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Escort Dusseldorf – a paradise for businessmen

At a Dusseldorf meeting, more than 100 businessmen from international IT companies met. Already four days of the meeting were over. Heads smoldered and budgets tightened. All businessmen had explicit guidelines from their CEO or CFO. Bordering on insanity, most of the men were longing for a delightful and appealing conversation with a lady. This time should ensure that the men were able relax and were again more receptive to business.

For this reason, after less than a week, the organizer of the meeting organized different women through Vogue Escorts from Dusseldorf. They should take care of the wellbeing of the men and keep them in good mood. It was agreed that the men pay themselves and the cost of the ladies could be reclaimed by expense report.

Many of the men had a great desire for the escort ladies, but no such amounts in cash with them. After all, the women were the high class of the ladies from Escort Dusseldorf and not cheap prostitutes who offer half-hearted sex for a few Euros. The ladies who attended this congress usually cost between 1500 and 2000 Euros per night. No cheap venture, but the organizer was sure to engage the Escort Dusseldorf was worth the money.

There was a spot of trouble in the subject of pay because the fewest men were carrying so much money in their pockets. They offered payment via credit card. Always in the hope that the home sitting wife does not see the billing. At the same time, it did not matter to the men, so it seemed. The Escort Dusseldorf ladies, however, didn’t have a card reader and didn’t want to serve the men for this reason. In this business it is said: only cash is the real thing. Many men were accordingly not particularly pleased.

For this reason the organizer came to the congress hotel the same evening and paid the escort ladies in cash. This was not as it was agreed, but it was more important for the organizer to keep the men in a good mood, in order that successful contracts could be made. If the men were not in good mood, the organizer feared great losses.

Another problem was in the numbers of ladies. It seemed as if there were not enough women for all gentlemen who wanted to be served. Most women refused to serve two or more men a night. They relied on a loss of their performance.

The organizer took care to get more Escort Dusseldorf ladies engaged. This, however, was not possible for him in a rush, wherefore many of the gentlemen were angry and annoyed. Some women arranged themselves with the split time and served only a few hours each different gentleman. After all, the organizer had promised them a cash bonus in return.

He also fallowed this promise immediately. Most ladies earned a good sum this night. Those who refused and rejected such work, most of them went home empty-handed.

However, what was the most important to the organizer; the businessmen concluded diligent contracts and concluded both business and private relations. In spite of the initial faux pas, the organizer and also all the companies represented summarized a successful congress week with all sorts of extras. Of course the officials of the company knew nothing about this. A gentleman is silent and enjoys.

The organizer was sure that most of the men would already be looking forward to the next congress organized by them.

 

 

La mia seconda prima volta

Note al racconto:
Pubblico questa mia prima storia, divisa in cinque capitoli, tutta insieme. Non utilizzerò le strategie che molti usano per avere più numero di letture di centellinare un capitolo per volta. Non me ne frega niente. Chi lo vorrà leggere lo legga (sono proprio curiosa di sapere quanti vorranno sapere come va a finire). Ne sarò felice.

Com’è nel mio stile, non farò abuso di riferimenti espliciti ad atti sessuali.

E’ un racconto erotico giocato sul fil di spada…del dico ma non dico…faccio ma non faccio.

Sono i sogni, le aspettative, i desideri che si nascondevano in una giovane ragazza…tanti anni fa.

Prologo
Ormai mi sono presa l’impegno di scrivere la mia biografia erotica.

E lo farò…piano piano…cercando di ricordare onestamente la strada che mi ha condotto fin qui. Non so se mi farà bene, non so se vi interesserà.

Ma lo farò comunque mi ci volessero anni scriverò dei miei eccessi, delle mie follie, dei miei sbagli.

Ometterò, per pietà nei vostri confronti (e anche dei miei), la prima vera volta in cui ho avuto un rapporto sessuale. Vi dirò solamente che ero giovane, troppo giovane e che, come a molti (molte più che altro!!!) è capitato, l’esperienza non è stata delle più esaltanti. Anzi. Ricordo solo la delusione del gesto.

Mi immaginavo chissà cosa e invece, in pochi secondi, non ero più vergine e mi ero trasformata in donna (insoddisfatta!!!…. ah ah ah). Ma si sa…. le prime volte sono quasi sempre deludenti soprattutto se il fidanzatino è un tuo coetaneo, novizio come te, imbranato, emozionato…etc..etc.

Ricordo che era un sabato d’inverno e che lui aveva casa libera. Ci mettemmo più tempo a trovare il coraggio di farlo che non a farlo.

Come ci spogliammo, entrambi, eravamo in una sorta di sogno onirico. Io terrorizzata, lui eccitato oltre misura. La penetrazione non fu dolorosa e durò talmente poco che quasi non me ne accorsi. Alla delusione dell’evento si sommò anche il suo comportamento da stronzo: una volta ottenuto ciò che desiderava, oltre ad andarlo a raccontare ai quattro venti, non volle più saperne di me. Adolescente mezza sega!!!

Quell’esperienza davvero poco piacevole mi indusse a prendere la determinazione che se avessi dovuto scopare nuovamente, lo avrei fatto solo ed esclusivamente con una persona più matura che fosse in grado, oltre che compiacermi come donna, avesse anche la buona creanza di non sputtanarmi in giro.

Non sto a dirvi se ero minorenne o maggiorenne.
Ero già donna…. e parecchio donna!!! Con i miei sogni, le mie voglie, le mie speranze.

Spesso con Sara (la mia amica del cuore dai tempi delle elementari), parlavamo di sesso, di ragazzi, di sogni erotici tanto che, spesso, ci ritrovavamo eccitate a dismisura sognando che, prima o poi, avremmo incontrato “quello giusto”, quello che “ci avrebbe fatto diventare donne al 100%”.

Sogni adolescenziali che ci portavano, in una sorta di limbo erotico, a giocare reciprocamente con i nostri corpi, simulando quello che aspettavamo succedesse con “un bel maschione”.

Ma di questo ve ne parlerò un’altra volta.

Oggi voglio ricordarmi della mia seconda prima volta. Quella vera…direi. L’esperienza che mi ha fatto diventare donna davvero e che mi ha fatto capire quanto bello fosse il sesso.

L’estate successiva alla “prima volta” sarebbe stata, per mia scelta, l’estate della vera iniziazione alle meraviglie del sesso.

Non sarei tornata in città senza aver scopato come si deve. Me lo presi come punto d’impegno. Anzi, con Sara, il giorno in cui ci salutammo ce lo giurammo vicendevolmente: “O qui si scopa o si muore!!!” (eccessi di gioventù…. ah ah ah).

Sardinia’s dream
Quell’anno i miei avevano fissato una meravigliosa villetta vista mare in Sardegna.

Posto meraviglioso, oltre che dal punto di vista naturalistico, anche dal punto di vista della vita notturna.

Il tutto faceva sperare bene. Vero è che la villetta risultava un pò fuori dall’abitato…. parecchio fuori dall’abitato e, non avendoci la compagnia adatta, mi risultava abbastanza difficile uscire da sola la sera….

In qualche maniera avrei fatto !!!…. anche contro la volontà dei miei che, ovviamente, non volevano che me ne andassi in giro la notte sola soletta (paura del lupo cattivo???).

Di giorno cercavo di frequentare le spiaggie più frequentate da coetanei in maniera tale da trovare un punto d’appoggio per le uscite serali e in men che non si dica, riuscii a fare amicizia con un gruppo di ragazzi (e ragazze) di altre città.

Il problema era quello di raggiungerli in paese la sera. Alcuni, molto gentilmente, si offrirono di venirmi a prendere in motorino ma i miei ebbero, strano a dirsi, da obiettare.

E così mi ritrovai a trascorrere lunghe serate sul bellissimo terrazzo vista mare a giocare a carte con mia mamma !!!…..che palle !!!

Dopo neanche una settimana che eravamo in villeggiatura ci raggiunse Tiziano, il socio in affari di mio padre.

Di diversi anni più giovane di mio padre, Tiziano, era davvero un bell’uomo, atletico, sportivo, dinamico e con quel difettuccio di essere costantemente alla ricerca di donne!!! (o sesso???). Questo “difettuccio” gli era costato non solo la brusca fine del matrimonio ma anche una pesante crisi economica visto che la moglie (giustamente) lo aveva praticamente spogliato di tutti i suoi beni. Mio padre, rigido ed austero com’è tuttora, non lo apprezzava molto dal punto di vista umano ma, visto che ormai la loro collaborazione era più che ventennale, lo considerava una sorta di fratello minore…la pecora nera della famiglia.

Anche mia mamma ci era affezionata nonostante tutto ed il suo arrivo portò un po’ di allegria in casa.

Tiziano, un terremoto vivente, organizzò immediatamente per la serata un barbecue di pesce e la mattina successiva, andò in paese a noleggiare un gommone per poter effettuare escursioni in mare. Beh…qualcosa si stava muovendo e, in cuor mio, speravo davvero che lui si potesse trasformare in una sorta di alleato per le mie uscite serali.

Purtroppo non fu così !!! Nonostante l’aiuto di Tiziano, i miei furono irremovibili e non ne volevano sapere di mie uscite notturne a bordo di scooter guidati da emeriti sconosciuti.

Così, alla fine, mi costrinsero ad architettare un piano di fuga!!! Erano giorni ormai che frequentavo questo gruppo di ragazzi in spiaggia e, con uno di Torino in particolar modo, di cinque anni più grande di me, mi trovavo particolarmente bene. Concordai proprio con lui un appuntamento a tarda sera vicino a casa mia.

Erano circa le undici di sera. Tiziano era l’unico sveglio: per mia fortuna se ne stava sdraiato a fumarsi il suo sigaro toscano e a godersi la brezza marina. Di soppiatto me ne uscii dal retro, scavalcai il cancelletto per evitare rumori e, dopo aver attraversato un piccolo boschetto, raggiunsi il luogo dell’appuntamento: Riccardo (il mio nuovo amico torinese), se ne stava a bordo della sua Vespa in mia attesa…. che carino!!!….

e con la luce della luna che gli illuminava il volto…. mmmmhhh…quegli occhi nerissimi…quei riccioli…le spalle larghe…..oddio…. stavo quasi per saltargli addosso!!! Ma mi trattenni…. (che errore!!!)…e lui, carinissimo, spinse la Vespa a motore spento fino alla strada e poi…. brooom…in un battibaleno fummo in paese.

E via…in giro per locali, e via cocktail…e via…in discoteca…. e poi in spiaggia, il falò…la chitarra…. le canzoni di Battisti…. (bleah!!!)…. e in un balletto furono le quattro di notte.

Riccardo, dopo essere stato gentile nell’accompagnarmi, non mi aveva considerato per quasi tutta la serata e, nonostante lo marcassi stretto, sembrava quasi che mi volesse evitare.

Era tardi. Forse troppo tardi…e mio padre troppo mattiniero. Sarebbe stato meglio se fossi tornata a casa…sperando magari…. come dire…almeno in un “bacino della buonanotte”.
Così come all’andata fu gentile e premuroso, anche al ritorno fu altrettanto galantuomo…. anzi …oserei dire…(purtroppo)…indifferente e, nonostante mi fossi appiccicata alla sua schiena con le tette e che le mie mani scivolarono lungo le sue cosce….

niente…niente di niente. Nessun tipo di reazione. E fu così “gentile” tanto da accompagnarmi a piedi nel boschetto buio abbandonando la Vespa lungo la strada.

“Ok” – mi dissi – “…è il momento. Ora o mai più!!!”

Mi bloccai di fronte a lui. Gli occhi negli occhi. Lo abbracciai non lesinando un contatto completo del mio corpo. “…mi piaci…” – gli sussurrai. Silenzio. Alzai lo sguardo verso di lui….

Riccardo sospirò come se cercasse tutto il sangue freddo che aveva a disposizione.

“…lo avevo capito. Anche a me piaci…. però…. ”
“…però?…”
“…sono fidanzato. Fidanzato ed innamorato…e lei…. la mia ragazza, la prossima settimana viene qui da me…. capisci?…non voglio fare cazzate…. scusami se ti ho fatto sperare che ci potesse essere qualcosa tra di noi…. scusami…”

E detto questo, a testa china e camminando veloce, se ne andò. Sentii in lontananza il rumore della Vespa che tornava verso il paese.

PORCA PUTTANA !!!….

ma dico io!!!…fai tanto il carino, il galante…ti lancio messaggi, li assecondi…ci troviamo in una situazione d’oro…..e chi mi va a capitare??? …un bravo ragazzo che è fedele alla sua ragazza???….

Con questa rabbia addosso e con l’ansia che la mia fuga venisse scoperta mi accinsi a rientrare in casa cercando di non fare rumore ma, non appena varcato il cancelletto di servizio…..

“Signorina…. è questa l’ora di tornare a casa???….

Lanciai un urlo soffocato. Guardai in direzione della voce e vidi solamente il tizzone luminoso del sigaro di Tiziano.

“Cazzo…mi hai fatto prendere uno spaghetto…. ”
“Anche a me…ma lo sai che ore sono???…eh?…. mi sono accorto che eri uscita dal retro e mi sono messo qui ad aspettarti…..ma che fai?…esci di nascosto?…. e se ti beccano i tuoi?…. se ti succede qualcosa…lo sai che casino???…”
“…lo so lo so….

è la prima volta…scusami…. non credo che lo farò più…. ” – gli riposi con tono di scusa mista a delusione
“…vieni qua…che ti succede?…è andata storta la serata?…”

Mi stesi accanto a lui su di una sdraio. Gli raccontai di quello che era successo, della sfiga di incontrare l’unico uomo fedele, del fatto che chiusa in casa mi stavo davvero annoiando…. insomma…mi sfogai…mi confessai come mi sarei potuta confessare ad un amico….

quasi ad un fratello.

“Ah ah ah…. ti sei beccato quello “fedele”???…ah ah ah…incredibile…. a me non è mai riuscito resistere ad una cosa del genere…. ah ah ah…. che gioventù!!!…. ”
“…sì…sì…lo so fin troppo bene quali sono le tue…. diciamo…abitudini…. ”
“…ah…non mi giudicare male. Il fatto è che le donne mi piacciono troppo…. e probabilmente anche io piaccio a loro…ah ah ah…. non so resistere…. non ci posso fare niente….

Ci stavamo confidando reciprocamente in piena onestà i nostri segreti. In fondo lui era come uno di famiglia…. che, tra l’altro, mi aveva tenuto sulle sue gambe da piccola.

“Senti…ora andiamo a letto…. ti faccio una promessa…. per il tempo che sarò vostro ospite farò di tutto per farti divertire…. sei d’accordo? Lo so…. avresti il bisogno di stare con quelli della tua età…ma visto che i tuoi sono così…accontentati di me…e, se ti va, domattina escursione alle isolette qui davanti in gommone….

ok?…. ”
“…wow…bellissimo…ok…dai…. grazie…. mi raccomando con i miei…..acqua in bocca!!!…”
“…non ti preoccupare…. e tu promettimi che non farai più cazzate del genere…. ok?….
“…ok…..’notte…”

Una torrida giornata di mare
La mattina successiva, alla notizia che io e Tiziano, avremmo fatto un’escursione alle isolette in gommone, le obiezioni dei miei furono quanto di più noioso una ragazza potesse sopportare.

Adesso, da madre (e zia) mi domando se quelle obiezioni erano davvero di tipo contingente (del tipo: è pericoloso, non sai nuotare bene, tutto il giorno sotto il sole) oppure, di fatto, non nutrissero troppa fiducia in Tiziano considerandolo un po’ il “lupo cattivo”.

Di certo Tiziano non fece niente per tranquillizzare i miei visto che la mattina si presentò in slip bianchi che non nascondevano (anzi esaltavano) la sua esuberante mascolinità. Di certo si sentivano imbarazzati ed impotenti di fronte a quella decisione. Non avrebbero di fatto potuto seguirci visto che mio padre non sa nuotare e che mia madre soffre terribilmente il mal di mare.

Mentre con poderose vogate spingeva il gommone al largo, mi voltai.

Vidi solamente mio padre sul terrazzo con un binocolo seguire i nostri movimenti.

“Certo che non hanno proprio fiducia in noi due…ah ah ah…. ”
“…sono molto apprensivi…. troppo apprensivi!!!”

Di certo, il comportamento dei miei mi fece riflettere. Il loro essere in apprensione era sicuramente dettato dall’uscita in mare aperto…. però…però…anche la pessima reputazione di Tiziano…. e fu proprio in quel momento che vidi per la prima volta quell’abbronzatissimo quarantenne come papabile obiettivo erotico.

In fondo cosa volevo?

Un maschio. E lui era maschio. Parecchio maschio.

Possibilmente che non rompesse troppo le shitole con complicazioni sentimentali.
E lui su questo era una garanzia.

Che fosse decisamente esperto e che sapesse introdurmi ai piaceri del sesso.
E su questo Tiziano, per ciò che raccontava mio padre, era davvero il Number One. Pareva che buona parte del suo successo professionale fosse dovuto alla sua capacità di circuire le clienti.

Quindi…grossa esperienza.

Mentre se ne stava seduto alla guida del gommone lo osservai meglio. Davvero un bell’uomo e quei pochi giorni di mare gli avevano dato anche quell’aspetto più selvaggio che tanto mi piace ancora. Qualche filo bianco sulle tempie, il petto largo e muscoloso…e quello slip bianco che sembrava messo apposta per attirare lo sguardo. Per fortuna gli occhiali da sole mi consentivano di squadrarlo per bene tanto da arrivare alla conclusione che il mio Target Erotico dell’estate….

era proprio lui.

Certo…. c’erano da superare diverse difficoltà e rischi. In fondo mi aveva tenuto sulle gambe da piccola, mi aveva visto crescere ed inoltre, un eventuale gaffe sarebbe stata davvero difficile da gestire visti l’affetto e gli interessi che condivideva con mio padre. Sarebbe stato davvero disposto a scoparsi la figlia del suo socio e amico fraterno? Era davvero, come dicevano, uno senza scrupoli quando c’era da scopare? Dovevo agire con molta cautela ed indurre Tiziano a fare il primo passo.

Non c’è peggior cosa (o migliore?) per un uomo quando una donna si mette in testa che se lo deve scopare!!!

Arrivammo in posto circondato da isolotti, l’acqua celeste, i gabbiani padroni incontrastati. Approdammo su un’isoletta brulla e deserta, la spiaggia bianca. Stendemmo gli asciugamani e dopo un bagno rinfrescante ci stendemmo al sole.

E qui, con assoluta indifferenza, lanciai il primo attacco. Mi tolsi il reggiseno.

Tiziano, quasi come se non fosse successo niente di importante non reagì.

In fondo era “abituato” al corpo femminile. Quindi tetta più tetta meno….

“Tua mamma sarebbe d’accordo?…. ”
“…non credo…ah ah ah…. ma è lontana e non mi vede…”
“…e se ti bruci?…occhio che la pelle lì è molto sensibile…”

Secondo attacco. Crema solare!!!

“…mi spalmo un bel po’ di crema…così evito di ustionarmi…”

Ed iniziai un lento e lungo massaggio alle tette. Così…come se lui non fosse lì a guardarmi…

Infatti era proprio come se lui non ci fosse, visto che se ne stava bello rilassato ad occhi chiusi.

Non voleva guardare per rispetto o…. per evitare…???…

Il primo e il secondo attacco non ebbero grand’ effetto su di lui. In fondo era un uomo navigato che stava al mare con la figlia del suo miglior amico…. mica poteva…..

Mi sdraiai anche io riflettendo quale sarebbe potuto essere il terzo. Tiziano sembrava dormisse.

Decisi che il terzo attacco, dopo aver sollecitato la vista, sarebbe stato basato sul tatto.

Avrei dovuto inventarmi qualcosa per farmi toccare…o toccare io lui…. così decisi di gettarmi di nuovo in acqua. Tiziano si voltò a bocconi. La testa rivolta verso l’interno dell’isola. Manco mi guardava.

Un assalto alle spalle. Ecco…sì…. sarei potuta uscire dall’acqua e simulando un gioco…. un dispetto…stendermi sulla sua schiena col mio corpo gelido e bagnato…. in fondo poteva essere una cosa innocente…. e mi avrebbe consentito il contatto col suo corpo.

Una reazione l’avrebbe pur avuta…no???

Arrivai piano piano alle sue spalle…. sembrava davvero addormentato. Mi stesi sul suo corpo strusciandolo più che potevo. I capezzoli erano eretti a causa degli sbalzi di temperatura, il suo corpo come di fuoco….

“…. ahhhhh…. che bellezza…. mi ci voleva proprio una rinfreshita…. che bello !!!…” – rispose come se il massimo dell’effetto fosse dovuto allo shock termico.

Questo seppe solo dire. Rimasi su di lui finché le temperature dei corpi si equilibrarono.

Immobile a godersi il fresco. Nessun accenno al fatto che il mio corpo nudo strusciava sul suo….

Terzo attacco. Fallito. Speravo in una reazione …in un sobbalzo…magari…voltandosi ci saremmo trovati faccia a faccia…. petto contro petto…. sesso contro sesso…. ed invece…. nulla!!!

Delusa mi stesi nuovamente al sole. Meditando nuove strategie di seduzione. Quell’uomo, forse a ragione, mi giudicava un taboo: troppo giovane, troppo rischiosa. Non sapevo proprio più cosa inventarmi per lanciare segnali a Tiziano.

Caddi per l’ennesima volta in una sorta di smania dovuta alla delusione delle mie aspettative. Ma come??? Un uomo, una donna (anche se troppo giovane), un’isola deserta…il mare, il sole, il canto dei gabbiani…. e non ti viene in mente di fare una bella scopata??? Mi stava montando la rabbia quando, voltandosi supino, il mio sguardo cadde sullo slip bianco che si era gonfiato a dismisura.

“OK. ” – pensai felice tra me e me – “WOW….

allora…ah ah ah…. vuoi resistermi??…ecco…ma effetto te l’ho fatto!!!…non sei di legno…”

Daniela 1 – Tiziano 0

Probabilmente si accorse che il mio sguardo insisteva su quel promettente rigonfiamento e, balzato in piedi di shitto, si lanciò in acqua velocemente. Un raffreddamento gli avrebbe consentito di affrontare la permanenza sull’isolotto più serenamente??? Nuotò un po’, forse per sfogare l’eccitazione che gli avevo causato. Mentre lo osservavo nuotare stavo già studiando il quarto attacco: stimolare l’orgoglio (stupido orgoglio) maschile.

Come fu fuori dall’acqua, e presi di mira con delle battute allusive il suo costumino bianco (adesso sgonfio!!!)…

“Certo…quel costume bianco…. non nasconde proprio niente…” – dissi simulando quasi imbarazzo
“Ah ah ah…sì…è un po’…osé…ah ah ah…tua mamma stamani mi ha guardato come fossi un mostro…ma è davvero così osceno?…a me non sembra…. ”
“…quando è asciutto no…ma bagnato…. è come se tu fossi…. nudo…. ah ah ah…. ”
“…ooops…non volevo davvero imbarazzarti….

” – rispose coprendosi con le mani
“…figurati…. e poi mica sei il primo uomo che vedo nudo…” – gli risposi dandomi le arie di donna vissuta (ah ah ah…. )
“…ah sì?…e quanti uomini nudi hai già visto…signorina?…”
“…abbastanza…per la mia età…. ”
“…anche questo immagino debba restare un segreto tra noi due?…”
“…già…. ”

Cadde nuovamente il silenzio. Lui si rimise supino a prendere il sole. Io inquieta. Il tempo passava e non stava succedendo niente.

Non osavo affondare il colpo.

“…hai mai fatto nudismo?…” – mi chiese a bruciapelo
“…no!!!…ah ah ah…e dove?…. perché tu sì?…”
“…ah…io adoro prendere il sole nudo. Oggi no perché ci sei tu…ma quando sono andato in giro da solo in gommone…mi sdraio sul fondo e zac…. ah…..è una meraviglia…con una mia ex andavamo in Francia…. lì ci sono delle spiagge meravigliose per fare nudismo…e nessuno che rompe le palle…”
“…dev’essere bello…comunque se vuoi levarti il costume…non fare complimenti…non mi imbarazzo di certo….


“…no no…piccola. Non scherziamo. Non voglio creare problemi né a me…né a te…”
“…che problemi?…siamo qui…soli…io e te…. pensi che lo vada a dire ai miei?…ah ah ah”
“…meglio di no. Discorso chiuso. ” – rispose secco senza guardarmi

Mi sdraiai sorridendo. Anche il quarto attacco aveva prodotto risultati. Comunque Tiziano si era aperto, aveva confidato qualcosa di intimo e si era imbarazzato. Il nudismo con me non sarebbe stato solamente pratica di libertà.

Avrebbe potuto assumere aspetti maliziosi.

Daniela 2 – Tiziano 0 (?)

A questo punto dovevo dimostrargli che ero alla sua altezza e che potevo fare le cose che lui faceva (con la sua ex!!!). Senza che lui se ne accorgesse, slacciai il fiocco degli slip e lo feci scivolare rimanendo completamente nuda. La brezza marina che soffiava sul pelo della micina amplificava la sensazione eccitante che stavo vivendo. Lui immobile non si accorse di niente, io ridevo sotto i baffi in attesa di una sua reazione.

Che non si fece attendere.

“Ma che c…. ”
“ah ah ah…..” – gli esplosi a ridere in faccia – “che hai?…ti imbarazzo?…. ”
“Daniela!!!…non fare cazzate ti prego…. rimettiti il costume…. se casualmente qualcuno…”
“…ma qualcuno chi???…dai…mi hai fatto venir voglia di provare con i tuoi racconti…. la sensazione di libertà…il sole sulla pelle…. mica ti stai scandalizzando?…. ”

Struffiò come se fosse in difficoltà. Si mise a sedere meditabondo con lo sguardo lanciato verso l’orizzonte del mare.

Io invece mi sdraiai nuovamente (avendo cura di lasciare le gambe leggermente divaricate…hi hi hi…. malandrina!!!). Chiusi gli occhi in attesa di un qualche evento.

Mi aspettavo una carezza leggera, un dito che casualmente sfiora, un bacio…. o ancor meglio…. lui che si stende sul mio corpo e mi possiede lì…su quella spiaggia deserta…. sarebbe stato davvero un bell’esordio come donna. Persa com’ero in queste immagini, non me ne vergogno, mi bagnai talmente tanto che sentii chiaramente colare piacere tra le mie cosce.

E mi ripetevo mentalmente “dai coglione…che aspetti???…scopami!!!…non la vedi com’è eccitata…pulsa…..forza stallone…fammi diventare donna sul serio!!!…. ”

E invece….

“Ehi…svegliati…. sono quasi le quattro…ci vuole quasi un’ora a tornare…sennò poi i tuoi stanno in pensiero…. dai…. rivestiti che io preparo il gommone…. ”

Nel mio cervello ci fu una specie di CRASH…. come se si fosse spezzata un intero negozio di cristalli…. non feci neanche in tempo ad alzare lo sguardo che Tiziano era già chino sul gommone per preparare il ritorno.

Un po’ triste e sconsolata (per l’ennesima volta), mi rivestii e con il muso lungo, come quello di una bimba a cui è negata la gioia di un giocattolo, salii sul gommone.

Anche Tiziano non aveva molta voglia di parlare durante il ritorno. Qualcosa, di certo, era successo in lui. E il gonfiore del suo slip, per fortuna, me lo stava dimostrando!!!…Almeno quello!!!

Sogni e desideri di una notte d’estate
Come fummo a casa Tiziano fu preso in “consegna” da mio padre.

Se ne andarono sulla terrazza a fumare e vidi che stavano discutendo in maniera molto seria. Io, invece, fui “torchiata” da mia madre che mi seguiva ovunque bombardandomi di domande…del tipo “dove siete stati?…era bello?…c’era altra gente?…ti ha dato noia il mare?…il sole?…ti sei bruciata?…” …e da buona figlia…. le rispondevo evasivamente sottolineando ogni cosa con un bel “che palle !!!”….

Era evidente a quel punto che i miei non avevano troppa fiducia in Tiziano.

E se non avevano fiducia, tanto da sospettare che potesse fare il “lumacone” con la propria figlia…..voleva proprio dire che il nostro ospite era davvero un libertino impenitente.

Fu una cena un po’ mesta. Silenziosa. Tiziano se ne andò a letto molto presto adducendo la stanchezza della giornata in mare, mia madre non aveva voglia di giocare a carte e mio padre preferì mettersi a leggere un libro in terrazza piuttosto che a letto.

Sembrava davvero che qualcosa di strano fosse successo. Vista la situazione un po’ tesa, dopo aver educatamente salutato i genitori, mi diressi verso la mia cameretta.

Salendo le scale uno strano ritmico cigolio proveniente dalla stanza di Tiziano attirò la mia attenzione. Se non avessi saputo che era da solo avrei giurato che lì dentro c’erano due persone che stavano scopando. Con il cuore in gola per la paura di essere scoperta mi avvicinai alla porta e, come la peggiore delle curiose, accostai l’occhio al buco della serratura.

Non vedevo molto visto che l’interno era illuminato soltanto dalla luce della luna. Le lenzuola, i suoi piedi…e il ritmo del cigolio sempre più veloce…lamenti soffocati…. e poi la luce del comodino si accese. Balzai all’indietro riguadagnando la strada di camera mia. Ma la curiosità mi spinse a rischiare. Vedevo da sotto la porta la luce accesa…tremando…avvicinai nuovamente l’occhio.

Seduto sul letto, Tiziano, con l’aiuto di un asciugamano si stava ripulendo del proprio piacere.

Il suo membro pendeva tra le gambe arrossato dalla masturbazione che doveva essere stata particolarmente intensa. Una forte vampata di calore mi assalì tra le gambe. E poi fu buio.

Stesa sul mio letto non riuscivo a prendere sonno dopo quella scena. Si era masturbato pensando a me? Speravo di sì.

Daniela 3 – Tiziano 0 (??) … giochi da ragazzina…

Decisi che per darmi quiete e riuscire a dormire….

avrei ricambiato. Mi ci volle poco…..davvero molto poco. Dopo l’orgasmo davvero intenso crollai in un sonno profondo popolato da immagine erotiche davvero estreme. Ed il protagonista era solo e soltanto lui: Tiziano.
La mattina mi svegliai appagata ma smaniosa. Era come se avessi trascorso una folle notte di sesso e ne avessi avuto ancora voglia. Scesi veloce le scale per raggiungere gli altri. Avevo voglia di rivedere lui. Era diventata una sorta di fissazione.

“Buongiorno mamma, buongiorno papà…. e Tiziano?…. ”
“…mah…è uscito presto…ha preso il gommone…non saprei non ha detto niente…senti ci hanno telefonato i Brambilla…. ci aspettano oggi pomeriggio e poi restiamo a cena da loro…e poi il solito burraco…che ne dici???…. ”
“…non contate su di me…io non ci vengo di certo!!!…due palle…Il burraco poi…ma state scherzando vero?…già non volete che esca la sera…e che debba rimanere confinata qua…ieri perché sono andata con Tiziano in mare mi avete fatto un terzo grado.

Caspita…. ma sono un po’ cresciuta non ve ne siete accorti???…non sono più una bambina…. ”

Me ne tornai in camera continuando ad urlare improperi nei loro confronti. Nessuna reazione da parte loro. Rimasi a leggere tutta la mattina. Ogni tanto mi affacciavo alla finestra per vedere se riuscivo ad intravedere all’orizzonte Tiziano col gommone.

Toc toc…..mia mamma….

“Tesoro…noi andiamo…. sei proprio sicura di voler rimanere qua da sola?…a noi dispiace un po’ saperti sola….


“Starò benissimo…. e poi c’è Tiziano…no?…. mica starò sola tutto il giorno…”
“Senti…. per quanto riguarda Tiziano…. insomma io e tuo padre siamo un po’ sul chi va là…sai che tipo è…no?…e saperti da sola con lui…. ci fa un po’ paura…lo so…è stupido…però…ne ha combinate troppe in vita sua…”
“E pensi che possa insidiare me???…ah ah ah…. dopo che mi ha tenuta in collo da piccola???…ma dai…ieri, se lo vuoi proprio sapere, si è comportato davvero come un fratello maggiore e mi ha fatto passare una bellissima giornata!!! …e tutte le tue domande ansiose al ritorno mi hanno davvero stressato!!!” – risposi pensando che in fondo la miglior tecnica di difesa è proprio l’attacco
“…ok…ok….

scusami…. anzi…scusaci…. Io e tuo babbo siamo stati molto in ansia ieri. Ci sono cose di Tiziano che forse non conosci e probabilmente è bene che tu continui ad ignorare. Tuo padre stava quasi per disdire per oggi. Sono stata io a convincerlo. Ti dico solo una cosa. Stai attenta e comportati bene…. ho fiducia in te…dammi un bacino…. in frigo c’è pronto da mangiare…ok?…. noi torneremo tardissimo…. come al solito quando giochiamo a burraco….

ah ah ah…..ciao…. ”

Quelle parole, quelle raccomandazioni, quella “fiducia” …mi pesarono addosso come un macigno. In fondo ero io a volermi fare Tiziano…e non viceversa come sospettavano loro. Adesso avrei dovuto tradire la loro fiducia e procedere nel mio piano di “diventare donna”.

Il tempo passava. All’orizzonte il gommone non s’intravedeva. Scesi in spiaggia dove incontrai il gruppo di amici: Riccardo mi salutò mentre se ne stava abbracciato alla sua ragazza.

Che rabbia!!! Ed era pure brutta !!!…. ma di lui ormai non mi interessava più…e il mio sguardo, nonostante in maniera molto carina cercassero di coinvolgermi in giochi o discussioni, era piantato verso il mare. I miei pensieri rivolti al ritorno di Tiziano: cosa avrei potuto architettare…come potevo sedurlo???

Tornai alla villa. Il piano era: vestito elegante e scollatissimo, cena a lume di candela in terrazzo, cenetta condita con ottimo vino bianco fresco, musica di sottofondo…magari un languido lento abbracciati…..mi avrebbe resistito???… (quanta banale immaginazione da giovani!!!)

Cena a lume di candela
Tornò (finalmente) al tramonto.

Ed io ero pronta: vestito in lamé scollatissimo e cortissimo, tacchi a spillo, tavolo apparecchiato finemente, vino fresco cibo pronto.

Ed eccitatissima…direi…pronta all’uso!!!

Sembrava cotto dal sale e dal sole. I capelli impiastricciati di sabbia e salsedine, il corpo brunito dal sole di una giornata in mare. Che maschio !!!

“Ta taaaaaa…..i miei stasera non ci sono…. ed ho organizzato una cenetta a lume di candela…che ne dici?…” – esordii balzando in piedi come una stupida bimba
“…bene…sono a digiuno da stamani…ho una fame boia!!!…però prima dammi almeno il tempo di farmi una doccia…guarda in che stato sono ridotto…” – mi rispose bruscamente senza degnarmi di uno sguardo
“…dove sei stato di bello oggi?…perché non mi hai chiamata?…come mai sei rientrato così tardi?…è tutto il giorno che ti aspetto…” – non riusci a trattenere tutta questa valanga di domande come la peggiore delle fidanzate o delle mogli

Lui, che già sembrava stanco e un po’ ombroso nei miei riguardi, si diresse senza neanche considerarmi verso la doccia esterna…e calatosi il costume si gettò sotto il getto d’acqua.

“Oh…ma…. ”
“…passami un bagno schiuma…. e uno shampoo…. ” – mi ordinò bruscamente

Obbedii con le gambe che mi tremavano. Quel cambio di atteggiamento mi aveva spiazzato. Sempre allegro, giocoso e disponibile…. direi riguardoso nei miei confronti…adesso invece prepotentemente maschio che ordina e prende ciò che vuole. C’era una sorta di arroganza nel suo comportamento tanto che, a fine doccia, neanche si rimise il costume e stesosi su di una sdraio si accese il suo (maledetto) sigaro.

In piedi di fronte a lui sembravo una scolaretta sotto interrogazione. Non osavo fiatare ipnotizzata com’ero da quella carica ignorante di testosterone.

“Allora, signorina…. che hai da guardare?…non volevi questo ieri?…ti scandalizzo?…eh?…” – mi chiese in tono di sfida
“…non mi aspettavo che tu…”
“…ti è piaciuto spiarmi stanotte?…credi che non me ne sia accorto?…”
“…ah…scusa…io non…è che…ho…”
“…a me non piace essere spiato…per niente!!!…e tanto meno essere provocato da una ragazzina e dover far finta di niente….

lo sai che non è nella mia natura…cosa vuoi da me?…. cos’è questa carnevalata?…il vestitino elegante?…il vino fresco?…le candele?…. cosa vuoi da me?…. vuoi provocarmi?…per cosa?…ti piace questo gioco?…eh?…. perché sai che io non posso toccarti neanche con un dito?…”
“…io speravo …”
“…lo sai che palle mi ha fatto tuo papà ieri sera quando siamo tornati??? domande su domande…che mi hanno profondamente offeso…e alla fine abbiamo litigato…non so se io e lui potremo continuare a lavorare insieme….

credo che a settembre cercherò una situazione diversa…mi ha rotto veramente le palle!!!…”
“…che domande ti ha fatto?…”
“…nessuna diretta. Ovviamente, non avendo le palle necessarie. Ma era chiarissimo che il suo sospetto fosse quello che ti puoi immaginare…. e immagino che anche tua mamma ti abbia tartassato…”
“…sì…e oggi mi ha fatto anche delle raccomandazioni…” – risposi istintivamente sbagliando
“…. benissimo!!!…a questo punto mi sento definitivamente sciolto da ogni sorta di impegno morale nei loro confronti.

Vado su, preparo la valigia e me ne vado…..”

Gettò il sigaro in mezzo ad un cespuglio e, deciso ed incazzato come non lo avevo mai visto, se ne andò sparato in camera sua. Lo raggiunsi spaventata dagli eventi. Cercai in qualche maniera di rabbonirlo giustificando i miei che erano fatti in quella maniera e che erano preoccupati per me…e che…bla bla bla…

Senza neanche guardarmi con decisione metteva le sue cose dentro il borsone alla rinfusa.

Si infilò deciso un paio di pantaloni (senza neanche le mutande sotto)…una camicia aperta sul davanti. Mi passò accanto guardandomi incazzatissimo.
“…non ti preoccupare. Non ce l’ho con te…e non racconterò di certo a quel coglione di tuo padre tutta questa storia tra me e te…. ” – mi dette un bacino sulla fronte – “…in bocca al lupo, signorina…”

Dopo neanche un minuto la sua macchina stava percorrendo il vialetto sterrato alzando una nuvola di polvere.

In piedi col mio vestitino di lamé osservai il tavolo apparecchiato, il vino fresco, la candela che stava lentamente consumando.

Mi misi a sedere e piansi silenziosamente.

Ero solo una stupida, presuntuosa ed ingenua ragazzina.
E avevo creato, col mio comportamento solo un gran casino.

“…sei bella quando piangi…”

Lo spavento per quella voce mi fece alzare di shitto dalla tavola facendomi rovesciare (e rompere ahimé!!!) i bicchieri di cristallo che avevo scelto per quella cenetta romantica.

Riccardo, imbarazzato come un bimbo, se ne stava a pochi metri da me con la testa bassa a fissare il pavimento

“…che ci fai qui?…come sei entrato?…”
“…scusa…non volevo spaventarti…è che…oggi al mare…ti ho vista agitata…guardavi il mare…eri triste…e credevo che la colpa fosse mia…”
“…ma no…no…è che è successo un casino…”
“…ho litigato con la mia ragazza…. ci siamo lasciati…e se n’è già andata via…e allora sono corso qui…sono passato dal boschetto…e ho visto quel signore che se ne andava…e che eri sola…allora…ho trovato il coraggio di entrare…scusami io…”
“…che vuoi Riccardo?…questa è già una vacanza abbastanza di merda…”
“…sei bellissima…e io sono solo un coglione a non aver capito subito che ti amo…”

Le parole lasciarono spazio ai fatti.

La serata fu lunga, intensa e, alla fine di essa, mi ritrovai donna.

Epilogo
Riccardo mi fece diventare donna. Molto donna!!! Riuscimmo con complicati sotterfugi a vederci praticamente ogni sera. Una volta tornati nelle rispettive città, dopo un paio di lettere di amore intenso, scomparve nel nulla. Adesso siamo (incredibilmente) “amici” su Facebook!!!

I miei il giorno dopo, resesi conto della partenza di Tiziano e dopo un lungo interrogatorio a me, decisero che in fondo era meglio che le cose fossero andate così.

Erano anni che mio padre si lamentava del socio e del suo “stile” di vita e di lavoro.

Sentii solamente mio padre al telefono che urlava parole di fuoco nei confronti dell’ex amico fraterno.

Tiziano, per le notizie che ho potuto avere da mia madre, aprii a settembre un’agenzia per fare concorrenza spietata a papà.

Le cose non gli andarono troppo bene tanto che, dopo aver cercato di far pace con mio padre, dovette chiudere.

Pare che abbia trovato lavoro in tutt’altro settore come dipendente. Dopo alcuni anni si accasò con una ragazza russa bellissima.

Adesso Tiziano ha due figli, un’utilitaria rugginosa, un cane ed una suocera a carico.

Storie di provincia

Ho 42 anni e sono ancora una bella donna. Nata al Sud, avevo studiato per fare la maestra e poi ho seguito un corso di lingua inglese ma, nonostante il mio ottimo curriculum, non ero riuscita a trovare posto in nessuna scuola. Mi sono sposata giovane e poi, per anni, avevo lavorato in una fabbrica di scarpe finché mio marito non era stato trasferito al Nord.
Questa storia comincia un paio d’anni fa… Mia figlia era ormai grande (20 anni) e studiava all’Università.

Io e mio marito avevamo comperato una casa indebitandoci fino al collo finché non accaddero due cose: la ditta in cui lavoravo fallì e a mio marito venne un infarto che lo portò alla tomba. Vedova e piena di debiti, avevo cercato inutilmente un posto di lavoro finché avevo finalmente trovato un buon impiego negli uffici contabili una fabbrica tessile.
La mia ditta aveva un unico proprietario che aveva aveva imposto un regolamento aziendale decisamente severo, e spesso avevo assistito a operaie, operai e personale degli uffici che subivano sanzioni per non avere rispettato le regole.

Le sanzioni andavano dai rimproveri verbali, a lettere di biasimo, a sospensioni dal lavoro e ci furono anche dei licenziamenti per le infrazioni più gravi.
Io, assunta da pochi mesi, non avrei potuto permettermi alcun tipo di sanzione: vedova e piena di debiti mi serviva anche il più piccolo euro se volevo che mia figlia Francy continuasse a studiare. Mantenere stipendio e posto di lavoro era la cosa più importante!
Una collega poi mi mise in guardia da due personaggi; in particolare per noi impiegate, c’era il sig.

Franco, il perito elettronico, addetto ai PC di ufficio e alle macchine elettroniche in officina.
Il sig. Franco aveva anche il compito di controllo del personale e di riferire al proprietario tutto ciò che succedeva.
A sua volta lui si faceva aiutare per il controllo delle operaie dal sig. Giorgio, operaio capo reparto. Due vere spie quindi, che tenevano in continuazione tutti sotto i loro occhi pronti a riferire la minima infrazione.

Quel giorno ero da poco arrivata in ufficio, come al solito in anticipo, e dopo aver avviato il PC aprii la posta elettronica per gli eventuali messaggi dei nostri clienti o fornitori.
C’erano un decina di messaggi, uno dei quali aveva un allegato.
Scordai la disposizione del sig. Franco di non aprire mai e poi mai messaggi con allegati senza prima avvisarlo.
Fu un attimo…e l’allegato aperto fu il veicolo di un virus che infettò immediatamente il mio PC!
Fui presa dal panico!
Non sapevo cosa fare!
In un attimo mi accorsi che il mio posto di lavoro era in pericolo! che fare?
Pensai che l’unico modo che avevo per risolvere il problema era di chiedere aiuto al sig.

Franco per quanto lo temessi e ne provassi repulsione.
Era un uomo orrendo all’apparenza di circa 55 anni, alto e grosso, immagino 100 kg, capelli grigi e faccia sempre contratta in una smorfia di disprezzo. Spesso i suoi sguardi si fermavano su noi ragazze e quando capitava a me mi metteva a disagio.
Stesso personaggio un poco più magro era il suo braccio destro il sig. Giorgio, altrettanto sgradevole di aspetto e di sguardo con la caratteristica comune all’altro di essere un uomo scortese e volgare.

Ero pallida e sudavo freddo quando mi diressi verso l’ufficio del sig. Franco, lo vidi fuori dalla porta che parlava con un collega e beveva un caffè.
Mi avvicinai timidamente e lo chiamai.
“…tu che fai qui..? che vuoi..? non vedi che sto parlando?” mi rispose severamente.
“…hem…veramente avevo bisogno di dirle una cosa…”
“…beh ..allora dilla ‘sta cosa! Che c’è?” incalzò ancor più burbero!
“…avevo bisogno di dirla in privato…”
“..in privato..? va beh…! vai nel mio ufficio che arrivo…”
Mi diressi nel suo ufficio ed entrai; non osai sedermi e lo attesi in piedi vicino alla stanza.

Mi guardai attorno e mi accorsi che era un ufficio disordinato, impregnato di puzzo di fumo e dell’odore di quell’uomo.
Dopo poco entrò chiudendosi la porta alle spalle.
Seduto alla sua scrivania mi chiese in modo sgarbato cosa volevo da lui; con voce tremante raccontai quello che mi era successo.
Non appena ebbi terminato, si alzò in piedi sbattendo una mano sul tavolo ed iniziò, come sua abitudine, ad urlare imprecazioni ed insulti irripetibili, concludendo che con quel danno al PC il mio posto di lavoro aveva le ore contate.

Mentre urlava gli occhi mi si erano riempiti di lacrime ma, con quell’ultima frase, scoppiai in un pianto a dirotto, pregandolo di aiutarmi.
Si rimise seduto.
Con calma riconquistata, mi chiese: “…e se ti aiuto… io che ci guadagno?”
“..la prego! Farò tutto quello che vuole, ma mi aiuti!” dissi disperata.
“ hei…attenzione…hai detto tutto quello che voglio! Una frase importante! Sei sicura di quello che dici?”
“…la prego…non posso perdere il lavoro…io sono vedova piena di debiti per la casa! Mia figlia studia…Saremmo rovinate! …farò tutto quello che vuole se mi aiuta a mettere a posto il guaio!”
Allora il sig.

Franco si alzò, mi venne vicino e abbassando la voce fece le sue richieste…
“Ascolta…bambina…con questo aspetto da suorina…un modo lo avresti per farmi dimenticare la cosa…e mettere a posto quel pc.
Devi sapere che io e mio fratello, e anche il Sig. Giorgio, siamo appassionati di fotografia e piccoli filmati…e…se… tu sei disposta a fare …. qualche foto…. e un filmato …ti metto a posto tutto come se niente fosse successo! …garantito!”
Rimasi a bocca aperta …e..e chiesi “ che genere di filmato?”.

Lui continuò …“tu vieni a casa mia, noi ti facciamo una bella intervista davanti alla telecamera, tu rispondi alle domande, e poi ti chiediamo di fare alcune cose…e se fai tutto tutto quello che vogliamo e se il film viene bene, tutto è dimenticato.
Ricordati che devi fare TUTTO per farmi fare quel lavoretto al pc e coprirti col capo!” e nel dire questo allungo una mano verso il colletto della mia camicia, aprendomelo leggermente, per farmi capire che cosa avrei più o meno dovuto fare.

“Mi devo …svestire… davanti a voi …e poi anche fare cose con voi…???!!! no…no…non voglio…non posso!!!!”
“Fai come vuoi…cretina!
Ma pensaci bene!! il capo non viene nel pomeriggio…hai tempo tutto oggi per pensarci.. se non accetti domani saprà tutto…ed ora fuori di qui! Mi hai già rotto le palle abbastanza!”.
Tornai al lavoro confusa e e preoccupata. Avevo mal di stomaco e mal di testa per la tensione. Per di più il mio PC era fermo e non sapevo cosa fare.

Passai tutta la mattina in crisi e non facevo altro che pensare a cosa fare per togliermi da questo guaio.
Quel i due brutti ceffi mi facevano schifo e rabbia, immaginavo che anche il fratello del sig. Giorgio non sarebbe stato diverso se non peggio.
Cominciavo a pensare che forse avrei potuto provare ad accettare di andare a fare quella intervista e quel film; se mi avessero chiesto di fare cose che proprio non mi sentivo… sarei scappata!
Mi alzai e andai a bussare all’ufficio del sig.

Franco.
Senza avere il coraggio di guardarlo, dissi che mi stava bene la sua proposta a patto che fossero solo foto. Nessun implicazione sessuale!!
“ Benissimo !!! ! Certo: solo foto e un filmino… niente roba porno… solo sexy,,, hai la mia parola. E nessuno ti torcerà un capello… Non siamo delinquenti… Oggi appena usciamo di qui si va a casa mia in campagna…vieni verso le 17,45, così avremo tutto il pomeriggio fino all’ora di cena da dedicarti.

Ci sarai tu, io, mio fratello e Giorgio;. e non vestirti troppo, in pausa pranzo cambiati!”
Mi spiegò come arrivare alla casa e mi fece uscire dal suo ufficio.
Ero sola a casa per pranzo.
Mia figlia sarebbe rientrata solo dopo cena.
Seduta a tavola, con lo stomaco chiuso dalla tensione e dai pensieri, non mi riuscì di mangiare niente.
Prima di uscire per tornare al lavoro mi cambiai.
Mi avevano detto di vestirmi poco, decisi comunque di vestirmi non troppo diversamente dal solito : un vestito nero di cotone che mia arrivava alle ginocchia chiuso da una lampo sulla schiena e una giacchetta in cotone per coprire le spalle; sotto una canottiera leggera,mutande autoreggnti e reggiseno.

Il sig. Franco al pomeriggio non mi prestò la minima attenzione.
Notai però che alle 16,30 uscì dalla ditta insieme al Sig. Giorgio.
Quando arrivai li vidi nel cortile della casa che stavano trafficando attorno a degli attrezzi agricoli. Fu facile capire che il terzo uomo era il fratello del sig. Franco: molto simile a lui nella corporatura e nei tratti del volto, più vecchio, forse anche più sgradevole per via della canottiera sudicia e dei pantaloni vecchi che indossava.

“Eccoti qua!! …brava …puntuale… dai vieni che iniziamo subito”
Li seguii come in trance… come se fosse un’altra e non io, con quegli uomini, in quel posto, in procinto di fare cose che neanche immaginavo.
Era una casa isolata di campagna e si vedeva che non c’era nessuna donna che la curava.
Il disordine era notevole nell’entrata e in cucina, ma loro mi guidarono su per le scale verso una stanza buia ed enorme, credo proprio sopra la stalla.

Accesero le luci e la stanza si illuminò di luci di riflettori come se fosse uno studio fotografico.
Le pareti erano bianche, da un lato c’era un divano pieno di macchie da un altro lato un televisore ed alcune apparecchiature di registrazione con vicino decine di cassette, poi c’era un letto appoggiato al muro, matrimoniale, con lenzuola che non venivano cambiate chissà da quando; oltre a vari riflettori ancora spenti c’erano due telecamere sopra un cavalletto dirette verso il letto e un’altra appoggiata sul divano collegata al televisore.

C’erano anche due macchine fotografiche.
“hai visto che bravi che siamo? Ti piace il nostro studio per le riprese? Sei emozionata? Non parli? Vieni che ti presento mio fratello Achille”.
Lui mi venne incontro con un sorriso strano, mi strinse la mano e allungò le dita per farmi una carezza sulla guancia. D’istinto tentai di ritrarmi.
“Che bella pelle morbida, carina hai paura ?…non ti mangio mica!!! !!”
Diventai rossa e abbassai lo sguardo.

Quella mano enorme, ruvida, da contadino, mi aveva quasi svegliato dalla trance e mi resi conto che ero da sola nelle mani di tre uomini orribili.
Mi feci forza, non volevo perdere il posto di lavoro!
“dai che cominciamo!” disse il Sig. Giorgio e rivolto a me disse “tu mettiti là davanti al letto che accendo i riflettori e intanto leggi questi foglio che poi lo devi leggere ad alta voce davanti alla telecamera e firmarlo….

se non lo firmi e non lo leggi ad alta voce puoi andare via e domani si va dal capo. ”
Mentre leggevo il foglio loro si sedettero sul divano e i riflettori illuminarono la stanza di luce calda.
In pratica lessi che dichiaravo di essere stata io a richiedere di venire in quello “studio cine-fotografico” per effettuare un provino e mettermi alla prova come attrice e che inoltre ero consapevole del contenuto erotico delle riprese per le quali ero assolutamente consenziente; poi avrei dovuto firmare davanti alla telecamera.

Io ancora in realtà non avevo capito tutto quello che avrei dovuto fare; la parola contenuto erotico per me aveva un significato molto vago.
Ero ancora convinta che mi avrebbero fatto solo qualche foto e ripresa con qualche parte del mio corpo scoperta.
Giorgio accese le telecamere sui cavalletti e prese in mano quella sul divano, Franco accese la televisione mentre Achille mi guardava fisso seduto sul divano.
“Ora inizia l’intervista, noi facciamo domande e tu rispondi.

Ti ripeto che se il film viene bene la faccenda del PC si risolve del tutto. Ok?”
Risposi di SI con un filo di voce.
Franco continuò “ fra poco qui farà caldo con tutte queste luci, meglio che ci mettiamo un poco più leggeri tutti quanti…tu togliti quella giacchetta signorina!”
In effetti era una caldo terribile e stavo sudando, così mi tolsi la giacca, e mentre lo facevo notai che i tre uomini si stavano spogliando dalle maglie, rimanendo in canottiera.

I due fratelli erano grassi, grossi e pelosi e sudavano, Giorgio era un poco più magro ma sudava anche lui. Mi facevano schifo!
Giorgio puntò la telecamera verso di me ed iniziò a filmare; mi fece segno di leggere quello che c’era scritto sul foglio; io annuii con la testa e notai che mi potevo vedere nella televisione.
Mi imbarazzai ancora di più ma poi iniziai a leggere, un poco con la
voce tremante ma tutto in un fiato.

Lui si avvicinò con telecamera e penna e mi filmò mentre appoggiata a letto firmavo la “mia” dichiarazione “spontanea”.
Poco dopo iniziarono a farmi le domande:
“Rimani seduta sul letto! Paola…?”
“…Paola”
“quanti anni hai?”
“…fra due mesi compio i 42 anni”
“sei sposata?”
“…vedova…”
“…hai figli?”
“…sì una… studia”
“Hai avuto molti uomini prima di tuo marito defunto?”
“no…no …ci siamo conosciuti da ragazzini e ci siamo fidanzati”
“…allora hai scopato solo con lui,…e con nessun altro…??”
“….

con nessun altro…”
“…e ti piaceva scopare con lui?…ti scopava bene?”
Diventai rossa rossa e non risposi.
“…allora che fai sei muta…ti scopava bene o no il tuo caro maritino?
“…sì…sì..penso di sì…ci volevamo bene!
“Non ti ho chiesto se ti voleva bene !! voglio sapere se godevi!
Quante volte ti scopava e quando ti montava se ci mette molto a sborrare o veniva in tre minuti?
Quel modo volgare di parlare mi metteva in difficoltà, io non usavo certe parole :“… lo facevamo al sabato quando lui non era stanco…io non sono tanto portata per queste cose…e poi…si insomma non è che ci mettavamo molto tempo…”
“…cazzo…abbiamo capito … lui era il classico coniglio…tre minuti e poi dorme! Ha ha ha!”
“ma tu godevi almeno un poco?”
“…sì …credo di sì…mi faceva piacere che lui si soddisfasse…”
“ma che faceva…? ti apriva le gambe ti scopava tre minuti ti sborrava dentro e poi tutto finito?
“…più o meno…è così”
“..e basta…non facevate altro?”
“…no…no..noi facevamo solo quello che vi ho detto..”
Mentre mi facevano le domande avevano iniziato ad accarezzarsi sopra la patta.

Erano eccitati!
Si vedeva dalla forma di quello che si stavano toccando.
Io mi guardai in televisione…ero rossa paonazza e il mio imbarazzo si notava davvero!
“…hai detto che ti veniva dentro…prendi la pillola? Non mi sembri tipa da pillola…!”
“…la prendo per altri motivi…miei personali…”
“…ah …ok!”
“ e altri giochi non ne facevate? Tipo prendergli il cazzo in bocca, farti leccare il culo e la figa, o prendere il cazzo nel culo?”
Nel sentire quei termini chinai lo sguardo e non risposi.

Paola, alzati in piedi …così … brava… e non stare così gobba!! non guardare in terra guarda qua! Se stai così gobba non va bene! Hai delle belle tette grandi, vedo, e le devi mettere in mostra !
Ubbidii, alzai lo sguardo e mi misi più dritta, loro si accarezzavano sempre di più.
“ecco … che misura porti di reggiseno?”
“la terza …”
“Guarda in camera! Hai dei begli occhi… e hai anche dei bei capelli..lì porti sempre così?”
“quasi sempre”
“forse fai bene, ma prova ad alzarli sopra la nuca! ecco così…hai un bel collo…così scoperto…e poi sai più da bambina”
“chissà come sono belle e sode..le tue tette.

! Dai!prova a toccartele…prendile in mano…accarezzati!”
“…no…mi vergogno…”
“il filmino sta venendo bene, non rovinare tutto, ricordati del nostro patto…!! E poi non c’è niente da vergognarsi! Non hai detto che vuoi fare vedere che attrice brava che sei?!”
Piano piano alzai le mani e mi toccai il seno…”va bene così?”
“accarezzati più forte! Stringiti le tette e mentre lo fai apri la bocca e passati la lingua sulle labbra…ecco brava così… tira più fuori la lingua!”
Mentre lo facevo mi vidi in televisione, mi inquadravano le mani sul seno e poi la bocca.

Mi vergognai davvero!
“Sai che hai una bella bocca? Proprio una bella bocca ! E che lingua!!!”
“Con una bocca così puoi fare impazzire gli uomini!!! potresti fare dei bocchini paurosi!!!”
“sai cosa è un bocchino?”
“…sì…credo”
“sai come si deve fare?”
“no…non so fare”
“bene ne parliamo dopo…così vediamo cosa si può fare per insegnarti”
a quelle parole mi venne ancora più angoscia.
“ Il nostro filmino ha un titolo…” bocca , tette e culo” ha ha ha ha!
La bocca l’abbiamo vista, le tette solo dal di fuori, e ora girati….

passiamo al Culo che aspetti??? girati !!!”
Mi girai …
“cazzo…secondo noi anche a culo non sei messa male… hai dei bei fianchi … !!! tirati su il vestito, scopriti!”
esitai…” ALLORA SBRIGATI!!! CHE CAZZO ASPETTI!!” urlò Giorgio.
Mi venne quasi da piangere e mentre singhiozzavo tirai su il vestito fin sopra i fianchi.
“Cazzo che culo che hai!!! che belle chiappe tonde!! appoggia le mani sul letto…chinati in avanti così…dai che viene un bel film!! Ora girati e lascia su il vestito…”
Mi girai ancora singhiozzando con le lacrime che mi scendevano…e col vestito alzato…
“cazzo che figa che sei…chissà che bel pelo che c’è sotto quelle mutande…!”
Achille si alzò e mi si avvicino ancora toccandosi con una mano per farmi vedere come era eccitato.

Gli dissi di non toccarmi ma lui mi si mise dietro e mi ordinò di stare tranquilla e di obbedire. Ebbi paura e mi bloccai in attesa di quello che avrebbe fatto.
Sentii le sue mani sul collo…lasciai andare il vestito e vidi nello schermo del televisore Achille dietro di me, grosso e orribile e le sue mani scendevano verso il mio seno.
Mi toccava e mi ansimava sul collo, mi stringeva fino a farmi male e intanto si strofinava su di me facendomi sentire sui fianchi e sul sedere il contatto del suo corpo e quello che aveva fra le gambe eccitato.

“…NO…. NO…. STIA FERMO…MI…LASCI …MI FA SCHIFO!!!! NOOO!” urlai come una pazza cercando di staccarmi da lui, ma era forte e fu tutto inutile.
“Adesso signorina ti spoglio…vogliamo vederti bene! Quanto sei bella! Voglio sentire quanto sei calda! voglio stringerti e farti sentire il mio cazzo quanto è duro…!!” e con foga mi tiro giù la lampo e mi abbassò il vestito ai piedi.
Ero davanti a loro in lacrime…ma Achille non si fermò.

Ricominciò a strusciarsi e a stringermi il seno , io piangevo…gli chiedevo di smetterla, ma lui mi disse “ STAI ZITTA! Smetti di frignare e fatti toccare…sei una gran figa…hai una culo da favola delle tette dure. Fammi vedere i capezzoli…” infilò le mani sotto la canottiera nel reggiseno e guardò dentro.
Si strusciava stringendomi forte, e prese a leccarmi lungo il collo bagnandomi con la sua saliva. Aveva un odore terribile, le sue mani enormi che mi palpavano mi facevano male.

Mi prendeva i capezzoli fra le dita per stringerli e tirarli.
Nessuno mi aveva mai toccata in quel modo!
Mi teneva prigioniera, era veramente forte la sua stretta, e con una mano si infilò nelle mie mutande.
Cominciai a urlare…”MI LASCI, MI LASCI ANDAREEEE…NOOOO LI’ NOOOO!. “ piangevo.
Ma lui non si fermò, era eccitato e vidi nella televisione la sua faccia mostruosa appoggiata al mio collo…mi leccava sempre più vicino alla bocca fino quasi a leccarmi le labbra…mentre con la mano mi palpava fra le cosce.

“VUOI STARE ZITTA ALLORA!! MI HAI ROTTO IL CAZZO CON LE TUE STORIE!! cazzo che bel pelo morbido che hai ……uhmm oggi mi sa che con questa ci facciamo delle sborrate a fiumi!!!…ho il cazzo di marmo e le palle gonfie…e voi?
“anche noi …ma dai … anche la troietta dell’altro giorno ci ha fatto fare delle belle sborrate!!
“questa qui però è molto meglio!!! a parte il fisico, questa mi fa eccitare perché è proprio inesperta e si fa comandare, l’altra era una piccola troietta cicciottella… non c’è voluto molto per convincerla a farci divertire.

Con tutte le volte che è venuta qui ormai… fa tutto da sola! ! Che bocchini !!!”
“peccato che abbia la bocca piccola…del mio cazzo prende solo poco sotto la cappella!!!” disse Giorgio.
“Cazzo però la sborra l’ha presa…hahaha!! cazzo se ne ha presa ha ha ha!”
“e il culo?? all’inizio ha fatto fatica…ma poi…ora lo tiene fra le chiappe come una ventosa!!! L’ho pompata come un toro!!!”
“ha un bel culo ma senza il burro non l’avremmo avuto!!”
“una spalmata di burro nel buco del culo e…poi tutto è andato liscio!! ha ha haha!”
Quei discorsi mi avevano impaurita!! ero terrorizzata da quello che avrebbero potuto farmi ! Volevo scappare!!!!
“dai allora…andiamo tutti sul letto…!
Achille mettiti comodo che posizioniamo le telecamere…e tu ragazzina vieni qui da me”
Giorgio mi bloccò per le braccia, “adesso mi raccomando comportati bene che è la parte più importante del film!
Cara la mia attrice troia!
Stai ferma che ti tolgo ‘sta roba di dosso , STAI FERMA TI HO DETTO ! STRONZA!! NON HAI ANCORA CAPITO CHE DEVI UBBIDIRE!!! ALTRIMENTI …!!”
“.. sto ferma… sto ferma.. “e mi lasciai spogliare.

“cazzo…davvero hai delle belle tette dure…vieni a sentirle Giorgio”
Si misero a palparmi in due, Giorgio davanti e Franco da dietro.
Iniziarono a leccarmi.
Provai nausea nel sentire la loro lingua sul mio corpo.
Si alternavano a leccarmi il seno e i capezzoli e a palparmi fra le cosce.
Mi stringevano con i loro corpi sudati.
Sentivo il loro pene eccitato contro di me.
Mi palparono e leccarono a lungo, eccitati, con la faccia dallo sguardo eccitato, come maiali.

Dal seno, Franco passo a leccarmi il collo con foga e poi prendendomi per i capelli salì fino alla bocca obbligandomi a baciarlo…con la sua lingua che esplorava con violenza la mia bocca. Cercai ancora di sottrarmi a questo schifo divincolandomi e urlando, ma loro sempre tenendomi prigioniera per i capelli, si passavano la mia bocca l’un l’altro obbligandomi ai loro baci osceni.
“tira fuori la lingua troia!! DAI TROIA FACCI SENTIRE LA TUA LINGUA IN BOCCA!!!”
“…cazzo Franco…questa c’ ha una bocca e una lingua che di cazzi ne prende due interi alla volta!!! non ha una lingua c’ ha un serpente!!!”
Poi mi trascinarono sul letto sempre presa per i capelli.

Loro tre si piazzarono in fondo, in fila, con la schiena appoggiata al muro ed a dei cuscini, con le gambe aperte.
Io fui costretta ad inginocchiarmi sul letto, davanti a loro. Tutti e tre si tolsero i pantloni e restarono in mutande. ,,Achille stava in mezzo, e fu il primo a voler cominciare, mentre Giorgio con la telecamera in mano ci riprendeva da vicino.
“ dai …ciccia… datti da fare… hai visto che cazzo che ho sotto le mutande?… ALLORA CHE CAZZO ASPETTI!!! DATTI DA FARE CON QUELLE MANI !!!
TOCCAMI!”
Ricominciai a piangere…” no …no… per favore… non voglio…non voglio più fare niente…”
“AVVICINATI E TOCCAGLI IL CAZZO!!! STRONZA!!!” urlò Franco.

Mi avvicinai e lo toccai… “Brava…. brava… accarezza…con tutte e due la mani…le palle e il cazzo senti come cresce? …ecco così…uhm che mani che hai…continua…. ”
Sotto la mutande il pene del vecchio mi sembrava enorme; più grande di quello di mio marito e mentre lo accarezzavo vibrava e si muoveva…ma credo che ancora non fosse completamente eretto.
“ ..dai che aspetti…tiralo fuori…prendilo in mano!”
E mentre sotto gli sguardi orrendi di quei vecchi presi l’orlo delle mutande e lo abbassai …il pene uscì di colpo, grande, e feci come mi aveva ordinato …lo presi in mano…era caldo..grosso…”
“…brava così…ora abbassa la pelle…scopri la cappella…così…brava…uhm che goduria….

uhm..così…su…. e giù…. dai..uhm, con l’altra mano toccami le palle..uhm…mi stai facendo caricare di sborra!!!!! che troia che sei…! scommetto che ti piace il mio cazzo!! Dai così…troia!!!”
lo stavo masturbando come lui voleva…non facevo altro che ubbidire come una robot…come se non fossi io a farlo…con la mano destra impugnavo il suo pene che cresceva sempre di più …. duro e con l’altra accarezzavo i suoi testicoli umidi di sudore.
Tirai giù del tutto la pelle che ricopriva …come la chiamava lui, “la cappella”, piuttosto grande col buchino in alto aperto, poi ritirai su la mano e poi ancora giù…“fermati un attimo adesso!.. se no ti sborro in mano… mi stai facendo impazzire!”
Mi fermai.

Giorgio con la telecamera in mano filmava tutto e Franco con le mani sulle mutande mi fece un cenno…
“dai…bella…vieni da me ora tira fuori anche il mio cazzo!”
Mi spostai e iniziai ad accarezzare anche lui…poi scostai anche le sue mutande e feci uscire il suo pene già in erezione…enorme! anche a lui…poi…abbassai la pelle che copriva la sua “cappella” punta e iniziai a masturbarlo…. lentamente…
Mentre lo facevo tenevo lo sguardo basso non volevo guardarli ne farmi guardare ma durò poco…
“hei …che cazzo fai? Se tieni la testa così bassa non ti vediamo in faccia! Alza lo sguardo e guardaci in faccia ogni tanto! Devi guardare un po’ il cazzo che hai in mano e un po’ in faccia a noi! Non guardare le lenzuola del letto! CAPITO!..sei proprio un’attrice del cazzo!”
Alzai lo sguardo e, mentre continuavo a masturbare e toccare i testicoli guardando quei visi alterati dall’eccitazione che mi guardavano sbavando, riabbassai lo sguardo sul pene rosso e gonfio e sulla “cappella” turgida.

“Ora tocca a me “ disse Giorgio.
Mi spostai da lui che mi inquadrava da vicino con la telecamera.
“…dai…troia…toglimi le mutande sfilamele tutte…ecco…così che con la telecamera non riesco… cazzo che bella che sei… che tette…. ti piace il mio cazzo eh…? ecco …così…scappellalo uhm, hai visto che bella cappella…così…brava…uhm ti piace il mio cazzo …troia troia troia dai così…ora guarda in camera mentre mi tocchi le palle e il cazzo…così…guarda qui…tira fuori la lingua…passala sulle labbra…ecco così …brava che troia che sei!!!”
Continuai a cambiare posizione per un po’ prima uno poi l’altro…erano loro che mi dicevano quando smettere e passare all’altro, intanto avevo sfilato le mutande anche a Franco e ad Achille.

L’odore che emanavano era terribile…misto di sudore e …di…non so neanche io come descriverlo.
Quando mi ordinarono di avvicinarmi con la bocca fu terribile!
Fu Giorgio il primo a chiedermelo.
“ dai troia…ora basta con la mano, fatti riprendere mentre lo lecchi! DAI CAZZO ABBASSA QUELLA TESTA E TIRA FUORI LA LINGUA! “
Mi misi di nuovo a piangere…ma fra le lacrime piano piano scesi col viso…l’odore acre mi bloccava… fu allora che Achille mi prese per i capelli e mi obbligò ad abbassare la faccia sul pene di Giorgio.

“dai troia! Ti piace il cazzo eh …adesso lo lecchi tutto !! dalle palle fino alla cappella! DAI TIRA FUORI QUEL CAZZO DI LINGUA!! “
La tirai fuori e iniziai a leccare con la punta della lingua sempre ghermita per li capelli.
Mi veniva da vomitare.
“…uhm brava così…tirala fuori tutta quella lingua…a cucchiaio! Ecco…così tutta fuori e ora usala tutta! dalle palle fino alla cappella…così…brava…uhm..dai che ti filmo …uhm che lingua che hai, tirala fuori tutta ho detto!.

così ecco …sei brava…troia…!
Achille lasciala andare che continua da sola! Ecco…vedi…vedi come è brava…lo sa fare da sola…. la troia!”
Leccavo il pene dalla punta fino ai testicoli cercando di non pensare a niente…ogni tanto Giorgio con la mano sulla testa mi spingeva ritmicamente per farmi leccare meglio, poi mi disse di spalancare la bocca e mi abbassò la testa obbligandomi con tutta la sua forza ad ingoiare il suo pene…mi spinse fino in fondo e quando lo sentii in gola mi venne uno sforzo di vomito.

“..cazzo..non vomitare!!…non ora…!!riprendimi il cazzo in bocca … ecco così …brava e ora succhia…troia succhia!!! succhia forte!!”
Avevo il suo pene in bocca, in sapore acre…quasi salato, succhiavo e andavo su e giù con la testa, mi aiutavo con la mano per tenerlo fermo, sentivo l’uomo che tremava.
“..Cazzo che troia che sei! Rileccami le palle!!! voglio che siano cariche di sborra per dopo…quando schizzo!!! così…così, prendile in bocca…uff..ferma ferma…..basta se no sborro adesso…”
Mi fermò, e senza darmi tregua, Achille mi prese per i capelli e mi fece leccare anche il suo pene e i suoi testicoli.

Mentre succhiavo e leccavo gemeva e si contorceva mi diceva che ero una troia e che gli stavo facendo riempire le palle di sperma; mi spingeva la testa in basso e quando avevo tutto il suo pene in bocca si inarcava…” TROIA ! TROIA! SUCCHIALO COSI’ !INGOIALO FINO ALLE PALLE arggh uhm che cazzo di bocca che hai !”
Mi venne ancora da vomitare… e lui si arrabbiò… e per fortuna lo sforzo mi passò altrimenti gli avrei vomitato addosso.

Smise di tenermi per i capelli e lasciò che facessi da sola.
Lo leccai lungo tutto il pene e attorno alla punta e si mise anche lui a tremare…”..cazzo fermati se no mi fai sborrare…!”
Mi fermai, non ne potevo più, ero stravolta.
Il Sig. Franco mi lasciò riprendere fiato e poi mi prese fra le sue cosce.
“…dai …ormai dovresti aver capito come si lavora di bocca!…leccami il cazzo e le palle…ecco così…così senza ancora toccare la cappella…così…brava…uhm… fermati sulle palle…ecco leccale e succhiale …brava così mi carico di crema bianca tutta per te!…ed ora lecca il cazzo su e giù fino a lla cappella, ahhhh ahhhh così gira attorno alla cappella…così…brava…uhm e ora prendi tutto il cazzo in bocca! Ahhhh così così…così che troia che sei!! mentre lo hai in bocca dacci di lingua….

ecco ecco…ma tu mi vuoi far sborrare!!! non mi sono mai fatto fare una pompa da una bocca così! Cazzo come è fonda!!! fermati fermati!!!”
Mi fermai ansimando con un filo di saliva che mi scendeva dalle labbra fino al suo pene bagnato, ero distrutta ma… non sapevo che ero solo a metà e che volevano fare altri “giochi”.
“riposati un attimo…sei stata brava…e intanto sdraiati a pancia in su con le gambe fuori dal letto.

Noi spostiamo le telecamere”
Feci come avevano detto mentre loro trafficavano, guardavo nel vuoto e pensavo a come ero potuta finire in quella storia.
Forse avrei fatto meglio ad affrontare il capo, ma d’altra parte la paura d rovinare la mia vita non mi aveva lasciato alternative.
Si riavvicinarono al letto.
Ero ancora sdraiata.
Achille si inginocchiò di fianco a me, Giorgio dall’altro fianco con la telecamera, e davanti a me ai piedi del letto si mise Franco.

Lo guardai aprirmi le gambe e abbassarsi con la testa in mezzo alle mie cosce.
Mi accarezzò sopra le mutande, poi spostandole un poco di lato, mi accarezzava anche sotto“…cazzo che bella figa che hai! …via questo cazzo di mutande!”
Me le abbassò di colpo, e mentre io cercavo di fermarlo, quasi strappandole me le tolse di dosso.
Iniziai ad urlare “NOOOOO NON VOGLIOOO “ lui mi disse di stare tranquilla.

“…ehi che pensi io rinunci a scoparti??? La tua figa ha bisogno di sapere cosa vuol dire farsi scopare! E poi tu hai bisogno di sapere cosa vuol dire godere!…. ora ti lecco fino a farti godere, ti lecco anche il culo, ti voglio ficcare la lingua dentro per aprirlo!”
Sentii la su lingua percorrere le grandi labbra su e giù fino al sedere, mi allargava le natiche e si infilava dentro con la lingua nel buco penetrandomi per poi tornare su a cercare il clitoride allargandomi con le dita.

sentivo solo nausea mentre i porci commentavano…
“…ti piace eh!? Ti piace farti leccare la figa … ti faremo bagnare come una troia!
.. e mi leccò ancora più forte, con violenza poi sentii il suo dito farsi largo fra le mie natiche spalancate e penetrare nel mio sedere.
Non mi fece male, sentii che scivolò dentro facilmente bagnato credo di saliva, e mentre continuava a leccarmi il clitoride mi penetrava ritmicamente col dito, spingendolo in fondo, per poi tirarlo fuori.

Ogni tanto toglieva il dito, e poi lo sentivo ritornare nel buco più in alto dentro di me…poi…due dita…dentro con forza…con movimenti anche circolari, e poi di nuovo nel sedere allargandomi fino a…. entrare con due dita, affondando nel mio sedere sempre più bagnato di saliva. Provavo schifo!!
“Calma…dopo ti faccio strillare col mio cazzo! “
Franco si alzò in piedi ed i tre si cambiarono posto.
Mi leccarono tutti e tre, mi fecero tremare ed urlare…
Mentre uno mi leccava gli altri mi giravano la testa prendendomi per i capelli e mi facevano succhiare il loro grosso pene, e con l’altra mano mi stingevano i seni fino quasi a farmi male, ma ormai ero in loro potere…in tutti i sensi.

Quando all’improvviso chi mi stava leccando, in quel momento, Franco, disse: “…e ora basta…lingua ..è ora di prendere il cazzo!
Mi spalancò le gambe, e mentre io iniziai ad urlare di lasciarmi stare …di non farlo, mi puntò la sua cappella all’entrata della fica e mi penetrò, in un colpo solo, fino in fondo.
Lo sentii arrivare tutto dentro di me e il mio pianto, piano piano, si trasformò in singhiozzi, sotto i suoi colpi violenti.

Sentivo i testicoli sbattere sul mio sedere, e lui emettere dei rantoli che mi ricordavano un grugnito, ritmicamente ad ogni spinta dentro di me.
Si passarono l’un l’altro il mio corpo e la mia bocca per un po’, poi…arrivò il momento che temevo…“…. dai ragazzina ora facci sborrare, che non ne possiamo più!
Uno alla volta…prendilo in gola…leccalo…come prima… ci fai un bel lavoro di bocca!”
Cercai di non pensare e ubbidii.

Mi infilai fra le gambe aperte di Franco e iniziai a leccare…aiutandomi con le mani…leccavo e succhiavo come volevano loro.
“ ecco troia …prendimi il cazzo in bocca così …ingoialo fino alle palle …uhm così …lo senti come è duro? LE SENTI COME E’ DUROOO!”
“…sì…è duro …lo sento…”risposi io e ripresi a succhiarlo.
Capii che era quasi al suo culmine e avevo capito che sarei stata obbligata a succhiare e leccare… tutto…e avevo paura, paura dello schifo, non avevo vai visto lo sperma di altri uomini, ne tanto meno messo in bocca; cercavo di immaginarne il sapore e allo stesso tempo pensavo al disgusto di avere in bocca quel liquido.

Sapevo che mi avrebbero costretta e che non avevo altra scelta.
Decisi di non pensarci e e di affrettare la cosa.
Con la mano presi a mastrurbarlo più velocemente, alternavo con il succhiarlo in tutta la sua lunghezza, per poi estrarlo e leccare la punta fino ai testicoli.
Lo sentii tremare sotto di me e gonfiarsi e indurirsi nella mia mano…ero pronta…
“cazzo che brava …. godoooo.
Fra poco sborroooo, eccomi, dai TROIA, dai dai ecco ecco AAAAAAHHHHH! SBORROOOOOO!!”
D’istinto, mentre con la mano lo mastrurbavo, alzai la testa per guardare, ed uno spruzzo denso e caldo mi colpì sulla guancia e sulle labbra, e dalla punta gonfia del pene ad ondate continue, lo sperma bianco usciva, colando sulla mia mia mano.

“ che cazzo fai puttana!!?? continua a succhiare che voglio riempirti la bocca di sborra “e con la mano mi spinse la testa in basso.
Mi costrinse a leccare…e…cominciando dai testicoli… tirai fuori la lingua e leccai.
Rapidamente lo sperma caldo, che colava lungo il pene, mi entro in bocca.
Cercai di reprimere il vomito fermandomi, con la bocca spalancata, in un conato, che per fortuna passò.
Poi con le labbra e la faccia piene di quella viscida crema, salii verso la punta.

Non era il sapore dolciastro a farmi schifo…..ma era l’idea di leccare, mettere in bocca e ingoiare lo sperma proveniente da quel vecchio orrendo.
“…ecco…. così…. troia ti piace la sborra, succhia…troia, riprendimi il cazzo in bocca fino alle palle …. aahhhhhh così così…cosìì succhiami tutto. Aahhhhh che sborrata!!”
Mi fermai solo quando lui smise di tenermi per la testa e mi disse di smettere.
Ero piena di sperma su tutta la faccia, gli occhi, lungo il collo ed anche i capelli e… molto ne avevo in bocca.

Giorgio passò la telecamera a un altro e disse ” e ora tocca noi a sborrare… mettiti seduta in fondo al letto appoggiata al muro sui cuscini che voglio scoparti fra le tette!”
Mi spostai e come mi girai e appoggiando la schiena al mucchio di cuscini mi ritrovai la faccia di Giorgio davanti a me.
Seduto a cavalcioni sulla a mia pancia, e il pene eretto fra il solco dei miei seni.

“ecco ragazzina, fammi una bella sega con le tette… aspetta che mi sistemo meglio…dai prenditi le tette con le mani e stringi il cazzo…in mezzo …così …cazzo che tette …abbassa la testa e leccalo quando la cappella è sulle tue labbra…. dai abbassa quel cazzo di testa!!”
Era un godimento assoluto per lui …il suo pene masturbato dal mio seno e succhiato tutte le volte che lo spingeva in avanti dentro la mia bocca aperta.

Con le mani mi teneva la testa spinta in giù con forza.
Si muoveva col bacino avanti e indietro sempre più eccitato spingendomi forte la punta la punta del suo pene sulla lingua e in bocca.
“ ti piace eh? Troia! Ti piace si o no?… eh?”
“…sì…. sì…mi piace…” mentii
“…sì …dai che fra poco ti sborro in bocca…sulle tette…. ti annego di sborrare. Eccomi …ECCOMI… ARRIVA…..AAAAAHHHHHH ! DAI …CAZZOOOO CHE POI TI SCOPO IN BOCCA!! ”
Mi tenne con forza la testa e tutti gli schizzi caldi arrivarono sulla mia lingua, sulle mie labbra…sul collo e fra i seni.

Non finivano mai i getti, e sempre andando avanti e indietro mi costrinse a leccare.
Sputai quello che riuscii a sputare.
Quando mi costrinse a prenderlo tutto in bocca per accogliere gli ultimi getti, ne lasciai colare ai lati della bocca, ma altri ne inghiottii.
Achille prese velocemente il posto di Giorgio.
“spalanca le labbra troia che voglio scoparti in bocca, ti voglio sborrare in gola!!! riempirti la bocca della mia crema !!!”
Mi prese la testa a due mani e si alzò un poco sulle ginocchia.

Avevo il suo enorme pene davanti a me.
Prima mi fece leccare i testicoli poi salire fino alla punta, e una volta dischiuse le labbra, affondò nella mia bocca.
Mi faceva andare con forza le testa avanti e indietro, ed ogni volta che arrivava in gola mi provocava un conato di vomito, ma non se ne curava, come se proprio volesse farmi vomitare.
“…dai troia, prendilo tutto il mio cazzo! voglio riempirti di cazzo! Fino in gola….

aaahhh mi piace guardarti quando lo senti in gola. Mi piace quando stai per vomitare…. sì…dai …dai !”
Lui voleva farmi vomitare! Il porco schifoso! E ci riuscì quasi.
Nell’ultimo conato, non riuscii quasi a a trattenermi, proprio nel mentre lui era al culmine dell’orgasmo, e con la bocca spalancata nello sforzo, lui si fermò un attimo a guardarmi eccitatissimo.
Fu quella vista che lo fece eccitare ancora di più.
“…cazzo ora sborro….

ECCO ECCO ECCOOO, INGOIAAAA TROIAAA!!”
Lo sentii indurirsi e gonfiarsi in bocca e poi una marea calda mi schizzò sul palato allagando la gola , la lingua…tutto.
Mi obbligò a bere… stringendomi la bocca fra le dita, e continuando a colarmi dentro il suo sperma.
Un poco usciva gocciolando sul seno, ma molto ne ingoiai, fra le sue urla e le risate degli altri.
“BEVI TROIA! INGOIA TUTTO!! BEVI AAAHHHHHH!!!MI FAI GODERE COSI’ !”
Non si accontentò di quello che mi aveva messo dentro…mi fece leccare tutto quello che aveva fra le sue cosce e, parte di quello che avevo su di me togliendolo con le sue dita e facendomele leccare.

Finalmente mi lasciarono libera: nuda sul letto, piena di sperma dalla testa alla pancia, e mi inquadrarono per un ultima volta con la telecamera in quella umiliante condizione compiacendosi del risultato finale.
In quel momento presi coscienza del mio stato, e cercai di coprirmi in qualche modo.
Mi vergognavo della mia nudità.
Cercai anche i miei vestiti.
Loro si stavano ripulendo, e gettarono sul letto anche per me, un rotolo di scottex per pulirmi.

Mi girai dall’altra parte e mi tolsi di dosso tutto lo sperma che avevo, poi infilai le mutande, il reggiseno, la canottiera ma, quando passai al vestito mi fermarono…. ”..hei…che fai…aspetta…c’è tempo!…non sono ancora le sette!…adesso ci beviamo un poco di vino dolce …coi biscotti del forno…Tu vieni sul divano con noi e ci tieni compagnia.
Non hai mai visto dei filmini porno?”
“…no…no …non li ho mai visti…ma io voglio andare a casa…!
“CAZZO! SE DICO CHE TU DEVI VENIRE QUI , VIENI QUI E NON ROMPERE IL CAZZO!” CHIARO ???”
Achille andò giù; tornò poco dopo con un vassoio carico di roba: vino, bicchieri, biscotti e una ciottolina di burro.

Appoggiò tutto sul mobile della televisione.
Mi convinsero a bere e mangiare.
Il vino era buono e ne bevvi abbastanza assieme ai biscotti.
La testa mi girava un pochino, e quando iniziammo a guardare i filmini che loro avevano girato con ragazze della ditta probabilmente ricattate come me, fu normale lasciarmi di nuovo toccare dai tre uomini.
Riconobbi varie ragazze e signore.
Guardare in tv quello che a cui erano state sottoposte mi turbò un poco.

Le vidi in varie posizioni, costrette come me, a soddisfare i loro ricattatori.
Alcune sembravano quasi esperte, e non tanto dispiaciute, ma altre piangevano in continuazione, provando ogni tanto a ribellarsi e ricevendo in cambio urla e minacce.
Le vidi prese da uno da dietro mentre davanti erano costrette a ingoiare il pene di un altro.
Le vidi piangere mentre venivano sodomizzate con forza, tra le risate e le urla di godimento.

La situazione si era scaldata di nuovo, le loro carezze su di me, mentre guardavamo i filmini si erano fatte più eccitate.
Non mi lasciarono il tempo neanche di finire di bere: seduta in mezzo a loro ripresero a baciarmi in bocca spingendo la loro lingua dentro a cercare la mia.
Mi spogliarono in fretta e poi, a turno, mi abbassarono la testa prima per leccare loro il collo… il petto villoso…il loro ventre …e infine il loro pene non ancora eretto.

Il vino e forse i filmini avevano fatto effetto su tutti, me compresa.
Uno alla volta li feci eccitare di nuovo aiutandomi con le mani e la lingua, facendo crescere grosso e duro il loro penne dentro la mia bocca, masturbando e succhiando con foga, come ubriaca del vino.
“…cazzo che troia che sei! Ci sai fare col cazzo! Ti piace il cazzo duro!!”
Mi misi in ginocchio sul pavimento e già loro avevano ricominciato a riprendere con la telecamera.

Passavo da uno all’altro velocemente
Il grosso dito di Franco entrò facilmente, mi stava spalmando il sedere di burro, capii cosa voleva fare.
“…no..nel sedere no…mi fa male…. non voglio…”
Lui non mi ascoltò..e stavolta entrò con due dita unte, spingendole dentro tutte fino in fondo e roteandole come per allargare di più il buco.
“…nooooooo mi lasci! non voglio…nel sedere, nooooo!”
“Apri le chiappe e rilassati che vedrai che si infila bene nel tuo bel culo caldo!! non vedo l’ora, e voi due tenetela ferma.

Mi bloccarono e mentre io piangevo, sentii la punta del suo grosso pene appoggiata al mio buco del sedere…mi prese per le natiche allargandomele.
Con la prima spinta sentii, con molto dolore, la punta penetrarmi, e con la seconda tutto in un colpo affondo il suo pene dentro di me.
Un urlo di dolore mi usci dalla bocca spalancata per lo sforzo, era un dolore terribile essere penetrata nel sedere.
Mi scappò un altro urlo quando lo sentiì nel mio ventre, ma anche lui si mise ad urlare come un pazzo…
“ ARRGGHH CHE CAZZO DI CULO!” poi con dei versi che sembravano dei grugniti di un maiale inizio a sodomizzarmi con forza, ripetutamente, a lungo, sbattendomi forte.

Io stringevo i denti, ma per fortuna il male iniziale era quasi scomparso.
Il burro lo aiutava a scivolare nel mio ventre ed i muscoli del mio sedere avevano ceduto, adattandosi ad accogliere la carne dura di quel uomo.
Sentirlo dentro di me, nella mia pancia, era una sensazione terribile…violenta… e stringevo i denti…tremando…mentre venivo sodomizzata.
“dai troia che ti piace essere inculata …ti piace troia…troia! Aventi, dillo che ti piace dai dillo DILLOO!!
“…sì mi piace….

mi piace …mi piace…” mentii di nuovo
Durò a lungo poi si fermò, mi fece alzare, ci spostammo dietro al divano poi mi fece chinare in avanti appoggiata con la pancia sullo schienale del divano.
“…dai puttana che ora ti inculo di brutto…!
Mi allargò ancora le natiche e mi penetrò in un colpo solo, sodomizzandomi con colpi violenti.
“…TI PIACEEEE?? EH? TROIAAA? DILLO !! TI PIACEEE?”
“…Siiii…siiii…mi piaceee…. ” dissi sottovoce sconvolta dalla vergogna.

All’improvviso Franco si portò davanti a me e mi obbligò a prendere in bocca il suo pene durissimo.
Stava per godere di nuovo, ed allora io iniziai a succhiarlo forte mentre lui andava avanti e indietro nella mia bocca.
Achille si mise dietro di me “ ora voglio incularti io, a dovere!
Mentre succhi il cazzo di Franco, voglio vedere come ti lecchi la sborra mentre si sfondo il culo!”
All’improvviso mi allargò le natiche e mi penetrò fino in fondo, in un solo colpo!
Lui mi sodomizzò lentamente…grugnendo come un porco ad ogni spinta in avanti fermandosi e spingendo contro le mie natiche come se dovesse infilare dentro anche i testicoli.

Non mi dava colpi violenti perché si stava “godendo lo spettacolo” di quello che stavo facendo con la bocca.
Franco con un urlo mi riempì la bocca di sperma…liquido…caldo..che ingoiai e non smisi di farlo fino a che lui non si staccò dalla mia bocca esausto.
“…cazzo…mi hai prosciugato i coglioni…troia…bocchinara!”
Achille però non mi diede tregua. Si chinò in avanti ed aggrappandosi al mio seno iniziò a sodomizzarmi con violenza, mi faceva male al seno tanto lo stringeva e il suo enorme pene affondava in modo spaventoso dentro di me.

Strinsi i denti ancora. Poi si fece portare una cinghia e mentre mi sodomizzava cominciò a frustarmi sulla schiena.
“ ahhhh che inculata!!! che culo che hai puttana!!! troia !!! ti voglio ti voglio ti voglio, sei mia!!! sei stata brava a succhiare la sborra!!! “
Credetti che volesse venire dentro di me, tanto mi sbatteva con eccitazione , invece si fermò e sbuffando dalla fatica, si tirò fuori, correndo rapidamente verso la mia bocca, senza arrivare in tempo; il primo schizzo caldo mi colpì in faccia colandomi lungo il naso, ma subito dopo aprii la bocca e ingoiai anche il suo sperma succhiando forte.

Giorgio sempre con la telecamera in mano volle filmarsi, chiese aiuto ad Franco che mi aprì le natiche, e poi sentii anche il suo pene duro farsi strada nel mio sedere. , tutto fino in fondo.
Franco mi teneva sempre per le natiche e mi spingeva con ritmo verso Giorgio.
Fui sodomizzata a lungo. E tutti avevano anche cominciato a usare la cinghia sulla mia schiena e sulle natiche. Ero distrutta e non vedevo l’ora che finisse questa sottomissione.

Giorgio dopo avermi sbattuta a lungo si cavò fuori e mi disse di girarmi e d inginocchiarmi.
Mi inquadrò con la telecamera dall’alto mentre a bocca spalancata, la lingua fuori e il suo pene in mano mi facevo inondare il volto dal suo sperma abbondante.
Mi inquadrò a lungo mentre il liquido bianco mi colava dagli occhi, dal naso e dalle guance, lungo il collo e sui seni.
Speravo di aver concluso quella mia umiliante performance ma evidentemente mi sbagliavo.

Giusto il tempo di ripulirmi che Giorgio, instancabile era nuovamente su di me.
Mi costrinse nuovamente a prendere in mano il suo pene in modo da eccitarlo e quando, fu nuovamente in tiro, si stese sul materasso, obbligandomi ad impalarmi fronte a lui.
Io iniziai un movimento lento, mentre le sue mani mi martoriavano le tette ed i capezzoli.
Poi mi fece abbassare sul suo ventre, ed io capii le sue intenzioni.

Da dietro, Franco era salito sul letto e puntava la sua asta al mio culo.
“Oh mio Dio, una doppia penetrazione, non credo che riuscirò a resistere” pensai.
Non feci in tempo a rendermene conto che mi trovai infarcita, con un pene nella fica e l’altro nel culo.
Achille riprendeva tutto con la telecamera.
I due si muovevano all’unisono, grugnendo.
Di lì a poco i miei due aguzzini scaricarono nella mia fica e nelle mie viscere il loro liquido caldo.

Mi adagiai sul materasso colando sperma da tutti gli orifizi.
Fu l’ultima scena del film: ripiena di sperma, con tre uomini soddisfatti attorno a me. Pensavo tutto fosse ormai finito e mi alzai per andare in bagno prima di rivestirmi.
“Dove vai, sgualdrina?”
Dissi che non potevo vestirmi se prima non avessi fatto una doccia. Franco si mise a ridere “Doccia?! Ma quella te la facciamo noi adesso, puttana!! Andiamo in bagno… a lavarci tutti e quattro!”
Feci per alzarmi ma Franco me lo impedì… “Ferma lì… tu sei una cagna e quindi ti porteremo in bagno al guinzaglio… Achille, porta qui collare e guinzaglio di Sansone…” Nel giro di pochi secondi mi misero al collo un collare di cuoio al quale assicurarono un guinzaglio “Su da brava, vieni a quattro zampe in bagno… ti ci porta il tuo padrone…” e mi trascinò nuda e lurida di sperma, con le autoreggenti tutte sporche e smagliate mezze arrotolate sulle gambe, fino in bagno.

“Ora ci laviamo tutti… e tutto… anche i buchi del culo…” disse Franco. “Ma prima devo cagare…”
E si accomodò sul water, sempre tenendomi al guinzaglio. mentre gli altri due ridevano.
Franco fece tutti i suoi bisogni poi mi strattonò fino ad avermi vicina.
“Puliscimi il culo, cagna! Prendi la carta igienica… un foglietto soltanto!! Ti consiglio di usarlo bene, perché finito quello non ne potrai prendere altri… se rimane il buco ancora sporco lo finirai di pulire con la lingua… Eccoti il pezzetto di carta” disse dandomi quel rettangolino di carta e poi alzandosi in piedi e girandosi col culo verso di me.

“Pulisci, zoccola!”
Mi ritrovai davanti agli occhi e al naso quel culo peloso, puzzolente, con i peli sporchi di merda. Mi venne un conato di vomito… riuscii a stento a trattenermi.
“Cosa aspetti? Pulisci!!! Se non lo fai ti costringerò a pulire tutto solo con la lingua… comincia!!”
Non avevo scampo. Cercai con il quadratino di carta di togliere il più merda possibile dal buco e dall’interno chiappe, ma la carta era così esigua… la piegai e ripiegai più volte finché fu possibile… poi mi ritrovai in mano un quadratino di pochi centimetri tutto pieno zeppo di merda.

Usarlo ancora sarebbe solo servito a peggiorare la situazione. Lo buttai nel water.
“Brava… ora pulisci di fino con la lingua… quando hai finito passerò un fazzoletto bianco tra le chiappe, proprio sul buco del culo… voglio che rimanga candido… se vedo anche una sola ombra leggera di sporco… tutto quello che hai fatto oggi sarà stato inutile… ti farò licenziare comunque !! Perciò ora datti da fare…”
Avevo cercato di pulire il più possibile… ma ancora qualche striscia di merda sporcava quel culo peloso… e la puzza che emanava era insopportabile.

Non avevo scelta e cominciai a leccare. Lecai con la lingua piatta, poi misi la lingua arrotolata a sigaro per poter pulire bene all’interno del buco. Franco nel frattempo si dimenava.. e mi incitava a pulire bene. Leccai senza posa per almeno un quarto d’ora poi, esausta, staccai la mia lingua da quell’orrendo culo.
Franco si girò: aveva il membro d’acciaio teso davanti a sé. “Brava, me lo fai tirare… ma prima di sborrarti ancora in gola fammi controllare il lavoro fatto”.

Prese un fazzoletto di lino bianco e se lo strusciò per bene sul buco del culo. Poi, non contento, lo infilò col dito su per il buco e lo fece girare più volte all’interno. Poi controllò il risultato.
“Sì… hai fatto un lavoro discreto… non perfetto… ma discreto… ne terrò conto… ora esegui lo stesso lavoro sui miei due compari”.
Sia Giorgio sia Achille pretesero lo stesso servizio e lo stesso risultato.

Ma Achille, dopo quasi venti minuti di leccamento, non fu del tutto soddisfatto e lo disse a Franco.
“Male… molto male… dovrò valutare stanotte il tuo comportamento… ma cercherò di essere comprensivo. Ora finiamo questo bel pomeriggio con tre bei bocchini” e me lo infilarono a turno in bocca obbligandomi poi a bere tutto lo sperma fino all’ultima goccia.
Tornai a casa distrutta nell’anima ma anche nel fisico. Dopo molte ore di pompini e di leccamenti avevo bocca in fiamme e le mascelle indolenzite.

Presi una pillola di sonnifero per non ripensare a ciò che avevo subito, mi infilai nel letto e cercai di dormire.
Al mattino seguente, arrivata al lavoro trovai un bigliettino sul mio PC -“TUTTO A POSTO”-
Franco non era nel suo ufficio. Ma pensai: come aveva potuto in così poco tempo rimettere a posto il mio PC infetto? Forse, il famoso virus…l’aveva mandato lui??
Un piccolo virus creato apposta per spaventarmi e obbligarmi a un pomeriggio di sesso e ricatti??…mah!?.

Comunque, dopo circa venti minuti, squillò il telefono. Era la segretaria del grande capo: il proprietario della ditta, il padrone, voleva vedermi! Io lo avevo incontrato solo un paio di volte nei corridoi della fabbrica e l’avevo trovato arcigno. La sua fama, peraltro, era terribile: aveva modi burberi e il licenziamento facile. Un vero e proprio padrone, di quelli che c’erano una volta.
Corsi in bagno, cercai di darmi una pettinata e di controllare che fossi a posto e andai verso il suo ufficio.

Le sue tre segretarie mi fecero aspettare in piedi pochi minuti. Inutilmente chiesi se sapessero qualcosa, il perché di quella strana convocazione, ma furono tutte glaciali. “Non bene” pensai.
Finalmente una di loro venne avvisata dal gran capo che era giunto il mio momento e mi accompagnò fino alla porta.
All’interno di quell’ufficio, tutto in boiserie e in pelle verde bottiglia con una libreria immensa, dietro a un’imponente scrivania c’era lui, il commendator Salvini.

Davanti alla scrivania c’erano due grandi poltrone: una era vuota, l’altra era occupata ma non potevo vedere chi ci fosse seduto perché gli alti schienali facevano da schermo.
“Ah, eccola, signora Cantoni… stia pure in piedi ma si avvicini…” Aveva lo sguardo glaciale e la voce non prometteva nulla di buono… Che quel mascalzone di Franco non le avesse aggiustato il pc? Perché il padrone aveva voluto vederla?
Restai di ghiaccio quando, fatti pochi passi fino a raggiungere la scrivania vidi, seduto alla poltrona c’era proprio Franco!
“Dunque signora Cantoni, il signor Franco mi ha riferito che lei è una brava ragazza, lavoratrice… ma con i pc davvero non ci sa fare… se non fosse stato per lui avremmo avuto dei problemi con un virus che lei aveva fatto entrare in azienda… ma il signor Franco ha un cuore d’oro e, dopo averle aggiustato il pc è venuto da me ad avvisarmi.

Io volevo sbatterla fuori dalla ditta ma lui mi ha chiesto di non farlo… dice che si fa garante lui e che in qualche mese la trasformerà in una donna superesperta di pc. Perciò mi ha chiesto – e ottenuto – di averla come segretaria particolare: da subito lavorerà nel suo ufficio alle sue dirette dipendenze. L’ufficio del signor Franco non è grande, ma c’è posto per una scrivania supplementare… Veda di non deluderlo perché altrimenti si troverà fuori ditta in un attimo! E gli dica “GRAZIE” perché se non fosse stato per lui io l’avrei già spedita a casa.

Lo ringrazi, svelta!”
“Grazie”, balbettai, ancora sotto choc.
“Bene, signor Franco… ora può andare… lei invece, signora Cantoni, rimanga qui”.
Quando Franco fu uscito il commendator Salvini mi squadrò da capo a piedi più volte. Indossavo una camicetta di nylon rosa e una gonna blu notte. Avevo un collant scuro e scarpe con tacco medio… dopo l’esperienza di ieri non volevo essere appariscente… in quel momento il sesso e gli uomini mi disgustavano…
“Venga qui, di fianco a me!” disse con tono burbero.

Io ubbidii e mi misi al suo fianco.
Sul piano della scrivania c’erano tre foto grandi: nella prima ero seminuda con le mie autoreggenti, nella seconda facevo un pompino, nella terza ero posseduta da Giorgio mentre sbocchinavo il fratello di Franco.
“Non sarà brava coi pc ma per altre cose ci sa fare…”
Ero impietrita dalla situazione e non riuscivo ad aprir bocca.
“Sollevi un po’ la gonna… presto che ho molte cose da fare…”
Ero sconvolta ma sapevo anche che il mio lavoro era appeso a un filo… sollevai la gonna.

“Di più… di più…”
Ubbidii.
“Ah… le donne d’oggi… i collant… li odio i collant… da domani verrà in ufficio con calze e reggicalze, come piace a me, chiaro?”
Annuii con la testa.
“Bene, adesso si sbottoni la camicetta e si metta qui sotto la scrivania… in ginocchio.. svelta!!”
Quando fui sotto, lui si aprì la patta dei pantaloni e tirò fuori il membro. Era grosso ma flaccido.
“Lo lecchi bene, signora Cantoni… palle, asta e cappella.. in continuazione finché non glielo dico io.. chiaro? Adesso cominci a leccare.. svelta!”
Pochi secondi dopo che la mia lingua accarezzava quel cazzo, il membro iniziò a gonfiarsi e indurirsi.

Continuai a lungo mentre il grande capo si impegnò in alcune telefonate di lavoro.
“Bene… ora cominci a succhiare, signora Cantoni… e non smetta finché non glielo ordino io, chiaro? Quando verrò nella sua bocca lei dovrà inghiottire ogni cosa… odio vedere in giro rimasugli… del mio sperma… e quando ha smesso di succhiare la mia linfa continui a tenerlo in bocca… chiaro? Decido io quando dovrà smettere. “.

Al mare con una coppia di amici! 03

Io e Luca uscimmo dal bagno, rilassati ed appagati. La doccia insieme si era rivelata un momento di intensa magica passione. Non spiegammo nulla alle ragazze, ma loro capirono che qualcosa tra noi era successo.

Il pranzo ci permise di recuperare le forze: bistecche di pollo e patate fritte, contornate da un’insalata mista e formaggi sardi. La nostra vacanza stava quasi per finire, ma noi eravamo contenti e spensierati.

Io:”Ragazzi, quando torneremo a casa, continueremo a vederci vero? Cioè, oltre che come al solito, anche in privato?”
Claudia:”Ma certo Mattia..! Dove la troviamo un’altra coppia di porcellini come voi due?”

Ridemmo divertiti.

Parlando con loro capii che io e Giulia eravamo le prime due persone che facevano sesso insieme ad essi, quindi il nostro legame era davvero speciale. Non si trattava di semplice attrazione fisica, ne tantomeno amicizia. Parlare di amore è esagerato. Una via di mezzo. Nessuno di noi sapeva per certo come chiamare il nostro feeling.

In quei giorni avevo capito quanto mi piacesse Luca, il suo cazzone e soprattutto il suo culo.

Allo stesso tempo adoravo bombarmi la sua ragazza e anche scopare tutti insieme. Le tre persone con cui sedevo a tavola mi deliziavano immensamente.

Il mio arnese era allo stremo; difficilmente si induriva ancora, figuriamoci vederlo completamente eretto. Le ininterrotte scopate mi avevano ridotto così, per un po’ dovevo farlo riposare.

Quel pomeriggio la pioggia diminuì di intensità, ma continuò per molto tempo. Il sole si mostrava ogni tanto, pallido.

Noi ragazzi uscimmo alle 14. 00 per andare a vedere la partita al bar del paese. Un’amichevole estiva tra Juventus e Newcastle. La maggioranza delle persone nel locale tifava ovviamente Cagliari, perciò si trovavano li solo per passatempo, dato anche il tempaccio. La birra scorreva a fiumi e noi non ci tiravamo indietro.

La Juve fece una figuraccia, incassò 5 gol e gli avversari portarono facilmente a casa la partita. Leggermente delusi io e Luca tornammo a casa dopo le quattro.

Entrammo e subito ci spogliammo mentre criticavamo la nostra squadra del cuore.

Io:”Dovevamo vendere Pogba, cazzo! Hai visto che partita di merda ha fatto oggi?!!”
Luca:”E’ già da buttare! Fino alla settimana scorsa valeva 100 milioni, ora non lo vuole più nessuno!”

Sentimmo dei gemiti inequivocabili. Scambiammo un rapido sguardo per poi precipitarci, cercando di non far troppo rumore, verso la camera da letto. La porta era mezza aperta e lo spettacolo che ci si parò davanti era magnifico: le nostre ragazze erano impegnate in un focoso sessantanove, i plug nel culo, le lingue lavoravano frenetiche, i corpi che si muovevano ansanti, gemiti si alzavano dalle loro gole e dita che massaggiavano tette e culi.

Restammo fermi a guardarle per almeno 5 minuti, i cazzi si alzarono maestosi alla vista delle fanciulle.

Quando entrammo, eccitati, le ragazze ci guardarono per un secondo e poi tornarono a darsi piacere. Noi sedemmo sul letto, per gustarci da vicino lo show. Guardarle mentre si leccavano a vicenda mi piacque moltissimo. Afferrai il grosso cazzo di Luca e cominciai a menarlo lentamente, altrettanto fece lui. L’arnese era duro ma non troppo, facilmente maneggiabile e sensibile alle mie carezze.

Il mio pene mi faceva un po’ male ma non potevo rifiutare una sega fatta dall’amico!

Le donne si sistemarono sul letto e Giulia prese a succhiare le grosse mammelle dell’altra, mentre le infilava due dita in figa. Claudia godeva un sacco, urlava il suo piacere, premeva la testa della mia ragazza sul seno, voleva sentirla succhiare più forte! La ragazza scese e cominciò a leccarle la figa, bagnatissima, un dito lavorava dentro di lei.

Claudia si stringeva le tette e strabuzzava gli occhi godendo come una maiala. Dopo pochi secondi venne copiosamente e urlò di gioia mentre Giulia continuava a leccarle il clitoride fino ad esaurimento dell’orgasmo.

Si guardarono negli occhi e si baciarono dolcemente. Queste scene stavano eccitando moltissimo me e Luca che ancora con i cazzi in mano ci masturbavamo a vicenda. Anche tra noi shiturì un bacio intenso, le lingue danzano tra le nostre bocche e i nostri culi furono riempiti da un dito dell’altro.

Ora avevo il cazzo durissimo.

Le donne nel frattempo si erano scambiate i ruoli, Giulia si stese e iniziò a gustarsi le attenzioni dell’amica che aveva preso a leccarle il collo, mordere le spalle e succhiare i capezzoli. Claudia si mise più in basso e iniziò a leccare la figa, stuzzicando bene il clitoride, mentre due dita lavoravano nella vagina.

Luca ed io non resistemmo più. Dopo esserci messi d’accordo, ci avvicinammo a Giulia che continuava a tremare di lussuria, e iniziammo a masturbarci furiosamente sul suo viso, io alla sua destra e Luca a sinistra.

Venimmo insieme, puntando i cazzi alla faccia della ragazza, la riempimmo di sperma. Una moltitudine di schizzi la colpi sul naso, sugli occhi e sulla bocca aperta. Subito dopo anche lei urlò il suo piacere e venne in un orgasmo potente.

Quella notte dormimmo insieme, tutti e quattro abbracciati. L’ultima notte in Sardegna.
Il giorno successivo partimmo per tornare a casa. Tristi per la fine dell’avventura ma contenti per le esperienze vissute.

Inizio settembre. Giulia mi aveva abbandonato per un viaggio-studio che durava due settimane ed io non potei far altro che lasciarla andare, sperando che il tempo passasse in fretta.
Dopo una settimana di astinenza dal sesso e dalla masturbazione, iniziai a ripensare ai bellissimi momenti passati in Sardegna con gli amici, a quell’eccitazione e quella lussuria che ci ha permesso di raggiungere l’apice del piacere. Steso a letto, iniziai a sfogliare le foto di Claudia presenti su tutti i social, soffermandomi su quelle dov’era in costume; una in particolare mi eccitò parecchio: la ritraeva in piedi sul terrazzo, di schiena, con un tanga quasi invisibile tra le stupende chiappe e soprattutto era senza reggiseno.

Mi spogliai e presi in mano il cazzo già eretto, deciso e rassegnato a spararmi un segone. Il sangue correva nelle vene e la voglia cresceva osservando quella foto così sexy. Ripensai a poco tempo prima, quando sulle spiagge sarde mi stavo scopando quel culo splendido, e all’improvviso la mano si fermò, assieme ai miei pensieri.
Me l’ero già scopata, perchè non rifarlo invece di accontentarmi di una stupida sega? La chiamai.

Claudia: “Hei, ciao!! Come stai?”
Io:”Hei, bene dai e tu? Giulia è partita e mi ha lasciato qui tutto solo!”
Claudia:”Ah mi spiace…dai non manca molto perchè torni!”
Io:”Si…ehm, mi chiedevo, non so, se era possibile magari venire a trovarti…”
Claudia:”Beh, certo che puoi venire a trovarmi!”
Io:”Ho visto quella tua nuova foto dove sei praticamente nuda e mi è venuta un’estrema voglia di rivivere l’esperienza con te…hai capito, no?”
Claudia:”Ah, ahah, ora capisco! Mi fa piacere e sai che io non avrei problemi.

Devo però chiedere a Luca, e poi ti faccio sapere, va bene!?”
Io:”Ah, certo Luca, va bene, anzi se pensi che non sia il caso lasciamo stare…”
Claudia:”Ma no scemo, ti scrivo più tardi, ciao!”

Luca cazzo! Non avevo minimamente considerato che la ragazza avesse intenzione di chiedere il permesso al fidanzato, non dopo le scopate fatte in Sardegna.
Rimasi in attesa con l’uccello in mano, perennemente eccitato, sperando in una risposta positiva da parte dell’amico.

Dieci minuti più tardi arrivò un sms da parte di Claudia: “Luca è d’accordo, vieni domani mattina alle 10. 00, buonanotte :*”.
Mi feci una doccia ghiacciata per sbollire la voglia, ma con scarsi risultati. Dormire non fu affatto facile quella notte.

Mi presentai alle 10 in punto alla porta di Claudia, voglioso ma allo stesso tempo imbarazzato per la situazione quasi assurda.

Claudia:”Buongiorno!” Mi sorrise aprendo l’uscio e ricambiai il saluto con piacere vedendo quelle sue guance paffutelle ma soprattutto notando che era nuda, tranne per il sottile perizoma nero, proprio come nella foto.

Mi fece entrare ed accomodare sul divano, si sedette vicino a me con le tette che sobbalzavano felici.

Claudia:”Come stai? Sai che mi sei mancato parecchio?” Mi chiese mentre afferrava i lembi della maglietta e me la toglieva.
Io:”Ah bene bene ora che sono qui e ti vedo! Cavolo che accoglienza calorosa” Risi.
Claudia:”Sai, aspettavo proprio una tua chiamata, non ho mai dimenticato i vari giochi fatti da noi quattro” Si mise di fronte a me e prendendo l’elastico degli shorts mi tolse tutto, mutande comprese.

Io:”Cazzo, si, anche io non faccio altro che ripensarci, sei bellissima” Il cazzo svettava tra le mie gambe.

Claudia tornò al mio fianco e lo prese in mano, guardandomi negli occhi, era felice e soddisfatta. Osservava il movimento della mano sull’asta che lentamente scivolava prima su e poi giù. Ero già in paradiso: quella bellissima ragazza, così porca, con quel seno eccezionale che mi masturbava lentamente e la voglia cresceva.

“E così vuoi farti la mia ragazza senza invitarmi, pezzo di merda!” Una voce aspra stracciò il silenzio e l’eccitazione del momento.

Luca era entrato in salotto, completamente nudo con l’uccellone che si muoveva moscio tra le gambe ad ogni passo; sedette sulla poltrona vicino a noi e rimase a guardarmi serio.

Io:”Oh, ciao Luca, ah beh, pensavo tu fossi d’accordo!” Guardai Claudia e poi Luca e poi ancora Claudia, preoccupato e stupito.
Luca:”Sono d’accordo infatti, ma noi abbiamo deciso di voler divertirci entrambi con te!” Un largo sorriso si dipinse sul volto dell’amico, a scoprire i denti bianchi.

Io:”Cazzo si, sarebbe fantastico!” Risposi titubante ma sollevato dalla svolta.
Luca:”Ti sei già dimenticato della doccia in Sardegna? Pensavamo di divertirci con te ma a modo nostro!”
Io:”Direi di no, non potrei mai dimenticare tutto quello che è successo in vacanza! Beh a me sta bene, so che mi farete divertire parecchio!” Ero contento.
Luca:”Fantastico! Vedi quell’oggetto a terra, là in fondo? Ti ci devi sedere sopra!”

Indicava il pavimento, in un angolo della stanza: un grosso dildo era eretto al centro di una mattonella, attaccato con una ventosa.

Lo guardai preoccupato. Luca si alzò e si avvicinò, sussurrandomi all’orecchio: “Non preoccuparti, ti diamo una mano noi, mettiti a pecorina”.
Subito ascoltai il consiglio dell’amico e mi misi a quattro zampe sul divano, lui si sedette proprio di fronte a me, impugnando il pene mezzo duro e facendomi cenno di avvicinare il viso.
Gli sorrisi divertito dalla situazione ed aprii la bocca per accogliere lo stupendo arnese; in tre secondi di leccate sulla cappella ed era completamente eretto, morbido e succoso sul palato, duro nella sua interezza e forte, carico di erotica tensione, profumava di limone.

Nel frattempo sentivo Claudia muoversi dietro di me, accucciato come’ero immaginavo già cosa stava per farmi. Sentii un rivolo freddo scivolarmi tra le chiappe e subito dopo due dita che mi accarezzavano la rosellina scura e rilassata.

Affondai il viso nelle grosse palle di Luca, completamente prive di peli e leccai tutto, le presi in bocca prima una poi l’altra, succhiando lievemente. Erano grosse, pesanti, piene di bianchissimo sperma caldo.

Di colpo avertii un dito della ragazza farsi strada dentro di me, piano piano, fino in fondo, per poi tornare fuori, e poi ancora dentro lentamente. Inebriato dalla sensazione ripresi tra le labbra il cazzo durissimo e iniziai un pompino vero e proprio, cercando di far provare più piacere possibile a Luca che oramai ansimava voglioso.
Ed ecco il vuoto nel mio sfintere, lubrificato a dovere, subito riempito da qualcosa di freddo, metallico ma di misure accettabili, che senza fretta si insinuava dentro di me provocandomi un estremo godimento.

Claudia ci sapeva fare col mio culo; con il dildo procedeva alla penetrazione, aumentando progressivamente la velocità.
Il cazzo mi scivolava tra le fauci rapido, il ragazzo mi aveva preso per la testa ed iniziato a scopare quasi violentemente facendomi sbattere i coglioni sul mento su cui colavano fiumi di saliva che non riuscivo a contenere. Lo sentivo contrarsi sulla lingua, era giunto il momento. Mi colpì in gola potente, irrefrenabile, uno schizzo, poi un altro e non si fermava nel scoparmi.

Lo sentivo dolce e salato, aspro e amaro e fino a che l’ultima goccia non fu spruzzata nella mia cavità orale, l’uccello non uscì. Luca mi chiuse le labbra subito dopo divertito, guardandomi negli occhi e soddisfatto per l’abbondante sborrata. Ero pieno di sperma ma non ci pensai due volte e mandai giù tutto, troppo eccitato da quello che mi stavano facendo. Tra le gambe la mia voglia era palese.

Claudia estrasse definitivamente il dildo e mi fece alzare in piedi, ancora scombussolato.

Mi afferrò per la nuca e mi baciò con passione, ficcandomi la lingua in bocca. Risposi appassionatamente palpandole il culo perfetto, così sodo e morbido allo stesso tempo.

Claudia:”Adesso sei pronto. ” Disse seria, indicando il grosso dildo a terra. Non vedevo l’ora di provarlo!
Claudia mi accompagnò ancheggiando verso l’angolo della stanza, prendendomi per mano come una valletta di un programma tv. Era bellissima, i seni che dondolavano liberi ad ogni suo passo ed il mio uccello li imitava sballottato tra le gambe, perennemente in tiro.

Mi avvicinai al grosso cazzo di plastica saldamente piantato a terra e un certo timore si fece strada nella mia mente. Non avevo mai preso nulla di simile, saranno stati 18 cm di lunghezza e 14 di circonferenza.

Claudia:”Sei pronto tesoro?”

Disse toccandomi un gluteo e osservando la mia espressione preoccupata.

Io:”Non proprio…”

Prese il lubrificante e ne versò in abbondanza sul fallo e poi con la mano direttamente sul mio orifizio, ancora aperto dopo il trattamento a pecorina.

Luca:”Forza, siediti sopra. Se riesci a godere e a eiaculare usando solamente quello, potrai scoparti il culetto di Claudia”

Wow. Anale con quella ragazza stupenda. Lo volevo. Il membro, sentendo quelle parole, ebbe un sussulto. Per rendere ancora più concreta la proposta, l’amica si girò di spalle chinandosi e aprendo le chiappe formose. La sua rosellina saltò fuori allegra, contraendosi e facendomi eccitare all’inverosimile.

Mi abbassai avvicinando il culo all’arnese.

Con lentezza inserii la cappella, enorme, mi fece male per un attimo. Calai leggermente, ormai inginocchiato a prendere quel cazzo finto in culo, come una vera puttana. Sentivo le venature e la circonferenza che aumentava leggermente. Piano piano e senza fermarmi, con un po’ di dolore, riuscii a infilarlo tutto, fino alla radice.
Mi bloccai così, a cazzo duro e ritto, con un dildo piantato dentro, ed osservai i miei spettatori.

Lei era di lato a me e osservava attentamente il mio culo, quasi meravigliata che fossi riuscito a sedermici sopra.

Luca invece, sulla poltrona di fronte, mi guardava contento toccandosi con piacere.
Cominciai a muovermi su quel coso, sentendolo scivolare abilmente grazie al gel abbondante. Tutte le irregolarità plastiche riuscivo a captarle sull’ano godendo della sensazione.
Aumentai la velocita, facendo forza sulle ginocchia a terra e muovendo su e giù il bacino. Mi stava piacendo sempre di più. Il mio pene però invece che restare dritto e eretto si ammosciò, ma il piacere continuò a pervadermi intensamente.

Non sapevo se sarei riuscito a venire con quel sistema, ma se prima la cosa mi sembrava difficile, ora la credevo più fattibile.
Le chiappe saltavano sul quel dildo sempre più frenetiche, lo sentivo penetrante nelle pareti dell’intestino e stavo godendo come mai avrei immaginato.

Improvvisamente venni distratto dalla coppia che in un cenno d’assenso si posizionarono davanti a me, ad un metro di distanza, lei a 90 e lui dietro.

Mi guardavano con attenzione mentre scopavano, i loro occhi lussuriosi passavano dal mio viso al mio pene mollo saltellante al fallo che spariva in me.

La grossa cappella mi stimolava all’interno, provocando brividi incontrollabili di pura goduria.
Claudia gemeva sotto i colpi del fidanzato, e inconsciamente ero io a godere del cazzo di Luca. Mi immedesimai nella ragazza, sentendo esattamente ogni spinta nel mio sfintere, sempre più largo, sempre più affamato.

Un bellissimo uccello di carne, lo stupendo arnese del mio amico mi stava fottendo, lo sentivo dentro pulsante, pronto a sborrarmi in culo.
I gemiti della giovane divennero i miei, lei che mi guardava boccheggiando e chiedendo di essere scopata ancora più forte, ancora più veloce.
Lui pure mi guardava, tronfio, i muscoli tesi del petto e delle braccia, impegnati nell’amplesso, e il pene che entrava ed usciva senza sosta, irrefrenabile come un pistone.

Mi sentii strano…sentivo l’avvicinarsi del culmine del piacere, ma contemporaneamente una sensazione diversa, mai provata prima. L’istinto, o forse il desiderio, mi consigliarono di proseguire e lasciarmi andare alla lussuria.

Aumentai ulteriormente la velocità e la forza con cui mi lasciavo cadere su quel pezzo di plastica, ed eccolo, improvviso, un orgasmo devastante.
Il cazzo moscio cominciò a buttar fuori sperma, seme liquido che uscì rapidamente, e il piacere mi pervase.

Emettei senza accorgermene un verso gutturale, mi si spalancarono gli occhi ed aprii la bocca. Non riuscivo a respirare. Ogni mia cellula era impegnata ad assaporare la goduria.

Dopo non so quanto tempo mi accasciai a terra, distrutto. Respiravo affannosamente per recuperare in fretta l’ossigeno smarrito e non riuscivo ad aprire gli occhi.
La voglia, il desiderio, la passione, erano spariti, sparsi sul pavimento col mio seme.
Si fece strada dentro di me la vergogna.

Avevo goduto dal culo.

Alcune mani mi presero dalle ascelle e cercarono di sollevarmi. Sentii ancora dentro il dildo che premeva e faceva malissimo. Li aiutai e mi alzai piano, facendolo uscire completamente.
Luca e Claudia si sedettero con me sul divano, abbracciandomi.

Luca:”Ehi amico, stai bene? Sei stato fantastico!”
Claudia:”Mattia, ci hai fatto godere un sacco. Spero sia stato bello anche per te… e sai, la tua ricompensa ti aspetta” Mi baciò.

La vergogna scomparve. Mi ripresi completamente dopo qualche minuto, ringraziando la coppia per quell’esperienza incredibile che avevo appena vissuto grazie a loro.

Io:”Domani, venite a casa mia. Il tuo culetto me lo prendo volentieri”

Accettarono entusiasti. Prima di lasciarmi andare, a turno presero a baciarmi e a succhiarmi l’uccello, che però non accennava a risvegliarsi.

Le avventure di Julia

1_Il mio amante

Sono passati quasi tre anni e non ho mantenuto le vecchie amicizie.
Ho cambiato città e sono diventato Giulia o Julia.
Mia sorella, a furia di raddrizzare cazzi è rimasta incinta di uno straricco cocainome e si è sposata.
Io continuo ad essere bisex, ma mi sono ambientato in questa nuova città del Nord Italia e tutti mi conoscono più nella mia versione femminile che bisex.
Una volta un carissimo amico, gestore di un club privè a Milano mi chiama chiedendo la mia disponibilità a presentare, una domenica pomeriggio, una festa presto il suo locale, era da tempo che non prendevo un microfono in mano ma accettai comunque per fargli un favore.

Arrivo alla festa e presento ad una ad una le varie esibizioni, in un attimo di pausa mi accomodo su uno sgabello al banco del bar ed inizio a scambiare quattro parole con l’amica barman, mi si avvicina un uomo, carino sia di viso che di aspetto, dal fare molto gentile
“Piacere io sono Fabrizio”
“Piacere mio Julia”
“Posso offrirti qualche cosa da bere?”
Basta un sorriso, bevo quasi sempre il solito, neanche due minuti dopo sul banco, vicino a me, il mio bicchiere di Pampero & Cola, lui ordina il suo drink e parliamo per qualche minuto, fino a quando il dj annuncia il termine della pausa
“Scusami Fabrizio, a dopo, devo continuare” deposito il mio bicchiere ancora mezzo pieno
“A dopo Julia”
Torno a presentare le esibizioni, una dopo l’altra, finiti di esibirsi i vari artisti nelle loro performance BDSM raggiungo alla reception il gestore del locale, sono stata invitata fuori a cena da lui e da sua moglie.

Torno per un attimo in sala, incrocio Fabrizio seduto ad un tavolino con qualche amico ed amico, lo saluto e vado a cena con i miei amici.
Sono passati più di tre mesi, vengo invitata ad un’altra festa dagli organizzatori di quella di Milano, questa volta nelle vicinanze di Padova, non mi viene chiesto di fare nessuna performance, solo la ospite, fra gli invitati ci sono anche il mio amico gestore del locale di Milano e la moglie.

Passano loro a prendermi a casa mia, essendo sulla strada, insieme raggiungiamo il club privè, con un po’ di fatica, le indicazioni circa la strada non sono precise, il navigatore non riconosce l’indirizzo, ma riusciamo ad arrivarci.
Sono seduta con i miei amici e con altre persone, mi si avvicina Fabrizio
“Ciao Julia, ti ricordi di me?”
“Certo caro, ti vuoi sedere insieme a noi?”
Si accomoda e faccio le presentazioni, almeno di vista si conosceva già con qualcuno di loro.

Restiamo soli lui ed io per qualche minuto, parlando, mi fa una corte molto educata, si accomoda con noi un suo amico, sono venuti nel locale insieme in macchina, arrivano entrambi dalla provincia di Bergamo. Intavoliamo una conversazione a tre, guardando nel contempo le varie esibizioni BDSM che si svolgono in vari punti della sala. L’amico, ultimo arrivato, ci propone di andare a fare un giro tutti e tre insieme nella zona privè. Ci soffermiamo a guardare in una stanza una donna impegnata con tre uomini, ci spostiamo da una stanza all’altra, guardando sempre l’interno, mentre guardo dallo spioncino un uomo che sta sodomizzando la propria partner sento due mani che mi sfiorano le gambe fasciate nelle autoreggenti, salirmi su fino alle natiche e soffermarsi, stringendomele fra le dita, è l’amico, Fabrizio è al mio fianco e sta guardando insieme a me nella stanza, l’amico mi sussurra all’orecchio
“Che bel culo, ho voglia di aprirtelo” – Gli sorrido – “Fabri entra nella prima stanza vuota che trovi” – dice all’amico
Fabrizio distoglie lo sguardo da dove era e si avvia alla ricerca di una stanza, entra, è vuota, appena varcata la tenda l’amico ha già i pantaloni slacciati ed il suo membro in mano
“Succhiamelo porca” invitandomi ad inginocchiarmi.

Mi abbasso, le ginocchia sul pavimento, appoggio le mie mani sui suoi fianchi, apro la bocca e me lo lascio scivolare all’interno, chiudo le labbra ed inizio a pompargli il cazzo. Ne piccolo, ne grosso, nella media di tutti quelli che ho conosciuto nella mia esperienza di anni di vita “en femme”. Fabrizio è appoggiato alla parete, ci guarda, continuo nel mio pompino per qualche minuto, con un cenno della mano invito Fabrizio ad avvicinarsi, anche l’amico
“Vieni, questa porca ha una bocca da urlo”
Si avvicina, si siede sul letto, si abbassa i pantaloni e le mutande, fino alle caviglie.

Mi alzo, mi tolgo il vestito corto, nero, resto in reggiseno, perizoma, calze autoreggenti e scarpe. Un bel cazzo di 21 centimetri si presenta alla mia vista, mi abbasso piegandomi in avanti, lo prendo con una mano alla base e me lo porto alla bocca, è già gonfio di desiderio, mi spinge con una mano sulla nuca, facendomelo entrare fino in gola, mi reggo a mala pena sulle gambe, diritte, con la schiena arcuata completamente verso di lui, l’amico dietro alle mie spalle intanto si sta coprendo l’uccello con un preservativo
“Brava così, ora te lo metto in culo”
Non posso parlare, sospiro e gemo vogliosa.

Mi prende per i fianchi e con un colpo deciso me lo affonda dentro l’intestino. Spinge. Si muove. Mi monta. Continuo a succhiare l’altro cazzo.
“Vengo, vengo, vengo”. Mi sta scopando da una decina di minuti. Lo sento uscire da dentro di me. Mi lascio andare appoggiando le ginocchia a terra, così sono più comoda a succhiare il cazzo.
“Vado in bagno e poi a bere qualche cosa, ci vediamo di là” l’amico ci saluta.

Senza distogliermi dal mio pompino lo saluto con un cenno della mano.
“Julia montami sopra” mi invita. Levo le scarpe con il tacco, salgo sul letto e a gambe larghe mi impalo sui suoi 21 centimetri di uccello, mi monta da sola, accompagnata nei miei movimenti dalle sue mani sui miei fianchi, entra ed esce dal mio culo, cambia spesso ritmo, godo, anche lui
“Brava Julia, così, che culo invitante”
“E tu un bel cazzo, lo sento tutto”
“Girati ora”
Mi metto a novanta gradi con la testa appoggiata sul materasso, mi entra dentro in quella posizione, mi monta con colpi decisi e profondi, lo sento quasi in gola, sto venendo, mi manca poco
“Continua, non fermarti, scopami, sto venendo”
“Si porca”
Penso di avere una grande fortuna, quella di avere l’orgasmo anale, Fabri sotto i miei incitamenti a scoparmi aumenta l’intensità, sento la testa esplodermi, le pareti interne del mio sfintere contrarsi per poi lasciarsi andare per un intenso ed interminabile orgasmo, continuo a respirare affannosamente mentre lui continua ad incularmi, mi sta scopando da circa un’ora
“Si vengo anche io, ti voglio sborrare sulla schiena”
“Si, si, fallo”
Si è tolto il preservativo, sento un caldo getto di sperma sulla schiena, poi un altro, un altro ancora, sento la schiena umida, le sue mani si appoggiano alle mie spalle, mi accarezza le fa scorrere dall’alto in basso, fino alle natiche, mi sta spalmando tutto il suo seme sulla mia pelle, mi massaggia a lungo.

La sensazione che ho sulla schiena mi procura un immenso piacere mentale. Mi rivesto, vado in bagno, mi rinfresco sul bidet solo mezzo alle gambe, lascio che il suo sperma si secchi sulla mia pelle, sotto la stoffa del mio vestito.
Raggiungo il resto della compagnia in sala, i miei amici mi fanno segno che è ora di andare, Fabrizio mi chiede il mio numero di telefono, lo scrivo su un foglietto preso al bar.

A casa mi spoglio, mi sfioro la schiena, il suo sperma è ancora lì, incrostato fra i miei pori, apro l’acqua della doccia e mi abbandono ad un sonno profondo.
Da quella sera Fabri ed io ci vediamo spesso, anche tre volte al mese, sempre durante i week-end, si sobbarca quasi 100 chilometri in andata e altrettanti di ritorno per venire a prendermi, usciamo a cena, frequentiamo qualche club privè o altri locali.

Non posso dire che lui ed io stiamo veramente insieme, ognuno dei due è libero di fare quello che vuole, anche con altri, ma quando è insieme a me, per me e per tutti quelli che ci conoscono, lui è il mio uomo e da tale si comporta. E’ da molto tempo che non usiamo il preservativo, conosce il mio corpo come se fosse casa sua, ed io il suo, la sua sborra la ricevo dappertutto, sul viso, in bocca ed in gola, la ingoio, dentro all’intestino, sulla pelle e ancora adesso adoro farmi massaggiare da lui facendomi spalmare il suo sperma su tutta la mia pelle.

Domani è sabato. Mi farò fare un bel massaggio rilassante.

2_Chi la dura la vince

Molto spesso il banco del bar di qualunque tipo di locale è il miglior luogo per fare delle conoscenze.
Io e Fabri siamo all’inizio della nostra relazione, ci conosciamo da un paio di mesi, ci siamo visti tre o quattro volte. Non mi ha chiamata per uscire con lui stasera e sono venuta al club privè, che frequento abitualmente da quasi sette mesi, dal giorno della inaugurazione, accompagnata da un amico con il quale non ho mai fatto sesso, non ci ha neanche mai provato con me, ci siamo conosciuti in una chat di un sito dedicato al genere “travestite”.

Io non sono più iscritta da più di un anno a causa di una lite personale con il webmaster, lui lo è ancora. A lui piace il genere, piace la mia compagnia, è fidanzato con una ragazza di cinque anni più giovane di lui ma, nonostante questo, spesso mi invita a cena in qualche ristorante, andiamo a fare delle passeggiate sul Lago, a volte mi accompagna a ballare o in qualche club, ma di sesso non se ne parla neppure, eppure se Manuele me lo chiedesse mi farei scopare.

Sono al banco del bar e sto bevendo, in compagnia di alcuni amici ed amiche, il mio solito Pampero & Cola, lo fanno veramente bene, come piace a me, con il lime schiacciato insieme allo zucchero di canna, con tanto ghiaccio tritato. Manuele è seduto in un’altra parte del locale a parlare con altri amici. Avverto una presenza interessante alle mie spalle, mi volto a guardare, il mio sesto senso non mi tradisce mai.

Un ragazzo, alto quasi 185 centimetri, un bel fisico, testa completamente rasata, neanche un filo di barba, lineamenti delicati, un ampio sorriso sulle labbra. Sta ordinando da bere, per lui e la sua amica, o moglie, o fidanzata. Anche lei un bel viso, ma un corpo che non rispecchia il volto, troppo robusta, fianchi troppo larghi.
Uno spiccato accento della zona est veneto tradisce la provenienza dell’uomo. Incrocio il suo sguardo, mi sorride ed io contraccambio.

Mi rigiro e continuo a parlare con i miei amici
“Julia mi sa che hai fatto colpo, continua a sbirciarti con la coda dell’occhio” mi informa la mia amica, una ragazza bionda, simpaticissima e solare
Mi giro per un attimo. In effetti mi sta guardando, ora ho le spalle della sua compagna rivolte a me, lui è di fronte, mi fissa. Gli faccio un occhiolino e mi volto nuovamente sorridendo.
“Madonna, che figo” rivolgendomi alla mia amica
“Verissimo, spero che quella no sia veramente la sua donna” sottovoce per non farsi sentire
“Siete proprio due betoneghe” ci ammonisce, ridendo, il marito della mia amica
Finito il mio drink raggiungo Manuele.

La musica è alta, la versione remix di Personal Jesus dei Depeche Mode esce sparata dalle casse dell’impianto acustico. Mi alzo e vado a ballare, mi raggiunge subito in pista anche l’amica bionda. Balliamo per una mezz’ora abbondante. Manuele mi fa il segno se desidero ancora da bere, annuisco con il capo. Sta tornando dal bancodel bar con i bicchieri in mano. Bevo, parlo, con lui ed altri. Vuole andare a curiosare nell’altra ala, dove ci sono le stanze dedicate al sesso.

Mi prende per mano, attraversiamo insieme il corridoio che divide le due sale. E’ affollato, ci si muove a fatica, ne approfitto per fare una sosta alla toilette. Esco dal bagno, Manuele sta guardando dentro una stanza, lo raggiungo, mi avvicino, guardo insieme a lui. Due coppie stanno scopando una a fianco all’altra, si sono scambiati i partner, conosco una delle due coppie. Un paio di mani mi sfiorano il sedere, mi giro per vedere chi è, non riconosco nessuno, troppa confusione.

Andiamo verso la sala cinema, ci sediamo su un divanetto libero. Guardiamo il teleschermo, una morettina in reggicalze è alle prese con tre uomini. Accavallo le mie gambe, la mia gonna corta scopre totalmente le mie autoreggenti. Prendo una mano di Manuele e l’appoggio sulla mia coscia. Resta fermo con la mano appoggiata continuando a guardare lo schermo.
“Ti piace la morettina vero??” ho intenzione di provocarlo, ci ho provato spesso a farlo, senza mai riuscire nel mio intento
“Si gran bella gnocca”
“Ti piacerebbe fare le stesse cose insieme alla tua fidanzata?”
“Ma Julia che dici? Non è proprio il tipo, la volta che le ho chiesto di andare in un club privè quasi mi ammazza”
“Dimmi la verità, quante volte le hai messo le corna?”
“Mai credimi”
“Ti giuro, mai”
“Non ci credo eri il cocco di tutte, Manuele qua Manuele là, sia in chat che alle feste in cui ho partecipato”
“ Credimi, anzi, sai in quanti, dopo un anno mi chiedono ancora di te.

Mi chiedono se ti vedo ancora, che fine hai fatto, perché te ne sei andata, Sai in quanti volevano o vorrebbero scoparti?”
“Lo so, perché tu non vorresti scoparmi?”
“Ma Julia, che domande, io ti vedo come una amica, ho un gran rispetto per te. Certo che mi piacerebbe, ma non esco con te per qel motivo, ma perché mi trovo bene”
Era la risposta che volevo sentirmi dare, appoggio la mia mano sulla sua gamba.

“Scommetto che qua sei gonfio” a mano aperta, inizio ad accarezzarlo in mezzo alle gambe
“Julia ma cosa fai?”
“Zitto, stai zitto” la mia mano scorre sopra la stoffa, è gonfio, sento la sua grossezza premere contro il mio palmo, sono meravigliata, non avrei mai creduto che lo avesse così grosso.
Provo a prenderglielo fra le dita, anche se ingrossato dalle varie stoffe, per tastanrne la grossezza. “Wowww Manuela, non me lo avevi mai detto di essere dotato” sorrido compiaciuta.

“Dai …… Julia …… per favore ……. se fai così ……………”
“E se faccio cosi? …. ” continuando ad accarezzarglielo
“Se fai così non resisto”
“E chi ti ha detto che devi resistere?” gli ho già slacciato la cintura ed pantaloni. Ho il suo cazzo nel mio pugno, gli sto facendo una sega, lenta, sotto lo slip
“Julia …. ti prego”
“Ti ho detto di stare zitto” continuo a far scorrere la mia mano sulla sua asta di carne.

Ha proprio un bel cazzo.
La sua resistenza ormai è crollata, mi abbraccia e mi avvicina a se con un braccio, mi infila la lingua in bocca. Continuo ad accarezzarglielo, è proprio grosso dentro la mia mano. La sua lingua sta cercando la mia.
“Aiutami ad abbassarti i pantaloni”
“Perché? Cosa vuoi fare?”
Non rispondo. Cerco di abbassarglieli da sola. Si decide, si alza quel tanto che basta per abbassare jeans e slip, alza un po’ anche la camicia.

E’ nudo da sopra l’ombelico alle ginocchia. Gli guardo il membro, ha veramente un bel cazzo. Gli sorrido, soddisfatta. Abbasso la testa verso il suo basso ventre, cerca di fermarmi, mi faccio forza sulle reni e lo prendo in bocca. Ho la sua cappella fra le labbra, la lecco, Manuele non oppone più alcuna resistenza, mi lascia fare. I suoi sospiri ed i suoi gemiti mi fanno capire che sta gradendo molto il mio pompino, lo lecco tutto, mi soffermo anche sulle palle.

Continuo a lungo, dentro e fuori dalla mia bocca. Alzo la testa, mi avvicino al suo orecchio
“Che fortunata che è la tua donna a prendersi un così bel cazzo in culo tutte le volte che vuole”
“Non lo prende in culo lei, purtroppo”
“Io si …..” sto ansimando, non vedo l’ora di averlo dentro. Mi appoggio al divano, con un ginocchio, faccio roteare il mio corpo mettendo l’altro ginocchio vicino al suo fianco più lontano.

Mi afferra sotto le ascello, appoggio una mano sulla spaliera e con l’altra, sotto le mie gambe, dirigo il suo cazzo verso il mio buchetto, dopo aver spostato il filo del perizoma. Mi siedo completamente su di lui, il mio forellino si è lasciato aprire con facilità. Appoggio anche l’altra mano allo schienale. Inizio a muovermi, roteando il mio bacino. “Chi la dura la vince” penso “Manuele mi sta inculando dopo due anni”. Mi faccio forza con mani e ginocchia, mi sto montando da sola con il suo uccello gonfio dentro lo sfintere, lo sento, mi fa mugugnare per il piacere.

Mi muovo come se fossi a cavallo di un purosangue.
Intorno a noi ci sono tre o quattro uomini, ci stanno guardando. Sto godendo, anche lui. Mentre mi scopa mi infila nuovamente la sua lingua in bocca. Mi bacia per quasi tutto il tempo, con il suo palo di carne nel mio culo
“Julia sto venendo”
“Non dentro, aspetta ancora un attimo” Mi alzo, scivolo giù dal divano, mi inginocchio a terra, fra le sue gambe “Sborrami in bocca”
Non fa in tempo a parlare, a protestare.

Ho il suo cazzo dentro la bocca, mi aiuto con la mano. Pochi secondi e sento il suo sperma sulla lingua, sul palato. Resto immobile aspettando anche l’ultima goccia. La ingoio. Alzo lo sguardo, sono soddisfatta, lo guardo negli occhi e sorrido. Anche lui sorride
“Julia ti sei sporcata la camicetta” indicandomi il punto
Mi guardo, una macchia umida, grossa come una noce, del suo sperma è finito sulla mia stoffa trasparente, sopra un mio seno.

La raccolgo con il dito indice, me lo porto alla bocca risucchiando anche quelle ultime gocce.
“Julia non credevo tu fossi così passionale”
“Tesoro puoi dire anche porca, non mi offendo, mi piace fare sesso”
Usciamo dalla sala cinema e ci dirigiamo verso i bagni. Mi rimetto in sesto. Lo aspetto, intanto mi avvicino all’erogatore dell’acqua, mentre mi chino per prendere un bicchiere mi giunge una voce alle spalle, la stessa voce ed accento di inizio serata
“Scusa, ti è caduto questo” è lui, mi sta porgendo un cartoncino.

Lo prendo, lo guardo. Un biglietto da visita di un negozio della marca trevigiana, lo giro su se stesso, sul retro, nella parte bianca c’è segnato a penna un indirizzo email. Mi sorride e mi strizza l’occhio. Metto il bigliettino in borsa
“Grazie molto gentile” faccio finta di nulla, la sua compagna lo ha appena raggiunto. Arriva anche Manuele, ha la faccia di uno che non si è ancora reso conto di quello che è successo.

Torniamo al banco del bar, ordiniamo ancora qualche cosa da bere, il solito.
La musica ormai è soft, sono quasi le tre. Scambiamo ancora qualche parola con alcuni amici e decidiamo che è arrivato il momento di tornare a casa.
Sotto casa mia guardo Manuele
“Vuoi salire?”
“In effetti non ho sonno”
Apro la porta di casa mia ed appena varcata la soglia faccio scendere la cerniera della gonna, la lascio cadere a terra.

“Scopami ancora”
Alle sei del mattino, dopo avermi inculata per più di un’ora e aver goduto ancora nella mia bocca, mi saluta per tornare a casa sua. Mi metto a letto senza neanche struccarmi, so che per un po’ di tempo Emanuele verrà a trovarmi spesso.

3_Alle terme

Sto rovistando nella mia borsa alla ricerca di un lucidalabbra, convinta che sia lì, mi capita fra le mani un biglietto da visita con scritto sul retro un indirizzo email.

E’ del ragazzo con il quale, la sera prima, abbiamo scambiato occhiate e sorrisi al banco del bar nel club privè.
Accendo il mio computer portatile, mi collego ad internet, controllo la mia posta elettronica. Le solite mail, le solite richieste di sesso, banali, senza un minimodi gusto e savoire-faire, penso a quel ragazzo al bar, lui si che mostrava modi gentili, non come questi cafoni che scrivono frasi una uguale all’altra.
Prendo il biglietto da visita in mano, copio l’indirizzo
“Ciao sono Julia, mi hai dato il tuo indirizzo ieri sera, questa è la mia mail ed anche il mio contatto messenger” premo invio.

E’ già sera, mi sono svegliata da poco, mi sono addormentata che erano le sei e mezza del mattino, spengo il PC. Accendo il televisore, salto da un canale all’altro, non c’è nulla di interessante. Ritorno al PC, lo accendo nuovamente, apro messenger per vedere se c’è collegato qualcuno che conosco, mi si apre la finestra con la richiesta di un nuovo contatto. E’ lui, è la stessa mail scritta sul biglietto da visita.

Accetto il contatto.
“Che piacere trovarti, grazie per avermi inviato la mail, mi chiamo Marcello”
“Ciao, piacere mio, io sono Julia, come stai? Passato una bella serata ieri?”
“Sapevo il tuo nome, ho sentito i tuoi amici pronunciarlo un paio di volte, si io ho passato una bella serata, spero anche tu, è il tuo ragazzo quello che stava con te?”
“No è solo un amico e la tua compagna? E’ la tua fidanzata?”
“Non proprio, è la mia ex moglie” ed inizia a raccontarmi la sua storia, per qualche anno con lei ha frequentato locali come quello di ieri sera, lui ha una relazione con una ragazza, che non frequenta certi posti, la ex moglie anche, un nuovo compagno, ma estraneo, così ogni tanto si rivedono, con la scusa di essere in buoni rapporti, i rispettivi compagni non sospettano nulla e passano le serate insieme in qualche locale, ma non fanno più sesso fra loro due, cercano altre coppie per lo scambio completo.

Chattiamo per un’oretta circa, nonostante avessi dormito e riposato mi bruciavano gli occhi, mi ero addormentata con le lenti a contatto, lo saluto e torno al divano a rilassarmi davanti al televisore.
Sono tornata altre volte allo stesso privè, sia da sola, che con Fabri, un’altra volta anche con Manuele, ma Marcello non l’ho più visto lì, ma l’ho incrociato altre volte in chat. Parliamo di vari argomenti, qualche volta anche di sesso, ma non è mai stato volgare o fuori luogo, sempre con molto garbo, concedendosi a volte qualche battuta, più che altro spiritosa.

Lui è di vicino Treviso, non proprio vicino a me, mi chiede se conosco delle Terme, fra Verona ed il Lago di Garda
“Si le conosco ma non ci sono mai stata”
“Mi piacerebbe portarti una sera, potrei prenotare anche una stanza”
C’è la possibilità di pernottare anche alle terme, il costo è abbastanza sostenuto, ma le stanze sono dotate di ogni confort, televisore con canali satellitari, collegamento wirless per il PC, due o quattro posti letti, un letto matrimoniale ed eventualmente un divano letto, bagno molto confortevole, maxi vasca jacuzzi con acqua delle terme, non sono vere e proprie camere, più che altro miniappartamenti, con cucina completa di forno, microonde, frigorifero, vengono affittati più che altro da persone che trascorrono il periodo di una settimana usufruendo di acqua termale e massaggi e terapie varie,ma è possibile anche prenotare per una sola notte.

“Wowww che lusso, vorrà dire che la cena la preparo io, sono brava ai fornelli”
Ci salutiamo e curiosa cerco in internet maggiori informazioni, varie foto sia delle terme che delle stanze, molto interessati.
Sono passati più di tre mesi dal nostro primo incontro, mi incontra in messenger, mi saluta, come sempre
“Julia settimana prossima per lavoro devo andare a Milano, ho pensato che, se ti va, prenoto una stanza e sabato sera ci andiamo insieme”
“Si va bene, mi fa piacere, sia di andarci ma anche di rivederti, mi puoi confermare almeno un paio di giorni prima?”
“Certo, lo farò”
Ci scambiamo i numeri di cellulare.

Il mercoledì pomeriggio seguente mi arriva un sms, è suo. Mi chiede dove ci possiamo incontrare. Gli rispondo indicandogli il parcheggio di Verona Nord. Punto di incontro comodo per entrambi.
E’ sabato, ho già deciso cosa preparare per la sera, ho già acquistato tutto l’occorrente, di certo non mi metto ai fornelli lì nell’appartamento, preparo qualche cosa che possa essere riscaldato. Lasagne al pesto con fagiolini e patate, cozze gratinate, penso che possa bastare, razioni abbastanza abbondanti, non so quanto Marcello consumi in una cena.

Mi preparo, decido di mettermi abbastanza elegante. Trucco non troppo appariscente, leggero ma sexy, occhi contornati dalla matita e dal mascara. Una guepière nera, in raso, perizoma, un paio di calze velatissime, con la riga dietro, un paio di scarpe comode, a punta, nere, tacco da 9 cm, un vestito nero con lo spacco posteriore, mi arriva a metà coscia, a fatica riesco a chiudere la cerniera sulla schiena, pettino la parrucca, unghie laccate in nero, anche quelle delle estremità inferiori.

Controlla la borsa, c’è tutto, specchietto, lenti a contatto di scorta, occhiali da vista e da sole, trucchi, sigarette per due giorni, accendino, cellulare, portafoglio e documenti, preservativi, caso mai qualcuno se ne dimentichi. In un’altra borsa da viaggio, di ridotte dimensioni sistemo un secondo vestito, da giorno, due paia di calze autoreggenti, qualche cosa per la notte, intimo di ricambio, un paio di scarpe con tacco più basso, ciabatte infradito, un costume da bagno composto da reggiseno e perizoma.

Sono pronta, metto nella borsa da viaggio anche il sacchetto con i due contenitori in alluminio, da far riscaldare, una bottiglia di Lugana appena tolta dal frigo. Indosso un soprabito leggero, è già primavera inoltrata, ma pioviggina da un paio di giorni, è ancora abbastanza fresco fuori. Esco di casa e prendo la mia auto.
Sono le 20,30 sto raggiungendo il luogo dell’appuntamento. Il cellulare mi avvisa dell’arrivo di un sms. E’ lui, è già sul posto.

Lo vedo, mi sta aspettando in doppia fila con il motore ancora acceso, entro nel parcheggio, mi vede, mi sorride, cerco un posto dove parcheggiare, mi segue, si ferma dietro la mia auto, scende e viene ad aprirmi la mia portiera
“Ciao Julia, wowww che eleganza” sorrido ci baciamo sulle guance.
Prende la mia borsa da viaggio, la appoggia sul sedile posteriore, salgo in macchina e partiamo. Parliamo un po’ lungo la strada, più che altro su come abbiamo passato rispettivamente la settimana, anche quella lavorativa.

Arriviamo di fronte alle terme, mi chiede il mio documento, lo tiro fuori dalla borsa e glie lo consegno. Si avvia verso la reception, torna dopo una decina di minuti, sta sorridendo, sale in macchina mi chiede gentilmente di tenere le chiavi dell’appartamento. Mi dice che quello alla reception, quando ha aperto i documenti di entrambi, ha guardato il mio con uno sguardo di sorpresa
“Ma scusi signore, penso che mi abbia dato un documento sbagliato, questo non è della signorina in macchina”
“Non si preoccupi, signore, è proprio il suo”
Scoppio in una risata, non è la prima volta che mi capita, ci sono abituata.

Entriamo nell’appartamento, molto elegante, le luci sono già accese, soffuse, a sinistra c’è la cucina, di fronte il letto matrimoniale, alla destra una enorme vasca con idromassaggio, rialzata. Mi guardo intorno, prendo la mia borsa da viaggio, mi avvicino alla cucina, apro il forno e metto a riscaldare le lasagne, nel frigo il vino.
Ho ancora addosso il soprabito, Marcello mi viene alle spalle e mi aiuta a levarlo, mi scuso e vado un attimo in bagno.

Ci sediamo un attimo sul letto, parliamo, di tanto in tanto, mi accarezza le gambe, si complimenta nuovamente per come sono vestita, mi accarezza una guancia con un dito. Il rumore dell’acqua che sta riempiendo la vasca ci fa da sottofondo, mentre ero in bagno Marcello aveva aperto i rubinetti. Mi alzo per andare a controllare il forno, metto a riscaldare anche le cozze. Torno da lui, mi fa sedere sulle sue ginocchia, continuiamo a parlare, mi reggo abbracciandolo al collo, nell’appartamento fa abbastanza caldo, si è tolto la camicia rimanendo con una t-shirt.

La cena è pronta, avevo già preparato la tavola. Prende il vino in frigorifero, me lo versa. Mangiamo, si complimenta per la mia cucina, trova tutto squisito. Finiamo insieme la bottiglia.
Va verso il frigorifero, prende una bottiglia di champagne, l’aveva messa lui, due bicchieri, mi accompagna verso la vasca. Sale sulla scaletta per controllare il livello. Chiude l’acqua ed aziona i getti dell’idromassaggio. Intanto il televisore è acceso su un canale di musica.

Appoggia la bottiglia ed i bicchieri su un piano della vasca. Scende, si spoglia, lo guardo. Ha un bel fisico, si nota che come dice va spesso in palestra, non troppi muscoli, non li sopporto, ma un fisico asciutto. Si leva anche i boxer, è depilato nelle parti intime, il suo membro è a riposo ma di una dimensione interessante. Si avvicina a me
“Fai la timida? Non ti spogli?”
Mi giro, alzo i capelli mostrandogli la cerniera sulla schiena, capisce la difficoltà, me la fa scendere fino al fondoschiena.

Prendo il vestito per le spalline e lo faccio scivolare dal mio corpo.
“Dio mio che sexy” guardandomi in guepière, perizoma e calze “Ti devo sganciare anche questa?”
“No non c’è problema, vai pure nella vasca e inizia a servire da bere”
Lo guardo salire la scaletta, immergersi fino a mezzo busto nell’acqua, stappare la bottiglia e versare il contenuto nei bicchieri.
“Julia vieni si sta da dio, è calda al punto giusto”
Mi tolgo le scarpe, una ad una.

Senza spogliarmi salgo i tre gradini della scaletta. Marcello ha il bicchiere in mano, lo tiene per lo stelo, mi guarda stupito, non riesce a capire quali siano le mie intenzioni. Arrivo al bordo, immergo nella vasca prima un piede, poi l’altro, mi immergo così come sono, vestita.
“Non hai mai visto una ragazza in una vasca con l’intimo?”
“Julia che sorpresa, solo una mente altamente erotica come la tua poteva pensarci”
Mi avvicino ancora di più a lui, in piedi in mezzo alla vasca l’acqua ci arriva a metà petto, lo abbraccio, stando anche attenta a non scivolare con le calze sul fondo.

Prendo il bicchiere, la pressione dell’acqua arriva da ogni parte, ci massaggia le gambe, il corpo. Finisco il contenuto del bicchiere, lo appoggio vicino alla bottiglia, metto la mano sott’acqua e cerco il suo membro. Lo trovo, l’ho in mano, è già duro, sposto la mano sotto i suoi testicoli, gli accarezzo le palle. Si abbassa leggermente e mi bacia sulle labbra, le apro leggermente, ci infila dentro la lingua, le sue mani sono sul mio culo, mi solleva leggermente dalle natiche.

Si siede sul bordo della vasca, ha solo le gambe in acqua, appoggiate su un appoggio a forma di panca.
“Ho voglia di assaggiare la tua bocca” si tiene il cazzo con una mano
Mi inginocchio sulla panca, lo prendo in bocca, mi reggo a lui con una mano intorno ai suoi fianchi, con l’altra accompagno con una sega il pompino. Si versa un altro bicchiere di champagne.
“Apri la bocca” tiene il bicchiere sopra la mia testa, alzo lo sguardo verso l’alto.

Apro la bocca e a cashita mi versa lo champagne, così, dall’alto. Trattengo un po’ di liquido senza inghiottirlo, appoggio nuovamente le mie labbra sulla sua cappella e la faccio scivolare dentro la mia bocca, bagnandoglielo con lo champagne, leccandoglielo. Ripetiamo altre volte lo stesso gioco. Sto succhiando il suo cazzo da più di mezz’ora.
“Resta ferma così” scende da dove era seduto, si mette alle mie spalle “Non girare la testa”
Sento qualche cosa che spinge verso il buco del mio culo, è a pelo d’acqua.

E’ la bottiglia, mi sta infilando nel culo il collo della bottiglia. Godo, mi piace quando giocano con il mio corpo, con gli oggetti più strani.
“C’è n’è ancora un po’, te lo verso dentro il culo” sento il collo della bottiglia dentro di me piegarsi verso il basso, Marcello lo spinge ancora un po’ in dentro “Ecco te l’ho versato dentro tutto, almeno un bicchiere e mezzo, girati completamente”
Scendo dalla panca sono in piedi, mi giro.

Mi indica due maniglie ai lati
“Reggiti a quelle” mi accompagna all’indietro verso le maniglie. Le afferro tenendomi ben salda. Immerge le sue braccia, mi prende per le gambe e le solleva. Le appoggia alle sue spalle. Le calze bagnate tendono a scivolare sul suo corpo. Mi tiene sollevata e mi regge con una mano sulla mia schiena. Appoggia la cappella del suo uccello sul mio forellino, spinge aiutandosi con una mano. E’ dentro, lo sento, mi scopa reggendomi alle reni con entrambe le mani.

L’acqua continua a massaggiare sia il mio corpo che il suo. Non mi preoccupo per il trucco, ho usato dei cosmetici resistenti all’acqua. Godo. Nessuno ci sente, mi lascio andare.
“Si così inculami, inculami così, fino in fondo”
“Troia, sei una troia, ti piace che te lo dico, porca”
“Si continua, sono una troia, ficcamelo tutto dentro al culo”
“Porca, sei una porca, mi stai facendo venire”
“No aspetta, aspetta, sto venendo anche io, scopami ancora”
Cambia il ritmo per non venire, lancio un urlo, sono venuta.

“Vieni anche tu, non in culo però” dalla foga di entrambi di scopare nessuno dei due ha pensato al preservativo, me ne sono resa conto solo ora, Marcello esce dal mo sfintere, lasciandomi andare le gambe, mi ritrovo seduta, sto ancora afferrando le maniglie. Si sta masturbando, avvicina il suo cazzo alla mia faccia, aspetta forse un mio movimento. Non dico nulla, resto ferma con la sua cappella appoggiata sulla mia guancia. Capisce che può continuare, sento la sua sborra sul viso accompagnata da un suo urlo liberatorio.

Restiamo ancora un po’ nella vasca, seduti uno vicino all’altro, rilassando i nostri corpi sotto i getti dell’idromassaggio. Esce per primo dalla vasca, va in bagno, esce avvolto in un accappatoio. Io sono ancora immersa, mi sono sciacquata il viso nella vasca. Mi porge una sua mano, aiutandomi a scendere verso il pavimento, facendo attenzione a non scivolare. Prendo l’accappatoio, mi avvolgo, vado alla mia borsa a prendere le infradito, lasciando impronte bagnate su tutto il pavimento.

In bagno mi levo la guepière e la calze, fradice d’acqua. Esco dal bagno avvolta nell’accappatoio dopo essermi rinfreshita anche il trucco. Sul tavolo c’era ancora, nelle due vaschette, un po’ di cozze ed una abbondante razione di lasagne. Ad entrambi era venuta ancora fame. Il tempo di scaldare il tutto. Marcello prende dal frigo-bar, vicino al letto, una bottiglia da mezzo litro di spumante. Finiamo di cenare.
Marcello si sdraia sul letto, togliendosi l’accappatoio, resta nudo sdraiato sopra le lenzuola.

Gli sorrido. Torno in bagno. Esco con indosso un baby-doll in pizzo nero e coulotte abbinate, un reggiseno trasparente sotto solo per poter reggere le mie protesi in silicone, ancora abbastanza umide. Mi sdraio sul letto davanti a lui. Guardiamo insieme u po’ di televisione, senza parlare. Mi tiene abbracciata a lui, sento il suo membro appoggiato al mio fondo schiena che inizia nuovamente ad ingrossarsi. Mi volto. Ci baciamo in bocca. Tuffo la mia testa fra le sue gambe, gli sto leccando le palle, tenendo il suo uccello con una mano, lo sto segando.

Lo prendo di nuovo in bocca, lo succhio. Marcello geme al contatto con la mia bocca. Mi metto a novanta gradi sul letto
“Inculami, dammi il cazzo dentro” questa volta si copre con un preservativo. Mi abbassa le coulotte scoprendomi ciò che gli interessava, il baby-doll fino alle spalle. Me lo mette in culo in un solo colpo, si muove dentro di me, dall’alto verso il basso, i piedi appoggiati sul letto, spingendo con tutto il suo corpo.

Godo, ma non vengo. Lui si, sta venendo lo sento
“Sborrami sulla schiena” si toglie il preservativo, la sento che mi cola già dai fianchi, fra il solco delle natiche. Sono stanca, esausta, sbattuta. Vado in bagno e mi risciacquo. Prendo un asciugamano e lo appoggio sul cuscino, per non sporcarlo con il trucco. Mi infolo sotto le coperte, anche Marcello, mi addormento tenendo il suo cazzo in una mano.
Mi sveglio verso le 10,30, guardo fuori dalla finestra, lo stesso tempo di ieri.

Piove. Vado a farmi una doccia. Indosso il costume da bagno, si è svegliato anche Marcello. Dobbiamo lasciare la stanza entro l’una ma abbiamo libero accesso alle piscine termali ed alle grotte. Marcello carica in macchina il superfluo. Tengo il necessario nella borsa e la deposito nello spogliatoio “femminile” incurante degli sguardi e di eventuali commenti di qualche attempata signora. Entro con Marcello nelle piscine, l’acqua è veramente temperata, si sta benissimo nonostante il cielo sia nuvolo e di tanto in tanto si mette a piovere.

Passeggiamo all’interno, soffermandoci per alcuni minuti a rilassarci anche sul prato, umido di pioggia. Parliamo, stiamo trascorrendo una piacevole giornata in totale relax. Siamo ancora seduti sul prato, ha smesso di piovere, sono quasi le tre del pomeriggio
“Julia fra non molto se non ti dispiace andiamo, non vorrei fare troppo tardi”
“Nessun problema ma prima vorrei fare una cosa”
“Cosa?”
“Vieni con me” mi alzo gli porgo una mano invitandolo a seguirmi. Entro ancora in acqua e mi dirigo verso una grotta vicina.

Non c’è nessuno “Voglio farti una sega, qui adesso” L’acqua ci arriva sopra la vita, gli abbasso lo slip da bagno, gli prendo il cazzo in mano e comincio a menarglielo. Mi abbraccia, mi bacia in bocca.
“Julia sei proprio matta”
Sorrido, aumento il movimento della mia mano sento che sta per venire. Vado alle sue spalle, continuo la sega appoggiata dietro di lui, la mano così scorre ancora più veloce. Viene. Porto la mano davanti alla sua cappella, la pulisco con il palmo.

Si sistema da solo lo slip.
Tono di fronte a lui, apro la mano, è fuori dall’acqua. Sul palmo bagnato sono visibili chiari segni, abbondanti del suo sperma. Lo guardo negli occhi, sorrido maliziosa. Mi strofino la mano sulla pelle, da sotto il seno fino all’ombelico, spalmando la sua sborra mista ad acqua.
Una coppia di signori abbastanza in su con gli anni, sembrano tedeschi, comunque non italiani, ci guardano con aria abbastanza schifata.

Ridiamo, Marcello mi abbraccia e mi bacia in bocca, un lungo bacio, appassionato.
“Ora andiamo, però”
Mi accompagna, mano nella mano, allo spogliatoio. Prendo la mia borsa, entro in un box, una breve doccia, mi cambio l’intimo, mi vesto, esco. Marcello è già pronto, mi porta fino alla mia auto. Ci baciamo ancora sulla bocca e prende la via dell’autostrada.
Rientro a casa, è ancora giorno, non sono neanche le quattro e mezza di pomeriggio.

Ho trascorso un piacevolissimo fine settimana.
Marcello ed io non ci siamo più incontrati, ne in qualche locale ne da soli, ogni tanto ci incrociamo in chat e chiacchieriamo, ci ripromettiamo spesso di rivederci, ma da due anni non lo facciamo. Probabilmente sono io che fuggo da un eventuale altro incontro a due, ma sono sicura che difficilmente potrei provare con lui le stesse sensazioni del primo incontro. Di lui riserverò sempre un sensuale ricordo di un week-end caldamente erotico.

4_A me piace guardare

Una delle mie migliori amicizie è con Enzo, un uomo napoletano, quarantacinquenne, che abita a Verona in un quartiere ad una ventina di minuti da casa mia. Mi ha contattato la prima volta tramite uno dei miei annunci su un portale di incontri, nel web, da subito mi era sembrato una persona simpatica ed interessante, che valeva la pena di conoscere. Ci siamo scambiati per lungo tempo una serie di email, mi aveva spesso invitata a casa sua, ma con una scusa o l’altra rimandavo sempre ad una volta successiva.

Non si perdeva d’animo e, senza alcuna insistenza, ha saputo aspettare il momento opportuno.
Non vedo Fabri, il mio uomo da un paio di settimane, ne lui ne altri, diciamo che ho voglia di fare sesso, è da più di quindici giorni che non ho un uccello fra le mani. Sono al mio PC, in messenger, c’è collegato anche Enzo
“Ciao Julia, cosa fai di bello?”
“Niente, sono a casa, pensavo di mettermi in sala fra un po’ e vedere un po’ di televisione, dopo aver cenato”
“Se ti invito a bere qualche cosa sul Lago ci vieni?”
“Ma si dai perché no? Facciamo verso le 21,30? Così ho il tempo per prepararmi”
“A me va bene”
Ci mettiamo d’accordo sul luogo dell’appuntamento.

Mangio qualche cosa di veloce, mi preparo, indossando qualche cosa di sexy, mi piace essere sempre sensuale quando devo scopare e stasera avrei senz’altro scopato con Enzo, con la voglia che ho, meglio lui del primo che passa.
Mi controllo, intimo e autoreggenti a posto, indosso un vestito a caso e vado all’appuntamento. Enzo è già li che mi aspetta, scende dalla macchina, resto sorpresa, avevo visto alcune sue foto, quelle che mi aveva mostrato, è un uomo carino, capello riccio sul lungo, brizzolato, ma non mi aspettavo della sua altezza, in piedi sui miei tacchi, neanche troppo alti, mi arriva a mala pena all’altezza del mio mento.

Non importa, per quello che lo conoscevo, anche se tramite internet, è una persona piacevole.
Salgo sulla sua auto e andiamo verso il lago. Parcheggia l’auto e dopo una breve passeggiata a piedi ci accomodiamo in un locale, posto su una terrazza con vista sul porticciolo, le luci illuminano il pontile e l’acqua del lago. Mentre camminavamo verso il locale mi veniva da sorridere per la differenza di altezza. Nonostante questo Enzo si stava dimostrando per quello che già conoscevo, una persona allegra, simpatica, molto socievole.

Quando chattavamo mi mostrò anche un paio di sue foto, nudo, che mettevano in evidenza la sua dotazione, che sembrava di tutto rispetto. Sono curiosa, gli chiedo se quello che avevo visto in foto era veramente il suo. Sorride e mi dice di si. Racconta anche di una sua relazione con una trans meridionale, non operata, che abita a Milano. Mi sorprende e mi incuriosisce quando mi dice
“A me piace guardare”
“Spiegati meglio”
“Mi piace scopare, ma mi piace soprattutto vedere altri che scopano, soprattutto travestiti o trans.


Stavo bevendo il mio solito Pampero & Cola. Appena finito mi chiede se volevo rimanere lì o andare da qualche altra parte
“Dove ti piacerebbe andare?” gli chiedo
“Ti piace farti scopare all’aria aperta?”
“Diciamo che preferisco farlo più comoda, ma se la situazione è eccitante non mi tiro di certo indietro”
Si alza sorridendo. Va a pagare il conto, usciamo e torniamo in macchina. Sono curiosa di capire cosa ha in mente.

Dopo neanche cinque minuti di strada si ferma. Scendiamo di nuovo, siamo vicini ad una spiaggia. E’ deserto, non c’è proprio nessuno. Camminiamo per altri cinque, dieci, minuti al massimo, sto attenta a non rompere i tacchi fra i sassi del lungolago. L’acqua è vicina a noi, a pochi passi, si appoggia ad un enorme masso con la schiena
“Vuoi vedere se quello in foto è proprio il mio?”
“Si”
Lo tira fuori dai pantaloni.

Si è proprio il suo, non è lungo ma molto largo in circonferenza, con una cappella gonfia. Mi inginocchio, lo prendo in bocca qualche minuto. Mi fa alzare, mi appoggio al masso con le mani, alzo la mia gonna, stretta, sopra i fianchi, allargo il più possibile le gambe in modo di abbassare il mio baricentro. Si mette il preservativo e me lo mette in culo. Mi fa un po’ male, sia per la larghezza ma soprattutto perché non ero ancora umida del tutto.

Mi monta e viene dopo pochi minuti.
“Mi piacerebbe guardarti mentre sei inculata da altri” mi dice subito dopo essere venuto, mentre si sistemava i pantaloni. “Hai mai scopato con qualcuno conosciuto in un parcheggio o in un luogo di incontri?”
“Nei parcheggi è da anni che non ci vado, con gente conosciuta solo cinque minuti prima si, in qualche club privè” gli rispondo tranquillamente, mentre stiamo tornando alla macchina.
“Hai fretta di tornare a casa?”
“No perché”
“Andiamo in un posto, se non ti va ce ne andiamo, va bene?”
“Ok”
In macchina dopo pochi minuti raggiungiamo Desenzano, si dirige verso la zona artigianale.

Conosco quel posto, ci andavo anni prima quando abitavo da quelle parti. Iniziamo a girare fra i vari capannoni, qualche macchina ci si avvicina, rallenta, ci guarda, riparte. Si avvicina un fuoristrada bianco, si ferma, ci fissa senza parlare.
“Julia ti piace quello? Ti faresti scopare da lui?”
“Ha importanza se mi piace o no? Siamo qui per farmi scopare da qualcuno mentre tu mi guardi, o no?”
“Sì, ma non voglio che tu ti faccia scopare da uno che non ti piace, solo per farmi contento”
“Enzo, lui o un vibratore non fa differenza.

La cosa eccita anche me” abbasso il finestrino e saluto l’uomo sul fuoristrada “Ciao, dove andiamo?” diretta.
“Seguitemi ” disse sorridendo
Lo seguiamo, prosegue per strade lontane dal centro artigianale. Si ferma in una zona buia, lontana dalla strada principale. Scende dalla sua auto. Scendiamo anche noi, Enzo mi segue in silenzio
“Tiralo fuori ” sono decisa, eccitata, mi sento come una puttana
Non se lo fa ripetere due volte, lo tira fuori, un uccello nella normalità.

Mi alzo nuovamente la gonna per non impedire i miei movimenti, faccio un passo verso di lui, mi inginocchio ed inizio a fargli un pompino. Enzo è in piedi vicino a me, ci guarda, ha il suo cazzo in mano, si sta facendo una sega, lenta.
“Hai un preservativo?” chiedo all’uomo che me lo ha appena messo in bocca
“No, li ho finiti”
“Enzo prendine uno dalla mia borsa” va e lo prende, intanto continuo nel mio pompino allo sconosciuto, con le mani appoggiate ai suoi fianchi.

Mi passa il preservativo, lo tolgo dall’involucro e lo infilo sull’uccello dell’uomo.
Mi appoggio con le mani al cofano del suo fuoristrada, allargo le gambe, mi entra violentemente nel culo e inizia a scoparmi. Enzo continua a farsi una sega, vicino a me. Viene, mi sborra sulle calze.
Lo sconosciuto continua a montarmi, viene anche lui. Mi sistemo la gonna, mi giro e, mentre lui si sta ancora pulendo l’uccello, lo saluto con un cenno della mano, cerca di parlarmi ma io continuo per la mia strada.

Con un cenno della testa faccio segno ad Enzo di tornare in macchina, sul mio viso ho un sorriso beffardo da mignotta.
Enzo me lo fa notare mentre ingrana la retromarcia. Rido. Lo sconosciuto è ancora in piedi, allibito del mio comportamento, da “una botta e via”.
“La cosa peggiore degli uomini è che ci trattano, me o donne comprese, come delle zoccole, contenti di essere loro a darti una botta e poi sparire, ma se tu ti comporti come loro restano di merda come quello lì”, questa è la mia filosofia.

Prende l’autostrada per tornare verso la mia macchina, gli tocco l’uccello, è ancora duro. Si ferma in un’area di sosta, dietro il capanno dei bagni pubblici gli prendo ancora il suo cazzo prima in bocca e dopo in culo, una scopata di dieci minuti. Viene.
Enzo è così, un bel cazzo grosso, non dura tantissimo, ma è capace di venire anche cinque volte, come un coniglietto, una dopo l’altra.
Torniamo alla mia macchina.

“Spero di vederti ancora, Julia. ”
“Certo che ci vedremo ancora, trova qualcuno in internet che mi scopi davanti a te, se in casa però è meglio”
Ci salutiamo.

5_Sei uomini in tre giorni

Ricevo una mail da Enzo “ho trovato cinque che vogliono scoparti, cosa facciamo?” lo contatto su messenger e gli chiedo maggiori spiegazioni, in vari portali di incontri si è messo alla ricerca di maschi a cui piace il mio genere, ne ha trovati cinque, deve solo mettersi d’accordo sui giorni
“Ok d’accordo Enzo, ma dove andiamo? Ma non tutti insieme, al massimo due per sera”
“Ok mi organizzo, comunque andiamo a casa mia”
Si mette d’accordo con i vari uomini, mi contatta nuovamente
“Julia uno di martedì, due di mercoledì e gli altri due solo di giovedì”
“Ok organizza, ma un giorno di fila all’altro o in settimane diverse?”
“Purtroppo sarà una coincidenza, ma tutti possono solo la prossima settimana dicono, poi nessuno di loro è in grado di dirmi quando può essere la prossima volta”
“Ok capito, mi spetta un tour-de-f***e di una settimana” Rido fra me e me.

Il sabato lo passo con Fabri in un club, trascorre la notte da me e riparte per casa sua nel pomeriggio della domenica.
Arriva il martedì, raggiungo casa di Enzo, resto da lui mentre lui si reca a prendere il primo degli uomini a cui ha dato appuntamento. Entrano in casa, io li attendo già sdraiata sul letto di Enzo, mentre guardo la televisione, indosso solo un reggiseno, perizoma, reggicalze e calze, li aspetto come una puttana.

L’uomo è sui cinquanta anni, appena mi vede si avvicina a me, mi si siede accanto, mi fa i complimenti. Enzo è già nudo, il suo uccello è già in tiro e voglioso. Lo prendo in bocca, anche l’altro si spoglia, ho entrambi i loro uccelli di fronte a me, li succhio alternandoli, mi inginocchio sul letto, con l’uccello del nuovo arrivato in bocca, Enzo nel culo. Viene, mi volto dalla parte opposta offrendo il culo all’altro.

Mi incula a sua volta, viene anche lui, come Enzo nel preservativo. Restiamo sul letto a parlare per una mezz’ora. Mi guardano, hanno voglia entrambi di farsi un’altra scopata. Prendo nuovamente i loro cazzi in bocca e, a turno, li ho nuovamente in culo, uno dopo l’altro. Enzo intanto ha preso una macchina fotografica, mi chiede se può shittare delle foto, gli do il mio consenso. Mentre mi scopano Enzo shitta alcune foto. Questa volta è l’altro uomo a venire per primo, mentre lo sta succhiando con il mio amico che mi incula, mi avvisa appena in tempo, tolgo la bocca dal suo cazzo e mi viene sul viso.

Enzo mi esce dal culo, si toglie il preservativo, mi sborra in pieno viso, sull’altra guancia. Il nostro nuovo amico deve andare, lo salutiamo, resto ancora un po’ da Enzo, il tempo per farci insieme una nuova scopata.
Il giorno dopo sono ancora da lui. Sono in due questa volta, sono ancora vestita più o meno come il giorno prima, l’intimo è diverso, ma il look uguale. Uno è un ragazzo, poco più che venticinquenne, l’altro di circa quaranta anni.

Sono tutti d’accordo a fare anche foto. Li prendo inizialmente tutti e tre in bocca. Inginocchiata fra di loro. Mi metto alla pecorina sul letto, mi inculano a turno, in piedi sul letto. Uno dopo l’altro vengono, prima Enzo poi il ragazzo. L’altro continua senza sosta, se lo fa succhiare ancora, cambia il preservativo per mettermelo ancora in culo. Enzo continua a shittarci delle foto. Sia lui che il ragazzo ritornano nel gioco, me lo infilano insieme in bocca mentre continuo ad essere inculata dal terzo uomo.

Me lo rimettono di nuovo nel culo anche gli altri due. Enzo viene ancora. Viene anche il quarantenne, sul letto mi sto facendo sbattere dal ragazzo. E’ il quarantenne che sta shittando delle foto, Enzo ha il cazzo ancora duro, me lo infila in bocca mentre il più giovane continua a montarmi nel culo. Enzo sta venendo per la terza volta, lo trattengo fra le labbra, capisce che voglio prenderla in bocca. Ingoio la sua sborra proprio nel momento in cui anche il ragazzo sborra nel mio culo, dentro il profilattico.

Mi hanno scopata ininterrottamente, alternandosi per un’ora e mezza. Se ne vanno, sto per andarmene anche io, Enzo vorrebbe fare l’ultima, prima di andare a dormire, senza prenderglielo in bocca mi piego in avanti, appoggiata al letto, sono finiti i preservativi, gli permetto lo stesso di entrarmi in culo, mi monta sta per venire
“Sborrami in culo” lo fa. Vado in bagno a darmi una rinfreshita e torno a casa pensando che il giorno dopo ne avrei avuti altri due nuovi.

Spero di resistere.
Siamo a giovedì sera, mi presento a casa di Enzo vestita solo con una guepière, perizoma e calze, sopra solo un soprabito per coprirmi, nessun vestito. Il percorso in macchina l’ho fatto in quell’abbigliamento.
“Julia sei proprio una zoccola” non per offendermi, ma con un tono di voce affettuoso.
Esce di casa e va a prendere i nuovi due amici. Uno dei due si presenta con delle paste.

Gentile, penso. Mangiamo le paste insieme e chiacchieriamo per qualche minuto, l’uomo delle paste è un poliziotto, l’altro un geometra.
Mi fanno sdraiare a pancia in giù, sul letto. Sei mani mi toccano, mi palpano, sulla schiena, sulle gambe, sul culo. Qualcuno di loro mi sta infilando un paio di dita nel culo. Non mi giro a guardare, resto in balia delle loro mani. Mi sento prendere per i fianchi, mi aiutano ad alzarmi sulle mani, il geometra è di fronte a me, nudo, il suo cazzo davanti alla bocca, la apro, gli faccio un pompino.

Mi arrivano un paio di buffetti sul sedere. Sento un grosso membro sbattermi sulle natiche, penso sia Enzo. Non è lui, lui è in piedi vicino al letto con la macchina fotografica in mano. E’ il poliziotto, mi giro, lo guardo, ha un cazzo più grosso ancora di Enzo, più lungo. Continua a sbattermelo sopra le natiche. Prendo nuovamente in bocca l’uccello dell’uomo di fronte a me. L’altro intanto mi entra nel culo. Mi fanno girare, si danno il cambio nella mia bocca e nel mio culo.

Anche Enzo ha l’uccello in mano, di fronte a me, li succhio entrambi.
Sento il geometra maneggiare sopra le mie chiappe, si sta levando il preservativo. Mi sborra sulla schiena. Mi giro una ennesima volta, Enzo mi entra nel culo, l’altro si siede a gambe aperte di fronte al mio viso. Gli lecco le palle, il cazzo, glielo prendo in bocca. Enzo è venuto. Il poliziotto mi fa montare sopra di lui, mi faccio inculare a smorzacandela.

L’altro è sdraiato a fianco a noi, ci guarda. Il mio amico fotografa.
“Troia prendimelo in bocca ora, fammi venire”
Mi inginocchio fra le sue gambe, gli levo il preservativo e lo pompo in bocca fino a farlo venire, in bocca.
Sono stravolta per le tre serate consecutive, non ce la fari proprio a continuare. I due uomini ci salutano, ho goduto ma allo stesso tempo tiro un sospiro di sollievo. Anche Enzo è stanco per la performance di sei tre giorni.

Torno a casa. Mi sdraio sul mio letto. Mi passano per la mente le immagini dei cinque nuovi cazzi conosciuti più quello del mio amico. “Sono proprio una troia” penso e, mi addormento.

6_Adoro i collant a rete

Una delle email più curiose che ho ricevuto per i miei annunci è stata senz’altro quella di Gualtiero, si definiva un uomo sulla cinquantina, assolutamente non bello, alto un metro ottanta, di cento chili di peso, senza capelli, camionista spesso di passaggio dalle mie parti, desideroso di conoscermi ed invitarmi a cena una sera, di non essere assolutamente interessato ad un rapporto sessuale, ma solo di passare una serata in piacevole compagnia, è un feticista dei collant a rete, reputandomi, per quello che io avevo scritto sui miei annunci, una persona che merita, di essere sicuro di non ricevere alcuna risposta da parte mia in quanto si riteneva non alla mia altezza.

Leggo attentamente la sua mail, sono curiosa, gli rispondo chiedendogli di farmi sapere dove e quando.
Mi risponde, incredulo, mi fissa un appuntamento presso il parcheggio di un ristorante che conosco, raccomandandosi di indossare dei collant a rete perché vuole ammirare le mie gambe.
Arriva il giorno, mi preparo, un trucco leggero, indosso un vestito corto ed elegante, di color verde, con le spalline il perle bianche, intimo color nero sotto, un paio di collant a rete a maglia media verdi, sandali verdi, mi guardo allo specchio, alzandomi il vestito, mi sembra strano vedermi le gambe ed il sedere fasciati in quel collant, io che sono abituata alle calze o alle autoreggenti, comunque sto bene, mi davano realmente un’aria sexy, prendo la Smart e mi avvio all’appuntamento.

Arrivo con circa un quarto d’ora di ritardo, nel parcheggio c’è una motrice di un camion. Parcheggio e mi avvio verso il camion, scende un uomo, senza capelli, alto, molto robusto, anche se non eccessivamente grasso, non bello, indossa un paio di jeans ed una camicia nera aperta all’ultimo bottone, che cadeva fuori dai pantaloni, mi viene incontro
“Julia?”
“Si sono io”
“Piacere Gualtiero” mi guarda come sono vestita “Complimenti anche per il vestito e per la scelta del colore, non il solito nero”
Entriamo nel ristorante, chiede alla cameriera un posto nella saletta al piano superiore, ci accompagna sulle scale, ci fa accomodare al tavolo.

Prende l’ordinazione. Carne alla brace e vino rosso. Consumiamo la nostra cena, Gualtiero mi guarda spesso le gambe, il vestito si è alzato mostrando completamente le cosce. Mi parla dei suoi viaggi, spesso nel Nord Europa. Dei locali in cui va, frequentati da trav e trans, dice di essere timido e di non aver mai avuto il coraggio di avvicinarne una, neanche per parlare. Sono l’unica che ha risposto al suo messaggio, ne ha inviati parecchi, dice.

Fa anche domande sulla mia vita “en femme”. Mi guarda le gambe, ma non mi sfiora mai. Resta sempre al suo posto, educatamente.
Ordiniamo il caffè.
Sto passato una piacevolissima serata parlando con un uomo che, pur non essendo assolutamente nei canoni dei miei gusti in fatto di genere maschile, si dimostra una persona molto corretta, simpatica, socievole, scendiamo le scale, Gualtiero va a saldare il conto, usciamo dal ristorante e mi accompagna verso la mia macchina
“Grazie Julia per la piacevolissima serata, spero di poterti invitare ancora a cena”
“Più che volentieri, cosa fai adesso?”
“Ho il rimorchio posteggiato ad un paio di chilometri da qui, vado là e mi riposo, domattina mi sveglio abbastanza presto proseguendo fino a Napoli”
“Non è tardissimo – guardo sul mio cellulare l’orario – “Non sono neanche le 11,00, se ti va possiamo continuare a chiacchierare un po’”
“A me andrebbe benissimo, dobbiamo però andare all’altro parcheggio”
“Nessun problema, ti seguo con la mia auto”
Gualtiero prende la sua motrice, sia avvia, lo seguo, decisa che mi sarei fatta scopare.

Neanche cinque minuti di strada, arriviamo nei pressi del suo rimorchio, avvicina la motrice, scende dal camion ed aggancia il rimorchio. Sono in piedi fuori dalla mia auto, lo guardo mentre fa le manovre. Ha finito, mi fa un segno di salire in cabina. Apre un frigobar all’interno dell’abitacolo e mi chiese cosa voglio da bere, ha acqua, lattine di bibite e birra, opto per la birra. Riprendiamo la conversazione interrotta al ristorante, parlando ancora di qualche suo viaggio e di me.

Stiamo parlando da mezz’ora, lui continua a guardare le mie gambe, accavallate sul sedile. Visto che lui non fa una mossa, prendo io l’iniziativa
“Ti piacciono veramente tanto le mie gambe?” alzo il vestito sopra i miei fianchi, in modo che lui possa vedere completamente le mie gambe, lasciando intravedere anche il nero della stoffa del mio perizoma sotto le maglie larghe e verdi del collant
“Si molto” vince la sua timidezza ed allunga, finalmente, una sua mano verso la mia coscia “Sono fatte benissimo, morbide” le sta toccando
“Ma ti piacciono solo le mie gambe? Ed il resto?” lo stavo provocando
“Si Julia mi piaci molto, anche come persona” è emozionato
Mi avvicino spostandomi sul sedile, mi giro di tre quarti verso di lui, la sua mano scorre sulle mie gambe, E’ caldissima, di dimensioni tali che con le dita riesce a prendermi gran parte della coscia.

Non parla più, io resto zitta concentrandomi al tocco della sua mano. Con respiri profondi continua a toccarmi le gambe, anche con l’altra mano. Do un ultimo sorso alla lattina di birra, la appoggio, vuota, al cruscotto. Allungo la mia mano e la porto fra le sue gambe, accarezzandoglielo attraverso la stoffa dei jeans
“Julia?”
“Shhhh lasciami fare”
Continuo ad accarezzarglielo. La sua testa è rivolta all’indietro, la sua mano destra sempre sulle mie gambe.

Sta godendo di quel mio strofinamento fuori dai suoi pantaloni, lo sento crescere attraverso la tela dei jeans, indurirsi, sono piacevolmente sorpresa dalla sua grossezza. E’ molto dotato. Lo accarezzo per tutta la sua lunghezza, dall’attaccatura dei testicoli fino all’apice che preme contro la cinta dei jeans. Sono appoggiata con la mia fronte alla sua spalla, sono eccitata, con le dita cerco la cintura dei pantaloni, la trovo, slaccio il bottone e gli tiro giù la cerniera.

“Si continua, ti prego” sta ansimando
Prendo il suo cazzo nella mia mano, non riesco a chiudere il pugno da quanto è grosso, iniziai a masturbarlo.
“Aspetta Julia” si solleva dal sedile, oscura interamente i vetri laterali ed il parabrezza. “Così nessuno ci vede, andiamo qui dietro, stiamo più comodi” mi mostra un letto dietro una tendina posta al di là del sedile.
“Si penso sia meglio” sorrido “Spogliati”
Mi aiuta a salire sul lettino.

Posso stare tranquillamente comoda seduta sulle mie ginocchia. Gualtiero si spoglia completamente da seduto, sale anche lui sul letto. Si sdraia sulla schiena, sono in ginocchio fra le sue gambe, gli faccio una sega per fargli riprendere la durezza che ha leggermente perso. E’ tornato duro, come prima, grosso
“Che bel cazzo che hai” abbasso la testa e lo prendo in bocca, la sento piena per quanto è gonfia la sua cappella, lo succhio, lo lecco.

E’ lungo, in bocca me ne sta solo la metà. Mentre gli sto facendo il pompino, cerco con la mano la mia borsa, la trovo, prendo un preservativo. Gualtiero mi guarda, ansimando
“Lo voglio in culo” gli infilo il profilattico
Mi fa sdraiare sulla schiena, prende le mie gambe e le spinge verso il mio viso, le ginocchia mi arrivarono al petto, con la mano sinistra mi tiene entrambi i piedi, ho ancora le scarpe.

Mi spinge ancora i piedi, raccolgo con le mie braccia le mie gambe serrandomele al petto. Sono arcuata sulla schiena con il sedere staccato dal letto, il vestito è risalito sino alla vita. Con l’altra mano, Gualtiero, cerca l’estremità del mio collant dietro la mia schiena, me lo fa risalire all’altezza dei miei testicoli. Appoggia le sue mani alle mie cosce, facendomi mantenere la posizione presa. Si abbassa per leccarmi il buchetto posteriore, protetto unicamente dal solo filo del mio perizoma, me lo ammorbidisce con la sua saliva.

Si rialza, prese il suo enorme uccello nella mano ed appoggia la cappella al mio buchetto, spinge con la forza delle sue reni e del suo peso, lancio un urlo, non solo di dolore ma anche di godimento appena lo sento entrare
“Ti ho fatto male” mi chiede preoccupato, fermandosi per un istante
-“No continua, mettimelo dentro tutto”
Si fa forza sulle sue ginocchia, me lo spinge fino in fondo con tutto il peso del suo corpo.

E’ enorme dentro il mio intestino, continua a spingere
“Si così, che bel cazzo grosso,continua, scopami dimmi che sono una troia, dimmelo”
“Si sei una troia, ti sto scopando il culo, troia” finalmente anche lui accompagna a parole la scopata, come piace a me
Le sue palle sbattono sulle mie natiche, me lo spinge in culo fino alla radice, esce quasi fino alla cappella per rientrare dentro totalmente, in rapida successione,
“Sto venendo, Julia, sto venendo”
“Si porco, sborra”
“Ecco, ecco, troia ti sto sborrando in culo” è totalmente dentro di me, resta così, con colpi energici del bacino fino a quando non scarica anche l’ultima goccia di sperma nel preservativo.

Mi lascia cadere le gambe, si riversa all’indietro, appoggiandosi alla parete del camion. Resto immobile, sdraiata, con le gambe larghe, i collant calati a mezza coscia, i piedi appoggiati sulla coperta del letto. Con le dita cerco il mio forellino posteriore, è ancora aperto, grazie alle dimensioni del suo cazzo, per la scopata che si è fatto nel mio culo per più di mezz’ora.
“Julia che scopata”
“Gualtiero, hai un uccello magnifico, mi hai sfondata”
“Posso chiederti una cosa prima che te ne vai?”
“Si certo”
“Tu baci in bocca gli uomini?”
“A volte si”
“Mi piacerebbe farlo”
Gli sorrido, si sdraia ancora nudo al mio fianco, mi abbraccia, si avvicina con le labbra semichiuse verso di me, dischiudo le mie, mi mette la lingua in mia bocca, mi bacia con passione.

Mentre mi bacia gli tocco ancora l’uccello, è moscio, ma sempre grande, grosso
“Contattami quando torni ancora da queste parti, voglio ancora il tuo cazzo in culo”
“Senz’altro tesoro, e tu indossa sempre i collant a rete” mi sorride
Mi ricompongo,si riveste anche lui.
Scende dal camion con me per accompagnarmi alla mia auto. Mi bacia in bocca nuovamente. Salgo sulla mia auto e parto. Nel tragitto per casa ripenso ancora al suo uccello, penso a tutti i dotati che mi hanno scopata.

Non so se lui è il più grosso, ma senz’altro è fra i primi cinque.
Sono passati u paio di mesi, ricevo una sua nuova mail, mi ringrazia per la serata, per la scopata, ma mi ringrazia soprattutto per averlo aiutato a vincere la sua timidezza. E’ tornato in qualche locale del Nord Europa ed è riuscito a conoscere qualche altra travestita, u paio se le è anche scopate. La prossima settimana torna dalle mie parti.

Mi farò inculare ancora sul suo camion.

7_La villa sul lago

Apro la mia posta elettronica e trovo un messaggio di FB, organizzatore di incontri fetish e sadomaso, che mi invita ad un party sul Lago, nei pressi di Novara, la festa è riservata unicamente a coppie, con richiesta di confermare per telefono o mail la presenza e con l’occasione fornirà tutte le istruzioni, indirizzo, ecc.. Al momento penso subito che mi abbia inviato il messaggio per errore.

Lo chiamo al telefono
“Ciao caro sono Julia”
“Julia che sorpresa! Mi chiami per il party sul lago?”
“Si proprio per quello, pensavo me lo avessi mandato per sbaglio, l’invito è solo per coppie, io che c’entro?”
“Tu c’entri, eccome se c’entri” Inizia a darmi le spiegazioni. La festa si terrà in una villa sul Lago, l’invito è esclusivamente per una decina di coppie al massimo, invito mirato. L’organizzatore è un personaggio abbastanza noto per cui ha chiesto a lui di provvedere agli inviti.

E’ stato anche un paio di volte a qualche incontro della domenica pomeriggio, nel club privè gestito dai miei amici, era insieme alla moglie, indossavano una maschera per non farsi riconoscere. E’ lì che mi ha notata.
“C’erano anche quando hai presentato tu la festa, qualche mese fa, ricordi?”
“Si quando ho presentato ricordo, non mi ricordo però di una coppia in maschera, qualcuno con una maschera di cuoio però ricordo che c’era, ma come mai gradirebbero la mia presenza?”
“Mi hanno chiesto se sei una mistress, sapendo che a te piace il ruolo gli ho detto che lo sei, lui è uno schiavo totale, la moglie un po’ uno, un po’ l’altro”
“Bè è vero, ma sai che non esercito in pubblico”
“Non preoccuparti tesoro, non so quante coppie verranno, non penso tutte, sarà una festa privata, per chi viene da lontano, come te, c’è anche la possibilità di pernottare nella villa, cerca di venire, farebbe piacere anche a me rivederti”
“Farò il possibile, comunque se vengo verrò in coppia, ho un “compagno” ora, preferirei venire con lui”
“Non c’è nessun problema, basta che sia dell’ambiente”
“Lo è, lo è, lo conosci anche tu, ma non chiedermi chi è ora” e mi metto a ridere, sarcastica nella mia riservatezza.

“Ok non chiedo nulla” ride anche lui “Aspetto una tua telefonata di conferma, così ti dico indirizzo ed orario ”
Il fine settimana mi vedo con Fabri, andiamo in un privè, gli dico della festa chiedendogli la cortesia di accompagnarmi. Certe situazioni piacciono anche a lui. Accetta.
Richiamo FB al telefono. Confermo la mia presenza, non sarò sola. Mi scrivo tutte le indicazioni. Appuntamento per le 13,00, buffet, dalle 15,00 alle 20,30 il party.

Per chi si fermerà la notte è prevista anche una cena.
Passano tre settimane. Il giorno della festa parto da casa abbastanza presto. Sono vestita abbastanza classica. Una camicetta ed un paio di jeans, tutto l’occorrente in una borsa da viaggio. Esco al casello, vicino a casa di Fabri, parcheggio la mia auto e partiamo con la sua. Le indicazioni sono precise, difficile sbagliare strada. Alle 12,30 siamo di fronte al cancello della villa.

Suono il campanello, mi presento, ci aprono. Circa 300 metri separano il cancello da un piazzale. Ci sono già alcune macchine. Tutte le persone sono nel piazzale. Mi viene incontro FB, con i padroni di casa. Me li presenta. Si lui è un volto noto.
“Julia è un vero piacere averti qui” baciamano, è un vero signore, la moglie mi riceve scambiandoci baci sulle guance “Eri la prima della lista degli invitati, te lo ha detto FB?”
“Non mi ha proprio detto che ero la prima della lista, ma che ci tenevate molto ad invitarmi si, me lo ha detto chiaramente” sorrido, contenta per il loro interesse nei miei confronti.

FB saluta anche Fabri, si conoscono, come gli avevo già preannunciato. Si presenta anche ai nostri ospiti. Raggiungiamo il resto del gruppo. C’è anche Spina, il mio carissimo amico gestore del privè di Milano, è stato invitato anche lui, assieme alla sua bellissima moglie, Iris. Ci abbracciamo e ci scambiamo un bacio sulle labbra, contentissime e sorprese di vederci, la lista degli invitati è stata mantenuta riservata. Conosco altre due coppie dei presenti, una di Mantova, lei mistress e lui schiavo, un’altra della provincia di Milano, quasi sempre presente alle varie feste, lui master e lei la sua schiava.

FB è accompagnato da una sua amica, che non conosco. Ci presentano anche le altre due coppie. Ne manca solo una. Suonano al cancello. Con un portatile risponde il padrone di casa, apre, ci raggiungono. Ultima presentazione. Anche la coppia nuova arrivata è la prima volta che li incontro.
Entriamo nella villa, tutti insieme. Solo un’altra coppia si ferma, come noi, per la notte. La padrona di casa ci accompagna alle nostre stanze, per depositare il bagaglio.

Prima uno spuntino. Già pronto nel salone. Resto affascinata dalla casa, un arredamento essenziale, di gran gusto, un immenso giardino sul retro a ridosso del lago. La grande tavola nella sala da pranzo è ricca di una vasta serie di spuntini, di varia natura. Non hanno di certo badato a spese. Mi limito ad assaggiare un paio di tartine con salmone, caviale e foie grasse, un bicchiere di ottimo vino bianco, fermo. Per chi non pernotta è stato messo a disposizione uno studio per cambiarsi.

Iris e Spina seguono me e Fabri nella nostra stanza. Ci sistemiamo innanzitutto il trucco, accentuandolo molto, usufruendo del bagno. Aiuto Iris ad indossare un attrezzo in cuio che le copre esclusivamente l’inguine, lasciandogli i seni completamente scoperti. Mentre si infila i suoi stivali mi vesto. Autoreggenti, stivali fino al ginocchio. Perizoma e reggiseno. Un vestito nero in latex, con lacci alla schiena, che lasciano intravedere tutto, dal collo alle natiche. Iris mi aiuta ad allacciarlo.

I due uomini sono già pronti, stanno chiacchierando sul letto.
Spina, come al solito, in totale nero, pantaloni di pelle e camicia. Fabri solo pantaloni in pelle e petto nudo. Scendiamo insieme nel salone principale. Ci siamo tutti. I nostri ospiti ci mostrano un’altra sala. E’ attrezzata per il sadomaso. Illuminazione prodotta esclusivamente da candele, in ogni angolo, su ogni parete. Una croce di Sant’Andrea, ganci e catene che pendono dal soffitto, da una parete, altra attrezzatura.

Fruste, lunghe, medie, corte, frustini da cavallo, manette, catene, collari ed altro, in bella mostra, appesi sopra una spalliera svedese. Ci guardiamo tutti intorno per prendere confidenza con l’ambiente. Un paio di coppie iniziano a giocare fra di loro. Il suono di quale frustata comincia ad spezzare il silenzio.
Il padrone di casa mi si avvicina, cammina a quattro zampe, indossa esclusivamente un perizoma nero. Le braccia e le gambe sono coperte per metà da strisce di cuoio e lacci.

Il viso è coperto da una maschera con a capo una crine di cavallo. La bocca è totalmente coperta dalla maschera. Può vedere solo grazie ad una serie di minuscoli fori all’altezza degli occhi. La sua voce esce ovattata
“Padrona sono ai suoi piedi, sono il suo umile puledro” la moglie, bellissima donna nonostante i suoi cinquanta anni, indossa un minuscolo completo in pelle che le copre a mala pena i capezzoli e l’inguine, autoreggenti e scarpe con 12 cm di tacco, ha fra le mani una sella
“Mettigliela” le ordino
Siamo nel centro della sala, ci stanno guardando.

La moglie si inginocchia a sellare il proprio compagno. Le stringe le due cinghie sotto la vita. Controllo personalmente che siano strette. Le strattono. La maschera è dotata anche di briglia. Le prendo in una mano. Monto sulla sella e gli ordino di camminare. Ha sulla schiena il peso dei miei 64 chilogrammi. Inizia a girare per la stanza. FB, Fabri e Spina si occupano della padrona di casa. La bloccano sulla croce di Sant’Andrea con la faccia rivolta verso il muro.

Le mettono anche un morso in bocca, per non farla parlare. FB inizia a frustarla, sulle natiche e la schiena. Fermo il mio cavallo davanti a loro. Mi si avvicina l’uomo di una coppia, un master, mi chiede cosa piace fare alla mia amica mora, indicando Iris
“E’ una patita dello spanking” lo informo
“Interessante”
La prende per una mano e si avvia verso una poltrona in pelle nera, dall’altra parte della stanza. Ordino al mio cavallo di seguirli.

L’uomo si siede, fa sdraiare Iris sulle sue gambe ed inizia a sculacciarla. Lei inizia a urlare e protestare, ma le piace, si vede, la conosco bene. Mi volto e guardo gli altri, nessuno è fermo, tutti stanno facendo qualche cosa. FB sta giocando con la sua amica ed un’altra coppia, giocano con varie pinze ai capezzoli delle due donne. Di tutte le coppie che ci sono solo una è composta da una mistress, il resto sono tutti padroni e schiave.

Spina e Fabri si stanno dando da fare con la moglie del mio cavallo. Fabri conosce l’arte del bondage, la sta legando aiutato dall’amico. Mi sono un po’ stancata di andare a cavallo. Prendo le briglie e le lego ad un gancio. Allungo una mano sotto di lui, lo tocco fra le gambe, è eccitato. Prendo una frusta a 9 frange ed inizio ad infierirgli colpi sulle natiche. I suo lamenti sono strozzati dentro la maschera.

Viene a darmi una mano la mia amica di Mantova. Lo frusta. Mi inginocchio vicino a lui e faccio uscire il suo uccello dallo slip. E’ gonfio di desiderio. Inizio a fargli una sega mentre continua ad essere frustato. Anche le situazioni intorno a noi continuano a cambiare, cambiano anche i partner. Quella che prima era una schiava, la padrona di casa, ora si sta divertendo con il marito della mistress, lo sta frustando alla croce.

Non vedo ne Iris ne il marito. In casa non si può fumare. Hanno chiesto la cortesia di non farlo, neanche nelle stanze. Lascio il mio schiavo nelle mani della mistress. Faccio un segno a Fabri se viene con me in giardino a fumare. Mi segue. Per andare in giardino devo attraversare il salone. Vedo Iris, è inginocchiata insieme ad una bionda, stanno leccando insieme il cazzo di Spina. In giardino non siamo gli unici a fumare, c’è anche il marito della bionda e un’altra coppia.

Parliamo un po’, scambiandoci qualche nostra esperienza nel campo. Ritorniamo a raggiungere il gruppo, Spina si sta scopando la bionda, a pecorina, mentre questa sta baciando fra le gambe la mia amica. Il marito della bionda li lascia fare, viene con noi nell’altra sala. Il mio cavallo è sempre lì, ora da solo
“Ti sono mancata vero?”
Annuisce, gli slaccio la sella, prendo le briglie e mi avvicino ad una parete. Prendo tre candele dal candelabro, sono accese, inizio a far colare la cera sulla sua schiena.

Mi si avvicina la moglie e mi sussurra in un orecchio
“Al porco gli piace quando lo inculo”
“Vai e mettiti addosso uno strap-on allora, il più grosso che hai”
La cera continua a colare sulla sua schiena, la donna ritorna, ha legato in vita un dildo di notevoli dimensioni. Guardo Fabri, è seduto sulla poltrona e si sta facendo fare un pompino dall’amica di FB. Sposto il perizoma del mio schiavo, cerco qualche unguento intorno, lo trovo, gli spalmo i buco del culo
“Inginocchiati dietro di lui” ordino alla moglie, intanto blocco le briglie in un altro gancio, appoggio la punta del grosso vibratore al suo buco, invito la donna a spingere.

Entra, piano, nel suo culo. Mi posiziono dietro di lei, in piedi. Le metto le mani sulle spalle e la spingo ancora più a fondo. Lo schiavo urla, di piacere.
Vado a fumarmi un’altra sigaretta, l’amica di FB si sta facendo scopare da Fabri a smorzacandela. In sala le parti si sono invertite, Spina sta scopando sua moglie. In giardino incontro l’uomo della ragazza bionda, fumiamo insieme. Quando torno dal mio schiavo la moglie lo sta ancora montando.

Mi abbasso, prendo il cazzo dell’uomo-cavallo in mano e gli faccio una sega, mi sborra su una mano dopo neanche cinque minuti. Dico alla moglie di uscirgli dal culo. Con un piede premo il mio schiavo sulla nuca finchè non ha il viso a terra
“Ti piacerebbe vedere la troia di tua moglie scopata?”
“Si, è una troia, falla sbattere”
“Ok seguimi allora” lo aiuto a liberarsi della maschera. Lo faccio sedere sulla poltrona.

Uno degli invitati mi aiuta a bloccarlo alla poltrona con delle corde. La moglie è di fronte a lui, inginocchiata a novanta gradi a meno di un metro di distanza, si sono fatti intorno a lei FB, l’uomo della bionda, l’uomo che mi ha aiutata a legare il marito e l’unico schiavo. Se la fanno a turno in ogni orifizio, in bocca, figa, culo. Contemporaneamente. La mistress è in un angolo con altre due donne, stanno lesbicando.

La donna di FB è passata dal cazzo di Fabri a quello di un altro, il mio compagno è vicino a me ora, mi tiene un braccio affettuosamente dietro la schiena
“Come va Julia? Una bella festa vero?”
“Si molto mi sto divertendo, hai scopato?”
“Si ma non sono ancora venuto” ridiamo tutti e due, conoscendo la sua resistenza.
“Guarda che troia tua moglie, ha proprio voglia di farsi sbattere” ogni tanto mi rivolgo anche al mio schiavo personale della festa
Sto per andare a fumarmi un’altra sigaretta, Spina e le due donne sono ancora sul divano in pelle bianca.

Lui è in piedi, le altre due se la stanno leccando reciprocamente. Mi avvicino
“Ste stronze, si fanno scopare ed inculare tutte e due, poi se la leccano fra di loro e a me mi lasciano qui a guardare ed ho ancora i ciglioni da svuotare” ride ovviamente, eccitato a vedere sua moglie con l’altra
“Ok ho capito, ci penso io a te” mi inginocchio, gli prendo il cazzo in bocca
“Ohhhh finalmente” Spina adora i miei pompini
“Troia” è la voce di Iris che ha abbandonato per qualche secondo il clitoride dell’amica
Qualche minuto e con un enorme sospiro mi sborra in bocca, ingoio anche l’ultima goccia, mi alzo, mi avvicino alle due donne e bacio la mia dolcissima amica su una guancia.

Mi guarda sorridendo.
Fumo la sigaretta e ritorno dal mio schiavo. La moglie è alle prese con una doppia penetrazione, uno degli uomini e Fabri che le sta facendo il culo, ha il viso ricoperto di sperma, qualcuno le è già venuto in faccia. Il padrone di casa è sempre lì, non può muoversi, il suo uccello è fuori dallo slip, eccitato nel vedere la propria donna che si è fatta sbattere da quattro uomini prima ed ora ne ha altri due contemporaneamente in figa e in culo.

“Sei eccitato, porco” ho il suo uccello in mano, mi abbasso e lo prendo in bocca, non può parlare, la sua bocca è bloccata da un morso, ma sta tentando di dirmi qualche cosa. Lo libero dal morso, avvicino il mio orecchio alla sua bocca
“Ho voglia di incularti, ma non adesso, più tardi, stanotte”
“Ok va bene, ora continua a divertirti con la puttana di tua moglie”
Anche i due uomini sono venuti.

La donna è sdraiata sul pavimento, sfinita. Nessuno più sta giocando, sono passate più di quattro ore. Siamo tutti abbastanza stanchi. Ci hanno raggiunto anche Spina e le due donne. Liberiamo il padrone di casa dalla prigionia delle corde.
Sono abbracciata ad Iris, ci vogliamo molto bene noi due.
“Troietta ti piace il cazzo di mio marito, porca!”
“Ha solo un difetto il tuo maritino, che quando viene ne fa mezzo bicchiere” scoppiamo a ridere, andiamo insieme in bagno per una rinfreshita.

Ci siamo spostati tutti nel salone principale, tutti seduti sui divani, la nostra ospite arriva con un carrello con alcolici, bibite varie, ghiaccio. Fabri gentilmente mi prepara un drink, non c’è il Pampero, un Havana va bene comunque, con la Coca-cola. La maggior parte delle persone va a cambiarsi ed a prepararsi per il ritorno a casa. I nostri ospiti chiedono anche a Spina ed Iris se si fermano per la cena, è la mogliettina mora che decide per entrambi, ha voglia di restare un po’ in mia compagnia, Spina chiama un suo collaboratore dicendogli che arriverà più tardi al locale.

Sono tutti pronti, una serie di abbracci e arrivederci, salutiamo tutti quelli che se ne stanno andando.
Siamo rimasti solo noi otto, ci diamo appuntamento nella sala il tempo per sistemarci. Saliamo nelle nostre camere, Iris e marito salgono nella nostra. La mia amica ed io entriamo insieme nella doccia, lavandoci una con l’altra, mi aiuta anche a scegliere il vestito per la serata. Siamo tutti e quattro pronti, rilassati, vestiti. Scendiamo nella sala.

“Siamo solo otto, bastano due macchine per andare al ristorante” precisa quello che è stato il mio schiavo per tutto il pomeriggio
“Pensavo cenassimo qui, se andiamo fuori forse è meglio che mi metto qualche cosa di più adeguato” non vorrei essere fuori luogo, ho un vestito corto che mi arriva a malapena sotto il pube
“Tesoro stai benissimo così, non preoccuparti, la coppia che ci dà una mano in casa l’abbiamo lasciata, ovviamente libera per il week-end, io sono una frana in cucina perciò abbiamo prenotato qui vicino” mi rassicura la moglie
Saliamo sulle macchine, Fabri ed io insieme ai nostri ospiti.

L’altra coppia con i miei amici.
Raggiungiamo il ristorante, molto elegante, tavolo riservato a bordo lago, a lume di candela.
Una cena ottima, a base di pesce di lago, sono quasi le 22,30. L’altra coppia di invitati saluta e si ritira nella propria stanza. I miei amici restano, non hanno problemi di orario. Andiamo a sederci in un angolo attrezzato del giardino, vicino al lago. La moglie arriva con il carrello delle bevande.

Ci serviamo da bere. Il padrone di casa è seduto al mio fianco, all’orecchio mi sussurra
“Ti ricordi cosa ti ho detto prima che finisse la serata?”
“Certo che mi ricordo, dimmi quando”
Non risponde, mi bacia sulla bocca. Davanti a tutti. La moglie si toglie il vestito, restando completamente nuda. Iris si alza
“Non avevo mica capito che la serata sarebbe continuata” si fa una risata e si toglie a sua volta il vestito, anche lei è nuda sotto gli abiti, si avvicina all’altra donna, le si inginocchia davanti e inizia a leccarla fra le gambe.

Il padrone di casa mi prende una mano, se la porta in mezzo alle sue gambe, lo tocco, lo tiro fuori, è eccitato.
“Prendimelo in bocca” lo faccio.
Fabri va alle spalle dell’altra donna, la prende per il seno e inizia a toccarla. Spina è già dentro al culo di sua moglie.
Il mio partner si spoglia, resta seduto. Mi fa alzare e sedere sopra di lui. Mi impalo sul suo cazzo, tutto dentro al culo, fino ai testicoli.

Sono rivolta con la faccia verso gli altri, li guardo. Godo. Fabri viene verso di me. Mi fa inclinare in avanti fino a mettermelo in bocca.
“Brava così Julia, che troia che sei”, “Te lo metto in culo fino in fondo”, “Succhiamelo porca” le loro voci accompagnano i miei movimenti. Le due donne stanno leccando il cazzo a Spina. Le abbandona, viene anche lui da me per farselo succhiare.
Mi fanno mettere in ginocchio sul prato, Fabri mi entra nel culo.

Iris si sta facendo scopare dal padrone di casa, mentre la moglie sale sul cazzo del terzo per prenderselo tutto nel culo. Il campanile ritocca la mezzanotte, nessuno dei tre è ancora venuto, ci hanno prese in ogni buco. Sono ancora a novanta gradi con il nostro ospite che mi sta inculando da un po’ di tempo. Ho in bocca il cazzo di Fabri.
“Ti voglio sborrare in bocca porca” mi sussurra in un orecchio il mio inculatore
“Si tutti e due in bocca” sono eccitata mi sento una gran vacca nel giardino
Dietro di me sento le urla di godimento delle due donne, sono venute tutte e due, leccandosi a vicenda.

“Anche tre, maiala” si è avvicinato anche l’amico, anche lui mi vuole venire in bocca.
Il mio ospite esce dal mio culo, mi sdraio sull’erba. Si inginocchiano tutti e tre vicino al mio viso, si masturbano. Ho la bocca aperta.
Vengono uno ad uno, sborrandomi fra le labbra. Ho la bocca piena, una quantità enorme di sperma sulla lingua. Ingoio il tutto.
Il tempo di riprendersi, rinfrescandoci con qualche cosa d’altro da bere.

Salutiamo Spina ed Iris, devono rientrare. La donna li accompagna alla loro auto ed al cancello.
Torniamo anche noi verso casa, siamo tutti abbastanza stanchi, ci diamo appuntamento per la mattina seguente.
“Se domani vi va, prima che partite ci possiamo divertire ancora un po’” ci dicono entrambi, guardo Fabri, acconsente
“Si certo, a domani allora, buonanotte”
Mi sveglio che è quasi mezzogiorno, Fabri è già sveglio, sul balcone a fumare. Mi trucco e mi vesto e scendiamo dopo aver chiuso i nostri bagagli.

I nostri ospiti sono svegli da un po’, l’altra coppia è già partita. Restiamo noi quattro a chiacchierare un po’, seduti in giardino, all’ombra, la donna mi chiama a se e mi chiede di seguirla un attimo
“Julia, a mio marito piacerebbe averti per se per un’oretta prima che andate via, lui da solo, sempre che a te vada bene”
“Per me non c’è nessun problema e tu? Ti fai Fabri?”
“Se a te non dispiace si”
“Certo che no, va bene, digli al tuo uomo di raggiungermi nella stanza fra quindici minuti”
“Ok va bene, divertitevi”
“Anche voi due” ci sorridiamo con complicità, vado nella stanza, apro nuovamente la borsa e indosso un reggicalze con le calze, reggiseno, perizoma, mi sdraio sul letto ed aspetto.

Cinque minuti e bussano alla porta
“Posso?” è lui
“Si entra pure” entra. Chiude la porta, si spoglia e sale sul letto.
Mi faccio scopare in bocca e culo per più di un’ora. A suo piacimento. Viene due volte, entrambe in bocca.
“Sei proprio una porca stupenda, è da sempre che volevo farmi una trav. Poi quando ti ho vista la prima volta a Milano ho fatto di tutto per conoscerti” sorrido e lo ascolto “Spero di vederti ancora, ti lascio una mia mail ed un numero di cellulare” scrivo il tutto “Ovviamente bisogna organizzare sempre con molta discrezione, data la mia posizione, puoi venire anche da sola, oppure con il tuo uomo, se sei da sola procurerò un paio di stalloni per mia moglie”
“Capisco, non preoccuparti” gli do un bacio sulla cappella “Onorevole sarò la sua troia personale” un altro bacio sulla cappella
Mi sto rivestendo e lui resta in piedi a guardarmi.

Ho già il vestito addosso. Si avvicina, mi prende con una mano il viso e mi bacia in bocca, con la lingua. Sento la sua altra mano sotto il vestito, mi sta infilando qualche cosa sotto l’elastico dietro del perizoma.
Cerco cosa ha messo, dei soldi. Lo guardo
“Perché? Mica sono una puttana!”
“Non per quello, ma per il disturbo, il viaggio, prendili, mi offendo al contrario”
“Va bene, accetto, allora la prossima volta mi devi trattare anche come una puttana, ma sarò anche la tua padrona”
“Si, padrona e troia” scendiamo le scale, torniamo in sala.

Si apre anche un’altra stanza. La moglie è stravolta dopo la scopata con Fabri. Prende le nostre borse e le carica in macchina.
Ci salutiamo e partiamo. Abbiamo un po’ di strada da fare. Lungo il tragitto Fabri ed io ci raccontiamo del pomeriggio trascorso con i due ospiti, di come si è scopato la donna, di come mi ha scopata il suo uomo. Sono arrivata a casa che ormai era sera, tardi.

Ha organizzato un altro party, l’anno seguente, non ci sono potuta andare per una serie di impegni personali. Con lui però mi sono rivista altre volte, un paio di volte con Fabri e l’onorevole è stato mio schiavo, altre volte sono andata da sola e sono stata la sua puttana, mentre la moglie aveva altri cazzi per le mani. Sono sempre tornata a casa con un regalino nel portafoglio e, qualche volta, con un vestito in più nella mia borsa da viaggio.

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Figa d';acciaio

Lo specchietto retrovisore alzava il sipario su una calda mattina di inizio Ottobre. Un mese che annuncia l’inverno in molti posti, ma non a Roma. Qui gli ultimi squarci d’estate regalano giornate di sole e temperature elevate. Valentina osservò le macchine dietro di lei, riflesse nello specchietto. Poggiò le mani affusolate e ben curate e lo spostò di pochi centimetri per potersi guardare. I suoi occhi verdi raccontavano bugie, le labbra carnose peccaminosi segreti.

I lunghi capelli neri cadevano copiosi sulle spalle. Il viso sembrava uscito da un fotoromanzo osé. Valentina sorrise e scese dalla macchina. Nel voltarsi per chiudere lo sportello due operai, a pochi metri da lei, rimasero come incantati davanti alla sua silhouette. Era impossibile non guardarla. Valentina era bellissima e il suo abbigliamento era il frutto più proibito: una poliziotta della stradale. Non una semplice vigilessa, ma la ex recluta più alta come punteggio al C.

A. P. S. Il suo lavoro consisteva nel pattugliare la Cassia e la Flaminia, due arterie nevralgiche del nord della capitale. Valentina si allontanò dalla macchina e superò i due operai. Lei notò come la guardavano, e anche se era lo stesso sguardo di libidine che la “seguiva” sin dai tempi del liceo, lei non poté che provare una ventata di piacere. Essere guardate e desiderate è uno dei pochi piaceri che una donna non baratterebbe mai.

Specialmente Valentina.

“Che culo da dea” – disse uno dei due uomini. Come dargli torto. Due cupole di carne tonda e soda che gli allenamenti in palestra, e l’originale tocco di Dio, tonificavano ogni giorno. A 26 anni Valentina era nel fiore della bellezza e della sensualità. Gli stretti pantaloni neri della divisa, e la camicia abbottonata poco facevano per nascondere le sue gambe sinuose e la sua terza piena. 1. 70 cm di proibito peccato.

Valentina era consapevole della sua bellezza, come ogni mantide sapeva tessere ragnatele di sguardi e provocazioni. Il carattere deciso e maniacale nel lavoro, l’ambizione e la prorompente sensualità non potevano certo passare inosservati. I colleghi più giovani facevano a gara nell’invitarla ad uscire dopo il lavoro, i più anziani parlottavano tra loro come marinai in licenza. “Figa d’acciaio”, questo era il soprannome che le avevano dato. Ai tempi della scuola uno dei ragazzi dell’ultimo anno scrisse sul muro dei bagni: “Valentina P.

se te lo fa venire duro, tu sbattila al muro”. A ben vedere le espressioni erano cambiate, ma la protagonista restava lei.
Valentina entrò in un bar e ordinò un caffè. I tagli di budget e personale fecero sì che da circa un mese, lei pattugliasse in solitaria. La cosa non le dispiaceva affatto. Poteva godersi il piacere di multare un uomo spericolato, senza irritare il collega. Lui la detestava quando si faceva prendere la mano, ma era così divertente vedere gli occhi di rabbia di certi uomini mentre lei staccava il blocchetto delle multe.

Quelli stessi guidatori che vivevano nello stereotipo che “la donna non sa guidare”, erano costretti ad abbassare i toni e svuotare di 100-150 euro il portafogli.

Valentina uscì dal bar e una grossa moto balzò sul marciapiede a pochi metri da lei. Era un Harley Davidson con una lunga processione di stemmi militari sulla fiancata. A guidarla un uomo di circa 35 anni, capelli neri corti e occhiali da sole, il casco dimenticato in chissà quale garage.

Sembrava uscito da un film alla Easy Rider, ma il suo aspetto non aveva nulla dell’hippie sognatore dell’autostrada americana. I tratti marcati e i muscoli scolpiti sotto la nera t-shirt attillata, ricordavano un biker di provincia, cresciuto ad addominali, film d’azione e spacconate.
“Ma come diavolo guida! Scenda subito dal marciapiede!” – intimò Valentina, tutto d’un fiato con la sua voce calda ma decisa.
“Non ti scaldare dolcezza, vado a comprare le sigarette e torno” – rispose l’uomo con malcurata indifferenza.

Nel farlo scese dalla moto e si tolse gli occhiali. Il suo viso era duro, ma attraente. Non era certo il tipo di uomo che una donna vorrebbe come marito della propria figlia, ma aveva il fascino rude e virile di chi ti dice con gli occhi: “Bella te la faccio fare io una vera scopata”. E probabilmente ci riusciva senza troppo sudare.
“Ma dove credi di andare? Arrivi qui tutto gas, senza casco e piazzi la tua moto bella e fresca sul marciapiede” – continuò Valentina.

“Ma chiudi un occhio cowgirl. Ci metto un minuto” – rispose l’uomo incamminandosi verso il bar-tabacchi. Valentina bruciò di rabbia. Di certo non era abituata ad essere trattata come la donna invisibile. Quell’uomo non si era curato della sua autorità, non aveva fatto una piega. La poliziotta tirò fuori il blocchetto e cominciò a scrivere.
“Ora vediamo chi ride stronzetto” – pensò mentre aggiungeva un’infrazione dietro l’altra. Staccò il foglio ed incastrò la multa tra una fessura posta accanto allo specchietto.

Poi se ne andò.

Il motociclista tornò dopo oltre dieci minuti, la sigaretta in bocca e l’andatura spavalda.
“Puttana troia ma che cazzo…Quella stronza mi ha lasciato il regalino” – l’uomo sputò fuori le parole ad alta voce.
“Hey Diego. Sei stato marchiato anche tu da Figa d’Acciaio?”
“Che cosa?” – Diego si voltò e dietro di lui sopraggiunse Renato, il meccanico dello sfasciacarrozze lì vicino. Capelli brizzolati e pancia gonfia di birra.

“Certo, Figa d’Acciaio. Quel gran tocco di troia travestita da poliziotta. Oramai ci ha purgati tutti in zona” – L’uomo si avvicinò a Diego con passo pesante.
“180 euro ma a questa troia dà di volta il cervello…”
“Beh dai, meglio essere multati da una principessina del genere che da un vecchio stronzo con il distintivo”.
“Sarà anche bella, ma è una stronza…perché Figa d’Acciaio?” – chiese Diego, per la prima volta interessato alla conversazione.

“Ma hai visto che personalino? ‘Na modella prestata all’Arma. Un culo da far risvegliare i morti, cristo. E poi dovrebbe fare la testa di cuoio, o qualcosa del genere. Quella tipa ha grinta da vendere. Penso che da quando è arrivata, al centro operativo servano i pompieri per spengere i calori!”
“Immagino di sì” – la risposta di Diego fu concisa, la sua mente già si perdeva in labirinti indicibili.
“Beh ti saluto Diego, ti lascio ai tuoi pagamenti” – sogghignò Riccardo nel voltarsi.

“Fottiti bello mio. Ciao”
Diego montò in moto, ma ci vollero un paio di minuti prima che si decidesse di muoversi. I suoi pensieri presero forma come gli stessi modi sbrigativi con cui trattava le puttanelle che si scopava. In breve pianificò il modo per domare quella spavalda e bellissima poliziotta. Il giorno seguente il motociclista avrebbe avuto la sua vendetta.

La sezione del centro operativo sulla Cassia era tutto, tranne che una fortezza inespugnabile.

Un piano d’uffici, gli spogliatoi, la sala computer e video-sorveglianza. In fondo svolgeva compiti di collegamento, burocrazia interna e cambio di vetture. Di conseguenza capitava spesso che un agente restasse solo durante la pausa pranzo. Era più che sufficiente. Valentina lo sapeva, perciò non aveva problemi a “sorvegliare” la sezione, quando toccava a lei il turno. Mancanze di gestione dall’alto, ed eccessiva fiducia che, quel giorno, gettarono Valentina faccia a faccia con le sue paure, le sue fantasie, e i suoi inconfessabili desideri.

Diego entrò in sezione alle 13. 08. Si incamminò verso gli uffici e si trovò davanti Valentina.
“Buongiorno cowgirl” – esordì l’uomo.
“Salve…” – rispose Valentina con un pizzico di sorpresa. I suoi occhi furbi squadrarono l’uomo. Era vestito come il giorno prima. Ma questa volta Valentina notò meglio l’aspetto dell’uomo. Le braccia muscolose e i jeans stretti rendevano quell’uomo di una bellezza ruvida, i suoi profondi occhi neri poco inclini ai compromessi.

In un altro momento Valentina l’avrebbe trovato anche attraente, sicuramente incontrandolo in un night si sarebbe divertita a provocarlo. Ma questo non era quel momento. Nonostante il caldo non era certo la stagione per indossare i sandali. Eppure Diego calzava delle infradito marroni. Dettaglio che Valentina immagazzinò con disappunto, vista la sua idiosincrasia per i grossi piedi maschili.
“Vedo che è sola. Meglio, cosi possiamo parlare con calma della mia multa. Non crede di aver esagerato?” – il tono pacato nascondeva solo in parte la profonda aggressività dei suoi modi.

“Mi segua nel mio ufficio”.
Valentina precedeva di un metro il motociclista. Dietro di lei gli occhi di Diego sapevano come ingannare il tempo della breve passeggiata. Il sedere di Valentina si muoveva come la musica orientale sul corpo di una danzatrice. Impossibile reprimere il ritmo. Lei non aveva nemmeno bisogno di sculettare per esaltare la bellezza del suo fondoschiena. Era perfetto. Fuori programma arrivò un forte schiaffetto di Diego. La sua mano colpì potente il culo di Valentina, per poi ritrarsi come un serpente.

“Ma cosa cazzoooo faiiii?” – Valentina si voltò di shitto, strillando. Alzo il braccio per mollare uno schiaffo di orgogliosa riposta, ma Diego fu lesto nel fermarlo con una presa decisa.
“Hey bella non è colpa mia se il tuo culo parla e chiede attenzioni. Non vorrai farne una tragedia…” Valentina lo guardò con occhi rabbiosi e di sfida. Eppure la sicurezza con cui l’uomo teneva stretto il suo braccio, rimanendo impassibile a fissarla, la turbava e la stordiva.

“Avanti entra e siediti deficiente” – rispose nervosa.

Il motociclista sprofondò sulla sedia. A gambe larghe lasciò che la forma del suo cazzo, in crescente erezione, fosse ben visibile agli occhi di Valentina.
“Beh questo non è il luogo per pagare la multa quindi credo che…”:
“Ma io non sono qui per pagare. Anzi per farmi una chiacchierata con te dolcezza. Cosa cazzo mi rappresentano 180 euro. Su andiamo! – Diego la interruppe bruscamente.

“Innanzitutto modera il linguaggio. E poi andiamo lo dico io. Forse non ti è chiaro il codice di comportamento, figuriamoci quello stradale, allora…. ” – Valentina iniziò l’elenco delle sue infrazioni, e del suo comportamento così irrispettoso verso un pubblico ufficiale. Le sue parole si susseguirono con la naturale sicurezza di sempre. Tuttavia i suoi occhi, come un muscolo involontario, si soffermarono più volte sull’evidente gonfiore sotto la patta di Diego. L’uomo se ne accorse, fece finta di niente pregustandosi il seguito.

Valentina continuò a parlare, scacciando ogni pensiero indecente. Non era proprio il momento di rispondere a provocazione con provocazione. E lei era una maestra in ogni forma di seduzione. Inoltre la rudezza del motociclista la spaventava quanto il cazzo duro sotto i jeans attraevano i suoi occhi, inevitabilmente e senza controllo.
“E questo è tutto, non credo ci sia altro da aggiungere” – Valentina si alzò e si diresse verso la porta. Determinata nel chiudere in fretta la conversazione e salutare l’uomo.

“A mai più rivederci” – pensò. L’ultimo pensiero formulato con raziocinio prima dell’oblio.

Il motociclista la prese per i fianchi e la trascinò sulla sedia. Una mossa rapita e violenta. In pochi istanti Valentina si ritrovò sopra le gambe di Diego. La presa era fortissima, i suoi fianchi armoniosi erano diventati di dominio dell’uomo. Iniziò a risalire con la mano sinistra palpandole il seno, con la destra scese e strinse le sue cosce.

Mosse decise, di una rude voracità a****le.
“Nooo! Che fai? Lasciami subito, subito ti ho detto” – Valentina urlò. E per la prima volta nella sua vita non furono urla spavalde. Il tono era spaventato ed incerto. Cercò di dimenarsi, di sfuggire alla presa, ma fu una lotta inutile e fallita in partenza. Diego aveva trenta centimetri in altezza, una cinquantina di muscoli di peso e un’indecifrabile foga di vantaggio su di lei.

“Lasciamiiiii, lasciamiiiii” – parole inascoltate. La mano di Diego scivolò sotto i bottoni della divisa e raggiunse le tette di Valentina. Le dita scansarono il reggiseno e come regalo ebbero i suoi capezzoli, induriti dall’adrenalina ed indifesi.
“Nooo fermoo. Aaahhhhh” – Valentina sentì i suoi capezzoli stretti in una morsa brutale. Quanto possono far male delle dita quando sono ben guidate.
“Sei già eccitata e ancora non lo sai. Vero cagna?” – Diego sapeva di quale essenza profumava l’atteggiamento e il corpo della poliziotta.

Sapeva che appena lei avrebbe superato lo shock e l’umiliazione di essere sottomessa, sia la sua mente che il suo corpo risponderà sì. Era solo questione di tempo e ogni barriera sarebbe stata sbriciolata in mille pezzi. Lui ne era convito, e l’ora successiva non fece che avvalorare le sue certezze.

Ma questo Valentina ancora non poteva prevederlo. Tutto ciò che provava in quei terribili istanti era paura ed impotenza. Capiva che quei violenti palpeggiamenti erano solo la prefazione di un libro già scritto: lo stupro e l’umiliazione di ogni centimetro della sua bellezza.

Diego si alzò di shitto e la spinse a terra, in ginocchio. Con una mano strinse forte i suoi capelli e tirò. Un urlo si perse tra i locali della sezione.
“Stammi a sentire bella mia. Io non pago un bel cazzo. Sei tu che paghi me per il tempo che mi hai fatto perdere. E la pagherai con la tua bocca…tanto per cominciare”.
Diego si slacciò i pantaloni e tirò fuori un cazzo maestoso.

La grossa vena in mezzo aveva il colore di una palude, il glande puzzava d’alcolismo, la lunghezza superava quella di ogni ragazzo o scappatella avuta in passato. Valentina se ne accorse con un solo sguardo pieno di terrore.
“Ti ho detto di lascarmiiii. Sono una poliziotta per Dio, tu sei pazzo!” – urlò mossa da orgogliosa rabbia, prima di ricevere uno schiaffo che quasi la sbatté a terra.
“Guarda il mio cazzo puttana! Hai visto come l’hai ridotto a forza di muovere il culo mentre ti ribellavi? E guarda che coglioni gonfi mi hai fato con tutte le tue contravvenzioni di merda.

E guarda puttana. Guardaaaaa” – Diego le urlava tenendola inginocchiata, la camicetta slacciata e una tetta quasi fuori dal reggiseno. Valentina guardò quel cazzo duro a pochi centimetri dalla sua bocca. In un attimo pensò a tutti i sacrifici fatti per vincere concorsi e salire di grado. Al contrario avrebbe potuto “accomodarsi” e mettere in copertina il suo bel viso su tutte le riviste patinate in edicola. E poi lo sapeva, in cuor suo lo sapeva che sarebbe successo.

Il suo culo e i suoi modi provocatori erano un invito allo stupro sin del liceo, e quanto è dura la vita di una bella donna poliziotto in un mondo pazzo come il nostro. Era solo questione di tempo e sarebbe successo. Un gruppo di alcolizzati il sabato notte, un immigrato, uno stalker, persino un collega respinto. Era come scritto nel destino che ora si presentava per il conto, sotto forma di un motociclista dai muscoli gonfi di cattive intenzioni.

“Cominciamo a divertirci troia” – Diego le ficcò il cazzo duro in bocca e iniziò a scoparsela. Si perché più che un pompino fu uno scempio orale. Il cazzo le sprofondava in gola fino a soffocarla, pompava cinque o sei volte, poi usciva e la schiaffeggiava sulle labbra.. Valentina non era mai stata usata così. Lei era una maestra di pompini, i suoi occhi verdi raccontavano bugie ma anche verità, ed una di queste era che nessuno rimaneva insoddisfatto al contatto delle sue labbra carnose.

I suoi ragazzi si abbandonavano a lei, ma il motociclista non aveva questa intenzione. La scopò in bocca con foga a****lesca per oltre dieci minuti, poi rallentò il ritmo e lasciò a Valentina il modo di proseguire.
“Succhia puttana, succhia più che puoi, siii” – Valentina iniziò quel pompino forzato. Nonostante la situazione riuscì a dare piacere con poche pennellate di lingua. Quando il cazzo le invadeva la gola chiudeva gli occhi. Poi gli apriva mentre faceva scivolare la lingua sul glande e su tutto il cazzo.

Guardava il motociclista con occhi sottomessi. Era la sua cagna. Ogni tanto Diego le tirava forte i capelli, come a ricordarle chi era il padrone. Gemiti di piacere e urletti di dolore si sommavano in una sinfonia.
“Dai che ti piace succhiare, dai puttana, continua, siii” – Alcune gocce di sperma iniziarono a scivolare nella sua bocca. Un sapore amaro che lei conosceva bene. Schizzi che anticipavano un orgasmo ancora lontano da venire.

Diego si piegò leggermente con il busto e iniziò a palparle le tette. Finì di sbottonare la camicia e strappò il reggiseno. Mentre Valentina continuava quel violento pompino, lui faceva ciò che voleva della sua terza così soda.

“Siii sei una brava cagna. Ora andiamo nello spogliatoio e iniziamo a galoppare” – Diego la scostò e la fece alzare, abbracciandola come un trofeo. Valentina fu trascinata fuori dall’ufficio e condotta verso gli spogliatoi.

Diego sapeva come muoversi là dentro.
“AAAHHHH lasciami, ora bastaaa” – La bella poliziotta scalciò e urlò. Ma la leonessa era in gabbia. Diego la gettò sulla panca tra le due file di armadietti. La guardò voglioso, toccandosi il cazzo. Poi si sfilò la maglietta mostrando pettorali scolpiti ed una “tartaruga” invidiabile. Si tolse i jeans, e i sandali, e si avvento sul corpo della ragazza.
“Nooooo non lo fare, smettilaaa” – Valentina cercò un appiglio, una via di fuga.

Provò a graffiare la schiena del suo aggressore, ma lui quasi non se ne accorse. La baciò sul collo e divorò in bocca i suoi capezzoli dritti. Immobilizzata sotto il suo peso, Valentina non poté fare più nulla. Si dimenava, ma Diego le sfilò i pantaloni con una facilità irrisoria.
“Mutandine di pizzo nere, Wow! Ora vediamo cosa nascondi sotto Figa d’Acciaio” – A quelle parole Valentina provo un brivido per tutto il corpo.

Allora anche lui era a conoscenza di quel nomignolo. Il suo potere sugli uomini e suoi colleghi si sbriciolò nell’istante che l’uomo le ficco 25 cm di cazzo in fica. Senza preavvisi. Senza ditalini di prefazione o baci di benvenuto. Tutto dentro in un solo spaventoso colpo.
“AAAAHHHH NOOOOO” – Valentina fu violata e le sue proteste furono come carta straccia. Inutili. Diego la scopava continuando a baciarla ovunque, sul corpo e sul collo.

Con le braccia la teneva ferma. Poi, improvvisamente, la baciò in bocca. Una frustata al suo orgoglio. La lingua dell’uomo si fece strada dietro le sue labbra. Un bacio violento, ma passionale. Valentina veniva scopata e baciata. Ogni colpo di cazzo era come un atto d’accusa a tutti gli ammiccamenti fatti negli anni. Quel lungo bacio rubato fermò il tempo del dominio e della spavalderia. Ora era solo una troia, sottomessa ed impotente. Sentiva il cazzo farsi strada dentro di lei, e brividi di paura scendere per tutto il corpo.

Le sue tette si muovevano all’unisono con le spinte di reni dell’uomo. La sua bocca era impastata di saliva e sperma. I pettorali dell’uomo odoravano di garage. Sentiva i suoi muscoli sfregarsi sulla pelle morbida e profumata. Contrasti e divergenze. Diego la scopava sempre più deciso e rabbioso. I muscoli dei glutei si contraevano, i bicipiti sull’attenti per prevenire gesti di ribellione di Valentina, ma lei si era arresa. I suoi occhi erano gonfi di rabbia e luccicanti di lacrime in arrivo.

No. Non sarebbe successo. Lui la stava violentando, ma non poteva dargli questa soddisfazione. Valentina trattenne le lacrime e cercò di pensare ad altro. Ma ogni colpo la riportava lì, in quello spogliatoio. Dopo un infinito numero di gemiti, Diego si fermò. Il cazzo uscì da lei, gonfio e con qualche goccia di sperma sulla punta. Una pausa prima del nuovo giro di giostra.

Il motociclista la prese per i fianchi e la sollevò dalla panca.

Con una mossa decisa la spinse contro uno degli armadietti, la faccia premuta contro la fredda plastica dello sportelletto. Vista da dietro era come una Venere moderna: i fianchi sottili confluivano in un sedere prosperoso come quello di una ballerina brasiliana, ma con la pelle color mattino.
“Da sballo qua dietro. Eh puttana!” – Diego iniziò a palpare il sue culo perfetto e la sculacciò due o tre volte. Colpi violenti che morivano in una stretta che faceva affondare i polpastrelli tra la carne.

Valentina gemette di dolore, ma le braccia chiuse a x dietro la sua schiena non potevano accennare nessuna difesa. Diego riprese a scoparla da dietro. Con foga anche maggiore. Il cazzo prendeva possesso delle sue pareti vaginali, bagnate di umori. Scivolava dentro di lei violentando il suo corpo, ma inebriando i suoi sensi. Valentina lo capì quando Diego lo tirò fuori per sbatterlo con prepotenza sulle sue chiappe. Negli istanti che intercorsero tra quei “massaggi” e una nuova penetrazione, Valentina desiderò solamente di ricevere un’altra poderosa spinta da quel cazzo marmoreo.

La sua “Figa d’Acciaio” era un lago in cui confluivano tutti i desideri proibiti, tutte le oscure fantasie. Cos’era successo? Forse era il freddo della plastica sul suo volto che si scontrava con il calore tra le gambe. Forse era la vista dei vestiti stracciati a terra, mischiati a quelli di Diego in un abbraccio mortale mentre chi li indossava affondava, attimo dopo attimo, in acque torbide e meravigliose. Forse era l’energia a****lesca di quell’uomo.

I muscoli sudati addosso a lei, quel cazzo che non accennava un cedimento. Diego la stava scopando, la stava trattando come l’ultima puttana della notte. Ed era bellissimo.
“Ti stai bagnando. Vero troia? – le sussurrò Diego.
“Si..” – rispose ad occhi chiuse. Sottomessa.
“Beh goditela puttana. Goditela! – L’eccitazione di Valentina non spostò di un millimetro i modi del motociclista. Non fece nessuna concezione alla gentilezza. I suoi baci sul collo e sulle braccia nude erano succhiotti profondi, i colpi di cazzo mitragliate sulla sua intimità.

Nessun uomo aveva mai osato trattarla così. Come carne per il sesso, da usare e sottomettere. Quando Valentina sentì le fitte di un orgasmo imminente si senti come morire. Per rinascere. La bella e irraggiungibile “Figa d’Acciaio” non esisteva più, ora c’era solo una donna che voleva godere e venire nell’umiliazione. E così fece. La sua vagina fu inondata di sangue e umori. Diego continuò a scoparla con maggior vigore, esaltato dallo scettro di potere su Valentina.

Dopo pochi istanti la poliziotta venne ancora; il primo orgasmo multiplo della sua vita. Una sensazione indescrivibile. Diego raggiunse l’orgasmo in contemporanea con il terzo di Valentina. Le due intimità si incontrarono e vennero insieme. Getti copiosi di sperma inondarono la rossa fica, il glande affogava trionfante in quel fiume di lussuria.

Il cazzo di Diego usci da lei. L’uomo la voltò e la guardo. Il volto di Valentina era dolcemente sconvolto.

I suoi occhi erano spalancati sul nuovo mondo appena scoperto. Le labbra chiedevano baci prepotenti, i capelli spettinati e senza regole. Diego la schiaffeggiò per due volte. Non furono percosse bastarde per farle del male. Fu piuttosto un avvertimento: “Ora godi, ma ricordati che sei sotto il mio dominio”. Le labbra dei due si incontrarono. Valentina si lasciò baciare. Attimi di parità presto disintegrati. Diego la gettò violentemente a terra. Le mise un piede sullo stomaco, poi lo fece risalire su per il corpo fino alla faccia.

A pochi centimetri dal su meraviglioso viso.
“Lecca puttana”. – parole secche. Senza appello.
“Ma sei impazzito? Io…”
“Ti ho detto di leccare. Subitolo” – Diego le poggiò forte il piede sulle labbra e iniziò a muoverlo. Valentina sentì spezzarsi dentro di lei, l’ultimo muro di fiero orgoglio. Quell’uomo aveva abusato di lei, ora voleva umiliarla del tutto. Se c’era una cose che lei odiava erano grandi piedi maschili. E quelli di Diego avevano una pianta larga e lunga; e maleodorante.

Ora si trovava con il viso schiacciato sotto quello schifo. Sottomessa e senza fuga. La sua lingua toccò la pelle del tallone un attimo prima che la mente ordinò di farlo. Fu per spirito di conservazione, paura di una reazione davvero violenta, o fu perché ormai i ruoli erano definiti? Diego comandava e lei doveva solo obbedire. A qualsiasi richiesta.
“Cosi brava cagnetta, lavora!” – Diego si gustò leccate e baci di Valentina al suo piede masturbandosi.

Dai suoi occhi un quadro magnifico e irriverente: “Figa d’Acciaio” nuda e sottomessa e costretta ad un feticismo forzato. Cinque minuti passarono, ma furono lunghi un secolo. Un conato di vomito per quella malsana costrizione, venne ricacciato dalle risate e dalle urla di Diego. I suoi piedi puzzavano di anfibi e sudici calzini. Poi il volto di Valentina riapparve, bellissimo e sperduto.

“Coraggio cagna, finiamo la corsa in bellezza” – Diego la prese e la mise in ginocchio accanto alla panca.

Le piegò il busto in avanti, lasciando il suo maestoso culo in esposizione. Prese le manette dai pantaloni della divisa e l’ammanettò con i polsi dietro la schiena. Il motivo era evidente. Valentina lo capì e urlò:
“Nooo ti prego questo nooooo” – la sua voce tremava di un panico mai provato. Valentina era vergine. Il suo buchetto era inviolato. L’ultimo e inaccessibile portone, oltrepassato quello solo l’Inferno e il Paradiso.
“Ohh sìì, questo sì puttana!” – Diego sputò sul buchetto chiuso, una lubrificazione posticcia ed inutile.

Perché Valentina avrebbe urlato e sofferto in ogni caso.
“Noooo aiutoooooo”
“Ferma e godi culo di marmo!” – Diego soffocò le sue urla con la mano e appoggiò il cazzo tra le chiappe.
“Mmmmpf” – La bocca di Valentina intonò urla silenziose, i suoi occhi spalancati dalla paura di un dolore che arrivò come una fucilata di un plotone d’esecuzione. La sua ultima verginità venne così abbattuta. Il cazzo lacerò le pareti ed entrò.

Scavò in lei e la inculò con a****lesca prepotenza. Ogni colpo era accolto da gemiti e scosse di paura. E il pianto non poté esser più ricacciato via. Le lacrime le rigarono il volto, taglienti come frecce. Valentina sentì come divedersi in due. Diego lacerò carne e orgoglio alla stessa maniera.
“Mmmmpf” – Il dolore arrivò alle tempie di Valentina, così come il piacere nel profondo di lei. Negli anfratti più nascosti della sua lussuria.

I modi violenti e quell’abuso continuo la eccitarono nuovamente. Continuò a piangere, ma questo non fermò le ondate e i fremiti su tutta la sua pelle. I capezzoli dritti cercavano appigli nel vuoto, il calore la fasciava ovunque. Il dolore ballava con il piacere a ritmi vertiginosi. La sodomia continuò fin quasi allo svenimento. Poi Diego si staccò da lei e la spinse per i capelli a terra accanto agli armadietti. Si lasciò andare ad un osceno ed ultimo orgasmo.

Le schizzò in faccia, mischiando così sperma alle lacrime. Si avvicinò e con la mano la cosparse di liquido seminale dal viso fin sulle tette.

“Sei stata una scopata fantastica. Credo proprio che ci rivedremo…” – Con quelle parole Diego si rivestì e se ne andò. Erano quasi le 15 e Valentina fu lasciata nuda, ammanettata ed umiliata nello spogliatoio della sezione. Smise di piangere, rimanendo immobile. Come stordita e alla ricerca di ricordi e perché.

Quelle ultime due ore l’avevano fatta morire e rinascere. Un rumore la svegliò dai pensieri. Era la porta che si apriva.
“Oh Cristo! Cosa ti hanno fatto???” – La sua collega Micaela la raggiunse sconvolta. Le tolse le manette e la guardò impietrita. Il volto di Valentina era uno straccio di sperma e lacrime, ma i suoi occhi fiorivano d’eccitazione perversa. Valentina si toccò tra le gambe e si infilò un dito nella vagina.

Poi li tirò fuori e lo leccò con una lunga e rallentata succhiata. Guardò la sua collega e disse:
“È stato bellissimo…”.

COME UNA PROSTITUTA (STORIA VISSUTA) FINALE

Questo termine per me nuovo mi fece arrapare tantissimo, non resistetti più, bloccai la testa di Gioia e le scaricai in gola tutta la mia sborra urlandole in pieno viso “bevila tutta fino all’ultima goccia, sfondatainculo!!!”.
Gioia provò ad ingoiarla tutta ma essendo tanta una parte le uscì dalle labbra, la vista di questa scena fece ingrifare ancor di più l’amico che adesso le assestava nel culo delle varrate sempre più violente e profonde che sextenavano ancor di più Gioia che urlava “dai, dai, spingi più forte, sono la tua vacca, la tua scrofa, dai sborrami in culo, voglio godere”.

L’amico non se lo fece ripetere due volte, fece uscire il cazzo quasi del tutto e con un colpo deciso glielo affondò nel culo fino alle palle riempiendoglielo di una quantità enorme di sperma.
Appena la sborra le inondò il culo la troia emise un urlo bestiale e venne.
Ci abbattemmo stremati sul letto e notai con piacere che l’amico accarezzava delicatamente il viso di mia moglie.
Dopo poco chiesi a Gioia se, per cortesia ci preparava un caffè e lei andò in cucina.

Rimasti soli Lucio mi disse: “complimenti, hai una moglie bellissima che ispira tanta tenerezza, una donna da passarci ore a baciarla sulla bocca, ma che quando chiava si sextena talmente che è meglio di tutte le prostitute che ho incontrato, è fondamentalmente una zoccola nata per fottere ed è tanto depravata che un uomo pensa solo di squassarle la fessa, di sfondarle il culo e sborrarle in bocca, sei proprio un uomo fortunato, ed adesso, per completare la serata, se permetti voglio trattarla da vera puttana, voglio sborrarle in bocca”.

Fallo, a mia moglie piace tantissimo bere la sborra, sappi lei dice che “lo sperma è il nettare degli dei”.
Prendemmo il caffè e ricominciammo ad accarezzarla.
Lei subito prese in mano i nostri cazzi già ridiventati duri.
“Che bello avete già ricaricato le batterie, dai ricominciamo ho ancora tanta voglia” e sistemò l’amico al centro del letto si infilò il cazzo nella pucchiacca e gli disse: “adesso voglio chiavarti io” e cominciò una frenetica cavalcata.

Che meraviglia vedere l’adorabile madre dei miei figli fottersi uno sconosciuto nel nostro letto matrimoniale.
“Dai, tesoro perché non mi inculi, lo sai che godo come una matta con due cazzoni nel corpo”.
Allargai le gambe dell’amico e mi posizionai dietro di lei, le puntai la cappella sul buco nero e con un sol violento colpo glielo schiaffai nel culo.
La troia gradiva moltissimo, “forza sbattetemi sono la vostra vacca, mio dio che bello, mio dio che bello”.

A sentirla urlare così mi arrapai come una bestia e poco dopo le scaricai in culo un fiume di sborra.
Quando estrassi il cazzo dal culo della depravata Lucio la fece stendere pancia in aria ed andò a sedersi sul suo ventre, “adesso basta, ho voglia di un pompino” e le portò la mazza all’altezza della bocca.
La viziosa cominciò subito a far roteare la lingua sulla cappella dell’amico accompagnando questo delizioso lavoretto di bocca con un sapiente massaggio di palle che lo mandarono in estasi.

“Apri la bocca zoccola voglio chiavarti in bocca”.
E così fece e poco dopo urlando “puttana, puttana ti sborro in bocca” le inondò la bocca di sperma.
A questo punto il porco prese dal portafoglio che aveva messo sul comodino un biglietto da 100 € e con questo si ripulì il cazzo imbrattandolo di appiccicoso sperma ed andò ad incollarlo sulla fronte della mia adorata mogliettina “prendi zoccola questa marchetta te la sei proprio meritata”.

Io e Gioia rimanemmo esterrefatti ma con uno sguardo tranquillizzai mia moglie.
Andammo a fare una doccia, ci asciugammo ed io diedi a Claudio 100 € dicendogli “questi vuole darteli Gioia per come l’hai fatta impazzire, la banconota sporca di sborra la troia vuole metterla in una cornice, è la prima volta che viene pagata come una prostituta”.
“Tua moglie è meglio di tutte le prostitute che ho incontrato, credimi”.

Gli credetti.

Diario di un segaiolo – Lo stallone,la puledra,il

“E io che pensavo fossi gelosone!” mi disse Paola
“Lo sono amore, ma non con tutti, con lui no, non so dirti il perché” le risposi.
“Ma cosa vorresti fare tu di preciso?” mi domandò
“Vorrei ammirarvi mentre lo fate tesoro mio, vedere se lui ti dà più piacere di me e vedere se è effettivamente un dotato!” risposi
“Su quello io non ho più dubbi!” rispose Paola sorridendo e con lo sguardo sognante.

Ci eravamo organizzati per tendergli una “trappola” a casa mia, lontani da sguardi indiscreti.
Avrei invitato Mario per una partita alla Play verso le 18 e 30 e poi lo avrei convinto a restare per una pizza; Paola ci avrebbe raggiunto alle 19 e 45 all’insaputa di Mario.
“Amò, vestiti provocante, come mai prima, dobbiamo farcelo stasera stessa!” dissi io
“E se a lui piacciono le tettone?!” disse preoccupata Paola
“Macché secondo me in spiaggia si è mangiato il tuo culo con lo sguardo!” la tranquillizzai io “Mi raccomando, tacchi, trucco e anche una bella scollatura che faccia intravedere le tettine!” aggiunsi
“Mi sento un po’ troia!” mi disse lei
“E io un cornuto!” aggiunsi ridendo e anche lei ne fu contagiata.

Un po’ in ritardo Mario arrivò a casa e verso le 18 e 50 suonò il campanello. Entrò in casa, lo portai in cucina e attaccammo a sfidarci a PES. Mi stavo cominciando a fare qualche birra, l’alcool mi avrebbe aiutato dopo ad esser più sfacciato. Lui invece seguiva una dieta e volle solo thè freddo.
Un’oretta dopo suonò nuovamente il campanello; il cuore mi batteva a mille, era Paola.
“Ma aspettavi qualcuno?” mi disse Mario
“Dovrebbe esser Paola!” gli risposi io
“Ah, dai allora tolgo il disturbo!” mi disse già alzandosi dalla poltrona
“Fermo lì “dissi io mentre aprivo il portone di casa “Fermati che ci mangiamo una pizza insieme!” aggiunsi
Appena aprii la porta la vidi, la mia bella puledra era bella come mai prima.

Erotica come mai in nessuna festività o occasione l’avevo mai vista. Capelli sciolti, trucco e brillantini agli occhi, un po’ di rossetto, tacchi da 10 cm, smalto rosso, tutta profumata e con un completino davvero corto e scollato che vidi per la prima volta. Una meraviglia.
“Ciao amore!” dissi assolutamente stregato “Sei stupenda” le sussurrai mentre ci baciammo sull’uscio di casa.
La feci entrare e l’ammirai di spalle, una dea. Notai poi una novità, indossava una cavigliera sulla destra.

La cavigliera sulla destra stava a simboleggiare una certa disponibilità sessuale nei confronti dei maschi. Chissà se Mario avrebbe colto quel segnale, era stato proprio lui, da esperto, a confidarmi queste notizie.
Appena Paola arrivò in cucina Mario ne fu quasi sorpreso da quel look così provocante, al limite quasi del provare imbarazzo.
Lei invece sbarazzina si avvicinò subito a salutarlo con inaspettato affetto e la cosa lo imbarazzo ulteriormente.
“Scusa, non sapevo saresti venuta! Gianni non mi ha detto nulla!” disse Mario “Credo sia il caso che tolga il disturbo!” aggiunse
“Macché disturbo, ci farebbe piacere se ti fermassi qui con noi per cena!” disse lei sicura
“Su non fare il coglione, ci mangiamo una pizza…che sarà mai!” aggiunsi io
“Volevo stare un po’ a dieta di carboidrati sto periodo!” mi rispose lui cercando una scusa
“Macché dieta, stai benissimo così!” disse Paola quasi ammiccando
“Se te lo dice lei, fidati amico!” gli dissi.

Ordinammo così 3 pizze a domicilio e nel giro di 20 minuti arrivarono a casa.
Prima di cominciare a mangiare quella volpe di Paola si alzò da tavola
“Scusate ma sti tacchi mi fanno morire, me li devo togliere a tutti i costi!”
Sorridemmo sia io che Mario che però per qualche istante rimase ipnotizzato dalla mia provocante fidanzata che nel mentre si era chinata a slacciarsi le scarpe. La guardava e il suo occhio cadde anche sulla scollatura; Paola stava scapezzolando alla grande.

Alzò improvvisamente lo sguardo e scoprì lo sguardo curioso di Mario, gli sorrise. Lui imbarazzato si voltò nuovamente verso la pizza e fece finta di nulla cominciando a tagliarla. Tolti i tacchi lei si rimise in tavola proprio di fronte a Mario che per qualche secondo tenne lo sguardo basso. Paola nel mentre si aggiustava il vestitino in maniera maliziosa in modo che la scollatura a v fosse ancora più evidente. Posto di fianco vedevo tutto il seno in pratica e notai anche un reggiseno rosso volutamente preso di una taglia superiore.

Le sue tettine non avevano nessun ostacolo, bastava poco per scapezzolare. Ero molto eccitato; notai che indossava anche orecchini e un ciondolo che andava a finire proprio tra i seni.
Mentre cercai di far ritornare a suo agio Mario, chiedendogli che aveva combinato durante la giornata Paola cominciò la sua manovra segreta sotto il tavolo. Cominciò a farle il piedino facendolo arrossire ancor di più.
Lui tra l’imbarazzo e l’incredulità cominciò a fissarla con sguardo interrogativo mentre io facevo finta di esser interessato a ciò che c’era in onda in tv.

Era spassoso lo sguardo di Mario, aveva gli occhi sbarrati su Paola e si notava fosse paonazzo nonostante l’abbronzatura estiva. Lei intanto col piedino saliva sempre più su fino a quando lui quasi scocciato si alzò da tavola:
“Ehi amico, mi spiace dirlo ma tieni a bada la tua ragazza, non credo sia molto corretto ciò che sta facendo!” disse
“Perché che fa scusa?!” feci il finto tonto. Lei pareva molto delusa da quella reazione.

“Che fa? Mi stava facendo il piedino!” rispose lui arrabbiato “Non credo sia corretto soprattutto nei tuoi confronti!” aggiunse
“Che male c’è se ti fa il piedino, vuol dire che le piaci!” dissi io con tutta la tranquillità del mondo.
Se prima lui era incredulo ora era quasi scioccato dalla mia risposta
“Come le piaccio? Ma siete pazzi, voi due state insieme!” quasi ci rimproverò
“E allora? Mica ti vuole sposare?! Vuole solo vedere cosa hai in mezzo alle gambe!” gli risposi io
“Credo non sia stata una buona idea amò!” intervenne Paola ormai rassegnata
“Idea? Ma di che cazzo parlate?” sbraitò Mario
“Non esser nervoso, Paola è almeno un mese che ti si vuol fare! Avevamo organizzato tutto per te, lei si è pure fatta super bella per te!” gli dissi
“Per me? Cristo, ma dovresti scopartela tu! Mica io?!è la tua donna, mica la mia?!” mi disse lui sempre più incredulo
“Si è vero, noi stiamo insieme ma mica son di sua proprietà!” intervenne Paola “Ti trovavo carino ed ero curiosa di vedere com’eri fatto ma se ti dà fastidio o se non ti piaccio basta dirlo, l’importante è che sta cosa rimanga tra noi!” disse lei in tono dismesso e deluso
“Amico, se te la fai ci rendi tutti felici, fidati! Hai il mio permesso e il suo gradimento, che male c’è?” gli domandai
“Ma volete fare una cosa a tre almeno?” mi domandò lui che si era cominciato a calmare.

“No no, io e te, lui guarda!” gli rispose Paola
“Voi siete totalmente matti, come mai non vuoi fartela?” si rivolse a me
“Io me la sono fatta abbastanza, vuole provare altro…ci stai o amici come prima?” gli domandai deciso
“Fatemi pensare un po’ prima” disse risedendosi in tavola
Mentre finivamo la pizza ci guardava di tanto e intanto e diceva “Voi siete scemi, ma guarda un po’ sti due!”
“Dai, ti sei fatta quella mezza cessa di Marianna, son così brutta io?” gli disse Paola che nel mentre aveva spostato la scollatura e tirato fuori un capezzolo proprio di fronte a lui, nel mentre il suo piedino indagatore era tornato ad indagare tra le gambe di lui
Lo stava provocando nuovamente
“Come mi devo comportare con voi due?” disse
“È la regina che comanda!” gli risposi
“Fai come se lui non ci fosse!” le rispose lei “Dio mio è enorme” aggiunse una volta che il suo piedino aveva raggiunto la meta
Mario si arrese
“Se è questo che proprio volete, allora vi accontento!” disse lui finalmente tranquillo e sereno “Ad un patto però… se mi piace lo rifacciamo!” aggiunse sorridendo
“Ahahahaha ma certo!” gli rispose sorridendo Paola
Mi alzai con un’erezione evidente e sollecitai il tutto
“Dai ragazzi, andiamo, avete un matrimoniale tutto per voi che vi aspetta!” e cominciai a dirigermi verso la stanza che era stata dei miei.

Loro non mi seguirono subito e appena tornai in cucina vidi una scena favolosa. I due si baciavano focosamente uno di fronte all’altro in piedi. Mario era abbastanza più alto di Paola e la sovrastava fisicamente. Lei ansimava di piacere mentre le loro lingue si intrecciavano.
Le loro mani già scoprivano i rispettivi corpi con quelle di Mario a tastare il culo mentre quelle di lei per il momento solo a percorrere fianchi e fondoschiena.

“Sei proprio bello!” le disse lei fissandolo in viso
“Pure tu non scherzi!” gli rispose lui che aveva un gonfiore incredibile tra le gambe. Si girò verso di me e disse “Dovevo capirlo dalla cavigliera che voleva altro cazzo!” in modo quasi sfacciato. Ridemmo felici tutti e tre e stavolta ci dirigemmo verso la matrimoniale.
La stanza era abbastanza ampia: lettone, due comodini, armadio, due divanetti e due mobili. Uno dei due divani sarebbe stata la mia postazione per godermi lo spettacolo.

Era già pronto del lubrificante per seghe e un profilattico ritardante per evitare che esplodessi senza neanche che lo show fosse iniziato.
“Io son arrivato!” dissi mentre già mi levavo i bermuda e la maglia accomodandomi in poltrona solo in mutante e con un’erezione incredibile
Loro fecero un metro e mezzo e arrivarono sul bordo del lettone matrimoniale.
Lì Paola prese subito iniziativa
“Fatti spogliare!” le disse e subito lo aiutò a levare la maglia e i bermuda.

Anche lui rimase in mutande ma il confronto fisico con me era impietoso, sia a livello muscolare ma soprattutto a livello inguinale.
Anche lui aveva delle mutande, bianche, che parevano esplodere dietro la pressione di un pene visibilmente grosso e lungo.
Lei prese a baciarlo partendo dalla bocca quindi scendendo sul collo, sul petto scolpito, sulla tartaruga addominale che percorse estasiata anche con le mani fino ad arrivare al pube. Li abbassò i mutandoni ed un grosso pene esplose fuori quasi colpendola in viso; fu assolutamente eccitante e io che sono etero al 100% rimasi colpito da quel magnifico pezzo di carne che era lungo non meno di 22 centimetri e grosso abbastanza; soprattutto era perfettamente dritto; lo aveva depilato e sembrava ancora più lungo di quanto lo fosse effettivamente.

Quando quel pisellone uscì fuori dalle mutande lei esclamo un “Oh!” di meraviglia
“Amore, vedi che non è imbottito!” le dissi
“Imbottito? Pensavi fossi imbottito?” le chiese Mario
Lei fu colta da imbarazzo mentre quel pene sventolava a pochi cm dal suo viso
“Si, mi sembrava fosse troppo grosso per esser vero ed invece…” rispose mentre lo afferrò con una mano scappellandolo con decisione. Cominciò a segarlo facendo eccitare ancora di più Mario che la spinse leggermente sul bordo del letto facendola sedere.

Lei riprese a baciarlo tutt’attorno al pube mentre io ormai impazzivo e indossai il profilattico pronto a spararmi la mia segona ammirando la scena.
Lei baciò il grosso pene in tutta la sua lunghezza e fino alla punta ma non andò oltre semplici baci.
“Mmm ora succhialo cara!” la invitò lui ma lei fu restia
“No dai, non faccio queste cose!” rispose un po’ timorosa
La reazione di Mario fu scontrosa e anche di rimprovero nei miei confronti
“Mi stai dicendo che non ti succhia il cazzo?” mi disse mentre si girò verso di me
“Eh no amico, non fa pompe la regina!” risposi io mentre mi segavo
“Oh cazzo a saperlo me ne andavo subito!” ribatté lui mentre si chinò a prendere le mutande per rimettersele
“No aspetta!” disse lei quasi disperata mentre stava ancora seduta sul bordo del letto “Amò, vorrei provarci!” mi disse lei.

Sembrava quasi mi stesse chiedendo il permesso ma in realtà aveva già deciso e con buona pace mia i suoi pompini a me sconosciuti se li sarebbe goduti Mario.
“Fai piano” disse a Mario “Non so se son brava a farli” aggiunse
Lui le si avvicinò con l’uccello in mano
“Vedrai che è facile!” disse avvicinandole il cazzo alla boccuccia “Prima prova a leccarlo come un gelato!”
Non so come non esplosi alla vista di quella scena epica.

Il mio caro amico che se lo faceva leccare per la prima volta dalla mia inesperta fidanzata.
Paola cominciò a leccarlo con la lingua, prima la punta poi tutto il glande.
“Bravissima!” la incoraggiava lui mentre io continuavo come un martello a fare su e giù sul mio cazzo.
“Ora apri la bocca e cerca di lavorare solo con le labbra e non con i denti!” disse lui mentre spingeva dolcemente il cazzone dentro la bocca di Paola.

Lei aprii la bocca e con un po’ di difficoltà fece entrare il grosso glande dentro.
“Ah, così, non toccarlo coi denti e giocaci con la lingua!” continuava a incoraggiarla lui.
“Ora stringilo con una mano e con l’altra toccami le palle!” disse lui che controllava tutto. Quindi cominciò ad andare avanti e indietro pompandole la bocca.
“Vedi che è facile!” le disse mentre lei cominciava a fare rumori di pompa con la bocca.

Un po’ di saliva cominciava a colarle dal mento.
“Impari in fretta” le disse e poi si girò verso di me “È brava socio, basta solo saper prenderla!”
“Tu ne sei capace amico, io no! Ti son bastati 10 secondi per convincerla!” risposi io eccitato.
Stantuffava la bocca di Paola avanti e indietro. Lei non era più la schizzinosa seriosa ragazza che conoscevo io; si era trasformata in un aspirante pornoattrice, come quelle che si vedono nei casting alle prime armi con cazzi davanti a telecamere.

Era concentrata a non toccare il grosso fallo coi denti per non deludere Mario. Non voleva farsi sfuggire quel fallo e l’esser schizzinosa era totalmente passato in secondo piano. Pompava senza problemi senza far faccia schifata mentre il grosso glande entrava in bocca.
Mario non forzava tanto, si godeva la pompa da navigato. La prese per i capelli per tenerle la testa ferma mentre delicatamente andava avanti e indietro la bocca di Paola.

Lei continuava a tener il fallo ben stretto mentre la mano sinistra tastava le palle lisce del mio amico.
“Ah, sì brava!” continuava ad incoraggiarla mentre io me lo menavo e ansimavo.
“Ora tocca a me!” disse Mario interrompendo il pompino “altrimenti rischio di venire subito, mi sta piacendo molto!” e tolse il cazzo dalla bocca di Paola. Era bello insalivato. Per esser la prima pompa Paola se l’era cavata bene anche se oltre la cappella non era riuscita ad infilarsi altri cm di carne in gola.

Col cazzo bene in tirò spogliò la mia ragazza in pochi secondi levandole il vestitino e l’intimo.
Prese a baciarle il seno con Paola che ansimava di piacere.
“Son troppo piccoline vero?” disse lei
“Macché, son bellissime, sode e turgide!” rispose lui tra un boccone e l’altro. Gli succhiava il seno a pochi metri da me, si godeva il corpo della mia regina con tanta naturalezza. Pensare che solo 15 minuti prima era rimasto impietrito da quella proposta indecente.

La buttò letteralmente sul letto e le fece spalancare le cosce. Vi affondò la faccia dentro e cominciò a leccare il sacro frutto.
Ora era Paola a tenere la testa di Mario che con la lingua ravanava tra clitoride e cavità vaginale.
Era abbastanza premuroso Mario, si preoccupava che lo spettacolo fosse di mio gradimento
“Ci vedi bene amico? Ti sta piacendo?” mi domandò tra una leccata e l’altra
“Siete favolosi, continuate così!” li incitai io
Paola non mi degnava neanche più di uno sguardo, aveva occhi solo per lui, totalmente rapita e eccitata come mai prima con me.

“Scopami!” le chiese Paola quasi implorandolo. Una frase del genere io potevo solo sognarmela.
Mario si infilò uno dei miei condom che stavano su uno dei due comodini, a lui coprivano il cazzo solo per poco più della metà, io li indossavo interamente invece.
“Fai piano” imploro Paola
“Ok” rispose lui
Entrò con delicatezza e poi con decisione affondò il colpo facendo urlare di piacere Paola.
Cominciò a stantuffarla a missionario infilando quanti più cm di cazzo potesse prima che lei provasse dolore o fastidio.

La sfondò per bene, con delicatezza e decisione fece scomparire quasi interamente il cazzo dentro la figa della mia dolce fidanzata.
Cominciarono a limonare pesantemente, le loro lingue si intrecciavano focosamente e di tanto in tanto la manina curiosa di Paola andava a palpare il grosso scroto del mio caro amico che come me, apprezzava parecchio quel trattamento.
“Mmm bravissima, toccale tutte!” la incoraggiava lui mentre i suoi possenti glutei spingeva il grosso cazzo dentro l’esile corpo di Paola.

Era proprio dominante fisicamente, un vero stallone da monta e lei una puledrina inesperta ai suoi servizi.
Ansimava e godeva la mia Paola e io non resistetti alla voglia di leccarle il piede e così mi alzai dalla poltrona e mi avvicinai a loro. Lei aveva le gambe all’aria e io afferrai il piede sinistro e cominciai a leccarlo e succhiarne le dita mentre con l’altra mano mi masturbavo.
Quella posizione la tennero per una decina di minuti e in quei minuti Paola raggiunse due orgasmi profondi.

Mario decise di cambiare posizione e io mi risedetti sul divano.
Mi stavo abituando a vederli scopare per cui il rischio di un’eiaculazione indesiderata pareva scongiurato.
Mario la mise a pecorina e la infiocinò per bene; la prima botta fece un po’ male a Paola ma le successive la travolsero al punto che a stento riusciva a reggersi con le braccia. In quella posizione Mario era ancora più dominante. Di tanto in tanto la afferrava per i seni e la baciava dietro il collo mentre lei vogliosa tirava fuori la lingua.

“È bellissimo!” disse con un filo di voce la mia regina.
Mai vista così soddisfatta a letto e Mario mi stava dando dimostrazione pratica del perché avesse successo con le ragazze; era un gran trombatore.
Successivamente provarono lo smorzacandela ma durò poco. Paola aveva la fica in fiamme, non era abituata a quei ritmi e a quel calibro. Mario era nel pieno delle energie, l’avrebbe montata per ore.
“Sei già stanca?” domandò
“Si, scusami ma non ci sono abituata, mio dio sei insaziabile!” disse baciandolo davanti a me.

“Ti è piaciuto? Vuoi che riprendiamo dopo?” chiese Mario
“Dopo? Oh no, io per stasera sono morta!” disse Paola veramente esausta e sconvolta…
I capelli selvaggi rendevano l’idea di come fosse stravolta, così come il trucco e il rossetto slabbrato.
Era sudatissima mentre Mario, abituato a fare sport, era ancora carico di energie e non totalmente soddisfatto.
“Tu sei bello pimpante, se vuoi ti coccolo un po’!” le propose Paola
“Ahahahaha e che coccole vuoi farmi?” domandò Mario levandosi il condom dal pene
Lei si ricoricò a letto quindi lo invitò
“Monta su!” le disse
“Vuoi di nuovo far la missionaria?” chiese lui
“No no, non dentro la patatina, vieni sopra di me!” lo invitò Paola
Ero felicissimo volesse concludere come concludeva solitamente con me.

Era stata premurosa pure lei, sapeva che in quel modo difficilmente sia lui che io avremmo resistito. Ancor più eccitante vedere che era intenzionata a fare quella posizione senza nessuna protezione anche perché sapeva che Mario probabilmente non avrebbe accettato altrimenti e forse non avrebbe in futuro concesso il bis.
Mario fu piacevolmente sorpreso da quella proposta, mi venne da pensare che per lui fosse come una novità.
“Vista così sei ancora più bella!” disse lui mettendosi a cavalcioni sopra di lei
Lei nel mentre gli prese in mano il cazzo e cominciò a masturbarlo con passione
“Non ho le tettone di Marianna per coccolarti ma spero ti piaccia la mia mano!” gli disse Paola
“Sei bravissima a fare le seghe!” annui godendo Mario “È bellissimo!” aggiunse Mario veramente infogato.

Per Paola fu l’incentivo ad aumentare il ritmo e scappellava da esperta quel grosso fallo. Lui ogni tanto le palpava il seno mentre anche io mi sfilai di dosso il preservativo; avevo il pene in fiamme e voglioso di spruzzare.
Mario non resistette molto al massaggio manuale di Paola e io ancora di meno.
Eiaculai fortissimi schizzi di sperma che mi inondarono il petto e mi toccarono anche il viso. Una vera esplosione di sperma addosso.

Sia Mario che Paola se ne accorsero girandosi verso di me
“Mai goduto così tanto in vita mia!” dissi mentre lo sperma mi colava dal petto
“Mi fa piacere socio, ora tocca a me!” disse Mario e ritornò a volgere lo sguardo a Paola che lo mungeva con amore
“Ahhh, sborro!” disse con la voce strozzata Mario prima di esplodere il suo sperma sul seno e sul viso della mia morosa che ne fu totalmente sorpresa al punto di esclamare un “Oh!” quando uno schizzo fortissimo la colpi tra bocca e naso.

Continuò comunque a masturbare il cazzo fino a quando non cominciò a perdere vigore ed erezione.
“Sei fantastica!” disse Mario a Paola mentre smontò da lei.
Paola in silenzio prese un fazzoletto e si pulì il viso e il seno. La stessa cosa feci io. Eravamo tutti e 3 felici e sconvolti.
Fu particolarmente eccitante ed umiliante per me sborrarmi addosso mentre il mio amico schizzava sul corpo della donna che amavo.

Io che non mi ero mai permesso di farlo, lui invece che lo aveva fatto con naturalezza e lei che lo aveva accettato senza batter ciglio o opporre resistenza.
“È stata una cosa nuova per me e l’ho trovata stupenda ragazzi!” disse un felicissimo Mario. Come biasimarlo, si era scopato comodamente una splendida ragazza e l’aveva imbiancata per bene di fronte al suo amichetto cornuto “Dovremmo farlo più spesso, che dite?” aggiunse
Paola ne fu entusiasta, io pure ma posi come condizione la voglia di esser umiliato.

“Tutto quello che vuoi amico, basta che mi fai scopare la tua donna!” disse Mario.
Ci accordammo anche sul fatto che loro avrebbero potuto vedersi anche senza di me quando capitava
“Così la metto un po’ in forma!” disse lui sorridente. Il suo scopo era fare di Paola una puledra da monta che resistesse più tempo durante le scopate in modo da allungare il rapporto.
Diventai ufficialmente un cornuto segaiolo, Paola la mia regina e Mario il mio padrone.

In compagnia degli altri eravamo abili a camuffare le nostre perversioni ma nel privato finalmente potevamo sfogarle in quell’estate magica.

Diario di un segaiolo – Primi pensieri cuck

Quando Marianna mi raccontò il suo sogno, col sorriso stampato in faccia e prendendomi per i fondelli, feci buon viso ma in realtà un pochino la cosa mi infastidiva.
Dopo un po’ di tempo quel fastidio si trasformò quasi in paranoia e paura. Son sempre stato insicuro di me stesso, con qualche complesso sul fisico, un’adolescenza passata con l’acne che mi ha precluso diverse possibilità di avvicinarmi alle ragazze. A tutto questo si aggiungeva l’invidia per Mario per il solito discorso dell’esperienza con le ragazze.

Il fatto che potesse fregarmi la fidanzata non mi faceva certo fare i salti di gioia e anche se ciò accadeva in un sogno di un’amica il turbamento rimase.
Tra me e Paola il rapporto procedeva sempre in maniera abbastanza monotona, io cominciai a non esser più soddisfatto dei pochi rapporti che avevamo, per lei invece era tutto normale.
“Amore, non mi va di farlo se non ne ho voglia!” mi disse
“Ma come fai a non averne voglia tutti sti giorni? Non ti piace? Non ti piaccio io o lui (riferendomi al pene)?” provai a ribattere io cercando di capire se era così di natura
“No no, mi piace ma io son fatta così, non posso farci nulla!” mi rispose lei
“Tesoro nell’ultimo mese lo abbiamo fatto 4 volte…4 volte, non trovi siano poche?” le domandai
“Beh sì, è un po’ pochino!” mi rispose sorridendo “Ma a volte ho periodi di preoccupazioni per gli esami, poi il ciclo… mi spiace!” aggiunse.

Quando faceva il visino dolce non le resistevo e mi scioglievo come neve al sole. Sta di fatto che non scopammo neanche la sera di quel discorso, tanto per cambiare.
Cominciai a riprendere in mano il mio pene con una certa frequenza e ci diedi dentro in solitaria. Ripensavo alle scopate con lei, alle sue mani che mi tastavano lo scroto, al suo viso quando mi masturbava standomi sotto, alla megasborrata sul preservativo che feci alla vigilia di Natale, dopo una settimana di astinenza e con lei in intimo rosso e truccatissima, bellissima sul mio letto.

Anche quella volta non pareva molto felice di farlo, quasi mi diede il contentino. Neanche si spogliò del tutto, rimase in reggiseno per tutta la scopata e solo sul finale le tirai fuori un seno e lo palpai mentre ero a cavalcioni sopra di lei e le scopavo la mano.
“Sei la più bella di tutte amore!”
Glielo dicevo sempre quando mi faceva venire; le sussurravo quanto fossi fortunato di avere una donna come lei.

Insomma, erano le classiche frasi da innamorato. La realtà però era che sia io che lei non sembravamo al 100% soddisfatti.
Durante i rapporti cominciai quindi a farle domande tipo “Ti piace?” o “Lo senti bene” e fuori dal letto continuavo a domandarle “Secondo te è troppo corto?” o “Forse è troppo curvo!”.
Se non se n’era accorta prima si stava accorgendo ora delle mie insicurezze ma non fece nulla per tranquillizzarmi.

Come sempre decideva lei quando aprire le gambe e più passava il tempo più sembrava un contentino da darmi.
La frequenza dei rapporti rimaneva deprimente e io per trovare ispirazione ritornai a scavare all’episodio di quel famoso sogno di Marianna.
Nel mio subconscio pensai “Forse non vuole scopare con me perché non le piaccio, le piace un altro, magari le piace Mario!”
Potevano piacerle tanti altri ragazzi ma per me l’unico indiziato era Mario, non perché fosse vero ma perché era quello che volevo.

Scrissi un sms a Marianna chiedendole di raccontarmi in dettaglio il sogno:
“Quale sogno?” mi rispose lei sorpresa
“Dai. Quello stronzo famoso di Mario e Paola, che combinavano quei due nel sogno?” scrissi io
“Oh Gesù, sarà una roba di 2 mesi fa, perché vuoi saperlo?” mi rispose
“Una curiosità, che male c’è?” dissi io
“Boh, si toccavano e si baciavano duro, tutto qua!” mi disse lei
“Dove si toccavano?” chiesi io sempre più incuriosito e fastidiosamente in erezione
“Oh cazzo, vuoi proprio i dettagli? Come mai? È successo qualcosa per caso?” mi disse lei quasi preoccupata.

“No tutto tranquillo cara, volevo solo conoscere quanto era depravata la tua fantasia” dissi io allegandole uno smile
“Ahahahaha, se vuoi proprio saperlo lei gli toccava il pacco e lui il seno e limonavano di brutto” rispose lei allegandomi lo smile con la linguetta di fuori.
Ero fastidiosamente in erezione, il mio corpo reagiva con piacere a leggere quelle cose… Ma non ero geloso? Che stava succedendo?
“Come mai limonava proprio con Mario e non con me? Avete mai parlato di lui per caso?” gli scrissi io ormai col pene in mano.

Lei ci mise un po’ a rispondere
“Beh Mario ce lo siamo guardate un po’ di volte, ancora non stavate insieme. Qualche commento sul culo e sul pacco ma niente di che! Non esser geloso, è roba di anni fa eh! Poi appena lei ha saputo che lui era 2 anni più piccolo ha fatto la snob!” mi rispose lei
Rilessi quella frase diverse volte mentre mi masturbavo sempre più eccitato e continuai a indagare:
“Ahahahaha che porcelline, non vi facevo così! Addirittura gli fissavate il pacco? E che avrebbe di bello il suo scusa?” chiesi io.

Effettivamente non guardai mai il pacco di nessun ragazzo, ci mancherebbe. Ingenuo com’ero però non pensavo che la mia Paola buttasse l’occhio anche in quelle zone.
“Ma che ne capisci tu?! Mario ha un salsiccione tra le gambe, fidati, si vede da come riempie i pantaloni, canadesi comprese!” rispose lei con uno smile sorridente.
Marianna ci aveva buttato l’occhio per anni sul pacco di Mario, ne fu invaghita per diverso tempo e immagino non si lasciasse perdere l’occasione gustarselo per bene ogni volta che poteva.

Io invece non ci facevo caso e quindi fu solo dopo quello scambio di sms che scoprii che una delle cause dei successi amorosi del mio caro amico stava in mezzo alle sue gambe. Lo conoscevo da anni ma solo ora ero al corrente che era un dotato. Al mare usava sempre bermuda larghe per cui nascondeva bene le sue doti ma non abbastanza per un attento occhio femminile.
Sul culo invece si, era risaputo che il suo culo da calciatore dilettante aveva un discreto successo e diverse amiche glielo palparono per divertimento.

Non volevo esser troppo ossessivo in quelle domande a Marianna così arrivai al dunque e le chiesi cosa le aveva confidato Paola mentre commentavano pacco e culo del mio amico
“Cosa pensi che dicesse? Quello che dici tu quando vedi due belle tette e un culetto no? Ha detto che ha un bel culo ma che sul pacco avrebbe voluto verificare perché non si fidava, secondo lei un po’ lo imbottisce! Che scema!”
Rimasi quasi sbigottito e scrissi un eloquente “Ah!”
“Ehi, non esser geloso e paranoico, son cazzate di anni fa! Poi te l’ho scritto, non voleva mica farselo, per lei era ancora un bambino e non gli piaceva manco come si vestiva.

È voluta uscire quasi subito con te infatti!”
Mi scrisse lei per tranquillizzarmi ma ormai era tardi. Ero infastidito, invidioso, geloso ma allo stesso tempo oscenamente eccitato così tanto da dirigermi in bagno e spararmi una sega incredibile.
Schizzai parecchio quel giorno, le gambe quasi mi tremavano, sensazione che quella sega portava con sé emozioni fortissime e contrastanti.
Ne fui quasi infastidito da quei pensieri osceni; mi eccitavo ad immaginare quelle due porcelline che fissavano il pacco di Mario e bisbigliavano tra loro oscenità.

Mi immaginavo lo sguardo da brava fanciulla di Paola ipnotizzato in direzione del membro del mio caro amico, magari mentre mordeva il labbro inferiore immaginandosi cosa potesse trovare dentro quei pantaloni.
Chissà quante volte ha pensato a quel membro nella sua intimità.
Passarono giorni dove cercai di spazzar via quei pensieri scabrosi eppure non riuscivo a vedere Paola con lo stesso sguardo di prima; ora quando si usciva in giro stavo attento a dove andasse a parare il suo sguardo, se cadeva sul pacco dei ragazzi, se li guardava in modo provocante.

Ero diventato paranoico e questi pensieri cominciarono ad entrare nella mia testa anche durante il sesso.
Lei però pareva quella di sempre, nessun comportamento sospetto e la solita poca voglia di scopare.
Il pensiero di lei che fissava il pacco di Mario ormai era diventato quasi fisso e allora decisi di prendere l’argomento molto alla larga:
“Tesoro, ma se io non fossi mai esistito saresti uscita con qualche mio amico?” domanda stupida ma tant’è.

“Che domanda strana amò, credo di no, son tutti più piccoli di me!” rispose
“Cazzo, più piccoli? Avranno 1, massimo 2 anni in meno, mica sono poppanti!” gli dissi io
“Si però si vestono da ragazzini, parlano come ragazzini!” rispose lei
All’epoca dei fatti noi andavamo per i 24 anni, gli altri stavano tra i 23 e i 21, Mario aveva 22 anni.
“Ne trovi qualcuno carino?” gli chiesi io tranquillamente
“Mario non è brutto…” mi disse lei e lì sentii quasi una fitta
“Però è piccolo giusto?” risposi io ridacchiando
“Esatto” rispose lei sorridendo
“Beh però non sembra dai, è più alto e piazzato di me e credo pure giù stia messo meglio!” azzardai io
“Secondo me è imbottito giù” disse lei con naturalezza e senza imbarazzo
“E te che ne sai?” la provocai io
“Boh, amò si vede, è troppo gonfio per me!” disse lei ridendo
Mi confermava quello che anni fa confidò a Marianna senza nessun problema.

La gelosia si fece crescente e allora le domandai:
“Ma scusa, ti sei messa a guardalo laggiù?”
“Si amò, quando ci siamo conosciuti me lo fece notare Mary! Che tonto, secondo me si mette dentro una pera!” mi disse sempre ridendo
“Mah, sarà!” risposi io cercando di uscire dall’argomento
“Come mai queste domande amore?” mi disse lei guardandomi
Le sorrisi rispondendo “Naa, così giusto per curiosità!”
Quell’argomento al momento mi aveva provocato fastidio, soprattutto la naturalezza e disinvoltura con cui lei aveva risposto.

Era un discorso stupido, un po’ come se fossi geloso dei suoi ex o di chi le tolse la verginità, degli attori che le piacevano.
Il guaio è che ormai non usciva più dalla mia testa. La mia dolce e seria metà aveva un lato malizioso e curioso probabilmente tipico di tutte le donne. Ci stavo insieme da oltre 1 anno e mezzo ma ancora non la conoscevo pienamente.
Un weekend ci organizzammo in modo che lei potesse dormire da me il sabato sera.

Quel sabato uscimmo per conto nostro poi verso fine serata ci incontrammo con gli altri e ci restammo per un’oretta scarsa, il tempo di un giro di consumazioni e via.
C’era anche Mario che era tornato quel weekend dall’Università. Studiava fuori e tornava 2 weekend al mese. Lo conoscevo fin da bambino, amico fedele e sincero, raramente capitava di esser in polemica. Tante passioni condivise insieme, interessi in comune, bevute e divertimenti vari.

Si divertiva con le ragazze, raramente era tipo da relazioni di oltre 1 anno; nonostante non avesse problemi a trovarsi una donna anche lui aveva avuto delusioni varie. In quel periodo era libero, paradossalmente era l’unico del gruppo senza una ragazza!
I rapporti tra lui e Paola erano buoni ma non più intensi di quelli che Paola aveva con gli altri. Il più delle volte lei parlava con me o con la ragazza di qualche amico.

Insomma, comportamenti sospetti neanche mezzo.
Serviva qualcosa di più per alimentare le mie nuove fantasie.
Si continuava a scopare poco e quelle poche volte quando lei mi afferrava il pene mi veniva in mente il malsano pensiero che invece del mio pene la potesse esserci quello di Mario a godere dei servizi della mia dea.
Cominciai a fare anche flop nelle prestazioni. Mi masturbavo tantissimo al pensiero di loro due insieme, la cronologia del mio pc era intasa di siti su cuckold.

Al momento dello scopare per diverse volte il pene cominciò ad afflosciarsi dentro lo splendido corpo di Paola.
Solo viaggiando con la fantasia e grazie all’aiuto delle sue abili mani il pene riprendeva vigore e faceva il suo dovere.
Lei però rimase quasi indifferente, non ci fece troppo caso. Ad esser sinceri non so quanto godesse con me dentro da un bel po’ di tempo a quella parte. Sembrava assente. Nuda, al mio fianco, era bellissima ma era come avere il pane e non i denti.

Non saprei dirvi se era una dalla figa larga o stretta, profonda o corta, visto che non ho altri metri di paragone; la sensazione era che il mio salsicciotto l’avesse un po’ stancata.
Non che prima mi saltasse addosso, però col tempo la frequenza dei rapporti era sempre più bassa e lei manco sudava più sotto le lenzuola, stava lì a farsi scopare alla missionaria e poi mi dava la botta finale mentre stavo a cavalcioni su di lei.

Un pomeriggio primaverile ci incontrammo e mi diede una notizia terribile e improvvisa:
“Forse dovremo prenderci una pausa noi due, io ti voglio bene ma non sta più funzionando, forse te ne sei reso conto!” mi disse lei in lacrime
“Oh amore io non voglio perderti, magari è solo un momento passeggero, perché rovinare tutto?” la implorai io
Effettivamente non pareva convintissima di finirla lì. Sia chiaro, ero inesperto e verginello ma alle pause non ci ho mai creduto e la paura di non averla più era troppa.

Un tocco di fica simile non mi sarebbe più capitato in vita mia.
Parlammo tra di noi, ci sfogammo e discutemmo sul da farsi. Uscimmo più spesso dalla città, le feci regali improvvisi e il nostro rapporto riprese quota e pure sotto le coperte i rapporti erano tornati più frequenti.
La paura di perderla aveva allontanato temporaneamente i pensieri cuckold provati fino ad allora.
Successe poi qualcosa che cambiò definitivamente il nostro rapporto.

L’estate successiva, per la prima volta da quando stavamo insieme, decidemmo di fare una giornata di mare tutti insieme e c’eravamo proprio tutti. Eravamo almeno 15 ragazzi in tutto, c’era anche Mario e Marianna.
Marianna salì in macchina con me e Paola, gli altri si divisero in altre 3 macchine.
Era una bella comitiva e fu una giornata che pareva promettere divertimento non fosse per la mia malizia. Già dalla sera prima il pensiero di vedere Marianna e Paola insieme con Mario in costume era qualcosa che mi turbava e non poco.

Mi ero promesso di osservare i comportamenti di quelle due appena potevo e purtroppo o per fortuna quello che temevo si avverò.

schiava trav 9 – l';inizio della fine

Gli occhi mi si chiudevano , la faccia e il buchino mi dolevano dall’abuso continuo subito durante la notte, per non parlare della marchiatura…. aspettai che fossero le 8. 00 prima di rincasare per essere sicura che mia moglie fosse uscita per andare al lavoro.
Una volta entrata nel mio appartamento sentii il suo profumo, doveva essere uscita da poco. Sul tavolo della cucina un bigliettino: “Ciao amore ti ho lasciato qualcosa in frigorifero se hai fame , la caffettiera è pronta ,buon riposo ci vediamo stasera.

PS ha chiamato il signor Ferdinando ha detto che ti richiamava verso le 9. 00 …baci
Il mio Padrone mi ha chiamato a casa mia!!! Come ha avuto il mio numero? Perché non mi ha chiamato sul cellulare? Meglio sistemare i miei nuovi vestiti e la mia biancheria…meno male che mia moglie non è portata verso le faccende di casa e il mio armadio me lo sistemo sempre da me, certo che sapere che il mio nuovo guardaroba sarà al 95% femminile scarpe comprese mi crea non pochi problemi.

Ore 9:30 il telefono di casa suonò.
“Pronto?” CIAO SCHIAVA COM’E’ ANDATA STANOTTE? PERCHE’ NON MI HAI MANDATO LA FOTO DEL TUO MARCHIO? A PROPOSITO TI HA FATTO TANTO MALE QUEL CATTIVONE DI NICOLA? NON CREDO VISTO CHE LO HAI RIPAGATO CON UN POMPINO E SENZA NEMMENO CHIEDERE IL PERMESSO AL TUO PADRONE!!!
Oddio glielo aveva detto…..
MA PARLIAMO D’ALTRO, OGGI DEVI PRENDERE 2 PASTIGLIE CON UN PAIO DI BICCHIERI D’ACQUA OK?
“Si Padrone “ risposi guardandomi i piedi….

oddio non avevo tolto lo smalto dai miei piediiiiii.
BRAVA, POI DOPO AVER RIPOSATO, ESCI E TI COMPERI CALZINI CORTISSIMI E RICAMATI DA FEMMINUCCIA COLOR BIANCO O PASTELLO MEGLIO SE ROSA. LI INDOSSERAI CON I TUOI PANTALONI. POI TI PRENDI I PANNOLINI PER IL CICLO MESTRUALE…COSA CHE AVERRA’ CIRCA OGNI 28 GIORNI…SARAI TU A TENERNE CONTO…TI INDICHERO’ IO COME SIMULARNE IL DOLORE. FATTO QUESTO DOVRAI FARE UN’OPERA UMANITARIA…HO VISTO CHE A VENEZIA CI SONO PARECCHI RAGAZZII DI COLORE CHE ELEMOSINANO SUI PONTI DELLA CITTA’, NE PRENDI UNO LI OFFRI 100 EURO MA IN CAMBIO PRETENDI DI FARGLI UN POMPINO ALTRIMENTI NIENTE DA FARE…IN POCHE PAROLE PAGHI PER IL LORO CAZZO.

DOPO AVER MANGIATO E BEVUTO ( ride) LASCI IL TUO NUMERO DI CELLULARE E VATTENE A CASA E RIPOSA E SE TUA MOGLIE VUOLE SCOPARE ACCONTENTALA! CIAO PUTTANA CI SENTIAMO PRESTO!
Dopo avermi ripulito le unghie dei piedi e avermi fatta una doccia ho dormito come una ghira…al mio risveglio mi sono rivestita, collant color carne mutandine e reggiseno bianchi jeans e maglione color carne.
Ho fatto tutte le compere…. per quanto riguarda invece i ragazzi di colore mi hanno mandata al diavolo tutti ridendo di me.

Mi sono dovuta accontentare di un filippino piccolo e bruttino…ma ha voluto 200 euro !!!! Per non parlare della puzza del suo pene!!!!!
Tornata a casa e sistemate le mie cose mi sono messa una tuta sopra un paio di mutandine nere che avrei potute far passare per maschile non avendo pizzi o trine….
5 minuti dopo mia moglie rincasò e quello che successe fu l’inizio di ciò che io chiamo un cambiamento irreversibile di gabriella.

Dopo cena mia moglie quasi mi saltò addosso…. mi spogliò ..me lo prese in bocca mi fece mangiare la sua vagina …me lo menò ..quasi lo strappò ma…..non ci fu nulla da fare…. non si drizzava nemmeno a pregarlo…era praticamente MORTO!
Diedi la colpa alla stanchezza e ma ne andai a letto…. preoccupata soprattutto per il mio matrimonio…avevo una strana sensazione!!!!.