Trepidante attesa

Trepidante attesaLa casa è buia e stranamente silenziosa, solo una lama di luce creata dalla lampada posta sulla consolle di marmo all’ingresso riesce a raggiungere la mia camera. Le lenzuola di raso blu sono lisce e impalpabili; avvolgono il mio corpo nudo come il più dolce degli amanti, posandosi dolcemente sui miei capezzoli eretti, ricoprendo il pube liscio e depilato, sfiorando la mia mano che apre delicatamente le labbra del sesso, scoprendo l’umida voglia che lo pervadeDistolgo a fatica le dita dal piacevole gioco che hanno iniziato e mi costringo a restare immobile; ogni singolo rumore viene amplificato dal silenzio, creando un’atmosfera ovattata e malinconica.

Sono tranquilla, rilassata. In attesa…La porta di casa si apre, lentamente, quasi senza fare rumore. Le chiavi non servono, e lui lo sa. Si dirige con passo sicuro verso la stanza, padrone della situazione. Si toglie il giaccone, gettandolo sul pavimento. Un sospiro di aria fredda sembra arrivare da chissà dove, facendomi rabbrividire. Con un gesto deciso scosta il lenzuolo, scoprendo la mia nudità: distolgo lo sguardo aspettando. Si spoglia, fissando il mio corpo che sembra gemere nel silenzio che ci avvolge.

Le sue mani scorrono su di me, accarezzandomi con dolcezza, poi mi copre gli occhi con un foulard di seta nera, lasciandomi indifesa e trepidante. Non so cosa aspettarmi, e la percezione del suo corpo e dei suoi movimenti mi eccita e mi spaventa allo stesso tempo. Sento il suo respiro su di me, percepisco il suo odore, un misto di spezie e desiderio che si spande su di me come un olio caldo; mi apre le gambe, costringendomi a inarcare il bacino.

Immagino il suo sguardo sul mio sesso umido e socchiuso. Mi accarezza il clitoride, facendo penetrare indice e medio dentro di me. Mi schiudo gemendo, trattenendo a stento la voglia di gridare. La sua lingua trovai miei capezzoli, poi risale impossessandosi della mia bocca, il suo corpo si adagia su di me. Sono pronta a riceverlo. Entra in me di shitto, penetrandomi fino allo stremo dei sensi. E’ duro e grosso. Circondo la sua schiena con le gambe e mi muovo verso di lui, quasi ad incitarlo.

Inizia a scoparmi in modo violento entrando e uscendo dal mio sesso con vigore, senza soste. Ad ogni affondo emette un gemito a****lesco, che incendia ulteriormente i miei sensi, pronti ad esplodere in modo tumultuoso. Sembra sempre sul punto di venire, e invece continua ad affondare nella mia carne fradicia con sempre più vigore, strappandomi grida che arrivano alle mie orecchie stupite. Cerco la sua bocca, la sua lingua, e mi abbandono ad un orgasmo travolgente, aprendomi il più possibile.

Il mio corpo è magma ribollente, e il mio sesso un sole infuocato. Lui continua a scoparmi profondamente, mentre il mio corpo si rilassa, abbandonandosi alla sua spasmodica ricerca del piacere. Quando esce da me provo come un vuoto improvviso. Il suo sesso ora è sul mio viso. Sento il suo odore e il suo umore. Il glande bollente si strofina sul mio viso, apre le mie labbra riempiendomi la bocca. Poi erutta…Una frustata di sperma bollente inonda il mio viso.

Uno, due, tre getti caldi e abbondanti mi ricoprono prima che io avidamente lo faccia scivolar e di nuovo tra le mie labbra vogliose. Si svuota dentro di me, con altri spruzzi copiosi. Il suo sapore aspro riempie i miei sensi, mentre lo trattengo profondamente in me attendendo che gli spasmi dell’orgasmo abbandonino le sue membra. Ormai svuotato lascia che io indugi con la lingua; con gli occhi bendati e il volto bagnato dal suo piacere, il maschio soddisfatto abbandona lo strumento del suo piacere, senza rivolgermi alcuna parola.

Lo sento rivestirsi, adagiata sul letto incapace di qualsiasi movimento; quando la porta di casa si richiude alle sue spalle mi tolgo la benda dagli occhi, sfiorando poi con la punta delle dita l’opalescente traccia che mi ha regalato. Il calore pervade ancora il mio sesso, mentre scivolo lentamente in un sonno ristoratore. PossessioneRicordo bene la prima volta che entrai in contatto con Lui; era il 31 ottobre 2012. Quello fu il giorno in cui tutto cambiò.

La mia innocenza in qualche modo svanì e la mia concezione della vita e della morte mutarono profondamente. Come dicevo, era la notte di Samhain, festa più comunemente conosciuta con il nome di Halloween: il giorno dei morti; la notte in cui il velo che separa questo mondo dall’aldilà si fa più sottile fino a rendere possibile una fusione. Lucia, emozionata per la festa che aveva organizzato, ci disse che aveva in serbo una sorpresa.

Dopo essersi allontanata per qualche istante ritornò con in mano una tavoletta, un oggetto molto particolare. “Questa…” disse, visibilmente euforica “…è una tavola Ouija; serve per comunicare con gli spiriti. ”Avevo già sentito parlare di quello strumento e la sola vista dell’oggetto mi fece chiudere lo stomaco. Non avevo intenzione di provarla. Lucia, seguita a ruota da Filippo e Guido, tentarono di convincermi, ma io rimasi della mia idea. Sarei rimasta in disparte a guardare.

La seduta iniziò e le risposte non tardarono ad arrivare. I miei amici tenevano le dita appoggiate sulla planchette e questa sembrava muoversi in autonomia, andando ad indicare numeri e lettere disegnati sulla tavola, come se ci fosse qualcuno pronto a rispondere alle domande. Io ero convinta che mi stessero prendendo in giro, soprattutto quando la presunta entità rivolse la punta della planchette nella mia direzione, affermando di voler entrare in contatto con me.

Mi rifiutai. Lucia mi assicurò che non si trattava di uno scherzo e, nonostante la paura che si stava impossessando di me, c’era qualcos’altro che si agitava dentro: era curiosità. Mi avvicinai e, titubante, poggiai un dito sul cursore della tavola. Accadde tutto all’improvviso. Sentii un intenso calore sprigionarsi dal basso ventre irradiandosi in tutto il corpo. Il cuore iniziò ad accelerare, i muscoli si tesero e, per un attimo, vidi un volto apparire tra Guido e Filippo; due intensi occhi rossi mi fissavano.

Spaventata urlai e caddi a terra. Gli altri accorsero subito da me, interropendo la seduta. “Martina! Tutto bene?” Lucia mi restituì uno sguardo atterrito. “Io… credo di sì. ”“Ti ha fatto male?” Chiese Guido. “No, al contrario… Ho avuto un orgasmo. ”Ho sempre creduto che il Male avesse un aspetto mostruoso, terrificante. Nell’immaginario comune il Diavolo appare sotto forma di un essere orripilante. Ho scoperto a mie spese che tanto più un’entità è malvagia, tanto più agli occhi degli umani risulterà attraente e seducente.

Faticai a dormire per molte notti. Mi svegliavo con la consapevolezza di essere osservata. Vedevo quegli occhi rossi ovunque ed in ogni mio incubo. Una sera, qualche anno dopo, tornai a casa ubriaca. Era il compleanno di Guido e avevo deciso di lasciarmi andare, per una volta. Arrivata a casa mi tolsi i vestiti, restando solo con l’intimo, dato che era un’afosa notte d’estate. Mi lasciai cadere nel letto e fu allora che sentii la sua voce, fu appena un sussurro, ma ero certa che non si trattasse della mia immaginazione.

“Maa..mm..oo..nnn… M..a…m…m…o…n…”“Mammon…..?”Pronunciai il suo nome, inconsapevolmente, e caddi in un sonno profondo. Fu allora che lo vidi la prima volta, in sogno. Un giovane uomo, dai capelli biondi e gli occhi rossi. Un fisico scolpito, un sorriso perfetto… Come poteva farmi del male? Mi avvicinai a lui. Ero rapita dalla sua presenza, dal suo sguardo. Non disse niente, sapevo chi era, senza che me lo dicesse. “Mammon…”Sorrise e mise una mano tra le mie cosce.

Il suo tocco caldo mi fece sussultare e mi svegliai di colpo. Mi maledii per essermi svegliata. Volevo rivedere quel ragazzo, più di quanto avessi mai desiderato qualunque cosa. In un attimo ebbi la consapevolezza che avrei potuto compiere qualsiasi gesto, solo per provare nuovamente quelle sensazioni. Feci scivolare una mano sotto le mutante ed iniziai a giocare con le labbra. Mi accorsi di essere già completamente bagnata. Iniziai a masturbarmi con foga. Nella mente, solo un nome continuava a risuonare: Mammon, Mammon…Quella notte, accettai di essere in suo potere.

Quel porco del papà di Stefano. I genitori di Stefano, mio marito, sono divorziati a causa delle continue avventure extraconiugali di mio suocero, che alla lunga avevano stancato la mamma di Stefano, la quale aveva preteso il divorzio. Lei si era felicemente risposata con un altro uomo, e lui invece non aveva smesso di fare ciò che gli piaceva di più, ovvero scopare a destra e a manca (nonostante l’età). Purtroppo non era del tutto autonomo, e così avevamo provato ad affiancargli numerose badanti, le quali dopo qualche giorno se ne andavano, e quando chiedevamo loro delle spiegazioni ci rispondevano tutte allo stesso modo, e cioè che mio suocero era un gran porco.

Allora io e Stefano eravamo giunti alla conclusione che rimaneva soltanto una cosa da fare, cioè portarlo in una casa di riposo. Detto fatto; avevamo trovato una casa di riposo gestita dalle suore in modo ferreo. In principio il problema pareva risolto, come se le donne di chiesa fossero riuscite a mettere in riga mio suocero. E invece ci sbagliavamo. Nemmeno un mese che ricevemmo una telefonata dalla madre superiora, la quale ci chiese di andarci a riprendere Pietro, perché il suo comportamento non era consono al decoro dell’istituto.

Era stato beccato a fare sesso anale con un’infermiera. L’avevano sorpreso proprio mentre le inondava di sborra il condotto anale. Non c’erano scusanti. L’aveva fatta davvero grossa. Insomma, era fuori dall’istituto per sempre, e avremmo dovuto trovargli un’altra sistemazione. L’unica cosa che potevamo fare era quella di ospitarlo da noi, almeno fino a quando non avremmo trovato una collocazione migliore. È stato un periodo davvero faticoso perché ho dovuto fare un po’ da crocerossina e allo stesso tempo mandare avanti il negozio di lingerie.

Per fortuna ho potuto contare sull’aiuto di nostra figlia Moana. Senza di lei non sono sicura che ce l’avrei fatta. Stefano in quel periodo in casa non c’era mai, perché il suo lavoro si era enormemente intensificato. La prima notte è stata davvero ricca di sorprese. Ero sola in casa, e mio suocero dormiva nella camera degli ospiti, e prima di andare a dormire ebbi la brillante idea di aiutarlo a lavarsi. Così con una bacinella d’acqua e una spugna andai da lui, ma di svegliarsi non ne voleva sapere.

Cominciai a spogliarlo e a lavarlo, e quando gli levai i pantaloni spalancai gli occhi dallo stupore: non aveva le mutande, e il suo cazzo era gigantesco ed era in erezione. Mai visto niente di così maestoso. Con la spugna cercai di lavargli le palle e l’asta, ma facendo attenzione a non svegliarlo. Arrapato com’era non volevo che gli venissero strane idee. Dopo un po’ lo afferrai con decisione. Sentii il calore e la sua potenza contro il palmo della mia mano.

Non potevo credere che mio suocero avesse un arsenale di quella portata. Pietro non era mai stato un adone; chi l’avrebbe mai detto che nascondeva un attrezzo di quelle dimensioni? Notai che sulla punta del glande era comparsa una gocciolina trasparente che poi iniziò a scivolare giù lungo l’asta fino a raggiungere la mia mano. Senza rendermene conto avevo cominciato a segarlo, non so perché lo stavo facendo, forse perché era il mio istinto da zoccola che mi chiedeva di farlo.

Forse perché non riuscivo a resistere di fronte ad un palo come quello, perché quando un uomo diventava così duro sentivo il dovere di accontentarlo, semplicemente perché ero fatta così, non per niente tutti mi chiamavano Sabrina Bocca e Culo. Ma forse il motivo era un altro; il fatto è che mio suocero aveva sempre avuto una cotta per me, fin dal giorno che Stefano mi aveva portata a conoscere i suoi. Ricordo, quando eravamo fidanzati, tutte le volte che andavo la domenica a pranzo dai suoi, mio suocero mi salutava sempre allo stesso modo, e cioè regalandomi una bella pacca sul sedere, e sussurrandomi cose porche all’orecchio, del tipo: “beato chi te lo rompe questo culo”.

Adorava il mio culo. Però non avevo mai detto nulla a Stefano, e lasciavo mio suocero libero di fare ciò che voleva con me, per il semplice fatto che mi piacevano le sue attenzioni. Ricordo che ogni volta che andavo a pranzo dai genitori di Stefano indossavo sempre dei vestiti porchissimi, perché mi piaceva stuzzicare mio suocero. Le mie tette lo facevano impazzire, così mettevo sempre delle magliette scollate in modo osceno; i suoi commenti piccanti erano musica per le mie orecchie.

Una volta mi sussurrò all’orecchio: “chissà come sei brava a fare le spagnole!”. Certo, ovviamente ogni volta che mi palpava il sedere o che faceva qualche apprezzamento spinto, si accertava accuratamente che fossimo soli. Questo è chiaro. Non lo sapeva nessuno. Ma io sapevo che era così, e cioè che lui mi desiderava ardentemente, e lui sapeva che a me piaceva farmi desiderare, e allora ne approfittava allungando le mani e sussurrandomi cose porche e oscene.

Una volta, ricordo che era natale, Stefano e sua madre erano in cucina a preparare la cena, mentre io e mio suocero eravamo nel salotto a sorseggiare del vino, lui mi disse una frase che mi fece bagnare in un istante. Mi sussurrò: “mi fai venire voglia di sborrarti dentro”. Era una cosa che mi fece emozionare tantissimo, perché era come se mi stesse dicendo che mi desiderava più di ogni altra cosa. Ma nonostante questo, non gli avevo mai permesso di entrarmi dentro.

Era pur sempre il padre del mio fidanzato, nonché mio futuro suocero. E chi l’avrebbe mai detto che mi sarei trovata a dover badare alle sue necessità come una badante? Intanto, senza accorgermene, la mia sega era arrivata al culmine. Pietro proruppe in una sborrata copiosa e gli schizzi saltarono dappertutto. Per fortuna dormiva ancora. Con la spugna tolsi via la sborra e me ne andai a letto, consapevole che l’indomani mi aspettava un’altra giornata di duro lavoro in negozio, e poi di corsa a casa a badare a quel porco di mio suocero.

La liturgia del piacereStesa sul letto completamente nuda, mentre si toccava lentamente tra le gambe, era molto invitante, sembrava una ragazzina che aspettava con ansia di fare sesso e lo stava facendo… sesso, solo che stava “scopando” con sé stessa! Si vedevano chiaramente le sue dita scivolare dentro e fuori la sua vagina ricoperta da una lieve peluria, il sonoro era davvero eccitante, si percepiva solamente quel “rumore” tipico che solo delle mani che escono ed entrano avanti e indietro dentro una fica già bagnata.

Non sembrava avere fretta di venire la ragazzina, era evidente che cercava un piacere più profondo piuttosto che raggiungere un orgasmo in pochi minuti solo per il gusto di dare spettacolo a chi la stesse osservando. Che volesse godere di brutto lo si capiva da come si toccava lentamente in ogni parte del suo giovane corpo: partiva dal seno per poi scivolare verso la “zona” fica e quindi ritornare su per strizzare i suoi capezzoli.

Un gioco che faceva più volte per eccitarsi ed eccitare lo spettatore, in questo caso io. E ci stava riuscendo, ad eccitarmi, sentivo ogni minuto che passava crescere il mio uccello dentro gli slip. Lo spettacolo nel totale non durava molto, poco più di cinque minuti, culminando con lei che alla fine si sofferma un'ultima volta tra le sue gambe e sgrillettando definitiva la sua giovane fica, raggiunge l'orgasmo. La sua schiena si inarca, dalla sua bocca diversi gemiti escono confermando il godimento e le sue dita che sempre più velocemente escono ed entrano dal buco della fica, concludono la masturbazione avvicinandosi al suo viso facendosi strada tra le labbra di lei che dolcemente lecca assaporando i suoi umori.

Lo spettacolo era stato davvero eccitante, stavo io stesso per segarmi, se non fosse che lei, Giada, mi chiese espressamente cosa non andava nel filmato per non essere stato accettato dal sito che gli avevo suggerito, ed io essendo già in ritardo per la risposta, non potevo permettermi altri svaghi tra i quali masturbarmi sul suo stesso Video. Conosco Giada da sei mesi, ci siamo “incontrati” in Rete, Internet insomma, per passioni comuni su un sito per adulti abbastanza conosciuto.

Tra i nostri Hobby in comune, avevamo quello di condividere video, foto ed esperienze personali, inserendo questi nostri contenuti su qualche portale, appunto, per maggiorenni… Hard o luci rosse se preferite il vecchio linguaggio. A Giada avevano rifiutato almeno un paio di video e vedendoli attentamente, sembravano “puliti”: non si maltrattavano a****li, non c'erano scene di violenza, non si vedevano persone pisciare, insomma… un video Hot come tanti altri. Solo che a differenza di tanti altri, questo (ma non solo) erano stati rifiutati e per di più senza una motivazione che gli (ci) facesse capire quale fosse il problema.

Si, perché ormai i portali per adulti avevano (hanno) preso la direzione secondo la quale “il sito è mio, faccio come mi pare ed a te non ti devo spiegazioni”, punto! Il che non sarebbe nemmeno sbagliato, se la casa è loro, ci fanno entrare chi vogliono, un po' come diceva qualcuno “la carrozza è mia e ci faccio salire chi mi pare”. Tutto OK, tutto lecito, sono d'accordo, se non fosse che le regole dovrebbero essere uguali per tutti, ma così non era (è).

Buttando un occhio ai vari siti che avevano rifiutato il suo filmato, avevo notato che gli stessi avevano in archivio foto di ragazze dall'età ed atteggiamenti molto discutibili, uomini che urinavano sulle donne o scene sado-maso decisamente spinte e questo solo per fare qualche piccolo esempio. Ma voglio portare alla vostra attenzione un altro episodio prima di entrare nel dettaglio della storia, giusto per non cadere nella trappola o nella diceria “eh… vabbè, adesso per un singolo caso vogliamo fare di tutta un'erba un fascio?”.

No, appunto!Parliamo di un altro filmato, allora. L'ultimo girato è stato questa estate (2017) su una spiaggia un po' isolata. Ero con un'amica che chiameremo Alessia, anche lei abbastanza libera sessualmente e gli propongo di girare una piccola Clip erotica. Cerchiamo quindi un posto tranquillo ma non troppo, l'idea di essere scoperti comunque aiutava nell'eccitazione ed iniziamo a fare sesso, più o meno, in realtà gli chiedo di segarmi. Ma prima posizioniamo i nostri Smartphone (dettaglio importante) in due posizioni differenti, il mio su un lato in modo da riprendermi appunto lateralmente ed il suo frontalmente a me.

Ve la faccio breve: io sono in piedi, poco lontano da me le onde fanno da colonna sonora al video e lei è in ginocchio davanti a me. Dopo pochi minuti, tra lei che mi accarezza l'uccello, alternato da momenti in cui lo prende in bocca, ed io che gli tocco le tette, ovviamente il cazzo mi diventa duro e le palle si gonfiano. Sento che sto per venire e mi preparo a dare spettacolo per il video.

Qualche secondo prima di sborrare, sfilo il cazzo dalla bocca di Alessia, lascio che entrambi i cellulari lo riprendano bene, frontale e di lato, ed inizio l'atto finale che mi porterà alla schizzata. Lo rimetto in bocca ad Alessia, afferro ora con le mani la sua testa e guido i movimenti avanti ed indietro lungo il mio uccello. Sento lo sperma salire lungo l'asta e… finalmente vengo, la spinta dello sperma fa togliere la bocca di Alessia dal mio cazzo, un secondo spruzzo la centra in pieno viso, sul naso, poi se lo riprende in bocca, ormai preparata alle sborrate le gestisce sputando fuori lo sperma mentre gli vengo dentro piú volte.

Quindi prima di svuotarmi completamente, guido la sua mano lungo la mia asta per suggerirgli di continuare a segarmi e schizzo i restanti getti di sperma sul suo seno… cinque, sei, sette, otto sborrate che colano lungo lo spacco delle sue tette. Questo è grosso modo quello che è accaduto tra me ed Alessia quella mattina, ma quando la settimana dopo ho messo in Rete il video “finito” e montato, quasi (anche qui sottolineo “quasi”, poi mi spiegherò meglio) nessuno dei portali decise di inserirlo nei suoi archivi, insomma come si dice in gergo, di pubblicarlo!Ora i casi erano due e sembravo un di C.

S. I. in cerca della soluzione, ma che brancolava nel buio. Cosa non andava in questi video? Cosa non quadrava nei clip dove c'ero io, Chase appunto, Alessia e quello di Giada? E tornando a Lei, che fondamentalmente mi ha dato la spinta e forse l'input per andare a fondo a tutta la questione, perché non riusciva a mettere su internet il suo filmato?La domanda finale quindi era: perché il video di Giada non andava bene? Ha un bel fisico, un gran bel fisico, forse un po' acerbo per la sua età, ma pur sempre una bella ragazza che chiunque farebbe carte false per scoparsela, io stesso la ritengo una delle ragazze più belle che abbia conosciuto.

Nel video poi appariva solo lei, distesa nuda sul letto che si masturbava per la gioia di chi la osservava. Di conseguenza mettere “on line” lei che si tocca, significava avere molta pubblicità per gli inserzionisti. Dove sbagliava la ragazzina?L'illuminazione arrivò il giorno dopo, come sempre quando meno te lo aspetti. Torno a casa, rimetto il suo filmato e lo guardo con occhi nuovi:«ecco perchè non è stato accettato, ed ecco perché sono stati rifiutati quello mio e di Alessia» dico a me stesso osservando lei che si masturba, «come ho fatto a non capirlo prima» dico a me stesso mentre afferro il cellulare e compongo il numero di Giada.

Tra le cosce di NataliaMentre Sabrina era a casa a fare l’amore con Giuliano, io ero a cena a casa di Cinzia, la mia partner in affari. Con noi, oltre a suo marito Pippo, c’era anche Natalia, la ragazza ucraina che mi aiutava in cucina, e con cui avevo instaurato un rapporto molto particolare. Infatti a lei piaceva esibirsi e a me piaceva guardare, quindi avevamo questo tacito accordo per cui lei si lasciava ammirare nuda e in posizioni piuttosto ambigue, e io guardavo senza però prendere alcuna iniziativa.

E devo dire che questo rapporto funzionava perfettamente, perché appagava sia me, che ero un guardone patologico, sia lei che era un’esibizionista senza scrupoli. Devo dire che l’esserci incontrati era stato per entrambi una fortuna davvero notevole; per un’esibizionista come Natalia infatti aver trovato un uomo che si accontenta di guardare senza avere lo stimolo di fare altro doveva essere stato un vero colpo di fortuna, come lo era stato per me, che ero un guardone e avevo incontrato una ragazza giovane e con un corpo divino che si lasciava ammirare così come la mamma l’aveva fatta.

Quel pomeriggio, infatti, prima che il ristorante aprisse i battenti, io e Natalia avevamo dato una pulita alla cappa di aspirazione. Per fare ciò lei si era arrampicata sui fornelli, e vorrei farvi presente che aveva i tacchi a spillo, quindi vi lascio immaginare la sua incredibile agilità, dovuta forse al suo corpo snello e atletico. E inoltre vorrei anche farvi notare la sua incredibile abilità nell’indossare i tacchi a spillo nonostante il duro lavoro che le si presentava quotidianamente in cucina.

Per lei i tacchi a spillo erano quasi un’estensione del corpo. Quasi come se con quel tipo di scarpe ci fosse nata. Per cui la vidi montare sui fornelli, e io ero sotto di lei, e lei aveva le gambe divaricate per mantenersi in equilibrio, e aveva una minigonna che mi permise di ammirare i suoi buchi paradisiaci. Non indossava nulla, per cui praticamente era come se me la stesse sbattendo in faccia, e io quasi potevo sentirne il profumo, e mi sarebbe bastato allungarmi un po' per appoggiare la bocca sulla sua deliziosa fighetta.

Ma ovviamente non potevo farlo, perché non faceva parte del gioco. Quale gioco? Il “nostro” gioco. Lei mi stava permettendo di guardare quel meraviglioso spettacolo della natura ma ad una condizione, e cioè che non dovevo toccarlo. Potevo sentire il profumo, il calore sul mio viso, riempirmi gli occhi con tutto quel ben di dio, e basta. Queste erano le regole. E mentre si dava da fare io da sotto guardavo quel paesaggio idilliaco, che un giorno avrebbe reso felice un uomo, perché Natalia non era fidanzata ma ero certo che un giorno quel corpo divino avrebbe incontrato un uomo che l’avrebbe resa moglie e madre.

E mi venne quasi istintivo afferrarle le caviglie per aiutarla a stare in equilibrio, e lei mi guardò con la coda dell’occhio quasi in cagnesco, come per appurarsi che in quel gesto non ci fosse alcun tentativo di appropriarmi del suo corpo. A quel punto lasciai subito la presa. Non era mia intenzione farla innervosire. E infatti lei ritornò tranquillamente a fare il lavoro che stava facendo. Avevo recepito il messaggio. Non dovevo toccare, per nessuna ragione al mondo.

Ma il mio, vi assicuro, non era stato un gesto dettato dalla volontà di prenderla, lo avevo fatto semplicemente perché ero stato attirato così tanto da volermi avvicinare e godere maggiormente del suo corpo così perfetto. Quasi come quelle persone che vanno nei musei, e si avvicinano così tanto ai quadri per studiarne tutte le sfaccettature, e che quindi non volendo fanno shittare l’allarme di sicurezza. Perché Natalia era appunto come un quadro di inestimabile valore: lo potevo guardare, ma senza avvicinarmi troppo, altrimenti sarebbe shittato l’allarme e sarei stato buttato fuori dal museo.

Per quanto riguarda la cena a casa di Cinzia non ho molto da raccontarvi. Fu una normalissima cena tra colleghi in cui si parlò molto di lavoro. Cinzia era piena di idee per rendere più accattivante il locale, come per esempio quella di creare una piccola stanzetta con un vetro che permetteva ai clienti di guardare ciò che succedeva dentro. All’interno ci sarebbe stata una coppia, da noi selezionata e ben retribuita, che ogni sera avrebbe intrattenuto i nostri clienti facendo l’amore di fronte a loro.

L’idea mi piaceva davvero molto, era incredibilmente originale, soltanto che appunto bisognava trovare una coppia (meglio se una coppia reale e non una coppia costruita a tavolino) che accettasse di lasciarsi guardare mentre lo faceva. Ma Cinzia con il suo tipico cinismo mi disse che questo non sarebbe stato un problema, perché con il denaro si può comprare tutto, anche una coppia di innamorati. Cinzia di fronte al denaro e agli affari diventava materialista e insensibile, sembrava quasi Crudelia De Mon, e io infatti ci scherzavo e la chiamavo in quel modo, e lei scoppiava a ridere ogni volta che lo facevo.

Dopo cena riaccompagnai Natalia a casa, dove però trovammo una spiacevole sorpresa. La scala che portava al piano rialzato dove si trovava il suo appartamento era crollata a causa dell’umidità. Per fortuna nessuno si era fatto male. Tutti i suoi vicini si erano radunati insieme ai vigili del fuoco per vedere cosa era successo. Il guaio era grosso e c’era bisogno certamente di una bella sommetta di denaro per rimettere tutto a posto. Purtroppo le case di quel quartiere erano un po' vecchiotte e non sempre venivano fatti i lavori di manutenzione, per cui cose di quel tipo succedevano spesso.

“E adesso?” mi chiese Natalia, e a quel punto fece una cosa che non mi sarei mai aspettato, si gettò tra le mie braccia e quasi stava per mettersi a piangere. “Come farò? Dove andrò a dormire?”. Ero molto a disagio, perché quell’abbraccio non rientrava nei canoni del rapporto che si era instaurato tra me e lei. Il nostro tacito accordo prevedeva che non doveva esserci alcun contatto, e invece lei si era letteralmente abbandonata a me, quasi come una gatta che cerca il calore del suo padrone, e quindi gli salta addosso in cerca di affetto.

E devo confessarvi che quel contatto, il fatto di sentire il suo corpo premuto contro il mio, mi fece avere un incredibile erezione. Ma lei forse non se ne era accorta. O forse sì, ma fece finta di niente, chi lo sa. Ma Natalia era bella da morire, aveva un corpo che esprimeva molto erotismo, e quindi non potevo rimanere indifferente a quell’abbraccio. Ma cazzo, poteva essere mia figlia per quanto era giovane. Natalia infatti aveva la stessa età di Moana.

Avrei fatto bene a darmi una calmata. “Non preoccuparti” le dissi. “Verrai a stare da noi, fino a quando le cose non si sistemeranno”. Le calde cosce di LauraLaura era diventata più eccitante che mai. Era da tantissimo tempo che non vedevo più quella bella fighetta di Laura, cugina di un mio vecchio amico, che non era molto attizzante in passato ma che ora, dimagrendo un po’, si è fatta veramente interessante. L’occasione per rivederci è stata la scorsa settimana, che era il compleanno di questo mio vecchio amico, e dato il bel caldo dell’estate, ci ritrovavamo tutti all’aperto a brindare, presi dall’euforia e dalla voglia di festeggiare alla grande.

Così, quando l’ho vista arrivare vestita con quella sua camicetta leggera, con quei sandali e quei piedi ben curati, e l’occhio mi è scivolato sulle sue gambe, mi son accorto che aveva un bel paio di legging grigi che le stringevano perfettamente le cosce. E quando ho notato il suo interno coscia così provocantemente liscio e bello tonico, mi è venuto subito un groppone alla gola, perché mi immaginavo già con la testa tra le sue gambe, con tanta voglia di esplorare il piacere con lei.

Così, mentre gli altri invitati si ingozzavano a più non posso tra dolci, stuzzichini e bicchieri, con Laura abbiamo iniziato a parlare, e lei si è accorta che la guardavo in modo insolito, pieno di desiderio, come mai avevo fatto in precedenza. Mi disse che avrebbe voluto cambiare un po’ le cose in casa sua e, mentre il cugino si avvicinò a noi per parlare, mi disse di andare con Laura a vedere come era stato rifatto il suo soggiorno, per capire al meglio quali fossero le idee della giovane.

∞Quell’istante trascorso da solo con LauraDopo aver visto e rivisto le nuove poltrone e il divano, Laura mi diceva che avrebbe voluto prendere qualche spunto anche guardando le stanze ai piani superiori, e così salendo le scale, mi son accorto ancor meglio di quanto fosse attraente. Il suo bel culo era fasciato in un bel paio di legging, aveva un bel perizoma, ma la camicetta leggera e setosa creava un intrigante gioco di trasparenze, e mentre camminava, mi accendeva sempre più il desiderio, tant’è vero che me ne stavo dietro di lei a una certa distanza.

Distraendomi per rispondere a un messaggio arrivato sul cell, non mi ero accorto che si era fermata sulle scale e, così, son inciampato su di lei appoggiandomi sul suo bel culo e facendola cadere, senza che si facesse comunque male a causa della caduta. Dopo essersi messa a ridere di gusto, e guardandomi meglio con quei suoi occhi marroni profondi, e con un sorriso pieno di desiderio, si è voltata verso di me per baciarmi, e non ho saputo resistere alla sua iniziativa, prendendo a limonare con lei.

Rialzandoci dalle scale, ci siamo ritrovati in pochi istanti nella camera del cugino e, lì, l’ho letteralmente buttata sul letto, spingendola, senza che si opponesse e anzi dimostrasse tutta la sua voglia incitandomi a farla sentire viva e piena di passione. ∞Nella stanza di suo cugino a trombare con leiDopo averle levato i sandali, leccato dolcemente i piedi e sfilato reggiseno e camicetta, ho preso ad accarezzarle dolcemente i capelli, guidandole l’indice sinistro alla sua bocca, per poi ribaciarla e stringerla a me, cercando con passionalità i suoi legging, levandoli, e arrivando con le dita a giocare attorno alle sue grandi labbra.

Una volta levato il perizoma, ho preso a leccarle dolcemente l’interno cosce, le sue grandi labbra, e quindi anche attorno al suo ano, sentendola gemere sempre di più, desiderosa di abbandonarsi a tutte le mie attenzioni, e di sentirsi veramente voluta. Con il mio pollice e l’indice, mi son fatto strada nella sua figa, giocando amabilmente e sentendola sempre più calda e bagnata: dopo averla leccata e succhiata con decisione, mi son quindi concentrato di nuovo sul suo interno cosce, provocandola con morsi e succhiandola.

Laura era ormai giunta al massimo del desiderio e così, adagiandosi comodamente sul letto, ha cercato il mio cazzo senza esitazione, e trovandoselo duro già in mano, ha preso a spompinarmelo giocando a succhiarmelo in punta e a farla scivolare tra le sue labbra, come fosse un leccalecca. In un paio di minuti, con tanta passione, mi ha fatto venire tra le sue labbra, facendola soddisfare ancor di più col mio seme: a quel punto, lasciandosi prendere in braccio, si è sistemata a pecorina e, vogliosa, mi ha implorato di riempirla di piacere.

Con il cazzo voglioso e ormai pronto a resistere a lungo, mi son fatto strada tra le sue grandi labbra, sentendole caldissime e bagnate, e pronte a sfregare così amabilmente attorno alla mia cappella, facendomi sentire in paradiso ad ogni movimento …Con la mia lingua costantemente in bocca, Laura mi ha chiesto di fermarmi e, quindi, ha preso lei il comando del gioco: con il mio cazzo ormai infuocato, era lei a sbattere rumorosamente il suo culo sul mio bacino, fottendomi il cazzo con una passione unica e venendo a più riprese mentre la sgrillettavo sul clitoride.

Dopo un quarto d’ora di estasi, mi sentivo la cappella stretta dal godimento, e lasciandomi andare alla sua ultima spinta, le ho riempito la figa di sborra, sentendomi solo desideroso di bere con lei dello champagne…Rivestendoci in fretta e risistemandoci a dovere, abbiamo ripreso a guardare i mobili in salotto, mentre qualche invitato stava risalendo andando in cerca del bagno: senza che qualcuno si accorgesse della nostra assenza, ci scambiammo di nascosto i numeri, tornammo tra gli altri, promettendoci di ritrovarci per nuove avventure.

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