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Avventura tra negozio e piscina

Sospensori leopardati? Qui? All’Olympus!? Beh, io non ero d’accordo,, ma a qualcuno potevano piacere… “Sospensori leopardati fluorescenti… Raccomandatati dai dottori. ” Perché i dottori avrebbero dovuto raccomandare sospensori fluorescenti? Oh bene… scelsi la mia taglia e li sganciai dalla sbarra… Mi guardai intorno nel negozio e vidi che c’erano solamente sei persone, un cliente (io) e cinque del personale… il mio sguardo si spostò sul ragazzo alla cassa verso cui stavo andando. Era alto quasi un metro e novanta, biondo e di circa vent’anni.

Misi il mio acquisto sul banco, lui lo prese, mi rivolse un piccolo sorriso e poi disse: “Le dispiace aspettare un momento, signore, devo andare a controllare una cosa per questo articolo. “
Scomparve in una stanza sul retro, così decisi di dare un’occhiata al resto del personale. Era giovedì pomeriggio e non avevano meglio da fare che chiacchierare tra di loro. Due ragazzi, due ragazze, tutti in tenuta sportiva (ma cosa ci si aspetta in un negozio sportivo?) E non erano molto interessanti, piuttosto tradizionali, niente di eccentrico!
Il biondo ritornò con un sorriso sfacciato sulla faccia, prese una borsa da dietro il banco e ci inserì la shitola, fece una breve pausa che portò la mia attenzione al pezzo di carta sulla shitola dove lessi “Urgente.

” Ero confuso mentre lo guardavo e lui disse “Sono sei e novantanove, per favore signore. ” Misi un biglietto da 10 sul banco: “Grazie, signore, ecco il resto. Ritorni presto. “
Finì con un altro sorriso e c’era dell’ironia alla sua voce. Presi la borsa, il mio resto ed uscii gettando uno sguardo al resto del personale che non sembrava aver notato la mia presenza. Guardai l’orologio. 13 e 15. Ora di pranzo!
McDonalds era il mio prossimo scalo.

Preso il cibo, mi misi a cercare un posto tranquillo (non era difficile, c’erano solo quattro altri clienti, ed uno di loro era un ubriacone che stava quasi per essere buttato fuori…) e l’angolo più privato del posto. Ora, questo era difficile, avete mai provato a trovare un angolo privato da McDonalds che non sia il bagno? Quei luoghi sono progettati per farti sentire vulnerabile mentre mangi, se sei completamente solo. Trovai un posto quasi ideale: al piano superiore, nascosto dietro una pianta di plastica.

A quel punto cedetti alla curiosità, appoggiai il vassoio e presi la shitola dalla borsa di Olympus, l’aprii e ne uscirono tre cose: sospensori nero e rosa; un bigliettino piegato con la scritta “Urgente” e un pacchetto in carta rosa e nero. Misi giù sospensori e pacchetto e aprii il biglietto. C’era scritto:
Ciao!
puoi ritenermi maleducato a mettere una comunicazione nel pacchetto dei tuoi sospensori, in tal caso non leggere questa lettera.

Mettila nel bidone più vicino.
(Io lessi…)
Allora hai deciso di continuare a leggere. Hai appena acquistato un articolo molto interessante e stavo chiedendomi se ti piacerebbe provarlo… presto… e magari con un aiuto.
OK, se non ti va per favore non portare il biglietto al mio direttore. Sto rischiando il mio lavoro nella speranza che tu voglia incontrarmi. Penso che tu l’abbia comprato per attirare l’attenzione e mostrare i sospensori. Quindi, ritorna al negozio e vai al banco accessori (dove sono tutti i sospensori ed i proteggi caviglie), ti incontrerò là così potremo sistemare qualche cosa.

Carlo.
Dannazione! Avevo comprato quei sospensori per attirare l’attenzione. Finii rapidamente il mio pasto, poi andai (leggi “feci una volata”!) da Olympus. Entrai nel negozio e vidi delle famiglie che stavano facendo acquisti per i loro bambini. Ora c’erano sei commessi, Carlo mi vide e si avviò verso il banco degli accessori. Andai a raggiungerlo e decisi di fare ‘la prima mossa. ‘ “Ciao! Ho trovato il tuo biglietto. “
“Sì, um, non hai pensato… “
“No, mi piacerebbe incontrarti.

Dove? “
La sua faccia si accese, e mi fece pensare… forse non era così vecchio. Ora avrei detto circa diciannove anni … quindi solo un anno più di me… e aveva anche un bell’accento. Rispose: “Beh, che ne diresti del centro divertimenti?”
“Sì, va vene. Quando?”
“Io stacco alle due. Posso incontrarti fuori dal centro alle due… e cinque”, e poi, quando uno dei bambini si avvicinò: “No, mi spiace signore, non ne abbiamo verdi fluorescente, solo rosa fluorescente, ma ce ne sono di altro tipo.

” Sorrise di nuovo ed andò ad aiutare il bambino. Mentre uscivo gettai uno sguardo al mio orologio, erano le 13 e 49, così attraversai lentamente la città ed arrivai al centro alle due.
Carlo arrivò in perfetto orario, indossava pantaloni della tuta neri ed una maglietta Olympus bianca, aveva anche una grande borsa “Head” blu. Toccava a lui di avviare la conversazione. “Ciao, vedo che ci sei”, sorrise indicando il centro. “Andiamo a nuotare?”
“Sì, perché no.

” Risposi entusiasta.
Poi lui sorrise e disse: “A proposito, non conosco il tuo nome!”
Risi e risposi: “Gianni per Giovanni. “
“OK, Gianni per Giovanni, entriamo. “
Salimmo la scalinata ed entrammo. La donna dei biglietti ci guardò appena. “Sì…?”
“Uh, due, per per favore per il nuoto. “
“Due euro e trenta. “
“OK, ecco qui, grazie. “
Carlo prese i biglietti e la chiave dell’armadietto, io lo seguii nello spogliatoio.

Come spogliatoio era piuttosto normale: piastrelle bianche, panche di legno, l’odore dolce di sudore, niente di insolito, a parte l’assenza di cabine private. C’erano altre tre persone oltre a Carlo e me, ascoltando le loro conversazioni, scoprii che si chiamavano Davide, Andy ed Igor.
Dovevano avere sui 18 anni e piuttosto ben piantati. Davide era alto un metro e settantacinque, piuttosto pallido e portava slip tradizionali bianchi. Aveva anche capelli bagnati. Capii che avevano già nuotato… quindi le mie speranze di vedere uno di loro nudo erano finite, pensai.

Andy comunque aveva ancora il costume da bagno, Speedo ‘Bikini’ bianchi, molto affascinanti.
In quel momento mi resi conto di non avere costume e asciugamano. Ne parlai a Carlo, lui tirò fuori un paio di Bikini neri ed un asciugamano. “Dunque”, disse sorridendo (che magnifico sorriso!i). “È probabile che tu abbia bisogno di questi!” Mi girai per riportare la mia attenzione su Andy, lo vidi lasciar cadere il costume e girarsi verso il muro.

Bel culo… Carlo mi disse: “Vado in bagno. ”
Poi Igor. Wow! Era alto più di un metro e ottanta, leggermente abbronzato, e molto ben fatto. Era entrato da poco dopo essere stato sotto la doccia, quindi chiaramente era nudo. Era piuttosto peloso, aveva un corpo molto muscoloso ed un grande pene intonso. Mi sorrise, raccolse il suo asciugamano, si voltò e cominciò ad asciugarsi.
Dov’era Carlo? Decisi di andare a cercarlo e mi avviai verso il bagno dove lo vidi che stava pisciando, si voltò e mi sorrise.

Sentii improvvisamente una spinta ad orinare. Quando finimmo ritornammo nello spogliatoio ed andammo al nostro angolo.
Non c’era nessun altro nella stanza ed io mi rivolsi a Carlo. Lui slacciò i bottoni della sua maglietta, se la sfilò dalla testa e la mise nella sua borsa. Si sedette e si tolse sneakers e calze (anch’io decisi a quel punto di togliermi scarpe e calze). Lui aveva uno splendido torace liscio, con braccia muscolose ed un ombelico peloso.

Mise i pollici tra il suo corpo ed i pantaloni e li portò ai fianchi. Li spinse giù, ne uscì e li mise nella sua borsa. Si girò verso di me, indossava sospensori leopardati… ed era enorme! Rimase a gambe aperte di fronte a me e disse: “Cosa ne pensi?”
Mi abbassai e piantai un bacio sul suo ombelico… poi indietreggiai. Le sue gambe erano muscolose come il resto del suo corpo, ed erano anche lievemente pelose.

Si girò, aveva un culo molto bello. Leggermente abbronzato e molto liscio, io gli baciai la schiena.
“Tocca a te” Disse girandosi verso di me, evidentemente eretto. Io mi slacciai i bottoni della camicia, poi me la tolsi e mi misi di fronte a lui, ora indossavo solo i miei Levi 501, senza mutande. Lui aspettò. Lentamente sbottonai la patta e spinsi giù i jeans, ne uscii e lo fissai negli occhi.
Lui si inginocchiò, continuando a guardarmi, e baciò lentamente il mio pene, spingendo la lingua nel mio prepuzio, poi si alzò e si tolse i sospensori.

Era enorme! Mi inginocchiai e lo baciai allo stesso modo. “Abbiamo tutto il tempo dopo che abbiamo nuotato” disse e prese il suo costume da bagno. Io mi misi quello nero che mi aveva dato lui e me lo sistemai, non che fosse troppo piccolo, ero io molto grosso, grazie a lui.
Andammo ai nostri armadietti, mettemmo via la nostra roba, poi uscimmo nella piscina. Lui fece un tuffo in corsa perfetto (gambe e braccia diritte) e nuotò velocemente verso l’altro lato della piscina.

Io, invece, ero più interessato ai corpi che ci circondavano! Contai solo dodici persone, non inclusi i bagnini e Carlo (ed io): sette femmine e cinque maschi. Le donne erano in gruppo, dovevano avere circa 14 anni, ridevano scioccamente e si guardavano intorno. I maschi? C’erano tre uomini più anziani e due ragazzi di circa 14 anni che sembravano conoscere le ragazze del gruppo.

Carlo ed io passammo l’ora seguente nuotando uno vicino all’altro.

Ad un tratto lui mi prese, mi tirò giù il costume e me lo strofinò leggermente, mi rimise il costume e poi ricominciò da capo… nessuno vide. Vedemmo andarsene tutti quando risalimmo e c’era solo un “congresso di donne” che passarono il loro tempo a guardarci guastandoci il divertimento. C’erano anche tre fustacci ma sembravano particolarmente etero.

Quando ritornammo nello spogliatoio, Carlo bisbigliò “Bene, qui è dove comincia il divertimento! Corriamo nelle docce.

” Io mi affrettai ma Carlo non mi seguì: andò al suo armadietto e prese qualche cosa.
I tre ragazzi erano nelle docce, come ho detto erano dei bei fusti e sbirciando oltre il muro della doccia, vidi che si stavano tutti masturbando. Una vista molto bella, ma appena girai l’angolo con un’erezione, scomparvero… evidentemente erano timidi.

Carlo venne dietro di me e mi baciò la nuca, poi cominciò a massaggiarmi l’ano con della gelatina lubrificante.

Proseguì massaggiandomi le palle, poi quando si inginocchiò di fronte a me, vidi che il suo pene, enorme tra le sue cosce, ora stava toccando il pavimento. Iniziò a succhiarmi con cura leccandomi delicatamente il prepuzio… e poi succhiando. Le mie mani andarono ai lati della sua testa a tirarlo lentamente avanti ed indietro lungo la mia asta.

Mi massaggiò ancora l’ano col lubrificante e sul pavimento vidi il tubo di lubrificante ed un involucro di preservativi, chiaramente! Io stavo avvicinandomi lentamente all’orgasmo, lui comprese e smise tutto quello che stava facendo, subito e completamente.

Io quasi venni, ma riuscii a calmarmi e mi ordinò di inginocchiarmi… era il suo turno.

Si mise in piedi di fronte a me e, quando fui inginocchiato, torreggiava sopra di me. Presi lentamente il suo pene nella mia bocca come lui aveva fatto col mio. Prese la mia testa… Io cominciai a leccare la punta del suo pene. Le sue mani cominciarono a fare forza tirandomi avanti ed indietro lentamente, mentre io gli leccavo il prepuzio il più profondamente possibile.

Aveva un sapore tanto buono quanto Carlo era bello. Lui cominciò a lamentarsi, io allungai una mano verso il pavimento, raccolsi il tubo di gelatina e cominciai lentamente a massaggiargli l’ano. Le sue mani fecero più forza…
Io mi fermai, presi il pacchetto dei preservativi e mi alzai. I nostri uccelli si toccarono. “Carlo, io voglio incularti. “
“Mmmmmm, per favore fallo. ” Rispose, e si voltò.

Dissigillai uno dei preservativi e lo srotolai sul mio pene.

Baciandogli un po’ la schiena, lo penetrai. Gemevamo ambedue molto rumorosamente e lui aprì le gambe il più possibile. Io cominciai a muovermi lentamente dentro di lui. Le sue mani mi tenevano le cosce ed io afferrai poi il suo pene, lentamente cominciai a masturbarlo e c’era ancora della gelatina sulla mia mano…

Il nostro grugnire e gemere non era passato inosservato e due ragazzi cominciarono a sbirciare dall’angolo. Io venni! Era l’orgasmo più sorprendente che avessi mai avuto.

I due ragazzi entrarono e cominciarono a masturbarsi mentre ci guardavano.

“Cosa state guardando? ” Disse Carlo (la sua voce era appena percettibile).
“Uh, nulla!”
“Venite qui. “
I ragazzi si avvicinarono. Io mi inginocchiai di fronte a quello col pene più grosso e lo presi in bocca. Mi venne in bocca trenta secondi più tardi, poco prima del suo amico che aveva avuto lo stesso trattamento da Carlo. Poi loro se ne andarono.

“Oh, bene, non erano eccezionali ma…” Dissi, ma fui interrotto da Carlo che mi aveva penetrato improvvisamente. Emisi un forte gemito e mi rilassai. Lui mi prese il cazzo e mi masturbò con forza… indietro ed avanti, mentre cominciava a lamentarsi. Anch’io lo feci e sborrammo insieme!

Appena finito ci facemmo una doccia e ci rilassammo. Io avevo appena avuto l’esperienza più formidabile della mia vita. Andammo a prendere i vestiti nei nostri armadietti e poi ritornammo vicini, avevamo ancora in bocca il sapore dello sperma dei ragazzi… Ci masturbammo… Poi ci asciugammo ed io mi misi i sospensori nuovi.

“Che ne diresti di una sauna ?” Disse Carlo.

La mia esperienza con una coppia cuckold parte 46

-Quarantaseiesima parte-

Il fine settimana trascorse senza particolari accadimenti, Paolo era rimasto a casa sua, sarebbe venuto a trovarci il venerdì successivo, scopammo come pazzi parlando sempre della possibile introduzione di Roberta nei nostri giochi, la cosa stava ormai diventando un chiodo fisso, anche per Simona che era ansiosa di fare sesso con la mia amante.
Lunedì sera quando rientrai dal lavoro trovai Simona particolarmente scura in volto, taciturna e triste, le chiesi il motivo e lei mi rispose che semplicemente le era arrivato il ciclo ed era dolorante, intuii subito che era una scusa, mi tornò in mente quello che mi aveva confidato Paolo, il vero motivo del suo cattivo umore non poteva essere altro che la delusione per non essere incinta, però prendeva la pillola, lo faceva spesso davanti ai miei occhi, come poteva anche solo minimamente sperarlo, decisi di chiarire la cosa per l’ennesima volta:
– “Io penso che tu non sia dolorante ma delusa, o sbaglio?”;
– “Perché delusa? Non capisco…”;
– “Hai capito benissimo a cosa mi riferisco Simona, non prendermi in giro, speravi di essere incinta vero?”;
– “Cosa? Non capisco Gianluca, cosa stai dicendo?”;
– “Simona, te lo ripeto per l’ultima volta: non voglio avere figli, soprattutto nella situazione in cui ci troviamo, la cosa mi sta davvero stufando!“.

Spalancò gli occhi ed arrossì vistosamente, deglutì nervosamente, poi mi rispose con un tono di voce estremamente turbato:
– “Lo sai quanto ci tengo, solo che rispetto il tuo pensiero, ciò non toglie che, nonostante prendo la pillola, si possa verificare un miracolo, non lo nego, mi conosci troppo bene ormai per continuare a non dirti come la penso, inoltre erano in ritardo. ”;
– “Questa tua fissa non deve diventare un’ossessione, sai come la penso, punto e basta, non ti azzardare a non prendere i dovuti provvedimenti per evitare di restare incinta perché sarebbe la fine dei nostri rapporti, mi sono spiegato?”;
– “Tranquillo Gianluca, non farei mai una cosa del genere…”;
– “Con questo considero il discorso chiuso per l’ultima volta, ok?”;
– “Promesso, ti chiedo scusa, saprò farmi perdonare promesso.

”.
Si avvicinò sculettando e guardandomi eccitata, mi fece un pompino straordinario, ingoiando di gusto il mio sperma, concluse l’opera guardandomi negli occhi con il viso colante del mio seme dicendo:
– “Questo consideralo solo l’antipasto…”.
Cenammo tranquillamente, era tornata sorridente, servizievole e sensuale come al solito, quella sera sapevo già che l’avrei inculata selvaggiamente, lo desiderava sempre quando aveva il ciclo ed anch’io avevo voglia di farle davvero male.
Mentre mi facevo la doccia suonò il suo cellulare, lo aveva dimenticato in bagno, rispose davanti a me, era Paolo, la avvisava che aveva bisogno di lei per alcune firme, sarebbe dovuta andare a casa loro mercoledì’ e restarci almeno per una settimana.

Non prese molto bene la notizia ma erano questioni importanti e si rassegnò ben presto alla richiesta del marito.
Durante la giornata successiva pensai che sarebbe stato bello avere Roberta con me nei giorni di assenza di Simona, le telefonai nel pomeriggio, proponendole di trasferirmi a casa mia per quella settimana, non sapevo come avrebbe preso la proposta ma accettò volentieri, anche perché aveva la possibilità di non frequentare l’università in quel periodo, poteva trascorrere tutto il tempo che voleva con me, era perfetto.

Quella sera lo dissi a Simona, ero sicuro che non avrebbe avuto niente da obiettare, infatti mi sorprese per l’ennesima volta:
– “Hai avuto un’ottima idea, vorrei essere li con voi, chissà cosa combinerete, posso far installare qualche telecamera? Ne uscirebbero delle scene eccitantissime”;
– “Davvero non ti secca?”;
– “Assolutamente, poi in qualunque caso non sono nella posizione di vietartelo, sei libero di fare quello che vuoi con lei, te lo ripeto, vorrei essere solamente con voi tutto il tempo, vi divertirete un sacco mentre io sarò con quel pirla di mio marito, però non farti sfinire troppo perché quando torno avrò finito il ciclo e dovremmo recuperare il tempo perduto.

”;
– “Tranquilla, lo sai che sono sempre pronto…”;
– “Lo so tesoro mio, a proposito me lo vuoi dare un saluto prima di non vederci per una settimana?”.
Eravamo seduti sul divano in sala, si sedette sulle mie gambe iniziando a baciarmi con molta passione, intanto si spogliò restando completamente nuda, mi slacciò i jeans, mi tolse gli slip, sedendosi sul mio cazzo ed inculandosi senza nessun preliminare, cominciò la sua solita danza, continuando a baciarmi ed a sussurrarmi fantasie su quello che avrei fatto con Roberta nei giorni successivi, durò parecchio e raggiunse un orgasmo meraviglioso, le sue gambe tremarono tantissimo, segnale di quanto le era piaciuto, terminai riempendola del mio seme sul viso, lasciandole ripulire come al solito ogni minima goccia.

Mercoledì mattina andai al lavoro, salutai Simona, avrebbe preso il treno alle 10,00, mi salutò con aria dispiaciuta, mi ribadì che mi sarei dovuto divertire in sua assenza, voleva una relazione dettagliata di cosa avevamo fatto io e Roberta, si raccomandò anche di approfittarne e cercare di convincerla ad un incontro a tre.
Telefonai a Roberta poco prima di cominciare il lavoro, la invitai a passare in ufficio a prendere le chiavi, così poteva sistemarsi prima del mio arrivo per pranzo.

Arrivò puntualissima, indossava un paio di jeans neri che fasciavano il suo meraviglioso culetto in maniera straordinariamente sensuale, pregustavo già il momento in cui lo avrei avuto davanti al cazzo, fu molto formale, in fin dei conti i miei colleghi avevano conosciuto Simona come la mia ragazza, sarebbe stato imbarazzante spiegare chi fosse per me. Con il passare del tempo ed essendo a stretto contatto si era creata una certa confidenza con Paola, la mia collega, la sua curiosità la fece insospettire:
– “Non mi dare della pettegola ma chi era quella bella ragazza?”;
– “Un amica, niente di che…”;
– “Scusa ma come mai le hai dato le chiavi di casa tua?”;
– “Hey, ma cos’è un terzo grado? Studia architettura, il palazzo dove vivo è di suo interesse, considerato che non c’è nessuno in casa è andata a fare delle foto per l’università.

”;
– “Ecco dove l’avevo già vista quella bella ragazza, è la figlia dell’Architetto Tonelli, uno dei nostri clienti più vecchi. “;
– “Con lui invece io non ho un buon rapporto, spero di non incontrarlo mai. ”;
– “E’ amico del direttore, ogni tanto si trovano nel suo ufficio, mi sa che ti toccherà incontrarlo prima o poi…”.
Quell’uomo mi perseguitava, me lo ritrovavo sempre in mezzo ai coglioni, prima al supermercato, adesso qui, speravo con tutto il cuore che non mi mettesse nuovamente il bastone fra le ruote.

Rientrai per la pausa pranzo, trovando Roberta ad accogliermi, ero teso per la notizia di suo padre, si accorse che qualcosa non andava e gliene parlai, purtroppo aveva praticamente tagliato i ponti con lui, però mi promise che se ce ne fosse stato bisogno lo avrebbe invitato a lasciarmi in pace.
Quando tornai al lavoro decisi che non potevo aspettare che scoppiasse la bomba, ero entrato in sintonia con il direttore e gli parlai di come avevo avuto problemi con quel tizio, cercai di essere sincero con lui, non omettendo i particolari più spiacevoli, mi confidò che gli aveva accennato di questo terribile ragazzo di sua figlia e si stupì che ero io, però mi promise che tutto ciò non mi avrebbe cerato problemi, quello che facevano i suoi dipendenti al di fuori del lavoro a lui non interessava, mi riteneva un elemento valido e non sarebbe stato sicuramente questo fatto a rovinarmi la reputazione, anzi mi accennò che presto avrei avuto un altro incarico all’interno dell’agenzia.

Le sue parole mi rincuorarono e continuai a lavorare tranquillamente, mi ero tolto un grosso peso dallo stomaco.
Quando rientrai a casa io e Roberta andammo a farci una corsa insieme, le parlai del mio colloquio con il direttore ed anche lei fu felice di come mi aveva risposto.
Mi preparò un’ottima cenetta al nostro ritorno, era brava ai fornelli, anche se quello che mi stimolava in maniera particolare era il dopo cena, era stata ammiccante e mi aveva stuzzicato tutta la giornata, senza però concedersi, sembrava quasi giocare come il gatto fa con il topo prima di mangiarselo.

Dopo aver sistemato la cucina mi disse che aveva bisogno di farsi un’altra doccia, si sentiva addosso la puzza di quello che aveva cucinato, avevo intuito che era una scusa per prepararsi meglio, la lasciai fare aspettandola in sala con molta ansia. Mi raggiunse poco dopo, indossava solamente un completino intimo rosa davvero sensualissimo ed un paio di scarpe rosse con il tacco altissimo, i capelli legati in una coda di cavallo alta come sapeva che adoravo, sfilò davanti ai miei occhi, il cazzo mi scoppiò negli slip, abbassò lo sguardo e sorrise, si piegò con la testa verso di me dandomi un bacio e mi sussurrò:
– “Allora come ti sembro?”;
– “Mi sembri una Dea scesa sulla Terra, fatti vedere meglio…”.

Sorrise compiaciuta, si girò e fece danzare le sue chiappe davanti ai miei occhi, erano uno spettacolo, secondo me negli ultimi tempi il suo culo si era ancora fatto più tonico e definito, presi il filo del perizoma, lo spostai leggermente, mi bagnai un dito e lo passai sui suoi buchetti, grondava umori in maniera esagerata, aveva voglia, mi concentrai infine su quello del culo, spinse verso la mia mano ansimando, delicatamente infilai la prima falange all’interno, si girò sorridendo, passandosi la lingua sulle labbra, infine con decisione fece entrare completamente il dito, ruotando il culo per farsi stimolare meglio, infilai anche un secondo dito, un fremito pervase il suo corpo, vidi la pelle d’oca sulle sue chiappe, ebbe un attimo di esitazione, probabilmente sorpresa, poi tornò a ruotarlo.

Le mie dita ormai esploravano in profondità le sue chiappe, feci ruotare la mano e con un altro dito le sgrillettavo il clitoride, penetrandole poi contemporaneamente anche la figa, la quantità di umori che grondavano erano un chiaro segnale di quanto ormai si fosse lasciata andare alle gioie del sesso anale, quella sera avrei fatto fare gli straordinari al suo culetto. La guardavo mentre come la più consumata della zoccole roteava il culo con le mie dita conficcate dentro, la ragazza timida e restìa a certe pratiche si era trasformata, era pronta a farsi inculare per compiacermi, dando pure dimostrazione di arrivare al punto di gradirlo, non solo accettarlo, mi aveva proposto di essere la mia amante, ruolo che da sempre criticava e condannava, l’eccitazione e la soddisfazione che mi regalava Roberta erano perfino superiori a quelle di Simona, lei era troia di natura, non si era trasformata per amore.

Ebbe un orgasmo, cosa che raramente le avevo visto provare masturbandole il culo, ansimò ed esclamò a gran voce:
– “Vengo Gianluca, vengo, non ti fermare ti prego!”.
Avevo la mano grondante dei suoi umori, si girò, si sedette sulle mie gambe baciandomi con passione, il suo respiro era affannato e mi sussurrava parole dolci, restammo a lungo in quella posizione, le nostre lingue si intrecciavano in maniera sensualissima, sentivo che i miei sentimenti per lei erano veri e profondi, avrei potuto trascorrere tutta la notte in quel modo senza stufarmi.

Ad un certo punto si alzò, mi guardò intensamente, prese la mia mano invitandomi a seguirla, nella sala c’era una poltroncina con la seduta molto ampia e piatta di tessuto bianco, piuttosto bassa, era talmente scomoda per sedersi che risultava solo un complemento di arredo, si inginocchiò su di essa, abbassandosi fino a far aderire i seni alle sue gambe, sollevò il suo magnifico culo, girò la testa guardandomi eccitata, con le mani aprì le chiappe mostrandomi il suo buco del culo arrossato e dilato dalla mia manipolazione di pochi minuti prima, lo sapeva quanto mi eccitava vederlo fare ad una donna, era consapevole che quel gesto sarebbe stato un invito per me irresistibile, sentii il cazzo gonfiarsi talmente tanto che avrebbe potuto scoppiare, glielo piazzai davanti al viso, lo prese in bocca cominciando a succhiarlo ed insalivandolo abbondantemente, colava letteralmente.

Era sempre stata brava con la bocca ma quella sera lo trovavo particolarmente stimolante, continuava a sorprendermi ogni volta per quanto si era lasciata andare, poco dopo tornai a piazzarmi dietro di lei, si bagnò con la saliva le dita di una mano, inumidendo abbondantemente il buco del culo, infilò dentro prima una, poi due dita, ruotandole all’interno per dilatarlo meglio, sentivo il sangue pulsare, ero eccitatissimo, mi stava invitando a fare quello che aspettavo da tutta la sera, appoggiai il cazzo sul suo buco culo, infilando dentro lentamente solo la cappella, scivolò facilmente al suo interno, mi fermai, attendevo che fosse lei a farmi vedere quanto e come lo desiderava, allungò una mano, arrivando a stringermi una chiappa del culo, puntò con le unghie e con decisone mi tirò verso di lei, il cazzo le entrò con forza tutto dentro, restò ferma per qualche secondo, girandosi verso di me con la bocca spalancata, notai la comparsa della pelle d’oca sulle sue gambe e sulle chiappe, si passò la lingua sulle labbra e mi sussurrò:
– “Fammi male Gianluca…”.

Cominciai ad incularla ad un ritmo sempre maggiore, tornò ad aprirsi le chiappe con forza per agevolare la penetrazione, notavo la tensione nelle sue braccia e come le gambe ogni tanto cedevano sotto i miei affondi, gemeva moltissimo, un misto di dolore e di piacere, senza però minimamente dare l’impressione che volesse che mi fermassi. Sovente estraevo il cazzo per ammirare come il buco del culo restasse dilatato ed arrossato per poi affondarlo nuovamente con forza al suo interno, la vedevo esausta, il suo culo non era abituato a questo tipo di sollecitazione, lo feci uscire, facendolo scivolare nella sua figa, gemette subito moltissimo, mi soprese però quanto fosse bagnata, segnale di grande eccitazione nonostante non amasse l’anale come Simona, cominciai a scoparla mentre con il pollice della mano destra le penetravo nuovamente il culo, bastarono pochi affondi per farle avere un altro orgasmo, fu intenso e lo evidenziò senza freni, chiedendo di non fermarmi.

Ad un certo punto mi chiese di fare una sosta, si inginocchiò e cominciò a spompinarmelo con foga, voleva farmi venire, era evidente come accompagnava con la mano, apriva la bocca e se lo segava pensando che dovessi sborrare, invece ero particolarmente in forma quella sera, la sollevai di peso baciandola, la appoggiai sul tavolo della sala, la feci girare di lato, appoggiai il cazzo sul suo buco del culo e le sussurrai:
– “Non ho ancora finito con te stasera…”.

La inculai nuovamente, in quella posizione il cazzo la penetrava con estrema facilità, alternai entrambi i suoi buchi a lungo, mi guardava eccitata e soddisfatta di come la stavo scopando, fu proprio il suo sguardo a portarmi al punto di raggiungere anch’io l’orgasmo, la feci rimettere in ginocchio e cominciai a segarmi davanti al suo viso, spalancò la bocca e chiuse gli occhi, sborrai in maniera abbondante schizzandola ovunque, aveva il volto completamente ricoperto del mio sperma, teneva gli occhi chiusi per non farli bruciare, se lo prese in bocca per ripulirlo, la guardavo ingoiare di gusto, con le dita tolsi quella che si era fermata sugli occhi porgendogliele da succhiare, quando ebbe gli occhi puliti li riaprì ringraziandomi, poi usando il cazzo si spinse in bocca il resto, adoravo vederle fare queste cose e lei lo sapeva.

La feci alzare, la feci sedere sul tavolo e la baciai con passione sussurrandole parole dolci:
– “Sei meravigliosa Roberta…”;
– “Mi piace tantissimo fare l’amore con te Gianluca, grazie per avermi invitata a stare da te…”;
– “Grazie a te per aver accettato…”;
– “Potrei prenderci gusto lo sai?”;
– “Mai dire mai, Roberta, chissà…”;
– “Sei stato solo un po’ cattivo, mi brucia tanto il sedere…”;
– “Sei stata te a dirmi di farti male, ricordi?”;
– “Ma tu mi hai preso alla lettera, a parte gli scherzi mi è piaciuto moltissimo.

”;
– “E’ piaciuto molto anche a me Roberta, davvero moltissimo. ”.
Continuammo a baciarci ancora per un po’, poi andammo a farci la doccia ed infine a letto, era ormai tardi, chiacchierammo ancora per una buona oretta prima di addormentarci.

Continua….

Irreversibile

Questo non è solo un “racconto” ma quasi una confessione di come sono stato abusato da un vero Porco! Già da piccolo adoro mettere i vestiti di mia madre, nei pomeriggi solo in casa… cosi come mi piace provare i suoi trucchi, mettere l’ombretto, il rossetto ed anche un po’ di cipria …e osservarmi con il volto femminile.

Il mio è sempre stato un corpo molto esile, poco maschile: spalle strette, capelli lisciatissimi lunghi con un taglio più femminile che maschile. Sono nata a Palermo, in una famiglia umile ma felice, mio padre muratore, un vero è onesto lavoratore, e mia madre, la classica casalinga di carattere allegra e maniaca delle pulizie.
Il passaggio dalle medie al liceo è stato traumatico sotto tantissimi punti di vista, anche perché; L’intero istituto era composto per lo più da ragazzi, con cui non avevo un grandissimo rapporto,(quasi tutti).

All’epoca frequentavo il mio primo anno di liceo…e stavo lentamente e confusamente, scoprendo la mia personalità piena di complessi, desideri contraddittori, pulsioni contrastanti e voglie a cui non sapevo se dar sfogo o reprimere.
Un giorno una mia compagna di classe (Alessia) mi chiese se volessi andare con lei travestito da femmina ad una festa di carnevale organizzata dal nostro istituto. Dicendo: “ E normale travestirsi, lo stiamo facendo tutti! Dai ti prego!! Io voglio travestirmi da Jessica Rabbit! e tu? ..Se vuoi, puoi usare se vuoi le mie cose o di mie sorella!!” Ovviamente mi piaceva travestirmi… ma segretamente, sempre e solo in privato…E quale miglior e unica occasione per farlo in pubblico? Il presto era ideale…
Aldilà di tutto si trattava solo di una festicciola scolastica, come tutte le altre…
La mattina seguente, verso le 8 , la raggiunsi puntuale a casa sua… Penso di aver cambiato mille colori per il misto di voglia, eccitazione e vergogna che provavo mentre Alessia e le sorella mi preparavano, facendomi indossare un po’ di tutto! “Dai non fare il difficile, hai pure i capelli lunghi, sarai uno spettacolo, prova questo, metti questo ecc..” Indossando tutte quelle cose attillate la mia eccitazione era anche alle stelle, avevo una voglia incredibile di indossare nuovamente abiti femminili e di uscire finalmente in pubblico, che nessuno poteva immaginare.. Ma anche tanta paura… Per la reazione dei miei “amici”…
Avendo un guardaroba stracolmo di vestitini da far invidia a qualsiasi sex shop.

Come mi aspettavo.. Il lavoro delle mie nuove amichette è stato più che soddisfacente!! Indossavo: una mini nera di pelle lucida, calze di seta nere con la riga dietro ed un paio di scarpe rosse col tacco a spillo! Sopra avevo un corpetto anch’esso nero a tono con la mini gonna e per finire, trucco molto pesante!! Naturalmente, mi vergognavo un po’, avevo paura delle conseguenze, anche perché; Più che una donna.. Sembravo una vera puttana!! Loro erano divertite e con un sorriso complice mi rassicurarono con un: “Fidati di noi Farai un successone!” Di sicuro quella scelta è stata anche la mia e come tante altre volte, alcune scelte si scontano per tutta la vita!
Verso le 8:30, il papà di Alessia, un po’ indispettito per il nostro travestimento eccessivo, specialmente il mio! Ci accompagnò in auto a scuola, dicendo però: che dovevamo trovarci un passaggio per il ritorno.

In macchina ricordo che mi guardava moltissimo per come ero conciata… A disagio in quel momento pensavo mille cose!!! (Se si è un ragazzo e ci si è travestiti da donna per divertimento magari la cosa non suona più tanto giusta). Ma ero troppo eccitata conciata in quel modo , , e dei suoi sguardi indispettiti e del passaggio per il ritorno non ci volevo pensare assolutamente… al momento.
La festa….. si svolgeva in una palestra molto piccola! Il campo di pallavolo adibito a sala da ballo era illuminato solo con luci basse e colorate, e chi non ballava stava seduto ai lati di quello spazio quasi immerso nella totale oscurità.

Conciato in quel modo, notai subito una serie di sguardi e battutine su di me. Inutile dire che tutto ciò mi imbarazzava parecchio, avevo anche previsto tutto questo, però mi sono sentito solo ed abbandonato. Alcuni ragazzi (che non conoscevo), di qualche anno più grandi di me, iniziarono perfino ad urlarmi qualsiasi oscenità in dialetto stretto davanti hai professori, che guardavano divertiti la scena.. Oggi si direbbe bullismo? Allora era semplicemente uno scherzo… e ovviamente più andava avanti la festa più si beveva, e più i ragazzi diventavano fastidiosi.

Fino a quando…
Cominciai a notare anche lo sguardo sempre più insistente del bidello!! “ per tutti Zio Franco”. Un omone di mezz’età. La mascolinità fatta persona con quella testa rasata, alto sul metro e novanta, robusto, scapolo e di moralità molto chiacchierata. Lo guardai sorpresa tutto il tempo, ma lui continuava a fissarmi….
(Faccio una premessa: non avevo mai capito che a zio Franco piacessero i ragazzini, era un po’ grezzo ma molto gentile con noi, ci sorrideva sempre, era sempre molto disponibile insomma un gigante buono).

La situazione è stata imbarazzante fin da subito, con i miei compagni di classe, ero sempre meno a mio agio, ma nonostante tutto sbirciavo quel suo pacco, che sembrava scoppiare all’interno dei jeans, e quando mi sorprendeva a fissarlo mi sorrideva, abbassava lo sguardo e faceva correre le dita su quella Mazza!
Avendo tutta la mattinata per stare insieme a me senza interferenze con troppi professori, subito è diventato Mio amico, e tra una chicchera e l’altra mi ritrovai poco dopo, seduto sulle sue ginocchia a guardare gli altri che ballano… In braccio mi raccontava storie delle sue avventure, in breve: Cercava di farmi capire che la vita sarebbe stata divertente e piacevole solo che io mi fossi conformata ai suoi consigli.. Mi soffiava nelle orecchie e mi dava piccole leccatine e bacetti molto dolci.. Inoltre sotto il mio culetto avvertivo una cosa grossa e calda che cercava di farsi posto fra le mie natiche!…Devo dire che tutto ciò mi piaceva, è stato quasi Romantico.

Ma nel posto e nel momento sbagliato! Quando avvertì che mi stava piacendo molto cominciò a toccarmi senza esitazione le cosce e mi spiegò, Blaterando assurde logiche confusionali, che se volevo avere le tette come quelle delle mie compagne di liceo dovevo farmi scopare da lui!!!!
A disagio dopo quella Teoria assurda, un po’ per la musica alta e qualche drink di troppo… Decisi di allontanarmi da lui un attimo, sentivo troppo caldo, dovevo rilassarmi e corsi in bagno.

Entrando chiusi la porta, semi distrutta… Accendo una sigaretta, tiro le prime boccata e comincio tranquillizzarmi… Finalmente, ci voleva proprio ..un po’ di silenzio…
Poco dopo però, sentì dei passi pesanti e veloci dall’altra parte della porta, il fumo è rimasto denso intorno a me, e quando si aprì la porta entrò Lui.. zio Franco! (il bidello). “Ehi signorina ha sbagliato questo è il bagno degli uomini..” disse sorridendo. Io Diventai come un peperone e subito mi alzai dalla tazza, cercando di spegnere la sigaretta.

“Rilassati scema, lo sai già non lo dico a nessuno!” .. Mentre fumavo parlava continuando a massaggiarsi il cazzo, che notai si stava ingrossando sempre di più. Tempestandomi con mille e inutili complimenti… sapevo benissimo dove voleva arrivare!
“Stai benissimo vestito cosi, E dimmi: Non ho ancora capito bene! Di cosa ti sei travestita? Da puttana he?” Mentre ricominciava l’ennesimo e ambiguo scambio di parole, sentì la sua grossa mano alzarmi la mini.. (Premetto che: Non mi era mai successo niente del genere con nessun’uomo, figuratevi con un tipo di quell’età!) Scioccata, rimasi bloccata tra il terrore e lo stupore di ciò che stava facendo….

E non so come, ma con molta naturalezza, di colpo si aprì pure la patta per farmelo vedere… e lo tirò fuori!! (Ha Un Cazzone Enorme!! Grossissimo!! Sembra una lattina di coca-cola, un po’ più più lunga!)
In un attimo facendo finta di nulla, lo aggirai di shitto, maldestramente.. Volevo uscire dal bagno.

Per me era l prima volta che vedevo un cazzone cosi grosso dal vivo, e malgrado il mio disagio, senza un briciolo di vergogna si avvicino dietro di me e iniziò pure a strusciarsi pesantemente.
Pietrificata dalla vergogna nel sentirmi puntare da quel grosso e viscido affare, sentivo una sensazione mai provata fino ad allora, e mentre Il suo respiro aumentava insieme alla mia voglia, sottovoce mi disse: “…Minchia che culo! Te lo voglio fottere! Sai? Tanto Lo so che ti piace!” Tentò sia con le buone che con le cattive di aprirmi le gambe, rassicurandomi che solo all’inizio avrei potuto provare fastidio.

Ma le gambe le tenevo strette, nell’imbarazzo più assoluto. che mai avevo provato prima!
Aveva grande esperienza nel toccarmi, e pensavo a quanti culetti di ragazzine e ragazzini avrà deflorato, aperto.

In una parola sola, sfondato! Nel silenzio più assoluto, continuando a toccarmi, non contento prese la mia mano e la mise sul suo uccello che evidentemente era in erezione da quasi tutta la mattinata.
E stato il primo per me! Non ne avevo mai toccato uno in vita mia e quando la mia mano lo toccò, sentii un brivido pazzesco, ma nello stesso tempo non sapevo dove iniziare!!!! Come un maestro e la sua allieva, mise la sua mano sulla mia e cominciò a farmela muovere sul suo coso.

Io quasi in maniera automatica, per pochi secondi continuai da sola quel gesto per me assolutamente nuovo, senza sapere bene cosa stessi facendo.
Sapevo che Stavo rischiando troppo, e sopraffatta dalle paure, e dal timore che qualcuno scoprisse le mie più intime voglie inconfessabili, Scappai come un fulmine da quel bagno in piena paranoia. Lasciandolo li, ancora con il suo cazzo sudicio in mano! (Temevo tantissimo di essere classificato a scuola come un “frocetto”)
In palestra la festa era quasi finita, e non ho capito quanto tempo ho perso in bagno! ..La mia amica Ale? l’avevo vista appartarsi con il suo fidanzato, bidonandomi li, e non sapendo che fare, rimasi un paio di minuti da solo in cortile a pensare a tutto ciò che mi era capitato.

Quella sorta di trauma dentro i cessi con il bidello, aveva sfondato una porta già aperta nel mio inconscio!!!!! Lo vissuta quasi come una definitiva rivelazione..
A piedi e lontanissimo da casa, decisi a malincuore di incamminarmi dondolando sui i tacchi, con non poche difficoltà.

( mi piace molto indossare tacchi altissimi, però non sono indicate per le lunghe camminate).
Completamente da sola! Vestita in quel modo (con il ricordo di quel cazzone che avevo toccato in bagno che mi perseguitava), iniziai subito a percorrere strade e stradine secondarie e meno trafficate per raggiungere casa. Inutile dirvi che Avevo una Fifa pazzesca! Del giudizio degli altri, In primis!! La mia famiglia.. ma anche gli amici, che ho sempre snobbato fin dalle scuole medie, sentendomi fuori posto in loro presenza ma di cui adesso temo il giudizio,( è tutto assurdo, io sono assurda).

Dondolando in modo maldestro e incerto, con quelle scomode scarpe, i piedi ed i polpacci mi si erano indolenziti, non ero abituata a camminare cosi tanto sui tacchi alti! Osservavo con on molta attenzione alcune macchine che procedevano lentamente, quasi stupiti dalla mia presenza, alcuni facendo anche più di un giro per osservarmi attentamente. Come una prostituta, mi sono sentita! …Un oggetto. Avanzando veloce, ma in modo maldestro ( maledette scarpe!) dentro di me avvertivo un grande senso di impotenza.

Pensando che mi sarebbe potuto succedere di tutto e di più! La mia ansia e angoscia aumentava ad ogni macchina che passava pensavo si trattasse di mia madre o peggio…( mio padre), e tra le tante auto che passarono quel giorno.. Ne notai una in particolare. Mi seguiva da lontano, lentamente…
Nel giro di pochi minuti, (ad un centinaio di metri da casa mia), si fermo davanti a me, e lentamente il finestrino si abbassò.

Mentre mi avvicinai mi accorsi che sempre Lui.. il bidello era tornato alla carica!! ”Ciao piccola.

Sei ancora offesa con me?? Scusami se ti ho fatto paura in bagno…Dai non fare la bambina!” “Gioia mia! Vivo in aperta campagna qua vicino, e sono desideroso di invitarti a casa mia!”
Quella sue parole, la sua voce sicura, da vero Uomo, accompagnata dal mio pensiero di essere finalmente trattata come una donna, mi fece offuscare la vista.

Diciamo che Persi la ragione! Ma Al di là del sesso, c’era l’aspetto di essere veramente apprezzata per la mia femminilità, e tramite Lui, avrei potuto scoprire ogni mia fantasia con tranquillità.
“Dai non ti vergognare, lo capito che ti piace la minchia!!! Fidati..daii. Dimmi quanti soldi vuoi per venire con me ??”
Il panico mi attacco lo stomaco, ed il cuore mi balzò in gola, quasi impedendomi di parlare, mentre quelle sue parole attraversavano la mia mente.. Paura, voglia di scappare, di scopare, ecc….. Quando, ad un tratto sentii la mia voce uscire di sua spontanea volontà, totalmente incontrollata, chiedendogli ” 30 Euro”!!! (Per uno studente come me sarebbe un ottimo extra per potermi permettere alcune piccole spese inutili che sogno da tempo…)
Quello ti apre! Vattene di corsa!!! Urlava parte della mia coscienza!
Colto all’improvviso da quella mia assurda richiesta inaspettata, apri lo sportellone felice come un bambino e mi disse in fretta e furia; “Va bene.

Dai Sali, Andiamo…”
Era impossibile tornare indietro, ma provate ad immaginate voi le mie sensazioni! Ero confusa spaventata, curiosa ma anche eccitata. Vicino a Lui Non ero più io, Il solo pensiero che un uomo cosi maschio, della sua stazza, che mi aveva corteggiato tutto quel tempo e offerto anche dei soldi, mi faceva sentire speciale…
Zio Franco è un uomo deciso molto autoritario, non mi chiede mai il permesso per nulla!, Fa e basta! Seduto in macchina sentii subito, la sua mano posarsi sulla mia coscia sinistra, stringerla un poco e poi accarezzarla.

La cosa mi colse di sorpresa all’inizio, soprattutto nel bel mezzo del traffico l’imbarazzo m’impediva quasi di respirare. Lui Raccontava alcune delle sue esperienze avute con tanti ragazzini. Come se nulla fosse! Tutto questo: continuando ad accarezzarmi e stringermi le cosce!
In quei momenti lo ascoltavo in silenzio, non sapevo più che altro cosa dire o fare!… Io avevo ben poco da raccontare se non storielle poco soddisfacenti, considerata la mia verginità, e totale inesperienza, con il sesso.

Strada facendo lontani dal traffico. Poco dopo lo guardai armeggiare freneticamente con i pantaloni. All’inizio sembrava avesse un forte bisogno! Di quelli urgenti! Ma poi… sentii la sua mano sulla mia nuca……Spingendomi la testa verso il basso….
“Hai preso i soldi? Ora tocca a te …giusto?… Dai piccola ciuccialo un po’ mentre guido!”
Naturalmente era la prima volta che incontro un uomo, non era più solo una fantasia; “Ho paura!”.

Scioccato dai suoi modi grezzi, mi abbassai verso le sue gambe, infilai la mia mano e lo sentii Durissimo! Tenendo vicino quel cazzone riuscivo a sentire quanto fosse forte quell’odore pungente.. Tremolante dal piacere misto alla paura, e con la mia coscienza che urlava “ Basta!Basta! Fermati!Stop!” Inizio ad accompagnare il suo palo , dentro la mia bocca!! ( ero eccitato un po, lo ammetto), ma quel cazzone viscido la prima volta mi faceva un po’ schifo sul mio volto ingenuo, da liceale tutto casa e chiesa!
Cercando di essere gentile e servizievole, credevo di gestire quella folle situazione, ma in realtà non voleva sborrare adesso, preannunciandomi che dovevo essere ancora penetrata a dovere!!!.

Il suo stile esplicito da maniaco mettono sicuramente paura, però allo stesso tempo mi lusingava l’aspetto di essere considerata quasi come una donna…
(In quell’auto , si può dire ho vissuto i miei primi 15 minuti più intensi della mia vita, con quel seppur veloce, mio primo pompino!)
Appena arrivammo a casa sua!!! Il casolare, somiglia ad una casa strega, perennemente avvolta da una fitta nebbia. L’abitazione è isolata nella campagna a ridosso della zona industriale, con un breve e malmesso vialetto d’accesso.. Appena entrati c’è una sorta di vecchio salottino con divano, TV e un angoletto per cucinare …tutto molto lugubre… Come il bagno (pessimo), ed una sola camera con un lettone vecchio.

Ancora con la mandibola indolenzita e la bocca impastata dal mio primo pompino, con una scusa gli chiesi, se potevo sistemarmi velocemente il trucco ed i capelli in bagno…. Avvisandomi; “NON perdiamo TROPPO tempo però!!”
In quei secondi chiusa in bagno ero agiatissima! (Adesso che faccio?) Avevo troppa paura…Cosa mi sarebbe successo al culo?? Perché ero stata così incosciente? Si può essere più pazzi di cosi? …non avevo scelta
Poco dopo entrai in camera un po’ impaurita ma convinta… Lui era disteso sul letto! In totale silenzio! Sicuramente Non avevo mai visto un uomo di quell’età comportarsi cosi ” Sembrava un pazzo furioso.

” Nudo, pieno di peli, e agitatissimo con quella mazza sempre dritta tra le mani come un depravato mi squadrava dalla testa ai piedi..
Appena mi fece cenno, per avvicinarmi a lui.. mi tirò subito a se’ come una bambola, e gli finii proprio sopra.

Tra le sue grosse e pelose braccia, sentivo il suo cazzo umido e appiccicoso strusciarmi tra le mie gambe… Poi mi fece leccare per bene il suo dito medio e infilò la sua mano nelle mutandine.

Ebbi immediatamente un sussulto, quando senti il suo dito calloso nel culo. “ Ti piace adesso? “ mi chiese. Ero frastornata, lo guardai con occhi tristi e dissi; “Però brucia!“
“ Tranquilla TROIA, quando te lo sfondo quel culo poi vedrai che ti abitui e ti passa subito!”
Lo avevo sognato una vita al pensiero di stare con un ragazzo,( Ma non immaginavo cosi !! ) Ma perché insultarmi cosi? Ci siamo conosciuti questa mattina in modo civile, e adesso a casa sua mi chiamava puttana! Se vi chiedete la motivazione che mi spingeva a restare li, (oltre i soldi che sono solo un ottimo pretesto), devo ammettere che il suo modo grezzo, Maschio, egoista e opportunista, aveva fatto shittare nella mia testolina qualcosa che mi spingeva a sottomettermi…
Ho solo cercato di mettere dei paletti “a parole”, volevo precisare alcuni limiti, ad esempio il preservativo.. Ma lui quella volta neanche mi ascoltò, e quando si decise che era arrivata l’ora di impalarmi si alzo di shitto, mi prese per un braccio (facendomi male) bloccandomi a pancia in giù sul letto.

Per la paura… vista anche la sua stazza, ma anche per l’eccitazione non opposi più alcuna resistenza, mentre sentivo il suo petto pesante, sudato e peloso schiacciarmi la mia schiena. il mio sederino pieno di saliva, iniziava a dilatarsi piano piano e con molto dolore e fatica, accolsi quel primo cazzo nel Culo!!!!
In quei momenti provavo un mix di dolore e piacere mentre il suo cazzo mi scivolava lentamente in profondità, potevo quasi sentire le sue palle pelose pungermi le chiappe … e quando pensai che il peggio fosse passato… Il Porco iniziò a scoparmi sempre più forte, talmente forte che mi stava letteralmente aprendo! “ Zio Basta!! Mi fai male!! Fermati!!” gli ripetevo, urlavo e mi dimenavo come se mi stesse violentando, ma al tempo stesso .. era quello che avevo sempre sognato!!
Adesso c’era la realtà, non si trattava più di fantasia, ma uomini, Uomini Veri.. Quel giorno ogni briciolo di mascolinità residuo in me, svani per SEMPRE mentre vengo sodomizzata con forza e senza sosta… Dopo un bel quarto d’ora… stravolta con quel palo tra le chiappe gli ripetevo, piangendo, se il mio buchetto sarebbe ritornato come prima! “Ora Sta t’zitt che voglio sborrarti in gola! Succhia sta minchia Dai”.

…il culo mi brucia da morire…
Farsi imbrattare la bocca quella volta è stato un atto di sottomissione Lui ….

soprattutto d’umiliazione per me.. Confusa ed in preda a mille sensi di colpa (sono fatta cosi), lo presi in bocca e iniziai a sentirlo pulsare, pensavo che la saliva fosse d’improvviso troppa!! Caldissima, ma con un sapore.. era stano!! ma pochi secondi dopo, In pratica stavo annegando con la sua sborra!! E ovviamente non ce la feci a bere tutto quel suo orgasmo gelatinoso, perché mi faceva troppo schifo, più che latte sa di piscio!! .. di sapore salato direi…
Quando lo tolse dalla mia bocca, la sua sborra caldissima, mi fini anche sui vestiti, in viso, tra i capelli….

E’ appiccicosissima! Non l’avrei mai immaginata cosi abbondante! E mentre immagino, come spiegare ad Alessia tutte quelle macchie sulla sua minigonna, le scarpe, calze ecc.. Una miriade di altri schizzi roventi e violenti, continuano a piovere sulla mia faccia. Quasi come un battesimo!
In macchina verso casa con grande sicurezza ed esperienza parlava solo lui, e non ricordo bene di cosa ma alla fine, parlandomi come una vera prostituta; mi chiese se e quando avremmo potuto rivedermi… Io non gli promisi mai nulla, anche perché; faceva tutto lui.

E non vi nascondo che in auto con quell’ uomo, avevo il terrore che mio padre, mi trovasse in auto con lui, piena di sborra e travestita come una zoccola.
Quella mattina provai gioie così smodate che mi stravolsero tutta la vita in maniera irreversibile. Inconsapevole allora di quello che sarei diventata, pensai che: prendendo nel culo un cazzo del genere, più troia di così non sarei mai potuta essere! …Anche se.. In futuro mi sarei smentito/a.

Un sabato diverso.

………………………. i ragazzi continuano in cameretta con il pc.
Io ed Elisa ci accordiamo come fare domattina e domenica.

Anna, accompagna i ragazzi alle nove e mezza a casa loro, Elisa anche se Mattia
è in casa ha bisogno di potersi confidare con qualcuno che la stia ad ascoltare e possa darle
qualche consiglio.

Mentre aspetto, mi arriva un messaggio whattsapp: Enrica, mi scrive quando posso dedicarle una mezz’ora, concordo con lei alle undici. Aspettandola, lavo i piatti e mi faccio una doccia, poi divano, dopo una cinquantina di minuti arriva, Marco è fra le braccia di Morfeo.
Si siede affianco e racconta di Elisa, sono anche rimaste che una sera in settimana vanno a
mangiare una pizza sole. Andiamo nel letto ed hanno inizio le danze, si può immaginare il mio stato, una diciottenne che ha bisogno di cure, un sedere all’aria, Anna che prova l’intimo.

Il mio gigio basta sfiorarlo ed è subito in tiro, anche la gigietta non si fa mancare nulla è bastato toccarla che è bagnata come se fosse appena uscita dalla doccia. In silenzio ci coccoliamo per una buona ora, stanchi sfiniti ci addormentiamo nudi.
Mattino anche se è sabato sveglia presto, alle sette e quaranta prima di andare in Croce devo scendere a bucare Elisa, mi accompagna Anna che sveglia Mattia perché ha scuola.

Mi porto tutto il necessario, mentre si alza e va in bagno io preparo, aspiro il liquido delle fiale
nella siringa, preparo il cotone con il disinfettante, sono pronto. Elisa, abbassa prima i pantaloni rosa del pigiama poi la mutandina nera con i bordi pizzo. Anna si siede sulla sponda accanto tenendole la mano. [Decisamente il lettino singolo è molto più pratico di quello matrimoniale], massaggio bene pizzicotto, infilo l’ago nella morbida carne faccio l’iniezione, collabora, finisco
lo tolgo e mentre massaggio si gira e mi bacia sulla guancia, tirandomi a se, con le mutandine abbassate mi lascia vedere la phica di una ragazzina.

Anna, controlla che Mattia e li salutiamo.
Saluto Anna che mi chiede a che ora penso di arrivare,l’ideale sarebbe verso le tredici
ed io confermo. Con lo scooter rientro in casa per prendermi la maglietta, lo metto sul cavalletto.
Sul portone di casa incontro Enza, con la figlia più piccola Cristina che ritornano da una corsa in tuta da ginnastica e scarpette sudate, vedendomi mi ferma: “Ti ho cercato ieri tutto il giorno,
tua mamma per lasciarti un messaggio non era in casa.

Ho bisogno che mi controlli, come possiamo fare?”Io: “fino alle dieci e mezza sono in Croce, poi ho un altro appuntamento”, Enza:”Ok”. Entro in Croce tempo di prendere un caffè, si deve uscire un anziano caduto in casa
ha bisogno di essere ricoverato, si parte per il servizio. Al rientro due anziani che aspettano per
misurare la pressione. Finito, sistemo prima l’ambulatorio per prepararlo per le analisi di
lunedì, e sistemo lo studio medico, non sapendo cosa mi aspettava sulla sedia dietro il paravento
sistemo un paio di gambali verdi.

Dopo dieci minuti arriva Enza, da quando si era trasferita sotto di noi con la scusa di un ampio terrazzo ed io ragazzotto non perdeva l’occasione di prendere il sole in reggiseno o innaffiare i fiori con le maglie con un ampio decolté, tutta vestita di nero,(ama molto vestirsi di nero) giacca di pelle nera corta, vestito molto aderente sopra il ginocchio senza maniche
un paio di stivaletti neri con un leggero tacchetto.

[Molto provocante e vederla farebbe resuscitare
un morto, diciamo che non mi dispiacerebbe mastruzzarla un po]. Entra nello studio, ci sediamo
io alla scrivania, con vergogna mi espone il suo problema: “Facendosi la doccia giovedì sera, e giocando con le labbra su quella interna sx ha sentito come un cecio molliccio. Guardandosi allo specchio, una pallina giallastra”.
Chiedo; quando è stata dal gine, la pallina di sebo non esce nel giro di un’anno
almeno come quello che dice di grandezza,che l’ultima visita la fatta quando la figlia aspettava la nipotina, almeno son sei anni e dopo nulla più.

Era tra l’incudine ed il martello, era ancora in tempo ad andare via, però non si poteva tirare indietro la pallina la preoccupava, dal cassetto
prendo il foglio anamnesi per accompagnare il vetrino,le domande mettono in vergogna me a farle prima di Lei, scoprivo la sua vita nell’intimità, divento tutto rosso se ne accorge fa finta di nulla.
Nome: Enza Cogmone:…… Anni 55, Primo ciclo: 15 anni Aborti: nessuno Figli: 2
eccc:…… Ultimo rapporto sessuale: non ricordo (almeno tre anni) Inizio menopausa: 49 anni
Perdite: nessuna Caldane: Presenti.

eccc:…………Cure in atto: nessuna
Prelevo un vetrino e scrivo il suo nome.
Con molta discrezione [e calma interiore], ci alziamo: va dietro il paravento si spoglia,
metto i fermo alla porta (con il suo consenso), sulla sedia le dico”se vuole ci sono i gambali per
non appoggiare i piedi per terra” lei:”grazie li ho visti immaginavo” siamo ormai alla fine
dell’estate ed i vestiti sono pochi,sono pronto, mentre si spoglia:
Lei ”lavandomi sotto il seno destro facendo l’autopalpazione ho avuto la percezione di sentire un nodulo” Io:”ok, controllo” sono davanti lettino ha già tolto le mutandine nere di pizzo
messo i gambali, non riesce a slacciarsi il reggiseno nuovo l’aiuto.

Mentre aspetto, sostituisco
l’ago con un 26G alla siringa che mi servirà per aspirare il sebo. Arriva si siede sul lettino e si
massaggia la mammella, tremando eseguo per la prima la destra, effettivamente c’è qual cosina, palpo la sinistra sono dure come il marmo Enza si rilassa ed emetti dei lamenti, si siede alzo la
staffa poggia destra, il suo corpo profuma di pesca molto invitante, si posiziona ha una phica ben curata , parzialmente depilata coperta da una peluria castana metto le mie mani sotto il sedere la
porto sul bordo, mi avvicino lo sgabello indosso i guanti, dal cassetto sotto il lettino, e prendo
uno speculum medio apro le labbra con la sinistra ha la bava come le lumache (segno che durante
la visita al seno si è eccitata) lo infilo e; vedo la pallina che è come un fagiolo, infilo, ha un collo
dell’utero bello rosa, da far invidia ad una vergine, con la spatola faccio il prelievo, finito
striscio il campione prelevato sul vetrino, tolgo, disinfetto il labbro, con la sinistra tengo la pallina
e con la siringa preparata in precedenza buco come pungo con l’ago la rosa del sedere si
contrae, la guardo un’espressione di dolore che sparisce subito, ed aspiro il sebo in un attimo si
riempie, prima di toglierla faccio un secondo buco per permettere eventuali residui di uscire.

Tiro fuori l’ago e premo non esce più nulla. Chiede come fare: può lavarsi, deve medicarsi.
Dico:“se vuoi solo se ha voglia di farsi vedere lunedì o martedì per controllare un eventuale possibile arrossamento. Abbasso la staffa per scendere con la destra prendo il suo polpaccio
e l’aiuto. Una visione di una phica, che mi lascia senza respiro. (Vede la mia faccia e sospira)
Si riveste, sistemo il lettino e butto il materiale che mi è servito, tolgo il fermo dalla porta
le scrivo su un post stick il mio numero di telefono ed usciamo.

Porgo le chiave dello studio medico alla Libe, Enrica aspetta il mio rientro a casa.
Uno squillo di telefono per avvisarla, mentre salgo le scale l’ascensore si ferma al quarto piano, suppongo che sia Lei, lascio le mie chiave appese alla porta e preparo un asciugamano grande
sul mio lettino per non bagnare di acqua e sapone di Marsiglia Bio, (Enrica, è incinta da sette
mesi la gravidanza benissimo, unico problema di molte signore con l’aumentare del peso del
bimbo/a, l’intestino è diventato pigro) bisognava aiutarlo per evitare, le pomate sono state un
valido aiuto fino al settimo mese, regolarmente Enrica mi chiamava per l’applicazione.

Anche se più volte ci fosse presente Paolo, non ha mai voluto imparare, anche perché non
voleva, non aveva la mano leggera. Bussa ed apre la porta, toglie le chiavi e le poggia con le
sue ed il cellulare sul mobiletto dell’ingresso, viene in soggiorno e si siede, sto ancora
armeggiando con il sondino vaginale da avvitare (decisamente più comoda per permettere di far defluire il liquido); finisco e con il braccio destro mi blocca, sospira: “sono stanca, e devo ancora aspettare due mesi”.

Dai; il caldo sta per terminare. Aspettando che si raffreddi l’acqua passiamo un quarto d’ora di brillante conversazione, mi chiede:”dove lo facciamo”- io:”ho preparato in camera mia”, aiutandola a togliersi lo scamiciato la canotta viene,per velocizzare non ha indosso le mutande, reggiseno non lo porta perche stringe, ripasso la canotta vedo i seni turgidi, capezzoli
scuri pronti a dispensare il latte. Nuda dall’ombelico, il pelo della phica in bella evidenza. un sedere che farebbe resuscitare anche un morto; chiedo di distendersi sul fianco sinistro avendo
la sacca appesa, alla sinistra, con la mano allargo le chiappe per riuscire a mettere un po’ di
detergente sulla rosellina e con l’indice destro la penetro con delicatezza (sentendola sospirare)
togliendolo al suo posto metto la cannula, nonostante tutto ho dovuto faticare non poco per farle
assorbire tutta l’acqua saponata.

Lei con la mano si massaggiava la pancia anche perché il bimbo/a, che era dentro la pancia continuava a dare calci come un asinello. Mentre il liquido
entrava ed essendo soli, mi dice:”devo chiederti una cosa, devi promettermi che non ti metti a
ridere e che non lo dici a nessuno” – io”dimmi”- lei:”Vorrei dare il buchetto a Paolo, ho paura
che mi faccia male e che quando chiedo di smettere lo faccia”- io:”dopo questo lavaggio
potrebbe essere il momento giusto” nel mentre la sacca si svuota, chiudo la chiavetta.

E con la sonda dentro cerchiamo di stare ancora qualche minuto sul letto, non riuscendo
più a trattenerla andiamo in bagno come si siede sulla tazza la tolgo, e butta acqua e feci a
non finire, soddisfatta lei:”ci voleva proprio”. Con sacca e sonda vado nel secondo bagno e
lavo con cura il tutto. Mi chiama e mi chiede di lavarsi, le do il sapone intimo ed un asciugamano mi avvio in cucina, nel giro di qualche secondo arriva con a sola canotta, mi viene dietro mi
abbraccia all’orecchio mi sussurra:”me lo provi a mettere dietro?” Rimango a dir poco fulminato
ed io balbettante “sei sicura, sicura” lei”si, sono da parecchi giorni che voglio farlo” cerco in
bagno una crema per le mani quella usate da mamma, Enrica seduta in soggiorno su una sedia,
mi avvicino armeggia con la cintura dei miei pantaloni la molla, il suo telefono squilla
essendo in piedi per prenderlo mi cadono e rimango in slip, il gigio è in tiro, lo passo a lei
che con una mano risponde e con l’altra me li toglie, lei; risponde a Paolo che vuol sapere
come va, “tranquillo ha quasi finito di entrare,” e chiude.

Prende il mio gigio fa due
considerazioni con quello che ha in casa e con il tubetto della crema lo spalma bene, si alza
si appoggia al tavolo, lo stesso faccio io con il buco e lo appoggio, alla prima un piccolo segno
di lamento e poi essendo pulito è entrato, e così che Enrica in men che si dica a ricevuto due
clisteri al prezzo di uno. Va ancora una volta in bagno e le passo lo scamiciato che lo indossa
e mi saluta mettendomi la lingua in bocca, augurandomi un buon sabato e ringraziandomi.

.

Nottata di Corna..

Serata disko..musica a palla..
Buio e penombra, corpi che si muovono frenetici a ritmi indiavolati, suoni che picchiano, effetti stroboscopici che proiettano strane ombre, laser che tagliano l’aria, abiti succinti, brillanti, odore di corpi, aria colma di voglie libidinose e peccaminose. Tanti giovani..molto giovani..bellissime fighette e stupendi fighetti attorno a me..
Sono appoggiato ad una colonna con un bicchiere di vodkaRedBull in mano, lo scuoto in continuazione, mi piace sentire il rumore dei cubetti di ghiaccio che cozzano tra loro.

Vicino a me ci sono due ragazzetti. Ci danno dentro con la lingua, le mani del tizio sono all’opera sotto la superminigonna della biondina, la quale si muove evidentemente scossa dai continui stimoli che riceve al suo dolce grillettino.
Ma avrà poi le mutandine? Mah? Mi piacerebbe essere al posto del suo lui, le infilerei senza pensarci almeno due dita nella fessurina per farla strillare. Che età avranno? 18/20? Forse un po’ troppo giovani per il sottoscritto, anche se la fica MOLTO giovane alla fine è l’unica che ancora mi attira..
Sento un’alitata nel mio orecchio ed una vocina che sussurra “Vorresti scopartela, vero? Porco…”.

Subito dopo una mano mi tocca la patta leggermente gonfia strizzando un po’ l’arnese.
Ho un lieve sussulto, sorrido e mi giro. É mia moglie che mi sta guardando con occhi da felino. È sera di caccia, sta cercando prede. Le rispondo “Come fai a saperlo?” e lei “ Hai il CAZZO già duro, maiale”.
Ridiamo, poi ci fermiamo disturbati, per così dire, dal gemito della nostra vicina, deve essere venuta.
Ci osserva ancora provata per l’orgasmo, arrossisce un po’ per l’imbarazzo, sposta la mano del suo ragazzo e si tira giù la mini, quindi se ne va verso i bagni.

Lui ne approfitta per dirigersi al bancone, vedo che si annusa le dita, sapranno dei suoi umori, sembra le voglia ostentare come un trofeo.
Devo pisciare, indico a mia moglie che vado al cesso, lei si prende il mio bicchiere finendosi con un sorso la mia vodkaRedBull. Si siede su un divanetto, lascia di proposito scoperte gambe e parte dell’interno coscia.
Sto scaricando l’uccello su un orinatoio attaccato al muro, quando si posiziona un signore su quello accanto al mio.

Tira fuori il pisello e mentre si svuota mi sorride abbassando poi lo sguardo sul mio di pisello. Ricambio il sorriso, mentre lo scuoto per far uscire le ultime gocce e prima che riesca a riposizionarlo nelle mutande, la mano del tipo si impossessa della mia cappella lisciandola con le dita.
“Vuoi che te lo succhi?” mormora, cominciando a menarmelo con foga. “Ehi ehi” ribatto “frena bello…” lo blocco immediatamente staccando la sua mano.

“Vabbè che sei un bel ragazzo..ma diciamo che stasera non è la serata giusta perché sono assieme alla gelosona di mia moglie, ok?”. “Come vuoi…ma non sai cosa ti perdi, ti farei venire in un minuto da quanto bene lo aspiro il CAZZO” ribatte con un sorrisetto famelico.
Esco di corsa dal bagno pensando “Peccato..aveva davvero una gran voglia di sukkiarmelo e potevamo spassarcela un pochino!”. Però mi ha fatto venire decisamente voglia di godere, di spruzzare in qualche modo stasera..
È cominciata una musica tipo martello che sfonda i timpani, le luci sono psichedeliche, il bianco degli abiti lampeggia come fari nella notte, mani e teste si liberano in movimenti incontrollati.

Non vedo più Valeria, la cerco invano. Mi fermo al bancone a prendermi un altro VodkaRedBull, sono colto da un po’ d’ansia.
Sento vibrare il cellulare in tasca, leggo il messaggio, mi aspetta alla macchina.
Mi precipito al parcheggio pensando chissà cosa e la trovo accucciata dietro la nostra auto a spompinare un paio di ragazzi della stessa età di quelli visti all’interno poco fa.
La sua bocca famelica si avventa su quelle nerchie gonfie insalivandole per bene, i filamenti che lasciano le sue labbra ad ogni risucchio mi provocano sconquassi interiori.

Le cappelle sono enormi e sembrano voler prendere il volo come una mongolfiera dal resto del bastone. La troia di Valeria manco mi degna di uno sguardo, continua a succhiare avidamente, colpi precisi dentro e fuori, prima uno poi l’altro. Mentre ingoia quello del ricciolino sega con maestria quello più piccolo ma grosso del biondo.
I due stronzetti penseranno di aver fatto bingo stanotte, andranno tutti super eccitati come dopo una sniffata di coca a raccontare le lodi della loro conquista “Oh raga ma sapete che ieri ci siamo scopati una milf.

Si un puttanone di quarantanni, le abbiamo sborrato in bocca alla troia…mmm..”
Ho il CAZZO che mi esplode se ci penso.
Sono seminascosto da un suv nero per gustarmi la scena, loro non mi vedono. Il ricciolino ha un fisico atletico ed una mazza niente male, dritta e fiera con un glande a punta, quasi un missile, da un pugno al suo compare ridendo, poi prende la testa di Valeria bloccandogliela. Ora gli scopa con forza la bocca, lei lo guarda con gli occhi spalancati subendo quell’atto senza nulla proferire, lasciandosi gonfiare le guance ad ogni colpo.

Intanto il biondo più fighetto e gracile si è abbassato e sta infilando una mano esplorativa tra le cosce della moglie pure lei accucciata a gambe divaricate. La vedo gemere, vuol dire che la sta sditalinando.
Valeria ora si alza e si appoggia alla portiera alzando le natiche ed offrendo il culo ai due tizi “Scopatemi porci…dai… voglio sentirlo fino in fondo…!!!”
Il biondo le alza la gonna, le tira giù il tanga e senza indugiare le lecca da dietro la fregna pelosa e colma di umori.

Ne vedo il luccichio mentre la sua lingua entra in contatto con le labbra gonfie. Si muove da basso verso l’alto andando a violare anche lo sfintere strettino.
Il suo amico si masturba tenendosi il CAZZO bello in tiro. Il belloccio si prepara a fotterla a pecorina, mi sego più velocemente, mmm… eccolo che entra, come coltello nel burro. La cappella si perde nel suo ventre ed inizia un movimento a stantuffo che fa sussultare e gridare Valeria.

I due si invertono, mia moglie fa una smorfia di dolore nel momento in cui viene sventrata dal ricciolo (lo dicevo che il suo pisello era impegnativo), il piacere aumenta. Infatti le sue dita scivolano sempre più velocemente sul clitoride fino a provocarle l’orgasmo. I decibel della sua voce si alzano, è incontrollata come il lago che le esce dalla passera.
Il ragazzo non smette di spingere, nel mentre l’amico si sta facendo menare l’uccello dalle mani sapienti di lei.

Non resisto e sborro sulla carrozzeria del macchinone, lasciando sul nero lucido delle belle macchie bianche gocciolanti, giusto nel momento in cui il ricciolo estrae la mazza e la lascia scaricarsi sulle chiappe di mia moglie. Il biondo contorcendo il volto in smorfie evidenti viene pure lui sulle sue tette, è talmente potente il getto che alcune gocce le raggiungono il viso ed i capelli.
Appena il duo dei giovani BULL si allontana, mi avvicino a Valeria.

Lei mi guarda e sorride “Hai goduto guardone?”. “Certo amore, sei troppo fica quando scopi con gli altri, poi se giovani e carini ancor di più”.
Ride, poi si accuccia e fa uscire una pioggia dorata deliziosa dalla sua fessurina aperta. Il mio CAZZO torna in tiro, lo posiziono a contatto sulle sue labbra e lascio che la cappella vi si strofini sopra. Le apre dolcemente baciandomela e poi inghiottendola con molta delicatezza.

Il rumore del piscio mi istiga pensieri turpi, ho voglia di leccarle la fica.
Mi lascio spompinare un po’, quindi apro la portiera dell’auto e la sbatto sul sedile, mi piego ed inizio a baciarla e leccarla ovunque attorno alla patonza. L’odore acre mi investe le narici, i peletti mi solleticano, mi trasformo in un toro, la mia lingua è una girandola mossa dal vento, veloce entra ed esce da quel pertugio, arriva sino alla mini protuberanza, la mordicchia e poi torna giù.

Gli umori la invadono nuovamente, come i gemiti di piacere.
Sto per impalarla quando una voce alle mie spalle mi disturba “Signori per favore, questo è un luogo pubblico”.
Mi giro e vedo solo una maglietta attillata che ricopre una montagna di carne con un mega pacco in evidenza tra le gambe.
Balbetto qualcosa imbarazzato, ma la moglie interviene “Voglio scoparmelo, lasciamelo”.
Hulk fa un ghigno malefico e si slaccia la cinta dei pantaloni, le mutande fanno fatica a contenere il cannone.

Mi prende una mano all’improvviso e me la sbatte sulla sua nerchia facendomela palpare per bene.
“Fatti dire dal tuo maritino qua, che cosa ti trapana a breve”. Il suo palo esce ancora un po’ molliccio, vorrei spostare la mano ma l’energumeno non mi lascia, la stringe e mi fa male.
Mi fa impugnare il coso e accompagna il movimento su e giù. Non riesco a proferir parola, Valeria si sta masturbando come una pazza, l’altra mano di Neanderthal le sta stringendo la tetta, facendole esplodere il capezzolo.

Sento il suo arnese gonfiarsi mentre lo sto segando, che bello, mi eccita, ora è duro come roccia. Me lo fa accompagnare all’imbocco della fregna. Mi da uno spintone e comincia a fottersi quella troia di mia moglie che lo accoglie e gambe oscenamente divaricate. È talmente grosso che Valeria urla dal dolore all’impatto del missile nel bunker, poi si rilassa e lo lascia entrare, sprofonda sotto i colpi poderosi del gigante, si agita, gode.

“Dai CORNUTO mettiti in ginocchi dietro di me e guarda come ti scopo la vacca della tua consorte… sta puttana mangiacazzi…”.
Obbedisco e mi gusto sta scena da dietro queste due palle d’artiglieria che penzolano, sbattono sulle chiappe di Valeria, la figa tirata al massimo e sconquassata dall’urto del tornado che la sta invadendo.
“Toccami le palle e strizzamele che sto per venire CORNUTO”.
Obbedisco di nuovo, nuovi spasmi di piacere dentro di me, sto perdendo gocce dall’uccello quasi senza accorgermene, mentre Hulk ha lasciato partire una fontana sul monte di venere di Valeria.

Finisco di scoparmi la mogliettina che vuole venire pure lei, urla al secondo orgasmo ed io sborro nel suo ventre. Il buttafuori mi prende la testa di forza e mi fa leccare tutto lo sperma dal suo pube e parte del mio che fuoriesce dalla pesca.
Sono sazio e carico come non mai, Valeria è sudata. Ci ricomponiamo pronti a tornare a casa, quando passano davanti a noi i due ragazzini visti dentro la disco a fare i porcellini.

Salgono sulla macchina a fianco la nostra, io metto la retro, ma con la coda dell’occhio noto che lei si toglie la maglietta restando con le tettine al vento, i capezzolini sono dritti come chiodi. Si stanno baciando focosamente. Lui è in ginocchio pronto per la monta ed ha già fuori dai jeans un CAZZO eretto e duro come mai il mio lo sia mai stato..
Mi fermo di colpo, mi giro verso Valeria, sguardo d’intesa immediato..io la conosco, lei mi conosce..
Scendiamo dall’auto contemporaneamente.

Busso al loro finestrino.
Si girano spaventati, mi riconoscono, lo abbassano.
Dico “Buonasera…. che ne dite se giochiamo insieme…”
Sorridono…e ci chiedono 200euro..
Bhè alla fine per farsi due diciottenni non credo si tratti di una grossa cifra..accetto e sgancio due pezzi da cento ed invito a seguirli a casa nostra..
Valeria per tranquilizzarli ulteriormente sale i auto con loro..
Passeremo ancora un’ora di sesso perverso e le mie CORNA avranno modo di crescere ancora..il ragazzetto si farà Valeria e la sua fidanzatina si lascerà solo sfiorare dalle mia mano..
Praticamente alla fine dei giochi mi ritroverò (come al solito) la moglie scopata da sconosciuti con la consapevolezza di aver anche speso 200euro per farmela scopare ulteriormente..
Adoro essere CORNUTO..Valeria adora godere e fare la TROIA…

Giovani guardoni crescono al circolo culturale

Il mio esibizionismo nacque così, quasi per caso…

Io e mio marito ci eravamo da poco trasferiti nella graziosa cittadina di Pordenone. Avevamo qualche amico e conoscente ma dovevamo ancora ambientarci. All’epoca io avevo 27 anni e mio marito 30.
Le prime persone con cui iniziammo ad entrare in confidenza furono alcuni vicini che abitavano sullo stesso pianerottolo del nostro condominio. Lei, Stefania, faceva un lavoro come segretaria part time, e nel tempo libero faceva sorveglianza pomeridiana presso un centro culturale, una sorta di oratorio a gestione civile, nel nostro ampio quartiere residenziale.

Lo seppi quando, incrociandoci sulle scale una sera, scambiammo un paio di parole ed entrammo nel discorso di come io e mio marito avremmo voluto ambientarci di più in questa zona. Subito Stefania mi propose di andare a darle una mano; dopo poco iniziai ad andarci con lei, ma sporadicamente.
Non c’era granché da fare: aprire o chiudere alcuni ambienti, gestire il prestito dei materiali (materiali sportivi, libri, materiali da cancelleria…) e talvolta sedare qualche futile lite tra alcuni frequentanti di quell’ambiente.

Poche volte vi andai, più che altro per stare in compagnia di Stefania e darle una mano. Un pomeriggio di metà giugno lei mi chiese la cortesia di sostituirla e di fare tutto da sola perché aveva un impegno inderogabile. Accetai di buon grado, seppur con un po’ di timore nel caso dovessi fare qualcosa che non sapevo ancora.

E dunque eccomi lì. Visto il caldo afoso di quelle giornate vi andai con un bel vestitino di tela, e visto che porto una seconda, una bella seconda sincera, preferii usare una canottiera al posto del reggiseno, per stare più comoda.

Quelle tre orette pomeridiane passarono tranquillamente, stavo in una stanzetta vicino all’ingresso dietro un tavolo con una sorta di bancone rialzato, un po’ come quelli delle banche, così dietro quel bancone che mi separava potevamo tenere quello che ci portavamo (da leggere e mangiare) e poi si teneva bene in ordine il telefono, un vecchio computer, e la cassetta di sicurezza con tutti i mazzi di chiave dell’ambiente.

Tutto bene, non c’erano nemmeno troppi giovani che gironzolavano, più che altro diversi ragazzi delle superiori che erano venuti a terminare le tesine (sempre all’ultimo sti giovani…) e altri che venivano a fare qualche tiro a pallone nel campetto.

Alle 18. 00, un’ora prima che fosse tutto chiuso, avevo chiuso il mini spogliatoio che lasciamo a disposizione di chi viene a giocare, e quelli che giocavano ormai se n’erano andati da un po’. Arrivò invece, subito dopo, tutto di corsa, questo ragazzo, probabilmente tra i 16 e i 19 anni, un po’ in carne (ma non troppo) e che sembrava preso dal panico. Col fiatone mi disse:
“Buongiorno, ha mica chiuso lo spogliatoio”
io: “Guarda, ho appena riposto le chiavi”
e lui sembrò ancora più preoccupato, allora gli domandai: “Di cosa hai bisogno?”
lui: “Non trovo più il portafoglio, forse l’ho dimenticato in spogliatoio”.

io: “Beh, andiamo a vedere”.

Sentivo il suo respiro nervoso e affannato, avrà fatto una corsa per tornare al centro culturale. Da dietro il bancone mi chinai in cerca del mazzo giusto, e mi ci volle un po’ perché alcuni portachiavi si erano incastrati tra di loro. Mentre cercavo le chiavi mi parve che quel ragazzo si calmò perché d’improvviso smise d’avere il fiatone. Quando mi rialzai notai che era quasi immobilizzato e aveva gli occhi fissi su di me.

In un lampo capii che inclinandomi in avanti avevo lasciato a favore di sguardo i miei seni, attraverso la scollatura, e quel ragazzo ne approfittò per rifarsi gli occhi.
Stranamente non mi sentivo offesa, anzi, ne ero un po’ compiaciuta e mi piaceva pensare d’averlo fatto eccitare un pochino.

Presi le chiavi e assieme andammo nello spogliatoio. Nella camminata continuavo a pensare a quel piccolo inconveniente e iniziai a provare piacere anch’io al punto che volevo quasi continuare a battere il chiodo finché era caldo… ma non avevo nulla in mente.

Ma ecco l’occasione: arrivati allo spogliatoio, aprii la porta ed entrammo a cercare il suo portafoglio. Lo trovai quasi subito, dietro una panchina, ma quasi istintivamente (un istinto un po’ da porcellina) per raccoglierlo stetti con le gambe ben dritte in piedi e chinai solo il busto lasciando il mio bel sedere puntato verso il giovane ragazzo. Certo il vestito non era poi così corto e portavo le mutante, ma indugiai un po’ in quella posizione, così che potesse almeno godere delle mie forme.

Una volta alzata lui non riuscì a chiudere la bocca e restò qualche istante con la bocca socchiusa e gli occhi persi in chissà quali pensieri.

Gli restituii il portafoglio, mi ringraziò, richiusi la porta a chiave e tornari alla mia postazione.
Alle 18. 40 iniziai il giro di controllo per sistemare qualche gioco rimasto in giro. Ormai non c’era più nessuno, o almeno così credevo. Per ultimo mi lasciai i bagni da chiudere.

Ormai erano le 19. 00. Arrivata al bagno dei ragazzi sentii un rumore non del tutto famigliare, accompagnato da qualche sporadico sospiro. Allora mi abbasso per sbirciare dallo spazio sotto le porte per vedere se c’è qualcuno, e nell’ultimo cesso noto due gambe. In quei bagni, ormai, erano pochi i catenacci che ancora funzionassero e quell’ultimo cesso non faceva eccezione, anzi, l’anta aveva un po’ di fessura, da cui sbirciai. Vidi il ragazzone del portafoglio, di schiena, che si stava masturbando.

Senza percepirne la lunghezza notai che aveva il cazzo bello duro. D’improvviso ebbi l’intuizione che potesse segarsi ripensando ai miei seni sbirciati e alla forma del mio culo.

Mmh, mi eccitava l’idea che si stesse segando pensando a me. Allora decisi: non c’è due senza tre, ed aprii la porta di colpo facendo la finta tonta:
io “Oh, scusa, non sapevo…” (ma intanto non richiusi la porta, eh eh…)
lui era talmente immerso che le sue mani continuarono ad andare su e giù afferrate al suo duro pisello anche se, allarmato, girò di colpo la testa in un’espressione tra l’imbarazzato e lo spavento.

Provò solo a dire un “Scus…. ” ma la frase si tramutò in un vocalizzo misto di piacere e sgomento: ejaculò proprio in quel momento.

A quel punto, e solo a quel punto, chiusi la porta senza dire una parola e tornai alla mia postazione. Ero soddisfatta e un pizzico orgogliosa d’aver fatto provare quell’emozione. Mentre rivedevo mentalmente gli episodi di quel pomeriggio iniziai a provare anche una certa eccitazione, nel frattempo quel ragazzone uscì dal centro culturale a testa bassa, di corsa, e pieno di imbarazzo…

Un’altra volta gli spiegherò che non deve essere imbarazzato, ma questo episodio lo racconterò più avanti….

Alessia malizia ermafrodita acerba.

Con Alessia primo Orgasmo( 11 anni lei ed io 16; storia vera).
(“ le Donne, le femmine in generale sono figlie di Satana, in quanto, quello che voi maschietti sognate di notte , e vi contorcete svegliandovi madidi di sudore, eccitati, ricordate, le donne lo hanno già fatto!!!!”
Cit. del prof. De Rubertis. )
Avevo 16 anni, e all’ epoca non esisteva Internet, la circolazione delle riviste porno aveva acceso i miei istinti sessuali di maschio sessualmente sviluppato di fine pubertà, pur essendo ancora un adolescente minorenne brufoloso; le mie fantasie sessuali divennero private e presero visione quando furtivamente mi ero impossessato di una rivista porno ” Le Ore” a colori, e per potervi accedere dovetti occultarne una copia nel soffitto del mio condominio, in una trave nascosta in quanto non potevo tenerla in casa; le andavo a guardare da solo, ogni tanto per eccitarmi su quelle scopate, sui pompini, sulle inculate di donne giunoniche o efebiche e di negri superdotati di turno.

Tuttavia senza mai essere giunto in un vero primo orgasmo, sia data la mia incertezza sulla masturbazione (il fai da tè non mi era congeniale,e veramente non ne avevo nemmeno l’ istinto anzi forse avevo paura…) , o sul rapporto sessuale reale non avevo idea; con l’altro sesso un approccio concreto era tuttavia improbabile , ero proprio timido, incompetente e una frana, figuriamoci il resto; avevo bisogno di essere “ stimolato” , “ svezzato” ma da chi?,
Eppure di navi scuola se ne è sempre parlato, ma volesse il caso che nel senso letterale, in quel periodo ” mature signore non ne conoscevo”, ma il destino aveva in serbo un piano per me, per farmi scoprire uomo, e data la situazione che vi racconterò, molti potrebbero storcere il naso, ma allora premetto di chiedere a maschietti e femminucce, come si sarebbero comportati/e al posto mio? Oggi sicuramente è più normale ( oggi ho 48 anni e i fatti descritti si svolsero, quando ero verso i 15-16 anni).

Per anni ho pensato a questa esperienza, diciamo a questo amore, visto che io lo ero davvero innamorato , e non sò se dall’ altra parte data l’ immaturità ero considerato un giocattolo. Da sempre sono stato un romantico, ma il mondo, e le persone in generale , vedono solo materialismo e evidentemente più ciniche diventano manipolatrici, anche se si ci prende una bella soddisfazione , quando capiti di chi si ha a che fare sta a noi decidere se accettare la sfida o declinare ed è certo che nella vita ci sono dei fatti, che accadano semplicemente perchè si desiderano, ed una volta avverati bisogna accettare tutte le conseguenze che ne derivano.

…Sulla rivista donne e uomini che ne facevano di tutti i colori davvero e avevo voglia di eiaculare….

Avevo bisogno di “qualcosa che mi scuotesse”!!! Ma la mia difficoltà, era quella di vivere un’emozione, e non un surrogato. Il calore umano è insostituibile in certe situazioni. Non ho mai avuto la faccia tosta, e si sa con le donne,e bisogna averne tanta se si vuole scopare (non basta un bel faccino o un cazzo grosso). Tuttavia le porche e ninfomani ogni tanto le incroci, e non hanno età e meno male!!!!. Malgrado la natura mi avesse dotato di un aspetto gradevole, mi piacevano, e tutt’ oggi mi piacciono molto le donne, e devo aggiungere che sessualmente mi trovo al di sopra della media, sia per quanto riguarda a passione, sensibilità e diciamola “ dotazione”, nonché resistenza e porcaggine; elementi che avrei scoperto tardi, data la mia natura introversa, forse condizionata da una educazione troppo spartana e rigida sotto certi aspetti.

Pertanto il mio racconto, non è una giustifica ma nemmeno una esaltazione, ma la spiegazione , che nella vita il maschio in generale non circuisce quasi mai ed è sempre la donna o il maschio con istinto da donna che è perversa; sarò sessista ma è così, nell’ ipocrisia delle donne solo il signore degli specchi può comparare…. Nel seguito della mia vita ho avuto occasioni esplicite, non seghe di presunzione, di donne e purtroppo anche uomini che avrebbero avuto volere un rapporto sessuale o romantico con me; io molte volte mi sono negato, ed altre arrivavo fino ad un certo punto, poi al concreto non consumavo perchè non mi interessava più…(eppure amo da dio, in tutti i sensi, è la mia mente e anima che non andava….

).
Ritengo che o essere “ donne”, o avere istinto da femmina, come nei trans o nei trav, o negli omosex, sia più facile e su certi versi più appagante in quanto sedurre è più facile, pur restando convinto che il rapporto tra Uomo e Donna sia il più completo e appagante che esista, molte persone di oggi si dichiarano bisex in quanto omosessuali non convinti, coperti, ma infelici a mio avviso.

Caratterialmente poi, ci sono maschi che sono dentro come femmine, e viceversa donne che si dichiarano lesbiche , raggiungendo l’ apice della perversione.
Tuttavia la seduzione spietata di una giovane ninfetta di circa 3 o quattro anni più piccola di me,( che né avevo 16), ebbero un effetto bomba nel mio cervello e nel mio corpo. Alessia la sorellina del mio amico coetaneo Luca , fu fatale, pur premettendo che non calcolai nulla di quella tempesta che dopo si sextenò in me e in complicità anche di Alessia ( una piccola zoccola….

) che alimentava un fuoco, e che lei da bambina viziata voleva provare come un gioco e malgrado la sua giovane età, sono sicuro che lei provasse il gusto perverso della trasgressione dettata anche dal carattere della piccola; ostinata,viziata,viziosa e imbelle,e lottando con ostinazione riuscì ad ottenere un frutto inaspettato con la stessa ostinazione dei bambini capricciosi ,ma premetto e rimarco che non pensavo, e non avevo realizzato nessuna di tutte le attenzioni che divennero per lei un gioco concreto ,ma per me qualcosa altro se non amore( avrei potuto deflorarla ma non l’ ho fatto…..) ; non ci pensavo affatto, anzi; da sempre che la detestavo, fino al momento in cui invece diventò il mio primo amore, e non potetti farne più a meno.

Conoscevo Luca da bambino; la madre era comare di mia madre e abitando nello stesso stabile e le mie frequentazioni in quella casa erano di famiglia; sebbene i genitori di Luca un po’ altezzosi e superbi, talvolta mi schernivano, per via del mio carattere remissivo soprattutto con i miei genitori; frequentando Luca nei pomeriggi d’ estate, ero sovente intrattenermi a casa sua (avevavamo 16 anni) , e lui non incominciava a prestare più tanto importanza sulla mia presenza, tanto che ipnotizzato da una console Commodore 64, aveva abbandonato la voglia di distruggermi a scacchi sparandosi un video game antesignano,; per noi appunto in cui radio e televisione e riviste rappresentavano un accessibile modo di comunicazione, e i pc all’epoca erano magici.

Alessia era la cocca viziata, da bambina viziata dai genitori era solita intromettersi in tutto, lasciandoci poco spazio delle volte alla mancanza di comunicazione tra maschi , e anche perché la Alessia era davvero un piccolo demone, viziato, abituata ad ottenere tutto ed io che rappresentavo una sua vittima, e mi resi conto, quando oramai era troppo tardi per pensare, che eravamo diventati amanti clandestini in un età in cui si è davvero nei ” giochi proibiti” si trova l’ amore puro.

La Alessia inconsapevolmente, aveva incominciato a sedurmi, sebbene con fare innocente da parte mia subivo, ma la Alessia sadicamente ci rideva e nella sua testolina si era insinuato il germe della malizia, e sebbene acerba nel fisico seppe farsi notare in modo prepotente.
Alessia sebbene femminuccia sembrava un maschietto con un taglio di capelli che molti lo scambiavano per un maschietto, ed ebbi modo di capire che i genitori di Alessia, conoscevano che alla nascita, Alessia, sebbene determinata all’ anagrafe di “ sesso femminile” in quanto tale con vagina e utero e ovaie, presentava al posto del clitoride, un pisellino che si sarebbe sviluppato , ed era un raro caso di “ ermafrodita vero”, ossia era possessore di apparato riproduttivo femminile, ma dotata anche di un “clitoride” grosso come un fagiolino(all’ epoca) , un piccolo pene su una passerina, che madre natura le aveva dotato in seguito al fatto che era il risultato della fusione di due gemelli (maschio e femmina, in un solo essere…..almeno questa è la spiegazione “ rozza medica dell’ ermafroditismo vero”).

Io questo lo ignoravo fino a quando non lo capii di persona. I genitori non avevano mai detto a nessuno di questa “ peculiarità” figuriamoci a noi ragazzini.
Date la circostanze di ” attenzioni “, che Alessia richiedeva in esclusiva da famiglia e genitori, ottenne “ attenzioni” in modo pretestuoso anche da me che ero storico amico di famiglia.. Vi è mai capitato? Di cercare o meglio scoprire tutto quello che si cerca in un attimo.

Beh non parliamo del fatto che io avessi un blocco causato dalla eccessiva timidezza, ma del fastidio che si trasforma in ” piacere” l’eccitazione provocatami mi entrava pian piano nella mente. In poche parole la Alessia aveva implementato l’abitudine di stuzzicare la persone maschili ( alcune…. ) e con me ebbe un grosso affare, non si aspettava la reazione che ne segui,ma lei , pur di ottenermi come l’ ennesimo trofeo personale, e pur non sapendo come si sarebbe evoluta la cosa ,non desisteva nel suo “fare”, anche se cercavo di sottrarmi nei primi tempi.

Sta di fatto che i pomeriggi da Luca prendevano una piega diversa, nel senso che non andavo più a trovare Luca , ma per incontrare Alessia. Luca oramai ignorava che tra me e Alessia sarebbe nata una complicità , diciamo fuori dal previsto e dal comune, data e conosciuta la mia antipatia per la ” piccola peste” non se ne preoccupavano se ricevessi fastidio o ne arrecassi; Luca e li genitori stessi oramai non so se riuscissero a capire quello che stava succedendo ,continuando comunque ad ignorare e a lasciare fare tutto alla cocca di casa, del resto per loro vedere felice Alessia era l’ unica cosa che importava , pur mortificando Luca o chiunque ,continuamente, e soprattutto Alessia avrebbe dovuto sempre fare ciò che voleva….

Se non fosse il fatto che le donne viziate sono sovente anche ” viziose”, ella piccola Alessia non faceva eccezioni, ma ebbe modo di sondare un terreno che lei stessa fu soggiogata. La Alessia era diventata sempre più sfacciata e provocante anche conscia di agire indisturbata , perché al limite sapeva che la colpa e i cazziatoni erano sempre di Luca colpevole di volere escludere la sorellina, e figuriamoci a ogni tentativo di segnalare Alessia nei comportamenti “ anomali”.

Del resto la segreta duplice e ambigua fattezza di quella ninfetta,credo anche cerebralmente, le provocasse istinti “ primordiali” che la scienza o i medici o le persone non capiscono.
Abitavamo in un condominio di periferia, e in verità non andavo molto d’accordo, con gli altri ragazzi del mio stabile, soprattutto con quelli più piccoli, proprio quelli della età di Alessia. Alessia invece era un maschiaccio, ma ragazza, e non solo frequentava esclusivamente maschietti, ma “ legava” in modo “ anormale”, forse un poco dal fatto che inconsciamente avvertisse quella sua diversità un pò per avere sempre tutti al centro delle attenzione fù molto precoce, e lo scoprii col tempo in quanto lei confidatasi; mi raccontò che gli altri ragazzini, l’ avevano iniziata a dei giochi a sfondo sessuale; probabilmente avevano scoperto “ il segreto” di Alessia, nella sua duplice sessualità, e sta di fatto che loro sentendosi un branco ( gente priva di cultura del resto ancora oggi), non so come ,o dove, e quando, avevano “ istruito” Alessia; era la femminuccia del gruppo, sebbene all’ apparenza un maschio; a dire della Alessia spesso tutti riuniti, i ragazzini, si calavano le braghe e gli slip, e Alessia a turno doveva “ intostare” a mano, e forse “ mangiare i pesci” (sue parole)….

Sta di fatto che erano tutti bambini minorenni e nessuno di loro probabilmente, non aveva nemmeno cominciato la pubertà. La Alessia era probabilmente alla ricerca del “ maschio dominante” diverso, anche se non sapeva come dovesse essere fatto, di certo non di quei piccoli “pesciolini”; ebbi figura dominante, nel senso, che una volta riconosciuta nella mia persona la superiorità ,legata al fatto che avessi un cazzo enormemente sviluppato, grosso come una banana, con grossi testicoli, e tanto pelo scuro che dall’ ombelico creavano un vello scuro, dove le mie forme di uomo prendevano risalto, la giovane se ne innamorò perdutamente.

In più Alessia aveva soperto i gentori nell’ atto sessuale:- “ Si papà era addosso a mamma, facevano amore!!!!
A Luca più volte facevo presente del ” nuovo gioco di Alessia, ossia, con le manine incominciava al dì sopra i pantaloni a pompare come si fa con le palline antistress, ma nel mio caso il mio pacco dei pantaloni era diventato l’obiettivo di Alessia e appena giunto in salotto dove Luca non mi disdegnava proprio più, incollato davanti a sto Commodore, impegnato a giocare.

Io nel frattempo sollecitato dalla troietta, dapprima soffrivo ed ero combattuto, e non avrei voluto cedere ad una pulsione che lentamente mi stava sfiancando, compresi e cambiai strategia; volevo vedere la reazione di Alessia, forse l’ avrebbe smessa ,macchè!!!… Fatto vero che incominciavo a prendere gusto di quelle erezioni provocate da quelle manine, e pensai che piuttosto combatterla avrei dovuto agire diversamente, anche perché nel frattempo la puttanella mi provocava delle erezioni, che dolorosamente mi duravano anche dopo essere tornato a casa.

Un pomeriggio fu galeotto e da allora tutto cambiò.
Era rischioso ma dovevo capire….
Il pomeriggio di un giorno di Maggio, premeditai di appartarmi con Alessia e giunto
allo stremo, e le dissi diabolicamente :” vuoi vederlo?” “Poi tu mi fai vedere come sei tu”?
-Lei entusiasta: ” Siiiiii, daiiii!!! “
Mi limitai ad aprire la cerniera e a cacciare parte della cappella; non potevo denudarmi, troppo rischioso….
“Le dimensioni del mio cazzo erano tali che avevo un bozzo sotto i pantaloni e la troietta ne era sollazzata e incuriosita, e oramai lo pretendeva.

Io da parte mia , avevo le grazie di i madre natura ,e scoprii avermi fornito un cazzo ben fatto,con un paio di testicoli grossi e pelosi ad un’ attrezzo che in erezione è un 21 centimetri per 4, 5 di spessore…. –
” Mhh che bello grosso, non pensavo di trovarlo così!!! Che Banana!!!” “ Non è come quello di Paoletto!!!!,io basito…”Si Paoletto e Gianluca hanno il pesce piccolo, il tuo invece è bello, è il pesce e devo mangiarlo”.

Più volte la bloccai, fosse stato per lei mi avrebbe preso il cazzo in bocca subito, ma io non volli, per il momento…. Delle volte farsi scrupoli nella vita è dannoso e ciò che sembra detestare si trasforma, in qualcosa di effimero e piacevole…. Io e Alessia non eravamo più gli stessi. Mi facevo palpare il cazzo e di canto mio incominciavo con le mie dita ad insalivarmi e a cercare spazio negli shorts pigiamino di Alessia, e incominciare amorevolmente il desiderio di possederla, ed ella di essere posseduta tra mille gridolini.

Tuttavia ebbi modo di appurare che Alessia era carina e grande sorpresa, introducendo le mie mani nei suoi slippini ebbi modo di sentire , che oltre alla fessurina, della fighetta, aveva al posto del clitoride, un piccolo cazzetto di poco simile ad un pene appunto non sviluppato come un pene normale appunto, ma era in erezione. Per Alessia ero diventato unico, dal momento che avendo constato e toccato in pieno il pene vero, appartati in cameretta, era compiaciuta di ritrovarsi in mano un cazzo unico, grosso e peloso da fare suo…La ninfetta si sextenava, le mie dita le frugavano la passerina, mentre con un altro dito, a forbice le esploravo il culetto, ed io in impeto le leccai la fighetta per la prima volta e quel piccolo cazzetto che spariva nella mia bocca.. Comprese che ero il maschio dominante e mi impedì che io prendessi in bocca il suo clitoride,la femmina era lei e io doveva asservire pur dirigendo lei il gioco.

Mhhh la troietta da quel giorno mi saltava addosso praticamente…Con un fare possessivo, mi sequestrava con una scusa banale di cui io ero complice…Ero in sua balia dal momento in cui mettevo piede a casa di Luca…Mi saltava sulle ginocchia posizionandosi col culetto esattamente sul mio pacco,e con fare disinvolto cercava la mia erezione sotto i pantaloni, anche quando non potevamo assentarci. Con la scusa di impossessarsi del computer di Luca, pretese di starmi seduta sulle cosce, dietro la scrivania, e furtivamente, attraverso la zip aperta dei miei pantaloni, mi toccava il cazzo negli slip, fingendo di giocare al pc; che diavoletta!!!! Il mio cazzo era così duro che si bagnava pur non raggiungendo l’ orgasmo.

Io a mia volta gli introducevo le dita nelle mutandine…. E questo lo faceva sempre, anche davanti alla madre o al fratello, con una sfacciataggine e una sicurezza, che a pensare oggi, rimango allibito… Era diventata la mia donna e lei consapevole di avere trovato un grosso giocattolo da spupazzare. Sotto il tavolo o mi faceva piedino, o si fiondava seduta col suo culetto acerbo sul mio cazzo muovendo e ancheggiando il bacino con movimenti ondulatori e sussultori mimando l’atto, consapevole del fascino che carpiva dal mio cazzo in erezione e godendo dal fatto che più lo sentiva duro e più ne era contenta.

Era attratta dai cazzi, ma anche dalle donne. Di sovente sempre seduta sul cazzo, prendeva una rivista “ Vestro” ( un catalogo che all’ epoca vendeva di tutto), e sfogliandolo noto che si sofferma richiamando la mia attenzione, dalle foto delle modelle attempate e non in intimo, guepiere e corsetti, ma soprattutto, si eccitava e si tratteneva a guardare , i modelli maschili in slip,facendomi notare il gonfiore che quei figurini erano ritratti. Era una piccola zoccola e andava educata.

_ Le dissi : “ lo vuoi vedere un giornale, dove gli uomini e donne nudi fanno l’ amore?””””
–“ Siii dai subito…
-“ Non ora Alessia, non posso è nascosto in soffitta!!!”””
-“ e che me ne frega, andiamo ora…..”
– “ ma come facciamo?”
Detto fatto, la zoccola chiese alla madre il pomeriggio stesso le chiavi della soffita , con la scusa che io avrei dovuta accompagnarla a prendere un giocattolo.

Si il giocattolo, giunti in soffitta, le porgo la rivista , dal suo nasondiglio impolverato, e la troietta incomincia ad occhi sgranati a sfogliare il giornale, stupefatta ,si sofferma sulle scene dove quei grossi cazzi sodomizzano, dove le donne succhiano cazzi e si baciano,e mio stupore si sofferma sulle foto di una negra bbw, e incomincia a leccare il foglio di carta sulla foto dove la negra tettona mostrava le grosse areole; rimasi di stucco, tanto che bagnò il giornale di saliva.

Io ero eccitato e stupefatto, da quella piccola che mi faceva sentire tanto grande. Credo mi usasse come un giocattolo, a dispetto del fatto che io ero un po’ più grande e maschio. Mi fece calare i pantaloni e gli slip, e fino ad allora, non gli avevo mai mostrato completamente il cazzo in casa, per paura di essere scoperti da un momento all’altro, non eravamo certamente soli in casa. In quella occasione, ebbe modo di guardarmi ed ella :
-“ quanti peli hai?” Che bello, girati”, mi disse, e come un cavallo mi studiava, mi toccava, facendomi notare al pelo che mi ricopriva le palle, le coscie, il pube, ed il culo.

Ero una cosa nuova; i ragazzini non erano certo come me, pensai….

I pomeriggi erano diventati bollenti, lei che con fare malizioso, faceva la prima mossa, appena poteva anche in presenza del fratello. Oramai Alessia viveva con me il primo amore e complice mi confida di aver assistito al padre e alla madre in assetto missionario, e di volere e pretendere di fare l’ amore con me, io che non sapevo nulla se non avevo immagini di riviste porno…Incominciava a stuzzicarmi in maniera sempre più sfacciata, e il mio cazzo sempre più altezzoso sotto le spinte della Alessia che oramai era decisa a sceglirmi come amante e ricordo un pomeriggio che come al solito sulle mie ginocchia,le sfioravo i capelli,e un bacio di quelli lingua profonda la fece socchiudere gli occhi e recliinare la testa all’ indietro.

Del resto obbediva come una zoccola in erba. Andava oltre la mia capacità di controllo, sebbene fossi più grande,esercitava su di mè direttive come lei che non guardava in faccia a nessuno.
Mi prendeva con la scusa di fare la lotta , davanti al fratello ,e con Luca distratto le sue mani erano pronte ad artigliarmi il pene al di sopra i pantaloni. Mi si avvicina stanca della lotta e mi sussurra ad un orecchio: ” andiamo in soggiorno , voglio fare l’ amore !!! Ti aspetto….


Feci una faccia davanti a Luca incuriosito della mia remissività e del misterioso messaggio sussuratomi dalla sorellina all’ orecchio. Io pure da pazzo ero eccitato, ma era sempre rischioso, ma Alessia non sò come riuscì, e avviatosi per prima, dovetti trovare una scusa per distrarre Luca ed allontanarmi. In soggiorno trovai la Alessia con le mutande abbassate, le mani al muro ,e a 90°…. Non la inculai anche se meritava…..Ci limitammo al petting sempre perchè avevo paura che ci scoprissero….

Un pomeriggio le dissi di togliersi le mutandine ed immediata corre in bagno, si sfila gli slip e si rimette gli shorts, e alla madre con faccia tosta esordisce che deve stare senza perchè più comoda; messasi sulla poltrona del divano, mi apre le cosce ed io con le dita la infilo, culetto e fighetta , con il pisellino però moscio …
Dal giornale porno poi aveva acqusito con grossa gioia, le posizioni dell’ amore e piano piano le voleva mettere in pratica.

Nel pomeriggio a guardare la rivista, la troietta eccitata incomiciò prima a scoprirmi il cazzo in tiro, e pretese che incominciassi a leccarle la fighetta, mentre a 90 °; era appoggiata faccia al muro ed lei con le mani a muro con un accenno, di penetrazione,trattenendomi evito la vaginale e cerco l’ approccio anale più probabile ma date le dimensioni prova dolore e desisto in sorta di un auto controllo. Il mio primo orgasmo fu inaspettato da mè qanto da Alessia.

La zoccoletta mi sequestrava sempre e dopo l’ ennesimo mio approccio di incularla, al buio di una stanza ,lei chiamava ” siringhe” il cazzo dietro,si mette in mezzo al lettone della camera dei suoi genitori,e con il cazzo in mano mi dice ” Devo mangiarlo” “ Ma nooo dai!!!!” –“ Scusa è un pesce questo, ed il pesce si mangia. ”e zac.. mi rifila un morso sulla cappella. “Ahi”…. “Ma se proprio vuoi mangiarlo fallo nella maniera giusta ” le dissi..”Pensa che stai mangiando un gelato”””..La troietta ebbe un lampo negli occhietti, e immediatamenteco il cazzo impugnato mi rifila una pompa aspiratutto, con una lingua a mulinello sulla cappella a bocca piena e pure io , sarei resistito poco sta volta,tant’ è che calò il buio ed ebbi una prima diritta copiosa sborrata in gola ad Alessia, che lei ed io rimanemmo , entrambi sbigottiti…” E questa cosa è?” sfilandosi il cannolo di bocca con la sborra che le colava di bocca….

” E’ panna ed è il premio che le femminucce fanno ai maschietti!!!”””” Lei contenta e presa in contropelo da questa cosa inaspettata, corsa in bagno a sputare la sborra, si ricompone mangiando una “Mulino Bianco” per riprendesi dal sapore colloso di sborra!!!!Che pompino, il primo della mia vita!!!!E finalmente pure io e Alessia abbiamo incominciato a provare il gusto dell’ amore. Una sera vuole provare a farsi inculare come sul giornale, e in camera da letto assicurata di non avere sorprese si sfila gli slippini, shorts e tutto, e si pone a cosce aperte spalancata,la lecco in figa, ma la tensione che venissimo scoperti è tale, che seppure spalancate le coscie aperte, mi dice sono la sua femmina, fammi quello che vuoi,e con tensione mista ad eccitazione, con un cazzo non completamente in tiro data la tensione appoggio il cazzo nel solco gluteo e mezz’ eretto incomincio a farle il culetto, dove esordico in un’ altra sborrata,che farcisce Alè di tanta cremina….

La puttanella per pulirsi usò le lenzuola, e lì che la madre constatò quelle macchie giallastre , ed insospettita Alessia fu rimproverata. Non desisteva, nei successivi incontri godeva nel segarmi a due mani, e particolarmente eccitata durante l’ espressione che avevo sul viso durante l’ orgasmo, avrebbe voluto farmi ejaculare, tanto che dovevo scacciarla.
Non esitava a raccontarmi, le occasioni in cui spiando la madre e le dimensioni del seno, si lamentava di averlo più piccolo della madre,o magari spiando il fratello mi informava delle dimensioni del cazzo di Luca, probabilmente sviluppato anch’ esso da uomo,e la troia si lasciò scappare la voglia di toccarlo pure a lui.

Gli faccio capire che non dovrebbe mai far t****lare a nessuno il suo eccitamento e queste sue “ voglie” che del resto derivavavano oramai da un fatto compulsivo,di seduttrice, , e se fosse stato per lei, la piccola porcellina avrebbe fatto qualsiasi nuova esperienza sessuale, ma dovevo frenarla, poteva rovinare tutto o creare sospetti; per fortuna mi dava ascolto, in virtù dell’ ascendente che oramai esercitavo, ma tenerla a bada delle volte si rivelava faticoso.

Fortunatamente si creavano occasioni di incontro tra me ed Alessia anche in altre maniere , la troietta mi veniva a cercare e una voltà bussò con mia madre in casa riferendo che la madre era uscita e non sapeva dove fosse, -bhè ” perchè non vieni a vedere i cartoni animati mentre non viene mamma?
” Si resto” e si accomodò in salotto a vedere la televisione, con fare non aggressivo come le prime volte la troietta stava cambiando.

Io allora cerco di stuzzicarla con cautela anche perchè mia madre è in cucina. Mi bastò prendere una innocente rivista scientifica nel mio cassetto dove si ritraevano degli shitti di seno nudo e lei subito, “mhh belli….
Io già in tiro mi abbasso i pantaloni e con tutta mia madre la Alessia contenta ” che bella banana!”
Io e Alessia concordammo dall’ andare nel soffitto dove avevo nascosto la rivista e con una scusa sgaiatolliamo sopra.

Era meno focosa e allora le proposi di segarmi fino alla ” panna”…La puttanella si impegnò in una sega a due mani e contentissima nel guardare la mia espressione mentre sborravo, lei eccitata mi propose di reintostarlo e ficcato il cazzo sgocciolante in bocca, lo riporta a valori ….

Sara e Diana

In una giornata grigia e piovosa Sara se ne stava sola alla finestra con gli occhi rossi di pianto, mentre la sua gatta, Milly, la guardava con compassione. Il sole aveva smesso di splendere dal momento esatto in cui Diana aveva messo piede fuori casa per scappare sconvolta a piedi nudi. Sara continuava a chiedersi perché mai fosse successo, come Diana avesse potuto tradirla, spezzando in tal modo la loro intesa così esclusiva.

Stentava a crederci, eppure aveva ammesso lei stessa di averlo fatto e la sua reazione era stata quella di cacciarla di casa in
malo modo, gridandole di non volerla vedere mai più. Certo, da un po’ di tempo si vedevano poco, si erano lasciate prendere più del solito dal lavoro, ma tutto Sara avrebbe pensato tranne una simile confessione quando Diana aveva preannunciato di voler chiarire una cosa importante. E ora le sembrava di non poter affrontare una simile delusione, anche se però iniziava già a pentirsi di aver reagito in maniera così violenta.

Guardando la pioggia che inondava il mondo oltre i vetri percepì il vuoto della stanza alle sue spalle e, come non si vedessero da una vita, iniziò a soffrire per l’assenza di Diana. Le sembrò di sentire già la mancanza dei suoi capelli biondi e di quel particolare profumo di lavanda che emanavano, si vide sfuggire da sotto gli occhi i gesti della quotidianità, dalla colazione consumata velocemente insieme, alla sensazione provata durante un inaspettato e morbido strusciamento procurato dal lenzuolo di seta su un capezzolo.

Sapeva di non poter più immergere le mani nella dolce acqua calda che scorreva sulla pelle levigata di Diana e strofinarle, unte d’olio alle ventisette erbe, sulla sua schiena inarcata dal piacere. Sara non aveva idea di cosa fare, per ora le sarebbe bastato dormire per dimenticare tutto.
Sara si svegliò quasi di soppiatto dopo una lunga e agitata notte. Si strofinò gli occhi intorpiditi e, voltatasi in direzione di Diana, riscoprì dolorosamente che la sua parte del letto era vuota.

Il giorno prima si era consumata la furiosa scenata, sfociata nella sua fuga sotto un cielo plumbeo. Ora fuori continuava a piovere dando quasi l’impressione che fosse così da sempre, che avesse piovuto dalla lontana notte dei tempi senza mai smettere, con l’intenzione di continuare in eterno. Sentendo lo scroscio dell’acqua nella grondaia, a Sara tornò in mente il sogno fatto durante la notte: si trovava in una vasca da bagno, la stessa in cui la schiuma aveva più volte carezzato i suoi seni, uniti a quelli di
Diana in un morbido abbraccio.

Annaspando cercava di uscire dall’acqua, ma una forza sconosciuta la respingeva sotto, costringendola ad affogare. E ora, complici le sensazioni rimaste dopo quel sogno, aveva l’impressione di dover andare a fondo senza Diana al suo fianco. Nonostante quella mattina non dovesse andare al lavoro, Sara si costrinse ad alzarsi dal letto, consapevole di rischiare di impazzire se fosse rimasta tra le lenzuola. Prima però, pur rendendosi conto di compiere un atto autolesionistico, si allungò verso il cuscino di Diana e ne assaporò il profumo.

Fu come immergersi in un mare tiepido e limpido, situato in una lontana e dimenticata zona del mondo, un luogo in cui nulla avrebbe potuto nuocerle. In cucina, la gatta si strusciò su una gamba, quasi a ricordarle che era lì per consolarla. Sara però non era troppo in vena di badarle, le diede il suo pasto mattutino per poi gettarsi sul divano, singhiozzante. Sarebbe voluta uscire sotto la pioggia per gridare il nome di Diana nel vento.

Alzando lo sguardo, vide un vaso colmo di rose bianche ormai rinsecchite, rose candide, quasi un’immagine di purezza, eppure colte dalla stessa persona che l’aveva tradita, la stessa che le aveva promesso fedeltà eterna, pur non avendo bisogno di uno stupido contratto per farlo. Fu così che dopo aver a lungo rimuginato, Sara decise di prendersi un po’ di tempo, magari dopo qualche giorno avrebbe visto le cose più chiaramente e deciso cosa fare.

Uscita sotto il portico di casa per fumare una sigaretta, si mise a fissare il grigio paesaggio invaso dalla pioggia e le sembrò di trovare un attimo di quiete, ma immediatamente ripiombò nel baratro dello sconforto più nero. Le tornò infatti alla memoria che lei e Diana si erano baciate per la prima volta proprio sotto la pioggia. In quell’occasione, la sua mano aveva afferrato con decisione la spalla di Diana, che voltandosi di shitto era rimasta rapita dal suo sguardo vorace.

Quella stessa mano lentamente era scesa lungo il braccio, mentre le labbra si avvicinavano, sfiorandosi prima delicatamente, poi con crescente bramosia, per sfociare infine in un vortice di inattesa passione, in cui le lingue si avvinghiavano con un’enfasi tale da togliere il fiato. La pioggia era stata quindi testimone del loro primo lungo bacio, uno di quei momenti che si ricordano per tutta la vita. Ora Sara aveva l’impressione che il cielo sanguinasse e che il suo sangue fosse quella pioggia ghiacciata.

In quel triste giorno di tarda primavera non smise mai di piovere. La giornata di Sara passò lentamente fra distratte letture e fugaci sguardi alla televisione. Una cena veloce insieme all’affezionata gatta non sedò il senso di solitudine e smarrimento e, senza che lei se ne accorgesse, arrivò di nuovo l’immancabile coltre oscura che da sempre ricopre ogni cosa: la notte. Andare a dormire era l’unica cosa che le potesse venire in mente di fare dopo una
giornata triste e sonnolenta come quella appena trascorsa, pur sapendo che ritornare a letto significava ricordare che Diana non era lì ad aspettarla.

Sotto le lenzuola non avrebbe sentito il calore del suo corpo, odorato il profumo della sua pelle bianca e vellutata, accarezzato i suoi capelli color grano e il suo volto angelico, non avrebbe potuto saziarsi baciando infinite volte i suoi seni perfetti. Sedendosi timidamente sul letto ricordò i lieti momenti in cui lei e Diana giocavano a rincorrersi per casa, momento di preparazione ad altri più arditi giochi. Si ripresentarono nella sua testa, rimbombanti, le risate di Diana quando lei le faceva il solletico e le morsicava i fianchi scultorei, le scene d’amore di film visti e rivisti assieme infinite volte.

Ricordò quando, guardando i suoi meravigliosi occhi verdi, la baciava teneramente, si tormentò pensando al contatto della lingua sulla sua pelle, con l’eccitazione che cresceva impetuosa, così come il turgore dei capezzoli, immaginando ancora i loro corpi avvinghiati, stretti uno contro l’altro, bacio su bacio, ventre contro ventre, per fondersi in un unico oggetto d’amore. La cosa che più adorava Sara era il godimento che lei stessa procurava a Diana facendola urlare di piacere.

Infinite volte aveva stuzzicato ogni più piccolo punto del suo corpo e altrettante volte lei l’aveva ricambiata dicendole di amarla. Solo sfiorandosi, l’eccitazione tra loro due diventava padrona e la passione un fiume in piena inarrestabile. Allora perché Diana l’aveva tradita? Sara pianse ancora, quasi gridando, lacerata dal dolore e dalla crescente mancanza di lei. Così facendo riuscì ad addormentarsi solo quando ormai era l’alba. Si svegliò il giorno dopo con la tentazione di chiamarla, ma dopo aver allungato di shitto la mano verso il cellulare la ritrasse altrettanto in fretta.

In fondo si era ripromessa di aspettare qualche giorno e così avrebbe fatto. Ma se fosse stata troppo avventata cacciando Diana a quel modo? Questo dubbio iniziava a farsi strada in lei, così come l’idea che magari non fosse troppo tardi per rimettere a posto le cose. Nonostante questi pensieri accomodanti però il tarlo dell’orgoglio la divorava dentro, unito in maniera molto stretta alla delusione che provava. Rimase quindi ad assecondarlo, anche se amaramente, e si ripromise ancora una volta di aspettare che arrivasse il momento giusto per fare qualcosa.

Quella mattina qualche discreto raggio di sole illuminava finalmente la campagna circostante e Sara non riuscendo più a restare chiusa in casa decise di uscire. Come le nuvole si erano squarciate per lasciare posto alla luce, così forse quella stessa luce poteva entrare dentro di lei.
Diana osservava immobile un posacenere che poggiava su una Venere nuda in pietra. Il suo sguardo attonito quasi non muoveva le palpebre e sembrava rivolto ad un indefinito altrove.

Dal momento della sfuriata Diana viveva sotto il tetto dell’amica Cristina e non aveva più avuto alcuna notizia di Sara. Il silenzio del suo viso pallido si infranse all’improvviso quando Cristina entrò nella stanza chiedendole
se volesse fare colazione. Purtroppo però il suo stomaco era chiuso, così come la sua bocca, che pareva sigillata da due giorni.
L’amica, seppur ansiosa di capire cosa fosse successo, rispettò il suo silenzio pensando che appena fosse giunto il momento avrebbe parlato di sua spontanea volontà.

Al momento l’unica cosa che a Diana riuscisse bene era pensare a Sara con dolore e rammarico. Fra una miriade di ricordi si sentiva particolarmente affezionata a quelli dei tempi in cui si erano conosciute. La prima volta in cui i loro occhi si incontrarono fu in ospedale, dove Diana lavorava come infermiera e Sara si era recata per alcune consulenze professionali. Quel primo veloce incontro non l’aveva lasciata indifferente e le aveva riempito la testa di fantasie.

A quell’epoca, Diana era spesso immersa in storie d’amore immaginarie e perfette, non avendo ancora avuto modo di innamorarsi sul serio. Il suo temperamento passionale e sognatore la trascinava in luoghi mentali in cui non c’era bisogno di contenersi o di avere paura. Quando però si trattava della realtà tutto era diverso, difficile, impossibile. E la stessa cosa era accaduta con Sara. Rapita da quegli occhi da cerbiatta sognante e dal movimento sensuale delle sue labbra sottili, Diana era partita immediatamente per un viaggio attraverso i sensi del sogno ad occhi aperti.

Nel loro primo immaginario incontro, le due si trovavano in un rifugio al centro di un bosco fatato. Il fuoco ardeva nel camino, oltre che nel petto prosperoso di Diana, mentre fuori pioveva a dirotto e il vento creava spaventosi suoni tra gli alberi. Sara era distesa sul tappeto davanti al fuoco con lo sguardo rivolto a lei, che ad un tratto le si avvicinò per poi allargarle lentamente le gambe. Appoggiato il tallone a terra e la punta del piede sul suo inguine fremente, iniziò a sfregare le dita in quella zona proibita, mentre Sara si mordeva le labbra voluttuosamente.

Stanca del gesto preliminare, Diana si inginocchiò e si protrasse sul corpo bollente dell’altra ad esplorarne le rotondità, delicate e solide al tempo stesso. Le sue mani curiose le strapparono senza indugio la camicia, da cui uscirono prorompenti i seni candidi. La lingua di Diana non si poté fermare e solcò avidamente tutti i sentieri più reconditi di quel corpo pallido e sensuale. Le due si strofinarono poi una sull’altra fino a raggiungere un piacere intenso, che le trasportò per qualche frazione di secondo in universi non ancora conosciuti.

Purtroppo si trattava solo di una fantasia. Nella realtà Diana dubitava che le cose potessero andare così, ma si sbagliava, perché di lì a poco ci sarebbe stata la rivelazione e il bacio sotto la pioggia strappatole a sorpresa da Sara. E ora, dopo anni passati assieme era cambiato qualcosa e lei accidentalmente si era concessa a un’altra. Si potevano ancora rimettere a posto le cose o era ormai troppo tardi?
Era una giornata di sole, gli uccelli cinguettavano in lontananza e le cicale riempivano l’aria col loro verso monotono.

Diana aveva la giornata libera, così, colta dal senso di solitudine che provava in quel periodo, si recò a trovare Giulia, una sua collega infermiera che la corteggiava da quasi due anni, cosa di cui Sara era al corrente, pur non essendosene mai preoccupata. Diana sapeva di andare incontro ad un pericolo recandosi a casa di Giulia, ma per ripicca nei confronti di Sara, che a suo parere la trascurava, volle correre il rischio.

A Giulia non sembrò vero di trovarsela di fronte in tutta la sua fragile bellezza, il tanto agognato oggetto del desiderio era a portata di mano e si apprestava ad accomodarsi in casa sua. Diana si sfogò a lungo, raccontando come la sua compagna non la degnasse quasi di uno sguardo, mentre la collega la ascoltava con attenzione usando infidamente ogni frase da lei pronunciata per mettere Sara in cattiva luce. Giulia espresse infine la sua comprensione dicendo di aver passato lei stessa un periodo del genere con una ex e carezzando fugacemente il viso di Diana, che non potendosi più trattenere scoppiò in lacrime.

L’altra capì che era dunque giunto il momento di passare all’azione, così si avvicinò e abbracciò Diana, accarezzandole i capelli. Le sollevò il mento e poggiò l’altra mano sul suo viso umido di lacrime. Dopo un attimo di esitazione, Diana si lasciò cullare da quella mano consolatrice. Il passo successivo fu un furtivo bacio di semplice contatto labbra su labbra. Diana però sentì che la sua indole selvaggia e passionale stava emergendo. Fu così che il secondo baciò durò di più e il terzo di più ancora, mentre il quarto divenne lungo e infuocato.

Giulia non aspettava altro e propose di spostarsi immediatamente in camera e l’altra, ormai rapita dalle tentazioni dei sensi, non si fece pregare. Le due si scaraventarono sul letto e quasi lo sfondarono nell’enfasi dei loro movimenti affannati. Giulia dominava la scena e Diana le permetteva di farlo con lasciva sottomissione. Gli abiti di entrambe volarono per tutta la stanza andando a precipitare ovunque. L’ultimo ostacolo erano gli slip di Diana, che l’altra fece scivolare via con decisione e che, prima di gettare insieme agli altri indumenti, annusò a pieni polmoni, quasi si trattasse di una rosa appena fiorita.

Ormai non era più possibile fermarsi, la lussuria aveva rapito entrambe. Senza indugiare ulteriormente, le dita di Giulia oltrepassarono il confine proibito, entrando tremanti nella vagina di Diana, che sembrava schiudersi come un fiore, e ne uscirono bagnate del suo piacere. Senza pensarci due volte Giulia le leccò con avidità, quasi si trattasse della ricompensa dopo una lunga attesa. Infine la sua lingua penetrò completamente in quell’umida fessura, sempre più dilatata e disposta a soccombere al piacere più estremo.

Diana ansimava in modo crescente e ad ogni suo gemito l’altra aumentava la potenza del suo gesto. La sua bocca si muoveva avanti e indietro sul ventre di Diana, la quale a un certo punto non resistette più e si mise a gridare. Negli ultimi attimi prima che la sua dea raggiungesse l’orgasmo, Giulia iniziò a masturbarsi violentemente per godere completamente insieme a lei. Il tutto si concluse con le grida di Diana e i mugugnii soffocati dell’altra.

Infine giunse la quiete, che come una tiepida brezza sembrava sfiorare i loro corpi sudati. Questo era quanto accaduto a casa di Giulia in quel fatidico giorno. Ora Diana si apprestava a raccontarlo a Cristina, mettendo in primo piano le motivazioni che l’avevano spinta a tradire Sara e tenendo invece per sé i particolari più intimi di quel gesto bastardamente piacevole.
Dopo quasi una settimana Sara decise che era giunto il momento di avere notizie di Diana, ma non volendo dare a quest’ultima la soddisfazione di essere stata cercata da lei, decise di chiamare Cristina.

Afferrato il telefono, iniziò a pigiare i tasti, ma il suo sguardo si bloccò vacuo sulla tastiera, mentre la sua mente si preparava a rivisitare un momento del passato. Un giorno in cui era libera dal lavoro, Sara ebbe una brillante
idea e senza dire di che si trattasse chiamò Diana a metà pomeriggio per sapere a che ora avrebbe staccato per tornare a casa. Quando ormai mancava poco al suo rientro, riempì d’acqua bollente la vasca da bagno, ci aggiunse bagnoschiuma in gran quantità e alcune gocce di essenza di lavanda, il profumo che Diana preferiva in assoluto.

Infine, per rendere ancora più gradevole e avvolgente l’atmosfera, adornò i bordi della vasca con candele profumate e cosparse petali di rose rosse sul pavimento. Non appena sentì le chiavi sferruzzare nella serratura Sara corse ad accogliere Diana, le sfilò la giacca e la invitò a seguire il percorso tracciato dai petali di rosa. Spalancata la porta del bagno, Diana fu accolta da un invitante tepore e dagli aromi emanati dall’intera stanza. L’altra continuò a spogliarla e levandole la camicetta le baciò il collo facendola gemere inaspettatamente.

La gatta manifestò una mezza idea di entrare, ma le due la chiusero fuori, intenzionate a immergersi in quella rigenerante atmosfera. In piedi si scambiarono qualche effusione, continuando a denudarsi. Sara accarezzò il ventre di Diana, per poi spostare la mano dentro i suoi slip per poterli poi sfilare. Questa piegò la testa all’indietro per il piacere procuratole da quell’incursione improvvisa. Sara la invitò quindi ad entrare in acqua, dopo di che si precipitò in cucina, per ricomparire poco dopo con un vassoio colmo di capezzoli di Venere, i dolci che la sua amata preferiva, soprattutto per la forma, che stimolava l’erotismo.

A quel punto si immerse lei stessa in quell’invitante effluvio di caldi profumi. Sara aveva pensato ad un bagno rilassante, ma una volta in acqua non poté contenere la passione. Il suo corpo bollente abbracciò Diana da dietro, mentre le mani si riempivano del suo magnifico e abbondante seno. Strusciò un capezzolo di venere sul suo collo e glielo portò infine alla bocca, mentre le dita dell’altra mano andavano a intrufolarsi tra le sue piccole labbra.

Diana iniziò a gemere, non ancora per il piacere, ma perché sapeva che così facendo avrebbe fatto impazzire l’altra dal desiderio di farla godere ancora di più, fino allo sfinimento. Allargò quindi le gambe più che poteva, dovendo fare i conti con le pareti della vasca, e iniziò ad ansimare copiosamente mentre le dita di Sara spingevano e andavano sempre più a fondo. Diana allora condusse la propria mano destra dietro la schiena per farle provare il medesimo piacere, reso forse ancora più intenso dall’immersione nell’acqua, che si agitava sempre più come un mare in tempesta.

Le due donne, vibrando all’unisono, raggiunsero il tanto agognato orgasmo, per trovare poi un attimo di quiete. In seguito avrebbero ripetuto la pratica d’amore più e più volte, per lasciarsi infine cullare stremate dall’acqua ormai fredda. Ricordando quel momento, Sara si rese conto che non avrebbe potuto stare ancora a lungo senza Diana. Fu così che il telefono di Cristina iniziò a squillare insistentemente.
Cristina rispose stupita al telefono, vagamente rassicurata però dal fatto che Diana fosse altrove e non lì ad origliare, cosa che avrebbe creato in lei un certo imbarazzo.

Sara si informò sulle condizioni mentali e fisiche di Diana e venne a sapere che quest’ultima era andata a godersi un massaggio rilassante per cercare di risollevarsi un po’. Salutò quindi tristemente Cristina per tornare al suo malinconico rimuginare. Sia lei che Diana avevano una passione di vecchia data per i massaggi. L’altra amava riceverli, mentre Sara preferiva riempirsi le mani di olio e strofinarle a lungo sul corpo della sua amante.

Grazie all’ispirazione da lei trasmessa il massaggio diventava un’opera d’arte, il cui risultato finale era un’esplorazione del territorio dei sensi. Una volta, in un pomeriggio d’estate, Diana leggeva un libro in camera da letto e aveva chiesto a Sara di prepararle una tazza di tè. Aperta la porta, con la tazza in mano, quest’ultima fu accolta dal fumo di un dolce incenso e trovò l’altra nuda sul letto che la guardava con desiderio.

Ciò che vedeva le sembrò quasi un’immagine divina. Le gambe di Diana pallide come il marmo si incrociavano con delicata eleganza, una mano copriva il ventre e l’altra si avvinghiava lasciva tra i capelli. Sara si avvicinò, ma lentamente per prolungare la durata della visione e accrescere il desiderio. Allungò una mano verso un seno sedendosi sul letto. In quel momento non c’era bisogno di parole, non era necessario dirsi “ti amo” o “ti desidero”, le due donne si capivano tramite sguardi infuocati.

Diana si girò di schiena per suggerire ciò che voleva. A breve le mani di Sara, unte di olio alle ventisette erbe, si impossessarono di quel corpo dal colore glaciale, ma caldo e accogliente al tatto. Fuori stava arrivando un temporale, il che rendeva l’atmosfera estiva ancora più opprimente, tanto che anche Sara si decise a spogliarsi. Massaggiando le spalle di Diana, strusciava il proprio ventre sulle sue natiche sode e invitanti. Le mani poi si trasferirono sui fianchi, che Sara morsicò, procurando un piacevole solletico all’altra, che ne chiese ancora, insaziabile.

I morsi successivi furono più forti, quanto basta per ottenere quel connubio di lieve dolore e godimento. Quando l’eccitazione oltrepassò il livello di guardia, Diana allargò le gambe, desiderosa di essere violata. Sara si infiltrò con le dita in quella foresta selvaggia. Qui, rapita dall’istinto, entrò con le dita tra le labbra bagnate di Diana, mentre con l’altra mano le palpava il seno, che se ne stava accoccolato sul materasso. Diana improvvisamente si voltò e invitò l’altra ad avvicinarsi al suo viso.

Durante un lungo intenso bacio, le due presero a penetrarsi reciprocamente. I loro movimenti sensuali si fecero sempre più ansiosi, mentre i muscoli si contraevano. Ansimando freneticamente, giunsero all’orgasmo e proprio in quel momento il cielo tuonò fragorosamente, quasi volesse rendersi partecipe di quel magico amplesso. Sudate ed esauste si stesero sul letto, cullate dal suono della pioggia, che aiutò le loro membra a rilassarsi per godersi così la quiete dei sensi, temporaneamente placati.

Ricordando quell’episodio Sara pianse nuovamente. Ora il suo dubbio era che Diana continuasse a vedere Giulia, l’oggetto del tradimento. Questo pensiero la gettò per qualche minuto in un baratro di disperazione, dal quale però si costrinse ad uscire. Riuscì un po’ alla volta a trovare la determinazione per rimettere a posto le cose. Prese quindi in mano il telefono per la seconda volta, questa volta con l’intento di telefonare a Diana.
Guardando il cielo che lentamente si annuvolava per l’ennesima volta Sara accese una sigaretta, una di quelle che si fumano con la scusa di trovare il coraggio necessario per compiere una certa azione.

Mentre la cenere si sfaldava cadendo a terra, lei fissava un punto nel vuoto, riflettendo su ciò che avrebbe potuto dire non appena Diana avesse risposto al telefono. Posò lo sguardo sul fumo che saliva al cielo e per un
istante ebbe l’impressione che quella plumbea nube disegnasse la sagoma di Diana, per poi dissolverla velocemente nell’aria. Non era il caso di aspettare oltre, le sue dita si spostarono velocemente sulla tastiera del cellulare per cercare in rubrica il numero di Diana.

Uno squillo, due squilli, dieci squilli e infine la segreteria, ma nessuna risposta. Innervosita ma ancora decisa a volerla chiamare, Sara decise di aspettare una mezzoretta per poi ritentare. Non ricevendo risposta nemmeno la seconda volta, le inviò un messaggio per farle sapere che intendeva parlarle al più presto. Anche stavolta non vi fu alcuna risposta, così dopo un ultimo vano tentativo di chiamata, Sara ricontattò Cristina. Nel momento in cui venne a sapere da quest’ultima che Diana era fuori casa dal giorno prima, il sangue le salì alla testa.

Lei stava cercando in tutti i modi di mettere da parte l’orgoglio per chiarire la situazione e Diana oltre a non farsi trovare se la stava magari spassando ancora con Giulia! Con la rabbia e la frustrazione che la opprimevano, Sara chiamò Arianna, una sua ex che le era tuttora amica. Dopo il lungo sfogo iniziale, l’amica, che provava ancora un segreto interesse per lei, le propose di uscire quella sera per andare al cinema.

Arianna era appassionata di film, in particolare se contenevano tematiche erotiche o scabrose. A Sara invece bastava uscire per svagarsi un po’, dato che da quel che sapeva Diana non si stava facendo mancare niente. Si incontrarono in un bar per prendere un aperitivo prima di immergersi nell’oscurità della sala. Arianna non era cambiata affatto da quando stavano insieme, portava sempre i capelli castani sciolti sulle spalle e possedeva ancora quel suo sguardo malizioso e intrigante di allora.

Sara non sapeva che film stessero per vedere e, quando in sala si spensero le luci, il titolo “Pioggia sul ventre” che apparve sullo schermo la solleticò piacevolmente. Il film narrava la storia di due donne che vivevano una serie di esperienze sessuali tra loro. La trama non era particolarmente complessa e non mostrava molto di nuovo, ma le scene erotiche erano notevoli. Nel corso della visione, l’eccitazione di Sara dapprincipio emerse timidamente, poi crebbe gradualmente, raggiungendo il suo culmine quando, in una scena, le due protagoniste fecero l’amore sulla spiaggia, mentre il tramonto disegnava l’ombra dei loro corpi sulla sabbia.

In quella scena le due protagoniste si esploravano reciprocamente, non tralasciando nemmeno un centimetro della superficie del loro corpo. A Sara sembrava di sentire su di sé quelle sensazioni travolgenti e si rese conto di quanto le mancasse il contatto fisico. Si voltò a osservare Arianna e la sorprese in uno sguardo rapito sul film. Nel suo immedesimarsi con la situazione, quasi si mordeva le labbra. In quel momento Sara avrebbe desiderato allungare una mano e toccarla, senza più pensare a tutto il resto.

L’amica si accorse dell’eccitazione da lei emanata e questo alimentò a dismisura il suo desiderio di possederla ancora una volta. Nel buio della sala, tra i gemiti provenienti dallo schermo, Arianna si allungò verso Sara e la avvolse con un braccio. Questa allora poggiò una mano tremante su una sua coscia. Continuando così, l’a****lità che c’era in loro rischiava di prendere il sopravvento. Quando le luci si riaccesero, le due avrebbero voluto che il film non fosse ancora finito.

Arianna propose di fare un giro in macchina e Sara, decisamente attizzata dalle immagini appena consumate, accettò di buon grado. La loro auto si allontanò furtiva nella notte stellata, non più incupita dalle nubi comparse nella giornata da poco trascorsa.
Il buio avvolgeva ogni cosa, compresa l’auto che lentamente procedeva a fari spenti tra i campi. Non fosse stato per la presenza della luna non si sarebbe visto nulla in mezzo alla campagna nella quale si addentravano le due donne.

Sara era combattuta tra la libidine che la pervadeva e l’idea di scappare. Non sapendo decidere quale delle due tendenze assecondare rimase immobile, seduta di fianco alla sua amica che scrutava nei limiti del possibile ogni angolo della zona per trovare una stradina appartata. Durante quella snervante attesa Sara guardò verso il cielo, ormai svuotato delle nubi del pomeriggio appena passato, desiderando che anche la sua condizione interiore fosse così limpida. Si lasciò ancora una volta
trasportare dalla malinconia, ricordando che una situazione simile a quella in cui si trovava ora l’aveva vissuta anche con Diana.

Dopo una delle loro prime uscite assieme, le due donne si erano rifugiate in mezzo ai campi di grano per fare l’amore, impossibilitate dall’impeto del momento ad aspettare di arrivare a casa. Il tepore di quella notte d’estate aveva permesso loro di abbandonare lo scomodo abitacolo della macchina per uscire all’aria aperta. L’erba della strada isolata che avevano scovato era asciutta e accogliente, così le due avevano potuto stendersi dolcemente lì, come su un magico tappeto volante.

Nonostante l’ansia dimostrata fino a poco prima, Sara e Diana si sfiorarono lentamente e si concessero per gradi come si addiceva all’occasione, ideale inizio del loro scoprirsi reciproco. Intorno a loro concerti di grilli allietavano la notte estiva e qualche cinguettio rapace in lontananza faceva venire di tanto in tanto la pelle d’oca. I seni di Diana sotto il firmamento potevano sembrare non semplicemente parte di un corpo, ma un qualcosa che si fondeva, nella sua essenza, con il mondo naturale circostante.

Delicati giungevano i baci di Sara su quei capezzoli esposti alla notte e silenziosi i sospiri ricambiati da Diana. Dita timide ma ugualmente indiscrete esploravano ogni angolo, percorrevano ogni curva aggraziata che il corpo disegnava. Il tempo si era fermato, le due erano immerse in un momento eterno, quasi uno shitto fotografico, la cui atmosfera rimane sempre invariata dentro la cornice. Si dimenticarono della civiltà umana, mentre il vero mondo, quello che conta, era lì ad assisterle nel loro momento di estasi.

Di fronte ad un simile ricordo Sara, chiusa in macchina insieme ad Arianna, rise nervosamente. Si era appena resa conto di non poter prescindere da Diana e il suo tentativo di tentare il contrario l’aveva fatta ridere amaramente di se stessa. Pensò che avrebbe fatto qualunque cosa per tentare una riconciliazione, anche andare a cercarla, costringendola a parlare contro la sua volontà. Fece fermare improvvisamente Arianna chiedendole di tornare indietro. Si scusò dicendo di non sapere cosa le fosse passato per la testa.

L’amica la portò fuori dai campi e la ricondusse in centro, verso la sua macchina. Quella sera, nel suo letto, Sara non si sentì più sola e disperata, ma solidale con se stessa nel voler rimettere a posto le cose. Il giorno dopo il sole sarebbe sorto ancora e lei avrebbe una volta per tutte perseguito il suo intento.
Diana, bloccata di fronte alla porta come in uno stato di ibernazione, non riusciva a decidersi.

Dal giorno dell’immane errore non si era più trovata di fronte a quella casa ed ora era lì, spinta da una sorta di un impulso malato e masochista. Voleva rivedere Giulia, lo strumento con cui aveva distrutto il rapporto con Sara. Non sapeva di preciso per quale motivo incontrarla, ma voleva farlo urgentemente, non fosse stato per
quel blocco che la impietriva. Ma la porta ad un tratto si aprì.

Giulia stava uscendo per innaffiare i fiori e sobbalzò trovandosi di fronte quel viso cadaverico. Diana non era più come l’aveva vista l’ultima volta, pareva che qualcosa la stesse divorando dall’interno. Alquanto disorientata, Giulia la fece entrare e la invitò a sedersi sul divano insieme a lei. Diana non seppe dare spiegazioni sul perché si trovasse lì e ad un tratto si allungò verso la collega per baciarla, ma questa si ritrasse chiedendole spiegazioni.

La cadaverica ragazza, con gli occhi lucidi di lacrime, disse che al momento la sua vita non aveva più molto senso. Giulia quindi comprese la sua situazione e si sentì un mostro per averla trascinata in quel baratro. Capì che Diana stava prendendo la strada dell’autodistruzione e sentendosene responsabile cercò di farla ragionare, dicendole che non era troppo tardi per rimettere a posto le cose. Tentando di spiegare a Sara come si sentiva e perché avesse agito a quel modo, forse questa avrebbe capito, anche se ci sarebbe voluto un po’ di tempo per accettarlo.

In ogni caso era necessario che le due si affrontassero. Diana passò alcuni minuti in un silenzio di tomba. Non era chiaro se quelle parole fossero cadute nel vuoto o avessero a tal punto colto nel segno da averla zittita. Infine, risvegliatasi dal torpore, Diana diede ragione a Giulia. Per quanto l’idea di affrontare Sara la atterrisse, decise comunque di tentare. L’altra quindi la accompagnò alla porta, quasi sorreggendola per un braccio. Diana capì che Giulia stava rinunciando alla possibilità di averla per assecondare la sua innata, anche se finora latente, capacità di amare a dispetto di tutto, che in questo caso si traduceva in un romantico e doloroso mettersi da parte.

Allontanandosi dal grazioso giardino Diana decise di fare qualche passo a piedi lungo un fiumiciattolo grigio che costeggiava la strada. Vedendo i gabbiani che chiassosamente si posavano sui detriti delle sponde brulle, le tornò alla mente una scena sulla spiaggia che in quel momento le sembrò molto lontana nel tempo. Sara le massaggiava la schiena, mentre un tiepido venticello e strilli di gabbiani al largo rendevano l’atmosfera ovattata. Il sole che nel pomeriggio era stato crudelmente caldo, ora sfiorava i loro corpi nudi in quell’oasi isolata e nascosta alle masse.

Sara leccava la pelle salata di Diana con ardore, senza però rinunciare a dolci parole sussurrate. Si era divertita a lungo a tormentare le sue parti del corpo meno sensibili, per prolungare l’attesa verso quelle che invece lo erano di più. Le baciò infine i seni e affondò la lingua nelle sue intime cavità, come fa un’ape con un fiore che delicatamente si schiude. Mentre il sole, unico spettatore indiscreto, le salutava per dirigersi verso terre sconosciute, le due ninfe giunsero al piacere tanto atteso, dimentiche del luogo in cui si trovavano e del tempo a cui solitamente erano asservite.

La poesia di quel momento, difficilmente ricostruibile a posteriori, era impressa nella sua mente, come un episodio eterno richiamabile alla memoria infinite volte. Diana ora si era calmata e si dirigeva verso casa di Cristina per raccogliere alcune cose, come il telefono con cui finalmente avrebbe telefonato alla sua Sara. Cristina non era in casa quando Diana arrivò trafelata a causa della corsa che aveva fatto. Senza fermarsi a prendere fiato andò in camera a cercare il cellulare e lo trovò morto.

In quei due giorni in cui era stata altrove si era dedicata alla visione di film romantici per deprimersi ancora di più e aveva pernottato da sua madre, lasciando il cellulare acceso, che aveva giustamente esaurito la batteria, a casa di Cristina. Collegatolo al caricabatteria, lo accese e trovò svariate chiamate perse di Sara risalenti a due giorni prima, nonché un messaggio in cui quest’ultima le diceva di volerle parlare. Le vennero le lacrime agli occhi per la commozione e in parte per il senso di colpa.

Questo le ricordò una volta in cui non riusciva a contattare in alcun modo Sara, che era uscita di casa dicendo di dover comprare una cosa mantenendo un’aria di mistero.
Scomparve per almeno due ore e mezza, durante le quali Diana continuò a chiamarla, trovandola sempre non disponibile. Senza preavviso Sara tornò con una gattina di tre mesi tra le mani, che sarebbe poi diventata la loro gatta, Milly. Una sorpresa per la sua amata, che desiderava da una vita avere un gatto.

Diana la abbracciò forte per poi farla stendere sul divano. Lei invece, seduta su una poltrona, iniziò lentamente a spogliarsi mentre l’altra la guardava, concedendosi in una sorta di striptease privato. Gli sguardi infuocati che Sara le lanciava aumentavano la lussuria dei gesti con cui si sfiorava, spogliandosi. Una volta nuda si avvicinò a Sara e, divaricate le gambe, si sedette su di lei cavalcioni. L’altra non poté fare a meno di morderle il collo avidamente, per poi spostare le mani sui suoi seni, per succhiarne i capezzoli.

Portò poi la mano destra sulla sua vagina e la accarezzò delicatamente. Diana iniziò a muoversi ritmicamente facendosi penetrare dalle sue dita vogliose. La cosa continuò finché Sara non si decise a slacciarsi i pantaloni e a infilare la mano che aveva libera sotto gli slip, per fare la stessa cosa su di sé. Quel doppio movimento, che aveva l’aspetto di una pulsazione continua e rigenerante, sfociò in un piacere intenso e meritato, incoronato da gocce di sudore sulla fronte di entrambe.

Il trasporto di questo ricordo fu bruscamente interrotto dal rumore della porta d’ingresso. Diana si alzò dal letto su cui sedeva e uscì dalla stanza per andare a scusarsi con Cristina, in fondo la sua amica l’aveva ospitata e lei era praticamente scomparsa per due giorni. Una volta giunta di fronte alla porta il cuore le balzò in gola nel trovarsi davanti Sara. L’amore della sua vita, che lei aveva ferito e umiliato, si era improvvisamente materializzato dopo dieci giorni di silenzio.

Avrebbe voluto piangere e gridare e saltarle al collo chiedendole perdono, ma non poteva, non ancora. Senza che nessuna delle due dicesse una parola Cristina le fece accomodare in soggiorno. Sara si accese una sigaretta, azione che generalmente le dava coraggio, poi con lo sguardo rivolto al pavimento chiese a Diana se stesse bene. Dopo alcuni brevi convenevoli Diana non resistette più e scoppiò in lacrime. Sara ebbe l’istinto di prenderla fra le braccia per consolarla, dicendole che andava tutto bene, ma la ragione le suggeriva di aspettare.

In fondo però non si sentiva più profondamente delusa, ma ben disposta a cercare di perdonarla. Diana, non riuscendo a dire una parola né a soffocare il pianto, si alzò di shitto per fuggire, ma Sara la afferrò per un braccio, si alzò in piedi e a quel punto non poté più fare a meno di abbracciarla. La sua amata affondò singhiozzando il viso nella sua spalla, quasi nascondendosi per la vergogna che provava.

Fu allora che Sara, intenerita, iniziò a sussurrarle che tutto col tempo si sarebbe messo a posto. Una volta tranquillizzata, Diana sembrò addormentarsi come una bambina con il viso sul suo petto. Sfinita, fu accompagnata in macchina per tornare a casa insieme a Sara, dove le due avrebbero potuto, un passo alla volta, chiarire la loro situazione. Mentre l’auto procedeva senza fretta, Diana con gli occhi gonfi guardava dal finestrino, vedendo scie colorate di giardini fioriti, come quello colmo di rose che la aspettava a casa.

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Con la complicità di mia sorella

Io e mia sorella siamo gemelli,anche se non ci somigliamo neanche un po’. abbiamo compiuto da poco la maggiore età. siamo complici e porci. ci piace scopare e farlo con chi ci va. anche tra di noi lo abbiamo fatto. mia sorella,non ha più un buco vergine. spesso,porto gli amici di scuola a casa e ce la scopiamo. lei contraccambia,portando delle sue amiche che poi convince a farsi scopare da me.
Nella nostra relazione i****tuosa,tutto è valido.

lo scorso autunno,siamo stati sul mar rosso. era il regalo dei nostri genitori per il 18° compleanno. andammo là senza di loro. alla sera,vedemmo una coppia di novelli sposini,tutti belli felici e mano nella mano.
ci guardammo e sadicamente decidemmo che loro sarebbero state le nostre vittime per quella vacanza. alla sera,con un pretesto,facemmo la loro conoscenza. anche noi ci spacciammo per una coppia in luna di miele. iniziò il loro martirio. allo spettacolo,le moglie erano sedute al centro con i rispettivi mariti ai fianchi.

iniziato lo spettacolo,iniziai a frugare tra le cosce di mia sorella,alias mia moglie. allargò bene le gambe per consentirmi di lavorare al meglio. l’altra sposina guardava sbigottita. il giorno successivo,il maritino,era sottoposto a tutta una serie di sollecitazioni da parte di mia sorella che avrebbero fatto prendere un infarto a chiunque. era l’unica ad essere senza reggiseno e aveva un micro bikini che la fica era spesso fuori. io non ero da meno. martellavo la sposina di continuo.

Con falsi pretesti le tenevo sempre le mani addosso.
la sera proposi una unica tavolata. mia sorella era con un abito bianco che in controluce faceva vedere quello che non c’era. era priva di biancheria intima. iniziò a far piedino al povero malcapitato. era sempre più in imbarazzo. io senza ritegno,facevo apprezzamenti sulla mogliettina e le tenevo gli occhi puntati sulla scollatura. dopo lo spettacolo,facemmo un giro per il villaggio. andaì giù pesante:raccontavo le ns prestazioni sessuali.

ad un cero punto,mia sorella,abbraccio al collo il ragazzo da dietro,in modo che potesse sentire le sue tete e disse:perchè non venite su da noi in camera. i due erano impacciati e declinarono. la mattina successiva,iniziò nuovamente il bombardamento. la ragazza,fu costretta a togliersi pure lei il reggiseno. aveva due gran belle tette. glielo dissi immediatamente e le dissi pure che avrei voluto leccarle volentieri. mia sorella le dette la crema protettiva. il massaggio che ne shiturì era da vera troia.

all’ora di cena eravamo già pronti. mia sorella,aveva una mini gonna mozzafiato e una camicetta abbottonata quel tanto o quel poco per far vedere le sue splendide tette. andammo a bussare alla porta delle ns vittime. lei era quasi pronta,lui ancora con l’accappatoio indosso. mia sorella prese subito l’iniziativa e disse alla ragazza. carino il vestito,ma il reggiseno va tolto. lei arrosì. mia sorella le infilò le mani nel vestito e tolse il reggiseno.

era uno schianto. che mutandine hai?le chiese. normali,rispose lei. fai vedere cosa ti sei portata. era tutta roba castigata. quando è pronto lui,vieni da me che è meglio,le disse. forza dai cambiati,non vorrai venire in accappatoio?chiese mia sorella. si avvicinò al ragazzo e gli tolse l’accappatoio. era nudo e con l’uccello ritto. ehi..è tua moglie senza reggiseno,o sono io a farti quell’effetto?ci mettemmo a ridere e si vestì rapidamente. andammo in camera ns per cambiare le mutandine alla ragazza.

le scelse un perizzoma che averlo o non averlo,sinceramente era la stessa cosa. la ragazza di tolse le sue e si infilò le altre,badando bene di non far vedere nulla durante il cambio. embè?disse mia sorella,non ci fai vedere come ti stanno?scosse la testa in segno di diniego. forza timidona…facci vedere come ti stanno?mia sorella le si avvicinò e le sollevò la gonna del vestito. aveva un gran bel culo,altro che,la volto e le labbra della fica,avevano fatto prigioniero il perizzoma.

il pelo era tuuto fuori la stoffa. complimenti,dicemmo in coro. mia sorella,andò oltre,le passò la mano dal culo verso la fica. lei fece un sussulto. ma sei bagnata…. allora sei una porcellina…e lì giù a ridere. a cena proposi di dividere le coppie,così fu fatto. non sò cosa diceva mia sorella a quel ragazzo,ma lo vedevo spesso toccarsi il cazzo,lo doveva avere gonfio. per quanto mi riguarda la frase più dolce che dissi alla ragazza,fu:te lo pianterei tutto in quel bel culo.

dopo lo spettacolo,salirono su da noi. in un attimo,mia sorella fu nuda. il ragazzo e la ragazza,erano ammutoliti. si avvicino alla ragazza e iniziò a palparla e a strusciarle con le labbra e la lingua il collo..la ragazza,tentava di non tradire le proprie emozioni…ma fu impossibile. le sganciò il vestito e le tolse il perizzomino. era stupenda. la portò sul letto e iniziò a leccarla come sa fare solo mia sorella. iniziò a mugolare.

stava godendo,sotto quei colpi di lingua dati con maestria da mia sorella..iniziai a spogliarmi,il ragazzo mi segui e rimanemmo nudi. aveva il cazzo già in tiro. si avviò verso mia sorella e iniziò a leccarle fica e culo:era alla pecorina,per leccare la ragazza. mi avvicinai alla ragazza e iniziai a baciarla e a toccarla. allontanai mia sorella e iniziai a fottere la sposina. mia sorella,si stava facendo montare dal ragazzo. più scopavamo,più mugolavamo,più mugolavamo,più ci eccitavamo.

feci mettere a pecorina la ragazza e iniziai a fotterla da dietro. si voltò verso il marito e disse:godo,amore mio,godo tantissimo. feci cenno al ragazzo di prendere il mio posto. tolse il cazzo dalla fica di mia sorella e lo infilò in quella di sua moglie. io passai davanti per farmelo succhiare. niente male come pompinara. feci sdraiare il ragazzo e feci salire la moglie su di lui. la scopava,mentre mia sorella le leccava i seni,io le leccavo la schiena e le toccavo il culo.

la ragazza era al centro delle ns attenzioni. eravamo tutti per lei. dai mugolii,sembrava proprio che le piacesse. feci togliere mia sorella che si mise con la fica sopra al ragazzo per farsela leccare. io spinsi in avanti la ragazza e le piantai il cazzo in culo. era stretto e per questo mi faceva godere. pompavo a più non posso,lei gridava di piacere. ripeteva,ancora-ancora-non vi fermate-più forte. il ragazzo si tolse e volle inculare mia sorella.

io continuavo a sfondare il culo alla sposina. le arrivai in culo,lei era esanime. il ragazzo,volle arrivare in bocca a mia sorella….
cazzo…che luna di miele ha fatto questa coppia…indimenticabile, penso.

21

Come acqua sulla pelle

La ragazza gemette languidamente e si spinse contro di lui, premette il sedere contro il sesso turgido del ragazzo e lo stuzzicò muovendolo provocante. Senza rendersene conto si ritrovò dentro di lei
Non era tipo dal rimpianto facile, ma in quel frangente si malediceva per non aver mai acquistato un navigatore satellitare portatile.

– Eppure… non posso già essere qui! – mormorò mentre fissava un punto sulla carta IGM
Estrasse la vecchia bussola in ottone per orientare la carta mentre analizzava la vegetazione per valutare la quota in cui si trovava, in modo da stimare la propria posizione.
Studiò per qualche istante la carta quindi si convinse.
– Se non mi si è fermato l’orologio ho percorso tre ore di sentiero in meno di due… qualcosa non quadra.

Dinanzi a lui il sentiero nel bosco si divideva in tre rami, due ben battuti ed il rimanente chiaramente abbandonato da tempo. In questo la vegetazione ne aveva, quasi completamente, cancellato il tracciato.
Si sedette per risposare qualche istante mentre ripensava alle parole del vecchio, giù al paese, ed alle indicazioni sulla strada da seguire; giunto in quel punto doveva continuare a salire lungo la costa della montagna costeggiando il torrente che scendeva verso valle.

In cima al sentiero, dopo altre due ore di marcia, avrebbe trovato la cashita che alimentava il lago di Aela.
Si era incamminato nel primo pomeriggio per giungere al lago al tramonto in modo da poterlo fotografare in quell’ora particolare. Secondo il vecchio solo al calar del sole il lago si tingeva di un blu profondo nonostante riflettesse il rosso del cielo mentre la cashita si colorava di giallo oro. Uno spettacolo unico in quella zona che meritava la fatica per raggiungerlo ed il pericolo del ritorno a valle nella notte.

Proprio per evitare di dover ripercorrere il sentiero al buio si era attrezzato con sacco a pelo e numerose provviste, avrebbe dormito sulle sponde del lago, magari su di un materasso di morbida erba in compagnia della borraccia di grappa ed un buon sigaro per poi ridiscendere al mattino.
Qualcosa, però, non coincideva con le istruzioni ricevute, aveva raggiunto il bivio troppo presto, quindi o non era il sentiero giusto oppure le indicazioni non erano poi così precise.

Inutile dire che il lago sulla carta non era segnalato, solo uno scarabocchio del vecchio ne indicava la posizione.
– E se fosse il tipico scherzo dei vecchi del luogo?
Ricordava la notte trascorsa, tempo prima in valle d’Aosta, alla ricerca dei “Dahù”: i tipici erbivori valligiani con le zampe anteriori più corte a furia di brucare l’erba in salita. Oppure dei fantomatici volatili che atterrando sui ghiacciai scivolavano sui genitali emettendo il loro richiamo “hoy-hoy” e da qui il loro nome volgare.

Almeno quegli scherzi non li aveva subiti da solo, chi lo aveva macchinato si era passato la notte con lui su per i monti.
(nda: questa non me la sono inventata!)
Forse qui, all’imbocco della valle di Susa, erano peggio degli altri montanari quando si trattava di prendere in giro il nuovo arrivato o, forse, aveva solamente camminato più veloce del previsto.
Riprese il cammino lungo il sentiero in stato d’apparente abbandono.

Si rese conto di sentire solamente il rumore dei propri passi nonostante prestasse attenzione a non calpestare rami secchi o foglie, non un refolo di vento tra le foglie e nessun segno di vita a****le se non qualche traccia. Era circondato dal silenzio assoluto. Per questo riuscì a cogliere in anticipo l’avvicinarsi alla cashita, il fragore dell’acqua gli giungeva all’orecchio attraverso i faggi rifratto dai tronchi a tal punto che era impossibile stabilirne l’origine.

Non era salito molto di quota, il sentiero dopo una ripida impennata si era stabilizzato quasi in piano e correva lungo tutto il fianco della montagna. La meta era un piccolo altipiano posto a metà tra il fondo valle e la vetta, qui si trovava il lago e da una parete verticale di almeno cinquanta metri cadeva l’acqua proveniente dai ghiacciai.
Accelerò il passo spronato dal suono che annunciava l’approssimarsi della meta senza rendersi conto che il sentiero andava nettamente migliorando.

I faggi lottavano per contendere lo spazio alle prime betulle e alle conifere, segno che il clima di quella zona era generalmente più fresco, ma così non pareva quel pomeriggio tanto che l’acqua sicuramente fresca del lago iniziava ad apparire come un miraggio. E come tale apparve all’improvviso dietro una curva del sentiero.
Dapprima vide la cashita. Non appariva maestosa come s’era immaginato, la minima portata dovuta alla stagione avanzata e la relativamente scarsa altezza non giocavano a suo favore, ma le rocce rosse ed il verde della rigogliosa vegetazione la rendevano bellissima.

La lunga marcia stava dando i suoi frutti.
Il lago apparve poco dopo, appena guadagnati i pochi metri che lo separavano dal pianoro. Era un piccolo specchio d’acqua circondato per almeno tre quarti del perimetro da altissime conifere. Da un lato, però, confinava con i limiti del pianoro e nessun albero nascondeva il paesaggio sottostante. Il gioco ottico dei piani e la superficie riflettente dell’acqua lo facevano apparire inclinato verso valle, come se fosse un fiume che si precipitava giù.

Era davvero un luogo di rara bellezza e vivo. Pareva che gli a****li della montagna si fossero radunati tutti lì, se prima tutto appariva silenzioso e privo di vita ora era un concerto di richiami. Riconobbe varie specie di volatili ed in lontananza vide alcuni caprioli pasteggiare tranquillamente.
Non si era ancora fermato, i muscoli reclamavano una sosta ma intendeva raggiungere la riva prima di riposarsi, e fu qui che scoprì qualcosa di inaspettato.

Sul momento pensò ad una visione mistica generata dalla stanchezza e dal caldo, poi si rese conto di non sognare.
Seduta su di un sasso affiorante a pochi metri dalla cashita, levigato dai secoli, stava una figura femminile, splendidamente nuda, dai lunghissimi capelli corvini. Lei era voltata verso la parete di roccia e non poteva né vederlo, né sentirlo a causa del fragore. S’avvicinò con il timore di rompere un incantesimo e vederla sparire all’improvviso, quindi s’accomodò sulla riva e sganciò finalmente lo zaino.

La ragazza era intenta in quello che pareva un solitario bagno ristoratore, raccoglieva l’acqua con le mani e se la versava lentamente sulla pelle chiara, quasi albina. Era bellissima vista di spalle, la schiena ed i fianchi emanavano una sensualità incredibile grazie ai lenti e sinuosi movimenti. Non poteva scorgere il resto ma riusciva ad indovinarlo. Era tentato di denunciare la sua presenza ma quella figura nell’acqua riempiva la totalità dei suoi pensieri.

Lentamente lei si alzò e, barcollando elegantemente sui sassi del fondo, s’avvicinò alla cashita. Ora si mostrava in tutta la sua armonia, i glutei e le lunghe gambe erano il degno complemento di quella schiena e dei magnifici capelli.
In quel momento, il ragazzo, si ricordò della macchina fotografica. Mentre apriva la custodia con mani tremanti pensava d’avere pochissimo tempo prima che lei s’accorgesse della sua presenza ed immaginava il suo risentimento nel scoprirlo con una fotocamera in mano.

Scacciò quei pensieri per concentrarsi sulle regolazioni della temperatura colore, sensibilità del sensore e diaframma; preferiva shittare sempre in priorità di diaframmi, in modo d’avere il controllo sulla profondità di campo. Quando la inquadrò era pienamente cosciente e non più vittima del suo fascino, mise a fuoco e si preparò a shittare. La ragazza aveva il busto inclinato da un lato ed il braccio opposto sollevato per cercare un equilibrio sulle rocce del fondo; le gambe unite e tese nello sforzo tendevano i glutei.

Era perfetta!
Il dito del ragazzo sfiorò il pulsante di shitto, la macchina regolò ancora una volta la messa a fuoco e calcolò l’esposizione. Era pronta a shittare ma lui indugiò, aveva l’impressione di “rubare” l’intimità di quella ragazza, di violare il suo segreto piacere, d’irrompere nei suoi sogni. Poi il dito scese da solo per shittare la prima immagine. Il delicato suono dell’otturatore lo riportò alla realtà, allora iniziò a shittare in sequenza, variando solamente la focale dell’obbiettivo.

La vide entrare sotto il getto della cashita e sollevare le mani verso l’alto mentre inarcava la schiena, era un immagine carica d’erotismo, pareva che la ragazza si offrisse ad un immaginario amante, che esponesse il suo corpo al gelido abbraccio dell’acqua. Dolcemente lei portò le mani sotto i capelli e li aprì a ventaglio, li fece inzuppare poi se li buttò dietro la schiena.
Il tempo non aveva più senso in quel luogo, il ragazzo era attratto a tal punto da quello spettacolo da non accorgersi che il sole stava calando.

Improvvisamente la cashita assunse i colori dell’oro, il corpo della ragazza pareva un gioiello, un diamante bianco e lucente, incastonato in un meraviglioso fascione di quel metallo prezioso. Il giovane non si chiedeva come lei potesse resistere tanto a lungo sotto quel getto di acqua gelida dei ghiacciai, shitto ancora delle foto dopo aver aumentato la sensibilità equivalente del sensore. Sperava solamente di non saturare la scheda di memoria per non rischiare di perdere nemmeno un fotogramma durante la sostituzione.

Quando lei uscì da sotto la cashita riprese la via verso il masso affiorante, sempre con molta cautela camminava nel centro di uno specchio blu profondo increspandone appena la superficie. Il contrasto del suo corpo bianco con l’acqua ed il cielo rosso era un altro spettacolo inaspettato, ma il ragazzo preferì non portare la macchina al viso per shittare altre immagini ora che lei poteva vederlo. Ripose la fotocamera nella sua sacca e si sollevò in piedi in modo da farsi notare.

Si aspettava tutta una serie di reazioni da lei, tranne un sorriso.
Una ragazza intenta a bagnarsi nuda nelle solitarie acque di un lago montano che si scopriva spiata da uno sconosciuto, normalmente, avrebbe urlato il suo sdegno inveendo contro il guardone; invece lei sorrise. Oltrepassò il masso dove l’aveva vista accomodata la prima volta e si diresse verso lui seguendo un percorso serpeggiante sopra le pietre affioranti. Era davvero bella, ora che i dettagli del viso e del corpo si facevano sempre più chiari appariva incredibilmente attraente.

Giunta dinanzi al ragazzo tese una mano verso di lui e disse:
– Mi aiuti?
Lui, stordito da quanto vedeva, non comprese subito e tentenno, quindi finalmente afferrò la sua mano e l’aiutò a salire sulla riva.
– Grazie! – disse lei
La ragazza superò il giovane per dirigersi verso un faggio, lì vicino, dove stava appeso ad un basso ramo un vestito bianco. Lui rimase con gli occhi fissi sui glutei sin che la ragazza non si voltò offrendogli una vista ancora più piacevole del suo corpo, quindi stese sull’erba il vestito e vi si accomodò sopra.

Per nulla imbarazzata dalla propria nudità si presentò:
– Ange! – disse fissandolo negli occhi – È un diminutivo, ma tutti mi chiamano così.
– Luca. – rispose lui impacciato.
– Non viene molta gente quassù, cosa ti ha portato sin qua? – domandò lei mentre raccoglieva i lunghi capelli per strizzarli esponendo in modo spettacolare il seno.
– Emm… mi hanno tanto parlato di questo lago e della sua bellezza al tramonto che non ho potuto fare a meno di salire.

– Già, questo lago è davvero unico… come quella cashita!- ammise lei voltandosi verso lo specchio d’acqua.
– Vuoi… vuoi qualcosa per asciugarti? – domandò lui che non riusciva a staccare gli occhi da alcune gocce d’acqua che scivolando sul seno cadevano dai capezzoli sulle gambe della giovane.
– No, ti ringrazio, ma tra pochi minuti il vento mi avrà asciugata del tutto. – rispose lei, poi continuò – Parlami di te… da dove vieni?
Il ragazzo si sforzò di non fissarla nelle parti intime e di non puntare spudoratamente gli occhi nei punti erogeni, quindi iniziò a raccontarle la sua storia.

Scoprì che era davvero facile parlare con lei, liberarsi d’ogni cosa, aprirsi completamente rivelandole anche i più intimi segreti. Non provava alcun dolore nel ricordare eventi, più o meno recenti, che ancora lo facevano soffrire, come la recente conclusione della sua storia d’amore che lo aveva spinto ad accettare quel lavoro in valle, lontano dalla città e dai ricordi. Parlare con quella splendida ragazza completamente nuda gli faceva bene, sentiva di potersi fidare di lei anche se ancora non sapeva chi era in realtà.

Aveva intervallato le sue rivelazioni con alcune domande mirate, ma lei le aveva sempre abilmente eluse; oltre al suo nome non aveva scoperto altro.
La pelle della ragazza si stava asciugando ed i capelli avevano riacquistato il loro volume quando lei esordì domandando:
– Non hai fame?
– Sì, in effetti, inizio a sentire un feroce buco allo stomaco. – ammise lui mentre afferrava lo zaino. – Se vuoi qui ho un po’ di provviste.

– Vediamo! – rispose lei allungandosi verso la sacca.
Il ragazzo svuotò lo zaino sull’erba per iniziare l’inventario ma lei lo precedette:
– Carne in shitola, insaccati, formaggio… due uova ed un po’ di pane… hai solo questo?
– Sì… è roba nutriente e golosa… poi ho anche da bere.
– Non ti offendi vero se offro io? – domandò lei
Senza attendere risposta si alzò in piedi e lo invitò con un gesto a seguirla.

– Qui! – indicò poco dopo – Raccogli le more… solo quelle più mature, io vado a cercare dei lamponi!
Il ragazzo fissò il cespuglio spinoso e ripensò al salame che aveva nello zaino, quindi gli ormoni vinsero la battaglia con lo stomaco ed iniziò la sua raccolta mentre seguiva con lo sguardo la ragazza. Notò come si muoveva agilmente, nonostante non indossasse alcuna calzatura, sulle rocce e tra i cespugli, la sicurezza che dimostrava lo convinse che doveva essere nata in quei luoghi.

Non sapeva attribuirgli con sicurezza un’età, appariva molto giovane ma dimostrava una sicurezza ed una proprietà di linguaggio inusuale. Quando lei tornò aveva raccolto in una larga foglia una gran quantità di lamponi ed alcuni frutti più grandi.
– Pesche? – domandò lui
– Sì, c’è un albero poco più in là… tempo fa qualcuno aveva impiantato un piccolo frutteto quassù, c’era anche un ciliegio ma poi un fulmine lo ha abbattuto. Il clima di questo piccolo anfratto è davvero unico.

– Incredibile! – riuscì solo a commentare lui
Tornarono al loro posto, lui si accomodò su di una roccia e lei tornò a stendersi sul vestito. Il giovane apprezzò questa scelta, temeva che si sarebbe rivestita. Si era in qualche modo abituato alla sua nudità, ed ora non era più in difficoltà dinanzi alle sue grazie, ma era sempre fortemente attratto da lei.
Mangiarono lentamente mentre lei lo incitava a parlare, ben presto s’accorse di non aver più nulla da dire, aveva raccontato tutto di sé e continuava a non sapere nulla di lei.

Allora decise di forzarla a parlare con domande pressanti.
– Assaggia questo! – disse lei, eludendo una delle tante domande.
La ragazza si sporse per infilargli tra le labbra un lampone enorme e profumatissimo. Fu in quel momento che vide per la prima volta i suoi occhi da vicino. Grigi, profondi, sinceri, grandi ed illuminati dalla luna erano magnifici. Rimase immobile senza riuscire ad ingoiare il lampone.
– Cosa c’è? – domandò lei sottovoce
Non ottenendo risposta avvicinò il viso tanto da recuperare con le proprie labbra il lampone da quelle del ragazzo.

Avvenne tutto in un modo così naturale che lui si stupì di non averlo fatto prima, le loro labbra s’incollarono poi le lingue si cercarono. Fu un bacio per certi aspetti casto, sicuramente dolce, ma carico di passione. Venne invaso dal naturale profumo della ragazza, la sua pelle ed i capelli sapevano di femmina. Non quell’odore di sesso tanto eccitante per l’a****le che si nasconde nell’uomo, ma un aroma naturale, primordiale, che risvegliava lo spontaneo istinto riproduttivo.

Iniziò a sognare un lungo amplesso con quella ragazza, doveva accoppiarsi con lei non tanto per soddisfare la ricerca del piacere ma per qualcosa di più profondo. Spesso identifichiamo la ricerca del piacere sessuale con l’istinto a****le, ma gli a****li si accoppiano per riprodursi, il piacere che ne ricavano è solamente un sottoprodotto estremamente appagante. Siamo noi uomini ad aver elevato il sesso oltre alla pura procreazione, ad averne fatto una delle principali fonti di piacere.

In quel momento il ragazzo stava regredendo allo stato a****le: doveva inseminare quella femmina che profumava di fertilità.
Timidamente il ragazzo avvicinò le mani al corpo della ragazza e le posò sulla pelle ricavandone una sensazione di soda morbidezza un contrasto che nasceva dai muscoli tesi nella tensione erotica e dalla pelle liscia, morbida, ma tesa. Era calda, straordinariamente calda, emanava un’energia che si riversava, attraversando le mani, direttamente nella zona genitale del giovane.

Ora la desiderava più d’ogni altra cosa. Si ritrovò a giocare con i suoi capezzoli, a raccogliere nei palmi il seno per poi disegnare strani ghirigori sfiorando la pelle con le dita. Lei osservò le mani sorridente sin che non sollevò lo sguardo per fissarlo sugli occhi del ragazzo, dalle labbra socchiuse pareva in procinto d’uscire una frase, qualche parola, forse un offerta o una richiesta. Il giovane si fermò nell’attesa ma meglio d’ogni parola quella luce negli occhi, le labbra umide e la lingua stretta tra i denti indicavano chiaramente il desiderio della ragazza.

Lui la baciò ancora cercando di credere a quanto gli stava accadendo, pareva impossibile salire su di un monte e trovare una splendida ragazza nuda e pronta a donarsi completamente a lui. Se ci pensava stentava a credere che fosse la realtà, forse aveva già scolato la riserva di grappa e stava sognando nel suo sacco a pelo steso sotto le stelle. Poi lei fece la mossa decisiva: con estrema disinvoltura appoggiò la mano sui calzoni del giovane all’altezza dei genitali, lo accarezzo apprezzando l’erezione che percepiva attraverso il tessuto, quindi li slacciò liberando il membro.

Il giovane abbassò lo sguardo e vide quella mano stringersi intorno al pene, allora prese coraggio e spinse la sua mano verso la vulva della ragazza. Lei non oppose alcuna resistenza, anzi aprì leggermente le gambe per facilitarlo. La scoprì ancora più calda in mezzo alle gambe, era umida ed invitante, chiaramente disponibile. Voleva dire qualcosa, una frase qualsiasi, un complimento forse o una domanda diretta del tipo: “lo vuoi?”. Non ebbe il tempo di formulare alcunché, lei lasciò la presa sul membro e si voltò per mettersi carponi con il sedere rivolto verso di lui.

Ancheggiò invitante mentre sistemava le ginocchia sul fondo irregolare del prato, quindi voltò il viso verso di lui e sorrise ancora una volta, sempre più invitante.
Il messaggio del corpo era chiaro, desiderava essere presa in quella posizione e a lui non dispiaceva affatto l’idea. Ammirò il sedere perfetto, esaltato dalla posizione che aveva assunto, e mentre si levava i calzoni per essere più libero si domandava per quale motivo parlasse così poco.

Non le sarebbe dispiaciuto sentire la sua voce in quel momento, il suono delle parole poteva essere eccitante quando il quel corpo esposto ed offerto in quel modo, ma l’istinto prese il controllo. Si pose dietro di lei e guidò il membro verso la vulva, lo punto tra le labbra strofinandolo per aprirsi la strada e si preparò a spingere quando la sentì aprirsi. Lei fu più veloce, spinse in alto ed indietro il sedere risucchiando completamente il membro.

Finalmente sentì il suono della sua voce anche se limitato ad un lungo gemito. Era scivolato in lei con una facilità estrema, indice di quanto fosse eccitata e questa considerazione lo indusse a spingere con forza per entrarle ancora più dentro. La cinse per i fianchi e la trattenne mentre si muoveva sempre più veloce, lei pareva gradire molto il ritmo, si contorceva e gemeva, cercava di muoversi a tempo con lui ma spesso perdeva il controllo.

I suoi capelli disegnavano ampi archi ogni volta che reclinava indietro la testa per poi tornare a posarla a terra. Era fantastica! Non era solo bella da guardare con quella magnifica schiena che terminava in uno splendido sedere, ma si muoveva in un modo tale da amplificare le sensazioni. Il ragazzo temeva di non reggerla a lungo, benché fosse completamente dilatata e bagnata al punto da lubrificare alla perfezione l’asta del pene, il suo ventre si stringeva ogni volta che era tutto dentro di lei.

Non potendo osservarne il viso non capiva quanto stesse godendo, non riusciva a capire quanto dovesse forzare il suo controllo per non venire immediatamente. Voleva, doveva, chiederle a che punto era, ma non osava rompere quell’incanto. Deciso a farla urlare di piacere al più presto fece scivolare una mano sotto il ventre e quindi la spinse sino al pube, cercò tra le labbra il clitoride ma trovò subito il proprio pene che entrava in lei, poi a tentoni trovo il punto giusto.

N’ebbe conferma da un suo improvviso rantolo e da un lungo fremito che scosse tutto il corpo. La ragazza appoggiò il viso in terra e sollevò ancora di più il sedere, rimase immobile a godersi la penetrazione e lo stimolo esterno sin che, finalmente, un lunghissimo sospiro precedette un urlo di piacere. Lui continuò a stimolarla e a muoversi dentro di lei, vederla godere gli donava un ulteriore aiuto nella gestione del proprio piacere.

Voleva con tutte le sue forze farla godere sino allo sfinimento, sognava di vederla crollare distesa e di portarsi sopra di lei per farle bere tutto il suo seme, attendeva solo il momento giusto ma lei piegò la testa in modo da guardarlo negli occhi e lui comprese.
Rallentò il ritmo della penetrazione ma allungò al massimo la corsa. Usciva completamente da lei per poi rientrare penetrandola a fondo. Lei rimaneva immobile, con lo sguardo sognante e languido, accettava tutto, era totalmente disponibile e la sentiva sua come mai nessuna aveva sentito prima di lei.

Sapeva che stava per iniettarle dentro tutto il seme che aveva ma voleva godersela ancora un po’, desiderava che quel momento non avesse mai fine ma lei mosse il bacino, spostò il pube verso il basso stringendosi intorno al membro del ragazzo che non riuscì più a trattenere l’orgasmo. Quando stava per venire guardò in direzione del viso della ragazza, in cerca di una conferma che ottenne quindi riversò in lei il proprio succo vitale.

Si separarono a malincuore per crollare stesi a terra. Lei gli si fece contro dandogli le spalle per farsi abbracciare, non disse nulla solo il suo respiro rompeva il silenzio della notte. L’intenso calore del corpo della giovane spinse nel torpore il ragazzo. In qualche sprazzo di lucidità pensò di tirare fuori il sacco a pelo dallo zaino per coprire i loro corpi appagati, ma la ragazza era così calda e morbida tra le sue mani che si addormentò.

Fu un sonno agitato dal timore di risvegliarsi solo, stringeva la ragazza per convincersi che era reale, che aveva davvero fatto l’amore con lei quella sera. Lei mugolava soddisfatta nel sonno e si spingeva istintivamente contro di lui alla ricerca di calore e, forse, protezione. Tanti sogni interrotti e continui risvegli non avevano giovato al suo riposo, per questo alle prime luci dell’alba fu tentato di alzarsi. Osservo i lungi capelli della ragazza mentre avvicinava il viso inspirando a fondo con il naso, fu invaso dal loro profumo e si ritrovò nuovamente schiavo dei suoi istinti.

Spinse lo sguardo lungo la schiena ed i fianchi accompagnando la mano che scivolava su quella pelle morbida, raggiunse i glutei ed indugiò su di essi prima di spingersi verso il bacino ed il pube. La ragazza gemette languidamente e si spinse contro di lui, premette il sedere contro il sesso turgido del ragazzo e lo stuzzicò muovendolo provocante. Senza rendersene conto si ritrovò dentro di lei, il torpore della notte andava lentamente dissolvendosi rendendo sempre più chiare e forti le piacevoli sensazioni dell’amplesso.

Lei si muoveva in modo da far scorrere completamente il membro, una danza erotica resa ancora più efficace dalle contorsioni che imprimeva al pube. Lui fece scivolare una mano sotto il busto all’altezza del seno e l’altra sopra, afferrò quindi con forza le mammelle e la strinse a sé. Erano strettamente vincolati e si muovevano all’unisono, pareva che il bosco si fosse fermato per assistere al loro amplesso, persino il fragore della cashita era ridimensionato dai lunghi gemiti.

Lei iniziò a fremere, una vibrazione che si estese in tutto il corpo unendosi alle contorsioni erotiche, sembrò che le si bloccasse il respiro ma inarcò la schiena e spinse la testa contro il petto del ragazzo prima di immobilizzarsi per godere del suo orgasmo. Le convulsioni interne della ragazza spinsero anche lui verso il piacere e, per la seconda volta, le riversò dentro tutto il suo seme.
La tenne stretta a sé mentre il respiro si regolarizzava, lei era avida di coccole e lo comunicava gemendo sommessamente ad ogni carezza.

Sarebbe rimasto così tutto il giorno se lei, improvvisamente, non avesse proposto un bagno nel lago.
Il ragazzo era indeciso, la guardò mentre si avvicinava alla sponda per poi entrare in acqua. Nonostante i suoi richiami lui tentennava, era sicuro che l’acqua fosse gelata e non se la sentiva di congelarsi di primo mattino. Tuttavia, osservandola giocare con l’acqua, si sentì fortemente attratto da lei al punto di sfidare il freddo. Si avvicinò alla sponda e mise un timidamente un piede a mollo, scopri con suo stupore che l’acqua non era fredda, anzi pareva tiepida, invitante quanto la ragazza.

Entrò deciso e la raggiunse.
Giocarono per un tempo indefinibile sin che il sole non si trovò quasi sulla loro verticale, a quel punto la ragazza disse che doveva andare e, senza badare alle sue proteste, si diresse verso la riva. Quando la raggiunse lei si era già infilata il vestito, era la prima volta che non se la trovava dinanzi nuda e scoprì che era bellissima anche così.
– Dove vai? – domandò lui
– Devo tornare a… casa.

– E dove?
– Di la… – rispose lei enigmatica.
– Non sapevo ci fosse un sentiero in quella direzione.
– Oh! Sono tante le strade che conducono a questo lago, solo che pochi le conoscono… per fortuna!
– Senti, Ange… vorrei rivederti! – ammise lui
– Anche io!
– Ma come…
– Ogni volta che lo vorrai… tranquillo!
Senza aggiungere altro lei si diresse lungo la sponda del lago nella direzione opposta al sentiero tramite il quale era giunto lui, s’infilò nel bosco e poco prima di scomparire dietro ad un cespuglio di rovi lo salutò.

Lui rimase attonito dalla veloce fuga della ragazza, perché proprio di una fuga si trattava, inutile definirla in altro modo. Il maggior stupore era dovuto al fatto che lui non avesse fatto nulla per trattenerla o per strapparle almeno un indirizzo dove ritrovarla. Non sapeva neppure da quale paese o frazione venisse. Non riusciva a spiegarsi la sua stessa arrendevolezza, non era nel suo carattere accettare gli eventi senza almeno un tentativo.
Dentro di sé sentiva che l’avrebbe rivista, credeva alla promessa della ragazza.

Senz’altro indugio si mise a recuperare le sue cose per conficcarle con forza nello zaino, giunto alla macchina fotografica fu tentato di controllare nel piccolo monitor le riprese della sera prima, ma si stava facendo tardi e la strada era lunga. S’incamminò stupendosi di non sentire la fatica nelle gambe e si complimentò con se stesso meditando su frasi del genere: “complimenti, due scopate e non ne risenti affatto… che fisico!”. Amenità del genere che lo misero di buon umore.

Giunto in prossimità del paese a valle decise di far sosta dal vecchio che gli aveva indicato la via, per ringraziarlo e, forse, raccontargli la sua avventura. Abitava fuori del paese, ma era di strada. Avvicinandosi alla sua casa notò che le finestre erano sbarrate e una piccola selva d’erbacce cresceva intorno alle mura in pietra. Si fermò dinanzi al vialetto domandandosi che fine avesse fatto il vecchio quando una voce lo richiamò:
– Cerca qualcuno?
– Sì… qui non abitava un uomo… anziano…
– E lei chi sarebbe? – domandò la voce sospettosa di un’energica vecchietta.

– Ah. sì, sono il nuovo guardaparco e stavo scendendo al paese da quel sentiero…
La vecchietta si avvicinò quasi a sfiorarlo fissandolo con due occhi miopi ma vivaci.
– Il vecchio Giuspin è morto due anni fa.
– No… non è possibile… – stava per raccontarle di averci parlato solo il giorno prima ma l’anziana donna lo precedette.
– Se va al cimitero lo trova la! – disse lei seccata e se ne andò.

Sconcertato dalla notizia si recò di buon passo verso il camposanto, era convinto di scoprire che l’uomo cui si riferiva l’anziana non era il vecchio che conosceva lui. Aveva stampata in mente l’immagine di un anziano montanaro seduto sulla soglia di casa intento a decantare le meraviglie di quel lago poco conosciuto. Erano fatti accaduti solo pochi giorni prima, quindi non poteva essere morto da due anni!
Quando trovò la lapide il mondo prese a girare intorno a lui, all’improvviso nulla aveva più senso.

La fotografia incollata sulla pietra ritraeva il viso del vecchio, non c’erano dubbi. S’inginocchiò per studiare meglio i dettagli, sfiorò con le mani l’immagine e le parole incise nella pietra per convincersi di non sognare.
– Lo avevo detto che era qui… ma lei non mi voleva credere! – disse la voce della vecchietta dietro di lui.
– Ma… ma, non è possibile! Io ho parlato con quest’uomo solo due giorni fa! – ammise lui senza voltarsi ma domandandosi come poteva già essere lì con il suo passo malfermo.

– Ci ha parlato! – non era una domanda.
– Sì. Sono sicuro che era lui… due giorni fa sulla soglia di quella casa che ora pare abbandonata. – Si liberò lui.
– Succede! – ammise candidamente lei
“Succede?” si domandò mentalmente lui prima di voltarsi e trovare solo l’aria dietro di lui.
– Cosa vuol dire che “succede”? – domandò ad alta voce in mezzo al cimitero deserto.
Diede ancora uno sguardo alla lapide poi riprese il cammino verso casa.

Lungo la strada si rifiutò di pensare, di ricordare o analizzare tutti i dati che premevano nel suo cervello. Gli ultimi eventi avevano quasi cancellato la stupenda notte con la ragazza dai suoi pensieri, solo quando collegò la fotocamera al pc tutte quelle magnifiche sensazioni lo invasero nuovamente. Era talmente sicuro del risultato degli shitti che scaricò tutta la memoria prima di visualizzarli sul monitor. Aprì la prima immagine della serie e stentò a credere a ciò che vedeva.

Il lago appariva in tutta la sua bellezza, ma oltre all’acqua e al bosco intorno non c’era altro. Passò in rapida sequenza tutte le foto ma in nessuna di esse appariva la ragazza. Pensò d’impazzire, prima il vecchio che non esisteva più poi la ragazza che non appariva in alcun’immagine. Eppure le inquadrature testimoniavano la volontà di riprendere un soggetto preciso, non un panorama; aveva shittato a qualcosa che ora non veniva visualizzato.
“Impossibile!” pensò.

Ingrandì qualche immagine nella zona centrale, la dove avrebbe dovuto trovarsi il soggetto, ma non scoprì nulla. Quasi sull’orlo della disperazione iniziò ad ingrandire una delle immagini della cashita e qui notò, finalmente, qualcosa di innaturale: l’acqua che scendeva s’infrangeva contro un ostacolo invisibile. La forma non era chiara ma qualcosa fermava le gocce d’acqua prima che giungessero a terra. Ridusse ed ingrandì più volte il dettaglio nel tentativo di scoprire una forma umana in quello strano disturbo, quindi iniziò ad applicare dei filtri in successione senza una regola precisa non ottenendo nulla di chiaro sin che non attivò il filtro basso rilievo e qui, finalmente, riuscì ad intravedere qualcosa.

Pareva che a deviare le gocce d’acqua fosse un quadrupede dal collo massiccio e molto lungo. Fissò a lungo l’immagine nel tentativo d’identificare quell’a****le ma non riuscì a capire a quale specie appartenesse. Richiamò alla mente i suoi studi, la sua esperienza di lavoro nei vari parchi naturali, ma la linea di quell’a****le gli era sconosciuta, e poi era sicuro d’aver fotografato una splendida ragazza!
Stanco e con gli occhi che bruciavano spense il computer e si buttò sul letto senza spogliarsi, crollò immediatamente rapito da un sonno profondo che lo trattenne sino al mattino quando si svegliò con un pensiero preciso in mente: “centauro”.

Questo era l’essere ritratto nella foto.
Stentava a crederci ma si sforzò di non lasciar campo alla parte razionale del suo cervello, non richiamò neppure la foto che aveva elaborato la notte precedente. Si preparò una veloce ma abbondante colazione mentre verificava il contenuto dello zaino che non aveva ancora svuotato, quindi s’infilò gli scarponi e uscì incamminandosi verso il sentiero del lago.
Ora che conosceva la via camminava spedito e raggiunse la meta stabilendo un record personale.

Il lago era deserto, si era immaginato di trovare la ragazza ad attenderlo ma comprese che era solo un’illusione. Deluso si sedette su di un masso e fissò la cashita come se intendesse contare le gocce d’acqua. Rimase immobile con lo sguardo fisso per un tempo indeterminato e sarebbe rimasto lì sino alla fine del tempo se:
– Ciao! Mi aspettavo di trovarti qui. – disse la voce della ragazza alle sue spalle.
Lui si voltò lentamente, quasi timoroso di trovare conferma alla teoria che aveva sviluppato nelle ultime ore, ma trovò semplicemente la ragazza con il suo vestito bianco.

– Ciao! – rispose lui
– Cosa ti ha portato qui? – domandò lei
– Fai sempre le stesse domande?
– Mi piace sentire come cambiano le risposte.
Allora, cosa ti ha portato qui questa volta?
– Tu! – ammise lui

La ragazza sorrise e fece un passo verso di lui.
– Voglio sapere chi sei. – la bloccò lui
– Non mi vedi?
– No, devo sapere chi sei realmente.

La ragazza fece ancora un passo sino a giungere a pochi centimetri da lui quindi disse:
– Sono quella che tu vuoi vedere.
– Intendo dire che voglio conoscere il tuo vero aspetto.
– Quello che vedi ora.
– No, non è questo. Ti ho shittato delle foto e….
– Non stai sognando e tutto questo è reale… qui, e solo qui, intorno a questo lago.
Lui la fissò negli occhi e seppe che non mentiva.

Lei sollevò il viso offrendogli le labbra che lui accettò.
Il mattino seguente scese a valle per procurarsi l’occorrente per costruire un rifugio, una casa, dove vivere sulle sponde di quel lago. Lontano da tutti, dal mondo intero e dalle sue assurde regole, insieme a quella incredibile stupenda ragazza.

Godendo di Anna…

Ti avevo mandato il
numero del mio cell. ma non mi avevi chiamato ne tanto meno
accennato nelle tue mail che lo avresti fatto, pensavo ad una tua
fantasia e non avevo insistito oltre sull’argomento, tanto avevamo di
cui scrivere su Anna.
Seduto, anzi,
stravaccato sulla più classica delle poltrone, leggevo un libro senza
molta convinzione ed ascoltavo la tv accesa, ero inquieto non sapevo
cosa fare, forse presagivo qualcosa che doveva accadere, ma più il
tempo passava lento io più mi annoiavo.

Ad un tratto il mio cell si
mette a squillare, meravigliato ,visto che non aspettavo nessuna
chiamata vedo chiamata privata, di solito non rispondo poi vista l’
atmosfera decido, e schiaccio il tasto verde, una voce maschile mi
chiede “Marco?”,subito realizzo, R… ? , rispondo e tu subito mi
confermi. Mi dici se sono pronto a scoparmi Anna stasera, visto che
lei ha voglia ed ha bevuto un po’, rispondo subito di si ed anche il
mio cazzo si rizza per l’eccitazione, non perdiamo altro tempo mi dai l’
indirizzo il piano dove abiti e mi dici che lascerai la porta aperta,
intanto tu stuzzicherai Anna per farla scaldare di più.

Mi faccio una
doccia veloce, e via di corsa verso questa,che si
prospetta una eccitante, avventura. Arrivo a destinazione trovo
facilmente la vostra abitazione grazie alle tue indicazioni ed entro
eccitatissimo. Entro , vedo una luce soffusa e mi dirigo in quella
direzione, vi trovo, finalmente posso conoscere anche te, Anna è stesa
sul divano e tu gli stai facendo un ditalino e le sue mutande sono zuppe di umori,
Anna emette dei sospiri irregolari come il tuo ritmo sul suo
grilletto, si gira verso di me ma non mi vede, allora con un intesa
sostituisco la mia mano alla tua, lei sussulta ma si adegua al nuovo
ritmo, tu cominci a toccarti si vede che ai il cazzo in tiro è una
situazione arrapate al massimo.

D’intesa alzo il bacino di Anna e gli
sfilo gli ormai inutili slip completamente fradici e te li passo, tu
gli annusi e gli dici che lei profuma di troia, Anna sospira più
forte sembra venire allora tu dici adesso ti scopo, io nel frattempo mi
sono tirato fuori l’uccello e lo faccio scivolare dentro con un colpo
unico lei gradisce e viene, sborrando come una fontana allagando di umori il mio
cazzo ed il lenzuolo.

Passato l’attimo lei si
placa ed inizia a gustarsi l’uccello che ha in pancia, ti chiama, R.. R…ti
dice più forte, più piano comanda il ritmo, io mi adeguo sempre in
silenzio, tu mentre ci guardi ti fai una sega fantastica seguendo il
nostro ritmo con la tua mano, devi gustartela veramente a fondo.
Continuiamo cosi come se fossimo uno solo tutti allo stesso ritmo, le
sue meravigliose tette saltano ballano che voglia di sborrarle sopra,
ti segnalo questa mia richiesta e tu mi fai cenno che si può fare.

La sua fica mi risucchia ed il tuo sguardo è
calamitato dal nostro “scopare” ad un certo punto lei improvvisamente
esclama R… sei un bastardo ma ti amo per quanto mi fai godere,senza
di te… non finisce che viene nuovamente. Ci guardiamo e sorridiamo
pensiamo che abbia capito il nostro giochetto e che ci abbia giocato.
ma questo non fa che sextenare i nostri istinti, io inizio a pompare
più forte tu ad aumentare il ritmo della sega, poi insieme io esco
dalla sua gocciolante fica tu ti avvicini e gli sborriamo sul seno la
inondiamo siamo in paradiso ed anche lei da brava porca senza freni
gradisce e viene ancora mentre si spalma la sborra come se fosse crema.

Continuo a stuzzicarla insieme finchè non si addormenta. La
mettiamo a letto, mi offri una birra facciamo due chiacchiere su altre cose
, sappiamo entrambi che è stato bello e non c’è bisogno di parlarne, ma è ancora più bello
conservare le proprie sensazioni. Ti saluto e vado via, so già che ti
scriverò per ringraziarti della serata raccontandoti le mie sensazioni.