasione, dove le pompavo alla grande, in ogni loro pertugio. Tutte belle donne, non da meno di Valeria, ma Valeria era ormai al centro dei miei desideri da settimane.

I nostri cazzi si indurirono a sentire quei gemiti e guardando quelle immagini.
Il mio cazzo era quasi il doppio del suo.
<<Sono sicuro che se tua moglie potesse vederlo, si farebbe scopare senza pensarci due volte. >>
<<Non conosci mia moglie. Lei è fedelissima. >>
“Dovresti averla vista quando mi diceva di spingerglielo forte nel culo. ” Pensai e ridevo dentro di me.
<<Dicono tutti così. Sai quante mogli insoddisfatte ho conosciuto? Ma le esperienze migliori sono gli scambi di coppia e i mariti cuckload.

>>
<<Hai avuto queste esperienze?>>
<<Certo. >> Intanto mi rivestivo e facevo calmare la mia erezione, era imbarazzante essere duro senza nessuna donna in giro e con un altro uomo nelle vicinanze.
<<Ti piacerebbe provare?>>
<<No, non sono il tipo e neppure mia moglie. >>
<<Glielo hai chiesto?>>
<<No, ma sono sicuro. >>
<<Non esserlo così tanto. Non conosco tua moglie, ma ho conosciuto tante donne che dovevano essere fedelissime. >>
<<Mi stai dicendo di mettere alla prova mia moglie?>>
<<Non ci conosciamo così bene.

Potremmo fare una cena a quattro con Carla. La bionda. Ti piaceva vero? Ti ho visto mentre ti accarezzavi il cazzo a vederla. >> E sorrisi.
<<Tua moglie com’è?>> Chiesi a bruciapelo.
<<È meravigliosa. >>
<<Hai una foto?>>
Mi mostrò una foto casta della moglie. Se avesse saputo che già le avevo ispezionato ogni singolo lembo di pelle, cosa avrebbe pensato?
<<Accidenti. Una bella gnocca. >>
Incalzai. <<Questa foto mi stimola davvero.

Che ne dici di una cena a quattro e poi vediamo come avanza la serata?>>
<<Ma io non ti conosco bene e poi mia moglie…>>
<<Tua moglie cadrà inebriata quando vedrà le mie dimensioni, fidati…>> Iniziavo in qualche modo a deriderlo per farlo sentire insignificante, ma allo stesso tempo per sfidarlo sulla fedeltà della moglie. Già immaginavo Valeria inginocchiata davanti a me a ciucciarmi il cazzone davanti al marito. Stava per ritornarmi duro solo al pensiero, così ritornai a parlare.

<<Allora? Che ne dici? Non ti piace Carla? Hai visto che è una belva a letto?>>
<<Sì, ma mia moglie…>>
<<Vi divertirete entrambi. O più che tua moglie hai paura di non essere all’altezza con Carla?>>
Continuavo a metterla sul tono della sfida per provocarlo e spingere ad accettare.
<<Non è questo. Sono anche io un bel torello. >>
<<Hai video tuoi?>>
<<No, ma te lo posso assicurare. >>
<<Certo, certo. >> Continuavo a percularlo.

<<Comunque non ti sto invitando a fare una serata e uno scambio di coppia al primo appuntamento, ma ti sto dicendo che possiamo iniziare a conoscerci. Poi magari quando sarai solo chiederai a tua moglie cosa ne pensa di me. Io farò lo stesso con Carla e se loro sono d’accordo, potremmo in futuro incontrarci per uno scambio. >>
Le mie intenzioni erano di avere uno scambio al primo appuntamento, ma le mie parole erano per rassicurarlo.

Si notava che avesse interesse, ma allo stesso tempo aveva una paura folle di fare una stronzata con la moglie, non conoscendo che Valeria fosse già la mia troia.
<<Dai Sabato. Io e Carla siamo liberi. Ti posso assicurare che lei è una bomba. >>
Lui ci pensò qualche secondo.
<<Solo una cena?>>
<<Sì, al primo appuntamento non mi è mai capitato di avere uno scambio completo, neppure con le coppie più infoiate.

>> Stavo raccontando un mare di bugie per convincerlo.
Titubò ancora, ma poi cedette <<ok, facciamo sabato. >> Il corpo di Carla era perfetto e sicuramente aveva fatto centro nei pensieri perversi del marito di Valeria.
Ci scambiammo i numeri.
Avvisai Valeria. Le scrissi che Sabato avrebbe avuto una grossa sorpresa e che il marito si sarebbe trasformato in un cuckload.
Lei si spaventò. <<Cosa diavolo vuoi fare? Io amo mio marito.

>>
<<Anche lui ama te. Ma gli ho proposto una cena a quattro con Carla e non ha rifiutato. Stiamo meditando di fare uno scambio di coppia. >>
<<Mio marito?>>
<<Sì. È un piccolo porcellino. Dovevi vedere come si toccava il cazzo mentre gli mostravo un mio vecchio video con Carla. >>
<<Sul serio?>>
<<Certo. E lasciatelo dire. Non è così dotato come immaginavo. Il mio cazzo è il doppio del suo. Ora capisco perché mi vuoi così intensamente.

>>
<<Stronzo. >>
<<Ti scoperò davanti a tuo marito. Non sei felice?>>
<<Ma stai scherzando vero?>>
<<No piccola troietta. Sabato vedrai. Fammi solo il piacere di far finta di non conoscermi, ovviamente. >>
<<Va bene. >> Disse in modo accondiscendente e ubbidiente la mia piccola troietta.
A fine conversazione le inviai la foto del mio cazzone duro alla massima erezione. “Sabato te lo infilo tutto nel culo davanti a tuo marito. ” Le scrissi.

Lei rispose con la foto del suo buchetto del culo.
“Fagli vedere come desidero essere sfondata”.
Arrivò il Sabato. Carla era già stata indottrinata da me. Avrebbe dovuto prendere l’iniziativa prima con me e poi andare dal marito di Valeria, così da lasciarmi il campo libero con il mio desiderio più perverso.
Carla aveva un vestitino aderente che mostrava tutte le sue curve. Senza reggiseno e senza mutande. Aveva dei capezzoli già turgidi.

Valeria non era da meno, esplosiva nel suo vestitino nero con una scollatura da paura che mostrava un seno prorompente.
Valeria fu un ottima attrice, nonostante durante la cena non mancavo di metterle la mano sulla coscia sotto il tavolo e spingermi oltre per stuzzicarla.
Intanto Carla faceva lo stesso con il maritino di Valeria.
L’atmosfera iniziava a surriscaldarsi e il vino aiutava la serata ad accelerare.
Durante la cena avevamo parlato del più e del meno, lavoro, vacanze, progetti, ma era il momento giusto per spostare l’attenzione su qualcosa di più eccitante.

<<Valeria, tuo marito è davvero fortunato, lo sai? Darei qualsiasi cosa per una notte con te. >>
<<E io darei qualsiasi cosa per una notte con te. >> Disse Carla rivolgendosi al marito di Valeria e stringendogli il pacco duro sotto il tavolo.
Valeria non sapeva cosa dire e neppure il marito, ma Carla si avvinghiò a lui e inizio a succhiargli il collo, mentre con la mano continuava a strofinargli il cazzo prima sul pantalone, e poi sbottonandolo.

<<Che ne dici se ci diamo anche noi da fare?>> Mi rivolsi a Valeria.
Le abbassai una spallina e le tirai fuori una delle sue enormi tette. La inizia a stringere forte mentre lei guardava il marito che si faceva aprire la patta dei pantaloni da Carla.
Iniziai a succhiare il capezzolo di Valeria mentre lei iniziava a stringermi la testa contro al suo petto.
Con la mano mi intrufolai in mezzo alle sue gambe che erano già un lago.

La mia erezione era spaventosamente visibile anche dal pantalone. Mi alzai in piedi e puntai la patta verso il viso di Valeria che mi apri la cerniera. E mi abbassò il pantalone. Il mio cazzone era già fuori dalle mutande che non potevano contenerlo più.
<<È grandissimo!>> Esclamò Valeria. Come se non lo conoscesse già.
<<Vedi?>> Rivolgendomi al marito. <<Cosa ti avevo detto? Tutte troie. >>
E iniziai a schiaffeggiare il viso di Valeria con il mio cazzon duro.

<<Tua moglie da ora sarà la mia troia. >>
Non avevo paura a essere troppo duro. Carla era inginocchiata tra le cosce dell’uomo e glielo succhiava voracemente, mentre l’uomo le teneva la testava e dettava il ritmo.
Io presi Valeria per i capelli e la feci muovere sulle ginocchia e avvicinare al marito.
Eravamo molto vicini e mentre lui guardava spinsi nella gola di Valeria, tutto il mio cazzone duro. Si stava abituando al mio cazzone mentre il marito guardando la scena venne nella gola di Carla che continuava a succhiarglielo.

Scopavo la gola di Valeria come un cavallo scopa la sua giumenta e lo sguardo del marito cornuto, mi eccitava da morire. Tutto il suo make up si scioglieva mentre continuavo ad affondare il mio cazzo nella sua bocca.
Presi Carla per i capelli, e la portai vicino al mio cazzone. Le due donne mi leccavano il cazzo mentre il maritino di Valeria continuava ad osservare.
Avevo le mie mani sulle due teste delle due donne.

<<Valeria cosa provi ad assaggiare un vero cazzo?>> Le chiesi.
<<È meraviglioso. >> Mi rispose come una gattina in calore.
Il marito guardava e si toccava per farselo tornare duro.
Io non riuscivo più a contenermi a causa di quelle due bocche che si alternavano a succhiare e leccare tutta la mia asta comprese le palle. Venni in faccia ad entrambe che si scrutarono per qualche secondo e iniziarono a leccarsi a vicenda per provare la mia sborra calda.

Dopo qualche altra leccata la mia verga era già pronta per la fighetta di Valeria.
Intanto Carla tornò a dedicarsi al marito che era tornato a sua volta duro. Lo eccitava vedermi trattare la moglie come una troia.
Iniziai a massaggiare la fighetta strabagnata di Valeria con la mia cappella. Era sensibilissima e si stava bagnando ancora di più. Addirittura gocciolava, talmente fosse bagnata.
Carla si era seduta sul cazzetto del marito che provava a scoparla con foga, ma Carla era abituata a ben altra foga.

Misi Valeria a pecora sul tavolo a vista del marito. Spinsi violentemente il mio cazzone duro nella sua fighetta.
La schiena di Valeria si inarcò cercando di farlo entrare il più possibile e emettendo un urlo non male. Le misi la mano sulla bocca e le spinsi tutto il mio cazzo fino alle palle. Mentre il marito strabuzzava gli occhi. Iniziai a scoparla come un a****le violento. L’idea che il marito ci guardasse mi infoiava in una maniera incredibile.

Sentivo Valeria gemere profondamente come non aveva fatto nelle altre occasioni che ci eravamo visti.
Il marito si faceva cavalcare con foga da Carla che lo fece venire nella sua fighetta depilata.
Era stremato sulla sedia, con il cazzetto moscio, mentre Carla si avvicinava a Valeria e iniziava a baciarle la bocca, mentre continuavo a pomparla forte fino a farla venire due volte.
Con un movimento rapido, mi sputai sulla mano, la passai per il suo buchetto del culo e tirai fuori l’asta dalla sua fighetta completamente fracida.

Misi la punta dritta verso il suo buchetto e glielo aprii senza pietà.
Il marito guardando la scena tornò duro e venne a riprendersi Carla per incularsela a sua volta.
<<Mi stai distruggendo. >> Mormorò Valeria tra un gemito e l’altro.
<<Sei la mia troia, fai vedere a tuo marito cosa sei ora. >> E continuavo a sfondarle il culo e sculacciarla, mentre di tanto in tanto le tiravo i capelli.

Mentre continuavo a pomparla, il marito venne dentro al culo di Carla, palesemente insoddisfatta delle prestazioni dell’uomo.
La feci avvicinare. Tirai fuori il cazzone dal culo di Valeria e lo misi in bocca a Carla che se lo faceva arrivare in gola.
<<Vedi? Sono il padrone qui. Tua moglie merita di più del tuo cazzetto. >>
Tirai di nuovo il cazzo dalla bocca di Carla e lo infilai di nuovo nel culo di Valeria.

La tirai su. Ero in piedi e spingevo lei su e giù sul mio cazzone di fronte all’uomo.
La sua figa era aperta davanti a lui e completamente fracida.
<<La vedi come si incula tua moglie? Te l’avevo detto che sarebbe caduta ai miei piedi. >>
<<Digli che è un cornuto Valeria. E digli che non hai mai goduto come con me. >>
<<Sei un cornuto. Non ho mai goduto così in vita mia.

>> Mentre continuava a gemere sotto i colpi del mio cazzo duro.
La portai in camera da letto. La misi giù sul letto con la testa giù e il culo all’aria. E continuai a pomparla forte. Il marito si stava toccando e tornando duro e stava tornando a prendersi Carla che stava leccando la figa di Valeria.
<<No. Non la meriti. Sei un frocetto. Masturbati da solo. >> Gli dissi.
<<Loro meritano un cazzo come il mio.

Non il tuo cazzetto. >>
L’uomo si sentì umiliato, ma mi obbedì, mentre continuavo a pomparmi la moglie e davo razioni di cazzo anche all’insoddisfatta Carla.
Le scopai entrambe per tutta la notte. Tanti orgasmi e tanto sperma sulle lenzuola della coppia. Mentre il marito continuava a masturbarsi più volte sulla sedia guardandoci.
Mi addormentai in mezzo alle due donne. Tutte e tre nudi. Mentre il marito si era addormentato sulla sedia tutto solo, con tutte le mani impiastricciate della sua sborra.

Valeria mi sussurrò: <<Sono felice mio toro. Hai mostrato all’uomo che amo come voglio essere scopata. >>
<<Io continuerò a scoparti. Come hai visto lui si è eccitato parecchio stasera. Ti scoperà con più convinzione in futuro, ma non lo farà mai come me. >>
<<Come te è impossibile mio toro. A quando la prossima?>>
<<Domani mattina non avete ospiti vero?>>
Valeria sorrise e mi baciò mentre con la mano tornò a stringermi il cazzo.

.

La rivincita

Mio marito mi tradiva. Da tempo. La prova scioccante la ebbi quando accettai di ospitare la sua segretaria a casa. La stronzetta veniva dalla Russia dove mio marito aveva diversi affari legati all’import export. Per ragioni di lingua ( ma pensa tu…. ) aveva assunto una specie di interprete/segretaria per aiutarlo a comunicare meglio. Quando la vidi capii subito l’andazzo, perchè lei, in effetti, l’italiano lo parlava anche benino, ma l’aria che aveva e il fisico lasciavano intendere anche tante altre cose.

Ma andiamo al sodo.
Fu terribile svegliarmi nel cuore della notte e non trovarlo di fianco a me. Scesi le scale per andare al piano di sotto e appena arrivata dietro la porta che separa la scala dal corridoio cominciai a sentire gemiti e grida. Andai avanti, dovevo andare avanti. Le grida della zoccola erano il canto della mia sconfitta. Dietro quella porta c’era mio marito, l’uomo cui avevo dedicato una vita e due figli, che stava sfondando letteralmente un’altra, più fortunata o, evidentemente, più bella e più brava di me.

Rimasi lì non so quanto tempo, ricordo solo che lei godeva continuamente, sentivo i suoi colpi forti, rapidi, affamati…. li conoscevo, ma quasi me li ero scordati, non mi scopava così da tempo, da troppo ora mai.
Tornai su e piansi.

Noi donne siamo forti e abbiamo la grande dote di risorgere sempre da ogni sconfitta, noi che doniamo la vita, possiamo donarne sempre una nuova anche a noi stesse. Così pensai quella mattina.

Ne parlai con Veronica, una delle mie migliori amiche, già separata, molto disinibita con gli uomini. Lei mi disse letteralmente di riprendermi la vita, che ero ancora bella e che potevo pendermi tutte le rivincite che volevo. E così fu.
Sono una bella donna tutt’ora, lo ero anche tre anni fa. Decisi di farmi avanti, con charme e classe, con tutti e tre i colleghi di mio marito. Tutti e tre. Sì, mi sarei fatta scopare da tutti e tre.

Uno di loro, mi piaceva anche parecchio e spesso mi ero sentita guardare da lui con un certo interesse. Con lui bastò un sms. Un semplice: ciao F, ti devo parlare. Ci incontrammo per un caffé. Da lì una eccitante travolgente discesa che ci portò dopo venti minuti ad avere la sua lingua tra le mie cosce sul divano di casa mia. Gli piacevo, gli piacevo eccome, mi riempì di complimenti, impazziva per le mie bocce ancora belle e turgide, piene di desiderio.

Leccava da Dio, e fremetti sorprendentemente in preda ad un orgasmo inondandogli il viso. Poi lo divorai, ingoiai tutto il suo bastone fino a leccargli le palle. Poi mi impalai su quel ben di Dio sbattendogli le mie pere infuocate in faccia. Poi mi prese da dietro sculacciandomi tenendomi per i capelli, sussultai altre tre volte, allagai quel divano, non godevo così da anni, da troppo…. quegli orgasmi ripetuti e crescenti spalancarono una porta su una nuova dimensione di me stessa, libera, disinibita, vogliosa e caparbiamente desiderosa di orgasmi!
Mentre mi spaccava a pecora, senza pietà, con la prepotenza che deve avere un uomo, gli chiesi di farmi delle foto, volevo le prove….

le prove da mostrare allo stronzo che io, forse più di lui, ero ancora molto desiderabile. Poi glielo presi in bocca lo appoggiai alla mia lingua e lo segai, mi spruzzò tutto quello che aveva e documentò tutta quella meraviglia con una serie di foto. La mia bocca piena di sborra, questo volevo che mio marito vedesse, forse non gli importava nulla, ma forse sì, in ogni caso era parte della mia rivincita.
Continuai a vedermi con F.

Era troppo piacevole e lui era molto bravo. Mio marito era in Russia e quindi ero libera di muovermi bene quando i bimbi erano a scuola. Con un amante si instaura spesso anche un rapporto di complicità che va al di là del sesso, si crea una certa confidenza che permette di spogliarsi di tanti cliché oltre che dei vestiti. Così lui mi raccontò che sia lui che gli altri due colleghi ce l’avevano a morte con mio marito perché la faccenda della Russia aveva preso una piega negativa per l’azienda.

In pratica quello stronzo si era accaparrato il portafoglio clienti per mettersi in proprio. Agli altri tre soci non era rimasto niente. Lui aveva già fatto sapere loro che a fine anno se ne sarebbe andato. Al che colsi la palla al balzo informandolo che il mio piano di rivincita prevedeva di farmi sbattere da tutti e tre. E F. , da grande maiale quale era, rilanciò la posta: fatti scopare da tutti e tre alla volta, ci vuole poco a convincerli, credimi, sai quante volte abbiamo parlato tra noi di te, di quanto sei bona? Basta che vieni un giorno durante la pausa, l’ufficio è chiuso dalle 13 alle 15, in due ore facciamo tutto.

L’idea mi sconvolse, i miei ormoni cominciarono a pensare a quell’evento e così gli proposi per l’indomani. La risposta fu scontata. Appena entrai nell’ufficio ci fu chiaramente un po’ di imbarazzo, ma F. ruppe il ghiaccio togliendomi la gonna, mi fece svaccare sulla scrivania e scostate le mutandine incominciò a masturbarmi. Non ebbi il tempo di realizzare che la mia prima gangbang era cominciata che avevo gli altri due cazzi che mi sbattevano in faccia cercando di entrarmi in bocca.

L’appellativo più gentile fu puttana. F. cominciò a spaccarmi la fregna sulla scrivania mentre gli altri due mi scopavano a turno la gola. Poi mi spostai sul divano mi impalai su uno, F. mi entrò nel culo senza ritegno, con forza, come si sfonda una vera vacca da monta, il terzo mi infilò l’uccello in bocca e prendendomi a schiaffetti affondò sempre di più fino a farmi sentire le palle che sbattevano sul mento.

I miei orgasmi furono diversi, non so quanti. Alla fine mi misero in ginocchio e fecero il video da mandare al cornuto traditore: io a bocca aperta e loro tre a turno a schizzarmi in gola. Alla fine ce l’avevo piena zeppa di crema bianca, mi chiesero di dire qualcosa a mio marito ma faticavo a parlare, non volevo che tutto quel ben di Dio uscisse dalla bocca. Ci giocai un po’, prima di ingoiare tutto.

La vendetta era compiuta per intero. Io ero soddisfatta, avevo anche rotto un tabù: quello di essere presa contemporaneamente da più uomini. Avevo goduto fino allo stremo: l’avrei fatto ancora e ancora e ancora……

Sorpresa per matura

Mi reco spesso al mare vicino a Roma e spesso vado in una spiaggia dpove si pratica il nudismo. Giorni fa c’era una coppia sui 60anni con Lei ancora affascinante e con un bel corpo. Io come al solito mi metto in disparte tranquillo a prendere il sole integrale e la coppia era a circa 10m da me. Quando mi sono spogliato mi sono steso e messo steso tranquillo e beato. però sentivo che qualcuno mi osservava, mi sentivo scrutato e mi alzo e mi accorgo che la Lei di coppia mi osservava ogni tanto.

Guardava il mio corpo ed il mio cazzo beato sotto il sole. Passano circa 20 minuti e la tizia continua a guardarmi e fissarmi. In un attimo il marito si allontana per farsi un bagnetto a mare visto che il caldo iniziava a farsi sentire, e mi accorgo che la sua donna si alza e mi si avvicina per chiedermi se gli facevo una sigaretta visto che Lei le aveva dimentocate in macchina. Io gli faccio la sigaretta ed alla fine prima di tornare sul suo asciugamano, mi dice, “che bel cazzo che hai lo vorrei prendere tutto…” Si gira e si allontana.

Verso le 15. 00 vedo che la coppia si divide, il marito si riveste e va via. Bene adesso prendo io l’iniziativa e mi vado a stendere vicino a lei. Felice sia io che lei di stare vicino mi inizia a raccontare delle sua vita degli ultimi anni e tra questo mi confessa che vorrebbe trovare un uomo che un bel cazzo che la sfondi per bene. Io a questo punto mi offro volontario…..e lei inizialmente si fa una risata, forse incredula della situazione.

Dopo poco mi fa presente che abita vicino alla spiaggia e che il marito era andato via perchè doveva andare a lavoro. Bene Lei mi invita a casa sua. Cazzo già immaginavo di sbattergli il mio cazzo nel culo e sfondarla senza pietà. Arriviamo a casa sue e ci facciamo subito una doccia. Lei sotto la doccia inizia a toccarmi il cazzo che subito dopo diventa durissimo dritto e bello grosso. Io di mio inizio a toccarla tutta ed infilo subito le dita nella sua figa bagnatissima, e dopo gli infilo un dito nel culo cercando di capire se ci sarebbe stata a farselo mettere dietro.

Che lo dico afare? Sia figa che culo erano aperti alla grande. Andammo subito a letto e dopo un bel 69, la giro e gli sbatto in fica i miei 23 cm duri grossi. Lei inizia a godere come una vera troia…. infatti lo era, e io la sbatto con colpi poderosi nella figa facendogli entrare tutto il mio cazzo dentro. Pecosina sublime, poi smorzacandela e varie…. Lei sborra tre volte urlando come una matta.

Alla fine ecco la mio sesso preferito e che amo alla follia. nuova pecorina, Lei che prende il mio cazzo e lo infila nel culo. Appena untrata la cappella, io gli do un colpo forte e lo faccio entare tutto nel suo culo dilaniato ed aperto più che mai, ed inizio ad incularla alla follia con colpi esagerati. lei che si dimenava e che mi confidava che mai aveva preso nel culo un cazzone grosso e che stava realizzando il suo sogno.

Alla fine io godo sborrandogli in faccia getti continui di sborra, facendola soffocare di sborra. Finito il tutto lei mi mostra il suo buco di culo, che una volta da me allargato con le mani, mi appare una carverna spalancata, che meraviglia. Il tutto nell’attesa che il suo cornuto del marito torni a casa con il suo cazzetto, pronto ad entare nelle caverne che gli ho fatto. questo succede giorni fa, ed oggi la tizia continua a farsi sfondare da me ogni volta che il marito non è in casa.

Che belle le donne mature, le amo.

Nottata di Corna..

Serata disko..musica a palla..
Buio e penombra, corpi che si muovono frenetici a ritmi indiavolati, suoni che picchiano, effetti stroboscopici che proiettano strane ombre, laser che tagliano l’aria, abiti succinti, brillanti, odore di corpi, aria colma di voglie libidinose e peccaminose. Tanti giovani..molto giovani..bellissime fighette e stupendi fighetti attorno a me..
Sono appoggiato ad una colonna con un bicchiere di vodkaRedBull in mano, lo scuoto in continuazione, mi piace sentire il rumore dei cubetti di ghiaccio che cozzano tra loro.

Vicino a me ci sono due ragazzetti. Ci danno dentro con la lingua, le mani del tizio sono all’opera sotto la superminigonna della biondina, la quale si muove evidentemente scossa dai continui stimoli che riceve al suo dolce grillettino.
Ma avrà poi le mutandine? Mah? Mi piacerebbe essere al posto del suo lui, le infilerei senza pensarci almeno due dita nella fessurina per farla strillare. Che età avranno? 18/20? Forse un po’ troppo giovani per il sottoscritto, anche se la fica MOLTO giovane alla fine è l’unica che ancora mi attira..
Sento un’alitata nel mio orecchio ed una vocina che sussurra “Vorresti scopartela, vero? Porco…”.

Subito dopo una mano mi tocca la patta leggermente gonfia strizzando un po’ l’arnese.
Ho un lieve sussulto, sorrido e mi giro. É mia moglie che mi sta guardando con occhi da felino. È sera di caccia, sta cercando prede. Le rispondo “Come fai a saperlo?” e lei “ Hai il CAZZO già duro, maiale”.
Ridiamo, poi ci fermiamo disturbati, per così dire, dal gemito della nostra vicina, deve essere venuta.
Ci osserva ancora provata per l’orgasmo, arrossisce un po’ per l’imbarazzo, sposta la mano del suo ragazzo e si tira giù la mini, quindi se ne va verso i bagni.

Lui ne approfitta per dirigersi al bancone, vedo che si annusa le dita, sapranno dei suoi umori, sembra le voglia ostentare come un trofeo.
Devo pisciare, indico a mia moglie che vado al cesso, lei si prende il mio bicchiere finendosi con un sorso la mia vodkaRedBull. Si siede su un divanetto, lascia di proposito scoperte gambe e parte dell’interno coscia.
Sto scaricando l’uccello su un orinatoio attaccato al muro, quando si posiziona un signore su quello accanto al mio.

Tira fuori il pisello e mentre si svuota mi sorride abbassando poi lo sguardo sul mio di pisello. Ricambio il sorriso, mentre lo scuoto per far uscire le ultime gocce e prima che riesca a riposizionarlo nelle mutande, la mano del tipo si impossessa della mia cappella lisciandola con le dita.
“Vuoi che te lo succhi?” mormora, cominciando a menarmelo con foga. “Ehi ehi” ribatto “frena bello…” lo blocco immediatamente staccando la sua mano.

“Vabbè che sei un bel ragazzo..ma diciamo che stasera non è la serata giusta perché sono assieme alla gelosona di mia moglie, ok?”. “Come vuoi…ma non sai cosa ti perdi, ti farei venire in un minuto da quanto bene lo aspiro il CAZZO” ribatte con un sorrisetto famelico.
Esco di corsa dal bagno pensando “Peccato..aveva davvero una gran voglia di sukkiarmelo e potevamo spassarcela un pochino!”. Però mi ha fatto venire decisamente voglia di godere, di spruzzare in qualche modo stasera..
È cominciata una musica tipo martello che sfonda i timpani, le luci sono psichedeliche, il bianco degli abiti lampeggia come fari nella notte, mani e teste si liberano in movimenti incontrollati.

Non vedo più Valeria, la cerco invano. Mi fermo al bancone a prendermi un altro VodkaRedBull, sono colto da un po’ d’ansia.
Sento vibrare il cellulare in tasca, leggo il messaggio, mi aspetta alla macchina.
Mi precipito al parcheggio pensando chissà cosa e la trovo accucciata dietro la nostra auto a spompinare un paio di ragazzi della stessa età di quelli visti all’interno poco fa.
La sua bocca famelica si avventa su quelle nerchie gonfie insalivandole per bene, i filamenti che lasciano le sue labbra ad ogni risucchio mi provocano sconquassi interiori.

Le cappelle sono enormi e sembrano voler prendere il volo come una mongolfiera dal resto del bastone. La troia di Valeria manco mi degna di uno sguardo, continua a succhiare avidamente, colpi precisi dentro e fuori, prima uno poi l’altro. Mentre ingoia quello del ricciolino sega con maestria quello più piccolo ma grosso del biondo.
I due stronzetti penseranno di aver fatto bingo stanotte, andranno tutti super eccitati come dopo una sniffata di coca a raccontare le lodi della loro conquista “Oh raga ma sapete che ieri ci siamo scopati una milf.

Si un puttanone di quarantanni, le abbiamo sborrato in bocca alla troia…mmm..”
Ho il CAZZO che mi esplode se ci penso.
Sono seminascosto da un suv nero per gustarmi la scena, loro non mi vedono. Il ricciolino ha un fisico atletico ed una mazza niente male, dritta e fiera con un glande a punta, quasi un missile, da un pugno al suo compare ridendo, poi prende la testa di Valeria bloccandogliela. Ora gli scopa con forza la bocca, lei lo guarda con gli occhi spalancati subendo quell’atto senza nulla proferire, lasciandosi gonfiare le guance ad ogni colpo.

Intanto il biondo più fighetto e gracile si è abbassato e sta infilando una mano esplorativa tra le cosce della moglie pure lei accucciata a gambe divaricate. La vedo gemere, vuol dire che la sta sditalinando.
Valeria ora si alza e si appoggia alla portiera alzando le natiche ed offrendo il culo ai due tizi “Scopatemi porci…dai… voglio sentirlo fino in fondo…!!!”
Il biondo le alza la gonna, le tira giù il tanga e senza indugiare le lecca da dietro la fregna pelosa e colma di umori.

Ne vedo il luccichio mentre la sua lingua entra in contatto con le labbra gonfie. Si muove da basso verso l’alto andando a violare anche lo sfintere strettino.
Il suo amico si masturba tenendosi il CAZZO bello in tiro. Il belloccio si prepara a fotterla a pecorina, mi sego più velocemente, mmm… eccolo che entra, come coltello nel burro. La cappella si perde nel suo ventre ed inizia un movimento a stantuffo che fa sussultare e gridare Valeria.

I due si invertono, mia moglie fa una smorfia di dolore nel momento in cui viene sventrata dal ricciolo (lo dicevo che il suo pisello era impegnativo), il piacere aumenta. Infatti le sue dita scivolano sempre più velocemente sul clitoride fino a provocarle l’orgasmo. I decibel della sua voce si alzano, è incontrollata come il lago che le esce dalla passera.
Il ragazzo non smette di spingere, nel mentre l’amico si sta facendo menare l’uccello dalle mani sapienti di lei.

Non resisto e sborro sulla carrozzeria del macchinone, lasciando sul nero lucido delle belle macchie bianche gocciolanti, giusto nel momento in cui il ricciolo estrae la mazza e la lascia scaricarsi sulle chiappe di mia moglie. Il biondo contorcendo il volto in smorfie evidenti viene pure lui sulle sue tette, è talmente potente il getto che alcune gocce le raggiungono il viso ed i capelli.
Appena il duo dei giovani BULL si allontana, mi avvicino a Valeria.

Lei mi guarda e sorride “Hai goduto guardone?”. “Certo amore, sei troppo fica quando scopi con gli altri, poi se giovani e carini ancor di più”.
Ride, poi si accuccia e fa uscire una pioggia dorata deliziosa dalla sua fessurina aperta. Il mio CAZZO torna in tiro, lo posiziono a contatto sulle sue labbra e lascio che la cappella vi si strofini sopra. Le apre dolcemente baciandomela e poi inghiottendola con molta delicatezza.

Il rumore del piscio mi istiga pensieri turpi, ho voglia di leccarle la fica.
Mi lascio spompinare un po’, quindi apro la portiera dell’auto e la sbatto sul sedile, mi piego ed inizio a baciarla e leccarla ovunque attorno alla patonza. L’odore acre mi investe le narici, i peletti mi solleticano, mi trasformo in un toro, la mia lingua è una girandola mossa dal vento, veloce entra ed esce da quel pertugio, arriva sino alla mini protuberanza, la mordicchia e poi torna giù.

Gli umori la invadono nuovamente, come i gemiti di piacere.
Sto per impalarla quando una voce alle mie spalle mi disturba “Signori per favore, questo è un luogo pubblico”.
Mi giro e vedo solo una maglietta attillata che ricopre una montagna di carne con un mega pacco in evidenza tra le gambe.
Balbetto qualcosa imbarazzato, ma la moglie interviene “Voglio scoparmelo, lasciamelo”.
Hulk fa un ghigno malefico e si slaccia la cinta dei pantaloni, le mutande fanno fatica a contenere il cannone.

Mi prende una mano all’improvviso e me la sbatte sulla sua nerchia facendomela palpare per bene.
“Fatti dire dal tuo maritino qua, che cosa ti trapana a breve”. Il suo palo esce ancora un po’ molliccio, vorrei spostare la mano ma l’energumeno non mi lascia, la stringe e mi fa male.
Mi fa impugnare il coso e accompagna il movimento su e giù. Non riesco a proferir parola, Valeria si sta masturbando come una pazza, l’altra mano di Neanderthal le sta stringendo la tetta, facendole esplodere il capezzolo.

Sento il suo arnese gonfiarsi mentre lo sto segando, che bello, mi eccita, ora è duro come roccia. Me lo fa accompagnare all’imbocco della fregna. Mi da uno spintone e comincia a fottersi quella troia di mia moglie che lo accoglie e gambe oscenamente divaricate. È talmente grosso che Valeria urla dal dolore all’impatto del missile nel bunker, poi si rilassa e lo lascia entrare, sprofonda sotto i colpi poderosi del gigante, si agita, gode.

“Dai CORNUTO mettiti in ginocchi dietro di me e guarda come ti scopo la vacca della tua consorte… sta puttana mangiacazzi…”.
Obbedisco e mi gusto sta scena da dietro queste due palle d’artiglieria che penzolano, sbattono sulle chiappe di Valeria, la figa tirata al massimo e sconquassata dall’urto del tornado che la sta invadendo.
“Toccami le palle e strizzamele che sto per venire CORNUTO”.
Obbedisco di nuovo, nuovi spasmi di piacere dentro di me, sto perdendo gocce dall’uccello quasi senza accorgermene, mentre Hulk ha lasciato partire una fontana sul monte di venere di Valeria.

Finisco di scoparmi la mogliettina che vuole venire pure lei, urla al secondo orgasmo ed io sborro nel suo ventre. Il buttafuori mi prende la testa di forza e mi fa leccare tutto lo sperma dal suo pube e parte del mio che fuoriesce dalla pesca.
Sono sazio e carico come non mai, Valeria è sudata. Ci ricomponiamo pronti a tornare a casa, quando passano davanti a noi i due ragazzini visti dentro la disco a fare i porcellini.

Salgono sulla macchina a fianco la nostra, io metto la retro, ma con la coda dell’occhio noto che lei si toglie la maglietta restando con le tettine al vento, i capezzolini sono dritti come chiodi. Si stanno baciando focosamente. Lui è in ginocchio pronto per la monta ed ha già fuori dai jeans un CAZZO eretto e duro come mai il mio lo sia mai stato..
Mi fermo di colpo, mi giro verso Valeria, sguardo d’intesa immediato..io la conosco, lei mi conosce..
Scendiamo dall’auto contemporaneamente.

Busso al loro finestrino.
Si girano spaventati, mi riconoscono, lo abbassano.
Dico “Buonasera…. che ne dite se giochiamo insieme…”
Sorridono…e ci chiedono 200euro..
Bhè alla fine per farsi due diciottenni non credo si tratti di una grossa cifra..accetto e sgancio due pezzi da cento ed invito a seguirli a casa nostra..
Valeria per tranquilizzarli ulteriormente sale i auto con loro..
Passeremo ancora un’ora di sesso perverso e le mie CORNA avranno modo di crescere ancora..il ragazzetto si farà Valeria e la sua fidanzatina si lascerà solo sfiorare dalle mia mano..
Praticamente alla fine dei giochi mi ritroverò (come al solito) la moglie scopata da sconosciuti con la consapevolezza di aver anche speso 200euro per farmela scopare ulteriormente..
Adoro essere CORNUTO..Valeria adora godere e fare la TROIA…

Mia moglie e Said

Domenica pomeriggio, pieno inverno, fuori è giorno ma l’aria è permeata da una triste luce soffusa, la televisione è accesa su una rete privata dove quattro bambocci simulano una specie di salotto di discussione infamandosi uno con l’altro per dimostrare a tutti quanto siamo caduti in basso. Sdraiati sul divano annoiati e assenti, fissiamo quasi ipnotizzati il cubo luminoso che mostra immagini che per noi non hanno senso in quel momento. Mia moglie è vestita solo con una vestaglietta che le copre appena il culo e lascia in evidenza seno e gambe.

E’ sempre così bella anche quando è in desabillè, la amo anche per questo, sa essere sexy in qualunque momento della giornata. Amo l’inverno ed amo anche questi momenti di stallo, dove quasi il tempo sembra essersi fermato anche solo per un istante, ed ecco che l’istante finisce in un attimo. Il campanello suona rompendo quell’ipnosi irreale che si era venuta a creare. Quasi in trance mia moglie si alza per andare a vedere chi è, scosta lo spioncino e sorridendo apre la porta con un sorriso, dall’alto delle scale la sento dire: “Ciao, vieni entra pure, non aver paura del cane, è tanto buono” “Chi è amore?” dico quasi assonnato “E’ un ragazzo di colore che ha dei bellissimi tappeti” “Chi? Come scusa? Tu fai entrare uno sconosciuto coi tempi che corrono senza neanche pensarci su?” “Ma dai, non ti preoccupare, voglio solo vedere che merce vende” sorride e nel frattempo ecco che entra il tappetaro.

Alto, pelle scura, lineamenti alquanto grossolani fanno da cornice ad un viso che ha comunque un certo fascino. La sua pelle odora di selvaggio, non di sporco, ma di un aroma intenso che è tipico della razza di colore. La cosa mi irrita alquanto, non sono razzista anzi, ammiro chi viene in Italia e almeno prova a fare qualcosa, però uno sconosciuto in casa mia di domenica mi fa proprio incazzare. Ormai la cosa è fatta, si presenta con il suo armamentario di tappeti e comincia a sciorinare la solita storia, viene dal Senegal, ha fame, deve mangiare e così via.

Scopro che si chiama Said, e a dire il vero è anche simpatico e per nulla invadente. Mia moglie per niente intimidita dal fatto di essere seminuda davanti ad un estraneo, si mostra interessata ai tappeti, mentre noto Said che non le stacca gli occhi di dosso. Maliziosa come non mai, comincia a fargli domande sulla qualità dei tappeti e se per caso avesse dei tabriz. Il ragazzo dice che per il momento ne è sprovvisto, ma alcuni amici di sua conoscenza potevano procurargliene alcuni.

Vedendo che la situazione si stava protraendo per le lunghe dei tappeti non men ne poteva interessare nulla, decido di sbarazzarmi di Said,dicendo che non ci interessava la merce e comunque per aiutarlo gli avremmo regalato 10 euro. Acconsentendo alla mia proposta, mia moglie va in camera e ritorna con la cifra pattuita. Said nell’accettare il denaro accarezza con malizia la mano di mia moglie e ringraziando saluta e se ne va. Avendo notato la cosa, mi ero leggermente incazzato, ma allo stesso tempo l’idea di mia moglie con uno stallone di colore che la trapana ben bene mi eccitava alquanto.

Sentivo uno strano piacere misto a perversione nell’immaginare la mia donna che gode ad essere stantuffata da una colosso di ebano, il suo corpo bianco e candido, le sue tettine con i capezzoli rosa e la sua fighina stretta e calda, che accoglie un grosso cazzone nero. Sapevo comunque che poteva solo essere una mia fantasia, non sarebbe mai stata possibile una simile situazione nella relatà, troppi timori e troppe paure avrebbero frenato questa folle idea.

Rimasti soli comincio a parlare con mia moglie dei vari problemi che questi ragazzi devono sopportare, le umiliazioni che sono costretti a subire, i viaggi su quei barconi e le speranze che ripongono nella nostra terra. “Mi ha fatto piacere aiutare Said, mi sento meglio, è come aver fatto una buona azione, non trovi caro?” “Si, effettivamente 10 euro non sono nulla, però almeno qualcosa da mangiare si può procurare. Ma hai visto come ti guardava? Certo che potevi almeno ricomporti un attimo, ci mancava solo che ti saltava addosso davanti a me” rispondo io.

“Ma dai smettila, guardare ma non toccare, e poi almeno si è rifatto un po’ gli occhi poverino, chissà se ha mai visto un corpo di donna italiana” “Ma sai che sei davvero una civetta? Comunque vedi di stare attenta, perchè non ci vuole niente che te lo ritrovi davanti al portone, e se sei sola un po’ mi preoccuperei fossi in te” “Ma dai amore, cosa vai a pensare, e poi sembrava così dolce, sono sicura che non è come pensi tu” “Speriamo” ribatto un po’ sull’incazzereccio “non ho per niente voglia di portati al commissariato per stupro subito, la devi smettere di comportarti come se tutti fossero dei santi a questo cazzo di mondo” La breve parentesi ci aveva comunque svegliati dal torpore ipnotico in cui eravamo sprofondati, e aveva eccitato entrambi.

Vedere mia moglie così seminuda mi aveva fatto tirare l’uccello da matti, così senza pensarci due volte l’ho presa sul divano, lasciando scorrere la fantasia a briglie sciolte. Uccelli di dimensioni enormi la trapanavano ovunque, sandwich e gang bang si alternavano nella mia mente, dove io ero spettatore incredulo ed ammutolito dal piacere. Godemmo entrambi come due forsennati, scambiandoci i nostri pensieri più sconci fatti di doppie penetrazioni e sodomie selvagge.
L’indomani andai di buon ora al lavoro, salutando la mia consorte, che si attardava ancor a letto prima di sbrigare le faccende di casa.

Al lavoro non facevo altro che pensare a Said, sperando nel mio cuore che si presentasse a casa proprio mentre non c’ero, e che costringesse quella porcona di mia moglie a soddisfarlo in tutti i modi. Era un tarlo che mi trapanava il cervello, al solo pensiero l’uccello si svegliava dal torpore del lunedì e diventava turgido, non ne potevo più. Dopo pranzo alla mensa dò uno squillo a casa che trova risposta immediata “Pronto?” “Ciao sono io.

Come va? Ho finito di pranzare ora torno in ufficio” “Ciao tesoro qui il solito tram tram, ho appena finito di pulire casa. Ha chiamato mio fratello, mi ha chiesto se stasera ceniamo con loro” “Ok, digli che va bene, ci vediamo stasera allora, non penso di fare tardi. Ciao a dopo” “Ok a stasera allora” Nel momento di attaccare il telefono, ho percepito in maniera nitida il campanello di casa che suonava. Chi cazzo era? Un turbine di pensieri si avvicendavano nella mia mente.

Chi poteva essere? Said? Qualche parente? Ero in preda ad una strana eccitazione, dovevo sapere. Telefono immediatamente in ufficio accampando una scusa patetica riguardo al pranzo in mensa, dovevo assolutamente tornare a casa, dovevo sapere e vedere. Mi precipito in macchina, metto in moto e mi avvio verso ciò che spero sia una intrigante sorpresa. Fortunatamente lavoro a pochi chilometri quindi in 10 minuti sono arrivato. Mi fermo un po’ prima, non voglio che mi senta nessuno, non voglio che nessuno sappia che non sono al lavoro.

Cammino di foga, le tempie battono forte, uno strano formicolio pervade tutto il mio corpo, ho le mani fredde, sono eccitatissimo, spero che la mia paura sia realtà, anzi lo desidero con tutto mè stesso, lo voglio dal profondo. Le finestre sono tutte chiuse, gli scuri serrati, strano, molto strano pur essendo inverno è una splendida giornata di sole. In silenzio quasi senza respirare salgo le scale che mi separano dal portone di casa, appoggio per un attimo l’orecchio alla porta, sento dei rumori o per lo meno mi sembra.

Non sono sicuro, non sono sicuro più di nulla ma devo sapere. Infilo lentamente la chiave nella toppa, la giro trattenendo il respiro e apro. Varco l’uscio con passo felpato, e sento dei lamenti provenire dalla camera da letto. L’uccello mi si rizza in men che non si dica in un orgia di desiderio, paura, eccitazione elevata all’ennesima potenza, mi tolgo le scarpe per non fare nessun tipo di rumore e lentamente mi avvicino.

Sento distintamente le voci di due uomini più quella di mia moglie che si limita a emettere dei gemiti sommessi “Mmmmm, mmmm” I due parlano una lingua che non capisco, solo quando si rivolgono a lei stentano un italiano molto strano che lascia comunque intendere che le stanno per fare la festa. Mi sembra di morire, la stanno per scopare selvaggiamente. Sempre al limite di una malsana eccitazione voglio vedere, non mi basta più ascoltare, voglio che i miei occhi si inebrino di ciò che ho desiderato dal profondo delle mie viscere, ma mentre mi avvicino, urto un vaso.

Il rumore li mette in allarme ed entrambi si recano verso il corridoio dove ero accovacciato. Said e un suo amico mi si presentano con indosso solo un paio di jeans, che comunque rivelano un pacco notevole. “Che cazzo state facendo?” sento mia moglie gemere dalla stanza come se finalmente con il mio arrivo la situazione sia cambiata. Non ho il tempo di reagire, mi prendono e mi portano in camera da letto, dove vedo mia moglie imbavagliata e legata alla spalliera del letto a gambe divaricate.

Mi prendono mi spogliano e mi costringono a sedere su una sedia, dove meticolosamente mi legano mani e piedi. Sono immobilizzato e devo guardare, la situazione è un misto di eccitazione e paura, a fatica riesco a non mostrare un erezione da paura. Il mio cazzo con la cappella turgida fa bella vista di sè, i due ridono e si avvicinano al letto. Sanno che hanno tutto il tempo, e si vogliono godere la cavalcata che si presenta alquanto lunga ed eccitante.

Nel frattempo mia moglie tenta di divincolarsi e liberarsi dalla stretta delle corde, ma non ce n’è bisogno Said la slega e le dice di stare calma che è meglio per tutti, tanto suo marito a quanto pare apprezza la situazione. Guardandomi si rende conto che è la verità, e quasi per volermi punire si abbandona come un manichino nelle mani dei due porci, che nel frattempo si sono spogliati e mostrano in bella vista due uccelli veramente grossi, Said fa bella mostra di una canna molto lunga ma non grossa di circonferenza, l’amico che scopro chiamarsi Moad, o per lo meno penso, ha un cazzo con una circonferenza spaventosa.

Si mettono ai lati della donna e la costringono a masturbarli entrambi, poi con forza le schiaffano il cazzo in bocca, prima uno poi l’altro “No, non voglio. Mmmm ba…..sta, vi pre….. mmmm” mentre la porca succhia, le stringono le tette, i capezzoli, le loro mani le frugano la figa. Dopo qualche minuto di succhiate la prendono e la mettono a pecorina, Moad le si mette con la bocca sotto la figa, quasi a chiederle di sedersi sulla sua faccia, e Said intanto le schiaffa l’uccello in bocca.

Non resisto più e schizzo copiosamente senza neanche potermi toccare. I due ridono e mia moglie si limita a dirmi tra un gemito e l’altro “Bastardo, ti eccita così tanto vedermi scopata vero? Mmmmm, guarda cosa mi stanno facendo cornuto. ” Intanto la ritrosia iniziale della porcona, comincia a far largo a un certo godimento visibile da come sta succhiando l’uccello del negrone. Moad intanto si è messo a leccare con abili colpi anche il culo, passando, come se avesse un pennello, dalla base della figa fino al buco del culo, dove incede spingendo sempre più a fondo la lingua nel forellino.

“Ooooooo, sssssiiiiiiii, bravo bel negrone, leccami tutta. Dai così che… vengoooo” Non fa a tempo a dire questo che Said le riversa in gola un fiotto di sborra bollente che le inonda faccia e bocca. “Mmmm, quanta crema calda” L’uccello del negrone rimane comunque in tiro e non sembra essere soddisfatto per ora. Moad intanto ha appoggiato il cazzo nel fighino stretto della porca e con un colpo solo lo infila fino ai coglioni.

“Aaahh” un urlo di dolore squarcia l’aria che odora di sesso e sudore, “così mi sfondiiiii. ” Inizia un lento su e giù, mia moglie è un lago di umori che le colano lungo le cosce, l’andrivieni dell’a****le comincia a farsi sempre più intenso, e sempre più intenso diventa il piacere della maiala che dopo aver pulito ben bene la sua bocca di sperma comincia a urlare come un cagna, proferendo sconcezze immonde da far rabbrividire la più navigata troia da strada.

Said intanto si gode lo spettacolo masturbandosi ed infilando ritmicamente l’uccello in bocca a mia moglie che si cimenta in un ingoio spaventoso. Moad al limite dell’orgasmo, mostrando una resistenza fuori dal normale sfila il cazzo dalla figa e si stende sul letto. Said prende mia moglie e sollevandola come un manichino la fa sedere sulla pancia dell’amico, spalancandole oscenamente le gambe le alza il bacino e appoggia l’orifizio del culo su quel totem di carne.

“Noooooo, sei pazzo, mi sfonda” Said con sguardo diabolico ride e per tutta risposta la mette a pecora affinchè Moad la possa trapanare ancora in figa. “Eccooo siiiii, così mi piace. Dio com’è grosso, che cazzo enorme lo sento fino in gola. Guarda maritino, cornuto che non sei altro, mi stanno scopando come volevi tuuuuu, siiiiiii. ” Un altro orgasmo sopraggiunge scuotendola da dentro, mentre Said le ha infilato un dito nel culo per prepararla ad un tremendo ed infernale sandwich.

Dopo averle umettato ben bene il buchetto proibito appoggia la cappella del suo lungo cazzone e lentamente comincia a penetrarla, su e giù, su e giù, e ad ogni colpo l’uccello entra sempre di più. Moad con ancora il cazzo ben piantato nella figa stringe le tettine di mia moglie e le infila la lingua in bocca. “Mmmm sono tutta piena, bravo così inculami lentamente, piano piano, dai, dai haaaaa” non fa in tempo a dire così che con un colpo l’uccello le si pianta nel culo fino ai coglioni.

I due cominciano a muoversi in perfetta sincronia quando Moad usciva dalla figa, Said entrava nel culo e viceversa fino ad aumentare il ritmo in un sandwich mostruoso che aveva come ripieno la mia amata mogliettina. Sborro per la seconda volta dando della troia a mia moglie, che ormai non sente più nulla presa da orgasmi che le sconquassano figa e culo. Che spettacolo vedere il suo bianco corpo chiuso tra due giganti di ebano che le stantuffano i due buchetti.

Dopo averla trombata in maniera forsennata per 10 minuti le si levano da dentro e cambiano posizione, ora è pronta per farsi impalare da Moad, che rimasto steso sul letto e col cazzo in tiro è in attesa del piatto forte, il culo di mia moglie. Said la solleva prendendola in braccio e tenendole divaricato il culo me lo mostra, era completamente dilatato e rosso. Avevo di nuovo il cazzo in tiro “Slegatemi urlavo non ne posso più, la voglio scopare è troppo” ma era come se la mia voce non venisse sentita, in tutta risposta la impalano su quel cazzone che le scivola in culo come se fosse di burro.

“Haaaaaa. E’ enorme” urla la troia ma sono parole al vento, Moad comincia a pomparla lentamente ma ritmicamente “Ho ancora un buco libero, dai infilamelo nella figa negro di merda, riempitemi tutti i buchi” seduta su Moad e col culo pieno da quel cazzo enorme dopo un po’ di movimento per goderselo ben bene si stende e allargando le gambe, offre la figa a Said, che col cazzo ancora in tiro le sbatte l’uccello fino alle palle, e di nuovo il sandwich ricomincia, ritmicamente Moad esce dal culo e Said entra in figa, fino a che entrambi escono ed entrano assieme.

“Godooooooo, rompetemi tutta, sono una vaccaaaa, daiiii sborratemi in culo e in figa, spaccatemi. Siiiii” Con un urlo i due le riversano litri di sborra calda dentro i due buchetti, continuando a pomparla per un po’ fino a che esausti crollano ai due lati, lasciandola completamente distrutta da una scopata memorabile. Riavutasi dallo sconquassante orgasmo, la mia lei mi si avvicina e prendendomi in bocca l’uccello comincia a pomparmelo come una cagna, ancora legato le sborro in bocca dicendole quanto la amo.

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La mia esperienza con una coppia cuckold parte 44

-Quarantaquattresima parte-

I giorni passarono in fretta ed arrivò il momento di cominciare il nuovo lavoro, l’ultimo al supermercato fu davvero strano, erano parecchi anni che ero impiegato in quel posto, organizzarono una festa a sorpresa nell’ufficio del direttore il sabato mattina, ero commosso, sarebbe stato un dispiacere non essere più tra loro, molti erano diventati amici con il passare del tempo e sarebbe stato molto strano non vederli tutti i giorni.

Il fine settimana trascorse lentamente, ero nervoso ed eccitato per la nuova esperienza lavorativa, Simona mi restò molto vicina e Paolo ribadì più volte la stima nei miei confronti, anche Roberta notò il mio stato d’animo e mi tranquillizzò.
Domenica giocai comunque una bella partita e vincemmo ancora, ormai viaggiavamo stabilmente in prima posizione in campionato, le mie prestazioni avevano attirato l’interesse di altre squadre, lo sapevo e la cosa mi inorgogliva, ancor di più Simona che mi raccontava sempre i commenti che sentiva sugli spalti su di me.

Quel giorno in particolare disse di aver sentito che alcuni osservatori mi avevano segnalato come giocatore pronto per ambire a categorie superiori, me lo raccontò mentre eravamo a pranzo.
La mattina successiva era il mio primo giorno di lavoro in assicurazione, la notte avevo dormito poco e male, Simona si alzò per prepararmi la colazione come al solito, fu strano non indossare la divisa del supermercato dopo tanti anni, non mi avevano imposto giacca e cravatta, quindi mi limitai ad indossare un paio di jeans ed una camicia.

Arrivai con largo anticipo, l’agenzia era ancora chiusa, arrivò per prima una bella ragazza, dall’aspetto aveva pochi anni più di me, mi guardò e sorridendo mi disse:
– “Ti sei quello nuovo vero?”;
– “Si, piacere Gianluca…”;
– “Piacere mio, Fabiana, vieni che ti apro e ci prendiamo un caffè insieme, gli altri arriveranno tra poco…”.
Entrammo insieme, mi offrì un caffè da un distributore automatico, era gentile ma mi dava l’impressione che fosse anche parecchio pettegola e volesse capire con chi aveva a che fare:
– “Sai già in che settore lavorerai?”;
– “Mi hanno accennato qualcosa ma non ho ben capito di cosa mi dovrei occupare, amministrazione generale…”;
– “A diretto contatto con il capo allora, pensavo fossi un esperto per essere affiancato a lui, invece sei alle prime armi…”;
– “Primissime direi, non ho mai lavorato in un’assicurazione…”.

Fummo interrotti dall’arrivo di altri impiegati, mi presentò a tutti man mano che arrivavano, ebbi l’impressione che quell’ambiente sarebbe stato completamente diverso dal supermercato, erano tutti abbastanza gentili ma i loro sguardi erano sospettosi, il fatto di essere stato affiancato al direttore dell’agenzia li aveva forse messi sul chi va là, non potevo dar loro torto in fin dei conti.
Il direttore arrivò poco dopo e mi presentò in maniera ufficiale, disse loro che sarei stato assegnato all’amministrazione generale dell’agenzia, spiegò loro che il mio incarico era dovuto alla dimestichezza con l’uso del pc e che avrebbero dovuto darmi il loro totale appoggio, in quanto dovevo imparare in fretta il mio lavoro.

Mi fece vedere il mio ufficio, era piccolo ma ben illuminato, le grandi vetrate si affacciavano direttamente sulla piazza di fronte all’edificio, proprio alla sinistra rispetto a dov’era sistemato il tavolo, una porta comunicava con la mia collega dell’ufficio a fianco, sarebbe stata lei ad insegnarmi tutto quello che dovevo sapere. Me la presentò, Paola era una signora molto gentile e simpatica, aveva cinquantacinque anni ed era molto esperta nel suo settore, però abbastanza in difficoltà con il computer, entrambi eravamo a diretto contatto con lui e dovevamo dividerci i compiti che ci assegnava.

Al termine della mattinata tornai a casa per pranzare, avevo due ore di tempo ed ero vicino, quindi potevo tranquillamente fare tutto con calma. Simona era ansiosa di sapere com’era andata, mentre le raccontavo le mie impressioni telefonò Paolo, voleva parlare con me:
– “Ciao Gianluca, ho saputo che hai fatto una bellissima figura stamattina, bravo, non avevo dubbi…”;
– “Spero, e tu come fai a saperlo?”;
– “Ti avevo detto che avresti fatto un’ottima impressione, mi ha appena telefonato il tuo direttore per ringraziarmi di averti raccomandato, sono bastate poche ore per fargli capire di aver fatto un ottimo investimento con te, la tua collega ha detto che sei un tipo sveglio ed intelligente, detto da una persona che non ha niente da guadagnarci credo che ti possa rendere orgoglioso.

”;
– “Davvero? Bene, mi sembrava di essermi comportato bene, il lavoro in fin dei conti è più semplice di quello che credevo, si tratta solo di inserire ed archiviare dati nel loro database, sinceramente ho capito in fretta cosa dovevo fare. ”.
– “Lo so, me lo ha detto che dopo due ore di spiegazioni eri già autonomo, preparati perché se dimostri di essere così sveglio tra poco avrai ben altro di cui occuparti, ti faccio ancora i miei complimenti e ci sentiamo, se hai bisogno chiamami, mi raccomando.

”.
Lo ringraziai e dopo aver pranzato tornai in ufficio, la prima giornata di lavoro era stata positiva, tornai a casa al termine del mio orario con la consapevolezza di essere sulla buona strada, senza avere avuto l’impressione di aver sbagliato nella scelta che avevo fatto.
Le giornate passarono senza particolari accadimenti, il lavoro mi piaceva e mi sentivo sempre più tranquillo, i colleghi si erano sciolti con il passare del tempo ed anche l’ambiente attorno a me si era fatto più sereno, ebbi l’impressione che mi avessero accettato anche dal lato puramente lavorativo, sapevano che per essere stato assegnato a quell’incarico ero stato raccomandato, ma erano anche consapevoli che ero comunque un elemento valido e non un incompetente, il fatto mi fece sentire meglio anche con la mia coscienza.

Il venerdì pomeriggio il direttore mi convocò nel suo ufficio insieme a Paola per un resoconto della prima settimana, era soddisfatto e mi tranquillizzò sul fatto che sarei diventato un valido elemento, se ne erano accorti anche i miei colleghi; mi confidò che aveva ricevuto parecchie lamentele prima del mio arrivo, quel posto era ambito da molti, però dopo avermi conosciuto si erano convinti del fatto che era stata una scelta giusta, soprattutto avevano dovuto ammettere che ero davvero bravo con il computer, infatti avevo sistemato alcuni problemi che erano successi anche su quello di altri colleghi.

Mi disse anche che era appassionato di calcio, ma aveva perso un po’ di interesse verso le formazioni locali, era tifosissimo juventino come me, promise di venirmi a vedere al campo domenica, avremmo giocato in casa contro una squadra di un paesino vicino, una specie di derby.
Il sabato e la domenica non si lavorava, dopo anni in cui entrambe le giornate erano spesso impegnate era bello sapere di averne sempre due intere di riposo alla settimana.

Quel fine settimana Paolo ci avrebbe raggiunti il sabato mattina, ci svegliammo verso le nove, in realtà fu la lingua di Simona sul mio cazzo a farmi tornare nel mondo dei vivi, non mi ero nemmeno accorto che me lo aveva tirato fuori, sentivo la sua lingua calda e bagnata intrufolarsi nelle mutande, istintivamente alzai il sedere per agevolarle il compito di sfilarmele, senza aprire gli occhi appoggiai una mano sulla sua testa spingendola verso il basso, adoravo quando mi leccava palle e buco del culo e sentire la sua vocina che ansimava eccitata era la miglior sveglia del mondo, la lasciai fare a lungo, si coricò su di me baciandomi dolcemente:
– “Adoro svegliarmi con il tuo cazzo in bocca Gianluca…”;
– “Non c’è miglior modo di cominciare la giornata Simona, perché ti sei fermata?”;
– “Perché avevo voglia di baciarti, ricomincio subito…”.

Si girò mettendosi a “69”, allargai leggermente le labbra della sua figa e notai colare umori in maniera abbondante, appena passai la lingua in mezzo cominciò a gemere in maniera straordinaria, era eccitatissima, tanto per cambiare, raggiunse il primo orgasmo in tempo record, scivolò leggermente verso il basso e mi squirtò sul petto:
– “Scusa tesoro ma è stato bellissimo, rimedio subito…”.
Leccò i suoi umori dal mio corpo, nel frattempo prendeva fiato come al solito, dopo aver ripulito tutto mi cavalcò sedendosi sul mio cazzo e cominciando a saltare con forza, i suoi seni danzavano davanti ai miei occhi ed i gemiti si facevano sempre più forti, dopo una decina di minuti si alzò leggermente e restando in quella posizione si inculò con un gesto rapido e deciso, restò qualche secondo ferma per poi roteare il culo con il cazzo completamente infilato dentro di lei, ricominciando a danzare con la stessa foga di prima subito dopo.

La lasciavo fare, ammiravo il suo magnifico corpo ed i suoi occhi che mi guardavano, vedevo passione e godimento, mi lasciava ogni volta senza fiato per quanto fosse bella ed esageratamente porca, si passava la lingua sulle labbra ed abbassava spesso lo sguardo guardando con eccitazione il mio cazzo entrare ed uscire dal suo culo:
– “Mi piace vedere il tuo cazzo che mi penetra, ammirare i tuoi occhi pieni di desiderio, ti amo Gianluca, vieni dentro di me, sto venendo anch’io!!!”.

Mi conosceva alla perfezione, le sborrai dentro ed anche lei ebbe un orgasmo, le gambe le tremavano tantissimo quando veniva e faceva fatica a sollevarsi per toglierselo da dentro, la cosa mi divertiva un sacco, perdeva letteralmente il controllo delle articolazioni per quanto le piaceva, la feci scivolare sul fianco, si attaccò immediatamente al mio cazzo per ripulirmelo, eravamo entrambi sudatissimi, la giornata era cominciata decisamente bene.
Restammo a letto ancora un po’, dopo esserci fatti la doccia andammo a fare la colazione, Simona aveva appuntamento dall’estetista, andai a farmi un giro in moto, le giornate erano ancora belle e volevo approfittarne.

Tornai a casa verso le 12,00, Simona non era ancora arrivata, Paolo era invece in cucina che stava preparando il pranzo, ci salutammo e poi mi disse:
– “Ne approfitto visto che Simona non c’è, hai notato qualche comportamento strano da parte sua in questo periodo?”;
– “No, niente di particolare, perché?”;
– “Volevo parlartene perché tu ci stai insieme molto più di me, non ti ha accennato il fatto di volere un figlio in questi giorni?”;
– “Me lo ha accennato in più di un’occasione, non ultimamente in realtà, ma sai anche tu come la peso su questa cosa…”;
– “Lo so e lo rispetto, però in questi giorni quando ci siamo sentiti è tornata sull’argomento e mi sembrava parecchio giù di morale, volevo solo capire se ne aveva parlato anche con te…”;
– “In questi giorni no, anche perché la mia risposta sarebbe sempre la stessa!”;
– “Come non detto Gianluca, mi raccomando non dirle niente che te ne ho parlato…”;
– “Tranquillo…”;
In quel momento arrivò Simona, raggiante e sorridente, saluto e baciò il marito sulla guancia con distacco mentre abbracciò e baciò me con molta passione, lo guardava con aria di sfida, quasi ad aspettarsi qualche replica da parte sua, Paolo invece continuava a cucinare tranquillamente:
– “Non trovi che sia umiliante che tua moglie ti ignori?”;
– “Direi di no tesoro, perché dovrebbe…”;
– “Dimenticavo che sei cornuto e contento tu…”;
– “Ti va di giocare vero? Dopo due settimane che non ci vediamo lo capisco…”;
– “In effetti sono due settimane che non mi vedi scopare con Gianluca, sapessi quante volte lo abbiamo fatto…”.

Paolo cominciava a far trasparire qualcosa dal suo volto, non capivo se era eccitazione, fastidio oppure entrambe le cose, le sorrise con aria intimidita, lei cominciò ad accarezzarmi il cazzo, poi con un atteggiamento molto provocatorio continuò:
– “In macchina domenica scorsa mi ha letteralmente rotto il culo, avresti dovuto vedere alla fine come mi sanguinava, diglielo Gianluca…”.
Non le risposi, il suo modo così esplicito di umiliare Paolo non mi era mai piaciuto, inoltre avevo l’impressione che cominciava ad essere infastidito dal suo atteggiamento:
– “Gianluca è così un bravo ragazzo che non comprende quanto ti eccita sentirti cornuto, vero tesoro?” – la cosa cominciava a darmi fastidio, quindi intervenni:
– “Stai esagerando Simona…”;
– “Tranquillo tesoro, è quello che vuole, vero Paolo? Ripeti quello che mi hai detto ieri sera al telefono dai…”.

Paolo arrossì moltissimo, lo vedevo davvero imbarazzato, quasi senza parole, cominciò a balbettare:
– “Veramente ti avevo chiesto che restasse tra di noi Simona…”;
– “Non fare il coglione, si sta arrabbiando con me per colpa tua…”;
– “Ok, non ti arrabbiare con lei Gianluca, sta facendo quello che le ho chiesto ieri sera…”;
– “Posso sapere di cosa state parlando per piacere?”;
– “Ultimamente sei molto corretto nei miei confronti Gianluca, lo apprezzo intendiamoci, però mi piacerebbe che ogni tanto fossi più aggressivo nei miei confronti…”;
– “Non capisco…” – Simona intervenne avvicinandosi al marito:
– “Paolo vuole essere trattato male da te, lo desidera più del sesso, vuole che lo umili come facevi tempo fa, gli manca di essere uno zerbino com’è la sua natura, vero tesoro mio…”.

Cominciò ad accarezzargli la testa, lui divenne paonazzo, abbassò la testa assecondando il gesto della mano della moglie, quasi come un cagnolino:
– “Dillo che vuoi essere trattato come una merda mentre lui mi incula davanti ai tuoi occhi, abbi almeno il coraggio di chiederlo chiaramente quello che desideri…”;
– “E’ così Gianluca…”;
Dopo tutto questo tempo riuscivano ancora a stupirmi, restai qualche secondo in silenzio a guardarli, lui era totalmente perso, sembrava in trance, lo guardai con aria schifata e gli risposi:
– “Non riuscirei a fare questa cosa a comando, quando mi verrà naturale lo farò, per il momento accontentati di sapere che ti considero un povero pirla…”;
– “Come vuoi Gianluca…”.

L’aria si era fatta pesante, andai in salone a guardare la TV mentre Paolo finiva di cucinare, ero seccato, conoscevo il mio ruolo e lo avevo accettato, però non capivo come potesse essere per lui appagante farsi umiliare in questo modo, lo ritenevo indegno e vergognoso, a tutto c’è un limite. Simona mi raggiunse sedendosi accanto a me, sorseggiava un bicchiere di birra, la guardai e mi chiese se ne volevo un po’, senza risponderle lo presi bevendolo tutto d’un fiato per poi restituirglielo, tornò in cucina e poco dopo mi invitò a raggiungerli.

Cominciammo a pranzare in silenzio, nessuno diceva una parola, si sentiva unicamente in rumore delle posate nei piatti, finché Paolo timidamente disse:
– “Scusate se vi ho rovinato la giornata, non era mia intenzione…” – non gli risposi, poco dopo aggiunse – “Ti va di parlare del lavoro Gianluca? Mi risulta che stia andando tutto bene…”;
– “Direi di si Paolo, certo i primi giorni sono stati un po’ strani ma adesso mi sembra che stia tutto filando liscio…”;
– “In che senso strani? Ti va di raccontarmi?”.

Gli raccontai i primi giorni; il fatto che i colleghi mi avessero inquadrato in un certo modo per poi ricredersi e di come il direttore sembrava essere soddisfatto del mio rendimento, mi aveva detto che si erano sentiti e mi confermò che tutto sembrava girare per il verso giusto, si erano dati appuntamento per domenica alla partita della mia squadra. Il pomeriggio lo passammo a Milano, Simona voleva farsi una passeggiata per le vie della moda meneghina, facendo fumare la carta di credito di suo marito, cenammo in un ristorante e ci dirigemmo verso casa intorno a mezzanotte.

Eravamo andati con l’auto di Paolo e durante il tragitto io e Simona ci eravamo accomodati sui sedili posteriori, lei era abbastanza ubriaca e pure io avevo bevuto parecchio, cominciammo a baciarci appena imboccata l’autostrada, mentre il marito sbirciava dallo specchietto retrovisore, poco dopo Simona aveva già il mio cazzo in bocca, non la toccai con un dito, lasciai che facesse tutto lei, voleva essere scopata e me lo chiese:
– “Voglio il tuo cazzo dentro di me Gianluca…”;
– “Lo avrai a casa, adesso limitati a farmi sborrare, così duro di più dopo!”;
– “Come vuoi tesoro…”.

Mi fece un pompino spettacolare, sborrai nella sua bocca dopo che lo aveva succhiato a lungo, la ingoiò avidamente, se ne fece colare un po’ sulla mano e la spalmò sul viso del marito mentre guidava:
– “Senti che buona che è tesoro…”.
Arrivammo a casa verso l’una e mezza, appena entrati Simona mi invitò a seguirla in camera, Paolo ci seguì timidamente:
– “Adesso manterrai la promessa vero?”.
Ero ancora brillo e vederla così eccitata mi fece venir voglia di divertirmi un po’ con entrambi, guardai Paolo e gli dissi:
– “Dimmi un po’ Paolo, vuoi vedere come tua moglie godere con il mio cazzo nel culo?”.

Con aria intimidita e voce bassa mi rispose:
– “Si, certo…”;
– “Non ti sento!”;
– “Si, voglio vederlo…”;
– “Ma tu non sei proprio capace di scoparla? Hai per forza bisogno di me per vederla godere?”;
– “Lo sai che mi piace…”;
Lo guardai con aria schifata, Simona era seduta sul letto, sorrideva e si godeva la scena divertita, la guardai e le dissi:
– “E tu che cazzo hai da ridere, vieni qui!”.
Si alzò e si avvicinò, fermandosi davanti a me, era bellissima, lo sguardo era eccitato per la situazione:
– “Spogliati!”.

Sorrise e con aria maliziosa fece cadere a terra il vestitino che indossava, era senza reggiseno, i suoi seni perfetti stavano su da soli, aveva solo un perizoma rosa, mi guardò e mi chiese:
– “Ti piace quello che vedi?”;
– “Sei uno spettacolo Simona, che ne dici Paolo, non trovi che tua moglie sia una gran bella gnocca?”;
– “E’ la più bella di tutte…”;
– “Allora perché la fai scopare da me?”;
– “Perché tu la fai godere, io non sono in grado…”;
– “Sei un cazzone, avessi io una donna così non la condividerei con nessun altro!”;
Guardai nuovamente Simona, presi il suo viso tra le mani e la baciai, infilai una mano nel suo perizoma, era bagnatissima, cominciò immediatamente a gemere allargando le gambe per farsi penetrare meglio dalle mie dita, usando i suoi umori bagnai abbondantemente il buco del culo e lo penetrai insieme alla figa, Paolo si gustava lo spettacolo seduto sulla poltroncina, più volte tolsi le dita per poi fargliele leccare, era sempre più bagnata:
– “Ti voglio dentro di me Gianluca…”;
– “Dipende, se fai la brava…”;
– “Ti prego amore mio…”.

La feci inginocchiare, le ordinai di togliermi i pantaloni, poi gli slip, si attaccò al cazzo con foga cominciando a succhiarlo, proprio davanti al marito che si accarezzava il suo da sopra i pantaloni, lo insalivava abbondantemente guardandoci entrambi, se lo tolse dalla bocca e si avvicinò al viso di Paolo, sembrava volesse baciarlo, invece gli sputò in faccia e con disprezzo lo insultò:
– “Tieni dentro il tuo cazzetto moscio scemo!”.
Restò con la bocca spalancata, con il braccio si asciugò il viso, la feci alzare e la presi per mano portandola a letto, mi coricai e le feci segno di montarmi sopra, obbedì ben volentieri penetrandosi la figa e cominciando a cavalcarmi con forza, era sextenata, ebbe poco dopo il primo orgasmo, intenso e violento come al solito, se lo sfilò restando coricata su di me baciandomi:
– “Mi piace da impazzire fare l’amore con te Gianluca…dimmi che mi ami…”.

Non le risposi, infilai due dita nel suo culo e le dissi:
– “Adesso voglio questo!”.
Sorrise, si girò dandomi la schiena, si sedette inculandosi in profondità, guardando il marito cominciò a gemere ed insultarlo mentre mi cavalcava con un ritmo sempre più sostenuto, durai parecchio prima di sentire che dovevo venire, lo sfilò, si girò e mi disse:
– “Ti prego, riempimi la figa con il tuo sperma…”.
La feci coricare sulla schiena, le sollevai le gambe e la penetrai nella figa cominciando a scoparla, sborrai dentro di lei mentre anche lei ebbe il secondo orgasmo, lo lasciai fermo, pulsava dentro di lei mentre gemeva e si contorceva di piacere, sentivo i suoi muscoli addominali contrarsi, regalavano una sensazione meravigliosa, lo sfilai e glielo piazzai davanti al viso, grondava umori e sperma, lo prese in bocca succhiandolo, intanto si sgrillettava il clitoride, gonfio e ricoperto del mio seme:
– “E’ stato meraviglioso Gianluca…”;
– “Davvero spettacolare Simona, adesso farai quello che ti dico…”;
– “Tutto quello che vuoi tesoro…”;
– “Vai e scopati tuo marito!”;
– “Non me la sento Gianluca, ti prego no…”;
– “Fai quello che ti dico!”;
– “Perché?”;
– “Perché si, non fare domande, fallo e basta, andate in camera sua!”;
– “Come desideri…”.

Si alzò con aria triste, lo raggiunse e gli disse con disprezzo:
– “Muoviti scemo, e vedi di fare in fretta, come al solito d’altronde!”.
Senza dire una parola la seguì, andai a farmi una doccia e mentre stavo uscendo arrivò Simona in bagno, avevano finito, mi sorrise e mi disse:
– “Abbiamo fatto in fretta come vedi…”;
– “E lui dov’è?”;
– “Sta spettando per entrare anche lui. ”.
Lo chiamai e gli dissi:
– “Entra con tua moglie, stasera sarà lei a lavarti!”.

Lo sguardo arrabbiato di Simona mi fece sorridere, me ne andai lasciandoli da soli, andai a letto e mi addormentai prima che tornasse a letto.

Continua….

Valeria al supermercato.

Erano diversi giorni che erano trascorsi dall’incontro a tre con Valeria e lei aveva evitato di scrivermi, così non insistetti nel provare a contattarla.
Mi recai al supermercato perché avevo bisogno di prendere delle birre perché il giorno dopo avrei avuto ospiti per guardare la partita insieme, non mi sarei mai immaginato di rincontrare Valeria.
Lei non mi aveva visto, ma io non avrei potuto non notarla, era vestita da troietta in calore, anche se non l’avessi conosciuta, sarei rimasto ammaliato.

Vestitino marroncino attillato che seguiva le sue curve mozzafiato e un tacco esagerato che esaltava ancora di più il suo culo sodo.
Solo a pensare che avevo posseduto quel magnifico culetto rotondo, il mio cazzo iniziò a indurirsi in maniera pazzesca. Lo sentivo spingere contro la patta del pantalone e dovetti togliermi velocemente la giacca primaverile che indossavo, per mettermela sul braccio e in qualche modo coprirmi il davanti e l’evidente erezione che mi avrebbe fatto passare per maniaco se qualcuno l’avesse vista.

Tutta colpa di Valeria e del suo vestitino, ma come andava a fare la spesa vestita così? Mi chiedevo.
La seguivo da una distanza di sicurezza, e nella mia mente immaginavo le scene che avevo vissuto qualche giorno prima e la mia eccitazione non faceva che aumentare.
Cercavo un momento in cui si isolasse in qualche reparto nascosto da occhi indiscreti per avvicinarmi.
Non c’erano molte persone per via dell’orario, erano da poco passate le 3 del pomeriggio.

Ebbi la mia occasione nel reparto dei detersivi.
Si era avvicinata ad alcuni deodoranti per la casa. Mi guardai intorno e mi infilai nel reparto. Lei mi notò e sgranò gli occhi.
<<Che ci fai qui. Mi hai seguita?>>
<<No ero qui per delle birre, ma poi ti ho vista e ho perso la testa e ti ho seguito. >> Le sorrisi.
Lei era evidentemente imbarazzata, nonostante l’avessi scopata e inculata solo diversi giorni prima, ma evidentemente il suo rimorso la tormentava, ma non volevo che mi sfuggisse.

<<Speravo mi chiamassi. >>
<<Sono stata chiara su questo, io non volevo che accadesse. Amo troppo mio marito. >>
“E vai vestita così da troia in giro?”, avrei voluto dirle, ma sarebbe stato un approccio sbagliato.
<<È accaduto. Ci è piaciuto, non devi sentirti in colpa. Dovresti sentirti in colpa per questo. >> E le mostrai l’erezione che avevo nei pantaloni. Lei sgranò ancora gli occhi e si mise la mano davanti alla bocca.

<<Ma sei un maniaco?>>
<<È solo colpa tua. Con questo vestitino, sei eccitante da morire. L’avrai fatto venire duro a chiunque ti abbia guardato. >> Mi avvicinai e le misi il braccio dietro la schiena e la strinsi a me, facendole sentire come fossi duro. Lei ebbe un piccolo fremito. <<Ti voglio. >> Le dissi.
<<Non posso. >> Cercò di non guardarmi.
Le presi il mento e la baciai. <<Ormai lo hai già tradito, una o mille volte non cambia nulla.

Il sesso e l’amore possono essere due cose separate. Puoi amare tuo marito farci sesso, ma allo stesso tempo fare sesso con un altro e continuare ad amare tuo marito. >>
<<No. Che cazzo dici. Non posso. >>
<<Ma già l’hai fatto. >> E continuavo a farle sentire il mio cazzo come pulsava.
<<Smettila!!! Potrebbe arrivare qualcuno. >>
<<A quest’ora?>> Abbassai il braccio e le strinsi forte le chiappe e la strinsi ancora più a me.

>>
<<Ebbe un altro fremito. >> La baciai ancora, mordendole le labbra.
<<Non posso…>> Le misi velocemente la mano sotto il vestitino, in mezzo alle gambe, era tutta bagnata.
<<Qui sotto dice che mi vuoi… Dai su, vieni a casa mia, solo un paio di ore. >>
E continuavo e sfregarle la figa da sopra la mutandina. Lei si fece scappare dei piccoli gemiti. Le presi la mano e le feci sentire il mio cazzo duro.

<<Va bene, ma sarà l’ultima volta…>>
Per fortuna accettò, ero disposto a tirarlo fuori e strofinarlo sulla sua fighetta se avesse ancora avuto tentennamenti.
Terminammo velocemente la spesa e le dissi di seguirmi con l’auto.
Ci mettemmo poco. Salimmo al mio appartamento e appena chiudemmo la porta, la bloccai lì sull’uscio. Le sfilai le mutandine fracide da sotto il gonnellino, mi aprii la cerniera e le infilai il mio cazzo duro dentro.

Lei ebbe un gemito, i suoi capezzoli erano diventati dei chiodi. Le abbassai il vestitino e strinsi forte il suo seno prosperoso, mentre continuavo a limonarle la bocca.
Poi la presi e la sollevai sulle gambe, penetrandola completamente con il mio cazzo grosso. La stavo impalando. Lei gemeva come un ossessa sotto le mie spinte. Sentivo i suoi umori scorrere lungo il mio cazzo e poi le mie gambe. Era un lago.
<<Mi stai rompendo…>> Valeria era in estasi.

A quelle parole intensificai ancora di più i colpi, la sentii gemere e venire, e io stavo per seguirla, così la misi giù e le sue gambe deboli per l’orgasmo cedettero, non la feci cadere ma si ritrovò inginocchiata davanti al mio arnese al massimo dell’erezione e tutto bagnato dai suoi umori.
La schiaffeggiai con il mio cazzo duro e poi iniziai a scoparle la bocca e venni con una sborrata copiosa che le riempì la bocca.

Lei ingoiò e si leccò le labbra come una vera troietta.
<<È stato fantastico…>> Era ancora inginocchiata davanti al mio cazzo semi turgido.
<<Non abbiamo ancora finito…>> E le sbattei ancora il cazzo sulla guancia.
L’aiutai a rialzare e la denudai completamente.
La portai sul divano nel salone, solo a verla camminare con quello splendido culo il mio cazzo già tornava duro. Me lo toccavo ed eccolo, già in tiro pronto per un’altra scopata.

<<Lo sai che è davvero grosso? Di circonferenza intendo…>>
<<È tutto per te. >> La feci inginocchiare a pecora sul divano, mentre io le salii alle spalle. Era la più bella pecorina che avessi mai visto e lo specchio che avevo messo in passato sul muro alle spalle del divano a circa due metri, ci permetteva a entrambi di guardarci mentre scopavamo.
Osservano il suo culetto marmoreo mi venne spontaneo sculacciarla un po’.

Lei emise piccoli gemiti di sofferenza, ma agitava il culo, ma pensai che non era ancora il momento. Glielo infilai di nuovo nella fighetta fracida. Iniziai a spingere forte mentre lei spingeva il culo all’indietro per sentirlo più in profondità, ci muovevamo all’unisono.
Le tiravo i capelli e mi sentivo come il suo dominatore, mentre continuavo a scoparla violentemente. Sentivo il mio cazzo duro come il marmo, era il momento per tornare a inculare quel culetto d’oro.

Aspettai ancora che venisse nuovamente, poi mi bagnai il pollice e glielo misi nel culetto, lei ebbe un sussulto. Sapeva quello che stavo per fare.
<<Sì ti prego. >>
<<Dimmi la verità, ti piace nel culetto?>>
<<Sì, forza… Lo voglio…>> E continuava a gemere mentre maltrattavo la sua fighetta con il mio cazzone.
Mi sputai sulla mano e le bagnai il culetto. Tirai fuori il cazzo dalla sua fighetta e misi la punta sul buchetto del culo, era così piccolo.

Diedi una spinta decisa. Lei fece un piccolo urlo.
Era dentro per metà. Diedi un’altra spinta forte e glielo feci entrare tutto fino alle palle.
Un altro urlo. <<Così mi sfondi. >>
<<Pensavo l’avessi già fatto. >> E risi.
<<Porco. >>
<<Oggi ti sfonderò così seriamente che la prossima volta che tuo marito ti guarda il buchetto troverà la galleria dello Stelvio. >>
<<Maledetto. >> Valeria stentava a parlare.
Sapevo che quelle parole forse potevano infastidirla, ma era il momento di farle capire che suo marito fosse un cornuto e che lei era la mia troietta.

Mi sarebbe piaciuto farlo diventare un cuckold.
Intanto continuavo a sfondarle il culo.
<<Sì, su, più forte…>>
Le sue parole mi infoiavano ancora di più e spingevo più forte, con annessa sculacciata sulla chiappa soda.
Mi piegai su di lei, avrei voluta morderle dietro la spalla, ma non potevo lasciarle segni, mentre con la mano sinistra le strizzavo il seno sinistro e il capezzolo. Con la destra andai sulla fighetta, era assurdamente bagnata, gocciolava.

Iniziai a fotterla con le dita mentre continuavo a incularla senza sosta. Valeria inarcò la schiena, stava venendo ancora.
Il mio cazzo dentro di lei era così duro, probabilmente lo sentiva come un paletto.
<<Mamma mia. Dai su, lo voglio di più. Mi stai facendo godere come una troia. >>
Continuavo a spingere a fondo. Le mie palle sbattevano su di lei. La mia cappella la stava traforando a dovere. Continuai per no so quanti minuti.

Poi le venni nel culo. Una sborrata tremenda. Lei sentendo il mio sperma caldo, ebbe un altro fremito e la sentii venire sotto i colpi delle mie dita nella fighetta.
Lo tirai fuori.
Ci sedemmo sul divano stremati. Continuavo a toccarle il seno. Era così sensuale ed eccitante. Glielo succhiai un po’, mentre con la mano mi massaggiavo il cazzo che torno ancora duro.
Lei notò <<di già?>>
<<Con una come te, potrei andare avanti per ore.

>>
Lei lo toccò e notò la durezza e cominciò a menarmelo.
Le presi la testa e la spinsi sul mio cazzo ormai ritornato durissimo.
Le scopai la bocca a fondo, facendo colare tutto il trucco che aveva intorno agli occhi.
Mi succhiava da Dio. Le spingevo il mio cazzone sempre più in gola e pensavo al cornuto del marito se ci avesse visto in quel momento.
Le sparai la restante sborra che avevo nelle palle in faccia, per farla sentire di mia proprietà.

Vederle la faccia ricoperta del mio sperma la rendeva eccitantissima, ma era il momento di fermarci.
Lei andò a farsi una doccia.
<<Queste no. >> Mi presi le sue mutandine ancora umide mentre stava rivestendosi.
<<Ma il vestito è cortissimo. >> Si lamentò lei.

<<Queste sono mie. >> Le riprenderai la prossima volta.
<<Non ci sarà una prossima volta. >> Disse con un tono poco credibile Valeria.

<<Vedremo. >> Le sorrisi.
Andò via.
Non nascondo che guardarla andare via in quel vestitino attillato e senza mutande, mi fece eccitare di nuovo. Che fortunato che era suo marito ad averla sempre a sua disposizione. Quasi sempre….

Dal Ginecologo…

“Tesoro, era la segretaria del ginecologo. Dice che il dottore è dovuto andare via per un urgenza…”

“Un’urgenza?!”

“Un parto prematuro. È dovuto correre a casa della paziente…”

“Accidenti!”

“Si, però ha detto di non preoccuparti che la visita non sarebbe saltata. C’è un suo sostituto che è al corrente di tutto. ”

“Ma io non lo conosco…”

“Neanche lui, così state pari…”

“Non fare lo scemo, ti diverti a prendermi in giro?”

“ Ma no.

È che so quanto tieni a questa visita e non vorrei che tu rinunciassi. “

“Ah, mi ha detto anche che gli ha lasciato la tua cartella sulla scrivania… e che è una persona di massima fiducia e ti troverai sicuramente bene. Professionalmente, intendo”

“Se mi accompagni anche tu, vado, Altrimenti…”

“E ti pare che ti manderei da sola? In pasto a uno sconosciuto!!!”

“Tu lo faresti. Eccome! Non dici sempre che ti piacerebbe vedermi farlo con un altro uomo?”

A quelle parole, Claudio prova una inedita fitta al basso ventre.

Roberta non s’è mai espressa tanto esplicitamente su questo argomento. O meglio: mai al di fuori dei loro giochi d’amore che includono anche infuocate confessioni. Per questo, non riesce a comprendere dove inizia lo sfottò e dove lei stia parlando sul serio.

E comunque, in entrambi i casi, l’idea di quel che potrebbe accadere da lì a poco lo mette in agitazione e provoca in lui uno straordinario stato di eccitazione.

La situazione che si va delineando lo aggrada: la sola idea di esibirla, anche se lei è inconsapevole, lo fa sentire come un a****le infoiato.

Il ginecologo in questione è un suo complice. Claudio vuole arrivare a farla ammirare ad un altro. Certo che se lei fosse al corrente, sarebbe meglio. Ma lei vuole continuare a confinare certe situazioni solo al mondo della fantasia.

Da qualche tempo, Roberta, ha preso ad accettare le provocazioni del proprio marito.

ma solo come gioco verbale, in intimità e senza mai spingersi oltre.

Qualche volta ha esaudito qualche capriccio di Claudio. Come ad esempio, quando al loro anniversario di matrimonio, ha accettato di vestirsi in maniera provocante: un bell’abitino nero con le spalle scoperte, scarpe col tacco, un bel decolté nero a chiosa di calze autoreggenti, mandarono in fibrillazione il cuore di Claudio. E non solo il cuore… e non solo Claudio

Claudio sta appunto ripercorrendo con la memoria a tutti gli sguardi che carezzavano la sua bella in quell’occasione, quando lei si affaccia di nuovo in soggiorno.

indossa una gonnellina bianca e un top nero che lascia scoperto il pancino e le spalle e con uno sbuffo che incornicia la scollatura.

“Bhè! che succede? Non mi hai mai vista, prima?

“Eh?”

“Ti sei imbambolato”

“Ah, si. Stavo pensando”

“Si. A quanto sei maiale. Sicuramente stavi viaggiando con la fantasia, come sempre. Guarda che non puoi sempre scherzare con il fuoco. Se davvero accettassi l’idea di stare al tuo gioco, potresti poi pentirtene…”

“Gioco? Quale gioco…”

“Aspetta.

(gli si avvicina e gli sfiora con le labbra, prima un’ occhio e poi l’altro) ecco. Ti erano rimaste le mie tette impresse negli occhi. Ora ti ho resettato il cristallino…”

“Ma dai! Lo sai che ti adoro e che ti trovo la ragazza più sexy del mondo. “

“E’ per questo che vuoi che mi mostri anche agli altri?”

“Bhè, più o meno…”

“Andiamo che si fa tardi…”

Il suo modo di troncare i discorsi, gli lascia sempre l’amaro in bocca.

Ma non in questo caso. Forse perché sa a cosa sarebbero andati incontro quella sera.

Si volta e sorridendo chiude la porta.

Arrivano dal ginecologo che sono già le diciannove passate da un pò.

Suonano al campanello e viene ad aprire la segretaria di sempre, quella del ginecologo; la graziosa assistente, che Roberta ha già visto lì altre volte.

“Prego, accomodatevi. Giù… La porta in fondo al corridoio.

Il dottore l’attende. “

Prende una giacchetta e una borsa dall’appendiabito e si rivolge ad alta voce in direzione della porta indicata poco prima: “Io vado dottore… C’è qui l’ultima paziente che doveva visitare oggi. “

“La faccia accomodare. ” Cosi dicendo si affaccia e gli va incontro.

“Che gran paraculo”, pensa Claudio. “Sembra un dottore vero. Eh, si che fa l’ attore di mestiere ma un dottore non è facile da imitare senza cadere nel banale…” e Marco, questo é il nome del suo complice, non sembra affatto banale: un semplice camice, con un paio di penne nel taschino, danno a quell’ uomo un’ aria naturale.

Come se non avesse indossato altro nella sua vita.

Un uomo che sembra persino ‘serio’. Attorno ai 45 anni ben portati, tutti i capelli in testa, pizzetto ben curato, occhiale serio ma non troppo.

Si avvicina e con un sorriso rompe subito il ghiaccio.

“Buonasera! lei deve essere Roberta, vero?”

“Si. e questo è mio marito, Claudio”

“Molto lieto. Prego…. Le faccio strada… vuole assistere anche lei alla visita?” rivolgendosi a Claudio.

“Si. Vuole assistere… ed anch’io preferirei…” irrompe subito Roberta.

E’ evidente a Claudio che sua moglie è in soggezione davanti a quell’uomo. E quell’affermazione ne è un palese riscontro…

Intanto Marco prende posto alla scrivania e invita Roberta e Claudio a sedersi di fronte a lui.

“Bene, vedo dalla sua cartella che non ci sono particolari problemi. Si tratta quindi di una visita di routine…”

“Si, infatti.

Vengo qui almeno un paio di volte l’anno”

“Approccio condivisibilissimo. Vedo che le è stata prescritta anche la pillola… bene. Anche se la pillola che le ha prescritto il mio collega è delle più leggere è comunque prudente sottoporsi a questi controlli. Ciclo? Regolare? …al bagno? Dorme sonni tranquilli? Bene, se vuole, possiamo iniziare la visita. ” Si alza seguito da Roberta.

“Può spogliarsi e poggiare i suoi indumenti, dietro quel paravanto”.

Si lava le mani.

Anche Claudio fa per alzarsi. Marco, con un gesto e a voce alta per farsi sentire anche da Roberta che ormai è già dietro il paravento, lo ferma perentorio: “Dove va, lei? Non serve mica che si spogli anche lei”

“No. Non volevo spogliarmi. Solo aiutarla”

“Aiutarla? Me o sua moglie… non credo che sua moglie ne abbia bisogno. ”

“Ha ragione, mi scusi. ”

“…E se proprio vuole rendersi utile, dal momento che l’assistente è già andata via, più tardi, dopo l’ anamnesi, potrà sostenere questa luce durante la visita che faremo sul lettino”.

E così dicendo, ammicca facendogli l’occhiolino e avvicina una piantana con una luce e una seconda sedia davanti alla poltrona da visita.

Roberta esce da dietro il paravento con indosso solo il reggiseno e le calze autoreggenti.

Claudio cerca di spiare le reazioni di Marco, che getta uno sguardo apparentemente distratto alla paziente e dopo aver collocato una lampada Lux sulla fronte, senza accenderla, prende un paio di guanti di lattice che poggia sul lettino.

Si avvicina a Roberta e da dietro, con un gesto esperto e con una sola mano, le slaccia il reggiseno.

“Questo lo possiamo togliere”

Roberta, con un gesto pudico e spontaneo, si copre il pube con una mano e sostiene il reggiseno ormai sganciato, con l’altra.

Marco è estasiato. Quella posa rasenta quasi il miraggio mistico: vede materializzarsi lo sfondo botticelliano della primavera, attorno a Roberta. Deve riprendersi un momento… reagire….

altrimenti l’abbraccerebbe e la bacerebbe con voluttà incontrollata…

Il bianco dominante nella stanza e la luce vivida proveniente dal soffitto, lo riportano alla realtà.

Roberta guarda il marito, imbarazzata. Capisce che il “medico” non è rimasto indifferente alla sua avvenenza.

“Se la mette in imbarazzo la presenza del mio nuovo assistente, lo facciamo accomodare fuori”

Per un attimo, Claudio, pensando che Marco dica sul serio, sgrana gli occhi e spalanca impercettibilmente la bocca.

Roberta sorride.

“Non si preoccupi, Claudio. Scherzavo. E’ la prima volta che assiste ad una visita ginecologica?”

“Si. Cioè, no. No, però… mia moglie”

“Si calmi e si sieda, se vuole… La vedo agitato. Vedrà che faremo presto”

Marco, con la scusa di una prima visita, ora sollevandole le braccia, ora toccandole la schiena, poi insinuando le dita tra i capelli dietro la nuca, le fa piegare la testa prima da un alto poi da un altro, Ha modo di ammirarla davvero, questa splendida creatura.

Da vicino e dal vivo. Se potesse le griderebbe che le piace da impazzire; che è più bella delle foto che le ha generosamente mostrato il marito e che la leccherebbe dappertutto… e che le carezzerebbe con l’uccello le belle tettine così a lungo da far diminuire la lieve differenza di dimensione dei due seni… Ma è nei panni del dottore e non può fare magre figure. E nemmeno farle fare a Claudio, che si è prestato ad ‘offrirle’ quella deliziosa divinità.

Deve trattenere l’impazienza e continuare a giocare in quel ruolo

La osserva, m i n u z i o s a m e n t e…

Non è questo che volevano entrambe, Claudio e Marco?

Ma Marco vorrebbe già trovarsi oltre questa fase interlocutoria. Magari, assaggiando una spalla, poggiando delicatamente labbra, lingua e denti su quella pelle perfetta… che pelle! Fa vibrare il cazzo e sciogliere lo scroto…

Commenta a voce alta: “Corpo simmetrico, seno piccolo e perfetto”.

Omette di dichiarare la differenza che aveva già notato. È Roberta a farne cenno: “Proprio perfetto non direi… piccolo lo è di certo”

Marco fa un passo indietro e nel parlare la guarda negli occhi: “Abituato a vedere forme femminili tutti giorni della mia vita professionale, capita di rado ammirare un seno come il suo. Più che dal punto di vista medico, parlo da un punto di vista estetico ed artistico: mi permetta di dirle che ha davvero un bel seno.

Marco sta di nuovo sondando le reazioni Roberta, per trovare altri indizi utili a capire se e dove scardinare le sue paure e le sue difese

“Artistico? che c’entra? no. E poi a me non piace”

“A lei, forse… Lei Claudio, cosa ne pensa?”

“Eh, bhè… Io non posso essere che d’accordo con lei, dottore. ”

“Vede? La bellezza è un fatto soggettivo ma credo che escluso qualche poveretto, affetto dal complesso di Edipo e quindi ossessionato dalle poppe grandi, lei Abbia oggettivamente un bel paio di seni.

Quando passa a palparle le due deliziose coppe, la pelle di lei si increspa e non certo per il freddo…

Non è il solito tocco asettico e anonimo dal suo ginecologo. A Marco la cosa non sfugge e alterna momenti di palpazione professionale a uno sfioramento più voluttuoso.

Anche a Claudio risulta evidente l’inedita eccitazione della moglie. La conosce da molto tempo e capisce che sta subendo il fascino della situazione.

Come capisce anche che Roberta non vuole tradirsi, non sapendo se sia una sua impressione oppure il dottore ci stia provando sul serio; e proprio davanti a suo marito!

Chi non si preoccupa affatto di nascondere la propria eccitazione, è invece Marco che col camice sbottonato, comincia a mostrare un discreto gonfiore all’altezza dell’inguine. E non è certo un fazzoletto, quel che si intuisce dare forma al tessuto del pantalone.

Marco sorride a Roberta, che risponde con un certo (nel senso di sicuro) imbarazzo.

“Come le dicevo, vedendo corpi femminili tutto il giorno, di tutti i tipi e di ogni età e forma, si affina un senso estetico che serve a noi medici a stemperare certe tensioni. Non dia ascolto a quei medici che dicono di essere insensibili alla vista di un bel corpo… devono necessariamente dissimulare il loro interesse. E non le sto a dire i commenti che facciamo, in pausa caffè durante i convegni di ginecologia.

“Lei, però, dottore, non sta dissimulando affatto…”

“Ha ragione. Mi permetto di dirle questo, perché c’è anche suo marito qui presente, e perché mi sembra di conoscervi da sempre. ”

Torna ad osservarla. Poi, con tono professionale riprende la visita.

“Nessuna cicatrice. Pochissimi e irrilevanti nei. Una leggerissima scoliosi. Vediamo… smagliature? Capillari, vene in vista? Niente… Bene, bene… Ora le farò una leggera pressione tra le vertebre, mi dica se prova dolore o fastidio…”

Roberta scuote il capo in senso di diniego.

E dal fatto che non risponda con la voce ma con un gesto, Marco capisce che l’imbarazzo sta lasciando il posto ad una leggera eccitazione.

Ne approfitta per dedicarsi al collo…

La sua esperienza di “porco di lungo corso” lo porta a capire se e come dare affondi e stoccate in questo gioco.

L’osservazione del corpo della giovane donna non è stato soltanto una forma di voyeurismo spinto, mascherato da visita medica, quanto piuttosto il modo più diretto di sondare umori e disponibilità…

La costituzione fisica di Roberta e le reazioni registrate fin qui, gli suggeriscono che sia molto sensibile al tocco impercettibile, di labbra e lingua sul collo.

Ma per ora deve limitarsi al solo contatto con i polpastrelli.

E così infatti procede.

Alternando leggere pressioni a sfregamenti appena percettibili, le carezza gran parte del collo fin dietro le orecchie. Si potrebbe pensare che stia facendo un esame della tiroide e delle ghiandole ad essa immediatamente correlate.

Lo sguardo di Roberta, che fatica a tenere gli occhi aperti, investita dal languore, gli conferma che la dimensione ludica della situazione si sta ben indirizzando verso qualcosa di concreto.

Claudio è estasiato nel vedere manipolata la sua femmina e ancor di più nel vedere come Marco la stia lentamente sciogliendo.

Si scuote quando quest’ultimo pone le dita a livello inguinale e facendo pressione invita Roberta a tossire.

E’ il segnale convenuto per far accomodare Roberta sulla poltrona da visita ginecologica.

Claudio deglutisce.

Sente la saliva mancargli.

E’ eccitato.

Lo sforzo di non tradirsi gli costa ancor più fatica.

“Molto bene. Direi che possiamo proseguire… Si accomodi pure”.

E così dicendo porge la mano a Roberta non tanto per aiutarla ad accomodarsi; é la maniera migliore per Marco per sondare la sudorazione.

La mano leggermente sudata e fredda, gli da conferma che sta costruendo bene il percorso che lo porterà a godere “di e con” questa bellissima coppia.

Roberta si distende sulla poltrona con le gambe divaricate.

In un’occasione diversa risulterebbe una posa oscena.

“A gambe spalancate, con la fica all’aria, davanti a uno sconosciuto… Bella roba”, pensa Claudio “Eh, si! Che Marco ma lo aveva detto: il ginecologo è l’occasione più naturale per mostrarmi la bella passerina della tua donna. Si metterà a cosce aperte davanti a me e senza battere ciglio e mi mostrerà la sua accogliente fregna”

Fregna

Fregna… Fregna…

fregnafregnafregnafregnafregnafregnafregnafregna…

Questa parola, aveva continuato a ritornare alla mente di Claudio, nei giorni precedenti.

Anche in momenti impensati, inopportuni.

Era una parola che, quando si erano sentiti per telefono, Marco aveva pronunciato con un godimento che gli aveva riempito la bocca!

L’aveva sentito godere nel pronunciarla!

E questo l’aveva scosso. Per parecchio tempo. E ora si ritrovava a pensarla.

Aveva sentito appellare la sua Roberta in mille modi ma mai in ‘quel’ modo..!

Fica, topa, passera, gnocca… erano nulla a confronto.

Nemmeno i più pesanti ‘troia’, ‘zoccola’ o ‘mignotta, gli davano quel senso di sesso. Sesso forte, volgare; sesso elargito, regalato, vissuto con godimento.

Pensava a questo vocabolo, pensava alla sua Roberta e provava un misto di eccitazione e di paura.

Era perso in queste considerazioni, mentre Marco continuava la sua visita…

Palpa; preme con delicatezza in alcuni punti del pube di sua moglie; annuisce, solleva un sopracciglio e poi ripalpa ancora.

Con un gesto chiede a Claudio di avvicinarsi, gli chiede di illuminare la fica della moglie con una lampada e si infila finalmente i guanti di lattice.

Prende una stecca e divarica, prima con la stecca e poi con le dita, le grandi labbra. Si morde il labbro inferiore mentre dalla stecca passa ad allargare le grandi labbra. Allarga le proprie narici e inspira profondamente.

La cosa non sfugge a Claudio, che continua a spiare le reazioni di entrambi, Marco e Roberta

“Qualcosa non va, dottore?”

“No, no.

Tutto bene…”

Si lubrifica le dita della mano destra con un gel e inizia a massaggiare la fichetta, poggiando completamente la parte superiore delle dita sulla totalità della passera.

Poi con il polpastrello dell’indice compie un moto circolatorio, appena percettibile alla vista di Claudio, sul clitoride che gonfiandosi si colora di porpora.

“Roberta, inspiri profondamente”

La ragazza non se lo fa ripetere: spera che respiro profondo,attutisca la tensione erotica che sente crescere in lei.

Delicatamente e fino ad arrivare in profondità, Marco inserisce il dito medio nella fica e comincia ad esplorarla.

Poi inserisce anche un secondo dito e, quando vede Roberta mordicchiarsi una nocca della mano, insinua il terzo dito.

La friziona ben benino, con l’intento di ‘visitarla’.

Claudio assiste come in tranche a quella pseudo profanazione.

È lui artefice di tanto generosa e involontaria disponibilità.

Sta per esplodergli dentro un boato misto di sensi di colpa e godimento, quando Marco sfila le dita e afferra con misurata cautela uno speculum.

Ma non quello di perspex trasparente… ne prende un altro, in metallo lucido.

Lo scarta dall’involucro igienico, lo solleva come per verificarne la totale integrità ma il suo obiettivo è mostrarlo a Roberta.

“Userà quello, dottore?”

Era la domanda che si aspettava alla provocatoria esibizione di quello gelido strumento.

“Ci sono altri modi per arrivare ad ispezionare con accuratezza. Se vuole posso farne a meno di questo… strumento.

“Gliene sarei grata… Non mi farà male, comunque, vero?”

“Cazzo! Ma che è successo alla mia Roberta?! E questa voce da dove le esce?”

Claudio é esterrefatto. Non capisce cosa possa aver cambiato in modo tanto repentino il timbro di Roberta, al punto di connotare la sua voce quasi come un richiamo sessuale.

“Mi dirà lei se proverà dolore oppure…”

Claudio deglutisce in silenzio. Marco ha infilato ora l’indice nella fica e il medio nel buchino rosato del retto di Roberta.

“Oppure? Dottore…”

“Oppure… mi dica lei”

“Non so. è strano. mi sento come…”

Sospira… ha gli occhi chiusi; i muscoli rilasciati.

Il momento è giunto.

Marco lo sa.

La conferma gli viene quando, infilando un secondo dito in vagina, nota il copioso umore scendere dalla vulva ben dilatata e avverte lo sfintere sbuzzare decisamente.

È pronta!

“Non le faccio male, vero?”

“No”

Marco torna a mordersi il labbro inferiore nel tentativo di controllare l’eccitazione che lo sta aggredendo nell’ammirare quel monte di Venere così ben curato: una striscia ben rifinita di peli morbidi che continuano fin alla sua dolce entrata.

“Si accosti, Claudio. Venga a vedere da vicino come sto visitando l’utero e il retto di sua moglie… non vorrà perdersi questo spettacolo. Non fa piacere anche a lei, vedere sua moglie nelle mani di un altro uomo?”

Claudio si avvicina ma non fa in tempo a rispondere perché interviene Roberta:

“E lei… come fa? Come fa a… ” Roberta vorrebbe continuare ma in un attimo intuisce cosa stia davvero accadendo.

E non riesce, sul momento a chiudere la frase con un “Come fa a saperlo?”

Le appare chiaro che sarebbe una frase inutile: è stato Claudio a portarla in quella situazione!

Guarda allora Claudio, che ha gli occhi spalancati in attesa di una sua reazione.

Poi, quasi a rimproverarlo con lo sguardo, abbassa di poco e lentamente la testa, senza mai smettere di fissarlo.

E a questo punto che Marco, continuando a ispezionare l’intimità di Roberta, avvicina il viso alla fica di Roberta e delicatamente prende a leccarle il clitoride accompagnando le slinguate a movimenti circolatori fatti con le dita che tiene ancora dentro la vagina e dentro l’ano.

Roberta, ormai ha capito qual è il gioco.

Porta le sue mani dietro la nuca di Marco e comincia a dettargli il ritmo della leccata.

A questo punto il più era fatto.

Si trattava ora di trarre maggior godimento possibile da quel processo che s’era inneshito: liberare Roberta e renderla piacevolmente e discretamente troia.

Non era stato facile.

Ma ora nessuno dei tre si sarebbe fermato.

Per niente al mondo.

Il gioco del dottore si era concluso per lasciare il posto ad un altro gioco.

“Quel” gioco! Quello del dolce cornuto, come aveva ribattezzato Roberta il suo uomo, mentre godeva per l’ennesima volta del cazzo di Marco e contemporaneamente della lingua di suo marito.

Il gioco di una donna finalmente femmina e di un uomo che ama talmente tanto la sua donna, che sa cogliere la sua necessità di sentirsi desiderata, posseduta, riempita, al di là del normale rapporto di coppia.

Claudio sembra impazzire dalla gioia. Se solo potesse parlare il suo sguardo, sarebbe un urlo di gioia e di piacere intenso, raffinato e tanto agognato.

Un altro la sta leccando!

E lei ci sta!

Cazzo, come se la sta lavorando..!

E come le piace alla mia (FINALMENTE!) troia.

Non resiste più; si libera il cazzo dai pantaloni e dagli slip e comincia a segarsi.

La soddisfazione e il piacere che ne shiturisce, lo ripaga ampiamente della paziente tela tessuta con il suo complice.

Il suo segarsi dapprima lento e poi sempre più ritmato, segue il ritmo imposto da Roberta a Marco

Marco, che sentiva il proprio cazzo pulsare sempre più dal desiderio; avrebbe voluto liberarlo dal giogo dei tessuti, strapparsi i calzoni e gli slip e farlo scivolare a ritmo lento dentro quella vagina delicata, profumata e lucida. Avrebbe voluto anche prenderci a sberle quel fiore rosso rubino, con la sua nerchia.

Stava sudando nel contenere la voglia.

Indietreggiando estrae delicatamente le dita; sfila i guanti e con tono professionale si rivolge a Roberta: “Ecco fatto, signora”

“Eh, no!” Roberta afferra per la cravatta Marco e lo tira verso di se.

“Non può mica interrompere la visita, caro il mio dottore!”

“Non ne avevo nessuna intenzione… solo che vorrei cambiare strumento”

Così dicendo, si slaccia i pantaloni, abbassa la zip e rimane in mutande.

Il membro è gonfio.

Il tessuto delle mutande non ce la fanno a contenere quella carne pulsante.

Lo sguardo di approvazione di Roberta, cade inevitabilmente su quella ciccia ancora coperta dal cotone; si passa la lingua sulle labbra allunga una mano e libera l’asta di Marco, che pulsa ergendosi verso di lei, la moglie di Claudio.

“Mmmh! Che bel cazzo! Avevi proprio ragione, amore mio” rivolgendosi a Claudio, “è un peccato che sia solo tu a scoparmi.

Ne abbiamo perso di tempo… Ma rimedieremo, vero, dottore?”

Sempre tenendo Marco per la cravatta, lo avvicina a se.

Claudio si fa ancor più in prossimità dei loro sessi.

Attende il momento in cui vedrà il cazzo di un altro entrare nella sua Roberta.

E vuole essere in prima fila.

Si porta al di sotto del lettino.

Lì la visuale è perfetta.

Vede la fica di sua moglie, spalancata e fradicia.

E vede anche il cazzo di Marco, avvicinarsi inesorabile all’imboccatura. Ne sente i profumi, dell’uno e dell’altro.

“Bravo, il mio amore cornutello. Guarda bene come mi sta per scopare il tuo amico”

Marco ha poggiato la cappellona sull’imboccatura della fica di Roberta e inizia ad entrare lentamente.

A metà si ferma.

Sfila il palo.

Lo passa sul clitoride gonfio.

Poi riavvicina la cappella all’apertura della vulva e riprende inesorabile a ficcare dentro quella massa di carne.

Una massa che a Claudio sembra enorme, vista da lì, a meno di dieci centimetri di distanza dal punto di contatto.

Ne sente il suono ora.

Le sembra quasi che l’aprirsi della fregna di lei emetta un rumore di lacerazione.

Come se la stessero deflorando per la seconda volta.

Il cazzo è dentro.

Tutto.

Fino alla radice.

Un suono gutturale, di piacere sommesso e strozzato, emesso dalla sua donna, indica a Claudio che ora è piena.

Piena del cazzo di un altro maschio.

Un altro che la sta scopando davanti ai suoi occhi.

Ora Marco prende a stantuffarla.

Prima lentamente, poi con sempre maggior ritmo e vigore.

Così vicino, Claudio sente lo sciacquettio della fica grondante.

Sente sua moglie ansimare ad ogni affondo.

Vede le palle di Marco ballonzolarle davanti agli occhi.

“Lecca. Ora” gli ordina Marco.

“Lecca. Il suo buchino. Le mie palle. Lecca. Tutto. ”

Claudio è perplesso. Questo non era previsto nei patti.

Però alla fine accetta anche di leccare le palle di lui, incitato dalle esortazioni di Roberta,.

“Dai, dolce cornuto. Fa’ come ti dice…”

Pochi colpi ancora… Marco non ce la fa più: “E preparati a raccogliere con la lingua tutto quel che esce dalla sua fica…”

A quelle parole, Roberta delira.

Ha capito le intenzioni del porco.

Si lascia andare all’ennesimo orgasmo, per esplodere in suoni gutturali quando sente il seme caldo di Marco invaderle copioso la cavità così piacevolmente piena di cazzo.

Anche Claudio da sotto, si accorge che Marco sta sborrando.

Non solo perché vede affondare con maggior decisione gli ultimi colpi.

Non solo perché sente guaire la sua cagna in calore.

Se ne accorge soprattutto perché vede tutte le vene del cazzo, ogni volta che affiora dall’antro meraviglioso, gonfiarsi e poi contrarsi.

Uno, due, cinque, otto schizzi… tutti dentro la sua dolce Roberta.

Poi si fila.

Il cazzo ancora grosso.

“Ora lecca tutto, trattienilo in bocca e baciala …”

Neanche questo era nei patti ma vede Roberta già con la bocca aperta, pronta ad accogliere i suoi umori misti alla saliva del suo uomo e allo sperma del “dottore”…

È un fuoco.

Un terremoto.

Devastante e piacevole al tempo stesso.

Mentre la bacia, da’ gli ultimi colpi al suo cazzo, che schizza libero ovunque…

Aver veduto la carne della sua donna profanata da un altro… aver provato quel misto di sofferenza e piacere gli dice che ha fatto bene ad insistere su quella strada.

Lei ha goduto tanto. Sta ancora godendo.

Tanto.

Come raramente ricorda che abbia mai goduto.

E lui ne è felice.

Sa che lei lo merita.

Merita questo ed altro.

E questo è solo l’inizio.

Lo sa in cuor suo che da oggi il rapporto è cambiato.

Dovrà mettere in campo tanta pazienza, fatica, comprensione e, soprattutto, devozione.

Devozione.

Come ad una dea.

La Sua dea….

La caduta di Serena – capitolo 8

Capitolo 8.
Serena rimaneva impalata, fremente, rendendosi conto di essere eccitata allo spasimo e, purtroppo, di esserlo davanti a Paola… non voleva assolutamente concederle di vederla ancora implorare, ma le stimolazioni continue la stavano trascinando oltre ogni sopportazione…
Pur non volendo, pur rifiutando l’idea del bisogno dell’orgasmo, si spostò in avanti di pochissimo, pronta a impalarsi nuovamente…
“No, gran signora, immobile adesso. ” Le ordinò Paola, occhi che scintillavano. Ed era ovvio… aveva al guinzaglio la sua preda, nuda, angosciata dal piacere mancato e dal fatto che doveva sottostare ai suoi ordini… Naturale che fosse al settimo, anche se si sentiva a sua volta incendiare tra le cosce… ma per lei, l’attendere era una delizia… presto sarebbe giunto il momento della ricompensa, e si sarebbe sfogata per bene.

Intanto si crogiolava guardando la donna davanti a lei, esasperata da quell’ultima imposizione, lo stare immobile…
Serena, con mezza asta dentro, la guardò implorante. La furia era già svanita, cancellata dal bisogno di scorrere avanti e indietro…
“Non… posso…io…” singhiozzava disperata.
“Oh! Le è tornata la voce!” sogghignò Paola “Devi sforzarti, gran signora… sai qual è il problema? Ne hai troppo dentro…” e detto questo, tirò la catena, riportandola ad avere solo mezzo centimetro dentro di lei.

Serena piangeva apertamente ora, pur tirando facendo forza sulle ginocchia per ritrovare l’intera penetrazione.
“Sei… sadica!!” esplose, rinunciando al tirare e ricadendo sui gomiti, faccia a terra. Si sentiva sfinita, pur con l’eccitazione a livelli incredibili.
“Sadica? Per così poco, gran signora? Guarda che so essere molto peggio…” e lo disse mentre staccava il dildo dal muro e lo riattaccava al pavimento, davanti al viso della donna. Usò ancora il guinzaglio per imporle di alzare la testa.

Serena aveva gli occhi stravolti, ancor di più ora che si ritrovava il cazzo finto davanti al suo viso, inequivocabilmente pronto per un altro tipo di servizio…
“Su, gran signora. Marco lo vuole lucido. Cinque minuti di riposo alla tua bella fighettina… non vogliamo che tu goda fuori programma eh, quindi, lavori il tuo amichetto di bocca. E lo voglio lucido fino in fondo. Non vorremmo fare arrabbiare Marco…” E si posizionò ritta, avendo cura che il dildo fosse tra i suoi piedi divaricati.

L’effetto era quello voluto… Paola se la godeva un mondo a vederla alzare la testa, così prostrata davanti a lei, così indicibilmente sottomessa…
“Paola… che senso ha farmi tutto questo… non hai un briciolo di…” stava dicendo Serena.
“No, non ce l’ho. ” Tagliò corto la donna “e se fossi in te, non mi perderei in chiacchiere. Marco passerà di sicuro a controllare. ”
“Non posso… per favore. ” Implorò ancora Serena.
“Succhia.

Ora. ” L’espressione di Paola rasentava la pura cattiveria adesso, e Serena seppe che non c’era spazio per qualche forma di pietà… Un ultimo sguardo al dildo… vi si avvicinò piano… la bocca vicino alla punta… che si aprì.
Cominciò prendendone un pezzetto, un centimetro di quell’oggetto in cui riconobbe anche il gusto dei suoi umori… ad occhi chiusi faceva un lieve su e giù impacciato, dettato da una vergogna che non le lasciava scampo.

Fu la mano nei capelli di Paola a farle capire che non bastava. La afferrò saldamente, e a forza, guidò un su e giù dapprima energico, poi profondo… ogni volta che Serena si chinava sul dildo, Paola la teneva giù un paio di secondi più del necessario… saliva andava così ad aggiungersi a saliva, visto la profondità dell’ingoiare che l’altra imponeva…
“Così, gran signora” diceva la sua aguzzina, continuando a dettare i ritmi del succhiare “dato che con questa bocca ci faranno di tutto, è meglio che ti abitui…” e spingeva, a fondo, la testa di lei.

Per tre volte Serena fece lo shitto improvviso, semi soffocata, facendo fuoriuscire il cazzo dalla bocca e tossendo saliva, ma sempre Paola la riprendeva al volo e la obbligava a riprendere il pompare… Il risultato era un pavimento reso viscido sia sotto la sua figa, che attorno alla base del dildo…
D’improvviso, entrò Marco. Serena poteva solo intuire che fosse lui, la posizione prona non le permetteva di vedere oltre le sue scarpe…
“Allora, come lavora la persona?” chiese a Paola.

“Direi chela stiamo ridimensionando un pochino… forse, se glielo chiedi, non sarà più così piena di sé da definirsi persona…” disse sorridendo la donna, alzando di colpo la testa di Serena, per farle guardare direttamente Marco, che si chinò accanto a lei.
“Cosa sei?” le chiese Marco, fissandola negli occhi.
Serena si rendeva conto di essere stata spogliata di ogni dignità… era inutile mostrare una qualsiasi forma di orgoglio… assecondare. Ubbidire.

Totalmente.
Questo voleva. Questo otteneva. Sempre.
“Una putt… puttana…” disse piano.
“La mia puttana. ” Precisò Marco.
“La… la tua puttana…” singhiozzò Serena.
“Eppure mi avevi detto di essere una persona… ma sbagliavi, vero puttana?” rincarava lui, passandole un dito lungo il viso.
“Io… sì… sbagliavo… adesso… posso riposare… per favore…” chiese disperata Serena.
Marco si rialzò. Prese le polsiere dalla scrivania e fece un cenno a Paola, che fece inginocchiare Serena, tirandola per i capelli.

Marco non trovò opposizione da parte della sua preda, quando le congiunse dietro la schiena e le legò assieme.
“Torno di là” disse Marco rivolto a Paola “continua come ti ho detto. ” E fece per andarsene.
“Io… ti prego Marco… ho detto quello che volevi, ti scongiuro!” diceva Serena, inginocchiata, cercando compassione.
Lui sorrise.
“Dire è un conto… quello che pretendo è molto, molto di più. Paola, la voglio in calore.

” E se ne andò, chiudendo la porta.
Serena si afflosciò sulle ginocchia, a capo chino. Implorare, scusarsi… nulla, non serviva a nulla. Ed ora sentiva di nuovo la mano di Paola tra i capelli… la strattonava, lasciando per un attimo il guinzaglio che ciondolava tra i suoi seni… lei era costretta a muoversi sulle ginocchia, e la destinazione la conosceva… ecco… Paola la posizionava a due centimetri dal fallo di gomma… con un piccolo tocco del piede sulle cosce le imponeva di divaricare le ginocchia…
E poi si piazzava, guinzaglio in mano, a due passi di distanza… a contemplare…
“Difficile talvolta dover attendere…” pensava Paola, guardando Serena, deliziosamente nelle sue mani… Nuda e splendida.

Legata, inginocchiata e quindi meravigliosa. Al guinzaglio e pronta all’uso… divino…
La lingua passò sulle labbra, golosa, prima di parlare.
“Ricominciamo la pulizia, gran signora. Ora ti abbasserai, e scoperai per bene il tuo amichetto. Quando dico di fermarti, lo farai uscire. Senza se, e senza ma. Il godere non è una scelta tua. Chiaro?”
Serena la guardava sconcertata. Giocavano a farla impazzire, tra le tante cose… sessualmente, era stravolta, un gioco perverso del genere, l’avrebbe fatta precipitare nel baratro.

E gli occhi di Paola… passavano famelici sul suo corpo… cosa voleva ancora da lei…
Temeva la risposta…. Perché inconsciamente, la conosceva…
Paola era in attesa. E lei era senza possibilità di scelta.
“Sì…” bisbigliò.
“Comincia, gran signora. Giù, subito. ” Ordinò Paola.
Serena non potè far altro che obbedire… scese lentamente… nonostante le mani legate, fu un attimo farlo entrare, mentre l’espressione del viso diveniva tirata… era oltremodo bagnata, spinta troppo verso il limite… Scese fino ad averne metà nella figa… si fermò un secondo, occhi chiusi frementi, cercando di contenere gemiti che si accumulavano in gola…
“Tutto, gran signora.

Voglio vedere sparire il tuo amichetto, eh. ” Disse Paola, dando un leggero strappo alla catena, per sottolineare l’ordine.
Serena ansimava, mentre proseguiva la discesa… lenta… lentissima… ogni millimetro era un’agonia di piacere. Ma l’ordine era chiaro… e le rimbombava nella mente… non godere… non godere…
“Ah…ahhh…” le uscì dalle labbra, quando l’ebbe preso tutto. Tremava. E gocciolava. Lo sentiva lungo l’interno coscia, sentiva il lago che si formava dentro lei… Controllarsi… muoversi lentamente…
Paola sorrideva.

Vederla nel disperato tentativo di contenere le emozioni… di controllare con la mente ciò che il corpo chiamava a gran voce, beh, dava quel tocco in più… per meglio dire, un’altra difesa di lei da mandare in frantumi…
Lasciò andare il guinzaglio, che ricadde tra le tette di Serena, e appoggiò le mani delicatamente sulle spalle della preda… Il piacere di vederla ritrarsi leggermente… le dava fastidio essere toccata da un’altra donna, ma la predatrice era ben sveglia dentro Paola… fece scivolare lentamente le mani verso i capezzoli… lievissima… per poi prenderli tra pollice e indice…
“N-n-non… toc… armi… t-ti p-prego…” mormorava Serena.

Uomo o donna, il suo corpo era una corda di violino pronta a saltare… se si fosse concessa il lusso di godere, se gliel’avessero permesso, cosa sarebbe accaduto? Marco era stato intransigente in modo assoluto su quel punto… ma Paola voleva a tutti i costi renderle un inferno ogni secondo…
“Non penserai di riposare, gran signora… qui si fa allenamento…” disse la predatrice, iniziando a tirare i capezzoli verso l’alto, obbligando Serena a seguire il movimento… lentissimo… un millimetro alla volta… la faceva impazzire, rompeva quel flebile auto controllo… resistere… rifiutare il godere…
Ma come poteva farcela… Paola adesso alternava delicatamente il suo comandare tramite i capezzoli… su… giù… su… giù… e lei soccombeva…
“Io… miodio… miodio… sto…” era vicina… disperatamente vicina…
E il tocco sui capezzoli divenne assurdamente doloroso, e la obbligava ad alzarsi sulle ginocchia quel tanto che bastava a fare uscire il dildo dalla figa.

“NOOOOO!!!! Basta torturarmi!!!!” urlò Serena. Ma non per il dolore. Tentava adesso di rimettersi a cavalcioni del fallo, sembrava realmente impazzita. Con rapidità Paola riprese il guinzaglio, cortissimo nelle sue mani…
“No…” diceva mentre l’altra si contorceva… “No no no” ripeteva, con il tono di chi sgrida una bimba capricciosa… “Non mi dire che ho rovinato qualcosa…”
“Stro… stronza maledetta… man… mancava… poco… poco…” le sputava in faccia Serena, gli occhi infuocati.
“Davvero, gran signora?? Scusami… non me ne ero accorta… ma conosco io un metodo per portarti un passo indietro, prima di ricominciare…” e tenendola stretta per la catena, diede un ceffone sul seno sinistro della sua preda.

“Ahiaaaaa!!!” urlò Serena, presa totalmente di sorpresa.
Immediatamente, fu raggiunta dal secondo, sempre sullo stesso punto.
“SMETTILA!!! Ti prego bastahhhhhh!!!” urlò ancora al terzo. Ora ansimava, arrendevole, sempre inginocchiata e chinandosi leggermente in avanti, quanto il guinzaglio le permetteva.
“Bene, gran signora… possiamo riprendere ora. ” Disse Paola, riposizionandola sul cazzo finto.
“T-tu mi v-vuoi tor… tormentare…” disse tra gli ansiti Serena, preparandosi alla nuova impalata…
“Dai, su… magari è l’ultima volta…”la scherniva l’altra, quasi con tono dolce…
“AHHHHDDDIOOOOOO!!!” gemette Serena, quando Paola la rispinse giù, fino in fondo.

“Su gran signora… è quasi finita…” disse ancora la sua aguzzina, e Serena la guardò stravolta.
Dopo mezz’ora, gli orgasmi mancati erano sette.
Quando Marco aprì la porta, fu colpito per prima cosa dai profumi… di bagnato, di figa… netti, nell’aria…
Poi si concentrò sulle due donne.
Paola lo guardava, trionfante. Teneva il guinzaglio, mentre ai suoi piedi, Serena era chiaramente stata interrotta mentre leccava il dildo. Il viso era stravolto, il respiro accelerato.

Era visibilmente sudata… nell’insieme, Serena era nella condizione che lui aveva chiesto…
In calore.
Marco si avvicinò, e prese in consegna la catena da Paola “Molto bene. Sono soddisfatto. ” Disse.
“Grazie signore. Passo di là?” chiese la donna, contenta.
“Sì, dieci minuti e arriviamo. Intanto ho sistemato il video dove la puttana implora per essere scopata, l’ho inviato anche sul tuo cellulare, casomai avesse qualche problema con la disciplina, in futuro…”
“Benissimo signore.

Vado. ” Disse, passando nel negozio.
Appena fu uscita, Marco si chinò davanti a Serena, la prese per i capelli, facendola inginocchiare.
“Mi sembri sfinita, puttana… o ti devo chiamare persona…” chiese sorridendo.
Serena era ben oltre la vergogna ormai. Che l’insultasse come voleva, che la degradasse pure… al momento desiderava solo una cosa… poi avrebbe avuto il tempo di pentirsene, ma adesso il suo corpo prima, e la mente poi, focalizzavano solo un bisogno…
“Sono… quello che vuoi… posso…” chiedeva a occhi chiusi.

“Sì? Puoi cosa, puttana?” la istigava Marco.
“… bagno… andare in bagno… sola…” e strinse le palpebre chiedendolo… sapeva di umiliarsi, ma aveva necessità, doveva toccarsi, assolutamente…
Il sorriso di Marco si allargò. “In bagno sola… e come mai, puttana?”
Serena si morse il labbro. “Ho bisogno di fare pipì… e…”
“Uhm… no no, se non sento la verità , non posso concederti così tanto, puttana…” disse lui, passandole il dito lungo il collo.

Serena adesso lo guardava, disperata. “Per favore… ho solo bisogno… io…” tergiversava, ma quando quelle dita scesero lungo il seno, a prenderle il capezzolo, rinunciò ai giri di parole…
“Ho bis-bisogno… di toc-carmi…” e lo disse con occhi lucidi. La resa era stata data.
“Toccarti? Non mi sembra si dica così… riprova…” continuava incalzandola lui, ora avvicinando la bocca a quelle tettone così ben esposte…
“Cazzo, ho…” un sospiro, mentre lui passava la lingua sul seno… “ho… bi-bisogno di… mast-masturbarmi!”
Marco sospese il suo leccare.

“No. ” Disse semplicemente.
“Perché… dio perché??? Ho fatto di tutto, di tutto!!!!” piangeva lei, senza curarsi che il suo disperarsi davanti a lui era per chiedere l’umiliazione totale… era giunta a chiedere il permesso di masturbarsi…
“E’ già previsto come e quando godrai oggi… non sei libera di scegliere, puttana. Ma se hai tanta voglia di cazzo…” e lasciò la frase in sospeso, mentre la liberava dalle polsiere. Serena, ricadde a quattro zampe, mentre Marco prendeva una sedia e si accomodava davanti a lei.

Serena alzò il capo, e vide come lui teneva le gambe divaricate, le braccia incrociate sul petto.
“Su, puttana. Tiramelo fuori. ” Ordinò Marco, con assoluta calma.
Lei scosse il capo, in un “no” che sapeva di avvilimento… eppure si mosse, facendo strisciare il guinzaglio sul pavimento. Le mani le tremavano, mentre slacciava il bottone dei pantaloni… poi fu la volta della zip…
Ed ora esitava… il fiato corto. Un’agitazione la scombussolava… non voleva servirlo, ne detestava l’idea, e quello concorreva a renderla così elettrica.

Ma c’era poi l’altra parte… l’avevano portata così al limite che solo l’idea di cazzo la rendeva disposta a tutto…
Alzò gli occhi… l’espressione di Marco era di chi non avrebbe atteso oltre. Lentamente, scostò il bordo delle mutande… E lo prese in mano, per farlo uscire. Lo mollò subito, appena l’ebbe estratto.
“Passami il guinzaglio, puttana. ” Ordinò Marco, e lei eseguì, con angoscia crescente. Non c’era tregua, mai.
Marco prese il capo che le tendeva la donna, e immediatamente ridusse la catena a venti centimetri, tirando il viso di lei tra le sue gambe, il viso a pochissima distanza dal suo cazzo duro.

“Perfetto puttana. Guardalo, guardalo per bene. E nel mentre, masturbati i capezzoli. Solo quelli. ” Le disse, soddisfatto della reazione di delusione che le lesse in volto… Ciò nonostante, Serena portò le mani ai suoi chiodini, duri all’inverosimili e, considerava lui vedendola sospirare , sensibili come non mai…
“Accarezzali per bene, puttana” le diceva guardando quelle labbra a breve distanza dal suo cazzo “proprio come te li lavoro io…”
E lei eseguiva, ogni carezza, una fitta di piacere.

Erano da sempre stati un punto particolarmente sensibile del suo corpo, ma ora Serena capiva quanto potevano diventare tortura… li rigirava tra le dita, accarezzando, stringendo piano… lasciandosi rubare la mente… non importava a chi apparteneva il membro che aveva davanti alla faccia, la sua figa non aveva occhi… solo bisogno… troppo…
“Dunque puttana, mentre ti diverti” disse sarcastico lui “ti spiego alcune cose, che serviranno a partire da questo momento e sempre. Primo, il tuo cellulare lo gestiamo noi…”
Serena ebbe un sussulto.

Il cellulare! Dov’era adesso?? Erano ore che per forza di cose non lo guardava…
“Ma… i-io…” voleva chiedere, ma senza interrompere l’accarezzarsi, non riusciva a formulare la frase completa.
“Non interrompere, puttana. Noi decidiamo a chi rispondi, chi chiami e tutto il resto. Abbiamo già provveduto a spulciare bene bene anche quello… trovando interessanti spunti…” disse con un ghigno.
Serena non riusciva ad immaginare cosa potessero aver trovato… lo teneva abbastanza pulito, il marito non controllava mai, ma non si poteva mai sapere… a cosa alludeva quel bastardo?
“Seconda cosa.

Il mercoledì è il tuo giorno libero. Smetti pure di prendere impegni. Lo passerai sempre con me. ”
Lei recepiva, come frustate quelle parole. Il problema era l’eccitazione… recepiva, annuiva sottomessa, senza realmente rendersi conto di quanto la sua vita stava finendo interamente nelle mani di Marco… E intanto gocciolava… i capezzoli bruciavano sotto le dita… e un cazzo era lì… a pochi centimetri…
“Terzo punto. Al mattino verremo a prenderti noi a casa, per venire a lavorare, e verrai sempre riaccompagnata da noi.

Chiaro?” Chiese lui secco, iniziano a passarsi la mano sul cazzo, un gesto che fece provocò una velocissima leccatina sulle labbra da parte di Serena… che riscuotendosi, disse un semplice “s-sì…”
“Quarto punto. Non che mi preoccupi, visto che il cornuto non sa apprezzare una puttana come te, ma non dovrai mai più essere penetrata da tuo marito. E credimi che non sarai mai fuori dal mio controllo, riguardo a questo…”
“M-ma… “ iniziò a dire Serena “m-mi… mi s-stai chiedendo… Mar… Marco… io…” farfugliò, rossa in viso, occhi fissi sul menare di lui.

“Non devi preoccuparti. La useremo così tanto che neanche ti passerà per la testa di farlo con lui. Io decido chi può ficcartelo dentro. ” E detto questo, diede uno strappo al collare, tirandola ancor di più verso il suo cazzo. Guinzaglio in una mano, con l’altra la prese per i capelli e si posizionò la bocca di lei sul membro.
Sorpresa da quella foga, Serena puntò le mani sulle gambe di lui, per cercare quantomeno di limitare quello che non era un pompino, ma uno scoparle la bocca.

Difatti Marco ad ogni affondo le spingeva la testa a fondo, impedendole di deglutire… la saliva colava, mentre lui aumentava la velocità, incurante dei gemiti soffocati di lei…
Un minuto dopo, le portò il capo all’indietro e, mentre lei tossiva, le venne sul seno. Stremata, Serena ricadde nuovamente a quattro zampe. Istintivamente, si guardava attorno per cercare qualcosa con cui pulirsi…
“Spalmatelo bene su quelle tettone, puttana. Devi sapere di me. Sempre. ” Sentenziò Marco.

Ai suoi piedi, Serena non potè far altro che eseguire. Serrando le palpebre, si passò una mano sul seno, fino a che non ebbe spalmato tutto il seme dell’uomo su di sé…Nel mentre, si rendeva conto di cosa gli aveva annunciato per il futuro… Le stava rubando nuovi pezzi di vita, un altro giro di vite, un’altra stretta alla gabbia… Lo odiava… lo odiava con tutta sé stessa… specialmente per quello che sentiva dentro… la voglia di scoparsi persino lui, pur di mettere fine a quell’eccitazione che non voleva lasciarla…
Sentì le mani di lui sganciarle il collare.

“Alzati puttana, e rimettiti gonna e camicetta. Avrai fame immagino, dopo questa lunga giornata…. ” Le chiese, sorprendendola. Sembrava quasi dolce nel tono di voce.
“S-sì, Marco… non mangio da stamattina…” ammise lei.
“Bene. Vestiti, puttana. ” Ordinò lui.
Serena non capiva… Non capiva quella piccola attenzione inaspettata… Fece quanto le era stato detto… la camicetta, prima, senza osare andare oltre il secondo bottone, poi la gonna… mentre considerava quanto si sentisse gonfia e pulsante tra le cosce.

Aveva bisogno di venire, aveva bisogno di una doccia, aveva bisogno di stendersi e riposare…
Non osava però aprire bocca e chiedere…
Quando fu pronta, i due uscirono dalla stanzetta. Qualche cliente, ovvi sguardi verso di lei. Ovvio sorriso di Paola, da dietro il bancone.
Marco si avvicinò, seguito da Serena.
“Mamma mia Sere, che profumino di buono sento…” disse lei, facendola arrossire violentemente.
“Si può sempre fare meglio. ” Disse Marco, tranquillo.

“Hai preparato il computer?” proseguì, riferendosi al piccolo portatile che aveva immortalato Serena qualche ora prima.
“Certo” rispose Paola “non rimane traccia di nulla. Il video integrale l’ho messo al sicuro per noi… Poi l’ho predisposto per la connessione… insomma, è pronto. ”
Serena ascoltava, senza parole. Stavano allestendo il reale collare che la teneva sottomessa… raccoglievano e catalogavano per bene tutto quello che serviva per tenerla in pugno.
“E il cellulare della puttana?” chiese ancora lui.

“Sistemato. Hai i due programmini che avevi chiesto… uno la segue passo passo, e possiamo sapere sempre dove si trova, l’altro monitora il suo traffico telefonico, chiamate sms e, ovviamente, il programmino speciale per il gioco… contenta Serena? Possiamo sapere sempre dove sei e con chi parli… non che resterai spesso da sola, comunque. ” Concluse la donna, guardandola.
Serena non capiva più nulla. Non potevano essere arrivati a tanto! E cos’era il gioco??
“Ma… cosa state dicendo?? Voi pretendete di avermi a disposizione sempre??” riuscì a non urlare, visto la clientela presente, ma era esterrefatta.

Stavano dimostrando un’assoluta determinazione nel volerla come schiava, sempre e ovunque!
Marco fece un sorriso disarmante.
“In effetti, puttana, è così. Tu mi appartieni. Ma ovviamente, puoi andare fin da subito. Chiaro che appena rifiuti, tuo marito riceverà tutto il materiale, del tuo amichetto di chat, degli altri amici con cui giocavi virtualmente, i commenti che facevi di tuo marito… poi il video dove implori di essere scopata da me… E se non sbaglio, Paola è pronta a riferire di quanti altri ti sei fatta qui…”
“Ma… ma non è vero!!” esclamò Serena, disperata.

“Beh… credo che poco importeranno le tue parole, dopo quello che il maritino si troverà davanti… ma forse, sarà comprensivo… “
Serena si prese il volto tra le mani… poi li guardò… “quello che mi chiedete è pazzesco…”
Marco la fissò, duro.
“Chiedere? Io non chiedo, ottengo. Questo è quanto. Hai finito adesso, puttana, o vuoi ancora farmi perdere tempo?”
Gli occhi di Serena vedevano i panorami futuri… controllata, in modo assoluto, usata a piacimento.

Vedeva insomma un inferno, fatta di una ragnatela dov’era stata invischiata… il ragno era Marco, che giocava con lei, con le sue voglie… con la sua vita… Quello che non riusciva a vedere, era una via d’uscita.
“Va bene…” sussurrò…
“Bene, perché è ora che tu mangi, mia cara puttana. Non sei contenta?” chiese lui.
Assecondare. Ubbidire. “S-sì, certo Marco…”
“Però, prima di andare, ti manca ancora qualcosa… Paola, preparala. ” Stabilì Marco.

“Certo, vieni qui, gran signora, dietro al bancone, in piedi. ” Le disse sorridendo.
Serena eseguì, piena di angoscia. Era semi nascosta ai clienti, ma non aveva la minima idea di quello che la donna voleva ancora farle…
“No…” bisbigliò, quando sentì la mano di Paola risalirle da dietro, lungo le cosce… Cercò anche di serrarle, quando la sua aguzzina iniziò a forzarle il taglio per far entrare qualcosa…
“Ma ch-che fai… no… nooo!!!” gemeva Serena, mentre Paola spingeva, non vista un oggetto dentro di lei…
“Ferma… ferma che ti fa solo bene, gran signora… ecco, entrato!” disse trionfante.

In effetti, il piccolo cilindretto di plastica era penetrato in lei facilmente, visto il lago che si portava dentro…
“Che… che cosa… diomio… ma che avete fatto?!?!” chiese sconcertata.
“E’ un gioco molto simpatico… e… un modo di renderti più veloce nell’ubbidire, puttana. ” Le disse Marco, che nel contempo, prese un piccolo telecomando dal bancone, spingendo un tasto.
“ohhh!!!” esclamò Serena, piegandosi leggermente sul bancone. L’oggetto che aveva dentro aveva preso a vibrare.

Marco sfiorò ancora il telecomando, e la vibrazione cessò.
“Ora sei pronta puttana. Prendi con te il cellulare e il portafoglio, ti serviranno. ” Disse, e Paola prontamente tese gli oggetti a Serena, che aveva un’espressione incredula.
“Seguimi. ” Ordinò ancora Marco, con il consueto gesto di battere la mano sulla gamba.
E Serena cominciò a comprendere che il pasto avrebbe rappresentato una nuova agonia… ai primi due passi, un lieve gemito le sfuggì dalle labbra… il cilindretto che portava nella figa, anche se spento, stimolava comunque il suo piacere, già portato ad alti livelli…
Ogni passo diveniva così una prova… doveva concentrarsi per non ansimare, e senz’altro Marco lo sapeva bene, visto che teneva un’andatura veloce, uscendo dal negozio.

Lo raggiunse con fatica, rendendosi conto che per quante volte affrontasse la gente della galleria, non si abituava mai a quell’imbarazzo generato dal suo essere così esposta… e nemmeno le persone attorno rimanevano indifferenti…
C’era poco da fare… una scollatura del genere, su un seno come il suo, calamitava gli sguardi. L’aspetto stravolto poi non faceva che accentuare quell’aria da donna da sbattere… senza contare l’odore che si sentiva addosso… di lui, del suo sperma… E la vergogna saliva in forma di rossore sul suo viso.

Anche per la paura adesso di incrociare persone che avevano potuto in qualche modo giocare con lei… Gianni, Sonia, i quattro ragazzini…
Sì, Marco tesseva una rete… dove lei si ritrovava sempre più circondata da persone che l’avevano vista in situazioni più o meno oscene e umilianti… non osava pensare ai giorni a venire… la costante tensione a cui sarebbe stata sottoposta anche solo per passeggiare lungo il centro commerciale…
Lo stimolo continuo. Lo sentiva, tra le cose.

Fortunatamente, Marco si era già fermato, davanti ad uno dei bar del centro, quello più vicino al negozio, un ambiente piuttosto grande, con tavolini, ma anche cinque panche da sei persone a spalliera alta, addossati al muro, che riempivano il muro davanti al bancone. Un locale dove spesso anche lei consumava qualche caffè. Certo… era una fortuna fossero già arrivati, per quello che segretamente portava nella figa… non per come era vestita e per il fatto che conosceva il gestore del bar, Enrico, e la sua compagna, Sandra che spesso gli dava una mano come banconiera…
Che avrebbero pensato a vederla così… ovvio, quello che pensavano tutti… che era in cerca di cazzo…
La vergogna.

Marco l’aveva resa sua stretta compagna di vita in poche ore…
Lui ancora non entrava. Si voltò invece a guardarla.
“Entra, e vai a sederti nell’ultima panca in fondo, rivolta verso la galleria. Ordina un toast e un qualcosa da bere. Tieni il cellulare a portata di mano. Io ti raggiungerò tra poco, puttana. ” Disse, e la lasciò lì senza dare altre spiegazioni.
Non le rimase che procedere… il posto era poco affollato, nonostante ciò, occhi ammirati la osservarono mentre sfilava per raggiungere il tavolo.

Si sedette, lieta di essersi tolta dal centro dell’attenzione.
Non trovava però pace. Il corpo estraneo che si portava dentro si faceva sentire ad ogni movimento… non con scariche di piacere assoluto, ma indubbiamente la manteneva calda… e soprattutto, ad agitarla, c’era il pensiero dei progetti di Marco… dove fosse ora, cosa pretendeva di nuovo da lei… e le nuove regole che aveva stabilito per la sua vita futura.
Cellulare sotto controllo.

Il fatto che sarebbero passati loro a prenderla al mattino. Giorno libero totalmente nelle mani dei due bastardi. E… niente più penetrazioni da parte di suo marito… non che accadesse spesso… ma… Volevano lei. Dentro e fuori. Totalmente.
“Serena, buon pomeriggio!” disse Enrico, richiamandola dai suoi pensieri.
“Salve Enrico… ho… un po di appetito…” disse con un sorriso imbarazzato e tenendo le braccia incrociate sul petto per cercare di nasconder almeno in parte le sue forme.

“Spara pure, quello che vuoi. ” Si mise a disposizione lui, gentile come sempre. Si era sempre dimostrato un bravo ragazzo, da quando lo conosceva, come del resto Sandra, la sua ragazza, anche se lei tendeva ad essere più acida.
“Un toast, e un succo di frutta all’ananas, per cortesia. ” Ordinò, e lo vide scrivere veloce, e andare a passare la consegna a Sandra.
In quel mentre entrò Marco, che si posizionò ad un tavolino all’inizio del locale, in contatto visivo con lei, a quattro cinque metri di distanza.

Serena non si spiegava perché la lasciasse sola. Lo vide solo armeggiare con il telefono.
E sul suo, arrivò un whatsapp… “Rialzati, e siediti a diretto contatto con la panca. Niente gonna tra la tua figa e il legno. ”
Bastardo. La voleva controllare pur facendola stare sola. Un ordine che non sarebbe nemmeno stato difficile, se non fosse stato per quel colare che sentiva… questo la portò ad esitare…
“uhh!” le sfuggì dalla bocca il gemito.

Il cilindro vibrava… e l’effetto si faceva sentire fin da subito… era troppo carica per tentare di simulare indifferenza… doveva ubbidire, ovviamente, e subito… e sperare che…
Veloce, appena fu sicura che nessuno guardava, si alzò quel tanto che bastava per togliersi la gonna da sotto il sedere… E persino l’effetto della pelle nuda sul legno lucido le rimandò una scossa di piacere…
La vibrazione si placò, lasciandola comunque provata. Guardò Marco, tra l’implorante e il rabbioso… Lui, espressione che pareva quasi annoiata, la fissava di rimando.

Fu l’arrivo di Enrico con il succo a distrarla.
“Ecco qui Serena, fresco fresco. Tutto bene in negozio?” chiese discorsivo, da buon gestore.
“Grazie, sì e-ehhh…” fece decisa un piccolo shitto in avanti, sentendo la vibrazione riprendere. Le mani si attaccarono al tavolo, rivelando ad Enrico lo spettacolo della sua scollatura. Serena, intanto, era nel panico, dovuto al piacere montante.
“Serena, tutto a posto?” chiedeva Enrico, non perfettamente in grado di evitare sguardi sulle tette di lei.

“s-sì… io… s-solo… un… un po di… s-stan-chezza…” disse, e tornò a guardare Marco, che seduto a gambe accavallate si godeva lo spettacolo.
“Capita, quando si lavora tanto. ” Disse Enrico, sorridendo, e, fortunatamente per lei, allontanandosi.
E la vibrazione, che la faceva gocciolare direttamente sulla panca, si fermò. Purtroppo, chi continuava a vibrare era lei. Quel nuovo gioco iniziato da Marco, la lasciava senza fiato. Il bastardo adesso poteva decidere di spingerla al massimo e di farla godere anche lì, senza alcun preavviso.

E se realmente lui avesse deciso così? Se veramente l’avesse fatta godere davanti a tutti… con la voglia che si sentiva, non osava pensare a quale figura avrebbe potuto fare…
Il segnale di un nuovo whatsapp. Marco, ovviamente.
“Ti devi far dare il numero di telefono di Enrico. E deve capire bene perché lo vuoi. Fai vedere bene quanto sai essere puttana. ”
L’orrore di dipinse sul viso di lei. Era impossibile chiederle anche questo! Era un bel ragazzo, per carità, ma non poteva fare quei giochetti lì, a pochi metri da dove lavorava! E in più, con la compagna di lui presente!
“Non posso! Non posso fare una cosa del genere!!” scrisse di getto come risposta.

Non passarono nemmeno dieci secondi, e il cilindretto si attivò. Serena strinse istintivamente le cosce, sentendo la vibrazione che cambiava di velocità… da blanda, cresceva velocemente di intensità, per divenire poi un pulsare che la squassava…
Il problema era che non riusciva più a stare ferma… il corpo ondeggiava avanti e indietro… e quel piccolo vibratore insisteva, insisteva…
“Oddio… oddio…” mormorava piano, cercando di non farsi sentire da nessuno… ma mancava poco… se Marco non spegneva quel dannato affare, l’avrebbero sentita eccome…
Sapeva l’unico modo per fermarlo… sapeva dipendeva da lei… il piacere la stava sovrastando…
La mano corse al cellulare, le sfuggì una prima volta, poi lo riagguantò e veloce scrisse “ok”, senza nient’altro, non riusciva ad articolare i movimenti.

Inviò.
E la vibrazione cessò ancora, lasciandola ansante, la mano sugli occhi, nel tentativo di ritrovare un minimo di calma. Che non giungeva… Era seduta ormai sui suoi stessi umori, colava, e l’imbarazzo era accresciuto dal fatto che dentro di lei si andava convincendo che tutti potevano intuire cosa stava passando anche solo guardandola in faccia… Come si poteva non notare quanta voglia avesse in questo momento?
E ancora Marco scriveva.
“Per la tua esitazione, dovrai anche fargli capire PERFETTAMENTE che non porti reggiseno.


Ancora la mano sugli occhi, dopo aver letto… e ancora sotto l’umiliazione dell’esporsi, come pure tornava alla mente il numero di scelte possibili… zero…
E Sandra stava passando il toast ad Enrico, che adesso veniva nella sua direzione.
“Ecco qua Serena, buon appetito. ” Disse sorridendo.
“Ehm… Enrico…” bisbigliò lei, rossa in viso.
“Sì, dimmi pure” si soffermò lui, poggiando le mani al tavolo, in attesa. Poteva essere cortese e sapeva stare al suo posto, ma era un fatto che l’occhio inevitabilmente cadesse sulle forme di lei…
“Io…” ricominciò Serena, lanciando un’occhiata a Marco, che la stava fissando fermo come una statua di marmo “… io … mi chiedevo… sì insomma, se tu potessi… vorrei il tuo numero di telefono…”
Ecco.

L’aveva chiesto. Abbassò gli occhi subito dopo, sprofondando nella vergogna. Però anche lui sembrava veramente imbarazzato, e abbassò la voce a sua volta.
“Ehm… Serena… non so se sia il caso, sai, Sandra è piuttosto gelosa di queste cose… ma… per cosa ti servirebbe?” chiese lui, che in altre occasioni non avrebbe nemmeno pensato a doppi fini da parte di lei, ma vedendola vestita così, il dubbio si mescolava a segreta speranza.
Serena aveva un groppo in gola… di parole non ne venivano più… ma sapeva anche che di esitare non se ne parlava…
Il corpo di Enrico la celava agli occhi della sua compagna, così iniziò posando un dito sul bordo esterno della camicetta… lo fece scorrere fino al profilo del seno… e alzò il tessuto…
Enrico rimase folgorato dalla visione di quella tetta stupenda… sormontata da un capezzolo eretto, da passarci la lingua per ore… Inghiottì, dimentico di dove si trovava.

E stupido lui, che aveva sempre visto quella donna come una santarellina…
Un colpo di tosse alle spalle di Enrico, che ebbe l’effetto di congelare l’uomo e di far saltare il cuore in gola a Serena. L’unico che segretamente si divertiva era Marco, che da principio aveva visto la sua puttana obbedire in tutto e per tutto a quello che le era stato richiesto, e che ora si gustava la scena di Sandra che, pur non avendo visto la scenetta, non apprezzava affatto quella complicità tra i due…
Bene, pensava lui, ogni tassello andava al suo posto… per il resto, occorreva solo un po di tempo…
Vedeva intanto Sandra con una scusa riportare il compagno al bancone e dargli un’occhiata pesantissima… mentre la sua puttana, costernata e avvilita piluccava il toast, guardando unicamente il tavolo.

Più che bene… ottimo. Più avanti, con Sandra avrebbe parlato lui…
Ma adesso era tempo di chiudere la faccenda… mancava il numero di telefono… ma, a quanto pareva, mentre Serena pagava il toast al tavolo in quel momento, Enrico passava un foglietto…
Difatti, Marco non sbagliava… Serena aveva teso i soldi ad Enrico, che prendendoli, le aveva fatto ricadere nella mano il numero, fregandosene a quanto pareva della possibile furia della compagna, se l’avesse beccato… E Serena non sapeva se essere contenta per aver raggiunto l’obbiettivo, o essere disperatamente a terra… del resto, ora un altro uomo era appena stato convinto da lei stessa del fatto che fosse una puttana in piena regola…
Non ebbe il tempo per pensarci… un nuovo messaggio di Marco.

“Alzati ed esci, puttana. ”
Lei non perse tempo, e si alzò veloce, lasciando sul tavolo toast e succo consumati a metà. Veloce… troppo.
Sentiva il cilindro, la stimolazione… ogni movimento la rendeva liquida… Camminò piano quindi per raggiungere l’uscita, passando davanti al banco con un saluto rapido, a cui Enrico rispose languido, ma Sandra… aveva occhi di fiamme…
Serena abbassò la testa, e raggiunse Marco, già nella galleria.
“Fammi… Mar-co… Fammi to-gliere questooonhh!” un urletto… il bastardo aveva acceso e spento velocemente… un’altra dimostrazione del giogo che aveva messo su di lei.

“Puttana, per il momento il cilindro resta dov’è. Piuttosto… a che ora torna a casa quel cornuto di tuo marito?” chiese duro.
Serena sentiva una fitta a sentire quelle parole… il sentire offendere la persona che aveva sposato… ed era stata lei a permettere tutto questo… lei e solo lei…
“Alle sette…” sussurrò piano.
Marco sorrise “Ottimo. Allora è il momento di avviarsi a casa tua. Voglio studiarmela, prima della cena, e prima che arrivi quell’imbecille che hai sposato.


Lo sguardo di Serena si fece carico di rabbia per un attimo. Lui estrasse il piccolo telecomando dalla tasca, in modo plateale, così che lei lo vedesse bene… e disse ancora “Quell’imbecille che hai sposato. Problemi, puttana?”
Sconfitta, lei abbassò lo sguardo.
“Immaginavo, puttana. Ora andiamo, abbiamo tanto da fare…” e si incamminò, con lei che lo seguiva, torturata passo dopo passo dal vibratore che urlava la sua presenza tra le cosce…
Non finiva… quell’inferno non finiva… anzi, si spostava direttamente nella sua casa.

Davanti a suo marito.