Le mie storie (17)

La storia che leggerete oggi sono stata molto indecisa sul raccontarla o meno. Non perché ci sia qualcosa di male, anzi è stata molto dolce e naturale come d’altra parte tutte le esperienze della mia vita, ma riguarda una situazione che spesso si fatica a capire.
Era il periodo dell’Università ed io come ha scritto già più volte alternavo lo studio a momenti di spensieratezza che mi portavano un po’ dal ragazzino, un poco ad uscite con le amiche che prima o poi pure vi racconterò.

Insomma sfido chi di voi a vent’anni non abbia vissuto il periodo più bello della propria vita. Stavo preparando un esame (procedura civile e chi ha fatto legge sa che è uno scoglio non da poco) ed incredibilmente nessuna delle mie amiche mi avrebbe accompagnato nello studio, anche perché io sono stata particolarmente veloce all’università. Così durante le lezioni del professore guardandomi intorno mi resi conto che c’era un ragazzo particolarmente attento e che faceva sempre domande quanto mai pertinenti.

Non vi dico come si chiamava perché, il mondo è piccolo e chissà mai che potrebbe riconoscersi in questo racconto, ma lui era su una sedia a rotelle e per di più, tetraplegico (cioè non muoveva bene neanche le mani). Non mi fu difficile avvicinarmi e conoscerlo anche perché era amico di molti che conoscevo. Sempre sorridente, dalla battuta pronta e naturalmente tanto più bravo di me.
Cominciammo quella che sarebbe stata una scalata universitaria da ricordare.

Ci davamo appuntamento in facoltà, e sotto con lo studio. Qualche volta andavo a casa sua perché naturalmente era più facile per me spostarmi. Poi un giorno mi chiamò dicendomi che in seguito ad un suo problema personale (che io non ho mai voluto sapere cosa fosse rispettando il suo privato) sarebbe dovuto rimanere a letto per un periodo di circa un mese, per cui avrei dovuto registrare le lezioni per spostare lo studio completamente a casa sua.

La cosa non mi fu di nessun peso, anche perché all’epoca ero molto più attiva di quanto lo sia adesso. Così cominciai a frequentare casa sua quasi quotidianamente. Rimanevo a pranzo, mi fermavo pomeriggi interi e chiaramente entrai in confidenza sia con lui che con la madre che il più delle volte si trovava a casa. Una cosa non riuscivo a capire, perché spesso avesse un cuscino sopra il lenzuolo proprio all’altezza del basso ventre.

Nella mia beata ignoranza lo chiesi alla madre una volta che ci trovammo parlare da sole, e lei mi rispose, candidamente, che aveva delle erezioni involontarie e si vergognava naturalmente a farsi vedere da me con il lenzuolo diciamo un po’ gonfio.
Una sera mi chiese di rimanere a cena e magari vederci un film insieme perché i genitori sarebbero dovuti andare a teatro e tutti i suoi amici si erano defilati. Io chiaramente accettai anche perché mi trovavo benissimo in sua compagnia.

Così dopo mangiato mi appoggiai sul suo letto (che aveva lo schienale regolabile) e cominciammo a vedere il film. Sono passati vent’anni, qualcosa più qualcosa meno, non ricordo che film fosse ma ricordo benissimo che indossavo (cosa rarissima) una minigonna a jeans ed una maglietta che mi aveva regalato proprio lui qualche settimana prima. Ad un certo punto, durante il film io mi girai verso di lui, lui fece lo stesso con me, non lo so, sarà stato quel suo bellissimo sorriso ma mi avvicinai e lo baciai.

Ricordo ancora i suoi occhi sorpresi per quella mia iniziativa, ma credetemi fu una cosa naturale ed istintiva come mi era successo anche altre volte con altri ragazzi. Allora io mi misi sopra di lui, Lui si aggrappò ai miei fianchi un po’ come poteva e continuammo a baciarci. Mi chiese di fargli vedere le tette, io mi tolse la maglietta, poi il reggiseno e gliele misi in bocca. Lui succhiava, prima una poi l’altra, sentivo la sua lingua giocare con i miei capezzoli che diventarono subito duri.

Poi senza che lui dicesse niente mi alzai la gonna il più su possibile, e con la micia mi misi all’altezza del suo viso. Lui cominciò a baciarla, poi a succhiarla. Sentivo la sua lingua dentro di me e mi piaceva pure tanto. Ogni tanto abbassavo lo sguardo e vedevo i suoi occhi felici ed eccitati. Poi piano piano scivolai su di lui per tornare a baciarlo. Vidi il suo volto bagnato dalla mia micia, gli sorrisi e ripresi a baciarlo.

Intanto nella foga dei movimenti il cuscino che aveva davanti si era spostato ed io ad un certo punto sentii dietro le cosce il suo membro turgido. Mi fermai e mi resi conto che lui non si era accorto che non volendo io lo avevo toccato. Gli chiesi se voleva farlo, lui mi disse di sì mentre con una mano mi toccava (per quanto poteva) i seni. Scoprii il lenzuolo e vidi il suo uccello in erezione, poi piano piano indietreggiai, mi spostai la mutanda di lato e me lo misi dentro.

Cominciai a muovermi su di lui, su e giù, lo guardavo e capivo che non sentiva piacere, ma sorrideva contento. Intanto ebbi il mio orgasmo, tornammo a baciarci per poi rimanere l’uno di fianco all’altro. Mi disse che per la prima volta dopo il suo incidente si era tornato a sentire uomo. Gli dissi che per me era stato esattamente come farlo con qualsiasi altro ragazzo, anzi avevo apprezzato particolarmente la sua lingua (ed era una sacrosanta verità).

Ricordo che dovetti aggiustare il letto (con il suo aiuto parziale) per non far capire ai genitori cosa fosse successo.
Quella sera tornai a casa contenta e pensierosa. Mi resi conto che a dispetto di tanti stupidi pregiudizi, in realtà era stato bello e piacevole farlo con lui.
I giorni dopo ricordo che durante lo studio ogni tanto mi chiedeva di tirare fuori le tettone e fargliele succhiare un po, io ridendo gli dicevo che avevo s**tenato un mostro, ma dopo tutto mi rendevo conto che era come tutti i maschietti.

Avevamo paura che la mamma potesse entrare da un momento all’altro, ma questo allo stesso tempo ci faceva anche divertire. Quando il pomeriggio capitava di stare da soli, facevamo “Le zozzerie” come le chiamava lui. A lui piaceva tanto leccarmela e voleva che io quando avevo l’orgasmo gli venissi per così dire in bocca. Ogni tanto gli salivo sopra e come diceva lui “approfittavo del suo uccello che manteneva l’erezione per moltissimo tempo”. Questa nostra simpatia reciproca durò fino all’estate, quando demmo l’esame lo stesso giorno.

Entrambi trenta, entrambi contenti. Poi lui partii per le vacanze in America (con amici), io invece quell’anno andai in giro con le amiche mie. Al ritorno mi disse che si era fidanzato con una ragazza straniera, così ci perderemo un po’ di vista. Di lui, adesso che ho dovuto scavare nella mia memoria per ricordarmi di ciò che successe, non dimenticherò mai il sorriso del nostro primo bacio ed allo stesso tempo il suo uccello in erezione quando gli tolsi il lenzuolo la prima volta.

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