Archivi tag: doppio

Mia Moglie e la sua VOGLIA DI CAZZO…

Mia moglie, bellissima TROIA con una quarta ben sorretta e soda, complice della mia passione cuckold, non smette mai di eccitarmi con i suoi continui tradimenti..
La sua direi che è una vera e naturale VOGLIA DI CAZZO..una voglia irrefrenabile..inarrestabile..ingestibile!
L’effetto sorpresa è la nostra grande passione..
Rincasare dal lavoro e trovare in bagno ben messi in evidenza i suoi slip con la parte che appoggia sulla fica bagnata di sperma oppure trovare dei collant strappati per aver consentito un’estemporanea penetrazione sono per me fonte inesauribile di passione e amore vero per lei..
Spesso capita questo..qualche volta capita qualcosa di più “magico” che mi vede pienamente partecipe nella trama oscura del tradimento stesso…
Un pomeriggio mentre ero ancora in casa le è arrivato un messaggio sul telefonino; ho guardato ed ho riconosciuto il nome, Fabio, titolare socio di un negozio di abbigliamento dove spesso lei fa shopping; leggo:
-“tesoro il mio socio esce tra poco puoi raggiungermi in negozio verso le 19.

30?”
Ho risposto io, scimmiottandone le espressioni, con un secco e convinto:
-“tesò mi faccio bella e vengo da te..”
L’ho quindi subito allertata e lei rimasta felicemente sorpresa nel sapermi così premuroso e deciso, ed ha manifestato tutto il suo compiacimento così:
-“amore quando vado con LUI mi allarga la fica al punto che quando lo tira fuori le mutandine non riescono più a coprirmi perché mi s’infilano in mezzo alle labbra, mi fa impazzire…..ha quel CAZZO grosso, duro e largo dalla cappella alla base che non riesco ad impugnarlo come faccio con te..sai bene quanto sia dotato Fabio..”

(con affermazioni come questa,la mia eccitazione è già alle stelle..sentirsi dire dalla propria moglie che preferisce farsi sbattere da un mezzo estraneo solo perché ha il CAZZO naturalmente più grosso del tuo ti lascia quella dose di “impotenza” che noi CUCK adoriamo..in pochissimi attimi realizzi che TUA MOGLIE, quella che hai sposato in abito bianco.. sarebbe capace, DIREI CAPACISSIMA, di farsi sbattere da chiunque abbia un CAZZO degno di nota!!)

-“In negozio non avremo molto tempo a disposizione; sicuramente ha bisogno di uno sfogo immediato, come spesso è capitato, con una bella sveltina in un camerino di prova.

Mi preparo al meglio per farlo impazzire, ci tengo a farlo felice..”
Godere della preparazione della propria donna, già piena di desiderio ed eccitazione, è sempre un’esperienza indescrivibile. La scelta dell’abbigliamento intimo più arrapante coniugato alla praticità di un rapporto immediato e frenetico mi rende eccitatissimo..
-“amore ci vediamo dopo, pensami..TI AMO!”
Mi bacia accarezzandomi la patta ed esce; nonostante con Fabio non prenda precauzioni data la conoscenza di tanti anni, vedo che ormai esce sempre portando con se i preservativi che di tanto in tanto le compro rimpiazzando i suoi elevati consumi..

Ogni volta l’attesa è un tormento di voglia e di ansia che cerco di calmare dedicandomi alla mia passione preferita: masturbarmi con il porno e le teens..
Ma ill pensiero è sempre lì, martellante, incombente..mi ammazzo di seghe in un mix perfetto di gelosia e depravazione..per un CUCK i momenti più preziosi sono questi..l’attesa ed il non poter far nulla, non sapere nulla..il solo immaginare..il solo pensare alla PROPRIA MOGLIE montata a bestia da un altro MASKIO..sono momenti unici..indescrivibili..si fa tutto per amore..amore per la propria TROIA..le farei far di tutto pur di saperla SODDISFATTA nei suoi ORGASMI!

Dopo un paio di ore è già di ritorno.

Le apro e mi appare un viso sorridente e maliziosamente stanco..
Mi avvicino per baciarla e sento il caratteristico odore dell’alito “post pompino”. La bacio avidamente ma di fatto è una penetrazione con la mia lingua. Lei insiste nel bacio..apre la bocca e mi invita a leccarle bene le labbra e la lingua..è come sukkiare un CAZZO..tanto è forte e acre quell’odore!!
Mi abbraccia forte e mi sussurra:
-“andiamo di là amore mio..ho voglia di dirti com’è andata”
Si siede sul letto per togliersi le scarpe ed io approfitto subito per metterle il mio cazzetto turgido nella bocca e muovermi come se la stessi scopando.

Lei mi accarezza le palle, mi infila un dito di dietro..è troppo premurosa, avrà fatto di sicuro la TROIA penso tra me e me!
Poi si alza e si spoglia e guardandomi con fare sornione si sdraia sul letto con gli slip neri ancora indossati. Intravedo chiaramente una grossa chiazza umida in corrispondenza della fica…. mi chino su di lei per leccarla ma mi dice:
– “aspetta, rallenta..ti racconto cos’è successo..voglio farti sentire quanto ti ho fatto CORNUTO”.

Questo forse è il momento più magico delle corna…il suo racconto dettagliato saprà farmi rivoltare lo stomaco ma eccitarmi al tempo stesso..la adoro, kazzo se la adoro!

-“appena sono arrivata, così come prevedevo, mi ha detto che purtroppo non avevamo molto tempo a disposizione perché il suo socio sarebbe mancato solo un paio d’ore. Essendo ora di chiusura ha abbassato la serranda e mi ha portata in un camerino, in piedi, ed ha cominciato a baciarmi tutta..
Quando mi ha alzato il vestito e mi ha visto in lingerie, come al solito è impazzito; mi ha subito abbassato gli slip ed ha cominciato a leccare la fica quasi da farmi venire subito.

L’ho tirato a me, gli ho sbottonato i jeans ed ho tirato fuori quel palo enorme. Passando le dita sulla punta ho sentito ch’era già bagnato e l’ho strofinato sulla fica.
Non ha resistito molto: l’ha inumidito di più con la saliva e me l’ha infilato dentro facendomi sussultare per l’improvvisa dilatazione. Poi ha cominciato a stantuffare senza che io riuscissi più a muovermi, provavo solo un piacere senza confini..sono venuta due volte, lui continuava con foga, ogni tanto una piccola sosta con il cazzo infilato fino alle palle, e poi riprendeva più forte di prima..è brutale ma sa il fatto suo credimi..”
-“ti ha detto qualcosa su di me?” (chiedo IO)
-“si amore, si eccitava chiedendomi “lo sa tuo marito che ce l’ho il doppio del suo?” oppure dicendomi “quando torni a casa ci starà larghissimo nella tua fica sfondata da me”…poi quelle cose sempre eccitanti “sei la mia puttana, la mia troia..hai bisogno di cazzi grossi come questo per una fica così e non di tuo marito che ha un pisello come quello di un bambino..”; amore era feroce ed inveiva su di te..ti insultava e denigrava ed io permettevo di farlo..scusami ma lo sai che ci tenevo a farlo stare bene e che alla fine diceva solo la verità.. Poi si è sganciato dalla figa, ha sputato sul mio buchetto e con forza, tanta forza mi ha messo il suo enorme CAZZO nel mio culetto..ha cominciato subito a pompare sempre di più e urlandomi contro mi ha detto “puttana sborro..sborrooo puttana!!”.

L’ho spinto dalle chiappe quanto più possibile dentro di me sentendo un fortissimo calore dentro: un’esplosione di sborra da non credere. Sai che adoro farmi venire dietro..sai che impazzisco a sentire quei potenti schizzi nelle mie viscere..mmmmmmmmmm
Siamo rimasti così per un po’ di minuti. Poi lui piano piano ha uscito il CAZZO e me lo ha messo sporco ma ancora RIGIDO anche nella figa..mentre io tiravo subito su gli slip per non fare scolare a terra lo sperma, quello che adesso tu stai toccando, che leccherai e che userai come lubrificante per scoparmi.

Mi sono inginocchiata e gliel’ho pulito per benino con la bocca, succhiando sperma fino all’ultima goccia”. Amore perdonami..amore scusami se ho fatto la TROIA..”

Con il cuore che mi batte a tremila..con le palpitazioni..sono rosso di rabbia in viso..ma tanto eccitato le dico con fermezza:
-“amore adesso è il mio turno..ti prego fammi godere!!”
Le metto due dita dentro e sento la fica allargata e bagnatissima..appena le abbasso le mutandine vedo sborra che si affaccia dalla meravigliosa fessura..comincio a leccare trattenendo in bocca il liquido caldo per poi riversarlo con un intenso bacio nella sua bocca già spalancata e pronta..
La penetro ed il mio cazzetto scivola dentro di lei avvertendo la forte dilatazione che l’uccello di Fabio le aveva provocato con i suoi colpi possenti..
Sono convinto che lei non senta molto..data la differenza di dimensione tra il mio cazzetto ed il CAZZO di Fabio, per questo mi aiuto sgrillettandola per bene..gioco sul suo clito come negli anni ho imparato a fare..così ho imparato a portarla all’orgasmo, aiutandomi con le dita..
E’ larga e zuppa..troppo calda..mi sento avvolto dai residui di seme caldo di un altro uomo e pensando alle dimensioni del suo CAZZO mi eccito anche io molto, moltissimo…
Lei ansima ma sono certo che non sia per la penetrazione..mi insulta..
-”cornuto senti come sono larga..cornuto sei felice che mi abbia pompato anche il culo..cornuto ti piace che tua moglie si faccia sborrare dagli altri..cornuto sei solo un gran cornuto che si fa fottere la mogliettina!!”
Le sue parole, i suoi insulti sono per me una sorta di Viagra naturale..divento più duro e nonostante non sia molto dotato mi applico nel spingerlo dentro più che posso..muovo le dita più veloci sul suo clito e sento che ci siamo quasi..la stringo a me forte..è mia, è mia Moglie..solo mia..

Insieme poi..finalmente..godiamo in un orgasmo indescrivibile e restiamo abbracciati, noi, solo noi..
Lei è una moglie TROIA ed avida ed io sono solo il marito CORNUTO e felice….

Periodo di prova

Nota al racconto:
Mi è costato sacrificio scrivere questo racconto.

Ripercorrere quei momenti della mia vita è sempre doloroso. Ma l’ho voluto scrivere comunque, non tanto per me, quanto per le giovani ragazze (e ragazzi) che, in questi momenti difficili, potrebbero ripercorrere le mie stesse vicende.

L’ho voluto scrivere per loro, per dirgli di non cedere alle facili scorciatoie che loschi figuri potrebbero loro proporre.

La vita è una soltanto.

Così come la dignità!!!

Non so di fatto quanto sia erotico, e di conseguenza apprezzato, questo racconto.

Ma tant’è….

Zia Daniela è sempre Zia Daniela…..

“Le posso portare qualcosa? Un caffè?…”

Lo osservo un po’ inebetita. E’ un bel ragazzo, elegante, intelligente e laureato eppure è lì in piedi come uno scemo in attesa di miei ordini.

No, non potrebbe essere mio figlio e neanche mio nipote anche se, uno strano istinto materno, mi porta a guardarlo con severità.

Nella sua apparente gentile domanda scorgo una nota insopportabile di piaggeria. Potrei chiedergli qualsiasi cosa e, probabilmente, acconsentirebbe con entusiasmo. Sento in lui il desiderio di entrare nelle “grazie” delle persone che possono decidere del suo futuro.

Teresa, la collega più “sfacciata” (per non dire di peggio!!!), va raccontando che spesso gli chiede di massaggiargli la cervicale e che, addirittura, una volta si sia fatta anche fatta massaggiare i piedi. Dice che sia molto bravo, dolce e disponibile.

Ma Teresa è un’esagerata e ormai più nessuno le crede (anche se, in più di un’occasione, è stata colta con le “mani in pasta”. La “pasta” del direttore, per l’esattezza!!!).

Ho un moto interno di tristezza.

Vorrei dirgli in faccia, urlandoglielo magari, di riprendersi la sua dignità, di contare sulle sue capacità e di non aver paura del futuro.

Ma come posso farlo? Il presente lo ha relegato al ruolo di stagista, non remunerato, con la massima ambizione, forse, di ottenere un contratto temporaneo.

Rivivo in un istante tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare per affermarmi nel lavoro: i piccoli soprusi subiti, le gelosie delle colleghe, i ricatti. Il tutto, ovviamente, amplificato dalla mia condizione di donna.

Non dovevi essere soltanto più brava, più efficiente, più determinata. Non bastava.

Penso a tanti anni fa…

Fu subito chiaro, il primo giorno di lavoro. Il datore di lavoro fu chiarissimo.

Non solo voleva che i suoi dipendenti fossero estremamente puntuali, diligenti, professionali e disponibili a non “guardare l’orologio”.

No, non bastava.

Nel caso tu fossi una donna saresti dovuta anche essere vestita elegantemente, con gusto e, perché no, anche con un po’ di malizia che a lui piaceva tanto.

E me lo disse così, come fosse la cosa più naturale del mondo!!!

“Domani la voglio vedere vestita da donna. Non questi abiti scuri. La giacca e i pantaloni li lasci agli uomini. Voi donne avete le gambe….

ah ah ah…. Voglio essere circondato da belle donne…sennò potrei assumere un uomo al posto suo…le pare???”

Dio, che rabbia!!!

Erano anni quelli in cui i termini “mobbing”, “stalking”, “m*****ie sessuali” nessuno sapeva cosa volessero dire.

Le donne erano subordinate e basta.

E se qualcuno in tram te lo appoggiava al sedere te ne stavi zitta per non fare la figura di merda.

CHE RABBIA !!!

Sono cresciuta in quegli anni.

Non ci potevo fare niente!!! Ho cercato, al massimo, di difendermi come potevo. Ho resistito. Ma sono anche dovuta sottostare ad un clima culturale che vedeva, noi donne, più che capaci, semplici oggetti del desiderio.

Mi ricordo di un pomeriggio invernale. Di tanti anni fa…

L’orologio segna quasi l’orario di chiusura e il “padrone” che stanamene mi convoca per quella pratica urgente. Vuol rivedere tutti gli incartamenti, le copie, le firme…vuol essere sicuro che tutto vada bene, che non ci siano errori.

Non gli basta tutto ciò che ho fatto in questi mesi. Ogni volta una revisione completa del mio lavoro quasi fosse alla ricerca di un errore, di un mio passo falso.

E non gli basta che ogni giorno mi occupi del suo soprabito, di annaffiare le piante del suo ufficio, di pensare ad ordinare i fiori per sua moglie (e per l’amante), e che alla giusta ora, non un minuto prima non un minuto dopo, mi presenti a lui con il caffè doppio macchiato con schiuma calda lievemente zuccherato!!! Non gli basta.

Vuole di più. Lo sento e ne ho paura.

Ho passato mesi a testa bassa per dimostrare a tutti quanto valgo. Ma non basta. Ci vuole la sua approvazione finale. Mi presento a lui, un po’ scocciata e molto tremante. Il faldone è gigantesco: ci vorrà del tempo per verificare che tutto sia davvero in regola.

Lo trovo dietro la sua scrivania. La perenne sigaretta accesa ammorba l’aria della stanza.

Lo sguardo severo, indagatore. Gli porgo il faldone e rimango in piedi di fronte alla sua scrivania in attesa di disposizioni.

“…accidenti!!!…non posso perdere tutto questo tempo per verificare che non ci siano cazzate!!! …se devo farle io queste cose a cosa servite tutti quanti?!?!…” – me lo dice stizzito.
“…le garantisco che è tutto a posto!!!…Ho riguardato tutto almeno tre volte. Non manca niente!!!” – replico timidamente

Mi guarda da sopra gli occhiali con il suo sguardo liquido ed inquietante.

Il viso di pietra.

“Dovrei fidarmi di te? Che sei ancora in prova???…stai scherzando vero? Lo sai quanti soldi vale questa pratica?…”

Vuol farmi sentire una pivellina. Inadatta al ruolo che ricopro. Vuol affermare il suo potere su di me. Pur essendo sicura di ciò che ho fatto, tremo all’idea che possa trovare un errore, una mancanza. E’ un collerico, un violento e soprattutto sarà proprio lui a decidere del mio futuro.

Sospiro, ingoio il boccone amaro, abbasso la testa.

“…vieni qui accanto e passami gli incartamenti…non posso passare tutta la serata qui!!!” – dice bofonchiando in malo modo

Giro intorno alla scrivania. Mi pongo al suo fianco e comincio a passargli gli incartamenti nell’ordine che lui mi detta.

“Come mai qui la firma è stata fatta così? Sono state fatte le copie? Hai telefonato per accertarti che sia giusto il numero?…..etc etc..” – mi bombarda di domande, tutte pertinenti e molto impertinenti.

I fascicoli scorrono veloci per fortuna. Tutto sembra a posto. Non un errore, non una virgola fuori posto. La sua voce da aspra sembra ritrovare serenità. Sento la voce dei colleghi per il corridoio. Se ne stanno andando. Tra poco resteremo soli io e lui al piano. E questo non mi va proprio. Mi fa paura (e un po’ schifo) quell’uomo. Ma devo imparare a gestire queste emozioni. Voglio dimostrare la mia professionalità.

Si toglie gli occhiali. Sembra stanco davvero. Si stira sulla poltrona dirigenziale. Mi guarda dal basso verso l’alto. Lo sguardo, stranamente, bonario.

“Quanto ti manca alla fine del periodo di prova?…” – mi chiede modulando la voce
“…una settimana, dottore…” – rispondo quasi sussurrando
“…bene, bene…” – e inforcando nuovamente gli occhiali si mette a leggere con attenzione la relazione finale

E come avevo più volte paventato, quello che non avrei mai voluto succedesse, sta succedendo.

Il dorso della sua mano sfiora la mia gamba. Forse un contatto fortuito? No, purtroppo no. Il contatto lieve, diviene piano piano strisciamento vero e proprio. Leggero, discreto, fatto a fior di pelle.

Mi irrigidisco. Ho paura. Una reazione sbagliata e tutti i mesi trascorsi a lavorare a testa bassa come una matta se ne andrebbero in fumo. E lui lo sa. E ne approfitta: esercita il suo potere!!!

Sfruttando un momento in cui dovevo cambiare foglio, ne approfitto per distaccarmi da lui come se non avessi fatto caso.

Mi allontano impercettibilmente. La sua mano, sfacciatamente, mi insegue. Il contatto adesso non è più timido.

Salto in piedi. Non posso accettare. Lo sguardo di sfida, il suo sorriso sicuro. Silenzio teso. Sto tremando dalla rabbia.

“…che c’è? Vogliamo finire questo lavoro?…io dovrei essere già a casa…lo sai?…ti sto facendo un piacere!!!…altrimenti chiudiamo tutto e se qualcosa non dovesse andar bene…te ne assumerai tutte le responsabilità…. lo sai vero che la prossima settimana decideremo chi ha superato il periodo di prova….

vero?…. ”

Il messaggio è chiaro. Chiarissimo. O bere o affogare.

Mi siedo nuovamente accanto a lui, la sua mano impertinente artiglia la mia coscia senza esitazioni. Ha lo sguardo soddisfatto il porco. Si stende come un gatto sornione sulla sua poltrona dirigenziale in pelle.

“…le altre ragazze sono state molto carine. Tu sei brava ma sei troppo…. rigida. Se solo ti lasciassi andare un po’, non avrei dubbi su chi scegliere.

La sigaretta ancora accesa rotea sulle sue labbra umide. Sembra davvero che sappia come andrà a finire tanto che, con arrogante sicurezza, si slaccia la cintura dei calzoni, si fruga un po’ e sbarella fuori dalla patta il suo mozzicone di carne coronato da grigi peli.

Chiudo gli occhi, mi fa schifo.

Ormai al piano siamo soli. Mi prende la mano e la trascina lì, ad afferrare quella massa di carne inerme.

E’ caldo, voluminoso, ma senza vita. Stringe la sua mano nella mia, la agita lentamente. Si sta masturbando con la mia mano!!! Non guardo, mi fa schifo, vorrei scappare. Ansima. Gli sta piacendo.

“Su, coraggio, non è certo il primo alla tua età…. ah ah ah…[colpo di tosse roco, profondo, da fumatore incallito]…e non sarà neanche l’ultimo se vuoi lavorare…”

Lascia la mia mano. Si accomoda meglio sulla poltrona e allunga una mano sotto la mia giacca ad afferrarmi una tetta.

“Senti che belle tette grosse che hai…non si direbbe. Sei sempre vestita troppo!!!…su…fammi vedere…”

Mi obbliga ad alzarmi, a mettermi di fronte a lui. Il suo sguardo liquido mi disgusta, ma lo lascio fare.

Ho paura delle conseguenze: mesi di impegno buttati al vento, resterei sicuramente senza lavoro e dovrei tornare a vivere con i miei!!! Rinunciare alla mia libertà !!!

Mi sgancia i bottoni della giacca, della camicia, mi palpa le tette da sopra il reggiseno.

“Calatelo. Mi piace vedere la donna che si spoglia…. su, coraggio…. ”

Si spinge all’indietro con la poltrona come a trovare una situazione migliore per gustarsi lo spettacolo. Ho il respiro profondo, deglutisco a fatica. Agguanto il bordo del reggiseno e faccio schizzar fuori le tette.

“Cazzo, che belle!!!…toccatele…. mi piace…” – mi ordina dalla sua posizione di spettatore masturbandosi freneticamente.

Il suo “mozzicone” sta prendendo vita.

E’ tozzo, corto ma tozzo e venoso. Sulle palle lunghi peli bianchi. Seguo comunque i suoi ordini. Mi palpo le tette guardandolo dritto negli occhi: spero che si vergogni di quello che sta facendo (inutile speranza!!!).

“Cazzo…bella che sei…mettiti qui in ginocchio. Coccolatelo tra le tette, fammelo diventare duro!!!”

Ho un moto di repulsione. Non lo voglio fare!!!

“Forza, dai…cazzo…non posso stare qui tutta la sera…. muoviti !!!” – mi incita alzando la voce

La sua voce roca, il tono di comando, mi impongono di fare come dice.

Mi inginocchio ai suoi piedi e gli avvolgo il cazzo umido di piacere tra le tette tanto da farlo scomparire.

“Wooooooo…. che bello!!!…. che meloni che hai!!!…sono morbidissime e lisce. Dai scuotile, segamelo con le tette…. vedrai che ti faccio stare bene dopo…”

Dopo?….

“Le altre ragazze hanno delle tettine che non danno soddisfazione!!! Tu sì che hai delle tettone …ti piace…eh?…dillo…”

Non rispondo, eseguo le consegne con disgusto.

Mi strizza i capezzoli con cattiveria. Non ci sa fare con le donne. E’ soltanto un porco che approfitta della sua posizione.

“Dillo !!!” – mi urla cattivo
“…mi piace…” – rispondo a bassa voce con voce da automa

Potrà approfittare della mia condizione di debolezza, ma non avrà mai la mia soddisfazione.

“Non ho sentito. Dillo meglio…. ” – ripete con soddisfazione scuotendo la testa
“…MI PIACE !!!” – rispondo più ad alta voce con voce, stavolta, quasi incazzata

Agito le tette con ampi movimenti.

Se proprio questa cosa la devo fare, almeno che duri poco.

“Sì…sì…. lavoralo così che mi piace. E vedrai che anche a te piacerà. Tu sei meno zoccola delle altre e mi dà decisamente più soddisfazione prenderti così…ahhh…. ”

Non rispondo. Eseguo aumentando il ritmo, nella speranza che il supplizio finisca alla svelta.

“Se pensi di farmi venire subito sbagli di grosso bambina…ah ah ah…. ce ne vuole per farmi venire.

Non sono uno di quelli sbarbatelli che sarai abituata a sbatterti. Questo per me è solo l’antipasto…. ah ah ah…Alzati…a fammi vedere come sei sotto…. ”

Ho le ginocchia doloranti. Come gratificazione mi strizza nuovamente i capezzoli con violenza. Maledetto!!!

“Forza. Alzati la gonna e vediamo come sei fatta…. ” – mi ordina sbattendosi il membro

Faccio un passo indietro. Mi alzo la gonna ma tanto ho ancora i collant che mi proteggono.

Spero davvero che si accontenti di questo.

“Beh?…forza…voglio vederti la fica…muoviti !!!…” – mi ringhia scappelandosi furiosamente per mantenere l’erezione

Inspiro profondamente, chiudo gli occhi, riverso la testa all’indietro. Stringo i denti con rabbia e, di colpo, mi abbasso mutande e collant. Sento l’aria fresca lambire il pube. Mi sta guardando, lo sento. Sono io che non voglio vedere lui e non voglio sapere cosa sta per fare.

Mi aspetto di tutto.

Forse mi leccherà o si limiterà a toccarmi con le sue mani puzzolenti da fumatore. Forse mi darà altri ordini umilianti, mi chiederà di toccarmi, o di girarmi per mostrargli il sedere, di mettermi a sedere sulla scrivania.

O forse, semplicemente, mi scoperà così, in piedi, come una baldracca.

Mentre aspettavo con terrore la sua ennesima richiesta, il telefono, per fortuna, squillò.

Senza staccarmi gli occhi di dosso, ruggendo, afferra la cornetta

“Che c’è???….

” – grida in malo modo

La scena che segue ha del ridicolo ed è l’unica pietosa soddisfazione che ho provato quel giorno.

“…dille che sono occupato!!!…che scendo tra un minuto…. cosa?…cazzo!!!…” – risponde agitato

Riattacca il telefono sbattendolo con rabbia. Si alza in piedi. I pantaloni e i mutandoni ascellari cadono ai suoi piedi rivelando degli orribili reggicalze (all’epoca qualche uomo li usava…).

E’ agitato, gli tremano le mani cercando di recuperare da terra i pantaloni.

E’ ridicolo !!!…

“Cazzo!!! Muoviti, cretina!!! Rivestiti e sparisci…mia moglie sta salendo…” – dice in preda all’agitazione

Non ho bisogno di seguire il suo consiglio. Nel mentre di questa scena, avevo già provveduto a ricoprire alla meglio le mie parti intime.

Sua moglie sta salendo. L’azienda, ereditata dal padre, è di proprietà sua. La “megera”, come la chiamiamo amichevolmente. Una donna orribile, fredda come un ghiacciolo, avida come pochi. Lei non saluta, rimprovera solamente e ogni volta che deve spendere una lira quasi si mette a piangere.

Tratta il marito come un povero mentecatto (e forse su questo ha ragione).

Non credo che gradirebbe trovare lo stronzo con le braghe calate e il pistolino ritto.

Ho un pensiero. Potrei vendicarmi e creargli un sacco di guai a quello stronzo.

Ma l’istinto mi spinge a scappare da quella stanza fumosa, il più lontano possibile da quell’essere schifoso. Raccatto velocemente la pratica e me la stringo al petto uscendo.

Ho ancora il reggiseno abbassato e la camicia aperta. Ho fatto appena in tempo a chiudere la giacca e tirare su le calze alla bene e meglio. Camminando sento le mutande ostacolare il passo. Ma voglio scappare da qui.

“Ehi…” – mi dice mentre sono sulla porta – “…domani io e te finiamo questo discorsetto…. ok?…”

E’ ancora intento a riabbottonarsi i calzoni, la cintura ancora pendente, la camicia sgualcita.

Fa schifo.

Mi lancia un bacio. Non rispondo e fuggo per il corridoio.

Rumore di tacchi dietro l’angolo. E’ la megera.

Incrociamo lo sguardo solo per un secondo. Non riesco a sostenerlo e abbasso gli occhi salutandola con rispetto.

“Buonasera signora…” – dico stringendo ancora più al petto le pratiche
“Cosa fa ancora qua? Gli straordinari non li pago…… “ – dice passandomi accanto con passo deciso

Il giorno successivo era un venerdì.

Strani appuntamenti, molto movimento nell’ufficio del direttore. Attendevo con ansia l’orario di chiusura, il momento in cui sicuramente mi avrebbe chiamato per finire quel “discorsetto”. Tremavo guardando scorrere le lancette dell’orologio.

Il “discorsetto” non lo finimmo quel giorno. E non lo finimmo mai visto che, durante la pausa del fine settimana, decisi di non cedere a quello schifoso ricatto.

Lunedì comunicai in azienda la mia volontà di interrompere il rapporto di lavoro.

Avrei dovuto stringere la cinghia in attesa di un nuovo impiego che, per fortuna, non tardò ad arrivare.

“Allora?…le serve niente? La vedo stanca…. ” – la sua voce, timidamente, mi risveglia

Guardo l’orologio. I suoi colleghi, sicuramente si sono già defilati e, probabilmente, siamo soli al piano. Il suo sguardo è interrogativo.

Quanto tempo è passato da quando mi ha chiesto se avevo bisogno di qualcosa?

E’ un bel ragazzo, davvero bello.

E ricattabile quanto me tanti anni fa.

Fra qualche settimana sarò io a dover stilare la relazione sul suo operato.

Se gli chiedessi di mettersi accanto a me per rivedere tutto il lavoro fatto probabilmente, bestemmiando dentro di sé, accetterebbe in silenzio.

E se gli facessi advances di tipo sessuale accetterebbe senza battere ciglio.

Gli uomini si fanno meno problemi da questo punto di vista. Magari ne sarebbe addirittura felice.

Chissà….

Valeria e il marito

Erano giorni che continuavo a pensare a Valeria, al suo profumo, alla sua pelle delicata, al sapore della sua fighetta stretta.
Il mio cazzo diventava enorme ogni volta. Spingeva contro la patta dei pantaloni e mi faceva male.
Avevo una voglia infinita di lei, ma non volevo solo scoparla, ma la volevo dominare completamente. Volevo far diventare il marito un cuckold e scoparmi Valeria davanti a lui. Avevo scoperto di avere un amico in comune con suo marito e colsi l’occasione per farlo entrare nel nostro giro di partite di calcetto.

In uno spogliatoio si dice di tutto e lui avrebbe potuto ammirare le mie dimensioni e gli avrei potuto mostrare anche qualche mio video con Carla o qualche altra mia scopamica.
Continuavo a messaggiare con Valeria e le mie conversazioni con lei erano sempre più hot. Ormai lei desiderava il mio cazzone come io desideravo la sua fighetta stretta, ma cercavo di prolungare l’attesa per farla sextenare, magari davanti al maritino.
Dopo la prima partita avevo potuto osservare la “dotazione” del marito di Valeria.

Piuttosto normale, troppo normale per una donna così vogliosa.
Capivo quanto invece potesse sentirsi piena con il mio cazzone. Per istigarla e continuare a tenerla in pugno, le inviavo spesso le foto del mio cazzo duro e lei mi rispondeva con le foto della sua fighetta bagnata.
La desideravo impazientemente ma volevo portare avanti il mio piano.
Approfittai del fatto che il maritino fosse lento a prepararsi per tornare a casa così, dopo la seconda partita me la presi con calma e restammo soli negli spogliatoi.

<<Sei sposato?>> Gli chiesi, sorridendo dentro di me, conoscendo già la risposta ma soprattutto perché mi ero già scopato quella bomba della moglie.
<<Sì. Tu?>>
<<No, no. Non riesco a stare solo con una donna. Ho diverse scopamiche. >>
<<Dici?>>
<<Sì, non mi credi?>>
<<Non ti conosco abbastanza per dirlo. >> E sorrise.
Sollevai il mio cazzo che anche da moscio faceva la sua porca figura rispetto al suo cazzetto. <<Con questo cazzo, non mi è difficile entrare tra le cosce di ogni donna.

>>
Lui si sentì piuttosto a disagio, probabilmente pensando alle sue normali dimensioni.
<<Ti lascio vedere qualche video. >> Aggiunsi.
Ancora senza mutande e con il cazzo che mi penzolava, presi il mio smartphone e gli mostrai alcuni video con Carla e con un altro paio di mie scopamiche.
Erano video che già avevo selezionato per l’occasione, dove le pompavo alla grande, in ogni loro pertugio. Tutte belle donne, non da meno di Valeria, ma Valeria era ormai al centro dei miei desideri da settimane.

I nostri cazzi si indurirono a sentire quei gemiti e guardando quelle immagini.
Il mio cazzo era quasi il doppio del suo.
<<Sono sicuro che se tua moglie potesse vederlo, si farebbe scopare senza pensarci due volte. >>
<<Non conosci mia moglie. Lei è fedelissima. >>
“Dovresti averla vista quando mi diceva di spingerglielo forte nel culo. ” Pensai e ridevo dentro di me.
<<Dicono tutti così. Sai quante mogli insoddisfatte ho conosciuto? Ma le esperienze migliori sono gli scambi di coppia e i mariti cuckload.

>>
<<Hai avuto queste esperienze?>>
<<Certo. >> Intanto mi rivestivo e facevo calmare la mia erezione, era imbarazzante essere duro senza nessuna donna in giro e con un altro uomo nelle vicinanze.
<<Ti piacerebbe provare?>>
<<No, non sono il tipo e neppure mia moglie. >>
<<Glielo hai chiesto?>>
<<No, ma sono sicuro. >>
<<Non esserlo così tanto. Non conosco tua moglie, ma ho conosciuto tante donne che dovevano essere fedelissime. >>
<<Mi stai dicendo di mettere alla prova mia moglie?>>
<<Non ci conosciamo così bene.

Potremmo fare una cena a quattro con Carla. La bionda. Ti piaceva vero? Ti ho visto mentre ti accarezzavi il cazzo a vederla. >> E sorrisi.
<<Tua moglie com’è?>> Chiesi a bruciapelo.
<<È meravigliosa. >>
<<Hai una foto?>>
Mi mostrò una foto casta della moglie. Se avesse saputo che già le avevo ispezionato ogni singolo lembo di pelle, cosa avrebbe pensato?
<<Accidenti. Una bella gnocca. >>
Incalzai. <<Questa foto mi stimola davvero.

Che ne dici di una cena a quattro e poi vediamo come avanza la serata?>>
<<Ma io non ti conosco bene e poi mia moglie…>>
<<Tua moglie cadrà inebriata quando vedrà le mie dimensioni, fidati…>> Iniziavo in qualche modo a deriderlo per farlo sentire insignificante, ma allo stesso tempo per sfidarlo sulla fedeltà della moglie. Già immaginavo Valeria inginocchiata davanti a me a ciucciarmi il cazzone davanti al marito. Stava per ritornarmi duro solo al pensiero, così ritornai a parlare.

<<Allora? Che ne dici? Non ti piace Carla? Hai visto che è una belva a letto?>>
<<Sì, ma mia moglie…>>
<<Vi divertirete entrambi. O più che tua moglie hai paura di non essere all’altezza con Carla?>>
Continuavo a metterla sul tono della sfida per provocarlo e spingere ad accettare.
<<Non è questo. Sono anche io un bel torello. >>
<<Hai video tuoi?>>
<<No, ma te lo posso assicurare. >>
<<Certo, certo. >> Continuavo a percularlo.

<<Comunque non ti sto invitando a fare una serata e uno scambio di coppia al primo appuntamento, ma ti sto dicendo che possiamo iniziare a conoscerci. Poi magari quando sarai solo chiederai a tua moglie cosa ne pensa di me. Io farò lo stesso con Carla e se loro sono d’accordo, potremmo in futuro incontrarci per uno scambio. >>
Le mie intenzioni erano di avere uno scambio al primo appuntamento, ma le mie parole erano per rassicurarlo.

Si notava che avesse interesse, ma allo stesso tempo aveva una paura folle di fare una stronzata con la moglie, non conoscendo che Valeria fosse già la mia troia.
<<Dai Sabato. Io e Carla siamo liberi. Ti posso assicurare che lei è una bomba. >>
Lui ci pensò qualche secondo.
<<Solo una cena?>>
<<Sì, al primo appuntamento non mi è mai capitato di avere uno scambio completo, neppure con le coppie più infoiate.

>> Stavo raccontando un mare di bugie per convincerlo.
Titubò ancora, ma poi cedette <<ok, facciamo sabato. >> Il corpo di Carla era perfetto e sicuramente aveva fatto centro nei pensieri perversi del marito di Valeria.
Ci scambiammo i numeri.
Avvisai Valeria. Le scrissi che Sabato avrebbe avuto una grossa sorpresa e che il marito si sarebbe trasformato in un cuckload.
Lei si spaventò. <<Cosa diavolo vuoi fare? Io amo mio marito.

>>
<<Anche lui ama te. Ma gli ho proposto una cena a quattro con Carla e non ha rifiutato. Stiamo meditando di fare uno scambio di coppia. >>
<<Mio marito?>>
<<Sì. È un piccolo porcellino. Dovevi vedere come si toccava il cazzo mentre gli mostravo un mio vecchio video con Carla. >>
<<Sul serio?>>
<<Certo. E lasciatelo dire. Non è così dotato come immaginavo. Il mio cazzo è il doppio del suo. Ora capisco perché mi vuoi così intensamente.

>>
<<Stronzo. >>
<<Ti scoperò davanti a tuo marito. Non sei felice?>>
<<Ma stai scherzando vero?>>
<<No piccola troietta. Sabato vedrai. Fammi solo il piacere di far finta di non conoscermi, ovviamente. >>
<<Va bene. >> Disse in modo accondiscendente e ubbidiente la mia piccola troietta.
A fine conversazione le inviai la foto del mio cazzone duro alla massima erezione. “Sabato te lo infilo tutto nel culo davanti a tuo marito. ” Le scrissi.

Lei rispose con la foto del suo buchetto del culo.
“Fagli vedere come desidero essere sfondata”.
Arrivò il Sabato. Carla era già stata indottrinata da me. Avrebbe dovuto prendere l’iniziativa prima con me e poi andare dal marito di Valeria, così da lasciarmi il campo libero con il mio desiderio più perverso.
Carla aveva un vestitino aderente che mostrava tutte le sue curve. Senza reggiseno e senza mutande. Aveva dei capezzoli già turgidi.

Valeria non era da meno, esplosiva nel suo vestitino nero con una scollatura da paura che mostrava un seno prorompente.
Valeria fu un ottima attrice, nonostante durante la cena non mancavo di metterle la mano sulla coscia sotto il tavolo e spingermi oltre per stuzzicarla.
Intanto Carla faceva lo stesso con il maritino di Valeria.
L’atmosfera iniziava a surriscaldarsi e il vino aiutava la serata ad accelerare.
Durante la cena avevamo parlato del più e del meno, lavoro, vacanze, progetti, ma era il momento giusto per spostare l’attenzione su qualcosa di più eccitante.

<<Valeria, tuo marito è davvero fortunato, lo sai? Darei qualsiasi cosa per una notte con te. >>
<<E io darei qualsiasi cosa per una notte con te. >> Disse Carla rivolgendosi al marito di Valeria e stringendogli il pacco duro sotto il tavolo.
Valeria non sapeva cosa dire e neppure il marito, ma Carla si avvinghiò a lui e inizio a succhiargli il collo, mentre con la mano continuava a strofinargli il cazzo prima sul pantalone, e poi sbottonandolo.

<<Che ne dici se ci diamo anche noi da fare?>> Mi rivolsi a Valeria.
Le abbassai una spallina e le tirai fuori una delle sue enormi tette. La inizia a stringere forte mentre lei guardava il marito che si faceva aprire la patta dei pantaloni da Carla.
Iniziai a succhiare il capezzolo di Valeria mentre lei iniziava a stringermi la testa contro al suo petto.
Con la mano mi intrufolai in mezzo alle sue gambe che erano già un lago.

La mia erezione era spaventosamente visibile anche dal pantalone. Mi alzai in piedi e puntai la patta verso il viso di Valeria che mi apri la cerniera. E mi abbassò il pantalone. Il mio cazzone era già fuori dalle mutande che non potevano contenerlo più.
<<È grandissimo!>> Esclamò Valeria. Come se non lo conoscesse già.
<<Vedi?>> Rivolgendomi al marito. <<Cosa ti avevo detto? Tutte troie. >>
E iniziai a schiaffeggiare il viso di Valeria con il mio cazzon duro.

<<Tua moglie da ora sarà la mia troia. >>
Non avevo paura a essere troppo duro. Carla era inginocchiata tra le cosce dell’uomo e glielo succhiava voracemente, mentre l’uomo le teneva la testava e dettava il ritmo.
Io presi Valeria per i capelli e la feci muovere sulle ginocchia e avvicinare al marito.
Eravamo molto vicini e mentre lui guardava spinsi nella gola di Valeria, tutto il mio cazzone duro. Si stava abituando al mio cazzone mentre il marito guardando la scena venne nella gola di Carla che continuava a succhiarglielo.

Scopavo la gola di Valeria come un cavallo scopa la sua giumenta e lo sguardo del marito cornuto, mi eccitava da morire. Tutto il suo make up si scioglieva mentre continuavo ad affondare il mio cazzo nella sua bocca.
Presi Carla per i capelli, e la portai vicino al mio cazzone. Le due donne mi leccavano il cazzo mentre il maritino di Valeria continuava ad osservare.
Avevo le mie mani sulle due teste delle due donne.

<<Valeria cosa provi ad assaggiare un vero cazzo?>> Le chiesi.
<<È meraviglioso. >> Mi rispose come una gattina in calore.
Il marito guardava e si toccava per farselo tornare duro.
Io non riuscivo più a contenermi a causa di quelle due bocche che si alternavano a succhiare e leccare tutta la mia asta comprese le palle. Venni in faccia ad entrambe che si scrutarono per qualche secondo e iniziarono a leccarsi a vicenda per provare la mia sborra calda.

Dopo qualche altra leccata la mia verga era già pronta per la fighetta di Valeria.
Intanto Carla tornò a dedicarsi al marito che era tornato a sua volta duro. Lo eccitava vedermi trattare la moglie come una troia.
Iniziai a massaggiare la fighetta strabagnata di Valeria con la mia cappella. Era sensibilissima e si stava bagnando ancora di più. Addirittura gocciolava, talmente fosse bagnata.
Carla si era seduta sul cazzetto del marito che provava a scoparla con foga, ma Carla era abituata a ben altra foga.

Misi Valeria a pecora sul tavolo a vista del marito. Spinsi violentemente il mio cazzone duro nella sua fighetta.
La schiena di Valeria si inarcò cercando di farlo entrare il più possibile e emettendo un urlo non male. Le misi la mano sulla bocca e le spinsi tutto il mio cazzo fino alle palle. Mentre il marito strabuzzava gli occhi. Iniziai a scoparla come un a****le violento. L’idea che il marito ci guardasse mi infoiava in una maniera incredibile.

Sentivo Valeria gemere profondamente come non aveva fatto nelle altre occasioni che ci eravamo visti.
Il marito si faceva cavalcare con foga da Carla che lo fece venire nella sua fighetta depilata.
Era stremato sulla sedia, con il cazzetto moscio, mentre Carla si avvicinava a Valeria e iniziava a baciarle la bocca, mentre continuavo a pomparla forte fino a farla venire due volte.
Con un movimento rapido, mi sputai sulla mano, la passai per il suo buchetto del culo e tirai fuori l’asta dalla sua fighetta completamente fracida.

Misi la punta dritta verso il suo buchetto e glielo aprii senza pietà.
Il marito guardando la scena tornò duro e venne a riprendersi Carla per incularsela a sua volta.
<<Mi stai distruggendo. >> Mormorò Valeria tra un gemito e l’altro.
<<Sei la mia troia, fai vedere a tuo marito cosa sei ora. >> E continuavo a sfondarle il culo e sculacciarla, mentre di tanto in tanto le tiravo i capelli.

Mentre continuavo a pomparla, il marito venne dentro al culo di Carla, palesemente insoddisfatta delle prestazioni dell’uomo.
La feci avvicinare. Tirai fuori il cazzone dal culo di Valeria e lo misi in bocca a Carla che se lo faceva arrivare in gola.
<<Vedi? Sono il padrone qui. Tua moglie merita di più del tuo cazzetto. >>
Tirai di nuovo il cazzo dalla bocca di Carla e lo infilai di nuovo nel culo di Valeria.

La tirai su. Ero in piedi e spingevo lei su e giù sul mio cazzone di fronte all’uomo.
La sua figa era aperta davanti a lui e completamente fracida.
<<La vedi come si incula tua moglie? Te l’avevo detto che sarebbe caduta ai miei piedi. >>
<<Digli che è un cornuto Valeria. E digli che non hai mai goduto come con me. >>
<<Sei un cornuto. Non ho mai goduto così in vita mia.

>> Mentre continuava a gemere sotto i colpi del mio cazzo duro.
La portai in camera da letto. La misi giù sul letto con la testa giù e il culo all’aria. E continuai a pomparla forte. Il marito si stava toccando e tornando duro e stava tornando a prendersi Carla che stava leccando la figa di Valeria.
<<No. Non la meriti. Sei un frocetto. Masturbati da solo. >> Gli dissi.
<<Loro meritano un cazzo come il mio.

Non il tuo cazzetto. >>
L’uomo si sentì umiliato, ma mi obbedì, mentre continuavo a pomparmi la moglie e davo razioni di cazzo anche all’insoddisfatta Carla.
Le scopai entrambe per tutta la notte. Tanti orgasmi e tanto sperma sulle lenzuola della coppia. Mentre il marito continuava a masturbarsi più volte sulla sedia guardandoci.
Mi addormentai in mezzo alle due donne. Tutte e tre nudi. Mentre il marito si era addormentato sulla sedia tutto solo, con tutte le mani impiastricciate della sua sborra.

Valeria mi sussurrò: <<Sono felice mio toro. Hai mostrato all’uomo che amo come voglio essere scopata. >>
<<Io continuerò a scoparti. Come hai visto lui si è eccitato parecchio stasera. Ti scoperà con più convinzione in futuro, ma non lo farà mai come me. >>
<<Come te è impossibile mio toro. A quando la prossima?>>
<<Domani mattina non avete ospiti vero?>>
Valeria sorrise e mi baciò mentre con la mano tornò a stringermi il cazzo.

.

le tettone di Nadia

Conosco N da quando avevo 16 anni, tra di noi già all’epoca nacque una grande intesa e simpatia, ma non dal punto di vista sessuale.
Infatti N era una ragazza molto timida e totalmente lontana dalle Maiale assatanate di sesso che noi machietti cerchiamo a quall’età.
Tuttavia devo dire che la ragazza era fatta proprio bene. Una bellissima bocca carnosa e rossa, un seno 5°misura che stava su da solo
ed ancora oggi mi chiedo come sia possibile, un fisico benfatto formosa ma mai grassa e un bel culo a mandolino.

Purtroppo tanta abbondanza non era da lei sfruttata anzi. mai N si vestiva provocante e mai metteva in rislato le sue grazie;
per questo diventammo amici senza che mai ci provassi.
A 15 anni di distanza, ci siamo visti un paio di vole in tutto, le comunico la mia intenzione di sposarmi. Ci incontriamo e le dò l’invito,
la trovo sempre bella e sempre opulenta.
Mentre la guardo e parliamo, mi scappa spesso lo sguardo sul suo decoltè messo ben in mostra da una scollatura generosa, e contraria alla sua
natura di donna pudica.

Lei mi sorride e mi dice:
Guardami in faccia quando parliamo!
IO: Scusa non Volevo è che mi scappa lo sguardo non ricordavo che fossero così grosse!
N: Come ti sei dimenticato 15 anni fa quando mi hai vista in ragiseno nella camera d’albergo alla gita della scuola?
Un lampo mi passò sulla fronte, non ricordavo affatto quell’episodio, ma tutto mi tornò in mente.
N: quella notte dormimmo insieme ed ancora mi chiedo come mai non provasti nemmeno a toccarmi?
IO: Mi sento un coglione! Non so risponderti!
N: Lo sai che quando mi hai comunicato che ti sposavi, la notte stessa ho sognato che ci provavi con me?
IO: Davvero! E cosa succedeva? Mi beccavo un ceffone?
N: No il bello è che io ci stavo!
A questa risposta un impulso investe il mio cazzo, che inizia ad irrigidirsi, così diventai più audace.

IO: Ma come io ti ho sempre considerata una Puritana!
N: Ero stupida ed ho capito cosa mi sono persa in tutto quel tempo che cercavo l’amore vero. Oggi cerco solo divertimento e buon sesso.
IO: Caspita, ma da quando tempo non ci si vede da secoli?
N: Cosa c’è sei intimorito?
IO: Ma che dici, intimorito da te? Sei tu che dovresti temermi visto che sei in auto con un lupo!
E poi io non sono un qualsiasi altro uomo, so resistere a qualsiasi provocazione.

N: non per vantarmi ma credo proprio che se io volessi tu cadresti ai miei piedi.
IO: Ti sfido ufficialmente fammi vedere se sei capace!
Lei allora senza proferir parola e passandosi la lingua carnosa
sulle rosse labbra lentamente e con maestria fa
uscire la tetta destra dalla scollatura.
La visione mi fa seccare la gola e la pressione mi sale al cervello, ma dovevo e volevo resistere in fodo dovevo sposarmi.

La sua tettona era meravigliosa, una palla di carne con una aureola rosa, grande il doppio di una moneta da 2€ ed un capezzolo turgidissimo,
tanto che avrei potuto attaccarci un quadro.
Ero inebedito.
N: Cosa c’è non vuoi un po’ di lattuccio, piccolo porcellino?
Cazzo avevo davanti a me una vera maiala vogliosa di scopare, ciò che avevo sempre desiderato nella vita si realizzava!
Avendomi visto indeciso fece lei la prima mossa.

Mi spinse la testa verso le due tettone ed iniziò a strofinarmele in faccia.
Il cazzo oramai mi stava scoppiando nella patta.
N: vediamo quanto ce l’hai grosso?
Così dicendo in un lampo mi sbottonò e mi afferrò la mazza che svettava nelle sue mani.
Oramai ero nelle sue mani, così le afferrai con forza la testa e la spinsi verso il mio cazzone.
Lei subito lo fece sparire nella sua bocca.

Era così brava da far sembrare che io non avessi mai ricevuto un pompino nella mia vita.
La sua lingua roteava intorno alla mia cappella, poi si staccava dal mio cazzo pur accompagnando il pompino con una spettacolare leccata.
La sensazione era unica. Sapientemente scendeva con la lingua fino alle palle per poi risalire fino alla cappella ed ingoiare interamente i miei 18 cm.
Dopo quel lavoro da professionista, la mia eccitazione era al massimo e l’adrenalina mi invadeva il cervello oramai volevo solo possedere quella maialona che stava spompinandomi con tanta foia.

Abbandonata ogni riserva, afferrai il mio cazzo glielo tolsi dalle labbra carnose e lo appoggiai alle sue enormi tettone.
IO: Fammi una spagnola vediamo se sei altrettanto brava!
N: E’ la mia specialità non sai quanti uomini mi hanno innaffiato le gemelle! Ora te lo stritolo!
E così dicendo serrò le sue tette intorno al mio uccello ed io lo vidi sparire in quel bellissimo ammasso di carne.
Le sue tette erano durissime e mi stritolavano il cazzo, lei poi si aiutava strizzandole all’inverosimile.

Iniziavo ad essere affannato. Allora lei si fermò.
N: Ehi mica vorrai già venire? Dobbiamo ancora giocare mio bel porcellone.
IO: Cazzo sei bravissima ma da quanto hai imparato a fare queste porcate?
N: Da quando ho scoperto il piacere di far godere gli uomini!
Così dicendo si fiondò sul mio cazzo e lo succhiò così forte da farmi perdere l’equilibrio, fu una sensazione bellissima mista a un po’ di dolore.

Io: Fai piano mica è di ferro il mio uccello?
N: Di ferro no! Però è un bel palo!
La guardai mentre diceva quelle parole, e la sua faccia da troia, le sue labbra carnose e rosse, il suo sguardo voglioso fecero shittare in me un impulso irrefrenabile.
Mi avvicina al suo orecchio e le dissi: Togliti la gonna e gli slip voglio leccarti la fica!
N: Basta che mi alzi la gonna, perchè sono senza mutande quindi puoi leccarmi benissimo!
La scaraventai sul sedile, aprii la portiera dell’auto, la tirai verso l’esterno per le gambe e le aprii con forza.

La sua figa era stupenda, sembrava un’ostrica chiusa ed affusolata.
Immersi il mio viso nella sua fessura, lei emise un gemito quando la mia lingua la penetrò.
Era un lago, bagnatissima e capiente.
La leccavo come un forsennato, lei mi gridava di leccare più forte e di farla godere.
Allora iniziai a lapparla intensamente e contemporanemente le spingevo tre dita nella figona, che entravano senza troppi problemi.
Io: ce l’hai proprio larga ma quanti cazzi ti sei fatta in questi anni?
N: Tanti anche e soprattutto di colore!
Io: Cazzo che troia che sei! e continuai a leccarla fino a sentirla urlare di piacere per un orgasmo mostruoso che le provocai.

Ripresasi dall’orgasmo, mi afferrò l’uccello e mi disse.
N: Sono una gran troia e mi piace, mi piace essere vacca e voglio provar sempre nuove sensazioni. Oggi voglio il tuo cazzo.
Io: E’ arrivato il momento che un gran porco dia una bella lezione ad una gran scrofa come te!
N: Si dammelo tutto! Fai vedere a questa maiala come tratti una troia!
Le spalancai le gambe, le alzai verso il tettuccio dell’auto, e si vedeva la sua figona grondande di umori, che erano arrivati
al sul bel buchetto che mi sembrava non tanto utilizzato.

Le appoggiai il cazzo alla fica e lo strofinavo in modo che gli umori uterini venissero portati verso il buchetto.
N: Ahh! Ma che fai dai scopami nella fica!
IO: No cara decido io quando e dove scoparti!
N: No per favore non metterlo nel culo sono vergine ed ho paura di farmi male!
IO: Come una cagna come te non l’ha mai preso in culo?
N: No, ho paura che mi faccia male, ti prego scopami nella figa!
Mentre lei finiva di proferire quella preghiera, il mio cazzo stava già entrando di forza nel suo culo.

Era veramente stretto ed era veramente vergine.
Per un attimo le mancò il respiro,poi cercò di divincolarsi, ma oramai il cazzo stava entrando grazie anche alla lubrificazione
degli umori vaginali.
N: Mi fai male!
IO: non preoccuparti ti abituerai!
Le iniziai a massaggiare a figona fradicia, le misi prima due poi 4 dita dentro per alleviarle il dolore.
Nel frattempo spingevo il mio cazzo sempre più infondo nel suo culo, ma non riuscivo più ad avanzare.

Così mi dedicai al fisting oramai le mie 4 dita erano tutte dentro e lei ansimava e gemeva.
Quindi diedi un colpo secco al suo culo ed il mio cazzo entrò completamente.
INIZIAI A STANTUFFARALA senza ascoltare i suoi lamenti pensando solo a me.
N: basta mi brucia, esci.
Io: Zitta troia comando io, ti svango tutto il culo ti sfondo!
N: Mhh! Ahhh! Siiii!
IO: allora ti piace PORCONA?
N: Sii! Ancora! Ancora SBATTIMI!
A quelle parole, tutte le inibizioni sparirono.

spingevo come un forsennato come se volessi dal culo farlo arrivare in bocca.
La sua faccia era goduriosa, si leccava le labbra e si masturbava la ficona. Mi guardava e mi diceva: Sono una gran porca vero?
IO: Non ho mai incontrato una troia come te! Sei proprio una gran TROIONA!
Mentre la inculavo lei era difronte a me a cosce spalancate e vedevo le sue tettone che sballonzolavano ad ogni mio colpo e
questo mi faceva arrapare ancora di più.

Oramai ero al limite e stavo per venire, lei se ne accorse e disse:
N: Voglio che mi vieni in faccia! Dai inginocchiati sul sedile posteriore ed inizia a menartelo così mi fai una maschera di bellezza!
Come un automa obbedii,anche se non capivo perchè dovessi andare sul sedile posteriore visto che ero fuori dall’auto mentre la inculavo.
Iniziai a menarlo con foga, lei me lo leccava ed ansimava.
Le sborrai 7 fiotti di sperma in viso, tutto, i suoi occhi, la sua bocca ed i suoi capelli erano coperti di banco sperma.

Mentre il mio sperma le scendeva sul viso, lei con la lingua cercava di prederne per assaggiarlo.
Il mio cazzo si era completamente scaricato ed aveva perso di rigidità
Improvvisamente sentii N. Ansimare e la vedevo muoversi ritmicamente come se stesse cavalcando un cazzo.
Non riuscivo a vedere perchè era buio e l’abitacolo dell’auto non era illuminato, quindi guardai attentamente
e mi accorsi che quella gran troia mi aveva fatto salire sul sedile posteriore, perchè così lei potesse impalarsi sul freno a mano.

Aveva la leva del freno a mano tutta nella fica.
A quella visione il mio cazzo in un attimo riprese vigore.
N: Però niente male! Sei di nuovo in tiro. Dai mettimelo in bocca così mi immagino che siete in due a scoparmi!
La sua faccia da troia ancora grondande di sperma, la leva del cambio che continuava a penetrarla ed il mio cazzo nella sua bocca
non ho resistito e le venni in bocca in poche pompate.

Da quella sera ci furono altri incontri in cui tutti miei più incoffessati desideri divennerò realtà.

Sara e Diana

In una giornata grigia e piovosa Sara se ne stava sola alla finestra con gli occhi rossi di pianto, mentre la sua gatta, Milly, la guardava con compassione. Il sole aveva smesso di splendere dal momento esatto in cui Diana aveva messo piede fuori casa per scappare sconvolta a piedi nudi. Sara continuava a chiedersi perché mai fosse successo, come Diana avesse potuto tradirla, spezzando in tal modo la loro intesa così esclusiva.

Stentava a crederci, eppure aveva ammesso lei stessa di averlo fatto e la sua reazione era stata quella di cacciarla di casa in
malo modo, gridandole di non volerla vedere mai più. Certo, da un po’ di tempo si vedevano poco, si erano lasciate prendere più del solito dal lavoro, ma tutto Sara avrebbe pensato tranne una simile confessione quando Diana aveva preannunciato di voler chiarire una cosa importante. E ora le sembrava di non poter affrontare una simile delusione, anche se però iniziava già a pentirsi di aver reagito in maniera così violenta.

Guardando la pioggia che inondava il mondo oltre i vetri percepì il vuoto della stanza alle sue spalle e, come non si vedessero da una vita, iniziò a soffrire per l’assenza di Diana. Le sembrò di sentire già la mancanza dei suoi capelli biondi e di quel particolare profumo di lavanda che emanavano, si vide sfuggire da sotto gli occhi i gesti della quotidianità, dalla colazione consumata velocemente insieme, alla sensazione provata durante un inaspettato e morbido strusciamento procurato dal lenzuolo di seta su un capezzolo.

Sapeva di non poter più immergere le mani nella dolce acqua calda che scorreva sulla pelle levigata di Diana e strofinarle, unte d’olio alle ventisette erbe, sulla sua schiena inarcata dal piacere. Sara non aveva idea di cosa fare, per ora le sarebbe bastato dormire per dimenticare tutto.
Sara si svegliò quasi di soppiatto dopo una lunga e agitata notte. Si strofinò gli occhi intorpiditi e, voltatasi in direzione di Diana, riscoprì dolorosamente che la sua parte del letto era vuota.

Il giorno prima si era consumata la furiosa scenata, sfociata nella sua fuga sotto un cielo plumbeo. Ora fuori continuava a piovere dando quasi l’impressione che fosse così da sempre, che avesse piovuto dalla lontana notte dei tempi senza mai smettere, con l’intenzione di continuare in eterno. Sentendo lo scroscio dell’acqua nella grondaia, a Sara tornò in mente il sogno fatto durante la notte: si trovava in una vasca da bagno, la stessa in cui la schiuma aveva più volte carezzato i suoi seni, uniti a quelli di
Diana in un morbido abbraccio.

Annaspando cercava di uscire dall’acqua, ma una forza sconosciuta la respingeva sotto, costringendola ad affogare. E ora, complici le sensazioni rimaste dopo quel sogno, aveva l’impressione di dover andare a fondo senza Diana al suo fianco. Nonostante quella mattina non dovesse andare al lavoro, Sara si costrinse ad alzarsi dal letto, consapevole di rischiare di impazzire se fosse rimasta tra le lenzuola. Prima però, pur rendendosi conto di compiere un atto autolesionistico, si allungò verso il cuscino di Diana e ne assaporò il profumo.

Fu come immergersi in un mare tiepido e limpido, situato in una lontana e dimenticata zona del mondo, un luogo in cui nulla avrebbe potuto nuocerle. In cucina, la gatta si strusciò su una gamba, quasi a ricordarle che era lì per consolarla. Sara però non era troppo in vena di badarle, le diede il suo pasto mattutino per poi gettarsi sul divano, singhiozzante. Sarebbe voluta uscire sotto la pioggia per gridare il nome di Diana nel vento.

Alzando lo sguardo, vide un vaso colmo di rose bianche ormai rinsecchite, rose candide, quasi un’immagine di purezza, eppure colte dalla stessa persona che l’aveva tradita, la stessa che le aveva promesso fedeltà eterna, pur non avendo bisogno di uno stupido contratto per farlo. Fu così che dopo aver a lungo rimuginato, Sara decise di prendersi un po’ di tempo, magari dopo qualche giorno avrebbe visto le cose più chiaramente e deciso cosa fare.

Uscita sotto il portico di casa per fumare una sigaretta, si mise a fissare il grigio paesaggio invaso dalla pioggia e le sembrò di trovare un attimo di quiete, ma immediatamente ripiombò nel baratro dello sconforto più nero. Le tornò infatti alla memoria che lei e Diana si erano baciate per la prima volta proprio sotto la pioggia. In quell’occasione, la sua mano aveva afferrato con decisione la spalla di Diana, che voltandosi di shitto era rimasta rapita dal suo sguardo vorace.

Quella stessa mano lentamente era scesa lungo il braccio, mentre le labbra si avvicinavano, sfiorandosi prima delicatamente, poi con crescente bramosia, per sfociare infine in un vortice di inattesa passione, in cui le lingue si avvinghiavano con un’enfasi tale da togliere il fiato. La pioggia era stata quindi testimone del loro primo lungo bacio, uno di quei momenti che si ricordano per tutta la vita. Ora Sara aveva l’impressione che il cielo sanguinasse e che il suo sangue fosse quella pioggia ghiacciata.

In quel triste giorno di tarda primavera non smise mai di piovere. La giornata di Sara passò lentamente fra distratte letture e fugaci sguardi alla televisione. Una cena veloce insieme all’affezionata gatta non sedò il senso di solitudine e smarrimento e, senza che lei se ne accorgesse, arrivò di nuovo l’immancabile coltre oscura che da sempre ricopre ogni cosa: la notte. Andare a dormire era l’unica cosa che le potesse venire in mente di fare dopo una
giornata triste e sonnolenta come quella appena trascorsa, pur sapendo che ritornare a letto significava ricordare che Diana non era lì ad aspettarla.

Sotto le lenzuola non avrebbe sentito il calore del suo corpo, odorato il profumo della sua pelle bianca e vellutata, accarezzato i suoi capelli color grano e il suo volto angelico, non avrebbe potuto saziarsi baciando infinite volte i suoi seni perfetti. Sedendosi timidamente sul letto ricordò i lieti momenti in cui lei e Diana giocavano a rincorrersi per casa, momento di preparazione ad altri più arditi giochi. Si ripresentarono nella sua testa, rimbombanti, le risate di Diana quando lei le faceva il solletico e le morsicava i fianchi scultorei, le scene d’amore di film visti e rivisti assieme infinite volte.

Ricordò quando, guardando i suoi meravigliosi occhi verdi, la baciava teneramente, si tormentò pensando al contatto della lingua sulla sua pelle, con l’eccitazione che cresceva impetuosa, così come il turgore dei capezzoli, immaginando ancora i loro corpi avvinghiati, stretti uno contro l’altro, bacio su bacio, ventre contro ventre, per fondersi in un unico oggetto d’amore. La cosa che più adorava Sara era il godimento che lei stessa procurava a Diana facendola urlare di piacere.

Infinite volte aveva stuzzicato ogni più piccolo punto del suo corpo e altrettante volte lei l’aveva ricambiata dicendole di amarla. Solo sfiorandosi, l’eccitazione tra loro due diventava padrona e la passione un fiume in piena inarrestabile. Allora perché Diana l’aveva tradita? Sara pianse ancora, quasi gridando, lacerata dal dolore e dalla crescente mancanza di lei. Così facendo riuscì ad addormentarsi solo quando ormai era l’alba. Si svegliò il giorno dopo con la tentazione di chiamarla, ma dopo aver allungato di shitto la mano verso il cellulare la ritrasse altrettanto in fretta.

In fondo si era ripromessa di aspettare qualche giorno e così avrebbe fatto. Ma se fosse stata troppo avventata cacciando Diana a quel modo? Questo dubbio iniziava a farsi strada in lei, così come l’idea che magari non fosse troppo tardi per rimettere a posto le cose. Nonostante questi pensieri accomodanti però il tarlo dell’orgoglio la divorava dentro, unito in maniera molto stretta alla delusione che provava. Rimase quindi ad assecondarlo, anche se amaramente, e si ripromise ancora una volta di aspettare che arrivasse il momento giusto per fare qualcosa.

Quella mattina qualche discreto raggio di sole illuminava finalmente la campagna circostante e Sara non riuscendo più a restare chiusa in casa decise di uscire. Come le nuvole si erano squarciate per lasciare posto alla luce, così forse quella stessa luce poteva entrare dentro di lei.
Diana osservava immobile un posacenere che poggiava su una Venere nuda in pietra. Il suo sguardo attonito quasi non muoveva le palpebre e sembrava rivolto ad un indefinito altrove.

Dal momento della sfuriata Diana viveva sotto il tetto dell’amica Cristina e non aveva più avuto alcuna notizia di Sara. Il silenzio del suo viso pallido si infranse all’improvviso quando Cristina entrò nella stanza chiedendole
se volesse fare colazione. Purtroppo però il suo stomaco era chiuso, così come la sua bocca, che pareva sigillata da due giorni.
L’amica, seppur ansiosa di capire cosa fosse successo, rispettò il suo silenzio pensando che appena fosse giunto il momento avrebbe parlato di sua spontanea volontà.

Al momento l’unica cosa che a Diana riuscisse bene era pensare a Sara con dolore e rammarico. Fra una miriade di ricordi si sentiva particolarmente affezionata a quelli dei tempi in cui si erano conosciute. La prima volta in cui i loro occhi si incontrarono fu in ospedale, dove Diana lavorava come infermiera e Sara si era recata per alcune consulenze professionali. Quel primo veloce incontro non l’aveva lasciata indifferente e le aveva riempito la testa di fantasie.

A quell’epoca, Diana era spesso immersa in storie d’amore immaginarie e perfette, non avendo ancora avuto modo di innamorarsi sul serio. Il suo temperamento passionale e sognatore la trascinava in luoghi mentali in cui non c’era bisogno di contenersi o di avere paura. Quando però si trattava della realtà tutto era diverso, difficile, impossibile. E la stessa cosa era accaduta con Sara. Rapita da quegli occhi da cerbiatta sognante e dal movimento sensuale delle sue labbra sottili, Diana era partita immediatamente per un viaggio attraverso i sensi del sogno ad occhi aperti.

Nel loro primo immaginario incontro, le due si trovavano in un rifugio al centro di un bosco fatato. Il fuoco ardeva nel camino, oltre che nel petto prosperoso di Diana, mentre fuori pioveva a dirotto e il vento creava spaventosi suoni tra gli alberi. Sara era distesa sul tappeto davanti al fuoco con lo sguardo rivolto a lei, che ad un tratto le si avvicinò per poi allargarle lentamente le gambe. Appoggiato il tallone a terra e la punta del piede sul suo inguine fremente, iniziò a sfregare le dita in quella zona proibita, mentre Sara si mordeva le labbra voluttuosamente.

Stanca del gesto preliminare, Diana si inginocchiò e si protrasse sul corpo bollente dell’altra ad esplorarne le rotondità, delicate e solide al tempo stesso. Le sue mani curiose le strapparono senza indugio la camicia, da cui uscirono prorompenti i seni candidi. La lingua di Diana non si poté fermare e solcò avidamente tutti i sentieri più reconditi di quel corpo pallido e sensuale. Le due si strofinarono poi una sull’altra fino a raggiungere un piacere intenso, che le trasportò per qualche frazione di secondo in universi non ancora conosciuti.

Purtroppo si trattava solo di una fantasia. Nella realtà Diana dubitava che le cose potessero andare così, ma si sbagliava, perché di lì a poco ci sarebbe stata la rivelazione e il bacio sotto la pioggia strappatole a sorpresa da Sara. E ora, dopo anni passati assieme era cambiato qualcosa e lei accidentalmente si era concessa a un’altra. Si potevano ancora rimettere a posto le cose o era ormai troppo tardi?
Era una giornata di sole, gli uccelli cinguettavano in lontananza e le cicale riempivano l’aria col loro verso monotono.

Diana aveva la giornata libera, così, colta dal senso di solitudine che provava in quel periodo, si recò a trovare Giulia, una sua collega infermiera che la corteggiava da quasi due anni, cosa di cui Sara era al corrente, pur non essendosene mai preoccupata. Diana sapeva di andare incontro ad un pericolo recandosi a casa di Giulia, ma per ripicca nei confronti di Sara, che a suo parere la trascurava, volle correre il rischio.

A Giulia non sembrò vero di trovarsela di fronte in tutta la sua fragile bellezza, il tanto agognato oggetto del desiderio era a portata di mano e si apprestava ad accomodarsi in casa sua. Diana si sfogò a lungo, raccontando come la sua compagna non la degnasse quasi di uno sguardo, mentre la collega la ascoltava con attenzione usando infidamente ogni frase da lei pronunciata per mettere Sara in cattiva luce. Giulia espresse infine la sua comprensione dicendo di aver passato lei stessa un periodo del genere con una ex e carezzando fugacemente il viso di Diana, che non potendosi più trattenere scoppiò in lacrime.

L’altra capì che era dunque giunto il momento di passare all’azione, così si avvicinò e abbracciò Diana, accarezzandole i capelli. Le sollevò il mento e poggiò l’altra mano sul suo viso umido di lacrime. Dopo un attimo di esitazione, Diana si lasciò cullare da quella mano consolatrice. Il passo successivo fu un furtivo bacio di semplice contatto labbra su labbra. Diana però sentì che la sua indole selvaggia e passionale stava emergendo. Fu così che il secondo baciò durò di più e il terzo di più ancora, mentre il quarto divenne lungo e infuocato.

Giulia non aspettava altro e propose di spostarsi immediatamente in camera e l’altra, ormai rapita dalle tentazioni dei sensi, non si fece pregare. Le due si scaraventarono sul letto e quasi lo sfondarono nell’enfasi dei loro movimenti affannati. Giulia dominava la scena e Diana le permetteva di farlo con lasciva sottomissione. Gli abiti di entrambe volarono per tutta la stanza andando a precipitare ovunque. L’ultimo ostacolo erano gli slip di Diana, che l’altra fece scivolare via con decisione e che, prima di gettare insieme agli altri indumenti, annusò a pieni polmoni, quasi si trattasse di una rosa appena fiorita.

Ormai non era più possibile fermarsi, la lussuria aveva rapito entrambe. Senza indugiare ulteriormente, le dita di Giulia oltrepassarono il confine proibito, entrando tremanti nella vagina di Diana, che sembrava schiudersi come un fiore, e ne uscirono bagnate del suo piacere. Senza pensarci due volte Giulia le leccò con avidità, quasi si trattasse della ricompensa dopo una lunga attesa. Infine la sua lingua penetrò completamente in quell’umida fessura, sempre più dilatata e disposta a soccombere al piacere più estremo.

Diana ansimava in modo crescente e ad ogni suo gemito l’altra aumentava la potenza del suo gesto. La sua bocca si muoveva avanti e indietro sul ventre di Diana, la quale a un certo punto non resistette più e si mise a gridare. Negli ultimi attimi prima che la sua dea raggiungesse l’orgasmo, Giulia iniziò a masturbarsi violentemente per godere completamente insieme a lei. Il tutto si concluse con le grida di Diana e i mugugnii soffocati dell’altra.

Infine giunse la quiete, che come una tiepida brezza sembrava sfiorare i loro corpi sudati. Questo era quanto accaduto a casa di Giulia in quel fatidico giorno. Ora Diana si apprestava a raccontarlo a Cristina, mettendo in primo piano le motivazioni che l’avevano spinta a tradire Sara e tenendo invece per sé i particolari più intimi di quel gesto bastardamente piacevole.
Dopo quasi una settimana Sara decise che era giunto il momento di avere notizie di Diana, ma non volendo dare a quest’ultima la soddisfazione di essere stata cercata da lei, decise di chiamare Cristina.

Afferrato il telefono, iniziò a pigiare i tasti, ma il suo sguardo si bloccò vacuo sulla tastiera, mentre la sua mente si preparava a rivisitare un momento del passato. Un giorno in cui era libera dal lavoro, Sara ebbe una brillante
idea e senza dire di che si trattasse chiamò Diana a metà pomeriggio per sapere a che ora avrebbe staccato per tornare a casa. Quando ormai mancava poco al suo rientro, riempì d’acqua bollente la vasca da bagno, ci aggiunse bagnoschiuma in gran quantità e alcune gocce di essenza di lavanda, il profumo che Diana preferiva in assoluto.

Infine, per rendere ancora più gradevole e avvolgente l’atmosfera, adornò i bordi della vasca con candele profumate e cosparse petali di rose rosse sul pavimento. Non appena sentì le chiavi sferruzzare nella serratura Sara corse ad accogliere Diana, le sfilò la giacca e la invitò a seguire il percorso tracciato dai petali di rosa. Spalancata la porta del bagno, Diana fu accolta da un invitante tepore e dagli aromi emanati dall’intera stanza. L’altra continuò a spogliarla e levandole la camicetta le baciò il collo facendola gemere inaspettatamente.

La gatta manifestò una mezza idea di entrare, ma le due la chiusero fuori, intenzionate a immergersi in quella rigenerante atmosfera. In piedi si scambiarono qualche effusione, continuando a denudarsi. Sara accarezzò il ventre di Diana, per poi spostare la mano dentro i suoi slip per poterli poi sfilare. Questa piegò la testa all’indietro per il piacere procuratole da quell’incursione improvvisa. Sara la invitò quindi ad entrare in acqua, dopo di che si precipitò in cucina, per ricomparire poco dopo con un vassoio colmo di capezzoli di Venere, i dolci che la sua amata preferiva, soprattutto per la forma, che stimolava l’erotismo.

A quel punto si immerse lei stessa in quell’invitante effluvio di caldi profumi. Sara aveva pensato ad un bagno rilassante, ma una volta in acqua non poté contenere la passione. Il suo corpo bollente abbracciò Diana da dietro, mentre le mani si riempivano del suo magnifico e abbondante seno. Strusciò un capezzolo di venere sul suo collo e glielo portò infine alla bocca, mentre le dita dell’altra mano andavano a intrufolarsi tra le sue piccole labbra.

Diana iniziò a gemere, non ancora per il piacere, ma perché sapeva che così facendo avrebbe fatto impazzire l’altra dal desiderio di farla godere ancora di più, fino allo sfinimento. Allargò quindi le gambe più che poteva, dovendo fare i conti con le pareti della vasca, e iniziò ad ansimare copiosamente mentre le dita di Sara spingevano e andavano sempre più a fondo. Diana allora condusse la propria mano destra dietro la schiena per farle provare il medesimo piacere, reso forse ancora più intenso dall’immersione nell’acqua, che si agitava sempre più come un mare in tempesta.

Le due donne, vibrando all’unisono, raggiunsero il tanto agognato orgasmo, per trovare poi un attimo di quiete. In seguito avrebbero ripetuto la pratica d’amore più e più volte, per lasciarsi infine cullare stremate dall’acqua ormai fredda. Ricordando quel momento, Sara si rese conto che non avrebbe potuto stare ancora a lungo senza Diana. Fu così che il telefono di Cristina iniziò a squillare insistentemente.
Cristina rispose stupita al telefono, vagamente rassicurata però dal fatto che Diana fosse altrove e non lì ad origliare, cosa che avrebbe creato in lei un certo imbarazzo.

Sara si informò sulle condizioni mentali e fisiche di Diana e venne a sapere che quest’ultima era andata a godersi un massaggio rilassante per cercare di risollevarsi un po’. Salutò quindi tristemente Cristina per tornare al suo malinconico rimuginare. Sia lei che Diana avevano una passione di vecchia data per i massaggi. L’altra amava riceverli, mentre Sara preferiva riempirsi le mani di olio e strofinarle a lungo sul corpo della sua amante.

Grazie all’ispirazione da lei trasmessa il massaggio diventava un’opera d’arte, il cui risultato finale era un’esplorazione del territorio dei sensi. Una volta, in un pomeriggio d’estate, Diana leggeva un libro in camera da letto e aveva chiesto a Sara di prepararle una tazza di tè. Aperta la porta, con la tazza in mano, quest’ultima fu accolta dal fumo di un dolce incenso e trovò l’altra nuda sul letto che la guardava con desiderio.

Ciò che vedeva le sembrò quasi un’immagine divina. Le gambe di Diana pallide come il marmo si incrociavano con delicata eleganza, una mano copriva il ventre e l’altra si avvinghiava lasciva tra i capelli. Sara si avvicinò, ma lentamente per prolungare la durata della visione e accrescere il desiderio. Allungò una mano verso un seno sedendosi sul letto. In quel momento non c’era bisogno di parole, non era necessario dirsi “ti amo” o “ti desidero”, le due donne si capivano tramite sguardi infuocati.

Diana si girò di schiena per suggerire ciò che voleva. A breve le mani di Sara, unte di olio alle ventisette erbe, si impossessarono di quel corpo dal colore glaciale, ma caldo e accogliente al tatto. Fuori stava arrivando un temporale, il che rendeva l’atmosfera estiva ancora più opprimente, tanto che anche Sara si decise a spogliarsi. Massaggiando le spalle di Diana, strusciava il proprio ventre sulle sue natiche sode e invitanti. Le mani poi si trasferirono sui fianchi, che Sara morsicò, procurando un piacevole solletico all’altra, che ne chiese ancora, insaziabile.

I morsi successivi furono più forti, quanto basta per ottenere quel connubio di lieve dolore e godimento. Quando l’eccitazione oltrepassò il livello di guardia, Diana allargò le gambe, desiderosa di essere violata. Sara si infiltrò con le dita in quella foresta selvaggia. Qui, rapita dall’istinto, entrò con le dita tra le labbra bagnate di Diana, mentre con l’altra mano le palpava il seno, che se ne stava accoccolato sul materasso. Diana improvvisamente si voltò e invitò l’altra ad avvicinarsi al suo viso.

Durante un lungo intenso bacio, le due presero a penetrarsi reciprocamente. I loro movimenti sensuali si fecero sempre più ansiosi, mentre i muscoli si contraevano. Ansimando freneticamente, giunsero all’orgasmo e proprio in quel momento il cielo tuonò fragorosamente, quasi volesse rendersi partecipe di quel magico amplesso. Sudate ed esauste si stesero sul letto, cullate dal suono della pioggia, che aiutò le loro membra a rilassarsi per godersi così la quiete dei sensi, temporaneamente placati.

Ricordando quell’episodio Sara pianse nuovamente. Ora il suo dubbio era che Diana continuasse a vedere Giulia, l’oggetto del tradimento. Questo pensiero la gettò per qualche minuto in un baratro di disperazione, dal quale però si costrinse ad uscire. Riuscì un po’ alla volta a trovare la determinazione per rimettere a posto le cose. Prese quindi in mano il telefono per la seconda volta, questa volta con l’intento di telefonare a Diana.
Guardando il cielo che lentamente si annuvolava per l’ennesima volta Sara accese una sigaretta, una di quelle che si fumano con la scusa di trovare il coraggio necessario per compiere una certa azione.

Mentre la cenere si sfaldava cadendo a terra, lei fissava un punto nel vuoto, riflettendo su ciò che avrebbe potuto dire non appena Diana avesse risposto al telefono. Posò lo sguardo sul fumo che saliva al cielo e per un
istante ebbe l’impressione che quella plumbea nube disegnasse la sagoma di Diana, per poi dissolverla velocemente nell’aria. Non era il caso di aspettare oltre, le sue dita si spostarono velocemente sulla tastiera del cellulare per cercare in rubrica il numero di Diana.

Uno squillo, due squilli, dieci squilli e infine la segreteria, ma nessuna risposta. Innervosita ma ancora decisa a volerla chiamare, Sara decise di aspettare una mezzoretta per poi ritentare. Non ricevendo risposta nemmeno la seconda volta, le inviò un messaggio per farle sapere che intendeva parlarle al più presto. Anche stavolta non vi fu alcuna risposta, così dopo un ultimo vano tentativo di chiamata, Sara ricontattò Cristina. Nel momento in cui venne a sapere da quest’ultima che Diana era fuori casa dal giorno prima, il sangue le salì alla testa.

Lei stava cercando in tutti i modi di mettere da parte l’orgoglio per chiarire la situazione e Diana oltre a non farsi trovare se la stava magari spassando ancora con Giulia! Con la rabbia e la frustrazione che la opprimevano, Sara chiamò Arianna, una sua ex che le era tuttora amica. Dopo il lungo sfogo iniziale, l’amica, che provava ancora un segreto interesse per lei, le propose di uscire quella sera per andare al cinema.

Arianna era appassionata di film, in particolare se contenevano tematiche erotiche o scabrose. A Sara invece bastava uscire per svagarsi un po’, dato che da quel che sapeva Diana non si stava facendo mancare niente. Si incontrarono in un bar per prendere un aperitivo prima di immergersi nell’oscurità della sala. Arianna non era cambiata affatto da quando stavano insieme, portava sempre i capelli castani sciolti sulle spalle e possedeva ancora quel suo sguardo malizioso e intrigante di allora.

Sara non sapeva che film stessero per vedere e, quando in sala si spensero le luci, il titolo “Pioggia sul ventre” che apparve sullo schermo la solleticò piacevolmente. Il film narrava la storia di due donne che vivevano una serie di esperienze sessuali tra loro. La trama non era particolarmente complessa e non mostrava molto di nuovo, ma le scene erotiche erano notevoli. Nel corso della visione, l’eccitazione di Sara dapprincipio emerse timidamente, poi crebbe gradualmente, raggiungendo il suo culmine quando, in una scena, le due protagoniste fecero l’amore sulla spiaggia, mentre il tramonto disegnava l’ombra dei loro corpi sulla sabbia.

In quella scena le due protagoniste si esploravano reciprocamente, non tralasciando nemmeno un centimetro della superficie del loro corpo. A Sara sembrava di sentire su di sé quelle sensazioni travolgenti e si rese conto di quanto le mancasse il contatto fisico. Si voltò a osservare Arianna e la sorprese in uno sguardo rapito sul film. Nel suo immedesimarsi con la situazione, quasi si mordeva le labbra. In quel momento Sara avrebbe desiderato allungare una mano e toccarla, senza più pensare a tutto il resto.

L’amica si accorse dell’eccitazione da lei emanata e questo alimentò a dismisura il suo desiderio di possederla ancora una volta. Nel buio della sala, tra i gemiti provenienti dallo schermo, Arianna si allungò verso Sara e la avvolse con un braccio. Questa allora poggiò una mano tremante su una sua coscia. Continuando così, l’a****lità che c’era in loro rischiava di prendere il sopravvento. Quando le luci si riaccesero, le due avrebbero voluto che il film non fosse ancora finito.

Arianna propose di fare un giro in macchina e Sara, decisamente attizzata dalle immagini appena consumate, accettò di buon grado. La loro auto si allontanò furtiva nella notte stellata, non più incupita dalle nubi comparse nella giornata da poco trascorsa.
Il buio avvolgeva ogni cosa, compresa l’auto che lentamente procedeva a fari spenti tra i campi. Non fosse stato per la presenza della luna non si sarebbe visto nulla in mezzo alla campagna nella quale si addentravano le due donne.

Sara era combattuta tra la libidine che la pervadeva e l’idea di scappare. Non sapendo decidere quale delle due tendenze assecondare rimase immobile, seduta di fianco alla sua amica che scrutava nei limiti del possibile ogni angolo della zona per trovare una stradina appartata. Durante quella snervante attesa Sara guardò verso il cielo, ormai svuotato delle nubi del pomeriggio appena passato, desiderando che anche la sua condizione interiore fosse così limpida. Si lasciò ancora una volta
trasportare dalla malinconia, ricordando che una situazione simile a quella in cui si trovava ora l’aveva vissuta anche con Diana.

Dopo una delle loro prime uscite assieme, le due donne si erano rifugiate in mezzo ai campi di grano per fare l’amore, impossibilitate dall’impeto del momento ad aspettare di arrivare a casa. Il tepore di quella notte d’estate aveva permesso loro di abbandonare lo scomodo abitacolo della macchina per uscire all’aria aperta. L’erba della strada isolata che avevano scovato era asciutta e accogliente, così le due avevano potuto stendersi dolcemente lì, come su un magico tappeto volante.

Nonostante l’ansia dimostrata fino a poco prima, Sara e Diana si sfiorarono lentamente e si concessero per gradi come si addiceva all’occasione, ideale inizio del loro scoprirsi reciproco. Intorno a loro concerti di grilli allietavano la notte estiva e qualche cinguettio rapace in lontananza faceva venire di tanto in tanto la pelle d’oca. I seni di Diana sotto il firmamento potevano sembrare non semplicemente parte di un corpo, ma un qualcosa che si fondeva, nella sua essenza, con il mondo naturale circostante.

Delicati giungevano i baci di Sara su quei capezzoli esposti alla notte e silenziosi i sospiri ricambiati da Diana. Dita timide ma ugualmente indiscrete esploravano ogni angolo, percorrevano ogni curva aggraziata che il corpo disegnava. Il tempo si era fermato, le due erano immerse in un momento eterno, quasi uno shitto fotografico, la cui atmosfera rimane sempre invariata dentro la cornice. Si dimenticarono della civiltà umana, mentre il vero mondo, quello che conta, era lì ad assisterle nel loro momento di estasi.

Di fronte ad un simile ricordo Sara, chiusa in macchina insieme ad Arianna, rise nervosamente. Si era appena resa conto di non poter prescindere da Diana e il suo tentativo di tentare il contrario l’aveva fatta ridere amaramente di se stessa. Pensò che avrebbe fatto qualunque cosa per tentare una riconciliazione, anche andare a cercarla, costringendola a parlare contro la sua volontà. Fece fermare improvvisamente Arianna chiedendole di tornare indietro. Si scusò dicendo di non sapere cosa le fosse passato per la testa.

L’amica la portò fuori dai campi e la ricondusse in centro, verso la sua macchina. Quella sera, nel suo letto, Sara non si sentì più sola e disperata, ma solidale con se stessa nel voler rimettere a posto le cose. Il giorno dopo il sole sarebbe sorto ancora e lei avrebbe una volta per tutte perseguito il suo intento.
Diana, bloccata di fronte alla porta come in uno stato di ibernazione, non riusciva a decidersi.

Dal giorno dell’immane errore non si era più trovata di fronte a quella casa ed ora era lì, spinta da una sorta di un impulso malato e masochista. Voleva rivedere Giulia, lo strumento con cui aveva distrutto il rapporto con Sara. Non sapeva di preciso per quale motivo incontrarla, ma voleva farlo urgentemente, non fosse stato per
quel blocco che la impietriva. Ma la porta ad un tratto si aprì.

Giulia stava uscendo per innaffiare i fiori e sobbalzò trovandosi di fronte quel viso cadaverico. Diana non era più come l’aveva vista l’ultima volta, pareva che qualcosa la stesse divorando dall’interno. Alquanto disorientata, Giulia la fece entrare e la invitò a sedersi sul divano insieme a lei. Diana non seppe dare spiegazioni sul perché si trovasse lì e ad un tratto si allungò verso la collega per baciarla, ma questa si ritrasse chiedendole spiegazioni.

La cadaverica ragazza, con gli occhi lucidi di lacrime, disse che al momento la sua vita non aveva più molto senso. Giulia quindi comprese la sua situazione e si sentì un mostro per averla trascinata in quel baratro. Capì che Diana stava prendendo la strada dell’autodistruzione e sentendosene responsabile cercò di farla ragionare, dicendole che non era troppo tardi per rimettere a posto le cose. Tentando di spiegare a Sara come si sentiva e perché avesse agito a quel modo, forse questa avrebbe capito, anche se ci sarebbe voluto un po’ di tempo per accettarlo.

In ogni caso era necessario che le due si affrontassero. Diana passò alcuni minuti in un silenzio di tomba. Non era chiaro se quelle parole fossero cadute nel vuoto o avessero a tal punto colto nel segno da averla zittita. Infine, risvegliatasi dal torpore, Diana diede ragione a Giulia. Per quanto l’idea di affrontare Sara la atterrisse, decise comunque di tentare. L’altra quindi la accompagnò alla porta, quasi sorreggendola per un braccio. Diana capì che Giulia stava rinunciando alla possibilità di averla per assecondare la sua innata, anche se finora latente, capacità di amare a dispetto di tutto, che in questo caso si traduceva in un romantico e doloroso mettersi da parte.

Allontanandosi dal grazioso giardino Diana decise di fare qualche passo a piedi lungo un fiumiciattolo grigio che costeggiava la strada. Vedendo i gabbiani che chiassosamente si posavano sui detriti delle sponde brulle, le tornò alla mente una scena sulla spiaggia che in quel momento le sembrò molto lontana nel tempo. Sara le massaggiava la schiena, mentre un tiepido venticello e strilli di gabbiani al largo rendevano l’atmosfera ovattata. Il sole che nel pomeriggio era stato crudelmente caldo, ora sfiorava i loro corpi nudi in quell’oasi isolata e nascosta alle masse.

Sara leccava la pelle salata di Diana con ardore, senza però rinunciare a dolci parole sussurrate. Si era divertita a lungo a tormentare le sue parti del corpo meno sensibili, per prolungare l’attesa verso quelle che invece lo erano di più. Le baciò infine i seni e affondò la lingua nelle sue intime cavità, come fa un’ape con un fiore che delicatamente si schiude. Mentre il sole, unico spettatore indiscreto, le salutava per dirigersi verso terre sconosciute, le due ninfe giunsero al piacere tanto atteso, dimentiche del luogo in cui si trovavano e del tempo a cui solitamente erano asservite.

La poesia di quel momento, difficilmente ricostruibile a posteriori, era impressa nella sua mente, come un episodio eterno richiamabile alla memoria infinite volte. Diana ora si era calmata e si dirigeva verso casa di Cristina per raccogliere alcune cose, come il telefono con cui finalmente avrebbe telefonato alla sua Sara. Cristina non era in casa quando Diana arrivò trafelata a causa della corsa che aveva fatto. Senza fermarsi a prendere fiato andò in camera a cercare il cellulare e lo trovò morto.

In quei due giorni in cui era stata altrove si era dedicata alla visione di film romantici per deprimersi ancora di più e aveva pernottato da sua madre, lasciando il cellulare acceso, che aveva giustamente esaurito la batteria, a casa di Cristina. Collegatolo al caricabatteria, lo accese e trovò svariate chiamate perse di Sara risalenti a due giorni prima, nonché un messaggio in cui quest’ultima le diceva di volerle parlare. Le vennero le lacrime agli occhi per la commozione e in parte per il senso di colpa.

Questo le ricordò una volta in cui non riusciva a contattare in alcun modo Sara, che era uscita di casa dicendo di dover comprare una cosa mantenendo un’aria di mistero.
Scomparve per almeno due ore e mezza, durante le quali Diana continuò a chiamarla, trovandola sempre non disponibile. Senza preavviso Sara tornò con una gattina di tre mesi tra le mani, che sarebbe poi diventata la loro gatta, Milly. Una sorpresa per la sua amata, che desiderava da una vita avere un gatto.

Diana la abbracciò forte per poi farla stendere sul divano. Lei invece, seduta su una poltrona, iniziò lentamente a spogliarsi mentre l’altra la guardava, concedendosi in una sorta di striptease privato. Gli sguardi infuocati che Sara le lanciava aumentavano la lussuria dei gesti con cui si sfiorava, spogliandosi. Una volta nuda si avvicinò a Sara e, divaricate le gambe, si sedette su di lei cavalcioni. L’altra non poté fare a meno di morderle il collo avidamente, per poi spostare le mani sui suoi seni, per succhiarne i capezzoli.

Portò poi la mano destra sulla sua vagina e la accarezzò delicatamente. Diana iniziò a muoversi ritmicamente facendosi penetrare dalle sue dita vogliose. La cosa continuò finché Sara non si decise a slacciarsi i pantaloni e a infilare la mano che aveva libera sotto gli slip, per fare la stessa cosa su di sé. Quel doppio movimento, che aveva l’aspetto di una pulsazione continua e rigenerante, sfociò in un piacere intenso e meritato, incoronato da gocce di sudore sulla fronte di entrambe.

Il trasporto di questo ricordo fu bruscamente interrotto dal rumore della porta d’ingresso. Diana si alzò dal letto su cui sedeva e uscì dalla stanza per andare a scusarsi con Cristina, in fondo la sua amica l’aveva ospitata e lei era praticamente scomparsa per due giorni. Una volta giunta di fronte alla porta il cuore le balzò in gola nel trovarsi davanti Sara. L’amore della sua vita, che lei aveva ferito e umiliato, si era improvvisamente materializzato dopo dieci giorni di silenzio.

Avrebbe voluto piangere e gridare e saltarle al collo chiedendole perdono, ma non poteva, non ancora. Senza che nessuna delle due dicesse una parola Cristina le fece accomodare in soggiorno. Sara si accese una sigaretta, azione che generalmente le dava coraggio, poi con lo sguardo rivolto al pavimento chiese a Diana se stesse bene. Dopo alcuni brevi convenevoli Diana non resistette più e scoppiò in lacrime. Sara ebbe l’istinto di prenderla fra le braccia per consolarla, dicendole che andava tutto bene, ma la ragione le suggeriva di aspettare.

In fondo però non si sentiva più profondamente delusa, ma ben disposta a cercare di perdonarla. Diana, non riuscendo a dire una parola né a soffocare il pianto, si alzò di shitto per fuggire, ma Sara la afferrò per un braccio, si alzò in piedi e a quel punto non poté più fare a meno di abbracciarla. La sua amata affondò singhiozzando il viso nella sua spalla, quasi nascondendosi per la vergogna che provava.

Fu allora che Sara, intenerita, iniziò a sussurrarle che tutto col tempo si sarebbe messo a posto. Una volta tranquillizzata, Diana sembrò addormentarsi come una bambina con il viso sul suo petto. Sfinita, fu accompagnata in macchina per tornare a casa insieme a Sara, dove le due avrebbero potuto, un passo alla volta, chiarire la loro situazione. Mentre l’auto procedeva senza fretta, Diana con gli occhi gonfi guardava dal finestrino, vedendo scie colorate di giardini fioriti, come quello colmo di rose che la aspettava a casa.

.

La maratona lacustre

UNO

Sguardo concentrato sull’obiettivo, respiro lento e regolare, passo svelto e deciso: è così che corro con il mio zaino tecnico sulle spalle senza indugio, ma anche senza fretta, verso una piccola insenatura lacustre nascosta da un folto canneto…un paradiso sconosciuto alle grandi masse che frequentano il lago nella stagione estiva.
La corsa non cambia ritmo nonostante il fondo sconnesso, continuo a respirare regolarmente e mi lascio catturare dalla natura circostante, uno stretto sentiero incastonato tra la montagna a destra e l’ampia distesa azzurra a sinistra, in un tratto di lago ben lontano dai centri abitati, un luogo precluso alle auto e perciò rimasto sconosciuto ai più.

La corsa regolare, i colori ed i profumi della bella stagione calmano il mio spirito frustrato dal lavoro e dagli affanni…un passo dopo l’altro, ancora ed ancora, sempre più avanti senza riposo, a testa alta nella corsa come nella vita…

L’ultimo cambio di pendenza è il più ostico ma il respiro non cambia ritmo: tra poco arriverò alla mia insenatura, potrò finalmente fermarmi, buttarmi in acqua e poi godermi il panorama in totale silenzio e libertà.

Giunto alla biforcazione del sentiero rallento il passo, cerco con lo sguardo la presenza di estranei; non c’è nessuno attorno: “Bene, ottima notizia” – penso inconsciamente, quindi mi inoltro nel canneto ed inizio la breve discesa verso l’insenatura…

Giunto a metà strada mi blocco: che ci fa un asciugamano steso sulla rena? Per di più attorno non c’è nessuno…chissà chi sarà colui che mi ha anticipato…

Che fare?

Tornare indietro o proseguire?

“La corsa fatta fin qui non può andar sprecata così” – penso tra me e me – “vero che non c’è molto posto in questa caletta e che avrei preferito starmene solo con i miei pensieri, però in due ci si sta comunque bene e di più di tornare indietro non se ne parla…almeno un bagno me lo merito, poi eventualmente me ne andrò!”.

Giungo al fondo della baia e mi guardo attorno: asciugamano, foulard rosa e borsa sportiva…. di sicuro una donna, probabilmente un’anziana della zona, le uniche che hanno voglia spingersi fin qui.

”Poco male dai, non avrà tanta voglia di conversare” penso risollevato “tra l’altro qui non c’è realmente nessuno, mancano le ciabatte e sarà andata a farsi una passeggiata, meglio così…”

Mi fermo vicino all’acqua, apro lo zaino tecnico e estraggo l’asciugamano; il leggero vestiario da corsa lo ripongo al suo interno e mi fermo con i piedi nell’acqua, assaporando la freschezza che sale tra le membra…poi deciso avanzo verso l’acqua più alta, mi tuffo e ad ampia bracciate mi inoltro fuori dall’insenatura naturale e dalla riva per raggiungere in breve tempo un tratto di lago più profondo dove finalmente mi rilasso…

DUE

Dopo un tempo che mi pare infinito, finalmente in pace con il mondo, faccio ritorno a nuoto alla mia insenatura…e qui con amarezza scopro che la proprietaria dell’asciugamano è tornata.

“Va beh dai, sono stato comunque fortunato” penso “mi sdraio un po’ aspettando di asciugarmi e poi farò ritorno a casa”.

Appena fuori dall’acqua guardo la mia vicina di asciugamano: “Cazzo, ma tu sei Giovanna” – esclamo con meraviglia e sorpresa – “che ci fai qui? Come fai a conoscere questa baia?”
Altroché anziana locale, Giovanna è un’amica di vecchia data che non vedo da tempo, bionda e giunonica, bella da spezzare il fiato.

Il rammarico iniziale lascia spazio alla gioia di questo incontro inaspettato…ed è così che ci mettiamo a parlare del più e del meno, come sempre si faceva in amicizia per telefono ma raramente di persona causa estrema lontananza che ci separava.
Tra una chiacchiera, una risata ed una confessione le ore scorrono piacevolmente senza che nessuno dei due se ne renda conto…

Il pomeriggio è avanzato ed è ormai ora che io mi riavvii verso casa…

“Aspetta un attimo” – mi dice Giovanna – “il tempo di un ultimo bagno e poi anch’io torno a casa” e senza aspettar risposta si butta in acqua!
“Il tempo per un’ultima nuotata c’è sempre” – le urlo io dalla riva – “aspettami lì in acqua che mi tuffo anch’io!!”

…ed è così che ad ampie bracciate la raggiungo: lei galleggia in acqua e mi sorride, un sorriso genuino che rende subito felici… Io la guardo e ricambio il sorriso…poi il mio sguardo scivola più in basso e mi accorgo che il freddo dell’acqua ha intirizzito la sua pelle ma anche i suoi capezzoli, che come due piccoli chiodi sporgono dal suo costume floreale, un bikini che solo ora mi accorgo contenere non proprio agevolmente il seno di Giovanna, una quarta piena e soda.

Una strana sensazione pervade il mio corpo fino a raggiungere il basso ventre: guardo quelle labbra rosee e carnose, i suoi occhi dolci e marroni, i suoi lunghi capelli biondi e i turgidi capezzoli…e mi ritrovo a perdermi nel desiderio folle di baciarla, folle e forse sbagliato perché siamo amici, folle ma quanto mai vivo e reale…

Non so se lei intuisca i miei pensieri e forse li condivida…

“Ho freddo…” – mi dice Giovanna.

“Vieni, ti scaldo un po’ e poi usciamo ad asciugarci” – le rispondo io…

Lei si avvicina ed io l’abbraccio in acqua: sento il profumo dei suoi capelli e della sua pelle ed è un profumo che inebria i miei sensi…lei si lascia andare al mio abbraccio e preme il suo abbondante seno contro il mio petto e quel contatto sextena un folle desiderio dentro me. Il cazzo mi si ingrossa di colpo e questo gonfiore preme contro il ventre di Giovanna…la quale anziché sottrarsi alla sua presenza come temo si appoggia invece a me in maniera ancor più provocante: ovviamente l’erezione aumenta.

“Qui in basso mi sembra ci sia qualcosa che inizia a muoversi” – mi dice sorridendo e con uno sguardo malizioso che non lascia spazio a fraintendimenti.
“Certo che si muove, dolcezza” – le rispondo io – “è merito tuo e non hai ancora visto nulla!”.

Il desiderio di baciarla esplode nel suo fragore: le prendo il viso con le mani ed inizio a baciarla, prima lievemente sulle labbra, poi con più avidità e veemenza; lei apre la sua bocca e le nostre lingue iniziano a toccarsi, a conoscersi, a danzare fra loro…le sue mani mi accarezzano la testa, mandando brividi giù lungo tutta la mia schiena, mentre le mie mani scorrono dal suo collo al prosperoso seno, soffermandomi su di esso con ampie carezze a piene mani…

Per entrambi il battito cardiaco aumenta e con esso anche la nostra voglia di stare insieme; le mie mani scorrono lungo la sua schiena, liscia, vellutata e perfetta…e da lì si spingono ancor più giù verso il suo sedere, sodo e pieno; le sue mani invece continuano ad accarezzarmi la testa mentre il nostro lungo bacio non ha fine.

Il mio cazzo si ingrossa ancora di più e l’eccitazione sale…sale…. sale..

Scosto gli slip e con le mani cingo le sue chiappe, rotonde e morbide come piacciono a me…e poi con il dito medio mi avvicino al suo buchetto; lei spinge indietro il culo per sentire meglio le mie carezze ed il mio dito inizia a scorre tra la vagina perfettamente rasata ed il culetto, senza però penetrarla in alcun modo, e da lì lungo le grandi labbra, che piano piano si bagnano…

Il respiro di Giovanna inizia ad aumentare di frequenza, ci stacchiamo un attimo e ci guardiamo…i miei occhi scivolano giù verso l’incavo del seno e guardo con avidità le sue tette, lei mi sorride e di colpo si slaccia il pezzo sopra, mettendo in mostra due enormi mammelle, sode e ben proporzionate, lisce, morbide e perfette, ben divaricate fra loro e coronate da due rosei areole perfette e tondeggianti al cui interno spiccano due capezzoli turgidi.

“Che tette fantastiche che hai, Giovanna, le voglio tutte per me” – le sussurro all’orecchio – ed è così che inizio a far scorrere la lingua lungo il collo e sull’orecchio destro…. poi più giù verso il suo petto sentendo la fragranza della sua pelle…e da lì lungo la tetta destra fino a raggiungere il capezzolo…la lingua inizia a trastullarlo mentre con il dito medio infilato nel costume continuo ad accarezzare avanti ed indietro il tratto tra la vagina ed il sedere, inumidendolo con gli umori che la figa di Giovanna inizia a produrre per il piacere provocato dai miei baci, dalla mia lingua e dalle mie carezze.

Con la bocca ingoio la tetta destra e dolcemente inizio a succhiare la mammella…poi mi sposto sulla tetta sinistra e la lecco allo stesso modo…e dopo averla lungamente succhiata inizio a stringerla dolcemente con la mia mano sinistra, mentre giù di sotto mi soffermo con le dita sul limitare della figa, accarezzando la grandi labbra che sento ingrossarsi per l’eccitazione del momento. Con la mano sinistra gioco con i suoi capezzoli, prima l’uno e poi l’altro, titillandoli e leccandoli con la lingua e dolcemente stringendoli, strizzandoli e tirandoli verso di me con le dita….

”Che seno formidabile” – penso tra me – “è perfetto…”

Guardo Giovanna e mi perdo nei suoi occhi…

…e poi mi avvicino di nuovo al capezzolo sinistro con la bocca, lo succhio e me lo porto tra i denti, con la lingua che continua a dargli colpetti decisi; dolcemente inizio a mordicchiarlo mentre più in basso, con un colpo deciso ma anche dolce, affondo con il dito medio nella sua figa bagnata, che inizia a grondar piacere! Giovanna emette un respiro strozzato, mi morde l’orecchio mentre io inizio a muovere lentamente il mio dito dentro il suo fiore, uscendo e rientrando subito per non dar modo di richiudersi, provocandole un fremito sempre maggiore…lei con la mano libera mi abbassa il costume, prende in mano la mia asta ed inizia a scappellarmi il cazzo, con movimenti rapidi e sapienti, saggiando la venosità del mio bastone e accarezzandomi le palle, tese ed ingrossate.

Entrambi i respiri aumentano di intensità…

Al dito medio aggiungo l’indice, che scivola dolcemente al suo interno…e ad ogni colpo delle mia dita sento aprirsi il suo fiore, ingrossarsi il clitoride e spezzarsi il suo respiro…tolgo le dita inumidite e le avvicino al suo sedere sodo, titillando con il medio il suo buchetto…e poi senza fretta lo infilo dolcemente dentro, sentendolo schiudersi come un germoglio. Giovanna mi guarda eccitata e ci baciamo mentre ci masturbiamo reciprocamente…
Improvvisamente si sposta da me ed il dito esce dal suo culetto sodo e rotondo…ma la sua mano rimane sul mio cazzo pulsante continuando a tirarmelo…

“Dai che usciamo fuori sulla spiaggia, ho voglia di te” – mi sussurra eccitata Giovanna sempre con il mio cazzo in mano, per poi aggiungere maliziosa: “Ma lo sai che dietro i canneti del lago si nasconde sempre qualche guardone??”
“E se ci sono, cosa facciamo, tesoro?” – rilancio io, nell’eccitazione del momento.

“Li lasciamo guardare: a me non dispiacerebbe guardare qualcuno che si masturba mentre sto facendo l’amore con un uomo…tu non dirmi che sei geloso e bigotto, vero?”
“Macché, dolcezza” – rispondo eccitato io – “Anzi non si sa mai che qualcuno di loro, ammesso che ci sia, voglia partecipare al nostro gioco: vorrei vedere come ti comporteresti con due cazzi contemporaneamente…” rilancio io, ma per nulla convinto delle sue reali intenzioni.
“Ti potrei anche sorprendere, sai…e non ti conviene provocarmi, caro!” ribatte lei eccitata all’idea, con un seno orgoglioso, stupendo e maestoso ormai fuori dall’acqua ed un corpo rotondo e pieno, eccitante e voglioso.

Io la guardo e penso che la timida ragazza che conoscevo ora non esiste più, sostituita ad un’altra Giovanna, più conscia della sua sessualità, di certo più disinibita, sicuramente più donna…ma mi rinfranca sapere che questa baia sia sconosciuta ai più: confrontarmi con un altro cazzo più grande mi inquieta sempre…e poi dividere questo momento con un altro non mi esalta di certo…

TRE

Fuori dall’acqua ci mettiamo in piedi sul suo asciugamano; con un rapido gesto lei si lascia scivolare ai piedi gli slip e mi toglie il costume…poi si china davanti a me ed avvicina il dolce viso al mio cazzo duro e pulsante, iniziando con piccoli e timidi baci…poi leggere leccatine tra frenulo e glande…poi lunghe leccate lungo la mia asta nodosa: io le prendo il viso tra le mani ed affondo con calma il mio pene interamente dentro la sua bocca, che si apre per accoglierlo tutto, fino a sentirlo giù nella sua gola, con il piercing che struscia sull’asta vibrante.

Giovanna inizia a muovere avanti ed indietro la testa per farmi un pompino indimenticabile, mentre io assecondo i suoi movimenti spingendo il mio cazzo nella sua bocca avida e lasciando sulla mia cappella la sua saliva, che si mescola al mio liquido.

Dopo alcuni ampie ingoiate, lei scosta il viso ed inizia una lunga leccata dell’asta, accarezzando con le mani il mio culo sodo ed avvicinando le dita al mio buchetto.
Di solito questo contatto mi genera sempre un po’ di ansia ma stavolta è diverso e mi piace; Giovanna, forse conscia di questo piacere improvvisamente esclama: “Dai caro, stenditi sull’asciugamano che ti faccio un gioco particolare!”.

Io le ubbidisco senza fiatare (ormai sono in suo possesso) mi sdraio e lei si accovaccia tra le mie gambe.

“Ora rilassati” – aggiunge Giovanna – ed inizia nuovamente a leccarmi il cazzo con lingua sapiente…e poi questa lingua si avvicina alle mie palle dure e gonfie ed inizia a succhiarle.
Mi piace questo gioco ed allargo le gambe; lei scivola con la lingua più in basso e si avvicina al mio culo, iniziando a saggiare nuovamente il mio buchetto.

Un sospiro strozzato in gola, il gioco mi piace, non voglio che si fermi…Dopo lunghe leccate per aprirmi il sedere, lei si inumidisce un dito e senza darmi modo di fiatare o protestare lo infila dentro dolcemente ma senza indugio alcuno …
Il mio culo si apre inaspettatamente e la prima diffidenza lascia spazio ad una piacere diverso ed inaspettato: “sìì Giovanna, che bello: continua, ti prego” mormoro io eccitato…e lei spinge più a fondo il dito nel mio deretano, lo ritrae e lo rinfila: io sono in suo potere e mi piace, il gioco lo conduce lei ed io ho ormai perso ogni volontà..
Il mio cazzo è durissimo ed il suo dito che esplora il mio interno, stimolando la prostata, mi sextena un piacere nuovo e sconosciuto come scariche elettriche che, risalendo l’asta, mi fanno vibrare la cappella; Giovanna ammira la mia asta e del tutto inaspettatamente se lo mette tra le tette sode, iniziando a muoversi ritmicamente per aumentare il mio piacere.

Guardo il mio cazzo scomparire fra le sue tette morbide e riemergere subito dopo, mentre i suoi capezzoli sempre più turgidi strusciano sul mio corpo e questa visione mi eccita ancora di più; il suo dito fruga con sempre maggior intensità e velocità nel mio culo ed io inizio a mugolare ed ansimare: “Piano, Giovanna, piano, così mi fai sborrare subito” – le dico tutto frastornato.

Lei mi guarda accalorata con il cazzo fra le tette: “No, tesoro, prima devo venire io…e poi voglio vedere come te la cavi con il sesso orale, visto che tu ti vanti sempre di essere un maestro in quest’arte”…e quindi ritrae il dito dal mio culo.

“Peccato” – penso io – “mi piaceva tantissimo…”.
Giovanna si stende sull’asciugamano fronte a gambe aperte, mostrandomi la sua vagina rasata e curata ed il suo culetto morbido: è un corpo perfetto, sodo, giunonico e ben proporzionato; la pelle liscia e profumata; il viso dolce ed eccitato al tempo stesso; il suo fiore è già bagnato di fresca rugiada e sboccia di piacere, pronto a ricevere le mie attenzioni.

Mi chino sul suo viso e le nostre lingue iniziano nuovamente a danzare fra loro…poi scendo sul suo morbido collo…e poi di nuovo più giù verso il suo maestoso seno: lecco tutto attorno le sue rosee e tonde areole ed in seguito allungo dei teneri baci ai capezzoli.

Li porto tra le mie labbra e li succhio avidamente: sono come morbidi e fragranti cicchi d’uva matura, li mordo dolcemente e li assaporo con gusto.
La lingua scende sotto le coppe lungo la pancia verso l’ombelico, lentamente, millimetro su millimetro: la pelle è vellutata e morbida al tatto, profumata come un tappeto di rose, e mi perdo in queste sensazioni…non so più se lei sia una donna o una dea scesa dal cielo.

La voglia è tanta e piano piano scendo giù, verso il monte di venere e lungo le sue morbide cosce.

Mi metto tra le sue gambe che lei prontamente divarica ed ammiro la sua forma, perfetta, rosea e profumata; il cuore martella nel petto, ogni influenza esterna scompare, rimango estasiato alla sua vista ed un sacro fuoco mi pervade: con ampie lappate percorro le grandi labbra, dapprima dolcemente e poi con maggior intensità, assaporandone la morbidezza e pregustando il suo fiore.

Con la mano destra le divarico le labbra piene della mia saliva e mostro il suo interno bagnato ed il clitoride, che per l’eccitazione si è ingrossato e fa capolino dall’alto. Io guardo questa meraviglia di vagina, incantato da tanta meraviglia, e poi ritorno a leccarla così divaricata, infilando la lingua a punta nel suo fiore e poi spingendola verso il clitoride, in modo da darle tempo di prepararsi al prossimo trattamento.

La mia lingua scorre sempre più all’interno della vagina…ed una volta inumidita la parte alta della patatina mi avvio verso il basso, portando gli umori di Giovanna mista alla mia saliva verso il suo dolce culetto.

Con la lingua, senza mai staccarla dalla pelle, ritorno poi verso il centro della figa, tra le piccole labbra, e la penetro fin dopo posso, immergendola nei suoi sapori profumati e cominciando a leccarla al suo interno con la punta della mia lingua, con fare ritmico e costante: Giovanna mugola di piacere e la figa risponde con umori sempre più intensi, un nettare dolce e vischioso che io, come un’ape avida di polline, assaporo senza perdermi nemmeno una goccia…
La sua figa è bellissima e questo sesso orale mi eccita da morire; dopo averla penetrata con la lingua fradicia di piacere mi avvio verso il clitoride, che mi sta aspettando.

Inizio dapprima a stimolarlo con ritmo leggero per non infastidire Giovanna…e poi in maniera via via più sostenuta con la punta della lingua…poi dolcemente lo metto tra le mie labbra ed inizio a succhiarlo, prima con calma e poi con avidità crescente, che genera in Giovanna una sorta di piacere misto dolore che le spezza il respiro.
I suoi capezzoli sono gonfi e turgidi, il suo viso etereo ora arrossato dall’estasi e dal piacere, la sua figa grondante di piacere che raggiunge il suo culetto.

Mentre continuo a succhiare il clitoride, con la mano destra mi avvicino alla sua vagina bagnata e con due dita la penetro velocemente: è così bagnata che le dita scivolano senza problemi schiudendo il suo fiore. Il respiro di Giovanna si fa roco e rapido ed ogni penetrazione delle dita le strappa un gemito di piacere…

Mi stacco dal clitoride e la guardo, con le dita sempre immerse nel suo piacere: lei si sta stringendo le tette, torcendo i capezzoli, turgidi e bellissimi, al centro di areole perfette e quasi marroni perché irrorate di sangue, e spinge senza sosta il bacino verso di me per godersi pienamente le mie dita…una visione paradisiaca.

“Sei magnifica Giovanna, una dea del sesso: spingi, tesoro, spingi” – la incito io e lei spinge ancora ed ancora senza sosta…

I movimenti del suo corpo e delle mie dita hanno allargato la sua vagina, dapprima stretta ma ormai molto larga e bagnata come un lago, e questi movimenti hanno divaricato anche il suo buchetto del culo, che si apre e si richiude senza sosta…
A questa incredibile visione il mio cazzo, che durante il cunnilinguo si era leggermente riposato, si rialza fremente; in un attimo tolgo le dita e mi avvento con la lingua sull’ano, leccandolo prima esternamente e poi infilandole la punta della lingua dentro, con movimenti ritmici avanti ed indietro.

Giovanna, colta di sorpresa, lancia un alto grido di piacere; io, entusiasta, non mi fermo e la penetro in profondità con la lingua, assaporando i suoi umori fuoriuscire che si mescolano a quelli della figa originando un nettare dolcissimo.

Con la lingua immersa nel culo lecco, lecco, lecco ed assaporo tutto il piacere che cola…

…e poi senza esitazione tolgo la lingua, mi stendo su di lei in posizione missionaria e con un alto gemito la penetro con il mio cazzo, gonfio e nodoso, direttamente nel profondo del suo fiore, bagnato di fresca rugiada: il glande le entra senza sforzo e le sue piccole labbra si serrano alla base dell’asta, una volta che tutto è dentro lei: “Sìììì” – sospira lei di piacere – “Sììì, spingi tesoro, non ce la facevo più ad aspettarti!”

Io inizio a spingere con la mia asta venosa e dura con lunghi e lenti colpi, facendola fuoriuscire tutta e ripenetrandola per non darle tempo di serrare il suo fiore, gustandomi la morbidezza della sua fonte, mentre i miei lenti movimenti avanti ed indietro lasciano i suoi fragranti umori sul mio cazzo, che misti ai miei diffondono nell’aria suoni e profumi d’amore…

…mi chino su di lei, le prendo la tetta destra con la mano, la stringo e la accarezzo sentendola più dura di prima e ci lanciamo così in un lungo, profondo ed appassionato bacio con la lingua, che sextena la parte più selvaggia di me: inizio perciò a spingere con più intensità dentro lei, facendo l’amore come mai mi era successo prima d’ora, e ad ogni colpo profondo e veloce Giovanna risponde con altrettante spinte del bacino, con veemenza ed ardore, in una passione che tutto travolge.

I nostri corpi accaldati si mescolano in un dolce suono d’amore e tutto si fonde all’unisono con i nostri intensi mugolii di piacere soffocati dal lungo bacio …le sue mani percorrono la mia schiena ed un lungo brivido scende verso il sedere, lì dove le sue mani si fermano assecondando e aumentando i miei movimenti dentro la sua vagina bagnata….

L’eccitazione velocemente risale dalle palle alla cappella con queste profonde e veloci spinte, mentre lei inizia a dimenarsi sempre più velocemente aumentando l’intensità dei colpi e dei sospiri di piacere; libero le tette e le guardo ondeggiare: una visione sublime, un mare di piacere, una melodia di suoni ove ci perdiamo l’un l’altra…Giovanna è una dea d’amore scesa in terra ed io non posso che adorarla senza tregua!

E spingo, spingo, spingo ed il mio cazzo infuocato scivola nella sua vagina così splendente e bagnata…sempre più a fondo con ardore…sempre più velocemente….

sempre più intensamente…e ancora…ancora…ancora fino quasi a scoppiare…

…ma prima che entrambi si sgorghi in una fontana impetuosa, mi ritraggo dal suo fiore con un lungo sospiro, rimanendo con il cazzo durissimo e teso di fronte al suo corpo scosso da fremiti, un cazzo pulsante e lucido da cui cola parte del divino nettare di Giovanna, che nitidi filamenti riuniscono alla vagina appena abbandonata…

QUATTRO

Con ampi e profondi respiri entrambi cerchiamo di calmarci prima che l’orgasmo ci travolga impetuoso, per proseguire la nostra maratona d’amore più tardi; il sole sta ormai tramontando dietro la ripida collina: in un attimo si è fatto sera e nessuno dei due se ne è accorto, tanto è il trasporto dei sensi.

Stesi a fianco l’un l’altra, con le dita intrecciate ed i visi vicini, cerchiamo un attimo di quiete, guardandoci negli occhi senza parlare, ebbri di passione e felicità, accaldati e vivi, rapiti nell’estasi d’amore…

…quando improvvisamente un sordo rumore proveniente dal canneto retrostante noi rompe il silenzio ed i nostri respiri:
“Che diamine è stato?” – mi allarmo io, abbracciando Giovanna per proteggerla.
“Nulla che ci possa distrarre, tesoro” – mi sussurra Giovanna tra un sospiro ed un altro, accarezzandomi il viso – “nulla che ci riguardi…o preferisci andar a vedere rinunciando a me?”
La guardo tra l’imbronciato ed il divertito.

“Rinunciare a te? E perché mai, tesoro, non hai ancora visto nulla! Ma non sei preoccupata? E se davvero ci fosse qualcuno qui che ci spia??”
“E se anche fosse? Ti darebbe fastidio?” – rilancia lei in maniera maliziosa – “O sei geloso??”…
“Ma figurati” – ribatto io fieramente…

…ma di fiero non c’è nulla, c’è solo l’imbarazzo di un’eventuale presenza sconosciuta che ci guarda ed un’insana gelosia nei confronti di Giovanna: in questo momento è mia, perché mai dovrei dividerla con qualcuno? Un intruso fra noi? Non voglio nessuno che turbi la nostra passione..
Ma sono pensieri irrazionali che come un lampo abbagliante nella notte attraversano la mia mente: lei è qui, è mia, e siamo soli, consumati di abbagliante passione l’un per l’altra: che perdo tempo a fare?

Inizio perciò a baciarla nuovamente mentre con una mano le accarezzo il seno; lei, pronta, allunga la mano sul mio pene per farlo tornare duro come prima ed inizia a masturbarmi, dapprima con calma e poi con rinnovata energia.

“Sei proprio fantastica, tesoro, ed io ti adoro, hai una manina divina, un corpo da dea e fai l’amore con passione travolgente: dai, adesso sdraiati ancora e divarica le gambe…aspetta, ti metto sotto il mio asciugamano piegato, voglio farti un gioco nuovo adesso” le dico.
Lei ubbidisce staccandosi dal mio abbraccio, spalancandomi nuovamente le gambe e mostrando entrambe le sue fonti di piacere di fronte a me.
“Cosa vuoi farmi, caro??” mormora divertita e maliziosa Giovanna per stuzzicarmi…

Senza una parola mi sdraio tra le sue gambe; un leggero bacio alla sua patatina e mi dirigo senza indugio di nuovo a leccarle il sederino: con lappate lente e regolari assaggio l’incavo del suo buchetto mentre Giovanna alza le gambe per offrirmelo in dono.

Io con decisione spingo la punta della lingua al suo interno e lo riempio della mia saliva continuando a trastullarlo con decisione fino a che è totalmente bagnato; lei apprezza il gioco e con la mano scivola giù ad accarezzarsi il clitoride, con sospiri di piacere, mentre con l’altra mano si accarezza le tette, subito raggiunte anche dalle mie mani.

La mia eccitazione è risalita senza fine, la sua pure: con un dito mi avvicino al suo buchetto e dolcemente lo infilo dentro al suo deretano, con un leggero gemito della mia amata.

Come un germoglio esso si chiude ed il mio dito si immerge al suo interno per ritrarsi subito dopo….

…lo spingo di nuovo a fondo per tutta la sua estensione, lo piego e lo muovo all’interno per saggiarne l’intorno e poi lentamente lo tiro indietro…e lo reinfilo e lo estratto…e ancora e ancora, sempre più velocemente: a Giovanna piace ed i sommessi respiri aumentano. Dopo qualche attimo aggiungo al primo un altro dito: senza forzare anch’esso penetra dolcemente nel suo buchetto, molle e bagnato, fremente di piacere e più largo di prima, in attesa della prossima mossa; piego le dita al suo interno, le muovo e poi le ritraggo: inizio così un lento, profondo e regolare movimento per godermi ogni attimo di piacere, e più passa il tempo e più il movimento acquista velocità.

Giovanna rialza la testa e mi guarda, io ritraggo le dita ebbre di piacere e le sorrido: il suo culetto si apre e si richiude con spasmi di piacere e la mia asta è dura e venosa, mai prima d’ora avevo provato sensazioni così intense e primordiali.

Nei suoi occhi mi perdo come nella vastità del mare, lei mi sorride ed il mio cuore è un martello nel petto.
Mi sdraio e la bacio…

…poi mi ritraggo, prendo in mano il mio cazzo e con la cappella grossa ed arrossata mi avvicino al suo buchetto fradicio, spingendolo leggermente.

Giovanna respira profondamente e non mi ferma.
“Sì tesoro, fammelo sentire dentro” – mi incita lei.

Io forzo leggermente e penetro con la cappella, fermandomi subito dopo per dar modo al suo germoglio di sbocciare pienamente, allargandosi ed abituandosi alla mia presenza. Esco e ripenetro il suo sfintere per qualche tempo con la sola cappella, aspettando che si allarghi e diventi sempre più bagnato…. e poi lentamente la penetro con tutta la mia asta fino alle palle, fermandolo dentro così.

“E’ bellissimo Giovanna, è bellissimo” – esulto con un fremito io – “ hai un culo fantastico: sei una dea, tesoro, lasciati inculare bene da me…”

…e lei alza le gambe appoggiandole alle mie spalle ed apre il suo culo sempre più…ed io come un mantice inizio a spingere con rinnovato ardore dentro di lei: ad ogni colpo il suo germoglio sboccia e si allarga sempre più…e poi come un’onda in piena che tutto travolge la passione si riprende i nostri corpi: io aumento i miei colpi dentro il suo culetto divino, percorrendolo con tutta l’asta venosa, sempre più intensamente, senza sosta, e ad ogni colpo si bagna di un piacere simile e pure diverso da quello vaginale: è la mia prima volta anale ed è una meravigliosa scoperta.

Dolore misto a piacere percorre con rapide scosse il corpo di Giovanna, rossa in viso e tutta sudata, che asseconda le mie spinte con movimenti alternati del bacino e che anzi rilancia con ardore infuocato: come fa l’amore lei non l’ho mai visto fare da nessun’altra donna prima d’ora!

…ed io spingo, spingo, spingo…ed in queste spinte annego ogni dolore ed ogni pensiero: esistiamo solo io e lei in questo momento, il resto del mondo non conta.

Siamo un universo in espansione, brucianti di vivida passione l’uno per l’altra, un fuoco d’amore inestinguibile che si è impossessato dei nostri corpi e delle nostre menti: chi ci potrà mai fermare??!

CINQUE

CLACK!

Un sordo rumore di ramo frantumato spezza l’incanto!

…non siamo più soli, questa è la verità!

“Ciao, non vi volevo disturbare, nessuna paura” – afferma una voce profonda alle nostre spalle.

In un attimo esco da Giovanna (di malavoglia) e la cingo per proteggerla, il cuore in gola, avvampati entrambi nel fuoco d’amore.

“E tu chi cazzo sei? Cosa vuoi?” – esclamo sorpreso ed infastidito all’uomo che ci guarda sorridendo, tra un ansimo ed un altro.

Nella penombra della sera (“Che diavolo di ore sono?” – penso all’istante – “Non capisco più nulla: da quanto tempo siamo qui?”) la sua presenza alle nostre spalle è massiccia: lui è nudo e ci domina dall’alto, in piedi di fronte a noi.

I vestiti sono riposti accanto a lui sulla rena. Corpo giovanile, atletico e slanciato, capelli corti, i muscoli massicci in mostra, la pelle abbronzata o forse scura, lo sguardo fiero…ed una verga venosa che ci sovrasta, almeno 20 cm di asta dura e larga che sorpassa abbondantemente ed annichilisce le mie dimensioni.

“E’ da un pò che vi guardo…” – aggiunge tranquillo lui in un italiano zoppicante (Brasiliano o Cubano? O forse Colombiano? Non riconosco la cadenza, ma la pelle ambrata e l’accento ne tradiscono l’origine latina) – “…siete bravissimi e mi chiedevo se potevo unirmi a voi: sarei stanco di masturbarmi e se mi volete sono qui”.

Nessun imbarazzo, nessuna incertezza nella sua voce profonda e rassicurante.
“Se non mi volete me ne vado oppure resto a guardarvi” – aggiunge di nuovo lui – “Tanto qui sono di casa e ci vengo spesso”.
“Alla faccia del posto segreto che credevo fosse questa caletta…” – penso io amaramente.

Io guardo lui, lui guarda Giovanna e lei guarda me piuttosto intimorita senza che nessuno fiati più: se non fosse che tutti e tre siamo nudi, la scena avrebbe un che di comico.

La sua erezione rimane stabile in attesa di una nostra risposta, la mia invece ha perso di importanza vista lo spavento di questa improvvisata inaspettata..
Lo sguardo intimorito di Giovanna si sposta ad ammirare il corpo atletico dell’altro maschio latino, soffermandosi sul suo sesso eretto che la sovrasta: una lampo di eccitazione le attraversa gli occhi.
“Io credo che sia cubano” – mi dice senza guardarmi – “e mi ispira fiducia: perché non proviamo?”.

In effetti sarà per la sua presenza o per il suo modo di fare ma anch’io mi sento stranamente rassicurato e la paura (mista vergogna) del primo momento ha lasciato il posto ad una certa curiosità…curiosità mista però a gelosia: condividere chi, anche se per poco tempo, è stata esclusivamente mia, spezza la mia anima a metà…una sorta di desiderio/repulsione che mi lascia inquieto.

Senza attendere risposta Giovanna si avvia però a gattoni verso il cubano e la sua cappella così maestosa, inginocchiandosi di fronte ad essa.

In un attimo la fa scomparire all’interno della bocca: è così grande che lei deve aprirla totalmente per prenderlo tutto. Con fare sapiente lei comincia subito a succhiarlo, a baciarlo e a leccarlo, mentre lui le accarezza il viso, i capelli e la schiena.
Io sono rimasto indietro a godermi la scena.

Godermela non è però il termine giusto: da una parte la scena alla quale assisto è certamente eccitante, ma dall’altra parte brucia l’amarezza dell’abbandono.

Forse abbandono è una sensazione esagerata e forte, però mi sento escluso e messo da parte: l’altro uomo è certamente più giovane, forte ed atletico di me, come potrei competere?

…ma Giovanna non è dello stesso avviso: si stacca dal suo nuovo membro e si volta verso di me: non dice nulla ma con un cenno mi invita ad unirmi. Guardo i suoi occhi ed in essi mi perdo nuovamente: ogni volontà viene meno, ogni remora scompare: è solo un gioco diverso da prima, nella realtà siamo ancora uniti! Giovanna ritorna al suo pompino, io mi avvicino da dietro e comincio ad accarezzarle le tette a piene mani, alternando compressioni a leggeri sfioramenti delle mammelle e dolci ma decise strizzate ai capezzoli.

Le mie mani si alternano a quelle del cubano, in un gioco a 4 che disorienta Giovanna: lei non sa più chi è che cosa sta facendo, prova solo piacere per questo nuovo gioco e si abbandona al suo trasporto …
Improvvisamente lei si stacca e, voltata la testa, in un attimo prende in bocca il mio cazzo, cominciando a succhiarlo forte per farmi tornare l’erezione e la voglia che la comparsa del terzo incomodo e le mie ritrosie avevano inficiato, mentre con la mano destra afferra la possente asta del cubano continuando a toccarlo con mani esperte.

Dopo qualche attimo afferma la mia asta con la sinistra e, rimettendosi in bocca il cazzo dell’altro, inizia a massaggiarmi il pene per mantenere alta la mia libidine…ed è così che Giovanna, alternando ingoi con la bocca a massaggi manuali, prosegue il gioco a tre, mentre io e l’altro maschio continuiamo ad accarezzarla senza sosta a piene mani.

E’ la prima volta che affronto un incontro d’amore così, per di più con un perfetto sconosciuto, ma Giovanna sembra sapere il fatto suo: io la guardo passare dal mio cazzo all’altro e mi ritrovo a pensare come in fondo nemmeno lei io la conosca veramente, come tutto appaia torbido e nebuloso nell’incertezza della comprensione e come tutto sia invece semplice e naturale una volta caduto il velo della diffidenza.

Certo sono pensieri strani in questi casi, ma ammirare Giovanna alla prese con due gonfie aste pronte per darle piacere è un’esperienza travolgente che annienta ogni volere contrario, anche se la lama di un’irrazionale gelosia trapassa ancora il mio cuore.

Il cubano afferra dolcemente il viso di Giovanna, interrompendo il doppio pompino; senza dir nulla le cinge la grossa tetta destra con la mano, la stringe e l’accarezza ed un attimo si abbassa a succhiarle il capezzolo turgido; io lo guardo e mi abbasso a mia volta, per cominciare a leccarle la tetta sinistra: ora siamo in due contemporaneamente che giochiamo con il suo seno, che lecchiamo e gustiamo queste mammelle preziose e le nostre mani l’accarezzano tutta con avidità e ardore, mentre lei spinge indietro la bionda chioma fluente e sospira di intenso piacere…

D’improvviso l’intruso straniero si alza ed invita la mia amata a sdraiarsi sull’asciugamano; soddisfatto, si china verso i suo vestiti e ne estrae un profilattico.

Strappata la custodia, si infila con decisione la protezione aiutato da Giovanna, messasi seduta, che glielo srotola non senza fatica fino a coprire tutto il possente membro.
Il cubano afferra con decisione le sue tette ed inizia a strusciarvi addosso il suo cazzo, portandolo fra le mammelle per poi batterlo con colpi decisi sui capezzoli: io guardo rapito questa spagnola e li lascio giocare senza intervenire, finché Giovanna si stende e divarica le gambe, mostrando al cubano la sua splendida vagina imperlata di umori, che poco tempo prima era stata solo mia; l’uomo non attende oltre, si avvicina alla missionaria e con una leggera spinta infila la maestosa cappella nel suo fiore, strappando a Giovanna un forte gemito di piacere.

Il cubano spinge l’asta al suo interno e Giovanna grida di piacere: quel cazzo così grande le sta aprendo la figa come mai prima d’ora e la sta facendo sentire veramente donna.

L’uomo non attende oltre e comincia a spingere con forza: in un attimo la vagina di Giovanna si allaga di piacere e lascia sulla sua asta leggeri rivoli biancastri, il dolce nettare del suo fiore, profumato ed intenso, che espandono nell’aria l’aroma di piacere.

Giovanna asseconda come può la furiosa cavalcata dell’uomo e sotto i suoi colpi le tette sobbalzano senza sosta, aumentando la mia eccitazione; la sua pelle si accalora ed i gemiti di piacere vengono strozzati da un dito che si infila in bocca per non urlare.

Il cubano si ferma un attimo per far riprendere fiato a Giovanna…. poi, tenendole il cazzo sempre spinto dentro, si gira sul fianco portando la mia amata sopra di lui come un’amazzone.

Giovanna è sopra, il cubano sotto: lei inizia a dimenarsi strusciando il clitoride sul sottostante corpo e la sua vagina lascia la sua scia sulla sua asta e sul suo pube, che i suoi continui e rapidi movimenti la fanno sussultare senza posa. Giovanna spinge dall’alto ed i suoi gemiti di piacere si spandono nell’immota aria circostante, accompagnati da suoni e profumi d’amore.

A questa visione non resisto oltre e decido di uscire dal mio immobilismo: afferro con decisione lo stupendo seno di Giovanna che sobbalza ad ogni spinta ed inizio a massaggiarlo, a toccarlo, a strizzarlo, mentre con la mia bocca cerco avidamente la sua.

Trovatala, le nostre morbide lingue si avvinghiano tra loro in una nuova estenuante danza, mentre soffocano le grida di piacere in sommessi gemiti.

La mia libidine è tornata massima: mi stacco dalle sue labbra e avvicino il mio cazzo alla sua bocca; lei, prontamente, la apre e se lo infila tutto dentro in modo da poter giocare con due membri contemporaneamente: uno sotto, grande e possente, che spinge a forte ritmo nella figa bagnata, e l’altro in bocca, più contenuto ma gentile.

Le nostre mani percorrono tutto il corpo di Giovanna, come una spirale avviluppata all’infinito, trasmettendole sensazioni nuove ed intense, ben al di là di ogni altra forma precedente.
Giovanna si muove selvaggia il cazzo sotto di lei mentre succhia avidamente il mio, con una mano dietro al mio sedere per non lasciarmi andare. La sua lingua percorre tutta la mia asta, fermandosi sulla mia cappella arrossata, succhiata avidamente dalle sue carnose labbra…poi riprende la discesa e la risalita del membro finché le cingo il viso tra le mani ed inizio a scoparla in bocca, mentre sotto di lei l’altro uomo spinge intensamente senza posa, sextenandole grida di piacere soffocate dal mio pene in bocca.

Mai prima d’ora ho visto una donna (ma lo è davvero o è una dea?) così, ogni altra ragazza svanisce al suo confronto: che ne sarà di me domani, quando tornerò solo??!

SEI

Esausti, ci fermiamo di colpo per prendere fiato: io mi stacco dalla sua bocca e Giovanna si accascia sul petto del cubano, che tutto sudato la riceve tra le sue braccia. Morbide carezze calmano il suo corpo fremente e con lunghi respiri ognuno di noi cerca di ritrovare la giusta calma: ormai l’eccitazione ha raggiunto il suo apice.

La mia cappella è gonfia e arrossata causa della continua stimolazione sessuale e le mie palle sono tese nelle sforzo spasmodico di trattenere l’orgasmo per perdermi completamente nell’estasi d’amore, tuttavia non credo di poter resistere ancora per tanto tempo prima di esplodere perché ho già lungamente sorpassato i miei limiti. Giovanna respira affannosamente, la pelle è tirata ed accaldata, ela vagina grondante sicuramente infuocata dal continuo attrito e dalle dimensioni forse eccessive del cubano, che sotto di lei ansima pur mantenendo inalterata la penetrazione in lei.

Mi avvicino all’orecchio di Giovanna, china a cavalcioni del cubano.
“L’ultimo gioco, tesoro” – le sussurro – “un ultimo scambio, il più difficile, e poi ci liberemo in un orgasmo infinito…”.

In quella posizione china il culo di lei è in alto, maestoso, sodo, adorabile; il cubano ha intuito le mie intenzioni e le mette le mani possenti sulle chiappe, allargandole per offrimi il buchetto di Giovanna, che i miei trattamenti precedenti avevano già allargato per bene.

Anche lei ha intuito le mie intenzione ed inizio a mugolare, forse per la paura, probabilmente per l’eccitazione, allargando ancor di più il buchino quanto più le riesce.

La visione di quel culo sodo all’aria e della sottostante vagina riempita dall’enorme sesso del cubano è disarmante ma al tempo stesso incredibilmente eccitante ed il mio corpo risponde al richiamo sessuale: il mio cazzo è nuovamente duro, accarezzo con le mani la sua schiena e le sue chiappe morbide.

Con la lingua mi avvicino nuovamente al suo germoglio già violato e lo inumidisco, baciandolo e pregustando una nuova penetrazione …

…. poi appoggio la cappella arrossata all’ingresso del suo culetto…e con una leggera ma costante spinta penetro in lei!

Il buchetto cede mollemente nel gemito disincantato di Giovanna, ed i suoi muscoli si serrano dolcemente alla base dell’asta; il cubano da sotto le da una spinta nella figa, subito imitato da me con un’altra spinta alternata, dolce ma impenitente, ed i muscoli iniziano a rilassarsi offrendomi pienamente il suo germoglio: sento i suoi umori scendere nuovamente sull’asta e, sotto di me, la presenza imponente dell’altro cazzo che come un palo riempie la sua bellissima figa.

Appoggio le mani sulla mia schiena ed inizio lentamente ad inculare questa principessa di nome Giovanna, mentre il cubano sotto di lei spinge in maniera alternata; il corpo della mia amata è una favola e lei è una vera dea scesa in terra per offrire piacere agli uomini ed ottenere da quest’ultimi la loro più fervida e mistica adorazione. Lei inizia perciò a godere e dimenarsi per farci godere a nostra volta e le nostre grida di piacere si fondono tra loro e si spandono nell’immota caletta, che assiste silenziosa al nostro gioco d’amore.

Il cubano arresta la sua cavalcata e lascia che io sfoghi la mia calorosa passione giocando con lo splendido culetto di Giovanna, stesa a pecorina sul sottostante corpo…ed io spingo, spingo, spingo appassionatamente nel suo dolce culo e la mia asta scivola a gran velocità dentro e fuori di lei…spingo, spingo, spingo e lei geme di piacere ed io con lei mentre la mia cappella freme di gioia e di amore…. spingo, spingo, spingo e aumento i colpi sempre più in maniera selvaggia ed i nostri corpi sudati sono scossi da fremiti incontrollati.

“Giovanna, non ce la faccio piùùù…non resisto più…dove vuoi che ti sborri??” – le ansimo io.
“Dove vuoi …dove vuoi…dove vuoi tu” – tra un gemito e l’altro.
…ed è così che l’eccitazione sale dalle palle alla cappella infuocata lungo l’asta piantata in profondità nel culo, fino ad esplodere…
“Amore, sborrooooooooooo…”
“Anch’iooooooooooo…. ”

…ed il mio seme le riempie in profondità le viscere mentre all’unisono il suo piacere come un’onda si abbatte su di noi, tutto sommergendo in un mare di piacere: un duplice orgasmo ci ha alla fine travolto in un esplosione di piacere frenetico ed inarrestabile, il giusto trionfo di una sublime maratona d’amore, il coronamento più nobile della passione che per ore ha infiammato i nostri corpi e obnubilato i nostri sensi…

SETTE

…ed è così che ci lasciamo andare a lunghi gemiti ed ansimi troppo a lungo sopito, scossi da brividi incontrollati: l’esperienza è stata travolgente e non esiste null’altro attorno a parte noi ed il nostro piacere!!

Lentamente mi ritraggo dal suo culetto ma lo faccio a malincuore, conscio che ciò che è stato non tornerà mai più ma al tempo stesso entusiasta di averlo vissuto…ed il suo buchetto spasmodicamente si apre e si chiude, privato della mia presenza, lasciando colare un rivolo di piacere: un’immagine forte e totalizzante, un’esperienza unica ancorché irripetibile…

Il cubano (“ma come cazzo si chiama” – mi domando io – “nemmeno glielo abbiamo chiesto…”) abbraccia Giovanna e la calma, poi le sussurra qualcosa all’orecchio che non percepisco: sono ancora scosso dall’orgasmo e la mia testa, come tutto il resto del corpo, è svuotata di ogni energia.

Giovanna acconsente con un leggero movimento del capo ed il cubano esce dalla sua figa bagnatissima; io non capisco cosa possa succedere ancora…poi mi accorgo con sorpresa che il suo cazzo è ancora in tiro e non ha ancora sborrato!

Velocemente si toglie il profilattico e mette in bocca a Giovanna il suo cazzo; lei, da vera dea qual è, nonostante la fatica passata e l’orgasmo appena ottenuto, inizia a succhiarlo con rinnovata avidità, spinta da un desiderio infiammante di offrire piacere anche all’altro uomo, in un adorazione perpetua.

La sua lingua è un serpente sinuoso che assapora la lunga asta dell’amante e le sue labbra un rosso fuoco che scaldano senza posa la cappella arrossata del cubano…ancora…ancora…ancora…
…finché quest’ultimo prende il viso tra le mani e con un alto gemito esplode in una violenta sborrata in bocca a Giovanna: lei succhia ed ingoia come può, ma l’orgasmo è talmente copioso che parte del suo liquido le cola dalla bocca, scendendo lungo il collo per fermarsi sul seno..

…esausta, si accascia infine sull’asciugamano.

Io rimango in disparte ad osservare la scena, poi lentamente mi avvicino, la prendo tra le braccia e la tengo stretta così; a sua volta l’altro uomo le si avvicina dall’altra parte e la cinge con rispetto e riverenza: la nostra dea ci ha amato con passione inarrestabile, donandosi senza freni ed offrendoci un’incontro indimenticabile e noi altro non possiamo fare che adorarla all’infinito.

…e la notte cala su di noi come un sipario, avvolgendoci con il suo abbraccio materno, mentre gli ultimi spasmi d’ardore si dissolvono nell’immota insenatura che ci ha visto vivere, e forse morire, d’amore….

Rosita e Caterina in una gangbang

Certo che non ci facciamo mancare proprio niente quando gli incontri vengono organizzati da quella sgualdrina di mia moglie e da quel pervertito di suo fratello. Lei non ha ancora finito di farsi coprire la schiena dalla sborra della sua amica trans che già si getta a pulire il cazzo del negro appena uscito dal culo di mio cognato. E che cazzo, ragazzi! Quando s’è calato le brache a inizio serata mi sono spaventato alla vista di quell’affare.

-Scordatevi che entri nel mio culo! – ho annunciato. – Amo anche i piaceri del secondo canale, ma non ho intenzione di aver il buco in fiamme per una settimana! –
-Meglio così – è intervenuto il fratellone frocio, – me lo tengo tutto per me – così dicendo si è fiondato su quella tremenda minchia di cioccolato. Se l’è fatta sparire in bocca e ha cominciato a spompinarlo con foga. E da lì è partita la nostra serata.

Adesso guardo lui e sua sorella bere dalla fontana di panna che sprizza da Efe, una trans più dolce della più zuccherosa delle femmine, con l’attrezzo che piace a mio cognato.
Ne sono entusiasti. Potrei dire con sicurezza che mia moglie, Caterina, è una sommelier dello sperma. Ne ha assaggiato così tanto che potrebbe scrivere un elenco telefonico dei suoi preferiti. Non ne perde mai una goccia e non va mai a dormire se prima non me l’ha succhiato fuori tutto.

Caterina in alcune mattine me lo spreme sulle fette biscottate. Dice che non c’è nulla di più energetico.

Ho sposato davvero una troia di prim’ordine ! E suo fratello non è da meno.
È un appassionato culo; passerebbe la giornata a farsi fottere da maschioni palestrati pieni di tatuaggi oppure da forze dell’ordine in divisa, ma non disdegna anche le trans dalle misure extra-large. Una volta s’è fatto montare per quattro ore consecutive da cinque superdotati.

Ma il suo piacere è anche attivo. Scopa tutto quello che si muove, infila l’uccello dove capita e schizza come un coniglio. Non ho mai visto nessuno sborrare così lontano. Quando ti fotte a pancia in su e lo toglie sul più bello ti ritrovi col viso e i capelli impiastricciati.
Si è trovata anche una moglie, una donna dalle forme un po’ esagerate, una del tipo Milly Carlucci a cui prepara incontri extra, da vero cornutone.

La moglie si Chiama Rosa, Rosita per gli amici perchè ha fatto capire a tutti che è snob, milionaria ed adore prendere i cazzi tra le sue tettone. Insomma, un nome spagnoleggiante per una che avvicina tutti con le sue spagnole prima di iniziare maratone di sesso. Sono davvero due porci, della serie Dio li fa e il Diavolo li accoppia…ma si sa, i parenti non si possono scegliere.
Anche se questi due sono semplicemente vergognosi nei loro comportamenti sessuali, riescono a mascherare bene ogni cosa e tutta Milano li considera come una coppia perfetta, adorabile per quante coccole si fanno in pubblico.

Inutile contare i cazzi che consumano tra le quattro pareti di casa, ed anche in trasferta. Una volta ad Andrea e Rosita ho dovuto anche procurare uno stallone. Dopo le preghiere di Caterina e qualche regalino che mi aveva fatto (nulla di che, aveva semplicemente indossato delle calze che valorizzavano le sue gambe ed un perizoma sexy, promettendomi di farsi sottomettere come avrei voluto io in quella festicciola) andai a procurare lo stallone a Rosita.

Dopo aver contattato, tramite internet, Sergio, lo incontro. Andiamo insieme io ed Andrea a parlare con il bull di Rosita.
Il bull di fiducia dovrebbe essere il miglior amico del marito. Ci sono cose che un marito è bene che non chieda alla moglie. Anche se gli piacerebbe vederle vivere delle situazioni, magari anche estreme, è restio a proporglielo. Così marito e moglie devono convivere, e certi ricordi potrebbero inquinare il rapporto, e magari rovinarlo per sempre.

Se invece questo compito se lo assume il bull, moglie e marito hanno qualcuno su chi scaricare le responsabilità. Nel peggiore dei casi, non ci si vede più e chi s’è visto s’è visto. Andrea precisò, in quell’incontro, a Fernando che la coppia funzionava e Rosita amava molto scambiarsi.
“Beh, contenti voi – rispose Fernando – ma ti assicuro che tua moglie è già una gran troia però ha le potenzialità per migliorare ancora, per diventare una…supertroia.

“L’ hai conosciuta da poco su internet, come fai a esserne così sicuro?” “Fidati, l’ ho vista. Quel che fa le piace. “
Si interruppe, come se temesse di dire troppo.

“Ma, dimmi, tua moglie cosa ti ha detto di quel che è successo?” “Tutto !”

“Tutto ? Bene…. allora……vedi, a tuo moglie piace il sesso, e fin qui tutto normale, ma le piace anche essere dominata, le piace che le si ordini di fare questo o quello, e le piace ubbidire.

Io ho una certa esperienza, e so distinguere fra chi subisce passivamente, magari per far piacere al marito da chi, come tua moglie, si eccita ad essere coinvolta in certe situazioni. Per esempio, quando mi ha pregato di fare smettere quello che la stava inculando……beh mi hai capito…..io l’ ho fatto, ma sono sicuro che se le avessi detto di no non si sarebbe ribellata. “
“E quindi -aggiunse mio cognato – secondo te mia moglie potrebbe migliorare? E come si svolgerebbe la cosa?”
“Tua moglie – si guarda in giro e abbassa la voce – quella gran troia di tua moglie, ha dei grossi margini di miglioramento, fidati.

E’ semplice, per cominciare la porti da me, a casa, dove inizio ad educarla, e intanto vedo come procedere. Poi, quando penso che sia pronta a procedere con la dominazione, le faccio vivere situazioni più hard, più estreme. Tutto qui. “
“Tutto qui ? – svuotò il bicchiere – gliene parlo e sento cosa dice. Però, voglio chiarire subito una cosa, perchè non ci siano malintesi. Non voglio sentir parlare di contratti, di schiave o altre cazzate del genere.

Altra cosa: l’ unico che può filmare o fare foto sono io e, in qualsiasi momento io lo decida, il..gioco si interrompe. D’accordo su questo?”
“D’accordissimo, figurati. Ciao, è stato un piacere conoscerti…e, quando pensi di portarla?”
“Questo sarà sempre e solo lei a deciderlo Ciao”
Arrivo a casa che sono quasi le nove. Caterina mi ha aspettato per cenare e, appena seduti a tavola.
“Allora, com’è andata? Cosa ti ha detto?” – sembra addirittura più impaziente di Fernando anche se quella di cui si parlava era la cognata, Rosita.

Quella serata, mia e della mia Caterina ci siamo divertiti e dopo un primo round di sesso, io ed Efe siamo ancora appiccicosi del nostro sperma. Mi ha donato il suo culo cavalcandomi sul divano, dandomi la schiena e permettendomi di stringere e massaggiare le sue meravigliose tette. È una delle mie posizioni preferite. Fotto e posso muovere le mani a mio piacimento. Posso toccare le cosce, le chiappe, le tette, infilare le dita in bocca della mia compagna, masturbarle il cazzo lungo e duro, farla sborrare insieme a me.

E così è proprio successo. Mentre mia moglie si faceva spanare il culo da un’altra amica di Efe, la Sissy, col suo uccello dal diametro formidabile, forse non lungo, ma davvero temibile, e mio cognato gemeva come una cagna sotto i poderosi colpi dell’ariete di ebano, il culo di Efe correva veloce sulla mia asta dritta come un fuso e dura come il marmo. L’aria era ebbra di sesso allo stato puro, i corpi si muovevano frenetici alla spasmodica ricerca del piacere totale, salivano ansiti e incitamenti a spingere più in fondo.

La mia mano segava velocemente quel bell’uccello trans e dalle mie palle venivano le avvisaglie di una prossima eruzione. Sborrammo insieme in una fontana di piacere assoluto. Mentre il suo uccello trans veniva nelle mie mani, Efe si toglieva il mio dal culo e si faceva schizzare sulle cosce e sulla pancia. Mia moglie che si stava leccando ancora le labbra dopo aver gustato quella calda salsa di sperma, si avvicina, lasciva, al nostro divano e si getta con voluttà sui nostri uccelli mezzi molli.

Afferra il mio con la mano e si mette a succhiare quello di Efe, poi cambia, come la più navigata delle pornostar. E mentre ci succhia ci guarda negli occhi, vuole leggere il nostro piacere ed eccitarci ancora di più. Si sbatte i cazzi sulla lingua, li lecca a partire dalla base dell’asta, si piega a succhiare le palle.
In breve ci rimette in forze. Io e la trans ci troviamo di nuovo dritti ed eccitati, ci baciamo e ci tocchiamo lasciando che quella troia di mia moglie si prenda cura dei nostri cazzi.

Gli altri si sono seduti in poltrona, sfiniti dalla cavalcata. La nera nerchia di Sissy giace esanime tra le gambe del suo padrone, mio cognato si massaggia il culo che sicuramente gli brucia dopo essere stato ripassato a dovere. Mia moglie continua il doppio bocchino. È talmente ingorda che cerca di infilarsi entrambi i nostri uccelli in bocca insieme ma non ci riesce. Forse nella figa sarebbe più facile.
Glielo propongo e lei accetta.

Che io sappia non ha mai provato, ma con lei nulla si può dire.
Chiamo il finocchio perché lui sa come architettare certe cose. In quei giorni stavano facendo dei lavori di manutenzione all’impianto elettrico e di sorveglianza dell’hotel alcuni operai di una ditta.
Gli sguardi degli operai furono subito catturati dal corpo e come al solito dal culo di mia moglie che anche vestita sportiva non passava inosservata ogni volta che entravamo nell’hotel.

Passai all’azione: parlai con uno degli operai che mi fece parlare con il loro capo Giorgio, un bel ragazzo sulla quarantina, moro, abbronzato e dal fisico muscoloso, aveva un espressione sprezzante e strafottente. Ascoltò la mia richiesta di conivolgere lui e i suoi operai in una gangbang con mia moglie con un ghigno compiaciuto mentre masticava una cingomma. L’idea era di suo gradimento, avrebbe pensato lui a chiamare un pò di amici e a decidere un posto appartato dove organizzare l’ammucchiata, dovevo passare dal suo magazzino la sera seguente e mi avrebbe detto dove saremmo andati.

Avevo già detto tutto a Caterina togliendole questa volta il fattore sorpresa, anzi volevo eccitarla portandola con me a conoscere uno dei “protagonisti”, ovvero Giorgio.
Suonai al magazzino di Giorgio, il quale mi aveva dato il giorno prima l’indirizzo, verso sera all’orario di chiusura quando ci sarebbe stato solo lui in magazzino.
Giorgio mi aprì ed entrai con Caterina che Giorgio guardò un pò stupito. “Giorgio questa è Caterina…”
Giorgio le guardava le tette e il culo nemmeno la degnò di uno sguardo in viso, “Ah bene, il nostro giochino lo facciamo dopodomani alle 6 di sera in un capannone abbandonato subito fuori del paese qui su questo foglio ti ho scritto l’indirizzo”
Caterina aveva un paio di leggins aderenti che le esaltavano le forme del culo e le tette seppur di dimensione contenuta spuntavano dalla t-shirt scollata in maniera provocante.

Giorgio era quasi ansimante dall’eccitazione e colsi la palla al balzo. “Katy perchè non ti presenti a Giorgio con un bel pompino…”
Katy, senza esitare, si inginocchiò davanti a Giorgio, il quale incredulo tirò fuori il cazzo dalla zip dei pantaloni, ed iniziò a succhaire il pene di Giorgio che era già bello duro e di dimensioni non esagerate ma ampiamente sufficiente perchè mia moglie ci si potesse divertire per bene. Si accompagnava ogni tanto con la mano e si fermava ogni tanto per sbavarci in cima, per poi leccarlo tutto comprese le palle.

Lo tirai fuori anche io e Katy iniziò a alternare il suo spompinare tra il mio cazzo e quello di Giorgio mentre con le mani smanettava il cazzo che non aveva in bocca. Giorgio le schizzò una mega sborrata in viso e io alla vista dei Caterina che ripuliva il suo cazzo, leccando lo sperma rimasto, mi accorsi che stavo per venire.
La spinsi verso di me e le venni tutto in bocca.

Ci richiudemmo i pantaloni, Katy si alzò e salutai Giorgio che mi rispose “Vedrai che la facciamo divertire la puttana di tua moglie, hai fatto bene a presentarmela oggi, ora ho capito di cosa ha bisogno e di come le va dato. ” e le diede una bella tastata al culo.

Alina

<<E vieni…>> dice con un lento sorriso, il mio cervello anestetizzato recepisce piacere in tutto il corpo, la cappella è ben stretta tra alluce e indice del suo piede destro, mi munge così in un olio di noci commestibile…
Il mio cazzo freme e raggiunge l’orgasmo, schizzando a ripetizione al tocco fresco e duro del suo piede, il mio sistema nervoso si spegne per qualche secondo, il mio corpo si svuota in una libidine segreta.

Al mio risveglio un suo piede gioca ancora con il mio pene convalescente, l’altro è imperlato di seme e mi sfrega la coscia nuda, le dita squadrate passano sul mio inguine innaffiato di sperma tiepido…guardo le sue gambe nude nel muto piacere dell’orgasmo, io non indosso nulla, lei è scalza ma ho intravisto la sua fica da sotto la gonna.
Il piacere che provai a venire al tocco del suo piede la prima volta, io adagiato su un sottile materasso a terra, lei seduta su una poltrona ad armeggiare dall’alto sul mio pene con i piedi scalzi e lubrificati…l’orgasmo fu così intenso che il giorno successivo mi masturbai pensando al nostro incontro…nel mentre, i suoi piedi mi parvero senza odore, ma andando via, in auto, mi sentii la faccia pervasa da un aroma perverso di piedi femminili, piedi di una donna sulla cinquantina che in un buio pomeriggio di febbraio mi praticò un footjob – puro piacere, più forte di molte scopate, il mio cazzo da adolescente duro sotto le mutande grigie bagnate di liquido prima ancora di spogliarmi…mi dimenticai di tutto per circa un’ora, i suoi piedi stampati sulla faccia cieca per quasi tutto il tempo…
<<Come sei carino…>>
Leccai le sue piante nude come un bambino lecca il suo primo gelato…mezzo svenuto, un piede premuto sulla faccia priva di espressione, gli occhi chiusi mentre respiravo tra le sue dita…l’altro piede a sfregarmi il cazzo duro contro le mutande grigie, il tocco legnoso del suo piede, il peso della sua gamba attraverso la pianta, le dita ad artiglio che uncinavano la cappella, facendomi sibilare di piacere… i suoi tacchi neri riversi sul pavimento, le calze poggiate su una sedia…mi chiese di togliermi le mutante, era ora di farlo…il pene guizzò fuori dritto, godevo ad avere i suoi occhi sul mio corpo…me lo prese così, che ero ancora in piedi…lei seduta di fronte a me, i piedi asciutti, nudi, si chiusero delicatamente intorno al mio cazzo, mi voltai a guardare la scena nello specchio alla mia sinistra, lo smalto arancione nella fioca luce arancione della stanza…provai un piacere forte e innaturale quando mi schiacciò il pene contro lo stomaco con la pianta, un piacere molto vicino all’orgasmo…purtroppo non ho più sperimentato quel piacere…
Il nostro secondo incontro ebbe luogo qualche mese dopo, credo a maggio, subito prima della maturità…trovai una diversa disposizione dell’arredamento nella stanza, riconobbi il divano color sabbia…non indossava calze, e poco dopo essere entrato, mi ritrovai con il suo piede nudo sulla faccia, ad annusarlo selvaggiamente in una folle ricerca di molecole di sudore e acidi grassi…non ricordo molto, non mi tolsi la maglietta che finì per rimanere inzaccherata di sperma…appena uscito mi diressi verso la macchina, cercando di nascondere maldestramente la macchia dallo sguardo di una ragazza che avrà avuto la mia età…riflettei sul fatto che preferivo di gran lunga essere masturbato dai piedi di una donna col doppio dei miei anni, che perder tempo dietro alle ragazze…mi fece arrivare sfregandomi il pene in un’altra maniera, ma non ricordo quale…
Nel nostro ultimo incontro mi prese il pene con entrambe le mani, masturbandomi in una doppia sega oliata e rumorosa che si concluse con un orgasmo incontenibile…mi svuotai in preda a forti schizzi ritmati, un brivido mi sconquassava mentre il piacere mi accecò con un lampo incolore sotto le palpebre.

<<Forse l’abbiamo strapazzato un po’ troppo…>> sorrise con dolce ammiccamento.
Avevo passato la mezz’ora precedente sdraiato sul divano con lei, la faccia sepolta nelle sue piante, totalmente stordito….

Un ricordo estivo

Premessa: le mie storie non sono porno, ma sono autobiografiche e vere.

——————————————————————————————————————————-

E’ un ferragosto di vento, di un forte vento, ma Anna non vuole rinunciare ad una gita sul mare.

Si veste come nelle sue domeniche di settembre inoltrato, le spalle nude, ma con un velo di nylon sulla pelle delle gambe.

Io guardo tra il mio guardaroba, un jeans e una maglietta a V, ma chiudo il secondo cassetto, non porterò il costume…
– …ma perché no? –
– …fa troppo freddo per farsi il bagno… – le rispondo.

– Non ci sono proprio più gli uomini coraggiosi dei miei tempi… – mi replica con provocazione e sarcasmo, intanto che fruga nel penultimo cassetto per tirar fuori un doppio pezzo azzurro e turchese.

Lo rotea in area con un sorriso ed uno sguardo di sfida, e nel passo lento di avvicinamento, poco dopo che mi volto non curante, sento che qualcosa mi arriva in testa… Sì, mi ha lanciato un pezzo! Per gioco, certo, il superiore per l’appunto, e appena lo raccolgo da terra e lo apro per notare quanto è striminzito, lei si avvicina e lo strappa tra le mani con un: – ..dai qua! – restituendomi furtivamente un bacio sulla guancia.

Poi rapidamente mette il costume nella borsetta, guarda l’orologio, è pronta.
Partiamo.

Prendo la guida della sua barchetta verso Sestri Levante, con l’incertezza che possa piovere da un momento all’altro. La sua mano sinistra tiene per tutto il tempo il capello giallo e con la destra abbraccia il poggiatesta del mio sedile.

Mi parla del viaggio che ha programmato per fine agosto, una crociera greca, vorrebbe che l’accompagnassi, ma non posso assentarmi dagli impegni di lavoro.

– Mi lasci sempre sola – sussurra con una voce e un’espressione di un finto lamento smascherato da un sorriso accennato per confermare l’ironia di questo tempo in cui siamo troppo spesso assieme.

Sì, penso, stiamo troppo assieme ed è poco sano. Dovrebbe reinventarsi una vita mia zia, uscire di più con le sue amiche,con i suoi spasimanti che la inseguono telefonicamente, diversamente lei continua a coinvolgermi in qualche passatempo, da quelli brevi di mezza giornata alle gite fuori porta di una giornata intera… ora una crociera? No, sarebbe troppo.

– Metto benzina – e inserisco la freccia per voltare a destra.
Mi rifornisco al selfservice, tanto per risparmiare qualche centesimo in più che non risolverà di certo il caro benzina.

Prima di partire Anna vuole passare ai servizi e mi chiede di sorvegliarle la porta del bagno.
Faccio storie, anche perché: che vergogna c’è tra donne? E poi ci saranno certamente le serrature! Ma inutile discutere con mia zia, mi prende per mano come fossi un ragazzino e ci avviamo verso i servizi.

Entro, con imbarazzo proprio nel momento in cui una donna sta per uscire da una porta in fila tra le tante, con uno sguardo intollerante.

Anna mi chiede di reggerle la borsetta. Apre la porta ed effettivamente noto che la chiusura è rotta. Saranno rotte anche tutte le altre? Mi domando e mi prende curiosità di verificare, ma mi arresto poiché non sia mai cosa mi aspetta dietro la porta; potrei finire per essere scambiato per un maniaco.

Si sentono i rumori delle vesti di mia zia, poi il suono dell’acqua che scende in disordine. Fortunati noi uomini che possiamo almeno prendere la mira ed attutire il rumore sulla ceramica.

Finito il rumore sento la sua voce occorre oltre la porta che ci separa…
– Lorenzo? Nella borsetta dovrebbero esserci dei fazzolettini, passamene uno… –
Apro la chiusura a cerniera e prendo a frugare oltre il costume, facendomi varco tra il lucida labbra, gli specchietti, dei bigliettini, il portafoglio, cellulare… c’è di tutto… ed ecco che finalmente trovo uno scompartimento dove è situato un pacchetto di clinex.

Apro il pacchetto e sorreggendo tutto il resto nell’altra mano, dischiudo leggermente la porta cercando di far passare solo il braccio con il fazzoletto…

– …ma cosa fai!? – esclama deridendo.
– ma come cosa faccio? Non mi hai detto di passarti un fazzoletto –
– Sì, appunto, ma se non entri non ci arrivo. –

Ritiro il braccio, come fosse una proboscide acrobaticamente allungata per raggiungerla.

Apro la maniglia ed entro.
– …Chiudi la porta e tienila da dentro così non entra nessuno e dai qui… – Allunga una mano e prende il fazzoletto che riesce ora a raggiungere perfettamente.

Sto per dirle che non mi sembra il caso di rimanere li, ma so che poi mi direbbe scocciata frasi che conosco già a memoria: che faccio troppe storie, che io non sono un estraneo, che sono suo nipote e lei non si vergogna di suo nipote.

Allora sto zitto e lei difatti si comporta non curante con disinvoltura, come se non esistessi.
E’seduta sulla tazza coperta da uno di quelle carte copriwater monouso, ma il sostegno della carta igienica ha solo un cartoncino spoglio.

Si cala ancora un po’ lo slip di pizzo che rimane sostenuto dai fianchi larghi ed impigliato tra le cosce leggermente divaricate; si alza leggermente con impazienza, sorreggendo con l’altro braccio la gonna bianca che tenta di cadere.

Da ancora qualche strattonata allo slip con la mano che tiene il fazzoletto ma sembra sia impigliato in qualcosa…

– Aiuto…– dice come un intercalare a cui non do importanza, ma poi aggiunge – Ma mi vuoi aiutare…!? – e sbuffa quasi scocciata. – Stai calma…– mi avvicino, lasciando la maniglia della porta e continuando a sorreggere fazzoletti e borsetta con l’altra mano come un acrobata.

Afferro lo slip imprigionato e portando la mano sotto il margine ultimo della gonna, mi accorgo che si è fermato sullo spigolo di un reggicalze.

Lo libero e lo abbasso con un movimento rapido per tornare prontamente al mio ruolo di guardiano della porta. Anna passa il fazzoletto bianco tra le cosce verso il buio dell’inguine e l’ombra della gonna che ondeggia sulle cosce. Distolgo lo sguardo, ma subito mi reclama un altro fazzoletto; il pacchetto di clinex lo tengo ancora in mano.

– Ma ti sei messa il reggicalze per andare al mare? –
– E dunque? Lo sai che tua zia non è normale, non mette calze normali, che non fa cose normali e poi a te cosa importa di cosa mi metto sotto la gonna? Dai qui… – una seconda strattonata per prendermi il fazzoletto, che si strappa lasciando un piccolo quadrattino sulle mia dita che rimangono immobili, ma questa volta non è scocciata, me ne accorgo perché fa un leggero sorriso sottile, come se la cosa la divertisse.

Finisce di pulirsi, poi si alza e tira su lo slip con tutte e due le mani, fa un simmetrico movimento di fianchi e bacino che fa sistemare meglio il pizzo trasparente sulle membra e le natiche precedentemente nude. In quel momento riesco ad osservare bene il reggicalze.

Poi la gonna bianca che teneva alzata, cade in un colpo secco come la caduta di sipario.

Si volta con una mossa di shitto, un volteggio ed un leggero scocco di tacco, una piroetta da tanghera che le apre lo spacco per dare visione l’ultima volta ancora alla bretella blu che serra una calza; un pugno contro lo scarico di forza seguita dalla sua esclamazione ultima:

– Fatto! Ripartiamo Lorenzo! –.

Mia moglie Marisa si fotte il cazzone del bingo bo

Con la gabbietta la masturbazione per me è ovviamente assolutamente off-limits, ma per un lungo periodo di tempo è stato un atto che mi veniva addirittura imposto (ammetto che non mancavo occasione di dedicarmici anche in separata sede, spesso e volentieri), sempre rigorosamente da consumarsi davanti a loro che, ben sapendo quanto io fossi vergognoso e timido al riguardo, non perdevano occasione di umiliarmi in questo modo.
Di solito la cosa si svolgeva durante i loro amplessi, in altre occasioni mi veniva richiesto di segarmi di punto in bianco, magari durante momenti e situazioni in cui non erano impegnati a fare sesso, così insomma, per loro esclusivo divertimento.

In ciascun caso però la regola era sempre la stessa: masturbarsi si, ma senza venire prima che me ne fosse dato il permesso.
Ovviamente quando mi segavo guardandoli scopare il permesso mi sarebbe stato accordato soltanto dopo che avessero finito e che, se richiesto, li avessi ripuliti.
Quasi sempre mi era consentito di schizzare in terra o sui piedi nudi di lei (da ripulire con la lingua, in questo ultimo caso), sempre rigorosamente in ginocchio.

Pur dovendo essere sempre forzato a cominciare, una volta partita la mano, la mia libido prendeva però il sopravvento: resistere fino alla fine senza schizzare era sempre un vero tormento.
Avevo fino ad allora avuto qualche “incidente”, sborrando in anticipo e privandoli così del divertente spettacolo della mia umiliazione, ma la cosa non aveva mai avuto alcuna conseguenza, se non frasi di derisione del tipo:
“Soffriamo di eiaculazione precoce eh, fighetta? Ora capisco perché non hai mai soddisfatto tua moglie… dimensioni a parte si intende”
E giù a ridere entrambi.

Oppure:
“Duri meno di un ragazzino di tredici anni alle prime seghe, fighetta… beh d’altronde hai anche il pisellino di un ragazzino di tredici anni… come potrebbe essere altrimenti?”
E altre amenità del genere.
Però quel giorno non me la fecero passare così liscia.
Io la ricordo cosi:
Me ne sto ai piedi del letto, in ginocchio, con la mano che fa avanti e indietro sul cazzo, nemmeno troppo velocemente.

Da quella posizione godo di un punto di vista privilegiato per ammirare il cazzo del bull che pompa vigorosamente nella figa della mia signora.
Sto ammirando le grandi labbra della figa allungarsi attorno all’asta lucida di umori di lui ogni volta che lo tira indietro, quasi a volerlo trattenere, a non volerlo far uscire nemmeno un secondo. Lui è sopra di lei che gli tiene le gambe avvinghiate attorno ai fianchi.
I muscoli delle natiche strette e muscolose del toro si muovono con un ritmo fluido, quasi ipnotico.

Puntato sulle ginocchia, con le gambe leggermente piegate, tiene le cosce larghe in modo che io possa guardare bene come me la sta scopando.
I grossi testicoli pendenti oscillano al ritmo delle pompate, battendo sull’ano con un rumore incessante, ipnotico anch’esso: Ciaff… Ciaff… Ciaff…
Lei non si trattiene, mugola, ansima, dice che ne vuole ancora e sempre di più. Lui si limita a respirare affannato.
Non mi rendo conto di essere così vicino a venire fino a quando non è ormai troppo tardi per trattenermi: rilascio convulsamente nell’aria lunghi getti di sperma, alcuni dei quali, disgraziatamente, vanno a posarsi sulle lenzuola, nella precisa direzione dei loro sessi che si sfregano, l’uno nell’altro.

Realizzo subito che la cosa non sarà affatto gradita; vorrei allungare una mano per tirar via quelle strisce di sborra dal letto, ma non oso muovermi.
Me ne sto lì col pisello che mi si ammoscia lentamente in mano, ad aspettare che finiscano.
Posso solo sperare che la cosa passi inosservata. E invece lui, una volta pompata la solita equina razione di denso sperma a farcirle la figa (non so come faccia a farne sempre così tanta, se è dovuto alla sua dieta, a quanta acqua beve, o forse più semplicemente al fatto che è più maschio di me e ha i coglioni più grossi), si stacca da lei tirando indietro il busto e se ne accorge subito.

-Che cazzo…..

Torcendosi verso di me, posa lo sguardo sul mio pisello moscio, ancora gocciolante.

-Ma che schiiifo! Guarda che cazzo ha combinato quella troietta lurida della tua maritina…

Si tira su pure lei, con la sborra candida che le cola dalla figa ancora dilatata e, guardando le lenzuola:

-Ma Paolooo… ma stai un po’ attento… non lo vedi che casino hai fatto??
Queste considerazioni però me le tengo per me, mentre lui, tenendomi premuta la faccia sul lenzuolo macchiato come si fa con i cuccioli che fanno pipì in casa, mi sta sibilando in un orecchio:

-Adesso non solo svuotiamo le palline senza permesso… ma ci permettiamo pure di schizzare quasi addosso al padrone, EEH?

-N..non l’ho fatto apposta… davvero… non volevo!

-E ci mancherebbe pure lo avessi fatto apposta, fighetta… male, molto male… se continui così finisce che te le taglio via, quelle palline! Cos’è… ti sei eccitata a guardare la figa della tua signora? Ahh noo… ho capito… ti sei bagnata tutta a vedere da vicino il cazzo di un vero maschio, giusto!? Hai ragione, povera piccola… anche tu hai le tue esigenze di femmina calda, vero? Ma non ti preoccupare che adesso zio Bruno te le fa sfogare lui le voglie, così per un po’ ci togliamo questo brutto vizio…

Questa ultima frase l’ha pronunciata col tono di voce che di solito si usa con i bambini piccoli.

Mi sento piuttosto intimidito.
Tra l’altro non ho capito bene quello che ha in mente e comincio ad essere leggermente preoccupato…

Un quarto d’ora dopo, finito di cambiare le lenzuola per la seconda volta nella giornata, sto raccogliendo quelle sporche per metterle direttamente in lavatrice.
Marisa è in bagno che fa un bidet (sento l’acqua scorrere), lui è in soggiorno a non so fare cosa da un po’, quando lo sento chiamarmi da di là:

-Fighettaaa… vieni un po’ qua… vieni, vieni che zio Bruno ti fa vedere una cosa…

OHSSANTINUMI.. che si sarà inventato adesso?
Lo raggiungo in soggiorno con ancora il fagotto delle lenzuola sporche in mano e l’aria da cane bastonato.

Se avessi la coda, in questo momento la terrei stretta tra le gambe.
Sta armeggiando col pc, ma da qui non riesco a vedere lo schermo.
-Vieni vieni… avvicinati. Guarda cosa ti ha trovato lo zio Bruno per farti sfogare come si deve… poi non dire che non teniamo conto delle tue esigenze…
Giro attorno alla scrivania e finalmente posso vedere ciò di cui sta parlando:
E’ una clip proveniente da qualche sito porno, esattamente si tratta dello slideshow di una interminabile sequenza di enormi cazzi neri (appartenenti ovviamente ad altrettanti muscolosi omaccioni) e sta facendola scorrere dopo aver settato la riproduzione in modalità “loop”.

Non ne capisco la necessità perché leggo dal timer che il filmato dura più di mezz’ora…
Mezz’ora dopo invece lo capisco benissimo, mentre mi trovo, esattamente da mezz’ora, inginocchiato davanti allo schermo a menarmi disperatamente l’uccello per raggiungere il secondo dei 3 orgasmi necessari a che io possa ottenere il permesso di alzarmi di lì. Tra le mie ginocchia doloranti e il pavimento c’è fortunatamente un po’ di morbido: il fagotto di lenzuola ancora bagnate della sua (tanta) e della mia (poca) sborra.

Ha preteso che anche Marisa assistesse alla mia umiliazione e adesso mi guardano entrambi dal divano sul quale sono sdraiati, lanciando qualche divertito incoraggiamento al mio indirizzo, tra una slinguata e l’altra.
I cazzi neri continuano a scorrermi incessantemente davanti agli occhi, mentre il mio povero pisello è tutto arrossato e dolente. Sono appena riuscito a recuperare un po’ di rigidità dopo il primo dei tre orgasmi impostimi, avvenuto buoni venti minuti fa, e confido di poter raggiungere il secondo entro i prossimi venti.

Sborrare la prima volta (che poi sarebbe la seconda, dopo quella mentre stavano scopando) è stato relativamente facile, non venivo da almeno 3 giorni e vedere il toro montare la mia signora mi aveva caricato ulteriormente: mi è stato sufficiente segarmi per qualche minuto apprezzando i cazzi neri che mi scorrevano davanti agli occhi e ho schizzato in terra, davanti a me. L’evento è stato salutato da complimenti e applausi da parte del mio divertito pubblico.

Ora però la cosa non si sta rivelando altrettanto semplice. Sono costretto a cambiare mano continuamente perché il braccio destro comincia a farmi male, ma con la sinistra al massimo riesco a tenermelo duro, non riesco a raggiungere la intensità di ritmo necessaria per venire, per cui sono costretto a tornare alla mano destra non appena il braccio si è riposato un po’.
Esattamente mezz’ora dopo la prima sborrata davanti allo schermo (posso asserire con certezza che sono trenta minuti esatti perché ho sborrato proprio davanti alla stessa foto davanti cui ho sborrato prima: un maschio nero, piuttosto sovrappeso, seduto sul bordo di un letto, aria assorta e in mezzo alle gambe un arnese largo e lungo, da moscio, più o meno come il mio avambraccio), conseguo la seconda grazie a un’accelerazione disperata che riesco ad imporre al mio braccio esausto.

Mi concedo un paio di minuti per flettere un po’ il braccio e recuperare un po’ di fiato prima di attaccare di nuovo.
La quantità di sperma questa volta è stata davvero esigua e puntualmente la cosa viene sottolineata con simpatici frizzi e lazzi.

-Beh? Tutto lì?? Ma non è che fino ad oggi ci siamo sbagliati e che quelle che hai lì sotto non sono palline come abbiamo sempre creduto, ma una sorta di ovaie esterne?

Fa lui.

Lei non mi usa nemmeno la cortesia di astenersi dal ridere, e la cosa mi umilia un bel po’.
Riprendo volenterosamente a segarmi ma stavolta prima di ottenere un minimo segno di vita impiego almeno il doppio del tempo rispetto alla volta precedente. Comincio a pensare di non potercela fare, sono ricoperto di sudore e ogni colpo che infliggo al cazzo mi fa stringere le labbra dal dolore, in certi momenti mi gira anche un po’ la testa.

I cazzi neri continuano a popolare lo schermo e temo proprio che popoleranno anche i miei peggiori incubi per i prossimi mesi.
Sto per gettare la spugna, non posso farcela.

Devono essersi sono accorti della mia difficoltà perché li sento bisbigliare tra loro a lungo. Spero stiano deliberando la mia grazia.
Poi lui si alza e mi viene dietro, si china e comincia a battermi una mano sul sedere al ritmo della mia sega, come per darmi il tempo.

-Op… Op… Op… avanti fighetta ci sei quasi, non ti deconcentrare… guarda quei bei cazzi neri… mmhh… scommetto che ti fanno venire l’acquolina in bocca, vero? D’altronde alle femminucce i bei cazzoni neri fanno sempre quest’effetto, giusto? Avanti… ancora… non ti fermare… Op… Op… Op…
Non è che mi stia sculacciando con forza, sono sculacciatine leggere di derisione le sue e, inaspettatamente, stanno ottenendo l’effetto di farmi riacquistare un minimo di turgore.

Ne approfitto per tentare un altro sprint.
-Scommetto che hai la fighetta tutta bagnata per quei bei maschioni, vero?
Sento scivolare la sua mano più in basso, a cercarmi l’ano, e subito dopo un dito infilarvisi in un sol colpo fino alle nocche.
E’ quello, che fa il miracolo: sento gli spasmi del piacere arrivare, il mio cazzetto inizia a muoversi su e giù senza nemmeno che io continui a menarmelo (ho poggiato la mano destra in terra per non perdere l’equilibrio nel momento stesso in cui mi sono sentito penetrare) e ho un orgasmo.

Ridicolo si, quasi a secco (appena un rivolo di sborra che mi cola giù lungo l’asta), ma pur sempre un orgasmo.
Cado in avanti a 4 zampe, esausto.
Sento lei ridacchiare dal divano mentre lui commenta così:
-Che ti avevo detto, Marisa? Hai visto che avevo ragione? E tu che non ci volevi credere… te l’avevo detto che sarebbe bastato toccarle la figa, alla maritina, per farla venire… Sei convinta adesso? Quella è più femmina in calore di te!
-Umiliazioni- In assenza di mia moglie
Divenute le visite del bull a casa nostra una normale routine, ci siamo dovuti porre il problema dei lavori domestici.

Fino ad allora, avevamo sempre avuto una signora polacca, per un paio di ore tre volte alla settimana, ad occuparsene, ma l’eventualità che il bull si fermasse da noi a dormire e al mattino si potessero incrociare non era assolutamente auspicabile. Inoltre, se anche non si fossero mai incrociati, sarebbe stato comunque imbarazzante dover giustificare la costante presenza di lenzuola sporche in quantità industriale (vengono cambiate prima e dopo ogni visita del bull) nonché di tutto il campionario di intimo particolare che usa mia moglie per compiacerlo.

In conseguenza di ciò decidemmo di fare a meno dell’aiuto di questa signora. Avrei dovuto essere quindi io, nei miei momenti liberi (vedi i fine settimana in casa da solo), a svolgere quelle faccende al posto suo.

Nei fine settimana devo pertanto occuparmi di fare il bucato (almeno 2 lavatrici solo di lenzuola, sempre), di stirare tutto una volta asciutto, di svolgere le pulizie di casa e infine di recarmi al supermercato a fare la spesa per il settimanale approvvigionamento di generi alimentari e prodotti per la pulizia.

Lo faccio da un paio di anni e ormai sono un vero esperto, anche se ho dovuto imparare praticamente tutto. Fino ad allora infatti non sapevo nemmeno come si caricasse una lavatrice.
Durante la settimana invece c’è molto meno da fare e qualche volta mia moglie mi da una mano, anche se tocca sempre a me cambiare le lenzuola e rifare il letto prima e dopo le visite del bull, occuparmi di servire bevande e stuzzichini, cucinare e servire in tavola quando, occasionalmente, rimangono a cena.

Che il bull sia presente in casa nostra in assenza di lei capita davvero molto raramente, in due anni e passa ricordo giusto una mezza dozzina di occasioni in tutto; sempre in concomitanza con imprevisti che hanno fatto ritardare lei di qualche decina di minuti al massimo.
Soltanto due casi hanno fatto eccezione: una volta in cui, poco dopo la solita telefonata per annunciare il suo arrivo, al bull si scaricò la batteria del cellulare e mia moglie, che dovette uscire per un’emergenza riguardante i propri genitori, non riuscì ad avvertirlo, e un’altra volta in cui, pur con mia moglie fuori città, si presentò lo stesso per vedere non so che partita di calcio sulla mia pay tv perché a lui non funzionava l’antenna satellitare, e che finì per passare la notte in casa mia.

La volta della partita è stata quella in cui mi sono trovato a dover passare più tempo in assoluto da solo in sua compagnia. Almeno per quanto riguarda casa mia.
Userò il presente indicativo, per raccontarla, perché credo che ciò renda i racconti più vivi ed immediati.
Sono in casa da solo, lei è fuori per motivi di famiglia. In casa c’è poco da fare, sto pensando di prepararmi qualcosa di buono per cena e spararmela poi comodamente sul divano davanti a un bel dvd quando squilla il telefono.

Rispondo con tono scocciato, già pronto a declinare l’ennesima offerta di cambio di gestore telefonico della giornata:
-Proonto?
-Fighetta… sono io… volevo sapere… a casa tua funziona la tele?
Riconosco immediatamente la voce di Bruno, il nostro bull, ma non mi aspettavo proprio di sentirlo, stasera. Sono sorpreso.
-Oh… si, buonasera… cosa? Non ho capito bene…
Sono cosciente che sto facendo la solita figura da scemo, davanti a lui mi capita sempre, quest’uomo mi intimidisce.

D’altronde come potrebbe non intimidirti uno che si scopa regolarmente tua moglie, che si fa ripulire il cazzo con la bocca da te ogni volta che viene e che per sovrappiù ogni tanto te lo sbatte pure in culo?
-Lo capisci l’Italiano, fighetta? T E L E… D E CO D E R… a casa tua funziona?

Non riesco a capire dove vuole arrivare, però non ho il coraggio di chiedere ulteriori chiarimenti.

-Si, credo di si…
-CREDI o ne sei sicuro? Controlla.
Mi affretto ad accendere tv e decoder. Ormai è una specie di riflesso condizionato per me: ad ogni suo ordine, shitto.

-Allooora? Quanto ci vuole…?

-Si, sto controllando, un attimo… si funziona tutto, perché?

-Tu non ti preoccupare, fighetta… tra poco arrivo, fammi trovare una bella cenetta.

E riattacca.

-Pronto? Pronto..?

Sono sorpreso, non so cosa pensare, non è mai capitato che telefonasse quando lei non c’è e per un attimo sono tentato di ritelefonargli per dirgli che stasera lei sarà fuori città, magari non se lo ricorda…
Decido che è impossibile che non lo sappia e lascio perdere.

Scorro rapidamente la programmazione della serata e mi accorgo che c’è un turno di campionato infrasettimanale… è vero, me ne ero scordato. Ora si spiega tutto…

La cosa mi scoccia e non poco. Va bene fare il padrone in casa mia quando c’è lei, ma adesso anche quando sono da solo…
Ma, come ho detto prima, quest’uomo mi incute soggezione e non me la sento di contrariarlo… passerà pure questa…

Ho giusto il tempo di preparare per lui la cenetta che avevo intenzione di preparare per me, quando sento la chiave girare nella toppa del portoncino di casa: è arrivato.

-Allora, fighetta… è tutto pronto? Dove sei?

Sono impegnato con le pentole sul fuoco e prima che possa mollare tutto e raggiungerlo in soggiorno si affaccia lui in cucina.

-Beh? Non ci siamo proprio eh!

Mi limito a guardarlo con aria ebete non capendo a cosa si riferisca, in fondo la cenetta gliela sto preparando… O NO!?
Mi indica con la mano destra, il palmo aperto verso l’alto.

-Da quando in qua ci si fa trovare vestiti quando arriva il padrone? … e con vestiti maschili poi… ti vuole entrare in quella testolina che sei una femminuccia ora? E le femminucce non si vestono da maschietti…

Ora… è pur vero che, come ho già detto, è abituato al fatto che io lo accolga completamente nudo, ma questo accade quando viene a scopare lei; non pensavo lo pretendesse anche solo per venirsi a vedere una partita a casa mia!

Ingoio il rospo e chiedo, cercando di evitare che nella mia voce traspaia l’irritazione che sto provando:

-Devo spogliarmi?

Si avvicina ai fornelli e comincia a spiluccare qualcosa senza degnarmi di uno sguardo, poi sempre di spalle e con la bocca piena:

-Non me lo dovresti nemmeno domandare, fighetta, comunque non ti voglio completamente nuda ché mentre mangio la vista di quel cazzetto che ti pende tra le gambe mi disturba… metti un paio di mutandine carine.

Alzando gli occhi al cielo (tanto lui è di spalle e non mi vede), senza obiettare, mi vado a cambiare lasciandolo lì.

Quando sono davanti al cassetto degli slippini di mia moglie intento a sceglierne uno, mi raggiunge la sua voce dal soggiorno.

-Fighettaa… voglio che indossi pure i sandali che ti ho regalato per il tuo compleanno, non te ne dimenticare!

Poi sento che ha acceso la televisione.

OH NO, CAZZO! Mi dico dentro di me I SANDALI TUTTO IL TEMPO NO…
Qui è necessaria una digressione: come forse ho già accennato precedentemente, lui è un vero feticista per tutto quello che riguarda scarpe, stivali, pantofole, e soprattutto i suoi preferiti: Sandali con tacco alto e sottile, meglio se con suola spessa uno o due cm e che lascino più possibile il piede femminile nudo. Ho detto femminile? Si, ho detto bene; e dato che anche io secondo lui sono incluso nel genere femminile, anche i miei piedi sono soggetti alla Legge del Sandalo.

Pretende infatti che mia moglie lo riceva sempre in questo tipo di sandali e che li tenga su anche mentre la scopa, dice che lo eccitano. Fin qui, niente da obiettare, ma da un po’ di tempo pretende che li indossi anch’io. Inizialmente aveva provato a farmi infilare quelli di lei, ma dato che io porto il 42 e mia moglie il 39, avevamo dovuto, suo malgrado e per mia felicità, farne a meno.

Fino al giorno del mio compleanno, però.
Come regalo infatti si presentò con un bel paio di sandali argentati da troia n. 42, tacco 12, ordinati appositamente per me su internet.
Da allora pretende che li indossi sempre.

Intendiamoci, non è dell’umiliazione di doverli indossare in sé che mi lamento (a quello ho fatto il callo e in fondo in fondo ci provo pure gusto), ma della loro infernale scomodità.

Passare una serata con questi sandali ai piedi, sia pure in casa, è una vera e propria forma di tortura.
Ho anche dovuto imparare a camminarci come si deve (mi ha insegnato mia moglie), mettendo un piede davanti all’altro (non di fianco, come per le scarpe basse) e di conseguenza sculettando leggermente.
Comunque… fine della digressione e torniamo al punto.

OH NO, CAZZO! ripeto dentro di me I SANDALI TUTTO IL TEMPO NO…

Però, dopo essermi denudato ed aver indossato un tanga di pizzo verde bottiglia, li metto e torno di là.

E’ stravaccato sul divano come al solito, sta ascoltando le ultime novità sulle formazioni che scenderanno in campo, sente il rumore dei tacchi e si gira verso di me
-OOHH… brava! Ti voglio sempre così quando sono in casa, non te lo far ripetere un’altra volta… vieni un po’ qui vicino… girati… fatti un po’ vedere…
Faccio come chiede, mi avvicino, unisco i piedi e giro lentamente sui tacchi come un’indossatrice.
Mi molla una sonora pacca sul culo con la mano aperta e mi spedisce in cucina.

-Dai sbrigati a portarmi il vassoio con la cena che tra poco comincia! Voglio mangiare adesso che ancora parlano che poi iniziano a giocare e non mi voglio distrarre…

Dopo qualche minuto gli sto sistemando in grembo il vassoio con la MIA cena. Ho già portato la birra e il bicchiere e glieli ho sistemati su un tavolino lì accanto.

-Serve altro?

Mi guarda assorto.

-Lo sai che come camerierina non saresti nemmeno male, fighetta?

Fa poi, mentre comincia ad ingozzarsi.

-Non è mica che avresti un grembiulino, per caso?

Ecco, ci manca solo il grembiulino, adesso…

-No, non ce l’ho il grembiulino.

Faccio io con tono un po’ troppo secco, forse.

-Oh… fighetta… abbassiamo la cresta eh? Lo sai che al maschio di casa devi sempre portargli rispetto, non mi costringere a ricordartelo in un altro modo…

E si tocca allusivamente il pacco.

-No… scusi, non intendevo mancarle di rispetto…

-Così va già meglio… adesso fai la brava vai in cucina e metti una di quelle pettorine che si usano per cucinare… non dirmi che non ce l’hai perché le ho viste prima appese, ce ne sono tre! Metti quella di tela nera e aspetta che ti chiamo io quando ho finito di mangiare così porti via il vassoio.

Eseguo senza fiatare.
Un paio d’ore dopo le partite sono finite. Io, sui miei tacchi scomodi, ho continuato a sculettare incessantemente dalla cucina al soggiorno per tutto il tempo, in ottemperanza alle sue continue richieste di acqua, caffè, ammazzacaffè, sigarette, accendino, posacenere… e chi più ne ha più ne metta. Non vedo l’ora che finisca di sentire le interviste dal campo e i vari commenti dei giornalisti in studio e se ne vada finalmente a casa sua lasciando anche a me la possibilità di sbracarmi un po’ sul divano.

Mi sa che non è di buonumore, perché la sua squadra ha perso.

*

Me ne sto a sciacquare i piatti nel lavello, quando mi accorgo di averlo dietro di me. Il rumore dell’acqua che scorre e la televisione accesa hanno evidentemente coperto quello dei suoi passi. Sussulto, sorpreso, e faccio per girarmi ma lui mi mette le mani sui fianchi impedendomelo. Mi irrigidisco.

-Calma… volevo solo farti i complimenti per il servizio… quasi perfetto, davvero.

Sento il suo fiato sul collo mentre mi parla nell’orecchio. Sa di alcool e sigarette.

Faccio un altro timido tentativo di staccarmi dal lavello. Le sue mani mi artigliano le reni, subito sopra i fianchi, mi sta facendo male. Mi immobilizzo.

-Tranquilla fighetta, rilassati…

Sento il suo pacco premermi lascivamente tra le natiche nude, rimango immobile, non so cosa fare.

-Ma… ma… non mi sembra il caso… non c’è nemmeno Marisa…

Farfuglio io.

-Tranquilla fighetta, non voglio fare quello che pensi tu… lo so che ti piacerebbe se ti inculassi infilandotelo tutto dentro così, contro il lavello, come in un filmetto porno di quart’ordine, ma oggi non è il tuo giorno fortunato, non sono in vena… e poi scommetto che non ti sei nemmeno fatta il clisterino, vero? Male… molto male. Lo sai che devi essere sempre pulita e profumata per ogni evenienza quando vengo qui… non basta che lo faccia solo Marisa, devi farlo anche tu assieme a lei, vi voglio tutt’e due sempre pronte, lo sai…

Mentre mi dice tutto questo continuando a premermi col bacino contro il lavello, lo vedo allungare una mano e intingerla in una pentola sporca.

Raccoglie con le dita un po’ di salsa dal fondo e la ritrae. Me le passa sulle labbra, se le fa succhiare. Non era male la salsa, anche se un po’ troppo piccante per i miei gusti. Ne raccoglie ancora…
Con l’altra mano sta scostandomi dal centro delle natiche il perizoma e, prima che possa in qualche modo oppormi, mi spalma la salsa direttamente su quella che lui chiama la mia “figa posteriore”. Mi preparo per il peggio.

Sento un dito infilarmisi in culo, poi due…, mi sta trattando come un suo giocattolo, al solito.
Mi passa un braccio attorno alla vita bloccandomi anche le braccia, lo sento armeggiare con l’altro braccio sul tavolo dietro di noi, poi di colpo mi infila qualcosa su per il culo, non capisco cosa sia, è duro, lungo e sembra anche ruvido, fortunatamente non è molto largo, però. Me lo stantuffa dentro una decina di volte aumentando via via la velocità.

L’attrito mi fa male e inizio a sentire anche gli effetti della salsa piccante…
Mi lascio sfuggire qualche lamento e questo provoca la sua ilarità.

-Di che ti lamenti fighetta? Alla fin fine sei fortunata che invece della bottiglia che cercavo, ho trovato solo un mestolo di legno… o no? Dovresti ringraziarmi invece di lamentarti…

Mi ha mollato, finalmente sono libero di muovermi. Mi giro verso di lui e istintivamente porto una mano dietro: è vero, il bastardo mi ha scopata con un mestolo di legno!

-NON TOGLIERLO FINO A CHE NON TE NE DO’ IL PERMESSO, TROIA!

Il suo tono mi blocca.

Lascio dentro il mestolo anche se brucia, il peperoncino presente nella salsa sta avendo il suo effetto. Ho letteralmente le lacrime agli occhi.

-Braava fighetta… adesso ringraziami come si deve, però…

E, poggiandomi con forza le mani sulle spalle nude, mi spinge in basso per farmi inginocchiare. Cosa vuole da me è chiarissimo.
Gli slaccio la cintura e gli abbasso la zip, non porta nemmeno le mutande oggi. Forse è venuto preparato…
Gli prendo il cazzo in mano, non è del tutto moscio ma nemmeno del tutto rigido.

Oramai glielo ho preso tra le mani tante volte e posso dire di conoscerlo bene, eppure ogni volta la sensazione di come si gonfia lentamente tra le mie dita e le sue dimensioni asinine mi incutono soggezione e di colpo mi sento sottomesso, inferiore, totalmente alla sua mercé.

Lo sego un po’: prima riesco a farglielo indurire, meno tempo mi ci vorrà a farlo venire poi di bocca. E’ talmente grosso che mi si indolenzisce sempre la mandibola, quando ci mette troppo a venire.

Mentre faccio per portarlo alle labbra mi blocca, afferra uno straccio e me lo passa ruvidamente sulle labbra.
-Il sugo.
Mi spiega laconicamente. Poi lascia che glielo prenda in bocca.
E così me ne sto lì in ginocchio, con un cucchiaio di legno sporco di salsa piccante infilato nel culo e la sua grossa cappella in bocca fino a che il particolare grugnito che ormai ho imparato a riconoscere mi preannuncia l’imminente rilascio dei getti di sperma.

Provo a farmi scivolare la cappella violacea in punta alle labbra come faccio di solito ma una mano premuta sulla nuca mi costringe a ricevere gli schizzi caldi in gola. Ingoio per non soffocare.
E’ in bagno ora, lo sento svuotarsi la vescica e poi l’acqua che scorre nel bidet.
Tra poco se ne andrà a casa e sarà tutto finito, per fortuna.
Sto cercando di ripulirmi dal sugo con un fazzolettino umido, in attesa che lasci libero il bagno consentendo anche a me di sciacquarmi con un po’ di acqua fredda.

Finalmente esce dal bagno ma, invece di essersi rivestito come mi sarei aspettato facesse, si è spogliato del tutto. Mi guarda e con l’aria più naturale del mondo mi dice:

-Hai già cambiato le lenzuola?

Mi sa tanto che questa nottata è appena iniziata…
Ho appena terminato di mettere un set di lenzuola fresche di bucato al letto matrimoniale. Non ce ne sarebbe stato bisogno perché le avevo cambiate ieri, ma ha preteso così ed è inutile mettersi a discutere con lui.

Porto ancora i sandali alti e i piedi mi fanno un male da morire. Temo che avrò i segni delle scarpe per 24 ore almeno, anche dopo che le avrò tolte.
Ho sempre avuto dei bei piedi, belli al punto di poter passare per quelli di una donna e lui se ne è accorto subito, quindi, siccome è un feticista per queste cose, non si accontenta di farmi portare scarpe femminili ma si diverte anche a farmi smaltare le unghie (non sempre, fortunatamente).

Tra l’altro ha preteso che io spostassi al secondo dito del piede sinistro la fede nuziale e al secondo dito di quello destro la fedina d’oro del fidanzamento, che portavo prima di sposarmi. Dice che è più appropriato, visto che mia moglie ormai è cosa sua, e che inoltre portare anelli alle seconde dita di entrambi i piedi è una specie si simbolo universale per significare che ti piace ricevere cazzi neri… bah, sarà…
Gli sto comunicando che il letto è pronto e che io vado a dormire sul divano, come sempre, quando lui rimane qui per la notte.

Aggiungo anche che, semmai dovesse servirgli qualcosa durante la notte (e spero vivamente di no, perché sono distrutto), può sempre chiamarmi e arriverò subito.
-Mmmhh… stavo pensando che non mi va di dormire da solo stasera, fighetta… Marisa non c’è… come potrei fare se mai avessi qualche bisogno impellente? Non ci hai pensato a questo??
La prospettiva di dover dividere il letto con lui non mi esalta affatto.
-Basta chiamare e arrivo subito… davvero… non c’è problema

-Se c’è problema o no lo decido io, fighetta… cmq non bagnarti che non ho nessuna intenzione di dividere il mio letto con te… però voglio che tu dorma qui, stanotte.

Puoi accomodarti sul pavimento.

Io sono abituato a dormire sul morbido e con due cuscini e so per certo che sul pavimento non chiuderei occhio, per cui cerco di insistere un po’:

-Ma davvero… è uguale… e poi non vorrei disturbare…

Mi accorgo che lo sto contrariando e, onde evitare guai peggiori, decido di cedere con il segreto intento di spostarmi sul divano non appena si sia addormentato. So che ha il sonno profondo, non sarà certo un problema.

*

ORE 2. 00 am, circa.

Lo sento russare forte. Mi ha costretto a indossare una specie di babydoll trasparente di mia moglie prima di farsi dare un bel bacio della buonanotte (sul cazzo ovviamente) e di farsi rimboccare le coperte.
Lui dorme nudo, a me non ha consentito nemmeno di togliere le scarpe.

Mi alzo, cercando di evitare il minimo rumore, ma sono al buio più totale e indosso ancora i tacchi che non ho avuto ancora il coraggio di togliere (semmai mi addormentassi, lui si svegliasse e si accorgesse che li ho tolti sarei nei guai seri): inciampo, cado, faccio rumore.

La luce della lampada sul comodino mi acceca. Quello che non doveva succedere è successo: si è svegliato.

-Che cazzo stai facendo, fighetta?

Dice con voce impastata dal sonno.

-Err… no, niente, mi dispiace… andavo in bagno, continui pure a dormire…

Abbozzo pure un sorriso innocente, ma mi sa che non ci casca…

-Ah si? Ti scappa la pipì, povera?

Mi sta scrutando con aria sospettosa.

-Eh si…

-Va bene… e siccome io sono di buon cuore, so che hai paura del buio e voglio evitare che tu faccia brutti incontri… ti accompagnerò in bagno, guarda un po’!

E’ evidente che non mi ha creduto, ma faccio finta lo stesso di non aver raccolto e di interpretarla come una semplice battuta. Faccio anche finta di essere divertito:

-Ah ah… vado e torno in un attimo…

E con questo imbocco il corridoio, direzione bagno, sperando che la cosa finisca lì.

Invece lui si alza e mi viene dietro.

Entro in bagno, accendo la luce e, naturalmente, non mi sogno nemmeno di chiudermi la porta dietro: si incazzerebbe di sicuro.

Alzo la tavoletta e tiro fuori il pisellino. Dannazione, non mi scappa… (all’epoca non portavo ancora la CB e ancora pisciavo in piedi, oggi il problema non si porrebbe perché sono costretto a sedermi, per fare pipì, proprio come una femmina).

Lui è poggiato allo stipite della porta e mi sta osservando con aria strafottente.

-Allora, fighetta? Non ti scappava al punto di non poter fare a meno di rischiare di svegliarmi? Non è che per caso, invece di pisciare, volevi andartene a dormire sul divano??

– No, no… è che mi succede sempre così quando qualcuno mi guarda… mi blocco…

Provo ad imbastire su due piedi io.

-Mmm… io invece penso che tu mi stia prendendo per il culo…

-Ma no, per carità…

Sento che sto perdendo terreno e sono preoccupato di quello che potrebbe succedermi.

-IN CAMERA DA LETTO, SUBITO!

Il tono delle sua voce mi colpisce come uno schiaffo in piena faccia.
Senza stare a discutere, lo seguo in camera per non contrariarlo ulteriormente.

Sto ascoltando il suo pistolotto ai piedi del letto, lui è di nuovo sdraiato, sembra soddisfatto di sé.
-Pensavi davvero di potermi fare fesso, fighetta? Ringrazia che adesso ho sonno e non mi va di darti la lezione che meriteresti… ne parliamo domattina, però.

Ah… a proposito, per me sveglia alle 9 in punto, ovviamente con un pompino di buon giorno… attenta che controllerò… un minuto prima o un minuto dopo e sono cazzi tuoi… Adesso chiudi la porta con la chiave, poi sfilala e dalla a me…

Eseguo.

ORE 9. 00 am, in punto.

Sto pompando il suo cazzo con la bocca, gentilmente. Non so nemmeno se sono riuscito poi a chiudere occhio o meno, forse si, ma è da prima delle otto che non faccio altro che controllare l’orologio sul comodino per evitare di non essere puntuale.

Ha un sapore orribile, sa di sudore e di sborra rancida ma questo non mi ferma: ha detto alle 9 e alle 9 sarà. Non ho abbastanza palle per disobbedirgli, me ne rendo conto.

Sono convinto che si sia svegliato non appena glielo ho preso in bocca, ma che continui a far finta di dormire, forse per umiliarmi ulteriormente. Lo sento crescere tra le labbra, diventare duro come pietra.

-Mmmhhh… brava la mia fighetta, sei puntuale!

Finalmente ha deciso di smetterla con questa pantomima del bell’addormentato…

-STOP! So che il mio uccello ti piace tanto, ma mollalo! Non voglio sborrare prima di averti dato quanto promesso… Molla il mio uccello, da brava, e assumi la posizione della punizione: a quattro zampe sul letto, tette contro il materasso e culo in aria!

Stoppo la fellatio e mi arrampico sul materasso evitando di guardarlo negli occhi, mi sento umiliato e infelice come non mai, ma assumo la posizione richiesta.

Spero solo non sia una cosa lunga, di qualunque cosa si tratti…

Lo sento sputarsi sulle dita e passarle poi sul mio buchetto, mentre continua a sproloquiare:

-Non sei malaccio, come femminella di riserva, ma devi ancora imparare che il padrone non si prende mai in giro…

Ecco la punta del suo enorme arnese fare capolino contro il mio buchino indifeso…

-Se ti dico di fare una cosa devi farla, lo capisci, troia?

Inizia a spingere…

-Sai perché hai l’onore che io mi occupi delle necessità di quella vacca di tua moglie?

E intanto mi scivola dentro…

Mi colpisce col palmo della mano aperta sulla natica destra, forte…

-N..no… perché?

-Perché sa stare al suo posto, ecco perché, accetta da me quello che viene, senza fiatare, così come è giusto che sia e così come devi fare tu…

E giù un altro schiaffo, mentre sento il suo cazzo farsi strada dentro di me…

-…le vere femmine, ai maschi, si sottomettono senza limitazioni e senza sotterfugi, capito, fighetta? Perché tu sei una vera femmina, giusto? Sei quasi più femmina di quella vacca di tua moglie… lo ho capito dal primo minuto che ti ho vista…

E giù schiaffi sul culo come se piovessero…

Io, da parte mia, mi sento totalmente dominato e annullato da questo maschio arrogante e insopportabile.

-…non osare mai più tentare di prendermi per il culo come hai fatto questa notte, chiaro? La prossima volta che mi accorgo di una cosa del genere ti castro, capito!?

E, a questo punto, mi prende, da sotto, le palle e me le strizza a morte nella sua mano ruvida.

-Se ti dico che voglio una cosa da te, significa che VOGLIO una cosa da te, non accetto ”se” o “ma”! Tu ancora non mi conosci bene, ma ti garantisco che imparerai a conoscermi… adesso chiedi scusa e implorami di darti il mio sperma, da brava femminella.

E aumenta ancora di più la stretta attorno alle mie palle…

-CHIEDO SCUSA, CHIEDO SCUSA CON TUTTA ME STESSA! NON CERCHERO’ PIU’ D’INGANNARLA! LO GIURO! ADESSO… PER… FAVORE… MI… LASCI LE… PALLE, PERO’!

Adesso mi stantuffa il suo cazzo prepotente nel culo ad un ritmo forsennato, mi fa male, continua a tenermi per le palle con la sinistra e a mollarmi ceffoni feroci sul culo con la destra…

-Implorami, dai… prega per la mia sborra… lo so che sei gelosa di tua moglie quando la do tutta a lei… a me puoi dirlo che sei femmina, che lo sei sempre stata… dillo, dillo troia… Non ti pare vero di avere dentro il cazzo del tuo maschio senza la concorrenza di quella vacca di tua moglie eh? Dillo che adori il mio cazzo!

-Adoro… il tuo… cazzo! Dammi la… tua… sborra…

-CHI E’ IL TUO MASCHIO? DILLO, DI’ CHE SEI UNA FEMMINA E CHE IO SONO IL TUO MASCHIO!

-TU! …tu sei il mio maschio… io sono una femmina… adoro il tuo cazzo e tu sei il mio maschio!

Qualunque cosa purché la smetta presto: ho il culo sfondato, le chiappe in fiamme, le palle stritolate e anche un po’, in fondo, comincio quasi a credere veramente a ciò che sto dicendo…

Riesco a percepire i getti di sborra che mi inondano dentro, sono umiliato, dolente, spezzato fisicamente e moralmente, ma, contro ogni logica, anche appagato.

Per la prima volta da quando tutta questa follia è cominciata, sto cominciando a temere di prenderci gusto…

Mentre gli bacio le palle in segno di ringraziamento e sottomissione, come richiesto, lo sento dire:
-Non c’è bisogno di raccontare tutto questo a tua moglie, tientelo per te, intesi?
Forse ha paura del suo giudizio, forse sto intravedendo la prima crepa nella sua impenetrabile corazza… Buono a sapersi.