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Una sera in piscina

E sempre stata una mia fantasia vederla nuda e magari che facesse qualcosa con altri, pero lei quando a letto fantasticavo su questo si stizziva.
Quella sera pero …..
L’ho accompagnata ad un corso d’aggiornamento fuori citta, la sera un suo collega invito mia moglie, io e gli altri due colleghi presenti al corso a cenare da lui.
Possedeva una bella casa con piscina un bel giardino mangiammo fuori bevemmo un po’ anche mia moglie che di solito non beve mai.

La giornata di giugno era calda e afosa uno dei presenti propose visto il caldo e la piscina disponibile del collega di un bel tuffo per rinfrescarci un po’. Il proprietario disse e lì a nostra disposizione io non parlai mia moglie chiese ma voi avete i costumi?
La risposta fu no ma ci tuffiamo nudi, mia moglie disse ma voi siete matti io nuda con voi tre maschi siete fuori e poi rivolgendosi a me disse tu lo faresti?
Allora delle chiese ma non hai mai fatto il bagno nuda a mezzanotte in spiaggia, lei rispose di no.

Loro dissero be noi lo facciamo e iniziarono a spogliarsi, mia moglie mi guarda perplessa ed io gli dico dai andiamo a rinfrescarci anche noi intanto cosa vuoi che sia vedono due tette e un po’ di pelo e iniziai a spogliarmi, mi tuffai e la invitai a entrare dicendoli che era magnifico, anche i suoi colleghi la invitarono dicendogli di non vergognarsi intanto era fatta come tutta e loro non era la prima volta che ne vedevano una nuda e non si sarebbero scandalizzati.

Mia moglie si verso un altro bicchiere di vino lo beve tutto d’un fiato si alza e inizia a spogliarsi i suoi colleghi esultarono facendogli un applauso dicendogli brava. Io ero già eccitato un po’ confuso era la prima volta che lo faceva ora, era in intimo in piedi a bordo piscina noi in acqua rimase li ferma un po’ poi ….. si tolse il reggiseno e libero la sua terza che si manteneva ancora su nonostante i suoi 37 anni e dalla piscina ci fu un boato di gioia e vidi che anche gli altri erano eccitati c’è l’avevano duro.

Poi si giro dandoci il lato b e si tolse anche gli slip dicendo chiudete gli occhi che entro, naturalmente nessuno chiuse gli occhi, si giro ed entro mi venne vicino e mi diede un bacio, parlammo un po’ ogni tanto gli tiravano un po’ d’acqua ci divertivamo e vedevo che ogni tanto guardava sotto i loro cazzi duri, la cosa mi eccitava parecchio. Giorgio usci dalla piscina e andò a prendere 5 bicchieri e del limoncello co il suo cazzo duro in bella vista mia moglie lo segui con lo sguardo poi Luca disse Giorgio guarda come te lo guarda e lei divento rossa e si appoggio a me io la abbracciai e le toccai le tette gli diedi un bacchio arrivo Giorgio con i bicchieri di limoncino si sedette a bordo piscina giusto in parte a mia moglie con il suo cazzo ancora dritto gli diede il bicchiere mentre Dario si sedette anche lui a bordo piscina e lo sguardo di mia moglie si sposto su di lui non l’avevo notato sottacqua ma aveva un cazzo enorme penso 24,25 considerando i miei 18.

Vide subito mia moglie che lo guardava e gli disse mai visto cosi grande, dopo alcuni istanti a bocca aperta disse no e divento rossa mentre noi scoppiamo in una risata.
I tre colleghi uscirono rimmanemmo noi due dentro lontani da sguardi e orecchie indiscrette gli dissi ti piaccerebbe mettere in atto le nostre fantasie e lei ma sei fuori ma era un sei fuori bo penso non convinto l’aiutai a uscire arrivo Dario li porse l’asciugamano e la scuadro da testa ai piedi dicendogli sei verramente figa, Luca ridendo disse intanto non ti fa un pompino che gli fai i complimenti mia moglie gli fece il dito medio e disse e chi te lo dice che non glielo faccio.

Tutti di shitto mi guardarono e Luca sempre lui disse non lo fa c’e suo marito e io risposi perche se non ci fossi lo farebbe? Lui siiii credimi e penso non solo a lui poi ci girrammo verso mia moglie e…….. stava toccando quel cazzo enorme di Dario io m i bloccai Luca rimase a bocca aperta Giorgio stava arrivando con altri limoncini si fermo davanti a loro poggio il vassoio per terra mentre vidi la mano di Dario toccarle la figa Giorgio si alzo mi guardo un attimo e inizio a toccarle le tette Luca era sempre fermo si giro verso di me verso loro e mia moglie si stava baciando con Dario e Giorgio le stava succhiando le tette allora io mi avvicino a loro mia moglie si stacca con la bocca da Dario Giorgio si ferma lei mi guarda senza staccare la mano da quel enorme cazzo passano alcuni secondi la bacio ci riguardiamo negli occhi vedo ls sua voglia gli prendo la testa tra le mani gli do un altro bacio poi gli guido la testa verso quel cazzo lei lo prende in bocca e inizia un pompino meraviglioso Giorgio le stava rittocando le tette Luca solo in quel momento realizzo penso quello che stava accadendo e esclamo arrivo mentre io avevo gia la lingua sulla sua figa mai sentita piena di umori cosi me la gustai un po poi fecci spazzio a Giorgio vedi Luca succhiarli le tette mentre lei aveva ancora quel cazzo in bocca lo spompinava con tanta passione mai vista io mi sedetti e mi gustai quella scena tanto fantasticata un po.

Poi Luca disse a Dario basta ora godere della sua bocca ora tocca a me lo scanso e infilo il suo in bocca a mia moglie Dario allora scanso Giorgi e infilo la sua lingua in quella figa fradicia d’umori, Giorgio si avvicino a Luca e mia moglie inizio a succhiare due cazzi cosi mi avicinai a loro ora ne aveva tre. Dario si stacco dalla figa con la lingua e la penetro con qun cazzo enorme mia moglie urlo di piacere.

Continuammo un po finche Dario non disse sto venendo allora mia moglie mollo tutto si giro e lo presse tutto in bocca mentre Luca aprofitto del buco libro e infilo il suo cazzo finche non venne il suo momento e sborro sulle sue tette ora cera Giorgio e sborro anche lui sulle sue tette ora infilai il mio mentre a Dario era tornato duro e stava gia rigodendo della sua bocca io gli venni dentro ,lei intanto continuava con quel pompino meraviglioso.

Aveva la sborra che colava dalla sua bella fighetta e andai a leccarla finche Dario non arrivo col suo cazzo lo avicino alla figa mi sfiorro la lingua la penetro di nuovo io l’asciai posto e andai a baciare mia moglie sapeva da cazzi ma era una cosa fantastica. Dario disse vengo pero questa volta mia moglie non si giro lo prese dentro urlando tutto il suo piacere. UN nuovo tuffo in piscina per lavarci l’odore del sesso uscimmo ci rivestiamo salutiamo lasciandoci con ci rivediamo?.

Quasi amici

Racconto (in parte) immaginario

Quando tornai a casa, dopo l’incontro con il bidello, ero naturalmente spaesato, il mio stato d’animo era agitato, quasi sconvolto. Cosa avevo fatto??? Anni di educazione moralista mi facevano sentire in colpa a tal punto che nelle ore successive la frase che continuavo a ripetermi era; “Hai voluto provare un’esperienza nuova, l’hai fatto, ti sei tolto questo dubbio, ora basta non farlo più. ”

Nel frattempo erano passati giorni, forse una settimana ed ogni tanto il bidello dava segni della sua presenza con un sms, o una chiacchierata veloce nei corridoi.

Chiaramente cercava un approccio, cercava di capire il perché di tanta mia diffidenza. Io nel frattempo inventavo scuse: impegni familiari, i compiti, influenza, ma avevo vergogna a dirgli la verità, a confessargli che non me la sentivo di incontrarlo ancora. Da quella fatidica mattina tante cose erano cambiate in me, soprattutto vedevo le cose con altri occhi, sotto un’altra prospettiva, percependo cose che prima non avrei mai notato. Passai quindi attraverso diversi stati emotivi prima di tornare ad avere un discreto equilibrio, e catapultato in quella nuova dimensione dopo quella volta a casa sua …il gioco mi sfuggi un po’ di mano e cominciammo gradualmente ad incontrarci almeno una volta alla settimana, diventando ufficialmente la sua femminuccia personale!

Purtroppo nella mia scuola quello che facevo con il bidello aveva fatto il giro dell’istituto.

Alcuni bulli vociferavano che io ci stavo con tutti, altri che ero una troia, un ricchione, frocio di merda, ecc.. Ammetto che non è stato facilissimo all’inizio, anche perché tra una lezione e l’altra ero così preso dal dover fare pompini e prenderlo nel culo dal bidello che pure la mia pagella era quasi un disastro! (Continuando così non sarei arrivato al secondo anno.

)
Durante la ricreazione, cercavo sempre di rimanere lontano da Zio Franco, per evitare di alimentare i soliti sospetti su di me… ma cosi facendo Iniziai ad avvicinarmi “involontariamente” ad altri bidelli… Notando anche in loro certi atteggiamenti sempre più ambigui.
“Ormai lo capito da come mi guardano! Come provano il contatto!..” In apparenza sembravano persone tranquille, molto rispettose che salutano sempre gentilmente, però se mi vedevano da solo, lontano dai professori o qualche stupido compagno di classe, cercano in ogni modo il modo di toccarmi, e alcune volte venivano a sbattermi addosso di proposito! Facendomi sentire quei pacchi perennemente in tiro!!!!

Oltre gli sguardi a me rivolti, nel giro di pochissimo tempo, aggiungevano sempre qualche commento volgare! Hanno iniziato con: “Ciao belli capelli! Che belle gambe ” poi… “culo da favola, bocca da pompini, quanto prendi? Ecc..!” Arrivando quindi alla facile conclusione che Zio Franco aveva raccontato tutto ai suoi colleghi… E come una vera (ma ingenua) puttanella, per la prima volta venni anche rimproverata per il mio modo di camminare! “Sempre a sculettare in mezzo ai bidelli! Ma non ti vergogni ?” Mi disse l’anziana Prof di Matematica.

“Non c’è niente da capire! Non lo devi fare più, altrimenti ti gireranno intorno per tutta la vita! Capito?” Dal Io non capivo, limitandomi a dire che non ci vedevo nulla di male.

E’ il mio modo di camminare! Dal mio ingenuo punto di vista, non ancheggiavo! …cioè non lo facevo proprio apposta….

Poi fu la volta del vecchio prof. di Inglese: con la sua espressione arcigna mi fece un sacco di domande sulla mia famiglia, sulle mie abitudini extrascolastiche, su come mi vestivo quando non andavo a scuola, ecc. Facendomi capire che la sessualità fosse un argomento troppo importante, e naturalmente questo all’inizio un po’ mi spaventava. (Anche lui mi guardava sempre in modo strano, ma questa è un’altra storia…)

Ritornando a scuola; (un anonimo lunedì di inizio marzo).

Giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di quel periodo. Volevo essere in qualunque altro posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo. Si scoppiava dal caldo! Ora di matematica! Dio che noia! Sempre le stesse identiche cose, sempre le stesse lagne e prediche della vecchia professoressa che cerca di far capire ad un branco di idioti che: 1 + 1 fa 2 ..? Io invece, com’è mia abitudine, utilizzo questa inutile ora per andare in bagno, dove in genere ho la possibilità di staccare la spina e sgranchirmi un po’ le gambe…Alzai la mano, cercando di avere il mio visino più sofferente possibile, e chiedo alla Prof di poter andare al bagno…Lei! Se pur capendo la sceneggiata, da il via libera per il mio quarto d’ora di libertà! Ripetendomi:“Ragazzino, mi raccomando non stare troppo fuori! Come tuo solito però!”

Mentre sono li a fumarmi la sigaretta dopo nemmeno 5 minuti sentì bussare; Toc, Toc ..e aprì la porta… Pensavo si trattasse di un mio compagno di classe, (anche lui sfuggito a quelle ore di noia mortale).

Ma riconobbi subito quelle mani enormi e callose sulle mie spalle, che mi spinsero indietro con forza… facendomi quasi sedere sulla tazza del cesso!! Tra le novità di quel periodo, c’era la così detta “sveltina” nei bagni di scuola, con zio Franco… “Mah… Cosi si entra ?? Che vuole, ma è impazzito? Se ci vede qualcuno? Se ci sente qualcuno ?? ” Parlando sempre con un filo di voce! Guardandomi con disprezzo rispose; “Tranquillo non esagerare! Ormai lo sanno tutti che sei ricchione!!!” (Gli voglio bene! Però è fatto cosi.

Certe volte dall’eccitazione non sa nemmeno lui quello che dice. ) In quei momenti deliranti… In primis a scuola, avevo solo paura di essere vista dai tanti e anche troppi, ragazzi omofobi che giravano nell’istituto.

(La mia classe ne era piena)

Finita la sigaretta mi feci coraggio! Aprii la bocca e iniziai a ciucciare quel cazzone enorme, in modo veloce. Avevo voluto la bicicletta e ora dovevo pedalare. Certo, il fatto era che la bicicletta in questione era un grosso cazzo da soddisfare in cambio di una misera paghetta, (che non avrebbe mai colmato il vuoto che avevo dentro).

Dopo neanche 2 minuti di gioco, con quella mazza, (sperando invano che sborrasse subito), prendendomi per i capelli mi spinge violentemente faccia al muro! Cominciando a incularmi freneticamente senza pietà, quasi come un a****le! Ormai lo conosco, lo lascio fare. Sperando che finisca il prima possibile. Il mio buchino con un po’ di saliva cominciava ad accoglierlo molto bene, nonostante le grosse dimensioni. Ma all’inizio faceva sempre tanto male… e Lui a dire il vero se ne sempre fregato altamente del mio dolore iniziale, ma in quelle situazioni non lo biasimo troppo.

In bagno, e penso anche nel corridoio… si iniziava a sentire solo i miei gemiti sempre più acuti e il rumore del suo grosso corpo che picchia contro il mio culetto. Ma quella volta! Non contento dei miei mugolii, che assecondavano quelle spinte esagerate, pronta per accogliere la sua sborra ovunque e comunque, mi tolse completamente i pantaloni, e mi annuncia! “Aspetta Bimba, vediamo chi c’è fuori. ”

Chiusa in quel cesso, aspettando che ritornasse al più presto, guardavo tutte quelle scritte oscene sui muri del bagno, e ogni volta che ci entravo per fumare, la voglia di cazzo mi assale, suscitandomi desideri e pensieri indicibili…

Persa tra quelle scritte volgari e ignoranti, un po’ di piscio qua e là, e qualche mozzicone di sigarette dopo qualche minuto, vidi spalancare la porta, all’improvviso! Trovando dall’altra parte; Zio Franco con il resto dei Bidelli!!!
“Stai tranquilla, e fai la brava! Amici sono!!” La mia mente era confusa, in totale imbarazzo! Tranquilla? Amici? Fai la brava? Cosa voleva dire? E cosa volevano fare?
Ammetto che con Tony non mi sarebbe dispiaciuto, ma… Uno che non mi piaceva e mai pensavo ci sarei andata era Stefano, (anche lui bidello, addetto al terzo piano).

Il classico tamarro all’antica di circa 40 anni. Pieno di tatuaggi, anelli, e collane d’oro al collo!!
Inizialmente cercavo di sdrammatizzare presentandomi a loro con un tono di voce da femminuccia. E Tony (il bidello più vecchio del gruppo) con disprezzo spiegava ai colleghi.. “con molto sarcasmo” che faccio la troia solo perché non voglio faticare! “Ma tranquilla qualche giro ce lo facciamo lo stesso!” …rivolgendosi a me!
Che dovevo fa’? Bè…di fronte a quelle parole, non so cosa mi è successo realmente… Ricordo solo che Stefano si piazzò per primo dietro di me cominciando a incularmi lentamente fino a mettermelo tutto nel culo.

(Fortuna che ero già dilatata). Ma nonostante ero in paranoia perché dovevo rientrare in classe, cominciavo a godere, quasi come una pazza…
Devo premettere che pur essendo passivissimo per me la penetrazione anale è sempre dolorosa, soprattutto all’inizio, la causa è dovuta al fatto che il mio ano è stretto e si adatta molto lentamente a chi mi penetra e quella volta, più del solito l’inculata è stata Dolorosissima!!!

Cercai di divincolarmi per riprendermi un attimo, ma la giostra sembrava non si fermasse mai, e quando persero interesse verso il mio culo sfondato, (dopo un intenso quarto dora), si misero in piedi intorno a me, iniziando a sborrarmi in faccia… Tutti Insieme …In modo quasi sincronizzato.

NON avevo Mai provato una cosa così… ho pure due conati come di vomito, per il forte e acido odore di sperma che ho sul viso, nei capelli, ed anche i vestiti!… “E adesso…? Che figura ci faccio in classe?” Ho tutti i capelli fradici di Sborra! Cazzo! E dovevo pure correre immediatamente in classe! (A prescindere dalla sborra che avevo in testa, era passata un abbondante mezzora!!)

In fretta e furia.. iniziai con dei fazzolettini imbevuti, a pulirmi il viso, incazzata per il tempo che mi stava facendo perdere, e malgrado il mio nervosismo, Stefano con un tono malizioso se ne uscì sfottendomi pure; “Puttana, avevamo paura che restavi incinta” La risposta mi offese e mi fece incazzare, anche perché ridevano tutti, e con il mio buchetto che ancora mi bruciava e pulsava, gli dissi che avrebbero potuto venirmi in bocca o nel culo, in mille modi!! Ma non c’era certo bisogno di imbrattarmi i capelli in quel modo.

Quello che hanno fatto, vista la loro età, non me l’aspettavo proprio, e non aveva senso. Comunque ormai quello che era fatto era fatto e non c’era molto da aggiungere..
Dopo quell’orgia ero consapevole di aver firmato con i bidelli l’ennesima condanna per quei 5 anni. Il mio destino da liceale non era più solo quello di studiare, e vedermi ogni tanto con Zio Franco! Ma diventare la puttana della sua comitiva.

(I Bidelli)…

La mia esperienza con una coppia cuckold parte 46

-Quarantaseiesima parte-

Il fine settimana trascorse senza particolari accadimenti, Paolo era rimasto a casa sua, sarebbe venuto a trovarci il venerdì successivo, scopammo come pazzi parlando sempre della possibile introduzione di Roberta nei nostri giochi, la cosa stava ormai diventando un chiodo fisso, anche per Simona che era ansiosa di fare sesso con la mia amante.
Lunedì sera quando rientrai dal lavoro trovai Simona particolarmente scura in volto, taciturna e triste, le chiesi il motivo e lei mi rispose che semplicemente le era arrivato il ciclo ed era dolorante, intuii subito che era una scusa, mi tornò in mente quello che mi aveva confidato Paolo, il vero motivo del suo cattivo umore non poteva essere altro che la delusione per non essere incinta, però prendeva la pillola, lo faceva spesso davanti ai miei occhi, come poteva anche solo minimamente sperarlo, decisi di chiarire la cosa per l’ennesima volta:
– “Io penso che tu non sia dolorante ma delusa, o sbaglio?”;
– “Perché delusa? Non capisco…”;
– “Hai capito benissimo a cosa mi riferisco Simona, non prendermi in giro, speravi di essere incinta vero?”;
– “Cosa? Non capisco Gianluca, cosa stai dicendo?”;
– “Simona, te lo ripeto per l’ultima volta: non voglio avere figli, soprattutto nella situazione in cui ci troviamo, la cosa mi sta davvero stufando!“.

Spalancò gli occhi ed arrossì vistosamente, deglutì nervosamente, poi mi rispose con un tono di voce estremamente turbato:
– “Lo sai quanto ci tengo, solo che rispetto il tuo pensiero, ciò non toglie che, nonostante prendo la pillola, si possa verificare un miracolo, non lo nego, mi conosci troppo bene ormai per continuare a non dirti come la penso, inoltre erano in ritardo. ”;
– “Questa tua fissa non deve diventare un’ossessione, sai come la penso, punto e basta, non ti azzardare a non prendere i dovuti provvedimenti per evitare di restare incinta perché sarebbe la fine dei nostri rapporti, mi sono spiegato?”;
– “Tranquillo Gianluca, non farei mai una cosa del genere…”;
– “Con questo considero il discorso chiuso per l’ultima volta, ok?”;
– “Promesso, ti chiedo scusa, saprò farmi perdonare promesso.

”.
Si avvicinò sculettando e guardandomi eccitata, mi fece un pompino straordinario, ingoiando di gusto il mio sperma, concluse l’opera guardandomi negli occhi con il viso colante del mio seme dicendo:
– “Questo consideralo solo l’antipasto…”.
Cenammo tranquillamente, era tornata sorridente, servizievole e sensuale come al solito, quella sera sapevo già che l’avrei inculata selvaggiamente, lo desiderava sempre quando aveva il ciclo ed anch’io avevo voglia di farle davvero male.
Mentre mi facevo la doccia suonò il suo cellulare, lo aveva dimenticato in bagno, rispose davanti a me, era Paolo, la avvisava che aveva bisogno di lei per alcune firme, sarebbe dovuta andare a casa loro mercoledì’ e restarci almeno per una settimana.

Non prese molto bene la notizia ma erano questioni importanti e si rassegnò ben presto alla richiesta del marito.
Durante la giornata successiva pensai che sarebbe stato bello avere Roberta con me nei giorni di assenza di Simona, le telefonai nel pomeriggio, proponendole di trasferirmi a casa mia per quella settimana, non sapevo come avrebbe preso la proposta ma accettò volentieri, anche perché aveva la possibilità di non frequentare l’università in quel periodo, poteva trascorrere tutto il tempo che voleva con me, era perfetto.

Quella sera lo dissi a Simona, ero sicuro che non avrebbe avuto niente da obiettare, infatti mi sorprese per l’ennesima volta:
– “Hai avuto un’ottima idea, vorrei essere li con voi, chissà cosa combinerete, posso far installare qualche telecamera? Ne uscirebbero delle scene eccitantissime”;
– “Davvero non ti secca?”;
– “Assolutamente, poi in qualunque caso non sono nella posizione di vietartelo, sei libero di fare quello che vuoi con lei, te lo ripeto, vorrei essere solamente con voi tutto il tempo, vi divertirete un sacco mentre io sarò con quel pirla di mio marito, però non farti sfinire troppo perché quando torno avrò finito il ciclo e dovremmo recuperare il tempo perduto.

”;
– “Tranquilla, lo sai che sono sempre pronto…”;
– “Lo so tesoro mio, a proposito me lo vuoi dare un saluto prima di non vederci per una settimana?”.
Eravamo seduti sul divano in sala, si sedette sulle mie gambe iniziando a baciarmi con molta passione, intanto si spogliò restando completamente nuda, mi slacciò i jeans, mi tolse gli slip, sedendosi sul mio cazzo ed inculandosi senza nessun preliminare, cominciò la sua solita danza, continuando a baciarmi ed a sussurrarmi fantasie su quello che avrei fatto con Roberta nei giorni successivi, durò parecchio e raggiunse un orgasmo meraviglioso, le sue gambe tremarono tantissimo, segnale di quanto le era piaciuto, terminai riempendola del mio seme sul viso, lasciandole ripulire come al solito ogni minima goccia.

Mercoledì mattina andai al lavoro, salutai Simona, avrebbe preso il treno alle 10,00, mi salutò con aria dispiaciuta, mi ribadì che mi sarei dovuto divertire in sua assenza, voleva una relazione dettagliata di cosa avevamo fatto io e Roberta, si raccomandò anche di approfittarne e cercare di convincerla ad un incontro a tre.
Telefonai a Roberta poco prima di cominciare il lavoro, la invitai a passare in ufficio a prendere le chiavi, così poteva sistemarsi prima del mio arrivo per pranzo.

Arrivò puntualissima, indossava un paio di jeans neri che fasciavano il suo meraviglioso culetto in maniera straordinariamente sensuale, pregustavo già il momento in cui lo avrei avuto davanti al cazzo, fu molto formale, in fin dei conti i miei colleghi avevano conosciuto Simona come la mia ragazza, sarebbe stato imbarazzante spiegare chi fosse per me. Con il passare del tempo ed essendo a stretto contatto si era creata una certa confidenza con Paola, la mia collega, la sua curiosità la fece insospettire:
– “Non mi dare della pettegola ma chi era quella bella ragazza?”;
– “Un amica, niente di che…”;
– “Scusa ma come mai le hai dato le chiavi di casa tua?”;
– “Hey, ma cos’è un terzo grado? Studia architettura, il palazzo dove vivo è di suo interesse, considerato che non c’è nessuno in casa è andata a fare delle foto per l’università.

”;
– “Ecco dove l’avevo già vista quella bella ragazza, è la figlia dell’Architetto Tonelli, uno dei nostri clienti più vecchi. “;
– “Con lui invece io non ho un buon rapporto, spero di non incontrarlo mai. ”;
– “E’ amico del direttore, ogni tanto si trovano nel suo ufficio, mi sa che ti toccherà incontrarlo prima o poi…”.
Quell’uomo mi perseguitava, me lo ritrovavo sempre in mezzo ai coglioni, prima al supermercato, adesso qui, speravo con tutto il cuore che non mi mettesse nuovamente il bastone fra le ruote.

Rientrai per la pausa pranzo, trovando Roberta ad accogliermi, ero teso per la notizia di suo padre, si accorse che qualcosa non andava e gliene parlai, purtroppo aveva praticamente tagliato i ponti con lui, però mi promise che se ce ne fosse stato bisogno lo avrebbe invitato a lasciarmi in pace.
Quando tornai al lavoro decisi che non potevo aspettare che scoppiasse la bomba, ero entrato in sintonia con il direttore e gli parlai di come avevo avuto problemi con quel tizio, cercai di essere sincero con lui, non omettendo i particolari più spiacevoli, mi confidò che gli aveva accennato di questo terribile ragazzo di sua figlia e si stupì che ero io, però mi promise che tutto ciò non mi avrebbe cerato problemi, quello che facevano i suoi dipendenti al di fuori del lavoro a lui non interessava, mi riteneva un elemento valido e non sarebbe stato sicuramente questo fatto a rovinarmi la reputazione, anzi mi accennò che presto avrei avuto un altro incarico all’interno dell’agenzia.

Le sue parole mi rincuorarono e continuai a lavorare tranquillamente, mi ero tolto un grosso peso dallo stomaco.
Quando rientrai a casa io e Roberta andammo a farci una corsa insieme, le parlai del mio colloquio con il direttore ed anche lei fu felice di come mi aveva risposto.
Mi preparò un’ottima cenetta al nostro ritorno, era brava ai fornelli, anche se quello che mi stimolava in maniera particolare era il dopo cena, era stata ammiccante e mi aveva stuzzicato tutta la giornata, senza però concedersi, sembrava quasi giocare come il gatto fa con il topo prima di mangiarselo.

Dopo aver sistemato la cucina mi disse che aveva bisogno di farsi un’altra doccia, si sentiva addosso la puzza di quello che aveva cucinato, avevo intuito che era una scusa per prepararsi meglio, la lasciai fare aspettandola in sala con molta ansia. Mi raggiunse poco dopo, indossava solamente un completino intimo rosa davvero sensualissimo ed un paio di scarpe rosse con il tacco altissimo, i capelli legati in una coda di cavallo alta come sapeva che adoravo, sfilò davanti ai miei occhi, il cazzo mi scoppiò negli slip, abbassò lo sguardo e sorrise, si piegò con la testa verso di me dandomi un bacio e mi sussurrò:
– “Allora come ti sembro?”;
– “Mi sembri una Dea scesa sulla Terra, fatti vedere meglio…”.

Sorrise compiaciuta, si girò e fece danzare le sue chiappe davanti ai miei occhi, erano uno spettacolo, secondo me negli ultimi tempi il suo culo si era ancora fatto più tonico e definito, presi il filo del perizoma, lo spostai leggermente, mi bagnai un dito e lo passai sui suoi buchetti, grondava umori in maniera esagerata, aveva voglia, mi concentrai infine su quello del culo, spinse verso la mia mano ansimando, delicatamente infilai la prima falange all’interno, si girò sorridendo, passandosi la lingua sulle labbra, infine con decisione fece entrare completamente il dito, ruotando il culo per farsi stimolare meglio, infilai anche un secondo dito, un fremito pervase il suo corpo, vidi la pelle d’oca sulle sue chiappe, ebbe un attimo di esitazione, probabilmente sorpresa, poi tornò a ruotarlo.

Le mie dita ormai esploravano in profondità le sue chiappe, feci ruotare la mano e con un altro dito le sgrillettavo il clitoride, penetrandole poi contemporaneamente anche la figa, la quantità di umori che grondavano erano un chiaro segnale di quanto ormai si fosse lasciata andare alle gioie del sesso anale, quella sera avrei fatto fare gli straordinari al suo culetto. La guardavo mentre come la più consumata della zoccole roteava il culo con le mie dita conficcate dentro, la ragazza timida e restìa a certe pratiche si era trasformata, era pronta a farsi inculare per compiacermi, dando pure dimostrazione di arrivare al punto di gradirlo, non solo accettarlo, mi aveva proposto di essere la mia amante, ruolo che da sempre criticava e condannava, l’eccitazione e la soddisfazione che mi regalava Roberta erano perfino superiori a quelle di Simona, lei era troia di natura, non si era trasformata per amore.

Ebbe un orgasmo, cosa che raramente le avevo visto provare masturbandole il culo, ansimò ed esclamò a gran voce:
– “Vengo Gianluca, vengo, non ti fermare ti prego!”.
Avevo la mano grondante dei suoi umori, si girò, si sedette sulle mie gambe baciandomi con passione, il suo respiro era affannato e mi sussurrava parole dolci, restammo a lungo in quella posizione, le nostre lingue si intrecciavano in maniera sensualissima, sentivo che i miei sentimenti per lei erano veri e profondi, avrei potuto trascorrere tutta la notte in quel modo senza stufarmi.

Ad un certo punto si alzò, mi guardò intensamente, prese la mia mano invitandomi a seguirla, nella sala c’era una poltroncina con la seduta molto ampia e piatta di tessuto bianco, piuttosto bassa, era talmente scomoda per sedersi che risultava solo un complemento di arredo, si inginocchiò su di essa, abbassandosi fino a far aderire i seni alle sue gambe, sollevò il suo magnifico culo, girò la testa guardandomi eccitata, con le mani aprì le chiappe mostrandomi il suo buco del culo arrossato e dilato dalla mia manipolazione di pochi minuti prima, lo sapeva quanto mi eccitava vederlo fare ad una donna, era consapevole che quel gesto sarebbe stato un invito per me irresistibile, sentii il cazzo gonfiarsi talmente tanto che avrebbe potuto scoppiare, glielo piazzai davanti al viso, lo prese in bocca cominciando a succhiarlo ed insalivandolo abbondantemente, colava letteralmente.

Era sempre stata brava con la bocca ma quella sera lo trovavo particolarmente stimolante, continuava a sorprendermi ogni volta per quanto si era lasciata andare, poco dopo tornai a piazzarmi dietro di lei, si bagnò con la saliva le dita di una mano, inumidendo abbondantemente il buco del culo, infilò dentro prima una, poi due dita, ruotandole all’interno per dilatarlo meglio, sentivo il sangue pulsare, ero eccitatissimo, mi stava invitando a fare quello che aspettavo da tutta la sera, appoggiai il cazzo sul suo buco culo, infilando dentro lentamente solo la cappella, scivolò facilmente al suo interno, mi fermai, attendevo che fosse lei a farmi vedere quanto e come lo desiderava, allungò una mano, arrivando a stringermi una chiappa del culo, puntò con le unghie e con decisone mi tirò verso di lei, il cazzo le entrò con forza tutto dentro, restò ferma per qualche secondo, girandosi verso di me con la bocca spalancata, notai la comparsa della pelle d’oca sulle sue gambe e sulle chiappe, si passò la lingua sulle labbra e mi sussurrò:
– “Fammi male Gianluca…”.

Cominciai ad incularla ad un ritmo sempre maggiore, tornò ad aprirsi le chiappe con forza per agevolare la penetrazione, notavo la tensione nelle sue braccia e come le gambe ogni tanto cedevano sotto i miei affondi, gemeva moltissimo, un misto di dolore e di piacere, senza però minimamente dare l’impressione che volesse che mi fermassi. Sovente estraevo il cazzo per ammirare come il buco del culo restasse dilatato ed arrossato per poi affondarlo nuovamente con forza al suo interno, la vedevo esausta, il suo culo non era abituato a questo tipo di sollecitazione, lo feci uscire, facendolo scivolare nella sua figa, gemette subito moltissimo, mi soprese però quanto fosse bagnata, segnale di grande eccitazione nonostante non amasse l’anale come Simona, cominciai a scoparla mentre con il pollice della mano destra le penetravo nuovamente il culo, bastarono pochi affondi per farle avere un altro orgasmo, fu intenso e lo evidenziò senza freni, chiedendo di non fermarmi.

Ad un certo punto mi chiese di fare una sosta, si inginocchiò e cominciò a spompinarmelo con foga, voleva farmi venire, era evidente come accompagnava con la mano, apriva la bocca e se lo segava pensando che dovessi sborrare, invece ero particolarmente in forma quella sera, la sollevai di peso baciandola, la appoggiai sul tavolo della sala, la feci girare di lato, appoggiai il cazzo sul suo buco del culo e le sussurrai:
– “Non ho ancora finito con te stasera…”.

La inculai nuovamente, in quella posizione il cazzo la penetrava con estrema facilità, alternai entrambi i suoi buchi a lungo, mi guardava eccitata e soddisfatta di come la stavo scopando, fu proprio il suo sguardo a portarmi al punto di raggiungere anch’io l’orgasmo, la feci rimettere in ginocchio e cominciai a segarmi davanti al suo viso, spalancò la bocca e chiuse gli occhi, sborrai in maniera abbondante schizzandola ovunque, aveva il volto completamente ricoperto del mio sperma, teneva gli occhi chiusi per non farli bruciare, se lo prese in bocca per ripulirlo, la guardavo ingoiare di gusto, con le dita tolsi quella che si era fermata sugli occhi porgendogliele da succhiare, quando ebbe gli occhi puliti li riaprì ringraziandomi, poi usando il cazzo si spinse in bocca il resto, adoravo vederle fare queste cose e lei lo sapeva.

La feci alzare, la feci sedere sul tavolo e la baciai con passione sussurrandole parole dolci:
– “Sei meravigliosa Roberta…”;
– “Mi piace tantissimo fare l’amore con te Gianluca, grazie per avermi invitata a stare da te…”;
– “Grazie a te per aver accettato…”;
– “Potrei prenderci gusto lo sai?”;
– “Mai dire mai, Roberta, chissà…”;
– “Sei stato solo un po’ cattivo, mi brucia tanto il sedere…”;
– “Sei stata te a dirmi di farti male, ricordi?”;
– “Ma tu mi hai preso alla lettera, a parte gli scherzi mi è piaciuto moltissimo.

”;
– “E’ piaciuto molto anche a me Roberta, davvero moltissimo. ”.
Continuammo a baciarci ancora per un po’, poi andammo a farci la doccia ed infine a letto, era ormai tardi, chiacchierammo ancora per una buona oretta prima di addormentarci.

Continua….

Periodo di prova

Nota al racconto:
Mi è costato sacrificio scrivere questo racconto.

Ripercorrere quei momenti della mia vita è sempre doloroso. Ma l’ho voluto scrivere comunque, non tanto per me, quanto per le giovani ragazze (e ragazzi) che, in questi momenti difficili, potrebbero ripercorrere le mie stesse vicende.

L’ho voluto scrivere per loro, per dirgli di non cedere alle facili scorciatoie che loschi figuri potrebbero loro proporre.

La vita è una soltanto.

Così come la dignità!!!

Non so di fatto quanto sia erotico, e di conseguenza apprezzato, questo racconto.

Ma tant’è….

Zia Daniela è sempre Zia Daniela…..

“Le posso portare qualcosa? Un caffè?…”

Lo osservo un po’ inebetita. E’ un bel ragazzo, elegante, intelligente e laureato eppure è lì in piedi come uno scemo in attesa di miei ordini.

No, non potrebbe essere mio figlio e neanche mio nipote anche se, uno strano istinto materno, mi porta a guardarlo con severità.

Nella sua apparente gentile domanda scorgo una nota insopportabile di piaggeria. Potrei chiedergli qualsiasi cosa e, probabilmente, acconsentirebbe con entusiasmo. Sento in lui il desiderio di entrare nelle “grazie” delle persone che possono decidere del suo futuro.

Teresa, la collega più “sfacciata” (per non dire di peggio!!!), va raccontando che spesso gli chiede di massaggiargli la cervicale e che, addirittura, una volta si sia fatta anche fatta massaggiare i piedi. Dice che sia molto bravo, dolce e disponibile.

Ma Teresa è un’esagerata e ormai più nessuno le crede (anche se, in più di un’occasione, è stata colta con le “mani in pasta”. La “pasta” del direttore, per l’esattezza!!!).

Ho un moto interno di tristezza.

Vorrei dirgli in faccia, urlandoglielo magari, di riprendersi la sua dignità, di contare sulle sue capacità e di non aver paura del futuro.

Ma come posso farlo? Il presente lo ha relegato al ruolo di stagista, non remunerato, con la massima ambizione, forse, di ottenere un contratto temporaneo.

Rivivo in un istante tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare per affermarmi nel lavoro: i piccoli soprusi subiti, le gelosie delle colleghe, i ricatti. Il tutto, ovviamente, amplificato dalla mia condizione di donna.

Non dovevi essere soltanto più brava, più efficiente, più determinata. Non bastava.

Penso a tanti anni fa…

Fu subito chiaro, il primo giorno di lavoro. Il datore di lavoro fu chiarissimo.

Non solo voleva che i suoi dipendenti fossero estremamente puntuali, diligenti, professionali e disponibili a non “guardare l’orologio”.

No, non bastava.

Nel caso tu fossi una donna saresti dovuta anche essere vestita elegantemente, con gusto e, perché no, anche con un po’ di malizia che a lui piaceva tanto.

E me lo disse così, come fosse la cosa più naturale del mondo!!!

“Domani la voglio vedere vestita da donna. Non questi abiti scuri. La giacca e i pantaloni li lasci agli uomini. Voi donne avete le gambe….

ah ah ah…. Voglio essere circondato da belle donne…sennò potrei assumere un uomo al posto suo…le pare???”

Dio, che rabbia!!!

Erano anni quelli in cui i termini “mobbing”, “stalking”, “m*****ie sessuali” nessuno sapeva cosa volessero dire.

Le donne erano subordinate e basta.

E se qualcuno in tram te lo appoggiava al sedere te ne stavi zitta per non fare la figura di merda.

CHE RABBIA !!!

Sono cresciuta in quegli anni.

Non ci potevo fare niente!!! Ho cercato, al massimo, di difendermi come potevo. Ho resistito. Ma sono anche dovuta sottostare ad un clima culturale che vedeva, noi donne, più che capaci, semplici oggetti del desiderio.

Mi ricordo di un pomeriggio invernale. Di tanti anni fa…

L’orologio segna quasi l’orario di chiusura e il “padrone” che stanamene mi convoca per quella pratica urgente. Vuol rivedere tutti gli incartamenti, le copie, le firme…vuol essere sicuro che tutto vada bene, che non ci siano errori.

Non gli basta tutto ciò che ho fatto in questi mesi. Ogni volta una revisione completa del mio lavoro quasi fosse alla ricerca di un errore, di un mio passo falso.

E non gli basta che ogni giorno mi occupi del suo soprabito, di annaffiare le piante del suo ufficio, di pensare ad ordinare i fiori per sua moglie (e per l’amante), e che alla giusta ora, non un minuto prima non un minuto dopo, mi presenti a lui con il caffè doppio macchiato con schiuma calda lievemente zuccherato!!! Non gli basta.

Vuole di più. Lo sento e ne ho paura.

Ho passato mesi a testa bassa per dimostrare a tutti quanto valgo. Ma non basta. Ci vuole la sua approvazione finale. Mi presento a lui, un po’ scocciata e molto tremante. Il faldone è gigantesco: ci vorrà del tempo per verificare che tutto sia davvero in regola.

Lo trovo dietro la sua scrivania. La perenne sigaretta accesa ammorba l’aria della stanza.

Lo sguardo severo, indagatore. Gli porgo il faldone e rimango in piedi di fronte alla sua scrivania in attesa di disposizioni.

“…accidenti!!!…non posso perdere tutto questo tempo per verificare che non ci siano cazzate!!! …se devo farle io queste cose a cosa servite tutti quanti?!?!…” – me lo dice stizzito.
“…le garantisco che è tutto a posto!!!…Ho riguardato tutto almeno tre volte. Non manca niente!!!” – replico timidamente

Mi guarda da sopra gli occhiali con il suo sguardo liquido ed inquietante.

Il viso di pietra.

“Dovrei fidarmi di te? Che sei ancora in prova???…stai scherzando vero? Lo sai quanti soldi vale questa pratica?…”

Vuol farmi sentire una pivellina. Inadatta al ruolo che ricopro. Vuol affermare il suo potere su di me. Pur essendo sicura di ciò che ho fatto, tremo all’idea che possa trovare un errore, una mancanza. E’ un collerico, un violento e soprattutto sarà proprio lui a decidere del mio futuro.

Sospiro, ingoio il boccone amaro, abbasso la testa.

“…vieni qui accanto e passami gli incartamenti…non posso passare tutta la serata qui!!!” – dice bofonchiando in malo modo

Giro intorno alla scrivania. Mi pongo al suo fianco e comincio a passargli gli incartamenti nell’ordine che lui mi detta.

“Come mai qui la firma è stata fatta così? Sono state fatte le copie? Hai telefonato per accertarti che sia giusto il numero?…..etc etc..” – mi bombarda di domande, tutte pertinenti e molto impertinenti.

I fascicoli scorrono veloci per fortuna. Tutto sembra a posto. Non un errore, non una virgola fuori posto. La sua voce da aspra sembra ritrovare serenità. Sento la voce dei colleghi per il corridoio. Se ne stanno andando. Tra poco resteremo soli io e lui al piano. E questo non mi va proprio. Mi fa paura (e un po’ schifo) quell’uomo. Ma devo imparare a gestire queste emozioni. Voglio dimostrare la mia professionalità.

Si toglie gli occhiali. Sembra stanco davvero. Si stira sulla poltrona dirigenziale. Mi guarda dal basso verso l’alto. Lo sguardo, stranamente, bonario.

“Quanto ti manca alla fine del periodo di prova?…” – mi chiede modulando la voce
“…una settimana, dottore…” – rispondo quasi sussurrando
“…bene, bene…” – e inforcando nuovamente gli occhiali si mette a leggere con attenzione la relazione finale

E come avevo più volte paventato, quello che non avrei mai voluto succedesse, sta succedendo.

Il dorso della sua mano sfiora la mia gamba. Forse un contatto fortuito? No, purtroppo no. Il contatto lieve, diviene piano piano strisciamento vero e proprio. Leggero, discreto, fatto a fior di pelle.

Mi irrigidisco. Ho paura. Una reazione sbagliata e tutti i mesi trascorsi a lavorare a testa bassa come una matta se ne andrebbero in fumo. E lui lo sa. E ne approfitta: esercita il suo potere!!!

Sfruttando un momento in cui dovevo cambiare foglio, ne approfitto per distaccarmi da lui come se non avessi fatto caso.

Mi allontano impercettibilmente. La sua mano, sfacciatamente, mi insegue. Il contatto adesso non è più timido.

Salto in piedi. Non posso accettare. Lo sguardo di sfida, il suo sorriso sicuro. Silenzio teso. Sto tremando dalla rabbia.

“…che c’è? Vogliamo finire questo lavoro?…io dovrei essere già a casa…lo sai?…ti sto facendo un piacere!!!…altrimenti chiudiamo tutto e se qualcosa non dovesse andar bene…te ne assumerai tutte le responsabilità…. lo sai vero che la prossima settimana decideremo chi ha superato il periodo di prova….

vero?…. ”

Il messaggio è chiaro. Chiarissimo. O bere o affogare.

Mi siedo nuovamente accanto a lui, la sua mano impertinente artiglia la mia coscia senza esitazioni. Ha lo sguardo soddisfatto il porco. Si stende come un gatto sornione sulla sua poltrona dirigenziale in pelle.

“…le altre ragazze sono state molto carine. Tu sei brava ma sei troppo…. rigida. Se solo ti lasciassi andare un po’, non avrei dubbi su chi scegliere.

La sigaretta ancora accesa rotea sulle sue labbra umide. Sembra davvero che sappia come andrà a finire tanto che, con arrogante sicurezza, si slaccia la cintura dei calzoni, si fruga un po’ e sbarella fuori dalla patta il suo mozzicone di carne coronato da grigi peli.

Chiudo gli occhi, mi fa schifo.

Ormai al piano siamo soli. Mi prende la mano e la trascina lì, ad afferrare quella massa di carne inerme.

E’ caldo, voluminoso, ma senza vita. Stringe la sua mano nella mia, la agita lentamente. Si sta masturbando con la mia mano!!! Non guardo, mi fa schifo, vorrei scappare. Ansima. Gli sta piacendo.

“Su, coraggio, non è certo il primo alla tua età…. ah ah ah…[colpo di tosse roco, profondo, da fumatore incallito]…e non sarà neanche l’ultimo se vuoi lavorare…”

Lascia la mia mano. Si accomoda meglio sulla poltrona e allunga una mano sotto la mia giacca ad afferrarmi una tetta.

“Senti che belle tette grosse che hai…non si direbbe. Sei sempre vestita troppo!!!…su…fammi vedere…”

Mi obbliga ad alzarmi, a mettermi di fronte a lui. Il suo sguardo liquido mi disgusta, ma lo lascio fare.

Ho paura delle conseguenze: mesi di impegno buttati al vento, resterei sicuramente senza lavoro e dovrei tornare a vivere con i miei!!! Rinunciare alla mia libertà !!!

Mi sgancia i bottoni della giacca, della camicia, mi palpa le tette da sopra il reggiseno.

“Calatelo. Mi piace vedere la donna che si spoglia…. su, coraggio…. ”

Si spinge all’indietro con la poltrona come a trovare una situazione migliore per gustarsi lo spettacolo. Ho il respiro profondo, deglutisco a fatica. Agguanto il bordo del reggiseno e faccio schizzar fuori le tette.

“Cazzo, che belle!!!…toccatele…. mi piace…” – mi ordina dalla sua posizione di spettatore masturbandosi freneticamente.

Il suo “mozzicone” sta prendendo vita.

E’ tozzo, corto ma tozzo e venoso. Sulle palle lunghi peli bianchi. Seguo comunque i suoi ordini. Mi palpo le tette guardandolo dritto negli occhi: spero che si vergogni di quello che sta facendo (inutile speranza!!!).

“Cazzo…bella che sei…mettiti qui in ginocchio. Coccolatelo tra le tette, fammelo diventare duro!!!”

Ho un moto di repulsione. Non lo voglio fare!!!

“Forza, dai…cazzo…non posso stare qui tutta la sera…. muoviti !!!” – mi incita alzando la voce

La sua voce roca, il tono di comando, mi impongono di fare come dice.

Mi inginocchio ai suoi piedi e gli avvolgo il cazzo umido di piacere tra le tette tanto da farlo scomparire.

“Wooooooo…. che bello!!!…. che meloni che hai!!!…sono morbidissime e lisce. Dai scuotile, segamelo con le tette…. vedrai che ti faccio stare bene dopo…”

Dopo?….

“Le altre ragazze hanno delle tettine che non danno soddisfazione!!! Tu sì che hai delle tettone …ti piace…eh?…dillo…”

Non rispondo, eseguo le consegne con disgusto.

Mi strizza i capezzoli con cattiveria. Non ci sa fare con le donne. E’ soltanto un porco che approfitta della sua posizione.

“Dillo !!!” – mi urla cattivo
“…mi piace…” – rispondo a bassa voce con voce da automa

Potrà approfittare della mia condizione di debolezza, ma non avrà mai la mia soddisfazione.

“Non ho sentito. Dillo meglio…. ” – ripete con soddisfazione scuotendo la testa
“…MI PIACE !!!” – rispondo più ad alta voce con voce, stavolta, quasi incazzata

Agito le tette con ampi movimenti.

Se proprio questa cosa la devo fare, almeno che duri poco.

“Sì…sì…. lavoralo così che mi piace. E vedrai che anche a te piacerà. Tu sei meno zoccola delle altre e mi dà decisamente più soddisfazione prenderti così…ahhh…. ”

Non rispondo. Eseguo aumentando il ritmo, nella speranza che il supplizio finisca alla svelta.

“Se pensi di farmi venire subito sbagli di grosso bambina…ah ah ah…. ce ne vuole per farmi venire.

Non sono uno di quelli sbarbatelli che sarai abituata a sbatterti. Questo per me è solo l’antipasto…. ah ah ah…Alzati…a fammi vedere come sei sotto…. ”

Ho le ginocchia doloranti. Come gratificazione mi strizza nuovamente i capezzoli con violenza. Maledetto!!!

“Forza. Alzati la gonna e vediamo come sei fatta…. ” – mi ordina sbattendosi il membro

Faccio un passo indietro. Mi alzo la gonna ma tanto ho ancora i collant che mi proteggono.

Spero davvero che si accontenti di questo.

“Beh?…forza…voglio vederti la fica…muoviti !!!…” – mi ringhia scappelandosi furiosamente per mantenere l’erezione

Inspiro profondamente, chiudo gli occhi, riverso la testa all’indietro. Stringo i denti con rabbia e, di colpo, mi abbasso mutande e collant. Sento l’aria fresca lambire il pube. Mi sta guardando, lo sento. Sono io che non voglio vedere lui e non voglio sapere cosa sta per fare.

Mi aspetto di tutto.

Forse mi leccherà o si limiterà a toccarmi con le sue mani puzzolenti da fumatore. Forse mi darà altri ordini umilianti, mi chiederà di toccarmi, o di girarmi per mostrargli il sedere, di mettermi a sedere sulla scrivania.

O forse, semplicemente, mi scoperà così, in piedi, come una baldracca.

Mentre aspettavo con terrore la sua ennesima richiesta, il telefono, per fortuna, squillò.

Senza staccarmi gli occhi di dosso, ruggendo, afferra la cornetta

“Che c’è???….

” – grida in malo modo

La scena che segue ha del ridicolo ed è l’unica pietosa soddisfazione che ho provato quel giorno.

“…dille che sono occupato!!!…che scendo tra un minuto…. cosa?…cazzo!!!…” – risponde agitato

Riattacca il telefono sbattendolo con rabbia. Si alza in piedi. I pantaloni e i mutandoni ascellari cadono ai suoi piedi rivelando degli orribili reggicalze (all’epoca qualche uomo li usava…).

E’ agitato, gli tremano le mani cercando di recuperare da terra i pantaloni.

E’ ridicolo !!!…

“Cazzo!!! Muoviti, cretina!!! Rivestiti e sparisci…mia moglie sta salendo…” – dice in preda all’agitazione

Non ho bisogno di seguire il suo consiglio. Nel mentre di questa scena, avevo già provveduto a ricoprire alla meglio le mie parti intime.

Sua moglie sta salendo. L’azienda, ereditata dal padre, è di proprietà sua. La “megera”, come la chiamiamo amichevolmente. Una donna orribile, fredda come un ghiacciolo, avida come pochi. Lei non saluta, rimprovera solamente e ogni volta che deve spendere una lira quasi si mette a piangere.

Tratta il marito come un povero mentecatto (e forse su questo ha ragione).

Non credo che gradirebbe trovare lo stronzo con le braghe calate e il pistolino ritto.

Ho un pensiero. Potrei vendicarmi e creargli un sacco di guai a quello stronzo.

Ma l’istinto mi spinge a scappare da quella stanza fumosa, il più lontano possibile da quell’essere schifoso. Raccatto velocemente la pratica e me la stringo al petto uscendo.

Ho ancora il reggiseno abbassato e la camicia aperta. Ho fatto appena in tempo a chiudere la giacca e tirare su le calze alla bene e meglio. Camminando sento le mutande ostacolare il passo. Ma voglio scappare da qui.

“Ehi…” – mi dice mentre sono sulla porta – “…domani io e te finiamo questo discorsetto…. ok?…”

E’ ancora intento a riabbottonarsi i calzoni, la cintura ancora pendente, la camicia sgualcita.

Fa schifo.

Mi lancia un bacio. Non rispondo e fuggo per il corridoio.

Rumore di tacchi dietro l’angolo. E’ la megera.

Incrociamo lo sguardo solo per un secondo. Non riesco a sostenerlo e abbasso gli occhi salutandola con rispetto.

“Buonasera signora…” – dico stringendo ancora più al petto le pratiche
“Cosa fa ancora qua? Gli straordinari non li pago…… “ – dice passandomi accanto con passo deciso

Il giorno successivo era un venerdì.

Strani appuntamenti, molto movimento nell’ufficio del direttore. Attendevo con ansia l’orario di chiusura, il momento in cui sicuramente mi avrebbe chiamato per finire quel “discorsetto”. Tremavo guardando scorrere le lancette dell’orologio.

Il “discorsetto” non lo finimmo quel giorno. E non lo finimmo mai visto che, durante la pausa del fine settimana, decisi di non cedere a quello schifoso ricatto.

Lunedì comunicai in azienda la mia volontà di interrompere il rapporto di lavoro.

Avrei dovuto stringere la cinghia in attesa di un nuovo impiego che, per fortuna, non tardò ad arrivare.

“Allora?…le serve niente? La vedo stanca…. ” – la sua voce, timidamente, mi risveglia

Guardo l’orologio. I suoi colleghi, sicuramente si sono già defilati e, probabilmente, siamo soli al piano. Il suo sguardo è interrogativo.

Quanto tempo è passato da quando mi ha chiesto se avevo bisogno di qualcosa?

E’ un bel ragazzo, davvero bello.

E ricattabile quanto me tanti anni fa.

Fra qualche settimana sarò io a dover stilare la relazione sul suo operato.

Se gli chiedessi di mettersi accanto a me per rivedere tutto il lavoro fatto probabilmente, bestemmiando dentro di sé, accetterebbe in silenzio.

E se gli facessi advances di tipo sessuale accetterebbe senza battere ciglio.

Gli uomini si fanno meno problemi da questo punto di vista. Magari ne sarebbe addirittura felice.

Chissà….

La rivincita

Mio marito mi tradiva. Da tempo. La prova scioccante la ebbi quando accettai di ospitare la sua segretaria a casa. La stronzetta veniva dalla Russia dove mio marito aveva diversi affari legati all’import export. Per ragioni di lingua ( ma pensa tu…. ) aveva assunto una specie di interprete/segretaria per aiutarlo a comunicare meglio. Quando la vidi capii subito l’andazzo, perchè lei, in effetti, l’italiano lo parlava anche benino, ma l’aria che aveva e il fisico lasciavano intendere anche tante altre cose.

Ma andiamo al sodo.
Fu terribile svegliarmi nel cuore della notte e non trovarlo di fianco a me. Scesi le scale per andare al piano di sotto e appena arrivata dietro la porta che separa la scala dal corridoio cominciai a sentire gemiti e grida. Andai avanti, dovevo andare avanti. Le grida della zoccola erano il canto della mia sconfitta. Dietro quella porta c’era mio marito, l’uomo cui avevo dedicato una vita e due figli, che stava sfondando letteralmente un’altra, più fortunata o, evidentemente, più bella e più brava di me.

Rimasi lì non so quanto tempo, ricordo solo che lei godeva continuamente, sentivo i suoi colpi forti, rapidi, affamati…. li conoscevo, ma quasi me li ero scordati, non mi scopava così da tempo, da troppo ora mai.
Tornai su e piansi.

Noi donne siamo forti e abbiamo la grande dote di risorgere sempre da ogni sconfitta, noi che doniamo la vita, possiamo donarne sempre una nuova anche a noi stesse. Così pensai quella mattina.

Ne parlai con Veronica, una delle mie migliori amiche, già separata, molto disinibita con gli uomini. Lei mi disse letteralmente di riprendermi la vita, che ero ancora bella e che potevo pendermi tutte le rivincite che volevo. E così fu.
Sono una bella donna tutt’ora, lo ero anche tre anni fa. Decisi di farmi avanti, con charme e classe, con tutti e tre i colleghi di mio marito. Tutti e tre. Sì, mi sarei fatta scopare da tutti e tre.

Uno di loro, mi piaceva anche parecchio e spesso mi ero sentita guardare da lui con un certo interesse. Con lui bastò un sms. Un semplice: ciao F, ti devo parlare. Ci incontrammo per un caffé. Da lì una eccitante travolgente discesa che ci portò dopo venti minuti ad avere la sua lingua tra le mie cosce sul divano di casa mia. Gli piacevo, gli piacevo eccome, mi riempì di complimenti, impazziva per le mie bocce ancora belle e turgide, piene di desiderio.

Leccava da Dio, e fremetti sorprendentemente in preda ad un orgasmo inondandogli il viso. Poi lo divorai, ingoiai tutto il suo bastone fino a leccargli le palle. Poi mi impalai su quel ben di Dio sbattendogli le mie pere infuocate in faccia. Poi mi prese da dietro sculacciandomi tenendomi per i capelli, sussultai altre tre volte, allagai quel divano, non godevo così da anni, da troppo…. quegli orgasmi ripetuti e crescenti spalancarono una porta su una nuova dimensione di me stessa, libera, disinibita, vogliosa e caparbiamente desiderosa di orgasmi!
Mentre mi spaccava a pecora, senza pietà, con la prepotenza che deve avere un uomo, gli chiesi di farmi delle foto, volevo le prove….

le prove da mostrare allo stronzo che io, forse più di lui, ero ancora molto desiderabile. Poi glielo presi in bocca lo appoggiai alla mia lingua e lo segai, mi spruzzò tutto quello che aveva e documentò tutta quella meraviglia con una serie di foto. La mia bocca piena di sborra, questo volevo che mio marito vedesse, forse non gli importava nulla, ma forse sì, in ogni caso era parte della mia rivincita.
Continuai a vedermi con F.

Era troppo piacevole e lui era molto bravo. Mio marito era in Russia e quindi ero libera di muovermi bene quando i bimbi erano a scuola. Con un amante si instaura spesso anche un rapporto di complicità che va al di là del sesso, si crea una certa confidenza che permette di spogliarsi di tanti cliché oltre che dei vestiti. Così lui mi raccontò che sia lui che gli altri due colleghi ce l’avevano a morte con mio marito perché la faccenda della Russia aveva preso una piega negativa per l’azienda.

In pratica quello stronzo si era accaparrato il portafoglio clienti per mettersi in proprio. Agli altri tre soci non era rimasto niente. Lui aveva già fatto sapere loro che a fine anno se ne sarebbe andato. Al che colsi la palla al balzo informandolo che il mio piano di rivincita prevedeva di farmi sbattere da tutti e tre. E F. , da grande maiale quale era, rilanciò la posta: fatti scopare da tutti e tre alla volta, ci vuole poco a convincerli, credimi, sai quante volte abbiamo parlato tra noi di te, di quanto sei bona? Basta che vieni un giorno durante la pausa, l’ufficio è chiuso dalle 13 alle 15, in due ore facciamo tutto.

L’idea mi sconvolse, i miei ormoni cominciarono a pensare a quell’evento e così gli proposi per l’indomani. La risposta fu scontata. Appena entrai nell’ufficio ci fu chiaramente un po’ di imbarazzo, ma F. ruppe il ghiaccio togliendomi la gonna, mi fece svaccare sulla scrivania e scostate le mutandine incominciò a masturbarmi. Non ebbi il tempo di realizzare che la mia prima gangbang era cominciata che avevo gli altri due cazzi che mi sbattevano in faccia cercando di entrarmi in bocca.

L’appellativo più gentile fu puttana. F. cominciò a spaccarmi la fregna sulla scrivania mentre gli altri due mi scopavano a turno la gola. Poi mi spostai sul divano mi impalai su uno, F. mi entrò nel culo senza ritegno, con forza, come si sfonda una vera vacca da monta, il terzo mi infilò l’uccello in bocca e prendendomi a schiaffetti affondò sempre di più fino a farmi sentire le palle che sbattevano sul mento.

I miei orgasmi furono diversi, non so quanti. Alla fine mi misero in ginocchio e fecero il video da mandare al cornuto traditore: io a bocca aperta e loro tre a turno a schizzarmi in gola. Alla fine ce l’avevo piena zeppa di crema bianca, mi chiesero di dire qualcosa a mio marito ma faticavo a parlare, non volevo che tutto quel ben di Dio uscisse dalla bocca. Ci giocai un po’, prima di ingoiare tutto.

La vendetta era compiuta per intero. Io ero soddisfatta, avevo anche rotto un tabù: quello di essere presa contemporaneamente da più uomini. Avevo goduto fino allo stremo: l’avrei fatto ancora e ancora e ancora……

Trattata come una schiava

Una giornata di inverno ,Venezia, ho conosciuto il mio Signore in un sito di incontri BDSM e dopo varie insistenze da parte sua sebbene avessi improntato il nostro rapporto virtualmente accettai di incontrarlo per quello che Lui definì “solo un caffè tra amici”. Mi diede però degli ordini precisi: dovevo indossare sotto i miei abiti maschili questa lista di indumenti intimi: REGGISENO PERIZOMA E REGGICALZE ROSA ,MINISOTTOVESTE TRASPARENTE BIANCA E ROSA CALZE CON LA RIGA NERE.

Dovevo indossare una cavigliera in segno di schiavitù ,le unghie dei piedi dovevano essere smaltate di rosso e le mie natiche dovevano portare una frase umiliante che mi sarei scritta con il rossetto “ROMPIMI IL CULO”. Finita la vestizione avrei indossato un paio di pantaloni piuttosto aderenti ( forse un po troppo visto che ad uno sguardo attento si sarebbe potuto notare il mio reggicalze, un maglione nero cardigan chiuso con una zip e un cappotto grigio.

Gli ordini prevedevano che io fossi andato a prenderlo alla stazione S. Lucia e come segno di riconoscimento dovevo tenere in mano e bene in vista un mensile per sole donne. Lui lo avrei riconosciuto invece da un pacchetto dono dorato di cui non sapevo il contenuto. Attesi il suo treno con il cuore in gola. Alle 10. 30 del mattino in perfetto orario arrivò…scesero i passeggeri…scrutai ad uno ad uno gli uomini che scendevano finchè visi Lui…il mio Signore.

Era alto circa 185 cm robusto barba incolta e capelli grigi corti ,occhi scuri penetranti …tra le sue mani il pacchetto. Le gambe mi tremavano……Mi fissò e mi mise una mano attorno le spalle come fossimo vecchi amici : “Ciao Gabriella” mi disse incurante che qualcuno potesse sentire che si indirizzava a me come ad una femmina. ” Ti ho portato un presente ma lo aprirai tranquilla quando ci siederemo ad un bar a prendere il famoso caffè”.

Annuii….
“Che c’è sei timida? Rispondi e rivolgiti a me come tuo Padrone chiaro?” Si Padrone risposi in un sussurro…..Mollò la presa e mi disse di accompagnarlo in un bar tranquillo…. arrivati sul posto mi fece segno di sedermi al tavolo che ad ordinare ci pensava lui. Vidi che parlava col banconiere mentre ordinava ed entrambi scoppiarono in una sonora risata.
Il cameriere arrivò con uno strano sorriso servì un Cappuccino e una brioche al mio Padrone e a me un “cannolo”.

Padrone sussurai io stupita, a me niente da bere? E perchè quella risata prima? ” La sua risposta fu come un pugno allo stomaco. “Per questa volta ti accontanto troia! La risata era rivolta a te perchè ho detto al banconiere che per te andava benissimo un cannolo perchè ne sei pazza visto che sei una checca! Per quanto riguarda il fatto che non ho ordinato nulla da bere per te lo capirai dopo….

intanto apri il tuo regalo,è solo la prima parte poi avrai la seconda!” Sbiancai ,guardai verso iul personale e mi accorsi dei sorrisi ironici…mi aveva sputtanato per tutto il locale…unica soddisfazione era che non mi conoscevano …..Aprii lentamente il pacchetto …..e appena visto il contenuto richiusi la shitola nervosamente
“Che fai scema non lo tiri fuori? Non ti piace?” “La prego non me lo faccia fare…. “
Rise. ” Daiiiii tira fuori il regalinoooooo” rise nuovamente e chiamò a se il cameriere: ” La mia amica è timida e non ha coraggio di far vedere che bel regalo le ho fatto,potrebbe farlo lei al suo posto? Ha promesso che se lei le farà questa cortesia le darà cento euro di mancia che ne dice? ” Io supplicai ,stavo per alzarmi ed andarmene ma Lui mi intimò che se me ne fossi andata non lo avrei rivisto più…..rimasi…rimasi piangendo quando il cameriere tirò fuori un fallo di lattice nero grosso e lungo oltre 25 cm…oltre ad esso un biglietto….

PER LE TUE SERATE SOLITARIE…IL TUO PADRONE! Scoppiò a ridere e chimò a se i suoi colleghi…. uno di loro mi disse che se non mi fosse bastato quello mi avrebbe dato il suo…meno lungo ma bello caldo. ” Ottima idea disse il mio Padrone,cercavo appunto qualcuno che desse da bere alla mia puttanella,le andrebbe di farsi fare un pompino con l’ingoio? Poverina ha mangiato senza bere!!!!” E via risate.
“ALZATI E VIENI CON NOI CAGNA …mi portarono in uno sgabuzzino mi venne ordinato di inginocchiarmi e di aprire la patta del cameriere.

“SPOMPINALO E INGOIA TUTTO CHIARO? ” Supplicai invano presto mi trovai piangente a eseguire il Suo ordine eccitata ma umiliata…. tenevo gli occhi aperti mentre la carne riempiva la mia gola..vidi un flash..oddio mi stavano fotografando…riprendendo e quello che era peggio avevano il mio cellulare in mano…. tutti i miei contatti
Il mio numero e tutto il resto era nelle loro mani. Dietro di me il mio Padrone armeggiava con il mio cardigan ,lo aprì e lo sfilò….

subito dopo le scarpe e i pantaloni fecero la stessa fine…lasciandomi in intimo…il cameriere mi scopava la bocca e il mio Padrone mi stava infilando il suo cazzo nel culetto…senza nemmeno un pò di saliva…. venivo ripresa,girata mostrata dovevo sorridere con la gola piena…dire il mio nome e cognome reale e che in realtà sono una troia travestita…. venivo inculata e riempita tra le labbra…. il mio Padrone fece un cenno al cameriere e questo annuì.

” Spalanca la bocca cagna” Obbediii e mentre mi veniva intimato di bere ogni goccia di sborra il mio Padrone mi riprendeva in primo piano e mi riempiva l’intestino di caldo sperma…. quando ebbero finito i loro comodi il mio Signore mi disse di vestirmi ridendo del fatto che il suo sperma sarebbe ricaduto sulle mie mutandine e sui miei pantaloni.
Stavo uscendo dal locale mentre il mio Padrone continuava a parlare col cameriere…risate ancora risate di scherno…uscì anche Lui.

” Mi ha detto che vorrebbero usufruire dei tuoi servigi,io ho detto che sei sposata ma che con un pò di preavviso potranno farti ciò che vogliono. ” Mi girava la testa un senso d’ansia mi penetrava il cervello ..la mia vita non sarebbe stata la stessa mai più…” Dimmi una cosa troia” …. COSA PADRONE? A quanto vedo non hai molto pelo ma dovrai privarti anche di quello dovrai essere liscia per sempre e se a tua moglie non va bene non me ne frega un cazzo,inoltre adesso mi devi portare in un luogo dove eseguono i tatuaggi.

SI SIGNORE…. Brava! Rispose Lui dandomi una manata sul culo che attirò gli sguardi della gente attorno a noi…Dopo circa un quarto d’ora in cui attravversammo le calli e i campi di Venezia arrivammo in un piccolo negozio dove sapevo esserci un tatuatore…entrammo e mentre io stavo salutando il mio Padrone mi fecce cenno di stare zitta. “
Buongiorno ,il mio amichetto qui deve farsi un tatuaggio ” -io trasalii. – “Ma una cosa particolare! ” Si appartarono e non riuscii a sentire cosa si stessero dicendo finchè il mio Padrone mi chiamò usando il mio nome femminile….

stava succedendo troppo spesso questa situazione , il mio orgoglio stava andando a farsi fottere…Andai nell’altra stanza e il padrone del negozio un tipo anziano piuttosto brutto e pieno di tatuaggi mi disse che il tatuaggio che mi sarebbe stato fatto era piuttosto particolare e che ci sarebbero dovute più sedute …il prezzo solitamente piuttosto alto in questo caso lo avrebbe barattato con dei piacerini da parte mia come pattuito con il mio Padrone.

Io sbottai piansi e supplicai ma non ci fu nulla da fare ormai non ero più mia…corpo volontà e anima erano del mio Padrone e quindi obbedire ai suoi ordini perchè il tatuaggio fosse eseguito sul mio corpo fu l’unica cosa da fare.
Mi spogliai completamente eccezion fatta per la biancheria,mi venne indicato un seggiolino …dovevo inarcarmi e mettere in mostra le chiappe. “il tatuaggio che ti verrà imposto indicherà cosa sei di chi sei e cosa vuoi,verrà eseguito il disegno di un pene gocciolante verso il tuo buchino il tuo nuovo nome la tua essenza e i tuoi desideri….

perciò un bel cazzo con su scritto “INCULATEMI ” e la dicitura SISSY GABRIELLA SCHIAVA DI …..
di quello che tua moglie penserà e se tua moglie lo accetterà o meno non me ne frega un cazzo…però tu dovrai firmare questo contratto in cui dici che accetterai tutto ciò che ti verrà ordinato da me ivi compreso il tatuaggio ,la graduale proibizione di avere alcun tipo di rapporto sessuale che non sia passivo,la gabbiatura del tuo clitoride e per ultimo ma non meno importante la somministrazione di ormoni femminili e il totale lavaggio del cervello a favore di una personalità totalmente sottomessa e femminile.

Se accetti firma altrimenti quella è la porta…. farò in modo che chiunque ti abbia incontrata dimentichi tutto di te e la tua vita prosegua inalterata…altrimenti sarai la mia schiava totale.
Rigirai tra le mani il contratto il cuore mi batteva a mille…le lacrime mi scendevano…..la mano mi tremava mentre la penna segnava sulla carta l’addio a Gabriele. ” PIEGATI GABRIELLA E LASCIAMI LAVORARE…..DOPO MI DOVRAI SODDISFARE PER BENE E IO SONO PIUTTOSTO PERVERSO” esclamò il tatuatore mentre il mio Padrone al telefono organizzava un’incontro con un non ben definito medico …….

Il tatuatore non pretese nulla quella giornata ma sapevo benissimo che sarei dovuta tornare parecchie volte e parecchie volte avrei dovuto accontentarlo…. stavo per tirarmi su i pantaloni quando il mio Padrone mi fermò…devi ancora avere la seconda parte del regalo…. apriti il culo veloce…. quello che ti metterò ora è un buttplug…lo dovrai tenere sempre ad eccezione di quando che andrai al bagno e quando dovrai soddisfare le voglie di tua moglie..cosa che farai sempre meno…anche perche la cura che ti verrà imposta non ti darà possibiltà per molto tempo di poterlo fare! E mentre parlava mi inseriva il fallo senza alcun problema trovandomi bagnata del suo sperma.

Ora rivestiti ma non mettere il cardigan…. ti accompagno fino a casa tua !
Ma a casa c’è mia moglie! Risposi. Tu fai quello che ti dico…
Una volta dentro il portone di casa lo supplicai di farmi rimettere il cardigan…me lo concesse ma ad un patto: dovevo leccare le sue scarpe…cosa che feci con la paura che qualcuno scendesse le scale e mi vedesse…..una volta eseguito mi restituì la maglia e suonammo il campanello …mia moglie aprì….

Presentai il mio Padrone a mia moglie come un vecchio amico di Padova lei lo fece accomodare e lui approfittando di un suo momento di disattenzione mi palpò il culo e mi spinse il butt ancora più dentro…sudavo tutta.
“Sai Gabriele stavo per uscire mi hai trovato per errore” mi disse
SIGNORA SE DEVE ANDARE VADA PURE TANTO IO NON RIMANGO MOLTO DEVO RIPARTIRE PRESTO lui replicò.
Stavo per convincerla a restare quando invece lei decise di ascoltarlo….

La salutammo mentre in cuor mio sapevo che iniziava la mia fine….

Non aveva ancora sceso le scale che Lui mi sbatte contro il muro …il volto quasi schiacciato contro la parete mentre mi abbassava i pantaloni e mi strappava di dosso il cardigan senza nemmeno aprirlo…..
” Ti prego potrebbe tornare!!!!” supplicai…” Me ne fotto ,anzi meglio cosi vede ciò che sei in realtà!!! ”
Rimasi vestita solo dell’intimo e della sottoveste.

. mi prese per un braccio e mi portò in stanza da letto.
“Ora lo farai con me nel tuo letto matrimoniale e tu sarai la mia sposa schiava, togliti le mutandine il buttplug e toccati il buchino mentre mi spoglio cagna”
Mi rendevo conto del pericolo che correvo ma ero inebriata, inebetita, vogliosa..osservavo il suo corpo nudo mentre mi scopavo con le dita….
” Ti piace il cazzo del tuo uomo vero? Vieni a succhiarmelo svelta…inginocchiati!”
Succhiai come la più esperta delle puttane …l’asta la cappella e le palle nemmeno un millimetro veniva dimenticato dalla mia lingua, pompavo come un’ossessa ma non volevo che mi venisse in gola..lo volevo dentro di me….

mi stava succedendo una cosa sconvolgente mi stavo innamorando del mio Padrone…volevo essere la sua donna.
Distenditi e apri le gambe voglio scoparti come la femmina che sei…..e voglio vederti in faccia mentre lo faccio …voglio baciarti e farti gustare il sapore della mia saliva e della mia lingua in bocca…devi imparare a baciare gli uomini troia!
Detto questo mi infilò la sua virilità dentro di me …mi chiavava nel letto di mia moglie …come fosse stata una luna di miele….

ogni colpo sembrava una stantuffata prima lenta poi veloce il culetto pulsava attorno il suo membro…impazzivo…. ma la cosa non durò molto perché usci da me …mi guardò negli occhi e io languidamente dissi:”Perchè Padrone? “Perché non lo meriti puttana…. ora me ne vado ma mi farò vivo presto…ti contatterò per cellulare o via WhatsApp e seguiranno vari ordini..ora apri il tuo armadio butta in questo sacco tutti i tuoi pantaloni eccetto tre paia di tua scelta poi tieni due paia di slip e due paia di calzini….

qualche maglione e due paia di camicie…nient’altro..mi farò vivo presto prepara dei soldi per fare un po’ di shopping se non li hai procurali….
Se ne andò portando con se il sacco con i miei indumenti e lasciando nel mio corpo il vuoto…mi osservai allo specchio ero vestita come una cagna in calore e dietro di me un tatuaggio che nessuna donna con il cervello a posto avrebbe mai potuto farsi disegnare…mi stavo sedendo decisa di spogliarmi e cambiarmi quando mi suonò il cellulare…numero sconosciuto….

“Pronto?” “Ciao troia sono il tuo tatuatore ti aspetto nel mio negozio tra una mezzora…. “

Accesi la luce del comodino e guardai la sveglia erano le 16:15 ,osservai il cellulare visto che lo avevo tacitato,nessun messaggio ne telefonata. Mi alzai andai in bagno e mi lavai il viso…avevo bisogno di farmi la barba..non amavo vedermi la ricrescita sul volto mi dava un senso di sporco,presi il rasoio e mi accorsi che anche per quanto riguardava il resto del corpo la situazione non era migliore…non sarei davvero piaciuta al mio Padrone…il mio PADRONE oddio dovevo chiamarlo!!!! Composi il numero del cellulare e attesi la sua risposta.

Dopo una decina di suonate un “PRONTO” caldo risponde alla mia chiamata. “pronto Padrone sono Gabriella il signor Nicola mi ha detto di chiamarla. ” E TU OBBEDISCI A NICOLA TESTA DI CAZZO?HO SENTITO QUELLO CHE HAI COMBINATO STANOTTE,FAI PROPRIO DA VOMITARE!!! MA TUTTO SOMMATO HAI GUADAGNATO UNA BELLA SOMMETTA ANCHE SE A TE VERRANNO BEN POCHI EURO IN TASCA. “Si Padrone” risposi aspettandomi che almeno la metà andasse in tasca sua. ALLORA FACCIAMO DUE CONTI 3500 EURO ANDRANNO PER COMPERARTI UN PO’ DI GUARDAROBA 950 EURO LI METTIAMO VIA PER DELLE CURE MEDICHE CHE TI VERRANNO DEDICATE 40 EURO SERVONO A ME PER VENIRTI A TROVARE E 10 EURO LI LASCIO A TE TI VA BENE TROIA?Addio a tutto il guadagno di una notte,sono stata scopata umiliata riempita di sperma filmata il tutto per 10 euro!!!!!!! “Si Signore”
singhiozzai.

“ORA HO DA FARE CAGNA RIMANIAMO D’ACCORDO COMUNQUE CHE CI RITROVIAMO SABATO POMERIGGIO A MESTRE ALLA STAZIONE …IO VERRO’ CON LA MIA MACCHINA ANDREMO A FARE SPESE. DOVRAI INDOSSARE IL BUTTPLUG NIENTE INTIMO NE CALZE NON DEPILARTI TI PORTERO’ IO IN UN SALONE DI BELLEZZA ,DA ORA IN POI TI PROIBISCO DI TAGLIARE I CAPELLI DI USARE INTIMO MASCHILE QUINDI QUEL POCO CHE HAI LO GETTI ,DA OGGI PISCI SEDUTA COME UNA DONNA E QUESTA SERA INIZIERAI A NEGARTI A TUA MOGLIE E LO FARAI SEMPRE PIU’ SPESSO,UN’OTTIMA SCUSA FEMMINILE E’ L’EMICRANIA !!!!!UN’ULTIMA COSA : SONO D’ACCORDO CON NICOLA E CON GIANNI IL CAMERIERE…QUANDO QUALCUNO DAI GUSTI UN PO’ STRANI VORRA’ I TUOI FAVORI TU DOVRAI RISPONDERE IMMEDIATAMENTE ALLA LORO CHIAMATA,ABBIAMO BISOGNO DI SOLDI CHIARO? Mi stava trattando come una puttana ma non riuscivo a dire di no temevo che mi avrebbe lasciato e sentivo che avevo bisogno di lui come dell’aria che respiravo.

“ Si Padrone” BENE TROIA VAI A FARE IN CULO ADESSO HO COSE PIU’ IMPORTANTI DA FARE ORA…A PRESTO! “ CLIK Aveva chiuso la comunicazione. Mi rimanevano ancora un paio d’ore prima di andare a lavorare di notte all’albergo( questa volta per davvero ) Il tempo di prendere turtta la biancheria intima e gettarla via nelle immondizie. Stavo per uscire quando suonò il campanello di casa. “chi è? ( chiesi al citofono) APRI TROIA SONO NICOLA.

Oddio era venuto fino a casa mia come poteva sapere il mio indirizzo? Aprii e in un attimo salì le scale,entro in casa mia e mi prese la testa tra le mani e mi ficcò la lingua in bocca senza nemmeno dire una parola.
PECCATO CHE NON USI UN ROSSETTO ALLA FRAGOLA TROIA…SPERO TI SIA LAVATA I DENTI NON VORREI AVER LECCATO LA SBORRA DEI MIEI AMICI!!! Scoppiò a ridere! “Come mai sei qui? “chiesi.

PASSAVO DI QUI PER DIRTI CHE DOMENICA SERA VERRAI DA ME ,TI FARO’ GUADAGNARE 10000 EURO MA LE COSE CHE DOVRAI FARE SARANNO PIUTTOSTO COMPLICATE ,PRIMA DI TUTTO DEVI ESSERE FEMMINILE SIA FUORI CHE DENTRO…VOGLIO CHE TU SIA VESTITA COMPLETAMENTE COME UNA FEMMINUCCIA SCARPE PARRUCCA E TRUCCO COMPRESI. VERRANNO PER TE UNA VENTINA DI UOMINI DI OGNI ETA’ E PURE UNA DONNA MA NON ESALTARTI NON POTRAI SCOPARLA SOLO LECCARLA E FARTI FOTTERE DAI SUOI GIUOCATTOLINI.

TUTTO COME IL SOLITO SARA’ FILMATO !
“IL mio Padrone lo sa? CERTO CHE SI INFATTI E’ LUI CHE MI HA CHIESTO DI TROVARTI QUALCHE LAVORETTO. SEI CONTENTA GABRI? Pure i diminuitivi ora…. ” Si grazie Signor Nicola.
SECONDO TE BASTA UN GRAZIE? DOV’E’ TUA MOGLIE ORA? “Al lavoro tra poco torna a casa” BENE VIENI! Mi spinse vero il balcone di casa con cui avevo visibilità alla porta di casa mi tirò giù i pantaloni e mi scopò come un’ossesso…non si fermò nemmeno quando mia moglie suonò il campanello accellerò i movimenti e mi sborrò dentro ….

dovetti andare ad aprire con lo sperma che scendeva caldo giu per le mie cosce….

Sabato 14 all’ora prestabilita sono a mestre per l’appuntamento …. indosso pantaloni neri larghi e un pullover scollato a V bianco niente intimo ne calze avendoli eliminati tutti con grande stupore di mia moglie.
A proposito di lei l’altra sera non è stato poco il suo disappunto al mio rifiuto di far all’amore..ho dovuto mentire con tutte le mie forze per risultare credibile…mi sentivo un verme…la stessa cosa ho dovuto fare ieri sera …per fortuna stasera devo incontrarmi con Nicola e perciò per quanto la riguarda stanotte sono di turno.

Una mercedes nera si ferma davanti a me dentro c’è il mio Padrone alla guida e mi fa cenno di salire….
!” ORA ANDIAMO A FARTI BELLA TROIA!” sogghignò Dopo circa 10 minuti ci fermammo davanti un caseggiato …non sembrava proprio un beauty center anzi era proprio misero come posto.
Appena dentro il mio Padrone parlava con un paio di ragazze vestite con un camice rosa e un uomo di mezza età che sembrava un medico.

” Venga”mi fece cenno una delle ragazze. “Si distenda sul lettino , ora ci occuperemo del suo corpicino rendendolo bello liscio dalla testa ai piedi,poi il nostro medico le darà una cura ormonale e le indicherà come verrà assunta…quindi vedrà che il pelo non sarà più un problema per lei…e non solo quello …. RISERO ENTRAMBI lasciandomi sbigottita.
Mi applicarono la ceretta prima sulle gambe poi sul petto intorno al sedere non trattenendo le risate vedendo il mio tatuaggio.

Il dolore della ceretta fu nulla a confronto della vergogna per le loro risate e battutine…ma sopportai …anzi se devo essere sincera mi bagnai pure e lo notarono….
Finita l’operazione mi spalmarono il corpo con della crema profumata …. si presero cura delle unghie delle mani e dei piedi..una volta sistemate chiesero al mio Padrone se potessero smaltarle…lui rispose che potevano usare lo smalto solo per i piedi perchè sono sposata e non voleva per il momento che mia moglie sapesse quanto checca ero.

Si dedicarono poi ai capèlli…non corti ma nemmeno lunghi ma quanto bastava per dar loro un giro femminile che avrei potuto nascondere usando del gel. Allo stesso tempo l’altra estetista si occupava delle soppraciglia assotiglliandole e arricciando le ciglia. Finita l’operazione il medico mi diede una capsula e dell’acqua non ritenendo utile informarmi a cosa fosse servita. Mi fu ordinato di vestirmi e di seguire il mio Padrone ma mentre lo stavo per fare una delle estetiste si rivolse al mio Signore e lui rispose sorridendo : ” PERCHE’ NO?
ABBIAMO UN PO’ DI TEMPO
GABRIELLA E’ DA UN PO’ CHE NON VEDI UNA FIGA VERO? BENE ,LA NOSTRA AMICA MI HA CHIESTO CHE AVREBBE VOGLIA DI FARSI LECCARE DA TE ..TE LA SENTI? OPPURE SEI FROCIA ANCHE DI LINGUA?
Mi sentii morire..mi stava trattando come una merda,ma non ebbi nemmeno il tempo di rispondere che la brunetta si sollevò il camice abbasso le mutandine e mi ficcò la fica sul naso strofinandocela sopra…mi sembrava di soffocare era bagnatissima mi stava lavando la faccia con la sua vagina ..me la fotteva come fosse fosse stata un cazzo..tutti intorno ridevano di me e mi esortavano a leccare strofinare annusare …quando venne lo fece tra i miei capelli dicendomi che quello era il miglior profumo per attirare gli uomini e che io ero stata creata per quello…..
Dentro di me mi sentivo strana la pastiglia che mi aveva dato il dottore mi faceva sentire stranamente debole e con lo stomaco sottosopra….

Uscimmo e ci avviammo verso Marcon all’ipermercato Valecenter…..
“Questa è una lista di indumenti intimi ,di calze ,camicie da notte babydoll abiti gonne e camicie…. tu hai i soldi se non ti bastano ne aggiungerai dei tuoi …. io non vengo con te..devo fare altre cose mentre ti aspetto…. muoviti che dopo devo portarti ad un sexy shop.

Il silenzio assoluto per tutta la durata del viaggio verso lo sexy shop sembrava più assordante delle urla di una scolaresca elementare…Mi sentivo strana ,vuota e lo stomaco sottosopra.

ATTENDI GABRI …. mi disse appena arrivati nei pressi del negozio.
20 minuti che mi sembrarono ore prima che tornasse in macchina accompagnato da un vecchio uomo grasso dalla calvizie incipiente e barba incolta…entrarono nell’auto ,il tipo puzzava di fumo e aglio il sorriso terribile di chi ha i denti ingialliti dalla nicotina e mal curati. GABRI TI PRESENTO ALDO ORLANDI IL TITOLARE DELLO SHOP,ALDO TI FA UN DONO,LA CB6000, ORA MOSTRACI IL TUO CLITORIDE CHE TE LO SISTEMIAMO CONTRO TUTTE LE TENTAZIONI…PER IL MOMENTO TI LASCIO UNA COPPIA DI CHIAVI PER OVVIE RAGIONI FAMILIARI,E’ UN ATTO DI FIDUCIA CAGNA, PIU’ AVANTI INVECE LA TERRO’ IO….

Sollevai la gonna e abbassai le mutandine, aldo mi prese il pene tra le dita infilò l’anello nell’asta del mio membro fino alla base dei testicoli,poi venne la seconda parte del device…lo assicurò con un lucchetto e il gioco era fatto…. in gabbia!
BENE , VISTO CHE IL COSTO DEL CB è PIUTTOSTO ELEVATO VEDI ALMENO DI RINGRAZIARE ALDO….
“Grazie Signor Aldo” dissi timidamente. ” Risero come degli invasati. MA DAI GABRIELLA NON ESSERE RIDICOLA….

TIRA FUORI IL CULO CHE ALDO HA VOGLIA!!!!!
Non feci a respirare che Aldo mi rigirò mi strappò via il perizoma e mi inculò …. piansi come una pazza per il dolore…aveva un cazzo corto ma grosso sembrava volesse spaccarmi gli intestini…sentivo il mio pisello agitarsi nella gabbia ad ogni affondo ma contrariamente al solito non sembrava volersi indurire ma era bagnato…quasi fosse una fica…..Il mio Padrone riprendeva la scena …sembrava che tutti volessero un ricordo di quello che mi facevano.

Aldo mi scopava mi sculacciava e dio solo lo sa quanto fu terribile ,mi prese la testa e mi baciò in gola…tolse il cazzo dal mio sederino e me lo mise in bocca,poi di nuovo in culo e poi nuovamente in bocca…..mi stantuffava la gola le ganasce …le labbra sembravano ventose…. sentivo che stava per venire e pregavo non volesse farlo in bocca……infatti non era quello l’obiettivo ahimè…lo tirò fuori due secondi prima appoggiò la cappella sulle mie narici e venne!!!!!!!!! Mi stava sborrando dentro il nasooooooo!!!!!!!! Lo sperma mi finì in gola attraverso il naso…così non solo il gusto ma pure l’odore rimasero in me per un pezzo!!!!”Te lo hanno mai detto che hai i capelli che odorano di fica Gabriella? ” esclamò Aldo…il mio Padrone scoppiò in una sonora risata…SI GLIELO DICONO SPESSO AHAHAHAHAHAH…..
Aldo salutò il mio Padrone mi guardò mi aprì la bocca e ci sputò dentro…”mi sono accorto sai che la schifavi troia per questo ti sputo addosso”
Ripartimmo verso Venezia …arrivati a Piazzale Roma prendemmo un taxi e andammo verso il negozio di Nicola…ero truccata vestita femminea e ingabbiata….

Nicola nemmeno mi aveva riconosciuta.
“TE LA LASCIO QUI…NELLE BORSE CI SONO I SUOI VESTITI E UN PAIO DI PANTALONI IL MAGLIONE PER RINCASARE…TUTTO IL RESTO E’ CIO’ CHE LE SERVIRA’ IN FUTURO…. QUESTO E’ IL MIO IBAN I PROSSIMI GUADAGNI DI GABRI LI ACCREDITI SUL MIO CONTO A LEI LASCIA UNA DECINA DI EURO…MI RACCOMANDO RIPRENDILA MENTRE VE LA FATE,AHAHAHAHAHHAH…. UN’ULTIMA COSA…DOMANI MATTINA FALLE PRENDERE QUESTA PASTIGLIA…A TE GABRI LASCIO LA shitOLA…NE DOVRAI PRENDERE UNA AL DI’….

AH NICOLA PROSEGUI COL SUO TATUAGGIO CON UN’AGGIUNTA ! A quel momento sussurrò a Nicola qualcosa che non capii…. Risero entrambi…e a me quella risata gelò il sangue.
Il mio Padrone mi salutò ordinandomi di chiamarlo l’indomani..io rimasi con Nicola che proseguì a definire il mio tatuaggio.

Il tatuaggio era stato eseguito velocemente anche perché il più era stato già fatto la volta precedente, quando chiesi a cosa si riferisse il mio Master riguardo la sorpresa invece non ebbi risposta, l’unica cosa che mi era data sapere era che sarebbe stata un ricordo indelebile per me….

Chissà perché mi sentii raggelare dal modo in cui me lo disse. Chiesi se potevo chiamare mia moglie per rassicurarla visto che era dal tardo mattino che ero fuori da casa. Nicola assentì.
“Ciao cara sono Gabriele come va? “L’ultima parola mi rimase strozzata in gola, Nicola mi alzò la gonna estrasse il butt plug senza nemmeno preoccuparsi di sgonfiarlo creando un vuoto dietro con un flop come avesse stappato una bottiglia di spumante…Io stavo ancora parlando con mia moglie mentre lui mi infilava tre dita in culo e mi leccava il lobo dell’orecchio…mi sembrava di impazzire non riuscivo a parlare ma dovevo farlo.

“Si cara sono un po’ stanco ma devo fare sto turno maledetto speriamo che sia una notte tranquilla…no non chiamarmi stanotte c’è anche il padrone dell’albergo non voglio farmi vedere ricevere telefonate private…buonanotte tesoro m…. ” Altre due dita mi stava infilando la manoooooooo. Chiusi la comunicazione. “Ti supplico Nicola mi fa male…..” Questo è nulla vedrai più tardi..mi rispose.
Mangiammo un paio di panini bevendo vino lui e acqua io. Verso le 20.

30 mi fece fare una doccia …mi fece lavare i capelli e arricciarli, mi ordinò di truccarmi di smaltarmi le unghie di indossare l’intimo ( reggiseno e reggicalze lillà calze nere mini sottoveste dello stesso colore molto trasparente…niente mutandine. Completamente depilata pube compreso. Poi fu la volta di una gonna a fiori al ginocchio svasata e di una camicia rosa trasparente. Scarpe tacco 12 lillà. Mi riempì di profumo J’ADORE DIOR …perfino dentro il buchino lo spruzzò….

“Bene sembri pronta…manca solo la collana da cagna e il guinzaglio, poi ti metti al centro della stanza in ginocchio …la testa china verso il basso …non guarderai finchè non te lo dico”
Le luci si abbassarono…musica classica non saprei dire l’autore…poi la voce di Nicola.
“Signori sedete ognuno al vostro posto , questa sera prima di poter godere delle grazie di gabriella vi delizierò di uno spettacolo a cui il suo Padrone mi ha richiesto di rendervi partecipi.

Gabriella avrà un segno tangibile della sua appartenenza al suo Signore in modo che chiunque,quindi voi compresi ,sappiate che possiederete il suo corpo ma non la sua anima. Perchè da stasera gabriella appartiene totalmente al suo Master. Gabriella verrà MARCHIATA!
Alzai la testa di shitto vidi di fronte a me una trentina di persone sedute come fossero al cinema giovini e vecchi uomini e alcune donne…poi Nicola e altri due uomini dalla stazza imperiosa muscolosi e virili.

Stavo per alzarmi…scappare…ma mi bloccarono …piansi supplicai promisi di fare ciò che volevano ma pregavo di non venir marchiata…..invano.
I due uomini mi tenevano bloccata per le braccia…una ballgag mi venne inserita tra le labbra e una mascherina mi impedì la visione di ciò che mi stava per succedere……
Mi venne alzata la gonna fino all’ombelico…. mi vennero aperte le gambe, tutt’intorno un silenzio surreale.
“Adesso stai ferma…vedrai che poi ti piacerà troietta….

sentirai un po’ di male all’interno della coscia sinistra ,lo faccio li perché non sia molto visibile,verrai marchiata con le sigle del tuo Padrone per ricordarti per tutta la vita chi sei e a chi appartieni…. sopra delle iniziali il tuo stato di schiava verrà indicato dalla parola sissy di… Questo è tutto…. ”
“SIGNORI E SIGNORE LA MARCHIATURA DI GABRIELLA” appena finito di nominarmi il ferro rovente incise le mie carni. Urlai come una cagna scalciai sbattevo i piedi verso terra la testa si muoveva spasmodicamente come fossi un’ossessa..il dolore fu lancinante …piansi….

piangevo come una bambina e Nicola mi accarezzava la testa e mi asciugava gli occhi dopo avermi tolta la mascherina..i due uomini visto che mi ero calmata mollarono la presa. Ero stata marchiata come una vacca …la vacca di FB.

“ORA SIGNORE E SIGNORI DIVIDETEVI PER SESSO, LE SIGNORE TUTTE A SINISTRA I MASCHIETTI A DESTRA! GABRIELLA ORA SI TOGLIERA’ LA GONNA E LA CAMICETTA,SI METTERA’ A 4 ZAMPE E VOI MASCHIETTI UNO ALLA VOLTA PRENDERETE POSSESSO DEL SUO CORPO, CHI ASPETTA IL SUO TURNO SI MASTURBERA’ OPPURE SI FARA’ MASTURBARE DELLE SIGNORE PRESENTI TRA NOI…POTRETE VENIRLE IN CULO IN BOCCA IN FACCIA TRA LE MANI SUI CAPELLI MA NON SPORCATELE GLI INDUMENTI,FATTE ATTENZIONE A NON TOCCARE LA FERITA ALLA FINE DELLA NOTTATA DEVE ESSERE MEDICATA E COPERTA..PER IL MOMENTO ABBIAMO USATO UNA MEDICAZIONE PER SCOTTATURE DOMANI MATTINA FINIREMO L’OPERA,UN’ULTIMA COSA PER QUANTO RIGUARDA LE DONNE…IL SUO CLITORIDE NON DEVE ESSER LIBERATO DALLA GABBIA PERCIO’ QUELLO CHE POTRETE FARE E’ INCULARLA CON DEI STRAPON O FARVELA MANGIARE,VEDETE VOI.

LA PUTTANELLA QUI DAVANTI A VOI GRADUALMENTE NON POTRA’ SCOPARE MA BENSI’ VENIR UNICAMENTE SCOPATA. AI SUOI PIEDI C’E’ UNA CASSETTA SIETE PREGATI/E DI LASCIARE UN VOSTRO CONTRIBUTO. BUON DIVERTIMENTO. “
Un ragazzo di circa 20 anni si avvicinò a me si tirò fuori il cazzo dai pantaloni…. mi guardava mentre si segava e mentre lo faceva il membro cresceva a dismisura…o mio dioooooooo…..non so la misura esatta ma credo che si avvicinasse ai 25-30 cm…era già duro e lungo ..si sputò sulla mano e lo segò…..si mise dietro di me tirò su la sottoveste e mi ordinò di aprirmi le natiche….

appoggiò la cappella al buco la inserì dolcemente : “ avanti inculati scema!” spinsi all’indietro piano mi sembrava di esser penetrata da un palo…avevo paura…altro paio di centimetri…non ero nemmeno a metà…. ”M’hai rotto i coglioni me lo fai ammosciare!” Mi prese per i fianchi e spinse il cazzo interamente nel mio intestino. “Nooooooo ti pregoooooo mi rompiiiiiiiii” E tutti nella stanza a cantare alcune strofe di teorema modificata a loro piacimento “ PRENDI UNA TROIA ROMPILE IL CULO FALLE SENTIRE CHE E’ DUROOOOOOOO….

FALLO SENTIRE FINO ALLE PALLE ,FALLE UN CASINO DI MALEEEEEEEEEEE AHAHAHAHAHHAAHAHAH “Risero tutti mentre dal sedere mi uscivano dei rigoli di sangue. “DAI CHE HAI SVERGINATO LA CHECCA SERGIO AHAHAHAHAHHAHA” Mi prendeva come un ossesso mi pizzicava i seni mi scullacciava mi tirava i capelli e mi metteva le dita in bocca…. mi inculava mentre un vecchietto col cazzo mezzo moscio si segava nella mia bocca. ” DAI NONNO CHE CE LA FAIIIII STAI ATTENTO A NON PISCIAREEEEE AHAHAHHAAHHAH”Sentii sergio venirmi dentro urlando ,un suo amico lo rassicurò del fatto che non potevo rimanere incinta e rise…il vecchio invece venne nella mia bocca con il cazzo mezzo moscio…per fortuna due o tre gocce di sperma se così si può chiamare.

Liberarono il mio corpo lasciano il posto ad altri 5 uno in bocca uno in culo uno si faceva segare mentre uno dei due si segava dentro uno dei miei orecchi e l’altro tra i miei piedi velati di nero. Il ragazzo che mi stava scopando in bocca venne subito al suo posto arrivò una donna di mezza età…si tolse la gonna e le mutande si sedette in una poltroncina allargò la figa e mi obbligò a mangiarla ….

dio puzzava di piscio i conati di vomito mi facevano quasi svenire…. ma non era finita ..il tipo che si segava sui miei piedi prese posto sull’altro orecchio e assieme all’altro mi riempirono i due buchi nati per ben altri scopi…. sborra negli orecchi in culo in bocca sulle mani…non capivo più nulla …. Nicola prese un’altra volta voce tra i presenti:
“SIGNORI UOMINI ORA FACCIAMO UN ALTRO GIOCHINO ,DIECI DI VOI SI SIEDANO IN PRIMA FILA….

GABRIELLA SI INCULERA’ DA SOLA SU COLORO CHE CE L’HANNO DURO MENTRE LO SUCCHIERA’ A COLORO CHE CE L’HANNO ANCORA MOLLE O SEMIDURO”
Mi prese per un braccio e mi alzò…. mi infilò due dita dentro per controllare se ero umida a sufficienza….
“ INIZIA TROIA!”
Uno dopo l’altro mi impalavo o lo succhiavo ,il buco del culo era un cratere e la mandibola mi doleva da quanto avevo succhiato …quando finivo con i cazzi toccava alle fighe ai buchi di culo ai piedi ai baci in bocca….

mi facevo schifo da sola ma allo stesso tempo mi eccitai…. ma un’eccitazione strana…non sentivo più una capacità di erezione…ma diedi la colpa alla gabbia…. verso le 3 di notte crollammo un po’ tutti…chi se ne andò a casa chi si mise a dormire per terra stremato come me…..
Al mattino verso le 7 mi svegliai…non c’era più nessuno eccetto Nicola ed io. “ PRENDI UN CAFFE’ CALDO GABRI E LA TUA PILLOLA” “Grazie signor Nicola.

” TI FA MALE IL MARCHIO? TI HO MEDICATA E TI HO MESSO NELLA BORSA TUTTO L’OCCORRENTE PER FARLO POI DA SOLA,VISTO IL POSTO DOV’E’ SITUATO NON CREDO TUA MOGLIE LO NOTERA’,TI HO APERTO ANCHE LA GABBIA,UNA VOLTA A CASA SE TUA MOGLIE CHIEDERA’ UNA NOTTE DI SESSO LA POTRAI SODDISFARE. I SOLDI LI ACCREDITERO’ POI SUL CONTO DEL TUO PADRONE..SONO PARECCHI STAVOLTA CIRCA 10000 EURO. UNA COSA GABRIELLA TE LA DEVO CHIEDERE…IO HO MASSIMO RISPETTO DEL TUO PADRONE E QUINDI NON HO FATTO SESSO CON TE MA VORREI BACIARTI COME UN UOMO BACIA UNA DONNA…..TI VA?
Lo guardai …ero ancora vestita di soli i miei indumenti intimi femminili.. mezza truccata stanchissima..avvicinai la mia bocca alla sua elo baciai…lui mi infilò la lingua dentro ..giocava con la mia….

sentii il suo membro premere contro di me…duro…. volli premiarlo anche se non sapevo realmente perché…. glielo presi in mano ,mi inginocchia e lo spompinai fino all’orgasmo…..
Indossai i miei pantaloni e il maglione…non mi sentivo più a mio agio nei miei abiti maschili…..salutai Nicola mi avviai con le borse cariche di indumenti femminili e del mio destino.

Padrone V

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Dopo i giorni frenetici per la chiusura del trimestre era di nuovo tornato tutto alla normalità. Era la prima ad arrivare in ufficio e le piaceva la sensazione di essere sola in un posto così grande che poteva considerare tutto suo, almeno fino a quando non arrivavano i colleghi, ma la cosa che più la spronava al mattino era la possibilità di avere un qualche tipo di contatto con Padrone.

Tutto era partito come gioco ed ora invece le sembrava che quello sconosciuto in qualche modo la conoscesse, ma che anche la comprendesse più a fondo di quello che altri potessero fare.
Arrivata alla sua postazione salutò con un sorriso la foto di Momo e si diresse al solito cassetto, abitudine ormai consolidata che se anche non vi trovava nulla di nuovo al suo interno le piaceva questa sorta di rito mattutino. Lo aprì.

Giorno fortunato, c’era una shitola chiusa da un nastro di raso, sotto al quale era appoggiato un biglietto piegato

Indossalo e lascia il tuo nella shitola.
Padrone

Sorrideva. Un nuovo regalo. Tanti ultimamente e quindi compiti semplici da svolgere. Sciolse con cura il nodo ed aprì la shitola lentamente. Rimase affascinata dal pregio della stoffa, dalle finiture elaborate… poi si riprese e chiuse di colpo il coperchio. Era in ufficio e quello nella shitola era un reggiseno, che vergogna se qualcuno l’avesse vista! Si guardò attorno per constatare di essere ancora da sola.

Nessuno, per fortuna. Guardò di nuovo la shitola come se riuscisse a vedere attraverso il coperchio, cercava di capire cosa fare, rileggeva il bigliettino e sapeva che a differenza dei sali da bagno questo compito lo poteva svolgere lì, anzi doveva farlo, doveva lasciare il suo reggiseno al posto di quello che le aveva dato Padrone. Il suo istinto le diceva di farlo, la ragione cercava ogni sottigliezza per impedirglielo, nel frattempo si guardava attorno per controllare se qualche collega fosse arrivato.

Cedette all’istinto, lo avrebbe fatto, ma non lì nella stanza comune. Prese la shitola, la mise nella borsa e si diresse verso il bagno. Mentre camminava cercava ancora di trovare delle scuse per non farlo, per trovare un appiglio per sorvolare su quella parte del gioco. Che Padrone fosse uno di quei maniaci che comprano intimo usato su internet?! Assurdità, non poteva concepirlo, se fosse solo quello che senso avrebbe dare in cambio un altro reggiseno, per di più costoso.

Nulla, proprio nulla le sembrava si potesse appuntare. Quello era un regalo ed in più aveva l’ordine di lasciare in cambio qualcosa, il suo intimo di sicuro era molto meno costoso, alla fin fine era un guadagno da parte sua…
All’improvviso le tornarono in mente tutte le facce interrogative delle commesse dei negozi quando chiedeva loro dei reggiseni e quelle piacevolmente colpite dei suoi ex una volta nuda davanti a loro, la sua mano istintivamente si infilò nella borsa e iniziò a farsi strada nel coperchio della shitola.

Ma non lì, non poteva, era ancora in corridoio.
Fin dalla pubertà, appena il suo corpo cominciò a cambiare, notò che le attenzioni dei compagni nei suoi confronti erano cambiate, le accennate forme di donna che si andavano pian piano formando, sempre più generose erano il punto focalizzante degli sguardi dei maschi, perfino uomini dell’età del padre la guardavano in quel nuovo modo strano, lussurioso, morboso che la facevano sentire sporca al solo accorgersi dei loro pensieri.

Così cominciò a vestirsi in modo poco appariscente a cercare di nascondere le forme, le stingeva, le dissimulava curvando le spalle, tanto che ora, anni dopo, le commesse nei negozi di intimo si interrogavano silenziosamente se la taglia che lei dava era giusta. Era giusta, sì, ma nessuno lo sapeva, per questo aveva timore che anche Padrone si confondesse.
Arrivata in bagno, profumo di detersivi e splendore su tutte le superfici, meglio del suo bagno a casa.

Andò dritta all’ultima porticina per il water, chiuse la porta ed abbassò la tavoletta, poggiò la borsa, tirò fuori la shitola. L’aprì lentamente.
Il raso di un celeste chiaro era finemente ricamato, tono su tono, motivi floreali a coprire completamente le coppe, le sembravano abbastanza capienti. Tirò fuori dalla shitola il reggiseno, cercò la targhetta. Non c’era. La sua impressione era giusta, nessuna marca, nessun simbolo, cuciture e ricami perfetti, era artigianale! Profumava di nuovo, lo avvicinò al petto, lo poggiò sotto i seni, sembrava della giusta taglia.

Sorrise.
Uno dopo l’altro aprì tutti i bottoni della camicetta rivelando il suo reggiseno “normale” che assolutamente sfigurava alla presenza dell’altro. Tolse la camicetta e slacciò il reggiseno, anche se grandi i seni erano sodi e stavano su naturalmente. Abbassò le braccia e lasciò scivolare via il suo intimo. Prese l’altro, quasi massaggiandone la stoffa, accarezzandola per sentire lo stacco netto tra il raso ed il ricamo. Lo portò sotto il seno, lo tirò un po’ più su facendolo scivolare sulla pelle della pancia.

Accolse come un guanto la sua femminilità. I gancetti si incontrarono perfettamente dietro la sua schiena, lo allacciò. Neanche le spalline erano da regolare, perfette. Perfetto tutto, ora che lo aveva indosso ne apprezzava ancora di più la fattura. Lo accarezzava, le piaceva, sentiva persino i capezzoli da sotto la stoffa che si inturgidivano.
Si ricordò di essere a lavoro e non poter seguire ciò che quel calore al basso ventre le suggeriva di fare.

Infilò la camicetta senza abbottonarla, prese il suo reggiseno e lo piegò per metterlo nella shitola, quando però scostò la carta velina rimase perplessa. C’era dell’altro da parte di padrone. Stessa stoffa, stessi ricami, lo prese. Un paio di slip, no, culottes brasiliane. Le vedeva, le toccava, ma sembrava non capire cosa farne poi, senza pensarci, come se il corpo si muovesse da solo, cominciò a tirarsi su la gonna fino a che non riuscì facilmente ad infilarci sotto le mani.

Due dita si infilarono nell’elastico degli slip ed li portarono in basso, fino alle ginocchia. Era strana la sensazione di non avere nulla sotto la gonna, ma ora era più importante la sensazione degli slip che erano caduti alle caviglie. Tenendosi e con cura li sfilò dai tacchi, li piegò e li ripose nella shitola. Facendo attenzione a non rovinare il regalo di Padrone infilò le culottes un piede dopo l’altro e poi le tirò su facendole scivolare sulla pelle delle gambe, sempre più su, spinse la gonna in alto per riuscire ad indossarle.

Che strana sensazione, non aveva mai indossato culottes brasiliane, si sentiva sia avvolta che esposta ma decisamente le piaceva di sapere che in quel modo era più provocante per il regalo di una persona che non aveva mai visto o che comunque non sapeva chi fosse ma che sembrava conoscere i suoi gusti e riusciva a spingerla verso cose nuove ma che una volta scoperte le piacevano.
Aveva voglia di aprire la porticina così com’era con la camicetta sbottonata e la gonna alzata fino alla vita per riuscire a specchiarsi nel grande specchio sulla parete opposta del bagno, sapeva di essere sola, ma non aveva così tanto coraggio.

Aveva la mano sulla maniglia e gli occhi bassi a guardare i seni salire e scendere sotto i respiri profondi. Ancora un attimo di indecisione poi il pudore prevalse e si rivestì a dovere. Confezionò il pacchetto da lasciare a Padrone e lo mise nella borsa.
Un’ultima controllata all’abbigliamento ed uscì, si guardò allo specchio, tutto apposto. Guardò con più attenzione focalizzandosi sul seno, sapeva che era grande ma sapeva anche di riuscire a dissimularlo bene, Padrone invece lo sapeva ed apprezzava, non sapeva se apprezzava davvero ma secondo lei non poteva essere altrimenti.

E se quel regalo stava ad indicare di valorizzare di più la sua femminilità? Del resto tutti i regali fin ora ricevuti sembravano avere come scopo quello di valorizzarla e farla sentire bene. Si guardò attentamente allo specchio e cominciò a tirare in dietro le spalle, a spingere il petto in fuori, o meglio, a portarlo dove doveva essere. Si girò di tre quarti, era voluttuoso, ma le sue forme abbondanti erano sinuose sul suo corpo e si trovò bella.

Dopo tanto tempo e tante insicurezze quell’istante le sembrò quello in cui finalmente si accettava.
Uscì dal bagno, erano ormai arrivati tutti in ufficio, camminava fiera e felice nel corridoio e tra i colleghi, vedeva molti di loro girarsi e guardarla con apprezzamenti appena trattenuti. Non le dispiaceva più, non le importava, sapeva che questa metamorfosi era dovuta da una persona e lei dedicava a quella stessa persona il riconoscimento che stava ottenendo da quegli sguardi.

Il mattino seguente, nel solito cassetto, ritrovò l’intimo che aveva lasciato il giorno precedente e le sue caramelle preferite.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

E – Impiegata domina la direttrice e suo marito

Non la sopportavo più.
Ormai era un anno che ero diventata impiegata in questa azienda, e avevo come direttrice una vera stronza.
Godeva nel dare ordini e prenderti di mira ogni volta che poteva.
Ovviamente dall’alto della sua posizione poteva anche permetterselo.
Non si faceva scrupoli a mettermi in imbarazzo anche davanti agli altri colleghi.

Questa mattina infatti, arrivò al lavoro, ed eccola lì.
Una bella donna per quello, seduta sulla sua poltrona con un abito grigio chiaro, e le gambe in bella vista appoggiate sulla sua scrivania.

E inizia così la mia giornata di lavoro.

Alle 19. 00 finalmente il mio turno di lavoro è finito.
Giulia, la mia direttrice, è andata a casa mezz’ora fa, quando è passata a prenderla suo marito, un bell’uomo con un fisico asciutto e sempre elegante.
Mi alzo, e vedo che sulla sua scrivania è rimasto un book che le serve sicuramente.
Uff… Mi tocca portarglielo a casa.

Vabbè, farò una toccata e fuga e poi me ne andrò dritta a casa.

Mezz’ora dopo arrivo davanti a casa sua, attraverso il giardino per entrare dalla porta posteriore, quando improvvisamente il mio occhio cade sulla finestra che dava sul salotto.
Rimasi impietrita…
Vedevo suo marito in slip bianchi, bendato e legato su un mobiletto.

Non capivo che cosa stava succedendo, quando mi accorsi che dall’altra parte c’era Giulia seduta con una specie di frustino per cavalli e vestita con dei leggins attillati bianchi, una canottierina nera e un paio di stivali che le arrivavano al ginocchio.

Si era avvicinato a suo marito e dopo avergli messo la mano sopra le mutande, iniziò ad accarezzargli il pacco.
Adesso ho capito, quella stronza era una dominatrice anche a letto.
Ma vedendo quella scena improvvisamente mi eccitai…
Anche perché ormai era da più di un anno che non avevo fidanzato e il sesso, mi mancava decisamente tanto.
Allora mi balenò un’idea, potevo vendicarmi di quella stronza scopandomi suo marito.

Si, mi piace decisamente come idea.

Entrai pian piano dalla porta della cucina che dava sul giardino, e presi in mano l’oggetto che trovai su un comodino lì di fianco.
E proprio in quel momento, Giulia entrò nella stanza, dandomi le spalle.
Allora la colpì alla testa, e la feci svenire.

Oddio, che cosa ho fatto…
Forse…forse potrei andarmente ora.
Non saprebbe mai chi la ha colpita…magari me la cavo anche…
Si, forse è meglio andarmene.

Pero, in quel momento la guardai…
Distesa li…in mio potere…
Mi piaceva…era in mano mia…
Dopo tutto questo tempo finalmente sono io che posso comandare…

Allora la legai, e la trascinai in salotto, dove suo marito era ancora legato e bendato, e senza che si fosse accorto di niente la misi seduta appoggiata al muro.
Mi girai verso di lui, e quello che vidi mi piaceva parecchio.
Era proprio un bell’uomo, un bel fisico, e da quello che si vedeva doveva avere proprio anche un gran bel cazzo.

Allora mi avvicinai a lui e all’improvviso,mi disse:

“finalmente sei tornate amore!”

Io rimasi in silenzio, non sapendo cosa fare.
Allora presi coraggio e appoggia una mano sul suo bel pacco…
mmmh…
Mi piaceva quello che sentivo…
Presi ad accarezzarglielo dolcemente, mentre lui mi disse:

“Sono in estasi amore…
Sarà un mese che non lo facciamo e mi sento le palle piene ormai!”

A quella frase mi venne ancora più voglia.

Allora lo slegai e lo feci alzare in piedi, presi una corda e gli legai le braccia ad una trave del soffitto.
Mi avvicinai a lui e gli accarezzai il petto.
Poi feci scivolare la mano lungo i suoi addominali, fino ad arrivare al quel pacco delizioso e presi ad accarezzarglielo…
Mi avvicinai poi con le labbra alle sue e presi a leccargliele lentamente, facendolo leggermente ansimare…
Fino a che pochi secondi dopo si trasformò tutto in un bacio passionale e sensuale…con le nostre lingue che si intrecciavano con frenesia e puro piacere…
Ero decisamente presa da quella situazione…
Stavo eccitando il marito della mia direttrice!
Stavo iniziando a bagnarmi anche…
Allora smisi di baciarlo e mi tolsi il vestito, rimanendo solo in mutandine e autoreggenti nere…
Presi ad accarezzargli ii pacco un’altra volta per qualche secondo, dopo di che decisi che era venuto il momento di vederlo davvero, anche perchè si vedeva chiaramente che era diventato bello duro.

Gli presi gli slip e glieli tolsi, rimanendo per un attimo sconcertata…
Ce l’aveva veramente bello grosso!
Tutto in tiro…poi legato cosi…mamma mia…
Era cosi virile…

Non resistevo più…
Volevo assolutamente assaggiarlo!
Allora mi chinai davanti a lui e mi avvicinai…potevo sentire il suo profumo maschile…
Tirai fuori la lingua e gli leccai lentamente la cappella…facendolo tremare di piacere…
Infatti emise un leggero gemito di piacere.
Doveva essere decisamente molto che non lo facevano per reagire cosi per una semplice leccata.

La cosa però mi divertiva parecchio…
Quindi gli presi il cazzo in bocca fino alla base e cominciai e succhiarglielo molto lentamente…

“Oh si amore…
sei migliorata molto con la bocca sai…!”
Mi disse, credendo fossi Giulia.

Lo stavo facendo godere decisamente parecchio…
Aveva persino le gambre che tremavano leggermente da quanto gli piaceva…
Mi stavo eccitando anche io…
Avevo in bocca il più grosso cazzo che avessi mai visto…
Duro…succoso…che lo sentivo pulsare mentre con la lingua glielo massaggiavo dolcemente…insalivandolo tutto…
mmmh…adoravo quella sensazione…

Però volevo divertirmi ancora di più…
Smisi di spompinarlo e tirai fuori il cazzo dalla mia bocca che sgocciolava tutto…

Presi un’altra corda e gliela attorcigliai attorno al cazzo e alle palle, stringendoglielo un po.

Poi, dopo averglielo accarezzato di nuovo, presi a massaggiarglielo segandolo pian piano…
Lo sentivo pulsare mentre lo stringevo e glielo muovevo su è giu…
E intanto lui continuava ad emettere gemiti soffocati…

Dopo un po lasciai quel grosso cazzo pulsante, glielo slegai e gli slegai anche le braccia.
Senza che ci potessi fare niente, improvvisamente si tolse la benda!
Rimasi impietrita e anche lui per qualche secondo mi guardò senza sapere cosa dire.

Poi lo sguardo gli cadde su sua moglie legata e ancora svenuta appoggiata alla parete.
Allora reagì malamente e mi chiede abbastanza sconcertato che cosa stesse succedendo..
Io stetti qualche altro secondo in silenzio, pensando al da farsi, e decisi di provarci di cattiveria.
Gli mollai uno spintone e lo feci semidistendere sul mobile di prima.
Mi inginocchiai davanti a lui, gli ripresi il cazzo in mano e mentre ripresi a massaggiarglielo, gli dissi guardandolo in maniera innocente:

“sono un collega di tua moglie…vedi…lei mi tratta sempre male a lavoro…
passavo di qua…e ti ho visto legato e in mutande…e non potevo resisterti…
allora ho addormentato tua moglie…”

E prima che lui avesse il tempo di rispondere e reagire, lo guardai dritto negli occhi, e gli mollai una leccata molto lenta al cazzo ancora tutto duro…

“oh…” gemette

Non disse altro…
allora capì che aveva troppa voglia per reagire!
Era mio!
Mi rimisi il cazzo in bocca e andai giù fino alla base, stando ferma li qualche secondo, facendo anche qualche versetto di soffocamento, tornando su poco dopo e riprendendolo in mano, completamente fradico della mia saliva.

Lo guardai con un sorriso maliziosetto, vedendo che non sapeva come reagire…
Allora vidi che li vicino c’era una videocamera.
Allora mi alzai e andai a prenderla.
La accesi, la girai verso di lui e subito dopo verso di me, e dissi:

“questa registrazione è per Giulia…
spero che ti piaccia…”

Mi chinai nuovamente ai piedi del mobile e mi ripresi con la videocamera mentre una mano preso il cazzo di suo marito e ricominciai a succhiarglielo lentamente, facendo versetti da vera troietta…

Quanto mi piaceva questa situazione…
Ormai lui era completamente mio schiavo…
Si vedeva che non poteva far altro che godere, anche se sapeva bene che stava tradendo sua moglie.

Allora dopo un po misi giù la videocamera e lo feci distendere per terra.
Lui obbedi senza obbiezioni…
Lo guardai stando in piedi sopra il suo viso con le gambe aperte, e gli dissi:

“ora tocca un po anche a me divertirmi…non credi…”

E nel mentre mi stavo massaggiando un po la mia fighetta già bella bagnata dall’eccitazione davanti ai suoi occhi.
Quindi mi chinai sopra le sue labbra e dopo neanche un secondo si era già messo in bocca tutta la mia figa.

“Bravo bambino…. cosi…leccala tutta che ti fa bene…”

Sentivo la sua lingua e le sue labbra che la esploravano tutta quanta…si divertiva a giocare con il mio clitoride…per poi entrare in profondità…
Era cosi godurioso…
sentivo che me la bagnava tutta quanta…che la ciucciava avidamente…

Mi girai con la testa e vidi che aveva il cazzo completamente di marmo, ma era troppo impegnato a lavorarsi la mia fighetta per farci caso…
Allora mi alzai in piedi e lo guardai…
Aveva un’espressione che sembrava mi implorasse di risedermi sopra la sua faccia.

Ma avevo altro in mente ora.

Voleva che Giulia vedesse…volevo farla soffrire…
Quindi mi avvicinai a lei…mi chinai…
E le mollai uno schiaffetto per farla riprendere.
E infatti dopo qualche secondo mise a fuoco che c’ero io, ed ero nuda con suo marito poco più in la col cazzo in tiro.
Inizio a sbraitare e a urlare, dandomi della puttana e della troia…
Allora presi gli slip di suo marito e glieli ficcai in bocca, bloccandogliela con del nastro adesivo…
La guardai negli occhi, e le dissi:

“Non fai più la stronza ora, vero?
Be…goditi lo spettacolo…”

E le leccai la bocca incerottata con le mutande del marito.

Tornai verso di lui e gli ordinai di sedersi.
Lui obbeddì e io mi misi davanti.
Gli mostri le mie belle chiappette, le allargai un po, e gli dissi:

“ora leccami il buchino…da bravo…”

Non se lo fece ripetere due volte!
Si appoggiò la faccia sul mio culo e cominciò e leccare avidamente il mio sederino…tutto quanto…
Passava in continuazione la lingua sul buchino, e mi stava facendo veramente godere parecchio…
Avevo persino iniziato a gemere…
ogni tanto lo sentivo anche entrare dentro con la lingua…

“mmmh….

o si…. continua…. “

Abbassai lo sguardo, e vidi che aveva cominciato a segarsi il cazzo da solo…
Significava che stava godendo parecchio…e mi piaceva…
Allora guardai Giulia, come per dirle…. hai visto… ecco come si fa a far godere un uomo…
E il suo sguardo era pieno di odio…
Quanto mi piaceva…

Dopo 4 o 5 minuti cosi, avevo il culo in fiamme…
Non resistevo più…ero tutta fradicia di saliva e avevo il buchino completamente dilatato e massaggiato da quella lingua meravigliosa…
Allora mi tolsi da quella posizione e feci alzare il marito di Giulia.

Lo presi per mano e mi avvicinai a lei.
Avevo in mente un primo piano tutto per lei…
Mi misi praticamente a mezzo metro dal suo viso, allargai le gambe e presi il cazzo di suo marito in mano.

“Senti come pulsa….
Indovina dove lo metti ora…” gli dissi sorridendo…

Appoggiai la cappella sul mio buchino tutto bagnato e indietreggiai col culo pian piano, facendola entrare tutta…
Oddio…era cosi grossa…ma è entrata senza problemi… mi deve avere lubrificato per bene con tutta quella saliva…

Improvvisamente iniziò a spingere dentro e fuori anche il resto del suo cazzo…

“oh! oh! oddio….

“!

Sentivo tutta la sua asta entrare dentro il mio culo…
Si…che goduria…
Iniziava anche ad aumentare leggermente l’intensità…

Ah…mi stava trapanando il culo…!
Godevo come una vacca in calore…
Ad ogni colpo che mi dava, avevo la fighetta che gocciolava di umori…
mmh…..si…. !

Stava aumentando di velocità, e sapevo che di li a poco sarebbe venuto se non si fosse fermato…
Vedevo che però Giulia non tentava neanche più di liberarsi o di urlare…
Inizialmente non capivo il perchè, mai poi mi accorsi che teneva le gambe completamente chiuse…
Allora mi venne un dubbio…
Feci fermare suo marito dallo sbattermi il culo e chinandomi le aprii le gambe.

Ed infatti eccola li!
Era bagnata!.
Aveva i leggins umidi!

Allora guardandola, le dissi:

“che troia!
ti eccita vedere tuo marito che si sbatte un’altra donna a pochi centimentri dal tuo viso, vero?
che puttanella che sei!”

Mi venne un’idea allora…
Presi delle forbici e le tagliai il pezzo di leggins bagnati, lasciandole scoperta tutta la fighetta…
depilata…
liscia…
inumidita…

Mi faceva voglia…non so perchè…
però improvvisamente volevo veder godere anche lei…

Allora la feci distendere sulla schiena e le sollevai le gambe facendogliele mettere all’indietro, sputai sulla sua fighetta e con un dito iniziai a massaggiargliela pian piano…
E dopo pochi secondo eccola che cominciava a diventare già molto più bagnata e anche se aveva in bocca gli slip di suo marito si stava lasciando a andare a qualche gemito di piacere.

Mi stavo divertendo molto a stimolare Giulia…
Ma non mi ero dimenticata di suo marito…
Mi girai a guardarlo, e vidi che quello spettacolo di sua moglie che si stava facendo fare un ditalino da un altra donna, doveva eccitarlo davvero molto.
Si stava segando quel cazzo durissimo senza mai distogliere lo sguardo da noi due.
Allora con l’altra mano gli feci segno col dito di avvicinarsi.
Quando fu qui, smisi di masturbare Giulia e gli presi il cazzo in mano, glielo massaggiai lentamente e poi me lo misi in bocca e gli feci due o tre succhiotti…
Poi guardai Giulia e le chiesi:

“lo vuoi?” mentre continuavo a segarlo pian piano.

E lei con lo sguardo sempre un po incazzato, ma molto più eccitata che altro, mi fece di si con la testa.

Allora le tolsi il nastro adesivo…ovviamente di cattiveria, facendola urlare un attimino per il dolore e le tolsi dalla bocca anche gli slip di suo marito.
Le tolsi i leggins, e poi feci avvicinare suo marito.
Le senza battere ciglio apri la bocca davanti al cazzo di suo marito, che glielo mise in bocca senza pensarci due volte…
Era ancora legata ovviamente, quindi non poteva far altro che farsi scopare la bocca.

E direi che le piaceva anche, perchè vedevo che usava spesso anche la lingua per poter assaporare meglio quel gran cazzo che si ritrovava in bocca.

Dopo un po che guardavo quella scenetta, feci allontare un po suo marito da lei.
Le slegai le braccia e la spinsi su un materasso li vicino.
Le misi una cinghia sulla bocca e le legai le braccia alle gambe (e lei si lasciava fare – ormai da dominatrice era diventata una dominata schiava del piacere), in maniera che prendesse la posizione che più le si addice…quella da cagna…
Suo marito poi si avvicinò, gli presi il cazzo e gli appoggiai la cappella sulla figha di Giulia completamente fradicia di umori.

Non dovette nemmeno spingere per entrare, la cappella del cazzo gli venne praticamente risucchiata dentro…
Cominciò quindi ad entrare velocemente da quanto era bagnata.
Non opponeva la minima resistenza…
Giulia stava continuando a gemere come una troia, e si lasciava stantuffare la figa gocciolante come preferiva suo marito…a volte velocemente senza pietà e altre volte rallentando un po…

Vederla godere cosi tanto, mi faceva eccitare da matti…
Allora ordinai a suo marito di fermarsi e di allontarsi.

Slegai completamente Giulia, tirando via le corde violentemente cosi da farle un po di male…
Sembrava anche che le piacesse…
Ormai era diventata una brava schiavetta…

Allora la feci alzare in piedi e mi inginocchiai davanti a lei…
Le sollevai una gamba…mi avvicinai con la bocca alla sua figa e presi a leccargliela…
Le labbra…
Il clitoride…
Giocherellavo con quella figa già bella aperta e fradica di umori, mentre Giulia mi guardava con uno sguardo assente ma di puro piacere…
Gemendo lentamente…e avendo qualche brivido ogni tanto…

Dopo un po che me la stavo gustando per bene, feci distendere Giulia su un divano e feci avvicinare suo marito a lei.

Senza che dicessi nulla lei prese il suo cazzo in mano e cominciò a segarlo con avidità.
Inizio anche a muovere il bacino, simulando un amplesso…cosa che portò suo marito a massaggiarle la figa…
Dapprima lentamente, giocherellandoci un po…ogni tanto entrando…

E intanto vedendo quella scena, mi ero messa a sditalinarmi anche io…

Dopo un po ecco che suo marito aumenta di intensità e dallo sguardo di Giulia capisco che non lo aveva mai fatto…
Infatti cominciò a gemere parecchio e pochi secondi dopo ecco che inizia a squirtare copiosamente…non capendo più niente, e facendo addirittura fatica a tenere il mano il cazzo di suo marito.

A quella scena non resistetti più…
Avevo bisogno che suo marito mi scopasse la figa grondante di umori…
Allora feci smettere suo marito dallo sditalinarla, feci sollevare lei e mi distesi con il viso rivolto sulla figa di Giulia.
La feci scendere un po e comincia e leccargliela per bene, mentre con una mano diedi dei colpetti alla mia fighetta per far capire a suo marito di darsi da fare.

Cosa che fece immediatamente.
Mentre mi lavoravo per bene la figa di sua moglie sentì il suo cazzo che ormai era all’apice della sua durezza, entrarmi finalmente dentro la mia fighetta fradicia e vogliosa…
Non opponeva nessuna resistenza…sentivo il suo cazzo che entrava ed usciva senza problemi…
Avevo la figa in fiamme ormai…
Suo marito che mi stava stantuffando senza pietà…
Suo moglie che era un lago…potevo bere i suoi umori ogni volta che non la lingua le entravo dentro la figa…
Era terribilmente godurioso…

Ormai stavo per venire…
Ma volevo fare ancora una cosa…
Volevo che suo marito mi riscopasse alla grande il culo…
Allora lo fermai tirando fuori il cazzo dalla mia figa.

Alzai Giulia, feci distendere lui a pancia in su.
Mi distesi sopra di lui e feci risedere lei sopra il mio viso, però stavolta per leccarle il buchino del culo.
Presi il cazzo di suo marito e lo appoggiai nel mio buchino ancora bagnato da prima…
E non se lo fece ripetere…cominciò a stantuffarmi di nuovo il buchino che dopo pochi secondi era di nuovo completamente dilatato e riceveva quel gran pezzo di cazzo senza resistenza…

E mentre tutto questo mi faceva impazzire di piacere sentivo il buco del culo di Giulia che si stava dilatando…allora ci infilai la lingua dentro e sapevo che intanto lei si stava sditalinando per bene…
Dopo pochi secondi infatti il suo buco del culo pulsava tremendamente e mi risucchiava completamente la lingua…
Iniziò a gemere sempre più forte…stava per venire… ormai era questione di secondi…
Il che fece eccitare tremendamente anche me e anche suo marito che aumento di molto l’intensità con cui mi stava scopando il culo…
Mi stava facendo impazzire…non potevo resistere ancora molto…

“oh…..ohhh……oddio…”

Ed ecco che sia io che Giulia veniamo urlando di puro piacere….

lei che con la mia lingua dentro il suo buco del culo che le lecca tutto l’interno ed io che con quello stallone da monta di suo marito che mi sbatte il culo senza pietà, vengo squirtando alla grande….

Ma suo marito non è ancora venuto…
Allora cerco di spingere anche io, concedengogli più che posso del mio culo…sento il suo cazzo, che ora arriva ancora più in profondità, pulsare sempre più prepotentemente mentre mi scopa sempre più velocemente…

Ohhh….

si……siii……sto per venire…. aaaaaa!!!

Gli tiro fuori il cazzo pulsante dal mio culetto e glielo appoggio sulla mia fighetta che tengo bene aperta con l’altra mano e glielo sego, facendolo sborrare sopra di lei…

Sento il suo sperma caldo scivolarmi lungo tutta la figa, quasi a voler entrare…

“ohhhh…. oddio…. è stato fantastico…” disse lui ansimando…

Mentre Giulia era distesa per terra che non riusciva nemmeno a muoversi…ma si capiva dall’espressione che quella era stata la scopata più bella della sua vita.

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Le mie storie (61)

Sono passati quasi due mesi da quando ho raccontato del weekend di Pasquetta passato insieme a Davide, mi sembra ormai 1 eternità. In privato mi avete chiesto cosa fosse successo, ed io vi rispondo in modo che anche per il futuro non ci siano equivoci. Tutto è cominciato 1 ventina d’anni fa quando mi frequentavo con 1 ragazzetto alcuni anni più piccolo di me (chi ha letto le mie storie sa di chi sto parlando).

All’epoca ero spensierata, ero piuttosto libera di testa e non solo, così, quando lui ebbe regalato 1 delle prime macchinette digitali, io non ebbi problemi a farmi fotografare anche nuda da lui. Ricordo ancora che nel computer aveva oltre alle mie foto, 1 serie di foto rubate a zie ed amiche della madre. Mentre scrivo, a ripensarci adesso scappa ancora 1 sorriso, per quanto fosse “malato” di sesso; i patti però erano chiari, le mie foto le avrebbe dovute e potute vedere solo lui.

Invece 1 giorno scoprii che le aveva fatte vedere ad 1 suo amico, e quel giorno il nostro rapporto si incrinò in maniera decisa. Passarono mesi in cui lui fece di tutto per chiederne scusa, io alla fine lo perdonai anche ma sotto sotto sapevo che, quel tipo di curioso rapporto nato per caso, non sarebbe più potuto riprendere. Sia chiaro, non sono una che porta rancore assolutamente, tanto che l’ho rivisto l’anno scorso e lo abbiamo fatto in nome dei vecchi tempi, ma la fiducia in determinate situazioni è alla base di tutto.

Così quando ho deciso di infilarmi in quest’altra situazione tutt’altro che usuale (stare con 1 ragazzo di vent’anni più giovane non mi era mai capitato), dissi a Davide che non avevo particolari tabù per quanto riguarda il sesso, ma non avrebbe mai dovuto fotografarmi “nuda”. Lui lo aveva promesso, mi aveva detto che non c’erano problemi, che era 1 cosa che non avrebbe mai fatto. Invece in maniera del tutto casuale, qualche giorno dopo quel famoso weekend, ho trovato delle mie foto nel suo cellulare, del mio corpo, mentre dormivo.

Mi disse di rispondere, ma da imbranata quale sono, sbagliai il tasto, attivando la memoria delle foto dove uscirono 1 decina di shitti fatti in Umbria. Da quel momento abbiamo chiuso, nonostante lui stia cercando di raddrizzare la situazione. Ribadisco, soprattutto quando si crea 1 determinata intimità, e chi mi legge sa di quale grado di intimità stia parlando, la mancanza di fiducia azzera tutto.
Naturalmente però se sono qui a scrivere, vuol dire che qualcosa è successo e così, dopo questa lunga premessa (che risponde anche alle vostre richieste di 1 mia foto), comincio il racconto del weekend appena passato.

La delusione per come è finita con Davide, non è stata poca, oltretutto purtroppo mi si leggeva in faccia. Ancora 1 volta, è mancata la sincerità dall’altra parte. Per fortuna sul lavoro non mi sono fatta prendere da tristezze e cose varie. All’inizio della settimana scorsa, il mio capo dopo essere stato, in maniera molto gentile, respinto di nuovo, avendo capito che stavo passando un periodo non proprio dei migliori, ha deciso di mandarmi in trasferta per il weekend ad una riunione di lavoro a Bari.

All’inizio ho tentennato, poi lui (che sotto sotto oltre ad essere un gran professionista, mi vuole anche bene) mi ha convinta, dicendo che avrei incontrato sicuramente altri coetanei e mi sarei divertita visto che il posto dove si teneva il tutto era particolarmente bello. Così venerdì mattina dopo essermi fatta la valigia, finalmente piena di cose estive, mi sono messa in macchina direzione Puglia. Sapevo che da Napoli sarebbero venute delle altre persone, ma non conoscendole ho preferito partire da sola anche perché non ero nello stato d’animo adatto.

L’unica cosa che mi spingeva in maniera positiva ad andare, erano state le foto dell’albergo che oltre ad avere la piscina esterna ed interna, quasi a voler esorcizzare il mio passato, aveva anche la beauty farm.
Arrivata sul posto, mi sembrava di essere partita per un viaggio lontanissimo, all’ingresso ho avvertito un’aria nuova, i profumi ed il caldo mi hanno subito rilassata. Dopo aver velocemente preso possesso della stanza, mi sono messa il costume e sono andata in piscina a fare un bagno.

Il primo incontro di lavoro ci sarebbe stato il pomeriggio quindi avevo almeno quattro ore di sole da prendere. Al di là dei quattro/cinque napoletani che naturalmente conoscevo, degli altri sapevo soltanto qualche nome oppure al massimo qualche foto legata ad un gruppo che abbiamo sul cellulare, al quale però io partecipo pochissimo. Mentre ero immersa nei miei pensieri stesa, come piace a me, sul lettino, mi si avvicina uno che si presenta “piacere Giacomo da Firenze” io lo guardo un po’ sorpresa, dopo tutto ignoravo totalmente chi potesse essere.

Lui avendo capito la mia freddezza continua “scusami ma ho chiesto se fossero venuti già quelli dello studio, gentilmente una bella accoglienza mi ha detto che c’eri tu “. Dopo aver fulminato con il pensiero colui che aveva scelto la sottoscritta per far fare amicizia a tale Giacomo, la mia napoletanità nonche istintiva indole amichevole faceva il suo ingresso “ciao io sono Francesca vengo da Napoli”. Dopo aver ascoltato il mio nome, come se fosse stato colto da un fulmine, si allarga in un sorriso e mi ricorda che l’anno scorso, prima delle vacanze avevamo seguito una pratica insieme a colpi di e-mail reciproche, dove si era instaurata anche una simpatia destata naturalmente da coinvolgimento lavorativo.

Effettivamente aveva ragione, appena mi ha ricordato la cosa, mi sono un po’ rilassata anche perché all’epoca ricordo benissimo le sue battute scritte, per cercare di alleggerire la cosa. Poi con la mia partenza, quello strano scambio epistolare era terminato senza più ricominciare, ed io naturalmente lo avevo completamente dimenticato. Sedutosi di fianco a me abbiamo cominciato a chiacchierare, ed anche lui era venuto solo, anche perché a Firenze diciamo che “la nostra struttura” è piuttosto piccolina (scusate se sono vaga circa il mio lavoro, ma preferisco così).

Ad ora di pranzo nella sala ristorante erano arrivati praticamente tutti, da Milano, da Roma e quelli che conoscevo da Napoli. Si è formato subito un bel gruppone metà donne e metà maschietti, i quali nel progettare la serata avevano già avuto informazioni su un locale dove andare. Naturalmente il lavoro doveva essere tabù nelle discussioni, salvo quando si era nella sala conferenze dove ci saremmo dovuti vedere nel pomeriggio. Così, tornata in stanza, mi sono concessa un po’ di relax con un dildo (ricordo di Davide) e quella pennichella che in genere faccio soltanto nel weekend, rilassata e contenta per aver deciso di andare.

Svegliata dal rumore del cellulare, ho indossato il tailleur classico (gonna e giacca blu e camicetta bianca) e sono scesa. Neanche a farlo apposta, ero di fianco a Giacomo che dagli sguardi però tutt’altro che contento di lavorare. Per fortuna dopo un paio d’ore, eravamo liberi di nuovo che si trattava soltanto di decidere cosa fare dopo cena. Intanto un paio di ragazzi di Napoli (Laura e Marco, due colleghi che oltretutto sono sposati tra loro), dopo aver visto chiacchierare con il fiorentino, ridendo mi hanno fatto presente che su di lui, nel gruppo telefonico, giravano parecchie leggende metropolitane visto che in Toscana era praticamente l’unico rappresentante.

Quando ho saputo questa notizia, la mia curiosità nei suoi confronti è aumentata a dismisura. Prima di cenare, la maggioranza aveva deciso di andare in un locale a passare la serata. All’ora di cena, il mio nuovo amico era piuttosto lontano dalla sottoscritta, seduto tra due colleghe di Milano (piuttosto esuberanti in tutti i sensi). La curiosità mischiata a un tantino di gelosia, e non ricevere più le sue attenzioni, mi hanno fatto chiedere chi fossero quelle tipe; in breve ho capito che lui aveva avuto una mezza storia con entrambe (non contemporaneamente), e che adesso cercavano di palleggiarselo, visto che, sempre secondo alcune leggende, era un grosso amatore.

Ad essere sincera, prima di sapere tutte queste cose su di lui, io al ho avuto l’impressione di un quarantenne piacevole, simpatico e brillante ma non particolarmente farfallone. Mentre mangiavo, da lontano cercavo di cogliere qualche sua sfaccettatura, qualche altro lato del suo carattere. Intanto le due milanesi (guardie del corpo), facevano di tutto per non essere indifferenti al resto del tavolo. Certo, essendo sempre sincera, devo dire che non erano affatto male, visto che oltre ad essere alte più di una settanta ognuna, avevano anche un fisico piuttosto invidiabile.

L’unica cosa che a me non piaceva (ma sono gusti molto personali) era un trucco eccessivo che le faceva entrambi, più volgari di quanto in realtà non fossero.
Tornata in stanza, un po’ delusa, e anche rosicante, ho deciso che per la serata nel locale mi sarei messa, piuttosto in tiro (per quanto possibile). Così ho indossato 1 mutandina nera trasparente e sopra 1 vestitino elasticizzato che per quanto mi rendesse grosso il sedere, mi esaltava allo stesso tempo i seni lasciando scoperte le spalle.

Certo le altre donne del gruppo erano parecchio più vistose della sottoscritta, anche perché io insieme ad 1 altra eravamo le più anziane diciamo; però come spesso succede, le mie belle tettone non passavano inosservate, alimentando le classiche battute alle quali sono abituata da 1 vita. Il locale era molto bello, ci siamo divertiti e devo dire che il fiorentino è stato piuttosto galante oltre che spesso vicino. Ho capito di non essergli indifferente da come metteva le mani sui fianchi quando ballavamo insieme e dalle cose che ogni tanto mi sussurrava all’orecchio.

Ma appena tornati in albergo, ognuno è andato nella propria stanza. Io ho fatto appena in tempo a mettermi la maglietta lunga che uso in questo periodo come pigiama, e sono crollata. Sabato mattina 1 gruppetto di noi dopo colazione si è dato appuntamento nella palestra dell’albergo per fare qualche esercizio. Giacomo con la scusa di controllare i miei esercizi per i glutei (ahimè credo inutili), ogni tanto 1 mano sulla chiappa la allungava, ed io sorridendo lo lasciavo fare.

Poi il pranzo e dopo l’ultima riunione di lavoro alla quale siamo andati tutti vestiti in maniera assolutamente casual (io ero in maglietta e gonna a jeans), siamo saliti in camera mia perché dovevo lasciargli delle carte. Eravamo seduti sul letto, dopo aver preso la pratica in questione ed avergliela data, lui l’ ha infilata nella sua borsa e poi si è girato a guardarmi. È stata 1 cosa quasi automatica, ci siamo baciati subito, molto a lungo.

La sua mano si è insinuata fra le mie cosce, poi 1 volta arrivata alla mutandina mi ha stesa con la schiena sul letto, e dopo avermela sfilata velocemente, si è fiondato con la lingua in mezzo. Mi sono ritrovata con gli occhi a guardare il soffitto, le gambe allargate e piegate, la gonna tirata su e la sua bocca che giocava con la mia micia. Dopo poco ero lì che ansimavo di piacere, bagnata e felice, sentivo alternarsi dentro di me le sue dita e le sue labbra.

Poi i miei gemiti sono diventati sempre più frequenti sino all’orgasmo. Allora, solo allora si è tirato su, e dopo essersi sbottonato di pantaloni, è salito a cavalcioni sopra di me. Io mi stavo ancora riprendendo dalla fatica e dall’eccitazione, ho preso 1 cuscino e dopo averlo messo sotto la testa l’ho guardato in faccia ringraziando; non mi ero ancora accorta che aveva il pantalone aperto. I suoi occhi si sono rivolti verso il basso, io ho seguito lo sguardo ed ho visto il boxer grigio; ho messo a fuoco bene ed ho notato la sagoma enorme del suo uccello che arrivava quasi fino al fianco sinistro.

Essendo la mutanda attillata, la forma del suo membro veniva esaltata dal grigio, ed io mi sono chiesta se fosse vero tutto quel ben di dio. Ho allungato la mano verso di lui, l’ho messa dentro all’elastico e quando lo ho impugnato mi sono resa conto di avere a che fare con qualcosa che non vedevo e sentivo da parecchio (dai tempi del ragazzino). L’ho tirato fuori ed era grosso dannatamente grosso e lungo; lui sorrideva, probabilmente non era la prima volta che si trovava di fronte ad una reazione così stupita.

“Benedica!” Mi è uscito spontaneo. Lui mantenendo il sorriso a 32 denti come di quello contento per questo regalo di madre natura, mi ha guardato e mi ha detto “è bello vero?” Ed allora mi è scappata 1 risata “ma quanto è grosso?” Gli ho fatto, mentre con la mano piccola che mi ritrovo cercavo di misurarlo scorrendo lungo lungo. Neanche il tempo di ricevere la sua risposta che si era fatto minacciosamente più avanti poggiandosi sui miei seni ed avvicinando la sua cappella a pochi centimetri dalle mie labbra.

Il passo successivo è stato naturale, ho sollevato il capo e con la lingua gli ho leccato la punta. Piano piano la mia bocca ha cominciato a prenderlo sempre più dentro, lui lentamente lo infilava sempre di più ed io ho cominciato a fare avanti e indietro succhiandolo. Adesso le parti erano completamente invertite, io avevo in mano (anzi in bocca) il pallino del gioco, mentre lui con le mani appoggiate sul letto respirava sempre più affannosamente.

Ma ero un po’ scomoda, così, dopo essermelo tolto momentaneamente di dosso, l’ho fatto appoggiare sullo schienale del letto. Un altro sguardo compiaciuta e stupita al suo uccello e poi mi sono chinata con la testa a riprendere quel meraviglioso pompino che avevo interrotto. La bocca e le mani si muovevano armoniosamente lungo la sua asta, e mentre godeva io succhiavo. Poi gli ho sentito dire “sto per venire, sto per venire” e dopo qualche secondo la sua felicità è cominciato ad uscire copiosa più che mai.

Io non mi sono tirata indietro, e mentre godeva con la bocca cercavo di sentire il suo sapore che effettivamente non era male. Dopo essermi pulita, ed aver pulito anche lui con 1 fazzolettino di carta, mi sono avviata verso il bagno, mentre lui mi faceva presente che si era fatta una certa ora e doveva vedersi con altri 2 colleghi. Ci siamo dati appuntamento a cena, 1 veloce bacio e le 2 porte che si chiudevano quasi contemporaneamente.

Seduta sulla tazza a fare pipì, con in bocca ancora il sapore aspro ma piacevole del suo sperma, mi sono soffermata a pensare a quell’uccellone ed al fatto che allora le leggende su quel collega fiorentino non erano poi così infondate. Mi sono buttata sotto la doccia per cercare di togliermi quel pensiero fisso dalla mente, ma ormai era quasi impossibile. Tra 1 cosa e l’altra mi sono preparata per la serata, con l’intento di concludere la notte in bellezza.

Vestitino un po’ sopra le ginocchia, molto leggero (faceva 1 caldo pazzesco), stivaletti e perrizoma (rigorosamente senza reggiseno). Così sono scesa a cenare, prendendo posto accanto al mio nuovo amico… Mentre mangiavamo, sotto al tavolo le nostre mani ogni tanto si toccavano e toccavano quanto di bello avevamo l’1 per l’altra. Lui mi tirava su il vestitino accarezzandomi la coscia sinistra, io con la mano gli palpavo il pacco da sopra al pantalone. Poi siamo usciti tutti per l’ultima sera e già nella macchina che ci portava al locale, le sue dita erano a caldo nella mia micia bagnata, mentre io cercavo di mantenere l’eccitazione senza farmene accorgere dagli altri ragazzi presenti nell’auto.

Vi risparmio le 2 ore di discoteca, dove ci siamo sextenati senza mai perderci di vista. Finalmente verso le 2 abbiamo ripreso la via dell’albergo e per non destare nell’occhio, siamo andati in 2 auto diverse. Poi arrivati nella hall, un messaggino sul mio cellulare diceva “camera tua oppure mia?” Io naturalmente ho scelto di giocare in casa… in camera pardon. Così dopo qualche minuto ho sentito bussare, il tempo di aprire ed eravamo di nuovo soli faccia a faccia.

Le sue mani sul mio culo che rapidamente cercavano di sollevare il vestitino per poi infilarsi nel perizoma, le mie mani a sbottonare il suo pantalone per tirare fuori dallo slip il suo uccello che al momento era ancora dormiente. Mentre le nostre lingue si incrociavano, sentivo sotto i polpastrelli crescere il suo membro ad ogni movimento della mia mano. Poi mi ha presa in braccio e dopo avermi portata sul letto, ed aver indossato il preservativo nel giro di 10 secondi, mi ha allargato le cosce e me lo ha messo dentro.

Era grosso, faceva anche un po’ male, ma lui spingeva ed io mischiavo l’eccitazione con il leggero dolore. Avevo le gambe per aria, le sue braccia intanto mi avevano abbassato il vestitino da sopra, i miei seni erano debordati fuori letteralmente, e dopo aver visto lo stupore nei suoi occhi, per quanto fossero grossi, ci si è fiondato sopra con la bocca leccandoli in maniera alternata, prima 1 poi l’altro. Intanto ero venuta , ma lui no, e continuava a spingere sempre più dentro, mettendo a dura prova l’elasticità della mia povera patata, mai così bagnata, ma mai così allargata (non era più abituata a certe grandezze, nonostante Cuba).

Poi 1 ultima penetrazione ed il suo profilattico si è riempito di sperma. Stanco si è steso accanto a me, poi, con molta calma, dopo aver tolto tutto ciò che lo proteggeva, è andato a buttarlo nel bagno. “Era l’unico che avevo, adesso come facciamo? Io voglio ancora scoparti!” Questa è stata la sua frase appena tornato. Io l’ho guardato sorridendo e gli ho detto “calmo calmo, prima di tutto prendo la pillola, poi chi ti ha detto che io voglio scopare ancora?” Mentre parlavo però, la mia faccia appena soddisfatta, ed ancora con un po’ d’affanno per l’eccitazione, mi tradiva.

Lui così mi ha preso 1 coscia con la mano e mi ha detto “lo so che ne vuoi ancora, bella Napoletana”. Sono sgattaiolata nel bagno, mi sono spogliata, anche perché i vestiti erano già quasi tolti e dopo essermi data una sciacquata ed una risistemata generale sono uscita, solo con le mutandine. Dopo avermi vista per la prima volta in piedi come mamma mi ha fatta, il buon fiorentino ha di nuovo magnificato la grandezza dei miei seni con un’espressione toscana che adesso non ricordo ma che al momento mi ha fatto tanto ridere.

Lui intanto aveva ancora su i pantaloni e la camicia; io mi sono messa sotto le coperte, e dopo aver tolto anche il perizoma ed averglielo mostrato, gli ho detto semplicemente “allora? Che si fa?” Nel giro di pochi secondi era nudo anche lui, sopra di me, con l’uccello che cercava avidamente di trovare l’ingresso della mia micia anche se non era ancora completamente duro; le mani incollate alle tette, le labbra alle mie labbra ed eravamo di nuovo lì a godere insieme.

Quel grosso uccello aveva il potere di farmi venire subito, così per rilassare un po’ la mia patatina, dopo aver avuto un orgasmo, nonostante lui fosse ancora super eccitato, me lo sono sfilato da dentro e l’ho invitato a mettermelo fra le tette (cosa che piace sempre fare a tutti i maschietti). Avevo sotto controllo la situazione, ma non avevo considerato che all’ennesima apparizione della sua cappella che usciva dai miei seni, mi è venuto letteralmente in faccia, inondandomi di sperma.

Non sapevo cosa prendere per pulirmi, lo avevo dappertutto, poi mi ha passato un po’ di carta igienica e ho ritrovato la vista, mentre lui sorrideva soddisfatto.
Era notte inoltrata, quando è tornato nella sua stanza. La mattina dopo ci siamo salutati come se nulla fosse, i miei colleghi di Napoli appena mi hanno incontrata a colazione hanno capito che avevo passato la notte con lui, lei sottovoce mi ha chiesto se fossero vere le voci che giravano intorno a lui; dopo aver avuto la mia conferma, mi ha guardata con un po’ di invidia (simpatica).

Poi ho preso la mia macchina e sono tornata a Napoli… forse dovrebbe venire per lavoro a fine giugno… in tal caso, abbiamo già detto che ci vedremo.

La mia esperienza con una coppia cuckold parte 45

-Quarantacinquesima parte-

La mattina successiva ci svegliammo tardi, erano le undici passate quando le labbra di Simona mi fecero aprire gli occhi:
– “Sveglia dormiglione, a che ora devi essere al campo?”;
– “Buongiorno, alle 14,00, giochiamo alle 15, sono a pezzi stamattina, il tempo fuori com’è?”;
– “Piove a dirotto tesoro, ti bagnerai come un pulcino oggi pomeriggio…. ”;
– “La cosa non mi preoccupa, mi piace giocare sotto l’acqua. ”;
Andammo in cucina, vista l’ora presi solo un caffè, Paolo non era in casa, era andato a prendersi un aperitivo con il direttore dell’assicurazione dove lavoravo, guardammo un po’ di TV e dopo aver pranzato andammo al campo per la partita.

La strana coppia composta da Simona e Roberta quel giorno era completata da Paolo e Mario, il direttore dell’assicurazione dove lavoravo, pioveva tantissimo e giocammo una partita molto dura, scontri e fallacci dovuti anche al campo che era davvero in pessime condizioni. Vincemmo la partita 3 a 1, segnai una doppietta, verso la metà del secondo tempo mi rifilarono un calcione da dietro sulla caviglia che mi piegò letteralmente le gambe, non ebbi nemmeno la forza di reagire, la botta era stata davvero forte, mi fecero uscire e mi portarono nell’infermeria per un controllo, poi al pronto soccorso dove mi diagnosticarono una forte distorsione alla caviglia destra, avrei dovuto restare a riposo per almeno 15 giorni.

Tornammo a casa verso le 18, 00, la caviglia era gonfia e mi faceva male, me l’avevano fasciata stretta, Simona si calò nei panni dell’infermiera e la cosa la riempiva di soddisfazione. Mi fece accomodare sul divano con la gamba sulla poltrona, lei si sarebbe occupata di ogni cosa, mi portò un aperitivo con delle tartine e si sedette accanto a me, mentre Paolo aveva iniziato a preparare la cena:
– “Sei molto gentile Simona, ma non sono un invalido…”;
– “Hai sentito cosa hanno detto in ospedale? Devi tenere la caviglia a riposo e non fare sforzi, poi lo sai che mi piace viziarti…”.

Prese una tartina e mi imboccò, subito dopo un bacio, intanto la sua mano scivolava nei pantaloni, lo tirò fuori cominciando a segarmelo, poi si abbassò e prese in bocca la cappella:
– “La cosa mi piace, forse è proprio quello di cui ho bisogno in questo momento…. ”;
– “Di cosa avresti bisogno in particolare?”;
– “Di un tuo pompino, di quelli sconvolgenti che sai fare solo tu…”;
– “E’ proprio quello che avevo intenzione di fare…rilassati tesoro, lascia fare a me…”.

Delicatamente mi sfilò i pantaloni e gli slip, cominciò a leccarmi il piede che non era fasciato, era da un po’ che non si dedicava alle mia estremità, intanto si masturbava, baciò a lungo anche quello fasciato, i suoi occhi erano fissi su di me, salì lungo le gambe baciandole e leccandole, arrivò alle palle e si soffermò a lungo mentre mi segava con una mano, ansimava eccitata mentre mi sussurrava parole dolci, in quel momento entrò Paolo:
– “Ragazzi la cena era quasi pronta…”.

Simona lo guardò mentre era intenta a leccarmi le palle e con tono di disprezzo lo apostrofò:
– “Non vedi che sono impegnata, siediti e guarda in silenzio oppure vai fuori dai coglioni, Gianluca ha bisogno delle mie cure…”;
– “Scusate, vado a spegnere altrimenti si brucia tutto. ”;
– “Fai quello che vuoi basta che non rompi più le palle!”.
Mi scappò una risata, quell’ometto era proprio un pirla, Simona si prese il cazzo in bocca subito dopo, preso dall’eccitazione spinsi la sua testa con violenza verso il basso, senza fare una piega restò ferma a farsi dirigere, cominciai a scoparle con forza la bocca, respirava a fatica, sapeva che mi piaceva, sbavava moltissimo, quando rallentai prese fiato e dopo averlo asciugato con la lingua mi guardò con gli occhi lucidi sussurrandomi:
– “Ti prego fallo ancora…”.

Non me lo feci ripetere, quando tornò Paolo sua moglie aveva il viso completamente devastato, lo guardai mentre le sbattevo il cazzo in gola con forza, lui ammirava la scena evidentemente compiaciuto di come la stavo trattando, le tirai su la testa prendendola dai capelli, sospirò guardandomi con gli occhi lucidi e pieni di eccitazione:
– “Ti piace il cazzo vero?”;
– “Da morire, mi piace il tuo cazzo, solo ed unicamente il tuo…”;
– “Fammi sborrare Simona, manca poco…”;
– “Posso farti venire con i piedini?”;
– “Fai quello che vuoi…”.

Si sfilò le autoreggenti, mi fece allungare le gambe sul divano, ricominciò a succhiarmelo con passione, intanto accarezzava le palle, quando sentì che stavo per venire si coricò anch’essa, mi prese il cazzo tra i suoi piedi segandomelo dolcemente, sborrai in maniera copiosa, schizzando ovunque, accarezzò ancora un po’ il mio cazzo, poi prese un piede e cominciò a leccarselo, ingoiando lo sperma di gusto, sorridendo e guardandomi negli occhi eccitata, lo aveva fatto altre volte e mi era piaciuto tantissimo, mi piaceva vederglielo fare.

Leccò accuratamente lo sperma che colava in mezzo alle dita dei suoi piedi, essendo agile e snodata passava la lingua facilmente anche sulle piante, i suoi occhi erano fissi su di me, sorrideva soddisfatta, presi la sua testa facendola scendere in mezzo alle mie gambe, la sua calda lingua adesso leccava palle e buco del culo, riprese a succhiarmi il cazzo che era rimasto perennemente duro, lo gustava con una passione ed una dedizione assoluta, accompagnai la sua testa sulle gocce che erano cadute sulla pelle del divano, non esitò a ripulire anche quelle, sempre con gli occhi su di me, ero stravolto dalla sua porcaggine assoluta, il dolore era passato in secondo piano, non mi sarei mai abituato ad una donna così, ogni volta riusciva a sorprendermi e farmi perdere la testa.

La baciai a lungo mentre continuava a segarmi, non ne aveva mai abbastanza, la sentivo sottomessa, la volevo usare fino in fondo, riusciva a tirar fuori la parte più spregiudicata di me, la presi per i capelli tirandole la testa indietro, spalancò la bocca e sorrise, mi guardò intensamente e mi disse:
– “Dimmi, cosa devo fare?”;
– “Devo pisciare…”;
– “Falla addosso a me ti prego…”;
– “Lo sai che sei una troia vero?”;
– “Si, sono la tua cagnetta…”.

Mi prese per mano accompagnandomi in bagno, non sentivo nemmeno più il dolore talmente ero eccitato, entrò nella vasca, si inginocchiò al suo interno, si raccolse i capelli legandoseli dietro, mi avvicinai e si prese il cazzo in bocca all’istante, leccava la cappella e restava con la bocca aperta, pronta a ricevere la mia urina, pisciai piano riempiendole la bocca e fermandomi quando la vedevo piena, la ingoiava e si rimetteva nella posizione di prima, lo feci più volte fino a svuotarmi completamente, alla fine era completamente stravolta in viso, aveva ingoiato fino all’ultima goccia della mia urina ed era visibilmente soddisfatta, guardò Paolo che si era gustato la scena ad occhi spalancati e gli disse:
– “Lo vedi quanto sono sporca Paolo?”.

Lui non le rispose, la guardava senza parlare, leccò nuovamente il mio cazzo e poi gli disse:
– “Sono sua Paolo, solo sua, tu non conti niente, lo spettacolo è finito scemo, vai a preparare la cena che ho fame!”.
Se ne andò a testa bassa mentre lei mi sorrideva soddisfatta, mi feci un bidet, lei una doccia e poco dopo raggiungemmo il marito per cenare.
Dopo cena Paolo se ne andò a casa sua, noi guardammo un film per poi andare a letto verso mezzanotte.

La mattina successiva mi svegliai per andare al lavoro, la caviglia era un po’ meno gonfia ma facevo fatica a camminare, Simona mi accompagnò in ufficio, non riuscivo a guidare.
Ci vollero alcuni giorni per poter tornare ad essere autonomo, la caviglia cominciò a funzionare decentemente nel fine settimana, in quel periodo scopammo in maniera selvaggia almeno tre volte al giorno, con la scusa che non potevamo uscire mi consumò letteralmente il cazzo e le serate erano all’insegna del sesso, senza tregua e limiti.

Venerdì andai per la prima volta al lavoro da solo, nella pausa pranzo non tornai a casa, mangiai in un bar con i colleghi, uno di loro festeggiava il compleanno e volle offrirci il pranzo. Alla fine della giornata andai a trovare i miei prima di rincasare, mentre uscivo da casa loro incontrai Roberta con una sua amica, parlammo della mia caviglia e del fatto che non mi ero fatto vedere al bar per tutta la settimana, quella sera ci saremmo andati, mi parlava in maniera sensualissima, sentivo un gran desiderio di possederla.

Tornai a casa e dopo aver cenato andammo al bar, avevo voglia di Roberta, era più di una settimana che non stavo con lei e la desideravo molto, quella sera poi era una gioia per gli occhi; indossava un vestitino rosso molto corto che la fasciava in maniera straordinaria, le lanciai diverse occhiate sensuali, ricevendone in cambio altrettante, Simona seguiva il mio comportamento con molto interesse, era eccitata nel vedermi flirtare con lei a distanza, ero particolarmente caldo, mi avvicinai e le sussurrai:
– “Ti voglio fuori all’istante!”.

Senza aggiungere altro percorsi il corridoio che portava nel vicolo a passo lento, dopo aver aperto la porta restai fermo ad aspettarla, comparve subito dopo, mentre si dirigeva verso di me la guardavo con il sangue che mi ribolliva nelle vene, il suo modo di camminare ed il suo sorriso mi fecero perdere ogni tipo di controllo, aspettai che uscisse, chiusi la porta, mi appoggiai con la schiena contro il muro, la presi da dietro abbracciandola, la baciai sul collo, lei spostò i capelli dall’altro lato permettendomi di poterlo fare meglio, spinse il culo contro il mio cazzo che era duro come il marmo, lo ondeggiò mentre le succhiavo il lobo dell’orecchio, si eccitava moltissimo quando lo facevo, infilai una mano sotto al suo vestito sollevandoglielo, spostai il perizoma e cominciai a passare il dito sul suo clitoride, colava umori in maniera esagerata, solitamente era restìa a certe effusioni in luoghi potenzialmente pericolosi nell’essere scoperti, quella sera invece sembrava incurante di dove ci trovassimo e che qualcuno potesse vederci.

Cominciò immediatamente a gemere, si girò con la testa verso di me baciandomi con passione:
– “Mi sei mancato tanto la settimana scorsa…”;
– “Anche tu, avrei voluto chiamarti ma ero sempre con Simona oppure al lavoro. ”;
– “Avrei voluto esserci io a prendermi cura di te…”;
– “Lo stai facendo adesso…”;
– “Si, tra poco ti farò vedere quanto mi sei mancato, voglio il tuo cazzo Gianluca…”.
Era sfacciata, eccitata, le mie dita cominciarono a penetrarla, ansimava mentre continuava a parlarmi:
– “Non ti fermare Gianluca, sento il tuo cazzo in mezzo alle mie chiappe, lo voglio dentro di me…”.

Con una mano la masturbavo e con l’altra accarezzavo i suoi seni mentre le baciavo il collo, continuava ad ondeggiare con il culo contro il mio cazzo, sentivo il desiderio di penetrarla crescere, si girò, mi slacciò la cintura, mi sfilò i pantaloni e gli slip, lo prese in bocca e cominciò un pompino strepitoso, accompagnando con la mano ed insalivandomelo abbondantemente, girai lo sguardo e notai che qualcuno ci stava osservando, riconobbi la sagoma di Simona, era uscita dal bar ed aveva raggiunto il vicolo, approfittando che Roberta era con il volto contro di me si era avvicinata senza che la potesse vedere, presi la sua testa facendogliela aderire alla mia pancia, Simona arrivò a pochi metri da noi, mettendosi dietro ad un muretto sul lato sinistro rispetto alla mia visuale.

In quel modo poteva godere di una totale visuale di quello che stava succedendo, mi eccitava da impazzire la cosa, Roberta era completamente persa, senza inibizioni in quel modo non mi era mai successo di ammirarla, non si preoccupava minimamente che ci potessero scoprire, la feci alzare, la girai con il sedere verso di me nella posizione precedente al pompino, mi abbassai leggermente per essere all’altezza giusta e la penetrai nella figa, era così bagnata che sentivo i suoi umori che colavano abbondanti.

La scopavo lentamente ma con un ritmo costante, lei muoveva il suo meraviglioso corpo affondando ogni colpo fino in fondo, la abbracciai stringendola forte girandole la testa sul lato destro, baciandola sul collo, intanto guardavo Simona, si stava masturbando, vedevo chiaramente le sue mani muoversi sotto il suo vestito ed il suo volto in estasi, Roberta ansimava tantissimo, ebbe un orgasmo, sentii chiaramente che stava schizzando umori come mai le avevo sentito fare, non era necessario che mi fermassi con lei e credo che ne ebbe altri in sequenza a giudicare da quanto si dimenava e gemeva.

Stavo per esplodere, se ne accorse, se lo sfilò e si inginocchiò davanti a me, mi segai davanti al suo viso schizzandolo abbondantemente, le sporcai parecchio anche i capelli, quando finii di sborrare era completamente ricoperta di sperma, sorrise, si spostò quella che aveva sugli occhi e prima di riprenderlo in bocca mi disse:
– “Ma quanta ne avevi?”.
Ripulì lo sperma dal suo volto usando il mio cazzo, spostandoselo in bocca ed ingoiandolo:
– “Non ti riconosco più Roberta, fino a poco tempo fa non avresti mai fatto certe cose…”;
– “E’ colpa tua, sei tu che mi stai facendo fare cose che non avrei mai pensato di accettare, pensa che mi piace perfino il sapore del tuo sperma ultimamente.

E tu quale Roberta preferisci? Quella più innocente oppure come sono ora?”;
– “Mi piacciono entrambe, forse adesso è più divertente fare sesso con te, questo si…”;
– “Mi sono dovuta adeguare, l’amante deve essere più disinibita a letto, non trovi? Adesso vado in bagno a ripulirmi, mi hai ridotta malissimo e mi devo rifare il trucco, è stato bellissimo tesoro, ci rivediamo tra un po’, racconterai tutto a Simona anche questa volta?”.
Girai lo sguardo verso Simona, si era rimessa dietro al muretto per non farsi vedere ma mi stava guardando, la fissai negli occhi per un istante, poi tornai a rivolgermi a Roberta e le risposi:
– “Credo che abbia capito quello che siamo venuti a fare qui…”.

Roberta mi sorrise, si alzò, mi baciò con passione e tornò nel bar. Raggiunsi Simona che mi abbracciò baciandomi:
– “Siete stati favolosi, sta diventando una vera troietta la tua Roberta…”;
– “Mai quanto te comunque, adesso torniamo dentro, passa da dove sei arrivata, non voglio che ci veda rientrare insieme…”;
– “Ti voglio anch’io, adesso…”;
– “A casa, non ti preoccupare, avrai anche te la tua dose…”;
– “Dai adesso, qui!”;
– “Non insistere Simona, ho detto che voglio rientrare al bar adesso.

”.
A malincuore ci congedammo, rientrai nel bar e mi fermai in bagno, quando uscii Roberta stava anche lei raggiungendo gli altri, percorremmo il corridoio insieme, in silenzio, scambiandoci unicamente un paio di sguardi d’intesa, quando arrivammo Simona la guardò sorridendole, lei capì tutto, sgranò gli occhi e sorridendo mi sussurrò all’orecchio:
– “Siete due depravati! C’era anche lei li fuori con noi vero?”.
Mi limitai a sorriderle, il solo fatto che avesse intuito tutto e non si fosse arrabbiata mi fece letteralmente esplodere il cazzo nei jeans, tornai a fantasticare su come sarebbe stato straordinario averle entrambe a letto, la sua reazione mi stupì, passò il resto della serata a sorridere quando i nostri sguardi si incrociavano e la cosa mi mandò in pappa il cervello.

Quando salimmo in macchina per rientrare a casa Simona iniziò subito a parlare di quello che era successo:
– “Secondo me Roberta è pronta per entrare nelle nostre serate…”;
– “Non credo Simona. ”;
– “Invece ne sono convinta, dovresti parlargliene, è bellissima, l’ho guardata prima mentre la scopavi, non hai idea di quanto avrei voluto leccarla mentre il tuo cazzo era dentro di lei…”;
– “Così mi mandi in tilt, sarebbe il mio sogno avervi a letto insieme…”.

Entrammo in casa e si buttò su di me, trascinandomi a letto all’istante, ci baciammo e spogliammo in un baleno, si mise con la testa in mezzo alle mie gambe leccandomelo avidamente:
– “Sento il profumo della sua figa sul tuo cazzo…”.
Leccava di gusto e lo succhiava in maniera straordinaria, era eccitata, bollente e desiderosa quanto me di provare questa esperienza:
– “Immaginaci entrambe intente a succhiarti il cazzo, le nostre lingue passerebbero su ogni cm del tuo corpo a lungo…”;
– “Non ti fermare Simona…”;
– “Mentre io te lo succhio lei ti lecca le palle, tu staresti li a goderti il nostro lavoro di bocca, scommetto che saresti in estasi…”;
– “Lo sono anche adesso, ma immaginarvi entrambe in mezzo alle mie gambe sarebbe un sogno….

”;
– “Poi mentre io te lo succhio tu le leccheresti la figa, sarebbe grondante di umori come lo era prima, vorresti scopare prima lei, la prenderesti a pecorina, io sarei sotto a leccarti le palle mentre la penetri…”;
– “Mi stai facendo impazzire Simona…”;
– “Poi passeresti a scopare me, prima nella figa e poi nel culo, forte come sai che adoro…”.
Raccontava eccitata entrando nei minimi dettagli mentre mi faceva un pompino a dir poco straordinario, mi guardava negli occhi come al solito, sentivo il calore della sua bocca e della sua lingua in ogni centimetro del mio sesso, avrei voluto che non si fermasse mai, le accarezzavo la testa, lei accompagnava il mio gesto come una gattina che fa le fusa.

– “Dopo avermi fatto godere come solo tu sai fare passeresti al suo culetto, il suo è più stretto, per agevolare la penetrazione te lo insaliverei io per bene, mentre la inculi io leccherei il suo clitoride e le tue palle, ogni tanto lo tireresti fuori per fartelo succhiare, lo dirigerei io dentro al suo ano, finchè la sentiresti godere, infine toccherebbe a te venire, ci inginocchieremmo davanti al tuo cazzo e ci inonderesti di sperma, ce lo scambieremmo leccandolo dai nostri volti mentre tu ci guarderesti soddisfatto…”;
– “Cazzo Simona basta, adesso vieni qui!!!”.

La feci sedere sul mio cazzo inculandola senza prepararla minimamente, comparve una leggera smorfia di dolore sul suo viso ma scomparve all’istante, cominciò a cavalcarmi come una forsennata, era così bagnata che i suoi umori colavano e schizzavano sul mio corpo ad ogni affondo, ebbe un orgasmo in tempo record, mi chiese di fermarmi lasciandosi il cazzo piantato tutto dentro nel suo ano, le gambe le tremavano fortissimo, appoggiò le mani sul mio petto, quasi a sorreggersi per non cadere, una pozza di umori si era formata sulla mia pancia, chiuse gli occhi e si passò la lingua sulle labbra, ruotai leggermente il bacino e le sue gambe tornarono a tremare:
– “Mi fai impazzire Gianluca…”.

Vedevo la sua figa pulsare, il suo culo si contraeva ripetutamente, colava sudore dalla sua fronte, stava avendo ripetuti orgasmi, sapevo che questa sua caratteristica la portava al limite dello svenimento, in quel momento era quello il suo desiderio e la lasciavo fare, si sapeva gestire, se lo sfilò poco dopo:
– “Ho bisogno di prendere fiato scusa…”.
Leccò i suoi umori dalla mia pancia, sempre con gli occhi puntati su di me, la adoravo in quei momenti, sentivo che stavo per scoppiare e lo intuì anche lei, tornò a cavalcarmi, stavolta nella figa, era così bagnata che quasi non mi rendevo conto di averla penetrata, bastarono pochi colpi per fare in modo che scoppiassi dentro di lei, la inondai di sperma, inarcò la schiena leggermente indietro, cominciò a colare fuori dalla sua vagina, la raccolse con le dita e la ingoiò spalmandosela prima sulle labbra, mi guardava soddisfatta e sorridente:
– “Cazzo Simona quanto sei bella…”;
– “Cazzo Gianluca quanto mi scopi bene…”.

Restò in quella posizione a lungo, continuando a ripetere gli stessi gesti, sentivo che l’eccitazione non cessava, il cazzo restava duro nonostante mi bruciasse ed ero esausto, lei invece dimostrava di non averne avuto ancora abbastanza.
Scese, mi prese per mano e mi accompagnò sotto la doccia, la invitai ad inginocchiarsi e cominciai a pisciarle addosso, era divertita e la ingoiava sorridente, quella donna ormai non mi sorprendeva più e queste depravazioni facevano parte dell’ordinarietà.

Continua….