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Quasi amici

Racconto (in parte) immaginario

Quando tornai a casa, dopo l’incontro con il bidello, ero naturalmente spaesato, il mio stato d’animo era agitato, quasi sconvolto. Cosa avevo fatto??? Anni di educazione moralista mi facevano sentire in colpa a tal punto che nelle ore successive la frase che continuavo a ripetermi era; “Hai voluto provare un’esperienza nuova, l’hai fatto, ti sei tolto questo dubbio, ora basta non farlo più. ”

Nel frattempo erano passati giorni, forse una settimana ed ogni tanto il bidello dava segni della sua presenza con un sms, o una chiacchierata veloce nei corridoi.

Chiaramente cercava un approccio, cercava di capire il perché di tanta mia diffidenza. Io nel frattempo inventavo scuse: impegni familiari, i compiti, influenza, ma avevo vergogna a dirgli la verità, a confessargli che non me la sentivo di incontrarlo ancora. Da quella fatidica mattina tante cose erano cambiate in me, soprattutto vedevo le cose con altri occhi, sotto un’altra prospettiva, percependo cose che prima non avrei mai notato. Passai quindi attraverso diversi stati emotivi prima di tornare ad avere un discreto equilibrio, e catapultato in quella nuova dimensione dopo quella volta a casa sua …il gioco mi sfuggi un po’ di mano e cominciammo gradualmente ad incontrarci almeno una volta alla settimana, diventando ufficialmente la sua femminuccia personale!

Purtroppo nella mia scuola quello che facevo con il bidello aveva fatto il giro dell’istituto.

Alcuni bulli vociferavano che io ci stavo con tutti, altri che ero una troia, un ricchione, frocio di merda, ecc.. Ammetto che non è stato facilissimo all’inizio, anche perché tra una lezione e l’altra ero così preso dal dover fare pompini e prenderlo nel culo dal bidello che pure la mia pagella era quasi un disastro! (Continuando così non sarei arrivato al secondo anno.

)
Durante la ricreazione, cercavo sempre di rimanere lontano da Zio Franco, per evitare di alimentare i soliti sospetti su di me… ma cosi facendo Iniziai ad avvicinarmi “involontariamente” ad altri bidelli… Notando anche in loro certi atteggiamenti sempre più ambigui.
“Ormai lo capito da come mi guardano! Come provano il contatto!..” In apparenza sembravano persone tranquille, molto rispettose che salutano sempre gentilmente, però se mi vedevano da solo, lontano dai professori o qualche stupido compagno di classe, cercano in ogni modo il modo di toccarmi, e alcune volte venivano a sbattermi addosso di proposito! Facendomi sentire quei pacchi perennemente in tiro!!!!

Oltre gli sguardi a me rivolti, nel giro di pochissimo tempo, aggiungevano sempre qualche commento volgare! Hanno iniziato con: “Ciao belli capelli! Che belle gambe ” poi… “culo da favola, bocca da pompini, quanto prendi? Ecc..!” Arrivando quindi alla facile conclusione che Zio Franco aveva raccontato tutto ai suoi colleghi… E come una vera (ma ingenua) puttanella, per la prima volta venni anche rimproverata per il mio modo di camminare! “Sempre a sculettare in mezzo ai bidelli! Ma non ti vergogni ?” Mi disse l’anziana Prof di Matematica.

“Non c’è niente da capire! Non lo devi fare più, altrimenti ti gireranno intorno per tutta la vita! Capito?” Dal Io non capivo, limitandomi a dire che non ci vedevo nulla di male.

E’ il mio modo di camminare! Dal mio ingenuo punto di vista, non ancheggiavo! …cioè non lo facevo proprio apposta….

Poi fu la volta del vecchio prof. di Inglese: con la sua espressione arcigna mi fece un sacco di domande sulla mia famiglia, sulle mie abitudini extrascolastiche, su come mi vestivo quando non andavo a scuola, ecc. Facendomi capire che la sessualità fosse un argomento troppo importante, e naturalmente questo all’inizio un po’ mi spaventava. (Anche lui mi guardava sempre in modo strano, ma questa è un’altra storia…)

Ritornando a scuola; (un anonimo lunedì di inizio marzo).

Giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di quel periodo. Volevo essere in qualunque altro posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo. Si scoppiava dal caldo! Ora di matematica! Dio che noia! Sempre le stesse identiche cose, sempre le stesse lagne e prediche della vecchia professoressa che cerca di far capire ad un branco di idioti che: 1 + 1 fa 2 ..? Io invece, com’è mia abitudine, utilizzo questa inutile ora per andare in bagno, dove in genere ho la possibilità di staccare la spina e sgranchirmi un po’ le gambe…Alzai la mano, cercando di avere il mio visino più sofferente possibile, e chiedo alla Prof di poter andare al bagno…Lei! Se pur capendo la sceneggiata, da il via libera per il mio quarto d’ora di libertà! Ripetendomi:“Ragazzino, mi raccomando non stare troppo fuori! Come tuo solito però!”

Mentre sono li a fumarmi la sigaretta dopo nemmeno 5 minuti sentì bussare; Toc, Toc ..e aprì la porta… Pensavo si trattasse di un mio compagno di classe, (anche lui sfuggito a quelle ore di noia mortale).

Ma riconobbi subito quelle mani enormi e callose sulle mie spalle, che mi spinsero indietro con forza… facendomi quasi sedere sulla tazza del cesso!! Tra le novità di quel periodo, c’era la così detta “sveltina” nei bagni di scuola, con zio Franco… “Mah… Cosi si entra ?? Che vuole, ma è impazzito? Se ci vede qualcuno? Se ci sente qualcuno ?? ” Parlando sempre con un filo di voce! Guardandomi con disprezzo rispose; “Tranquillo non esagerare! Ormai lo sanno tutti che sei ricchione!!!” (Gli voglio bene! Però è fatto cosi.

Certe volte dall’eccitazione non sa nemmeno lui quello che dice. ) In quei momenti deliranti… In primis a scuola, avevo solo paura di essere vista dai tanti e anche troppi, ragazzi omofobi che giravano nell’istituto.

(La mia classe ne era piena)

Finita la sigaretta mi feci coraggio! Aprii la bocca e iniziai a ciucciare quel cazzone enorme, in modo veloce. Avevo voluto la bicicletta e ora dovevo pedalare. Certo, il fatto era che la bicicletta in questione era un grosso cazzo da soddisfare in cambio di una misera paghetta, (che non avrebbe mai colmato il vuoto che avevo dentro).

Dopo neanche 2 minuti di gioco, con quella mazza, (sperando invano che sborrasse subito), prendendomi per i capelli mi spinge violentemente faccia al muro! Cominciando a incularmi freneticamente senza pietà, quasi come un a****le! Ormai lo conosco, lo lascio fare. Sperando che finisca il prima possibile. Il mio buchino con un po’ di saliva cominciava ad accoglierlo molto bene, nonostante le grosse dimensioni. Ma all’inizio faceva sempre tanto male… e Lui a dire il vero se ne sempre fregato altamente del mio dolore iniziale, ma in quelle situazioni non lo biasimo troppo.

In bagno, e penso anche nel corridoio… si iniziava a sentire solo i miei gemiti sempre più acuti e il rumore del suo grosso corpo che picchia contro il mio culetto. Ma quella volta! Non contento dei miei mugolii, che assecondavano quelle spinte esagerate, pronta per accogliere la sua sborra ovunque e comunque, mi tolse completamente i pantaloni, e mi annuncia! “Aspetta Bimba, vediamo chi c’è fuori. ”

Chiusa in quel cesso, aspettando che ritornasse al più presto, guardavo tutte quelle scritte oscene sui muri del bagno, e ogni volta che ci entravo per fumare, la voglia di cazzo mi assale, suscitandomi desideri e pensieri indicibili…

Persa tra quelle scritte volgari e ignoranti, un po’ di piscio qua e là, e qualche mozzicone di sigarette dopo qualche minuto, vidi spalancare la porta, all’improvviso! Trovando dall’altra parte; Zio Franco con il resto dei Bidelli!!!
“Stai tranquilla, e fai la brava! Amici sono!!” La mia mente era confusa, in totale imbarazzo! Tranquilla? Amici? Fai la brava? Cosa voleva dire? E cosa volevano fare?
Ammetto che con Tony non mi sarebbe dispiaciuto, ma… Uno che non mi piaceva e mai pensavo ci sarei andata era Stefano, (anche lui bidello, addetto al terzo piano).

Il classico tamarro all’antica di circa 40 anni. Pieno di tatuaggi, anelli, e collane d’oro al collo!!
Inizialmente cercavo di sdrammatizzare presentandomi a loro con un tono di voce da femminuccia. E Tony (il bidello più vecchio del gruppo) con disprezzo spiegava ai colleghi.. “con molto sarcasmo” che faccio la troia solo perché non voglio faticare! “Ma tranquilla qualche giro ce lo facciamo lo stesso!” …rivolgendosi a me!
Che dovevo fa’? Bè…di fronte a quelle parole, non so cosa mi è successo realmente… Ricordo solo che Stefano si piazzò per primo dietro di me cominciando a incularmi lentamente fino a mettermelo tutto nel culo.

(Fortuna che ero già dilatata). Ma nonostante ero in paranoia perché dovevo rientrare in classe, cominciavo a godere, quasi come una pazza…
Devo premettere che pur essendo passivissimo per me la penetrazione anale è sempre dolorosa, soprattutto all’inizio, la causa è dovuta al fatto che il mio ano è stretto e si adatta molto lentamente a chi mi penetra e quella volta, più del solito l’inculata è stata Dolorosissima!!!

Cercai di divincolarmi per riprendermi un attimo, ma la giostra sembrava non si fermasse mai, e quando persero interesse verso il mio culo sfondato, (dopo un intenso quarto dora), si misero in piedi intorno a me, iniziando a sborrarmi in faccia… Tutti Insieme …In modo quasi sincronizzato.

NON avevo Mai provato una cosa così… ho pure due conati come di vomito, per il forte e acido odore di sperma che ho sul viso, nei capelli, ed anche i vestiti!… “E adesso…? Che figura ci faccio in classe?” Ho tutti i capelli fradici di Sborra! Cazzo! E dovevo pure correre immediatamente in classe! (A prescindere dalla sborra che avevo in testa, era passata un abbondante mezzora!!)

In fretta e furia.. iniziai con dei fazzolettini imbevuti, a pulirmi il viso, incazzata per il tempo che mi stava facendo perdere, e malgrado il mio nervosismo, Stefano con un tono malizioso se ne uscì sfottendomi pure; “Puttana, avevamo paura che restavi incinta” La risposta mi offese e mi fece incazzare, anche perché ridevano tutti, e con il mio buchetto che ancora mi bruciava e pulsava, gli dissi che avrebbero potuto venirmi in bocca o nel culo, in mille modi!! Ma non c’era certo bisogno di imbrattarmi i capelli in quel modo.

Quello che hanno fatto, vista la loro età, non me l’aspettavo proprio, e non aveva senso. Comunque ormai quello che era fatto era fatto e non c’era molto da aggiungere..
Dopo quell’orgia ero consapevole di aver firmato con i bidelli l’ennesima condanna per quei 5 anni. Il mio destino da liceale non era più solo quello di studiare, e vedermi ogni tanto con Zio Franco! Ma diventare la puttana della sua comitiva.

(I Bidelli)…

Un sabato diverso.

………………………. i ragazzi continuano in cameretta con il pc.
Io ed Elisa ci accordiamo come fare domattina e domenica.

Anna, accompagna i ragazzi alle nove e mezza a casa loro, Elisa anche se Mattia
è in casa ha bisogno di potersi confidare con qualcuno che la stia ad ascoltare e possa darle
qualche consiglio.

Mentre aspetto, mi arriva un messaggio whattsapp: Enrica, mi scrive quando posso dedicarle una mezz’ora, concordo con lei alle undici. Aspettandola, lavo i piatti e mi faccio una doccia, poi divano, dopo una cinquantina di minuti arriva, Marco è fra le braccia di Morfeo.
Si siede affianco e racconta di Elisa, sono anche rimaste che una sera in settimana vanno a
mangiare una pizza sole. Andiamo nel letto ed hanno inizio le danze, si può immaginare il mio stato, una diciottenne che ha bisogno di cure, un sedere all’aria, Anna che prova l’intimo.

Il mio gigio basta sfiorarlo ed è subito in tiro, anche la gigietta non si fa mancare nulla è bastato toccarla che è bagnata come se fosse appena uscita dalla doccia. In silenzio ci coccoliamo per una buona ora, stanchi sfiniti ci addormentiamo nudi.
Mattino anche se è sabato sveglia presto, alle sette e quaranta prima di andare in Croce devo scendere a bucare Elisa, mi accompagna Anna che sveglia Mattia perché ha scuola.

Mi porto tutto il necessario, mentre si alza e va in bagno io preparo, aspiro il liquido delle fiale
nella siringa, preparo il cotone con il disinfettante, sono pronto. Elisa, abbassa prima i pantaloni rosa del pigiama poi la mutandina nera con i bordi pizzo. Anna si siede sulla sponda accanto tenendole la mano. [Decisamente il lettino singolo è molto più pratico di quello matrimoniale], massaggio bene pizzicotto, infilo l’ago nella morbida carne faccio l’iniezione, collabora, finisco
lo tolgo e mentre massaggio si gira e mi bacia sulla guancia, tirandomi a se, con le mutandine abbassate mi lascia vedere la phica di una ragazzina.

Anna, controlla che Mattia e li salutiamo.
Saluto Anna che mi chiede a che ora penso di arrivare,l’ideale sarebbe verso le tredici
ed io confermo. Con lo scooter rientro in casa per prendermi la maglietta, lo metto sul cavalletto.
Sul portone di casa incontro Enza, con la figlia più piccola Cristina che ritornano da una corsa in tuta da ginnastica e scarpette sudate, vedendomi mi ferma: “Ti ho cercato ieri tutto il giorno,
tua mamma per lasciarti un messaggio non era in casa.

Ho bisogno che mi controlli, come possiamo fare?”Io: “fino alle dieci e mezza sono in Croce, poi ho un altro appuntamento”, Enza:”Ok”. Entro in Croce tempo di prendere un caffè, si deve uscire un anziano caduto in casa
ha bisogno di essere ricoverato, si parte per il servizio. Al rientro due anziani che aspettano per
misurare la pressione. Finito, sistemo prima l’ambulatorio per prepararlo per le analisi di
lunedì, e sistemo lo studio medico, non sapendo cosa mi aspettava sulla sedia dietro il paravento
sistemo un paio di gambali verdi.

Dopo dieci minuti arriva Enza, da quando si era trasferita sotto di noi con la scusa di un ampio terrazzo ed io ragazzotto non perdeva l’occasione di prendere il sole in reggiseno o innaffiare i fiori con le maglie con un ampio decolté, tutta vestita di nero,(ama molto vestirsi di nero) giacca di pelle nera corta, vestito molto aderente sopra il ginocchio senza maniche
un paio di stivaletti neri con un leggero tacchetto.

[Molto provocante e vederla farebbe resuscitare
un morto, diciamo che non mi dispiacerebbe mastruzzarla un po]. Entra nello studio, ci sediamo
io alla scrivania, con vergogna mi espone il suo problema: “Facendosi la doccia giovedì sera, e giocando con le labbra su quella interna sx ha sentito come un cecio molliccio. Guardandosi allo specchio, una pallina giallastra”.
Chiedo; quando è stata dal gine, la pallina di sebo non esce nel giro di un’anno
almeno come quello che dice di grandezza,che l’ultima visita la fatta quando la figlia aspettava la nipotina, almeno son sei anni e dopo nulla più.

Era tra l’incudine ed il martello, era ancora in tempo ad andare via, però non si poteva tirare indietro la pallina la preoccupava, dal cassetto
prendo il foglio anamnesi per accompagnare il vetrino,le domande mettono in vergogna me a farle prima di Lei, scoprivo la sua vita nell’intimità, divento tutto rosso se ne accorge fa finta di nulla.
Nome: Enza Cogmone:…… Anni 55, Primo ciclo: 15 anni Aborti: nessuno Figli: 2
eccc:…… Ultimo rapporto sessuale: non ricordo (almeno tre anni) Inizio menopausa: 49 anni
Perdite: nessuna Caldane: Presenti.

eccc:…………Cure in atto: nessuna
Prelevo un vetrino e scrivo il suo nome.
Con molta discrezione [e calma interiore], ci alziamo: va dietro il paravento si spoglia,
metto i fermo alla porta (con il suo consenso), sulla sedia le dico”se vuole ci sono i gambali per
non appoggiare i piedi per terra” lei:”grazie li ho visti immaginavo” siamo ormai alla fine
dell’estate ed i vestiti sono pochi,sono pronto, mentre si spoglia:
Lei ”lavandomi sotto il seno destro facendo l’autopalpazione ho avuto la percezione di sentire un nodulo” Io:”ok, controllo” sono davanti lettino ha già tolto le mutandine nere di pizzo
messo i gambali, non riesce a slacciarsi il reggiseno nuovo l’aiuto.

Mentre aspetto, sostituisco
l’ago con un 26G alla siringa che mi servirà per aspirare il sebo. Arriva si siede sul lettino e si
massaggia la mammella, tremando eseguo per la prima la destra, effettivamente c’è qual cosina, palpo la sinistra sono dure come il marmo Enza si rilassa ed emetti dei lamenti, si siede alzo la
staffa poggia destra, il suo corpo profuma di pesca molto invitante, si posiziona ha una phica ben curata , parzialmente depilata coperta da una peluria castana metto le mie mani sotto il sedere la
porto sul bordo, mi avvicino lo sgabello indosso i guanti, dal cassetto sotto il lettino, e prendo
uno speculum medio apro le labbra con la sinistra ha la bava come le lumache (segno che durante
la visita al seno si è eccitata) lo infilo e; vedo la pallina che è come un fagiolo, infilo, ha un collo
dell’utero bello rosa, da far invidia ad una vergine, con la spatola faccio il prelievo, finito
striscio il campione prelevato sul vetrino, tolgo, disinfetto il labbro, con la sinistra tengo la pallina
e con la siringa preparata in precedenza buco come pungo con l’ago la rosa del sedere si
contrae, la guardo un’espressione di dolore che sparisce subito, ed aspiro il sebo in un attimo si
riempie, prima di toglierla faccio un secondo buco per permettere eventuali residui di uscire.

Tiro fuori l’ago e premo non esce più nulla. Chiede come fare: può lavarsi, deve medicarsi.
Dico:“se vuoi solo se ha voglia di farsi vedere lunedì o martedì per controllare un eventuale possibile arrossamento. Abbasso la staffa per scendere con la destra prendo il suo polpaccio
e l’aiuto. Una visione di una phica, che mi lascia senza respiro. (Vede la mia faccia e sospira)
Si riveste, sistemo il lettino e butto il materiale che mi è servito, tolgo il fermo dalla porta
le scrivo su un post stick il mio numero di telefono ed usciamo.

Porgo le chiave dello studio medico alla Libe, Enrica aspetta il mio rientro a casa.
Uno squillo di telefono per avvisarla, mentre salgo le scale l’ascensore si ferma al quarto piano, suppongo che sia Lei, lascio le mie chiave appese alla porta e preparo un asciugamano grande
sul mio lettino per non bagnare di acqua e sapone di Marsiglia Bio, (Enrica, è incinta da sette
mesi la gravidanza benissimo, unico problema di molte signore con l’aumentare del peso del
bimbo/a, l’intestino è diventato pigro) bisognava aiutarlo per evitare, le pomate sono state un
valido aiuto fino al settimo mese, regolarmente Enrica mi chiamava per l’applicazione.

Anche se più volte ci fosse presente Paolo, non ha mai voluto imparare, anche perché non
voleva, non aveva la mano leggera. Bussa ed apre la porta, toglie le chiavi e le poggia con le
sue ed il cellulare sul mobiletto dell’ingresso, viene in soggiorno e si siede, sto ancora
armeggiando con il sondino vaginale da avvitare (decisamente più comoda per permettere di far defluire il liquido); finisco e con il braccio destro mi blocca, sospira: “sono stanca, e devo ancora aspettare due mesi”.

Dai; il caldo sta per terminare. Aspettando che si raffreddi l’acqua passiamo un quarto d’ora di brillante conversazione, mi chiede:”dove lo facciamo”- io:”ho preparato in camera mia”, aiutandola a togliersi lo scamiciato la canotta viene,per velocizzare non ha indosso le mutande, reggiseno non lo porta perche stringe, ripasso la canotta vedo i seni turgidi, capezzoli
scuri pronti a dispensare il latte. Nuda dall’ombelico, il pelo della phica in bella evidenza. un sedere che farebbe resuscitare anche un morto; chiedo di distendersi sul fianco sinistro avendo
la sacca appesa, alla sinistra, con la mano allargo le chiappe per riuscire a mettere un po’ di
detergente sulla rosellina e con l’indice destro la penetro con delicatezza (sentendola sospirare)
togliendolo al suo posto metto la cannula, nonostante tutto ho dovuto faticare non poco per farle
assorbire tutta l’acqua saponata.

Lei con la mano si massaggiava la pancia anche perché il bimbo/a, che era dentro la pancia continuava a dare calci come un asinello. Mentre il liquido
entrava ed essendo soli, mi dice:”devo chiederti una cosa, devi promettermi che non ti metti a
ridere e che non lo dici a nessuno” – io”dimmi”- lei:”Vorrei dare il buchetto a Paolo, ho paura
che mi faccia male e che quando chiedo di smettere lo faccia”- io:”dopo questo lavaggio
potrebbe essere il momento giusto” nel mentre la sacca si svuota, chiudo la chiavetta.

E con la sonda dentro cerchiamo di stare ancora qualche minuto sul letto, non riuscendo
più a trattenerla andiamo in bagno come si siede sulla tazza la tolgo, e butta acqua e feci a
non finire, soddisfatta lei:”ci voleva proprio”. Con sacca e sonda vado nel secondo bagno e
lavo con cura il tutto. Mi chiama e mi chiede di lavarsi, le do il sapone intimo ed un asciugamano mi avvio in cucina, nel giro di qualche secondo arriva con a sola canotta, mi viene dietro mi
abbraccia all’orecchio mi sussurra:”me lo provi a mettere dietro?” Rimango a dir poco fulminato
ed io balbettante “sei sicura, sicura” lei”si, sono da parecchi giorni che voglio farlo” cerco in
bagno una crema per le mani quella usate da mamma, Enrica seduta in soggiorno su una sedia,
mi avvicino armeggia con la cintura dei miei pantaloni la molla, il suo telefono squilla
essendo in piedi per prenderlo mi cadono e rimango in slip, il gigio è in tiro, lo passo a lei
che con una mano risponde e con l’altra me li toglie, lei; risponde a Paolo che vuol sapere
come va, “tranquillo ha quasi finito di entrare,” e chiude.

Prende il mio gigio fa due
considerazioni con quello che ha in casa e con il tubetto della crema lo spalma bene, si alza
si appoggia al tavolo, lo stesso faccio io con il buco e lo appoggio, alla prima un piccolo segno
di lamento e poi essendo pulito è entrato, e così che Enrica in men che si dica a ricevuto due
clisteri al prezzo di uno. Va ancora una volta in bagno e le passo lo scamiciato che lo indossa
e mi saluta mettendomi la lingua in bocca, augurandomi un buon sabato e ringraziandomi.

.

L';AMICA DI MARTA

Erano diversi mesi che scopavo Marta uno o due volte a settimana, dei lunghi pomeriggi a casa mia dove si faceva infilare il palo in tutti i suoi buchi con copiose venute nella sua figa pelosa e calda…… E venne il giorno quando parlò della sua amica e collega di lavoro che sapendo della nostra relazione quella mattina , quando lei le aveva detto dell’ennesimo pomeriggio da maiala le aveva risposto “Beata te!” e le aveva espresso il suo desiderio di avere anche lei una storia extraconiugale.

Mi venne semplice dire ”Portala qui con te una delle prossime volte” Mi guardò con cattiveria mostrando gelosia… poi , tranquillamente disse “… ti piacerebbe, ma guarda che non ce la avresti tutta per te, la dominerei anch’io” E raccontò di come aveva provato nel passato con allusioni a farle capire che avrebbe voluto fare l’amore con lei …… ma l’altra era sembrato non capisse. Maria, questo il nome della sua amica, era una donna sposata di 43 anni madre di due figli con un menage familiare ormai stanco con il marito spesso assente per lavoro e che la montava di rado, tanto che lei era arrivata a sospettare che avesse una amante.

Me la descrisse come una donna dai capelli rossicci, un po’ ricci, alta 1,70, un po’ giunonica, tette da 4 misura, cosce un po’ esagerate e con rotondità un po’ spinte ma “ancora capace di far drizzare il cazzo ad un uomo” concluse sorridendo. Ci volle poco per concludere che avrebbe tentato di coinvolgerla nei nostri pomeriggi “come regalo speciale per te” disse e aggiunse “ ma non azzardarti a tentare di scoparla senza di me!” Questo lo vedremo dopo che l’ho conosciuta mi dissi mentalmente.

Passarono 3 settimane durante le quali Marta, durante i nostri pomeriggi di fuoco nei quali i suoi buchi venivano ben aperti e la sborra colava abbondante, parlava dei suoi progressi nel coinvolgimento di Maria fino al giorno in cui, con il messaggino della mattina con il quale normalmente mi confermava che nel pomeriggi sarebbe venuta a casa mia per farsi aprire gli orifizi , annuncio “Verrò con Maria….. fammi fare bella figura” con tante faccine sorridenti….

Il pomeriggio suonò il citofono, al solito aprii ed aspettai come sempre di sentire aprirsi la porta dell’ascensore per aprire anche il portone dell’appartamento…. Marta apparve in tutta la sua troiaggine ma sola…. Entro rapidamente e mentre, come il solito mi tastava il pacco con una mano sentendo la mazza che si stava indurendo, le domandai “Dov’è?” Stringe più forte e mentre lui completò l’erezione e rispose con una sguardo di sfida “Arriva da sola tra poco….

doveva portare i figli dalla suocera, ha inventato la scusa di una riunione all’ultima momento a scuola” Mi aprì la patta , lo tirò fuori e come al solito, inginocchiandosi sulle calze velate nere, lo prese in bocca cominciando a succhiarlo ….. indossava una gonna leggera a fiorellini colorati su sfondo nero, scarpe lucide con tacco alto, camicetta rossa attillata che evidenziavano quelle tetta da 5 misura soffocate in un reggiseno stretto…. L’avrei già messa a pecorina sul tavolo e scopata selvaggiamente come accadeva sempre, era il nostro rituale iniziale, ma la mentre , inconsciamente, mi spengeva ad aspettare l’altra….. passarono 5 minuti, il suono del citofono la fece smettere, si rialzò e andò ad aprire e guardandomi disse “Le ho spiegato dove venire…” apri il portone lasciandolo accostato, quando senti la porta dell’ascensore aprì e Maria entro….. era effettivamente una donna robusta , indossava un vestito blu con dei pallini bianchi morbido che fasciava il suo copro abbondante ma proporzionato, tette grandi, si immaginavano i capezzoli, grandi, capelli fino alle spalle arricciati di un rossiccio tendente al castano, le calze color carne fasciavano dei polpacci robusti, cosce disegnate dal vestito sicuramente grandi ma si facevano immaginare sode, fianchi tondi che facevano pensare ad un culo abbondante….

Allungai la mano, “Francesco, piacere”….. timidamente ed arrossendo un po’ rispose “Maria lieta” stringendomi la mano con la sua un po’ sudata, sicuramente per una forma di agitazione…. Marta le mise la mano intorno la vita e senza parlare la accompagnò verso il divano ed entrambi si sedettero, vicine, gli occhi di Marta facevano capire che era meglio non perdere tempo, parlare poco e passare ai fatti….. mi sedetti a fianco di Maria che ora era in mezzo a noi,,, Marta allungo una mano poggiandola su una coscia di Maria e la stringe leggermente come ad incoraggiarla, lei la guardò e Marta guardava me e quegli occhi erano chiari, dicevano chiaramente “non perdere tempo, inizia”….. poggiai la mia mano sulla coscia di Maria comincia a massaggiarla, lei si girò verso di me, un po’ rossa in volto, il respiro già un po’ forzato….

mi dissi che tanto valeva non preoccuparsi molto di come poteva reagire e cominciare a farla sentire un po’ troia… feci scorrere la mano verso il ginocchio superai il bordo del vestito la mano fini sul ginocchio e comincia a risalire la coscia questa volta sotto il vestito, …. il respiro saliva…. Arrivai al bordo superiore della calza…..autoreggente, no, avevo toccato quello che era un reggicalze … cazzo, si era attrezzata proprio bene la timidona….

Va bene, facciamo venir fuori la zoccola che hai dentro fu il mio pensiero… la seconda mano inizio a sbottonare i bottoni del vestito mentre la prima superato il bordo della calza e toccata una pelle lisci di una coscia comunque soda era arrivata alle mutandine, la coscia orami scoperta sotto l’azione del salire della mano…. Bagnata , poco…. Scosto il bordo delle mutandine, il respiro era salito, gli occhi chiusi, forse per un senso di imbarazzo, la testa che tendeva ad abbandonarsi indietro… scosto il bordo della mutandina, pelo….

Morbido , senza perdere tempo dito nella figa, infilaggio deciso, primo gridolino, apre gli occhi e mi guarda, il respiro sta salendo, lo sguardo è un misto di incertezza e di “non ti fermare”, entra un secondo dito, cola abbondantemente… intanto Marta si è alzata e è già mezza spogliata, rimasta in reggiseno, autoreggenti, mutandine di pizzo, tutto rigorosamente nero e scarpe ancora ai piedi , va bene, non perdiamo tempo…. Inizio decisamente a spogliare Maria con la mano libera, il vestito è tutto sbottonato comincio a sfilarglielo, lei mi asseconda intanto le due dita continuano a stantuffarla con lei che mi sembra già in estasi….

Davvero non la montano da parecchio mi viene da pensare…. Marta si è avvicinata, inginocchiata, sta sbottonando la mia cinta e inizia sfilarmi i pantaloni….. mi alzo e faccio alzare Maria , intanto Marta mi sfila i pantaloni, Maria e ormai senza vestito, ho tirato fuori le dita che le stimolavano la figa e le sbottono il reggiseno, Marta mi sta sfilando la camicia, appena fatto afferro con le due mani le mutandine di Maria e le tiro giù, un piccolo brivido, forse non si aspettava una così rapida evoluzione ma alza le gambe una per volta per farsele sfilare…… è con la figa di fuori , un pelo morbido rossiccio arricciato ma ordinato le copre le grandi labbra, sicuramente è passata dall’estetista in previsione della giornata….

penso che non avrà abitudini particolari ma che sarà abituata a delle montate abitudinarie, forse veloci, mi viene da pensare che il marito nemmeno le lecca da figa prima di montarla…. Allora la prendo per mano, la porto verso il tavolo, con decisione la riverso a pecorina sul tavolo, con aria un po’ spaurita mi lascia fare, è a pecora, ha allungato le mani sul tavolo, occhi aperti sguardo in avanti…. Lo aspetta….

ha voglia la puttana…. Lo prendo, è duro, bello turgido e senza esitazione lo poggio sulla figa e dopo un attimo lo infilo dentro deciso, lei si irrigidisce e lancia un grido secco nemmeno soffocato, Marta è di fronte che alterna lo sguardo tra me e lei e sorride, inizio subito a pomparla colpi ben decisi, la zoccola non ci mette molto a scaldarsi, struscia le mani sul tavolo, ha appoggiato la testa di lato, adesso ha chiuso gli occhi, per apprezzarlo meglio mi dico ed allora spingo più forte , l’ansimare e le grida aumentano , anche di tono, Marta le mette una mano sulla bocca e mentre Maria sballonzola tutta sbattendo la pancia sul bordo del tavolo sotto i colpi avvicina la sua bocca all’orecchio dell’amica e sussurra “Piano bella mia, ci sono i vicini, non strillare troppo” e poi tolta la mano le infila un dito in bocca “Succhialo” dice, l’altra inizia a farlo, si sta lasciando andare completamente….. Marta mi guarda sorridendo e strizza l’occhiolino….

Continuo a pompare, sbatto il mio inguine su quelle chiappe morbide, abbondanti, l’afferro per le spalle con una mano mentre l’altra tasta la coscia, morbida ma ancora soda…. Continua così per diversi minuti, i gridolini di Maria sono soffocati dal dito di Marta nella sua bocca… poi Marta mi strizza l’occhio e con un gesto della testa indica la camera da letto, con un gesto chiaro di un dito mi fa capire che dovrei infilare il cazzo in bocca all’amica ….. vuole andare di là ….

mi fermo e lo tiro fuori, Maria rimane a pecora sul tavolo, mentre mi tiro indietro Marta la prende per mano , la fa sollevare e sempre tenendola per mano la guida verso la camera da letto, le seguo, Marta spinge l’amica sul letto, la posizione di traverso stesa sul letto , le gambe penzoloni, l’altra la lascia fare, mi guarda, comprendo, salgo sul letto, avvicino il cazzo alla bocca di Maria che mi guarda e sgrana un po’ gli occhi alla vista di un cazzo tosto , bello turgido….

le prendo una mano e gliela metto sul cazzo, un attimo ed inizia a stringerlo, leggero, le afferro il polso e la guido verso la sua bocca, mi guarda, sembra aver timore, non apre la bocca, con la mia mano le faccio aprire la bocca, nessuna resistenza….. questa qui è una zoccola che vuole fare la santa penso spingo il cazzo in bozza e sempre tenendola per il polso la spingo a mandare il cazzo avanti e indietro… non è inesperta, stringe le labbra e d inizia a succhiarlo….

Pochi attimi e Marta ne approfitta per entrare in azione, scende con la testa sulla figa dell’amica ed inizia a leccarla, aprendole le gambe per farlo meglio l’altra tira su le gambe poggiano i piedi sul letto, con le mani cerca la testa di Marta ma la blocco, la fermo, quella diavola di Marta è sextenata ormai, le ha aperto la figa con le dita e la lingua è già dentro…. Maria è andata ormai, si agita, strilla , tutto soffocato dal cazzo che sta avidamente spompinando… tiene il cazzo da sola e succhia, anche forte a volte devo farle capire che non deve esagerare, l’altra mano sul lenzuolo, continua cosi per un po’ , poi Marta alza lo sguardo verso di me….. lo vuole….

Tiro fuori il cazzo dalla bocca di Maria e scendo dal letto, mi metto dietro Marta e la infilzo di colpo, si lamenta senza smettere di leccare la gnocca dell’amica che ora con la bocca libera riprende a gridare…… mi fermo, sfilo le mutandine di Marta che le prende per un attimo si ferma a leccare e con la mano le infila nella bocca dell’amica…. “cosi stai zitta” le dice e riprende la leccata mentre io la infilo ….. ancora un po’ ne poi passo al culo….

Stavolta strilla “piano…. ” Rantola ma affondo deciso …. Maria comprende dove è il mio cazzo , l’ho piantato di colpo nel culo di Marta proprio per far capire all’altra cosa sto facendo , Maria guarda con uno sguardo di interesse, sembra tranquilla, forse pensa che lei non subirà quella sorta visto che Marta mi aveva raccontato che nelle sue confidenze le aveva raccontato che il marito avrebbe voluto incularla ma lei si è sempre rifiutata ….

Pompo Marta nel culo per diversi minuti, “ piano, piano “continua a dire… Marta si morde il labbro per non urlare, il cazzo la sta allargando per bene. L’altra ormai è fuori controllo, afferra la testa di Marta e la spinge contro la sua figa….. “Fammi respirare “dice Marta tirandosi indietro…. Sfilo il cazzo, lei si alza, la scosto, salgo sul letto rapidamente la tiro bene sul letto, mi piazzo in mezzo alle sue cosce che tiene aperte e glielo infilzo dentro… sono bello infuoiato, inizio la pompa, spingo forte, inizia a gridare davvero riprende le mutandine di Marta e gliele infilo ancora in bocca, i colpi sono forti profondi la impalo senza mezze misure… si contorce per la spinta secca, urla ma le mutandine di Marta in bocca attutiscono le grida, inizio a pomparla senza mezzi termini………La casalinga disperata è un bagno , il lenzuolo sotto la figa è tutto bagnato, le mani sono sulle mie chiappe che mei le stringono… molti arretrati pensò, scommetto che il marito sborra molto presto….. continuo per una decina di minuti, il cazzo sempre più duro ….

Marta intanto guarda e si tocca la figa seduta sul letto, ha due dita dentro e gode alla grande…. Poi, si ferma e scende dal letto, esce dalla stanza …
Pompo Maria alla missionaria mi preparo a sborrarle dentro, poi sento le mani di Marta che mi tirano indietro, mi fermo, mi rialzo…. Marta ha indossato un dildo nero, grande, soprattutto nel diametro…. Sono sorpreso, mi scosta , l’amica non si rende conto di cosa sta accadendo, Marta le si stende sopra e le infila quel cazzo di gomma nella figa… stavolta Maria strilla davvero ma quella matta di Marta prende a pomparla con maestria, cerca di spingere indietro l’amica….

“Tienila ferma” mi quasi urla Marta, afferrò l’altra per le braccia e la immobilizzo, le gambe ormai si muovono all’impazzata ai fianchi di Marta…… voglio inculare Marta, lascio le braccia di Maria , mi metto dietro e infilo il cazzo nel culo di Marta ancora aperto e riafferro le mani di Maria per tenerla ferma…. Andiamo così per qualche minuto…. Poi Marta molla, non lo regge nel culo…. “mi fai male!”
Mi tirò indietro… Marta si alza, l’amica è esausta, la fa girare a pecorina , gira intorno al letto la tira bene per le braccia e mi strizza l’occhio e le offre il cazzone alla bocca, l’amica sorpresa apre la bocca lo prende e lo succhio , io le sono dietro le tocco la figa e poi il culo, salgo sul letto, la voglio inculare, le poggio il palo sul buchetto, lei tenta di ritrarsi ma Marta stringe e tira le braccia, non si può muovere, il buchetto è ben lubrificato, l’afferro con una mano per un fianco, stringo forte le rotondità forse le faccio male, ma devo tenerla ferma mentre con l’altra mano punto il cazzo sul buco del culo e spingo, inizia ad entrare, lei grida ma il cazzo di plastica in bocca spinto da Marta le impedisce di urlare, affondo senza pietà, il cazzo continua ad entrare.

È oltre per metà dentro, lei inizia a muoversi, le urla sono soffocate ma sono tante, sembra iniziare a piangere, mi fermo ed inizio a stantuffare , lentamente e poco per volta le urla smettono e cominciano a sentirsi dei versi di piacere, Marta senza pietà le tiene sempre il dildo sin bocca…….. Colpi che aumentano di intensità, quella sotto che ormai gode decisamente….. “Ora basta” dice Marta e lascia l’amica che si divincola tentando di allontanarsi, lo tiro fuori, “Mettiglielo in bocca “ dice Marta mentre gira intorno al letto….

Ho capito , invertiamo le posizioni, afferrò le braccia di Maria che sconcertata forse inizia a capire e cerca di muoversi, ma la tengo ferma, il cazzo le scivola in bocca, Marta è dietro di lei e le infila il dildo nel culo…. L’altra si agita, strige la bocca, sento i denti sul cazzo, lo tiro fuori , lei urla, ancora le mutandine di Marta in aiuto infilate in quella bocca. Marta sembra impazzita, spinge il dildo sempre più a fondo mentre l’altra tenta di svincolarsi dalla mia presa e piange ormai copiosamente dal dolore …….

………. pochi minuti e poi finalmente Marta tira fuori il dillo , è sporco di sangue, l’amica si rivolta sul letto, supina, distrutta, le lacrime agli occhi…. Sto scoppiando , me ne frego delle sue lacrime, le sono sopra, le allargo le cosce e la penetro , scivola dentro in un attimo, lei comincia ad ansimare , mi mette le mani sul culo e alza le cosce…. Pochi minuti di monta con lei che non si trattiene più e le sborro dentro, a lungo, la riempio abbondantemente ….

Nemmeno glielo ho anticipato ma resto sempre dell’idea che una donna che va a cazzi deve preoccuparsi lei di non farsi mettere incinta.
Marta è tornata, si è tolto il dildo, sale sul letto, si avvicina al cazzo ancora sporco di sborra e vede la sborra che cola dalla figa dell’amica…, “Adesso riempi pure me…..” e prende il cazzo in bocca….. Maria lentamente scende dal letto, barcolla, si avvia verso la porta, verso il bagno….. sulle chiappe il sangue di quel culo rotto….. il cazzo è già duro a sufficienza sotto le slinguazzate di quella assatanata di Marta….. facciamola finita….. la stendo sul letto, le i apre le cosce, in un attimo le sono dentro ed inizio a montarla, la vacca, inizia subito a godere….. ci metto parecchio a venire, lei viene in continuazione, 3, 4 forse 5 volte….. l’amica non torna….. finalmente esplodo dentro quella figa calda e bagnata, la riempio , le molla la presa, esausti entrambi….. mi siedo sul letto, dal bagno viene un rumore dell’acqua e dei rumori di dolore contenuto, qualche lacrima forse ……… Maria evidentemente si sta lavando i buchi cosi violentemente abusati ……..
Si rivestono e vanno via, prima di uscire Marta bacia Maria sulla bocca…… “E l’inizio mia cara, le prossime volte sarà meglio e non soffrirai” mi strizza l’occhio ed escono…… le vedo dalla finestra che si salutano , ognuna verso la propria macchina, Maria cammina piano, mi sa che il culo le fa davvero male…… vado in bagno per una doccia….

Quando prendo l’accappatoio in tasca trovo un biglietto….. “Maria…. ed un numero di telefono” mi sa che la zoccola vuole vedermi da solo………

Gioco inconfessabile

Il rumore della macchina di mia madre nel giardino sostituì quello pigro della giornata d’estate che stava accarezzando i miei sensi.
Erano quasi le sette, e sapevo che la notte passata in discoteca era inevitabilmente diventata altro.
Vidi mia madre passare con la gonna di pelle nera vertiginosamente aggrappata alle sue cosce nude e la camicetta bianca che indossava ridotta ad uno straccio.
Non resistetti alla voglia di scivolare come un ombra sul balcone che univa la mia camera da letto alla sua.

L’aria del mattino mi accarezzò la schiena nuda mentre nei boxer l’idea di quello che stavo per vedere iniziava a dare già consistenza alla mia erezione.
Forse l’avevano chiavata direttamente sul sedile della macchina a giudicare dallo stato dei vestiti oppure quello era stato solo l’antipasto di ciò che era seguito.
La vidi spogliarsi velocemente, mi gustai i capelli biondi che le accarezzavano la schiena mentre la gonna scivola a terra ed i grossi seni debordano dal body bianco a balconcino.

Le sue dita scivolarono tra le cosce per slacciare il body da sotto, ci siamo…
pregustai quei pochi istanti prima di vederla a fica nuda.
Svogliatamente la vidi riporre il body direttamente nella cassettiera ancora sporco, poi la vidi trascinarsi sotto la doccia visibilmente distrutta dalla serata.
Ritornai a letto pensandola mentre si ripulisce dal miele del suo amante sotto la carezza dell’acqua tiepida, mi vergognai per l’oscenità dei miei pensieri ma non riuscii a fare a meno di scostare l’elastico dei boxer.

Sapevo che tra meno di un ora sarebbe uscita per andare in ufficio e la curiosità di esaminare quel body mi convince ad indugiare solo nel concedermi pochi colpi di mano, pregustando il piacere di venire mentre tenendo l’indumento usato tra le dita.
Quando sentii il campanello suonare mi resi immediatamente conto di essermi lasciato scivolare tra le braccia di Morfeo.
Sapevo già di chi si trattava, Michela la mia ragazza aveva detto ai suoi che sarebbe stata da me tutta la mattina per studiare, anche se in realtà i nostri programmi erano decisamente diversi.

Tra noi aveva preso vita un gioco di perverso feticismo, nato quasi per caso alcune settimane prima a casa sua.
Cercando nei cassetti di sua madre un paio di calze da prendere in prestito aveva trovato un reggicalze nero con cui si era messa a giocare per provocarmi.
La cosa aveva inneshito un perverso meccanismo voyeuristico ed insieme ci eravamo ritrovati a curiosare tra l’intimo dei suoi genitori mentre le nostre dita iniziavano a sfiorare con fare malizioso l’uno il corpo dell’altra.

L’ intimo anonimo di sua madre non era certo una fonte di ispirazione per le mie voglie, ma il suo bisogno di commettere quel peccato inconfessabile che abita la mente di moltissime figlie mi fece finire sul divano con indosso una camicia di suo padre e le sue mutande prese dal cesto della biancheria sporca.
L’odore di cazzo era lievissimo ma si poteva ancora percepire, mi sentivo sulla pelle il tessuto che aveva avvolto i suoi coglioni per un intera giornata passata al lavoro e di fianco a me avevo sua figlia trasformata in una ninfetta sextenata da voglie di cui io ero solo lo strumento inanimato.

Michela pretese di farmi indossare sul viso una delle calze di sua madre per sentirsi più libera di gustare il piacere di quel momento immaginando di essere davvero con suo padre Diego.
Mi fece venire di mano, senza togliermi le mutande in modo che lo sperma inondasse il tessuto, poi quando la macchia fu ben evidente iniziò a lavorare di lingua il mio membro attraverso il tessuto, godendo così del sapore di sperma e del l’odore di cazzo di suo padre come se fosse stato veramente lui ad averla costretta a soddisfarlo di bocca.

L’orgasmo che la travolse mentre lentamente le sbattevo la fica usando tre dita intanto che mi leccava a carponi sul divano fu intensissimo e devastante.
Realizzare questa fantasia fece decollare le nostre voglie ad un livello ancora maggiore, come due bestie che avevano assaggiato il sapore del sangue capimmo di non poterne più fare a meno e nella mia mente avevo già in progettato cosa avremmo fatto quella mattina.
Quando sentii Michela salire le scale la invitai in cucina.

Ci preparammo un caffè che consumammo con la testa già rivolta a ciò che ci aspettava di sopra, mentre saliva le scale i miei occhi indugiavano sul suo sedere pieno e sodissimo mentre la immaginavo già piegata sui cassetti a curiosare come una bambina nell’armadio delle bambole di porcellana che le erano sempre state tenute nascoste.
Nell’armadio di mia madre non avrebbe trovato bambole, ma l’intimo di una femmina che era abituata a svuotare i coglioni anche a due maschi per notte.

Michela rimase allibita, i suoi grandi occhi azzurri passarono da una catsuite nera traforata che avevo visto indossare a mia madre solo una volta a un completo rosso composto da perizoma e reggiseno che lei non avrebbe mai potuto riempire con la sua raffinata seconda misura.
“Cosa ne dici se provassi questo?”
Dal primo cassetto Michela aveva preso un collant che ricordava per principio una guêpière, aperto sia davanti che sul sedere.

La mangiai con gli occhi, lei tirò fuori una canotta trasparente anch’essa nera e mi disse di aspettarla mentre andava a infilarsele in camera mia.
Appena uscita la mia attenzione fu calamitata dal cassetto dove la mamma aveva gettato il body che aveva indosso poco prima.
Quando aprii il cassetto lo vidi appallottolato sopra ad altra biancheria da lavare, subito l’odore mi fece capire che ci erano letteralmente venuti dentro e non potei fare a meno di prenderlo tra le dita.

Mia madre era stata riempita in entrambe i canali, le macchie dense ma non ancora secche non lasciavano dubbi, la quantità di seme davanti mi fece pensare che non si fosse limitata a concedersi ad un solo uomo ma che se la fossero sbattuta almeno in due.
Michela tornò con indosso collant e top, le stavano un po grandi e questo rendeva ancora il tutto più osceno ed eccitante.
Si era intrappolata su due sandali gioiello che già erano volgari su mia madre ma che su di lei davano l’impressione di una piccola mignotta zingara.

“Guardami…”
La osservai volteggiare in modo provocatorio davanti a me mentre seduto sul letto ancora sfatto mi lasciavo accarezzare la mente da desideri perversi.
“Avanti fai sentire la lingua alla mamma!”
Con un gesto che non ammetteva repliche Michela si era chinata impercettibilmente mostrandomi il sedere, le sue dita avevano scostato la brasiliana e le sue natiche tonde erano in mostra come due frutti irresistibili su di una bancarella da mercato che vendeva sogni.

Passai la lingua piatta sul culo la prima volta assaporando lentamente la sua pelle simile a seta.
“Dai slingua, che la mamma è ancora piena di miele…”
Le porcate con cui Michela accompagnava il mio lavoro di lingua mi provocavano una scossa di piacere che mi portò quasi istantaneamente ad una erezione marmorea.
La mia mano quasi per istinto cerco’ il body bianco tra le lenzuola.
“Questo…guarda non è pulito…”
Lo dissi accompagnando ogni parola con un movimento circolare della lingua sul suo clitoride.

“Tu sei pazzo se pensi che mi metta addosso quel body conciato in quel modo!”
Per un istante temetti che la magia di quel momento fosse andata in mille pezzi ma poi mi resi conto che la mente della ragazza che amavo era uno strumento la cui perversione aveva pochi limiti.
“Lo farò a patto che tu prima di prendere la mamma abbia pulito tutto…”
Gli istanti che seguirono furono piacere e perversione allo stato puro, il suo giocane corpo nudo che si infilava nel pizzo bianco mi face trasalire, poi mentre si infilava l’indumento dalle gambe un filamento di sperma non ancora rappreso lasciò una traccia nel suo interno coscia.

“Dai fallo…!”
Non ci fu bisogno di altro, scivolai in ginocchio ad occhi chiusi e lascia che la lingua uscisse.
“Pulisci bene la mamma…”
Il sapore della sborra mi aggredì i sensi, per un istante esitai ma poi la mano di Michela dietro la nuca mi guidò nel lavoro di bocca.
” la sento anche tra le chiappe, tesoro senti ho la sborra dell’amante di tua madre su tutto il corpo, non mi sono mai sentita così eccitata, lecca!”
La girai sul letto, quello che ottenni fu un gemito di sorpresa.

“Vuoi che metta la testa tra i cuscini così puoi immaginare di farlo alla tua mammina?”
Me lo chiese con una voce calda e autoritaria scandendo ogni parola come se volesse marchiare la mia mente.
Le scostai il pezzo di body che mia madre aveva tenuto tra le cosce mentre colava sborra e gli entrai dentro fino ai coglioni.
Portai la mano sotto il corpo di Michela per stimolare il suo clitoride mentre alternavo spinte decise ad altre più lente.

Quello che trovai tra le sue cosce fu devastante, umori di mia mamma e di Michela che si mescolavano con lo sperma del maschio che aveva goduto dentro mia madre, non potei resistere a lungo e lo tirai fuori prima di riempirla.
” cosa ne dici di riempirglielo anche con il tuo piacere e lasciarglielo nell’ armadio? Quando lo metterà a lavare probabilmente toccherà la venuta che ci avrai fatto dentro…
Ora sdraiati che ti faccio venire.


Michela slacciò i bottoni sotto il body e si impalo’ lentamente sulla mia carne mentre con la mano andò a cercare un cuscino.
Lo mise sul mio viso incitandomi a fantasticare su quel l’i****to perverso dicendomi di sbrigarmi a “mettere incinta” mia madre.
L’idea mi fece esplodere riempiendole la pancia, lei non accennò a rallentare montandomi sempre con maggior decisione e tenendomi una mano sulla bocca.
“Shhhh tesoro, devi essere sicuro di lasciarmi dentro un fratellino tesoro mio, dai da bravo spingila dentro bene…”
La cosa che mi sconvolse di più della convinzione di quanto fosse oscenamente troia Michela fu il rumore della macchina di mia madre che percorreva il vialetto di ingresso.

“Tranquillo amore ora ascoltami, aspetteremo che salga e poi lasceremo che ci sorprenda qua sul suo letto con addosso la sua biancheria…”
La paura e l’eccitazione mi fecero tornare duro, chiusi gli occhi ed attesi i suoi passi che salivano le scale.
“Massimo ho dimenticato di prendere…”
Michela ricomincio a muovere i fianchi sul mio cazzo per non lasciare nessun dubbio su quello che stesse accadendo.
I miei occhi incrociarono quelli di mia madre, la sua bocca rossa era spalancata senza che ne uscisse alcun suono.

Intanto sopra di me Michela si lascio’ andare ad un orgasmo rumorosissimo a cui mia madre dovette assistette senza poter fare a meno di guardarci mentre il letto su cui dormiva cigolava furiosamente.

Vi auguro buon anno e spero il racconto abbia saputo stuzzicarvi anche se l’i****to è solo uno sfondo che viene sfiorato ma non realizzato direttamente..
Racconto scritto da Spettro82.

IL CARNEVALE SARDO

La quaresima sarebbe iniziata l’indomani, il mercoledì delle ceneri.

Il martedì grasso, la festa di carnevale, nel mio paese veniva vissuta come un evento epocale, ogni anno, tutti gli anni, da decenni, da secoli.

Anche quell’anno tutte le donne del vicinato della parte bassa, si erano ritrovate il lunedì per fare quintali di dolci.

Era tutto pronto da settimane, la farina di grano duro, lo strutto, il miele, l’olio.

Ero passata nella stradone grande, dove ci sono tutte le botteghe, il falegname, il fabbro, il maniscalco il macellaio. Nessuno lavorava quel lunedì. Le case che usavano per la preparazione dei dolci erano due, quella di signora Loretta, e di Signora Francesca. Erano le più brave ad organizzare e a far sapere a tutto il paese chi era incinta, chi aveva partorito, chi era andato a Cagliari, chi era tornato, chi aveva le emorroidi, chi si era ubriacato la sera prima e chi era stato a casa di Graziella, la signorina che si dipingeva le labbra e allargava le gambe con tutti quelli che in cambio le davano regali.

C’erano almeno venti donne da una parte e venti d’altra, e ognuna aveva un compito specifico. Ormai la farina era impastata e nell’aria si sentiva, l’odore dell’olio che veniva riscaldato dalla legna che bruciava sotto quelle enormi pentole di ferro annerite dal tempo e dalle fiamme.

La prima orilettas (dolce tipico sardo), doveva essere messa a friggere da signora Loretta, era lei che doveva verificare se la consistenza della pasta andava bene, il tempo si fermò, nell’istante in cui con maestria, si sporcò le mani con quel impasto fatto di farina e strutto, formando poi un cerchio, che posò con leggerezza nell’olio bollente.

Aveva a fianco un bastone, fatto con legno pregiato, di ginepro, e roteando all’interno del foro della orilettas, diede la forma desiderata a quel dolce che i miei paesani avrebbero divorato come cavallette il giorno dopo.

Qualche istante e tolse quella creatura dalla pentola, ponendo quel dolce sul tavolo. A signora Francesca spettava l’altra parte dell’ardua prova, cospargere di miele quella delizia.

Il miele riscaldato era fluido e ambrato.

Divise in due parti uguali, e ne diede metà a signora Loretta, le sue dita toccarono la consistenza della pasta, e poi assaggiarono.

Tutti le guardavano, aspettando la loro sentenza, il loro verdetto.

Soprattutto, Efisietto, mio cugino, si era fermato di correre con un vecchio cerchio di ferro, che gli aveva regalato il fabbro, a guardarlo aveva la bocca aperta, e inconsapevolmente mimava il gesto di mangiare quella frittella.

Aveva quasi la bava alla bocca e gli occhi grandi, spalancati, increduli.

Si guardarono, Loretta e Francesca, chiusero gli occhi e mossero il capo all’unisono, dall’alto verso il basso ad indicare il si!!

Dal un silenzio ancestrale, si passò ad un brusio e poi ai complimenti vicendevoli.

Si poteva iniziare a friggere. !!!

Il giorno si continuò a sfornare dolci e l’odore della legna si mischiava al profumo del fritto che sovrastava di gran lunga il disgustoso odore della scia di cacca e di piscio che le pecore lasciavano dal ritorno dei pascoli.

Era un inverno bugiardo quell’anno, aveva nevicato a novembre, aveva piovuto a dicembre, il giorno dell’immacolata e l’antivigilia di Natale, poi il sole si era impossessato della poltrona del cielo e da li non si era smosso.

Era febbraio, ma gli abiti che usavo erano primaverili. Non avevo il cappotto di lana, soltanto un maglione rosso cappuccetto che mi aveva regalato mia madrina, e una gonna stile scozzese. Stivali e calze corte al ginocchio.

Certo non ero una delizia come vestivo quel tempo, ma le mie treccine nere che scendevano sulle mie spalle, davano al mio viso un’aria di malizia che Mario, mio cugino grande, figlio della sorella di babbo, il marito novello di Elisa, figlia della vedova Dolores, il cui marito era morto nelle miniere di Guspini, non si era lasciato sfuggire.

Ero andata a prendere della salsiccia, mi aveva mandato mamma, che anche lei era impegnata a rendere bianca e liscia la pasta lavorata con strutto e acqua.

Ero entrata nella bottega. Lui aveva le spalle appoggiate all’uscio, braccia incrociate e sguardo truce.
Era arrabbiato, perché la quaresima avrebbe costretto la gente, brava educata e molto devota del mio paesino, a sfamarsi con patate, ceci e fave, e non con la carne, che per 40 giorni avrebbe venduto solo a Don Dino.

Mi guardò come sempre, con quell’aria di chi vuole spogliare.
Lo ignorai, o almeno feci finta di farlo.

Stavo giocando con un filo di lana a fare i disegni con le mani, roteando ed intrecciando di volta in volta e creando figure geometriche più svariate.

Gli chiesi della salsiccia da arrostire, di quella con anice, che mio babbo avrebbe cotto alla brace quella sera.

Lui rispose, facendo l’occhiolino, mentre si asciugava le mani sporche di chissà cose su un canovaccio macchiato di sangue e di diversi colori.

Arrotolò la salsiccia e chiuse il pacco fatto con carta oleosa, dicendomi :

“Ecco la salsiccia, devo segnare nel conto di mamma vero?”

Diedi solo un assenso, con il capo senza guardarlo, ero troppo occupata con il mio filo di lana.

Pensavo fosse impegnato anche lui, a scrivere nel quaderno dei conti, il costo della salsiccia, invece stava scrutando ogni angolo il mio corpo, un istante i suoi occhi da pervertito si posarono sul mio grosso seno e poi indugiò sulle mie gambe leggermente scoperte.

Mi ricomposi.

Arrossì, Mario mi piaceva molto, certe notti me lo ero anche sognato.
Soprattutto da quando, una volta, quando mia sorella, che è più grande di me stava parlando con una sua amica nella stanza del pane.

Pensavano di essere sole, io ero andata a cercare Respiro, il mio gatto, e le avevo sentite, ma loro no.

Stavano parlando di Mario ed Elisa, che si erano sposati il giorno prima.

Laura, mia sorella sosteneva che Elisa si fosse sposata vergine, al contrario, l’amica era convinta che non era più vergine il giorno delle nozze.

Ascoltai per circa un’ora il racconto di mia sorella, testimone oculare di una sodomizzazione da parte di Mario alla novella sposa Elisa un mese prima del loro matrimonio.

Raccontò, che dopo essere entrato nel buchino meno nobile, Elisa implorasse di volerlo anche nella vagina.

Ma Mario non cedette, e dopo aver sbattuto per mezz’ora Elisa, quest’ultima asciugò ogni goccia del suo piacere con la sua bocca. Descrissero il membro di Mario come qualcosa di divino, di spettacolare.

Io quel cazzo me lo ero sognato, quella notte. E forse mi ero anche sfiorata.

Tutti questi pensieri assalirono la mia mente, ritornarono prepotenti, e un fremito mi scosse.
Mario, capì subito, che non ero tanto interessata granché ai miei giochi ne alla salsiccia che mio babbo avrebbe dovuto cuocere quella sera.

Avevo altri pensieri, ma avevo paura.

Non avevo mai fatto l’amore. Dovevo arrivare vergine al matrimonio.
Avevo fatto una volta una sega a un mio compagno di scuola. E una volta ingoiato un cazzo piccolo piccolo, e inconsistente al figlio del medico condotto.
Mario tolse via il grembiule, e comparve di fronte a me, il cazzo di cui aveva raccontato mia sorella.

Era davvero bello.

Ma non potevo.

Non cosi.

Non con lui.

Era sposato.

Io ero vergine.

Avevo solo diciotto anni e forse Massimo il muratore mi voleva sposare.

Spense l’interruttore dei miei pensieri infilandomi quel coso in bocca.

Mi teneva le treccine con due mani, e assecondava il miei movimenti.

Sembrava cavalcasse un cavallo, e le mie trecce erano come briglie, indicando di volta in volta, intensità, direzione, ritmo.

Io ero inesperta, lui l’insegnante.

Aveva inizialmente odore e sapore di piscio, il suo cazzo, ma poi scomparve.
Più succhiavo e più sentivo un prurito stranissimo mai provato, dentro le mie mutandine.
Lui lasciò una treccia, allungò la sua mano, e senza il minimo sforzo, mentre continuavo a pomparlo, abbassò, la serranda.
Mi tirò su, sempre tenendomi le trecce. Mi fece voltare e inchinare. Sembrava la scena descritta da Laura mia sorella.

Sollevò la mia gonna, scese le mie mutande, che guardai imbarazzata, avevano una macchia rosa molto evidente. Non si preoccupò affatto di questo dettaglio.

Si sputò una mano, e cosparse il suo cazzo della sua saliva, una, due, tre volte, continuava a massaggiare delicatamente il suo cazzo, poi sputò anche nel mio buchino, quello meno nobile, si sputo anche il dito indice, e sfiorò il mio sfintere, quasi svenni dal piacere che provai.

Fece roteare quel dito, diverse volte. Poi poggiò la sua lingua, cercando di entrare dentro, senza riuscirci.
Stavo impazzendo, lo volevo, lo desideravo. E lo ottenni. Urlai,
come quando chiamavo Napoleone il mio cane, morto pochi mesi prima, che non voleva mai tornare a casa. Forse di più.

Prima di entrare dentro di me, aveva infilato l’indice e anche il medio, facendosi spazio.
Il dolore lasciò presto spazio alla voglia di essere spinta con forza, con una foga sempre più a****lesca, intensa.

Fu così. Per qualche minuto, forse quattro o cinque. Mario spinse il suo cazzo dentro di me, spaccandomi in due, ma facendomi provare una gioia ancora più intensa che avrei provato il giorno dopo per la festa del carnevale.
Esplose dentro di me.
Mi rifiutai di leccare il suo cazzo, pensando a quanto fosse sporco.
Anche io mi sentivo sporca, ma non tanto.
Infondo non ero la prima di sicuro ad averlo fatto.

E poi ero ancora vergine.
E se Massimo mi avesse sposato, non si sarebbe accorto di nulla.

schiava trav 8 -appartenenza2

“ORA SIGNORE E SIGNORI DIVIDETEVI PER SESSO, LE SIGNORE TUTTE A SINISTRA I MASCHIETTI A DESTRA! GABRIELLA ORA SI TOGLIERA’ LA GONNA E LA CAMICETTA,SI METTERA’ A 4 ZAMPE E VOI MASCHIETTI UNO ALLA VOLTA PRENDERETE POSSESSO DEL SUO CORPO, CHI ASPETTA IL SUO TURNO SI MASTURBERA’ OPPURE SI FARA’ MASTURBARE DELLE SIGNORE PRESENTI TRA NOI…POTRETE VENIRLE IN CULO IN BOCCA IN FACCIA TRA LE MANI SUI CAPELLI MA NON SPORCATELE GLI INDUMENTI,FATTE ATTENZIONE A NON TOCCARE LA FERITA ALLA FINE DELLA NOTTATA DEVE ESSERE MEDICATA E COPERTA..PER IL MOMENTO ABBIAMO USATO UNA MEDICAZIONE PER SCOTTATURE DOMANI MATTINA FINIREMO L’OPERA,UN’ULTIMA COSA PER QUANTO RIGUARDA LE DONNE…IL SUO CLITORIDE NON DEVE ESSER LIBERATO DALLA GABBIA PERCIO’ QUELLO CHE POTRETE FARE E’ INCULARLA CON DEI STRAPON O FARVELA MANGIARE,VEDETE VOI.

LA PUTTANELLA QUI DAVANTI A VOI GRADUALMENTE NON POTRA’ SCOPARE MA BENSI’ VENIR UNICAMENTE SCOPATA. AI SUOI PIEDI C’E’ UNA CASSETTA SIETE PREGATI/E DI LASCIARE UN VOSTRO CONTRIBUTO. BUON DIVERTIMENTO. “
Un ragazzo di circa 20 anni si avvicinò a me si tirò fuori il cazzo dai pantaloni…. mi guardava mentre si segava e mentre lo faceva il membro cresceva a dismisura…o mio dioooooooo…..non so la misura esatta ma credo che si avvicinasse ai 25-30 cm…era già duro e lungo ..si sputò sulla mano e lo segò…..si mise dietro di me tirò su la sottoveste e mi ordinò di aprirmi le natiche….

appoggiò la cappella al buco la inserì dolcemente : “ avanti inculati scema!” spinsi all’indietro piano mi sembrava di esser penetrata da un palo…avevo paura…altro paio di centimetri…non ero nemmeno a metà…. ”M’hai rotto i coglioni me lo fai ammosciare!” Mi prese per i fianchi e spinse il cazzo interamente nel mio intestino. “Nooooooo ti pregoooooo mi rompiiiiiiiii” E tutti nella stanza a cantare alcune strofe di teorema modificata a loro piacimento “ PRENDI UNA TROIA ROMPILE IL CULO FALLE SENTIRE CHE E’ DUROOOOOOOO….

FALLO SENTIRE FINO ALLE PALLE ,FALLE UN CASINO DI MALEEEEEEEEEEE AHAHAHAHAHHAAHAHAH “Risero tutti mentre dal sedere mi uscivano dei rigoli di sangue. “DAI CHE HAI SVERGINATO LA CHECCA SERGIO AHAHAHAHAHHAHA” Mi prendeva come un ossesso mi pizzicava i seni mi scullacciava mi tirava i capelli e mi metteva le dita in bocca…. mi inculava mentre un vecchietto col cazzo mezzo moscio si segava nella mia bocca. ” DAI NONNO CHE CE LA FAIIIII STAI ATTENTO A NON PISCIAREEEEE AHAHAHHAAHHAH”Sentii sergio venirmi dentro urlando ,un suo amico lo rassicurò del fatto che non potevo rimanere incinta e rise…il vecchio invece venne nella mia bocca con il cazzo mezzo moscio…per fortuna due o tre gocce di sperma se così si può chiamare.

Liberarono il mio corpo lasciano il posto ad altri 5 uno in bocca uno in culo uno si faceva segare mentre uno dei due si segava dentro uno dei miei orecchi e l’altro tra i miei piedi velati di nero. Il ragazzo che mi stava scopando in bocca venne subito al suo posto arrivò una donna di mezza età…si tolse la gonna e le mutande si sedette in una poltroncina allargò la figa e mi obbligò a mangiarla ….

dio puzzava di piscio i conati di vomito mi facevano quasi svenire…. ma non era finita ..il tipo che si segava sui miei piedi prese posto sull’altro orecchio e assieme all’altro mi riempirono i due buchi nati per ben altri scopi…. sborra negli orecchi in culo in bocca sulle mani…non capivo più nulla …. Nicola prese un’altra volta voce tra i presenti:
“SIGNORI UOMINI ORA FACCIAMO UN ALTRO GIOCHINO ,DIECI DI VOI SI SIEDANO IN PRIMA FILA….

GABRIELLA SI INCULERA’ DA SOLA SU COLORO CHE CE L’HANNO DURO MENTRE LO SUCCHIERA’ A COLORO CHE CE L’HANNO ANCORA MOLLE O SEMIDURO”
Mi prese per un braccio e mi alzò…. mi infilò due dita dentro per controllare se ero umida a sufficienza….
“ INIZIA TROIA!”
Uno dopo l’altro mi impalavo o lo succhiavo ,il buco del culo era un cratere e la mandibola mi doleva da quanto avevo succhiato …quando finivo con i cazzi toccava alle fighe ai buchi di culo ai piedi ai baci in bocca….

mi facevo schifo da sola ma allo stesso tempo mi eccitai…. ma un’eccitazione strana…non sentivo più una capacità di erezione…ma diedi la colpa alla gabbia…. verso le 3 di notte crollammo un po’ tutti…chi se ne andò a casa chi si mise a dormire per terra stremato come me…..
Al mattino verso le 7 mi svegliai…non c’era più nessuno eccetto Nicola ed io. “ PRENDI UN CAFFE’ CALDO GABRI E LA TUA PILLOLA” “Grazie signor Nicola.

” TI FA MALE IL MARCHIO? TI HO MEDICATA E TI HO MESSO NELLA BORSA TUTTO L’OCCORRENTE PER FARLO POI DA SOLA,VISTO IL POSTO DOV’E’ SITUATO NON CREDO TUA MOGLIE LO NOTERA’,TI HO APERTO ANCHE LA GABBIA,UNA VOLTA A CASA SE TUA MOGLIE CHIEDERA’ UNA NOTTE DI SESSO LA POTRAI SODDISFARE. I SOLDI LI ACCREDITERO’ POI SUL CONTO DEL TUO PADRONE..SONO PARECCHI STAVOLTA CIRCA 10000 EURO. UNA COSA GABRIELLA TE LA DEVO CHIEDERE…IO HO MASSIMO RISPETTO DEL TUO PADRONE E QUINDI NON HO FATTO SESSO CON TE MA VORREI BACIARTI COME UN UOMO BACIA UNA DONNA…..TI VA?
Lo guardai …ero ancora vestita di soli i miei indumenti intimi femminili.. mezza truccata stanchissima..avvicinai la mia bocca alla sua elo baciai…lui mi infilò la lingua dentro ..giocava con la mia….

sentii il suo membro premere contro di me…duro…. volli premiarlo anche se non sapevo realmente perché…. glielo presi in mano ,mi inginocchia e lo spompinai fino all’orgasmo…..
Indossai i miei pantaloni e il maglione…non mi sentivo più a mio agio nei miei abiti maschili…..salutai Nicola mi avviai con le borse cariche di indumenti femminili e del mio destino……

Elena al Cinema

Questa prima storia che posto riguarda un’avventura che abbiamo avuto al cinema. Era l’estate del 20015 e
mentre stavamo a casa un weekend, decidemmo di andare al cinema a vedere un film, a quel punto proposi ad Elena se aveva voglia di rischiare e provare a sedurre uno sconosciuto mentre guardavamo il film.
Lei scoppiò a ridere, e mi guardò mordendosi il labbro come fa ogni volta che è eccitata da un’idea ma non ha il coraggio di dire apertamente si.

Prenotai 2 posti dal mio smartphone per il giorno dopo alle 15 (orario in cui generalmente c’è poca gente anche complice il fatto che tutti stavano al mare), scelsi un film che era uscito da molto e che nella schermata di selezione del posto mostrava poche sporadici posti prenotati qui e li (all’incirca 15 in tutta la sala) per cui, sapendo che la sala sarebbe stata praticamente vuota, prenotai!
Il giorno dopo, Elena optò per un vestitino autoreggenti nere e tacchi, così si sarebbe potuta sfilare velocemente le mutandine e divertirsi.

Pranzammo velocemente e partimmo subito per il cinema.

Una volta arrivati guardai il numero di posti disponibili e praticamente oltre a noi, c’erano solo altre 20 persone sparse qua e là. Siccome la sala era praticamente vuota, decidemmo di fare così: aspettammo che tutte le persone fossero sedute e poco prima che il film fosse iniziato, scegliemmo 2 posti fra le prime file in modo che durante l’intervallo saremmo saliti su e ci saremmo andati a sedere fra le ultime file.

Così lei si sarebbe potuta divertire con persone diverse e se avessimo trovato qualcuno che ci dava buca al primo tentativo, avremmo avuto un secondo tentativo.
Elena scelse i posti vicino ad un ragazzo isolato gli unici vicino a noi erano una coppietta ma stavano seduti 3 file dietro di noi e dall’altra parte della sala.
Naturalmente feci fare tutto ad Elena: lei ama prendere l’iniziativa e sa già cosa fare. Andò avanti lei, e siccome i posti scelti si trovavano dall’estremità opposta del cinema, seguendo la logica lei sarebbe potuta entrare nelle file vicino a noi e avrebbe potuto percorrere l’intero camminatoio ma lei siccome voleva farsi notare, si alzò il vestitino fino a poco sotto le chiappe e si avviò, passando vicino lo schermo, così fu sicura che da tutta la sala poterono vederla e sculettando molto sensualmente e lentamente, si avviò dall’altra parte della sala.

Salì i gradini e si fermò accanto al ragazzo che praticamente apriva la fila. Io a quel punto attraversai la sala raggiungendola e notai che il ragazzo intanto cominciò a mangiarsela con gli occhi e lei sorridendo, gli chiese se i posti accanto a lui fossero liberi, e lui un po’ scocciato le fa: “Si, passa!” Ma non si alzò, sicuramente pensai che il porco in questo modo sapeva che lui da seduto avrebbe potuto vedere lei sotto il vestitino cosa portava.

A quel punto Elena lo scavalcò, e lui riuscì a sbirciare il perizoma nero di Elena sotto il vestitino. Io mi andai a sedere accanto ad Elena che era seduta in mezzo fra me e lo sconosciuto. A quel punto lo guardai bene ed era un ragazzo sulla trentina, moro, molto normale. Elena poi fa finta che le cade qualcosa a terra, si alza si mette con il culo in direzione del ragazzo e si piega a 90 gradi, con le gambe dritte, mostrandogli ancora meglio il perizoma e poi si rimette a sedere, il ragazzo non dice fa nulla, dice solo con gusto “mmmmmhhhh”.

Elena a quel punto si gira e lo guarda dritto negli occhi in gesto di sfida. Poi inizia il film e non appena la sala diventa buia lei ne approfitta per tirare su il vestitino più che può fino a quasi far vedere il perizoma sotto. Poi si gira verso il ragazzo e gli dice sottovoce: “grazie per averci fatto sedere qui, comunque piacere, mi chiamo Elena, e tu?”
E lui: “di niente, mi chiamo Alessandro.

” Ed Elena: ”Come si chiama questo film, che non mi ricordo…” E lui: “vai in un cinema e non sai nemmeno che film guardi? Ahahaha questa è bella! E il tuo fidanzato, lui?” E mi indica. Elena gli risponde: “Si, non sapevamo cosa fare e siamo venuti al cinema a vedere il primo film disponibile! Ahahahah” E il ragazzo: “Capito, sei molto bella, complimenti, e anche simpatica!” Elena a quel punto si sporge verso di lui per avvicinarsi molto al viso di lui e accavalla le gambe per far vedere ancora più il suo perizoma nero e gli dice: “Grazie, sei molto carino.

” E gli sorride dolcemente senza staccargli più gli occhi di dosso, lui vedendo tanta intraprendenza si avvicina a lei e gli comincia ad accarezzare una mano, ora sono a pochi centimetri l’uno dall’altra e dice ad Elena :”Ma il tuo moroso non è geloso che stai qui a parlare con me anziché guardare il film?” Ed Elena: “no, a lui non gliene frega niente, tanto si sarà già addormentato sulla poltrona, poi!” Io infatti faccio finta di dormire e russo leggermente così lui pensa che è libero di fare ciò che vuole e chiede ad Elena : “E se si sveglia?” E lei: “Se si sveglia, stai tranquillo: gli parlo io!” E gli fa l’occhiolino e si passa la lingua fra le labbra.

Il ragazzo a quel punto si avvicina ancora di più e le carezza il volto, lei gira il viso e fa per mordergli un dito, ma poi se lo infila in bocca e lo succhia. Lui la bacia e le infila la lingua in bocca e lei ricambia appassionatamente, e cominciano a pomiciare per 10 minuti abbondanti fin quando lui si stanca e si stacca da lei e le dice: “ma tu sei proprio troia” E lei risponde: “Le troie si fanno pagare, io no!” Lui a quel punto si fa avanti, la stringe a sè e la trascina sopra di sé, lei scavalca il bracciolo e si mette a cavalcioni sopra di lui e riprendono di nuovo a pomiciare, ma sta volta lui le infila le mani dappertutto: sotto il vestito, sulle gambe, sulle tette… il tutto và avanti per quasi 5 minuti fin quando lui le toglie il perizoma e comincia a farle un ditalino.

Lei si aggrappa a lui più forte che può e si tappa la bocca con il collo di lui, cominciando a fargli un succhiotto per non urlare dal piacere, ogni volta che ha uno spasmo si contrae e succhia con più piacere, poco dopo viene immediatamente e ha un orgasmo che le dura 5 secondi buoni. A quel punto il tizio le fa: ma come fai ad essere così bagnata? Sei un lago qui sotto! Lei lo guarda negli occhi, gli sorride dolcemente e lo bacia in modo molto appassionato tanto che divento quasi geloso.

Poi lei gli dice: “Vieni con me, ho bisogno di sentirmi davvero tua! Andiamo in bagno. ” Lo prende per mano, si alza e lo porta nel bagno delle donne come fa solitamente quando vuole scoparsi qualcuno in un pubblico esercizio (preferisce il bagno delle donne perché dice che è più pulito e nessuno disturba).
Io intanto dopo 30 secondi mi alzo e mi avvio verso il bagno delle donne, socchiudo la porta per controllare che non ci sia nessuna, ma sento solo il rumore di vestiti tolti il fretta e furia, io entro in un cubicolo aperto e mi chiudo a chiave dentro e mi metto in ascolto.

Sento che Elena ansimando gli chiede: “Ti prego, mettiti il preservativo e poi scopami, fammi tua, fammi tutto ciò che vuoi, voglio essere tua ora!”
Lui ride e le dice: “Sei proprio una troia favolosa, non ho mai incontrato una donna tanto troia, intraprendente e sottomissiva allo stesso tempo. ”
Comincia a scoparsela e sento solo ansimare. Ogni tanto sentivo Elena che lo incitava dicendo: “tu sei un vero uomo, non quel cornuto di mio marito!”
La sentivo venire quasi urlando dal piacere, poi dopo 20 minuti (intanto Elena era già venuta 3 volte) lui le dice: “senti gran puttana, sto per venire.

Dal momento che ho il preservativo e non posso metterti incinta così come meritano le puttane come te, ora mi tolgo il preservativo e ti vengo addosso e in bocca. ”
E lei molto timidamente gli risponde:”…va bene…” e quando lui sta per venire prende in bocca il suo cazzo così da sentire il suo sapore e bere un po’ di sborra, sento che lui viene urlando e gridandole che è una Troia, mentre lei ride divertita e dice: “si, è vero! Ahahaha!”

Poi si stacca dal suo cazzo e lui continua a venire e le sborra anche la faccia, i capelli e il vestito.

Dopo di che lui si ricompone, esce dal bagno e lei gli dice che deve prepararsi e tornare da me. A quel punto lui le dice di non sciacquarsi la bocca, ma che quando mi rivede, deve baciarmi appassionatamente e guardarmi fisso negli occhi perché lei sa cosa ha fatto e io sono ignaro di baciare lei che ha in bocca il sapore di un altro. Dopo di ciò lui si è ricomposto ed è andato via, lei invece si è ricomposta ed è venuta a bussare al mio cubicolo.

Le apro e la vedo coi i suoi bellissimi capelli lisci che sono tutti disfatti, chiazze bianche di sborra sui capelli, sul viso, sul vestitino e lei entra e mi sorride compiaciuta. Mi abbraccia e mi bacia appassionatamente con la lingua e sento il sapore del tizio che ha appena finito di scoparsela, poi lei mi guarda e dice: “ora tocca a te! Però devi aspettare che arriviamo a casa. ” Si fa una coda con i capelli e ci avviamo al parcheggio per prendere la macchina mentre passiamo accanto le persone che la guardano ma ignare di quello che lei ha fatto, non capiscono cosa siano quelle macchie che lei ha addosso.

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La mia prima dodicesima!

Ancora non riesco a crederci, sono praticamente allibito… non avevo mai visto dal vivo due tette così enormi…
stamane ero al supermercato in città, dovevo comprare poche cose… fatta la mia spesa mi avvio alla cassa e vedo che mi supera una signora vestita con giubbotto bianco sbracciato, e dei leggings neri con dentro un culo enorme… era fisicamente molto robusta, da dietro vedevo quel che mi sembrava una pancia enorme che sporgeva in avanti ma anche di lato, questo culo enorme, e una capigliatura bionda raccolta… se non che la signora si gira verso la cassiera e mi accorgo che quella che credevo una pancia da donna incinta erano in realtà le sue tettone enormi, assurde, intrappolate nel giubbotto a pettorina!!!
Io rimasi pietrificato non riuscivo a guardare altro che quelle due sfere di carne che curavano a maglietta e il giubbotto in una maniera indescrivibile… fantasticavo su quelle curve…
se non che la signora se ne accorge e vedo che mi guarda seria.. paga la sua spesa, imbusta, mentre io ancora la guardavo, alternando lo sguardo tra le tettone grandi come angurie e le chiappe sporgenti intrappolate nei pantaloni neri… quella esce dal supermarket e io devo pagare la mai spesa… pago, esco, e la vedo che armeggia vicino ad un SUV Nissan bianco… mi fermo a guardarla mentre cerca di caricare le buste in macchina, impedita da queste masse carnose allucinanti… lei girandosi per andare allo sportello vede che la sto ancora fissando, e con aria seccata mi si avvicina e sbotta “beh che ti guardi?”.

Questo mi scuote e riprendendomi dall’ incanto mi scuso, rimango spiazzato… le dico “signora mi scusi ha ragione, ma ero rimasto incantato… non so cosa dire, mi scuso davvero!”. Lei mi guarda e seccata mi fa “come non avessi mai visto due tette in vita tua…” e fa per girarsi… io le rispondo “si ne ho viste tante, ne ho avuto tante di donne col seno grande, ma manco nei miei sogni mi sarei mai immaginato un giorno di vedere un seno simile… “.

Lei incuriosita si rigira e riavvicina, e mi fa “e sentiamo, quante donne col senone hai conosciuto?” Io elenco le mie donne, 3 fidanzate con la 6a, 4 amanti con la 6a e la 7a, e aggiungo “Una volta son andato perfino a Palermo e a Ragusa dalla Sardegna per incontrare due donne con l’8a e la 9a!!, ma lei le supera di parecchio!”
A quel punto vedo il suo viso con un’ aria divertita, e mi fa “Wow addirittura in Sicilia pr incontrare una donna… spero ne sia valsa la pena… e per incontrare una donna con la 12a allora cosa avesti fatto??”
Io immediatamente senza indugio rispondo “Di tutto!!”.

Lei allora abbassa un po’ la voce e mi fa “Beh, vediamo… io devo ancora fare qualche spesa… se mi accompagni, mi paghi la spesa, e me la aiuti a portare a casa, vediamo che succede…. “. Sale nel suo SUV bianco, io monto in macchina e la segue. Ci fermiamo al Lidl, la accompagno a fare a sua spesa, nel frattempo chiacchieriamo,ma si rifiuta di dirmi il suo nome così come ogni informazione personale… io capisco il gioco, e le dico, complice il mio accento sardo, che non sono della zona e ci son capitato quasi per sbaglio (volevo che si sentisse sicura di non incontrarmi più… chissà… magari la avrebbe predisposta).

Ci aviamo alle casse mette su la sua spesa, e come da accordi pago io, 48 euro di spesa, un carrello pieno. Carichiamo nella sua macchina, e ci avviamo ognuno nella propria macchina verso l’ agro. Si ferma davanti ad un cancelletto arrugginito blu cobalto, il cancello automatico si apre, ed entriamo nel grande parcheggio. La aiuto a prendere le buste e a portarle su in casa, sono 6 buste in un viaggio solo…
Poggiate le buste sul divano, si alleggerisce del giubbotto sbracciato e vedo queste tette enormi che piegavano completamente la maglia bianca grossa attillata deformandola… era di quelle con le scanalature di cotone verticali, ma queste scanalature verticali erano completamente deformate dalle tette!! Mi fa “Grazie dell’ aiuto, penso che un premio te lo meriti davvero… però puoi solo guardare!”.

Io annuisco con la testa, sto sudando freddo, ho il cazzo di pietra, la salivazione azzerata mentre lei si toglie la maglietta e rimane con il reggiseno dal quale queste bombe di carne cercano di uscire. Nello sballonzolare delle tette un capezzolone fa capolino, lungo almeno 2 cm, con una areola scura enorme!!!
Aiuto, non so che cazzo fare… rimango li impietrito mentre lei ride per la mia espressione… mi fa “avvicinati, guarda bene perchè é l’ unica volta”.

Io obbedisco all’ ordine, mi avvicino e ammiro da ogni angolazione queste tettone… lei é alta poco meno di me, intorno all’ 1. 69, dall’ alto questa massa di carne ha un aspetto incredibile, sembrano ancora più grandi….

Mi esce spontaneo un “porcoddue che tette…”, lei ride e mi fa “dai, tocca, ma poi vai via”. Io allungo la mano, tocco prima con una ano il suo seno sinistro, poi palpo a due mani, e e stimolo i capezzoloni dritti.

Lei se ne accorge e mi stecca la mano con una manata improvvisa, e mi fa “eh, spettacolino finito…”, rimettendosi le tette nel reggiseno. Io non so più che cazzo fare, ho il cazzo che sembra granito che preme contro i pantaloni. Faccio per girarmi in silenzio per andare via e a quel punto come per magia lei mi ferma, mi mette la mano sul pacco, e in silenzio inizia a sbottonarmi il pantalone… il cazzo salta fuori come un ginnasta, e lei si inginocchia e lo prende in bocca avidamente e succhia.

Poi se lo struscia sulla tetta destra, io sto morendo, un sogno che si avvera… ho la cappella in fiamme, e so che resisterò pochi secondi…. allora lo piazzo tra le sue tettone e inizio a segarlo con le sue due montagne di carne… pochi secondi…. sto per sputargli addotto tutto il mio carico bollente…
“SIGNOREEEEEE!!! SONO 15 EURO E 34 CENTESIMI!!!”
La voce spazientita della cassiera mi riporta alla realtà, son li fermo come un coglione alla cassa, col portafogli in mano, imbambolato, mentre vedo quel culone enorme intrappolato nei leggings che esce dal supermarket.

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Mamme troie

Mike restò basito a guardarla. Sandra, sua madre, una 45 enne formosa e ancora piacente, se ne stava seduta a fianco del letto. Coperta solo da una camicetta di seta che nascondeva appena le grosse poppe teneva le gambe ben spalancate e lavorava sodo.
Mike notò la schiuma bianca fra le cosce di sua madre e il rasoio che aveva in mano “Mamma!”.
Lei sorrise “Mi faccio la barba tesoro” cercando di minimizzare la cosa.

Non c’era nulla di perverso.
Si stava semplicemente depilando. Aveva sempre avuto il vezzo della depilazione: gambe, braccia, ascelle e anche fica.
Eppure vedere la schiuma che spariva ad ogni passata, il bocciolo rosa della sua passera così invitante sextenò in lui una naturale erezione fra i pantaloni.
Cominciò a desiderare di ficcare la lingua fra quelle cosce, di consumarle la vulva a colpi di lingua, di tirarsi fuori il cazzo e… fotterla.

Lei, forse ignara, si depilava con calma incurante degli occhi del figlio che la consumavano un centimetro alla volta.
Poi alzò lo sguardo e lui dovette abbassare gli occhi perchè l’aveva colto in fallo a fissarle la fica.
Credeva lo avrebbe sgridato o ripreso invece Sandra disse solo “Anche tu dovresti sfoltire un po’ il pelo sai”.
“Come scusa?”.
Lei si avvicinò con la mano e gli sbottonò con tutta calma i jeans.

Il suo uccellone già notevolmente duro sbucò fuori di prepotenza dai booxer.
Senza badarci come se quel cazzo dritto fosse naturale gli calò i boxer e gli carezzò i testicoli pelosi.
“Ecco vedi potremmo tagliare un po’ di tutto questo pelo specialmente qui sotto -e gli carezzò quel sottile lembo di pelle fra cazzo e buco del culo che appena sfiorato lo eccitò come non mai- Senza pelo sarebbe molto più igenico sai?”.

Lui cercava di ascoltarla ma la cappella gli si era gonfiata così tanto che non riusciva più a contenersi.
Sandra prese il sapone per depilazione e gliene passò un po’ sui coglioni tanto per fargli sentire l’effetto
Gli afferrò ben bene il cazzo, lo alzò verso l’alto e prese a spalmare sotto per bene.
Quell’uccello duro pareva per lei solo un intralcio.
Lui invece con la mano calda sul cazzo e l’altra che gli solleticava le palle perse il controllo.

Sentì l’orgasmo salirgli incontrollabile.
Chiuse gli occhi e lasciò partire una sborrata pazzesca.

Quando li riaprì la faccia di Sandra era una maschera di sborra.
“Scusa” arrossì il ragazzo.
Lei ancora una volta gli sorrise “Poco male. La sborra rassoda la pelle. Sarebbe stato meglio che me lo dicessi ma fa nulla. La prossima volta magari mi avvisi prima così mi sciolgo il seno… Sai sul seno lo sperma fa molto più effetto”.

“Mamma ma stai scherzando?”.
“No. Tuo padre me lo ha fatto per anni e guarda che belle gemelle che ho. Quarantanni e non sentirli” e così dicendo si denudò del tutto mostrando le grosse bocce al figlio.
“Mamma io…”.
“Belle vero?”.
“Stupende” ammutolì lui.
“Si tuo padre prima di lasciarmi almeno una cosa buona l’ha fatta”.
“Mamma io… Io sarei onorato di… Insomma se è questo che vuoi… Quando credi io…”.

“Vuoi sborrarmi sulle gemelle anche tu?”.
“Si mamma si non sai nemmeno che piacere ne avrei”.
“Magari la prossima volta che ti fai una sega mi chiami” rise Sandra facendogli capire che sapeva bene quanto adorasse tirarsi il cazzo prima di dormire.
“E adesso?” chiese lui.
“Come adesso ma se hai appena fatto bello della mamma”.
Lui però gli mostrò il cazzo che solo a vederla già si era indurito.

“Ooooo ma sei così veloce nei recuperi?”.
“Sei tu che mi fai questo effetto mamma”.
“Bhe allora visto che è colpa mia” e ammiccando avvicinò il seno.
Gli fece scivolare il cazzo in mezzo alle tette e iniziò a muoverle con le mani “Te la faccio alla spagnola così non perdiamo neanche una goccia. Tu stai buono che la mamma fa tutto da sola ok”.
Poi Sandra aprì la bocca e tirò fuori la lingua leccandogli la cappella.

“Mammaaaaaaaaaaaaaaaa” guaì lui.
“La lingua aiuta molto vero?”.
“Si mamma si, oddio mamma mi fai sborrare tutto”.
“Spara bello mio spara” lo incitava lei.
E sparò.
Una seconda fluente sborrata che le investì tutto il seno.
Per Max era stata la porcata più grande che avesse mai fatto in vita sua. Che cosa avrebbe significato.
Ora pensava che la donna si sarebbe sottomessa, che gli avrebbe offerto il suo più intimo buco, che esattamente come lui avesse una voglia di scopare incredibile.

Sandra invece finito il trattamento di bellezza non fece altro che rivestirsi tutta allegra.
Ci restò male.
Così prese la palla al balzo per intavolare la discussione “Mamma quando voglio posso sborrarti ancora sul seno?”.
“Ma certo tesoro più me ne fai più mi fai un piacere”.
“E se lo facessimo tutte le sere?”.
“Perchè tu sborri tutte le sere?”.
“In pratica si”.
“Bhe allora potremmo anche farlo ed evitare che ti sloghi il braccio”.

“E se poi oltre alla sega io…. ”.
“Io cosa dimmi?”.
“Bhe se te lo infilassi dentro che ne diresti?”.
“E che dovrei dire. Non so che giovamento estetico ne avrei. Se me lo metti dentro al massimo rischio di rimanere incinta. No fidati della mamma. La sborra è meglio sul seno so quello che dico”.
“lo so mamma ma io…”.
“Io?”.
“Io te lo voglio infilare mamma.

Sborrati addosso mi ha solo aumentato la voglia”.
Lei lo guardò con un sospiro “Sei sincero e la cosa mi piace. Va bene visto che me lo hai detto ti accontento. Dammi lo sperma che mi serve e dopo, se ce la fai ancora la micetta è tutta tua…”.
“Davvero mamma. Davvero te lo posso infilare?”.
“Si basta che non mi metti incinta e non lo dici a nessuno”.
“Si certo mamma, te lo giuro mamma sarà il nostro segreto”.

Aveva già il cazzo duro solo all’idea.
“Oddio. disse Sandra notando la cosa- ma sei ancora così in tiro. Non ti bastano le due che hai sparato”.
“mamma tu non mi basti mai”.
Deliziata dal complimento Sandra scivolò lungo il letto e divaricò le gambe “Visto che sei stato tanto bravo… Dai forza datti da fare”.
Lui non se lo fece ripetere due volte.
Si sdraiò sopra sua madre, gli palò appena la fica già bella bagnata e con la più totale soddisfazione iniziò a guidare il suo cazzo nella vulva.

“Oi che trave” sospirò Sandra.
“Ti faccio male mamma?”.
“No solo che non mi ero accorta fosse così grosso”.
“Devo uscire?”.
“Ma che dici sei pazzo? Pompa, pompa che mi hai caricata di voglia. Pompami quel cazzo dentro fino ai testicoli”.
“Si mamma si ti scopo tutta ti scopo”.

Chiavarono.
Alla fine lui lo tirò fuori appena in tempo per dirigere il getto sul seno della madre facendovi fluire altro sperma che lei si spalmò con gioia sulle gemelle tutta contenta.

Esausti si stavano fissando l’un l’altro quando sqillò il telefono. “Monica che piacere” rispose Sandra.
Max la guardava senza capire.
“Si certo. Bhe forse dovremmo parlarne di persona. Facciamo domani? Ok ti aspetto cara”.
“chi era?” chiese Max.
“la mia amica Monica. Pensa un po’ ha scoperto che suo figlio vuol fare sesso con lei e non sa cosa fare”.
“E vuole un consiglio da te?” disse Max.

“Già proprio da me” rise a tutta bocca Sandra giocherellando col cazzo di Max che già si stava indurendo un altra volta.

L';amica di mia zia

Mia zia Monica ha circa trentanni. Fisico molto esile, lunghi capelli neri e una terza abbondante di seno. Insomma tutto sommato è una bella fica anche se i lineamenti del viso non sono il massimo e osservandola con attenzione la si potrebbe definire bruttina emana un fascino particolare.
Il fascino della troia suppongo.
Non è un segreto che nonostante sia sposata ed abbia persino due figli la zietta vada in giro a farsi sbattere da un paio di focosi amanti alle spalle del marito.

Tutti in famiglia sapevamo che quando la zia usciva di casa con tacchi a spillo, calze a rete e minigonna il più delle volte stava andando a farsi una bella scopata.
Comunque….
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino dice il proverbio e così fu anche per lei. Beccata dal marito tutta nuda in macchina a tirare un bel pompino ad uno sconosciuto.
La troia aveva pagato le sue colpe.

Ciò almeno in apparenza visto che il marito si mostrò subito comprensivo, ammise le sue colpe, soprattutto quella più grave di cui lo incolpava zia Monica ossia di averla trascurata sessualmente per troppo tempo.
Insomma non la scopava abbastanza. La sostanza era un po’ questa.
Il maritino, ossia lo zio, la perdonò. Misero una pietra sopra a tutta la faccenda e lei promise di non fargli altre corna o meglio di non farsi scopare da altri uomini.

Questa frase è molto importante se pronunciata da una zoccola vogliosa come mia zia Monica e si presta a parecchi doppi sensi.
Infatti, dalla vicenda delle corna allo zio erano passati appena tre mesi, la beccai a far di nuovo cornuto lo zio.
Era in salotto. Sul divano bianco a cui la nonna teneva tantissimo.
Maiala.
Tutta nuda con le gambe oscenamente spalancate e un cazzo di plastica color giallo limone piantato nella fica.

Era la prima volta che vedevo la sua fica pelosa e appena mi resi conto di cosa stava accadendo mi nascosi meglio che potevo dietro ad una tenda.
Da quella posizione potevo vedere benissimo le belle tette della zia Monica e la sua fica ben disegnata e circondata da un pelazzo nerastro piuttosto rado.
La zia convinta di essere sola in casa mugulava ad ogni colpo mentre quel cazzo giallastro la perforava sempre più in profondità spinto con sagacia dalla mano di un ignota signora.

Anche quest’ultima era completamente nuda e mi mostrava il pelazzo rosso della sua ficona.
Doveva avere almeno una decina d’anni più della zia, non bellissima, sul viso aveva tutti i segni dei suoi cinquanta e passa anni ma sufficientemente troia da suscitare ancora voglia e curiosità.
Nel suo sguardo assatanato potevo leggere tutta la sua immensa porcaggine notando quanto godesse ad ogni colpo con cui perforava Monica.
Era una rossa naturale, come si poteva dedurre dalla fica, coi capelli corti di un intenso color carota e sembrava avere in mano quell’intenso gioco lesbico mentre guidava la zia passo dopo passo.

Insomma la zia porcona per togliersi la voglia che lo zio continuava a non soddisfare si era trovata l’amichetta lesbica.

A un certo punto la rossa prese dalla borsetta un secondo fallo di plastica stavolta di colore bianco e se lo infilò nella fica con un unico colpo secco. Era così bagnata che quel cefalo la perforò senza alcuna difficoltà.
Ora le due si erano messe una accanto all’altra, e si masturbavano reciprocamente pompando una col cazzo finto dell’altra.

“Angela quanto sei brava” esclamò ad un certo punto e l’altra, per ringraziarla le si avvicino è le infilò la lingua in bocca baciandola con passione.
Fu a quel punto che da dietro la tenda mi tirai fuori il cazzo dai pantaloni e iniziai a toccarmi.
Le due porche intanto continuavano a pompare coi loro cefali finti perforandosi sempre più velocemente e a giudicare dai loro urli stavano venendo come vacche da mungere.

Anche io ero sulla soglia di una bella sborrata.
Evidentemente però mi stavo agitando troppo con la mano perchè a un certo punto intercettai gli occhi di Monica che mi fissavano.
Non disse molto. Si limitò a fissare nella mia direzione ed era sufficiente a capire che mi aveva visto anche perchè aveva smesso di masturbarsi.
Avvicinatasi all’orecchio di Angela la rossa le sussurrò qualcosa e quest’ultima iniziò a ridere.

Ora non si masturbavano più ma si limitavano a fissare la tenda.
Che fare? Mi avevano chiaramente visto.
Ero parecchio in imbarazzo ma, in fondo che avevo da temere? Non ero mica io la madre di famiglia che faceva sesso saffico alle spalle del marito. Certo ero lì col cazzo duro e questo andava nascosto in fretta.
Tirata fuori la camicia dai pantaloni la feci scendere più che potevo e tenendola tirata con una mano occultai il cazzo duro.

Non era un gran nascondiglio anche perchè si vedeva bene che l’erezione era piena e l’uccello duro come il marmo ma andava bene.
Con un gesto veloce uscii da dietro la tenda.
“Mio nipote Roy” disse Monica appena mi vide.
“Ciao” mugolò la rossa con la voce roca da fumatrice incallita.
“Salve” salutai io mentre notavo con quanto interesse mi fissasse la camicia.
Restammo lì ammutoliti a fissarci l’un l’altro finchè Angela non disse col massimo della naturalezza “Visto che sei qui tanto vale che ce lo fai vedere no?”.

Già che male c’era a far vedere il cazzo dritto ad una sconosciuta nuda? Secondo i parametri da troie che avevano quelle due nessuno. Lasciai andare la camicia e mostrai il cazzo dritto.
“Urka che bel tarello -sorrise la rossa- cos’è 30 centimetri?”.
“Ma no sono a malapena 25” dissi io che me lo ero già misurato più volte a andavo ben fiero di quell’asta modello cavallo che tanto successo e piacere mi aveva dato in passato.

Già. Non faccio per vantarmi ma pur avendo solo 22 anni scopavo con tutte le porche disponibili riscuotendo sempre un notevole successo.
Insomma le misure sono importanti no?
Certo preso a rimorchiare troie in giro per il mondo non avevo mai fatto caso a quanto fosse vacca mia zia Monica.
Non ci avevo fatto caso o forse non avevo voluto farci caso visto che a livello personale mi era sempre stata un po’ antipatica.

La trovavo stupida, vuota, parecchio ignorante e tutto questo contribuiva a non renderla appetibile sessualmente.
Ma sbagliavo.
Me ne resi conto in quel momento.
Forse la rossa pensava fossi un pivello segaiolo che vedeva per la prima volta una donna ma non sapeva nemmeno quanto si stava sbagliando.
Quando in un batter d’occhi mi levai tutti i vestiti mostrandole il mio fisico sommariamente atletico le vidi entrambe strabuzzare gli occhi.

Ormai era fatta.
Mi avvicinai alla rossa poggiandole quasi il cazzo in faccia “Vedi sono solo 25”.
“Sempre tanti” annuì lei con un sorriso.
Io subito mi avvicinai alla zia che le stava a fianco e senza nemmeno chiederle l’invito le poggiai il cazzo sulle labbra.
“Magari se la zia lo ciuccia cresce ancora un pò”.
“Una bella gonfiatina dalla zietta” ridacchiò Angela e la zia, che forse non aspettava altro spalancò la bocca e iniziò a spompinarmi con foga.

Angela intanto aveva rimesso mano al cazzo di plastica e glielo muoveva su e giù per la fica stimolandola più che poteva.
Pochi istanti dopo Angela si avvicinò e mi mise la testa vicino ai coglioni. La porca ci sapeva fare anche più della zia. Così ora mentre Monica continuava a succhiarmi avidamente la cappella Angela mi succhiava con gran foga i coglioni eccitandomi al massimo.
Alla fine non ci vedevo più dalla voglia di chiavare.

Presi zia Monica e le feci divaricare velocemente le gambe. Lei accucciata di tre quarti mi porgeva tutta la sua splendida fica in cui infilai tutto il cazzo in un colpo solo.
Intanto fissavo Angela che godendosi la mia chiavata si trastullava allegramente col cazzo finto continuando a masturbarsi.
Zia Monica era in mio potere e guaiva ad ogni colpo mentre pompavo a tutta forza tentando di sfondarla come una vacca.

Stavo godendo e il piacere aumentò quando Angela cessato di masturbarsi mi mise una mano sui coglioni stuzzicandoli delicatamente. Ogni tanto lo tiravo fuori dalla fica di Monica e lei amorevolmente me lo stuzzicava con qualche lunga leccata che mi attizzava ancor di più spronandomi a infilarlo ancora in fica a Monica con ancor più vigore.
Quando poi mentre ormai sbattevo la zia come un martello pneumatico sentii la lingua ardente della rossa lapparmi dal buco del culo ai coglioni il piacere fu così tanto che la sborrata arrivò come una tempesta.

Sborrai una colata da un litro nella fica della zia e la provocai dicendole “Si lavatela tutta troia, lavatela con la mia sborra”.
Monica era ormai sottomessa e non provò nemmeno a sottrarsi anche se sapeva benissimo che poteva restare incinta “Si sborrami tutta… Si sborra la tua zia troia” mugulò ancheggiando a tutta forza.
Alla fine si alzò in piedi esausta. Le facevano male le anche e la fica colava il mio sperma appiccicoso ovunque.

Monica prese un fazzoletto e iniziò a pulirsi.
Forse non si era resa conto di una cosa.
Una cosa che invece Angela aveva notato benissimo.
Il mio cazzo era ancora perfettamente dritto.
Stavo li seduto sul divano e lei mi si sedette sopra dandomi la schiena. Due, tre rapide carezze del suo pelo pubico alla cappella e il gioco era fatto.
Angela mi si era seduta sul cazzo e si stava facendo perforare lasciando che le scivolasse dentro fino ai coglioni.

“Dio che clava” sospirò mentre io sentivo di averla ormai infilzata fino ai coglioni.
Ora faceva tutto lei. Io in pratica ero un cavallo e lei il mio cavaliere.
Facendo leva sulle ginocchia mi cavalcava di gran foga strillando ed urlando il suo piacere.
La sua fica era bella e calda e io avevo già deciso che l’avrei inondata come avevo fatto con quella della zia.
Intanto Monica seduta sul divano a gambe larghe si stava asciugando ben bene l’intimo ma era talmente divaricata che non potevo far a meno di vederle il bel buchetto del culo stretto ed invitante.

Portata Angela all’orgasmo la feci alzare mentre la sua sbroda le colava lungo le cosce fino ai piedi. La rossa si doveva essere bagnata come mai prima di allora.
“Sei davvero bravo” mi disse mentre si asciugava le cosce.
“E non ho ancora finito” le dissi io.
Approfittando della posizione di Monica le sollevai ben bene le gambe sopra la testa. Ora il suo buco del culo era perfettamente alla portata della mia cappella.

Si vedeva chiaramente che Monica doveva già averlo preso dietro ma mai nulla di grosso come il mio.
Tanto meglio. Avrei goduto di più.
Considerando che tutto lo sperma e la sbroda femminile che mi avevano avvolto il cazzo sarebbero stati sufficienti a favorire la penetrazione. Inizi a pompare ignorando del tutto i suoi lamenti.
Pompavo e la inculavo con forza e vigore e lei a mano a mano iniziò a guaire dal dolore al piacere “Si, si o si”.

Urlò un si che dovettero sentirlo fino in fondo alla strada.
Era forse il suo primo orgasmo anale.
Certo ora il culo le bruciava da morire ma sapevo che non aveva mai goduto tanto.
Si alzò in piedi massaggiandosi le natiche. Il culo ovviamente le bruciava da morire ma è un piccolo pegno da pagare di fronte ad una gran scopata.
Angela, che mentre mi guardava inculare mia zia si era masturbata a raffica mi fissò con un mezzo sorriso molto eloquente.

Velocissima si mise a pecorina sul divano.
“Fai piano che io il culo ce l’ho vergine” disse.
“Ma non dire cazzate” ridacchiai io mentre già avevo iniziato a spingerle la cappella dentro all’ano.
“Si sente subito che sei spaccata”.
“Solo roba artificiale -ribadì lei- cazzi veri mai. Sei il primo”.
“Ma che onore -risi io- allora bisogna romperti il culo piano piano”.
“Si, rompilo. Rompilo tutto ma fammi godere” reclamava lei.

E la accontentai.
Andai avanti ad incularla per quasi un quarto d’ora trattenendomi dallo sborrare ancora. Un orgasmo anale, poi due, tre…. e alla fine furono cinque di fila.
“Ma quanto duri?”.
“Quanto voglio” mormorai continuando ad incularla.
“Mi brucia tutto”.
“Lo so capita a prenderlo troppo nel culo”.
“Facciamo una pausa?” propose esausta.
“Ok” annuii io “Chiudiamo in bellezza”.
Rapidamente uscii dal culo della rossa e la invitai a mettersi in ginocchio sul pavimento facendo in modo che la zia facesse altrettanto.

“Brave così ora tirate fuori la lingue e leccatemi la cappella metà per una”.
Loro obbedirono ed io feci una seconda sborrata non meno copiosa della precedente schizzando tutto il mio seme caldo sui volti di quelle due troie assetate di sesso.
Già sapendo che quella non sarebbe stata l’ultima volta stanchi ma appagati andammo a lavarci e ci rivestimmo.
Quando un ora dopo mia nonna Graziella tornò a casa non v’era più traccia di quel che avevamo fatto.

Il divano era stato ripulito, Angela era sparita e Monica ed io eravamo vestiti e a posto.
Solo nell’aria aleggiava uno strano odore di sesso che la nonna non potè fare a meno di notare.
“Cosè questo odore?” chiese a Monica.
E li menti dicendole che era il nuovo profumo della sua amica Angela.
“Che odore strano ma che fragranza è?” chiese la nonna.
Io facevo finta di niente ma trattenevo a stento le risate.

“Non so nonna io non sento nulla”.
“Molto intenso comunque” notò la nonna.
“Si. -annuì Monica- molto intenso”.
“Mi ricorda qualcosa” concluse la nonna.
“Anche a me” dissi io e me ne andai in camera mia per non riderle in faccia.

FINE.